                      LETTERA APOSTOLICA
                  TERTIO MILLENNIO ADVENIENTE
                      DEL SOMMO PONTEFICE
                       GIOVANNI PAOLO II
             ALL'EPISCOPATO, AL CLERO E AI FEDELI
                     CIRCA LA PREPARAZIONE
                  DEL GIUBILEO DELL'ANNO 2000
                          Ai Vescovi
                   Ai sacerdoti e ai diaconi
                 Ai religiosi e alle religiose
                    A tutti i fedeli laici
1. Mentre ormai s'avvicina il terzo millennio della nuova era,
il pensiero va spontaneamente alle parole dell'apostolo Paolo:
"Quando venne la pienezza del tempo, Dio mand il suo Figlio,
nato da donna" (Gal 4, 4). La pienezza del tempo si identifica
con il mistero dell'Incarnazione del Verbo, Figlio
consustanziale al Padre e con il mistero della Redenzione del
mondo. San Paolo sottolinea in questo brano che il Figlio di
Dio  nato da donna, nato sotto la Legge, venuto nel mondo per
riscattare quanti erano sotto la Legge, affinch potessero
ricevere l'adozione a figli. Ed aggiunge: " Che voi siete figli
ne  prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo
Spirito del suo Figlio che grida: Abb, Padre! ". La sua
conclusione  davvero consolante: " Quindi non sei pi schiavo,
ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volont di Dio" (Gal 4, 6-7).
Questa presentazione paolina del mistero della Incarnazione
contiene la rivelazione del mistero trinitario e della
continuazione della missione del Figlio nella missione dello
Spirito Santo. L'Incarnazione del Figlio di Dio, il suo
concepimento, la sua nascita sono il presupposto dell'invio
dello Spirito Santo. Il testo di san Paolo lascia cos
trasparire la pienezza del mistero dell'Incarnazione redentrice.
I.
"GES CRISTO  LO STESSO IERI, OGGI... " (Eb 13, 8)
2. Nel suo Vangelo Luca ci ha trasmesso una concisa descrizione
delle circostanze riguardanti la nascita di Ges: " In quei
giorni un decreto di Cesare Augusto ordin che si facesse il
censimento di tutta la terra (...). Andavano tutti a farsi
registrare, ciascuno nella sua citt. Anche Giuseppe, che era
della casa e della famiglia di Davide, dalla citt di Nazaret e
dalla Galilea sal in Giudea alla citt di Davide, chiamata
Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che
era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si
compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo
figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una
mangiatoia, perch non c'era posto per loro nell'albergo " (2,1.3-7).
Si compiva cos quanto l'angelo Gabriele aveva predetto
nell'Annunciazione. Alla Vergine di Nazaret egli si era rivolto
con queste parole: " Ti saluto, o piena di grazia, il Signore 
con te " (1, 28). Queste parole avevano turbato Maria e per
questo il Messaggero divino si era affrettato ad aggiungere:
"Non temere, Maria, perch hai trovato grazia presso Dio. Ecco,
concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Ges.
Sar grande e chiamato Figlio dell'Altissimo (...). Lo Spirito
Santo scender su di te, su te stender la sua ombra la potenza
dell'Altissimo. Colui che nascer sar dunque santo e chiamato
Figlio di Dio" (1, 30- 32.35). La risposta di Maria
all'angelico messaggio fu univoca: "Eccomi, sono la serva del
Signore, avvenga di me quello che hai detto " (1, 38). Mai
nella storia dell'uomo tanto dipese, come allora, dal consenso
dell'umana creatura.
3. Giovanni, nel Prologo del suo Vangelo, riassume in una sola
frase tutta la profondit del mistero dell'Incarnazione. Egli
scrive : "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo
a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito
dal Padre, pieno di grazia e di verit " (1, 14). Per Giovanni,
nel concepimento e nella nascita di Ges si attua
l'Incarnazione del Verbo eterno, consustanziale al Padre.
L'Evangelista si riferisce al Verbo che in principio era presso
Dio, per mezzo del quale  stato fatto tutto ci che esiste; il
Verbo nel quale era la vita, vita che era la luce degli uomini
(cf. 1, 1-5). Del Figlio unigenito, Dio da Dio, l'apostolo
Paolo scrive che fu " generato prima di ogni creatura " (Col 1,15). 
Dio crea il mondo per mezzo del Verbo. Il Verbo  l'eterna
Sapienza, il Pensiero e l'Immagine sostanziale di Dio,
"irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza" (Eb 1, 3). 
Egli, generato eternamente ed eternamente amato dal
Padre, come Dio da Dio e Luce da Luce,  il principio e
l'archetipo di tutte le cose da Dio create nel tempo.
Il fatto che il Verbo eterno abbia assunto nella pienezza dei
tempi la condizione di creatura conferisce all'evento di
Betlemme di duemila anni fa un singolare valore cosmico. Grazie
al Verbo, il mondo delle creature si presenta come "cosmo",
cio come universo ordinato. Ed  ancora il Verbo che,
incarnandosi, rinnova l'ordine cosmico della creazione. La
Lettera agli Efesini parla del disegno che Dio ha prestabilito
in Cristo, " per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il
disegno cio diricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del
cielo come quelle della terra " (1, 10).
4. Cristo, Redentore del mondo,  l'unico Mediatore tra Dio e
gli uomini e non vi  un altro nome sotto il cielo nel quale
possiamo essere salvati (cf. At 4, 12). Leggiamo nella Lettera
agli Efesini: in Lui " abbiamo la redenzione mediante il suo
sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della
sua grazia. Dio l'ha abbondantemente riversata su di noi con
ogni sapienza e intelligenza (...) secondo quanto, nella sua
benevolenza, aveva in Lui prestabilito per realizzarlo nella
pienezza dei tempi " (Ef 1, 7-10). Cristo, Figlio
consustanziale al Padre,  dunque Colui che rivela il disegno
di Dio nei riguardi di tutta la creazione e, in particolare,
nei riguardi dell'uomo. Come afferma in modo suggestivo il
Concilio Vaticano II, Egli " svela ... pienamente l'uomo
all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ". Gli
mostra questa vocazione rivelando il mistero del Padre e del
suo amore. " Immagine del Dio invisibile ", Cristo  l'uomo
perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con
Dio deformata dal peccato. Nella sua natura umana, immune da
ogni peccato ed assunta nella Persona divina del Verbo, la
natura comune ad ogni essere umano viene elevata ad altissima
dignit: " Con l'incarnazione il Figlio di Dio si  unito in
certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha
pensato con mente d'uomo, ha agito con volont d'uomo, ha amato
con cuore d'uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si  fatto
veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorch nel peccato".
5. Questo "farsi uno di noi" del Figlio di Dio  avvenuto
nella pi grande umilt, sicch non meraviglia che la
storiografia profana, presa da fatti pi clamorosi e da
personaggi maggiormente in vista, non gli abbia dedicato
all'inizio che fuggevoli, anche se significativi, cenni.
Riferimenti a Cristo si trovano, ad esempio, nelle Antichit
Giudaiche, opera redatta a Roma dallo storico Giuseppe Flavio
tra il 93 e il 94 e soprattutto negli Annali di Tacito,
composti tra il 115 e il 120; in essi, riferendo dell'incendio
di Roma del 64, falsamente imputato da Nerone ai cristiani, lo
storico fa esplicito cenno a Cristo "suppliziato ad opera del
procuratore Ponzio Pilato sotto l'impero di Tiberio". Anche
Svetonio nella biografia dell'imperatore Claudio, scritta
intorno al 121, ci informa circa l'espulsione dei Giudei da
Roma perch "sotto istigazione di un certo Cresto suscitavano
frequenti tumulti". Fra gli interpreti  convinzione
diffusa che tale passo si riferisca a Ges Cristo, divenuto
motivo di contesa all'interno dell'ebraismo romano. Di rilievo,
a riprova della rapida diffusione del cristianesimo,  pure la
testimonianza di Plinio il Giovane, governatore della Bitinia,
il quale riferisce all'imperatore Traiano, tra il 111 ed il 113, 
che un gran numero di persone solevano raccogliersi " in un 
giorno stabilito, prima dell'alba, per cantare
alternatamente un inno a Cristo come a un Dio ".
Ma il grande evento, che gli storici non cristiani si limitano
a menzionare, acquista la sua luce piena negli scritti del
Nuovo Testamento che, pur essendo documenti di fede, non sono
meno attendibili, nell'insieme dei loro riferimenti, anche come
testimonianze storiche. Cristo, vero Dio e vero uomo, Signore
del cosmo  anche Signore della storia, di cui  " l'Alfa e
l'Omega " (Ap 1, 8; 21, 6), " il Principio e la Fine " (Ap 21,6). 
In Lui il Padre ha detto la parola definitiva sull'uomo e
sulla sua storia.  quanto esprime con efficace sintesi la
Lettera agli Ebrei: " Dio, che aveva gi parlato nei tempi
antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei
profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per
mezzo del Figlio " (1, 1-2).
6. Ges  nato dal Popolo eletto, a compimento della promessa
fatta ad Abramo e costantemente ricordata dai profeti. Questi
parlavano a nome e in luogo di Dio. L'economia dell'Antico
Testamento, infatti,  essenzialmente ordinata a preparare e ad
annunziare la venuta di Cristo Redentore dell'universo e del
suo Regno messianico. I libri dell'Antica Alleanza sono cos
testimoni permanenti di una attenta pedagogia divina. In
Cristo questa pedagogia raggiunge la sua meta: Egli infatti non
si limita a parlare "a nome di Dio" come i profeti, ma  Dio
stesso che parla nel suo Verbo eterno fatto carne. Tocchiamo
qui il punto essenziale per cui il cristianesimo si differenzia
dalle altre religioni, nelle quali s' espressa sin dall'inizio
la ricerca di Dio da parte dell'uomo. Nel cristianesimo l'avvio
 dato dall'Incarnazione del Verbo. Qui non  soltanto l'uomo a
cercare Dio, ma  Dio che viene in Persona a parlare di s
all'uomo ed a mostrargli la via sulla quale  possibile
raggiungerlo.  quanto proclama il Prologo del Vangelo di
Giovanni: "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio
unigenito, che  nel seno del Padre, lui lo ha rivelato " (1,18). 
Il Verbo Incarnato  dunque il compimento dell'anelito
presente in tutte le religioni dell'umanit: questo compimento
 opera di Dio e va al di l di ogni attesa umana.  mistero di grazia.
In Cristo la religione non  pi un " cercare Dio come a 
tentoni " (cf. At 17, 27), ma risposta di fede a Dio che si
rivela: risposta nella quale l'uomo parla a Dio come al suo
Creatore e Padre; risposta resa possibile da quell'Uomo unico
che  al tempo stesso il Verbo consustanziale al Padre, nel
quale Dio parla ad ogni uomo ed ogni uomo  reso capace di
rispondere a Dio. Pi ancora, in quest'Uomo risponde a Dio
l'intera creazione. Ges Cristo  il nuovo inizio di tutto:
tutto in lui si ritrova, viene accolto e restituito al Creatore
dal quale ha preso origine. In tal modo, Cristo  il compimento
dell'anelito di tutte le religioni del mondo e, per ci stesso,
ne  l'unico e definitivo approdo. Se da una parte Dio in
Cristo parla di s all'umanit, dall'altra, nello stesso
Cristo, l'umanit intera e tutta la creazione parlano di s a
Dio - anzi, si donano a Dio. Tutto cos ritorna al suo
principio. Ges Cristo  la ricapitolazione di tutto (cf. Ef 1, 10) 
e insieme il compimento di ogni cosa in Dio: compimento che
 gloria di Dio. La religione che si fonda in Ges Cristo 
religione della gloria,  un esistere in novit di vita a lode
della gloria di Dio (cf. Ef 1, 12). Tutta la creazione, in
realt,  manifestazione della sua gloria; in particolare
l'uomo (vivens homo)  epifania della gloria di Dio, chiamato a
vivere della pienezza della vita in Dio.
