SAN GIUSTINO
Apologia prima

Indirizzo
I. - 1. All'imperatore Tito Elio Adriano Antonino Pio Cesare Augusto e
al figlio Verissimo filosofo, ed a Lucio, figlio del Cesare filosofo e,
per adozione, del Pio, amante del sapere, al Sacro Senato ed a tutto il
popolo romano.
2. Io, Giustino, di Prisco, figlio di Baccheio, nativi di Flavia
Neapoli, citt della Siria di Palestina, ho composto questo discorso e
questa supplica, in difesa degli uomini di ogni stirpe ingiustamente
odiati e perseguitati, io che sono uno di loro.
II.- 1. La ragione suggerisce che quelli che sono davvero pii e filosofi
onorino e amino solo il vero, evitando di seguire le opinioni degli
antichi qualora siano false. Infatti la retta ragione suggerisce non
solo di non seguire chi agisce o pensa in modo ingiusto, ma bisogna che
in ogni modo e al di sopra della propria vita, colui che ama la verit,
anche se  minacciato di morte, scelga sia di dire sia di fare il
giusto.
2. Voi dunque godete in ogni luogo la fama di essere pii e filosofi e
custodi della giustizia e amanti della sapienza: se poi davvero anche lo
siete, sar dimostrato.
3. Eccoci infatti dinanzi a voi non per adularvi attraverso questi
scritti n per parlarvi in modo accattivante, ma per chiedervi di
pronunciare il giudizio secondo il criterio di un attento e preciso
esame, senza attenervi a pregiudizi n al desiderio di piacere a gente
superstiziosa: ritorcereste la condanna contro di voi stessi, con un
comportamento irragionevole e seguendo una cattiva fama ormai
inveterata.
4. Noi infatti siamo persuasi che non possiamo subire alcun male da
alcuno, a meno che si provi che siamo operatori di malvagit o che si
riconosca che siamo malvagi: voi potete s ucciderci, ma non nuocerci.

Esaminare le accuse
III.- 1. Ma affinch nessuno pensi che queste siano parole senza senso e
temerarie, riteniamo giusto che siano prese in esame le accuse mosse ai
cristiani, e che, qualora esse si dimostrino rispondenti al vero, siano
puniti come conviene punire i convinti colpevoli; se invece non si pu
provare nulla, la vera ragione non consente di trattare ingiustamente, a
causa di una cattiva fama, uomini innocenti: o meglio, trattare
ingiustamente voi stessi, che ritenete giusto intervenire (penalmente)
secondo un impulso irrazionale anzich secondo un giudizio di
discrezione.
2. Chiunque sia saggio dimostrer bella e giusta solo questa richiesta,
che i sudditi rendano conto delle proprie azioni e delle proprie parole,
come irreprensibili; e che, a loro volta, i governanti giudichino non
secondo violenza o tirannicamente, ma seguendo piet e sapienza. In tale
modo sia i governanti sia i sudditi potrebbero godere della felicit.
3. Disse in un passo anche uno degli antichi: "Se e governanti e sudditi
non sono filosofi, non  possibile che le citt siano felici.
4. Nostro dovere, dunque,  di offrire a tutti la prova della nostra
vita e delle nostre dottrine, affinch per colpa di coloro che vogliono
ignorare quanto ci riguarda, proprio noi non paghiamo il fio di colpe
che essi commettono per cecit; quanto a voi,  vostro dovere - secondo
quanto richiede la ragione - dimostrarvi buoni giudici, ascoltandoci.
5. Ingiustificabile sar in seguito la vostra azione dinanzi a Dio se,
dopo aver conosciuto i fatti, non agirete secondo giustizia.

Non  accettabile la condanna del Solo "nome" cristiano
IV. - 1. L'appellativo di un nome non si giudica n buono n cattivo,
senza i fatti che sottostanno al nome stesso; del resto, per quanto
attiene al nostro nome che ci viene contestato, noi siamo ottimi.
2. Ma se, da una parte, non riteniamo giusto chiedere di essere assolti
a causa del nome, qualora si dimostri che siamo colpevoli, cos, d'altra
parte, se non si trovano prove che commettiamo del male a causa del nome
con cui siamo chiamati e di come viviamo,  vostro dovere adoperarvi per
non dover pagare il fio alla giustizia per il fatto di punire
ingiustamente coloro la cui colpevolezza non  provata.
3. Infatti non sarebbe ragionevole che dal nome derivasse o lode o
biasimo, se non si potesse dimostrare dalle opere la bont o la
malvagit di una cosa.
4. Infatti non siete soliti condannare tutti coloro che sono accusati
davanti a voi, prima che siano convinti di colpa. Invece, nei nostri
confronti, usate il nome come prova, mentre, per quanto riguarda il
nome, dovreste piuttosto punire i nostri accusatori.
5. Infatti ci si accusa di essere cristiani: ma non  giusto odiare ci
che  buono.
6. Viceversa: se uno degli accusati nega, a parole, affermando di non
esserlo, voi lo lasciate andare libero, come se non aveste nulla di cui
accusarlo come colpevole; se invece uno ammette di esserlo, voi lo
punite per la sua ammissione. Bisogna invece esaminare la vita, sia di
colui che confessa sia di colui che nega, affinch appaia chiaro,
attraverso le opere, come ciascuno sia.
7. Come, infatti, alcuni, appreso dal maestro Cristo a non negare,
quando sono interrogati offrono buon esempio, allo stesso modo altri,
vivendo male, offrono un'occasione a quelli che intendono accusare
indiscriminatamente tutti i cristiani di empiet e di ingiustizia.
8. Ma neppure questo  giusto! Infatti, si pongono l'etichetta ed
assumono l'atteggiamento di filosofi certuni che non compiono nulla
degno di tale professione. Sapete come con l'unica denominazione di
filosofi siano chiamati, tra gli antichi, anche uomini che hanno
professato ed insegnato teorie opposte.
9. Alcuni di costoro insegnarono l'ateismo, ed i poeti proclamano che
Zeus  dissoluto, insieme ai suoi figli; eppure coloro che seguono gli
insegnamenti di quelli non sono da voi imprigionati, anzi stabilite
premi ed onori a chi, con belle parole, oltraggia questi di.

L'influsso dei demoni

V. - 1. Che significato pu dunque avere ci? Per noi, che professiamo
di non commettere alcun male n di seguire tali dottrine atee, voi non
apprestate processi regolari, ma, spinti da irragionevole passione e
dalla sfera dei demoni malvagi, ci condannate senza processo e senza
riflessione.
2. Ma la verit sar proclamata! Poich anticamente cattivi demoni,
facendo apparizione, violarono donne, corruppero fanciulli e mostrarono
paurose visioni agli uomini, tanto che ne erano spaventati costoro, che
non erano capaci di giudicare i fatti che capitavano con il lume della
ragione, ma, preda della paura ed ignorando che quelli fossero demoni
cattivi, li chiamavano di e ciascuno col nome che ciascun demone si
assegnava.
3. Quando poi Socrate con discorso ispirato alla verit e alla critica
cercava di porre in chiaro questi fenomeni, e di allontanare gli uomini
dai demoni, questi demoni, per opera di uomini che si compiacciono del
male, fecero s che anche lui fosse ucciso come ateo ed empio.
Affermarono che voleva introdurre nuovi demoni: nello stesso modo
operano nei nostri confronti.
4. Infatti non solo tra i Greci queste menzogne furono confutate dalla
ragione attraverso Socrate, ma anche fra i barbari dal Logos in persona,
che prese forma e divenne uomo e si chiam Ges Cristo: obbedendo a Lui
noi diciamo che i demoni, i quali hanno operato in codesto modo, non
solo non sono buoni, ma sono cattivi ed empi, poich non compiono
nemmeno azioni simili agli uomini amanti della virt.

 ingiusto affermare che i cristiani sono atei
VI. - 1. Di qui ci  anche derivata l'accusa di atei. Certo ammettiamo
di essere tali rispetto a questi supposti di, ma non certo rispetto a
Dio verissimo, padre di giustizia e di sapienza e di ogni virt, e
immune da malvagit.
2. Lui veneriamo e adoriamo, e il Figlio che da Lui  venuto e che ci ha
insegnato queste dottrine, con l'esercito degli altri angeli buoni che
Lo seguono e Lo imitano e lo Spirito Profetico: li onoriamo con ragione
e verit trasmettendo con generosit quanto abbiamo imparato a chiunque
voglia apprenderlo.

VII. - 1. Ma - dir qualcuno -  gi accaduto che alcuni, arrestati,
siano stati dimostrati colpevoli.
2. Certo: ogni volta che esaminate la vita degli accusati, spesso voi ne
condannate molti, ma non certamente a causa di chi  stato accusato in
precedenza.
3. Siamo perfettamente d'accordo anche su questo: che, come tra i Greci
quanti professano dottrine a loro gradite sono chiamati con l'unico nome
di filosofi, anche se le loro teorie sono contrastanti, cos vi  una
sola denominazione comune, d'imputazione, anche per quanti, tra i
barbari, vissero e furono considerati sapienti: sono tutti chiamati
cristiani.
4. Per questo riteniamo giusto che siano prese in esame le azioni di
quanti sono denunziati dinanzi a voi, affinch colui che  giudicato reo
sia punito in quanto colpevole, non in quanto cristiano. Se poi uno 
innocente, sia liberato in quanto cristiano innocente.
5. Noi non pretenderemo che arriviate a punire gli accusatori: a loro
bastano, infatti, la malvagit che hanno in s e l'ignoranza del bene.

No alla menzogna!
VIII. - 1. Considerate che per il vostro bene noi diciamo queste cose,
dal momento che dipenderebbe da noi negare quando siamo sottoposti a
giudizio.
2. Ma noi non vogliamo vivere col dire menzogne. Infatti, bramando la
vita eterna e pura, noi aspiriamo al soggiorno con Dio Padre e Creatore
di tutte le cose e ci affrettiamo a confessare, persuasi e fiduciosi che
questo possano ottenere coloro che con le loro opere, dimostrano a Dio
di averlo seguito e di aver desiderato di vivere con Lui, l dove il
male non ha pi potere.
3. Dunque, per dirla in breve,  questo quanto noi ci aspettiamo ed
abbiamo appreso da Cristo, e che insegniamo.
4. Similmente Platone sosteneva che Radamante e Minosse puniranno i
malvagi che giungeranno dinanzi a loro. Noi diciamo che accadr lo
stesso fatto, ma per opera di Cristo, e nei loro stessi corpi,
unitamente alle anime di quelli, condannate alla pena eterna, e non solo
della durata di mille anni, come egli sosteneva.
5. Se, dunque, qualcuno dir che questo non  credibile o non 
possibile, tale errore riguarda noi e non altri, fino al momento in cui
ci si dimostri, nei fatti, colpevoli di qualche delitto.

Assurdit dell'idolatria
IX. - 1. Ma n con frequenti sacrifici n con corone di fiori noi
onoriamo quelli che gli uomini, dopo averli effigiati e posti nei
templi, chiamarono di, poich sappiamo che sono oggetti inanimati e
morti e privi della forma di Dio (infatti pensiamo che Dio non abbia una
forma tale quale alcuni dicono di aver imitato per onorarli), ma hanno
il nome e la forma di quei malvagi demoni che sono apparsi.
2. Ma che bisogno c' di dire a voi, che ben lo sapete, in quale modo
gli artisti trattano la materia, scolpendo e tagliando e fondendo e
battendo? Spesso, perfino ad oggetti vili, dopo aver cambiato solo la
forma e aver loro dato una figura, pongono il nome di di.
3. Il che non solo noi riteniamo irragionevole, ma anche offensivo di
Dio, il quale, dotato di gloria ed aspetto ineffabili, in questo modo
darebbe nome ad oggetti corruttibili e bisognosi di cura.
4. E che gli artefici di tali oggetti siano dissoluti e che possiedano i
vizi tutti quanti (per non annoverarli ad uno ad uno), voi lo sapete
bene; corrompono anche le giovani schiave che lavorano con loro.
5. Quale demenza scegliere uomini dissoluti per plasmare e creare di da
offrire alla venerazione, e porre simili guardie a custodia dei templi
dove essi sono collocati, non vedendo che  scelleratezza pensare e dire
che degli uomini siano custodi di di!

Superiorit della fede in Dio
X. - 1. Noi invece abbiamo appreso che Dio non ha bisogno di offerte
materiali da parte di uomini, dal momento che vediamo che  Lui stesso a
somministrare ogni cosa; abbiamo imparato, e ne siamo convinti e
crediamo, che Egli accoglie solo coloro che imitano il bene che  in
Lui, cio sapienza e giustizia e benignit, e tutto ci che  proprio di
Dio, il quale non pu prendere alcun nome che Gli si imponga.
2. Abbiamo appreso anche che Egli, in quanto  buono, ha creato in
principio tutte le cose dalla materia informe per gli uomini; e se
questi si mostreranno, nei fatti, degni del Suo volere, abbiamo appreso
che diverranno degni di vivere con Lui regnando insieme con Lui, resi
incorruttibili ed immuni dal dolore.
3. Come infatti, all'inizio, trasse alla vita chi non esisteva, cos
riteniamo che saranno giudicati degni dell'immortalit e della vita
presso di Lui coloro che, nelle loro scelte, preferiranno ci che Gli 
gradito.
4. Incominciare ad esistere non dipendeva da noi; ma seguire ci che gli
 caro, scegliendo con le facolt razionali di cui Egli stesso ci fece
dono, questo s ci persuade e ci conduce alla fede.
5. E crediamo che sia un vantaggio per tutti gli uomini non essere
impediti dall'imparare queste dottrine, ma anzi essere spinti verso di
esse.
6. Quanto infatti non furono in grado di fare le leggi umane, lo avrebbe
compiuto il Logos divino, se i cattivi demoni non avessero disseminato
menzogne ed empie accuse prendendo come alleate le passioni, che in
ognuno sono del tutto malvagie e per natura varie. Ma nessuna di queste
accuse ci riguarda.

XI. - 1. E voi, sentito dire che noi attendiamo un regno, senza
riflessione avete supposto che parlassimo di un regno umano, mentre
parliamo di quello divino, come appare anche dal fatto che, interrogati
da voi, confessiamo di essere cristiani, pur sapendo che per chi
confessa  riservata, come pena, la morte.
2. Se, infatti, ci attendessimo un regno terreno, negheremmo per non
essere uccisi e cercheremmo di vivere nascosti per conseguire il nostro
scopo: ma, dal momento che abbiamo le speranze rivolte non al presente,
non ci diamo pensiero di coloro che ci uccidono: in ogni modo si deve
morire.

