                    ESORTAZIONE APOSTOLICA
                         POST-SINODALE
                      ECCLESIA IN AFRICA
                        DEL SANTO PADRE
                       GIOVANNI PAOLO II
                          AI VESCOVI
                  AI PRESBITERI E AI DIACONI
                 AI RELIGIOSI E ALLE RELIGIOSE
                   E A TUTTI I FEDELI LAICI
                   CIRCA LA CHIESA IN AFRICA
              E LA SUA MISSIONE EVANGELIZZATRICE
                       VERSO L'ANNO 2000
INTRODUZIONE
1. La Chiesa che  in Africa ha celebrato con gioia e speranza,
durante quattro settimane, la sua fede in Cristo risorto, nel
corso di una Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi. Vivo ne
resta ancora il ricordo nella memoria dell'intera comunit ecclesiale.
Fedeli alla tradizione dei primi secoli del cristianesimo in
Africa, i Pastori di questo continente, in comunione con il
Successore dell'apostolo Pietro ed i membri del Collegio
episcopale venuti da altre regioni del mondo, hanno tenuto un
Sinodo che s' posto come evento di speranza e di risurrezione,
nel momento stesso in cui le vicende umane sembravano piuttosto
spingere l'Africa allo scoraggiamento e alla disperazione.
I Padri sinodali, assistiti da qualificati rappresentanti del
clero, dei religiosi e del laicato, hanno sottoposto ad un
esame approfondito e realistico le luci e le ombre, le sfide e
le prospettive dell'evangelizzazione in Africa,
all'approssimarsi del terzo millennio della fede cristiana.
I membri dell'Assemblea sinodale mi hanno domandato di portare
a conoscenza di tutta la Chiesa i frutti delle loro riflessioni
e delle loro preghiere, delle loro discussioni e dei loro
scambi. Con letizia e con riconoscenza verso il Signore ho
accolto tale richiesta, ed oggi, nel momento stesso in cui, in
comunione con i Pastori e i fedeli della Chiesa cattolica in
Africa, apro la fase celebrativa dell'Assemblea speciale per
l'Africa, rendo noto il testo di questa Esortazione apostolica
postsinodale, frutto di un lavoro collegiale intenso e prolungato.
Ma prima di addentrarmi nell'esposizione di quanto  maturato
nel corso del Sinodo, ritengo opportuno ripercorrere, seppur
velocemente, le varie fasi di un evento di cos decisiva
importanza per la Chiesa in Africa.
Il Concilio
2. Il Concilio Ecumenico Vaticano secondo pu certamente
considerarsi, dal punto di vista della storia della salvezza,
come la pietra angolare di questo secolo, prossimo ormai a
sfociare nel terzo millennio. Nel contesto di quel grande
avvenimento, la Chiesa di Dio che  in Africa pot vivere, per
parte sua, autentici momenti di grazia. In effetti, l'idea di
un incontro, sotto una forma o l'altra, di Vescovi dell'Africa
per discutere circa l'evangelizzazione del continente, risale
al periodo del Concilio. Quello storico evento fu veramente il
crogiuolo della collegialit e un'espressione peculiare della
comunione affettiva ed effettiva dell'episcopato mondiale. I
Vescovi, in tale occasione, cercarono di individuare gli
strumenti adatti per meglio condividere e rendere efficace la
loro sollecitudine nei confronti di tutte le Chiese (cfr 2 Cor 11, 28) 
ed iniziarono a proporre, a tale scopo, le opportune
strutture a livello nazionale, regionale e continentale.
Il Simposio delle Conferenze episcopali d'Africa e Madagascar
3.  in tale clima che i Vescovi dell'Africa e del Madagascar,
presenti al Concilio, decisero d'istituire un proprio
Segretariato Generale col compito di coordinare i loro
interventi, cos da presentare in aula, per quanto possibile,
un punto di vista comune. Questa iniziale cooperazione tra i
Vescovi dell'Africa si istituzionalizz poi con la creazione a
Kampala del Simposio delle Conferenze Episcopali d'Africa e
Madagascar (S.C.E.A.M.). Ci avvenne in occasione della visita
del Papa Paolo VI in Uganda nel luglio-agosto del 1969, prima
visita in Africa di un Pontefice dei tempi moderni.
La convocazione dell'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi
4. Le Assemblee generali del Sinodo dei Vescovi, che si
susseguirono periodicamente dal 1967 in poi, offrirono alla
Chiesa che  in Africa preziose opportunit di far sentire la
propria voce nell'ambito universale della Chiesa. Cos, nella
seconda Assemblea generale ordinaria (1971), i Padri sinodali
dell'Africa colsero con gioia l'occasione che loro si
presentava per invocare una maggiore giustizia nel mondo. La
terza Assemblea generale ordinaria sull'evangelizzazione nel
mondo contemporaneo (1974) permise di prendere in esame
particolarmente i problemi dell'evangelizzazione in Africa. Fu
in tale circostanza che i Vescovi del continente, presenti al
Sinodo, pubblicarono un importante messaggio dal titolo "
Promozione dell'evangelizzazione nella corresponsabilit ".
Poco dopo, durante l'Anno Santo del 1975, lo S.C.E.A.M. convoc
la propria Assemblea plenaria a Roma, per approfondire il tema
dell'evangelizzazione.
5. In seguito, dal 1977 al 1983, vari Vescovi, sacerdoti,
persone consacrate, teologi e laici espressero il desiderio di
un Concilio oppure di un Sinodo africano, avente lo scopo di
fare il punto sull'evangelizzazione in Africa in ordine alle
grandi scelte da compiere per il futuro del continente. Accolsi
con favore ed incoraggiai l'idea di una " concertazione
nell'una o nell'altra forma " dell'intero episcopato africano,
" per esaminare i problemi religiosi comuni a tutto il
continente ". Di conseguenza lo S.C.E.A.M. si preoccup di
cercare vie e mezzi per condurre a buon fine il progetto di un
simile incontro continentale. Fu organizzata una consultazione
delle Conferenze episcopali e di ciascun Vescovo dell'Africa e
del Madagascar, in seguito alla quale potei convocare
un'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi. Il 6
Gennaio 1989, nel contesto della solennit dell'Epifania -
ricorrenza liturgica nel corso della quale la Chiesa prende
rinnovata coscienza dell'universalit della sua missione e del
conseguente compito di portare la luce di Cristo a tutti i
popoli -, annunciai di aver preso questa " iniziativa di grande
importanza per la diffusione del Vangelo ". E precisai di
averlo fatto accogliendo l'istanza molte volte e da diverso
tempo espressa dai Vescovi dell'Africa, da sacerdoti, teologi
ed esponenti del laicato, " perch sia promossa un'organica
solidariet pastorale nell'intero territorio africano ed isole attigue".
Un evento di grazia
6. L'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi 
stata un momento storico di grazia: il Signore ha visitato il
suo popolo che  in Africa. In effetti, questo continente vive
oggi ci che pu definirsi un segno dei tempi, un momento
propizio, un giorno di salvezza per l'Africa. Sembra giunta
un'" ora dell'Africa ", un'ora favorevole che invita con
insistenza i messaggeri di Cristo a prendere il largo e a
gettare le reti per la pesca (cfr Lc 5, 4). Come agli inizi del
cristianesimo l'alto funzionario di Candace, regina d'Etiopia,
felice di avere ricevuto la fede mediante il Battesimo,
prosegu il suo cammino divenendo testimone di Cristo (cfr At
8, 27-39), cos oggi la Chiesa in Africa, piena di gioia e di
riconoscenza per la fede ricevuta, deve proseguire la sua
missione evangelizzatrice, per attrarre i popoli del continente
al Signore, insegnando loro ad osservare quanto Egli ha
comandato (cfr Mt 28, 20).
A partire dalla solenne liturgia eucaristica inaugurale che, il
10 Aprile 1994, ho celebrato nella Basilica Vaticana insieme
con trentacinque Cardinali, un Patriarca, trentanove
Arcivescovi, centoquarantasei Vescovi e novanta sacerdoti, la
Chiesa, Famiglia di Dio, popolo dei credenti, si  raccolta
attorno alla tomba di Pietro. Era presente l'Africa con la
variet dei suoi riti, insieme all'intero popolo di Dio: essa
danzava la sua gioia, esprimendo la sua fede nella vita al
suono dei tam-tam e di altri strumenti musicali africani. In
tale occasione, l'Africa ha sentito di essere, secondo
l'espressione di Paolo sesto, " nuova patria di Cristo ", terra
amata dall'eterno Padre. Ecco perch io stesso ho salutato
quel momento di grazia con le parole del Salmista: " Questo 
il giorno fatto dal Signore, rallegriamoci ed esultiamo in esso " 
(Sal 118 (117), 24).
Destinatari dell'Esortazione
7. Con questa Esortazione apostolica post- sinodale, in
comunione con l'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei
Vescovi, desidero rivolgermi in primo luogo ai Pastori ed ai
fedeli cattolici, e poi ai fratelli delle altre Confessioni
cristiane, a quanti professano le grandi religioni monoteiste,
in particolare i seguaci della religione tradizionale africana,
ed a tutti gli uomini di buona volont che, in un modo o
nell'altro, hanno a cuore lo sviluppo spirituale e materiale
dell'Africa o tengono nelle loro mani le sorti di questo grande continente.
Innanzitutto il mio pensiero si rivolge naturalmente agli
Africani stessi e a tutti coloro che abitano il continente;
penso, in particolare, ai figli e alle figlie della Chiesa
cattolica: Vescovi, sacerdoti, diaconi, seminaristi, membri
degli Istituti di vita consacrata e delle Societ di vita
apostolica, catechisti e tutti coloro che fanno del servizio ai
loro fratelli l'ideale della loro esistenza. Desidero
confermarli nella fede (cfr Lc 22, 32) ed esortarli a
perseverare nella speranza che dona il Cristo risorto, vincendo
ogni tentazione di scoraggiamento.
Piano dell'Esortazione
8. L'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha
esaminato in profondit il tema che le era stato proposto: " La
Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice verso
l'anno 2000: "Mi sarete testimoni" (At 1, 8) ". Questa
Esortazione si sforzer perci di seguire da vicino questo
stesso itinerario. Prender l'avvio dal momento storico, vero
kairos, in cui s' tenuto il Sinodo, esaminandone gli
obiettivi, la preparazione, lo svolgimento. Si soffermer
sull'attuale situazione della Chiesa in Africa, ricordando le
varie fasi dell'impegno missionario. Affronter, poi, i vari
aspetti della missione evangelizzatrice con cui la Chiesa deve
misurarsi nel momento presente: l'evangelizzazione,
l'inculturazione, il dialogo, la giustizia e la pace, i mezzi
di comunicazione sociale. L'accenno alle urgenze e alle sfide,
che interpellano la Chiesa in Africa nell'immediata vigilia
dell'anno 2000, consentir di tratteggiare i compiti del
testimone di Cristo in Africa, in ordine ad un pi efficace
apporto all'edificazione del Regno di Dio. Sar cos possibile
delineare, alla fine, gli impegni della Chiesa in Africa come
Chiesa missionaria: una Chiesa di missione che diventa essa
stessa missionaria: " Mi sarete testimoni (...) fino agli
estremi confini della terra " (At 1, 8).
CAPITOLO 1
UNO STORICO MOMENTO ECCLESIALE
9. "Questa Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei
Vescovi  un avvenimento provvidenziale, per il quale dobbiamo
rendere grazie al Padre onnipotente e misericordioso mediante
il Figlio nello Spirito, e glorificarlo ".  con queste parole
che i Padri, nel corso della prima Congregazione generale,
hanno solennemente aperto la discussione relativa al tema del
Sinodo. In una precedente occasione, io stesso avevo gi
espresso una simile convinzione riconoscendo che " l'Assemblea
speciale  un avvenimento ecclesiale di fondamentale importanza
per l'Africa, un kairos, un momento di grazia, in cui Dio
manifesta la sua salvezza. Tutta la Chiesa  invitata a vivere
pienamente questo tempo di grazia, ad accogliere e a diffondere
la Buona Novella. Lo sforzo di preparazione al Sinodo recher
beneficio non solo alla celebrazione sinodale stessa, ma si
volger sin da ora a favore delle Chiese locali pellegrine in
Africa, la cui fede e la cui testimonianza si rafforzano,
rendendole sempre pi mature ".
Professione di fede
10. Questo momento di grazia si concret innanzitutto in una
solenne professione di fede. Raccolti intorno alla Tomba di
Pietro per l'inaugurazione dell'Assemblea speciale, i Padri del
Sinodo proclamarono la loro fede, la fede di Pietro che,
rispondendo alla domanda di Cristo: " Forse anche voi volete
andarvene? ", rispose: " Signore, da chi andremo? Tu hai parole
di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il
Santo di Dio " (Gv 6, 67-69). I Vescovi dell'Africa, nei quali
la Chiesa cattolica trovava in quei giorni una sua particolare
espressione presso la Tomba dell'Apostolo, ribadirono di
credere fermamente che l'onnipotenza e la misericordia
dell'unico Dio si sono manifestate soprattutto
nell'Incarnazione redentrice del Figlio di Dio, Figlio che 
consostanziale al Padre nell'unit dello Spirito Santo e che,
in questa unit trinitaria, riceve in pienezza gloria e onore.
Questa - affermarono i Padri -  la nostra fede, questa  la
fede della Chiesa, questa  la fede di tutte le Chiese locali
che, disseminate sul continente africano, sono in cammino verso
la casa di Dio.
Questa fede in Ges Cristo fu manifestata in modo costante, con
forza e unanimit, negli interventi dei Padri del Sinodo lungo
l'intero svolgimento dell'Assemblea speciale. Forti di questa
fede i Vescovi dell'Africa affidarono il loro continente a
Cristo Signore, convinti che lui solo, col suo Vangelo e con la
sua Chiesa, pu salvare l'Africa dalle attuali difficolt e
guarirla dai suoi numerosi mali.
11. Al tempo stesso, in occasione dell'apertura solenne
dell'Assemblea speciale, i Vescovi dell'Africa proclamarono
pubblicamente la loro fede nell'" unica Chiesa di Cristo, che
nel simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica ".
Questi attributi indicano tratti essenziali della Chiesa e
della sua missione. Essa " non se li conferisce da se stessa; 
Cristo che, per mezzo dello Spirito Santo, concede alla sua
Chiesa di essere una, santa, cattolica e apostolica, ed 
ancora lui che la chiama a realizzare ciascuna di queste
caratteristiche ".
Tutti coloro che hanno avuto il privilegio di assistere alla
celebrazione dell'Assemblea speciale per l'Africa si sono
rallegrati nel vedere che i cattolici africani vanno assumendo
sempre pi responsabilit nelle loro Chiese locali e si
sforzano di meglio comprendere quel che significa essere
cattolici ed insieme africani. La celebrazione dell'Assemblea
speciale ha manifestato al mondo intero che le Chiese locali
dell'Africa hanno un posto legittimo nella comunione della
Chiesa, che esse hanno il diritto di conservare e sviluppare "
proprie tradizioni, rimanendo integro il primato della Cattedra
di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della
carit, tutela le variet legittime, e insieme veglia affinch
ci che  particolare, non solo non nuoccia all'unit, ma
piuttosto la serva ".
Sinodo di risurrezione, Sinodo di speranza
12. Per un singolare disegno della Provvidenza, la solenne
inaugurazione dell'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo
dei Vescovi ebbe luogo la seconda domenica di Pasqua, a
conclusione cio dell'ottava di Pasqua. I Padri sinodali,
riuniti quel giorno nella Basilica Vaticana, erano ben
consapevoli del fatto che la gioia della loro Chiesa scaturiva
dal medesimo evento che aveva colmato di letizia i cuori degli
Apostoli nel giorno di Pasqua: la risurrezione del Signore Ges
(cfr Lc 24, 40-41). Essi erano profondamente coscienti della
presenza in mezzo a loro del Signore risorto, che diceva loro
come agli Apostoli: " Pace a voi! " (Gv 20, 21.26). Essi erano
consapevoli della sua promessa di restare con la sua Chiesa per
sempre (cfr Mt 28, 20) e, quindi, anche durante l'intero
svolgimento dell'Assemblea sinodale. Il clima pasquale in cui
l'Assemblea speciale inizi il suo lavoro, con i suoi
componenti uniti nel celebrare la loro fede in Cristo risorto,
richiamava spontaneamente al mio spirito le parole rivolte da
Ges all'apostolo Tommaso: " Beati quelli che pur non avendo
visto crederanno! " (Gv 20, 29).
13.  stato, in effetti, il Sinodo della risurrezione e della
speranza, come hanno dichiarato con gioia ed entusiasmo i Padri
sinodali nelle prime frasi del loro Messaggio indirizzato al
popolo di Dio. Sono parole che volentieri faccio mie: " Come
Maria Maddalena la mattina della Risurrezione, come i discepoli
di Emmaus dal cuore ardente e dall'intelligenza illuminata,
l'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi
proclama: Cristo nostra speranza  risuscitato. Ci ha
raggiunti, ha camminato con noi. Ha commentato per noi le
Scritture ed ecco quello che ci ha detto: "Io sono il Primo e
l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e
ho potere sopra la morte e sopra gli inferi" (Ap 1, 17-18)
(...). E come san Giovanni a Patmos, in tempi particolarmente
difficili, ha ricevuto profezie di speranza per il popolo di
Dio, anche noi annunciamo la speranza. In questo stesso momento
in cui tanti odi fratricidi, provocati da interessi politici,
lacerano i nostri popoli, nel momento in cui il peso del debito
internazionale o della svalutazione li schiaccia, noi, Vescovi
dell'Africa, assieme a tutti i partecipanti a questo santo
Sinodo, uniti al Santo Padre e a tutti i nostri Fratelli
nell'episcopato che ci hanno eletti, vogliamo pronunciare una
parola di speranza e di conforto nei tuoi confronti, Famiglia
di Dio che sei in Africa: nei tuoi confronti, Famiglia di Dio
sparsa nel mondo: Cristo nostra speranza  vivo, noi vivremo! ".
14. Esorto tutto il popolo di Dio in Africa ad accogliere con
animo aperto il messaggio di speranza che gli  stato
indirizzato dall'Assembla sinodale. Durante le loro
discussioni, i Padri del Sinodo, pienamente consapevoli di
esser portatori delle attese non soltanto dei cattolici
africani, ma anche di tutti gli uomini e di tutte le donne di
quel continente, hanno affrontato con chiarezza i molteplici
mali che opprimono l'Africa di oggi. Essi hanno esplorato tutta
la complessit e l'estensione di ci che la Chiesa  chiamata a
compiere per favorire l'auspicato cambiamento, ma l'hanno fatto
con un atteggiamento libero da pessimismo o da disperazione.
