TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

HONORE' DE BALZAC.
PAP GORIOT.

Non a torto  stato detto da un grande scrittore francese
contemporaneo, che Le pre Goriot rappresenta la porta, attra-
verso la quale conviene penetrare nell'immenso mondo di quel
l'opera immortale, che Balzac chiam a buon diritto  "Comdie
Humaine".

Non gi che questo romanzo domini l'opera di lui, n rag-
giunga la perfezione, ma esso si pu paragonare ad un crocicchio,
da cui si diramano le grandi strade che egli tracci nel fitto della
sua "foret d'hommes" .

La Casa Vauquer, in cui l'autore ci introduce fin dalle prime
pagine, dal cui odore di muffa e di stanto ci sentiamo impre-
gnati e, direi quasi ossessionati, quella camera da pranzo nau-
seabonda, con la scatola a com partimenti numerati, dove i
pensionanti tengono i loro tovaglioli macchiati,  il punto di
partenza da cui spiccano il volo i personaggi balzachiani, i cui
destini formano i fili che s'intersecano nella trama della " Co-
mdie Humaine ".
Troppo vi sarebbe da dire, e sarebbe del resto impresa da
" far tremar le vene e i polsi ", accingersi a parlare dell'immensa
opera di Balzac in una breve introduzione, quando non sono
bastati volumi e volumi a dare un'idea esatta delle proporzioni
gigantesche di questo genio, la cui creazione  stata inesauribile
e travolgente.

Per conoscere Le pre Goriot che non  forse il pi noto fra
i suoi libri, ma che, malgrado i difetti di cui lo tacciano i critici,
rimane pertanto uno dei suoi capolavori, vuol dire fario amare,
vuol dire affezionarsi ai suoi personaggi, ai loro vizi, alle loro
passioni, fino a soffrire con loro, come sofferse Balzac nel crearli
e nel farli soffrire.

Delle due figlie di pap Goriot, una, Delfina, moglie del
banchiere Nucingen, ci introduce nel mondo della finanza, l' al-
tra, Anastasia, contessa di Restaud, ci spalanca le porte del "Fau-
bourg Saint-Germain"  centro della nobilt parigina, in cui il
giovane Eugenio de Rastignac vuol penetrare, a costo di com-
promettere la sua coscienza.

Bianchon, il grande medico della "Comdie Humaine"  che,
secondo la leggenda, Balzac invoc durante la sua terribile ago-
nia, ci  presentato qui ancora alle prese coi suoi studi e con le
sue preoccupazioni per sbarcare il lunario.

Vautrin, il forzato evaso, brutale e senza scrupoli,  forse il
personaggio pi vivo in contrasto con la figura centrale di  pap
Goriot , simbolo dell'amore paterno spinto quasi fino alla
folla, figura che Balzac ha reso leggendaria e immortale.

Tutti, anche i personaggi secondari che si muovono in questo
ambiente corrotto e tarato, sono descritti con tanta vivezza di
immagini, da suscitare in noi impressioni indimenticabili.

Dalla signora Vauquer, padrona della  Pensione Vauquer ,
donna avida e senza cuore, alla signorina Michonneau, che, per
tremila franchi, tradisce Vautrin consegnandolo nelle mani della
polizia, tutti hanno una personalit cos spiccata e reale, che ci
pare di vederli, di ascoltare le loro parole, e di sentire le loro
passioni.

Se la figura di  pap Goriot  ci appare dapprima scialba e
a volte irritante nella sua mansuetudine, e in quel suo umiliarsi
e annullarsi di fronte all'egoismo delle figlie, essa si fa man
mano sempre pi luminosa, fino ad assurgere ad una grandiosa
sublimit, dinnanzi alla quale ci inchiniamo intimiditi e reve-
renti.

Nelle ingenue e incoerenti frasi del suo vaneggiamento,
quando il suo cervello ha ricevuto il colpo mortale che le figlie,
nel loro spaventoso egoismo, gli hanno inferto, trapela una tale
profondit di amore e di dedizione, che ci sentiamo stringere
da un nodo alla gola, e vorremmo con tutto il cuore poter lenire
il suo tremendo martirio.

Balzac, con la sua prodigiosa facolt di immedesimarsi nel
personaggio da lui creato, o de se dedoubler  quando descrive la
morte di  pap Goriot  sa suscitare dentro di s una cosa allu-
cinante atmosfera, che egli, mentre fuori imperversa la tempesta
con tuoni e lampi, rovesciato sui cuscini del suo letto, soffre come
se fosse realmente pap Goriot, geme e si lamenta, e crede di
vedere, vicino a s, Bianchon e Rastignac che cercano di cal-
marlo. E in preda a questa allucinazione, riprende la penna, e
scrive cos in fretta, per non turbare l'ispirazione, che segna solo
le prime lettere di ogni parola. Scritte tutta la notte fino al mat-
tino inoltrato, e quando ha finito il suo capolavoro, la camera
 in un disordine spaventoso: le coperte del letto in mezzo alla
camera, il calamaio sul piattino di una tazza, la tazza sulla sedia,
fogli di carta dappertutto: l'ultima pagina di Pap Goriot con
l'ultima frase recante la data  Sach, settembre I834 
 rimasta posata sul letto: un letto che non  pi quello del ro-
manziere Balzac, ma quello dell'agonizzante Goriot.

La descrizione delle esequie di  pap Goriot  nel finale del-
l'ultimo capitolo, , nel suo malinconico squallore, estremamente
patetico: Eugenio de Rastignac segue il conrdoglio con i dome-
stici che le figlie, nella loro spaventosa aridit di cuore, hanno
mandato con le loro carrozze stemmate; e dopo la preghiera dei
defunti, recitata frettolosamente dal prete, egli si trova solo,
vicino a quella misera tomba  o il ensevelit sa dernire larme
de jeune homme  e, dominando con lo sguardo, dall'alto del
cimitero di  Pre le chaise  quel  faubourg  inaccessibile che
regna fra la colonna di Vendome e il  Dme des Invalides ,
lancia a Parigi la sua sfida, con la famosa frase:  nous deux
maintenant , che rivela una travolgente piena di amarezza, di
disinganno, di rancore e di vendetta contro quel mondo senza
anima: ma per potervi penetrare, egli dovr prima rinunciare
alla sua.

Romanzo indimenticabile, che ci fa maggiormente sentire
il desiderio di una conoscenza pi ampia e pi profonda di tutte
le opere che compongono l'immortale  Comdie Humaine .

MARIA DI JUVALTA.

NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA.

Honor de Balzac nacque a Tours il 20 maggio 1799. Dopo aver trascorso
alcuni anni in un collegio religioso senza dar prova alcuna del suo ingegno,
venne iscritto, nel 1816, alla Sorbonne affinch vi seguisse gli studi notarili.
Ma non pot mai seguire la sua vera inclinazione: quella dello scrittore. Dopo
alcuni insuccessi letterari accompagnati da disastri finanziari per cervellotiche
speculazioni -- speculazioni alle quali ricorrer sempre, e con poca fortuna,
nel corso della sua vita--riusc ad affermarsi come narratore.

Ebbe numerose amicizie: l'Hugo, il Gauthier, George Sand; non poche
relazioni amorose, fra le quali caratteristica e significativa quella per la nobile
polacca Madame Hanska che conobbe personalmente soltanto dopo un lungo
scambio epistolare e spos nel marzo del 1850. Mor il 18 agosto dello stesso
anno.

Vastissima  la sua produzione letteraria. Le opere raccolte sotto il titolo
di Comdie humaine comprendono 40 volumi; 10 volumi sono dedicati ai
Contes drolatiques.

Fra i romanzi ricordiamo appena: Le cur de Tours; La peau de chagrin-
Luis Lambert; Eugnie Grandet; Le medecin de campagne; Le Pre Goriot.


Una pensione borghese.

La signora Vauquer, nata  de Consans ,  una donna anziana
ch ha, da quarant'anni, a Parigi, una pensione borghese situata nella
rue Neuve Sainte-Genevive, fra il quartiere latino e il faubourg Saint
Marceau.

Questa pensione, conosciuta col nome di Casa Vauquer, accetta
indifferentemente uomini e donne, giovani e vecchi, senza che la
maldicenza abbia mai intaccato la riputazione di questa rispettabile
casa. Bisogna pur dire che, da trent'anni, di giovani non vi se n'erano
visti mai, e perch un giovanotto vada ad abitarci, bisogna che la
famiglia gli passi un ben magro mensile. Tuttavia, nel 1819 epoca
cio nella quale comincia questo dramma, vi si trovava una povera
giovinetta.

Quantunque la parola dramma sia caduta in discredito, per l'in-
giusto abuso che ne  stato fatto in questi tempi di lacrimevole lette-
ratura,  necessario adoperarla qui, non perch questa vicenda sia
drammatica nel vero senso della parola, ma perch forse, ad opera
compiuta, qualche lagrima sar stata versata intra muros et extra.
Sar essa compresa all'infuori di Parigi? Lecito dubitarne.
I particolari di questa scena, piena di osservazione e di colore
locale, non possono essere apprezzati che fra le alture di Montmartre
e di Montrouge, in quella famosa vallata di ruderi crollanti e di riga-
gnoli neri di fango; vallata colma di vere sofferenze e di gioie spesso
fallaci, vallata cos terribilmente sconvolta, da rendersi necessario
qualche cosa di strano per produrre un'impressione di qualche durata.
Vi si incontrano tuttavia, qua e l, dei dolori, che l'accumularsi dei
vizi e delle virt rende cos grandi e cos solenni, che al loro cospetto
gli egoismi e gli interessi si arrestano e si impietosiscono; ma l'impres-
sione che ne ricevono  come un frutto gustoso rapidamente divorato.

Il carro della civilt, simile a quello di Jaggernat appena trat-
tenuto da un cuore meno facile degli altri ad essere stritolato, e che
ne inceppi la ruota, riesce ben presto e spezzarlo e a continuare la sua
marcia trionfale.

Voi farete cos, voi che tenete fra le vostre mani gentili questo
libro, voi che vi sprofondate in una soffice poltrona, dicendo a voi
stessi:  Chiss che questo non mi diverta , dopo aver letto le segrete
disavventure di pap Goriot, pranzerete con appetito, mettendo la
vostra insensibilit sul conto dell'Autore, tacciandolo di esagerazione
e incolpandolo di poesia. Oh, sappiatelo bene: questo dramma non  n
una finzione n un romanzo. All is true: esso  cos reale, che ognuno
pu riconoscerne gli elementi in s, forse nello stesso suo cuore.
La casa, dove si svolge l'attivit di questa pensione borghese, ap-
partiene alla signora Vauquer e si trova al fondo della rue Neuve
Saint-Genevive, nel punto in cui il terreno si abbassa verso la strada
dell'Arbalte, in modo cos brusco e pericoloso, che raramente vi
possono scendere o salire i cavalli.

Questa circostanza favorisce il silenzio che regna nelle strade
chiuse fra il Duomo di Val-de-Grace e il Duomo del Panthon, due
monumenti che cambiano le condizioni dell'atmosfera, gettandovi dei
toni giallastri e oscurandovi tutto all'intorno con le ombre severe
proiettate dalle loro cupole. Ivi i selciati sono asciutti, i rigagnoli
non hanno n fango n acqua, e lungo i muri cresce l'erba. La per-
sona pi noncurante vi si sente a disagio, i passanti hanno l'aspetto
triste, il rumore di` una carrozza diventa un avvenimento, le case sono
tetre, i muri sembrano quelli di una prigione. Un parigino smarrito
non vi vedrebbe che pensioni borghesi o collegi, miseria o noia, vec-
chiaia che muore, gaia giovinezza imprigionata e costretta a lavorare.
Nessun quartiere di Parigi  pi orribile n, diciamolo pure, pi
sconosciuto. Specialmente la rue Neuve Sainte-Genevive  come
una cornice di bronzo, la sola che si convenga a questo racconto, a
cui non si potrebbe meglio predisporre lo stato d'animo che per
mezzo di colori oscuri e di immagini gravi: allo stesso modo che,
di gradino in gradino, scema il giorno, e si rattrista il canto della
guida quando il viaggiatore scende nelle catacombe. Qual vero con-
fronto! Chi potr mai definire se sia pi orribile la vista di cuori
inariditi o di teschi vuoti?

La facciata della casa Vauquer, d sopra un giardinetto, e forma
un angolo retto con la rue Neuve Sainte-Genevive dove essa risulta
tagliata in profondit. Lungo questa facciata, fra la casa e il giardi-
netto, si stende un acciottolato alquanto concavo, largo una spanna,
davanti al quale c' un viale coperto di sabbia, fiancheggiato di gerani,
di oleandri e di melograni, piantati in grandi vasi di maiolica bianca
e turchina. Si entra in questo viale per una porta di misura inso-
lita, sormontata da un cartello con la scritta: CASA VAUQUER, e
sotto: Pensione borghese per i due sessi e altri.

Durante il giorno, si pu vedere attraverso il cancello, munito di
un campanello stridente, in fondo al piccolo selciato, sul muro opposto
alla strada, una volta dipinta in verde, tipo marmo, da un artista del
quartiere. Sotto l'incavo simulato da questa pittura, sorge una statua
raffigurante l'Amore. Vedendo la vernice scrostata che lo ricopre,
gli appassionati di simboli scoprirebbero forse in essa un mito del-
l'amore parigino che si pu guarire a poca distanza da questo luogo.
Sotto il piedestallo, questa iscrizione cancellata a met, ricorda il
tempo a cui risale questo ornamento, dall'entusiasmo che rivela per
Voltaire, ritornato a Parigi nel 1777:

 Qui que tu sois, voici ton maitre:
Il l'est, le fut, ou le doit etre  .

Al cader della notte, il cancello  sostituito da una porta massic-
cia. Il giardinetto largo quanto  lunga la facciata, si trova incassato
fra il muro della strada e quello divisorio della casa vicina: questa 
ricoperta da un manto di edera che la nasconde completamente e
attira lo sguardo dei passanti, con un effetto assai pittoresco in Parigi.
Ognuno di questi muri  ricoperto di spalliere e di viti, i cui frutti
stentati e polverosi, rappresentano ogni anno l'oggetto dei timori
della signora Vauquer e delle sue conversazioni con i pensionanti.

"Chiunque tu sia, ecco il tuo padrone,
Egli lo , lo fu o deve esserlo".

Lungo ogni muro si stende uno stretto viale di circa settantadue
piedi, che conduce a un folto di tigli, parola che la signora Vauquer,
bench nata  de Confians , si ostina a pronunciare tiglie, malgrado
le osservazioni grammaticali dei suoi ospiti.

Fra i due viali laterali c' un'aiuola di carciofi fiancheggiata da
alberi fruttiferi e bordata di acetosella, di lattuga o di prezzemolo.
Sotto il folto dei tigli c' un tavolo rotondo dipinto in verde con dei
sedili tutto intorno. Ivi, nei giorni di canicola, i commensali abba-
stanza ricchi per permettersi di prendere il caff, vengono a centelli-
narlo, con una calura che potrebbe far schiudere un uovo. La facciata
di tre piani con sovrapposte soffitte,  costruita con una sorta di pietra
molle, e intonacata di quel colore giallo che d una ignobile caratteri-
stica a tutte le case di Parigi. Le cinque finestre di ogni piano, hanno
dei piccoli vetri, e sono munite di persiane che si aprono tutte in un
modo diverso e fanno a pugni tra di loro. La profondit di questa
casa, richiede due finestre al pianterreno che hanno, come ornamento,
delle grate di ferro. Dietro l'edificio c' un cortile della larghezza di
venti piedi circa, dove vivono in buona armonia maiali, polli, conigli,
e in fondo ad esso si trova una tettoia per tenervi la legna. Fra questa
tettoia e la finestra della cucina,  appesa la moscaiola, sotto cui cade
la rigovernatura dell'acquaio. Questo cortile d sulla rue Neuve
Sainte-Genevive per una porticina, da cui la cuoca getta via le spaz-
zature della casa, quando pulisce quell'immondezzaio, con grande
aiuto d'acqua, onde evitare una pestilenza. Il pianterreno, destinato
naturalmente allo sfruttamento della pensione borghese,  composto
di una prima stanza, rischiarata dalle due finestre che dnno sulla
strada, e a cui si accede da un uscio a vetri. Questo salotto comunica
con una camera da pranzo, che  separata dalla cucina dal vano di
una scala, che ha i gradini fatti di legno e di mattonelle colorate e
lucidate. Non c' niente di pi triste che vedere questo salotto, am-
mobiliato con poltrone e sedie, ricoperte di tessuto di crine a righe
opache alternate con righe lucide; in mezzo al salotto c' un tavolo
rotondo rivestito superiormente di marmo di Sant' Anna, su cui posa,
a guisa di ornamento, il solito vassoio di porcellana bianca, filettato
d'oro mezzo sbiadito, come oggi se ne trovano dappertutto. Questa
stanza, piuttosto mal pavimentata,  rivestita in legno fino all'altezza
del gomito; il resto delle pareti  tappezzato con una carta lucida,
che rappresenta le scene principali del Telemaco, i cui personaggi
classici sono dipinti a colori. Il pannello che  fra le finestre a infer-
riate, presenta ai pensionanti la scena del banchetto offerto da Calipso
al figlio di Ulisse. Da quarant'anni questo dipinto suscita le facezie
dei giovani pensionanti, che credono di apparire superiori alla loro
posizione, beffandosi del pranzo a cui sono costretti dalla miseria. Sul
caminetto in pietra, dal cui focolare sempre pulito, appare evidente
che non vi si accende il fuoco che nelle grandi occasioni, fanno bella
mostra due vasi pieni di fiori artificiali vecchi e sotto vetro, che ten-
gono compagnia a una pendola di marmo azzurrognolo di pessimo
gusto. Questa prima stanza  impregnata di un odore di cui non 
possibile trovare il nome in nessuna lingua, e che bisognerebbe chia-
mare  odore di pensione . Sa di chiuso, di mucido e di stanto,
dando una palpabile sensazione di freddo e di umidit, che penetra
negli abiti; ha l'odore di una stanza dove si  appena mangiato, sa
di rigovernatura, di cucina e di ospizio. Si riuscirebbe forse a descri-
verlo, se si inventasse un procedimento per valutare i quantitativi
elementari e nauseabondi a cui contribuiscono gli effluvi catarrosi e
sui generis di ogni pensionante, giovane o vecchio che sia. Ebbene,
malgrado siffatte orribili volgarit, se si paragonasse questo ambiente
alla vicina camera da pranzo, lo si troverebbe elegante e profumato
come un boudoir. Questa camera, rivestita completamente di legno,
fu un tempo dipinta di un colore ormai indefinibile, che forma uno
sfondo su cui il sudiciume ha impresso i suoi strati, in modo da dise-
narvi delle bizzarre figure. Essa  ammobiliata con credenze appic-
cicose su cui posano caraffe panciute e appannate, tondi di metallo
e pile di piatti di grossa porcellana coi bordi azzurri, fabbricati a
Tournai. In un angolo c' una scatola a compartimenti numerati,
dove i pensionanti tengono i loro tovaglioli macchiati o chiazzati di
vino. Vi si trovano quei mobili indescrivibili, aboliti dappertutto, ma
rifugiati l come gli scarti dell'umanit agli Incurabili. Vi si pu
vedere un barometro, col frate cappuccino che vien fuori quando
piove, orribili illustrazioni che tolgono l'appetito, tutte incorniciate
in legno nero lucido con filetti dorati, un orologio a muro di madre-
perla incrostata di rame, una stufa verde, delle lampade d'Argand ,
nelle quali la polvere si mescola con l'olio, un tavolo lungo, ricoperto
di tela cerata, abbastanza unta perch i pensionanti esterni, in vena
di scherzare, possano scriverci sopra il loro nome, servendosi del dito
come di un punteruolo; sedie sgangherate, piccole e misere stuoie di
giunco logore, che si srotolano sempre senza mai rovinarsi del tutto,
e miserabili scaldini coi manici rotti e con le cerniere sconnesse, nei
quali la legna  carbonizzata.

Per spiegare quanto quella mobilia sia vecchia, screpolata, fradi-
cia, traballante, corrosa, zoppicante, guercia, malandata e finita, ci
vorrebbe una descrizione che manderebbe troppo in lungo l'interesse
di qucsta storia, e che il lettore impaziente non ci perdonerebbe.
L'ammattonato rosso  pieno di avvallamenti, prodotti dallo sfrega-
mento e dalle successive mani di veinice. Insomma  il regno della
miseria priva di poesia: una miseria economica, concentrata, ridotta
allo stremo, che non ha fango, ma solo macchie, che non ha n buchi
n cenci, ma solo putridume lanoso.

Questa stanza si presenta in tutto il suo splendore al momento in
cui, verso le sette del mattino, il gatto della signora Vauquer, prece-
dendo la sua padrona, salta sulle credenze per fiutarvi il latte conte-
nuto in numerose ciotole coperte col piatto, e fa sentire il suo ron-ron
di ogni mattino. Ed ecco che appare la vedova, agghindata nella
cuffetta di tulle, dal;a quale spunta un giro di capelli finti, appiccicato
di traverso: cammina trascicando le pianelle sgangherate. Il suo
volto, rugoso e grassottello, dal mezzo del quale sporge un naso a
becco di pappagallo, le sue piccole mani cicciose, la sua persona ton-
deggiante come un topo di chiesa, il petto troppo pieno e ondeggiante,
si armonizzano perfettamente con quella stanza che stilla l'angustia,
dove si rimpiatta la speculazione, e di cui la signora Vauquer pu,
senza nausea, respirare l'aria fetida e calda. Il suo volto fresco quanto
pu esserlo una prima brinata di autunno, i suoi occhi grinzosi, la
cui espressione passa dal sorriso di prescrizione delle ballerine, al-
l'amaro ghigno dell'esattore, insomma tutta la sua persona esplica
la pensione, come questa implica la sua persona. Non si pu conce-
pire la galera senza l'aguzzino, come non si potrebbe immaginare
l'uno senza l'altra. La pallida grassezza della donnetta  il prodotto
di questa vita, come lo  il tifo delle esalazioni di un ospedale. La
sottoveste di lana fatta a maglia, che pende dalla gonna, ricavata da
un abito vecchio, e che lascia sfuggire l'imbottitura dalle spaccature
della stoffa logora e sdruscita, compendia il salotto, la sala da pranzo,
il giardinetto, lascia prevedere quale debba essere il vitto, e fa imma-
ginare quali siano i pensionanti. Quando essa  in scena, lo spettacolo
 completo. A circa cinquant'anni, la signora Vauquer assomiglia a
tutte le donne che hanno avuto delle disgrazie. Ha l'occhio vitreo,
l'ara innocente di una mezzana che  sul punto di andare in collera
per farsi pagare di pi, ma d'altra parte, pronta a qualsiasi transa-
zione pur di migliorare la sua sorte, pronta a tradire George o Pi-
chegru  se George e Pichegru potessero ancora essere traditi.
Nonostante ci, essa  in fondo una buona donna, come dicono i
pensionanti, che la credono priva di mezzi, sentendola gemere e la-
mentarsi come loro. Chi era il signor Vauquer? Essa non dava mai
nessun ragguaglio sul marito defunto. Come mai aveva perduto il
suo patrimonio? Nei rovesci di fortuna, rispondeva. Egli si era
comportato male verso di lei, non le aveva lasciato che gli occhi per
piangere, quella casa per vivere, e il diritto di non aver piet per
nessuna disgrazia, perch, diceva:  essa aveva sofferto tutto ci che
 possibile soffrire .

Sentendo trotterellare la sua padrona, Silvia, la grossa cuoca, si
affrettava a servire la colazione ai pensionanti interni, mentre in gene-
rale i pensionanti esterni non erano abbonati che al pranzo, il quale
costava trenta franchi al mese. Al principio di questa storia, gli interni
erano sette. Il primo piano comprendeva i due appartamenti pi belli
della casa. La signora Vauquer abitava nel meno ragguardevole, e
l'altro apparteneva alla signora Couture, vedova di un intendente di
guerra della Repubblica Francese. Essa teneva con s una giovanetta,
Vittorina Taillefer, a cui faceva da madre. La pensione di queste due
signore, ammontava a milleottocento franchi annui. Dei due appar-
tamenti del secondo piano, uno era occupato da un vecchio a nome
Poiret, l'altro da un uomo di circa quarant'anni, che portava una
parrucca nera, si tingeva le fedine, diceva di essere stato un nego-
ziante, e si chiamava Vautrin. Il tcrzo piano era composto di quattro
camere, delle quali una era affittata da una vecchia zitella, signorina
Michonneau, l'altra da un tale che era stato fabbricante di vermicelli
paste alimentari e amido, e si faceva chiamare pap Goriot.

Le altre due camere erano destinate agli uccelli di passaggio, a
quegli sfortunati studenti che, come pap Goriot e la signorina Mi-
chonneau, non potevano disporre che di sessanta franchi al mese per
il vitto e l'alloggio; ma la signora Vauquer non desiderava molto la
loro presenza, e non li accettava che quando non trovava di meglio:
mangiavano troppo pane. Ora come ora, una delle due camere era
occupata da un giovanotto, che veniva dai dintorni di Angouleme a
Parigi per studiare legge; la sua numerosa famiglia si assoggettava
alle pi dure privazioni, per potergli mandare milleduecento franchi
all'anno. Si chiamava Eugenio de Rastignac, ed era uno di quei gio-
vani abituati dalla sventura a dover lavorare, e che comprendono fin
dalla pi tenera infanzia, quali speranze siano riposte in loro dai
genitori, e si preparano un bell'avvenire, calcolando il valore dei loro
studi, e adattandoli anticipatamente al movimento futuro della so-
ciet, per poter essere i primi ad approfittarne. Senza le sue osserva-
zioni curiose, e l'accortezza con cui seppe mettersi in mostra nei
saloni di Parigi, questo racconto non sarebbe stato colorito da quegli
accenti sinceri, dovuti senza dubbio al suo spirito sagace, e al suo
desiderio di conoscere i misteri di una situazione spaventosa, nasco-
sta accuratamente, sia da quelli che l'avevano creata, che da colui
che doveva subirne le conseguenze.
Al di sopra di questo terzo piano, c'era un solaio per stendere la
biancheria, e due soffitte dove dormivano un garzone di fatica, chia-
mato Cristoforo, e Silvia, la grossa cuoca. Oltre i sette pensionanti
interni, la signora Vauquer aveva, andasse bene andasse male, otto
studenti in legge o in medicina, e due o tre clienti fissi che abitavano
nel quartiere, tutti abbonati soltanto per il pranzo. La sala da pranzo
poteva ospitare diciotto persone, ma riusciva a contenerne anche una
ventina; per al mattino non vi si trovavano che sette persone che,
cos riunite, davano alla colazione l'aspetto di un pasto familiare.
Ognuno scendeva in pantofole, si permetteva qualche osservazione
confidenziale sulla foggia di vestire, o sull'aspetto dei pensionanti
esterni, e sugli avvenimenti della sera precedente, esprimendosi con
la franchezza dell'intimit. Questi sette pensionanti erano i prediletti
della signora Vauquer, che regolava, con una precisione da astronomo,
le cure e i riguardi, secondo la cifra delle loro pensioni. La stessa pro-
porzionale considerazione era contraccambiata da questi esseri riuniti
dal caso.

I due inquilini del secondo piano non pagavano che settantadue
franchi al mese. Questa tariffa bassa, che non si pu trovare che nel
faubourg Saint-Marcel, fra la Bourbe e la Salptrire, e a cui soltanto
la signora Couture faceva eccezione, dinota come questi pensionanti
dovessero essere sotto il peso di disgrazie pi o meno evidenti. Cos,
lo spettacolo desolante che offriva l'interno di questa casa, si rifletteva
nel vestiario degli assidui frequentatori, ridotto ugualmente in cattivo
stato. Gli uomini indossavano giacche lunghe a redingote di un
colore indefinibile, calzature come quelle che si gettano dietro le
cantonate dei quartieri eleganti, biancheria logora, abiti che mostra-
vano la trama. Le donne portavano vestiti vecchi, stinti, ritinti, vecchi
pizzi rammendati, guanti lucidi dall'uso, baverine di colore smar-
rito, e scialletti logori e ragnati. Ma quasi tutti possedevano corpi
ben piantati, costituzioni che avevano resistito alle tempeste della
vita, visi freddi, duri, sbiaditi come quelli dei vecchi scudi fuori
corso, bocche appassite, ma provviste di denti insaziabili. Questi
pensionanti facevano presagire qualche dramma gi compiuto o
in preparazione, non gi di quei drammi recitati alla luce della
ribalta, tra fondali dipinti, ma di quelli vivi e senza parole, freddi
drammi che sconvolgevano profondamente il cuore, drammi inter-
minabili.

La vecchia signorina MicXonneau si copriva gli occhi stanchi con
una sorta di sudicia visiera in taletas verde, cerchiata da un filo di
ottone, che avrebbe terrorizzato l'angelo della piet. Lo scialle a fran-
gie rade e melanconiche sembrava coprisse uno scheletro, tanto an-
golose erano le forme che nascondeva. Chiss mai quale acidit aveva
spogliato questa creatura delle sue forme femminili? poich si poteva
vedere facilmente che era stata graziosa e ben fatta: forse colpa del
vizio, degli affanni o della cupidigia? era forse stata troppo amata?
era stata rigattiera o soltanto cortigiana? espiava forse, con una vec-
chiaia che i passanti fuggivano, i trionfi di una sfacciata giovinezza
alla quale tutti i piaceri si erano offerti? Il suo sguardo senza espres-
sione faceva venir freddo, il suo aspetto sparuto era minaccioso; aveva
la voce stridula di una cicala che frinisce nel suo cespuglio all'avvici-
narsi dell'inverno. Raccontava di aver curato un vecchio signore,
afetto da catarro alla vescica, e che i figli avevano abbandonato cre-
dendolo privo di mezzi. Costui le aveva lasciato, per testamento,
mille franchi di rendita vitalizia, rendita che le veniva periodicamente
contestata dagli eredi, alle cui calunnie era continuamente esposta.
Bench la lotta delle passioni avesse devastato il suo volto, vi si
poteva ancora trovare la traccia di una bianchezza e di una finezza di
tessuto, che dava agio di supporre che il corpo conservasse un resto
di bellezza.

Il signor Poiret pareva una specie di automa. Quando lo si scor-
geva aggirarsi come un'ombra grigia nel viale del Giardino delle
Piante, con in capo un vecchio berretto floscio, con in mano il bastone
dall'impugnatura d'avorio ingiallito, con le falde sciupate della redin-
gote che nascondevano malamente i pantaloni quasi vuoti, con le
gambe insaccate in calze turchine che tremolavano come quelle di
un ubriaco, con il panciotto di un bianco sporco e il jabot di grossa
mussola accartocciata, che si congiungeva imperfettamente alla cra-
vatta, stretta intorno al collo di tacchino, molti si domandavano se
quell'ombra cinese appartenesse all'audace razza dei figli di Jafet, che
svolazzano a guisa di farfalle lungo il boulevard Italien. Qual genere
di lavoro aveva potuto renderlo cos striminzito? Quale passione aveva
potuto colorire di bistro la sua faccia rigonfia, che, disegnata in cari-
catura, non sarebbe sembrata verosimile? Che cosa aveva fatto? Forse
era addetto al Ministero della Giustizia, nell'uffcio dove i carnefici
mandano le note delle loro spese, il conto delle forniture di veli neri
per i parricidi, della crusca per i canestri e delle corde per le mannaie.
Forse era esattore all'ingresso di un ammazzatoio, o vice-ispettore alla
Sanit. Insomma, pareva che quest'uomo fosse stato uno degli asini
del nostro grande Mulino sociale, uno di quei Ratons parigini che
non conoscono nemmeno i loro Bertrands  un perno qualunque,
intorno al quale si erano aggirate le calamit o i sudiciumi pubblici,
insomma uno di quegli uomini di cui, vedendoli, si dice:  Per ce
ne vogliono di questi tipi .
La bella Parigi ignora queste figure livide di sofferenza morale o
fisica. Ma Parigi  un vero oceano. Gettatevi lo scandaglio, e non
riuscirete mai a conoscerne il fondo. Percorretela in lungo e in largo,
descrivetela: per quanta cura voi mettiate a visitarla e a descriverla,
per quanto numerosi e appassionati siano gli esploratori di questo
mare, essi vi scopriranno sempre un luogo inviolato, un antro scono-
sciuto, fiori, perle, mostri, qualche cosa di inaudito, inesplorato dai
palombari letterari. La Casa Vauquer rappresenta una di queste mo-
struose curiosit.

Due figure formavano un contrasto sorprendente nel mucchio dei
pensionanti e dei clienti abituali. Bench la signorina Vittorina Tail-
lefer avesse un pallore malaticcio come quello delle fanciulle affette
dalla sclorosi, e per un'abituale tristezza, per un contegno sgomento,
per un aspetto misero e gracile, si riallacciasse alla generale sofferenza
che formava lo sfondo di questo quadro, tuttavia il viso non era vec-
chio, i movimenti e la voce erano morbidi. Questa giovane sventurata
faceva pensare a un arbusto dalle foglie ingiallite, trapiantato di fresco
in un terreno sfavorevole. La fisionomia patita, i capelli di un biondo
fulvo, la corporatura troppo esile, emanavano quella grazia che i
poeti moderni trovavano nelle statuette del medio evo. Gli occhi grigi,
striati di nero, erano pieni di dolcezza e rassegnazione cristiana. Gli
abiti semplici, a buon mercato, lasciavano indovinare delle forme
gracili ma giovanili. Si potrebbe dire che era graziosa per giustapo-
sizione. Se fosse stata felice, sarebbe stata incantevole: la felicit  la
poesia della donna, come l'abbigliamento ne  il belletto. Se la gioia
di un ballo avesse, coi suoi rifiessi, colorito di rosa il suo volto pallido,
se le dolcezze di una vita elegante avessero arrotondato e invermigliato
le gote gi leggermente incavate, se l'amore avesse rianimato i suoi
occhi tristi, Vittorina avrebbe potuto competere con le pi belle fan-
ciulle. Le mancava ci che propriamente crea una seconda volta la
donna: le belle spoglie e le frasi d'amore. La sua storia avrebbe potuto
ispirare il soggetto per un romanzo.

Suo padre credeva di avere delle giuste ragioni per non ricono-
scerla, rifiutava di tenerla con s, non le assegnava che seicento fran-
chi all'anno, e aveva alterato il suo patrimonio per poterlo trasmettere
interamente al figlio. La signora Couture, parente lontana della ma-
dre di Vittorina, che era venuta a casa sua per morirvi di disperazione,
si prendeva cura dell'orfanella come se fosse sua figlia. Disgraziata-
mente la signora Couture, vedova di un intendente di guerra della
Repubblica, che non possedeva niente altro che la sua dote e la sua
pensione, avrebbe dovuto un giorno abbandonare la povera ragazza,
senza esperienza e senza mezzi, in bala del mondo. La buona donna
conduceva Vittorina tutte le domeniche a messa, ogni quindici giorni
a confessarsi, per poter fare di lei almeno una fanciulla religiosa. Ed
aveva ragione, poich i sentimenti religiosi offrivano un avvenire a
questa creatura rinnegata, che amava suo padre, e tutti gli anni si
recava da lui per portargli il perdono di sua madre, ma che tutti gli
anni bussava alla porta della casa paterna, inesorabilmente chiusa per
lei. Il fratello, suo unico intermediario, non era venuto a vederla
nemmeno una volta in quattro anni, e non le mandava nessun aiuto.
Ella supplicava Dio che aprisse gli occhi a suo padre, che intenerisse
il cuore del fratello, e pregava per loro senza condannarli. La signora
Couture e la signora Vauquer non trovavano, nel vocabolario delle
ingiurie, parole suffficienti per qualificare questa disumana condotta;
quando maledicevano quell'infame milionario, Vittorina mormorava
delle parole tenere, che rassomigliavano al canto della colomba ferita
che, nel suo grido di dolore, esprime ancora l'amore.

Eugenio di Rastignac aveva un viso del tutto meridionale, la car-
nagione bianca, i capelli neri, gli occhi azzurri. Il suo aspetto, il suo
modo di fare, il suo contegno abituale, rivelavano in lui il figlio di
una nobile famiglia, in cui la prima educazione non aveva consentito
che tradizioni di buon gusto. Bench egli avesse molta cura dei suoi
abiti e adoperasse per tutti i giorni quelli dell'anno precedente, tut-
tavia, quando usciva, sapeva qualche volta vestirsi come un giovanotto
elegante. Di solito portava una vecchia giacca a redingote, un pan-
ciotto scadente, la brutta cravatta nera dello studente, sciupata e anno-
data malamente, pantaloni adeguati e scarpe risuolate.

Vautrin, l'uomo di quarant'anni, dalle fedine dipinte, serviva di
passaggio fra questi due personaggi e gli altri. Era uno di quei tipi
di cui la gente dice:  Quello  un uomo in gamba! ; aveva le spalle
larghe, il busto sviluppato, i muscoli in evidenza, le mani grosse.
quadrate, con le falangi messe molto in risalto da ciufffi di peli folt
e di un rossiccio prepotente. Il volto, solcato da rughe precoci, rive-
lava una durezza mascherata da modi striscianti e affabili. La voce
baritonale, che si accordava con la sua grossolana gaiezza, non era
affatto spiacevole; era cortese e burlone. Se qualche serratura non
funzionava, in un batter d'occhio la smontava, l'aggiustava, l'oliava,
la limava, la rimetteva a posto, dicendo:  Conosce le mie mani!
Del resto se ne intendeva di tutto, di navi, del mare, della Francia,
dell'estero, di affari, di uomini, di avvenimenti, di leggi, di alberghi
e di prigioni. Se qualcuno si lamentava troppo, gli offriva subito il
suo aiuto. Aveva prestato molte volte del denaro alla signora Vauquer
e ad alcuni pensionanti, ma i suoi creditori sarebbero morti piuttosto
di non restituirglielo, tanto era il timore che incuteva loro, malgrado
la sua aria bonacciona, con un certo sguardo penetrante e pieno di
risolutezza. Dal modo con cui schizzava un getto di saliva, si rive-
lava in lui un sangue freddo imperturbabile che non lo avrebbe fatto
indietreggiare nemmeno davanti a un delitto pure di togliersi da una
situazione equivoca. Come un giudice severo, il suo sguardo sem-
brava volesse penetrare in fondo a tutti i problemi, a tutte le coscienze
e a tutti i sentimenti. Le sue abitudini consistevano nell'uscire dopo
colazione, per ritornare all'ora del pranzo, svignarsela per tutta la
sera, e rientrare verso mezzanotte, con una chiave che la signora
Vauquer gli aveva concessa in segno di fiducia; era lui solo che godeva
di questo favore. Ma egli era anche intimo della vedova che chia-
mava maman, cingendola familiarmente per la vita; adulazione
poco apprezzata, poich la buona donna credeva che questa fosse
ancora una cosa facile, mentre Vautrin era il solo che avesse le brac-
cia abbastanza lunghe per riuscire a stringere la sua voluminosa cir-
conferenza. Un tratto del suo carattere era di pagare generosamente
quindici franchi al mese per il gloria che prendeva alla fine del
pranzo. Persone meno superficiali che non fossero quei giovani, tra-
scinati dal turbine della vita parigina, o quei vecchi, indifferenti a
tutto ci che non li toccasse direttamente, non si sarebbero fermati
all'impressione dubbiosa che Vautrin suscitava in loro. Egli sapeva
o indovinava gli affari di quelli che lo circondavano, mentre invece
nessuno riusciva a scoprire n i suoi pensieri n le sue occupazioni.
Bench avesse innalzato, a guisa di barriera fra s e gli altri, la sua
bonariet apparente, la sua costante benevolenza e la sua giocondit,
sovente egli lasciava trapelare lo spaventoso abisso del suo carattere.
Spesso un motto satirico, degno di Giovenale, con cui pareva si com-
piacesse oltraggiare le leggi, sferzare i costumi del gran mondo, e
convincerlo di essere incoerente con se stesso, avrebbe dovuto far
indovinare che egli serbava rancore alla societ, e che c'era nella sua
vita un mistero accuratamente nascosto.

Attirata, forse a sua stessa insaputa, dalla forza dell'uno e dalla
bellezza dell'altro, la signorina Taillefer divideva i suoi furtivi sguardi
e i suoi segreti pensieri fra l'uomo quarantenne e il giovane studente,
ma pareva che nessuno di loro pensasse a lei, bench da un giorno
all'altro la sorte avrebbe potuto cambiare la sua situazione, e trasfor-
marla in un ricco partito. Daltronde, nessuno di loro si dava la pena
di rendersi conto se fossero vere o false le disavventure che ognuno
raccontava. Tutti avevano gli uni per gli altri un'indifferenza mista
a diffidenza, che era il risultato delle loro rispettive situazioni. Si
sentivano impotenti a consolare le loro pene, e tutti, raccontandole,
avevano esaurito la loro possibilit di compianti. Come succede a
vecchi coniugi, essi non avevano pi niente da dirsi. Non restavano
quindi fra di loro altro che i rapporti di una vita meccanica, un in-
granaggio di ruote a cui l'olio viene a mancare. Ognuno di loro
doveva continuare la sua strada, anche se vi avesse incontrato un cieco,
doveva ascoltare senza alcuna commozione il racconto di una disgra-
zia, e vedere nella morte la soluzione del problema di una miseria
che li lasciava indifferenti alla pi dolorosa agonia.

La pi felice di queste anime desolate era la signora Vauquer
che troneggiava in quella specie di libero ospizio. Solo per lei quei
giardinetto, che il silenzio e il freddo, il secco e l'umido, rendevano
grande come una steppa, rappresentava un ridente boschetto. Solo
per lei quella casa gialla e tetra formava una vera delizia. Quelle celle
erano di sua propriet: essa nutriva quei forzati, destinati a delle pene
incessanti, esercitando su di loro un'autorit che incuteva rispetto.
Eppure, dove avrebbero potuto trovare quei poveretti, in Parigi, al
prezzo che faceva pagare lei, un vitto sano e sufficiente, e un appar-
tamento che essi potevano rendere a loro piacimento, se non elegante
o comodo, almeno pulito e salubre? Anche se si fosse permessa una
palese ingiustizia, la vittima l'avrebbe sopportata senza lamentarsi.

Una simile accozzaglia doveva offrire, ed offriva infatti, in minia-
tura, gli elementi d'un'intera societ.

Fra i diciotto commensali si trovava, come succede nei collegi,
come in tutto il mondo, una povera creatura reietta, uno zimbello
su cui si riversavano le impertinenze di tutti. Al principio del secondo
anno, questo personaggio divenne, per Eugenio di Rastignac, il pi
interessante di tutti coloro fra i quali era condannato a vivere per
altri due anni. Questa vittima era l'antico pastaio, pap Goriot, sul!a
cui testa un pittore, come pure uno storico, avrebbe fatto convergere
tutta la luce del suo quadro.

Per che motivo questo disprezzo pieno di astio, questa persecu-
zione mista di piet, questa mancanza di rispetto per la sventura,
avevano colpito proprio il pi vecchio dei pensionanti? Ne aveva forse
dato motivo per qualche lato ridicolo o per alcune di quelle bizzarrie
che si perdonano meno facilmente che certi vizi? Queste sono do-
mande che toccano da vicino molte ingiustizie sociali. Forse perch
 proprio della natura umana di far soffrire tutto a chi tutto sopporta
per sincera umilt, per debolezza o per indifferenza. Non ci com-
piacciamo forse tutti di sperimentare la nostra forza a scapito di qual-
cuno o di qualche cosa? La creatura pi debole, il monello, quando
gela, si diverte a suonare a tutte le porte, o fa ogni sforzo per riuscire
a scrivere il suo nome sopra un candido monumento.

Pap Goriot, un vecchio di circa sessantanove anni, si era ritirato
presso la signora Vauquer nel 1814 dopo aver lasciato gli affari. Dap-
prima aveva afffittato l'appartamento oecupato in seguito dalla signora
Couture, e pagava allora milledueeento franchi di pensione, da uomo
per eui cinque luigi di pi o di meno non erano che un'inezia. La
signora Vauquer aveva rimesso a nuovo le tre camere dell'apparta-
mento, mediante un'indennit preliminare che serv a pagare, si
disse, il completo valore di uno scadente arredamento, composto da
tende di cotone giallo, poltrone in legno verniciato ricoperte di velluto
di Utrecht da alcune pitture a colla, e certe tappezzerie che persino
il padrone di una bettola dei sobborghi avrebbe rifiutato. Forse pap
Goriot, che a quell'epoca era ehiamato rispettosamente signor Goriot,
con la noncurante generosit che dimostr nel laseiarsi ingannare, in-
dusse la signora Vauquer a eonsiderarlo eome un imbecille, che di
affari non se ne intendeva affatto. Goriot arriv provvisto d'un guar-
daroba ben fornito, aveva un ricco corredo degno di un negoziante
che, ritirandosi dal eommercio, non si priva di nulla. La signora
Vauquer aveva ammirato dieiotto camicie di tela d'Olanda: la loro
finezza era ancora pi notevole poich il pastaio portava sul suo
 jabot  due spille unite da una eatenella, in ciascuna delle quali era
incastonato un grosso brillante. Era abitualmente vestito con un abito
color turchino, ogni giorno cambiava il panciotto di piqu bianco,
sotto il quale traballava il ventre prominente, che faceva tintinnare
una pesante catena d'oro da cui pendevano alcuni eiondoli. La tabac-
chiera, pure in oro, eonteneva un medaglione che racehiudeva una
ciocca di capelli: questo induceva a sospettare che fosse eolpevole di
avventure galanti. Quando la sua ospite lo rimprover di essere un
vagheggino, le sue labbra lasciarono sfuggire il sorriso divertito del
borgkese che  stato toccato nel suo debole. I suoi ormoires (egli pro-
nunciava questa parola alla maniera del popolino) furono riempiti
da una grande quantit di argenteria della sua famiglia. Gli occhi
della vedova si illuminarono mentre lo aiutava con compiacenza a
togliere dai bauli e a riporre i mestoli, i cucchiai da intingolo, le posate,
le oliere, le saliere, molti piatti, servizi da colazione in argento do-
rato, in ultimo alcuni oggetti pi o meno belli, del peso di qualche
marco di cui non voleva disfarsi perch erano doni che gli ricor-
davano le feste solenni della sua vita di famiglia.

 Questo , disse alla signora Vauquer stringendo fra le mani un
piatto e una piccola tazza, il cui coperchio raffgurava due tortorelle
che si beccavano,   il primo dono che mi ha fatto mia moglie per
il primo anniversario del nostro matrimonio. Povera ereatura! Ci aveva
sacrificato le sue economie di quand'era signorina. Vedete, signora,
preferirei raspare la terra con le unghie piuttosto che separarmi da
questa tazza: grazie a Dio, potr berci il eaff ogni mattina per tutto
il resto dei miei giorni. Non sono da compiangere, perch ho assicu-
rata la mia esistenza per molto tempo .

La signora Vauquer aveva benissimo visto, coi suoi occhi di gazza,
alcuni titoli di rendita sul libro mastro del signor Goriot, che addi-
zionati approssimativamente, potevano procurare all'eccellente uomo
una rendita dagli otto ai dieeimila franchi eirca. Da quel giorno la
signora Vauquer, nata  de Conflans , ehe aveva allora quarantotto
anni eompiuti e non ne eonsegnava che trentanove, cominci a nutrire
qualche progetto. Bench Goriot avesse gli orli degli occhi ripiegati,
gonfi, flosci e lacrimosi, che lo obbligavano ad asciugarseli con molta
frequenza, essa gli trovava un aspetto piacevole e come si deve. D'al-
tra parte i suoi polpacci carnosi, come pure il lungo naso riquadrato,
faceva presagire qualit morali che la vedova pareva tenere in gran
conto, qualit confermate dalla faccia a luna piena e schiettamente
ingenua. Doveva essere un animale ben piantato, capace di esprimere
tutto il suc spirito nel sentimento. I capelli pettinati ad ala di colombo,
che il parrucchiere della Scuola politecnica veniva a incipriare tutte
le mattine, disegnavano cinque punte sulla fronte bassa, e incorni-
ciavano assai bene il suo viso. Bench fosse alquanto rustico, era cos
ben tirato a lucido, tirava cos ricche prese di tabacco, lo fiutava da
uomo cos sicuro di avere sempre la tabacchiera ben provvista di
Macouba che il giorno in cui il signor Goriot si stabil presso di
lei, la signora Vauquer and a letto quella sera arrostendosi, come
una pernice lardellata, al fuoco del desiderio che la prese di abbando-
nare le spoglie della vedova Vauquer, per rinascere in quelle di mo-
glie di Goriot. Sposarsi, vendere la pensione, dare il braccio a quel
fior fiore della borghesia, diventare una signora ragguardevole nel
quartiere, fare la questua per i poveri, combinare delle piccole gite
di piacere la domenica a Choisy, Soisy, Gentilly; assistere agli spetta-
coli a modo suo, in palco, senza dover aspettare i biglietti di favore che
le dava qualcuno dei suoi pensionanti nel mese di luglio: essa sogn
tutto l'Eldorado della piccola vita parigina; non aveva mai confessato
a nessuno di aver da parte quarantamila franchi, racimolati soldo per
soldo, e certo si credeva, sotto questo aspetto, un partito conveniente.
 Per il resto, valgo quanto quel buon uomo , disse fra s, rivoltan-
dosi nel letto, per persuadere se stessa delle attrattive del suo corpo,
di cui tutte le mattine la grossa Silvia trovava l'impronta conservata
dal materasso.

A partire da questo giorno, per circa tre mesi, la vedova Vauquer,
approfittando del parrucchiere del signor Goriot, fece qualche spesa
di  toilette , giustificata dalla necessit di dare alla sua casa un certo
decoro che fosse in armonia con le rispettabili persone che la frequen-
tavano. Si diede molto da fare per cambiare la qualit dei suoi pen-
sionanti, ostentando la pretesa di non accettare per l'innanzi che le
persone pi distinte sotto tutti i riguardi. Se si presentava un fore-
stiero, essa gli decantava la preferenza che il signor Goriot, uno dei
negozianti pi ragguardevoli e pi rispettabili di Parigi, le aveva
accordato. Distribu dei prospetti sui quali si leggeva: CASA VAU-
QUER, era, diceva lei, una delle pi antiche e stimate pensioni bor-
ghesi del rione latino. Vi si godeva una bellissima vista sulla vallata
dei Gobelins (la si scorgeva dal terzo piano) e un  grazioso  giardino,
al fondo del quale si stendeva un viale di tigli, e ne decantava l'aria
buona e la solitudine. Quel prospetto attir nella pensione la contessa
dell'Ambermesnil, donna sui trentasei anni, che era in attesa della
liquidazione della pensione che le spettava, come vedova di un gene-
rale, morto sui campi di battaglia.

La signora Vauquer per quasi sei mesi cur il vitto, accese il fuoco
nei due salotti, e mantenne cos bene le promesse del suo prospetto,
che ci rimise anche di tasca sua. La contessa diceva alla signora Vau-
quer, chiamandola  cara amica , che le avrebbe procurato la baro-
nessa di Vaumerland e la vedova del colonnello conte Picquoiseau,
due sue amiche che stavano terminando la cura nel Marais, in una
pensione pi costosa di quella della signora Vauquer; signore che, del
resto, avrebbero avuto di che vivere molto agiatamente, quando gli
uffici del Ministero della Guerra avessero finito le pratiche occorrenti.
 Ma  diceva,  gli uffici non conducono a termine mai nulla .
Le due vedove si ritiravano, dopo pranzo, nella camera della si-
gnora Vauquer a fare quattro chiacchiere, a bere del cassis, e a sgra-
nocchiare biscottini, destinati alla bocca della padrona. La signora
dell'Ambermesnil approvava molto i progetti della sua ospite riguardo
al signor Goriot, eccellenti progetti che aveva, del resto, indovinati
fino dal primo giorno: lo trovava anch'essa un uomo perfetto.

 Ah, mia cara signora, un uomo sano come un pesce , le diceva
la vedova,  un uomo perfettamente conservato, e che pu ancora dare
molta soddisfazione a una donna .

La contessa fece qualche osservazione sul suo modo di vestire, che
non era adeguato ai suoi progetti.

 Bisogna che vi mettiate sul piede di guerra , le diceva.

Dopo aver fatto molti calcoli, le due vedove si recarono insieme al
Palais-Royal, dove comperarono alle  galeries de Bois  un cappello
con delle piume, e una cuffia. La contessa trascin l'amica al magaz-
zino della  Petite Jeannette , dove scelsero un vestito e una sciarpa.
Quando le batterie furono spiegate e la vedova fu in assetto di guerra,
rassomigliava in modo perfetto all'insegna del  Boeuf  la mode .
Tuttavia, si trov cos cambiata a suo vantaggio, che si credette debi-
trice della contessa, e, bench fosse poco generosa, la preg di accet-
tare in dono un cappello di venti franchi. Veramente contava di chie-
derle il favore di tastare il terreno con il signor Goriot, e di mettere
in valore i suoi meriti presso di lui. La signora dell'Ambermesnil si
prest amichevolmente a questo intrigo, e circu il vecchio pastaio, col
quale riusc ad avere un colloquio; ma, avendolo trovato resto, per
non dire refrattario, ai tentativi suggeritile dal suo desiderio personale
di sedurlo per proprio conto, se ne allontan, disgustata dalla sua
villania.

Angelo mio, disse alla cara amica,  non riuscirete a niente
con quell'uomo!  ridicolmente sospettoso, uno spilorcio, un idiota,
uno sciocco che non vi dar che fastidi .

Accaddero fra il signor Goriot e la signora dell'Ambermesnil delle
cose tali, che la contessa non volle nemmeno pi trovarsi sola con lui,
e part il giorno dopo, dimenticando di pagare sei mesi di pensione,
e lasciando uno spoglio, valutato al massimo cinque franchi. Mal-
grado l'accanimento che la signora Vauquer mise nel ricercarla, non
riusc a ottenere a Parigi nessuna indicazione della contessa dell'Am-
bermesnil. Parlava spesso di questo deplorevole incidente, lamentan-
dosi della sua troppa fiducia, bench per natura fosse pi diffidente
di una gatta; ma ella assomigliava a molte persone, che diffidano di
quelli che sono loro vicini, per darsi poi in bala del primo venuto.
Fatto morale, strano, ma vero, di cui si pu facilmente trovare l'ori-
gine nel cuore umano. Pu darsi che certi individui, che non hanno
pi niente da guadagnare vicino alle persone con le quali vivono, dopo
aver rivelato il vuoto della propria anima, si sentono da loro segreta-
mente giudicati con una giusta severit; ma siccome sentono un biso-
gno morboso di quell'adulazione che manca loro, o sono consumati
dal desiderio di dimostrare qualit che non possiedono, sperano di
conquistarsi la stima o il cuore di persone estranee, a costo di rima-
nerne un giorno ingannati. Insomma, ci sono degli individui, mer-
cenari nati, che non fanno alcun bene ai loro amici o a quelli che
hanno vicino, perch questo sarebbe loro dovere; mentre, aiutando
degli sconosciuti, ne viene lusingato il loro amor proprio: quindi,
pi la cerchia dei loro affetti  vicina, meno essi amano, pi la cerchia
si allarga, pi sono servizievoli.

La signora Vauquer aveva senza dubbio qualche cosa di questc
due nature, essenzialmente meschine, false, detestabili.
 Se fossi stato qui io , diceva allora Vautrin,  questo guaio non
vi sarebbe capitato. Avrei ben saputo smascherare quell'imbrogliona.
Li conosco i loro stratagemmi! .

La signora Vauquer aveva, come tutte le menti grette, il difetto
di non saper uscire dalla cerchia degli avvenimenti, e nemmeno di
saper giudicarne le cause; le piaceva prendersela con gli altri per le
proprie colpe. Quando ebbe a subire questo rovescio, cominci a
considerare l'onesto pastaio come origine prima della sua disavven-
tura, e da quel giorno, si tolse ogni illusione sul di lui conto. Poich
ebbe riconosciuto che non serviva a nulla civettare e mettersi in ghin-
gheri, non tard a indovinarne la ragione. Si accorse allora che il suo
pensionante aveva gi, secondo la sua espressione, i suoi intrighi; ebbe
infine la certezza che la speranza, cos leggiadramente accarezzata,
era fondata su basi immaginarie, e che non avrebbe mai ottenuto
niente da quell'uomo, secondo le parole energiche della contessa,
che sembrava essere una donna esperta. E per forza, nella sua avver-
sione, and pi oltre di quello che non fosse andata nella sua amicizia.
L'odio non aument in ragione del suo amore, ma delle sue speranze
deluse. Se il cuore umano pu trovare qualche sosta nell'accrescersi
di un affetto, ben di rado sa fermarsi nella rapida china dell'odio. Ma
essendo il signor Goriot suo pensionante, la vedova fu obbligata a
reprimere gli sfoghi dell'amor proprio ferito, a soffocare i sospiri che
le strappavano le fallite speranze, e a consumarsi in propositi di ven-
detta, come un frate maltrattato dal priore. Gli spiriti meschini
dnno sfogo ai loro sentimenti, siano buoni o cattivi, con delle con-
tinue grettezze, e la vedova impieg tutta la sua malizia di donna,
nell'escogitare sorde persecuzioni contro la sua vittima, cominciando
col sopprimere tutto il superfluo che aveva introdotto nell'andamento
della pensione.
Non pi cetriolini, non pi acciughe:  tutta roba sprecata!
disse a Silvia, la mattina in cui decise di ritornare all'antico sistema.

Ma il signor Goriot era un uomo frugale, per il quale la parsimo-
nia, necessaria alle persone che si fanno da se stessi il loro patrimonio,
era diventata un'abitudine. Una minestra, un lesso, un piatto di le-
gumi, erano stati e dovevano essere sempre il suo pranzo preferito.
Fu dunque difficile alla signora Vauquer tormentare questo pensio-
nante, di cui non poteva in nessun modo contrariare i gusti. Disperata
di aver a che fare con un uomo inattaccabile, cominci a screditarlo,
e fece cos condividere la sua avversione per il signor Goriot dai suoi
pensionanti, che, per divertirsi, l'aiutarono nella sua vendetta.

Verso la fine del primo anno, la vedova era giunta a tal punto, 
che si domandava come mai questo negoziante, con una
ricchezza di sette od ottomila lire di rendita, che possedeva argenteria
bellissima e gioielli preziosi, degni di una mantenuta, abitasse in casa
sua, pagandole una pensione cos modesta in confronto alle sue ren-
dite. Durante la pi gran parte del primo anno, Goriot aveva spesso
pranzato fuori una o due volte alla settimana, poi, poco per volta,
aveva finito per non pranzare in citt pi di due volte al mese. Le
piccole assenze del signor Goriot, convenivano troppo agli interessi
della signora Vauquer, perch ella non fosse malcontenta della esat-
tezza progressiva con cui il pensionante consumava i pasti da lei.
Questi cambiamenti furono attribuiti sia a una riduzione delle ren-
dite, che al desiderio di dar noia alla sua ospite. Una delle pi odiose
abitudini di queste mentalit lillipuziane,  quella di attribuire agli
altri le proprie bassezze.

Disgraziatamente, alla fine del secondo anno, il signor Gorit
giustific le chiacchiere di cui era stato oggetto, col chiedere alla si-
gnora Vauquer di passare dal primo al secondo pianol e di ridurgli
la pensione a novecento franchi: aveva bisogno di una cos stretta
economia, che non faceva pi accendere il fuoco durante l'inverno.
La vedova Vauquer volle essere pagata anticipatamente; il signor Go-
riot acconsent: da questo momento essa lo chiam  pap Goriot .
E si fece a gara a chi avrebbe indovinato le cause di questa decadenza.
Indagine ben difficile a farsi! Pap Goriot doveva essere un sornione,
un taciturno, come aveva detto la falsa contessa; quindi, secondo la
logica di quelli che hanno la testa vuota, e sono sempre indiscreti,
perch non hanno che sciocchezzuole da raccontare, quelli che non
parlano dei loro affari, devono necessariamente aver degli intrighi.
Il negoziante cos distinto divent dunque ai loro occhi un briccone,
quest'uomo dabbene divent un vecchio astuto. A volte, secondo
Vautrin, che venne a quest'epoca ad abitare nella pensione Vauquer,
pap Goriot era un uomo che giocava in Borsa e che, per adoperare
una espressione piuttosto energica del linguaggio finanziario, specu-
lava sulle rendite dopo esservisi rovinato. A volte era uno di quei
gretti giocatori che vanno tutte le sere ad arrischiare al gioco dieci
miseri franchi; a volte diventava ai suoi occhi una spia alle dipendenze
dell'alta polizia; ma Vautrin pretendeva che non fosse abbastanza
astuto per essere catalogato in quel numero. Pap Goriot era anche
un avaro che prestava a breve scadenza, un uomo che speculava sui
numeri del lotto.

Supponevano sul suo conto tutto ci che il vizio, l'infamia, l'in-
capacit possono generare di pi misterioso. Per, per ignobili che
fossero la sua condotta o i suoi vizi, l'avversione che quest'uomo ispi-
rava, non arrivava al punto da farlo scacciare: egli pagava la sua
pensione. Inoltre egli era utile, poich ognuno poteva sfogare su di
lui, con facezie o sfuriate, il proprio umore, secondo che fosse buono
o cattivo. Il giudizio che sembrava pi plausibile su di lui, e che fu
accettato da tutti, era quello della signora Vauquer: secondo lei,
quest'uomo cos ben conservato, sano come un pesce, che avrebbe
potuto dare ancora delle soddisfazioni ad una donna, era un libertino
che aveva delle inclinazioni sospette. Ecco su quali fatti la signora
Vauquer fondava le sue calunnie: alcuni mesi dopo la partenza di
quella famigerata contessa,che era riuscita a vivere alle sue spalle per
sei mesi, una mattina, prima di alzarsi, sent su per le scale il frusco
di una veste di seta e il passo leggero di una donna giovane e svelta,
che saliva correndo alla camera del signor Goriot, la cui porta si era
opportunamente aperta. Immediatamente la grossa Silvia venne a
riferire alla sua padrona che una giovane donna, troppo graziosa per
essere onesta,  vestita come una dea , calzata di finissimi stivaletti
per nulla inzaccherati, era scivolata come un'anguilla dalla strada fino
alla cucina, e le aveva chiesto dov'era l'appartamento del signor Go-
riot. La signora Vauquer e la cuoca si misero in ascolto, e sentirono
molte parole piene di tenerezza scambiate fra i due, durante la visita
che dur un p  di tempo. Quando il signor Goriot riaccompagn la
 sua dama  la grossa Silvia afferr subito la sporta, e finse di dover
andare al mercato, per poter seguire la coppia innamorata.

 Signora , disse al suo ritorno alla padrona,  bisogna proprio
che il signor Goriot sia maledettamente ricco per mantenerla su quel
piede di lusso. Figuratevi che all'angolo della via c'era una splendida
carrozza su cui " ella "  salita .

Durante il pranzo, la signora Vauquer si alz per andare a tirare
una tenda, affinch il signor Goriot non fosse disturbato da un raggio
di sole che gli cadeva sugli occhi.

 Siete amato dalle belle, signor Goriot, il sole vi cerca , disse,
alludendo alla visita che aveva ricevuto, perbacco! com'era bella,
avete buon gusto, signor Goriot! .
  mia figlia , diss'egli con una punta di orgoglio, in cui i pen-
sionanti credettero di scorgere la fatuit di un vecchio che vuol sal-
vare le apparenze.

Un mese dopo questa visita, il signor Goriot ne ricevette un'altra.
Sua figlia, che la prima volta era venuta in abito da mattino, venne
dopo cena, vestita come se dovesse andare in societ. I pensionanti,
intenti a chiacchierare nel salotto, poterono vedere di sfuggita una
bella giovane bionda, di corporatura snella e piena di grazia, troppo
distinta per essere la figlia di un pap Goriot.

 E due!  disse la grossa Silvia, che non la riconobbe.

Alcuni giorni dopo, un'altra fanciulla, alta e ben fatta, bruna, dai
capelli neri e lo sguardo vivace, domand del signor Goriot.

 E tre!  disse Silvia.

Anche la seconda fanciulla, che la prima volta era venuta a vedere
il padre di mattino, venne alcuni giorni dopo, di sera, in abito da
ballo e in carrozza.

 E quattro!  dissero la signora Vauquer e la grossa Silvia, che
in quella gran dama non riconobbero la fanciulla, vestita cos sem-
plicemente la mattina in cui fece la sua prima apparizione.

Goriot pagava ancora mille e duecento franchi di pensione. La
signora Vauquer trovava naturalissimo che un uomo ricco potesse
avere quattro o cinque amanti, e trov, anzi, ch'era molto accorto
nel farle passare per sue figlie. E non si formalizz affatto che le
ricevesse in Casa Vauquer. Soltanto, siccome queste visite spiegavano
l'indifferenza del pensionante nei suoi riguardi, si permise, al prin-
cipio del secondo anno, di chiamarlo  vecchio gattone . Un bel
giorno poi, quando il pensionante si ridusse a pagare novecento fran-
chi, vedendo scendere una di quelle signore, gli domand con molta
insolenza, che cosa aveva ntenzione di farne della sua casa. Pap
Goriot le rispose che quella signora era la maggiore delle sue figlie.

 Ne avete dunque trentasei di figlie!  disse in tono mordace la
signora Vauquer.

 Non ne ho che due , rispose il pensionante, con la dolcezza di
un uomo rovinato, che arriva a tutte le umilt della miseria.

Verso la fine del terzo anno, pap Goriot si ridusse ancora nelle
spese, salendo al terzo piano, e limitandosi a quarantacinque franchi
di pensione al mese. Abol il tabacco, conged il parrucchiere, e non
si incipri pi i capelli. Quando pap Goriot apparve per la prima
volta senza essere incipriato, la signora Vauquer lasci sfuggire una
esclamazione di sorpresa vedendo il colore dei suoi capelli, di un grigio
sporco e verdastro. La sua espressione, divenuta pi melanconica di
giorno in giorno, appariva la pi desolata di tutte quelle che sedevano
intorno alla tavola. Non ci fu pi allora alcun dubbio: pap Goriot
era un vecchio libertino i cui occhi erano stati preservati, soltanto per
l'abilit del medico, dai malefici effetti dei medicamenti necessari alle
sue malattie. Il colore disgustoso dei capelli era la conseguenza delle
sue sregolatezze e dei farmachi di cui si era servito per poterle con-
tinuare. Lo stato fisico e morale del buon uomo giustificava questi
pettegolezzi. Quando il suo corredo fu logorato, compr del cotone
a quattordici soldi il braccio per sostituire la sua bella biancheria. I
brillanti, la tabacchiera d'oro, la catena, i gioielli, tutto disparve a
poco a poco. Aveva smesso l'abito turchino, e tutto il suo vestiario
costoso, per portare, d'estate e d'inverno, un abito a redingote di panno
grossolano color marrone, un panciotto di pelo di capra, e dei panta-
loni di lana grigia. Divent di giorno in giorno pi magro, i polpacci
divennero cascanti; il volto pienotto, da cui traspariva la soddisfa-
zione di una felicit borghese, divent raggrinzito, la fronte solcata
di rughe, la mascella sporgente.

Durante il quarto anno della sua permanenza nella rue Neuve
Sainte-Genevive, non lo si riconosceva pi. Il buon pastaio di sessan-
tadue anni, che non ne dimostrava nemmeno quaranta, il borghese
grasso e grosso, sempre di buon umore, che rallegrava i passanti col
suo aspetto arzillo e che aveva ancora un sorriso giovanile, era diven-
tato di colpo un settuagenario inebetito, vacillante e livido. Gli occhi
azzurri, prima cos vivaci, divennero di un colore grigio sbiadito,
erano infossati, non lacrimavano pi, e gli orli delle palpebre erano
arrossati e sanguigni.

Agli uni faceva ribrezzo, agli altri piet. Alcuni giovani studenti
in medicina, avendo osservato l'abbassamento del labbro inferiore e
misurato il sommo dell'angolo facciale, dopo averlo tormentato a
lungo, senza riuscire a cavarne niente, dichiararono che era colpito
da cretinismo.

Una sera, dopo cena, avendogli la signora Vauquer detto in tono
di scherno:  Ebbene, non vengono dunque pi a trovarvi le vostre
figlie?  mettendo quasi in dubbio la sua paternit, pap Goriot sus-
sult come se l'ospite l'avesse punto con uno spillo.

 Vengono qualche volta , rispose con voce tremante.

 Ah, ah! le vedete ancora qualche volta!  urlarono gli studenti.
 Bravo, pap Goriot! .

Ma il vecchio non si accorse degli scherni che gli attiravano le sue
risposte: era ricaduto in uno stato assorto di apata, che era scambiato
dagli osservatori superficiali per un intontimento senile, dovuto alla
sua mancanza di intelligenza. Se l'avessero conosciuto meglio, si sa-
rebbero forse interessati vivamente al problema che le sue condizioni
fisiche e morali presentavano: ma niente sarebbe stato pi difficile.
Bench si sarebbe potuto facilmente sapere se Goriot avesse realmente
fatto il pastaio, e quale fosse la cifra delle sue rendite, le persone an-
ziane, di cui egli aveva eccitato la curiosit, non uscivano dal quar-
tiere, e vivevano attaccate alla loro pensione come ostriche allo scoglio.
Quanto agli altri poi, la vita parigina, da cui venivano travolti, faceva
loro dimenticare, una volta usciti dalla rue Neuve Sainte-Genevive,
il povero vecchio di cui si prendevano gioco. Per quelle menti ristrette,
come pure per quei giovani spensierati, l'arida miseria di pap Go-
riot e il suo stupido contegno, erano incompatibili con un patrimonio
e un'intelligenza qualunque. Quanto alle signore che egli chiamava
sue figlie, tutti condividevano il parere della signora Vauquer, la
quale, con la severa logica derivata dall'abitudine di fare qualunque
supposizione, e che  propria delle donne anziane che passano le loro
serate a parlare dei fatti altrui, affermava:  Se pap Goriot avesse
delle figlie ricche, come sembravano tutte quelle signore che sono
venute a trovarlo, non sarebbe in casa mia, al terzo piano, a ses-
santa franchi al mese, e non andrebbe in giro vestito come uno
straccione .

Non c'era niente da obiettare a questa induzione. Cos, verso la
fine di novembre del 1819 epoca in cui si svolge questo dramma, tutti
nella pensione avevano delle idee ben precise riguardo al povero vec-
chio. Non aveva mai avuto n figlie n moglie: l'abuso dei piaceri
l'aveva reso un lumacone, un mollusco antropomorfo, uno di quei
frequentatori caratteristici da classificare fra i casquettifres, come
diceva un impiegato al Museo. Poiret era un'aquila, un gentiluomo,
in confronto a Goriot. Poiret parlava, ragionava, rispondeva: in ve-
rit quando parlava, ragionava o rispondeva, non diceva niente, per-
ch aveva l'abitudine di ripetere con altri termini le parole che dice-
vano gli altri; ma, se non altro, prendeva parte alla conversazione, era
vivace e sembrava sensibile, mentre pap Goriot, sempre come diceva
l' impiegato al Museo, era costantemente allo zero del termometro.

Eugenio de Rastignac era ritornato in una disposizione di spirito
quale devono certo aver conosciuto i giovani di alta levatura, coloro
ai quali un frangente difficile comunica momentaneamente le qualit
di un uomo di merito. Durante il primo anno di soggiorno a Parigi
dato che i primi esami della Facolt di legge non lo avevano occupato
molto, aveva avuto la libert di gustare le gioie tangibili della Parigi
meno spirituale. Se uno studente vuol conoscere il repertorio di tutti
i teatri, i meandri del labirinto parigino, studiarne le usanze, impa-
rare la lingua, abituarsi ai piaceri speciali della capitale, frugarne le
bellezze e i ridotti, seguire le lezioni che lo interessano, fare Pinven
tano delle ricchezze dei musei, non ha certo troppo tempo a sua
disposizione. Allora si appassiona per delle scicchezze che gli ap-
paiono gran cosa, e si forma il suo idolo, un professore del Collegio
di Francia, pagato per tenersi all'altezza del proprio uditorio. Si
aggiusta il nodo della cravatta, fa bella pompa di s davanti alle si-
gnore frequentatrici dei palchi di prim'ordine dell'Opra Comique,
ma nelle fasi ulteriori della sua iniziazione, si spoglia della sua scorza
allarga l'orizzonte della sua vita, e riesce cos a farsi un concetto della
sovrapposizione degli strati umani che compongono la societ. Se
dapprincipio ammirava le carrozze nella sfilata dei Campi Elisi, in
una bella giornata di sole, ben presto finisce per provarne invidia
Eugenio era passato per questo tirocinio senza accorgersene, quando
parti per le vacanze, dopo esser stato nominato baccelliere in lettere
e in legge. Le illusioni dell'infanzia, le idee provinciali erano scom-
parse. La sua intelligenza modificata e le sue ambizioni esaltate, gli
fecero vedere le cose sotto il loro vero aspetto nell'ambiente della casa
paterna, in seno alla famiglia. Il padre, la madre, i due fratelli, le due
sorelle e una zia, di cui tutto il patrimonio consisteva in rendite,
vivevano delle loro terre di Rastignac. Era questa una possessione, i1
cui reddito ammontava a tremila franchi, ma che era soggetta all'in-
certezza dei prodotti essenzialmente industriali della vite, e da cui
bisognava tuttavia far uscire, ogni anno, milleduecento franchi per
lui. La vista di queste continue angustie che gli venivano generosa-
mente nascoste, il paragone che era costretto a fare tra le sorelle, che
da piccino gli erano apparse cos belle, e le donne di Parigi, che ave-
vano, per lui, realizzato il tipo della bellezza sognata, l'avvenire in-
certo di questa numerosa famiglia che confidava in lui, la vigile
parsimonia con la quale vedeva ridurre i pi esigui prodotti, il
vino per la famiglia fatto con i fondacci del torchio, insomma, un
cumulo di circostanze, inutili qui a descrivere, raddoppiarono in lui
il desiderio di salire in alto, gli diedero sete di distinzione, e come
succede alle anime grandi, volle esserne debitore soltanto al suo me-
rito. Ma il suo temperamento era pur sempre essenzialmente meridio-
nale; i suoi proponimenti erano quindi soggetti, nella loro realizza-
zione, alle incertezze che travagliano i giovani, quando si trovano in
alto mare, senza sapere da qual parte dirigere le loro forze, n contro
quale vento issare le proprie vele. Se dapprima ebbe intenzione di
gettarsi a corpo morto nel lavoro, presto, attratto dalla necessit di
procurarsi delle amicizie, pot osservare quanta influenza hanno le
donne nella vita di societ, e volle lanciarsi nel gran mondo, per con-
quistarvi delle protettrici: dovevano forse mancare a un giovane ar-
dente e pieno di spirito, il cui ingegno e il cui slancio era messo in
risalto da un aspetto elegante, e da quel genere di bellezza nervosa,
dalla quale le donne si lasciano cos facilmente sedurre? Questi pen-
sieri lo assalirono, mentre passeggiava fra i campi, dove un tempo si
divertiva cos allegramente con le sorelle, che lo trovarono ora assai
cambiato. Sua zia, la signora de Marcillac, che una volta era stata
presentata a Corte, vi aveva conosciuto i nomi pi illustri dell'aristo-
crazia. Ad un tratto il giovane ambizioso riconobbe, nei ricordi 
della zia l'aveva sovente intrattenuto, le possibilit di molte con-
quiste sociali, importanti almeno quanto quelle che intraprendeva
alla Scuola di diritto; la interrog quindi sulle relazioni di parentela
che avrebbero ancora potuto essere riannodate. Dopo aver scosso i
rami dell'albero genealogico, la vecchia dama ritenne, che fra tutte
le persone che avrebbero potuto introdurre il nipote nella cerchia
egoista dei parenti ricchi, la viscontessa de Beausant sarebbe stata la
meno resta. Scrisse alla giovane donna una lettera, composta ancora
nello stile di una volta, e la consegn a Eugenio, dicendogli che, se
fosse riuscito presso la viscontessa, questa le avrebbe fatto ritrovare
gli altri parenti.