7. In Ges Cristo Dio non solo parla all'uomo, ma lo cerca.
L'Incarnazione del Figlio di Dio testimonia che Dio cerca
l'uomo. Di questa ricerca Ges parla come del ricupero di una
pecorella smarrita (cf. Lc 15, 1-7).  una ricerca che nasce
nell'intimo di Dio e ha il suo punto culminante
nell'Incarnazione del Verbo. Se Dio va in cerca dell'uomo,
creato ad immagine e somiglianza sua, lo fa perch lo ama
eternamente nel Verbo e in Cristo lo vuole elevare alla dignit
di figlio adottivo. Dio dunque cerca l'uomo, che  sua
particolare propriet, in maniera diversa di come lo  ogni
altra creatura. Egli  propriet di Dio in base ad una scelta
di amore: Dio cerca l'uomo spinto dal suo cuore di Padre.
Perch lo cerca? Perch l'uomo si  da lui allontanato,
nascondendosi come Adamo tra gli alberi del paradiso terrestre
(cf. Gn 3, 8-10). L'uomo si  lasciato sviare dal nemico di Dio
(cf. Gn 3, 13). Satana lo ha ingannato persuadendolo di essere
egli stesso dio e di poter conoscere, come Dio, il bene e il
male, governando il mondo a suo arbitrio senza dover tenere
conto della volont divina (cf. Gn 3, 5). Cercando l'uomo
tramite il Figlio, Dio vuole indurlo ad abbandonare le vie del
male, nelle quali tende ad inoltrarsi sempre di pi. " Fargli
abbandonare" quelle vie, vuol dire fargli capire che si trova
su strade sbagliate; vuol dire sconfiggere il male diffuso
nella storia umana. Sconfiggere il male: ecco la Redenzione.
Essa si realizza nel sacrificio di Cristo, grazie al quale
l'uomo riscatta il debito del peccato e viene riconciliato con
Dio. Il Figlio di Dio si  fatto uomo, assumendo un corpo e
un'anima nel grembo della Vergine, proprio per questo: per fare
di s il perfetto sacrificio redentore. La religione
dell'Incarnazione  lareligione della Redenzione del mondo
attraverso il sacrificio di Cristo, in cui  contenuta la
vittoria sul male, sul peccato e sulla stessa morte. Cristo,
accettando la morte sulla croce, contemporaneamente manifesta e
d la vita, poich risorge e la morte non ha pi alcun potere su di lui.
8. La religione che trae origine dal mistero della Incarnazione
redentiva  la religione del "rimanere nell'intimo di Dio",
del partecipare alla sua stessa vita. Ne parla san Paolo nel
passo riportato all'inizio: "Dio ha mandato nei nostri cuori
lo Spirito del suo Figlio che grida: Abb, Padre! " (Gal 4, 6).
L'uomo eleva la sua voce a somiglianza di Cristo, il quale si
rivolgeva " con forti grida e lacrime " (Eb 5, 7) a Dio,
specialmente nel Getsemani e sulla croce: l'uomo grida a Dio
come ha gridato Cristo e testimonia cos di partecipare alla
sua figliolanza per opera dello Spirito Santo. Lo Spirito
Santo, che il Padre ha mandato nel nome del Figlio, fa s che
l'uomo partecipi alla vita intima di Dio. Fa s che l'uomo sia
anche figlio, a somiglianza di Cristo, ed erede di quei beni
che costituiscono la parte del Figlio (cf. Gal 4, 7). In questo
consiste la religione del " rimanere nella vita intima di Dio", 
alla quale l'Incarnazione del Figlio di Dio d inizio. Lo
Spirito Santo, che scruta le profondit di Dio (cf. 1 Cor 2, 10),
introduce noi uomini in tali profondit in virt del sacrificio di Cristo.
II.
IL GIUBILEO DELL'ANNO 2000
9. Parlando della nascita del Figlio di Dio, san Paolo la situa
nella " pienezza del tempo " (cf. Gal 4, 4). Il tempo in realt
si  compiuto per il fatto stesso che Dio, con l'Incarnazione,
si  calato dentro la storia dell'uomo. L'eternit  entrata
nel tempo: quale " compimento " pi grande di questo? Quale
altro "compimento" sarebbe possibile? Qualcuno ha pensato a
certi cicli cosmici arcani, nei quali la storia dell'universo,
e in particolare dell'uomo, costantemente si ripeterebbe.
L'uomo sorge dalla terra e alla terra ritorna (cf. Gn 3, 19):
questo  il dato di evidenza immediata. Ma nell'uomo vi 
un'insopprimibile aspirazione a vivere per sempre. Come pensare
ad una sua sopravvivenza al di l della morte? Alcuni hanno
immaginato varie forme di reincarnazione: in dipendenza da come
egli ha vissuto nel corso dell'esistenza precedente, si
troverebbe a sperimentare una nuova esistenza pi nobile o pi
umile, fino a raggiungere la piena purificazione. Questa
credenza, molto radicata in alcune religioni orientali, sta ad
indicare, tra l'altro, che l'uomo non intende rassegnarsi alla
irrevocabilit della morte.  convinto della propria natura
essenzialmente spirituale ed immortale.
La rivelazione cristiana esclude la reincarnazione e parla di
un compimento che l'uomo  chiamato a realizzare nel corso di
un'unica esistenza sulla terra. Questo compimento del proprio
destino l'uomo lo raggiunge nel dono sincero di s, un dono che
 reso possibile soltanto nell'incontro con Dio.  in Dio,
pertanto, che l'uomo trova la piena realizzazione di s: questa
 la verit rivelata da Cristo. L'uomo compie se stesso in Dio,
che gli  venuto incontro mediante l'eterno suo Figlio. Grazie
alla venuta di Dio sulla terra, il tempo umano, iniziato nella
creazione, ha raggiunto la sua pienezza. " La pienezza del
tempo ", infatti,  soltanto l'eternit, anzi Colui che 
eterno, cio Dio. Entrare nella " pienezza del tempo"
significa dunque raggiungere il termine del tempo ed uscire dai
suoi confini, per trovarne il compimento nell'eternit di Dio.
10. Nel cristianesimo il tempo ha un'importanza fondamentale.
Dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo interno
si svolge la storia della salvezza, che ha il suo culmine nella
"pienezza del tempo " dell'Incarnazione e il suo traguardo nel
ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In Ges
Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione di
Dio, che in se stesso  eterno. Con la venuta di Cristo
iniziano gli " ultimi tempi " (cf. Eb 1, 2), l'"ultima ora" (cf. 1Gv 2, 18),
inizia il tempo della Chiesa che durer fino alla Parusia.
Da questo rapporto di Dio col tempo nasce il dovere di
santificarlo.  quanto si fa, ad esempio, quando si dedicano a
Dio singoli tempi, giorni o settimane, come gi avveniva nella
religione dell'Antica Alleanza e avviene ancora, anche se in
modo nuovo, nel cristianesimo. Nella liturgia della Veglia
pasquale il celebrante, mentre benedice il cero che simboleggia
il Cristo risorto, proclama: " Il Cristo ieri e oggi, Principio
e Fine, Alfa e Omega. A lui appartengono il tempo e i secoli. A
lui la gloria e il potere per tutti i secoli in eterno ". Egli
pronuncia queste parole incidendo sul cero la cifra dell'anno
in corso. Il significato del rito  chiaro: esso mette in
evidenza il fatto che Cristo  il Signore del tempo;  il suo
principio e il suo compimento; ogni anno, ogni giorno ed ogni
momento vengono abbracciati dalla sua Incarnazione e
Risurrezione, per ritrovarsi in questo modo nella "pienezza
del tempo ". Per questo anche la Chiesa vive e celebra la
liturgia nello spazio dell'anno. L'anno solare viene cos
pervaso dall'anno liturgico, che riproduce in un certo senso
l'intero mistero dell'Incarnazione e della Redenzione,
iniziando dalla prima Domenica d'Avvento e terminando nella
solennit di Cristo, Re e Signore dell'universo e della storia.
Ogni domenica ricorda il giorno della risurrezione del Signore.
11. Su tale sfondo diventa comprensibile l'usanza dei Giubilei,
che ha inizio nell'Antico Testamento e ritrova la sua
continuazione nella storia della Chiesa. Ges di Nazaret,
recatosi un giorno nella sinagoga della sua citt, si alz per
leggere (cf. Lc 4, 16-30). Gli venne dato il rotolo del profeta
Isaia, nel quale egli lesse il seguente passo: "Lo Spirito del
Signore Dio  su di me perch il Signore mi ha consacrato con
l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la
libert degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a
promulgare l'anno di misericordia del Signore" (61, 1-2).
Il Profeta parlava del Messia. "Oggi - aggiunse Ges - si 
adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri
orecchi" (Lc 4, 21), facendo capire che il Messia annunziato
dal Profeta era proprio lui e che in lui prendeva avvio il "
tempo " tanto atteso: era giunto il giorno della salvezza, la 
"pienezza del tempo ". Tutti i Giubilei si riferiscono a questo
"tempo" e riguardano la missione messianica di Cristo, venuto
come "consacrato con l'unzione " dello Spirito Santo, come
"mandato dal Padre ".  lui ad annunziare la buona novella ai
poveri.  lui a portare la libert a coloro che ne sono privi,
a liberare gli oppressi, a restituire la vista ai ciechi 
(cf. Mt 11, 4-5; Lc 7, 22). In tal modo egli realizza " un anno di
grazia del Signore", che annunzia non solo con la parola, ma
prima di tutto con le sue opere. Giubileo, cio " un anno di
grazia del Signore",  la caratteristica dell'attivit di Ges
e non soltanto la definizione cronologica di una certa ricorrenza.
12. Le parole e le opere di Ges costituiscono in questo modo
il compimento dell'intera tradizione dei Giubilei dell'Antico
Testamento.  noto che il Giubileo era un tempo dedicato in
modo particolare a Dio. Esso cadeva ogni settimo anno, secondo
la Legge di Mos: era l'"anno sabbatico", durante il quale si
lasciava riposare la terra e venivano liberati gli schiavi.
L'obbligo della liberazione degli schiavi veniva regolato da
prescrizioni dettagliate contenute nel Libro dell'Esodo (23, 10-11),
del Levitico (25, 1-28), del Deuteronomio (15, 1-6) e
cio, praticamente, in tutta la legislazione biblica, la quale
acquista cos questa peculiare dimensione. Nell'anno sabbatico,
oltre alla liberazione degli schiavi, la Legge prevedeva il
condono di tutti i debiti, secondo precise prescrizioni. E
tutto ci doveva essere fatto in onore di Dio. Quanto
riguardava l'anno sabbatico valeva anche per quello " giubilare", 
che cadeva ogni cinquant'anni. Nell'anno giubilare per le
usanze di quello sabbatico erano ampliate e celebrate ancor pi
solennemente. Leggiamo nel Levitico: "Dichiarerete santo il
cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per
tutti i suoi abitanti. Sar per voi un giubileo; ognuno di voi
torner nella sua propriet e nella sua famiglia " (25, 10).
Una delle conseguenze pi significative dell'anno giubilare era
la generale "emancipazione" di tutti gli abitanti bisognosi
di liberazione. In questa occasione ogni israelita rientrava in
possesso della terra dei suoi padri, se eventualmente l'aveva
venduta o persa cadendo in schiavit. Non si poteva essere
privati in modo definitivo della terra, poich essa apparteneva
a Dio, n gli israeliti potevano rimanere per sempre in una
situazione di schiavit, dato che Dio li aveva " riscattati"
per s come esclusiva propriet liberandoli dalla schiavit in Egitto.
13. Anche se i precetti dell'anno giubilare restarono in gran
parte una prospettiva ideale - pi una speranza che una
realizzazione concreta, divenendo peraltro una prophetia futuri
in quanto preannuncio della vera liberazione che sarebbe stata
operata dal Messia venturo - sulla base della normativa
giuridica in essi contenuta si venne delineando una certa
dottrina sociale, che si svilupp poi pi chiaramente a partire
dal Nuovo Testamento. L'anno giubilare doveva restituire
l'eguaglianza tra tutti i figli d'Israele, schiudendo nuove
possibilit alle famiglie che avevano perso le loro propriet e
perfino la libert personale. Ai ricchi invece l'anno giubilare
ricordava che sarebbe venuto il tempo in cui gli schiavi
israeliti, divenuti nuovamente uguali a loro, avrebbero potuto
rivendicare i loro diritti. Si doveva proclamare, nel tempo
previsto dalla Legge, un anno giubilare, venendo in aiuto ad
ogni bisognoso. Questo esigeva un governo giusto. La giustizia,
secondo la Legge di Israele, consisteva soprattutto nella
protezione dei deboli ed un re doveva distinguersi in questo,
come afferma il Salmista: " Egli liberer il povero che invoca
e il misero che non trova aiuto, avr piet del debole e del
povero e salver la vita dei suoi miseri" (Sal 72 1, 12-13).