Nonostante il panorama prevalentemente negativo che oggi
presentano numerose regioni dell'Africa e malgrado le tristi
esperienze che non pochi paesi attraversano, la Chiesa ha il
dovere di affermare con forza che  possibile superare queste
difficolt. Essa deve rinvigorire in tutti gli Africani la
speranza in una vera liberazione. La sua fiducia  fondata, in
ultima istanza, sulla consapevolezza della promessa divina, la
quale ci assicura che la nostra storia non  chiusa in se
stessa, ma  aperta al Regno di Dio. Ecco perch n la
disperazione n il pessimismo possono essere giustificati
quando si pensa al futuro sia dell'Africa che di ogni altra
parte del mondo.
Collegialit affettiva ed effettiva
15. Prima di inoltrarmi nella trattazione dei vari argomenti,
vorrei rilevare come il Sinodo dei Vescovi costituisca uno
strumento quanto mai propizio per favorire la comunione
ecclesiale. Quando, verso la fine del Concilio Vaticano II, il
Papa Paolo VI di v.m. istitu il Sinodo, indic chiaramente che
una delle sue finalit essenziali sarebbe stata quella di
esprimere e promuovere, sotto la guida del Successore di
Pietro, la comunione reciproca dei Vescovi sparsi nel mondo.
Il principio soggiacente all'istituzione del Sinodo dei Vescovi
 semplice: pi  salda la comunione dei Vescovi tra loro, pi
risulta arricchita la comunione della Chiesa stessa nel suo
insieme. La Chiesa in Africa  testimone della verit di queste
parole, perch ha fatto l'esperienza dell'entusiasmo e dei
concreti risultati che hanno accompagnato i preparativi
dell'Assemblea del Sinodo dei Vescovi a lei dedicata.
16. In occasione del mio primo incontro con il Consiglio della
Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, radunato in vista
dell'Assemblea speciale per l'Africa, indicai la ragione per la
quale era parso opportuno convocare questa Assemblea: la
promozione di " una solidariet pastorale organica in tutto il
territorio africano e nelle isole adiacenti ". Con questa
espressione intendevo abbracciare gli scopi e gli obiettivi
principali verso i quali detta Assemblea avrebbe dovuto
orientarsi. Per meglio chiarire le mie aspettative, aggiunsi
che le riflessioni in preparazione dell'Assemblea avrebbero
dovuto riguardare " tutti gli aspetti importanti della vita
della Chiesa in Africa, comprendendo, in particolare,
l'evangelizzazione, l'inculturazione, il dialogo, la cura
pastorale in campo sociale e i mezzi di comunicazione sociale".
17. Durante le mie visite pastorali in Africa, mi sono riferito
di frequente all'Assemblea speciale per l'Africa ed ai
principali obiettivi per i quali essa era stata convocata.
Quando ho partecipato, per la prima volta sul suolo africano,
ad una riunione del Consiglio del Sinodo, non ho mancato di
sottolineare la mia convinzione che un'Assemblea sinodale non
pu ridursi ad una consultazione su argomenti pratici. La sua
vera ragion d'essere sta nel fatto che la Chiesa non pu
crescere se non rafforzando la comunione tra i suoi membri, a
cominciare dai suoi Pastori.
Ogni Assemblea sinodale manifesta e sviluppa la solidariet tra
i capi delle Chiese particolari nel compimento della loro
missione oltre i confini delle rispettive diocesi. Come ha
insegnato il Concilio Vaticano II, " i Vescovi, sia come
legittimi successori degli Apostoli sia come membri del
collegio episcopale, sappiano essere sempre tra loro uniti e
dimostrarsi solleciti di tutte le Chiese; pensando che per
divina disposizione e comando del dovere apostolico ognuno di
essi, insieme con gli altri Vescovi,  garante della Chiesa".
18. Il tema che ho assegnato all'Assemblea speciale - " La
Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice verso
l'anno 2000: "Mi sarete testimoni" (At 1, 8) " - manifesta il
mio desiderio che questa Chiesa viva il tempo fino al Grande
Giubileo come un " nuovo Avvento ", tempo di attesa e di
preparazione. Considero infatti la preparazione all'anno 2000
come una delle chiavi di interpretazione del mio Pontificato.
Le Assemblee sinodali che si sono succedute nell'arco di quasi
trent'anni - le Assemblee Generali e quelle Speciali
continentali, regionali o nazionali - si situano tutte in
questa prospettiva di preparazione del Grande Giubileo. Il
fatto che l'evangelizzazione sia il tema di tutte queste
Assemblee sinodali sta ad indicare quanto viva sia oggi nella
Chiesa la coscienza della missione salvifica ricevuta da
Cristo. Tale presa di coscienza si manifesta con una
particolare evidenza nelle Esortazioni apostoliche post-
sinodali dedicate all'evangelizzazione, alla catechesi, alla
famiglia, alla penitenza ed alla riconciliazione nella vita
della Chiesa e dell'intera umanit, alla vocazione e alla
missione dei laici, alla formazione dei presbiteri.
In piena comunione con la Chiesa universale
19. Sin dall'inizio della preparazione dell'Assemblea speciale
 stato mio vivo desiderio, pienamente condiviso dal Consiglio
della Segreteria Generale, di far s che questo Sinodo fosse
autenticamente africano, senza equivoci. Era al tempo stesso di
fondamentale importanza che l'Assemblea speciale fosse
celebrata in piena comunione con la Chiesa universale. In
effetti, l'Assemblea ha sempre tenuto conto della Chiesa
universale. Reciprocamente, quando venne il momento di
pubblicare i Lineamenta, non mancai di invitare i miei Fratelli
nell'episcopato e tutto il popolo di Dio sparso per il mondo a
ricordare nella preghiera l'Assemblea speciale per l'Africa ed
a sentirsi coinvolti nelle attivit promosse in vista di tale
evento.
Questa Assemblea, come ho spesso avuto modo di ribadire,
riveste notevole importanza per la Chiesa universale, non
solamente a motivo dell'interesse che la sua convocazione ha
suscitato dappertutto, ma anche per la natura stessa della
comunione ecclesiale che trascende ogni frontiera di tempo e di
spazio. Di fatto, l'Assemblea speciale ha ispirato molte
preghiere e buone opere, con le quali i singoli fedeli e le
comunit della Chiesa negli altri continenti hanno accompagnato
lo svolgimento del Sinodo. E come dubitare che, nel mistero
della comunione ecclesiale, ad esso siano venute in sostegno
anche le preghiere dei santi nel Cielo?
Quando ho disposto che la prima fase dei lavori dell'Assemblea
speciale si tenesse a Roma, l'ho deciso per sottolineare ancor
pi eloquentemente la comunione che lega la Chiesa che  in
Africa con la Chiesa universale, s da evidenziare l'impegno di
tutti i fedeli in favore dell'Africa.
20. La solenne concelebrazione eucaristica di apertura del
Sinodo, che ho presieduto nella Basilica di san Pietro, ha
posto in rilievo l'universalit della Chiesa in modo
meraviglioso e commovente. Questa universalit, " che non 
uniformit ma comunione di differenze compatibili con il
Vangelo ",  stata vissuta da tutti i Vescovi. Tutti avevano
consapevolezza di essere stati consacrati in quanto membri del
corpo episcopale che succede al Collegio degli Apostoli, non
solo per una diocesi, ma per la salvezza del mondo intero.
Rendo grazie a Dio Onnipotente per l'occasione che ci ha donato
di sperimentare, grazie all'Assemblea speciale, ci che
comporta un'autentica cattolicit. " In virt di questa
cattolicit, le singole parti portano i propri doni alle altre
parti e a tutta la Chiesa ".
Un messaggio pertinente e credibile
21. Secondo i Padri sinodali, la questione principale che la
Chiesa in Africa deve affrontare consiste nel descrivere con
tutta la chiarezza possibile ci che essa  e ci che deve
realizzare in pienezza, perch il suo messaggio sia pertinente
e credibile. Tutte le discussioni in Assemblea hanno fatto
riferimento a tale esigenza veramente essenziale e
fondamentale, che  un'autentica sfida per la Chiesa in Africa.
 senz'altro vero " che lo Spirito Santo  l'agente principale
dell'evangelizzazione:  Lui che spinge ad annunciare il
Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e
comprendere la parola della salvezza ". Ma, riaffermata
questa verit, l'Assemblea speciale ha voluto giustamente
aggiungere che l'evangelizzazione  anche una missione che il
Signore Ges ha affidato alla sua Chiesa sotto la guida e la
potenza dello Spirito.  necessaria la nostra cooperazione
mediante la preghiera fervente, una grande riflessione,
adeguati progetti e la mobilitazione delle risorse.
Il dibattito sinodale sul tema della pertinenza e della
credibilit del messaggio della Chiesa in Africa non poteva non
implicare una riflessione sulla credibilit stessa degli
annunciatori di tale messaggio. I Padri hanno affrontato la
questione in modo diretto, con profonda sincerit, aliena da
ogni indulgenza. Di questo s'era gi occupato il Papa Paolo VI
che, con parole memorabili, aveva ricordato: " Si ripete
spesso, oggi, che il nostro secolo ha sete di autenticit.
Soprattutto a proposito dei giovani, si afferma che hanno
orrore del fittizio, del falso, e ricercano sopra ogni cosa la
verit e la trasparenza. Questi segni dei tempi dovrebbero
trovarci all'erta. Tacitamente o con alte grida, ma sempre con
forza, ci domandano: Credete veramente a quello che annunziate?
Vivete quello che credete? Predicate veramente quello che
vivete? La testimonianza della vita  divenuta pi che mai una
condizione essenziale per l'efficacia profonda della
predicazione. Per questo motivo, eccoci responsabili, fino ad
un certo punto, della riuscita del Vangelo che proclamiamo ".
Ecco perch, in riferimento alla missione evangelizzatrice
della Chiesa nel campo della giustizia e della pace, io stesso
ho detto: " Oggi pi che mai la Chiesa  cosciente che il suo
messaggio sociale trover credibilit nella testimonianza delle
opere, prima che nella sua coerenza e logica interna ".
22. Come non richiamare qui che l'ottava Assemblea Plenaria
dello S.C.E.A.M., tenutasi a Lagos, in Nigeria, nel 1987, aveva
gi preso in considerazione con notevole chiarezza la questione
della credibilit e della pertinenza del messaggio della Chiesa
in Africa? Quella stessa Assemblea aveva dichiarato che la
credibilit della Chiesa in Africa dipendeva da Vescovi e
sacerdoti capaci di dare, sulle orme di Cristo, la
testimonianza di una vita esemplare; da religiosi realmente
fedeli, autentici testimoni con il loro modo di vivere i
consigli evangelici; da un laicato dinamico, con genitori
profondamente credenti, educatori coscienti delle loro
responsabilit, dirigenti politici animati da profondo senso morale.
Famiglia di Dio in cammino sinodale
23. Rivolgendomi il 23 giugno 1989 ai Membri del Consiglio
della Segreteria Generale, insistei molto sulla partecipazione
dell'intero popolo di Dio, a tutti i livelli, specialmente in
Africa, alla preparazione dell'Assemblea speciale. " Se  ben
preparata, dissi, la sessione del Sinodo permetter di
coinvolgere tutti i settori della comunit cristiana: singoli,
piccole comunit, parrocchie, diocesi ed istituzioni locali,
nazionali ed internazionali ".
Tra l'inizio del mio Pontificato e l'inaugurazione
dell'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, ho
potuto effettuare dieci Visite pastorali in Africa e in
Madagascar, raggiungendo trentasei nazioni. In occasione dei
Viaggi apostolici successivi alla convocazione dell'Assemblea
speciale, il tema del Sinodo e quello della necessit per tutti
i fedeli di prepararsi all'Assemblea sinodale sono sempre stati
presenti in maniera preminente nei miei incontri con il popolo
di Dio in Africa. Ho anche approfittato delle visite ad limina
dei Vescovi di quel continente per sollecitare la
collaborazione di tutti alla preparazione dell'Assemblea
speciale per l'Africa. In tre occasioni diverse, poi, ho
tenuto, insieme al Consiglio della Segreteria Generale del
Sinodo, sessioni di lavoro sul suolo africano: a Yamoussoukro,
in Costa d'Avorio (1990), a Luanda, in Angola (1992) e a
Kampala, in Uganda (1993), sempre in vista di chiamare gli
Africani a prendere parte attiva e corale alla preparazione
dell'Assemblea sinodale.
24. La presentazione, il 25 luglio 1990, dei Lineamenta a Lom,
in Togo, in occasione della nona Assemblea generale dello
S.C.E.A.M.,  stata senz'altro una tappa nuova e importante
dell'iter preparatorio all'Assemblea speciale. Si pu ben dire
che la pubblicazione dei Lineamenta ha avviato decisamente i
preparativi del Sinodo in tutte le Chiese particolari
dell'Africa. L'Assemblea dello S.C.E.A.M. a Lom ha adottato
una Preghiera per l'Assemblea speciale ed ha chiesto che fosse
recitata, sia in pubblico che in privato, in tutte le
parrocchie africane fino alla celebrazione del Sinodo. Questa
iniziativa dello S.C.E.A.M.  stata veramente felice e non 
passata inosservata nella Chiesa universale.
Per favorire, poi, la diffusione dei Lineamenta, parecchie
Conferenze episcopali e diocesi hanno tradotto il documento
nella loro lingua, come, per esempio, in swahili, arabo,
malgascio ed altri idiomi. " Pubblicazioni, conferenze e
simposi sui temi del Sinodo sono stati organizzati da diverse
Conferenze episcopali, Istituti di teologia e seminari,
Associazioni di Istituti di vita consacrata, diocesi, alcuni
importanti giornali e periodici, singoli Vescovi e teologi ".
25. Rendo vivamente grazie a Dio Onnipotente per la cura
attenta con cui sono stati redatti i Lineamenta e
l'Instrumentum laboris del Sinodo.  stato un impegno
affrontato e svolto da africani, Vescovi ed esperti, a
cominciare dalla Commissione antepreparatoria del Sinodo, nel
gennaio e nel marzo 1989. La Commissione fu poi rilevata dal
Consiglio della Segreteria Generale dell'Assemblea speciale per
l'Africa del Sinodo dei Vescovi, da me istituito il 20 giugno 1989.
Sono profondamente riconoscente, inoltre, al gruppo di lavoro
che ha cos ben curato le liturgie eucaristiche per l'apertura
e la chiusura del Sinodo. Il gruppo, che contava tra i suoi
membri teologi, liturgisti ed esperti in canti e strumenti
africani d'espressione liturgica, ha voluto far s, secondo il
mio desiderio, che esse fossero segnate da un chiaro carattere africano.
26. Ora devo aggiungere che la risposta degli Africani al mio
appello a partecipare alla preparazione del Sinodo  stata
veramente ammirevole. L'accoglienza riservata ai Lineamenta,
sia all'interno che al di fuori delle comunit ecclesiali
africane, ha superato largamente ogni previsione. Molte Chiese
locali si sono servite dei Lineamenta per mobilitare i fedeli
e, fin d'ora, possiamo senz'altro dire che i frutti del Sinodo
cominciano a manifestarsi in un nuovo impegno e in una
rinnovata presa di coscienza dei cristiani d'Africa.
Lungo le diverse fasi della preparazione dell'Assemblea
speciale, numerosi membri della Chiesa in Africa - clero,
religiosi, religiose, laici - si sono inseriti in maniera
esemplare nell'itinerario sinodale, " camminando insieme ",
mettendo ciascuno i propri talenti al servizio della Chiesa e
pregando insieme con fervore per il successo del Sinodo. Pi
d'una volta gli stessi Padri del Sinodo hanno segnalato, nel
corso dell'Assemblea sinodale, che il loro lavoro veniva
facilitato grazie proprio alla " preparazione accurata e
minuziosa di questo Sinodo, svoltasi con il coinvolgimento
attivo di tutta la Chiesa in Africa ad ogni livello ".
Dio vuole salvare l'Africa
27. L'Apostolo dei Gentili ci dice che Dio " vuole che tutti
gli uomini siano salvati ed arrivino alla conoscenza della
verit. Uno solo, infatti,  Dio e uno solo il mediatore fra
Dio e gli uomini, l'uomo Ges Cristo, che ha dato se stesso in
riscatto per tutti " (1 Tm 2, 4-6). Poich Dio chiama tutti gli
uomini ad un unico e medesimo destino, che  divino, " dobbiamo
ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilit di
venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero
pasquale ". L'amore redentore di Dio abbraccia l'intera
umanit, ogni razza, trib e nazione: abbraccia quindi anche le
popolazioni del continente africano. La Provvidenza divina
volle che l'Africa fosse presente durante la Passione di Cristo
nella persona di Simone di Cirene, costretto dai soldati romani
ad aiutare il Signore nel portare la Croce (cfr Mc 15, 21).
28. La liturgia della sesta domenica di Pasqua del 1994,
durante la solenne Celebrazione eucaristica per la conclusione
della Sessione di lavoro dell'Assemblea speciale, mi offr
l'occasione di sviluppare una riflessione sul disegno salvifico
di Dio nei confronti dell'Africa. Una delle letture bibliche,
tratta dagli Atti degli Apostoli, rievocava un avvenimento che
pu essere considerato come il primo passo nella missione della
Chiesa verso i pagani: il racconto della visita fatta da
Pietro, sotto l'impulso dello Spirito Santo, alla casa di un
pagano, il centurione Cornelio. Fino a quel momento il Vangelo
era stato proclamato soprattutto tra gli ebrei. Dopo aver
esitato non poco, Pietro, illuminato dallo Spirito, decise di
recarsi nella casa di un pagano. Arrivato col, fu gioiosamente
sorpreso per il fatto che il centurione attendeva Cristo e il
Battesimo. Il libro degli Atti degli Apostoli riferisce: " I
fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si
meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono
dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e
glorificare Dio " (10, 45-46).
In casa di Cornelio, in un certo senso, si riprodusse il
miracolo della Pentecoste. Pietro disse allora: " In verit sto
rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi
lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga,
 a lui accetto (...). Forse che si pu proibire che siano
battezzati con l'acqua questi che hanno ricevuto lo Spirito
Santo al pari di noi? " (At 10, 34-35.47).
Cominci cos la missione della Chiesa ad gentes, della quale
Paolo di Tarso diventer il principale araldo. I primi
missionari arrivati nel cuore dell?Africa hanno certamente
conosciuto una meraviglia simile a quella sperimentata dai
cristiani dei tempi apostolici davanti all'effusione dello Spirito Santo.