Siamo vostri alleati per la pace

XII.- 1. Pi di tutti gli uomini noi vi siamo utili ed alleati per la
pace, dal momento che questo  il nostro pensiero:  impossibile che
sfugga a Dio il malfattore o l'avido o l'insidiatore, o anche l'uomo
virtuoso, e ciascuno va verso un'eterna pena o salvezza, secondo che
meritano le sue azioni.
2. Se tutti gli uomini conoscessero queste verit, nessuno sceglierebbe
il male per poco tempo, sapendo di avviarsi alla condanna eterna
attraverso il fuoco, ma con ogni mezzo si imporrebbe una disciplina e si
adornerebbe di virt per ottenere i beni che provengono da Dio e tenersi
lontano dalle punizioni.
3. Infatti coloro che, a motivo delle leggi da voi imposte, cercano di
nascondersi e compiere il male - essi compiono il male perch sanno che
 possibile occultarsi a voi che siete uomini -, se comprendessero, e
fossero persuasi, che  impossibile che a Dio sfugga qualcosa, non solo
compiuto ma anche pensato, anche per le pene minacciate dall'alto
sarebbero, sotto ogni aspetto, cittadini onesti, cos come anche voi
consentirete.
4. Ma sembra che voi temiate che tutti agiscano rettamente e che non
abbiate poi pi chi punire: ma questo sarebbe proprio da carnefici, non
di buoni principi!
5. Noi siamo persuasi che anche questo sia opera di demoni malvagi -
come abbiamo detto sopra -, i quali pretendono sacrifici e culto da
parte di uomini che non vivono secondo ragione; ma non possiamo supporre
che agiate irrazionalmente voi che ricercate piet e filosofia.
6. Se poi anche voi, come gli sciocchi, stimate le usanze pi della
verit, fate pure quel che potete; anche i potenti, quando antepongono
l'opinione alla verit, possono tanto quanto dei ladri in un deserto.
7. Ma il Logos dimostra che non otterrete buoni auspici, quel Logos di
cui sappiamo che, dopo Dio che l'ha generato, non esiste alcuna autorit
pi regale e pi giusta.
8. Come infatti tutti evitano di ricevere in eredit dal padre povert o
dolori o cattiva fama, cos pure il saggio non sceglier ci che il
Logos suggerisce non doversi scegliere.
9. Che tutto questo avverr, lo predisse - posso affermarlo - il nostro
Maestro, figlio ed inviato del Padre e Signore dell'universo, Ges
Cristo, dal quale abbiamo derivato anche il nome di cristiani.
10. Di conseguenza siamo anche ben fermi in tutto ci che ci  stato
insegnato da Lui, poich i fatti confermano che si compie tutto quanto
Egli aveva predetto. Ed  certo opera di Dio sia predire le cose prima
che avvengano sia mostrare che sono accadute conforme alla predizione.
11. Potremmo dunque anche a proposito di questi fatti terminare senza
aggiungere altro, consci di chiedere cose giuste e vere: ma poich
sappiamo che non  facile che un'anima preda dell'ignoranza si trasformi
in breve tempo, abbiamo pensato di aggiungere qualche breve
argomentazione per persuadere gli amanti della verit, sapendo che non 
impossibile fugare l'ignoranza, se le si contrapponga la verit.

Noi non siamo atei
XIII. - 1. Dunque, quale persona ragionevole non ammetter che noi non
siamo atei, dal momento che veneriamo il creatore di questo universo e
diciamo che Egli non ha bisogno di sangue e di libagioni e di profumi,
come ci  stato insegnato, e Lo lodiamo, per quanto possono le nostre
forze, con espressioni di preghiera e rendimento di grazie per tutto ci
che ne riceviamo, poich sappiamo che il solo onore degno di Lui  non
consumare nel fuoco ci che da Lui ci viene per il nostro sostentamento,
ma distribuirlo fra noi stessi e a quanti ne hanno bisogno?
2. Sappiamo essergli grati, innalzandogli lodi e inni per essere stati
creati e per tutti i mezzi atti a procurarci benessere per tutte le
qualit dei prodotti e la variet delle stagioni, ed elevandogli
preghiere per vivere poi nell'incorruttibilit, a nostra volta,
attraverso la fede in Lui.
3. Dimostreremo poi che a ragione noi veneriamo Colui che ci  stato
maestro di queste dottrine, e per questo  stato generato, Ges Cristo,
crocifisso sotto Ponzio Pilato, governatore della Giudea al tempo di
Tiberio Cesare; abbiamo appreso che Egli  il figlio del vero Dio, e Lo
onoriamo al secondo posto, ed in terzo luogo lo Spirito Profetico.
4. In questo credono di dimostrare la nostra follia, dicendo che noi
diamo il secondo posto, dopo l'immutabile ed eterno Dio, creatore di
tutte le cose, ad un uomo posto in croce, poich non conoscono il
mistero che vi  dentro: questo vi esortiamo a considerare attentamente,
poich ci apprestiamo a spiegarvelo.

La vita nuova
XIV.- 1. Vi diciamo innanzitutto di guardarvi dal farvi trarre in
inganno dai demoni da noi prima accusati, e dal lasciarvi distogliere
dal venire a piena conoscenza e dal comprendere quanto vi si dice (si
sforzano infatti di avervi come schiavi e servitori: talvolta attraverso
apparizioni di sogni, talvolta attraverso astuzie di magia, riducono in
proprio potere tutti coloro che in nessun modo lottano per la propria
salvezza); cos come anche noi, dopo aver creduto nel Logos, ci siamo
allontanati da loro, e seguiamo il solo ingenerato Iddio, per mezzo del
Suo Figlio.
2. Noi che prima godevamo della dissolutezza, ora amiamo solo la
continenza; noi che usavamo arti magiche, ora ci siamo consacrati al Dio
buono ed ingenerato; noi che ambivamo, pi degli altri, a conseguire
ricchezze e beni, ora mettiamo in comune anche ci che abbiamo e lo
spartiamo con i bisognosi.
3. Noi che ci odiavamo l'un l'altro e ci uccidevamo e non spartivamo il
focolare con coloro che non erano della nostra stirpe o avevano diversi
costumi ora, dopo la manifestazione di Cristo, viviamo in comunit e
preghiamo per i nemici e ci sforziamo di persuadere quanti ingiustamente
ci odiano affinch, vivendo secondo i buoni comandamenti di Cristo,
abbiano la bella speranza di ottenere, insieme con noi, la stessa
ricompensa da parte di Dio, signore di tutte le cose.
4. Per non sembrarvi sofisticare, abbiamo ritenuto fosse bene, prima
della dimostrazione, richiamare alcuni pochi insegnamenti di Cristo
stesso; sia poi compito vostro, di imperatori potenti quali voi siete,
esaminare se quanto abbiamo appreso e insegniamo, risponda a verit.
Brevi  e  concisi sono i suoi discorsi: Egli infatti non  era  un
sofista, ma la Sua parola era potenza di Dio.

Alcuni insegnamenti di Cristo
XV. - 1. Dunque, riguardo alla continenza, disse cos "Chi guarda una
donna per desiderarla, ha gi commesso adulterio in cuor suo dinanzi a Dio".
2. E ancora: "Se il tuo occhio destro ti scandalizza, cavatelo; infatti
 meglio per te entrare con un occhio solo nel regno dei cieli che
essere gettato con tutti e due nel fuoco eterno",
3. E ancora: "Chi prende in moglie una donna ripudiata da un altro uomo,
commette adulterio".
4. E: "Vi sono alcuni resi eunuchi dagli uomini; vi sono alcuni generati
eunuchi; vi sono ancora alcuni che si resero eunuchi per il regno dei
cieli; ma non tutti comprendono ci".
5. Ugualmente anche coloro che contraggono un secondo matrimonio secondo
la legge umana sono peccatori dinanzi al nostro Maestro, cos come
coloro che guardano una donna per desiderarla: infatti viene respinto da
Lui non solo chi  adultero di fatto ma anche chi desidera commettere
adulterio, poich a Dio sono palesi non solo le azioni, ma anche le
intenzioni.
6. E molti uomini e donne di sessanta o settanta anni, che fin da
fanciulli furono ammaestrati negli insegnamenti di Cristo, perseverano
incorrotti. E mi vanto di potervi mostrare uomini siffatti sparsi in
ogni classe.
7. C' forse bisogno di parlare dell'innumerevole moltitudine di coloro
che si sono convertiti da una vita dissoluta e hanno appreso questa
verit? Infatti Cristo non ha chiamato alla conversione i giusti e i
sobri, ma gli empi e i dissoluti e gli ingiusti.
8. Cos disse: "Non sono venuto a chiamare a conversione i giusti, ma i
peccatori". Il Padre celeste vuole infatti la conversione del peccatore,
piuttosto che la sua punizione.
9. Quanto poi all'amore verso tutti, cos insegn: "Se amate coloro che
vi amano, che cosa fate di nuovo? Infatti anche gli impuri lo fanno. Ma
io vi dico: - Pregate per i vostri nemici e amate chi vi odia e benedite
coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi calunniano".
10. Quanto poi al fare parte dei beni con i bisognosi, e a non fare
nulla per ottenere gloria, cos disse: "A chiunque chiede, date, e non
fuggite chi vuol chiedervi un prestito. Se infatti prestate a coloro dai
quali sperate di ricevere indietro, che cosa fate di nuovo? Anche i
pubblicani fanno cos".
11. "Ma voi non vogliate accumularvi tesori sulla terra, dove tarlo e
ruggine li consumano ed i ladri li rubano; ma accumulate tesori per voi
nei cieli, dove n tarlo n ruggine consumano. Che giover infatti
all'uomo se egli guadagna il mondo intero, ma perde la sua anima? O che
cosa dar in cambio di essa? Accumulate dunque tesori nei cieli, dove n
tarlo n ruggine li consumano". E: "Siate benigni e misericordiosi, come
anche il Padre vostro  benigno e misericordioso e fa levare il sole sui
peccatori e sui giusti e sui cattivi".
12. "Non preoccupatevi di che mangerete o di che vestirete. Non valete
voi pi degli uccelli e delle fiere? Eppure Dio li nutre. Dunque non
preoccupatevi di che mangerete e di che vestirete. Il Padre vostro dei
cieli sa infatti che avete bisogno di questo. Cercate invece il regno
dei cieli e tutte queste cose vi saranno date in sovrappi. Infatti dove
 il tesoro, l  anche la mente dell'uomo".
13. E ancora: "Non fate queste cose per essere visti dagli uomini; se
no, non avrete ricompensa dal Padre vostro che  nei cieli".

XVI. - 1. Quanto poi all'essere tolleranti e servizievoli verso tutti, e
non iracondi, queste sono le Sue parole: "A chi ti percuote una guancia,
offri anche l'altra, e non impedire chi ti toglie la tunica o il mantello".
2 "Chi poi si adira,  colpevole di fuoco. Chi ti costringe a seguirlo
per un miglio, seguilo per due. Risplendano le vostre buone opere
dinanzi agli uomini, affinch essi, vedendole, ammirino il Padre vostro
che  nei cieli".
3. Non bisogna opporre resistenza, n egli ha voluto che fossimo
imitatori dei malvagi, ma ci esort ad allontanare tutti dall'ignominia
e dal desiderio del male, attraverso la tolleranza e la mansuetudine.
4. E questo possiamo mostrarlo anche a proposito di molti, che un tempo
furono nelle vostre file: da violenti e dispotici che erano, cambiarono
vita, trascinati dal seguire la fortezza di vita dei vicini o
dall'osservare la mirabile pazienza di loro compagni vessati, o anche
dal mettere a prova i colleghi di lavoro.
5. Quanto al non fare, in senso assoluto, giuramenti, e al dire sempre
la verit, queste sono le Sue prescrizioni: "Non giurate affatto; ma il
vostro s sia s e il no, no; tutto ci che  in pi, viene dal maligno".
6. E che bisogna adorare il solo Dio ci persuase dicendo cos: "Il
massimo comandamento  questo: adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo
servirai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua forza, il Signore
Iddio che ti ha creato".
7. E quando gli si avvicin un tale e gli disse: "Maestro buono"; Egli
gli rispose con queste parole: "Nessuno  buono, se non l'unico Dio che
tutto ha creato".
8. Coloro poi che non si ritrovano a vivere i suoi comandamenti, non si
riconoscano come cristiani, anche se, con la lingua, ripetono gli
insegnamenti di Cristo. Infatti disse che si sarebbero salvati non
quelli che parlano soltanto ma quelli che compiono anche i fatti.
9. E disse cos: "Non chiunque mi dice - Signore, Signore - entrer nel
regno dei cieli, ma chi fa la volont del Padre mio che  nei cieli".
10. "Infatti chi ascolta me, e fa quanto io dico, ascolta Colui che mi
ha mandato".
11. "Molti mi diranno - Signore, non mangiammo e bevemmo e compimmo
miracoli nel Tuo nome? - Ed allora io dir ad essi: - Allontanatevi da
me operatori di iniquit".
12. "Allora sar pianto e stridore di denti, quando i giusti
risplenderanno come il sole e gli ingiusti saranno mandati nel fuoco eterno".
13. "Molti infatti verranno nel mio nome, vestiti di fuori di pelli di
pecora, mentre dentro sono lupi rapaci: dalle loro opere li
riconoscerete. Ogni albero che non produce buoni frutti viene tagliato e
gettato nel fuoco".
14. Chiediamo dunque anche a voi che si puniscano coloro che vivono non
coerentemente con i Suoi insegnamenti e che di cristiano hanno solo il nome.

Siamo sudditi leali dell'impero
XVII. - 1. Noi cerchiamo di pagare, prima di tutti gli altri, dovunque,
tasse e tributi ai vostri incaricati, come Egli ci ha insegnato.
2. In quel tempo infatti alcuni si avvicinarono a Lui e gli chiedevano
se bisognasse pagare i tributi a Cesare. Ed Egli rispose: "Ditemi: di
chi reca l'effigie la moneta" "Di Cesare, dissero", ed Egli di rimando a
loro: "Date dunque a Cesare ci che  di Cesare e a Dio ci che  di Dio".
3. Pertanto solo Dio s, noi adoriamo, ma, per tutto il resto di buon
grado serviamo a voi riconoscendovi imperatori e capi di uomini, mentre
facciamo voti che si trovi in voi saggezza di pensiero, insieme al
potere imperiale.
4. Se poi ci disprezzerete, mentre pur preghiamo e mettiamo ogni cosa
alla luce del sole, non saremo noi ad essere danneggiati, poich abbiamo
fede, o meglio, siamo convinti che ciascuno pagher la pena attraverso
il fuoco eterno, a misura delle azioni e gli sar chiesto conto in
proporzione delle facolt che ha ricevuto da Dio, come Cristo ci ha
indicato quando ha detto: "A chi pi Dio ha dato, pi sar anche richiesto".

