                    ESORTAZIONE APOSTOLICA
                         POST-SINODALE
                       ECCLESIA IN ASIA
                        DEL SANTO PADRE
                       GIOVANNI PAOLO II
                          AI VESCOVI
                  AI PRESBITERI E AI DIACONI
                    ALLE PERSONE CONSACRATE
                   E A TUTTI I FEDELI LAICI
                CIRCA GES CRISTO, IL SALVATORE
                  E LA SUA MISSIONE DI AMORE
                    E DI SERVIZIO IN ASIA:
                  "... PERCH ABBIANO LA VITA
             E L'ABBIANO IN ABBONDANZA" (Gv 10,10)
INTRODUZIONE
Le meraviglie del piano di Dio in Asia
1.  La Chiesa in Asia canta le lodi del " Dio della salvezza  "
(Sal  68 (67), 20) per avere scelto di dare inizio al suo piano
salvifico sul suolo dell'Asia, mediante uomini e donne di  quel
Continente.   stato in Asia, infatti, che Dio sin  dall'inizio
rivel e port a compimento il suo progetto salvifico. Guid  i
Patriarchi (cfr Gn 12) e chiam Mos affinch conducesse il suo
popolo  verso la libert (cfr Es 3, 10). Al popolo che  si  era
scelto  Egli  parl  attraverso molti Profeti,  Giudici,  Re  e
intrepide donne di fede. Nella " pienezza del tempo "  (Gal  4,4), 
invi l'Unigenito suo Figlio, Ges Cristo il Salvatore, che
si incarn come asiatico! Esultando per la bont dei popoli del
Continente,   per  le  culture  e  la  vitalit  religiosa,   e
cosciente, allo stesso tempo, dell'unicit del dono della  fede
ricevuta  per  il  bene di tutti, la Chiesa  in  Asia  non  pu
cessare di proclamare: " Celebrate il Signore, perch   buono;
perch eterna  la sua misericordia " (Sal 118 (117), 1).
Dato  che Ges  nato, vissuto, morto e risorto in Terra Santa,
questa piccola porzione dell'Asia occidentale  diventata terra
di  promessa  e  di  speranza per tutto il genere  umano.  Ges
conobbe  ed  am  quella  terra,  facendo  sue  la  storia,  le
sofferenze e le speranze di quel popolo; ne ebbe cara la gente,
abbracciando le tradizioni e l'eredit ebraiche. Dio,  infatti,
sin dall'antichit scelse questo popolo e ad esso si rivel  in
preparazione  della  venuta  del Salvatore.  Da  questa  terra,
mediante  la  predicazione del Vangelo, con  la  potenza  dello
Spirito  Santo, la Chiesa and ovunque per " ammaestrare  tutte
le  nazioni "  (cfr  Mt  28,  19).  Insieme  con  la  comunit
ecclesiale  diffusa nel mondo, la Chiesa in  Asia  varcher  la
soglia   del   terzo  millennio  cristiano,  contemplando   con
meraviglia quanto Dio ha compiuto dagli inizi sino  ad  oggi  e
forte  della  consapevolezza che " come nel primo millennio  la
Croce  fu piantata sul suolo europeo, nel secondo millennio  su
quello  americano  e  africano, nel terzo  millennio  si  potr
sperare  di  raccogliere una grande messe  di  fede  in  questo
continente cos vasto e vivo ".
La preparazione all'Assemblea Speciale
2.  Nella  Lettera apostolica Tertio millennio  adveniente,  ho
delineato  per  la  Chiesa  in vista del  terzo  millennio  del
cristianesimo  un  programma centrato sulle sfide  della  nuova
evangelizzazione. Elemento importante di questo  piano  era  la
celebrazione  di  Sinodi  continentali,  cos  che  i   Vescovi
potessero affrontare la questione dell'evangelizzazione secondo
le  situazioni locali e le necessit di ogni continente. Questa
serie   di  sinodi,  collegati  dal  tema  comune  della  nuova
evangelizzazione,  risultata un importante contributo  per  la
preparazione della Chiesa al Grande Giubileo dell'Anno 2000.
Nella  stessa  Lettera, riferendomi all'Assemblea Speciale  per
l'Asia  del  Sinodo dei Vescovi, osservavo che in quella  parte
del  mondo  "  pi  marcata   la questione  dell'incontro  del
cristianesimo  con le antichissime culture e religioni  locali.
Una  grande  sfida,  questa, per l'evangelizzazione,  dato  che
sistemi  religiosi come il buddismo o l'induismo si  propongono
con  un chiaro carattere soteriologico ".  davvero un mistero
perch  mai  il Salvatore del mondo, nato in Asia, sia  rimasto
fino  ad  ora  largamente sconosciuto ai popoli del  Continente
asiatico.  Il  Sinodo ha offerto una opportunit provvidenziale
alla  Chiesa  in  Asia per riflettere su  tale  mistero  e  per
affermare  un  rinnovato impegno nella missione di  far  meglio
conoscere  a  tutti Ges Cristo. Due mesi dopo la pubblicazione
della  Tertio  millennio  adveniente, rivolgendomi  alla  sesta
Assemblea   plenaria   della   Federazione   delle   Conferenze
Episcopali  dell'Asia,  a Manila nelle  Filippine,  durante  le
indimenticabili  celebrazioni della  decima  Giornata  mondiale
della Giovent, ho ricordato ai Vescovi: " Se la Chiesa in Asia
deve     compiere     il     suo    destino     provvidenziale,
l'evangelizzazione,  come  gioiosa,  paziente   e   progressiva
predicazione della morte salvifica e della Risurrezione di Ges
Cristo, deve essere una vostra priorit assoluta ".3
Lungo  la  fase  preparatoria  si    evidenziata  la  positiva
risposta  dei Vescovi e delle Chiese particolari alla  proposta
di  un'Assemblea Speciale per l'Asia del Sinodo dei Vescovi. Ad
ogni  tappa, essi hanno comunicato i loro desideri ed  opinioni
con   franchezza   e  penetrante  conoscenza  del   Continente,
pienamente coscienti del vincolo di comunione che li lega  alla
Chiesa  universale. In linea con l'idea originale della  Tertio
millennio  adveniente  e  seguendo le  proposte  del  Consiglio
Presinodale  che  aveva valutato i pareri dei Vescovi  e  delle
Chiese particolari nel Continente asiatico, ho scelto per  tema
del  Sinodo:  Ges Cristo, il Salvatore e la  sua  missione  di
amore  e  di  servizio  in Asia: " perch  abbiano  la  vita  e
l'abbiano  in  abbondanza  "  (Gv  10,  10).  Mediante   questa
particolare  formulazione del tema, era  mio  auspicio  che  il
Sinodo  " illustrasse e approfondisse la verit su Cristo  come
unico  Mediatore  tra  Dio e gli uomini e unico  Redentore  del
mondo,   ben  distinguendolo  dai  fondatori  di  altre  grandi
religioni  ".  Mentre ci avviciniamo al  Grande  Giubileo,  la
Chiesa in Asia ha bisogno di essere in grado di proclamare  con
rinnovato vigore: Ecce natus est nobis Salvator mundi, "  Ecco,
 nato per noi il Salvatore del mondo "...  nato in Asia!
La celebrazione dell'Assemblea Speciale
3.  Per  grazia  di Dio, l'Assemblea Speciale  per  l'Asia  del
Sinodo dei Vescovi si  svolta dal 18 aprile al 14 maggio  1998
in  Vaticano,  dopo  le  Assemblee per l'Africa  (1994)  e  per
l'America (1997) e prima dell'Assemblea Speciale per l'Oceania,
tenutasi alla fine dell'anno 1998. Per quasi un mese,  i  Padri
sinodali   e   gli  altri  partecipanti,  riuniti  attorno   al
Successore  di  Pietro e condividendo il dono  della  comunione
gerarchica, hanno dato voce e volto alla Chiesa in Asia.  Si  
trattato  senza  dubbio  di uno speciale  momento  di  grazia!
Precedenti  riunioni  di Vescovi dell'Asia avevano  contribuito
alla  preparazione del Sinodo, rendendo possibile  un'atmosfera
di  intensa  comunione ecclesiale e fraterna. A tale proposito,
di   particolare  rilevanza  furono  le  precedenti   Assemblee
plenarie  e  i  Seminari sponsorizzati dalla Federazione  delle
Conferenze  Episcopali dell'Asia e dai suoi uffici,  che  hanno
radunato  periodicamente un gran numero di  Vescovi  dell'Asia,
promuovendo  tra  di  loro  vincoli e legami  ministeriali.  Ad
alcuni  di  tali  incontri ho avuto la  gioia  di  partecipare,
presiedendo  a  volte le solenni Celebrazioni  eucaristiche  di
apertura  o  di  chiusura.  In quelle  circostanze,  ho  potuto
osservare  direttamente l'incontro nel dialogo  tra  le  Chiese
particolari,  comprese le Chiese orientali, nella  persona  dei
Pastori.  Queste  e  altre  Assemblee  regionali  dei   Vescovi
dell'Asia  sono  provvidenzialmente servite  alla  preparazione
remota dell'Assemblea sinodale.
L'effettiva  celebrazione  del  Sinodo  stesso  ha   confermato
l'importanza del dialogo quale modo caratteristico  della  vita
della  Chiesa  in Asia. Una condivisione sincera ed  onesta  di
esperienze, di idee e di proposte si  rivelata come la via per
un  genuino  incontro di spiriti, una comunione di menti  e  di
cuori  che,  nell'amore, rispetta e trascende le differenze.  
stato particolarmente commovente l'incontro delle nuove con  le
antiche  Chiese,  che  fanno risalire le proprie  origini  agli
Apostoli. Abbiamo sperimentato la gioia incomparabile di vedere
i  Pastori delle Chiese particolari in Myanmar, in Vietnam, nel
Laos,  nella  Cambogia, nella Mongolia, nella Siberia  e  nelle
nuove  repubbliche dell'Asia Centrale seduti a fianco dei  loro
Fratelli,  che  avevano  a lungo desiderato  di  incontrarli  e
dialogare  con loro. C' stato per anche un senso di tristezza
per  il  fatto  che Vescovi della Cina continentale  non  hanno
potuto essere presenti. La loro assenza si  trasformata in  un
costante richiamo ai sacrifici eroici ed alle sofferenze che la
Chiesa continua ad affrontare in molte parti dell'Asia.
L'incontro nel dialogo dei Vescovi con il Successore di Pietro,
al quale  affidato il compito di confermare i fratelli (cfr Lc 22, 32),
 servito a rinsaldarli nella fede e nella missione.
Giorno dopo giorno, l'Aula sinodale e le sale degli incontri si
sono  riempite  di  testimonianze di fede  profonda,  di  amore
pronto  al  sacrificio, di speranza incrollabile,  d'impegno  a
lungo   provato,   di   perseverante   coraggio,   di   perdono
misericordioso.  Nelle  diverse esposizioni  si    manifestata
eloquentemente la verit delle parole di Ges: "  Io  sono  con
voi  tutti i giorni " (Mt 28, 20). Il Sinodo  stato un momento
di  grazia, un incontro con il Salvatore che continua ad essere
presente  nella  sua Chiesa mediante la potenza  dello  Spirito
Santo,  sperimentata nel dialogo fraterno di vita, di comunione
e di missione.
Condividere i frutti dell'Assemblea Speciale
4.   Attraverso  questa  Esortazione  post-sinodale,   desidero
condividere  con la Chiesa che  in Asia e nel mondo  intero  i
frutti  dell'Assemblea  Speciale. Il  documento  si  sforza  di
offrire  la  ricchezza del Sinodo, grande evento spirituale  di
comunione  e di collegialit episcopale, che  stato  anzitutto
una    memoria   celebrativa   delle   radici   asiatiche   del
cristianesimo.  I  Padri  sinodali  hanno  ricordato  la  prima
comunit  cristiana, la Chiesa primitiva, il piccolo gregge  di
Ges  in  questo  immenso Continente (cfr  Lc  12,  32).  Hanno
rammentato quanto la Chiesa ha ricevuto e udito sin dagli inizi
(cfr  Ap 3, 3) e, dopo averne fatto memoria, hanno celebrato  "
l'immensa  bont " di Dio (Sal 145 (144), 7) che non viene  mai
meno.  Il Sinodo  stato anche un'occasione per riconoscere  le
antiche tradizioni religiose e civilt, le profonde filosofie e
la sapienza da cui  stata plasmata l'Asia di oggi. Al di sopra
di  tutto, sono stati ricordati i popoli stessi dell'Asia quale
vera ricchezza del Continente e speranza per il futuro. Durante
il Sinodo, quanti di noi erano presenti sono stati testimoni di
un incontro straordinariamente ricco di frutti tra le antiche e
nuove  culture  e  civilt dell'Asia, meravigliose  da  vedersi
nella   loro  diversit  e  convergenza,  specialmente   quando
simboli,  canti,  danze e colori si sono  radunati  insieme  in
armonioso  accordo  attorno all'unica Mensa del  Signore  nelle
Liturgie eucaristiche di apertura e di chiusura.
Il  Sinodo  non  stato una celebrazione motivata dall'orgoglio
per  i risultati umani conseguiti, ma un evento consapevole  di
ci  che l'Altissimo ha fatto per la Chiesa in Asia (cfr Lc  1, 49). 
Rammentando l'umile condizione della Comunit  cattolica,
come pure la debolezza dei suoi membri, il Sinodo  stato anche
una chiamata alla conversione, affinch la Chiesa in Asia possa
divenire sempre pi degna delle grazie continuamente offerte da Dio.
Oltre  a memoria e a celebrazione, il Sinodo  stato un'ardente
affermazione di fede in Ges Cristo Salvatore. Riconoscenti per
il  dono  della fede, i Padri sinodali non hanno  trovato  modo
migliore  per celebrarla che di affermarla nella sua integrit,
riflettendo  su di essa in rapporto ai contesti entro  i  quali
essa    deve   essere   proclamata   e   professata   nell'Asia
contemporanea.  Essi hanno frequentemente sottolineato  che  la
fede  viene  gi  oggi proclamata con fiducia  e  coraggio  nel
Continente anche in mezzo a grandi difficolt. A nome di  tanti
milioni  di  uomini  e  donne in Asia, che  ripongono  la  loro
fiducia  in  nessun  altro all'infuori  del  Signore,  i  Padri
sinodali  hanno confessato: " Noi abbiamo creduto e  conosciuto
che  tu sei il Santo di Dio " (Gv 6, 69). A fronte delle  molte
questioni dolorose connesse con la sofferenza, la violenza,  la
discriminazione  e  la povert, alle quali la  maggioranza  dei
popoli  dell'Asia sono soggetti, essi hanno pregato:  "  Credo,
aiutami nella mia incredulit " (Mc 9, 24).
Nel 1995, ho invitato i Vescovi dell'Asia riuniti a Manila a  "
spalancare in Asia le porte a Cristo ". Confidando nel mistero
della  comunione  con  gli innumerevoli  e  spesso  sconosciuti
martiri  della  fede in Asia e confermati nella speranza  dalla
costante  presenza dello Spirito Santo, i Padri sinodali  hanno
coraggiosamente chiamato i discepoli di Cristo  in  Asia  a  un
nuovo  impegno nella missione. Durante l'Assemblea sinodale,  i
Vescovi  e gli altri partecipanti hanno dato testimonianza  del
carattere,  del  fuoco  spirituale e  dello  zelo  che  rendono
certamente  l'Asia  terra di un'abbondante messe  nel  prossimo millennio.
CAPITOLO 1
IL CONTESTO DELL'ASIA
L'Asia, luogo di nascita di Ges e della Chiesa
5.  L'incarnazione  del Figlio di Dio,  che  la  Chiesa  intera
commemorer nel Grande Giubileo dell'Anno 2000, avvenne  in  un
ben  definito  contesto storico e geografico, che  esercit  un
importante  influsso sulla vita e sulla missione del  Redentore
in  quanto  uomo.  "  Dio ha assunto in  Ges  di  Nazareth  le
caratteristiche  proprie  della  natura  umana,   compresa   la
necessaria appartenenza dell'uomo a un determinato popolo  e  a
una determinata terra (...) La concretezza fisica della terra e
le  sue  coordinate geografiche fanno un tutt'uno con la verit
della  carne  umana  assunta  dal  Verbo  ".  Di  conseguenza,
conoscere il mondo nel quale il Salvatore " venne ad abitare in
mezzo  a  noi  "  (Gv  1, 14)  una chiave importante  per  una
comprensione  pi  precisa  del disegno  dell'eterno  Padre,  e
dell'immensit del suo amore per ogni creatura: "  Dio  infatti
ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perch
chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna "  (Gv 3, 16).
Alla  stessa  maniera,  la  Chiesa vive  ed  adempie  alla  sua
missione  in circostanze concrete di tempo e di spazio.  Se  il
Popolo   di   Dio   in   Asia   vuole,   mediante   la    nuova
evangelizzazione,  rispondere alla  volont  di  Dio  nei  suoi
confronti,  deve  acquisire una consapevolezza  profonda  delle
complesse  realt di questo Continente. I Padri sinodali  hanno
sottolineato  che  la  missione di amore e  di  servizio  della
Chiesa  in Asia  condizionata da due fattori: da un  lato,  la
comprensione di se stessa come comunit dei discepoli  di  Ges
Cristo  radunata  attorno  ai  Pastori;  dall'altra  le  realt
sociali,   politiche,   religiose,  culturali   ed   economiche
estremamente  diversificate nell'immenso continente  asiatico,
esaminate  in modo dettagliato durante il Sinodo da quanti  con
esse vivono in quotidiano contatto. Quanto segue , in sintesi,
il risultato delle riflessioni dei Padri sinodali.
Realt religiose e culturali
6. L'Asia  il pi vasto continente della terra ed  abitato da
circa i due terzi della popolazione mondiale, mentre la Cina  e
l'India  insieme costituiscono quasi la met della  popolazione
totale  del  globo. Ci che pi colpisce del  Continente    la
variet   delle  popolazioni,  "eredi  di  antiche   culture,
religioni  e  tradizioni". Non possiamo non rimanere  colpiti
dall'enorme quantit numerica della popolazione asiatica e  dal
variegato mosaico delle sue numerose culture, lingue,  credenze
e tradizioni, che comprendono una parte veramente considerevole
della storia e del patrimonio della famiglia umana.
L'Asia    anche la culla delle maggiori religioni  del  mondo,
quali il giudaismo, il cristianesimo, l'islamismo e l'induismo.
  il  luogo  di nascita di molte altre tradizioni  spirituali,
quali   il   buddismo,   il  taoismo,  il  confucianesimo,   lo
zoroastrismo,  il  giainismo,  il  sikhismo  e  lo  shintoismo.
Inoltre,   milioni   di   persone   seguono   altre   religioni
tradizionali o tribali, con vari gradi di riti, di strutture  e
di insegnamenti religiosi formali. La Chiesa ha il rispetto pi
profondo  per  queste  tradizioni e  cerca  di  intrecciare  un
dialogo sincero con i loro seguaci. I valori religiosi che esse
insegnano attendono il loro compimento in Ges Cristo.
I  popoli  dell'Asia sono fieri dei propri valori  religiosi  e
culturali tipici, come ad esempio l'amore per il silenzio e  la
contemplazione, la semplicit, l'armonia, il distacco,  la  non
violenza,  lo  spirito di duro lavoro, di disciplina,  di  vita
frugale, la sete di conoscenza e di ricerca filosofica.  Essi
hanno cari i valori del rispetto per la vita, della compassione
per  ogni  essere  vivente, della vicinanza  alla  natura,  del
filiale  rispetto  per i genitori, per gli anziani  e  per  gli
antenati, ed un senso della comunit altamente sviluppato. In
modo  tutto  particolare,  considerano  la  famiglia  come  una
sorgente  vitale  di  forza,  come  una  comunit  strettamente
intrecciata, che possiede un forte senso della solidariet. I
popoli  dell'Asia  sono  conosciuti  per  il  loro  spirito  di
tolleranza religiosa e di coesistenza pacifica. Senza negare la
presenza  di  aspre  tensioni e di violenti conflitti,  si  pu
tuttavia  dire  che  l'Asia ha spesso dimostrato  una  notevole
capacit  di adattamento ed una naturale apertura al  reciproco
arricchimento  dei popoli, nella pluralit di  religioni  e  di
culture. Inoltre, nonostante l'influsso della modernizzazione e
della  secolarizzazione, le religioni dell'Asia mostrano  segni
di  grande  vitalit e capacit di rinnovamento,  come  si  pu
vedere  nei  movimenti di riforma all'interno dei  vari  gruppi
religiosi.  Molti,  specie  tra  i  giovani,  sperimentano  una
profonda    sete   di   valori   spirituali,   come    traspare
dall'insorgere di nuovi movimenti religiosi.
Tutto  questo  sta ad indicare un innato intuito spirituale  ed
una saggezza morale tipica dell'animo asiatico, che costituisce
il  nucleo  attorno al quale si edifica una crescente coscienza
di  " essere abitante dell'Asia ". Tale coscienza  pu  essere
meglio scoperta ed affermata non tanto nella contrapposizione o
nell'opposizione,  quanto  piuttosto  nella  complementarit  e
nell'armonia. In tale quadro di complementarit e  di  armonia,
la  Chiesa pu comunicare il Vangelo in un modo che sia  fedele
tanto alla propria tradizione, che all'animo asiatico.
Realt economiche e sociali
7.  Nell'ambito  dello sviluppo economico,  le  situazioni  nel
Continente  asiatico sono molto diverse e sfuggono a  qualsiasi
classificazione  semplificatrice. Alcuni Paesi  sono  altamente
sviluppati,  altri  si stanno sviluppando attraverso  politiche
economiche  efficaci,  mentre  altri  si  trovano  tuttora   in
un'abietta  povert,  e certamente tra le  pi  povere  Nazioni
della  terra. Nel processo di sviluppo, stanno prendendo  piede
il  materialismo  e  il  secolarismo, specialmente  nelle  aree
urbane.  Queste  ideologie, che minano i  valori  tradizionali,
sociali e religiosi, possono arrecare incalcolabili danni  alle
culture dell'Asia.
I  Padri  sinodali  hanno  parlato dei rapidi  cambiamenti  che
stanno  avvenendo all'interno delle societ asiatiche  e  degli
aspetti positivi e negativi di tali cambiamenti. Tra questi  vi
sono  il  fenomeno  dell'urbanesimo ed il  formarsi  di  enormi
citt,  spesso  con  larghe aree depresse  dove  prosperano  il
crimine  organizzato,  il terrorismo,  la  prostituzione  e  lo
sfruttamento dei settori pi deboli della societ. Un altro dei
pi  vistosi  fenomeni  sociali    l'emigrazione,  che  espone
milioni di persone a situazioni economicamente, culturalmente e
moralmente difficili. Le persone emigrano all'interno dell'Asia
e  dall'Asia verso altri Continenti per molteplici ragioni, tra
le  quali  la  povert,  la guerra e  i  conflitti  etnici,  la
negazione  dei  diritti umani e delle libert fondamentali.  La
costruzione  di  giganteschi complessi industriali    un'altra
causa  della  migrazione interna o verso l'estero, con  effetti
distruttivi   sulla  vita  familiare  e  sui  valori   che   la
compongono.  stata pure menzionata l'installazione di centrali
nucleari con particolare riguardo ai costi e all'efficienza, ma
con  minima  attenzione  nei confronti  della  sicurezza  delle
persone e dell'integrit dell'ambiente.
La realt del turismo abbisogna poi di speciale attenzione. Pur
trattandosi   di  un'industria  legittima  con  propri   valori
culturali   ed  educativi,  il  turismo  ha  in   alcuni   casi
un'influenza  devastante sulla fisionomia morale  e  fisica  di
numerosi  Paesi  asiatici,  che si  manifesta  sotto  forma  di
degradazione di giovani donne ed anche di bambini  mediante  la
prostituzione.  La  cura  pastorale  degli  emigranti  e  dei
turisti  difficile e complessa in modo speciale in Asia,  dove
mancano  adeguate  strutture per tale scopo. La  pianificazione
pastorale  a  tutti  i  livelli  ha  bisogno  di  prendere   in
considerazione   queste  realt.  N  vanno   dimenticati   gli
emigranti  delle Chiese cattoliche orientali che hanno  bisogno
di cure pastorali secondo le tradizioni loro proprie.
Diversi  Paesi  dell'Asia si trovano ad  affrontare  difficolt
connesse  con la crescita della popolazione, che  "  non    un
semplice problema demografico o economico, bens soprattutto un
problema morale".    chiaro  che  la  questione   della
popolazione    strettamente legata a quella  della  promozione
umana, ma abbondano false soluzioni che minacciano la dignit e
l'inviolabilit della vita, e costituiscono una speciale  sfida
per  la  Chiesa  in Asia.  forse appropriato  a  questo  punto
ricordare  il  contributo della Chiesa  nella  difesa  e  nella
promozione  della vita attraverso l'impegno in campo sanitario,
nell'ambito  dello  sviluppo  sociale  e  nell'educazione,  con
speciale  attenzione ai poveri. Quanto mai  opportuno    stato
l'omaggio  reso  a Madre Teresa di Calcutta, "  conosciuta  nel
mondo intero per il suo amore e la cura disinteressata dei  pi
poveri  dei poveri ". Ella rimane un'icona del servizio  alla
vita  che la Chiesa offre in Asia, in coraggioso contrasto  con
le molteplici forze oscure operanti nella societ.
Un  certo numero di Padri sinodali ha sottolineato le influenze
che  dall'esterno  vengono esercitate sulle culture  asiatiche.
Stanno  emergendo  nuove  forme di comportamento  che  sono  il
risultato   di   una   eccessiva  esposizione   ai   mezzi   di
comunicazione e al genere di letteratura, di musica e  di  film
che  proliferano nel Continente. Senza negare che  i  mezzi  di
comunicazione sociale possono essere una grande risorsa per  il
bene, non  possiamo non considerare l'impatto  negativo  che
spesso essi hanno. Gli effetti benefici possono talvolta essere
vanificati  dal  modo  con cui tali mezzi sono  controllati  ed
usati   da   parte  di  quanti  nutrono  discutibili  interessi
politici, economici e ideologici. Conseguenza di ci  che  gli
aspetti    negativi    delle    industrie    dei    media     e
dell'intrattenimento  minacciano  i  valori  tradizionali,   in
particolare  la  sacralit del matrimonio e la stabilit  della
famiglia.  L'effetto di immagini di violenza, di  edonismo,  di
sfrenato  individualismo e materialismo " colpisce al cuore  le
culture asiatiche, il carattere religioso delle persone,  delle
famiglie  e  di intere societ ". Si tratta di una situazione
che  pone una grande sfida alla Chiesa e all'annuncio  del  suo messaggio.
