SAN GIUSTINO
Apologia seconda
(Al Senato romano)

I. - 1. Gli avvenimenti accaduti nella vostra citt, o Romani, sia ieri
sia l'altro ieri, sotto Urbico, e simili assurdit commesse dovunque dai
magistrati, mi hanno costretto a comporre questo discorso in nostra
difesa, che siamo della vostra stessa natura e fratelli vostri, anche se
non lo sapete e se non lo volete riconoscere per la gloria delle vostre
supposte dignit.
2. In ogni luogo, infatti, quanti sono ripresi dal padre e da un vicino
o dal figlio o da un amico o da un fratello o dal marito o dalla moglie,
per una mancanza (eccetto coloro che sono convinti che gli ingiusti e
gli intemperanti saranno puniti nel fuoco eterno, mentre i virtuosi, e
quanti sono vissuti imitando Cristo, vivranno con Dio senza sofferenze -
intendiamo parlare dei cristiani - ) questi per la loro ostinazione,
l'amore dei piaceri e la riluttanza a seguire il bene, e d'altra parte
anche i cattivi demoni, per odio contro noi, tenendo tali giudici come
schiavi e sottomessi, cio questi magistrati indemoniati, si apprestano
ad ucciderci.
3. Ma, affinch vi sia chiaro anche la causa di tutto ci che  accaduto
sotto Urbico, vi esporr i fatti.

La vicenda
II. - 1. Una donna viveva con un marito dissoluto, mentre, in un primo
tempo, conduceva vita dissoluta anche lei. Ma, dopo ebbe conobbe gli
insegnamenti di Cristo, divenne temperante e si sforzava di persuadere
il marito ad esserlo anche lui, riferendogli quegli insegnamenti e
preannunciandogli la futura punizione nel fuoco eterno per coloro che
non vivono in modo temperante e secondo la retta ragione.
2. Ma quello, permanendo nella sua dissolutezza, fin, con la sua
condotta, per alienarsi la moglie.
3. La donna infatti, ritenendo cosa empia continuare a giacere con un
marito che cercava in qualunque modo di procurarsi strumenti di piacere
contro la legge di natura e contro il giusto, decise di fare la
separazione. Poich per era esortata dai suoi, che la consigliavano di
rimanere ancora, confidando in un futuro pentimento del marito, fece
forza a se stessa e rimase.
4. Ma dopo che le fu riferito che suo marito, recatosi ad Alessandria,
ne faceva di ancora peggiori, per non farsi complice di tali iniquit e
scelleratezze, se fosse rimasta con lui nel matrimonio a condividere
vita e letto, si separ, ricorrendo a quello che voi chiamate "ripudio".
5. Quel bell'esempio di marito, ben lontano dal rallegrarsi che ella
avesse cessato dal comportamento leggero che prima aveva tenuto con
servi e mercenari, quando godeva di orge e di ogni turpitudine, e che
cercasse di distogliere anche lui dal compiere simili cose, ha sporto
accusa contro di lei, che si era separata contro il suo volere, dicendo
che era cristiana.
6. Ella allora present a te, o imperatore, una petizione, chiedendo che
prima le fosse consentito di provvedere ai suoi affari; poi, sistemate
le sue faccende, si sarebbe difesa dall'accusa: e tu glielo hai
concesso.
7. Il suo ex-marito, non potendo per il momento dire pi nulla contro di
lei, si scagli contro un certo Tolomeo, che le era stato maestro delle
dottrine cristiane, e che Urbico condann. Ecco in qual modo: persuase
un centurione, suo amico, che aveva arrestato Tolomeo, a prenderlo e ad
interrogarlo solo su questo punto, cio se fosse cristiano.
8. Poich Tolomeo, amante della verit e per nulla ingannatore n
d'animo menzognero, aveva confessato di essere cristiano, il centurione
lo fece mettere in catene e lo condann alla prigione per molto tempo.
Alla fine, quando fu condotto dinanzi ad Urbico, fu di nuovo interrogato
solo su questo punto, se fosse cristiano.
9. E di nuovo egli, consapevole dei beni acquistati attraverso
l'insegnamento di Cristo, profess gli insegnamenti della divina virt.
Infatti, chi nega qualcosa, o lo nega perch la condanna o rifiuta la
confessione perch sa di esserne indegno od estraneo; ma n l'una n
l'altra soluzione sono proprie del vero cristiano.
10. Dopo che Urbico ebbe decretato che fosse condotto a morte, un certo
Lucio, anche lui cristiano, vedendo che la sentenza era cos
irragionevole, disse ad Urbico: "Qual  la ragione per cui hai
condannato un uomo che non  n adultero n dissoluto n omicida n
spogliatore n ladro n infine reo confesso di alcun crimine, ma che
soltanto confessa l'appellativo di cristiano? Tu non giudichi, o Urbico,
come si conviene all'imperatore Pio, n al filosofo, figlio di Cesare,
n al sacro Senato".
11. Quello non replic nulla, ma disse a Lucio: "Mi sembra che anche tu
sia uno di questi". Poich Lucio rispose "Certamente"!, ordin che
anch'egli fosse a sua volta condannato a morte.
12. Ed egli professava di essergli grato, conscio di essere liberato da
simili malvagi padroni e di andare verso il Padre e re dei cieli.
13. Ancora un altro, un terzo, si present e fu condannato a morte.