L'immortalit dell'anima e la risurrezione
XVIII. - 1. Volgete lo sguardo alla fine di ciascuno degli imperatori
precedenti, come siano morti della morte comune a tutti. Se questa
conducesse alla cessazione di ogni sensibilit, sarebbe un guadagno per
tutti gli ingiusti.
2. Ma poich a tutti coloro che sono vissuti rimane la sensibilit ed 
apprestata una punizione eterna, non trascurate di persuadervi e di
credere che queste sono cose vere.
3. Le negromanzia, infatti, e le osservazioni di fanciulli incontaminati
e le evocazioni di anime umane e gli spiriti che, presso i maghi, sono
detti evocatori di sogni e loro assistenti e tutti i fenomeni che
avvengono per opera dei conoscitori di scienze occulte, vi persuadano
che anche dopo la morte le anime mantengono le facolt sensitive;
4. ve ne persuadano anche gli uomini posseduti e agitati dalle anime dei
defunti, che tutti chiamano indemoniati e furiosi, e quelli che voi
chiamate oracoli di Anfiloco e di Dodona e della Pizia, e quanti altri
esistono di tal genere,
5. e gli insegnamenti degli scrittori - Empedocle e Pitagora e Platone e
Socrate, e la fossa nominata da Omero e la discesa di Ulisse alla
scoperta di quei misteri - e di quanti affermano cose simili.
6. Al pari di essi date retta, dunque, anche a noi: noi che, non meno di
loro, anzi di pi, crediamo in Dio, noi che speriamo di riprendere i
nostri corpi, anche se morti e gettati nella terra, poich diciamo che
nulla  impossibile a Dio.

XIX - 1. E, per chi ci pensa bene, qualora non esistessimo nel corpo,
cosa potrebbe apparire pi incredibile del fatto che qualcuno ci dicesse
che da una piccola stilla del seme umano  possibile che derivino e ossa
e nervi e carne, manifestata con la forma che noi vediamo?
2. Immaginiamo ora per ipotesi: se voi non foste cos come siete n
foste generati da tali persone, e qualcuno, mostrandovi il seme umano e
poi un'immagine dipinta, affermasse con assoluta certezza che da un
simile seme nasce un essere siffatto, prima di vederlo, voi ci
credereste? Nessuno oserebbe negare che non gli credereste!
3. Nello stesso modo, perch non avete ancora visto un morto resuscitare
siete dominati dall'incredulit.
4. Ma, come all'inizio non avreste creduto che potessero nascere uomini
cos fatti da una piccola stilla, eppure li vedete formati, cos dovete
pensare che non sia impossibile che i corpi umani, dissolti e disfatti
nella terra come semi, al momento opportuno, per ordine di Dio,
risorgano e "si rivestano di incorruttibilit".
5. Non si pu dire quale potenza degna di Dio ammettano coloro che
dicono che ogni cosa torna a ci da cui fu generata, e che neppure Dio
pu nulla contro questa legge; ma noi ne deduciamo che non avrebbero
creduto fosse possibile che mai si generassero esseri siffatti, tali
quali vedono, cio se stessi e tutto l'universo: e generati da quali elementi!
6. Abbiamo imparato che  meglio credere anche a ci che  impossibile,
sia alla nostra natura sia agli uomini, piuttosto che non credervi, come
gli altri, poich sappiamo che anche il nostro Maestro Ges Cristo ha
detto: "Ci che  impossibile presso gli uomini,  possibile presso Dio".
7. E disse anche: "Non temete coloro che vi uccidono e, dopo, non
possono fare alcunch; temete invece colui che pu, dopo la morte,
gettare sia l'anima sia il corpo nella Geenna".
8. La Geenna  il luogo dove sono destinati ad essere puniti quanti sono
vissuti iniquamente e non credono che avverr quanto Dio attraverso
Cristo, ci ha insegnato.

Teorie pagane affini...
XX. - 1. Sia la Sibilla sia Istaspe profetarono la distruzione,
attraverso il fuoco, di ci che  corruttibile.
2. I filosofi chiamati Stoici insegnano che anche Dio stesso si dissolve
nel fuoco, ed affermano che il mondo, dopo una trasformazione,
risorger. Noi invece pensiamo che Dio, creatore del tutto, sia qualcosa
di superiore a ci che muta.
3. Se dunque noi sosteniamo alcune teorie simili ai poeti ed ai filosofi
da voi onorati ed alcune anche superiori e divine e, soli, possiamo
dimostrarvele, perch siamo ingiustamente odiati pi di tutti?
4. Quando diciamo che tutto  stato ordinato e prodotto da Dio,
sembreremo sostenere una dottrina di Platone; quando parliamo di
distruzione nel fuoco, quella degli Stoici; quando diciamo che le anime
degli iniqui sono punite mantenendo la sensibilit anche dopo la morte,
e che le anime dei buoni, liberate dalle pene, vivono felici, sembreremo
sostenere le stesse teorie di poeti e di filosofi;
5. quando diciamo che non bisogna adorare opere di mano umana, siamo
d'accordo con il comico Menandro e con quanti espressero le stesse idee.
Dimostrarono infatti che il creatore  superiore a ci che  creato.

... anche a proposito di Ges Cristo
XXI. - 1. Quando noi diciamo che il Logos, che  il primogenito di Dio,
Ges Cristo il nostro Maestro,  stato generato senza connubio, e che 
stato crocifisso ed  morto e, risorto,  salito al cielo, non portiamo
alcuna novit rispetto a quelli che, presso di voi, sono chiamati figli
di Zeus.
2. Voi sapete infatti di quanti figli di Zeus parlino gli scrittori
onorati da voi: Ermete, il Logos interpretativo e maestro di ogni arte;
Asclepio, che fu anche medico e, colpito dal fulmine, ascese al cielo;
Dioniso, che fu dilaniato; Eracle, che si gett nel fuoco per sfuggire
alle fatiche; i Dioscuri, figli di Leda; e Perseo, figlio di Danae; e
Bellerofonte, che di tra gli uomini ascese con il cavallo Pegaso.
3. Che bisogno c' poi di parlare di Arianna, e di quanti, al pari di
lei, si dice siano stati trasformati in astri? O dei vostri imperatori
che, morti, sempre ritenete degni dell'immortalit, anzi producete
persino qualcuno che giura di aver visto il Cesare cremato, elevarsi
dalla pira verso il cielo!
4. Ma a chi gi conosce questi fatti non  necessario dire quali azioni
si raccontino di ciascuno dei cosiddetti figli di Zeus; dir solo che
tutto questo  stato scritto per aiutare ed esortare i discepoli: tutti
infatti stimano bello farsi iettatori degli dei!
5. Ma da ogni anima retta sia lontano questo convincimento circa gli
dei, che persino colui che, secondo loro,  re e genitore di ogni cosa,
Zeus, sia parricida e figlio di simile padre, e che, vinto dalla smania
di malvagi e turpi piaceri, sia arrivato a corrompere Ganimede e molte
donne, e che i suoi figli abbiano continuato a compiere azioni simili
alle sue. Invece, come abbiamo gi detto, furono i demoni cattivi a
compiere queste azioni. Noi abbiamo appreso che ottengono l'immortalit
solo coloro che conducono una vita santa e virtuosa, vicino a Dio e
crediamo che coloro che vivono iniquamente e non si pentono sono puniti
nel fuoco eterno.

XXII.- 1. Il Figlio di Dio, chiamato Ges, se anche fosse solo uomo
comune per sapienza, sarebbe degno di essere chiamato figlio di Dio.
Infatti tutti gli scrittori chiamano Dio padre sia degli uomini sia
degli dei.
2. Se poi, come abbiamo affermato sopra, noi affermiamo che Egli  stato
generato da Dio come Logos di Dio stesso, in modo speciale e fuori dalla
normale generazione, questa concezione  comune alla vostra, quando dite
che Ermete  il Logos messaggero di Zeus.
3. Se poi qualcuno ci rimproverasse il fatto che Egli fu crocifisso
anche questo  comune ai figli di Zeus annoverati prima, i quali,
secondo voi, furono soggetti a sofferenze.
4. Anche di loro infatti si narrano patimenti di morte non eguali, ma
diversi. Cosicch neppure nella particolarit della sofferenza Egli
sembra essere inferiore; anzi, come abbiamo promesso, nel seguito del
discorso dimostreremo che  anche superiore; o meglio, questo e gi
dimostrato: infatti chi  superiore si rivela dalle opere.
5. Se poi diciamo che  stato generato da una vergine, anche questo sia
per voi un elemento comune con Perseo.
6. Quando affermiamo che Egli ha risanato zoppi e paralitici ed infelici
dalla nascita, e che ha resuscitato dei morti, anche in queste
affermazioni appariremo concordare con le azioni che la tradizione
attribuisce ad Asclepio.

I tre argomenti che intende trattare
XXIII. - 1. Affinch ormai appaia evidente anche questo, vi dimostreremo
che quanto noi diciamo, per averlo imparato da Cristo e dai Profeti che
lo precedettero,  la sola verit, e che  pi antica di tutti gli
scrittori; e che chiediamo di essere creduti non perch diciamo le
stesse cose ma perch diciamo la verit:
2. che il solo Ges Cristo  stato propriamente generato figlio di Dio,
Suo Logos e primogenito e potenza operatrice e, fatto uomo per Sua
volont, ci ha dato questi insegnamenti per la liberazione e la
rigenerazione del genere umano;
3. e che, prima che si facesse uomo tra gli uomini, alcuni - intendo
dire i cattivi demoni gi nominati - per bocca dei poeti si affrettarono
a raccontare come veramente accaduti i fatti di cui favoleggiarono,
nello stesso modo che anche crearono infamie e nefandezze, che ci
vengono rinfacciate, e di cui non esiste alcun testimone n alcuna prova.

a) Noi soli siamo perseguitati
XXIV. - 1. In primo luogo accade che, pur sostenendo idee simili a
quelle dei Greci, noi soli siamo odiati a causa del nome di Cristo, e,
pur non facendo nulla di male, siamo uccisi come colpevoli, mentre
altri, chi qua chi l, venerano alberi e fiumi e topi e gatti e
coccodrilli e molti altri animali privi di ragione: anzi, non sono
venerati da tutti sempre gli stessi, ma gli uni in un luogo gli altri in
un altro, cosicch appaiono irreligiosi, gli uni rispetto agli altri,
per il fatto che non venerano gli stessi elementi.
2. L'unica colpa che ci potete imputare  che non veneriamo gli stessi
di che venerate voi, e che non portiamo libagioni ai morti, n grasso
di vittime, n corone sulle tombe, n facciamo sacrifici.
3. Ma sapete benissimo che le stesse cose dagli uni sono ritenute di,
dagli altri bestie, dagli altri ancora vittime sacrificali.

b) Ora disprezziamo la divinit che un tempo adoravamo
XXV. - 1. In secondo luogo: tra tutto il genere umano, noi - che
anticamente adoravamo Dioniso figlio di Semele, ed Apollo figlio di
Latona (e c' da vergognarsi anche solo a pronunciare quali azioni
compirono per amore di maschi), e Persefone e Afrodite impazzite di
folle passione per Adone (di esse celebrate persino i misteri), o
Asclepio o qualunque altro dei cosiddetti di - noi abbiamo preso a
disprezzarli, con l'aiuto di Ges Cristo, anche se siamo minacciati di morte;
2. e ci siamo consacrati al Dio ingenerato ed immune da dolore. Siamo
certi che Egli non fece violenza, per folle passione, n ad Antiope n
ad altre donne simili, n a Ganimede; che non venne liberato grazie
all'intervento di quel centimano per il soccorso ricevuto da Teti, n
che per quel beneficio si fece pensiero che Achille, figlio di Teti, per
la concubina Briseide rovinasse molti Greci.
3. Anzi noi abbiamo piet di quanti vi credono: ben sappiamo che sono i
demoni la causa di tutto ci.

c) I sedicenti di, suscitati dai demoni, non furono perseguitati
XXVI. - 1. In terzo luogo: anche dopo l'ascesa di Cristo al cielo, i
demoni continuavano a suscitare uomini che dicevano di essere di; e
questi non solo non furono perseguitati da voi ma furono stimati degni
di onore.
2. Cos un tale Simone di Samaria di un villaggio chiamato Gitton, - il
quale sotto l'imperatore Claudio compiva prodigi magici, per mezzo
dell'arte dei demoni che operavano in lui, nella vostra citt imperiale
di Roma - fu ritenuto dio,  stato onorato da voi di una statua; questa
statua  stata eretta nel fiume Tevere tra i due ponti, con la scritta
in latino: "Simoni deo sancto".

3. E quasi tutti i samaritani, e pochi anche di altri popoli, lo
riconoscono e lo adorano quale primo dio. Sostengono anche che una certa
Elena, che si accompagnava con lui in quel tempo, e che prima era stata
in un lupanare,  il primo pensiero emanato da lui.
4. Sappiamo poi che un tale Menandro, anche lui samaritano, del
villaggio di Capparetea, fattosi discepolo di Simone e posseduto anche
lui dai demoni, recatosi ad Antiochia, ingann molti attraverso l'arte
magica: egli persuase anche i suoi seguaci che non sarebbero morti. E vi
sono tuttora alcuni di quella scuola che ci credono.
5. Vi  poi un certo Marcione del Ponto, il quale tuttora insegna ai
suoi seguaci a credere che esiste un altro Dio superiore al creatore.
Costui, in mezzo ad ogni genere di uomini, con l'aiuto dei demoni, 
riuscito a far s che molti pronuncino bestemmie e neghino che Dio sia
creatore dell'universo, e ammettano che un altro, il quale sarebbe
superiore a Lui, ha compiuto cose maggiori di lui.
6. Tutti coloro che si ispirano ad essi, come abbiamo detto, sono
chiamati cristiani, nello stesso modo che tra i filosofi anche coloro
che non hanno in comune le stesse teorie, hanno in comune la stessa
denominazione.
7. Se poi compiano quelle nefandezze di cui si favoleggia, rovesciamento
di lampada ed accoppiamenti impudichi e pasti di carni umane, non
sappiamo. Sappiamo per che non sono n perseguitati n uccisi da voi,
almeno a causa delle loro dottrine.
8.  stato da noi composto anche un trattato contro tutte le eresie che
sono sorte: se volete leggerlo, ve lo faremo avere.