La  persistente realt della povert e dello sfruttamento delle
persone    un  dato urgente e preoccupante. In  Asia  vi  sono
milioni  di persone oppresse, che per secoli sono state  tenute
economicamente, culturalmente e politicamente ai margini  della
societ.  Riflettendo  sulla  situazione  delle  donne  nelle
societ asiatiche, i Padri sinodali hanno notato che " anche se
il risveglio della presa di coscienza delle donne circa la loro
dignit e diritti  uno dei segni pi significativi del  nostro
tempo,  la loro povert e il loro sfruttamento resta  un  serio
problema  in tutta l'Asia ". L'analfabetismo femminile    di
molto superiore a quello maschile; e le bambine sono molto  pi
soggette  ad essere abortite o addirittura ad essere  soppresse
subito dopo la nascita. Vi sono inoltre in tutta l'Asia milioni
di  persone  indigene  o appartenenti a  trib  che  vivono  in
isolamento  sociale, culturale e politico nei  confronti  della
popolazione dominante.  stato motivo di conforto sentire dai
Vescovi  presenti  al  Sinodo che, in  alcuni  casi,  a  questi
problemi  viene  prestata una crescente  attenzione  a  livello
nazionale,  regionale e internazionale, e che la  Chiesa  cerca
attivamente di affrontare questa seria situazione.
I   Padri   sinodali  hanno  affermato  che   la   riflessione,
necessariamente   breve,  circa  gli   aspetti   delle   realt
economiche e sociali dell'Asia non sarebbe completa se  non  si
riconoscesse  anche  la massiccia crescita economica  di  molte
societ  asiatiche negli ultimi decenni: sta  crescendo  giorno
per  giorno  una nuova generazione di lavoratori specializzati,
di scienziati e di tecnici, e il loro gran numero promette bene
per  lo  sviluppo dell'Asia. Tuttavia, non tutto    stabile  e
solido  in  questo processo: ci  apparso con  evidenza  nelle
recenti  e  vaste  crisi finanziarie, che hanno  colpito  molti
Paesi   del   Continente.  Il  futuro  dell'Asia  resta   nella
cooperazione,  sia  all'interno  sia  con  Nazioni   di   altri
Continenti, sempre, per, costruendo su quanto i popoli  stessi
dell'Asia fanno a favore del proprio sviluppo.
Realt politiche
8.  Alla  Chiesa    sempre necessaria una esatta  comprensione
della  situazione  politica nei diversi Paesi  dove  svolge  la
propria  missione. Oggi, in Asia, il panorama politico   assai
complesso, con un vasto insieme di ideologie che ispirano forme
di  governo  che  vanno dalla democrazia alla  teocrazia.  Sono
purtroppo  presenti anche dittature militari e ideologie  atee.
Alcuni  Paesi riconoscono una religione ufficiale di Stato  che
permette poca, o addirittura nessuna, libert di religione alle
minoranze  e ai seguaci di altre religioni. Altri Stati,  anche
se  non  esplicitamente  teocratici, riducono  le  minoranze  a
cittadini  di  seconda  classe,  con  scarsa  salvaguardia  dei
diritti umani fondamentali. In alcuni luoghi, i cristiani  sono
visti come dei traditori del proprio Paese; sono perseguitati
e a loro viene negato il legittimo posto nella societ. I Padri
sinodali hanno ricordato in modo speciale il popolo della Cina,
ed  hanno  espresso la fervida speranza che tutti  i  cattolici
cinesi  possano  un  giorno  esercitare  la  propria  religione
liberamente  e  professare apertamente la loro piena  comunione
con la Sede di Pietro.
Pur  apprezzando  i progressi che molti Paesi  asiatici  stanno
compiendo  sotto  forme diverse di governo,  i  Padri  sinodali
hanno attirato l'attenzione anche sulla diffusa corruzione  che
esiste  a  vari  livelli sia di governo  che  della  societ.
Troppo  spesso  le persone sembrano impotenti  a  difendere  se
stesse   nei  confronti  di  politici  corrotti,  di  ufficiali
giudiziari,  di amministratori e burocrati. Ma  non  manca  una
crescente presa di coscienza in Asia della capacit del  popolo
di  cambiare  strutture ingiuste. Vi sono  nuove  richieste  di
maggiore  giustizia  sociale,  di maggiore  partecipazione  nel
governo e nella vita economica, di uguali opportunit nel campo
dell'educazione  e  di una giusta distribuzione  delle  risorse
della   Nazione.  I  cittadini  stanno  prendendo  sempre   pi
consapevolezza  della  propria dignit  e  dei  propri  diritti
umani,   e   stanno   divenendo  maggiormente   determinati   a
proteggerli. Gruppi minoritari etnici, sociali e culturali  che
da  lungo  tempo non davano segni di vita, cercano le  vie  per
divenire agenti del proprio sviluppo sociale. Lo Spirito di Dio
aiuta  e  sostiene gli sforzi delle persone volti a trasformare
la  societ,  cos che la ricerca umana di vita pi  abbondante
possa realizzarsi nella maniera voluta da Dio (cfr Gv 10, 10).
La Chiesa in Asia: passato e presente
9.  La  storia della Chiesa in Asia  antica quanto  la  Chiesa
stessa,  dato  che proprio in Asia Ges alit sui discepoli  lo
Spirito  Santo  e li invi sino ai confini della  terra  perch
proclamassero  la  Buona  Novella  e  riunissero  comunit   di
credenti.  " Come il Padre ha mandato me, anch'io mando  voi  "
(Gv  20, 21, cfr Mt 28, 18-20; Mc 16, 15-18; Lc 24, 47;  At  1, 8). 
Seguendo il comando del Signore, gli Apostoli  predicarono
la  parola  e  fondarono Chiese. Sar utile  richiamare  alcuni
elementi di questa storia affascinante e complessa dispiegatasi
sul suolo asiatico.
Da  Gerusalemme, la Chiesa si diffuse ad Antiochia,  a  Roma  e
oltre,  raggiungendo  l'Etiopia al sud, la  Scizia  al  nord  e
l'India  all'est,  dove,  secondo la  tradizione,  san  Tommaso
apostolo  giunse nel 52 d.C. e fond Chiese nel sud del  Paese.
Straordinario  fu  lo spirito missionario durante  il  terzo  e
quarto  secolo  della  comunit siriana dell'est,  avente  come
centro Edessa.   Le   comunit   ascetiche    della    Siria
rappresentarono una forza fondamentale dell'evangelizzazione in
Asia  dal terzo secolo in poi, e fornirono l'energia spirituale
della  Chiesa,  specialmente durante i tempi  di  persecuzione.
L'Armenia  fu  la prima nazione ad abbracciare il cristianesimo
alla  fine  del  terzo  secolo: essa si sta  ora  preparando  a
celebrare il 1700 anniversario del suo battesimo. Alla fine del
quinto  secolo, il messaggio cristiano aveva raggiunto i  regni
arabi,  ma  per  molte  ragioni, incluse  le  divisioni  tra  i
cristiani, il messaggio non si radic fra questi popoli.
Mercanti persiani portarono la Buona Novella in Cina nel quinto
secolo  e la prima chiesa cristiana fu qui costruita all'inizio
del  settimo secolo. Durante la dinastia T'ang (618-907  d.C.),
la  Chiesa fior per circa due secoli. Il declino della  vivace
Chiesa  in  Cina,  alla  fine del primo millennio,    uno  dei
capitoli  pi  tristi  nella  storia  del  Popolo  di  Dio  nel
Continente asiatico.
Nel  tredicesimo  secolo,  la Buona Novella  fu  annunciata  ai
Mongoli  e  ai  Turchi e, ancora una volta, ai  Cinesi,  ma  il
cristianesimo quasi scomparve in queste regioni per  una  serie
di  cause,  tra  le quali l'insorgere dell'Islam,  l'isolamento
geografico,  l'assenza  di  un  appropriato  adattamento   alle
culture   locali,  e  forse,  soprattutto,   la   mancanza   di
preparazione ad incontrare le grandi religioni dell'Asia.  Alla
fine  del  quattordicesimo  secolo si  verific  un  drammatico
ridimensionamento  della  Chiesa in Asia,  eccetto  per  quanto
concerne  la comunit isolata dell'India del sud. La Chiesa  in
Asia doveva attendere una nuova era di sforzi missionari.
Le  fatiche apostoliche di san Francesco Saverio, la fondazione
della  Congregazione  di  Propaganda Fide  per  opera  di  Papa
Gregorio  XV  e  le  direttive ai missionari di  rispettare  ed
apprezzare  le  culture  locali contribuirono,  nel  corso  del
sedicesimo e diciassettesimo secolo, a conseguire risultati pi
positivi.   Nel  diciannovesimo  secolo,  vi  fu  un  risveglio
dell'attivit  missionaria e varie congregazioni  religiose  si
dedicarono   totalmente  a  questo  compito.  Fu  riorganizzata
Propaganda Fide; fu posto un maggiore accento sull'edificazione
delle  Chiese locali; attivit educative e caritative  andarono
di pari passo con la predicazione del Vangelo. La Buona Novella
continu  cos  a raggiungere un pi vasto numero  di  persone,
specialmente tra i poveri e gli svantaggiati, ma anche,  qua  e
l,  tra  l'lite  sociale e intellettuale.  Furono  effettuati
nuovi tentativi di inculturazione della Buona Novella, anche se
non  si  rivelarono  per nulla sufficienti. Nonostante  la  sua
plurisecolare presenza e i suoi sforzi apostolici, la Chiesa in
molte  parti veniva ancora considerata estranea all'Asia  e  di
fatto  era  spesso associata nella mentalit  popolare  con  le
potenze coloniali.
Tale  era la situazione alla vigilia del Concilio Vaticano  II.
Grazie, tuttavia, all'impulso che esso forn, la Chiesa  matur
una  nuova  comprensione della propria missione e  con  ci  si
accese  una grande speranza. L'universalit del piano salvifico
di  Dio,  la natura missionaria della Chiesa e, al suo interno,
la  responsabilit di ciascuno nei confronti dei  compiti  cos
fortemente  riaffermati  nel decreto  conciliare  sull'attivit
missionaria Ad gentes, costituirono il quadro di riferimento di
un  impegno  rinnovato. Durante l'Assemblea speciale,  i  Padri
hanno  reso testimonianza alla recente crescita della  comunit
ecclesiale  tra  molti  e diversi popoli  in  varie  parti  del
Continente  ed  hanno, al tempo stesso, lanciato l'appello  per
nuovi  sforzi  missionari negli anni a venire, specialmente  in
considerazione del fatto che nuove possibilit di annuncio  del
Vangelo  emergono  nelle regioni dell'Asia  centrale,  come  ad
esempio  la Siberia, o nei Paesi che hanno di recente raggiunto
l'indipendenza,   quali   il   Kazakhstan,   l'Uzbekistan,   il
Kyrgyzstan, il Tagikistan e il Turkmenistan.
Una  rassegna  delle  comunit cattoliche in  Asia  mostra  una
splendida  variet  per l'origine e lo sviluppo  storico,  come
pure per le diverse tradizioni spirituali e liturgiche dei vari
riti. Tutte per sono unite nel proclamare la Buona Novella  di
Ges  Cristo mediante la testimonianza cristiana e le opere  di
carit e di solidariet umana. Mentre alcune Chiese particolari
svolgono  la loro missione in condizioni di pace e di  libert,
altre si trovano in situazioni di violenza e di conflitto, o si
sentono  minacciate da vari gruppi per motivi religiosi  o  per
altre ragioni. Nel diversificato mondo culturale dell'Asia,  la
Chiesa  si  trova  di  fronte a specifiche  sfide  filosofiche,
teologiche  e  pastorali, ed il suo compito   reso  ancor  pi
difficile  dal fatto di essere minoranza, con l'unica eccezione
delle Filippine, dove i cattolici sono invece maggioranza.
Quali  che  siano le circostanze, la Chiesa in  Asia  si  trova
inserita fra popoli che dimostrano un intenso desiderio di  Dio
e  sa  che tale desiderio pu essere pienamente soddisfatto  da
Ges Cristo, Buona Novella di Dio per tutte le Nazioni. I Padri
sinodali   hanno   ardentemente  auspicato  che   la   presente
Esortazione  apostolica post-sinodale focalizzasse  la  propria
attenzione su tale desiderio ed incoraggiasse la Chiesa in Asia
a  proclamare con vigore in parole e in opere che Ges Cristo 
il Salvatore.
Lo  Spirito di Dio, sempre all'opera nella storia della  Chiesa
in  Asia,  continua a guidarla e i molteplici elementi positivi
che  si  trovano nelle Chiese locali, frequentemente richiamati
nel Sinodo, rafforzano la speranza di una " nuova primavera  di
vita  cristiana ". Solida ragione di speranza   l'incremento
di  laici  maggiormente formati, entusiasti e pieni di Spirito,
sempre   pi   coscienti  della  propria  specifica   vocazione
all'interno della comunit ecclesiale. E fra questi va reso  un
grato  encomio ai catechisti. Inoltre, i movimenti apostolici
e  carismatici sono un dono dello Spirito, poich portano nuova
vita e vigore alla formazione dei laici, delle famiglie e della
giovent.  Le  associazioni e i movimenti ecclesiali  che  si
dedicano alla promozione della dignit umana e della giustizia,
infine,  rendono  accessibile  e tangibile  l'universalit  del
messaggio evangelico della nostra adozione a figli di Dio  
(cfr Rm 8, 15-16).
Allo  stesso  tempo, vi sono Chiese che vivono  in  circostanze
difficilissime,  e " stanno sperimentando intense  prove  nella
pratica della fede ". I Padri sinodali si sono commossi per i
racconti  di testimonianza eroica, perseveranza incrollabile  e
continua  crescita  della Chiesa cattolica  in  Cina,  per  gli
sforzi della Chiesa nella Corea del Sud nell'offrire assistenza
al  popolo  della  Corea del Nord, per l'umile  fermezza  della
comunit  cattolica in Vit Nam, per l'isolamento dei cristiani
in luoghi quali il Laos e Myanmar, per la difficile coesistenza
con  la  maggioranza in alcuni Stati a predominanza islamica.30
Il  Sinodo ha prestato pure attenzione speciale alla situazione
della Chiesa in Terra Santa e nella santa citt di Gerusalemme,
"  cuore  del cristianesimo ",31 citt cara a tutti i figli  di
Abramo. I Padri sinodali hanno espresso l'opinione che la  pace
nella regione, e addirittura nel mondo, dipende in larga misura
dalla  riconciliazione e dalla pace da lungo  tempo  assente  a
Gerusalemme.32
Non  posso  concludere questa breve panoramica della situazione
della   Chiesa  in  Asia,  necessariamente  incompleta,   senza
menzionare  i  santi e i martiri dell'Asia,  quelli  dichiarati
tali, come pure quelli che solo Dio conosce. Il loro esempio  
fonte   di  "  ricchezza  spirituale  e  un  grande  mezzo   di
evangelizzazione ".33 Con il loro silenzio, essi parlano  ancor
pi  potentemente dell'importanza della santit di  vita  e  di
come occorra essere pronti ad offrire la propria esistenza  per
il  Vangelo.  Sono i maestri e i protettori,  la  gloria  della
Chiesa in Asia nella sua opera di evangelizzazione. Insieme con
tutta  la Chiesa, prego il Signore di mandare ancor pi  operai
per  mietere la messe di anime, ormai pronta e abbondante  (cfr
Mt  9, 37-38). A questo riguardo, desidero richiamare quanto ho
scritto  nella Redemptoris missio: " Dio apre alla  Chiesa  gli
orizzonti  di  un'umanit pi preparata alla semina  evangelica".34 
Vedo schiudersi un nuovo e promettente orizzonte in Asia,
dove Ges nacque e dove ebbe inizio il cristianesimo.
CAPITOLO 2
GES SALVATORE: UN DONO PER L'ASIA
Il dono della fede
10.  Mentre  andava svolgendosi la discussione  sinodale  sulle
complesse  realt dell'Asia, diventava sempre  pi  evidente  a
tutti  che  lo specifico contributo della Chiesa ai popoli  del
Continente  la proclamazione di Ges Cristo, vero Dio  e  vero
Uomo,  il solo e unico Salvatore di tutte le genti.  Ci  che
distingue la Chiesa dalle altre comunit religiose  la fede in
Ges Cristo; ed essa non pu tenere per s questa preziosa luce
della  fede  sotto  il moggio (cfr Mt 5,  15),  poich  la  sua
missione    quella di condividerla con tutti. " La vita  nuova
che  ha trovato in Ges Cristo, (la Chiesa) la vuole offrire  a
tutti  i  popoli dell'Asia che ricercano la pienezza  di  vita,
affinch possano instaurare la stessa comunione con il Padre  e
con  suo  Figlio Ges Cristo nella potenza dello Spirito  Santo
".36    questa  fede  in  Ges Cristo ad  ispirare  l'attivit
evangelizzatrice della Chiesa in Asia, spesso portata avanti in
circostanze difficili, se non addirittura pericolose.  I  Padri
sinodali  hanno  osservato  che  proclamare  Ges  quale  unico
Salvatore  pu  presentare particolari  difficolt  nelle  loro
culture,  dato che molte religioni dell'Asia insegnano  esservi
divine automanifestazioni che mediano la salvezza. Lungi  dallo
scoraggiare  i Padri sinodali, le sfide che stanno  davanti  ai
loro   sforzi  di  evangelizzazione  sono  state  un  ulteriore
incentivo all'impegno di trasmettere " la fede che la Chiesa in
Asia  ha  ereditato dagli Apostoli e mantiene con la Chiesa  di
tutte le generazioni e luoghi ",37 nel convincimento che  "  il
cuore  della Chiesa in Asia rimarr inquieto fino a  che  tutta
l'Asia  non  trovi  riposo nella pace  di  Cristo,  il  Signore
Risorto ".38.
La  fede della Chiesa in Ges  un dono ricevuto ed un dono  da
condividere;    il  dono  pi  grande  che  essa  pu  offrire
all'Asia. Condividere la verit di Ges Cristo con gli altri  
il  solenne dovere di quanti hanno ricevuto il dono della fede.
Nella Lettera enciclica Redemptoris missio, scrivevo che  "  la
Chiesa  e,  in  essa,  ogni cristiano  non  pu  nascondere  n
conservare  per  s questa novit e ricchezza,  ricevuta  dalla
bont  divina per essere comunicata a tutti gli uomini  ".39  E
proseguivo:   "  Coloro  che  sono  incorporati  nella   Chiesa
cattolica  devono sentirsi dei privilegiati, e per  ci  stesso
maggiormente  impegnati  a  testimoniare  la  fede  e  la  vita
cristiana come servizio ai fratelli e doverosa risposta  a  Dio".
Profondamente  convinti  di  ci,  i  Padri  sinodali  si  sono
mostrati    egualmente   coscienti   della    loro    personale
responsabilit  nel  fare  propria  l'eterna  verit  di   Ges
mediante  lo studio, la preghiera e la riflessione per portarne
la  potenza  e  la  vitalit  nelle  sfide  presenti  e  future
dell'evangelizzazione in Asia.
Ges Cristo, l'Uomo-Dio che salva
11.   Le   Scritture  attestano  che  Ges   visse   una   vita
autenticamente   umana.   Quel  Ges  che   proclamiamo   unico
Salvatore,  ha  camminato sulla terra come  Uomo-Dio  in  pieno
possesso di una natura umana. Nato da Madre Vergine negli umili
dintorni  di  Betlemme, fu bisognoso di  cure  come  gli  altri
bambini,  soffrendo pure il destino di rifugiato, per  sfuggire
l'ira di un crudele governante (cfr Mt 2, 13-15). Fu soggetto a
genitori  umani che non sempre comprendevano il suo  agire,  ma
dei  quali  egli  ebbe  piena fiducia e ai quali  amorevolmente
obbed (cfr Lc 2, 41-52). Costantemente in preghiera, visse  in
intima  relazione  con  Dio, al quale si rivolgeva  chiamandolo
Abb, " Padre ", con sconcerto di quanti lo ascoltavano (cfr Gv 8, 34-59).
Fu vicino ai poveri, ai dimenticati e agli umili, dichiarandoli
veramente beati, perch Dio era con loro. Sedette a mensa con i
peccatori, assicurando che alla mensa del Padre c'era un  posto
anche  per loro, se si allontanavano dalle loro vie peccaminose
per  ritornare a Lui. Toccando gli impuri e lasciandosi toccare
da  essi, fece loro comprendere la vicinanza di Dio. Pianse per
un  amico  morto,  restitu vivo alla madre  vedova  un  figlio
morto, accolse con benevolenza i bambini e lav i piedi ai suoi
discepoli.  La  divina  compassione  non  era  mai  stata  cos
immediatamente accessibile.
Malati,  storpi,  ciechi,  sordi e muti,  tutti  sperimentarono
guarigione e perdono al suo tocco. Scelse come suoi pi stretti
compagni  e  collaboratori  un  insolito  gruppo  in  cui   dei
pescatori erano al fianco di esattori di tasse, zeloti  insieme
con  persone  inesperte della Legge, e vi  erano  anche  alcune
donne.   Venne  cos  a  crearsi  una  nuova  famiglia,   sotto
l'accogliente  e sorprendente amore del Padre.  Ges  predicava
con  semplicit, usando esempi tratti dalla vita di ogni giorno
per parlare dell'amore di Dio e del suo Regno; e le moltitudini
riconobbero che parlava con autorit.
Tuttavia,  fu  accusato  di essere un  bestemmiatore,  uno  che
violava la sacra Legge, un pubblico mestatore che doveva essere
eliminato. Dopo un processo basato su false testimonianze  (cfr
Mc  14,  56),  fu  condannato a morire come un criminale  sulla
croce;  abbandonato  e  umiliato,  sembr  uno  sconfitto.   Fu
velocemente sepolto in una tomba presa a prestito. Ma il  terzo
giorno  dopo  la  sua  morte,  nonostante  la  vigilanza  delle
guardie,  la tomba fu trovata vuota! Ges, risorto  dai  morti,
apparve  in seguito ai discepoli prima di ritornare  al  Padre,
dal quale era venuto.
Con  tutti  i  cristiani,  noi crediamo  che  questa  singolare
esistenza,  da una parte cos ordinaria e semplice,  dall'altra
cos mirabile e avvolta nel mistero, ha introdotto nella storia
umana  il  Regno di Dio e ha " immesso la sua potenza  in  ogni
aspetto della vita umana e della societ afflitta dal peccato e
dalla  morte  ".  Mediante le sue parole  e  le  sue  azioni,
specialmente  la  sua  passione, morte e risurrezione  Ges  ha
adempiuto  la volont del Padre di riconciliare con  se  stesso
l'umanit,  dopo che il peccato originale aveva introdotto  una
frattura  nel  rapporto tra il Creatore e la  creazione.  Sulla
Croce  egli  ha preso su di s il peccato del mondo -  passato,
presente e futuro. San Paolo ricorda che noi eravamo morti  per
i  nostri  peccati  e la morte di Cristo ci ha  riportato  alla
vita:   "   Con  lui  Dio  ha  dato  vita  anche  a  (noi)(...)
perdonandoci  tutti i peccati, annullando il documento  scritto
del  nostro  debito, le cui condizioni ci erano  sfavorevoli  "
(Col 2, 13-14). In questo modo la salvezza  stata sancita  una
volta per tutte. Ges  il nostro Salvatore nel senso pieno del
termine  perch  le sue parole e le sue opere, specialmente  la
sua risurrezione dai morti, lo hanno rivelato come il Figlio di
Dio, il Verbo preesistente, che regna per sempre come Signore e Messia.
La persona e la missione del Figlio di Dio
12.  Lo  " scandalo " del cristianesimo sta nel credere che  il
santissimo, onnipotente e onnisciente Dio ha assunto la  nostra
natura  umana ed ha sopportato sofferenza e morte  al  fine  di
guadagnare la salvezza per tutti i popoli (cfr 1 Cor 1, 23). La
fede che abbiamo ricevuto afferma che Ges Cristo ha rivelato e
portato  a compimento il piano del Padre di salvare il mondo  e
l'intera  umanit in ragione di " chi egli  " e di "  ci  che
compie  in ragione di chi egli  ". " Chi egli  " e " ci  che
fa  "  acquistano  il loro pieno significato solo  quando  sono
posti  all'interno  del mistero di Dio Uno  e  Trino.    stata
costante preoccupazione del mio Pontificato ricordare ai fedeli
la  comunione di vita della Trinit beata e l'unit  delle  tre
Persone  nel  piano  della creazione  e  della  redenzione.  Le
Lettere  encicliche Redemptor hominis, Dives in misericordia  e
Dominum  et vivificantem riflettono rispettivamente sul Figlio,
sul  Padre  e  sullo Spirito Santo e sui rispettivi  ruoli  nel
piano  divino della salvezza. Non si pu, tuttavia,  isolare  o
separare  una  Persona dalle altre, poich ciascuna  si  rivela
soltanto all'interno della comunione di vita e di azione  della
Trinit.  L'opera  salvifica di Ges ha la  sua  origine  nella
comunione della natura divina, e a quanti credono in lui spiana
la  strada per entrare in intima comunione con la Trinit e tra
loro stessi nella Trinit.
" Chi ha visto me ha visto il Padre ", afferma Ges (Gv 14, 9).
Solo in Ges Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della
divinit  (cfr Col 2, 9), e ci lo costituisce unica e assoluta
Parola   salvifica  di  Dio  (cfr  Eb  1,  1-4).  Quale  Parola
definitiva  del Padre, Ges fa conoscere Dio e la  sua  volont
salvifica nel modo pi perfetto possibile. " Nessuno  viene  al
Padre se non per mezzo di me ", dice Ges (Gv 14, 6). Egli   "
la  Via,  la Verit e la Vita " (Gv 14, 6), poich - come  egli
stesso  spiega - " il Padre che  in me compie le sue  opere  "
(Gv  14,  10).  Soltanto nella persona di  Ges  la  parola  di
salvezza  di  Dio  appare nella sua pienezza, introducendo  gli
ultimi  tempi  (cfr  Eb  1,  1-2). Agli  albori  della  Chiesa,
pertanto,  Pietro poteva proclamare che " in nessun  altro  c'
salvezza; non vi  infatti altro nome dato agli uomini sotto il
cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati " (At 4, 12).
La  missione del Salvatore raggiunse il suo culmine nel Mistero
pasquale. Sulla Croce, quando stese le braccia fra il  cielo  e
la  terra  in  segno di perenne alleanza, Ges lev  l'ultimo
grido  al  Padre affinch perdonasse i peccati dell'umanit:  "
Padre,  perdonali, perch non sanno quello che fanno " (Lc  23,
34). Egli distrusse il peccato con la potenza del suo amore per
il  Padre e per l'umanit. Prese su di s le ferite inferte dal
peccato  all'umanit ed offr la liberazione da esse attraverso
la  conversione,  i  cui  primi frutti  appaiono  evidenti  nel
ladrone  pentito, appeso ad una croce al fianco della sua  (cfr
Lc  23,  43). Le sue ultime parole furono il grido  del  figlio
fedele: " Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito  "  (Lc
23, 46). In questo supremo atto di amore, egli affid tutta  la
sua  vita  e  la sua missione nelle mani del Padre che  l'aveva
inviato.  Cos restitu al Padre tutta la creazione e  l'intera
l'umanit,   affinch  l'accogliesse   di   nuovo   con   amore
compassionevole.