29. Il disegno di Dio per la salvezza dell'Africa sta
all'origine della diffusione della Chiesa nel continente
africano. Essendo tuttavia la Chiesa, secondo la volont di
Cristo, per sua natura missionaria, ne segue che la Chiesa in
Africa  chiamata ad assumere essa stessa un ruolo attivo al
servizio del progetto salvifico di Dio. Per questo ho spesso
detto che " la Chiesa in Africa  la Chiesa missionaria e di missione ".
L'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha
avuto il compito di esaminare gli strumenti mediante i quali
gli Africani potranno meglio realizzare il mandato che il
Signore risorto ha donato ai suoi discepoli: " Andate, dunque,
ed ammaestrate tutte le nazioni " (Mt 28, 19).
CAPITOLO 2
LA CHIESA IN AFRICA
1. Breve storia dell'Evangelizzazione nel Continente
30. Il giorno dell'apertura dell'Assemblea speciale per
l'Africa del Sinodo dei Vescovi, prima assise del genere nella
storia, i Padri sinodali hanno ricordato alcune delle
meraviglie operate da Dio nel corso dell'evangelizzazione
dell'Africa.  una storia che risale all'epoca della nascita
stessa della Chiesa. La diffusione del Vangelo in Africa 
avvenuta in fasi diverse. I primi secoli del cristianesimo
videro l'evangelizzazione dell'Egitto e dell'Africa del Nord.
Una seconda fase, riguardante le regioni di quel continente
situate al sud del Sahara, ha avuto luogo nei secoli XV e XVI.
Una terza fase, caratterizzata da uno sforzo missionario
straordinario,  iniziata nel XIX secolo.
Prima fase
31. In un messaggio ai Vescovi e a tutti i popoli dell'Africa
in ordine alla promozione del benessere materiale e spirituale
del continente, il mio venerato predecessore Paolo VI richiam
con parole memorabili il glorioso splendore del passato
cristiano dell'Africa. " Pensiamo alle Chiese cristiane
d'Africa, l'origine delle quali risale ai tempi apostolici ed 
legata, secondo la tradizione, al nome e all'insegnamento
dell'evangelista Marco. Pensiamo alla schiera innumerevole di
santi, martiri, confessori, vergini, che ad esse appartengono.
In realt, dal secolo II al secolo IV la vita cristiana nelle
regioni settentrionali dell'Africa fu intensissima e
all'avanguardia tanto nello studio teologico quanto nella
espressione letteraria. Balzano alla memoria i nomi dei grandi
dottori e scrittori, come Origene, sant'Atanasio, san Cirillo,
luminari della Scuola alessandrina, e, sull'altro lembo della
sponda mediterranea africana, Tertulliano, san Cipriano, e
soprattutto sant'Agostino, una delle luci pi fulgenti della
cristianit. Ricorderemo i grandi santi del deserto, Paolo,
Antonio, Pacomio, primi fondatori del monachesimo, diffusosi
poi, sul loro esempio, in Oriente e in Occidente. E, tra i
tanti altri, non vogliamo omettere il nome di san Frumenzio,
chiamato Abba Salama, il quale, consacrato vescovo da
sant'Atanasio, fu l'apostolo dell'Etiopia ". Durante questi
primi secoli della Chiesa in Africa, anche alcune donne hanno
reso la loro testimonianza a Cristo. Tra esse  doverosa una
menzione particolare delle sante Felicita e Perpetua, di santa
Monica e di santa Tecla.
" Questi luminosi esempi, come pure le figure dei santi Papi
africani Vittore primo, Melchiade e Gelasio primo, appartengono al
patrimonio comune della Chiesa, e gli scritti degli autori
cristiani d'Africa ancor oggi sono fondamentali per
approfondire, alla luce della Parola di Dio, la storia della
salvezza. Nel ricordo delle antiche glorie dell'Africa
cristiana, noi desideriamo esprimere il nostro profondo
rispetto per le Chiese con le quali non siamo in piena
comunione: la Chiesa greca del Patriarcato di Alessandria, la
Chiesa copta dell'Egitto e la Chiesa etiopica, che hanno in
comune con la Chiesa cattolica l'origine e l'eredit dottrinale
e spirituale dei grandi Padri e Santi, non soltanto della loro
terra, ma di tutta la Chiesa antica. Esse hanno molto operato e
sofferto per mantenere vivo il nome cristiano in Africa
attraverso le vicende dei tempi ". Tali Chiese recano ancora
oggi la testimonianza della vitalit cristiana che esse
attingono dalle loro radici apostoliche, particolarmente in
Egitto e in Etiopia e, fino al 17esimo secolo, in Nubia. Sul resto
del continente cominciava allora un'altra tappa dell'evangelizzazione.
Seconda fase
32. Nei secoli 15esimo e 16esimo, l'esplorazione della costa africana da
parte dei portoghesi fu ben presto accompagnata
dall'evangelizzazione delle regioni dell'Africa situate a sud
del Sahara. Tale sforzo riguardava, tra altre zone, le regioni
dell'attuale Benin, di Sao Tom, dell'Angola, del Mozambico e 
del Madagascar.
Il 7 giugno 1992, domenica di Pentecoste, in occasione della
commemorazione dei 500 anni dell'evangelizzazione dell'Angola,
a Luanda, ebbi a dire tra l'altro: " Gli Atti degli Apostoli
indicano con il loro nome gli abitanti di diversi luoghi che
presero direttamente parte alla nascita della Chiesa ad opera
del soffio dello Spirito Santo. Ecco ci che tutti dicevano:
"Li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di
Dio" (At 2, 11). Cinquecento anni fa, a questo coro di lingue
si sono aggiunti i popoli dell'Angola. In quel momento, nella
vostra Patria africana, si  rinnovata la Pentecoste di
Gerusalemme. I vostri antenati udirono il messaggio della Buona
Novella, che  la lingua dello Spirito. I loro cuori accolsero
per la prima volta questa parola ed essi chinarono il capo
nell'acqua del fonte battesimale, in cui l'uomo, ad opera dello
Spirito Santo, muore insieme a Cristo crocifisso e rinasce a
nuova vita nella sua risurrezione (...). Fu certamente lo
stesso Spirito a spingere quegli uomini di fede, i primi
missionari, che nel 1491 approdarono alla foce del fiume Zaire,
a Pinda, dando inizio ad una vera e propria epopea missionaria.
Fu ancora lo Spirito Santo, operante a modo suo nel cuore degli
uomini, che spinse il grande re del Congo Nzinga-a-Nkuwu a
sollecitare la venuta di missionari per annunciare il Vangelo.
Fu lo Spirito Santo che sostenne la vita di quei quattro primi
cristiani angolani che, di ritorno dall'Europa, testimoniarono
il valore della fede cristiana. Dopo i primi missionari, molti
altri vennero dal Portogallo e da altri paesi europei per
continuare, ampliare e consolidare l'opera iniziata".
Un certo numero di sedi episcopali fu eretto durante tale
periodo, e una delle primizie di questo impegno missionario fu
la consacrazione a Roma, nel 1518, da parte di Leone X, di Don
Enrico, figlio di Don Alfonso I, re del Congo, come vescovo
titolare di Utica. Don Enrico divent cos il primo vescovo
autoctono dell'Africa nera.
Fu in quel periodo, esattamente nell'anno 1622, che il mio
predecessore Gregorio 15esimo eresse stabilmente la Congregazione De
Propaganda Fide con lo scopo di meglio organizzare e sviluppare
le missioni.
A causa di difficolt di vario genere, la seconda fase
dell'evangelizzazione dell'Africa si concluse nel 18esimo secolo
con l'estinzione di pressoch tutte le missioni nelle regioni
situate a sud del Sahara.
Terza fase
33. La terza fase di evangelizzazione sistematica dell'Africa
cominci nel 19esimo secolo, periodo caratterizzato da uno sforzo
straordinario, promosso dai grandi apostoli e animatori della
missione africana. Fu un periodo di rapida crescita, come
mostrano chiaramente le statistiche presentate all'Assemblea
sinodale dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei
Popoli. L'Africa ha risposto molto generosamente alla
chiamata di Cristo. In questi ultimi decenni numerosi paesi
africani hanno celebrato il primo centenario dell'inizio della
loro evangelizzazione. Veramente la crescita della Chiesa in
Africa, da cent'anni a questa parte, costituisce una meraviglia
della grazia di Dio.
La gloria e lo splendore del periodo contemporaneo
dell'evangelizzazione in Africa sono illustrati in modo
mirabile dai santi che l'Africa moderna ha donato alla Chiesa.
Papa Paolo VI ebbe modo di esprimere con eloquenza questa
realt quando canonizz i martiri dell'Uganda nella Basilica di
San Pietro, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale
del 1964: " Questi martiri africani aggiungono all'albo dei
vittoriosi, qual  il Martirologio, una pagina tragica e
magnifica, veramente degna di aggiungersi a quelle meravigliose
dell'Africa antica (...). L'Africa, bagnata dal sangue di
questi Martiri, primi dell'ra nuova (oh, Dio voglia che siano
gli ultimi, tanto il loro olocausto  grande e prezioso!),
risorge libera e redenta ".
34. La lista dei santi che l'Africa dona alla Chiesa, lista che
 il suo pi grande titolo di onore, continua ad allungarsi.
Come potremmo non menzionare, tra i pi recenti, Clementina
Anwarite, vergine e martire dello Zaire, che ho beatificato in
terra africana nel 1985, Vittoria Rasoamanarivo, del Madagascar
e Giuseppina Bakhita, del Sudan, beatificate anch'esse durante
il mio Pontificato? E come non ricordare il beato Isidoro
Bakanja, martire dello Zaire, che ho avuto il privilegio di
elevare all'onore degli altari durante l'Assemblea speciale per l'Africa?
" Altre cause stanno maturando. La Chiesa in Africa deve
provvedere a redigere il suo proprio Martirologio, aggiungendo
alle magnifiche figure dei primi secoli (...) i martiri e i
santi degli ultimi tempi ".
Di fronte alla formidabile crescita della Chiesa in Africa
durante gli ultimi cent'anni, di fronte ai frutti di santit
che sono stati ottenuti, non vi  che un'unica spiegazione
possibile: tutto ci  dono di Dio, poich nessuno sforzo umano
avrebbe potuto compiere una simile opera in un periodo
relativamente cos breve. Tuttavia, non c' posto per un
trionfalismo umano. Facendo memoria dello splendore glorioso
della Chiesa in Africa, i Padri sinodali hanno voluto soltanto
celebrare le meraviglie compiute da Dio per la liberazione e la
salvezza dell'Africa.
" Ecco l'opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi " 
(Sal 118 (117), 23).
" Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo  il suo nome " 
(Lc 1, 49).
Omaggio ai missionari
35. La splendida crescita e le realizzazioni della Chiesa in
Africa sono dovute in gran parte all'eroica e disinteressata
dedizione di generazioni di missionari. Ci  da tutti
riconosciuto. La terra benedetta dell'Africa , in effetti,
disseminata di tombe di valorosi araldi del Vangelo.
Quando i Vescovi dell'Africa si sono incontrati a Roma per
l'Assemblea speciale, erano ben consapevoli del debito di
riconoscenza che il loro continente ha verso i suoi antenati nella fede.
Nel discorso rivolto alla prima Assemblea dello S.C.E.A.M. a
Kampala, il 31 luglio 1969, Papa Paolo sesto fece riferimento a
questo debito di riconoscenza: " Voi Africani siete oramai i
missionari di voi stessi. La Chiesa di Cristo  davvero
piantata in questa terra benedetta (cfr Decr. Ad gentes, 6). Un
dovere dobbiamo noi compiere: noi dobbiamo ricordare coloro che
hanno in Africa, prima di voi ed ancora oggi con voi, predicato
il Vangelo, come ci ammonisce la Sacra Scrittura: "Ricordatevi
dei vostri predecessori, che vi hanno annunciato la parola di
Dio, e considerando la fine della loro vita, imitate la loro
fede" (Eb 13, 7).  una storia che non dobbiamo dimenticare.
Essa conferisce alla Chiesa locale la nota della sua
autenticit e della sua nobilt, la nota "apostolica"; essa 
un dramma di carit, di eroismo, di sacrificio, che fa grande e
santa, fin dall'origine, la Chiesa africana ".
36. L'Assemblea speciale ha degnamente assolto questo debito di
riconoscenza in occasione della sua prima Congregazione
generale, quando ha dichiarato: "  il caso qui di rendere un
vibrante omaggio ai missionari, uomini e donne di tutti gli
Istituti religiosi e secolari, e a tutti i paesi che, nel corso
dei 2000 anni circa di evangelizzazione del continente africano
(...) si sono dedicati intensamente a trasmettere la fiamma
della fede cristiana (...). Ecco perch noi, felici eredi di
questa meravigliosa avventura, vogliamo rendere grazie a Dio in
questa solenne circostanza ".
Nel Messaggio al popolo di Dio i Padri sinodali hanno rinnovato
con vigore l'omaggio ai missionari, ma non hanno dimenticato di
rendere omaggio ai figli ed alle figlie dell'Africa,
specialmente ai catechisti ed agli interpreti, che hanno
collaborato con loro.
37.  grazie alla grande epopea missionaria, di cui il
continente africano  stato teatro particolarmente durante gli
ultimi due secoli, che abbiamo potuto incontrarci a Roma per
celebrare l'Assemblea speciale per l'Africa. Il seme a suo
tempo sparso ha recato frutti abbondanti. I miei Fratelli
nell'episcopato, figli dei popoli dell'Africa, ne sono
eloquenti testimoni. Insieme con i loro presbiteri, essi
portano ormai sulle spalle gran parte del lavoro
dell'evangelizzazione. L'attestano anche i numerosi figli e
figlie dell'Africa che aderiscono alle antiche Congregazioni
missionarie o che entrano nei nuovi Istituti nati in terra
africana, raccogliendo nelle loro mani la fiaccola della
consacrazione totale al servizio di Dio e del Vangelo.
Radicamento e crescita della Chiesa
38. Il fatto che nell'arco di quasi due secoli il numero dei
cattolici in Africa sia rapidamente cresciuto costituisce di
per s un risultato notevole sotto ogni punto di vista.
Confermano, in particolare, il consolidamento della Chiesa nel
continente elementi quali il sensibile e rapido aumento del
numero delle circoscrizioni ecclesiastiche, la crescita del
clero autoctono, dei seminaristi e dei candidati negli Istituti
di vita consacrata, la progressiva estensione della rete dei
catechisti, il cui contributo alla diffusione del Vangelo fra
le popolazioni africane  a tutti ben noto. Di fondamentale
rilievo , infine, l'alta percentuale di Vescovi nativi, che
compongono ormai la Gerarchia nel continente.
I Padri sinodali hanno preso atto di numerosi passi assai
significativi compiuti dalla Chiesa in Africa nei campi
dell'inculturazione e del dialogo ecumenico. Le notevoli e
meritorie realizzazioni nel campo dell'educazione sono
universalmente riconosciute.
Anche se i cattolici costituiscono solo il quattordici per
cento della popolazione africana, le istituzioni cattoliche nel
campo della sanit rappresentano il diciassette per cento
dell'insieme delle strutture sanitarie di tutto il continente.
Le iniziative intraprese con coraggio dalle giovani Chiese
dell'Africa per portare il Vangelo " fino agli estremi confini
della terra " (At 1, 8) sono sicuramente degne di nota. Gli
Istituti missionari sorti in Africa si sono numericamente
accresciuti ed hanno iniziato a fornire missionari non solo per
i paesi del continente, ma anche per altre regioni della terra.
Sacerdoti diocesani d'Africa, il cui numero sta lentamente
crescendo, cominciano a rendersi disponibili, per periodi
limitati, come presbiteri fidei donum, in altre diocesi, povere
di personale, nella loro nazione o altrove. Le province
africane degli Istituti religiosi di diritto pontificio, sia
maschili che femminili, hanno anch'esse visto aumentare i loro
membri. In tal modo la Chiesa si pone al servizio dei popoli
africani; essa accetta inoltre di essere coinvolta nello "
scambio di doni " con altre Chiese particolari nell'ambito
dell'intero popolo di Dio. Tutto questo manifesta, in modo
tangibile, la maturit raggiunta dalla Chiesa in Africa: 
questo che ha reso possibile la celebrazione dell'Assemblea
speciale del Sinodo dei Vescovi.
Che cosa  diventata l'Africa?
39. Poco meno di trent'anni fa, non pochi paesi africani si
rendevano indipendenti rispetto alle potenze coloniali. Questo
ha suscitato grandi attese per quanto riguarda lo sviluppo
politico, economico, sociale e culturale dei popoli africani.
Bench " in alcuni paesi la situazione interna, purtroppo, non
si sia ancora consolidata, e la violenza abbia avuto o abbia
ancora talvolta il sopravvento, ci non pu dar luogo ad una
condanna generale che coinvolga tutto un popolo o tutta una
nazione o, peggio ancora, tutto un continente ".
40. Ma qual  la situazione reale d'insieme del continente
africano oggi, specialmente dal punto di vista della missione
evangelizzatrice della Chiesa? I Padri sinodali, in proposito,
si sono posti innanzitutto una domanda: " In un continente
saturo di cattive notizie, in che modo il messaggio cristiano
costituisce una "buona novella" per il nostro popolo? In mezzo
ad una disperazione che invade ogni cosa, dove sono la speranza
e l'ottimismo che il Vangelo reca con s? L'evangelizzazione
promuove molti di quei valori essenziali che tanto mancano al
nostro continente: speranza, pace, gioia, armonia, amore e unit ".
Dopo aver sottolineato, giustamente, che l'Africa  un immenso
continente con situazioni molto diverse e che occorre per
questo evitare di generalizzare sia nel valutare problemi che
nel suggerire soluzioni, l'Assemblea sinodale ha dovuto con
dolore rilevare: " Una situazione comune , senza dubbio, il
fatto che l'Africa sia piena di problemi: in quasi tutte le
nostre nazioni c' una miseria spaventosa, cattiva
amministrazione delle scarse risorse disponibili, instabilit
politica e disorientamento sociale. Il risultato  sotto i
nostri occhi: squallore, guerre, disperazione. In un mondo
controllato dalle nazioni ricche e potenti, l'Africa 
praticamente divenuta un'appendice senza importanza, spesso
dimenticata e trascurata da tutti ".
41. Per molti Padri sinodali l'Africa di oggi pu essere
paragonata a quell'uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico;
egli cadde nelle mani dei briganti che lo spogliarono, lo
percossero e se ne andarono lasciandolo mezzo morto (cfr Lc 10,
30-37). L'Africa  un continente in cui innumerevoli esseri
umani - uomini e donne, bambini e giovani - sono distesi, in
qualche modo, sul bordo della strada, malati, feriti,
impotenti, emarginati e abbandonati. Essi hanno un bisogno
estremo di buoni Samaritani che vengano loro in aiuto.
