                          LETTERA ENCICLICA
                         DEL SOMMO PONTEFICE
                           GIOVANNI XXIII
                         "MATER ET MAGISTRA"
             SUI RECENTI SVILUPPI DELLA QUESTIONE SOCIALE
       NELLA NUOVA CONDIZIONE DEI TEMPI NEL 70esimo ANNIVERSARIO
                DELLA "RERUM NOVARUM"  (15 maggio 1961)
                                   
INDICE
Il senso dell'intervento della Chiesa nella vita sociale.   
I nuovi aspetti della questione sociale.
INTRODUZIONE                       
Missione della Chiesa come madre e maestra dei popoli.
La "Rerum Novarum" testimonianza della missione della Chiesa.
Operante attualit del messaggio della "Rerum Novarum".
parte prima                       
LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA DALLA
"RERUM NOVARUM" AI SUCCESSIVI SVILUPPI DEL
MAGISTERO Dl PIO XI E PIO XII
L'ENCICLICA "RERUM NOVARUM"       
L'ambiente dell'epoca della enciclica.
Opportunit e valore dell'enciclica.
I principi basilari dell'enciclica.
Conseguenze pratiche dell'enciclica.
L'ENCICLICA "QUADRAGESIMO ANNO"         
Sintesi dell'enciclica di Pio XI.
Precisazioni dottrinali su alcuni punti controversi.
I nuovi problemi conseguenti alla trasformazione dell'ordine economico.
Norme di Pio XI per la ricostruzione della societ.
I due principi fondamentali dell'enciclica di Pio XI.
I PUNTI FONDAMENTALI DEL RADIOMESSAGGIO Dl PIO XII DELLA PENTECOSTE 1941         
Sintesi del radiomessaggio e indicazione di tre motivi fondamentali.
I - L'uso dei beni materiali.
II - Il lavoro dovere e diritto di ogni essere umano.
III - La famiglia.
MOTIVI Dl UNA NUOVA ENCICLICA
DOPO 70 ANNI DALLA "RERUM NOVARUM" 
Mutamenti nel campo scientifico-tecnico-economico.
Mutamenti nel campo sociale.
Mutamenti nel campo politico.
Piano generale della nuova enciclica.
parte seconda                     
PRECISAZIONI E SVILUPPI DEGLI INSEGNAMENTI DELLA "RERUM NOVARUM"
INIZIATIVA PRIVATA E INTERVENTO DEI POTERI PUBBLICI IN CAMPO ECONOMICO
II principio della sussidiariet va applicato all'economia.
 necessario L'apporto dell'iniziativa privata e di quella pubblica.
LA "SOCIALIT",                         
NUOVO ASPETTO DELL'EPOCA ATTUALE
Origine e ampiezza del fenomeno associativo.
Vantaggi ed inconvenienti della "socialit"
Funzione dei poteri pubblici e dei corpi intermedi.
Equilibrato rapporto tra autonomia e collaborazione.
LA RETRIBUZIONE DEL LAVORO            
Lo scandalo dei salari di fame.
Principi regolatori del giusto salario.
Processo di adeguazione tra sviluppo economico e progresso sociale.
La ricchezza economica di un popolo deriva dalla giusta 
distribuzione dei beni.
Salario e autofinanziamento.
Giusta proporzione tra salari e profitti del capitale.
Salario e bene comune.
ESIGENZE DELLA GIUSTIZIA NEI CONFRONTI DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE
Le strutture delle imprese conformi alla dignit dell'uomo.
Riconfermata la direttiva di Pio XII riguardo alla piccola e media impresa.
Impresa artigiana e impresa cooperativistica.
Presenza attiva dei lavoratori nelle medie e grandi imprese.
Spirito comunitario nelle relazioni umane.
Maggiore attenzione alla professionalit dei lavoratori.
LE ASSOCIAZIONI OPERAIE            
Presenza dei lavoratori a tutti i livelli.
Le associazioni operaie cristiane.
Elogio dell'attivit dell'O.I.L.
LA PROPRIET PRIVATA                   
Mutata situazione della societ.
Riaffermazione del diritto di propriet.
La propriet privata  garanzia di un retto ordine sociale.
Operare per una effettiva diffusione della propriet.
Rendere possibile la propriet a tutti.
La propriet per tutti con un'adeguata politica.
Funzione della propriet pubblica.
Garantire una retta gestione della propriet pubblica.
Funzione sociale del diritto di propriet privata.
Insopprimibile funzione dei privati nell'assistenza sociale.
I compiti della propriet privata secondo il Vangelo.
parte terza                      
SQUILIBRIO E SVILUPPO: NUOVI ASPETTI DELLA QUESTIONE SOCIALE
A - SUL PIANO NAZIONALE           
I -  necessario aiutare l'agricoltura
L'agricoltura settore depresso dell'economia.
Esigenza di equilibrio tra i vari settori produttivi.
Adeguamento dei servizi pubblici essenziali in campo rurale.
Sviluppo graduale ed armonico del settore agricolo.
Necessaria un'oculata politica economica.
Imposizione tributaria proporzionale.
Per l'agricoltura capitali ad interesse conveniente.
Assicurazioni sociali e sicurezza sociale.
Tutela dei prezzi dei prodotti agricoli.
Integrazione dei redditi agricoli.
Adeguazione delle strutture dell'impresa agricola.
I lavoratori della terra protagonisti della loro elevazione.
Necessit di solidariet e collaborazione.
Essere sensibili ai richiami del bene comune.
Elogio per chi si dedica all'elevazione  dei contadini.
Vocazione e missione.
II - azione di riequilibrio e di propulsione nelle zone in via di sviluppo               
Obiettivi da conseguire.
Applicazione del principio di solidariet.
B - SUL PIANO INTERNAZIONALE           
Eliminazione o riduzione degli squilibri fra terra e popolazione.
Necessit di collaborazione internazionale.
Elogio della F.A.O.
I - ESIGENZE DI GIUSTIZIA NEI RAPPORTI TRA PAESI                 
A sviluppo economico di grado diverso
Il problema dell'epoca moderna: aiuto ai paesi sotto sviluppati.
Responsabilit speciale dei cristiani.
Aiuti di emergenza.
Utilizzazioni delle eccedenze agricole.
Cooperazione scientifico-tecnico-finanziaria.
Alcuni criteri da usare nell'azione di aiuto ai Paesi sottosviluppati.
Evitare gli errori del passato.
Rispetto delle caratteristiche delle singole Comunit.
Azione disinteressata e non neocolonialismo.
Rispettare la gerarchia dei valori
L'apporto della Chiesa e dei cattolici allo sviluppo dei popoli.
II - INCREMENTO DEMOGRAFICO E SVILUPPO ECONOMICO
Squilibrio tra popolazioni e mezzi di sussistenza.
I termini del problema.
Gravi casi concreti da affrontare.
Alcuni principi per la soluzione del problema demografico.
Rispetto delle leggi della vita.
Educazione al senso della responsabilit.
A servizio della vita secondo il comandamento divino.
III - NECESSIT DI COLLABORAZIONE SUL PIANO MONDIALE            
Dimensioni mondiali di ogni problema umano di rilievo.
Effetti disastrosi per la NON collaborazione tra i popoli.
Mancato riconoscimento dell'ordine morale.
Iddio fondamento dell'ordine morale.
Il progresso tecnico-scientifico pone gravi problemi circa il suo uso.
Svanita l'illusione di un paradiso in terra.
parte quarta                      
L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA, BASE UNICA PER LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA SOCIALE
I - IDEOLOGIE INCOMPLETE ED ERRONEE          
L'errore pi radicale.
Non ci sar giustizia e pace se ci si distacca da Dio.
II - PERENNE ATTUALIT DELL'INSEGNAMENTO SOCIALE DELLA CHIESA               
Necessit della sua diffusione.
Estendere lo studio dell'insegnamento sociale della Chiesa.
 necessario tradurre nel concreto il suo insegnamento.
III - COMPITO DELLE ASSOCIAZIONI DI APOSTOLATO DEI LAICI                
Attraverso l'azione ci si educa.
Operare con spirito di sacrificio e di mortificazione.
Suggerimenti pratici: vedere, giudicare, agire.
Saper superare le divergenze di opinioni.
Conformarsi alle direttive della Gerarchia.
Azione molteplice e responsabilit del laicato cattolico.
Un pericolo grave: un progresso senza anima.
IV - TUTELARE I DIRITTI DELL'UOMO       
Riconoscimento e rispetto della gerarchia dei valori.
Santificazione della festa.
V - IMPEGNARSI SERIAMENTE NELL'AZIONE   
Rinnovato impegno di azione per tutti.
Operare con spirito di servizio.
Maggiore efficienza nelle attivit temporali.
Membri vivi del Corpo Mistico di Cristo.
CONCLUSIONE                       
Operare per il regno di Cristo in terra.
 
  
 Giovanni   XXIII  (card.  Angelo  Giuseppe  Roncalli,  patriarca   di
Venezia,  eletto  papa il 28.10.1958), con la sua enciclica  Mater  et
Magistra,  scrisse  un  nuovo capitolo della  dottrina  sociale  della
Chiesa. Essa si apre con la descrizione delle nuove mutazioni sociali,
dei   nuovi  problemi  e  dei  nuovi  orientamenti  in  materia,   non
trascurando alcuni temi particolari.
 
 Il senso dell'intervento della Chiesa nella vita sociale.
 Giovanni  XXIII  risponde  alle  nuove  esigenze  del  tempo  con  un
documento  che  esprime nella dottrina e nell'atteggiamento  il  senso
dell'intervento  della Chiesa nella vita della societ  terrena:  cio
come  madre e maestra dei popoli, non dunque in contesa con  i  poteri
politici  e le forze sociali nei loro campi di azione. Cos  il  Papa,
parlando degli sviluppi della situazione sociale dopo la Rerum Novarum
e  dei  relativi insegnamenti della Chiesa, tocca specialmente i punti
riguardanti il rapporto tra l'iniziativa personale e i pubblici poteri
in campo economico, la socializzazione, la rimunerazione del lavoro le
strutture  produttive in confronto alle esigenze della  giustizia,  la
propriet privata.
 
 I nuovi aspetti della questione sociale.
 Tratta  poi dei nuovi aspetti della questione sociale con una  grande
ricchezza  di  spunti, di riferimenti, di motivi, riuniti  intorno  ad
alcuni  temi  fondamentali:  l'esigenza di  giustizia  tra  i  settori
produttivi,  l'azione di riequilibrio e di propulsione nelle  zone  in
via  di  sviluppo, le esigenze di giustizia nei rapporti tra  paesi  a
sviluppo  economico di grado diverso, l'incremento  demografico  e  lo
sviluppo  economico, la collaborazione sul piano mondiale.  In  questo
modo,  il magistero sociale della Chiesa assumeva e mostrava  in  modo
decisivo  la  sua  dimensione planetaria e rappresentava  un  notevole
passo  avanti  nella dottrina sociale cristiana, sia per il  contenuto
sia  per  il  modo  di condurre il discorso. Giovanni  XXIII  col  suo
documento riusc a farsi ascoltare anche nei settori dove il vecchio e
nuovo  laicismo,  la  propaganda marxista,  la  guerra  fredda,  certi
aspetti  dell'azione stessa dei cattolici, avevano alzato steccati  di
incomprensione e di ostilit che parevano insuperabili.
 
                                  
                             INTRODUZIONE
  1. Missione della Chiesa come madre e maestra dei popoli.
 Madre  e  Maestra  di  tutte le genti, la Chiesa universale    stata
istituita  da  Ges  Cristo perch tutti, lungo il corso  dei  secoli,
venendo al suo seno ed al suo amplesso trovassero pienezza di pi alta
vita e garanzia di salvezza.
 
 2.  A  questa  Chiesa,  "colonna  e fondamento  di  verit",  il  suo
santissimo  Fondatore  ha  affidato un duplice  compito:  di  generare
figli,  di  educarli e reggerli, guidando con materna  provvidenza  la
vita  dei  singoli come dei popoli, la cui grande dignit Essa  sempre
ebbe nel massimo rispetto e tutel con sollecitudine.
 
 3.  Il  Cristianesimo infatti  congiungimento  della  terra  con  il
cielo,  in  quanto  prende  l'uomo nella sua  concretezza,  spirito  e
materia,  intelletto e volont e lo invita ad elevare la  mente  dalle
mutevoli  condizioni della vita terrestre verso le altezze della  vita
eterna, che sar consumazione interminabile di felicit e di pace.
 
 4.  Bench  dunque la Santa Chiesa abbia innanzitutto il  compito  di
santificare  le  anime  e di renderle partecipi  dei  beni  di  ordine
soprannaturale,  essa  tuttavia sollecita della esigenza  del  vivere
quotidiano  degli  uomini, non solo quanto al  sostentamento  ed  alle
condizioni  di vita, ma anche quanto alla prosperit ed  alla  civilt
nei suoi molteplici aspetti e secondo le varie epoche.
 
 5.  La Santa Chiesa realizzando tutto questo attua il comando del suo
Fondatore  Cristo, che si riferisce soprattutto alla  salvezza  eterna
dell'uomo  quando dice: "Io sono la via, la verit e la  vita"  e  "Io
sono  la  luce  del  mondo"; ma altrove guardando la  folla  affamata,
gemebondo  prorompe nelle parole: "Ho compassione  di  questa  folla";
dando  prova  cos  di preoccuparsi anche delle esigenze  terrene  dei
popoli.  N il Divino Redentore dimostra questa cura soltanto  con  le
parole,  ma  anche con gli esempi della sua vita, quando a  sedare  la
fame  della folla pi volte moltiplic miracolosamente il pane. E  con
questo pane dato a nutrimento del corpo volle preannunziare quel  cibo
celeste  delle  anime, che avrebbe largito agli uomini  nella  vigilia
della sua passione.
 
 6.  Nessuna  meraviglia dunque che la Chiesa Cattolica, ad imitazione
di   Cristo  e  secondo  il  suo  mandato,  per  duemila  anni,  dalla
costituzione  cio degli antichi Diaconi fino ai nostri  tempi,  abbia
costantemente  tenuto alta la fiaccola della carit, non  meno  con  i
precetti  che  con gli esempi largamente dati; carit che armonizzando
insieme  i  precetti  del  mutuo amore e  la  loro  pratica,  realizza
mirabilmente  il  comando  di questo duplice  dare  che  compendia  la
dottrina e l'azione sociale della Chiesa.
 
 7.  La  "Rerum  Novarum" testimonianza insigne della  missione  della
Chiesa.
 Orbene insigne documento di tale dottrina ed azione, svolta lungo  il
corso dei secoli dalla Chiesa,  senza dubbio da ritenersi l'immortale
Enciclica  Rerum Novarum promulgata settanta anni or sono  dal  Nostro
Predecessore di v.m. Leone XIII, per enunciare i principi, con i quali
si potesse risolvere cristianamente la questione operaia.
 
 8.  Poche  volte parola di Pontefice ebbe, come allora una  risonanza
cosi  universale  per  profondit di argomentazioni  e  per  ampiezza,
nonch  per  potenza  incisiva. In realt quegli orientamenti  e  quei
richiami ebbero tanta importanza che in nessun modo potranno cadere in
oblio.  Una via nuova si apr all'azione della Chiesa, il cui  Pastore
Supremo facendo proprie le sofferenze, i gemiti e le aspirazioni degli
umili  e degli oppressi, ancora una volta si eresse a tutore dei  loro
diritti.
 
 9. Operante attualit del messaggio della "Rerum Novarum".
 Ed  oggi  pur  essendo passato un lungo periodo di  tempo,    ancora
operante  l'efficacia  di quel Messaggio non solo  nei  documenti  dei
Pontefici  succeduti  a Leone XIII, che nel loro insegnamento  sociale
continuamente  si richiamano alla Enciclica Leoniana, ora  per  trarne
ispirazione,  ora  per  chiarirne  la  portata,  sempre  per   fornire
incitamento  all'azione  dei  cattolici; ma  anche  negli  ordinamenti
stessi dei popoli.
 
 10.  Segno    che  per  i  principi accuratamente  approfonditi,  le
direttive  storiche  e i paterni richiami contenuti  nella  magistrale
Enciclica del Nostro Predecessore conservano tuttora il loro valore ed
anzi  suggeriscono nuovi e vitali criteri perch gli uomini  siano  in
grado  di  giudicare  il  contenuto e le proporzioni  della  questione
sociale, quale si presenta oggi, e si decidano ad assumere le relative
responsabilit.
                                   
                              PARTE PRIMA
                                   
        LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA DALLA "RERUM NOVARUM"
       AI SUCCESSIVI SVILUPPI DEL MAGISTERO Dl PIO XI E PIO XII
                                   
                      L'ENCICLICA "RERUM NOVARUM"
 
 11.  Gli insegnamenti che quel Pontefice tanto sapiente dette a tutta
la famiglia umana risplendono di una luce tanto pi luminosa quanto  i
tempi  in cui furono dati appaiono oscurati da molte ombre: mentre  da
una parte avvenivano radicali trasformazioni sia nell'ordine economico
che  in  quello politico, dall'altra si inasprivano invece le  contese
collettive e le ribellioni violente.
 
 12. L'ambiente dell'epoca della enciclica.
 Come   noto, allora la concezione del mondo economico pi diffusa  e
maggiormente  tradotta nella realt era una concezione  naturalistica,
che   nega  ogni  rapporto  tra  morale  ed  economia.  Motivo   unico
dell'operare  economico,  si affermava,  il  tornaconto  individuale.
Legge  suprema regolatrice dei rapporti tra gli operatori economici  
una  libera  concorrenza senza alcun limite. Interessi  dei  capitali,
prezzi  delle merci e dei servizi, profitti e salari, sono determinati
puramente  e  meccanicamente dalle leggi del mercato.  Lo  Stato  deve
astenersi  da  ogni  intervento in campo  economico.  Le  associazioni
sindacali,  a  seconda dei Paesi, o vietate o tollerate o  considerate
come di diritto privato.
 
 13.  In  un  mondo economico cos concepito la legge  del  pi  forte
trovava  piena giustificazione sul piano teorico e dominava sul  piano
dei  rapporti  concreti tra gli uomini. Ne risultava  cos  un  ordine
economico radicalmente sconvolto.
 
 14.  Mentre  ingentissime  ricchezze si accumulavano  nelle  mani  di
pochi,  le  classi  lavoratrici venivano a trovarsi in  condizioni  di
crescente  disagio.  Salari insufficienti  o  di  fame,  logoranti  le
condizioni  di  lavoro e senza alcun riguardo alla sanit  fisica,  al
costume   morale  e  alla  fede  religiosa.  Inumane  soprattutto   le
condizioni  di lavoro a cui spesso erano sottoposti i fanciulli  e  le
donne.  Sempre incombente lo spettro della disoccupazione. Soggetta  a
processo di disintegrazione la famiglia.
 
 15.   Di   conseguenza,  profonda  insoddisfazione  tra   le   classi
lavoratrici,  nelle quali serpeggiava e si rafforzava  lo  spirito  di
protesta  e  di  ribellione.  Ci  spiega  perch  tra  quelle  classi
trovassero  largo  favore teorie estremiste,  che  proponevano  rimedi
peggiori dei mali.
 
 16. Opportunit e valore dell'enciclica.
 In  tali circostanze Leone XIII pubblic l'enciclica "Rerum Novarum",
veritiero  messaggio  sociale  tratto dalla  stessa  natura  umana  ed
informato ai principi e allo spirito del Vangelo; messaggio che al suo
apparire   suscit,  pur  tra  comprensibili  opposizioni,  universale
ammirazione ed entusiasmo.
 
 17.  Certamente  non  era  la  prima volta  che  la  Sede  Apostolica
prendeva  le  difese dei poveri nel campo materiale.  Altri  documenti
dello stesso Leone XIII ne avevano gi spianata la strada; allora per
venne  formulata una sintesi organica dei principi ed una  prospettiva
storica cos ampia che fa della Enciclica Rerum Novarum una somma  del
Cattolicesimo in campo economico-sociale.
 
 18. Questo fu un atto di coraggio. Mentre taluni osavano accusare  la
Chiesa  cattolica  quasi  che  di fronte  alla  questione  sociale  si
limitasse  a  predicare la rassegnazione ai poveri  e  ad  esortare  i
ricchi  alla  generosit,  Leone XIII  non  esit  a  proclamare  e  a
difendere i legittimi diritti dell'operaio.
 
