                          LETTERA ENCICLICA
                         DEL SOMMO PONTEFICE
                            GIOVANNI XXIII
                           "PACEM IN TERRIS"
   SULLA PACE TRA I POPOLI NEL RISPETTO DELL'ORDINE STABILITO DA DIO
                          (11 aprile 1963)
 
 
INDICE
Tema dell'enciclica: il problema della pace e dell'azione 
necessaria per ottenerla.               
L'impostazione programmatica dell'enciclica.
INTRODUZIONE                      
1. L'ordine nell'universo.
2. L'ordine negli esseri umani.
parte prima                        
L'ORDlNE DEI RAPPORTI TRA GLI ESSERI UMANI NELLA CONVIVENZA
FONDAMENTO: LA DIGNIT DELLA PERSONA    
3. Ogni essere umano  "persona", soggetto di diritti e di doveri.
I DIRITTI DEGLI ESSERI UMANI           
4. Diritto all'esistenza e ad un tenore di vita dignitoso.
5. Diritti relativi ai valori morali e culturali.
6. Diritto alla libert religiosa.
7. Diritto alla libera scelta del proprio stato.
8. Diritti relativi al mondo economico.
9. Diritto di riunione e di associazione.
10. Diritto alla libert di residenza e di movimento.
11. Diritti politici.
I DOVERI DEGLI ESSERI UMANI             
12. Stretto rapporto tra diritti e doveri di ogni essere umano.
13. Reciprocit di diritti e doveri tra gli esseri umani.
14. Valore della mutua collaborazione.
15. Operare in libert e responsabilit.
16. Convivenza nella verit, nella giustizia, nell'amore, nella libert.
17. L'ordine tra gli esseri umani e di natura morale.
18. Nuove caratteristiche dell'umanit nell'epoca moderna.
parte seconda                      
RAPPORTI TRA LE SINGOLE PERSONE E I POTERI PUBBLICI
19. Necessit dell'autorit.
20. Origine divina dell'autorit.
21. Obbligatoriet morale dell'autorit.
22. Il bene comune: scopo dei poteri pubblici.
23. Aspetti fondamentali del bene comune.
24. Compiti dei poteri pubblici.
25. Tutela della persona umana.
26. Promozione dei diritti della persona.
27. Equilibrare l'opera di tutela e di promozione.
28. Struttura e funzionamento dei poteri pubblici.
29. Ordinamento giuridico e coscienza morale.
30. Partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
31. Nuovi orientamenti nell'organizzazione giuridica delle Comunit politiche.
parte terza                       
COME REGOLARE I RAPPORTI FRA LE COMUNIT POLITICHE
32. Esse sono soggetti di diritti e di doveri.
33. Regolare i rapporti nella verit.
34. Regolare i rapporti secondo giustizia.
35. Giustizia ed equilibrio nel trattamento delle minoranze.
36. Rapporti di solidariet operante.
37. Necessit di un equilibrio tra popolazione, terra e capitali.
38. Il problema dei profughi politici.
39. Armamenti e disarmo.
40. Rapporti nella libert tra le Comunit politiche.
41. Comunit politiche in fase di sviluppo economico.
42. Dirimere con negoziati ogni vertenza tra i popoli.
parte quarta                       
RAPPORTI DELLE SINGOLE PERSONE E DELLE COMUNIT POLITICHE CON LA
COMUNIT MONDIALE
43. lnterdipendenza tra le comunit politiche.
44. Insufficienza dell'attuale organizzazione dell'autorit per
assicurare il bene comune universale.
45. Necessit di poteri pubblici mondiali.
46. Istituire di comune accordo i poteri pubblici mondiali.
47. Autorit mondiale e diritti della persona.
48. Principio di sussidiariet.
49. Valore della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.
parte quinta                       
I CATTOLICI PER LA COSTRUZIONE DELLA PACE NEL MONDO
50. Dovere di partecipare alla vita pubblica.
51. Partecipare con competenza e capacit.
52. Insufficienza dei valori scientifico-tecnico professionali.
53. Ricomporre l'unita interiore tra credenza religiosa e azione temporale.
54. Necessit di una solida formazione cristiana.
55. Urgenza di un impegno costante.
56. Possibilit di collaborazione con i non cattolici ed i non
credenti in campo economico e socio politico.
57. Alcune linee direttive ai cattolici per questa collaborazione.
58. Operare sempre con gradualit.
CONCLUSIONE                        
59. Compito per tutti gli uomini di buona volont: costruire la pace.
60. Il Principe della Pace.
 
 Giovanni  XXIII,  sino  dai  primi anni  del  suo  pontificato,  era
intervenuto  pi  volte con dei messaggi per i  continui  pericoli  e
fatti   di  guerra  che  si  erano  sviluppati  in  vari  continenti.
Quest'azione  del  Papa  aveva contribuito  certamente  a  migliorare
l'atmosfera e a rafforzare nella coscienza universale quella  che  si
potrebbe  chiamare una psicologia della pace. Per  Papa  Giovanni  si
trattava propriamente di uno "spirito", da riaccendere negli animi  e
da  diffondere nel mondo alla luce del Vangelo e in piena armonia con
le leggi della natura umana e il sentimento dei popoli.
 Tema   dell'enciclica:  il  problema  della   pace   e   dell'azione
necessaria per ottenerla.
 A  questo scopo il Papa, gi gravemente ammalato e non lontano dalla
morte,  l'11  aprile  1963  si rivolse con  una  nuova  enciclica  ai
credenti e "a tutti gli uomini di buona volont", per parlare de  "la
pace  fra tutte le genti fondata sulla giustizia, sull'amore e  sulla
libert". L'enciclica Pacem in terris ebbe una risonanza immensa  nel
mondo, sia a livello popolare, sia tra le classi dirigenti, anche  ai
massimi vertici politici. Essa sintetizzava, secondo le dichiarazioni
del  Papa stesso, l'insegnamento dei suoi predecessori, da Leone XIII
a Pio XII. Ma nel presentare la concezione della vita sociale secondo
il  Vangelo  e  lo spirito cristiano, il Papa usava uno  stile  e  un
linguaggio  che vivificavano tutto il suo discorso. Anche per  questo
l'enciclica trov facilmente le vie di accesso all'anima della gente,
anche di coloro che stavano su sponde diverse da quelle della Chiesa:
il Papa aveva voluto ed era riuscito a superare tutte le barriere, ad
arrivare al cuore dei popoli. Il Papa offriva a tutti il messaggio  e
la  dottrina cristiana della pace come frutto di giustizia e di amore
da  attuare  nella libert, senza alcuna incrinatura; ma nella  parte
finale  dell'enciclica, nell'esortare i cattolici a  impegnarsi  come
tali   nella   vita  pubblica  per  immettervi  i  valori  spirituali
autenticamente  cristiani, fissava norme per la  loro  collaborazione
con i non cattolici in concrete azioni di giustizia e di pace.
 
 L'impostazione programmatica dell'enciclica.
 L'enciclica presentava una dottrina e costituiva quasi il  manifesto
di  un ordine della convivenza umana, che era radicalmente opposto  a
quello  concepito e imposto nei regimi comunisti, perch fondato  sul
rispetto  dei  diritti dell'uomo, elencati e spiegati  dal  Papa  fin
dalla  prima parte del documento. Nella seconda parte egli  applicava
quei  principi  all'ordine dei rapporti tra gli  uomini  e  i  poteri
pubblici  all'interno delle singole comunit politiche; nella  terza,
ai  rapporti  fra  le diverse comunit politiche e nella  quarta,  ai
rapporti  degli  uomini e delle comunit politiche  con  la  comunit
mondiale.
 
                            INTRODUZIONE
 
 1. L'ordine nell'universo.
 La  pace  in terra, anelito profondo degli esseri umani di  tutti  i
tempi,  pu  essere instaurata e consolidata solo nel pieno  rispetto
dell'ordine stabilito da Dio.
 I  progressi  delle scienze e le invenzioni della tecnica  attestano
come  negli esseri e nelle forze che compongono l'universo  regni  un
ordine  stupendo; e attestano pure la grandezza dell'uomo che  scopre
tale  ordine e crea gli strumenti idonei per impadronirsi  di  quelle
forze e volgerle a suo servizio.
 Ma  i  progressi  scientifici e le invenzioni  tecniche  manifestano
innanzitutto la grandezza infinita di Dio che ha creato l'universo  e
l'uomo.  Ha creato l'universo, profondendo in esso tesori di sapienza
e  di  bont,  come esclama il Salmista: "O Signore,  Signor  nostro,
quanto    ammirabile il tuo nome su tutta la terra"!.  "Quanto  sono
grandi le opere tue, o Signore! Tu hai fatto ogni cosa con sapienza";
e   ha  creato  l'uomo  intelligente  e  libero,  a  sua  immagine  e
somiglianza, costituendolo signore dell'universo: "Hai fatto l'uomo--
esclama  ancora il Salmista--per poco inferiore agli Angeli,  lo  hai
coronato  di  gloria e di onore; e lo hai costituito sopra  le  opere
delle tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi".
 
 2. L'ordine negli esseri umani.
 Con  l'ordine  mirabile  dell'universo  continua  a  fare  stridente
contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli;
quasicch  i loro rapporti non possano essere regolati che per  mezzo
della   forza.  Senonch  il  Creatore  ha  scolpito  l'ordine  anche
nell'essere degli uomini: ordine che la coscienza rivela  e  ingiunge
perentoriamente  di seguire: "Essi mostrano scritta  nei  loro  cuori
l'opera  della  legge, testimone la loro coscienza". Del  resto  come
potrebbe  essere diversamente? Ogni opera di Dio  pure  un  riflesso
della  sua infinita Sapienza: riflesso tanto pi luminoso quanto  pi
l'opera    posta  in  alto  nella  scala  delle  perfezioni  .   Una
deviazione,  nella  quale si incorre spesso, sta  nel  fatto  che  si
ritiene  di  poter regolare i rapporti di convivenza tra  gli  esseri
umani e le rispettive Comunit politiche con le stesse leggi che sono
proprie  delle  forze  e degli elementi irrazionali  di  cui  risulta
l'universo.  quando  invece  le leggi  con  cui  vanno  regolati  gli
accennati  rapporti sono di natura diversa, e vanno cercate  l  dove
Dio le ha scritte, cio nella natura umana. Sono quelle, infatti,  le
leggi che indicano chiaramente come gli uomini devono regolare i loro
vicendevoli  rapporti  nella convivenza.  e  come  vanno  regolati  i
rapporti  fra  i cittadini e le pubbliche autorit all'interno  delle
singole  Comunit  politiche; come pure  i  rapporti  fra  le  stesse
Comunit  politiche; e quelli fra le singole persone  e  le  Comunit
politiche  da  una parte, e dall'altra la Comunit mondiale,  la  cui
creazione  oggi    urgentemente reclamata dalle  esigenze  del  bene
comune universale.
 
                             PARTE PRIMA
                                  
     L'ORDlNE DEI RAPPORTI TRA GLI ESSERI UMANI NELLA CONVIVENZA
                                  
             FONDAMENTO: LA DIGNIT DELLA PERSONA UMANA
 
 3. Ogni essere umano  "persona", soggetto di diritti e di doveri.
 In  una  convivenza ordinata e feconda va posto come  fondamento  il
principio che ogni essere umano  persona, cio una natura dotata  di
intelligenza e di volont libera; e quindi  soggetto di diritti e di
doveri  che scaturiscono immediatamente e simultaneamente  dalla  sua
stessa   natura:  diritti  e  doveri  che  sono  perci   universali,
inviolabili,  inalienabili. Che se poi si considera la dignit  della
persona  umana  alla  luce  della  rivelazione  divina,  allora  essa
apparir  incomparabilmente pi grande, poich gli uomini sono  stati
redenti  dal  sangue  di Ges Cristo, e con la grazia  sono  divenuti
figli e amici di Dio e costituiti eredi della gloria eterna.
 
                    I DIRITTI DEGLI ESSERI UMANI
 
 4. Diritto all'esistenza e ad un tenore di vita dignitoso.
 Ogni  essere  umano  ha  il  diritto alla  esistenza,  all'integrit
fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore
di   vita,  specialmente  per  quanto  riguarda  l'alimentazione,  il
vestiario,  l'abitazione,  il riposo,  le  cure  mediche,  i  servizi
sociali necessari; ed ha quindi il diritto alla sicurezza in caso  di
malattia,   di   invalidit,   di   vedovanza,   di   vecchiaia,   di
disoccupazione,  e  in  ogni  altro caso  di  perdita  dei  mezzi  di
sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volont.
 
 5. Diritti relativi ai valori morali e culturali.
 Ogni  essere umano ha il diritto al rispetto della sua persona. alla
buona  reputazione;  alla  libert  nella  ricerca  del  vero,  nella
manifestazione  del  pensiero  e  nella  sua  diffusione,  nel  culto
dell'arte,  entro i limiti consentiti dall'ordine morale e  dal  bene
comune; e ha il diritto all'obiettivit nell'informazione.
 Scaturisce  pure  dalla natura umana il diritto  di  partecipare  ai
beni della cultura, e quindi il diritto ad un'istruzione di base e ad
una  formazione tecnico-professionale adeguata al grado  di  sviluppo
della  propria  Comunit politica. Ci si deve  adoperare  perch  sia
soddisfatta l'esigenza di accedere ai gradi superiori dell'istruzione
sulla  base  del  merito; cosicch gli esseri umani, nei  limiti  del
possibile, nella vita sociale coprano posti e assumano responsabilit
conformi   alle  loro  attitudini  naturali  e  alle  loro   capacit
acquisite.
 
