                     LETTERA APOSTOLICA
                    DEL SOMMO  PONTEFICE
                     GIOVANNI PAOLO II
           IN OCCASIONE DEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO
            DELL'INIZIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Ai miei fratelli nell'Episcopato, ai sacerdoti e alle famiglie
religiose, ai figli e alle figlie della Chiesa, i governanti, a
tutti gli uomini di buona volont.
L'ora delle tenebre
1. "Mi hai gettato nella fossa profonda, nelle tenebre e
nell'ombra di morte" (Sal 88(87),7). Quante volte questo grido
di sofferenza si  dovuto levare dal cuore di milioni di donne
e di uomini che, dal 1 settembre 1939 alla fine dell'estate
1945, sono stati scossi da una delle tragedie tra le pi
devastanti e tra le pi disumane della nostra storia!
Mentre l'Europa era ancora sotto il trauma dei colpi di forza,
che erano stati perpetrati dal Reich e che avevano condotto
all'annessione dell'Austria, allo smembramento della
Cecoslovacchia e alla conquista dell'Albania, il primo giorno
del mese di settembre 1939, la Polonia si vedeva invasa ad
Occidente dalle truppe tedesche e, il 17 dello stesso mese, ad
Oriente dall'Armata Rossa. La distruzione dell'esercito polacco
e il martirio di un intero popolo dovevano purtroppo essere il
preludio alla sorte che sarebbe stata ben presto riservata a
numerosi popoli europei e, successivamente e nella maggior
parte dei cinque continenti, a molti altri.
Infatti, sin dal 1940 i Tedeschi occuparono la Norvegia, la
Danimarca, l'Olanda, il Belgio e met della Francia. Durante
quel periodo, l'Unione Sovietica, gi ampliatasi con una parte
della Polonia, si annetteva l'Estonia, la Lettonia e la
Lituania e toglieva sia la Bessarabia alla Romania che alcuni
territori alla Finlandia.
Poi, come un fuoco distruttore che si propaga, la guerra e i
drammi umani, che inesorabilmente l'accompagnano. cominciarono
a debordare rapidamente dalle frontiere del "vecchio
continente" per divenire "mondiali". Da una parte, la Germania
e l'Italia portarono i combattimenti oltre i Balcani e
nell'Africa mediterranea, e, dall'altra, il Reich invase
improvvisamente la Russia. Infine, nel distruggere Pearl-Harbour, 
i Giapponesi spinsero gli Stati Uniti d'America in
guerra a fianco della Gran Bretagna. Terminava l'anno 1941.
Fu necessario attendere il 1943, con il successo della
controffensiva russa che liber la citt di Stalingrado dalla
morsa tedesca, perch si producesse una svolta nella storia
della guerra. Le forze alleate da una parte e le truppe
sovietiche dall'altra riuscirono, al prezzo di combattimenti
accaniti che, dall'Egitto a Mosca, inflissero sofferenze
indicibili a milioni di civili indifesi, a sconfiggere la
Germania. Questa, l'8 maggio 1945, offerse la propria
incondizionata capitolazione.
Ma la lotta continu nel Pacifico, Per affrettarne il termine,
due bombe atomiche, all'inizio del mese di agosto dello stesso
anno, furono lanciate sulle citt giapponesi di Hiroshima e di
Nagasaki. All'indomani di questo spaventoso avvenimento, il
Giappone present a sua volta la domanda di capitolazione. Era
il 10 agosto 1945.
Nessun'altra guerra ha talmente meritato il nome di "guerra
mondiale". Essa fu pure totale, infatti non  possibile
dimenticare che alle operazioni militari terrestri si
aggiunsero combattimenti aerei e navali in tutti i cieli e i
mari del globo. Intere citt furono soggette a distruzioni
impietose, che immersero popolazioni terrorizzate nell'angoscia
e nella miseria. Roma stessa fu minacciata e l'intervento di
Papa Pio 12esimo evit all'"Urbe" di diventare un campo di battaglia.
Ecco il buio quadro degli avvenimenti dei quali oggi facciamo
memoria. Questi fatti provocarono la morte di cinquantacinque
milioni di persone, lasciarono i vincitori divisi e l'Europa da
ricostruire.