 19.  Ed  accingendosi ad esporre i principi della dottrina  cattolica
nel  campo  sociale  dichiarava solennemente: "Entriamo  fiduciosi  in
questo  argomento  e  di pieno Nostro diritto, giacch  si  tratta  di
questione  di  cui non  possibile trovare soluzione che valga,  senza
ricorrere alla religione e alla Chiesa".
 
 20. I principi basilari dell'enciclica.
 A  voi  sono  ben  noti Venerabili Fratelli, quei  principi  basilari
esposti  dall'immortale  Pontefice con  chiarezza  pari  all'autorit,
secondo  i  quali  deve ricomporsi il settore economico-sociale  della
umana convivenza.
 
 21. a) Il lavoro.
 Essi  riguardano  anzitutto  il lavoro che  deve  essere  valutato  e
trattato non gi alla stregua di una merce, ma come espressione  della
persona  umana. Per la grande maggioranza degli uomini,  il  lavoro  
l'unica  fonte da cui si traggono i mezzi di sussistenza e  perci  la
sua rimunerazione non pu essere abbandonata al giuoco meccanico delle
leggi del mercato; deve invece essere determinata secondo giustizia ed
equit,  che  altrimenti rimarrebbero profondamente lese,  fosse  pure
stipulato liberamente da ambedue le parti il contratto di lavoro.
 
 22. b) La propriet.
 La  propriet  privata,  anche dei beni  strumentali,    un  diritto
naturale  che  lo Stato non pu sopprimere. Ad essa   intrinseca  una
funzione  sociale, e per  un diritto che va esercitato  a  vantaggio
proprio e a bene degli altri.
 
 23. c) Lo Stato e i suoi doveri.
 Lo  Stato,  la  cui ragion d'essere  l'attuazione  del  bene  comune
nell'ordine  temporale, non pu rimanere assente dal mondo  economico;
deve  esser  presente per promuovervi opportunamente la produzione  di
una sufficiente copia di beni materiali, "l'uso dei quali  necessario
per  l'esercizio  della virt", e per tutelare i diritti  di  tutti  i
cittadini,  soprattutto  dei pi deboli, quali  sono  gli  operai,  le
donne,  i  fanciulli.    pure  suo compito  indeclinabile  quello  di
contribuire  attivamente  al miglioramento delle  condizioni  di  vita
degli operai.
 
 24.    inoltre dovere dello Stato procurare che i rapporti di lavoro
siano  regolati secondo giustizia ed equit, e che negli  ambienti  di
lavoro  non  sia  lesa, nel corpo e nello spirito,  la  dignit  della
persona  umana. A questo riguardo nell'Enciclica Leoniana sono segnate
le linee secondo le quali si  intessuta la legislazione sociale delle
Comunit politiche nell'epoca contemporanea; linee, come gi osservava
Pio   XI  nell'Enciclica  Quadragesimo  anno,  che  hanno  contribuito
efficacemente al sorgere e allo svilupparsi di un nuovo e  nobilissimo
ramo del diritto, e cio del "diritto di lavoro".
 
 25. d) Il diritto di associazione.
 Ai  lavoratori,  si  afferma ancora nell'Enciclica,  va  riconosciuto
come  naturale il diritto di dar vita ad associazioni o di soli operai
o miste di operai e padroni; come pure il diritto di conferire ad esse
la  struttura  organizzativa che ritengono pi idonea a  perseguire  i
loro  legittimi  interessi economico-professionali  e  il  diritto  di
muoversi autonomamente e di propria iniziativa all'interno di esse per
il proseguimento di detti interessi.
 
 26. e) Spirito di solidariet cristiana.
 Operai  ed  imprenditori devono regolare i loro rapporti  ispirandosi
al  principio  della solidariet umana e della fratellanza  cristiana;
giacch tanto la concorrenza in senso liberistico, quanto la lotta  di
classe  in  senso  marxistico, sono contro  natura  e  contrarie  alla
concezione cristiana della vita.
 27.  Ecco, Venerabili Fratelli, i principi fondamentali sui quali  si
regge un sano ordine economico-sociale.
 
 28. Conseguenze pratiche dell'enciclica.
 Non    dunque da meravigliarsi se i cattolici pi capaci,  sensibili
ai  richiami dell'Enciclica, abbiano dato vita a molte iniziative  per
tradurre nella realt quei principi E si sono mossi pure sulla  stessa
linea,  sotto  l'impulso di obiettive esigenze  della  stessa  natura,
uomini  di  buona  volont  di  tutti  i  Paesi  del  mondo.  Per  cui
l'Enciclica,  a ragione,  stata e viene riconosciuta la Magna  Charta
della ricostruzione economico-sociale dell'epoca moderna.
 
                    L'ENCICLICA "QUADRAGESIMO ANNO"
 
 29.  Pio XI, Nostro Predecessore di s.m., a quaranta anni di distanza
commemora  l'Enciclica Rerum Novarum con un nuovo  documento  solenne:
l'Enciclica Quadragesimo anno.
 
 30. Sintesi dell'enciclica di Pio XI.
 Nel  Documento il Sommo Pontefice ribadisce il diritto  e  il  dovere
della  Chiesa di portare il suo insostituibile contributo alla  felice
soluzione degli urgenti gravissimi problemi sociali che angustiano  la
famiglia  umana;  riafferma  i principi fondamentali  e  le  direttive
storiche  dell'Enciclica  Leoniana;  coglie  inoltre  l'occasione  per
precisare  alcuni punti di dottrina sui quali tra gli stessi cattolici
erano  sorti  dubbi, e per chiarire il pensiero sociale  cristiano  in
rispondenza alle mutate condizioni dei tempi.
 
 31. Precisazioni dottrinali su alcuni punti controversi.
 I  dubbi  sorti concernevano, in modo speciale, la propriet privata,
il  regime salariale, il comportamento dei cattolici nei confronti  di
una forma di socialismo moderato.
 
 32. a) La propriet privata.
 Quanto  alla  propriet privata, il Nostro Predecessore ne  riafferma
il  carattere di diritto naturale e ne accentua l'aspetto sociale e la
rispettiva funzione.
 
 33. b) Il regime salariale.
 In  ordine  al  regime salariale, respinge la tesi che  lo  qualifica
ingiusto per sua natura; ne riprova per le forme inumane ed ingiuste,
secondo  le quali non di rado  stato realizzato; ribadisce e sviluppa
i  criteri  ai quali deve ispirarsi e le condizioni che devono  essere
soddisfatte perch in esso non sia lesa la giustizia o l'equit.
 
 34.  In  questa  materia, chiaramente indica il Nostro  Predecessore,
nelle presenti condizioni  opportuno temperare il contratto di lavoro
con  elementi  desunti dal contratto di societ, in maniera  che  "gli
operai   diventino   cointeressati   o   nella   propriet   o   nella
amministrazione o compartecipi in certa misura agli utili ricavati".
 
 35.   Della  pi  alta  importanza  dottrinale  e  pratica  va   pure
considerata  la sua affermazione, che il lavoro non si  pu  "valutare
giustamente n retribuire adeguatamente, dove non si tenga conto della
sua natura sociale e individuale". Conseguentemente nel determinare la
rimunerazione, dichiara il Pontefice, la giustizia esige che si  abbia
riguardo  oltre  che  ai bisogni dei singoli lavoratori  e  alle  loro
responsabilit  familiari,  anche  alle  condizioni  degli   organismi
produttivi  nei  quali  i lavoratori prestano la  loro  opera  e  alle
esigenze del bene economico pubblico.
 
 36. c) Socialismo moderato e comunismo.
 Tra   comunismo   e   cristianesimo,  il  Pontefice   ribadisce   che
l'opposizione  radicale, e precisa che non  da ammettersi  in  alcun
modo  che i cattolici aderiscano al socialismo moderato: sia perch  
una  concezione di vita chiusa nell'ambito del tempo, nella  quale  si
ritiene  obiettivo supremo della societ il benessere, sia  perch  in
esso  si propugna una organizzazione sociale della convivenza al  solo
scopo della produzione, con grave pregiudizio della libert umana, sia
perch in esso manca ogni principio di vera autorit sociale.
 
 37.  I  nuovi  problemi  conseguenti alla trasformazione  dell'ordine
economico.
 Ma   non  sfugge  a  Pio  XI  che  nei  quarant'anni  passati   dalla
promulgazione  della Enciclica Leoniana la situazione storica  si  era
profondamente mutata. Infatti la libera concorrenza, in virt  di  una
dialettica ad essa intrinseca, aveva finito per distruggere se  stessa
o  quasi. aveva portato ad una grande concentrazione della ricchezza e
all'accumularsi  altres  di un potere economico  enorme  in  mano  di
pochi,  "e  questi  spesso neppure proprietari, ma solo  depositari  e
amministratori del capitale, di cui essi per dispongono a loro  grado
e piacimento".
 
 38.  Pertanto, come osserva con perspicacia il Sommo Pontefice, "alla
libert  di mercato  sottentrata l'egemonia economica; alla  bramosia
del lucro  seguita la sfrenata ambizione del potere; tutta l'economia
 cosi divenuta orribilmente dura, inesorabile, crudele", determinando
l'asservimento  dei  poteri  pubblici  agli  interessi  di  gruppo   o
sfociando nell'imperialismo internazionale del denaro.
 
 39. Norme di Pio XI per la ricostruzione della societ.
 Per  porre rimedio ad una tale situazione, il Supremo Pastore indica,
come  principi  fondamentali,  il reinserimento  del  mondo  economico
nell'ordine  morale e il perseguimento degli interessi, individuali  e
di gruppo, nell'ambito del bene comune.
 
 40.  Ci  comporta,  secondo il suo insegnamento,  la  ricomposizione
della convivenza mediante la ricostruzione di corpi intermedi autonomi
con  finalit economico professionali, creati dai rispettivi membri  e
non  imposti  dallo  Stato;  il ripristino  dell'autorit  dei  poteri
pubblici  nello  svolgimento di quei compiti  che  loro  competono  in
ordine  all'attuazione  del bene comune; la  collaborazione  su  piano
mondiale fra le Comunit politiche, anche in campo economico.
 
 41. I due principi fondamentali dell'enciclica di Pio XI.
 Ma  i  motivi di fondo che caratterizzano la magistrale Enciclica  di
Pio XI possono ridursi a due.
 
 42.  Il  primo motivo  che non si pu assumere come criterio supremo
delle  attivit  e  delle istituzioni del mondo economico  l'interesse
individuale  o  di gruppo, n la libera concorrenza, n il  predominio
economico,  n  il prestigio della nazione o la sua  potenza  o  altri
criteri  simili.  Vanno invece considerati criteri supremi  di  quelle
attivit e di quelle istituzioni la giustizia e la carit sociali.
 
 43.  Il secondo motivo  che ci si deve adoperare per dar vita ad  un
ordinamento  giuridico interno e internazionale, con un  complesso  di
stabili istituzioni, sia pubbliche che libere, ispirato alla giustizia
sociale,  a cui l'economia si conformi, cos da rendere meno difficile
agli  operatori economici svolgere le loro attivit in armonia con  le
esigenze della giustizia nel quadro del bene comune.
 
 
          I PUNTI FONDAMENTALI DEL RADIOMESSAGGIO Dl PIO XII
                         DELLA PENTECOSTE 1941
 
 44.  Ma nel definire e nello sviluppare la dottrina sociale cristiana
ha non poco contribuito anche Pio XII, Nostro Predecessore di v.m., il
quale il l giugno 1941, nella solennit della Pentecoste, trasmetteva
un radiomessaggio "per attirare l'attenzione del mondo cattolico sopra
una  ricorrenza,  meritevole di essere a caratteri d'oro  segnata  nei
fastigi  della  Chiesa:  sul cinquantesimo anniversario,  cio,  della
pubblicazione,   avvenuta  il  15  maggio  1891,  della   fondamentale
Enciclica sociale Rerum Novarum di Leone XIII..." e "per rendere a Dio
Onnipotente... umili grazie per il dono che... larg alla  Chiesa  con
quella  Enciclica del Suo Vicario in terra, e per lodarlo  del  soffio
dello  spirito  rinnovatore  che per  essa  d'allora  in  modo  sempre
crescente, effuse sull'umanit intera".
 
 45.   Sintesi  del  radiomessaggio  e  indicazione  di   tre   motivi
fondamentali.
 Nel  radiomessaggio  il grande Pontefice rivendica  alla  Chiesa  "la
inoppugnabile  competenza  di  giudicare  se  le  basi  di   un   dato
ordinamento sociale siano in accordo con l'ordine immutabile che,  Dio
Creatore  e Redentore ha manifestato per mezzo del diritto naturale  e
della  rivelazione"; riafferma la perenne vitalit degli  insegnamenti
della  Enciclica  Rerum  Novarum e la loro inesauribile  fecondit;  e
coglie l'occasione "per dare ulteriori principi direttivi morali sopra
tre  fondamentali valori della vita sociale ed economica;  questi  tre
valori  fondamentali, che si intrecciano, si saldano e  si  aiutano  a
vicenda, sono: l'uso dei beni materiali, il lavoro, la famiglia".
 
 46. I - L'uso dei beni materiali.
 Per  quanto riguarda l'uso dei beni materiali, il Nostro Predecessore
afferma  che  il diritto di ogni uomo ad usare di quei  beni  per  suo
sostentamento   in rapporto di priorit nei confronti di  ogni  altro
diritto  a contenuto economico; e per anche nei confronti del diritto
di propriet. Certo, aggiunge il Nostro Predecessore, anche il diritto
di  propriet  dei beni  un diritto naturale; per, secondo  l'ordine
obiettivo stabilito da Dio, il diritto di propriet va configurato  in
maniera   da   non  costituire  un  ostacolo  a  che  sia  soddisfatta
l'"inderogabile  esigenza  che i beni, da Dio  creati  per  tutti  gli
uomini,  equamente  affluiscono  a tutti,  secondo  i  principi  della
giustizia e della carit".
 
 47 II - Il lavoro dovere e diritto di ogni essere umano.
 In   ordine  al  lavoro,  riprendendo  un  motivo  ricorrente   nella
Enciclica  Leoniana, Pio XII ribadisce che esso   simultaneamente  un
dovere e un diritto dei singoli esseri umani. Di conseguenza spetta ad
essi in prima istanza, regolare i loro vicendevoli rapporti di lavoro.
Solo  nel  caso  in cui gli interessati non adempiano  o  non  possano
adempiere   il   loro  compito  "rientra  nell'ufficio   dello   Stato
l'intervenire  nel  campo  della divisione e della  distribuzione  del
lavoro,  secondo  la  forma e la misura che richiede  il  bene  comune
rettamente inteso".
 
 48. III - La famiglia.
 Per  quanto riguarda la famiglia, il Sommo Pontefice afferma  che  la
propriet privata dei beni materiali va pure considerata come  "spazio
vitale della famiglia"; e cio un mezzo idoneo ad "assicurare al padre
di famiglia la sana libert, di cui ha bisogno, per poter adempiere  i
doveri  assegnatigli  dal Creatore, concernenti il  benessere  fisico,
spirituale,  religioso della famiglia". Ci comporta per  la  famiglia
anche  il  diritto di emigrare. Su questo punto il Nostro Predecessore
rileva  che  quando gli Stati, sia quelli che permettono  di  emigrare
come  quelli  che accolgono nuovi elementi, si adoperino ad  eliminare
tutto  ci  che  "potrebbe  essere d'impedimento  al  nascere  e  allo
svolgersi  di  una vera fiducia" tra loro, ne conseguir un  reciproco
vantaggio, e si contribuir insieme all'incremento del benessere umano
e al progresso della cultura.
 
                     MOTIVI Dl UNA NUOVA ENCICLICA
                  DOPO 70 ANNI DALLA "RERUM NOVARUM"
 
 49. La situazione gi mutata all'epoca della commemorazione fatta  da
Pio  XII,  ha  subto  in questo ventennio profonde  innovazioni,  sia
all'interno  delle singole Comunit politiche sia nei loro vicendevoli
rapporti.
 
 50. Mutamenti nel campo scientifico-tecnico-economico.
 In  campo  scientifico-tecnico-economico:  la  scoperta  dell'energia
nucleare,  le  sue prime applicazioni a scopi bellici,  la  successiva
crescente  sua utilizzazione ad usi civici; le possibilit  sconfinate
aperte  dalla chimica nelle produzioni sintetiche; l'estendersi  della
automatizzazione  e  dell'automazione nel  settore  industriale  e  in
quello dei servizi; la modernizzazione del settore agricolo; la  quasi
scomparsa  delle distanze nelle comunicazioni per effetto  soprattutto
della radio e della televisione; l'accresciuta rapidit nei trasporti;
l'iniziata conquista degli spazi interplanetari.
 
 51. Mutamenti nel campo sociale.
 In  campo  sociale: lo sviluppo dei sistemi di assicurazione sociale,
e,   in   alcune   Comunit   politiche   economicamente   sviluppate,
l'instaurazione  di  sistemi  di  sicurezza  sociale;  il  formarsi  e
l'accentuarsi   nei   movimenti   sindacali   di   un'attitudine    di
responsabilit  in  ordine ai maggiori problemi economico-sociali;  un
progressivo  elevarsi della istruzione di base; un sempre pi  diffuso
benessere;  la  crescente mobilit sociale e la conseguente  riduzione
dei  diaframmi  fra  le classi; l'interessamento  dell'uomo  di  media
cultura  ai  fatti del giorno su raggio mondiale. Inoltre  l'aumentata
efficienza  dei sistemi economici in un numero crescente  di  Comunit
politiche  mette  in maggiore risalto gli squilibri  economico-sociali
tra   il   settore  dell'agricoltura  da  una  parte  e   il   settore
dell'industria  e  dei  servizi dall'altra;  fra  zone  economicamente
sviluppate  e  zone economicamente meno sviluppate nell'interno  delle
singole  Comunit  politiche;  e, su  piano  mondiale,  gli  squilibri
economico-sociali  ancora  pi  stridenti  fra  Paesi   economicamente
progrediti e Paesi economicamente in via di sviluppo.
 
 52. Mutamenti nel campo politico.
 In  campo  politico:  la partecipazione in molte  Comunit  politiche
alla  vita  pubblica  di un numero crescente di cittadini  di  diverse
condizioni  sociali;  l'estendersi e l'approfondirsi  dell'azione  dei
poteri pubblici in campo economico e sociale. Si aggiunge inoltre, sul
piano   internazionale,  il  tramonto  dei  regimi  coloniali   e   il
conseguimento dell'indipendenza politica dei popoli d'Asia e d'Africa;
il   moltiplicarsi  e  l'infittirsi  dei  rapporti  tra  i  popoli   e
l'approfondirsi   della  loro  interdipendenza;  il   sorgere   e   lo
svilupparsi  di  una rete sempre pi ricca di organismi  a  dimensioni
anche  mondiali,  con tendenza ad ispirarsi a criteri soprannazionali:
organismi a finalit economiche, sociali, culturali, politiche.
 
 53. Piano generale della nuova enciclica.
 Noi,  pertanto,  sentiamo  il dovere di  mantener  viva  la  fiaccola
accesa dai Nostri grandi Predecessori, e di esortare tutti a trarre da
essa  impulso ed orientamento per la soluzione della questione sociale
in forma pi adeguata ai nostri tempi.
 
 54.  Per  tale  motivo,  commemorando in  forma  solenne  l'Enciclica
Leoniana, siamo lieti di cogliere l'occasione per ribadire e precisare
punti  di  dottrina  gi  esposti dai Nostri Predecessori,  e  insieme
chiarire ulteriormente il pensiero della Chiesa in ordine ai  nuovi  e
pi importanti problemi del momento.
 
 
                             PARTE SECONDA
                                   
   PRECISAZIONI E SVILUPPI DEGLI INSEGNAMENTI DELLA "RERUM NOVARUM"
                                   
     INIZIATIVA PRIVATA E INTERVENTO DEI POTERI PUBBLICI IN CAMPO
                               ECONOMICO
 
 55.  Anzitutto  va  affermato che l'attivit  economica  e  creazione
dell'iniziativa  privata  dei cittadini,  operanti  individualmente  o
variamente associati per il perseguimento di interessi comuni.
 
 56.   Per   in  essa,  per  le  ragioni  gi  addotte   dai   Nostri
Predecessori,  devono  altres essere attivamente  presenti  i  poteri
pubblici  allo  scopo  di  promuovere, nei debiti  modi,  lo  sviluppo
produttivo in funzione del progresso sociale ed a beneficio di tutti i
cittadini.
 