 6. Diritto alla libert religiosa.
 Ognuno  ha  il  diritto di onorare Iddio secondo  il  dettame  della
retta  coscienza;  e  quindi il diritto al culto  di  Dio  privato  e
pubblico. Infatti, come afferma con chiarezza Lattanzio: "Siamo stati
creati allo scopo di rendere a Dio creatore il giusto onore che gli 
dovuto, di riconoscere Lui solo e di seguirlo. Questo  il vincolo di
piet  che  a Lui ci stringe e a Lui ci lega, e dal quale  deriva  il
nome  stesso  di religione". Ed il Nostro Predecessore di  imm.  mem.
Leone XIII cos si esprime: "Questa libert vera e degna dei figli di
Dio, che mantiene alta la dignit dell'uomo,  pi forte di qualunque
violenza  ed  ingiuria,  e  la  Chiesa la  reclam  e  sempre  l'ebbe
carissima. Tale libert usarono con intrepida costanza gli  apostoli,
la  sancirono  con  gli  scritti gli apologisti,  la  consacrarono  i
martiri in gran numero col proprio sangue".
 
 7. Diritto alla libera scelta del proprio stato.
 Gli  esseri  umani  hanno il diritto alla libert nella  scelta  del
proprio stato; e quindi il diritto di creare una famiglia, in  parit
di  diritti  e  di doveri fra uomo e donna; come pure il  diritto  di
seguire  la  vocazione  al  sacerdozio  o  alla  vita  religiosa.  La
famiglia,  fondata sul matrimonio contratto liberamente,  unitario  e
indissolubile,    e  deve essere considerata il nucleo  naturale  ed
essenziale  della societ. Verso di essa vanno usati  i  riguardi  di
natura  economica, sociale, culturale e morale che ne consolidano  la
stabilit e facilitano l'adempimento della sua specifica missione.  I
genitori posseggono un diritto di priorit nel mantenimento dei figli
e nella loro educazione.
 
 8. Diritti relativi al mondo economico.
 Agli  esseri  umani   inerente il diritto di libera  iniziativa  in
campo   economico  e  il  diritto  al  lavoro.  A  tali   diritti   
indissolubilmente  congiunto il diritto a condizioni  di  lavoro  non
lesive della sanit fisica e del buon costume, e non intralcianti  lo
sviluppo  integrale degli esseri umani in formazione; e,  per  quanto
concerne le donne, il diritto a condizioni di lavoro conciliabili con
le  loro  esigenze  e con i loro doveri di spose e  di  madri.  Dalla
dignit  della  persona  scaturisce pure il diritto  di  svolgere  le
attivit economiche in attitudine di responsabilit. Va inoltre e  in
modo  speciale  messo in rilievo il diritto ad una  retribuzione  del
lavoro   determinata  secondo  i  criteri  di  giustizia,  e   quindi
sufficiente,    nelle   proporzioni   rispondenti   alla    ricchezza
disponibile,  a  permettere al lavoratore ed  alla  sua  famiglia  un
tenore  di  vita conforme alla dignit umana. In materia,  il  Nostro
Predecessore  Pio  XII  cos si esprimeva: "Al dovere  personale  del
lavoro  imposto  dalla  natura  corrisponde  e  consegue  il  diritto
naturale  in  ciascun  individuo a  fare  del  lavoro  il  mezzo  per
provvedere alla vita propria e dei figli: tanto altamente   ordinato
per  la  conservazione dell'uomo l'impero della  natura".  Scaturisce
pure  dalla natura dell'uomo il diritto di propriet privata sui beni
anche   produttivi:  diritto  "che  costituisce   un   mezzo   idoneo
all'affermazione   della   persona  umana   e   all'esercizio   della
responsabilit  in  tutti i campi, un elemento di  consistenza  e  di
serenit  per  la  vita familiare e di pacifico e  ordinato  sviluppo
nella  convivenza".  Torna  opportuno ricordare  che  al  diritto  di
propriet privata  intrinsecamente inerente una funzione sociale.
 
 9. Diritto di riunione e di associazione.
 Dall'intrinseca socialit degli esseri umani fluisce il  diritto  di
riunione  e  di associazione. come pure il diritto di conferire  alle
associazioni  la  struttura che si ritiene idonea  a  perseguire  gli
obiettivi  delle  medesime. e il diritto di muoversi nell'interno  di
esse  di  propria  iniziativa e sulla propria responsabilit  per  il
concreto  perseguimento di detti obiettivi. Nell'Enciclica  Mater  et
Magistra  a  ragione  detto che la creazione di una ricca  gamma  di
associazioni o corpi intermedi per il perseguimento di obiettivi  che
i  singoli  esseri  umani  non possono efficacemente  perseguire  che
associandosi,  si  rivela  un  elemento necessario  e  insostituibile
perch  sia  assicurata alla persona umana una sfera  sufficiente  di
libert e di responsabilit.
 
 10. Diritto alla libert di residenza e di movimento.
 Ogni  essere umano ha diritto alla libert di movimento e di  dimora
nell'interno della Comunit politica di cui  cittadino ed ha pure il
diritto,  quando legittimi interessi lo consiglino, di  immigrare  in
altre Comunit politiche e stabilirsi in esse. Per il fatto che si  
cittadini  di  una  determinata Comunit  politica,  nulla  perde  di
contenuto la propria appartenenza, in qualit di membri, alla  stessa
famiglia  umana;  e quindi l'appartenenza, in qualit  di  cittadini,
alla Comunit mondiale.
 
 11. Diritti politici.
 Dalla  dignit della persona scaturisce il diritto di prender  parte
attiva   alla   vita   pubblica  e  addurre  un   apporto   personale
all'attuazione del bene comune. "L'uomo, come tale, lungi dall'essere
l'oggetto  e un elemento passivo della vita sociale, ne    invece  e
deve  esserne  e rimanerne, il soggetto, il fondamento  e  il  fine".
Fondamentale  diritto  della persona  pure la tutela  giuridica  dei
propri  diritti:  tutela efficace, imparziale,  informata  a  criteri
obiettivi di giustizia. "Dall'ordinamento giuridico, voluto  da  Dio,
promana l'inalienabile diritto dell'uomo alla sicurezza giuridica,  e
con ci stesso ad una sfera concreta di diritto, protetta contro ogni
arbitrario attacco".
 
                     I DOVERI DEGLI ESSERI UMANI
 
 12. Stretto rapporto tra diritti e doveri di ogni essere umano.
 I   diritti   naturali   test  ricordati   sono   indissolubilmente
congiunti, nella stessa persona che ne  il soggetto, con altrettanti
rispettivi  doveri;  e hanno entrambi nella legge  naturale,  che  li
conferisce o che li impone, la loro radice, il loro alimento, la loro
forza  indistruttibile. Il diritto, ad esempio, di ogni essere  umano
all'esistenza  connesso con il suo dovere di conservarsi in vita; il
diritto  ad  un  dignitoso tenore di vita con  il  dovere  di  vivere
dignitosamente; e il diritto alla libert nella ricerca del  vero,  
congiunto  con  il  dovere  di cercare la verit,  in  vista  di  una
conoscenza della medesima sempre pi vasta e profonda.
 
 13. Reciprocit di diritti e doveri tra gli esseri umani.
 Nella   convivenza  umana  ogni  diritto  naturale  in  una  persona
comporta un rispettivo dovere in tutte le altre persone: il dovere di
riconoscere   e  rispettare  quel  diritto.  Infatti   ogni   diritto
fondamentale  della  persona trae la sua forza morale  insopprimibile
dalla legge naturale che lo conferisce e impone un rispettivo dovere.
Coloro pertanto che, mentre rivendicano i propri diritti, dimenticano
o  non  mettono  nel debito rilievo i rispettivi doveri,  corrono  il
pericolo di costruire con una mano e distruggere con l'altra.
 
 14. Valore della mutua collaborazione.
 Gli  esseri  umani, essendo persone, sono sociali per  natura.  Sono
nati  quindi per convivere e operare gli uni a bene degli altri.  Ci
domanda  che  la  convivenza  umana  sia  ordinata  e  quindi  che  i
vicendevoli  diritti  e  doveri siano  riconosciuti  ed  attuati;  ma
domanda  pure  che ognuno porti generosamente il suo contributo  alla
creazione di ambienti umani in cui diritti e doveri siano sostanziati
da  contenuti sempre pi ricchi. Non basta, ad esempio riconoscere  e
rispettare  in ogni essere umano il diritto ai mezzi di  sussistenza:
occorre pure che ci si adoperi, secondo le proprie forze, perch ogni
essere  umano disponga di mezzi di sussistenza in misura sufficiente.
La  convivenza fra gli esseri umani, oltre che ordinata,  necessario
che sia per essi feconda di bene. Ci postula che essi riconoscano  e
rispettino  i  loro  vicendevoli diritti ed  adempiano  i  rispettivi
doveri, ma postula pure che collaborino tra loro nelle mille forme  e
gradi che l'incivilimento acconsente, suggerisce, reclama.
 
 15. Operare in libert e responsabilit.
 La  dignit di persona propria di ogni essere umano esige  che  esso
operi  consapevolmente  e liberamente. Per  cui  nei  rapporti  della
convivenza  i  diritti vanno esercitati i doveri vanno  compiuti,  le
mille forme di collaborazione vanno attuate specialmente in virt  di
decisioni   personali;  prese  cio  per  convinzione,   di   propria
iniziativa,  in  attitudine di responsabilit,  e  non  in  forza  di
coercizioni  o  pressioni provenienti soprattutto  dall'esterno.  Una
convivenza fondata soltanto su rapporti di forza non  umana. In essa
infatti    inevitabile  che le persone siano coartate  o  compresse,
invece  di  essere facilitate e stimolate a sviluppare e perfezionare
se stese.
 
 16.  Convivenza  nella  verit, nella giustizia,  nell'amore,  nella
libert.
 La  convivenza  fra  gli esseri umani  quindi ordinata,  feconda  e
rispondente  alla  loro  dignit di persone, quando  si  fonda  sulla
verit, conformemente al richiamo dell'Apostolo Paolo: "Via dunque da
voi  la  menzogna  e parli ciascuno col suo prossimo secondo  verit;
poich  siamo  membri  gli uni degli altri". Ci  domanda  che  siano
sinceramente riconosciuti i reciproci diritti e i vicendevoli doveri.
Ed    inoltre  una  convivenza  che si  attua  secondo  giustizia  o
nell'effettivo  rispetto di quei diritti e nel leale adempimento  dei
rispettivi   doveri;   che    vivificata  e  integrata   dall'amore,
atteggiamento  d'animo, che fa sentire come propri  i  bisogni  e  le
esigenze altrui, rende partecipi gli altri dei propri beni e tende  a
rendere  sempre  pi  vivida  la  comunione  del  mondo  dei   valori
spirituali;  ed    realizzata nella libert, nel modo  cio  che  si
addice  alla  dignit  di  esseri portati dalla  loro  stessa  natura
razionale  ad  assumere  la responsabilit del  proprio  operare.  La
convivenza  umana, Venerabili Fratelli e diletti figli,  deve  essere
considerata anzitutto come un fatto spirituale: come comunicazione di
conoscenze nella luce del vero; esercizio di diritti e adempimento di
doveri;  impulso  e  richiamo al bene morale; e  come  nobile  comune
godimento del bello in tutte le sue legittime espressioni; permanente
disposizione ad effondere gli uni negli altri il meglio di se stessi;
anelito  ad  una  mutua  e sempre pi ricca assimilazione  di  valori
spirituali: valori nei quali trovano la loro perenne vivificazione  e
il  loro  orientamento di fondo le espressioni  culturali,  il  mondo
economico,  le istituzioni sociali, i movimenti e i regimi  politici,
gli ordinamenti giuridici e tutti gli altri elementi esteriori in cui
si articola e si esprime la convivenza nel suo evolversi incessante.
 
 17. L'ordine tra gli esseri umani e di natura morale.
 L'ordine  tra gli esseri umani nella convivenza  di natura  morale.
Infatti,    un  ordine  che si fonda sulla verit;  che  va  attuato
secondo   giustizia.  domanda  di  essere  vivificato   e   integrato
dall'amore.  esige  di essere ricomposto nella libert  in  equilibri
sempre  nuovi  e  pi umani. Senonch l'ordine morale --  universale,
assoluto  ed  immutabile nei suoi principi -- trova il suo  oggettivo
fondamento  nel vero Dio, trascendente e personale. Egli   la  prima
Verit  e  il  sommo Bene. e quindi la sorgente pi profonda  da  cui
soltanto pu attingere la sua genuina vitalit una convivenza fra gli
esseri  umani  ordinata feconda, rispondente  alla  loro  dignit  di
persone. In materia, con chiarezza si esprime S.Tommaso: "La  ragione
umana  norma della volont, di cui misura pure il grado di bont per
il  fatto  che  deriva dalla legge eterna, che si identifica  con  la
stessa  ragione  divina. E quindi chiaro che la bont  della  volont
umana  dipende  molto pi dalla legge eterna che  non  dalla  ragione
umana".
 
