                    ESORTAZIONE APOSTOLICA
                         POST-SINODALE
                        VITA CONSECRATA
                        DEL SANTO PADRE
                       GIOVANNI PAOLO II
                   ALL'EPISCOPATO E AL CLERO
             AGLI ORDINI E CONGREGAZIONI RELIGIOSE
                ALLE SOCIET DI VITA APOSTOLICA
                    AGLI ISTITUTI SECOLARI
                      E A TUTTI I FEDELI
          CIRCA LA VITA CONSACRATA E LA SUA MISSIONE
                   NELLA CHIESA E NEL MONDO
INTRODUZIONE
1. La vita consacrata, profondamente radicata negli esempi e
negli insegnamenti di Cristo Signore,  un dono di Dio Padre
alla sua Chiesa per mezzo dello Spirito. Con la professione dei
consigli evangelici i tratti caratteristici di Ges - vergine,
povero ed obbediente - acquistano una tipica e permanente
"visibilit" in mezzo al mondo, e lo sguardo dei fedeli 
richiamato verso quel mistero del Regno di Dio che gi opera
nella storia, ma attende la sua piena attuazione nei cieli.
Lungo i secoli non sono mai mancati uomini e donne che, docili
alla chiamata del Padre e alla mozione dello Spirito, hanno
scelto questa via di speciale sequela di Cristo, per dedicarsi
a Lui con cuore "indiviso" (cfr 1 Cor 7, 34). Anch'essi hanno
lasciato ogni cosa, come gli Apostoli, per stare con Lui e
mettersi, come Lui, al servizio di Dio e dei fratelli. In
questo modo essi hanno contribuito a manifestare il mistero e
la missione della Chiesa con i molteplici carismi di vita
spirituale ed apostolica che loro distribuiva lo Spirito Santo,
e di conseguenza hanno pure concorso a rinnovare la societ.
Rendimento di grazie per la vita consacrata
2. Il ruolo della vita consacrata nella Chiesa  tanto
rilevante che decisi di convocare un Sinodo per approfondirne
il significato e le prospettive, in vista dell'ormai imminente
nuovo millennio. Nell'Assemblea sinodale ho voluto che fossero
presenti, accanto ai Padri, anche numerosi consacrati e
consacrate, affinch non mancasse il loro apporto alla comune
riflessione.Siamo tutti consapevoli della ricchezza che, per la
comunit ecclesiale, costituisce il dono della vita consacrata
nella variet dei suoi carismi e delle sue istituzioni. Insieme
rendiamo grazie a Dio per gli Ordini e gli Istituti religiosi
dediti alla contemplazione, alle opere di apostolato, per le
Societ di vita apostolica, per gli Istituti secolari e per
altri gruppi di consacrati, come pure per tutti coloro che, nel
segreto del loro cuore, si dedicano a Dio con speciale
consacrazione.Al Sinodo si  toccata con mano l'universale
diffusione della vita consacrata, presente nelle Chiese di ogni
parte della terra. Essa stimola ed accompagna lo sviluppo della
evangelizzazione nelle diverse regioni del mondo, dove non solo
si ricevono con gratitudine Istituti provenienti da fuori, ma
se ne costituiscono di nuovi, con grande variet di forme e di
espressioni.Cos, se in alcune regioni della terra gli Istituti
di vita consacrata sembrano attraversare un momento di
difficolt, in altre essi prosperano con sorprendente vigore,
mostrando che la scelta di totale donazione a Dio in Cristo non
 per nulla incompatibile con la cultura e la storia di ogni
popolo. N essa fiorisce soltanto dentro la Chiesa cattolica;
in realt la si trova particolarmente viva nel monachesimo
delle Chiese ortodosse, quale tratto essenziale della loro
fisionomia e sta iniziando o riemergendo nelle Chiese e
Comunit ecclesiali nate dalla Riforma, come segno di una
grazia comune dei discepoli di Cristo. Da tale constatazione
deriva un impulso all'ecumenismo che alimenta il desiderio di
una comunione sempre pi piena fra i cristiani, "perch il
mondo creda" (Gv 17, 21).
La vita consacrata, dono alla Chiesa
3. L'universale presenza della vita consacrata e il carattere
evangelico della sua testimonianza mostrano con tutta evidenza
- se ce ne fosse bisogno - che essa non  una realt isolata e
marginale , ma tocca tutta la Chiesa. I Vescovi nel Sinodo lo
hanno pi volte confermato: "de re nostra agitur", " cosa che
ci riguarda". In realt, la vita consacrata si pone nel cuore
stesso della Chiesa come elemento decisivo per la sua missione,
giacch "esprime l'intima natura della vocazione cristiana" e
la tensione di tutta la Chiesa-Sposa verso l'unione con l'unico
Sposo. Al Sinodo  stato pi volte affermato che la vita
consacrata non ha svolto soltanto nel passato un ruolo di aiuto
e di sostegno per la Chiesa, ma  dono prezioso e necessario
anche per il presente e per il futuro del Popolo di Dio, perch
appartiene intimamente alla sua vita, alla sua santit, alla
sua missione.
Le attuali difficolt, che non pochi Istituti incontrano in
alcune regioni del mondo, non devono indurre a sollevare dubbi
sul fatto che la professione dei consigli evangelici sia parte
integrante della vita della Chiesa, alla quale reca un prezioso
impulso verso una sempre maggiore coerenza evangelica. Si
potr avere storicamente una ulteriore variet di forme, ma non
muter la sostanza di una scelta che s'esprime nel radicalismo
del dono di s per amore del Signore Ges e, in Lui, di ogni
componente della famiglia umana. Su questa certezza, che ha
animato innumerevoli persone nel corso dei secoli, il popolo
cristiano continua a contare, ben sapendo di poter trarre
dall'apporto di queste anime generose un validissimo sostegno
nel suo cammino verso la patria del cielo.
Raccogliendo i frutti del Sinodo
4. Aderendo al desiderio manifestato dall'Assemblea Generale
Ordinaria del Sinodo dei Vescovi raccolta per riflettere sul
tema "La vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel
mondo", intendo proporre in questa Esortazione apostolica i
frutti dell'itinerario sinodale e mostrare a tutti i fedeli -
Vescovi, presbiteri, diaconi, persone consacrate e laici -,
come pure a quanti vorranno porsi in ascolto, le meraviglie che
il Signore anche oggi vuole compiere attraverso la vita
consacrata.Questo Sinodo, venendo dopo quelli dedicati ai laici
e ai presbiteri, completa la trattazione delle peculiarit che
caratterizzano gli stati di vita voluti dal Signore Ges per la
sua Chiesa. Se infatti nel Concilio Vaticano II  stata
sottolineata la grande realt della comunione ecclesiale, nella
quale convergono tutti i doni in vista della costruzione del
Corpo di Cristo e della missione della Chiesa nel mondo, in
questi ultimi anni si  avvertita la necessit di esplicitare
meglio l'identit dei vari stati di vita, la loro vocazione e
la loro missione specifica nella Chiesa.
La comunione nella Chiesa non  infatti uniformit, ma dono
dello Spirito che passa anche attraverso la variet dei carismi
e degli stati di vita. Questi saranno tanto pi utili alla
Chiesa e alla sua missione, quanto maggiore sar il rispetto
della loro identit. In effetti, ogni dono dello Spirito 
concesso perch fruttifichi per il Signore nella crescita
della fraternit e della missione.
L'opera dello Spirito nelle varie forme di vita consacrata
5. Come non ricordare con gratitudine verso lo Spirito
l'abbondanza delle forme storiche di vita consacrata, da Lui
suscitate e tuttora presenti nel tessuto ecclesiale? Esse si
presentano come una pianta dai molti rami, che affonda le sue
radici nel Vangelo e produce frutti copiosi in ogni stagione
della Chiesa. Quale straordinaria ricchezza! Io stesso, alla
fine del Sinodo, ho sentito il bisogno di sottolineare questo
elemento costante nella storia della Chiesa: la schiera di
fondatori e di fondatrici, di santi e di sante, che hanno
scelto Cristo nella radicalit evangelica e nel servizio
fraterno, specialmente dei poveri e abbandonati. Proprio in
tale servizio emerge con particolare evidenza come la vita
consacrata manifesti l'unitariet del comandamento dell'amore,
nell'inscindibile connessione tra amore di Dio e amore del prossimo.
Il Sinodo ha fatto memoria di quest'opera incessante dello
Spirito Santo, che nel corso dei secoli dispiega le ricchezze
della pratica dei consigli evangelici attraverso i molteplici
carismi, e anche per questa via rende perennemente presente
nella Chiesa e nel mondo, nel tempo e nello spazio, il mistero di Cristo.
Vita monastica in Oriente e in Occidente
6. I Padri sinodali delle Chiese cattoliche orientali e i
rappresentanti delle altre Chiese dell'Oriente hanno messo in
risalto, nei loro interventi, i valori evangelici della vita
monastica,  apparsa gi agli inizi del cristianesimo e
tuttora fiorente nei loro territori, specialmente presso le
Chiese ortodosse.
Fin dai primi secoli della Chiesa vi sono stati uomini e donne
che si sono sentiti chiamati ad imitare la condizione di servo
del Verbo incarnato, e si sono posti alla sua sequela vivendo
in modo specifico e radicale, nella professione monastica, le
esigenze derivanti dalla partecipazione battesimale al mistero
pasquale della sua morte e risurrezione. In questo modo,
facendosi portatori della Croce (staurophroi), si sono
impegnati a diventare portatori dello Spirito (pneumatophroi),
uomini e donne autenticamente spirituali, capaci di fecondare
segretamente la storia con la lode e l'intercessione continua,
con i consigli ascetici e le opere della carit.
Nell'intento di trasfigurare il mondo e la vita in attesa della
definitiva visione del volto di Dio, il monachesimo orientale
privilegia la conversione, la rinuncia a se stessi e la
compunzione del cuore, la ricerca dell'esichia, cio della pace
interiore, e la preghiera incessante, il digiuno e le veglie,
il combattimento spirituale e il silenzio, la gioia pasquale
per la presenza del Signore e per l'attesa della sua venuta
definitiva, l'offerta di s e dei propri averi, vissuta nella
santa comunione del cenobio o nella solitudine eremitica.
Anche l'Occidente ha praticato fin dai primi secoli della
Chiesa la vita monastica e ne ha conosciuto una grande variet
di espressioni nell'ambito sia cenobitico che eremitico. Nella
sua forma attuale, ispirata specialmente a san Benedetto, il
monachesimo occidentale  erede di tanti uomini e donne che,
lasciata la vita secondo il mondo, cercarono Dio e a lui si
dedicarono, "nulla anteponendo all'amore di Cristo". Anche i
monaci di oggi si sforzano di conciliare armonicamente la vita
interiore e il lavoro nell'impegno evangelico della conversione
dei costumi, dell'obbedienza, della stabilit, e nell'assidua
dedizione alla meditazione della Parola (lectio divina), alla
celebrazione della liturgia, alla preghiera. I monasteri sono
stati e sono tuttora, nel cuore della Chiesa e del mondo, un
eloquente segno di comunione, un'accogliente dimora per coloro
che cercano Dio e le cose dello spirito, scuole di fede e veri
laboratori di studio, di dialogo e di cultura per
l'edificazione della vita ecclesiale e della stessa citt
terrena, in attesa di quella celeste.
L'Ordine delle vergini, gli eremiti, le vedove
7.  motivo di gioia e di speranza vedere che torna oggi a
fiorire l'antico Ordine delle vergini, testimoniato nelle
comunit cristiane fin dai tempi apostolici. Consacrate dal
Vescovo diocesano, esse acquisiscono un particolare vincolo con
la Chiesa, al cui servizio si dedicano, pur restando nel mondo.
Da sole o associate, esse costituiscono una speciale immagine
escatologica della Sposa celeste e della vita futura, quando
finalmente la Chiesa vivr in pienezza l'amore per Cristo Sposo.
Gli eremiti e le eremite, appartenenti ad Ordini antichi o ad
Istituti nuovi, o anche dipendenti direttamente dal Vescovo,
con l'interiore ed esteriore separazione dal mondo testimoniano
la provvisoriet del tempo presente, col digiuno e la penitenza
attestano che non di solo pane vive l'uomo, ma della Parola di
Dio (cfr Mt 4, 4). Una tale vita "nel deserto"  un invito per
i propri simili e per la stessa comunit ecclesiale a non
perdere mai di vista la suprema vocazione, che  di stare
sempre con il Signore.
Torna ad essere oggi praticata anche la consacrazione delle
vedove, nota fin dai tempi apostolici (cfr 1 Tim 5, 5. 9-10;
1 Cor 7, 8), nonch quella dei vedovi. Queste persone, mediante
il voto di castit perpetua quale segno del Regno di Dio,
consacrano la loro condizione per dedicarsi alla preghiera e al
servizio della Chiesa.
Istituti dediti totalmente alla contemplazione
8. Gli Istituti completamente ordinati alla contemplazione,
composti da donne o da uomini, sono per la Chiesa un motivo di
gloria e una sorgente di grazie celesti. Con la loro vita e la
loro missione le persone che ne fanno parte imitano Cristo in
orazione sul monte, testimoniano la signoria di Dio sulla
storia, anticipano la gloria futura.
Nella solitudine e nel silenzio, mediante l'ascolto della
Parola di Dio, l'esercizio del culto divino, l'ascesi
personale, la preghiera, la mortificazione e la comunione
dell'amore fraterno, orientano tutta la loro vita ed attivit
alla contemplazione di Dio. Offrono cos alla comunit
ecclesiale una singolare testimonianza dell'amore della Chiesa
per il suo Signore e contribuiscono, con una misteriosa
fecondit apostolica, alla crescita del Popolo di Dio.
 legittimo, pertanto, auspicare che le varie forme di vita
contemplativa conoscano una crescente diffusione nelle giovani
Chiese come espressione di pieno radicamento del Vangelo,
soprattutto in quelle regioni del mondo dove sono pi diffuse
altre religioni. Ci consentir di testimoniare il vigore delle
tradizioni di ascesi e di mistica cristiane e favorir lo
stesso dialogo interreligioso.
La vita religiosa apostolica
9. In Occidente sono fiorite lungo i secoli molteplici altre
espressioni di vita religiosa, nelle quali innumerevoli
persone, rinunciando al mondo, si sono consacrate a Dio
attraverso la professione pubblica dei consigli evangelici
secondo uno specifico carisma e in una stabile forma di vita
comune, per un multiforme servizio apostolico al popolo di
Dio: cos le diverse famiglie di Canonici regolari, gli Ordini
mendicanti, i Chierici regolari ed in genere le Congregazioni
religiose maschili e femminili dedite all'attivit apostolica e
missionaria ed alle molteplici opere che la carit cristiana ha
suscitato.
 una testimonianza splendida e varia, nella quale si
rispecchia la molteplicit dei doni elargiti da Dio a fondatori
e fondatrici che, aperti all'azione dello Spirito Santo, hanno
saputo interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo
illuminato alle esigenze via via emergenti. Sulle loro orme
tante altre persone hanno cercato, con la parola e con
l'azione, di incarnare il Vangelo nella propria esistenza, per
riproporre nel loro tempo la viva presenza di Ges, il
Consacrato per eccellenza e l'Apostolo del Padre. In Cristo
Signore religiosi e religiose devono continuare a specchiarsi
in ogni epoca, alimentando nella preghiera una profonda
comunione di sentimenti con Lui (cfr Fil 2, 5-11), affinch
tutta la loro vita sia pervasa dallo spirito apostolico e tutta
l'azione apostolica sia compenetrata di contemplazione.
Gli Istituti secolari
10. Lo Spirito Santo, artefice mirabile della variet dei
carismi, ha suscitato nel nostro tempo nuove espressioni di
vita consacrata, quasi a voler corrispondere, secondo un
provvidenziale disegno, alle nuove necessit che la Chiesa oggi
incontra nell'adempimento della sua missione nel mondo.
Il pensiero va innanzitutto agli Istituti secolari, i cui
membri intendono vivere la consacrazione a Dio nel mondo
attraverso la professione dei consigli evangelici nel contesto
delle strutture temporali, per essere cos lievito di sapienza
e testimoni di grazia all'interno della vita culturale,
economica e politica. Attraverso la sintesi, che  loro
specifica, di secolarit e consacrazione, essi intendono
immettere nella societ le energie nuove del Regno di Cristo,
cercando di trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza
delle Beatitudini. In questo modo, mentre la totale
appartenenza a Dio li rende pienamente consacrati al suo
servizio, la loro attivit nelle normali condizioni laicali
contribuisce, sotto l'azione dello Spirito, all'animazione
evangelica delle realt secolari. Gli Istituti secolari
contribuiscono cos ad assicurare alla Chiesa, secondo la
specifica indole di ciascuno, una presenza incisiva nella societ.
Una preziosa funzione svolgono anche gli Istituti secolari
clericali, in cui sacerdoti appartenenti al presbiterio
diocesano, anche quando viene ad alcuni di loro riconosciuta
l'incardinazione al proprio Istituto, si consacrano a Cristo
mediante la pratica dei consigli evangelici secondo uno
specifico carisma. Essi trovano nelle ricchezze spirituali
dell'Istituto a cui appartengono un grande aiuto per vivere
intensamente la spiritualit propria del sacerdozio e, in tal
modo, essere fermento di comunione e di generosit apostolica
tra i confratelli.
Le Societ di vita apostolica
11. Speciale menzione meritano, poi, le Societ di vita
apostolica o di vita comune, maschili e femminili, le quali
perseguono, con uno stile loro proprio, uno specifico fine
apostolico o missionario. In molte di esse, con vincoli sacri
riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, sono espressamente
assunti i consigli evangelici. Anche in tal caso, tuttavia, la
peculiarit della loro consacrazione le distingue dagli
Istituti religiosi e dagli Istituti secolari.  da
salvaguardare e promuovere la specificit di questa forma di
vita, che nel corso degli ultimi secoli ha prodotto tanti
frutti di santit e di apostolato, specialmente nel campo della
carit e nella diffusione missionaria del Vangelo.
Nuove espressioni di vita consacrata
12. La perenne giovinezza della Chiesa continua a manifestarsi
anche oggi: negli ultimi decenni, dopo il Concilio Ecumenico
Vaticano II, sono apparse nuove o rinnovate forme di vita
consacrata. In molti casi si tratta di Istituti simili a quelli
gi esistenti, ma nati da nuovi impulsi spirituali ed
apostolici. La loro vitalit deve essere vagliata dall'autorit
della Chiesa, alla quale compete l'opportuno esame sia per
saggiare l'autenticit della finalit ispiratrice sia per
evitare l'eccessiva moltiplicazione di istituzioni tra loro
analoghe, col conseguente rischio di una nociva frammentazione
in gruppi troppo piccoli. In altri casi si tratta di esperienze
originali, che sono alla ricerca di una propria identit nella
Chiesa e attendono di essere ufficialmente riconosciute dalla
Sede Apostolica, alla quale sola compete l'ultimo giudizio.
Queste nuove forme di vita consacrata, che s'aggiungono alle
antiche, testimoniano della costante attrattiva che la
donazione totale al Signore, l'ideale della comunit
apostolica, i carismi di fondazione continuano ad esercitare
anche sulla presente generazione e sono pure segno della
complementariet dei doni dello Spirito Santo.
Lo Spirito, tuttavia, nella novit non si contraddice. Ne 
prova il fatto che le nuove forme di vita consacrata non hanno
soppiantato le precedenti. In cos multiforme variet s'
potuta conservare l'unit di fondo grazie alla medesima
chiamata a seguire, nella ricerca della perfetta carit, Ges
vergine, povero e obbediente. Tale chiamata, come si trova in
tutte le forme gi esistenti, cos  richiesta in quelle che si
propongono come nuove.
Finalit dell'Esortazione apostolica
13. Raccogliendo i frutti dei lavori sinodali, con questa
Esortazione apostolica intendo rivolgermi a tutta la Chiesa,
per offrire non solo alle persone consacrate, ma anche ai
Pastori e ai fedeli, i risultati di un confronto stimolante,
sui cui sviluppi non ha mancato di vegliare lo Spirito Santo
con i suoi doni di verit e d'amore.
In questi anni di rinnovamento la vita consacrata ha
attraversato, come del resto altre forme di vita nella Chiesa,
un periodo delicato e faticoso.  stato un periodo ricco di
speranze, di tentativi e proposte innovatrici miranti a
rinvigorire la professione dei consigli evangelici. Ma  stato
anche un tempo non privo di tensioni e di travagli, in cui
esperienze pur generose non sono state sempre coronate da
risultati positivi.
Le difficolt non devono tuttavia indurre allo scoraggiamento.
Occorre piuttosto impegnarsi con nuovo slancio, perch la
Chiesa ha bisogno dell'apporto spirituale e apostolico di una
vita consacrata rinnovata e rinvigorita. Con la presente
Esortazione postsinodale desidero rivolgermi alle comunit
religiose e alle persone consacrate con lo stesso spirito che
animava la lettera inviata ai cristiani di Antiochia dal
Concilio di Gerusalemme, e nutro la speranza che abbia pure a
ripetersi oggi la medesima esperienza registrata allora:
"Quando l'ebbero letta, si rallegrarono per l' incoraggiamento
che infondeva" (At 15, 31). Non solo: ma nutro pure la speranza
di accrescere la gioia di tutto il popolo di Dio, che,
conoscendo meglio la vita consacrata, potr con pi
consapevolezza rendere grazie all'Onnipotente per questo grande dono.
In atteggiamento di cordiale apertura verso i Padri sinodali,
ho fatto tesoro dei preziosi contributi emersi durante gli
intensi lavori assembleari, ai quali ho voluto essere
costantemente presente. Durante tale periodo, ho pure curato di
offrire a tutto il Popolo di Dio alcune catechesi sistematiche
sulla vita consacrata nella Chiesa. Ho riproposto in esse gli
insegnamenti presenti nei testi del Concilio Vaticano II, che 
stato luminoso punto di riferimento degli sviluppi dottrinali
successivi e della stessa riflessione operata dal Sinodo
durante le intense settimane dei suoi lavori.
Mentre confido che i figli della Chiesa, e in particolare le
persone consacrate, vorranno accogliere con adesione cordiale
anche questa Esortazione, auspico che la riflessione continui
per l'approfondimento del grande dono della vita consacrata
nella triplice dimensione della consacrazione, della comunione
e della missione, e che consacrati e consacrate, in piena
sintonia con la Chiesa e il suo Magistero, trovino cos
ulteriori stimoli per affrontare spiritualmente e
apostolicamente le sfide emergenti.
CAPITOLO 1
CONFESSIO TRINITATIS
ALLE SORGENTI CRISTOLOGICO-TRINITARIE DELLA VITA CONSACRATA
L'icona di Cristo trasfigurato
14. Il fondamento evangelico della vita consacrata va cercato
nel rapporto speciale che Ges, nella sua esistenza terrena,
stabil con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli non solo ad
accogliere il Regno di Dio nella propria vita, ma a porre la
propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto e
imitando da vicino la sua forma di vita.
Una tale esistenza "cristiforme", proposta a tanti battezzati
lungo la storia,  possibile solo sulla base di una speciale
vocazione e in forza di un peculiare dono dello Spirito. In
essa, infatti, la consacrazione battesimale  portata ad una
risposta radicale nella sequela di Cristo mediante l'assunzione
dei consigli evangelici, primo ed essenziale tra essi il
vincolo sacro della castit per il Regno dei Cieli. Questa
speciale "sequela di Cristo", alla cui origine sta sempre
l'iniziativa del Padre, ha, dunque, una connotazione
essenzialmente cristologica e pneumatologica, esprimendo cos
in modo particolarmente vivo il carattere trinitario della vita
cristiana, della quale anticipa in qualche modo la
realizzazione escatologica a cui tutta la Chiesa tende.
Molte sono, nel Vangelo, le parole e i gesti di Cristo che
illuminano il senso di questa speciale vocazione. Per
coglierne, tuttavia, in una visione d'insieme i tratti
essenziali, di singolare aiuto si rivela fissare lo sguardo sul
volto raggiante di Cristo nel mistero della Trasfigurazione. A
questa "icona" si riferisce tutta un'antica tradizione
spirituale, quando collega la vita contemplativa all'orazione
di Ges "sul monte". Ad essa possono inoltre ricondursi, in
qualche modo, le stesse dimensioni "attive" della vita
consacrata, giacch la Trasfigurazione non  solo rivelazione
della gloria di Cristo, ma anche preparazione ad affrontarne la
croce. Essa implica un "ascendere al monte" e un "discendere
dal monte": i discepoli che hanno goduto dell'intimit del
Maestro, avvolti per un momento dallo splendore della vita
trinitaria e della comunione dei santi, quasi rapiti
nell'orizzonte dell'eterno, sono subito riportati alla realt
quotidiana, dove non vedono che "Ges solo" nell'umilt della
natura umana, e sono invitati a tornare a valle, per vivere con
lui la fatica del disegno di Dio e imboccare con coraggio la
via della croce.
"E fu trasfigurato davanti a loro"
15. "Sei giorni dopo, Ges prese con s Pietro, Giacomo e
Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto
monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brill
come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed
ecco apparvero loro Mos ed Elia, che conversavano con
lui.Pietro prese allora la parole e disse a Ges: ' Signore, 
bello per noi restare qui; se vuoi, far qui tre tende, una per
te, una per Mos una per Elia '.Egli stava ancora parlando
quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco
una voce che diceva:' Questi  il Figlio mio prediletto, nel
quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo '.All'udire ci, i
discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da
grande timore.Ma Ges si avvicin e, toccatili, disse:
'Alzatevi e non temete '. Sollevando gli occhi non videro pi
nessuno, se non Ges solo.E mentre discendevano dal monte, Ges
ordin loro:' Non parlate a nessuno di questa visione, finch
il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti '" (Mt 17, 1-9).
L'episodio della Trasfigurazione segna un momento decisivo
nel ministero di Ges.  evento di rivelazione che consolida la
fede nel cuore dei discepoli, li prepara al dramma della Croce
ed anticipa la gloria della risurrezione. Questo mistero 
continuamente rivissuto dalla Chiesa, popolo in cammino verso
l'incontro escatologico col suo Signore. Come i tre apostoli
prescelti, la Chiesa contempla il volto trasfigurato di Cristo,
per confermarsi nella fede e non rischiare lo smarrimento
davanti al suo volto sfigurato sulla Croce. Nell'uno e
nell'altro caso, essa  la Sposa davanti allo Sposo, partecipe
del suo mistero, avvolta dalla sua luce.
Da questa luce sono raggiunti tutti i suoi figli, tutti
ugualmente chiamati a seguire Cristo riponendo in Lui il senso
ultimo della propria vita, fino a poter dire con l'Apostolo:
"Per me il vivere  Cristo!" (Fil 1, 21). Ma un'esperienza
singolare della luce che promana dal Verbo incarnato fanno
certamente i chiamati alla vita consacrata. La professione dei
consigli evangelici, infatti, li pone quale segno e profezia
per la comunit dei fratelli e per il mondo. Non possono perci
non trovare in essi particolare risonanza le parole estatiche
di Pietro: "Signore,  bello per noi stare qui!" (Mt 17, 4).
Queste parole dicono la tensione cristocentrica di tutta la
vita cristiana. Esse, tuttavia, esprimono con particolare
eloquenza il carattere totalizzante che costituisce il
dinamismo profondo della vocazione alla vita consacrata: "Come
 bello restare con Te, dedicarci a Te, concentrare in modo
esclusivo la nostra esistenza su di Te!". In effetti, chi ha
ricevuto la grazia di questa speciale comunione di amore con
Cristo, si sente come rapito dal suo fulgore: Egli  il "pi
bello tra i figli dell'uomo" (Sal 45 (44), 3), l'Incomparabile.
"Questi  il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!"
16. Ai tre discepoli estasiati giunge l'appello del Padre a
mettersi in ascolto di Cristo, a porre in Lui ogni fiducia, a
farne il centro della vita. Nella parola che viene dall'alto
acquista nuova profondit l'invito col quale Ges stesso,
all'inizio della vita pubblica, li aveva chiamati alla sua
sequela, strappandoli alla loro vita ordinaria e accogliendoli
nella sua intimit.  proprio da questa speciale grazia di
intimit che scaturisce, nella vita consacrata, la possibilit
e l'esigenza del dono totale di s nella professione dei
consigli evangelici. Questi, prima e pi che una rinuncia, sono
una specifica accoglienza del mistero di Cristo, vissuta
all'interno della Chiesa.
Nell'unit della vita cristiana, infatti, le varie vocazioni
sono come raggi dell'unica luce di Cristo "riflessa sul volto
della Chiesa". I laici, in forza dell'indole secolare della
loro vocazione, rispecchiano il mistero del Verbo Incarnato
soprattutto in quanto esso  l'Alfa e l'Omega del mondo,
fondamento e misura del valore di tutte le cose create. I
ministri sacri, da parte loro, sono immagini vive di Cristo
capo e pastore, che guida il suo popolo nel tempo del "gi e
non ancora", in attesa della sua venuta nella gloria. Alla vita
consacrata  affidato il compito di additare il Figlio di Dio
fatto uomo come il traguardo escatologico a cui tutto tende, lo
splendore di fronte al quale ogni altra luce impallidisce,
l'infinita bellezza che, sola, pu appagare totalmente il cuore
dell'uomo. Nella vita consacrata, dunque, non si tratta solo di
seguire Cristo con tutto il cuore, amandolo "pi del padre e
della madre, pi del figlio o della figlia" (cfr Mt 10, 37),
come  chiesto ad ogni discepolo, ma di vivere ed esprimere ci
con l'adesione "conformativa" a Cristo dell'intera esistenza ,
in una tensione totalizzante che anticipa, nella misura
possibile nel tempo e secondo i vari carismi, la perfezione escatologica.
Attraverso la professione dei consigli, infatti, il consacrato
non solo fa di Cristo il senso della propria vita, ma si
preoccupa di riprodurre in s, per quanto possibile, "la forma
di vita, che il Figlio di Dio prese quando venne nel mondo".
Abbracciando la verginit , egli fa suo l'amore verginale di
Cristo e lo confessa al mondo quale Figlio unigenito, uno con
il Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11); imitando la sua povert, lo
confessa Figlio che tutto riceve dal Padre e nell'amore tutto
gli restituisce (cfr Gv 17, 7.10); aderendo, col sacrificio
della propria libert, al mistero della sua obbedienza filiale,
lo confessa infinitamente amato ed amante, come Colui che si
compiace solo della volont del Padre (cfr Gv 4, 34), al quale
 perfettamente unito e dal quale in tutto dipende.
Con tale immedesimazione "conformativa" al mistero di Cristo,
la vita consacrata realizza a titolo speciale quella confessio
Trinitatis che caratterizza l'intera vita cristiana,
riconoscendo con ammirazione la sublime bellezza di Dio Padre,
Figlio e Spirito Santo e testimoniandone con gioia l'amorevole
condiscendenza verso ogni essere umano.
1. A LODE DELLA TRINIT
A Patre ad Patrem: l'iniziativa di Dio
17. La contemplazione della gloria del Signore Ges nell'icona
della Trasfigurazione rivela alle persone consacrate
innanzitutto il Padre, creatore e datore di ogni bene, che
attrae a s (cfr Gv 6, 44) una sua creatura con uno speciale
amore e in vista di una speciale missione. "Questi  il Figlio
mio prediletto: ascoltatelo!" (Mt 17, 5). Assecondando
quest'appello accompagnato da un'interiore attrazione, la
persona chiamata si affida all'amore di Dio che la vuole al suo
esclusivo servizio, e si consacra totalmente a Lui e al suo
disegno di salvezza (cfr 1 Cor 7, 32-34).