Alcuni giorni dopo, Rastignac mand la lettera della zia alla si-
gnora de Beausant, la quale rispose con un invito al ballo per il
giorno dopo. Questa era la situazione generale della pensione bor-
ghese alla fine di novembre del 1819.

Due giorni dopo, Eugenio, dopo essere stato al ballo della signora
de Beausant, rientr verso mezzanotte. Per guadagnare il tempo
perduto, lo zelante studente s'era proposto, mentre ballava, di lavorare
poi fino al mattino. Aveva intenzione di passare per la prima volta
la notte in quel silenzioso quartiere poich, avendo ancora davanti
agli occhi la visione degli splendori del bel mondo, si trovava sotto
l'incanto di una energia fittizia. Non aveva pranzato dalla signora
Vauquer, e i pensionanti supponevano che egli non tornasse dal ballo
che all'alba dell'indomani, come quando rientrava dalle feste del
prado e dai balli dell'Odeon, inzaccherandosi le calze di seta e rovi-
nandosi gli scarpini.

Cristoforo, prima di mettere il catenaccio alla porta, l'aveva aperta
per guardare nella strada, e Rastignac, che arrivava in quel momento,
pot salire in camera sua senza far rumore, seguito da Cristoforo che
ne faceva per tutti e due. Eugenio si spogli, si mise le pantofole, si
infil un logoro soprabito, accese un fuoco di torba, e si accinse lesta-
mente al lavoro; dimodoch i preparativi, gi poco rumorosi del
giovanotto, vennero coperti dallo scricchiolio degli scarponi di Cri-
stoforo. Eugenio rimase qualche momento sopra pensiero, prima di
immergersi nella lettura dei libri di legge: aveva appena conosciuto
nella viscontessa de Beausant una delle donne pi in vista di Parigi,
la cui casa era nota come la pi brillante del  faubourg  Saint-Ger-
main. Apparteneva del resto, per nome e per patrimonio, a una delle
famiglie pi in vista dell'aristocrazia. Grazie alla zia de Marcillac,
ii povero studente era stato molto ben`ricevuto in quella casa, senza
che egli si rendesse conto dell'importanza di questo privilegio. Essere
ammessi in quei saloni dorati, equivaleva a un diploma di alta no-
bilt, ed egli facendosi vedere in qllell'ambiente, il pi esclusivo di
tutti, aveva acquistato il diritto di andare dovunque. Abbagliato da
quella brillante riunione, aveva appena potuto scambiare alcune pa-
role con la viscontessa, e si era dovuto accontentare di notare, in mezzo
alla folla delle bellezze parigine, che si accalcavano in quel convegno,
una di quelle donne di cui un giovanotto deve per forza innamorarsi
a prima vista. La contessa Anastasia de Restaud, alta e ben fatta, era
riconosciuta come la pi bella donna di Parigi. Immaginate due
grandi occhi neri, mani bellissime, piedi perfetti, vivace nel gesto,
una donna che il marchese de Ronquerolles chiamava un cavallo puro
sangue. Tanta schiettezza di nerbo non scemava in nulla la sua avve-
nenza, e malgrado le forme piene e rotonde, nessuno avrebbe potuto
per ritenerla grassa. Cavallo puro sangue, donna di classe, queste
locuzioni cominciavano a prendere il posto degli angeli del cielo,
delle figure ossianiche, di tutta l'antica mitologia amorosa rinverdita
dal  dandjsmo . Ma per Rastignac la signora Anastasia de Restaud,
non rappresent che la donna che si desidera dal primo istante. Si
era riservato due giri di danza nella lista dei cavalieri, scritta sul suo
ventaglio, e aveva potuto parlarle durante la prima quadriglia.

 Dove potr ancora vedervi, signora ?  le aveva chiesto, con
quell'accento appassionato che piace tanto alle donne.

 Ma , gli rispose,  al Bois, aux Bouffons, a casa mia, dovunque .

E l'intraprendente meridionale s'era affrettato a stringere amicizia
con la deliziosa contessa, per quanto ci sia possibile ad un giova-
notto, durante una quadriglia e un giro di valzer. Presentatosi come
cugino della signora de Bcausant, fu invitato dalla contessa che egli
credette una gran dama, ed ebbe libero ingresso in casa sua. Dal
l'ultimo sorriso ch'ella gli rivolse, Rastignac si credette in dovere di
andare a farle visita. Aveva avuto la fortuna di incontrare un uomo
che non si era burlato della sua ignoranza, imperdonabile difetto
nell'ambiente degli insigni uomini irriverenti dell'epoca, i Maulin-
court, i Ronquerolles, i Maxime de Trailles, i de Marsay, i Ajuda-
Pinto, i Vandenesse, che vi regnavano in tutto lo splendore della loro
sciocca presunzione, e si mescolavano alle donne pi eleganti, lady
Brandon, la duchessa de Langeais, la contessa de Kergarouet, la
signora de Srizy, la duchessa de Carigliano, la contessa Ferraud, la
signora de Lanty, la marchesa d'Aiglemont, la signora Firmiani,
la marchesa de Listomre e la marchesa d'Espard, la duchessa de
Maufrigneuse e i Grandlieu. Fortunatamente dunque, l' ingenuo stu-
dente si imbatt nel marchese de Montriveau, l'amante della duchessa
de Langeais, un generale innocente come un bambino, che lo inform
che la contessa de Restaud abitava in rue du Helder. Essere giovane,
smanioso di conoscere il mondo, desiderare ardentemente una donna,
e vedere spalancarsi davanti a s la porta di due case! Metter piede
nel faubourg Saint-Germain dalla viscontessa de Beausant, il ginoc-
chio nella Chausse-d'Antin dalla contessa de Restaud! Gettare uno
sguardo nella fuga dei saloni di Parigi, e credersi abbastanza bel
giovane per trovare aiuto e protezione in un cuore di donna! Sentirsi
abbastanza ambizioso da poter vibrare una sprezzante pedata alla
corda tesa, sulla quale bisogna camminare con la sicurezza del fu-
nambulo pcr non cadere, e aver trovato il miglior bilanciere in una
donna affascinante!

Con questi pensieri e con l'immagine di questa donna, che si driz-
zava divina vicino a un fuoco di torba, fra il Codice e la miseria, chi
non avrebbe, come Eugenio, scandagliato attentamente l'avvenire,
chi non l'avrebbe popolato di fortunati successi? I suoi pensieri er-
ranti pregustavano cos intensamente le gioie future, che si credeva
gi vicino alla signora de Restaud, quando un sospiro simile a un
 Ah!  di san Giuseppe, ruppe il silenzio della notte, e si ripercosse
nel cuore del giovanotto come il rantolo di un moribondo. Eugenio
aperse pian piano l'uscio, e quando si trov nel corridoio, scorse una
striscia di luce che filtrava da sotto la porta di pap Goriot. Eugenio,
temendo che il suo vicino di camera si sentisse male, accost l'occhio
al buco della serratura, guard nella stanza, e vide il vecchio intento
in un lavoro che gli sembr troppo misterioso e sospetto, perch non
credesse utile all'umano consorzio, osservare attentamente ci che il
sedicente pastaio macchinava di nottetempo.

Pap Goriot, che aveva legato alla traversa del tavolo capovolto un
piatto e una zuppiera di argento dorato, avvolgeva una specie di
cnapo intorno a quegli oggetti riccamente scolpiti, stringendoli con
una tal forza da riuscire a torcerli, evidentemente per trasformarli in
lingotti.

 Perbacco, che razza d'uomo!  disse fra s Rastignac, vedendo
le braccia muscolose del vecchio, che con l'aiuto della corda, maneg-
giava, senza far rumore, l' argento dorato come una pasta.  Ma
sarebbe forse un ladro o un ricettatore che, per potersi dedicare con
maggior sicurezza al suo traffico, ostenterebbe la stupidit, l'incapa-
cit, e vivrebbe da mendco?  disse fra s il giovanotto, rialzandosi
un momento. Lo studente accost di nuovo l'occhio alla serratura:
pap Goriot, che aveva srotolato il cnapo, prese la massa informe
dell'argento, la mise sul tavolo, dopo avervi steso sopra la sua coperta,
ve la ravvolse per arrotondarla a m di verga, lavoro in cui riusc
con una meravigliosa facilit.

 Sarebbe dunque forte come Augusto, re di Polonia?  disse fra
s Eugenio, quando la verga fu quasi arrotondata.

Pap Goriot osserv il suo lavoro con uno sguardo triste, dai suoi
occhi sgorgarono le lacrime, spense la candeletta di cera, alla cui luce
aveva attorto l'argento dorato, ed Eugenio sent che si coricava con
un sospiro.

  pazzo!  pens lo studente.

 Povera bambina!  esclam a voce alta pap Goriot.

Sentendo questa parola, Rastignac stim prudente conservare il
silenzio su quanto aveva visto, e non condannare alla leggera il suo
vicino. Quando stava per rientrare in camera sua, sent improvvisa-
mente un rumore abbastanza difficile da qualificare, come di uomini
che salivano le scale in pantofole di cencio. Eugenio tese l'orecchio e
riconobbe infatti il rumore alternato della respirazione di due uomini.
Senza aver sentito n il cigolo della porta ne i passi degli uomini,
vide ad un tratto un debole filo di luce al secondo piano, nella stanza
del signor Vautrin.

 Guarda un p quanti misteri in una pensione borghese , disse
fra se.

Scese qualche gradino, si mise in ascolto, e il suo orecchio percep
un suono di monete d'oro. Presto la luce si spense, le due respirazioni
si fecero udire di nuovo, senza che la porta avesse fatto alcun rumore.
Poi, man mano che i due uomini scendevano, il rumore and affie-
volendosi.

 Chi c'?  grid la signora Vauquer aprendo la finestra della
sua camera.

 Sono io che torno a casa, maman Vauquer , disse Vautrin con
la sua voce grossa.

 Che strano! Cristoforo aveva messo il catenaccio alla porta n,
pens Eugenio rientrando in camera sua.  Bisogna star svegli per
sapere quel che succede intorno a s, in questa Parigi .

Distolto dalle sue riflessioni di ambizione amorosa, si rimise al
lavoro ma distratto dai sospetti che pap Goriot destava in lui, e
pi ancora dalla visione della signora de Restaud, che di tanto in
tanto gli appariva come la messaggera di un brillante destino, fin
per coricarsi e dormire saporitamente. Su dieci notti che i giovani si
promettono di studiare, sette le dedicano al sonno. Bisogna avere pi
di vent'anni per poter vegliare!

Il giorno dopo, una fitta nebbia era scesa sulla citt, una di
quelle nebbie che l'avvolgono e l'oscurano in modo tale da far ingan-
nare sul tempo anche le persone pi puntuali; gli appuntamenti d'af-
fari vanno in fumo, perch tutti credono che siano le otto, quando
suona mezzogiorno. Erano gi le nove e mezza del mattino, e la
signora Vauquer non si era ancora mossa dal letto. Cristoforo e la
grossa Silvia, anch'essi in ritardo, prendevano tranquillamente il
caff, preparato con l'aggiunta della crema del latte destinato ai pen-
sionanti, latte che Silvia faceva bollire e ribollire, affinch la signora
Vauquer non si accorgesse di quella sottrazione illecita.

 Silvia , disse Cristoforo, immergendo nel caff-latte il suo primo
crostino,  il signor Vautrin, che  pur sempre un brav'uomo, questa
notte ha ricevuto di nuovo la visita di due persone. Se la signora ti
domandasse qualche cosa, non bisogna dirle niente .

Vi ha dato qualche cosa? .

 Mi ha dato cento soldi per il mese, come per dirmi " sta zitto " .

Salvo lui e la signora Couture, che non sono spilorci, gli altri,
se potessero, ci toglierebbero con la mano sinistra quello che ci hanno
dato con la destra, per il primo dell'anno , disse Silvia.

E ancora, che cosa ci dnno poi?  disse Cristoforo, una vol-
gare moneta da cento soldi. Pap Goriot da due anni si pulisce le
scarpe da s; quel pitocco d'un Poiret fa a meno del lucido: lo man-
gerebbe, piuttosto che adoperarlo per le sue ciabatte. Quanto a quel
malnutrito d'uno studente, mi d quaranta soldi che non bastano
nemmeno a pagarmi le spazzole, e lui vende gli abiti vecchi, per
soprammercato! Che baracca, questa casa! .

 Mah , fece Silvia, bevendo il caff a piccoli sorsi,  i nostri po-
sti sono ancora i migliori del quartiere, e non ci si vive male. A
proposito di nonno Vautrin, Cristoforo, non vi hanno mai raccontato
niente? .

 S, ho incontrato per strada qualche giorno fa un signore che
mi ha chiesto: "Sta da voi un grosso signore che si tinge le ba-
sette? ". " No, signore ", ho risposto io, " un uomo allegro come lui
non se le tinge, poich non ne avrebbe il tempo". L'ho riferito al
signor Vautrin, che mi ha detto: "Hai fatto bene, giovanotto, ri-
spondi sempre cos. Non c' niente di cos poco simpatico che raccon-
tare agli altri le nostre debolezze. Ci pu farci perdere qualche
buona occasione di matrimonio" .

 Ebbene, al mercato, anche a me le hanno fatte buone, per farmi
dire se mai gli avevo visto infilarsi la camicia. Quante storie! T ,
disse interrompendosi,  suonano le dieci meno un quarto a Val-de-
Grace, e nessuno si muove .

 Mah, sono tutti usciti. La signora Couture con la sua pupilla
sono andate alle otto di stamane a confessarsi a Saint'Etienne, pap
Goriot  uscito con un pacco, e lo studente non rientrer che alle
dieci, dopo le lezioni. Li ho visti partire mentre pulivo gli scalini, e
pap Goriot mi ha urtato col pacco che portava: era duro come i
ferro. Chiss che cosa combina quel buon uomo? Gli altri lo fanno
girare come una trottola, ma  pur sempre un brav'uomo che vale
pi di tutti gli altri messi insieme. Non d molte mance, ma le si-
gnore, dalle quali mi manda qualche volta, me ne lasciano correre
di quelle numero uno; e sono assai ben bardate .

Quelle che lui chiama sue figlie, eh? sono una dozzina .

Io non sono stato che da due, le stesse che sono venute qui .

 Oh, sento che la signora si muove, sar meglio che vada, se no
pianta la solita gazzarra; badate al latte, Cristoforo, che non se lo
beva il gatto .

Silvia sal dalla padrona.

 Come mai, Silvia, sono gi le diec meno un quarto; mi hai
lasciato dormire come una marmotta! Non  mai successa una cosa
simile .
Colpa della nebbia, che si pu tagliare col coltello .

 Bah, i vostri pensionanti avevano il diavolo in corpo, se la sono
tutti squagliata, cominciando dal patron-jacquette .

 Parla bene Silvia , rispose la signora Vauquer.

 Ah, signora, dir come volete, tanto non ci siete che voi a far
colazione alle dieci. La Michonnette e il Poireau non si sono mossi.
Non ci sono che loro in casa, e dormono come dei ceppi e ceppi lo
sono davvero .

 Ma, Silvia, li metti tutti e due insieme come se... .

 Come se... che cosa?  rispose Silvia dando in una grossa e stu-
pida risata  tanto, sono un paio ed una coppia .

  strano, Silvia, come ha potuto dunque entrare il signor Vautrin
questa notte, dopo che Cristoforo aveva tirato il catenaccio? .

 Tutto al contrario, signora: Cristoforo ha sentito il signor Vau-
trin ed  sceso per aprirgli la porta. Ed ecco che voi avete creduto... .

 Dammi il mio copribusto, e v presto a dare un'occhiata alla
colazione. F andare quel resto di montone con delle patate, e servi
delle pere cotte, di quelle che costano due centesimi l'una .

Dopo qualche istante, la signora Vauquer scese, proprio in quella
che il gatto aveva rovesciato, con un colpo di zampa, il piatto che
copriva la ciotola del latte, e lo leccava con frettolosa avidit.

 Mistigris!  ella grid.

Il gatto scapp, poi ritorn a sfregarsi contro le sue gambe.

 S, s, f  le fusa, brutto ipocrita!  gli disse,  Silvia, Silvia! .

Ebbene, che cosa c', signora?.

 Ma guarda dunque, che cosa ha bevuto il gatto! .

Tutta colpa di quella bestia di Cristoforo, a cui avevo detto di
coprire la ciotola. Dove s' cacciato ? Non vi inquietate, signora,
servir per il caff di pap Goriot. Ci metter dell'acqua dentro e
non se ne accorger nemmeno; tanto, non fa attenzione a nulla,
neppure a quello che mangia .

 Dov' andato mai, quel bonzo?  disse la signora Vauquer, met-
tendo a posto i piatti.
E chi ne sa qualche cosa? Egli traffica in centomila diavolerie .
Ho dormito troppo , disse la signora Vauquer.

 Eppure la signora  fresca come una rosa... .

In quel momento trill il campanello, e Vautrin entr in sala,
cantando con la sua voce di basso:

 J'ai longtemps parcouru le monde,
Et l'on m'a vu de toute part...  .

Oh, buon giorno, maman Vauquer!  disse scorgendo la pa-
drona, che strinse galantemente fra le braccia.
Andiamo! finitela dunque... .

 Dite: " impertinente! "  rispose,  suvvia, ditelo, volete dirlo?
Guardate, apparecchio la tavola con voi; sono gentile, vero?

Courtiser la brune et la blonde,
Aimer, soupirer... .

Ho visto or ora qualche cosa di strano........au hasard  .

Che cosa?  disse la vedova.

Pap Goriot si trovava alle otto e mezza in rue Dauphine, dal-
l'orefice che compra vecchie posate, guarnizioni d'oro e d'argento, e
gli ha venduto, per una bella somma, un utensile casalingo in argento
dorato, ridotto in verga abbastanza bene, per un uomo che non 
del mestiere .

 Bah! davvero? .

 Sicuro. Ritornavo qui dopo aver accompagnato un mio amico,
che va all'estero con le Corriere reali: ho aspettato pap Goriot per
vedere dove andava: che faccenda ridicola!  ritornato in questo
quartiere, in rue des Grs, dove  entrato nella casa di un noto usu-
raio, pap Gobseck, una grande canaglia, che sarebbe capace di fare
dei domino con le ossa di suo padre; un ebreo, un greco, un vaga-
bondo, un uomo che sarebbe assai difficile derubare, poich deposita
i suoi scudi alla banca .

 Ma che cosa fa dunque questo pap Goriot? 

 Non fa niente , disse Vautrin,  invece di fare, disf, poich
vende tutto quello che ha.  un imbecille, tanto sciocco da rovinarsi
per amore delle figlie che... .
Eccolo!  disse Silvia.

 Cristoforo , chiam pap Goriot,  vieni su con me .

Cristoforo segu pap Goriot e ridiscese subito.

 Dove vai?  chiese la signora Vauquer al domestico.

 Vado a fare una commissione per il signor Goriot .

 Che roba  questa?  disse Vautrin strappando dalle mani di
Crstoforo una lettera, su cui lesse:  Alla signora contessa Anastasia
de Restaud .

 E vai?...  riprese, restituendo la lettera.

 In rue du Helder. Ho l'ordine di non consegnare questo che
nelle mani della signora contessa .
 Che cosa c' l dentro?  disse Vautrin mettendo la lettera con-
tro luce:  un biglietto di banca? no .

Socchiuse la busta:  Una cambiale quietanzata , esclam,  per-
bacco!  galante il vecchio bell'imbusto. Vai, vai, vecchio volpone ,
disse, passando la mano a spatola sulla testa di Cristoforo e fa-
cendogli fare una piroetta,  vedrai che ti daranno una buona
mancia .

La tavola era pronta. Silvia aveva fatto bollire il latte, e la signora
Vauquer accendeva la stufa con l'aiuto di Vautrin, che canticchiava
tutto il tempo:

 J'ai longtemps parcouru le monde,
Et l'on m'a vu de toute part... .

La signor Couture e la signorina Taillefer rientrarono quando
tutto era gi pronto.

 Donde venite dunque di cos buon mattino, mia bella signora?
disse Vautrin alla signora Couture.

 Siamo state a fare le nostre devozioni a Saint-tienne du Mont;
non  oggi che dobbiamo andare dal signor Taillefer? Povera piccola,
trema come una foglia , continu la signora Couture, sedendosi da-
vanti alla stufa e accostando allo sportello le scarpe, che cominciarono
a fumare.

Scaldatevi dunque, Vittorina , disse la signora Vauquer.

 Fate bene, signorina, a pregare il buon Dio che intenerisca il
cuore di vostro padre , disse Vautrin spingendo una sedia verso l'or-
ganella,  ma questo non basta. Ci vorrebbe un amico che si incaricasse
di dire il fatto suo a quel vecchio orso, a quello zoticone che, a quanto
pare, ha tre milioni e non vi d nessuna dote. Una bella ragazza ha
bisogno di dote in questi tempi .

 Povera bambina!  disse la signora Vauquer,  suvvia, tesoro
mio, quel mostro di vostro padre se le merita proprio le male-
dizioni .

A queste parole, gli occhi di Vittorina si riempirono di lacrime,
e la vedova tacque ad un cenno della signora Couture.

 Se potessimo solo vederlo, se potessi parlargli, consegnargli l'ul-
tima lettera di sua moglie , continu la vedova del commissario,
 non ho mai osato mandargliela per posta: egli conosce bene la mia
scrittura . 

 O donne innocenti, infelici e perseguitate!  interruppe Vautrin,
ecco a che punto siete! Ma fra qualche giorno mi occuper io dei
vostri affari, e tutto andr bene 

 Oh, signore , disse Vittorina lanciando uno sguardo ardente
e umido di commozione a Vautrin, che non si lasci intenerire,  se
conosceste un mezzo per giungere a mio padre, ditegli che il suo
affetto e l'onore di mia madre, sono per me pi preziosi di tutte le
ricchezze del mondo. Se poteste riuscire a mitigare la sua durezza,
pregher Dio per voi. Siate certo che la mia riconoscenza.

 L'ai longtemps parcouru le monde , accenn Vautrin con voce
ironica.

In quel momento, il signor Goriot, la signorina Michonneau,
Poiret, scesero, attratti forse dall'odore del sugo, col quale Silvia ri-
scaldava gli avanzi di montone del giorno prima.

Suonavano le dieci, nel momento in cui i sette commensali si
misero a tavola augurandosi buon giorno, quando si ud nella strada
il passo dello studente.

 Bravo, signor Eugenio , disse Silvia,  oggi farete colazione
con tutti gli altri .

Lo studente salut i pensionanti e si sedette vicino a pap Goriot.

 Mi  capitata una strana avventura , disse, servendosi abbon-
dantemente di montone, e tagliandosi un grosso pezzo di pane che
la signora Vauquer misur con la coda dell'occhio.

Un'avventura ?  disse Poiret.

 Ebbene, perch ve ne meravigliereste dunque, vecchio arnese?
disse Vautrin a Poiret.  Il signore  tipo da poterne avere .

La signorina Taillefer gett timidamente uno sguardo al giovane
studente.

Raccontateci la vostra avventura , disse la signora Vauquer.

 Ieri ero al ballo dalla signora viscontessa de Beausant, una delle
donne pi in vista di Parigi, una mia cugina che possiede una casa
magnifica, degli appartamenti tappezzati in seta; ella ci ha offerto
una festa sontuosa, ed io mi sono divertito come un re... .

... di macchia , interruppe Vautrin.

Signore , disse vivamente Eugenio,  che cosa intendete dire? .

 Dico " di macchia ", perch i re di macchia si divertono molto
pi dei re .

 vero: preferirei essere quel piccolo uccello senza crucci che
re, perch... , disse Poiret, il pappagallo.

 Dunque , riprese lo studente troncandogli la parola,  ho bal-
lato con una delle pi belle donne della festa, un'affascinante contessa,
la pi deliziosa creatura che abbia mai vista. Aveva dei fiori di pesco
nei capelli, portava alla vita il pi bel mazzolino di fiori del mondo,
ed erano fiori naturali che profumavano l'aria; mah, bisognerebbe
averla vista, perch  impossibile descrivere una bella donna animata
dal ballo. Ebbene, questa mattina alle nove, ho incontrato quella
divina contessa a piedi, nella rue des Grs. Oh, il cuore mi batteva
forte forte, credevo.
Che venisse qui, disse Vautrin lanciando uno sguardo allo
studente.  Ella invece andava senza dubbio da pap Gobseck l'usu-
raio, perch, vedete, se mai frugate nel cuore delle donne di Parigi,
vi troverete l'usuraio prima dell'amante. La vostra contessa si chiama
Anastasia de Restaud, e abita in rue du Helder .

Sentendo questo nome, lo studente guard fisso Vautrin. Pap
Goriot alz bruscamente il capo, gett sui due interlocutori uno
sguardo luminoso e pieno d'ansiet che sorprese i pensionanti.

 Cristoforo arriver troppo tardi, e lei ci sar gi andata !  esclam
pap Goriot con accento di dolore.

 Ho indovinato , disse Vautrin curvandosi all'orecchio della
signora Vauquer.

Goriot mangiava come un automa, senza sapere che cosa man-
giasse, e non era mai apparso intontito e assorto come in quel mo-
mento.

 Chi diavolo mai, signor Vautrin, ha potuto dirvi il suo nome? 
domand Eugenio.

 Ah! ah, ecco , rispose Vautrin,  se lo sapeva pap Goriot,
perch non lo dovrei sapere io? .

 Il signor Goriot?  esclam lo studente.

 Come!  disse il povero vecchio,  era dunque tanto bella, ieri? .

 Chi? .

 La signora de Restaud .

 Guardate quel vecchio spilorcio, disse la signora Vauquer a
Vautrin,  come gli si illuminano gli occhi! .

 Egli la manterrebbe dunque?  bisbigli la signorina Michon-
neau allo studente.

Oh, s, era terribilmente bella, continu Eugenio, che pap
Goriot guardava ansiosamente,  se non ci fosse stata la signora de
Beausant, la mia divina contessa sarebbe stata la regina della festa;
i giovanotti non avevano occhi che per lei, io ero il dodicesimo pre-
notato nel suo taccuino, ed ella ballava tutte le quadriglie, mentre le
altre donne si struggevano dalla bile. Se ieri c' stata una creatura
felice, lo fu lei senza dubbio. Hanno ragione di dire che non c'
niente di pi bello che fregata a vela, cavallo al galoppo e donna al
ballo.

 Ieri all'apogeo della fortuna, in casa di una duchessa , disse
Vautrin,  questa mattina in fondo alla scala, da uno strozzino: ecco
come sono le Parigine! Se i loro mariti non possono mantenerle in
un lusso sfrenato, si vendono; se non sanno vendersi con profitto,
aprirebbero il ventre alla propria madre per cercarvi di che brillare.
Queste donne ne fanno davvero di tutti i colori. Ne sappiamo qual-
che cosa! .

Il viso di pap Goriot che, ascoltando le parole dello studente, si
era illuminato come una bella giornata di sole, si oscur a quella
spietata osservazione di Vautrin.

 Ebbene , disse la signora Vauquer,  in che cosa consiste dun-
que la vostra avventura? Le avete parlato? Le avete chiesto se veniva
qui per studiare legge? .

 Ella non mi ha visto , disse Eugenio,  ma non  forse strano
incontrare una delle pi graziose donne di Parigi in rue des Grs,
alle nove di mattina, una donna che sar rincasata dal ballo alle due
del mattino? Non c' che Parigi che offra simili sorprese .

 Mah, ce n' di molto pi curiose!  esclam Vautrin.

La signorina Taillefer aveva prestato poca attenzione, tanto era
preoccupata per la prova che si accingeva a tentare; la signora Cou-
ture le fece segno di alzarsi per andare a vestirsi, e quando le due
signorc uscirono, pap Goriot fece altrettanto.
 Ebbene, avete visto?  disse la signora Vauquer a Vautrin e agli
altri pensionanti,   evidente che si  rovinato per quelle donne .

 Non mi si potr mai far credere , esclam lo studente,  che
la bella contessa de Restaud sia l'amante di pap Goriot .

 Ma , interruppe Vautrin,  non ci teniamo a farvelo credere.
Siete troppo giovane per conoscere bene Parigi e saprete pi tardi che
vi si incontrano quelli che noi chiamiamo dei " monomaniaci "... .

A queste parole, la signorina Michonneau lanci a Vautrin uno
sguardo di intesa. Si sarebbe detto un cavallo del reggimento che
sentiva il suono della tromba.

 Ah! ah!  interruppe Vautrin gettandole uno sguardo pene-
trante;  forse che non abbiamo avute le nostre passioncelle, noi? .

La zittella abbass gli occhi, come una novizia davanti alle nudit
di una statua.

 Ebbene , continu Vautrin,  quella gente l, quando si fissa
un'idea in testa, non c' verso di fargliela cambiare. Non ha sete che
dell'acqua di una certa fontana, che spesso  stagnante, e per poterla
bere, venderebbe mogli e figli; darebbe l'anima al diavolo. Per alcuni,
questa fontana  il giuoco, la Borsa, una collezione di quadri o di
insetti, la musica; per altri  una donna che sa cucinare loro delle
leccornie. A costoro potreste offrire tutte le donne del mondo, essi se
ne infischiano, e non vogliono che quella che soddisfa la loro passione.
Spesso questa donna non li ama affatto, anzi, li maltratta, e fa loro
pagar cara l'elemosina di alcune briciole di gioia; ebbene, questi mat-
tacchioni non se ne stufano, e porterebbero al monte di piet la loro
unica coperta, per poter darle l'ultimo scudo. Pap Goriot  uno d
questi; la contessa lo sfrutta perch  discreto: ecco che cos' il mondo
elegante. Il pover'uomo non pensa che a lei, e all'infuori della sua
passione, vedete bene,  uno stupido; ma parlategli di quell'argo-
mento, e il suo viso scintiller come un brillante. Non  difficile in-
dovinare il suo segreto: questa mattina ha portato a fondere dell'ar-
gento dorato, e io l'ho visto entrare da pap Gobseck, nella rue des
Grs. Ascoltatemi bene: al suo ritorno, ha mandato dalla contessa
de Restaud quello scimunito di un Cristoforo, che ci ha fatto vedere
l'indirizzo della lettera, in cui c'era una cambiale quitanzata.  evi-
dente che, se andava anche la contessa dal vecchio strozzino, la cosa
era urgente. Pap Goriot ha sborsato i quattrini per lei; non c' biso-
gno di lambiccarsi il cervello per vederci chiaro. Questo prova, mio
giovane studente, che, mentre la vostra contessa rideva, ballava, si
sdolcinava in mille moine, faceva dondolare i suoi fiori di pesco, e
teneva leggermente rialzato da terra il vestito, pizzicandolo fra le
dita, era in preda a gravi preoccupazioni, si sentiva, come si suol dire,
le scarpe strette, pensando alle sue cambiali protestate, o a quelle del
suo amante .

 Mi fate venire una gran voglia di sapere la verit: andr domani
dalla signora de Restaud , esclam Eugenio.

 S, disse Poiret,  domani bisogna che andiate dalla signora
de Restaud .

 Vi troverete forse quel brav'uomo di Goriot, che verr a chie-
dere il prezzo delle sue cortesie .

 Ma , disse Eugenio con un'aria di disgusto,  la vostra Parigi
 dunque tutta un pantno? .

  un curioso pantno , rispose Vautrin.  Quelli che vi si in-
fangano in carrozza, sono persone oneste, quelli che vi si infangano
a piedi, sono dei bricconi. Se avete la sventura di rubare una cosuccia
da nulla, siete messo alla berlina, come una curiosit, nella piazza del
Palazzo di Giustizia. Rubate un milione, e sarete notato nei salotti
come la personificazione della virt. E per mantenere questa bella
morale si pagano trenta milioni alla polizia e alla giustizia...  dav-
vero edificante! .

 Come , esclam la signora Vauquer, pap Goriot avrebbe
fatto fondere il suo servizio da colazione in argento dorato? .

 Non c'erano due tortorelle sul coperchio?  disse Eugenio.

 Appunto .

 Ci teneva dunque molto, pover'uomo, poich ha pianto dopo
averlo ridotto in pezzi. L'ho visto io per caso , disse Eugenio.
Ci teneva come alla sua vita , rispose la vedova.

 Vedete com' appassionato il brav'uomo!  esclam Vautrin.
 Come gli sa cavar l'anima, quella donna! .

Lo studente sal nella sua camera, e Vautrin usc. Qualche mo-
mento dopo, la signora Couture e Vittorina, salirono in una carrozza
da nolo che Silvia era andata a cercare. Poiret offr il braccio alla si-
gnorina Michonneau, e andarono tutt'e due a passeggio al  Jardin
des Plantes , approfittando delle belle ore della giornata.

 Ebbene, eccoli quasi sposati , disse la grossa Silvia,  oggi escono
per la prima volta insieme. Sono tutt'e due cos rinsecchiti che, se si
urtano, mandano scintille come la pietra sfregata sull'acciarino .

Attenzione allo scialle della signorina Michonneau! disse ri-
dendo la signora Vauquer,  attaccher come un'esca .

Alle quattro del pomeriggio, quando Goriot rientr, vide, alla
luce delle due lampade fumose, Vittorina con gli occhi arrossati. La
signora Vauquer ascoltava il racconto della inutile visita, fatta nella
mattinata al signor Taillefer, il quale, stufo di questo annuale ten-
tativo di sua figlia e di quella donna anziana, le aveva finalmente
ammesse alla sua presenza per avere con loro una spiegazione.

 Mia cara signora , diceva la signora Couture alla signora Vau-
quer,  figuratevi che non ha nemmeno fatto sedere Vittorina, che
 rimasta in piedi tutto il tempo. A me ha detto freddamente, senza
arrabbiarsi, di risparmiarci la fatica di venire da lui, poich la signo-
rina (non ha detto sua figlia) si danneggiava ai suoi occhi, importu-
nandolo (una volta all'anno, che mostro!), che ella non poteva pre-
tendere nulla, essendosi sua madre sposata senza dote; insomma ha
detto delle parole cos dure a questa povera fanciulla, da farla scop-
piare in lagrime. Vittorina allora si  gettata ai piedi del padre, e gli
ha detto, coraggiosamente, che insisteva soltanto per amor di sua
madre, che avrebbe obbedito ai suoi voleri senza protestare, ma che
lo supplicava almeno di leggere il testamento della povera defunta;
poi ha preso la lettera e gliela ha consegnata, dicendo le pi belle e
le pi sentite parole del mondo; non so proprio dove le abbia trovate,
Dio certo gliele dettava, poich la povera bambina era cos ben ispi-
rata, che io ascoltandola, piangevo a calde lagrime. E sapete che cosa
faceva quell'orribile uomo? Si tagliava le unghie! Egli ha preso la
lettera, che la povera signora Taillefer aveva inondato di lagrime, e
l'ha buttata sul caminetto dicendo: "Va bene". Ha rialzato sua
figlia, che gli prendeva le mani per baciarle, ma egli le ritrasse. Non
 forse questa una perversit? In quel momento  entrato quello sci-
munito di suo figlio, che non si  nemmeno degnato di salutare sua
sorella .

 Ma sono dunque dei mostri?  chiese pap Goriot.

 E poi , disse la signora Couture, senza fare attenzione all'escla-
mazione del buon uomo,  il padre e il figlio se ne sono andati,
salutandomi e pregandomi di scusarli, perch avevano degli affari
urgenti. Ecco il risultato della nostra visita. Almeno per egli ha
visto sua figlia, che non so davvero come possa rinnegare, quando
ella gli assomiglia come due goccie d'acqua .
I pensionanti interni ed esterni, arrivarono uno dopo l'altro, augu-
randosi il buon giorno, e scambiandosi quelle parole vuote, che for-
mano in alcuni ceti parigini, un certo spirito faceto, di cui la stupidit
 l'elemento principale, e il cui merito consiste specialmente nel gesto
o nella pronuncia. Questa specie di gergo varia continuamente, poi-
ch il motto arguto, che  di precetto, non ha mai pi di un mese di
vita. Un avvenimento politico, un processo in Corte d'Assise, una
canzonetta di strada, le frasi comiche di un attore, tutto serve a tener
viva questa gara di spiritosaggini, che consiste soprattutto nell'affer-
rare le idee e le parole come dei volani, e a rimandarseli con le rac-
chette. La recente invenzione del Diorama, che portava l'illusione
ottica a un grado pi alto del panorama, aveva diffuso in alcuni studi
di pittore, la moda di parlare in rama, specie di gergo che un giovane
pittore, frequentatore della pensione Vauquer, vi aveva introdotto.

 Ebbene, signor Poiret , disse l'impiegato al Museo,  come va
la vostra piccola saluterama? .

Poi, senza aspettare la risposta:

 Signore, avete dei dispiaceri?  chiese alla signora Couture e
a Vittorina.

 Andiamo a " dinaire? " o, esclam Orazio Bianchon, student
in medicina, abbastanza amico di Rastignac.  Il mio stomacuccio 
sceso usque ad talones .

 Fa un bel frettorama! o disse Vautrin.  Scostatevi un p, pap
Goriot! che diamine! i vostri piedi occupano tutta la bocca della
stufa .

 Illustre signor Vautrin , disse Bianchon, perch dite fretto-
rama? c' un errore, bisogna dire freddorama .

 No , disse l'impiegato del Museo,   frettorama per la regola:
" Ho fretto ai piedi " .
Ah! ah!.

 Ecco Sua Eccellenza il marchese di Rastignac, dottore in diritto
storto!  grid Bianchon, afferrando Eugenio per il collo e stringendo
cos forte da soffocarlo.  Oh! voialtri, oh! .

La signorina Michonneau entr pian piano, salut i commensali
senza parlare, e and a sedersi vicino alle tre donne.

 Mi fa sempre sussultare, quella vecchia nottola!  disse a bassa
voce Bianchon a Vautrin, designando la signorina Michonneau,  io
che studio il sistema di Gall  trovo in lei la protuberanza di
Giuda .

 Il signore l'ha conosciuto?  chiese Vautrin.

 E chi non l'ha incontrato!  rispose Bianchon.  Parola d'onore,
quella zittella bianca mi fa l'impressione di quei lunghi vermi che
finiscono per consumare una trave .

 Ecco che cos', giovanotto, disse il quarantenne, ravviandosi
le fedine:

 Et rose, elle a vcu ce que vivent les roses,
L'espace d'un matin .

Ah! ah! ecco una bella minestrarama, disse Poiret, vedendo
Cristoforo che entrava, portando con rispetto la zuppiera.

 Scusatemi, signore , disse la signora Vauquer,   una minestra
di cavoli .

Tutti i giovani scoppiarono a ridere.
Battuto, Poiret! .
Poirrrrette battuto! .

 Segnate due punti a maman Vauquer , disse Vautrin.

 Qualcuno ha osservato la nebbia di questa mattina?  disse l'im-
piegato.

 Era , disse Bianchon,  una nebbia diabolica e senza precedenti,
una nebbia lugubre, tetra, verdastra, che toglie il respiro, una nebbia
" alla Goriot " .

 Goriorama , disse il pittore,  perch non ci si vedeva un bel
niente .

 Ehi, milord Gddriotte, il tre questionne d uos! .

Seduto in fondo al tavolo, vicino alla porta dove si serviva, pap
Goriot alz il capo, annusando un pezzo di pane che era sotto il suo
tovagliolo, per una vecchia abitudine commerciale che qualche volta
ricompariva.

 Ebbene, gli grid aspramente la signora Vauquer, con una
voce che soverchi il rumore dei cucchiai, dei piatti e delle voci,  non
trovate forse il pane di vostro gradimento? .

 Al contrario, signora , rispose Goriot,   fatto con farina di
Haute-Brie, di prima qualit .

Da che cosa lo riconoscete?  gli disse Eugenio.
Dalla bianchezza e dal sapore .

 Dal sapore del naso, perch voi lo annusate , disse la sgnora
Vauquer.  Diventate cos economo, che finirete per trovare il modo
di nutrirvi annusando l'aria della cucina .

 Prendete allora un brevetto di invenzione , esclam l'impegato
al Museo,  e vi farete una bella fortuna! .

 Lasciatelo stare! fa cos per dimostrarci che  stato pastao ,
disse il pittore.

 Il vostro naso  forse fatto a torci-feccia ?  domand di nuovo
l'impiegato al Museo.

Torci come?  disse Bianchon.
Torci-ere .
Torci-collo .

Torci-mento .
Torci-naso .
Torci-budella .

 Torci-manno .

 Torci-toio .

 Torci-orama .

Queste otto risposte partirono da ogni parte della stanza, con la
rapidit di un fuoco di fila, e provocarono maggiormente il riso, in
quantoch il povero pap Goriot guardava i commensali con un'aria
stupita, come un uomo che cerca di capire una lingua straniera.
Tor... ?  disse a Vautrin che era vicino a lui.

 Tordo, vecchio mio , disse assestando una manata sul cappello
di pap Goriot, che glielo fece scendere fin sugli occhi.

Il povero vecchio, stordito da questo attacco improvviso, rimase
immobile per un momento. Cristoforo port via il piatto del buon
uomo, credendo che avesse finito la minestra; dimodoch, quando
Goriot, dopo essersi rialzato il cappello, prese il cucchiaio, lo batt sul
tavolo; tutti i commensali scoppiarono insieme in una risata.

 Signore , disse il vecchio,  siete un burlone di cattivo gusto, e
se vi permetterete di darmi ancora di queste manate sul cappello.
 Ebbene, che cosa, pap?  interruppe Vautrin.

 Ebbene, una volta o l'altra la pagherete ben cara... 

 All'inferno, non e vero?  disse il pittore.  Nel piccolo angolo
oscuro, dove si mettono i bambini cattivi .

 Ebbene, signorina , disse Vautrin a Vittorina,  voi non man-
giate. Pap s' mostrato dunque caparbio? .

 Un'infamia!  disse la signora Couture.

 Bisogna ridurlo alla ragione , disse Vautrin.

 Ma , disse Bianchon, che era vicino a Rastignac,  la signorina
potrebbe muovere causa per la questione degli alimenti, visto che
non mangia. Eh! eh! guardate pap Goriot come osserva attentamente
la signorina Vittorina .

Il vecchio dimenticava di mangiare, per contemplare la povera
fanciulla, dai cui tratti traspariva un vero dolore, il dolore della figlia
rinnegata, che ama sempre suo padre malgrado tutto.

 Mio caro , disse sottovoce Eugenio a Bianchon,  ci siamo in-
gannati sul conto di pap Goriot. Applica a lui il tuo sistema di Gall,
e dimmi che cosa ne pensi. Io l'ho visto questa notte piegare un piatto
di argento dorato, come se fosse stato della cera, e in quel momento
il suo viso esprimeva degli strani sentimenti. La sua vita mi sembra
troppo misteriosa, perch non valga la pena di essere studiata. S,
Bianchon, ridi pure, ma io non scherzo affatto .

Quest'uomo  un caso clinico , disse Bianchon,  siamo d'ac-
cordo; se egli me lo permette, lo anatomizzo .

 No, esminagli la testa .

 Ah, benissimo! forse la sua stupidit  contagiosa .

Il giorno dopo, Rastignac si vest con molta eleganza, e si rec,
verso le tre del pomeriggio, dalla signora de Restaud, abbandonan-
dosi, durante il cammino, a quelle speranze sconsiderate e pazzc,
che rendono ai giovani cos bella e piena di emozioni la vita: allora
essi non tengono conto n degli ostacoli n dei pericoli, vedono il
successo in tutto, poetizzano la loro esistenza col solo gioco della
fantasia, e diventano infelici o tristi, per lo sconvolgimento di progetti
che non vivono ancora che nei loro sfrenati desideri. Se essi non fos-
sero ignoranti e timidi, la societ non potrebbe esistere. Eugenio
camminava con mille precauzioni per non infangarsi; ma cammi-
nando, pensava a quel che avrebbe detto alla signora de Restaud,
faceva provviste di spirito, preparava dei frizzi, delle *asi argute alla
Talleyrand, supponendo piccole circostanze favorevoli alla dichiara-
zione su cui fondava il suo avvenire; ma nonostante i suoi riguardi
nel camminare, il povero studente si inzaccher malamente, e dovette
farsi pulire le scarpe e spazzolare i pantaloni al Palais-Royal.

 Se fossi ricco, diceva fra s, mentre si faceva cambiare una
moneta da cento soldi, che aveva preso con s, " in caso di disgrazia ",
 sarei andato in carrozza, e avrei potuto pensare comodamente ai
casi miei .

Finalmente arriv nella rue du Helder, e chiese della contessa de
Restaud. Con la rabbia repressa dell'uomo sicuro di trionfare in un
giorno non lontano, ricevette lo sguardo sprezzante di quelli che
l'avevano visto attraversare a piedi il cortile, senza aver sentito il
rumore d'una carrozza alla porta. Fu tanto pi sensibilc a quello
sguardo, in quanto si era gi reso conto della sua inferiorit, entrando
in quel cortile, dove scalpitava un bel cavallo, attaccato a uno di que-
gli sfarzosi  cabriolets  che ostentano il lusso d'un'esistenza dissi-
patrice, e lasciano indovinare l'abitudine a tutte le felicit parigine.
Questo bast per metterlo subito di cattivo umore, e come se i cassetti
aperti del suo cervello, che calcolava di trovare pieni di spirito, si
fossero improvvisamente chiusi, gli sembr di essere diventato di
colpo stupido. Mentre aspettava la risposta della contessa, che il ca-
meriere era andato ad avvertire, Eugenio, in piedi davanti a una vetrata
dell'anticamera, appoggi il gomito a una maniglia e guard macchi-
nalmente nel cortile. Egli trovava il tempo lungo, e se ne sarebbe
andato, se non avesse avuto quella tenacit meridionale, fonte di pro-
digi, quando segue la retta via.

 Signore , disse il cameriere,  la signora  nel suo " boudoir "
ed  molto occupata; non mi ha risposto; per, se il signore vuol
passare in sala, c' gi qualcuno .

Rastignac, pur ammirando il formidabile potere di questa gente
che, con una sola parola, accusa o giudica i loro padroni, apr risolu-
tamente l'uscio per cui era passato il cameriere, per far senza dubbio
credere a quell'insolente che egli era di casa; ma si trov sbadata-
mente in una stanza, dove c'erano delle lampade, dei vasellami, un
apparecchio per asciugare le lenzuola da bagno, stanza che comuni-
cava con un corridoio scuro, in una scala appartata. Le risa soffocate
che sent nell'anticamera, portarono al colmo la sua confusione.

 Signore , disse il cameriere, con quella falsa considerazione che
rasenta la canzonatura,  il salotto  da questa parte .

Eugenio ritorn indietro con una tal furia, che and a urtare con-
tro una vasca da bagno, ma, per fortuna, riusc a trattenere il cappello
che stava per cadervi dentro. In quel momento si apr una porta in
fondo al lungo corridoio, illuminato da una piccola lampada, e Ra-
stignac sent la voce della signora de Restaud, quella di pap Goriot,
e il rumore di un bacio. Egli entr nella camera da pranzo, la travers,
ed entr nel primo salotto, dove rimase piantato davanti alla finestra,
essendosi accorto che dava sul cortile: voleva vedere se quel pap
Goriot era veramente il  suo pap Goriot. Il cuore gli batteva
stranamente, poich ricordava le riflessioni orribili di Vautrin. Il
cameriere aspettava Eugenio all'uscio del salotto, quando ne usc ad
un tratto un giovanotto elegante, che disse con impazienza:

 Io me ne vado, Maurizio. Direte alla signora contessa che l'ho
aspettata pi di mezz'ora .

Poi, quell'impertinente, che aveva senza dubbio il diritto di esser
tale, canterellando un'aria italiana, si diresse verso la finestra dove
stava di guardia Eugenio, sia per vedere la faccia dello studente, che
per dare un'occhiata nel cortile.

 Sarebbe meglio che il signor conte aspettasse ancora un momento,
la signora ha finito , disse Maurizio ritornando nell'anticamera.

In quel momento, pap Goriot sbucava da una scaletta, vicino al
portone. Il buon uomo diede di piglio all'ombrello e si disponeva ad
aprirlo, senza fare attenzione che il portone si era aperto, per lasciar
passare un giovanotto col nastrino all'occhiello, che guidava un
tilbury . Pap Goriot ebbe appena il tempo di scansarsi per non es-
sere travolto. La seta dell'ombrello aveva spaventato il cavallo che,
con un leggero scarto, si precipit verso la scalinata. Il giovanotto volse
il capo con aria corrucciata, lanci uno sguardo a pap Goriot, e
prima che questi uscisse, gli fece un saluto che esprimeva il rispetto
obbligato che si accorda agli usurai di cui si ha bisogno, o il riguardo
necessario tributato a un uomo corrotto, di cui pi tardi ci si vergogna.
Pap Goriot rispose con un leggero saluto amichevole, pieno di bona-
riet. Questi fatti avvennero con la rapidit del lampo. Eugenio,
troppo assorto per accorgersi che non era solo, sent d'un tratto la
voce della contessa:

 Ah, Massimo, stavate andandovene?  disse con un tono di
rimprovero commisto a un leggero dispetto.
La contessa non si era accorta dell'arrivo del tilbury. Rastignac si
volt bruscamente, e vide la contessa, che indossava una graziosa
vestaglia di cachemire bianco, guarnito di nastri rosa; ella era accon-
ciata con negligenza come usano le donne di Parigi alla mattina. Il
suo profumo imbalsamava l'aria, aveva senza dubbio preso un bagno
e la sua bellezza che ne era, per cos dire, ammorbidita, sembrava
ancora pi voluttuosa, e i suoi occhi erano umidi. Lo sguardo dei
giovani sa vedere ogni cosa: il loro spirito si fonde con le irradiazioni
della donna, come una pianta assorbe, nell'aria, le sostanze che le
sono omogenee; Eugenio sent la freschezza che emanava dalle mani
di quella donna, senza aver bisogno di toccarle. Vedeva, attraverso il
cachemire, il colore rosato del seno che la vestaglia, leggermente soc-
chiusa, lasciava a tratti scoperto, e su cui il suo sguardo indugiava
avidamente. Gli espedienti del busto non erano necessari alla contessa,
una sola cintura segnava la vita flessuosa, il collo invitava all'amore
nelle pantofole i piedi apparivano quanto mai leggiadri. Solo quando
Massimo le prese la mano per baciarla, Eugenio si accorse di lui, e
la contessa si accorse di Eugenio.

 Ah, siete voi, signor de Rastignac!  esclam.  Sono ben con-
tenta di vedervi... .

Ella pronunci questa frase menzognera, con l'accento di chi 
abituato ad obbedire alle leggi mondane. Massimo guardava alter-
nativamente Eugenio e la contessa, in un modo assai espressivo, come
per togliere di mezzo l'intruso.

 Ah, mia cara, spero bene che lo metterai alla porta! .

Questo era il significato chiaro e lampante degli sguardi del gio-
vane impertinente e superbo, che la contessa Anastasia aveva chiamato
Massimo, e del quale ella consultava il viso, con quell'espressione
sottomessa, che rivela tutti i segreti di una donna, senza ch'ella se ne
renda conto.

Rastignac risent un violento odio per quel giovanotto; per prima
cosa, i bei capelli biondi e ondulati di Massimo gli fecero apparire
bruttissimi i suoi; Massimo poi aveva delle scarpe eleganti e pulite,
mentre le sue malgrado i riguardi che aveva avuto nel camminare,
avevano preso una leggera tinta di fango; infine, Massimo portava
una redingote che gli disegnava elegantemente la vita e lo faceva
quasi assomigliare a una bella donna, mentre Eugenio, alle due e
mezzo del pomeriggio, indossava un abito nero. L'intelligente ragazzo
della Charente si rese conto della superiorit che l'abbigliamento
conferiva a quel bellimbusto, alto e slanciato, dagli occhi chiari, dalla
carnagione pallida, uno di quegli uomini capaci di far del male a
un orfanello.

La signora de Restaud, senza aspettare la risposta di Eugenio,
fugg rapidamente nell'altro salotto, lasciando svolazzare i lembi della
vestaglia, che si alzavano e si abbassavano, dandole l'aspetto di una
farfalla. Massimo la segu; Eugenio, furibondo, segu Massimo e la
contessa. I tre personaggi si trovarono l'uno di fronte all'altro, al-
l'altezza del camino, in mezzo al salotto. Lo studente sapeva benis-
simo che avrebbe dato noia a quell'antipatico Massimo; ma, anche
a rischio di disgustare la signora de Restaud, voleva far dispetto a
quel bellimbusto.

A un tratto, gli sovvenne di aver visto il giovanotto al ballo della
signora de Beausant, e indovin ci che doveva essere Massimo per
la signora de Restaud; con la baldanza giovanile che fa commettere
le pi grandi sciocchezze o ottenere i pi grandi successi, disse fra
s:  Quello  il mio rivale e voglio riuscire a trionfare su di lui o.
Quale imprudenza! Egli ignorava che il conte Massimo si lasciava
insultare, sparava per primo e uccideva il suo uomo. Eugenio era un
provetto cacciatore, ma non era ancora riuscito a colpire al bersaglio
venti fantocci su ventidue. Il giovane conte si lasci cadere in una
poltrona vicino al fuoco, afferr le molle e attizz il fuoco del cami-
netto, con un gesto cos furioso e sgarbato, che il bel viso di Anastasia
si rattrist di colpo. La giovane donna si volse verso Eugenio e gli
lanci uno di quegli sguardi freddi e interrogativi che esprimono
cos bene:  Perch non ve ne andate?  che le persone bene educate
sanno subito trovare quelle frasi che si dovrebbero chiamare frasi di
commiato.

Eugenio assunse un tono amabile e disse:

 Signora, avevo premura di vedervi per... . Ma tacque di botto:
una porta si apr e il signore che guidava il tilbury, apparve improvvi-
samente, senza cappello e, senza salutare la contessa, fiss Eugenio con
aria sospettosa, e tese la mano a Massimo dicendogli:  Buon giorno ,
con un'espressione paterna che sorprese stranamente Eugenio. La
gente di provincia ignora come  dolce la vita a tre.

 Il signor de Restaud , disse la contessa allo studente, indican-
dogli il marito. Eugenio si inchin profondamente.

 Il signore , continu presentando Eugenio al conte de Restaud,
  il signor di Rastignac, parente della viscontessa de Beausant per
parte dei Marcillac, che ho avuto il piacere di incontrare al suo ultimo
ballo .

Parente della signora de Beausant per parte dei Marcillac! queste
parole, che la contessa pronunci con una certa enfasi, per quella
specie di orgoglio che prova una padrona di casa nel far vedere che
non riceve che persone distinte, produssero un magico effetto: il conte
abbandon quell'aria freddamente cerimoniosa e salut lo studente.

 Molto lieto di fare la vostra conoscenza! .

Persino il conte Massimo de Trailles, lanci su Eugenio uno
sguardo inquieto, e abbandon di colpo la sua aria impertinente. Que-
sto colpo di bacchetta magica, dovuto all'autorevole intervento di un
nome, apr cento compartimenti nel cervello del meridionale e gli
restitu lo spirito che aveva messo in serbo. Un'improvvisa luce gli
fece veder chiaro nell'ambiente del gran mondo parigino, ancora
assai oscuro per lui. La casa Vauquer, pap Goriot, erano allora ben
lontani dalla sua mente.

 Credevo che il nome dei Marcillac fosse estinto , disse il conte
de Restaud a Eugenio.

 S , rispose Eugenio, il mio prozio, cavaliere de Rastignac,
ha sposato l'ereditiera della famiglia de Marcillac. Egli non ebbe che
una figlia, che ha sposato il maresciallo de Clarimbault, avo materno
della signora de Beausant. Noi siamo il ramo cadetto, ramo tanto
pi povero, in quanto il mio prozio, vice ammiraglio, ha perduto tutto
al servizio del re: il governo rivoluzionario non ha voluto riconoscere
i nostri crediti, nella liquidazione della Compagnia delle Indie .

 Il vostro signor prozio non comandava forse "le Vengeur",
prima del 1789? .

Precisamente .

 Allora, avr conosciuto mio nonno che comandava " le War-
wick " .

Massimo alz lievemente le spalle, guardando la signora de Re-
staud con l'aria di dire:  Se si mette a parlare di marina con quello
I, siamo perduti! .
Anastasia cap a volo lo sguardo del signor de Trailles, e con quel-
l' ammirevole dominio di s che possiedono le donne, disse sorridendo:

 Venite, Massimo, ho qualche cosa da chiedervi. Signori, vi
lasciamo navigare insieme sul " Warwick " e sul " Vengeur " .

Si alz, e fece un cenno pieno di scherzosi sottintesi a Massimo,
che si diresse con lei verso il  boudoir . Non appena la coppia mor-
ganatica, graziosa espressione tedesca che non ha in francese la cor-
rispondente, ebbe raggiunta la porta, il conte interruppe la conver-
sazione con Eugenio.

 Anastasia! rimanete dunque, mia cara , esclam di cattivo
umore,  sapete bene che... .

 Vengo, vengo , interruppe lei,  non mi occorre che un mo-
mento per fare a Massimo una commissione... .

Infatti ritorn subito; come tutte le donne che, obbligate a secon-
dare il carattere dei rispettivi mariti per potersi comportare a loro ca-
priccio, sanno benissimo rendersi conto fin dove possono arrivare per
non perdere una preziosa fiducia, e che non vogliono mai urtarli nelle
piccole cose della vita, la contessa si era accorta, dall'inflessione della
voce del conte, che non sarebbe stato prudente fermarsi a lungo nel
boudoir. Questo contrattempo era dovuto a Eugenio: per cui la con-
tessa, con un gesto pieno di dispetto, accenn Eugenio a Massimo, che
disse con un accento molto ironico al conte, alla moglie e a Eugenio:

 Sentite, voi dovete parlarvi, non voglio disturbarvi, addio! .

E se ne and.

 Resta pure, Massimo!  esclam il conte.

 Venite a pranzo , disse la contessa, che lasciando ancora una
volta soli Eugenio e il conte, segu Massimo nel primo salotto, dove
rimasero abbastanza a lungo insieme, per dar modo al signor de
Restaud di congedare Eugenio.

Rastignac li sentiva, ora ridere forte, ora parlare, ora tacere; ma
il maligno studentello faceva dello spirito col signor de Restaud, l' adu-
lava o lo trascinava in discussioni, per poter rivedere la contessa, e
sapere quali erano i suoi rapporti con pap Goriot. Quella donna,
palesemente innamorata di Massimo, amante di suo marito, legata
segretamente al vecchio pastaio, gli sembrava un gran mistero; egli
voleva riuscire a scoprirlo, sperava in tal modo di poter poi regnare
sovrano nel cuore di quella donna, cos supremamente parigina.

 Anastasia!  chiam nuovamente il conte.

 Andiamo, mio povero Massimo , ella disse al giovanotto,  bi-
sogna rassegnarsi: a questa sera... .

 Spero, " Nasie " , le disse egli all'orecchio,  che darete ordine
di non lasciare entrare in casa vostra quel giovanottino, i cui occhi
splendevano come carboni accesi quando la vostra vestaglia si soc-
chiudeva. Vi farebbe certamente delle dichiarazioni, vi compromet-
terebbe, e mi obblighereste cos ad ucciderlo .

 Siete pazzo, Massimo?  disse la contessa.  Questi studentelli
non sono forse invece dei parafulmini eccellenti? Lo far certo pren-
dere in uggia da Restaud .

Massimo scoppi a ridere, e usc seguto dalla contessa, che si mise
alla finestra per vederlo mentre saliva in carrozza, e faceva scalpitare
il cavallo con una frustata. Ella non ritorn che quando il portone si
richiuse.

 Ascoltate dunque , le grid il conte quando ella rientr,  mia
cara, le terre in cui abita la famiglia del signore, non sono lontane da
Verteuil, sulla Charente. Il suo prozio e mio nonno si conoscevano .

 Molto lieta di trovarmi fra conoscenti!  disse distrattamente la
contessa.

 Pi di quel che credete , disse a bassa voce Eugenio.
Come?  ella disse con vivacit.

 Ma , continu lo studente,  ho visto poco fa uscire da casa
vostra un signore, col quale abito porta a porta nella stessa pensione,
pap Goriot .

Sentendo quel nome, con l'aggiunta del vezzeggiativo pap, il
conte, che stava attizzando il fuoco, gett le molle del caminetto, come
se si fosse scottato le mani, e si alz.

 Signore, avreste potuto dire il " signor Goriot " , esclam.

La contessa, accorgendosi dell'irritazione del marito, dapprima
impallid, poi arross, e si sent evidentemente imbarazzata, poich
rispose, con una voce che cerc di rendere naturale, e con un'espres-
sione che voleva apparire disinvolta:

 Non  possibile conoscere qualcuno che... ci sia pi caro .

S'interruppe, diede un'occhiata al pianoforte, come se risvegliasse
in lei qualche idea capricciosa, e disse:

 Vi piace la musica, signore? .

 Molto , rispose arrossendo Eugenio, tutto confuso per la vaga
impressione di aver commesso qualche grossa sciocchezza.

 Cantate?  esclam la contessa, mettendosi al pianoforte, di cui
fece vibrare energicamente tutti i tasti, scorrendoli con le dita, dal-
l'ultimo fino al fa pi alto. Rrrrah!

 No, signora .

Il conte de Restaud passeggiava in su e in gi.

 Peccato! vi siete privato di un gran mezzo di successo. Ca-a-ro,
ca-a-aro, ca-a-a-a-ro, non du-bi-ta-re , cant la contessa.

Pronunciando il nome di pap Goriot, Eugenio aveva dato un
altro colpo di bacchetta magica, il cui effetto fu per inverso di quello
ottenuto con le parole: parente della signora de Beausant. Si trovava
nella situazione di un uomo, introdotto per favore nella casa di un
collezionista di cose rare e che, urtando per disattenzione un armadio
adorno di figure scolpite, fa cadere tre o quattro teste malamente
incollate. Avrebbe voluto sprofondare. Il volto della signora de Re-
staud era duro, freddo, e gli occhi, divenuti indifferenti, sfuggivano
quelli del malcapitato studente.

 Signora , disse,  forse voi dovete discorrere col signor de Re-
staud, vogliate gradire i miei rispetti e permettermi... .

 Ogni volta che verrete , disse precipitosamente la contessa,
interrompendo con un gesto Eugenio,  farete certamente il pi vivo
piacere al signor de Restaud e a me .

Eugenio salut la coppia, inchinandosi profondamente, e usc,
seguto dal signor de Restaud, che malgrado le sue proteste, volle
accompagnarlo fino nell'anticamera.

 Ogni volta che il signore si presenter , disse il conte a Mauri-
zio,  n la signora n io saremo mai in casa .

Quando Eugenio pos piede nel vestibolo, si accorse che pioveva.

 Suvvia , disse Eugenio fra s,  sono venuto a fare una figu-
raccia di cui ignoro la causa e le conseguenze, e per di pi roviner
il vestito e il cappello. Sarebbe meglio che rimanessi nel mio guscio
a sgobbare sui libri di legge, e non pensare ad altro che a diventare
un rigido magistrato. Posso forse andare nel gran mondo quando,
per destreggiarsi convenientemente, ci vogliono cabriolets, scarpe lu-
cide, mille cose indispensabili, catene d'oro, guanti bianchi di daino
da sei franchi per il mattino, e guanti gialli per la sera? Vecchio
briccone d'un pap Goriot, v! .

Quando si trov sotto il portone d'ingresso, il cocchiere di una
carrozza di affitto, che tornava senza dubbio dall'aver accompagnato
una coppia di sposi novelli, e che non domandava di meglio che ru-
bare qualche corsa di contrabbando al suo padrone, fece un cenno a
Eugenio, vedendolo senza ombrello, in abito nero, gilet bianco, guanti
gialli e scarpe lucide. Eugenio era in preda`a una di quelle sorde
rabbie che spingono un giovane a sprofondare sempre pi nell'abisso
in cui  caduto, come se sperasse di trovarvi una via di uscita. Fece
un cenno affermativo al cocchiere, sal in carrozza, dove erano rimasti
alcuni piccoli boccioli di fiori d'arancio e qualche filo intrecciato d'oro
e d'argento, che attestavano la recente presenza degli sposi.

 Dove vuole andare, signore?  domand il cocchiere, che si era
gi tolti i guanti bianchi.

 Perdinci!  disse Eugenio fra s;  giacch affondo, che almeno
questo mi serva a qualche cosa! Andate al palazzo de Beausant,
soggiunse ad alta voce.

 Quale?  chiese il cocchiere.

Questa parola sublime confuse Eugenio.

Questo elegante sconosciuto ignorava che c'erano due palazzi de
Beausant, e non sapeva quant'era ricco di parenti che non si cura-
vano di lui.

 Il visconte de Beausant, rue... .

 De Grenelle , disse il cocchiere, scuotendo il capo e interrom-
pendolo.  Perch, vedete, c' anche il palazzo del conte e del mar-
chese de Beausant, rue Saint-Dominique , aggiunse, abbassando il
predellino della carrozza.

 Lo so benissimo , rispose Eugenio in tono asciutto,  oggi tutti
quanti mi prendono in giro!  disse gettando il cappello sui cuscini.
o Questa  una scappatella che mi coster quanto il riscatto di un re.
Ma, almeno, vado a far visita alla mia sedicente cugina, in maniera
veramente aristocratica. Quel vecchio manigoldo d'un pap Goriot
mi costa gi almeno dieci franchi! Voglio davvero raccontare la mia
avventura alla signora de Beausant: chiss che non riesca a farla ri-
dere. Ella sapr certamente il mistero dei rapporti criminali di quel
vecchio topo senza coda con quella bella donna.  meglio piacere a mia
cugina, che urtarmi contro quella donna immorale, che mi fa l'impres-
sione di costare anche parecchio. Se il nome della bella viscontessa 
cos importante, quale valore avr dunque la sua persona? Bisogna
sempre tendere verso l'alto. Quando si aspira a qualche cosa nel cielo,
 meglio mirare a Dio! .

Queste parole riassumono brevemente i mille pensieri fra i quali
egli si dibatteva. Vedendo cadere la pioggia, riprese un p di calma
e di sicurezza; egli pens che, se sperperava due delle preziose monete
da cento soldi che gli restavano, esse avrebbero servito, per fortuna,
a risparmiare l'abito, le scarpe e il cappello. In quel momento sent,
non senza un moto di soddisfazione, il cocchiere che gridava:  Aprite
la porta, per favore .

Uno svizzero in rosso e oro, fece cigolare sui cardini il portone del
palazzo, e Rastignac vide con gran soddisfazione, la carrozza passare
sotto il porticato, girare nel cortile e fermarsi sotto la tettoia a vetri
della scalinata. Il cocchiere dal grosso pastrano azzurro bordato di
rosso, abbass il predellino, ed Eugenio scendendo dalla carrozza, ud
delle risa soffocate che venivano da sotto il peristilio. Tre o quattro
domestici avevano gi fatto i loro commenti ironici su quella dozzi-
nale carrozza da sposi; lo studente cap la ragione del loro riso, nel
momento in cui paragon la sua carrozza a uno dei pi eleganti
cops di Parigi, tirato da due focosi cavalli, bardati con delle rose
all'orecchio, che mordevano il freno e che un cocchiere incipriato, con
la cravatta ben messa, tratteneva per la briglia, come se avessero voluto
scappare. Alla Chausse d'Antin, nel cortile della signora de Restaud,
faceva bella mostra l'elegante cabriolet del giovane di ventisei anni;
al faubourg Saint-Germain, stazionava, con lo sfarzo di un gran
signore, un equipaggio che trentamila franchi non sarebbero bastati
a pagare.

 Chi ci sar mai?  disse fra s Eugenio, che capiva un p tardi
che ci dovevano essere a Parigi ben poche donne che non fossero
impegnate, e che la conquista di una di queste regine costava pi del
proprio sangue.  Che diamine! anche mia cugina avr senza dubbio
il suo Massimo .

Sal lo scalone con la morte nel cuore; al suo apparire la porta
vetrata si apr, e si trov davanti i servi seri come ciuchi sotto la stri-
glia. La festa da ballo, a cui egli era intervenuto, si era svolta nei
grandi saloni di ricevimento al pianterreno del palazzo de Beausant.
Non avendo avuto il tempo, fra l'invito e il ballo, di fare una visita
a sua cugina, egli non era quindi ancora entrato negli appartamenti
della signora de Beausant: stava dunque per vedere per la prima
volta le meraviglie di quell'eleganza personale, che rivela l'anima e i
costumi di una donna di gran classe. Questo studio era tanto pi
interessante per lui, in quanto il salotto della signora de Restaud gli
forniva un termine di paragone. Alle quattro e mezza, la viscontessa
era visibile, cinque minuti prima, non avrebbe ricevuto il cugino.
Eugenio, che non conosceva nessuno dei diversi cerimoniali parigini,
fu accompagnato su per una grande scalinata, dal fondo bianco,
adorna di fiori, con la balaustra dorata e il tappeto rosso, alla presenza
della signora di Beausant, di cui egli ignorava la biografia che se ne
faceva a voce, uno di quei pettegolezzi che si raccontano tutte le sere
nei salotti di Parigi, con le inevitabili variazioni subte nel passare di
bocca in bocca.

La viscontessa era in relazione da tre anni con uno dei pi noti
c ricchi signori portoghesi, il marchese d'Ajuda-Pinto. Era uno di
quei legami innocenti che hanno tanta attrattiva per le persone in
causa, da non poter sopportare la presenza di nessun terzo. Tant',
che il visconte de Beausant aveva dato egli stesso l'esempio al pub-
blico, rispettando, per amore o per forza, quest'unione morganatica.
Le persone che, ai primi tempi di quest'amicizia, venivano alle due
a trovare la viscontessa, vi trovavano il marchese d'Ajuda-Pinto. La
signora de Beausant, non potendo chiudere la porta in faccia a nes-
suno, cosa che sarebbe stata assai sconveniente, riceveva cos fredda-
mente i visitatori, e fissava con tanta insistenza la chiambrana della
porta, che ognuno capiva d'essere di troppo. Quando a Parigi si seppe
che si importunava la signora de Beausant venendo a trovarla fra
le due e le quattro del pomeriggio, ella fu lasciata, in quelle ore, nella
solitudine pi assoluta. Ella andava  Aux Bouffons  o all'Opera
insieme al signor de Beausant e al signor Ajuda-Pinto, ma, da
uomo che sa vivere, il marito lasciava sempre soli la moglie e il Por-
toghese dopo averli accompagnati. Il signor Ajuda-Pinto doveva
sposarsi con una signorina de Rochefide-Charot, ma in tutto il gran
mondo, una sola persona ignorava ancora i progetti di quel matri-
monio, e questa persona era la signora de Beausant. Alcune amiche
glie ne avevano parlato in modo vago, ma ella ne aveva riso, credendo
che esse volessero turbare un'invidiata felicit. Frattanto le pubblica-
zioni di matrimonio stavano per essere fatte. Il bel Portoghese, che
era venuto per annunciare il suo matrimonio alla viscontessa, non
aveva osato dirle nemmeno una parola. Perch? Senza dubbio non
c' cosa pi difficile che far conoscere a una donna un simile ultima-
tum. Certi uomini preferiscono scendere sul terreno per un duello,
di fronte a un uomo che li minaccia al cuore con una spada, piuttosto
che trovarsi in presenza di una donna che, dopo aver dato sfogo alle
sue lamentazioni per due ore, fa finta di svenire e ha bisogno dei sali.
In quel momento, il signor d'Ajuda-Pinto stava sulle spine, e voleva
andarsene, pensando che la signora de Beausant avrebbe saputo pi
tardi la notizia; le avrebbe scritto, giacch sarebbe stato pi comodo
trattare questo galante assassinio per iscritto che a viva voce. Quando
il cameriere della viscontessa annunci Eugenio de Rastignac, fece
esultare di gioia il marchese d'Ajuda-Pinto. Ora, sappiatelo bene, una
donna che ama,  pi accorta ancora a crearsi dei dubbi, di quel che
sia abile nel variare il piacere, e quando  sul punto di essere abban-
donata, indovina il significato di un gesto, con maggior rapidit del
destriero di Virgilio nel fiutare i lontani corpuscoli che gli annun-
ciano l'amore. Bisogna dunque capire che la signora de Beausant
sorprese quell'involontario sussulto, appena percettibile, ma inconscia-
mente spaventoso. Eugenio ignorava che non si deve mai presentarsi
in casa di nessuno a Parigi, senza farsi prima raccontare dagli amici
la storia del marito, della moglie o dei figli, per non commettere
nessuna di quelle balordaggini di cui gli Irlandesi dicono a chi gli
capitano:  Vous avez fatt un taureau!   e di cui in Polonia si
dice pittorescamente:  Atteler cinq boeufs  totre char!  senza
dubbio per trarvi fuori dal ginepraio in cui vi siete cacciato. Se in
Francia non s' ancora trovato un nome a questi incidenti della con-
versazione,  perch si suppone senza dubbio che vi siano impossibili,
data l'enorme pubblicit che vi ottiene la maldicenza.

Dopo aver fatto son taureau in casa della signora de Restaud, che
non gli aveva nemmeno lasciato il tempo di atteler les cinq boeufs
 son char , solo Eugenio poteva essere capace di ricominciare il suo
mestiere di bouffier presentandosi in casa della signora de Beau-
Fesant. Ma, se prima aveva urtato terribilmente la signora de Restaud
e il signor de Trailles, ora cavava d'impiccio il signor d'Ajuda.

 Addio!  disse il Portoghese, affrettandosi a raggiungere la
porta, quando Eugenio entr in un salottino civettuolo, grigio e rosa,
dove il lusso non pareva che eleganza, tant'era raffinato.

 A questa sera, dunque , disse la signora de Beausant, volgendo
il capo verso il marchese e lanciandogli uno sguardo.  Non dovevamo
andare " aux Bouffons? " .

 Non posso venire , egli disse, afferrando la maniglia dell'uscio.

La signora de Beausant si alz, lo richiam, senza fare la minima
attenzione a Eugenio che, in piedi, sbalordito dallo scintillo di quella
meravigliosa ricchezza, credeva alla realt delle novelle arabe, e non
sapeva dove cacciarsi, trovandosi in presenza di quella donna, senza
essere notato da lei. La viscontessa aveva alzato l'indice della mano
destra, e, con un grazioso gesto, indicava al marchese un posto di
fronte a lei. C'era in quel gesto un tale impeto di collera e una cos
violenta passione, che il marchese abbandon la maniglia dell'uscio
e ritorn sui suoi passi. Eugenio lo guard non senza invidia.

 Eccolo , pens,  l'uomo dal coup! Bisogna dunque possedere
cavalli focosi, livree e fiumi d'oro per ottenere lo sguardo di una
donna di Parigi? .

Il dmone del lusso gli addent il cuore, la febbre del guadagno
si impadron di lui; la sete dell'oro gli asciug la gola. Egli aveva
centotrenta franchi per trimestre: suo padre, sua madre, le sorelle, la
zia, non spendevano, fra tutti, duecento franchi al mese. Questo ra-
pido confronto fra la sua situazione presente e la mta a cui doveva
giungere, contribu a riempirlo di stupore.

Perch, disse sorridendo la viscontessa al Portoghese, non
potete venire "aux Bouffons"? .
o Ho degli impegni: pranzo dall'Ambasciatore d'Inghilterra .

 E voi vi disimpegnerete! .

Quando un uomo tradisce,  inevitabilmente obbligato ad accumu-
lare una menzogna sull'altra. Il signor d'Ajuda-Pinto disse ridendo:

 Lo esigete? .

 Certamente .

 Ecco quello che volevo farmi dire!  rispose, gettandole uno di
quegli sguardi penetranti che avrebbero rassicurato qualunque altra
donna.

Egli prese la mano della viscontessa, la baci e si conged.