 57. II principio della sussidiariet va applicato all'economia.
 La  loro  azione,  che ha carattere di orientamento  di  stimolo,  di
coordinamento,  di  supplenza  e di integrazione,  deve  ispirarsi  al
"principio  di  sussidiariet"  formulato  da  Pio  XI  nell'Enciclica
Quadragesimo   anno:  "Deve  tuttavia  restare  saldo   il   principio
importantissimo  nella filosofia sociale: che  siccome  non    lecito
togliere agli individui ci che essi possono compiere con le  forze  e
l'industria  propria  per  affidarlo alla  comunit  cos    ingiusto
rimettere ad una maggiore e pi alta societ quello che dalle minori e
inferiori comunit si pu fare. Ed  questo insieme un grave  danno  e
uno  sconvolgimento del retto ordine della societ;  perch  l'oggetto
naturale  di  qualsiasi intervento della societ stessa    quello  di
aiutare  in  maniera suppletiva le membra del corpo sociale,  non  gi
distruggerle ed assorbirle".
 
 58.  Vero    che  oggi gli sviluppi delle conoscenze scientifiche  e
delle   tecniche  produttive  offrono  ai  poteri  pubblici   maggiori
possibilit  concrete di ridurre gli squilibri tra i  diversi  settori
produttivi, tra le diverse zone all'interno delle Comunit politiche e
tra  diversi  Paesi  su  piano mondiale; come  pure  di  contenere  le
oscillazioni  nell'avvicendarsi  delle  situazioni  economiche  e   di
fronteggiare  con  prospettive di risultati  positivi  i  fenomeni  di
estesa    disoccupazione.   Conseguentemente   i   poteri    pubblici,
responsabili  del  bene comune, non possono non sentirsi  impegnati  a
svolgere  in  campo  economico un'azione multiforme,  pi  vasta,  pi
organica;  come pure ad adeguarsi a tale scopo nelle strutture,  nelle
competenze, nei mezzi e nei metodi.
 
 59.  Ma  dev'essere sempre riaffermato il principio che  la  presenza
dello  Stato in campo economico, anche se ampia e penetrante,  non  va
attuata  per  ridurre  sempre pi la sfera di libert  dell'iniziativa
personale dei singoli cittadini, ma anzi per garantire a quella  sfera
la maggiore ampiezza possibile nella effettiva tutela, per tutti e per
ciascuno,  dei  diritti essenziali della persona; fra  i  quali    da
ritenersi  il  diritto che le singole persone hanno  di  essere  e  di
rimanere normalmente le prime responsabili del proprio mantenimento  e
di  quello  della  propria famiglia; il che implica  che  nei  sistemi
economici  sia  consentito  e facilitato il libero  svolgimento  delle
attivit produttive.
 
 60.    necessario  L'apporto dell'iniziativa  privata  e  di  quella
pubblica.
 Del  resto  lo stesso evolversi storico mette in rilievo  ognora  pi
chiaro,  che non si pu avere una convivenza ordinata e feconda  senza
l'apporto in campo economico sia dei singoli cittadini che dei  poteri
pubblici;   apporto  simultaneo,  concordemente  realizzato,   secondo
proporzioni  rispondenti alle esigenze del bene comune nelle  mutevoli
situazioni e vicende umane.
 
 61.   L'esperienza  infatti  attesta  che  dove  manca   l'iniziativa
personale  dei singoli vi  tirannide politica; ma vi  pure  ristagno
dei   settori  economici  diretti  a  produrre  soprattutto  la  gamma
indefinita  dei  beni  di consumo e dei servizi che  hanno  attinenza,
oltre  che ai bisogni materiali, alle esigenze dello spirito:  beni  e
servizi  che  impegnano, in modo speciale, la creatrice genialit  dei
singoli.
 62. Mentre dove manca o fa difetto la doverosa opera dello Stato,  vi
  disordine  insanabile, sfruttamento dei deboli da parte  dei  forti
meno scrupolosi, che disgraziatamente attecchiscono in ogni terra e in
ogni tempo, come il loglio tra il grano.
 
                            LA "SOCIALIT",
                   NUOVO ASPETTO DELL'EPOCA ATTUALE
 
 63.  Uno  degli aspetti tipici che caratterizzano la nostra epoca,  
lo  sviluppo  delle  relazioni sociali (che  chiameremo  "socialit"),
intesa  come continuo moltiplicarsi di rapporti nella convivenza,  con
varie  forme di vita e di attivit associata, entrati a far parte  sia
del  diritto  privato che di quello pubblico. Il fatto  trova  la  sua
sorgente alimentatrice in molteplici fattori storici, tra i quali sono
da annoverare i progressi scientifico-tecnici, una maggiore efficienza
produttiva, un pi alto tenore di vita nei cittadini.
 
 64. Origine e ampiezza del fenomeno associativo.
 Lo  sviluppo  della  socialit  riflesso e  causa  di  un  crescente
intervento  dei poteri pubblici anche in settori tra i  pi  delicati,
come quelli concernenti le cure sanitarie, l'istruzione e l'educazione
delle  nuove  generazioni, l'orientamento professionale, i  metodi  di
ricupero e di riadattamento di soggetti comunque menomati; ma    pure
frutto  e  espressione di una tendenza naturale, quasi  incontenibile,
degli esseri umani: la tendenza ad associarsi per il raggiungimento di
obiettivi che superano le capacit e i mezzi di cui possono disporre i
singoli  individui.  Una tale tendenza ha dato  vita,  soprattutto  in
questi ultimi decenni, ad una ricca gamma di gruppi, di movimenti,  di
associazioni,   di  istituzioni  a  finalit  economiche,   culturali,
sociali,   sportive,  ricreative,  professionali,   politiche,   tanto
nell'interno delle singole Comunit nazionali, come su piano mondiale.
 
 65. Vantaggi ed inconvenienti della "socialit"
   chiaro che la socialit cosi intesa apporta molti vantaggi.  Rende
infatti  attuabile  la  soddisfazione  di  molteplici  diritti   della
persona,  specialmente quelli detti economico-sociali, quali sono,  ad
esempio,  il  diritto  ai mezzi indispensabili  per  un  sostentamento
umano,  alle cure sanitarie, a una istruzione di base pi  elevata,  a
una  formazione professionale pi adeguata, all'abitazione, al lavoro,
a  un  riposo  conveniente, alla ricreazione.  Inoltre  attraverso  la
sempre  pi perfetta organizzazione dei mezzi moderni della diffusione
del  pensiero--stampa, cinema, radio e televisione--si  permette  alle
singole  persone  di  prender  parte  alle  vicende  umane  su  raggio
mondiale.
 
 66.  Nello  stesso  tempo  per  la  socialit  moltiplica  le  forme
organizzative e rende sempre pi minuta la regolamentazione  giuridica
dei  rapporti tra gli uomini di ogni settore. Di conseguenza restringe
il  raggio  di libert all'agire dei singoli esseri umani; e  utilizza
mezzi, segue metodi, crea ambienti che rendono difficile a ciascuno di
pensare  indipendentemente dagli influssi esterni, di operare  di  sua
iniziativa,  di  esercitare  la  sua responsabilit,  di  affermare  e
arricchire  la  sua  persona. Si dovr concludere  che  la  socialit,
crescendo in ampiezza e profondit, ridurr necessariamente gli uomini
ad   automi.      un  interrogativo  al  quale  si  deve   rispondere
negativamente.
 
 67.  La socializzazione non va considerata come il prodotto di  forze
naturali  operanti  deterministicamente;  essa  invece,  come  abbiamo
osservato,    creazione degli uomini, esseri  consapevoli,  liberi  e
portati  per natura ad operare in attitudine di responsabilit,  anche
se  nel  loro  agire sono tenuti a riconoscere e rispettare  le  leggi
dello  sviluppo  economico  e del progresso  sociale,  e  non  possono
sottrarsi del tutto alle pressioni dell'ambiente.
 
 68.  Per  cui riteniamo che la socialit pu e deve essere realizzata
in  maniera  da  trarne i vantaggi che apporta  e  da  scongiurarne  o
contenerne i riflessi negativi.
 
 69. Funzione dei poteri pubblici e dei corpi intermedi.
 A  tale scopo per si richiede che negli uomini investiti di autorit
pubblica sia presente ed operante una sana concezione del bene comune;
concezione  che si concreta nell'insieme di quelle condizioni  sociali
che  consentono e favoriscono negli esseri umani lo sviluppo integrale
della loro persona.
 
 70.  Inoltre  riteniamo  necessario  che  i  corpi  intermedi  e   le
molteplici iniziative sociali, in cui anzitutto tende ad esprimersi  e
ad  attuarsi  la  socialit,  godano  di  un'effettiva  autonomia  nei
confronti dei poteri pubblici, e perseguano i loro specifici interessi
in  rapporto  di leale collaborazione fra loro, subordinatamente  alle
esigenze  del  bene comune. Ma non  meno necessario che  detti  corpi
presentino  forma e sostanza di vere comunit; e cio che i rispettivi
membri  siano  in  essi considerati e trattati come  persone  e  siano
stimolati a prendere parte alla loro vita.
 
 71. Equilibrato rapporto tra autonomia e collaborazione.
 Nello  sviluppo delle forme organizzative della societ contemporanea
l'ordine  si  realizza sempre pi con l'equilibrio rinnovato  tra  una
esigenza di autonomia ed operante collaborazione di tutti, individui e
gruppi,  ed  un'azione tempestiva di coordinamento e di  indirizzo  da
parte del potere politico.
 
 72.  Qualora  la  socialit si attui nell'ambito  dell'ordine  morale
secondo le linee indicate, non importa, per sua natura, pericoli gravi
di compressione ai danni dei singoli esseri umani; contribuisce invece
a  favorire in essi l'affermazione e io sviluppo delle qualit proprie
della  persona; si concreta pure in una ricomposizione organica  della
convivenza,  che  il  Nostro  Predecessore  Pio  XI  nella   Enciclica
Quadragesimo   anno    proponeva   e  propugnava   quale   presupposto
indispensabile  perch siano soddisfatte le esigenze  della  giustizia
sociale.
 
                                   
                                   
                      LA RETRIBUZIONE DEL LAVORO
 
 73. Lo scandalo dei salari di fame.
 Il  Nostro  animo    preso  da una profonda  amarezza  dinanzi  allo
spettacolo smisuratamente triste di numerosissimi lavoratori di  molti
Paesi  e  di interi Continenti, ai quali viene corrisposto un  salario
che  costringe  essi  stessi e le loro famiglie a condizioni  di  vita
infraumane. Ci, senza dubbio, si deve pure al fatto che in quei Paesi
ed  in  quei Continenti il processo di industrializzazione  o    agli
inizi o  ancora in fase non sufficientemente avanzata.
 
 74.  In alcuni tra quei Paesi per alle condizioni di estremo disagio
di  moltissimi  fa  stridente, offensivo contrasto l'abbondanza  e  il
lusso sfrenato di pochi privilegiati; in altri ancora si costringe  la
presente  generazione a soggiacere a privazioni disumane per aumentare
l'efficienza  della economia nazionale secondo ritmi di  accelerazione
che  oltrepassano i limiti consentiti dalla giustizia e  dall'umanit;
mentre  in  altri  Paesi  una percentuale cospicua  di  reddito  viene
assorbita per far valere o alimentare un malinteso prestigio nazionale
o si spendono somme altissime per armamenti.
 
 75.   Inoltre  nei  Paesi  economicamente  sviluppati,  non     raro
constatare che mentre vengono assegnati compensi alti o altissimi  per
prestazioni di poco impegno o di valore discutibile, all'opera assidua
e  proficua di intere categorie di onesti e operosi cittadini  vengono
corrisposte retribuzioni troppo ridotte, insufficienti o comunque  non
proporzionate  al loro contributo al bene della comunit,  al  reddito
delle   rispettive  imprese  o  a  quello  complessivo   dell'economia
nazionale.
 
 76. Principi regolatori del giusto salario.
 Riteniamo  perci Nostro dovere riaffermare ancora una volta  che  la
retribuzione  del lavoro, come non pu essere interamente  abbandonata
alle leggi di mercato, cos non pu essere fissata arbitrariamente; va
invece  determinata secondo giustizia ed equit. Il che esige  che  ai
lavoratori  venga  corrisposta una retribuzione che loro  consenta  un
tenore  di  vita  veramente umano e di far fronte dignitosamente  alle
loro  responsabilit familiari; ma esige pure che nella determinazione
della  retribuzione si abbia riguardo al loro effettivo apporto  nella
produzione  e alle condizioni economiche delle imprese. alle  esigenze
del  bene comune delle rispettive Comunit politiche specialmente  per
quanto riguarda le ripercussioni sull'impiego complessivo delle  forze
di  lavoro dell'intero Paese, come pure alle esigenze del bene  comune
universale e cio delle Comunit internazionali di diversa  natura  ed
ampiezza.
 
 77.    chiaro che i criteri sopra esposti valgono sempre e  ovunque;
per  il  grado secondo cui vanno applicati ai casi concreti  non  pu
essere  stabilito  che  avendo  riguardo alla  ricchezza  disponibile:
ricchezza che, nella quantit e nella qualit, pu variare e di  fatto
varia da Paese a Paese, e nello stesso Paese da tempo a tempo.
 
 78.  Processo  di  adeguazione  tra sviluppo  economico  e  progresso
sociale.
 Mentre  le  economie  dei vari Paesi si evolvono rapidamente,  e  con
ritmo  ancora  pi  intenso  in  questo ultimo  dopoguerra,  riteniamo
opportuno  richiamare l'attenzione su un principio  fondamentale,  che
cio  allo  sviluppo economico si accompagni e si adegui il  progresso
sociale,  cosicch degli incrementi produttivi abbiano  a  partecipare
tutte  le  categorie  di  cittadini. Occorre vigilare  attentamente  e
adoperarsi  efficacemente perch gli squilibri  economico-sociali  non
crescano, ma si attenuino quanto pi  possibile.
 
 79.   La  ricchezza  economica  di  un  popolo  deriva  dalla  giusta
distribuzione dei beni.
 "Anche  l'economia nazionale, -- osserva a ragion  veduta  il  Nostro
Predecessore  Pio  XII, --come  frutto dell'attivit  di  uomini  che
lavorano uniti nella comunit statale, cos ad altro non mira  che  ad
assicurare senza interrompimento le condizioni materiali, in cui possa
svilupparsi pienamente la vita individuale dei cittadini. Dove ci,  e
in   modo  duraturo,  si  ottenga,  un  popolo  sar,  a  vero   dire,
economicamente   ricco,   perch  il  benessere   generale,   e,   per
conseguenza,  il  diritto personale di tutti all'uso di  beni  terreni
viene  in  tal  modo  attuato  conformemente  all'intento  voluto  dal
Creatore".  Dal che consegue che la ricchezza economica di  un  popolo
non   data soltanto dall'abbondanza complessiva dei beni, ma anche  e
pi  ancora  dalla  loro  reale  ed efficace  ridistribuzione  secondo
giustizia  a  garanzia  dello  sviluppo  personale  dei  membri  della
societ, ci che  il vero scopo dell'economia nazionale.
 
 80. Salario e autofinanziamento.
 Non  possiamo  qui non accennare al fatto che oggi in molte  economie
le  imprese  a medie e grandi proporzioni realizzano, e non  di  rado,
rapidi  ed ingenti sviluppi produttivi attraverso l'autofinanziamento.
In  tali  casi  riteniamo  poter affermare  che  ai  lavoratori  venga
riconosciuto un titolo di credito nei confronti delle imprese  in  cui
operano,  specialmente quando viene loro corrisposta una  retribuzione
non superiore al minimo salariale.
 
 81. Giusta proporzione tra salari e profitti del capitale.
 In  materia va ricordato il principio esposto dal Nostro Predecessore
Pio XI nella Enciclica Quadragesimo anno: " del tutto falso ascrivere
o  al  solo  capitale o al solo lavoro ci che si ottiene con  l'opera
unita dell'uno e dell'altro; ed  del tutto ingiusto che l'uno arroghi
a s quel che viene fatto, negando l'efficacia dell'altro".
 
 82.  L'accennata esigenza di giustizia pu essere soddisfatta in  pi
modi suggeriti dall'esperienza. Uno di essi e tra i pi auspicabili, 
quello  di  "far  s  che i lavoratori nelle forme  e  nei  gradi  pi
convenienti possano giungere a partecipare alla propriet delle stesse
imprese":   giacch  oggi,  come  e  pi  che  ai  tempi  del   Nostro
Predecessore,    "necessario con tutte  le  forze  procurare  che  in
avvenire  il  reddito  ricavato  non  si  accumuli  se  non  con  equa
proporzione  presso  chi mette i capitali, e si distribuisca  con  una
certa ampiezza fra i prestatori d'opera".
 
 83. Salario e bene comune.
 Ma  dobbiamo  inoltre ricordare che l'adeguamento  tra  rimunerazione
del  lavoro e del reddito va attuato in armonia alle esigenze del bene
comune  tanto  della  propria Comunit politica  quanto  della  intera
famiglia umana.
 
 84.   Sono  da  considerarsi  esigenze  del  bene  comune  su   piano
nazionale:  dare occupazione al maggior numero di lavoratori;  evitare
che  si  costituiscano categorie privilegiate, anche tra i lavoratori;
mantenere  una  equa  proporzione  fra  salari  e  prezzi  e   rendere
accessibili beni e servizi al maggior numero di cittadini; eliminare o
contenere gli squilibri tra i settori dell'agricoltura, dell'industria
e  dei  servizi;  realizzare l'equilibrio tra espansione  economica  e
sviluppo  dei  servizi pubblici essenziali; adeguare, nei  limiti  del
possibile, le strutture produttive ai progressi delle scienze e  delle
tecniche;  contemperare  i  miglioramenti nel  tenore  di  vita  della
generazione presente con l'obiettivo di preparare un avvenire migliore
alle generazioni future.
 
 85.  Sono invece esigenze del bene comune sul piano mondiale: evitare
ogni  forma  di sleale concorrenza tra le economie dei diversi  Paesi;
favorire  la  collaborazione  tra le  economie  nazionali  con  intese
feconde;  cooperare  allo sviluppo economico delle Comunit  politiche
economicamente meno progredite.
 
 86.    ovvio  che le accennate esigenze del bene comune,  tanto  sul
piano  nazionale  che su quello mondiale, vanno tenute  presenti  pure
quando trattasi di determinare le aliquote di reddito da assegnarsi ai
responsabili  della direzione delle imprese in forma  di  profitti;  e
agli apportatori di capitali in forma di interessi o di dividendi.
 
                       ESIGENZE DELLA GIUSTIZIA
               NEI CONFRONTI DELLE STRUTTURE PRODUTTIVE
 
 87. Le strutture delle imprese conformi alla dignit dell'uomo.
 La  giustizia  va  rispettata  non  solo  nella  distribuzione  della
ricchezza, ma anche in ordine alle strutture delle imprese in  cui  si
svolge  l'attivit  produttiva.  infatti insita  nella  natura  degli
uomini l'esigenza che nello svolgimento delle loro attivit produttive
abbiano   possibilit  di  impegnare  la  propria   responsabilit   e
perfezionare il proprio essere.
 
 88.  Perci,  se le strutture, il funzionamento, gli ambienti  di  un
sistema  economico  sono tali da compromettere  la  dignit  umana  di
quanti  vi  esplicano  le proprie attivit, o  da  ottundere  in  essi
sistematicamente  il senso della responsabilit, o  da  costituire  un
impedimento a che comunque si esprima la loro iniziativa personale, un
siffatto  sistema  economico  ingiusto, anche  se,  per  ipotesi,  la
ricchezza  in esso prodotta attinga quote elevate e venga  distribuita
secondo criteri di giustizia e di equit.
 
 89.  Riconfermata  la direttiva di Pio XII riguardo  alla  piccola  e
media impresa.
 Non   possibile fissare nelle loro particolarit le strutture di  un
sistema  economico  pi rispondenti alla dignit degli  uomini  e  pi
idonee  a  sviluppare in essi il senso di responsabilit. Tuttavia  il
Nostro  Predecessore Pio XII traccia opportunamente questa  direttiva:
"la  piccola  e  media propriet nell'agricoltura, nelle  arti  e  nei
mestieri,  nel commercio e nell'industria, debbono essere garantite  e
promosse;  le  unioni cooperative debbono assicurare loro  i  vantaggi
della  grande azienda; dove la grande azienda ancora oggi si manifesta
maggiormente   produttiva  deve  essere  offerta  la  possibilit   di
temperare il contratto di lavoro con un contratto di societ".
 