Anch'io mi aspetto di essere confitto ad un palo...
III. - 1. Ed anch'io mi aspetto che si ordiscano insidie da parte di
qualcuno dei magistrati, e di essere confitto a un palo, quanto meno da
Crescente, che si compiace di strepito e di pompa.
2. Non merita infatti l'appellativo di filosofo chi su di noi attesta
pubblicamente ci che non conosce, accusando i cristiani di essere atei
ed empi, e fa questo per ingraziarsi e compiacere la moltitudine fatua.
3. Infatti, se costui ci perseguita senza aver letto le dottrine di
Cristo,  uno scellerato, molto peggiore degli ignoranti, i quali spesso
si guardano bene dal discorrere di ci che non conoscono e
dall'attestare il falso; se invece le ha lette, non ne ha compreso la
magnificenza o, se l'ha compresa, si comporta cos per non essere
sospettato di essere cristiano: allora  ancora pi ignobile e
scellerato, dal momento che si lascia attrarre da un'opinione
irragionevole e sciocca, nonch dalla paura.
4. E desidero che anche voi sappiate che io, dopo avergli posto alcune
precise questioni in merito, ho compreso che egli non sa veramente
nulla: cosa della quale ho convinto anche lui.
5. A prova del fatto che dico la verit, sono pronto a riproporre
davanti a voi quelle questioni, se le nostre discussioni non vi sono
state riferite: anche questo sarebbe compito non indegno di un
imperatore.
6. Ma se gi vi sono noti i miei quesiti e le sue risposte, allora vi 
chiaro che egli non conosce nulla delle nostre dottrine; se invece le
conosce, non osa (come invece fece Socrate) parlare per timore di chi
l'ascolta: allora, come dissi sopra, si dimostra non amante del sapere,
ma amante dell'opinione, incapace di apprezzare il bellissimo detto di
Socrate: "Non si deve anteporre l'uomo alla verit".
7. Per un cinico che si pone come fine l'indifferenza, appunto.

Perch non ci diamo la morte
IV. - 1. Ma perch qualcuno non dica: "Uccidetevi tutti da voi stessi,
andate subito presso Dio e non dateci pi fastidio", vi dir per quale
causa non lo facciamo e per quale causa, interrogati, confessiamo senza
paura.
2. Ci  stato insegnato che Dio ha creato il mondo non a caso, ma per il
genere umano. Ed abbiamo gi detto che Egli si compiace di quanti
imitano le Sue virt, e che invece  scontento di quanti abbracciano il
male, nelle parole o negli atti.
3. Se dunque ci uccideremo tutti, diverremo colpevoli, per quanto
dipende da noi, del fatto che nessuno sia pi generato, n sia pi
ammaestrato nei divini insegnamenti e che non esista pi genere umano:
cos facendo agiremmo anche noi contro la volont divina.
4. Per, quando siamo interrogati, non neghiamo, perch siamo coscienti
di non aver fatto nulla di male, anzi riteniamo empio non dire tutta la
verit: sappiamo che questo  caro a Dio, e ora ci sforziamo di
liberarvi anche da questa ingiusta e preconcetta convinzione.

