                          LETTERA ENCICLICA
                         DEL SOMMO PONTEFICE
                           GIOVANNI  XXIII
                      SACERDOTII NOSTRI PRIMORDIA
                          Roma, 1 agosto 1959
 
     Nel  centenario  della  morte del santo  curato  d'Ars,  il  papa
rivolge  ai  sacerdoti  un caldo invito alla santit  personale,  come
condizione  di  un  vero ed efficace apostolato. Riprende  perci  gli
insegnamenti  dei papi precedenti, delineando le virt sacerdotali  di
cui san Giovanni Maria Vianney fu modello esemplare: la preghiera,  la
castit,  la  povert,  l'obbedienza e  lo  zelo  pastorale.  Il  papa
sottolinea in particolare la piet eucaristica come fonte continua  di
uno  slancio pastorale che si fa tutto a tutti, come Cristo si fa pane
per  chi ha fame di giustizia e verit. Infine, ricordando le ore  che
il  santo curato d'Ars dedicava ad ascoltare le confessioni,  il  papa
ricorda  ai  sacerdoti  tutta l'importanza di questo  ministero  della
riconciliazione loro affidato.
 
 Nel  primo  Centenario del piissimo transito del Santo Curato d'Ars.  Ai
Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi  e  agli
altri Ordinari aventi pace e comunione con la Sede Apostolica
 Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.
INTRODUZIONE
 Significative coincidenze
     Le  purissime gioie che accompagnarono copiosamente  le  primizie
del  Nostro  sacerdozio sono per sempre legate, nella Nostra  memoria,
alla  emozione  profonda  che  Noi provammo  l'8  gennaio  1905  nella
Basilica  Vaticana,  in  occasione della  gloriosa  beatificazione  di
quell'umile  prete di Francia che fu Giovanni Maria Battista  Vianney.
Noi  pure  elevati al sacerdozio da alcuni mesi appena, fummo  colpiti
dall'ammirabile figura sacerdotale che il Nostro predecessore san  Pio
X,  l'antico  parroco di Salzano, era tanto felice  di  proporre  come
modello  a tutti i pastori di anime. E, a tanti anni di distanza,  non
possiamo  richiamare questo ricordo senza ringraziare ancora  come  di
un'insigne   grazia  il  Nostro  Divino  Redentore,  per  lo   slancio
spirituale  impresso in tal modo, fin dall'inizio,  alla  Nostra  vita
sacerdotale.
     Ricordiamo ancora che, il giorno stesso di quella beatificazione,
venimmo  a conoscenza dell'elevazione all'episcopato di Mons.  Giacomo
Maria  Radini-Tedeschi,  il grande Vescovo  che  doveva,  dopo  alcuni
giorni,  chiamarci al suo servizio e che fu per Noi  maestro  e  padre
carissimo.  E  fu in sua compagnia che, sugli inizi di  quello  stesso
anno 1905, Ci recavamo per la prima volta in pellegrinaggio ad Ars, il
modesto  villaggio  che  il  suo Santo Curato  rese  per  sempre  cos
celebre.
     Per  una nuova disposizione della Provvidenza, nell'anno  in  cui
ricevevamo  la  pienezza del sacerdozio, il Papa Pio  XI  di  gloriosa
memoria, il 31 maggio 1925, procedeva alla solenne canonizzazione  del
"povero Curato d'Ars". Nella sua omelia il Pontefice si compiaceva  di
descrivere  "l'esile figura corporea di Giovanni Battista Vianney,  la
testa  risplendente di una specie di bianca corona di lunghi  capelli,
il volto gracile e disfatto pei digiuni, dal quale talmente traspariva
l'innocenza e la santit di un animo umilissimo e soavissimo  che,  al
primo aspetto, le moltitudini venivano richiamate a pensieri salutari" . 
Poco  dopo,  lo  stesso  Pontefice,  nell'anno  del  suo  giubileo
sacerdotale,  completava il gesto gi compiuto da San Pio  X  verso  i
parroci  di Francia ed estendeva al mondo intero il celeste patrocinio
di  San Giovanni Maria Vianney "per promuovere il bene spirituale  dei
parroci in tutto il mondo" .
     Questi  atti dei Nostri Predecessori, legati a tanti cari ricordi
personali,   amiamo   richiamare,  Venerabili  Fratelli,   in   questo
Centenario della morte del Santo Curato d'Ars.
     Il  4  agosto  1859, infatti, egli rese l'anima a Dio,  consumato
dalle   fatiche  di  un  eccezionale  ministero  pastorale  di   oltre
quarant'anni e oggetto di unanime venerazione. E benediciamo la divina
Provvidenza,  che per due volte gi volle rallegrare e  illuminare  le
ore  solenni  della  Nostra vita sacerdotale con  lo  splendore  della
santit  del Curato d'Ars, perch ci offre nuovamente, fin  dai  primi
tempi  di  questo  supremo Pontificato, l'occasione  di  celebrare  la
memoria   tanto   gloriosa  di  questo  pastore  di  anime.   Non   vi
meraviglierete,  d'altra parte, se, nell'indirizzarvi questa  Lettera,
il  Nostro spirito e il Nostro cuore si rivolgono in modo speciale  ai
sacerdoti, Nostri figli carissimi, per esortarli tutti insistentemente
-  e soprattutto quelli che sono impegnati nel ministero pastorale - a
meditare  gli ammirabili esempi di un loro confratello nel sacerdozio,
divenuto loro celeste patrono.
 Insegnamenti di questo Centenario
     Sono  certo numerosi i documenti pontifici che gi richiamano  ai
sacerdoti  le esigenze del loro stato e li guidano nell'esercizio  del
loro   ministero.   Per  non  ricordare  se  non  i  pi   importanti,
raccomandiamo nuovamente l'Esortazione Haerent animo di San  Pio  X  ,
che  stimol  il  fervore  dei Nostri primi  anni  di  sacerdozio,  la
magistrale enciclica Ad Catholici Sacerdotii fastigium di Pio  XI   e,
tra  tanti  documenti e allocuzioni del Nostro immediato  predecessore
sul  sacerdote, la sua esortazione Menti Nostrae, nonch  l'ammirabile
trilogia  in  onore  del  sacerdozio ,  che  gli  fu  suggerita  dalla
canonizzazione di san Pio X. Tali testi, Venerabili Fratelli, vi  sono
noti.  Ma  ci  permetterete  di ricordare  qui  con  l'animo  commosso
l'ultimo discorso che la morte imped a Pio XII di pronunciare  e  che
rimane  come  l'estremo e solenne appello di questo  grande  Pontefice
alla santit sacerdotale: "Il carattere sacramentale dell'Ordine -  vi
  scritto - sigilla da parte di Dio un patto eterno del suo amore  di
predilezione,  che  esige  dalla creatura prescelta  il  contraccambio
della  santificazione... il chierico sar un prescelto tra il  popolo,
un  privilegiato dei carismi divini, un depositario del potere divino,
in  una  parola un alter Christus... Egli non si appartiene, come  non
appartiene  a  parenti, amici, neppure ad una determinata  patria:  la
carit  universale sar il suo respiro. Gli stessi pensieri,  volont,
sentimenti non sono suoi; ma di Cristo, sua vita" .
     Verso  queste vette della santit sacerdotale San Giovanni  Maria
Vianney tutti ci spinge, e noi siamo lieti di invitarvi i sacerdoti di
oggi; perch se sappiamo le difficolt che essi incontrano nella  loro
vita  personale  e  negli oneri del ministero,  se  non  ignoriamo  le
tentazioni  e  le stanchezze di alcuni, la nostra esperienza  ci  dice
altres la fedelt coraggiosa della grande maggioranza e le ascensioni
spirituali dei migliori. Agli uni come agli altri il Signore  rivolse,
nel giorno dell'Ordinazione, questa frase piena di tenerezza: "Iam non
dicam  vos  servos, sed amicos!" (cf. Gv 15,15) . Possa questa  Nostra
Lettera   Enciclica  aiutarli  tutti  a  perseverare  e  crescere   in
quest'amicizia  divina, che costituisce la gioia e la  forza  di  ogni
vita sacerdotale.
