TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

GUIDO GOZZANO.
La signorina Felicita ovvero la Felicit.

10 luglio: Santa Felicita..


Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico
scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita,  il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caff:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
allavvocato che non fa ritorno?
E lavvocato  qui: che pensa a te.

Pensa i bei giorni d'un autunno addietro,
VillAmarena a sommo dellascesa
coi suoi ciliegi e con la sua Marchesa
dannata, e lorto dal profumo tetro
di busso e i cocci innumeri di vetro
sulla cinta vetusta, alla difesa...

VillAmarena! Dolce la tua casa
in quella grande pace settembrina!
La tua casa che veste una cortina
di granoturco fino alla cimasa:
come una dama secentista, invasa
dal Tempo, che vest da contadina.

Belledificio triste inabitato!
Grate panciute, logore, contorte!
Silenzio! Fuga dalle stanze morte!
Odore d'ombra! Odore di passato!
Odore d'abbandono desolato!
Fiabe defunte delle sovrapporte!

Ercole furibondo ed il Centauro,
le gesta delleroe navigatore,
Fetonte e il Po, lo sventurato amore
d'Arianna, Minosse, il Minotauro,
Dafne rincorsa, trasmutata in lauro
tra le braccia del Nume ghermitore...

Penso larredo - che malinconia! -
penso larredo squallido e severo,
antico e nuovo: la pirografia
sui divani corinzi dellImpero,
la cartolina della Bella Otero
alle specchiere... Che malinconia!

Antica suppellettile forbita!
Armadi immensi pieni di lenzuola
che tu rammendi paziente... Avita
semplicit che lanima consola,
semplicit dove tu vivi sola
con tuo padre la tua semplice vita!



Quel tuo buon padre - in fama d'usuraio -
quasi bifolco, m'accoglieva senza
inquietarsi della mia frequenza,
mi parlava delluve e del massaio,
mi confidava certo antico guaio
notarile, con somma deferenza.

Senta, avvocato... E mi traeva inqueto
nel salone, talvolta, con un atto
che leggeva lentissimo, in segreto.
Io lascoltavo docile, distratto
da quellodor d'inchiostro putrefatto,
da quel disegno strano del tappeto,

da quel salone buio e troppo vasto...
...la Marchesa fugg... Le spese cieche...
da quel parato a ghirlandette, a greche...
dellottocento e dieci, ma il catasto...
da quel tic-tac dellorologio guasto...
...lipotecario  morto, e lipoteche...

Capiva poi che non capivo niente
e sbigottiva: Ma lipotecario
 morto,  morto!!.... - E se lipotecario
 morto, allora... Fortunatamente
tu comparivi tutta sorridente:
Ecco il nostro malato immaginario!.



Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole,
ma la tua faccia buona e casalinga,
ma i bei capelli di color di sole,
attorti in minutissime trecciuole,
ti fanno un tipo di belt fiamminga...

E rivedo la tua bocca vermiglia
cos larga nel ridere e nel bere,
e il volto quadro, senza sopracciglia,
tutto sparso d'efelidi leggiere
e gli occhi fermi, liridi sincere
azzurre d'un azzurro di stoviglia...

Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
rideva una blandizie femminina.
Tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina:
e pi d'ogni conquista cittadina
mi lusing quel tuo voler piacermi!

Ogni giorno salivo alla tua volta
pel soleggiato ripido sentiero.
Il farmacista non pens davvero
un'amicizia cos bene accolta,
quando ti present la prima volta
lignoto villeggiante forestiero.

Talora - gi la mensa era imbandita -
mi trattenevi a cena. Era una cena
d'altri tempi, col gatto e la falena
e la stoviglia semplice e fiorita
e il commento dei cibi e Maddalena
decrepita, e la siesta e la partita...

Per la partita, verso ventun'ore
giungeva tutto linclito collegio
politico locale: il molto Regio
Notaio, il signor Sindaco, il Dottore;
ma - poich trasognato giocatore -
quei signori m'avevano in dispregio...

M'era pi dolce starmene in cucina
tra le stoviglie a vividi colori:
tu tacevi, tacevo, Signorina:
godevo quel silenzio e quegli odori
tanto tanto per me consolatori,
di basilico d'aglio di cedrina...

Maddalena con sordo brontolio
disponeva gli arredi ben detersi,
rigovernava lentamente ed io,
gi smarrito nei sogni pi diversi,
accordavo le sillabe dei versi
sul ritmo eguale dellacciottolio.