Eugenio si pass una mano sui capelli e si prepar a salutare,
credendo che la signora de Beausant si decidesse a occuparsi di lui;
improvvisamente ella si slancia a precipizio nel corridoio, corre alla
finestra e osserva il signor d'Ajuda che sale in carrozza: tende
l'orecchio agli ordini, e sente il chasseur che li ripete al cocchiere

 Dal signor de Rochefide .

Queste parole e il modo con cui il signor d'Ajuda si gett nella
carrozza, furono il lampo e il fulmine per quella donna, che ritorn
sui suoi passi in preda a mortali timori. Non sono che queste le orri-
bili catastrofi che possono succedere nel gran mondo. La viscontessa
entr in camera da letto, si mise al tavolino e prese un elegante fo-
glio di carta da lettera:

Dal momento , ella scrisse,  che pranzate dai Rochefide e non
all'ambasciata inglese, mi dovete una spiegazione: vi aspetto .

Dopo avere corretto alcune lettere, alterate dal tremito convulso
della sua mano, vi oppose una C, che significava:  Clara de Bour-
gogne , e suon il campanello.

 Jacques , disse al cameriere subito accorso,  alle sette e mezzo
andrete dal signor de Rochefide, dove chiederete del signor d'Ajuda.

Se il signor Marchese c', gli farete consegnare questo biglietto, senza
aspettare risposta; se egli non ci fosse, ritornerete qui e mi riporterete
la lettera .

 Signora Viscontessa, c' qualcuno in salotto .

 Ah,  vero!  ella disse, aprendo la porta.

Eugenio cominciava a sentirsi a disagio: finalmente vide la vi-
scontessa, che gli disse con un tono, la cui emozione lo turb fino
in fondo al cuore.

 Scusate, signore, dovevo scrivere due righe, ora sono a vostra
disposizione .

Ella non sapeva ci che si diceva, poich questo era il suo pen-
siero:  Ah, egli vuol sposare la signorina de Rochefide! Ma  forse
libero? Questa sera quel matrimonio andr a monte, se no io... io...
ma domani non se ne parler pi... .

 Cugina mia... , rispose Eugenio.

 Eh?  fece la viscontessa lanciandogli uno sguardo, la cui arro-
ganza gli agghiacci il cuore.

Eugenio aveva capito il significato di quel  eh ? . In tre ore
aveva imparato tante cose che stava ormai sul  chi va l .

 Signora... , rispose arrossendo.

Esit un momento, poi continu:

 Scusatemi, ma ho tanto bisogno di protezione, che un legame
di parentela non avrebbe guastato nulla .

La signora de Beausant sorrise, ma con tristezza: sentiva gi la
minaccia della sventura che aleggiava intorno a s.

Se conosceste le condizioni in cui si trova la mia famiglia ,
continu, vi piacerebbe recitare la parte di quelle fate benefiche che
si compiacciono di rimuovere gli ostacoli dai cammino dei loro pro-
tetti .
Ebbene, cugino mio, ella disse ridendo, in che cosa posso
esservi utile? .

 Lo so io forse? Appartenere a voi, per mezzo di un legame di
parentela che si perde nell'ombra, rappresenta gi per me una fortuna.
Mi avete turbato, non so pi che cosa volevo dirvi. Voi siete la sola
persona che io conosca a Parigi... Ah, volevo chiedervi se mi volete
accogliere come si accoglie un povero ragazzo che desidera stare
attaccato alle vostre gonne, e che sarebbe capace di morire per voi .

 Uccidereste qualcuno per me?... .

Ne ucciderei due!  disse Eugenio.

 Ragazzo! S, siete un ragazzo , disse, reprimendo le lagrime.
 Voi s, che amereste sinceramente! .

 Oh!  disse Eugenio crollando il capo.

La viscontessa s'interess vivamente allo studente per la sua am-
biziosa risposta. Il meridionale era alle sue prime astuzie. Fra il bou-
doir azzurro della signora de Restaud e il salotto rosa della signora
de Beausant, aveva fatto tre anni di quel Diritto Parigino, di cui non
si parla, bench costituisca un'alta giurisprudenza sociale che, impa-
rata a dovere e messa bene in pratica, fa riuscire in tutto.

 Ah, ci sono!  disse Eugenio.  Al vostro ballo avevo notato
la signora de Restaud; sono stato da lei stamattina .

 L'avrete certo importunata , disse sorridendo la viscontessa.

 Oh, s, sono un ignorante che finir per mettersi contro tutti, se
mi rifiutate il vostro aiuto. Credo che sia assai difficile trovare in
Parigi una donna giovane, bella, ricca, elegante, che non sia impe-
gnata, e ho bisogno che una di esse mi insegni quello che voi donne
sapete cos bene spiegare: la vita. 
Venivo quindi da voi per chiedervi la spiegazione di un
enigma, e pregarvi di dirmi di che genere  la sciocchezza che ho
commesso: ho parlato di un pap... .

La signora duchessa de Langeais , disse Jacques, troncando la pa-
rola allo studente, che fece il gesto di un uomo vivamente contrariato.
 Se volete riuscire , disse la viscontessa a bassa voce,  per prima
cosa non dovete manifestare in questo modo i vostri sentimenti .

 Eh, buongiorno, mia cara!  riprese la viscontessa, alzandosi per
andare incontro alla duchessa, di cui strinse le mani con la tenera
effusione che avrebbe dimostrato per una sorella, e alla quale la
duchessa rispose con i pi leziosi complimenti.

Ecco due buone amiche! disse fra s Rastignac. Avr in
loro due protettrici; queste donne devono avere i medesimi affetti,
e questa signora si interesser senza dubbio di me .

 A quale gentile pensiero debbo la fortuna di vedervi, mia cara
Antonietta?  disse la signora de Beausant.

 Ma, ho visto entrare il signor d'Ajuda-Pinto nella casa del signor
de Rochefide, e ho pensato quindi che eravate sola .

La signora de Beausant, non si morse le labbra, non arross, il
suo sguardo non mut, la sua- fronte sembr rasserenarsi mentre la
duchessa pronunciava queste parole funeste.

 Se avessi saputo che eravate occupata... , soggiunse la duchessa
volgendosi verso Eugenio.

 Il signore  Eugenio de Rastignac, mio cugino , disse la viscon-
tessa.  Avete notizie del generale de Montriveau?  ella disse.  S-
rizy mi ha detto ieri che non lo si vedeva pi:  stato da voi oggi? .

La duchessa, che si diceva fosse stata abbandonata dal signor de
Montriveau, di cui era follemente innamorata, si sent punta al cuore
da questa domanda, e rispose arrossendo:

 Egli era all" Elyse "  .
Di servizio?  chiese la signora de Beausant.

 Clara, sapete certamente , riprese la duchessa, sprizzando dagli
occhi lampi di malignit,  che domani si faranno le pubblicazioni di
matrimonio del signor d'Ajuda-Pinto e della signorina de Rochefide ?  .

Il colpo era troppo violento; la viscontessa impallid e rispose sor-
ridendo: uno di quei pettegolezzi che divertono i gonzi. Perch mai
il signor d'Ajuda-Pinto porterebbe ai Rochefide uno dei pi bei nomi
del Portogallo? I Rochefide sono dei nobili di fresca data .
Ma Berta metter insieme, si dice, duecentomila lire di rendita.
Il signor d'Ajuda-Pinto  troppo ricco per fare simili calcoli .

 Ma, mia cara, la signorina de Rochefide  incantevole .
 Ah! .

 E poi, egli oggi pranza da loro e il contratto  gi firmato; mi
stupisce stranamente che voi siate cos poco al corrente .

 ...Quale sciocchezza avete dunque commesso, signore?  disse
la signora de Beausant, rivolgendosi a Eugenio.  Questo povero
ragazzo  stato gettato nel mondo cos di fresco, che non capisce
nulla di quello che diciamo, mia cara Antonietta. Siate buona verso
di lui, rimandiamo a domani questi discorsi. Domani, sapete, la no-
tizia sar ufficiale, e voi potrete essere ufficiosa con assoluta certezza .

La duchessa volse a Eugenio uno di quegli sguardi insolenti che
squadrano un uomo da capo a piedi, lo schiacciano e lo annientano.

 Signora, io, senza saperlo, ho immerso un pugnale nel cuore
della signora de Restaud. Senza saperlo, ecco la mia colpa , disse lo
studente, che il suo spirito aveva abbastanza ben aiutato, e che aveva
sentito gli aculei mordaci nascosti sotto le frasi affettuose delle due
donne.  Voi continuate a frequentare, e forse temete, le persone che
sono conscie del male che fanno, mentre colui che ferisce, ignorando
la profondit della ferita,  considerato uno sciocco, un maldestro
che non sa approfittare di nulla, ed  disprezzato da tutti .

La signora de Beausant volse allo studente uno di quegli sguardi
struggenti in cui le anime grandi sanno infondere riconoscenza e
dignit insieme. Questo sguardo fu come un balsamo che len la
piaga che era stata poco prima aperta nel cuore dello studente, dal-
l' occhiata con cui la duchessa l'aveva squadrato, occhiata degna di
un ufficiale estimatore.

 Figuratevi che ero riuscito , continu Eugenio,  ad acquistarmi
la benevolenza del conte de Restaud, giacch , disse, volgendosi verso
la duchessa con espressione umile e maliziosa ad un tempo,  devo
dirvi, signora, che non sono ancora che un povero diavolo di stu-
dente, molto solo e molto povero... .

 Non dite questo, signor de Rastignac; noi donne non vogliamo
mai saperne di quelli che nessuno vuole .

 Bah!  disse Eugenio, o io non ho che ventidue anni, bisogna
saper sopportare le disavventure della propria et. Del resto io ora mi
sto confessando, e non  possibile inginocchiarsi in un confessionale
pi grazioso: vi si commettono le colpe di cui ci si accusa nell'altro .

La duchessa assunse un contegno freddo, sentendo questo discorso
poco ortodosso, di cui condann il cattivo gusto, dicendo alla viscon-
tessa:

 Il signore arriva... .

La signora de Beausant si mise a ridere di cuore di suo cugino
e della duchessa.

 Egli arriva dalla provincia, mia cara, e cerca una maestra che
gli insegni il buon gusto .

 Signora duchessa , riprese Eugenio,  non  forse naturale di
voler essere iniziato ai segreti di quello che ci attira?  ( Andiamo,
via , disse fra s,  sono sicuro che sto snocciolando loro delle frasi
da parrucchiere ).

 Ma la signora de Restaud , credo, l'allieva del signor de Trail-
les , disse la duchessa.

Non ne sapevo nulla, signora, riprese lo studente, o quindi
mi sono buttato storditamente fra di loro. Insomma, ero riuscito a
intendermela abbastanza bene col marito, mi vedevo tollerato per
qualche tempo dalla moglie, quando ebbi la malaugurata idea di dir
loro che conoscevo un uomo che avevo visto poco prima uscire da
una scaletta segreta, e che lo avevo visto abbracciare la contessa in
fondo al corridoio .

 Chi ?  chiesero le due donne.

 Un vecchio che vive, con tre luigi al mese, in fondo al " fau-
bourg Saint-Marceau", come me, povero studente; un vero infelice
di cui si burlano tutti, e che noi chiamiamo " pap Gorio " .

 Ma, ragazzo che siete!  esclam la viscontessa  la signora de
Restaud  una signorina Goriot .

 La figlia di un pastaio , riprese la duchessa  una piccola donna
che si  fatta presentare a corte nello stesso giorno della figlia di un
pasticciere? Non vi ricordate pi, Clara? Il re si mise a ridere e disse
un motto in latino riguardo alla farina: " Gente... ", come disse dun-
que: " Gente... " .

 Ejusdem farinae , disse Eugenio.

 Proprio cos , disse la duchessa.

 Ah,  suo padre!  riprese Eugenio con un gesto di orrore.

 Ma s, quel buon uomo aveva due figlie, per cui va quasi pazzo,
bench sia l'una che l'altra l'abbiano, si pu dire, rinnegato .

 La seconda non  quella , disse la viscontessa, guardando la
signora de Langeais,  sposata a un banchiere con un nome tedesco
un barone de Nucingen? Non si chiama Delfina? Non  una bionda
che ha un palco di proscenio all'Opra, che viene anche " aux Bouf-
fons" e ride forte per farsi notare? .

La duchessa disse sorridendo:  Ma, mia cara, vi ammiro. Perch
dunque vi occupate tanto di quella gente? Bisognava essere innamo-
rato pazzo come lo era Restaud, per essersi infarinato con la signorina
Anastasia! Oh, ma non ne uscir poi tanto agevolmente a buon patto!
Il signor de Trailles la roviner .

 Ebbene, s, il loro padre, il padre! Un padre , riprese la viscon-
tessa, un buon padre che ha dato loro, si dice, cinque o seicentomila
franchi per sposarle bene, e che non s'era tenuto che otto o diecimila
lire di rendita per s, credendo che le sue figlie sarebbero rimaste sue
figlie, che s'era creato presso di loro due esistenze, due case in cui
essere adorato, accarezzato: invece, dopo due anni, i suoi generi
l'hanno scacciato dal loro mondo come l'ultimo dei miserabili... .

Due lagrime sgorgarono dagli occhi di Eugenio che, appena puri-
ficato dalle sacre emozioni della famiglia e ancora sotto il fascino delle
illusioni giovanili, non era che alla sua prima giornata nel campo di
battaglia della civilt parigina. Le sincere emozioni sono cos conta-
giose che, per un momento, tutti e tre si guardarono in silenzio.

 Eh, Dio mio , disse la signora de Langeais,  s, tutto ci sem-
bra ben terribile, eppure lo vediamo tutti i giorni. Non c' una
ragione in questo? Ditemi, mia cara, non avete mai pensato che
cos' un genero? Un genero  un uomo per il quale noi alleviamo,
voi ed io, una cara creaturina che ci terr legate con mille catene, che
per diciassette anni sar la gioia della famiglia, di cui ella  l'anima
candida, direbbe Lamartine, e che ne diventer la peste. Quando
quest'uomo ce l'avr presa, comincer ad adoperare il suo amore
come una scure, per poter recidere nel cuore di questo angelo, tutti
i sentimenti che la tenevano avvinta alla sua famiglia. Ieri nostra
figlia era tutto per noi; noi eravamo tutto per lei, domani ella diven-
ter nostra nemica. Non vediamo forse che questa tragedia si compie
tutti i giorni? Qui, la nuora agisce con la massima impertinenza verso
il suocero, che ha sacrificato tutto per suo figlio. L, un genero mette
alla porta sua suocera. Vorrei chiedere che cosa c' oggi di dramma-
tico nella societ; ma il dramma del genero  spaventoso; senza par-
lare dei nostri matrimoni, che sono diventati qualche cosa di grottesco.
Io mi rendo perfettamente conto di ci che  avvenuto a quel vecchio
pastaio. Mi pare di ricordare che quel Foriot... .

 Goriot, signora .

 S, quel Goriot era presidente della sua sezione durante la Rivo-
luzione, era addentro alle segrete cose della famosa carestia, ed ha
iniziato la sua fortuna vendendo in quei tempi la farina a dieci volte
pi di quello che gli costava. Ha guadagnato quanto ha voluto. L'am-
ministratore di mia nonna glie ne ha venduto per delle somme enormi.
Quel Goriot faceva senza dubbio a mezzo, come tutta quella gente l,
con il Comitato della salute pubblica. Mi ricordo che l'amministra-
tore diceva a mia nonna che poteva rimanere tranquillamente a
Grandvilliers, perch il suo grano rappresentava una eccellente carta
civica. Ebbene, questo Goriot, che vendeva grano ai mozzatori di
teste, non ha avuto che una passione: egli adora, dicono, le sue figlie.
Ha collocato la maggiore nella casa de Restaud, e ha affibbiato l'altra
al barone de Nucingen, un ricco banchiere che fa il realista. Voi capite
bene che, sotto l'Impero, i due generi non si sono troppo formalizzati
di avere in casa loro quel vecchio Convenzionale; questo poteva an
cora andare quando c'era Bonaparte; ma quando sono ritornati i
Borboni, il buon uomo ha dato noia al signor de Restaud, e ancora
di pi al banchiere. Le figlie, che forse amavano ancora il loro padre,
hanno voluto salvare capra e cavoli, il padre e il marito; ricevevano
Toriot quando non c'era nessuno; trovavano delle scuse dovute alla
tenerezza: "Venite, pap, starete meglio perch siamo soli! Ecc.".
Io, mia cara, credo che i veri sentimenti abbiano occhi e intelligenza:
e il cuore del povero Convenzionale deve aver sanguinato. Si  accorto
che le figlie avevano vergogna di lui; che, se esse amavano i loro
mariti, egli portava danno ai suoi generi. Bisognava dunque sacrifi-
carsi, ed egli si  sacrificato perch era padre: si  volontariamente
tolto di mezzo, e vedendo le figlie contente, cap di aver agito bene.
Il padre e le figlie sono stati complici di questo delitto.  un fatto
che vediamo ripetersi continuamente. Questo pap Goriot non sarebbe
forse stato una macchia di morchia nel salotto delle figlie? Vi si
sarebbe trovato a disagio, si sarebbe annoiato. Ci che succede a
questo padre, pu accadere alla pi bella donna con l'uomo che ama
pi di ogni altro: se costei l'annoia col suo amore, egli se ne allon-
tana, commette delle vigliaccherie pur di sfuggirle. Tutti i sentimenti
sono fatti cos. Il nostro cuore  un tesoro, vuotatelo di colpo e siete
perduti. Noi non perdoniamo pi facilmente a un sentimento di
essersi rivelato intieramente, che a un uomo di non possedere un
soldo. Questo padre aveva dato tutto, aveva dato per vent'anni le sue
viscere, il suo amore, aveva donato le sue ricchezze in un sol giorno,
e le figlie, dopo aver ben spremuto il limone, hanno buttato la scorza
all'angolo della strada .

 Il mondo  infame , disse la viscontessa, sfilacciando lo scialle
e senza alzare gli occhi, colpita sul vivo dalle allusioni fatte a lei dalla
signora de Langeais nel raccontare questa storia.

Infame? No, riprese la duchessa, segue il suo corso, ecco
tutto. Se vi parlo cos,  per dimostrare che non mi lascio ingannare
dal mondo. Io la penso come voi , disse stringendo la mano alla
viscontessa.  Il mondo  tutto un pantano, cerchiamo di rimanerne
al di sopra .

Ella si alz, baci in ronte la signora de Beausant, dicendole:

 Siete molto bella in questo momento, mia cara, avete il pi bel
colorito che vi abbia mai visto .

Poi usc, dopo aver salutato il cugino con un leggero cenno del
capo.

 Pap Goriot  davvero sublime!  disse Eugenio, pensando alla
notte in cui l'aveva visto fare a pezzi quegli oggetti di argento dorato.

La signora de Beausant non lo ud, perch era troppo assorta nei
suoi pensieri. Trascorsero alcuni momenti di silenzio, e il povero stu-
dente, per una specie di timido stupore, non osava n andarsene, n
rimanere, n parlare.

 Il mondo  infame e cattivo , disse finalmente la viscontessa.
Non appena ci coglie una sventura, si incontra subito un amico
pronto a venircela a comunicare, e a frugare nel nostro cuore con un
pugnale per farcene ammrare l'impugnatura. Ecco di gi il sarca-
smo, ecco gli scherni! Ah, ma sapr ben difendermi!  Rialz il
capo, da quella gran dama che era, e nei suoi occhi alteri scintillarono
vivi bagliori.

 Ah!  disse vedendo Eugenio,  siete l, voi! .

 Ancora!  diss'egli umilmente.

 Ebbene, signor de Rastignac, trattate il mondo come si merita.
Volete arrivare, ed io vi aiuter. Potrete misurare quanto  profonda
la corruzione femminile e quanto sia sconfinata la spregevole vanit
degli uomini. Bench abbia letto molto nel libro del mondo, v'erano
per delle pgine che mi erano sconosciute. Ora so tutto; pi freddi
saranno i vostri calcoli, pi avrete successo. Colpite senza piet, e
sarete temuto. Non trattate gli uomini e le donne altrimenti che
come cavalli di posta, che lascerete crepare ad ogni fermata, e arrive-
rete cos all'apice dei vostri desideri. Sappiate che non potrete riuscire
a nulla, se non avrete una donna che si interessi di voi; bisogna che
ella sia giovane, ricca, elegante. Ma, se provate per lei un sentimento
sincero, nascondetelo come si nasconde un tesoro; non lasciatelo mai
trapelare, o sarete perduto. Non sareste pi il carnefice, bens la vit-
tima. Se giammai amerete, custodite bene il vostro segreto. Non
rivelatelo, prima di saper bene a chi aprirete il vostro cuore. Per di-
fendere questo amore, prima ancora che sbocci, imparate a diffidare
di questo mondo. Ascoltatemi, Miguel... (ella si sbagliava ingenua-
mente di nome, senza rendersene conto). Esiste qualche cosa di pi
spaventoso che non sia l'abbandono del padre da parte delle figlie,
che lo vorrebbero morto:  la rivalit di sorelle fra di loro. Restaud
ha un casato, sua moglie  stata per questo accolta, presentata in
societ; ma sua sorella, la bella Delfina de Nucingen, moglie di un
uomo facoltoso, schiatta di bile; la gelosia la rode,  lontana le mille
miglia dalla sorella, che non  pi tale per lei; queste due donne si
rinnegano fra di loro, come rinnegano il proprio padre. Pertanto la
signora de Nucingen si leccherebbe tutto il fango che c' fra la rue
Saint-Lazare e la rue de Grenelle, per poter essere ricevuta nel mio
salotto. Ella ha creduto che de Marsay l'avrebbe aiutata a raggiungere
il suo scopo, ed  diventata la sua schiava. Ella lo annoia a morte, ed
egli se ne infischia allegramente. Se voi me la presenterete, sarete il
suo beniamino, ed ella vi adorer. Dopo, amatela, se lo potrete. Se no,
servitevi di lei; io la vedr una volta o due, a qualche gran ricevi-
mento, quando ci sar gran folla; ma non la ricever mai di mattino.
La saluter, e questo sar tutto. Vi siete fatto chiudere la porta in
faccia dalla contessa, per aver pronunciato il nome di pap Goriot.
Sicuro, mio caro, potreste andare venti volte dalla signora de Restaud,
e venti volte non la trovereste in casa, poich  stato dato certamente
l ordine di non ricevervi. Ebbene, fate che pap Goriot vi conduca
dalla signora Delfina de Nucingen, e la bella signora de Nucingen
sar per voi uno stendardo. Siate l'uomo che ella sceglie, e le donne
andranno pazze per voi: le sue rivali, le sue amiche, le sue migliori
amiche, andranno a gara per rubarvi a lei. Ci sono delle donne che
amano l'uomo gi scelto da un'altra, come ci sono delle povere bor-
ghesi, che mettendosi i nostri cappelli, sperano di acquistare anche
le nostre maniere. Voi avrete grandi successi; a Parigi il successo 
tutto,  la chiave del potere. Se le donne trovano in voi dello spirito,
del talento, anche gli uomini lo crederanno, se non li disingannerete.
Potrete allora voler tutto, e troverete aperte tutte le porte. Saprete
allora che cos' il mondo, un'accozzaglia di gonzi e di bricconi. Cer-
cate di non far parte n degli uni n degli altri. Io vi afido il mio
nome, affinch vi serva come un filo d'Arianna per addentrarvi in
questo labirinto. Non compromettetelo , disse, chinando lievemente
il capo, e gettando allo studente uno sguardo da regina,  restituite-
melo senza macchia. Ed ora andate, lasciatemi; anche noi donne
abbiamo le nostre battaglie da combattere .

 Se avete bisogno di un uomo di buona volont per andare ad
appiccar fuoco a una miccia?...  interruppe Eugenio.

Ebbene? diss'ella.

Egli si batt una mano sul cuore, sorrise al sorriso della cugina, e
usc. Erano le cinque, Eugenio aveva fame ed ebbe paura di non
arrivare a tempo per l'ora del pranzo. Questo timore gli fece apprez-
zare la felicit di essere rapidamente trasportato da un punto all'altro
di Parigi. Questo piacere, puramente materiale, lo lasci interamente
in bala dei pensieri che lo tormentavano. Quando un giovanotto
della sua et si sente disprezzato, perde le staffe, si arrabbia, minaccia
col pugno tutta quanta la societ, vorrebbe vendicarsi, e dubita per-
sino di se stesso.

Rastignac in quel momento era oppresso dalle parole-  Vi sictc
chiusa la porta della contessa .

 Ci andr!  disse fra s,  e, se la signora de Beausant ha ra-
gione, se  stato dato l'ordine di non ricevermi... io... la signora de
Restaud m'incontrer in tutti i salotti dove ella va; imparer a tirare
di scherma, sparare con la pistola, e le uccider il suo Massimo.  E
il denaro!  gli gridava la coscienza,  dove lo prenderai dunque? .

Ad un tratto gli brill dinanzi agli occhi la ricchezza messa in
mostra in casa della contessa de Restaud. L egli aveva visto il lusso
che doveva aver affascinato una signorina Goriot, dorature, sciorina-
ture di oggetti di valore, il lusso senza gusto del risalito, lo sciupo
della donna mantenuta. Questa visione affascinante fu improvvisa-
mente offuscata dalla grandiosit del palazzo De Beausant. La sua
fantasia, trasportata nelle alte sfere della societ parigina, sugger al
suo cuore mille pericolosi pensieri, che gli facevano insieme pi grande
l'intelligenza e pi elastica la coscienza. Vide il mondo qual' real
mente: le leggi e la morale che non hanno valore presso i ricchi, e
riconobbe nella fortuna l'ultima ratio mundi.

 Vautrin ha ragione, la virt non  che fortuna , disse fra s.

Giunto in rue Neuve Sainte-Genevive, sal rapidamente in camera
sua, discese per dare dieci franchi al cocchiere, ed cntr in quella
nauseante stanza da pranzo, dove scorse i diciotto commensali nel-
l'atto di pascersi, come animali alla mangiatoia.

Lo spettacolo di quella miseria e l'aspetto della stanza, gli appar-
vero orrendi. Il passaggio era troppo brusco, il contrasto troppo stri-
dente, perch non sviluppasse a dismisura in lu il sentimento dell'am-
bizione. Da un lato le fresche ed attraenti immagini della sfera
sociale pi elegante, figure giovani, vivaci, in una cornice meravi-
gliosa di arte e di lusso, teste appassionate, piene di poesia; dall'altro,
quadri sinistri, bruttati di melma, e faccie dove le passioni non
trasparivano se non per la corda e il meccanismo. Gli tornarono alla
memoria gl'insegnamenti che la collera di una donna abbandonata
aveva strappati alla signora de Beausant, le sue offerte insidiose, di
cui questa miseria era il miglior commento. Rastignac decise di sca-
varsi due trincee parallele per raggiungere la fortuna, di appoggiarsi
alla scienza ed all'amore, ed essere un savio e un uomo alla moda.
Che gran fanciullo era ancora! Queste due linee sono due asintoti
che non possono mai incontrarsi.

 Siete molto accigliato, signor marchese , gli disse Vautrin,
gettandogli uno di quegli sguardi, coi quali sembrava che quest'uomo
penetrasse nei pi riposti segreti del cuore.

 Non sono disposto a sopportare le ironie di quelli che mi chia-
mano "signor marchese " , rispose.  Qui, per essere veramente
marchese, bisogna avere centomila lire di rendita, e quando si deve
vivere nella casa Vauquer, non si pu proprio dire di essere il favorito
della Fortuna .

Vautrin guard Rastignac con un'espressione paterna e sprezzante,
come per dire:  Barnboccio, potrei fare di te un solo boccone! .

Poi rispose:

 Siete di cattivo umore, forse perch non avete avuto successo con
la bella contessa de Restaud? .

 Mi ha chiuso la porta in faccia perch le ho detto che suo padre
mangiava alla nostra tavola!  esclam Rastignac.

I commensali si guardarono tutti fra di loro. Pap Goriot abbass
gli occhi e si volse per asciugarli.

 Mi avete gettato del tabacco in un occhio , disse al suo vicino.
 Chi offender pap Goriot, d'ora in avanti l'avr da fare con
me , rispose Eugenio guardando il vicino del vecchio pastaio;  egli
vale assai pi di tutti noi. Non intendo parlare delle signore , disse
volgendosi verso la signorina Taillefer.

Questa frase tronc ogni discussione; Eugenio l'aveva pronunciata
con un tono che impose silenzio ai commensali. Soltanto Vautrin gli
disse motteggiando:

 Se volete prendere pap Goriot sotto la vostra protezione e ren-
dervi suo mallevadore, bisogna che sappiate maneggiare bene una
spada e tirare di pistola .
Far appunto cos , disse Eugenio.

Siete dunque entrato in lizza oggi? .

 Forse , rispose Rastignac,  ma non devo rendere conto a nes-
suno dei miei affari, visto che non cerco di indovinare quelli che gli
altri fanno di notte .

Vautrin guard di traverso Rastignac.

 Piccolo mio, quando non si vuol essere ingannati dai burattini,
bisogna entrare direttamente nella baracca, e non accontentarsi di
guardare attraverso i buchi del parato. Ma basta coi discorsi , sog-
giunse vedendo che Eugenio stava per inalberarsi,  potremo conver-
sare un p  insieme quando meglio vi garber .

Un'ombra di freddo e di tristezza era scesa su tutti i commensali.
Pap Goriot, immerso nel profondo dolore causatogli dalla frase dello
studente, non si rese conto che la disposizione degli animi verso di
lui era cambiata, e che un giovanotto, in grado di imporre un freno
alla persecuzione di cui era vittima, aveva preso le sue difese.

 Il signor Goriot , disse sottovoce la signora Vauquer,  sarebbe
dunque il padre di una contessa? .

  di una baronessa , replic Rastignac.
 Non gli resta altro da fare , disse Bianchon a Rastignac;  gli
ho tastato la testa: non ha che una protuberanza, quella della pater-
nit; egli sar un padre... eterno! .

Eugenio era troppo assorto perch il gioco di parole di Bianchon
lo facesse ridere. Voleva approfittare dei consigli della signora de
eausant, e si domandava dove e come avrebbe potuto procurarsi
del denaro. Divent pensieroso contemplando la savana del mondo che
gli si dispiegava davanti agli occhi, vuoti e pieni ad un tempo. Quando
il pranzo fu terminato, tutti se ne andarono, ed egli rimase solo nella
stanza da pranzo.

 Avete dunque visto mia figlia?  gli disse Goriot con voce
turbata.

Eugenio, distolto dalla sua meditazione dal buon uomo, gli prese
la mano e, considerandolo quasi con tenerezza:

 Siete un uomo degno e onesto , rispose;  parleremo pi tardi
delle vostre figlie .

Egli si alz senza voler pi ascoltare pap Goriot, e si ritir in
camera sua; dove si mise a scrivere a sul madre la lettera seguente:

 Madre mia cara,

 Guarda se non hai una terza mammella da spremerti per me. Mi
trovo in una situazione in cui potrei fare fortuna: ho bisogno, per questo,
di milleduecento franchi, che mi occorrono ad ogni costo. Non parlare di
questa richiesta a mio padre, che forse si opporrebbe, mentre io, se non
avessi questo denaro, cadrei in preda a una disperazione tale che mi
condurrebbe a bruciarmi le cervella. Ti spiegher i motivi quando ti
vedr, perch bisognerebbe scriverti dei volumi per farti capire la situa-
zione in cui mi trovo. Non ho giocato, mia buona rr.amma, non ho alcun
debito, ma se ti  cara la vita che mi hai dato, bisogna che tu mi trovi
questa somma. In conclusione, frequento la casa della viscontessa de
Beausant, che mi ha preso sotto la sua protezione, devo entrare in societ
e non ho un soldo per comprarmi dei guanti convenienti. Sarei capace
di mangiare pane solo, bere solo acqua, digiunerei se fosse necessario,
ma non posso fare a meno degli arnesi con cui si zappa la vigna in que-
sto paese. Per me si tratta o di fare la mia strada o di affondare nel fango.
So che avete riposto tutte le vostre speranze in me, e voglio realizzarle
senza indugio. Mia buona mamma, vendi alcuni dei tuoi gioielli antichi
ed io te li restituir al pi presto. Conosco abbastanza bene le condizioni
della nostra famiglia per saper apprezzare tali sacrifici, e credimi se ti
dico che non ti domando di farli invano, poich in tal caso sarei una
creatura snaturata. Non devi sentire nella mia preghiera che l'appello di
una necessit urgente. Il nostro avvenire dipende tutto da questo sussi-
dio, con il quale debbo cominciare il mio combattimento, poich questa
vita di Parigi  una continua battaglia. Se, per completare la somma, non
c' altro mezzo che quello di vendere i merletti di mia zia, dille che
gliene comprer di pi belli, ecc., ecc. .

Egli scrisse poi a ognuna delle sorelle, chiedendo i loro risparmi,
e, per ottenerli senza che parlassero alla famiglia del sacrificio che
con gioia avrebbero fatto per lui, mise in gioco la loro tenerezza,
toccando il tasto dell'onore, che  cos sensibile e ha una risonanza
cos forte nei cuori giovanili. Quand'ebbe scritto queste lettere, prov
tuttavia un'impressione involontaria di titubanza, di batticuore e di
trepidazione. Il nostro giovane ambizioso conosceva la immacolata
nobilt di quelle anime, sepolte nella solitudine, sapeva quali ansiet
avrebbe procurato alle sorelle, e anche quali sarebbero state le loro
gioie, con che piacere avrebbero confabulato insieme in segreto, in
fondo all'orto, di questo fratello prediletto. La sua coscienza si eresse
sfolgorante, ed egli se le raffigur nell'atto di contare di nascosto il
loro piccolo tesoro, le immagin mentre spiegavano la loro malizia
di fanciulle per potergli mandare quel denaro in incognito, e speri-
mentando cos il primo inganno che le rendeva sublimi.
Il cuore di una sorella ha la purezza del diamante, ed  un
abisso di tenerezza , disse fra s.
Egli si vergognava di aver scritto. Quale potenza avrebbero avuto
i loro voti, quale purezza lo slancio delle loro anime verso il cielo!
Con quale volutt si sarebbero sacrificate! Che dolore per sua madre
se non avesse potuto mandargli la somma intiera! Questi bei senti-
menti, questi enormi sacrifici, gli avrebbero servito di scala per poter
giungere a Delfina de Nucingen. Dai suoi occhi sgorgarono alcune
lacrime, quali ultimi grani d'incenso gettati nel sacro altare della
famiglia; si mise a passeggiare in su e in gi per la camera, in preda
a un'agitazione disperata. Pap Goriot, vedendolo in quello stato
attraverso l'uscio socchiuso, entr e gli chiese:

 Che cosa avete, signore? .

 Ah, mio buon vicino, sono ancora sempre figlio e fratello come
voi siete padre. Avete ragione di temere per la contessa Anastasia: ella
appartiene a un signor Massimo de Trailles che la roviner .

Pap Goriot si ritir, balbettando alcune parole, di cui Eugenio
non pot afferrare il senso. Il giorno dopo, Rastignac and a impo-
stare le lettere. Egli esit fino all'ultimo momento, poi le butt nella
buca dicendo:  Io riuscir! . La parola del giocatore, del gran ca-
pitano, parola fatalista, che trascina gli uomini pi alla perdizione che
alla salvezza.

Dopo alcuni giorni, Eugenio and dalla signora de Restaud, ma
non fu ricevuto. Ci ritorn tre volte, e per tre volte trov ancora la
porta chiusa, bench si fosse presentato in ore in cui non c'era il conte
Massimo de Trailles. La viscontessa aveva avuto ragione. Lo studente
non studi pi: frequentava i corsi per rispondere all'appello, e dopo
aver pronunciato il suo  presente  se la svignava. Aveva fatto il
ragionamento della maggior parte degli studenti: si limitava a stu-
diare all'avvicinarsi degli esami, e aveva deciso di accumulare le
iscrizioni del secondo e del terzo anno, per studiare poi, seriamente
e tutto d'un fiato, all'ultimo momento. Cos aveva a sua disposizione
quindici mesi di libert per navigare nell'oceano di Parigi, per dedi-
carsi alla conquista delle donne, o per pescarvi la fortuna. Durante
quelle settimane, vide due volte la signora de Beausant, dalla quale
non si recava che quando vedeva uscire dal portone la carrozza del
marchese d'Ajuda. Per alcuni giorni ancora, questa donna famosa,
la figura pi poetica del faubourg Saint-Germain, riport la vittoria,
e fece sospendere il matrimonio della signorina de Rochefide col mar-
chese d'Ajuda-Pinto. Ma questi ultimi giorni, resi pi ardenti dal
timore di perdere la sua felicit, dovevano affrettare la catastrofe. Il
marchese d'Ajuda, d'accordo con i Rochefide, aveva considerato quel
dissenso e quella riconciliazione come una fortunata circostanza: essi
speravano che la signora de Beausant si sarebbe abituata all'idea di
questo matrimonio, e avrebbe finito col sacrificare le sue speranze a
un avvenire previsto nella vita umana. Malgrado le pi sacre promesse
rinnovate ogni giorno, il marchese d'Ajuda-Pinto recitava dunque
la commedia, e la viscontessa amava essere ingannata.  Invece di
saltare nobilmente dalla finestra, rotolava gi per le scale , diceva
la duchessa de Langeais, che era la sua migliore amica. Tuttavia,
questi ultimi bagliori durarono abbastanza a lungo, perch la viscon-
tessa rimanesse a Parigi, e potesse aiutare il suo giovane parente, per
cui ella aveva una specie di affetto superstizioso. Eugenio si era di-
mostrato pieno di devozione e di comprensione, in una circostanza in
cui le donne non trovano nessuna compassione n consolazione sin-
cera negli sguardi altrui; se in quei momenti un uomo rivolge loro
qualche tenera parola, la dice solo per speculazione.

Rastignac, desiderando conoscere perfettamente la propria scac-
chiera, prima di tentare l'arrembaggio alla casa de Nucingen, volle
mettersi al corrente del passato di pap Goriot, e raccolse delle infor-
mazioni sicure, che possono ridursi a queste:

Jean-Joachim Goriot era, prima della Rivoluzione, un semplice
garzone pastaio abile, economo, e abbastanza intraprendente per essere
riuscito a comprare il negozio del padrone, rimasto casualmente vit-
tima nella prima sommossa del 1789. Egli si era stabilito in rue de la
Jussienne, vicino alla Halle aux Bls, e aveva avuto il grande buon
senso di accettare la presidenza della sua sezione, per ottenere che i
personaggi pi influenti di quest'epoca pericolosa, proteggessero il
suo commercio. Da questa saggezza ebbe origine la sua fortuna, che
cominci con la carestia, vera o falsa che fosse, in seguito alla quale
i grani salirono a Parigi a un prezzo favoloso. Il popolo si faceva
schiacciare, accalcandosi alle porte dei fornai, mentre alcuni anda-
vano, evitando qualsiasi tumulto, a rifornirsi delle paste da minestra
dai droghieri. Durante quell'anno, il cittadino Goriot ammucchi i
capitali che, pi tardi, gli servirono per esercitare il suo commercio,
con tutti i vantaggi che pu dare una grande quantit di denaro a
colui che la possiede, e gli capit quello che avviene a tutti gli uomini
che non hanno che una relativa capacit: la sua mediocrit fu la sua
salvezza. Del resto, siccome la sua fortuna non fu conosciuta che
quando non c'era pi nessun pericolo ad essere ricchi, egli non su-
scit l'invidia di nessuno. Sembrava che il commercio dei cereali
avesse assorbito tutta la sua intelligenza, e non c'era nessuno che stesse
alla pari con Goriot, quando si trattava di grano, di farine, di grana-
glie, di conoscerne la qualit, la provenienza, di curarne la conser-
vazione, di prevedere i prezzi correnti, l'abbondanza o la penuria
dei raccolti; di procurarsi i cereali a buon mercato, e di farne le prov-
viste in Sicilia o in Ucraina. Vedendo come mandava avanti i suoi
affari, come studiava la loro qualit e ne riconosceva i difetti, un
uomo l'avrebbe giudicato capace di essere un buon ministro di Stato.
Era paziente, attivo, energico, costante, rapido nelle sue imprese,
aveva un colpo d'occhio sicuro, preveniva tutto, prevedeva tutto,
sapeva tutto, nascondeva tutto; diplomatico per ideare, soldato per
eseguire. Se lo si toglieva dalla sua capacit speciale, dalla sua oscura
e semplice bottega, sulla cui soglia stava, nelle ore di ozio, colla spalla
appoggiata allo stipite della porta, egli diventava nuovamente l'ope-
raio stupido e grossolano, l'uomo incapace di capire un ragiona-
mento, indifferente a tutti i piaceri dello spirito, l'uomo che si
addormenta a teatro, uno di quei Dolibans parigini, capaci solo di
commettere delle corbellerie. Quasi tutte queste nature si rassomi-
gliano, e in fondo al loro cuore si nasconde sempre un sentimento
sublime. Nel cuore del pastaio, erano due i sentimenti esclusivi che
ne avevano assorbito il sangue, come il commercio dei cereali assor-
biva tutta la intelligenza del suo cervello. Sua moghe, figlia unica di
un ricco fittavolo della Brie, era stata per lui l'oggetto di una devota
ammirazione, di un amore sconfinato. Goriot aveva ammirato in lei
una natura fragile e forte, sensibile e bella, che contrastava vivamente
con la sua. Se c' un sentimento innato nel cuore dell'uomo, non 
forse l'orgoglio di proteggere ad ogni momento un essere debole?
Aggiungetevi l'amore, questa viva riconoscenza di tutte le anime
schiette per la sorgente del loro piacere, e capirete una quantit di
stranezze morali. Dopo sette anni di felicit senza nubi, Goriot, per
sua sfortuna, perdette la moglie, che proprio allora cominciava ad
avere dell'influenza su di lui, anche all'infuori della sfera sentimen-
tale. Ella avrebbe forse coltivato quello spirito inerte, vi avrebbe forse
risvegliato l'intelligenza per le cose del mondo e della vita. In questa
situazione, in pap Goriot si svilupp il sentimento della paternit
no all'irragionevolezza, egli vers i suoi affetti, delusi dalla morte,
sulle due figlie che, dapprima, corrisposero pienamente ai suoi senti-
menti. Egli volle rimanere vedovo, malgrado le brillanti proposte
fattegli da molti negozianti e fittavoli, desiderosi di offrirgli le loro
figlie. Suo suocero, il solo uomo per cui egli aveva avuto della simpa-
tia, pretendeva di sapere tassativamente che Goriot aveva giurato di
non commettere nessuna infedelt nei riguardi della moglie, bench
fosse morta. I frequentatori del mercato, incapaci di comprendere
questa sublime folla, ci scherzavano sopra e diedero a Goriot un
ridicolo soprannome; ma il primo di loro che, alla bevuta a conclu-
sione di un negozio, ebbe l'ardire di profferirlo, ricevette dal pastaio
un tal pugno sulla spalla, da scaraventarlo col capo contro un para-
carro della rue Oblin. La sconsiderata devozione, l'amore ombroso
e delicato che Goriot nutriva per le figlie era cos conosciuto, che un
giorno uno dei suoi concorrenti, volendo fargli abbandonare il mer-
cato per rimanere padrone dei prezzi, gli disse che Delfina era stata
travolta da una carrozza. Il pastaio, pallido e sconvolto, abbandon
la piazza, e stette male per molti giorni, in seguito alla reazione degli
opposti sentimenti che quella falsa notizia aveva scatenato in lui. Se
egli si astenne dal vibrare il suo pugno micidiale sul groppone di
quell'uomo, lo scacci per dal mercato, obbligandolo, in un critico
frangente, a fare fallimento. L'educazione delle figlie fu naturalmente
irragionevole: con una rendita di sessantamila franchi e con un carico
di spese personali inferiore ai milleduecento franchi, pap Goriot
faceva consistere la sua felicit nel soddisfare i capricci delle figlie:
assunse i migliori maestri, coll'incarico di arricchirle di quelle cogni-
zioni che rivelano una buona educazione; ebbero una damigella di
compagnia, e, per loro fortuna, la scelta cadde su di una donna di
spirito e di buon gusto; montavano a cavallo, andavano in carrozza,
vivevano insomma, come se fossero state le mantenute di un vecchio
signore ricco; bastava che esprimessero i pi costosi desideri, perch
il padre si affrettasse ad esaudirli; non chiedendo in cambio dei suoi
regali che una carezza. Goriot poneva le figlie nella sfera degli angeli,
e in conseguenza, al di sopra di s, pover'uomo! Ed amava perfino
il male che esse gli facevano. Quando le figlie furono in et da ma-
rito, poterono scegliere lo sposo secondo i loro gusti; ognuna di esse
avrebbe avuto in dote la met delle ricchezze del padre. Anastasia,
corteggiata per la sua bellezza dal conte de Restaud, aveva tendenze
aristocratiche, che la indussero a lasciare la casa paterna per lanciarsi
nelle alte sfere della societ. Delfina amava il denaro, e spos infatti
Nucingen, banchiere di origine tedesca, che divent barone del Sacro
Impero. E lui, Goriot, rimase pastaio. Le figlie e i generi si seccarono
ben presto che egli continuasse il suo commercio, bench questo rap-
presentasse per lui tutta la sua vita. Dopo due anni di continue pres-
sioni, egli acconsent a ritirarsi con i capitali del suo negozio e i
guadagni di quegli ultimi anni; capitali che la signora Vauquer,
presso la quale era andato a stabilirsi, aveva valutato da otto a dieci-
mila lire di rendita. Egli si era rifugiato in quella pensione, per la
disperazione che aveva provato vedendo le figlie costrette dai loro
mariti a rifiutarsi, non solo di prenderlo in casa con loro, ma per-
fino di riceverlo apertamente.

Queste informazioni erano tutto quanto sapesse il signor Muret
sul conto di pap Goriot, da cui egli aveva comperato il negozio.
Venivano cos ad essere confermate le supposizioni che Rastignac
aveva sentite fare dalla duchessa de Langeais.

Qui finisce il prologo di questa oscura, ma spaventosa tragedia
parigina.
Verso la fine della prima settimana di dicembre, Rastignac rice-
vette due lettere, una di sua madre, l'altra della sorella maggiore.
Quelle calligrafie che egli conosceva cos bene, lo fecero fremere di
gioia e tremare di paura. Quei due foglietti contenevano una sen-
tenza di vita o di morte per le sue speranze. Bench egli sentisse un
p  di apprensione ricordando le condizioni disagiate in cui versa-
vano i suoi parenti, aveva esperimentato troppo il loro profondo
affetto, per non temere di aver loro succhiato fin l'ultima goccia di
sangue. Il contenuto della lettera di sua madre era il seguente:

Mio caro figliuolo,

 Ti mando quello che tu mi hai chiesto; fa buon uso di questo de-
naro, perch io non potr, anche se si trattasse di salvarti la vita, trovare
una seconda volta una somma cos ragguardevole, senza metterne al cor-
rente tuo padre, cosa che turberebbe l'armonia della nostra famiglia. Per
procurarmela, saremmo obbligati a ipotecare le nostre terre. Non mi 
possibile giudicare del valore dei tuoi progetti, poich non li conosco, ma
di che genere sono dunque, perch tu abbia timore di confidarmeli? Que-
sta spiegazione non richiedeva certo dei v olumi, per noi madri basta
una sola parola, e questa parola mi avrebbe evitato le angoscie dell'incer-
tezza. Non so nasconderti la dolorosa impressione che la tua lettera ha
suscitato in me. Mio caro figliuolo, qual' il sentimento che ti ha spinto
a gettare un tale spavento nel mio cuore? Hai dovuto soffrire certamente
molto mentre mi scrivevi quella lettera, poich anch'io ho soflerto tanto
mentre la leggevo. Per quale strada ti stai avviando? La tua vita, la tua
felicit, dipendono forse dal sembrare quello che non sei, dal vivere in
un mondo dove non puoi andare, senza uno sciupo di denaro che non
puoi sostenere, senza perdere un tempo prezioso per i tuoi studi? Euge-
nio mio, credi al cuore di tua madre, le vie oblique non conducono a
nulla di grande. La pazienza e la rassegnazione devono essere le virt
dei giovani che sono nelle tue condizioni. Non ti voglio sgridare, non
voglio che nella nostra offerta vi sia la pi piccola ombra di amarezza.
Le mie parole sono quelle di una madre, tanto fiduciosa quanto previ-
dente. Se tu conosci quali sono i tuoi obblighi, so ben io com' puro il
tuo cuore e come sono buone le tue intenzioni, perci posso dirti senza
alcun timore: v , mio adorato figliuolo, cammina! Io tremo perch sono
madre, ma ogni tuo passo sar accompagnato teneramente dai nostri voti
e dalle nostre benedizioni. Sii prudente, ragazzo mio! Devi essere saggio
come un uomo; i destini di cinque persone che ti sono care, riposano in
te. S, tutte le nostre risorse sono riposte in te, come la tua felicit  la
nostra. Tutti noi preghiamo Dio di aiutarti in tutto ci che starai per
intraprendere. Tua zia Marcillac, in questa circostanza,  stata di una
infinita bont:  arrivata fino a capire ci che dici riguardo ai tuoi guanti,
e diceva, con gioia, che ha un debole per il primogenito. Eugenio mio,
vogli tanto bene alla tua zia, non ti voglio dire ci che ha fatto per te,
se non quando sarai riuscito nel tuo intento, altrimenti il suo denaro ti
brucerebbe le dita. Non sapete, ragazzi, che cosa vuol dire sacrificare
delle reliquie! Ma che cosa non si sacrificherebbe per voi? Ella mi inca-
rica di dirti che ti d un bacio sulla fronte, e che vorrebbe infonderti con
questo bacio la forza di essere spesso felice. Questa brava ed eccellente
donna ti avrebbe scritto di suo pugno, se non avesse la gotta alle dita.
Tuo padre sta bene; il raccolto del 1819 supera le nostre speranze. Addio,
ragazzo caro, non ti dico nulla delle tue sorelle, poich Laura ti vuol
scrivere, ed io lascio a lei il piacere di chiacchierare dei piccoli avveni-
menti della famiglia. Voglia il Cielo che tu faccia una buona riuscita.
Oh, s, Eugenio mio, cerca di riuscire, mi hai dato un dolore troppo
grande perch io possa sopportarlo un'altra volta. Ho provato che cosa
vuol dire essere poveri, avendo il desiderio di possedere la ricchezza per
darla a mio figlio. Addio, dunque, non lasciarci senza notizie, e ricevi
il bacio che tua madre ti manda .

Quando Eugenio ebbe finito di leggere questa lettera, era com-
mosso sino alle lagrime; pensava a pap Goriot, quando torceva gli
oggetti d'argento dorato e andava a venderli per pagare la cambiale
di sua figlia.

 Tua madre ha fatto altrettanto con i suoi gioielli  diceva fra
s;  tua zia ha certamente pianto vendendo alcune delle sue reliquie!
Con che diritto puoi maledire Anastasia? Tu hai fatto, per l'egoismo
del tuo avvenire, ci ch'ella ha fatto per il suo amante! Chi vale di
pi fra voi due? .

Lo studente si sent struggere dentro da una sensazione di calore
insopportabile. Avrebbe voluto rinunciare ai suoi progetti e non
accettare quel denaro. Egli prov quei nobili rimorsi nascosti, il cui
valore  raramente apprezzato dagli uomini, quando giudicano i loro
simili, e che fanno sovente assolvere, dagli angeli del Cielo, il delin-
quente condannato dai giudici della terra. Rastignac apr la lettera
della sorella, e si sent rallegrare il cuore dalle sue espressioni inno-
centi e garbate:

 La tua lettera  arrivata proprio a proposito, fratello caro. Agata
ed io, volevamo spendere il nostro denaro in tariti modi diversi, che non
sapevamo pi per quale acquisto deciderci. Tu hai fatto con noi come il
servo del re di Spagna, quando ha rovesciato in terra gli orologi del
padrone: ci hai messe d'accordo. In verit ci bisticciavamo sempre, non
sapendo a quale dei nostri desideri avremmo dato la preferenza, e non
avevamo indovinato, mio buon Eugenio, l'uso che li riuniva tutti. Agata
saltava dalla gioia; insomma, abbiamo fatto le pazzerelle tutto il giorno,
r telles enseignes (stile della zia) che mia madre ci diceva con cipiglio
severo: " Ma che cosa avete, signorine mie? ". Se fossimo state sgridate,
credo che saremmo state ancora pi contente. Una donna deve provare
un gran piacere a soffrire per colui che ama! Io sola ero meditabonda ed
afflitta nella mia gioia. Sarei senza dubbio una cattiva moglie, perch
sono troppo sprecona. Mi ero comperate due cinture, un grazioso punte-
ruolo per bucare gli occhielli dei miei busti, ed altre cianfrusaglie, di
modo che mi rimaneva meno denaro di quello che aveva quella grossa
Agata, che  economa e accumula i suoi scudi come una gazza. Ella
aveva duecento franchi mentre io, mio povero amico, non possiedo che
cinquanta scudi. Mi sta bene, vorrei buttare la mia cintura nel pozzo,
perch ora mi sar sempre penoso portarla. Ti ho derubato; ma Agata
 stata incantevole: mi ha detto: "Mandiamogli i trecento scudi tutt'e
due insieme!". Per io non ho potuto tenermi dal raccontarti come sono
andate le cose. Sai come abbiamo fatto a obbedire ai tuoi ordini? Ab-
biamo preso trionfalmente il denaro e siamo andate tutt'e due a passeg-
gio, poi quando abbiamo raggiunto la strada grande, siamo corse a
Ruffec, dove abbiamo consegnato la somma tale e quale al signor Grim-
bert che gestisce l'agenzia delle " Messageries Royales ". Al ritorno ci
sentivamo leggere come delle rondinelle.

"Forse la felicit che ci d le ali? " mi disse Agata. Ci siamo dette
mille cose che non voglio ripetervi, signor Parigino, giacch si trattava
troppo di voi. Oh, fratello caro, ti vogliamo tanto bene, ecco tutto in
poche parole. Riguardo al segreto, delle piccole streghe come noi, dice
la zia, sono capaci di tutto, persino di tacere. Mia madre s' recata mi-
steriosamente ad Angouleme colla zia, e nessuna delle due ha parlato
dell'alta politica del loro viaggio, che  stato preceduto da lunghi conci-
liaboli, dai quali noi siamo state escluse, come pure il signor barone. Una
quantit di supposizioni tiene occupata la mente dei componenti dello
Stato di Rastignac. L'abito di mussola, cosparsa di fiori traforati, che le
infanti ricamano per Sua Maest la regina, progredisce nel pi profondo
segreto; non ci sono pi da fare che due strisce. Abbiamo deciso che non
si innalzer nessun muro dalla parte di Verteuil, ma che vi sar invece
una siepe. Il popolino ci rimetter delle frutta, delle spalliere di verzura,
ma in compenso si guadagner una bella veduta per i forestieri. Se il
presunto erede avr bisogno di fazzoletti da naso, lo avvertiamo che la
nobile vedova de Marcillac, rovistando fra i suoi tesori e le sue valigie,
chiamate col nome di Pompei ed Ercolano, ha scoperto una pezza di tela
d'Olanda, che non sapeva di avere; le principesse Agata e Laura mettono
a sua disposizione il loro filo, i loro aghi e le loro mani, sempre un p 
troppo arrossate. I due giovani principi Don Enrico e Don Gabriele hanno 
conservato la cattiva abitudine di rimpinzarsi di mosto cotto, di fare
arrabbiare le sorelle, di non voler imparare nulla, di divertirsi a snidare
gli uccelli, di fare chiasso, e di tagliare, malgrado le leggi dello Stato,
dei vimini per farsi dei bastoncini. Il nunzio papale, volgarmente chiamato
signor curato, li minaccia di scomunica, se continuano a trascurare i sacri
canoni della grammatica per le canne del bellicoso sambuco. Addio, fra-
tello caro, nessuna lettera ha mai contenuto tanti voti per la tua felicit,
n tanto amore appagato. Avrai certo molte cose da dirci quando arri-
verai! Ma le dirai tutte a me sola, che sono la maggiore: la zia ci ha .
Iasciato trapelare che hai avuto successo in societ.

 " Si parla d'una dama e tacesi del resto... ". Con noi, s'intende! Dimmi
clunque, Eugenio, se vuoi, potremmo fare a meno dei fazzoletti e ti
faremo delle camicie. Rispondimi presto in merito. Se hai bisogno subito
di belle camicie ben fatte, dovremo metterci subito all'opera, e se a
Parigi usassero delle fogge che noi non conosciamo, mandaci un modello,
soprattutto per i polsini. Allora, addio, ti bacio sulla parte sinistra della
fronte, sulla tempia che appartiene esclusivamente a me. Lascio l'altro
foglietto a disposizione di Agata, che mi ha promesso di non leggere ci
che ti ho scritto. Ma per essere pi sicura, voglio rimanere vicino a lei,
mentre ti scrive. La tua sorella che ti vuol bene.  
 Oh, s , disse Eugenio fra s,  s, la ricchezza ad ogni costo!
nessun tesoro potr ripagarle di questa devozione. Vorrei offrir loro
tutte le felicit riunite. Millecinquecentocinquanta franchi!  disse
dopo una pausa.  Ogni moneta un frutto! Laura ha ragione, per-
diana, io non ho che delle camicie di tela ordinaria. Per la felicit
di un altro, una giovinetta diventa astuta come un ladro. Innocente
per se stessa e previdente per me, ella  come l'angelo del Cielo, che
perdona le colpe della terra senza capirle .

Il mondo era suo! Il suo sarto era gi stato chiamato, consultato,
conquistato. Rastignac, avendo osservato de Trailles, aveva capito
l'influenza che i sarti esercitano sulla vita dei giovanotti. Ahim!
Non esiste una via di mezzo fra questi due termini: un sarto  o un
mortale nemico o un amico regalato dalla fattura . Eugenio incon-
tr nel suo, un uomo che aveua capito la paternit del suo commercio,
e che si considerava come un anello di congiunzione tra il presente
e il futuro dei giovani. Perci a Rastignac, pieno di riconoscenza,
accadde di fare la fortuna di quest'uomo, con uno di quei detti, per
cui doveva pi tardi farsi un nome.

 Io so , diceva,  che egli  l'autore di un paio di pantaloni, che
hanno fatto fare dei matrimoni di ventimila lire di rendita .

Millecinquecento franchi e abiti a volont! In quel momento il
povero meridionale non dubit pi di nulla, e scese a colazione, con
quell'aria indefinibile che ha un giovane quando  in possesso di una
certa somma. Nel momento stesso in cui il denaro scivola nel taschino
di uno studente, s'innalza in lui una colonna fantastica alla quale egli
si appoggia. Cammina pi eretto di prima, sente un punto d'appoggio
su cui far leva, ha lo sguardo sicuro, ha i movimenti pi svelti; il
giorno prima, tutto umile e incerto, avrebbe magari ricevuto delle
botte, il giorno dopo, ne darebbe lui a un primo ministro. Avvengono
in lui dei fenomeni insoliti: egli vuole e pu tutto, ha degli sconside-
rati desideri,  allegro, generoso, espansivo. Insomma, l' uccello dianzi
senz'ali, le dispiega in tutta la loro ampiezza. Lo studente senza de-
naro, ghermisce un briciolo di piacere, come un cane che ruba un osso
attraverso mille rischi, lo stritola, ne succhia il midollo e corre ancora;
ma il giovane che fa tintinnare nel suo taschino qualche rara moneta
d'oro, gusta le sue gioie, le centellina, vi si compiace,  sospeso nelle
aure celesti, e non sa pi che cosa significhi la parola miseria. Parigi
gli appartiene tutta quanta. Et in cui tutto brilla, tutto scintilla e
divampa! Et di gioconda forza, di cui nessuno sa approfittare, n
l'uomo n la donna: et dei debiti e dei grandi timori che raddop-
piano tutti i piaceri! Chi non ha *equentato la riva sinistra della
Senna, fra la Rue Saint-Jacques e la Rue des Saints-Pres, non cono-
sce nulla della vita umana!

 Ah, se le donne di Parigi sapessero!  diceva fra s Rastignac,
divorando le pere cotte da un quattrino l'una, servite dalla signora
Vauquer,  come verrebbero qui a farsi amare! .

In quel momento un fattorino delle  Messageries royales  si
affacci all'uscio della sala da pranzo, dopo aver suonato alla porta;
egli chiese del signor Eugenio de Rastignac, a cui porse due borse di
denaro e un registro da firmare. Rastignac rimase come colpito da
una scudisciata, dallo sguardo penetrante di Vautrin.

 Avrete di che pagare le lezioni di scherma e le prove di tiro ,
gli disse l'uomo.

 I galeoni sono arrivati , gli disse la signora Vauquer, guardando
le borse.

La signorina Michonneau non osava posare gli occhi sul denaro,
per timore di tradire la sua cupidigia.

 Avete una buona madre , disse la signora Couture.

 Il signore ha una buona madre , ripet Poiret.

S, la mamma si  cavata il sangue dalle vene , disse Vautrin.
 Ora potrete fare lo scapestrato, andare in societ, pescarvi una dote,
e ballare colle contesse che portano fiori di pesco nei capelli. Ma cre-
dete a me, giovanotto, frequentate una scuola di tiro .

Vautrin fece il gesto dell'uomo che prende di mira il suo avver-
sario. Rastignac voleva dare la mancia al fattorino, ma non si trov
niente in tasca. Vautrin frug nella sua e gett venti soldi all'uomo.

 Avete buon credito , riprese, guardando lo studente.

Rastignac fu obbligato a ringraziarlo, bench, dopo le parole
scambiate aspramente il giorno in cui era ritornato dalla casa della
signora de Beausant, quell'uomo gli riuscisse insopportabile. Durante
quegli otto giorni, Eugenio e Vautrin erano rimasti silenziosi uno di
fronte all'altro, e si studiavano a vicenda. Lo studente si domandava
invano perch.

Indubbiamente, le idee si proiettano in ragione diretta della forza
colla quale sono concepite, e colpiscono dove il cervello le manda,
per una legge matematica, paragonabile a quella che regola le bombe
gettate da un mortaio. Gli effetti sono disparati: se vi sono delle
nature sensibili in cui le idee, cadendo, compiono delle devastazioni,
ve ne sono di quelle vigorosamente munite, vi sono dei crani a
bastioni di bronzo, su cui i voleri degli altri si schiacciano e cadono
come le palle contro un muro; infine ci sono anche nature flaccide
e spappolate, dove le idee degli altri vengono a morire, come gli obici
si smorzano nella terra molle delle ridotte. Rastignac aveva una di
quelle teste piene di polvere da sparo, che esplodono al minimo urto.
Era troppo giovane e vivace per non essere accessibile a quella proie-
zione delle idee, al contagio di quei sentimenti, i cui tanti bizzarri
fenomeni ci colpiscono a nostra insaputa. La sua vista morale aveva
la portata lucida dei suoi occhi di lince. Ciascuno dei suoi sensi, come
raddoppiato, aveva quella misteriosa lunghezza, quella flessibilit di
andata e ritorno, che ci meravigliamo di trovare nelle persone supe-
riori: spadaccini abili a cogliere il difetto di ogni corazza. Da un
mese si erano sviluppati in Eugenio i pregi ed i difetti: questi erano
dovuti alla societ ed alla realizzazione dei suoi crescenti desideri;
fra i suoi pregi, brillava quella vivacit meridionale che fa affrontare
direttamente le difficolt per risolverle, e che non permette a un
uomo di oltre Loira, di rimanere in un'incertezza, qualunque essa
sia; qualit che quelli del nord chiamano difetto: poich, secondo
loro, sebbene essa sia stata l'origine della fortuna di Murat, fu per
anche la causa della sua morte. Da questo bisognerebbe concludere,
che quando un meridionale unisce l'accortezza del nord all'audacia
d'oltre Loira,  un uomo completo e rimane re di Svezia. Rastignac
non poteva quindi rimanere a lungo sotto il fuoco delle batterie di
Vautrin, senza sapere se quest'uomo fosse suo amico o suo nemico.
D'ora in ora gli pareva che questo strano personaggio indovinasse le
sue passioni, e gli leggesse nel cuore, mentre in lui era tutto cos
impenetrabile, che sembrava avesse la misteriosa immobilit di una
sfinge che tutto sa, tutto vede, e non dice nulla. Avendone fin sopra
i capelli, Eugenio si ribell:

 Fate il piacere di aspettarmi , disse a Vautrin, che stava alzan-
dosi per uscire, dopo aver centellinato gli ultimi sorsi di caff.

 Perch?  chiese il quarantenne, mettendosi il cappello a larghe
tese e prendendo un bastone di ferro, con cui faceva spesso dei mu-
linelli, da uomo che non avrebbe avuto paura di essere aggredito dai
ladri.

 Voglio restituirvi quello che vi devo , disse Rastignac, che
aperse sollecitamente una borsa e porse centoquaranta franchi alla
signora Vauquer.  Conti chiari, amici cari , disse alla vedova.
Siamo a posto sino a San Silvestro. Cambiatemi questi cento soldi .

Amici cari, conti chiari , ripet Poiret, guardando Vautrin.

 Eccovi i venti soldi , disse Rastignac, porgendo una moneta a
quella sfinge in parrucca.

 Si direbbe che avete paura di dovermi qualche cosa , esclam
Vautrin, scrutando con uno sguardo indagatore nell'anima del gio-
vane, a cui lanci uno di quei sorrisi sardonici, alla Diogene, per cui
Eugenio era stato cento volte sul punto di andare in collera.

 Ma... s , rispose lo studente, che teneva in mano le due borse
e s'era alzato per salire in camera.

Vautrin stava uscendo dall'uscio che comunicava col salotto, e lo
studente da quello che conduceva al pianerottolo della scala.

 Sapete, signor marchese di Rastignacorama, che quello che mi
avete detto non  veramente molto gentile?  disse allora Vautrin,
sbattendo l'uscio del salotto e avvicinandosi allo studente, che lo
guard freddamente.

Rastignac chiuse l'uscio della stanza da pranzo, conducendo con
s Vautrin in fondo alla scala, sul pianerottolo che separava la camera
da pranzo dalla cucina, dove c'era una porta che dava nel giardino,
sormontata da una lunga inferriata. Quivi lo studente disse in pre-
senza di Silvia, che era sbucata dalla cucina:

 Signor Vautrin, io non sono marchese e non mi chiamo
Rastignacorama .

Hanno l'intenzione di battersi , disse la signorina Michonneau.
Di battersi!  ripet Poiret.

 Macch!  rispose la signora Vauquer, accarezzando il suo muc-
chietto di scudi.
 Ma guarda se, vanno sotto i tigli!  esclam la signorina Vitto-
rina, alzandosi per guardare nel giardino.  Quel povero giovane ha
proprio ragione .

 Andiamo di sopra, mia cara bambina , disse la signora Couture,
 questi affari non ci riguardano .

Quando la signora Couture e Vittorina si alzarono, incontrarono
sulla porta la grossa Silvia che sbarr loro il passaggio.

 Che cosa sta dunque succedendo?  disse.  Il signor Vautrin
ha detto al signor Eugenio: "Veniamo ad una spiegazione!". Poi
l'ha preso per il braccio, e ora eccoli l che camminano fra i nostri
carciofi .

In quel momento apparve Vautrin.

 Maman Vauquer , disse sorridendo,  non spaventatevi di nulla,
vado a provare le mie pistole sotto i tigli .  

 Oh! Signore , disse Vittorina giungendo le mani,  perch vo-
lete uccidere il signor Eugenio? .

Vautrin indietreggi di due passi e contempl Vittorina.

 Questa  un'altra storia!  grid, con una voce ironica che fece
arrossire la povera fanciulla.   molto gentile, vero, quel giova-
notto? riprese. Mi date un'idea: io far la felicit di voi due,
mia bella bambina .

La signora Couture aveva preso per il braccio la sua pupilla e
l'aveva trascinata con s, dicendole all'orecchio:

Ma, Vittorina, questa mattina non riesco a capirvi .

 Non voglio che si sparino dei colpi di pistola in casa mia , disse
la signora Vauquer,  non vorrete mica spaventare tutto il vicinato
e richiamare la polizia a quest'ora? .

 Andiamo, calmatevi, signora Vauquer , rispose Vautrin,  su,
su, siate buona, noi andiamo a sparare .

Egli raggiunse Rastignac, che prese familiarmente per un braccio.
 Quand'anche vi dessi la prova che a trentacinque passi io riesco
a centrare cinque volte di seguito un asso di picche , gli disse,  que-
sto non vi toglierebbe il coraggio. Mi sembrate un tipo un p   irasci-
bile e temo che vi fareste uccidere come un imbecille .
Voi vi tirate indietro, ora , disse Eugenio.

 Non irritatemi? rispose Vautrin.  Questa mattina non fa
freddo, venite a sedervi laggi , disse indicandogli le verdi panchine.
 L, nessuno ci potr ascoltare, e io devo parlarvi. Voi siete un
giovanottino a cui non voglio male. Anzi, vi voglio bene, parola di
Tromp... (mille fulmini!), parola di Vautrin. E ora vi dir perch
vi voglio bene. Intanto, vi conosco come se vi avessi fatto io, e ve lo
prover. Posate l le vostre borse , continu mostrandogli il tavolo
rotondo.

Rastignac pos il denaro sul tavolo e sedette, in preda a una cu-
riosit portata al massimo grado dal mutamento avvenuto improvvi-
samente nei modi di quell'uomo che, dopo aver parlato di ucciderlo,
si atteggiava a suo protettore.

 Vorrete certamente sapere chi sono, che cosa ho fatto o che cosa
faccio , continu Vautrin.  Siete troppo curioso, ragazzo mio, suv-
via, state calmo. Ne dovrete sentire delle belle! Ho avuto delle di-
sgrazie; ma prima ascoltatemi, poi mi risponderete. Eccovi in tre
parole la mia vita passata: chi sono io? Vautrin. Che cosa faccio?
Quello che mi pare e piace. E dopo questo, andiamo avanti. Volete
conoscere il mio carattere? Sono buono con quelli che mi fanno del
bene o che col loro cuore parlano al mio. A questi tutto  permesso,
possono darmi dei calci negli stinchi, senza che dica loro: "Sta in
guardia!". Ma, corpo di mille bombe, sOno cattivo come il diavolo
con quelli che mi dnno fastidio o che non mi vanno a genio. Ed 
bene che sappiate che mi importa uccidere un uomo, come di que-
sto!  egli disse, schizzando un getto di saliva. Soltanto, quando
ci sia assolutamente necessario, cerco di ammazzarlo con ogni ri-
guardo. Sono quello che voi chiamate un artista. Ho letto le Memorie
di Benvenuto Cellini, tal quale mi vedete, e per di pi, in italiano.
Ho imparato da quest'uomo, che era un gran buontempone, a imi-
tare la Provvidenza, che ci ammazza a torto o a ragione, e ad amare
il bello ovunque lo si trovi. Del resto, non  forse una bella partita da
giocare, quella di essere solo contro tutti gli uomini e di avere la
probabilit della vittoria? Ho riflettuto molto sull'attuale formazione
del nostro disordine sociale. Ragazzo mio, il duello  un gioco da
bambini, una sciocchezza. Quando fra due uomini vivi, uno deve
sparire, bisogna essere stupidi per rimettersi al caso. Il duello? Pila
o croce! Ecco tutto. Io centro cinque volte di seguito un asso di pic-
che, ricalcando ogni nuovo proiettile sull'altro, e a trentacinque passi
di distanza per di pi! Quando si  dotati di questo piccolo talento,
si pu credersi sicuri di mettere un uomo fuori combattimento. Eb-
bene, ho sparato contro un uomo a venti passi e ho fallito il colpo;
eppure quel briccone,non aveva mai maneggiato una pistola in vita
sua. Guardate , disse quell'uomo straordinario, slacciandosi il pan-
ciotto e mostrando un petto villoso come il mantello di un orso, ma
guarnito di un pelo fulvo che dava un senso di disgusto e di spavento
insieme,  quello sbarbatello mi ha arrossato il pelo , soggiunse met-
tendo il dito di Rastignac sopra una cicatrice che aveva sul petto.
 Ma a quel tempo ero un ragazzo, avevo la vostra et, ventun anni.
Credevo ancora in qualche cosa, nell'amore di una donna, in un muc-
chio di sciocchezze in cui voi state per lasciarvi impaniare. Noi ci
saremmo battuti, vero? Voi avreste potuto uccidermi. Supponete che
io fossi morto, dove sareste voi? Avreste dovuto riparare in Svizzera
a consumarvi il denaro di pap, che non ne ha punto. Voglio illumi-
narvi io, sulla situazione in cui vi trovate; ma voglio farlo con la
superiorit di un uomo che, dopo aver osservato bene le cose di que-
sto mondo, ha visto che non ci sono che due partiti da prendere: o
una cieca obbedienza o la ribellione. Io non obbedisco a nulla, non
vi pare? Sapete che cosa ci vuole per voi, col vostro tenore di vita che
conducete? Un milione, e subito: altrimenti, colla vostra testolina,
potreste andare a finire nelle reti di Saint-Cloud, per vedere se esiste
un Ente Supremo. Questo milione, io sono pronto a darvelo .

Egli fece una pausa, guardando Eugenio.