 Scopo dell'Enciclica
     Non    nostra  intenzione, Venerabili Fratelli,  affrontare  qui
tutti   gli  aspetti  della  vita  sacerdotale  contemporanea;   anzi,
sull'esempio di San Pio X, "non diremo cose da voi mai udite  o  nuove
per qualcuno, ma semplicemente cose che conviene a tutti ricordare"  .
Nel  delineare,  infatti,  i tratti della santit  del  Curato  d'Ars,
saremo  condotti  a  porre  in  rilievo  alcuni  aspetti  della   vita
sacerdotale, che in tutti i tempi sono essenziali, ma acquistano tanta
importanza ai nostri giorni che stimiamo un dovere del Nostro  mandato
apostolico  insistervi  in  modo  speciale  in  occasione  di   questo
Centenario.
     La  Chiesa, che ha glorificato questo sacerdote "mirabile per  lo
zelo  pastorale  e  per  un  desiderio  ininterrotto  di  preghiera  e
penitenza",  oggi, a un secolo dopo la sua morte,  ha  la  gioia  di
presentarlo  ai  sacerdoti di tutto il mondo come  modello  di  ascesi
sacerdotale,  modello di piet e soprattutto di piet  eucaristica,  e
modello di zelo pastorale.

 Prima Parte - ASCESI SACERDOTALE
     Parlare  di San Giovanni Maria Vianney  richiamare la figura  di
un  sacerdote straordinariamente mortificato, che, per amore di Dio  e
per la conversione dei peccatori, si privava di nutrimento e di sonno,
s'imponeva rudi discipline e praticava soprattutto la rinunzia  di  se
stesso in grado eroico. Se  vero che non  generalmente richiesto  ai
fedeli   di  seguire  questa  via  eccezionale,  tuttavia  la   Divina
Provvidenza ha disposto che nella Chiesa non mancassero mai pastori di
anime che, mossi dallo Spirito Santo, non esitano ad incamminarsi  per
questo  sentiero,  poich  sono tali uomini specialmente  che  operano
miracoli di conversioni. A tutti l'ammirabile esempio di rinunzia  del
Curato d'Ars, "severo con s e dolce con gli altri" , richiama in modo
eloquente  e  pressante  il posto primordiale dell'ascesi  della  vita
sacerdotale.
 Consigli evangelici e santit sacerdotale
     Il  Nostro  Predecessore Pio XII, volendo  chiarire  maggiormente
questa  dottrina e dissipare alcuni equivoci, tenne a precisare essere
falso  affermare "che lo stato clericale - in quanto tale e in  quanto
procede  dal diritto divino - per sua natura o almeno per un postulato
della  stessa  natura, esiga che siano osservati  dai  suoi  membri  i
consigli  evangelici" . E il Papa conclude giustamente:  "Il  chierico
dunque  non   obbligato per diritto divino ai consigli evangelici  di
povert, castit e obbedienza" . Ma sarebbe sbagliare enormemente  sul
pensiero  di  questo  Pontefice, tanto  sollecito  della  santit  dei
sacerdoti, e sull'insegnamento costante della Chiesa, credere pertanto
che  il  sacerdote  secolare sia chiamato  alla  perfezione  meno  del
religioso.  Anzi   vero il contrario, perch per il compimento  delle
funzioni  sacerdotali "si richiede una santit interiore  maggiore  di
quella  richiesta anche dallo stato religioso" . E se, per raggiungere
questa  santit  di  vita, la pratica dei consigli  evangelici  non  
imposta  al sacerdote in virt dello stato clericale, essa si presenta
nondimeno  a  lui, come a tutti i discepoli del Signore, come  la  via
regolare della santificazione cristiana. Del resto, con grande  Nostra
consolazione, quanti sacerdoti generosi l'hanno oggi compreso giacch,
pur  rimanendo  tra  le  file  del clero  secolare,  domandano  a  pie
associazioni  approvate  dalla Chiesa di essere  guidati  e  sostenuti
nelle vie della perfezione!
     Persuasi che "la grandezza del sacerdote consiste nell'imitazione
di  Ges Cristo" , i sacerdoti saranno dunque pi che mai attenti agli
appelli del divino Maestro: "Se qualcuno vuol seguirmi, rinunzi  a  se
stesso,  prenda la sua croce e mi segua" (Mt 16,24). Il  Santo  Curato
d'Ars,  vien riferito, "aveva meditato spesso questa frase  di  Nostro
Signore e cercava di metterla in pratica" . Dio gli fece la grazia  di
restarvi  eroicamente fedele; e il suo esempio ci guida  ancora  nelle
vie dell'ascesi, in cui brilla di grande splendore per la sua povert,
castit e ubbidienza.
 San Giovanni M. Vianney, esempio mirabile di povert evangelica
     Anzitutto  osservate la povert dell'umile  Curato  d'Ars,  degno
emulo  di San Francesco d'Assisi, di cui fu nel Terz'Ordine un  fedele
discepolo . Ricco per dare agli altri, ma povero per s, visse  in  un
totale  distacco  dai  beni di questo mondo e il suo  cuore  veramente
libero  si apriva largamente a tutte le miserie materiali e spirituali
che affluivano a lui. "Il mio segreto - egli diceva -  semplicissimo:
Dare  tutto e non conservare niente" . Il suo disinteresse lo  rendeva
premuroso  verso  i  poveri, soprattutto quelli della  parrocchia,  ai
quali   dimostrava  un'estrema  delicatezza,  trattandoli  "con   vera
tenerezza,   con  molti  riguardi,  si  deve  dire  con  rispetto"   .
Raccomandava che non bisogna mai mancare di riguardo ai poveri, perch
tale  mancanza ricade su Dio; e quando i miseri bussavano alla  porta,
egli  era felice di poter loro dire, accogliendoli con bont: "Io sono
povero  come  voi; sono oggi uno dei vostri!". Alla  fine  della  vita
amava  ripetere: "Sono contentissimo: non ho pi niente e il buon  Dio
pu chiamarmi quando vorr" .
 Applicazioni per i sacerdoti di oggi
     Potrete da ci comprendere, Venerabili Fratelli, che con  affetto
esortiamo  i nostri cari figli del sacerdozio cattolico a meditare  un
tale  esempio di povert e di carit. "L'esperienza quotidiana attesta
-  scriveva  Pio XI pensando appunto al Santo Curato  d'Ars  -  che  i
sacerdoti di vita modesta i quali, secondo la dottrina evangelica, non
cercano  in  nessuna  maniera i propri interessi,  apportano  mirabili
benefici al popolo cristiano" . E lo stesso Pontefice, considerando la
societ  contemporanea,  rivolgeva anche  ai  sacerdoti  questo  grave
monito: "Mentre si vedono gli uomini vendere e negoziare tutto per  il
denaro,  procedano essi disinteressatamente attraverso  le  attrattive
dei  vizi;  e respingendo santamente l'indegna cupidigia del guadagno,
non  cerchino  l'utile pecuniario, ma quello delle  anime,  bramino  e
chiedano la gloria di Dio e non la loro" .
     Queste  parole  devono  essere scolpite  nel  cuore  di  tutti  i
sacerdoti. Se ve ne sono che possiedono legittimamente beni personali,
non  vi  si  attacchino. Si ricordino piuttosto dell'obbligo enunciato
dal   Codice   di   Diritto   Canonico,  a  proposito   dei   benefici
ecclesiastici, "di destinare il superfluo ai poveri e alle cause  pie"
. E voglia Dio che nessuno meriti il rimprovero fatto dal Santo Curato
alle  sue pecorelle: "Quanti hanno denaro che tengono serrato,  mentre
tanti  poveri muoiono di fame!" . Ma Noi sappiamo che molti  sacerdoti
oggi  vivono  effettivamente  in  condizioni  di  reale  povert.   La
glorificazione  di  uno  di  loro,  che  volontariamente  visse  tanto
spogliato  e  si rallegrava al pensiero di essere il pi povero  della
parrocchia  ,  sar  per  essi  un  provvidenziale  incoraggiamento  a
rinnegare se stessi nella pratica di una povert evangelica. E  se  la
Nostra  paterna  sollecitudine pu essere loro  di  qualche  conforto,
sappiano  che noi vivamente godiamo del loro disinteresse nel servizio
di Cristo e della Chiesa.