Ricordarsi
2. Cinquant'anni dopo, abbiamo il dovere di ricordarci davanti
a Dio di quei fatti drammatici, per onorare i morti e per
compiangere tutti quelli che questo dilagare di crudelt, ha
feriti nel cuore e nel corpo, completamente perdonando le offese.
Nella mia sollecitudine per tutta la Chiesa e nella mia
attenzione al bene dell'intera umanit, non potevo lasciar
trascorrere questo anniversario senza invitare i fratelli
nell'Episcopato, i sacerdoti, i fedeli come pure tutti gli
uomini di buona volont a riflettere sul processo che ha
condotto tale conflitto sino agli abissi della disumanit e
della desolazione.
Sento, infatti il dovere di ricavare una lezione da quel
passato perch non si possa mai pi rinnovare il fascio di
cause capaci di innescare nuovamente un'analoga conflagrazione.
 ormai noto per esperienza che la divisione arbitraria di
nazioni, lo spostamento forzato di popolazioni, il riarmo senza
limiti, l'uso incontrollato di armi sofisticate, la violazione
dei diritti fondamentali delle persone e dei popoli, la non
osservanza delle regole di comportamento internazionale come
l'imposizione di ideologie totalitarie non possono che condurre
alla rovina dell'umanit.
Azione della Santa Sede
3. Dall'inizio del suo pontificato, il 2 marzo 1939, Papa Pio 12esimo
non manc di lanciare un appello per la pace, che tutti
erano concordi nel considerare seriamente minacciata. Alcuni
giorni prima dello scoppio delle ostilit, il 24 agosto 1939,
egli pronunci delle parole premonitrici, l'eco delle quali
riecheggia ancora: "Un'ora grave suona nuovamente per la grande
famiglia umana (...). Imminente  il pericolo, ma  ancora
tempo. Nulla  perduto con la pace. Tutto pu esserlo con la
guerra" ("Nuntius radiophonicus", die 24 aug. 1939: "AAS 31
(1939) 333-334).
Purtroppo l'avvertimento di quel grande Pontefice non fu
affatto ascoltato e il disastro arriv. Non avendo potuto
contribuire ad evitare la guerra, la Santa Sede si sforz - nei
limiti dei suoi mezzi - di circoscriverne l'estensione. Il Papa
ed i suoi collaboratori vi lavorarono incessantemente, sia a
livello diplomatico che nell'ambito umanitario, senza lasciarsi
trascinare a schierarsi da una parte o dall'altra, in un
conflitto che opponeva popoli di ideologie e religioni
differenti. In questo lavoro la loro preoccupazione fu anche
quella di non aggravare la situazione e di non compromettere la
sicurezza delle popolazioni sottomesse a prove non comuni.
Ascoltiamo ancora Papa Pio 12esimo, quando a proposito di ci che
accadeva in Polonia, dichiar: "Noi dovremmo dire parole di
fuoco contro simili cose, e la sola ragione che ce ne dissuade
 di sapere che, se parlassimo, renderemmo ancora pi dura la
condizione di quegli sfortunati" ("Actes et Documenta du 
Saint-Sige relatifs  la seconde guerre mondiale", 
1970, vol. I, p. 455).
Alcuni mesi dopo la conferenza di Yalta (4-11 febbraio 1945) e
all'indomani della fine della guerra in Europa, lo stesso Papa,
indirizzandosi - il 2 giugno 1945 - al sacro Collegio, non
manc di rivolgere la propria attenzione al futuro del mondo e
di perorare la vittoria del diritto: "Le Nazioni, segnatamente
quelle medie e piccole, reclamano che sia loro dato di prendere
in mano i propri destini. Esse possono essere condotte a
contrarre, con il loro pieno gradimento, nell'interesse del
progresso comune, vincoli che modifichino i loro diritti
sovrani. Ma dopo aver sostenuto la loro parte, la loro larga
parte, di sacrifici per distruggere il sistema della violenza
brutale, esse sono nel diritto di non accettare che venga loro
imposto un nuovo sistema politico o culturale che la grande
maggioranza delle loro popolazioni recisamente respinge (...).
Nel fondo della loro coscienza i popoli sentono che i loro
reggitori si screditerebbero se, al folle delirio di
un'egemonia della forza, non facessero seguire la vittoria del
diritto" (AAS 37 (1945) 166).