Qui sta il senso della vocazione alla vita consacrata:
un'iniziativa tutta del Padre (cfr Gv 15, 16), che richiede da
coloro che ha scelti la risposta di una dedizione totale ed
esclusiva. L'esperienza di questo amore gratuito di Dio  a
tal punto intima e forte che la persona avverte di dover
rispondere con la dedizione incondizionata della sua vita,
consacrando tutto, presente e futuro, nelle sue mani. Proprio
per questo, seguendo san Tommaso, si pu comprendere l'identit
della persona consacrata a partire dalla totalit della sua
offerta, paragonabile ad un autentico olocausto.
Per Filium: sulle orme di Cristo
18. Il Figlio, via che conduce al Padre (cfr Gv 14, 6), chiama
tutti coloro che il Padre gli ha dato (cfr Gv 17, 9) ad una
sequela che ne orienta l'esistenza. Ma ad alcuni - le persone
di vita consacrata, appunto - Egli chiede un coinvolgimento
totale, che comporta l'abbandono di ogni cosa (cfr Mt 19, 27),
per vivere in intimit con Lui e seguirlo dovunque Egli vada
(cfr Ap 14, 4).
Nello sguardo di Ges (cfr Mc 10, 21), "immagine del Dio
invisibile" (Col 1, 15), irradiazione della gloria del Padre
(cfr Eb 1, 3), si coglie la profondit di un amore eterno ed
infinito che tocca le radici dell'essere. La persona, che se
ne lascia afferrare, non pu non abbandonare tutto e seguirlo
(cfr Mc 1, 16-20; 2, 14; 10, 21.28). Come Paolo, essa considera
tutto il resto "una perdita di fronte alla sublimit della
conoscenza di Cristo Ges", a confronto del quale non esita a
ritenere ogni cosa "come spazzatura, al fine di guadagnare
Cristo" (Fil 3, 8). La sua aspirazione  di immedesimarsi con
Lui, assumendone i sentimenti e la forma di vita. Questo
lasciare tutto e seguire il Signore (cfr Lc 18, 28) costituisce
un programma valido per tutte le persone chiamate e per tutti i tempi.
I consigli evangelici, con i quali Cristo invita alcuni a
condividere la sua esperienza di vergine, povero e obbediente,
richiedono e manifestano, in chi li accoglie, il desiderio
esplicito di totale conformazione a Lui. Vivendo "in
obbedienza, senza nulla di proprio e in castit", i
consacrati confessano che Ges  il Modello in cui ogni virt
raggiunge la perfezione. La sua forma di vita casta, povera e
obbediente, appare infatti il modo pi radicale di vivere il
Vangelo su questa terra, un modo - si pu dire - divino, perch
abbracciato da Lui, Uomo-Dio, quale espressione della sua
relazione di Figlio Unigenito col Padre e con lo Spirito Santo.
 questo il motivo per cui nella tradizione cristiana si 
sempre parlato della obiettiva eccellenza della vita
consacrata.Non si pu inoltre negare che la pratica dei
consigli costituisca un modo particolarmente intimo e fecondo
di prendere parte anche alla missione di Cristo, sull'esempio
di Maria di Nazaret, prima discepola, la quale accett di
mettersi al servizio del disegno divino con il dono totale di
se stessa. Ogni missione inizia con lo stesso atteggiamento
espresso da Maria nell'annunciazione: "Eccomi, sono la serva
del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).
In Spiritu: consacrati dallo Spirito Santo
19. "Una nube luminosa li avvolse con la sua ombra" (Mt 17, 5).
Una significativa interpretazione spirituale della
Trasfigurazione vede in questa nube l'immagine dello Spirito
Santo.ome l'intera esistenza cristiana, anche la chiamata alla
vita consacrata  in intima relazione con l'opera dello Spirito
Santo.  Lui che, lungo i millenni, attrae sempre nuove persone
a percepire il fascino di una scelta tanto impegnativa. Sotto
la sua azione esse rivivono, in qualche modo, l'esperienza del
profeta Geremia: "Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono
lasciato sedurre" (20, 7).  lo Spirito che suscita il
desiderio di una risposta piena;  Lui che guida la crescita di
tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e
sostenendone poi la fedele esecuzione;  Lui che forma e plasma
l'animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e
obbediente e spingendoli a far propria la sua missione.
Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di
purificazione, essi diventano, giorno dopo giorno, persone
cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale
presenza del Signore risorto.Con penetrante intuizione, i Padri
della Chiesa hanno qualificato questo cammino spirituale come
filocalia, ossia amore per la bellezza divina, che 
irradiazione della divina bont. La persona che dalla potenza
dello Spirito Santo  condotta progressivamente alla piena
configurazione a Cristo, riflette in s un raggio della luce
inaccessibile e nel suo peregrinare terreno cammina fino alla
Fonte inesauribile della luce. In tal modo la vita consacrata
diventa un'espressione particolarmente profonda della Chiesa
Sposa, la quale, condotta dallo Spirito a riprodurre in s i
lineamenti dello Sposo, Gli compare davanti "tutta gloriosa,
senza macchia n ruga o alcunch di simile, ma santa e
immacolata" (Ef 5, 27).Lo stesso Spirito poi, lungi dal
sottrarre alla storia degli uomini le persone che il Padre ha
chiamato, le pone a servizio dei fratelli secondo le modalit
proprie del loro stato di vita, e le orienta a svolgere
particolari compiti, in rapporto alle necessit della Chiesa e
del mondo, attraverso i carismi propri dei vari Istituti. Da
qui il sorgere di molteplici forme di vita consacrata,
attraverso le quali la Chiesa  "anche abbellita con la variet
dei doni dei suoi figli, (...) come una sposa adornata per il
suo sposo (cfr Ap 21, 2)"e viene arricchita di ogni mezzo per
svolgere la sua missione nel mondo.
I consigli evangelici, dono della Trinit
20. I consigli evangelici sono dunque prima di tutto un dono
della Trinit Santissima. La vita consacrata  annuncio di ci
che il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito compie con il
suo amore, la sua bont, la sua bellezza. Infatti "lo stato
religioso (...) manifesta l'elevatezza del Regno di Dio sopra
tutte le cose terrestri e le sue esigenze supreme; dimostra
pure a tutti gli uomini la preminente grandezza della virt di
Cristo regnante e la infinita potenza dello Spirito Santo,
mirabilmente operante nella Chiesa".rimo compito della vita
consacrata  di rendere visibili le meraviglie che Dio opera
nella fragile umanit delle persone chiamate. Pi che con le
parole, esse testimoniano tali meraviglie con il linguaggio
eloquente di un'esistenza trasfigurata, capace di sorprendere
il mondo. Allo stupore degli uomini esse rispondono con
l'annuncio dei prodigi di grazia che il Signore compie in
coloro che Egli ama. Nella misura in cui la persona consacrata
si lascia condurre dallo Spirito fino ai vertici della
perfezione, pu esclamare: "Vedo la bellezza della tua grazia,
ne contemplo in fulgore, ne rifletto la luce; sono preso dal
suo ineffabile splendore; sono condotto fuori di me mentre
penso a me stesso; vedo com'ero e cosa sono divenuto. O
prodigio! Sto attento, sono pieno di rispetto per me stesso, di
riverenza e di timore, come davanti a Te stesso; non so cosa
fare, poich mi ha preso la timidezza; non so dove sedermi, a
che cosa avvicinarmi, dove riposare queste membra che ti
appartengono; per quale impresa, per quale opera impiegarle,
queste sorprendenti meraviglie divine".Cos la vita consacrata
diviene una delle tracce concrete che la Trinit lascia nella
storia, perch gli uomini possano avvertire il fascino e la
nostalgia della bellezza divina.
Nei consigli il riflesso della vita trinitaria
21. Il riferimento dei consigli evangelici alla Trinit Santa e
santificante rivela il loro senso pi profondo. Essi infatti
sono espressione dell'amore che il Figlio porta al Padre
nell'unit dello Spirito Santo. Praticandoli, la persona
consacrata vive con particolare intensit il carattere
trinitario e cristologico che contrassegna tutta la vita
cristiana. La castit dei celibi e delle vergini, in quanto
manifestazione della dedizione a Dio con cuore indiviso 
(cfr 1 Cor 7, 32-34), costituisce un riflesso dell'amore infinito che
lega le tre Persone divine nella profondit misteriosa della
vita trinitaria; amore testimoniato dal Verbo incarnato fino al
dono della sua vita; amore "riversato nei nostri cuori per
mezzo dello Spirito Santo" (Rm 5, 5), che stimola ad una
risposta di amore totale per Dio e per i fratelli.La povert
confessa che Dio  l'unica vera ricchezza dell'uomo. Vissuta
sull'esempio di Cristo che "da ricco che era, si  fatto
povero" (2 Cor 8, 9), diventa espressione del dono totale di s
che le tre Persone divine reciprocamente si fanno.  dono che
trabocca nella creazione e si manifesta pienamente
nell'Incarnazione del Verbo e nella sua morte redentrice.L'
obbedienza, praticata ad imitazione di Cristo, il cui cibo era
fare la volont del Padre (cfr Gv 4, 34), manifesta la bellezza
liberante di una dipendenza filiale e non servile, ricca di
senso di responsabilit e animata dalla reciproca fiducia, che
 riflesso nella storia dell' amorosa corrispondenza delle tre
Persone divine.La vita consacrata, pertanto,  chiamata ad
approfondire continuamente il dono dei consigli evangelici con
un amore sempre pi sincero e forte in dimensione trinitaria :
amore al Cristo, che chiama alla sua intimit; allo Spirito
Santo, che dispone l'animo ad accogliere le sue ispirazioni; al
Padre , prima origine e scopo supremo della vita
consacrata.Essa diventa cos confessione e segno della Trinit,
il cui mistero viene additato alla Chiesa come modello e
sorgente di ogni forma di vita cristiana.La stessa vita
fraterna, in virt della quale le persone consacrate si
sforzano di vivere in Cristo con "un cuore solo e un'anima
sola" (At 4, 32), si propone come eloquente confessione
trinitaria. Essa confessa il Padre, che vuole fare di tutti gli
uomini una sola famiglia; confessa il Figlio incarnato, che
raccoglie i redenti nell'unit, indicando la via con il suo
esempio, la sua preghiera, le sue parole e soprattutto con la
sua morte, sorgente di riconciliazione per gli uomini divisi e
dispersi; confessa lo Spirito Santo quale principio di unit
nella Chiesa, dove Egli non cessa di suscitare famiglie
spirituali e comunit fraterne.
Consacrati come Cristo per il Regno di Dio
22. La vita consacrata "pi fedelmente imita e continuamente
rappresenta nella Chiesa",per impulso dello Spirito Santo, la
forma di vita che Ges, supremo consacrato e missionario del
Padre per il suo Regno, ha abbracciato ed ha proposto ai
discepoli che lo seguivano (cfr Mt 4, 18-22; Mc 1, 16-20; Lc 5, 10-11; 
Gv 15, 16). Alla luce della consacrazione di Ges, 
possibile scoprire nell'iniziativa del Padre, fonte di ogni
santit, la sorgente originaria della vita consacrata. Ges
stesso, infatti,  colui che "Dio ha consacrato in Spirito
Santo e potenza" (At 10, 38), "colui che il Padre ha consacrato
e mandato nel mondo" (Gv 10, 36). Accogliendo la consacrazione
del Padre, il Figlio a sua volta si consacra a Lui per
l'umanit (cfr Gv 17, 19): la sua vita di verginit, di
obbedienza e di povert esprime la sua filiale e totale
adesione al disegno del Padre (cfr Gv 10, 30; 14, 11). La sua
perfetta oblazione conferisce un significato di consacrazione a
tutti gli eventi della sua esistenza terrena.Egli  l'
obbediente per eccellenza, disceso dal cielo non per fare la
sua volont, ma la volont di Colui che lo ha mandato (cfr Gv
6, 38; Eb 10, 5.7). Egli rimette il suo modo di essere e di
agire nelle mani del Padre (cfr Lc 2, 49). In obbedienza
filiale, adotta la forma del servo: "Spogli se stesso,
assumendo la condizione di servo (...), facendosi obbediente
fino alla morte e alla morte di Croce" (Fil 2, 7-8).  in tale
atteggiamento di docilit al Padre che, pur approvando e
difendendo la dignit e la santit della vita matrimoniale,
Cristo assume la forma di vita verginale e rivela cos il
pregio sublime e la misteriosa fecondit spirituale della
verginit. La sua piena adesione al disegno del Padre si
manifesta anche nel distacco dai beni terreni: "Da ricco che
era, si  fatto povero per voi, perch voi diventaste ricchi
per mezzo della sua povert" (2 Cor 8, 9). La profondit della
sua povert si rivela nella perfetta oblazione di tutto ci che
 suo al Padre.Veramente la vita consacrata costituisce memoria
vivente del modo di esistere e di agire di Ges come Verbo
incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli. Essa 
vivente tradizione della vita e del messaggio del Salvatore.
2. TRA PASQUA E COMPIMENTO
Dal Tabor al Calvario
23. L'evento sfolgorante della Trasfigurazione prepara quello
tragico, ma non meno glorioso, del Calvario. Pietro, Giacomo e
Giovanni contemplano il Signore Ges insieme a Mos ed Elia,
con i quali - secondo l'evangelista Luca - Ges parla "della
sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme"
(9, 31). Gli occhi degli apostoli dunque sono fissi su Ges che
pensa alla Croce (cfr Lc 9, 43-45). L il suo amore verginale
per il Padre e per tutti gli uomini raggiunger la sua massima
espressione; la sua povert arriver allo spogliamento di
tutto; la sua obbedienza fino al dono della vita.I discepoli e
le discepole sono invitati a contemplare Ges esaltato sulla
Croce, dalla quale "il Verbo uscito dal silenzio",nel suo
silenzio e nella sua solitudine, afferma profeticamente
l'assoluta trascendenza di Dio su tutti i beni creati, vince
nella sua carne il nostro peccato e attira a s ogni uomo e
ogni donna, donando a ciascuno la nuova vita della risurrezione
(cfr Gv 12, 32; 19, 34.37). Nella contemplazione di Cristo
crocifisso trovano ispirazione tutte le vocazioni; da essa
traggono origine, con il dono fondamentale dello Spirito, tutti
i doni e in particolare il dono della vita consacrata.Dopo
Maria, Madre di Ges, questo dono riceve Giovanni, il discepolo
che Ges amava, il testimone che insieme a Maria si trovava ai
piedi della Croce (cfr Gv 19, 26-27). La sua decisione di
consacrazione totale  frutto dell'amore divino che lo avvolge,
lo sostiene, gli riempie il cuore. Giovanni, accanto a Maria, 
tra i primi della lunga schiera di uomini e donne, che dagli
inizi della Chiesa fino alla fine, toccati dall'amore di Dio,
si sentono chiamati a seguire l'Agnello immolato e vivente,
dovunque Egli vada (cfr Ap 14, 1-5).
Dimensione pasquale della vita consacrata
24. La persona consacrata, nelle varie forme di vita suscitate
dallo Spirito lungo il corso della storia, fa esperienza della
verit di Dio-Amore in modo tanto pi immediato e profondo
quanto pi si pone sotto la Croce di Cristo. Colui che nella
sua morte appare agli occhi umani sfigurato e senza bellezza
tanto da indurre gli astanti a coprirsi il volto (cfr Is 53, 2-3), 
proprio sulla Croce manifesta pienamente la bellezza e la
potenza dell'amore di Dio. Sant'Agostino lo canta cos: "Bello
 Dio, Verbo presso Dio (...).  bello in cielo, bello in
terra; bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori, bello
nei miracoli, bello nei supplizi; bello nell'invitare alla vita
e bello nel non curarsi della morte; bello nell'abbandonare la
vita e bello nel riprenderla; bello nella Croce, bello nel
sepolcro, bello nel cielo. Ascoltate il cantico con
intelligenza, e la debolezza della carne non distolga i vostri
occhi dallo splendore della sua bellezza".a vita consacrata
rispecchia questo splendore dell'amore, perch confessa, con la
sua fedelt al mistero della Croce, di credere e di vivere
dell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In
questo modo essa contribuisce a tener viva nella Chiesa la
coscienza che la Croce  la sovrabbondanza dell'amore di Dio
che trabocca su questo mondo ,  il grande segno della presenza
salvifica di Cristo. E ci specialmente nelle difficolt e
nelle prove.  quanto viene testimoniato continuamente e con
coraggio degno di profonda ammirazione da un gran numero di
persone consacrate, che vivono spesso in situazioni difficili,
persino di persecuzione e di martirio. La loro fedelt
all'unico Amore si mostra e si tempra nell'umilt di una vita
nascosta, nell'accettazione delle sofferenze per completare ci
che nella propria carne "manca ai patimenti di Cristo" (Col 1,24), 
nel sacrificio silenzioso, nell'abbandono alla santa
volont di Dio, nella serena fedelt anche di fronte al declino
delle forze e della propria autorevolezza. Dalla fedelt a Dio
scaturisce pure la dedizione al prossimo, che le persone
consacrate vivono non senza sacrificio nella costante
intercessione per le necessit dei fratelli, nel generoso
servizio ai poveri e agli ammalati, nella condivisione delle
difficolt altrui, nella sollecita partecipazione alle
preoccupazioni e alle prove della Chiesa.
Testimoni di Cristo nel mondo
25. Dal mistero pasquale sgorga anche la missionariet , che 
dimensione qualificante l'intera vita ecclesiale. Essa ha una
sua specifica realizzazione nella vita consacrata. Infatti,
anche al di l dei carismi propri di quegli Istituti che sono
dediti alla missione ad gentes o s'impegnano in attivit di
tipo propriamente apostolico, si pu dire che la missionariet
 insita nel cuore stesso di ogni forma di vita consacrata.
Nella misura in cui il consacrato vive una vita unicamente
dedita al Padre (cfr Lc 2, 49; Gv 4, 34), afferrata da Cristo
(cfr Gv 15, 16; Gal 1, 15-16), animata dallo Spirito (cfr Lc
24, 49; At 1, 8; 2, 4), egli coopera efficacemente alla
missione del Signore Ges (cfr Gv 20, 21), contribuendo in modo
particolarmente profondo al rinnovamento del mondo.Il primo
compito missionario le persone consacrate lo hanno verso se
stesse, e lo adempiono aprendo il proprio cuore all'azione
dello Spirito di Cristo. La loro testimonianza aiuta la Chiesa
intera a ricordare che al primo posto sta il servizio gratuito
di Dio, reso possibile dalla grazia di Cristo, comunicata al
credente mediante il dono dello Spirito. Al mondo viene cos
annunciata la pace che discende dal Padre, la dedizione che 
testimoniata dal Figlio, la gioia che  frutto dello Spirito
Santo.Le persone consacrate saranno missionarie innanzitutto
approfondendo continuamente la coscienza di essere state
chiamate e scelte da Dio, al quale devono perci rivolgere
tutta la loro vita ed offrire tutto ci che sono e che hanno,
liberandosi dagli impedimenti che potrebbero ritardare la
totalit della risposta d'amore. In questo modo potranno
diventare un vero segno di Cristo nel mondo. Anche il loro
stile di vita deve far trasparire l'ideale che professano,
proponendosi come segno vivente di Dio e come eloquente, anche
se spesso silenziosa, predicazione del Vangelo.Sempre, ma
specialmente nella cultura contemporanea, spesso cos
secolarizzata e tuttavia sensibile al linguaggio dei segni, la
Chiesa deve preoccuparsi di rendere visibile la sua presenza
nella vita quotidiana. Un contributo significativo in tal senso
essa ha diritto di attendersi dalle persone consacrate,
chiamate a rendere in ogni situazione una concreta
testimonianza della loro appartenenza a Cristo.Poich l'abito 
segno di consacrazione, di povert e di appartenenza ad una
certa famiglia religiosa, insieme con i Padri del Sinodo
raccomando vivamente ai religiosi e alle religiose di indossare
il proprio abito, opportunamente adattato alle circostanze dei
tempi e dei luoghi.Dove valide esigenze apostoliche lo
richiedano, essi, in conformit alle norme del proprio
Istituto, potranno anche portare un vestito semplice e
decoroso, con un simbolo idoneo, in modo che sia riconoscibile
la loro consacrazione.Gli Istituti, che dall'origine o per
disposizione delle loro costituzioni non prevedono un abito
proprio, abbiano cura che l'abbigliamento dei loro membri
risponda, per dignit e semplicit, alla natura della loro vocazione.
Dimensione escatologica della vita consacrata
26. Poich oggi le preoccupazioni apostoliche appaiono sempre
pi urgenti e l'impegno nelle cose di questo mondo rischia di
essere sempre pi assorbente,  particolarmente opportuno
richiamare l'attenzione sulla natura escatologica della vita
consacrata ."L dove  il tuo tesoro, sar anche il tuo cuore"
(Mt 6, 21): il tesoro unico del Regno suscita il desiderio,
l'attesa, l'impegno e la testimonianza. Nella Chiesa primitiva
l'attesa della venuta del Signore era vissuta in modo
particolarmente intenso. Questo atteggiamento di speranza la
Chiesa non ha, tuttavia, cessato di coltivare col passare dei
secoli: essa ha continuato ad invitare i fedeli a guardare
verso la salvezza pronta ormai per essere rivelata, "perch
passa la scena di questo mondo" (1 Cor 7, 31; cfr 1 Pt 1, 3-6).
 in questo orizzonte che meglio si comprende il ruolo di segno
escatologico proprio della vita consacrata. In effetti, 
costante la dottrina che la presenta come anticipazione del
Regno futuro. Il Concilio Vaticano II ripropone questo
insegnamento quando afferma che la consacrazione "meglio
preannunzia la futura risurrezione e la gloria del Regno
celeste".Questo fa innanzitutto la scelta verginale , sempre
intesa dalla tradizione come un'anticipazione del mondo
definitivo , che gi fin da ora opera e trasforma l'uomo nella
sua interezza.Le persone che hanno dedicato la loro vita a
Cristo non possono non vivere nel desiderio di incontrarLo per
essere finalmente e per sempre con Lui. Di qui l'ardente
attesa, di qui il desiderio di "immergersi nel Focolare d'amore
che brucia in esse e che altri non  che lo Spirito
Santo",attesa e desiderio sostenuti dai doni che il Signore
liberamente concede a coloro che aspirano alle cose di lass
(cfr Col 3, 1).Fissa nelle cose del Signore, la persona
consacrata ricorda che "non abbiamo quaggi una citt stabile"
(Eb 13, 14), perch "la nostra patria  nei cieli" (Fil 3, 20).
Sola cosa necessaria  cercare "il Regno di Dio e la sua
giustizia" (Mt 6, 33), invocando incessantemente la venuta del Signore.
Un'attesa operosa: impegno e vigilanza
27. "Vieni Signore Ges" (Ap 22, 20). Questa attesa 
tutt'altro che inerte: pur rivolgendosi al Regno futuro, essa
si traduce in lavoro e missione, perch il Regno si renda gi
presente ora attraverso l'instaurazione dello spirito delle
Beatitudini, capace di suscitare anche nella societ umana
istanze efficaci di giustizia, di pace, di solidariet e di
perdono.Questo  dimostrato ampiamente dalla storia della vita
consacrata, che sempre ha prodotto frutti abbondanti anche per
il mondo. Con i loro carismi le persone consacrate diventano un
segno dello Spirito in ordine ad un futuro nuovo, illuminato
dalla fede e dalla speranza cristiana. La tensione escatologica
si converte in missione , affinch il Regno si affermi in modo
crescente qui ed ora. Alla supplica: "Vieni, Signore Ges!", si
unisce l'altra invocazione: "Venga il tuo Regno" (Mt 6, 10).Chi
attende vigile il compimento delle promesse di Cristo  in
grado di infondere speranza anche ai suoi fratelli e sorelle,
spesso sfiduciati e pessimisti riguardo al futuro. La sua  una
speranza fondata sulla promessa di Dio contenuta nella Parola
rivelata: la storia degli uomini cammina verso il nuovo cielo e
la nuova terra (cfr Ap 21, 1), in cui il Signore "terger ogni
lacrima dai loro occhi; non ci sar pi la morte, n lutto, n
lamento, n affanno, perch le cose di prima sono passate" (Ap
21, 4).La vita consacrata  al servizio di questa definitiva
irradiazione della gloria divina, quando ogni carne vedr la
salvezza di Dio (cfr Lc 3, 6; Is 40, 5). L'Oriente cristiano
sottolinea questa dimensione quando considera i monaci come
angeli di Dio sulla terra, che annunciano il rinnovamento del
mondo in Cristo. In Occidente il monachesimo  celebrazione di
memoria e vigilia: memoria delle meraviglie operate da Dio,
vigilia del compimento ultimo della speranza. Il messaggio del
monachesimo e della vita contemplativa ripete incessantemente
che il primato di Dio  per l'esistenza umana pienezza di
significato e di gioia, perch l'uomo  fatto per Dio ed 
inquieto finch in Lui non trova pace.
La Vergine Maria, modello di consacrazione e di sequela
28. Maria  colei che, fin dalla sua concezione immacolata, pi
perfettamente riflette la divina bellezza. "Tutta bella"  il
titolo con cui la Chiesa la invoca. "Il rapporto con Maria
Santissima, che ogni fedele ha in conseguenza della sua unione
con Cristo, risulta ancora pi accentuato nella vita delle
persone consacrate. (...) In tutti (gli Istituti di vita
consacrata) vi  la convinzione che la presenza di Maria abbia
un'importanza fondamentale sia per la vita spirituale di ogni
singola anima consacrata, sia per la consistenza, l'unit, il
progresso di tutta la comunit".aria, in effetti,  esempio
sublime di perfetta consacrazione, nella piena appartenenza e
totale dedizione a Dio. Scelta dal Signore, il quale ha voluto
compiere in Lei il mistero dell'Incarnazione, ricorda ai
consacrati il primato dell'iniziativa di Dio. Al tempo stesso,
avendo dato il suo assenso alla divina Parola, che si  fatta
carne in Lei, Maria si pone come modello dell'accoglienza della
grazia da parte della creatura umana.Vicina a Cristo, insieme
con Giuseppe, nella vita nascosta di Nazaret, presente accanto
al Figlio in momenti cruciali della sua vita pubblica, la
Vergine  maestra di sequela incondizionata e di assiduo
servizio. In Lei, "tempio dello Spirito Santo",rifulge cos
tutto lo splendore della nuova creatura. La vita consacrata
guarda a Lei come a modello sublime di consacrazione al Padre,
di unione col Figlio e di docilit allo Spirito, nella
consapevolezza che aderire "al genere di vita verginale e
povera"di Cristo significa far proprio anche il genere di vita
di Maria.Nella Vergine la persona consacrata incontra, inoltre,
una Madre a titolo del tutto speciale . Infatti, se la nuova
maternit conferita a Maria sul Calvario  un dono fatto a
tutti i cristiani, essa ha un valore specifico per chi ha
consacrato pienamente la propria vita a Cristo. "Ecco la tua
madre!" (Gv 19, 27): le parole di Ges al "discepolo che egli
amava" (Gv 19, 26) assumono particolare profondit nella vita
della persona consacrata. Essa  chiamata, infatti, con
Giovanni a prendere con s Maria Santissima (cfr Gv 19, 27),
amandola e imitandola con la radicalit propria della sua
vocazione e sperimentandone, di rimando, una speciale tenerezza
materna. La Vergine le comunica quell'amore che le consente di
offrire ogni giorno la vita per Cristo, cooperando con Lui alla
salvezza del mondo. Per questo il rapporto filiale con Maria
costituisce la via privilegiata per la fedelt alla vocazione
ricevuta e un aiuto efficacissimo per progredire in essa e
viverla in pienezza.
3. NELLA CHIESA E PER LA CHIESA
" bello per noi restare qui": la vita consacrata nel mistero della Chiesa
29. Nella scena della Trasfigurazione, Pietro parla a nome
degli altri apostoli: " bello per noi restare qui" (Mt 17, 4).
L'esperienza della gloria di Cristo, che pur gli inebria la
mente e il cuore, non lo isola, ma al contrario lo lega pi
profondamente al "noi" dei discepoli.Questa dimensione del
"noi" ci porta a considerare il posto che la vita consacrata
occupa nel mistero della Chiesa. La riflessione teologica sulla
natura della vita consacrata ha approfondito in questi anni le
nuove prospettive emerse dalla dottrina del Concilio Vaticano
II. Alla sua luce s' preso atto che la professione dei
consigli evangelici appartiene indiscutibilmente alla vita e
alla santit della Chiesa.Questo significa che la vita
consacrata, presente fin dagli inizi, non potr mai mancare
alla Chiesa come un suo elemento irrinunciabile e qualificante,
in quanto espressivo della sua stessa natura.Ci appare con
evidenza dal fatto che la professione dei consigli evangelici 
intimamente connessa col mistero di Cristo, avendo il compito
di rendere in qualche modo presente la forma di vita che Egli
prescelse, additandola come valore assoluto ed escatologico.
Ges stesso, chiamando alcune persone ad abbandonare tutto per
seguirlo, ha inaugurato questo genere di vita che, sotto
l'azione dello Spirito, si svilupper gradualmente lungo i
secoli nelle varie forme della vita consacrata. La concezione
di una Chiesa composta unicamente da ministri sacri e da laici
non corrisponde, pertanto, alle intenzioni del suo divino
Fondatore quali ci risultano dai Vangeli e dagli altri scritti
neotestamentari.
La nuova e speciale consacrazione
30. Nella tradizione della Chiesa la professione religiosa
viene considerata come un singolare e fecondo approfondimento
della consacrazione battesimale in quanto, per suo mezzo,
l'intima unione con Cristo, gi inaugurata col Battesimo, si
sviluppa nel dono di una conformazione pi compiutamente
espressa e realizzata, attraverso la professione dei consigli
evangelici.uesta ulteriore consacrazione, tuttavia, riveste una
sua peculiarit rispetto alla prima, della quale non  una
conseguenza necessaria.In realt, ogni rigenerato in Cristo 
chiamato a vivere, con la forza proveniente dal dono dello
Spirito, la castit corrispondente al proprio stato di vita,
l'obbedienza a Dio e alla Chiesa, un ragionevole distacco dai
beni materiali, perch tutti sono chiamati alla santit, che
consiste nella perfezione della carit.Ma il battesimo non
comporta per se stesso la chiamata al celibato o alla
verginit, la rinuncia al possesso dei beni, l'obbedienza ad un
superiore, nella forma propria dei consigli evangelici.
Pertanto la professione di questi ultimi suppone un particolare
dono di Dio non concesso a tutti, come Ges stesso sottolinea
per il caso del celibato volontario (cfr Mt 19, 10-12).A questa
chiamata corrisponde, peraltro, uno specifico dono dello
Spirito Santo, affinch la persona consacrata possa rispondere
alla sua vocazione e alla sua missione. Per questo, come
testimoniano le liturgie dell'Oriente e dell'Occidente, nel
rito della professione monastica o religiosa e nella
consacrazione delle vergini, la Chiesa invoca sulle persone
prescelte il dono dello Spirito Santo e associa la loro
oblazione al sacrificio di Cristo.a professione dei consigli
evangelici  uno sviluppo anche della grazia del sacramento
della Confermazione, ma va oltre le esigenze normali della
consacrazione crismale in forza di un particolare dono dello
Spirito, che apre a nuove possibilit e frutti di santit e di
apostolato, come dimostra la storia della vita
consacrata.Quanto ai sacerdoti che fanno professione dei
consigli evangelici, l'esperienza stessa mostra che il
sacramento dell'Ordine trova una peculiare fecondit in questa
consacrazione, dal momento che essa pone e favorisce l'esigenza
di una appartenenza pi stretta al Signore. Il sacerdote che fa
professione dei consigli evangelici  particolarmente favorito
nel rivivere in s la pienezza del mistero di Cristo, grazie
anche alla spiritualit peculiare del proprio Istituto e alla
dimensione apostolica del relativo carisma. Nel presbitero
infatti la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata
convergono in profonda e dinamica unit.Di incommensurabile
valore  anche il contributo recato alla vita della Chiesa dai
religiosi sacerdoti integralmente dediti alla contemplazione.
