/:/ Posizione del Goldoni nella cultura del Settecento.

    Il Goldoni visse le condizioni, le aspirazioni, le idealit dello
sviluppo [da preilluminismo a vero e proprio illuminismo] in una
misura personale sincera, ma culturalmente e ideologicamente po-
co approfondita senza giungere (ch semmai nel periodo francese,
fuori ormai della linea pi attiva della sua opera poetica, egli po-
t meglio adeguarsi a una mentalit di pieno illuminismo) ad una
posizione illuministica decisa e pienamente consapevole, quale fu
quella di un Parini, uomo di una generazione successiva e gi svi-
luppatasi, prima del Giorno, in una cultura e civilt nettamente
riformatrice e sempre pi illuministica sin nelle direttive del go-
verno riformatore austriaco e nella vicinanza di collaborazione e
discussione con giovani illuminati della Societ dei Pugni e del
Caff.
    Al Goldoni manc lo stimolo di una situazione concreta di
quel tipo ed egli oper piuttosto nelle condizioni politico-culturali
tanto meno favorevoli della societ veneta in genere e di Venezia
in particolare, non prive certo di aperture alle nuove idee, ma in-
frenate dalla posizione di difesa conservatrice del regime oligar-
chico e mancanti di saldi gruppi di pensatori e letterati attivi nella
filosofia dei lumi e nella riforma illuministica. Sicch mentre si
deve parlare giustamente per lui di consonanze illuministiche, o
addirittura di illuminismo popolare e medio, e di quel  candido
liberalismo  che fu definito cos acutamente in lui da un celebre
saggio di Nino Valeri non si pu, senza gravi forzature, costruire
un'immagine del Goldoni come illuminista persuaso e deciso, come
rappresentante o addiEittura propagandista di una precisa riforma
sociale (e tanto meno politica), di un chiaro precursore di idealit
democratiche, egualitarie e miranti ( non importa se attraverso ri-
forme od eversione) ad instaurare un ordine nuovo.
    Certo gli uomini del periodo rivoluzionario poterono avvertire
nella sua opera (cos piena di spunti egualitari, cos ricca di un
senso schietto della dignit umana, cos aperta a cogliere e seguire
aperture di libert di rapporti e a sottolineare con viva simpatia
i lavori della laboriosit borghese e popolare, il significato letifi-
cante dell'onesto esercizio di una vita attiva e razional-naturale) la
voce poetica di  temps voisins de la libert . Ma andare al di
l di questo non  lecito, ch altrimenti si rischia una patente
falsificazione della reale figura goldoniana.
   E cos ugualmente non si pu scambiare con un preciso pro-
gramma di riforma sociale e di poetica sociale  come program-
matica collaborazione poetica ad un preciso movimento di riforma
integrale dell'ordine sociale, la sua acutissima sensibilit per le
condizioni sociali, per il legame fra  carattere  individuale e i
suoi connotati sociali, per i mutamenti di generazioni e di condi-
zioni sociali pur nel ristretto ambito della difficile e viscosa situa-
zione veneziana.
   Cos pi che puntare sulla mediocre commedia Il feudatario
in cui lo scatto di ribellione di qualche contadino (oltretutto tanto
pi di maniera di quanto non siano i vivacissimi personaggi popo-
lari scaturiti dalla sua profonda esperienza veneziana) si risolve
in un facile lieto fine di pacificazione dovuto al rinsavirsi di un
giovane aristocratico scapestrato e prepotente, si dovr rilevare la
pi generale e crescente simpatia goldoniana per un'ideale situa-
zione di equilibrio, di saggezza umana, di consapevolezza dei limiti
della propria condizione sociale che ben si inscrive in una lata ten-
denza storica e in una mentalit latamente illuministica dominata
da valori di rispetto della dignit umana, di riconoscimento della
sostanziale comune natura degli uomini pur nella variet della lo-
ro condizione sociale, di simpatia per quanti in quella sappian vi-
vere relazioni di reciproca benevolenza e sappiano opporsi alle
tentazioni della sopraffazione, della prepotenza, dell'avido egoismo.
   Solo in tale direzione non eversiva e non arditamente e pro-
grammaticamente riformatrice  dato di valorizzare, con pieno rap-
porto di stimolo alla forza poetica che ne scaturisce, il forte, schiet-
to amore del Goldoni per gli uomini, per la loro vita di civile ed
umano rapporto, per le loro gioie, per il loro impegno laborioso,
per la loro onest, per i loro diritti alla vita e alla dignit personale.