 18. Nuove caratteristiche dell'umanit nell'epoca moderna.
 
            Tre fenomeni caratterizzano l'epoca moderna.
 
 I - La promozione delle classi lavoratrici
 a)  La  promozione economico-sociale delle classi lavoratrici. Nelle
prime fasi del loro movimento di ascesa i lavoratori concentravano la
loro azione nel rivendicare diritti a contenuto soprattutto economico-
sociale;  la  estendevano quindi ai diritti  di  natura  politica;  e
infine  al diritto di partecipare in forme e gradi adeguati  ai  beni
della cultura. Ed oggi in tutte le comunit nazionali, nei lavoratori
  vividamente operante l'esigenza di essere considerati  e  trattati
non  mai  come  esseri privi di intelligenza e di libert,  in  bala
dell'altrui arbitrio, ma sempre come soggetti o persone  in  tutti  i
settori  della  convivenza e cio nei settori  economico-sociali,  in
quelli della cultura e in quelli della vita pubblica.
 
 II- L'ingresso della donna nella vita pubblica
 b)  In  secondo luogo viene un fatto a tutti noto, e cio l'ingresso
della  donna  nella  vita pubblica: pi accentuatamente,  forse,  nei
popoli di civilt cristiana; pi lentamente ma sempre su larga scala,
in  seno alle altre tradizioni o civilt. Nella donna infatti diviene
sempre  pi chiara e operante la coscienza della propria dignit.  Sa
di  non  poter  permettere  di  essere considerata  e  trattata  come
istrumento.   esige  di  essere  considerata  come   persona,   tanto
nell'ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica.
 
 III- La trasformazione socio-politica dell'umanit
 c)  Infine  la famiglia umana, nei confronti di un passato  recente,
presenta    una    configurazione   sociale-politica    profondamente
trasformata.  Non  pi popoli dominatori e popoli dominati:  tutti  i
popoli  si  sono  costituiti  o  si stanno  costituendo  in  Comunit
politiche indipendenti. Gli esseri umani, in tutti i Paesi e in tutti
i  Continenti, o sono cittadini di uno Stato autonomo e indipendente,
o stanno per esserlo; nessuno ama sentirsi suddito di poteri politici
provenienti  dal  di  fuori della propria  Comunit  umana  o  gruppo
etnico.  In  moltissimi  esseri  umani  si  va  cos  dissolvendo  il
complesso d'inferiorit protrattosi per secoli e millenni. mentre  in
altri  si  attenua  e tende a scomparire il rispettivo  complesso  di
superiorit, derivante dal privilegio economico-sociale o dal sesso o
dalla posizione politica.
 
 d) Nessun privilegio di carattere razziale, di sesso o di censo.
 Al  contrario   diffusa assai largamente la convinzione  che  tutti
gli   uomini   sono  uguali  per  dignit  naturale.   Per   cui   le
discriminazioni  razziali  non trovano  pi  alcuna  giustificazione,
almeno  sul piano delle dottrine: ci rappresenta una pietra  miliare
sulla  via  che  conduce all'instaurazione di  una  convivenza  umana
informata  ai  principi sopra esposti. Quando, infatti, negli  esseri
umani affiora la coscienza dei loro diritti, in quella coscienza  non
pu  non affiorare l'avvertimento dei rispettivi doveri: nei soggetti
che  ne  sono  titolari,  del dovere di far  valere  i  diritti  come
esigenza  ed  espressione della loro dignit; e in  tutti  gli  altri
esseri  umani,  del  dovere di riconoscere gli stessi  diritti  e  di
rispettarli.  E  quando  i rapporti della convivenza  si  pongono  in
termini di diritti e di doveri, gli esseri umani si aprono sul  mondo
dei  valori  spirituali,  e  comprendono  cosa  sia  la  verit,   la
giustizia,   l'amore,   la  libert;  e  diventano   consapevoli   di
appartenere  a  quel mondo. Ma sono pure sulla via  che  li  porta  a
conoscere meglio il vero Dio, trascendente e personale; e ad assumere
il  rapporto  fra se stessi e Dio a solido fondamento  e  a  criterio
supremo  della  loro vita: di quella che vivono nell'intimit  di  se
stessi e di quella che vivono in relazione con gli altri.
                            PARTE SECONDA
 
         RAPPORTI TRA LE SINGOLE PERSONE E I POTERI PUBBLICI
 
 19. Necessit dell'autorit.
 La  convivenza  fra  gli  esseri umani non  pu  essere  ordinata  e
feconda se in essa non  presente un'autorit che assicuri l'ordine e
contribuisca  all'attuazione del bene comune  in  grado  sufficiente.
Tale  autorit,  come insegna San Paolo, deriva da  Dio:  "Non  vi  
infatti  autorit se non da Dio". Il quale testo dell'Apostolo  viene
commentato nei seguenti termini da S. Giovanni Crisostomo: "Che dici?
Forse  ogni  singolo governante  costituito da  Dio?  No,  non  dico
questo:  qui  non  si  tratta infatti di singoli governanti,  ma  del
governare in se stesso. Ora il fatto che esista l'autorit e  che  vi
sia  chi  comanda e chi obbedisce, non proviene dal caso, ma  da  una
disposizione della Provvidenza divina". Iddio, infatti, ha creato gli
esseri  umani sociali per natura; e poich non vi pu essere  societ
che "si tenga in piedi se non c' l'autorit, agendo ognuno con mezzi
efficaci  ed  unitari  verso  un fine comune,  ne  segue  che  questa
autorit    indispensabile  alla convivenza  civile;  ed  essa,  non
diversamente  dalla societ, deriva dalla natura e quindi  deriva  da
Dio".
 
 20. Origine divina dell'autorit.
 L'autorit  non  una forza incontrollata;  invece  la  facolt  di
comandare   secondo  ragione.  Trae  quindi  la  virt  di  obbligare
dall'ordine  morale:  il quale si fonda in Dio  che  ne    il  primo
principio e l'ultimo fine. "Lo stesso ordine assoluto degli esseri  e
dei  fini  che  mostra  l'uomo come persona  autonoma,  vale  a  dire
soggetto  di  doveri e di diritti inviolabili radice e termine  della
sua  vita  sociale, abbraccia anche lo Stato come societ necessaria,
rivestita dell'autorit, senza la quale non potrebbe n esistere,  n
vivere. [...]         E poich quell'ordine assoluto, alla luce della
sana  ragione,  e segnatamente della fede cristiana,  non  pu  avere
altra origine che in un Dio personale, nostro Creatore, consegue  che
la   dignit   dell'autorit  politica    la   dignit   della   sua
partecipazione all'autorit di Dio".
 
 21. Obbligatoriet morale dell'autorit.
 a)  L'autorit che si fonda solo o principalmente sulla  minaccia  o
sul  timore di pene o sulla promessa e attrattiva di premi, non muove
efficacemente gli esseri umani all'attuazione del bene comune;  e  se
anche,  per ipotesi, li muovesse, ci non sarebbe conforme alla  loro
dignit di persone, e cio di esseri ragionevoli e liberi. L'autorit
  soprattutto, una forza morale; deve, quindi, in primo luogo,  fare
appello  alla  coscienza, al dovere cio che  ognuno  ha  di  portare
volonterosamente  il  suo contributo al bene di tutti.  Senonch  gli
esseri umani sono tutti uguali per dignit naturale: nessuno di  essi
pu  obbligare gli altri interiormente. Soltanto Dio lo  pu,  perch
Egli  solo  vede  e  giudica gli atteggiamenti che  si  assumono  nel
segreto  del proprio spirito. L'autorit umana pertanto pu obbligare
moralmente  soltanto se  in rapporto intrinseco  con  l'autorit  di
Dio,   ed  e  una  partecipazione  di  essa.  In  tal  modo     pure
salvaguardata  la dignit personale dei cittadini,  giacch  la  loro
obbedienza ai Poteri pubblici non  sudditanza di uomo a uomo, ma nel
suo  vero significato  un atto di omaggio a Dio creatore e provvido,
il  quale  ha disposto che i rapporti della convivenza siano regolati
secondo un ordine da Lui stesso stabilito; e rendendo omaggio a  Dio,
non  ci  si umilia, ma ci si eleva e ci si nobilita, giacch  servire
Deo regnare est.
 
 b) L'autorit se diventa sopruso non pu obbligare la coscienza.
 L'autorit,  come  si    detto,  postulata  dall'ordine  morale  e
deriva  da Dio. Qualora pertanto le sue leggi o autorizzazioni  siano
in  contrasto con quell'ordine, e quindi in contrasto con la  volont
di  Dio,  esse  non  hanno forza di obbligare  la  coscienza,  poich
"bisogna  obbedire  a Dio piuttosto che agli uomini";  in  tal  caso,
anzi,  l'autorit  cessa di essere tale e degenera  in  sopruso:  "La
legge umana in tanto  tale in quanto  conforme alla retta ragione e
quindi  deriva  dalla  legge eterna. Quando invece  una  legge    in
contrasto  con la ragione, la si denomina legge iniqua; in  tal  caso
per  cessa di essere legge e diviene piuttosto un atto di violenza".
Tuttavia per il fatto che l'autorit deriva da Dio, non ne segue  che
gli  esseri  umani  non  abbiano la libert di scegliere  le  persone
investite  del  compito di esercitarla; come pure di  determinare  le
strutture  dei  Poteri pubblici, e gli ambiti entro cui  e  i  metodi
secondo  i quali l'autorit va esercitata. Per cui la dottrina  sopra
esposta      pienamente  conciliabile  con  ogni  sorta  di   regimi
genuinamente democratici.
 
 22. Il bene comune: scopo dei poteri pubblici.
 Tutti  gli  esseri  umani e tutti i corpi intermedi  sono  tenuti  a
portare  il loro specifico contributo all'attuazione del bene comune.
Ci  comporta che perseguano i propri interessi in armonia con le sue
esigenze;  e  adducano,  allo stesso scopo, gli  apporti--in  beni  e
servizi--che le legittime autorit stabiliscono, secondo  criteri  di
giustizia, nella debita forma e nell'ambito della propria competenza;
e  cio  con  atti  formalmente perfetti  e  i  cui  contenuti  siano
moralmente buoni o, almeno, ordinabili al bene. Per l'attuazione del
bene  comune  costituisce  la stessa ragione  di  essere  dei  Poteri
pubblici;  i quali sono tenuti ad attuarlo nel riconoscimento  e  nel
rispetto  dei suoi elementi essenziali e secondo contenuti  postulati
dalle situazioni storiche.
 
 23. Aspetti fondamentali del bene comune.
 Vanno  certamente  considerati come  elementi  del  bene  comune  le
caratteristiche etniche che contraddistinguono i vari  gruppi  umani.
Per  quei  valori  e  quelle  caratteristiche  non  esauriscono   il
contenuto del bene comune. Il quale nei suoi aspetti essenziali e pi
profondi non pu essere concepito in termini dottrinali e meno ancora
determinato nei suoi contenuti storici, che avendo riguardo all'uomo,
essendo esso un oggetto essenzialmente correlativo alla natura umana.
 
 a)  I poteri pubblici debbono curare in modo speciale le membra  pi
deboli del corpo sociale.
 In  secondo  luogo  quello comune  un bene a cui hanno  diritto  di
partecipare  tutti  i membri di una Comunit politica,  anche  se  in
grado  diverso  a  seconda dei loro compiti, meriti e  condizioni.  I
Poteri pubblici quindi sono tenuti a promuoverlo a vantaggio di tutti
senza  preferenza per alcuni cittadini o per alcuni gruppi  di  essi,
come  insegna  il  Nostro Predecessore Leone XIII.  "Non  avvenga  in
nessun  modo che l'autorit civile serva agli interessi di uno  o  di
pochi, poich essa  stabilita a vantaggio di tutti". Per ragioni di
giustizia e di equit possono talvolta esigere che i Poteri  pubblici
abbiano speciali riguardi per le membra pi deboli del corpo sociale,
trovandosi  esse in condizioni di inferiorit nel far valere  i  loro
diritti e nel perseguire i loro legittimi interessi.
 
 b) Il bene comune riguarda le necessit del corpo e dello spirito.
 Ma  qui  dobbiamo  richiamare l'attenzione sul  fatto  che  il  bene
comune  ha  attinenza a tutto l'uomo: tanto ai bisogni del suo  corpo
che  alle  esigenze  del suo spirito. Per cui i  Poteri  pubblici  si
devono  adoprare  ad  attuarlo nei modi  e  nei  gradi  che  ad  essi
convengono;  in maniera tale per da promuovere simultaneamente,  nel
riconoscimento  e nel rispetto della gerarchia dei valori,  tanto  la
prosperit materiale che i beni spirituali. I principi sopra indicati
sono  in  perfetta armonia con quanto abbiamo esposto nella Mater  et
Magistra:  il bene comune consiste "nell'insieme di quelle condizioni
sociali  che consentono e favoriscono negli esseri umani lo  sviluppo
integrale della loro persona". Ma gli esseri umani, composti di corpo
e di anima immortale, non esauriscono la loro esistenza n conseguono
la  loro  perfetta felicit nell'ambito del tempo. Per  cui  il  bene
comune  va  attuato  in modo non solo da non porre  ostacoli,  ma  da
servire  altres  al  raggiungimento del loro  fine  ultraterreno  ed
eterno.
 