Specialmente nella celebrazione eucaristica essi compiono un
atto della Chiesa e per la Chiesa, al quale uniscono l'offerta
di se stessi, in comunione con Cristo che si offre al Padre per
la salvezza del mondo intero.
I rapporti fra i diversi stati di vita del cristiano
31. Le varie forme di vita in cui, secondo il disegno del
Signore Ges, si articola la vita ecclesiale presentano
reciproci rapporti sui quali mette conto di soffermarsi.Tutti i
fedeli, in virt della loro rigenerazione in Cristo,
condividono una comune dignit; tutti sono chiamati alla
santit; tutti cooperano all'edificazione dell'unico Corpo di
Cristo, ciascuno secondo la propria vocazione e il dono
ricevuto dallo Spirito (cfr Rm 12, 3-8).L'uguale dignit fra
tutte le membra della Chiesa  opera dello Spirito,  fondata
sul Battesimo e sulla Cresima ed  corroborata dall'Eucaristia.
Ma  opera dello Spirito anche la pluriformit.  Lui che
costituisce la Chiesa in una comunione organica nella diversit
di vocazioni, carismi e ministeri.e vocazioni alla vita
laicale, al ministero ordinato e alla vita consacrata si
possono considerare paradigmatiche, dal momento che tutte le
vocazioni particolari, sotto l'uno o l'altro aspetto, si
richiamano o si riconducono ad esse, assunte separatamente o
congiuntamente, secondo la ricchezza del dono di Dio. Esse,
inoltre, sono al servizio l'una dell'altra, per la crescita del
Corpo di Cristo nella storia e per la sua missione nel mondo.
Tutti nella Chiesa sono consacrati nel Battesimo e nella
Cresima, ma il ministero ordinato e la vita consacrata
suppongono ciascuno una distinta vocazione ed una specifica
forma di consacrazione, in vista di una missione peculiare.Alla
missione dei laici, dei quali  proprio "cercare il Regno di
Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio",
fondamento adeguato la consacrazione battesimale e cresimale,
comune a tutti i membri del Popolo di Dio. I ministri ordinati,
oltre a questa consacrazione fondamentale, ricevono quella
dell'Ordinazione per continuare nel tempo il ministero
apostolico. Le persone consacrate, che abbracciano i consigli
evangelici, ricevono una nuova e speciale consacrazione che,
senza essere sacramentale, le impegna a fare propria - nel
celibato, nella povert e nell'obbedienza - la forma di vita
praticata personalmente da Ges, e da Lui proposta ai
discepoli. Pur essendo, queste diverse categorie,
manifestazione dell'unico mistero di Cristo, i laici hanno come
caratteristica peculiare, anche se non esclusiva, la
secolarit, i pastori la ministerialit, i consacrati la
speciale conformazione a Cristo vergine, povero, obbediente.
Lo speciale valore della vita consacrata
32. In questo armonioso insieme di doni, a ciascuno dei
fondamentali stati di vita  affidato il compito di esprimere,
nel suo proprio ordine, l'una o l'altra dimensione dell'unico
mistero di Cristo. Se nel far risuonare l'annuncio evangelico
all'interno delle realt temporali ha una particolare missione
la vita laicale, nell'ambito della comunione ecclesiale un
insostituibile ministero  svolto da coloro che sono costituiti
nell'Ordine sacro , in modo speciale dai Vescovi. Questi hanno
il compito di guidare il Popolo di Dio con l'insegnamento della
Parola, l'amministrazione dei Sacramenti e l'esercizio della
sacra potest a servizio della comunione ecclesiale, che 
comunione organica, gerarchicamente ordinata.uanto alla
significazione della santit della Chiesa, un'oggettiva
eccellenza  da riconoscere alla vita consacrata, che
rispecchia lo stesso modo di vivere di Cristo. Proprio per
questo, in essa si ha una manifestazione particolarmente ricca
dei beni evangelici e un'attuazione pi compiuta del fine della
Chiesa che  la santificazione dell'umanit. La vita consacrata
annuncia e in certo modo anticipa il tempo futuro, quando,
raggiunta la pienezza di quel Regno dei cieli che gi ora 
presente in germe e nel mistero,i figli della risurrezione non
prenderanno n moglie n marito, ma saranno come angeli di Dio
(cfr Mt 22, 30).In effetti, l'eccellenza della castit perfetta
per il Regno,a buon diritto considerata la "porta" di tutta la
vita consacrata, oggetto del costante insegnamento della
Chiesa. Essa peraltro tributa grande stima alla vocazione al
matrimonio, che rende i coniugi "testimoni e cooperatori della
fecondit della madre Chiesa, in segno e in partecipazione di
quell'amore, col quale Cristo ha amato la sua Sposa e si  dato
per lei".n questo orizzonte comune a tutta la vita consacrata,
si articolano vie distinte tra loro ma complementari. I
religiosi e le religiose integralmente dediti alla
contemplazione sono in modo speciale immagine di Cristo che
prega sul monte. Le persone consacrate di vita attiva lo
manifestano mentre "annuncia il regno di Dio alle folle, o
risana i malati e i feriti e converte a miglior vita i
peccatori o benedice i fanciulli e fa del bene a tutti".Un
particolare servizio all'avvento del Regno di Dio rendono le
persone consacrate negli Istituti secolari, che uniscono in una
specifica sintesi il valore della consacrazione e quello della
secolarit. Vivendo la loro consacrazione nel secolo e a
partire dal secolo,esse "si sforzano di permeare ogni realt di
spirito evangelico per consolidare e far crescere il Corpo di
Cristo".Partecipano a tal fine alla funzione evangelizzatrice
della Chiesa mediante la personale testimonianza di vita
cristiana, l'impegno perch le realt temporali siano ordinate
secondo Dio, la collaborazione nel servizio della comunit
ecclesiale, secondo lo stile di vita secolare che  loro proprio.
Testimoniare il Vangelo delle Beatitudini
33. Compito peculiare della vita consacrata  di tener viva nei
battezzati la consapevolezza dei valori fondamentali del
Vangelo, testimoniando "in modo splendido e singolare che il
mondo non pu essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo
spirito delle Beatitudini".In tal modo la vita consacrata fa
continuamente emergere nella coscienza del Popolo di Dio
l'esigenza di rispondere con la santit della vita all'amore di
Dio riversato nei cuori dallo Spirito Santo (cfr Rm 5, 5),
rispecchiando nella condotta la consacrazione sacramentale
avvenuta per opera di Dio nel Battesimo, nella Cresima o
nell'Ordine. Occorre infatti che dalla santit comunicata nei
sacramenti si passi alla santit della vita quotidiana. La vita
consacrata, con il suo stesso esistere nella Chiesa, si pone al
servizio della consacrazione della vita di ogni fedele, laico e
chierico.D'altra parte, non si deve dimenticare che i
consacrati ricevono anch'essi dalla testimonianza propria delle
altre vocazioni un aiuto a vivere integralmente l'adesione al
mistero di Cristo e della Chiesa nelle sue molteplici
dimensioni. In virt di tale reciproco arricchimento, diventa
pi eloquente ed efficace la missione della vita consacrata:
indicare come meta agli altri fratelli e sorelle, tenendo fisso
lo sguardo sulla pace futura, la beatitudine definitiva che  presso Dio.
Immagine viva della Chiesa-Sposa
34. Particolare rilievo ha, nella vita consacrata, il
significato sponsale, che rimanda all'esigenza della Chiesa di
vivere nella dedizione piena ed esclusiva al suo Sposo, dal
quale riceve ogni bene. In questa dimensione sponsale, propria
di tutta la vita consacrata,  soprattutto la donna che ritrova
singolarmente se stessa, quasi scoprendo il genio speciale del
suo rapporto con il Signore.Suggestiva , al riguardo, la
pagina neotestamentaria che presenta Maria con gli Apostoli nel
cenacolo in attesa orante dello Spirito Santo (cfr At 1, 13-14). 
Vi si pu vedere un'immagine viva della Chiesa-Sposa,
attenta ai cenni dello Sposo e pronta ad accogliere il suo
dono. In Pietro e negli altri Apostoli emerge soprattutto la
dimensione della fecondit, quale si esprime nel ministero
ecclesiale, che si fa strumento dello Spirito per la
generazione di nuovi figli mediante la dispensazione della
Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la cura pastorale. In
Maria  particolarmente viva la dimensione dell'accoglienza
sponsale, con cui la Chiesa fa fruttificare in s la vita
divina attraverso il suo totale amore di vergine.La vita
consacrata  sempre stata vista prevalentemente nella parte di
Maria, la Vergine sposa. Da tale amore verginale proviene una
particolare fecondit, che contribuisce al nascere e al
crescere della vita divina nei cuori.La persona consacrata,
sulle tracce di Maria, nuova Eva, esprime la sua spirituale
fecondit facendosi accogliente alla Parola, per collaborare
alla costruzione della nuova umanit con la sua incondizionata
dedizione e la sua viva testimonianza. Cos la Chiesa manifesta
pienamente la sua maternit sia attraverso la comunicazione
dell'azione divina affidata a Pietro, sia attraverso la
responsabile accoglienza del dono divino, tipica di Maria.Il
popolo cristiano, per parte sua, trova nel ministero ordinato i
mezzi della salvezza, nella vita consacrata lo stimolo a una
piena risposta d'amore in tutte le varie forme di diaconia.
IV. GUIDATI DALLO SPIRITO DI SANTIT
Esistenza "trasfigurata": la chiamata alla santit
35. "All'udire ci, i discepoli caddero con la faccia a terra e
furono presi da grande timore" (Mt 17, 6). Nell'episodio della
Trasfigurazione i sinottici, pur con diverse sfumature, mettono
in evidenza il senso di timore che prende i discepoli. Il
fascino del volto trasfigurato di Cristo non impedisce che essi
si sentano sgomenti di fronte alla Maest divina che li
sovrasta. Sempre, quando l'uomo avverte la gloria di Dio, tocca
con mano anche la sua piccolezza e ne trae un senso di
spavento. Questo timore  salutare. Ricorda all'uomo la divina
perfezione, e al tempo stesso lo incalza con un appello
pressante alla "santit".Tutti i figli della Chiesa, chiamati
dal Padre ad "ascoltare" Cristo, non possono non avvertire una
profonda esigenza di conversione e di santit. Ma, come  stato
sottolineato al Sinodo, questa esigenza chiama in causa in
primo luogo la vita consacrata. In effetti, la vocazione delle
persone consacrate a cercare innanzitutto il Regno di Dio ,
prima di ogni altra cosa, una chiamata alla conversione piena,
nella rinuncia a se stessi per vivere totalmente del Signore,
affinch Dio sia tutto in tutti. Chiamati a contemplare e
testimoniare il volto trasfigurato di Cristo, i consacrati sono
anche chiamati a un'esistenza "trasfigurata".Significativo, a
questo proposito,  quanto  stato espresso nella Relazione
finale della II Assemblea Straordinaria del Sinodo: "I santi e
le sante sempre sono stati fonte e origine di rinnovamento
nelle pi difficili circostanze in tutta la storia della
Chiesa. Oggi abbiamo grandissimo bisogno di santi, che dobbiamo
implorare da Dio con assiduit. Gli Istituti di vita
consacrata, mediante la professione dei consigli evangelici,
devono essere consapevoli della loro speciale missione nella
Chiesa odierna e noi dobbiamo incoraggiarli nella loro
missione".A queste valutazioni hanno fatto eco i Padri di
questa nona Assemblea sinodale, i quali hanno affermato: "La vita
consacrata  stata, lungo la storia della Chiesa, una presenza
viva dell'azione dello Spirito, come spazio privilegiato di
amore assoluto a Dio e al prossimo, testimone del progetto
divino di fare di tutta l'umanit, all'interno della civilt
dell'amore, la grande famiglia dei figli di Dio".a Chiesa ha
sempre visto nella professione dei consigli evangelici una via
privilegiata verso la santit. Le stesse espressioni con cui la
qualifica - scuola del servizio del Signore, scuola di amore e
di santit, via o stato di perfezione - indicano sia
l'efficacia e la ricchezza dei mezzi propri di questa forma di
vita evangelica, sia il particolare impegno di coloro che la
abbracciano.Non a caso sono tanti i consacrati che lungo i
secoli hanno lasciato testimonianze eloquenti di santit e
compiuto imprese di evangelizzazione e di servizio
particolarmente generose ed ardue.
Fedelt al carisma
36. Nella sequela di Cristo e nell'amore per la sua persona vi
sono alcuni punti concernenti la crescita della santit nella
vita consacrata, che meritano di essere messi oggi in speciale
evidenza. Anzitutto  richiesta la fedelt al carisma
fondazionale e al conseguente patrimonio spirituale di ciascun
Istituto. Proprio in tale fedelt all'ispirazione dei fondatori
e delle fondatrici, dono dello Spirito Santo, si riscoprono pi
facilmente e si rivivono pi fervidamente gli elementi
essenziali della vita consacrata.Ogni carisma ha infatti, alla
sua origine, un triplice orientamento: verso il Padre,
innanzitutto, nel desiderio di ricercarne filialmente la
volont attraverso un processo di conversione continua, in cui
l'obbedienza  fonte di vera libert, la castit esprime la
tensione di un cuore insoddisfatto di ogni amore finito, la
povert alimenta quella fame e sete di giustizia che Dio ha
promesso di saziare (cfr Mt 5, 6). In questa prospettiva il
carisma di ogni Istituto spinger la persona consacrata ad
essere tutta di Dio, a parlare con Dio o di Dio, come si dice
di san Domenico,per gustare quanto sia buono il Signore (cfr Sal 34(33), 9)
in tutte le situazioni. I carismi di vita
consacrata implicano anche un orientamento verso il Figlio, col
quale inducono a coltivare una comunione di vita intima e
lieta, alla scuola del suo servizio generoso di Dio e dei
fratelli. In tal modo, "lo sguardo progressivamente
cristificato impara a distaccarsi dall'esteriorit, dal turbine
dei sensi, da quanto cio impedisce all'uomo quella lievit
disponibile a lasciarsi afferrare dallo Spirito",e consente
cos di andare in missione con Cristo, lavorando e soffrendo
con Lui nel diffondere il suo Regno.Ogni carisma comporta,
infine, un orientamento verso lo Spirito Santo, in quanto
dispone la persona a lasciarsi guidare e sostenere da Lui, sia
nel proprio cammino spirituale che nella vita di comunione e
nell'azione apostolica, per vivere in quell'atteggiamento di
servizio che deve ispirare ogni scelta dell'autentico
cristiano.In effetti,  sempre questa triplice relazione che
emerge, pur con i tratti specifici dei vari modelli di vita, in
ogni carisma di fondazione, per il fatto stesso che in esso
domina "un profondo ardore dell'animo di configurarsi a Cristo,
per testimoniare qualche aspetto del suo mistero",aspetto
specifico chiamato a incarnarsi e svilupparsi nella pi genuina
tradizione dell'Istituto, secondo le Regole, le Costituzioni e gli Statuti.
Fedelt creativa
37. Gli Istituti sono dunque invitati a riproporre con coraggio
l'intraprendenza, l'inventiva e la santit dei fondatori e
delle fondatrici come risposta ai segni dei tempi emergenti nel
mondo di oggi.Questo invito  innanzitutto un appello alla
perseveranza nel cammino di santit attraverso le difficolt
materiali e spirituali che segnano le vicende quotidiane. Ma 
anche appello a ricercare la competenza nel proprio lavoro e a
coltivare una fedelt dinamica alla propria missione,
adattandone le forme, quando  necessario, alle nuove
situazioni e ai diversi bisogni, in piena docilit
all'ispirazione divina e al discernimento ecclesiale. Deve
rimanere, comunque, viva la convinzione che nella ricerca della
conformazione sempre pi piena al Signore sta la garanzia di
ogni rinnovamento che intenda rimanere fedele all'ispirazione
originaria.n questo spirito torna oggi impellente per ogni
Istituto la necessit di un rinnovato riferimento alla Regola,
perch in essa e nelle Costituzioni  racchiuso un itinerario
di sequela, qualificato da uno specifico carisma autenticato
dalla Chiesa. Un'accresciuta considerazione per la Regola non
mancher di offrire alle persone consacrate un criterio sicuro
per ricercare le forme adeguate di una testimonianza che sappia
rispondere alle esigenze del momento senza allontanarsi
dall'ispirazione iniziale.
Preghiera ed ascesi: il combattimento spirituale
38. La chiamata alla santit  accolta e pu essere coltivata
solo nel silenzio dell'adorazione davanti all'infinita
trascendenza di Dio: "Dobbiamo confessare che abbiamo tutti
bisogno di questo silenzio carico di presenza adorata: la
teologia, per poter valorizzare in pieno la propria anima
sapienziale e spirituale; la preghiera, perch non dimentichi
mai che vedere Dio significa scendere dal monte con un volto
cos raggiante da essere costretti a coprirlo con un velo (cfr
Es 34, 33)(...); l'impegno, per rinunciare a chiudersi in una
lotta senza amore e perdono (...). Tutti, credenti e non
credenti, hanno bisogno di imparare un silenzio che permetta
all'Altro di parlare, quando e come vorr, e a noi di
comprendere quella parola".Ci comporta in concreto una grande
fedelt alla preghiera liturgica e personale, ai tempi dedicati
all'orazione mentale e alla contemplazione, all'adorazione
eucaristica, ai ritiri mensili e agli esercizi
spirituali.Occorre anche riscoprire i mezzi ascetici tipici
della tradizione spirituale della Chiesa e del proprio
Istituto. Essi hanno costituito e tuttora costituiscono un
potente aiuto per un autentico cammino di santit. L'ascesi,
aiutando a dominare e correggere le tendenze della natura umana
ferita dal peccato,  veramente indispensabile alla persona
consacrata per restare fedele alla propria vocazione e seguire
Ges sulla via della Croce. necessario anche riconoscere e
superare alcune tentazioni che talvolta, per insidia diabolica,
si presentano sotto apparenza di bene. Cos, ad esempio, la
legittima esigenza di conoscere la societ odierna per
rispondere alle sue sfide pu indurre a cedere alle mode del
momento, con diminuzione del fervore spirituale o con
atteggiamenti di scoraggiamento. La possibilit di una
formazione spirituale pi elevata potrebbe spingere le persone
consacrate ad un certo sentimento di superiorit rispetto agli
altri fedeli, mentre l'urgenza di legittima e doverosa
qualificazione pu trasformarsi in una esasperata ricerca di
efficienza, quasi che il servizio apostolico dipenda
prevalentemente dai mezzi umani, anzich da Dio. Il lodevole
desiderio di farsi vicini agli uomini e alle donne del nostro
tempo, credenti e non credenti, poveri e ricchi, pu portare
all'adozione di uno stile di vita secolarizzato o ad una
promozione dei valori umani in senso puramente orizzontale. La
condivisione delle istanze legittime della propria nazione o
cultura potrebbe indurre ad abbracciare forme di nazionalismo o
ad accogliere elementi di costume che hanno invece bisogno di
essere purificati ed elevati alla luce del Vangelo.Il cammino
che conduce alla santit comporta quindi l'accettazione del
combattimento spirituale.  un dato esigente al quale oggi non
sempre si dedica l'attenzione necessaria. La tradizione ha
spesso visto raffigurato il combattimento spirituale nella
lotta di Giacobbe alle prese col mistero di Dio, che egli
affronta per accedere alla sua benedizione e alla sua visione
(cfr Gn 32, 23-31). In questa vicenda dei primordi della storia
biblica le persone consacrate possono leggere il simbolo
dell'impegno ascetico che  loro necessario per dilatare il
cuore e aprirlo all'accoglienza del Signore e dei fratelli.
Promuovere la santit
39. Un rinnovato impegno di santit da parte delle persone
consacrate  oggi pi che mai necessario anche per favorire e
sostenere la tensione di ogni cristiano verso la perfezione. "
necessario, pertanto, suscitare in ogni fedele un vero anelito
alla santit, un desiderio forte di conversione e di
rinnovamento personale in un clima di sempre pi intensa
preghiera e di solidale accoglienza del prossimo, specialmente
quello pi bisognoso".e persone consacrate, nella misura in cui
approfondiscono la propria amicizia con Dio, si pongono nella
condizione di aiutare fratelli e sorelle mediante valide
iniziative spirituali, quali scuole di orazione, esercizi e
ritiri spirituali, giornate di solitudine, ascolto e direzione
spirituale. In questo modo viene agevolato il progresso nella
preghiera di persone che potranno poi operare un miglior
discernimento della volont di Dio su di s e decidersi alle
opzioni coraggiose, talvolta eroiche, richieste dalla fede. In
effetti, le persone consacrate "con la stessa intima natura del
loro essere si collocano nel dinamismo della Chiesa, assetata
dell'Assoluto di Dio, chiamata alla santit. Di questa santit
esse sono testimoni".II fatto che tutti siano chiamati a
diventare santi non pu che stimolare maggiormente coloro che,
per la loro stessa scelta di vita, hanno la missione di
ricordarlo agli altri.
"Alzatevi e non temete": una rinnovata fiducia
40. "Ges si avvicin e, toccatili, disse: 'Alzatevi e non
temete'" (Mt 17, 7). Come i tre apostoli nell'episodio della
Trasfigurazione, le persone consacrate sanno per esperienza che
non sempre la loro vita  illuminata da quel fervore sensibile
che fa esclamare: " bello per noi stare qui" (Mt 17, 4). 
per sempre una vita "toccata" dalla mano di Cristo, raggiunta
dalla sua voce, sorretta dalla sua grazia."Alzatevi e non
temete". Questo incoraggiamento del Maestro  indirizzato,
ovviamente, a ogni cristiano. Ma a maggior ragione esso vale
per chi  stato chiamato a "lasciare tutto" e, dunque, a
"rischiare tutto" per Cristo. Ci vale in modo speciale ogni
qualvolta, col Maestro, si scende dal "monte" per imboccare la
strada che dal Tabor porta al Calvario.Dicendo che Mos ed Elia
parlavano con Cristo del suo mistero pasquale, Luca usa
significativamente il termine "dipartita" ( xodos): "parlavano
della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a
Gerusalemme" (Lc 9, 31). "Esodo": termine fondamentale della
rivelazione, a cui si richiama tutta la storia della salvezza,
e che esprime il senso profondo del mistero pasquale. Tema
particolarmente caro alla spiritualit della vita consacrata e
che ben ne manifesta il significato. In esso  incluso
inevitabilmente ci che appartiene al mysterium Crucis. Ma
questo impegnativo "cammino esodale", visto dalla prospettiva
del Tabor, appare come un cammino posto tra due luci: la luce
anticipatrice della Trasfigurazione e quella definitiva della
Risurrezione.La vocazione alla vita consacrata - nell'orizzonte
dell'intera vita cristiana - nonostante le sue rinunce e le sue
prove, ed anzi in forza di esse,  cammino "di luce", sul quale
veglia lo sguardo del Redentore: "Alzatevi e non temete".
CAPITOLO 2
SIGNUM FRATERNITATIS
LA VITA CONSACRATA SEGNO DI COMUNIONE NELLA CHIESA
1. VALORI PERMANENTI
Ad immagine della Trinit
41. Il Signore Ges nella sua vita terrena chiam quelli che
Egli volle, per tenerli accanto a s e formarli a vivere sul
suo esempio per il Padre e per la missione da Lui ricevuta (cfr
Mc 3, 13-15). Egli inaugurava cos quella nuova famiglia della
quale avrebbero fatto parte nel corso dei secoli quanti
sarebbero stati pronti a "compiere la volont di Dio" (cfr Mc 3, 32-35).
Dopo l'Ascensione, per effetto del dono dello
Spirito, si costitu intorno agli Apostoli una comunit
fraterna raccolta nella lode di Dio e in una concreta
esperienza di comunione (cfr At 2, 42-47; 4, 32-35). La vita di
tale comunit e, pi ancora, l'esperienza di piena condivisione
con Cristo vissuta dai Dodici, sono state costantemente il
modello a cui la Chiesa si  ispirata, quando ha voluto
rivivere il fervore delle origini e riprendere con rinnovato
vigore evangelico il suo cammino nella storia.n realt, la
Chiesa  essenzialmente mistero di comunione, "popolo adunato
dall'unit del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo".La vita
fraterna intende rispecchiare la profondit e la ricchezza di
tale mistero, configurandosi come spazio umano abitato dalla
Trinit, che estende cos nella storia i doni della comunione
propri delle tre Persone divine. Molti sono, nella vita
ecclesiale, gli ambiti e le modalit in cui s'esprime la
comunione fraterna. La vita consacrata ha sicuramente il merito
di aver efficacemente contribuito a tener viva nella Chiesa
l'esigenza della fraternit come confessione della Trinit. Con
la costante promozione dell'amore fraterno anche nella forma
della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla
comunione trinitaria pu cambiare i rapporti umani, creando un
nuovo tipo di solidariet. In questo modo essa addita agli
uomini sia la bellezza della comunione fraterna, sia le vie che
ad essa concretamente conducono. Le persone consacrate,
infatti, vivono "per" Dio e "di" Dio, e proprio per questo
possono confessare la potenza dell'azione riconciliatrice della
grazia, che abbatte i dinamismi disgregatori presenti nel cuore
dell'uomo e nei rapporti sociali.
Vita fraterna nell'amore
42. La vita fraterna, intesa come vita condivisa nell'amore, 
segno eloquente della comunione ecclesiale. Essa viene
coltivata con particolare cura dagli Istituti religiosi e dalle
Societ di vita apostolica, ove acquista speciale significato
la vita in comunit.Ma la dimensione della comunione fraterna
non  estranea n agli Istituti Secolari n alle stesse forme
individuali di vita consacrata. Gli eremiti, nella profondit
della loro solitudine, non solo non si sottraggono alla
comunione ecclesiale, ma la servono con il loro specifico
carisma contemplativo; le vergini consacrate nel secolo attuano
la loro consacrazione in uno speciale rapporto di comunione con
la Chiesa particolare e universale. Similmente le vedove e i
vedovi consacrati.Tutte queste persone, in attuazione del
discepolato evangelico, si impegnano a vivere il "comandamento
nuovo" del Signore, amandosi gli uni gli altri come Egli ci ha
amati (cfr Gv 13, 34). L'amore ha portato Cristo al dono di s
fino al sacrificio supremo della Croce. Anche tra i suoi
discepoli non c' unit vera senza questo amore reciproco
incondizionato, che esige disponibilit al servizio senza
risparmio di energie, prontezza ad accogliere l'altro cos
com' senza "giudicarlo" (cfr Mt 7, 1-2), capacit di perdonare
anche "settanta volte sette" (Mt 18, 22). Per le persone
consacrate, rese "un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32) da
questo amore riversato nei cuori dallo Spirito Santo (cfr Rm 5,
5), diventa un'esigenza interiore porre tutto in comune: beni
materiali ed esperienze spirituali, talenti e ispirazioni, cos
come ideali apostolici e servizio caritativo: "Nella vita
comunitaria l'energia dello Spirito che  in uno passa
contemporaneamente a tutti. Qui non solo si fruisce del proprio
dono, ma lo si moltiplica nel farne parte ad altri e si gode
del frutto del dono altrui come del proprio".ella vita di
comunit, poi, deve farsi in qualche modo tangibile che la
comunione fraterna, prima d'essere strumento per una
determinata missione,  spazio teologale in cui si pu
sperimentare la mistica presenza del Signore risorto (cfr Mt 18, 20).
Questo avviene grazie all'amore reciproco di quanti
compongono la comunit, un amore alimentato dalla Parola e
dall'Eucaristia, purificato nel Sacramento della
Riconciliazione, sostenuto dall'implorazione dell'unit,
speciale dono dello Spirito per coloro che si pongono in
obbediente ascolto del Vangelo. E proprio Lui, lo Spirito, ad
introdurre l'anima alla comunione col Padre e con il Figlio suo
Ges Cristo (cfr 1 Gv 1, 3), comunione nella quale  la
sorgente della vita fraterna. Dallo Spirito le comunit di vita
consacrata sono guidate nell'adempimento della loro missione di
servizio alla Chiesa e all'intera umanit, secondo la propria
ispirazione originaria.In questa prospettiva, particolare
importanza rivestono i "Capitoli" (o riunioni analoghe), sia
particolari che generali, nelle quali ogni Istituto  chiamato
ad eleggere i Superiori o le Superiore secondo le norme
stabilite dalle proprie Costituzioni, e a discernere, alla luce
dello Spirito, le modalit adeguate per custodire e rendere
attuale, nelle diverse situazioni storiche e culturali, il
proprio carisma ed il proprio patrimonio spirituale.
Il compito dell'autorit
43. Nella vita consacrata la funzione dei Superiori e delle
Superiore, anche locali, ha sempre avuto una grande importanza
sia per la vita spirituale che per la missione. In questi anni
di ricerche e di mutamenti si  talvolta sentita la necessit
di una revisione di questo ufficio. Ma occorre riconoscere che
chi esercita l'autorit non pu abdicare al suo compito di
primo responsabile della comunit, quale guida dei fratelli e
delle sorelle nel cammino spirituale e apostolico.Non  facile,
in ambienti fortemente segnati dall'individualismo, far
riconoscere ed accogliere la funzione che l'autorit svolge a
vantaggio di tutti. Si deve, per, riaffermare l'importanza di
questo compito, che si rivela necessario proprio per
consolidare la comunione fraterna e non vanificare l'obbedienza
professata. Se l'autorit deve essere prima di tutto fraterna e
spirituale e se, di conseguenza, chi ne  rivestito deve saper
coinvolgere mediante il dialogo i confratelli e le consorelle
nel processo decisionale, conviene tuttavia ricordare che tocca
all'autorit l'ultima parola, e ad essa compete poi di far
rispettare le decisioni prese.
Il ruolo delle persone anziane
44. La cura degli anziani e degli ammalati ha una parte
rilevante nella vita fraterna, specie in un momento come
questo, in cui in alcune regioni del mondo aumenta il numero
delle persone consacrate che sono ormai avanti negli anni.
L'attenzione premurosa che esse meritano non risponde solo a un
preciso dovere di carit e di riconoscenza, ma  anche
espressione della consapevolezza che la loro testimonianza
giova molto alla Chiesa e agli Istituti e che la loro missione
resta valida e meritoria, anche quando per motivi di et o di
infermit hanno dovuto abbandonare la loro attivit specifica.
Essi hanno certamente molto da dare in saggezza ed esperienza
alla comunit, se questa sa stare loro vicino con attenzione e
capacit di ascolto.In realt la missione apostolica, prima che
nell'azione, consiste nella testimonianza della propria
dedizione piena alla volont salvifica del Signore, una
dedizione che si alimenta alle fonti dell'orazione e della
penitenza. Molti sono, pertanto, i modi in cui gli anziani sono
chiamati a vivere la loro vocazione: la preghiera assidua, la
paziente accettazione della propria condizione, la
disponibilit per il servizio di direttore spirituale, di
confessore, di guida nella preghiera.