L'uomo disprezzato
4. Questa "vittoria del diritto" resta la miglior garanzia del
rispetto delle persone. Ora, quando ci si volge a quei sei,
terribili anni, non si pu che essere giustamente inorriditi
per il disprezzo di cui l'uomo e stato oggetto.
Alle rovine materiali, all'annientamento delle risorse agricole
e industriali dei paesi devastati da combattimenti e
distruzioni, che sono giunte sino all'olocausto nucleare di due
citt giapponesi, si sono aggiunti massacri e miseria.
Penso, in particolare, alla sorte crudele che fu inflitta alle
popolazioni delle grandi pianure dell'Est. Io stesso ne sono
stato lo scosso testimone a fianco dell'Arcivescovo di Cracovia
monsignor Adam Stefan Sapieha. Le disumane richieste
dell'occupante del momento hanno colpito in modo brutale gli
oppositori e le persone sospette, mentre le donne, i bambini ed
i vecchi erano sottomessi a costanti umiliazioni.
Non si pu neppure dimenticare il dramma causato dallo
spostamento forzato di popolazioni, che furono gettate sulle
strade d'Europa, esposte ai pericoli, in cerca di un rifugio e
di mezzi per vivere.
Una speciale menzione deve essere, altres, fatta per i
prigionieri di guerra che, nell'isolamento, nella spoliazione e
nell'umiliazione, hanno anch'essi pagato, dopo l'asprezza dei
combattimenti, un altro pesante tributo.
 doveroso infine ricordare che la creazione di governi
imposti dall'occupante negl Stati dell'Europa centrale e
orientale  stata accompagnata da misure repressive ed anche da
una moltitudine di esecuzioni capitali, per sottomettere le
popolazioni refrattarie.
Le persecuzioni contro gli Ebrei
5. Ma, fra tutte quelle misure antiumane, ve ne  una che resta
per sempre una vergogna per l'umanit: la barbarie pianificata
che si  accanita contro il popolo ebraico.
Oggetto della "soluzione finale" pensata da un'ideologia
aberrante, gli Ebrei sono stati sottomessi a privazioni e
brutalit a malapena descrivibili. Perseguitati inizialmente
mediante misure vessatorie o discriminatorie, essi, poi,
finirono a milioni nei campi di sterminio.
Gli Ebrei in Polonia, pi di altri, hanno vissuto quel
calvario: le immagini dell'assedio del ghetto di Varsavia, come
le notizie apprese sui campi di concentramento di Auschwitz, di
Majdanek o di Treblinka superano quanto si pu umanamente concepire.
Va pure ricordato che questa follia omicida si  abbattuta su
molti altri gruppi, che avevano il torto di essere "differenti"
o ribelli alla tirannia dell'occupante.
In occasione di questo doloroso anniversario, faccio appello
ancora una volta a tutti gli uomini, invitandoli a superare i
pregiudizi ed a combattere tutte le forme di razzismo,
accettando di riconoscere in ogni persona umana la dignit
fondamentale e il bene che vi dimorano, a prendere sempre pi
coscienza di appartenere ad un'unica famiglia umana voluta e
riunita da Dio.
Desidero qui ridire con forza che l'ostilit o l'odio verso
l'ebraismo sono in completa contraddizione con la visione
cristiana della dignit dell'uomo.
Le prove della Chiesa cattolica
6. Il nuovo paganesimo e i sistemi, che gli erano connessi, si
accanivano certamente contro gli Ebrei, ma si indirizzavano del
pari contro il cristianesimo, il cui insegnamento aveva formato
l'anima dell'Europa. Mediante la persecuzione del popolo, da
cui "proviene Cristo secondo la carne" (Rm 9,5), il messaggio
evangelico della pari dignit di tutti i figli di Dio veniva schernito.
Il mio predecessore, il Papa Pio 11esimo mostr la consueta lucidit
quando, nell'enciclica "Mit brennender Sorge", dichiar:
"Chiunque eleva la razza o il popolo, o lo Stato o una delle
sue forme determinate, i depositari del potere o di altri
elementi fondamentali della societ umana (...) a regola
suprema di tutto, anche dei valori religiosi, e li divinizza
con un culto idolatrico, questi perverte ed altera l'ordine
delle cose creato e voluto da Dio" ("Mit Brennender Sorge", die
14 mar. 1937; AAS 29 (1937) 149 et 171).