 24. Compiti dei poteri pubblici.
 Nell'epoca  moderna  l'attuazione  del  bene  comune  trova  la  sua
indicazione di fondo nei diritti e nei doveri della persona. Per  cui
i  compiti precipui dei Poteri pubblici consistono, soprattutto,  nel
riconoscere,   rispettare,  comporre,  tutelare  e  promuovere   quei
diritti;  e  nel  contribuire, di conseguenza, a rendere  pi  facile
l'adempimento  dei  rispettivi doveri. "Tutelare l'intangibile  campo
dei  diritti della persona umana e renderle agevole il compimento dei
suoi  doveri vuol essere ufficio essenziale di ogni pubblico potere".
Per  cui  ogni  atto  dei  Poteri pubblici che  sia  od  implichi  un
risconoscimento  od  una  violazione  di  quei  diritti,    un  atto
contrastante  con la stessa loro ragione di essere e rimane  per  ci
stesso destituito d'ogni valore giuridico.
 
 25. Tutela della persona umana.
   quindi  compito fondamentale dei Poteri pubblici  disciplinare  e
comporre armonicamente i rapporti tra gli esseri umani in maniera che
l'esercizio dei diritti negli uni non costituisca un ostacolo od  una
minaccia  per  l'esercizio degli stessi diritti  negli  altri,  e  si
accompagni all'adempimento dei rispettivi doveri; ed  ancora compito
loro  tutelare  efficacemente  o ripristinare  l'esercizio  di  detti
diritti.
 
 26. Promozione dei diritti della persona.
 a)    inoltre  un'esigenza del bene comune che  i  Poteri  pubblici
contribuiscano positivamente alla creazione di un ambiente umano  nel
quale  a  tutti  i  membri del corpo sociale  sia  reso  possibile  e
facilitato l'effettivo esercizio degli accennati diritti,  come  pure
l'adempimento dei rispettivi doveri. Infatti l'esperienza attesta che
qualora  manchi  una  appropriata azione  dei  Poteri  pubblici,  gli
squilibri  economici,  sociali  e  culturali  tra  gli  esseri  umani
tendono,   soprattutto   nell'epoca  nostra,   ad   accentuarsi;   di
conseguenza  i  fondamentali  diritti  della  persona  rischiano   di
rimanere  privi  di contenuto; e viene compromesso l'adempimento  dei
rispettivi doveri.
 
 b)    perci  indispensabile  che i Poteri  pubblici  si  adoperino
perch  allo  sviluppo  economico si adegui il progresso  sociale;  e
quindi  perch  siano sviluppati, in proporzione dell'efficienza  dei
sistemi  produttivi,  i servizi essenziali, quali:  la  viabilit,  i
trasporti,   le   comunicazioni,  l'acqua   potabile,   l'abitazione,
l'assistenza sanitaria, l'istruzione, condizioni idonee per  la  vita
religiosa,  i mezzi ricreativi. E si devono pure adoprare  perch  si
dia  vita  a  sistemi assicurativi in maniera che al  verificarsi  di
eventi  negativi  o di eventi che comportino maggiori  responsabilit
familiari, ad ogni essere umano non vengano meno i mezzi necessari ad
un  tenore di vita dignitoso; come pure perch a quanti sono in grado
di  lavorare,  sia  offerta  una occupazione  rispondente  alle  loro
capacit; la remunerazione del lavoro sia determinata secondo criteri
di  giustizia  e di equit; ai lavoratori, nei complessi  produttivi,
sia  acconsentito  svolgere  le proprie  attivit  in  attitudine  di
responsabilit; sia facilitata la istituzione dei corpi intermedi che
rendono  pi  articolata  e pi feconda la  vita  sociale;  sia  resa
accessibile a tutti, nei modi e gradi opportuni, la partecipazione ai
beni della cultura.
 
 27. Equilibrare l'opera di tutela e di promozione.
 Il  bene  comune  esige  che i Poteri pubblici,  nei  confronti  dei
diritti  della persona, svolgano una duplice azione: l'una diretta  a
comporre  e tutelare quei diritti, l'altra a promuoverli. In  materia
per  va posta la pi vigilante attenzione perch le due azioni siano
saggiamente  contemperate. Si deve quindi evitare che  attraverso  la
preferenza data alla tutela dei diritti di alcuni individui o  gruppi
sociali,  si  creino posizioni di privilegio; e si deve pure  evitare
che  nell'intento  di  promuovere gli  accennati  diritti  si  arrivi
all'assurdo   risultato   di   ridurne  eccessivamente   o   renderne
impossibile  il genuino esercizio. "Dev'essere sempre riaffermato  il
principio  che  la  presenza dello Stato in campo  economico  non  va
attuata  per  ridurre sempre pi la sfera di libert  dell'iniziativa
personale dei singoli cittadini, ma per garantire a quella  sfera  la
maggiore ampiezza possibile, nell'effettiva tutela, per tutti  e  per
ciascuno, dei diritti essenziali della persona".Allo stesso principio
devono  ispirarsi  i  Poteri pubblici nello  svolgimento  della  loro
multiforme  azione diretta a promuovere l'esercizio di  diritti  e  a
rendere  meno arduo l'adempimento di doveri in tutti i settori  della
vita sociale.
 
 28. Struttura e funzionamento dei poteri pubblici.
 Non  si  pu  stabilire, una volta per sempre, qual   la  struttura
migliore secondo cui devono organizzarsi i Poteri pubblici, come pure
il  modo  pi  idoneo  secondo  il  quale  devono  svolgere  le  loro
specifiche  funzioni, e cio la funzione legislativa, amministrativa,
giudiziaria.  Giacch  la  struttura e il  funzionamento  dei  Poteri
pubblici  non  possono  non  essere in relazione  con  le  situazioni
storiche delle rispettive Comunit politiche: situazioni che  variano
nello  spazio  e  mutano  nel tempo. Per  riteniamo  rispondente  ad
esigenze  insite  nella  stessa natura degli uomini  l'organizzazione
giuridico-politica delle Comunit umane, fondata su  una  conveniente
divisione  dei Poteri in corrispondenza alle tre specifiche  funzioni
dell'autorit pubblica. In essa infatti la sfera di competenza  e  il
funzionamento dei Poteri pubblici sono definiti in termini giuridici;
e in termini giuridici sono pure disciplinati i rapporti fra semplici
cittadini  e  funzionari. Ci costituisca un elemento di  garanzia  a
favore   dei   cittadini   nell'esercizio   dei   loro   diritti    e
nell'adempimento   dei   loro  doveri.  Per   affinch   l'accennata
organizzazione  giuridico-politica delle  Comunit  umane  apporti  i
vantaggi  che le sono propri,  indispensabile che i Poteri  pubblici
si  adeguino  nei  metodi e nei mezzi alla natura e  complessit  dei
problemi  che sono chiamati a risolvere nell'ambiente in cui operano.
ed    pure  indispensabile  che ognuno di  essi  svolga  la  propria
funzione  in  modo pertinente. Ci comporta che il Potere legislativo
si muova nell'ambito dell'ordine morale e della norma costituzionale,
e   interpreti   obiettivamente   le   esigenze   del   bene   comune
nell'incessante  evolversi delle situazioni; che il Potere  esecutivo
applichi  le leggi con saggezza nella piena conoscenza delle medesime
e  in  una  valutazione  serena  dei casi  concreti;  che  il  Potere
giudiziario   amministri   la  giustizia  con   umana   imparzialit,
inflessibile  di fronte alle pressioni di qualsivoglia  interesse  di
parte;  e  comporta pure che i singoli cittadini e i corpi intermedi,
nell'esercizio dei loro diritti e nell'adempimento dei  loro  doveri,
godano  di  una tutela giuridica efficace tanto nei loro  vicendevoli
rapporti che nei confronti dei funzionari pubblici.
 
 29. Ordinamento giuridico e coscienza morale.
 Un   ordinamento  giuridico  in  armonia  con  l'ordine   morale   e
rispondente al grado di maturit della Comunit politica,  di  cui  
espressione, costituisce, non  dubbio, un elemento fondamentale  per
l'attuazione del bene comune. Per la vita sociale nei nostri  tempi,
  cos  varia,  complessa e dinamica ch gli  ordinamenti  giuridici
anche   se   elaborati  con  competenza  consumata   e   lungimirante
avvedutezza, sono sempre inadeguati. Inoltre i rapporti fra i singoli
esseri  umani; fra i singoli esseri umani e i corpi intermedi da  una
parte,  e i Poteri pubblici dall'altra; come pure i rapporti fra  gli
stessi   Poteri   pubblici  nell'interno  della  compagine   statale,
presentano  zone  spesso cos delicate e nevralgiche,  che  non  sono
suscettibili   di  essere  disciplinate  con  quadri  giuridici   ben
definiti. Per cui le persone investite di autorit per essere,  nello
stesso   tempo,   fedeli   agli  ordinamenti   giuridici   esistenti,
considerati  nei loro elementi e nella loro ispirazione di  fondo,  e
aperti  alle  istanze che salgono dalla vita sociale; come  pure  per
adeguare  gli ordinamenti giuridici all'evolversi delle situazioni  e
risolvere,  nel modo migliore, i sempre nuovi problemi, devono  avere
idee  chiare sulla natura e sull'ampiezza dei loro compiti; e  devono
essere  persone di grande equilibrio e di spiccata dirittura  morale,
fornite   di  intuito  pratico,  per  interpretare  con  rapidit   e
obiettivamente  i casi concreti, e di volont decisa e  vigorosa  per
agire con tempestivit ed efficacia.
 
 30. Partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
   un'esigenza  della loro dignit di persone che gli  esseri  umani
prendano parte attiva alla vita pubblica, anche se le forme  con  cui
vi partecipano sono necessariamente legate al grado di maturit umana
raggiunto  dalla  Comunit  politica di cui  sono  membri  e  in  cui
operano.  Attraverso la partecipazione alla vita pubblica  si  aprono
agli  esseri  umani nuovi e vasti campi di bene; mentre  i  frequenti
contatti  fra cittadini e funzionari pubblici rendono a  questi  meno
arduo   cogliere   le   esigenze  obiettive  del   bene   comune.   e
l'avvicendarsi  dei titolari nei Poteri pubblici  impedisce  il  loro
invecchiamento   e  assicura  il  loro  rinnovarsi   in   rispondenza
all'evolversi sociale.                   .
 
 31.  Nuovi orientamenti nell'organizzazione giuridica delle Comunit
politiche.
 Nell'organizzazione  giuridica delle Comunit  politiche  nell'epoca
moderna,  si  riscontra anzitutto la tendenza a redigere  in  formule
concise  e  chiare  una carta dei diritti fondamentali  degli  esseri
umani: carta che viene, non di rado inserita nelle costituzioni o che
forma  parte  integrante di esse. In secondo luogo si  tende  pure  a
fissare  in  termini  giuridici, per mezzo della compilazione  di  un
documento  denominato  Costituzione, le vie attraverso  le  quali  si
formano  i  Poteri pubblici; come pure i loro reciproci  rapporti  le
sfere  di loro competenza, i modi o metodi secondo cui sono tenuti  a
procedere  nel porre in essere i loro atti. Si stabiliscono,  quindi,
in  termini  di  diritti e di doveri i rapporti tra i cittadini  e  i
Poteri   pubblici;  e  si  ascrive  ai  Poteri  pubblici  il  compito
preminente   di   riconoscere,  rispettare,  comporre  armonicamente,
tutelare  e promuovere i diritti e i doveri dei cittadini. Certo  non
pu  essere  accettata  come vera la posizione dottrinale  di  quanti
erigono  la  volont  degli  esseri umani,  presi  individualmente  o
comunque  raggruppati,  a  fonte prima ed  unica  donde  scaturiscono
diritti  e  doveri  e  donde  promana  tanto  l'obbligatoriet  delle
Costituzioni che l'autorit dei Poteri pubblici. Per le tendenze  di
cui  si    fatto  cenno sono pure un segno indubbio che  gli  esseri
umani,  nell'epoca moderna, hanno acquistato una coscienza  pi  viva
della  propria dignit: coscienza che, mentre li sospinge a  prendere
parte  attiva  nella vita pubblica, esige pure che  i  diritti  della
persona  --  diritti inalienabili e inviolabili -- siano  riaffermati
negli  ordinamenti giuridici positivi; ed esige inoltre che i  Poteri
pubblici   siano   formati  con  procedimenti  stabiliti   da   norme
costituzionali ed esercitino le loro specifiche funzioni  nell'ambito
di quadri giuridici.
 