Tutto  ci che il Figlio  ed ha compiuto  accolto dal  Padre,
che  pu  cos offrirlo come dono al mondo nel momento  in  cui
risuscita  Ges dai morti e lo fa sedere alla sua destra,  dove
peccato  e  morte  non hanno pi alcun potere.  Nel  sacrificio
pasquale  di  Ges,  il Padre offre irrevocabilmente  al  mondo
riconciliazione  e pienezza di vita. Questo dono  straordinario
pot essere offerto soltanto attraverso l'amato Figlio, l'unico
in  grado  di rispondere pienamente all'amore del Padre,  amore
rifiutato  dal  peccato. In Cristo Ges,  mediante  la  potenza
dello  Spirito  Santo, noi veniamo a conoscere che  Dio  non  
lontano, al di sopra e al di fuori dell'uomo, ma, al contrario,
 vicinissimo, anzi  unito ad ogni persona e a tutta l'umanit
in  ogni circostanza della vita. Questo  il messaggio  che  il
cristianesimo   offre  al  mondo,  messaggio  di  incomparabile
conforto e di speranza per tutti i credenti.
Cristo Ges: verit dell'uomo
13.   Come  pu  l'umanit  di  Ges  e  l'ineffabile   mistero
dell'incarnazione del Figlio del Padre illuminare la condizione
umana?   Il  Figlio  di  Dio  incarnato  non  soltanto   rivela
completamente il Padre e il suo piano di salvezza, ma  anche  "
rivela  pienamente l'uomo a se stesso ".Le sue parole  e  le
sue  opere, e soprattutto la sua morte e risurrezione, rivelano
in  profondit che cosa significhi essere uomo. In Ges, l'uomo
pu  finalmente  conoscere la verit  su  se  stesso.  La  vita
perfettamente umana di Ges, dedicata interamente  all'amore  e
al  servizio del Padre e dell'umanit, rivela che la  vocazione
di  ogni  essere umano  quella di ricevere e donare amore.  In
Ges  rimaniamo  stupiti dall'inesauribile capacit  del  cuore
umano  di  amare Dio e l'uomo, anche quando ci pu  comportare
grande  sofferenza.  Soprattutto sulla Croce,  Ges  spezza  il
potere  dell'autodistruttrice resistenza  all'amore  inflittaci
dal  peccato. Per parte sua, il Padre risponde innalzando  Ges
come  il  primogenito di coloro che ha predestinato  ad  essere
conformi  all'immagine del Figlio suo (cfr Rm 8, 29).  In  quel
momento, Ges  divenuto una volta per sempre la rivelazione  e
il  compimento di una umanit rigenerata e rinnovata secondo il
piano  di Dio. In Ges, pertanto, scopriamo la grandezza  e  la
dignit  di ogni persona al cospetto di Dio, che cre l'uomo  a
sua  immagine (cfr Gn 1, 26) e troviamo l'origine  della  nuova
creazione di cui siamo divenuti parte mediante la sua grazia.
Il  Concilio  Ecumenico  Vaticano II ha  insegnato  che  "  con
l'incarnazione  il Figlio di Dio si  unito in  certo  modo  ad
ogni  uomo ". I Padri sinodali hanno visto in questa profonda
intuizione  la sorgente ultima di speranza e di forza  per  gli
abitanti  dell'Asia nelle loro fatiche e nelle loro incertezze.
Quando  uomini  e  donne rispondono con fede  viva  all'offerta
d'amore  di  Dio, la sua presenza porta amore e  pace  ad  ogni
cuore  umano,  trasformandolo dal  di  dentro.  Scrivevo  nella
Redemptor  hominis  che  " la redenzione  del  mondo  -  questo
tremendo   mistero  dell'amore,  in  cui  la  creazione   viene
rinnovata - , nella sua pi profonda radice, la pienezza della
giustizia  in un cuore umano: nel cuore del Figlio primogenito,
perch  essa  possa  diventare giustizia  dei  cuori  di  molti
uomini, i quali proprio nel Figlio primogenito sono stati,  fin
dall'eternit, predestinati a divenire figli di Dio e  chiamati
alla grazia, chiamati all'amore ".
La  missione  di Ges non soltanto ha ristabilito la  comunione
tra  Dio  e l'umanit, ma ha istituito una nuova comunione  tra
gli esseri umani alienati l'uno dall'altro a causa del peccato.
Al  di l di ogni divisione, Ges rende possibile per tutti  di
vivere come fratelli e sorelle, riconoscendo un unico Padre che
 nei cieli (cfr Mt 23, 9). In lui,  emersa una nuova armonia,
in  cui  " non c' pi Giudeo n Greco, non c' pi schiavo  n
libero;  non c' pi uomo n donna, poich tutti voi siete  uno
in  Cristo  Ges " (Gal 3, 28). " Egli  la nostra pace,  colui
che  ha  fatto dei due un popolo solo, abbattendo  il  muro  di
separazione che era frammezzo, cio l'inimicizia " (Ef 2,  14).
In  tutto  ci che ha detto e fatto, Ges  stato la  voce,  le
mani e le braccia del Padre, radunando tutti i figli di Dio  in
un'unica  famiglia d'amore; ha pregato perch i suoi  discepoli
vivessero  in comunione alla stessa maniera in cui  egli    in
comunione  con  il Padre (cfr Gv 17, 11), e tra le  sue  ultime
parole l'abbiamo udito dire: " Come il Padre ha amato me,  cos
anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore (...) Questo   il
mio  comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io  vi
ho amati " (Gv 15, 9.12). Inviato dal Dio della comunione, Ges
ha  stabilito  la comunione tra il cielo e la terra  nella  sua
persona,  poich   vero Dio e vero uomo. Noi  crediamo  che  "
piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per  mezzo
di  lui riconciliare a s tutte le cose, rappacificando con  il
sangue  della  sua croce, cio per mezzo di lui,  le  cose  che
stanno  sulla  terra e quelle nei cieli " (Col  1,  19-20).  La
salvezza  pu  essere trovata nella persona del Figlio  di  Dio
fatto  uomo  e  nella  missione affidata soltanto  a  lui  come
Figlio,  una  missione di servizio e di amore per  la  vita  di
tutti.  Insieme con la Chiesa in tutto il mondo, la  Chiesa  in
Asia proclama la verit della fede: " Uno solo  Dio e uno solo
il  mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Ges, che  ha
dato se stesso in riscatto per tutti " (1 Tm 2, 5-6).
L'unicit e l'universalit della salvezza in Ges
14.   I   Padri   sinodali  hanno  ricordato  che   la   Parola
preesistente, l'Unigenito ed eterno Figlio di Dio,  "  era  gi
presente  nella creazione, nella storia e in ogni essere  umano
che  anela al bene ". Mediante la Parola, presente nel  cosmo
anche  prima dell'Incarnazione, il mondo ebbe l'esistenza  (cfr
Gv  1,  1-4.10;  Col  1, 15-20). Ma come Parola  incarnata  che
visse,  mor  e  risuscit dai morti,  Ges  Cristo  viene  ora
proclamato compimento dell'intera creazione, di tutta la storia
e di ogni aspirazione umana alla pienezza della vita. Risorto
dai morti, egli "  presente a tutti e all'intera creazione  in
un modo nuovo e misterioso ". In lui, " i valori autentici di
ogni tradizione religiosa e culturale, quali la misericordia  e
la  sottomissione  alla volont di Dio,  la  compassione  e  la
rettitudine, la non violenza e la giustizia, la piet filiale e
l'armonia  con il creato trovano il loro compimento e  la  loro
realizzazione ". Dal primo istante del tempo sino all'ultimo,
Ges    il  solo  Mediatore universale. Anche per  quanti  non
professano  esplicitamente la fede in lui quale  Salvatore,  la
salvezza  giunge da lui come grazia, mediante la  comunicazione
dello Spirito Santo.
Noi  crediamo che Ges Cristo, vero Dio e vero uomo,   l'unico
Salvatore,  poich  soltanto lui - il Figlio  -  ha  portato  a
compimento il piano universale della salvezza. Quale definitiva
manifestazione  del mistero dell'amore del Padre  verso  tutti,
Ges  infatti unico ed "  proprio questa singolarit unica di
Cristo   che  a  lui  conferisce  un  significato  assoluto   e
universale,  per cui, mentre  nella storia,  il centro  e  il
fine della stessa storia ".
Nessuna   persona,   nessuna   nazione,   nessuna   cultura   
impermeabile  all'appello di Ges, che parla dal  cuore  stesso
della  condizione umana. "  la sua stessa vita che  parla,  la
sua  umanit,  la  sua fedelt alla verit, il  suo  amore  che
abbraccia  tutti. Parla, inoltre, la sua morte in  croce,  cio
l'imperscrutabile   profondit   della   sua    sofferenza    e
dell'abbandono ". Nel contemplarne la natura umana, i  popoli
dell'Asia trovano risposta alle proprie domande pi profonde  e
compimento alle proprie speranze; essi trovano la loro  dignit
innalzata e vinta la loro disperazione. Ges  la Buona Novella
per  gli  uomini  e  le donne di ogni tempo e  luogo,  i  quali
cercano  il  significato dell'esistenza e la verit della  loro
stessa umanit.
CAPITOLO 3
LO SPIRITO SANTO: SIGNORE E DATORE DI VITA
Lo Spirito di Dio nella creazione e nella storia
15.  Se   vero che il significato salvifico di Ges pu essere
compreso soltanto nel contesto della sua rivelazione del  piano
di  salvezza  della Trinit, ne consegue che lo  Spirito  Santo
appartiene intrinsecamente al mistero di Ges e della  salvezza
da  lui recata. I Padri sinodali hanno fatto spesso riferimento
al  ruolo  dello  Spirito  Santo nella storia  della  salvezza,
notando  come  una  falsa separazione tra  il  Redentore  e  lo
Spirito  Santo potrebbe mettere a repentaglio la stessa  verit
che Cristo  l'unico Salvatore di tutti.
Nella  tradizione cristiana, lo Spirito Santo    stato  sempre
associato alla vita e alla sua comunicazione. Il Credo  niceno-
costantinopolitano chiama lo Spirito Santo " Signore  e  datore
di vita ". Non sorprende, perci, che molte interpretazioni del
racconto  della  creazione  nel  libro  della  Genesi   abbiano
riconosciuto lo Spirito Santo nel vento poderoso che  aleggiava
sopra  le  acque (cfr Gn 1, 2). Egli  presente sin  dal  primo
istante   della   creazione;  sin  dalla  prima  manifestazione
dell'amore di Dio Trinit, ed  sempre presente nel mondo  come
la  sua  forza che dona vita. Poich la creazione   l'inizio
della  storia,  lo  Spirito , in un certo senso,  una  potenza
nascosta  all'opera nella storia, che la guida sulle vie  della
verit e del bene.
La  rivelazione  della persona dello Spirito Santo,  che    il
vicendevole amore del Padre e del Figlio,  propria  del  Nuovo
Testamento.  Nel pensiero cristiano, egli viene visto  come  la
sorgente  di  vita  per tutte le creature. La  creazione    la
libera  comunicazione d'amore di Dio, che,  dal  nulla,  chiama
ogni  cosa  all'esistenza. Tutto ci che   creato    riempito
dell'incessante  scambio d'amore che contraddistingue  l'intima
vita  della  Trinit, cio  ricolmato di Spirito Santo:  "  Lo
Spirito  del  Signore  riempie l'universo  "  (Sap  1,  7).  La
presenza dello Spirito nella creazione genera ordine, armonia e
interdipendenza in tutto ci che esiste. Creati ad immagine  di
Dio,  gli esseri umani diventano in modo nuovo la dimora  dello
Spirito,  quando  sono  innalzati  alla  dignit  dell'adozione
divina  (cfr Gal 4, 5). Rinati nel battesimo, essi sperimentano
la presenza e la potenza dello Spirito non soltanto come Autore
della   vita,  ma  anche  come  Colui  che  purifica  e  salva,
producendo   frutti   di  "  amore,  gioia,   pace,   pazienza,
benevolenza, bont, fedelt, mitezza, dominio di s "  (Gal  5, 22). 
Questi frutti sono il segno che " l'amore di Dio   stato
riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci
  stato  dato " (Rm 5, 5). Quando viene accolto nella libert,
questo   amore   rende   uomini  e  donne  strumenti   visibili
dell'incessante   attivit   dell'invisibile   Spirito    nella
creazione e nella storia.  anzitutto questa nuova capacit  di
dare  e  ricevere amore che rende testimonianza  dell'interiore
presenza e potenza dello Spirito Santo. Come conseguenza  della
trasformazione e del rinnovamento che produce nei cuori e nelle
menti  delle  persone, lo Spirito influenza  le  societ  e  le
culture  umane. " Lo Spirito, infatti, sta  all'origine  dei
nobili  ideali  e  delle  iniziative di  bene  dell'umanit  in
cammino:  "Con ammirabile provvidenza egli dirige il corso  dei
tempi e rinnova la faccia della terra" ".
Seguendo  il  percorso del Concilio Vaticano II,  i  Padri  del
Sinodo  hanno  prestato  attenzione  all'azione  molteplice   e
diversificata dello Spirito Santo che semina costantemente semi
di verit fra tutti i popoli e nelle loro religioni, culture  e
filosofie. Ci significa che queste sono capaci di aiutare le
persone,  individualmente e collettivamente, ad operare  contro
il  male  e a servire la vita e tutto ci che  bene. Le  forze
della morte isolano tra loro i popoli, le societ e le comunit
religiose  e  generano  sospetti e  rivalit  che  conducono  a
conflitti.  Al contrario, lo Spirito Santo sostiene le  persone
nella mutua comprensione e accettazione. A ragione, dunque,  il
Sinodo  ha  visto  nello Spirito di Dio l'agente  primario  del
dialogo della Chiesa con tutti i popoli, culture e religioni.
Lo Spirito Santo e l'Incarnazione del Verbo
16.  Sotto  la guida dello Spirito la storia della salvezza  si
dispiega  sulla  scena  del  mondo, e  addirittura  del  cosmo,
secondo il piano eterno del Padre. Questo piano, iniziato dallo
Spirito   fin  dall'origine  della  creazione,  viene  rivelato
nell'Antico Testamento,  portato a compimento dalla grazia  di
Ges  Cristo  e viene messo in opera nella nuova  creazione  da
questo  stesso  Spirito fino a quando il Signore torner  nella
gloria alla fine dei tempi. L'incarnazione del Figlio di  Dio
  l'opera  suprema dello Spirito Santo: " La concezione  e  la
nascita di Ges Cristo sono la pi grande opera compiuta  dallo
Spirito Santo nella storia della creazione e della salvezza: la
suprema  grazia - la "grazia dell'unione", fonte di ogni  altra
grazia  ". L'Incarnazione  l'evento in cui Dio riconduce  ad
una  nuova  e  definitiva  unione con se  stesso  non  soltanto
l'uomo, ma l'intera creazione e tutta la storia.
Concepito  nel grembo della Vergine Maria per la potenza  dello
Spirito  (cfr Lc 1, 35; Mt 1, 20), Ges di Nazareth,  Messia  e
unico  Salvatore, fu pieno di Spirito Santo, che discese su  di
lui  al  momento del battesimo (cfr Mc 1, 10) e  lo  guid  nel
deserto  per irrobustirlo prima del ministero pubblico 
(cfr  Mc 1,12;  Lc 4,1; Mt 4,1). Nella sinagoga di Nazareth,  Ges
diede  inizio  al  suo  ministero  profetico  applicando  a  s
l'oracolo  di Isaia sull'unzione dello Spirito che  porta  alla
predicazione  della Buona Novella ai poveri, della  libert  ai
prigionieri, e di un anno di grazia del Signore (cfr Lc 4,  18-
19).  Per  la potenza dello Spirito, Ges guariva  i  malati  e
scacciava  i demoni come segno che il Regno di Dio  era  giunto
(cfr  Mt 12, 28). Dopo esser risorto dai morti, don lo Spirito
Santo ai discepoli, ai quali aveva promesso di effonderlo nella
Chiesa quando sarebbe tornato al Padre (cfr Gv 20, 22-23).
Tutto  questo mostra come la missione salvifica di  Ges  porti
l'inconfondibile marchio della presenza dello Spirito:   vita,
vita nuova. Tra l'invio del Figlio da parte del Padre e l'invio
dello  Spirito da parte del Padre e del Figlio vi   un  legame
stretto  e  vitale. L'azione dello Spirito nella creazione  e
nella  storia  umana riceve un significato completamente  nuovo
nella sua azione nella vita e nella missione di Ges. I "  semi
del   Verbo   "  seminati  dallo  Spirito  preparano   l'intera
creazione, la storia e l'uomo alla piena maturit in Cristo.
I   Padri  sinodali  hanno  espresso  preoccupazione  circa  la
tendenza a separare l'attivit dello Spirito Santo da quella di
Ges Salvatore; e rispondendo al loro assillo, ripeto quanto ho
gi  scritto  nella Redemptoris missio: " (Lo  Spirito)  non  
alternativo  a  Cristo, n riempie una specie  di  vuoto,  come
talvolta  si ipotizza esserci tra Cristo e il Logos. Quando  lo
Spirito opera nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli,
nelle   culture  e  nelle  religioni,  assume   un   ruolo   di
preparazione  evangelica  e non pu  non  avere  riferimento  a
Cristo,  Verbo  fatto  carne per l'azione dello  Spirito,  "per
operare  lui,  l'Uomo  perfetto, la  salvezza  di  tutti  e  la
ricapitolazione universale" ".
L'universale presenza dello Spirito, pertanto, non pu  servire
come   scusa   per   omettere   di   proclamare   Ges   Cristo
esplicitamente come il solo ed unico Salvatore.  Al  contrario,
la presenza universale dello Spirito Santo  inseparabile dalla
salvezza  universale in Ges. La presenza dello  Spirito  nella
creazione  e  nella  storia orienta a Ges  Cristo,  nel  quale
entrambe  sono  redente e portate a compimento. La  presenza  e
l'azione  dello Spirito, sia nel momento dell'Incarnazione  sia
in  quello culminante della Pentecoste, mirano sempre a Ges  e
alla  salvezza  da  lui recata. Per questo motivo  la  presenza
universale dello Spirito non pu mai essere separata dalla  sua
azione all'interno del Corpo di Cristo, che  la Chiesa.
Lo Spirito Santo e il Corpo di Cristo
17.  Lo  Spirito Santo custodisce saldo il legame di  comunione
tra  Ges e la sua Chiesa. Dimorando in essa come in un  tempio
(cfr  1  Cor  3,  16),  lo  Spirito la guida,  anzitutto,  alla
pienezza  della verit su Ges.  lui, poi, che rende possibile
alla  Chiesa di continuare la missione di Ges, dando in  primo
luogo  testimonianza a Ges stesso e portando cos a compimento
quanto  da  lui  promesso prima della sua morte e risurrezione,
che  cio avrebbe inviato lo Spirito ai discepoli affinch  gli
rendessero  testimonianza  (cfr Gv 15,  26-27).  L'opera  dello
Spirito nella Chiesa  quindi di attestare che i credenti  sono
figli  adottivi di Dio, destinati ad ereditare la salvezza,  la
promessa  piena  comunione  con il Padre  (cfr  Rm  8,  15-17).
Adornando la Chiesa di differenti doni e carismi, lo Spirito la
fa crescere nella comunione come corpo unico, composto di molte
parti diverse (cfr 1 Cor 12, 4; Ef 4, 11-16). Lo Spirito raduna
in  unit  ogni  genere di persone, con i  rispettivi  costumi,
risorse  e  talenti, rendendo la Chiesa segno  della  comunione
dell'intera  umanit sotto l'unico capo, Cristo.  Lo  Spirito
conferisce alla Chiesa la forma di comunit di testimoni,  che,
con la sua potenza, rendono testimonianza a Ges Salvatore 
(cfr At 1,8)   e,   in   questo  senso,    l'agente   primario
dell'evangelizzazione.  Da tutto ci, i  Padri  sinodali  hanno
potuto concludere che, come il ministero terreno di Ges  si  
svolto  nella potenza dello Spirito Santo, cos " questo stesso
Spirito  stato dato alla Chiesa a Pentecoste dal Padre  e  dal
Figlio  per  portare a compimento la missione  di  amore  e  di
servizio di Ges in Asia ".
Il piano del Padre per la salvezza dell'uomo non termina con la
morte e la risurrezione di Cristo. Con il dono dello Spirito di
Cristo,  i  frutti  della  missione salvifica  vengono  offerti
attraverso la Chiesa a tutti i popoli di tutti i tempi mediante
l'annuncio del Vangelo e il servizio e la promozione dell'umana
famiglia. Come insegna il Concilio Vaticano II, la Chiesa  "  
spinta  dallo Spirito Santo a cooperare perch sia  mandato  ad
effetto  il  piano  di  Dio,  il  quale  ha  costituito  Cristo
principio di salvezza per il mondo intero ". Avendo  ricevuto
dallo Spirito il potere di portare a compimento la salvezza  di
Cristo sulla terra, la Chiesa  il germe del Regno di Dio e  ne
attende  con  impazienza la venuta finale. La  sua  identit  e
missione  sono  inseparabili dal  Regno  di  Dio  che  Ges  ha
annunciato  ed  inaugurato mediante tutto ci che  ha  fatto  e
detto, principalmente mediante la sua morte e risurrezione.  Lo
Spirito  ricorda alla Chiesa che essa non esiste per se stessa,
ma  per servire Cristo e la salvezza del mondo in tutto ci che
essa  e fa. Nella presente economia della salvezza, l'attivit
dello  Spirito  Santo  nella creazione, nella  storia  e  nella
Chiesa    parte del disegno eterno della Trinit nei confronti
di tutto ci che esiste.
Lo Spirito Santo e la missione della Chiesa in Asia
18. Lo Spirito che si librava in Asia al tempo dei Patriarchi e
dei  Profeti e, in modo pi potente, all'epoca di Ges e  della
Chiesa   primitiva,      ora  sopra  i  cristiani   dell'Asia,
rafforzandone la testimonianza di fede tra i popoli, le culture
e  le  religioni del Continente. Come il grande dialogo d'amore
tra  Dio  e  l'uomo fu preparato dallo Spirito  Santo  e  si  
compiuto in terra d'Asia nel mistero di Cristo, cos il dialogo
tra il Salvatore e i popoli del Continente continua oggi con la
potenza  dello stesso Spirito, operante nella Chiesa.  In  tale
processo,  i  vescovi,  i sacerdoti, i consacrati  e  i  laici,
uomini  e donne, hanno un ruolo essenziale da svolgere,  memori
delle  parole di Ges, che sono al tempo stesso una promessa  e
un  mandato: " Avrete forza dallo Spirito Santo che scender su
di  voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea
e  la Samaria e fino agli estremi confini della terra " (At  1, 8).
La  Chiesa  convinta che nel profondo del cuore degli  uomini,
delle  culture  e delle religioni dell'Asia vi sia  sete  di  "
acqua  viva  "  (cfr Gv 4, 10-15), sete che lo  Spirito  stesso
suscita  e  che  solo Ges Salvatore potr pienamente  saziare.
Essa si volge allo Spirito Santo perch continui a preparare  i
popoli  dell'Asia  al  dialogo salvifico con  il  Redentore  di
tutti.  Guidata dallo Spirito nella missione di servizio  e  di
amore,  la Chiesa pu offrire un incontro fra Ges Cristo  e  i
popoli dell'Asia, alla ricerca della pienezza della vita.  Solo
in tale incontro pu essere trovata l'acqua viva che sgorga per
la  vita eterna, e cio la conoscenza dell'unico vero Dio e del
suo inviato, Ges Cristo (cfr Gv 17, 3).
La Chiesa sa bene di poter adempiere alla sua missione soltanto
se  obbedisce  agli impulsi dello Spirito Santo;  impegnata  ad
essere  segno  e  strumento genuino dell'azione  dello  Spirito
nelle  complesse realt dell'Asia, essa deve saper  discernere,
nelle  diverse  circostanze del Continente, la  chiamata  dello
Spirito  a  testimoniare  Ges  Salvatore  in  modi  nuovi   ed
efficaci.  La  piena  verit di Ges e della  salvezza  da  lui
guadagnata per noi  sempre un dono e mai il risultato  di  uno
sforzo umano. " Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che
siamo  figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi
di  Dio,  coeredi di Cristo " (Rm 8, 16-17). Perci  la  Chiesa
grida   incessantemente:  "  Vieni,   Santo   Spirito!   Invadi
nell'intimo i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il  fuoco
del  tuo  amore!  ".  questo il fuoco che Ges  lascia  cadere
sulla  terra,  e  la Chiesa in Asia condivide  il  suo  ardente
desiderio affinch quel fuoco si accenda ora (cfr Lc  12,  49).
Con  tale intenso sentimento, i Padri del Sinodo hanno  cercato
di discernere le principali aree di missione che la Chiesa deve
affrontare  in Asia, mentre si prepara a varcare la soglia  del
Terzo Millennio.
CAPITOLO 4
GES SALVATORE: PROCLAMARE IL DONO
Il primato dell'annuncio
19. Alla vigilia del Terzo Millennio, la voce di Cristo risorto
risuona  nuovamente nel cuore di ogni cristiano: " Mi    stato
dato  ogni  potere  in  cielo  e  in  terra.  Andate  dunque  e
ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del  Padre
e  del  Figlio  e  dello  Spirito  Santo,  insegnando  loro  ad
osservare tutto ci che vi ho comandato. Ecco, io sono con  voi
tutti  i  giorni,  fino alla fine del mondo " (Mt  28,  18-20).
Certi  dell'immancabile  sostegno dello  stesso  Ges  e  della
potente  presenza  dello Spirito, subito  dopo  Pentecoste  gli
Apostoli si apprestarono ad adempiere a questo comando: "  Essi
partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore  operava
insieme  con  loro  e confermava la parola con  i  prodigi  che
l'accompagnavano  " (Mc 16, 20) e quanto essi annunciavano  pu
essere  riassunto  con  le  parole di  san  Paolo:  "  Noi  non
predichiamo noi stessi, ma Cristo Ges Signore; quanto  a  noi,
siamo  i  vostri servitori per amore di Ges " (2  Cor  4,  5).
Benedetta  dal  dono della fede, la Chiesa, dopo duemila  anni,
continua  ad andare ovunque per incontrare i popoli del  mondo,
per  condividere  con  loro la Buona Novella  di  Cristo,  come
comunit  infiammata  di zelo missionario  per  far  conoscere,
amare e seguire Ges.