Perch non esponiamo i neonati
XXVII. - 1. A noi, per non commettere alcuna ingiustizia o empiet, 
stato insegnato che  proprio dei malvagi esporre i neonati: prima di
tutto, perch vediamo che sono tutti avviati alla prostituzione, e non
solo le fanciulle, ma anche i giovinetti; e, come si dice che gli
antichi allevassero greggi di buoi o di capre o di pecore o di cavalli,
cos ora allevano anche fanciulli solo per farne un uso vergognoso.
Similmente, presso tutto il popolo, ecco torme di donne e di ermafroditi
e di uomini abominevoli comportarsi secondo questa nefandezza
2. e voi ne traete guadagni e tributi ed imposte, mentre bisognerebbe
estirparli dalla vostra terra.
3. E qualcuno di questi profittatori, oltre alle unioni nefande ed empie
e sfrenate, se capita si unisce al figlio o ad un parente od al
fratello.
4. Alcuni prostituiscono anche i propri figli e le mogli; altri
apertamente si evirano per impudicizia e celebrano i misteri in onore
della madre degli di; e ad ognuno di quelli che da voi sono ritenuti
di si attribuisce un serpente come grande simbolo e mistero.
5. Tutto ci che  compiuto da voi apertamente ed  tenuto in onore, voi
lo attribuite a noi, come se fosse rovesciato ed assente il lume di Dio.
Ma questo non reca danno a noi, che siamo ben lontani dal compiere
qualcuna di queste azioni, bens a chi le compie e rende falsa
testimonianza.

XXVIII. - l. Da noi infatti il capo dei demoni malvagi  chiamato
serpente e satana e diavolo, come voi potete apprendere anche da un
esame dei nostri scritti. Di lui Cristo ha predetto che sar cacciato
nel fuoco con il suo esercito e con gli uomini che lo seguono, per
essere puniti per l'eternit.
2. L'indugio di Dio nel non compiere ancora tutto questo  a beneficio
del genere umano: Egli infatti preconosce che alcuni si salveranno
attraverso il pentimento, anche di quelli che non sono ancora nati.
3. Egli in principio ha creato il genere umano dotato di ragione e
capace di scegliere il vero ed il buon agire, cosicch gli uomini non
hanno giustificazione davanti a Dio, in quanto sono dotati di ragione e
di capacit di discernimento.
4. Se qualcuno non crede che Dio si occupi di costoro, o dovr con
artifizi ammettere che Egli non esiste o che, pur esistendo, gode del
male, o che rimane simile a una pietra, e che virt e iniquit non sono
nulla, e che gli uomini giudicano le cose buone o cattive solo secondo
l'opinione soggettiva: e questa  gravissima empiet ed iniquit.

XXIX. - 1. Inoltre: badiamo che i neonati non siano esposti, affinch
non succeda che qualcuno degli esposti muoia, perch non raccolto, e noi
diveniamo omicidi. D'altra parte, o fin dall'inizio non ci dovevamo
sposare, se non per allevare i figli, oppure, rifiutando il matrimonio,
vivere nella perfetta castit.
2. E gi uno dei nostri (per persuadervi che non  un rito misterico
presso di noi l'unione libera) ad Alessandria consegn uno scritto al
governatore Felice chiedendogli di permettere al medico di evirarlo.
Infatti i medici del luogo dicevano che non si poteva fare senza il
permesso del governatore.
3. E poich in nessun modo Felice volle sottoscrivere, il giovane rimase
casto, contento della buona coscienza sua e di quanti sentivano come lui.
4. Non riteniamo fuor di luogo ricordare qui anche Antinoo, vissuto ai
nostri tempi, che tutti, per paura, erano spinti a venerare come dio,
pur sapendo chi fosse e di dove venisse.

La persona di Ges, il Cristo
XXX. - 1. Affinch nessuno ci faccia questa obiezione: "Che cosa
impedisce che anche colui che da noi  chiamato Giusto, uomo figlio di
uomini, abbia compiuto per arte magica quelli che chiamiamo miracoli, e
per questo sia sembrato essere figlio di Dio?",  ormai il momento di
darne la dimostrazione, non credendo per fede a coloro che li narrano,
ma necessariamente persuasi da quanti profetarono prima che i fatti
accadessero, dal momento che vediamo con i nostri occhi che i fatti sono
accaduti ed accadono cos come  stato profetato e questa non potr non
apparire anche a voi - cos crediamo a dimostrazione pi probante e pi vera.

I Profeti e i loro vaticini

XXXI. - 1. Dunque, certi uomini tra i Giudei sono stan Profeti di Dio, ed
attraverso di loro lo Spirito Profetico preannunci quanto sarebbe
accaduto, prima che accadesse. I re dei Giudei che si avvicendarono nel
tempo, come vennero in possesso delle Profezie, le custodirono con zelo
- esattamente come furono pronunciate quando quelli profetavano - in
libri composti dagli stessi Profeti, nella loro lingua ebraica.
2. Quando Tolomeo, re d'Egitto, apprestava una biblioteca e cercava di
raccogliervi gli scritti di tutti gli uomini, avuta notizia anche di
queste Profezie, mand a chiedere all'allora re dei Giudei, Erode, di
inviargli i libri dei Profeti.
3. Ed il re Erode gli invi i libri scritti nella lingua ebraica, come
ho detto prima.
4. Per, poich il loro contenuto non era comprensibile agli Egizi, di
nuovo mand a chiedere di inviargli dei traduttori in lingua greca.
5. Fatto ci, i libri sono rimasti presso gli Egizi fino ad ora, e si
trovano dovunque, presso tutti i Giudei. Questi, per, pur sapendoli
leggere, non ne comprendono il contenuto, ma ci ritengono avversari e
nemici, e, come voi, ci uccidono e ci perseguitano quando possono, come
potete constatare anche voi.
6. Infatti, anche nella recente guerra Giudaica, Barkokeba, il capo
della rivolta dei Giudei, comandava che venissero condotti a crudeli
supplizi solo i cristiani, se non rinnegavano e bestemmiavano Ges Cristo.
7. Tuttavia  proprio nei libri dei Profeti che trovammo vaticinato il
nostro Ges Cristo, la sua venuta, la sua nascita da una vergine, il suo
divenire uomo, il suo guarire ogni malattia e ogni infermit, il suo
risuscitare i morti; trovammo che sarebbe stato odiato, ignorato e
crocifisso, che sarebbe morto e risorto e salito al cielo; che  ed 
chiamato figlio di Dio, e che alcuni uomini sono inviati da Lui ad
annunziare queste cose a tutto il genere umano e che avrebbero creduto
in Lui di preferenza i pagani.
8. Egli fu preannunziato una volta cinquemila anni, una volta tremila,
una volta duemila, ed ancora mille, e un'altra volta ottocento anni
prima della Sua comparsa, poich, nel succedersi delle generazioni, ci
furono svariati Profeti.

XXXII. - 1. Mos, il primo dei Profeti, disse esattamente cos: "Non
mancher capo di Giuda n comandante disceso dai suoi lombi finch venga
Colui a cui  riservato; ed Egli sar l'atteso delle genti, che lega
alla vite il suo puledro, che purifica nel sangue dell'uva la sua veste".
2. Sta a voi dunque esaminare attentamente ed apprendere fino a quando
ci fu un capo ed un re proprio ai Giudici: fino alla comparsa di Ges
Cristo, il nostro maestro ed interprete delle profezie incomprese, come
fu predetto dal divino Spirito Profetico per bocca di Mos; che cio non
sarebbe mancato un capo dei Giudei finch fosse venuto Colui al quale il
regno era riservato.
3. Giuda infatti  il capostipite dei Giudei, e da lui essi presero
anche il nome. E voi avete incominciato a regnare sui Giudei e siete
divenuti signori di tutta la loro terra, dopo la Sua comparsa.
4. La frase: "Egli sar l'atteso delle genti" era profetica del fatto
che da parte di tutte le genti vi sarebbe stata l'attesa della sua nuova
comparsa: questo voi potete vedere con i vostri occhi e persuadervene
dai fatti. Da tutte le genti infatti si attende Colui che fu crocifisso
in Giuda dopo il quale vi fu consegnata subito, come conquista di
guerra, la terra dei Giudei.
5. La frase "che lega alla vite il suo puledro e che purifica nel sangue
dell'uva la sua veste" era un segno per indicare quanto sarebbe accaduto
a Cristo e quanto sarebbe stato da Lui compiuto.
6. Infatti un puledro d'asina stava legato ad una vite all'ingresso di
un villaggio ed Egli comand che i suoi discepoli subito glielo
conducessero; quando gli fu condotto, vi sal, vi si sedette ed entr in
Gerusalemme, dove c'era il pi grande tempio dei Giudei, che in seguito
da voi fu distrutto. E dopo fu crocifisso, affinch si compisse il resto
della profezia.
7. Infatti le parole: "che purifica nel sangue dell'uva la Sua veste"
erano profetiche della passione che stava per subire, per purificare col
sangue quanti credono in Lui.
8. Infatti quella che dal divino Spirito, tramite il profeta,  chiamata
"veste", sono gli uomini che credono in Lui, nei quali abita il divino
seme di Dio, il Logos.
9. Quello che  chiamato "sangue dell'uva" indica che Colui che sarebbe
apparso ha s sangue, ma non da seme umano, bens da potenza divina.
10. E la prima potenza, dopo Dio, Padre e signore di ogni cosa,  il
Logos, Suo figlio. In che modo questi abbia preso carne umana e sia
diventato uomo, diremo in seguito.
11. Come infatti non un uomo, ma Dio, ha creato il sangue della vite,
cos era anche indicato che il Suo sangue sarebbe stato generato non da
seme umano, ma da potenza di Dio, come abbiamo detto.
12. Ed Isaia, un altro Profeta, profetando gli stessi avvenimenti con
altre parole disse: "Sorger un astro da Giacobbe e verr su un fiore
dalla radice di Jesse. E nel braccio di lui spereranno le nazioni".
13. Un astro luminoso sorse ed un fiore germogli dalla radice di Jesse: Cristo.
14. Fu infatti generato, per potenza di Dio, da una vergine del seme di
Giacobbe, padre di Giuda, padre dei Giudei come s' detto. E Jesse ne 
stato il progenitore, secondo la profezia, perch, nella successione
della stirpe,  figlio di Giacobbe e di Giuda.

La concezione verginale
XXXIII. - 1. E ancora; ascoltate come fu esattamente profetato da Isaia
che sarebbe stato generato da una vergine. Cos infatti fu detto: "Ecco
la vergine porter nel ventre e partorir un figlio e lo chiameranno col
nome 'Dio con noi'".
2. Infatti ci che era incredibile e giudicato impossibile a verificarsi
presso gli uomini, Dio predisse attraverso lo Spirito Profetico che
sarebbe avvenuto, affinch, quando fosse accaduto, non ci si rifiutasse
di credere, ma si credesse perch era stato predetto.
3. E perch non succeda che qualcuno, fraintendendo la profezia, ci
contesti ci che noi contestammo ai poeti, quando riferiscono che Zeus
per passione si accost a donne, cercheremo di chiarire le parole.
4. Dunque l'espressione: "Ecco la vergine porter nel ventre" indica che
la vergine concep senza unione; se infatti fosse stata unita a
chicchessia, non sarebbe stata pi vergine. Invece la virt di Dio,
entrata nella vergine, l'adombr e la rese incinta, pur rimanendo ella vergine.
5. E l'angelo di Dio, inviato in quella circostanza alla stessa vergine,
le diede il lieto annunzio dicendo: "Ecco concepirai nel tuo ventre per
opera dello Spirito Santo e concepirai un figlio e sar chiamato figlio
dell'Altissimo e lo chiamerai Ges: Egli infatti salver il suo popolo
dai suoi peccati": cos ci insegnarono coloro che tramandarono la
memoria di tutto ci che riguarda il nostro Salvatore, ai quali
prestiamo fede, dal momento che - come abbiamo detto - anche per bocca
di Isaia, gi nominato sopra, lo Spirito profetico aveva predetto la
Sua nascita.
6.  lecito dunque pensare che lo Spirito e la Virt di Dio non siano
altro che il Logos, che  anche primogenito di Dio, come, indic Mos,
il profeta di cui abbiamo prima parlato. E fu questo Spirito che,
entrato nella Vergine ed adombratala, non attraverso l'unione, ma per la
virt, la rese incinta.
7. La parola "Ges", nome di lingua ebraica, corrisponde al vocabolo
greco "Salvatore".
8. Per questo l'angelo disse alla Vergine: "E lo chiamerai Ges: Egli
infatti salver il Suo popolo dai suoi peccati".
9. Anche voi, suppongo, ammetterete che coloro che profetano, da
null'altro sono ispirati se non dal Logos divino.

Betlemme
XXXIV. - 1. Udite come un altro profeta, Michea, abbia predetto persino
in quale terra sarebbe nato. Disse cos: "E tu, Betlemme, terra di
Giuda, non sei affatto la pi piccola tra i principi di Giuda: da te
infatti uscir un capo che pascer il mio popolo": quello  appunto il
villaggio, nella terra dei Giudei, distante trentacinque stadi da
Gerusalemme, nel quale nacque Ges Cristo, come potete apprendere dai
registri del censimento fatto sotto Cristo, vostro primo procuratore in Giudea.

Altre profezie
XXXV. - 1. Sul fatto poi che Cristo sarebbe rimasto nascosto agli altri
uomini dalla nascita fino alla maturit - cosa che avvenne -, sentite
quanto fu predetto.
2. Ecco le parole precise: " stato generato per noi un fanciullo e ci
 stato dato un giovinetto, sulle cui spalle  il potere". Questo indica
la potenza della croce, su cui pose le spalle quando fu crocifisso, come
sar dimostrato chiaramente dal seguito del mio discorso.
3. Ed ancora lo stesso profeta Isaia, ispirato dallo Spirito profetico,
disse: "Io distesi le mie mani su un popolo incredulo e dissenziente, su
uomini che camminavano su una via non buona. Ora mi chiedono un giudizio
ed osano avvicinarsi a Dio".
4. Ancora, con parole diverse, per bocca di un altro Profeta, dice:
"Essi mi trafissero piedi e mani e buttarono la sorte sulla mia veste".
5. Ma Davide, il re e profeta che pronunci queste parole, non sub
nulla di tutto ci. Fu invece Ges Cristo a distendere le mani, e ad
essere crocifisso dai Giudei, che parlavano contro di Lui e negavano che
Egli fosse il Cristo. Infatti, come aveva detto il Profeta, per scherno
Lo posero su di un seggio e Gli dissero: "Giudicaci".
6. La frase: "Mi trafissero le mani ed i piedi" era la spiegazione dei
chiodi infissi sulla croce, nelle mani e nei piedi di Lui. Dopo averlo
crocifisso, i suoi crocifissori trassero a sorte la Sua veste e la
divisero tra loro. Che tutto questo sia veramente accaduto, potete
apprenderlo dagli Atti redatti sotto Ponzio Pilato.
7. A prova che era stato veramente vaticinato il fatto che si sarebbe
seduto su un puledro di asina e sarebbe entrato in Gerusalemme, citeremo
le parole della profezia di un altro Profeta, Sofonia. Eccole: "Gioisci
fortemente, figlia di Sion, annunzia, figlia di Gerusalemme; ecco viene
a te, mansueto, il tuo re, cavalcando un'asina ed un asinello, puledro
di una giumenta".

