/:/ La poetica sociale di Carlo Goldoni.

    L'accenno alla poetica, che sul vivo dell'opera il Goldoni andava
disegnando, ci ha detto come s'accostasse voglioso a una realt per
sua elezione antieroica, gi con una premessa d'ordine teatrale, e co-
me la fantasia teatrale rielaborasse questa realt scelta ai propri fini,
mediante una tipizzazione caratterizzata, che  procedimento diver-
so dal semplice naturalismo (non senza che vi giuochino i gradi inter-
medi, dal caratteristico alla caricatura, dall'abbozzo al tipo fisso,
dall'allusivo alla copia) e mediante intrecci non affidati al caso ma
determinati da caratteri, con l'intervento di una attivit razionale
ordinatrice, ma con cura che non ne resti offesa la naturalezza. Il
tutto volto ad ottenere una comicit festosa e decente insieme, che
arrivi fino a toccare il cuore, proponendosi come educativa. Giova-
no a questo uno stile naturale e un parlato comune, l'uno e l'altro
conformati al ceto che parla, fino alla legittimit e necessit di quel
dialetto in cui il Goldoni fa le migliori prove. Stile e parlato che,
per loro natura e per natura del dialogo e dell'effetto scenici, rag-
giungono spesso, oltre che l'immediata efficacia teatrale, una squi-
sita e non premeditata musicalit.

    Ma tutto questo sarebbe astrazione formale se non si ricono-
scessero i sentimenti che cercano forma nell'arte del Goldoni: il
quale non  l'indifferente copista di una societ, ma di quella socie-
t inserita nel moto delempo fu parte viva e--nei suoi modi --
operante.
    Esduso dal suo teatro ogni riferimento, anche esteriore, alla
religione e alla politica in atto, vi manifesta tuttavia la sua avversio-
ne alla guerra e alle corti, e guarda alla societ con osservazione cri-
tica, che, per essere ritenuta nella espressione da prudenza pratica
e ammorbidita nella comicit, non per questo  meno indicativa di
giudizio morale, di sentimenti e di differenziata partecipazione. Un
suo originario naturalismo lo guida a sostenere la parit degli uo-
mini al di sopra della netta distinzione delle classi che vige nello
estremo periodo della societ feudale. La sua critica delle magagne
della nobilt continua spassosa, ma senza simpatia e senza via di usci-
ta se non in una ideale democratizzazione del Cavaliere di buonust.
    L'urto fra nobilt e borghesia, fra nobilt e popolo, dov' rap-
presentato,  sempre in sfavore della classe alta. Della borghesia cui
appartiene, e di cui divide le migliori istanze, fa un ritratto non idea-
lizzato, pronto a una divertita critica, che tuttavia si colora d'otti-
mismo per la sanit morale della classe che trova in s il rimedio ai
suoi vizi. Al popolo guarda con interesse amoroso e liberato. E, co-
me riceve maschere dalla Commedia dell'Arte i servi per riscattarli
e umanizzarli gradatamente in una gamma che va dal realismo pi
schietto a idealizzazioni di sensibilit, cos scioglie il popolo dalla
funzione di strumento e di divertimento che ha avuto nella lettera-
tura, ne fa, di oggetto, soggetto, lo interpreta nella musicalit ver-
bale e nella seriet fondamentale dei sentimenti, facendogli cedere
il passo pi volte dalla stessa borghesia. Antipatie e simpatie, par-
tecipazioni e anticipazioni persino, che si pongono nel moto storico
della societ a met del secolo, senza tuttavia colorarsi di teoretico
e definirsi in programma.
    Il Goldoni non concep l'arte come contemplazione o evasione,
ma la sent straordinariamente inserita nella vita, e il teatro come
divertimento capace di diffondere qualche buon seme di verit. Se
distinse quelle che voleva intitolare Bagatelle dal lavoro impegnati-
vamente dato alla commedia, consider le realizzazioni di questa in
ordine ai concetti formali e sostanziali della riforma che perseguiva,
piuttosto che non badasse ai raggiungimenti stilistici: non  lui a
parlarci di musicalit.
