/:/ L'esperienza linguistica del Goldoni.

    L'itinerario di storia linguistica italiana che dal tardo 500 al
700 conduce come a punti d'arrivo a Metastasio e a Goldoni, ha
come termini essenziali di riferimento due nuove tradizioni linguisti-
che, non autonome ma subordinate entrambe al teatro, che rappre-
sentano per molto tempo il contributo pi espansivo della lingua
italiana anche fuori dei confini, nel costume e nel gusto europeo: la
lingua del melodramma e la lingua della commedia dell'arte o del-
l'improvviso. La storia di questi due movimenti, frutti caduti dallo
albero del nostro maturo Rinascimento,  ancora interamente da
farsi come storia particolare di lingua, che mi pare condizione es-
senziale per la loro pi larga comprensione.
    Quello che con formula di tipo desanctisiano potrebbe chiamarsi
il duplice dissolversi, o evasione, della parola in musica e in azione
(o  lazzo ), va visto come risultato storico di una situazione cul-
turale e linguistica tipicamente italiana: di una cultura di fondamen-
to pressoch esclusivamente umanistico e letterario, di una lingua
di prestigio letterario relativamente gi unificata nel comune uso
scritto, ma ancora lontanissima dall'unit anche pi relativa del
parlato: una lingua non popolare.
    Alla mancanza di una tradizione comune di lingua della conver-
sazione, capace di legare oltre i confini regionali un pubblico nuovo
e pi largo, non pi una aristocratica lite come quella che frequen-
tava gli spettacoli del nostro Rinascimento, l'istituzione del linguag-
gio  improvviso  della commedia dell'arte risponde, oltre che con
le sue invenzioni mimiche, extralinguistiche, con schemi linguistici,
e non solo di contenuto, capaci di accogliere una informe materia
espressiva mista di elementi dialettali pi o meno stilizzati e di de-
triti aulici. Il risultato  una lingua di teatro informe ma viva e mi-
metica, capace di adattarsi a situazioni linguistiche e a pubblici di-
versi: ne potremo ricostruire presto la precaria fisionomia meglio di
quanto fino a poco fa si potesse pensare (e sar un elemento neces-
sario per la comprensione della formazione del Goldoni e della sua
riforma linguistica), quando l'enorme massa dei materiali documen-
tari, con le relative poetiche e precettistiche dell'improvvisazione,
sar debitamente vagliata. E credo che sar uno spettacolo nuovo:
tutte le tradizioni eccentriche, tutti i residui di protesta antitoscana
della nostra storia linguistica, si accumulano in questa fertile conci-
maia, che ci resta di una vegetazione frondosa e parassitaria, il cui
carattere  l'effimero, l'estemporaneit, la inflazione verbale, la su-
bordinazione della parola al gesto.
   Non  certo una novit che la formazione linguistica di Goldoni
vada vista anzitutto in questa prospettiva, nei confronti cio di una
situazione di linguaggio teatrale che sta lentamente tramontando
mentre la situazione linguistica di fondo rimane sostanzialmente la
stessa: dentro un clima radicalmente mutato del gusto pi elevato
e cosciente, che si volgeva verso la vita quotidiana con nuova, paca-
ta attenzione; non solo, ma in un'epoca di revisione pacificamente
rivoluzionaria dei rapporti sociali e umani, revisione di cui il Gol-
doni fu tranquillo testimone ed interprete, e in cui  anche uno dei
fondamenti pi seri della crisi cosmopolitica o europea della nostra
lingua settecentesca Questo decisivo momento spirituale si inscri-
ve nel passaggio dalla lingua delle maschere alla lingua dei borghesi
e dei popolani, nell'itinerario linguistico ed artistico del Goldoni.
   Il fondamentale problema linguistico  per Goldoni un proble-
ma di comunicazione, che per lui come per chi muova per vocazio-
ne dall'interno dell'esperienza teatrale non  solo un problema pra-
tico ma espressivo: comunicazione diretta e orale con quel suo pub-
blico che per Goldoni  un termine fisso di riferimento, il protago-
nista di tutte le sue Prefazioni; che comprende diversi strati sociali,
ma che egli non pu chiamare ancora genericamente  italiano  e
che distingue con empiria settecentesca per  nazioni  e gusti, se-
condo la geografia  sociale  del suo tempo, con una densit e in-
tensit che decresce da nord a sud e che ha il suo centro focale a
Venezia.