                             PARTE TERZA
 
         COME REGOLARE I RAPPORTI FRA LE COMUNIT POLITICHE
 
 32. Esse sono soggetti di diritti e di doveri.
 Riaffermiamo  Noi  pure quello che costantemente hanno  insegnato  i
Nostri  Predecessori:  le Comunit politiche, le  une  rispetto  alle
altre,  sono  soggetti di diritti e di doveri; per cui anche  i  loro
rapporti   vanno  regolati  nella  verit,  nella  giustizia,   nella
solidariet  operante,  nella libert. La  stessa  legge  morale  che
regola  i rapporti fra i singoli esseri umani, regola pure i rapporti
tra  le  rispettive Comunit politiche. Ci non  difficile a capirsi
quando  si  pensi  che  le  persone  che  rappresentano  le  Comunit
politiche,  mentre operano in nome e per l'interesse delle  medesime,
non  possono  venir meno alla propria dignit; e quindi  non  possono
violare la legge della propria natura, che  la legge morale. Sarebbe
del  resto assurdo anche solo il pensare che gli uomini, per il fatto
che  vengono preposti al governo della cosa pubblica, possano  essere
costretti  a  rinunciare  alla propria umanit;  quando  invece  sono
scelti  a quell'alto compito perch considerati membra pi ricche  di
qualit   umane  e  fra  le  migliori  del  corpo  sociale.  Inoltre,
l'autorit  un'esigenza dell'ordine morale nella societ umana:  non
pu  quindi essere usata contro di esso, e se lo fosse, nello  stesso
istante  cesserebbe  di  essere tale; perci  ammonisce  il  Signore:
"Udite pertanto voi, o re, e ponete mente, imparate voi che giudicate
tutta  la  terra. Porgete le orecchie voi che avete  il  governo  dei
popoli,  e  vi gloriate di aver soggette molte nazioni: la potest  
stata  data  a  voi  dal Signore e la dominazione dall'Altissimo,  il
quale  disaminer le opere vostre, e sar scrutatore  dei  pensieri".
Infine    pure da ricordare che anche nella regolazione dei rapporti
fra  le Comunit politiche, l'autorit va esercitata per l'attuazione
del  bene  comune, che costituisce la sua ragione di essere. Elemento
per  fondamentale del bene comune  il riconoscimento e il  rispetto
dell'ordine morale. "L'ordine tra le Comunit politiche ha da  essere
innalzato  sulla rupe incrollabile e immutabile della  legge  morale,
manifestata dal Creatore stesso per mezzo dell'ordine naturale  e  da
Lui  scolpita  nei cuori degli uomini con caratteri incancellabili...
Quale  faro  splendente,  essa deve, coi  raggi  dei  suoi  principi,
dirigere il corso dell'operosit degli uomini e degli Stati, i  quali
avranno da seguirne le ammonitrici, salutari e proficue segnalazioni,
se  non vorranno condannare alla bufera e al naufragio ogni lavoro  e
sforzo per stabilire un nuovo ordinamento".
 
 33. Regolare i rapporti nella verit.
 I  rapporti  fra le Comunit politiche vanno regolati nella  verit.
La  quale  esige anzitutto che da quei rapporti venga eliminata  ogni
traccia  di  razzismo; e venga quindi riconosciuto il  principio  che
tutte  le  Comunit politiche sono uguali per dignit di natura;  per
cui  ognuna di esse ha il diritto all'esistenza, al proprio sviluppo,
ai  mezzi  idonei  per  attuarlo, ed  essere  la  prima  responsabile
nell'attuazione  del  medesimo;  e ha  pure  il  diritto  alla  buona
reputazione  e  ai  dovuti onori. Fra gli esseri umani  molto  spesso
sussistono differenze, anche spiccate, nel sapere, nella virt, nelle
capacit  inventive, nel possesso di beni materiali. Ma ci  non  pu
mai  giustificare  il proposito di far pesare la propria  superiorit
sugli   altri;  piuttosto  costituisce  una  sorgente   di   maggiore
responsabilit  nell'apporto che ognuno e tutti devono  addurre  alla
vicendevole elevazione. Cos le Comunit politiche possono  differire
tra  loro  nel grado di cultura e di civilt o di sviluppo economico;
per ci non pu mai giustificare il fatto che le une facciano valere
ingiustamente   la  loro  superiorit  sulle  altre;  piuttosto   pu
costituire  un motivo perch si sentano pi impegnate nell'opera  per
la  comune  ascesa. Non ci sono esseri umani superiori per natura  ed
esseri  umani  inferiori per natura; ma tutti gli esseri  umani  sono
uguali  per  dignit  naturale. Di conseguenza non  ci  sono  neppure
Comunit   politiche  superiori  per  natura  e  Comunit   politiche
inferiori  per  natura: tutte le Comunit politiche sono  uguali  per
dignit  naturale,  essendo esse dei corpi le  cui  membra  sono  gli
stessi  esseri umani. N va qui dimenticato che i popoli, a  ragione,
sono  sensibilissimi  in materia di dignit e di  onore.  Inoltre  la
verit  esige  che  nelle molteplici iniziative  rese  possibili  dai
progressi  moderni nei mezzi espressivi -- iniziative  attraverso  le
quali si diffonde la mutua conoscenza fra i popoli -- ci si ispiri  a
serena  obiettivit: il che non esclude che sia legittima nei  popoli
una preferenza di far conoscere gli aspetti positivi della loro vita.
Vanno  per  respinti i metodi di informazione con i  quali,  venendo
meno alla verit si lede ingiustamente la reputazione di questo o  di
quel popolo.
 
 34. Regolare i rapporti secondo giustizia.
 I  rapporti fra le Comunit politiche vanno inoltre regolati secondo
giustizia:   il  che  comporta,  oltre  che  il  riconoscimento   dei
vicendevoli diritti, l'adempimento dei rispettivi doveri. Le Comunit
politiche  hanno  il diritto all'esistenza, al proprio  sviluppo,  ai
mezzi   idonei   per   attuarlo;  ad   essere   le   prime   artefici
nell'attuazione  del medesimo. ed hanno pure il  diritto  alla  buona
reputazione  e  ai debiti onori: di conseguenza e simultaneamente  le
stesse  Comunit politiche hanno pure il dovere di rispettare  ognuno
di  quei  diritti; e di evitare quindi le azioni che ne costituiscono
una  violazione. Come nei rapporti tra i singoli esseri  umani,  agli
uni  non  lecito perseguire i propri interessi a danno degli  altri,
cos  nei  rapporti fra le Comunit politiche, alle une non   lecito
sviluppare  se  stesse comprimendo od opprimendo le altre.  Cade  qui
opportuno il detto di S. Agostino: "Abbandonata la giustizia,  a  che
si  riducono i regni, se non a grandi latrocini?". Certo anele tra le
Comunit  politiche possono sorgere e di fatto sorgono  contrasti  di
interessi   per   i  contrasti  vanno  superati  e   le   rispettive
controversie risolte, non con il ricorso alla forza, con la  frode  o
con l'inganno, ma, come si addice agli esseri umani, con la reciproca
comprensione, attraverso valutazioni serenamente obiettive  e  l'equa
composizione.
 
 35. Giustizia ed equilibrio nel trattamento delle minoranze.
 Dal  XIX  secolo  una tendenza di fondo assai estesa  nell'evolversi
storico    che le Comunit politiche si adeguano a quelle nazionali.
Per, per un insieme di cause, non sempre riesce di far coincidere  i
confini  geografici  con quelli etnici: ci d  origine  al  fenomeno
delle minoranze e ai rispettivi complessi problemi. Va affermato  nel
modo  pi  esplicito che un'azione diretta a comprimere e a soffocare
il  flusso vitale delle minoranze  grave violazione della giustizia.
e  tanto pi lo , quando viene svolta per farle scomparire. Risponde
invece  ad un'esigenza di giustizia che i Poteri pubblici portino  il
loro contributo nel promuovere lo sviluppo umano delle minoranze  con
misure  efficaci a favore della loro lingua, della loro cultura,  del
loro  costume, delle loro risorse ed iniziative economiche. Qui  per
va  rilevato  che i membri delle minoranze, come conseguenza  di  una
reazione al loro stato attuale o a causa delle loro vicende storiche,
possono essere portati, non di rado, ad accentuare l'importanza degli
elementi etnici, da cui sono caratterizzati, fino a porli al di sopra
dei  valori  umani; come se ci che  proprio dell'umanit  fosse  in
funzione di ci che  proprio della nazione. Mentre saggezza vorrebbe
che  sapessero pure apprezzare gli aspetti positivi di una condizione
che  consente  loro l'arricchimento di se stessi con  l'assimilazione
graduale  e  continuata  di valori propri  di  tradizioni  o  civilt
differenti  da  quella  alla  quale essi appartengono.  Ci  per  si
verificher  soltanto  se  essi sapranno essere  come  un  ponte  che
facilita  la circolazione della vita nelle sue varie espressioni  fra
le  differenti tradizioni o civilt, e non invece una zona di attrito
che arreca danni innumerevoli e determina ristagni o involuzioni.
 
 36. Rapporti di solidariet operante.
 I  rapporti fra le Comunit politiche vanno regolati nella verit  e
secondo   giustizia;   ma   quei  rapporti  vanno   pure   vivificati
dall'operante solidariet attraverso le mille forme di collaborazione
economica,  sociale, politica, culturale, sanitaria, sportiva:  forme
possibili  e  feconde nella attuale epoca storica.  In  argomento  va
sempre  tenuto presente che la ragione di essere dei Poteri  pubblici
non    quella di chiudere e comprimere gli esseri umani  nell'ambito
delle  rispettive Comunit politiche;  invece quella di  attuare  il
bene  comune  delle stesse Comunit politiche: il quale  bene  comune
per  va  concepito e promosso come una componente  del  bene  comune
dell'intera  famiglia  umana. Ci importa non  solo  che  le  singole
Comunit  politiche perseguano i propri interessi senza  danneggiarsi
le  une  le altre, ma che mettano pure in comune l'opera loro  quando
ci  sia indispensabile per il raggiungimento di obiettivi altrimenti
non  raggiungibili:  nel qual caso per occorre usare  ogni  riguardo
perch  ci  che torna di utilit ad un gruppo di Comunit politiche,
non  sia  di  nocumento  ad altre, ma abbia anche  su  esse  riflessi
positivi.  Il  bene comune universale inoltre esige che  le  Comunit
politiche  favoriscano gli scambi, in ogni campo,  fra  i  rispettivi
cittadini  e  i  rispettivi corpi intermedi. Sulla  terra  esiste  un
numero  rilevante  di  gruppi  etnici,  pi  o  meno  accentuatamente
differenziati  l'uno dall'altro. Per gli elementi che caratterizzano
un gruppo etnico non devono trasformarsi in uno scompartimento stagno
in  cui  degli  esseri umani vengano impediti di comunicare  con  gli
esseri umani appartenenti a gruppi etnici differenti. ci sarebbe  in
stridente  contrasto  con un'epoca come la  nostra,  nella  quale  le
distanze  tra i popoli sono state quasi eliminate. N va  dimenticato
che  se in virt delle proprie peculiarit etniche, gli esseri  umani
si   distinguono  gli  uni  dagli  altri,  posseggono  per  elementi
essenziali comuni, e sono portati per natura a incontrarsi nel  mondo
dei  valori spirituali, la cui progressiva assimilazione apre ad essi
possibilit di perfezionamento senza limiti. Deve quindi essere  loro
riconosciuto  il diritto e il dovere di vivere in comunione  gli  uni
con gli altri.
 
 37. Necessit di un equilibrio tra popolazione, terra e capitali.
 Come    noto  vi  sono nella terra paesi che abbondano  di  terreni
coltivabili e scarseggiano di uomini; in altri paesi invece non vi  
proporzione  tra  le ricchezze naturali e i capitali a  disposizione.
Ci   pure  domanda  che  i  popoli  instaurino  rapporti  di   mutua
collaborazione, facilitando tra essi la circolazione di capitali,  di
beni,   di   uomini.  Qui  crediamo  opportuno  di   osservare   che,
ogniqualvolta    possibile,  pare che debba  essere  il  capitale  a
cercare  il  lavoro e non viceversa. In tal modo si offrono  a  molte
persone  possibilit concrete di crearsi un avvenire  migliore  senza
essere costrette a trapiantarsi dal proprio ambiente in un altro;  il
che   quasi impossibile che si verifichi senza schianti dolorosi,  e
senza  difficili  periodi di riassestamento umano e  di  integrazione
sociale.
 
 38. Il problema dei profughi politici.
 Il  sentimento di universale paternit che il Signore ha acceso  nel
Nostro  animo,  Ci  fa sentire profonda amarezza nel  considerare  il
fenomeno  dei profughi politici: fenomeno che ha assunto  proporzioni
ampie  e  che  nasconde sempre innumerevoli e acutissime  sofferenze.
Esso  sta purtroppo ad indicare come vi sono regimi politici che  non
assicurano  alle  singole persone una sufficiente sfera  di  libert,
entro cui al loro spirito sia acconsentito respirare con ritmo umano;
anzi   in   quei   regimi    messa  in  discussione  o   addirittura
misconosciuta la legittimit della stessa esistenza di quella  sfera.
Ci,  non    dubbio, rappresenta una radicale inversione nell'ordine
della convivenza, giacch la ragione di essere dei Poteri pubblici  
quella  di  attuare  il bene comune, di cui elemento  fondamentale  
riconoscere quella sfera di libert e assicurarne l'immunit.  Non  
superfluo ricordare che i profughi politici sono persone;  e  che  ad
essi  vanno  riconosciuti  tutti  i diritti  inerenti  alla  persona:
diritti  che  non  vengono  meno quando  siano  stati  privati  della
cittadinanza  nelle  Comunit politiche di cui erano  membri.  Fra  i
diritti  inerenti  alla persona vi  pure quello di  inserirsi  nella
Comunit politica in cui si ritiene di potersi creare un avvenire per
s  e  per  la  propria  famiglia;  di  conseguenza  quella  Comunit
politica, nei limiti acconsentiti dal bene comune rettamente  inteso,
ha  il  dovere di permettere quell'inserimento, come pure di favorire
l'integrazione  in  se  stessa delle nuove  membra.  Siamo  lieti  di
cogliere  l'occasione  per esprimere il Nostro sincero  apprezzamento
per  tutte le iniziative suscitate e promosse dalla solidariet umana
e  dall'amore  cristiano  allo  scopo di  rendere  meno  doloroso  il
trapianto di persone da un corpo sociale ad un altro. E Ci  sia  pure
consentito  di  segnalare all'attenzione e alla gratitudine  di  ogni
animo  retto  la  multiforme opera che in  un  campo  tanto  delicato
svolgono Istituzioni internazionali specializzate.
 