I tormenti sono opera dei cattivi demoni
V. - 1. Se a qualcuno venisse in mente quest'altra obiezione: che, se
Dio, come dichiariamo,  nostro soccorritore noi non dovremmo essere
dominati e puniti da uomini ingiusti - come noi affermiamo - confuter
anche questa.
2. Dio, che ha creato l'universo ed ha subordinato agli uomini le cose
terrene ed ha ordinato gli elementi del cielo per la crescita dei frutti
e l'avvicendamento delle stagioni ed ha stabilito su di essi una legge
divina - ed  chiaro che ha fatto tutto ci per gli uomini -, affid la
cura degli uomini e di ci che  sotto il cielo agli angeli che a tal
fine stabil.
3. Ma gli angeli, trasgredendo questo ordine, si diedero ad
accoppiamenti con donne e generarono figli, che sono i cosiddetti demoni.
4. Inoltre, da allora si asservirono il genere umano, ora con scritture
magiche, ora con terrori e supplizi inflitti, ora con l'istituzione di
sacrifici e di profumi e di libagioni, di cui hanno bisogno dopo che
hanno ceduto alle passioni dei sensi. E tra gli uomini hanno disseminato
omicidi, guerre, adulteri, sfrenatezze ed ogni genere di male.
5. Di qui, poeti e mitologi, non sapendo che sono gli angeli ed i demoni
nati da loro a compiere, contro uomini e donne e citt e popoli, le
iniquit che raccontavano, le riferivano a Dio stesso ed a quelli che,
secondo loro, sono i figli nati dal suo seme ed ai cosiddetti suoi
fratelli, Poseidone Nettuno e Plutone, e parimenti ai loro figli.
6. E chiamarono ciascuno col nome che ogni angelo aveva imposto a s ed
ai suoi figli.

A Dio non si pu dare un nome
VI. - 1. Ma non esiste un nome che si possa imporre al Padre
dell'universo, dato che  ingenerato. Infatti qualunque nome, con cui lo
si chiami, richiede un essere pi antico che gli abbia imposto tale nome.
2. Le parole "padre" e "Dio" e "creatore" e "signore" e "padrone" non
sono nomi, ma denominazioni derivate dai Suoi benefici e dalle Sue opere.
3. Il Figlio di Lui, il solo a buon diritto chiamato "Figlio", il Logos
coesistente e generato prima della creazione, quando all'inizio per
mezzo di Lui cre ed ordin ogni cosa,  chiamato Cristo, perch  stato
unto e perch Dio ha ordinato ogni cosa per mezzo di Lui; tale nome
contiene anch'esso un significato sconosciuto, cos come la parola "Dio"
non  un nome, ma un'opinione, innata nella natura umana, di una entit
ineffabile.
4. Ges invece  un nome che ha il significato sia di "Uomo" sia di
"Salvatore".
5. Infatti, come dicemmo, Egli divenne uomo, concepito per volere di Dio
e Padre, per il bene degli uomini che credono in Lui e per la
distruzione dei demoni. Anche ora potete persuadervene da quanto accade
sotto gli occhi.
6. Infatti molti dei nostri, cio dei cristiani, hanno guarito, e
tuttora guariscono, tanti indemoniati, in tutto il mondo e nella nostra
stessa citt, esorcizzandoli nel nome di Ges Cristo, crocifisso sotto
Ponzio Pilato, fiaccando e cacciando i demoni che li possiedono, mentre
tutti gli altri esorcisti, incantatori e somministratori di filtri, non
erano riusciti a guarirli.