Da parte mia, auspico che la Chiesa continui pazientemente ed
instancabilmente la sua opera di buon Samaritano. In effetti
per un lungo periodo regimi, oggi scomparsi, hanno posto a dura
prova gli Africani ed hanno indebolito la loro capacit di
reazione: l'uomo ferito deve ritrovare tutte le risorse della
propria umanit. I figli e le figlie dell'Africa hanno bisogno
di presenza comprensiva e di sollecitudine pastorale. Occorre
aiutarli a raccogliere le proprie energie, per porle al
servizio del bene comune.
Valori positivi della cultura africana
42. L'Africa, malgrado le sue grandi ricchezze naturali,
permane in una situazione economica di povert. Essa possiede,
tuttavia, una molteplice variet di valori culturali e di
inestimabili qualit umane, che pu offrire alle Chiese e
all'intera umanit. I Padri sinodali hanno posto in evidenza
alcuni di tali valori culturali, che certamente costituiscono
una preparazione provvidenziale alla trasmissione del Vangelo;
sono valori che possono favorire un'evoluzione positiva della
drammatica situazione del continente, ed avviare quella ripresa
globale da cui dipende l'auspicato sviluppo delle singole nazioni.
Gli Africani hanno un profondo senso religioso, il senso del
sacro, il senso dell'esistenza di Dio creatore e di un mondo
spirituale. La realt del peccato nelle sue forme individuali e
sociali  assai presente alla coscienza di quei popoli, e
sentito  pure il bisogno di riti di purificazione e di espiazione.
43. Nella cultura e nella tradizione africane, il ruolo della
famiglia  universalmente considerato come fondamentale. Aperto
a questo senso della famiglia, dell'amore e del rispetto della
vita, l'Africano ama i figli, che sono accolti gioiosamente
come un dono di Dio. " I figli e le figlie dell'Africa amano la
vita.  proprio l'amore per la vita a comandare loro di
attribuire cos grande importanza alla venerazione degli avi.
Credono istintivamente che quei morti continuino a vivere e
rimangono in comunione con loro. Non  questa, in qualche modo,
una preparazione alla fede nella comunione dei santi? I popoli
dell'Africa rispettano la vita che viene concepita e nasce.
Gioiscono di questa vita. Rifiutano l'idea che possa essere
annientata, anche quando a ci vorrebbero indurli le cosiddette
"civilt progressiste". E le pratiche ostili alla vita vengono
loro imposte per mezzo di sistemi economici al servizio
dell'egoismo dei ricchi ". Gli Africani manifestano rispetto
per la vita fino al suo termine naturale e riservano in seno
alla famiglia un posto agli anziani e ai parenti.
Le culture africane hanno un senso acuto della solidariet e
della vita comunitaria. Non si concepisce in Africa una festa
che non venga condivisa con l'intero villaggio. Di fatto, la
vita comunitaria nelle societ africane  espressione della
famiglia allargata. Con ardente desiderio prego e chiedo di
pregare perch l'Africa conservi sempre tale preziosa eredit
culturale e perch mai soccomba alla tentazione
dell'individualismo, cos estraneo alle sue migliori tradizioni.
Alcune opzioni dei popoli africani
44. Anche se non vanno affatto minimizzati gli aspetti tragici
della situazione africana pi sopra evocati, vale la pena di
ricordare qui talune realizzazioni positive dei popoli del
continente che meritano di essere lodate e incoraggiate. I
Padri sinodali nel loro Messaggio al popolo di Dio hanno, ad
esempio, ricordato con gioia l'avvio del processo democratico
in tanti paesi africani, ed hanno auspicato che esso si
consolidi e siano prontamente rimossi gli ostacoli e le
resistenze allo Stato di diritto, grazie alla collaborazione di
tutti i protagonisti ed al loro senso del bene comune.
I " venti di cambiamento " soffiano con vigore in molti luoghi
del continente, e il popolo chiede con sempre maggiore
insistenza il riconoscimento e la promozione dei diritti e
delle libert dell'uomo. Al riguardo, rilevo con soddisfazione
che la Chiesa in Africa, fedele alla sua vocazione, si colloca
con decisione al fianco degli oppressi, dei popoli senza voce
ed emarginati. L'incoraggio fermamente a continuare nel rendere
tale testimonianza. L'opzione preferenziale per i poveri  "
una forma speciale di primato nell'esercizio della carit
cristiana, testimoniata da tutta la tradizione della Chiesa
(...). La preoccupazione stimolante verso i poveri - i quali,
secondo la significativa formula, sono i " poveri del Signore "
- deve tradursi, a tutti i livelli, in atti concreti e giungere
con decisione a una serie di necessarie riforme ".
45. Nonostante la povert e i pochi mezzi a disposizione, la
Chiesa in Africa riveste un ruolo di primo piano in ci che
concerne lo sviluppo umano integrale; le sue notevoli
realizzazioni in questo campo sono spesso riconosciute dai
governi e dagli esperti internazionali.
L'Assemblea speciale per l'Africa ha espresso profonda
riconoscenza verso " tutti i cristiani e tutti gli uomini di
buona volont che lavorano nel campo dell'assistenza e della
promozione umana con la nostra Caritas o con le nostre
organizzazioni per lo sviluppo ". L'assistenza che essi, come
buoni Samaritani, danno alle vittime africane delle guerre e
delle catastrofi, ai rifugiati ed ai profughi, merita
ammirazione, riconoscenza e sostegno da parte di tutti.
Ritengo doveroso manifestare un vivo ringraziamento alla Chiesa
in Africa per il ruolo che essa ha svolto, nel corso degli
anni, a favore della pace e della riconciliazione in non poche
situazioni di conflitto, di sconvolgimento politico o di guerra civile.
2. Problemi attuali della Chiesa in Africa
46. I Vescovi d'Africa si trovano di fronte a due quesiti di
fondo: come deve la Chiesa portare avanti la sua missione
evangelizzatrice all'approssimarsi dell'anno 2000? Come i
cristiani africani potranno divenire testimoni sempre pi
fedeli del Signore Ges? Per offrire a tali quesiti adeguate
risposte i Vescovi, prima e durante l'Assemblea speciale, hanno
passato in rassegna le principali sfide alle quali la comunit
ecclesiale africana deve oggi far fronte.
Evangelizzazione in profondit
47. Il primo, fondamentale dato rilevato dai Padri sinodali 
la sete di Dio dei popoli africani. Per non mandare delusa una
simile attesa, i membri della Chiesa devono anzitutto
approfondire la loro fede. In effetti, proprio perch
evangelizzatrice, la Chiesa deve cominciare " con
l'evangelizzare se stessa ". Occorre che essa raccolga la
sfida contenuta in " questo tema della Chiesa che si
evangelizza mediante una conversione e un rinnovamento
costanti, per evangelizzare il mondo con credibilit ".
Il Sinodo ha preso atto dell'urgenza di proclamare in Africa la
Buona Novella a milioni di persone non ancora evangelizzate. La
Chiesa sicuramente rispetta e stima le religioni non cristiane
professate da numerosissime persone sul continente africano,
perch esse costituiscono l'espressione vivente dell'anima di
larghi settori della popolazione, tuttavia " n il rispetto e
la stima verso queste religioni, n la complessit dei problemi
sollevati costituiscono per la Chiesa un invito a tacere
l'annuncio di Cristo di fronte ai non cristiani. Al contrario,
essa pensa che queste moltitudini hanno il diritto di conoscere
la ricchezza del mistero di Cristo (cfr Ef 3, 8), nella quale
noi crediamo che tutta l'umanit pu trovare, in una pienezza
insospettabile, tutto ci che essa cerca a tentoni su Dio,
sull'uomo e sul suo destino, sulla vita e sulla morte, sulla verit ".
48. I Padri sinodali affermano con ragione che " un interesse
profondo per un'inculturazione vera ed equilibrata del Vangelo
si rivela necessario per evitare la confusione e l'alienazione
nella nostra societ, sottoposta ad una rapida evoluzione ".
Visitando il Malawi, io stesso ebbi modo di dire: " Io vi
lancio una sfida oggi, una sfida che consiste nel rigettare un
modo di vivere che non corrisponde al meglio delle vostre
tradizioni locali e della fede cristiana. Molte persone in
Africa guardano al di l dell'Africa, verso la cosiddetta
"libert del modo di vivere moderno". Oggi io vi raccomando
caldamente di guardare in voi stessi. Guardate alle ricchezze
delle vostre tradizioni, guardate alla fede che abbiamo
celebrato in questa assemblea. L voi troverete la vera
libert, l troverete il Cristo che vi condurr alla verit".
Superamento delle divisioni
49. Un'altra sfida evidenziata dai Padri sinodali riguarda le
diverse forme di divisione che occorre comporre grazie ad una
sincera pratica del dialogo.  stato a ragione rilevato che,
all'interno delle frontiere ereditate dalle potenze coloniali,
la coesistenza di gruppi etnici, di tradizioni, di lingue ed
anche di religioni diverse incontra spesso ostacoli dovuti a
gravi ostilit reciproche. " Le opposizioni tribali mettono a
volte in pericolo se non la pace, almeno il perseguimento del
bene comune della societ nel suo insieme, e creano anche
difficolt alla vita delle Chiese e all'accoglienza dei Pastori
di altre etnie ". Ecco perch la Chiesa in Africa si sente
interpellata dal preciso compito di ridurre tali fratture.
Anche da questo punto di vista l'Assemblea speciale ha
sottolineato l'importanza del dialogo ecumenico con le altre
Chiese e Comunit ecclesiali, come pure del dialogo con la
religione tradizionale africana e con l'Islam. I Padri si sono
domandati, inoltre, con quali mezzi si possa raggiungere tale meta.
Matrimonio e vocazioni
50. Una sfida importante, sottolineata quasi unanimemente dalle
Conferenze episcopali d'Africa nelle risposte ai Lineamenta,
concerne il Matrimonio cristiano e la vita familiare. La
posta in gioco  altissima: infatti " il futuro del mondo e
della Chiesa passa attraverso la famiglia ".
Un altro fondamentale compito che l'Assemblea speciale ha posto
in evidenza  costituito dalla cura delle vocazioni al
sacerdozio ed alla vita consacrata: occorre discernerle con
saggezza, farle accompagnare da formatori capaci, controllare
la qualit della formazione di fatto offerta. Dalla
sollecitudine posta nella soluzione di questo problema dipende
l'avverarsi della speranza di una fioritura di vocazioni
missionarie africane, quale  richiesta dall'annunzio del
Vangelo in ogni parte del continente ed anche oltre i suoi confini.
Difficolt socio-politiche
51. " In Africa, la necessit di applicare il Vangelo alla vita
concreta  fortemente sentita. Come si potrebbe annunciare
Cristo in quell'immenso continente, dimenticando che esso
coincide con una delle aree pi povere del mondo? Come non
tener conto della storia intrisa di sofferenze di una terra
dove molte nazioni sono tuttora alle prese con la fame, la
guerra, le tensioni razziali e tribali, l'instabilit politica
e la violazione dei diritti umani? Tutto ci costituisce una
sfida all'evangelizzazione ".
Tutti i documenti preparatori, come anche le discussioni
durante lo svolgimento dell'Assemblea, hanno messo ampiamente
in evidenza il fatto che questioni come la povert crescente in
Africa, l'urbanizzazione, il debito internazionale, il
commercio delle armi, il problema dei rifugiati e dei profughi,
i problemi demografici e le minacce che pesano sulla famiglia,
l'emancipazione delle donne, la propagazione dell'AIDS, la
sopravvivenza in alcuni luoghi della pratica della schiavit,
l'etnocentrismo e le opposizioni tribali, fanno parte delle
sfide fondamentali esaminate dal Sinodo.
Invadenza dei mass-media
52. Infine, l'Assemblea speciale si  preoccupata dei mezzi di
comunicazione sociale, questione di enorme importanza poich si
tratta, al tempo stesso, di strumenti di evangelizzazione e di
mezzi di diffusione di una nuova cultura che ha bisogno di
essere evangelizzata. I Padri sinodali sono stati, cos,
messi di fronte al triste fatto che " i paesi in via di
sviluppo, pi che trasformarsi in nazioni autonome, preoccupate
del proprio cammino verso la giusta partecipazione ai beni ed
ai servizi destinati a tutti, diventano pezzi di un meccanismo,
parti di un ingranaggio gigantesco. Ci si verifica spesso
anche nel campo dei mezzi di comunicazione sociale, i quali,
essendo per lo pi gestiti da centri nella parte Nord del
mondo, non tengono sempre nella dovuta considerazione le
priorit e i problemi propri di questi paesi n rispettano la
loro fisionomia culturale, ma anzi, non di rado, essi impongono
una visione distorta della vita e dell'uomo, e cos non
rispondono alle esigenze del vero sviluppo ".
III. Formazione degli operatori dell'Evangelizzazione
53. Con quali risorse la Chiesa in Africa riuscir a rilevare
le sfide appena menzionate? " La pi importante, dopo la grazia
di Cristo,  evidentemente quella del popolo. Il popolo di Dio
- inteso nel senso teologico della Lumen gentium, questo popolo
che comprende i membri del Corpo di Cristo nella sua totalit -
ha ricevuto il mandato, che  allo stesso tempo un onore e un
dovere, di proclamare il messaggio evangelico (...). La
comunit intera ha bisogno di essere preparata, motivata e
rafforzata per l'evangelizzazione, ognuno secondo il proprio
ruolo specifico all'interno della Chiesa ". Per questo il
Sinodo ha messo fortemente l'accento sulla formazione degli
operatori dell'evangelizzazione in Africa. Ho gi ricordato la
necessit di una formazione appropriata dei candidati al
sacerdozio e di quelli che sono chiamati alla vita consacrata.
L'Assemblea ha ugualmente prestato dovuta attenzione alla
formazione dei fedeli laici, ben riconoscendone il ruolo
insostituibile nell'evangelizzazione dell'Africa. In
particolare, si  messo l'accento, giustamente, sulla
formazione dei catechisti laici.
54. Un'ultima domanda s'impone: la Chiesa in Africa ha formato
sufficientemente i laici ad assumere con competenza le loro
responsabilit civili ed a considerare i problemi d'ordine
socio-politico alla luce del Vangelo e della fede in Dio? 
questo sicuramente un compito che interpella i cristiani;
esercitare sul tessuto sociale un influsso volto a trasformare
non soltanto le mentalit, ma le stesse strutture della societ
in modo che vi si rispecchino meglio i disegni di Dio sulla
famiglia umana. Proprio per questo ho auspicato per i laici una
formazione completa che li aiuti a condurre una vita pienamente
coerente. La fede, la speranza e la carit non possono non
orientare il comportamento dell'autentico discepolo di Cristo
in ogni sua attivit, situazione e responsabilit. Giacch "
evangelizzare per la Chiesa  portare la Buona Novella in tutti
gli strati dell'umanit e, con il suo influsso, trasformare dal
di dentro, rendere nuova l'umanit stessa ", i cristiani
devono essere formati a vivere le implicazioni sociali del
Vangelo in modo che la loro testimonianza divenga una sfida
profetica nei confronti di tutto ci che nuoce al vero bene
degli uomini e delle donne dell'Africa, come di ogni altro continente.
CAPITOLO 3
EVANGELIZZAZIONE E INCULTURAZIONE
Missione della Chiesa
55. " Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura " (Mc 16, 15). Tale  il mandato che, prima di salire
al Padre, Cristo risorto lasci agli Apostoli: " Allora essi
partirono e predicarono dappertutto " (Mc 16, 20).
" Il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la
missione essenziale della Chiesa (...). Evangelizzare  la
grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identit pi
profonda. Essa esiste per evangelizzare ". Nata dall'azione
evangelizzatrice di Ges e dei Dodici, essa  a sua volta
inviata, " depositaria della Buona Novella che si deve
annunziare (...). La Chiesa comincia con l'evangelizzare se
stessa ". In seguito, " la Chiesa, a sua volta, invia gli
evangelizzatori. Mette nella loro bocca la parola che salva".
Come l'Apostolo dei Gentili, la Chiesa pu dire: "
Predicare il Vangelo  per me un dovere: guai a me se non
predicassi il Vangelo! " (1 Cor 9, 16).
La Chiesa annuncia la Buona Novella non solamente attraverso la
proclamazione della parola che ha ricevuto dal Signore, ma
anche mediante la testimonianza della vita, grazie alla quale i
discepoli di Cristo rendono ragione della fede, della speranza
e dell'amore che sono in essi (cfr 1 Pt 3, 15).
Questa testimonianza che il cristiano rende a Cristo e al
Vangelo pu condurre fino al sacrificio supremo: il martirio
(cfr Mc 8, 35). La Chiesa e il cristiano, infatti, annunciano
Colui che  " segno di contraddizione " (Lc 2, 34). Proclamano
" un Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei e stoltezza per i
pagani " (1 Cor 1, 23). Come ho avuto modo di dire pi sopra,
oltre agli illustri martiri dei primi secoli, l'Africa pu
gloriarsi dei suoi martiri e santi dell'epoca moderna.
L'evangelizzazione ha per scopo di " trasformare dal di dentro,
rendere nuova l'umanit stessa ". Nell'unico Figlio e
attraverso di Lui, saranno rinnovati i rapporti degli uomini
con Dio, con gli altri uomini, con la creazione tutta intera.
Per questo l'annuncio del Vangelo pu contribuire all'interiore
trasformazione di tutte le persone di buona volont che hanno
il cuore aperto all'azione dello Spirito Santo.
56. Testimoniare il Vangelo con le parole e con gli atti: ecco
la consegna che l'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo
dei Vescovi ha ricevuto e che trasmette ora alla Chiesa del
continente. " Mi sarete testimoni " (At 1, 8): questa  la
posta in gioco, questi dovranno essere in Africa i frutti del
Sinodo in ogni ambito della vita umana.
Nata dalla predicazione di coraggiosi Vescovi e sacerdoti
missionari, efficacemente aiutati dai catechisti - " degna di
lode  anche quella schiera tanto benemerita dell'opera
missionaria tra le genti " -, la Chiesa in Africa, terra
divenuta " nuova Patria di Cristo ",  ormai responsabile
della missione nel continente e nel mondo: " Africani, voi
siete ormai missionari di voi stessi ", diceva a Kampala il mio
predecessore Paolo VI. Poich la grande maggioranza degli
abitanti del continente africano non ha ancora ricevuto
l'annuncio della Buona Novella della salvezza, il Sinodo
raccomanda che siano incoraggiate le vocazioni missionarie e
domanda che sia favorita e attivamente sostenuta l'offerta di
preghiere, di sacrifici e di aiuti concreti in favore del
lavoro missionario della Chiesa.