     Certamente, nel raccomandare questa santa povert, non intendiamo
affatto,  Venerabili Fratelli, approvare la miseria, nella quale  sono
talora  ridotti  i ministri del Signore nelle citt o nelle  campagne.
Nel  commento  su l'esortazione del Signore al distacco  dai  beni  di
questo mondo, San Beda Venerabile ci mette precisamente in guardia  da
ogni interpretazione abusiva: "Non bisogna credere - scrive egli - che
sia  comandato ai santi di non conservare denaro ad uso proprio o  dei
poveri;  perch  si  legge che il Signore stesso per  formare  la  sua
chiesa  aveva  una  cassa...; ma piuttosto che non si  serva  Dio  per
questo  n  rinunzi  alla  giustizia  per  timore  della  povert"   .
D'altronde  l'operaio ha diritto alla sua mercede  :  e  Noi,  facendo
nostre  le sollecitudini del nostro immediato predecessore, domandiamo
instantemente   a  tutti  i  fedeli  di  rispondere   con   generosit
all'appello dei Vescovi, giustamente premurosi di assicurare  ai  loro
collaboratori convenienti risorse.
 La sua castit angelica
     San  Giovanni  Maria  Vianney,  povero  di  beni,  fu  ugualmente
mortificato  nella carne. "Non vi  che una maniera  di  darsi  a  Dio
nell'esercizio della rinunzia e del sacrificio - egli diceva  -  darsi
cio  interamente" . E in tutta la sua vita pratic  in  grado  eroico
l'ascesi della castit.
     Il  suo esempio su questo punto sembra particolarmente opportuno,
perch  in  molte  regioni, purtroppo, i sacerdoti  sono  costretti  a
vivere,  a  motivo  del  loro  ufficio,  in  un  mondo  in  cui  regna
un'atmosfera di eccessiva libert e sensualit. Ed  troppo  vera  per
essi  la espressione di San Tommaso: " alquanto difficile vivere bene
nella  cura  delle  anime a causa dei pericoli  esteriori"  .  Spesso,
inoltre, essi sono moralmente soli, poco compresi, poco sostenuti  dai
fedeli, cui si dedicano. A tutti, specialmente ai pi isolati e ai pi
esposti, Noi rivolgiamo qui un caldissimo appello perch la loro  vita
intera sia una chiara testimonianza resa a questa virt che San Pio  X
chiamava  "ornamento insigne dell'Ordine nostro" . E vi  raccomandiamo
con  viva  insistenza,  Venerabili Fratelli, di  procurare  ai  vostri
sacerdoti, nel miglior modo possibile, condizioni di vita e di  lavoro
tale  da  sostenere  la loro generosit. Bisogna cio  ad  ogni  costo
combattere  i  pericoli  dell'isolamento,  denunciare  le  imprudenze,
allontanare   le   tentazioni  dell'ozio  o  i  rischi  dell'esagerata
attivit.  Ci  si ricordi ugualmente a questo riguardo  dei  magnifici
insegnamenti del Nostro Predecessore nell'enciclica Sacra virginitas .
     "La  castit brillava nel suo sguardo" ,  stato detto del Curato
d'Ars.  Realmente  chi  si pone alla sua scuola    colpito  non  solo
dall'eroismo con cui questo sacerdote ridusse in servit il suo  corpo
(cf.  1Cor  9,27), ma anche dall'accento di convinzione con  cui  egli
riusciva  a trascinare dietro di s la moltitudine dei suoi penitenti.
Egli  conosceva,  attraverso una lunga pratica del  confessionale,  le
tristi rovine dei peccati della carne: "Se non ci fossero alcune anime
pure   per  ricompensare  Dio,  sospirava...,  vedreste  come  saremmo
puniti!".  E  parlando per esperienza, aggiungeva al  suo  appello  un
incoraggiamento  fraterno: "La mortificazione  ha  un  balsamo  e  dei
sapori  di  cui  non si pu fare a meno quando li si abbia  una  volta
conosciuti... In questa via quello che costa  solo il primo passo!" .
     Questa  ascesi  necessaria della castit, lungi dal  chiudere  il
sacerdote in uno sterile egoismo, rende il suo cuore pi aperto e  pi
pronto a tutte le necessit dei suoi fratelli: "Quando il cuore  puro
-  diceva ottimamente il Curato d'Ars - non pu fare a meno di  amare,
poich ha ritrovato la sorgente dell'amore che  Dio". Quale beneficio
per   la  societ  avere  nel  suo  seno  uomini  che,  liberi   dalle
preoccupazioni  temporali,  si consacrano  completamente  al  servizio
divino  e dedicano ai propri fratelli la loro vita, i loro pensieri  e
le loro energie! Quale grazia sono per la Chiesa i sacerdoti fedeli  a
questa  eccelsa virt! Con Pio XI Noi la consideriamo come  la  gloria
pi  pura  del sacerdozio cattolico, e "per quanto riguarda  le  anime
sacerdotali,  Ci  sembra  rispondere  nella  maniera   pi   degna   e
conveniente ai disegni e desideri del Sacratissimo Cuore  di  Ges"  .
Pensava  a  questo  disegno dell'amore divino il Santo  Curato  d'Ars,
quando esclamava: "Il sacerdozio, ecco l'amore del Cuore di Ges!" .
 Il suo spirito di obbedienza
     Sullo  spirito  di  obbedienza del Santo  le  testimonianze  sono
innumerevoli, giacch si pu veramente affermare che per lui  l'esatta
fedelt  al  promitto dell'Ordinazione fu l'occasione di una  rinuncia
continua  durata  quarant'anni. Per tutta la sua vita,  infatti,  egli
aspir  alla  solitudine  di  un  santo  ritiro  e  le  responsabilit
pastorali  furono  per lui un fardello troppo pesante,  di  cui  tent
anche  pi volte di liberarsi. Ma la sua obbedienza totale al  Vescovo
fu  ancora  pi  ammirabile. Ascoltiamo, Venerabili  Fratelli,  alcuni
testimoni  della sua vita: "Dall'et di quindici anni -  dice  uno  di
essi  -  questo  desiderio (della solitudine) era nel  suo  cuore  per
tormentarlo e sottrargli le gioie che avrebbe potuto gustare nella sua
posizione" ; ma "Dio non permise - attesta un altro - che egli potesse
realizzare  il suo disegno. La divina Provvidenza voleva senza  dubbio
che,  sacrificando  il  proprio gusto all'obbedienza,  il  piacere  al
dovere,  gi M. Vianney avesse continua occasione di vincersi"  ;  "M.
Vianney  -  conclude un terzo - rest Curato d'Ars  con  un'obbedienza
cieca, e vi  rimasto fino alla morte" .
     Questa  totale  adesione  alla volont dei  suoi  Superiori  era,
conviene  precisarlo, interamente soprannaturale nel  motivo;  era  un
atto  di  fede nella parola di Cristo che dice ai suoi Apostoli:  "Chi
ascolta  voi,  ascolta  me"  (Lc 10,16) e,  per  restarvi  fedele,  si
esercitava  a  rinunziare abitualmente alla sua volont nell'accettare
il  pesante  ministero del confessionale e in tutti gli altri  compiti
quotidiani,   in   cui   la  collaborazione  tra   confratelli   rende
l'apostolato pi fruttuoso.
     Ci  piace  proporre  come  esempio  ai  sacerdoti  questa  rigida
obbedienza,  nella  fiducia  che  essi  ne  comprenderanno  tutta   la
grandezza  e  ne acquisteranno il gusto spirituale. E, se mai  fossero
tentati  di  dubitare dell'importanza di questa virt capitale,  tanto
facilmente  misconosciuta oggi, sappiano di aver contro  le  chiare  e
decise  affermazioni di Pio XII, il quale attestava  che  "la  santit
della  vita  di  ciascuno e l'efficacia dell'apostolato  si  basano  e
poggiano,  come su solido fondamento, sul rispetto costante  e  fedele
per  la  sacra  gerarchia"  .  Del  resto  voi  ricordate,  Venerabili
Fratelli,  con che forza i nostri ultimi predecessori hanno denunziato
i gravi pericoli dello spirito di indipendenza in seno al clero, tanto
per l'insegnamento dottrinale, quanto per i metodi di apostolato e per
la disciplina ecclesiastica.