Il dissolvimento del mondo  ritardato grazie ai cristiani
VII. - l. Perci Dio ritarda la catastrofe ed il dissolvimento di tutto
il mondo, in modo che non esistano pi angeli e demoni e uomini cattivi,
proprio per il seme dei cristiani, che riconosce essere la causa della
conservazione della natura.
2. Perch, se ci non fosse, neppure a voi sarebbe possibile agire
ancora cos ed essere istigati dai cattivi demoni, ma si abbatterebbe il
fuoco del giudizio e dissolverebbe ogni cosa indistintamente, come in
antico fece il diluvio, che non risparmi nessuno, eccetto un uomo solo,
con i suoi cari, uomo chiamato da noi No, e da voi Deucalione: da lui
sono rinati tanti uomini, in parte buoni, in parte cattivi.
3. In questo modo noi diciamo che avverr la conflagrazione, non certo
come gli Stoici, - vale a dire per l'assorbimento di tutti gli elementi
l'uno nell'altro - il che sembra turpissimo; e neppure affermiamo che
gli uomini fanno o subiscono gli eventi per destino, ma che ciascuno
agisce bene o pecca per sua libera scelta.  ancora per istigazione dei
cattivi demoni che i virtuosi, come Socrate ed altri come lui, sono
perseguitati ed imprigionati, mentre Sardanapalo ed Epicuro ed i loro
simili sembrano vivere felici nell'abbondanza e nella gloria.
4. Non comprendendo questo, gli Stoici affermarono che tutto esisteva
per necessit del fato.
5. Ma, poich Dio al principio cre il genere sia degli angeli sia degli
uomini arbitro di se stesso, secondo giustizia essi riceveranno nel
fuoco eterno il supplizio delle colpe commesse.
6.  proprio di ogni natura creata essere capace di male e di bene.
Infatti nessuna sarebbe degna di lode, se non avesse anche la facolt di
volgersi verso l'uno o verso l'altro.
7. E lo dimostrano anche gli uomini - che ovunque legiferarono secondo
retta ragione o si diedero alla filosofia - con il fatto che
consigliarono di fare determinate cose e di astenersi da altre.
8. Anche gli Stoici, nella teoria della morale, tengono in grandissima
stima proprio quelle prescrizioni, cosicch  evidente che essi sono
fuori strada nella loro teoria dei principi e degli elementi
incorporali.
9. Infatti, se diranno che tutte le azioni degli uomini avvengono per
fatalit o che Dio non si distingue dalle cose mutevoli, varie ed
eternamente dissolventesi le une nelle altre, apparir chiaro che essi
possiedono solo il concetto di corruttibile, e che Dio stesso, nelle
parti e nel tutto, esiste solo nella corruzione; oppure che male e bene
sono concetti vani: ma questo va contro ogni assennato intelletto,
ragione e spirito.

Il seme del Logos, innato in ognuno
VIII. - l. Sappiamo che sono stati odiati ed uccisi anche i seguaci
della dottrina stoica - come, per qualche verso, anche i poeti - almeno
quando si sono mostrati moderati nel tema dell'etica, grazie al seme del
Logos che  innato in ogni stirpe umana: ad esempio, Eraclito, come
abbiamo detto, e, ai nostri tempi, Musonio ed altri.
2. Come infatti abbiamo mostrato, i demoni hanno sempre operato in modo
che fossero odiati quanti, in qualunque modo, si sforzano di vivere
secondo il Logos e di fuggire il male.
3. Nessuna meraviglia se i demoni, una volta rivelati colpevoli, ancora
di pi si sforzano affinch siano odiati coloro che vivono non secondo
un frammento del Logos sparso in tutti, ma secondo la conoscenza e la
contemplazione di tutto il Logos, che  Cristo. Ma essi, imprigionati
nell'eterno fuoco, riporteranno la giusta punizione e la giusta pena.
4. Se gi ora sono sconfitti dagli uomini nel nome di Ges Cristo,
questa  la dimostrazione della punizione futura che subiranno nel fuoco
eterno, essi e i loro cultori: cos anche tutti i profeti predissero, e
cos il nostro maestro, Ges, ci insegn.