Annuncio
57. " Il Sinodo ricorda che evangelizzare  annunciare
attraverso la parola e la vita la Buona Novella di Ges Cristo,
crocifisso, morto e risuscitato, via, verit e vita ".
All'Africa, pressata d'ogni parte da germi d'odio e di
violenza, da conflitti e da guerre, gli evangelizzatori devono
proclamare la speranza della vita radicata nel mistero
pasquale.  proprio quando, umanamente parlando, la sua vita
sembrava destinata alla sconfitta, che Ges institu
l'Eucaristia, " pegno dell'eterna gloria ", per perpetuare
nel tempo e nello spazio la sua vittoria sulla morte. Ecco
perch l'Assemblea speciale per l'Africa, in questo periodo in
cui il continente africano per certi aspetti versa in
condizioni critiche, ha voluto presentarsi come " Sinodo della
risurrezione, Sinodo della speranza (...). Cristo, nostra
Speranza,  vivo, noi vivremo! ". L'Africa non  votata alla
morte, ma alla vita!
 dunque necessario " che la nuova evangelizzazione sia
centrata sull'incontro con la persona vivente di Cristo ".
"Il primo annuncio deve mirare a far fare questa esperienza
sconvolgente ed entusiasmante di Ges Cristo che chiama e
trascina al suo seguito in un'avventura di fede ". Compito,
questo, singolarmente facilitato dal fatto che " l'Africano
crede in Dio creatore a partire dalla sua vita e dalla sua
religione tradizionale.  dunque aperto anche alla piena e
definitiva rivelazione di Dio in Ges Cristo, Dio con noi,
Verbo fatto carne. Ges, la Buona Novella,  Dio che salva
l'Africano (...) dall'oppressione e dalla schiavit ".
L'evangelizzazione deve raggiungere " l'uomo e la societ a
tutti i livelli della loro esistenza. Essa si manifesta in
attivit diverse, in particolare in quelle specificamente prese
in considerazione dal Sinodo: annuncio, inculturazione,
dialogo, giustizia e pace, mezzi di comunicazione sociale ".
Perch questa missione riesca pienamente, occorre fare in modo
che " nell'evangelizzazione il ricorso allo Spirito Santo sia
insistente, cos che si realizzi una continua Pentecoste, nella
quale Maria, come gi nella prima, avr il suo posto ". In
effetti, la forza dello Spirito Santo guida la Chiesa alla
verit tutta intera (cfr Gv 16, 13) e le dona di andare
incontro al mondo per testimoniare Cristo con fiduciosa sicurezza.
58. La parola che esce dalla bocca di Dio  viva ed efficace, e
non ritorna mai a Lui senza effetto (cfr Is 55, 11; Eb 4, 12-
13). Bisogna dunque proclamarla senza sosta, insistere " in
ogni occasione opportuna e non opportuna (...) con ogni
magnanimit e dottrina " (2 Tm 4, 2). Affidata in primo luogo
alla Chiesa, la parola di Dio scritta " non va soggetta a
privata spiegazione " (2 Pt 1, 20); spetta alla Chiesa di
offrirne l'autentica interpretazione.
Per far s che la parola di Dio sia conosciuta, amata, meditata
e serbata nel cuore dei fedeli (cfr Lc 2, 19.51)  necessario
intensificare gli sforzi per facilitare l'accesso alla Sacra
Scrittura, specialmente mediante traduzioni integrali o
parziali della Bibbia, fatte per quanto possibile in
collaborazione con le altre Chiese e Comunit ecclesiali e
accompagnate da guide di lettura per la preghiera, lo studio in
famiglia o in comunit. Occorre inoltre promuovere la
formazione biblica per i membri del clero, per i religiosi, per
i catechisti e per gli stessi laici in generale; predisporre
adeguate celebrazioni della Parola; favorire l'apostolato
biblico con l'aiuto del Centro Biblico per l'Africa e il
Madagascar e di altre strutture simili, da incoraggiare ad ogni
livello. In breve, si dovr cercare di porre la Sacra Scrittura
nelle mani di tutti i fedeli sin dall'infanzia.
Urgenza e necessit dell'inculturazione
59. I Padri sinodali hanno a pi riprese sottolineato
l'importanza particolare che riveste per l'evangelizzazione
l'inculturazione, quel processo cio mediante il quale la "
catechesi "s'incarna" nelle differenti culture ".
L'inculturazione comprende una duplice dimensione: da una
parte, " l'intima trasformazione degli autentici valori
culturali mediante l'integrazione nel cristianesimo " e,
dall'altra, " il radicamento del cristianesimo nelle varie
culture ". Il Sinodo considera l'inculturazione come una
priorit e un'urgenza nella vita delle Chiese particolari per
un reale radicamento del Vangelo in Africa, " un'esigenza
dell'evangelizzazione ", " un cammino verso una piena
evangelizzazione ", una delle maggiori sfide per la Chiesa
nel continente all'approssimarsi del terzo millennio.
Fondamenti teologici
60. " Ma quando venne la pienezza del tempo " (Gal 4, 4), il
Verbo, seconda Persona della Santissima Trinit, Figlio unico
di Dio, " si  incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno
della Vergine Maria e si  fatto uomo ".  il sublime mistero
dell'Incarnazione del Verbo, un mistero che ha avuto luogo
nella storia: in circostanze di tempo e di luogo ben definite,
in mezzo ad un popolo con una sua propria cultura, che Dio
aveva eletto ed accompagnato lungo l'intera storia della
salvezza allo scopo di mostrare, mediante quanto operava in
esso, ci che intendeva fare per tutto il genere umano.
Dimostrazione evidente dell'amore di Dio per gli uomini (cfr Rm
5, 8), Ges Cristo, con la sua vita, con la Buona Novella
annunciata ai poveri, con la passione, la morte e la gloriosa
risurrezione, ha operato la remissione dei nostri peccati e la
nostra riconciliazione con Dio, suo Padre e, grazie a Lui,
nostro Padre. La Parola che la Chiesa annuncia  precisamente
il Verbo di Dio fatto uomo, soggetto e oggetto Egli stesso di
tale Parola. La Buona Novella  Ges Cristo.
Come " il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi " 
(Gv 1, 14), cos la Buona Novella, la parola di Ges Cristo
annunciata alle nazioni, deve calarsi dentro l'ambiente di vita
dei suoi ascoltatori. L'inculturazione  precisamente questo
inserimento del messaggio evangelico nelle culture. In
effetti, l'Incarnazione del Figlio di Dio, proprio perch
integrale e concreta,  stata anche incarnazione in una
specifica cultura.
61. Data la stretta e organica relazione che esiste tra Ges
Cristo e la parola che annuncia la Chiesa, l'inculturazione del
messaggio rivelato non potr non seguire la " logica " propria
del mistero della Redenzione. L'Incarnazione del Verbo, in
effetti, non costituisce un momento isolato, ma tende verso "
l'Ora " di Ges e il mistero pasquale: " Se il chicco di grano
caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto " (Gv 12, 24). " Io, dice Ges, quando
sar elevato da terra, attirer tutti a me " (Gv 12, 32).
Questo annientamento di s, questa kenosi necessaria
all'esaltazione, itinerario di Ges e di ciascuno dei suoi
discepoli (cfr Fil 2, 6-9),  illuminante per l'incontro delle
culture con Cristo e il suo Vangelo. " Ogni cultura ha bisogno
di essere trasformata dai valori del Vangelo alla luce del
mistero pasquale ".
 guardando al mistero dell'Incarnazione e della Redenzione che
si deve operare il discernimento dei valori e degli anti-valori
delle culture. Come il Verbo di Dio  divenuto in tutto simile
a noi, ad eccezione del peccato, cos l'inculturazione della
Buona Novella assume tutti gli autentici valori umani
purificandoli dal peccato e restituendoli al loro pieno significato.
L'inculturazione ha profondi legami anche con il mistero della
Pentecoste. Grazie all'effusione e all'azione dello Spirito,
che unifica doni e talenti, tutti i popoli della terra,
entrando nella Chiesa, vivono una nuova Pentecoste, professano
nella loro lingua l'unica fede in Ges Cristo e proclamano le
meraviglie che il Signore ha operato per loro. Lo Spirito, che
sul piano naturale  sorgente originaria della saggezza dei
popoli, conduce con un'illuminazione soprannaturale la Chiesa
alla conoscenza della Verit tutta intera. A sua volta la
Chiesa, assumendo i valori delle diverse culture, diviene la "
sponsa ornata monilibus suis ", la " sposa che si adorna dei
suoi gioielli " (cfr Is 61, 10).
Criteri e ambiti dell'inculturazione
62.  un compito difficile e delicato, poich pone in questione
la fedelt della Chiesa al Vangelo e alla Tradizione apostolica
nell'evoluzione costante delle culture. Giustamente, quindi, i
Padri sinodali hanno osservato: " Circa i rapidi cambiamenti
culturali, sociali, economici e politici, le nostre Chiese
locali dovranno lavorare ad un processo d'inculturazione sempre
rinnovato, rispettando i due criteri seguenti: la compatibilit
con il messaggio cristiano e la comunione con la Chiesa
universale (...). In ogni caso si avr cura di evitare ogni sincretismo".
" Come cammino verso una piena evangelizzazione,
l'inculturazione mira a porre l'uomo in condizione di
accogliere Ges Cristo nell'integralit del proprio essere
personale, culturale, economico e politico, in vista della
piena adesione a Dio Padre, e di una vita santa mediante
l'azione dello Spirito Santo ".
Nel rendere grazie a Dio per i frutti che gli sforzi
dell'inculturazione hanno gi portato alla vita delle Chiese
del continente, particolarmente alle antiche Chiese orientali
d'Africa, il Sinodo ha raccomandato " ai Vescovi e alle
Conferenze episcopali di tenere conto che l'inculturazione
ingloba tutti gli ambiti della vita della Chiesa e
dell'evangelizzazione: teologia, liturgia, vita e struttura
della Chiesa. Tutto ci sottolinea il bisogno di una ricerca
nell'ambito delle culture africane in tutta la loro complessit
". Proprio per questo il Sinodo ha invitato i Pastori " a
sfruttare al massimo le molteplici possibilit che la
disciplina attuale della Chiesa gi accorda al riguardo ".
Chiesa come Famiglia di Dio
63. Non solo il Sinodo ha parlato dell'inculturazione, ma l'ha
anche concretamente applicata, assumendo come idea-guida per
l'evangelizzazione dell'Africa quella di Chiesa come Famiglia
di Dio. In essa i Padri sinodali hanno riconosciuto una
espressione della natura della Chiesa particolarmente adatta
per l'Africa. L'immagine pone, in effetti, l'accento sulla
premura per l'altro, sulla solidariet, sul calore delle
relazioni, sull'accoglienza, il dialogo e la fiducia. La
nuova evangelizzazione tender dunque ad edificare la Chiesa
come famiglia, escludendo ogni etnocentrismo e ogni
particolarismo eccessivo, cercando invece di promuovere la
riconciliazione e una vera comunione tra le diverse etnie,
favorendo la solidariet e la condivisione per quanto concerne
il personale e le risorse tra le Chiese particolari, senza
indebite considerazioni di ordine etnico. "  vivamente
auspicabile che i teologi elaborino la teologia della Chiesa-
Famiglia in tutta la ricchezza insita in tale concetto,
sviluppandone la complementariet mediante altre immagini della
Chiesa ".
Ci suppone una riflessione approfondita sul patrimonio biblico
e tradizionale che il Concilio Vaticano II ha raccolto nella
Costituzione dogmatica Lumen gentium. Il mirabile testo espone
la dottrina sulla Chiesa ricorrendo ad immagini, tratte dalla
Sacra Scrittura, quali Corpo mistico, popolo di Dio, tempio
dello Spirito, gregge ed ovile, casa in cui Dio dimora con gli
uomini. Secondo il Concilio, la Chiesa  sposa di Cristo ed 
madre nostra, citt santa e primizia del Regno venturo. Di
queste suggestive immagini occorrer tener conto nello
sviluppare, secondo il suggerimento del Sinodo, una
ecclesiologia centrata sul concetto di Chiesa-famiglia di
Dio. Si potr allora apprezzare in tutta la sua ricchezza e
densit l'affermazione da cui prende le mosse la Costituzione
conciliare: " La Chiesa  in Cristo come il sacramento, cio
segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unit di
tutto il genere umano ".
Campi di applicazione
64. Nella pratica, senza alcun pregiudizio per le tradizioni
proprie di ciascuna Chiesa, latina o orientale, " dovr essere
perseguita l'inculturazione della liturgia, avendo cura che
nulla cambi quanto agli elementi essenziali, affinch il popolo
fedele possa meglio comprendere e vivere le celebrazioni
liturgiche ".
Il Sinodo ha inoltre riaffermato che, anche quando la dottrina
 difficilmente assimilabile nonostante un lungo periodo di
evangelizzazione, o, ancora, quando la sua pratica pone seri
problemi pastorali, soprattutto nella vita sacramentale,
occorre restare fedeli all'insegnamento della Chiesa e, al
tempo stesso, rispettare le persone nella giustizia e con vera
carit pastorale. Ci presupposto, il Sinodo ha espresso
l'auspicio che le Conferenze episcopali, in collaborazione con
le Universit e gli Istituti cattolici, creino delle
commissioni di studio, specialmente per quanto riguarda il
Matrimonio, la venerazione degli antenati e il mondo degli
spiriti, al fine di esaminare a fondo tutti gli aspetti
culturali dei problemi posti dal punto di vista teologico,
sacramentale, rituale e canonico.
Dialogo
65. " L'atteggiamento di dialogo  il modo d'essere del
cristiano all'interno della sua comunit, come nei confronti
degli altri credenti e degli uomini e donne di buona volont". 
Il dialogo anzitutto va praticato all'interno della
Chiesa-Famiglia, a tutti i livelli: tra Vescovi, Conferenze
episcopali o Assemblee della Gerarchia e Sede Apostolica, fra
le Conferenze o Assemblee episcopali delle varie nazioni dello
stesso continente e quelle degli altri continenti e, in
ciascuna Chiesa particolare, tra il Vescovo, il presbiterio, le
persone consacrate, gli operatori pastorali ed i fedeli laici;
come pure tra i differenti riti all'interno della stessa
Chiesa. Sar cura dello S.C.E.A.M. dotarsi " di strutture e di
mezzi che garantiscano l'esercizio di questo dialogo ", in
particolare per favorire una solidariet pastorale organica.
" Uniti a Cristo nella loro testimonianza in Africa, i
cattolici sono invitati a sviluppare un dialogo ecumenico con
tutti i fratelli battezzati delle altre Confessioni cristiane,
affinch si realizzi l'unit per la quale Cristo ha pregato ed
in tal modo il loro servizio alle popolazioni del continente
renda il Vangelo pi credibile agli occhi di quanti e di quante
cercano Dio ". Tale dialogo potr concretizzarsi in
iniziative come la traduzione ecumenica della Bibbia,
l'approfondimento teologico dell'uno o dell'altro aspetto della
fede cristiana, o ancora offrendo insieme una testimonianza
evangelica a favore della giustizia, della pace e del rispetto
della dignit umana. Ci si preoccuper per questo di creare
commissioni nazionali e diocesane per l'ecumenismo. Insieme,
i cristiani sono responsabili della testimonianza da rendere al
Vangelo nel continente. I progressi dell'ecumenismo hanno anche
come scopo quello di dare maggiore efficacia a questa testimonianza.
66. " L'impegno del dialogo deve abbracciare pure i musulmani
di buona volont. I cristiani non possono dimenticare che molti
musulmani intendono imitare la fede di Abramo e vivere le
esigenze del Decalogo ". A questo riguardo, il Messaggio del
Sinodo sottolinea che il Dio vivo, Creatore del cielo e della
terra e Signore della storia,  il Padre della grande famiglia
umana che noi formiamo. Come tale, Egli vuole che gli rendiamo
testimonianza nel rispetto dei valori e delle tradizioni
religiose proprie di ognuno, lavorando insieme per la
promozione umana e lo sviluppo a tutti i livelli. Lungi dal
desiderare di essere colui in nome del quale si uccidono altri
uomini, Egli impegna i credenti a mettersi insieme al servizio
della vita nella giustizia e nella pace. Si far dunque
particolare attenzione a che il dialogo islamico-cristiano
rispetti da una parte e dall'altra l'esercizio della libert
religiosa, con tutto ci che questo comporta, comprese anche le
manifestazioni esteriori e pubbliche della fede. Cristiani e
musulmani sono chiamati ad impegnarsi nel promuovere un dialogo
immune dai rischi derivanti da un irenismo di cattiva lega o da
un fondamentalismo militante, e nel levare la loro voce contro
politiche e pratiche sleali, cos come contro ogni mancanza di
reciprocit in fatto di libert religiosa.
67. Quanto alla religione tradizionale africana, un dialogo
sereno e prudente potr, da una parte, garantire da influssi
negativi che condizionano il modo di vivere di molti cattolici
e, dall'altra, assicurare l'assimilazione di valori positivi
quali la credenza in un Essere Supremo, Eterno, Creatore,
Provvidente e giusto Giudice che ben s'armonizzano col
contenuto della fede. Essi possono anzi essere visti come una
preparazione al Vangelo, poich contengono preziosi semina
Verbi in grado di condurre, come gi  avvenuto nel passato, un
grande numero di persone ad " aprirsi alla pienezza della
Rivelazione in Ges Cristo attraverso la proclamazione del
Vangelo ".
Occorre, pertanto, trattare con molto rispetto e stima quanti
aderiscono alla religione tradizionale, evitando ogni
linguaggio inadeguato ed irrispettoso. A tal fine, nelle case
di formazione sacerdotali e religiose verranno date opportune
istruzioni sulla religione tradizionale.
Sviluppo umano integrale
68. Lo sviluppo umano integrale - sviluppo di ogni uomo e di
tutto l'uomo, specialmente di chi  pi povero ed emarginato
nella comunit - si pone nel cuore stesso
dell'evangelizzazione. " Tra evangelizzazione e promozione
umana - sviluppo e liberazione - ci sono infatti dei legami
profondi. Legami d'ordine antropologico, perch l'uomo da
evangelizzare non  un essere astratto, ma condizionato dalle
questioni sociali ed economiche. Legami di ordine teologico,
poich non si pu dissociare il piano della creazione da quello
della redenzione che arriva fino alle situazioni molto concrete
dell'ingiustizia da combattere e della giustizia da restaurare.
Legami dell'ordine eminentemente evangelico, quale  quello
della carit: come infatti proclamare il comandamento nuovo
senza promuovere nella giustizia e nella pace la vera,
autentica crescita dell'uomo? ".