     Noi  non  vogliamo insistere oltre su questo punto, ma preferiamo
esortare i Nostri figli sacerdoti a sviluppare in s il senso  filiale
della  loro  appartenenza alla Chiesa, nostra  Madre.  Si  diceva  del
Curato d'Ars che non viveva che nella Chiesa e per la Chiesa, come  un
fuscello  di  paglia posto in un braciere ardente. Sacerdoti  di  Ges
Cristo,  siamo  immersi nel braciere che il fuoco dello Spirito  Santo
vivifica; abbiamo ricevuto tutto dalla Chiesa; operiamo in suo nome  e
in  virt dei poteri da essa conferitici: amiamo servirla nei  vincoli
dell'unit e nella maniera in cui vuole essere servita .
 
 Seconda Parte - PREGHIERA E CULTO EUCARISTICO
     Uomo  di  penitenza, San Giovanni Maria Vianney aveva  ugualmente
compreso  che  "il  sacerdote  prima  di  tutto  dev'essere  uomo   di
preghiera" . Ognuno conosce le lunghe notti di adorazione che, giovane
curato di un villaggio allora poco cristiano, egli trascorreva davanti
al  Santissimo  Sacramento. Il tabernacolo della  sua  chiesa  divenne
presto  il focolare della sua vita personale e del suo apostolato,  al
punto  che non si saprebbe richiamare meglio la parrocchia di  Ars  al
tempo  del  Santo,  che  con  queste  espressioni  di  Pio  XII  sulla
parrocchia  cristiana:  "Il  centro  la chiesa,  e  nella  chiesa  il
tabernacolo  con a lato il confessionale; dove ritrovano  la  vita  le
anime morte e le malate riacquistano la sanit" .
 La preghiera negli esempi e negli insegnamenti del Santo Curato d'Ars
     Ai sacerdoti di questo secolo, facilmente sensibili all'efficacia
dell'azione  e  facilmente  tentati pure da un  attivismo  pericoloso,
quanto    salutare questo modello di preghiera assidua  in  una  vita
interamente consacrata alle necessit delle anime! Quel che  impedisce
a  noi  sacerdoti  di essere santi - egli diceva -   la  mancanza  di
riflessione; non si rientra in se stessi; non si sa quel che si fa; ci
  necessaria  la riflessione, la preghiera, l'unione  con  Dio.  Egli
stesso  restava,  secondo la testimonianza dei contemporanei,  in  uno
stato  di  continua preghiera, da cui non lo distraeva  n  la  fatica
spossante   delle  confessioni  n  gli  altri  compiti  di   pastore.
"Conservava  una  unione  costante con Dio  in  mezzo  alla  sua  vita
eccessivamente occupata" .
     Ascoltiamo  ancora lui stesso. Egli  inesauribile  quando  parla
delle gioie e dei benefici della preghiera. "L'uomo  un povero che ha
bisogno  di  domandare  tutto  a Dio" .  "Quante  anime  possiamo  noi
convertire con le nostre preghiere!" . E ripeteva: "La preghiera, ecco
la   felicit   dell'uomo  sulla  terra"  .  Questa  felicit   veniva
copiosamente  gustata da lui stesso, mentre il suo sguardo  illuminato
dalla  fede contemplava i misteri divini e, con l'adorazione del Verbo
incarnato,  elevava la sua anima semplice e pura verso  la  Santissima
Trinit,  oggetto  supremo  del  suo amore.  E  i  pellegrini  che  si
affollavano  nella  chiesa di Ars comprendevano che l'umile  sacerdote
manifestava loro qualche cosa del segreto della sua vita interiore con
quell'esclamazione frequente che gli era cara: "Essere amati  da  Dio,
essere  uniti a Dio, vivere alla presenza di Dio, vivere per Dio:  oh!
che bella vita e che bella morte!" .
 Il sacerdote  in primo luogo uomo di preghiera
     Noi  vorremmo,  Venerabili Fratelli, che tutti i sacerdoti  delle
vostre diocesi si lasciassero convincere dalla testimonianza del Santo
Curato  d'Ars, della necessit di essere uomini di preghiera  e  della
possibilit di esserlo, qualunque sia l'aggravio talora estremo  delle
occupazioni  del loro ministero. Ma  necessaria una fede  viva,  come
quella  che  animava  Giovanni Maria Vianney  e  gli  faceva  compiere
meraviglie.  "Che  fede! - esclamava uno dei suoi  confratelli  -.  Vi
sarebbe di che arricchire tutta una diocesi!" .
     Questa  fedelt  alla preghiera  del resto per il  sacerdote  un
dovere  di  piet  personale,  di cui  la  saggezza  della  Chiesa  ha
precisato   parecchi   punti  importanti,  come   l'orazione   mentale
quotidiana, la visita al Santissimo Sacramento, il Rosario  e  l'esame
di coscienza . Ed  anche uno stretto obbligo contratto di fronte alla
Chiesa, quando si tratta della recita giornaliera dell'Ufficio  Divino
.  Forse  per  aver  trascurato talune di queste  prescrizioni  alcuni
membri del clero si sono visti a poco a poco vittime della instabilit
esteriore,  dell'impoverimento interiore ed esposti  un  giorno  senza
difesa   alle   tentazioni  della  vita.  Al   contrario,   "lavorando
incessantemente per il bene delle anime, Maria Vianney non  trascurava
la  sua.  Santificava se stesso per essere capace di  santificare  gli
altri" .
     Con  San Pio X "riteniamo dunque per certo che il sacerdote,  per
essere  degnamente  all'altezza del suo grado e ufficio,  deve  essere
dedito   in   modo   esimio  all'esercizio  della   preghiera...   Pi
intensamente  degli altri deve il sacerdote obbedire  al  precetto  di
Cristo:  Bisogna  pregare  sempre; sul cui  esempio  San  Paolo  tanto
raccomandava:  "Insistete  nella  preghiera,  vegliando  in  essa   in
rendimento  di grazie; pregate senza interruzione"" . E volentieri,  a
conclusione di questo punto, riprendiamo Noi stessi la parola d'ordine
che  il  Nostro immediato Predecessore Pio XII dava ai sacerdoti,  fin
dall'inizio del suo Pontificato: "Pregate, pregate sempre di pi e con
maggiore insistenza" .
 La piet eucaristica del Santo Curato
     La  preghiera del Curato d'Ars, che trascorse per cos  dire  gli
ultimi  trent'anni  della sua vita in chiesa, dove lo  trattenevano  i
suoi   innumerevoli   penitenti,   era   soprattutto   una   preghiera
eucaristica. La sua devozione a Nostro Signore presente nel Santissimo
Sacramento dell'altare era veramente straordinaria: " l -  diceva  -
Colui  che  ci  ama  tanto; perch non lo dovremmo  amare  noi?"  .  E
certamente egli l'amava e si sentiva irresistibilmente attratto  verso
il  tabernacolo: "Non c' bisogno di parlar molto per  ben  pregare  -
spiegava egli ai suoi parrocchiani -. Si sa che il buon Dio  l,  nel
santo  tabernacolo;  gli si apre il cuore, ci si  rallegra  della  sua
presenza.   questa la migliore preghiera" . In ogni circostanza  egli
inculcava  ai  fedeli  il  rispetto e l'amore  della  divina  presenza
eucaristica,  invitandoli  ad  accostarsi  frequentemente  alla  mensa
eucaristica e lui stesso dava l'esempio di questa profonda piet: "Per
convincersene - riferirono i testimoni - bastava vederlo celebrare  la
Santa  Messa  e  fare  la  genuflessione  quando  passava  davanti  al
tabernacolo" .
 L'importanza dell'Eucaristia nella vita del sacerdote
     "L'esempio ammirabile del Santo Curato d'Ars conserva anche  oggi
tutto  il  suo  valore", attesta Pio XII . Niente potrebbe  sostituire
nella  vita  di  un  sacerdote la preghiera  silenziosa  e  prolungata
davanti   all'altare.   L'adorazione   di   Ges,   nostro   Dio,   il
ringraziamento, la riparazione per le nostre colpe e per quelle  degli
uomini, la supplica per tante intenzioni che gli sono raccomandate, si
avvicendano nell'elevare questo sacerdote a un maggiore amore  per  il
divino  Maestro, al quale ha promesso fedelt, e per  gli  uomini  che
attendono  il  suo ministero sacerdotale. Con la pratica  di  un  tale
culto, illuminato e fervente, verso l'Eucaristia, si accresce la  vita
spirituale  del sacerdote e si preparano le energie missionarie  degli
apostoli pi valorosi.