Ad immagine della comunit apostolica
45. La vita fraterna svolge un ruolo fondamentale nel cammino
spirituale delle persone consacrate, sia per il loro costante
rinnovamento che per il pieno compimento della loro missione
nel mondo: lo si deduce dalle motivazioni teologiche che ne
stanno alla base, e se ne ha ampia conferma dalla stessa
esperienza. Esorto pertanto i consacrati e le consacrate a
coltivarla con impegno, seguendo l'esempio dei primi cristiani
di Gerusalemme, che erano assidui nell'ascolto
dell'insegnamento degli Apostoli, nella preghiera comune, nella
partecipazione all'Eucaristia, nella condivisione dei beni di
natura e di grazia (cfr At 2, 42-47). Esorto soprattutto i
religiosi, le religiose e i membri delle Societ di vita
apostolica a vivere senza riserve l'amore vicendevole,
esprimendolo nelle modalit consone alla natura di ciascun
Istituto, perch ogni comunit si manifesti come segno luminoso
della nuova Gerusalemme, "dimora di Dio con gli uomini" (Ap 21, 3).
La Chiesa tutta, infatti, conta molto sulla testimonianza di
comunit ricche "di gioia e di Spirito Santo" (At 13, 52). Essa
desidera additare al mondo l'esempio di comunit nelle quali
l'attenzione reciproca aiuta a superare la solitudine, la
comunicazione spinge tutti a sentirsi corresponsabili, il
perdono rimargina le ferite, rafforzando in ciascuno il
proposito della comunione. In comunit di questo tipo, la
natura del carisma dirige le energie, sostiene la fedelt ed
orienta il lavoro apostolico di tutti verso l'unica missione.
Per presentare all'umanit di oggi il suo vero volto, la Chiesa
ha urgente bisogno di simili comunit fraterne, le quali con la
loro stessa esistenza costituiscono un contributo alla nuova
evangelizzazione, poich mostrano in modo concreto i frutti del
"comandamento nuovo".
Sentire cum Ecclesia
46. Un grande compito  affidato alla vita consacrata anche
alla luce della dottrina sulla Chiesa-comunione, con tanto
vigore proposta dal Concilio Vaticano II. Alle persone
consacrate si chiede di essere davvero esperte di comunione e
di praticarne la spiritualit,come "testimoni e artefici di
quel "progetto di comunione" che sta al vertice della storia
dell'uomo secondo Dio".Il senso della comunione ecclesiale,
sviluppandosi in spiritualit di comunione, promuove un modo di
pensare, parlare ed agire che fa crescere in profondit e in
estensione la Chiesa. La vita di comunione, infatti, "diventa
un segno per il mondo e una forza attrattiva che conduce a
credere in Cristo (...). In tal modo la comunione si apre alla
missione, si fa essa stessa missione", anzi "la comunione
genera comunione e si configura essenzialmente come comunione
missionaria".ei fondatori e nelle fondatrici appare sempre vivo
il senso della Chiesa, che si manifesta nella loro
partecipazione piena alla vita ecclesiale in tutte le sue
dimensioni e nella pronta obbedienza ai Pastori, specialmente
al Romano Pontefice. In questo orizzonte di amore verso la
Santa Chiesa, "colonna e sostegno della verit" (1 Tm 3, 15),
ben si comprendono la devozione di Francesco d'Assisi per "il
Signor Papa",l'intraprendenza filiale di Caterina da Siena
verso colui che ella chiama "dolce Cristo in
terra",l'obbedienza apostolica e il sentire cum Ecclesia di
Ignazio di Loyola, la gioiosa professione di fede di Teresa di
Ges: "Sono figlia della Chiesa". Si comprende anche l'anelito
di Teresa di Lisieux: "Nel cuore della Chiesa, mia madre, io
sar l'amore". Simili testimonianze sono rappresentative della
piena comunione ecclesiale che santi e sante, fondatori e
fondatrici, hanno condiviso in epoche e circostanze fra loro
diverse e spesso molto difficili. Sono esempi ai quali le
persone consacrate devono fare costante riferimento, per
resistere alle spinte centrifughe e disgregatrici, oggi
particolarmente attive. Un aspetto qualificante di questa
comunione ecclesiale  l'adesione di mente e di cuore al
magistero dei Vescovi, che va vissuta con lealt e testimoniata
con chiarezza davanti al Popolo di Dio da parte di tutte le
persone consacrate, particolarmente da quelle impegnate nella
ricerca teologica e nell'insegnamento, nelle pubblicazioni,
nella catechesi, nell'uso dei mezzi di comunicazione
sociale.Poich le persone consacrate occupano un posto speciale
nella Chiesa, il loro atteggiamento a questo proposito ha
grande rilievo per l'intero Popolo di Dio. Dalla loro
testimonianza di amore filiale trae forza ed incisivit la loro
azione apostolica che, nel quadro della missione profetica di
tutti i battezzati, si qualifica in genere per compiti di
speciale collaborazione con l'ordine gerarchico.In questo modo,
con la ricchezza dei loro carismi essi danno uno specifico
contributo, perch la Chiesa realizzi sempre pi profondamente
la sua natura di sacramento "dell'intima unione con Dio e
dell'unit di tutto il genere umano".
La fraternit nella Chiesa universale
47. Le persone consacrate sono chiamate ad essere fermento di
comunione missionaria nella Chiesa universale per il fatto
stesso che i molteplici carismi dei rispettivi Istituti sono
donati dallo Spirito Santo in vista del bene dell'intero Corpo
mistico, alla cui edificazione essi devono servire (cfr 1 Cor 12, 4-11).
Significativamente "la via migliore" (1 Cor 12, 31),
la realt "di tutte pi grande" (1 Cor 13, 13), secondo la
parola dell'Apostolo,  la carit, che armonizza tutte le
diversit e a tutti infonde la forza del mutuo sostegno nello
slancio apostolico. Proprio a questo tende il peculiare vincolo
di comunione, che le varie forme di vita consacrata e le
Societ di vita apostolica hanno con il Successore di Pietro
nel suo ministero di unit e di universalit missionaria. La
storia della spiritualit illustra ampiamente questo vincolo,
mostrandone la provvidenziale funzione a garanzia sia
dell'identit propria della vita consacrata che dell'espansione
missionaria del Vangelo. La vigorosa diffusione dell'annuncio
evangelico, come pure il saldo radicamento della Chiesa in
tante regioni del mondo e la primavera cristiana che oggi si
registra nelle giovani Chiese, sarebbero impensabili - come i
Padri sinodali hanno osservato - senza il contributo di tanti
Istituti di vita consacrata e Societ di vita apostolica. Essi
hanno mantenuto salda lungo i secoli la comunione con i
Successori di Pietro, i quali hanno trovato in loro prontezza
generosa nel dedicarsi alla missione con una disponibilit che,
all'occorrenza, ha saputo spingersi fino all'eroismo.Emerge
cos il carattere di universalit e di comunione, che  proprio
degli Istituti di vita consacrata e delle Societ di vita
apostolica. Per la connotazione sovradiocesana radicata nel
loro speciale rapporto col ministero petrino, essi sono anche
al servizio della collaborazione fra le diverse Chiese
particolari,tra le quali possono efficacemente promuovere lo
"scambio di doni", contribuendo ad una inculturazione del
Vangelo che purifichi, valorizzi ed assuma le ricchezze delle
culture di tutti i popoli. Anche oggi la fioritura nelle
giovani Chiese di vocazioni alla vita consacrata manifesta la
capacit che questa possiede di esprimere nell'unit cattolica
le istanze dei vari popoli e culture.
La vita consacrata e la Chiesa particolare
48. Un ruolo significativo spetta alle persone consacrate anche
all'interno delle Chiese particolari. E questo un aspetto che,
partendo dalla dottrina conciliare sulla Chiesa come comunione
e mistero e sulle Chiese particolari come porzione del Popolo
di Dio nelle quali " veramente presente e agisce la Chiesa di
Cristo una, santa, cattolica e apostolica", stato approfondito
e codificato in vari documenti successivi. Alla luce di questi
testi appare in tutta evidenza il fondamentale rilievo che la
collaborazione delle persone consacrate con i Vescovi riveste
per l'armonioso sviluppo della pastorale diocesana. Molto
possono contribuire i carismi della vita consacrata
all'edificazione della carit nella Chiesa particolare.Le varie
forme in cui vengono vissuti i consigli evangelici, infatti,
sono espressione e frutto di doni spirituali ricevuti da
fondatori e fondatrici e, come tali, costituiscono una
"esperienza dello Spirito, trasmessa ai propri discepoli per
essere da questi vissuta, custodita, approfondita e
costantemente sviluppata in sintonia con il Corpo di Cristo in
perenne crescita".L'indole propria di ciascun Istituto comporta
uno stile particolare di santificazione e di apostolato, che
tende a consolidarsi in una determinata tradizione,
caratterizzata da elementi oggettivi.Per questo la Chiesa ha
cura che gli Istituti crescano e si sviluppino secondo lo
spirito dei fondatori e delle fondatrici e le loro sane
tradizioni.i conseguenza,  riconosciuta ai singoli Istituti
una giusta autonomia , grazie alla quale essi possono valersi
di una propria disciplina e conservare integro il loro
patrimonio spirituale ed apostolico. E compito degli Ordinari
dei luoghi conservare e tutelare tale autonomia.Pertanto ai
Vescovi  chiesto di accogliere e stimare i carismi della vita
consacrata, dando loro spazio nei progetti della pastorale
diocesana. Una particolare premura devono avere per gli
Istituti di diritto diocesano, che sono affidati alla cura
speciale del Vescovo del luogo. Una diocesi che restasse senza
vita consacrata, oltre a perdere tanti doni spirituali,
appropriati luoghi di ricerca di Dio, specifiche attivit
apostoliche e metodologie pastorali, rischierebbe di trovarsi
grandemente indebolita in quello spirito missionario che 
proprio della maggioranza degli Istituti.E pertanto doveroso
corrispondere al dono della vita consacrata, che lo Spirito
suscita nella Chiesa particolare, accogliendolo generosamente
con rendimento di grazie.
Una feconda e ordinata comunione ecclesiale
49. Il Vescovo  padre e pastore dell'intera Chiesa
particolare. A lui compete di riconoscere e rispettare i
singoli carismi, di promuoverli e coordinarli. Nella sua carit
pastorale accoglier pertanto il carisma della vita consacrata
come grazia che non riguarda soltanto un Istituto, ma rifluisce
a vantaggio di tutta la Chiesa. Cercher cos di sostenere ed
aiutare le persone consacrate, affinch, in comunione con la
Chiesa, si aprano a prospettive spirituali e pastorali
corrispondenti alle esigenze del nostro tempo, in fedelt
all'ispirazione fondazionale. Da parte loro, le persone di vita
consacrata non mancheranno di offrire generosamente la loro
collaborazione alla Chiesa particolare secondo le proprie forze
e nel rispetto del proprio carisma, operando in piena comunione
col Vescovo nell'ambito della evangelizzazione, della
catechesi, della vita delle parrocchie.Giova ricordare che, nel
coordinare il servizio alla Chiesa universale con quello alla
Chiesa particolare, gli Istituti non possono invocare la
legittima autonomia e la stessa esenzione, di cui molti di loro
godono,per giustificare scelte che di fatto contrastano con le
esigenze di organica comunione poste da una sana vita
ecclesiale. Occorre invece che le iniziative pastorali delle
persone consacrate siano decise ed attuate sulla base di un
dialogo cordiale e aperto tra Vescovi e Superiori dei vari
Istituti. La speciale attenzione da parte dei Vescovi alla
vocazione e missione degli Istituti e il rispetto, da parte di
questi, del ministero dei Vescovi, con la pronta accoglienza
delle loro concrete indicazioni pastorali per la vita
diocesana, rappresentano due forme intimamente connesse di
quell'unica carit ecclesiale che impegna tutti al servizio
della comunione organica - carismatica e insieme
gerarchicamente strutturata - dell'intero Popolo di Dio.
Un costante dialogo animato dalla carit
50. Per promuovere la reciproca conoscenza, presupposto
necessario di una fattiva cooperazione soprattutto in ambito
pastorale,  quanto mai opportuno un costante dialogo di
Superiori e Superiore degli Istituti di vita consacrata e delle
Societ di vita apostolica con i Vescovi. Grazie a questi
abituali contatti, Superiori e Superiore potranno informare i
Vescovi circa le iniziative apostoliche che intendono avviare
nelle loro diocesi, per giungere con essi ai necessari accordi
operativi. Allo stesso modo, conviene che persone delegate
dalle Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori siano
invitate ad assistere alle assemblee delle Conferenze dei
Vescovi e che, viceversa, delegati delle Conferenze episcopali
vengano invitati alle Conferenze dei Superiori e delle
Superiore maggiori, secondo modalit da determinare. In questa
prospettiva sar di grande giovamento che, ove ancora non ci
fossero, siano costituite e rese operanti, a livello nazionale,
commissioni miste di Vescovi e Superiori e Superiore
maggioriche esaminino insieme i problemi di comune interesse.
Alla miglior conoscenza reciproca contribuir pure
l'inserimento della teologia e della spiritualit della vita
consacrata nel piano di studi teologici dei presbiteri
diocesani, come pure la previsione, nella formazione delle
persone consacrate, di una adeguata trattazione della teologia
della Chiesa particolare e della spiritualit del clero
diocesano. infine consolante ricordare che, al Sinodo, non solo
sono stati numerosi gli interventi circa la dottrina della
comunione, ma grande  stata anche la soddisfazione per
l'esperienza di dialogo vissuta, in un clima di reciproca
fiducia ed apertura, tra i Vescovi e i religiosi e le religiose
presenti. Ci ha suscitato il desiderio che "tale esperienza
spirituale di comunione e collaborazione si estenda a tutta la
Chiesa" anche dopo il Sinodo.E auspicio che faccio mio per la
crescita in tutti della mentalit e della spiritualit di comunione.
La fraternit in un mondo diviso e ingiusto
51. La Chiesa affida alle comunit di vita consacrata il
particolare compito di far crescere la spiritualit della
comunione prima di tutto al proprio interno e poi nella stessa
comunit ecclesiale ed oltre i suoi confini, aprendo o
riaprendo costantemente il dialogo della carit, soprattutto
dove il mondo di oggi  lacerato dall'odio etnico o da follie
omicide. Collocate nelle diverse societ del nostro pianeta -
societ percorse spesso da passioni e da interessi
contrastanti, desiderose di unit ma incerte sulle vie da
prendere - le comunit di vita consacrata, nelle quali si
incontrano come fratelli e sorelle persone di differenti et,
lingue e culture, si pongono come segno di un dialogo sempre
possibile e di una comunione capace di armonizzare le
diversit.Le comunit di vita consacrata sono mandate ad
annunziare, con la testimonianza della loro vita, il valore
della fraternit cristiana e la forza trasformante della Buona
Novella,che fa riconoscere tutti come figli di Dio e spinge
all'amore oblativo verso tutti, specialmente verso gli ultimi.
Queste comunit sono luoghi di speranza e di scoperta delle
Beatitudini, luoghi nei quali l'amore, attingendo alla
preghiera, sorgente della comunione,  chiamato a diventare
logica di vita e fonte di gioia. Soprattutto gli Istituti
internazionali, in quest'epoca caratterizzata dalla
mondializzazione dei problemi e insieme dal ritorno degli idoli
del nazionalismo, hanno il compito di tener vivo e di
testimoniare il senso della comunione tra i popoli, le razze,
le culture. In un clima di fraternit, l'apertura alla
dimensione mondiale dei problemi non soffocher le ricchezze
particolari, n l'affermazione di una particolarit creer
contrasto con le altre n con l'unit. Gli Istituti
internazionali possono fare questo con efficacia, dovendo essi
stessi affrontare creativamente la sfida dell'inculturazione e
conservare nello stesso tempo la loro identit.
Comunione fra i diversi Istituti
52. Il fraterno rapporto spirituale e la mutua collaborazione
fra i diversi Istituti di vita consacrata e Societ di vita
apostolica sono sostenuti e alimentati dal senso ecclesiale di
comunione. Persone che sono fra loro unite dal comune impegno
della sequela di Cristo ed animate dal medesimo Spirito non
possono non manifestare visibilmente, come tralci dell'unica
Vite, la pienezza del Vangelo dell'amore. Memori dell'amicizia
spirituale, che spesso ha legato sulla terra i diversi
fondatori e fondatrici, esse, restando fedeli all'indole del
proprio Istituto, sono chiamate ad esprimere un'esemplare
fraternit, che sia di stimolo alle altre componenti ecclesiali
nel quotidiano impegno di testimonianza al Vangelo.Sono sempre
attuali le parole di san Bernardo, a proposito dei diversi
Ordini religiosi: "Io li ammiro tutti. Appartengo ad uno di
essi con l'osservanza, ma a tutti nella carit. Abbiamo bisogno
tutti gli uni degli altri: il bene spirituale che io non ho e
non possiedo, lo ricevo dagli altri (...). In questo esilio, la
Chiesa  ancora in cammino e, se posso dire cos, plurale: 
una pluralit unica e una unit plurale. E tutte le nostre
diversit, che manifestano la ricchezza dei doni di Dio,
sussisteranno nell'unica casa del Padre, che comporta tante
dimore. Adesso c' divisione di grazie: allora ci sar
distinzione di glorie. L'unit, sia qui che l, consiste in una
medesima carit".
Organismi di coordinamento
53. Un notevole contributo alla comunione pu essere dato dalle
Conferenze dei Superiori e delle Superiore maggiori e dalle
Conferenze degli Istituti secolari. Incoraggiati e
regolamentati dal Concilio Vaticano IIe da documenti
successivi,questi organismi hanno per scopo principale la
promozione della vita consacrata inserita nella compagine della
missione ecclesiale.Per loro tramite, gli Istituti esprimono la
comunione tra loro e cercano i mezzi per rafforzarla, nel
rispetto e nella valorizzazione delle specificit dei vari
carismi, nei quali si rispecchiano il mistero della Chiesa e la
multiforme sapienza di Dio.Incoraggio gli Istituti di vita
consacrata a collaborare tra di loro, specie in quei Paesi
dove, per particolari difficolt, pu essere forte la
tentazione di ripiegarsi su di s, a danno della stessa vita
consacrata e della Chiesa. Occorre invece che si aiutino a
vicenda nel cercare di capire il disegno di Dio nell'attuale
travaglio della storia, per meglio rispondervi con iniziative
apostoliche adeguate.In questo orizzonte di comunione aperto
alle sfide del nostro tempo, i Superiori e le Superiore,
"operando in sintonia con l'episcopato", cerchino di "usufruire
dell'opera dei migliori collaboratori di ciascun Istituto e
offrire servizi che non solo aiutino a superare eventuali
limiti, ma creino uno stile valido di formazione alla vita
consacrata".sorto le Conferenze dei Superiori e delle Superiore
maggiori e le Conferenze degli Istituti Secolari a curare anche
frequenti e regolari contatti con la Congregazione per gli
Istituti di vita consacrata e le Societ di vita apostolica,
come manifestazione della loro comunione con la Santa Sede. Un
rapporto attivo e fiducioso dovr pure essere intrattenuto con
le Conferenze episcopali dei singoli Paesi. Nello spirito del
documento Mutuae relationes, sar conveniente che tale rapporto
assuma una forma stabile, cos da rendere possibile il costante
e tempestivo coordinamento delle iniziative via via emergenti.
Se tutto questo sar attuato con perseveranza e spirito di
fedele adesione alle direttive del Magistero, gli organismi di
collegamento e di comunione si riveleranno particolarmente
utili per trovare soluzioni che evitino incomprensioni e
tensioni sul piano sia teorico che pratico;in questo modo
saranno di sostegno non solo alla crescita della comunione tra
gli Istituti di vita consacrata e i Vescovi, ma anche allo
svolgimento della stessa missione delle Chiese particolari.
Comunione e collaborazione con i laici
54. Uno dei frutti della dottrina della Chiesa come comunione,
in questi anni,  stata la presa di coscienza che le sue varie
componenti possono e devono unire le loro forze, in
atteggiamento di collaborazione e di scambio di doni, per
partecipare pi efficacemente alla missione ecclesiale. Ci
contribuisce a dare un'immagine pi articolata e completa della
Chiesa stessa, oltre che a rendere pi efficace la risposta
alle grandi sfide del nostro tempo, grazie all'apporto corale
dei diversi doni.I rapporti con i laici, nel caso di Istituti
monastici e contemplativi, si configurano come una relazione
prevalentemente spirituale, mentre per gli Istituti impegnati
sul versante dell'apostolato si traducono anche in forme di
collaborazione pastorale. I membri poi degli Istituti secolari,
laici o chierici, entrano in rapporto con gli altri fedeli
nelle forme ordinarie della vita quotidiana. Oggi non pochi
Istituti, spesso in forza delle nuove situazioni, sono
pervenuti alla convinzione che il loro carisma pu essere
condiviso con i laici. Questi vengono perci invitati a
partecipare in modo pi intenso alla spiritualit e alla
missione dell'Istituto medesimo. Si pu dire che, sulla scia di
esperienze storiche come quella dei diversi Ordini secolari o
Terz'Ordini,  iniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze,
nella storia delle relazioni tra le persone consacrate e il laicato.
Per un rinnovato dinamismo spirituale ed apostolico
55. Questi nuovi percorsi di comunione e di collaborazione
meritano di essere incoraggiati per diversi motivi. Potr
infatti derivarne, innanzitutto, un'irradiazione di operosa
spiritualit al di l delle frontiere dell'Istituto, che
conter cos su nuove energie, anche per assicurare alla Chiesa
la continuit di certe sue forme tipiche di servizio. Un'altra
conseguenza positiva potr poi essere l'agevolazione di una pi
intensa sinergia tra persone consacrate e laici in ordine alla
missione: mossi dagli esempi di santit delle persone
consacrate, i laici saranno introdotti all'esperienza diretta
dello spirito dei consigli evangelici, e saranno cos
incoraggiati a vivere e a testimoniare lo spirito delle
Beatitudini, in vista della trasformazione del mondo secondo il
cuore di Dio.a partecipazione dei laici non raramente porta
inattesi e fecondi approfondimenti di alcuni aspetti del
carisma, ridestandone un'interpretazione pi spirituale e
spingendo a trarne indicazioni per nuovi dinamismi apostolici.
In qualunque attivit o ministero siano impegnate, le persone
consacrate ricorderanno, pertanto, di dover essere innanzitutto
guide esperte di vita spirituale, e coltiveranno in questa
prospettiva "il talento pi prezioso: lo spirito".A loro volta
i laici offrano alle famiglie religiose il prezioso contributo
della loro secolarit e del loro specifico servizio.
Laici volontari e associati
56. Una espressione significativa di partecipazione laicale
alle ricchezze della vita consacrata  l'adesione di fedeli
laici ai vari Istituti nella nuova forma dei cosiddetti membri
associati o, secondo le esigenze presenti in alcuni contesti
culturali, di persone che condividono, per un certo periodo di
tempo, la vita comunitaria e la particolare dedizione
contemplativa o apostolica dell'Istituto, sempre che ovviamente
l'identit della sua vita interna non ne patisca danno. giusto
circondare di grande stima il volontariato che attinge alle
ricchezze della vita consacrata; occorre per curarne la
formazione, affinch i volontari, oltre alla competenza,
abbiano sempre profonde motivazioni soprannaturali nei loro
propositi e vivo senso comunitario ed ecclesiale nei loro
progetti.E da tener presente poi che iniziative nelle quali
siano coinvolti laici anche a livello decisionale, per essere
considerate opera di un determinato Istituto, devono
perseguirne i fini ed essere attuate sotto la sua
responsabilit. Perci, se dei laici ne assumono la direzione,
essi risponderanno di tale conduzione ai Superiori e Superiore
competenti. E opportuno che tutto questo sia vagliato e
regolato da apposite direttive dei singoli Istituti, approvate
dall'Autorit Superiore, in cui siano previste le rispettive
competenze dell'Istituto stesso, delle comunit, dei membri
associati o dei volontari.Le persone consacrate, inviate dai
loro Superiori e Superiore e restando alle loro dipendenze,
possono essere presenti con specifiche forme di collaborazione
in iniziative laicali, particolarmente in organizzazioni ed
istituzioni che si interessano dell'emarginazione e hanno lo
scopo di alleviare la sofferenza umana. Tale collaborazione, se
 animata e sostenuta da una chiara e forte identit cristiana
ed  rispettosa dell'indole propria della vita consacrata, pu
far brillare la forza illuminante del Vangelo nelle situazioni
pi oscure dell'esistenza umana.In questi anni, non poche
persone consacrate sono entrate in qualcuno dei movimenti
ecclesiali sviluppatisi nel nostro tempo. Da tali esperienze
gli interessati traggono in genere beneficio, specialmente sul
piano del rinnovamento spirituale. Tuttavia non si pu negare
che, in alcuni casi, ci generi disagi e disorientamento a
livello personale e comunitario, specialmente quando queste
esperienze entrano in conflitto con le esigenze della vita
comune e della spiritualit dell'Istituto. Occorrer pertanto
curare che l'adesione ai movimenti ecclesiali avvenga nel
rispetto del carisma e della disciplina del proprio
Istituto,col consenso dei Superiori e delle Superiore e nella
piena disponibilit ad accoglierne le decisioni.
La dignit e il ruolo della donna consacrata
57. La Chiesa rivela pienamente la sua multiforme ricchezza
spirituale quando, superate le discriminazioni, accoglie come
una vera benedizione i doni da Dio riversati sia negli uomini
che nelle donne, tutti valorizzando nella loro pari dignit. Le
donne consacrate sono chiamate in modo tutto speciale ad
essere, attraverso la loro dedizione vissuta in pienezza e con
gioia, un segno della tenerezza di Dio verso il genere umano ed
una testimonianza particolare del mistero della Chiesa che 
vergine, sposa e madre.Tale loro missione non ha mancato di
manifestarsi al Sinodo, al quale hanno partecipato numerose,
potendo far sentire la loro voce, che  stata ascoltata ed
apprezzata da tutti. Grazie anche ai loro contributi sono
emerse utili indicazioni per la vita della Chiesa e per la sua
missione evangelizzatrice. Certo, non si pu non riconoscere la
fondatezza di molte rivendicazioni concernenti la posizione
della donna in diversi ambiti sociali ed ecclesiali. Ugualmente
 doveroso rilevare che la nuova coscienza femminile aiuta
anche gli uomini a rivedere i loro schemi mentali, il loro modo
di autocomprendersi, di collocarsi nella storia e di
interpretarla, di organizzare la vita sociale, politica,
economica, religiosa, ecclesiale.La Chiesa, che ha ricevuto da
Cristo un messaggio di liberazione, ha la missione di
diffonderlo profeticamente, promuovendo mentalit e condotta
conformi alle intenzioni del Signore. In questo contesto la
donna consacrata, a partire dalla sua esperienza di Chiesa e di
donna nella Chiesa, pu contribuire ad eliminare certe visioni
unilaterali, che non manifestano il pieno riconoscimento della
sua dignit, del suo apporto specifico alla vita e all'azione
pastorale e missionaria della Chiesa. Per questo  legittimo
che la donna consacrata aspiri a veder riconosciuta pi
chiaramente la sua identit, la sua capacit, la sua missione,
la sua responsabilit sia nella coscienza ecclesiale che nella
vita quotidiana.Anche il futuro della nuova evangelizzazione,
come del resto di tutte le altre forme di azione missionaria, 
impensabile senza un rinnovato contributo delle donne,
specialmente delle donne consacrate.
Nuove prospettive di presenza e di azione
58. E, pertanto, urgente compiere alcuni passi concreti, a
partire dall'apertura alle donne di spazi di partecipazione in
vari settori e a tutti i livelli, anche nei processi di
elaborazione delle decisioni, soprattutto in ci che le
riguarda.E necessario anche che la formazione delle donne
consacrate, non meno di quella degli uomini, sia adeguata alle
nuove urgenze e preveda tempo sufficiente e valide opportunit
istituzionali per un'educazione sistematica, estesa a tutti i
campi, da quello teologico-pastorale a quello professionale. La
formazione pastorale e catechetica, sempre importante, assume
particolare rilievo in vista della nuova evangelizzazione, che
richiede anche dalle donne nuove forme di partecipazione.Si pu
ritenere che l'approfondimento formativo, mentre aiuter la
donna consacrata a comprendere meglio i propri doni, non
mancher di stimolare la necessaria reciprocit all'interno
della Chiesa. Anche nel campo della riflessione teologica,
culturale e spirituale ci si attende molto dal genio della
donna in ci che riguarda non solo la specificit della vita
consacrata femminile, ma anche l'intelligenza della fede in
tutte le sue espressioni. A questo proposito, quanto deve la
storia della spiritualit a sante come Teresa di Ges e
Caterina da Siena, le prime due donne insignite del titolo di
Dottore della Chiesa, e a tante altre mistiche per quanto
concerne l'esplorazione del mistero di Dio e l'analisi della
sua azione nel credente! La Chiesa conta molto sulle donne
consacrate per un contributo originale nella promozione della
dottrina, dei costumi, della stessa vita familiare e sociale,
specialmente in ci che attiene alla dignit della donna e al
rispetto della vita umana.Infatti, "le donne hanno uno spazio
di pensiero e di azione singolare e forse determinante: tocca a
loro di farsi promotrici di un "nuovo femminismo" che, senza
cadere nella tentazione di rincorrere modelli "maschilisti',
sappia riconoscere ed esprimere il vero genio femminile in
tutte le manifestazioni della convivenza civile, operando per
il superamento di ogni forma di discriminazione, di violenza e
di sfruttamento".' motivo di sperare che da un pi profondo
riconoscimento della missione della donna, la vita consacrata
femminile tragga una sempre maggiore consapevolezza del proprio
ruolo e un'accresciuta dedizione alla causa del Regno di Dio.
Ci potr tradursi in molteplici opere, quali l'impegno per
l'evangelizzazione, l'attivit educativa, la partecipazione
nella formazione dei futuri sacerdoti e delle persone
consacrate, l'animazione della comunit cristiana,
l'accompagnamento spirituale, la promozione dei fondamentali
beni della vita e della pace. Alle donne consacrate e alla loro
straordinaria capacit di dedizione esprimo ancora una volta
l'ammirata riconoscenza della Chiesa intera, che le sostiene
perch vivano in pienezza e con gioia la loro vocazione e si
sentano interpellate dall'alto compito di aiutare a formare la
donna di oggi.
2. CONTINUIT NELL'OPERA DELLO SPIRITO SANTO: FEDELT NELLA NOVIT
Le monache di clausura
59. Particolare attenzione meritano la vita monastica femminile
e la clausura delle monache, per l'altissima stima che la
comunit cristiana nutre verso questo genere di vita, segno
dell'unione esclusiva della Chiesa-Sposa con il suo Signore,
sommamente amato. In effetti, la vita delle monache di
clausura, impegnate in modo precipuo nella preghiera,
nell'ascesi e nel fervido progresso della vita spirituale, "non
 altro che un tendere alla Gerusalemme celeste,
un'anticipazione della Chiesa escatologica, fissa nel possesso
e nella contemplazione di Dio".Alla luce di questa vocazione e
missione ecclesiale, la clausura risponde all'esigenza,
avvertita come prioritaria, di stare con il Signore. Scegliendo
uno spazio circoscritto come luogo di vita, le claustrali
partecipano all'annientamento di Cristo, mediante una povert
radicale che si esprime nella rinuncia non solo alle cose, ma
anche allo "spazio", ai contatti, a tanti beni del creato.