 90. Impresa artigiana e impresa cooperativistica.
 Si  devono conservare e promuovere, in armonia con il bene  comune  e
nell'ambito delle possibilit tecniche, l'impresa artigiana, l'impresa
agricola  a  dimensioni  familiari, nonch l'impresa  cooperativistica
anche come integrazione delle due precedenti. Sull'impresa agricola  a
dimensioni  familiari si ritorner in seguito. Qui crediamo  opportuno
qualche    rilievo    attinente   l'impresa   artigiana    e    quella
cooperativistica.
 
 91.  Anzitutto   da rilevare che le due imprese, per essere  vitali,
devono  adeguarsi incessantemente nelle strutture, nel  funzionamento,
nelle  produzioni,  alle  situazioni  sempre  nuove,  determinate  dai
progressi  delle  scienze e delle tecniche, ed  anche  dalle  mutevoli
esigenze e preferenze dei consumatori. Azione di adeguamento che  deve
essere  realizzata,  in primo luogo, dagli stessi  artigiani  e  dagli
stessi cooperatori.
 
 92.  A  tale  scopo  necessario che gli uni e gli altri abbiano  una
buona  formazione  sotto  l'aspetto sia  tecnico  che  umano  e  siano
professionalmente organizzati; ed e pure indispensabile che si  svolga
una    appropriata   politica   economica   riguardante    soprattutto
l'istruzione,  l'imposizione tributaria, il credito, le  assicurazioni
sociali.
 
 93.  Del  resto l'azione dei poteri pubblici a favore degli artigiani
e  dei cooperatori trova la sua giustificazione anche nel fatto che le
loro   categorie   sono  portatrici  di  valori  umani,   genuini,   e
contribuiscono al progresso della civilt.
 
 94.  Per  tali ragioni con animo paterno invitiamo i Nostri carissimi
figli  artigiani  e  cooperatori sparsi in tutto il  mondo  ad  essere
consapevoli  della nobilt della loro professione, e del  loro  valido
apporto  perch nelle Comunit nazionali si mantengano desti il  senso
della  responsabilit e lo spirito di collaborazione, e rimanga acceso
l'anelito ad operare con finezza ed originalit.
 
 95. Presenza attiva dei lavoratori nelle medie e grandi imprese.
 Inoltre  muovendoCi  sulla linea tracciata dai  Nostri  Predecessori,
Noi  pure  riteniamo che sia legittima nei lavoratori l'aspirazione  a
partecipare  attivamente  alla vita delle imprese,  nelle  quali  sono
inseriti e operano. Non  possibile predeterminare i modi e i gradi di
una  tale  partecipazione, essendo essi in rapporto con la  situazione
concreta  che  presenta ogni impresa: situazione che  pu  variare  da
impresa  a  impresa,  e  nell'interno di ogni  impresa    soggetta  a
cambiamenti  spesso  rapidi  e sostanziali.  Crediamo  per  opportuno
richiamare  l'attenzione  sul fatto che  il  problema  della  presenza
attiva dei lavoratori esiste sempre, sia l'impresa privata o pubblica;
e,  in ogni caso, si deve tendere a che l'impresa divenga una comunit
di persone, nelle relazioni, nelle funzioni e nella posizione di tutti
i suoi soggetti.
 
 96. Spirito comunitario nelle relazioni umane.
 Ci  esige che i rapporti tra gli imprenditori e i dirigenti  da  una
parte e i prestatori d'opera dall'altra siano improntati a rispetto, a
stima,   a   comprensione,  a  leale  ed  attiva   collaborazione   ed
interessamento come ad opera comune, e che il lavoro sia  concepito  e
vissuto  da  tutti  i  membri dell'impresa oltre  che  come  fonte  di
reddito,  anche  come  adempimento di un dovere e  prestazione  di  un
servizio.  Ci  importa pure che i lavoratori possano far  sentire  la
loro  voce  e  addurre  il  loro apporto all'efficiente  funzionamento
dell'impresa  e  al suo sviluppo. Osserva il Nostro  Predecessore  Pio
XII: "la funzione economica e sociale che ogni uomo aspira a compiere,
esige  che lo svolgimento dell'attivit di ciascuno non sia totalmente
sottomesso  alla  volont altrui ". Una concezione umana  dell'impresa
deve  senza dubbio salvaguardare l'autorit e la necessaria efficienza
della  unit di direzione. ma non pu ridurre i suoi collaboratori  di
ogni  giorno al rango di semplici, silenziosi esecutori, senza  alcuna
possibilit di far valere la loro esperienza, interamente passivi  nei
riguardi di decisioni che dirigono la loro attivit.
 
 97.    da  rilevare  infine che l'esercizio della responsabilit  da
parte  dei lavoratori negli organismi produttivi mentre risponde  alle
esigenze  legittime insite nella natura umana,  pure in  armonia  con
l'evolversi storico in campo economico-sociale-politico.
 
 98. Maggiore attenzione alla professionalit dei lavoratori.
 Purtroppo,  come  gi  abbiamo  fatto  cenno  e  come  si  vedr  pi
diffusamente  in  seguito,  non sono pochi  gli  squilibri  economico-
sociali  che nell'epoca nostra offendono la giustizia e l'umanit.  ed
errori  profondi  informano attivit, fini, strutture e  funzionamento
del  mondo  economico. Per  un fatto incontestabile  che  i  sistemi
produttivi,  sotto  la  spinta dei progressi  scientifico-tecnici,  si
vanno oggi ammodernando e divengono pi efficienti con ritmi assai pi
rapidi  che  in  passato.  Ci  domanda  ai  lavoratori  attitudini  e
qualifiche professionali pi elevate.
 
 99.  Nello  stesso  tempo  e di conseguenza,  vengono  messi  a  loro
disposizione maggiori mezzi e maggiori margini di tempo  per  la  loro
istruzione  e  il loro aggiornamento, per la loro cultura  e  la  loro
formazione morale e religiosa.
 
 100.  Si  rende  pure  realizzabile un aumento degli  anni  destinati
all'istruzione  di  base e alla formazione professionale  delle  nuove
generazioni.
 
 101.  In  tal  modo  si  crea un ambiente umano che  favorisce  nelle
classi  lavoratrici  l'assunzione  di  maggiori  responsabilit  anche
all'interno  delle imprese; mentre le Comunit politiche  sono  sempre
pi  interessate  a  che  tutti i cittadini  si  sentano  responsabili
dell'attuazione del bene comune in tutti i settori della convivenza.
 
                        LE ASSOCIAZIONI OPERAIE
 
 102. Presenza dei lavoratori a tutti i livelli.
 
 Nell'epoca  moderna si  verificato un ampio sviluppo  del  movimento
associativo  dei  lavoratori e il generale  suo  riconoscimento  negli
ordinamenti giuridici dei diversi Paesi e su piano internazionale,  ai
fini  specifici  di collaborazione soprattutto mediante  il  contratto
collettivo.  Non  possiamo  per non rilevare  come  sia  opportuno  e
necessario  che  la  voce dei lavoratori abbia  possibilit  di  farsi
sentire ed ascoltare oltre l'ambito dei singoli organismi produttivi e
a tutti i livelli.
 
 103.  La ragione  che i singoli organismi produttivi, per quanto  le
loro  dimensioni possano essere ampie e la loro efficienza elevata  ed
incidente,  sono  vitalmente  inseriti nel contesto  economico-sociale
delle rispettive Comunit politiche e da esso condizionati.
 104.  Se  non  che  le  scelte che maggiormente influiscono  su  quel
contesto non sono decise all'interno dei singoli organismi produttivi;
sono invece decise da poteri pubblici o da istituzioni che operano  su
piano  mondiale  o regionale o nazionale o di settore economico  o  di
categoria produttiva. Di qui l'opportunit o la necessit che in  quei
poteri o in quelle istituzioni, oltre che i portatori di capitali o di
chi  ne rappresenta gli interessi, siano pure presenti i lavoratori  o
coloro che ne rappresentano i diritti, le esigenze, le aspirazioni.
 
 105. Le associazioni operaie cristiane.
 E  il  Nostro affettuoso pensiero e il Nostro paterno incoraggiamento
vanno  alle  associazioni professionali e ai  movimenti  sindacali  di
ispirazione cristiana presenti e operanti in pi Continenti,  i  quali
tra  molte  difficolt e spesso gravi, hanno saputo  e  continuano  ad
operare  per  l'efficace  perseguimento degli interessi  delle  classi
lavoratrici  e  per  la  loro  elevazione materiale  e  morale,  tanto
nell'ambito di singole comunit politiche che sul piano mondiale.
 
 106.  Ed    con  soddisfazione che riteniamo di dover  rilevare  che
l'opera  loro  va  misurata  non solo nei suoi  risultati  diretti  ed
immediati  facilmente  constatabili,  ma  anche  nelle  sue   positive
ripercussioni  su tutto il mondo del lavoro, nel quale  diffonde  idee
rettamente orientatrici e porta un impulso cristianamente innovatore.
 
 107.  E tale pure riteniamo che debba elogiarsi l'opera che con animo
cristiano   svolgono  i  Nostri  amati  figli  in  altre  associazioni
professionali  e  movimenti sindacali ispirantisi  ai  principi  della
convivenza e rispettosi della libert delle coscienze.
 
 108. Elogio dell'attivit dell'O.I.L.
 E  siamo  pure  felici di esprimere il Nostro cordiale  apprezzamento
per  l'Organizzazione  Internazionale  del  Lavoro  (O.I.L.),  che  da
decenni  porta  il suo valido, prezioso contributo alla  instaurazione
nel  mondo  di  un ordine economico-sociale informato a  giustizia  ed
umanit,  nel  quale  trovano  la loro espressione  anche  le  istanze
legittime dei lavoratori.
                                   
                         LA PROPRIET PRIVATA
 
 109. Mutata situazione della societ.
 In  questi ultimi decenni, come  noto, il distacco fra propriet  di
beni  produttivi  e  responsabilit direttive nei  maggiori  organismi
economici  si  andato sempre pi accentuando. Sappiamo che  ci  crea
difficili  problemi  di  controllo da parte dei  poteri  pubblici  per
garantire  che  gli  obiettivi perseguiti dai dirigenti  delle  grandi
aziende,  soprattutto da quelle che hanno maggiore incidenza in  tutta
la vita economica di una Comunit politica, non siano in contrasto con
le  esigenze del bene comune; problemi, come l'esperienza attesta, che
si  pongono  ugualmente tanto se i capitali che alimentano  le  grandi
imprese siano di propriet di privati cittadini, quanto se essi  siano
di Enti pubblici.
 
 110.  Ed   pure vero che non sono pochi oggi i cittadini, e il  loro
numero   va   crescendo,  che  dalla  loro  appartenenza   a   sistemi
assicurativi  o di sicurezza sociale traggono argomento  per  guardare
con  serenit  l'avvenire:  serenit che un  tempo  si  fondava  sulla
propriet di patrimoni sia pure modesti.
 
 111.  Infine  va osservato che ai nostri giorni, pi che a  diventare
proprietari di beni, si aspira ad acquistare capacit professionali; e
si nutre maggior fiducia sui redditi che hanno come fonte il lavoro  o
diritti  fondati sul lavoro, che sui redditi che hanno come  fonte  il
capitale o diritti fondati sul capitale.
 
 112.  Ci  del  resto   in armonia con il carattere  preminente  del
lavoro  quale  espressione immediata della persona nei  confronti  del
capitale,  bene di sua natura strumentale; e va quindi considerato  un
passo innanzi nell'incivilimento umano.
 
 113.  Gli  accennati  aspetti che presenta il mondo  economico  hanno
certamente contribuito a diffondere il dubbio che oggi sia venuto meno
o  abbia  perduto  di  importanza un principio dell'ordine  economico-
sociale  costantemente insegnato e propugnato dai Nostri Predecessori;
e  cio il principio del diritto naturale della propriet privata  sui
beni anche produttivi.
 
 114. Riaffermazione del diritto di propriet.
 Quel  dubbio  non  ha  ragione di esistere. Il diritto  di  propriet
privata sui beni anche produttivi ha valore permanente, appunto perch
 diritto naturale fondato sulla priorit ontologica e finalistica dei
singoli  esseri  umani  nei confronti della societ.  Del  resto  vano
sarebbe ribadire la libera iniziativa personale in campo economico, se
a  siffatta  iniziativa non fosse acconsentito di disporre liberamente
dei  mezzi  indispensabili alla sua affermazione.  Inoltre  storia  ed
esperienza  attestano che nei regimi politici, che non riconoscono  il
diritto di propriet privata sui beni anche produttivi, sono compresse
o  soffocate  le  fondamentali espressioni  della  libert;  perci  
legittimo  dedurre  che  esse  trovino  in  quel  diritto  garanzia  e
incentivo.
 
 115.  In ci trova la sua spiegazione il fatto che movimenti sociali-
politici,  che  si  propongono  di  conciliare  nella  convivenza   la
giustizia  con  la  libert,  fino  a  ieri  nettamente  negativi  nei
confronti del diritto di propriet privata sui beni strumentali, oggi,
maggiormente  edotti  sulla  realt  sociale,  rivedono   la   propria
posizione  e  assumono,  in  ordine a quel diritto,  un  atteggiamento
sostanzialmente positivo.
 
 116. La propriet privata  garanzia di un retto ordine sociale.
 In   materia   pertanto  facciamo  Nostri  i   rilievi   del   Nostro
Predecessore  Pio  XII:  "Difendendo  il  principio  della   propriet
privata,  la  Chiesa  persegue un alto fine  etico-sociale.  Essa  non
intende  gi di sostenere puramente e semplicemente il presente  stato
di  cose, come se vi vedesse l'espressione della volont divina n  di
proteggere per principio il ricco e il plutocrate contro il  povero  e
il  non  abbiente... La Chiesa mira piuttosto a far s che  l'istituto
della propriet privata sia quale deve essere secondo il disegno della
Sapienza  divina  e  le disposizioni della natura".  E  cio  che  sia
garanzia  dell'essenziale libert della persona e al tempo  stesso  un
elemento non sostituibile dell'ordine della societ.
 
 117.  Inoltre,  come  abbiamo osservato, oggi le economie,  in  molte
Comunit  politiche, vanno rapidamente aumentando la  loro  efficienza
produttiva.  Senonch  crescendo  il  reddito,  giustizia  ed   equit
esigono,  come  si    gi visto, che venga pure elevata,  nei  limiti
acconsentiti  dal  bene  comune,  la  rimunerazione  del  lavoro.  Ci
permette  pi  facilmente  ai lavoratori di risparmiare  e  perci  di
costituirsi  un patrimonio. Non si comprende dunque come possa  essere
contestato  il  carattere  naturale di un diritto  che  trova  la  sua
prevalente fonte e il suo perenne alimento nella fecondit del lavoro.
che costituisce un mezzo idoneo all'affermazione della persona umana e
all'esercizio  della responsabilit in tutti i campi; un  elemento  di
consistenza  e  di  serenit per la vita familiare  e  di  pacifico  e
ordinato sviluppo nella convivenza.
 
 118. Operare per una effettiva diffusione della propriet.
 Non  basta  affermare il carattere naturale del diritto di  propriet
privata  anche  sui  beni  produttivi; ma ne va  pure  insistentemente
propugnata l'effettiva diffusione fra tutte le classi sociali.
 
 119. Rendere possibile la propriet a tutti.
 Come  afferma  il  Nostro  Predecessore Pio  XII,  la  dignit  della
persona  umana esige "normalmente come fondamento naturale per  vivere
il  diritto  all'uso  dei beni della terra. a cui  risponde  l'obbligo
fondamentale  di  accordare  una  propriet  privata  possibilmente  a
tutti".  mentre  tra  le esigenze derivanti dalla nobilt  morale  dei
lavoro  vi    pure  quella  che  comprende  la  "conservazione  e  il
perfezionamento di un ordine sociale, che renda possibile una  sicura,
seppure modesta propriet a tutti i ceti del popolo".
 
 120. La propriet per tutti con un'adeguata politica.
 Tanto   pi   la  diffusione  della  propriet  deve  propugnarsi   e
realizzarsi  in  un  tempo  come  il nostro,  nel  quale,  come  si  
osservato,  i  sistemi  economici di un numero crescente  di  Comunit
politiche  sono  in  via  di  rapido sviluppo.  Per  cui,  utilizzando
accorgimenti tecnici di varia natura riscontrati efficaci, non  riesce
difficile  promuovere  iniziative e svolgere una  politica  economico-
sociale  che  incoraggi  ed  agevoli una pi  larga  diffusione  della
propriet  privata di beni di consumo durevoli, della abitazione,  del
podere, delle attrezzature proprie dell'impresa artigiana ed agricolo-
familiare,  dei  titoli azionari nelle medie e nelle  grandi  aziende:
come  gi  si  sta  proficuamente  sperimentando  in  alcune  Comunit
politiche economicamente sviluppate e socialmente progredite.
 
 121. Funzione della propriet pubblica.
 Quanto sopra esposto non esclude, come  ovvio, che anche lo Stato  e
gli  altri Enti pubblici possano legittimamente possedere in propriet
beni  strumentali,  quando specialmente "portano  seco  un  tale  peso
economico per cui non si possono lasciare in mano ai privati cittadini
senza pericolo del bene comune".
 
 122.  Nell'epoca moderna c' la tendenza a un progressivo  estendersi
della propriet che ha come soggetto lo Stato ed altri Enti di diritto
pubblico.  Il  fatto trova una spiegazione nelle funzioni  sempre  pi
ampie che il bene comune domanda ai poteri pubblici di svolgere.  Per
anche   nella   presente  materia    da  seguirsi  il  principio   di
sussidiariet,  sopra enunciato. Per cui lo Stato  ed  altri  Enti  di
diritto pubblico non devono estendere la loro propriet se non  quando
lo  esigono motivi di evidente e vera necessit di bene comune, e  non
allo scopo di ridurre e tanto meno di eliminare la propriet privata.
 
 123. Garantire una retta gestione della propriet pubblica.
 N    da  dimenticare  che le iniziative di natura  economica  dello
Stato e di altri Enti di diritto pubblico vanno affidate a persone che
congiungono una specifica soda competenza, una specchiata onest ed un
vivo  senso di responsabilit nei confronti del Paese. Inoltre il loro
operato deve essere soggetto ad un oculato e costante controllo  anche
per  evitare  che in seno alla stessa organizzazione  dello  Stato  si
formino  centri  di potere economico con pregiudizio alla  sua  ragion
d'essere, cio al bene della comunit.
 
 124. Funzione sociale del diritto di propriet privata.
 Un  altro  punto  di  dottrina,  costantemente  proposto  dai  Nostri
Predecessori,    che  al  diritto di propriet  privata  sui  beni  
intrinsecamente inerente una funzione sociale.
 
 125.  Nel  piano  della  creazione infatti i beni  della  terra  sono
anzitutto  preordinati al dignitoso sostentamento di tutti gli  esseri
umani,  come insegna sapientemente il Nostro Predecessore  Leone  XIII
nella  Enciclica  Rerum  Novarum: "chiunque ha ricevuto  dalla  divina
Provvidenza maggiore abbondanza di beni sia esteriori e corporali  sia
spirituali, li ha ricevuti allo scopo di servirsene al perfezionamento
proprio,  e nel medesimo tempo, come ministro della divina Provvidenza
a vantaggio altrui. "Chi ha dunque ingegno, badi di non tacere: chi ha
abbondanza  di  beni,  si  guardi  dall'essere  troppo  duro  di  mano
nell'esercizio  della  misericordia: chi ha  un'arte  per  vivere,  ne
partecipi al prossimo l'uso e l'utilit"".
 