Le premesse di simile tradizione erano strettamente teologiche,
collegate prima di tutto con la teologia della creazione e con
quella della divina Provvidenza. Era convinzione comune,
infatti, che solo a Dio, come Creatore, spettasse il "dominium altum",
cio la signoria su tutto il creato e in particolare
sulla terra (cf. Lv 25, 23). Se nella sua Provvidenza Dio aveva
donato la terra agli uomini, ci stava a significare che
l'aveva donata a tutti. Perci le ricchezze della creazione
erano da considerarsi come un bene comune dell'intera umanit.
Chi possedeva questi beni come sua propriet, ne era in verit
soltanto un amministratore, cio un ministro tenuto ad operare
in nome di Dio, unico proprietario in senso pieno, essendo
volont di Dio che i beni creati servissero a tutti in modo
giusto. L'anno giubilare doveva servire proprio al ripristino
anche di questa giustizia sociale. Nella tradizione dell'anno
giubilare ha cos una delle sue radici la dottrina sociale
della Chiesa, che ha avuto sempre un suo posto
nell'insegnamento ecclesiale e si  particolarmente sviluppata
nell'ultimo secolo, soprattutto a partire dall'Enciclica Rerum novarum.
14. Occorre sottolineare tuttavia ci che Isaia esprime con le
parole: " predicare un anno di grazia del Signore". Il
Giubileo, per la Chiesa,  proprio questo "anno di grazia":
anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati,
anno della riconciliazione tra i contendenti, anno di
molteplici conversioni e di penitenza sacramentale ed extra-
sacramentale. La tradizione degli anni giubilari  legata alla
concessione di indulgenze in modo pi largo che in altri
periodi. Accanto ai Giubilei che ricordano il mistero
dell'Incarnazione, al compiersi dei cento, dei cinquanta e dei
venticinque anni, vi sono poi quelli che commemorano l'evento
della Redenzione: la croce di Cristo, la sua morte sul Golgota
e la sua risurrezione. La Chiesa, in queste circostanze,
proclama "un anno di grazia del Signore" e si adopera
affinch di questa grazia possano pi ampiamente usufruire
tutti i fedeli. Ecco perch i Giubilei vengono celebrati non
soltanto "in Urbe", ma anche "extra Urbem":
tradizionalmente ci avveniva l'anno successivo alla
celebrazione "in Urbe".
15. Nella vita delle singole persone i Giubilei sono legati
solitamente alla data di nascita, ma si celebrano anche gli
anniversari del Battesimo, della Cresima, della prima
Comunione, dell'Ordinazione sacerdotale o episcopale, del
sacramento del Matrimonio. Alcuni di questi anniversari hanno
un riscontro nell'ambito laico, ma i cristiani attribuiscono
sempre ad essi un carattere religioso. Nella visione cristiana,
infatti, ogni Giubileo - quello del 25esimo di Sacerdozio o di
Matrimonio, detto "d'argento", o quello del 50esimo, detto "d'oro",
o quello del 60esimo, detto "di diamante" - costituisce
un particolare anno di grazia per la singola persona che ha
ricevuto uno dei Sacramenti elencati. Quanto abbiamo detto dei
Giubilei individuali pu essere pure applicato alle comunit o
alle istituzioni. Cos dunque si celebra il centenario, o il
millennio di fondazione di una citt o di un comune.
Nell'ambito ecclesiale si festeggiano i Giubilei delle
parrocchie e delle diocesi. Tutti questi Giubilei personali o
comunitari rivestono nella vita dei singoli e delle comunit un
ruolo importante e significativo.
Su tale sfondo, i duemila anni dalla nascita di Cristo
(prescindendo dall'esattezza del computo cronologico)
rappresentano un Giubileo straordinariamente grande non
soltanto per i cristiani, ma indirettamente per l'intera
umanit, dato il ruolo di primo piano che il cristianesimo ha
esercitato in questi due millenni. Significativamente il
computo del decorso degli anni si fa quasi dappertutto a
partire dalla venuta di Cristo nel mondo, la quale diventa cos
il centro anche del calendario oggi pi utilizzato. Non  forse
anche questo un segno del contributo impareggiabile recato alla
storia universale dalla nascita di Ges di Nazaret?
16. Il termine "Giubileo" parla di gioia; non soltanto di
gioia interiore, ma di un giubilo che si manifesta all'esterno,
poich la venuta di Dio  un evento anche esteriore, visibile,
udibile e tangibile, come ricorda san Giovanni (cf. 1 Gv 1, 1).
 giusto quindi che ogni attestazione di gioia per tale venuta
abbia una sua manifestazione esteriore. Essa sta ad indicare
che la Chiesa gioisce per la salvezza. Invita tutti alla gioia
e si sforza di creare le condizioni, affinch le energie
salvifiche possano essere comunicate a ciascuno. Il 2000
segner perci la data del Grande Giubileo.
Quanto al contenuto, questo Grande Giubileo sar, in un certo
senso, uguale ad ogni altro. Ma sar, al tempo stesso, diverso
e di ogni altro pi grande. La Chiesa infatti rispetta le
misure del tempo: ore, giorni, anni, secoli. Sotto questo
aspetto essa cammina al passo con ogni uomo, rendendo
consapevole ciascuno di come ognuna di queste misure sia
intrisa della presenza di Dio e della sua azione salvifica. In
questo spirito la Chiesa gioisce, rende grazie, chiede perdono,
presentando suppliche al Signore della storia e delle coscienze umane.
Tra le suppliche pi ardenti di questa ora eccezionale,
all'avvicinarsi del nuovo Millennio, la Chiesa implora dal
Signore che cresca l'unit tra tutti i cristiani delle diverse
Confessioni fino al raggiungimento della piena comunione.
Esprimo l'auspicio che il Giubileo sia l'occasione propizia di
una fruttuosa collaborazione nella messa in comune delle tante
cose che ci uniscono e che sono certamente di pi di quelle che
ci dividono. Quanto gioverebbe in tale prospettiva che, nel
rispetto dei programmi delle singole Chiese e Comunit, si
raggiungessero intese ecumeniche nella preparazione e
realizzazione del Giubileo: esso acquister cos ancora pi
forza testimoniando al mondo la decisa volont di tutti i
discepoli di Cristo di conseguire al pi presto la piena unit
nella certezza che "nulla  impossibile a Dio".
III.
LA PREPARAZIONE DEL GRANDE GIUBILEO
17. Ogni giubileo  preparato nella storia della Chiesa dalla
divina Provvidenza. Ci vale anche per il Grande Giubileo
dell'Anno 2000. Convinti di ci, noi oggi guardiamo con senso
di gratitudine non meno che di responsabilit a quanto 
avvenuto nella storia dell'umanit a partire dalla nascita di
Cristo, e soprattutto agli eventi tra il Mille e il Duemila. Ma
in modo tutto particolare ci volgiamo con sguardo di fede a
questo nostro secolo, cercandovi ci che rende testimonianza
non solo alla storia dell'uomo, ma anche all'intervento divino
nelle umane vicende.
18. In questa prospettiva si pu affermare che il Concilio
Vaticano secondo costituisce un evento provvidenziale, attraverso il
quale la Chiesa ha avviato la preparazione prossima al Giubileo
del secondo Millennio. Si tratta infatti di un Concilio simile
ai precedenti, eppure tanto diverso; un Concilio concentrato
sul mistero di Cristo e della sua Chiesa ed insieme aperto al
mondo. Questa apertura  stata la risposta evangelica
all'evoluzione recente del mondo con le sconvolgenti esperienze
del 20esimo secolo, travagliato da una prima e da una seconda guerra
mondiale, dall'esperienza dei campi di concentramento e da
orrendi eccidi. Quanto  successo mostra pi che mai che il
mondo ha bisogno di purificazione; ha bisogno di conversione.
Si ritiene spesso che il Concilio Vaticano secondo segni una epoca
nuova nella vita della Chiesa. Ci  vero, ma allo stesso tempo
 difficile non notare che l'Assemblea conciliare ha attinto
molto dalle esperienze e dalle riflessioni del periodo
precedente, specialmente dal patrimonio del pensiero di Pio 12esimo.
Nella storia della Chiesa, "il vecchio" e "il nuovo"
sono sempre profondamente intrecciati tra loro. Il "nuovo"
cresce dal " vecchio ", il " vecchio " trova nel " nuovo " una
sua pi piena espressione. Cos  stato per il Concilio
Vaticano awcondo e per l'attivit dei Pontefici legati all'Assemblea
conciliare, iniziando da Giovanni 23esimo, proseguendo con Paolo sesto
e Giovanni Paolo primo, fino al Papa attuale.
Ci che  stato da essi compiuto durante e dopo il Concilio, il
magistero non meno che l'azione di ciascuno di loro ha
certamente recato un contributo significativo alla preparazione
di quella nuova primavera di vita cristiana che dovr essere
rivelata dal Grande Giubileo, se i cristiani saranno docili
all'azione dello Spirito Santo.
19. Il Concilio, pur non assumendo i toni severi di Giovanni
Battista, quando sulle rive del Giordano esortava alla
penitenza ed alla conversione (cf. Lc 3, 1-17), ha manifestato
in s qualcosa dell'antico Profeta, additando con nuovo vigore
agli uomini di oggi il Cristo, l'"Agnello di Dio, colui che
toglie il peccato del mondo" (cf. Gv 1, 29), il Redentore
dell'uomo, il Signore della storia. Nell'Assise conciliare la
Chiesa, proprio per essere pienamente fedele al suo Maestro, si
 interrogata sulla propria identit, riscoprendo la profondit
del suo mistero di Corpo e di Sposa di Cristo. Ponendosi in
docile ascolto della Parola di Dio, ha riaffermato la
universale vocazione alla santit; ha provveduto alla riforma
della liturgia, "fonte e culmine" della sua vita; ha dato
impulso al rinnovamento di tanti aspetti della sua esistenza a
livello universale e nelle Chiese locali; si  impegnata per la
promozione delle varie vocazioni cristiane, da quella dei laici
a quella dei religiosi, dal ministero dei diaconi a quello dei
sacerdoti e dei Vescovi; ha riscoperto, in particolare, la
collegialit episcopale, espressione privilegiata del servizio
pastorale svolto dai Vescovi in comunione col Successore di
Pietro. Sulla base di questo profondo rinnovamento, il Concilio
si  aperto ai cristiani delle altre Confessioni, agli aderenti
ad altre religioni, a tutti gli uomini del nostro tempo. In
nessun altro Concilio si  parlato con altrettanta chiarezza
dell'unit dei cristiani, del dialogo con le religioni non
cristiane, del significato specifico dell'Antica Alleanza e di
Israele, della dignit della coscienza personale, del principio
della libert religiosa, delle diverse tradizioni culturali
all'interno delle quali la Chiesa svolge il proprio mandato
missionario, dei mezzi di comunicazione sociale.
20. Un'enorme ricchezza di contenuti ed un nuovo tono, prima
sconosciuto, nella presentazione conciliare di questi
contenuti, costituiscono quasi un annuncio di tempi nuovi. I
Padri conciliari hanno parlato con il linguaggio del Vangelo,
con il linguaggio del Discorso della Montagna e delle
Beatitudini. Nel messaggio conciliare Dio  presentato nella
sua assoluta signoria su tutte le cose, ma anche come garante
dell'autentica autonomia delle realt temporali.