 Ah, ah! ora fate pi buon viso al vostro piccolo pap Vautrin.
Mentre ascoltate questa parola, mi sembrate una giovanetta a cui si
dice: " A questa sera ", e che si agghinda, leccandosi le labbra come
un gatto mentre sorbisce il suo latte. Andiamo, dunque! A noi due!
Ecco il vostro bilancio, giovanotto: abbiamo laggi pap, mamma,
prozia, due sorelle (diciotto e diciassette anni), due fratellini (quin-
dici e dieci anni), ecco il controllo dell'equipaggio. La zia alleva le
vostre sorelle, il curato viene a insegnare il latino ai due fratelli. La
famiglia mangia pi sovente castagne bollite che pane bianco, il pap
tiene da conto i suoi pantaloni, la mamma si permette a mala pena
un vestito per l'inverno e uno per l'estate, le vostre sorelle fanno come
possono. Io so tutto, perch sono stato nel Mezzogiorno. A casa vo-
stra le cose stanno cos, affinch sia possibile mandarvi milleduecento
franchi all'anno, mentre le vostre terre non rendono che tremila fran-
chi. Ma teniamo una cuoca e una cameriera, perch bisogna conser-
vare il decoro: pap  barone. Quanto a noi, abbiamo dell'ambizione,
abbiamo i Beausant come alleati, e noi andiamo a piedi; vogliamo
la ricchezza, e non abbiamo un soldo, mangiamo i cattivi intingoli
di mamma Vauquer, e ci piacciono tanto i buoni pranzetti del fau-
bourg Saint-Germain, dormiamo in un giaciglio, e vogliamo un pa-
lazzo! Non biasimo le vostre intenzioni; avere dell'ambizione cuori-
cino mio, non  dato a tutti. Domandate alle donne quali siano gli
uomini che preferiscono: gli ambiziosi! Gli ambiziosi sono pi
vigorosi, hanno il sangue pi ricco, il cuore pi caldo degli altri
uomini. E la donna si sente cos felice e cos bella quando  forte, che
preferisce a tutti gli uomini quello la cui forza  smisurata, anche se
corre il rischio di essere da lui spezzata. Faccio l'inventario dei vostri
desideri, per potervi fare una domanda, che  questa: abbiamo una
fame da lupo, i nostri denti di latte sono incisivi, come ce la faremo
a provvederci di che riempire la pentola? Prima dobbiamo sorbirci il
Codice, che non  divertente e non  di alcuna utilit, ma  necessa-
rio; sia pure. Studiamo da avvocato per diventare poi presidente di
una corte d'assise, e mandare in galera dei poveri diavoli che valgono
pi di noi, col marchio di una T. F. sulla spalla, per assicurare ai
ricchi un sonno tranquillo. Tutto ci non  piacevole, e poi  una
cosa lunga. Prima, due anni di pratica a Parigi, a guardare i buoni
bocconi di cui siamo ghiotti, senza poterli toccare;  noioso deside-
rare sempre senza mai venir soddisfatti. Se voi foste pallido e aveste
la natura dei molluschi, non avreste niente da temere, ma noi abbiamo
il sangue febbrile dei leoni e un appetito che pu farci commettere
cento sciocchezze al giorno. Voi dunque non resistereste a questo
supplizio, il pi terribile che esista nell'inferno del buon Dio. Ma
ammettiamo pure che siate saggio, che non beviate che latte e com-
poniate delle elegie, bisogner che voi, generoso come siete, comin-
ciate, dopo molte contrariet e privazioni da far venire la rabbia a
un cane, col diventare il sostituto di qualche cialtrone, in un buco
di citt, dove il governo vi dar mille franchi di stipendio, come si
getta un tozzo di pane a un cane da pagliaio. Aspetta ansiosamente
i ladri, difendi la causa della vedova e dell'orfanello! Obbligatissimo!
Se non avrete delle protezioni, marcirete nel vostro tribunale di pro-
vincia; verso i trent'anni, se non avrete ancora buttato la toga alle
ortiche, sarete giudice a milleduecento franchi all'anno. Raggiunta
la quarantina, sposerete la figlia di qualche ricco mugnaio, con circa
seimila lire di rendita. Grazie mille! Se avrete delle protezioni, sarete
procuratore del re a trent'anni, con mille scudi di stipendio, e spose-
rete la figlia del sindaco. Se commetterete qualcuna di quelle piccole
bassezze politiche, come leggere su un bollettino: Villle invece di
Manuel (i due nomi fanno rima e voi avrete la coscienza a posto), a
quarant'anni sarete procuratore generale e potrete diventare deputato.
Notate bene, mio caro ragazzo, che avremmo fatto degli strappi alla
nostra piccola coscienza, che avremo sopportato venti anni di secca-
ture, di miserie nascoste, e che le nostre sorelle saranno rimaste zi-
telle. Ho l'onore di farvi osservare inoltre, che in Francia non ci sono
che venti procuratori generali, e che siete in ventimila aspiranti a
questa carica, fra i quali si incontrano dei cialtroni, che venderebbero
la loro famiglia, pur di salire di uno scalino. Se questo mestiere vi
disgusta, vediamo qualche altra cosa. Il barone de Rastignac vuol
fare l'avvocato? Oh, bene! Bisogna pazientare per dieci anni, spen-
dere mille franchi al mese, avere una biblioteca, uno studio, andare
in societ, baciare la toga di un procuratore per ottenere una causa,
pulire il Palazzo del Tribunale colla lingua. Se questo mestiere vi
capacita, non ho nulla da dire in contrario; ma trovatemi in Parigi
cinque avvocati che, a cinquant'anni, guadagnino pi di cinquanta-
mila franchi all'anno? Mah, piuttosto di avvilirmi cos, preferirei di-
ventare un avventuriero. D'altronde, dove guadagnare del denaro?
Tutto questo non  certo allegro. Abbiamo una risorsa nella dote
di una donna: volete sposarvi? Sar come mettervi una pietra al
collo; poi, se vi sposaste per denaro, che ne sarebbe del nostro senso
dell'onore, della nostra nobilt? Tanto vale cominciare da oggi la
vostra ribellione contro le convenzioni umane. Non sarebbe ancora
nulla strisciare come un serpente davanti a una donna, leccare i piedi
alla madre, commettere delle bassezze da stomacare un verro, pouah!
e almeno riusciste a trovare la felicit! ma sareste infelice come un
cane in chiesa, con una donna che avreste sposato a quelle condizioni.
 ancora meglio combattere cogli uomini, che lottare colla propria
moglie. Questo  il bivio della vita, giovanotto, scegliete! Avete gi
scelto: siete andato dal vostro cugino de Beausant e avete sentito
l'odore del lusso; siete stato dalla signora de Restaud, la figlia di pap
Goriot, e l avete fiutato il profumo della parigina. Quel giorno siete
ritornato a casa con una parola scritta sulla fronte e che io ho saputo
leggere molto bene: " Riuscire! ". Riuscire a qualunque costo. Bravo
mi son detto, ecco un giovane ardito che mi va a genio. Avevate bi
sogno di denaro; ma dove trovarlo? Avete dissanguato le vostre so-
relle: tutti i fratelli del resto gabbano pi o meno le loro sorelle. I
millecinquecento franchi cavati fuori, Dio sa come, da un paese dove
 pi facile trovare castagne che monete da cento soldi, dilegueranno
come soldati che vanno al saccheggio; in seguito, che cosa farete?
Lavorerete? Il lavoro, inteso come lo intendete voi in questo momento,
procura per la vecchiaia, a degli imbecilli del tipo di Poiret, un ap-
partamento presso la signora Vauquer. Il problema che si propongono
di risolvere, in questo momento, cinquantamila giovani che si trovano
tutti nella vostra situazione  una rapida fortuna; voi siete uno di
questi: giudicate degli sforzi e dell'accanimento della battaglia che
dovete sostenere. Bisogna che vi mangiate l'un l'altro come dei ragni
chiusi in un vaso, dato che non ci sono cinquantamila posti disponi-
bili. Sapete come si fa qui la propria strada? O con lo splendore del
genio o con l'abilit della corruzione. Bisogna penetrare in questa
massa di uomini come una palla di cannone, o infiltrarvisi come la
peste. L'onest non serve a niente: ci si piega sotto la potenza del
genio, lo si odia, si cerca di calunniarlo perch afferra senza spartire,
ma se esso resiste, ci si deve piegare, in una parola, lo si adora in
ginocchio, non avendo potuto sommergerlo nel fango. La corruzione
ha il sopravvento, perch il talento  raro; cos, siccome la corruzione
 l'arma della mediocrit che abbonda, ne sentirete ovunque la tra-
fittura. Vedrete delle donne, i cui mariti hanno seimila franchi di
stipendio in tutto, che ne sprecano pi di diecimila per i loro abiti.
Vedrete degli impiegati a milleduecento franchi che comprano dei
terreni, vedrete delle donne prostituirsi per salire sulla carrozza del
figlio d'un pari di Francia, che, per andare a Longchamps, pu tenere
il centro della strada. Avete visto quel povero bestione di un pap
Goriot costretto a pagare la cambiale avallata da sua figlia, il marito
della quale gode di cinquantamila lire di rendita. Vi sfido a fare due
passi per Parigi, senza imbattervi in raggiri diabolici. Scommetterei
la testa contro questo cespo d'insalata, che vi metterete in un vespaio
con la prima donna che vi piacer, sia pure ricca, bella e giovane.
Tutte, in rotta coi mariti, per un'infinit di motivi, sono importunate
dalle leggi. Non la finirei pi, se dovessi spiegarvi gli imbrogli che
si fanno per cagione di amanti, di vestiti, di bambini, di vanit, della
casa, raramente per cagion di virt, statene pur certo. Ed ecco come
il galantuomo diventa il nemico comune; ma che cosa credete che
sia il galantuomo? A Parigi, il galantuomo  colui che tace e tiene
tutto per s. Non vi parlo di quei poveri schiavi che lavorano sempre
e ovunque, senza mai essere ricompensati delle loro fatiche, e che io
chiamo la sacra congrega dei ciabattoni del buon Dio. Certamente
c' qui la virt in tutto lo splendore della sua scemenza, ma c' anche
la miseria, e vedo gi fin d'ora le smorfie di questa brava gente, se
Dio ci facesse il brutto scherzo di darsi assente nell'ora del giudizio
universale. Se volete dunque subito far fortuna, bisogna che siate gi
ricco o che lo sembriate. Per arricchirsi, si tratta qui di giocare grosso,
altrimenti si  fregati, e tanti saluti a casa. Se, nelle cento professioni
che potreste intraprendere, si trovano dieci uomini che riescono in
fretta, il pubblico li chiama ladri. Tirate dunque le vostre conclusioni!
Eccovi la vita qual': non  pi bella di una cucina, puzza altrettanto,
e per cucinare bisogna sporcarsi le mani; sappiate soltanto sbrogliar-
vela a dovere, qui sta tutta la morale della nostra epoca. Vi parlo cos
della societ, perch essa me ne ha dato il diritto; io la conosco. Cre-
dete che la biasimi? Niente affatto.  sempre stata cos, e i moralisti
non riusciranno mai a cambiarla, perch l'uomo  imperfetto: alle
volte  pi o rneno ipocrita, e allora gli sciocchi dicono che  pi o
meno per bene. N accuso i ricchi a favore del popolo: l'uomo 
sempre lo stesso in alto, in basso, a mezza via. Su un milione di que-
sto nobile armento, si trovano tutt'al pi dieci buontemponi che si
mettono al di sopra di tutto, anche delle leggi, ed io sono uno di
questi. Voi, se siete un uomo superiore, tirate sempre diritto e a
testa alta, ma ricordatevi che bisogner lottare contro l'invidia, la
calunnia, la mediocrit, contro il mondo intero. Napoleone ha incon-
trato. un ministro della guerra che si chiamava Aubry e che per poco
non lo mandava in colonia. Mettetevi alla prova: guardate se potete
alzarvi ogni mattina con una volont pi forte di quella del giorno
prima. In questo caso, vi voglio fare una proposta che nessuno respin-
gerebbe. Ascoltatemi bene: io, sapete, ho un'idea, ed  di andare a
vivere una vita patriarcale in mezzo a una grande possessione di
centomila jugeri, per esempio, nel Sud degli Stati Uniti. Voglio di-
ventare un piantatore, avere degli schiavi, guadagnare qualche bel
milioncino vendendo buoi, tabacco, legnami, vivere come un sovrano,
fare ci che voglio, e condurre una vita quale non si concepisce nep-
pure qui, dove ci si rannicchia in una tana di creta. Io sono un gran
poeta: ma le mie poesie non le scrivo, esse consistono in azioni e
sentimenti. In questo momento possiedo cinquantamila franchi che
mi permetterebbero di tenere appena quaranta negri. Ne abbisogno
duecentomila, poich voglio avere duecento negri, per poter soddi-
sfare la mia inclinazione per la vita patriarcale. I negri, sapete, sono
dei fanciulli nati fatti, di cui si pu fare quello che si vuole, senza
che la curiosit di un procuratore del re venga a domandarvene conto.
Con questo capitale nero, in dieci anni, avr tre o quattro milioni.
Se mi va bene, nessuno mi domander: o Chi sei? . Sar il signor
Quattro milioni, cittadino degli Stati Uniti. Avr cinquant'anni, non
sar ancora da buttar via, e mi divertir alla mia maniera. In poche
parole, se vi procuro la dote di un milione, mi darete duecentomila
franchi? Al venti per cento di provvigione, eh,  forse troppo? Vi
farete amare dalla vostra mogliettina, e una volta sposato, nonostante
qualche inquietudine, qualche rimorso, sarete triste per quindici
giorni. Una notte, dopo qualche moina, confesserete a vostra moglie,
fra un bacio e l'altro, di avere duecentomila franchi di debito, dicen-
dole " Amore mio! ". Questa piccola commedia vien recitata tutti i
giorni dai giovani pi distinti; una giovane donna non rifiuta il suo
denaro a colui che ne ha conquistato il cuore. Credete di perderci?
No; troverete il mezzo di guadagnare di nuovo i vostri duecentomila
franchi in qualche speculazione. Col vostro denaro e il vostro ingegno,
accumulerete una fortuna considerevole quale potrete desiderare. Ergo,
in sei mesi avrete fatto la vostra felicit, quella di una adorabile mo-
gliettina, e quella del vostro pap Vautrin, senza contare quella della
vostra famiglia, che d'inverno si soffia sulle dita per mancanza di
legna. Non meravigliatevi n di quello che vi propongo n di quello
che vi chitdo! Su sessanta splendidi matrimoni che hanno luogo a
Parigi, ce ne sono quarantasette che dnno luogo a simili mercati. La
Camera dei notai ha obbligato il signore... .

 Che cosa devo fare dunque?  disse ansiosamente Rastignac,
interrompendo Vautrin.

 Quasi nulla , rispose questi, lasciandosi sfuggire un'espressione
di gioia, simile a quella repressa di un pescatore che sente un pesce
all'estremit della canna.  Ascoltatemi bene: il cuore di una povera
fanciulla infelice e bisognosa  la spugna pi avida ad imbeversi di
amore, una spugna asciutta, che si gonfia appena vi cade sopra una
goccia d'affetto. Fare la corte a una giovinetta che si trova in stato
di solitudine, di disperazione e di povert, senza che ella dubiti della
ricchezza che l'aspetta! perbacco!  come avere tutte le carte buone in
mano,  come conoscere i numeri del lotto,  come giocare in borsa
sapendone in precedenza le oscillazioni. Voi fondate un matrimonio
indissolubile su palafitte: quando a questa giovanetta toccheranno dei
milioni, ella li butter ai vostri piedi come se fossero delle pietre:
" Prendi, mio amato bene, prendi, Adolfo, prendi, Alfredo, prendi,
Eugenio!" dir, se Adolfo, Alfredo o Eugenio, avranno avuto il
buon senso di sacrificarsi per lei. Ci che io intendo per sacrificio,
consiste nel vendere un vecchio vestito per andare insieme al " Cadran
bleu " a mangiare crostini coi funghi, di l, alla sera, recarsi all"' Am-
bigu Comique"; consiste nel portare il proprio orologio al Monte di
Piet, per poterle regalare uno scialle. Non vi parlo delle fanciullag-
gini dell'amore, n dei piccoli artifici che piacciono tanto alle donne,
come per esempio, spruzzare alcune goccie d'acqua, a guisa di la-
grime, sulla carta da lettere, quando si  lontani da loro: da quel
che posso capire, avete l'aria di conoscere perfettamente il linguaggio
speciale del cuore. Parigi, sapete,  come una foresta del Nuovo
Mondo, dove si agitano venti specie diverse di popolazioni selvagge,
gli Illinois, gli Hurons, che vivono del prodotto delle differenti classi
sociali; voi siete un cacciatore di milioni. Per prenderli, adoperate
trappole, panie, richiami, poich ci sono molti modi di cacciare. Gli
uni dnno la caccia alla dote, gli altri alla liquidazione dei conti,
questi pescano delle coscienze, quelli vendono i loro soci coi piedi
e le mani legati. Colui che si trova col carniere ben fornito  riverito,
festeggiato, ricevuto nella buona societ; rendiamo giustizia a questo
suolo ospitale, voi avete a che fare con la citt pi compiacente del
mondo. Se le superbe aristocrazie di tutte le capitali d'Europa rifiu-
tano di ammettere nelle loro file un indegno milionario, Parigi gli
stende le braccia, accorre ai suoi ricevimenti, mangia alla sua tavola
e beve alla sua infamia .

 Ma dove trovare una fanciulla che faccia al casc mio?  disse
Eugenio.

Ma ella  vostra, davanti a voi! .
La signorina Vittorina ?  .
Proprio lei!... .

 E come ? 
Ella vi ama gi, la vostra piccola baronessa de Rastignac .
Ma se non ha un soldo!  rispose stupito Eugenio.

 Ah, eccoci! Ancora due parole , disse Vautrin,  e tutto si
spiegher. Il padre Taillefer  un vecchio briccone, che dicono abbia
ammazzato uno dei suoi amici durante la Rivoluzione. E uno di
quei coraggiosi personaggi di cui vi parlavo, che hanno un'indipen-
denza di opinioni.  banchiere, socio principale della casa Federico
Taillefer e C.; ha un unico figlio a cui vuol lasciare i suoi averi, a
scapito di Vittorina. A me non piacciono queste ingiustizie; io sono
come don Chisciotte, mi piace prendere le difese del debole contro il
forte. Se la volont di Dio fosse di togliergli il figlio, Taillefer si
riprenderebbe sua figlia, perch vuol avere un erede qualsiasi, scioc-
chezza che  nella natura umana, ed io so per certo che non pu pi
avere figli. Vittorina  dolce, gentile, e riuscir in breve ad accattivarsi
l'affetto di suo padre e lo far girare, come una trottola di Germania, 
con la frusta dell'affetto. Ella sar troppo sensibile al vostro amore i
per potervi dimenticare, e voi la sposerete. Io mi assumo la parte della
Provvidenza e far la volont di Dio. Ho un amico al quale sono
molto affezionato, un colonnello dell'esercito della Loira, da poco
tempo impiegato nella guardia reale. Egli ascolta i miei consigli ed 
ultrarealista, perch non  uno di quegli imbecilli attaccati alle proprie
opinioni. Se c' ancora un consiglio da darvi, angelo mio,  di non
essere affezionato alle vostre opinioni pi che alle vostre parole.
Quando ve le chiederanno, vendetele; un uomo che si vanta di non
cambiare mai opinione,  un uomo che s'impegna a tirare sempre
diritto, uno sciocco che crede nell'infallibilit. Non ci sono principi,
non ci sono che avvenimenti; non ci sono leggi, ma solo circostanze:
l' uomo superiore si attacca agli avvenimenti e alle circostanze, per
valersene a suo modo. Se ci fossero dei principi e delle leggi fisse, gli
uomini non le cambierebbero come noi cambiamo di camicia. L'uomo
non  obbligato ad essere pi saggio di una nazione intiera. L'uomo
che, meno di tutti, ha reso servizio alla Francia,  un feticcio vene-
rato per aver sempre visto in rosso, buono tutt'al pi da mettere nel
conservatorio, fra le macchine con l'etichetta di " La Fayette ", men-
tre il principe a cui tutti scagliano la pietra, e che disprezza abbastanza
l'umanit da vomitarle in faccia tanti giuramenti quanti ne richiede,
ha impedito la divisione della Francia al congresso di Vienna: gli si
dovrebbero delle corone, e lo si copre di fango. Oh, conosco gli intri-
ghi, io! Posseggo i segreti di tanti uomini! Basta. Avr un'opinione
incrollabile, il giorno in cui incontrer tre teste che siano d'accordo
sull'applicazione di un principio, e credo che dovr aspettare ancora
molto tempo. Non si trovano tre giudici in tribunale, che abbiano
lo stesso parere sopra un articolo di legge. Ma ritorniamo al nostro
uomo. Egli rimetterebbe Ges Cristo in croce, se glielo chiedessi io.

Basta una sola parola di pap Vautrin, ed egli attaccher briga con
quel tipaccio che non manda nemmeno cento soldi alla sua povera
sorella. 

A questo punto, Vautrin si alz, si mise in guardia e fece l'atto
di un maestro di scherma che fa una spaccata.

 , all'ombra!  aggiunse.

Che orrore! disse Eugenio. Volete scherzare, signor Vau-
trin ? .

 L, l, calmatevi!  riprese costui.  Non fate il bambino! Per,
se questo vi pu divertire, adiratevi, andate in collera! Dite pure che
sono uno scellerato, un malvagio, un bandito, ma non chiamatemi
n truffatore n spia. Andiamo, via, sfogatevi, vi perdno, poich 
tanto naturale questo alla vostra et! Sono stato cos anch'io! Riflettete
soltanto: un giorno o l'altro farete di peggio; andrete a civettare con
qualche bella donna da cui riceverete del denaro. Ci avete pensato? 
disse Vautrin.  Poich, come potrete riuscire senza far calcolo sul
vostro amore? La virt, caro il mio studente, non si scinde: c' o
non c'. Ci parlano di fare penitenza dei nostri peccati;  pur anche
un bel sistema quello, in virt del quale ci si libera la coscienza di
un delitto con un atto di contrizione! Sedurre una donna, per riu-
scire a raggiungere un dato gradino della scala sociale, gettare la
zizzania tra i figli di una stessa famiglia, insomma, tutte le infamie
che si compiono sotto la cappa di un camino o altrimenti, per uno
scopo di piacere o d'interesse personale, credete che tutte queste cose
siano atti di fede, di speranza e di carit? Perch due mesi di pri-
gione al bellimbusto che, in una notte, priva un fanciullo della met
della sua fortuna, e perch la galera, con le circostanze aggravanti, al
povero diavolo che ruba un biglietto da mille? Ecco le vostre leggi:
non c' un articolo che non giunga all'assurdo. L'uomo in guanti
gialli e dalle parole mielate, ha commesso degli assassini per cui non
si versa del sangue, ma se ne d, l'assassino ha forzato una porta col
grimaldello: due cose che avvengono di notte! Fra la mia proposta e
quello che farete voi un giorno, non c' che un p   di sangue in
meno. E voi credete a qualche cosa di sicuro in quel mondo! Disprez-
zateli dunque, gli uomini, e tenete d'occhio le maglie per cui si pu
sfuggire attraverso la rete del Codice. Il segreto delle grandi fortune
senza un'origine evidente,  un delitto che  stato dimenticato, per-
ch fu commesso con abilit o.

 Silenzio, signore! Non voglio ascoltare pi oltre, poich mi fa-
reste dubitare di me stesso. In questo momento, il sentimento  tutta
la mia dottrina .

 Fate i vostri comodi, mio bel ragazzo. Vi credevo pi forte ,
disse Vautrin, non vi dico pi nulla. Un'ultima parola, per.
Guard fisso lo studente e disse:  Voi possedete il mio segreto , gli
disse.

Un giovane che rifiuta le vostre proposte, sapr certo dimen-
ticarle .

 Questo  ben detto, e mi fa piacere; un altro, vedete, sarebbe
meno scrupoloso. Ricordatevi di quello che voglio fare per voi: Vi
d quindici giorni di tempo per acconsentire o rifiutare .

 Che testa dura ha quest'uomo!  disse fra s Rastignac, vedendo
Vautrin allontanarsi tranquillamente, col bastone sotto il braccio.  Mi
ha detto brutalmente ci the la signora de Beausant mi aveva detto
con belle parole; egli mi dilaniava il cuore con i suoi artigli di ac-
ciaio. Perch voglio andare dalla signora de Nucingen? Egli ne ha
indovinato i motivi nel momento stesso in cui li ho concepiti. Questo
bandito mi ha dato in due parole maggiori ragguagli sulla virt che
non me ne abbiano insegnato gli uomini e i libri. Se la virt non
sopporta accomodamenti, ho dunque derubato le mie sorelle?  disse,
gettando le borse del denaro sul tavolo; si sedette e rimase immerso
in una profonda meditazione.

 Essere fedele alla virt, quale sublime martirio! Bah, tutti cre-
dono alla virt; ma chi  virtuoso? I popoli hanno come idolo la
libert, ma in che parte della terra esiste un popolo libero? La mia
giovinezza  ancora azzurra come un cielo senza nubi: voler essere
grande o ricco, non vuol dire essere risoluti a mentire, piegarsi, stri-
sciare, ingannare, adulare, dissimulare? Non vuol forse dire adattarsi
a diventare servo di quelli che hanno mentito, piegato la testa, stri-
sciato? Poich, prima di diventare loro complice, bisogna servirli.
Ebbene, no; voglio lavorare nobilmente, santamente, voglio lavorare
giorno e notte, non dovere la mia ricchezza che al mio lavoro. Sar
la pi lenta delle fortune, ma ogni giorno il mio capo riposer sul
guanciale, senza un cattivo pensiero. Che cosa c' di pi bello che
contemplare la propria vita e trovarla pura come un giglio? La vita
ed io, siamo come un giovane e la sua fidanzata. Vautrin mi ha mo-
strato ci che succede dopo dieci anni di matrimonio. Perbacco! La
mia testa si smarrisce; non voglio pensare a nulla, il cuore  una
buona guida . .
Eugenio fu distolto dalla sua fantasticheria, dalla voce della grossa
Silvia, che gli annunci il sarto, davanti al quale egli si present te-
nendo in mano le due borse di monete, circostanza questa che non gli
dispiacque. Dopo aver misurato gli abiti da sera, indoss il nuovo
vestito da mattino, che lo trasform completamente.

 Ora valgo quanto il signor de Trailles , disse fra s,  final-
mente ho l'aspetto di un gentiluomo .

Signore , disse pap Goriot, entrando in camera di Eugenio,
 mi avete chiesto se conoscevo le persone che frequenta la signora
de Nucingen? .

S .

 Ebbene, luned prossimo ella andr al ballo del maresciallo di
Carigliano; se vi sar possibile andarvi, mi direte se le mie due figlie
si sono molto divertite, come erano vestite, mi direte tutto insomma .

 Come avete potuto saperlo, mio buon pap Goriot?  disse Eu-
genio, facendolo sedere vicino al fuoco.

 Me l'ha detto la sua cameriera: io so tutto quello che fanno,
per mezzo di Teresa e Costanza , continu con tono festoso. Il vec-
chio sembrava un amante, ancora abbastanza giovane per rallegrarsi
di uno stratagemma che lo mette in comunicazione colla sua bella,
senza che ella possa dubitarne.

Le vedrete, voi!  disse manifestando un doloroso rimpianto.

 Non lo so , rispose Eugenio.  Vado dalla signora de Beausant
a domandarle se pu presentarmi alla moglie del maresciallo .

Eugenio pensava, con una specie di gioia interna, di farsi vedere
in casa della viscontessa ben vestito come sarebbe stato da allora in
poi. Quelli che i moralisti chiamano gli abissi del cuore umano, sono
unicamente i fallaci pensieri, gli involontari movimenti dell'interesse
personale. Questi mutamenti, soggetto di tanti discorsi ampollosi,
questi pentimenti repentini, sono dei calcoli fatti a vantaggio dei no-
stri piaceri. Vedendosi ben vestito, con dei bei guanti, delle belle
scarpe, Rastignac dimentic i suoi virtuosi proponimenti. La giovi-
nezza non osa guardarsi allo specchio della coscienza, quando essa
pende dalla parte dell'ingiustizia, mentre l'et matura vi si  gi
guardata: qui sta tutta la differenza fra le due fasi della vita.

Da qualche giorno, i due vicini di camera, Eugenio e pap Goriot,
erano diventati buoni amici. La loro segreta amicizia derivava dalle
stesse ragioni psicologiche, che avevano suscitato sentimenti opposti
fra Vautrin e lo studente. L'ardito filosofo che volesse constatare gli
effetti dei nostri sentimenti nel mondo fisico, troverebbe senza dubbio
pi d'una prova della loro effettiva materialit nei rapporti che essi
creano fra noi e gli animali. Quale fisiognomonista  pi pronto a
indovinare un carattere, di quel che non lo sia un cane a capire se
uno sconosciuto gli voglia o non gli voglia bene? Gli aomes crochus,
espressione proverbiale di cui si servono tutti, sono uno di quei fatti
che restano nel linguaggio, per smentire le ingenuit filosofiche di
cui si occupano coloro che si compiacciono di vagliare i rifiuti dellc
parole primitive. Ci si sente amati: il sentimento si scolpisce in tuttc
le cose e attraverso gli spazi. Una lettera  un'anima,  una eco tanto
fedele della voce che parla, che le anime sensibili la considerano fra
i pi ricchi tesori dell'amore. Pap Goriot, che il suo affetto incon-
sulto innalzava fino al sublime della natura canina, aveva subodorato
la compassione, la bont piena di ammirazione, la giovanile simpatia
che erano sbocciate per lui nel cuore dello studente. Per questo
legame nascente, non aveva ancora approdato ad alcuna confidenza.
Se Eugenio aveva manifestato il desiderio di vedere la signora de
Nucingen, non era gi perch contasse sul vecchio per essere intro-
dotto da lui in casa sua, ma perch sperava che un'indiscrezione
qualunque gli avrebbe potuto servire. Pap Goriot non gli aveva
parlato delle figlie, che a proposito di ci che si era permesso di dirne
apertamente, il giorno delle loro due visite.

 Mio caro signore , gli aveva detto il giorno dopo,  come avete
potuto credere che la signora de Restaud se la sia presa con voi per-
ch avete pronunciato il mio nome? Le mie due figlie mi vogliono
molto bene: ed io sono un padre felice. Soltanto i miei due generi si
sono comportati male verso di me, ed io non ho voluto far soffrire
queste care creature per i miei dissensi coi loro mariti, ed ho prefe-
rito vederle di nascosto. Questo segreto mi procura mille gicie che
gli altri padri, che possono vedere le loro figlie quando vogliono, non
possono comprendere. Questo io non lo posso fare, capite? Allora,
vado quando  bel tempo ai Campi Elisi, dopo aver chiesto alle ca-
meriere se le mie figlie escono. Aspetto che passino, mi batte il cuore
quando arrivano le loro carrozze, le ammiro nei loro begli abiti,
mentre esse, passando, mi fanno un piccolo sorriso che indora per
me la natura, come se vi cadesse sopra un bel raggio di sole. E ri-
mango ad aspettare, perch devono tornare indietro. Le vedo di nuovo,
l' aria ha fatto loro bene, sono colorite: sento mormorare intorno a
me: "Che bella donna! " e questo mi rallegra il cuore; non  forse
il mio sangue? Amo i cavalli che le trasportano, e vorrei essere il
cagnolino che tengono sulle ginocchia. Vivo dei loro piaceri: ognuno
ha la sua maniera d'amare, e la mia non fa certo male a nessuno;
perch dunque la gente si occupa di me? Io sono felice a mio modo;
 forse contrario alla legge che alla sera vada a vedere le mie figlie,
quando escono di casa per recarsi al ballo? Che dispiacere per me
quando arrivo troppo tardi e mi sento dire: " La signora  uscita! ".
Una volta ho aspettato fino alle tre del mattino per vedere Nasia, che
non avevo vista da due giorni. Poco manc che morissi dalla gioia!
Ve ne prego, non parlate di me, se non per dire come sono buone
le mie figliole; esse vorrebbero colmarmi di ogni sorta di regali, ma
io glielo proibisco e dico loro: "Risparmiate il vostro denaro! Che
cosa volete che me ne faccia? Io non ho bisogno di nulla". Infatti,
mio caro signore, che cosa sono io? Un misero corpo, la cui anima 
dovunque siano le mie figlie .

Quando avrete visto la signora de Nucingen, mi direte quale
delle due preferite , disse il buon uomo dopo un momento di silen-
zio, vedendo Eugenio sulle mosse di partire per andare a passeggio
alle Tuileries, mentre aspettava l'ora di presentarsi in casa della si-
gnora de Beausant.

Questa passeggiata fu fatale allo studente. Alcune donne lo nota-
rono: era cos bello, cos giovane e di un'eleganza cos raffinata!
Vedendosi oggetto di attenzione e di ammirazione, non pens pi
n alle sorelle n alla zia che per lui si erano spogliate, n alle sue
virtuose ripugnanze. Aveva visto passare sopra il suo capo quel de-
monio che facilmente e scambiato per un angelo, quel Satana dalle
ali variopinte, che semina rubini, che lancia le sue frecce d'oro sulle
facciate dei palazzi, imporpora le guance delle donne, riveste di un
goffo splendore i troni, che sono cos semplici in origine; aveva
ascoltato il dio di quella scintillante vanit, il cui splendore ci sembra
un simbolo di potenza. Le parole di Vautrin, bench fossero molto
ciniche, gli erano penetrate nel cuore, come nel ricordo di una vergine
si scolpisce l'ignobile profilo di una vecchia fattucchiera che le ha
detto:  Oro e amore a fiumi! . Dopo aver gironzolato svogliata-
mente di qua e di l, Eugenio, verso le cinque, si present dalla si-
gnora de Beausant, dove ricevette uno di quei terribili colpi, contro
i quali i giovani cuori sono senza difesa. Fino ad allora aveva trovato
la viscontessa piena di quella cortese affabilit, di quella grazia un
p   sdolcinata, dovuta all'educazione aristocratica, e che non  per-
fetta se non viene direttamente dal cuore.

Quando egli entr, la signora de Beausant fece un gesto seccato
e gli disse con tono asciuKo:

 Signor de Rastignac, mi  impossibile di trattenervi, almeno in
questo momento! sono occupata... .

Per un osservatore, e Rastignac lo era diventato in fretta, la frase,
il gesto, lo sguardo, l' intonazione della voce, rivelavano la storia del
carattere e delle abitudini della casta. Egli sent il pugno di ferro
sotto il guanto di velluto, la personalit e l'egoismo sono le belle ma-
niere, il legno sotto la vernice. Sent insomma sono  IO, IL RE , che
comincia fra i pennacchi del trono e finisce sotto il cimiero dell'ul-
timo gentiluomo. Eugenio s'era lasciato andare con troppa facilit a
credere alla nobilt della donna; poi, come tutti gli infelici, aveva
firmato in buona fede il delizioso patto che lega il benefattore al
beneficato, e il cui primo articolo stabilisce una perfetta uguaglianza
fra i cuori generosi. La beneficenza che unisce due esseri in uno solo,
 una passione divina, altrettanto incompresa e rara quanto l'amore
sincero. L'una e l'altro sono la prodigalit delle anime grandi. Ra-
stignac voleva riuscire ad andare al ballo della duchessa di Carigliano,
e ingoi questo boccone amaro.

Signora, disse con voce turbata; se non si trattasse di una
cosa importante non sarei venuto ad importunarvi; siate cos gentile
da permettermi di vedervi pi tardi: io aspetter .

 Ebbene, venite a pranzo con me , disse ella, un p   confusa
per la durezza con cui gli aveva parlato; poich quella donna era
veramente tanto buona quanto nobile.

Eugenio, bench colpito da questo cambiamento improvviso, dissc
fra s andandosene:  Striscia, sopporta tutto! Che cosa devono essere
le altre, se in un momento, la migliore delle donne dimentica le
promesse della sua amicizia e ti butta l come una scarpa smessa?
Ognuno per s, dunque?  vero che la sua casa non  una bottega,
e che ho torto di aver bisogno di lei. Occorre proprio, come dice
Vautrin, farsi palla di cannone .

Le amare rifiessioni dello studente dileguarono presto al pensiero
del piacere che si riprometteva di pranzare dalla viscontessa. Cos,
per una specie di fatalit, i pi piccoli avvenimenti della sua vita
cospiravano a spingerlo verso la carriera in cui, secondo le osserva-
zioni di quella terribile sfinge di casa Vauquer, egli doveva, come
su di un campo di battaglia, uccidere per non essere ucciso, ingannare
per non essere ingannato, in cui doveva mettere in quarantena la
coscienza e il cuore, mettersi una maschera, burlarsi della piet degli
uomini, e, come a Sparta, afferrare la fortuna senza farsi vedere, per
meritare il premio. Quando ritorn dalla viscontessa, trov di nuovo
in lei quella gentile bont ch'ella gli aveva sempre dimostrato; anda-
rono insieme nella sala da pranzo, dove il visconte aspettava la mo-
glie, e dove risplendeva quel lusso di mensa che sotto la Restaurazione,
fu spinto, come tutti sanno, al massimo grado. Il signor de Beausant,
come molte persone blases, non aveva pi altri piaceri che quelli
di una buona tavola, era, iD fatto di ghiottoneria, della scuola di
Luigi XVIII e del duca d'Escars. La sua tavola offriva quindi un dop-
pio lusso, quello del contenente e quello del contenuto. Nessuno spet-
tacolo simile a questo aveva mai colpito lo sguardo di Eugenio, che
pranzava per la prima volta in una di quelle case in cui le grandezze
sociali sono ereditarie. La moda aveva appena soppresso le cene con
cui un tempo finivano i balli dell'Impero, dove gli ufficiali avevano
bisogno di prendere forza, per prepararsi a tutte le battaglie che
avrebbero dovuto sostenere, tanto all'interno quanto all'esterno. Eu
genio non aveva ancora assistito che a delle feste da ballo; la disin-
voltura che pi tardi lo distinse in cos alto grado e che cominciava
ad acquistare, gli imped di lasciarsi prendere da ingenua meraviglia.
Ma, vedendo tutta quell'argenteria scolpita e le mille raffinatezze di
una tavola sontuosa, ammirando per la prima volta il contegno cor-
retto e silenzioso della servit, sarebbe stato difficile per un uomo
dall'ardente immaginazione, non preferire questa vita sempre ele-
gante, alla vita di privazioni che avrebbe voluto iniziare al mattino.
Il suo pensiero lo ricondusse per un momento alla sua pensione bor-
ghese; ne prov un cos profondo orrore, che giur a se stesso di
lasciarla entro il mese di gennaio, sia per abitare in una casa pulita,
che per sfuggire a Vautrin, di cui gli pareva ancora di sentire la
grande mano sulla sua spalla. Se si pensa alle mille forme che assume
la corruzione a Parigi, sia palese che nascosta, un uomo di buon
senso si domanda per quale aberrazione lo Stato vi fondi delle scuole,
vi riunisca dei giovani, come mai le belle donne vi siano rispettate,
come mai l'oro esposto in vetrina dagli agenti di cambio, non spari-
sca per incanto dalle loro ciotole. Ma, se si pensa che vi sono pochi
casi di delitti, e di delitti commessi dai giovani, quanto rispetto dob-
biamo avere per quei Tantali pazienti, che devono combattere con
se stessi e ne escono quasi sempre vittoriosi! Se fosse ben descritto
ne!la sua lotta con Parigi, il povero studente fornirebbe uno dei sog-
getti pi drammatici della nostra civilt moderna.

La signora de Beausant guardava inutilmente Eugenio per invi-
tarlo a parlare, ma egli non volle dir nulla in presenza del visconte.

Mi accompagnate "aux Italiens" questa sera? chiese la vi-
scontessa al marito.

   Non potete dubitare del piacere che avrei nell'obbedirvi, ri-
   spose con un'ironica cortesia che trasse in inganno lo studente,  ma
   devo raggiungere qualcuno al Variet .
   La sua amante , diss'ella fra s.
   Non avete dunque nessun Ajuda questa sera?  chiese il visconte.
   No , rispose ella vivamente.
    Ebbene, se avete proprio bisogno di un braccio su cui appog-
   giarvi, prendete quello del signor de Rastignac .
   La viscontessa guard sorridendo Eugenio.
   Sar compromettente per voi , ella disse.
    " Il francese ama il pericolo, poich vi trova la gloria ", ha detto
   il signor de Chateaubriand , rispose Rastignac inchinandosi.
   Qualche momento dopo, si trov seduto vicino alla signora de
   Beausant, in una carrozza che li port rapidamente al teatro alla
   moda, e gli parve di assistere ad un incantesimo quando entr in un
   palco di prospetto, e si vide preso di mira da tutti i binoccoli, puntati
   su di lui e sulla viscontessa, vestita di un abito delizioso. Egli passava
   di meraviglia in meraviglia.
    Dovevate parlarmi , gli disse la signora di Beausant. Ah,
   guardate, ecco la signora de Nucingen a tre palchi dal nostro; sua
   sorella ed il signor de Trailles sono dall'altra parte .
   Dicendo queste parole, la viscontessa guardava il palco dove
   avrebbe dovuto esserci la signorina de Rochefide, e non scorgendovi
   il signor d'Ajuda, il suo viso si illumin di un meraviglioso splendore.
     affascinante , disse Eugenio, dopo aver osservato la signora
   de Nucingen.
   Ha le ciglia troppo chiare .
   S, ma che graziosa figurina slanciata! .
    Ha ie mani grandi .
 Ma che begli oeehi! .

 Ha il viso allungato .

 Ma la forma ovale ha molta distinzione .

 Fortuna per lei averne almeno nella forma del viso! Guardate
eome prende e posa il binoccolo: Goriot trapela da tutti i suoi mo-
vimenti , disse la viseontessa, eon grande stupore di Eugenio.

In verit la signora de Beausant guardava eoll'oeehialino la sala,
e sembrava ehe non faeesse attenzione alla signora de Nucingen, di
cui invece non le sfuggiva un solo gesto. Il colpo d'oechio era ma-
gnifico; Delfina de Nucingen non fu poco lusingata di aver accapar-
rato esclusivamente per lei, l' attenzione del giovane, bello ed elegante
eugino della signora de Beausant: egli non aveva oeehi ehe per lei.

 Se eontinuate a eovarla collo sguardo, susciterete uno scandalo,
signor de Rastignae. Non riuseirete a nulla, se vi buttate a eapofitto
in questo modo .

 Mia eara eugina , disse Eugenio,  mi avete gi protetto molto,
e se volete eompiere la vostra opera, non vi domando pi ehe di
farmi un favore che vi eoster poea fatiea e mi far tanto piaeere.
Eeeomi innamorato .
Di gi ? .

 S .

 E di quella donna? .

 Le mie pretese sarebbero forse aecolte altrove?  disse gettando
uno sguardo penetrante a sua cugina.  La duchessa di Carigliano 
affezionata alla duehessa di Berry , eontinu dopo una pausa,  voi
eerto la vedrete, abbiate la bont di presentarmi a lei e di aeeompa-
gnarmi al ballo ehe ella d luned. Vi incontrer la signora de Nu-
eingen ed io dar la mia prima scaramuccia .

 Volentieri , ella disse,  se voi avete gi della simpatia per lei,
i vostri affari di cuore vanno molto bene. Eceo de Marsay nel palco
della prineipessa Galathionne; la signora de Nueingen  indispettita,
e sta sulle spine. Questo  il momento pi indieato per presentarvi
ad una donna, soprattutto se questa  la moglie di un banehiere. Que-
ste signore della " Chausse d'Antin " amano tutte la vendetta .

 E voi, ehe eosa fareste in un easo simile? .

 Io soffrirei in silenzio .

In quel momento, il marchese d'Ajuda si present nel paleo della
signora de Beausant.

 Ho traseurato i miei affari per poter venire a salutarvi , egli
disse,  e ve ne informo affineh non sembri un sacrificio .

La gioia raggiante ehe si dipinse sul viso della viscontessa, insegn
ad Eugenio a riconoscere l'espressione del vero amore e a non con-
fonderlo eon le leziosaggini della civetteria parigina. Ammir sua
cugina e, senza parlare, lasci sospirando il suo posto al signor
d'Ajuda.
 Che nobile e sublime creatura una donna che sa amare cos! o
disse fra s.  E quest'uomo la tradirebbe per una pupattola! Come
si pu tradirla? .

E sent in cuore una rabbia infantile; avrebbe voluto gettarsi ai
piedi della signora de Beausant, avrebbe voluto avere la potenza del
demonio per portarsela via nel suo cuore, come un'aquila rapisce dal
suo nido, nella pianura, una capretta bianca che succhia ancora il latte
dalla madre. Era avvilito di trovarsi in quel grande Museo della bel-
lezza, senza possedere il suo quadro, senza un'amante che gli appar-
tenesse.

 Avere un'amante c una posizione quasi regale , diceva fra s,
  l'indizio della potenza! .
E guard la signora de Nucingen, come un uomo oltraggiato
guarda il suo avversario. La viscontessa si volse verso di lui, espri-
mendogli con un ammiccar degli occhi, la propria gratitudine per
la sua discrezione. Il primo atto era finito.

 Conoscete abbastanza bene la signora de Nucingen per poterle
presentare il signor de Rastignac?  chiese al signor d'Ajuda.

 Ella sar felice di vedere il signore , disse il marchese.

Il bel Portoghese si alz, prese il braccio dello studente che, in
un batter d'occhio, fu alla presenza della signora de Nucingen.

Signora baronessa, disse il marchese, ho l'onore di presen-
tarvi il cavalier Eugenio de Rastignac, cugino della viscontessa de
Beausant. Avete fatto una cos profonda impressione su di lui, che
ho voluto rendere completa la sua felicit, accompagnandolo vicino
al suo idolo .

Queste parole furono pronunciate con un accento lievemente iro-
nico che ne velava il pensiero un p   brutale, ma che, ben mascherato,
non spiace mai ad una donna. La signora de Nucingen sorrise e offr
ad Eugenio il posto lasciato libero dal marito.

 Non oso proporvi di rimanere con me, signore , gli disse,
quando si ha la fortuna di trovarsi vicino alla signora de Beausant,
ci si rimane .

 Ma , le disse sottovoce Eugenio,  mi sembra, signora, che se
voglio piacere a mia cugina, debbo rimanere vicino a voi. Prima che
arrivasse il marchese, parlavamo di voi e della distinzione che avete
in tutti i particolari della vostra persona , disse ad alta voce.

Il signor d'Ajuda se ne and.

 Veramente, signore , disse la baronessa,  volete rimanere con
me? Allora faremo conoscenza; la signora de Restaud aveva gi de-
stato in me il vivo desiderio di vedervi .
 Dev'essere molto falsa, poich ha dato ordine di non lasciarmi
entrare in casa sua .

Come dite?.

 Signora, mi faccio scrupolo di dirvene la ragione, ma reclamo
tutta la vostra indulgenza nel confidarvi un simile segreto. Sono vi-
cino di camera del vostro signor padre; non sapevo che la signora de
Restaud fosse sua figlia; ebbi l'imprudenza di parlarne molto inno-
centemente, ed ho irritato la vostra signora sorella e suo marito. Non
potete immaginare come la signora duchessa di Langeais e mia cugina
abbiano trovato di cattivo gusto questa apostasia filiale. Ho raccontato
loro la scena e hanno riso come pazze. Fu allora che, facendo il con-
fronto fra voi e vostra sorella, la signora de Beausant mi parl
molto bene di voi, e mi disse come eravate buona con il mio vicino,
il signor Goriot. Come potreste infatti non volergli bene? Egli vi
adora con tanta passione, che ne sono gi geloso. Questa mattina
abbiamo parlato insieme di voi per due ore. Poi, tutto turbato per
quello che vostro padre mi aveva raccontato, questa sera, pranzando
con mia cugina, le dicevo che non potevate essere tanto bella quanto
siete amorevole. La signora de Beausant, volendo senza dubbio fa-
vorire un'ammirazione cos ardente, mi ha condotto qui, dicendo con
la sua abituale grazia, che vi avrei veduta .

 Come, signore, vi devo gi della riconoscenza? Ancora un p  ,
e saremo vecchi amici .

 Bench l'amicizia con voi debba essere un sentimento poco ba-
nale , disse Rastignac,  non voglio essere vostro amico .

Queste sciocchezze stereotipate ad uso dei principianti, sembrano
sempre incantevoli alle donne, e non sono meschine che lette a mente
fredda. Il gesto, il tono, lo sguardo di un giovanotto, dnno ad esse
un incalcolabile valore. La signora de Nucingen trov Rastignac af-
fascinante. Poi, come tutte le donne, non potendo rispondere nulla a
un fuoco di fila di domande come quelle dello studente, parl di un
altro argomento.

 S, mia sorella si fa del torto per il modo con cui si comporta con
quel povero padre, che per noi  stato come un dio. C' voluto che il
signor de Nucingen mi ordinasse perentoriamente di non vedere mio
padre che al mattino, perch io cedessi su questo punto. Ma ne sono
stata molto infelice, e ne ho pianto per tanto tempo. Questa costri-
zione, che segu le pi brutali esperienze del matrimonio,  stata una
delle cagioni che ha maggiormente sconvolto la nostra vita coniugale.
Io sono certamente, agli occhi del mondo, la donna pi felice di Pa-
rigi, in realt sono la pi infelice. Mi giudicherete pazza perch vi
parlo cos, ma voi conoscete mio padre, e in virt di questo, non po-
tete rimanere per me un estraneo .

 Non incontrerete mai nessuno , le disse Eugenio,  che sia ani-
mato da un desiderio pi vivo di appartenervi. Che cosa cercate tutte
voi? La felicit, continu con un tono di voce che penetrava fino
in fondo all'anima.  Ebbene, se la felicit  per una donna essere
amata, adorata, avere un amico a cui poter confidare i propri desideri,
i capricci, i dispiaceri e le gioie, mostrare a nudo l'anima, con i difetti
e le buone qualit, senza timore di essere tradita, credetemi, questo
cuore cos devoto, sempre ardente, non potete trovarlo che in un uomo
giovane, pieno di illusioni, che  disposto a morire ad un vostro solo
cenno, che non sa ancora nulla del mondo e che non vuole neppure
conoscerlo, perch voi siete diventata il mondo intiero per lui. Io ve-
dete, e voi riderete della mia ingenuit, arrivo da una lontana pro-
vincia, del tutto inesperto, senza aver conosciuto che delle anime
belle, e avevo intenzione di rimanere senza amore. Mi  capitato di
conoscere mia cugina, che mi ha fatto vedere troppo da vicino il suo
cuore; mi ha fatto intuire gli infiniti tesori della passione; io sono,
come " Cherubin " l' amante di tutte le donne, in attesa di potermi
dedicare interamente ad una di esse. Quando vi ho vista, entrando, mi
sono subito sentito attratto verso di voi come da un fluido. Avevo gi
pensato tanto a voi, ma non vi avevo sognata cos bella come siete in
realt. La signora de Beausant mi ha raccomandato di non guardarvi
tanto, ella non sa quale fascino abbiano le vostre labbra rosse, il vostro
pallore, i vostri occhi cos pieni di dolcezza... Anch'io vi dico forse
delle parole pazze, ma lasciate che ve le dica .

Non c' nulla che piaccia tanto alle donne quanto sentirsi sciori-
nare queste dolci parole. La devota pi rigida le ascolta, quand'anche
non debba ad esse rispondere. Dopo questo esordio, Rastignac snoc-
ciol il suo rosario con un tono volutamente sommesso, e la signora
de Nucingen lo incoraggiava con lievi sorrisi, adocchiando di tanto
in tanto de Marsay, che non si allontanava un istante dal palco della
principessa Galathionne. Rastignac rimase vicino alla signora de Nu-
cingen fin quando suo marito venne a prenderla per condurla a casa.

 Signora , le disse Eugenio,  avr il piacere di venire a farvi
visita prima del ballo della duchessa di Carigliano .

 Puisque matame fous encache , disse il barone, il tarchiato te-
desco, la cui faccia rotonda tradiva una pericolosa astuzia,  fous tes
sir d'dre pien ressi  .

 Le mie faccende sono ben avviate, giacch ella non s' adom-
brata molto quando le ho chiesto: "Acconsentirete un giorno ad
amarmi? ". L'animale  a punto, inforchiamolo e teniamo salde le
redini , disse fra s Eugenio, mentre andava a salutare la signora
de Beausant che si era alzata, e stava allontanandosi con il signor
d'Ajuda.

Il povero studente non sapeva che la baronessa era distratta, e si
aspettava dal signor de Marsay una di quelle lettere decisive che stra-
ziano l'anima. Soddisfatto del suo immaginario successo, Eugenio
accompagn la viscontessa fino al peristilio, dove ognuno aspettava
la propria carrozza.

Vostro cugino non sembra pi lo stesso, disse sorridendo il
Portoghese alla viscontessa, quando Eugenio li ebbe salutati.  Scom-
metto che far saltare la banca;  flessibile come un'anguilla e credo
che si far strada. Voi sola potevate scegliere cos accuratamente una
donna, proprio nel momento in cui ella ha bisogno di essere con-
solata .

 Ma , disse la signora de Beausant,  bisognerebbe sapere se
ella ama ancora colui che l'abbandona .

Lo studente ritorn a piedi dal  Theatre-Italien  alla rue Neuve
Sainte-Genevive, facendo i pi dolci progetti; aveva benissimo osser-
vato l'insistenza con cui la signora de Restaud l'aveva fissato da capo
a piedi, sia nel palco della viscontessa, sia in quello della signora de
Nucingen, e ne dedusse che, d'ora innanzi, la casa della contessa non
gli sarebbe pi stata chiusa. Cos sarebbero state quattro le relazioni
importanti che aveva conquistato nel fior fiore della societ parigina,
giacch calcolava di riuscire simpatico anche alla moglie del mare-
sciallo. Senza rendersi ben conto dei mezzi necessari, egli indovinava
gi in anticipo che nel complicato congegno degli interessi di questo
mondo, doveva aggrapparsi a una ruota per poter giungere in cima
alla macchina, di cui si sentiva la forza di inceppare il movimento.
 Se la signora de Nucingen si interessa di me, le insegner a
guidare suo marito: dato che egli fa degli affari d'oro, potr aiutarmi
a mettere insieme in breve tempo una fortuna .

Egli non si diceva questo cinicamente, poich non era ancora
abbastanza scaltro per calcolare una posizione, apprezzarla e valu-
tarla; ma queste idee ondeggiavano all'orizzonte sotto forma di leg-
gere nubi e, bench non avessero la crudezza di quelle di Vautrin,
se si fossero passate attraverso il vaglio della coscienza, non avrebbero
rivelato nulla di molto puro. Gli uomini arrivano, attraverso un
sguito di compromessi di questo genere, a quella rilassata moralit
di cui fa professione l'epoca attuale, in cui si incontrano pi raramente
che mai quegli uomini quadrati, quelle belle volont che non si spie-
gano mai al male, ai quali il pi piccolo deviamento dalla linea retta
sembra un delitto: magnifici simboli dell'integrit, a cui siamo debi-
tori di due capolavori: l'Alceste di Molire e, recentemente Jenny
Deans e suo padre, nell'opera di Walter Scott. Forse l'opera opposta,
cio la descrizione delle vie tortuose attraverso le quali un uomo di
mondo, un ambizioso, fa scivolare la sua coscienza, provando a ra-
sentare il male per poter raggiungere lo scopo, salvando le apparenze,
non sarebbe certo meno bella n meno drammatica.
Quando fu giunto a casa, Rastignac era gi innamorato della si-
gnora de Nucingen, ella gli era sembrata snella, slanciata come una
rondine. L'inebbriante dolcezza dei suoi occhi, il tessuto delicato e
morbido della sua pelle, sotto il quale gli sembrava di vedere scorrere
il sangue, l' incantevole suono della sua voce, i capelli biondi, tutto
egli ricordava di lei, e forse la passeggiata, mettendogli in moto il
sangue, lo esaltava in questo incantesimo. Lo studente buss con
violenza all'uscio di pap Goriot.

 Vicino mio , disse,  ho visto la signora Delfina .
Dove ? .
" Aux Italiens " .

Si  divertita molto?... Entrate, dunque

E il buon uomo che si era alzato in camicia, apr l'uscio e ritorn
subito a letto.

 Parlatemi dunque di lei!  egli disse.

Eugenio, che si trovava per la prima volta nella camera di pap
Goriot, non pot nascondere un moto di stupore, vedendo il bugigat-
tolo in cui viveva il padre, dopo aver ammirato l'elegante abbiglia-
mento della figlia. La finestra era senza tendine, la tappezzeria, in-
collata ai muri, si staccava in pi punti per l'umidit, e si accartoc-
ciava, lasciando intravedere il muro ingiallito dal fumo. Il buon uomo
era steso su di un misero letto, non aveva che una leggera coperta e
uno strapuntino fatto coi pezzi migliori dei vecchi abiti della signora
Vauquer. Il pavimento era umido e polveroso. In faccia alla finestra
c'era uno di quei vecchi cassettoni panciuti di mogano rosa, colle
maniglie di rame ritorto a guisa di tralci ornati di fiori e di foglie,
un vecchio mobile con un ripiano di legno, sul quale posava una
brocca col catino e tutti gli oggetti necessari per farsi la barba. In un
angolo le scarpe, a capo del letto un tavolino da notte senza sportello
n marmo; all'angolo del caminetto, dove non si vedeva traccia di
fuoco, c'era il tavolo quadrato in legno di noce, la cui traversa aveva
servito a pap Goriot per trasformare la zuppiera d'argento dorato.
Urr misero scrittoio su cui posava il cappello del buon uomo, una
poltrona di paglia sfondata, e due sedie completavano quel misero
arredamento. Dall'arcuccio del letto, fermato al soffitto con un cencio,
pendeva una malandata striscia di stoffa a quadretti bianchi e rossi.
Il pi povero fattorino possedeva certamente, nella sua soffitta, dei
mobili meno scadenti di quelli che pap Goriot aveva nella pensione
della signora Vauquer. L'aspetto di questa camera faceva rabbrividire
e faceva stringere il cuore; assomigliava alla pi triste cella di una pri-
gione. Per fortuna Goriot non vide l'espressione che si dipinse sul viso
di Eugenio, quando questi pos il candeliere sul tavolino da notte. Il
buon uomo si gir dalla sua parte, tirandosi le coperte fino al mento.

 Ebbene, quale preferite fra la signora de Restaud e la signora
de Nucingen? .

 Preferisco la signora Delfina , rispose lo studente,  perch vi
vuole pi bene .

A queste parole, pronunciate con calore, il buon uomo trasse il
braccio di sotto le coperte e strinse la mano di Eugenio.

Grazie, grazie, disse commosso il vecchio, che cosa vi ha
dunque detto di me? .

Lo studente ripet le parole della baronessa, cercando di abbellirle
pi che poteva, e il vecchio le ascolt come se sentisse la parola di Dio.

 Cara bambina! S, s, mi vuole tanto bene; ma non credete a
ci che vi ha detto di Anastasia. Le due sorelle sono gelose una del-
l' altra, sapete, e questa  un'altra prova della loro tenerezza. Anche
la signora de Restaud mi vuol tanto bene, lo so; un padre fa coi suoi
figli come Dio fa con noi, penetra`sino in fondo ai cuori e giudica le
intenzioni. Sono tutt'e due ugualmente affezionate. Oh, se avessi
avuto dei buoni generi, sarei stato troppo felice; senza dubbio non
c' nessuna felicit completa in questo mondo. Se avessi vissuto con
loro, solo sentire le loro voci, saperle con me, vederle andare e venire
come quando le avevo in casa, mi avrebbe fatto balzare il cuore in
petto!... Erano ben vestite? .

 S , disse Eugenio,  ma, signor Goriot, come mai, avendo due
figlie cos ben sistemate come le vostre, potete abitare in un simile
stambugio? o.
 In fede mia , egli disse con tono di apparente noncuranza,  a
C' cosa mi servirebbe di stare meglio? Non posso proprio spiegar-
velo, non so dire due parole di seguito come si conviene. Ho tutto
qui dentro , aggiunse battendosi il cuore;  la vita  tutta nelle mie
a ue figlie. Se si divertono, se sono felici, elegantemente vestite, se
camminano sui tappeti, che cosa importa di quale stoffa sia fatto il
mio abito e come sia il letto in cui dormo? Io non ho freddo, quando
s che esse sono al caldo; non mi annoio mai, quando so che esse ri-
dono; non ho altri dispiaceri che quelli che hanno loro. Quando
Sarete padre, quando direte a voi stesso, udendo cinguettare i vostri
bambini: "Sono viscere mie!", quando sentirete che quelle piccole
creature sono sangue del vostro sangue, di cui sono il pi bel fiore
--poich  proprio cos!--ve li sentirete attaccati alla pelle, e avrete
l' mpressione di sentirli camminare nei vostri passi. La loro voce ri-
suona dovunque al mio orecchio, e quando un loro sguardo  triste,
mi sento agghiacciare il sangue. Un giorno saprete che si  pi felici
della loro felicit che della propria. Non posso spiegarvelo, sono dei
vuoti interiori che diffondono la gioia in tutto il vostro essere. In-
somma io vivo tre volte; volete che vi dica una cosa curiosa? Ebbene,
quando sono diventato padre, ho compreso Dio. Egli  tutto per in-
tero dovunque, poich da Lui  stato creato l'universo; e cos, signore,
Sono io per le mie figlie. Per, amo di pi io le mie figlie di quel che
io ami il mondo, perch il mondo non  cos bello come Dio, men-
tre le mie figlie sono pi belle di me. Esse occupano tanto il mio
Spirito, che sentivo che questa sera le avreste vedute. Dio mio! ma
dovete sapere che io sarei pronto a pulire le scarpe a un uomo che
rendesse felice la mia piccola Delfina quanto pu esserlo una donna
quando  amata, eseguirei i suoi ordini e sarei il suo servo devoto.
Io saputo dalla sua cameriera che quel signorino de Marsay  un
tipo pericoloso, e avrei tanta voglia di torcergli il collo. Come pu
non amare un gioiello di donna dalla voce di usignuolo e con un
corpo che potrebbe servire da modello! Come ha potuto sposare quel
grosso alsaziano massiccio? Per loro due ci volevano dei giovani molto
gentili; ma ormai pazienza, hanno voluto fare di testa loro .

Pap Goriot era sublime. Eugenio non aveva mai potuto vederlo
illuminato dal fuoco della sua passione paterna. La potenza di sug-
gestione che emana dai sentimenti  cosa assai degna di osservazione.
Per volgare che sia una creatura, dal momento in cui esprime url
sentimento forte e sincero, essa emana un fluido speciale che ne tra-
sfigura la fisonomia, ne anima il gesto, muta persino il tono della sua
voce. Spesso la persona pi stupida, raggiunge, sotto l'impulso della
passione, l' eloquenza pi sublime, se non per le parole, per i pensieri
che esprime, e sembra che si muova in una sfera luminosa. In quel
momento c'era nella voce, nel gesto del buon uomo, la potenza co-
municativa che rivela un grande attore. Ma i nostri migliori senti-
menti non sono forse la poesia della volont?

 Ebbene, forse non sarete seccato di sapere , gli disse Eugenio,
 che Delfina sta senza dubbio per troncare la sua relazione con il
signor de Marsay. Questo bel giovane l'ha lasciata, per attaccarsi alla
principessa Galathionne. Quanto a me, questa sera mi sono innamo-
rato della signora Delfina .

 Bah!  disse pap Goriot.

 Sicuro, e credo di non esserle dispiaciuto; abbiamo parlato
d'amore per un'ora, e devo andare a trovarla dopo domani, sabato .

 Oh, come vi vorrei bene, mio caro signore, se le piaceste; voi
siete buono e non la tormentereste: se per la tradiste, badate, per
prima cosa vi torcerei il collo. Una donna, sapete, non pu avere due
amori! Dio mio, sto dicendo delle sciocchezze, signor Eugenio; fa
freddo qui, per voi. Mio Dio, l'avete dunque ascoltata? Che cosa vi
ha detto per me? .

 Niente , disse fra s Eugenio.  Mi ha detto , rispose ad alta
voce,  che vi mandava un bel bacio di figlia affezionata .

Addio, mio buon vicino! dormite bene, fate dei bei sogni; i
miei sono tutti fatti di quella parola. Che Dio vi protegga in tutti i
vostri desideri! Questa sera siete stato per me come un angelo bene-
fico, poich mi avete portato il profumo di mia figlia .

 Pover'uomo!  disse fra s Eugenio, coricandosi,  commuove-
rebbe un cuore di pietra; e pensare che sua figlia ha pensato a lui come
al Gran Turco! .

Dopo questa conversazione, pap Goriot vide nel suo vicino un
confidente insperato, un amico; fra di loro si erano stabiliti i soli rap-
porti per cui il vecchio poteva affezionarsi a un altro uomo. Le pas-
sioni non fanno mai calcoli sbagliati: pap Goriot si sentiva un p  
pi vicino a sua figlia Delfina, si vedeva gi ricevuto meglio, se Eu-
genio fosse diventato caro alla baronessa. D'altronde gli aveva confi-
dato uno dei suoi dolori. La signora de Nucingen, alla quale augurava
la felicit mille volte al giorno, non aveva conosciuto le dolcezze
dell'amore. Certamente Eugenio era, per adoperare la sua espressione,
uno dei giovanotti pi gentili che avesse mai visto, ed egli aveva il
presentimento che Eugenio le avrebbe dato tutte le soddisfazioni di
cui fino allora era stata privata. Il buon uomo strinse dunque col
suo vicino un'amicizia che and sempre crescendo, e senza la quale
sarebbe stato senza dubbio impossibile conoscere lo scioglimento di
questa vicenda.

L'indomani mattina, a colazione, l' ostentazione con cui pap Go-
riot guardava Eugenio, presso cui prese posto, alcune parole che gli
rivolse, e il mutamento della sua fisonomia, simile di solito a una
maschera di gesso, sorpresero i pensionanti. Vautrin, che rivedeva
per la prima olta lo studente dopo il loro colloquio, sembrava volesse
leggergli fino in fondo all'anima. Eugenio, che durante la notte,
prima di addormentarsi, ricordandosi dei progetti di quell'uomo,
aveva calcolato la vastit degli orizzonti che si aprivano davanti ai
suoi sguardi, fu inevitabilmente trascinato a pensare alla dote della
signorina Taillefer, e non pot trattenersi dal guardare Vittorina,
come il giovane pi virtuoso guarda una ricca ereditiera. Per caso i
loro occhi si incontrarono: la povera ragazza non pot fare a meno
di trovare attraente Eugenio nel suo nuovo abbigliamento. Lo sguardo
che si scambiarono fu abbastanza eloquente, perch Rastignac non
dubitasse di essere lui l'oggetto di quei confusi desideri che germo-
gliano nel cuore di tutte le giovanette, desideri che esse riversano sul
primo essere seducente che si offre ai loro sguardi. Una voce gli gri-
dava:  Ottocentomila franchi! . Ma improvvisamente ripiomb nei
ricordi della sera prima, e pens che la passione, che aveva fatto
nascere quasi ad arte nel suo cuore per la signora de Nucingen, rap-
presentava l'antidoto contro i suoi cattivi pensieri involontari.

Ieri sera "aux Italiens " davano il Barbiere di Siviglia. Non avevo
mai sentito una musica cos deliziosa. Dio mio, com' bello avere un
palco " aux Italiens " .

Pap Goriot afferr a volo queste parole, come un cane coglie un
movimento del suo padrone.

 Godete di tutte le comodit, voi uomini , disse la signora Vau-
quer,  e potete fare tutto quello che vi pare e piace .

 Con che mezzo siete ritornato?  chiese Vautrin.

 A piedi , rispose Eugenio.

 A me , continu il tentatore,  non piacerebbero i piaceri a
met; io vorrei andare a teatro nella mia carrozza, nel mio palco, e
ritornarmene molto comodamente. O tutto, o niente! Questo  il mio
motto .

 molto eccellente!  continu la signora Vauquer.

 Se andate a trovare la signora de Nucingen , disse Eugenio sot-
tovoce a Goriot,  ella vi ricever a braccia aperte e vorr sapere da
voi mille piccoli dettagli sul conto mio. Ho saputo che farebbe qua-
lunque cosa per essere ricevuta in casa di mia cugina, la viscontessa
de Beausant. Non dimenticate di dirle che l'amo troppo per non
pensare a procurarle questa soddisfazione .

Rastignac se ne and subito alla Scuola di diritto, giacch voleva
rimanere il meno possibile in quella casa che aborriva. And a zonzo
quasi tutto il giorno, in preda a quell'agitazione febbrile, propria dei
giovani che accarezzano troppo ardenti speranze. Stava riflettendo ai
ragionamenti di Vautrin sulla vita sociale, quando incontr l'amico
Bianchon nel giardino del Lussemburgo.

 Come mai quell'aria seria?  gli disse lo studente, prendendolo
sotto braccio per passeggiare davanti al palazzo del Tribunale.

 Sono tormentato da cattivi pensieri .

Di che genere? I pensieri si guariscono .

In che modo? .

Dandosi per vinti .

 Tu scherzi senza sapere di che cosa si tratta. Hai mai letto
Rousseau? .

Certamente .

 Ricordi quel passo, in eui egli domanda al lettore che cosa fa-
rebbe nel caso in cui potesse arricchirsi, uccidendo colla sua sola vo-
lont un vecchio mandarino cinese, senza muoversi da Parigi? .
S .

Ebbene? .
 Bah, io sono al mio trentatreesimo mandarino .

 Non scherzare, via; se ti provassero che la cosa  possibile e che
ti basterebbe un cenno del capo, tu lo faresti? .

 molto vecchio questo mandarino? Ma, giovane o vecchio
paralitico o ben portante, in fede mia... diamine! Ebbene! no! .

 Sei un bravo ragazzo, Bianchon! Ma se tu amassi una donna
in modo tale da esser pronto a darle anche l'anima, e che avesse bi-
sogno di denaro, molto denaro per il suo vestire, per la sua carrozza,
insomma per tutti i suoi capricci? .

 Ma senti, tu mi fai perdere la testa, e poi vuoi che ragioni! .

 Ebbene, Bianehon, sono pazzo, guariscimi. Ho due sorelle che
sono angeli di bont e di purezza, e voglio che siano felici. Dove
potrei trovare centomila franchi per la loro dote da qui a cinque anni?
Vedi, ci sono delle circostanze nella vita, in cui bisogna arrisehiare
tutto per tutto  non sciupare la propria felicit per guadagnare qual-
che quattrino  .

 Ma tu mi poni un quesito che si presenta a tutti quando si af-
facciano alla vita, e vuoi tagliare con la spada il nodo gordiano. Per
agire cos, mio caro, bisogna essere Alessandro, se no si va in galera.
Quanto a me, io sono contento della modesta esistenza che mi potr
creare in provincia, dove succeder tranquillamente a mio padre. Le
passioni dell'uomo si soddisfano altrettanto bene in una piccolissima
cerchia, come in un'immensa periferia. Napoleone non pranzava certo
due volte, e non poteva avere pi amanti di quelle che non si per-
metta uno studente in medicina quando fa il servizio interno " aux
Capucins ". La nostra felicit, mio caro, sar sempre compresa fra
la pianta dei piedi e l'occipite, e, che essa costi un milione o cento
luigi all'anno, la percezione intrinseca dentro di noi  la stessa: con-
cludo quindi col lasciare in vita il cinese .
Grazie, Bianchon, mi hai fatto del bene! Noi saremo sempre
amici .

 Dimmi dunque , continu lo studente in medicina, uscendo
dal corso de Cuvier al Jardin des Plantes .  Ho visto or ora la
Michonneau e Poiret che, seduti su di una panchina, stavano chiac-
chierando con un signore che ho visto durante i disordini dell'anno
scorso, nelle vicinanze della Camera dei Deputati, e che mi ha tutta
l'aria di essere uno della polizia, travestito da onesto borghese che
vive di rendita. Teniamo d'occhio la coppia: te ne dir il perch.
Addio, vado a rispondere all'appello delle quattro .

Quando Eugenio torn alla pensione, trov pap Goriot che
l'aspettava.

 Prendete , disse il buon uomo,  eccovi una lettera di lei. Eh,
che bella calligrafia! .

Eugenio aperse la lettera e lesse:

 Signore, mio padre mi ha detto che vi piace la musica italiana; sarei
felice se voleste farmi il piacere di accettare un posto nel mio palco. Sa-
bato avremo la Fodor e Pellegrini: sono quindi sicura che non rifiuterete.
Il signor de Nucingen si unisce a me per pregarvi di venire a pranzo da
noi, senza complimenti. Se accettate, lo farete contento, evitandogli la
corve  coniugale di dovermi accompagnare. Non c' bisogno di ri-
sposta, venite senz'altro e gradite i miei saluti.

 Fatemela vedere , disse il buon uomo a Eugenio, quando que-
sti ebbe finito di leggere la lettera.  Andrete, vero?  soggiunse, dopo
aver annusato il foglio. Com' profumato! E pensare che le sue
dita l'hanno toccato! .

 Una donna non si getta cos fra le braccia di un uomo!  diceva
fra s lo studente.  Ella vuole dunque servirsi di me per riprendere
de Marsay. Non c' che il dispetto che possa suggerire un simile
contegno .

 Ebbene!  disse pap Goriot,  a che cosa pensate dunque? .

Eugenio non conosceva la frenesia di vanit da cui si lasciavano
pervadere certe donne in un dato momento, e non sapeva che, per
potersi aprire una porta del faubourg Saint-Germain, la moglie di un
banchiere sarebbe stata capace di qualunque sacrificio. A quel tempo,
la moda cominciava a considerare al di sopra di tutte le altre donne,
quelle che erano ammesse nella societ del faubourg Saint-Germain,
dette le dame du Petit-Chdteau, fra le quali la signora de Beausant,
la sua amica duchessa de Langeais, e la duchessa de Manfrigneuse,
occupavano il primo posto. Soltanto Rastignac ignorava le smanie da
cui erano invase le donne della  Chausse-d'Autin  per poter entrare
nella sfera pi alta della societ, in cui brillavano le costellazioni del
loro sesso. Ma la sua diffidenza gli fu molto utile perch serv a dar-
gli il tono di freddezza voluto e il duro potere di porre delle condi-
zioni anzich riceverne.

 S, andr , rispose.

Sicch, era la curiosit che lo spingeva dalla signora de Nucingen,
mentre, se questa donna lo avesse disprezzato, forse vi sarebbe stato
trascinato dalla passione. Tuttavia, fu non senza qualche impazienza
che egli aspett che arrivasse il giorno dopo e l'ora di partire. Nel
primo intrigo di un giovanotto, c' forse tanta attrattiva, quanto nel
suo primo amore. La certezza di riuscire, procura mille felicit che
gli uomini non confessano, e che formano tutto l'incanto di certe
donne. Il desiderio non nasce meno dalla diffcolt che dalla facilit
dei trionfi. Tutte le passioni degli uomini sono certamente in gran
parte stimolate o tenute vive dall'una e dall'altra di queste due cause
che dividono il dominio dell'amore; questa divisione  forse una
conseguenza del grande problema dei temperamenti, che domina
checch se ne dica, la societ. Se i malinconici hanno bisogno dello
stimolo della civetteria, forse i nervosi o i sanguigni si ritirano in
buon ordine, quando la resistenza dura troppo a lungo. In altre parole,
l'elegia  cos essenzialmente linfatica, quanto il ditirambo  bilioso.

Mentre si vestiva, Eugenio assaporava tutte le piccole soddisfa-
zioni di cui i giovani non osano parlare per paura di essere presi in
giro, soddisfazioni che solleticano per l'amor proprio. Egli si ac-
conciava i capelli, pensando che lo sguardo di una bella donna avrebbe
indugiato sui suoi riccioli neri, e si lasci andare a degli atteggia-
menti infantili, come avrebbe fatto una giovinetta vestendosi per
andare al ballo. Egli guard con compiacenza la sua figura slanciata,
mentre spiegava l'abito prima di indossarlo.

 Certamente , disse fra s,  se ne possono trovare di pi mal
fatti di me! .

Poi scese in camera da pranzo, quando tutti gli assidui della pen-
sione erano a tavola, e accolse allegramente le acclamazioni scherzose
che il suo elegante abbigliamento aveva suscitato. Un tratto caratte-
ristico delle abitudini nelle pensioni borghesi,  l'interessamento che
provoca un abbigliamento accurato; nessuno pu mettere un vestito
nuovo senza che ognuno dica la sua.

 Kt, Kt, Kt!  fece Bianchon, facendo schioccare la lingua con-
tro il palato, come per incitare un cavallo.

 Portamento da duca e da Pari!  disse la signora Vauquer.

Il signore va a far conquiste?  osserv la signorina Michonneau.
Cuccuruc!  grid il pittore.

 I miei complimenti alla vostra signora sposa , disse l'impiegato
al Museo.

 Il signore ha una sposa?  chiese Poiret.
Una sposa a compartimenti; che galleggia sull'acqua, colorito
garantito, prezzo fra i venticinque e i quaranta, disegni a quadretti
ail'ultima moda, lavabile, di bellissimo indosso, mezzo filo, mezzo
cotone e mezza lana, capace di guarire il mal di denti e altre malattie
approvate dall'Accademia reale di medicina! Eccellente d'altronde per
i bambini! Meglio ancora contro i mali di capo, le indigestioni e le
altre malattie dell'esofago, degli occhi e delle orecchie!  grid Vau-
trin con la comica volubilit e la voce scandita di un imbonitore.
Ma a quanto codesta meraviglia? Direte voi, signori: due soldi?
no, niente del tutto.  uno scampolo delle forniture fatte al Gran
Mogol, e che tutti i sovrani di Europa, compreso il gran-duca di
Baden hanno voluto vedere! Andate diritti davanti al vostro naso, e
passate alla cassa. Musica! Brooum, l-l, trinn! l-l, booum, booum!
Signore del clarinetto, stoni maledettamente , continu con voce
rauca,  ti batter sulle dita .

 Dio mio, com' piacevole quell'uomo!  disse la signora Vau-
quer alla signora Couture,  non mi annoierei mai con lui .

Eugenio, in mezzo alle risate e agli scherzi a cui questo discorso,
comicamente sciorinato, aveva dato la stura, pot cogliere a volo lo
sguardo furtivo della signorina Taillefer, che si chin verso la signora
Couture, al cui orecchio sussurr qualche parola.
Ecco il " cabriolet"!  disse Silvia.
Dove pranzi dunque?  chiese Bianchon.