Fu il divino Logos a muovere le labbra dei Profeti
XXXVI. - 1. Quando udite le parole dei Profeti pronunziate come se
fossero loro, non crediate che siano pronunziate da essi stessi sotto
ispirazione, bens dal Logos divino che le muove.
2. Questi infatti ora preannunzia il futuro sotto forma di predizione,
ora parla come in persona di Dio, Signore e Padre di ogni cosa, ora come
in persona di Cristo, ora come in persona di popoli che rispondono al
Signore od al Padre Suo: una cosa simile si pu vedere anche presso i
vostri scrittori, che introducono vari personaggi dialoganti, pur
essendo uno solo colui che scrive il tutto.
3. Non comprendendo questo, i Giudei, che pure hanno i libri dei
Profeti, non riconobbero Cristo neppure quando comparve; anzi, odiano
noi, poich affermiamo che Egli  venuto e dimostriamo che  stato da
loro crocifisso, come era stato annunziato.

Vari modi con cui lo Spirito profetico parla
XXXVII. - 1. Affinch anche questo vi sia chiaro, attraverso il gi
nominato profeta Isaia, queste parole furono pronunziate, dalla persona
del Padre: "Il bue conobbe il suo possessore e l'asino la mangiatoia del
suo padrone, ma Israele non conobbe me ed il mio popolo non mi comprese.
Guai a te, nazione peccatrice, popolo pieno di peccati, seme malvagio,
figli senza legge; avete abbandonato il Signore".
2. Ancora, in altro luogo, mentre lo stesso profeta parla similmente in
persona del Padre: "Quale casa mi edificherete? - dice il Signore -; il
cielo  a me trono e la terra sgabello dei miei piedi".
3. Ed ancora in un altro passo: "Odia l'anima mia i vostri noviluni ed i
vostri sabati, e non sopporto il grande giorno del digiuno ed il vostro
ozio; n se verrete per essere visti da me vi esaudir. Le vostre mani
sono piene di sangue. Se anche portate fior di farina, incenso, oggetto
di ribrezzo  per me. Non voglio grasso di agnelli e sangue di tori. Chi
infatti ha chiesto questi sacrifici dalle vostre mani? Sciogli invece
ogni vincolo di ingiustizia, strappa i lacci di rapporti violenti, copri
chi non ha tetto ed  nudo, spezza il tuo pane con chi ha fame".
4. Potete dunque comprendere quali siano gli insegnamenti dati
attraverso i Profeti da Dio stesso.

XXXVIII. - 1. Quando lo Spirito profetico parla in persona di Cristo, si
esprime cos: "Io stesi le mie mani verso il popolo incredulo e
contraddicente su coloro che camminavano per una strada non buona".
2. Ed ancora: "Ho offerto il mio dorso ai flagelli, e le mie guance alle
percosse, e non distorsi il mio volto dalla vergogna degli sputi. Ed il
Signore fu mio aiuto, per questo non mi ritrassi, ma resi il mio volto
come dura pietra, capii che non avrei sentito vergogna, poich  vicino
colui che mi ha giustificato".
3. E di nuovo quando dice: "Essi gettarono la sorte sulla mia veste e mi
traforarono piedi e mani. Ma io mi coricai e dormii, e mi rialzai,
poich il Signore mi ricevette".
4. Ed ancora quando dice: "Mormorarono con le labbra scossero il capo
dicendo: 'Liberi se stesso'".
5. Voi potete conoscere che tutto questo fu operato contro Cristo per
opera dei Giudei. Infatti, dopo averlo crocifisso, muovevano le labbra e
scuotevano il capo dicendo: "Egli che ha risuscitato i morti, liberi se
stesso"!

XXXIX. - 1. Quando lo Spirito Profetico parla per annunziare il futuro,
si esprime cos: "Da Sion infatti uscir una legge, il Logos del Signore
da Gerusalemme, e giudicher nel mezzo delle genti ed accuser molto
popolo. E ridurranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci e
non impugneranno pi la spada, gente contro gente, e non impareranno pi
a fare la guerra".
2. E che cos  avvenuto, potete persuadervene.
3. Infatti da Gerusalemme uscirono nel mondo dodici uomini: erano
ignoranti ed incapaci di parlare, ma, per la potenza di Dio, rivelarono
a tutto il genere umano che erano mandati da Cristo ad insegnare a tutti
la sua parola. E noi, che un tempo ci uccidevamo l'un l'altro, non solo
non facciamo guerra ai nemici, ma, per non mentire n ingannare quelli
che ci giudicano, volentieri moriamo confessando il Cristo.
4. Potremmo infatti applicare qui il detto: "La lingua ha giurato, ma il
cuore non ha giurato".
5. Ma sarebbe ridicolo che, mentre dei soldati, raccolti ed arruolati
per voi, tengono fede al giuramento fattovi, anteponendolo alla propria
vita ed alla patria ed a tutti i loro congiunti, quando voi non potete
offrir loro nulla di incorruttibile, noi invece, che bramiamo
l'immortalit, non sopportassimo ogni pena per conseguire, da chi pu
darcelo, ci che desideriamo!

Sugli apostoli e su Cristo
XL. - 1. Ascoltate come sia stato vaticinato anche riguardo a coloro che
preannunziarono la Sua dottrina ed indicarono la Sua venuta, quando il
gi nominato profeta e re parl cos per opera dello Spirito Profetico:
"Il giorno al giorno proferisce parole e la notte alla notte d notizia.
Non sono colloqui n discorsi di cui non si sentano le voci. A tutta la
terra giunse il loro suono ed ai confini della terra abitata le loro
parole. Nel sole pose la Sua dimora ed Egli, come sposo che esce dal suo
talamo, esulter come un gigante a percorrere la via".
2. Oltre a queste, abbiamo ritenuto cosa buona ed opportuna far menzione
anche di altre parole profetiche dello stesso Davide, dalle quali potete
apprendere a quale stile di vita lo Spirito Profetico esorti gli uomini
e come indichi la coalizione contro Cristo intrapresa da Erode, re dei
Giudei, dai Giudei stessi, e da Pilato, vostro procuratore presso di
loro, con i suoi soldati; e come Egli sarebbe stato creduto da ogni
razza di uomini, e come Dio lo chiami Figlio e Gli abbia promesso la
sottomissione di tutti i nemici; ed in che modo i demoni, per quanto sta
in loro, tentino di sfuggire al potere sia di Dio, Padre e Signore di
ogni cosa, sia di Cristo stesso; e come Dio chiami tutti al pentimento,
prima che giunga il giorno del giudizio.
3. Cos  detto: "Beato l'uomo che non cammin nel consiglio degli empi
e non si sofferm nella via dei peccatori, e non si sedette sulla
cattedra di uomini malvagi, ma il suo volere  nella legge del Signore e
sulla Sua legge mediter giorno e notte. E sar come albero piantato
lungo le correnti delle acque, che dar il suo frutto a suo tempo, e le
sue foglie non cadranno, e tutto quanto far riuscir bene. Non cos gli
empi, non cos, ma simili a polvere, che il vento disperde dalla faccia
della terra. Per questo non si leveranno gli empi nel giudizio, n i
peccatori nel consiglio dei giusti, poich il Signore conosce la via dei
giusti, e la via degli empi roviner".
4. "A che fremettero le genti, ed i popoli meditarono cose nuove?
Insorsero i re della terra, ed i principi convennero insieme contro il
Signore e contro il Suo Cristo, dicendo: 'Spezziamo i loro vincoli e
strappiamo da noi il loro giogo'. Colui che abita nei cieli rider di
loro, ed il Signore li schernir; allora parler ad essi dalla Sua ira,
e nella Sua collera li sconvolger. Ma io fui costituito da Lui re su
Sion, Suo monte santo, per annunciare il comandamento del Signore. Il
Signore mi disse: - Mio figlio sei tu, io oggi ti ho generato, chiedimi
e ti dar le genti in eredit, ed i confini della terra in tuo possesso.
Li pascerai con la verga di ferro, come vasi di argilla li spezzerai. Ed
ora, intendete; imparate, voi tutti giudici della terra. Servite il
Signore in timore ed esultate in Lui con tremore. Abbracciatene
l'insegnamento, affinch mai il Signore si adiri e voi roviniate dalla
via giusta, qualora improvvisamente divampi la Sua ira. Beati tutti
coloro che hanno confidato in Lui".

XLI. - 1. Ed ancora in un'altra profezia, lo Spirito Profetico, per
bocca dello stesso Davide, preannunzi che Cristo, dopo essere stato
crocifisso, avrebbe regnato. Cos disse: "Cantate al Signore, terre
tutte, ed annunziate di giorno in giorno la salvezza di Lui; poich
grande  il Signore e molto degno di lode, terribile al di sopra di
tutti gli di; poich tutti gli di delle genti sono simulacri e demoni,
ma Dio cre i cieli. Gloria e lode al Suo cospetto, e forza e vanto nel
luogo della sua santit; rendete gloria al Signore, padre dei secoli.
Prendete doni ed entrate al Suo cospetto e adoratelo nei Suoi santi
templi. Tema al Suo cospetto tutta la terra e si corregga e non vacilli.
Gioiscano le genti. Il Signore regn" dal legno.

Profezie di eventi futuri come gi avvenuti
XLII. - 1. Talvolta lo Spirito Profetico parla del futuro come se fosse
gi avvenuto, come si pu comprendere anche dalle parole riportate
sopra: chiariremo anche questo, perch la cosa non offra motivi di
contestazione ai lettori.
2. Gli eventi chiaramente conosciuti come destinati a compiersi, li
predice come gi avvenuti. Che cos si debbano intendere, prestate
attenzione, ch ve lo spiegher.
3. Davide fece le profezie di cui ho parlato, millecinquecento anni
prima che Cristo, fatto uomo, fosse crocifisso; ma nessuno di quanti
vissero prima di Lui, crocifisso, offr gioia alle genti, cos come
nessuno neppure dopo.
4. Invece il nostro Ges Cristo, crocifisso e morto, resuscit, e regn
dopo essere asceso al cielo; e per l'annuncio che da parte sua  stato
portato dagli Apostoli a tutte le genti c' gioia per quanti attendono
l'immortalit annunciata da Lui.

Il problema del libero arbitrio
XLIII. - 1. Perch nessuno, da quanto  stato da noi detto, ci pensi
sostenere che gli avvenimenti soggiacciono inesorabilmente al fato, per
il fatto di essere predetti come preconosciuti, scioglieremo anche
questo nodo.
2. Noi abbiamo appreso dai Profeti, e dimostriamo essere vero, che le
punizioni e le pene e le buone ricompense vengono assegnate a ciascuno
secondo il merito delle sue azioni. Perch, se non fosse cos, ma tutto
si compisse per destino, non esisterebbe per nulla il libero arbitrio.
Se infatti fosse gi stabilito che l'uno sia buono e l'altro cattivo, n
quello sarebbe da lodare, n questo da biasimare.
3. D'altra parte, se il genere umano non ha facolt di fuggire il male,
e di preferire il bene per libera scelta, non  responsabile, qualsiasi
azione compia.
4. Noi dimostriamo invece che l'uomo  virtuoso o fa il male per libera scelta.
5. Vediamo infatti che un medesimo uomo passa da un comportamento a
quello opposto.
6. Se fosse stabilito che egli sia o cattivo o buono, non sarebbe mai
soggetto a comportamenti contrapposti, n muterebbe pi volte. Non ci
sarebbero n i buoni ne i cattivi, poich si dimostrerebbe che il
destino  la causa sia del bene sia del male, e che esso perci 
contraddittorio in se stesso; oppure che noi riteniamo vero quanto
riportato prima, che cio virt o vizio non sono nulla, e le cose sono
buone o cattive solo a giudizio personale: il che, come la retta ragione
dimostra,  massima empiet e ingiustizia.
7. Noi invece sosteniamo che fato ineluttabile  soltanto questo, che
esiste un premio per chi sceglie il bene, e parimenti giusti castighi
per chi sceglie il contrario: perch Dio ha fatto l'uomo non come gli
altri esseri, come alberi e quadrupedi, incapaci di agire per libera
scelta. Infatti non sarebbe meritevole n di ricompensa n di lode, se
non scegliesse egli stesso il bene, ma fosse buono per natura; n, se
fosse cattivo, sarebbe giusto che ricevesse una punizione, poich non
sarebbe tale per una scelta, bens perch non potrebbe essere diverso da
come .

Anche Platone si rif a Mos
XLIV. - 1. Questi insegnamenti ci diede il santo Spirito Profetico
dicendo, per bocca di Mos, che Dio cos parl al primo uomo da Lui
plasmato: "Ecco dinanzi a te il bene ed il male; scegli il bene".
2. Ed ancora, attraverso Isaia, l'altro Profeta, a questo proposito cos
parl in persona di Dio, Padre e Signore di tutte le cose: "Lavatevi,
purificatevi, sgombrate le iniquit dalle vostre anime, imparate a fare
il bene, proteggete l'orfano e rendete giustizia alla vedova; e poi
venite e discutiamo - dice il Signore -; e se anche i vostri peccati
sono come porpora, li render bianchi come lana; e se sono come cremisi,
li render bianchi come neve. E se volete e mi ascoltate, gusterete i
beni della terra; ma se non mi ascolterete, una spada vi divorer.
Poich la bocca del Signore cos ha parlato".
3. La frase citata: "Una spada vi divorer" non significa che i
disobbedienti saranno uccisi con spade; la spada di Dio  il fuoco, di
cui divengono pasto quanti scelgono di operare il male. Per questo dice:
"Una spada vi divorer. Poich la bocca del Signore cos ha parlato". Se
avesse parlato di una spada che taglia e che subito separa, non avrebbe
detto "divorer".
4. Cosicch, quando Platone disse: "La colpa  di chi sceglie, Dio non 
responsabile", prese il concetto da Mos, poich Mos  pi antico anche
di tutti gli scrittori greci.
5. Tutte le teorie formulate da filosofi e poeti sull'immortalit
dell'anima, o sulle punizioni dopo morte, o sulla contemplazione delle
cose celesti, o su simili dottrine, essi le hanno potute comprendere e
le hanno esposte prendendo le mosse dai Profeti.
6. Per questo appaiono esserci segni di verit presso tutti costoro. Li
si pu per accusare di non aver inteso giustamente, quando si
contraddicono tra loro.
7. Perci, quando noi diciamo che  stato profetizzato il futuro, non
intendiamo dire che esso si compia per fatale necessit; ma Dio, poich
preconosce tutte le azioni degli uomini ed ha stabilito che ciascuno
ricever la ricompensa adeguata al suo comportamento, ci ammonisce,
attraverso lo Spirito profetico, che da Lui sar stabilita una
ricompensa degna delle azioni, guidando il genere umano a comprendere ed
a ricordare sempre, e mostrando che Egli se ne occupa e provvede.
8.  per influsso dei demoni cattivi che fu designata la pena di morte
contro quanti leggessero i libri di Istaspe o della Sibilla o dei
Profeti, per distogliere con la paura gli uomini dal leggerli e dal
prendere conoscenza del bene, e per poterli tenere sottomessi a loro.
9. Ma non poterono fare ci fino alla fine. Infatti noi non solo li
leggiamo senza paura, ma li offriamo anche al vostro esame - come vedete
- sapendo che appariranno graditi a tutti. E se anche riuscissimo a
persuadere pochi, avremmo guadagnato moltissimo: come buoni agricoltori,
riceveremo la ricompensa del padrone.