     E  bisogna  aggiungere il beneficio che ne deriva per  i  fedeli,
testimoni  di  questa  piet dei loro sacerdoti e  attirati  dal  loro
esempio.  "Se volete che i fedeli preghino volentieri e  con  piet  -
diceva Pio XII al clero di Roma - precedeteli in chiesa con l'esempio,
facendo orazione al loro cospetto. Un sacerdote genuflesso davanti  al
tabernacolo, in atteggiamento degno, in profondo raccoglimento,    un
modello  di  edificazione, un ammonimento e un  invito  all'emulazione
orante per il popolo" . Questa fu l'arma apostolica per eccellenza del
giovane  Curato  d'Ars,  non dubitiamo del  suo  valore  in  qualsiasi
circostanza.
 Il Sacerdozio e il Sacrificio della Santa Messa
     Non  possiamo  dimenticare tuttavia che la preghiera  eucaristica
nel  significato pieno della parola  il Santo Sacrificio della Messa.
Conviene insistere, Venerabili Fratelli, specialmente su questo punto,
poich tocca uno degli aspetti essenziali della vita sacerdotale.
     Non  abbiamo  certo  intenzione di  rifare  qui  l'esposto  della
dottrina tradizionale della Chiesa circa il sacerdozio e il sacrificio
eucaristico; i Nostri Predecessori di fel. mem. Pio XI e Pio  XII,  in
documenti  magistrali,  hanno richiamato con  tanta  chiarezza  questo
insegnamento  che  non Ci resta se non esortarvi  a  farlo  largamente
conoscere  dai sacerdoti e fedeli che vi sono affidati. Cos  verranno
dissipate delle incertezze o audacie di pensiero che qua e l si  sono
manifestate a questo riguardo.
     Giova  per in questa Enciclica mostrare in quale senso  profondo
il Santo Curato d'Ars, fedele eroicamente ai doveri del suo ministero,
merit veramente di essere proposto come esemplare ai pastori di anime
e  proclamato  celeste  loro  Patrono. Se,  infatti,    vero  che  il
sacerdote  ha  ricevuto  il  carattere  dell'Ordine  per  il  servizio
dell'altare,  e  ha  cominciato l'esercizio  del  suo  sacerdozio  col
sacrificio  eucaristico, questo non cesser, per tutto il corso  della
sua  vita, di essere alla base della sua attivit apostolica  e  della
sua  santificazione  personale. E tale  fu  appunto  il  caso  di  San
Giovanni Maria Vianney.
     Qual  infatti l'apostolato del sacerdote, considerato nella  sua
azione  essenziale,  se non di attuare, ovunque  vive  la  Chiesa,  la
raccolta  intorno all'altare di un popolo unito nella fede, rigenerato
e  purificato? Proprio allora il sacerdote, per quei poteri  che  egli
solo  ha  ricevuto, offre il divino sacrificio nel quale  Ges  stesso
rinnova  l'immolazione unica compiuta sul Calvario per  la  redenzione
del  mondo e la glorificazione del suo Padre.  allora che i cristiani
riuniti  offrono  al  Padre Celeste la Vittima divina  per  mezzo  del
sacerdote  e  imparano ad immolare se stessi come "ostie vive,  sante,
gradite a Dio" (Rm 12,1).  l che il popolo di Dio, illuminato  dalla
predicazione  della fede, nutrito del corpo di Cristo,  trova  la  sua
vita, la sua crescita e, se ve ne  bisogno, rinsalda la sua unit.  
l in una parola che per generazioni e generazioni, su tutte le plaghe
del  mondo, si costruisce nella carit il Corpo mistico di Cristo, che
 la Chiesa.
     A  questo proposito, poich il Santo Curato d'Ars fu di giorno in
giorno  sempre  pi  esclusivamente impegnato nell'insegnamento  della
fede  e nella purificazione delle coscienze, mentre tutti i suoi  atti
di   ministero  convergevano  verso  l'altare,  tale  sua  vita   deve
giustamente dirsi eminentemente sacerdotale e pastorale.  vero che ad
Ars  i peccatori affluivano spontaneamente alla Chiesa, attirati dalla
fama  di  santit  del  pastore, mentre tanti altri  sacerdoti  devono
impiegare sforzi lunghi e laboriosi per raccogliere il loro gregge;  
certo  pure  che altri hanno un compito pi missionario, e si  trovano
appena  al  primo  annunzio della buona Novella del Salvatore;  questi
lavori  apostolici, tuttavia, tanto necessari e talora cos  difficili
non  possono far dimenticare agli apostoli il fine a cui devono mirare
e  a  cui  giungeva il Curato d'Ars, quando nella sua umile chiesa  di
campagna, si consacrava ai compiti essenziali dell'azione pastorale.
 La  Santa  Messa,  sorgente  prima di  santificazione  personale  del
sacerdote
     C'  di pi. Tutta la santificazione personale del sacerdote deve
modellarsi  sul  sacrificio  che  celebra,  conforme  all'invito   del
Pontificale  Romano:  "Conoscete  quel  che  fate;  imitate  quel  che
maneggiate".   Ma   lasciamo  qui  la  parola  al   nostro   immediato
Predecessore nella sua Esortazione Menti nostrae: "Come tutta la  vita
del  nostro Salvatore fu in funzione del suo sacrificio, cos pure  la
vita  del  sacerdote, che deve riprodurre in s l'immagine di  Cristo,
bisogna  che  diventi con lui, in lui, per lui un grato  sacrificio...
Perci bisogna che non solo celebri il sacrificio eucaristico, ma,  in
una  certa  profonda  maniera, lo viva; in questo modo  pu  attingere
quella  forza  soprannaturale, da cui sar intimamente  trasformato  e
parteciper alla vita espiatoria dello stesso Divin Redentore" . E  il
medesimo  Pontefice  concludeva:  "  quindi  necessario  che  l'anima
sacerdotale  si  sforzi  di riprodurre in  s  quello  che  si  compie
sull'altare del sacrificio: come infatti Ges Cristo immola se stesso,
cos  il  suo  ministro deve insieme con lui immolare se stesso;  come
Ges  espia  i peccati degli uomini, cos il sacerdote deve  pervenire
alla  propria  ed  altrui  purificazione  attraverso  l'arduo  cammino
dell'ascesi cristiana" .
     La  Chiesa ha presente quest'alta dottrina quando invita  i  suoi
ministri  a  una  vita  d'ascesi e loro raccomanda  di  celebrare  con
profonda  piet il sacrificio eucaristico. Non  forse  per  non  aver
compreso  abbastanza bene lo stretto legame, e quasi reciprocit,  che
unisce  il  dono quotidiano di se stesso all'offerta della Messa,  che
certi  sacerdoti  sono  giunti poco alla volta  a  perdere  la  "prima
caritas"  della  loro  Ordinazione? Tale era  l'esperienza  fatta  dal
Curato d'Ars: "La causa - egli diceva - del rilassamento del sacerdote
  che  non  fa  attenzione alla Messa". E il santo che aveva  appunto
l'eroica  "abitudine  di  offrirsi in  sacrificio  per  i  peccatori",
versava lacrime abbondanti "pensando alla disgrazia dei sacerdoti  che
non corrispondono alla santit della loro vocazione" .
     Con affetto paterno, Noi chiediamo ai Nostri diletti sacerdoti di
esaminarsi  periodicamente sulla maniera con  cui  celebrano  i  santi
misteri, e sulle disposizioni spirituali con cui salgono all'altare  e
sui  frutti  che  si  sforzano di ricavarne. Il Centenario  di  questo
ammirabile  sacerdote che attingeva dalla "consolazione e  fortuna  di
celebrare la Santa Messa"  il coraggio del suo proprio sacrificio,  ve
l'invita; Noi nutriamo ferma fiducia che la sua intercessione  otterr
loro abbondanti grazie di luce e di forza.