Cos, quando inaugur il ministero pubblico nella sinagoga di
Nazaret, il Signore Ges scelse, per illustrare la sua
missione, il testo messianico del libro di Isaia: " Lo Spirito
del Signore  sopra di me; per questo mi ha consacrato con
l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio; per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai
ciechi la vista; per rimettere in libert gli oppressi e
predicare un anno di grazia del Signore " (Lc 4, 18-19; cfr Is 61, 1-2).
Il Signore si considera, dunque, come inviato per alleviare la
miseria degli uomini e combattere ogni forma di emarginazione.
 venuto a liberare l'uomo;  venuto a prendere le nostre
infermit e a caricarsi delle nostre malattie: " Di fatto tutto
il ministero di Ges  legato all'attenzione di quanti, attorno
a lui, erano toccati dalla sofferenza: persone nel dolore,
paralitici, lebbrosi, ciechi, sordi, muti (cfr Mt 8, 17) ".
"  impossibile accettare che nell'evangelizzazione si possa o
si debba trascurare l'importanza dei problemi, oggi cos
dibattuti, che riguardano la giustizia, la liberazione, lo
sviluppo e la pace del mondo ": la liberazione che
l'evangelizzazione annuncia " non pu limitarsi alla semplice e
ristretta dimensione economica, politica, sociale o culturale,
ma deve mirare all'uomo intero, in ogni sua dimensione,
compresa la sua apertura verso l'assoluto, anche l'Assoluto che  Dio".
Giustamente afferma il Concilio Vaticano II: " La Chiesa,
perseguendo il suo proprio fine di salvezza, non solo comunica
all'uomo la vita divina, ma anche diffonde la sua luce con
ripercussione, in qualche modo, su tutto il mondo, soprattutto
per il fatto che risana ed eleva la dignit della persona
umana, consolida la compagine della umana societ, e immette
nel lavoro quotidiano degli uomini un pi profondo senso e
significato. Cos la Chiesa, con i singoli suoi membri e con
tutta intera la sua comunit, crede di poter contribuire molto
a rendere pi umana la famiglia degli uomini e la sua storia". 
La Chiesa annuncia e comincia ad attuare il Regno di Dio
sulle orme di Ges, poich " la natura del Regno  la comunione
di tutti gli esseri umani tra di loro e con Dio ". Cos " il
Regno  fonte di liberazione piena e di salvezza totale per gli
uomini: con questi la Chiesa cammina e vive, realmente e
intimamente solidale con la loro storia ".
69. La storia degli uomini assume il proprio autentico senso
nell'Incarnazione del Verbo di Dio che  il fondamento della
ripristinata dignit umana.  mediante Cristo, " immagine del
Dio invisibile, generato prima di ogni creatura " (Col 1, 15),
che l'uomo  stato redento; anzi, " con l'Incarnazione, il
Figlio di Dio si  unito in certo modo ad ogni uomo ". Come
non gridare con san Leone Magno: " Cristiano, prendi coscienza
della tua dignit "? 
Annunciare Cristo  dunque rivelare all'uomo la sua dignit
inalienabile, che Dio ha riscattato mediante l'incarnazione del
suo unico Figlio. Il Concilio Vaticano II cos prosegue: "
Poich la Chiesa ha ricevuto l'incarico di manifestare il
mistero di Dio, il quale  il fine ultimo personale dell'uomo,
essa al tempo stesso svela all'uomo il senso della sua propria
esistenza, vale a dire la verit profonda sull'uomo ".
Dotato di tale incomparabile dignit, l'uomo non pu vivere in
condizioni di vita sociale, economica, culturale e politica
infra-umane. Ecco il fondamento teologico della lotta per la
difesa della dignit personale, per la giustizia e la pace
sociale, per la promozione umana, la liberazione e lo sviluppo
integrale dell'uomo e di ogni uomo. Ecco anche perch, tenendo
conto di questa dignit, lo sviluppo dei popoli - all'interno
di ciascuna nazione e nelle relazioni internazionali - deve
realizzarsi in maniera solidale, come osservava in modo quanto
mai appropriato il mio predecessore Paolo sesto.  precisamente
in questa prospettiva che egli poteva affermare: " Lo sviluppo
 il nuovo nome della pace ". Si pu, dunque, a giusto
titolo dire che " lo sviluppo integrale suppone il rispetto
della dignit umana, la quale non pu realizzarsi che nella
giustizia e nella pace ".
Farsi voce di chi non ha voce
70. Forti della fede e della speranza nella potenza salvifica
di Ges, i Padri del Sinodo hanno concluso i lavori rinnovando
l'impegno ad accettare la sfida di essere strumenti della
salvezza in ogni differente ambito della vita dei popoli
africani. " La Chiesa - hanno dichiarato - deve continuare ad
esercitare il suo ruolo profetico ed essere la voce di coloro
che non hanno voce ", affinch ovunque la dignit umana sia
riconosciuta ad ogni persona, e l'uomo sia sempre al centro di
ogni programma dei governi. Il Sinodo " interpella la coscienza
dei capi di Stato e dei responsabili della cosa pubblica,
perch garantiscano sempre pi la liberazione e lo sviluppo
delle loro popolazioni ". Solo a questo prezzo si costruisce
la pace tra le nazioni.
L'evangelizzazione deve promuovere quelle iniziative che
contribuiscono a sviluppare e a nobilitare l'uomo nella sua
esistenza spirituale e materiale. Si tratta dello sviluppo di
ogni uomo e di tutto l'uomo, preso non soltanto in modo
isolato, ma anche e specialmente nel quadro di uno sviluppo
solidale ed armonioso di tutti i membri di una nazione e di
tutti i popoli della terra.
Infine, l'evangelizzazione deve denunciare e combattere quanto
avvilisce e distrugge l'uomo. " All'esercizio del ministero
dell'evangelizzazione in campo sociale, che  un aspetto della
funzione profetica della Chiesa, appartiene pure la denuncia
dei mali e delle ingiustizie. Ma conviene chiarire che
l'annuncio  sempre pi importante della denuncia, e questa non
pu prescindere da quello, che le offre la vera solidit e la
forza della motivazione pi alta ".
Mezzi di comunicazione sociale
71. " Da sempre Dio si caratterizza per la sua volont di
comunicare. Egli lo compie in modi differenti. A tutte le
creature animate o inanimate egli dona l'essere. Con l'uomo
particolarmente egli intreccia delle relazioni privilegiate.
"Dio, che aveva gi parlato nei tempi antichi molte volte e in
diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in
questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1, 1-2)".
Il Verbo di Dio , per sua natura, parola, dialogo e
comunicazione. Egli  venuto a restaurare, da una parte, la
comunicazione e la relazione fra Dio e gli uomini, e,
dall'altra, quella degli uomini tra di loro.
I mass-media hanno attirato l'attenzione del Sinodo sotto due
aspetti importanti e complementari: come universo culturale
nuovo ed emergente e come un insieme di mezzi al servizio della
comunicazione. Essi costituiscono dall'inizio una cultura nuova
che ha il suo linguaggio proprio e soprattutto i suoi valori e
controvalori specifici. A questo titolo hanno bisogno, come
tutte le culture, di essere evangelizzati.
In effetti, ai nostri giorni i mass-media costituiscono non
solamente un mondo, ma una cultura e una civilt. Ed  anche a
questo mondo che la Chiesa  inviata a portare la Buona Novella
della salvezza. Gli araldi del Vangelo devono dunque entrarvi
per lasciarsi permeare da tale nuova civilt e cultura, al fine
per di sapersene opportunamente servire. " Il primo areopago
del tempo moderno  il mondo della comunicazione, che sta
unificando l'umanit rendendola - come si suol dire - "un
villaggio globale". I mezzi di comunicazione sociale hanno
raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale
strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione
per i comportamenti individuali, familiari e sociali ".
La formazione all'uso dei mass-media  dunque una necessit,
non soltanto per chi annuncia il Vangelo, il quale deve, tra
l'altro, possedere lo stile della comunicazione, ma anche per
il lettore, il recettore ed il telespettatore che, formati alla
comprensione del tipo di comunicazione, devono saperne cogliere
gli apporti con discernimento e spirito critico.
In Africa, dove la trasmissione orale  una delle
caratteristiche della cultura, tale formazione riveste una
capitale importanza. Questo stesso tipo di comunicazione deve
ricordare ai Pastori, specialmente ai Vescovi ed ai sacerdoti,
che la Chiesa  inviata per parlare, per predicare il Vangelo
mediante la parola ed i gesti. Essa non pu dunque tacere, col
rischio di venir meno alla sua missione; a meno che, in certe
circostanze, il silenzio non sia esso stesso un modo di parlare
e di testimoniare. Noi dobbiamo dunque sempre annunciare in
ogni occasione opportuna e non opportuna (cfr 2 Tm 4, 2), allo
scopo di edificare nella carit e nella verit.
CAPITOLO 4
NELLA PROSPETTIVA DEL TERZO MILLENNIO CRISTIANO
1. Le sfide attuali
72. L'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi 
stata convocata per dare modo alla Chiesa di Dio, diffusa sul
continente, di riflettere sulla sua missione evangelizzatrice
in vista del terzo millennio, e di predisporre, come ebbi a
ricordare, " un'organica solidariet pastorale nell'intero
territorio africano e nelle isole attigue ". Tale missione
comporta, come gi s' rilevato, urgenze e sfide dovute ai
profondi e rapidi mutamenti delle societ africane ed agli
effetti derivanti dall'affermarsi di una civilt planetaria.
La necessit del Battesimo
73. La prima urgenza  naturalmente l'evangelizzazione stessa.
Da un lato, la Chiesa deve assimilare e vivere sempre meglio il
messaggio di cui il Signore l'ha costituita depositaria.
Dall'altro, essa deve testimoniare ed annunciare questo
messaggio a quanti ancora non conoscono Ges Cristo.  infatti
per loro che il Signore ha detto agli Apostoli: " Andate dunque
e ammaestrate tutte le nazioni " (Mt 28, 19).
Come nella Pentecoste, la predicazione del krigma ha come
scopo naturale di condurre chi ascolta alla metnoia e al
Battesimo: " L'annuncio della parola di Dio mira alla
conversione cristiana, cio all'adesione piena e sincera a
Cristo e al suo Vangelo mediante la fede ". La conversione a
Cristo, peraltro, "  connessa col Battesimo: lo  non solo per
la prassi della Chiesa, ma per volere di Cristo, che ha inviato
la sua Chiesa a far discepole tutte le genti e a battezzarle
(cfr Mt 28, 19); lo  anche per l'intrinseca esigenza di
ricevere la pienezza della vita in Lui: "In verit, in verit
ti dico - Ges insegna a Nicodemo - se uno non nasce da acqua e
da Spirito, non pu entrare nel Regno di Dio" (Gv 3, 5). Il
Battesimo, infatti, ci rigenera alla vita dei figli di Dio, ci
unisce a Ges Cristo, ci unge nello Spirito Santo: esso non 
un semplice suggello della conversione, quasi un segno
esteriore che la dimostri e la attesti, bens  sacramento che
significa e opera questa nuova nascita dallo Spirito, instaura
vincoli reali e inscindibili con la Trinit, rende membri del
Corpo di Cristo, che  la Chiesa ". Pertanto, un itinerario
di conversione che non giungesse al Battesimo si fermerebbe a
met strada.
In verit, gli uomini di buona volont che, senza alcuna loro
colpa, non sono raggiunti dall'annuncio evangelico, ma vivono
in armonia con la loro coscienza secondo la legge di Dio,
saranno salvati da Cristo e in Cristo. Per ogni essere umano,
infatti, c' sempre in atto la chiamata di Dio, che attende di
essere riconosciuta ed accolta (cfr 1 Tm 2, 4).  proprio per
facilitare questo riconoscimento e questa accoglienza che ai
discepoli di Cristo  richiesto di non darsi pace finch a
tutti non sia portato il lieto annuncio della salvezza.
Urgenza dell'evangelizzazione
74. Il Nome di Ges Cristo, infatti,  il solo nel quale 
stabilito che possiamo essere salvati (cfr At 4, 12). Poich vi
sono in Africa milioni di persone non ancora evangelizzate, la
Chiesa si trova di fronte al compito, necessario ed urgente, di
proclamare la Buona Novella a tutti, e di condurre coloro che
ascoltano al Battesimo e alla vita cristiana. " L'urgenza
dell'attivit missionaria emerge dalla radicale novit di vita,
portata da Cristo e vissuta dai suoi discepoli. Questa nuova
vita  dono di Dio, e all'uomo  richiesto di accoglierlo e di
svilupparlo, se vuole realizzarsi secondo la sua vocazione
integrale in conformit a Cristo ". Questa vita nuova
nell'originalit radicale del Vangelo comporta anche delle
rotture rispetto ai costumi ed alla cultura di qualunque popolo
della terra, poich il Vangelo non  mai un prodotto interno di
un determinato paese, ma viene sempre " da fuori ", viene
dall'Alto. Per i battezzati la grande sfida sar sempre
costituita dalla coerenza di un'esistenza cristiana conforme
agli impegni del Battesimo, che significa morte al peccato e
risurrezione quotidiana ad una vita nuova (cfr Rm 6, 4-5).
Senza tale coerenza, i discepoli di Cristo difficilmente
potranno essere " sale della terra " e " luce del mondo " (Mt
5, 13.14). Se la Chiesa in Africa s'impegna con vigore e senza
esitazioni su questa via, la Croce potr essere piantata in
ogni parte del continente per la salvezza dei popoli che non
hanno paura di aprire le porte al Redentore.
Importanza della formazione
75. In tutti i settori della vita ecclesiale la formazione  di
capitale importanza. Nessuno, infatti, pu realmente conoscere
le verit di fede che non ha mai avuto modo di apprendere, n 
in grado di porre atti ai quali non  mai stato iniziato. Ecco
perch " la comunit intera ha bisogno di essere preparata,
motivata e rafforzata per l'evangelizzazione, ognuno secondo il
proprio ruolo specifico all'interno della Chiesa ". Questo
concerne pure i Vescovi, i presbiteri, i membri degli Istituti
di vita consacrata e delle Societ di vita apostolica, quelli
degli Istituti secolari e tutti i fedeli laici.
La formazione missionaria non pu non occupare un posto
privilegiato. Essa  " opera della Chiesa locale con l'aiuto
dei missionari e dei loro Istituti, nonch del personale delle
giovani Chiese. Questo lavoro deve essere inteso non come
marginale, ma come centrale nella vita cristiana ". Il
programma di formazione includer, in modo particolare, la
formazione dei laici a svolgere appieno il loro ruolo di
animazione cristiana dell'ordine temporale (politico,
culturale, economico, sociale), che  impegno caratteristico
della vocazione secolare del laicato. Non si mancher, a questo
proposito, di incoraggiare laici competenti e motivati ad
impegnarsi nell'azione politica, nella quale, mediante un
degno esercizio delle cariche pubbliche, potranno " provvedere
al bene comune e al tempo stesso aprire la via al Vangelo ".
Approfondire la fede
76. La Chiesa in Africa, per essere evangelizzatrice, deve "
cominciare con l'evangelizzare se stessa (...). Essa ha bisogno
di ascoltare di continuo ci che deve credere, le ragioni della
sua speranza, il comandamento nuovo dell'amore. Popolo di Dio
immerso nel mondo, e spesso tentato dagli idoli, essa ha sempre
bisogno di sentir proclamare le grandi opere di Dio ".
Oggi in Africa, " la formazione alla fede (...)  rimasta
troppo spesso allo stadio elementare, e le stte traggono
facilmente vantaggio da questa ignoranza ".  perci urgente
un serio approfondimento della fede, perch la rapida
evoluzione della societ ha fatto sorgere nuove sfide, legate
in particolare ai fenomeni di sradicamento familiare, di
urbanizzazione, di disoccupazione, come pure alle molteplici
seduzioni materialiste, ad una certa secolarizzazione e a
quella sorta di trauma intellettuale che provoca la valanga di
idee insufficientemente vagliate, diffuse dai media.
La forza della testimonianza
77. La formazione deve mirare a dare ai cristiani non soltanto
un'abilit tecnica per trasmettere meglio i contenuti della
fede, ma anche una convinzione personale profonda per
testimoniarli efficacemente nella vita. Tutti coloro che sono
chiamati a proclamare il Vangelo cercheranno dunque di agire
con totale docilit allo Spirito, il quale " oggi come agli
inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci
possedere e condurre da Lui ". " Le tecniche
dell'evangelizzazione sono buone, ma neppure le pi perfette
tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello
Spirito. Anche la preparazione pi raffinata
dell'evangelizzatore, non opera nulla senza di Lui. Senza di
Lui la dialettica pi convincente  impotente sullo spirito
degli uomini. Senza di Lui, i pi elaborati schemi a base
sociologica o psicologica si rivelano vuoti e privi di valore".
Una vera testimonianza da parte dei credenti  oggi essenziale
in Africa per proclamare in maniera autentica la fede. In
particolare,  necessario che essi offrano la testimonianza di
un sincero amore reciproco. " La vita eterna  che "conoscano
te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Ges Cristo" (Gv 17, 3). 
Scopo ultimo della missione  di far partecipare alla
comunione che esiste tra il Padre e il Figlio: i discepoli
devono vivere l'unit tra loro, rimanendo nel Padre e nel
Figlio, perch il mondo conosca e creda (cfr Gv 17, 21-23). ,
questo, un significativo testo missionario, il quale fa capire
che si  missionari anzitutto per ci che si , come Chiesa che
vive profondamente l'unit nell'amore, prima di esserlo per ci
che si dice o si fa ".
Inculturare la fede
78. A motivo della profonda convinzione che " la sintesi tra
cultura e fede non  solo un'esigenza della cultura, ma anche
della fede ", perch " una fede che non diventa cultura  una
fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non
fedelmente vissuta ", l'Assemblea speciale per l'Africa del
Sinodo dei Vescovi ha ritenuto l'inculturazione una priorit ed
un'urgenza nella vita delle Chiese particolari in Africa: solo
cos il Vangelo pu porre salde radici nelle comunit cristiane
del continente. Sulla scia del Concilio Vaticano secondo, i Padri
sinodali hanno interpretato l'inculturazione come un processo
comprendente tutta l'estensione della vita cristiana -
teologia, liturgia, consuetudini, strutture della Chiesa -,
senza ovviamente intaccare il diritto divino e la grande
disciplina della Chiesa, avvalorata nel corso dei secoli da
straordinari frutti di virt e di eroismo.