La miglior preparazione alla scadenza bimillenaria, pertanto,
non potr che esprimersi nel rinnovato impegno di applicazione,
per quanto possibile fedele, dell'insegnamento del Vaticano secondo
alla vita di ciascuno e di tutta la Chiesa. Con il Concilio 
stata come inaugurata l'immediata preparazione al Grande
Giubileo del 2000, nel senso pi ampio della parola. Se
cerchiamo qualcosa di analogo nella liturgia, si potrebbe dire
che l'annuale liturgia dell'Avvento  il tempo pi vicino allo
spirito del Concilio. L'Avvento ci prepara, infatti, all'incontro 
con Colui che era, che  e che costantemente viene (cf. Ap 4, 8).
21. Nel cammino di preparazione all'appuntamento del 2000 si
inserisce la serie di Sinodi, iniziata dopo il Concilio
Vaticano secondo: Sinodi generali e Sinodi continentali, regionali,
nazionali e diocesani. Il tema di fondo  quello
dell'evangelizzazione, anzi della nuova evangelizzazione, le
cui basi sono state poste dall'Esortazione apostolica Evangelii
nuntiandi di Paolo sesto, pubblicata nel 1975 dopo la terza
Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi. Questi Sinodi
costituiscono gi per se stessi parte della nuova
evangelizzazione: nascono dalla visione del Concilio Vaticano
secondo sulla Chiesa; aprono un ampio spazio alla partecipazione dei
laici, dei quali definiscono la specifica responsabilit nella
Chiesa; sono espressione della forza che Cristo ha donato a
tutto il Popolo di Dio, facendolo partecipe della propria
missione messianica, missione profetica, sacerdotale e regale.
Molto eloquenti sono a tale riguardo le affermazioni del
secondo capitolo della Costituzione dogmatica Lumen gentium. La
preparazione al Giubileo dell'Anno 2000 si attua cos, a
livello universale e locale, in tutta la Chiesa, animata da una
consapevolezza nuova della missione salvifica ricevuta da
Cristo. Questa consapevolezza si manifesta con significativa
evidenza nelle Esortazioni postsinodali dedicate alla missione
dei laici, alla formazione dei sacerdoti, alla catechesi, alla
famiglia, al valore della penitenza e della riconciliazione
nella vita della Chiesa e dell'umanit e, prossimamente, alla
vita consacrata.
22. Specifici compiti e responsabilit, in vista del Grande
Giubileo dell'Anno 2000, spettano al ministero del Vescovo di
Roma. In qualche modo hanno operato in questa prospettiva tutti
i Pontefici del secolo che sta per concludersi. Col programma
di rinnovare tutto in Cristo, san Pio decimo cerc di prevenire i
tragici sviluppi che la situazione internazionale di inizio del
secolo andava maturando. La Chiesa era consapevole di dover
agire in modo deciso per favorire e difendere i beni cos
fondamentali della pace e della giustizia, di fronte
all'affermarsi nel mondo contemporaneo di tendenze opposte. I
Pontefici del periodo preconciliare si mossero in tal senso con
grande impegno, ciascuno da una propria angolatura particolare:
Benedetto 15esimo si trov di fronte alla tragedia della prima
guerra mondiale; Pio 11esimo dovette misurarsi con le minacce dei
sistemi totalitari o non rispettosi della libert umana in
Germania, in Russia, in Italia, in Spagna e, prima ancora, in
Messico. Pio 12esimo intervenne nei confronti della gravissima
ingiustizia rappresentata dal totale disprezzo della dignit
umana, quale si ebbe durante la seconda guerra mondiale. Egli
diede luminosi orientamenti anche per la nascita di un nuovo
assetto mondiale dopo la caduta dei sistemi politici antecedenti.
Nel corso del secolo, inoltre, sulle orme di Leone 13esimo, i Papi
hanno ripreso sistematicamente i temi della dottrina sociale
cattolica, trattando delle caratteristiche di un giusto sistema
nel campo dei rapporti tra lavoro e capitale. Basti pensare
all'Enciclica Quadragesimo anno di Pio 11esimo, ai numerosi
interventi di Pio 12esimo, alla Mater et Magistra e alla Pacem in
terris di Giovanni 23esimo, alla Populorum progressio e alla
Lettera Apostolica Octogesima adveniens di Paolo sesto.
Sull'argomento sono ritornato ripetutamente io stesso,
dedicando l'Enciclica Laborem exercens in modo specifico
all'importanza del lavoro umano, mentre con la Centesimus annus
ho inteso ribadire, dopo cento anni, la validit della dottrina
della Rerum novarum. Con l'Enciclica Sollicitudo rei socialis
avevo precedentemente riproposto in modo sistematico l'intera
dottrina sociale della Chiesa sullo sfondo del confronto tra i
due blocchi Est-Ovest e del pericolo di una guerra nucleare. I
due elementi della dottrina sociale della Chiesa - la tutela
della dignit e dei diritti della persona nell'ambito di un
giusto rapporto tra lavoro e capitale e la promozione della
pace - si sono incontrati in tale testo e si sono fusi insieme.
Alla causa della pace intendono inoltre servire gli annuali
Messaggi pontifici dell'1 gennaio, pubblicati a partire dal
1968, sotto il pontificato di Paolo sesto.
23. L'attuale pontificato sin dal primo documento parla del
Grande Giubileo in modo esplicito, invitando a vivere il
periodo di attesa come "un nuovo avvento ". Su questo tema
 ritornato poi molte altre volte, soffermandovisi ampiamente
nell'Enciclica Dominum et vivificantem. Di fatto, la
preparazione dell'Anno 2000 diventa quasi una sua chiave
ermeneutica. Non si vuole certo indulgere ad un nuovo
millenarismo, come da parte di qualcuno si fece allo scadere
del primo millennio; si vuole invece suscitare una particolare
sensibilit per tutto ci che lo Spirito dice alla Chiesa e
alle Chiese (cf. Ap 2, 7 ss.), come pure alle singole persone
attraverso i carismi al servizio dell'intera comunit. Si
intende sottolineare ci che lo Spirito suggerisce alle varie
comunit, dalle pi piccole, come la famiglia, sino alle pi
grandi come le nazioni e le organizzazioni internazionali,
senza trascurare le culture, le civilt e le sane tradizioni.
L'umanit, nonostante le apparenze, continua ad attendere la
rivelazione dei figli di Dio e vive di tale speranza come nel
travaglio del parto, secondo l'immagine utilizzata con tanta
forza da san Paolo nella Lettera ai Romani (cf. 8, 19-22).
24. I pellegrinaggi del Papa sono divenuti un elemento
importante nell'impegno di realizzazione del Concilio Vaticano
II. Iniziati da Giovanni 23esimo, nell'imminenza
dell'inaugurazione del Concilio, con un pellegrinaggio
significativo a Loreto e ad Assisi (1962), hanno avuto un
cospicuo incremento con Paolo sesto, il quale, dopo essersi recato
anzitutto in Terra Santa (1964), comp altri nove grandi viaggi
apostolici che lo portarono a diretto contatto con le
popolazioni dei vari continenti.
Il pontificato attuale ha ampliato ancor pi tale programma,
cominciando dal Messico, in occasione della terza Conferenza
Generale dell'Episcopato Latino Americano, tenutasi a Puebla
nel 1979. Vi  stato poi, in quello stesso anno, il
pellegrinaggio in Polonia durante il Giubileo per il 900esimo
anniversario della morte di santo Stanislao vescovo e martire.
Le successive tappe di questo peregrinare sono conosciute. I
pellegrinaggi sono diventati sistematici, raggiungendo le
Chiese particolari in tutti i continenti, con una cura attenta
per lo sviluppo dei rapporti ecumenici con i cristiani delle
diverse confessioni. Sotto quest'ultimo profilo rivestono un
rilievo particolare le visite in Turchia (1979), in Germania
(1980), in Inghilterra e Galles e in Scozia (1982), in Svizzera
(1984), nei Paesi Scandinavi (1989) ed ultimamente nei Paesi Baltici (1993).
Al momento presente, tra le mete di pellegrinaggio vivamente
desiderate, vi , oltre a Sarajevo in Bosnia ed Erzegovina, il
Medio Oriente: il Libano, Gerusalemme e la Terra Santa. Sarebbe
molto eloquente se, in occasione dell'Anno 2000, fosse
possibile visitare tutti quei luoghi che si trovano sul cammino
del Popolo di Dio dell'Antica Alleanza, a partire dai luoghi di
Abramo e di Mos, attraverso l'Egitto e il Monte Sinai, fino a
Damasco, citt che fu testimone della conversione di san Paolo.
25. Nella preparazione dell'Anno 2000 hanno un proprio ruolo da
svolgere le singole Chiese, che con i loro Giubilei celebrano
tappe significative nella storia della salvezza dei diversi
popoli. Tra questi Giubilei locali o regionali, eventi di somma
grandezza sono stati il millennio del Battesimo della Rus' nel
1988, come pure i cinquecento anni dall'inizio della
evangelizzazione nel continente americano (1492). Accanto ad
eventi di cos vasto raggio, anche se non di portata
universale, occorre ricordarne altri non meno significativi:
per esempio, il millennio del Battesimo della Polonia nel 1966
e del Battesimo dell'Ungheria nel 1968, insieme con i seicento
anni del Battesimo della Lituania nel 1987. Ricorreranno
inoltre prossimamente il 1500esimo anniversario del Battesimo di
Clodoveo re dei Franchi (496), e il 1400esimo anniversario
dell'arrivo di sant'Agostino a Canterbury (597), inizio
dell'evangelizzazione del mondo anglosassone.
Per quanto riguarda l'Asia, il Giubileo riporter il pensiero
all'apostolo Tommaso, che gi all'inizio dell'era cristiana,
secondo la tradizione, rec l'annuncio evangelico in India,
dove intorno al 1500 sarebbero poi giunti i missionari dal
Portogallo. Cade quest'anno il settimo centenario
dell'evangelizzazione della Cina (1294) e ci apprestiamo a fare
memoria della diffusione dell'opera missionaria nelle Filippine
con la costituzione della sede metropolitana di Manila (1595),
come del quarto centenario dei primi martiri in Giappone (1597).
In Africa, dove pure il primo annuncio risale all'epoca
apostolica, insieme ai 1650 anni della consacrazione episcopale
del primo Vescovo degli Etiopi, san Frumenzio (c. 340) e ai
cinquecento anni dall'inizio dell'evangelizzazione dell'Angola
nell'antico regno del Congo (1491), nazioni quali il Camerun,
la Costa d'Avorio, la Repubblica Centroafricana, il Burundi, il
Burkina-Faso stanno celebrando i rispettivi centenari
dell'arrivo dei primi missionari nei loro territori. Altre
nazioni africane lo hanno celebrato da poco.
Come tacere poi delle Chiese d'Oriente, i cui antichi
Patriarcati si richiamano cos da vicino all'eredit apostolica
e le cui venerande tradizioni teologiche, liturgiche e
spirituali costituiscono un'enorme ricchezza, che  patrimonio
comune di tutta la cristianit? Le molteplici ricorrenze
giubilari di queste Chiese e delle Comunit che in esse
riconoscono l'origine della loro apostolicit evocano il
cammino di Cristo nei secoli e approdano anch'esse al grande
Giubileo della fine del secondo millennio.
Vista in questa luce, tutta la storia cristiana ci appare come
un unico fiume, al quale molti affluenti recano le loro acque.
L'Anno 2000 ci invita ad incontrarci con rinnovata fedelt e
con approfondita comunione sulle sponde di questo grande fiume:
il fiume della Rivelazione, del cristianesimo e della Chiesa,
che scorre attraverso la storia dell'umanit a partire
dall'evento accaduto a Nazaret, e poi a Betlemme duemila anni
fa.  veramente il "fiume" che con i suoi " ruscelli ", secondo 
l'espressione del Salmo, "rallegra la citt di Dio" (cf. Sal 46 1, 5).
26. Nella prospettiva della preparazione dell'Anno 2000 si
situano anche gli Anni Santi dell'ultimo scorcio di questo
secolo.  ancora fresco nella memoria l'Anno Santo che il Papa
Paolo sesto indisse nel 1975; nella stessa linea  stato celebrato
successivamente il 1983 come Anno della Redenzione. Un'eco
forse ancora maggiore ha avuto l'Anno Mariano 1987-1988, molto
atteso e vissuto profondamente nelle singole Chiese locali,
specialmente nei santuari mariani del mondo intero. L'Enciclica
Redemptoris Mater, allora pubblicata, ha posto in evidenza
l'insegnamento conciliare sulla presenza della Madre di Dio nel
mistero di Cristo e della Chiesa: il Figlio di Dio duemila anni
fa si  fatto uomo per opera dello Spirito Santo ed  nato
dall'Immacolata Vergine Maria. L'Anno Mariano  stato quasi una
anticipazione del Giubileo, contenendo in s molto di quanto
dovr esprimersi pienamente nell'Anno 2000.