 39. Armamenti e disarmo.
 Ci     pure  doloroso  constatare  come  nelle  Comunit  politiche
economicamente  pi  sviluppate si siano creati  e  si  continuino  a
creare  armamenti giganteschi; come a tale scopo venga assorbita  una
percentuale  altissima di energie spirituali e di risorse economiche;
gli stessi cittadini di quelle Comunit politiche siano sottoposti  a
sacrifici  non  lievi.  mentre altre Comunit politiche  vengano,  di
conseguenza,  private  di  collaborazioni  indispensabili   al   loro
sviluppo economico e al loro progresso sociale. Gli armamenti come  
noto,  si  sogliono giustificare adducendo il motivo che se una  pace
oggi   possibile, non pu essere che la pace fondata sull'equilibrio
delle  forze.  Quindi  se una Comunit politica  si  arma,  le  altre
Comunit politiche devono tenere il passo ed armarsi esse pure. E  se
una  Comunit  politica produce armi atomiche, le altre debbono  pure
produrre  armi  atomiche di potenza distruttiva pari. In  conseguenza
gli  esseri  umani vivono sotto l'incubo di un uragano  che  potrebbe
scatenarsi  ad  ogni  istante  con  una  travolgenza  inimmaginabile.
Giacch  le armi ci sono. e se  difficile persuadersi che  vi  siano
persone capaci di assumersi la responsabilit delle distruzioni e dei
dolori  che  una  guerra  causerebbe  non    escluso  che  un  fatto
imprevedibile ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla  che
metta in moto l'apparato bellico. Inoltre va pure tenuto presente che
se  anche  una guerra a fondo, grazie all'efficacia deterrente  delle
stesse  armi, non avr luogo,  giustificato il timore che  il  fatto
della  sola continuazione degli esperimenti nucleari a scopi  bellici
possa avere conseguenze fatali per la vita sulla terra.
 
 a)  Per il bene dell'umanit intera occorre arrestare la corsa  agli
armamenti.
 Per   cui  giustizia,  saggezza  ed  umanit  domandano  che   venga
arrestata  la  corsa  agli armamenti; si riducano  simultaneamente  e
reciprocamente gli armamenti gi esistenti; si mettano  al  bando  le
armi  nucleari.  e  si  pervenga finalmente al disarmo  integrato  da
controlli  efficaci. "Non si deve permettere-- proclama Pio  XII--che
la  sciagura  di una guerra mondiale con le sue rovine  economiche  e
sociali e le sue aberrazioni e perturbamenti morali si rovesci per la
terza  volta  sull'umanit". Occorre per riconoscere  che  l'arresto
negli  armamenti a scopi bellici, la loro effettiva  riduzione  e,  a
maggior  ragione, la loro eliminazione sono impossibili o  quasi,  se
nello  stesso tempo non si procede ad un disarmo integrale;  se  cio
non  si  smontano  anche  gli  spiriti,  adoprandosi  sinceramente  a
dissolvere in essi la psicosi bellica: il che comporta, a sua  volta,
che  al  criterio  della  pace  che si  regge  sull'equilibrio  degli
armamenti,  si  sostituisca il principio che  la  vera  pace  si  pu
costruire  soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo  che  si
tratti  di  un  obiettivo che pu essere conseguito. Giacch  esso  
reclamato dalla retta ragione,  desideratissimo, ed  della pi alta
utilit.
 
 b)  Obiettivo  fondamentale dell'umanit:  allontanare  il  pericolo
della guerra.
   un  obiettivo  reclamato  dalla ragione.    evidente,  o  almeno
dovrebbe esserlo per tutti, che i rapporti fra le Comunit politiche,
come  quelli  fra i singoli esseri umani, vanno regolati non  facendo
ricorso  alla forza delle armi, ma nella luce della ragione;  e  cio
nella  verit,  nella  giustizia, nella solidariet  operante.  E  un
obiettivo   desideratissimo.  Ed  invero  chi    che  non   desidera
ardentissimamente  che il pericolo della guerra sia  eliminato  e  la
pace  sia salvaguardata e consolidata?  un obiettivo della pi  alta
utilit.  Dalla  pace  tutti traggono vantaggi: individui,  famiglie,
popoli,  l'intera  famiglia umana. Risuonano ancora oggi  severamente
ammonitrici le parole di Pio XII: "Nulla  perduto con la pace. Tutto
pu  esserlo  con  la guerra". Perci come Vicario  di  Ges  Cristo,
Salvatore  del  mondo  e  artefice  della  pace,  e  come  interpreti
dell'anelito  pi  profondo  dell'intera  famiglia  umana,   seguendo
l'impulso  del Nostro animo, preso dall'ansia di bene per  tutti,  Ci
sentiamo in dovere di scongiurare gli uomini, soprattutto quelli  che
sono investiti di responsabilit pubbliche, a non risparmiare fatiche
per  imprimere  alle  cose  un  corso  ragionevole  ed  umano.  Nelle
assemblee  pi  alte e qualificate considerino a  fondo  il  problema
della  ricomposizione pacifica dei rapporti tra le Comunit politiche
su  piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla
sincerit  nelle  trattative,  sulla fedelt  agli  impegni  assunti.
Scrutino  il problema fino a individuare il punto, donde   possibile
iniziare  l'avvio  verso intese leali, durature,  feconde.  Da  parte
Nostra  non  cesseremo di implorare le benedizioni di Dio sulle  loro
fatiche, affinch apportino risultati positivi.
 
 40. Rapporti nella libert tra le Comunit politiche.
 I  rapporti tra le Comunit politiche vanno regolati nella  libert.
Il  che  significa  che nessuna di esse ha il diritto  di  esercitare
un'azione  oppressiva  sulle  altre o di  indebita  ingerenza.  Tutte
invece devono proporsi di contribuire perch in ognuna sia sviluppato
il  senso di responsabilit, lo spirito di iniziativa, e l'impegno ad
essere  la  prima  protagonista nel realizzare la propria  ascesa  in
tutti i campi.
 
 41. Comunit politiche in fase di sviluppo economico.
 Una  comunanza  di origine, di redenzione, di supremo  destino  lega
tutti  gli  esseri  umani  e  li chiama a formare  un'unica  famiglia
cristiana. Per tale ragione nell'Enciclica Mater et Magistra  abbiamo
esortato le Comunit politiche economicamente sviluppate a instaurare
rapporti di multiforme cooperazione con le Comunit politiche in  via
di  sviluppo economico. Possiamo ora constatare con soddisfazione che
il  Nostro appello ha riscosso una larga favorevole accoglienza. e Ci
arride  la speranza che ancor pi per l'avvenire esso contribuisca  a
far  s che i Paesi meno provvisti di beni pervengano, nel tempo  pi
breve  possibile, ad un grado di sviluppo economico che  consenta  ad
ogni  cittadino  di  vivere  in condizioni rispondenti  alla  propria
dignit  di  persona.  Ma  non    mai  abbastanza  ripetuto  che  la
cooperazione  di  cui  si   fatto cenno va attuata  nel  pi  grande
rispetto per la libert delle Comunit politiche in fase di sviluppo.
Le  quali  Comunit    necessario che siano e si  sentano  le  prime
responsabili  e  le  principali  artefici  nell'attuazione  del  loro
sviluppo economico e del loro progresso sociale.
 
 a)  Le  grandi potenze economiche debbono rispettare la libert  dei
Paesi economicamente pi deboli in faticosa ascesa di sviluppo.
 Gi  il Nostro Predecessore Pio XII proclamava che "nel campo di  un
nuovo ordinamento fondato sui principi morali, non vi  posto per  la
lesione  della  libert, dell'integrit e della  sicurezza  di  altre
nazioni,  qualunque  sia la loro estensione territoriale  o  la  loro
capacit di difesa. Se  inevitabile che i grandi Stati, per le  loro
maggiori  possibilit e la loro potenza, traccino il cammino  per  la
costituzione di gruppi economici fra essi e le nazioni pi piccole  e
deboli.      nondimeno   incontestabile--come   tutti,   nell'ambito
dell'interesse generale--il diritto di queste al rispetto della  loro
libert  nel  campo  politico,  alla  efficace  custodia  di   quella
neutralit  nelle contese tra gli Stati, che loro spetta  secondo  il
gius naturale e delle genti, alla tutela del loro sviluppo economico,
giacch  soltanto  in tal guisa potranno conseguire adeguatamente  il
bene comune, il benessere materiale e spirituale del proprio popolo".
Pertanto   le  Comunit  politiche  economicamente  sviluppate,   nel
prestare la loro multiforme opera, sono tenute al riconoscimento e al
rispetto dei valori morali e delle peculiarit etniche proprie  delle
Comunit  in  fase di sviluppo economico; come pure  ad  agire  senza
propositi  di predominio politico; in tal modo portano "un contributo
prezioso alla formazione di una Comunit mondiale nella quale tutti i
membri  siano  soggetti consapevoli dei propri doveri  e  dei  propri
diritti, operanti in rapporto di uguaglianza all'attuazione del  bene
comune universale".
 
 42. Dirimere con negoziati ogni vertenza tra i popoli.
 Si  diffonde sempre pi tra gli esseri umani la persuasione  che  le
eventuali controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il
ricorso alle armi; ma invece attraverso il negoziato. Vero  che  sul
terreno  storico  quella persuasione  piuttosto in rapporto  con  la
forza  terribilmente distruttiva delle armi moderne. ed   alimentata
dall'orrore  che  suscita nell'animo anche  solo  il  pensiero  delle
distruzioni  immani  e dei dolori immensi che l'uso  di  quelle  armi
apporterebbe  alla  famiglia umana, per cui riesce quasi  impossibile
pensare  che nell'era atomica la guerra possa essere utilizzata  come
strumento  di  giustizia. Per tra i popoli, purtroppo, spesso  regna
ancora  la  legge  del  timore. Ci li sospinge  a  profondere  spese
favolose in armamenti: non gi, si afferma -- n vi  motivo per  non
credervi   --   per   aggredire,  ma   per   dissuadere   gli   altri
dall'aggressione.    lecito  tuttavia  sperare   che   gli   uomini,
incontrandosi e negoziando, abbiano a scoprire meglio i  vincoli  che
li  legano, provenienti dalla loro comune umanit; e abbiano  pure  a
scoprire  che  una  fra le pi profonde esigenze  della  loro  comune
umanit  che tra essi e tra i rispettivi popoli regni non il timore,
ma  l'amore: il quale tende ad esprimersi nella collaborazione leale,
multiforme, apportatrice di molti beni.
 
                            PARTE QUARTA
 
      RAPPORTI DELLE SINGOLE PERSONE E DELLE COMUNIT POLITICHE
                      CON LA COMUNIT MONDIALE
 
 43. lnterdipendenza tra le comunit politiche.
 I   recenti  progressi  delle  scienze  e  delle  tecniche  incidono
profondamente  sugli esseri umani, sollecitandoli a  collaborare  tra
loro  e orientandoli verso una convivenza unitaria a raggio mondiale.
Si    infatti  intensamente accentuata la circolazione  delle  idee,
degli  uomini,  delle cose. Per cui sono aumentati enormemente  e  si
sono  infittiti  i  rapporti tra i cittadini, le  famiglie,  i  corpi
intermedi appartenenti a diverse Comunit politiche. come pure fra  i
Poteri    pubblici   delle   medesime.   Mentre   si    approfondisce
l'interdipendenza  tra le economie nazionali:  le  une  si  ingranano
progressivamente  sulle altre fino a diventare ciascuna  quasi  parte
integrante  di  un'unica economia mondiale; e il  progresso  sociale,
l'ordine,  la  sicurezza e la pace all'interno di  ciascuna  Comunit
politica  in rapporto vitale con il progresso sociale, l'ordine,  la
sicurezza,  la  pace  di tutte le altre Comunit  politiche.  Nessuna
Comunit politica oggi  in grado di perseguire i suoi interessi e di
svilupparsi  chiudendosi in se stessa; giacch  il  grado  della  sua
prosperit e del suo sviluppo sono pure il riflesso ed una componente
del  grado di prosperit e dello sviluppo di tutte le altre  Comunit
politiche.
 