Questo modo particolare di donare il "corpo" le immette pi
sensibilmente nel mistero eucaristico. Esse si offrono con Ges
per la salvezza del mondo. La loro offerta, oltre all'aspetto
di sacrificio e di espiazione, acquista anche quello di
rendimento di grazie al Padre, nella partecipazione all'azione
di grazie del Figlio diletto.Radicata in questa tensione
spirituale, la clausura non  solo un mezzo ascetico di immenso
valore, ma un modo di vivere la Pasqua di Cristo.Da esperienza
di "morte" essa diventa sovrabbondanza di "vita", ponendosi
come gioioso annuncio e anticipazione profetica della
possibilit offerta ad ogni persona e all'umanit intera di
vivere unicamente per Dio, in Cristo Ges (cfr Rm 6, 11). La
clausura evoca dunque quella cella del cuore in cui ciascuno 
chiamato a vivere l'unione con il Signore. Accolta come dono e
scelta come libera risposta di amore, essa  il luogo della
comunione spirituale con Dio e con i fratelli e le sorelle,
dove la limitazione degli spazi e dei contatti opera a
vantaggio dell'interiorizzazione dei valori evangelici (cfr Gv 13, 34; 
Mt 5, 3.8).Le comunit claustrali, poste come citt sul
monte e lucerne sul lucerniere (cfr Mt 5, 14-15), pur nella
semplicit della loro vita, raffigurano visibilmente la meta
verso cui cammina l'intera comunit ecclesiale che, "ardente
nell'azione e dedita alla contemplazione",avanza sulle strade
del tempo con lo sguardo fisso alla futura ricapitolazione di
tutto in Cristo, quando la Chiesa "col suo Sposo comparir
rivestita di gloria (cfr Col 3, 1-4)",e Cristo "consegner il
Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e
ogni potest e potenza (...) perch Dio sia tutto in tutti" 
(1Cor 15, 24.28).A queste carissime Sorelle va, pertanto, la mia
riconoscenza con l'incoraggiamento a rimanere fedeli alla vita
claustrale secondo il proprio carisma. Grazie al loro esempio,
questo genere di vita continua a registrare numerose vocazioni,
attratte dalla radicalit di un'esistenza "sponsale", dedicata
totalmente a Dio nella contemplazione. Come espressione di puro
amore che vale pi di ogni opera, la vita contemplativa
sviluppa una straordinaria efficacia apostolica e missionaria.
Padri sinodali hanno espresso grande apprezzamento per il
valore della clausura, prendendo al tempo stesso in esame le
richieste qua e l avanzate quanto alla sua concreta
disciplina. Le indicazioni del Sinodo sull'argomento e, in
particolare, il voto di una maggiore responsabilizzazione delle
Superiore Maggiori in materia di deroghe alla clausura per
giusta e grave causasaranno fatte oggetto di organica
considerazione, in linea con il cammino di rinnovamento gi
attuato, a partire dal Concilio Vaticano II.In questo modo la
clausura nelle sue varie forme e gradi - dalla clausura papale
e costituzionale, alla clausura monastica - corrisponder
meglio alla variet degli Istituti contemplativi e delle
tradizioni dei monasteri.Come lo stesso Sinodo ha sottolineato,
sono inoltre da favorire le Associazioni e Federazioni fra
monasteri, gi raccomandate da Pio XII e dal Concilio Ecumenico
Vaticano II,specialmente dove non esistono altre forme efficaci
di coordinamento e di aiuto, per custodire e promuovere i
valori della vita contemplativa. Tali organismi, salva sempre
la legittima autonomia dei monasteri, possono infatti offrire
un valido sussidio per risolvere adeguatamente problemi comuni,
quali il conveniente rinnovamento, la formazione sia iniziale
che permanente, il vicendevole sostegno economico ed anche la
riorganizzazione degli stessi monasteri.
I religiosi fratelli
60. Secondo la dottrina tradizionale della Chiesa, la vita
consacrata per natura sua non  n laicale n clericale,e per
questo la "consacrazione laicale", tanto maschile quanto
femminile, costituisce uno stato in s completo di professione
dei consigli evangelici.Essa perci ha, sia per la persona che
per la Chiesa, un valore proprio, indipendentemente dal
ministero sacro.In linea con l'insegnamento del Concilio
Vaticano II,il Sinodo ha espresso grande stima per questo tipo
di vita consacrata nella quale i religiosi fratelli svolgono,
dentro e fuori della comunit, diversi e preziosi servizi,
partecipando cos alla missione di proclamare il Vangelo e di
testimoniarlo con la carit nella vita di ogni giorno. In
effetti, alcuni di tali servizi si possono considerare
ministeri ecclesiali, affidati dalla legittima autorit. Ci
esige una formazione appropriata e integrale: umana,
spirituale, teologica, pastorale e professionale. Secondo la
vigente terminologia, gli Istituti che, per determinazione del
fondatore o in forza di una legittima tradizione, hanno
carattere e finalit che non comportino l'esercizio dell'Ordine
sacro, sono chiamati "Istituti laicali".Tuttavia nel Sinodo 
stato messo in luce che questa terminologia non esprime
adeguatamente l'indole peculiare della vocazione dei membri di
tali Istituti religiosi. Infatti essi, pur svolgendo molti
servizi che sono comuni anche ai fedeli laici, lo fanno con la
loro identit di consacrati ed esprimono cos lo spirito di
dono totale a Cristo e alla Chiesa, secondo il loro carisma
specifico. Per questa ragione i Padri sinodali, al fine di
evitare ogni ambiguit e confusione con l'indole secolare dei
fedeli laici,hanno voluto proporre il titolo di Istituti
religiosi di Fratelli .La proposta  significativa, soprattutto
se si considera che il titolo di fratello richiama anche una
ricca spiritualit. "Questi religiosi sono chiamati ad essere
fratelli di Cristo, profondamente uniti a Lui "primogenito fra
molti fratelli" (Rm 8, 29); fratelli fra di loro, nell'amore
reciproco e nella cooperazione allo stesso servizio di bene
nella Chiesa; fratelli di ogni uomo nella testimonianza della
carit di Cristo verso tutti, specialmente i pi piccoli, i pi
bisognosi; fratelli per una pi grande fratellanza nella
Chiesa".Vivendo in modo speciale questo aspetto della vita
cristiana e insieme consacrata, i "religiosi fratelli"
ricordano efficacemente agli stessi religiosi sacerdoti la
fondamentale dimensione della fraternit in Cristo, da vivere
fra di loro e con ogni uomo e donna, e a tutti proclamano la
parola del Signore: "E voi siete tutti fratelli" (Mt 23, 8).In
questi Istituti religiosi di Fratelli niente impedisce, quando
il Capitolo generale abbia cos disposto, che alcuni membri
assumano gli Ordini sacri per il servizio sacerdotale della
comunit religiosa.Tuttavia il Concilio Vaticano II non offre
alcun esplicito incoraggiamento in tal senso, proprio perch
desidera che gli Istituti di Fratelli permangano fedeli alla
loro vocazione e missione. Ci vale anche in tema di accesso
alla carica di Superiore, considerando che essa riflette in
modo speciale la natura dell'Istituto stesso.Diversa  la
vocazione dei fratelli in quegli Istituti che sono detti
"clericali" perch, secondo il progetto del fondatore oppure in
forza di una legittima tradizione, prevedono l'esercizio
dell'Ordine sacro, sono governati da chierici e come tali sono
riconosciuti dall'autorit della Chiesa.In questi Istituti il
ministero sacro  costitutivo del carisma stesso e ne determina
l'indole, il fine, lo spirito. La presenza di fratelli
costituisce una partecipazione differenziata alla missione
dell'Istituto, con servizi svolti sia all'interno delle
comunit che nelle opere apostoliche, in collaborazione con
coloro che esercitano il ministero sacerdotale.
Istituti misti
61. Alcuni Istituti religiosi, che nel progetto originario del
fondatore si configuravano come fraternit, nelle quali tutti i
membri - sacerdoti e non sacerdoti - erano considerati uguali
tra di loro, col passare del tempo hanno acquistato una diversa
fisionomia. Occorre che questi Istituti, chiamati "misti",
valutino, sulla base dell'approfondimento del proprio carisma
fondazionale, se sia opportuno e possibile tornare
all'ispirazione originaria. I Padri sinodali hanno espresso il
voto che in tali Istituti sia riconosciuta a tutti i religiosi
parit di diritti e di obblighi, eccettuati quelli che
scaturiscono dall'Ordine sacro.Per esaminare e risolvere i
problemi connessi con questa materia  stata istituita
un'apposita commissione, le cui conclusioni conviene attendere,
per fare poi le opportune scelte secondo quanto sar
autorevolmente disposto.
Nuove forme di vita evangelica
62. Lo Spirito, che in tempi diversi ha suscitato numerose
forme di vita consacrata, non cessa di assistere la Chiesa, sia
alimentando negli Istituti gi esistenti l'impegno del
rinnovamento nella fedelt al carisma originario, sia
distribuendo nuovi carismi a uomini e donne del nostro tempo,
perch diano vita a istituzioni rispondenti alle sfide di oggi.
Segno di questo intervento divino sono le cosiddette nuove
Fondazioni, con caratteri in qualche modo originali rispetto a
quelle tradizionali.L'originalit delle nuove comunit consiste
spesso nel fatto che si tratta di gruppi composti da uomini e
donne, da chierici e laici, da coniugati e celibi, che seguono
un particolare stile di vita, talvolta ispirato all'una o
all'altra forma tradizionale o adattato alle esigenze della
societ di oggi. Anche il loro impegno di vita evangelica si
esprime in forme diverse, mentre si manifesta, come
orientamento generale, un'intensa aspirazione alla vita
comunitaria, alla povert e alla preghiera. Al governo
partecipano chierici e laici, in base alle loro competenze, e
il fine apostolico si apre alle istanze della nuova
evangelizzazione.Se, da una parte, c' da rallegrarsi di fronte
all'azione dello Spirito, dall'altra  necessario procedere al
discernimento dei carismi. Principio fondamentale, perch si
possa parlare di vita consacrata,  che i tratti specifici
delle nuove comunit e forme di vita risultino fondati sopra
gli elementi essenziali, teologici e canonici, che sono propri
della vita consacrata.Questo discernimento si rende necessario
a livello sia locale che universale, allo scopo di prestare una
comune obbedienza all'unico Spirito. Nelle diocesi, il Vescovo
esamini la testimonianza di vita e l'ortodossia di fondatori e
fondatrici di tali comunit, la loro spiritualit, la
sensibilit ecclesiale nell'adempimento della loro missione, i
metodi di formazione e i modi di incorporazione alla comunit;
valuti con saggezza eventuali debolezze, attendendo con
pazienza il riscontro dei frutti (cfr Mt 7, 16), per poter
riconoscere l'autenticit del carisma.In special modo a lui 
chiesto di stabilire, alla luce di chiari criteri, l'idoneit
di quanti in queste comunit domandano di accedere agli Ordini
sacri.n forza dello stesso principio di discernimento, non
possono essere comprese nella specifica categoria della vita
consacrata quelle pur lodevoli forme di impegno che alcuni
coniugi cristiani assumono in associazioni o movimenti
ecclesiali, quando, nell'intento di portare alla perfezione
della carit il loro amore, gi "come consacrato" nel
sacramento del matrimonio,confermano con un voto il dovere
della castit propria della vita coniugale e, senza trascurare
i loro doveri verso i figli, professano la povert e
l'obbedienza.La precisazione doverosa circa la natura di tale
esperienza non intende sottovalutare questo particolare cammino
di santificazione, a cui non  certo estranea l'azione dello
Spirito Santo, infinitamente ricco nei suoi doni e nelle sue
ispirazioni.Di fronte a tanta ricchezza di doni e di impulsi
innovativi, sembra opportuno creare una Commissione per le
questioni riguardanti le nuove forme di vita consacrata, allo
scopo di stabilire criteri di autenticit, che siano di aiuto
nel discernimento e nelle decisioni.Tra gli altri compiti, tale
Commissione dovr valutare, alla luce dell'esperienza di questi
ultimi decenni, quali nuove forme di consacrazione l'autorit
ecclesiastica possa, con prudenza pastorale e a comune
vantaggio, riconoscere ufficialmente e proporre ai fedeli
desiderosi di una vita cristiana pi perfetta.Queste nuove
associazioni di vita evangelica non sono alternative alle
precedenti istituzioni, le quali continuano ad occupare il
posto insigne che la tradizione ha loro assegnato. Le nuove
forme sono anch'esse un dono dello Spirito, perch la Chiesa
segua il suo Signore in perenne slancio di generosit, attenta
agli appelli di Dio che si rivelano mediante i segni dei tempi.
Cos essa si presenta al mondo variegata nelle forme di santit
e di servizi, quale "segno e strumento dell'intima unione con
Dio e dell'unit di tutto il genere umano".Gli antichi
Istituti, tra cui molti passati attraverso il vaglio di prove
durissime, sostenute con fortezza lungo i secoli, possono
arricchirsi entrando in dialogo e scambiando i doni con le
fondazioni che vengono alla luce in questo nostro tempo.In tal
modo il vigore delle varie istituzioni di vita consacrata,
dalle pi antiche alle pi recenti, come pure la vivacit delle
nuove comunit, alimenteranno la fedelt allo Spirito Santo,
che  principio di comunione e di perenne novit di vita.
3. GUARDANDO VERSO IL FUTURO
Difficolt e prospettive
63. I mutamenti in corso nella societ e la diminuzione del
numero delle vocazioni stanno pesando sulla vita consacrata in
alcune regioni del mondo. Le opere apostoliche di molti
Istituti e la loro stessa presenza in certe Chiese locali sono
poste a repentaglio. Come  gi accaduto altre volte nella
storia, vi sono persino Istituti che corrono il rischio di
scomparire. La Chiesa universale  sommamente grata per il
grande contributo da essi offerto alla sua edificazione con la
testimonianza ed il servizio.L'affanno di oggi non annulla i
loro meriti e i frutti maturati grazie alle loro fatiche.Per
altri Istituti si pone piuttosto il problema della
riorganizzazione delle opere. Tale compito, non facile e non
raramente doloroso, esige studio e discernimento, alla luce di
alcuni criteri. Occorre, ad esempio, salvaguardare il senso del
proprio carisma, promuovere la vita fraterna, essere attenti
alle necessit della Chiesa sia universale che particolare,
occuparsi di ci che il mondo trascura, rispondere
generosamente e con audacia, anche se con interventi
forzatamente esigui, alle nuove povert, soprattutto nei luoghi
pi abbandonati.e varie difficolt, derivanti dalla contrazione
di personale e di iniziative, non devono in alcun modo far
perdere la fiducia nella forza evangelica della vita
consacrata, che sar sempre attuale ed operante nella Chiesa.
Se i singoli Istituti non hanno la prerogativa della perennit,
la vita consacrata continuer ad alimentare tra i fedeli la
risposta di amore verso Dio e verso i fratelli. Per questo 
necessario distinguere la vicenda storica di un determinato
Istituto o di una forma di vita consacrata dalla missione
ecclesiale della vita consacrata come tale. La prima pu mutare
col mutare delle situazioni, la seconda  destinata a non venir
meno.Ci  vero sia per la vita consacrata di tipo
contemplativo, che per quella dedita alle opere di apostolato.
Nel suo complesso, sotto l'azione sempre nuova dello Spirito,
essa  destinata a continuare quale testimonianza luminosa
dell'unit indissolubile dell'amore di Dio e dell'amore del
prossimo, come memoria vivente della fecondit, anche umana e
sociale, dell'amore di Dio. Le nuove situazioni di scarsit
vanno perci affrontate con la serenit di chi sa che a
ciascuno  richiesto non tanto il successo, quanto l'impegno
della fedelt. Ci che si deve assolutamente evitare  la vera
sconfitta della vita consacrata, che non sta nel declino
numerico, ma nel venir meno dell'adesione spirituale al Signore
e alla propria vocazione e missione. Perseverando fedelmente in
essa, si confessa invece, con grande efficacia anche di fronte
al mondo, la propria ferma fiducia nel Signore della storia,
nelle cui mani sono i tempi e i destini delle persone, delle
istituzioni, dei popoli, e dunque anche le attuazioni storiche
dei suoi doni. Le dolorose situazioni di crisi sollecitano le
persone consacrate a proclamare con fortezza la fede nella
morte e risurrezione di Cristo, per divenire segno visibile del
passaggio dalla morte alla vita.
Nuovo slancio della pastorale vocazionale
64. La missione della vita consacrata e la vitalit degli
Istituti dipendono, certo, dall'impegno di fedelt con cui i
consacrati rispondono alla loro vocazione, ma hanno un futuro
nella misura in cui altri uomini e donne accolgono
generosamente la chiamata del Signore. Il problema delle
vocazioni  una vera sfida, che interpella direttamente gli
Istituti, ma coinvolge tutta la Chiesa. Si spendono nel campo
della pastorale vocazionale grandi energie spirituali e
materiali, ma i risultati non sempre corrispondono alle attese
e agli sforzi. Capita cos che, mentre le vocazioni alla vita
consacrata fioriscono nelle giovani Chiese e in quelle che
hanno subito persecuzione da parte di regimi totalitari,
scarseggiano nei paesi tradizionalmente ricchi di vocazioni
anche missionarie.Questa situazione di difficolt mette alla
prova le persone consacrate che talvolta si chiedono: abbiamo
forse perduto la capacit di attirare nuove vocazioni? E
necessario avere fiducia nel Signore Ges, che continua a
chiamare alla sua sequela, ed affidarsi allo Spirito Santo,
autore e ispiratore dei carismi della vita consacrata. Mentre
dunque ci rallegriamo dell'azione dello Spirito, che
ringiovanisce la Sposa di Cristo facendo fiorire la vita
consacrata in molte nazioni, dobbiamo rivolgere insistente
preghiera al Padrone della messe, perch invii operai alla sua
Chiesa, per far fronte alle urgenze della nuova
evangelizzazione (cfr Mt 9, 37-38). Oltre a promuovere la
preghiera per le vocazioni,  urgente impegnarsi, con un
annunzio esplicito ed una catechesi adeguata, per favorire nei
chiamati alla vita consacrata quella risposta libera, pronta e
generosa, che rende operante la grazia della vocazione.L'invito
di Ges: "Venite e vedrete" (Gv 1, 39) rimane ancora oggi la
regola d'oro della pastorale vocazionale. Essa mira a
presentare, sull'esempio dei fondatori e delle fondatrici, il
fascino della persona del Signore Ges e la bellezza del totale
dono di s alla causa del Vangelo. Compito primario di tutti i
consacrati e le consacrate  dunque quello di proporre
coraggiosamente, con la parola e con l'esempio, l'ideale della
sequela di Cristo, sostenendo poi la risposta agli impulsi
dello Spirito nel cuore dei chiamati. All'entusiasmo del primo
incontro con Cristo dovr ovviamente seguire lo sforzo paziente
della quotidiana corrispondenza, che fa della vocazione una
storia di amicizia con il Signore. A questo scopo la pastorale
vocazionale si avvalga di appropriati sussidi, come la
direzione spirituale, per alimentare quella risposta di amore
personale al Signore che  condizione essenziale per diventare
discepoli e apostoli del suo Regno. Intanto, se la fioritura
vocazionale che si manifesta in varie parti del mondo
giustifica ottimismo e speranza, la scarsit in altre regioni
non deve indurre n allo scoraggiamento, n alla tentazione di
facili e improvvidi reclutamenti. Occorre che il compito di
promuovere le vocazioni sia svolto in modo da apparire sempre
pi un impegno corale di tutta la Chiesa.Esso esige, pertanto,
l'attiva collaborazione di pastori, religiosi, famiglie ed
educatori, quale si conviene a un servizio che  parte
integrante della pastorale d'insieme di ogni Chiesa
particolare. Ci sia dunque in ogni diocesi questo servizio
comune che coordini e moltiplichi le forze, senza tuttavia
pregiudicare, ed anzi favorendo, l'attivit vocazionale di
ciascun Istituto.ale operosa collaborazione di tutto il Popolo
di Dio, sostenuta dalla Provvidenza, non potr che sollecitare
l'abbondanza dei doni divini. La solidariet cristiana venga
largamente incontro alle necessit della formazione vocazionale
nei Paesi economicamente pi poveri. La promozione delle
vocazioni in queste nazioni sia fatta dai vari Istituti in
piena armonia con le Chiese del luogo, sulla base di un attivo
e prolungato inserimento nella loro pastorale.Il modo pi
autentico per assecondare l'azione dello Spirito sar quello di
investire generosamente le migliori energie nell'attivit
vocazionale, specialmente con una adeguata dedizione alla
pastorale giovanile.
L'impegno della formazione iniziale
65. Particolare attenzione l'Assemblea sinodale ha riservato
alla formazione di chi intende consacrarsi al
Signore,riconoscendone la decisiva importanza. Obiettivo
centrale del cammino formativo  la preparazione della persona
alla totale consacrazione di s a Dio nella sequela di Cristo,
a servizio della missione. Dire "s" alla chiamata del Signore
assumendo in prima persona il dinamismo della crescita
vocazionale  responsabilit inalienabile di ogni chiamato, il
quale deve aprire lo spazio della propria vita all'azione dello
Spirito Santo;  percorrere con generosit il cammino
formativo, accogliendo con fede le mediazioni che il Signore e
la Chiesa offrono.a formazione dovr, pertanto, raggiungere in
profondit la persona stessa, cos che ogni suo atteggiamento o
gesto, nei momenti importanti e nelle circostanze ordinarie
della vita, abbia a rivelarne la piena e gioiosa appartenenza a
Dio.Dal momento che il fine della vita consacrata consiste
nella configurazione al Signore Ges e alla sua totale
oblazione,  soprattutto a questo che deve mirare la
formazione. Si tratta di un itinerario di progressiva
assimilazione dei sentimenti di Cristo verso il Padre. Se
questo  lo scopo della vita consacrata, il metodo che ad essa
prepara dovr assumere ed esprimere la caratteristica della
totalit . Dovr essere formazione di tutta la persona,in ogni
aspetto della sua individualit, nei comportamenti come nelle
intenzioni. E chiaro che, proprio per il suo tendere alla
trasformazione di tutta la persona, l'impegno formativo non
cessa mai. Occorre, infatti, che alle persone consacrate siano
offerte sino alla fine opportunit di crescita nell'adesione al
carisma e alla missione del proprio Istituto.La formazione, per
essere totale, comprender tutti i campi della vita cristiana e
della vita consacrata. Va prevista, pertanto, una preparazione
umana, culturale, spirituale e pastorale, ponendo ogni
attenzione perch sia favorita l'integrazione armonica dei vari
aspetti. Alla formazione iniziale, intesa come processo
evolutivo che passa per ogni grado della maturazione personale
- da quello psicologico e spirituale a quello teologico e
pastorale - si deve riservare uno spazio di tempo
sufficientemente ampio. Nel caso delle vocazioni al
presbiterato, esso viene a coincidere e ad armonizzarsi con uno
specifico programma di studi, come parte di un pi ampio
percorso formativo.
L'opera di formatori e formatrici
66. Dio Padre, nel dono continuo di Cristo e dello Spirito, 
il formatore per eccellenza di chi si consacra a Lui. Ma in
quest'opera Egli si serve della mediazione umana, ponendo a
fianco di colui che Egli chiama alcuni fratelli e sorelle
maggiori. La formazione  dunque partecipazione all'azione del
Padre che, mediante lo Spirito, plasma nel cuore dei giovani e
delle giovani i sentimenti del Figlio. I formatori e le
formatrici devono perci essere persone esperte nel cammino
della ricerca di Dio, per essere in grado di accompagnare anche
altri in questo itinerario. Attente all'azione della grazia,
esse sapranno indicare gli ostacoli anche meno evidenti, ma
soprattutto mostreranno la bellezza della sequela del Signore
ed il valore del carisma in cui essa si compie. Ai lumi della
sapienza spirituale uniranno quelli offerti dagli strumenti
umani, che possano essere d'aiuto sia nel discernimento
vocazionale, sia nella formazione dell'uomo nuovo, perch
divenga autenticamente libero. Strumento precipuo di formazione
 il colloquio personale, da tenersi con regolarit e con una
certa frequenza, come consuetudine di insostituibile e
collaudata efficacia.Di fronte a compiti tanto delicati appare
veramente importante la formazione di formatori idonei, che
assicurino nel loro servizio una grande sintonia con il cammino
di tutta la Chiesa. Sar opportuno creare adeguate strutture
per la formazione dei formatori, possibilmente in luoghi dove
sia consentito il contatto con la cultura in cui sar poi
esercitato il proprio servizio pastorale. In quest'opera
formativa, gli Istituti gi meglio radicati diano un aiuto agli
Istituti di pi recente fondazione, grazie al contributo di
alcuni dei loro membri migliori.
Una formazione comunitaria ed apostolica
67. Poich la formazione deve essere anche comunitaria, il suo
luogo privilegiato, per gli Istituti di vita religiosa e le
Societ di vita apostolica,  la comunit. In essa avviene
l'iniziazione alla fatica e alla gioia del vivere insieme.
Nella fraternit ciascuno impara a vivere con colui che Dio gli
ha posto accanto, accettandone le caratteristiche positive ed
insieme le diversit e i limiti. In particolare, egli impara a
condividere i doni ricevuti per l'edificazione di tutti, poich
"a ciascuno  data una manifestazione particolare dello Spirito
per l'utilit comune" (1 Cor 12, 7).Al tempo stesso, la vita
comunitaria deve, sin dalla prima formazione, mostrare
l'intrinseca dimensione missionaria della consacrazione. Per
questo, durante il periodo della formazione iniziale, negli
Istituti di vita consacrata sar utile procedere ad esperienze
concrete e prudentemente accompagnate dal formatore o dalla
formatrice, per esercitare, in dialogo con la cultura
circostante, le attitudini apostoliche, le capacit di
adattamento, lo spirito di iniziativa.Se, da un lato, 
importante che la persona consacrata si formi progressivamente
una coscienza evangelicamente critica verso i valori e i
disvalori della propria cultura e di quella che incontrer nel
futuro campo di lavoro, dall'altro deve esercitarsi nella
difficile arte dell'unit di vita, della mutua compenetrazione
della carit verso Dio e verso i fratelli e le sorelle,
sperimentando che la preghiera  l'anima dell'apostolato, ma
anche che l'apostolato vivifica e stimola la preghiera.
Necessit di una ratio completa ed aggiornata
68. Un periodo esplicitamente formativo, che si estenda fino
alla professione perpetua, viene raccomandato anche agli
Istituti femminili, nonch a quelli maschili relativamente ai
religiosi fratelli. Questo vale sostanzialmente pure per le
comunit claustrali, che avranno cura di elaborare un programma
adeguato, in vista di un'autentica formazione alla vita
contemplativa e alla sua missione peculiare nella Chiesa.I
Padri sinodali hanno caldamente sollecitato tutti gli Istituti
di vita consacrata e le Societ di vita apostolica ad elaborare
quanto prima una ratio institutionis, cio un progetto
formativo ispirato al carisma istituzionale, nel quale sia
presentato in forma chiara e dinamica il cammino da seguire per
assimilare appieno la spiritualit del proprio Istituto. La
ratio risponde oggi a una vera urgenza: da un lato essa indica
il modo di trasmettere lo spirito dell'Istituto, perch sia
vissuto nella sua genuinit dalle nuove generazioni, nella
diversit delle culture e delle situazioni geografiche;
dall'altro, illustra alle persone consacrate i mezzi per vivere
il medesimo spirito nelle varie fasi dell'esistenza progredendo
verso la piena maturit della fede in Cristo Ges.Se dunque 
vero che il rinnovamento della vita consacrata dipende
principalmente dalla formazione,  altrettanto vero che questa
, a sua volta, legata alla capacit di proporre un metodo
ricco di sapienza spirituale e pedagogica che conduca
progressivamente chi aspira a consacrarsi ad assumere i
sentimenti di Cristo Signore. La formazione  un processo
vitale attraverso il quale la persona si converte al Verbo di
Dio fin nelle profondit del suo essere e, nello stesso tempo,
impara l'arte di cercare i segni di Dio nelle realt del mondo.
In un'epoca di crescente emarginazione dei valori religiosi
dalla cultura, questo cammino formativo  doppiamente
importante: grazie ad esso la persona consacrata non solo pu
continuare a "vedere" Dio, con gli occhi della fede, in un
mondo che ne ignora la presenza, ma riesce anche a renderne in
qualche modo "sensibile" la presenza mediante la testimonianza
del proprio carisma.
La formazione permanente
69. La formazione permanente, sia per gli Istituti di vita
apostolica come per quelli di vita contemplativa,  un'esigenza
intrinseca alla consacrazione religiosa. Il processo formativo,
come s' detto, non si riduce alla sua fase iniziale, giacch,
per i limiti umani, la persona consacrata non potr mai
ritenere di aver completato la gestazione di quell'uomo nuovo
che sperimenta dentro di s, in ogni circostanza della vita,
gli stessi sentimenti di Cristo. La formazione iniziale deve,
pertanto, saldarsi con quella permanente, creando nel soggetto
la disponibilit a lasciarsi formare in ogni giorno della
vita.ar molto importante, di conseguenza, che ogni Istituto
preveda, come parte della ratio institutionis , la definizione,
per quanto possibile precisa e sistematica, di un progetto di
formazione permanente, il cui scopo primario sia quello di
accompagnare ogni persona consacrata con un programma esteso
all'intera esistenza. Nessuno pu esimersi dall'applicarsi alla
propria crescita umana e religiosa; cos come nessuno pu
presumere di s e gestire la propria vita con autosufficienza.
Nessuna fase della vita pu considerarsi tanto sicura e
fervorosa da escludere l'opportunit di specifiche attenzioni
per garantire la perseveranza nella fedelt, cos come non
esiste et che possa vedere esaurita la maturazione della persona.
In un dinamismo di fedelt
70. C' una giovinezza dello spirito che permane nel tempo:
essa si collega col fatto che l'individuo cerca e trova ad ogni
ciclo vitale un compito diverso da svolgere, un modo specifico
d'essere, di servire e d'amare.ella vita consacrata i primi
anni del pieno inserimento nell'attivit apostolica
rappresentano una fase di per se stessa critica, segnata dal
passaggio da una vita guidata ad una situazione di piena
responsabilit operativa. Sar importante che le giovani
persone consacrate siano sorrette e accompagnate da un fratello
o da una sorella, che le aiuti a vivere in pieno la giovinezza
del loro amore e del loro entusiasmo per Cristo. La fase
successiva pu presentare il rischio dell'abitudine e la
conseguente tentazione della delusione per la scarsit dei
risultati. E necessario allora aiutare le persone consacrate di
mezza et a rivedere, alla luce del Vangelo e dell'ispirazione
carismatica, la propria opzione originaria, non confondendo la
totalit della dedizione con la totalit del risultato. Ci
consentir di dare nuovo slancio e nuove motivazioni alla
propria scelta. E la stagione della ricerca dell'essenziale.La
fase dell'et matura, insieme alla crescita personale, pu
comportare il pericolo d'un certo individualismo, accompagnato
sia dal timore di non essere adeguati ai tempi che da fenomeni
di irrigidimento, di chiusura, di rilassamento. La formazione
permanente ha qui lo scopo d'aiutare non solo a recuperare un
tono pi alto di vita spirituale e apostolica, ma a scoprire
pure la peculiarit di tale fase esistenziale. In essa,
infatti, purificati alcuni aspetti della personalit, l'offerta
di s sale a Dio con maggior purezza e generosit, e ricade su
fratelli e sorelle pi pacata e discreta ed insieme pi
trasparente e ricca di grazia. E il dono e l'esperienza della
paternit e maternit spirituale.L'et avanzata pone problemi
nuovi, che vanno preventivamente affrontati con un oculato
programma di sostegno spirituale. Il ritiro progressivo
dall'azione, in taluni casi la malattia e la forzata
inattivit, costituiscono un'esperienza che pu divenire
altamente formativa. Momento spesso doloroso, esso offre
tuttavia alla persona consacrata anziana l'opportunit di
lasciarsi plasmare dall'esperienza pasquale,configurandosi a
Cristo crocifisso che compie in tutto la volont del Padre e
s'abbandona nelle sue mani fino a rendergli lo spirito. Tale
configurazione  un modo nuovo di vivere la consacrazione, che
non  legata all'efficienza di un compito di governo o di un
lavoro apostolico.Quando poi giunge il momento di unirsi
all'ora suprema della passione del Signore, la persona
consacrata sa che il Padre sta portando ormai a compimento in
essa quel misterioso processo di formazione iniziato da tempo.