La pena eterna non  uno spauracchio
IX. - 1. Affinch nessuno riprenda l'affermazione dei cosiddetti
filosofi, per i quali sono parole a vanvera e spauracchi le nostre
teorie secondo cui gli ingiusti sono puniti nel fuoco eterno (per
costoro, noi esorteremmo gli uomini a vivere virtuosamente, servendoci
della paura, e non della bellezza ed amabilit della cosa in s),
risponderemo brevemente anche a questa obiezione. Se non  cos, o Dio
non esiste, o, se esiste, non si cura degli uomini, e la virt ed il
vizio sono parole vane. In questo caso, come dicemmo, a torto i
legislatori puniscono quanti violano i buoni ordinamenti.
2. Ma poich non sono ingiusti n loro n il loro Padre, che ci insegna
ad agire ad imitazione Sua per mezzo del Logos, non sono ingiusti coloro
che vi si conformano.
3. Se qualcuno poi accampa la diversit delle leggi degli uomini -
dicendo che presso alcuni uomini questo  giudicato buono e quello
cattivo e che presso altri uomini ci che per quelli  cattivo vien
ritenuto buono e quello che  buono cattivo -, ascolti anche quanto noi
diciamo a questo proposito.
4. Sappiamo che gli angeli cattivi disposero leggi conformi alla loro
iniquit e che gli uomini simili a loro se ne compiacciono; ma la retta
ragione sopravviene a dimostrare che non tutte le opinioni n tutte le
dottrine sono buone, ma che le une sono cattive, le altre buone.
Pertanto io a costoro presenter queste e simili argomentazioni; e sono
anche disposto ad ampliarle, qualora ve ne sia bisogno.
5. Per ora ritorno al mio argomento.

Noi possediamo il Logos totale
X - 1. La nostra dottrina dunque appare pi splendida di ogni dottrina
umana, perch per noi si  manifestato il Logos totale, Cristo, apparso
per noi in corpo, mente, anima.
2. Infatti tutto ci che rettamente enunciarono e trovarono via via
filosofi e legislatori, in loro  frutto di ricerca e speculazione,
grazie ad una parte di Logos.
3. Ma poich non conobbero il Logos nella sua interezza, che  Cristo,
spesso si sono anche contraddetti.
4. Quelli che vissero prima di Cristo e si sforzarono di investigare e
di indagare le cose con la ragione, secondo le possibilit umane, furono
trascinati dinanzi ai tribunali come empi e troppo curiosi. Colui che
pi di ogni altro tendeva a questo, Socrate, fu accusato delle stesse
colpe che si imputano a noi: infatti dissero che egli introduceva nuove
divinit, e che non credeva negli di che la citt riteneva come tali.
5. Invece egli insegn agli uomini a rinnegare i demoni malvagi, autori
delle empiet narrate dai poeti, facendo bandire dalla repubblica sia
Omero sia gli altri poeti; cercava anche di spingerli alla conoscenza
del Dio a loro ignoto, attraverso la ricerca razionale. Diceva: "Non 
facile trovare il Padre e creatore dell'universo, n  sicuro che chi
l'ha trovato lo riveli a tutti".
6. Questo  quanto fece il nostro Cristo con la Sua potenza. Infatti a
Socrate nessuno credette fino al punto di morire per questa dottrina. A
Cristo invece, conosciuto, almeno in parte, anche da Socrate (Egli
infatti era ed  il Logos che  in ogni cosa, che ha predetto il futuro
per mezzo dei Profeti e per mezzo di se stesso, che si  fatto come noi
ed ha insegnato questa verit), credettero non solo i filosofi e dotti,
ma anche operai e uomini assolutamente ignoranti, che sprezzarono i
giudizi altrui, la paura, la morte. Poich  potenza del Padre
ineffabile e non costruzione di umana ragione.