 126. Insopprimibile funzione dei privati nell'assistenza sociale.
 Oggi  tanto lo Stato che gli Enti di diritto pubblico hanno esteso  e
continuano ad estendere il campo della loro presenza e iniziativa. Non
per  questo  per   venuta meno la ragione di essere  della  funzione
sociale della propriet privata, come alcuni erroneamente inclinano  a
pensare;  giacch essa scaturisce dalla stessa natura del  diritto  di
propriet. Inoltre vi  sempre una vasta gamma di situazioni  dolorose
e  di  bisogni  delicati  e nello stesso tempo  acuti,  che  le  forme
ufficiali dell'azione pubblica non possono estinguere che comunque non
sono  in  grado di soddisfare. Per cui rimane sempre aperto  un  vasto
campo  alla  sensibilit  umana e alla carit cristiana  dei  privati.
Infine  va  pure osservato che per la promozione dei valori spirituali
sono  spesso  pi  feconde le molteplici iniziative di  singoli  o  di
gruppi, che l'azione dei pubblici poteri.
 
 127. I compiti della propriet privata secondo il Vangelo.
 Ci  piace  qui  ricordare come nel Vangelo il  diritto  di  propriet
privata  sui  beni  ritenuto legittimo. Per nello  stesso  tempo  il
Maestro  Divino  rivolge  spesso  ai ricchi  pressanti  inviti  perch
convertano i loro beni materiali, dispensandoli ai bisognosi, in  beni
spirituali:  beni  che il ladro non ruba n la tignola  o  la  ruggine
rodono  e  che si ritroveranno aumentati nei granai eterni  del  Padre
Celeste:  "Non  cercate di accumulare tesori sopra la terra:  dove  la
ruggine e la tignola consumano: e dove i ladri dissotterrano e rubano:
ma  procurate  di accumulare tesori nel cielo: dove la  ruggine  e  la
tignola  non  consumano". E il Signore riterr fatta  o  negata  a  se
stesso la carit fatta o negata agli indigenti: "Ogni volta che  avete
fatto  (queste cose) per uno dei pi piccoli di questi miei  fratelli,
le avete fatte a me".
 
                              PARTE TERZA
                                   
     SQUILIBRIO E SVILUPPO: NUOVI ASPETTI DELLA QUESTIONE SOCIALE
 
 128.  L'evolversi delle situazioni storiche mette sempre  in  maggior
rilievo  come  le  esigenze della giustizia e  dell'equit  non  hanno
attinenza  soltanto  con  i  rapporti  tra  lavoratori  dipendenti   e
imprenditori o dirigenti, ma riguardano pure i rapporti tra differenti
settori economici e tra zone economicamente pi sviluppate e tra  zone
economicamente  meno  sviluppate nell'interno delle  singole  Comunit
politiche; e, sul piano-mondiale, i rapporti fra Paesi a diverso grado
di sviluppo economico sociale.
                                   
                        A - SUL PIANO NAZIONALE
                                   
                I -  NECESSARIO AIUTARE L'AGRICOLTURA
 
 129. L'agricoltura settore depresso dell'economia.
 Sul piano mondiale non sembra che la popolazione agricolo rurale,  in
termini assoluti, sia diminuita; per  incontestabile l'esistenza  di
un  esodo delle popolazioni agricolo-rurali verso agglomerati o centri
urbani;  esodo che si verifica in quasi tutti i Paesi e  che  talvolta
assume   serie  proporzioni,  creando  complessi  problemi  umani   di
difficile soluzione.
 
 130.   Sappiamo   che  man  mano  che  una  economia   si   sviluppa,
diminuiscono  le  forze di lavoro impegnate nella agricoltura;  mentre
cresce la percentuale delle forze di lavoro impegnate nell'industria e
nel  settore  dei servizi. Per pensiamo che l'esodo della popolazione
del  settore agricolo verso gli altri settori produttivi, oltre che  a
ragioni  obiettive di sviluppo economico, spesso  dovuto a molteplici
fattori,  tra  i  quali  vanno annoverati l'ansia  di  evadere  da  un
ambiente ritenuto chiuso e senza prospettive; il desiderio di novit e
di  avventura da cui  presa la presente generazione; l'attrattiva  di
fortune  rapide. il miraggio di vivere in maggior libert,  usufruendo
dei mezzi e delle facilitazioni che gli agglomerati ed i centri urbani
offrono.  Ma  riteniamo pure che non si possa dubitare che quell'esodo
trovi  uno  dei suoi fattori nel fatto che il settore agricolo,  quasi
ovunque,    un settore depresso, sia per quanto riguarda l'indice  di
produttivit delle forze di lavoro, sia per quanto riguarda il  tenore
di vita delle popolazioni agricolo-rurali.
 
 131. Esigenza di equilibrio tra i vari settori produttivi.
 Per  cui  un problema di fondo che si pone in quasi tutte le Comunit
politiche    il  seguente:  come  procedere  perch  sia  ridotto  lo
squilibrio nell'efficienza produttiva tra il settore agricolo  da  una
parte  e  il  settore  industriale e quello dei servizi  dall'altra  e
perch  il  tenore  di  vita  della  popolazione  agricolo-rurale  sia
distanziato  quanto meno  possibile dal tenore di vita dei  cittadini
che  traggono il loro reddito dal settore industriale e da quello  dei
servizi;  e  quanti  lavorano la terra non  abbiano  un  complesso  di
inferiorit;  siamo invece persuasi che anche nell'ambiente  agricolo-
rurale  possono affermare e sviluppare la loro persona  attraverso  il
loro lavoro e guardare fiduciosi l'avvenire.
 
 132.  Ci  sembra  perci  opportuno  indicare  alcune  direttive  che
possono  contribuire a risolvere il problema: direttive  che  pensiamo
abbiano  valore, qualunque sia l'ambiente storico in cui si  opera,  a
condizione, come  ovvio, che siano applicate nei modi e nei gradi che
l'ambiente permette o suggerisce o esige.
 
 133. Adeguamento dei servizi pubblici essenziali in campo rurale.
 Anzitutto  indispensabile che ci si adoperi, specialmente  da  parte
dei  poteri  pubblici,  perch negli ambienti agricolo-rurali  abbiano
sviluppo  conveniente  i servizi essenziali, quali:  la  viabilit,  i
trasporti,   le   comunicazioni,   l'acqua   potabile,   l'abitazione,
l'assistenza  sanitaria, l'istruzione di base e l'istruzione  tecnico-
professionale,  condizioni  idonee per  la  vita  religiosa,  i  mezzi
ricreativi;  e  perch vi sia una disponibilit di quei  prodotti  che
acconsentano  alla  casa  agricolo-rurale  di  essere  arredata  e  di
funzionare modernamente. Qualora tali servizi, che oggi sono  elementi
costitutivi  di  un tenore di vita dignitoso, facciano  difetto  negli
ambienti agricolo-rurali, lo sviluppo economico e il progresso sociale
in essi diventano quasi impossibili o procedono troppo lenti; e ci ha
come  conseguenza  che  il deflusso delle popolazioni  dalla  campagna
diviene quasi incontenibile e difficilmente controllabile.
 
 134. Sviluppo graduale ed armonico del settore agricolo.
 Si   richiede  inoltre  che  lo  sviluppo  economico  delle  Comunit
politiche  si attui in forma graduale ed in proporzioni armoniche  fra
tutti  i  settori  produttivi; occorre cio che nel  settore  agricolo
siano realizzate le innovazioni concernenti le tecniche produttive, la
scelta delle colture e le strutture aziendali che il sistema economico
considerato  nel  suo  insieme, permette  o  sollecita.  e  che  siano
realizzate, quanto pi  possibile, nelle debite proporzioni  rispetto
al settore industriale e dei servizi.
 
 135.  L'agricoltura viene cos ad assorbire una quantit maggiore  di
beni industriali e domanda una prestazione pi qualificata di servizi;
a  sua  volta  offre agli altri due settori e alla intera  comunit  i
prodotti  che meglio rispondono, nella qualit e nella quantit,  alle
esigenze  del  consumo,  contribuendo alla  stabilit  del  potere  di
acquisto  della  moneta,  elemento positivo  per  l'ordinato  sviluppo
dell'intero sistema economico.
 
 136.  In  tal modo crediamo che dovrebbe pure riuscire meno difficile
sia  nelle  zone di deflusso che in quelle di accesso, controllare  il
movimento  delle  forze  di lavoro lasciate libere  dalla  progressiva
modernizzazione   dell'agricoltura;   fornire   loro   la   formazione
professionale  per  il loro proficuo inserimento negli  altri  settori
produttivi,  e  l'aiuto  economico,  la  preparazione  e  l'assistenza
spirituale per la loro integrazione sociale.
 
 137. Necessaria un'oculata politica economica.
 Ad  ottenere  uno  sviluppo  economico in proporzioni  armoniche  fra
tutti  i  settori  produttivi, si rende pure  necessaria  una  oculata
politica  economica  in campo agricolo; politica  economica  attinente
l'imposizione  tributaria,  il credito, le assicurazioni  sociali,  la
tutela   dei   prezzi,   la   promozione  di  industrie   integrative,
l'adeguamento delle strutture aziendali.
 
 138. Imposizione tributaria proporzionale.
 Principio   fondamentale  in  un  sistema  tributario   informato   a
giustizia ed equit  che gli oneri siano proporzionati alla  capacit
contributiva dei cittadini.
 
 139.  Per  risponde  pure ad un'esigenza di bene  comune  che  nella
determinazione  dei  tributi  si  tenga  presente  come,  nel  settore
agricolo,  i  redditi si formano con pi lentezza  e  sono  esposti  a
maggiori  rischi  nella  loro formazione;  e  si  incontrano  maggiori
difficolt nel reperire i capitali indispensabili al loro incremento.
 
 140. Per l'agricoltura capitali ad interesse conveniente.
 Per  le  ragioni  sopra indicate i possessori di capitali  sono  poco
propensi  agli investimenti in quel settore; sono invece pi  propensi
ad  investire  negli altri settori. Per lo stesso motivo l'agricoltura
non  pu  corrispondere  alti interessi; e  neppure,  di  regola,  gli
interessi  di  mercato  per  procurarsi i capitali  necessari  al  suo
sviluppo e al normale esercizio delle sue aziende.
 
 141.  Occorre  quindi,  per  ragioni di  bene  comune,  svolgere  una
particolare politica creditizia e dar vita ad istituti di credito  che
assicurino all'agricoltura detti capitali ad un saggio di interesse  a
condizioni convenienti.
 
 142. Assicurazioni sociali e sicurezza sociale.
 In  agricoltura  pu essere indispensabile che  si  dia  vita  a  due
sistemi di assicurazione: l'uno attinente i prodotti agricoli, l'altro
le forze del lavoro e le rispettive famiglie.
 
 143.   Per   il   fatto  che  il  reddito  agricolo   pro-capite   ,
generalmente, inferiore al reddito pro-capite del settore  industriale
e  di  quello dei servizi, non sarebbe conforme a criteri di giustizia
sociale e di equit, instaurare sistemi di assicurazioni sociali o  di
sicurezza  sociale,  nei quali il trattamento delle  forze  di  lavoro
dell'agricoltura  e  delle rispettive famiglie  fosse  sostanzialmente
inferiore a quello garantito al settore dell'industria e dei  servizi.
Stimiamo  per  che  la  politica  sociale  debba  proporsi   che   il
trattamento  assicurativo fatto ai cittadini non  presenti  differenze
rilevanti, qualunque sia il settore economico in cui operano o del cui
reddito vivono.
 
 144.  I  sistemi  di  assicurazione sociale o  di  sicurezza  sociale
possono  contribuire efficacemente ad una ridistribuzione del  reddito
complessivo della Comunit politica secondo criteri di giustizia e  di
equit;  e possono quindi considerarsi uno degli strumenti per ridurre
gli squilibri del tenore di vita tra le varie categorie di cittadini.
 
 145. Tutela dei prezzi dei prodotti agricoli.
 Data  la  natura dei prodotti agricoli  necessario che  sia  attuata
una  disciplina efficace a tutela dei loro prezzi, utilizzando, a tale
scopo,  i  molteplici espedienti, che oggi la tecnica  economica    m
grado  di suggerire.  altamente auspicabile che tale disciplina  sia,
soprattutto, opera delle categorie interessate; non pu per  mancarvi
l'azione moderatrice dei poteri pubblici.
 
 146.  In  materia  non  va  dimenticato che il  prezzo  dei  prodotti
agricoli  costituisse, spesso, piuttosto retribuzione  di  lavoro  che
rimunerazione di capitale.
 
 147.  Il  Pontefice Pio XI nell'Enciclica Quadragesimo anno a ragione
nota  che  all'attuazione del bene comune "giova la giusta proporzione
tra  i  salari";  ma  subito aggiunge: "con la quale  va  strettamente
congiunta  la  giusta  proporzione dei prezzi,  a  cui  si  vendono  i
prodotti   delle  diverse  arti,  quali  sono  stimate  l'agricoltura,
l'industria e simili".
 
 148.  Vero    che i prodotti agricoli sono preordinati a  soddisfare
anzitutto  bisogni umani primari; per cui il loro prezzo  deve  essere
tale  da  renderli accessibili alla totalit dei consumatori.  Per  
chiaro  che non si possa addurre un tale motivo per costringere  tutta
una  categoria  di  cittadini ad uno stato permanente  di  inferiorit
economico-sociale, privandola di un potere di acquisto  indispensabile
per  il  loro dignitoso tenore di vita. ci  pure in netto  contrasto
con il bene comune.
 
 149. Integrazione dei redditi agricoli.
   pure  opportuno promuovere nelle zone agricole le  industrie  e  i
servizi  attinenti la conservazione, la trasformazione e il  trasporto
dei  prodotti  agricoli.  desiderabile inoltre che vi  si  sviluppino
iniziative riguardanti gli altri settori economici e le altre attivit
professionali.  In  tal  modo vengono offerte alle  famiglie  agricole
possibilit di integrare i redditi negli stessi ambienti in cui vivono
e operano.
 
 150. Adeguazione delle strutture dell'impresa agricola.
 Non    possibile  fissare  a  priori  quale  sia  la  struttura  pi
conveniente  all'impresa agricola, data la variet che presentano  gli
ambienti  agricolo-rurali nell'interno di ciascuna Comunit  politica;
e,  pi  ancora,  fra i diversi Paesi del mondo.  Per  quando  si  ha
dell'uomo  e della famiglia una concezione umana e cristiana,  non  si
pu non considerare un ideale l'impresa configurata e funzionante come
una  comunit  di  persone  nei rapporti  interni  e  nelle  strutture
rispondenti  ai  criteri di giustizia e allo spirito sopraesposti;  e,
pi  ancora,  l'impresa  a dimensioni familiari;  e  non  si  pu  non
adoperarsi  perch  l'una  o l'altra, in rispondenza  alle  condizioni
ambientali, diventino realt.
 
 151.     per  opportuno  richiamare  l'attenzione  sul  fatto   che
l'impresa a dimensioni familiari  vitale a condizione che da essa  si
possa  trarre un reddito sufficiente al decoroso tenore di vita  della
rispettiva  famiglia. A tale scopo  indispensabile che i  coltivatori
siano  istruiti,  incessantemente aggiornati e tecnicamente  assistiti
nella  loro professione; ed  pure indispensabile che creino una ricca
rete   di   iniziative   cooperativistiche;  siano   professionalmente
organizzati  e attivamente presenti nella vita pubblica:  tanto  negli
organismi  di  natura  amministrativa che  nei  movimenti  a  finalit
politiche.
 
 152. I lavoratori della terra protagonisti della loro elevazione.
 Siamo per convinti che i protagonisti dello sviluppo economico,  del
progresso sociale e della elevazione culturale degli ambienti agricolo-
rurali devono essere gli stessi interessati e cio i lavoratori  della
terra i quali possono facilmente constatare quanto sia nobile il  loro
lavoro: sia perch lo si vive nel tempio maestoso della creazione, sia
perch  lo  si svolge spesso sulla vita delle piante e degli  animali.
vita inesauribile nelle sue espressioni, inflessibile nelle sue leggi,
ricca  di  richiami a Dio Creatore e Provvido, sia perch  produce  la
variet degli alimenti di cui si nutre la famiglia umana e fornisce un
numero sempre maggiore di materie prime all'industria.
 
 153.    un lavoro inoltre che presenta la dignit di una professione
che  si  distingue  per  la  ricchezza dei  contenuti  concernenti  la
meccanica,   la   chimica,   la   biologia;   contenuti   che    vanno
incessantemente aggiornati a motivo delle ripercussioni,  nel  settore
agricolo,  dei progressi scientifico-tecnici. Ed  pure un lavoro  che
si  caratterizza per gli aspetti e valori morali che gli sono  propri.
Esige  infatti  capacit  di orientamento e di  adattamento,  pazienza
nelle  attese,  senso  di  responsabilit, spirito  di  ripresa  e  di
intraprendenza.
 
 154. Necessit di solidariet e collaborazione.
 Va  pure  ricordato che nel settore agricolo, come del resto in  ogni
altro  settore produttivo, l'associazione oggi  una esigenza  vitale;
tanto  pi  lo  quando il settore ha come base l'impresa a dimensioni
familiari. I lavoratori della terra devono sentirsi solidali  gli  uni
con   gli   altri   e   collaborare  per  dar   vita   ad   iniziative
cooperativistiche  e  ad  associazioni  professionali   o   sindacali,
necessarie le une e le altre per beneficiare dei progressi scientifico-
tecnici  nella produzione, per contribuire efficacemente  alla  difesa
dei  prezzi dei prodotti, per mettersi su un piano di uguaglianza  nei
confronti delle categorie economico-professionali degli altri  settori
produttivi,  esse  pure  di  solito organizzate,  per  avere  voce  in
capitolo   in   campo   politico  e  negli   organi   della   pubblica
amministrazione: le voci isolate quasi mai, oggi, hanno possibilit di
farsi sentire e tanto meno di farsi ascoltare.
 
 155. Essere sensibili ai richiami del bene comune.
 Per  i  lavoratori della terra, come del resto i lavoratori di  ogni
altro   settore   produttivo,  nell'utilizzare  la   loro   multiforme
organizzazione,   devono  muoversi  nell'ambito  dell'ordine   morale-
giuridico:  devono cio conciliare i loro diritti e i  loro  interessi
con  i  diritti  e  gli  interessi delle  altre  categorie  economico-
professionali e subordinare gli uni e gli altri alle esigenze del bene
comune. I lavoratori della terra, impegnati a migliorare ed elevare il
mondo  agricolo-rurale, possono legittimamente domandare  che  l'opera
loro sia sostenuta e integrata dai poteri pubblici quando essi pure si
mostrino   e   siano  sensibili  ai  richiami  del   bene   comune   e
contribuiscano alla sua attuazione.
 
 156.  Elogio  per chi si dedica all'elevazione morale e  sociale  dei
contadini.
 A  questo  punto Ci  caro esprimere il Nostro compiacimento  a  quei
figli  che  in  varie parti del mondo sono impegnati nelle  iniziative
cooperativistiche  nelle associazioni professionali  e  nei  movimenti
sindacali ad elevazione economico-sociale di quanti lavorano la terra.
 
 157. Vocazione e missione.
 Nel  lavoro  agricolo la persona umana trova mille incentivi  per  la
sua  affermazione, per il suo sviluppo, per il suo arricchimento,  per
la  sua  espansione anche sul piano dei valori dello spirito.  quindi
un  lavoro  che va concepito e vissuto come una vocazione e  come  una
missione.  come  una risposta cio ad un invito di Dio  a  contribuire
alla  attuazione del Suo piano provvidenziale nella storia. e come  un
impegno  di bene ad elevazione di se stessi  degli altri  un apporto
all'incivilimento umano.
 
   II - AZIONE DI RIEQUILIBRIO E DI PROPULSIONE NELLE ZONE IN VIA DI
                               SVILUPPO
 
 158. Obiettivi da conseguire.
 Tra  cittadini appartenenti alla stessa Comunit politica non   raro
che   esistano  accentuate  sperequazioni  economico-sociali,   dovute
soprattutto   al  fatto  che  gli  uni  vivono  e  operano   in   zone
economicamente pi sviluppate e gli altri in zone economicamente  meno
sviluppate.  In  tale  situazione giustizia ed equit  esigono  che  i
poteri  pubblici  si  adoperino  perch  quelle  sperequazioni   siano
eliminate  o  ridotte. A tale scopo si deve procurare che  nelle  zone
meno  sviluppate siano assicurati i servizi pubblici essenziali, e  lo
siano  nelle  forme e nei gradi suggeriti o reclamati dall'ambiente  e
rispondenti, di norma, al tenore di vita medio vigente nella  Comunit
nazionale. Ma  pure necessario che si svolga una appropriata politica
economico  sociale attinente soprattutto l'offerta  di  lavoro  e  gli
spostamenti  di  popolazione, i salari, l'imposizione  tributaria,  il
credito,  gli  investimenti, con speciale riguardo alle  industrie  di
natura  propulsiva;  politica  idonea a  promuovere  l'assorbimento  e
l'impiego  redditizio delle forze di lavoro, a stimolare  l'iniziativa
imprenditoriale, a sfruttare le risorse del luogo.
 