La sfida dell'inculturazione in Africa consiste nel far s che
i discepoli di Cristo possano assimilare sempre meglio il
messaggio evangelico, pur restando fedeli a tutti i valori
africani autentici. Inculturare la fede in tutti i settori
della vita cristiana ed umana si pone quindi come compito
arduo, per il cui assolvimento  necessaria l'assistenza dello
Spirito del Signore che conduce la Chiesa alla verit tutta
intera (cfr Gv 16, 13).
Una comunit riconciliata
79. La sfida del dialogo , in fondo, la sfida della
trasformazione delle relazioni tra gli uomini, tra le nazioni e
tra i popoli nella vita religiosa, politica, economica, sociale
e culturale.  la sfida dell'amore di Cristo per tutti gli
uomini, amore che il discepolo deve riprodurre nella sua vita:
" Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete
amore gli uni per gli altri " (Gv 13, 35).
" L'evangelizzazione continua il dialogo di Dio con l'umanit,
un dialogo che tocca il suo vertice nella persona di Ges
Cristo ". Per mezzo della Croce, Egli ha distrutto in se
stesso l'inimicizia (cfr Ef 2, 16) che divide ed allontana gli
uomini gli uni dagli altri.
Ora, nonostante la civilt contemporanea del " villaggio
globale ", in Africa come altrove nel mondo lo spirito di
dialogo, di pace e di riconciliazione  lungi dall'abitare il
cuore di tutti gli uomini. Le guerre, i conflitti, gli
atteggiamenti razzisti e xenofobi dominano ancora troppo il
mondo delle relazioni umane.
La Chiesa in Africa avverte l'esigenza di diventare per tutti,
grazie alla testimonianza resa dai suoi figli e dalle sue
figlie, luogo di autentica riconciliazione. Cos, perdonati e
riconciliati vicendevolmente, essi potranno recare al mondo il
perdono e la riconciliazione che Cristo, nostra pace (cfr Ef 2, 14),
offre all'umanit mediante la sua Chiesa. Altrimenti il
mondo assomiglier sempre pi ad un campo di battaglia, dove
contano solo gli interessi egoistici e dove regna la legge
della forza, che allontana fatalmente l'umanit dall'auspicata 
civilt dell'amore.
2. La famiglia
Evangelizzare la famiglia
80. " Il futuro del mondo e della Chiesa passa attraverso la
famiglia ". In effetti, non solamente la famiglia  la prima
cellula della comunit ecclesiale viva, ma lo  anche della
societ. In Africa, in particolare, la famiglia rappresenta il
pilastro su cui  costruito l'edificio della societ. Ecco
perch il Sinodo considera l'evangelizzazione della famiglia
africana come una delle priorit maggiori, se si vuole che essa
assuma, a sua volta, il ruolo di soggetto attivo nella
prospettiva dell'evangelizzazione delle famiglie mediante le famiglie.
Dal punto di vista pastorale, ci costituisce una vera sfida,
date le difficolt d'ordine politico, economico, sociale e
culturale alle quali i nuclei familiari in Africa devono far
fronte nel contesto dei grandi mutamenti della societ
contemporanea. Pur adottando i valori positivi della modernit,
la famiglia africana dovr pertanto salvaguardare i propri
valori essenziali.
La Santa Famiglia come modello
81. A questo proposito la Santa Famiglia che, secondo il
Vangelo (cfr Mt 2, 14-15), ha vissuto per qualche tempo in
Africa,  " prototipo ed esempio di tutte le famiglie cristiane", 
modello e sorgente spirituale per ogni famiglia cristiana.
Per riprendere le parole di Papa Paolo VI, pellegrino in Terra
Santa, " Nazaret  la scuola dove si  iniziati a comprendere
la vita di Ges: la scuola del Vangelo (...). Qui, a questa
scuola si comprende la necessit di avere una disciplina
spirituale, se si vuole (...) diventare discepoli di Cristo". 
Nella sua profonda meditazione sul mistero di Nazaret,
Paolo VI invita a raccogliere una triplice lezione: di
silenzio, di vita familiare, di lavoro. Nella casa di Nazaret
ciascuno vive la propria missione in perfetta armonia con gli
altri membri della Santa Famiglia.
Dignit e ruolo dell'uomo e della donna
82. La dignit dell'uomo e della donna deriva dal fatto che,
quando Dio cre l'uomo, " a immagine di Dio lo cre; maschio e
femmina li cre " (Gn 1, 27). Sia l'uomo che la donna sono
creati " ad immagine di Dio ", dotati cio d'intelligenza e di
volont e, conseguentemente, di libert. Lo dimostra il
racconto relativo al peccato dei progenitori (cfr Gn 3). Il
Salmista canta cos la dignit incomparabile dell'uomo: "
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore
lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue
mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi " (Sal 8, 6-7).
Creati l'uno e l'altro ad immagine di Dio, l'uomo e la donna,
pur differenti, sono essenzialmente uguali dal punto di vista
dell'umanit. " Ambedue sin dall'inizio sono persone, a
differenza degli altri esseri viventi del mondo che li
circonda. La donna  un altro "io" nella loro comune umanit",
e ciascuno costituisce un aiuto per l'altro (cfr Gn 2, 18-25).
" Creando l'uomo "maschio e femmina", Dio dona la dignit
personale in eguale modo all'uomo e alla donna, arricchendoli
dei diritti inalienabili e delle responsabilit che sono
proprie della persona umana ". Il Sinodo ha deplorato quei
costumi africani e quelle pratiche " che privano le donne dei
loro diritti e del rispetto che  loro dovuto "  e ha
chiesto che la Chiesa nel continente si sforzi di promuovere la
salvaguardia di tali diritti.
Dignit e ruolo del Matrimonio
83. Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo,  Amore (cfr 1 Gv 4,
8). " La comunione tra Dio e gli uomini trova il suo definitivo
compimento in Ges Cristo, lo sposo che ama e si dona come
Salvatore dell'umanit, unendola a s come suo proprio corpo.
Egli rivela la verit originaria del Matrimonio, la verit del
"principio" e, liberando l'uomo dalla durezza del cuore, lo
rende capace di realizzarla interamente. Questa rivelazione
raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d'amore che il
Verbo di Dio fa all'umanit assumendo la natura umana e nel
sacrificio che Ges Cristo fa di se stesso sulla croce per la
sua Sposa, la Chiesa. In questo sacrificio si svela interamente
quel disegno che Dio ha impresso nell'umanit dell'uomo e della
donna fin dalla loro creazione (cfr Ef 5, 32-33); il Matrimonio
dei battezzati diviene cos il simbolo reale della nuova ed
eterna Alleanza, sancita nel sangue di Cristo ".
L'amore reciproco fra gli sposi battezzati manifesta l'amore di
Cristo e della Chiesa. Segno dell'amore di Cristo, il
Matrimonio  un sacramento della Nuova Alleanza: " Gli sposi
sono per la Chiesa il richiamo permanente di ci che  accaduto
sulla Croce; sono l'uno per l'altro, e per i figli, testimoni
della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi. Di
questo evento di salvezza il Matrimonio, come ogni sacramento,
 memoriale, attualizzazione e profezia ".
Esso dunque  uno stato di vita, una via di santit cristiana,
una vocazione che deve condurre alla risurrezione gloriosa ed
al Regno, dove " non si prende n moglie n marito " (Mt 22,
30). Per questo, il Matrimonio esige un amore indissolubile;
grazie a questa sua stabilit pu contribuire efficacemente a
realizzare appieno la vocazione battesimale degli sposi.
Salvare la famiglia africana
84. Molti sono stati gli interventi nell'aula del Sinodo che
hanno evidenziato le minacce attualmente incombenti sulla
famiglia africana. Le preoccupazioni dei Padri sinodali erano
tanto pi giustificate in quanto il documento preparatorio di
una Conferenza delle Nazioni Unite, tenutasi nel settembre del
1994 al Cairo, in terra africana, sembrava con tutta evidenza
voler adottare risoluzioni in contrasto con non pochi valori
familiari africani. Facendo proprie le preoccupazioni da me
precedentemente manifestate alla Conferenza ed ai Capi di Stato
del mondo intero, essi hanno lanciato un pressante appello
perch sia salvaguardata la famiglia: " Non lasciate - essi
hanno gridato - che la famiglia africana venga umiliata proprio
sulla sua terra! Non permettete che l'Anno Internazionale della
Famiglia divenga l'anno della distruzione della famiglia! ".
La famiglia aperta alla societ
85. Il matrimonio, per sua natura, trascende la coppia, avendo
la speciale missione di perpetuare l'umanit. Allo stesso modo,
per natura, la famiglia va oltre i limiti del focolare
domestico: essa  orientata verso la societ. " La famiglia
possiede vincoli vitali ed organici con la societ, perch ne
costituisce il fondamento e l'alimento continuo mediante il suo
compito di servizio alla vita: dalla famiglia infatti nascono i
cittadini e nella famiglia essi trovano la prima scuola di
quelle virt sociali, che sono l'anima della vita e lo sviluppo
della societ stessa. Cos in forza della sua natura e
vocazione, lungi dal rinchiudersi in se stessa, la famiglia si
apre alle altre famiglie e alla societ, assumendo il suo
compito sociale ".
In tale linea, l'Assemblea speciale per l'Africa afferma che
fine dell'evangelizzazione  edificare la Chiesa, come Famiglia
di Dio, anticipazione, anche se imperfetta, del Regno sulla
terra. Le famiglie cristiane dell'Africa diventeranno in questo
modo vere " chiese domestiche ", contribuendo al progresso
della societ verso una vita pi fraterna.  cos che si
operer la trasformazione delle societ africane mediante il Vangelo!
CAPITOLO 5
"MI SARETE TESTIMONI" IN AFRICA
Testimonianza e santit
86. Le sfide segnalate mostrano quanto opportuna sia stata
l'Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi: il
compito della Chiesa nel continente  immenso; per affrontarlo
 necessaria la collaborazione di tutti. La testimonianza ne
costituisce l'elemento centrale. Cristo interpella i suoi
discepoli in Africa ed affida loro il mandato che diede agli
Apostoli il giorno dell'Ascensione: " Mi sarete testimoni " (At 1, 8) 
in Africa.
87. L'annuncio della Buona Novella con la parola e le opere
apre il cuore delle persone al desiderio della santit, della
configurazione a Cristo. San Paolo, nella prima Lettera ai
Corinti, si rivolge " a coloro che sono stati santificati in
Cristo Ges, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli
che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Ges
Cristo " (1, 2). La predicazione del Vangelo ha pure come scopo
la costruzione della Chiesa di Dio, nella prospettiva
dell'avvento del Regno, che Cristo consegner al Padre alla
fine dei tempi (cfr 1 Cor 15, 24).
" L'entrata nel Regno di Dio domanda una trasformazione di
mentalit (metanoia) e di comportamento e una vita di
testimonianza in parole e opere, nutrita in seno alla Chiesa
dalla partecipazione ai sacramenti, particolarmente
all'Eucarestia, sacramento della salvezza ".
Costituisce una via alla santit anche l'inculturazione,
mediante la quale la fede penetra nella vita delle persone e
delle loro comunit originarie. Come nell'Incarnazione Cristo
ha assunto la natura umana con esclusione solo del peccato,
analogamente mediante l?inculturazione il messaggio cristiano
assimila i valori della societ alla quale  annunciato,
scartando quanto  segnato dal peccato. Nella misura in cui la
comunit ecclesiale sa integrare i valori positivi di una
determinata cultura, diventa strumento della sua apertura alle
dimensioni della santit cristiana. Una inculturazione condotta
con saggezza purifica ed eleva le culture dei vari popoli.
Un ruolo importante, da questo punto di vista,  chiamata a
svolgere la liturgia. In quanto modo efficace di proclamare e
di vivere i misteri della salvezza, essa pu validamente
contribuire ad elevare ed arricchire specifiche manifestazioni
della cultura di un certo popolo. Sar pertanto compito
dell'autorit competente curare l'inculturazione, secondo
modelli artisticamente pregevoli, di quegli elementi liturgici
che, alla luce delle norme vigenti, possono essere modificati.
1. Operatori dell'Evangelizzazione
88. L'evangelizzazione ha bisogno di operatori. Infatti, " come
potranno invocarlo (il Signore) senza aver prima creduto in
lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E
come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come
lo annunzieranno, senza essere prima inviati? " (Rm 10, 14-15).
L'annuncio del Vangelo pu realizzarsi pienamente solo con il
contributo di tutti i credenti, ad ogni livello della Chiesa
sia universale che locale.
Spetta in particolare a quest'ultima, la Chiesa locale posta
sotto la responsabilit del Vescovo, di coordinare l'impegno
dell'evangelizzazione, raccogliendo i fedeli, confermandoli
nella fede mediante l'opera dei presbiteri e dei catechisti,
sostenendoli nell'adempimento delle rispettive missioni. A
questo scopo, la diocesi provveder ad istituire le necessarie
strutture di incontro, di dialogo, di programmazione. Valendosi
di esse, il Vescovo potr orientare opportunamente il lavoro di
sacerdoti, religiosi e laici, accogliendo doni e carismi di
ciascuno per metterli al servizio di una pastorale aggiornata
ed incisiva. Di grande utilit saranno in tal senso i vari
Consigli previsti dalle vigenti norme del Diritto Canonico.
Comunit ecclesiali vive
89. I Padri sinodali hanno subito riconosciuto che la Chiesa
come Famiglia potr dare la sua piena misura di Chiesa solo
ramificandosi in comunit sufficientemente piccole per
permettere strette relazioni umane. Le caratteristiche di tali
comunit sono state cos sintetizzate dall'Assemblea: esse
dovranno essere luoghi in cui provvedere innanzitutto alla
propria evangelizzazione per poi portare la Buona Novella agli
altri; dovranno perci essere luoghi di preghiera e di ascolto
della Parola di Dio; di responsabilizzazione dei membri stessi;
di apprendistato di vita ecclesiale; di riflessione sui vari
problemi umani, alla luce del Vangelo. Soprattutto, in esse ci
si impegner a vivere l'amore universale di Cristo, che
trascende le barriere delle solidariet naturali dei clan,
delle trib o di altri gruppi d'interesse.
Laicato
90. I laici saranno aiutati a prendere sempre pi coscienza del
ruolo che devono occupare nella Chiesa, onorando cos la
missione che  loro peculiare in quanto battezzati e cresimati,
conformemente all'insegnamento dell'Esortazione apostolica post-
sinodale Christifideles laici e dell'Enciclica Redemptoris
missio. Essi devono conseguentemente essere formati a questo
mediante appositi centri o scuole di formazione biblica e
pastorale. In una prospettiva simile, i cristiani che occupano
posti di responsabilit saranno accuratamente preparati al loro
compito politico, economico e sociale con una solida formazione
nella dottrina sociale della Chiesa, al fine di essere fedeli
testimoni del Vangelo nel loro ambito d'azione.
Catechisti
91. " Il ruolo dei catechisti  stato e rimane determinante
nella fondazione e nell'espansione della Chiesa in Africa. Il
Sinodo raccomanda che i catechisti non solo beneficino di una
perfetta preparazione iniziale (...), ma continuino anche a
ricevere una formazione dottrinale nonch un sostegno morale e
spirituale ". Tanto i Vescovi che i sacerdoti abbiano perci
a cuore i loro catechisti, procurando che siano loro assicurate
degne condizioni di vita e di lavoro, cos che essi possano
compiere bene la loro missione. Il loro compito sia
riconosciuto e onorato all'interno della comunit cristiana.
La famiglia
92. Il Sinodo ha lanciato un esplicito appello affinch
ciascuna famiglia cristiana divenga " un luogo privilegiato di
testimonianza evangelica ", una vera " chiesa domestica",
una comunit che crede ed evangelizza, una comunit in
dialogo con Dio e generosamente aperta al servizio
dell'uomo. "  in seno alla famiglia che i genitori devono
essere per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi
annunciatori della fede ". "  qui che si esercita in
maniera privilegiata il sacerdozio battesimale del padre di
famiglia, della madre, dei figli, di tutti i membri della
famiglia, "con la partecipazione ai sacramenti, con la
preghiera e il ringraziamento, con la testimonianza di una vita
santa, con l'abnegazione e l'operosa carit". Il focolare 
cos la prima scuola di vita cristiana e "una scuola di umanit pi ricca"".
I genitori si prenderanno cura dell'educazione cristiana dei
figli. Con l'aiuto concreto di famiglie cristiane salde, serene
ed impegnate, le diocesi programmeranno l'apostolato familiare
nel quadro della pastorale d'insieme. In quanto " chiesa
domestica ", costruita sulle solide basi culturali e sui ricchi
valori della tradizione familiare africana, la famiglia
cristiana  chiamata ad essere una valida cellula di
testimonianza cristiana nella societ segnata da mutamenti
rapidi e profondi. Il Sinodo ha sentito quest'appello con
particolare urgenza nel contesto dell'Anno della Famiglia, che
la Chiesa stava allora celebrando insieme a tutta la comunit internazionale.
Giovani
93. La Chiesa in Africa sa bene che la giovent non  solo il
presente, ma soprattutto l'avvenire dell'umanit. Bisogna
dunque aiutare i giovani a superare gli ostacoli che frenano il
loro sviluppo: l'analfabetismo, l'oziosit, la fame, la
droga. Per far fronte a queste sfide, si dovranno chiamare i
giovani ad essere evangelizzatori del loro ambiente. Nessuno
pu esserlo meglio di loro.  necessario che la pastorale della
giovent sia esplicitamente presente nella pastorale
complessiva delle diocesi e delle parrocchie, in modo da
fornire ai giovani l'occasione di scoprire molto presto il
valore del dono di s, essenziale cammino di sviluppo della
persona. A questo proposito, la celebrazione della Giornata
Mondiale dei Giovani si presenta come un mezzo privilegiato di
pastorale della giovent, che ne favorisce la formazione
mediante la preghiera, lo studio e la riflessione.
Uomini e donne consacrati
94. " In una Chiesa Famiglia di Dio, la vita consacrata riveste
un ruolo particolare, non solo per indicare a tutti l'appello
alla santit, ma anche per testimoniare la vita fraterna nella
comunit. Di conseguenza i consacrati sono invitati a
rispondere alla loro vocazione in spirito di comunione e di
collaborazione con i rispettivi Vescovi, con il clero e i laici".
Nelle presenti condizioni della missione in Africa,  urgente
promuovere le vocazioni religiose alla vita contemplativa ed
attiva, operando innanzitutto scelte oculate e provvedendo poi
ad impartire una solida formazione umana, spirituale e
dottrinale, apostolica e missionaria, biblica e teologica.
Questa formazione va rinnovata nel corso degli anni, con
costanza e regolarit. Per la fondazione di nuovi Istituti
religiosi, si deve procedere con grande prudenza ed illuminato
discernimento, facendo riferimento ai criteri indicati dal
Concilio Vaticano II ed alle norme canoniche vigenti. Gli
Istituti, una volta fondati, vanno aiutati ad acquisire la
personalit giuridica ed a raggiungere l'autonomia nella
gestione tanto delle proprie opere che dei rispettivi cespiti
finanziari.