Sotto limmensa cappa del camino
(in me rivive lanima d'un cuoco
forse...) godevo il sibilo del fuoco;
la canzone d'un grillo canterino
mi diceva parole, a poco a poco,
e vedevo Pinocchio e il mio destino...

Vedevo questa vita che m'avanza:
chiudevo gli occhi nei presagi grevi;
aprivo gli occhi: tu mi sorridevi,
ed ecco rifioriva la speranza!
Giungevano le risa, i motti brevi
dei giocatori, da quellaltra stanza.



Bellezza riposata dei solai
dove il rifiuto secolare dorme!
In quella tomba, tra le vane forme
di ci ch stato e non sar pi mai,
bianca bella cos che sussultai,
la Dama apparve nella tela enorme:

 quella che lasci, per infortuni,
la casa al nonno di mio nonno... E noi
la confinammo nel solaio, poi
che porta pena... Lhan veduta alcuni
lasciare il quadro; in certi noviluni
s'ode il suo passo lungo i corridoi....

Il nostro passo diffondeva leco
tra quei rottami del passato vano,
e la Marchesa dal profilo greco,
altocinta, lun piede ignudo in mano,
si riposava allombra d'uno speco
arcade, sotto un bel cielo pagano.

Intorno a quella che rideva illusa
nel ricco peplo, e che mor di fame,
v'era una stirpe logora e confusa:
topaie, materassi, vasellame,
lucerne, ceste, mobili: ciarpame
reietto, cos caro alla mia Musa!

Tra i materassi logori e le ceste
v'erano stampe di persone egregie;
incoronato dalle frondi regie
v'era .Torquato nei giardini d'Este..
Avvocato, perch su quelle teste
buffe si vede un ramo di ciliege?

Io risi, tanto che fermammo il passo,
e ridendo pensai questo pensiero:
Oim! La Gloria! un corridoio basso,
tre ceste, un canterano dellImpero,
la brutta effigie incorniciata in nero
e sotto il nome di Torquato Tasso!

Allora, quasi a voce che richiama,
esplorai la pianura autunnale
dallabbaino secentista, ovale,
a telaietti fitti, ove la trama
del vetro deformava il panorama
come un antico smalto innaturale.

Non vero (e bello) come in uno smalto
a zone quadre, apparve il Canavese:
Ivrea turrita, i colli di Montalto,
la Serra dritta, gli alberi, le chiese;
e il mio sogno di pace si protese
da quel rifugio luminoso ed alto.

Ecco - pensavo - questa  lAmarena,
ma laggi, oltre i colli dilettosi,
c' il Mondo: quella cosa tutta piena
di lotte e di commerci turbinosi,
la cosa tutta piena di quei cosi
con due gambe che fanno tanta pena...

LEguagliatrice numera le fosse,
ma quelli vanno, spinti da chimere
vane, divisi e suddivisi a schiere
opposte, intesi allodio e alle percosse:
cos come ci son formiche rosse,
cos come ci son formiche nere...

Schierati al sole o allombra della Croce,
tutti travolge il turbine delloro;
o Musa - oim! - che pu giovare loro
il ritmo della mia piccola voce?
Meglio fuggire dalla guerra atroce
del piacere, delloro, dellalloro...

Lalloro... Oh! Bimbo semplice che fui,
dal cuore in mano e dalla fronte alta!
Oggi lalloro  premio di colui
che tra clangor di buccine s'esalta,
che sale cerretano alla ribalta
per far di s favoleggiar altrui...

Avvocato, non parla: che cos'ha?
Oh! Signorina! Penso ai casi miei,
a piccole miserie, alla citt...
Sarebbe dolce restar qui, con Lei!...
Qui, nel solaio?... - Per leternit!
Per sempre? Accetterebbe?... - Accetterei!

Tacqui. Scorgevo un atropo soletto
e prigioniero. Stavasi in riposo
alla parete: il segno spaventoso
chiuso tra lali ripiegate a tetto.
Come lo vellicai sul corsaletto
si libr con un ronzo lamentoso.

Che ronzo triste! -  la Marchesa in pianto...
La Dannata sar che porta pena...
Nulla s'udiva che la sfinge in pena
e dalle vigne, ad ora ad ora, un canto:
.O mio carino tu mi piaci tanto,
siccome piace al mar una sirena....