 Dalla baronessa de Nucingen .

 La figlia del signor Goriot!  rispose lo studente

A quel nome, tutti gli sguardi si posarono sull'antico pastaio, che
contemplava Eugenio con una specie di invidia.

Rastignac arriv in rue Saint-Lazar, e si trov in una di quelle
case frivole, dalle colonne sottili, dai portici stretti, che formano il
joli di Parigi, la casa classica del banchiere, sovraccarica di costosc
ricercatezze, di stucchi, di pianerottoli in mosaico di marmo. La si-
gnora de Nucingen lo ricevette in un salottino adorno di pitture ita-
liane, la cui decorazione ricordava quella di un caff. La baronessa
era triste, e gli sforzi che faceva per nascondere il suo dolore, interes-
savano Eugenio tanto pi vivamente, in quanto non c'era in essi
nulla di simulato. Egli credeva di rendere una donna felice con la sua
presenza e la trovava disperata; questo disappunto fer il suo amor
proprio.

 Ho ben poco diritto alla vostra confidenza, signora , disse dopo
averla stuzzicata per conoscere i motivi della sua preoccupazione,  ma
se vi d noia, spero che me lo diciate francamente, conto sulla vostra
buona fede .

 Rimanete , ella disse,  sarei troppo sola se ve ne andaste; Nu-
cingen  in citt e non vorrei restar sola, ho bisogno di distrazione .

 Ma che cos'avete? .

 Voi siete l'ultima persona a cui lo direi!  esclam.

 Voglio saperlo, poich ci vuol dire che devo entrarci per qual-
che cosa in questo segreto .

Forse! Ma, no, continu, sono dei dissapori coniugali che
devono rimanere sepolti in fondo al cuore. Non ve lo dicevo ieri
l'altro? Io non sono affatto felice: le catene d'oro sono le pi pe-
santi .

Quando una donna dice a un giovanotto che ella  infelice, se
questi  un uomo di spirito, ben vestito, se ha in tasca millecinque-
cento franchi a sua disposizione, deve pensare ci che pensava Euge-
nio, e diventare presuntuoso.

 Che cosa potete desiderare voi?  rispose,  siete bella, giovane,
amata e ricca .

Ella fece un triste movimento del capo.

 Non parliamo di me , ella disse,  pranzeremo insieme, soli
soli, andremo ad ascoltare la musica pi deliziosa. Vi piaccio?  con-
tinu, alzandosi e facendogli ammirare l'abito di cachemire bianco
a disegni persiani, della pi squisita eleganza.

 Vorrei che foste tutta per me , disse Eugenio,  siete affasci-
nante .

 Possedereste qualche cosa di poco allegro , ella disse sorridendo
con amarezza.  Qui nulla vi rivela l'infelicit, eppure, malgrado le
apparenze, io sono presa dalla disperazione. I dispiaceri mi tolgono
il sonno, e questo mi far diventare brutta .

 Oh, questo  impossibile , disse lo studente.  Ma sono curioso
di sapere quali sono gli affanni che un devoto amore non riesce a far
dimenticare .

Ah, se ve li confidassi, fuggireste lontano da me, ella disse,
 voi non mi amate ancora che per quella galante cortesia che  abi-
tuale negli uomini, ma se mi amaste veramente, cadreste in preda a
una terribile disperazione. Vedete dunque che devo tacere. Vi prego ,
continu,  parliamo d'altro. Venite a vedere i miei appartamenti .

 No, rimaniamo qui , rispose Eugenio, sedendosi su di un
piccolo divano davanti al fuoco, vicino alla signora de Nucingen, di
cui prese audacemente la mano.

Ella glie la abbandon e l'appoggi anzi su quella del giovane,
con uno di quei movimenti che tradiscono una forte emozione.

 Ascoltate , le disse Rastignac,  se avete dei dispiaceri, dovete
confidarmeli. Voglio dimostrarvi che io vi amo per voi stessa; o
mi parlate delle vostre pene affinch io possa alleviarle, dovessi
anche uccidere sei uomini, oppure uscir di qui per non ritornare
mai pi .
Ebbene , ella grid, colpita da un pensiero disperato, battcn
dosi la fronte con la mano,  voglio mettervi subito alla prova. S ,
disse,  non c' ormai pi altra via di scampo .
Suon e chiese al cameriere:

La carrozza del signore  pronta? .
S, signora .

 La prendo io: al signore darete la mia coi miei cavalli; non ser-
virete il pranzo che alle sette .

 Andiamo, venite , ella disse a Eugenio, a cui parve un sogno
trovarsi nella carrozza della signora de Nucingen, vicino a quella
bella donna.

 Al palazzo reale , disse al cocchiere,  vicino al " Thatre Fran-
cais " .

Durante il tragitto, ella appariva agitata e rifiut di rispondere
alle mille domande di Eugenio, che non sapeva che cosa pensare di
quella resistenza muta, ostinata, impenetrabile.

 Fra un momento ella mi sfuggir , diceva fra s.

Quando la carrozza si ferm, la baronessa guard lo studente con
un'espressione che arrest netto le pazze parole che la sua irritazione
gli suggeriva.

 Mi amate molto?  ella disse.

 S , egli rispose, nascondendo l'inquietudine da cui si sent im-
provvisamente agitato.

 Non penserete niente di male sul mio conto, qualunque cosa vi
possa domandare? .
No .

 Siete disposto ad obbedirmi? .

 Ciecamente .

 Avete giocato qualche volta?  ella chiese con voce tremante.

 Mai .

 Ah, respiro; allora avrete fortuna. Eccovi la mia borsetta ,
disse,  prendetela! Contiene cento franchi, tutto ci che possiede que-
sta donna che sembra cos felice. Andate in una casa da giuoco: non
so dove siano, ma so di certo che ve ne sono al Palazzo-Reale. Arri-
schiate i cento franchi a un giuoco che si chiama la " roulette " e per-
dete tutto, o riportatemi seimila franchi. Allora vi racconter i miei
dispiaceri .

 Che il diavolo mi porti, se capisco qualche cosa di ci che devo
fare, ma vi obbedisco , disse con la gioia che gli procurava questo
pensiero: Se si compromette con me, non potr certo rifiutarmi
nulla .

Eugenio prende la bella borsetta, corre al Trente-Six, dopo essersi
fatto indicare da un rigattiere la casa da giuoco pi vicina. Vi sale,
deposita il cappello, poi entra e chiede dov' la  roulette . Con stu-
pore degli assidui frequentatori, l'inserviente della sala lo accompagna
davanti a un lungo tavolo. Eugenio, seguto dallo sguardo di tutti gli
spettatori, domanda, senza scomporsi, dove bisogna mettere la posta
di giuoco.

 Se mettete un luigi su uno solo dei trentasei numeri e questo
esce, guadagnerete trentasei luigi , gli disse un rispettabile vecchio
dai capelli bianchi.

Eugenio getta i cento franchi sulla cifra della sua et, ventuno.
Un grido di stupore gli esce dalla gola senza che abbia avuto il tempo
di rendersene conto. Egli ha vinto senza saperlo.

 Ritirate il vostro denaro , gli dice il vecchio,  non si vince due
volte con questo sistema .

Eugenio prende un piccolo rastrello che gli porge il vecchio si-
gnore, tira davanti a s i tremila seicento franchi e, sempre senza
conoscere nulla del giuoco, li punta sul rosso. Gli spettatori lo guar-
dano con invidia vedendo che continua a giuocare.

La ruota gira, egli guadagna ancora e il banchiere gli getta di
nuovo tremilaseicento franchi.

 Avete vinto settemiladuecento franchi  gli dice all'orecchio il
vecchio signore.  Se volete darmi retta, andatevene, il rosso  uscito
otto volte. Se avete buon cuore, ricompenserete questo buon consiglio,
sollevando dalla miseria un vecchio prefetto di Napoleone che si trova
nell'indigenza .

Rastignac, sbalordito, lascia dieci luigi all'uomo dai capelli bian-
chi, e se ne va con i settemila franchi, senza capire nulla del giuoco,
ma stupefatto della sua fortuna.

 A voi! dove mi condurrete ora?  disse mostrando i settemila
franchi alla signora de Nucingen, quando lo sportello fu richiuso.

Delfina l'abbracci in una folle stretta e lo baci con entusiasmo,
ma senza passione.

 Mi avete salvata! .

Lagrime di gioia le scorrevano copiose sulle gote.

 Voglio dirvi tutto, amico mio; poich sarete amico mio, non 
vero? Voi vedete che sono ricca, che vivo nel lusso, che non mi manca
nulla, ebbene, sappiate che il signor de Nucingen non mi lascia di-
sporre di un soldo; paga tutto l'andamento della casa, carrozze, tea-
tri, ma mi assegna una ridicola somma per il mio abbigliamento e
rni riduce, per puro calcolo, a una segreta miseria; io sono troppo
orgogliosa per supplicarlo. Sarei l'ultima delle creature se comprassi
il suo denaro al prezzo che mi richiede. Come mai io, con settecento-
mila franchi di dote, mi sono lasciata spogliare? Per fierezza, per
disprezzo. Siamo cos giovani, cos inesperte quando cominciamo la
nostra vita coniugale! Le parole con cui avrei dovuto chiedere il de-
naro a mio marito, mi bruciavano le labbra; non avevo mai il corag-
gio di profferirle, e intanto davo fondo ai miei risparmi e a quelli che
mi dava il mio povero padre; poi mi sono indebitata. Il matrimonio
 per me il pi terribile dei disinganni e preferisco non parlarvene:
vi basti sapere che, se dovessi vivere col signor de Nucingen altrimenti
che disponendo ognuno di un appartamento separato, mi getterei dalla
finestra. Quando ho dovuto confessargli i miei debiti di donna gio-
vane, gioielli, capricci (mio padre ci aveva abituate a non rinunciare
a nulla), ho sofferto il martirio, ma alla fine ho trovato il coraggio
di farlo. Non avevo forse del denaro mio? Nucingen and su tutte
le furie, mi disse che l'avrei rovinato e mille altre cose orribili! Avrei
voluto essere a cento metri sotto terra; siccome aveva preso la mia
dote, ha pagato, ma fissandomi, da quel momento in poi, un assegno
per le mie spese personali, assegno che ho dovuto accettare per avere
la pace. In seguito volli soddisfare l'amor proprio di qualcuno che
voi conoscete. Bench sia stata ingannata da lui, sarei a malincuore
giunta a non rendere giustizia alla nobilt del suo carattere. Ma alla
fine mi ha abbandonata in modo indegno. Non si dovrebbe mai
lasciare una donna per la quale si  gettato, in un giorno di dispera-
zione, un mucchio d'oro! Bisogna amarla sempre! Voi, anima bella
di ventun anni, voi, giovane e puro, mi chiederete come mai una
donna pu accettare del denaro da un uomo? Dio mio, non  forse
naturale dividere tutto con la persona a cui dobbiamo la nostra feli-
cit? Quando ci si  donato tutto, chi potrebbe mai preoccuparsi di
una particella di questo tutto? Il denaro non acquista importanza che
quando il sentimento non c' pi. Non si  forse uniti per tutta la
vita? Chi di noi, credendosi molto amato, pu prevedere una separa-
zione? Se voi ci giurate un eterno amore, come si pu allora avere gli
interessi separati? Voi non sapete quanto ho sofferto oggi, quando il
signor de Nucingen ha rifiutato recisamente di darmi seimila fran-
chi, lui, che li d tutti i mesi alla sua amante, una cantante dell'Opera!
Volevo uccidermi: i pensieri pi pazzi mi passavano per il capo. Ci
sono stati dei momenti in cui invidiavo il destino di una fantesca,
della mia cameriera. Andare a trovare mio padre, quale pazzia! Ana-
stasia ed io l'abbiamo gi dissanguato: il mio povero padre si sarebbe
venduto, se la sua persona avesse avuto il valore di seimila franchi.
Sarei andata a metterlo alla disperazione inutilmente. Voi mi avete
salvata dalla vergogna e dalla morte, ero pazza dal dolore. Oh, si-
gnore, dovevo darvi questa spiegazione, poich mi sono comportata
molto irragionevolmente con voi. Quando mi avete lasciato e vi ho
perduto di vista, volevo fuggirmene a piedi... ma dove? non lo so.
Questa  la vita di met delle donne di Parigi: un gran lusso appa-
rente e terribili preoccupazioni nell'anima. Conosco delle povere crea-
ture ancora pi infelici di me. Ci sono delle donne costrette a procu-
rarsi delle fatture false dai loro fornitori; altre sono obbligate a
derubare il proprio marito: gli uni, credono che delle stoffe cachemire
da cento luigi si comprino per cinquecento franchi; gli altri, che un
cachemire da cinquecento franchi, valga cento luigi. Vi sono delle
povere donne che fanno patire la fame ai loro bambini, e fanno gua-
dagni illeciti per procurarsi un vestito. Io sono immune da questi
odiosi inganni; ecco la mia estrema angoscia. Se alcune donne si
vendono ai loro mariti per tenerli in pugno, io, almeno, sono libera!
Potrei farmi coprire d'oro da Nucingen, e preferisco piangere, col capc
appoggiato sul cuore di un uomo che possa stimare. Oh, questa sera,
il signor de Marsay non avr il diritto di guardarmi come una donna
comprata o.

Ella nascose il volto fra le mani, per non far vedere le sue lagrime
a Eugenio, che le scopr il viso, per contemplarla: in quell'atteggia-
mento era davvero sublime.

 Mescolare il denaro coi sentimenti, non  forse orribile? Voi
non potrete certo amarmi , ella disse.

Questo miscuglio di buoni sentimenti, che rendono cos grandi
le donne, e di colpe, che la formazione attuale della societ le obbliga
a commettere, sconvolgeva Eugenio, che pronunciava delle parole
dolci e consolatrici, mentre era preso di ammirazione per quella bella
donna, cos candida e imprudente nel suo grido di dolore.

Non vi servirete di tutto questo come di un'arma contro di
me? o ella disse,  promettetemelo .

 Oh, signora, ne sarei incapace , egli disse.

Ella gli prese la mano e se la port sul cuore, con un gesto pieno
di riconoscenza e di grazia.

 Per merito vostro, eccomi diventata di nuovo libera e gaia, men-
tre fino a pochi momenti fa vivevo come stretta in una morsa di ferro.
Ora voglio vivere semplicemente, senza spender nulla. Mi troverete
di vostro gradimento lo stesso, amico mio, non  vero? Tenetevi
questo , ella disse, lasciandogli uno dei sette biglietti di banca,  in
coscienza vi dovrei mille scudi, perch mi considero socia con voi .

Eugenio ricus con insistenza, ma poich la baronessa gli disse:
 Vi considero mio nemico, se non volete essere mio complice , egli
prese il denaro, dicendo:

Servir come fondo di riserva in caso di sfortuna .

Ecco la parola che temevo, ella esclam impallidendo, se
volete che io sia qualcosa per voi, giuratemi di non ritornare mai pi
a un tavolo da giuoco. Dio mio, io, corrompervi! ne morrei di
dolore .
Erano intanto arrivati a destinazione. Il contrasto fra quella mi-
seria e questo lusso, stordivano lo studente, che sentiva ancora risuo-
nare agli orecchi le sinistre parole di Vautrin.

 Accomodatevi l , disse la baronessa entrando in camera sua
e indicandogli un piccolo divano vicino al fuoco,  voglio scrivere una
lettera molto difficile. Consigliatemi! .

 Non scrivete , le disse Eugenio,  mettete i biglietti di banca
in una busta, scriveteci sopra l'indirizzo e fateli portare dalla vostra
cameriera .

 Ma voi siete un amore!  ella disse.  Ecco, signore, che cosa
vuol dire essere stati bene educati! Questo  un tratto da vero Beau-
sant!  disse sorridendo.

 Com' affascinante!  disse fra s Eugenio, che se ne innamo-
rava sempre pi.

Egli osservava la camera, impregnata della voluttuosa eleganza
di una ricca co;tigiana.

 Vi piace la mia camera?  ella disse, suonando il campanello
per chiamare la cameriera.

 Teresa, portate voi stessa questa lettera al signor de Marsay e
consegnatela a lui personalmente. Se non lo trovate in casa, me la
riporterete .

Teresa usc, non senza aver gettato uno sguardo malizioso a Eu-
genio. Il pranzo era servito; Rastignac offr il braccio alla signora de
Nucingen, che lo condusse in una deliziosa sala da pranzo, dove
ritrov il lusso della mensa che aveva gi ammirato da sua cugina.

Tutti i giorni in cui vi sar opera " aux Italiens " , ella disse,
verrete a pranzo da me e voi mi accompagnerete .

 Mi abituerei facilmente a questa bella vita, se dovesse durare,
ma sono un povero studente che deve ancora fare la sua fortuna .

La vostra fortuna si far , disse ridendo, vedete, tutto si
accomoda: neppure io mi aspettavo certo di essere cos felice .

 proprio della natura delle donne di provare l'impossibile col
possibile, e distruggere i fatti con dei presentimenti.

Quando la signora de Nucingen e Rastignac entrarono nel loro
palco  aux Buffons , ella aveva un'espressione soddisfatta che la
rendeva cos bella, che ognuno si permise quei piccoli commenti,
contro i quali le donne sono senza difesa, commenti che fanno spesso
credere a delle dissolutezze, immaginate a capriccio. Quando si cono-
sce Parigi, non si crede nulla di ci che vi si dice, e non si dice niente
di ci che vi si fa.

Eugenio prese la mano della baronessa, e tutti e due si intesero
con delle strette pi o meno forti, comunicandosi le sensazioni che
la musica suscitava in loro. Per i due innamorati, quella serata fu
inebbriante. Uscirono insieme, e la signora de Nucingen volle accom-
pagnare Eugenio fino al  Pont-Neuf , e gli rifiut, durante tutto
il tragitto, uno di quei baci che gli aveva cos calorosamente prodigato
al Palazzo Reale. Eugenio le rimprover questa incoerenza.

 Poco fa , ella rispose, era della riconoscenza per un atto di
devozione insperata, mentre ora sarebbe una promessa .

 E voi non volete farmene alcuna, ingrata che siete! .

Egli si adombr, ed ella, facendo uno di quei gesti impazienti che
incantano un amante, gli offr la mano da baciare, ed egli la prese
con un mal garbo di cui ella fu affascinata.

 Arrivederci a luned, al ballo , ella disse.

Mentre continuava a piedi il suo cammino, con un bel chiaro di
luna, Eugenio si lasci andare a serie considerazioni. Era ad un
tempo felice e insoddisfatto: felice di un'avventura, la cui conclusione
gli avrebbe probabilmente procurato l'amore di una delle donne pi
belle ed eleganti di Parigi, oggetto dei suoi desideri; insoddisfatto,
nel vedere che i suoi progetti di fortuna erano stati sconvolti; e fu
allora che sent la realt degli incerti pensieri che due giorni prima
l'avevano assillato. L'insuccesso ci rivela sempre la potenza delle no-
stre pretese. Pi Eugenio godeva della vita parigina, meno voleva
rimanere ignorato e povero. Egli spiegazzava in tasca il biglietto da
mille franchi, facendo a se stesso mille insidiosi ragionamenti per
appropriarselo. Finalmente giunse alla rue Neuve Sainte-Genevive,
e quando fu in cima alla scala, vide uno spiraglio di luce. Pap Go-
riot aveva lasciato aperto l'uscio della sua camera e la candela accesa,
affinch lo studente non dimenticasse di  lui raconter se fille , come
diceva lui. Eugenio non gli nascose nulla.

 Ma , esclam pap Goriot, con una violenta disperazione fatta
di gelosia,  esse mi credono rovinato, mentre ho ancora milletrecento
lire di rendita! Dio mio! povera piccola, perch non  venuta qui?
Avrei venduto le mie rendite, avremmo intaccato il capitale e col
resto mi sarei fatto un vitalizio. Perch non siete venuto a confidarmi
le sue angustie, mio povero vicino? Come avete avuto il coraggio di
rischiare al giuoco i suoi miseri cento franchi? C' da sentirsi spez-
zare l'anima. Ecco che cosa sono i generi! Oh, se li avessi sotto mano,
romperei loro il collo. Dio mio, piangere, ella ha pianto? .
Col capo sul mio panciotto , disse Eugenio.

 Oh, datemelo , disse pap Goriot,  come?  bagnato dalle
lagrime di mia figlia, della mia cara Delfina, che quando era piccina
non piangeva mai! Oh, ve ne comprer un altro, non portatelo pi,
lasciatelo a me. Ma, secondo il contratto, ella deve godere delle pro-
prie sostanze; ah, domani andr a trovare Derville, l' avvocato. Gli
far esigere il frutto del suo denaro. Conosco le leggi, sono un vec-
chio lupo e sapr ritrovare i miei denti .

 Prendete, pap Goriot, eccovi mille franchi che ella ha voluto
darmi sulla nostra vincita. Conservateli per lei, nel panciotto .

Goriot guard Eugenio, gli tese la mano per prendere la sua,
sulla quale lasci cadere una lagrima.

 Voi riuscirete nella vita , gli disse il vecchio.  Dio  giusto,
sapete: me ne intendo in fatto di onest, io, e posso assicurarvi che
ci sono ben pochi uomini che vi assomigliano. Volete dunque essere
anche amico mio? Ma ora andate, andate a dormire: voi potete dor-
mire, voi che non siete ancora padre. Vengo a sapere ch'ella ha
pianto, io, che ero l a mangiare tranquillamente come un imbecille
intanto che lei soffriva, io, io, che venderei il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo per risparmiare una lagrima a tutt'e due! .

 In fede mia , disse fra s Eugenio coricandosi,  credo che sar
un uomo onesto per tutta la mia vita. Fa piacere seguire le ispirazioni
della propria coscienza .

Forse non c' che quelli che credono in Dio che fanno del bene
in segreto, ed Eugenio credeva in Dio.

Il giorno dopo, all'ora del ballo, Rastignac and dalla signora de
Beausant, che lo condusse con s per presentarlo alla duchessa di
Carigliano, dove fu accolto colla massima gentilezza dalla moglie del
maresciallo, in casa della quale ritrov la signora de Nucingen. Del-
fina s'era agghindata con l'intenzione di piacere a tutti per meglio
piacere ad Eugenio, del quale aspettava con ansia un'occhiata, illu-
dendosi peraltro di saper nascondere la sua impazienza. Per chi sa
indovinare le emozioni di una donna, questi momenti sono pieni di
deliziose volutt. Chi non si  compiaciuto spesse volte nel far atten-
dere la propria opinione, nel mascherare con civetteria il proprio
piacere, nell'indovinare delle confessioni dall'inquietudine che si pro-
voca, nel godere dei timori che un sorriso riuscir a dissipare? Du-
rante quella festa, lo studente misur ad un tratto i vantaggi della
sua posizione, e cap che egli era ormai qualcuno nella societ, essendo
conosciuto quale cugino della signora de Beausant. La conquista
della baronessa de Nucingen, che era ormai considerata da tutti come
cosa avvenuta, lo metteva cos bene in evidenza, che tutti i giovanotti
gli lanciavano occhiate di invidia; e quando se ne accorse, assapor
le prime soddisfazioni della vanit soddisfatta. Passando fra i gruppi
degli invitati, da un salone all'altro, sent commentare la sua fortuna.
Tutte le donne gli predicevano grandi successi, e Delfina, temendo
di perderlo, gli promise che quella sera non gli avrebbe rifiutato il
bacio che non aveva voluto concedergli due sere prima. Rastignac
ricevette a questo ballo molti inviti; fu presentato da sua cugina ad
alcune signore che avevano tutte delle grandi pretese di eleganza, e
le cui case erano conosciute come piacevolmente ospitali; si vide cos
lanciato nelle pi alte sfere della migliore societ di Parigi. Quella
serata ebbe quindi per lui il fascino di un brillante esordio, che
avrebbe dovuto rammentare fino agli ultimi giorni della sua vita, come
una giovinetta si ricorda del ballo in cui ha avuto i suoi primi trionfi.

Il giorno dopo quando, a colazione, raccont a pap Goriot i suoi
successi, in presenza dei pensionanti, Vautrin cominci a sorridere
diabolicamente.

 E voi credete , esclam con spietata logica,  che un giovanotto
alla moda, possa abitare nella rue Neuve Sainte-Genevive, in casa
Vauquer, pensione certo molto rispettabile sotto tutti gli aspetti, ma
tutt'altro che elegante?  solida,  bella per le sue comodit,  orgo-
gliosa di essere per il momento la residenza di un Rastignac, ma in-
somma,  sempre " rue Neuve Sainte-Genevive ", e non sa che cosa
sia il lusso, perch  puramente patriarcalorama. Mio giovane amico ,
continu Vautrin con un tono paternamente ironico,  se volete fare
bella figura a Parigi, dovete avere tre cavalli e un lilbury per il mat-
tino, un coup per la sera, in tutto novemila franchi per le carrozze.
Sareste indegno del vostro destino, se voi non spendeste che tremila
franchi dal vostro sarto, seicento franchi dal parrucchiere, cento scudi
dal calzolaio e altrettanti dal cappellaio. Quanto alla vostra lavandaia,
vi coster mille franchi; i giovani alla moda non possono fare a meno
di essere molto raffinati negli articoli di biancheria: non  forse ci
che si osserva pi spesso in loro? L'amore e la chiesa richiedono i
loro altari ben addobbati. Siamo gi a quattordicimila. Non vi parlo
di ci che perdereste al giuoco, in scommesse, in regali; non  possi-
bile calcolare meno di duemila franchi per le piccole spese. Ho fatto
anch'io quella vita e ne conosco gli oneri! Aggiungete a queste prime
necessit, trecento luigi per i pasti, mille franchi per l'alcova. Suvvia,
ragazzo mio, ne abbiamo per i nostri miseri venticinquemila all'anno
sul gobbo, oppure scivoleremo nel fango, ci faremo prendere in giro,
saremo privati del nostro avvenire, dei nostri successi, delle nostre
amanti! Dimenticavo il cameriere e il groom! Sar forse Cristoforo
che porter i vostri bigliettini amorosi? Li scriverete sulla carta di cui
vi servite normalmente? Sarebbe un suicidio; credete a un vecthio
pieno di esperienza!  continu con un rinforzando nella sua voce di
basso.  O vi relegate in una onesta soffitta e vi date anima e corpo
al lavoro, oppure sceglietevi un'altra strada .

E Vautrin strizz l'occhio, ammiccando verso la signorina Tail-
lefer, in modo da ricordare e riassumere in quello sguardo i ragiona-
menti seduttori, con i quali aveva tentato di corrompere il cuore dello
studente.

Passarono molti giorni, durante i quali Rastignac condusse la vita
pi dissipata; pranzava quasi tutti i giorni con la signora de Nucin-
gen, che accompagnava in societ; rientrava alle tre o alle quattro
del mattino, si alzava a mezzogiorno per fare la sua toilette, andava
quando faceva bel tempo, a passeggiare al  Bois  con Delfina, con-
sumando cos i giorni, senza conoscerne il valore, e assorbendo tutti
gli insegnamenti, tutte le seduzioni del lusso, con l'ardore di cui 
pervaso il calice di una palma per il polline del suo imeneo. Arri-
schiava forti somme al giuoco, perdeva o guadagnava molto, e fin
per abituarsi alla vita sfrenata della giovent parigina. Sulle sue prime
vincite aveva detratto millecinquecento franchi che mand alla madre
e alle sorelle, accompagnando la restituzione con graziosi doni. Ben-
ch avesse annunciato di voler lasciare la casa Vauquer, agli ultimi
giorni di gennaio vi si trovava ancora, e non sapeva come fare ad
andarsene. Quasi tutti i giovani sono soggetti a una legge, in appa-
renza inesplicabile, ma la cui ragione deriva dalla loro stessa giovi-
nezza, e da una specie di febbre con cui si buttano nel vortice del
piacere. Ricchi o poveri che siano, non hanno mai denaro per le
necessit della vita, mentre ne trovano sempre per i loro capricci.
Generosi per tutto ci che si ottiene a credito, sono avari per tutto
quello che si deve pagare in contanti; e pare che si vendichino di ci
che non hanno, dissipando quello che possono avere. Cos, per fare
un chiaro esempio, uno studente si cura maggiormente del cappello
che del vestito; poich l'enormit del guadagno rende il sarto neces-
sariamente creditore, mentre la piccolezza della somma dovuta, fa
del cappellaio uno degli esseri pi intrattabili fra quelli con cui 
obbligato a discutere. Bench il giovanotto seduto alla balconata di
un teatro, offra uno smagliante panciotto come bersaglio all'occhia-
letto delle belle signore,  assai dubbio che abbia le calze, poich il
negoziante di questi articoli  sempre uno degli insetti che rode la
sua borsa; Rastignac si trovava in queste condizioni: sempre vuota
quando si trattava di pagare la signora Vauquer, sempre piena per i
capricci della vanit, la sua borsa subiva degli alti e bassi variabili,
in contrasto con i pagamenti pi necessari. Per poter lasciare quella
pensione puzzolente e abbietta, dove le sue esigenze dovevano essere
periodicamente mortificate, non bisognava forse pagare un mese alla
sua albergatrice e comperare dei mobili per il suo appartamento di
 dandy ? Era sempre questa la cosa impossibile. Se Rastignac, per
procurarsi il denaro necessario al giuoco, riusciva a comprare dal
gioielliere orologi e catene d'oro, pagate profumatamente colle sue
vincite, e che portava poi al Monte di piet, oscuro e discreto amico
della giovent, si sentiva senza risorse e senza coraggio quando si
trattava di pagare il vitto, l' alloggio, o di comperare tutto ci che era
indispensabile per condurre una vita elegante. Gli mancava l'ispira-
zione per provvedere a volgari necessit, a debiti contratti per desideri
ormai soddisfatti. Come la maggior parte di coloro che hanno cono-
sciuto questa vita avventurosa, aspettava l'ultimo momento per sal
dare dei debiti sacri agli occhi dei borghesi, come faceva Mirabeau,
che non pagava il pane che quando gli si presentava sotto la forma
minacciosa di una cambiale. In questo periodo, Rastignac aveva per-
duto tutto il suo denaro, aveva fatto dei debiti, e cominciava a capire
che gli sarebbe stato impossibile continuare quell'esistenza, senza avere
delle entrate sicure. Ma, pur continuando a soffrire sotto i martellanti
assilli di quella posizione precaria, si sentiva incapace di rinunciare
alle infinite dolcezze di quella vita che voleva ad ogni costo conti-
nuare. Le probabilit su cui aveva calcolato per far fortuna, appari-
vano chimeriche, e gli ostacoli reali diventavano sempre pi insor-
montabili. Nell'iniziarsi ai segreti familiari dei coniugi Nucingen, si
era accorto che, per poter trasformare l'amore in mezzo di fortuna,
bisognava sopportare ogni vergogna e rinunciare a tutti quei nobili
pensieri che fanno assolvere gli errori giovanili. Questa vita, esterior-
mente meravigliosa, ma consumata dal tarlo del rimorso, e i cui pia-
ceri passeggeri erano scontati con continue angoscie, egli l'aveva fatta
sua e vi si rotolava, facendosene, come il Distratto di Le Bruyre, un
letto colla melma del fosso, ma, come il Distratto, egli non s'insoz-
zava ancora che il vestito.

 Abbiamo dunque ucciso il mandarino?  gli chiese un giorno
Bianchon, alzandosi da tavola.

Non ancora, egli rispose, ma sta agonizzando.

Lo studente in medicina prese queste parole come uno scherzo,
mentre non lo era affatto. Eugenio che, per la prima volta dopo tanto
tempo, aveva pranzato alla pensione, era rimasto pensieroso durante
il pasto. Invece di uscire a fine di tavola, rimase nella stanza da
pranzo, seduto vicino alla signorina Taillefer, alla quale rivolgeva di
quando in quando degli sguardi eloquenti. Alcuni pensionanti erano
ancora a tavola e mangiavano delle noci; altri passeggiavano, conti-
nuando una discussione gi cominciata. Come quasi ogni sera, cia-
scuno se ne andava a capriccio, secondo il grado di interesse che
prendeva alla conversazione, o secondo il maggiore o minor peso che
la digestione gli procurava. D'inverno, raramente la stanza da pranzo
rimaneva completamente vuota prima delle otto, ora in cui le quattro
donne restavano sole e si vendicavano del silenzio imposto dal loro
sesso, in mezzo a quella riunione di uomini. Colpito dalla preoccu-
pazione che traspariva dall'aspetto di Eugenio, Vautrin si ferm nella
stanza, bench sulle prime avesse finto di aver fretta di uscire, e
rimase per tutto il tempo in posizione da non esser visto dallo stu-
dente, che lo credette uscito. Poi, invece di accompagnare i pensio-
nanti che se n'erano andati per ultimo, rest, senza farsi accorgere,
nella camera da pranzo. Aveva letto nell'anima dello studente e pre-
sagiva qualche sintomo decisivo.

Castignac, infatti, si trovava in una situazione difficile che molti
giovani hanno conosciuto. Affettuosa o civetta, la signora de Nucin-
gen aveva fatto passare Rastignac attraverso tutte le angoscie di una
vera passione, mettendo in opera per lui tutte le risorse della diplo-
mazia femminile in uso a Parigi. Dopo essersi compromessa agli occhi
del pubblico, per aggiogare al suo carro il cugino della signora de
Beausant, esitava a concedergli effettivamente quei diritti di cui in
apparenza sembrava dovesse gi godere. Da un mese ella eccitava
tanto i sensi di Eugenio, che aveva finito per intaccarne il cuore. Se
nei primi tempi della sua relazione lo studente si era creduto il
padrone, la signora de Nucingen era diventata in seguito la pi forte,
con l'aiuto di quegli artifici che agitavano in Eugenio tutti i senti-
menti, buoni o cattivi, dei due o tre tipi di uomo che formano il
giovanotto parigino. Era forse un calcolo il suo? No; le donne sono
sempre sincere, anche in mezzo alle loro pi grandi finzioni, perch
cedono a qualche sentimento naturale. Forse Delfina, dopo aver per-
messo che quel giovane acquistasse in poco tempo tanto ascendente
su di lei, e dopo avergli troppo dimostrato il suo affetto, obbediva a
un senso di dignit, che la faceva retrocedere dalle proprie conces-
sioni, o di compiacenza nel farsi desiderare.  cos naturale che una
parigina, nello stesso momento in cui  trascinata dalla passione, esiti
di fronte alla propria caduta, e voglia mettere alla prova il cuore di
colui che sta per impadronirsi del suo avvenire. Tutte le speranze
della signora de Nucingen erano state tradite una volta, e la sua fe-
delt per un giovane egoista era stata recentemente disprezzata. Ella
aveva ben diritto di essere diffidente. Forse aveva osservato nelle ma-
niere di Eugenio, che il rapido successo aveva reso presuntuoso, quasi
una mancanza di stima, prodotta dalla stranezza della loro situa-
zione. Desiderava certamente sembrare imponente a un giovane di
quell'et, e mostrarsi grande di fronte a lui, dopo essere stata per
tanto tempo piccina agli occhi di colui che l'aveva abbandonata. Non
voleva che Eugenio la credesse una facile conquista, appunto perch
egli sapeva che ella era stata l'amante di de Marsay. Infine, dopo
aver so3erto gli ignobili desideri di un vero mostro, d'un giovane
libertino, provava una tale dolcezza nell'aggirarsi nei regni fioriti
dell'amore, che era certo per lei un fascino poterne ammirare tutti
gli aspetti, sentirne a lungo i fremiti, e lasciarsi accarezzare da un
alito casto. Il vero amore pagava per il falso. Questo controsenso sar
purtroppo frequente, finch gli uomini non si renderanno conto di
quanti fiori inaridiscono nell'anima di una giovane donna alle prime
ferite dell'inganno. Qualunque fossero i suoi motivi, Delfina teneva
a bada Rastignac e se ne compiaceva, senza dubbio perch si sentiva
amata da lui, ed era sicura di poter consolare le pene del suo amante
secondo i suoi capricci di donna. Eugenio, per rispetto di se stesso,
non voleva che la sua prima battaglia terminasse con una sconfitta,
e insisteva incalzandola, come un cacciatore che vuole a tutti i costi
uccidere una pernice alla sua prima festa di Saint-Hubert. Le sue
ansie, il suo amor proprio offeso, le sue disperazioni, false o vere, lo
avvincevano sempre pi a quella donna. Tutta Parigi gli attribuiva
come amante la signora de Nucingen, presso la quale egli non aveva
fatto maggiori progressi del primo giorno in cui l'aveva conosciuta.
Non sapendo ancora che la civetteria di una donna offre spesso pi
vantaggi del piacere che pu dare il suo amore, egli si lasciava pren-
dere a volte da inutili collere. Se il periodo in cui una donna resiste
all'amore, offriva a Rastignac la ricchezza delle sue primizie, queste
gli venivano a costare tanto care quanto esse erano fresche, acerbe e
deliziose ad assaporarsi. A volte, trovandosi senza un soldo, senza
speranze per il futuro, pensava, malgrado la voce della coscienza, alle
probabilit della fortuna che Vautrin gli aveva fatto balenare, me-
diante un matrimonio colla signorina Taillefer. Ora egli era in un
momento in cui la miseria si faceva sentire cos imperiosamente, che
cedette, quasi senza volerlo, alle arti subdole di quella terribile sfinge
che lo affascinava spesso coi suoi sguardi penetranti.

Quando Poiret e la signorina Michonneau salirono nelle loro ca-
mere, Rastignac, credendosi solo fra la signora Vauquer e la signora
Couture, che lavoravano di maglia sonnecchiando vicino alla stufa,
lanci alla signorina Taillefer uno sguardo cos pieno di tenerezza,
che la costrinse ad abbassare gli occhi.

 Avete dei dispiaceri, signor Eugenio? o gli chiese Vittorina, dopo
un momento di silenzio.

 E chi non ne ha? o rispose Rastignac,  se noi giovani fossimo
sicuri di essere molto amati, con quella devozione che ci potrebbe
ricompensare dei sacrifici che siamo sempre disposti a fare, forse non
avremmo mai dispiaceri .

La signorina Taillefer gli diede, per tutta risposta, uno sguardo
inequivocabile.

 Voi, signorina, oggi vi credete sicura del vostro cuore, ma po-
treste essere certa di non cambiare mai? .

Un sorriso sfior le labbra della povera fanciulla, che brill come
un raggio scaturito dall'anima, e il suo viso si illumin di un tale
splendore, che Eugenio si spavent di aver suscitato un'espressione
cos intensa di sentimento.

Come? Se domani voi foste ricca e felice, se vi cadesse dalle
nuvole un'immensa ricchezza, amereste ancora il povero giovane che
vi aveva ispirato qualche simpatia nei giorni della sventura? .

Ella assent con un grazioso cenno del capo.

 Un giovane molto infelice? .
Un nuovo cenno di assenso.

 Che sciocchezze state mai dicendo?  esclam la signo.a Vauquer

Lasciateci in pace , rispose Eugenio,  noi ci comprendiamo .
 Ci sarebbe dunque una promessa di matrimonio fra il signor
cavaliere Eugenio di Rastignac e la signorina Vittorina Taillefer? 
disse Vautrin con la sua voce di basso, facendo ad un tratto capolino
all'uscio della camera da pranzo.

Oh, mi avete fatto paura! dissero ad una voce la signora
Couture e la signora Vauquer.

 La mia scelta avrebbe potuto essere peggiore , rispose ridendo
Eugenio, al quale la voce di Vautrin cagion la pi crudele emozione
che avesse mai provato.

Non facciamo scherzi di cattivo genere, signori!  disse la si-
gnora Couture.  Figliuola mia, ritiriamoci in camera nostra .

La signora Vauquer segu le due pensionanti, per far economia di
candela e di fuoco, passando la serata nella loro camera.

Eugenio si trov solo faccia a faccia con Vautrin.

 Sapevo benissimo che ci sareste arrivato!  gli disse questi, con
un imperturbabile sangue freddo.  Ma, ascoltatemi! io ho tanta deli-
catezza quanta ne pu avere un altro; non decidetevi in questo mo-
mento, poich non siete nel vostro normale stato d'animo. So che
avete dei debiti, e non voglio che sia la passione o la disperazione a
indurvi a rivolgervi a me, bens la ragione. Vi occorre forse un mi-
gliaio di scudi? Eccoli, li volete? .

Quel demonio trasse di tasca un portafoglio, da cui tolse tre bi-
glietti di banca che tenne spiegati davanti agli occhi dello studente.
Eugenio si trovava nella pi crudele delle situazioni; doveva al mar-
chese d'Ajuda e al conte de Trailles cento luigi che aveva persi al
giuoco sulla parola e siccome non disponeva di quella samma, non
osava recarsi a passare la serata dalla signora de Restaud, dove era
atteso. Era una di quelle serate senza etichetta, in cui si mangiano
dei pasticcini e si beve del t, ma in cui si possono per perdere
seimila franchi al whist.

 Signore , gli disse Eugenio, dissimulando a stento un tremito
convulso,  dopo quello che mi avete confessato, dovete capire che
non posso avere degli obblighi verso di voi .

Ebbene, mi avreste davvero fatto dispiacere se aveste parlatc,
in altro modo!  riprese il tentatore.  Voi siete un bel giovanotto,
sensibile, fiero come un leone e dolce come una fanciulla. Sareste una
bella preda per il diavolo; mi piace questo genere di giovanotti. An-
cora due o tre riflessioni di alta politica e vedrete il mondo com'.
Recitando qualche scenetta di virt, l' uomo superiore soddisfa in essa
tutti i suoi capricci, con i grandi applausi degli sciocchi della platea.
Tra pochi giorni sarete dei nostri. Ah, se voleste diventare mio allievo,
vi farei giungere dove volete. Non potreste formulare un desiderio
senza che fosse subito esaudito, qualunque cosa possiate agognare:
onori, ricchezze, donne. Tutta la civilt si convertirebbe per voi in
ambrosia, sareste il nostro figliuolo viziato, il nostro beniamino, ci
annienteremmo tutti con piacere per voi, e davanti a voi ogni ostacolo
sarebbe appianato. Mi considerate dunque uno scellerato, perch voi
abbiate ancora qualche scrupolo? Ebbene, un uomo che aveva tanta
onest quanta credete ancora di averne voi, il signor de Turenne,
faceva, senza credersi compromesso, degli affarucci coi briganti. Non
volete essere mio creditore, vero? Poco importa , continu Vautrin,
lasciandosi sfuggire un sorriso, prendete dunque questi biglietti,
e scrivete qui sopra, disse tirando fuori un bollo, di traverso:
Ricevuta per la somma di tremilacinquecento franchi, pagabili entro
un anno. E mettete la data. L'interesse  abbastanza alto per togliervi
ogni scrupolo; potete chiamarmi ebreo e considerarvi dispensato da
ogni riconoscenza. Vi permetto di disprezzarmi ancora per oggi, si-
curo che un giorno mi vorrete bene. Troverete in me degli insonda-
bili abissi, di quei profondi sentimenti nascosti che gli sciocchi chia-
mano vizi, ma non potrete mai considerarmi n vile, n ingrato.
Insomma, io non sono n una pedina n un alfiere, ma una torre,
figliuolo mio! .

 Che razza d'uomo siete dunque?  esclam Eugenio.  Siete
stato creato per tormentarmi .

Ma no, sono un brav'uomo che  disposto ad inzaccherarsi
affinch voi siate al riparo dal fango per il resto dei vostri giorni. Voi
mi domanderete il perch di questo atto di abnegazione? Ebbene, un
giorno o l'altro ve lo dir, in segreto, piano piano nell'orecchio. Dap-
prima vi ho sorpreso, mostrandovi l'ingranaggio dell'ordine sociale e
il congegno della macchina, ma quel vostro primo terrore sparir,
come quello del coscritto sul campo di battaglia, e vi abituerete al-
l' idea di considerare gli uomini come tanti soldati, destinati a morire
al servizio di coloro che si sono creati re da se stessi. I tempi sono
mutati; una volta si diceva a un bravo: " Eccoti cento scudi, uccidimi
il signor Tale"; e si pranzava tranquillamente, dopo aver sistemato
per sempre un uomo per un s o per un no. Oggi invece io vi offro
una bella fortuna che vi costa solo un cenno del capo e non vi com-
prometterebbe affatto, e voi esitate. Questo  un secolo debole! .

Eugenio firm la cambiale e prese in cambio i biglietti di banca.

 Ebbene, suvvia, ragioniamo o, continu Vautrin,  fra qualche
mese voglio partire per l'America, e piantarvi del tabacco: vi man-
der da laggi i sigari dell'amicizia e, se divento ricco, vi aiuter. Se
non avr figli (cosa probabile, perch non ho nessun'intenzione di
trapiantarmi di nuovo qui per germogliare), vi lascer i miei averi.
Non  una prova di amicizia questa? Ma io vi voglio bene, ho la
passione di sacrificarmi per gli altri, e l'ho gi fatto. Vedete, figliuolo
mio, io vivo in una sfera pi elevata degli altri uomini; considero le
azioni come mezzi e non ne vedo che il fine. Che cos' un uomo per
me? Questo!  disse battendo l'unghia del pollice sotto un dente.
Un uomo  tutto o nulla;  meno di nulla, quando si chiama
Poiret: lo si pu schiacciare come una cimice, piatto e puzzolente
com'. Ma un uomo che vi assomigli  un Dio: non  pi una mac-
china rivestita di pelle,  un teatro dove si agitano i pi bei senti-
menti; ed io non vivo che per il sentimento. Il sentimento non e
forse il mondo in un pensiero? Guardate pap Goriot: le sue due
figlie rappresentano per lui tutto l'universo, sono il filo con il quale
egli si dirige nel mondo. Ebbene, per me, che ho studiato a fondo
la vita, non esiste che un solo sentimento sincero, l'amicizia fra
uomo e uomo. Pierre e Jafffier, ecco la mia passione. Conosco a
memoria la Venise sauve. Avete visto molte persone abbastanza
coraggiose perch, quando un amico dice loro: " Andiamo a seppel-
lire un morto! " ci vadano senza fiatare n senza seccarlo con pre-
diche morali? Ho fatto questo, io! E non parlerei a tutti in questo
modo; ma voi siete un uomo superiore, a cui si pu dire tutto e
che sa capire tutto. Voi non diguazzerete a lungo nelle paludi dove
vivono quelle caricature che ci circondano qui. Ebbene, ecco quel
che dico: voi vi sposerete. Ognuno sfoderi le proprie armi! Le mie
sono di ferro e non si piegano mai!... Ah, ah! .

Vautrin usc, senza aspettare la risposta negativa dello studente,
afffinch questi avesse il tempo di rimettersi. Pareva che conoscesse il
segreto di quelle deboli resistenze, di quelle lotte con cui gli uomini
si schermiscono di fronte a loro stessi, e che servono per giustificare
le loro riprovevoli azioni.
 Faccia quello che vuole, io non sposer certo la signorina Tail-
lefer!  disse fra s Eugenio.

Dopo esser stato in preda al malessere di una febbre interiore,
causatagli dall'idea di un patto concluso con quell'uomo che gli faceva
orrore, ma che s'innalzava davanti ai suoi occhi per il cinismo stesso
delle sue idee e per l'audacia con cui stritolava la societ, Rastignac
si vest, ordin una carrozza e and dalla signora de Restaud. Da
alcuni giorni la contessa aveva raddoppiato le sue premure per quel
giovane, di cui ogni passo segnava un suo progresso nel cuore del
gran mondo, e la cui inluenza pareva dovesse un giorno diventare
temibile. Pag i suoi debiti ai signori de Trailles e Ajuda, gioc al
whist una parte della notte, ricuperando cos quanto aveva perduto.
Superstizioso come la maggioranza degli uomini all'inizio della loro
carriera, e che sono, dal pi al meno, fatalisti, volle scorgere nella sua
fortuna, una ricompensa del Cielo per la sua perseveranza dimostrata
nel rimanere sulla retta via. La mattina dopo si affrett a chiedere a
Vautrin se aveva ancora la sua cambiale, e, alla risposta afferma-
tiva, gli restitu i tremila franchi, manifestandogli schiettamente la
sua soddisfazione.

Va benissimo , gli disse Vautrin.

Ricordatevi per che io non sono vostro complice , disse Eu-
genio.

 Lo so, lo so , rispose Vautrin,  fate ancora delle fanciullaggini,
vi fermate alle bazzecole dei primi approcci .

Due giorni dopo, Poiret e la signorina Michonneau stavano seduti
su di una panca al sole, in un viale solitario del Jardin de Plantes, e
chiacchieravano con quel signore che pareva, e con ragione, sospetto
allo studente di medicina.

 Signorina , diceva il signor Gondureau,  non capisco donde
nascano i vostri scrupoli. Sua Eccellenza il Ministro della Polizia
generale del regno... .

Ah, Sua Eeccellenza il ministro della Polizia del Regno!...
ripet Poiret.

 S, Sua Eccellenza si occupa di quest'affare , disse Gondureau.

A chi non parrebbe inverosimile che Poiret, ex-impiegato, uomo
senza dubbio onesto, bench privo di idee, continuasse ad ascoltare
il sedicente benestante della rue de Buffon, nel momento in cui pro-
nunziava la parola  Polizia  lasciando cos trapelare, attraverso la
sua maschera di uomo per bene, l' aspetto di un agente della rue de
Jrusalem? Eppure, non c'era nulla di pi naturale; ognuno capir
meglio la specie particolare a cui apparteneva Poiret nella grande
famiglia degli sciocchi, dopo una nota gi fatta da alcuni osservator;,
ma che fino ad ora non  stata pubblicata. Esiste una nazione plu-
migera, attaccata al bilancio preventivo delle spese, tra il primo grado
di latitudine, con onorari di milleduecento franchi, una specie di
Groenlandia amministrativa, e il terzo grado, dove cominciano gli
stipendi un p  pi rilevanti da tre a seimila franchi, regione tempe-
rata dove c' l'abitudine della gratificazione, dove, anzi, essa fiorisce,
malgrado la difficolt della coltura. Uno dei tratti caratteristici che
rivela meglio la misera grettezza di questa gente subalterna,  una
sorta di rispetto involontario, meccanico, istintivo, per questo grande
Lama di ogni ministero, conosciuto dall'impiegato attraverso una
firma illeggibile e sotto il nome di Sua Eccellenza il Ministro, parole
che equivalgono a Bondo Can del Calio di Bagdad e che, agli occhi
di quel popolo soggetto, rappresenta un potere sacro, senza appello.
Come il Papa fra i cristiani, Sua Eccellenza  amministrativamente
infallibile agli occhi dell'impiegato, e lo splendore che irradia, si co-
munica ai suoi atti, alle sue parole, a quelle pronunziate in suo nome;
egli copre tutto col suo manto; e rende legali le azioni da lui ordinate;
il suo nome di Eccellenza, che attesta la purezza delle sue intenzioni
e la santit dei suoi voleri, serve di passaporto alle idee meno accetta-
bili. Ci che questi poveretti non farebbero per il loro interesse, si
affrettano a compierlo appena sia pronunciata la parola a Sua Eccel-
lenza . Gli uffci hanno la loro obbedienza passiva, come l'esercito
ha la sua: sistema che soffoca la coscienza, annienta l'uomo, e finisce,
a lungo andare, con l'adattarlo, come una vite o un dado, all'ingra-
naggio governativo. Quindi il signor Gondureau, che sembrava un
conoscitore di uomini, vide subito in Poiret uno di quei burocratici
sciocchi, tir fuori il Deus ex machina, la parola magica di a Sua
Eccellenza , nel momento propizio, smascherando le sue batterie, per
abbagliare Poiret, che gli sembrava il maschio della Michonneau, come
questa gli pareva la femmina di Poiret.
 Dal momento che Sua Eccellenza stessa, Sua Eccellenza il Si-
gnor... ah, la cosa  diversa , disse Poiret.
Sentite quel che dice il signore, di cui sembra apprezziate il
giudizio, continu il falso benestante, rivolgendosi alla signorina
Michonneau, a ebbene, Sua Eccellenza ha ora la pi assoluta certezza
che il sedicente Vautrin, che abita dalla signora Vauquer,  un for-
zato evaso dall'ergastolo di Tolone, dove  conosciuto sotto il nome
di: " Trompe-la-Mort " .
 Ah, Trompe-la-Mort, felice lui che si  meritato quel nome .
 Ma , soggiunse l'agente, a questo soprannome gli  stato
dato per la sua fortuna nel non aver mai lasciata la pelle in nessuna
delle imprese estremamente rischiose che egli ha mandato ad effetto.
Quest'uomo, sapete,  pericoloso: ha delle qualit che lo rendono
straordinariamente interessante. La sua condanna stessa  una cosa
che, per la parte che in essa ha avuto, gli ha fatto un grande onore .
  dunque un uomo d'onore?  domand Poiret.
 A modo suo: egli ha acconsentito ad addossarsi la colpa di un
altro, un falso, commesso da un bellissimo giovanotto a cui era molto
affezionato, un giovane italiano, gran giuocatore, entrato in seguito
nell'esercito, dove si  poi comportato benissimo .
 Ma, se Sua Eccellenza il Ministro della Polizia  sicuro che il
signor Vautrin sia Trompe-la-Mort, perch dunque avrebbe bisogno
di me?  disse la signorina Michonneau.
 Ah, s , disse Poiret, a se infatti il ministro, come ci avete fatto
l'onore di dirci, ha una certezza qualunque.... .
 Certezza non  la parola esatta,  dubbio soltanto; ora capirete
come stanno le cose. Jacques Collin, detto Trompe-la-Mort, gode della
fiducia dei tre ergastoli, che l'hanno scelto, affinch sia loro agente e
loro banchiere, ed egli guadagna molto occupandosi di questo genere
di affari, che richiede necessariamente un uomo di marca .

Ah, ah, capite il giuoco di parole, signorina? disse Poiret.
 Il signore lo chiama uomo di marca, perch  stato marcato! .

 Il falso Vautrin , continu l'agente,  riceve i capitali dai signori
forzati, li mette a interesse, glieli custodisce, e li tiene a disposizione
di coloro che evadono o delle loro famiglie, quando essi ne dispongano
per testamento, oppure delle loro amanti .

 Delle loro amanti? Vorrete dire delle loro mogli!  osserv
Poiret.

No, signore, il forzato generalmente non ha che delle spose
illegittime, che noi chiamiamo concubine .
Vivono dunque tutti in stato di concubinaggio? 

 Evidentemente .

 Ebbene , disse Poiret,  ecco degli orrori che Sua Eccellenza
non dovrebbe tollerare; giacch voi avete l'onore di vedere Sua Eccel-
lenza, tocca a voi, che pare abbiate delle idee filantropiche, di illumi-
narlo sulla condotta immorale di quella gente che d un pessimo
esempio al resto della societ .

 Ma, signore, il Governo non li mette certo l per offrirli a mo-
dello di tutte le virt .
  giusto, tuttavia, signore, permettetemi... 

 Ma lasciate dunque parlare il signore, mio caro , disse la si-
gnorina Michonneau.

 Capirete bene, signorina , soggiunse Gondureau,  che il Go-
verno pu avere un grande interesse a mettere le mani sopra una cassa
illecita, che pare racchiuda una somma assai considerevole: Trompe-
la-Mort incassa dei valori ragguardevoli, nascondendo, non soltanto
le somme possedute da alcuni suoi compagni, ma anche quelle che
provengono dalla Societ dei diecimila... .

Diecimila ladri!  esclam Poiret spaventato.

No, la Societ dei diecimila  un'associazione di ladri d'alto
bordo, di gente che lavora in grande stile e non prende parte a nes-
suna impresa dove non ci siano diecimila franchi di guadagno. Questa
Societ si compone di quanto vi ha di pi distinto fra coloro che
finiscono direttamente in Corte d'Assise, conoscono a menadito il
codice, e non corrono mai il rischio, quando sono acciuffati, di farsi
applicare la pena di morte. Collin  il loro uomo di fiducia, il loro
consigliere: con l'aiuto delle sue immense ricchezze, quest'uomo ha
saputo crearsi una polizia propria, delle estesissime relazioni che egli
circonda di un mistero impenetrabile. Bench, da un anno a questa
parte, lo si sia circondato da una rete di spie, non abbiamo ancora
potuto veder chiaro nelle sue macchinazioni. La sua cassa e il suo
ingegno servono dunque costantemente ad assoldare il vizio, a gettare
le fondamenta del delitto, e a tener in piedi un esercito di cattivi
soggetti che sono in continua lotta con la societ. Acciuffare Trompe-
la-Mort e impadronirsi della sua cassa, sarebbe come stroncare il male
alle radici, perci questa spedizione  diventata un affare di stato e
di alta politica, che potrebbe onorare coloro che coopereranno alla
sua riuscita. Anche voi, signore, potreste essere di nuovo impiegato
nell'Amministrazione, diventare segretario di un commissario di po-
lizia, impiego che non vi impedirebbe certo di riscuotere la vostra
pensione .

 Ma perch , disse la signorina Michonneau,  Trompe-la-Mort
non se ne va colla cassa? .

 Oh , disse l'agente,  dovunque egli andasse sarebbe nseguito
da un uomo incaricato di ucciderlo, se derubasse gli ergastolani. Poi
non si porta via cos facilmente una cassa come si pu rapire una
signorina di buona famiglia. D'altronde, Collin  un coraggioso,
incapace di fare un'azione simile di cui si sentirebbe disonorato .

Signore, disse Poiret, aavete ragione, egli sarebbe del tutto
disonorato .

 Tutto questo non ci spiega perch non venite ad acciuffarlo senza
tanti complimenti , osserv la signorina Michonneau.

 Ebbene, signorina, vi rispondo subito... Ma , le disse in un
orecchio, a fate in modo che questo signore non mi interrompa, se
no non la finiremo pi: deve essere ben fortunato, quel vecchio, per
farsi ascoltare da voi. Trompe-la-Mort, venendo qui, ha vestito la
pelle del galantuomo,  diventato un buon borghese di Parigi; ha
preso alloggio in una pensione modesta:  astuto, sapete, e non lo si
potr mai acchiappare cos all'improvviso. Tutto sommato, dunque,
il signor Vautrin  un uomo stimato, che fa degli affari importanti .

 Naturalmente!  disse fra s Poiret.  Se mai ci si ingannasse
arrestando un vero Vautrin, il ministro non vuole certo mettersi in
urto con i commercianti di Parigi, n alienarsi l'opinione pubblica;
il signor Prefetto di Polizia  in pericolo di perdere il posto perch
ha dei nemici; e se commettesse uno sbaglio, quelli che ambiscono
al suo posto, approfitterebbero degli schiamazzi e delle proteste dei
liberali per fargli perdere la sua posizione. Qui si tratta di procedere
come per l'affare di Cogniard, il falso conte di Sant'Elena: se fosse
stato un vero conte di Sant'Elena, ci saremmo trovati in un bell'im-
piccio! Quindi bisogna agire con circospezione .

 S, ma voi avete bisogno di una bella donna , disse vivamente
la signorina Michonneau.

 Trompe-la-Mort non si lascerebbe avvicinare da una donna ,
disse l'agente.  Sappiate che egli non ama le donne .

 Ma allora non capisco a che cosa possa servire io per una simile
constatazione, supponendo che acconsentissi a farla per duemila
franchi .
 Nulla di pi facile , disse lo sconosciuto. a Vi consegner una
boccetta contenente una dose di liquido preparato appasitamente per
provocare, senza nessun pericolo, un'emorragia cerebrale che ha tutta
l'aria di un colpo apoplettico; questo ingrediente si pu mettere, a
piacere, sia nel vino che nel caff. Immediatamente dopo, trasporte-
rete il nostro uomo su un letto e lo spoglierete per essere sicura che
non se ne vada all'altro mondo. Nel momento in cui sarete sola, gli
darete una manata sulla spalla e, paf! vedrete ricomparire le lettere
a fior di pelle .
 Ma  una cosa da nulla , disse Poiret.
 Ebbene, acconsentite?  disse Gondureau alla zittella.
Ma, mio caro signore, disse la signorina Michonneau, anel
caso in cui non apparisse nessuna lettera, avr ugualmente i duemila
franchi? .
 No .
 Quale sar dunque il compenso? .
 Cinquecento franchi .
 Correre un simile rischio per cos poco! Il male  lo stesso, per
la coscienza, e io devo tranquillizzare la mia coscienza, signore! .
 Vi posso assicurare , disse Poiret, a che la signorina  molto di
coscienza, oltrech essere una personcina gentilissima e molto accorta.
 Ebbene , continu la signorina Michonneau,  datemi tremila
franchi se  proprio Trompe-la-Mort, e nulla, se si tratta di un onesto
borghese .
 Va bene!  disse Gondureau, a ma a patto che l'affare si faccia
domani .
 No, mio caro s;gnore, perch ho bisogno di consultare il mio
confessore .

 Furbacchiona!  disse alzandosi l'agente. a A domani, allora, e
se aveste premura di parlarmi, venite alla petite rue Sainte-Anne, in
fondo al cortile della Sainte-Chapelle, non c' che un uscio sotto la
vlta; domandate del signor Gondureau .

Bianchon, che tornava dalla lezione di Curier, fu colpito dal nome
piuttosto originale di Trompe-la-Mort, e ud il  Va bene  del celebre
capo della polizia.

Perch non vi decidete? Sarebbero trecento franchi di rendita
vitalizia , disse Poiret alla signorina Michonneau.

 Perch?  rispose.  Ma bisogna riflettere: se il signor Vautrin
fosse quel Trompe-la-Mort, converrebbe forse di pi mettersi d'ac-
cordo con lui. per, chiedendogli del denaro, sarebbe insospettito e
sarebbe capace di svignarsela gratis; e sarebbe un putf terribile .

 Quand'anche si insospettisse , rispose Poiret,  questo signore
non ci ha detto che  sorvegliato? Ma voi, voi perdereste tutto .

 D'altronde , pens la signorina Michonneau,  a me non piace
affatto quell'uomo, non sa dirmi che delle scortesie .

 Ma , riprese Poiret,  fareste meglio ad acconsentire: come ha
detto quel signore che mi sembra molto per bene, oltre ad essere
correttamente discreto,  un atto di obbedienza alle leggi, quello di
sbarazzare la sOciet di un criminale, per quanto onesto possa essere.
La volpe perde il pelo ma non il vizio. Se gli saltasse il grillo di as-
sassinarci tutti ? Ma, diamine, ci renderemmo colpevoli di questi
delitti, senza contare che saremmo noi le prime vittime .

La preoccupazione della signorina Michonneau non le permetteva
di udire le parole che cadevano ad una ad una dalla bocca di Poiret,
come gocce d'acqua che stillano dal rubinetto di una fontana che
non chiude bene. Una volta che questo vecchio aveva cominciato la
serie delle sue frasi, se la signorina Michonneau non lo interrompeva,
egli continuava sempre a parlare come una macchina in moto. Dopo
aver intavolato un primo argomento, si lasciava trascinare, a furia di
parentesi, a trattarne di quelli diametralmente opposti, senza mai
concludere nulla. Mentre si avviavano verso casa Vauquer, egli si era
impegolato in un sguito di discorsi e di citazioni, che lo avevano
spinto a raccontare la sua deposizione nell'affare di un certo signor
Ragoulleau e della signora Morin, per cui egli aveva dovuto comparire
come testimonio di difesa. La sua compagna, entrando, non pot fare
a meno di osservare Eugenio de Rastignac in intimo colloquio con
la signorina Taillefer, colloquio il cui interesse era cos vivo, che la
coppia non si accorse del passaggio dei due vecchi pensionanti, quando
essi attraversarono la sala da pranzo.

Doveva finire cos , disse la signorina Michonneau a Poiret,
da otto giorni si lanciavano certe occhiate da strappare il cuore .

S , rispose Poiret,  per fu condannata .
Chi ? .

La signora Morin .

 Ma io vi sto parlando della signorina Vittorina , disse la Mi-
chonneau, entrando senza avvedersene, nella camera di Poiret, e
voi mi rispondete riferendovi alla signora Morin. Che cosa c'entra
questa donna? .

 Di che cosa sarebbe dunque colpevole la signorina Vittorina?
domand Poiret.

 Di amare il signor Eugenio de Rastignac, e va avanti cos, a
casaccio, senza sapere dove andr a finire, povera innocente! .

Eugenio, nella mattinata, era stato ridotto alla disperazione dalla
signora de Nucingen. In fondo alla sua coscienza, era deciso ad ab-
bandonarsi completamente a Vautrin, senza voler approfondire n le
ragioni dell'amicizia di quell'uomo straordinario, n rendersi conto
di ci che un simile legame avrebbe potuto significare per il futuro.
Ci voleva un miracolo per trattenerlo dall'abisso in cui da un'ora
stava per scivolare, mentre scambiava colla signorina Taillefer le pi
dolci promesse. A Vittorina sembrava di sentire la voce di un angelo,
per lei si aprivano le porte del cielo; la casa Vauquer le appariva
soffusa di quei fantastici colori con cui gli scenografi sanno illuminare
i palazzi, sul palcoscenico dei teatri: ella amava, era amata, o almeno
credeva di esserlo! E quale donna non lo avrebbe creduto vedendo,
come lei, Rastignac, e ascoltandolo in quell'ora, sottratta furtiva-
mente a tutti gli occhi d'Argo di quella casa? Rastignac, lottando
con la propria coscienza, rendendosi conto che agiva scorrettamente,
e colla volont di farlo, dicendo a se stesso che avrebbe riscattato quel
peccato veniale colla felicit di una donna, si faceva bello della pro-
pria disperazione, e risplendeva di tutti i fuochi dell'inferno che aveva
nel cuore. Per sua fortuna il miracolo avvenne: Vautrin entr tutto
festoso e lesse nel cuore dei due giovani, che egli aveva accoppiati
colle combinazioni del suo genio infernale, ma di cui turb di botto
le gioie, cantando con la sua grossa voce beffarda:

 Ma Franchette est charmante Dans sa simplicit... .

Vittorina fugg via, portando in s tanta felicit quanta era stata
fino allora l'infelicit della sua vita. Povera fanciulla! Una stretta di
mano, la guancia sfiorata dai capelli di Rastignac, una parola sussur-
rata cos vicino al suo orecchio da poter sentire il calore delle labbra
dello studente, la vita circondata da un braccio tremante, un bacio
furtivo sul collo, furono gli esordi della sua passione, che la vicinanza
della grossa Silvia, che poteva entrare da un momento all'altro in
quella ridente sala da pranzo, rese pi ardenti, pi intensi, pi ecci-
tanti di tutte le pi belle prove di devozione, descritte nelle pi celebri
storie d'amore. Questi menus surages, per adoperare una graziosa
espressione dei nostri avi, parevano colpe a quella fanciulla religiosa
che si confessava ogni quindici giorni. In quell'ora, ella aveva donato
pi tesori dell'anima sua, di quanti pi tardi, ricca e felice, avrebbe
potuto dare, concedendosi intieramente.

 L'affare  fatto , disse Vautrin a Eugenio.  I nostri bellimbusti
si sono azzuffati: tutto si  svolto regolarmente: divergenze di opi-
nioni. Il nostro piccioncino ha insultato il mio falco: a domani, a Cli-
gnancourt. Alle otto e mezza la signorina Taillefer sar l'erede dell'af-
fetto e della ricchezza di suo padre, mentre con la massima tranquil-
lit, ella star inzuppando nel caff le sue fette di pane imburrato. Non
 buffo a pensarci ? Quel giovane Taillefer maneggia bene la spada ed
 sicuro del fatto suo, ma rester ferito da un colpo che ho inventato
io, un modo di rialzare la spada e di colpire alla fronte. Vi far ve-
dere come si assesta questo colpo, perch  estremamente utile .

Rastignac ascoltava stupito senza poter parlare. In quel momento
giunsero pap Goriot, Bianchon e alcuni altri pensionanti.

Ecco come vi volevo, gli disse Vautrin. Sapete quello che
fate; bene, aquilotto mio! Dominerete gli uomini voi; siete forte,
deciso, ardito: meritate tutta la mia stima.

Volle prendergli la mano, ma Rastignac ritir bruscamente la sua,
e si lasci cadere su una seggiola, impallidendo: gli pareva di vedere
un mare di sangue davanti ai suoi occhi.

 Ah, abbiamo ancora qualche piccolo scrupolo!  disse Vautrin
a bassa voce.  Pap Doliban ha tre milioni, ne sono sicuro. La dote
vi render candido come un abito da sposa, ai vostri stessi occhi .
Rastignac non ebbe pi alcuna esitazione e decise di andare la sera
stessa ad avvertire i Taillefer padre e figlio. In quel momento, la-
sciato solo da Vautrin, pap Goriot gli disse in un orecchio:

 Siete triste, figliuolo mio, vi voglio rallegrare io! Venite con
me! .

E il vecchio pastaio accese la sua candela a una delle lampade.
Eugenio, assai incuriosito, lo segu.

 Entriamo in camera vostra , disse il buon uomo, che aveva
chiesto a Silvia la chiave della stanza dello studente.  Questa mattina
avete creduto ch'ella non vi amasse, eh?  soggiunse.  Vi ha man-
dato via a viva forza, e voi ve ne siete andato indispettito e disperato.
Scioccherello! Ella aspettava me, capite? Dovevamo andare a finire
di mettere in ordine un appartamentino che  un gioiello, e nel quale
andrete ad abitare fra tre giorni. Non mi tradite, ella vuol farvi una
sorpresa, ma io non posso nascondervi pi a lungo il segreto. Abite-
rete in rue d'Artois, a due passi dalla rue Saint-Lazare. Ci starete
come un principe. L'abbiamo arredato con dei mobili degni di una
sposa. Quante cose abbiamo fatto da un mese a questa parte, senza
dirvi mai nulla! Il mio avvocato s' messo in moto, e la mia figliuola
avr trentaseimila franchi all'anno, che rappresentano l'interesse della
sua dote, e io esiger l'impiego dei suoi ottocentomila franchi in beni
stabili al sole .

Eugenio era rimasto senza parole, e passeggiava in lungo e in
largo, colle braccia conserte, nella sua povera camera in disordine.
Pap Goriot approfitt di un momento in cui lo studente gli voltava
le spalle, per posare sul caminetto un astuccio in marocchino rosso,
sul quale era inciso in oro lo stemma dei Rastignac.

 Ragazzo mio , disse il buon uomo,  mi ci sono ingolfato fino
al collo, ma, sapete, c'era in me un grande egoismo, perch ho anch'io
il mio interesse che voi cambiate alloggio. Non me lo negherete, vero,
se vi domando un favore? .
E quale ? .

 Sopra il vostro appartamento, al quinto piano, c' una camera
di cui pure potete disporre; permettete che la abiti io, non  vero?
Divento vecchio e sto troppo lontano dalle mie figlie: non vi dar
alcun fastidio, ma voi mi lascerete stare l e mi parlerete di lei tutte
le sere: non vi dar mica noia, vero? Quando rincaserete, ed io sar
a letto e vi sentir, dir fra me: " Egli ha visto la mia piccola Del-
fina, l'ha accompagnata al ballo e l'ha resa felice". Se fossi ammalato,
sarebbe un balsamo per il mio cuore sentirvi tornare, sentirvi muovere,
sentirvi andar via. Ci sar tanta parte di mia figlia in voi! Non avr
da fare che un passo per essere ai Campi Elisi, dove esse vanno tutti
i giorni, e io le vedr sempre, mentre ora qualche volta arrivo troppo
tardi. E poi ella forse verr da voi e io la vedr nella sua vestaglia, la
sentir trotterellare innanzi e indietro per la camera, leggera come
una gattina.  ritornata, in questo ultimo mese, quella che era da
ragazza, allegra e piena di brio: la sua anima  convalescente ed ella
deve a voi la sua felicit. Oh, per voi io farei l'impossibile. Ella mi
diceva poco fa tornando a casa: " Pap, come sono felice! ". Quando
le mie figliuole mi dicono cerimoniosamente: "Padre mio!" mi
sento gelare, ma quando mi chiamano pap, mi sembra di vederle
ancora piccine, rinascono in me tutti i ricordi, e mi sento di pi loro
padre, e mi illudo che siano ancora solo mie! .

Il buon uomo si asciugava le lagrime che non riusciva a trattenere.

  tanto tempo che non avevo pi sentito queste parole, tanto
tempo che ella non mi aveva pi dato il braccio. Oh, s, saranno dieci
anni che non avevo pi camminato al fianco di una delle mie figlie!
Che piacere sfiorare il suo vestito, regolare il mio passo col suo, sen
tire un p   del suo calore! Ho condotto Delfina dappertutto questa
mattina, sono entrato con lei nei negozi e poi l'ho ricondotta a casa.
Oh, tenetemi vicino a voi, e se qualche volta avrete bisogno di qual-
cuno che vi aiuti, sar pronto a servirvi. Oh, se quell'idiota d'un
alsaziano morisse, se la sua gotta avesse la buona idea di salire allo
stomaco, come sarebbe felice la mia povera figliola! Voi sareste mio
genero, potreste essere suo marito agli occhi di tutti. Mah, ella  cos
disgraziata nel non conoscere nulla dei piaceri di questo mondo, che
io l'assolvo di tutto. Il buon Dio deve tenere le parti dei padri che
amano tanto. Ella vi ama troppo!  disse dopo una pausa, scuotendo
il capo.  Mentre ce ne andavamo insieme, mi parlava di voi: " Vero,
padre mio, com' bello, che buon cuore ha! ti parla di me?". Ma,
mi ha detto tante di quelle cose, dalla rue d'Artois fino al passaggio
del Panorama, da riempirne dei volumi. Insomma, ha vuotato nel mio,
tutto il suo cuore. Durante l'intera bella mattinata che ho passato con
lei, non mi sono pi sentito vecchio; scommetto che non pesavo pi
di un'oncia. Le ho detto che mi avevate consegnato quel biglietto da
mille franchi; e quella cara creatura si  commossa sino alle lacrime.
Ma, che cosa avete l sul vostro caminetto ?  disse infine pap Goriot,
che moriva dall'impazienza, nel vedere Rastignac sempre immobile.
Eugenio, sbalordito, guardava il suo vicino con un'aria istupidita.
Quel duello, annunziatogli da Vautrin per il giorno dopo, faceva un
tale contrasto con la realizzazione delle sue speranze pi care, che
egli provava tutte le sensazioni dell'incubo. Si volt verso il cami-
netto, vide il piccolo astuccio quadrato, l' aperse e vi scorse un biglietto
che nascondeva un orologio di Brguet. Sul biglietto erano scritte
queste parole:

Voglio che pensiate a me ad ogni ora, perch..

Quest'ultima parola alludeva certo a qualche dissenso che c'era
stato fra loro, ed Eugenio ne fu commosso. Nell'interno dell'astuccio,
rivestito in oro, spiccava lo stemma dei Rastignac cesellato in smalto.
Quel gioiello che aveva desiderato per tanto tempo, la catena, la chiave,
la lavorazione, il disegno di ogni oggetto, realizzava pienamente i
suoi sogni. Pap Goriot era raggiante. Senza dubbio aveva promesso
alla figlia di riferirgli, nei minimi particolari, l'effetto che la sorpresa
del dono avrebbe prodotto su Eugenio, perch anch'egli prendeva
parte a queste emozioni giovanili e non sembrava certo il meno felice
dei due. Voleva gi bene a Rastignac per riflesso di sua figlia e per
lui stesso.

 Andrete da lei questa sera stessa, vi aspetta. Quel grosso bestione
di lm alsaziano cena colla sua ballerina. Ah, ah!  rimasto ben male
quando il mio avvocato gli ha detto il fatto suo. Non ha forse il co-
raggio di dire che ama mia figlia fino all'adorazione? Che provi a
toccarla, e io l'ammazzo. Il pensiero che la mia Delfina appartenga
a... (egli sospir) mi farebbe commettere un delitto; ma non sarebbe
neppure un omicidio, giacch quello  una testa di vitello sopra un
corpo di verro. Mi prenderete con voi, nevvero? .

S, mio buon pap Goriot, sapete che vi voglio bene .

 Lo vedo, non vi vergognate di me, voi: lasciate che vi abbracci .