La morte sar allora attesa e preparata come l'atto supremo
d'amore e di consegna di s.E necessario aggiungere che,
indipendentemente dalle varie fasi della vita, ogni et pu
conoscere situazioni critiche per l'intervento di fattori
esterni - cambio di posto o di ufficio, difficolt nel lavoro o
insuccesso apostolico, incomprensione o emarginazione, ecc. - o
di fattori pi strettamente personali - malattia fisica o
psichica, aridit spirituale, lutti, problemi di rapporti
interpersonali, forti tentazioni, crisi di fede o di identit,
sensazione di insignificanza, e simili. Quando la fedelt si fa
pi difficile, bisogna offrire alla persona il sostegno di una
maggior fiducia e di un pi intenso amore, sia a livello
personale che comunitario. E necessaria allora, innanzitutto,
la vicinanza affettuosa del Superiore; grande conforto verr
pure dall'aiuto qualificato di un fratello o di una sorella, la
cui presenza premurosa e disponibile potr condurre a
riscoprire il senso dell'alleanza che Dio per primo ha
stabilito e non intende smentire. La persona provata giunger
cos ad accogliere purificazione e spogliamento come atti
essenziali della sequela di Cristo crocifisso. La prova stessa
apparir come strumento provvidenziale di formazione nelle mani
del Padre, come lotta non solo psicologica, condotta dall'io in
rapporto a se stesso e alle sue debolezze, ma religiosa,
segnata ogni giorno dalla presenza di Dio e dalla potenza della Croce!
Dimensioni della formazione permanente
71. Se soggetto della formazione  la persona in ogni fase
della vita, termine della formazione  la totalit dell'essere
umano, chiamato a cercare e amare Dio "con tutto il cuore, con
tutta l'anima e con tutte le forze" (Dt 6, 5) e il prossimo
come se stesso (cfr Lv 19, 18; Mt 22, 37-39). L'amore a Dio e
ai fratelli  dinamismo potente che pu costantemente ispirare
il cammino di crescita e di fedelt.La vita nello Spirito ha un
suo ovvio primato. In essa la persona consacrata ritrova la
propria identit ed una serenit profonda, cresce
nell'attenzione alle provocazioni quotidiane della Parola di
Dio e si lascia guidare dall'ispirazione originaria del proprio
Istituto. Sotto l'azione dello Spirito vengono difesi con
tenacia i tempi di orazione, di silenzio, di solitudine e si
implora dall'Alto con insistenza il dono della sapienza nella
fatica di ogni giorno (cfr Sap 9, 10).La dimensione umana e
fraterna richiede la conoscenza di s e dei propri limiti, per
trarne opportuno stimolo e sostegno nel cammino verso la piena
liberazione. Particolarmente importanti, nel contesto odierno,
sono la libert interiore della persona consacrata, la sua
integrazione affettiva, la capacit di comunicare con tutti,
specialmente nella propria comunit, la serenit dello spirito
e la sensibilit verso chi soffre, l'amore per la verit, la
coerenza lineare tra il dire e il fare.La dimensione apostolica
apre la mente e il cuore della persona consacrata, e la dispone
ad un continuo sforzo operativo, quale segno dell'amore del
Cristo che la spinge (cfr 2 Cor 5, 14). In pratica, ci
significher l'aggiornamento di metodi e scopi delle attivit
apostoliche nella fedelt allo spirito e alla finalit del
fondatore o della fondatrice e alle tradizioni successivamente
maturate, con costante attenzione alle mutate condizioni
storiche e culturali, generali e locali, dell'ambiente ove si
opera.La dimensione culturale e professionale, sulla base di
una salda formazione teologica che renda capaci di
discernimento, implica un aggiornamento continuo e una
particolare attenzione ai diversi campi ai quali ciascun
carisma indirizza. E dunque necessario mantenersi aperti
mentalmente e il pi possibile duttili, perch il servizio sia
concepito e reso secondo le esigenze del proprio tempo
avvalendosi degli strumenti forniti dal progresso
culturale.Nella dimensione del carisma , infine, si trovano
raccolte tutte le altre istanze, come in una sintesi che esige
un continuo approfondimento della propria speciale
consacrazione nelle sue varie componenti, non solo in quella
apostolica, ma anche in quella ascetica e mistica. Ci comporta
per ciascun membro uno studio assiduo dello spirito
dell'Istituto d'appartenenza, della sua storia e della sua
missione, per migliorarne l'assimilazione personale e comunitaria.
CAPITOLO 3
SERVITIUM CARITATIS
LA VITA CONSACRATA EPIFANIA DELL'AMORE DI DIO NEL MONDO
Consacrati per la missione
72. Ad immagine di Ges, Figlio diletto "che il Padre ha
consacrato e mandato nel mondo" (Gv 10, 36), anche coloro che
Dio chiama alla sua sequela sono consacrati ed inviati nel
mondo per imitarne l'esempio e continuarne la missione.
Fondamentalmente, questo vale per ogni discepolo. In modo
speciale, tuttavia, vale per quanti, nella forma caratteristica
della vita consacrata, sono chiamati a seguire Cristo "pi da
vicino", e a fare di Lui il "tutto" della loro esistenza. Nella
loro chiamata  quindi compreso il compito di dedicarsi
totalmente alla missione ; anzi, la stessa vita consacrata,
sotto l'azione dello Spirito Santo che  all'origine di ogni
vocazione e di ogni carisma, diventa missione, come lo  stata
tutta la vita di Ges. La professione dei consigli evangelici,
che rende la persona totalmente libera per la causa del
Vangelo, rivela anche da questo punto di vista la sua
rilevanza. Si deve dunque affermare che la missione 
essenziale per ogni Istituto, non solo in quelli di vita
apostolica attiva, ma anche in quelli di vita contemplativa.
La missione, infatti, prima di caratterizzarsi per le opere
esteriori, si esplica nel rendere presente al mondo Cristo
stesso mediante la testimonianza personale. E questa la sfida,
questo il compito primario della vita consacrata! Pi ci si
lascia conformare a Cristo, pi lo si rende presente e operante
nel mondo per la salvezza degli uomini.Si pu allora dire che
la persona consacrata  "in missione" in virt della sua stessa
consacrazione, testimoniata secondo il progetto del proprio
Istituto. Quando il carisma fondazionale prevede attivit
pastorali,  ovvio che testimonianza di vita ed opere di
apostolato e di promozione umana sono ugualmente necessarie:
entrambe raffigurano Cristo, che  insieme il consacrato alla
gloria del Padre e l'inviato al mondo per la salvezza dei
fratelli e delle sorelle.a vita religiosa, inoltre, partecipa
alla missione di Cristo con un altro elemento peculiare e
proprio: la vita fraterna in comunit per la missione. La vita
religiosa sar perci tanto pi apostolica quanto pi intima ne
sar la dedizione al Signore Ges, pi fraterna la forma
comunitaria di esistenza, pi ardente il coinvolgimento nella
missione specifica dell'Istituto.
A servizio di Dio e dell'uomo
73. La vita consacrata ha il compito profetico di ricordare e
servire il disegno di Dio sugli uomini, come  annunciato dalla
Scrittura e come emerge anche dall'attenta lettura dei segni
dell'azione provvidente di Dio nella storia. E progetto di
un'umanit salvata e riconciliata (cfr Col 2, 20-22). Per
compiere opportunamente questo servizio, le persone consacrate
devono avere una profonda esperienza di Dio e prendere
coscienza delle sfide del proprio tempo, cogliendone il senso
teologico profondo mediante il discernimento operato con
l'aiuto dello Spirito. In realt, negli avvenimenti storici si
cela spesso l'appello di Dio a operare secondo i suoi piani con
un inserimento attivo e fecondo nelle vicende del nostro
tempo.l discernimento dei segni dei tempi, come afferma il
Concilio, deve essere condotto alla luce del Vangelo, perch si
"possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul
senso della vita presente e futura e sul loro reciproco
rapporto".E necessario, pertanto, aprire l'animo agli interiori
suggerimenti dello Spirito che invita a cogliere in profondit
i disegni della Provvidenza. Egli chiama la vita consacrata ad
elaborare nuove risposte per i nuovi problemi del mondo di
oggi. Sono sollecitazioni divine, che solo anime abituate a
cercare in tutto la volont di Dio sanno raccogliere fedelmente
e poi tradurre coraggiosamente in scelte coerenti sia col
carisma originario che con le esigenze della situazione storica
concreta.Di fronte ai numerosi problemi ed urgenze che sembrano
talvolta compromettere e persino travolgere la vita consacrata,
i chiamati non possono non avvertire l'impegno di portare nel
cuore e nella preghiera le molte necessit del mondo intero,
operando al tempo stesso alacremente nei campi attinenti al
carisma di fondazione. La loro dedizione dovr essere,
ovviamente, guidata dal discernimento soprannaturale, che sa
distinguere ci che viene dallo Spirito da ci che gli 
contrario (cfr Gal 5, 16-17.22; 1 Gv 4, 6). Esso, mediante la
fedelt alla Regola e alle Costituzioni, conserva la piena
comunione con la Chiesa.n questo modo la vita consacrata non si
limiter a leggere i segni dei tempi, ma contribuir anche ad
elaborare ed attuare nuovi progetti di evangelizzazione per le
odierne situazioni. Tutto questo nella certezza di fede che lo
Spirito sa dare anche alle domande pi difficili le risposte
appropriate. Sar bene, a tal proposito, riscoprire quanto
hanno sempre insegnato i grandi protagonisti dell'azione
apostolica: occorre confidare in Dio come se tutto dipendesse
da Lui e, al tempo stesso, impegnarsi generosamente come se
tutto dipendesse da noi.
Collaborazione ecclesiale e spiritualit apostolica
74. Tutto dev'esser fatto in comunione e in dialogo con le
altre componenti ecclesiali. Le sfide della missione sono tali
da non poter essere efficacemente affrontate senza la
collaborazione, sia nel discernimento che nell'azione, di tutti
i membri della Chiesa. Difficilmente i singoli posseggono la
risposta risolutiva: questa pu invece scaturire dal confronto
e dal dialogo. In particolare, la comunione operativa tra i
vari carismi non mancher di assicurare, oltre che un
arricchimento reciproco, una pi incisiva efficacia nella
missione. L'esperienza di questi anni conferma ampiamente che
"il dialogo  il nuovo nome della carit",specie di quella
ecclesiale; esso aiuta a vedere i problemi nelle loro reali
dimensioni e consente di affrontarli con migliori speranze di
successo. La vita consacrata, per il fatto stesso di coltivare
il valore della vita fraterna, si propone come esperienza
privilegiata di dialogo. Essa pertanto pu contribuire a creare
un clima di accettazione reciproca, nel quale i vari soggetti
ecclesiali, sentendosi valorizzati per quello che sono,
convergono in modo pi convinto nella comunione ecclesiale,
tesa alla grande missione universale.Gli Istituti impegnati
nell'una o nell'altra forma di servizio apostolico devono
infine coltivare una solida spiritualit dell'azione, vedendo
Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio. Infatti "bisogna
sapere che come la vita ben ordinata tende a passare dalla vita
attiva a quella contemplativa, cos per lo pi l'animo ritorna
utilmente dalla vita contemplativa a quella attiva, per
conservare in modo pi perfetto la vita attiva per quello che
la vita contemplativa ha acceso nella mente. La vita attiva
deve, quindi, trasferirci nella contemplativa e qualche volta,
da ci che vediamo interiormente, la contemplazione deve
richiamarci meglio all'azione".Ges stesso ci ha dato l'esempio
perfetto di come si possa unire la comunione col Padre con una
vita intensamente attiva. Senza la costante tensione a questa
unit, il pericolo del collasso interiore, del disorientamento,
dello scoraggiamento  continuamente in agguato. La stretta
unione tra contemplazione e azione permetter, oggi come ieri,
di affrontare le missioni pi difficili.
1. L'AMORE SINO ALLA FINE
Amare col cuore di Cristo
75. "Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li am sino
alla fine. Mentre cenavano (...) si alz da tavola (...) e
cominci a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con
l'asciugatoio di cui si era cinto" (Gv 13, 1-2.4-5).Nella
lavanda dei piedi Ges rivela la profondit dell'amore di Dio
per l'uomo: in Lui Dio stesso si mette a servizio degli uomini!
Egli rivela, al tempo stesso, il senso della vita cristiana e,
a maggior ragione, della vita consacrata, che  vita d'amore
oblativo, di concreto e generoso servizio. Ponendosi alla
sequela del Figlio dell'uomo, che "non  venuto per essere
servito, ma per servire" (Mt 20, 28), la vita consacrata,
almeno nei periodi migliori della sua lunga storia, s'
caratterizzata per questo "lavare i piedi", ossia per il
servizio specialmente ai pi poveri e ai pi bisognosi. Se, da
una parte, essa contempla il mistero sublime del Verbo nel seno
del Padre (cfr Gv 1, 1), dall'altra segue lo stesso Verbo che
si fa carne (cfr Gv 1, 14), si abbassa, si umilia per servire
gli uomini. Le persone che seguono Cristo nella via dei
consigli evangelici anche oggi intendono andare dove  andato
Cristo e fare ci che Egli ha fatto.Continuamente Egli chiama a
s nuovi discepoli, uomini e donne, per comunicare loro,
mediante l'effusione dello Spirito (cfr Rm 5, 5), l'agape
divina, il suo modo d'amare, e per sospingerli cos a servire
gli altri nell'umile dono di s, alieno da calcoli interessati.
A Pietro, che estasiato dalla luce della Trasfigurazione
esclama: "Signore,  bello per noi restare qui" (Mt 17, 4), 
rivolto l'invito a tornare sulle strade del mondo, per
continuare a servire il Regno di Dio: "Scendi, Pietro;
desideravi riposare sul monte: scendi; predica la Parola di
Dio, insisti in ogni occasione opportuna e importuna,
rimprovera, esorta, incoraggia usando tutta la tua pazienza e
la tua capacit di insegnare. Lavora, affaticati molto, accetta
anche sofferenze e supplizi, affinch, mediante il candore e la
bellezza delle buone opere, tu possegga nella carit ci che 
simboleggiato nel candore delle vesti del Signore".Lo sguardo
fisso sul volto del Signore non attenua nell'apostolo l'impegno
per l'uomo; al contrario lo potenzia, dotandolo di una nuova
capacit di incidere sulla storia, per liberarla da quanto la
deturpa.La ricerca della divina bellezza spinge le persone
consacrate a prendersi cura dell'immagine divina deformata nei
volti di fratelli e sorelle, volti sfigurati dalla fame, volti
delusi da promesse politiche, volti umiliati di chi vede
disprezzata la propria cultura, volti spaventati dalla violenza
quotidiana e indiscriminata, volti angustiati di minorenni,
volti di donne offese e umiliate, volti stanchi di migranti
senza degna accoglienza, volti di anziani senza le minime
condizioni per una vita degna.La vita consacrata mostra cos,
con l'eloquenza delle opere, che la divina carit  fondamento
e stimolo dell'amore gratuito ed operoso. Ne era ben convinto
S. Vincenzo de Paoli quando indicava alle Figlie della Carit
questo programma di vita: "Lo spirito della Compagnia consiste
nel darsi a Dio per amare Nostro Signore e servirlo nella
persona dei poveri materialmente e spiritualmente, nelle loro
case e altrove, per istruire le povere giovanette, i bambini,
in generale tutti coloro che la divina Provvidenza vi manda".ra
i diversi possibili ambiti della carit, certamente quello che
a titolo speciale manifesta al mondo l'amore "sino alla fine"
, oggi, l'annuncio appassionato di Ges Cristo a coloro che
ancora non Lo conoscono, a coloro che L'hanno dimenticato e, in
modo preferenziale, ai poveri.
Contributo specifico della vita consacrata all'evangelizzazione
76. Il contributo specifico di consacrati e consacrate alla
evangelizzazione sta innanzitutto nella testimonianza di una
vita totalmente donata a Dio e ai fratelli, a imitazione del
Salvatore che, per amore dell'uomo, si  fatto servo.
Nell'opera della salvezza, infatti, tutto viene dalla
partecipazione all'agape divina. Le persone consacrate rendono
visibile, nella loro consacrazione e totale dedizione, la
presenza amorevole e salvifica di Cristo, il consacrato del
Padre, inviato in missione.Esse, lasciandosi conquistare da Lui
(cfr Fil 3, 12), si dispongono a divenire, in certo modo, un
prolungamento della sua umanit.La vita consacrata dice
eloquentemente che quanto pi si vive di Cristo, tanto meglio
Lo si pu servire negli altri, spingendosi fino agli avamposti
della missione, e assumendo i pi grandi rischi.
La prima evangelizzazione: annunciare Cristo alle genti
77. Chi ama Dio, Padre di tutti, non pu non amare i suoi
simili, nei quali riconosce altrettanti fratelli e sorelle.
Proprio per questo egli non pu restare indifferente di fronte
alla costatazione che molti di loro non conoscono la piena
manifestazione dell'amore di Dio in Cristo. Nasce di qui, in
obbedienza al mandato di Cristo, lo slancio missionario ad
gentes, che ogni cristiano consapevole condivide con la Chiesa,
per sua natura missionaria. E slancio avvertito soprattutto dai
membri degli Istituti sia di vita contemplativa che di vita
attiva.Le persone consacrate, infatti, hanno il compito di
rendere presente anche tra i non cristianiil Cristo casto,
povero, obbediente, orante e missionario.Restando dinamicamente
fedeli al loro carisma, esse, in virt della pi intima
consacrazione a Dio,non possono non sentirsi coinvolte in una
speciale collaborazione con l'attivit missionaria della
Chiesa. Il desiderio tante volte espresso da Teresa di Lisieux,
"amarti e farti amare", l'anelito ardente di san Francesco
Saverio che molti, "studiando le scienze, meditassero sul conto
che Dio nostro Signore chieder di loro stessi e del talento
loro concesso, si smuoverebbero, ricorrendo a quei mezzi e a
quegli Esercizi spirituali che fanno conoscere e sentire dentro
le proprie anime la volont divina e cos, uniformandosi ad
essa pi che non alle proprie inclinazioni, direbbero:
'Signore, sono qui, che vuoi che io faccia? Mandami dove
vuoi'",ed altre simili testimonianze di innumerevoli anime
sante, manifestano l'insopprimibile tensione missionaria, che
distingue e qualifica la vita consacrata.
Presenti in ogni angolo della terra
78. "L'amore del Cristo ci spinge" (2 Cor 5, 14): i membri di
ogni Istituto dovrebbero poterlo ripetere con l'Apostolo,
perch compito della vita consacrata  di lavorare in ogni
parte della terra per consolidare e dilatare il Regno di
Cristo, portando l'annuncio del Vangelo dappertutto, anche
nelle regioni pi lontane.Di fatto, la storia missionaria
testimonia il grande contributo da essi dato
all'evangelizzazione dei popoli: dalle antiche Famiglie
monastiche fino alle pi recenti Fondazioni impegnate in
maniera esclusiva nella missione ad gentes, dagli Istituti di
vita attiva a quelli dediti alla contemplazione,innumerevoli
persone hanno speso le loro energie in questa "attivit
primaria della Chiesa, essenziale e mai conclusa",perch
rivolta alla moltitudine crescente di coloro che non conoscono
Cristo.Anche oggi questo dovere continua a chiamare in causa
con urgenza gli Istituti di vita consacrata e le Societ di
vita apostolica: l'annuncio del Vangelo di Cristo attende da
loro il massimo contributo possibile. Anche gli Istituti che
sorgono o operano nelle giovani Chiese sono invitati ad aprirsi
alla missione fra i non cristiani, all'interno e fuori della
loro patria. Nonostante le comprensibili difficolt che alcuni
di essi possono attraversare,  bene ricordare a tutti che come
"la fede si rafforza donandola",cos la missione rafforza la
vita consacrata, le d nuovo entusiasmo e nuove motivazioni,
sollecita la sua fedelt. Da parte sua, l'attivit missionaria
offre larghi spazi per accogliere le svariate forme di vita
consacrata.La missione ad gentes presenta speciali e
straordinarie opportunit alle donne consacrate, ai religiosi
fratelli e ai membri di Istituti secolari per un inserimento in
un'azione apostolica particolarmente incisiva. Questi ultimi,
poi, con la loro presenza nei vari ambiti tipici della
vocazione laicale, possono svolgere un'opera preziosa di
evangelizzazione degli ambienti, delle strutture e delle stesse
leggi che regolano la convivenza. Inoltre, essi possono
testimoniare i valori evangelici a fianco di persone che non
hanno ancora conoscenza di Ges, dando cos uno specifico
contributo alla missione.E da sottolineare che, nei paesi dove
sono radicate religioni non cristiane, la presenza della vita
consacrata, tanto con attivit educative, caritative e
culturali, quanto con il segno della vita contemplativa, assume
enorme importanza. Per questo  particolarmente da incoraggiare
la fondazione nelle nuove Chiese di comunit dedite alla
contemplazione, dato che "la vita contemplativa interessa la
presenza della Chiesa nella forma pi piena".E, poi, necessario
promuovere con mezzi adeguati un'equa distribuzione della vita
consacrata nelle varie forme per suscitare un nuovo impulso
evangelizzatore, sia con l'invio di missionari e missionarie,
sia con il doveroso aiuto degli Istituti di vita consacrata
alle diocesi pi povere.
Annuncio di Cristo e inculturazione
79. L'annuncio di Cristo "ha la priorit permanente nella
missione della Chiesa"e mira alla conversione, cio
all'adesione piena e sincera a Cristo ed al suo Vangelo.Nel
quadro dell'attivit missionaria rientrano anche il processo di
inculturazione e il dialogo interreligioso. La sfida
dell'inculturazione va accolta dalle persone consacrate come
appello a una feconda collaborazione con la grazia
nell'approccio con le diverse culture. Ci suppone seria
preparazione personale, mature doti di discernimento, fedele
adesione agli indispensabili criteri di ortodossia dottrinale,
di autenticit e di comunione ecclesiale.Col sostegno del
carisma dei fondatori e delle fondatrici, molte persone
consacrate hanno saputo avvicinarsi alle diverse culture
nell'atteggiamento di Ges che "spogli se stesso assumendo la
condizione di servo" (Fil 2, 7) e, con un paziente ed audace
sforzo di dialogo, hanno stabilito contatti proficui con le
genti pi varie, a tutte annunciando la via della salvezza.
Anche oggi quante di loro sanno cercare e trovare, nella storia
delle singole persone e di interi popoli, tracce della presenza
di Dio, che guida tutta l'umanit verso il discernimento dei
segni della sua volont redentrice. Tale ricerca si rivela
vantaggiosa per le stesse persone consacrate: i valori scoperti
nelle diverse civilt possono spingerli, infatti, ad accrescere
il proprio impegno di contemplazione e di preghiera, a
praticare pi intensamente la condivisione comunitaria e
l'ospitalit, a coltivare con maggiore diligenza l'attenzione
alla persona ed il rispetto per la natura.Per un'autentica
inculturazione sono necessari atteggiamenti simili a quelli del
Signore, quando si  incarnato ed  venuto, con amore e umilt,
in mezzo a noi. In questo senso la vita consacrata rende le
persone particolarmente adatte ad affrontare il complesso
travaglio dell'inculturazione, perch le abitua al distacco
dalle cose e persino da tanti aspetti della propria cultura.
Applicandosi con questi atteggiamenti allo studio e alla
comprensione delle culture, i consacrati possono meglio
discernere in esse gli autentici valori e il modo in cui
accoglierli e perfezionarli con l'aiuto del proprio carisma.Non
si deve comunque dimenticare che, in molte antiche culture,
l'espressione religiosa  cos profondamente integrata, che la
religione rappresenta spesso la dimensione trascendente della
cultura stessa. In questo caso una vera inculturazione comporta
necessariamente un serio e aperto dialogo interreligioso, "che
non  in contrapposizione con la missione ad gentes e che non
dispensa dall'evangelizzazione".
L'inculturazione della vita consacrata
80. Da parte sua la vita consacrata, di per s portatrice di
valori evangelici, l dove  vissuta con autenticit pu
offrire un contributo originale alle sfide dell'inculturazione.
Essendo infatti un segno del primato di Dio e del Regno, essa
diventa una provocazione che, nel dialogo, pu scuotere la
coscienza degli uomini. Se la vita consacrata mantiene la forza
profetica che le  propria, diventa all'interno di una cultura
fermento evangelico capace di purificarla e farla evolvere. E
quanto dimostra la storia di numerosi santi e sante, che in
epoche diverse hanno saputo immergersi nel loro tempo senza
farsene sommergere, ma additando alla loro generazione nuovi
cammini. Lo stile di vita evangelico  una fonte importante per
la proposta di un nuovo modello culturale. Quanti fondatori e
fondatrici, cogliendo alcune esigenze del loro tempo, pur con
tutti i limiti da essi stessi riconosciuti, hanno dato loro una
risposta che  diventata proposta culturale innovativa!Le
comunit degli Istituti religiosi e delle Societ di vita
apostolica possono, infatti, offrire concrete e significative
proposte culturali, quando testimoniano il modo evangelico di
vivere l'accoglienza reciproca nella diversit e di esercitare
l'autorit, la condivisione dei beni sia materiali che
spirituali, l'internazionalit, la collaborazione inter-
congregazionale, l'ascolto degli uomini e delle donne del
nostro tempo. Il modo di pensare e di agire di chi segue Cristo
pi da vicino, infatti, d origine ad una vera e propria
cultura di riferimento, serve a mettere in luce ci che 
disumano, testimonia che Dio solo d ai valori forza e
compimento. Un'autentica inculturazione aiuter, a sua volta,
le persone consacrate a vivere il radicalismo evangelico
secondo il carisma del proprio Istituto e il genio del popolo
col quale entrano in contatto. Da questo fecondo rapporto
scaturiranno stili di vita e metodi pastorali che potranno
rivelarsi un'autentica ricchezza per tutto l'Istituto, se
risulteranno coerenti con il carisma di fondazione e con
l'azione unificante dello Spirito Santo. In questo processo,
fatto di discernimento e di audacia, di dialogo e di
provocazione evangelica, una garanzia di retto cammino 
offerta dalla Santa Sede, alla quale spetta incoraggiare
l'evangelizzazione delle culture nonch autenticarne gli
sviluppi e di sancirne gli esiti in ordine
all'inculturazione:compito, questo, "difficile e delicato
poich pone in questione la fedelt della Chiesa al Vangelo e
alla tradizione apostolica nell'evoluzione costante delle culture".
La nuova evangelizzazione
81. Per affrontare adeguatamente le grandi sfide che alla nuova
evangelizzazione pone la storia attuale,  necessaria
innanzitutto una vita consacrata che si lasci continuamente
interpellare dalla Parola rivelata e dai segni dei tempi.Il
ricordo delle grandi evangelizzatrici e dei grandi
evangelizzatori, che furono prima grandi evangelizzati, rivela
che per affrontare il mondo di oggi occorrono persone
amorosamente dedite al Signore e al suo Vangelo. "Le persone
consacrate, per la loro vocazione specifica, sono chiamate a
far emergere l'unit tra autoevangelizzazione e testimonianza,
tra rinnovamento interiore e ardore apostolico, tra essere e
agire, evidenziando che il dinamismo promana sempre dal primo
elemento del binomio".a nuova evangelizzazione, come quella di
sempre, sar efficace se sapr proclamare dai tetti quanto ha
prima vissuto nell'intimit con il Signore. Per essa sono
richieste solide personalit, animate dal fervore dei santi. La
nuova evangelizzazione esige da consacrati e consacrate piena
consapevolezza del senso teologico delle sfide del nostro
tempo. Queste sfide vanno esaminate con attento e corale
discernimento, in vista del rinnovamento della missione. Il
coraggio dell'annuncio del Signore Ges deve accompagnarsi con
la fiducia nell'azione della Provvidenza, che opera nel mondo e
che "dispone tutto, anche le umane avversit, per il maggior
bene della Chiesa".lementi importanti per un proficuo
inserimento degli Istituti nel processo della nuova
evangelizzazione sono la fedelt al carisma di fondazione, la
comunione con quanti nella Chiesa sono impegnati nella stessa
impresa, specialmente con i Pastori, e la cooperazione con
tutti gli uomini di buona volont. Ci esige un serio
discernimento degli appelli che lo Spirito rivolge ad ogni
Istituto, sia in quelle regioni ove non si prevedono
immediatamente grandi progressi, sia nelle altre regioni ove si
preannuncia una consolante rinascita. In ogni luogo e
situazione, le persone consacrate siano annunciatrici ardenti
del Signore Ges, pronte a rispondere con sapienza evangelica
alle domande poste oggi dall'inquietudine del cuore umano e
dalle sue urgenti necessit.
La predilezione per i poveri e la promozione della giustizia
82. Agli inizi del suo ministero, nella sinagoga di Nazaret,
Ges proclama che lo Spirito lo ha consacrato per portare ai
poveri un lieto messaggio, per annunciare ai prigionieri la
liberazione, restituire ai ciechi la vista, rimettere in
libert gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore
(cfr Lc 4, 16-19). La Chiesa, assumendo come propria la
missione del Signore, annuncia il Vangelo ad ogni uomo e ad
ogni donna, facendosi carico della loro salvezza integrale. Ma
con un'attenzione speciale, una vera "opzione preferenziale",
essa si volge verso quanti si trovano in situazione di maggiore
debolezza, e pertanto di pi grave bisogno. "Poveri", nelle
molteplici dimensioni della povert, sono gli oppressi, gli
emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti
vengono considerati e trattati come "ultimi" nella
societ.L'opzione per i poveri  insita nella dinamica stessa
dell'amore vissuto secondo Cristo. Ad essa sono dunque tenuti
tutti i discepoli di Cristo; coloro tuttavia che vogliono
seguire il Signore pi da vicino, imitando i suoi
atteggiamenti, non possono non sentirsene coinvolti in modo
tutto particolare. La sincerit della loro risposta all'amore
di Cristo li conduce a vivere da poveri e ad abbracciare la
causa dei poveri. Ci comporta per ogni Istituto, secondo lo
specifico carisma, l'adozione di uno stile di vita , sia
personale che comunitario, umile ed austero. Forti di questa
testimonianza vissuta, le persone consacrate potranno, nei modi
consoni alla loro scelta di vita e rimanendo libere nei
confronti delle ideologie politiche, denunciare le ingiustizie
che vengono compiute verso tanti figli e figlie di Dio, ed
impegnarsi per la promozione della giustizia nell'ambiente
sociale in cui operano.In questo modo, anche nelle attuali
situazioni, si rinnover, attraverso la testimonianza di
innumerevoli persone consacrate, la dedizione che fu propria di
fondatori e fondatrici che spesero la loro vita per servire il
Signore presente nei poveri. Infatti Cristo "si trova sulla
terra nella persona dei suoi poveri (...). Come Dio, ricco,
come uomo, povero. E infatti lo stesso uomo gi ricco ascese al
cielo, siede alla destra del Padre eppure quaggi tuttora
povero soffre la fame, la sete,  nudo".l Vangelo si rende
operante attraverso la carit, che  gloria della Chiesa e
segno della sua fedelt al Signore. Lo dimostra tutta la storia
della vita consacrata, che si pu considerare una esegesi
vivente della parola di Ges: "Ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di questi miei fratelli pi piccoli,
l'avete fatto a me" (Mt 25, 40). Molti Istituti, specie in et
moderna, sono nati proprio per venire incontro all'una o
all'altra necessit dei poveri. Ma anche quando tale finalit
non  stata determinante, l'attenzione e la premura per i
bisognosi, espressa attraverso la preghiera, l'accoglienza,
l'ospitalit, si sono sempre accompagnate con naturalezza alle
varie forme di vita consacrata, anche di quella contemplativa.