   Solo in tale direzione  dato anche sottolineare fortemente la
novit goldoniana di caratterizzazione personale-sociale, il risultato
di nuovo schietto realismo (non naturalismo mimetico e fotogra-
fico) scaturito nella mossa, simpatica rappresentazione teatrale di
situazioni concrete, non generiche e standardizzate, nella profonda
simpatia per la vita autentica e nella critica di tutto ci che ad
essa si oppone e che si configura (nell'acuta sensibilit goldoniana
alle condizioni sociali) nel rilievo comico (pi che isolatamente sa-
tirico) della chiusura e grettezza della vana boria dei nobili deca-
duti e squattrinati (i barnabotti della nobilt veneziana) con le loro
sciocche pretese di privilegi senza nessun corrispettivo di forza e
di funzione effettiva, della prepotenza egoistica e dissoluta di ari-
stocratici oziosi e viziosi, ma anche della stoltezza di borghesi ar-
ricchiti e pretenziosi, aspiranti ai privilegi pi esterni e colpevoli
della classe nobiliare e persino di popolani che reagiscono ai limiti
della loro condizione non con la dignit e la laboriosit, ma con
la furfanteria e l'abbandono a basse passioni.
   In tale prospettiva e nei limiti di una posizione storica senza
diretto sfocio (e tanto meno volont di sfocio) nella distruzione
dell'ordine sociale esistente, si pu e si deve calcolare la forza di
acutezza psicologico-sociale e di simpatia del Goldoni per i nobili
di  buon gusto , capaci di far valere la loro situazione privilegia-
ta in favore di una maggiore saggezza e di una pi libera attivit
civile e benefica, per i borghesi e i mercanti onesti, gelosi della
loro onesta reputazione, laboriosi e generosi, per i popolani schiet-
ti e autentici anche nelle loro passeggere risse e baruffe: i gondo-
lieri gelosi della dignit del loro mestiere e della loro qualit di
cittadini della repubblica, le fanciulle, le mogli, le  massere 
oneste e attente alla loro virt, i pescatori chiozzotti di cui il
poeta nella prefazione delle Baruffe disse di voler rappresentare  i
loro costumi e i loro difetti e, mi sia permesso di dirlo, la loro
virtu .
   Il fatto che le commedie popolari si accrescano nell'ultimo pe-
riodo veneziano vorr confermare, pi che il preciso culmine di un
preciso programma legato ad un'altrettanto precisa diagnosi della
situazione veneziana ( che avrebbe portato il Goldoni a perder
fiducia nel ceto dei mercanti e dei borghesi e a sentire il popolo
come vera risorsa e riserva di energie della sua citt in declino),
una crescente apertura della sua simpatia umana e poetica (gi
viva del resto per i gondolieri e le  putte oneste  in commedie
giovanili), a strati che la convenzione teatrale e una concezione
reazionaria riteneva bassi e indegni di rappresentazione teatrale
(con l'incentivo della polemica con il conservatore Gozzi) e che
egli sentiva invece parte viva, essenziale di un vasto tessuto sociale,
parte viva, essenziale della vita, anche se il  cogidore  autobio-
grafico non mancher di rilevarne con affettuosa curiosit i limiti
della loro stessa incantevole istintivit. E allora, pi che alla luce
di un preciso programma eversivo e combattivo, si potr pur ben
capire--alla luce della crescente forza e apertura di simpatia uma-
na e poetica del Goldoni--il valore implicito di una tale acqui-
sizione del mondo popolare alla dignit del teatro e della rappre-
sentazione poetica, si potr capire l'estensione e l'importanza del
 candido liberalismo  del Goldoni e del suo illuminismo medio
e poco ideologicamente approfondito, ma concretamente vivo e
capace di farsi sostegno di vera poesia.
   E tanto pi questa rifiuter giustamente--vera poesia perch
veramente scaturita da una tensione personale accordata con un
tempo e una civilt-- la sua riduzione alle forme del  teatro
puro , dell'alto divertimento scenico-ritmico senza interna tensione
e giustificazione, della sua pura continuit con la commedia del-
l'arte dalla cui schematicit e astrattezza viceversa il Goldoni, in
forza della sua tensione umano-poetica, del suo realismo, della sua
sensibilit sociale, della sua fiducia in un mondo vero e naturale
seppe sciogliere il suo teatro pieno di una formidabile vita di
persone e di situazioni, di un'eccezionale carica di realt storica-
mente e socialmente connotata, pur recuperando da quella la le-
zione di ritmo scenico, di azione scattante e inventiva. Ch la meta
alta dell'iter poetico goldoniano non sono Arlecchino servitore di
de padroni o I due gemelli e neppure il tardo e pur geniale Ven-
taglio, ma le grandi commedie dell'ultimo periodo veneziano in
cui la perfezione tecnico-teatrale nasce tutta interamente dalla sua
giustificazione interna, dalla forza del  mondo  portato in teatro,
dalla simpatia poetica per un ritmo vitale prima che teatrale, co-
stretto e perci poeticamente liberato in situazioni concrete, in
spazi e tempi concreti, in azioni mosse dagli uomini e per gli
uomini risolte.
