Tratto dal libro di Claudio Rendina: I PAPI - Storia e segreti 
GIOVANNI 23esimo

Giovamni XXIII (1958-1963)
Sull'esito del conclave che inizi a Roma il 25 ottobre 1958 v'era 
incertezza assoluta; i 51 cardinali che vi parteciparono erano teoricamente
disposti sulle due solite posizioni, la tradizionalista e la progressista,
ma anche da morto Pio 12esimo incombeva con la sua personalit indirettamente
su quel conclave, data la caratterizzazione precisa che aveva dato al papato. 
Era condizionante per i motivi pi diversi su questa o quella candidatura, 
e fondamentalmente mancava il coraggio nel Sacro Collegio di una presa di 
posizione precisa in una direzione. I nomi di Ruffini e Siri, del 
francese Tisserant, del russo Agagianian, dell'americano Spellman 
ricorrevano pi spesso nelle previsioni e i giornali illustravano le
caratteristiche di questo o quel cardinale, valutando i pro e i contro 
delle varie personalit, ma nessuno si sbilanciava apertamente.
Si prevedeva un lungo conclave in questo clima d'incertezza, che per
la prima volta sembrava coinvolgere Sacro Collegio e opinione pubblica,
e invece tutto si concluse in tre giorni, dopo undici scrutini. La sera
del 28 settembre 1958 apparve alla loggia delle benedizioni il nuovo
papa, forse il meno quotato dei papabili, il patriarca di Venezia,
Angelo Giuseppe Roncalli, un vecchio di florido aspetto, grasso,
grosso, con un volto sereno e pacioso, come ricorda Carlo Masina.
Ed  vero che tutti noi, anch'io ventenne, l a piazza S. Pietro fummo 
subito conquistati da quel fascino bonario, incorniciato da due
enormi orecchie. E poi personalmente mi colp la scelta del nome, 
Giovanni 23esimo, che era gi appartenuto ad un antipapa; non doveva essere
casuale, suggeriva qualcosa che era gi contro e comunque di rottura
nei confronti di tanti Pio, Benedetto e Gregorio. Ma chi era veramente il
nuovo papa? I giornali tardarono a tirarne fuori notizie particolari, 
proprio perch erano stati colti alla sprovvista. Era anziano comunque. 
Molti dissero subito che i cardinali avevano concluso abbastanza rapidamente
per un pontificato di transizione; e lo sarebbe stato, regnando solo
cinque anni, ma con un'azione cos rivoluzionaria, fortunatamente, da
rinnovare la Chiesa in maniera irreversibile.
Era nato a Brusicco di Sotto il Monte, presso Bergamo, il 25 novembre 
del 1881, da una famiglia contadina, quarto di 13 figli. Aveva
iniziato gli studi privatamente presso un parroco di un paese vicino,
finch come tutti i superdotati di umile condizione era riuscito ad 
approdare al seminario diocesano di Bergamo a soli 11 anni. Nessun
dubbio sulla sua vocazione; a 17 anni riceve gli ordini minori e due 
anni dopo, grazie a una borsa di studio, arriva a Roma al seminario 
dell'Apollinare, dove si laurea in teologia. Ordinato sacerdote nel 1904,
l'anno dopo il vescovo di Bergamo, monsignor Radini Tedeschi, lo fa
tornare dalle sue parti, lo vuole come segretario; resta con lui dieci 
anni, ma viaggia al suo seguito in diversi paesi europei. Il vescovo lo 
lascia libero di predicare e insegnare al seminario e alla Casa del 
popolo; il giovane prelato si lascia andare a una serie di iniziative 
sociali e religiose a favore della povera gente. Nel 1909 arriva a 
partecipare ad una sottoscrizione in favore degli operai in sciopero; 
a Roma qualcuno insinua che certi suoi atteggiamenti sanno di modernismo. 
Ma ecco la guerra e Roncalli vi partecipa come sergente di sanit e poi
come tenente cappellano; tocca con mano quel mondo fatto ospedale ed 
ossario, assiste alla inutile strage, fa tesoro dei messaggi di pace di
Benedetto 15esimo, fonda la Casa del soldato occupandosi delle ricerche
delle notizie dei dispersi. Vagheggia forse da allora sulla scia di papa
Della Chiesa una pacem in terris. Congedato, d la sua adesione
morale al Partito popolare, ma Benedetto 15esimo lo vuole a Roma;  
evidentemente venuto a conoscenza di un'identit di vedute. Lo mette a
capo di Propaganda Fide.