 159. Applicazione del principio di solidariet.
 Per  l'azione  dei  poteri  pubblici  deve  trovare  sempre  la  sua
giustificazione  in  motivi di bene comune.  Per  cui  va  svolta  con
criteri  unitari  su  piano  nazionale, con  l'obiettivo  costante  di
contribuire allo sviluppo graduale, simultaneo, proporzionato di tutti
e tre i settori produttivi: agricolo, industriale e dei servizi; e con
la  preoccupazione operante che i cittadini delle zone meno sviluppate
si  sentano e siano quanto pi  possibile responsabili e protagonisti
della loro elevazione economica.
 
 160.    infine  da  ricordare che anche  l'iniziativa  privata  deve
portare  il suo contributo a comporre l'equilibrio economico e sociale
tra le differenti zone di un Paese. Anzi i poteri pubblici, secondo il
principio  di  sussidiariet, devono favorire ed aiutare  l'iniziativa
privata  affidando  ad essa, dove e non appena    possibile  in  modo
efficiente, la continuit dello sviluppo economico.
 
                     B - SUL PIANO INTERNAZIONALE
 
 161.   Eliminazione  o  riduzione  degli  squilibri   fra   terra   e
popolazione.
   qui  opportuno  rilevare come vi siano non pochi Paesi  nei  quali
esistono  accentuate sperequazioni fra terra e popolazione; in  alcuni
infatti  si  scarseggia di uomini e si abbonda di terreni suscettibili
di   essere  coltivati;  mentre  in  altri  abbondano  gli  uomini   e
scarseggiano i terreni coltivabili.
 
 162. Necessit di collaborazione internazionale.
 Inoltre  vi  sono Paesi dove, nonostante la ricchezza  delle  risorse
naturali  allo  stato  potenziale, la primitivit  delle  colture  non
consente  la  produzione di una sufficienza di beni per  soddisfare  i
bisogni elementari delle rispettive popolazioni. mentre in altri Paesi
l'alto grado di modernizzazione raggiunto nelle colture determina  una
sopraproduzione   di  beni  agricoli  con  riflessi   negativi   nelle
rispettive economie nazionali.
 
 163.    ovvio  che  la  solidariet umana e la fraternit  cristiana
domandano  che  tra i popoli si instaurino rapporti di  collaborazione
attiva  e  multiforme;  collaborazione che  permetta  e  favorisca  il
movimento di beni, capitali, uomini allo scopo di eliminare o  ridurre
gli   accennati   squilibri;  ma  su  tale  argomento  torneremo   pi
diffusamente in seguito.
 
 164 Elogio della F.A.O.
 Vogliamo  per  qui  esprimere il Nostro  sincero  apprezzamento  per
l'opera  altamente benefica che l'Organizzazione delle  Nazioni  Unite
per l'alimentazione e l'agricoltura (F.A.O.) svolge per favorire tra i
popoli  intese feconde, per promuovere l'ammodernamento delle  colture
soprattutto  nei  Paesi in via di sviluppo, per alleviare  il  disagio
delle popolazioni che scarseggiano di alimenti.
 
           I - ESIGENZE Dl GIUSTIZIA NEI RAPPORTI TRA PAESI
                 A SVILUPPO ECONOMICO DI GRADO DIVERSO
 
 165.   Il   problema  dell'epoca  moderna:  aiuto  ai   paesi   sotto
sviluppati.
 Il  problema forse maggiore dell'epoca moderna  quello dei  rapporti
tra  le  Comunit politiche economicamente sviluppate  e  le  Comunit
politiche  in via di sviluppo economico: le prime, di conseguenza,  ad
elevato  tenore  di vita, le seconde in condizioni  di  disagio  o  di
grande disagio.
 
 166.  La  solidariet che lega tutti gli esseri umani e li fa  membri
di un'unica famiglia impone alle Comunit politiche, che dispongono di
mezzi   di  sussistenza  ad  esuberanza,  il  dovere  di  non  restare
indifferenti  di  fronte  alle Comunit  politiche  i  cui  membri  si
dibattono nelle difficolt dell'indigenza, della miseria e della fame,
e  non  godono dei diritti elementari di persona. Tanto pi che,  data
l'interdipendenza sempre maggiore tra i popoli, non    possibile  che
tra  essi  regni  una  pace  duratura e  feconda,  quando  sia  troppo
accentuato lo squilibrio nelle loro condizioni economico-sociali.
 
 167.  Consapevoli della Nostra universale paternit, Ci  sentiamo  in
dovere  di  ribadire  in  forma solenne  quanto  altra  volta  abbiamo
affermato:   "Noi   siamo   tutti  solidalmente   responsabili   delle
popolazioni sottoalimentate.... Perci occorre educare la coscienza al
senso  di responsabilit che pesa su tutti e su ciascuno, specialmente
sui pi favoriti".
 
 168. Responsabilit speciale dei cristiani.
   ovvio  che il dovere, sempre proclamato dalla Chiesa,  di  aiutare
chi   si   dibatte  nella  indigenza  e  nella  miseria  deve   essere
maggiormente   sentito  dai  cattolici,  trovando   essi   un   motivo
nobilissimo nel fatto che sono membri del Corpo Mistico di Cristo: "Da
questo--proclama l'Apostolo Giovanni--abbiamo conosciuto la carit  di
Dio,  perch  Egli ha posto la sua vita per noi, e anche noi  dobbiamo
porre  la  vita per i fratelli. Chi avr dei beni di questo  mondo,  e
vedr  il  suo fratello in necessit, e chiuder le viscere,  come  la
carit di Dio dimora in Lui?".
 
 169.  Vediamo  quindi  con  piacere che  le  Comunit  politiche  che
dispongono di sistemi economici altamente produttivi, prestano la loro
opera  alle  Comunit politiche in fase di sviluppo economico,  perch
riesca  a  queste meno difficile migliorare le proprie  condizioni  di
vita.
 
 170. Aiuti di emergenza.
 Vi  sono  Paesi nei quali si producono beni di consumo e  soprattutto
prodotti  agricoli  in eccedenza. mentre ve ne sono  altri  nei  quali
larghi strati popolari lottano contro la miseria e la fame: ragioni di
giustizia  e di umanit domandano che i primi vengano in soccorso  dei
secondi. Distruggere o sciupare beni che sono indispensabili ad esseri
umani per sopravvivere  ledere la giustizia e l'umanit.
 
 171. Utilizzazioni delle eccedenze agricole.
 Sappiamo  che  produrre beni, specialmente agricoli, in eccedenza  al
fabbisogno   di   una  Comunit  politica,  pu  avere   ripercussioni
economicamente   negative  nei  confronti  di  alcune   categorie   di
cittadini.  Per  non   quella una ragione che esima  dal  dovere  di
prestare un aiuto di emergenza agli indigenti e agli affamati; se  mai
  una  ragione che domanda che si usino tutti gli accorgimenti perch
quelle  ripercussioni negative siano contenute, e perch il loro  peso
venga equamente distribuito fra tutti i cittadini.
 
 172. Cooperazione scientifico-tecnico-finanziaria.
 Gli  aiuti di emergenza, pur rispondendo a un dovere di umanit e  di
giustizia, non sono sufficienti per eliminare e neppure per ridurre le
cause che determinano in un numero considerevole di Comunit politiche
uno stato permanente di indigenza o di miseria o di fame. Quelle cause
vanno  ritrovate, soprattutto, nella primitivit o nella  arretratezza
dei loro sistemi economici. Per cui non si possono eliminare o ridurre
che  attraverso una multiforme cooperazione, diretta a far  acquistare
ai  loro  cittadini attitudini e qualifiche professionali e competenze
scientifiche  e tecniche; e a mettere a loro disposizione  i  capitali
indispensabili  per  iniziare e accelerare lo sviluppo  economico  con
criteri e metodi moderni.
 
 173.  Conosciamo  bene come in questi ultimi anni  si    sempre  pi
diffusa  ed  maturata la coscienza di doversi adoperare per  favorire
lo  sviluppo  economico  e  il progresso  sociale  nei  Paesi  che  si
dibattono in maggiori difficolt.
 
 174.  Organismi  mondiali  e  regionali, singoli  Stati,  fondazioni,
societ  private offrono a detti Paesi in misura crescente la  propria
cooperazione tecnica in tutti i settori produttivi; si moltiplicano le
facilitazioni  a  migliaia di giovani perch  possano  studiare  nelle
Universit  dei  Paesi  pi  sviluppati e  acquistare  una  formazione
scientifico-tecnico-professionale   rispondente   ai   tempi,   mentre
Istituti bancari mondiali, singoli Stati e privati forniscono capitali
e  danno vita o contribuiscono a dar vita a una rete sempre pi  ricca
di iniziative economiche nei Paesi in fase di sviluppo. Siamo lieti di
cogliere  la  presente  occasione  per  esprimere  il  Nostro  sincero
apprezzamento per tale opera riccamente feconda.
 
 175.   Alcuni  criteri  da  usare  nell'azione  di  aiuto  ai   Paesi
sottosviluppati.
 Per   non   possiamo  esimerCi  dal  rilevare  che  la  cooperazione
scientifico-tecnico-economica tra le Comunit politiche economicamente
sviluppate  e quelle che sono appena agli inizi o in via di  sviluppo,
domanda svolgimenti pi ampi di quelli esistenti; ed e augurabile  che
tali  svolgimenti  durante i prossimi decenni  caratterizzino  i  loro
rapporti. In materia stimiamo opportune alcune considerazioni e alcuni
richiami.
 
 176. Evitare gli errori del passato.
 Saggezza  vuole  che  le Comunit politiche che  si  trovano  in  uno
stadio  iniziale  o poco avanzato del loro sviluppo economico  tengano
presenti le esperienze vissute dalle Comunit politiche economicamente
gi sviluppate.
 
 177. Produrre di pi e meglio risponde ad una esigenza di ragione  ed
  pure  una  necessit imprescindibile. Per  non meno necessario  e
conforme  a  giustizia  che  la  ricchezza  prodotta  venga  equamente
distribuita  fra tutti i membri della Comunit politica:  per  cui  si
deve tendere a che lo sviluppo economico proceda di pari passo con  il
progresso  sociale.  Ci  importa  che  lo  si  attui,  per  quanto  
possibile, gradualmente e armonicamente in tutti i settori produttivi:
nel settore agricolo, industriale e dei servizi.
 
 178. Rispetto delle caratteristiche delle singole Comunit.
 Le  Comunit  politiche in fase di sviluppo economico presentano,  di
solito, una propria inconfondibile individualit: sia per le risorse e
le  caratteristiche specifiche del proprio ambiente naturale, sia  per
le  loro  tradizioni spesso ricche di valori umani, sia per le qualit
tipiche dei propri membri.
 
 179.  Le  Comunit politiche economicamente sviluppate, nel  prestare
la loro opera, devono riconoscere e rispettare quell'individualit,  e
vincere  la tentazione che le porta a proiettare se stesse, attraverso
quell'opera, nelle Comunit in via di sviluppo economico.
 
 180. Azione disinteressata e non neocolonialismo.
 Ma  la  tentazione maggiore da cui possono essere prese  le  Comunit
politiche  economicamente sviluppate  quella  di  approfittare  della
loro  cooperazione tecnico-finanziaria per incidere  sulla  situazione
politica  delle Comunit in fase di sviluppo economico allo  scopo  di
attuare piani di predominio.
 
 181. Qualora ci si verifichi, si deve dichiarare esplicitamente  che
in  tal  caso  si tratta di una nuova forma di colonialismo,  che  per
quanto abilmente mascherata, non per questo sarebbe meno involutiva di
quella  dalla  quale  molti  popoli  sono  di  recente  evasi  e   che
influirebbe negativamente sui rapporti internazionali, costituendo una
minaccia e un pericolo per la pace mondiale.
 
 182.    quindi  indispensabile  e rispondente  ad  una  esigenza  di
giustizia  che l'accennata opera teenico-finanziaria sia prestata  nel
pi  sincero disinteresse politico, allo scopo di mettere le  Comunit
in  via  di  sviluppo  economico nelle condizioni di  realizzare  esse
stesse la propria ascesa economico-sociale.
 
 183.   In  tal  modo  si  porta  pure  un  contributo  prezioso  alla
formazione  di una Comunit mondiale nella quale tutti i membri  siano
soggetti  consapevoli dei propri doveri e dei propri diritti, operanti
in rapporto di uguaglianza all'attuazione del bene comune universale.
 
 184. Rispettare la gerarchia dei valori
 I   progressi   scientifico-tecnici,   lo   sviluppo   economico,   i
miglioramenti  nelle  condizioni  di  vita  sono  certamente  elementi
positivi  di  una  civilt. Per dobbiamo ricordare che  non  sono  n
possono  essere  considerati valori supremi, nei confronti  dei  quali
rivestono carattere essenzialmente strumentale.
 
 185.  Rileviamo con amarezza che nei Paesi economicamente  sviluppati
non  sono  pochi gli esseri umani nei quali si  attenuata o spenta  o
capovolta  la coscienza della gerarchia dei valori; nei quali  cio  i
valori dello spirito sono trascurati o dimenticati o negati; mentre  i
progressi  delle  scienze, delle tecniche, lo sviluppo  economico,  il
benessere  materiale  vengono caldeggiati  e  propugnati  spesso  come
preminenti e perfino elevati ad unica ragione di vita. Ci costituisce
un'insidia dissolvitrice tra le pi deleterie nell'opera che i  popoli
economicamente  sviluppati  prestano ai popoli  in  fase  di  sviluppo
economico:  popoli, nei quali, non di rado, per antica tradizione,  la
coscienza di alcuni tra i pi importanti valori umani  ancora viva  e
operante.
 
 186.  Attentare  a quella coscienza  essenzialmente  immorale.  Essa
invece  va  rispettata e, per quanto possibile, chiarita e sviluppata,
perch rimanga quello che : fondamento di vera civilt.
 
 187.  L'apporto  della  Chiesa  e dei  cattolici  allo  sviluppo  dei
popoli.
 La  Chiesa, come  noto,  universale per diritto divino e lo   pure
storicamente  per il fatto che  presente, o tende ad esserlo,  presso
tutti i popoli.
 
 188.  L'inserirsi  della  Chiesa in  un  popolo  ha  sempre  riflessi
positivi  in  campo  economico-sociale,  come  dimostrano  storia   ed
esperienza.  La ragione  che gli esseri umani, diventando  cristiani,
non possono non sentirsi impegnati a migliorare istituzioni e ambienti
dell'ordine  temporale: sia perch in essi non venga lesa  la  dignit
umana,  sia perch vengano eliminati e ridotti gli ostacoli al bene  e
moltiplicati gli incentivi e gli inviti ad esso.
 
 189.  Inoltre la Chiesa, inserendosi nella vita dei popoli, non   n
si  sente  mai  un'istituzione che venga imposta dal di fuori.  Ci  
dovuto al fatto che la sua presenza si concreta con la rinascita o  la
risurrezione  dei  singoli esseri umani in Cristo;  e  chi  rinasce  o
risorge  in  Cristo non si sente mai coartato dall'esterno;  si  sente
invece liberato nel pi profondo di se stesso e cio aperto verso Dio;
e  quanto  in lui rappresenta un valore, qualunque ne sia  la  natura,
viene riaffermato e nobilitato.
 
 190.   "La   Chiesa  di  Cristo--osserva  sapientemente   il   Nostro
Predecessore Pio XII,--fedelissima depositaria della divina educatrice
saggezza,  non  pu  pensare n pensa di intaccare  o  disistimare  le
caratteristiche  particolari, che ciascun popolo con  gelosa  piet  e
comprensibile   fierezza   custodisce  e  considera   quale   prezioso
patrimonio.   Il   suo  scopo    l'unit  soprannaturale   nell'amore
universale,  sentito  e  praticato,  non  l'uniformit  esclusivamente
esterna,  superficiale  e  perci  stesso  debilitante.  Tutte  quelle
direttive  e  cure, che servono ad un saggio, ordinato svolgimento  di
forze e di tendenze particolari, le quali hanno radici nei pi riposti
penetrali  di ogni stirpe, purch non si oppongano ai doveri derivanti
dalla  comune origine di tutti gli uomini e dalla comune destinazione,
la Chiesa le approva e le accompagna coi suoi voti materni".
 
 191.  Constatiamo  con  profonda  soddisfazione  come  oggi  pure   i
cittadini cattolici delle Comunit in fase di sviluppo economico,  non
sono,  di regola, secondi a nessuno nel partecipare allo sforzo che  i
propri  Paesi sostengono per sviluppare ed elevare se stessi in  campo
economico-sociale;  inoltre  i  cittadini  cattolici  delle   Comunit
economicamente   sviluppate  moltiplicano  le  loro   iniziative   per
assecondare  e  rendere pi feconda l'opera che  viene  prestata  alle
Comunit   in   via   di  sviluppo  economico.   Degna   di   speciale
considerazione    la  multiforme assistenza  che  essi  prestano,  in
proporzioni sempre maggiori, agli studenti dei Paesi d'Africa e d'Asia
sparsi  per le Universit di Europa e d'America: e la preparazione  di
soggetti  disposti a portarsi nei Paesi in fase di sviluppo  economico
per svolgervi attivit tecnico-professionali.
 
 192.  A  questi  Nostri  diletti figli, che  in  tutti  i  Continenti
esprimono la perenne vitalit della Chiesa nel promuovere il progresso
genuino  e  nel  vivificare le civilt vogliamo che giunga  la  Nostra
parola paternamente affettuosa di plauso e di incoraggiamento.
 
 
           II - INCREMENTO DEMOGRAFICO E SVILUPPO ECONOMICO
 
 193.  In  questi ultimi tempi riaffiora spesso il problema  attinente
il   rapporto   tra  incrementi  demografici,  sviluppo  economico   e
disponibilit  di mezzi di sussistenza sia su piano mondiale  che  nei
confronti di Comunit politiche in fase di sviluppo economico.
 
 194. Squilibrio tra popolazioni e mezzi di sussistenza.
 Su  piano  mondiale alcuni osservano che, secondo calcoli  statistici
ritenuti  sufficientemente attendibili, la  famiglia  umana  in  pochi
decenni  arriver a cifre assai elevate, mentre lo sviluppo  economico
proceder  con ritmo meno accelerato. Ne deducono che qualora  non  si
provveda in tempo a limitare il flusso demografico, lo squilibrio  tra
popolazione e mezzi di sussistenza, in un futuro non lontano, si  far
sentire in modo acuto.
 
 195.  Per  quanto attiene alle Comunit politiche in fase di sviluppo
economico si osserva, sempre su indicazione di dati statistici, che il
rapido   diffondersi  di  misure  igieniche  e   di   cure   sanitarie
appropriate,  riduce  di  molto la mortalit,  soprattutto  infantile;
mentre  tende a rimanere costante o quasi, almeno per un considerevole
periodo  di tempo, il tasso di natalit, che in quelle comunit  suole
essere  elevato. Cresce quindi notevolmente l'eccedenza  di  nati  sui
morti;  mentre non aumenta in proporzione l'efficienza produttiva  dei
rispettivi  sistemi  economici.    pertanto  impossibile  che   nelle
Comunit politiche in via di sviluppo economico migliori il tenore  di
vita;  anzi    inevitabile che peggiori. Per cui, ad evitare  che  si
finisca   in   situazioni  di  estremo  disagio,  vi    chi   ritiene
indispensabile  far  ricorso a drastiche misure elusive  o  repressive
della natalit.
 
 196. I termini del problema.
 A  dire  il  vero,  considerato su piano mondiale,  il  rapporto  tra
incremento   demografico  da  una  parte  e   sviluppo   economico   e
disponibilit  di mezzi di sussistenza dall'altra, non sembra,  almeno
per  ora  e in un avvenire prossimo, creare gravi difficolt: in  ogni
caso  troppo incerti ed oscillanti sono gli elementi di cui si dispone
per poterne trarre conclusioni sicure.
 