   Per questo pubblico egli deve provvedere lo strumento linguisti-
co adatto, che la tradizione letteraria non pu offrirgli, e che la lin-
gua della conversazione colta, soprattutto dell'Italia settentrionale,
pu offrirgli solo in aenigmate, in tracce e sparsi elementi, semplice-
mente perch questa koin di lingua parlata ancora non esiste: pu
venir fatto di dimenticare, leggendo l'italiano di Goldoni, che quei
nobili, quei cavalieri, quei mercanti, quelle dame e quelle donne di
 garbo  e di  maneggio  parlavano effettivamente un dialetto
pi o meno italianizzato, o magari talora un francese bastardo. La
Umgangssprache, la lingua goldoniana d'uso italiano,  sostanzial-
mente Buhnensprache, lingua teatrale, fantasma scenico che ha spes-
so la vivezza del parlato ma si alimenta piuttosto all'uso scritto non
letterario, accogliendo in copia larghissima venetismi, regionalismi
 lombardi  e francesismi, accanto a modi colloquiali toscani e a
stilizzazioni auliche di lingua romanzesca e melodrammatica:  un
 come se , una ipotesi spesso cos persuasiva di realt, fondata su
un presupposto di intelligibilita comune. Parallelamente, la sua
 patria  veneziana sembra fornirgli, gi pronto per l'uso, quello
strumento di lingua parlata di cui egli ha bisogno, lingua parlata
socialmente unitaria senza stratificazione rigida, lingua usuale anche
della classe dirigente e lingua scritta non  grammaticale : il solo
dei dialetti italiani totalmente immune, nell'uso parlato anche colto,
da squalifica culturale,  dialetto  nel senso corrente solo per la
prospettiva letteraria; capace di servire non soltanto nell'uso am-
ministrativo e giurdico, ma anche per discutere oralmente di filoso-
fia e di scienza.
   Qui Goldoni si colloca d'istinto nel punto d'incontro di una se-
colare tradizione dialettale veneziana con la comune tradizione ita-
liana ed europea: di quella tradizione, rimasta sempre al bivio tra
lingua e dialetto, Goldoni  l'erede per molti versi conclusivo. Il
fatto  che in lui il veneziano diventa lingua nel grado totale della
rappresentazione proprio quando la sua bivalenza di lingua e dia-
letto sta per cessare di essere: dopo di lui  possibile una letteratu-
ra dialettale veneziana solo in senso vernacolare e municipale. 
   Goldoni chiude una pagina, e ne apre una nuova, nella storia
delle letterature dialettali e della concezione del dialetto come stru-
mento espressivo: in lui il dialetto acquista per la prima volta pie-
na autonomia di lingua parlata, fuori di caricatura e di polemica.
Con Goldoni ha inizio la storia urbana e civile del dialetto (saranno
poi, diversamente intonate, ma sempre su un doppio registro anti-
letterario, insieme locale ed europeo,  i paroll d'on lenguagg  del
Porta). Questo suo sentimento del dialetto come  linguaggio ,
lingua materna in cui si specchia la vita di tutta una societ, sar
espresso tante volte dal Goldoni, ma forse mai meglio che nella no-
stalgia dei versi veneziani scritti da Parigi  lontan tresento mia :
 El dolce nome de la Patria mia. El linguazo, e i costumi de la
zente . Dove c' tutto il sentimento linguistico di Goldoni, molto
meglio che nelle sue professioni di orgoglio veneziano che sanno
invece di municipale, come nei brutti versi arcadici dichiaranti  la
dolcissima Facondia veneziana Con el vigor dei termini Far fronte
alla toscana .
   La parola  linguaggio , coi suoi sinonimi, indica sempre in
Goldoni la parlata, il discorrere naturale e vivo, la lingua come spon-
taneit: una realt topografica, psicologica e sociale prima che sto-
rica, o storica solo in quanto patrimonio vivente, ma sempre fuori
della tradizione letteraria.
   Si vede la sua pacifica disinvoltura, la sua mancanza di ogni
complesso di inferiorit nei riguardi di quella tradizione letteraria,
che per lui si condensa genericamente negli arcaismi e nei riboboli
di Crusca, soprattutto quando parla del suo dialetto. [...]