Non  vi  pu  essere  vera evangelizzazione  senza  l'esplicita
proclamazione che Ges  il Signore. Il Concilio Vaticano II e,
da allora, il Magistero, nel rispondere ad una certa confusione
circa  la  vera  natura  della  missione  della  Chiesa,  hanno
ripetutamente  sottolineato il primato della  proclamazione  di
Ges  Cristo in ogni attivit di evangelizzazione. Al riguardo,
Papa  Paolo  VI ha scritto esplicitamente che "  non  c'  vera
evangelizzazione  se  il nome, l'insegnamento,  la  vita  e  le
promesse,  il Regno, il mistero di Ges di Nazareth, Figlio  di
Dio, non siano proclamati ". Questo  ci che generazioni  di
cristiani   hanno  fatto  lungo  i  secoli.  Con  comprensibile
orgoglio,  i  Padri  sinodali hanno ricordato  che  "  numerose
comunit cristiane dell'Asia hanno preservato la fede  lungo  i
secoli nonostante grandi tribolazioni, e sono rimaste attaccate
a  questa  eredit spirituale con perseveranza  eroica.  Questo
immenso  tesoro  per loro sorgente di grande gioia  e  slancio
apostolico ".
Allo  stesso tempo, i partecipanti all'Assemblea Speciale hanno
testimoniato  pi  e  pi volte la necessit  di  un  rinnovato
impegno nell'annuncio di Ges Cristo proprio nel Continente che
ha  visto l'inizio di quella proclamazione duemila anni fa.  Le
parole  dell'apostolo Paolo diventano ancor pi puntuali,  date
le   molte  persone  che  in  quel  Continente  non  hanno  mai
incontrato la persona di Ges in maniera chiara e cosciente:  "
Chiunque invocher il nome del Signore sar salvato. Ora,  come
potranno  invocarlo senza aver prima creduto  in  lui?  E  come
potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno
sentirne parlare senza uno che lo annunzi? " (Rm 10, 13-14). La
grande questione che sta ora dinanzi alla Chiesa in Asia  come
condividere  con i nostri fratelli e sorelle asiatici  ci  che
noi  gelosamente custodiamo come dono che contiene  ogni  altro
dono, e cio la Buona Novella di Ges Cristo.
Annunciare Ges Cristo in Asia
20.   La  Chiesa  in  Asia    molto  ben  disposta  al  dovere
dell'annuncio,  sapendo che " esiste  gi  nei  singoli  e  nei
popoli,  per  l'azione  dello  Spirito,  un'attesa,  anche   se
inconscia, di conoscere la verit su Dio, sull'uomo, sulla  via
che  porta  alla  liberazione dal peccato e  dalla  morte  ".
Questa  insistenza  sulla proclamazione non deriva  da  impulso
settario  n da spirito di proselitismo, n da alcun  senso  di
superiorit. La Chiesa evangelizza in obbedienza al comando  di
Cristo, nella consapevolezza che ogni persona ha il diritto  di
udire  la  Buona Novella di Dio che rivela e dona se stesso  in
Cristo.  Rendere testimonianza a Ges Cristo    il  servizio
supremo  che la Chiesa pu offrire ai popoli dell'Asia,  poich
risponde  alla  loro profonda ricerca di Assoluto  e  svela  le
verit  e  i  valori  che garantiscono loro lo  sviluppo  umano
integrale.  Profondamente cosciente della complessit  di  cos
differenti  situazioni in Asia e " vivendo  secondo  la  verit
nella  carit " (Ef 4, 15), la Chiesa proclama la Buona Novella
con   rispetto  e  stima  amorevole  nei  confronti  di  quanti
l'ascoltano.  Una proclamazione che rispetta  i  diritti  delle
coscienze  non  viola  la  libert, dal  momento  che  la  fede
richiede  sempre una libera risposta da parte dell'individuo.
Ma   il   rispetto  non  elimina  la  necessit  dell'esplicita
proclamazione del Vangelo nella sua interezza. Specialmente nel
contesto  della ricca variet di culture e religioni  in  Asia,
occorre  rilevare che " n il rispetto e la stima verso  queste
religioni, n la complessit dei problemi sollevati sono per la
Chiesa un invito a tacere l'annuncio di Cristo di fronte ai non
cristiani  ". Durante la Visita in India nel 1986,  ho  detto
chiaramente che " l'approccio della Chiesa ad altre religioni 
fatto  di  autentico rispetto (...). Questo rispetto  duplice:
rispetto per l'uomo nella sua ricerca di risposte alle  domande
pi  profonde  della  sua vita, e rispetto per  l'azione  dello
Spirito  nell'uomo  ".  I  Padri  sinodali  hanno  volentieri
riconosciuto  l'azione  dello  Spirito  nelle  societ,   nelle
culture  e  nelle religioni asiatiche, attraverso le  quali  il
Padre  prepara  i cuori dei popoli dell'Asia alla  pienezza  di
vita in Cristo.
Nonostante  questo, anche prima delle consultazioni antecedenti
al   Sinodo  molti  Vescovi  dell'Asia  hanno  fatto   presenti
difficolt  nel proclamare Ges quale unico Salvatore.  Durante
l'Assemblea,  la situazione fu descritta in questi  termini:  "
Alcuni  dei seguaci delle grandi religioni asiatiche non  hanno
alcun  problema ad accettare Ges come una manifestazione della
divinit  o  dell'Assoluto,  o  come  un  'essere  illuminato'.
Tuttavia   hanno   difficolt  a  considerarlo   come   l'unica
manifestazione  della  divinit  ".  Infatti,  lo  sforzo  di
condividere il dono della fede in Ges quale unico Salvatore  
denso   di  difficolt  filosofiche,  culturali  e  teologiche,
specialmente  alla luce delle credenze delle  grandi  religioni
dell'Asia,  strettamente intrecciate  con  valori  culturali  e
specifiche visioni del mondo.
Nell'opinione dei Padri sinodali, la difficolt  aggravata dal
fatto che Ges viene spesso percepito come estraneo all'Asia. 
un paradosso che molti abitanti del Continente tendano a vedere
Ges, nato su suolo asiatico, come un occidentale piuttosto che
come  una  figura  asiatica.  In  fondo,  era  inevitabile  che
l'annuncio  del  Vangelo  da parte dei  missionari  occidentali
fosse  influenzato dalle culture di provenienza.  I  Padri  del
Sinodo  hanno  preso  atto di ci come di  un  fatto  da  tener
presente nella storia dell'evangelizzazione. Allo stesso  tempo
essi  hanno  approfittato dell'occasione  per  "  esprimere  in
maniera  speciale la propria gratitudine a tutti i  missionari,
uomini e donne, religiosi e laici, stranieri ed autoctoni,  che
hanno  recato il messaggio di Ges Cristo e il dono della fede.
Speciale  riconoscenza va anche a tutte le Chiese  sorelle  che
hanno inviato e continuano a mandare missionari in Asia ".
Gli evangelizzatori possono prendere spunto dall'esperienza  di
san  Paolo  che  stabil un dialogo con  i  valori  filosofici,
culturali  e religiosi dei suoi ascoltatori (cfr At 14,  13-17;
17,  22-31). Anche i Concili ecumenici, nel formulare  dottrine
vincolanti  per  la Chiesa, hanno dovuto adoperare  le  risorse
linguistiche,   filosofiche   e   culturali   che   avevano   a
disposizione;   ma   queste   risorse   sono   divenute   parte
dell'eredit della Chiesa universale, essendosi rivelate capaci
di  esprimere  la dottrina cristologica in modo  appropriato  e
universale. Esse sono parte dell'eredit della fede,  che  deve
essere  assimilata e condivisa costantemente nell'incontro  con
le  varie culture. Pertanto, il compito di proclamare Ges in
maniera da consentire ai popoli dell'Asia di identificarsi  con
lui,  rimanendo fedeli sia alla dottrina teologica della Chiesa
che alle proprie origini asiatiche, costituisce una sfida enorme.
La  presentazione  di  Ges Cristo come unico  Salvatore  esige
l'adozione di una pedagogia che introduca le persone passo dopo
passo  alla  piena appropriazione del mistero. Chiaramente,  la
prima  evangelizzazione  di  non  cristiani  e  la  susseguente
proclamazione  a  dei  credenti dovr avere  approcci  diversi.
Nella proclamazione iniziale, ad esempio, " la presentazione di
Ges  Cristo  dovrebbe  giungere come  compimento  dell'anelito
espresso  nelle  mitologie e nel folklore dei popoli  dell'Asia".  
In  generale,  i  metodi  narrativi  affini  alle  forme
culturali   asiatiche   sono  da  preferire.   Di   fatto,   la
proclamazione di Ges Cristo pu essere attuata in  modo  molto
efficace mediante la narrazione della sua vicenda terrena, come
fa il Vangelo. Le nozioni ontologiche, che devono sempre essere
presupposte  ed  espresse nel presentare Ges,  possono  essere
arricchite  da  prospettive pi relazionali, storiche  o  anche
cosmiche.  La Chiesa, come hanno sottolineato i Padri sinodali,
deve  essere aperta alle nuove e sorprendenti vie con le  quali
il volto di Ges pu essere oggi presentato in Asia.
Il  Sinodo ha raccomandato che la successiva catechesi segua  "
una pedagogia evocativa che usi storie, parabole e simboli cos
caratteristici  della  metodologia  asiatica  nell'insegnamento". 
Il ministero di Ges stesso mostra chiaramente il  valore
del  contatto  personale  che richiede  all'evangelizzatore  di
prendere  a cuore la situazione dell'ascoltatore, offrendo  una
proclamazione adatta al suo grado di maturit, attraverso forme
e  linguaggi appropriati. In tale prospettiva, i Padri sinodali
hanno sottolineato molte volte la necessit di evangelizzare in
un  modo  che  faccia riferimento alle sensibilit  dei  popoli
asiatici,  suggerendo  immagini  di  Ges  intelligibili   alla
mentalit e alle culture asiatiche e, allo stesso tempo, fedeli
alla Sacra Scrittura e alla Tradizione. Tra esse vi sono state:
" Ges   Cristo,  Maestro  di  Sapienza,  il  Guaritore,   il
Liberatore,   la   Guida   spirituale,  l'Illuminato,   l'Amico
compassionevole  dei  poveri,  il  Buon  Samaritano,  il   Buon
Pastore, l'Obbediente ". Ges potrebbe essere presentato come
la Sapienza incarnata di Dio, la cui grazia porta a maturazione
i " semi " della Sapienza divina gi presenti nelle vite, nelle
religioni e nei popoli dell'Asia. Tra le tante sofferenze che
affliggono  i  popoli  dell'Asia, Ges potrebbe  essere  meglio
annunciato  come  Salvatore  " che  pu  dare  senso  a  quanti
patiscono indicibile dolore e sofferenza ".
La  fede  che  la Chiesa offre in dono ai suoi figli  e  figlie
dell'Asia  non  pu  essere  confinata  entro  i  limiti  della
comprensione e dell'espressione di alcuna cultura  umana,  dato
che  li trascende e in verit sfida ogni cultura ad elevarsi  a
nuove  altezze di comprensione ed espressione. Ma  allo  stesso
tempo,  i  Padri del Sinodo erano ben coscienti dell'impellente
necessit  che le Chiese locali in Asia hanno di presentare  il
mistero di Cristo ai loro popoli secondo i criteri culturali  e
i  modi  di pensare di questi, sottolineando pure che una  tale
inculturazione   della  fede  nel  Continente   coinvolge   una
riscoperta  del  volto  asiatico  di  Ges,  individuando  modi
attraverso  i  quali  le  culture asiatiche  possano  afferrare
l'universale  significato salvifico del  mistero  di  Cristo  e
della  sua  Chiesa.  Occorre  emulare  ai  nostri  giorni  la
penetrante comprensione dei popoli e delle culture, di cui sono
esempio  uomini come Giovanni da Montecorvino, Matteo  Ricci  e
Roberto de Nobili, per nominarne solo alcuni.
La sfida dell'inculturazione
21.  La  cultura  lo spazio vitale entro il quale  la  persona
umana  si  confronta faccia a faccia con il Vangelo.  Come  una
cultura  il risultato della vita e dell'attivit di un  gruppo
umano,  cos  le  persone che appartengono a quel  gruppo  sono
formate in larga misura dalla cultura nella quale si trovano  a
vivere.  E poich sia le persone sia le societ cambiano,  cos
la  cultura cambia con esse. Come questa  trasformata, cos da
essa  lo sono le persone e le societ. Da tale punto di  vista,
diventa  pi  chiaro come l'evangelizzazione e l'inculturazione
siano  tra  loro in naturale ed intima relazione. Il Vangelo  e
l'evangelizzazione  non  si  identificano  certamente  con   la
cultura,  ma  anzi sono da essa indipendenti.  E  tuttavia,  il
Regno  di  Dio  giunge  a persone profondamente  legate  a  una
cultura,  e  la  costruzione del Regno  non  pu  esimersi  dal
prendere a prestito elementi di culture umane. Perci Paolo  VI
defin la spaccatura tra Vangelo e cultura il dramma del nostro
tempo,  con  un impatto profondo sia sull'evangelizzazione  sia
sulle culture.
Nel  processo di incontro tra le diverse culture del mondo,  la
Chiesa  non  trasmette soltanto le sue verit e i  suoi  valori
rinnovando le culture dal di dentro, ma attinge anche  da  esse
gli  elementi  positivi  gi presenti.  Questo    il  sentiero
obbligato   degli  evangelizzatori  nel  presentare   la   fede
cristiana e nel farla diventare parte del bagaglio culturale di
un  popolo  e, d'altra parte, le diverse culture,  quando  sono
purificate e rinnovate alla luce del Vangelo, possono  divenire
espressioni   vere   dell'unica   fede   cristiana.    "    Con
l'inculturazione  la Chiesa diventa segno pi comprensibile  di
ci  che    e  strumento pi atto della missione  ".  Questo
coinvolgimento  con  le  culture    sempre  stato  parte   del
pellegrinaggio  della Chiesa nella storia, ma ha  una  speciale
urgenza  oggi,  nella situazione multietnica, multireligiosa  e
multiculturale dell'Asia, dove il cristianesimo  troppo spesso
visto come straniero.
A  questo  punto,  bene ricordare quanto  stato ripetutamente
detto  al  Sinodo,  e  cio  che lo Spirito  Santo    l'agente
primario dell'inculturazione della fede cristiana in Asia. Lo
stesso  Spirito  che ci conduce alla verit  tutt'intera  rende
possibile  un  dialogo  fruttuoso  con  i  valori  culturali  e
religiosi di differenti popoli, tra i quali, in certa misura, 
presente, offrendo agli uomini e alle donne di cuore sincero la
forza di superare il male e l'inganno del Maligno e porgendo  a
ciascuno la possibilit di far parte del Mistero pasquale in un
modo che solo Dio conosce. La presenza dello Spirito Santo fa
s  che  questo  dialogo si svolga nella  verit,  con  onest,
umilt e rispetto. " Nell'offrire agli altri la Buona Novella
della  Redenzione, la Chiesa si sforza di comprendere  le  loro
culture.  Essa  cerca di conoscere le menti e i  cuori  di  chi
l'ascolta, i loro valori e costumi, i loro problemi e  le  loro
difficolt, le loro speranze e i loro sogni. Una volta che essa
conosce  e  comprende  questi diversi  aspetti  della  cultura,
allora pu iniziare il dialogo di salvezza; essa  in grado  di
offrire,  con  rispetto ma chiaramente e  con  convinzione,  la
Buona  Novella della Redenzione a tutti coloro che  liberamente
desiderano  ascoltare  e  rispondere ".  Pertanto,  i  popoli
dell'Asia desiderosi di appropriarsi della fede cristiana siano
sicuri  che le loro speranze, attese, ansiet e sofferenze  non
solo  sono abbracciate da Ges, ma diventano il vero punto  nel
quale il dono della fede e la potenza dello Spirito entrano nel
pi profondo delle loro vite.
  compito  dei  Pastori, in virt del  carisma  loro  proprio,
guidare questo dialogo con discernimento. Allo stesso modo, gli
esperti  in  discipline sacre o secolari hanno ruoli importanti
da  svolgere  nel processo di inculturazione.  Ma  il  processo
stesso  deve  coinvolgere tutto il popolo di Dio, dato  che  la
vita  della  Chiesa  come tale deve rendere  visibile  la  fede
annunciata e fatta propria. Per essere certi che ci avvenga in
modo  adeguato,  il Padri del Sinodo hanno identificato  alcune
aree   bisognose  di  particolare  attenzione:  la  riflessione
teologica,  la  liturgia, la formazione  dei  sacerdoti  e  dei
religiosi, la catechesi e la spiritualit.
Aree chiave di inculturazione
22.  Il  Sinodo  ha  espresso incoraggiamento  ai  teologi  nel
delicato   compito  di  sviluppare  una  teologia  inculturata,
specialmente   nell'area   della  cristologia.   Essi   hanno
sottolineato che " questa maniera di fare teologia deve  essere
perseguita con coraggio, rimanendo fedeli alla Scrittura e alla
Tradizione  della Chiesa, con sincera adesione al  Magistero  e
con conoscenza delle situazioni pastorali ". Anch'io desidero
invitare  i  teologi  ad operare in spirito  di  unione  con  i
Pastori e con i membri del Popolo di Dio, che - in unit e  mai
separati  gli  uni dagli altri - " riflettono il genuino  senso
della  fede che non bisogna mai perdere di vista ". Il lavoro
teologico  deve  essere  sempre guidato  dal  rispetto  per  le
sensibilit  dei cristiani, in modo che, mediante una  crescita
graduale  verso forme inculturate dell'espressione della  fede,
le  persone non siano n indotte a confusione n scandalizzate.
In  ogni  caso,  l'inculturazione  deve  essere  guidata  dalla
compatibilit  con  il Vangelo e dalla comunione  con  la  fede
della Chiesa universale, e perseguita in pieno accordo con la
Tradizione della Chiesa, avendo di vista il rafforzamento della
fede  del popolo. La prova di una vera inculturazione    se  i
credenti  diventano pi impegnati nella fede cristiana  per  la
ragione che la percepiscono pi chiaramente con gli occhi della
propria cultura.
La  liturgia   la fonte e il culmine di tutta  la  vita  e  la
missione    cristiana,   ed   un   mezzo   fondamentale    di
evangelizzazione,  specialmente in  Asia,  dove  i  seguaci  di
diverse religioni sono cos attirati dal culto, dalle festivit
religiose  e  dalle  devozioni popolari.  La  liturgia  delle
Chiese  orientali per la maggior parte  stata inculturata  con
successo attraverso secoli di interazione con la cultura che la
circondava,  mentre  le Chiese fondate  pi  di  recente  hanno
bisogno di far s che essa divenga una sorgente ancora maggiore
di nutrimento per i fedeli attraverso un uso saggio ed efficace
di  elementi  tolti  dalle  culture  locali.  E  ciononostante,
l'inculturazione liturgica richiede ben pi che un concentrarsi
su  valori  culturali tradizionali, su simboli e riti.  Occorre
tener   presenti   i  cambiamenti  nella  coscienza   e   negli
atteggiamenti causati dall'emergere di culture secolaristiche e
consumistiche che influiscono sul senso asiatico  del  culto  e
della  preghiera; n, per una genuina inculturazione  liturgica
in Asia, si possono dimenticare i bisogni specifici dei poveri,
degli emigrati, dei rifugiati, della giovent e delle donne.
Le  Conferenze Episcopali nazionali e regionali devono lavorare
pi a stretto contatto con la Congregazione per il Culto Divino
e  la Disciplina dei Sacramenti per ricercare vie efficaci  per
promuovere forme appropriate di culto nel contesto dell'Asia.
Una simile collaborazione  essenziale perch la Sacra Liturgia
esprime  e celebra l'unica fede professata da tutti ed  essendo
eredit  di  tutta  la Chiesa non pu essere determinata  dalle
Chiese locali isolate dalla Chiesa universale.
I    Padri    sinodali    hanno    particolarmente    insistito
sull'importanza   della  parola  biblica  nel   comunicare   il
messaggio  della  salvezza ai popoli del  Continente,  dove  la
parola  trasmessa  cos importante per preservare e comunicare
l'esperienza  religiosa.  Ne  consegue,  pertanto,   che   un
apostolato biblico efficace ha bisogno di essere sviluppato per
poter  assicurare che il testo sacro sia pi ampiamente diffuso
e  pi  intensamente usato con spirito d'orazione tra i  membri
della  Chiesa  in  Asia. I Padri del Sinodo hanno  sottolineato
l'urgenza  che  essa  sia  presa come  base  di  ogni  annuncio
missionario, catechesi, predicazione e stile di spiritualit.
Devono  pure  essere incoraggiati e sostenuti  gli  sforzi  per
tradurre  nelle lingue locali la Bibbia, mentre  la  formazione
biblica  dovrebbe  essere considerata un importante  mezzo  per
educare alla fede le persone e renderle pronte al compito della
proclamazione.  Dovranno essere inclusi corsi  sulla  Scrittura
orientati  alla pastorale, con l'accento sull'applicazione  dei
suoi insegnamenti alle complesse realt dell'Asia nei programmi
di  formazione per il clero, per i consacrati e per il laicato.
La  Sacra Scrittura dovrebbe essere fatta conoscere  anche
tra i seguaci di altre religioni, poich la Parola di Dio ha un
intrinseco  potere  di  toccare il cuore  dell'uomo,  dato  che
attraverso  di  essa lo Spirito di Dio rivela il  piano  divino
della  salvezza per il mondo. Inoltre, gli stili narrativi  che
si  possono rilevare in molti libri della Bibbia hanno affinit
con i testi religiosi tipici dell'Asia. 
Un  altro  aspetto chiave dell'inculturazione   la  formazione
degli evangelizzatori, dai quali dipende in larga parte il  suo
futuro. Nel passato, la formazione spesso ha seguito lo  stile,
i  metodi e i programmi mediati dall'Occidente. Pur apprezzando
il  servizio reso da quel tipo di formazione, i Padri  sinodali
hanno  riconosciuto  come  uno  sviluppo  positivo  gli  sforzi
recentemente   fatti   per   adattare   la   formazione   degli
evangelizzatori ai contesti culturali dell'Asia.  Oltre  a  una
solida  istruzione  biblica e patristica, i seminaristi  devono
acquisire  una  conoscenza articolata e sicura  del  patrimonio
teologico  e  filosofico  della Chiesa,  come  ho  sottolineato
nell'Enciclica  Fides  et  ratio.  Sulla  base  di  questa
preparazione,  essi  troveranno  beneficio  nell'avvicinare  le
tradizioni  filosofiche  e religiose  dell'Asia.  I  Padri
sinodali  hanno incoraggiato inoltre professori di seminario  e
collaboratori  a  cercare  di  comprendere  gli   elementi   di
spiritualit  e di preghiera prossimi all'animo  asiatico  e  a
lasciarsi coinvolgere pi profondamente nella ricerca da  parte
dei popoli dell'Asia di una vita pi piena.  A tale scopo, 
stata  posta  particolare enfasi sulla necessit di  assicurare
un'adeguata formazione del corpo educativo dei seminari. Il
Sinodo  ha  pure espresso preoccupazione per la  formazione  di
uomini  e  donne alla vita consacrata, specificando chiaramente
che  la  loro  spiritualit  e il loro  stile  di  vita  devono
dimostrare  sensibilit  al patrimonio  religioso  e  culturale
delle  persone  tra  le  quali vivono  e  che  servono,  sempre
supponendo il necessario discernimento su ci che  conforme al
Vangelo   e   ci  che  non  lo  .   Inoltre,   dato   che
l'inculturazione del Vangelo coinvolge tutto il Popolo di  Dio,
il  ruolo  del laicato  di importanza fondamentale. Sono  essi
prima  di  tutti  ad essere chiamati alla trasformazione  della
societ,  in  collaborazione  con  i  Vescovi,  il  clero  e  i
religiosi,  infondendo  il  "  pensiero  di  Cristo   "   nella
mentalit, nei costumi, nelle leggi e nelle strutture del mondo
secolare nel quale vivono. Una pi ampia inculturazione del
Vangelo  ad  ogni  livello  della  societ  in  Asia  dipender
considerevolmente dalla formazione appropriata  che  le  Chiese
locali sapranno dare al laicato.
Vita cristiana come annuncio
23.  Pi la comunit cristiana  fondata sull'esperienza di Dio
che promana da una fede vissuta e pi sar capace di annunciare
in  modo credibile agli altri il compimento del Regno di Dio in
Ges Cristo. Questo dipende dall'ascolto fedele della Parola di
Dio, dalla preghiera e dalla contemplazione, dalla celebrazione
del  mistero di Ges nei sacramenti, anzitutto nell'Eucaristia,
e  dall'esempio  di  vera  comunione di  vita  e  di  integrit
dell'amore.  Il  centro  della Chiesa particolare  deve  essere
posto  nella contemplazione di Ges Cristo, Dio fatto uomo:  la
Chiesa deve tendere costantemente ad una pi intima unione  con
lui,  del  quale  continua la missione. La  missione    azione
contemplativa e attiva contemplazione. Pertanto, un missionario
che non abbia una profonda esperienza di Dio nella preghiera  e
nella  contemplazione avr poca influenza spirituale o successo
nel  ministero. Si tratta di una riflessione che  traggo  dalla
mia   personale  esperienza  sacerdotale  e,  come  ho  scritto
altrove,   il  contatto  con  rappresentanti  delle  tradizioni
spirituali non cristiane, particolarmente quelle asiatiche,  mi
ha  confermato  nel convincimento che il futuro della  missione
dipende  in  grande misura dalla contemplazione.  In  Asia,
dimora di grandi religioni dove persone ed interi popoli  hanno
sete  del divino, la Chiesa  chiamata ad essere una Chiesa  di
preghiera,  profondamente  spirituale  anche  se  coinvolta  in
preoccupazioni  umane e sociali immediate:  ogni  cristiano  ha
bisogno  di  un'autentica  spiritualit  missionaria  fatta  di
preghiera e di contemplazione.
Una   persona   realmente  religiosa    con  grande   facilit
rispettata e seguita in Asia. Preghiera, digiuno e varie  forme
di  ascetismo  sono tenute in grande considerazione.  Rinuncia,
distacco,  umilt, semplicit e silenzio sono  considerati  dei
grandi  valori  dai  seguaci  di ogni  religioni.  Affinch  la
preghiera  non venga staccata dalla promozione umana,  i  Padri
sinodali  hanno  sottolineato che " l'opera  di  giustizia,  di
carit  e di compassione  strettamente legata ad una  vita  di
autentica  preghiera  e di contemplazione  e,  inoltre,  questa
stessa  spiritualit sar la sorgente di ogni nostra  opera  di
evangelizzazione ".  Pienamente convinti dell'importanza  di
una testimonianza autentica nella evangelizzazione dell'Asia, i
Padri  del Sinodo hanno affermato: " La Buona Novella  di  Ges
Cristo  potr  essere annunciata soltanto da  coloro  che  sono
presi  e  ispirati  dall'amore del Padre verso  i  suoi  figli,
manifestato nella persona di Ges Cristo. Tale annuncio    una
missione  che  ha bisogno di uomini e donne santi  che  faranno
conoscere  ed  amare il Salvatore attraverso la loro  vita.  Un
fuoco non pu essere acceso che mediante qualcosa che sia  esso
stesso  infiammato.  Cos,  un annuncio  riuscito  della  Buona
Novella della Salvezza in Asia pu essere istituito soltanto se
i  Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i laici sono essi stessi
accesi  di  amore  per  Cristo e  ardenti  di  zelo  per  farlo
conoscere  a pi ampio raggio, per farlo amare pi intensamente
e  seguirlo  pi  da vicino ". I cristiani che  parlano  di
Cristo devono incarnare nella vita il messaggio che proclamano.