   Poeta dell'umano e dei rapporti umani, della poetica simpatia
per la vita nella sua concretezza associata (mai dell'uomo solo o dei
suoi problemi astratti e metafisici), il Goldoni trae la forza del suo
grande teatro, della sua perfezione di ritmo scenico, dalla forza
del suo sentimento profondo e poetico di questa vita di rapporti,
di dialogo, di colloquio ora pi circoscritto in urto e attrito di
pochi personaggi pi rilevati e particolareggiati ora pi aperto e
corale, ma sempre bisognoso, per intima necessit del saldo tessuto
di una societ e di una situazione concreta e in interno movimento,
in cui inquietudini e pene non sono assenti, ma sono vinte e su-
perate da quella umana letizia, da quella lieta energia della vitalit
in movimento che pu ben compensare--anche ammessa la dub-
bia liceit di tale richiesta--la mancanza di una  divina malin-
conia che, secondo De Sanctis e Croce, limiterebbe (ma cos
fuori della sua vera realt umana, storica, poetica) la  poesia 
del Goldoni.
   Anche in sede letteraria il Goldoni non ha posizioni eversive
n una chiarezza di poetica che rompa decisamente e clamorosa-
mente con la tradizione, anche perch la sua cultura  piuttosto
limitata e soprattutto teatrale.
   Eppure non  accettabile una sua definizione di semplice pro-
secutore della riforma arcadica rispetto alla quale anche in sede di
letteratura e di linguaggio troppa  la differenza di livello e di in-
tensit della sua concreta, attiva prospettiva di poetica, troppa  la
novit della sua opera anche quando e li riprende motivi e program-
mi che risalgono al Muratori, al Maffei, al Marcello, ai trattatisti
arcadici o ai comici  pregoldoniani  di primo Settecento.
   Nelle linee pienerali della riforma arcadica Goldoni porta una
pienezza di vita, una forza di simpatia attiva per la vita e per la
societ umana che di fatto le rinnovano e le caricano di un ben
diverso valore storico e poetico
   Lo vedremo direttamente parlando della sua  riforma . 
Ma fin d'ora van fermati chiaramente alcuni punti fondamenta-
li: il profondo senso che il Goldoni ebbe della realt umana non
preventivamente selezionata e idealizzata, la schiettezza del suo
interesse per il  naturale , il  vero , del suo amore per le si-
tuazioni effettive nel loro  limite  concreto amato contro ogni
decurtazione  ideale  e contro ogni svaporamento fantastico e
sentimentale, la intensa ricerca dell'alacrit e spontaneit del mo-
vimento e del ritmo della realt e dentro la realt delle situazioni
e dei personaggi sempre connotati socialmente e umanamente (carat-
tere e ambiente si fondono--pur nelle varie punte della ricerca
poetica--al culmine della prospettiva goldoniana); la sicurezza e
vocazione del dialogo, fino al dialogo concertato e corale che pre-
suppone un possesso intimo del rapporto umano e civile tanto
superiore e pi maturo della prudente socievolezza arcadica e sor-
regge il dialogo teatrale con la poetica intuizione storico-personale
appunto di un dialogo preteatrale, come forma fondamentale di
vita tutta realmente immanente e inimmaginabile fuori dei rap-
porti e dei nessi fra gli uomini, del cerchio saldo e fervido dei loro
interessi ed affetti.
   Cos si capiscono e si possono valorizzare anche certe afferma-
zioni del Goldoni, fuori del pi precis campo teatrale, quali si
ritrovano in una zona solitamente meno esplorata: quella dei com-
ponimenti  poetici  occasionali e per lo pi artigianali e commissio-
nati in cui (oltre a tanti elementi che confrontano la nostra pre-
cedente interpretazione della  misura umana  del Goldoni) spic-
cano ironiche dichiarazioni sia contro i residui barocchi (ch la
netta antipatia goldoniana per il barocco sembra prendere di mira
anche quanto di baroccheggiante poteva celarsi entro la stessa ri-
volta antibarocca operata dall'Arcadia) soprattutto in nome di una
comunicabilit e comprensibilit pi generale e  democratica 
( Qua no ghe xe metafore o conceti / el stil tuti l'intende e tuti
el sa ), sia contro le tentazioni erudite-classicistiche (un componi-
mento per nozze inizia con una invocazione mitologica,  Pronuba
omai discendi / bella dea di Amatunta , ma subito si interrompe
dichiarando  la via che io presi  al mio costume ignota ) sia con-
tro la Crusca bersagliata spessissimo per le sue pretese dell'esclusi-
vit linguistica fiorentina ( Per mieter palme all'apollinea riva
/ deesi la crusca adoperare ovunque ) sia contro il  fare grande 
pindarico-chiabreresco, di fronte al quale e alle varie forme arca-
diche petrarchistiche e bernesche, il Goldoni afferma sempre pi
chiaramente la sua volont di naturalezza e semplicit, la fedelt
del suo stile al  vero : stile che egli sente vicino pi che a quello
di qualunque letterato, allo stile del Longhi.