Poi, con Pio 11esimo, comincia di nuovo a viaggiare come visitatore 
apostolico: dal '25 al '34  in Bulgaria, terra di ortodossi cos diffidenti
verso Roma, eppure riesce a farsi ben volere. Cerca un legame tra i
cattolici e i fedeli della Chiesa ortodossa perch nel suo cuore egli
credeva ad una finale unit religiosa, come osserva Richard Cushing,
e riesce cos a compiere l'opera affidatagli: le relazioni tra il Vaticano
e la Bulgaria sono opera sua. Pio 11esimo lo trasferisce come delegato 
apostolico in Turchia e Grecia; anche qui due paesi lontani da Roma, uno
musulmano e l'altro ortodosso, ma Roncalli riesce nuovamente. Compenetra 
a fondo specialmente la mentalit dei Turchi, entra nelle grazie del primo 
ministro Ataturk, lo convince del sentimento patrio dei cristiani al pari
dei musulmani; dispone che l'epistola e il Vangelo siano letti in turco. 
Riesce a far decretare la basilica di Santa Sofia monumento storico, 
facendone mantenere l'aspetto di santuario.
Arriva la seconda guerra mondiale; Roncalli resta in Turchia. Il
paese  al centro di intrighi e spionaggi internazionali; in contatto 
costante col Vaticano riesce ad aiutare innumerevoli profughi ebrei a
sfuggire ai nazisti e trovare asilo in Palestina. Una notte firma falsi
certificati di battesimo di bambini ebrei;  il top del suo intrigo 
diplomatico in nome di Cristo. Dal gennaio del '45 al gennaio del '53  
nunzio apostolico a Parigi; ci sono i preti-operai ma Roncalli non li 
capisce.  uno dei suoi peccati, per usare un termine caro a Franco 
Molinari, un neo nella mitizzazione del suo progressismo, con cui si tende 
a correggere tanta aneddotica panegiristica che circoler su papa Roncalli.
Comunque  a Parigi che impara ad amare un Abb Pierre e un Maritain, 
bistrattato invece da Pio 12esimo.
Nel 1953  creato cardinale e diventa patriarca di Venezia; qui le sue
tendenze socialmente avanzate si manifestano pi ampiamente. Non
esita a dare il benvenuto ai socialisti che nel 1957 tengono il loro 
congresso nella citt lagunare, ma nello stesso tempo invita i fedeli a 
pregare affinch quanti credevano che "i cieli fossero spenti" non 
pensassero di costruire l'edificio sociale prescindendo dai Vangelo,
come ricorda il Cushing. La sua vita per a questo punto  segnata; quando
lascia Venezia per presenziare ai funerali di Pio 12esimo e partecipare al
conclave, promette che sar di ritorno entro quindici giorni. Sono promesse
da marinaio, ovvero da pastor et nauta, secondo la profezia
di Malachia; non le manterr come non le aveva mantenute cinquant'anni 
prima Pio decimo. Al diciannovesimo giorno d'assenza  eletto papa.
Quella prima impressione di simpatia che noi Romani avevamo avuto 
nel vederlo benedirci dalla loggia, con quell'aria pacioccona non
era infondata e ha ragione Masina nel dire che papa Giovanni continu,
i primi giorni, a piacere soprattutto per il suo fisico e la sua
straordinaria giovialit. A guardarlo, ci si sentiva allegri; pi ancora la
sua rotonda solidit ispirava fiducia; come avveniva gi per quell'altro
contadino salito in alto, quella specie di papa ateo dell'osservanza
moscovita, il Kruscv che aveva sciolto il gelo stalinista. Il mio 
entusiasmo giovanile li accomunava nella loro genuina improvvisazione. E
poi quel discorso il giorno dell'incoronazione il 4 novembre (ebbene s,
col vecchio rito, che sa di fasto rinascimentale, un altro suo
peccato, come nota Franco Molinari) ci parlava con parole mai sentite 
prima di allora dalla bocca di un papa: in lui non avremmo trovato 
pi l'uomo di Stato, il diplomatico, lo scienziato. Il nuovo papa, 
attraverso il corso delle vicende della vita,  come il figlio di Giacobbe 
che, incontrandosi coi suoi fratelli di umana sventura, scopre a
loro la tenerezza del cuor suo, e scoppiando in pianto dice: "Sono io...
vostro fratello Giuseppe" cos disse quel giorno e insistette che voleva
realizzare quella splendida immagine del Buon Pastore. E la realizz 
in pieno.