 197.  Inoltre Dio, nella sua bont e nella sua sapienza,  ha  diffuso
nella natura risorse inesauribili e ha dato agli uomini intelligenza e
genialit per creare gli strumenti idonei ad impadronirsi di esse e  a
volgerle a soddisfazione dei bisogni e delle esigenze della vita.  Per
cui  la soluzione di fondo del problema non va ricercata in espedienti
che  offendono l'ordine morale stabilito da Dio e intaccano le  stesse
sorgenti  della  vita  umana, ma in un rinnovato impegno  scientifico-
tecnico da parte dell'uomo ad approfondire ed estendere il suo dominio
sulla  natura.  I  progressi  gi realizzati  dalle  scienze  e  dalle
tecniche aprono su questa via orizzonti sconfinati.
 
 198. Gravi casi concreti da affrontare.
 Sappiamo  per  che  in  aree determinate e nell'ambito  di  Comunit
politiche  in  fase  di sviluppo economico possono  presentarsi  e  si
presentano  realmente gravi problemi e difficolt, che  si  devono  al
fatto di una deficiente organizzazione economico-sociale che non offre
perci   mezzi   di  vita  proporzionati  al  saggio   di   incremento
demografico; come pure al fatto che la solidariet tra i popoli non  
operante in grado sufficiente.
 
 199. Alcuni principi per la soluzione del problema demografico.
 Ma,  anche in tale ipotesi, dobbiamo subito affermare chiaramente che
quei  problemi  non  vanno affrontati e quelle  difficolt  non  vanno
superate,  facendo  ricorso  a metodi  e  a  mezzi  che  sono  indegni
dell'uomo e che trovano la loro spiegazione soltanto in una concezione
prettamente materialista dell'uomo stesso e della sua vita.
 
 200.  La vera soluzione si trova soltanto nello sviluppo economico  e
nel  progresso  sociale,  che rispettino e promuovano  i  veri  valori
umani,  individuali e sociali. sviluppo economico e progresso sociale,
cio, attuati nell'ambito morale, conformemente alle dignit dell'uomo
e  a  quell'immenso valore che  la vita dei singoli esseri  umani;  e
nella  collaborazione  su  piano mondiale  che  permetta  e  favorisca
un'ordinata e feconda circolazione di utili cognizioni, di capitali  e
di uomini.
 
 201. Rispetto delle leggi della vita.
 Dobbiamo  proclamare  solennemente che la  vita  umana  va  trasmessa
attraverso  la  famiglia, fondata sul matrimonio uno e  indissolubile,
elevato  per  i cristiani alla dignit di Sacramento. La  trasmissione
della  vita  umana    affidata dalla natura a  un  atto  personale  e
cosciente  e,  come tale, soggetto alle sapientissime  leggi  di  Dio:
leggi  inviolabili  e immutabili che vanno riconosciute  e  osservate.
Perci  non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono  esser
leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali.
 
 202.   La   vita  umana    sacra:  fin  dal  suo  affiorare  impegna
direttamente  l'azione creatrice di Dio. Violando  le  sue  leggi,  si
offende  la sua Divina Maest, si degrada se stessi e l'umanit  e  si
svigorisce altres la stessa comunit di cui si  membri.
 
 203. Educazione al senso della responsabilit.
   della pi alta importanza che le nuove generazioni vengano educate
con  adeguata formazione culturale, nonch religiosa, come  dovere  e
diritto  dei genitori, a un profondo senso di responsabilit in  tutte
le  manifestazioni  della  loro vita e perci  anche  in  ordine  alla
creazione di una famiglia e alla procreazione ed educazione dei figli.
I  quali  devono  essere formati a una vita di fede e a  una  profonda
fiducia  nella  Divina Provvidenza perch siano pronti  ad  affrontare
fatiche  e sacrifici nell'adempimento di una missione tanto  nobile  e
spesso  ardua quale  quella di collaborare con Dio nella trasmissione
della  vita  umana e nella educazione della prole. Per tale educazione
nessuna  istituzione dispone di risorse efficaci quanto la Chiesa,  la
quale  anche per tale motivo, ha diritto di svolgere in piena  libert
la sua missione.
 
 204. A servizio della vita secondo il comandamento divino.
 Nella  Genesi si ricorda come Dio abbia rivolto ai primi esseri umani
due   comandi:   quello   di  trasmettere   la   vita:   "Crescete   e
moltiplicatevi" e quello di dominare la natura: "Riempite la  terra  e
assoggettatela": comandi che si integrano a vicenda.
 
 205.  Certo  il comando divino di dominare la natura non    a  scopi
distruttivi;  invece a servizio della vita.
 
 206.  Con  tristezza  rileviamo  che  una  delle  contraddizioni  pi
sconcertanti da cui  tormentata e in cui si logora la nostra epoca  
che,  mentre  da  una  parte  si  mettono  in  accentuato  rilievo  le
situazioni  di  disagio e si fa balenare lo spettro  della  miseria  e
della fame, dall'altra si utilizzano, e spesso largamente, le scoperte
della  scienza, le realizzazioni della tecnica e le risorse economiche
per creare terribili strumenti di rovina e di morte .
 
 207.  Dio  provvido  concede al genere umano  sufficienti  mezzi  per
risolvere  in  forma dignitosa anche i molteplici e delicati  problemi
attinenti  alla  trasmissione della vita;  ma  quei  problemi  possono
diventare  di  difficile soluzione o insolubili,  perch  gli  uomini,
deviati  nella  mente o pervertiti nella volont, si valgono  di  quei
mezzi  contro  ragione  e  cio  per fini  che  non  sono  quelli  che
rispondono alla loro natura sociale e ai piani della Provvidenza.
 
         III - NECESSIT DI COLLABORAZIONE SUL PIANO MONDIALE
 
 208. Dimensioni mondiali di ogni problema umano di rilievo.
 
 I  progressi delle scienze e delle tecniche in tutti i settori  della
convivenza  moltiplicano  e infittiscono i rapporti  tra  le  Comunit
politiche,  e  rendono  perci  la  loro  interdipendenza  sempre  pi
profonda e vitale.
 
 209.  Di  conseguenza pu dirsi che ogni problema  umano  di  qualche
rilievo,   qualunque   ne  sia  il  contenuto  scientifico,   tecnico,
economico,  sociale,  politico, culturale,  presenta  oggi  dimensioni
soprannazionali e spesso mondiali.
 
 210. Pertanto le singole Comunit politiche non sono pi in grado  di
risolvere  adeguatamente i loro maggiori problemi  nell'ambito  di  se
stesse con le sole loro forze; anche se sono Comunit che emergono per
l'elevato  grado e la diffusione della loro cultura, per il numero  ed
operosit  dei cittadini, per l'efficienza dei loro sistemi economici,
per  la  vastit  e  la  ricchezza dei  loro  territori.  Le  Comunit
politiche  si  condizionano a vicenda, e si pu  asserire  che  ognuna
riesce  a sviluppare se stessa contribuendo allo sviluppo delle altre.
Per cui tra esse si impone l'intesa e la collaborazione.
 
 211.  Effetti  disastrosi  per la mancanza di  collaborazione  tra  i
popoli.
 Si  pu  cos comprendere come nell'animo dei singoli esseri umani  e
tra  i  popoli  si  diffonda sempre pi la persuasione  della  urgente
necessit dell'intesa e della collaborazione. Per nello stesso  tempo
sembra  che  gli  uomini  specialmente quelli  investiti  di  maggiori
responsabilit, si rivelino impotenti a realizzare l'una e l'altra. La
radice   di  siffatta  impotenza  non    da  ricercarsi  in   ragioni
scientifiche,  tecniche,  economiche,  ma  nell'assenza  di  reciproca
fiducia.  Gli uomini e conseguentemente gli Stati si temono a vicenda.
Ognuno  teme che l'altro nutra propositi di sopraffazione e mediti  il
momento  ritenuto  favorevole per mandare ad effetto  tali  propositi.
Perci  organizza  la  propria difesa, e cio  si  arma  pi  che  per
aggredire, cos si dichiara, per dissuadere l'ipotetico aggressore  da
ogni effettiva aggressione.
 
 212.  Ci per ha come conseguenza che immense energie umane e  mezzi
giganteschi vengono usati a scopi non costruttivi. mentre si insinua e
si  alimenta  nell'animo dei singoli esseri umani e tra  i  popoli  un
senso di disagio e di pesantezza, che attenua lo spirito di iniziativa
per opere di ampio respiro.
 
 213. Mancato riconoscimento dell'ordine morale.
 La  mancanza di reciproca fiducia trova la sua spiegazione nel  fatto
che  gli  uomini,  specialmente i pi responsabili, nello  svolgimento
della  loro  attivit si ispirano a concezioni di  vita  differenti  o
radicalmente  opposte. In alcune di quelle concezioni, purtroppo,  non
si  riconosce  l'esistenza  dell'ordine morale:  ordine  trascendente,
universale, assoluto uguale e valevole per tutti. Viene meno  cos  la
possibilit  di incontrarsi e di intendersi pienamente  e  sicuramente
nella  luce  di  una stessa legge di giustizia ammessa  e  seguita  da
tutti.
 
 214.  Vero  che il termine "giustizia" e la dizione "esigenze  della
giustizia"  continuano a risuonare sulle labbra di  tutti.  Per  quel
termine  o  quella dizione assumono negli uni e negli altri, contenuti
diversi o contrapposti.
 
 215.  Perci  gli  appelli ripetuti e appassionati alla  giustizia  e
alle  esigenze della giustizia, nonch offrire possibilit di incontro
o  d'intesa, aumentano la confusione inaspriscono i contrasti, rendono
infuocate  le  contese. e come conseguenza si diffonde la  persuasione
che  per  far valere i propri diritti e perseguire i propri  interessi
non  si  offra  altro  mezzo che il ricorso alla  violenza,  fonte  di
gravissimi mali.
 
 216. Iddio fondamento dell'ordine morale.
 La  reciproca fiducia tra gli uomini e tra gli Stati non pu  nascere
e  rafforzarsi  che  nel  riconoscimento e  nel  rispetto  dell'ordine
morale.
 
 217. Senonch l'ordine morale non si regge che in Dio: scisso da  Dio
si  disintegra. L'uomo infatti non  solo un organismo materiale ma  
anche  spirito dotato di pensiero e di libert. Esige quindi un ordine
etico-religioso  il  quale incide pi di ogni valore  materiale  sugli
indirizzi e le soluzioni da dare ai problemi della vita individuale ed
associata  nell'interno delle Comunit nazionali e  nei  rapporti  tra
esse.
 
 218.  Il  progresso tecnico-scientifico pone gravi problemi circa  il
suo uso.
 Si    affermato  che  nell'era dei trionfi  della  scienza  e  della
tecnica, gli uomini possono costruire la loro civilt, prescindendo da
Dio.  La  verit invece  che gli stessi progressi scientifico-tecnici
pongono  problemi umani a dimensioni mondiali che si possono risolvere
soltanto nella luce di una sincera ed operosa fede in Dio, principio e
fine dell'uomo e del mondo.
 
 219.  Di queste verit si trova una conferma nella constatazione  che
gli  stessi  sconfinati orizzonti dischiusi dall'indagine  scientifica
contribuiscono a far nascere e sviluppare negli animi, la  persuasione
che le conoscenze matematico-scientifiche avvertono, ma non colgono  e
tanto  meno  esprimono  interamente gli  aspetti  pi  profondi  della
realt.  E  la  tragica esperienza che le forze  gigantesche  messe  a
disposizione  della  tecnica  possono  essere  utilizzate  tanto   per
finalit  costruttive  che per la distruzione, mette  in  evidenza  la
prevalente  importanza  dei  valori  spirituali  affinch   anche   il
progresso scientifico-tecnico conservi il suo carattere essenzialmente
strumentale in ordine all'incivilimento.
 
 220. Svanita l'illusione di un paradiso in terra.
 Il  senso  di  crescente insoddisfazione, che  si  diffonde  tra  gli
esseri  umani  nelle  Comunit nazionali  ad  alto  livello  di  vita,
dissolve  l'illusione di un sognato paradiso in  terra;  nello  stesso
tempo  si  fa  in  essi  sempre pi chiara la  coscienza  dei  diritti
inviolabili  ed  universali della persona e pi viva  l'aspirazione  a
rapporti   pi  giusti  e  pi  umani.  Motivi  tutti,   questi,   che
contribuiscono a rendere gli esseri umani pi consapevoli  dei  propri
limiti,  a  far  riaffiorare in essi l'anelito verso  i  valori  dello
spirito;  e  ci non pu non essere di lieto auspicio  per  le  intese
sincere e le collaborazioni feconde.
 
                             PARTE QUARTA
                                   
         L' INSEGNAMENTO DELLA CHIESA, BASE UNICA E PERMANENTE
                 PER LA SOLUZIONE DEL PROBLEMA SOCIALE
 
                  I - IDEOLOGIE INCOMPLETE ED ERRONEE
 
 221.  Dopo  tanti progressi scientifico-tecnici, e anche a  causa  di
questi,  rimane  ancora  il problema che i rapporti  della  convivenza
vengano  ricomposti  in  equilibri pi umani tanto  all'interno  delle
singole Comunit politiche quanto su piano mondiale.
 
 222.  Nell'epoca  moderna  varie ideologie  sono  state  elaborate  e
diffuse  a  tale  scopo: alcune si sono gi disciolte come  nebbia  al
sole.  altre hanno subito e subiscono revisioni sostanziali  ed  altre
hanno  attenuato  di  molto  e vanno ulteriormente  perdendo  le  loro
attrattive  sull'animo degli uomini. La ragione  che  sono  ideologie
che  dell'uomo considerano soltanto alcuni aspetti e, spesso,  i  meno
profondi.  Giacch  non  tengono conto delle inevitabili  imperfezioni
umane,  come la malattia e la sofferenza; imperfezioni che  i  sistemi
economico-sociali anche pi progrediti non possono eliminare. Vi  poi
la  profonda  ed  inestinguibile esigenza  religiosa  che  si  esprime
ovunque  e costantemente, anche quando  conculcata con la violenza  o
abilmente soffocata.
 
 223. L'errore pi radicale.
 Infatti  l'errore  pi  radicale  nell'epoca  moderna    quello   di
ritenere l'esigenza religiosa dello spirito umano come espressione del
sentimento  o  della fantasia, oppure un prodotto di  una  contingenza
storica da eliminare quale elemento anacronistico e quale ostacolo  al
progresso umano; mentre in quell'esigenza gli esseri umani si rivelano
per  quello  che veramente sono: esseri creati da Dio per Iddio,  come
esclama  S. Agostino: "Tu, Signore, ci hai creato per Te e  il  nostro
cuore non ha pace finch non riposa in Te".
 
 224. Non ci sar giustizia e pace se ci si distacca da Dio.
 Pertanto, qualunque sia il progresso tecnico ed economico, nel  mondo
non  vi  sar n giustizia n pace finch gli uomini non ritornino  al
senso  della  dignit  di creature e figli di  Dio,  prima  ed  ultima
ragione d'essere di tutta la realt da Lui creata. L'uomo staccato  da
Dio  diventa  disumano  con  se stesso e con  i  suoi  simili,  perch
l'ordinato rapporto di convivenza presuppone l'ordinato rapporto della
coscienza personale con Dio, fonte di verit, di giustizia e di amore.
 
 225.  Vero  che la persecuzione che da decenni incrudelisce in molti
Paesi,  anche di antica civilt cristiana su tanti Nostri  Fratelli  e
figli,  a  Noi  perci  in modo speciale carissimi,  mette  in  sempre
maggiore  evidenza  la  dignitosa superiorit dei  perseguitati  e  la
raffinata  barbarie dei persecutori; ci che, se ancora non d  frutti
visibili di resipiscenza, induce gi molti a pensare.
 226.   Ma  resta  sempre  che  l'aspetto  pi  sinistramente   tipico
dell'epoca  moderna sta nell'assurdo tentativo di voler ricomporre  un
ordine   temporale  solido  e  fecondo  prescindendo  da  Dio,   unico
fondamento  sul  quale soltanto pu reggere; e di voler  celebrare  la
grandezza  dell'uomo  disseccando la fonte  da  cui  quella  grandezza
scaturisce  e della quale si alimenta e cio reprimendo  e,  se  fosse
possibile, estinguendo il suo anelito verso Dio. Senonch l'esperienza
di tutti i giorni continua ad attestare, fra le delusioni pi amare  e
non  di  rado  in  termini  di sangue, quanto  si  afferma  nel  Libro
ispirato:  "Se  il  Signore non edifica la casa, si affaticano  invano
quelli che l'edificano".
 
     II - PERENNE ATTUALIT DELL'INSEGNAMENTO SOCIALE DELLA CHIESA
 
 227.  La  Chiesa   portatrice e banditrice di una concezione  sempre
attuale della convivenza.
 228.  Principio  fondamentale in tale concezione ,  come  emerge  da
quanto  fin qui si  detto, che i singoli esseri umani sono  e  devono
essere il fondamento, il fine e i soggetti di tutte le istituzioni  in
cui  si  esprime  e si attua la vita sociale: i singoli  esseri  umani
visti  in  quello che sono e che devono essere secondo la loro  natura
intrinsecamente  sociale,  e  nel  piano  provvidenziale  della   loro
elevazione all'ordine soprannaturale.
 
 229.  Da  quel  principio fondamentale che tutela  la  dignit  sacra
della  persona,  il  Magistero  della  Chiesa  ha  enucleato,  con  la
collaborazione di sacerdoti e laici illuminati specialmente in  questo
ultimo  secolo, una dottrina sociale che indica con chiarezza  le  vie
sicure  per  ricomporre  i rapporti della convivenza  secondo  criteri
universali  rispondenti alla natura e agli ambiti diversi  dell'ordine
temporale  e  ai  caratteri  della  societ  contemporanea,  e  perci
accettabili da tutti.
 
 230. Necessit della sua diffusione.
   per  indispensabile, oggi pi che mai, che  quella  dottrina  sia
conosciuta, assimilata, tradotta nella realt sociale in quelle  forme
e  in  quei  gradi che le varie situazioni acconsentono  o  reclamano:
compito  arduo  ma  nobilissimo, alla  cui  attuazione  invitiamo  con
appello ardente non solo i Nostri Fratelli e figli sparsi in tutto  il
mondo, ma anche tutti gli uomini di buona volont.
 
 231.  Riaffermiamo  anzitutto  che la dottrina  sociale  cristiana  
parte integrante della concezione cristiana della vita.
 
 232. Estendere lo studio dell'insegnamento sociale della Chiesa.
 Mentre  notiamo con soddisfazione che in vari Istituti gi  da  tempo
tale   dottrina  viene  insegnata,  Ci  preme  esortare  ad  estendere
l'insegnamento  con corsi ordinari e in forma sistematica  a  tutti  i
Seminari  e  a  tutte le scuole cattoliche di ogni grado.  Va  inoltre
inserita  nei  programmi di istruzione religiosa  delle  parrocchie  e
delle  associazioni dell'apostolato dei laici; va diffusa con i  mezzi
espressivi  moderni:  stampa quotidiana e periodica,  pubblicazioni  a
carattere divulgativo e di natura scientifica, radio e televisione.
 
 233.  Alla  sua diffusione possono contribuire molto i  Nostri  figli
del  laicato  con  l'impegno di apprenderla, con  lo  zelo  nel  farla
comprendere agli altri e svolgendo nella sua luce le loro  attivit  a
contenuto temporale.
 
 234.  Non  dimentichino  che la verit e l'efficacia  della  dottrina
sociale   cattolica   vanno   dimostrate   soprattutto   offrendo   un
orientamento  sicuro per la soluzione dei problemi  concreti.  In  tal
modo si riesce pure ad attirare su di essa l'attenzione di coloro  che
la  ignorano  e  che  ignorandola, l'avversano; e forse  anche  a  far
entrare nei loro spirito qualche scintilla della sua luce.
 
 235.  necessario tradurre nel concreto il suo insegnamento.
 Una  dottrina  sociale non va solo enunciata, ma  anche  tradotta  in
termini  concreti  nella realt. Ci tanto  pi vero  della  dottrina
sociale  cristiana,  la cui luce  la Verit, il cui  obiettivo    la
Giustizia e la cui forza propulsiva  l'Amore.
 
 236.  Richiamiamo quindi l'attenzione sulla necessit  che  i  Nostri
figli,  oltre che essere istruiti nella dottrina sociale,  siano  pure
educati socialmente.
 