27.  difficile non rilevare che l'Anno Mariano ha preceduto da
vicino gli eventi del 1989. Sono eventi che non possono non
sorprendere per la loro vastit e specialmente per il loro
rapido svolgimento. Gli anni ottanta si erano andati caricando
di un pericolo crescente, sulla scia della "guerra fredda";
il 1989 ha portato con s una soluzione pacifica, che ha avuto
quasi la forma di uno sviluppo "organico". Alla sua luce ci
si sente indotti a riconoscere un significato addirittura
profetico all'Enciclica Rerum novarum: quanto il Papa Leone 13esimo
vi scrive sul tema del comunismo trova in questi eventi
una puntuale verifica, come ho sottolineato nell'Enciclica
Centesimus annus. Si poteva del resto percepire che, nella
trama di quanto accaduto, era all'opera con premura materna la
mano invisibile della Provvidenza: " Si dimentica forse una
donna del suo bambino...? " (Is 49, 15).
Dopo il 1989 sono emersi, per, nuovi pericoli e nuove minacce.
Nei Paesi dell'ex blocco orientale, dopo la caduta del
comunismo,  apparso il grave rischio dei nazionalismi, come
mostrano purtroppo le vicende dei Balcani e di altre aree
vicine. Ci costringe le nazioni europee ad un serio esame di
coscienza, nel riconoscimento di colpe ed errori storicamente
commessi, in campo economico e politico, nei riguardi di
nazioni i cui diritti sono stati sistematicamente violati dagli
imperialismi sia del secolo scorso che del presente.
28. Attualmente, sulla scia dell'Anno Mariano, stiamo vivendo,
in analoga prospettiva, l'Anno della Famiglia, il cui contenuto
si collega strettamente col mistero dell'Incarnazione e con la
storia stessa dell'uomo. Si pu dunque nutrire la speranza che
l'Anno della Famiglia, inaugurato a Nazaret, diventi, come
l'Anno Mariano, una ulteriore, significativa tappa della
preparazione al Grande Giubileo.
In tale prospettiva ho indirizzato una Lettera alle Famiglie,
nella quale ho inteso riproporre la sostanza dell'insegnamento
ecclesiale sulla famiglia portandolo, per cos dire,
all'interno di ogni focolare domestico. Nel Concilio Vaticano secondo
la Chiesa ha riconosciuto come uno dei suoi compiti quello
di valorizzare la dignit del Matrimonio e della famiglia.
L'Anno della Famiglia intende contribuire all'attuazione del
Concilio in questa dimensione.  perci necessario che la
preparazione al Grande Giubileo passi, in un certo senso,
attraverso ogni famiglia. Non  stato forse attraverso una
famiglia, quella di Nazaret, che il Figlio di Dio ha voluto
entrare nella storia dell'uomo?
IV.
LA PREPARAZIONE IMMEDIATA
29. Sullo sfondo di questo vasto panorama sorge la domanda: si
pu ipotizzare uno specifico programma di iniziative per la
preparazione immediata del Grande Giubileo? Per la verit,
quanto sopra si  detto gi presenta alcuni elementi di un tale programma.
Una previsione pi dettagliata di iniziative "ad hoc ", per
non essere artificiale e di difficile applicazione nelle
singole Chiese, che vivono in condizioni cos diversificate,
deve risultare da una consultazione allargata. Consapevole di
ci, ho voluto interpellare al riguardo i Presidenti delle
Conferenze Episcopali e, in particolare, i Padri Cardinali.
Sono riconoscente ai venerati Membri del Collegio Cardinalizio
che, riuniti in Concistoro Straordinario il 13 e 14 giugno 1994,
hanno elaborato in merito numerose proposte ed hanno
indicato utili orientamenti. Ugualmente ringrazio i Fratelli
nell'Episcopato, i quali in vario modo non hanno mancato di
farmi pervenire apprezzati suggerimenti, che ho ben tenuto
presenti nello stendere questa mia Lettera Apostolica.
30. Una prima indicazione, emersa con chiarezza dalla
consultazione,  quella relativa ai tempi della preparazione.
Al 2000 mancano ormai pochi anni:  sembrato opportuno
articolare questo periodo in due fasi riservando la fase
propriamente preparatoria agli ultimi tre anni. Si  ritenuto
infatti che un periodo pi lungo avrebbe finito per accumulare
eccessivi contenuti, attenuando la tensione spirituale.
Si  giudicato pertanto conveniente avvicinarsi alla storica
data con una prima fase di sensibilizzazione dei fedeli su
tematiche pi generali, per poi concentrare la preparazione
diretta e immediata in una seconda fase, quella appunto di un
triennio, tutta orientata alla celebrazione del mistero di Cristo Salvatore.
a) Prima fase
31. La prima fase avr dunque carattere antepreparatorio: dovr
servire a ravvivare nel popolo cristiano la coscienza del
valore e del significato che il Giubileo del 2000 riveste nella
storia umana. Recando con s la memoria della nascita di
Cristo, esso  intrinsecamente segnato da una connotazione cristologica.
Conformemente all'articolazione della fede cristiana in parola
e sacramento, sembra importante unire insieme, anche in questa
singolare ricorrenza, la struttura della memoria con quella
della celebrazione, non limitandosi a ricordare l'evento solo
concettualmente, ma rendendone presente il valore salvifico
mediante l'attualizzazione sacramentale. La ricorrenza
giubilare dovr confermare nei cristiani di oggi la fede in Dio
rivelatosi in Cristo, sostenerne la speranza protesa
nell'aspettativa della vita eterna, ravvivarne la carit,
operosamente impegnata nel servizio ai fratelli.
Nel corso della prima fase (dal 1994 al 1996) la Santa Sede,
grazie anche alla creazione di un apposito Comitato, non
mancher di suggerire alcune linee di riflessione e di azione a
livello universale, mentre un analogo impegno di
sensibilizzazione sar svolto, in maniera pi capillare, da
Commissioni simili nelle Chiese locali. Si tratta, in qualche
modo, di continuare quanto realizzato nella preparazione remota
e, contemporaneamente, di approfondire gli aspetti pi
caratteristici dell'evento giubilare.
32. Il Giubileo  sempre un tempo di particolare grazia, 
"un giorno benedetto dal Signore ": come tale, esso ha - lo si 
gi rilevato - un carattere gioioso. Il Giubileo dell'Anno 2000
vuol essere una grande preghiera di lode e di ringraziamento
soprattutto per il dono dell'Incarnazione del Figlio di Dio e
della Redenzione da Lui operata. Nell'anno giubilare i
cristiani si porranno con rinnovato stupore di fede di fronte
all'amore del Padre, che ha dato il suo Figlio, " perch
chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna " (Gv 3, 16). 
Essi eleveranno inoltre con intima partecipazione il
loro ringraziamento per il dono della Chiesa, fondata da Cristo
come " sacramento, cio segno e strumento dell'intima unione
con Dio e dell'unit di tutto il genere umano ". Il loro
ringraziamento si estender infine ai frutti di santit
maturati nella vita di tanti uomini e donne che in ogni
generazione ed in ogni epoca storica hanno saputo accogliere
senza riserve il dono della Redenzione.
Tuttavia la gioia di ogni Giubileo  in particolare modo
unagioia per la remissione delle colpe, la gioia della
conversione. Sembra perci opportuno mettere nuovamente in
primo piano ci che costitu il tema del Sinodo dei Vescovi nel
1984, cio la penitenza e la riconciliazione. Quel Sinodo
fu un evento estremamente significativo nella storia della
Chiesa postconciliare. Esso riprese la questione sempre attuale
della conversione (" metanoia "), che  la condizione
preliminare per la riconciliazione con Dio tanto delle singole
persone quanto delle comunit.
33.  giusto pertanto che, mentre il secondo Millennio del
cristianesimo volge al termine, la Chiesa si faccia carico con
pi viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo
di tutte quelle circostanze in cui, nell'arco della storia,
essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo
Vangelo, offrendo al mondo, anzich la testimonianza di una
vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi di
pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo.
La Chiesa, pur essendo santa per la sua incorporazione a
Cristo, non si stanca di fare penitenza: essa riconosce sempre
come propri, davanti a Dio e davanti agli uomini, i figli
peccatori. Afferma al riguardo la Lumen gentium: " La Chiesa
che comprende nel suo seno i peccatori, santa insieme e sempre
bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla
penitenza e al suo rinnovamento".
La Porta Santa del Giubileo del 2000 dovr essere
simbolicamente pi grande delle precedenti, perch l'umanit,
giunta a quel traguardo, si lascer alle spalle non soltanto un
secolo, ma un millennio.  bene che la Chiesa imbocchi questo
passaggio con la chiara coscienza di ci che ha vissuto nel
corso degli ultimi dieci secoli. Essa non pu varcare la soglia
del nuovo millennio senza spingere i suoi figli a purificarsi,
nel pentimento, da errori, infedelt, incoerenze, ritardi.
Riconoscere i cedimenti di ieri  atto di lealt e di coraggio
che ci aiuta a rafforzare la nostra fede, rendendoci avvertiti
e pronti ad affrontare le tentazioni e le difficolt dell'oggi.
34. Tra i peccati che esigono un maggiore impegno di penitenza
e di conversione devono essere annoverati certamente quelli che
hanno pregiudicato l'unit voluta da Dio per il suo Popolo. Nel
corso dei mille anni che si stanno concludendo, ancor pi che
nel primo millennio, la comunione ecclesiale, "talora non
senza colpa di uomini d'entrambe le parti", ha conosciuto
dolorose lacerazioni che contraddicono apertamente alla volont
di Cristo e sono di scandalo al mondo. Tali peccati del
passato fanno sentire ancora, purtroppo, il loro peso e
permangono come altrettante tentazioni anche nel presente. 
necessario farne ammenda, invocando con forza il perdono di Cristo.
In quest'ultimo scorcio di millennio, la Chiesa deve rivolgersi
con pi accorata supplica allo Spirito Santo implorando da Lui
la grazia dell'unit dei cristiani.  questo un problema
cruciale per la testimonianza evangelica nel mondo. Soprattutto
dopo il Concilio Vaticano secondo sono state molte le iniziative
ecumeniche intraprese con generosit ed impegno: si pu dire
che tutta l'attivit delle Chiese locali e della Sede
Apostolica abbia assunto in questi anni un respiro ecumenico.
Il Pontificio Consiglio per la promozione dell'unit dei
Cristiani  divenuto uno dei principali centri propulsori del
processo verso la piena unit.
Siamo per tutti consapevoli che il raggiungimento di questo
traguardo non pu essere solo frutto di sforzi umani, pur
indispensabili. L'unit, in definitiva,  dono dello Spirito
Santo. A noi  chiesto di assecondare questo dono senza
indulgere a leggerezze e reticenze nella testimonianza della
verit, ma mettendo in atto generosamente le direttive
tracciate dal Concilio e dai successivi documenti della Santa
Sede, apprezzati anche da molti tra i cristiani non in piena
comunione con la Chiesa cattolica.
Ecco, dunque, uno dei compiti dei cristiani incamminati verso
l'anno 2000. L'avvicinarsi della fine del secondo millennio
sollecita tutti ad un esame di coscienza e ad opportune
iniziative ecumeniche, cos che al Grande Giubileo ci si possa
presentare, se non del tutto uniti, almeno molto pi prossimi a
superare le divisioni del secondo millennio.  necessario al
riguardo - ognuno lo vede - uno sforzo enorme. Bisogna
proseguire nel dialogo dottrinale, ma soprattutto impegnarsi di
pi nellapreghiera ecumenica. Essa s' molto intensificata dopo
il Concilio, ma deve crescere ancora coinvolgendo sempre pi i
cristiani, in sintonia con la grande invocazione di Cristo,
prima della Passione: " Padre ... siano anch'essi in noi una
cosa sola " (Gv 17, 21).