 
 Terza Parte - ZELO PASTORALE
 Il Santo Curato d'Ars modello di zelo apostolico
     La vita di ascesi e di preghiera di cui, Venerabili Fratelli,  vi
abbiamo  detto  il  fervore, manifesta inoltre il segreto  dello  zelo
pastorale  di  San Giovanni Maria Vianney e la sorprendente  efficacia
soprannaturale del suo ministero. "Si ricordi il sacerdote -  scriveva
il  Nostro Predecessore di fel. mem. Pio XII - che tanto pi fruttuoso
sar  il  gravissimo compito a lui affidato quanto  pi  egli  operer
congiunto  con Cristo e guidato dal suo spirito" . La vita del  Curato
d'Ars   conferma  una  volta  ancora  questa  grande  legge  di   ogni
apostolato,  basato  sulla parola stessa di Ges:  "Senza  di  me  non
potete fare nulla" (Gv 15,5).
     Non  si  tratta evidentemente qui di ricordare tutta l'ammirabile
storia di questo umile curato di campagna, il cui confessionale fu per
trent'anni  assediato  da folle cos innumerevoli  che  certi  spiriti
forti  dell'epoca osarono rimproverargli di "turbare il diciannovesimo
secolo"  ;  n  crediamo qui opportuno trattare  dei  suoi  metodi  di
apostolato    che   non   sempre   sono   applicabili   all'apostolato
contemporaneo. A Noi basta richiamare alla mente su questo  punto  che
il  santo Curato fu al suo tempo un modello di zelo pastorale in  quel
villaggio  di Francia, dove la fede e i costumi risentivano ancora  il
turbamento  della Rivoluzione. "Non c' molto amor di  Dio  in  quella
parrocchia;  voi  ce ne metterete" , gli si era detto nel  mandarvelo.
Apostolo  infaticabile, pieno di iniziative per guadagnare la giovent
e  santificare  i  focolari, attento alle necessit  umane  delle  sue
pecorelle, vicino alla loro vita, sollecito a prodigarsi senza  misura
per  l'istituzione delle scuole cristiane e in favore  delle  missioni
popolari,  egli fu davvero per il suo piccolo gregge il  buon  pastore
che  conosce le sue pecorelle, le salvaguarda dai pericoli e le  guida
con  autorit e saggezza. Non faceva forse, senza pensarvi, un  elogio
di  se  stesso  con questa esclamazione in uno dei suoi discorsi:  "Un
buon  pastore, un pastore secondo il cuore di Dio: ecco il pi  grande
tesoro che il buon Dio possa concedere ad una parrocchia " ?
     L'esempio  del  Curato  d'Ars conserva un  valore  permanente  ed
universale  su  tre  punti essenziali, che qui  Ci  piace,  Venerabili
Fratelli, proporre alla vostra attenzione.
 Alto senso delle proprie responsabilit pastorali
     Ci  che colpisce, anzitutto,  il senso profondo che egli  aveva
delle  sue  responsabilit pastorali. La sua umilt  e  la  conoscenza
soprannaturale  che aveva del prezzo delle anime, gli  fecero  portare
con paura l'ufficio di parroco. "Amico mio - confidava un giorno ad un
confratello  -  voi  non sapete ci che voglia  dire  per  un  parroco
presentarsi  al tribunale di Dio!" . Ed  ben conosciuto il  desiderio
che  lo  torment  a lungo di fuggire in qualche luogo  solitario  per
"piangervi  la sua povera vita", e come l'obbedienza e lo  zelo  delle
anime lo ricondussero ogni volta al suo posto.
     Ma se in certi momenti fu cos abbattuto dal suo ufficio divenuto
eccezionalmente  opprimente,  fu  precisamente  perch  aveva  un'idea
eroica  del suo dovere e delle responsabilit di pastore. "Mio  Dio  -
pregava  nei  suoi primi anni - accordatemi la conversione  della  mia
parrocchia; accetto di soffrire tutto quello che vorrete per tutto  il
tempo della mia vita!" . Ottenne dal cielo quella conversione. Ma  pi
tardi  confessava:  "Se  avessi previsto,  quando  venni  ad  Ars,  le
sofferenze che mi aspettavano, sul colpo sarei morto di apprensione" .
Sull'esempio degli apostoli di tutti i tempi, egli vedeva nella  croce
il  grande  mezzo  soprannaturale per cooperare alla  salvezza,  delle
anime  che gli erano affidate. Senza lamentarsi soffriva per  esse  le
calunnie,  le incomprensioni, le contraddizioni; per esse  accett  il
vero  martirio  fisico e morale d'una presenza quasi  ininterrotta  al
confessionale, ogni giorno, per trent'anni; per esse lott come atleta
del  Signore  contro le potenze infernali; per esse mortific  il  suo
corpo.  Ed    ben  nota  la risposta data a  un  confratello  che  si
lamentava per la poca efficacia del suo ministero: "Voi avete pregato,
avete  pianto,  gemuto  e  sospirato. Ma avete  voi  digiunato,  avete
vegliato,  vi  siete coricato per terra, vi siete data la  disciplina?
Finch non sarete giunto a questo, non crediate d'aver fatto tutto" .
     Noi  Ci  rivolgiamo  a tutti i sacerdoti in  cura  d'anime  e  li
scongiuriamo di ascoltare queste veementi parole! Ognuno,  secondo  la
prudenza  soprannaturale che deve sempre regolare  le  nostre  azioni,
valuti  la propria condotta nei riguardi del popolo affidato alle  sue
sollecitudini pastorali. Senza mai dubitare della divina  misericordia
che  viene in aiuto della nostra debolezza, consideri alla luce  degli
esempi  di  San Giovanni Maria Vianney le proprie responsabilit.  "La
grande  sventura per noi parroci - deplorava il Santo -  che  l'anima
si intorpidisce"; ed intendeva con questo un pericoloso assuefarsi del
pastore allo stato di peccato in cui vivono tante delle sue pecorelle.
O  ancora, per meglio mettersi alla scuola del Curato d'Ars,  che  era
convinto che per fare del bene agli uomini bisogna amarli , interroghi
ciascuno  se stesso intorno alla carit da cui  animato nei  riguardi
di  coloro  per cui deve rispondere davanti a Dio e per cui  Cristo  
morto!
       pur  vero  che  la  libert degli uomini o  certi  avvenimenti
indipendenti dalla loro volont possono talora opporsi agli sforzi dei
pi  grandi  santi. Il sacerdote per ha il dovere di  ricordare  che,
secondo  i disegni insondabili della divina Provvidenza, la  sorte  di
molte  anime   legata al suo zelo pastorale e all'esempio  della  sua
vita.  E  tal  pensiero  non  forse di tal natura  da  provocare  una
salutare inquietudine nei tiepidi e stimolare i pi ferventi?
 Predicatore e catechista infaticabile
     "Sempre  pronto  a  rispondere ai  bisogni  delle  anime"  ,  San
Giovanni  Maria  Vianney eccelse come vero pastore nel procurare  loro
abbondantemente  l'alimento primordiale della  verit  religiosa.  Per
tutta la vita fu predicatore e catechista.
       ben  nota la fatica improba e perseverante che si  impose  per
soddisfare  pienamente a questo dovere d'ufficio, "primum  et  maximum
officium"  secondo il Concilio di Trento. Gli studi suoi, compiuti  in
ritardo,  furono  laboriosi;  e  le  sue  prediche  gli  costarono  da
principio  molte veglie. Ma quale esempio per i ministri della  parola
di Dio! Alcuni si appoggerebbero volentieri sulla scarsa istruzione di
lui,  per  scusare  il  proprio difetto di zelo negli  studi.  Sarebbe
meglio  imitare  il  suo coraggio per rendersi degno  d'un  s  grande
ministero,  secondo la misura dei doni che gli erano stati  conferiti:
d'altronde questi stessi non erano cos modesti come qualche volta  si
ama  ripetere,  poich "egli aveva una intelligenza  molto  limpida  e
chiara" . Ad ogni modo, ciascun sacerdote ha il dovere di acquistare e
coltivare  le cognizioni generali e la scienza teologica proporzionata
alle  sue  capacit e alle sue funzioni. E piacesse al Signore  che  i
pastori  di  anime  facciano sempre quanto fece il  Curato  d'Ars  per
sviluppare le capacit della sua intelligenza e memoria, e soprattutto
per  attingere  ai lumi del libro pi ricco di scienza  che  si  possa
leggere,  la  croce del Cristo! Il suo Vescovo diceva di lui  a  certi
suoi detrattori: "Non so se sia dotto, ma egli  illuminato" .