Questa pretesa dell'ideologia del sistema nazionalsocialista
non risparmi le Chiese, e la Chiesa cattolica in particolare
la quale, prima e durante il conflitto, conobbe anch'essa la
passione. La sua sorte non  stata certamente migliore nelle
contrade, dove si impose l'ideologia marxista del materialismo dialettico.
Tuttavia, dobbiamo rendere grazie a Dio per i numerosi
testimoni, noti e ignoti, che - in quelle ore di tribolazione - hanno 
avuto il coraggio di professare intrepidamente la fede,
che hanno saputo ergersi contro l'arbitrio ateo e che non si
sono piegati sotto la forza.
Totalitarismo e religione
7. Infatti, in ultima analisi, il paganesimo nazista e il dogma
marxista hanno in comune il fatto di essere delle ideologie
totalitarie, con una tendenza a divenire delle religioni sostitutive.
Gi ben prima del 1939, in certi settori della cultura europea
appariva una volont di cancellare Dio e la sua immagine
dall'orizzonte dell'uomo. Si iniziava a indottrinare in tal
senso i fanciulli, fin dalla loro pi tenera et.
L'esperienza ha sfortunatamente mostrato che l'uomo consegnato
al solo potere dell'uomo, mutilato nelle sue aspirazioni
religiose, diventa presto un numero o un oggetto. D'altro
canto, nessuna epoca dell'umanit  sfuggita al rischio del
chiuso ripiegamento dell'uomo su se stesso, in un atteggiamento
di orgogliosa sufficienza. Ma tale rischio si  accentuato in
questo secolo nella misura in cui la forza delle armi, la
scienza e la tecnica hanno potuto dare all'uomo contemporaneo
l'illusione di diventare il solo padrone della natura e della
storia. Questa  la pretesa che si trova alla base degli
eccessi che deploriamo.
L'abisso morale, nel quale il disprezzo di Dio - e quindi
dell'uomo - ha cinquant'anni or sono gettato il mondo, ci fa
toccare con mano la potenza del "Principe di questo mondo" (Gv 14,30),
che pu sedurre le coscienze con la menzogna, con il
disprezzo dell'uomo e del diritto, con il culto del potere e della potenza.
Oggi noi ricordiamo tutto ci e meditiamo sugli estremismi, cui
pu condurre l'abbandono di ogni riferimento a Dio e di ogni
legge morale trascendente.
Rispettare i diritti dei popoli
8. Ma quanto  vero per l'uomo  vero anche per i popoli.
Commemorare gli avvenimenti del 1939 significa ricordare che
l'ultimo conflitto mondiale ha avuto come causa l'annientamento
sia dei diritti dei popoli che di quelli delle persone. L'ho
ricordato ieri, indirizzandomi alla Conferenza Episcopale Polacca.
Non c' pace se i diritti di tutti i popoli - e particolarmente
di quelli pi vulnerabili - non sono rispettati! L'intero
edificio del diritto internazionale poggia sul principio
dell'uguale rispetto degli Stati, del diritto
all'autodeterminazione di ciascun popolo e della libera
cooperazione in vista del superiore bene comune dell'umanit.
 essenziale che oggi situazioni analoghe a quella della
Polonia del 1939, devastata e frantumata a piacimento da
invasori senza scrupoli, non si riproducano pi. A tal riguardo
non si pu impedire di pensare ai paesi, che non hanno ancora
ottenuto la loro piena indipendenza, ed a quelli che sono sotto
la minaccia di perderla. In tale contesto e in questi giorni 
necessario evocare il caso del Libano, dove forze congiunte,
che perseguono loro propri interessi, non esitano a mettere in
pericolo l'esistenza stessa di una nazione.
Non dimentichiamo che l'Organizzazione delle Nazioni Unite 
nata, dopo il secondo conflitto mondiale, quale strumento di
dialogo e di pace, fondato sul rispetto della eguaglianza dei
diritti dei popoli.
Il disarmo
9. Ma una delle condizioni essenziali di questo "vivere
insieme"  il disarmo.