 44.  Insufficienza  dell'attuale  organizzazione  dell'autorit  per
assicurare il bene comune universale.
 L'unit  della famiglia umana  esistita in ogni tempo giacch  essa
ha  come  membri gli esseri umani che sono tutti uguali  per  dignit
naturale.   Di  conseguenza  esister  sempre  l'esigenza   obiettiva
all'attuazione, in grado sufficiente, del bene comune  universale,  e
cio del bene comune dell'intera famiglia umana. Nei tempi passati si
poteva,  a  ragione, ritenere che i Poteri pubblici delle  differenti
Comunit  politiche  potessero essere in grado  di  attuare  il  bene
comune  universale:  o attraverso le normali vie diplomatiche  o  con
incontri  a  pi  alto livello utilizzando gli istrumenti  giuridici,
quali,  ad  esempio le convenzioni e i trattati: istrumenti giuridici
suggeriti dal diritto naturale, e determinati dal diritto delle genti
e dal diritto internazionale. In seguito alle profonde trasformazioni
intervenute nei rapporti della convivenza umana, da una parte il bene
comune    universale   solleva   problemi   complessi,    gravissimi,
estremamente urgenti, specialmente per ci che riguarda la  sicurezza
e  la pace mondiale; dall'altra parte i Poteri pubblici delle singole
Comunit  politiche,  posti  come sono su  un  piede  di  uguaglianza
giuridica  tra  essi,  per quanto moltiplichino  i  loro  incontri  e
acuiscano   la  loro  ingegnosit  nell'elaborare  nuovi   istrumenti
giuridici,  non  sono  pi  in grado di affrontare  e  risolvere  gli
accennati  problemi adeguatamente; e ci non tanto  per  mancanza  di
buona  volont  o  di iniziativa, ma a motivo di una loro  deficienza
strutturale. Si pu dunque affermare che sul terreno storico  venuta
meno  la  rispondenza fra l'attuale organizzazione  e  il  rispettivo
funzionamento del principio autoritario operante su piano mondiale  e
le esigenze obiettive del bene comune universale.
 
 45. Necessit di poteri pubblici mondiali.
 Esiste  un  rapporto  intrinseco fra i contenuti  storici  del  bene
comune da una parte e la configurazione e il funzionamento dei Poteri
pubblici  dall'altra.  L'ordine morale, cio  come  esige  l'autorit
pubblica  nella  convivenza  per l'attuazione  del  bene  comune,  di
conseguenza  esige pure che l'autorit a tale scopo  sia  efficiente.
Ci postula che gli organi nei quali l'autorit prende corpo, diviene
operante  e  persegue il suo fine, siano strutturati  e  agiscano  in
maniera  da  essere idonei a tradurre nella realt i contenuti  nuovi
che  il  bene  comune  viene assumendo nell'evolversi  storico  della
convivenza. Il bene comune universale pone ora problemi a  dimensioni
mondiali  che non possono essere adeguatamente affrontati  e  risolti
che  ad  opera di Poteri pubblici aventi ampiezza, strutture e  mezzi
delle stesse proporzioni; di Poteri pubblici cio, che siano in grado
di  operare  in modo efficiente sul piano mondiale. Lo stesso  ordine
morale quindi domanda che tali Poteri vengano istituiti.
 
 46. Istituire di comune accordo i poteri pubblici mondiali.
 I  Poteri  pubblici, aventi autorit su piano mondiale e  dotati  di
mezzi   idonei   a   perseguire  efficacemente  gli   obiettivi   che
costituiscono  i contenuti concreti del bene comune universale  vanno
istituiti di comune accordo e non imposti con la forza. La ragione  
che  siffatti Poteri devono essere in grado di operare efficacemente;
per,  nello  stesso  tempo, la loro azione deve essere  informata  a
sincera ed effettiva imparzialit; deve cio essere un'azione diretta
a  soddisfare  alle  esigenze obiettive del bene  comune  universale.
Senonch   ci  sarebbe  certamente  da  temere  che  Poteri  pubblici
supernazionali  o  mondiali  imposti  con  la  forza  dalle  Comunit
politiche  pi  potenti  non  siano o  non  divengano  istrumento  di
interessi particolaristici. e qualora ci non si verifichi,    assai
difficile  che nel loro operare risultino immuni da ogni sospetto  di
parzialit: il che comprometterebbe l'efficacia della loro azione. Le
Comunit  politiche, anche se fra esse corrono differenze  accentuate
nel  grado di sviluppo economico e nella potenza militare, sono tutte
assai sensibili quanto a parit giuridica e alla loro dignit morale.
Per  cui,  a ragione, non facilmente si piegano ad obbedire a  Poteri
imposti  con  la  forza;  o a Poteri alla cui creazione  non  abbiano
contribuito; o ai quali non abbiano esse stesse deciso di  sottoporsi
con scelte consapevoli e libere.
 
 47. Autorit mondiale e diritti della persona.
 Come  il bene comune delle singole Comunit politiche, cos il  bene
comune universale non pu essere determinato che avendo riguardo alla
persona  umana.  Per  cui  anche  i Poteri  pubblici  della  Comunit
mondiale    devono   proporsi   come   obiettivo   fondamentale    il
riconoscimento,  il rispetto, la tutela e la promozione  dei  diritti
della  persona: con un'azione diretta, quando il caso lo comporti;  o
creando  un ambiente a raggio mondiale in cui sia reso pi facile  ai
Poteri  pubblici delle singole Comunit politiche svolgere le proprie
specifiche funzioni.
 
 48. Principio di sussidiariet.
 Come  i  rapporti  tra  individui, famiglie, corpi  intermedi,  e  i
Poteri  pubblici  delle  rispettive Comunit politiche,  nell'interno
delle medesime, vanno regolati secondo il principio di sussidiariet,
cosi nella luce dello stesso principio vanno regolati pure i rapporti
fra  i  Poteri pubblici delle singole Comunit politiche e  i  Poteri
pubblici della Comunit mondiale. Ci significa che i Poteri pubblici
della  Comunit mondiale devono affrontare e risolvere i  problemi  a
contenuto  economico, sociale, politico, culturale che pone  il  bene
comune   universale;  problemi  per  che  per  la   loro   ampiezza,
complessit  e  urgenza  i  Poteri pubblici  delle  singole  Comunit
politiche  non  sono  in  grado  di  affrontare  con  prospettiva  di
soluzioni  positive.  I Poteri pubblici della Comunit  mondiale  non
hanno  lo  scopo  di limitare la sfera di azione ai  Poteri  pubblici
nelle singole Comunit politiche e tanto meno di sostituirsi ad essi;
hanno  invece  lo  scopo  di  contribuire alla  creazione,  su  piano
mondiale,  di  un ambiente nel quale i Poteri pubblici delle  singole
Comunit  politiche,  i  rispettivi cittadini  e  i  corpi  intermedi
possano  svolgere i loro compiti, adempiere i loro doveri, esercitare
i loro diritti con maggiore sicurezza.
 
 49. Valore della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.
 Come    noto,  il 26 giugno 1945, venne costituita l'Organizzazione
delle  Nazioni Unite (O.N.U.). alla quale, in seguito, si collegarono
gli Istituti Intergovernativi aventi vasti compiti internazionali  in
campo economico, sociale, culturale, educativo, sanitario. Le Nazioni
Unite  si  proposero come fine essenziale mantenere e consolidare  la
pace  fra  i  popoli,  sviluppando fra essi le  amichevoli  relazioni
fondate  sui  principi  dell'uguaglianza, del  vicendevole  rispetto,
della multiforme cooperazione in tutti i settori della convivenza. Un
atto  della  pi alta importanza compiuto dalle Nazioni  Unite    la
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo approvata in Assemblea
Generale   il   10   Dicembre  l948.  Nel  preambolo   della   stessa
Dichiarazione si proclama come un ideale da perseguirsi  da  tutti  i
popoli e da tutte le Nazioni l'effettivo riconoscimento e rispetto di
quei diritti e delle rispettive libert. Su qualche punto particolare
della Dichiarazione sono state sollevate obiezioni e fondate riserve.
Non    dubbio  per che il Documento segni un passo  importante  nel
cammino  verso  l'organizzazione  giuridico-politica  della  Comunit
mondiale. In esso infatti viene riconosciuta nella forma pi solenne,
la  dignit  di  persona  a  tutti  gli  esseri  umani;  e  viene  di
conseguenza  proclamato  come  loro fondamentale  diritto  quello  di
muoversi liberamente nella ricerca del vero, nell'attuazione del bene
morale  e  della  giustizia; e il diritto a  una  vita  dignitosa.  e
vengono pure proclamati altri diritti connessi con quelli accennati .
 
 Auspicio per un'azione pi proficua dell'O.N.U.
 Auspichiamo  pertanto che l'Organizzazione delle  Nazioni  Unite  --
nelle  strutture e nei mezzi-- si adegui sempre pi  alla  vastit  e
nobilt  dei suoi compiti; e che arrivi il giorno nel quale i singoli
esseri umani trovino in essa una tutela efficace in ordine ai diritti
che  scaturiscono immediatamente dalla loro dignit di persone; e che
perci sono diritti universali, inviolabili, inalienabili. Tanto  pi
che i singoli esseri umani, mentre partecipano sempre pi attivamente
alla  vita  pubblica  delle proprie Comunit politiche,  mostrano  un
crescente  interessamento alle vicende di tutti i popoli, e avvertono
con  maggiore  consapevolezza di essere membra vive di  una  Comunit
mondiale.
 
                            PARTE QUINTA
 
         I CATTOLICI PER LA COSTRUZIONE DELLA PACE NEL MONDO
 
 50. Dovere di partecipare alla vita pubblica.
 Ancora  una  volta Ci permettiamo di richiamare i  Nostri  figli  al
dovere che hanno di partecipare attivamente alla vita pubblica  e  di
contribuire  all'attuazione del bene comune della  famiglia  umana  e
della  propria Comunit politica; e di adoprarsi quindi,  nella  luce
della  Fede  e  con  la  forza dell'Amore, perch  le  istituzioni  a
finalit  economiche, sociali, culturali e politiche, siano  tali  da
non  creare  ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere  meno  arduo
alle persone il loro perfezionamento: tanto nell'ordine naturale  che
in quello soprannaturale.
 
 51. Partecipare con competenza e capacit.
 Non  basta essere illuminati dalla Fede ed accesi dal desiderio  del
bene  per penetrare di sani principi una civilt e vivificarla  nello
spirito  del Vangelo. A tale scopo  necessario inserirsi  nelle  sue
istituzioni  e  operare efficacemente dal di dentro  delle  medesime.
Per  la  nostra civilt si contraddistingue soprattutto per  i  suoi
contenuti scientifico-tecnici. Per cui non ci si inserisce nelle  sue
istituzioni e non si opera con efficacia dal di dentro delle medesime
se   non  si    scientificamente  competenti,  tecnicamente  capaci,
professionalmente esperti.
 
 52. Insufficienza dei valori scientifico-tecnico professionali.
 Amiamo    pure   richiamare   all'attenzione   che   la   competenza
scientifica, la capacit tecnica, l'esperienza professionale, se sono
necessarie, non sono per sufficienti per ricomporre i rapporti della
convivenza  in un ordine genuinamente umano: e cio in un  ordine  di
cui  fondamento   la verit, misura e obiettivo la  giustizia  forza
propulsiva l'Amore, metodo di attuazione la libert. A tale scopo  si
richiede certamente che gli esseri umani svolgano le proprie attivit
a  contenuto  temporale,  obbedendo  alle  leggi  che  sono  ad  esse
immanenti,  e  seguendo metodi rispondenti alla loro  natura;  ma  si
richiede  pure,  nello  stesso tempo, che  svolgano  quelle  attivit
nell'ambito   dell'ordine   morale.  e  quindi   come   esercizio   o
rivendicazione  di  un  diritto, come  adempimento  di  un  dovere  e
prestazione  di un servizio; come risposta positiva a un  comando  di
Dio,  collaborazione alla Sua azione creatrice, e  apporto  personale
all'attuazione del Suo piano provvidenziale nella storia. si richiede
cio  che gli esseri umani, nell'interiorit di se stessi, vivano  il
loro  operare  a  contenuto temporale come una  sintesi  di  elementi
scientifico-tecnico-professionali e di valori spirituali.
 
 53.  Ricomporre  l'unita interiore tra credenza religiosa  e  azione
temporale.
 Nelle  Comunit  Nazionali di tradizione cristiana,  le  istituzioni
dell'ordine temporale, nell'epoca moderna, mentre rivelano spesso  un
alto  grado  di  perfezione scientifico-tecnica e  di  efficienza  in
ordine   ai  rispettivi  fini  specifici,  nello  stesso   tempo   si
caratterizzano non di rado per la povert di fermenti  e  di  accenti
cristiani.   certo tuttavia che alla creazione di quelle istituzioni
hanno  contribuito e continuano a contribuire molti che si ritenevano
e  si  ritengono cristiani; e non  dubbio che, in parte  almeno,  lo
erano  e  lo  sono. Come si spiega? Riteniamo che la  spiegazione  si
trovi  in  una  frattura nel loro animo fra la credenza  religiosa  e
l'operare a contenuto temporale.  necessario quindi che in  essi  si
ricomponga  l'unit  interiore. e nelle loro attivit  temporali  sia
pure  presente la Fede come faro che illumina e la Carit come  forza
che vivifica.
 