35. Un altro capitolo doloroso, sul quale i figli della Chiesa
non possono non tornare con animo aperto al pentimento, 
costituito dall'acquiescenza manifestata, specie in alcuni
secoli, a metodi di intolleranza e persino di violenza nel
servizio alla verit.
 vero che un corretto giudizio storico non pu prescindere da
un'attenta considerazione dei condizionamenti culturali del
momento, sotto il cui influsso molti possono aver ritenuto in
buona fede che un'autentica testimonianza alla verit
comportasse il soffocamento dell'altrui opinione o almeno la
sua emarginazione. Molteplici motivi spesso convergevano nel
creare premesse di intolleranza, alimentando un'atmosfera
passionale alla quale solo grandi spiriti veramente liberi e
pieni di Dio riuscivano in qualche modo a sottrarsi. Ma la
considerazione delle circostanze attenuanti non esonera la
Chiesa dal dovere di rammaricarsi profondamente per le
debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno deturpato il volto,
impedendole di riflettere pienamente l'immagine del suo Signore
crocifisso, testimone insuperabile di amore paziente e di umile
mitezza. Da quei tratti dolorosi del passato emerge una lezione
per il futuro, che deve indurre ogni cristiano a tenersi ben
saldo all'aureo principio dettato dal Concilio: " La verit non
si impone che in forza della stessa verit, la quale penetra
nelle menti soavemente e insieme con vigore ".
36. Un serio esame di coscienza  stato auspicato da numerosi
Cardinali e Vescovi soprattutto per la Chiesa del presente.
Alle soglie del nuovo Millennio i cristiani devono porsi
umilmente davanti al Signore per interrogarsi sulle
responsabilit che anch'essi hanno nei confronti dei mali del
nostro tempo. L'epoca attuale, infatti, accanto a molte luci,
presenta anche non poche ombre.
Come tacere, ad esempio, dell'indifferenza religiosa, che porta
molti uomini di oggi a vivere come se Dio non ci fosse o ad
accontentarsi di una religiosit vaga, incapace di misurarsi
con il problema della verit e con il dovere della coerenza? A
ci sono da collegare anche la diffusa perdita del senso
trascendente dell'esistenza umana e lo smarrimento in campo
etico, persino nei valori fondamentali del rispetto della vita
e della famiglia. Una verifica si impone pure ai figli della
Chiesa: quanto sono anch'essi toccati dall'atmosfera di
secolarismo e relativismo etico? E quanta parte di
responsabilit devono anch'essi riconoscere, di fronte alla
dilagante irreligiosit, per non aver manifestato il genuino
volto di Dio, a causa dei " difetti della propria vita
religiosa, morale e sociale"? 
Non si pu infatti negare che la vita spirituale attraversi, in
molti cristiani, un momento di incertezza che coinvolge non
solo la vita morale, ma anche la preghiera e la stessa
rettitudine teologale della fede. Questa, gi messa alla prova
dal confronto col nostro tempo,  talvolta disorientata da
indirizzi teologici erronei, che si diffondono anche a causa
della crisi di obbedienza nei confronti del Magistero della Chiesa.
E quanto alla testimonianza della Chiesa nel nostro tempo, come
non provare dolore per il mancato discernimento, diventato
talvolta persino acquiescenza, di non pochi cristiani di fronte
alla violazione di fondamentali diritti umani da parte di
regimi totalitari? E non  forse da lamentare, tra le ombre del
presente, la corresponsabilit di tanti cristiani in gravi
forme di ingiustizia e di emarginazione sociale? C' da
chiedersi quanti, tra essi, conoscano a fondo e pratichino
coerentemente le direttive della dottrina sociale della Chiesa.
L'esame di coscienza non pu non riguardare anche la ricezione
del Concilio, questo grande dono dello Spirito alla Chiesa sul
finire del secondo millennio. In che misura la Parola di Dio 
divenuta pi pienamente anima della teologia e ispiratrice di
tutta l'esistenza cristiana, come chiedeva la Dei Verbum? 
vissuta la liturgia come "fonte e culmine" della vita
ecclesiale, secondo l'insegnamento della Sacrosanctum
Concilium? Si consolida, nella Chiesa universale e in quelle
particolari, l'ecclesiologia di comunione della Lumen gentium,
dando spazio ai carismi, ai ministeri, alle varie forme di
partecipazione del Popolo di Dio, pur senza indulgere a un
democraticismo e a un sociologismo che non rispecchiano la
visione cattolica della Chiesa e l'autentico spirito del
Vaticano secondo? Una domanda vitale deve riguardare anche lo stile
dei rapporti tra Chiesa e mondo. Le direttive conciliari -
offerte nella Gaudium et spes e in altri documenti - di un
dialogo aperto, rispettoso e cordiale, accompagnato tuttavia da
un attento discernimento e dalla coraggiosa testimonianza della
verit, restano valide e ci chiamano a un impegno ulteriore.
37. La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei
martiri: "Sanguis martyrum - semen christianorum ". Gli
eventi storici legati alla figura di Costantino il Grande non
avrebbero mai potuto garantire uno sviluppo della Chiesa quale
si verific nel primo millennio, se non fosse stato per quella
seminagione di martiri e per quel patrimonio di santit che
caratterizzarono le prime generazioni cristiane. Al termine del
secondo millennio, la Chiesa  diventata nuovamente Chiesa di
martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti - sacerdoti,
religiosi e laici - hanno operato una grande semina di martiri
in varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino
allo spargimento del sangue  divenuta patrimonio comune di
cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, come rilevava
gi Paolo sesto nella omelia per la canonizzazione dei martiri ugandesi.
 una testimonianza da non dimenticare. La Chiesa dei primi
secoli, pur incontrando notevoli difficolt organizzative, si 
adoperata per fissare in appositi martirologi la testimonianza
dei martiri. Tali martirologi sono stati aggiornati
costantemente attraverso i secoli, e nell'albo dei santi e dei
beati della Chiesa sono entrati non soltanto coloro che hanno
versato il sangue per Cristo, ma anche maestri della fede,
missionari, confessori, vescovi, presbiteri, vergini, coniugi,
vedove, figli.
Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti,
quasi " militi ignoti" della grande causa di Dio. Per quanto 
possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro
testimonianze. Come  stato suggerito nel Concistoro, occorre
che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire
la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la
necessaria documentazione. Ci non potr non avere anche un
respiro ed una eloquenza ecumenica. L'ecumenismo dei santi, dei
martiri,  forse il pi convincente. La communio sanctorum
parla con voce pi alta dei fattori di divisione. Il
martyrologium dei primi secoli costitu la base del culto dei
santi. Proclamando e venerando la santit dei suoi figli e
figlie, la Chiesa rendeva sommo onore a Dio stesso; nei martiri
venerava il Cristo, che era all'origine del loro martirio e
della loro santit. Si  sviluppata successivamente la prassi
della canonizzazione, che tuttora perdura nella Chiesa
cattolica e in quelle ortodosse. In questi anni si sono
moltiplicate le canonizzazioni e le beatificazioni. Esse
manifestano la vivacit delle Chiese locali, molto pi numerose
oggi che nei primi secoli e nel primo millennio. Il pi grande
omaggio, che tutte le Chiese renderanno a Cristo alla soglia
del terzo millennio, sar la dimostrazione dell'onnipotente
presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e
di carit in uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno
seguito Cristo nelle varie forme della vocazione cristiana.
Sar compito della Sede Apostolica, nella prospettiva del terzo
Millennio, aggiornare i martirologi per la Chiesa universale,
prestando grande attenzione alla santit di quanti anche nel
nostro tempo sono vissuti pienamente nella verit di Cristo. In
special modo ci si dovr adoperare per il riconoscimento
dell'eroicit delle virt di uomini e donne che hanno
realizzato la loro vocazione cristiana nel Matrimonio: convinti
come siamo che anche in tale stato non mancano frutti di
santit, sentiamo il bisogno di trovare le vie pi opportune
per verificarli e proporli a tutta la Chiesa a modello e sprone
degli altri sposi cristiani.
38. Un'ulteriore esigenza sottolineata dai Cardinali e dai
Vescovi  quella di Sinodi a carattere continentale, sulla scia
di quelli gi celebrati per l'Europa e per l'Africa. L'ultima
Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-americano ha
accolto, in sintonia con l'Episcopato Nord-americano, la
proposta di un Sinodo per le Americhe sulle problematiche della
nuova evangelizzazione in due parti dello stesso continente
tanto diverse tra loro per origine e storia, e sulle tematiche
della giustizia e dei rapporti economici internazionali,
tenendo conto dell'enorme divario tra il Nord e il Sud.
Un Sinodo a carattere continentale sembra opportuno per l'Asia,
dove pi marcata  la questione dell'incontro del cristianesimo
con le antichissime culture e religioni locali. Una grande
sfida, questa, per l'evangelizzazione, dato che sistemi
religiosi come il buddismo o l'induismo si propongono con un
chiaro carattere soteriologico. Esiste allora l'urgente bisogno
che, in occasione del Grande Giubileo, si illustri e
approfondisca la verit su Cristo come unico Mediatore tra Dio
e gli uomini e unico Redentore del mondo, ben distinguendolo
dai fondatori di altre grandi religioni, nelle quali pur si
trovano elementi di verit, che la Chiesa considera con sincero
rispetto, vedendovi un riflesso della Verit che illumina tutti
gli uomini. Nel 2000 dovr risuonare con forza rinnovata la
proclamazione della verit: "Ecce natus est nobis Salvator mundi".
Anche per l'Oceania potrebbe essere utile un Sinodo regionale.
In questo Continente esiste, tra l'altro, il dato di
popolazioni aborigene, che evocano in modo singolare alcuni
aspetti della preistoria del genere umano. In tale Sinodo,
dunque, un tema da non trascurare, insieme con altri problemi
del Continente, dovrebbe essere l'incontro del cristianesimo
con quelle antichissime forme di religiosit,
significativamente caratterizzate da un orientamento monoteistico.
b) Seconda fase
39. Sulla base di questa vasta azione sensibilizzatrice sar
poi possibile affrontare la seconda fase, quella propriamente
preparatoria. Essa si svilupper nell'arco di tre anni, dal
1997 al 1999. La struttura ideale per tale triennio, centrato
su Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, non pu che essere
teologica, cio trinitaria.
Primo anno: Ges Cristo
40. Il primo anno, 1997, sar pertanto dedicato alla
riflessione su Cristo, Verbo del Padre, fattosi uomo per opera
dello Spirito Santo. Occorre infatti porre in luce il carattere
spiccatamente cristologico del Giubileo, che celebrer
l'Incarnazione del Figlio di Dio, mistero di salvezza per tutto
il genere umano. Il tema generale, proposto per questo anno da
molti Cardinali e Vescovi, : "Ges Cristo, unico Salvatore del
mondo, ieri, oggi e sempre " (cf. Eb 13, 8).
Tra i contenuti cristologici prospettati nel Concistoro
emergono i seguenti: la riscoperta di Cristo Salvatore ed
Evangelizzatore, con particolare riferimento al capitolo quarto
del Vangelo di Luca, dove il tema del Cristo mandato ad
evangelizzare e quello del Giubileo si intrecciano;
l'approfondimento del mistero della sua Incarnazione e della
sua nascita dal grembo verginale di Maria; la necessit della
fede in Lui per la salvezza. Per conoscere la vera identit di
Cristo, occorre che i cristiani, soprattutto nel corso di
questo anno, tornino con rinnovato interesse alla Bibbia, "sia
per mezzo della sacra liturgia ricca di parole divine, sia
mediante la pia lettura, sia per mezzo delle iniziative adatte
a tale scopo e di altri sussidi". Nel testo rivelato,
infatti,  lo stesso Padre celeste che ci si fa incontro
amorevolmente e si intrattiene con noi manifestandoci la natura
del Figlio unigenito e il suo disegno di salvezza per l'umanit.