A  tale  riguardo,  tuttavia, una particolare  circostanza  nel
contesto  asiatico  esige  attenzione.  La  Chiesa  sa  che  la
silenziosa  testimonianza  di vita a tutt'oggi  rimane  l'unico
modo  di  proclamare il Regno di Dio in molti luoghi  in  Asia,
dove  la  proclamazione  esplicita    proibita  e  la  libert
religiosa  negata o sistematicamente ridotta.  La  Chiesa  vive
questo    tipo    di   testimonianza   in   modo   consapevole,
considerandola il suo " prendere la propria croce " (cfr Lc  9,
23),  anche  se  non si stanca di richiamare  i  governi  e  di
spingerli a riconoscere la libert religiosa come diritto umano
fondamentale.    significativo ripetere, a tale  riguardo,  le
parole  del Concilio Vaticano II: " La persona umana ha diritto
alla  libert religiosa. Tale libert consiste in  questo,  che
tutti  gli  uomini  devono essere immuni dalla  coercizione  da
parte  di singoli, di gruppi sociali e di qualsivoglia  potest
umana,  cos  che in materia religiosa nessuno sia  forzato  ad
agire  contro  la sua coscienza n sia impedito,  entro  debiti
limiti,  di agire in conformit alla sua coscienza privatamente
o  pubblicamente, in forma individuale o associata  ".   In
alcuni  Paesi  asiatici, questo principio  deve  ancora  essere
riconosciuto e posto in atto.
Chiaramente,  pertanto,  l'annuncio  di  Ges  Cristo  in  Asia
presenta  molti  aspetti  complessi sia  di  contenuto  che  di
metodo.  I  Padri  sinodali  erano acutamente  coscienti  della
legittima  variet di approcci alla proclamazione  di  Ges,  a
patto, per, che la fede sia rispettata nella sua integrit nel
processo di appropriazione e di condivisione della medesima. Il
Sinodo  ha  sottolineato che " l'evangelizzazione    oggi  una
realt   ricca   e  dinamica,  con  vari  aspetti,   quali   la
testimonianza,  il  dialogo,  l'annuncio,  la   catechesi,   la
conversione,   il  Battesimo,  l'inserimento   nella   comunit
ecclesiale, l'implantazione della Chiesa, l'inculturazione e lo
sviluppo   integrale  dell'uomo.  Alcuni  di  questi   elementi
procedono  insieme,  mentre  altri  sono  delle  tappe  o  fasi
successive del processo intero di evangelizzazione  ".   In
tutta  l'opera evangelizzatrice, tuttavia,  la completa verit
di  Ges Cristo che deve essere annunciata. Sottolineare alcuni
aspetti  dell'inesauribile  mistero  di  Ges    legittimo   e
necessario nel proporre gradualmente Cristo ad una persona,  ma
non  pu essere permesso alcun compromesso nell'integrit della
fede. Alla fin fine, l'accettazione della fede da parte di  una
persona deve basarsi su una comprensione certa della persona di
Ges Cristo, il Signore di tutti che "  lo stesso ieri, oggi e
sempre " (Eb 11, 8), come insegnato dalla Chiesa di ogni  tempo e luogo.
CAPITOLO 5
COMUNIONE E DIALOGO PER LA MISSIONE
Comunione e missione procedono di pari passo
24.  In  obbedienza  all'eterno disegno del Padre,  la  Chiesa,
prevista  sin  dalle  origini del mondo, preparata  nell'Antico
Testamento, istituita da Cristo Ges e resa presente nel  mondo
dallo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, " prosegue il suo
pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le  consolazioni
di  Dio  ", mentre incede verso la perfezione nella  gloria
del  cielo. Poich Dio desidera " la costituzione di  tutto  il
genere   umano  nell'unico  Popolo  di  Dio,  la  sua  riunione
nell'unico  Corpo  di  Cristo, la sua  edificazione  nell'unico
tempio  dello Spirito Santo ", la Chiesa  nel mondo  "  il
disegno visibile dell'amore di Dio per l'umanit, il sacramento
della  salvezza  ".  Non la si pu, pertanto,  considerare
semplicemente  come un'organizzazione sociale o  un'agenzia  di
assistenza  umanitaria.  Nonostante abbia  tra  i  suoi  membri
uomini e donne peccatori, essa deve essere vista come il  luogo
privilegiato  dell'incontro tra Dio e  l'uomo,  nel  quale  Dio
sceglie  di  rivelare il mistero della sua  vita  intima  e  di
realizzare il suo piano di salvezza del mondo.
Il  mistero del disegno d'amore di Dio  reso presente e attivo
nella  comunit  degli  uomini e delle  donne  che  sono  stati
sepolti con Cristo mediante il Battesimo nella morte, cos  che
come  Cristo    stato risuscitato dai morti dalla  gloria  del
Padre, anch'essi possano camminare in novit di vita (cfr Rm 6,
4).  Al  centro  del  mistero della Chiesa c'  il  vincolo  di
comunione   che  unisce  Cristo-Sposo  a  tutti  i  battezzati.
Attraverso  questa  comunione  vivente  e  vivificante,   "   i
cristiani  non appartengono a se stessi, ma sono  propriet  di
Cristo  ";  uniti  al  Figlio nel  vincolo  d'amore  dello
Spirito, sono uniti al Padre, e da questa comunione fluisce  la
comunione  che  essi  condividono l'uno  con  l'altro  mediante
Cristo  nello Spirito Santo. Il fine primario della Chiesa,
pertanto,    di essere il sacramento dell'intima unione  della
persona  umana  con  Dio e, poich la comunione  delle  persone
l'una  con  l'altra   radicata in questa unione  con  Dio,  la
Chiesa  pure il sacramento dell'unit del genere umano, in
lei gi iniziata; allo stesso tempo, essa  " segno e strumento " 
della  piena realizzazione di questa unit che  deve  ancora
compiersi. 
E  un  requisito essenziale della vita in Cristo che chi  entra
nella comunione con il Signore porti frutto: " Chi rimane in me
e  io  in lui, fa molto frutto " (Gv 15, 5), e ci  cos  vero
che la persona che non porta frutto non rimane nella comunione:
" Ogni tralcio che in me non porta frutto, (il Padre) lo pota "
(Gv  15,  2).  La  comunione  con Ges,  che  d  origine  alla
comunione   dei   cristiani  tra  di  loro,    la   condizione
indispensabile  per  portare frutto; e  la  comunione  con  gli
altri, dono di Cristo e del suo Spirito,  il frutto pi  bello
che  i  tralci  possano offrire. In questo senso,  comunione  e
missione sono inseparabilmente connesse l'una con l'altra, sono
intrecciate  e  si implicano vicendevolmente,  cos  che  "  la
comunione  rappresenta la sorgente e insieme  il  frutto  della
missione:  la comunione  missionaria e la missione    per  la
comunione ". 
Adoperando la teologia di comunione, il Concilio Vaticano II ha
potuto   descrivere  la  Chiesa  come  il  Popolo  di  Dio   in
pellegrinaggio  al quale, in certo modo, tutti  i  popoli  sono
collegati.   Su questa base, i Padri sinodali  hanno  posto
l'accento  sul legame misterioso tra la Chiesa e i  seguaci  di
altre  religioni asiatiche, notando che essi sono " relazionati
alla  (Chiesa)  in modi e gradi differenti ".  Tra  popoli,
culture  e  religioni cos differenti, " la vita  della  Chiesa
come comunione  della pi grande importanza ". In effetti,
il servizio di unit della Chiesa ha una specifica rilevanza in
Asia,  dove  vi  sono  molte tensioni, divisioni  e  conflitti,
causati    da    differenze   etniche,   sociali,    culturali,
linguistiche, economiche e religiose. E in tale contesto che le
Chiese  locali  in  Asia, in comunione  con  il  Successore  di
Pietro,  hanno bisogno di promuovere tra loro una pi  profonda
comunione  di  mente  e  di  cuore  mediante  una  pi  stretta
collaborazione tra di loro. Sono inoltre vitali  alla  missione
evangelizzatrice  le relazioni con le altre Chiese  e  Comunit
ecclesiali  e con i seguaci di altre religioni. Il  Sinodo,
pertanto,  ha  rinnovato l'impegno della  Chiesa  in  Asia  nel
compito  di promuovere sia i rapporti ecumenici che il  dialogo
interreligioso,  prendendo  atto del  fatto  che  il  costruire
unit, l'adoperarsi per la riconciliazione, il plasmare vincoli
di  solidariet,  il  promuovere il  dialogo  tra  religioni  e
culture, lo sradicare pregiudizi e il suscitare fiducia  tra  i
popoli  essenziale alla missione evangelizzatrice della Chiesa
nel Continente. Tutto ci richiede dalla comunit cattolica  un
sincero esame di coscienza, il coraggio della riconciliazione e
un   rinnovato  impegno  al  dialogo.  Alle  soglie  del  Terzo
Millennio,      chiaro  che  la  capacit  della   Chiesa   di
evangelizzare  richiede  che essa si  sforzi  vigorosamente  di
servire  la  causa  dell'unit in tutte le  dimensioni,  poich
comunione e missione procedono di pari passo.
Comunione dentro la Chiesa
25.  Riuniti  attorno  al  Successore  di  Pietro,  pregando  e
lavorando insieme, i Vescovi dell'Assemblea Speciale per l'Asia
hanno  offerto  un'immagine concreta di  quel  che  sarebbe  la
comunione della Chiesa in tutta la ricca diversit delle Chiese
particolari sulle quali presiedono nella carit. La mia  stessa
presenza alle Congregazioni Generali del Sinodo  stata sia una
grande opportunit per condividere le difficolt, le gioie e le
speranze  dei Vescovi, sia un esercizio intenso e profondamente
sentito   del  mio  ministero.  E  proprio  all'interno   della
prospettiva   della   comunione   ecclesiale   che   l'autorit
universale  del Successore di Pietro risplende pi chiaramente,
non  in  primo luogo come potere giuridico sulle Chiese locali,
ma  anzitutto  come  primato pastorale al  servizio  dell'unit
della   fede   e   della  vita  dell'intero  Popolo   di   Dio.
Profondamente  coscienti  che "  il  Ministero  petrino  ha  la
specifica  funzione  di  garantire e promuovere  l'unit  della
Chiesa   ",    i  Padri  sinodali  hanno  riconosciuto   con
apprezzamento il servizio che i Dicasteri della Curia Romana  e
il  Servizio  Diplomatico della Santa Sede rendono alle  Chiese
locali,  nello  spirito  di comunione e  di  collegialit.  
Essenziale  dimensione di questo servizio  il  rispetto  e  la
sensibilit che questi stretti collaboratori del Successore  di
Pietro  mostrano nei confronti della legittima diversit  delle
Chiese  locali  e della variet di culture e di  popoli  con  i
quali vengono a contatto.
Ogni Chiesa particolare deve fondarsi sulla testimonianza della
comunione  ecclesiale che costituisce la  natura  stessa  della
Chiesa.  I Padri sinodali hanno scelto di descrivere la Diocesi
come una comunione di comunit riunite attorno al Pastore, dove
il clero, i consacrati e i laici sono impegnati in un " dialogo
di vita e di cuore " sorretto dalla grazia dello Spirito Santo.
E  in  primo  luogo nella Diocesi che la  visione  di  una
comunione  di comunit pu avverarsi nel mezzo delle  complesse
realt  sociali, politiche, religiose, culturali ed  economiche
dell'Asia.  La  comunione ecclesiale implica  che  ogni  Chiesa
locale  deve diventare ci che i Padri sinodali hanno  chiamato
una  "  Chiesa partecipativa ", una Chiesa, cio,  nella  quale
ognuno  vive la propria vocazione ed adempie al proprio  ruolo.
Al  fine di edificare la " comunione per la missione " e  la  "
missione  di  comunione ", il singolare carisma di ogni  membro
deve  essere  riconosciuto, sviluppato ed  utilizzato  in  modo
efficace.  In particolare, vi  la necessit di  promuovere
un maggiore coinvolgimento dei laici e delle persone consacrate
nella  programmazione  pastorale  e  nel  processo  decisionale
mediante le strutture partecipative come i consigli pastorali e
le assemblee parrocchiali. 
In ogni Diocesi, la parrocchia rimane il luogo ordinario dove i
fedeli  si  riuniscono per crescere nella fede, per  vivere  il
mistero  della comunione ecclesiale e per prendere  parte  alla
missione  della  Chiesa. Pertanto, il Padri  del  Sinodo  hanno
caldamente  invitato i Parroci ad approntare nuovi ed  efficaci
modi  di  guidare  pastoralmente i fedeli, cos  che  ciascuno,
specialmente  il  povero,  si  senta  realmente   parte   della
parrocchia  e  dell'intero  Popolo di  Dio.  La  programmazione
pastorale  con  i laici dovrebbe essere una prassi  normale  di
tutte  le  parrocchie. Il Sinodo, poi,  ha  individuato  in
particolare  i giovani come coloro per i quali " la  parrocchia
dovrebbe  offrire  maggiori  opportunit  di  amicizia   e   di
comunione   attraverso   attivit   di   apostolato   giovanile
organizzato  e  di  associazioni di giovani ".    Nessuno  a
priori  dovrebbe essere escluso dal condividere  pienamente  la
vita e la missione della parrocchia in ragione della condizione
sociale, economica, politica, culturale o educativa e come ogni
seguace di Cristo ha un dono da offrire alla comunit, cos  la
comunit dovrebbe mostrare disponibilit a ricevere il dono  di
ognuno e beneficiarne.
In   tale   contesto  e  riferendosi  alla  propria  esperienza
pastorale, i Padri sinodali hanno sottolineato il valore  delle
comunit   ecclesiali  di  base  come  un  modo  efficace   per
promuovere la comunione e la partecipazione nelle parrocchie  e
nelle    Diocesi,    ed   anche   una   genuina    forza    per
l'evangelizzazione.  Questi piccoli gruppi aiutano i  fedeli
a  vivere come comunit che credono, pregano e si amano come  i
primi  cristiani (cfr At 2, 44-47; 4, 32-35). Essi  tendono  ad
aiutare i propri membri a vivere il Vangelo in spirito di amore
fraterno  e  di  servizio, e sono perci  un  solido  punto  di
partenza  per  costruire una nuova societ che sia  espressione
della civilt dell'amore. Insieme con il Sinodo, incoraggio  la
Chiesa  in  Asia,  l  dove  possibile,  a  considerare  queste
comunit  di  base  come  uno strumento  utile  per  l'attivit
evangelizzatrice  della  Chiesa.  Allo  stesso  tempo,  saranno
efficaci se, come ha scritto Paolo sesto, vivono in unione con  la
Chiesa  particolare  e universale in sincera  comunione  con  i
Pastori e il Magistero, con un impegno all'opera missionaria  e
senza dare spazio ad isolazionismi o a sfruttamento ideologico.
La presenza di queste piccole comunit non  contraria alle
istituzioni   e   alle  strutture  stabilite,   che   rimangono
necessarie alla Chiesa per adempiere alla propria missione.
Il  Sinodo  ha  riconosciuto pure il  ruolo  dei  movimenti  di
rinnovamento nella edificazione della comunione, quando offrono
opportunit  per un'esperienza di Dio pi interiore  attraverso
la  fede  e  i sacramenti e la promozione della conversione  di
vita. E responsabilit dei Pastori guidare, accompagnare ed
incoraggiare tali gruppi cos che possano integrarsi bene nella
vita  e nella missione della parrocchia e della Diocesi. Quanti
sono  coinvolti in associazioni o movimenti dovrebbero  offrire
sostegno  alla  Chiesa locale e non presentare se  stessi  come
alternativi  alle strutture diocesane e alla vita parrocchiale.
La comunione cresce pi robusta quando i responsabili locali di
questi  movimenti lavorano insieme con i Pastori in spirito  di
carit per il bene di tutti (cfr 1 Cor 1, 13).
Solidariet tra le Chiese
26. Questa comunione ad intra contribuisce alla solidariet tra
le stesse Chiese particolari. L'attenzione ai bisogni locali  
legittima e indispensabile, ma la comunione esige che le Chiese
particolari  rimangano aperte l'una nei confronti dell'altra  e
tra   di  loro  collaborino,  cos  che  nella  loro  diversit
preservino  e  manifestino chiaramente il vincolo di  comunione
con   la  Chiesa  universale.  La  comunione  esige  la   mutua
comprensione  ed  un approccio coordinato alla missione,  senza
pregiudizio all'autonomia e ai diritti delle Chiese secondo  le
rispettive  tradizioni teologiche, liturgiche e spirituali.  La
storia,  tuttavia,  dimostra come le divisioni  abbiano  spesso
ferito  la  comunione delle Chiese in Asia; lungo i secoli,  le
relazioni  tra  Chiese particolari di differenti  giurisdizioni
ecclesiastiche, di tradizioni liturgiche e di metodi missionari
sono  talvolta  state tese o difficili. I Vescovi  presenti  al
Sinodo  hanno riconosciuto come anche oggi tanto tra le  Chiese
particolari in Asia quanto al loro interno vi siano, purtroppo,
di  quando  in  quando  delle divisioni,  spesso  connesse  con
diversit  rituali,  linguistiche, etniche,  ideologiche  e  di
casta.  Alcune  ferite sono state parzialmente rimarginate,  ma
non vi  ancora totale guarigione.
Riconoscendo  che  l dove la comunione  indebolita,  viene  a
soffrire la testimonianza della Chiesa e il lavoro missionario,
i  Padri  hanno proposto iniziative concrete per  rafforzare  i
rapporti  tra  le  Chiese  particolari  in  Asia.  Oltre   alle
necessarie   espressioni   spirituali   di   sostegno   e    di
incoraggiamento, hanno suggerito una pi equa distribuzione dei
sacerdoti,  una  solidariet  economica  pi  efficace,  scambi
culturali  e teologici, ed aumentate opportunit di gemellaggio
fra Diocesi. 
Associazioni   regionali   e  continentali   di   Vescovi,   in
particolare  il  Consiglio dei Patriarchi cattolici  del  Medio
Oriente   e   la  Federazione  delle  Conferenze  dei   Vescovi
dell'Asia, hanno contribuito a promuovere l'unit tra le Chiese
locali   ed  hanno  fornito  un  luogo  di  incontro   per   la
collaborazione  al fine di risolvere problemi  pastorali.  Allo
stesso  modo, vi sono molti centri di teologia, di spiritualit
e  di attivit pastorale in Asia che promuovono la comunione  e
la  collaborazione  pratica. Deve essere preoccupazione  di
tutti   far   s   che  queste  promettenti  iniziative   siano
ulteriormente sviluppate per il bene sia della Chiesa che della
societ in Asia.
Le Chiese orientali cattoliche
27.   La   situazione   delle  Chiese   orientali   cattoliche,
principalmente  del  Medio  Oriente e  dell'India,  merita  una
attenzione  speciale.  Esse sono state custodi  sin  dai  tempi
apostolici  di  una  preziosa eredit spirituale,  liturgica  e
teologica;  i  loro  riti  e le loro tradizioni,  nati  in  una
profonda  inculturazione della fede sul suolo  di  molti  Paesi
dell'Asia,  hanno diritto al pi grande rispetto. Con  i  Padri
del Sinodo, chiedo ad ognuno di riconoscere i legittimi costumi
e   libert   di  queste  Chiese  in  materie  disciplinari   e
liturgiche,  come stabilito dal Codice dei Canoni delle  Chiese
Orientali.  Alla  luce  degli  insegnamenti  del  Concilio
Vaticano II, vi  l'urgente necessit di superare le paure e le
incomprensioni che sembrano comparire talvolta  fra  le  Chiese
orientali  cattoliche e la Chiesa latina,  e  pure  fra  quelle
Chiese  stesse,  specialmente  per  quanto  attiene  alla  cura
pastorale  dei  fedeli, anche al di fuori  dei  territori  loro
propri.  Come figli dell'unica Chiesa, rinati alla  novit
della  vita  in Cristo, i credenti sono chiamati ad  affrontare
ogni  cosa in spirito di comunione di intenti, di fiducia e  di
incrollabile  carit.  Non  si deve lasciare  che  i  conflitti
generino  divisioni, ma devono essere affrontati in spirito  di
verit  e di rispetto, poich non vi pu essere alcun  bene  se
non dall'amore. 
Queste  venerabili  Chiese  sono  coinvolte  direttamente   nel
dialogo  ecumenico con le Chiese ortodosse sorelle, e  i  Padri
sinodali  le hanno incoraggiate a proseguire su questa  strada.
Esse  hanno  anche  avuto preziose esperienze  di  dialogo
interreligioso,  specialmente con l'Islam, e  ci  pu  aiutare
altre  Chiese  in  Asia  e  altrove. E  chiaro  che  le  Chiese
orientali cattoliche hanno una grande ricchezza di tradizioni e
di  esperienze che possono grandemente recare beneficio a tutta
la Chiesa.
Condividere le speranze e i patimenti
28. I Padri del Sinodo erano pure coscienti della necessit  di
un'effettiva  comunione e collaborazione con le  Chiese  locali
presenti nei territori asiatici dell'ex Unione Sovietica che si
stanno ricostituendo tra le difficili circostanze ereditate  da
un tormentato periodo della storia. La Chiesa le accompagna con
la  preghiera,  condividendone le  sofferenze  e  le  ritrovate
speranze.  Incoraggio  tutta  la  Chiesa  ad  offrire  sostegno
morale,  spirituale e materiale, mettendo a disposizione  anche
persone ordinate e non ordinate: esse sono veramente necessarie
per  aiutare queste comunit nel compito di condividere l'amore
di Dio rivelato in Ges con i popoli di queste terre. 
In   molte  parti  dell'Asia,  i  nostri  fratelli  e   sorelle
continuano a vivere la fede tra restrizioni o totale  negazione
della  libert.  Per questi membri sofferenti della  Chiesa,  i
Padri   sinodali  hanno  espresso  speciale  preoccupazione   e
sollecitudine. Con i Vescovi dell'Asia, esorto i fratelli e  le
sorelle di queste Chiese che vivono in difficili circostanze ad
unire  le  loro  sofferenze a quelle  del  Signore  crocifisso,
poich  noi  e  loro  sappiamo che soltanto  la  Croce,  quando
portata  con  fede e amore,  via alla risurrezione  e  a  vita
nuova  per l'umanit. Incoraggio le varie Conferenze Episcopali
nazionali  in  Asia a stabilire un ufficio per  aiutare  queste
Chiese;  per  parte  mia  garantisco la  continua  vicinanza  e
sollecitudine  della Santa Sede a quanti soffrono  persecuzione
per  la  fede  in Cristo. Faccio appello ai  governi  e  ai
responsabili delle Nazioni ad adottare e a mettere  in  pratica
politiche che garantiscano la libert religiosa per tutti i cittadini.
In  diverse occasioni i Padri sinodali hanno volto gli  sguardi
alla  Chiesa cattolica nella Cina Continentale ed hanno pregato
affinch  venga  presto il giorno in cui  i  nostri  amatissimi
fratelli e sorelle cinesi siano liberi di praticare la fede  in
piena comunione con la Sede di Pietro e la Chiesa universale. A
voi,  cari  fratelli e sorelle cinesi, rivolgo questa  fervente
esortazione: non permettete mai che le difficolt e le  lacrime
diminuiscano  la vostra devozione a Cristo e il vostro  impegno
per  la  vostra grande Nazione. Il Sinodo ha pure  espresso
una cordiale solidariet con la Chiesa cattolica in Corea ed ha
manifestato sostegno agli " sforzi (dei cattolici)  di  offrire
assistenza  al popolo della Corea del Nord, privato  dei  mezzi
minimi  di sopravvivenza, e di portare riconciliazione tra  due
Paesi  formati  da  un  unico popolo, con  un'unica  lingua  ed
un'unica eredit culturale ". 
Allo  stesso modo, i pensieri del Sinodo si sono spesso rivolti
alla  Chiesa in Gerusalemme, che ha un posto speciale nel cuore
di tutti i cristiani. Le parole del profeta Isaia trovano senza
dubbio  un'eco  nei cuori di milioni di credenti  in  tutto  il
mondo,  per i quali Gerusalemme occupa un posto unico  e  molto
amato: " Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti
l'amate succhierete con delizia all'abbondanza del suo  seno  "
(66,  10-11).  Gerusalemme, citt della  riconciliazione  degli
uomini  con  Dio  e tra di loro,  stata cos spesso  luogo  di
conflitti  e  di divisione. I Padri sinodali hanno esortato  le
Chiese  particolari a dimostrare solidariet con la  Chiesa  in
Gerusalemme condividendone le sofferenze, pregando  per  lei  e
con  lei  collaborando per servire la pace, la giustizia  e  la
riconciliazione  tra i due popoli e le tre  religioni  presenti
nella  Citt  Santa. Rinnovo l'appello pi volte  fatto  ai
leader  politici  e  religiosi e a tutte le  persone  di  buona
volont di cercare vie per assicurare la pace e l'integrit  di
Gerusalemme. Come ho gi avuto modo di scrivere,  mio  fervido
auspicio  andarvi  in  religioso pellegrinaggio,  come  il  mio
Predecessore Papa Paolo VI, per pregare nella Citt Santa  dove
Ges  Cristo  vissuto, morto e risorto e a visitare  il  luogo
dal  quale,  nella  potenza dello Spirito Santo,  gli  Apostoli
partirono  per proclamare il Vangelo di Ges Cristo  al  mondo.