La glorificazione di Cristo
XLV. - 1. Sentite come il Profeta Davide preannunzi che Dio, Padre di
ogni cosa, avrebbe innalzato al cielo Cristo, dopo la Sua resurrezione
dai morti; e che lo avrebbe tenuto finch avesse abbattuto i demoni suoi
nemici e si fosse completato il numero dei buoni e dei virtuosi gi
preconosciuti, per merito dei quali Egli non ha ancora operato la
conflagrazione.
2. Ecco le Sue parole: "Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia
destra, finch abbia posto i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Uno
scettro di potenza ti invier il Signore da Gerusalemme: e domina in
mezzo ai tuoi nemici. Con te il dominio nel giorno della tua potenza,
nei fulgori dei tuoi santi; dal seno ti generai prima della stella
mattutina".
3. La frase: "Uno scettro di potenza ti invier da Gerusalemme" 
profetica della parola potente, che i Suoi apostoli, usciti da
Gerusalemme, diffusero ovunque; e, sebbene sia stabilita la pena di
morte contro chi insegna o solo professa il nome di Cristo, noi lo
abbracciamo e lo insegniamo dappertutto.
4. Se anche voi leggerete queste parole da nemici, non potete far altro
che ucciderci, come dicevamo: ma questo non reca alcun danno a noi,
bens procura a voi, ed a tutti quelli che ingiustamente ci odiano e non
se ne ravvedono, la punizione eterna attraverso il fuoco.

Gli uomini vissuti prima di Cristo
XLVI. - 1. Affinch nessuno, sragionando, cerchi di distorcere i nostri
insegnamenti - poich affermiamo che Cristo  nato centocinquant'anni fa
sotto Cirino, e ci insegn quello che noi diciamo, qualche tempo dopo,
sotto Ponzio Pilato - e obietti che tutti gli uomini che vissero prima
sarebbero irresponsabili, noi preverremo e scioglieremo questa
difficolt.
2. Ci  stato insegnato che Cristo  il primogenito di Dio, ed abbiamo
gi dimostrato che Egli  il Logos di cui fu partecipe tutto il genere umano.
3. E coloro che vissero secondo il Logos sono cristiani, anche se furono
giudicati atei, come, tra i Greci, Socrate ed Eraclito ed altri come
loro; tra i barbari, Abramo ed Anania ed Azaria e Misaele ed altri
molti, l'elenco delle cui opere e dei cui nomi ora tralasciamo, sapendo
che  troppo lungo.
4. Cosicch anche quelli che erano nati prima ed erano vissuti non
secondo il Logos, furono malvagi e nemici di Cristo ed uccisori di
quanti vivevano secondo il Logos. Quanti invece sono vissuti e vivono
secondo il Logos, sono cristiani, ed impavidi ed imperturbabili.
5. Per quale causa, poi, per virt del Logos, secondo il volere di Dio,
Padre e Signore di ogni cosa, sia stato concepito da una vergine un
uomo, e sia stato chiamato Cristo, e, crocifisso e morto, sia
resuscitato ed asceso al cielo, chiunque sia dotato di intelligenza
potr comprenderlo da quanto  stato detto.
6. Noi pertanto, poich per ora tale argomento non  necessario alla nostra
dimostrazione, passeremo alle dimostrazioni che urgono in questo momento.

La devastazione della Giudea
XLVII. - 1. Quanto al fatto che la terra dei Giudei sarebbe stata
devastata, ascoltate ci che  stato detto dallo Spirito Profetico. Le
parole sono pronunciate come per bocca di popoli che si meravigliano
dell'accaduto.
2. Eccole: " diventata deserta Sion, come un deserto  diventata
Gerusalemme;  in maledizione l'edificio, nostro santuario; e la gloria,
di cui si vantarono i nostri padri,  stata bruciata e tutti i suoi
ornamenti caddero. E di fronte a tali avvenimenti rimanesti immobile e
tacesti e gravemente ci umiliasti": che Gerusalemme sia stata resa
deserta, come era stato predetto, non potete non essere persuasi.
3. Dal profeta Isaia era stato cos predetto, oltre che la sua
devastazione, anche il fatto che sarebbe stato proibito a ciascuno di
loro di abitarvi: "La loro terra sar deserta, e dinanzi a loro i nemici
la divoreranno, e non vi sar tra loro chi abiti in essa".
4. Voi sapete benissimo che essa  sorvegliata da voi affinch nessuno
vi abiti, e che  comminata la morte per qualunque giudeo sia sorpreso
ad entrarvi.

La predizione dei miracoli
XLVIII- - 1. Udite che fu predetto che il nostro Cristo avrebbe guarito
ogni malattia ed avrebbe resuscitato i morti.
2. Ecco: "Alla Sua venuta lo zoppo salter come cervo e sar sciolta la
lingua dei muti; i ciechi vedranno ed i lebbrosi saranno purificati ed i
morti resusciteranno e cammineranno".
3. Che Egli abbia compiuto queste azioni, lo potete apprendere dagli
Atti redatti sotto Ponzio Pilato.
4. E come  stato vaticinato dallo Spirito Profetico che Egli sarebbe
stato ucciso insieme con quanti sperano in Lui?
5. Ascoltate queste parole di Isaia: "Vedi come il giusto per e nessuno
lo accoglie nel cuore; e gli uomini giusti sono uccisi e nessuno se ne
d pensiero. Dalla faccia dell'ingiustizia  stato tolto di mezzo il
giusto, e sar in pace il suo sepolcro; egli  stato tolto di mezzo".

I Gentili accolgono con gioia il Cristo
XLIX. - 1. Ed ancora: ecco come  stato predetto dallo stesso Isaia che
i popoli che non l'attendevano l'avrebbero adorato, mentre i Giudei, che
l'avevano atteso, non l'avrebbero riconosciuto alla Sua comparsa. Le
parole sono riferite come pronunciate dalla persona di Cristo stesso.
2. Eccole: "Fui conosciuto da quelli che non domandavano di me, fui
trovato da quelli che non mi cercavano. Dissi - Eccomi - alle genti che
non invocavano il mio nome. Ho disteso le mani ad un popolo incredulo e
renitente, a coloro che camminano per una via non retta, bens seguendo
i loro peccati. Il popolo  quello che mi provoca a sdegno di fronte a me".
3. I Giudei infatti, pur avendo le Profezie, ed essendo sempre in attesa
di Cristo, quando venne non Lo riconobbero; non solo: Lo uccisero.
4. Invece i Gentili che non avevano mai udito parlare di Cristo, finch
gli Apostoli, usciti da Gerusalemme, non Lo fecero conoscere e diffusero
le Profezie, pieni di gioia e di fede, rinnegarono gli idoli e si
consacrarono al Dio ingenerato, mediante Cristo.
5. Ascoltate ora dalle brevi parole di Isaia come fossero preconosciute
le calunnie che sarebbero state lanciate contro chi confessa Cristo, e
come sarebbero stati sciagurati coloro che Lo bestemmiano, affermando
che  conveniente conservare le antiche tradizioni. Ecco le sue parole:
"Guai a chi dice amaro il dolce e dolce l'amaro".

La predizione della Passione
L. - 1. Udite le Profezie pronunciate a proposito del fatto che Cristo,
fattosi uomo per noi, sopport di patire e di essere infamato e che di
nuovo sarebbe ritornato in gloria.
2. Eccole: "In cambio dell'essere stata consegnata a morte la Sua anima
e dell'essere annoverato tra gli iniqui, Egli prese su di s i peccati
di molti e propizier il perdono agli iniqui".
3. "Ecco il mio servo intender e sar innalzato e molto glorificato.
Come molti stupiranno su di te, cos il tuo aspetto e la tua fama
saranno disprezzati dagli uomini; cos molte genti si meraviglieranno ed
i re chiuderanno la loro bocca. Poich coloro ai quali Egli non fu
annunziato, crederanno, e quelli che non ne hanno udito parlare
comprenderanno".
4. "Signore, chi prest fede alle nostre parole? E il braccio del
Signore a chi fu svelato? L'annunziammo all'aspetto come un fanciullino,
come radice in terra arida. Non ha parvenza n splendore, e noi lo
vedemmo, e non aveva parvenza n bellezza, ma il Suo aspetto era
spregevole e manchevole dinanzi agli uomini; uomo che era coperto di
piaghe, cosciente di subire patimenti, poich il suo volto fu stravolto,
disonorato e non considerato. Questi prende su di s i nostri peccati e
soffre per noi, e noi comprendemmo che era sofferente, con piaghe e
mali. Egli fu piagato per le nostre iniquit e ridotto allo sfinimento
per i nostri peccati. Un ammaestramento di pace  su di Lui, per le Sue
lividure noi fummo guariti. Tutti come pecore traviammo, l'uomo dalla
sua via travi; Egli consegn se stesso per i nostri peccati e non apr
bocca, pur tra i maltrattamenti. Come pecora fu condotto al sacrificio e
come agnello muto davanti a chi lo tosa, cos non apr bocca.
Nell'umiliazione fu giudicato".
5. Dopo la crocifissione, persino i Suoi discepoli Lo abbandonarono
tutti dopo averlo rinnegato; in seguito, per - dopo che fu resuscitato
dai morti ed apparve a loro, e dopo che ebbe insegnato a leggere le
Profezie nelle quali erano predetti tutti questi avvenimenti -, essi,
vistolo ascendere al cielo credettero e ricevettero di lass la forza
inviata loro da Lui, andarono presso ogni stirpe umana, insegnarono
queste cose e furono chiamati apostoli.

L'Ascensione e la gloria
LI. - 1. Lo Spirito Profetico, per indicarci che chi subisce queste
sofferenze ha un'origine inesprimibile e regna sui nemici, cos disse:
2. "Chi potr narrare la sua origine? Poich la Sua vita si innalza
dalla terra, per i loro peccati va a morte. Metter i malvagi di fronte
alla sepoltura di Lui ed i ricchi davanti alla Sua morte, poich non
commise iniquit n fu trovato inganno sulla Sua bocca. Ed il Signore
vuole purificarlo della piaga. Se voi Lo date per il peccato, la vostra
anima vedr un seme di lunga vita. Ed il Signore vuole strappare dal
travaglio l'anima Sua; mostrarGli luce e plasmarlo con l'intelligenza,
giustificare il giusto che bene serve a molti; ed i nostri peccati Egli
porter. Per questo avr in eredit molti e divider le spoglie dei
forti; per questo fu consegnata a morte la Sua anima e fu annoverato tra
gli iniqui ed Egli port i peccati di molti e per le loro iniquit fu
consegnato".
3. Ascoltate come Egli fosse anche destinato ad ascendere al cielo,
secondo quanto era stato profetato. Cos fu detto: "Alzate le porte dei
cieli, apritele, affinch il re della gloria vi entri. Chi  questo re
della gloria? Un Signore forte, un Signore potente".
4. Ascoltate come fu predetto dal profeta Geremia anche il fatto che
Egli sarebbe ricomparso dai cieli nella gloria. Ecco le sue parole:
"Vedi, come un figlio di uomo viene sopra le nubi del cielo ed i suoi
angeli con Lui".

Si avverer anche la seconda venuta di Cristo
LII - 1. Poich dunque noi abbiamo dimostrato che gli avvenimenti sono
stati tutti vaticinati dai Profeti prima che accadessero, bisogna
credere che anche quelli, di cui similmente si  profetizzato
l'accadimento, certamente accadranno.
2. Come infatti si avverarono gli avvenimenti preannunziati ed ancora
sconosciuti, nello stesso modo si avvereranno anche i rimanenti, sebbene
non li si conosca e non vi si creda.
3. Infatti i Profeti predissero due venute di Lui: una, gi accaduta,
come uomo senza onore e passibile di sofferenza; l'altra, quando avverr
con gloria dai cieli con la schiera dei Suoi angeli - come  stato
preannunziato -, allorch resusciter anche i corpi di tutti gli uomini
che sono vissuti; e rivestir quelli dei giusti di immortalit e mander
nel fuoco eterno quelli degli ingiusti, a percepire eternamente
sofferenza, con i demoni malvagi.
4. Dimostreremo che anche questo  stato predetto.
5. Dal profeta Ezechiele cos  stato detto: "Si ricongiunger giuntura
a giuntura ed osso ad osso, e le carni ricresceranno. Ed ogni ginocchio
si piegher al Signore ed ogni lingua Lo confesser".
6. In quale tipo di sensibilit e di pena si troveranno gli ingiusti?
Ascoltate quanto fu detto similmente a questo proposito. Ecco le parole:
"Il loro verme non avr fine ed il loro fuoco non si estinguer". Ed
allora si pentiranno, quando non servir pi a nulla.
7. Dal profeta Zaccaria  stato cos profetato quanto diranno e faranno
i popoli dei Giudei, quando Lo vedranno comparire nella gloria:
"Comander ai quattro venti di raccogliere i figli dispersi: comander a
Borea di portarli ed a Noto di non far opposizione".
8. "Ed allora in Gerusalemme vi sar gran pianto, ma non pianto di
bocche o di labbra, bens pianto di cuore, e lacereranno non i loro
mantelli, ma le loro menti. Si batteranno il petto trib con trib ed
allora vedranno a chi fecero strazio e diranno: - 'Perch, Signore ci
facesti deviare dalla Tua via? La gloria, di cui si vantarono i nostri
padri, si tramut per noi in vergogna'".