     Il suo fu lavoro e continua rinnovata esperienza, a stretto con-
tatto con l'ambiente sociale e teatrale in cui e da cui essa nasceva,
e con il pubblico cui essa tornava, in un circolo vitale.
     Se tutta la sua produzione--magari con il sussidio dell'episto-
lario--pu essere utile a ricostruire il suo atteggiamento morale,
la si pu poi nella massima parte relegare, con il suo consenso, nel-
le attivit pratiche ed extraartistiche, considerando di suo genio so-
lo la commedia. 
     Non c' forse commedia del Goldoni'che non serbi qualche trac-
cia delle circostanze e della natura del suo lavoro, e rametti sehi
si trovano nel frondeggiare rigoglioso degli stessi capolavori. Questa
 d'altronde la condizione delle opere umane, anche le pi geniali.
     Cos che si sarebbe tentati di concludere con le parole del Sa-
pegno, il quale mostra anche in questo particolare argomento la sua
finezza e precisione critica:  L'equilibrio vero  toccato dal Gol-
doni soltanto l dove questi sparsi elementi [moralismo, sentimen-
to, osservazione] si fondono, spogliandosi della loro astrattezza, al-
la luce d'una visione pi matura,serena e distaata, della vita. Al-
lora la moralit liberata dalle velleit polemiche, prende vigore di
concretezza e si vela d'ironia incarnandosi nelle figure e nelle vicen-
de della realt quotidiana; il realismo dell'osservatore si arricchisce
di segrete ragioni morali e acquista d'umanit; il sentimento si ram-
morbidisce e si fa sorridente nell'evocazione di un piolo mondo...;
il senso del ritmo infine e del gioco scenico e della tessitura musica-
le, anzich risolversi in pura abilit meccanica diventa lo strumento
necessario della configurazione poetica di quegli elementi moralisti-
ci, realistici, sentimentali. La misura di questa poesia consiste tutta
in un'ideale mescolanza di tenerezza e d'ironia, in quella pacata con-
templazione delle passioni, degli errori, dei capricci umani, alla lu-
ce di una saggezza serena eppure cordiale... 
    Ed  da sottolineare come questa contemplazione non si esauri-
sca in estetismo ma sia sorretta da un ordine morale. Quanto alla
cordialit della sua saggezza essa  d'una gamma piuttosto ampia,
che pu intendersi per modo di civilt anche l dove l'ironia  pi
pungente e negativa, pu divenire ammonimento familiare, fiducio-
sa partecipazione e persino divertita imperturbabilit, pu scioglier-
si im'ine in amorosa accettazione della ingenuit nativa della gente
semplice.
    Ma proprio per la caratteristica di lavoro, schivo da pose e da
mistiche estetiche, messi da parte gli orci uscitigli currenti rota in-
vece d'anfore, circola nella commedia goldoniana un sangue  buo-
no che non merita d'essere strapazzato  (come dice del proprio
sangue fisico dopo un salasso praticatogli a Bologna); vige un'atmo-
sfera comune, una fedelt pur nella variet delle particolari accen-
tuazioni tematiche, che vanno dagli sviluppi della Commedia della
Arte all'anticipazione del dramma; un timbro di voce, pur nella in-
numerevole differenza di toni che fanno riconoscere alla lontana e
da una sola battuta singoli personaggi nella folla che essi sono; in-
somma una chiara fisionomia; cos che l'aggettivo  goldoniano  
divenuto significante a qualificare caratteri, situazioni, espressioni
della vita comune.