   Ed  cos che la stessa umilt con cui il Goldoni distingue il
suo stile  solito sia che parli in prosa o in rima , dai  voli poe-
tici sonori , dalla poesia  alta , viene in realt a cambiarsi nella
affermazione della sua poetica del naturale ( l'Apollo mio della
natura  il lume ), e in una certa giustificazione del valore limi-
tato, ma programmaticamente indicativo di questa stessa produzio-
ne minore vlta, nei limiti di occasione notata, all'espressione del
 vero  nelle sue forme pi umili e quotidiane.
    su tale direzione che si pu anche meglio spiegare il ricam-
bio effettivo nell'unitario linguaggio comico goldoniano fra la lingua
nazionale e il dialetto veneziano (magari con la sua variante chioz-
zotta nella Baruffe) verso un linguaggio vero e inventato, naturale
e poetico che  certo fra le vie espressive pi originali e moderne
della nostra letteratura settecentesca: senza con ci volere poi nascon-
dere il fatto che viceversa la linea pi classicistica fu, specie nella dire-
zione pariniana e nell'uso preromantico che ne fece genialmente l'Alfe-
ri, pi centrale e operante e fu pure storicamente capace di esprimere,
entro i limiti della civilt settecentesca, contenuti vigorosi e nuovi.
    Il linguaggio goldoniano, articolato in dialetto, lingua italiana
e francese (soprattutto come linguaggio narrativo-dialogante dei
Mmoires) nasce come risposta a un'esigenza anzitutto di comuni-
cazione e di dialogo, di colloquio che  esigenza preteatrale e pro-
fondamente inserita nella stessa viva interpretazione goldoniana del-
la spinta settecentesca (gi viva nell'epoca arcadico-razionalistica e
pi sviluppata a met Settecento nell'insorgere della civilt illumi-
nistica) ad una vita di rapporti attuali, presenti, quotidiani fra
uomini concreti, in tempo concreto, in una societ effettiva, pro-
gressivamente liberata da ogni vera tensione al trascendente, per-
suasa del fatto che la stessa intimit personale non  mai veramen-
te acquistabile ed esercitabile se non nella sollecitazione del rap-
porto con gli  altri .
    In tal modo si comprende come la stessa  riforma  teatrale
corrisponda a tale profonda esigenza e irnplichi non la facile con-
tinuit fra la commedia dell'arte e la commedia riformata (o vice-
versa l'assoluto rifiuto delle offerte positive della prima), ma un
recupero profondo dell' improvviso  teatrale in forme pi in-
terne di spontaneit dialogica e colloquiale che, nel linguaggio tea-
trale maturo del Goldoni, vengono risolte nelle forme superiori e
poetiche di un  concertato  (per usare termini del migliore stu-
dioso del linguaggio goldoniano, il Folena) in cui la concretezza
del dialogo come espressione del contingente, del quotidiano, dello
attuale della vita si esalta in una specie di sublimazione poetica
dell'effimero e del fluire della realt umana della profonda, istintiva
e razionale simpatia per la vita.
    Tale conquista attuata nel teatro (dove dialetto e lingua italia-
na convergono in una condizione di lingua teatrale che sottrae an-
che la lingua italiana a ogni esigenza normativa strettamente lette-
raria) si realizza attraverso il vivo scambio delle due esperienze di
dialetto e lingua (questa accetta dal primo la sua elementare strut-
tura ipotattica con povert di nessi subordinativi, quello riprende
da quella la tendenza ad un lessico ricco e neologistico) e culmina,
in coerenza con tutta la organica maturazione della personalit
e dell'arte goldoniana, nelle grandi commedie dell'ultimo periodo
veneziano in cui il  concertato  teatrale  perfetto e traduce la
pi profonda poesia goldoniana nella sua globale e concreta espres-
sione della gioia vitale, della vita di tutti i giorni.

WALTER BINNI:
Da Carlo Goldoni, in Storia della letterattura italiana, volume sesto,
Il Settecento, Milano, Garzanti, 1968, pp, 730-736.