E strinse lo studente fra le braccia.

Promettetemi che la renderete felice: andrete da lei stassera,
vero? .

 Oh, senza dubbio; ma ora devo uscire per affari che non posso
rimandare .

Posso esservi utile in qualche cosa? .

 S, certamente. Mentre io andr dalla signora de Nucingen, voi
dovete recarvi dal signor Taillefer padre, a dirgli che mi fissi un
appuntamento per questa sera, perch gli devo parlare di un affare
della massima importanza .

 Sarebbe dunque vero, giovanotto , esclam pap Goriot, cam-
biando espressione,  che fate la corte a sua figlia, come dicono quegli
imbecilli qui sotto? Per Dio, voi non sapete che cosa sia un pugno
alla Goriot, e se c'ingannaste, avreste agio di rendervene conto. Oh,
non  possibile! .

 Vi giuro che non amo che una donna al mondo , disse lo stu-
dente,  e non me ne sono mai reso conto come in questo momento .
Che felicit mi date!  disse pap Goriot.

 Ma , soggiunse lo studente,  domani il figlio di Taillefer si
batte in duello, e ho sentito dire che rimarr certo ucciso .
Che cosa ve ne importa?  disse Goriot.

 Ma, bisogna dirgli che proibisca a suo figlio di recarsi... ,
esclam Eugenio.

In quel momento, fu interrotto dalla voce di Vautrin, che si fece
sentire sulla soglia dell'uscio cantando:

O Richard, o mon roi!
L'univers t'abandonne...
Broum ! broum ! broum ! broum !

J'ai longtemps parcouru le monde,
Et l'on m'a vu... tra la la la... .

o Riccardo, o mio re!
L'universo ti abbandona...
sroum! broum! broum! broum
ho girato tanto il mondo
E mi hanno visto... tra la la la... .

 Signori , grid Cristoforo,  la minestra  sclvita e sono gi
tutti a tavola .

 Senti , gli disse Vautrin,  vieni d prendere una bottiglia del
mio vino di Bordeaux .

 Lo trovate bello l'orologio?  disse pap Goriot.  Ella ha buon
gusto, eh? .

Vautrin, pap Goriot e Rastignac scesero le scale insieme e, per
colpa del loro ritardo, si trovarono seduti a tavola uno vicino all'altro.

Durante il pranzo, Eugenio tratt Vautrin con la massima fred-
dezza, bench quell'uomo, cos piacevole agli occhi della signora
Vauquer, non fosse mai stato cos brillante. Egli lanci un fuoco di
hla di frizzi e seppe trascinare nella conversazione tutti i commensali.
Quella sicurezza, quel sangue freddo, sgomentarono Eugenio.

Che cosa avete dunque oggi , gli chiese la signora Vauquer,
per essere allegro come un fringuello? .

Sono sempre allegro, quando faccio dei buoni affari .

Affari?  disse Eugenio.

 Ebbene, s, ho consegnato una parte di mercanzia, che mi ren-
der delle buone percentuali come intermediario .

 Signorina Michonneau , disse, essendosi accorto che la zittella
lo osservava attentamente,  c' forse qualche cosa che non vi garba
nella mia faccia, che mi guardate con occhio americano? Ditelo pure,
e far di tutto per riuscirvi simpatico... Poiret, non ci disgusteremo
mica per questo, eh?  disse, strizzando l'occhio al vecchio impiegato.

 Corpo di mille bombe! dovreste posare da Ercole Faceto!  disse
il giovane pittore a Vautrin.

 Senz'altro, perbacco! a patto che la signorina Michonneau vo-
glia posare da Venere (del cimitero) di Pre Lachaise , rispose
Vautrin.
 E Poiret ?  chiese Bianchon.

 Oh, Poiret poser da Poiret. Sar il Dio dei giardini , esclam
Vautrin.  Il suo nome deriva da poire... .

 Pera molle!  continu Bianchon  voi sareste allora fra la pera
e il formaggio .

 Sono tutte sciocchezze queste , disse la signora Vauquer.  Sa-
rebbe meglio che ci versaste un bicchiere del vostro vino di Bordeaux,
perch finora non abbiamo visto che il collo della bottiglia. Ci con-
server l'allegria oltre che farci bene allo stomaco .

 Signori , disse Vautrin,  la signora Presidentessa ci richiama
all'ordine. La signora Couture e la signorina Vittorina non si scan-
dalizzeranno dei vostri discorsi scherzevoli, ma rispettate l'innocenza
di pap Goriot. Vi propongo una piccola bottigliorama di vino di
Bordeaux, che il nome di Laffitte rende doppiamente illustre, sia
detto senza alcuna allusione politica. Suvvia, cinese , disse guardando
Cristoforo che non si mosse dietro lui.  Cristoforo, come, non senti
il tuo nome? Cinese, porta la bevanda! .

 Eccovi, signore , disse Cristoforo consegnandogli la bottiglia.

Dopo aver riempito il bicchiere di Eugenio e quello di pap Go-
riot, se ne vers prontamente alcune goccie che assapor, mentre i
suoi due vicini bevevano; e a un tratto fece una smorfia.

 Diamine, diamine! sa di turacciolo. Tientelo per te, Cristoforo,
e va a prenderne dell'altro; a destra, sai, siamo sedici, porta otto bot-
tiglie .

 Visto che voi vi sbancate , disse il pittore,  io offro un centi-
naio di marroni .

 Oh! oh! .

 Booououoh! .

 Prrr! .

Tutti lanciarono delle esclamazioni che scoppiettarono come razzi
di una girandola.

 Andiamo, maman Vauquer, due bottiglie di Champagne ,
grid Vautrin.

 Come? eh,  cos? E perch non mi chiedete tutta la casa? Due
bottiglie di champagne, ma sapete che costano dodici franchi! Io non
li guadagno, certo, ma, se il signor Eugenio vuol pagarle, io offro
del Cassis... .

Eccola col suo "cassis ", che purga come la manna, disse
sottovoce lo studente in medicina.

 Vuoi star zitto, Bianchon , esclam Rastignac,  non posso
sentirvi parlare di manna senza che lo stomaco... .

S, vada per lo champagne, lo pago io , soggiunse lo studente.

 Silvia , disse la signora Vauquer, portate i biscotti e i pa-
sticcini .

 I vostri pasticcini sono troppo vecchi , disse Vautrin,  hanno
gi la barba, ma vada per i biscotti .

In un attimo il Bordeaux fu versato a tutti, i commensali si ani-
marono e l'allegria divenne generale.

In mezzo allo scoppio di fragorose risate, si fecero sentire alcune
imitazioni delle differenti voci degli animali. Avendo l'impiegato al
Museo avuto l'idea di rifare un verso in voga a Parigi, che rassomi-
gliava al miagolo di un gatto in amore, subito otto voci gridarono
contemporaneamente le seguenti frasi:

Arrotino! .

Becchime per gli uccelli! .

 Al sollazzo, signori, al sollazzo! .

 Chi ha piatti da rabberciare! .

 Alla barca, alla barca! .

 Battete le vostre mogli, battete i vostri abiti! .

Abiti vecchi, nastri, cappelli usati da vendere! .

 Ciliegie, ciliegie dolci! .

Il primato fu battuto da Bianchon per l'accento nasale con cui
grid:

 Ombrellaio! .

In pochi momenti si scaten un baccano indiavolato, una conver-
sazione senza capo n coda, una vera gazzarra che Vautrin dirigeva
come un direttore d'orchestra, tenendo sempre d'occhio Eugenio e
pap Goriot, che sembravano gi discretamente ubriachi. Con la
schiena appoggiata alla sedia, tutti e due contemplavano quella inso-
lita confusione con un'aria seria, bevendo poco, poich erano preoc-
cupati per quello che dovevano fare nella serata, e sentendosi tuttavia
nell'impossibilit di alzarsi. Vautrin, che seguiva i mutamenti della
loro fisionomia, guardandoli di sottecchi, colse il momento in cui i
loro occhi tremolanti pareva volessero chiudersi, per chinarsi all'orec-
chio di Rastignac e dirgli:

 Ragazzo mio, non siamo abbastanza esperti per lottare con il
nostro pap Vautrin, ed egli vi vuol troppo bene per lasciarvi com-
mettere delle sciocchezze. Quando ho stabilito di fare una cosa, solo
il buon Dio pu riuscire a impedirmelo. Ah, noi volevamo andare ad
avvertire pap Taillefer, commettere degli errori da scolaretto! Il
forno  caldo, la farina  bell'e impastata, il pane  sulla pala: do-
mani potremo addentarlo spargendone le briciole fin sopra la testa,
e noi impediremo che lo si metta in forno?... No, no, cuocer tutto!
Se abbiamo qualche piccolo rimorso, la digestione se lo porter via.
Mentre dormiremo i nostri sonni tranquilli, il colonnello conte Fran-
ceschini vi procurer la successione di Michele Taillefer con la punta
della sua spada. Ereditando da suo fratello, Vittorina avr quindi-
cimila franchi di rendita: ho gi assunto informazioni, e so che
soltanto l'eredit della madre ammonta a pi di trecentomila..m).

Eugenio udiva queste parole, senza poter rispondergli: gli pareva
di avere la lingua incollata al palato e si sentiva in preda ad una
invincibile sonnolenza; non vedeva gi pi la tavola e le faccie dei
commensali che attraverso una luce nebulosa. Ben presto il bruso
cess, i pensionanti se ne andarono ad uno ad uno, e quando non
rimase che la signora Vauquer, la signora Couture, la signorina Vit-
torina, Vautrin e pap Goriot, Rastignac vide, come in un sogno, la
signora Vauquer intenta a travasare i resti delle varie bottiglie, per
formarne di nuovo di quelle piene.

 Ah, che matti sono mai questi giovani!  diceva la vedova.

Questa fu l'ultima frase che Eugenio riusc ad afferrare.

 Non c' che il signor Vautrin per combinare di questi scherzi ,
disse Silvia.  Guardate, ecco Cristoforo che russa come un ghiro .

 Arrivederci, maman , disse Vautrin.  Me ne vado al boulevard
ad ammirare il signor Marty nel Mont Sauvage, un grande lavoro
tratto dal Solitaire ... Se vi fa piacere, vi ci accompagno insieme con
queste signore .

 Vi ringrazio molto , disse la signora Couture.

 Come, vicina mia!  esclam la signora Vauquer.  Rifiutate di
vedere un lavoro tratto dal Solitaire, un dramma di Atala Cha-
teaubriand, che leggevamo con tanto piacere, e che era cos bello, da
farci piangere come Maddalene sui casi di Elodia, l'estate scorsa l
sotto i tilleuilles, insomma, un'opera morale che pu servire d'istru-
zione per la vostra signorina? .

 Ci  stato proibito di andare a teatro , rispose Vittorina.

Guardate, eccoli partiti quei due! disse Vautrin, scuotendo
comicamente la testa di pap Goriot e quella di Eugenio.

Appoggi il capo dello studente sulla seggiola, perch potesse
dormire comodamente, lo baci affettuosamente sulla fronte, can-
ticchiando:

Dormez, mes chres amours!

Pour vous je veillerai toujours  .

 Temo che non stia bene , disse Vittorina.

 Allora rimanete a curarlo , soggiunse Vautrin.   il vostro do-
vere di moglie devota , le sussurr all'orecchio Vautrin.  Questo
giovane vi adora e voi diverrete la sua mogliettina, ve lo profetizzo.
Finalmente , disse a voce alta,  " essi furono stimati ouunque, vis-
sero felici ed ebbero molti figli" . Ecco come finiscono tutti i romanzi
d'amore .

Andiamo, maman , disse rivolgendosi alla signora Vauquer,
con un leggero abbraccio,  mettete il cappello, il bell'abito a fiori, e
la sciarpa della contessa, mentre io vado a cercare una carrozza... .

E se ne and cantando:

 Soleil, soleil, divin soleil,
Toi, qui fais murir les citrouilles...  .

Dormite, miei cari amori,
Per voi veglier sempre .
Sole, sole, divino sole,

Tu che fai maturare le zucche... ".
 Dio mio, dite un p  , signora Couture, quell'uomo mi farebbe
vivere felice anche sui tetti. Ecco , disse volgendosi verso il pastaio,
 anche pap Goriot  partito. A quel vecchio canchero non  mai
venuto in mente di portarmi da nessuna parte. Ma, Dio mio, sta
per cadere in terra!  un'indecenza che un uomo della sua et perda
la ragione! Voi mi risponderete che non si pu perdere quello che
non si ha. 

 Silvia, aiutatelo a salire in camera sua .

Silvia prese sotto braccio il buon uomo, lo aiut a camminare e
lo butt come un fagotto, vestito com'era, in mezzo al letto.

 Povero giovanotto , diceva nel frattempo la signora Couture,
rialzando ad Eugenio i capelli che gi cadevano sugli occhi,   pro-
prio come una fanciulla, non sa che cosa sia uno stravizio .

Oh, posso proprio dire che, da trentun anni che tengo pen-
sione , disse la signora Vauquer,  me ne sono passati dei giovani,
come si dice, per le mani, ma non ne ho mai visti di cos educati, cos
distinti come il signor Eugenio. Guardate com' bello mentre dorme!
Appoggiate il suo capo sulla vostra spalla, signora Couture. Bah! cade
su quella della signorina Vittorina: c' davvero un Dio per i gio-
vani. C' mancato poco che si spaccasse la testa sul pomo della seg-
giola. Farebbero una bella coppia questi due insieme .

 State zitta, vicina mia , esclam la Couture,  dite certe cose
voi... .

 Oh!  disse la signora Vauquer,  tanto, lui non sente. Andiamo,
Silvia, vieni ad aiutarmi, voglio mettere il mio bel busto .

 Davvero? il vostro bel busto dopo aver pranzato, signora? 
disse Silvia.  Allora cercate pure qualcuno che ve lo stringa, per-
ch non voglio essere io a farvi morire. Commettereste un'imprudenza
che vi potrebbe costare cara .
 Non importa, bisogna far onore al signor Vautrin .

Volete dunque molto bene ai vostri eredi? .

Andiamo, Silvia, non tante chiacchiere!  disse la vedova
uscendo.

 Alla sua et!  disse la cuoca indicando la padrona a Vittorina.

La signora Couture e la sua pupilla, sulla cui spalla dormiva ap-
poggiato Eugenio, rimasero sole nella stanza da pranzo. Il russare di
Cristoforo risuonava nella casa silenziosa e faceva contrasto col
sonno tranquillo di Eugenio, che dormiva con una grazia infantile.
Felice di potersi permettere uno di quegli atti di carit, attraverso i
quali si riversano tutti i sentimenti della donna, e che le facevano
sentire, senza ombra di peccato, il cuore del giovane che batteva sul
suo, Vittorina aveva sul viso un'espressione di materna protezione
che la rendeva fiera. Tra i mille pensieri che si agitavano nel suo
cuore, si insinuava una sensazione di trepidante volutt, favorita dal
contatto di quel corpo giovane e puro.

 Mia povera figliola!  disse la signora Couture, stringendole la
mano.

La vecchia signora ammirava quella candida espressione sofferente,
soffusa ora come da un'aureola di felicit. Vittorina faceva pensare
a una di quelle ingenue pitture del Medio Evo, in cui l'artista tra-
scurava i particolari e riservava l'incanto della pennellata sicura ed
abile per la figura, dal tono giallastro, dove il cielo sembra riflettervi
con le sue tinte dorate.

 Eppure non ha bevuto pi di due bicchieri, maman , disse Vit-
torina passando le dita fra i capelli di Eugenio.

 Ma, se egli fosse un libertino, figlia mia, avrebbe sopportato il
vino come tutti gli altri. Questa sua ubriachezza  un elogio per lui .

Si sent dalla strada il rumore di una carrozza.
 Maman , disse la fanciulla,  ecco Vautrin che arriva. Prendete
voi il signor Eugenio, perch non vorrei essere vista in questa posi-
zione da quell'uomo: ha un modo di parlare che insudicia l'anima,
e degli sguardi che mettono a disagio una donna, come se egli la
spogliasse .

 No , disse la signora Couture,  ti sbagli! Il signor Vautrin 
un brav'uomo, un p   sul tipo del defunto signor Couture, ruvido
ma buono, un burbero benefico .

In quel momento entr pian piano Vautrin e contempl il quadro
formato dai due giovani, che la luce fioca della lampada pareva ac-
carezzare.

 Ebbene , disse incrociando le braccia,  ecco una di quelle scene
che avrebbero ispirato delle belle pagine a quel buon Bernardino
Saint-Pierre, l' autore di Paolo e Virginia.  pur bella la giovinezza,
signora Couture!... Dormi, povero ragazzo, disse guardando con
simpatia Eugenio, qualche volta la fortuna viene dormendo. Si-
gnora , continu rivolgendosi alla vedova,  quello che mi attira in
questo giovane, ci che mi commuove,  di sapere che la bellezza
della sua anima  in armonia con quella del suo volto. Guardate, non
vi sembra un cherubino appoggiato alla spalla di un angelo?  pro-
prio degno di essere amato! Se fossi una donna, vorrei morire (no,
non sarei tanto sciocca!) vorrei vivere per lui. Contemplandoli cos ,
disse a bassa voce chinandosi all'orecchio della vedova,  non posso
fare a meno di pensare che Dio li abbia creati l'uno per l'altra. La
Provvidenza ha le sue vie nascoste, e scandaglia i cuori , disse al-
zando la voce.  Vedendovi cos uniti, figliuoli miei, uniti da una
stessa purezza, da tutti i sentimenti umani, io sono sicuro che non 
possibile che voi dobbiate mai essere separati per l'avvenire. Dio 
giusto. Ma , disse alla giovinetta,  mi sembra di aver visto in voi
delle linee di fortuna: fatemi vedere la vostra mano, signorina Vit
torina, io me ne intendo di chiromanzia e ho spesso predetto l'avve-
nire. Via, non abbiate paura. Oh, ma che cosa vedo? Parola d'onore,
voi diventerete, fra non molto, una delle pi ricche ereditiere di Pa-
rigi, e formerete la felicit di colui che vi ama. Vostro padre vi
chiamer presso di s e vi sposerete con un uomo titolato, giovane e
bello, che vi adora .

In quel momento, il passo pesante della vedova civettuola che
scendeva le scale, interruppe le profezie di Vautrin.

 Ecco maman Vauquer, bella come una stella. Non soffriamo un
pochino, eh , le disse posandole la mano a sommo del busto,  il
petto  ben serrato, maman! Se piangeremo, avverr uno scoppio,
ma io raccoglier i resti con la cura di un antiquario .

 Conosce il linguaggio della galanteria francese, costui!  disse
la vedova chinandosi all'orecchio della signora Couture.

 Addio, ragazzi!  soggiunse Vautrin volgendosi verso Eugenio
e Vittorina.  Vi benedico , disse posando le mani sulle loro teste.
 Credete a me, signorina, i voti di un uomo onesto hanno un certo
valore, e devono portare fortuna, perch Dio li ascolta .

 Addio, mia cara amica , disse la signora Vauquer alla sua pen-
sionante.

 Credete , soggiunse sottovoce,  che il signor Vautrin abbia
delle intenzioni a mio riguardo? .
Eh, eh !  .

 Ah, madre cara , disse Vittorina sospirando e guardandosi le
mani, quando le due donne furono sole,  se quel buon Vautrin fosse
indovino! .

 Ma non ci vorrebbe che una cosa , rispose la vecchia signora,
 basterebbe che quel mostro di tuo fratello cadesse da cavallo .

 Oh, maman! .

 Dio mio,  forse un peccato augurare del male al proprio ne-
mico?  continu la vedova.  Ebbene, far penitenza; e davvero
porterei volentieri dei fiori sulla sua tomba. Che cuore cattivo! non
ha il coraggio di implorare il perdono per sua madre, di cui si 
appropriato, con dei raggiri a tuo danno, l'eredit. Mia cugina pos-
sedeva una bella fortuna, e per tua disgrazia non si  mai parlato
della sua dote nel contratto di matrimonio .

 La mia felicit mi sarebbe difficile da sopportare, se dovesse
costar la vita a qualcuno , disse Vittorina.  E se, per essere felice,
fosse necessario la morte di mio fratello, preferirei rimanere qui per
tutta la vita .

 Mio Dio, come dice quel buon signor Vautrin, che come vedi
 molto religioso , riprese la signora Couture,  e sia detto fra noi,
mi ha fatto piacere sentire che non  un miscredente come gli altri,
che parlano di Dio con meno rispetto del diavolo, ebbene, chi pu
sapere di quali vie si serve la Provvidenza per guidarci? .

Le due donne, aiutate da Silvia, si decisero a trasportare Eugenio
in camera sua, lo sdraiarono sul letto c la cuoca gli sbotton gli abiti
perch stesse pi a suo agio. Vittorina, prima di lasciarlo, nel mo-
mento in cui la sua protettrice le voltava le spalle, depose un bacio
sulla fronte di Eugenio, con tutta la gioia che quel piccolo sotterfugio
le procurava. Diede un'occhiata alla camera, riun, per cos dire, in
un solo pensiero le mille felicit di quella giornata, ne form un
quadro che contempl a lungo, e ritiratasi in camera, si addorment
come la creatura pi felice di Parigi.

La serata di baldoria, durante la quale Vautrin aveva dato da
bere del vino, contenente un narcotico, a Eugenio e a pap Goriot,
decise della sua perdita. Bianchon, mezzo brillo, dimentic di inter-
rogare la signorina Michonneau a proposito di Trompe-la-Mort; ora,
se egli avesse pronunciato questo nome, avrebbe certo messo in allarme
Vautrin o, per dargli il suo vero nome, Jacques Collin, una delle
persone pi celebri dell'ergastolo. Ma poi, il soprannome di Venere
del Pre-Lachaise decise la Michonneau a consegnare il forzato, pro-
prio nel momento in cui, fidando nella generosit di Collin, stava
pensando se non le convenisse avvertirlo e farlo fuggire durante la
notte. Ella era appena uscita, accompagnata da Poiret, per recarsi a
trovare il famoso capo della polizia, nel vicolo Sant'Anna, credendo
ancora di dover trattare con un alto impiegato di nome Gondureau.
Il direttore della polizia giudiziaria la ricevette con cortesia, poi, dopo
un colloquio, in cui tutto fu combinato, la signorina Michonneau
gli chiese la pozione, in virt della quale ella doveva eseguire la veri-
fica del marchio. Al gesto di contentezza che fece l'importante im-
piegato della petite rue Sainte-Anne, mentre cercava la fiala in un
cassetto del suo scrittoio, la signorina Michonneau intu che in questa
cattura doveva esserci qualcosa di pi importante dell'arresto di un
semplice forzato. A furia di lambiccarsi il cervello, suppose che la
polizia sperasse, dopo alcune rivelazioni fatte da qualche traditore
dell'ergastolo, di giungere in tempo per mettere le mani su delle
somme considerevoli, e quando ebbe manifestato i suoi dubbi a quel
volpone, egli si mise a ridere, e cerc di stornare i sospetti della
zittella.

 Vi ingannate , rispose,  Collin  la sorbonne pi pericolosa
che sia mai esistita nelle bande dei ladri: ecco tutto. E quei bricconi
lo sanno benissimo, poich egli rappresenta il loro vessillo, il loro
appoggio, il loro Bonaparte insomma, e tutti gli vogliono bene: quel
mariuolo non ci lascer mai la sua tronche sulla piazza di Grve .
La signorina Michonneau non ci capiva nulla, e Gondureau le spieg
il significato delle due parole in gergo di cui si era servito.

Sorbonne e tronche sono due energiche espressioni del linguaggio
dei ladri che, per i primi, hanno sentito la necessit di considerare
la testa umana sotto due aspetti diversi: Sorbonne  la testa dell'uomo
vivente, il suo ingegno, il suo pensiero, mentre tronche  una parola
dispregiativa, che serve ad esprimere come la testa diventi ben misera
cosa quando sia tagliata dal corpo.

Collin si diverte alle nostre spalle, egli continu; oquando
C1 imbattiamo in uomini di questa razza, simili a verghe d'acciaio
temprato, abbiamo la facolt di toglierli di mezzo se, durante l'arre-
sto, essi oppongono la minima resistenza. Noi calcoliamo su qualche
via di fatto per uccidere Collin domani mattina: si evita cos il pro-
cesso, le spese di sorveglianza, il nutrimento, e si libera la societ una
volta per tutte. Le formalit giudiziarie, le spese, le citazioni dei
testimoni, le indennit che si devono pagare, l'esecuzione della sen-
tenza, insomma, tutto quello che occorre per disfarsi legalmente di
quel bell'arnese, costa pi dei mille scudi che avrete voi, e c' anche
il vantaggio di risparmiar tempo. Con un bel colpo di baionetta nella
pancia di Trompe-la-Mort, noi impediremo un centinaio di delitti, ed
eviteremo la corruzione di una cinquantina di cattivi soggetti che si
limiteranno saggiamente a dover salire i gradini del Tribunale cor-
rezionale. Questa  polizia fatta bene. Secondo i vari filantropi,
condursi in questo modo  un prevenire i delitti .
Ed  servire il proprio paese , disse Poiret.

 Benissimo , replic il capo di polizia,  questa sera dite delle
cose piene di buon senso, voi. Noi, certamente, serviamo il nostro
paese, eppure il mondo  ingiusto verso di noi che rendiamo alla so-
ciet dei grandi servigi ignorati. Del resto,  da uomo superiore met-
tersi al di sopra dei pregiudizi, e da uomo cristiano accettare le di-
savventure che i benefici trascinano dietro di s quando non sono
fatti secondo i principi ricevuti. Questa frase spiega il mio modo di
vivere. Ho l'onore di salutarvi, signorina: domani mi trover coi
miei uomini al Giardino del Re. Mandate Cristoforo in rue de Buffon
dal signor Gondureau, nella casa dove stavo io. Signore, sono a vostra
disposizione: se mai vi rubassero qualche cosa, disponete pure di me
per farvelo ritrovare, sar ai vostri ordini .

 Ebbene , disse Poiret alla signorina Michonneau,  si trovano
degli imbecilli che la parola polizia mette sossopra; questo signore 
assai cortese e quello che vi chiede di fare  semplicissimo .

L'indomani doveva segnare uno dei giorni pi straordinari nella
storia di casa Vauquer. Fino allora, l'avvenimento pi saliente di
quella vita tranquilla, era stata la fugace apparizione della pseudo
contessa de l'Ambermesnil. Ma tutto scompariva di fronte agli avve-
nimenti di quella gran giornata, che divennero l'eterno ritornello delle
conversazioni della signora Vauquer. Prima di tutto, Goriot e Eu-
genio di Rastignac dormirono fino alle undici: la signora Vauquer,
rincasata a mezzanotte dl teatro della a Gaiet , rimase a letto fino
alle dieci e mezzo. Il lungo sonno di Cristoforo, che si era scolato il
vino offerto da Vautrin, cagion un p   di ritardo nel servizio di
casa. Poiret e la signorina Michonneau non furono spiacenti che la
colazione fosse ritardata. Quanto a Vittorina e alla signora Couture,
dormirono fino a tardissima ora. Vautrin usc prima delle otto, e fu
di ritorno proprio nel momento in cui fu servita la colazione. Nes-
suno quindi protest quando, verso le undici e un quarto, Silvia e
Cristoforo andarono a bussare a tutti gli usci, per avvertire che la
colazione era servita. Mentre Silvia e il servo si allontanarono, la
signorina Michonneau, scesa per la prima, vers il liquido della fiala
nel bicchiere d'argento di Vautrin, in cui, come in tutti gli altri, si
stava scaldando a bagno-maria la crema per il caff. La zitella aveva
calcolato su questa particolare circostanza della pensione, per mettere
il suo piano in azione. Non fu senza qualche difficolt che i sette
pensionanti si trovarono tutti riuniti. Nel momento in cui Eugenio,
stirandosi le braccia, scendeva per ultimo, un fattorino gli consegn
una lettera della signora de Nucingen, cos concepita:

 Non ho n falsa vanit n collera verso di voi, amico mio. Vi ho
aspettato fino alle due di notte: aspettare una persona che si ama! chi
ha conosciuto questo tormento non l'imporrebbe a nessuno: capisco bene
che voi amate per la prima volta: che vi  dunque accaduto? Sono stata
assalita da una grande inquietudine: se non avessi temuto di svelare i
segreti del mio cuore, mi sarei precipitata da voi, per sapere che cosa vi
era successo. Ma uscire a quell'ora, sia a piedi che in carrozza, sarebbe
stata la mia rovina. HO provato l'infelicit di essere donna. Rassicura-
temi subito, spiegatemi perch non siete venuto, dopo quello che vi aveva
detto mio padre: anche se voi doveste affliggermi, vi perdoner. Siete
forse ammalato? perch abitate cos lontano? Ditemi una parola, per ca-
rit! Ci vedremo presto, vero? Se siete occupato, mi baster una parola.
Ditemi: " vengo! ", oppure: " non sto bene ". Ma se foste ammalato, mio
padre sarebbe venuto a dirmelo. Che cosa  dunque accaduto?... .

 S, che cosa  accaduto? o esclam Eugenio mentre si precipi-
tava nella camera da pranzo, sgualcendo la lettera senza finire di
leggerla. a Che ore sono? .

 Le undici e mezza , disse Vautrin mentre si inzuccherava il
caff.

Il forzato evaso volse a Eugenio uno di quegli sguardi fredda-
mente ammaliatori che certi uomini, magnetici al massimo grado,
hanno il dono di possedere e che, dicono, riescono a calmare i pazzi
furiosi nei manicomi. Eugenio trem dalla testa ai piedi; in quel
momento, si ud nella strada il rumore di una carrozza, e un dome-
stico, con la livrea del signor Taillefer, subito riconosciuto dalla si-
gnora Couture, entr precipitosamente, con un'aria stravolta.
 Signorina , esclam, a il vostro signor padre vi manda a chia-
mare:  accaduta una grave disgrazia. Il signor Federico si  battuto
in duello, e ha ricevuto un colpo di spada in fronte; i medici disperano
di salvarlo, avrete appena il tempo di dirgli addio, perch non ha
ripreso la conoscenza .
 Povero giovane!  esclam Vautrin. a Come  mai possibile
attaccare briga, quando si hanno trentamila lire di rendita? Decisa-
mente, la giovent non sa comportarsi .
 Signore!  gli grid Eugenio.
 Ebbene, che cosa c', ragazzo mio?  disse Vautrin, mentre
finiva di sorbire tranquillamente il suo caff, operazione che la signo-
rina Michonneau seguiva con sguardo troppo attento, per potersi
commuovere al tragico avvenimento che aveva sbalordito tutti.
 Non ci sono forse tutte le mattine dei duelli a Parigi? .
 Vengo con voi, Vittorina!  disse la signora Couture.
E le due donne fuggirono via, senza mettersi n uno scialle n
un cappello. Prima di uscire, Vittorina, singhiozzando, volse a Eu-
genio uno sguardo che voleva dire: a Non credevo che la nostra feli-
cit dovesse costarmi delle lagrime! .
 Mah, siete dunque profeta, signor Vautrin ?  gli disse la signora
Vauquer.
 Sono tutto quello che volete!  disse Jacques Collin.
 E strano!  soggiunse la signora Vauquer, snocciolando una se-
rie di frasi insignificanti sull'avvenimento.  La morte ci coglie senza
preavviso. I giovani se ne vanno spesso prima dei vecchi. Siamo for-
tunate noi donne di non dover batterci in duello; ma noi abbiamo
delle altre malattie che gli uomini non hanno. Noi mettiamo al
mondo dei figli, e il male di una madre dura molto tempo. Che terno
al lotto per Vittorina! Suo padre sar costretto ad adottarla .

 Ecco!  disse Vautrin, guardando Eugenio, a ieri ella non aveva
un soldo e questa mattina  ricca di parecchi milioni .

 Dite un p , signor Eugenio , esclam la signora Vauquer,
 avete avuto davvero la mano felice! .

A questa esclamazione, pap Goriot guardo lo studente e gli vide
in mano la lettera sgualcita.

 Non avete neppure finito di leggerla! Che cosa significa questo?
Sareste forse anche voi come gli altri?  gli domand.

 Signora, io non sposer mai la signorina Vittorina , disse Eu-
genio rivolgendosi alla signora Vauquer, con un'espressione di orrore
e di disgusto che colp tutti i presenti. Pap Goriot afferr la mano
dello studente e gliela strinse: avrebbe voluto baciargliela.

 Oh, oh!  disse Vautrin. a Gli italiani adoperano un bel modo
di dire: col tempo!... .

 Aspetto la risposta , disse il messo della signora Nucingen a
Rastignac.

 Ditele che andr .

L'uomo se ne part; Eugenio era in uno stato di violenta irrita-
zione che gli aveva tolto ogni prudenza.

 Che cosa posso fare?  disse ad alta voce come se parlasse a se
stesso. a Non ho nessuna prova! .

Vautrin sorrise, e in quel momento la pozione, assorbita dallo sto-
maco, cominci ad agire. Tuttavia il forzato era cos robusto, che
pot ancora alzarsi e, guardando Rastignac, gli disse con voce rauca:

 Giovanotto, la fortuna vien dormendo.

E cadde stecchito, come se fosse stato colpito a morte.
 C' dunque una giustizia divina!  disse Eugenio.

 Ebbene, che cosa gli piglia, a questo povero signor Vautrin? .

 Un colpo apoplettico!  esclam la signorina Michonneau.

 Andiamo, Silvia, figlia mia, corri a chiamare un medico , disse
la vedova.

 Oh, signor Rastignac, correte presto dal signor Bianchon, per-
ch Silvia potrebbe non incontrare il nostro medico, il signor Grim-
prel .

Rastignac, contento di avere un pretesto per lasciare quell'antro
spaventevole, se ne and di corsa.

 Cristoforo, su, vai in fretta dal farmacista a chiedergli qualche
rimedio contro l'apoplessia .

Cristoforo usc.

 Su, dunque, pap Goriot, aiutateci a trasportarlo di sopra, in
camera sua .

Vautrin fu preso, trasportato a fatica su per la scala e messo sul
letto.

 Io non vi servo a nulla, e vado a trovare mia figlia , disse il
signor Goriot.

 Vecchio egoista!  esclam la signora Vauquer. a V , ti auguro
di morire come un cane .

 Andate a vedere se avete dell'etere , disse alla signora Vauquer
la signorina Michonneau che, aiutata da Poiret, aveva tolto gli abiti
a Vautrin.

La signora Vauquer and in camera sua, e lasci la signorina Mi-
chonneau padrona del campo.

 Andiamo, levategli la camicia e voltatelo in fretta! Fate qualche
cosa anche voi; e risparmiatemi di vedere delle nudit , disse a
Poiret. a Non state l come un babbeo .

Quando Vautrin fu voltato, la signorina Michonneau batt una
forte manata sulla spalla del poveraccio, e le due lettere fatali appar-
vero, tutte bianche, in mezzo alla parte arrossata.
 Guarda un p , come avete fatto in fretta a guadagnare il vostro
compenso di tremila franchi!  esclam Poiret, mentre sosteneva
Vautrin, intanto che la signorina Michonneau gli rimetteva la cami-
cia.  Ouf! com' pesante!  soggiunse coricandolo di nuovo.
 State zitto! E se ci fosse una cassa di denaro nascosta in qualche
posto?  disse con vivacit la zittella, i cui occhi pareva forassero i
muri, tanto era la cupidigia con cui esaminava uno per uno i mobili
della stanza. a Se si potesse aprire quello scrigno con un pretesto
qualunque? 
 Credo che sia meglio non farlo .
 No , ella disse, a il denaro rubato, siccome ha appartenuto a
tutti, non  pi di nessuno. Ma non c' pi tempo ormai, sento i
passi della Vauquer .
 Eccovi l'etere , disse la signora Vauquer. a Ci mancava anche
questa:  proprio la giornata delle avventure. Dio, quest'uomo non
pu essere infermo,  bianco come un panno lavato .
 Come un panno lavato?  ripet Poiret.
Il cuore batte regolarmente, disse la vedova mettendogli la
mano sul petto.
 Regolarmente?  disse Poiret stupito.
 Sta benissimo .
 Credete ?  chiese Poiret.
 Diamine, sembra che dorma. Silvia  andata a chiamare un me-
dico; guardate, signorina Michonneau, aspira l'etere. Bah!  una con
trazione dei muscoli: il polso  buono, egli  forte come un toro.
Guardate, dunque, signorina, quanti peli ha sullo stomaco: camper
cent'anni quest'uomo! La sua parrucca non si muove nemmeno, t,
 incollata, ha i capelli tinti, giacch i suoi sono rossi. Dicono che
quelli di pelo rosso sono o molto buoni o molto cattivi! Chi sa se
costui sar buono? .

 Buono da appendere!  disse Poiret.

 Volete dire, al collo di una bella donna!  esclam la signorina
Michonneau con vivacit.  Andatevene pure, signor Poiret. E affare
nostro, di noi donne, di curarvi quando siete ammalati. Del resto, per
quello che siete capace di fare, potete anche andarvene a spasso ,
soggiunse,  la signora Vauquer ed io cureremo questo caro signor
Vautrin come si conviene .

Poiret se ne and silenziosamente, senza aprir bocca, come un
cane che ha ricevuto una pedata dal padrone. Rastignac era uscito
per camminare e prendere un p   d'aria, si sentiva soffocare. La sera
prima egli aveva voluto impedire quel delitto, commesso a un'ora
stabilita. Che cos'era successo? Che cosa doveva fare? Aveva una
gran paura di essere complice, e il sangue freddo di Vautrin lo spa-
ventava tuttora.

 Se intanto Vautrin morisse senza poter parlare?  diceva fra s
Rastignac.

Passeggiava innanzi e indietro per i viali del Luxembourg, come
se fosse stato inseguito da una muta di cani, e gli sembrava quasi di
sentirne i latrati.

 Ebbene!  lo apostrof Bianchon:  Hai letto il Pilota? .

Il Pilota era un foglio radicale diretto dal signor Tissot, che usciva
per la provincia, in edizione speciale, alcune ore dopo gli altri gior-
nali del mattino, portando nei diversi quartieri le novit del giorno,
che venivano cos ad avere ventiquattro ore di vantaggio sugli altri
quotidiani.

 C' un fatto interessante , disse l'interno dell'ospedale Cochin.
 Il figlio Taillefer si  battuto in duello con il conte Franceschini,
della vecchia guardia, che gli ha cacciato due pollici di ferro nella
fronte. Ecco dunque la piccola Vittorina diventata uno dei partiti pi
ricchi di Parigi. Eh, se si fosse saputo prima? Che gioco di carte 
mai la morte!   vero che Vittorina ti guardava di buon occhio? .

 Sta zitto, Bianchon, io non la sposer mai; amo una donna de-
liziosa, ne sono riamato e... .

 Parli come se facessi tutti gli sforzi per non essere infedele.
Fammi conoscere una donna che valga il sacrificio della ricchezza del
signor Taillefer .

 Tutti i dmoni si sono dunque messi ad inseguirmi?  esclam
Rastignac.

Con chi ce l'hai? sei matto? dammi la mano che ti senta il
polso: ma hai la febbre, tu! .

 V dalla signora Vauquer , gli disse Eugenio, a quello scelle-
rato di Vautrin  caduto or ora come morto .

Ah! disse Bianchon, lasciando Rastignac, ami confermi dei
sospetti che voglio subito chiarire .

La lunga passeggiata dello studente in legge fu solenne: egli si
fece una specie di esame di coscienza. Per quanto egli se la prendesse
con se stesso, si esaminasse, rimanesse esitante, tuttavia, da questo
aspro e terribile conflitto, la sua onest ne usc temprata come una
verga di ferro, che resiste a tutte le prove. Si ricord delle confidenze
che pap Goriot gli aveva fatte la sera prima, si ramment dell'ap-
partamento scelto per ]ui vicino a Delfina, in rue d'Artois; riprese
la lettera di lei, la lesse di nuovo e la baci.

Un simile amore  la mia ncora di salvezza, disse fra s.
Quel povero vecchio ha molto sofferto per i colpi inflitti al suo cuore,
non racconta nulla dei suoi dispiaceri, ma chi non li indovinerebbe?
Ebbene, avr cura di lui come se fosse mio padre, e gli procurer
un p   di felicit. Se ella mi ama, verr sovente a trovarmi, e passer
la giornata presso di lui. Quella gran contessa de Restaud  senza
cuore, farebbe di suo padre un portinaio. Cara Delfina!  pi buona
della sorella con quel pover'uomo, ed  veramente degna d'essere
amata. Ah, stassera sar proprio felice! .

Tir fuori l'orologio e lo guard con ammirazione.

 Mi  andato tutto bene! Quando ci si ama veramente per sem-
pre, ci si pu aiutare, ed io posso ben accettare questo dono. D'al-
tronde, riuscir certo a farmi una posizione e potr renderle tutto
centuplicato. In questo legame non c' n colpa n altro che possa
fare aggrottare le sopracciglia al pi severo puritano. Quante sono
le persone oneste che contraggono simili relazioni? Noi non ingan-
niamo nessuno; ci che ci avvilisce  la menzogna. Mentire non si-
gnifica abdicare? Ella  da molto tempo separata da suo marito; del
resto voglio dire io a quell'alsaziano di cedermi una donna che gli 
impossibile di rendere felice .

La lotta interna di Rastignac dur a lungo, e bench la vittoria
dovesse rimanere alle virt proprie della giovinezza, fu tuttavia atti-
rato da un'invincibile curiosit a ritornare, verso le quattro e mezza,
sul cader del giorno, alla casa Vauquer, che giur in cuor suo di
abbandonare per sempre: voleva sapere se Vautrin era morto.

Bianchon, dopo avergli fatto ingerire un emetico, aveva fatto por-
tare all'ospedale, per un'analisi chimica, le sostanze che Vautrin aveva
rigettato. L'insistenza con cui la signorina Michonneau voleva farle
buttar via, conferm i suoi sospetti. D'altronde, Vautrin si rimise
troppo presto, perch Bianchon non sospettasse qualche trama contro
l'allegro festaiolo della pensione. Quando dunque Rastignac rincas,

Vautrin si trovava gi in piedi, vicino alla stufa in camera da pranzo.
I pensionanti, attratti pi presto del solito dalla notizia del duello
del figlio di Taillefer, e curiosi di conoscere i particolari dell'incidente
e l'influenza che poteva derivarne per l'avvenire di Vittorina, erano
tutti riuniti, eccetto pap Goriot, e confabulavano di quell'avveni-
mento. Quando Eugenio entr, i suoi occhi si incontrarono con quelli
di Vautrin, il cui sguardo penetr cos profondamente nel cuore
e fece vibrare con tanta forza in lui le fibre pi riposte del male, che
si sent rabbrividire.

 Ebbene, ragazzo mio , gli disse il forzato evaso,  la morte sar
sconfitta ancora per molto tempo da me: secondo queste signore, ho
sopportato un colpo apoplettico che avrebbe ammazzato un bue .

 Oh, potete ben dire anche un toro!  esclam la vedova Vauquer.

 Sareste forse spiacente di vedermi ancora vivo?  disse Vautrin
in un orecchio a Rastignac, di cui pareva indovinasse i pensieri. a Sa-
rebbe cosa da uomo maledettamente forte .

 Ah, davvero , disse Bianchon,  la signorina Michonneau par-
lava ieri l'altro di un uomo detto Trompe-la-Mort, sarebbe proprio
un nome adatto per voi .

Questa parola produsse su Vautrin l'effetto di un fulmine: impal-
lid, barcoll, e il suo sguardo magnetico cadde, come un raggio di
sole, sulla signorina Michonneau che, sotto il lampeggiare di quegli
occhi pieni di furore, si sent mancare le gambe e si lasci cadere sulla
seggiola. Poiret si slanci precipitosamente fra lei e Vautrin, intuendo
che essa era in pericolo, tanto la faccia del forzato, deposta ormai la
maschera di affabilit che nascondeva la sua vera natura, era diven-
tata ferocemente espressiva. Tutti i pensionanti rimasero sbalorditi.
In quel momento si sentirono i passi di parecchi uomini, e un rumore
di fucili risuon sul selciato della strada. Nell'istante in cui Collin
cercava, come un automa, una via di uscita, guardando le finestre e
le pareti, quattro uomini si presentarono sull'uscio della stanza. Il
primo era il capo della polizia, gli altri tre erano funzionari civili.

 In nome della legge e del re!  disse uno dei funzionari, la cui
voce fu sommersa da un mormorio di stupore.

Nella stanza da pranzo regn di botto il silenzio, e i pensionanti
fecero largo al passaggio di tre uomini che avevano tutti la mano in
una tasca di fianco, dove tenevano pronta una pistola carica. Due
carabinieri che seguivano gli agenti, occuparono l'uscio della stanza,
e altri due si affacciarono a quello che dava sulla scala. Il passo e i
fucili di parecchi soldati risuonarono sull'acciottolato lungo la facciata
della casa: ogni speranza di fuga era ormai perduta per Trompe-la-
Mort, su cui erano irresistibilmente puntati tutti gli sguardi. Il capo
della polizia si diresse subito verso di lui, e per prima cosa, gli assest
sul capo un colpo cos violento che gli fece saltar via la parrucca, met-
tendo in evidenza la testa di Collin in tutto il suo orrore. Con quei
capelli corti di un color rosso mattone, che gli davano una spaventosa
impronta di forza e di scaltrezza insieme, quella testa e quella faccia,
in armonia con tutto il corpo, furono improvvisamente illuminate,
come se le avessero rischiarate le fiamme dell'inferno. Ognuno pot
capire a fondo Vautrin, il suo passato, il suo presente, il suo avvenire,
le sue teorie implacabili, la religione dei propri comodi, la sovranit
dovuta al cinismo dei suoi pensieri e delle sue azioni, e la forza di
un'organizzazione pronta a tutto. Il sangue gli sal al viso, e gli occhi
gli brillarono come quelli d'un gatto selvatico. Egli sobbalz con un
impeto di cos feroce energia ed emise un tale ruggito, che strapp
delle grida di terrore a tutti i pensionanti. A questo gesto da leone, e
favoriti dallo schiamazzo generale, gli agenti tirarono fuori le loro
pistole. Vedendo brillare il cane di ogni arma, Collin cap il pericolo
che correva, e diede ad un tratto la prova del pi grande dominio che
pu avere un uomo su se stesso. Spettacolo orrendo e maestoso in-
sieme! La sua fisionomia offr uno spettacolo, che non pu essere
paragonato che a quello della caldaia carica di quel vapore acqueo,
capace di sollevare una montagna e che una goccia d'acqua fredda
dissolve in un batter d'occhio. La goccia d'acqua che raffredd il
furore di Collin, fu una riflessione rapida come un baleno; sorrise e
guard la sua parrucca.

 Non sei molto gentile, oggi , disse al capo della polizia.

E offr i polsi ai carabinieri con un cenno del capo.

 Signori carabinieri, mettetemi pure le manette: le persone qui
presenti possono testimoniare che io non oppongo alcuna resi-
stenza .

Un mormoro di ammirazione, suscitato dalla prontezza con cui
la lava e il fuoco erano usciti e rientrati in quel vulcano umano, si
fece sentire nella stanza.

 Ti  andata male, eh? signor spaccone!  soggiunse il forzato
squadrando il famoso capo della polizia.

 Su, andiamo, spogliatevi!  gli disse l'uomo del vicolo Sant'Anna
con un tono sprezzante.

Perch? disse Collin. Ci sono delle signore qui, e io non
nego nulla e mi arrendo .

Fece una pausa e gir lo sguardo su tutti gli astanti, come un
oratore che stia per dire delle cose inaspettate.

 Scrivete, pap Lachapelle , disse rivolgendosi a un vecchietto
dai capelli bianchi, che si era seduto in fondo al tavolo, dopo aver
tirato fuori da un portafogli il processo verbale d'arresto.  Confesso
di essere Jacques Collin, detto Trompe-la-Mort, condannato a venti
anni di galera, e ho provato or ora di non aver rubato il mio sopran-
nome. Se avessi solo alzato la mano , disse rivolgendosi ai pensio-
nanti,  quei tre spioni avrebbero sparso tutto il mio raisin sul tri-
mar della casa della signora Vauquer. Quei bricconi si divertono
a tendere dei tranelli! .

La signora Vauquer a queste parole si sent venir meno.

 Dio mio! c' da farne una malattia; e pensare che ieri mi tro-
vavo con lui alla " Gaiet " , disse a Silvia .

 Ci vuole della filosofia, maman , riprese Collin.  E forse una
disgrazia l'essere venuta ieri nel mio palco alla " Gaiet "?  esclam.
Voi siete forse migliore di noi? Abbiamo meno infamia noi sulle
spalle di quello che ne abbiate voi nel cuore, flaccidi componenti di
una societ corrotta e imputridita; neppure il migliore di voi avrebbe
saputo resistermi .

Il suo sguardo si ferm su Rastignac, al quale rivolse un garbato
sorriso, che contrastava stranamente con la dura espressione del suo
volto.

 Il nostro piccolo contratto  sempre valido ugualmente, Eugenio
mio, in caso di accettazione da parte vostra, capite ? . E si mise a can-
ticchiare:

 Ma Franchette est charmante
Dans sa simplicit .

 Non datevi pensiero , continu,  so fare le mie riscossioni, e
mi si teme troppo per farmela! .

L'ergastolo colle sue abitudini, e il suo gergo, con i suoi bruschi
passaggi dalla celia alla bestemmia, la sua spaventosa grandezza, la
suo familiarit, la sua bassezza, fu di colpo effigiato in quelle espres-
sioni e in quell'uomo, che non rappresentava pi un uomo, ma il
simbolo di tutta una gente degenerata, di un popolo barbaro ma logico,
brutale ma docile. In un istante, Collin divenne un poeta infernale,
nei cui tratti si dipinsero tutti i sentimenti umani ad eccezione di
uno solo, quello del pentimento. Il suo sguardo era quello dell'arcan-
gelo ribelle, che vuol la guerra ad ogni costo. Rastignac chin gli
occhi, accettando quel colpevole connubio come espiazione dei suoi
cattivi pensieri.

 Chi  che mi ha tradito?  disse Collin, girando lo sguardo su
tutti i presenti. E fissandolo sulla signorina Michonneau:

 Sei stata tu, vecchia ciotola, tu che mi hai fatto venire un finto
colpo apoplettico! Con due parole potrei farti recidere il collo, entro
otto giorni, ma ti perdono perch sono cristiano. Del resto, non sei
tu che mi hai venduto. Ma chi allora? Ah, ah, voi cercate di sopra! 
esclam sentendo i funzionari della polizia giudiziaria che aprivano
i suoi cassetti, e s'impadronivano della sua roba.  Sono gi stati sni-
dati gli uccelli, e da ieri sono volati via! E voi non saprete nulla. I
libri del mio commercio sono tutti qui , disse battendosi la fronte.

Ed ora so chi  che mi ha venduto: non pu essere che quel fur-
fante di Fil-de-Soie. Non  vero, pap l'arrestatore?  disse al capo
della polizia.  Questo concorda troppo bene con la permanenza dei
nostri biglietti di banca lass. Non c' niente altro, mie piccole spie.
Quanto a Fil-de-soie, fra quindici giorni sar sotto terra, quand'anche
lo faceste sorvegliare da un intero corpo di carabinieri. Quanto avete
dato a questa Michonnette?  chiese agli agenti della polizia.  Un
migliaio di scudi! Ne valgo di pi, io, Ninon corrotta, Pompadour
frusta, Venere di Pre-Lachaise! Se mi avessi avvertito, avresti gua-
dagnato seimila franchi. Ah, tu non lo sapevi, vecchia venditrice di
carne, se no, avrei avuto io la preferenza! S, te li avrei dati per evi-
tare un viaggio che mi disturba e mi fa perdere denaro , diceva
mentre gli mettevano le manette.  Questi bei tipi si pigliano il gusto
di farmi perdere un tempo infinito per togliermi di mezzo. Se mi
mandassero subito all'ergastolo, mi rimetterei subito alle mie occu-
pazioni, in barba ai nostri allocchi del " Quai des Orfvres ". Laggi
si dannerebbero tutti l'anima pur di far evadere il loro generale; que-
sto buon Trompe-la-Mort! C' forse uno solo fra voi che possegga,
come me, il tesoro di diecimila fratelli, pronti a rischiare tutto per
voi?  domand con orgoglio.  C' del buono qui , disse toccan-
dosi il cuore,  io non ho mai tradito nessuno! Li vedi, vecchia ciotola,
li vedi!  disse rivolgendosi alla zittella,  mi guardano tutti con ter-
rore, ma tu, tu fai venir loro il volta-stomaco dal disgusto. Ed ora
accogli il premio che ti spetta! .

Fece una pausa, contemplando tutti i pensionanti.

 Quanto siete idioti voialtri! Non avete mai visto un forzato? un
forzato della tempra di Collin, qui presente,  un uomo meno vile
degli altri e che protesta contro i profondi disinganni della conven-
zione sociale, come dice Jean-Jacques, di cui mi onoro di essere di-
scepolo. Insomma io sono solo contro il Governo con tutti i suoi
tribunali, i suoi carabinieri, i suoi bilanci, e me li giuoco tutti .

 Diamine!  disse il pittore,  sarebbe estremamente interessante
da dipingersi .

Dimmi, gentiluomo di monsignore il boia, governatore della
" Veuve "  (nome pieno di terribile poesia con cui i forzati chiamano
la ghigliottina), soggiunse rivolgendosi al capo della polizia, sii
buono, dimmi se  Fil-de-Soie che mi ha venduto, perch non vorrei
che egli pagasse per un altro, non sarebbe giusto .

In quel momento gli agenti, che avevano frugato dappertutto e
fatto l'inventario di tutto ci che avevano trovato in camera sua,
rientrarono e parlarono sottovoce al capo della spedizione.

Il processo verbale era finito.

 Signori , disse Collin rivolgendosi ai pensionanti,  siete stati
tutti molto gentili con me, durante il mio soggiorno qui, e ve ne
sar sempre riconoscente. Vi saluto tutti; spero che mi permetterete
di mandarvi dei fichi di Provenza .

Fece alcuni passi, poi si volt a guardare Rastignac:

 Addio, Eugenio , disse con una voce dolce e triste, che contra-
stava in modo singolare con il tono aspro dei suoi discorsi,  se ti
trovassi in imbarazzo, ti ho lasciato un amico devoto .

Malgrado le manette, pot ancora mettersi in guardia, fece un
invito da maestro di scherma, grid:  Uno, due! , battendo il piede
in terra.

 In caso di disgrazia, rivolgiti l. Uomo e denaro,  tutto a tua
disposizione .

Quello strano tipo seppe mascherare queste ultime parole con
abbastanza comicit, perch non potessero essere capite, nel loro vero
significato, che da Rastignac e da lui. Quando i carabinieri ebbero-
sgombrato la casa insieme con i soldati e gli agenti di polizia, Silvia,
che strofinava le tempie della sua padrona con dell'aceto, guard i
pensionanti storditi.

 Ebbene , ella disse,  malgrado tutto, quello era un uomo .

Questa frase ruppe l'incanto prodotto in ciascuno di loro dall'af-
follarsi dei diversi sentimenti che quella scena aveva suscitato. In
quel momento, i pensionanti, dopo essersi guardati fra di loro, videro
tutti simultaneamente la signorina Michonneau, esile, secca e fredda
come una mummia, rannicchiata vicino alla stufa, cogli occhi bassi,
come se avesse avuto paura che l'ombra del paralume non bastasse
a nascondere l'espressione dei suoi sguardi. Il suo contegno, che da
tanto tempo riusciva loro antipatico, apparve loro improvvisamente
chiaro. Si ud un sordo mormoro che, per la perfetta armonia di
suono, rivelava un unanime disgusto. La signorina Michonneau l'in-
tese e rimase al suo posto. Bianchon per il primo, si chin verso il
suo vicino.

 Io faccio fagotto, se quella zittella sguita a pranzare con noi 
disse a mezza voce.

In un batter d'occhio ognuno, meno Poiret, approv la frase dello
studente in medicina che, forte del consenso generale, si avanz verso
il vecchio pensionato.

Voi che siete legato in modo speciale alla signorina Michon-
neau  gli disse,  parlatele e fatele capire che se ne deve andare sui
due piedi .

 Sui due piedi?  ripet stupito Poiret. Poi si avvicin alla zitella
e le disse alcune parole in un orecchio.

 Ma io ho pagato la mia pensione, e, col mio denaro, ho diritto
di star qui come tutti gli altri , ella disse, lanciando uno sguardo da
vipera sui pensionanti.

 Che cosa importa questo? Noi ci quoteremo per un tanto cia-
scuno, e ve lo renderemo, il vostro denaro!  disse Rastignac.

 Il signore difende Collin , ella riprese, lanciando uno sguardo
velenoso e penetrante allo studente, e non  difficile capirne il
motivo .

A queste parole Eugenio scatt, e fece per buttarsi sulla vecchia
zittella come se volesse strangolarla. Quello sguardo, di cui egli ben
cap tutta la perfidia, aveva gettato una luce terribile nella sua anima.

 Lasciatela stare , gridarono i pensionanti.

Rastignac incroci le braccia e rimase muto.

 Finiamola con la signorina Giuda , disse il pittore, rivolgendosi
alla signora Vauquer.  Signora, se voi non mettete alla porta la Mi-
chonneau, abbandoniamo tutti la vostra baracca e diremo dappertutto
che qui non vi si incontrano che spie e galeotti. In caso contrario, noi
non faremo parola di questo incidente che, in fin dei conti, potrebbe
accadere nella migliore delle societ, finch il marchio dell'infamia
non sia impresso sulla fronte dei galeotti e non si vieti di travestirsi da
borghesi parigini e di fare i buffoni cos stupidamente come fanno
tutti gli altri .

A queste parole, la signora Vauquer ritorn miracolosamente in
s, si drizz, incroci le braccia e spalanc gli occhi chiari che non
avevano alcuna traccia di lagrime.

 Ma, mio caro signore, volete dunque la rovina della mia casa?
Ecco, il signor Vautrin... Oh, Dio mio , disse interrompendosi,  non
posso fare a meno di chiamarlo col suo nome di uomo onesto! Ecco ,
riprese,  un appartamento  gi vuoto, e volete ne abbia due di pi
da affittare, in una stagione in cui tutti sono gi sistemati... .

 Signori, prendiamo il cappello e andiamo a pranzare in piazza
Sorbonne, da Flicoteaux , disse Bianchon.

La signora Vauquer, con una sola occhiata, calcol qual'era il
partito migliore e si rivolse alla signorina Michonneau:

 Andiamo, mia cara signorina, non vorrete certo la rovina della
mia pensione, vero? Vedete bene che questi signori mi mettono colle
spalle al muro: per questa sera ritiratevi in camera vostra .

 Niente affatto, niente affatto , gridarono i pensionanti all'uni
sono,  vogliamo che se ne vada via subito di qui .

 Ma non ha ancora pranzato, questa povera signorina!  disse
Poiret, con un tono compassionevole.
 Andr a mangiare dove vorr , gridarono pi voci.

 Fuori la spia! .

 Fuori le spie! .

 Signori o, esclam Poiret, che s'innalz d'un tratto all'altezza
del coraggio che l'amore infonde nei montoni, rispettate il sesso
debole .

 Le spie non hanno sesso , disse il pittore.

 Che famoso sessorama! .

 Alla portorama ! 

 Signori, questa  un'indecenza. Quando si manda via qualcuno,
bisogna rispettare un p   le formalit. Noi abbiamo pagato e noi
restiamo , disse Poiret mettendosi il berretto e sedendosi vicino alla
signorina Michonneau, che ascoltava il discorsetto della signora Vau-
quer.

Cattivo! gli disse con un'aria comica il pittore, cattivello,
v! .

Suvvia, se non ve ne andate voi, ce ne andiamo noi, disse
Bianchon.

E i pensionanti fecero tutti insieme un movimento verso il salotto.

 Signorina, che cosa volete dunque fare?  grid la signora Vau-
guer.  Io sono rovinata, voi non potete rimanere, se non volete che
essi trascendano a degli atti di violenza .

La signorina Michonneau si alz.
Se ne andr! .
Non se ne andr! .
Se ne andr! .

 Non se ne andr! .

Queste frasi gridate alternativamente, e l'ostilit manifestata nelle
minaccie che le erano rivolte, costrinsero la Michonneau ad andar-
sene, dopo alcuni accordi stipulati sottovoce fra lei e la signora
Vauquer.

Vado dalla signora Buneaud , disse con aria di minaccia.

Andate dove volete, signorina , disse la vedova, che si sent
punta sul vivo dalla scelta fatta di una casa rivale e che, per conse-
guenza, odiava a morte.  Andate dalla Buneaud, cos berrete del vino
da far ballare le capre e mangerete della roba comprata dai riven-
duglioli .

I pensionanti si divisero in due file, in mezzo al pi profondo si-
lenzio. Poiret guard la signorina Michonneau con tanta tenerezza,
si mostr cos ingenuamente indeciso se dovesse seguirla o se dovesse
rimanere, che i pensionanti, felici della partenza della zittella, si mi-
sero a ridere guardandosi l'un l'altro.

 Pst, pst, pst, Poiret!  gli grid il pittore.  Animo, hop l,
hop! .

L'impiegato del Museo si mise a canticchiare con aria comica le
prime strofe di una romanza conosciuta:

 Partant pour la Syrie,
Le jeunne et beau Dunois... .

Andate dunque, che ne morite dalla voglia: trahit sua quemque
oluptas!  disse Bianchon.

 Ognuno segue la sua inclinazione personale, traduzione libera
di Virgilio , disse il ripetitore.

La signorina Michonneau fece il gesto di prendere il braccio di
Poiret, guardandolo fisso: egli non pot resistere a quel richiamo, e

 Partendo per la Siria
il giovane e bel Dunois. 
and ad offrire il suo appoggio alla vecchia zittella. Scoppiarono degli
applausi e delle risate fragorose.
Bravo, Poiret! .

Quel vecchio Poiret! .
Apollo-Poiret! .

 Marte-Poiret! .

 Coraggioso quel Poiret! .

In quel momento entr un inserviente che consegn una lettera
alla signora Vauquer, la quale, dopo averla letta, si lasci cadere di
peso sulla seggiola.

 Ma, non rimane pi altro che il fuoco bruci la mia casa, poich
il fulmine vi si  gi abbattuto! Il figlio Taillefer  morto alle tre.
Come sono punita per aver augurato del bene a quelle signore a
scapito di quel povero giovane! La signora Couture e Vittorina mi
chiedono la loro roba, perch vanno a stare da suo padre. Il signor
Taillefer permette a sua figlia di tenere con s la signora Couture
come damigella di compagnia. Quattro appartamenti vuoti, cinque
pensionanti di meno! .

Si rimise a sedere ed era sul punto di scoppiare in lagrime...

 La sventura  entrata in casa mia!  esclam.

Si sent ad un tratto nella strada il rumore di una carrozza che si
fermava.

 Un'altra sorpresa!  disse Silvia.

Goriot apparve di botto, con un'espressione raggiante di felicit,
come se fosse rinato a nuova vita.

 Goriot in carrozza?  dissero i pensionanti.  Ma questa  la
hne del mondo! .

Il buon uomo si diresse di filato verso Eugenio, che se ne stava
in un angolo tutto pensieroso, e lo prese per un braccio.

 Venite con me , gli disse allegramente.

Non sapete dunque che cosa  accaduto?  gli chiese Eugenio.
 Vautrin era un forzato che hanno arrestato da poco, e il figlio Tail
lefer  morto .

Ebbene, che cosa ce ne importa? rispose pap Goriot. Io
pranzo con mia figlia, in casa vostra, mi capite ? Ella vi aspetta,
venite! .

E tir con violenza per il braccio Rastignac obbligandolo a cam-
rninare per forza, e lo trascin via, come se si fosse trattato della sua
amante.

 A tavola!  grid il pittore.

Ognuno prese la propria sedia e si mise a tavola.

 Povera me , disse la grossa Silvia,  oggi mi capitano tutte, il
mio stufato di montone  bruciato, bah, lo mangerete com', tanto
peggio per voi! .

La signora Vauquer non ebbe il coraggio di proferir parola, con-
statando che in luogo delle solite diciotto persone, non ne erano ri-
maste che dieci intorno alla tavola, ma ognuno fece il possibile per
consolarla e distrarla. Sulle prime, l' argomento dei pensionanti esterni
si aggir su Vautrin e sugli avvenimenti del giorno, ma ben presto
essi seguirono il ritmo tortuoso della loro conversazione, e si misero
a parlare di duelli, dell'ergasts)lo, della giustizia, delle leggi da rifare,
delle prigioni. A a poco a poco si trovarono a mille miglia da Jacques
Collin, da Vittorina e da suo fratello. Bench non fossero che in
dieci, fecero chiasso per venti, e pareva persino che fossero pi nu-
merosi del solito; questa fu tutta la differenza fra questo pranzo e
quello del giorno prima. La noncuranza, diventata un'abitudine in
questo mondo egoista, che il giorno dopo avrebbe trovato un altro
motivo di interesse immediato negli avvenimenti quotidiani di Pa-
rigi, riprese il sopravvento e la stessa signora Vauquer si lasci cullare
dalla speranza che parlava per la grossa voce di Silvia.

Quella giornata doveva essere fino alla sera una vera fantasmago-
ria per Eugenio che, nonostante la sua forza di carattere e la solidit
del suo cervello, non sapeva connettere le proprie idee, quando si
trov nella carrozza vicino a pap Goriot; i suoi discorsi tradivano
una gioia insolita e gli risuonavano all'orecchio, dopo tante emozioni,
come parole udite in sogno.

 Da questa mattina  tutto pronto. Noi pranzeremo tutti e tre
insieme, capite? Sono quattro anni che non ho pi pranzato con la
mia Delfina, la mia piccola Delfina, e potr godermela per una serata
intera. Siamo in casa vostra da stamane: ho lavorato come un fac-
chino, senza giacca, ho aiutato a trasportare i mobili. Ah, ah, voi non
sapete quant' gentile la mia figliuola a tavola. Ma si occuper anche
di me: " Prendete, pap, mangiate questo che  molto buono! ". E
allora, ecco che non posso mangiare: oh, quanto tempo che non passo
una giornata tranquilla con lei come la passeremo oggi! .

 Ma , gli disse Eugenio,  oggi il mondo  dunque tutto scon-
volto? .

  sconvolto?  disse pap Goriot.  Ma non  mai stato cos a
posto. Non vedo per la via che facce allegre, persone che si stringono
la mano, che si abbracciano, persone felici come se andassero tutte a
pranzo dalla propria figliuola, a satollarsi con un pranzetto come
quello che ella ha ordinato, in mia presenza, al padrone del CaI
degli Inglesi. Mah, vicino a lei, anche il succo amaro dell'aloe, sa-
rebbe per me dolce come il miele .

Mi sembra di rinascere!  disse Eugenio.

 Ma fate presto, dunque, cocchiere!  grid pap Goriot, aprendo
il finestrino della carrozza. Andate pi in fretta, vi dar cento
soldi di mancia, se mi conducete in dieci minuti nel luogo che
sapete .

Udendo questa promessa, il cocchiere attravers Parigi con la ve-
locit del lampo.

Non sa andare in fretta, questo cocchiere , diceva pap Goriot.
Ma dove mi conducete?  gli chiese Eugeno.

 A casa vostra , disse pap Goriot.

La carrozza si ferm in rue d'Artois. Il buon uomo discese per
primo e butt dieci franchi al cocchiere, con la generosit di un ve-
dovo che, nell'eccitazione della sua prossima felicit, non bada a spese.

 Suvvia, saliamo , disse a Rastignac, trascinandolo attraverso un
cortile e conducendolo davanti alla porta di un appartamento al terzo
piano, dalla parte posteriore di una casa nuova e di bell'aspetto.

Pap Goriot non ebbe bisogno di suonare; Teresa, la cameriera
della signora de Nucingen, apr loro la porta. Eugenio si trov in
un delizioso appartamento da scapolo, composto di un'anticamera,
di un salotto, d'una camera da letto e di uno studiolo che dava su
un giardino. Nel salottino, il cui arredamento poteva sostenere il
paragone con ci che di pi bello e pi elegante si potesse immagi-
nare, egli scorse, alla luce delle candele, Delfina, che si alz da un
piccolo divano vicino al fuoco, mise il parafuoco davanti al caminetto,
e gli disse con un'intonazione di voce piena di tenerezza:

  stato dunque necessario venirvi a prendere, signore che non
capisce nulla! .

Teresa usc. Lo studente prese Delfina fra le braccia, la strinse con
passione, e pianse di gioia. Quest'ultimo contrasto fra ci che vedeva
e ci che aveva visto poco prima, in un giorno nel quale si erano
susseguiti tanti avvenimenti eccitanti che gli avevano spossato il cuore
e la mente, provoc in Rastignac una crisi di nervi.
 Lo sapevo bene io che ti amava! disse pap Goriot a sua figlia,
mentre Eugenio, affranto, si era abbandonato sul divano senza poter
pronunciare una parola, n rendersi ancora conto del modo con cui
quell'ultimo colpo di bacchetta aveva prodotto il suo effetto.

 Venite dunque con me a vedere , gli disse la signora de Nucin-
gen, prendendolo per mano e trascinandolo in una camera i cui tap-
peti, i mobili ed i minimi particolari gli ricordarono, in proporzioni
pi piccole, quella di Delfina.

 Ci manca un letto , disse Rastgnac.

 S, signore , ella disse arrossendo e stringendogli la mano.

Eugenio la guard e cap, bench fosse ancora molto giovane,
quanto sia grande il naturale pudore nel cuore di una donna che ama.

 Voi siete una di quelle creature che si devono sempre adorare ,
le disse in un orecchio.  S, io oso dirvelo, perch noi ci compren-
diamo cos bene: quanto  pi vivo e sincero l'amore, tanto pi deve
essere velato e misterioso. Non dobbiamo rivelare a nessuno il nostro
segreto .

Oh, e non sono forse qualcuno io?  brontol pap Goriot.
Sapete bene che voi siete noi... .

 Ah, ecco quello che volevo sentire. Non baderete a me, nevvero?
Io andr e verr come un fantasma benefico che si trova dappertutto
e che si sa che c', senza vederlo, Delfinetta, Ninetta, Dedel! Non
ho forse avuto ragione di dirti: " C' un bell'appartamento in rue
d'Artois, arrediamolo per lui? ". E pensare che non volevi. Ah, sono
io l'artefice della tua gioia, come lo sono della tua vita! I padri de-
vono sempre dare per essere felici; dare sempre,  ci che ci rende
veramente padri .

 Come dite?  chiese Eugenio.
 S, ella non voleva, aveva paura che si facessero delle chiacchiere,
come se la gente valesse il sacrificio della felicit! Ma tutte le donne
non sognano che di poter fare ci che fa lei... .

Pap Goriot parlava ormai da solo, perch la signora de Nucingen
aveva condotto Rastignac nello studiolo, dove si sent il rumore di
un bacio, per quanto dato con lieve dolcezza. Questa stanza era in
armonia con l'eleganza di tutto l'appartamento, in cui non mancava
davvero nulla.

Abbiamo indovinato i vostri desideri?  ella disse, ritornando in
sala da pranzo per mettersi a tavola.

 Oh, s , disse,  anche troppo bene! Ahime, un lusso cos per-
fetto, questi bei sogni realizzati, tutta la poesia di una vita giovane,
elegante, li apprezzo troppo profondamente per non meritarli, ma
non posso accettarli da voi, e sono ancora troppo povero per... .

 Ah, ah, voi fate gi delle obiezioni , ella disse, con un leggero
tono di prepotenza scherzosa, con una di quelle graziose smorfieKe
che sanno fare le donne, quando vogliono burlarsi di qualche scru-
polo, per poter meglio dissiparlo.

Eugenio, durante quella giornata, aveva fatto con troppa seriet
l'esame di coscienza, e l'arresto di Vautrin, facendogli vedere la pro-
fondit dell'abisso in cui era stato sul punto di precipitare, aveva
fortificato troppo solidamente i suoi nobili sentimenti e la sua deli-
catezza, perch potesse cedere a questa allettante confutazione dei
suoi pensieri generosi. Una profonda tristezza s'impadron di lui.

 Come?  disse la signora de Nucingen.  Voi non vorreste ac-
cettare? Ma sapete voi che cosa significa un simile rifiuto? Dubitate
dell'avvenire, e per questo non osate legarvi a me. Avete forse paura
di tradire il mio affetto? Se voi mi amate, se io... vi amo, perch
indietreggiate di fronte a cos miseri obblighi? Se sapeste il piacerc
che ho provato a occuparmi di tutti i preparativi per questo alloggetto
da scapolo, non avreste pi alcuna esitazione, anzi me ne chiedereste
perdono. Avevo del denaro che era vostro, e l'ho impiegato bene, ecco
tutto. Volete essere grande e siete piccolo: voi chiedete molto di pi;
ah! (disse cogliendo a volo un'occhiata appassionata di Eugenio) e
fate tante storie per delle sciocchezze. Se non mi amate affatto, oh,
allora non accettate: la mia felicit sta in una vostra parola: ditela!
Ma voi, padre mio, trovate voi qualche buon argomento!  disse dopo
una pausa, volgendosi a pap Goriot.  Crede forse che io sia meno
suscettibile di lui per quanto riguarda il nostro onore? .

Mentre ascoltava questa piacevole schermaglia, pap Goriot aveva
il sorriso fisso di un fumatore d'oppio.

Ragazzo! Siete appena sulla soglia della vita, ella continu
afferrando la mano di Eugenio,  voi vi trovate di fronte a una bar-
riera che per molti  insormontabile: una mano di donna vi aiuta a
superarla, e voi indietreggiate! Ma voi riuscirete certamente, e farete
una brillante carriera: il trionfo  scritto sulla vostra bella fronte.
Allora potrete rendermi quello che io oggi vi presto. Un tempo, le
donne non facevano forse dono ai loro cavalieri di armature, spade,
elmi, corazze, cavalli, affinch potessero andare a combattere in loro
nome nei tornei? Ebbene Eugenio, quello che io vi offro sono le armi
del nostro tempo, gli strumenti necessari per chi vuol riuscire.  gra-
zioso davvero il solaio in cui abitate, se assomiglia a quello di pap!
Suvvia, non vogliamo dunque pranzare? Volete rattristarmi? Rispon-
dete!  disse scuotendolo per la mano.  Dio mio, pap, decidilo dun-
que, o io me ne vado e non lo rivedr mai pi .

Vi far dunque decidere io, disse pap Goriot, scuotendosi
dal suo estatico torpore.  Mio caro Eugenio, voi avete intenzione di
chiedere denaro in prestito dagli ebrei, nevvero? .

  necessario .

 Bene, vi ho preso al laccio, continu il buon uomo, tirando
fuori un misero portafoglio di cuoio tutto logoro.  Ho fatto io la
parte dell'ebreo, ho pagato tutti i vostri conti, eccoli. Voi non dovete
pi un centesimo a nessuno per tutto quello che c' qui. Non  in
tutto una forte somma, al massimo cinquemila franchi, e quelli ve li
presto io! A me non direte di no, dato che non sono una donna. Mi
farete la ricevuta su un pezzo di carta e me li restituirete in seguito .

Alcune lagrime brillarono contemporaneamente negli occhi di
Eugenio e di Delfina, che si guardarono con stupore. Rastignac tese
la mano al buon uomo e gliela strinse.  Ebbene, che c'? Non siete
forse miei figliuoli?  disse Goriot.

 Ma, mio povero pap , disse la signora,  come avete fatto? .