Le terribili prove subite dai militari e dalle popolazioni
civili, al tempo dell'ultimo conflitto mondiale, non possono
che incitare i responsabili delle nazioni a fare tutto il
possibile perch senza tardare si arrivi all'elaborazione di
processi di cooperazione, di controllo e di disarmo, che
rendano la guerra impensabile. Chi oserebbe giustificare ancora
l'uso delle armi pi crudeli, che uccidono gli uomini e
distruggono le loro realizzazioni, per risolvere le vertenze
tra gli Stati? Come ho avuto occasione di dire: "La guerra  in
s irrazionale e (...) il principio etico del regolamento
pacifico dei conflitti  la sola via degna dell'uomo" ("Nuntius
ob diem ad pacem fovendam dicatum pro a. D. 1984", 4, die 8
dec. 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI, 2 (1983) 1278).
 per questo che noi non possiamo che accogliere con favore i
negoziati in corso per il disarmo nucleare e convenzionale come
per la messa al bando totale delle armi chimiche ed altre. La
Santa Sede a pi riprese ha dichiarato che stima necessario che
le parti giungano almeno ad un livello di armamento che sia il
pi basso possibile compatibilmente con le loro esigenze di
sicurezza e di difesa.
Questi passi promettenti avranno tuttavia possibilit di
successo solamente nel caso siano sostenuti e accompagnati da
una volont di intensificare in pari modo la cooperazione negli
altri ambiti, specificatamente quelli economici e culturali.
L'ultima riunione della conferenza sulla sicurezza e la
cooperazione in Europa, tenutasi recentemente a Parigi sul tema
della "dimensione umana", ha registrato l'auspicio, espresso da
paesi delle due parti d'Europa, di veder instaurato ovunque il
regime dello Stato di diritto. Questa forma di Stato appare,
infatti, come il migliore garante dei diritti della persona,
ivi compreso il diritto alla libert religiosa, il cui rispetto
e un elemento insostituibile della pace sociale e internazionale.
Educare le giovani generazioni
10. Edotti dagli errori e dalle deviazioni del passato, gli
Europei d'oggi hanno ormai il dovere di trasmettere alle
giovani generazioni uno stile di vita e una cultura ispirata
dalla solidariet e dalla stima per l'altro. A tal riguardo, il
cristianesimo, che ha forgiato cos profondamente i valori
spirituali di detto continente, dovrebbe essere una fonte di
costante ispirazione: la sua dottrina sulla persona creata ad
immagine di Dio non pu che contribuire allo sviluppo di un
umanesimo rinnovato.
Nell'inevitabile dibattito sociale, dove si affrontano
differenti concezioni della societ, gli adulti devono darsi
l'esempio del rispetto reciproco, sapendo sempre riconoscere la
parte di verit che  nell'altro.
In un continente con non pochi contrasti, bisogna che le
persone, le etnie ed i paesi di cultura, di credenza o di
sistema sociale differenti reimparino incessantemente la mutua
accettazione.
Gli educatori ed i mass-media hanno a tal riguardo un ruolo
fondamentale. Purtroppo  giocoforza costatare che l'educazione
al rispetto della dignit della persona creata a immagine di
Dio non  certamente favorita dagli spettacoli di violenza o di
depravazione che troppo frequentemente sono diffusi dai mezzi
di comunicazione sociale: le giovani coscienze in via di
formazione ne sono turbate e il senso morale degli adulti ne  ottenebrato.
Moralizzare la vita pubblica
11. La vita pubblica, in effetti, non pu prescindere dai
criteri etici. La pace si propaga in primo luogo sul terreno
dei valori umani, vissuti e trasmessi dai cittadini e dai
popoli. Quando si sfilaccia il tessuto morale di una nazione,
tutto e da temere.
La vigile memoria del passato dovrebbe rendere i nostri
contemporanei attenti agli abusi sempre possibili
nell'esercizio della libert, che la generazione di quest'epoca
ha conquistato al prezzo di molti sacrifici. L'equilibrio
fragile della pace potrebbe essere compromesso qualora nelle
coscienze si risveglino mali come l'odio razziale, il disprezzo
per lo straniero, la segregazione del malato o del vecchio,
l'emarginazione del povero, il ricorso alla violenza privata e collettiva.
Spetta ai cittadini il saper distinguere tra le proposte
politiche quelle che si ispirano alla ragione ed ai valori
morali, ed  compito degli Stati il vigilare a che siano
bloccate le cause dell'esasperazione o dell'insofferenza di uno
o dell'altro gruppo svantaggiato della societ.