     Ben a ragione quindi il Nostro Predecessore di fel. mem. Pio  XII
non  esitava  affatto ad assegnare come modello ai  predicatori  della
Citt  Eterna  l'umile prete di campagna. "Il Santo Curato  d'Ars  non
aveva  certo  il  genio naturale d'un Segneri o di un Bossuet,  ma  la
convinzione viva, chiara, profonda, da cui era animato, vibrava  nella
sua  parola,  brillava nei suoi occhi, suggeriva alla sua  fantasia  e
alla  sua  sensibilit  idee, immagini, paragoni giusti,  appropriati,
deliziosi,  che  avrebbero  rapito un San  Francesco  di  Sales.  Tali
predicatori  conquistano veramente il loro uditorio. Chi    pieno  di
Cristo,  non trover difficile di guadagnare altri a Cristo" .  Queste
parole   descrivono  a  meraviglia  il  Curato  d'Ars,  catechista   e
predicatore.  E  quando  alla  fine  della  sua  vita,  la  sua   voce
affievolita  non  arrivava pi a farsi intendere da tutto  l'uditorio,
era  ancora  col  suo sguardo di fuoco, con le sue lacrime,  coi  suoi
gridi  di  amor di Dio o le sue espressioni di dolore al solo pensiero
del peccato, che convertiva i fedeli accorsi ai piedi del suo pulpito.
Come non essere colpiti dalla testimonianza d'una vita cos totalmente
consacrata all'amore di Cristo?
     Fino  alla sua santa morte San Giovanni Maria Vianney fu  in  tal
modo  fedele nell'istruire il suo popolo e i pellegrini che riempivano
la  sua  chiesa, denunziando "opportune, importune" (2Tm 4,2) il  male
sotto  tutte  le sue forme, ed innalzando soprattutto le  anime  verso
Dio,  perch  "preferiva  mostrare  l'aspetto  attraente  della  virt
piuttosto  che la bruttezza del vizio" . Questo umile sacerdote  aveva
in  realt compreso in grado non comune la dignit e la grandezza  del
ministero della parola di Dio: "Nostro Signore che  la Verit  stessa
- diceva egli - non ha minor cura della sua parola che del suo Corpo".
     Si comprende perci la gioia dei Nostri Predecessori nell'offrire
questo  pastore di anime a modello dei sacerdoti, perch    di  somma
importanza  che il clero ovunque ed in ogni tempo sia  fedele  al  suo
dovere di insegnare. "Qui giova - diceva a tal proposito San Pio X - a
questo  solo  tendere  e  su  questo solo  insistere,  che  cio  ogni
sacerdote  non    tenuto  da nessun altro ufficio  pi  grave,  n  
obbligato  da  nessun  altro vincolo pi stretto"  .  Questo  vibrante
appello, costantemente rinnovato dai Nostri Predecessori, e di cui  si
fa  eco  il  Diritto Canonico , ve lo rivolgiamo anche  Noi  a  Nostra
volta,  Venerabili  Fratelli,  in questo  anno  Centenario  del  santo
catechista  e  predicatore di Ars. Noi incoraggiamo i tentativi  fatti
con  prudenza  e  sotto  il  vostro controllo  in  diversi  paesi  per
migliorare le condizioni dell'insegnamento religioso per i  giovani  e
per  gli  adulti, nelle differenti sue forme e tenendo conto dei  vari
ambienti. Ma per quanto utili siano tali lavori, Dio ci richiama  alla
mente  in  questo Centenario del Curato d'Ars l'irresistibile  potenza
apostolica d'un sacerdote, che, sia nella propria vita come nelle  sue
parole,   rende   testimonianza   a   Cristo   crocifisso   "non    in
persuasibilibus humanae sapientiae verbis, sed in ostensione  spiritus
et virtutis" (1Cor 2,4)
 Strenuo apostolo del confessionale
     Ci  rimane  infine da rievocare nella vita di San Giovanni  Maria
Vianney  quella forma di ministero pastorale, che fu per lui  come  un
lungo  martirio e dal cui svolgimento l'amministrazione del Sacramento
della Penitenza rifulse di particolare splendore e produsse frutti  in
sommo  grado  copiosi e salutari. "Egli trascorreva in media  quindici
ore  al  giorno al confessionale. Questo lavoro quotidiano  cominciava
all'una  o alle due del mattino e non finiva che di notte" . E  quando
cadde,  di  sfinimento, cinque giorni prima della  morte,  gli  ultimi
penitenti  si  strinsero al capezzale del moribondo.  Si  calcola  che
verso  la  fine  della  vita  il numero  annuo  di  pellegrini  avesse
raggiunta la cifra di 80.000 .
     Si  stenta  ad  immaginare i disagi, gli incomodi, le  sofferenze
fisiche  di queste interminabili sedute al confessionale, per un  uomo
gi esausto dai digiuni, macerazioni, infermit, mancanza di riposo  e
di  sonno. Ma soprattutto egli fu moralmente come oppresso dal dolore.
Ascoltate  questo suo lamento: "Si offende tanto il buon Dio,  che  si
sarebbe  tentati di invocare la fine del mondo!... Bisogna  venire  ad
Ars per sapere che cos' il peccato... Non si sa cosa fare; non si pu
far  altro  che  piangere  e  pregare". Il  Santo  si  dimenticava  di
aggiungere che egli prendeva anche su di s una parte dell'espiazione:
"Quanto  a me - confidava a chi gli chiedeva consiglio - assegno  loro
una piccola penitenza ed il resto lo faccio io al loro posto" .
     E  veramente  il  Curato  d'Ars non  viveva  che  per  i  "poveri
peccatori", come egli diceva, nella speranza di vederli convertirsi  e
piangere. La loro conversione era lo scopo a cui convergevano tutti  i
suoi pensieri e l'opera per cui spendeva tutto il suo tempo e tutte le
sue forze . E ci per il fatto che egli conosceva per l'esperienza del
confessionale tutta la malizia del peccato e le sue rovine  spaventose
nel  mondo  delle  anime.  Egli ne parl  in  termini  terribili:  "Se
avessimo  la fede e se vedessimo un'anima in stato di peccato mortale,
noi moriremmo di spavento!" .
     Ma  l'acerbit  della  sua pena e la veemenza  della  sua  parola
provengono  meno  dal  timore  delle pene  eterne  che  minacciano  il
peccatore  indurito, che dall'emozione provata al pensiero  dell'amore
divino misconosciuto ed offeso. Davanti alla ostinazione del peccatore
e  alla  sua  ingratitudine  verso  un  Dio  cos  buono,  le  lacrime
sgorgavano dai suoi occhi: "Oh, amico mio - diceva - io piango proprio
perch non piangete voi!" . Al contrario per con quale delicatezza  e
con  quale fervore non fa rinascere la speranza nei cuori pentiti! Per
essi  egli instancabilmente si fa ministro della misericordia  divina,
la  quale  ,  diceva  egli, potente "come un torrente  in  piena  che
trascina i cuori al suo passaggio" , e pi tenera che la sollecitudine
d'una  madre,  perch  Dio  "pronto a perdonare  pi  di  quello  che
sarebbe una madre a tirar fuori dal fuoco un suo figlio" .
     I  pastori  d'anime quindi, sull'esempio del Santo Curato  d'Ars,
avranno  a cuore di consacrarsi, con competenza e dedizione, a  questo
ministero  tanto importante, poich in fondo  qui che la misericordia
di  Dio  trionfa  sulla  malizia degli uomini ed  il  peccatore  viene
riconciliato  al  suo  Dio.  Si tenga  pure  a  mente  che  il  Nostro
Predecessore  Pio  XII  ha  condannato gravissimis  verbis  l'opinione
errata  secondo cui non sarebbe da farsi gran conto della  confessione
frequente dei peccati veniali: "Per un progresso sempre pi alacre sul
cammino  della  virt, intendiamo raccomandare vivamente  il  pio  uso
della  confessione frequente, introdotto dalla Chiesa  non  senza  una
ispirazione dello Spirito Santo" . Infine Noi vogliamo confidare che i
ministri  del  Signore  saranno  essi  stessi  i  primi,  secondo   le
prescrizioni del Diritto Canonico , alla pratica regolare  e  fervente
del   sacramento   della   Penitenza,  cos   necessario   alla   loro
santificazione,   e  terranno  il  pi  gran  conto  delle   pressanti
insistenze che pi volte e dolenti animo Pio XII si sent in dovere di
loro rivolgere a questo riguardo .