 Ah, qui ti volevo!  egli rispose.  Quando sono riuscito a deci-
derti a sistemarlo vicino a te, e ti ho vista comprare tante cose, come
se si trattasse di una sposa, mi sono detto: " Finir per trovarsi in
qualche difficolt", giacch l'avvocato assicura che il processo da
intentare a tuo marito per farti restituire la tua dote, durer pi di
sei mesi. Ebbene, allora ho venduto le milletrecentocinquanta lire di
rendita perpetua, ho ricavato con quindicimila franchi, milleduecento
franchi di rendita vitalizia ben ipotecata, e, col resto del capitale, ho
pagato i vostri fornitori, figlioli miei. Io ho cos una camera che costa
cinquanta scudi all'anno, e posso vivere come un principe con qua-
ranta soldi al giorno, e me ne avanzer ancora. Siccome non consumo
nulla, non ho quasi bisogno di vestiti. Sono quindici giorni che rido
sotto i baffi dicendo fra me: "Come saranno felici!". Ebbene, non
lo siete forse? .

 Oh, pap, pap!  esclam la signora de Nucingen, saltando al
collo di suo padre che la fece sedere sulle sue ginocchia. Ella lo copr
di baci, gli sfior le guancie coi suoi capelli biondi, e rig di lagrime
il vecchio volto soddisfatto e raggiante.

 Caro pap, voi siete un vero pap! Non esistono due pap come
voi sulla terra. Eugenio vi voleva gi bene, ora chi sa quanto ve ne
vorr! .

 Ma, ragazzi miei , disse pap Goriot, che da dieci anni non
sentiva battere il cuore di sua figlia sul suo,  ma Delfinetta, vuoi
proprio farmi morire di gioia! Il mio povero cuore si spezza. Vedete
signor Eugenio, ormai abbiamo gi pareggiato! . E il vecchio strinse
sua figlia in un abbraccio cos impetuoso e frenetico, che ella disse:
Ahi, mi fai male! .

 Ti ho fatto male!  egli disse impallidendo. E la guard con
un'espressione di dolore sovrumano. Per ritrarre degnamente la fisio-
nomia di questo Cristo della paternit, bisognerebbe ricercare dei
confronti nelle immagini che i maestri del pennello hanno creato per
rappresentare la passione sofferta dal Salvatore degli uomini per la
redenzione delle genti. Pap Goriot le baci con dolcezza la vita che
le sue dita avevano stretta con troppa forza.

 No, no, non  possibile che ti abbia fatto male, vero?  soggiunse,
interrogandola con un sorriso,  tu s, mi hai fatto male col tuo grido
di dolore .

 L'arredamento costa molto pi caro , sussurr all'orecchio della
figlia, deponendovi un timido bacio,  ma bisogna che egli non lo
sappia, altrimenti si offenderebbe .

Eugenio era rimasto immobile come una statua, di fronte all'ine-
sauribile devozione di quell'uomo, e lo contemplava con quell'inge
nua ammirazione che, nella giovane et,  un atto di fede.  Voglio
essere degno di tutto questo!  esclam.

 Oh, Eugenio mio, com' bello quello che avete detto .

E la signora de Nucingen baci in fronte lo studente.

 Per te ha rinunciato alla signorina Taillefer e ai suoi milioni ,
disse pap Goriot.  S, ella vi amava, la piccina, ed essendole morto
il fratello, eccola ricca come un Creso .

Oh, perch lo avete detto?  esclam Rastignac.

 Eugenio, gli disse Delfina in un orecchio,  ora questo pen-
siero mi amareggia la serata. Ah, ma sapr amarvi molto, io, e per
sempre! .

 Questa  la giornata pi bella che abbiamo passato dopo le vo-
stre nozze!  esclam pap Goriot.  Il buon Dio pu farmi soffrire
quanto vuole, purch non sia per colpa vostra, e io dir a me stesso:
" Nel febbraio di quest'anno, sono stato, per un momento, pi felice
di quanto possano esserlo gli uomini in tutto il tempo della loro
vita ". Guardami, Delfina!  disse a sua figlia.  Com' bella, vero?
Ditemi un p  , avete conosciuto molte donne con un colorito cos
fresco e con una fossettina come questa? No, vero? Ebbene, sono io
che ho messo al mondo questo amore di donna, che d'ora innanzi,
resa felice da voi, diventer cento volte pi bella. Sono disposto ad
andare all'inferno, vicino mio caro, e se vi occorre la mia parte di
paradiso, sono pronto a cedervela. Mangiamo, mangiamo , soggiunse
non sapendo pi quello che si diceva,  quello che c',  tutto nostro .

Povero pap! .

 Se sapessi, figlia mia , disse alzandosi e andandole vicino, pren-
dendole il capo e baciandola sui capelli,  quanto mi puoi rendere
felice con poco! Vieni qualche volta a trovarmi, io sar qui di sopra
e non avrai da fare che un passo per vedermi. Promettimelo, caral .

S, pap caro! .

Ripetilo ancora .

S, mio buon pap .
 Basta, basta, perch, se ascoltassi il mio desiderio, te lo farei
ripetere cento volte. E ora pranziamo .

Tutta la serata pass fra parole e scherzi puerili, e pap Goriot
non fu certo il meno pazzo dei tre. Si sdraiava ai piedi di sua figlia
per baciarglieli; la fissava a lungo negli occhi, strofinava la testa con-
tro l'abito di lei, insomma, faceva tutte quelle pazzie che avrebbe
potuto fare il pi giovane e pi appassionato amante.

 Vedete , disse Delfina a Eugenio,  quando mio padre  con
noi, bisogna dedicarsi completamente a lui, anche se qualche volta
ci potr dare un p   noia .

Eugenio, che aveva gi sentito pi volte gli stimoli della gelosia,
non poteva biasimare queste parole, che contenevano l'origine di tutte
le ingratitudini.

 E quand' che sar pronto l'appartamento?  disse Eugenio
guardandosi intorno.  Questa sera dobbiamo dunque lasciarci? .

 S, ma domani verrete a pranzo con me , ella disse con mali-
zia.  Domani daranno un'opera al teatro " des Italiens " .

 Ed io andr in platea , disse pap Goriot.

Era mezzanotte e la carrozza della signora de Nucingen aspettava.

Pap Goriot e lo studente ritornarono alla casa Vauquer, parlando
di Delfina con un crescente entusiasmo, che formava un singolare
contrasto fra queste due violente passioni.

Eugenio non poteva fare a meno di accorgersi che l'amore del
padre, non contaminato da nessun interesse personale, vinceva il suo,
in perseveranza ed intensit. L'idolo era sempre puro e bello per il
padre, e la sua adorazione si alimentava tanto del passato quanto
dell'avvenire.

Essi trovarono la signora Vauquer sola vicino alla stufa, fra Sil-
via e Cristoforo. La vecchia padrona di casa faceva pensare a Mario
sulle rovine di Cartagine, mentre stava aspettando i due unici pen-
sionanti che le rimanevano, e sfogava con Silvia la sua disperazione.
Bench lord Byron abbia suggerito al Tasso delle splendide lamenta-
zioni, esse sono ben lungi dalla profonda verit di quelle che sfug-
givano alla signora Vauquer.

 Allora, Silvia, domani non ci saranno da fare che tre tazze di
caff. Eh, la mia casa deserta, non c' da sentirsi spezzare il cuore?
Cos' mai la vita senza i miei pensionanti? Nulla! Essi erano per
me come i mobili della mia casa, ed eccola sgombrata dai suoi esseri
viventi, che rappresentano tutta la mia vita. Che cosa ho mai fatto
al Cielo per essermi attirata tutte queste disgrazie? Le nostre prov-
viste di fagioli e di patate sono per venti persone. La polizia in casa
mia! Non mangeremo dunque che patate! Dovr mandar via Cri-
stoforo .

Il savoiardo che dormiva, si svegli di botto e disse:
Signora? .
Povero ragazzo,  fedele come un cane , disse Silvia.

 Questa  una stagione morta, sono gi tutti sistemati. Da dove
potranno piovermi i pensionanti? Io ci perdo la testa. E quella spe-
cie di Sibilla d'una Michonneau che mi porta via Poiret! Che cosa
faceva dunque a quell'uomo per esserselo attaccato come una sangui-
suga e per farsi seguire da lui come da un cagnolino? .

 Ah, perbacco , disse Silvia scuotendo il capo,  quelle vecchie
zittelle, conoscono tutte le malizie .

 Quel povero Vautrin, di cui ne hanno fatto un galeotto , sog-
giunse la vedova,  ebbene, Silvia, io non posso ancora crederci, 
una cosa pi forte di me! Un uomo cos allegro, che beveva del
gloria per quindici franchi al mese e che pagava fino all'ultimo cen-
tesimo! .
 E che era generoso!  disse Cristoforo.

 C' un equivoco di sicuro , disse Silvia.

 Ma no, lo ha confessato lui stesso , ripigli la signora Vauquer
 E pensare che tutto ci  accaduto nella mia casa, in un rione dove
non passa anima viva! Parola di donna onesta, mi par di sognare.
Perch, vedi, abbiamo visto che Luigi XVI ha avuto la sorte che si
meritava, abbiamo visto la caduta dell'imperatore, abbiamo visto il
suo ritorno e la sua seconda caduta, ma tutto questo era nell'ordine
delle cose che possono succedere, mentre non c' probabilit di for-
tuna a combattere le pensioni borghesi: perch si pu fare a meno
dei re, ma non si pu stare senza mangiare, e, quando una donna
onesta, nata de Conflans, offre una mensa con ogni sorta di ben di
Dio, a meno che non venga la fine del mondo... Ma  proprio cos, 
la fine del mondo questa! .

 E pensare che la signorina Michonneau, che vi ha procurato
tante noie, ricever, a quel che si dice, mille scudi di rendita! 
esclam Silvia.

 Non parlatemene, quella  una scellerata , disse la signora Vau-
quer.  E per di pi, va in casa della Buneaud! Ma quella  capace
di tutto, ne deve avere fatte di tutti i colori, deve aver ammazzato e
rubato ai suoi tempi! Dovrebbe andare lei all'ergastolo, invece di quel
povcr'uomo... .

In quel momento Eugenio e pap Goriot suonarono alla porta.

 Oh, ecco i miei due fedeli!  disse sospirando la vedova.

I due fedeli, che non avevano che un assai vago ricordo delle di-
savventure della pensione borghese, avvertirono senza tanti compli-
menti la padrona di casa che andavano ad abitare nella Chausse
d'Autin.

Ah, Silvia , disse la vedova,  ecco l'ultima mia risorsa che se
ne va! Mi avete assestato un colpo mortale, signori, che mi ha colpita
in pieno petto come una mazzata. Questa  una giornata che mi fa
invecchiare di dieci anni. Parola d'onore, mi sembra di impazzire!
Che cosa far dei miei fagioli? Ebbene, se rimango qui sola, tu te ne
andrai domani, Cristoforo! Addio, signori, buona notte! .

 Ma che cos'ha?  chiese Eugenio a Silvia.

 Sfido io! Se ne sono andati tutti via in seguito a quegli avveni-
menti, e questo le ha sconvolto il cervello. Andiamo, la sento pian-
gere: le far bene sfogarsi la prima volta che si vuota gli occhi,
dacch sono al suo servizi.
Il giorno dopo, la signora dunque si era, secondo la sua espres-
sione, fatta una ragione. Bench essa apparisse afflitta come una donna
che aveva perduto tutti i suoi pensionanti, e la cui vita le era stata
sconvolta, tuttavia ella aveva di nuovo la testa a posto, e mostr che
cosa fosse il vero dolore, un dolore profondo, il dolore cagionato dagli
interessi danneggiati e dalle abitudini sconvolte. Lo sguardo che un
amante rivolge, nell'abbandonarli, ai luoghi abitati dalla donna amata,
non  certo pi triste di quello che la signora Vauquer diede alla ta-
vola deserta. Eugenio cerc di consolarla, dicendole che Bianchon,
il quale finiva entro pochi giorni il servizio interno, sarebbe venuto
senza dubbio a sostituirlo; che l'impiegato del Museo aveva spesso
manifestato il desiderio di affittare l'appartamento della signora Cou-
ture e che, in pochi giorni, avrebbe avuto di nuovo lo stesso numero
di pensionanti.

 Che Dio vi ascolti, mio caro signore, ma la sventura si  ab-
battuta sulla mia casa: entro dieci giorni, la morte far la sua appa-
rizione, vedrete , gli disse, volgendo uno sguardo lugubre alla sala
da pranzo.  Chi si porter via? .
  meglio sloggiare , disse sottovoce Eugenio a pap Goriot.

 Signora , disse accennando spaventata Silvia,  sono tre giorni
che non vedo Mistigris... .

 Ah, senti, se il mio gatto  morto, se ci ha abbandonate, io... .

La povera vedova non pot continuare, congiunse le mani e si
rovesci sulla spalliera della poltrona, accasciata da questo terribile
presagio.

Verso mezzogiorno, l' ora in cui i portalettere passavano nel rione
del Pantheon, Eugenio ricevette una lettera, in una elegantissima bu-
sta sigillata collo stemma dei Beausant, contenente un invito, indi-
rizzato al signore e alla signora de Nucingen, per il gran ballo di cui
si parlava gi da un mese, e che doveva avere luogo in casa della
viscontessa. A quest'invito erano unite poche parole per Eugenio:

 Ho pensato, signore, che vi sareste assunto con piacere l'incarico di
essere l'interprete dei miei sentimenti presso la signora de Nucingen, e
vi mando l'invito che mi avete chiesto, felice di fare la conoscenza della
sorella della signora de Restaud. Conducetemi dunque questa bella signora
e fate in modo che ella non si accaparri tutto il vostro affetto, perch voi
ne dovete molto a me, in cambio di quello che io ho per voi.
 Ma , disse fra s Eugenio rileggendo il biglietto,  la signora
de Beausant mi fa capire abbastanza chiaramente che non ne vuol
sapere del barone de Nucingen .

Egli si rec subito da Delfina, felice di poter procurarle una gioia,
di cui avrebbe senza dubbio ricevuto la ricompensa. La signora de
Nucingen stava prendendo il bagno; Rastignac aspett nel boudoi-,
in preda a quell'impazienza naturale in un giovane ardente e ansioso

di conquistare i favori di un'amante, che da un anno desiderava con
tutte le sue forze; emozioni queste, che non si provano due volte nella
vita. La prima donna, veramente donna, dalla quale un uomo si
sente attratto, cio quella che gli appare nello splendore di tutti quei
complementi che esige la societ parigina, quella donna non avr mai
rivali: l'amore a Parigi non somiglia in nulla agli altri amori. N gli
uomini n le donne si lasciano illudere da quelle apparenze, pavesate
di luoghi comuni, che ognuno ostenta per coprire, con un certo de-
coro, i propri sentimenti pi o meno disinteressati. A Parigi, una
donna non deve soddisfare soltanto il cuore e i sensi, perch sa per-
fettamente di avere degli obblighi pi importanti da adempiere verso
le infinite vanit di cui  composta la vita. A Parigi, pi che altrove,
l' amore  essenzialmente millantatore, sfacciato, dissipatore, ciarlatano
e fastoso. Se tutte le donne della Corte di Luigi XIV hanno invidiato
alla signorina de la Vallire quel trasporto di passione, che fece di-
menticare a questo gran principe che i suoi polsini costavano mille
scudi ciascuno, quando egli li strapp per facilitare al duca di Ver-
mandois il suo ingresso nel teatro del mondo, che cosa si pu preten-
dere dal resto dell'umanit? Siate giovani, ricchi e titolati, siate ancora
di pi se lo potete, pi grande  il numero dei grani d'incenso che
brucerete davanti al vostro idolo, pi esso vi sar propizio, dato che
voi ne abbiate uno. L'amore  una religione, e il suo culto costa pi
caro di quello di tutte le altre religioni: passa veloce, e passa come
un monello a cui prema di segnare il proprio passaggio seminando
la rovina. Il lusso del sentimento  la poesia delle soffitte, senza que-
sta ricchezza che diverrebbe l'amore? Se vi sono delle eccezioni a
queste leggi draconiane del codice parigino, si possono trovare nella
solitudine, nelle anime che non si sono lasciate trascinare dalle dot-
trine sociali, anime che vivono presso qualche fonte di acqua limpida,
rapida, ma perenne, anime che, fedeli alle loro ombre verdi, fclici
di ascoltare il linguaggio dell'infinito, scritto per loro in ogni cosa
e che ritrovano in se stesse, aspettano pazientemente che le ali le
sollevino al di sopra di questa terra, di cui compiangono gli infelici
che vi stanno abbarbicati. Ma Rastignac, come la maggior parte dei
giovani, che hanno anticipatamente gustato le grandezze, voleva en-
trare armato di tutto punto nella lizza del mondo, ne aveva assorbito
la febbre, e forse si sentiva la forza di dominarlo, ma non conosceva
n i mezzi n lo scopo di questa ambizione. In mancanza di un amore
puro e sacro che riempie la vita, questa sete di dominio pu diven-
tare una bella cosa, basta spogliarsi di ogni interesse personale, e
proporsi come scopo la grandezza della propria patria. Ma lo stu-
dente non era ancora giunto al punto da cui l'uomo pu contemplare
il corso della vita e giudicarla; fino allora egli non si era neppure
liberato del tutto dal fascino di quei freschi e soavi pensieri che av-
volgono, come in un involucro di fronde, la giovinezza dei fanciulli
allevati in provincia. Egli aveva sempre esitato a passare il Rubicone
parigino. Malgrado le sue ardenti curiosit, aveva sempre conservato
qualche nostalgia della vita felice del vero gentiluomo nel proprio
castello. Tuttavia i suoi ultimi scrupoli erano scomparsi la sera prima,
quando si era trovato nel suo appartamento. Godendo dei vantaggi
materiali della fortuna, come gi da tempo godeva di quelli morali
che offre un nobile casato, si era spogliato della sua pelle di uomo
provinciale, e si era adagiato in una posizione da cui intravedeva un
magnifico avvenire. Quindi, mentre aspettava Delfina, comodamente
seduto in quel grazioso boudoir che era ormai anche un p   suo, si
vedeva cos lontano da quel Rastignac venuto a Parigi l'anno prima,
che osservandolo con un effetto di ottica morale, si domandava se
egli in quel momento rassomigliasse a se stesso.

 La signora  nella sua camera , gli disse Teresa, facendolo tra-
salire.

Egli trov Delfina sul suo divano, vicino al fuoco, fresca e ripo-
sata. Vedendola cos, adagiata fra mussole spumeggianti, era impos-
sibile non paragonarla a quelle belle piante indiane il cui frutto cresce
in mezzo al fiore.

 Ebbene, eccoci qua!  ella disse con un fremito di commo-
zione.

 Indovinate che cosa vi porto?  disse Eugenio, sedendosi vicino
a lei e prendendole la mano per baciarla.

La signora de Nucingen ebbe un moto di gioia leggendo il bi-
glietto d'invito, volse a Eugenio gli occhi umidi di pianto, e gli
gett le braccia al collo, attirandolo a s in uno slancio di vanit
soddisfatta.

 Ed  a voi, a te , gli disse all'orecchio,  ma Teresa  nel mio
spogliatoio, e bisogna essere prudenti) che debbo questa felicit? S,
oso chiamarla felicit; ottenuta da voi non  qualche cosa di pi che
un trionfo del mio amor proprio? Nessuno ha mai voluto finora
presentarmi in quella societ. In questo momento mi giudicherete
forse meschina, frivola, leggera come una parigina; ma pensate, amico
mio, che sono pronta a sacrificarvi tutto, e che, se desidero pi arden-
temente che mai andare nel faubourg Saint-Germain,  solo perch
ci siete voi .

 Non vi siete accorta , disse Eugenio,  che la signora de Beau-
sant, nel suo biglietto, ci fa capire chiaramente che non ha intenzione
di vedere il barone de Nucingen al suo ballo? .

Ma s, disse la baronessa, restituendo la lettera a Eugenio.
 Quelle donne l, posseggono il genio dell'impertinenza. Ma non
importa, ci andr lo stesso. Ci sar anche mia sorella, e so che si sta
preparando un magnifico abito. Eugenio , soggiunse a bassa voce,
quella ci va per dissipare dei terribili sospetti. Non sapete quali voci
corrono sul suo conto? Nucingen questa mattina mi ha detto che
ieri al circolo se ne parlava apertamente. Mio Dio, a che cosa  mai
legato l'onore delle donne e delle famiglie! Mi sono sentita insultata,
ferita per la mia povera sorella. Secondo alcuni, dunque, il signor de
Trailles avrebbe firmato delle cambiali per l'ammontare di centomila
franchi, quasi tutte scadute, e per le quali doveva essere citato in
giudizio. In questo estremo frangente, mia sorella avrebbe venduto
i suoi brillanti ad un ebreo, quei bei brillanti che forse le avrete visto,
e che appartenevano alla signora de Restaud, madre di suo marito.
Insomma, da due giorni non si fa che parlare di questo. Immagino
quindi che Anastasia si faccia fare un abito lam per attirare su di
s gli sguardi, al ballo della signora de Beausant, mostrandosi in
tutto il suo splendore e parata dei suoi brillanti. Ma io non voglio
essere da meno di lei, che ha sempre cercato di umiliarmi, che non
 mai stata buona verso di me, bench io le abbia fatto tanti piaceri
e le abbia dato sempre del denaro quando lei non ne aveva... Ma
non parliamo pi di questo, poich oggi voglio essere pienamente
felice .

All'una dopo mezzanotte, Rastignac era ancora in casa della si-
gnora de Nucingen, la quale, mentre si attardava nel saluto degli
amanti, in quell'addio pieno di tenere promesse, gli disse con accento
di malinconia:

 Sono cos piena di timori e di superstizioni, e voi date pure ai
miei presentimenti il nome che volete, che tremo al pensiero di dover
pagare la mia felicit con qualche terribile disgrazia .

 Bambina!  disse Eugenio.

Oh, questa sera sono io la bambina!  ella disse sorridendo.
Eugenio ritorn alla pensione Vauquer con la certezza di lasciare
questa casa il giorno dopo, e durante il tragitto, si abbandon a quei
dolci sogni che fanno tutti i giovani, quando hanno ancora sulle lab-
bra il sapore della felicit.

 Ebbene?  gli chiese pap Goriot quando Rastignac pass da-
vanti al suo uscio.

 Ebbene , rispose Eugenio,  domani vi racconter tutto.

 Tutto, non  vero?  esclam il buon uomo. Andate a dor-
mire, domani cominceremo la nostra vita felice .
Il giorno dopo, Goriot e Rastignac non aspettavano che i comodi
di un inserviente, per lasciare quella pensione borghese, quando, verso
mezzogiorno, il rumore di una carrozza che si fermava proprio da-
vanti alla porta della casa Vauquer, risuon nella rue Neuve Sainte-
Genevive. La signora de Nucingen scese dalla carrozza e chiese se
suo padre si trovava ancora alla pensione, e alla risposta affermativa
di Silvia, sal in fretta le scale. Eugenio era in camera sua, senza che
il suo vicino lo sapesse. Mentre faceva colazione, egli aveva pregato
pap Goriot di far portar via anche la sua roba, dicendogli che si
sarebbero ritrovati alle quattro in rue d'Artois. Ma, intanto che il
buon uomo era andato a chiamare i facchini, Eugenio, dopo essere
stato in fretta a scuola per rispondere all'appello, era ritornatD senza
che nessuno se ne accorgesse, per regolare i conti con la signora Vau-
quer, non volendo lasciare quell'incarico a Goriot che, nel suo entu-
siasmo, avrebbe certo pagato anche per lui. La padrona di casa era
uscita, ed Eugenio risal in camera sua, per vedere se non aveva
dimenticato nulla, e si compiacque d'aver avuto questo pensiero,
perch trov, nel cassetto del tavolino, la cambiale in bianco, rilasciata
a Vautrin, che egli aveva gettata l sbadatamente il giorno in cui
l'aveva riscossa. Non avendo fuoco per poterla bruciare, stava per
lacerarla in mille pezzi, quando, avendo riconosciuto la voce di Del-
fina, e non volendo fare alcun rumore, stette fermo in ascolto, pen-
sando che ella non dovesse avere nessun segreto per lui. Poi, fin dalle
prime parole, trov la conversazione fra padre e figlia troppo interes-
sante per non seguirla attentamente.

 Ah, padre mio , ella disse,  voglia il Cielo che abbiate avuto
l'idea di domandar conto della mia sostanza appena in tempo per-
ch io non sia rovinata! Posso parlare liberamente? .

 S, non c' nessuno in casa , rispose pap Goriot con voce al
terata.

Che cosa avete, padre mio?  chiese la signora de Nucingen.

 Mi hai dato una mazzata sul capo , rispose il vecchio.  Dio
ti perdoni, figliola mia, non sai quanto ti voglio bene e se tu lo sapessi,
non mi avresti detto cos bruscamente una cosa simile, soprattutto
se il caso non  disperato. Che cosa  dunque accaduto di cos ur-
gente, perch tu sia venuta a cercarmi qui, mentre fra poco ci
saremmo ritrovati in rue d'Artois? .

 Eh, padre mio, si  forse padroni del primo impulso, quando
succede una disgrazia? Ho perso la testa! Il nostro avvocato ci ha
fatto scoprire la catastrofe un p   prima che essa scoppiasse. La vostra
vecchia esperienza commerciale ci sar necessaria, e io sono corsa a
cercarvi, come ci si aggrappa a un ramo per non annegare. Quando
il signor Derville ha visto che Nucingen tirava in campo mille cavilli,
ha minacciato di intentargli causa, dicendogli che avrebbe ottenuto
senza difficolt l'autorizzazione del presidente del tribunale. Nucin-
gen  venuto da me stamattina per chiedermi se avevo intenzione di
rovinare lui e me. Gli ho risposto che non sapevo nulla di tutto que-
sto, che ho una dote e che voglio esserne padrona, e che tutto ci
che riguarda questa questione  di pertinenza del mio avvocato, che io
non me ne intendo affatto, e sono nell'impossibilit di comprendere
qualcosa in questa faccenda. Non  questo che mi avevate raccoman-
dato di dire? .

 Va bene , rispose pap Goriot.

 Ebbene , continu Delfina,  egli mi ha messo al corrente dei
suoi affari: ha investito i suoi capitali e i miei in imprese appena
incominciate e per le quali ha dovuto sborsare forti somme. Se lo
obbligassi a restituirmi la mia dote, sarebbe costretto a fallire, mentre
invece, se aspetto un anno, egli si impegna, sul suo onore, di ren-
dermi una sostanza doppia o tripla della mia, collocando i miei ca-
pitali in operazioni territoriali, finite le quali, sarei padrona di tutti
i miei beni. Padre mio, egli era cos sincero che mi ha spaventata.
Mi ha chiesto perdono della sua condotta, mi ha reso la mia libert,
mi ha permesso di fare quello che voglio, a condizione per che lo
lasciassi completamente padrone di amministrare gli affari col mio
nome. Mi ha promesso, per provarmi la sua buona fede, di interpel-
lare sempre, quando io lo voglia, il signor Derville, per giudicare se
gli atti, in virt dei quali mi istituirebbe proprietaria, sono redatti
come si conviene. Insomma, si  messo completamente nelle mie mani.
Egli mi chiede di occuparmi della direzione della casa ancora per
due anni, e mi ha supplicata di non spendere per me nulla di pi di
ci che mi concede. Mi ha dimostrato che tutto ci che egli pu fare
 di salvare le apparenze, che ha liquidato la sua ballerina, e che 
costretto alla pi stretta e pi rigida economia, per giungere al ter-
mine delle sue speculazioni, senza compromettere il suo credito. L'ho
trattato male, ho messo in dubbio le sue parole per fargli perdere la
pazienza e per riuscire a saperne di pi, ed egli mi ha fatto vedere
i suoi registri ed ha persino pianto; non l'ho mai visto in quello stato:
aveva perduto la testa, minacciava di uccidersi e farneticava. Mi ha
quasi fatto compassione .

 E tu credi a queste frottole?  esclam pap Goriot.  Ma se 
un commediante! Ho avuto a che fare con dei tedeschi, e li ho tro-
vati quasi tutti in buona fede, pieni di ingenuit, ma quando sotto il
loro aspetto di schiettezza e dabbenaggine, si mettono a fare i furbi
e gli imbroglioni, allora ci riescono meglio degli altri. Tuo marito ti
sta raggirando, e poich si sente coll'acqua alla gola, fa il morto, per
rimanere meglio padrone col tuo nome di quello che non lo sia col
suo. Egli approfitter di questa circostanza per mettersi al sicuro dai
rischi delle sue speculazioni. Egli  scaltro quanto  sleale, ed  un
cattivo soggetto. No, no, non me ne andr al cimitero, lasciando le
mie figliole spogliate completamente. Me ne intendo ancora di affari,
io! Egli dice che ha impiegato i suoi capitali in imprese, ebbene, i
suoi interessi sono rappresentati da valori, da obbligazioni, contratti:
li tiri fuori e li metta in chiaro con te. Sceglieremo le speculazioni
migliori, ne correremo anche noi i rischi, e avremo i titoli di ricono-
scimento in nostro nome di Delfina Goriot, moglie separata riguardo
ai beni dal barone de Nucingen. Ma ci prende proprio per degli
imbecilli, costui ? Crede forse che io possa sopportare, fosse pure
per due giorni, il pensiero di lasciarti senza una sostanza, senza un
pezzo di pane? Non lo sopporterei un giorno, nemmeno una notte
e neppure un'ora ! Se questo pensiero fosse realt, non potrei so-
pravvivere. Ma come ? avrei lavorato per quarant'anni, avrei por-
tato dei sacchi sulle spalle, avrei sudato sette camicie, avrei soppor-
tato privazioni di ogni genere durante tutta la mia vita per voi, an-
geli miei, che mi rendevate leggero ogni la-oro, ogni peso, perch
oggi la mia sostanza, la mia vita, se ne andasse in fumo? Questo mi
farebbe morire disperato. Per tutto quello che c' di pi sacro sulla
terra e nel cielo, metteremo tutto in chiaro, verificheremo i registri,
la cassa, le imprese. Non potrei dormire, non potrei coricarmi, non
potrei mangiare, senza avere la sicurezza che la tua dote  intatta.
Grazie a Dio, hai la separazione dei beni, avrai come avvocato Der-
ville, che per fortuna  onesto. Perbacco, tu riavrai il tuo bel milion-
cino, le tue cinquantamila lire di rendita, fino alla fine dei tuoi
giorni, altrimenti far nascere un tale scompiglio in Parigi, ah, ah!
e mi rivolger alle Camere, se i tribunali non ci dessero soddisfazione.
Saperti tranquilla e felice dal lato finanziario, questo pensiero alle-
vierebbe tutti i miei mali e mi toglierebbe ogni preoccupazione. Il
denaro  la vita, col denaro si ottiene tutto. Che cosa ci viene a con-
tare, quel tanghero di un alsaziano? Delfina, non concedere neppure
un centesimo a quel bestione che ti ha incatenata e ti ha resa infelice.
Se ha bisogno di te, ce lo lavoreremo a dovere, e lo faremo rigar
dritto. Dio mio, ho la testa in fiamme, mi sembra di avere nel cer-
vello qualche cosa che mi brucia. La mia Delfina sul lastrico! Oh,
la mia Fifine, tu! Sapristi! Dove sono i miei guanti. Andiamo via,
voglio andare a vedere tutto, i registri, gli affari, la cassa, la corri-
spondenza, subito! Non avr pace fin quando non avr la certezza
che il tuo capitale non corre pi alcun rischio, finch non lo vedr coi
miei occhi .

 Mio caro padre, siate prudente! Se in questa faccenda voi mo-
straste la minima velleit di vendetta, se lasciaste trapelare delle in-
tenzioni troppo ostili, io sarei perduta. Egli vi conosce, e ha trovato
naturalissimo che io, dietro vostro suggerimento, mi preoccupassi
della mia dote, ma, ve lo giuro, egli l'ha nelle sue mani e non vuole
lasciarsela portar via.  capace di fuggirsene con tutti i capitali e
lasciarci a mani vuote, quell'infame! Egli sa benissimo che non oserei,
dandogli querela, disonorare io stessa il nome che porto:  debole e
forte ad un tempo. Ho gi ponderato tutto: se lo spingiamo agli
estremi, sono rovinata  .

 Ma  dunque una canaglia? .

Ebbene, s, padre mio, ella disse mentre si lasciava cadere
piangendo sopra una sedia. Non volevo confessarvelo, per rispar-
miarvi il dolore di avermi maritata a un uomo di quella specie! Vizi
nascosti e coscienza, anima e corpo, tutto si accorda in lui;  una
cosa spaventosa, io lo odio e lo disprezzo. S, non posso pi stimare
quel vile Nucingen, dopo tutto quello che mi ha detto. Un uomo,
capace di buttarsi in speculazioni commerciali quali sono quelle di
cui mi ha parlato, non ha il minimo scrupolo, e i miei timori derivano
dal fatto che ho letto fino in fondo all'anima sua. Mi ha chiaramente
o3erto, lui, mio marito, la libert, capite bene che cosa significa?
purch io sia disposta ad essere, in caso di disgrazia, uno strumento
nelle sue mani, insomma, che io gli serva da presta-nome .

 Ma ci sono le leggi! Ma c' una piazza di Grve per i generi
di quella risma!  grid pap Goriot.  Gli taglierei io stesso la testa,
se non ci fosse il boia .

 No, padre mio, non esistono leggi contro di lui. State a sentire
in due parole, il senso del suo discorso, spogliato dalle perifrasi con-
venzionali: " O tutto  perduto, e allora voi non avrete pi un cen-
tesimo e sarete rovinata, perch io non sceglier come complice un'al-
tra persona all'infuori di voi; oppure mi lascerete condurre a buon
termine i miei affari ". Non  chiaro? Egli conta ancora su di me,
egli fa affidamento sulla mia rettitudine di donna, poich sa che
gli lascer la sua ricchezza e mi accontenter della mia. Si tratta di
una associazione disonesta e fraudolenta a cui debbo assoggettarmi,
sotto la minaccia di essere rovinata. Egli compra la mia coscienza e
la paga, concedendomi di appartenere liberamente a Eugenio. " Io ti
permetto di commettere le tue colpe, come tu devi lasciare che io
commetta i miei delitti, rovinando della povera gente ". Non  abba-
stanza chiaro questo linguaggio? Sapete che cosa intende lui per fare
delle operazioni? Compera a suo nome delle aree fabbricabili. Vi fa
costruire delle case servendosi di uomini che fanno da teste di legno.
Costoro contrattano i prezzi per le costruzioni con tutti gli impresari
che pagano in cambiali a lunga scadenza, e consentono, mediante una
piccola somma, a darne quitanza a mio marito, che rimane quindi
proprietario delle case, mentre quegli altri, pagano gli impresari che
sono stati ingannati, col dichiarare fallimento. Il nome della casa
Nucingen ha dunque servito a sedurre quei poveri costruttori. Ho
capito tutto e ho capito anche che, per garantire, in caso di bisogno,
il pagamento di somme enormi, Nucingen ha mandato dei valori
bancari considerevoli ad Amsterdam, a Londra, a Napoli, a Vienna.
Come potremmo riaverli? .

Eugenio ud il tonfo sordo delle ginocchia di pap Goriot, che
era indubbiamente caduto sul pavimento della sua stanza.

 Mio Dio, che ho mai fatto? Mia figlia alla merc di quel mise-
rabile, che potr ottenere tutto da lei quando lo voglia. Perdonami,
figlia mia!  esclam il vecchio.

 S, se mi trovo sull'orlo dell'abisso,  forse un p   anche colpa
vostra , disse Delfina.  Noi donne abbiamo cos poco senno quando
ci sposiamo! Abbiamo forse qualche esperienza del mondo, degli
affari, degli uomini, dei costumi? I padri dovrebbero pensarci anche
per noi. Padre caro, non vi rimprovero nulla, perdonate le mie parole.
In questa circostanza la colpa  tutta mia; no, non piangete, pap ,
ella diss baciando il padre sulla fronte.

 Non piangere nemmeno tu, mia piccola Delfina: dammi i tuoi
occhi perch li asciughi coi baci. Su, coraggio, sapr ritrovare il mio
buon senso e riuscir a districare quella matassa di affari che tuo
marito ha imbrogliato .

 No, lasciate fare a me; io sapr rigirarlo a modo mio; egli mi
ama ed io mi servir dell'ascendente che ho su di lui, per indurlo ad
investire subito alcuni capitali a mio nome. Forse potrei fargli riscat-
tare sotto il mio nome le terre di Nucingen, in Alsazia, poich ci
tiene molto. Soltanto venite domani per rivedere i suoi registri e i
suoi affari, giacch il signor Derville non se ne intende affatto di
commercio... No, non venite domani, perch non voglio farmi del
cattivo sangue. Il ballo della signora de Beausant ha luogo dopo
domani ed io voglio esser bella, riposata, e far onore al mio caro Eu-
genio! Andiamo dunque a vedere la sua camera .

In quel momento una carrozza si ferm nella rue Neuve Sainte-
Genevive e si ud nella scala la voce della signora de Restaud che
chiedeva a Silvia:

 Mio padre  in casa? .

Questa circostanza salv fortunatamente Eugenio, che meditava
gi di buttarsi sul letto e far finta di dormire.

 Ah, padre mio, vi hanno parlato di Anastasia?  disse Delfina
riconoscendo la voce della sorella:  sembra che anche nella sua fami-
glia succedano delle cose strane .

 Che cosa, dunque?  disse pap Goriot.  Ma questa sar la mia
fine, la mia povera testa non regger a una doppia disgrazia .

 Buongiorno, padre mio , disse la contessa entrando.  Ah, sei
qui, Delfina ? .

La signora de Restaud parve imbarazzata nell'incontrarvi la so
rella.
 Buongiorno, Nasia , disse la baronessa.  Trovi forse strana la
mia presenza qui? Vedo mio padre tutti i giorni, io! .

 Da quando ?  .

 Se tu ci venissi, lo sapresti .

 Non irritarmi, Delfina , disse la contessa con voce di pianto.
 Sono tanto disgraziata, sono rovinata, mio povero padre! rovinata
davvero, questa volta! .

 Che hai, Nasia?  esclam pap Goriot.  Raccontaci tutto, figlia
mia: tu impallidisci! Delfina, andiamo, aiutala, sii buona con lei, ti
vorr ancora pi bene, se  possibile! .

 Mia povera Nasia , disse la signora de Nucingen, aiutando la
sorella a sedersi,  racconta: tu vedi in noi le due sole persone che
ti vorranno sempre tanto bene, da poterti perdonare qualunque cosa.
Credi, gli affetti familiari sono i pi sicuri .

Ella le fece annusare dei sali e la contessa ritorn in se.

 Io ne morir!  disse pap Goriot.  Suvvia , soggiunse, attiz-
zando il povero fuoco di torba,  avvicinatevi tutt'e due; io ho freddo.
Ma che hai, Nasia, dimmi subito, tu mi uccidi... .

 Ebbene , disse la povera donna,  mio marito sa tutto. Pensate,
padre mio,  gi passato un p   di tempo, vi ricordate di quella cam-
biale di Massimo? Ebbene, non era la prima; ne avevo`gi pagate
molte; verso il principio di gennaio, il signor de Trailles mi sembrava
tanto preoccupato, non parlava; ma  cos facile leggere nel cuore di
chi ci ama, un nulla basta, poi si hanno dei presentimenti. Insomma,
egli non era mai stato cos affettuoso, cosi pieno di tenerezza, ed io
ero sempre pi felice. Povero Massimo! dentro di s egli mi dava il
suo ultimo addio, mi disse poi, perch voleva farsi saltare le cervella.
Ma io ho tanto insistito, tanto supplicato, sono rimasta due ore in
ginocchio davanti a lui, ed egli mi ha confessato che aveva un debito
di centomila franchi! Oh, pap, centomila franchi! Mi sentivo im-
pazzire: voi non le avevate, io avevo tutto divorato... .

 No , disse pap Goriot,  non avrei potuto racimolarli, a meno
di andarli a rubare. Ma ci sarei andato, Nasia, e ci andr! .

A queste parole pronunciate in tono lugubre, come il rantolo di
un moribondo, e in cui si sentiva tutta l'agonia del sentimento pa-
terno ridotto all'impotenza, le due sorelle ammutolirono. Quale egoi-
smo avrebbe potuto rimanere insensibile dinanzi a quel grido dispe-
rato che, simile a una pietra lanciata in un gorgo, ne rivelava tutta
la profondit?

Li ho trovati, vendendo ci che non mi apparteneva, padre
mio , disse la contessa scoppiando in lagrime.

Delfina si commosse e pianse, appoggiando il capo sulla spalla
della sorella.

 Allora  tutto vero!  le disse.

Anastasia chin il capo e la signora de Nucingen la prese fra le
braccia, la baci teneramente e stringendola al petto:

 Qui tu sarai sempre amata senza essere giudicata , le disse.

 Angeli miei , esclam pap Goriot con voce fioca,  perch il
vostro riavvicinamento  dovuto alla sventura? .

 Per salvare la vita di Massimo, per salvare tutta la mia felicit ,
riprese la contessa, incoraggiata da quelle manifestazioni di calda e
viva tenerezza,  ho portato da quell'usuraio che voi conoscete, un
uomo venuto dall'inferno, che nulla riesce a commuovere, quel signor
Golseck, i brillanti di famiglia che sono tanto cari e li ho venduti tutti. 
Venduti! capite? Cos ho salvato lui, ma io, io mi sono perduta. 
Restaud  venuto a sapere tutto .

 Da chi? Come? che io lo ammazzi!  grid pap Goriot.
 Ieri mi ha fatto chiamare in camera sua, ci sono andata. " Ana-
stasia ", mi ha detto con una voce... (oh, la sua voce  bastata a farmi
indovinare tutto), dove sono i vostri brillanti? ". " In camera mia ".
" No ", mi disse guardandomi fisso, " sono l sul mio canterano ".
E mi indic l'astuccio dei gioielli che aveva coperto col suo faz-
zoletto. " Sapete da dove vengono? " mi disse. Io sono caduta ai
suoi piedi. Ho pianto, gli ho chiesto di quale morte voleva farmi
morire .

 Tu hai detto questo?  esclam pap Goriot.  In nome di Dio,
colui che far del male ad una delle mie figliuole, mentre sono vivo
io, pu star sicuro che lo cuocer a fuoco lento. S, lo voglio tagliare
in tanti pezzi come... . Pap Goriot s'interruppe e le parole gli mo-
rirono in gola.

 Poi, mia cara, mi ha chiesto qualche cosa di pi difficile a farsi,
che morire. Il Cielo preservi ogni donna dall'ascoltare quello che ho
udito io! .

 Lo ammazzer quell'uomo , disse con calma pap Goriot.  Ma
egli non ha che una vita, e con me  in debito di due. E poi?  sog-
giunse guardando Anastasia.

 Ebbene , continu la contessa,  dopo un attimo di silenzio,
egli mi ha fissata e mi ha detto: " Anastasia, io metter una pietra
su quanto  avvenuto, e rimarremo insieme, perch abbiamo dei figli.
Non uccider il signor de Trailles, potrei fallire il colpo, e se volessi
disfarmi di lui in un altro modo, potrei avere a che fare colla giu-
stizia umana; ucciderlo nelle vostre braccia sarebbe un disonorare i
figli. Allora, per non veder perire n i vostri figli, n il loro padre,
n me, vi impongo due condizioni. Rispondetemi: Uno dei figli
 mio? ". Ho detto di s. " Quale? " mi ha domandato. " Ernesto,
il maggiore ". " Va bene ", egli disse. " Ora, giurate di obbedirmi
d'ora in poi in questa sola cosa che vi chiedo ". Ho giurato. " Voi
dovrete firmare la vendita dei vostri beni quando io ve lo chie-
der " .

Non firmare!  esclam pap Goriot,  non firmare mai una
cosa simile! Ah, ah, signor de Restaud, voi non sapete che cosa vuol
dire rendere felice una donna, e perch lei va a cercare la felicit dove
pu trovarla, voi la punite per la vostra sciocca impotenza?... Ma ci
sono io, alto l! e gli sbarrer la strada. St  tranquilla, Nasia, ah, egli
ci tiene al suo erede! Bene, bene, gli strapper suo figlio che, per-
dinci,  anche mio pronipote. Potr ben vederlo, quel marmocchio!
Lo porter al mio paese, ne avr cura, st  tranquilla. Dovr venire
ad un accomodamento, quel mostro, dicendogli: "A noi due! Se
vuoi riavere tuo figlio, restituisci a mia figlia i beni che le apparten-
gono e lasciala vivere in pace " .
Padre mio! .

 S, tuo padre. Ah, sono un vero padre io! Che quel bel tipo di
gran signore non maltratti la mia figliuola. Perbacco! non so davvero
che cosa ho nelle vene. Ho il sangue di una tigre, vorrei divorarli
quei due uomini! O figlie mie,  questa dunque la vostra vita? Ma
questa  la mia morte. Che cosa sar dunque di voi, quando io non
ci sar pi? I padri dovrebbero vivere finch vivono i loro figli. Mio
Dio, come vanno male le cose nel tuo mondo! Eppure, a quel che
si dice, anche tu hai un figlio, e dovresti impedirci di soffrire per i
nostri figli; ma che cosa dico, angeli cari, non  che ai vostri dolori
che io debbo la vostra presenza qui, e voi non mi fate conoscere che
le vostre lagrime. Eppure s, voi mi volete bene, lo vedo, venite,
venite pure a sfogarvi da me. Il mio cuore  cos grande che pu
sopportare tutto. S, per quanto voi possiate straziarlo, i suoi bran-
delli saranno ancora dei cuori di padre. Vorrei potervi togliere le
vostre angoscie e soffrire per voi. Ah, quando eravate piccine, come
eravate felici! .

 Non abbiamo avuto che quegli anni di felicit , disse Delfina.
 Dove sono andati i bei tempi in cui ruzzolavamo gi dai sacchi,
nel grande granaio? .

 Padre mio, c' dell'altro!  disse Anastasia all'orecchio di Go-
riot, che trasal.  I brillanti non sono stati venduti per centomila
franchi, e Massimo si trova colle spalle al muro. Ci rimangono ancora
da pagare dodicimila franchi. Egli mi ha promesso di metter giudizio,
e di non giocare pi. Non mi resta al mondo che il suo amore, e l'ho
pagato troppo caro per non morirne, se lo perdessi. Gli ho sacrificato
denaro, onore, pace, figlioli, tutto. Oh, fate almeno che Massimo sia
libero, onorato, che possa rimanere al mondo, dove sapr farsi una
posizione. Ora egli non mi deve che la felicit, e abbiamo dei figli che
saranno senza beni di fortuna. Sarebbe tutto perduto, se sar man-
dato a Santa Pelagia .

 Io non li ho, Nasia, non ho pi niente, pi niente!  la fine del
mondo! Oh, il mondo sta certo per crollare! Andatevene, mettetevi
al sicuro prima che sia troppo tardi! Oh, ho ancora le mie fibbie d'ar-
gento, sei posate, le prime che ho avuto in vita mia. Poi non ho pi
che dodicimila franchi di rendita vitalizia... .

 E che cosa ne avete fatto delle vostre rendite perpetue? .

 Le ho vendute, riservandomi questa misera entrata per far
fronte alle mie necessit. Mi occorrevano dodicimila franchi per ar-
redare un appartamentino a Fifina .

In casa tua, Delfina?  chiese la signora de Restaud alla sorella.
 Che importa?  rispose pap Goriot.  Il fatto  che i dodicimila
franchi non ci sono pi n.

 Indovino , disse la contessa.   per il signor de Rastignac. Ah,
mia povera Delfina, frmati, se sei ancora in tempo. Guarda a che
cosa mi sono ridotta io! .

 Mia cara, il signor de Rastignac  un giovanotto incapace di
rovinare la sua amante .

 Grazie, Delfina... Nella crisi che attraverso, mi aspettavo di
meglio da te, ma del resto, tu non mi hai mai voluto bene .

 S che ti vuol bene, Nasia!  esclam pap Goriot.  Me lo
diceva poco fa; parlavamo di te, ed ella sosteneva che tu sei bella,
mentre lei non  che graziosa .

 Lei!  ripet la contessa,  lei ha una bellezza fredda .

o Quand'anche cos fosse , disse Delfina arrossendo,  come ti
sei comportata tu con me? Mi hai rinnegata, mi hai fatto chiudere in
faccia la porta di tutte le case in cui desideravo esser ricevuta, in-
somma, non hai lasciato sfuggire la minima occasione per procurarmi
un dispiacere. E io sono forse venuta, come hai fatto tu, a spillare
tutto il suo denaro, a mille franchi per volta, a questo povero padre,
e a ridurlo nello stato in cui si trova? Questa  opera tua, sorella mia.
Io ho cercato di vedere mio padre il pi possibile, non l'ho mai messo
alla porta, per poi venire a leccargli le mani quando avevo bisogno
di lui. Io non sapevo neppure che avesse speso quei dodicimila fran-
chi per me. Ho la mia dignit, io, lo sai. D'altronde quando pap mi
ha fatto dei regali, non sono mai stata io a chiederglieli .

 Tu sei stata pi fortunata di me: il signor de Marsay era ricco,
e tu ne sai qualche cosa. Sei stata sempre spregevole come lo  il
denaro. Addio, io non ho pi sorella, n... .
Taci, Nasia!  grid pap Goriot.

 Soltanto una sorella come te pu ripetere cose che nessuno crede,
sei un mostro!  le disse Delfina.
 Figlie mie, figlie mie, tacete, o io mi uccido davanti ai vostri
occhi .

 Via, Nasia, ti perdono , continu la signora de Nucingen,
 perch sei infelice, ma io sono migliore di te. Dirmi una cosa simile
proprio nel momento in cui mi sentivo capace di qualunque cosa pur
di aiutarti, di entrare persino nella camera di mio marito, cosa che
non farei n per me n per...  un atto degno di tutto quello che hai
fatto di male contro di me in questi nove anni .

 Figlie mie, figlie mie, abbracciatevi!  disse pap Goriot.  Siete
due angeli .

 No, lasciatemi!  grid la contessa, che Goriot aveva presa per
un braccio, svincolandosi da lui.  Ella ha meno piet di me di quello
che non ne abbia mio marito. Non si direbbe forse a sentirla, che 
uno specchio di virt? .

 Preferisco ancora meglio far credere che devo del denaro al
signor de Marsay, che confessare che il signor de Trailles mi costa pi
di duecentomila franchi, rispose la signora de Nucingen.

 Delfina!  esclam la contessa, facendo un passo verso di lei.

 Io ti dico la verit, mentre tu mi accusi falsamente , replic
freddamente la baronessa.
 Delfina, sei una... .

Pap Goriot si slanci per trattenere la contessa e le imped di
parlare coprendole la bocca con la mano.

 Mio Dio, padre mio, che cosa avete toccato stamattina?  gli
disse Anastasia.

 Ebbene, s, ho torto , disse il povero padre, pulendosi le mani
nei pantaloni,  ma non sapevo che sareste venute, c stavo sgom-
brando ia mia camera .

Era felice di essersi attirato un rimprovero che stornava su di lui
la collera della figlia.

 Ah , soggiunse, rimettendosi a sedere, mi avete spezzato il
cuore. Io mi sento morire, figlie mie! Mi sento bruciare il cervello
come se avessi dentro il fuoco. Siate buone, vogliatevi bene! Finirete
per farmi morire. Delfina, Nasia, andiamo, avevate ragione e torto
tutte e due. Suvvia, Dedel , soggiunse, volgendo alla baronessa gli
occhi pieni di lacrime,  se le occorrono dodicimila franchi, cerchiamo
di trovarli. Non guardatevi cos (egli si inginocchi davanti a Del-
fina). Chiedile perdono per farmi piacere , le disse all'orecchio,  lei
 la pi infelice, andiamo! .

 Mia povera Nasia , disse Delfina, spaventata dalla selvaggia e
folle espressione di dolore che si era dipinta sul volto di suo padre,
a ho avuto torto, abbracciami... .

 Ah, mi mettete un balsamo sul cuore , esclam pap Goriot.
Ma dove trovare dodicimila franchi? Se mi offrissi come avven-
tizio? .

Oh, no, no, padre mio!  dissero le due figlie, attorniandolo
affettuosamente.

 Dio vi ricompenser di questo pensiero, poich la nostra vita non
basterebbe! Non  vero, Nasia?  soggiunse Delfina.  E poi, povero
padre mio, sarebbe come una goccia nel mare , osserv la contessa.

 Ma non si pu proprio far nulla col proprio sangue?  esclam
il vecchio disperato.  Sono pronto a darmi anima e corpo a colui che
I ti salver, Nasia, anche ad uccidere un uomo per lui. Far come
V autrin, andr in galera! Io... .

A questo punto tacque come fulminato.

 Non posso pi far nulla!  disse strappandosi i capelli.  Se sa-
pessi dove andare a rubare; ma  difficile trovare un bel colpo da fare.
E poi mi occorrerebbe gente e tempo per svaligiare una banca. 
inutile, devo morire, non mi resta altro da fare, non sono pi buono
a nulla, non sono pi padre, no! Mia figlia ha bisogno di me, e io,
miserabile, non ho pi niente da darle. Ah, ti sei fatto delle rendite
vitalizie, miserabile vecchio, e avevi delle figlie! Ma le ami dunque
abbastanza! Crepa, crepa come un cane, che non sei altro! anzi, sono
meno di un cane, un cane non agirebbe cos! Oh, la mia povera
testa... come brucia! .

 Ma, pap , esclamarono le due giovani donne, circondandolo
per impedirgli di battere la testa contro il muro,  siate ragionevole,
dunque .

Egli singhiozzava. Eugenio, spaventato, prese la cambiale che
aveva firmato a Vautrin, e il cui bollo consentiva una somma pi
forte, ne corresse la cifra, ne fece una cambiale regolare di dodici-
mila franchi a nome di Goriot, ed entr.

 Ecco tutto il vostro denaro, signora , disse offrendole la cam-
biale.  Dormivo, e la vostra conversazione mi ha svegliato, cos ho
potuto sapere di quanto sono debitore al signor Goriot. Eccovi la
cambiale che voi potrete scontare, ed io la pagher puntualmente .

La contessa, immobile, teneva in mano il biglietto.

 Delfina , ella disse, pallida e tremante di collera, di paura, di
rabbia,  ti perdonavo tutto, Dio mi  testimone, ma questo  troppo!
Come! Il signore era di l, tu lo sapevi, e hai avuto la bassezza di
vendicarti, lasciando che io svelassi i miei segreti, la mia vita, quella
dei miei figli, la mia vergogna, il mio onore! V , tu non sei pi nulla
per me, ti odio, ti far tutto il male possibile... io...  La collera le
tronc la parola in gola.

 Ma  mio figlio, il nostro figliolo, tuo fratello, il suo salvatore! 
gridava pap Goriot.  Abbraccialo, Nasia, guarda, io l'abbraccio! 
continu, stringendo a s, quasi con violenza, Eugenio: O figlio
mio, sar pi che un padre per te, voglio essere la tua famiglia, vorrei
essere un Dio, per buttare l'universo intero ai tuoi piedi. Ma abbrac-
cialo dunque, Nasia, egli non  un uomo,  un angelo, un vero
angelo! .

 Lasciatela, padre mio, ella in questo momento  pazza , disse
Delfina.

 Pazza! pazza! e tu, che cosa sei?  chiese la signora de Restaud.

 Figlie mie, sento che muoio se continuate cos , esclam il
vecchio, cadendo sul letto come se un proiettile l'avesse colpito in
pieno petto.  Mi fanno morire!  disse fra s.

La contessa guard Eugenio, che era rimasto immobile, sbalordito
dalla violenza di quella scena.

Signore?... ella gli disse interrogandolo col gesto, colla voce
e collo sguardo, senza occuparsi di suo padre, a cui Delfina aveva
slacciato in fretta il panciotto.

 Signora, io pagher e tacer , rispose, senza aspettare che ella
terminasse la domanda.

 Hai ucciso nostro padre, Nasia!  disse Delfina, indicando il
vecchio svenuto alla sorella, che usc precipitosamente.

Le perdno di cuore , disse il buon uomo aprendo gli occhi,
 la sua situazione  sp ventosa, e sconvolgerebbe una testa anche pi
solida della sua. Vai a consolare Nasia, sii buona con lei, promettilo
al tuo povero pap che sta per morire , mormorava a Delfina strin-
gendole la mano.

Ma che avete?  ella disse tutta spaventata.

 Nulla, nulla , rispose il padre,  passer, sento come se qualcosa
mi stringesse la fronte, un'emicrania forse... Povera Nasia, che avve-
nire ha dinnanzi a s! .
In quel momento la contessa entr di nuovo e si butt ai piedi di
suo padre.

 Perdno!  ella esclam.

 Alzati!  disse pap Goriot,  adesso mi fai ancora pi male .

 Signore , disse la contessa a Rastignac, cogli occhi bagnati di
lagrime,  il dolore mi ha resa ingiusta. Sarete davvero un fratello per
me?  soggiunse offrendogli la mano.

 Nasia , le disse Delfina stringendola a s,  mia piccola Nasia,
dimentichiamo ogni cosa .

 No , ella disse,  me ne ricorder sempre, io! .

 Angeli miei, esclam pap Goriot. Voi mi togliete il velo
che si era steso davanti ai miei occhi, e la vostra voce mi fa rivivere.
Su, abbracciatevi un'altra volta. Ebbene, Nasia, quella cambiale po-
tr salvarti ? .

 Lo spero; sentite, pap, volete apporvi la vostra firma? .

 Guarda che bestia, l'ho dimenticato. Ma mi sentivo tanto male,
Nasia, non volermene! Mandami subito a dire se hai potuto liberarti
da ogni preoccupazione. No, verr io, ma no, non verr, non posso
pi vedere tuo marito, lo ucciderei con un colpo solo. Quanto all'alie-
nazione dei tuoi beni, ci penser io. V  presto, figlia mia, e procura
che Massimo metta giudizio .

Eugenio rimase sbalordito.

 La povera Anastasia  sempre stata violenta , disse la signora
do Nucingen,  ma per ha buon cuore .

  ritornata per la firma della cambiale , disse Eugenio sottovoce
a Delfina.

 Lo credete? .

 Vorrei non crederlo, ma diffidate di lei!  egli rispose, alzando gli
occhi, come per confidare a Dio dei pensieri che non osava esprimere.

 S,  sempre stata un p   commediante, e il mio povero padre
si lascia abbindolare dalle sue moine .

 Come state, mio buon pap Goriot?  chiese Rastignac al vec-
chio.

Voglio dormire, rispose.

Eugenio aiut Goriot a coricarsi, poi, quando il buon uomo si fu
addormentato, tenendo fra le sue la mano di Delfina, questa si allon-
tan dal letto.

 Ci vedremo questa sera , ella disse a Eugenio,  cos mi dirai
come sta. Domani, signore, sloggerete da qui. E ora andiamo a
vedere la vostra camera. Oh, che orrore!  disse entrandovi.  Ma
eravate sistemato peggio di mio padre, Eugenio! Eugenio, ti sei com-
portato bene e ti amer ancora di pi, se fosse possibile, ma, ragazzo
mio, se volete far fortuna, non bisogna buttare cos dalla finestra delle
dozzine di biglietti da mille. Il conte de Trailles  un giocatore, e mia
sorella non lo vuol capire: egli sarebbe andato a cercarsi i dodicimila
franchi l, dove sa perdere o vincere dei mucchi d'oro .

Un gemito li fece ritornare nella camera di Goriot, che pareva
addormentato, ma quando i due amanti si avvicinarono, udirono que-
ste parole:

 Esse non sono felici! .

Sia che dormisse o fosse sveglio, l' accento di questa frase colp
cos vivamente il cuore di sua figlia, ch'ella si avvicin al lettuccio su
cui giaceva suo padre e lo baci sulla fronte. Egli apr gli occhi, di-
cendo:
Delfina! .

Ebbene, come ti senti?  gli chiese.

 Bene , egli disse,  non preoccuparti, a momenti uscir di casa.
Andate, andate, figlioli, e siate felici  .Eugenio accompagn Delfina
fino a casa, ma preoccupato per lo stato in cui aveva lasciato Goriot,
rifiut di cenare con lei e ritorn alla pensione Vauquer. Trov pap
Goriot in piedi e pronto per andare a tavola. Bianchon s'era seduto in
modo da poter osservare bene la faccia del pastaio. Quando lo vide
prendere il suo pezzo di pane e annusarlo per sapere di che farina
fosse fatto, lo studente, avendo notato in quel movimento un'assenza
completa di ci che si potrebbe definire la coscienza dei propri atti,
fece un gesto sconsolato.

 Vieni un p   vicino a me, signor interno dell'ospedale Cochin ,
disse Eugenio.

Bianchon cambi posto tanto pi volentieri, in quanto poteva
cos essere pi vicino al vecchio pensionante.

 Che ha ?  chiese Rastignac.

 Se non mi sbaglio,  spacciato. Deve essere accaduto in lui
qualche cosa di strano, mi sembra che sia minacciato di una prossima
apoplessia sierosa. Bench la parte inferiore della faccia sia abbastanza
calma, i lineamenti superiori del viso si contraggono verso la fronte,
senza che se ne renda conto, vedi? Inoltre gli occhi sono in quello
stato speciale che denota come il siero abbia invaso il cervello. Non
si direbbe che sono pieni di una polvere finissima? Domani mattina
te ne sapr dire di pi .

 Non c' qualche cura? .

Nessuna. Si potrebbe forse ritardargli la morte, se si trovasse
il mezzo di provocare una reazione alle estremit, alle gambe, ma,
se domani sera i sintomi non cessano, il pover'uomo  perduto. Non
sai quale avvenimento pu aver provocato questa malattia? Egli deve
aver ricevuto un colpo terribile, sotto cui il suo morale ha ceduto .

 S , disse Rastignac, rammentandosi come le due figlie aves-
sero colpito senza piet il cuore del loro padre.

 Almeno , diceva fra s Eugenio,  Delfina vuol bene a suo
padre, lei ! .

La sera al teatro des Italiens Rastignac parl con molti ri-
guardi alla signora de Nucingen, per non allarmarla troppo.

 Non abbiate preoccupazioni , ella rispose alle prime parole di
Eugenio,  mio padre  robusto. Soltanto, stamane si  un p   agitato
per colpa nostra. Sono in gioco le nostre sostanze, vi rendete conto
dell'importanza di questa situazione? Non potrei pi vivere, se non
fosse per il vostro affetto che mi rende insensibile a ci che una volta
avrei considerato un'angoscia mortale. Oggi per me non esiste che
un solo timore, quello di perdere l'amore che mi ha fatto sentire la
gioia di vivere. All'infuori di questo sentimento, tutto mi  indiffe-
rente e pi nulla al mondo mi interessa. Voi siete tutto per me, e
gioisco della fortuna di essere ricca, per meglio piacervi. Io sono, con
mia vergogna, plU amante che figlia. Perch? Non lo so. Tutta la
mia vita  riposta in voi; mio padre mi ha dato un cuore, ma voi
l'aiete fatto palpitare. Il mondo intero pu biasimarmi, ma che cosa
m'impcrta se voi, non avendo il diritto di condannarmi, mi assolvete
da colpe, verso le quali sono trascinata da un irresistibile sentimento?
Mi credete forse una figlia snaturata ? Oh, no,  impossibile non
amare un padre cos buono come il nostro. Ma come avrei potuto
impedirgli di vedere le naturali conseguenze dei nostri disgraziati
matrimoni? D'altronde, perch egli li ha permessi? Non toccava forse
a lui di riflettere in vece nostra? Oggi soffre come noi, lo so, ma che
cosa possiamo farci? Consolarlo! Non potremmo dargli nessun con-
forto. La nostra rassegnazione lo addolorava pi del male che gli
farebbero i nostri rimproveri e i nostri piagnistei. Ci sono delle
situazioni nella vita in cui sembra che tutto si converta in ama-
rezza .
Eugenio rimase in silenzio, commosso da quell'ingenua espres-
sione di un sentimento cos sincero. Se le parigine sono spesso false,
piene di vanit, egoiste, frivole e fredde,  certo per che, quando
amano veramente, esse sacrificano alle loro passioni molto pi senti-
mento delle altre donne; esse si elevano al di sopra di tutte le loro
meschinit e diventano sublimi.

Eugenio poi, rimase colpito dallo spirito profondo ed assennato
che la donna dimostra nel giudicare i sentimenti pi naturali, quando
un affetto esclusivo le separa da essi e, in certo qual modo, le di-
stanzia. La signora de Nucingen parve contrariata del silenzio di
Eugenio.

 A che cosa pensate dunque?  gli chiese.

 Ripenso ancora a quello che mi avete detto: finora ho creduto
di amarvi pi di quanto mi amaste voi .

Ella sorrise, ma si irrigid di fronte alla gioia che provava, affin-
ch la conversazione rimanesse entro i limiti imposti dalle conve-
nienze. Ella non aveva mai udito fino allora le espressioni appassionate
di un amore giovane e sincero, e sarebbero bastate poche parole an-
cora per impedirle di controllarsi pi a lungo.

 Eugenio , ella disse per cambiare argomento,  non sapete dun-
que che cosa succede? Tutta Parigi domani si dar convegno dalla
signora de Beausant. I Rochefide e il marchese d'Ajuda si sono messi
d'accordo perch non trapelasse nulla, ma il re domani firma il con-
tratto di matrimonio, e la vostra povera cugina non ne sa ancora
nulla. Non potr fare a meno di dare il suo ricevimento e il marchese
non interverr al ballo .

 E la gente ride di una simile infamia e ci sguazza! Non sapete
dunque che la signora de Beausant ne morr? .

Oh, no, disse sorridendo Delfina, voi non conoscete quel
genere di donne; ma tutta Parigi sar da lei, e ci sar anch'io, e
questa soddisfazione la devo proprio a voi .

 Ma , disse Rastignac,  non sar uno di quei ridicoli pettego-
lezzi che si mettono sovente in giro a Parigi? .

 Domani sapremo la verit .

Eugenio non ritorn a casa Vauquer, non potendo decidersi a
rinunciare alla gioia di godere del suo nuovo appartamento. Siccome
la sera prima egli aveva dovuto lasciare Delfina alla una di notte, cos
Delfina quella sera lasci lui verso le due per ritornarsene a casa. Egli
dorm fino a tardi il giorno dopo, e aspett la signora de Nucingen
che, verso mezzogiorno, venne a far colazione da lui. I giovani sono
cos avidi di queste piccole gioie, ch'egli aveva quasi dimenticato
pap Goriot. Fu per lui come una continua festa abituarsi a tutte
quelle cose eleganti che ormai gli appartenevano. La signora de Nu-
cingen gli era vicina, e la sua presenza dava a tutto una nuova attrat-
tiva. Tuttavia, verso le quattro del pomeriggio, i due amanti si
ricordarono di pap Goriot, pensando alla felicit che egli si ripro-
metteva di andare ad abitare in quella casa. Eugenio osserv che
sarebbe stato necessario farvi trasportare subito il buon uomo, nel
caso che si fosse ammalato, e lasci Delfina per correre alla casa
Vauquer, ma a tavola non c'era n pap Goriot, n Bianchon.

 Dunque , gli disse il pittore,  pare che pap Goriot sia spac-
ciato. Bianchon  di sopra con lui; il buon uomo ha avuto stamane
la visita d'una delle sue figlie, la contessa de Restaud, poi ha voluto
uscire, e il male ha peggiorato. La societ verr privata di uno dei
suoi pi begli ornamenti .

Rastignac si slanci su per le scale.

 Eh, signor Eugenio! .

 Signor Eugenio, la signora vi chiama!  grid Silvia.

 Signore , disse la vedova,  il signor Goriot e voi, dovevate slog-
giare il 15 febbraio: sono ormai passati tre giorni dal 15 febbraio,
siamo al 18, e bisogner che mi paghiate un mese per voi e per lui;
se per vi fate garante anche per pap Goriot, mi basta la vostra
parola .

 Perch? Non vi fidate di lui? .

 Fidarmi! Se il buon uomo morisse senza aver ripreso coscienza,
le figlie non mi darebbero nemmeno un centesimo, e tutti i suoi spo-
gli non valgono nemmeno dieci franchi. Stamane egli ha portato via,
non so perch, le sue ultime posate, ed era azzimato come un gio-
vanotto. Dio mi perdoni, ma credo persino che si fosse dato del ros-
setto, tanto sembrava ringiovanito! .

 Rispondo io di tutto , disse Eugenio, con un brivido di spavento
e col presagio di una catastrofe.

Sal in camera di pap Goriot; egli giaceva sul letto, e Bianchon
era presso di lui.

 Buongiorno, pap , gli disse Eugenio.

Il buon uomo gli sorrise dolcemente, e rispose volgendo verso di
lui due occhi vitrei.

Come sta mia figlia? .
Bene, e voi? .

 Non c' male .

 Non stancarlo , disse Bianchon, trascinando Eugenio in un
angolo della camera.

 E cos?  gli disse Rastignac.

 Solo un miracolo pu salvarlo.  sopraggiunta la congestione
sierosa che temevo, e gli ho messo i senapismi; dato che, per fortuua,
li sente, vuol dire che agiscono .
Lo si pu trasportare? .

  impossibile; bisogna lasciarlo tranquillo e risparmiargli ogni
movimento e ogni emozione .

Mio caro Bianchon , disse Eugenio,  lo cureremo noi due .
Ho gi fatto chiamare il medico primario del mio ospedale .

 E allora ?  .

Domani sera potr dirci qualche cosa di preciso: mi ha pro-
messo di venire quando ha finito le sue visite. Disgraziatamente que-
sto benedetto uomo stamane ha commesso un'imprudenza di cui
non vuol dire le ragioni;  testardo come un mulo; quando gli parlo,
fa finta di non sentire, e dorme per non dovermi rispondere, oppure,
se ha gli occhi aperti, comincia a lamentarsi.  uscito al mattino pre-
sto, ha girato a piedi per Parigi, non si sa dove, ha portato via tutto
quello che aveva di valore,  andato a fare qualche maledetto affare,
in cui ha esaurito tutte le sue forze. E venuta qui una delle sue figlie .

La contessa? disse Eugenio. Una bruna, alta, dagli occhi
vivaci, piedi piccoli e corporatura snella? .

 Esattamente .

 Lasciami un momento solo con lui , disse Rastignac,  gli far
confessare tutto, a me lo dir certamente .

 Io intanto vado a pranzare. Soltanto, procura che non si agiti
troppo, perch qualche speranza l'abbiamo ancora .

 Stai tranquillo .

 Come si divertiranno domani!  disse pap Goriot a Eugenio,
quando rimasero soli.  Vanno a un gran ballo .

 Che avete fatto stamane, pap, perch stasera vi sentiate cos
male da essere costretto a rimanere a letto? .

Niente .

 venuta Anastasia? chiese Rastignac.
 S , rispose pap Goriot.             
Via, non nascondetemi nulla: che cosa vi ha ancora chiesto? .

 Ah , disse egli raccogliendo tutte le sue forze per parlare,  era
cos infelice, sapete, figliolo mio! Nasia non ha pi un centesimo
dopo quella storia dei brillanti, e aveva ordinato, per questo ballo, un
abito lam d'oro che deve starle d'incanto. La sua sarta, una mal-
vagia donna, non ha voluto farle credito, e la sua cameriera ha pagato
mille franchi di acconto per l'abito. Povera Nasia, esser ridotta a
questo punto! mi sono sentito straziare il cuore; inoltre poi la came-
riera, vedendo che Restaud non ha pi fiducia in Nasia, ha avuto
paura di perdere il suo denaro, e si  messa d'accordo con la sarta di
non consegnarle l'abito, se non le sono restituiti i mille franchi. Il
ballo  domani, il vestito  pronto, e Nasia  disperata. Mi ha chiesto
in prestito le mie posate per andarle a impegnare. Suo marito vuole
ch'ella vada al ballo, per far vedere a tutta Parigi i brillanti che si
crede siano stati venduti da lei; pu forse dire a quel mostro: " Io ho
un debito di mille franchi, pagateli? ". No certo, l'ho ben capito, io!
Sua sorella Delfina andr alla festa con un abito splendido, e Ana-
stasia non deve essere da meno della sorella minore. E poi ha pianto
tanto, povera figlia mia! Rimasi cos mortificato ieri di non aver
avuto quei dodicimila franchi, che avrei dato volentieri il resto della
mia vita per riparare al mio torto. Vedete, ho avuto la forza di sop-
portare tutto, ma la mia estrema mancanza di denaro mi ha dato uno
schianto al cuore. E allora, senza por tempo in mezzo, mi sono rab-
berciato, mi sono agghindato, e sono andato a vendere per seicento
franchi le posate e le fibbie, poi ho impegnato per un anno la mia
cartella di rendita vitalizia da pap Gobseck che mi ha dato quattro-
cento franchi pagati in una volta sola. Bah! manger pane solo! Mi
bastava quand'ero giovane, mi baster anche ora. Ma almeno la mia
Nasia, passer una bella serata, e sar brillante. Ho qua, sotto il ca-
pezzale, il biglietto da mille franchi; mi rianima il pensiero di aver
qui sotto la testa ci che procurer tanta gioia alla mia povera Nasia;
cos potr mettere alla porta quella perfida Vittoria; si  mai visto
dei domestici che non hanno fiducia nei propri padroni? Domani
star di nuovo bene; Nasia viene alle dieci, e non voglio che esse mi
credano malato, altrimenti non andrebbero al ballo, per potermi cu-
rare. Nasia domani mi abbraccer come se fossi un suo figliuolo, e
le sue carezze mi guariranno. Del resto, non avrei speso mille franchi
dal farmacista? Preferisco darle al mio " Gurit-Tout", alla mia Na-
sia. Almeno la consoler della sua pena, e questo mi assolve dal torto
di essermi fatto un vitalizio. Ella si trova in fondo all'abisso e io, io
non sono pi abbastanza forte per poterla salvare. Oh, voglio rimet-
termi in commercio, andr a Odessa a comprare del grano, perch
l costa tre volte meno del nostro. Se l'importazione dei cereali in
natura  proibita, quella brava gente che fa le leggi, non ha pensato
a proibire le fabbricazioni di cui i cereali sono la materia prima. Eh,
eh, l'ho scoperto io stamattina! Ci sono dei bel colpi da fare nel campo
degli amidacei .
pazzo , pens Eugenio osservando il vecchio.

 Via, state tranquillo, non parlate... .

Eugenio non scese per pranzare, che quando risal Bianchon. Essi
passarono poi tutta la notte a vegliare il malato, dandosi il turno,
l'uno intento a leggere libri di medicina, l'altro a scrivere alla madre
e alle sorelle. Il giorno dopo, i sintomi che si dichiararono nel malato
furono, secondo Bianchon, di buon augurio; ma furono necessarie
delle cure continue di cui erano capaci solo i due studenti, e di cui
non  possibile fare la descrizione, senza compromettere la pudibonda
fraseologia dell'epoca. Le sanguisughe applicate al misero corpo del
buon uomo, furono accompagnate da cataplasmi, da pediluvi, da
tutti quei procedimenti che la medicina richiedeva, e per i quali
erano del resto necessarie la forza e la buona volont dei due
giovani.

La signora de Restaud non si fece vedere, c mand a prendere il
denaro da un fattorino.

 Credevo che venisse di persona, ma  meglio cos, altrimenti si
sarebbe preoccupata , disse il padre, che sembrava contento di questa
circostanza.

Alle sette di sera, Teresa venne a portare a Eugenio una lettera
di Delfina:

 Che accade, amico mio? Da cos poco tempo amata, sarei gi tra-
scurata? Colle vostre confidenze fatte a cuore aperto, mi avete fatto cono-
scere un'anima troppo bella, perch non apparleniate al numero di coloro
che rimangono sempre fedeli, apprezzando tutte le sfumature del senti-
mento. Come avete detto, ascoltando la preghiera del Mos: " Per gli uni
 la medesima nota che si ripete, per gli altri  l'infinito della musica .
Ricordatevi che vi aspetto stassera, per andare al ballo della signora de
Beausant. Da fonte sicura ho saputo che il contratto del signor d'Ajuda
 stato firmato a Corte stamane, e la povera viscontessa, non l'ha saputo
che oggi alle due. Tutta Parigi si recher da lei, come la folla accorre in
piazza della Grve, per assistere all'esecuzione di un condannato a morte.
Non  una cosa vergognosa che vadano tutti per vedere se questa donna
riuscir a nascondere il suo dolore e se sapr morire con dignit? Io non
ci andrei di certo, amico mio, se fossi gi stata altre volte in casa sua,
ma  prevedibile che ella ormai non ricever pi, e allora tutti gli sforzi
fatti da me sino ad oggi, sarebbero stati inutili. La mia situazione  assai
differente da quella delle altre. Del resto, ci vado anche per voi; vi
aspetto, e se non siete da me fra due ore, non so se potr perdonarvi que.
sta vilt .