Appello all'Europa
12. A voi, uomini di governo e responsabili delle nazioni,
ridico ancora una volta la mia profonda convinzione che il
rispetto di Dio e il rispetto dell'uomo vanno di pari passo.
Essi costituiscono il principio assoluto che permetter agli
Stati e ai blocchi politici di andare oltre i loro antagonismi.
Non possiamo dimenticare, in particolare, l'Europa dove  nato
quel terribile conflitto e che per sei anni ha vissuto una vera
"passione", che l'ha rovinata e resa esangue. Sin dal 1945,
siamo testimoni e attori di lodevoli sforzi condotti
felicemente a termine in vista della sua ricostruzione
materiale e spirituale.
Ieri, questo continente ha esportato la guerra; oggi gli spetta
di essere "artefice di pace". Confido che il messaggio di
umanesimo e di liberazione, eredit della sua storia cristiana,
sapr ancora fecondare i suoi popoli e continuer ad irradiarsi nel mondo.
S, Europa, tutti ti guardano, coscienti che tu hai sempre
qualcosa da dire, dopo il naufragio di quegli anni di fuoco:
che la vera civilt non  nella forza, che essa  frutto della
vittoria su noi stessi, sulle potenze dell'ingiustizia,
dell'egoismo e dell'odio, che possono giungere sino a sfigurare l'uomo!
Indirizzo ai cattolici
13. Terminando, desidero rivolgermi in modo tutto particolare
ai pastori e ai fedeli della Chiesa cattolica.
Abbiamo or ora ricordato una delle guerre pi omicide della
storia, nata in un continente di tradizione cristiana.
Una tale constatazione non pu che incitarci ad un esame di
coscienza sulla qualit dell'evangelizzazione dell'Europa. La
caduta dei valori cristiani, che ha favorito gli errori di
ieri, deve renderci vigili circa la modalit con cui oggi il
Vangelo  annunciato e vissuto.
Dobbiamo purtroppo osservare che in molti ambiti della sua
esistenza l'uomo moderno pensa, vive e lavora come se Dio non
esistesse. Esiste qui lo stesso pericolo di ieri: l'uomo
consegnato al potere dell'uomo.
Mentre l'Europa si appresta ad assumere un nuovo volto, mentre
sviluppi positivi hanno luogo in certi paesi della sua parte
centrale ed orientale e mentre i responsabili delle nazioni
collaborano sempre pi alla soluzione dei grandi problemi
dell'umanit, Dio chiama la sua Chiesa a portare il proprio
contributo all'avvento di un mondo pi fraterno.
Con le altre Chiese cristiane, malgrado la nostra imperfetta
unit, noi vogliamo ridire all'umanit d'oggi che l'uomo  vero
solo quando si riconosce di Dio, come creatura; che l'uomo 
cosciente della sua dignit solo quando riconosce in s e negli
altri l'impronta di Dio che l'ha creato a sua immagine; che
egli  grande solo nella misura in cui fa della sua vita una
risposta all'amore di Dio e si mette al servizio dei fratelli.
Dio non dispera dell'uomo. Cristiani, neppure noi possiamo
disperare dell'uomo, perch sappiamo che egli  sempre pi
grande dei suoi errori e delle sue colpe.
Ricordandoci della beatitudine un tempo pronunciata dal
Signore: "Beati gli operatori di pace" (Mt 5,9), desideriamo
invitare tutti gli uomini a perdonare e a mettersi gli uni a
servizio degli altri, a causa di colui che, nella sua carne, ha
una volta per tutte "ucciso l'odio" (Ef 2,16).
A Maria, regina della pace, affido questa umanit,
raccomandando alla sua materna intercessione la storia di cui
noi siamo gli attori.
Affinch il mondo non conosca pi la disumanit e la barbarie,
che l'hanno devastato cinquant'anni fa, annunciamo senza
stancarci il "Signore nostro Ges Cristo, dal quale ora abbiamo
ottenuto la riconciliazione" (Rm 5,11), pegno della
riconciliazione di tutti gli uomini tra di loro.
Che la sua pace e la sua benedizione siano con tutti voi!
Dal Vaticano, il 27 agosto dell'anno 1989, undicesimo di Pontificato.