I cristiani provenienti dai Gentili
LIII. - 1. Pur potendo citare anche altre Profezie, vi abbiamo
rinunciato, giudicando che queste fossero sufficienti a persuadere
coloro che hanno orecchie capaci di udire e di intendere; pensiamo anche
che costoro possano capire come a noi, ben diversamente dai poeti che
hanno raccontato favole intorno ai supposti figli di Zeus, non capita di
fare affermazioni senza poterle dimostrare.
2. Per quale ragione infatti presterebbero fede ad un uomo crocifisso,
credendo che Egli sia il primogenito del Dio ingenerato e che giudicher
tutto il genere umano, se non avessimo trovato intorno a Lui delle prove
proclamate prima che Egli comparisse come uomo, e non vedessimo che esse
si sono esattamente avverate:
3. la terra dei Giudei fatta deserta; persone d'ogni stirpe umana, rese
credenti dall'insegnamento dei Suoi apostoli, rifiutare gli antichi
costumi, nei cui traviamenti erano vissuti; vedere noi stessi e sapere
che vi sono pi cristiani, e pi sinceri, provenienti dai Gentili che
non dai Giudei e Samaritani?
4. (Perch tutte le altre stirpi umane sono chiamate, dallo Spirito
profetico, Genti, mentre quella giudaica e samaritana sono chiamate
trib di Israele e casa di Giacobbe).
5. Riferiremo come  stato profetato che sarebbero stati pi numerosi i
credenti provenienti dai Gentili che dai Giudei e Samaritani. Cos fu
detto: "Gioisci, o sterile, che non partorisci; prorompi e grida, tu che
non hai doglie, perch molti sono i figli della derelitta, pi di colei
che ha marito".
6. Tutte le genti, che adoravano le opere delle loro mani, erano infatti
derelitte del vero Dio. Invece Giudei e Samaritani, che avevano la
parola di Dio detta a loro attraverso i Profeti, e che avevano sempre
atteso il Cristo, quando venne non lo riconobbero, eccetto alcuni pochi,
dei quali il Santo Spirito Profetico, per bocca di Isaia, aveva predetto
che sarebbero stati salvi.
7. Disse infatti, come se fossero loro stessi a parlare: "Se il Signore
non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma e Gomorra".
8. Di Sodoma e Gomorra, infatti, racconta Mos che furono citt di
uomini empi, e che Dio le distrusse bruciandole nel fuoco e nello zolfo;
dei suoi abitanti non sar salvo nessuno, eccetto uno straniero di
stirpe caldea, chiamato Lot. Con lui si salvarono anche le figlie.
9. Chiunque voglia, pu vedere tutta la loro terra deserta e bruciata e
rimasta infeconda. A dimostrazione, poi, che i provenienti dai Gentili
erano gi previsti come pi autentici e pi fedeli, riferiremo le parole
del profeta Isaia. Eccole: "Israele  incirconciso di cuore, i Gentili
di prepuzio".
10. Prove del genere dunque possono inculcare persuasione in quanti
bramano la verit e non seguono le opinioni n sono schiavi delle
passioni.

I demoni inventarono molte favole...
LIV. - 1. Coloro che insegnano le mitiche invenzioni dei poeti non
offrono alcuna dimostrazione ai giovani discepoli; anzi, dimostriamo che
esse sono state create dai cattivi demoni per ingannare e traviare il
genere umano.
2. Infatti, avendo udito preannunziare dai Profeti la venuta di Cristo e
la punizione degli empi nel fuoco, i demoni offrivano di rimando le
favole di molti che si dicevano figli di Zeus, pensando che avrebbero
potuto far s che gli uomini considerassero le Profezie di Cristo come
racconti fantastici, simili a quelli propalati dai poeti.
3. Questi miti furono diffusi sia tra gli Elleni sia tra tutti i
Gentili, dove sentivano maggiormente preannunciare dai Profeti che si
sarebbe prestato fede a Cristo.
4. Noi spiegheremo come, pur udendo le Profezie dei Profeti, non le
capissero bene, ma come, errando, contraffacessero ci che invece era
riferito al nostro Cristo.
5. Dunque il profeta Mos, come abbiamo detto,  pi antico di tutti gli
scrittori e per bocca sua - come abbiamo gi indicato- fu profetizzato
cos: "Non mancher un principe da Giuda ed un duce dal suo fianco,
finch venga colui al quale  stato riservato. Ed Egli sar l'atteso
delle genti, egli che lega alla vite il suo puledro, e che lava la sua
veste nel sangue dell'uva".
6. Udite queste parole profetiche, i demoni favoleggiarono di un certo
Dioniso, figlio di Zeus: tramandarono che fu inventore della vite -
introducono anche il vino nei suoi misteri - ed insegnarono che, dopo
essere stato dilaniato, ascese al cielo.
7. Ma poich dalla profezia di Mos non era chiaramente indicato se
fosse figlio di Dio colui che doveva venire, e se, montato su un
puledro, sarebbe rimasto sulla terra od asceso al cielo, e poich la
parola "puledro" poteva indicare il puledro sia di asino sia di cavallo,
non sapendo se il vaticinato avrebbe indicato la propria comparsa
conducendo un puledro d'asino o di cavallo e se fosse figlio di Dio,
come abbiamo detto, o di uomo, inventarono il mito di Bellerofonte, che,
uomo nato da uomini, anche lui, sul cavallo Pegaso, era salito al cielo.
8. Poich udirono dall'altro profeta, Isaia, che sarebbe stato generato
da una vergine, e che sarebbe salito al cielo da s, tirarono fuori la
storia di Perseo.
9. Quando poi conobbero che quanto di Lui era detto, cos era scritto
nella profezia gi citata, "Forte come gigante a correre la via",
parlarono di Eracle, forte e capace di percorrere tutta la terra.
10. Quando infine appresero che era stato predetto che Egli avrebbe
guarito tutte le malattie e risuscitato i morti, introdussero Asclepio.

... ma non poterono imitare il supplizio della croce
LV. - 1. Tuttavia in nessun luogo e per nessuno dei cosiddetti figli di
Zeus imitarono la pena della crocifissione. Questo non poteva essere da
loro compreso, dal momento che tutto ci che era stato detto al riguardo
era in forma di simbolo, come  stato dimostrato.
2. E questo, come disse il Profeta,  il pi grande segno della forza e
del potere di Lui, come dimostra anche ci che cade sotto i nostri
occhi. Considerate infatti tutto ci che c' nel mondo: senza questa
figura potrebbe costruirsi od avere connessione?
3. Il mare non si fende, se questo trofeo, col nome di vela, non rimane
integro sulla nave. E la terra non  arata senza di esso. Gli zappatori
non compiono il loro lavoro - e cos i meccanici -, se non hanno arnesi
di questa forma.
4. La figura dell'uomo non differisce in nulla da quella degli esseri
irrazionali, se non nella posizione eretta, nell'avere mani estensibili
e nel fatto di portare sul volto, prominente sotto la fronte, quello che
si chiama naso, per mezzo del quale l'essere vivente respira: e questo
non mostra altro che la forma della croce.
5. Dal Profeta fu detto cos: "Il respiro della nostra faccia  Cristo Signore".
6. Anche i vostri emblemi - intendo dire vessilli e trofei - dimostrano
la potenza di questa figura ed  con essi che voi, dovunque, sfilate,
mostrando, anche se lo fate senza avvedervene, i segni del comando e del
potere.
7. In questa forma ancora elevate le immagini dei vostri imperatori,
quando muoiono e voi li chiamate di, nelle iscrizioni che vi apponete.
8. Pertanto, poich abbiamo fatto quanto era nelle nostre facolt per
convincervi, attraverso l'argomentazione e l'evidenza di questo segno,
ormai sappiamo di non avere colpa anche se non ci credete: il nostro
dovere  assolto e terminato.

Ancora sugli impostori contrapposti a Cristo
LVI. - 1. Ma i malvagi demoni non si contentarono, prima della comparsa
di Cristo, di dire che sono esistiti i cosiddetti figli di Zeus; anzi,
quando, dopo la Sua comparsa e venuta tra gli uomini, appresero come
Egli fosse stato preannunziato dai Profeti e si resero conto che fra
ogni gente era creduto ed atteso, ancora una volta, come prima avevano
mostrato, tiravano fuori altri personaggi: Simone e Menandro di Samaria
che, esercitando arti magiche, ingannarono, e tengono tuttora
nell'inganno molti.
2. Simone, vissuto - come dicemmo prima - tra di voi nella Roma
imperiale, sotto l'imperatore Claudio, colp a tal punto il sacro Senato
ed il popolo romano che fu considerato un dio e fu onorato di una
statua, come gli altri onorati quali di da voi.
3. Perci noi preghiamo il sacro Senato ed il vostro popolo di farsi con
voi esaminatori di questa nostra richiesta, affinch, se qualcuno fosse
succube delle sue dottrine, possa apprendere la verit e fuggire
l'errore. E la statua, se volete, abbattetela.

Noi non temiamo le morte
LVII. - 1. I cattivi demoni non riescono a persuadere che non esiste il
fuoco come punizione per gli empi, cos come non poterono tenere
nascosta la venuta di Cristo. Solo questo possono fare: che chi vive
contro ragione,  cresciuto perversamente nei cattivi costumi ed 
schiavo delle false opinioni, ci uccida e ci odi. Noi comunque non solo
non li odiamo, ma - come  dimostrato - ne abbiamo piet e desideriamo
persuaderli a cambiare.
2. Infatti non temiamo la morte, poich sappiamo che, comunque, si muore
e che non c' niente di nuovo, ma in questo ordine di cose ritornano
sempre le medesime realt. Se di esse sente nausea chi ne fruisce anche
solo per un anno, per essere per sempre liberi da passioni e da bisogni,
occorre approdare alle nostre dottrine.
3. Se poi si mostrano increduli asserendo che non c' nulla dopo la
morte e dichiarano che i morti raggiungono l'insensibilit, a noi fanno
del bene, sottraendoci ai patimenti ed alle necessit di quaggi;
mentre, invece, mostrano se stessi malvagi, non umani e schiavi delle
opinioni: infatti ci uccidono non per liberarci, ma per i privarci della
vita e del piacere.

L'opera nociva di Marcione
LVIII. - 1. Come abbiamo detto, i cattivi demoni esibirono anche
Marcione del Ponto, il quale ancora oggi insegna a negare Dio creatore
di tutte le cose del cielo e della terra e Cristo Suo figlio,
preannunziato dai Profeti; egli annunzia una sorta di altro dio accanto
al Creatore dell'universo, e parimenti un altro figlio.
2. Molti, prestandogli fede, come se fosse il solo a sapere la verit,
si burlano di noi pur non avendo alcuna prova delle loro affermazioni;
irragionevolmente, come agnelli afferrati dal lupo, diventano preda
delle dottrine atee e di demoni.
3. Infatti questi demoni non aspirano ad altro che ad allontanare gli
uomini dal Dio che li ha creati e dal Suo primogenito, Cristo. Quanti
non riescono ad innalzarsi dalla terra, essi li inchiodarono e li
inchiodano alle cose terrene e costruite dalle mani dell'uomo, mentre
subdolamente sviano e gettano nell'empiet quanti intendono volgersi
alla contemplazione delle cose di Dio se non sono dotati di salde
capacit di ragionamento e non conducono una vita pura e libera da
passioni.

Come Platone ha attinto dai Profeti
LIX. - 1. Affinch sappiate anche che Platone ha attinto dai nostri
maestri - intendiamo dire dalle parole dei Profeti - l'affermazione
secondo cui Dio, trattando la materia amorfa, fece il mondo, ascoltate
le precise parole di Mos, che gi abbiamo mostrato essere il primo
Profeta e pi antico degli scrittori greci:
2. per mezzo di lui lo Spirito Profetico, rivelando in quale modo, al
principio, e da quali elementi Dio abbia creato il mondo, disse cos:
"In principio Dio cre il cielo e la terra. La terra era invisibile ed
informe, e tenebra sull'abisso; e lo Spirito di Dio si librava sulle
acque. E Dio disse - Sia la luce - e cos fu".
3.  cos che Platone, con quanti la pensano come lui, ed anche noi
stessi, abbiamo appreso che tutto il cosmo  opera del Logos di Dio con
gli elementi prima indicati da Mos: e voi potete persuadervene.
4. Sappiamo che anche quello che i poeti chiamano Erebo  gi stato
nominato prima da Mos.

LX. - 1. L'affermazione contenuta nel Timeo di Platone a proposito della
natura del Figlio di Dio, quando dice: "Lo dispose nell'universo a forma
di X",  stata anch'essa attinta da Mos.
2. Infatti nei libri di Mos sta scritto che in quel tempo, quando gli
Israeliti uscirono dall'Egitto e si trovarono nel deserto, si fecero
loro incontro animali velenosi, vipere, aspidi ed ogni sorta di serpenti
che uccidevano il popolo; e che, per ispirazione e per opera di Dio,
Mos prese del bronzo, gli diede forma di croce, lo pose sul santo
tabernacolo e disse al popolo: "Se guardate a questa figura ed avete
fede in essa sarete salvati".
3. Scrisse che, fatto ci, i serpenti morirono e tramand che il popolo
sfugg cos alla morte.
4. Platone, letto questo, non capendo esattamente e non comprendendo che
il segno era quello della croce, ma pensando a una X, afferm che la
Virt, che viene seconda dopo il Dio principio primo,  disposta a forma
di X nell'universo.
5. Quanto al fatto che parli di un terzo principio, si spiega cos: egli
- come abbiamo detto prima - lesse scritto in Mos che lo Spirito di Dio
si librava sopra le acque. Il secondo posto lo assegna al Logos di Dio,
che dice essere disposto a forma di X nell'universo, ed il terzo allo
Spirito di cui  detto che si muoveva sopra le acque. Infatti dice: "Le
terze cose intorno al terzo".
6. Ascoltate ora come lo Spirito Profetico abbia preannunziato
attraverso Mos la conflagrazione. Ecco le sue parole: "Scender un
fuoco eterno e divorer fino al fondo dell'abisso".
7. Non siamo noi pertanto a professare dottrine eguali ad altri, ma
tutti gli altri ad imitare e ripetere le nostre.
8. Presso di noi si possono ascoltare ed apprendere da chi neppure
conosce il carattere dell'alfabeto, ignoranti e barbari di linguaggio,
ma sapienti e fedeli di mente, alcuni persino infermi e privi della
vista: dal che si pu capire che questo avviene non per sapienza umana,
ma per potenza di Dio.