Rastignac prese la penna e rispose:

 Aspetto un medico per sapere se vostro padre riuscir a sopravvivere;
egli  moribondo. Verr a portarvi la sentenza, e temo che sia una sen-
tenza di morte. Vedrete voi se sar il caso di andare al ballo. Molte
affettuosit .

Il medico giunse alle otto e mezzo e, pur non pronunciandosi fa-
vorevolmente, non ebbe l'impressione che la morte dovesse essere
imminente. Egli presag dei mglioramenti e dei peggioramenti alter-
nati, da cui sarebbe dipesa la vita e la ragione del buon uomo.

 Sarebbe meglio che morisse subito , fu l'ultima parola del
medico.

Eugenio affid pap Goriot alle cure di Bianchon, e se ne and
a portare alla signora de Nucingen le tristi notizie che, nel suo spirito
ancora imbevuto dei doveri farniliari, avrebbero dovuto interrompere
ogni divertimento.

 Ditele che si diverta lo Stesso , gli grid pap Goriot, che sem-
brava assopito, ma che si drizz a sedere sul letto, nel momento in
cui Rastignac usc.

Il giovanotto si present a Delfina, coll'animo addolorato, e fu
stupito di trovarla gi tutta agghindata da capo a piedi; non le man-
cava che infilarsi l'abito da ballo.

Ma, a somiglianza delle pennellate con cui i pittori rifiniscono
i loro quadri, gli ultimi ritocclli richiedevano pi tempo che non ne
richiedesse il fondo stesso della tela.

Ma come, non siete pmnto per il ballo? o ella disse.
Ma signora, vostro padre... .

 Ancora mio padre!  ella interruppe.  Ma non vorrete inse-
gnarmi i miei doveri verso rnio padre. Conosco mio padre da molto
tempo, e non voglio sentire una parola di pi, Eugenio; non vi dar
ascolto che quando vi sarete vestito. Teresa vi ha preparato tutto a
casa vostra, la mia carrozza  pronta, prendetela, andate e tornate.
Parleremo di mio padre mentre andremo al ballo; dobbiamo partire
presto, perch, se siamo presi in mezzo alla fila delle carrozze, po-
tremo essere contenti se riusciremo a fare il nostro ingresso al ballo
verso le undici.

 Signora... .

Basta, andatevene! ella disse, correndo nel boudoir a pren-
dersi una collana.

 Ma andate dunque, signor Eugenio! volete far arrabbiare la
signora?  disse Teresa, sospingendo il giovanotto, sconvolto da quel-
l'elegante parricidio.

Egli and a vestirsi, facendo le pi tristi, le pi scoraggianti
riflessioni: vedeva il mondo come un mare sconfinato di fango, nel
quale un uomo sprofondava fino al collo, se faceva tanto di immer-
gervi il piede.

 Non vi si commettono che volgari delitti , disse fra s.  Vau-
trin  assai pi grande .

Eugenio aveva conosciuto le tre grandi espressioni della societ:
l'obbedienza, la lotta e la rivolta; la famiglia, il mondo, e Vautrin.
E non osava prendere posizione! l'Obbedienza era noiosa, la Rivolta
impossibile, la Lotta incerta. Il suo pensiro lo riport in seno alla
sua famiglia; si ramment le pure emozioni di quella vita tranquilla,
e i giorni trascorsi in mezzo a quegli esseri da cui era adorato. Uni-
formandosi alle leggi naturali del focolare domestico, quelle care
creature vi trovavano una felicit completa, ininterrotta e senza af-
fanni. Malgrado i suoi buoni pensieri, egli non ebbe il coraggio di
professare a Delfina la fede delle anime pure, obbligandola alla virt,
in nome dell'amore. La sua educaz;one appena incominciata, aveva
ormai dato i suoi frutti; egli amava gi egoisticamente. Il suo discer-
nimento gli aveva permesso di conoscere la natura del cuore di Delfina,
egli sentiva che sarebbe stata capace di camminare sul corpo di suo
padre, pur di andare a quel ballo, e non aveva n la forza di fare la
parte del moralista, n il coraggio di disgustarla, n la forza di volont
di lasciarla.

 Ella non mi perdonerebbe mai di aver avuto ragione su di lei
in questa circostanza , disse fra s.

Poi riand colla mente alle parole dei medici; cerc di pensare
che pap Goriot non era cos grave com'egli credeva, insomma, ac-
cumul una sequela di vili ragionamenti per poter giustificare la
condotta di Delfina: ella non si rendeva conto dello stato in cui si
trovava suo padre, il buon uomo stesso l'avrebbe rimandata al ballo
se ella fosse andata a trovarlo. Sovente la legge sociale, implacabile
nelle sue formule, condanna l dove la colpa apparente  giustificata
dai numerosi turbamenti, prodotti dalla differenza di caratteri in
seno alle famiglie, dalla diversit degli interessi e delle circostanze.

Eugenio cercava di ingannare se stesso, ed era pronto a fare alla
sua amante il sacrificio della propria coscienza. Da due giorni tutto
era cambiato nella sua vita: la donna l'aveva sconvolta coi suoi ca-
pricci; aveva cancellato in lui le immagini della famiglia, aveva
accaparrato tutto a suo vantaggio. Rastignac e Delfina si erano in-
contrati nelle circostanze pi propizie a far s che uno godesse dell'al
tro nella pi ardente dedizione. La loro passione, amorevolmente
coltivata, era stata alimentata da ci che comunemente la uccide, il
possesso. Diventando l'amante di quella donna, Eugenio si rese conto
di non averla fin'allora che desiderata, non l'am veramente che dopo
averla fatta sua: l'amore non  forse che la gratitudine del piacere?
Fosse ella infame o sublime, egli adorava quella donna per le volutt
che le aveva offerte in dono, e per tutte quelle che da lei aveva rice-
vuto, mentre Delfina amava Rastignac, come Tantalo avrebbe amato
l'angelo che fosse sceso a saziare la sua fame, o a spegnere la sete
della sua gola riarsa.

 Ebbene, come sta mio padre?  gli disse la signora de Nucingen,
quando egli ritorn in abito da ballo.

 gravissimo, egli rispose,  se volete darmi una prova del
vostro affetto, andiamo subito a trovarlo .

 Ma s , ella disse,  andremo dopo il ballo, mio buon Eugenio,
sii gentile, non farmi della morale, andiamo .

Essi partirono, ed Eugenio rimase in silenzio per un buon tratto
di strada.

 Che cosa avete, dunque?  ella disse.

 Sento il rantolo di vostro padre , rispose con accento risentito.

E incominci a raccontare, con l'eloquenza calorosa della giovi-
nezza, l'azione crudele a cui la signora de Restaud era stata spinta
dalla vanit, la crisi mortale che l'ultimo slancio di devozione aveva
procurato al padre, e quale sarebbe stato il prezzo dell'abito in lam
d'oro di Anastasia. Delfina si era sciolta in lacrime.

 Se piango, divento brutta , pens Delfina, e si asciug in fretta
gli occhi.

 Andr a vegliare mio padre e non abbandoner il suo capez-
zale , soggiunse.

 Ecco, ora sei come ti volevo!  esclam Rastignac.

I fanali di cinquecento carrozze rischiaravano i contorni del pa-
lazzo di Beausant. Da ogni lato del portone illuminato scalpicciava
un gendarme, la gente del gran mondo affluiva cos numerosa, e tutti
erano cos ansiosi di vedere questa gran dama nel momento della sua
sconfitta, che gli appartamenti al pian terreno del palazzo erano gi
gremiti, quando giunsero la signora de Nucingen e Rastignac. Dal
tempo in cui tutta la corte fece ressa  chez la grande Mademoiselle 
a cui Luigi XIV portava via l'amante, nessuna sventura amorosa
aveva fatto pi scalpore di quella della signora de Beausant. In que-
sta circostanza, l'ultima discendente della quasi reale casa di Borgo-
gna, si dimostr superiore al suo dolore, e riusc a tener testa fino
all'ultimo a quel gran mondo di cui ella aveva tollerato la vanit,
solo in quanto le serviva per il trionfo della sua passione. Le pi belle
donne di Parigi allietavano i saloni con le loro toilettes e con i loro
sorrisi; gentiluomini di corte, ambasciatori, ministri, uomini illustri
in ogni campo, fregiati di croci, di cordoni e di ordini cavallereschi,
si stringevano intorno alla viscontessa. L'orchestra faceva risuonare
le sue melodie sotto le volte dorate del palazzo, deserto ormai per la
sua regina. La signora de Beausant stava in piedi all'entrata del
primo salone, per accogliere i suoi pretesi amici. Vestita di bianco,
senza nessun ornamento nei capelli semplicemente intrecciati, ella
appariva calma, e sul suo viso non si scorgeva traccia n di dolore,
n di superbia, n di falsa gioia simulata. Nessuno riusciva a leggere
nel suo cuore, che si sarebbe detto quello di una Niobe di marmo. Il
suo sorriso sembr talora, agli amici intimi, leggermente beffardo,
ma a tutti ella apparve uguale a se stessa, e riusc cos bene ad essere la
stessa donna di quando la felicit la illuminava col suo splendore, che
anche i pi indifferenti l'ammirarono, come i giovani romani dove-
vano aver applaudito il gladiatore, che sapeva morire col sorriso sulle
labbra. Sembrava che il mondo si fosse parato a festa per dare l'addo
a una delle sue regine.

 Temevo che non sareste venuto , ella disse a Rastignac.
 Signora , egli rispose con voce turbata come se avesse ricevuto
un rimprovero,  sono venuto per rimanere fino alla fine... .

 Va bene , ella disse prendendogli la mano,  voi siete forse qui
la sola persona di cui mi possa fidare. Amico mio, cercate una donna
che possiate amare per sempre; non abbandonatene nessuna .

Prese Rastignac sotto braccio e lo condusse a sedere su un sof
nella sala da giuoco.

 Andate dal marchese , gli disse.  Jacques, il mio cameriere,
vi ci condurr e vi consegner una lettera per lui: in essa gli chiedo
la mia corrispondenza, voglio credere che ve la dar tutta. Quando
l'avrete nelle mani, salite in camera mia: io ne sar subito avver-
tita .

Ella si alz per andare incontro alla duchessa de Langeais, la sua
migliore amica, che veniva verso di loro. Rastignac usc, fece chia-
mare il marchese d'Ajuda al Palazzo di Rochefide, dove questi doveva
passare la sera e dove infatti si trovava.

Il marchese lo condusse a casa sua, gli consegn una scatola e gli
disse:  Qui ci sono tutte  Sembr a Eugenio che egli volesse par-
lare, sia per chiedere notizie del ballo e della viscontessa, sia per con-
fessargli che era gi forse pentito del suo matrimonio, come lo fu
infatti pi tardi; ma un lampo di orgoglio gli brill negli occhi, ed
egli ebbe il deplorevole coraggio di mantenere il segreto dei suoi sen-
timenti migliori.

 Non ditele nulla di me, mio caro Eugenio  Egli strinse con
impeto affettuoso la mano di Rastignac e lo conged. Eugenio ritorn
al Palazzo di Beausant e fu introdotto nella camera della viscontessa,
dove not subito i preparativi di una partenza. Sedette vicino al fuoco,
guardando la cassettina in legno di cedro, e si sent preso da una
profonda malinconia. Per lui la signora de Beausant possedeva le
qualit delle dee dell'lliade.

 Ah, amico mio!  disse la viscontessa entrando, e appoggiando
la mano sulla spalla di Rastignac.

Egli scorse la cugina in lagrime, cogli occhi rivolti al cielo, una
mano tremante, l'altra alzata in segno di disperazione. Poi, d'un tratto,
prese la scatola, la pose tra le fiamme del caminetto e stette a guar-
darla mentre il fuoco la consumava.

 Essi ballano! Sono venuti tutti molto puntualmente, la morte
invece tarder ad arrivare. Tacete, amico mio , ella disse, posando
un dito sulla bocca di Rastignac che stava per parlare.  Io non vedr
pi n Parigi n il mondo; domattina, alle cinque, partir per an-
darmi a seppellire laggi, in fondo alla Normandia. Dalle tre del
pomeriggio sono stata costretta a fare i miei preparativi, firmare cer-
tificati, prendere parecchi provvedimenti, e non potevo mandare nes-
suno da... .

Ella tacque.

 Era certo che lo si poteva trovare presso... .

Ella tacque di nuovo, accasciata dal dolore. In questi moment,
sembra che tutto sia sofferenza e certe parole non si possono pro-

nunciare.

 Insomma , ella disse riprendendosi,  contavo su di voi questa
sera per questo ultimo favore; vorrei darvi un pegno della mia ami-
cizia: penser spesso a voi, che mi siete apparso buono e generoso,
giovane e puro, in mezzo a un mondo in cui queste qualit Sollo cos
rare; mi auguro che pensiate qualche volta a me. Prendete , ella
disse, girando intorno lo sguardo,  questo  il cofanetto in cui met-
tevo i guanti. Tutte le volte che ne prendevo un paio, prima di an-
dare al ballo o a teatro, mi sentivo bella perch ero felice, e non lo
aprivo mai senza lasciarvi cadere qualche pensiero gentile: c' tanta
parte di me qui dentro, c' tutta una signora de Beausant che non
esiste pi; prendetelo, ve lo far portare io in rue d'Artois. La signora
de Nucingen  assai bella stassera, sappiate amarla molto. Se non ci
vedremo pi, amico mio, siate sicuro che pregher per voi, che siete
stato tanto buono con me. Ed ora scendiamo, non voglio che si creda
che piango. Ho l'eternit davanti a me, allora sar sola e nessuno mi
potr chiedere ragione delle mie lagrime. Adesso voglio dare ancora
uno sguardo a questa camera .

Ella tacque, poi, dopo essersi coperti gli occhi con la mano, li
asciug, li bagn con acqua fresca e prese il braccio dello stu-
dente.

 Andiamo!  ella disse.

Rastignac non aveva ancora provato un'emozione cos intensa
come quella causata in lui da un dolore tanto dignitosamente represso.
Rientrato nel salone da ballo, Eugenio ne fece il giro con la signora
de Beausant, ultima e delicata cortesia di questa donna eletta verso
i suoi ospiti. Vide quasi subito le due sorelle, la signora de Restaud
e la signora de Nucingen. La contessa era splendida nello sfoggio di
tutti i suoi brillanti, che dovevano certo bruciare le sue carni come
fuoco, e che portava senza dubbio per l'ultima volta. Per quanto
forti fossero il suo orgoglio e il suo amore, ella non poteva sostenere
a lungo gli sguardi di suo marito. Quello spettacolo non era certo
fatto per rendere meno tristi i pensieri di Rastignac; gli sembr di
vedere sotto i diamanti delle due sorelle, il giaciglio su cui era steso
pap Goriot. La sua melanconica espressione ingann la viscontessa,
che ritir il suo braccio.

 Andate, non voglio che per me rinunciate ad una gioia!  ella
disse.
Eugenio fu subito accaparrato da Delfina, felice del successo che
otteneva, e desiderosa di deporre ai piedi dello studente gli omaggi
che raccoglieva in quella societ, dove sperava di essere ormai accet-
tata.

 Come trovate Nasia?  gli disse.

 Ella ha scontato persino la morte di suo padre , disse Rastignac.

Verso le quattro di mattina la folla cominci a diradarsi nei saloni,
presto la musica cess, e la duchessa de Langeais e Rastignac si tro-
varono soli nel grande salone.

La viscontessa, che credeva di trovare lo studente solo, entr nel
salone, dopo aver salutato il signor de Beausant che and a coricarsi
dicendole:

 Avete torto, mia cara, di andare a rinchiudervi alla vostra et,
rimanete ancora fra noi .

Vedendo la duchessa, la signora de Beausant non pot reprimere
un moto di sorpresa.

 Ho indovinato i vostri progetti, Clara , disse la signora de Lan-
geais,  voi partite per non ritornare mai pi, ma non voglio che ve
ne andiate senza avermi prima ascoltata e senza esserci spiegate .

Ella prese l'amica per il braccio, la condusse nel salotto vicino e
quivi, fissandola con le lagrime agli occhi, la strinse fra le braccia e
la baci sulle guancie.

 Non voglio che ci lasciamo freddamente, mia cara, sarebbe un
rimorso troppo grave. Potete contare su di me come su voi stessa.
Stassera siete stata grande, io mi sono sentita degna di voi e voglio
darvene la prova: ho mancato verso di voi, non sono stata sempre
una buona amica, ma voi perdonatemi, mia cara: ritiro tutto ci che
ha potuto ferirvi, vorrei poter ritrattare le mie parole. Uno stesso
dolore ha ravvicinato i nostri cuori, e non so davvero quale di noi
due sar pi infelice. Il signor de Montriveau non c'era questa sera,
capite? Chi vi ha visto durante il ballo, Clara, non potr mai dimen
ticarvi. Io faccio un ultimo tentativo, se questo fallisce, mi ritirer in
un convento! E voi, dove andate? .

 A Courcelles, in Normandia; l amer, pregher fino al giorno
in cui Dio vorr togliermi da questo mondo .

Venite, signor de Rastignac, disse la viscontessa, commossa,
al giovane che aspettava in disparte.

Lo studente s'inchin, e prese la mano della cugina per deporvi
un bacio.

 Addio, Antonietta o, soggiunse la signora de Beausant,  siate
felice. Quanto a voi, lo siete gi, siete giovane e potete ancora credere
in qualche cosa , disse allo studente.  Nel mio distacco dal mondo,
avr almeno avuto intorno a me, come certi moribondi privilegiati,
qualche devoto e sincero affetto .

Rastignac se ne and verso le cinque, dopo aver visto salire la si-
gnora di Beausant nella sua carrozza da viaggio, e aver ricevuto il
suo ultimo saluto, le cui lacrime dimostrarono come anche le persone
pi in alto non sono immuni dalle leggi del cuore, e non vivono
senza dolori, come certi piaggiatori del popolo vorrebbero far cre-
dere. Eugenio ritorn a piedi, con un tempo umido e freddo, alla
casa Vauquer. La sua educazione si stava perfezionando.

 Temo che- non riusciremo a salvare quel povero pap Goriot ,
gli disse Bianchon, quando Rastignac entr nella camera del suo
vicino.

 Amico mio , gli disse Eugenio, dopo aver osservato il vecchio
addormentato,  v , segui il modesto destino a cui tu limiti i tuoi
desideri. Quanto a me, io sono in un inferno, e ci devo rimanere.
Qualunque bruttura ti si racconti del mondo, credila pure! Nessun
Giovenale potr descriverne l'orrore, ammantato d'oro e di pietre
preziose .

Il giorno dopo, Rastignac fu svegliato alle due del pomeriggio da
Bianchon che, dovendo uscire, lo preg di vegliare pap Goriot, che
era molto peggiorato durante il mattino.

 Quel pover'uomo non ha pi che due giorni, forse nemmeno sei
ore di vita , disse lo studente in medicina,  tuttavia non possiamo
tralasciare di combattere la sua malattia. Egli avr bisogno di cure
costose; noi saremo certo dei buoni infermieri, ma io sono senza un
centesimo, e in quanto a lui, ho rovesciato le sue tasche, frugato negli
armadi, zero al quoto. Gliene ho parlato in un momento di lucidit
e mi ha detto che non possiede neppure un soldo. E tu di quanto
disponi? .

 Mi rimangono venti franchi, rispose Rastignac, ma andr
a giocarli e vincer .
E se perdi? .
Chieder del denaro ai suoi generi e alle sue figlie .

 E se non te ne dnno?  soggiunse Bianchon,  la cosa pi ur-
gente in questo momento non  trovare del denaro; bisogna mettere
a questo buon uomo un senapismo bollente, che lo copra dai piedi
fino a met delle coscie, se egli urla, ci sar speranza di salvarlo; tu
sai come si fa, in ogni modo, Cristoforo ti potr aiutare. Io passer
dal farmacista, per farmi garante di tutti i medicinali di cui avremo
bisogno. Peccato che non si possa trasportare questo pover'uomo al
nostro ospedale, ci sarebbe stato meglio. Andiamo, vieni che ti installi
vicino a lui; e non abbandonarlo fino al mio ritorno .

I due giovani entrarono nella camera in cui giaceva il vecchio.
Eugenio fu impressionato dal mutamento di quella faccia sconvolh,
pallida ed emaciata.
 Ebbene, pap?  gli disse curvandosi sul giaciglio.

Goriot alz gli occhi velati verso Eugenio e lo guard fissamente,
senza riconoscerlo. Lo studente non pot resistere a quella scena e i
suoi occhi si bagnarono di lagrime.

 Bianchon, non ci vorrebbero delle tendine alle finestre? .

 No, le condizioni dell'ambiente non hanno ormai pi nessuna
influenza su di lui. Sarebbe troppo bello se egli avvertisse il caldo o
il freddo. Tuttavia, abbiamo bisogno di fuoco per fare i decotti e
preparare il necessario. Ti mander delle fascine, che ci serviranno
finch non avremo della legna. Ieri e questa notte ho bruciato la tua
e quella del pover'uomo, perch c'era tanta umidit che l'acqua
gocciolava dai muri: ho potuto a mala pena rendere la camera
asciutta. Cristoforo l'ha scopata, poich sembrava proprio una stalla,
e vi ho fatto bruciare del ginepro per togliere la puzza o.

 Dio mio , disse Rastignac,  e le figlie? .

T; se chiede da bere, dgli di questo, disse lo studente in-
terno, facendogli vedere un gran boccale bianco.  Se lo senti lamen-
tarsi e vedi che il ventre  caldo e teso, fatti aiutare da Cristoforo per
somministrargli... tu sai che cosa. Se per caso fosse molto agitato, se
parlasse molto, se insomma dimostrasse di non essere in s, lascialo
fare, non sarebbe un brutto segno, per manda subito Cristoforo
all'ospedale Cochin. Il nostro medico, il mio collega ed io, verremo
ad applicargli delle ventose. Stamattina, mentre dormivi, abbiamo
fatto un importante consulto con un allievo del dottor Gall, con un
medico primario dell'HotelDieu e il nostro. Quei signori hanno ri-
scontrato in lui degli strani sintomi, e dobbiamo seguire i progressi
della malattia, per illuminarci su molti punti scientifici assai impor-
tanti. Uno di loro sostiene che la pressione del siero, secondo che
influisca su un organo piuttosto che su un altro, potrebbe determi-
nare delle reazioni speciali. Fai dunque ben attenzione nel caso che
parlasse, per poter stabilire a che specie di pensieri si riferiscano i suoi
discorsi: se denotano memoria, perspicacia, criterio, se  preoccupato
da cose materiali o sentimentali, se fa dei calcoli, se ricorda il passato,
insomma, devi metterti in grado di farci una relazione esatta. Pu
anche darsi che l'invasione del siero abbia luogo in tutto l'organismo
e allora morir incosciente com' adesso.  tutto cos strano in questo
genere di malattie! Se il siero giungesse qui, disse Bianchon, toc-
cando l'occipite del malato,  ci sono dei casi di fenomeni bizzarri:
il cervello ricupera alcune delle sue facolt e la morte sopraggiunge
pi lentamente. I versamenti di siero possono deviare dal cervello e
defiuire per vie di cui non si conosce il corso che con l'autopsia.
Agli " Incurabili " c' un vecchio idiota, in cui il travaso ha seguito
la colonna vertebrale, e soffre orribilmente, ma continua a vivere .

 Si sono divertite molto, loro?  disse pap Goriot, che aveva
riconosciuto Eugenio.

 Oh, non pensa che alle figlie , disse Bianchon.  Stanotte mi
ha ripetuto cento volte: " Esse stanno ballando! Ella ha il suo abito ".
Le chiamava per nome e mi faceva venir da piangere, che il diavolo
mi porti! con le sue espressioni: "Delfina, mia piccola Delfina, Na-
sia!". Parola d'onore, disse lo studente in medicina, c'era da
scoppiare in lagrime .

 Delfina , disse il vecchio,   qui, vero? Lo sapevo bene .

E i suoi occhi riacquistarono una vivacit folle e guardarono fis-
samente le pareti e l'uscio.

 Vado gi a dire a Silvia che prepari i senapismi , esclam Bian-
chion,   il momento buono .

Rastignac rimase solo vicino al vecchio, seduto ai piedi del letto,
cogli occhi fissi su quella testa che faceva spavento e pena a vedersi.
La signora de Beausant se ne fugge, e costui se ne muore,
egli disse:  le anime belle non possono rimanere a lungo in questo
mondo. Come potrebbero infatti i sentimenti nobili allignare in una
societ meschina, gretta, superficiale? .

La visione della festa a cui aveva partecipato, gli torn alla me-
moria e fu colpito dal contrasto che gli offriva lo spettacolo di quel
letto di morte. Bianchon ricomparve improvvisamente.

 Senti, Eugenio, ho visto or ora il nostro medico primario e sono
tornato indietro sempre di corsa. Se si manifestano dei sintomi tali da
crederlo in s, se parla, applicagli un lungo senapismo, in modo da
coprirlo di senape dalla nuca fin dove finiscono i reni, poi mandaci a
chiamare .

 Caro Bianchon!  disse Eugenio.

Oh, si tratta di un caso scientifico, continu lo studente in
medicina, con tutto l'ardore di un neofita.

 Via , disse Eugenio,  sarei dunque io il solo a curare per affetto
questo povero vecchio? .

 Se mi avessi visto questa mattina, non lo diresti , riprese Bian-
chon, senza offendersi di quelle parole.  I medici che hanno gi
esercitato la professione, non vedono pi che la malattia, io vedo
ancora l'ammalato, mio caro ragazzo .

Egli se ne and, lasciando Eugenio solo col vecchio, e colla pre-
occupazione di una crisi che non tard a manifestarsi.

 Ah, siete voi, mio caro figliolo!  disse pap Goriot, riconoscendo
Eugenio.

State meglio?  chiese lo studente prendendogli la mano.

 S, prima mi sentivo la testa stretta come in una morsa, ma ora
se ne sta liberando. Avete visto le mie figliuole? Verranno presto,
esse accorreranno subito, appena sapranno che sono malato, mi hanno
curato tanto in rue de la Jussienne. Dio mio! Come vorrei che la mia
camera fosse pulita per riceverle. C' stato qui un giovanotto che ha
bruciato tutti i miei pezzi di legna .

 Sento che arriva Cristoforo , gli disse Eugenio,  egli vi porta
su della legna che vi manda quel giovanotto .

 Bene, ma come posso pagarla? Non ho un soldo, caro figliolo.
Ho dato via tutto: sono ridotto all'elemosina. 
Grazie, Cristoforo, Dio vi ricompenser, ragazzo mio, poich io non 
ho pi nemmeno un soldo .

 Ci penser io a pagare te e Silvia , disse Eugenio sottovoce al
servo.

Le mie figlie vi hanno detto che venivano, vero, Cristoforo?
Vacci di nuovo, ti dar cento soldi. Di' loro che non mi sento bene,
che vorrei abbracciarle e vederle ancora una volta prima di morire.
Diglielo, ma senza spaventarle troppo .

Cristoforo usc, a un cenno di Rastignac.

 Esse verranno , continu il vecchio,  io le conosco. Quella
buona Delfina, se muoio, che dispiacere ne avr! Anche Nasia. Non
vorrei morire per non farle piangere. Morire, mio buon Eugenio,
significa non vederle pi. L dove si va, mi annoier molto. Per un
padre, l'inferno  di essere senza i propri figli, e ho gi fatto la prova
da quando sono sposate. Il mio Paradiso era in rue de la Jussienne.
Ditemi dunque, se vado in paradiso potrei aleggiare sulla terra in
ispirito intorno a loro; queste cose le ho sentite raccontare: sono
vere? Mi pare di vederle in questo momento! proprio com'erano in
rue de la Jussienne. Esse scendevano al mattino, e mi dicevano:
" Buongiorno, pap ". Io le prendevo sull mie ginocchia, facevo loro
mille moine, mille scherzi, ed esse mi accarezzavano affettuosamente
rutte le mattine facevamo colaz;one insieme, poi pranzavamo, in.
somma, ero un padre felice e mi godevo le mie figliole. Quando erano
in rue de la Jussienne, non ragionavano ancora, non sapevano nulla
del mondo e mi volevano tanto bene. Dio mio, perch non sono ri-
maste sempre piccine? (Oh, come soffro, la testa mi scoppia). Ah,
oh, perdono, figlie mie, soffro terribilmente e bisogna proprio che
sia un vero dolore questo, poich voi mi avete fatto diventare resi-
stente al male. Mio Dio, se avessi soltanto le loro mani nelle mie,
non sentirei nessun dolore! Credete che vengano? Cristoforo  cos
stupido; avrei dovuto andare io stesso. Lui le potr vedere. Ma voi
ieri siete stato al ballo: raccontatemi come erano. Non sapevano
nulla della mia malattia, vero? Se no, non avrebbero ballato, povere
piccine! Oh, io non voglio pi essere ammalato, perch hanno ancora
bisogno di me. Le loro sostanze sono in pericolo; e a che razza di
mariti sono legate! Guaritemi, guaritemi! (Oh, come soffro, oh, oh!).
Vedete, devo guarire perch hanno bisogno di denaro, e io so dove
devo andare per guadagnarne. Andr a fabbricare dell'amido a Odes-
sa, sono scaltro, io, e guadagner dei milioni (oh, soffro troppo!) .

Goriot tacque un momento, come se cercasse faticosamente di rac-
cogliere tutte le sue forze per sopportare il dolore.

 Se esse fossero qui, non mi lamenterei  disse.  Perch dunque
mi lamento? .

Egli cadde in un lieve sopore che dur a lungo. Intanto Cristoforo
ritorn, e Rastignac, credendo che pap Goriot dormisse, lasci che
il servo gli desse ad alta voce il resoconto della sua ambasciata.

 Signore , egli disse,  prima sono andato dalla signora contessa,
alla quale mi  stato impossibile di poter parlare, perch era in pri-
vata discussione con suo marito, e siccome insistevo,  venuto il si-
gnor de Restaud in persona e mi ha detto: " Il signor Goriot sta
morendo? Ebbene,  la cosa migliore che gli resta da fare. Io ho bi-
sogno della signora de Restaud per sistemare degli affari importanti,
e quando avremo finito, andr da lui". Era in collera, quel signore,
e mentre stavo uscendo, la signora  venuta in anticamera da una
porta nascosta, e mi ha detto: " Cristoforo, di' a mio padre che sto
discutendo con mio marito e che non posso lasciarlo, si tratta della
vita o della morte dei miei figli, ma quando tutto sar sistemato,
verr certamente ". Quanto alla signora baronessa, altra storia! Io non
l'ho vista e non ho potuto parlarle. " Ah ", mi disse la cameriera,
" la signora  ritornata alle cinque e un quarto dal ballo e sta dor-
mendo; se la vado a svegliare prima di mezzogiorno, mi sgrida; le
dir che suo padre sta peggio, quando suoner il campanello. C'
sempre tempo per darle una cattiva notizia ". Ho avuto un bel pre-
gare; perbacco!... Ho chiesto del signor barone, ed era uscito .

 Nessuna delle sue figliuole verr  esclam Rastignac.  Scriver
io a tutt'e due .

Nemmeno una!  rispose il vecchio, rizzandosi a sedere sul letto.
 Esse hanno da fare, esse dormono, esse non verranno. Lo sapevo,
bisogna morire, per sapere che cosa sono delle figlie... Ah, amico mio,
non sposatevi, non mettete al mondo dei figli! Voi date loro la vita,
ed essi vi danno la morte. Voi li fate entrare nel mondo, essi vi scac-
ciano. No, esse non verranno: lo so da dieci anni, me lo dicevo qual
che volta, ma non osavo crederci .

Una lagrima brill sugli orli arrossati, senza sgorgare dai suoi po-
veri occhi.

 Ah, se fossi ricco, se mi fossi tenuto le mie sostanze, se non
gliele avessi date, sarebbero qui, mi bagnerebbero le guancie coi loro
baci! Io abiterei in un palazzo, avrei belle camere, domestici, riscal-
damento, ed esse sarebbero tutte in lagrime, con i loro mariti e i lora
figli. Avrei tutto questo: invece niente; il denaro d tutto, anche le
figlie. Oh, il mio denaro, dov' andato a finire? Se avessi dei tesori
da lasciar loro, esse mi medicherebbero, mi amerebbero, io potrei
sentirle vicino a me e vederle. Ah, mio caro, mio unico figlio, prefe-
risco il mio abbandono e la mia miseria. Almeno, quando un infelice
 amato,  ben sicuro di questo affetto. No, vorrei essere ricco per
poterle vedere. Ma poi, chi sa? Hanno tutt'e due un cuore di pietra,
volevo loro troppo bene, perch esse ne volessero a me. Un padre
deve essere sempre ricco e deve tener i figli a freno, come dei cavalli
ombrosi. E pensare che io mi mettevo in ginocchio davanti a loro.
Miserabili! Esse coronano degnamente la condotta che hanno avuto
verso di me in questi ultimi dieci anni. Se sapeste quante attenzioni
avevano per me nei primi tempi del loro matrimonio! (Oh, che mar-
tirio sto soffrendo!). Avevo da poco regalato a ciascuna di loro quasi
ottocentomila franchi, quindi non potevano essere scortesi con me,
n esse n i loro mariti. Mi accoglievano con un " Mio buon padre "
di qua, " Mio caro padre " di l. C'era sempre un posto per me alla
loro tavola; pranzavo anche con i loro mariti, che mi trattavano con
deferenza, poich credevano che possedessi ancora qualche cosa: come
mai? Perch non avevo mai raccontato nulla dei miei affari, e un
uomo che d ottocentomila franchi alle proprie figlie,  un uomo da
tenersi da conto. Ed avevano tanti riguardi per me, ma essi erano
solo tutti per il mio denaro. Il mondo non  bello, l'ho potuto con-
statare io! Mi conducevano a teatro in carrozza, e potevo passare la
sera come meglio mi garbava; insomma, esse erano contente di chia-
marsi mie figlie e di presentarmi come loro padre. Ho anch'io il
mio intuito, sapete, e non mi sfuggiva nulla. Tutto era fatto con uno
scopo preciso, ed  questo che mi ha ferito il cuore. Vedevo benissimo
che erano tutte finzioni, ma purtroppo il male era senza rimedio. Da
loro non mi trovavo cos a mio agio come alla tavola qui sotto della
pensione. Non sapevo dir nulla, e allora, quando qualcuno di quei
signori del gran mondo chiedeva sotto voce ai miei generi: " Chi 
quel signore? ". "C'est le pre aux cus,  molto ricco ". " Ah, per-
dinci!" dicevano, e mi guardavano col riguardo dovuto agli scudi.
Ma se qualche volta davo loro noia, scontavo le mie mancanze a
caro prezzo! Del resto, chi  mai perfetto? (La mia testa  tutta una
piaga!). In questo momento soffro tutto quello che  dato soffrire a
chi muore, mio caro signor Eugenio, eppure, questo non  nulla in
confronto al dolore che mi procur il primo sguardo con cui Ana-
stasia mi fece capire di aver detto una sciocchezza che l'aveva umi-
liata: il suo sguardo mi gel il sangue nelle vene. Avrei voluto capire
tutto, ma quello che capii perfettamente fu di essere di troppo su
questa terra. Il giorno dopo, andai da Delfina per cercarmi un con-
forto, ma ecco che, anche a casa sua, commisi una sciocchezza che la
fece andare in collera: mi sentivo quasi impazzire e per otto giorni
non sapevo pi quello che mi facevo. Non osavo pi andare a tro-
varle, per paura dei loro rimproveri. Ed eccomi messo alla porta dalle
mie figlie. O mio Dio, tu che conosci le sventure, le sofferenze che
ho sopportato, tu che hai contato le pugnalate che mi sono state in-
ferte durante questi anni che mi hanno invecchiato, mutato, logorato,
incanutito, perch dunque mi fai ancora soffrire? Ho espiato dura-
mente il peccato di amarle troppo: esse si sono vendicate crudelmente
del mio affetto, e mi hanno straziato come fossero dei carnefici;
eppure, come sono stupidi i padri, volevo loro cos bene, che ci ritor-
nai, come un giocatore al tavolo da gioco. Le mie figlie rappresen-
tavano il mio vizio, erano le mie amanti, erano tutto insomma per
me. Tutte e due avevano bisogno di qualche cosa, di ornamenti e di
fronzoli: io lo sapevo dalle cameriere e glieli procuravo, per poter
essere ben accolto da loro. Ma esse mi diedero lo stesso delle lezioncine
sul mio modo di comportarmi in societ. Oh, non aspettarono certo
molto tempo! esse cominciarono ad aver vergogna di me; ecco che
cosa vuol dire educare bene i propri figli! Alla mia et non potevo
certo andare a scuola (come soffro terribilmente, mio Dio, un medico,
un medico che mi spacchi la testa perch soffra un p   meno). Figlie
mie, figlie mie, Anastasia, Delfina! voglio vederle. Mandatele a pren-
dere dai carabinieri, colla forza! La giustizia  dalla mia parte, la
natura, il codice civile, tutto  in mio favore! Io protesto perch la
patria andr in rovina, se i padri vengono calpestati dai propri figli.
 evidente che la societ, il mondo intiero  basato sulla paternit,
e tutto va in rovina, quando i figli non vogliono bene ai loro padri.
Oh, poterle vedere, ascoltare, non importa ci che diranno, purch
io possa sentire la loro voce; questo calmerebbe i miei dolori; soprat-
tutto, la voce di Delfina. Ma dite loro, quando saranno qui, che non
mi guardino con tanta freddezza, come  loro abitudine. Ah, mio
buon amico, signor Eugenio, voi non sapete cosa vuol dire veder
l'oro dello sguardo tramutato d'un tratto in grigio piombo. Dal giorno
in cui i loro occhi non hanno pi brillato posandosi su di me,  stato
sempre inferno quaggi, non ho pi avuto che dispiaceri da soppor-
tare, e quanti ne ho sopportati! Ho vissuto per essere umiliato e in-
sultato; ma le amo tanto che ho ingoiato tutti gli oltraggi che dovevo
subire, purch mi elemosinassero una misera gioia che si vergogna-
vano di concedermi. Un padre, costretto a nascondersi per poter
vedere le proprie figlie! Ho dato loro la vita, ed esse, di questa vita,
non sapranno dedicarmi una sola ora, oggi che sto per morire! Ho
sete, ho fame, ho il cuore che si strugge, ma esse non verranno ad
alleviarmi l'agonia; poich sento che sto per andarmene. Non sanno
dunque che cosa significa camminare sul cadavere del proprio padre!
Ma c' un Dio nei Cieli che ci vendicher nostro malgrado, noialtri
padri. Oh, esse verranno! Venite mie care, venite ancora una volta
a darmi un bacio, un ultimo bacio, il viatico di vostro padre che
pregher Dio per voi, che gli dir che siete state delle brave figlie,
che interceder per voi! Dopo tutto, voi siete innocenti; esse sono
innocenti, amico mio, ditelo a tutti che non le tormentino per cagion
mia. La colpa  tutta mia, perch le ho abituate a calpestarmi, pia-
ceva cos, a me, e questo non riguarda n la giustizia umana n
quella divina. Dio sarebbe ingiusto se le condannasse per colpa mia.
Sono io che non ho saputo comportarmi come dovevo, ho fatto la
bestialit di rinunciare ai miei diritti; ma io mi sarei anche umiliato
davanti a loro. Che cosa volete mai? La migliore indole, le anime
migliori avrebbero ceduto alla corruzione di questa indulgenza pa-
terna. Sono un miserabile, e sono giustamente punito. Soltanto io,
ho causato le sconsideratezze delle mie figlie, perch le ho troppo
viziate. Oggi esse vogliono il loro piacere, come una volta volevano
gli zuccherini. Ho sempre soddisfatto i loro capricci di giovanette:
a quindici anni avevano gi la carrozza; niente era loro rifiutato. Io
solo sono il colpevole, ma colpevole per amore, poich le loro voci
mi intenerivano il cuore. Ma io le sento, sento che vengono. Oh, s,
verranno certo, la legge vuole che si vada a veder morire il proprio
padre, la legge  dalla mia parte. Eppoi, coster solo una corsa in
carrozza, e la pagher io. Scrivete loro che ho dei milioni da parte!
Parola d'onore, andr a Odessa a fabbricare della pasta, conosco il
sistema. Nel mio progetto c' da guadagnare dei milioni, e nessuno
ci ha pensato; quella pasta non si guaster durante il trasporto, come
il grano o la farina. Eh, ehl coll'amido c' da fare dei milioni! Non
temiate di dir bugie, scrivendo loro che lascer dei milioni; e quan-
d'anche venissero, spinte solo dall'avidit, preferisco essere ingan-
nato, ma poterle almeno vedere. Voglio le mie figlie, le ho messe al
mondo io, e sono mia propriet!  disse rizzandosi a sedere sul letto,
e mostrando a Eugenio una testa dai bianchi capelli scarmigliati, che
esprimeva la minaccia e la sfida.

 Andiamo , gli disse Eugenio,  mettetevi gi, mio buon pap
Goriot, ora io scriver loro, e appena Bianchon sar di ritorno, andr
io stesso, se esse non vengono .

 Se esse non vengono?  ripet singhiozzando il vecchio.  Ma
io sar morto, morto in un accesso di rabbia, di rabbia! la rabbia mi
divora! In questo momento io vedo tutta la mia vita: mi sono in-
gannato, esse non mi vogliono bene, non me ne hanno mai voluto,
questo  chiaro. Se non sono ancora venute, non verranno pi. Pi
ritardano, meno si decideranno a darmi questa gioia: le conosco bene,
non hanno mai saputo indovinare le mie pene, i miei dolori, le mie
necessit, non indovineranno neppure la mia morte, come non hanno
saputo penetrare nell'intimo della mia tenerezza. S, lo vedo, per
loro l'abitudine di strapparmi le viscere, ha tolto ogni valore a tutto
ci che facevo. Se avessero voluto cavarmi gli occhi, io avrei detto
loro: " Cavatemeli pure ". Sono troppo idiota, ed esse credono che
tutti i padri siano come il loro. Bisognerebbe sempre farsi valere; ma
i loro figli mi vendicheranno. Eppure  nel loro interesse di venire
qui, avvertitele dunque che compromettono la loro agonia, perch
commettono tutti i delitti di questo mondo in uno solo... Andate
dunque, dite loro che se non vengono, commettcno un parricidio e
ne hanno gi commesse abbastanza di colpe senza aggiungervi anche
questa. Gridate dunque come me: " Nasia, Delfina, venite da vostro
padre, che  stato cos buono con voi e che soffre tanto". Niente,
nessuno: ma devo proprio morire come un cane? Questa  la ricom-
pensa: l' abbandono. Sono delle infami, delle scellerate, le detesto e
le maledico; mi rialzer dalla mia bara, di notte, per maledirle an-
cora una volta, perch, insomma, amici miei, ho forse torto? Ma che
cosa sto dicendo? Non mi avete detto che c' qui Delfina, la migliore
delle due... Siete voi mio figlio, Eugenio, siete voi! Amatela, siate
per lei un padre. L'altra  tanto infelice: e le loro sostanze! Ah, Dio
mio,  finita, soffro troppo! Tagliatemi la testa e lasciatemi soltanto
il cuore .

 Cristoforo, andate a chiamare Bianchon!  grid Eugenio, spa-
ventato dal tono che prendevano i lamenti e le grida del vecchio,  e
conducetemi un cabriolet. Vado a prendere le vostre figlie, mio buon
pap Goriot, ve le condurr qui io .

 Con la forza, con la forza! chiamate le guardie, la truppa, tutto,
tutto!  egli disse, lanciando a Eugenio un ultimo sguardo, in cui
brill un barlume di lucidit.  Dite al governatore, al procuratore
del re che me le portino, lo voglio! .
Ma se le avete maledette! .

 Chi l'ha detto?  chiese stupefatto il vecchio.  Sapete benissimo
che io le amo, le adoro, che guarir se le vedo... Andate, mio buon
vicino, mio caro figlio, andatel Voi siete buono, vorrei ringraziarvi,
ma non ho nulla da darvi se non la benedizione di un moribondo. Ah,
vorrei vedere almeno Delfina, per dirle di assolvere i miei debiti verso
di voi. Se l'altra non pu venire, portatemi questa: ditele che non
l'amerete pi se non vuol venire. Ella vi ama tanto che verr. Datemi
da bere! mi sento bruciare le viscere, mettetemi qualche cosa sulla
fronte. La mano delle mie figlie mi guarirebbe, lo sento. Mio Dio,
chi potr rifare la loro dote, se me ne andr? Voglio andare a Odessa
per loro, a Odessa a fabbricare la pasta... .

 Bevete questo , disse Eugenio sostenendolo col braccio sinistro,
mentre colla mano destra teneva una tazza di decotto.
 Come si vede che amate vostro padre e vostra madre, voi!  disse
il vecchio stringendo con le sue mani esangui quella di Eugenio.
 Non lo capite che sto per morire senza vederle, le mie figlie? Aver
sempre sete e non poter mai bere, ecco come ho vissuto da dieci anni
a questa parte... I miei due generi hanno ucciso le mie figlie, s, non
ho pi avuto figlie da quando si sono sposate. Padri, dite alla Ca-
mera di fare una legge sul matrimonio. Non maritate le vostre figlie,
se le amate. Il genero  uno scellerato, che corrompe e contamina in
una figlia ogni sentimento. Pi nessun matrimonio, perch esso ci
porta via le nostre figliole e non possiamo averle vicine quando stiamo
per morire. Fate una legge sulla morte dei padri, perch questo 
spaventoso, e grida vendetta a Dio. Sono i miei generi che non le
lasciano venire, uccideteli; a morte i Restaud, a morte l'alsaziano, che
sono i miei assassini! A morte, se non mi lasciano le mie figlie! Ah,
 finita, muoio senza di loro. Nasia, Fifina, suvvia, venite dunque!
Il vostro pap se ne va per sempre... .

 Mio buon pap Goriot, calmatevi, andiamo, state tranquillo,
non agitatevi cos, cercate di non pensare .
Non vederle,  questa l'agonia! .
Ma voi le vedrete .

 Davvero?  grid il vecchio smarrito.  Oh, vederle, a momenti
le vedr, sentir le loro voci e morir contento. Ebbene, s, io non
chiedo pi di vivere, non ci tenevo pi ormai, perch le mie sofferenze
aumentavano sempre pi, ma vederle, sfiorare le loro vesti, ah, non
fosse che le loro vesti,  ben poco, ma che io possa toccare qualche
cosa di loro! Datemi i loro capelli... capelli... .

Egli cadde riverso sul cuscino, come se avesse ricevuto una maz-
zata sul capo. Le sue mani si agitarono, come se accarezzassero i
capelli delle figlie.

 Le benedico , disse con uno sforzo,  ... benedico... .

E si accasci di colpo. In quel mentre entr Bianchon.

Ho incontrato Cristoforo, egli disse, che ti condurr qui
una carrozza .

Poi osserv il malato, gli sollev con fatica le palpebre, e i due
studenti videro che gli occhi erano freddi e vitrei.

 Non credo che possa riprendersi , disse Bianchon.

Gli tast il polso e pose la mano sul cuore del pover'uomo.

L'organismo funziona ancora, ma nelle sue condizioni,  un
male, sarebbe meglio che morisse .

In fede mia, certamente , disse Rastignac.

Ma che cos'hai? Sei pallido come un morto .

 Amico mio, ho ascoltato certe grida e certi lamenti... Ma c' un
Dio, s, c' senza dubbio, e ci ha preparato un mondo migliore, se
no la terra non ha ragione di esistere. Se non fosse stato tutto cos
tragico, scoppierei in lagrime, ma mi sento stringere cos terribilmente
ii cuore! Ma dimmi, dove prenderemo il denaro per tutto ci che
occorrer? .

Rastignac tir fuori l'orologio.

 Prendi, vllo a lmpegnare, io non posso fermarmi per la strada,
perch non vogiio perdere neppure un minuto, e aspetto Cristoforo.
Non ho pi un soldo, e bisogner pagare il cocchiere al ritorno .

Rastignac si precipit gi per le scale e part alla volta di rue de
Helder, a casa della signora de Restaud. Durante il tragitto, la sua
immaginazione, colpita dal tragico spettacolo a cui aveva assistito, lo
fece ribollire di sdegno. Quando giunse nell'anticamera e chiese della
signora de Restaud, gli risposero che non era visibile.

 Ma , egli disse al cameriere,  vengo da parte di suo padre, che
sta morendo .
 Signore, noi abbiamo ricevuto ordini severi dal signor conte .
 Se c' il signor conte de Restaud, ditegli in quale stato si trova
suo suocero e avvertitelo che gli devo parlare subito .

Eugenio attese a lungo.

 Forse in questo momento muore , pensava.

Il cameriere lo fece passare nel primo salotto, in cui il signor de
Restaud ricevette in piedi lo studente, senza farlo sedere, davanti a
un caminetto spento.

 Signor conte , gli disse Rastignac, il vostro signor suocero
sta spirando in una miserabile soffitta, senza un centesimo con cui
procurarsi della legna;  ormai vicino alla morte e chiede di vedere
sua figlia... .

 Signore , rispose freddamente il conte de Restaud,  avrete po-
tuto accorgervi che non ho molta tenerezza per il signor Goriot, egli
ha compromesso la sua dignit con la signora de Restaud, ha fatto
l'infelicit della mia vita, io non vedo in lui che il nemico della mia
tranquillit. Che muoia o che viva, mi  perfettamente indifferente.
Questi sono i miei sentimenti verso di lui; la gente potr biasimarmi,
ma io disprezzo il giudizio degli altri. In questo momento devo
occuparmi di cose assai pi importanti che non sia l'opinione che
hanno di me gli sciocchi o quelli che mi sono indifferenti. Quanto
alla signora de Restaud, ella non  in grado di uscire; d'altronde, io
non voglio si allontani da casa in questo momento; dite a suo padre
che non appena avr assolti i suoi doveri verso di me e verso suo
figlio, potr andare a trovarlo. Se vuol bene a suo padre, pu essere
libera fra qualche momento... .

 Signor conte, non  affar mio giudicare la vostra condotta, voi
siete il padrone di vostra moglie, ma se posso contare sulla vostra
lealt, ebbene, promettetemi soltanto di dirle che suo padre non ha
pi nemmeno un giorno di vita, e che l'ha gi maledetta, non veden-
dola al suo capezzale .

 Diteglielo voi stesso , rispose il signor de Restaud, colpito dallo
sdegno che trapelava dal tono di Eugenio.

Rastignac, accompagnato dal conte, entr nel salotto dove stava
abitualmente la contessa; la trov tutta in lagrime e sprofondata in
una poltrona, come una donna che anelasse alla morte, e ne ebbe piet.
Prima di guardare Rastignac, ella volse a suo marito un timoroso
sguardo, che tradiva un annientamento completo di tutte le sue forze,
oppresse da una tirannia morale e fisica. Il conte croll il capo, ed
ella si credette incoraggiata a parlare:

 Signore, ho udito tutto; dite a mio padre che, se sapesse in quale
situazione mi trovo, mi perdonerebbe... Io non mi aspettavo un si-
mile supplizio, che  al di sopra delle mie forze, signorel Ma
resister fino alla fine , disse a suo marito,  poich sono madre! E
dite a mio padre che non ho nulla da rimproverarmi verso di lui,
malgrado le apparenze!  esclam, volgendosi allo studente con ac-
cento disperato.

Eugenio salut la coppia e, avendo indovinato la crisi terribile che
la moglie attraversava, si ritir sbalordito dallo stupore. Il tono del
signor de Restaud gli aveva fatto capire l'inutilit del suo tentativo,
e si rese conto che Anastasia ormai non era pi libera. Allora corse
dalla signora de Nucingen e la trov a letto.

 Non sto bene, mio povero amico , disse,  ho preso freddo tor-
nando dal ballo, ho paura di avere un'infiammazione alla gola, e
sono in attesa del medico .

 Anche se aveste la morte addosso , le disse Eugenio interrom-
pendola,  dovete trascinarvi al letto di vostro padre: egli vi chiama,
e se poteste udire il pi lieve dei suoi gemiti, voi non badereste pi
al vostro male .

 Eugenio, mio padre non  forse cos grave come dite voi, ma
sarei disperata se dovessi sentirmi minimamente colpevole ai vostri
occhi, quindi far quello che volete. So che egli morirebbe di dolore,
se la mia malattia avesse delle conseguenze fatali per causa di questa
mia uscita. Ebbene, andr subito dopo la visita del medico. Ah,
come mai non avete pi il vostro orologio?  disse, non vedendogli
pi la catena d'oro.

Eugenio arross.

oEugenio, Eugenio, sarebbe terribile se l'aveste gi venduto o
perduto... .

Lo studente si chin sul letto di Delfina e le disse in un orecchio:

 Volete proprio saperlo? Ebbene, sappiatelo pure! Vostro padre
non ha pi di che comperarsi il lenzuolo mortuario in cui lo avvolge-
remo questa sera. Il vostro orologio  al Monte di Piet, perch io
non avevo pi un soldo .

Delfina salt gi subito dal letto, corse a prendere la sua borsetta
nello stipo, e la porse a Rastignac, poi suon il campanello ed
esclam:

 Ci vado, ci vado, Eugenio, datemi il tempo di vestirmi, ma chi
sa come sar brutta! Andate, io arriver forse prima di oi .

 Teresa , grid alla sua cameriera,  dite al signor de Nucingen
di venir subito di sopra che gli devo parlare .

Eugenio, contento di poter annunciare al moribondo la visita di
una almeno delle sue figlie, giunse quasi allegro in rue Neuve Sainte-
Genevive, frug nella borsetta per pagare subito il cocchiere e pot
vedere che quella giovane donna, cos ricca e cos elegante, non pos-
sedeva che settanta franchi. Giunto in cima alla scala, vide che il
chirurgo dell'ospedale stava operando, coll'assistenza del medico, pap
Goriot, sostenuto da Bianchon. Gli stavano applicando le ventose
sulla schiena, ultimo rimedio della scienza, rimedio ormai purtroppo
inutile.

 Le sentite?  gli chiese il medico.

Pap Goriot, avendo intraveduto lo studente, rispose:
Esse vengono, nevvero? .
Forse se la cava , disse il chirurgo,  poich pu parlare .
S , rispose Eugenio.  Delfina mi segue .

 Andiamo!  disse Bianchon.  Egli parlava delle figlie che in-
voca, come un uomo sulla croce invoca un p   di acqua .

 Lasciate stare, disse il medico al chirurgo,  ormai non c'
pi niente da fare, non lo possiamo salvare .

Bianchon e il chirurgo riadagiarono il moribondo sul sordido
giaciglio.

 Bisogner per cambiargli la biancheria , disse il medico.  Ben-
ch non ci sia nessuna speranza, bisogna rispettare in lui la natura
umana. Io ritorner, Bianchon , disse allo studente, o se si lamen-
tasse ancora, mettetegli dell'oppio sul diaframma .

Il chirurgo e il medico se ne andarono.

Su, Eugenio, coraggio, figliolo!  disse Bianchon a Rastignac
quando furono soli,  bisogna mettergli una camicia pulita e cam-
biargli le lenzuola. V  a dire a Silvia di portare su delle lenzuola e
venire ad aiutarci .

Eugenio scese a pianterreno e vide la signora Vauquer occupata
ad apparecchiare la tavola con Silvia. Alle prime parole che Rastignac
le disse, la vedova venne vicino a lui, con l'atteggiamento agro-dolce
di una venditrice diffidente che ha paura di perdere il suo denaro e,
nello stesso tempo, non vuole indisporre l'avventore.
 Mio caro signor Eugenio , ella rispose,  voi sapete, come me
del resto, che pap Goriot non ha pi nemmeno un soldo. Mettere
delle lenzuola nel letto di un uomo che sta tirando le cuoia, equivale
a perderle, molto pi che bisogner poi sacrificarne uno per il drappo
mortuario. Allora, siccome mi dovete gi centoquarantaquattro fran-
chi, aggiungetene quaranta per le lenzuola e qualche altra cosetta, le
candele che vi dar Silvia, e avrete una somma di almeno duecento
franchi, che una povera vedova come me non  in grado di poter
perdere. Diamine, siate giusto, signor Eugenio, mi  gi andata ab-
bastanza male in questi cinque giorni da che la disdetta si  abbattuta
sulla mia casa. Avrei dato dieci scudi, perch quel buon uomo se ne
fosse andato in questi giorni, come mi avevate detto voi. Tutto que-
sto impressiona i miei pensionanti. Per poco lo farei portare all'ospe-
dale: mettetevi un p   al mio posto, la mia pensione prima di tutto,
perch  tutta la mia vita .

Eugenio sal in fretta da pap Goriot.

Bianchon, dov' il denaro del mio orologio? .

  l sul tavolo, rimangono trecentosessanta franchi e alcuni spic-
cioli, poich sulla somma che mi hanno dato, ho prelevato il denaro
per pagare i nostri debiti; la bolletta del Monte di Piet  sotto i
soldi .

 Prendete, signora , disse Rastignac, che s'era precipitato gi
dalle scale, con un senso di disgusto,  saldate i nostri conti. Il signor
Goriot non ha pi tanto tempo da rimanere qui, ed io... .

 S, uscir di qui coi piedi in avanti, pover'uomo!  ella disse,
contando i duecento franchi, con un'espressione tra il gaio e il
triste.

 Finiamola!  disse Rastignac.

 Silvia, dategli le lenzuola e andate su ad aiutare questi signori.
Spero che non dimenticherete Silvia , disse la signora Vauquer sot-
tovoce a Eugenio,  sono due notti che passa vegliando .

Non appena Eugenio ebbe voltato la schiena, la vecchia corse
dalla cuoca:

 Prendi le lenzuola rivoltate del numero 7, perdinci, sono sempre
abbastanza belle per un morto , le disse in un orecchio.

Eugenio non sent le parole della vecchia albergatrice, perch era
gi salito su per la scala.

 Andiamo , gli disse Bianchon,  leviamogli la camicia: tu in-
tanto sostienilo .

Eugenio si mise a capo del letto e sostenne il moribondo; mentre
Bianchon gli toglieva la camicia, il buon uomo fece un gesto come
per tenersi qualche cosa sul petto, ed emise delle grida lamentose e
indistinte a guisa di un animale che vuole esprimere un gran dolore.

 Oh, oh , disse Bianchon,  vuole una catenella di capelli e un
medaglione che gli abbiamo tolto poco fa per mettergli le ventose
Pover'uomo! Bisogner rimettergliela di nuovo, guarda,  sul cami
netto .

Eugenio and a prendere una catena fatta con dei capelli intrec-
ciati, di un biondo cenere, certamente quelli della signora Goriot.
Da una parte del medaglione egli lesse:  Anastasia  e dall'altra:
Delfina, simulacro del suo cuore che riposava sempre sul suo
cuore. I riccioli che vi erano racchiusi, erano di una tal finezza che
dovevano essere stati tagliati nella prima infanzia delle due figlie.
Quando il medaglione fu a contatto del suo petto, il vecchio emise
un  ah  prolungato che esprimeva una soddisfazione spaventosa a
vedersi. Era uno degli ultimi aneliti della sua sensibilit che sembrava
concentrarsi in quel centro sconosciuto, da cui emanano e verso cui
s'irradiano i nostri affetti. Il suo viso convulso assunse un'espressione
di gioia morbosa. I due studenti, impressionati da quella terribile
espressione di una forza di sentimento che sopravviveva al pensiero,
lasciarono cadere tutt'e due alcune lagrime ardenti sul moribondo,
che gett un grido acuto di piacere.

Nasia, Fifina!  disse.
 ancora vivo!  disse Bianchon.

 A che cosa gli serve?  disse Silvia.

 A soffrire , rispose Rastignac.

Dopo aver fatto un cenno al compagno per dirgli che lo imitasse,
Bianchon s'inginocchi per passare le mani sotto le ginocchia del
malato, mentre Rastignac faceva lo stesso dall'altra parte del letto,
per passargli le mani sotto la schiena. Silvia fu l pronta a tirar via
le lenzuola, quando il moribondo fu sollevato, per carnbiarle con
quelle pulite. Ingannato senza dubbio dalle lagrime, Goriot raccolse
le sue ultime forze per stendere le mani, e trovate dalle due parti del
letto le teste degli studenti, le afferr con impeto per i capelli, dalle
sue labbra uscirono fievoli le sue ultime parole:

 Ah, angeli miei! .

Due accenti, due bisbigli sussurrati dall'anima, che vol via sulle
ali di questa parola d'amore.

 Povero e caro uomo!  disse Silvia, commossa da questa escla-
mazione, in cui era racchiuso un sublime sentimento che la pi ter-
ribile, la pi involontaria finzione, aveva portato alla sua ultima
esaltazione.

L'estremo anelito di questo padre doveva essere un sospiro di
gioia, sospiro che fu l'espressione di tutta la sua vita, poich, ancora
una volta, si era ingannato. Pap Goriot fu composto devotamente
sul suo giaciglio. Da quel momento, la sua fisionomia conserv la
dolorosa espressione della lotta, combattuta fra la vita e la morte, in
un organismo che non aveva pi quella specie di coscienza cerebrale,
da cui deriva il sentimento delle gioie e del dolore per la creatura
umana: ormai non era che una questione di tempo perch si com-
pisse lo sfacelo.

 Rimarr in questo stato per qualche ora e morir senza che ce
ne accorgiamo, non avr nemmeno il rantolo dell'agonia, perch il
cervello  ormai tutto invaso dal siero .

In quelio stesso momento, si ud per le scale il passo trafelato di
una gio-ane donna.

 Arriva troppo tardi, ormai , disse Rastignac.

Ma non era Delfina, bens Teresa, la sua cameriera.

 Signor Eugenio , disse,   scoppiata una scena violenta fra il
signore e la signora, per causa del denaro che la povera signora gli
chiedeva per suo padre. Ella  svenuta,  venuto il medico e ha do-
vuto farlc un salasso; ella gridava: " Mio padre muore, voglio vedere
il mio pap! ". Insomma, era una scena da far scoppiare il cuore.

 Basta, Teresa. Anche se venisse, ormai sarebbe inutile, poich il
signor Goriot ha perduto la conoscenza .

Povero signore,  proprio cos grave!  disse Teresa.

 Se non avete pi bisogno di me, vado a preparare il pranzo, per-
ch sono gi le quattro e mezzo, disse Silvia che, mentre usciva
sulle scale, and quasi a urtare contro la signora de Restaud.

L'arrivo della contessa, fu grave e solenne; ella diede uno sguardo
al letto di morte, rischiarato appena da una candela, e pianse a lungo,
scorgendo i tratti di suo padre, in cui palpitavano gli ultimi aneliti
della vita. Bianchon si era discretamente ritirato.

 Non ho potuto liberarmi in tempo!  disse la contessa a Ra
stignac.
Lo studente fece tristemente un cenno affermativo; la signora di
Restaud prese la mano di suo padre, e vi depose un bacio.

 Perdonatemi, padre mio, voi dicevate che la mia voce vi avrebbe
risvegliato dalla tomba, ritornate un momento in vita per benedire
la vostra figliuola pentita. Ascoltatemi,  tutto cos terribile, e la
vostra benedizione  la sola che io possa ormai ricevere quaggi. Tutti
mi odiano, voi solo mi amate, anche i miei figliuoli mi odieranno,
prendetemi con voi, vi amer, vi curer. Egli non ode pi nulla... mi
sento impazzire .

Ella cadde in ginocchio e contempl quelle misere spoglie con
un'espressione allucinata.

 Non manca pi nulla alla mia disperazione , ella disse guar-
dando Eugenio.  Il signor de Trailles se ne  andato, lasciando dei
grossi debiti, ed ho saputo che mi ingannava. Mio marito non mi
perdoner mai, e ho dovuto lasciarlo padrone della mia dote. Ho
perduto tutte le mie illusioni; ahim, per chi ho tradito l'unico cuore
(e indic suo padre) dal quale ero adorata! l' ho rinnegato, l' ho re-
spinto, gli ho dato tanti dolori, sono un'infame! .

 Egli lo sapeva , disse Rastignac.

In quel momento, pap Goriot apr gli occhi, ma fu solo una
contrazione dei muscoli. Il gesto che rivelava la speranza della con-
tessa, non fu meno terribile a vedersi dell'occhio del moribondo.

 Mi sentir?  esclam la contessa.  No , disse a se stessa, se-
dendosi vicino al letto.

Poich la signora de Restaud manifest il desiderio di vegliare suo
padre, Eugenio scese a trangugiare un boccone, e trov i pensionanti
gi riuniti a tavola.

 Ebbene , gli domand il pittore,  sembra che ci sar un piccolo
mortorama lass, non  vero? .

 Carlo, rispose Eugenio, mi pare che dovreste scherzare su
un argomento meno lugubre .

 Non si potr dunque pi ridere qui dentro?  continu il pit-
tore.  Che cosa importa, dato che Bianchon dice che il buon uomo
ha perso la conoscenza? .

 Ebbene , soggiunse l'impiegato del Museo,  morir come avr
vissuto .

 Mio padre  morto!  url la contessa.

A quel grido terribile, Silvia, Rastignac e Bianchon corsero di
sopra e trovarono la signora de Restaud svenuta. Dopo averla riani-
mata, la trasportarono nella carrozza che l'aspettava. Eugenio l'affid
alle cure di Teresa, ordinandole di condurla dalla signora de Nu-
cingen.

 S,  proprio morto , disse Bianchon ridiscendendo.

 Andiamo, signori, a tavola , disse la signora Vauquer,  la mi-
nestra si raffredda .

I due studenti si sedettero uno vicino all'altro.

Che cosa dobbiamo fare ora?  disse Eugenio a Bianchon.

 Gli ho chiuso gli occhi e l'ho degnamente composto; quando il
medico municipale avr fatto la constatazione di decesso, che andremo
a denunciare noi stessi, lo cuciremo in un lenzuolo e lo seppelliremo.
Che cosa vuoi aspettare? .

 Non annuser pi il suo pane, cos...  disse un pensionante,
imitando il gesto del buon uomo.

 Perdinci! signori , disse il ripetitore,  lasciate dunque stare pap
Goriot, e non parlatene pi, perch da un'ora non si fa altro. Uno
dei privilegi di questa bella citt di Parigi,  che ci si nasce, ci si
vive, ci si muore, senza che nessuno se ne interessi; approfittiamo
quindi dei vantaggi della civilt. Oggi ne saranno morti una sessan-
tina, volete forse impietosirvi su tutte le ecatombi parigine? Se pap
Goriot  morto, tanto meglio per lui; se voi lo amate, andate a ve-
gliarlo, ma lasciateci mangiare tranquillamente, noi altri! .

 Oh, s , disse la vedova,  tanto meglio per lui che sia morto,
poich sembra che durante la sua vita abbia avuto tanti dispiaceri .
Questa fu la sola orazione tributata a un essere che, per Eugenio, era
ii simbolo della Paternit.

I quindici pensionanti si misero a chiacchierare come il solito, e
quando Eugenio e Bianchon ebbero mangiato, il rumore delle for-
chette e dei cucchiai, le risa delle conversazioni, le diverse espressioni
di quei volti avidi e indifferenti, la loro apatia, tutto questo li ag-
ghiacci d'orrore. Essi uscirono per andare a chiamare un prete che
durante la notte vegliasse vicino al morto. Dovettero regolare gli
onori funebri da rendere al buon uomo, secondo la misera somma di
cui potevano disporre. Verso le nove di sera, il corpo fu adagiato su
di una branda, fra due candele, in quella camera spoglia, e un prete
si sedette vicino a lui. Prima di coricarsi, Rastignac, dopo aver chie-
sto al sacerdote informazioni riguardo al prezzo del servizio religioso
per i morti, e del convoglio funebre, scrisse due parole al barone de
Nucingen e al conte de Restaud, pregandoli di mandare i loro inca-
ricati di affari, perch provvedessero a tutte le spese della sepoltura;
mand loro Cristoforo, poi si coric e si addorment, stanco morto
dalla fatica. Il giorno dopo, Bianchon e Rastignac, dovettero essi
stessi recarsi a fare la denuncia di decesso, che fu constatato verso
mezzogiorno. Dopo due ore, nessuno dei due generi aveva mandato
del denaro, nessuno si era presentato a loro nome, e Rastignac aveva
gi dovuto pagare le spese del prete. Intanto, anche Silvia aveva chie-
sto dieci franchi per aver avvolto e cucito il buon uomo nel drappo
mortuario, e di conseguenza Eugenio e Bianchon constatarono che,
in se i parenti del morto non volevano occuparsi di nulla, avrebbero
avuto a mala pena di che pagare tutte le spese.

Lo studente in medicina s'incaric allora di adagiare egli stesso il
cadavere in una bara dei poveri, che fece portare dal suo ospedale,
dove l'aveva ottenuta a miglior mercato.

 F  uno scherzo a quei mascalzoni , disse a Eugenio.  V  a
comprare un pezzo di terreno al cimitero Pre Lachaise per cinque
anni, e ordina un servizio funebre di terza classe alla Chiesa e alk
Pompe Funebri. Se i generi e le figlie si rifiutano di rimborsarti la
spesa, farai incidere sulla tomba queste parole:  Qui giace il signor
Goriot, padre lella contessa de Restaud e dclla baronessa dc Nucin-
gen, sepolto a spese di due studenti.

Eugenio non segu il consiglio dell'amico, se non dopo essere stato
inutilmente dal signor e dalla signora de Restaud e dal signor e si-
gnora de Nucingen. Non pot andare oltre il portone, perch i guar-
daportoni di entrambi avevano ordini severi.

 Il signore e la signora , dissero quelli,  non ricevono nessuno:
il loro padre  morto, ed essi sono immersi nel pi profondo dolore .

Eugenio aveva ormai abbastanza esperienza del mondo parigino,
per sapere che non doveva insistere, ma ebbe una stretta al cuore
quando si vide nell'impossibilit di giungere fino a Delfina.

Vendete un brillante , le scrisse fermandosi dal guardaportone,
 e fate che vostro padre sia degnamente condotto alla sua estrema
dimora .

Sigill la busta e preg il guardaportone del barone di consegnarlo
a Teresa per la sua padrona, ma egli la consegn al barone de Nucin-
gen, che lo gett nel fuoco.

Dopo aver preso tutte le disposizioni necessarie, Eugenio torn
alla pensione borghese e non pot trattenere una lagrima quando
scorse, nella via deserta, alla porta d'entrata, la bara appena ricoperta
da un drappo nero, posata su due sedie. Un misero aspersorio, che
nessuno aveva ancora toccato, era immerso in una coppa di rame
argentato, riempita di acqua benedetta. La porta non era nemmeno
addobbata di nero. Era la morte dei poveri, senza apparato, senza
sguito, senza amici n parenti. Bianchon, costretto a rimanere al
suo ospedale, aveva scritto due parole a Rastignac per dargli il reso-
conto dei suoi accordi colla chiesa. Lo studente lo avvisava che una
messa era troppo cara, che bisognava accontentarsi del servizio meno
costoso dei Vespri, e che aveva mandato Cristoforo alle Pompe Fu-
nebri con un biglietto. Mentre Eugenio stava finendo di decifrare gli
scarabocchi di Bianchon, scorse, fra le mani della signora Vauquer,
il medaglione cerchiato d'oro che conteneva i capelli delle due figlie
di pap Goriot.

 Come avete osato prendere questo?  le disse.

 Diamine, volete seppellire anche questo?  rispose Silvia,  
d'oro .

 Certamente!  soggiunse Eugenio indignato,  che egli possa
almeno portare con s la sola cosa che rappresenta le sue due figlie .

Quando il carro funebre giunse, Eugenio fece portare su di nuovo
la bara, la schiod e pose devotamente sul petto del buon uomo un
ritratto che risaliva al tempo in cui Delfina e Anastasia erano gio-
vani, vergini e pure, e non ragionavano ancora, come egli aveva detto
nel delirio dell'ultima agonia.

Rastignac e Cristoforo accompagnarono, soli con due becchini, il
carro che trasporva il pover'uomo a Saint-tienne du Mont, chiesa
poco distante dalla rue Neuve Sainte-Genevive. Quivi giunta, la
salma fu portata dinnanzi a una cappelletta scura, ed Eugenio cerc
invano intorno collo sguardo le due figlie di pap Goriot o i loro
mariti, ma si trov solo con Cristoforo, che si riteneva in dovere di
cributare gli estremi onori a un uomo che gli aveva fatto guadagnare
delle buone mance. Mentre aspettavano i due preti, il chierico e il
sagrestano, Rastignac strinse la mano a Cristoforo, senza poter pro-
nunciare una parola.

S, signor Eugenio, disse Cristoforo, era un bravo uomo,
onesto, che non ha mai pronunciato una parola pi forte dell'altra,
che non faceva male a nessuno e non ha mai commesso una cattiva
azione .

Arrivarono i due preti, il chierico e il sagrestano, ed officiarono
adeguatamente al prezzo di sessanta franchi, in un'epoca in cui la
Chiesa non  abbastanza ricca perch si possa pregare gratis. Il clero
cant un salmo, il Libera e il De profundis, ed il servizio funebre
dur venti minuti.

Non c'era che una sola carrozza funebre per un prete e un chie-
rico, che acconsentirono ad accogliere con loro Eugenio e Cristoforo.

 Non c' sguito , disse il prete,  cos potremo andare in fretta
per non far tardi, perch sono gi le cinque e mezza .

Intanto, nel momento in cui la salma veniva rimessa nel carro
funebre, due carrozze cogli stemmi gentilizi, ma vuote, quella del
conte de Restaud e quella del barone de Nucingen, fecero la loro ap-
parizione e seguirono il convoglio fino al cimitero Pre Lachaise.

Alle sei la salma di pap Goriot fu calata nella fossa, circondata
dalla servit delle sue figlie, che disparve, non appena il clero ebbe
detto la preghiera dovuta al buon uomo e pagata col denaro dello
studente. Quando i becchini ebbero gettato alcune palate di terra per
coprire la bara, si rialzarono, e uno di loro si rivolse a Rastignac per
chiedergli la mancia. Eugenio si frug in tasca e, non avendo trovato
nemmeno un centesimo, dovette farsi prestare da Cristoforo venti
soldi. Questo fatto, che in se stesso aveva poca importanza, provoc
in Rastignac un'ondata di tristezza e di sconforto.

Calava la notte, l' irritante umidit del crepuscolo esasperava i
nervi; egli stette a contemplare la tomba e vi seppell la sua ultirna
lagrima di giovanotto, una lagrima strappata dalle sante emozioni
di un cuore puro, una di quelle lagrime che, dalla bara ove cadono,
si sollevano fin lass nel cielo. Incroci le braccia, guard in alto le
nuvole, e Cristoforo, vedendolo cos assorto, si allontan.

Rastignac rimasto solo, fece qualche passo verso la sommit del
cimitero, e contempl Parigi, adagiata lungo le due rive tortuose
della Senna, dove le luci cominciavano a brillare. I suoi occhi si fis-
sarono, quasi con avidit, sullo spazio compreso fra la colonna della
piazza Vendome e il Quartiere degli Invalidi, l dove viveva quel
bel mondo, nel quale aveva voluto a tutti i costi penetrare. Egli gett
su quel ronzante alveare uno sguardo che sembrava volesse gi sug-
gerne il miele, e disse queste solenni parole:

 A noi due, ora! .

E, come primo atto di sfida alla societ, Rastignac si rec a pranzo
dalla signora de Nucingen.