E come potrebbe essere diversamente, dal momento che il Cristo
raggiunto nella contemplazione  lo stesso che vive e soffre
nei poveri? La storia della vita consacrata  ricca, in questo
senso, di esempi meravigliosi e talvolta geniali. San Paolino
di Nola, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri per
consacrarsi pienamente a Dio, innalz le celle del suo
monastero sopra un ospizio destinato appunto agli indigenti.
Egli gioiva al pensiero di questo singolare "scambio di doni":
i poveri, da lui assistiti, rinsaldavano con la loro preghiera
le "fondamenta" stesse della sua casa, tutta dedita alla lode
di Dio.S. Vincenzo de' Paoli, da parte sua, amava dire che,
quando si  costretti a lasciare la preghiera per assistere un
povero in necessit, in realt non la si interrompe, perch "si
lascia Dio per Dio".ervire i poveri  atto di evangelizzazione
e, nello stesso tempo, sigillo di evangelicit e stimolo di
conversione permanente per la vita consacrata, poich - come
dice san Gregorio Magno - "quando la carit si abbassa
amorosamente a provvedere anche agli infimi bisogni del
prossimo, allora divampa verso le pi alte vette. E quando
benignamente si piega alle estreme necessit, allora
vigorosamente riprende il volo verso le altezze".
La cura degli ammalati
83. Seguendo una gloriosa tradizione, un gran numero di persone
consacrate, soprattutto donne, esercitano il loro apostolato
negli ambienti sanitari, secondo il carisma del proprio
Istituto. Molte, lungo i secoli, sono state le persone
consacrate che hanno sacrificato la loro vita nel servizio alle
vittime di malattie contagiose, mostrando che la dedizione fino
all'eroismo appartiene all'indole profetica della vita
consacrata.La Chiesa guarda con ammirazione e gratitudine le
tante persone consacrate che, assistendo i malati e i
sofferenti, contribuiscono in maniera significativa alla sua
missione. Esse continuano il ministero di misericordia di
Cristo, che "pass beneficando e sanando tutti" (At 10, 38).
Sulle orme di Lui, divino Samaritano, medico delle anime e dei
corpi,e sull'esempio dei rispettivi fondatori e fondatrici, le
persone consacrate, che a ci sono orientate dal carisma del
loro Istituto, perseverino nella loro testimonianza d'amore
verso i malati, dedicandosi a loro con profonda comprensione e
partecipazione. Privilegino nelle loro scelte gli ammalati pi
poveri e abbandonati, come gli anziani, i disabili, gli
emarginati, i malati terminali, le vittime della droga e delle
nuove malattie contagiose. Favoriscano nei malati l'offerta del
proprio soffrire in comunione con Cristo crocifisso e
glorificato per la salvezza di tutti,anzi alimentino in loro la
coscienza di essere, con la preghiera e la testimonianza della
parola e della condotta, soggetti attivi di pastorale
attraverso il peculiare carisma della croce.a Chiesa, inoltre,
ricorda ai consacrati e alle consacrate che fa parte della loro
missione evangelizzare gli ambienti sanitari in cui lavorano,
cercando di illuminare, attraverso la comunicazione dei valori
evangelici, il modo di vivere, soffrire e morire degli uomini
del nostro tempo. E loro impegno dedicarsi all'umanizzazione
della medicina e all'approfondimento della bioetica, a servizio
del Vangelo della vita. Promuovano perci innanzitutto il
rispetto della persona e della vita umana dal concepimento al
termine naturale, in piena conformit con l'insegnamento morale
della Chiesa,istituendo per questo anche centri di formazionee
collaborando fraternamente con gli organismi ecclesiali della
pastorale sanitaria.
2. UNA TESTIMONIANZA PROFETICA DI FRONTE ALLE GRANDI SFIDE
Il profetismo della vita consacrata
84. Il carattere profetico della vita consacrata  stato messo
in forte risalto dai Padri sinodali. Esso si configura come una
speciale forma di partecipazione alla funzione profetica di
Cristo , comunicata dallo Spirito a tutto il Popolo di Dio. E
un profetismo inerente alla vita consacrata come tale, per il
radicalismo della sequela di Cristo e della conseguente
dedizione alla missione che la caratterizza. La funzione di
segno, che il Concilio Vaticano II riconosce alla vita
consacrata,si esprime nella testimonianza profetica del primato
che Dio ed i valori del Vangelo hanno nella vita cristiana. In
forza di tale primato nulla pu essere anteposto all'amore
personale per Cristo e per i poveri in cui Egli vive.a
tradizione patristica ha visto un modello della vita religiosa
monastica in Elia, profeta audace e amico di Dio.Viveva alla
sua presenza e contemplava nel silenzio il suo passaggio,
intercedeva per il popolo e proclamava con coraggio la sua
volont, difendeva i diritti di Dio e si ergeva a difesa dei
poveri contro i potenti del mondo (cfr 1 Re 18-19). Nella
storia della Chiesa, accanto ad altri cristiani, non sono
mancati uomini e donne consacrati a Dio che, per un particolare
dono dello Spirito, hanno esercitato un autentico ministero
profetico, parlando nel nome di Dio a tutti ed anche ai Pastori
della Chiesa. La vera profezia nasce da Dio, dall'amicizia con
Lui, dall'ascolto attento della sua Parola nelle diverse
circostanze della storia. Il profeta sente ardere nel cuore la
passione per la santit di Dio e, dopo averne accolto nel
dialogo della preghiera la parola, la proclama con la vita, con
le labbra e con i gesti, facendosi portavoce di Dio contro il
male ed il peccato. La testimonianza profetica richiede la
costante e appassionata ricerca della volont di Dio, la
generosa e imprescindibile comunione ecclesiale, l'esercizio
del discernimento spirituale, l'amore per la verit. Essa si
esprime anche con la denuncia di quanto  contrario al volere
divino e con l'esplorazione di vie nuove per attuare il Vangelo
nella storia, in vista del Regno di Dio.
Sua rilevanza per il mondo contemporaneo
85. Nel nostro mondo, dove sembrano spesso smarrite le tracce
di Dio, si rende urgente una forte testimonianza profetica da
parte delle persone consacrate. Essa verter innanzitutto
sull'affermazione del primato di Dio e dei beni futuri , quale
traspare dalla sequela e dall'imitazione di Cristo casto,
povero e obbediente, totalmente votato alla gloria del Padre e
all'amore dei fratelli e delle sorelle. La stessa vita fraterna
 profezia in atto nel contesto di una societ che, talvolta
senza rendersene conto, ha un profondo anelito ad una
fraternit senza frontiere. Alle persone consacrate  chiesto
di offrire la loro testimonianza con la franchezza del profeta,
che non teme di rischiare anche la vita.Un'intima forza
persuasiva deriva alla profezia dalla coerenza fra l'annuncio e
la vita. Le persone consacrate saranno fedeli alla loro
missione nella Chiesa e nel mondo, se saranno capaci di
rivedere continuamente se stesse alla luce della Parola di
Dio.In tal modo potranno arricchire gli altri fedeli dei beni
carismatici ricevuti, lasciandosi a loro volta interpellare
dalle provocazioni profetiche provenienti dalle altre
componenti ecclesiali. In questo scambio di doni, garantito
dalla piena sintonia col Magistero e la disciplina della
Chiesa, risplender l'azione dello Spirito che "la unifica
nella comunione e nel servizio, la istruisce e dirige mediante
i diversi doni gerarchici e carismatici".
Una fedelt fino al martirio
86. In questo secolo, come in altre epoche della storia, uomini
e donne consacrati hanno reso testimonianza a Cristo Signore
con il dono della propria vita. Sono migliaia coloro che,
costretti alle catacombe dalla persecuzione di regimi
totalitari o di gruppi violenti, osteggiati nell'attivit
missionaria, nell'azione a favore dei poveri, nell'assistenza
agli ammalati ed agli emarginati, hanno vissuto e vivono la
loro consacrazione nella sofferenza prolungata ed eroica, e
spesso con l'effusione del proprio sangue, pienamente
configurati al Signore crocifisso. Di alcuni di essi la Chiesa
ha gi riconosciuto ufficialmente la santit onorandoli come
martiri di Cristo. Essi ci illuminano con il loro esempio,
intercedono per la nostra fedelt, ci attendono nella gloria.E
vivo il desiderio che la memoria di tanti testimoni della fede
rimanga nella coscienza della Chiesa come incitamento alla
celebrazione e all'imitazione. Gli Istituti di vita consacrata
e le Societ di vita apostolica contribuiscano a quest'opera
raccogliendo i nomi e le testimonianze di tutte le persone
consacrate, che possono essere iscritte nel Martirologio del
ventesimo secolo.
Le grandi sfide della vita consacrata
87. Il compito profetico della vita consacrata viene provocato
da tre sfide principali rivolte alla stessa Chiesa: sono sfide
di sempre, che vengono poste in forme nuove, e forse pi
radicali, dalla societ contemporanea, almeno in alcune parti
del mondo. Esse toccano direttamente i consigli evangelici di
castit, povert e obbedienza, stimolando la Chiesa e, in
particolare, le persone consacrate a metterne in luce e a
testimoniarne il profondo significato antropologico. La scelta
di questi consigli, infatti, lungi dal costituire un
impoverimento di valori autenticamente umani, si propone
piuttosto come una loro trasfigurazione. I consigli evangelici
non vanno considerati come una negazione dei valori inerenti
alla sessualit, al legittimo desiderio di disporre di beni
materiali e di decidere autonomamente di s. Queste
inclinazioni, in quanto fondate nella natura, sono in se stesse
buone. La creatura umana, tuttavia, debilitata com' dal
peccato originale,  esposta al rischio di tradurle in atto in
modo trasgressivo. La professione di castit, povert e
obbedienza diventa monito a non sottovalutare le ferite
prodotte dal peccato originale e, pur affermando il valore dei
beni creati, li relativizza additando Dio come il bene
assoluto. Cos coloro che seguono i consigli evangelici, mentre
cercano la santit per se stessi, propongono, per cos dire,
una "terapia spirituale" per l'umanit, poich rifiutano
l'idolatria del creato e rendono in qualche modo visibile il
Dio vivente. La vita consacrata, specie nei tempi difficili, 
una benedizione per la vita umana e per la stessa vita
ecclesiale.
La sfida della castit consacrata
88. La prima provocazione  quella di una cultura edonistica
che svincola la sessualit da ogni norma morale oggettiva,
riducendola spesso a gioco e a consumo, e indulgendo con la
complicit dei mezzi di comunicazione sociale a una sorta di
idolatria dell'istinto. Le conseguenze di ci sono sotto gli
occhi di tutti: prevaricazioni di ogni genere, a cui
s'accompagnano innumerevoli sofferenze psichiche e morali per
gli individui e le famiglie. La risposta della vita consacrata
sta innanzitutto nella pratica gioiosa della castit perfetta,
quale testimonianza della potenza dell'amore di Dio nella
fragilit della condizione umana. La persona consacrata attesta
che quanto  creduto impossibile dai pi diventa, con la grazia
del Signore Ges, possibile e autenticamente liberante. S, in
Cristo  possibile amare Dio con tutto il cuore, ponendolo al
di sopra di ogni altro amore, ed amare cos, con la libert di
Dio, ogni creatura! E questa una testimonianza oggi pi che mai
necessaria, proprio perch cos poco compresa dal nostro mondo.
Essa  offerta ad ogni persona - ai giovani, ai fidanzati, ai
coniugi, alle famiglie cristiane - per mostrare che la forza
dell'amore di Dio pu operare grandi cose proprio dentro le
vicende dell'amore umano. E una testimonianza che va incontro
anche a un crescente bisogno di limpidezza interiore nei
rapporti umani.E necessario che la vita consacrata presenti al
mondo di oggi esempi di una castit vissuta da uomini e donne
che dimostrano equilibrio, dominio di s, intraprendenza,
maturit psicologica ed affettiva.Grazie a questa
testimonianza, viene offerto all'amore umano un sicuro punto di
riferimento, che la persona consacrata attinge dalla
contemplazione dell'amore trinitario, rivelatoci in Cristo.
Proprio perch immersa in questo mistero, essa si sente capace
di un amore radicale e universale, che le d la forza della
padronanza di s e della disciplina necessarie per non cadere
nella schiavit dei sensi e degli istinti. La castit
consacrata appare cos come esperienza di gioia e di libert.
Illuminata dalla fede nel Signore risorto e dall'attesa dei
cieli nuovi e della terra nuova (cfr Ap 21, 1), essa offre
preziosi stimoli anche per l'educazione alla castit doverosa
in altri stati di vita.
La sfida della povert
89. Altra provocazione , oggi, quella di un materialismo avido
di possesso, disattento verso le esigenze e le sofferenze dei
pi deboli e privo di ogni considerazione per lo stesso
equilibrio delle risorse naturali. La risposta della vita
consacrata sta nella professione della povert evangelica,
vissuta in forme diverse e spesso accompagnata da un attivo
impegno nella promozione della solidariet e della
carit.Quanti Istituti si dedicano all'educazione,
all'istruzione e alla formazione professionale, mettendo in
grado giovani e non pi giovani di diventare protagonisti del
loro futuro! Quante persone consacrate si spendono senza
risparmio di energie per gli ultimi della terra! Quante di esse
si adoperano a formare futuri educatori e responsabili della
vita sociale, in modo che si impegnino ad eliminare le
strutture oppressive e a promuovere progetti di solidariet a
vantaggio dei poveri! Esse lottano per sconfiggere la fame e le
sue cause, animano le attivit del volontariato e le
organizzazioni umanitarie, sensibilizzano organismi pubblici e
privati per favorire un'equa distribuzione degli aiuti
internazionali. Le nazioni devono veramente molto a questi
intraprendenti operatori e operatrici di carit, che con la
loro instancabile generosit hanno dato e danno un sensibile
contributo per l'umanizzazione del mondo.
La povert evangelica a servizio dei poveri
90. In realt, prima ancora di essere un servizio per i poveri,
la povert evangelica  un valore in se stessa, in quanto
richiama la prima delle Beatitudini nell'imitazione di Cristo
povero.Il suo primo senso, infatti,  testimoniare Dio come
vera ricchezza del cuore umano. Ma proprio per questo essa
contesta con forza l'idolatria di mammona, proponendosi come
appello profetico nei confronti di una societ che, in tante
parti del mondo benestante, rischia di perdere il senso della
misura e il significato stesso delle cose. Per questo, oggi pi
che in altre epoche, il suo richiamo trova attenzione anche tra
coloro che, consci della limitatezza delle risorse del pianeta,
invocano il rispetto e la salvaguardia del creato mediante la
riduzione dei consumi, la sobriet, l'imposizione di un
doveroso freno ai propri desideri.Alle persone consacrate 
chiesta dunque una rinnovata e vigorosa testimonianza
evangelica di abnegazione e di sobriet, in uno stile di vita
fraterna ispirata a criteri di semplicit e di ospitalit,
anche come esempio per quanti rimangono indifferenti di fronte
alle necessit del prossimo. Tale testimonianza si accompagner
naturalmente all'amore preferenziale per i poveri e si
manifester in modo speciale nella condivisione delle
condizioni di vita dei pi diseredati. Non sono poche le
comunit che vivono e operano tra i poveri e gli emarginati, ne
abbracciano la condizione e ne condividono le sofferenze, i
problemi e i pericoli.Grandi pagine di storia di solidariet
evangelica e di dedizione eroica sono state scritte da persone
consacrate, in questi anni di profondi cambiamenti e di grandi
ingiustizie, di speranze e di delusioni, di importanti
conquiste e di amare sconfitte. E pagine non meno significative
sono state e sono tuttora scritte da altre innumerevoli persone
consacrate, le quali vivono in pienezza la loro vita "nascosta
con Cristo in Dio" (Col 3, 3) per la salvezza del mondo,
all'insegna della gratuit, dell'investimento della propria
vita in cause poco riconosciute e meno ancora applaudite.
Attraverso queste forme diverse e complementari, la vita
consacrata partecipa all'estrema povert abbracciata dal
Signore e vive il suo specifico ruolo nel mistero salvifico
della sua incarnazione e della sua morte redentrice.
La sfida della libert nell'obbedienza
91. La terza provocazione proviene da quelle concezioni della
libert che sottraggono questa fondamentale prerogativa umana
al suo costitutivo rapporto con la verit e con la norma
morale.In realt, la cultura della libert  un autentico
valore, intimamente connesso col rispetto della persona umana.
Ma chi non vede a quali abnormi conseguenze di ingiustizia e
persino di violenza porta, nella vita dei singoli e dei popoli,
l'uso distorto della libert?Una risposta efficace a tale
situazione  l' obbedienza che caratterizza la vita consacrata.
Essa ripropone in modo particolarmente vivo l'obbedienza di
Cristo al Padre e, proprio partendo dal suo mistero, testimonia
che non c' contraddizione tra obbedienza e libert. In
effetti, l'atteggiamento del Figlio svela il mistero della
libert umana come cammino d'obbedienza alla volont del Padre
e il mistero dell'obbedienza come cammino di progressiva
conquista della vera libert. E proprio questo mistero che la
persona consacrata vuole esprimere con questo preciso voto. Con
esso intende attestare la consapevolezza di un rapporto di
figliolanza, in forza del quale desidera assumere la volont
paterna come cibo quotidiano (cfr Gv 4, 34), come sua roccia,
sua letizia, suo scudo e baluardo (cfr Sal 18(17), 3). Dimostra
cos di crescere nella piena verit di se stessa rimanendo
collegata con la fonte della sua esistenza ed offrendo perci
il messaggio consolantissimo: "Grande pace per chi ama la tua
legge nel suo cammino non trova inciampo" ( Sal 119(118), 165).
Compiere insieme la volont del Padre
92. Questa testimonianza delle persone consacrate assume nella
vita religiosa particolare significato anche per la dimensione
comunitaria che la caratterizza. La vita fraterna  il luogo
privilegiato per discernere e accogliere il volere di Dio e
camminare insieme in unione di mente e di cuore. L'obbedienza,
vivificata dalla carit, unifica i membri di un Istituto nella
medesima testimonianza e nella medesima missione, pur nella
diversit dei doni e nel rispetto delle singole individualit.
Nella fraternit, animata dallo Spirito, ciascuno intrattiene
con l'altro un prezioso dialogo per scoprire la volont del
Padre, e tutti riconoscono in chi presiede l'espressione della
paternit di Dio e l'esercizio dell'autorit ricevuta da Dio, a
servizio del discernimento e della comunione.a vita di comunit
poi , in modo particolare, il segno, di fronte alla Chiesa e
alla societ, del legame che viene dalla medesima chiamata e
dalla volont comune di obbedire ad essa, al di l di ogni
diversit di razza e d'origine, di lingua e di cultura. Contro
lo spirito di discordia e di divisione, autorit e obbedienza
risplendono come un segno di quell'unica paternit che viene da
Dio, della fraternit nata dallo Spirito, della libert
interiore di chi si fida di Dio nonostante i limiti umani di
quanti Lo rappresentano. Attraverso questa obbedienza, assunta
da alcuni come regola di vita, viene sperimentata ed annunciata
a vantaggio di tutti la beatitudine promessa da Ges a "coloro
che ascoltano la Parola di Dio e la osservano" (Lc 11, 28).
Inoltre, chi obbedisce ha la garanzia di essere davvero in
missione, alla sequela del Signore e non alla rincorsa dei
propri desideri o delle proprie aspettative. E cos  possibile
sapersi condotti dallo Spirito del Signore e sostenuti, anche
in mezzo a grandi difficolt, dalla sua mano sicura (cfr At 20, 22s).
Un deciso impegno di vita spirituale
93. Una delle preoccupazioni pi volte manifestate nel Sinodo 
stata quella di una vita consacrata che si alimenti alle
sorgenti di una spiritualit solida e profonda. Si tratta, in
effetti, di un'esigenza prioritaria, inscritta nell'essenza
stessa della vita consacrata, dal momento che, come ogni altro
battezzato, ed anzi con motivi anche pi stringenti, chi
professa i consigli evangelici  tenuto a tendere con tutte le
sue forze verso la perfezione della carit.E un impegno
fortemente richiamato dagli innumerevoli esempi di santi
fondatori e fondatrici e di tante persone consacrate, che hanno
testimoniato la fedelt a Cristo fino al martirio.Tendere alla
santit: ecco in sintesi il programma di ogni vita consacrata,
anche nella prospettiva del suo rinnovamento alle soglie del
terzo millennio. Il punto di avvio del programma sta nel
lasciare tutto per Cristo (cfr Mt 4, 18-22; 19, 21.27; Lc 5,
11) preferendo Lui ad ogni cosa, per poter partecipare
pienamente al Suo mistero pasquale.Lo aveva ben capito san
Paolo che esclamava: "Tutto ormai io reputo una perdita di
fronte alla sublimit della conoscenza di Cristo Ges (...). E
questo perch io possa conoscere Lui, la potenza della Sua
risurrezione" (Fil 3, 8.10). E la via segnata fin dall'inizio
dagli Apostoli, come ricorda la tradizione cristiana in Oriente
e in Occidente: "Coloro che attualmente seguono Ges
abbandonando tutto per Lui, rievocano gli Apostoli che,
rispondendo al suo invito, rinunciano a tutto il resto. Perci
tradizionalmente si  soliti parlare della vita religiosa come
di apostolica vivendi forma" .La stessa tradizione ha anche
messo in evidenza, nella vita consacrata, la dimensione della
peculiare alleanza con Dio, anzi dell'alleanza sponsale con
Cristo, di cui san Paolo fu maestro col suo esempio (cfr 1 Cor 7, 7) 
e col suo insegnamento, proposto sotto la guida dello
Spirito (cfr 1 Cor 7, 40).Possiamo dire che la vita spirituale,
intesa come vita in Cristo, vita secondo lo Spirito, si
configura come un itinerario di crescente fedelt, in cui la
persona consacrata  guidata dallo Spirito e da Lui configurata
a Cristo, in piena comunione di amore e di servizio nella
Chiesa.Tutti questi elementi, calati nelle varie forme di vita
consacrata, generano una peculiare spiritualit, cio un
progetto concreto di rapporto con Dio e con l'ambiente,
caratterizzato da particolari accenti spirituali e scelte
operative, che evidenziano e ripresentano ora l'uno ora l'altro
aspetto dell'unico mistero di Cristo. Quando la Chiesa
riconosce una forma di vita consacrata o un Istituto,
garantisce che nel suo carisma spirituale e apostolico si
trovano tutti i requisiti oggettivi per raggiungere la
perfezione evangelica personale e comunitaria.La vita
spirituale dev'essere dunque al primo posto nel programma delle
Famiglie di vita consacrata, in modo che ogni Istituto e ogni
comunit si presentino come scuole di vera spiritualit
evangelica. Da questa opzione prioritaria, sviluppata
nell'impegno personale e comunitario, dipendono la fecondit
apostolica, la generosit nell'amore per i poveri, la stessa
attrattiva vocazionale sulle nuove generazioni. E proprio la
qualit spirituale della vita consacrata che pu scuotere le
persone del nostro tempo, anch'esse assetate di valori
assoluti, trasformandosi cos in affascinante testimonianza.
In ascolto della Parola di Dio
94. La Parola di Dio  la prima sorgente di ogni spiritualit
cristiana. Essa alimenta un rapporto personale con il Dio
vivente e con la sua volont salvifica e santificante. E per
questo che la lectio divina, fin dalla nascita degli Istituti
di vita consacrata, in particolar modo nel monachesimo, ha
ricevuto la pi alta considerazione. Grazie ad essa, la Parola
di Dio viene trasferita nella vita, sulla quale proietta la
luce della sapienza che  dono dello Spirito. Bench tutta la
Sacra Scrittura sia "utile per insegnare" (2 Tm 3, 16) e
"sorgente pura e perenne della vita spirituale",meritano
particolare venerazione gli scritti del Nuovo Testamento,
soprattutto i Vangeli, che sono "il cuore di tutte le
Scritture".Giover pertanto alle persone consacrate fare
oggetto di assidua meditazione i testi evangelici e gli altri
scritti neotestamentari che illustrano le parole e gli esempi
di Cristo e della Vergine Maria e la apostolica vivendi forma.
Ad essi si sono costantemente riferiti fondatori e fondatrici
nell'accoglienza della vocazione e nel discernimento del
carisma e della missione del proprio Istituto.Di grande valore
 la meditazione comunitaria della Bibbia. Realizzata secondo
le possibilit e le circostanze della vita di comunit, essa
porta alla gioiosa condivisione delle ricchezze attinte alla
Parola di Dio, grazie alle quali fratelli e sorelle crescono
insieme e si aiutano a progredire nella vita spirituale.
Conviene anzi che tale prassi venga proposta anche agli altri
membri del Popolo di Dio, sacerdoti e laici, promovendo nei
modi consoni al proprio carisma scuole di preghiera, di
spiritualit e di lettura orante della Scrittura, nella quale
Dio "parla agli uomini come ad amici (cfr Es 33, 11; Gv 15, 14-
15) e si intrattiene con essi (cfr Bar 3, 38) per invitarli e
ammetterli alla comunione con s".alla meditazione della Parola
di Dio, e in particolare dei misteri di Cristo, nascono, come
insegna la tradizione spirituale, l'intensit della
contemplazione e l'ardore dell'azione apostolica. Sia nella
vita religiosa contemplativa che in quella apostolica sono
sempre stati uomini e donne di preghiera a realizzare, quali
autentici interpreti ed esecutori della volont di Dio, opere
grandi. Dalla frequentazione della Parola di Dio essi hanno
tratto la luce necessaria per quel discernimento individuale e
comunitario che li ha aiutati a cercare nei segni dei tempi le
vie del Signore. Essi hanno cos acquisito una sorta di istinto
soprannaturale , che ha loro permesso di non conformarsi alla
mentalit del secolo, ma di rinnovare la propria mente, "per
poter discernere la volont di Dio, ci che  buono, a Lui
gradito e perfetto" (Rm 12, 2).
In comunione con Cristo
95. Mezzo fondamentale per alimentare efficacemente la
comunione col Signore  senza dubbio la santa liturgia, in modo
speciale la Celebrazione eucaristica e la Liturgia delle
Ore.Innanzitutto l'Eucaristia, nella quale " racchiuso tutto
il bene spirituale della Chiesa, cio lo stesso Cristo, nostra
Pasqua e Pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo
Spirito Santo e vivificante, d vita"all'umanit. Cuore della
vita ecclesiale, essa lo  anche della vita consacrata. La
persona chiamata, nella professione dei consigli evangelici, a
scegliere Cristo come unico senso della sua esistenza, come
potrebbe non desiderare di instaurare con Lui una comunione
sempre pi profonda mediante la partecipazione quotidiana al
Sacramento che lo rende presente, al sacrificio che ne
attualizza il dono d'amore del Golgota, al convito che alimenta
e sostiene il popolo di Dio pellegrinante? L'Eucaristia sta per
sua natura al centro della vita consacrata, personale e
comunitaria. Essa  viatico quotidiano e fonte della
spiritualit del singolo e dell'Istituto. In essa ogni
consacrato  chiamato a vivere il mistero pasquale di Cristo,
unendosi con Lui nell'offerta della propria vita al Padre
mediante lo Spirito. L'adorazione assidua e prolungata di
Cristo presente nell'Eucaristia consente in qualche modo di
rivivere l'esperienza di Pietro nella Trasfigurazione: "E bello
per noi stare qui". E nella celebrazione del mistero del Corpo
e del Sangue del Signore si consolida ed incrementa l'unit e
la carit di coloro che hanno consacrato a Dio
l'esistenza.Accanto all'Eucaristia, e in intimo rapporto con
essa, la Liturgia delle Ore, celebrata comunitariamente o
personalmente secondo l'indole di ciascun Istituto, in
comunione con la preghiera della Chiesa, esprime la vocazione
alla lode e all'intercessione, che  propria delle persone
consacrate.Alla medesima Eucaristia dice profonda relazione
l'impegno di conversione continua e di necessaria
purificazione, che le persone consacrate sviluppano nel
sacramento della Riconciliazione. Mediante l'incontro frequente
con la misericordia di Dio esse purificano e rinnovano il loro
cuore e, attraverso l'umile riconoscimento dei peccati, rendono
trasparente il proprio rapporto con Lui; la gioiosa esperienza
del perdono sacramentale, nel cammino condiviso con i fratelli
e le sorelle, rende il cuore docile e stimola l'impegno ad una
crescente fedelt.E di grande sostegno per progredire nel
cammino evangelico, specialmente nel periodo di formazione e in
certi momenti della vita, il ricorso fiducioso e umile alla
direzione spirituale, grazie alla quale la persona  aiutata a
rispondere alle mozioni dello Spirito con generosit e ad
orientarsi decisamente verso la santit.Esorto, infine, tutte
le persone consacrate, secondo le proprie tradizioni, a
rinnovare quotidianamente l'unione spirituale con la Vergine
Maria, ripercorrendo con lei i misteri del Figlio,
particolarmente con la recita del Santo Rosario.
III. ALCUNI AREOPAGHI DELLA MISSIONE
Presenza nel mondo dell'educazione
96. La Chiesa ha sempre percepito che l'educazione  un
elemento essenziale della sua missione. Suo Maestro interiore 
lo Spirito Santo, il quale penetra le profondit pi
inaccessibili del cuore di ogni uomo e conosce il segreto
dinamismo della storia. Tutta la Chiesa  animata dallo Spirito
e con Lui svolge la sua opera educatrice. All'interno della
Chiesa, tuttavia, un compito specifico spetta in questo campo
alle persone consacrate, le quali sono chiamate a immettere
nell'orizzonte educativo la testimonianza radicale dei beni del
Regno, proposti ad ogni uomo nell'attesa dell'incontro
definitivo col Signore della storia. Per la loro speciale
consacrazione, per la peculiare esperienza dei doni dello
Spirito, per l'assiduo ascolto della Parola e l'esercizio del
discernimento, per il ricco patrimonio di tradizioni educative
accumulato nel tempo dal proprio Istituto, per la approfondita
conoscenza della verit spirituale (cfr Ef 1, 17), le persone
consacrate sono in grado di sviluppare un'azione educativa
particolarmente efficace, offrendo uno specifico contributo
alle iniziative degli altri educatori ed educatrici.Munite di
questo carisma, esse possono dar vita ad ambienti educativi
permeati dallo spirito evangelico di libert e di carit, nei
quali i giovani sono aiutati a crescere in umanit sotto la
guida dello Spirito.In questo modo la comunit educativa
diventa esperienza di comunione e luogo di grazia, dove il
progetto pedagogico contribuisce ad unire in sintesi armonica
il divino e l'umano, il Vangelo e la cultura, la fede e la
vita.La storia della Chiesa, dall'antichit ai nostri giorni, 
ricca di ammirevoli esempi di persone consacrate che hanno
vissuto e vivono la tensione alla santit mediante l'impegno
pedagogico, proponendo allo stesso tempo la santit quale meta
educativa. Di fatto, molte di esse hanno realizzato la
perfezione della carit educando. Questo  uno dei doni pi
preziosi che le persone consacrate possono offrire anche oggi
alla giovent, facendola oggetto di un servizio pedagogico
ricco di amore, secondo il sapiente avvertimento di san
Giovanni Bosco: "I giovani non siano solo amati, ma conoscano
anche d'essere amati".