   Cos il termine  dialetto  nell'accezione usuale  inadeguato a
esprimere l'esperienza linguistica veneziana del Goldoni: noi siamo
abituati a concepire storicamente il dialetto in opposizione qualita-
tiva alla lingua; mentre Goldni  del tutto estraneo al rapporto
dialettico fra lingua letteraria e dialetto. Il dialetto non  per lui, se
non residualmente, termine deformante di confronto, e la lingua 
in posizione complementare al dialetto, come realt media contigua
e solo quantitativamente pi estesa e intelligibile. [...]
   Cos Goldoni  immerso nella tradizione linguistica veneziana,
vi  immerso tutto come scrittore in dialetto e anche, si vorrebbe
dire, come scrittore in lingua italiana e francese. E vi  immerso co-
me uomo del 700; quella tradizione  per lui un  clima  piuttosto
che un'eredit storica: come un fatto essenzialmente presente. Tut-
to quello che e passato torna in lui come attuale, come vivente nel
teatro, nella conversazione dei salotti e delle piazze. Se coefficiente
di ogni lingua letteraria  che essa possieda, nella sua attualit, una
capacit di assorbimento storico, alla lingua letteraria sui generis di
Goldoni manca anzitutto la dimensione del tempo, che  sostituita
in parte da quella della societ. Ma in questo presente, in questa so-
ciet, egli  radicato con una forza, con una intensit senza pari.
Gli elementi di cultura letteraria e non letteraria che gli giungono
dal passato sono costantemente mediati da una attualit, filtrati at-
traverso una conversazione: si direbbe che Goldoni si scarichi tutto
nel mondo che rappresenta.
   Se si potessero rappresentare in una stereoscopia diacronica le
diverse lingue individuali della nostra storia, nessuna forse si tro-
verebbe meno profonda rispetto alla tradizione, pi settecentesca in
senso anche documentario, di quella di Goldoni. Proprio per questa
sua simpatia e sincronia col suo tempo, e per il suo collocarsi fuori
del solco della tradizione letteraria italiana, l'italiano di Goldoni nel-
la sua modernit i pi lontano strutturalmente dalla nostra lingua
di oggi, in un certo senso, del toscano non artifciato di un prosato-
re del 300 o del 500. Invece il suo francese, pi astratto, ci ap-
pare meno dat; ed era del resto meno inviso ai nostri puristi. Que-
sto  l'apparente paradosso di Goldoni, o se si vuole, della nostra
storia linguistica.
   Da queste considerazioni potr apparire gi quanto nell'opera di
Goldoni la problematica linguistica sia centrale e suggestiva, mal-
grado la modestia teorica dello scrittore e la sua spesso ostentata
indifferenza per la lingua e per lo stile come problema ( La lingua
non fa la commedia , ribatteva a chi lo accusava di mancanza di
realismo linguistico nella Vedova scaltra). Certo gli spetta, in primo
luogo, nella storia della nostra lingua, il posto di primo sperimenta-
tore della tematica di un linguaggio teatrale, che trover la sua con-
tinuazione nel linguaggio narrativo del romanzo ottocentesco e con-
temporaneo, nel genere linguistico nuovo del dialogo e della nar-
razione: con quella separazione dei piani narrativo e dialogico che
anche in Goldoni sembra prendere sempre pi vivo corpo nello svi-
luppo artistico delle didascalie (si pensi al piano esemplare di rac-
conto oltre che di figurazione scenica delle didascalie del Ventaglio)
   E dal punto di vista metodico, non c' forse opera che come
questa, nella sua posizione eccentrica e pure non periferica, e nella
sua ricchissima, generosa, anche dissipata prassi, dia meglio il modo
di riflettere su alcuni problemi non marginali, ma direi costituzio-
nali della nostra lingua o della lingua in generale: --popolarit e
non-popolarit oppure letterariet e antiletterariet e non-letterarie-
t;--lingua parlata e lingua scritta; --dialetto e lingua comune
--coordinamento di lingue speciali alla lingua comune;--purismo
e lassismo linguistico; -- nazionalismo o tradizionalismo e cosmo-
politismo linguistico; --infine la particolare costituzione e fisiono-
mia che ai margini di una lingua letteraria presenta una lingua di
teatro e i problemi specifici che essa suscita, e che nessuno ha sen-
tito in maniera cos chiara e urgente prima e dopo del Goldoni.

GIANFRANCO FOLENA:
Da  L'esperienza linguistica di Carlo Goldoni  in Lettere italiane,
decimo (1958), pp. 21-31.