Il battesimo
LXI. - 1. Esporremo in quale modo ci siamo consacrati a Dio, rinnovati
da Cristo, affinch non sembri che, tralasciando questa parte, viziamo
in qualche modo la nostra esposizione.
2. A quanti siano persuasi e credano che sono veri gli insegnamenti da
noi esposti, e promettano di saper vivere coerentemente con questi, si
insegna a pregare ed a chiedere a Dio, digiunando, la remissione dei
peccati, mentre noi preghiamo e digiuniamo insieme con loro.
3. Poi vengono condotti da noi dove c' l'acqua, e vengono rigenerati
nello stesso modo in cui fummo rigenerati anche noi: allora infatti
fanno il lavacro nell'acqua, nel nome di Dio, Padre e Signore
dell'universo, di Ges Cristo nostro salvatore e dello Spirito Santo.
4. Poich Cristo disse: "Se non sarete rigenerati, mai entrerete nel
regno dei cieli":  chiaro a tutti che  impossibile, una volta che si
sia nati, rientrare nel ventre della madre.
5. E dal profeta Isaia - come prima scrivemmo -  stato detto in che
modo sfuggiranno ai peccati coloro che hanno peccato e si pentono. Ecco
le sue parole: "Lavatevi, divenite puri, allontanate il male dalle
vostre anime, imparate a fare il bene, difendete l'orfano, rendete
giustizia alla vedova; allora venite e ragioniamo - dice il Signore. - E
se anche i vostri peccati sono come porpora, li render bianchi come
lana; e se anche sono come cremisi, li render bianchi come neve; ma se
non mi ascolterete, una spada vi divorer. Cos infatti parl la bocca
del Signore".
6. E in proposito ecco la ragione che apprendemmo dagli apostoli.
Poich, nulla sapendo della nostra prima generazione, secondo necessit
siamo stati generati da umido seme per l'unione dei genitori, e per
natura abbiamo cattivi costumi e malvagie inclinazioni, per non rimanere
figli di necessit e di ignoranza, bens di libera scelta e di sapienza,
e per ottenere la remissione dei peccati commessi prima, su colui che ha
deciso di rigenerarsi e si  pentito dei peccati si invoca, nell'acqua,
il nome di Dio, Padre e Signore dell'universo: e questo solo nome
pronuncia chi conduce al lavacro colui che deve sottoporvisi.
7. Nessuno infatti pu dare un nome al Dio ineffabile; e se qualcuno
osasse dire che ne esiste uno, sarebbe inguaribilmente pazzo.
8. Questo lavacro si chiama "illuminazione", poich coloro che
comprendono queste cose sono illuminati nella mente. E chi deve essere
illuminato viene lavato nel nome di Ges Cristo, crocifisso sotto Ponzio
Pilato; e nel nome dello Spirito Santo, che ha preannunziato per mezzo
dei Profeti tutti gli eventi riguardanti Ges.

La controrisposta dei demoni
LXII. - 1. Ebbene, sentito parlare di questo lavacro preannunziato dai
Profeti, i demoni fecero in modo che chi entrava nei loro templi e
intendeva avvicinarsi a loro per offrire libagioni e sacrifici, dovesse
aspergersi; ordinano anzi un'abluzione completa prima dell'entrata nei
templi dove essi sono collocati.
2. Infatti, anche questa regola secondo cui i sacerdoti comandano ai
fedeli di entrare nei templi per celebrare i loro riti solo dopo essersi
scalzati, i demoni hanno appresa ed imitata da quanto accadde a Mos, il
profeta gi citato.
3. Infatti nel tempo in cui a Mos fu ordinato di scendere in Egitto e
di trarre fuori il popolo degli Israeliti che l si trovava, mentre egli
nella terra d'Arabia pasceva le pecore dello zio materno, da un rovo,
sotto forma di fuoco, gli parl il nostro Cristo e gli disse: "Lvati i
calzari, avvicinati ed ascolta".
4. Ed egli, scalzatosi ed avvicinatosi, ud che doveva scendere in
Egitto e condurre fuori il popolo degli Israeliti. Prese forza e vigore
da Cristo, che gli aveva parlato sotto forma di fuoco, e, sceso,
condusse fuori il popolo dopo aver compiuto gesta grandi e mirabili: se
volete conoscerle, le potete apprendere nei particolari dai suoi libri.

Il Logos parl a Mos dal roveto

LXIII. - 1. Tutti i Giudei anche ora insegnano che il Dio ineffabile ha
parlato a Mos. Per questo lo Spirito Profetico, rimproverandoli per
bocca del gi nominato profeta Isaia - come scrivemmo sopra - disse: "Il
bue conosce il suo padrone e l'asino la mangiatoia del suo padrone, ma
Israele non conobbe me ed il suo popolo non mi ascolt".
2. E Ges Cristo, egualmente li rimprover e disse: "Nessuno conosce il
Padre se non il Figlio, n il Figlio se non il Padre, e coloro a cui il
Figlio l'abbia rivelato".
3. Il Logos di Dio  Suo figlio, come abbiamo gi detto. Questi 
chiamato "inviato" e "nunzio", poich  lui ad annunziare che cosa
bisogna conoscere, ed  inviato per spiegare quanto viene annunziato,
come disse anche il Signore nostro: "Chi ascolta me ascolta colui che mi
ha inviato".
4. Questo apparir chiaro anche negli scritti di Mos. In essi  detto
cos: "E parl a Mos l'inviato di Dio nella vampa di fuoco dal rovo e
disse: Io sono colui che , Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di
Giacobbe, il Dio dei tuoi padri. Scendi in Egitto e conduci fuori il mio
popolo".
5. Se volete, potete apprendere il resto da quei libri, poich non 
possibile riportarne tutto il contenuto.
6. Ma queste parole stanno a dimostrare che Ges Cristo  figlio ed
inviato di Dio: egli che prima era Logos, apparso ora in forma di fuoco
ora in immagine incorporea, al nostro tempo, per volere di Dio fattosi
uomo per amore del genere umano, sopport anche di patire quanto i
demoni gli procurarono per opera degli stolti Giudei.
7. Costoro, pur trovando chiaramente scritto nei libri di Mos "E
l'inviato di Dio parl a Mos in vampa di fuoco dal rovo, e disse - Io
sono colui che , il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe -",
sostengono che queste parole furono pronunciate dal Padre e creatore
dell'universo. Proprio per questo lo Spirito Profetico li rimprover,
dicendo: "Israele non mi conobbe ed il popolo non mi comprese".
8. A sua volta Ges, come abbiamo mostrato, stando in mezzo a loro,
disse: "Nessuno conosce il Padre se non il Figlio; nessuno il Figlio se
non il Padre, e coloro ai quali il Figlio l'ha rivelato".
9. Poich dunque i Giudei ritennero che fosse sempre il Padre
dell'universo a parlare a Mos - mentre invece colui che parlava era il
Figlio di Dio, che  anche chiamato nunzio ed inviato - giustamente
vengono rimproverati sia dallo Spirito Profetico sia dallo stesso
Cristo, per non avere riconosciuto n il Padre n il Figlio.
10. Quanti infatti affermano che il Figlio  il Padre, sono rimproverati
di non conoscere il Padre, e di non sapere che il Padre dell'universo ha
un Figlio. Questi, essendo Logos e primogenito di Dio,  anche Dio. Ed
Egli prima apparve a Mos ed agli altri Profeti in forma di fuoco e di
immagine incorporea.
11. Ora invece, al tempo del vostro impero - come abbiamo detto -
fattosi uomo da una vergine, secondo il volere del Padre, per la
salvezza di quanti credono in Lui, sopport di essere ritenuto un nulla
e di patire, per poter vincere la morte, morendo e risorgendo.
12. Le parole dette a Mos dal rovo: "Io sono colui che , il Dio di
Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio dei tuoi Padri"
indicano che essi, anche dopo morti sopravvivono e sono uomini dello
stesso Cristo. Infatti, primi fra tutti gli uomini, si diedero alla
ricerca di Dio Abramo, padre di Isacco, ed Isacco, padre di Giacobbe,
come scrisse anche Mos.

Le favole di Kore e Atena
LXIV. - 1. Da quanto  stato detto prima potete comprendere come
l'innalzare la statua della cosiddetta Kore presso le sorgenti delle
acque sia stata opera dei demoni, i quali dicono che essa  Figlia di
Zeus, per imitazione delle parole di Mos.
2. Mos infatti disse, come abbiamo scritto sopra: "In principio Dio
cre il cielo e la terra. La terra era invisibile ed informe, e lo
Spirito di Dio si muoveva sopra le acque".
3. Ad imitazione dunque dello Spirito di Dio, di cui  detto che si
muoveva sull'acqua, parlarono di Kore, figlia di Zeus.
4. Con analoga malizia, dissero che Atena  figlia di Zeus, nata senza
accoppiamento; ma, non appena compresero che Dio, con un atto di
pensiero, cre il mondo attraverso il Logos, sostennero che essa  il
primo pensiero.
5. Noi riteniamo del tutto ridicolo trasferire una forma di donna a
immagine del pensiero. Cos pure gli altri cosiddetti figli di Zeus sono
condannati dalle loro stesse azioni.

L'Eucaristia
LXV. - 1. Noi allora, dopo aver cos lavato chi  divenuto credente e ha
aderito, lo conduciamo presso quelli che chiamiamo fratelli, dove essi
si trovano radunati, per pregare insieme fervidamente, sia per noi
stessi, sia per l'illuminato, sia per tutti gli altri, dovunque si
trovino, affinch, appresa la verit, meritiamo di essere nei fatti
buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti, e di conseguire la
salvezza eterna.
2. Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro con un bacio.
3. Poi al preposto dei fratelli vengono portati un pane e una coppa
d'acqua e di vino temperato; egli li prende ed innalza lode e gloria al
Padre dell'universo nel nome del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un
rendimento di grazie per essere stati fatti degni da Lui di questi doni.
4. Quando egli ha terminato le preghiere ed il rendimento di grazie,
tutto il popolo presente acclama: "Amen". La parola "Amen" in lingua
ebraica significa "sia".
5. Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il
popolo ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a
ciascuno dei presenti il pane, il vino e l'acqua consacrati e ne portano
agli assenti.

 carne e sangue di quel Ges incarnato

LXVI. - 1. Questo cibo  chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno 
lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono
veri, si  purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la
rigenerazione, e vive cos come Cristo ha insegnato.
2. Infatti noi li prendiamo non come pane comune e bevanda comune; ma
come Ges Cristo, il nostro Salvatore incarnatosi, per la parola di Dio,
prese carne e sangue per la nostra salvezza, cos abbiamo appreso che
anche quel nutrimento, consacrato con la preghiera che contiene la
parola di Lui stesso e di cui si nutrono il nostro sangue e la nostra
carne per trasformazione,  carne e sangue di quel Ges incarnato.
3. Infatti gli Apostoli, nelle loro memorie chiamate vangeli,
tramandarono che fu loro lasciato questo comando da Ges, il quale prese
il pane e rese grazie dicendo: "Fate questo in memoria di me, questo 
il mio corpo". E parimenti, preso il calice e rese grazie disse: "Questo
 il mio sangue"; e ne distribu soltanto a loro.
4. I malvagi demoni per imitazione, dissero che tutto ci avveniva anche
nei misteri di Mitra. Infatti voi gi sapete, o potete apprendere, come
nei riti di iniziazione si introducano un pane ed una coppa d'acqua,
mentre si pronunciano alcune formule.

Nel giorno chiamato "del Sole"
LXVII. - 1. Da allora noi ci ricordiamo a vicenda questo fatto. E quelli
che possiedono, aiutano tutti i bisognosi e siamo sempre uniti gli uni
con gli altri.
2. Per tutti i beni che riceviamo ringraziamo il creatore dell'universo
per il Suo Figlio e lo Spirito Santo.
3. E nel giorno chiamato "del Sole" ci si raduna tutti insieme, abitanti
delle citt o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o
gli scritti dei Profeti, finch il tempo consente.
4. Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci
ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
5. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e,
come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino
ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacit,
innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo:
"Amen". Si fa quindi la spartizione e la distribuzione a ciascuno degli
alimenti consacrati, ed attraverso i diaconi se ne manda agli assenti.
6. I facoltosi, e quelli che lo desiderano, danno liberamente ciascuno
quello che vuole, e ci che si raccoglie viene depositato presso il
preposto. Questi soccorre gli orfani, le vedove, e chi  indigente per
malattia o per qualche altra causa, e i carcerati e gli stranieri che si
trovano presso di noi: insomma, si prende cura di chiunque sia nel
bisogno.
7. Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poich questo  il
primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, cre il
mondo; sempre in questo giorno Ges Cristo, il nostro Salvatore,
risuscit dai morti. Infatti Lo crocifissero la vigilia del giorno di
Saturno, ed il giorno dopo quello di Saturno, che  il giorno del Sole,
apparve ai suoi Apostoli e discepoli, ed insegna proprio queste dottrine
che abbiamo presentato anche a voi perch le esaminiate.

Petizione finale
LXVIII. - 1. Se esse vi sembrano contenere ragione e verit,
apprezzatele; se invece vi sembrano sciocchezze, disprezzatele come cose
sciocche, ma non stabilite la pena di morte, come contro nemici, contro
uomini in nulla colpevoli.
2. Vi prediciamo infatti che, se perseverate nell'ingiustizia, non
sfuggirete al futuro giudizio di Dio. E noi grideremo: "Sia fatto ci
che piace a Dio".
3. In base alla lettera del grandissimo ed illustrissimo imperatore
Adriano, vostro padre, noi potremmo chiedere che da voi si ordini di
sottoporci a processo, come gi ve ne abbiamo pregati: tuttavia non vi
sottoponiamo tale richiesta in base al decreto di Adriano: abbiamo
invece composto questo appello e questa esposizione perch sappiamo di
chiedere cose giuste.
4. Abbiamo anche accluso la copia della lettera di Adriano, affinch
riconosciate che diciamo la verit anche a questo proposito.
5. Ecco la copia.

A Minucio Fundano
Ho ricevuto una lettera scrittami da Sereno Graniano, uomo
illustrissimo, a cui tu sei succeduto. Non mi sembra si debba lasciare
questa cosa senza esame, affinch la gente non si agiti, n si offra ai
calunniatori la possibilit di fare del male. Se dunque i provinciali
possono apertamente sostenere questa istanza contro i cristiani, tanto
da rispondere anche dinanzi al tribunale, a questo solo si rivolgano, ma
non con petizioni o solo con schiamazzi. Se uno volesse sporgere
denunzia,  molto meglio che tu la esamini. Se qualcuno dunque li
denuncia e dimostra che hanno fatto qualcosa contro la legge, giudica
secondo la gravit della colpa; ma, per Ercole, se si accampasse questa
procedura per calunniare, prendi in esame tale malvagit e procura di
farne giustizia.