Non ripercorrer qui tutte le tappe del suo rapporto costante con la
gente, ma poche sono sufficienti a ricordare lo spirito di questo papa
per il quale don Mazzolari, dal confino di Bozzolo, da dove papa
Roncalli l'avrebbe tirato fuori, gi pochi giorni dopo l'elezione sentiva
di poter affermare: Abbiamo un papa di carne e tutto il mondo ne 
sollevato. La paternit non  un sentimento aereo: tant' vero che il
Figlio dell'Uomo  il Dio fatto carne.
E Giovanni 23esimo lo dimostra subito recandosi nel suo primo Natale
da papa a visitare i malati degli ospedali romani di Santo Spirito e del
Bambin Ges; il giorno dopo  tra i detenuti a Regina Coeli. E specialmente 
quell'entrata nel carcere, come nei pi antichi tempi del papato,
 l'avvenimento che marca profondamente il segno del nuovo pontificato. 
Dunque, eccoci; sono venuto, m'avete visto. Io ho fissato i
miei occhi nei vostri, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore, 
cos si esprime quel giorno verso persone considerate emarginate dalla
societ, e per annullare ogni distanza racconta che anche un suo parente
un giorno, chi sa per quale birbanteria, era finito in prigione. Insomma 
anche lui, il papa, sia pure indirettamente,  dei loro. Da
quel giorno per noi Romani Giovanni 23esimo diventa er papa bono; e
seguit ad esserlo uscendo pi di cento volte dal Vaticano in visita,
specialmente nelle borgate, con l'antico camauro in capo e ripetendo:
Innanzitutto vi raccomando alla vostra benevolenza l'uomo che
vuol essere semplicemente vostro fratello, amabile, accostevole, 
comprensivo. E cos fu accolto.
Sorrisi a parte, papa Giovanni sapeva che non sarebbe vissuto a lungo 
e quindi gi il 25 gennaio 1959 ai cardinali radunati a San Paolo fuori 
le Mura annunciava tre decisioni: i problemi della diocesi romana
sarebbero stati sottoposti all'analisi di un sinodo, quanto prima ci 
sarebbe stato un concilio ecumenico e inoltre una riforma del diritto 
canonico. Inutile dire la meraviglia dei porporati; quello che doveva 
essere un pontificato di transizione si rivelava in pratica un terremoto.
La Chiesa  un giardino da coltivare e non un museo di antiquariato, 
sarebbe stata la sua risposta e avrebbe chiesto l'aiuto di tutti quelli 
che ne facevano parte, restituendo la parola ai vescovi, decaduti dal
concilio Vaticano primo al ruolo di semplici comparse. Perch capo della
Chiesa  Cristo e non il papa e inoltre la Chiesa  di tutti, ma 
soprattutto dei poveri. Il fine ultimo  spianare la via all'unit dei 
cristiani, ma la spinta  per una comunit cristiana che mette al proprio
centro gli oppressi, gli emarginati, i senza-potere, come ha sottolineato 
Giancarlo Zizola, e questo  assai pi che un cambio di classe.
 un salto di cultura. Lo si avvertir anche nella riforma emanata col
motu proprio Summi Pontifici electio nel settembre 1962, che intende
l'elezione come fatto ecclesiale, non politico, stabilisce che tutti i
cardinali siano vescovi, associati a una Chiesa.
Giovanni 23esimo non  in tutto questo guidato da un preciso programma;
 vero che si lascia portare da Dio cos come da bambino andava
a messa o alla fiera del paese sulle spalle del padre terreno, come ha
notato, in un'immagine fresca e genuina di questo papa, Franco Molinari. 
Ma  proprio nella disarmante sincerit con cui riconosce a Dio
il fardello dei propri limiti, che si sprigiona il fascino di un uomo vero.
In questo mondo pieno di finzioni e di ipocrisie egli probabilmente ha
impressionato l'umanit intera per il coraggio di essere se stesso. In
questa svolta improvvisata lo assisteranno il cardinale Domenico
Tardini, segretario di Stato, e monsignor Loris Capovilla, come segretario
particolare, mentre un vecchio gesuita, il cardinale Agostino Bea, 
percorrer il mondo portando nei paesi cattolici e non il saluto di
pace di Giovanni 23esimo.
La stessa famosa enciclica del 15 luglio 1961, Mater et Magistra,
non  rivolta solo alla Chiesa ma a tutti gli uomini di buona volont;
vuole far pervenire un messaggio di giustizia e pace in tutto il mondo.
Nella sua ingenuit egli si avvicina a tutti, anche a quelli che chiama
birboni, ma non per recuperarli, piuttosto per testimoniare loro la
sua intenzione di bont, il suo tatto evangelico, la sua carica umana.