 
 CONCLUSIONE
     Al  termine  di questa Lettera, Venerabili Fratelli,  desideriamo
dirvi  tutta la Nostra soavissima speranza che, con la grazia di  Dio,
questo Centenario della morte del Santo Curato d'Ars possa risvegliare
presso  ogni  sacerdote il desiderio di compiere pi generosamente  il
suo ministero e soprattutto il suo "primo dovere di sacerdote, cio il
dovere di raggiungere la propria santificazione" .
      Quando  da  questo  vertice  del  Supremo  Pontificato  dove  la
Provvidenza Ci ha voluto collocare, consideriamo l'immensa aspettativa
delle  anime, i gravi problemi dell'evangelizzazione in tanti paesi  e
le  necessit religiose delle popolazioni cristiane, sempre e  ovunque
si  presenta al Nostro sguardo la figura del sacerdote. Senza di  lui,
senza la sua azione quotidiana, che sarebbe delle iniziative, anche le
pi adatte alle necessit dell'ora presente? Che farebbero anche i pi
generosi apostoli del laicato? Proprio a questi sacerdoti tanto  amati
e  su cui si fondano tante speranze per il progresso della Chiesa, Noi
osiamo  richiedere,  in  nome di Cristo Ges,  l'intera  fedelt  alle
esigenze  spirituali della loro vocazione sacerdotale.  Avvalorino  il
Nostro  appello queste parole, piene di sapienza, di San Pio  X:  "Per
far  regnare Ges Cristo nel mondo nessuna cosa  cos necessaria come
la  santit del clero, perch con l'esempio, con la parola  e  con  la
scienza  esso  sia  guida dei fedeli" . Quasi  lo  stesso  diceva  San
Giovanni Maria Vianney al suo Vescovo: "Se volete convertire la vostra
diocesi, dovete fare santi tutti i vostri parroci".
     A  voi, Venerabili Fratelli, che portate la responsabilit  della
santificazione  dei  vostri sacerdoti, Noi raccomandiamo  di  aiutarli
nelle  difficolt, talora ben gravi, della loro vita personale  o  del
loro ministero. Cosa non pu fare un Vescovo che ama i suoi sacerdoti,
se  ha  conquistato  la loro confidenza, se li conosce,  li  segue  da
vicino  e  li  guida con autorit ferma e sempre paterna?  Pastori  di
tutta  la  diocesi,  siatelo anzitutto e in  maniera  particolare  per
coloro  che  cos  strettamente collaborano con  voi  e  ai  quali  vi
stringono vincoli tanto sacri.
     A  tutti i fedeli pure Noi domandiamo, in questo anno centenario,
di  pregare per i sacerdoti e di contribuire, per quanto possono, alla
loro  santificazione. Oggi i cristiani ferventi  attendono  molto  dal
sacerdote. Essi vogliono vedere in lui - in un mondo dove trionfano il
potere  del denaro, la seduzione dei sensi, il prestigio della tecnica
-  un testimonio del Dio invisibile, un uomo di fede, dimentico di  se
stesso  e  pieno di carit. Sappiano tali cristiani che  essi  possono
molto influire sulla fedelt dei loro sacerdoti ad un tale ideale, col
religioso  rispetto  al  loro carattere sacerdotale,  una  pi  esatta
comprensione del loro compito pastorale e delle loro difficolt, e una
pi attiva collaborazione al loro apostolato.
     In  fine verso la giovent cristiana rivolgiamo uno sguardo colmo
d'affetto  e  pieno di speranza. La messe  vasta ma gli  operai  sono
pochi  (cf.  Mt  9,37). In molte regioni gli apostoli,  sfiniti  dalle
fatiche, con vivissimo desiderio aspettano chi li sostituir.
     Popoli interi soffrono una fame spirituale, pi grave ancora  che
quella  materiale; chi porter loro il celeste nutrimento della verit
e  della vita? Abbiamo ferma fiducia che la giovent del nostro secolo
non  sar  meno  generosa nel rispondere all'appello del  Maestro,  di
quella dei tempi passati. Senza dubbio, la condizione del sacerdote  
spesso  difficile.  Non c' da meravigliarsi che  egli  sia  il  primo
esposto  alla persecuzione dei nemici della Chiesa, perch, diceva  il
Curato  d'Ars,  quando si vuole distruggere la religione  si  comincia
coll'attaccare   il   sacerdote.  Ma,  nonostante  queste   gravissime
difficolt,  nessuno  dubiti della sorte  altamente  fortunata  che  
retaggio  del  sacerdote  fervente  chiamato  dal  Salvatore  Ges   a
collaborare alla pi santa delle imprese, la redenzione delle anime  e
la  crescita del Corpo Mistico. Le famiglie cristiane perci  valutino
bene  le  loro  responsabilit,  e  diano  loro  figli  con  gioia   e
gratitudine  per  il  servizio della Chiesa. Noi  non  intendiamo  qui
sviluppare questo appello, che  anche il vostro, Venerabili Fratelli.
Ma  siamo  certi che voi comprenderete e parteciperete  l'ansiet  del
Nostro  cuore  e  tutta la forza di convinzione che  vorremmo  mettere
nelle Nostre parole. A San Giovanni Maria Vianney Noi affidiamo questa
causa  tanto  grave e da cui dipende l'avvenire di tante  migliaia  di
anime!
     E ora volgiamo i Nostri sguardi verso la Vergine Immacolata. Poco
prima  che  il  Curato d'Ars compisse la sua lunga carriera  piena  di
meriti,  Ella  era  apparsa  in un'altra regione  di  Francia  ad  una
fanciulla umile e pura per trasmetterle un messaggio di preghiera e di
penitenza,  di  cui    ben  nota, da un secolo,  l'immensa  risonanza
spirituale. In realt la vita del santo sacerdote di cui celebriamo il
ricordo, era in anticipo una illustrazione vivente delle grandi verit
soprannaturali  insegnate  alla veggente di Massabielle.  Egli  stesso
aveva  per  l'Immacolata  Concezione  della  Santissima  Vergine   una
vivissima  devozione,  lui  che  nel  1836  aveva  consacrata  la  sua
parrocchia  a  Maria concepita senza peccato, e doveva accogliere  con
tanta fede e gioia la definizione dogmatica del 1854 .
     Anche  Noi Ci compiacciamo di unire nel Nostro pensiero  e  nella
Nostra gratitudine verso Dio questi due Centenari di Lourdes e di Ars,
che  si succedono provvidenzialmente ed onorano grandemente la Nazione
s  cara  al  Nostro  cuore, cui appartengono quei luoghi  santissimi.
Memori  di  tanti benefici ricevuti e nella speranza di nuovi  favori,
facciamo  Nostra  l'invocazione Mariana che  era  familiare  al  Santo
Curato  d'Ars:  "Sia benedetta la santissima ed Immacolata  Concezione
della  Beata  Vergine  Maria  Madre  di  Dio!  Che  tutte  le  nazioni
glorifichino,  tutta  la  terra invochi e  benedica  il  Vostro  Cuore
Immacolato!".
     Con  la  viva speranza che questo Centenario della morte  di  San
Giovanni   Maria   Vianney  possa  suscitare  nel  mondo   intero   un
rinnovamento di fervore presso i sacerdoti e presso i giovani chiamati
al  sacerdozio,  e  possa  altres  richiamare  pi  viva  ed  operosa
l'attenzione di ogni fedele sui problemi che riguardano la vita  e  il
ministero  dei sacerdoti, a tutti, e in primo luogo a voi,  Venerabili
Fratelli,  di  cuore  impartiamo, come pegno delle  grazie  celesti  e
testimonianza della Nostra benevolenza, l'Apostolica Benedizione.
 Dato  a  Roma,  presso San Pietro, il 1 Agosto 1959, anno  primo  del
Nostro Pontificato.