Un richiamo s'alz, querulo e rco:
 Maddalena inqueta che si tardi:
scendiamo;  lora della cena!. - Guardi,
guardi il tramonto, l... Com' di fuoco!...
Restiamo ancora un poco! - Andiamo,  tardi!
Signorina, restiamo ancora un poco!...

Le fronti al vetro, chini sulla piana,
seguimmo i neri pippistrelli, a frotte;
giunse col vento un ritmo di campana,
disparve il sole fra le nubi rotte;
a poco a poco s'annunci la notte
sulla serenit canavesana...

Una stella!... - Tre stelle!... - Quattro stelle!...
Cinque stelle! - Non sembra di sognare?...
Ma ti levasti su quasi ribelle
alla perplessit crepuscolare:
Scendiamo!  tardi: possono pensare
che noi si faccia cose poco belle...



Ozi beati a mezzo la giornata,
nel parco dei marchesi, ove la traccia
restava appena dellet passata!
Le Stagioni camuse e senza braccia,
fra mucchi di letame e di vinaccia,
dominavano i porri e linsalata.

Linsalata, i legumi produttivi
deridevano il busso delle aiole;
volavano le pieridi nel sole
e le cetonie e i bombi fuggitivi...
Io ti parlavo, piano, e tu cucivi
innebriata dalle mie parole.

Tutto mi spiace che mi piacque innanzi!
Ah! Rimanere qui, sempre, al suo fianco,
terminare la vita che m'avanzi
tra questo verde e questo lino bianco!
Se Lei sapesse come sono stanco
delle donne rifatte sui romanzi!

Vennero donne con proteso il cuore:
ognuna dilegu, senza vestigio.
Lei sola, forse, il freddo sognatore
educherebbe al tenero prodigio:
mai non comparve sul mio cielo grigio
quellaurora che dicono: lAmore...

Tu mi fissavi... Nei begli occhi fissi
leggevo uno sgomento indefinito;
le mani ti cercai, sopra il cucito,
e te le strinsi lungamente, e dissi:
Mia cara Signorina, se guarissi
ancora, mi vorrebbe per marito?.

Perch mi fa tali discorsi vani?
Sposare, Lei, me brutta e poveretta!...
E ti piegasti sulla tua panchetta
facendo al viso coppa delle mani,
simulando singhiozzi acuti e strani
per celia, come fa la scolaretta.

Ma, nel chinarmi su di te, m'accorsi
che sussultavi come chi singhiozza
veramente, n sa pi ricomporsi:
mi parve udire la tua voce mozza
da gli ultimi singulti nella strozza:
Non mi ten...ga mai pi... tali dis...corsi!

Piange? E tentai di sollevarti il viso
inutilmente. Poi, colto un fuscello,
ti vellicai lorecchio, il collo snello...
Gi tutta luminosa nel sorriso
ti sollevasti vinta d'improvviso,
trillando un trillo gaio di fringuello.

Donna: mistero senza fine bello!



Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi
luceva una blandizie femminina;
tu civettavi con sottili schermi,
tu volevi piacermi, Signorina;
e pi d'ogni conquista cittadina
mi lusing quel tuo voler piacermi!

Unire la mia sorte alla tua sorte
per sempre, nella casa centenaria!
Ah! Con te, forse, piccola consorte
vivace, trasparente come laria,
rinnegherei la fede letteraria
che fa la vita simile alla morte...

Oh! questa vita sterile, di sogno!
Meglio la vita ruvida concreta
del buon mercante inteso alla moneta,
meglio andare sferzati dal bisogno,
ma vivere di vita! Io mi vergogno,
s, mi vergogno d'essere un poeta!

Tu non fai versi. Tagli le camicie
per tuo padre. Hai fatta la seconda
classe, t'han detto che la Terra  tonda,
ma tu non credi... E non mediti Nietzsche...
Mi piaci. Mi faresti pi felice
d'un'intellettuale gemebonda...

Tu ignori questo male che s'apprende
in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,
tutta beata nelle tue faccende.
Mi piace. Penso che leggendo questi
miei versi tuoi, non mi comprenderesti,
ed a me piace chi non mi comprende.

Ed io non voglio pi essere io!
Non pi lesteta gelido, il sofista,
ma vivere nel tuo borgo natio,
ma vivere alla piccola conquista
mercanteggiando placido, in oblio
come tuo padre, come il farmacista...

Ed io non voglio pi essere io!