41. L'impegno di attualizzazione sacramentale sopra accennato
potr far leva, nel corso dell'anno, sulla riscoperta del
Battesimo come fondamento dell'esistenza cristiana, secondo la
parola dell'Apostolo: " Quanti siete stati battezzati in Cristo
vi siete rivestiti di Cristo " (Gal 3, 27). Il Catechismo della
Chiesa Cattolica, da parte sua, ricorda che il Battesimo
costituisce " il fondamento della comunione tra tutti i
cristiani, anche con quanti non sono ancora nella piena
comunione con la Chiesa cattolica ". Proprio sotto il
profilo ecumenico, questo sar un anno molto importante per
volgere insieme lo sguardo a Cristo unico Signore, nell'impegno
di diventare in Lui una cosa sola, secondo la sua preghiera al
Padre. La sottolineatura della centralit di Cristo, della
Parola di Dio e della fede non dovrebbe mancare di suscitare
nei cristiani di altre Confessioni interesse e favorevole accoglienza.
42. Tutto dovr mirare all'obiettivo prioritario del Giubileo
che  il rinvigorimento della fede e della testimonianza dei
cristiani.  necessario, pertanto, suscitare in ogni fedele un
vero anelito alla santit, un desiderio forte di conversione e
di rinnovamento personale in un clima di sempre pi intensa
preghiera e di solidale accoglienza del prossimo, specialmente
quello pi bisognoso.
Il primo anno sar, dunque, il momento favorevole per la
riscoperta della catechesi nel suo significato e valore
originario di " insegnamento degli Apostoli " (At 2, 42) circa
la persona di Ges Cristo ed il suo mistero di salvezza. Di
grande utilit, a questo scopo, si riveler l'approfondimento
del Catechismo della Chiesa Cattolica, che presenta "con
fedelt ed in modo organico l'insegnamento della Sacra
Scrittura, della Tradizione vivente nella Chiesa e nel
Magistero autentico, come pure l'eredit spirituale dei Padri,
dei santi e delle sante della Chiesa, per permettere di
conoscere meglio il mistero cristiano e di ravvivare la fede
del popolo di Dio". Per essere realisti, non si dovr
trascurare di illuminare la coscienza dei fedeli sugli errori
riguardo alla persona di Cristo, mettendo nella giusta luce le
opposizioni contro di Lui e contro la Chiesa.
43. La Vergine Santa, che sar presente in modo per cos dire
"trasversale" lungo tutta la fase preparatoria, verr
contemplata in questo primo anno soprattutto nel mistero della
sua divina Maternit.  nel suo grembo che il Verbo si  fatto
carne! L'affermazione della centralit di Cristo non pu essere
dunque disgiunta dal riconoscimento del ruolo svolto dalla sua
Santissima Madre. Il suo culto, se ben illuminato, in nessun
modo pu portare detrimento "alla dignit e all'efficacia di
Cristo, unico Mediatore". Maria infatti addita
perennemente il suo Figlio divino e si propone a tutti i
credenti come modello di fede vissuta. "La Chiesa, pensando a
Lei piamente e contemplandola alla luce del Verbo fatto uomo,
penetra con venerazione e pi profondamente nell'altissimo
mistero dell'Incarnazione e si va ognor pi conformando al suo Sposo ".
Secondo anno: lo Spirito Santo
44. Il 1998, secondo anno della fase preparatoria, sar
dedicato in modo particolare allo Spirito Santo ed alla sua
presenza santificatrice all'interno della Comunit dei
discepoli di Cristo. "Il grande Giubileo, conclusivo del
secondo Millennio - scrivevo nell'Enciclica Dominum et
vivificantem - (...) ha un profilo pneumatologico, poich il
mistero dell'incarnazione si  compiuto "per opera dello
Spirito Santo". L'ha "operato" quello Spirito che - consostanziale 
al Padre e al Figlio - , nell'assoluto mistero
di Dio uno e trino, la Persona-amore, il dono increato, che 
fonte eterna di ogni elargizione proveniente da Dio nell'ordine
della creazione, il principio diretto e, in certo senso, il
soggetto dell'autocomunicazione di Dio nell'ordine della
grazia. Di questa elargizione, di questa divina
autocomunicazione il mistero dell'Incarnazione costituisce il culmine ".
La Chiesa non pu prepararsi alla scadenza bimillenaria "in
nessun altro modo, se non nello Spirito Santo. Ci che "nella
pienezza del tempo" si  compiuto per opera dello Spirito
Santo, solo per opera sua pu ora emergere dalla memoria della Chiesa".
Lo Spirito, infatti, attualizza nella Chiesa di tutti i tempi e
di tutti i luoghi l'unica Rivelazione portata da Cristo agli
uomini, rendendola viva ed efficace nell'animo di ciascuno: "
Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre mander nel mio
nome, egli v'insegner ogni cosa e vi ricorder tutto ci che
io vi ho detto " (Gv 14, 26).
45. Rientra pertanto negli impegni primari della preparazione
al Giubileo la riscoperta della presenza e dell'azione dello
Spirito, che agisce nella Chiesa sia sacramentalmente,
soprattutto mediante la Confermazione, sia attraverso
molteplici carismi, compiti e ministeri da Lui suscitati per il
bene di essa: " Uno  lo Spirito, il quale per l'utilit della
Chiesa distribuisce i suoi vari doni con magnificenza
proporzionata alla sua ricchezza e alle necessit dei servizi
(cf. 1 Cor 12, 1-11). Fra questi doni viene al primo posto la
grazia degli Apostoli, alla cui autorit lo stesso Spirito
sottomette anche i carismatici (cf. 1 Cor 14). Ed  ancora lo
Spirito stesso che, con la sua forza e mediante l'intima
connessione delle membra, produce e stimola la carit tra i fedeli ".
Lo Spirito  anche per la nostra epoca l'agente principale
della nuova evangelizzazione. Sar dunque importante riscoprire
lo Spirito come Colui che costruisce il Regno di Dio nel corso
della storia e prepara la sua piena manifestazione in Ges
Cristo, animando gli uomini nell'intimo e facendo germogliare
all'interno del vissuto umano i semi della salvezza definitiva
che avverr alla fine dei tempi.
46. In questa prospettiva escatologica, i credenti saranno
chiamati a riscoprire la virt teologale della speranza, di cui
hanno "gi udito l'annunzio dalla parola di verit del Vangelo" (Col 1, 5).
Il fondamentale atteggiamento della speranza, da
una parte, spinge il cristiano a non perdere di vista la meta
finale che d senso e valore all'intera sua esistenza e,
dall'altra, gli offre motivazioni solide e profonde per
l'impegno quotidiano nella trasformazione della realt per
renderla conforme al progetto di Dio.
Come ricorda l'apostolo Paolo: " Sappiamo bene infatti che
tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del
parto; essa non  la sola, ma anche noi, che possediamo le
primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando
l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poich
nella speranza noi siamo stati salvati " (Rm 8, 22-24). I
cristiani sono chiamati a prepararsi al Grande Giubileo
dell'inizio del terzo millennio rinnovando la loro speranza
nell'avvento definitivo del Regno di Dio, preparandolo giorno
dopo giorno nel loro intimo, nella Comunit cristiana a cui
appartengono, nel contesto sociale in cui sono inseriti e cos
anche nella storia del mondo.
 necessario inoltre che siano valorizzati ed approfonditi i
segni di speranza presenti in questo ultimo scorcio di secolo,
nonostante le ombre che spesso li nascondono ai nostri occhi:
in campo civile, i progressi realizzati dalla scienza, dalla
tecnica e soprattutto dalla medicina a servizio della vita
umana, il pi vivo senso di responsabilit nei confronti
dell'ambiente, gli sforzi per ristabilire la pace e la
giustizia ovunque siano state violate, la volont di
riconciliazione e di solidariet fra i diversi popoli, in
particolare nei complessi rapporti fra il Nord ed il Sud del
mondo ...; in campo ecclesiale, il pi attento ascolto della
voce dello Spirito attraverso l'accoglienza dei carismi e la
promozione del laicato, l'intensa dedizione alla causa
dell'unit di tutti i cristiani, lo spazio dato al dialogo con
le religioni e con la cultura contemporanea ...
47. La riflessione dei fedeli nel secondo anno di preparazione
dovr convergere con sollecitudine particolare sul valore
dell'unit all'interno della Chiesa, a cui tendono i vari doni
e carismi suscitati in essa dallo Spirito. A questo proposito
si potr opportunamente approfondire l'insegnamento
ecclesiologico del Concilio Vaticano secondo contenuto soprattutto
nella Costituzione dogmatica Lumen gentium. Questo importante
documento ha espressamente sottolineato che l'unit del Corpo
di Cristo fondata sull'azione dello Spirito,  garantita dal
ministero apostolico ed  sostenuta dall'amore vicendevole 
(cf. 1 Cor 13, 1-8). Tale approfondimento catechetico della fede non
potr non portare i membri del Popolo di Dio ad una pi matura
coscienza delle proprie responsabilit, come pure ad un pi
vivo senso del valore dell'obbedienza ecclesiale.
48. Maria, che concep il Verbo incarnato per opera dello
Spirito Santo e che poi in tutta la propria esistenza si lasci
guidare dalla sua azione interiore, sar contemplata e imitata
nel corso di quest'anno soprattutto come la donna docile alla
voce dello Spirito, donna del silenzio e dell'ascolto, donna di
speranza, che seppe accogliere come Abramo la volont di Dio "
sperando contro ogni speranza " (Rm 4, 18). Ella ha portato a
piena espressione l'anelito dei poveri di Jahv, risplendendo
come modello per quanti si affidano con tutto il cuore alle
promesse di Dio.
Terzo anno: Dio Padre
49. Il 1999, terzo ed ultimo anno preparatorio, avr la
funzione di dilatare gli orizzonti del credente secondo la
prospettiva stessa di Cristo: la prospettiva del " Padre che 
nei cieli " (cf. Mt 5, 45), dal quale  stato mandato ed al
quale  ritornato (cf. Gv 16, 28).
" Questa  la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio,
e colui che hai mandato, Ges Cristo " (Gv 17, 3). Tutta la
vita cristiana  come un grande pellegrinaggio verso la casa
del Padre, di cui si riscopre ogni giorno l'amore
incondizionato per ogni creatura umana, ed in particolare per
il "figlio perduto " (cf. Lc 15, 11-32). Tale pellegrinaggio
coinvolge l'intimo della persona allargandosi poi alla comunit
credente per raggiungere l'intera umanit.
Il Giubileo, centrato sulla figura di Cristo, diventa cos un
grande atto di lode al Padre: "Benedetto sia Dio, Padre del
Signore nostro Ges Cristo, che ci ha benedetti con ogni
benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti
prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati
al suo cospetto nella carit " (Ef 1, 3-4).
50. In questo terzo anno il senso del "cammino verso il Padre" 
dovr spingere tutti a intraprendere, nell'adesione a Cristo
Redentore dell'uomo, un cammino di autentica conversione, che
comprende sia un aspetto "negativo " di liberazione dal
peccato sia un aspetto "positivo " di scelta del bene,
espresso dai valori etici contenuti nella legge naturale,
confermata e approfondita dal Vangelo.  questo il contesto
adatto per la riscoperta e la intensa celebrazione del
sacramento della Penitenza nel suo significato pi profondo.
L'annuncio della conversione come imprescindibile esigenza
dell'amore cristiano  particolarmente importante nella societ
attuale, in cui spesso sembrano smarriti gli stessi fondamenti
di una visione etica dell'esistenza umana.
Sar pertanto opportuno, specialmente in questo anno, mettere
in risalto la virt teologale della carit, ricordando la
sintetica e pregnante affermazione della prima Lettera di
Giovanni: " Dio  amore" (4, 8.16). La carit, nel suo duplice
volto di amore per Dio e per i fratelli,  la sintesi della
vita morale del credente. Essa ha in Dio la sua scaturigine e
il suo approdo.