Rifiuta ogni prudenza politica; cerca rapporti anche con la Cina di
Mao e accoglie affettuosamente in udienza privata il giornalista sovietico 
Adiubei, genero di Kruscv, con la moglie. Come ricorda Giulio Andreotti,
Giovanni 23esimo riteneva fermamente che l'Unione Sovietica, con i suoi
venti milioni di morti della seconda guerra mondiale, non potesse che 
volere la pace. Lo disse, tra gli altri, al vicepresidente americano
Johnson, incoraggiandolo a lavorare per la distensione con la Russia.
Poi ci fu la questione di Cuba e il papa indirizz a Kruscv un documento
che fu efficace proprio nel suo carattere non politico, che cos
si concludeva: Se avrete il coraggio di richiamare le navi portamissili
proverete il vostro amore del prossimo non solo per la vostra nazione,
ma verso l'intera famiglia umana. Passerete alla storia come uno dei
pionieri di una rivoluzione di valori basata sull'amore. Potete sostenere
di non essere religioso, ma la religione non  un insieme di precetti,
bens l'impegno all'azione nell'amore di tutta l'umanit che quando 
autentico si unisce all'amore di Dio, per cui anche se non se ne pronuncia 
il nome si  religiosi. Kruscv dette l'ordine alle navi d'invertire 
la rotta e in data 15 dicembre 1962 invi il seguente biglietto: A
Sua Santit Papa Giovanni 23esimo. In occasione delle sante feste di Natale
La prego di accettare gli auguri e le congratulazioni di un uomo
che Le augura salute e forza per la sua costante lotta per la pace e la
felicit e il benessere.
Ma il papa non stava bene; l'11 ottobre di quell'anno aveva aperto
il concilio ecumenico Vaticano secondo con la segreta speranza di 
concluderlo in fretta. I delegati all'assemblea provenienti dalle diocesi 
di tutto il mondo erano pi di 2.500. Erano presenti 35 osservatori ed
ospiti non cattolici, perlopi ecclesiastici in rappresentanza di 17 gruppi
protestanti ed ortodossi; in un'udienza speciale dichiara loro che brucia
dal desiderio di lavorare e soffrire perch si avvicini l'ora che si 
realizzer per tutti la preghiera di Ges nell'ultima Cena: Ut unum sint.
Ma i problemi sono enormi; egli stesso finir per accettare che il lavoro 
preparatorio del concilio, che sperava di poter concludere, venga ripreso
e sviluppato; l'8 dicembre decide di chiudere la prima sessione che in
pratica ha discusso solo vita liturgica, rapporti sociali e relazioni 
della Chiesa col mondo moderno. Costituiranno per la traccia per la
sua riapertura: Il fulgente inizio del concilio  stato la prima 
introduzione alla grande opera intrapresa, dir compiaciuto nel discorso 
di chiusura. Ma il cancro gi divora il suo corpo e Giovanni 23esimo 
capisce che non sar lui a riaprire l'assemblea; per il papa buono arriva
nel 1963 anche il premio Balzan della pace, e la cosa crea un po' di 
polemica. Appare superfluo assegnare quel riconoscimento a un papa, ma
se si guarda tanta storia del papato precedente, la reazione sembra
gratuita. D'altronde arrivano anche le critiche per il papa buono
che forse non le ascolta neanche nella sua lunga agonia; gli affibbiano
l'attributo di bolscevico dello Spirito Santo e la famosa enciclica
Pacem in terris promulgata il 9 aprile sar storpiata in Falcem in terris,
perch  ritenuta colpevole di aver determinato il progresso elettorale 
del Partito Comunista Italiano nelle elezioni di quell'anno 1963. Un 
cardinale italiano arriver a dire quando morir: Ci vorranno cinquant'anni
per rimediare ai guasti che ha fatto alla Chiesa nei cinque anni del suo
pontificato.
Il tumore allo stomaco  chiaramente irreversibile; ma papa Giovanni non 
vuole che la gente stia in pena per lui sotto la sua finestra e
si affaccia per tranquilizzarci dicendo una bugia: La salute ritorna,
anzi  gi tornata!. E noi in piazza stiamo a questo gioco del vecchio
con la morte; lo applaudiamo tra le lacrime di commozione. Lui si allontana
e ha parole anche per tranquillizzare i medici: Non preoccupatevi per me. 
Le valigie sono fatte e son pronto a partire.
Muore il 3 giugno 1963; verr sepolto nelle Grotte Vaticane.
Un pannello di Manz lo ha immortalato sulla porta di San Pietro.