Il farmacista nella farmacia
m'elogiava un farmaco sagace:
Vedr che dorme le sue notti in pace:
un sonnifero d'oro, in fede mia!
Narrava, intanto, certa gelosia
con non so che loquacit mordace.

Ma c' il notaio pazzo di quelloca!
Ah! quel notaio, creda: un capo ameno!
La Signorina  brutta, senza seno,
volgaruccia, Lei sa, come una cuoca...
E la dote... la dote  poca, poca:
diecimila, chi sa, forse nemmeno...

Ma dunque? - C' il notaio furibondo
con Lei, con me che volli presentarla
a Lei; non mi saluta, non mi parla...
 geloso? - Geloso! Un finimondo!...
Pettegolezzi!... - Ma non Le nascondo
che temo, temo qualche brutta ciarla...

Non tema! Parto. - Parte? E va lontana?
Molto lontano... Vede, cade a mezzo
ogni motivo di pettegolezzo...
Davvero parte? Quando? - In settimana...
Ed uscii dallodor d'ipecacuana
nel plenilunio settembrino, al rezzo.

Andai vagando nel silenzio amico,
triste perduto come un mendicante.
Mezzanotte scocc, lenta, rombante
su quel dolce paese che non dico.
La Luna sopra il campanile antico
pareva un punto sopra un I gigante.

In molti mesti e pochi sogni lieti,
solo pellegrinai col mio rimpianto
fra le siepi, le vigne, i castagneti
quasi d'argento fatti nellincanto;
e al cancello sostai del camposanto
come s'usa nei libri dei poeti.

Voi che posate gi sullaltra riva,
immuni dalla gioia, dallo strazio,
parlate, o morti, al pellegrino sazio!
Giova guarire? Giova che si viva?
O meglio giova lOspite furtiva
che ci affranca dal Tempo e dallo Spazio?

A lungo meditai, senza ritrarre
la tempia dalle sbarre. Quasi a scherno
s'udiva il grido delle strigi alterno...
La Luna, prigioniera fra le sbarre,
imitava con sue luci bizzarre
gli amanti che si baciano in eterno.

Bacio lunare, fra le nubi chiare
come di moda settant'anni fa!
Ecco la Morte e la Felicit!
Luna m'incalza quando laltra appare;
quella m'esilia in terra d'oltremare,
questa promette il bene che sar...



Nel mestissimo giorno degli addii
mi piacque rivedere la tua villa.
La morte dellestate era tranquilla
in quel mattino chiaro che salii
tra i vigneti gi spogli, tra i pendii
gi trapunti da bei colchici lilla.

Forse vedendo il bel fiore malvagio
che i fiori uccide e semina le brume,
le rondini addestravano le piume
al primo volo, timido, randagio;
e a me randagio parve buon presagio
accompagnarmi loro nel costume.

Vaggio con le rondini stamane...
Dove andr? - Dove andr? Non so... Vaggio,
vaggio per fuggire altro vaggio...
Oltre Marocco, ad isolette strane,
ricche in essenze, in datteri, in banane,
perdute nellAtlantico selvaggio...

Signorina, s'io torni d'oltremare,
non sar d'altri gi? Sono sicuro
di ritrovarla ancora? Questo puro
amore nostro salir laltare?
E vidi la tua bocca sillabare
a poco a poco le sillabe: .giuro..

Giurasti e disegnasti una ghirlanda
sul muro, di viole e di saette,
coi nomi e con la data memoranda:
trenta settembre novecentosette....
Io non sorrisi. Lanimo godette
quel romantico gesto d'educanda.

Le rondini garrivano assordanti,
garrivano garrivano parole
d'addio, guizzando ratte come spole,
incitando le piccole migranti...
Tu seguivi gli stormi lontananti
ad uno ad uno per le vie del sole...

Un altro stormo s'alza!... - Ecco s'avvia!
Sono partite... - E non le salut!...
Lei devo salutare, quelle no:
quelle terranno la mia stessa via:
in un palmeto della Barberia
tra pochi giorni le ritrover...

Giunse il distacco, amaro senza fine,
e fu il distacco d'altri tempi, quando
le amate in bande lisce e in crinoline,
protese da un giardino venerando,
singhiozzavano forte, salutando
diligenze che andavano al confine...

M'apparisti cos come in un cantico
del Prati, lacrimante labbandono
per lisole perdute nellAtlantico;
ed io fui luomo d'altri tempi, un buono
sentimentale giovine romantico...

Quello che fingo d'essere e non sono!