 54. Necessit di una solida formazione cristiana.
 Ma  pensiamo pure che l'accennata frattura nei credenti fra credenza
religiosa  e operare a contenuto temporale,  il risultato,  in  gran
parte se non del tutto, di un difetto di solida formazione cristiana.
Capita  infatti, troppo spesso e in molti ambienti, che  non  vi  sia
proporzione  fra  istruzione  scientifica  e  istruzione   religiosa:
l'istruzione  scientifica continua ad estendersi  fino  ad  attingere
gradi  superiori,  mentre  l'istruzione  religiosa  rimane  di  grado
elementare.    perci  indispensabile  che  negli  esseri  umani  in
formazione, l'educazione sia integrale e ininterrotta; e cio che  in
essi  il  culto dei valori religiosi e l'affinamento della  coscienza
morale  proceda  di  pari  passo con la  continua  sempre  pi  ricca
assimilazione   di   elementi   scientifico-tecnici;   ed       pure
indispensabile che siano educati circa il metodo idoneo  secondo  cui
svolgere in concreto i loro compiti.
 
 55. Urgenza di un impegno costante.
 Riteniamo  opportuno  di fare presente come sia difficile  cogliere,
con  sufficiente  aderenza, il rapporto fra esigenze obiettive  della
giustizia  e situazioni concrete; di individuare cio i  gradi  e  le
forme  secondo  cui  i  principi  e le  direttive  dottrinali  devono
tradursi  nella realt. E l'individuazione di quei gradi e di  quelle
forme   tanto pi difficile nell'epoca nostra, caratterizzata da  un
dinamismo accentuato; e nella quale ognuno  tenuto pure a portare il
suo contributo alla attuazione del bene comune universale. Per cui il
problema   dell'adeguazione  della  realt  sociale   alle   esigenze
obbiettive  della  giustizia   problema  che  non  ammette  mai  una
soluzione definitiva. I Nostri figli pertanto devono vigilare  su  se
stessi  per  non  adagiarsi soddisfatti in obbiettivi gi  raggiunti.
Anzi  per tutti gli esseri umani  quasi un dovere pensare che quello
che    stato  realizzato  sempre poco rispetto a quello  che  resta
ancora  da  compiere  per  adeguare  gli  organismi  produttivi,   le
associazioni  sindacali, le organizzazioni professionali,  i  sistemi
assicurativi,  gli  ordinamenti  giuridici,  i  regimi  politici,  le
istituzioni  a finalit culturali, sanitarie, ricreative e  sportive,
alle   dimensioni  proprie  dell'era  dell'atomo  e  delle  conquiste
spaziali:  era  nella quale la famiglia umana    gi  entrata  e  ha
iniziato   il  suo  nuovo  cammino  con  prospettive  di  un'ampiezza
sconfinata.
 
 56.  Possibilit  di  collaborazione con i non cattolici  ed  i  non
credenti in campo economico e socio politico.
 Le linee dottrinali tracciate nel presente Documento scaturiscono  o
sono  suggerite  da  esigenze insite nella  stessa  natura  umana,  e
rientrano,  per  lo  pi, nella sfera del diritto  naturale.  Offrono
quindi ai cattolici un vasto campo di incontri e di intese tanto  con
i  cristiani  separati da questa Sede Apostolica  quanto  con  esseri
umani  non  illuminati dalla Fede in Ges Cristo, nei  quali  per  
presente  la  luce  della  ragione ed   pure  presente  ed  operante
l'onest  naturale. "In tali rapporti i Nostri figli siano  vigilanti
per  essere  sempre  coerenti con se stessi, per  non  venire  mai  a
compromessi  riguardo alla religione e alla morale. Ma  nello  stesso
tempo  siano  e  si  mostrino  animati da  spirito  di  comprensione,
disinteressati,  e  disposti ad operare lealmente nell'attuazione  di
oggetti che siano di loro natura buoni o riducibili al bene".
 
 57. Alcune linee direttive ai cattolici per questa collaborazione.
 Non  si  dovr  per  mai  confondere l'errore  coll'errante,  anche
quando trattisi di errore o di conoscenza inadeguata della verit  in
campo  morale-religioso. L'errante  sempre ed  anzitutto  un  essere
umano  e  conserva, in ogni caso, la sua dignit  di  persona;  e  va
sempre  considerato  e  trattato come si conviene  a  tanta  dignit.
Inoltre  in ogni essere umano non si spegne mai l'esigenza, congenita
alla  sua natura, di spezzare gli schemi dell'errore per aprirsi alla
conoscenza della verit. E l'azione di Dio in lui non viene mai meno.
Per cui chi in un particolare momento della sua vita non ha chiarezza
di  fede o aderisce ad opinioni erronee, pu essere domani illuminato
e  credere  alla verit. Gli incontri e le intese, nei  vari  settori
dell'ordine temporale, fra credenti e quanti non credono o credono in
modo  non  adeguato,  perch  aderiscono ad  errori,  possono  essere
occasione per scoprire la verit e per renderle omaggio.
 
 a)  Saper  distinguere  fra false dottrine filosofiche  e  movimenti
socio-politici.
 Va  altres  tenuto presente che non si possono neppure identificare
false  dottrine  filosofiche sulla natura,  l'origine  e  il  destino
dell'universo   e  dell'uomo,  con  movimenti  storici   a   finalit
economiche, sociali, culturali e politiche, anche se questi movimenti
sono  stati  originati da quelle dottrine e da esse  hanno  tratto  e
traggono   tuttora  ispirazione.  Giacch  le  dottrine,  una   volta
elaborate  e definite, rimangono sempre le stesse; mentre i movimenti
suddetti,    agendo   sulle   situazioni   storiche   incessantemente
evolventisi,  non  possono  non subirne gli  influssi  e  quindi  non
possono  non andare soggetti a mutamenti anche profondi. Inoltre  chi
pu  negare che in quei movimenti, nella misura in cui sono  conformi
della  retta  ragione e si fanno interpreti delle giuste  aspirazioni
della  persona  umana,  vi siano elementi positivi  e  meritevoli  di
approvazione?
 
 b) Nuove possibilit di incontro e di collaborazione.
 Pertanto,  pu  verificarsi che un avvicinamento o  un  incontro  di
ordine  pratico,  ieri ritenuto non opportuno  o  non  fecondo,  oggi
invece  sia  o lo possa divenire domani. Decidere se tale  momento  
arrivato,  come  pure  stabilire  i modi  e  i  gradi  dell'eventuale
consonanza di attivit al raggiungimento di scopi economici, sociali,
culturali, politici onesti e utili al vero bene della Comunit,  sono
problemi  che  si  possono  risolvere soltanto  con  la  virt  della
prudenza, che  la guida delle virt che regolano la vita morale  sia
individuale  che  sociale.  Perci,  da  parte  dei  cattolici   tale
decisione  spetta in primo luogo a coloro che vivono od  operano  nei
settori  specifici della convivenza, in cui quei problemi si pongono,
sempre  tuttavia in accordo con i principi del diritto naturale,  con
la  dottrina  sociale  della Chiesa e con le direttive  dell'autorit
ecclesiastica.  Non si deve, infatti, dimenticare  che  compete  alla
Chiesa  il  diritto  e  il  dovere non solo di  tutelare  i  principi
dell'ordine etico e religioso, ma anche dell'ordine temporale, quando
si  tratta  di giudicare dell'applicazione di quei principi  ai  casi
concreti.
 
 58. Operare sempre con gradualit.
 Non   mancano  anime  particolarmente  dotate  di  generosit,   che
trovandosi  di  fronte  a situazioni nelle quali  le  esigenze  della
giustizia non sono soddisfatte o non lo sono in grado sufficiente, si
sentono accese dal desiderio di innovare, superando con un balzo solo
tutte  le  tappe;  come  volessero far ricorso  a  qualcosa  che  pu
rassomigliare alla rivoluzione. Non si dimentichi che la gradualit 
la  legge della vita in tutte le sue espressioni; per cui anche nelle
istituzioni  umane  non si riesce ad innovare  verso  il  meglio  che
agendo  dal  di dentro di esse gradualmente. "Non nella rivoluzione--
proclama  Pio XII--ma in una evoluzione concordata sta la salvezza  e
la  giustizia. La violenza non ha mai fatto altro che abbattere,  non
innalzare;  accendere le passioni, non calmarle;  accumulare  odio  e
rovine, non affratellare i contendenti; e ha precipitato gli uomini e
i  partiti nella dura necessit di ricostruire lentamente, dopo prove
dolorose, sopra i ruderi della discordia".
 
                             CONCLUSIONE
 
 59.  Compito  per  tutti gli uomini di buona volont:  costruire  la
pace.
 A  tutti gli uomini di buona volont incombe un compito immenso:  il
compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verit, nella
giustizia, nell'amore, nella libert: i rapporti della convivenza tra
i  singoli  esseri  umani; fra i cittadini e le  rispettive  Comunit
politiche; fra le stesse Comunit politiche; fra individui, famiglie,
corpi  intermedi  e Comunit politiche da una parte e  dall'altra  la
Comunit  mondiale. Compito nobilissimo qual  quello di  attuare  la
vera pace nell'ordine stabilito da Dio. Certo, coloro che prestano la
loro  opera  alla  ricomposizione dei  rapporti  della  vita  sociale
secondo  i criteri sopra accennati, non sono molti; ad essi  vada  il
Nostro   paterno   apprezzamento,  il  Nostro  pressante   invito   a
perseverare  nella  loro  opera con slancio sempre  rinnovato.  E  Ci
conforta la speranza, che il loro numero aumenti, soprattutto  fra  i
credenti.  un imperativo del dovere;  un'esigenza dell'Amore.  Ogni
credente, in questo nostro mondo, deve essere una scintilla di  luce,
un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto pi
lo  sar,  quanto pi, nella intimit di se stesso, vive in comunione
con  Dio. Infatti non si d pace fra gli uomini se non vi   pace  in
ciascuno  di essi, se cio ognuno non instaura in se stesso  l'ordine
voluto  da Dio. "Vuole l'anima tua--si domanda Sant'Agostino--vincere
le  tue passioni? Sia sottomessa a Chi  in alto e vincer ci che  
in  basso. E sar in te la pace: vera, sicura, ordinatissima. Qual  
l'ordine  di  questa pace? Dio comanda all'anima, l'anima  al  corpo;
niente di pi ordinato".
 
 
 
 60. Il Principe della Pace.
 
 Queste  Nostre parole, che abbiamo voluto dedicare ai  problemi  che
pi  assillano l'umana famiglia, nel momento presente,  e  dalla  cui
equa  soluzione  dipende  l'ordinato progresso  della  societ,  sono
dettate da una profonda aspirazione, che sappiamo comune a tutti  gli
uomini di buona volont: il consolidamento della pace nel mondo. Come
Vicario  --bench tanto umile ed indegno-- di Colui, che il profetico
annuncio  chiama  il  "Principe della Pace",  abbiamo  il  dovere  di
spendere tutte le Nostre energie per il rafforzamento di questo bene.
Ma  la  Pace  rimane solo vuoto suono di parole, se non  fondata  su
quell'ordine  che  il presente Documento ha tracciato  con  fiduciosa
speranza:  ordine fondato sulla verit, costruito secondo  giustizia,
vivificato e integrato dalla carit, e posto in atto nella libert.
 
 61.    questa un'impresa tanto nobile ed alta, che le forze  umane,
anche  se animate da ogni lodevole buona volont non possono da  sole
portare ad effetto. Affinch l'umana societ sia uno specchio il  pi
fedele  possibile  del Regno di Dio,  necessario l'aiuto  dall'alto.
Per  questo  la  Nostra invocazione in questi giorni sacri  sale  pi
fervorosa a Colui che ha vinto nella Sua dolorosa Passione e Morte il
peccato, elemento disgregatore e apportatore di lutti e squilibri  ed
ha  riconciliato l'umanit col Padre Celeste nel Suo Sangue:  "Poich
Egli  la nostra Pace, Egli, che delle due ne ha fatta una sola...  E
venne ad evangelizzare la pace a voi, che eravate lontani, e la  pace
ai  vicini".  E  nella Liturgia di questi giorni risuona  l'annuncio:
Surgens  Iesus  Dominus noster, stans in medio  discipulorum  suorum,
dixit:  "Pax  vobis, Alleluia"; gavisi sunt discipuli,  viso  Domino.
Egli  lascia la pace, Egli porta la pace: Pacem relinquo vobis, pacem
meam  do vobis non quomodo mundus dat Ego do vobis. Questa  la  pace
che chiediamo a Lui con l'ardente sospiro della Nostra preghiera.
 
 62. Allontani Egli dal cuore degli uomini ci che la pu mettere  in
pericolo;  e  li trasformi in testimoni di verit, di  giustizia,  di
amore  fraterno. Illumini i responsabili dei popoli, affinch accanto
alle  sollecitudini  per  il  giusto benessere  dei  loro  cittadini,
garantiscano e difendano il gran dono della pace; accenda la  volont
di  tutti a superare le barriere che dividono, a fomentare i  vincoli
della  mutua carit, a comprendere gli altri, a perdonare coloro  che
hanno  recato  ingiurie; in virt della Sua azione,  si  affratellino
tutti  i  popoli  della terra e fiorisca in essi e  sempre  regni  la
desideratissima pace. (...)
 
 
 