Una missione di dialogo
29.  Il tema comune dei vari Sinodi " continentali ", che hanno
contribuito  alla preparazione della Chiesa al Grande  Giubileo
dell'Anno  2000,    quello della nuova  evangelizzazione.  Una
nuova  epoca  di  annuncio del Vangelo   essenziale  non  solo
perch,  dopo  duemila  anni, una grande parte  della  famiglia
umana   ancora  non  riconosce  Cristo,  ma  anche  perch   la
situazione  in cui la Chiesa e il mondo si trovano alle  soglie
del  nuovo  millennio  presenta  particolari  sfide  alla  fede
religiosa e alle verit morali che discendono da essa. Vi  una
tendenza  pressoch  ovunque  a costruire  il  progresso  e  la
prosperit  senza riferimenti a Dio ed a ridurre la  dimensione
religiosa  della  persona  alla  sfera  privata.  La   societ,
separata dalle pi fondamentali verit che riguardano l'uomo, e
specificamente  la  sua relazione con  il  Creatore  e  con  la
redenzione  realizzata  da  Cristo  nello  Spirito  Santo,  pu
soltanto  smarrire  sempre  pi le vere  sorgenti  della  vita,
dell'amore  e  della felicit. Questo secolo violento  che  sta
rapidamente  giungendo al termine d terrificante testimonianza
di  ci che pu succedere quando si abbandonano la Verit e  la
Bont  per  la brama del potere e per l'affermazione  di  s  a
scapito  degli  altri. La nuova evangelizzazione,  come  invito
alla  conversione,  alla  grazia e  alla  sapienza,    l'unica
speranza  genuina  per un mondo migliore e per  un  futuro  pi
luminoso.  La  questione non  se la Chiesa abbia  qualcosa  di
essenziale  da dire agli uomini e alle donne del nostro  tempo,
ma  piuttosto  se  lo  possa  dire  con  chiarezza  e  in  modo
convincente!
All'epoca  del  Concilio Vaticano II, il mio  Predecessore,  il
Papa  Paolo VI ha dichiarato, nella Lettera enciclica Ecclesiam
suam,  che la questione del rapporto tra la Chiesa e  il  mondo
moderno era una delle preoccupazioni pi importanti del  nostro
tempo,  e scrisse che " la sua esistenza e la sua urgenza  sono
tali  da  creare  un peso nel nostro animo,  uno  stimolo,  una
chiamata ". Dal Concilio ad oggi la Chiesa ha coerentemente
dimostrato  di  voler perseguire quel rapporto  in  spirito  di
dialogo. Il desiderio di dialogo, tuttavia, non  semplicemente
una  strategia  per una pacifica coesistenza tra  i  popoli;  
invece  una parte essenziale della missione della Chiesa poich
esso  affonda  le  proprie  origini nell'amorevole  dialogo  di
salvezza che il Padre intrattiene con l'umanit nel Figlio  con
la  potenza  dello Spirito Santo. La Chiesa pu adempiere  alla
sua  missione soltanto in un modo che corrisponde alla  maniera
in  cui  Dio ha agito in Ges Cristo, che si  fatto  uomo,  ha
condiviso  la vita umana ed ha parlato un linguaggio umano  per
comunicare  il suo messaggio salvifico. Questo dialogo  che  la
Chiesa propone trova fondamento nella logica dell'Incarnazione.
Pertanto,   nient'altro  che  una  fervida   e   disinteressata
solidariet sospinge il dialogo della Chiesa con gli  uomini  e
le donne d'Asia che sono alla ricerca della verit nell'amore.
Sacramento dell'unit del genere umano, la Chiesa non  pu  non
entrare  in dialogo con tutti i popoli di ogni tempo e in  ogni
luogo.  In ragione della missione che ha ricevuto, essa  prende
il  largo per incontrare i popoli del mondo, conscia di  essere
un " piccolo gregge " all'interno di una vasta folla di umanit
(cfr  Lc  12, 32), ma anche di essere lievito nella  pasta  del
mondo  (cfr  Mt 13, 33). Gli sforzi per impegnarsi nel  dialogo
sono anzitutto rivolti verso quanti condividono la fede in Ges
Cristo,  Signore e Salvatore, per poi estendersi al di  l  del
mondo   cristiano  e  raggiungere  i  seguaci  di  ogni   altra
tradizione religiosa, sulla base dell'ansia religiosa  presente
in  ogni  cuore  umano.  Il  dialogo  ecumenico  e  il  dialogo
interreligioso  costituiscono dunque per  la  Chiesa  una  vera
vocazione.
Dialogo ecumenico
30.  Il  dialogo  ecumenico  una sfida  e  una  chiamata  alla
conversione per tutta la Chiesa, specialmente per la Chiesa  in
Asia,  dove  gli  abitanti si attendono dai  cristiani  un  pi
chiaro  segno  di  unit. Occorre restaurare la  comunione  tra
quanti  con  fede  hanno accettato Ges  Cristo  come  Signore,
perch tutti i popoli possano riunirsi insieme nella grazia  di
Dio.  Ges  stesso  ha pregato per l'unit  visibile  dei  suoi
discepoli e non cessa di stimolarli ad essa, cos che il  mondo
creda  che  il Padre l'ha mandato (cfr Gv 17, 21).  Ma  la
volont  del  Signore che la sua Chiesa sia  una,  attende  una
risposta completa e coraggiosa dai suoi discepoli.
In   Asia,   proprio   dove   il   numero   dei   cristiani   
proporzionalmente  piccolo,  la  divisione   rende   l'attivit
missionaria ancora pi difficile. I Padri sinodali hanno  preso
atto  che  " lo scandalo di una cristianit divisa  un  grande
ostacolo  per  l'evangelizzazione in Asia ".   Infatti,  la
divisione   tra   i   cristiani    considerata   una   contro-
testimonianza a Ges Cristo da quanti in Asia sono alla ricerca
di  armonia e di unit attraverso le loro religioni e  culture.
Pertanto,  la Chiesa cattolica in Asia si sente particolarmente
sospinta  ad  operare  per  l'unit con  gli  altri  cristiani,
rendendosi conto che la ricerca della piena comunione esige  da
ciascuno  carit,  discernimento, coraggio e  speranza.  "  Per
essere  autentico e fruttuoso, l'ecumenismo richiede, da  parte
dei   fedeli   cattolici,  alcune  fondamentali   disposizioni.
Innanzitutto la carit, con uno sguardo pieno di simpatia e  un
vivo  desiderio di cooperare, dove  possibile, con i  fratelli
delle  altre Chiese e Comunit ecclesiali. In secondo luogo  la
fedelt alla Chiesa cattolica, pur senza ignorare n negare  le
mancanze manifestate dal comportamento di certi suoi membri. In
terzo luogo lo spirito di discernimento, per apprezzare ci che
  buono  e  degno  di  lode. Infine,  richiesta  una  sincera
volont di purificazione e di rinnovamento ". 
Anche se hanno riconosciuto le difficolt tuttora esistenti nei
rapporti  tra cristiani, che implicano non soltanto  pregiudizi
ereditati  dal  passato  ma  anche  convincimenti  radicati  in
profonde convinzioni che coinvolgono la coscienza, i  Padri
del  Sinodo hanno tuttavia evidenziato i segni delle migliorate
relazioni  tra alcune Chiese e comunit cristiane in  Asia.  Ad
esempio,  cattolici e ortodossi riconoscono  spesso  una  unit
culturale  tra  loro,  un  senso di  condivisione  di  elementi
importanti   di   una  tradizione  ecclesiale  comune.   Questo
costituisce una solida base per un dialogo ecumenico  fruttuoso
che  possa  proseguire  anche nel prossimo  millennio,  e  che,
speriamo  e  preghiamo, alla fine ponga termine alle  divisioni
del millennio che si sta per concludere.
A  livello  pratico, il Sinodo ha proposto  che  le  Conferenze
Episcopali in Asia invitino le altre Chiese cristiane ad unirsi
in  un cammino di preghiera e di consultazioni per esplorare le
possibilit  di  nuove strutture e associazioni ecumeniche  per
promuovere  l'unit dei cristiani. Aiuter pure il suggerimento
del  Sinodo affinch la Settimana di preghiera per l'unit  dei
cristiani  sia  celebrata pi fruttuosamente.  I  Vescovi  sono
incoraggiati  ad istituire e a presiedere dei centri  ecumenici
di  preghiera  e  di  dialogo; ed   necessario  includere  nel
curriculum  dei  seminari, delle case  di  formazione  e  nelle
istituzioni  educative una formazione adeguata per  il  dialogo
ecumenico.
Dialogo interreligioso
31.  Nella  Lettera apostolica Tertio millennio adveniente,  ho
indicato  che  l'avvicinarsi di un nuovo  millennio  offre  una
grande opportunit per il dialogo interreligioso e per incontri
con  i  leader delle grandi religioni del mondo.  Contatti,
dialogo  e  cooperazione con i seguaci delle altre religioni  
compito  che  il Concilio Vaticano II ha affidato  a  tutta  la
Chiesa  come un dovere ed una sfida. I principi per la  ricerca
di  un positivo rapporto con le altre tradizioni religiose sono
enunciati   nella  Dichiarazione  conciliare   Nostra   aetate,
promulgata  il  28  ottobre 1965. Essa   la  magna  carta  del
dialogo  interreligioso per i nostri tempi. Dal punto di  vista
cristiano, il dialogo interreligioso  ben pi che un modo  per
promuovere la conoscenza e l'arricchimento reciproci;    parte
della  missione evangelizzatrice della Chiesa, una  espressione
della  missione ad gentes. I cristiani apportano  a  questo
dialogo  la  ferma convinzione che la pienezza  della  salvezza
proviene soltanto da Cristo e che la comunit della Chiesa alla
quale appartengono  il mezzo ordinario di salvezza. Ripeto
qui   quanto  scrissi  alla  Quinta  Assemblea  Plenaria  della
Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia: " Sebbene la
Chiesa riconosca con piacere ci che c' di vero e santo  nelle
tradizioni    religiose   del   Buddismo,    dell'Induismo    e
dell'Islamismo,  come riflesso di quella  verit  che  illumina
tutti  gli  uomini,  questo  non  limita  il  suo  compito   di
proclamare incessantemente Ges Cristo che  "la via, la verit
e  la  vita" (Gv 14,6) Il fatto che seguaci di altre  religioni
possano  ricevere la grazia di Dio e possano essere salvati  da
Cristo al di l dei mezzi che lui ha stabilito, non annulla  la
chiamata  alla fede e al Battesimo che Dio vuole per  tutte  le
persone ". 
Riguardo  al  processo  del dialogo,  nella  Lettera  enciclica
Redemptoris  missio  ho scritto: " Non ci deve  essere  nessuna
abdicazione  n  falso irenismo, ma la testimonianza  reciproca
per  un comune progresso nel cammino di ricerca e di esperienza
religiosa e, al tempo stesso, per il superamento di pregiudizi,
intolleranze e malintesi ". Solo quanti sono dotati di  una
fede  cristiana  matura  e  convinta sono  qualificati  per  un
coinvolgimento in un genuino dialogo interreligioso. " Soltanto
i  cristiani  che  sono profondamente immersi  nel  mistero  di
Cristo  e  sono felici nella propria comunit di fede  possono,
senza  inutile  rischio  e  con speranza  di  frutti  positivi,
coinvolgersi  nel  dialogo  interreligioso  ".   E   perci
importante per la Chiesa in Asia fornire modelli appropriati di
dialogo  interreligioso (evangelizzazione nel dialogo e dialogo
per  l'evangelizzazione) e preparazione adeguata per quanti  ne
sono coinvolti.
Dopo aver sottolineato la necessit di una ferma fede in Cristo
nel  dialogo interreligioso, i Padri sinodali hanno parlato del
bisogno  di un dialogo di vita e di cuore. I seguaci di  Cristo
devono avere il cuore umile e cordiale del Maestro, mai superbo
n condiscendente, quando incontrano la controparte nel dialogo
(cfr Mt 11, 29). " Le relazioni interreligiose si sviluppano al
meglio in un contesto di apertura ad altri credenti, di volont
d'ascolto  e  di  desiderio di rispettare e di comprendere  gli
altri  nelle loro differenze. Per tutto questo  indispensabile
l'amore   per   gli   altri.   Ci   dovrebbe   condurre   alla
collaborazione, all'armonia ed al mutuo arricchimento ". 
Per guidare quanti sono impegnati in questo processo, il Sinodo
ha   suggerito   di   stendere  un   direttorio   sul   dialogo
interreligioso.    Mentre  la  Chiesa  esplora   nuove   vie
d'incontro con altre religioni, desidero ricordare alcune forme
di  dialogo  gi  in corso con buoni risultati, inclusi  scambi
accademici  tra  esperti  nelle varie  tradizioni  religiose  o
rappresentanti  di  queste,  l'azione  comune  a  favore  dello
sviluppo  umano  integrale  e la  difesa  dei  valori  umani  e
religiosi. Desidero riaffermare quanto sia importante,  nel
processo   del  dialogo,  rivitalizzare  la  preghiera   e   la
contemplazione.   Le   persone  di  vita   consacrata   possono
contribuire  in  modo  significativo al dialogo  interreligioso
testimoniando la vitalit delle grandi tradizioni cristiane  di
ascetismo e di misticismo. 
Il memorabile incontro ad Assisi, la citt di san Francesco, il
27  ottobre  1986  tra la Chiesa cattolica e  i  rappresentanti
delle  altre  religioni mondiali dimostra che gli uomini  e  le
donne di religione, senza abbandonare le rispettive tradizioni,
possono  tuttavia impegnarsi nella preghiera e operare  per  la
pace  e il bene dell'umanit.  La Chiesa deve continuare  ad
impegnarsi per preservare e promuovere a tutti i livelli questo
spirito di incontro e di collaborazione con le altre religioni.
La  comunione  e  il dialogo sono due aspetti essenziali  della
missione   della   Chiesa:  essi  hanno   il   loro   esemplare
infinitamente  trascendente nel mistero  della  Trinit,  dalla
quale  viene ogni missione ed alla quale deve tornare. Uno  dei
grandi  doni  "  di  compleanno " che i  membri  della  Chiesa,
specialmente i Pastori, possono offrire al Signore della storia
nel   duemillesimo   anniversario   dell'Incarnazione       il
rafforzamento  dello spirito di unit e di  comunione  ad  ogni
livello  della  vita ecclesiale, una " santa fierezza  "  nella
continua  fedelt della Chiesa a quanto le   stato  dato,  una
nuova  fiducia  nella grazia e nella missione  perenni  che  la
inviano  tra  i popoli del mondo quale testimone  dell'amore  e
della  misericordia salvifici di Dio. Solo se il Popolo di  Dio
riconoscer il dono che in Cristo gli  proprio, sar in  grado
di comunicarlo agli altri mediante l'annuncio e il dialogo.
CAPITOLO 6
IL SERVIZIO DELLA PROMOZIONE UMANA
La dottrina sociale della Chiesa
32.  Nel  servizio alla famiglia umana, la Chiesa si rivolge  a
tutti  gli  uomini  e  a  tutte  le  donne  senza  distinzione,
sforzandosi   di   costruire  insieme  con  loro   la   civilt
dell'amore,  fondata sui valori universali  della  pace,  della
giustizia,  della solidariet e della libert, che  trovano  il
pieno  compimento  in  Cristo. Come  ha  affermato  con  parole
memorabili  il Concilio Vaticano II: " Le gioie e le  speranze,
le  tristezze e le angosce degli uomini d'oggi soprattutto e di
tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le
tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi   di
genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore ".    La
Chiesa in Asia, pertanto, con la sua moltitudine di poveri e di
oppressi,    chiamata a vivere una comunione di  vita  che  si
manifesta in modo particolare nell'amorevole servizio ai poveri
e agli indifesi.
Se  nei  tempi  recenti il Magistero della  Chiesa  ha  vieppi
insistito sulla necessit di promuovere lo sviluppo autentico e
integrale della persona umana,  lo ha fatto in risposta alla
reale  situazione  dei  popoli  del  mondo  e  ad  un'aumentata
consapevolezza  che non soltanto le azioni degli  individui  ma
anche strutture della vita sociale, politica ed economica  sono
spesso nemiche dell'umano benessere. Gli squilibri connessi col
crescente  divario tra coloro che beneficiano  della  aumentata
capacit del mondo di produrre ricchezza e quanti sono lasciati
ai margini del progresso esigono un cambiamento radicale sia di
mentalit  sia  di strutture a favore della persona  umana.  La
grande  sfida  morale  che sta di fronte alle  Nazioni  e  alla
comunit internazionale nei confronti dello sviluppo  di avere
il  coraggio  di una nuova solidariet, capace  di  fare  passi
creativi  ed  efficaci  per  superare  tanto  il  sottosviluppo
disumanizzante quanto il " supersviluppo " che tende a  ridurre
la  persona  ad  una particella economica in una  ragnatela  di
consumi  sempre  pi  oppressiva. Mentre  cerca  di  promuovere
questo  cambiamento, " la Chiesa non ha soluzioni  tecniche  da
offrire",  ma  "d il suo primo contributo  alla  soluzione
dell'urgente problema dello sviluppo quando proclama la  verit
su  Cristo,  su  se  stessa  e sull'uomo,  applicandola  a  una
situazione  concreta ". Lo sviluppo umano  non    mai  una
semplice  questione  tecnica  o  economica.  E  anzitutto   una
questione umana e morale.
La  dottrina  sociale della Chiesa, che propone un  insieme  di
principi  di  riflessione, di criteri  per  il  giudizio  e  di
direttive per l'azione,   rivolta in primo luogo ai  membri
della  Chiesa.  E  essenziale  che  i  fedeli  impegnati  nella
promozione  umana  abbiano una solida  comprensione  di  questo
prezioso  corpo  di insegnamenti e lo rendano parte  integrante
della loro missione evangelizzatrice. I Padri sinodali, perci,
hanno sottolineato l'importanza di offrire ai fedeli - in  ogni
attivit educativa, e specialmente nei seminari e nelle case di
formazione  -  una  solida  preparazione  nei  riguardi   della
dottrina  sociale  della Chiesa.  I leader  cristiani  nella
Chiesa e nella societ, specialmente i laici con responsabilit
nella  vita  pubblica,  debbono essere ben  formati  in  questo
insegnamento cos che possano ispirare e vivificare la  societ
civile  e le sue strutture con il lievito del Vangelo.   La
dottrina  sociale  della Chiesa non soltanto richiamer  questi
leader  cristiani ai loro doveri, ma offrir loro  anche  delle
linee  guida  per  agire a favore dello sviluppo  umano,  e  li
liberer da false nozioni circa la persona e l'attivit umana.
La dignit della persona umana
33.  Gli  esseri umani e non la ricchezza o la tecnologia  sono
gli agenti primari e i destinatari dello sviluppo. Pertanto, il
tipo  di sviluppo che la Chiesa promuove va ben al di l  delle
questioni  di  economia o di tecnologia: inizia e  termina  con
l'integrit  della persona umana creata ad immagine  di  Dio  e
dotata di dignit e diritti umani inalienabili dati ad essa  da
Dio.  Le diverse dichiarazioni internazionali sui diritti umani
e  le  molte  iniziative da esse ispirate  sono  segno  di  una
crescente  attenzione  a livello mondiale  alla  dignit  della
persona  umana. Purtroppo, queste dichiarazioni vengono  spesso
violate   nella   pratica.   A  cinquant'anni   dalla   solenne
proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,
molte persone sono ancora soggette alle pi degradanti forme di
sfruttamento e di manipolazione, che le riducono a  vere  forme
di schiavit in bala dei pi potenti, di ideologie, del potere
economico,  di  sistemi politici oppressivi, della  tecnocrazia
scientifica o dell'invadenza dei mass media. 
I  Padri  del  Sinodo  erano  ben coscienti  della  persistente
violazione  dei diritti umani in molte parti del  mondo,  e  in
maniera particolare in Asia, dove " milioni di persone soffrono
discriminazione, sfruttamento, povert ed emarginazione ";  
essi hanno espresso la necessit che tutto il popolo di Dio  in
Asia   giunga   ad  una  chiara  consapevolezza   della   sfida
inevitabile e irrinunciabile connessa con la difesa dei diritti
umani e con la promozione della giustizia e della pace.
Amore preferenziale per i poveri
34.  Nella  ricerca  della promozione della dignit  umana,  la
Chiesa  dimostra un amore preferenziale per i poveri e i  senza
voce,  perch  il Signore si  identificato con  loro  in  modo
speciale (cfr Mt 25, 40). Questo amore non esclude nessuno,  ma
incarna semplicemente una priorit di servizio alla quale tutta
la  tradizione  cristiana  d  testimonianza.  "  Questo  amore
preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non pu non
abbracciare  le immense moltitudini di affamati, di mendicanti,
di  senzatetto,  senza assistenza medica e, soprattutto,  senza
speranza  di  un futuro migliore: non si pu non prendere  atto
dell'esistenza  di  queste realt. L'ignorarle  significherebbe
assimilarci  al "ricco epulone", che fingeva di  non  conoscere
Lazzaro, il mendico giacente fuori della sua porta (cfr Lc  16,19-31)".
Ci  particolarmente vero per quanto  concerne
l'Asia, continente con abbondanti risorse e grandi civilt,  ma
dove  si possono trovare alcune delle Nazioni pi povere  della
terra   e   dove  pi  della  met  della  popolazione   soffre
privazioni,  povert e sfruttamento. I poveri  dell'Asia  e
del mondo troveranno sempre le migliori ragioni di speranza nel
comandamento evangelico di amarsi l'un l'altro come  Cristo  ci
ha  amati  (cfr  Gv  13, 34) e la Chiesa in Asia  non  pu  non
sforzarsi con grande zelo per adempiere, in parole e in  opere,
quel comandamento nei confronti dei poveri.
La  solidariet  con  i  poveri  diviene  pi  credibile  se  i
cristiani  stessi vivono in semplicit, seguendo  l'esempio  di
Ges.  La  semplicit di vita, la fede profonda  e  il  sincero
amore verso tutti, specialmente per i poveri e i reietti,  sono
esempi  luminosi del Vangelo all'opera. I Padri sinodali  hanno
invitato  i cattolici dell'Asia ad adottare uno stile  di  vita
consono  all'insegnamento del Vangelo, cos  da  poter  servire
meglio  la  missione della Chiesa e affinch la  Chiesa  stessa
possa diventare una Chiesa dei poveri e per i poveri. 
Nel  suo amore per i poveri dell'Asia, la Chiesa si rivolge  in
modo  speciale  agli  emigranti, alle  popolazioni  indigene  e
tribali,  alle  donne e ai bambini, poich sono spesso  vittime
delle  forme  peggiori  di sfruttamento. Innumerevoli  persone,
inoltre,  soffrono discriminazione a causa della loro  cultura,
colore, razza, casta, stato economico o modo di pensare. Tra di
essi  vi  sono  coloro che sono oppressi  a  causa  della  loro
conversione al cristianesimo. Mi unisco ai Padri del Sinodo
nel  fare  appello a tutte le Nazioni affinch  riconoscano  il
diritto  alla libert di coscienza e di religione e agli  altri
diritti umani fondamentali. 
Nelle  attuali circostanze l'Asia sta sperimentando  un  flusso
senza precedenti di rifugiati, di persone che cercano asilo, di
emigranti e di lavoratori d'oltremare. Nei Paesi dove arrivano,
queste  persone  si  trovano  spesso  senza  amici,  estraniati
culturalmente,  svantaggiati  linguisticamente  e   vulnerabili
economicamente. Hanno bisogno di sostegno e di  attenzione  per
poter  preservare la propria dignit umana e la propria eredit
culturale  e religiosa. Nonostante le limitate risorse,  la
Chiesa   in  Asia  cerca  generosamente  di  essere  una   casa
accogliente  per quanti sono stanchi e affaticati, sapendo  che
nel Cuore di Ges, dove nessuno  straniero, troveranno ristoro
(cfr Mt 11, 28-29).
In  quasi  tutte  le  Nazioni  dell'Asia  vi  sono  consistenti
popolazioni  aborigene, alcune di queste al livello  pi  basso
dell'economia. Il Sinodo ha pi volte rilevato che gli indigeni
o  i  tribali spesso si sentono attratti dalla persona di  Ges
Cristo e dalla Chiesa, comunit di amore e di servizio. Qui
si prospetta un campo immenso di azione nell'educazione e nella
sanit,   come   pure   nel   campo  della   promozione   della
partecipazione    sociale.   La   comunit    cattolica    deve
intensificare  il  lavoro  pastorale  tra  costoro,   prestando
attenzione  alle  loro  preoccupazioni  e  alle  questioni   di
giustizia   che   toccano  la  loro  vita.   Ci   suppone   un
atteggiamento   di  grande  rispetto  per  la  loro   religione
tradizionale  e i suoi valori; suppone inoltre la necessit  di
aiutarli  ad  aiutare se stessi, cos che possano lavorare  per
migliorare  la  loro situazione e divenire gli  evangelizzatori
della propria cultura e della propria societ. 
Nessuno pu rimanere indifferente di fronte alle sofferenze  di
innumerevoli   bambini  in  Asia,  vittime   di   intollerabile
sfruttamento  e violenza, non semplicemente come risultato  del
male  perpetrato  da  individui,  ma  spesso  come  conseguenza
diretta  di strutture sociali corrotte. I Padri sinodali  hanno
identificato  il lavoro minorile, la pedofilia  e  il  fenomeno
della  droga  come mali sociali che direttamente  colpiscono  i
bambini  ed  hanno  chiaramente individuato  il  fatto  che  si
combinano  con  altri  mali, come la povert  e  mal  concepiti
programmi di sviluppo nazionale.  La Chiesa deve fare  tutto
ci che  nelle sue possibilit per vincere il potere di questi
mali, agendo per conto dei pi sfruttati e cercando di condurre
questi  piccoli all'amore di Ges, poich a loro appartiene  il
Regno di Dio (cfr Lc 18, 16). 
Il  Sinodo  ha manifestato una speciale preoccupazione  per  le
donne la cui situazione rimane un serio problema in Asia,  dove
la  discriminazione e la violenza contro di esse avviene spesso
tra  le mura domestiche, nel luogo di lavoro e addirittura  nel
sistema  legale. L'analfabetismo  particolarmente diffuso  tra
le  donne,  e  molte sono trattate semplicemente  come  oggetti
nell'ambito  della prostituzione, del turismo e  dell'industria
del  divertimento.   Nella  lotta  contro  ogni  forma   di
ingiustizia  e di discriminazione, le donne dovrebbero  trovare
nella  comunit  cristiana un alleato, e per  tale  ragione  il
Sinodo ha proposto che le Chiese locali in Asia promuovano, ove
possibile,  iniziative  a tutela dei diritti  umani  per  conto
delle  donne.  Lo  scopo deve essere quello  di  introdurre  un
cambiamento    di    atteggiamenti    attraverso    un'adeguata
comprensione  del  ruolo  degli  uomini  e  delle  donne  nella
famiglia, nella societ e nella Chiesa attraverso una  maggiore
coscienza della originaria complementarit tra uomini e  donne,
e  un maggiore apprezzamento della dimensione femminile in ogni
attivit umana. Il contributo delle donne  stato troppo spesso
sottovalutato  o ignorato, con il risultato di un impoverimento
spirituale di umanit. La Chiesa in Asia potrebbe difendere pi
visibilmente  ed  efficacemente la dignit e la  libert  delle
donne incoraggiandone il ruolo nella vita della Chiesa, inclusa
la vita intellettuale, ed aprendo loro maggiori opportunit per
essere  attivamente  presenti nella  missione  di  amore  e  di
servizio che le  propria. 