   Una bont tutt'altro che sprovveduta, proprio in quel ricono-
scere ovunque il lato comico, fa che il suo riso sia egualmente
lontano dalla sguaiataggine e dalla acidit, dalla secchezza volteria-
na e dalla smorfia dolorosa, e spesso accarezzi con intima affettuosi-
t i suoi personaggi. Una familiarit li investe sempre, cos che es-
si non appaiono mai guardati dall'alto o da una sfera d'indifferenza
o di interesse puramente letterario, ma sembra che il Goldoni sia
in scena fra loro. Uno sguardo limpido attraverso un cristallino co-
mico coglie dalla realt umana e sociale, e compone in realt sceni-
ca, gli aspetti pi naturali, meno eccezionali, eppure mossi da qual-
che bizzarria di caratteri. Una psicologia intuitiva, che rifiuta il ro-
vello e l'escavazione drammatica, vivifica di sentimenti semplici in
moto il carattere e l'azione dei personaggi. Sentimenti non astratti,
in modo che si sostituiscano ai personaggi, esibiti in caricatura solo
quando siano comicamente irrazionali, spesso nascosti anzi sotto il
linguaggio come le radici nella terra, spesso anche condotti alla
espressione e nell'espressione per velature lievissime. Una festosit
veneziana, un brio naturale, anche se non sempre esente da trovate,
investe di una vibrante rete di luce riflessa l'ombra dei sentimenti
seri o ostici e il concreto che essi producono nell'azione, e li alleg-
gerisce. Una scrittura nuova si divincola dalle stanche consuetudini
e convenzioni letterarie, richiamandosi al parlato, fino ad assumerlo
artisticamente, precorrendo la scantonata manzoniana dal purismo
Una scrittura nuova nello stesso dialetto, non ricevuto dalla lirica
dialettale n dai lontani linguaggi fattizi del teatro, ma rifiorito dal-
l'humus popolare sotto il sole d'una amorosa cordialit. Le tirate
sono rade, eloquenti di una qualche raziocinante verit, i soliloqui
ridotti ad espressioni non pi d'azione ma di stati d'animo, la bat-
tuta scenica rapida e felice di significato e di ritmo.
   Tutto questo  generato e investito da un ottimismo che colora
di razionale e di liberale il divenire di un mondo nel quale possa
darsi una maggiore giustizia e aver ragione l'amore. E in questa lu-
ce di speranza  forse da cercare la natura nascosta della poesia gol-
doniana. Infine  quella che fa trionfare sempre il bene e portare a
lieto fine le commedie.
   L'umanit, riemersa dai simboli secchi del teatro d'Arte, fa
gran cammino sulle scene goldoniane. E la commedia goldoniana,
che  quasi un cominciare della terraferma dopo le sparse e vaganti
isole del teatro comico italiano, nel suo nascere contemporanea alla
vita gli riguadagna il tempo perduto e lo prepara alla commedia
borghese che sta per schiudersi. N  stata senza risultati nel resto
d'Europa, specialmente nella Germania, che si trovava in condizio-
ni analoghe all'Italia, sazia della Commedia dell'Arte, priva ancora
di teatro nazionale, vogliosa di una espressione di contemporaneit.
   Per quanto vi mescoli, e non a caso, il frumento con il loglio,
 divertente l'indignata testimonianza di Carlo Gozzi nelle Memo-
rie inutili che vede  sulle tavolette delle Signore, sopra a' scrittoi
de' Signori, sui banchi de' bottegai e degli artisti, tra le mani de'
passeggiatori, nelle pubbliche e private scuole, ne' collegi e persino
ne' monasteri le commedie del Goldoni, quelle del Chiari c suoi
romanzi ; e racconta scandalizzato di  un certo abate Salerni,
veneziano, predicatore evangelico che tuonava quaresimali da' per-
gami e che aveva un torrente di ascoltatori , il quale disse un gior-
no, con soda albagia, che per scrivere e comporre i suoi fortunati
sermoni sacri... leggeva indefessamente le commedie del Goldoni .
    quello che v' di moralmente attivo verso la societ del suo
tempo che fa del lavoro del Goldoni un'opera significante, e fa che
essa torni a noi, di l dai termini di un divertimento comico stilisti-
camente riuscito, non anemica ma piena di succhi e familiare, anche
dopo le accentuazioni polemiche del teatro della Rivoluzione, dopo
gli approfondimenti drammatici della commedia borghese dell'Otto-
cento, dopo le escavazioni psicologiche e filosofiche del teatro con-
temporaneo.

MANLIO DAZZI:
Da Carlo Goldoni e la sua poetica sociale, Torino, Einaudi, 1957,
pp. 206-212.