 237.  L'educazione cristiana deve essere integrale, e cio estendersi
ad  ogni  serie di doveri. e per deve pure tendere a che  nei  fedeli
nasca   e   si  invigorisca  la  coscienza  del  dovere  di   svolgere
cristianamente anche le attivit a contenuto economico e sociale.
 
 238.  Il  passaggio  dalla teoria alla pratica  ,  per  sua  natura,
arduo;  tanto  pi  lo   quando trattasi di tradurre  in  termini  di
concretezza  una dottrina sociale quale  quella cristiana,  a  motivo
dell'egoismo   profondamente  radicato   negli   esseri   umani,   del
materialismo di cui  impregnata la societ moderna, delle  difficolt
a  individuare con chiarezza e precisione le esigenze obiettive  della
giustizia nei casi concreti.
 
 239.  Perci  l'educazione, oltre che far  nascere  e  sviluppare  la
coscienza  del  dovere  di  agire cristianamente  in  campo  economico
sociale,  pure necessario che si proponga di far apprendere il metodo
che rende idonei a compiere quel dovere.
 
       III - COMPITO DELLE ASSOCIAZIONI  DI APOSTOLATO DEI LAICI
 
 240. Attraverso L'azione ci si educa.
 
 L'educazione  ad  operare cristianamente anche in campo  economico  e
sociale  difficilmente  riesce efficace se  i  soggetti  medesimi  non
prendono  parte  attiva nell'educare se stessi, e se l'educazione  non
viene svolta anche attraverso l'azione.
 
 241.  A  ragione  si  suol dire che non si acquista  l'attitudine  ad
esercitare rettamente la libert se non attraverso il retto uso  della
libert.  Analogamente l'educazione ad agire cristianamente  in  campo
economico  e  sociale  non si realizza se non attraverso  il  concreto
cristiano agire in quel campo.
 
 242.  Perci  nell'educazione sociale un  compito  importante  spetta
alle  Associazioni  e  alle organizzazioni di  Apostolato  dei  Laici,
specialmente  a quelle che si propongono come obiettivo  specifico  la
vivificazione  cristiana  dell'uno e  dell'altro  settore  dell'ordine
temporale.  Infatti  non pochi membri di quelle  Associazioni  possono
fare tesoro delle loro quotidiane esperienze per educare sempre meglio
se stessi e per contribuire all'educazione sociale dei giovani.
 
 243. Operare con spirito di sacrificio e di mortificazione.
 A  questo proposito cade opportuno richiamare a tutti, in alto  e  in
basso,  il  senso  cristiano della vita, che  importa  lo  spirito  di
sobriet e di sacrificio.
 
 244.  Purtroppo  oggi prevale qua e l la concezione  e  la  tendenza
edonistica,  che vorrebbe ridurre la vita alla ricerca del  piacere  e
alla  soddisfazione piena di tutte le passioni, con grave danno  dello
spirito e anche del corpo.
 
 245.  Sul  piano naturale  saggezza feconda di bene la morigeratezza
e  la  temperanza  degli appetiti inferiori. sul piano  soprannaturale
l'Evangelo,  la Chiesa e tutta la sua tradizione ascetica  esigono  il
senso  della mortificazione e della penitenza, che assicura il dominio
dello spirito sulla carne e offre un mezzo efficace a scontare la pena
dovuta al peccato, da cui nessuno  immune, salvo Ges Cristo e la sua
Madre Immacolata.
 
 246. Suggerimenti pratici: vedere, giudicare, agire.
 Nel  tradurre  in termini di concretezza i principi  e  le  direttive
sociali,  si  passa,  di solito, attraverso tre  momenti:  rilevazione
delle situazioni, valutazione di esse nella luce di quei principi e di
quelle direttive; ricerca e determinazione di quello che si pu  e  si
deve  fare  per  tradurre  quei  principi  e  quelle  direttive  nelle
situazioni  secondo odi e gradi che le stesse situazioni consentono  o
reclamano.  Sono  i  tre  momenti che si sogliono  esprimere  nei  tre
termini:  vedere,  giudicare, agire.   quanto  mai  opportuno  che  i
giovani  siano  invitati spesso a ripensare quei tre  momenti  e,  per
quanto   possibile, a tradurli in pratica; cos le cognizioni apprese
e  assimilate  non  rimangono in essi idee  astratte,  ma  li  rendono
praticamente  idonei  a  tradurre nella  realt  concreta  principi  e
direttive sociali.
 
 247. Saper superare le divergenze di opinioni.
 In  tali  applicazioni possono sorgere anche tra cattolici,  retti  e
sinceri,  delle divergenze. Quando ci si verifichi, non  vengano  mai
meno  la vicendevole considerazione, il reciproco rispetto e la  buona
disposizione   a  individuare  i  punti  di  incontro  per   un'azione
tempestiva ed efficace: non ci si logori in discussioni interminabili.
e  sotto  il  pretesto del meglio e dell'ottimo, non  si  trascuri  di
compiere il bene che  possibile e perci doveroso.
 
 248. Conformarsi alle direttive della Gerarchia.
 I   cattolici  impegnati  nello  svolgimento  di  attivit  economico
sociali  vengono  a trovarsi perci spesso in frequenti  rapporti  con
altri  che non hanno la stessa visione della vita. In tali rapporti  i
Nostri figli siano vigilanti per essere sempre coerenti con se stessi,
per  non  venire  mai  a compromessi riguardo alla  religione  e  alla
morale;  ma nello stesso tempo siano e si mostrino animati da  spirito
di  comprensione,  disinteressati, e disposti a collaborare  lealmente
nell'attuazione  di oggetti che siano di loro natura  buoni  o  almeno
riducibili  al bene.  ovvio per che quando in materia  la  Gerarchia
ecclesiastica si  pronunciata, i cattolici sono tenuti a  conformarsi
alle sue direttive; giacch compete alla Chiesa il diritto e il dovere
non  solo  di  tutelare i principi dell'ordine etico e  religioso,  ma
anche  di  intervenire  con la sua autorit  nella  sfera  dell'ordine
temporale,  quando  si tratta di giudicare dell'applicazione  di  quei
principi ai casi concreti.
 
 249 Azione molteplice e responsabilit del laicato cattolico.
 Dall'istruzione  e dall'educazione occorre passare all'azione.    un
compito  che  spetta soprattutto ai Nostri figli del laicato,  essendo
essi,  in  virt del loro stato di vita, abitualmente impegnati  nello
svolgimento di attivit e nella creazione di istituzioni a contenuto e
finalit temporali.
 
 250.  Nell'attuazione di un compito tanto nobile  necessario  che  i
Nostri  figli  non  soltanto  siano  professionalmente  competenti   e
svolgano le attivit temporali secondo le leggi ad esse immanenti  per
il   raggiungimento  efficace  dei  rispettivi  fini;  ma     altres
indispensabile  che  nello svolgimento di dette  attivit  si  muovano
nell'ambito  dei  principi e delle direttive  della  dottrina  sociale
cristiana,  in attitudine di sincera fiducia e sempre in  rapporto  di
filiale obbedienza verso l'Autorit ecclesiastica. Tengano presente  i
Nostri  figli  che, quando nello svolgimento delle attivit  temporali
non  si  seguono  i  principi e le direttive  della  dottrina  sociale
cristiana,  non  solo si viene meno a un dovere e si ledono  spesso  i
diritti dei propri fratelli, ma si pu giungere al punto di gettare il
discredito su quella stessa dottrina, quasi fosse nobile in se stessa,
ma priva di virt efficacemente orientatrice.
 
 251. Un pericolo grave: un progresso senza anima.
 Come  abbiamo  gi osservato, gli uomini hanno oggi  approfondito  ed
esteso  enormemente  la  conoscenza delle leggi  della  natura;  hanno
creato  gli strumenti per impadronirsi delle sue forze; hanno prodotto
e  continuano  a produrre opere gigantesche e spettacolari.  Per  nel
loro  impegno di dominare e trasformare il mondo esteriore,  rischiano
di  dimenticare  e di logorare se stessi: "E cos il lavoro  manuale--
osserva   con  profonda  amarezza  il  Nostro  Predecessore   Pio   XI
nell'Enciclica Quadragesimo anno --che la Divina Provvidenza, dopo  il
peccato  originale, aveva stabilito anche come esercizio in  bene  sia
del  corpo  che dell'anima, si viene convertendo in uno  strumento  di
perversione; la materia inerte, cio, esce nobilitata dalla  fabbrica,
le persone invece vi si corrompono e avviliscono".
 
 252.  Similmente il Pontefice Pio XII a ragione afferma che la nostra
epoca  si  contraddistingue  per  un  netto  contrasto  fra  l'immenso
progresso   scientifico-tecnico  ed   un   pauroso   regresso   umano,
consistendo "il suo mostruoso capolavoro nel trasformare l'uomo in  un
gigante del mondo fisico a spese del suo spirito, ridotto a pigmeo nel
mondo soprannaturale ed eterno".
 
 253.  Oggi  ancora una volta si verifica, in proporzioni  amplissime,
quanto  affermava  dei  pagani il Salmista; e cio,  come  gli  uomini
dimentichino spesso il proprio essere nel proprio operare, e  ammirino
le  proprie  opere fino a farne un idolo: "Gli idoli delle genti  sono
argento e oro, opera delle mani degli uomini".
 
                   IV - TUTELARE I DIRITTI DELL'UOMO
 
 254. Riconoscimento e rispetto della gerarchia dei valori.
 Nella  Nostra paterna preoccupazione di Pastore universale di  anime,
invitiamo  insistentemente i Nostri figli a vigilare su se stessi  per
tenere desta ed operante la coscienza della gerarchia dei valori nello
svolgimento delle loro attivit temporali e nel perseguimento dei loro
rispettivi fini immediati.
 
 255. Certo la Chiesa ha insegnato in ogni tempo e continua sempre  ad
insegnare   che  i  progressi  scientificotecnici  e  il   conseguente
benessere  materiale sono beni reali; e quindi segnano  un  importante
passo  nell'incivilimento umano. Per essi devono essere valutati  per
quello  che  sono  secondo  la loro vera  natura,  e  cio  come  beni
strumentali  o  mezzi  che  vanno  utilizzati  per  un  pi   efficace
perseguimento  di un fine superiore, quale  quello  di  facilitare  e
promuovere  il  perfezionamento spirituale degli  esseri  umani  tanto
nell'ordine naturale che in quello soprannaturale.
 
 256.  Risuona perennemente ammonitrice la parola del Divino  Maestro:
"Che giova all'uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde l'anima? O
cosa dar un uomo in cambio della sua anima?".
 
 257. Santificazione della festa.
 A  tutela  della dignit dell'uomo come creatura dotata  di  un'anima
fatta  ad immagine e somiglianza di Dio, la Chiesa ha sempre reclamato
l'osservanza  esatta  del terzo precetto del Decalogo:  "Ricordati  di
santificare  la  festa".    un diritto di Dio  esigere  dall'uomo  di
dedicare al culto un giorno della settimana, in cui lo spirito, libero
dalle  occupazioni materiali, possa elevarsi e aprirsi col pensiero  e
con  l'amore alle cose celesti, esaminando nell'intimo della coscienza
i suoi doverosi e indispensabili rapporti col suo Creatore.
 
 258.  Ma    anche  diritto, anzi bisogno dell'uomo  fare  una  pausa
nell'applicazione del corpo al duro lavoro quotidiano, a ristoro delle
membra  stanche,  a  onesto svago dei sensi e a  vantaggio  dell'unit
domestica,  che  esige un frequente contatto e una  serena  convivenza
vissuta tra i membri della famiglia.
 
 259.  Religione, morale e igiene convergono verso la legge del riposo
periodico, che la Chiesa da secoli traduce nella santificazione  della
Domenica,  con  la  partecipazione  al  S.  Sacrificio  della   Messa,
memoriale e applicazione dell'opera redentrice di Cristo nelle anime.
 
 260.   Ma  con  vivo  dolore  dobbiamo  constatare  e  deplorare   la
negligenza,  se non proprio il disprezzo, di questa legge  santa,  con
conseguenze  deleterie per la salute dell'anima e del corpo  dei  cari
lavoratori.
 
 261.  In  nome di Dio e per l'interesse materiale e spirituale  degli
uomini,  Noi  richiamiamo  tutti, autorit,  impresari  e  lavoratori,
all'osservanza  del  precetto di Dio e della Sua Chiesa  ricordando  a
ciascuno la sua grave responsabilit davanti al Signore e davanti alla
societ.
 
                 V - IMPEGNARSI SERIAMENTE NELL'AZIONE
 
 262. Rinnovato impegno di azione per tutti.
 Ma   sarebbe  errato  dedurre  da  quanto  abbiamo  brevemente  sopra
esposto,  che  i  Nostri  figli,  soprattutto  del  laicato,   debbano
considerare prudente attenuare il proprio impegno cristiano nel mondo;
lo devono invece rinnovare e accentuare.
 
 263.  Il  Signore,  nella preghiera sublime  per  l'unit  della  sua
Chiesa,  non  prega  il Padre perch sottragga i suoi  dal  mondo,  ma
perch li preservi dal male: "Non domando che tu li tolga dal mondo ma
li  preservi dal male". Non si deve creare una artificiosa opposizione
l dove non esiste, e cio tra il perfezionamento del proprio essere e
la  propria  presenza  attiva  nel  mondo,  quasi  che  non  si  possa
perfezionare se stessi che cessando di svolgere attivit temporali,  o
che qualora si svolgano siffatte attivit si sia fatalmente portati  a
compromettere la propria dignit di esseri umani e di credenti.
 
 264.  Risponde  invece perfettamente ai piani della  Provvidenza  che
ognuno  perfezioni se stesso attraverso il suo lavoro quotidiano,  che
per  la  quasi totalit degli esseri umani  un lavoro a  contenuto  e
finalit temporali.
 
 265.  La  Chiesa oggi si trova di fronte al compito immane di portare
un  accento  umano e cristiano alla civilt moderna:  accento  che  la
stessa  civilt domanda e quasi invoca per i suoi sviluppi positivi  e
per la sua stessa esistenza .
 
 266. Operare con spirito di servizio.
 Come  abbiamo  accennato,  la Chiesa viene  attuando  questo  compito
soprattutto  attraverso i suoi figli laici, che a  tale  scopo  devono
sentirsi  impegnati a svolgere le proprie attivit professionali  come
adempimento  di  un  dovere,  come  prestazione  di  un  servizio,  in
comunione interiore con Dio e nel Cristo e a Sua glorificazione,  come
indica l'Apostolo S. Paolo: "Sia che mangiate sia che beviate, sia che
facciate altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio". "Qualunque cosa
facciate con parole e con opere, tutto fate nel nome del Signore Ges,
rendendo grazie a Dio padre per mezzo di lui".
 
 267. Maggiore efficienza nelle attivit temporali.
 Qualora  si  garantisca nelle attivit e nelle istituzioni  temporali
l'apertura ai valori spirituali e ai fini soprannaturali, si  rafforza
in  esse  l'efficienza rispetto ai loro fini specifici  ed  immediati.
Resta  sempre  vera la parola del Maestro Divino: "Chiedete  prima  il
regno  di  Dio  e la sua giustizia e tutto il resto vi sar  dato  per
giustizia".  Quando si  "luce nel Signore" e quando si  cammina  come
"figli della luce" si colgono pi sicuramente le esigenze fondamentali
della giustizia anche nelle zone pi complesse e difficili dell'ordine
temporale,  in  quelle  cio  nelle quali  non  di  rado  gli  egoismi
individuali,  di  gruppo  e  di razza, insinuano  e  diffondono  fitte
nebbie. E quando si  animati dalla carit di Cristo ci si sente uniti
agli altri e si sentono come propri i bisogni, le sofferenze, le gioie
altrui. Conseguentemente l'operare di ciascuno, qualunque sia l'ambito
e   l'oggetto  in  cui  si  concreta,  non  pu  non  risultarne   pi
disinteressato,  pi  vigoroso,  pi  umano,  poich  la  carit:   "
paziente,    benigna  [...]  non   egoista  [...]  non  si  compiace
dell'ingiustizia,  ma  gode  della verit [...],  tutto  spera,  tutto
sopporta".
 
 268. Membri vivi del Corpo Mistico di Cristo.
 Ma  non  possiamo concludere questa Nostra Enciclica senza  ricordare
un'altra verit che  insieme una sublime realt: e cio che noi siamo
membri  vivi del Corpo Mistico di Cristo, che  la sua Chiesa: "Perch
come  il corpo  uno ed ha molte membra, e tutte le membra del  corpo,
pur essendo molte il corpo  uno, cos anche Cristo".
 
 269.   Invitiamo  con  paterna  insistenza  tutti  i  Nostri   figli,
appartenenti  sia  al  clero che al laicato, ad  essere  profondamente
consapevoli  di  tanta  dignit e grandezza  per  il  fatto  che  sono
inseriti  nel Cristo come tralci nella vite: "Io sono la vite,  voi  i
tralci" e che sono chiamati a vivere perci nella Sua stessa vita. Per
cui,  quando  si  svolgono le proprie attivit,  anche  se  di  natura
temporale,  in  unione con Ges Divino Redentore, ogni lavoro  diviene
come  una  continuazione del Suo lavoro, penetrato di virt redentiva:
"Colui  che  rimane  in  me  ed io in lui, porta  abbondanti  frutti".
Diviene  cio  un  lavoro con il quale mentre si realizza  il  proprio
perfezionamento  soprannaturale,  si  contribuisce  ad   estendere   e
diffondere  sugli altri i frutti della Redenzione, e  si  lievita  del
fermento evangelico la civilt in cui si vive e si opera.
 
 270.  La  nostra epoca  percorsa e penetrata da errori  radicali,  
straziata  e  sconvolta da disordini profondi; per    pure  un'epoca
nella quale si aprono allo slancio della Chiesa possibilit immense di
bene.
 
                              CONCLUSIONE
 
 271. Operare per il regno di Cristo in terra.
 Diletti Fratelli e figli: lo sguardo che abbiamo potuto dare con  voi
ai  vari  problemi  di vita sociale contemporanea,  dalle  prime  luci
dell'insegnamento di Papa Leone XIII, Ci ha condotti al  dispiegamento
di  tutto  un  tessuto  di  constatazioni e di  proposte,  su  cui  vi
invitiamo a soffermarvi, a ben meditare e a prendere coraggio  per  la
cooperazione  di ciascuno e di tutti alla realizzazione del  Regno  di
Cristo sulla terra: "regno di verit e di vita; regno di santit e  di
grazia;  regno  di  giustizia, di amore e di pace";  che  assicura  il
godimento dei beni celesti, per cui siamo creati e a cui aneliamo.
 
 272.  Infatti  si  tratta  della dottrina della  Chiesa  Cattolica  e
Apostolica,  Madre e Maestra di tutte le genti, la cui luce  illumina,
accende, infiamma; la cui voce ammonitrice, piena di celeste sapienza,
appartiene  a  tutti i tempi; la cui virt presta sempre  rimedi  cos
efficaci  e  cos adatti alle crescenti necessit degli  uomini;  alle
angustie  e  alle  ansiet della vita presente.  Con  questa  voce  si
accorda quella antichissima del Salmista, che non cessa di fortificare
e  innalzare i nostri animi: "Ascolter ci che dice in me il  Signore
Iddio:  perch parla di pace al suo popolo e ai suoi santi, e a coloro
che rientrano in se stessi. Per certo  vicina a quei che lo temono la
sua  salvezza,  sicch abiti di nuovo la gloria di  Dio  nella  nostra
terra.  La verit e la bont si sono incontrate; giustizia e  pace  si
sono baciate. La verit germoglia dalla terra: la giustizia guarda dai
cieli. Il Signore dar ogni bene, e la terra apporter il frutto  suo.
La giustizia sempre innanzi a segnare di luce il buon cammino".
 
 273. Tali sono i voti, Venerabili Fratelli, che Noi formuliamo nel
chiudere questa Lettera, alla quale da tempo abbiamo dedicato le
Nostre sollecitudini per la Chiesa Universale; li formuliamo affinch
il Divin Redentore degli uomini, "il quale  stato fatto da Dio
sapienza per noi, e giustizia e santificazione e redenzione", regni e
trionfi felicemente attraverso i secoli, in tutti e su tutto; li
formuliamo ancora affinch, ricomposta la convivenza nell'ordine,
tutte le genti finalmente godano di prosperit, di letizia, di pace.
(...)
 