Il Vangelo della vita
35.  Il  servizio a favore dello sviluppo umano inizia  con  il
servizio alla vita stessa, che  un grande dono datoci da  Dio:
egli  ce lo affida come progetto e come responsabilit.  Siamo,
pertanto,  i  custodi  della vita, non i  proprietari.  Abbiamo
ricevuto   liberamente   il  dono  e,   in   atteggiamento   di
gratitudine,  non possiamo mai esimerci dal rispettarlo  e  dal
difenderlo,  dal momento del suo inizio fino alla sua  naturale
conclusione.  Dal  momento  del  concepimento,  la  vita  umana
coinvolge l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre  in  un
legame  speciale  con il Creatore, sorgente della  vita  e  suo
unico  termine. Non vi  vero progresso, n vera societ civile
e  nemmeno promozione umana senza il rispetto della vita umana,
specialmente  quella di quanti non hanno voce per difendere  se
stessi.  La  vita  di ogni persona, sia quella  del  bimbo  nel
grembo  materno  o  quella  del  malato,  dell'handicappato   o
dell'anziano,  un dono per tutti.
Circa  la  santit  della vita umana, i  Padri  sinodali  hanno
riaffermato   in  maniera  incondizionata  l'insegnamento   del
Concilio  Vaticano  II  e del Magistero  susseguente,  compreso
quello  della mia Lettera enciclica Evangelium vitae. Mi unisco
a loro nell'esortare i fedeli dei loro Paesi, dove la questione
demografica viene spesso usata come argomento per la  necessit
di  introdurre  l'aborto e programmi artificiali  di  controllo
della  popolazione, a resistere alla " cultura della  morte  ".
Essi potranno dimostrare la loro fedelt a Dio e  il  loro
impegno  per la vera promozione umana sostenendo e partecipando
a programmi che difendono la vita di quanti non hanno il potere
di difendere se stessi.
La sanit
36.  Seguendo  le orme di Ges Cristo che ebbe compassione  per
tutti  e  cur  " ogni malattia e infermit " (Mt  9,  35),  la
Chiesa  in  Asia   impegnata a divenire ancora  pi  coinvolta
nella  cura dei malati, poich questo  una parte vitale  della
sua  missione  tesa ad offrire la grazia sanante  di  Cristo  a
tutta  la persona. Come il Buon Samaritano della parabola  (cfr
Lc  10, 29-37), la Chiesa vuole prendersi cura dei malati e dei
disabili in modi concreti, specialmente l dove le  persone
sono  prive delle cure mediche elementari a causa della povert
e dell'emarginazione.
In  diverse  occasioni durante le mie visite alla Chiesa  nelle
differenti  parti del mondo mi sono profondamente commosso  per
la straordinaria testimonianza cristiana offerta da religiosi e
da  consacrati, medici, infermieri e altri operatori  sanitari,
specialmente da coloro che lavorano con gli handicappati, o nel
campo  dei  malati  terminali, oppure  nella  lotta  contro  la
diffusione  di  nuove  malattie, come l'AIDS.  Sempre  pi  gli
operatori sanitari cristiani sono chiamati ad essere generosi e
disinteressati  nel donarsi nei confronti delle  vittime  della
droga  e  dell'AIDS,  spesso disprezzati ed  abbandonati  dalla
societ.  Molte istituzioni mediche cattoliche in  Asia  si
trovano  a  dover fronteggiare politiche della sanit  pubblica
non  basate su principi cristiani, e diverse di loro si trovano
appesantite   da   difficolt   economiche   sempre   maggiori.
Nonostante  questi  problemi,  l'amore  disinteressato   e   la
sollecita  professionalit  degli  operatori  fanno  di  queste
istituzioni un ammirevole ed apprezzato servizio alla comunit,
come   pure  un  segno  particolarmente  visibile  ed  efficace
dell'inesauribile  amore  di  Dio.  Questi  operatori  sanitari
devono  essere  incoraggiati  e  sostenuti  per  il  bene   che
compiono. La loro perseverante dedizione ed efficienza sono  il
modo  migliore  per  far  s che i valori  cristiani  ed  etici
entrino  profondamente  nei  sistemi  della  sanit  in   Asia,
trasformandoli dall'interno. 
L'educazione
37.   In   tutta  l'Asia  l'impegno  della  Chiesa  nel   campo
dell'educazione  vasto e ampiamente visibile, ed  pertanto un
elemento chiave della sua presenza tra i popoli del Continente.
In  molti Paesi, le scuole cattoliche hanno un ruolo importante
nell'evangelizzazione,  inculturando la  fede,  insegnando  uno
stile  di apertura e di rispetto, e promuovendo la comprensione
interreligiosa.  Le  scuole della Chiesa spesso  forniscono  le
uniche   opportunit  educative  per  bambine,  per   minoranze
tribali,  per  i  poveri delle campagne e per  i  bambini  meno
privilegiati.  I  Padri  sinodali si sono  dimostrati  convinti
della  necessit  di  espandere e  di  sviluppare  l'apostolato
dell'educazione in Asia, avendo uno sguardo particolare per gli
svantaggiati, cos da aiutarli a prendere il posto a cui  hanno
diritto  come cittadini a pieno titolo nella societ.  Come
hanno  segnalato i Padri sinodali, questo significher  che  il
sistema  dell'educazione  cattolica deve  diventare  ancor  pi
chiaramente diretto alla promozione umana, fornendo un ambiente
dove  gli  studenti ricevano non soltanto gli elementi  formali
dell'apprendimento  ma, pi in generale, una  formazione  umana
integrale  basata sugli insegnamenti di Cristo. 
Proposta e ricevuta. 
Allo stesso  modo, le  universit  cattoliche,  oltre  a  perseguire  
l'eccellenza accademica  per  la quale sono gi note, devono 
mantenere  una chiara  identit cristiana al fine di essere lievito  
cristiano nelle societ dell'Asia.
L'edificazione della pace
38. Al temine del ventesimo secolo il mondo  ancora minacciato
da  forze  che generano conflitti e guerre, e l'Asia certamente
non  ne  esente. Fra queste forze si annoverano l'intolleranza
e l'emarginazione di ogni tipo: sociale, culturale, politica ed
anche  religiosa.  Giorno  dopo  giorno  nuova  violenza  viene
esercitata su individui e su popoli interi, e la cultura  della
morte  prende piede nell'ingiustificabile ricorso alla violenza
per risolvere le tensioni. Di fronte alla tragica situazione di
conflitto  esistente in troppe parti del  mondo,  la  Chiesa  
chiamata   ad  essere  profondamente  coinvolta  negli   sforzi
internazionali e interreligiosi per far trionfare la  pace,  la
giustizia e la riconciliazione. Essa continua ad insistere  sul
negoziato  e  sulla  soluzione non militare  dei  conflitti,  e
attende  il giorno in cui le Nazioni abbandoneranno  la  guerra
quale  strumento per venire a capo delle rivendicazioni o quale
mezzo  per risolvere le dispute. Essa  convinta che la  guerra
crei maggiori problemi di quanti ne risolva, che il dialogo sia
l'unica strada giusta e nobile per giungere all'accordo e  alla
riconciliazione, e che l'arte    paziente    e    saggia
dell'edificazione della pace  benedetta in maniera speciale da Dio.
Particolarmente   preoccupante   nel   contesto   asiatico    
l'incremento di arsenali di armi di distruzione di  massa:  ci
costituisce una spesa immorale e rovinosa nei piani di bilancio
nazionali, che in alcuni casi non possono soddisfare neppure  i
bisogni  fondamentali  del popolo. I  Padri  del  Sinodo  hanno
parlato  pure dell'enorme numero di mine antiuomo in Asia,  che
hanno  mutilato  o  ucciso centinaia  di  migliaia  di  persone
innocenti,  rendendo inutilizzabili allo stesso  tempo  terreni
fertili che avrebbero potuto essere usati per la produzione  di
cibo.  E  responsabilit  di tutti,  specialmente  di  chi
governa  le Nazioni, adoperarsi con maggiore energia  a  favore
del  disarmo.  Il Sinodo ha invocato la fine della costruzione,
della   vendita  e  dell'uso  di  armi  nucleari,  chimiche   e
biologiche  ed  ha esortato quanti hanno disseminato  mine  nel
terreno  ad  aiutare nell'opera di bonifica e di ricostruzione.
Al di sopra di tutto, i Padri sinodali hanno invocato Dio,
che  conosce  le  profondit di ogni coscienza umana,  affinch
ponga  sentimenti di pace nel cuore di quanti sono  tentati  di
seguire  le vie della violenza, cos che possa divenire  realt
la  visione della Bibbia: " Forgeranno le loro spade in vomeri,
le  loro  lance  in falci; un popolo non alzer  pi  la  spada
contro  un  altro  popolo, non si eserciteranno  pi  nell'arte
della guerra " (Is 2, 4).
Il Sinodo ha ascoltato molte testimonianze sulle sofferenze del
popolo  dell'Iraq,  e come molti iracheni,  specie  i  bambini,
siano morti a causa della mancanza di medicine e di altri  beni
di  prima  necessit  in conseguenza del  persistente  embargo.
Insieme con i Padri sinodali, esprimo ancora una volta  la  mia
solidariet  al popolo dell'Iraq e sono particolarmente  vicino
nella  preghiera e nella speranza ai figli e alle figlie  della
Chiesa di quel Paese. Il Sinodo ha supplicato Dio di illuminare
le  coscienze di quanti hanno la responsabilit di dare  giusta
soluzione  alla  crisi,  affinch ad un  popolo  gi  duramente
provato siano risparmiate ulteriori sofferenze e lacrime. 
La globalizzazione
39.  I  Padri  del  Sinodo hanno riconosciuto l'importanza  del
processo  di  globalizzazione  economica  nel  considerare   la
questione  della promozione umana in Asia. Pur  prendendo  atto
dei  molteplici  aspetti positivi della globalizzazione,  hanno
rilevato anche il fatto che essa si  risolta a svantaggio  dei
poveri per l'intrinseca tendenza a spingere le Nazioni  pi
povere  ai  margini  dei rapporti internazionali  di  carattere
economico e politico. Molti Paesi asiatici non sono in grado di
inserirsi  in una economia globale di mercato. Forse anche  pi
significativo  poi l'aspetto di una globalizzazione culturale,
resa  possibile  dai moderni mezzi di comunicazione:  essa  sta
rapidamente  attirando  le  societ asiatiche  in  una  cultura
consumistica   globale,  secolarizzata  e  materialistica.   Ne
risulta  l'erosione della famiglia tradizionale  e  dei  valori
sociali che fino ad ora hanno sostenuto popoli e societ. Tutto
ci  rende  evidente  che  gli aspetti  etici  e  morali  della
globalizzazione devono essere direttamente affrontati dai  capi
delle Nazioni e dalle organizzazioni coinvolte nella promozione umana.
La  Chiesa  insiste  sulla necessit di una  "  globalizzazione
senza  marginalizzazione ". Con i Padri del Sinodo,  invito
le  Chiese particolari dovunque, specialmente quelle  che  sono
nelle  regioni  dell'Occidente, ad operare per far  s  che  la
dottrina  sociale  della Chiesa abbia il dovuto  impatto  nella
formulazione  delle norme etiche e giuridiche che  regolano  il
mercato  libero mondiale e i mezzi di comunicazione sociale.  I
leader  e  i  professionisti cattolici dovrebbero  spronare  le
istituzioni  governative e internazionali della finanza  e  del
commercio a riconoscere e a rispettare queste norme. 
Il debito estero
40.  Inoltre,  nel perseguimento della giustizia  in  un  mondo
contrassegnato  da  ineguaglianze  sociali  ed  economiche,  la
Chiesa  non  pu  ignorare il pesante fardello del  debito  nel
quale  sono incorse molte Nazioni asiatiche in via di sviluppo,
con  le conseguenze che ne derivano per il loro presente  e  il
loro  futuro.  In  molti casi, questi Paesi  sono  obbligati  a
tagliare  le  spese per le necessit vitali, come il  cibo,  la
sanit,  la  casa  e  l'educazione, per  pagare  i  debiti  nei
confronti  delle  agenzie  monetarie  internazionali  e   delle
banche. Questo significa che molte persone sono intrappolate in
condizioni di vita che sono un affronto alla dignit umana. Pur
cosciente  delle  complessit  della  materia,  il  Sinodo   ha
affermato che tale problematica mette alla prova la capacit di
popoli, di societ e di governi nel valutare la persona umana e
le vite di milioni di esseri umani al di sopra e al di l della
considerazione dei vantaggi economici e materiali. 
L'avvicinarsi  del Grande Giubileo dell'Anno 2000    un  tempo
favorevole per le Conferenze episcopali del mondo, specialmente
quelle  delle Nazioni pi ricche, per incoraggiare  le  agenzie
monetarie internazionali e le banche ad esplorare modi atti  ad
alleviare  la situazione del debito internazionale. Tra  i  pi
ovvi  vi    la rinegoziazione dei debiti, con una  sostanziale
riduzione  o  addirittura  la totale cancellazione,  come  pure
iniziative  d'affari e investimenti per assistere  le  economie
dei  Paesi pi poveri. Allo stesso tempo, i Padri  sinodali
hanno   avuto  una  parola  anche  per  le  nazioni  debitrici,
sottolineando  la  necessit  di  sviluppare  il  senso   della
responsabilit nazionale, ricordando loro l'importanza  di  una
saggia  pianificazione economica, della trasparenza e del  buon
governo,  ed  invitandole ad impegnarsi in una decisa  campagna
contro  la  corruzione.  Hanno fatto  appello  ai  cristiani
dell'Asia,  affinch  condannino ogni forma  di  corruzione  ed
appropriazione indebita di fondi pubblici da parte di chi ha il
potere politico. I cittadini dei Paesi debitori sono  stati
troppo  spesso vittime di sprechi ed inefficienza  all'interno,
prima di cadere vittime della crisi del debito internazionale.
L'ambiente
41.  Quando  la  preoccupazione per il  progresso  economico  e
tecnologico  non    accompagnata da uguale preoccupazione  per
l'equilibrio dell'ecosistema, la nostra terra  inevitabilmente
esposta a seri guasti ecologici, con grave danno al bene  degli
esseri umani. Il disprezzo per l'ambiente naturale che   sotto
gli  occhi di tutti continuer fintantoch la terra  e  il  suo
potenziale  sono visti semplicemente come oggetto di  immediato
uso  e  consumo,  come una cosa da manipolare per  lo  sfrenato
desiderio di profitto.  compito dei cristiani e di  quanti
guardano   a   Dio  come  Creatore  di  proteggere   l'ambiente
restaurando il senso di rispetto per tutte le creature di  Dio.
  volont del Creatore che l'uomo operi nella natura non  come
uno  sfruttatore  spietato,  ma come  amministratore  saggio  e
responsabile.   I  Padri sinodali hanno  invocato  in  modo
speciale  una maggiore responsabilit da parte dei  capi  delle
Nazioni,  dei legislatori, del mondo degli affari e  di  quanti
sono  direttamente coinvolti nell'amministrare le risorse della
terra.   Hanno poi sottolineato la necessit di educare  le
persone,  specie  i  giovani,  alla responsabilit  ambientale,
insegnando  loro l'arte affidata da Dio all'umanit di  gestire
la  creazione. La protezione dell'ambiente non   soltanto  una
questione tecnica, ma anche e soprattutto una questione  etica.
Tutti  hanno  il dovere morale di prendersi cura dell'ambiente,
non  soltanto per il proprio bene, ma anche per il  bene  delle
generazioni future.
Nel  concludere queste riflessioni, vale la pena ricordare  che
facendo  appello ai cristiani perch lavorino e si sacrifichino
al  servizio  dello sviluppo umano, i Padri  del  Sinodo  hanno
fatto  riferimento  ai  valori  fondamentali  della  tradizione
biblica   ed   ecclesiale.  L'antico   Israele   ha   insistito
appassionatamente sull'inscindibile legame tra l'adorazione  di
Dio  e  la cura del debole, rappresentato in modo tipico  nelle
Scritture come " la vedova, lo straniero e l'orfano "  (cfr  Es
22,  21-22; Dt 10, 18; 27, 19), i quali nelle societ  di  quel
tempo erano i pi esposti alla minaccia dell'ingiustizia. Molte
volte  nei  Profeti sentiamo l'invocazione alla  giustizia,  al
giusto  ordine  della societ umana senza i quali  non  vi  pu
essere  vero culto a Dio (cfr Is 1, 10-17; Am 5, 21-24).  Negli
ammonimenti  dei Padri sinodali, pertanto, udiamo una  eco  dei
Profeti  che  erano pieni di Spirito di Dio, il quale  vuole  "
l'amore  e non il sacrificio " (Os 6, 6). Ges fece sue  queste
parole (cfr Mt 9, 13) e la stessa cosa vale per i santi di ogni
tempo  e  di ogni luogo. Consideriamo le parole di san Giovanni
Crisostomo:  "  Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non  ignorarlo
quando    nudo.  Non dargli onori di seta nel tempio  per  poi
dimenticarlo  quando fuori lo vedi infreddolito e  nudo.  Colui
che  disse  "Questo  il mio corpo"  lo stesso che disse  pure
"Mi  hai  visto affamato e non mi hai dato da mangiare"  (...).
Quale  bene  c' se la Mensa eucaristica scricchiola  sotto  il
peso dei calici d'oro mentre Cristo sta morendo di fame? Inizia
a  placare  la  sua  fame, e poi con ci  che  ti  rimane  puoi
adornare anche l'altare! ". Nell'appello del Sinodo per  lo
sviluppo  umano e per la giustizia nei rapporti  umani,  udiamo
una  voce che  simultaneamente antica e nuova. E antica perch
sorge  dalle profondit della nostra tradizione cristiana,  che
guarda  a  quella profonda armonia che il Creatore  intende;  
nuova  perch  parla  proprio  della  situazione  immediata  di
moltissime persone nell'Asia di oggi.
CAPITOLO 7
TESTIMONI DEL VANGELO
Una Chiesa che testimonia
42.  Il Concilio Vaticano II ha chiaramente insegnato che tutta
la  Chiesa   missionaria, e che l'opera di evangelizzazione  
compito  di tutto il Popolo di Dio. Dato che il  Popolo  di
Dio   come   tale      inviato   a   predicare   il   Vangelo,
l'evangelizzazione  non  mai opera di  un  individuo  isolato;
essa    piuttosto  un  compito  ecclesiale,  che  deve  essere
espletato  in  comunione  con tutta la  comunit  di  fede.  La
missione  unica e indivisa, poich ha un'unica origine  ed  un
unico   scopo.  Vi  sono  tuttavia,  al  suo  interno,  diverse
responsabilit e diversi tipi di attivit. In ogni caso,  
chiaro  che non vi pu essere vero annuncio del Vangelo,  se  i
cristiani  non  offrono in pari tempo la testimonianza  di  una
vita  che  si accordi al messaggio che predicano:  "  La  prima
forma  di testimonianza  la vita stessa del missionario, della
famiglia  cristiana  e  della comunit  ecclesiale,  che  rende
visibile  un  modo  nuovo  di comportarsi  (...).  Tutti  nella
Chiesa,  sforzandosi di imitare il divino  Maestro,  possono  e
debbono  dare tale testimonianza, che in molti casi    l'unico
modo  possibile di essere missionari ".  Oggi vi    bisogno
specialmente di una genuina testimonianza cristiana,  poich  "
l'uomo contemporaneo crede pi ai testimoni che ai maestri, pi
all'esperienza che alla dottrina, pi alla vita e ai fatti  che
alle  teorie  ".  Ci  particolarmente vero  nel  contesto
dell'Asia,  dove  le persone sono persuase  pi  dalla  santit
della  vita  che  dagli  argomenti intellettuali.  L'esperienza
della  fede e dei doni dello Spirito Santo divengono perci  il
punto  di  partenza di ogni attivit missionaria nei  villaggi,
nelle   citt,   nelle  scuole  o  negli  ospedali,   tra   gli
handicappati,  gli emigranti o le popolazioni  tribali,  oppure
nel  perseguimento  della giustizia e dei diritti  umani.  Ogni
situazione   costituisce  per  i  cristiani  un'occasione   per
dimostrare  quale potenza la verit di Cristo abbia  acquistato
nella  loro  vita. Pertanto, ispirata dai tanti missionari  che
nel  passato hanno dato eroica testimonianza dell'amore di  Dio
tra  i popoli del Continente, la Chiesa in Asia si sforza  oggi
di  testimoniare  con  non minore zelo Ges  Cristo  e  il  suo
Vangelo. Nulla di meno esige la missione cristiana.
Consci del carattere essenzialmente missionario della Chiesa  e
con lo sguardo volto ad una nuova effusione del dinamismo dello
Spirito  Santo all'inizio del nuovo millennio, i Padri sinodali
hanno  chiesto  che  la presente Esortazione  Apostolica  post-
sinodale offra alcune direttive ed indicazioni a quanti operano
nel vasto campo dell'evangelizzazione in Asia.
I Pastori
43.    lo Spirito Santo che rende la Chiesa capace di compiere
la  missione affidatale da Cristo. Prima di inviare i discepoli
come  suoi testimoni, Ges diede loro lo Spirito Santo (cfr  Gv 20, 22), 
che operava attraverso di loro rendendo disponibili  i
cuori  di  quanti  li ascoltavano (cfr At  2,  37).  Lo  stesso
avviene nei confronti di coloro che egli invia ora. Da un lato,
tutti  i battezzati, per la grazia stessa del sacramento,  sono
delegati  a  prendere parte alla continuazione  della  missione
salvifica  di  Cristo  e sono in grado di  adempiere  a  questo
compito  precisamente perch l'amore di Dio  stato effuso  nei
loro cuori mediante lo Spirito Santo che  stato loro dato (cfr
Rm  5,  5).  D'altro  canto, questa  comune  missione  viene  a
compiersi   attraverso  una  variet  di  funzioni  e   carismi
specifici.  Cristo  ha  affidato la  responsabilit  principale
della missione della Chiesa agli Apostoli e ai loro successori.
In   virt   dell'ordinazione  episcopale  e  della   comunione
gerarchica  con  il  Capo del Collegio  episcopale,  i  Vescovi
ricevono  il  mandato  e l'autorit di insegnare,  governare  e
santificare  il  Popolo di Dio. Per volont di  Cristo  stesso,
all'interno del Collegio dei Vescovi, il Successore di Pietro -
roccia  sulla  quale la Chiesa  edificata (cfr Mt  16,  18)  -
esercita  uno speciale ministero di unit. I Vescovi, pertanto,
devono adempiere al loro ministero in unione col Successore  di
Pietro,  che  il garante della verit del loro insegnamento  e
della loro piena comunione nella Chiesa.
Associati  ai Vescovi nell'opera dell'annuncio del  Vangelo,  i
sacerdoti  mediante  l'ordinazione  sono  chiamati  ad   essere
pastori del gregge, araldi della Buona Novella della salvezza e
ministri  dei  sacramenti. Per servire la  Chiesa  come  Cristo
vuole,  i  Vescovi e i sacerdoti hanno bisogno di una solida  e
permanente   formazione,   che  offra   loro   opportunit   di
rinnovamento   umano,  spirituale  e  pastorale;   abbisognano,
pertanto,  di corsi di teologia, di spiritualit e  di  scienze
umane.  Gli abitanti dell'Asia devono poter vedere i membri
del   clero  non  soltanto  come  operatori  della   carit   o
amministratori  istituzionalizzati, bens come  uomini  con  le
menti  ed  i cuori sintonizzati sulle profondit dello  Spirito
(cfr  Rm  8,  5).  Al rispetto che gli Asiatici  hanno  per  le
persone  rivestite di autorit, deve corrispondere da parte  di
quanti  hanno  responsabilit  ministeriali  nella  Chiesa  una
chiara  rettitudine morale. Con la loro vita di preghiera,  con
il  servizio zelante e l'esemplare stile di vita, i membri  del
clero  offrono  una  potente  testimonianza  al  Vangelo  nelle
comunit  che  essi pascono nel nome di Cristo. E mia  fervente
preghiera  che i ministri ordinati della Chiesa in Asia  vivano
ed  operino in spirito di comunione e di collaborazione  con  i
Vescovi  e con tutti i membri della Chiesa, dando testimonianza
all'amore che Ges ha dichiarato essere il vero distintivo  dei
suoi discepoli (cfr Gv 13, 35).
Desidero  sottolineare  particolarmente la  preoccupazione  del
Sinodo  per  la preparazione di quanti saranno gli educatori  e
gli  insegnanti  nei seminari e nelle facolt  teologiche.  
Dopo  un'accurata  preparazione nelle  scienze  sacre  e  nelle
materie correlate, dovrebbero ricevere una formazione specifica
focalizzata  sulla  spiritualit sacerdotale,  sull'arte  della
direzione  spirituale  e sugli altri aspetti  del  difficile  e
delicato  compito  che  li attende nell'educazione  dei  futuri
sacerdoti.  Si  tratta di un apostolato che  non    secondo  a
nessun altro per il benessere e la vitalit della Chiesa.
La vita consacrata e le societ missionarie
44.  Nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita  consecrata
ho sottolineato l'intimo legame esistente tra vita consacrata e
missione.  Nei  tre  aspetti  di confessio  Trinitatis,  signum
fraternitatis  e servitium caritatis, la vita consacrata  rende
visibile  l'amore  di Dio nel mondo, testimoniando  in  maniera
specifica  la missione salvifica compiuta da Ges  mediante  la
sua totale consacrazione al Padre. Riconoscendo che ogni azione
nella  Chiesa trova sostegno nella preghiera e nella  comunione
con  Dio,  la  Chiesa in Asia guarda con profondo  rispetto  ed
apprezzamento alle comunit religiose contemplative come ad una
sorgente  speciale di forza e di ispirazione.  Facendo  seguito
alle  raccomandazioni dei Padri sinodali, incoraggio  vivamente
la  fondazione  di  comunit monastiche  e  contemplative,  ove
possibile. Cos, come ricorda il Concilio Vaticano II,  l'opera
di  edificazione  della  citt terrena  pu  avere  il  proprio
fondamento  nel Signore e a lui tendere, affinch i costruttori
non fatichino invano. 
La  ricerca  di  Dio, una vita di comunione e il servizio  agli
altri  sono  le  tre  caratteristiche  principali  della   vita
consacrata,  che  possono  offrire una attraente  testimonianza
cristiana  ai  popoli dell'Asia oggi. L'Assemblea Speciale  per
l'Asia  ha  insistito  affinch i  consacrati  siano  testimoni
davanti   ai  cristiani  e  ai  non  cristiani  della  chiamata
universale  alla  santit, e siano un esempio ispiratore  tanto
per gli uni quanto per gli altri di amore generoso verso tutti,
specialmente verso i pi piccoli tra i fratelli e  le  sorelle.