Siamo lieti di pagare il nostro debito
XI. - 1. N noi saremmo uccisi n gli uomini ingiusti e i demoni
avrebbero la meglio su di noi, se ogni uomo generato non fosse comunque
debitore della morte; perci siamo lieti di pagare il nostro debito.
2. Pertanto riteniamo bello ed opportuno riferire a Crescente, ed a
quanti come lui delirano, l'episodio narrato da Senofonte.
3. Narr Senofonte che Eracle, giunto a un trivio, incontr la virt e
il vizio, apparsi sotto forma di donne.
4. Il vizio, in molle veste, con volto seducente e fiorente, dagli occhi
subito ammaliatori, disse ad Eracle che, se l'avesse seguito, gli
avrebbe procurato una vita sempre felice e adorna di sfarzo
splendidissimo, simile al suo.
5. La virt invece, di squallido aspetto e in squallide vesti, disse:
"Se tu mi darai ascolto, ti ornerai non di ornamenti e di bellezza
caduchi o corruttibili, ma di ornamenti eterni e belli".
6. Noi siamo assolutamente convinti che, chiunque fugga ci che
apparentemente  bello e persegua ci che  reputato aspro ed assurdo,
ottiene in cambio la felicit.
7. Il vizio infatti, ponendo, a copertura delle proprie azioni, le
qualit delle virt e ci che  vero bene, tramite l'imitazione delle
cose incorruttibili (in realt esso non ne ha n pu fare alcunch di
incorruttibile), soggioga gli uomini proni a terra, assegnando alla
virt le proprie inique qualit.
8. Ma quelli che hanno capito il vero bene, sono anche incorruttibili
per la virt. Questo bisogna che comprenda ogni persona che ragioni,
riguardo ai cristiani, agli atleti ed a quanti compirono quelle azioni
che i poeti narrarono a proposito dei falsi di: questa  la conclusione
che si deve trarre dal nostro disprezzo della morte a cui tutti cercano
di sfuggire.

L'approdo al cristianesimo
XII. - l. Infatti io stesso, che mi ritenevo soddisfatto delle dottrine
di Platone, sentendo che i cristiani erano accusati ma vedendoli
impavidi dinanzi alla morte ed a tutti i tormenti ritenuti terribili, mi
convincevo che era impossibile che essi vivessero nel vizio e nella
concupiscenza.
2. Infatti quale uomo libidinoso o intemperante o che reputi un bene il
cibarsi di carne umana potrebbe abbracciare la morte, per essere privato
di questi suoi beni, e non cercherebbe invece di vivere sempre la vita
di quaggi e di sfuggire ai magistrati, anzich autodenunciarsi per
essere ucciso?
3. Ormai anche a questo i cattivi demoni sono giunti, con la
collaborazione di alcuni uomini malvagi.
4. Essi infatti, per mandare a morte alcuni di noi sulla base di false
accuse, trascinano negli interrogatori i nostri servi, o fanciulli o
donnicciole, e fra tormenti spaventosi li costringono ad accusarsi di
quelle nefandezze di loro invenzione, proprio di quelle che essi
apertamente commettono. Ma poich non ci riguardano, non le teniamo in
alcun conto, avendo Dio, ingenerato ed ineffabile, come testimone sia
dei nostri pensieri sia delle nostre azioni.
5. Che cosa ci impedisce di confessare pubblicamente che anche queste
azioni sono oneste, e di dimostrare che sono una filosofia divina,
sostenendo che noi celebriamo i misteri di Cronos, se uccidiamo uomini e
ci saziamo di sangue (come si dice), esattamente come avviene per
l'idolo da voi onorato, che aspergete del sangue non solo di animali, ma
anche di uomini, voi che, attraverso la persona pi insigne e pi
nobile, fate l'aspersione del sangue di uomini immolati? Perch non
imitiamo Zeus e gli altri di nello stuprare fanciulli e nel
congiungerci impunemente con donne, adducendo a giustificazione gli
scritti di Epicuro e dei poeti?
6. Poich, al contrario, ci sforziamo di persuadere a fuggire simili
dottrine e quanti le praticano, insieme con i loro imitatori - come
anche adesso abbiamo tentato di fare con questi discorsi -, in tutti i
modi ci si fa guerra. Ma noi non ce ne curiamo, poich sappiamo che Dio
 giusto osservatore di tutto.
7. Oh, se ci fosse anche adesso qualcuno che salisse su un alto palco e
gridasse con voce di tragda: "Vergognatevi, vergognatevi di addossare
ad innocenti ci che voi fate impunemente, e di attribuire le azioni
vostre e dei vostri di a costoro, che non ne sono nemmeno minimamente
partecipi. Pentitevi, rinsavite".