Necessit di rinnovato impegno nel campo educativo
97. Consacrati e consacrate manifestino, con delicato rispetto
unito a coraggio missionario, che la fede in Ges Cristo
illumina tutto il campo dell'educazione, non pregiudicando, ma
piuttosto confermando ed elevando gli stessi valori umani. In
tal modo essi si fanno testimoni e strumenti della potenza
dell'Incarnazione e della forza dello Spirito. Questo loro
compito  una delle espressioni pi significative di quella
maternit che la Chiesa, ad immagine di Maria, esercita verso
tutti i suoi figli. per questo che il Sinodo ha esortato
insistentemente le persone consacrate a riprendere con nuovo
impegno, l dove  possibile, la missione dell'educazione con
scuole di ogni tipo e grado, Universit e Istituti
superiori.Facendo mia l'indicazione sinodale, invito caldamente
i membri degli Istituti dediti all'educazione ad essere fedeli
al loro carisma originario ed alle loro tradizioni, consci che
l'amore preferenziale per i poveri trova una sua particolare
applicazione nella scelta dei mezzi atti a liberare gli uomini
da quella grave forma di miseria che  la mancanza di
formazione culturale e religiosa.Data l'importanza che le
Universit e le Facolt cattoliche ed ecclesiastiche assumono
nel campo dell'educazione e dell'evangelizzazione, gli Istituti
che ne hanno la conduzione siano consci della loro
responsabilit, facendo s che in esse, mentre si dialoga
attivamente con l'attuale contesto culturale, sia conservata la
peculiare indole cattolica, in piena fedelt al Magistero della
Chiesa. Inoltre, secondo le circostanze, i membri di questi
Istituti e Societ siano pronti ad entrare nelle strutture
educative statali. A questo tipo di intervento sono
particolarmente chiamati, per loro specifica vocazione, i
membri degli Istituti secolari.
Evangelizzare la cultura
98. Gli Istituti di vita consacrata hanno sempre avuto un
grande influsso nella formazione e nella trasmissione della
cultura. Ci  accaduto nel medioevo, quando i monasteri
divennero luoghi di accesso alle ricchezze culturali del
passato e di elaborazione di una nuova cultura umanistica e
cristiana. Ci si  avverato ogni qualvolta la luce del Vangelo
ha raggiunto nuovi popoli. Molte persone consacrate hanno
promosso la cultura, e spesso hanno investigato e difeso le
culture autoctone. Il bisogno di contribuire alla promozione
della cultura, al dialogo fra cultura e fede,  avvertito oggi
nella Chiesa in modo tutto particolare. consacrati non possono
non sentirsi interpellati da questa urgenza. Anch'essi sono
chiamati a individuare, nell'annuncio della Parola di Dio,
metodi pi appropriati alle esigenze dei diversi gruppi umani e
dei molteplici ambiti professionali, perch la luce di Cristo
penetri ogni settore umano ed il fermento della salvezza
trasformi dall'interno il vivere sociale, favorendo
l'affermarsi di una cultura permeata di valori evangelici.Anche
attraverso tale impegno, alla soglia del terzo millennio
cristiano, la vita consacrata potr rinnovare la sua
corrispondenza ai desideri di Dio, il quale viene incontro a
tutte le persone che, consapevolmente o inconsapevolmente,
vanno come a tentoni cercando la Verit e la Vita (cfr At 17,
27).Ma al di l del servizio rivolto agli altri, anche
all'interno della vita consacrata c' bisogno di rinnovato
amore per l'impegno culturale, di dedizione allo studio come
mezzo per la formazione integrale e come percorso ascetico,
straordinariamente attuale, di fronte alla diversit delle
culture. Diminuire l'impegno per lo studio pu avere pesanti
conseguenze anche sull'apostolato, generando un senso di
emarginazione e di inferiorit o favorendo superficialit e
avventatezza nelle iniziative.Nella diversit dei carismi e
delle reali possibilit dei singoli Istituti, l'impegno dello
studio non si pu ridurre alla formazione iniziale o al
conseguimento di titoli accademici e di competenze
professionali. Esso  piuttosto espressione del mai appagato
desiderio di conoscere pi a fondo Dio, abisso di luce e fonte
di ogni umana verit. Per questo, tale impegno non isola la
persona consacrata in un astratto intellettualismo, n la
rinchiude nelle spire di un soffocante narcisismo;  invece
sprone al dialogo e alla condivisione,  formazione alla
capacit di giudizio,  stimolo alla contemplazione e alla
preghiera, nella continua ricerca di Dio e della sua azione
nella complessa realt del mondo contemporaneo.La persona
consacrata, lasciandosi trasformare dallo Spirito, diventa
capace di ampliare gli orizzonti degli angusti desideri umani
e, nello stesso tempo, di cogliere le dimensioni profonde di
ogni individuo e della sua storia, al di l degli aspetti pi
vistosi ma spesso marginali. Innumerevoli sono oggi i campi di
sfida che emergono dalle varie culture: ambiti nuovi o
tradizionalmente frequentati dalla vita consacrata, con i quali
urge mantenere fecondi rapporti, in atteggiamento di vigile
senso critico ma anche di fiduciosa attenzione verso chi
affronta le difficolt tipiche del lavoro intellettuale, specie
quando, in presenza degli inediti problemi del nostro tempo,
occorre tentare analisi e sintesi nuove.Una seria e valida
evangelizzazione dei nuovi ambiti, ove si elabora e si
trasmette la cultura, non pu essere operata senza un'attiva
collaborazione con i laici ivi impegnati.
Presenza nel mondo della comunicazione sociale
99. Come nel passato le persone consacrate hanno saputo porsi
con ogni mezzo al servizio dell'evangelizzazione, affrontando
genialmente le difficolt, cos oggi sono interpellate in modo
nuovo dall'esigenza di testimoniare il Vangelo attraverso i
mezzi della comunicazione sociale. Tali mezzi hanno assunto una
capacit di irradiazione cosmica mediante potentissime
tecnologie, in grado di raggiungere ogni angolo della terra. Le
persone consacrate, soprattutto quando per carisma
istituzionale operano in questo campo, sono tenute ad acquisire
una seria conoscenza del linguaggio proprio di tali mezzi, per
parlare in modo efficace di Cristo all'uomo d'oggi,
interpretandone "le gioie e le speranze, le tristezze e le
angosce",e contribuire cos all'edificazione di una societ in
cui tutti si sentano fratelli e sorelle in cammino verso
Dio.Occorre tuttavia essere vigili nei confronti dell'uso
distorto di questi mezzi, a motivo dello straordinario potere
di persuasione di cui dispongono. E bene non nascondersi i
problemi che possono derivarne alla stessa vita consacrata;
occorre piuttosto affrontarli con illuminato discernimento.La
risposta della Chiesa  soprattutto educativa: mira a
promuovere un atteggiamento di corretta comprensione delle
dinamiche soggiacenti ed una attenta valutazione etica dei
programmi, come pure l'adozione di sane abitudini nella loro
fruizione.In questo compito educativo, volto a formare sapienti
recettori ed esperti comunicatori, le persone consacrate sono
chiamate ad offrire la loro particolare testimonianza sulla
relativit di tutte le realt visibili, aiutando i fratelli a
valorizzarle secondo il disegno di Dio, ma anche a liberarsi
dalla cattura ossessiva della scena di questo mondo che passa
(cfr 1 Cor 7, 31).Ogni sforzo in questo importante e nuovo
campo apostolico va incoraggiato, affinch il Vangelo di Cristo
risuoni anche attraverso questi mezzi moderni. I vari Istituti
siano pronti a collaborare, con l'apporto di forze, mezzi e
persone, per realizzare progetti comuni nei vari settori della
comunicazione sociale. Le persone consacrate, inoltre, specie i
membri degli Istituti secolari, prestino volentieri il loro
servizio, secondo le opportunit pastorali, anche per la
formazione religiosa dei responsabili e degli operatori della
comunicazione sociale pubblica o privata, affinch da una parte
siano scongiurati i danni provocati dall'uso viziato dei mezzi
e dall'altra venga promossa una superiore qualit delle
trasmissioni, con messaggi rispettosi della legge morale e
ricchi di valori umani e cristiani.
4. IMPEGNATI NEL DIALOGO CON TUTTI
Al servizio dell'unit dei cristiani
100. La preghiera di Cristo al Padre prima della Passione,
perch i suoi discepoli rimangano nell'unit (cfr Gv 17, 21-23), 
continua nella preghiera e nell'azione della Chiesa. Come
potrebbero non sentirsene coinvolti i chiamati alla vita
consacrata? La ferita della disunione tuttora esistente fra i
credenti in Cristo e l'urgenza di pregare e lavorare per
promuovere l'unit di tutti i cristiani sono state
particolarmente avvertite al Sinodo. La sensibilit ecumenica
di consacrati e consacrate  ravvivata anche dalla
consapevolezza che in altre Chiese e Comunit ecclesiali si
conserva ed  fiorente il monachesimo, come nel caso delle
Chiese orientali, o si rinnova la professione dei consigli
evangelici, come nella Comunione anglicana e nelle Comunit
della Riforma.Il Sinodo ha messo in luce il profondo legame
della vita consacrata con la causa dell'ecumenismo e l'urgenza
di una testimonianza pi intensa in questo campo. Se infatti
l'anima dell'ecumenismo  la preghiera e la conversione,non v'
dubbio che gli Istituti di vita consacrata e le Societ di vita
apostolica hanno un particolare dovere di coltivare questo
impegno. E urgente, pertanto, che nella vita delle persone
consacrate si aprano spazi maggiori alla orazione ecumenica ed
alla testimonianza autenticamente evangelica, affinch con la
forza dello Spirito Santo si possano abbattere i muri delle
divisioni e dei pregiudizi tra i cristiani.
Forme di dialogo ecumenico
101. La condivisione della lectio divina nella ricerca della
verit, la partecipazione alla preghiera comune, nella quale il
Signore garantisce la sua presenza (cfr Mt 18, 20), il dialogo
dell'amicizia e della carit che fa sentire come  bello che i
fratelli vivano insieme (cfr Sal 133 (132)), la cordiale
ospitalit praticata verso i fratelli e le sorelle delle
diverse confessioni cristiane, la mutua conoscenza e lo scambio
dei doni, la collaborazione in iniziative comuni di servizio e
di testimonianza, sono altrettante forme del dialogo ecumenico,
espressioni gradite al Padre comune e segni della volont di
camminare insieme verso l'unit perfetta sulla via della verit
e dell'amore.Anche la conoscenza della storia, della dottrina,
della liturgia, dell'attivit caritativa e apostolica degli
altri cristiani non mancher di giovare ad un'azione ecumenica
sempre pi incisiva.oglio incoraggiare quegli Istituti che, per
nativo carattere o per successiva chiamata, si dedicano alla
promozione dell'unit dei cristiani e per essa coltivano
iniziative di studio e di azione concreta. In realt, nessun
Istituto di vita consacrata deve sentirsi dispensato dal
lavorare per questa causa. Rivolgo inoltre il mio pensiero alle
Chiese orientali cattoliche auspicando che, anche attraverso il
monachesimo maschile e femminile, la cui fioritura  grazia che
va costantemente implorata, esse possano giovare all'unit con
le Chiese ortodosse, grazie al dialogo della carit e alla
condivisione della comune spiritualit, patrimonio della Chiesa
indivisa del primo millennio. Affido in modo particolare
l'ecumenismo spirituale della preghiera, della conversione del
cuore e della carit ai monasteri di vita contemplativa. A
questo scopo incoraggio la loro presenza l dove vivono
comunit cristiane di varie confessioni, affinch la loro
totale dedizione all'"unico necessario" (cfr Lc 10, 42), al
culto di Dio e all'intercessione per la salvezza del mondo,
unitamente alla loro testimonianza di vita evangelica, secondo
i propri carismi, sia per tutti uno stimolo a vivere, ad
immagine della Trinit, in quella unit che Ges ha voluto e
chiesto al Padre per tutti i suoi discepoli.
Il dialogo interreligioso
102. Dal momento che "il dialogo interreligioso fa parte della
missione evangelizzatrice della Chiesa",gli Istituti di vita
consacrata non possono esimersi dall'impegnarsi anche in questo
campo, ciascuno secondo il proprio carisma e seguendo le
indicazioni dell'autorit ecclesiastica. La prima forma di
evangelizzazione nei confronti di fratelli e sorelle di altra
religione sar la stessa testimonianza di una vita povera,
umile e casta, permeata di amore fraterno per tutti. Nel
medesimo tempo, la libert di spirito che  propria della vita
consacrata favorir quel "dialogo di vita"in cui si attua un
modello fondamentale di missione e di annuncio del Vangelo di
Cristo. Per favorire la mutua conoscenza, il vicendevole
rispetto e la carit, gli Istituti religiosi potranno inoltre
coltivare opportune forme di dialogo, improntate a cordiale
amicizia e reciproca sincerit, con gli ambienti monastici di
altre religioni.Un altro ambito di collaborazione con uomini e
donne di diversa tradizione religiosa  costituito dalla comune
sollecitudine per la vita umana, che va dalla compassione per
la sofferenza fisica e spirituale, all'impegno per la
giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. In questi
settori saranno soprattutto gli Istituti di vita attiva a
cercare l'intesa con i membri di altre religioni, in quel
"dialogo delle opere"che prepara la via ad una condivisione pi
profonda.Un campo particolare di incontro operoso con persone
di altre tradizioni religiose  pure quello della ricerca e
della promozione della dignit della donna. Nell'ottica
dell'uguaglianza e della giusta reciprocit tra uomo e donna,
un servizio prezioso pu essere reso soprattutto dalle donne
consacrate.uesti e altri impegni delle persone consacrate a
servizio del dialogo interreligioso esigono una adeguata
preparazione nella formazione iniziale e nella formazione
permanente, come pure nello studio e nella ricerca,dal momento
che in questo non facile settore occorre profonda conoscenza
del cristianesimo e delle altre religioni, accompagnata da fede
solida e da maturit spirituale ed umana.
Una risposta di spiritualit alla ricerca del sacro e alla
nostalgia di Dio
103. Quanti abbracciano la vita consacrata, uomini e donne, si
pongono, per la natura stessa della loro scelta, come
interlocutori privilegiati di quella ricerca di Dio che da
sempre agita il cuore dell'uomo e lo conduce a molteplici forme
di ascesi e di spiritualit. Tale ricerca oggi, in molte
regioni, emerge con insistenza come risposta a culture
tendenti, se non sempre a negare, certo ad emarginare la
dimensione religiosa dell'esistenza.Le persone consacrate,
vivendo con coerenza e in pienezza gli impegni liberamente
assunti, possono offrire una risposta agli aneliti dei loro
contemporanei, affrancandoli da soluzioni per lo pi illusorie
e spesso negatrici dell'incarnazione salvifica del Cristo (cfr
1 Gv 4, 2-3), quali, ad esempio, vengono proposte dalle sette.
Praticando un'ascesi personale e comunitaria, che purifica e
trasfigura l'intera esistenza, esse testimoniano, contro la
tentazione dell'egocentrismo e della sensualit, i caratteri
dell'autentica ricerca di Dio ed ammoniscono a non confonderla
con la sottile ricerca di se stessi o con la fuga nella gnosi.
Ogni persona consacrata  impegnata a coltivare l'uomo
interiore, che non si estrania dalla storia n si ripiega su di
s. Vivendo in ascolto obbediente della Parola, di cui la
Chiesa  custode e interprete, essa addita nel Cristo
sommamente amato e nel Mistero trinitario l'oggetto
dell'anelito profondo del cuore umano e l'approdo di ogni
itinerario religioso sinceramente aperto alla trascendenza.Per
questo le persone consacrate hanno il dovere di offrire
generosamente accoglienza e accompagnamento spirituale a
quanti, mossi dalla sete di Dio e desiderosi di vivere le
esigenze della fede, si rivolgono a loro.
CONCLUSIONE
La sovrabbondanza della gratuit
104. Non sono pochi coloro che oggi si interrogano perplessi:
Perch la vita consacrata? Perch abbracciare questo genere di
vita, dal momento che vi sono tante urgenze, nell'ambito della
carit e della stessa evangelizzazione, a cui si pu rispondere
anche senza assumersi gli impegni peculiari della vita
consacrata? Non  forse, la vita consacrata, una sorta di
"spreco" di energie umane utilizzabili secondo un criterio di
efficienza per un bene pi grande a vantaggio dell'umanit e
della Chiesa?Queste domande sono pi frequenti nel nostro
tempo, perch stimolate da una cultura utilitaristica e
tecnocratica, che tende a valutare l'importanza delle cose e
delle stesse persone in rapporto alla loro immediata
"funzionalit". Ma interrogativi simili sono esistiti sempre,
come dimostra eloquentemente l'episodio evangelico dell'unzione
di Betania: "Maria, presa una libbra di olio profumato di vero
nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Ges e li asciug
con i suoi capelli, e tutta la casa si riemp del profumo
dell'unguento" ( Gv 12, 3). A Giuda che, prendendo a pretesto
il bisogno dei poveri, si lamentava per tanto spreco, Ges
rispose: "Lasciala fare!" (Gv 12, 7).E questa la risposta
sempre valida alla domanda che tanti, anche in buona fede, si
pongono circa l'attualit della vita consacrata: Non si
potrebbe investire la propria esistenza in modo pi efficiente
e razionale per il miglioramento della societ? Ecco la
risposta di Ges: "Lasciala fare!".A chi  concesso il dono
inestimabile di seguire pi da vicino il Signore Ges appare
ovvio che Egli possa e debba essere amato con cuore indiviso,
che a Lui si possa dedicare tutta la vita e non solo alcuni
gesti o alcuni momenti o alcune attivit. L'unguento prezioso
versato come puro atto di amore, e perci al di l di ogni
considerazione "utilitaristica",  segno di una sovrabbondanza
di gratuit, quale si esprime in una vita spesa per amare e per
servire il Signore, per dedicarsi alla sua persona e al suo
Corpo mistico. Ma  da questa vita "versata" senza risparmio
che si diffonde un profumo che riempie tutta la casa. La casa
di Dio, la Chiesa, , oggi non meno di ieri, adornata e
impreziosita dalla presenza della vita consacrata.Quello che
agli occhi degli uomini pu apparire come uno spreco, per la
persona avvinta nel segreto del cuore dalla bellezza e dalla
bont del Signore  un'ovvia risposta d'amore,  esultante
gratitudine per essere stata ammessa in modo tutto speciale
alla conoscenza del Figlio ed alla condivisione della sua
divina missione nel mondo."Se un figlio di Dio conoscesse e
gustasse l'amore divino, Dio increato, Dio incarnato, Dio
passionato, che  il sommo bene, gli si darebbe tutto, si
sottrarrebbe non solo alle altre creature, ma perfino a se
stesso e con tutto se stesso amerebbe questo Dio d'amore fino a
trasformarsi tutto nel Dio-uomo, che  il sommo Amato".
La vita consacrata al servizio del Regno di Dio
105. "Che sarebbe del mondo se non vi fossero i religiosi"?Al
di l delle superficiali valutazioni di funzionalit, la vita
consacrata  importante proprio nel suo essere sovrabbondanza
di gratuit e d'amore, e ci tanto pi in un mondo che rischia
di essere soffocato nel vortice dell'effimero. "Senza questo
segno concreto, la carit che anima l'intera Chiesa
rischierebbe di raffreddarsi, il paradosso salvifico del
Vangelo di smussarsi, il "sale" della fede di diluirsi in un
mondo in fase di secolarizzazione".La vita della Chiesa e la
stessa societ hanno bisogno di persone capaci di dedicarsi
totalmente a Dio e agli altri per amore di Dio.La Chiesa non
pu assolutamente rinunciare alla vita consacrata, perch essa
esprime in modo eloquente la sua intima essenza "sponsale". In
essa trova nuovo slancio e forza l'annuncio del Vangelo a tutto
il mondo. C' bisogno infatti di chi presenti il volto paterno
di Dio e il volto materno della Chiesa, di chi metta in gioco
la propria vita, perch altri abbiano vita e speranza. Alla
Chiesa sono necessarie persone consacrate le quali, prima
ancora di impegnarsi a servizio dell'una o dell'altra nobile
causa, si lascino trasformare dalla grazia di Dio e si
conformino pienamente al Vangelo.La Chiesa intera trova nelle
sue mani questo grande dono e in atteggiamento di gratitudine
si dedica a promuoverlo con la stima, la preghiera, l'invito
esplicito ad accoglierlo. E importante che Vescovi, presbiteri
e diaconi, convinti dell'eccellenza evangelica di questo genere
di vita, lavorino per scoprire e sostenere i germi di vocazione
con la predicazione, il discernimento e un saggio
accompagnamento spirituale. A tutti i fedeli si chiede una
costante preghiera per le persone consacrate, perch il loro
fervore e la loro capacit d'amare aumentino continuamente,
contribuendo a diffondere nell'odierna societ il buon profumo
di Cristo (cfr 2 Cor 2, 15). L'intera comunit cristiana -
pastori, laici e persone consacrate -  responsabile della vita
consacrata, dell'accoglienza e del sostegno offerto alle nuove vocazioni.
Alla giovent
106. A voi, giovani, dico: Se avvertite la chiamata del
Signore, non respingetela! Inseritevi, piuttosto,
coraggiosamente nelle grandi correnti di santit, che insigni
sante e santi hanno avviato al seguito di Cristo. Coltivate gli
aneliti tipici della vostra et, ma aderite prontamente al
progetto di Dio su di voi, se Egli vi invita a cercare la
santit nella vita consacrata. Ammirate tutte le opere di Dio
nel mondo, ma sappiate fissare lo sguardo sulle realt
destinate a non tramontare mai.Il terzo millennio attende il
contributo della fede e dell'inventiva di schiere di giovani
consacrati, perch il mondo sia reso pi sereno e capace di
accogliere Dio e, in Lui, tutti i suoi figli e figlie.
Alle famiglie
107. Mi rivolgo a voi, famiglie cristiane. Voi, genitori,
rendete grazie al Signore se ha chiamato alla vita consacrata
qualcuno dei vostri figli. Deve essere considerato - come 
sempre stato - un grande onore che il Signore guardi ad una
famiglia e scelga qualcuno dei suoi componenti per invitarlo ad
intraprendere la via dei consigli evangelici! Coltivate il
desiderio di dare al Signore qualcuno dei vostri figli per la
crescita dell'amore di Dio nel mondo. Quale frutto dell'amore
coniugale potrebbe esservi pi bello di questo?E necessario
ricordare che se i genitori non vivono i valori evangelici,
difficilmente il giovane e la giovane potranno percepire la
chiamata, comprendere la necessit dei sacrifici da affrontare,
apprezzare la bellezza della meta da raggiungere. E nella
famiglia, infatti, che i giovani fanno le prime esperienze dei
valori evangelici, dell'amore che si dona a Dio e agli altri.
Occorre pure che essi vengano educati all'uso responsabile
della propria libert, per essere disposti a vivere, secondo la
loro vocazione, delle pi alte realt spirituali.Prego perch
voi, famiglie cristiane, unite al Signore con la preghiera e la
vita sacramentale, siate vivai accoglienti di vocazioni.
Agli uomini e alle donne di buona volont
108. A tutti gli uomini e le donne che vorranno ascoltare la
mia voce, desidero far giungere l'invito a cercare le vie che
conducono al Dio vivo e vero anche nei percorsi tracciati dalla
vita consacrata. Le persone consacrate testimoniano che
"chiunque segue Cristo, l'uomo perfetto, si fa anch'egli pi
uomo".Quante di esse si sono chinate, e continuano a chinarsi,
come buoni samaritani sulle innumerevoli ferite dei fratelli e
delle sorelle che incontrano sulla loro strada!Guardate a
queste persone afferrate da Cristo, che indicano nel dominio di
s, sostenuto dalla grazia e dall'amore di Dio, il rimedio
contro l'avidit di avere, di godere, di dominare. Non
dimenticate i carismi che hanno plasmato meravigliosi
"ricercatori di Dio" e benefattori dell'umanit, che hanno
aperto vie sicure a coloro che cercano Dio con cuore sincero.
Considerate il gran numero di santi cresciuti in questo genere
di vita, considerate il bene fatto al mondo, ieri e oggi, da
chi si  dedicato a Dio! Questo nostro mondo non ha forse
bisogno di gioiosi testimoni e profeti della potenza benefica
dell'amore di Dio? Non ha bisogno anche di uomini e donne che,
con la loro vita e la loro azione, sappiano gettare semi di
pace e di fraternit?
Alle persone consacrate
109. Ma  soprattutto a voi, donne e uomini consacrati, che al
termine di questa Esortazione rivolgo il mio appello fiducioso:
vivete pienamente la vostra dedizione a Dio, per non lasciar
mancare a questo mondo un raggio della divina bellezza che
illumini il cammino dell'esistenza umana. I cristiani, immersi
nelle occupazioni e nelle preoccupazioni di questo mondo, ma
chiamati anch'essi alla santit, hanno bisogno di trovare in
voi cuori purificati che nella fede "vedono" Dio, persone
docili all'azione dello Spirito Santo che camminano spedite
nella fedelt al carisma della chiamata e della missione.Voi
sapete bene di aver intrapreso un cammino di conversione
continua, di dedizione esclusiva all'amore di Dio e dei
fratelli, per testimoniare sempre pi splendidamente la grazia
che trasfigura l'esistenza cristiana. Il mondo e la Chiesa
cercano autentici testimoni di Cristo. E la vita consacrata 
un dono che Dio offre perch sia posto davanti agli occhi di
tutti l'"unico necessario" (cfr Lc 10, 42). Dare testimonianza
a Cristo con la vita, con le opere e con le parole  peculiare
missione della vita consacrata nella Chiesa e nel mondo.Voi
sapete a Chi avete creduto (cfr 2 Tm 1, 12): dategli tutto! I
giovani non si lasciano ingannare: venendo a voi, essi vogliono
vedere ci che non vedono altrove. Avete un compito immenso nei
confronti del domani: specialmente i giovani consacrati,
testimoniando la loro consacrazione, possono indurre i loro
coetanei al rinnovamento della loro vita. L'amore appassionato
per Ges Cristo  una potente attrazione per gli altri giovani,
che Egli nella sua bont chiama a seguirlo da vicino e per
sempre. I nostri contemporanei vogliono vedere nelle persone
consacrate la gioia che proviene dall'essere con il
Signore.Persone consacrate, anziane e giovani, vivete la
fedelt al vostro impegno verso Dio, in mutua edificazione e
con mutuo sostegno. Nonostante le difficolt che talvolta avete
potuto incontrare e l'indebolimento della stima per la vita
consacrata in una certa opinione pubblica, voi avete il compito
di invitare nuovamente gli uomini e le donne del nostro tempo a
guardare in alto, a non farsi travolgere dalle cose di ogni
giorno, ma a lasciarsi affascinare da Dio e dal Vangelo del suo
Figlio. Non dimenticate che voi, in modo particolarissimo,
potete e dovete dire non solo che siete di Cristo, ma che
"siete divenuti Cristo"!
Guardare al futuro
110. Voi non avete solo una gloriosa storia da ricordare e da
raccontare, ma una grande storia da costruire! Guardate al
futuro, nel quale lo Spirito vi proietta per fare con voi
ancora cose grandi.Fate della vostra vita un'attesa fervida di
Cristo, andando incontro a Lui come le vergini sagge che vanno
incontro allo Sposo. Siate sempre pronti, fedeli a Cristo, alla
Chiesa, al vostro Istituto e all'uomo del nostro tempo.Sarete
cos da Cristo rinnovati di giorno in giorno, per costruire con
il suo Spirito comunit fraterne, per lavare con Lui i piedi ai
poveri e dare il vostro insostituibile contributo alla
trasfigurazione del mondo.Questo nostro mondo affidato alle
mani dell'uomo, mentre sta entrando nel nuovo millennio, possa
essere sempre pi umano e giusto, segno e anticipazione del
mondo futuro, nel quale Egli, il Signore umile e glorificato,
povero ed esaltato, sar la gioia piena e duratura per noi e
per i nostri fratelli e sorelle, con il Padre e lo Spirito Santo.
Preghiera alla Trinit
111. Trinit Santissima, beata e beatificante, rendi beati i
tuoi figli e le tue figlie che hai chiamato a confessare la
grandezza del tuo amore, della tua bont misericordiosa e della
tua bellezza.Padre Santo, santifica i figli e le figlie che si
sono consacrati a Te, per la gloria del tuo nome. Accompagnali
con la tua potenza, perch possano testimoniare che Tu sei
l'Origine di tutto, l'unica sorgente dell'amore e della
libert. Ti ringraziamo per il dono della vita consacrata, che
nella fede cerca Te e nella sua missione universale invita
tutti a camminare verso Te.Salvatore Ges, Verbo Incarnato,
come hai consegnato la tua forma di vita a quelli che hai
chiamato, continua ad attirare a Te persone che, per l'umanit
del nostro tempo, siano depositarie di misericordia,
preannuncio del tuo ritorno, segno vivente dei beni della
risurrezione futura. Nessuna tribolazione li separi da Te e dal
tuo amore! Spirito Santo, Amore riversato nei cuori, che dai
grazia ed ispirazione alle menti, Fonte perenne di vita, che
porti a compimento la missione di Cristo con i numerosi
carismi, noi Ti preghiamo per tutte le persone consacrate.
Riempi il loro cuore con l'intima certezza d'essere state
prescelte per amare, lodare e servire. Fa' gustare loro la tua
amicizia, riempile della tua gioia e del tuo conforto, aiutale
a superare i momenti di difficolt e a rialzarsi con fiducia
dopo le cadute, rendile specchio della bellezza divina. Da'
loro il coraggio di affrontare le sfide del nostro tempo e la
grazia di portare agli uomini la benignit e l'umanit del
Salvatore nostro Ges Cristo (cfr Tit 3, 4).
Invocazione alla Vergine Maria
112. Maria, figura della Chiesa, Sposa senza ruga e senza
macchia, che imitandoti "conserva verginalmente integra la
fede, salda la speranza, sincera la carit",sostieni le persone
consacrate nel loro tendere all'eterna e unica Beatitudine.A
Te, Vergine della Visitazione, le affidiamo, perch sappiano
correre incontro alle necessit umane, per portare aiuto, ma
soprattutto per portare Ges. Insegna loro a proclamare le
meraviglie che il Signore compie nel mondo, perch i popoli
tutti magnifichino il suo nome. Sostienile nella loro opera a
favore dei poveri, degli affamati, dei senza speranza, degli
ultimi e di tutti coloro che cercano il Figlio tuo con cuore
sincero.A te, Madre, che vuoi il rinnovamento spirituale e
apostolico dei tuoi figli e figlie nella risposta d'amore e di
dedizione totale a Cristo, rivolgiamo fiduciosi la nostra
preghiera. Tu che hai fatto la volont del Padre, pronta
nell'obbedienza, coraggiosa nella povert, accogliente nella
verginit feconda, ottieni dal tuo divin Figlio che quanti
hanno ricevuto il dono di seguirlo nella vita consacrata lo
sappiano testimoniare con una esistenza trasfigurata,
camminando gioiosamente, con tutti gli altri fratelli e
sorelle, verso la patria celeste e la luce che non conosce
tramonto. Te lo chiediamo, perch in tutti e in tutto sia
glorificato, benedetto e amato il Sommo Signore di tutte le
cose che  Padre, Figlio e Spirito Santo.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 25 marzo, solennit
dell'Annunciazione del Signore, dell'anno 1996, decimottavo di
Pontificato.