In  un  mondo  in cui il senso della presenza di Dio    spesso
offuscato,   le   persone   consacrate   devono   rendere   una
testimonianza  convincente e profetica del  primato  di  Dio  e
della vita eterna. Vivendo in comunit, essi attestano i valori
della  fraternit cristiana e della potenza trasformante  della
Buona  Novella.  Quanti hanno abbracciato la vita consacrata
sono  chiamati  a  divenire leader nella ricerca  di  Dio,  una
ricerca  che  ha  sempre  appassionato  il  cuore  umano  ed  
particolarmente visibile nelle diverse forme di spiritualit  e
di ascetismo dell'Asia.  Nelle numerose tradizioni religiose
di  quel Continente, gli uomini e le donne che si sono dedicati
alla vita contemplativa e ascetica godono di grande rispetto  e
la  loro testimonianza ha un potere particolarmente persuasivo.
Vivendo  in  comunit,  mediante una testimonianza  pacifica  e
silenziosa,  con  le  loro esistenze essi possono  ispirare  le
persone a lavorare per una maggiore armonia nella societ.  Ci
  quanto  ci  si  attende  pure dalle  donne  e  dagli  uomini
consacrati della tradizione cristiana. L'esempio di  povert  e
di  abnegazione,  di  purezza e di sincerit,  di  capacit  di
sacrificio    nell'obbedienza   pu    divenire    un'eloquente
testimonianza capace di toccare le persone di buona  volont  e
condurre  ad un dialogo fruttuoso con le culture e le religioni
circostanti  e con i poveri e gli indifesi. Ci rende  la  vita
consacrata  un  mezzo  privilegiato  per  una  evangelizzazione
efficace. 
I  Padri  sinodali hanno riconosciuto il ruolo vitale  che  gli
ordini  religiosi  e le congregazioni, come pure  gli  istituti
missionari  e  le  societ  di  vita  apostolica  hanno   avuto
nell'evangelizzazione dell'Asia nei secoli passati. Per  questo
magnifico contributo, il Sinodo ha espresso loro la gratitudine
della  Chiesa  e li ha incoraggiati a non deflettere  dal  loro
impegno  missionario.   Padri  sinodali  per
invitare  i  consacrati a rinnovare il loro zelo nel proclamare
la verit salvifica di Cristo. A tutti devono essere assicurati
una  formazione  e  un  addestramento  appropriati,  che  siano
centrati  su  Cristo e fedeli al proprio carisma di fondazione,
con    accentuazione   della   santit   personale   e    della
testimonianza;  la loro spiritualit e il loro  stile  di  vita
dovrebbero  essere attenti all'eredit religiosa delle  persone
tra  le quali si trovano a vivere e a servire. Nel rispetto
del  carisma specifico,  chiesto loro di integrarsi nei  piani
pastorali della Diocesi in cui si trovano; e le Chiese  locali,
per  parte loro, devono ravvivare la consapevolezza dell'ideale
della  vita religiosa e consacrata, promuovendo tali vocazioni.
Ci  esige che ogni Diocesi appronti un programma pastorale per
le  vocazioni,  assegnando  anche  sacerdoti  o  religiosi  che
lavorino  a tempo pieno tra i giovani per aiutarli ad ascoltare
e discernere la chiamata di Dio. 
Nel contesto della comunione della Chiesa universale, non posso
non invitare la Chiesa in Asia ad inviare missionari, anche  se
essa  stessa  ha bisogno di operai nella vigna. Sono  lieto  di
constatare   che  sono  stati  recentemente  fondati   istituti
missionari  di vita apostolica in diversi Paesi dell'Asia  come
riconoscimento del carattere missionario della Chiesa  e  della
responsabilit delle Chiese particolari in Asia  di  annunciare
il  Vangelo  in  tutto il mondo. I Padri del  Sinodo  hanno
raccomandato " l dove ancora non esista, l'istituzione in seno
ad ogni Chiesa locale dell'Asia, di Societ missionarie di vita
apostolica caratterizzate da specifico impegno per la  missione
ad  gentes,  ad exteros e ad vitam ".  Una simile iniziativa
porter sicuramente frutti abbondanti non soltanto nelle Chiese
che ricevono i missionari, ma anche in quelle che li inviano.
I laici
45.  Come  chiaramente indicato dal Concilio  Vaticano  II,  la
vocazione  laicale  inserisce saldamente  i  laici  nel  mondo,
perch  assumano  i  compiti pi svariati, essendo  chiamati  a
diffondere  in  esso il Vangelo di Ges Cristo.  In  virt
della  grazia  e della chiamata del Battesimo e della  Cresima,
tutti  i  laici  sono missionari; e il campo  del  loro  lavoro
missionario    il  vasto  e complesso  mondo  della  politica,
dell'economia, dell'industria, dell'educazione,  dei  mezzi  di
comunicazione, della scienza, della tecnologia,  delle  arti  e
dello sport. In molti Paesi del Continente, i laici stanno  gi
operando  come veri missionari, raggiungendo i conterranei  che
non  avrebbero  altrimenti mai contatto con il clero  o  con  i
religiosi. Esprimo loro la gratitudine di tutta la Chiesa e
incoraggio  tutti  i laici, ad assumersi il ruolo  che    loro
proprio  nella vita e nella missione del Popolo di  Dio,  quali
testimoni di Cristo ovunque si trovino.
E compito dei Pastori assicurare che i laici siano formati come
evangelizzatori  in  grado di affrontare  le  sfide  del  mondo
contemporaneo  non soltanto con la sapienza e l'efficienza  del
mondo,  ma con un cuore rinnovato e rafforzato dalla verit  di
Cristo.  Testimoniando il Vangelo in ogni ambito della  vita
sociale,  i fedeli laici possono svolgere un ruolo unico  nello
sradicare  l'ingiustizia e l'oppressione,  ed  anche  per  tale
compito devono ricevere adeguata formazione. A questo scopo, mi
unisco ai Padri del Sinodo nel proporre l'istituzione a livello
diocesano  o nazionale di centri per la formazione  dei  laici,
che  li  preparino alla attivit missionaria come testimoni  di
Cristo in Asia oggi. 
I  Padri sinodali hanno manifestato particolare preoccupazione,
affinch la Chiesa sia partecipativa, cos che nessuno in  essa
si   senta  escluso,  ed  hanno  ritenuto  che  una  pi  ampia
partecipazione  delle  donne alla vita e  alla  missione  della
Chiesa  sia una necessit veramente urgente. " La donna ha  una
attitudine tutta particolare a trasmettere la fede, sicch Ges
stesso vi ha fatto appello per l'evangelizzazione. Cos avviene
con  la Samaritana, che Ges incontr al "pozzo di Giacobbe"  e
scelse  per  la prima espansione della nuova fede in territorio
non  giudaico  ".   Per valorizzare il loro  servizio  nella
Chiesa,   occorre  che  siano  offerte  alle   donne   maggiori
opportunit di frequentare corsi di teologia e di altre materie
di studio; e gli uomini nei seminari e nelle case di formazione
debbono   essere   educati   a  considerare   le   donne   come
collaboratrici  nell'apostolato.   Esse  dovrebbero  essere
coinvolte nei programmi pastorali in maniera pi efficace,  nei
consigli  pastorali  diocesani  e  parrocchiali  e  nei  sinodi
diocesani.  Le  loro  capacit di  servizio  dovrebbero  essere
pienamente     apprezzate     nell'ambito     della     sanit,
nell'educazione, nella preparazione dei fedeli  ai  sacramenti,
nell'edificazione  della comunit, nell'opera  a  favore  della
pace.  Come hanno notato i Padri del Sinodo, la presenza  delle
donne  nella  missione  di  amore e di  servizio  della  Chiesa
contribuisce  grandemente  a portare agli  abitanti  dell'Asia,
specialmente  ai  poveri  ed agli emarginati,  Ges,  ricco  di
misericordia, capace di guarire e riconciliare. 
La famiglia
46.  La famiglia  il luogo normale dove le giovani generazioni
giungono  alla  maturit personale e sociale. La famiglia  reca
con  s  l'eredit dell'umanit stessa, poich  la  vita  passa
attraverso  di essa di generazione in generazione. La  famiglia
occupa  un  posto molto importante nelle culture  dell'Asia  e,
come  hanno  sottolineato i Padri sinodali, i valori  familiari
quali il rispetto filiale, l'amore e la cura per gli anziani  e
i  malati,  l'amore per i piccoli e l'armonia  sono  tenuti  in
grande  stima in tutte le culture e le tradizioni religiose  di
quel Continente.
Vista  attraverso occhi cristiani, la famiglia   "  la  Chiesa
domestica  (ecclesia  domestica) ".  La famiglia  cristiana,
come l'intera Chiesa, dovrebbe essere il luogo in cui la verit
del Vangelo  regola di vita e dono che i membri della famiglia
portano  alla  comunit  pi ampia. Essa  non    semplicemente
l'oggetto della cura pastorale della Chiesa, ma ne  anche  uno
degli  agenti  di  evangelizzazione pi efficaci.  Le  famiglie
cristiane sono oggi chiamate a testimoniare il Vangelo in tempi
e circostanze difficili, quando la famiglia stessa  minacciata
da   un   coacervo   di  forze.   Per  essere   agente   di
evangelizzazione  in simili circostanze, la famiglia  cristiana
ha  bisogno di essere in modo genuino " la Chiesa domestica  ",
vivendo con umile amorevolezza la vocazione cristiana.
Come  hanno indicato i Padri del Sinodo, ci significa  che  la
famiglia  dovrebbe assumere un ruolo attivo  nella  vita  della
parrocchia,   prendendo   parte  ai  sacramenti,   specialmente
all'Eucaristia   e   al   sacramento   della    Penitenza,    e
coinvolgendosi nel servizio agli altri. Ci significa anche che
i  genitori dovrebbero sforzarsi di rendere i momenti in cui la
famiglia  naturalmente si riunisce insieme una  opportunit  di
preghiera,  di  lettura  e  di  riflessione  sulla  Bibbia,  di
appropriate  celebrazioni presiedute dai  genitori  e  di  sana
ricreazione.  Ci aiuter la famiglia cristiana a  divenire  un
focolare  di  evangelizzazione,  dove  ogni  membro  sperimenta
l'amore  di Dio e lo comunica agli altri. I Padri  sinodali
hanno   pure  riconosciuto  che  i  figli  svolgono  un   ruolo
nell'evangelizzazione  sia  della propria  famiglia  che  della
comunit  pi vasta. Convinto che " il futuro del  mondo  e
della  Chiesa  passa attraverso la famiglia ", una
volta  propongo  di  studiare e di  porre  in  atto  quanto  ho
indicato   circa   il  tema  della  famiglia   nell'Esortazione
apostolica   Familiaris  consortio,  a  seguito  della   Quinta
Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1980.
I giovani
47. I Padri sinodali si sono mostrati particolarmente sensibili
al  tema  della  giovent nella Chiesa.  I  molti  e  complessi
problemi che i giovani si trovano oggi ad affrontare nel  mondo
asiatico  in cambiamento spingono la Chiesa a richiamarli  alle
loro  responsabilit nei confronti del futuro della  societ  e
della Chiesa, incoraggiandoli e sostenendoli ad ogni passo  per
essere   sicura   che  siano  in  grado  di  accettare   questa
responsabilit.  A loro la Chiesa offre la verit  del  Vangelo
come  un mistero gioioso e liberante da conoscere, da vivere  e
da condividere con gli altri con convinzione e coraggio.
Perch i giovani possano essere agenti efficaci di missione,  
necessario che la Chiesa offra loro una cura pastorale  adatta.
In  sintonia  con i Padri sinodali, raccomando  che,  dove
possibile,  ogni  Diocesi  in Asia  designi  dei  cappellani  o
direttori   della  giovent  per  promuoverne   la   formazione
spirituale e l'apostolato tra i giovani. Alle scuole cattoliche
ed  alle  parrocchie compete un ruolo vitale  nell'offrire  una
formazione integrale ai giovani, cercando di condurli sulla via
del vero discepolato e sviluppando in essi le qualit umane che
la  missione  richiede. Opere apostoliche  organizzate  per  la
giovent o club specifici per loro possono offrire l'esperienza
dell'amicizia  cristiana, cos importante  per  i  giovani.  La
parrocchia,  le  associazioni e i movimenti sono  in  grado  di
aiutarli  a  meglio  affrontare le pressioni sociali,  offrendo
loro non soltanto una pi matura crescita nella vita cristiana,
ma   anche   un   sostegno  sotto  forma  di   consulenze   per
l'orientamento   professionale,  la  ricerca  vocazionale,   la
problematica giovanile.
La  formazione cristiana dei giovani in Asia deve  partire  dal
riconoscimento  che essi non sono soltanto oggetto  della  cura
pastorale  della Chiesa, ma anche " agenti e cooperatori  nella
missione della Chiesa nei vari compiti apostolici di amore e di
servizio  ". Pertanto, nelle parrocchie e nelle Diocesi,  i
giovani e le giovani dovrebbero essere invitati a prender parte
all'organizzazione  di  attivit  che  li   riguardano   e   li
coinvolgono.  La  freschezza  e  l'entusiasmo,  lo  spirito  di
solidariet  e  di speranza li possono rendere  costruttori  di
pace  in  un  mondo  diviso; a tale riguardo,    incoraggiante
vedere  giovani  coinvolti in programmi di scambio  tra  Chiese
particolari  e Paesi asiatici e di altri continenti,  in  vista
della promozione del dialogo interreligioso e interculturale.
Le comunicazioni sociali
48.  In un'epoca di globalizzazione, " i mezzi di comunicazione
sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti
il  principale strumento informativo e formativo, di guida e di
ispirazione   per   i  comportamenti  individuali,   familiari,
sociali.   Le   giovani  generazioni  crescono  in   un   mondo
condizionato  soprattutto da essi ". Il mondo  si  trova  a
veder emergere una nuova cultura che " nasce, prima ancora  che
dai  contenuti,  dal fatto stesso che esistono  nuovi  modi  di
comunicare  con  nuovi  linguaggi,  nuove  tecniche   e   nuovi
atteggiamenti  psicologici  ".  Il  ruolo  eccezionale  che
svolgono  i  mezzi  di comunicazione sociale  nel  plasmare  il
mondo, le culture e i modi di pensare ha condotto nelle societ
asiatiche vasti e rapidi cambiamenti.
Inevitabilmente,  anche  la  missione  evangelizzatrice   della
Chiesa   profondamente segnata dall'impatto dei mass media,  i
quali,  in  considerazione della loro crescente influenza  sino
nelle aree pi remote dell'Asia, possono essere di grande aiuto
nell'annuncio  del  Vangelo  in  ogni  angolo  del  Continente.
Tuttavia,  "  non  basta  usarli per  diffondere  il  messaggio
cristiano e il Magistero della Chiesa, ma occorre integrare  il
messaggio  stesso  in  questa  "nuova  cultura"  creata   dalla
comunicazione moderna ". A tale scopo, la Chiesa  necessita
di esplorare nuovi modi di integrare accuratamente i mass media
nella  pianificazione  e nelle attivit  pastorali,  cos  che,
mediante  il  loro uso efficace, la potenza del  Vangelo  possa
raggiungere  ancor  pi  individui  ed  intere  popolazioni,  e
infondere nelle culture dell'Asia i valori del Regno.
Mi  unisco  all'elogio dei Padri del Sinodo  di  Radio  Veritas
Asia,  l'unica stazione radio del Continente per la  Chiesa  in
Asia,  per i suoi quasi trent'anni di evangelizzazione mediante
radiodiffusione.  Occorrer impegnarsi  per  rafforzare  questo
eccellente  strumento  missionario attraverso  una  appropriata
programmazione  linguistica,  l'apporto  di  collaboratori,  il
sostegno  finanziario  da parte delle Conferenze  Episcopali  e
delle  Diocesi  in Asia. Oltre alla radio, le pubblicazioni
cattoliche  e le agenzie di stampa possono aiutare a diffondere
informazione  ed  offrire  educazione  e  formazione  religiosa
continua  in  tutto il Continente. In luoghi dove  i  cristiani
sono  in  minoranza, questi possono essere strumenti importanti
per  sostenere  e  nutrire il senso dell'identit  cattolica  e
diffondere la conoscenza dei principi morali cattolici. 
Faccio   mie  le  raccomandazioni  dei  Padri  sinodali   circa
l'evangelizzazione  mediante  le  comunicazioni  sociali,   l'"
areopago  dei  tempi moderni ", nella speranza  che  ci  possa
servire  la  promozione umana e la diffusione della  verit  di
Cristo e dell'insegnamento della Chiesa.  Sarebbe d'aiuto se
ogni  Diocesi  allestisse, dove possibile, un  ufficio  per  le
comunicazioni   e   per   i  media.  L'educazione   ai   media,
comprendente  la  valutazione critica dei  prodotti  mediatici,
deve  essere  sempre pi parte della formazione dei  sacerdoti,
dei   seminaristi,   dei   religiosi,   dei   catechisti,   dei
professionisti laici, degli studenti nelle scuole cattoliche  e
delle comunit parrocchiali. Data l'ampia influenza e l'impatto
straordinario  dei  mass media, i cattolici  hanno  bisogno  di
lavorare  insieme  con  i  membri di altre  Chiese  e  Comunit
ecclesiali,  e con i seguaci di altre religioni per  assicurare
ai  valori spirituali e morali un posto nei media. Con i  Padri
del  Sinodo, incoraggio lo sviluppo di piani pastorali  per  le
comunicazioni sia a livello nazionale che diocesano, sulla scia
delle  indicazioni  dell'Istruzione  pastorale  Aetatis  novae,
prestando  la dovuta attenzione alle circostanze prevalenti  in
Asia.
I martiri
49.  Per  quanto  importanti  possano  essere  i  programmi  di
formazione  e le strategie, alla fine  il martirio che  rivela
l'essenza pi vera del messaggio cristiano. La parola stessa  "
martire " significa testimone, e quanti hanno sparso il proprio
sangue   per   Cristo  hanno  dato  la  testimonianza   estrema
all'autentico valore del Vangelo. Nella Bolla di indizione  del
Grande  Giubileo  dell'Anno 2000, Incarnationis  mysterium,  ho
sottolineato  l'importanza vitale di ricordare  i  martiri.  Ho
scritto:  "  Dal punto di vista psicologico, il martirio    la
prova  pi  eloquente della verit della fede, che sa  dare  un
volto umano anche alla pi violenta delle morti e manifesta  la
sua bellezza anche nelle pi atroci persecuzioni ".  Lungo i
secoli, l'Asia ha dato alla Chiesa e al mondo un grande  numero
di  questi eroi della fede, e dal cuore dell'Asia si innalza il
grande canto di lode: " Te martyrum candidatus laudat exercitus
".  E  questo  l'inno di coloro che sono morti per  Cristo  sul
suolo  dell'Asia nei primi secoli della Chiesa, ed   anche  il
grido gioioso di uomini e donne di tempi pi recenti, come  san
Paolo Miki e compagni, san Lorenzo Ruiz e compagni, sant'Andrea
Dung Lac e compagni, sant'Andrea Kim Taegon e compagni. Che  la
grande schiera di martiri dell'Asia, antichi e nuovi, non cessi
mai di insegnare alla Chiesa in quel Continente cosa significhi
rendere  testimonianza all'Agnello nel cui  sangue  essi  hanno
lavato  le  loro  vesti splendenti (cfr Ap 7, 14)!  Siano  essi
testimoni  indomiti del fatto che i cristiani sono  chiamati  a
proclamare  sempre e ovunque nient'altro che la  potenza  della
Croce  del Signore! E il sangue dei martiri dell'Asia sia,  ora
come  sempre, seme di nuova vita per la Chiesa in  ogni  angolo
del Continente!
CONCLUSIONE
Gratitudine e incoraggiamento
50.  Al termine di questa Esortazione apostolica post-sinodale,
che,  nell'intento di discernere ci che lo Spirito  dice  alle
Chiese in Asia (cfr Ap 1, 11), ha cercato di delineare i frutti
dell'Assemblea  Speciale  per l'Asia del  Sinodo  dei  Vescovi,
desidero  esprimere la gratitudine della Chiesa  a  tutti  voi,
cari  fratelli  e sorelle dell'Asia, che avete  in  molti  modi
contribuito al successo di questo importante evento ecclesiale.
In  primo  luogo,  rendiamo lode a  Dio  per  la  ricchezza  di
culture,  di  lingue, di tradizioni e sensibilit religiose  di
questo  grande  Continente.  Dio sia  benedetto  per  i  popoli
dell'Asia,  cos  ricchi nella loro diversit  ed  uniti  nella
ricerca   della   pace  e  della  pienezza  della   vita.   Ora
specialmente,   nell'immediata  prossimit   del   duemillesimo
anniversario della nascita di Ges Cristo, ringraziamo Dio  per
aver  scelto  l'Asia  quale  dimora  terrena  del  Figlio   suo
incarnato, Salvatore del mondo.
Non  posso  non  esprimere  il  mio  apprezzamento  ai  Vescovi
dell'Asia per il loro profondo amore a Ges Cristo, alla Chiesa
e  ai popoli dell'Asia e per la loro testimonianza di comunione
e  la generosa dedizione al compito dell'evangelizzazione. Sono
grato a quanti formano la grande famiglia della Chiesa in  quel
Continente:  i  sacerdoti,  i consacrati  e  le  consacrate,  i
missionari,   i  laici,  i  giovani,  i  popoli   indigeni,   i
lavoratori, i poveri e gli afflitti. Nel profondo del mio cuore
vi   un posto speciale per quanti in Asia sono perseguitati  a
causa della fede in Cristo: essi sono i pilastri nascosti della
Chiesa,  ai  quali  Ges  stesso  si  rivolge  con  parole   di
consolazione: " Voi siete benedetti nel Regno dei cieli "  
(cfr Mt 5, 10).
Le  parole di Ges rassicurano la Chiesa in Asia: " Non temere,
piccolo  gregge, perch al Padre vostro  piaciuto di darvi  il
suo  regno " (Lc 12, 32). I credenti in Cristo sono ancora  una
piccola  minoranza  in  questo  vasto  e  popoloso  Continente.
Ciononostante,  lungi  dall'essere una timida  minoranza,  sono
vivi nella fede, ricolmi di quella speranza e vitalit che solo
la  fede  pu  recare. Nella loro umile ma coraggiosa  maniera,
hanno   influenzato   le  culture  e  le   societ   dell'Asia,
specialmente  le  vite dei poveri e degli indifesi,  molti  dei
quali  non  condividono  la  fede cattolica.  Offrono  cos  un
esempio  ai  cristiani  di ogni luogo, perch  siano  pronti  a
condividere  il tesoro della Buona Novella " in ogni  occasione
opportuno e non opportuna " (2 Tm 4, 2). Essi trovano forza nel
mirabile  potere dello Spirito Santo, il quale  fa  s  che  la
presenza  della  Chiesa in Asia, nonostante la  sua  in  genere
limitata  diffusione,  sia come il fermento  che  fa  lievitare
tutta la pasta in modo silenzioso e nascosto (cfr Mt 13, 33).
I  popoli  dell'Asia hanno bisogno di Ges  Cristo  e  del  suo
Vangelo, poich il Continente ha sete dell'acqua viva che  solo
lui  pu dare (cfr Gv 4, 10-15). I discepoli di Cristo in  Asia
devono pertanto essere generosi nello sforzo di adempiere  alla
missione  ricevuta dal Signore, il quale ha promesso di  essere
con  loro  sino alla fine dei tempi (cfr Mt 28, 20).  Fiduciosa
nel  Signore che non abbandoner quanti ha chiamato, la  Chiesa
in  Asia compie con gioia il suo pellegrinaggio verso il  Terzo
Millennio.  L'unico  suo  gaudio    quello  che  discende  dal
condividere  con la moltitudine dei popoli dell'Asia  l'immenso
dono  che  anch'essa  ha ricevuto, l'amore di  Ges  Salvatore.
L'unica  sua ambizione  di continuarne la missione di servizio
e d'amore, affinch tutti gli abitanti del Continente " abbiano
la vita e l'abbiano in abbondanza " (Gv 10, 10).
Preghiera alla Madre di Cristo
51.  Di  fronte a questa formidabile missione, ci rivolgiamo  a
Maria,  Madre del Redentore, per la quale, come hanno affermato
i  Padri del Sinodo, i cristiani dell'Asia hanno grande amore e
devozione  venerandola quale loro Madre e Madre di Cristo.  
In  tutto  il Continente vi sono centinaia di templi e santuari
mariani   nei  quali  si  riuniscono  non  soltanto  i   fedeli
cattolici, ma anche credenti di altre religioni.
A  Maria, modello di tutti i discepoli e Stella luminosa  della
evangelizzazione,  affido la Chiesa in  Asia  alle  soglie  del
Terzo  Millennio dell'era cristiana, confidando pienamente  nel
suo  orecchio  che  sempre ascolta, nel suo  cuore  che  sempre
accoglie, nella sua preghiera che mai fallisce:
O Madre Santa, Figlia dell'Altissimo,
Vergine Madre del Salvatore e Madre nostra,
volgi il tuo tenero sguardo sulla Chiesa
che il tuo Figlio ha piantato sul suolo d'Asia.
Siile guida e modello, mentre continua la missione
di amore e di servizio del Figlio tuo in Asia.
Tu hai accettato pienamente e liberamente
l'invito del Padre ad essere Madre di Dio;
insegnaci a svuotare
il cuore da tutto ci che non  di Dio,
s da essere riempiti anche noi
di Spirito Santo dall'alto.
Tu hai contemplato i misteri della volont di Dio
nel silenzio del tuo cuore;
aiutaci nel cammino di discernere
i segni della potente mano di Dio.
Tu ti sei prontamente recata a visitare Elisabetta
per aiutarla nei giorni dell'attesa;
ottieni per noi lo stesso spirito zelante e servizievole
nel compito dell'evangelizzazione.
Tu hai levato la voce
per cantare le lodi del Signore;
guidaci nel gioioso annuncio della fede
in Cristo Salvatore.
Tu hai avuto compassione
di quanti erano nel bisogno
ed hai implorato a loro nome il Figlio tuo;
insegnaci a non temere di parlare
del mondo a Ges
e di Ges al mondo.
Tu eri ai piedi della Croce,
quando tuo Figlio esal l'ultimo respiro;
sii al nostro fianco mentre cerchiamo di essere uniti
nello spirito e nel servizio con quanti soffrono.
Tu hai pregato con i discepoli nel Cenacolo;
aiutaci ad attendere il dono dello Spirito,
per andare ovunque Egli ci conduce.
Proteggi la Chiesa da ogni potere che la minaccia.
Aiutala ad essere immagine vera
della Trinit Santissima.
Prega affinch,
mediante il servizio reso con amore dalla Chiesa,
tutti i popoli dell'Asia possano giungere a conoscere
il Figlio tuo Ges Cristo,
unico Salvatore del mondo,
ed assaporare cos la gioia della vita
nella sua pienezza.
O Maria, Madre della nuova creazione
e Madre dell'Asia
prega per noi, figli tuoi, ora e sempre!
Dato  a  Nuova  Delhi, in India, il 6 novembre dell'anno  1999,
ventiduesimo di Pontificato.