Mi vanto di essere cristiano!
XIII. - 1. Io allora, resomi conto che un velo di menzogna era disteso
dai cattivi demoni sulle divine dottrine dei cristiani per traviare gli
altri uomini, mi risi sia di chi diffondeva tali menzogne, sia di questo
falso velo, sia dell'opinione dei pi.
2. Io confesso di vantarmi e di combattere decisamente per essere
trovato cristiano, non perch le dottrine di Platone siano diverse da
quelle di Cristo, ma perch non sono del tutto simili, cos come quelle
degli altri, Stoici e poeti e scrittori.

3. Ciascuno infatti, percependo in parte ci che  congenito al Logos
divino sparso nel tutto, formul teorie corrette; essi per,
contraddicendosi su argomenti di maggior importanza, dimostrano di aver
posseduto una scienza non sicura ed una conoscenza non inconfutabile.
4. Dunque ci che di buono  stato espresso da chiunque, appartiene a
noi cristiani. Infatti noi adoriamo ed amiamo, dopo Dio, il Logos che 
da Dio non generato ed ineffabile, poich Egli per noi si  fatto uomo
affinch, divenuto partecipe delle nostre infermit, le potesse anche
guarire.
5. Tutti gli scrittori, attraverso il seme innato del Logos, poterono
oscuramente vedere la realt. Ma una cosa  un seme ed un'imitazione
concessa per quanto  possibile, un'altra  la cosa in s, di cui, per
sua grazia, si hanno la partecipazione e l'imitazione.

Apponete il sigillo...
XIV. - 1. Vi preghiamo dunque di apporre il sigillo dell'ufficialit a
questo libretto, sottoscrivendo ci che vi pare valido, affinch anche
gli altri conoscano quanto ci riguarda e possano liberarsi dalle false
opinioni e dall'ignoranza del bene.
2. Essi sono soggetti ai castighi per colpa propria; primo, perch 
insita nella natura umana la capacit di conoscere il bene e il male;
poi, perch condannano noi, mentre non ci conoscono, di commettere
quelle turpitudini che dicono; ed infine perch si compiacciono di di
che commisero azioni del genere, ed anche ora ne richiedono di simili
agli uomini: cosicch, con il condannare noi, come se fossimo ri di
tali delitti, a morte, al carcere o ad atre simili pene, condannano se
stessi e non hanno bisogno di altri giudici.

... perch chi legge possa convertirsi
XV. - 1. Disprezzai, tra il mio popolo, anche la dottrina empia ed
ingannatrice di Simone.
2. Se voi apporrete la vostra firma a questo libretto, noi lo faremo
conoscere a tutti, affinch, se possibile, siano indotti a mutare.
3. Solo a questo scopo abbiamo composto questi discorsi. Le nostre
dottrine, secondo un giudizio assennato, non sono turpi; anzi sono
superiori a qualunque filosofia umana; quanto meno, non sono certo
simili alle dottrine di Sotade e di Filenide e di Archestrate e di
Epicuro od alle altre opere poetiche di tal genere, rappresentate e
scritte, di cui a tutti  dato di venire a conoscenza.
4. Ma ormai termineremo, avendo fatto quanto era in noi, e con la
preghiera che tutti gli uomini, nella loro totalit, siano resi
meritevoli della verit. Voglia il cielo, dunque, che anche voi
giudichiate, nel vostro interesse, in modo giusto, conforme a piet e ad
amore della sapienza!