51. In questa prospettiva, ricordando che Ges  venuto ad 
"evangelizzare i poveri " (Mt 11, 5; Lc 7, 22), come non
sottolineare pi decisamente l'opzione preferenziale della
Chiesa per i poveri e gli emarginati? Si deve anzi dire che
l'impegno per la giustizia e per la pace in un mondo come il
nostro, segnato da tanti conflitti e da intollerabili
disuguaglianze sociali ed economiche,  un aspetto qualificante
della preparazione e della celebrazione del Giubileo. Cos,
nello spirito del Libro del Levitico (25, 8-28), i cristiani
dovranno farsi voce di tutti i poveri del mondo, proponendo il
Giubileo come un tempo opportuno per pensare, tra l'altro, ad
una consistente riduzione, se non proprio al totale condono,
del debito internazionale, che pesa sul destino di molte
Nazioni. Il Giubileo potr pure offrire l'opportunit di
meditare su altre sfide del momento quali, ad esempio, le
difficolt di dialogo fra culture diverse e le problematiche
connesse con il rispetto dei diritti della donna e con la
promozione della famiglia e del Matrimonio.
52. Ricordando, inoltre, che " Cristo (...) proprio rivelando
il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente
l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ",
due impegni saranno ineludibili specialmente nel corso del
terzo anno preparatorio: quello del confronto con il sec
larismo e quello del dialogo con le grandi religioni.
Quanto al primo, sar opportuno affrontare la vasta tematica
della crisi di civilt, quale  venuta manifestandosi
soprattutto nell'Occidente tecnologicamente pi sviluppato, ma
interiormente impoverito dalla dimenticanza o
dall'emarginazione di Dio. Alla crisi di civilt occorre
rispondere con la civilt dell'amore, fondata sui valori
universali di pace, solidariet, giustizia e libert, che
trovano in Cristo la loro piena attuazione.
53. Per quanto riguarda invece l'orizzonte della coscienza
religiosa, la vigilia del Duemila sar una grande occasione,
anche alla luce degli avvenimenti di questi ultimi decenni, per
il dialogo interreligioso, secondo le chiare indicazioni date
dal Concilio Vaticano secondo nella Dichiarazione Nostra aetate
sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane.
In tale dialogo dovranno avere un posto preminente gli ebrei e
i musulmani. Voglia Dio che a sigillo di tali intenzioni si
possano realizzare anche incontri comuni in luoghi
significativi per le grandi religioni monoteiste.
Si studia, in proposito, come predisporre sia storici
appuntamenti a Betlemme, Gerusalemme e sul Sinai, luoghi di
grande valenza simbolica, per intensificare il dialogo con gli
ebrei e i fedeli dell'Islam, sia incontri con rappresentanti
delle grandi religioni del mondo in altre citt. Sempre
tuttavia si dovr far attenzione a non ingenerare pericolosi
malintesi, ben vigilando sul rischio del sincretismo e di un
facile e ingannevole irenismo.
54. In tutto questo ampio orizzonte di impegni, Maria
Santissima, figlia prescelta del Padre, sar presente allo
sguardo dei credenti come esempio perfetto di amore, sia verso
Dio che verso il prossimo. Come Ella stessa afferma nel cantico
del Magnificat, grandi cose ha fatto in lei l'Onnipotente, il
cui nome  Santo (cf. Lc 1, 49). Il Padre ha scelto Maria per
una missione unica nella storia della salvezza: quella di
essere Madre dell'atteso Salvatore. La Vergine ha risposto alla
chiamata di Dio con una piena disponibilit: " Eccomi, sono la
serva del Signore " (Lc 1, 38). La sua maternit, iniziata a
Nazaret e vissuta sommamente a Gerusalemme sotto la Croce, sar
sentita in quest'anno come affettuoso e pressante invito
rivolto a tutti i figli di Dio, perch facciano ritorno alla
casa del Padre ascoltando la sua voce materna: " Fate quello
che Cristo vi dir " (cf. Gv 2, 5).
c) In vista della celebrazione
55. Un capitolo a s  costituito dalla celebrazione stessa del
Grande Giubileo, che avverr contemporaneamente in Terra Santa,
a Roma e nelle Chiese locali del mondo intero. Soprattutto in
questa fase, la fase celebrativa, l'obiettivo sar la
glorificazione della Trinit, dalla quale tutto viene e alla
quale tutto si dirige, nel mondo e nella storia. A questo
mistero guardano i tre anni di preparazione immediata: da
Cristo e per Cristo, nello Spirito Santo, al Padre. In questo
senso la celebrazione giubilare attualizza ed insieme anticipa
la meta e il compimento della vita del cristiano e della Chiesa
in Dio uno e trino.
Essendo per Cristo l'unica via di accesso al Padre, per
sottolinearne la presenza viva e salvifica nella Chiesa e nel
mondo, si terr a Roma, in occasione del Grande Giubileo, il
Congresso eucaristico internazionale. Il Duemila sar un anno
intensamente eucaristico: nel sacramento dell'Eucaristia il
Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa,
continua ad offrirsi all'umanit come sorgente di vita divina.
La dimensione ecumenica ed universale del Sacro Giubileo, potr
opportunamente essere evidenziata da un significativo incontro
pancristiano. Si tratta di un gesto di grande valore e per
questo, ad evitare equivoci, esso va proposto correttamente e
preparato con cura, in atteggiamento di fraterna collaborazione
con i cristiani di altre Confessioni e tradizioni, nonch di
grata apertura a quelle religioni i cui rappresentanti
volessero esprimere la loro attenzione alla gioia comune di
tutti i discepoli di Cristo.
Una cosa  certa: ciascuno  invitato a fare quanto  in suo
potere, perch non venga trascurata la grande sfida dell'Anno
2000, a cui  sicuramente connessa una particolare grazia del
Signore per la Chiesa e per l'intera umanit.
V.
"GES CRISTO  LO STESSO (...) SEMPRE" Eb 13, 8)
56. La Chiesa perdura da 2000 anni. Come l'evangelico granello
di senapa, essa cresce fino a diventare un grande albero,
capace di coprire con le sue fronde l'intera umanit (cf. Mt 13, 31-32). 
Il Concilio Vaticano secondo nella Costituzione
dogmatica sulla Chiesa, considerando la questione
dell'appartenenza alla Chiesa e della ordinazione al Popolo di
Dio, cos si esprime: " Tutti gli uomini sono quindi chiamati a
questa cattolica unit del Popolo di Dio (...) alla quale in
vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici,
sia gli altri credenti in Cristo, sia, infine, tutti gli
uomini, che dalla grazia di Dio sono chiamati alla salvezza". 
Paolo sesto, da parte sua, nell'Enciclica Ecclesiam suam
illustra l'universale coinvolgimento degli uomini nel disegno
di Dio, sottolineando i vari cerchi del dialogo della salvezza.
Alla luce di tale impostazione si pu comprendere meglio anche
la parabola evangelica del lievito (cf. Mt 13, 33): Cristo,
come lievito divino, penetra sempre pi profondamente nel
presente della vita dell'umanit diffondendo l'opera della
salvezza da Lui compiuta nel Mistero pasquale. Egli avvolge
inoltre nel suo dominio salvifico anche tutto il passato del
genere umano, cominciando dal primo Adamo. A lui appartiene
il futuro: " Ges Cristo  lo stesso ieri, oggi e sempre " (Eb 13, 8).
La Chiesa da parte sua " mira a questo solo: a
continuare, sotto la guida dello Spirito Paraclito, l'opera
stessa di Cristo, il quale  venuto nel mondo a rendere
testimonianza alla verit, a salvare e non a condannare, a
servire e non ad essere servito ".
57. E perci, sin dai tempi apostolici, continua senza
interruzione la missione della Chiesa all'interno della
universale famiglia umana. La prima evangelizzazione interess
soprattutto la regione del Mediterraneo. Nel corso del primo
millennio le missioni, partendo da Roma e da Costantinopoli,
portarono il cristianesimo nell'intero continente europeo.
Contemporaneamente esse si diressero verso il cuore dell'Asia,
fino all'India ed alla Cina. La fine del XV secolo, insieme con
la scoperta dell'America, segn l'inizio dell'evangelizzazione
in quel grande continente, al sud e al nord. Nello stesso
tempo, mentre le coste sub-sahariane dell'Africa accoglievano
la luce di Cristo, san Francesco Saverio, patrono delle
missioni, giungeva fino al Giappone. A cavallo dei secoli 18esimo
e 19esimo, un laico, Andrea Kim, rec il cristianesimo in Corea; in
quella stessa epoca l'annuncio evangelico raggiunse la Penisola
indocinese, come pure l'Australia e le isole del Pacifico.
Il 19esimo secolo ha registrato una grande attivit missionaria tra
i popoli dell'Africa. Tutte queste opere hanno dato frutti che
perdurano fino ad oggi. Il Concilio Vaticano secondo ne d conto nel
Decreto Ad Gentes sull'attivit missionaria. Dopo il Concilio
la questione missionaria  stata trattata nell'Enciclica
Redemptoris missio, relativa ai problemi delle missioni in
quest'ultima parte del nostro secolo. La Chiesa anche in futuro
continuer ad essere missionaria: la missionariet infatti fa
parte della sua natura. Con la caduta di grandi sistemi
anticristiani nel continente europeo, del nazismo prima e poi
del comunismo, si impone il compito urgente di offrire
nuovamente agli uomini e alle donne dell'Europa il messaggio
liberante del Vangelo. Inoltre, come afferma l'Enciclica
Redemptoris missio, si ripete nel mondo la situazione
dell'Areopago di Atene, dove parl san Paolo. Oggi sono
molti gli "areopaghi", e assai diversi: sono i vasti campi
della civilt contemporanea e della cultura, della politica e
dell'economia. Pi l'Occidente si stacca dalle sue radici
cristiane, pi diventa terreno di missione, nella forma di
svariati "areopaghi".
58. Il futuro del mondo e della Chiesa appartiene alle giovani
generazioni che, nate in questo secolo, saranno mature nel
prossimo, il primo del nuovo millennio. Cristo attende i
giovani, come attendeva il giovane che gli pose la domanda:
"Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? " (Mt 19, 16). 
Alla stupenda risposta che Ges gli diede ho fatto
riferimento nella recente Enciclica Veritatis splendor, come,
in precedenza, nella Lettera ai giovani di tutto il mondo del
1985. I giovani, in ogni situazione, in ogni regione della
terra non cessano di porre domande a Cristo: lo incontrano e lo
cercano per interrogarlo ulteriormente. Se sapranno seguire il
cammino che Egli indica, avranno la gioia di recare il proprio
contributo alla sua presenza nel prossimo secolo e in quelli
successivi, sino al compimento dei tempi. " Ges  lo stesso
ieri, oggi e sempre ".
59. In conclusione, tornano opportune le parole della
Costituzione pastorale Gaudium et spes: " La Chiesa crede che
Cristo, per tutti morto e risorto, d all'uomo, mediante il suo
Spirito, luce e forza perch l'uomo possa rispondere alla
suprema sua vocazione; n  dato in terra un altro nome agli
uomini, in cui possano salvarsi. Crede ugualmente di trovare
nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine
dell'uomo nonch di tutta la storia umana. Inoltre la Chiesa
afferma che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte cose
che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in
Cristo, che  sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli. Cos
nella luce di Cristo, immagine del Dio invisibile, primogenito
di tutte le creature, il Concilio intende rivolgersi a tutti
per illustrare il mistero dell'uomo e per cooperare nella
ricerca di una soluzione ai principali problemi del nostro tempo".
Mentre invito i fedeli ad elevare al Signore insistenti
preghiere per ottenere i lumi e gli aiuti necessari nella
preparazione e nella celebrazione del Giubileo ormai prossimo,
esorto i Venerati Fratelli nell'Episcopato e le Comunit
ecclesiali a loro affidate ad aprire il cuore ai suggerimenti
dello Spirito. Egli non mancher di muovere gli animi perch si
dispongano a celebrare con fede rinnovata e generosa
partecipazione il grande evento giubilare.
Affido questo impegno di tutta la Chiesa alla celeste
intercessione di Maria, Madre del Redentore. Ella, la Madre del
bell'amore, sar per i cristiani incamminati verso il grande
Giubileo del terzo millennio la Stella che ne guida con
sicurezza i passi incontro al Signore. L'umile Fanciulla di
Nazaret, che duemila anni fa offerse al mondo il Verbo
incarnato, orienti l'umanit del nuovo millennio verso Colui
che  " la luce vera, quella che illumina ogni uomo " (Gv 1, 9).
Con questi sentimenti a tutti imparto la mia Benedizione.
Dal Vaticano, il 10 novembre dell'anno 1994, diciassettesimo di
Pontificato.