L'Assemblea sinodale, dopo aver ammonito " gli Istituti
religiosi che non hanno case in Africa " a non sentirsi
autorizzati a " cercarvi nuove vocazioni senza un preventivo
dialogo con l'Ordinario del luogo ", ha poi esortato i
responsabili delle Chiese locali, come anche degli Istituti di
vita consacrata e delle Societ di vita apostolica, a
promuovere tra loro il dialogo per creare, nello spirito della
Chiesa Famiglia, gruppi misti di concertazione quale
testimonianza di fraternit e segno di unit a servizio della
comune missione. In questa prospettiva, ho anche accolto
l'invito dei Padri sinodali a rivedere, se necessario, qualche
punto del documento Mutuae relationes  per una migliore
definizione del ruolo della vita religiosa nella Chiesa locale.
Futuri sacerdoti
95. " Oggi pi che mai - hanno affermato i Padri sinodali - ci
si preoccuper di formare i futuri sacerdoti ai veri valori
culturali dei rispettivi paesi, al senso dell'onest, della
responsabilit e della fedelt alla parola data. Saranno
formati in modo da rivestire le qualit di rappresentanti di
Cristo, di veri servitori e animatori di comunit cristiane
(...) cos da essere sacerdoti spiritualmente solidi e
disponibili, votati alla causa del Vangelo, capaci di gestire
con trasparenza i beni della Chiesa e di condurre una vita
semplice in conformit al loro ambiente ". Pur rispettando
le tradizioni proprie delle Chiese orientali, i seminaristi
siano formati in modo " che acquisiscano una vera maturit
affettiva ed abbiano idee chiare e un'intima convinzione
sull'indissociabilit del celibato e della castit del
sacerdote "; essi inoltre " ricevano una adeguata
formazione sul senso e il posto della consacrazione a Cristo nel sacerdozio".
Diaconi
96. Laddove le condizioni pastorali si prestino alla stima e
alla comprensione di questo antico ministero della Chiesa, le
Conferenze e le Assemblee episcopali studieranno i modi pi
adatti per promuovere ed incoraggiare il diaconato permanente "
come ministero ordinato e anche come mezzo di evangelizzazione". 
E dove i diaconi esistono gi, ci si adoperer per
fornire loro un aggiornamento organico e completo.
Sacerdoti
97. Profondamente grata a tutti i sacerdoti, diocesani e membri
di Istituti, per l'opera apostolica da essi svolta e cosciente
delle esigenze poste dall'evangelizzazione dei popoli d'Africa
e Madagascar, l'Assemblea sinodale li ha esortati a vivere la "
fedelt alla loro vocazione, nel dono totale di s alla
missione e in piena comunione con il proprio Vescovo ". Sar
compito dei Vescovi prendersi cura della formazione permanente
dei sacerdoti, soprattutto nei primi anni di ministero,
aiutandoli in particolare ad approfondire il senso del sacro
celibato ed a perseverare nella fedele adesione ad esso, "
sapendo apprezzare questo dono meraviglioso che il Padre ha
loro concesso e che il Signore ha cos esplicitamente esaltato,
ed avendo anche presenti i grandi misteri che in esso sono
significati e realizzati ". In tale iter formativo va pure
riservata attenzione ai sani valori dell'ambiente di vita dei
sacerdoti.  opportuno ricordare, inoltre, che il Concilio
Vaticano II ha incoraggiato fra i presbiteri " una certa vita
comune ", ossia una qualche comunit di vita nelle diverse
forme suggerite dai concreti bisogni personali e pastorali. Ci
contribuir a fomentare la vita spirituale ed intellettuale,
l'azione apostolica e pastorale, la carit e la sollecitudine
reciproca, specie nei riguardi dei sacerdoti anziani, malati o
in difficolt.
Vescovi
98. I Vescovi stessi porranno ogni cura nel pascere la Chiesa
che Dio si  acquistata con il sangue del proprio Figlio, in
adempimento dell'incarico loro affidato dallo Spirito Santo
(cfr At 20, 28). Impegnati, secondo la raccomandazione
conciliare, a " svolgere il loro dovere apostolico come
testimoni di Cristo davanti a tutti gli uomini ", essi
eserciteranno personalmente, in collaborazione fiduciosa col
presbiterio e con gli altri operatori pastorali,
l'insostituibile servizio dell'unit nella carit, attendendo
con sollecitudine ai compiti di insegnamento, di santificazione
e di governo pastorale. Non mancheranno, inoltre, di provvedere
all'approfondimento della loro cultura teologica ed al
corroboramento della loro vita spirituale, prendendo parte, per
quanto possibile, alle sessioni di aggiornamento e di
formazione organizzate dalle Conferenze episcopali o dalla Sede
apostolica. Mai dimenticheranno, in particolare,
l'ammonimento di san Gregorio Magno, secondo cui il Pastore 
luce dei suoi fedeli soprattutto mediante una condotta morale
esemplare e impregnata di santit.
II. Strutture di evangelizzazione
99.  motivo di gioia e consolazione costatare che " i fedeli
laici sono sempre pi associati alla missione della Chiesa in
Africa e Madagascar ", grazie specialmente " al dinamismo dei
movimenti di azione cattolica, delle associazioni di apostolato
e dei nuovi movimenti di spiritualit. I Padri del Sinodo hanno
caldamente auspicato che " questo slancio continui e si
sviluppi a tutti i livelli del laicato, sia che si tratti degli
adulti, che dei giovani, come pure dei bambini ".
Parrocchie
100. La parrocchia  per sua natura l'abituale luogo di vita e
di culto dei fedeli. Essi possono esprimervi ed attuarvi le
iniziative che la fede e la carit cristiana suggeriscono alla
comunit dei credenti. La parrocchia  il luogo dove si
manifesta la comunione dei diversi gruppi e movimenti, che vi
trovano sostegno spirituale e appoggio materiale. Sacerdoti e
laici porranno ogni impegno perch la vita della parrocchia sia
armoniosa, nel contesto di una Chiesa come Famiglia, dove tutti
sono " assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli Apostoli e
nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (At 2, 42).
Movimenti e associazioni
101. L'unione fraterna per una testimonianza vivente del
Vangelo sar anche la finalit dei movimenti apostolici e delle
associazioni a carattere religioso. I fedeli laici vi trovano,
in effetti, un'occasione privilegiata per essere lievito nella
pasta (cfr Mt 13, 33), specialmente per quanto riguarda la
gestione delle cose temporali secondo Dio e la lotta per la
promozione della dignit umana, della giustizia e della pace.
Scuole
102. " Le scuole cattoliche sono contemporaneamente luoghi di
evangelizzazione, di educazione integrale, d'inculturazione e
di apprendimento di un dialogo vitale tra giovani di religioni
e ambienti sociali differenti ". La Chiesa in Africa e in
Madagascar offrir pertanto il proprio contributo alla
promozione della " scuola per tutti " nel quadro della
scuola cattolica, senza trascurare " l'educazione cristiana
degli alunni delle scuole non cattoliche. Agli universitari
sar fornito un programma di formazione religiosa
corrispondente al loro livello di studio ".Tutto ci,
ovviamente, suppone la preparazione umana, culturale e
religiosa degli educatori stessi.
Universit e Istituti superiori
103. " Le Universit e gli Istituti superiori cattolici in
Africa svolgono un ruolo importante nella proclamazione della
Parola salvifica di Dio. Sono un segno della crescita della
Chiesa in quanto integrano nelle loro ricerche le verit e le
esperienze della fede, ed aiutano ad interiorizzarle. Questi
centri di studio sono cos a servizio della Chiesa, fornendole
personale ben preparato; studiando importanti questioni
teologiche e sociali; sviluppando la teologia africana;
promuovendo il lavoro d'inculturazione specialmente nella
celebrazione liturgica; pubblicando libri e diffondendo il
pensiero cattolico; intraprendendo le ricerche loro affidate
dai Vescovi e contribuendo ad uno studio scientifico delle culture ".
In questi tempi di capovolgimenti sociali generalizzati sul
continente, la fede cristiana pu illuminare efficacemente la
societ africana. " I centri culturali cattolici offrono alla
Chiesa singolari possibilit di presenza e di azione nel campo
dei mutamenti culturali. In effetti, essi costituiscono dei
forum pubblici che permettono la larga diffusione, mediante il
dialogo creativo, delle convinzioni cristiane sull'uomo, sulla
donna, sulla famiglia, sul lavoro, sull'economia, sulla
societ, sulla politica, sulla vita internazionale,
sull'ambiente ". Essi so no cos luoghi d'ascolto, di
rispetto e di tolleranza.
Mezzi materiali
104. Proprio in questa prospettiva, i Padri sinodali hanno
messo in rilievo come sia necessario che ogni comunit
cristiana sia posta in grado di provvedere da sola, per quanto
 possibile, alle proprie necessit. L'evangelizzazione
richiede, oltre a personale qualificato, mezzi materiali e
finanziari cospicui, e le diocesi sono non di rado ben lungi
dal disporne in misura sufficiente.  dunque urgente che le
Chiese particolari d'Africa si propongano l'obiettivo di
giungere quanto prima a provvedere esse stesse ai loro bisogni,
assicurando cos la loro autosufficienza. Di conseguenza,
invito pressantemente le Conferenze episcopali, le diocesi e
tutte le comunit cristiane delle Chiese del continente, in ci
che  di loro competenza, ad impegnarsi perch questa
autosufficienza divenga sempre pi reale. Al tempo stesso,
faccio appello alle Chiese sorelle del mondo, affinch
sostengano pi generosamente le Pontificie Opere Missionarie
cos che, mediante i loro organismi di aiuto, esse possano
offrire alle diocesi bisognose aiuti economici destinati a
progetti d'investimento, capaci di produrre risorse che
conducano al loro progressivo autofinanziamento. Non si
deve, peraltro, dimenticare che una Chiesa pu pervenire
all'autosufficienza materiale e finanziaria solo se il popolo
ad essa affidato non subisce condizioni di miseria estrema.
CAPITOLO 6
EDIFICARE IL REGNO DI DIO
Regno di giustizia e di pace
105. Il mandato che Ges ha conferito ai discepoli al momento
di salire al cielo  indirizzato alla Chiesa di Dio per tutti i
tempi e tutti i luoghi. La Chiesa Famiglia di Dio in Africa
deve testimoniare Cristo anche mediante la promozione della
giustizia e della pace sul continente e nel mondo intero. "
Beati gli operatori di pace, perch saranno chiamati figli di
Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perch di
essi  il regno dei cieli " (Mt 5, 9-10), dice il Signore. La
testimonianza della Chiesa deve essere accompagnata
dall'impegno convinto di ciascun membro del popolo di Dio per
la giustizia e la solidariet. Ci  particolarmente importante
per i laici che occupano funzioni pubbliche, poich questa
testimonianza esige un atteggiamento spirituale permanente e
uno stile di vita in armonia con la fede cristiana.
La dimensione ecclesiale della testimonianza
106. I Padri sinodali, sottolineando la dimensione ecclesiale
di tale testimonianza, hanno solennemente dichiarato: " La
Chiesa deve continuare a svolgere il suo ruolo profetico ed
essere voce di chi non ha voce ".
Ma per realizzare ci in maniera efficace, la Chiesa, in quanto
comunit di fede, dev'essere una testimone forte della
giustizia e della pace nelle sue strutture e nelle relazioni
tra i suoi membri. Il Messaggio del Sinodo coraggiosamente
dichiara: " Le Chiese d'Africa hanno anche riconosciuto che nel
loro seno la giustizia non  sempre rispettata nei confronti di
quanti sono al loro servizio. La Chiesa deve essere testimone
di giustizia e, perci, riconosce che chiunque osi parlare agli
uomini di giustizia deve sforzarsi egli stesso di essere giusto
ai loro occhi. Bisogna perci prendere in esame con cura le
procedure, i beni e lo stile di vita della Chiesa ".
Il suo apostolato, per quanto riguarda la promozione della
giustizia e, in particolare, la difesa dei diritti umani
fondamentali, non pu essere lasciato all'improvvisazione.
Cosciente del fatto che in numerosi paesi d'Africa vengono
perpetrate flagranti violazioni della dignit e dei diritti
dell'uomo, domando alle Conferenze episcopali d'istituire,
laddove non esistano ancora, delle Commissioni " Giustizia e
Pace " ai vari livelli. Queste dovranno sensibilizzare le
comunit cristiane alle loro responsabilit evangeliche in
merito alla difesa dei diritti umani.
107. Se l'annuncio della giustizia e della pace  parte
integrante del compito di evangelizzazione, ne deriva che la
promozione di questi valori dovr anche far parte del programma
pastorale di ciascuna comunit cristiana. Ecco perch insisto
sulla necessit di formare tutti gli operatori pastorali in
modo adeguato in vista di tale apostolato: " La formazione del
clero, dei religiosi e dei laici impartita nei campi propri del
loro apostolato porr l'accento sulla dottrina sociale della
Chiesa. Ciascuno, secondo il proprio stato di vita, prender
coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri, imparer il senso
e il servizio del bene comune, come pure i criteri di una
onesta gestione dei beni pubblici e di una corretta presenza
nella vita politica, cos da poter intervenire in maniera
credibile dinanzi alle ingiustizie sociali ".
Come corpo organizzato all'interno della comunit e della
nazione, la Chiesa ha il diritto e il dovere di partecipare
pienamente all'edificazione di una societ giusta e pacifica
con tutti i mezzi a sua disposizione. Bisogna qui ricordare il
suo apostolato nei campi dell'educazione, delle cure sanitarie,
della sensibilizzazione sociale e di altri programmi di
assistenza. Nella misura in cui con queste sue attivit
contribuisce a ridurre l'ignoranza, a migliorare la salute
pubblica e favorire una maggiore partecipazione di tutti ai
problemi della societ in spirito di libert e di
corresponsabilit, la Chiesa crea le condizioni per il
progresso della giustizia e della pace.
Il sale della terra
108. Ai nostri giorni, nel contesto di una societ pluralista,
 soprattutto grazie all'impegno dei cattolici nella vita
pubblica che la Chiesa pu esercitare un'influenza efficace.
Dai cattolici, siano essi professionisti o insegnanti, uomini
d'affari o funzionari, agenti di sicurezza o politici, ci si
aspetta che testimonino bont, verit, giustizia e amore di Dio
nelle loro attivit di ogni giorno. " Il compito del fedele
laico (...)  quello di essere il sale e la luce nella vita
quotidiana, specialmente laddove  il solo a poter intervenire".
Collaborare con gli altri credenti
109. L'obbligo di impegnarsi per lo sviluppo dei popoli non 
un dovere soltanto individuale, n tanto meno individualistico,
come se fosse possibile conseguirlo con gli sforzi isolati di
ciascuno. Esso  un imperativo per ogni uomo ed ogni donna,
come per le societ e le nazioni; in particolare, esso  un
imperativo per la Chiesa cattolica e per le altre Chiese e
Comunit ecclesiali, con le quali i cattolici sono disposti a
collaborare in questo campo. In tal senso, come i cattolici
invitano i fratelli cristiani a partecipare alle loro
iniziative, cos, accogliendo gli inviti che sono loro rivolti,
si dichiarano pronti a collaborare a quelle da questi avviate.
Per favorire lo sviluppo integrale dell'uomo i cattolici
possono fare molto anche con i credenti delle altre religioni,
come del resto gi stanno facendo in diversi luoghi.
Una buona gestione degli affari pubblici
110. I Padri del Sinodo sono stati unanimi nel riconoscere che
la pi grande sfida per realizzare la giustizia e la pace in
Africa consiste nel gestire bene gli affari pubblici nei due
campi, tra loro connessi, della politica e dell'economia. Certi
problemi hanno origine fuori dal continente e, per questo
motivo, non sono interamente sotto il controllo dei governanti
e dei dirigenti nazionali. Ma l'Assemblea sinodale ha
riconosciuto che molte problematiche del continente sono la
conseguenza di un modo di governare sovente inquinato dalla
corruzione.  necessario un forte risveglio delle coscienze,
unito ad una ferma determinazione della volont, per porre in
essere quelle soluzioni che non  ormai pi possibile rimandare.
Costruire la nazione
111. Sul versante politico, l'arduo processo della costruzione
di unit nazionali incontra nel continente africano particolari
ostacoli, essendo la maggior parte degli Stati entit politiche
relativamente recenti. Conciliare profonde differenze, superare
antiche animosit di natura etnica e integrarsi in un ordine
mondiale esige grande abilit nell'arte di governare. Per
questo motivo, l'Assemblea sinodale ha elevato al Signore una
fervente preghiera perch sorgano in Africa politici - uomini e
donne - santi; perch si abbiano santi capi di Stato, che amino
il proprio popolo fino in fondo e che desiderino servire
piuttosto che servirsi.
La via del diritto
112. Le fondamenta di un buon governo devono essere stabilite
sulla solida base delle leggi, che proteggono i diritti e
definiscono i doveri dei cittadini. Debbo constatare con
grande tristezza che non poche nazioni africane soffrono ancora
sotto regimi autoritari e oppressivi, che negano ai sudditi la
libert personale e i diritti umani fondamentali, in particolar
modo la libert di associazione e di espressione politica, e il
diritto di scegliere i propri governanti mediante libere ed
eque elezioni. Tali ingiustizie politiche provocano tensioni
che sovente degenerano in conflitti armati e in guerre interne,
recando con s gravi conseguenze, quali carestie, epidemie,
distruzioni, per non parlare degli stermini, dello scandalo e
della tragedia dei rifugiati. Per questo motivo, il Sinodo ha
sostenuto con ragione che un'autentica democrazia, nel rispetto
del pluralismo,  " una delle vie principali sulle quali la
Chiesa cammina con il popolo. (...) Il laico cristiano,
impegnato nelle lotte democratiche secondo lo spirito del
Vangelo,  il segno di una Chiesa che vuol essere presente alla
costruzione di uno Stato di diritto, in tutta l'Africa ".
Gestire il patrimonio comune
113. Il Sinodo, inoltre, fa appello ai governi africani
affinch adottino politiche appropriate al fine di promuovere
la crescita economica e gli investimenti, in vista della
creazione di nuovi posti di lavoro. Ci comporta l'impegno
di perseguire politiche economiche sane, stabilendo corrette
priorit per lo sfruttamento e la distribuzione delle risorse
nazionali talora esigue, in modo da provvedere ai bisogni
fondamentali delle persone e da assicurare un'onesta ed equa
divisione dei benefici e degli oneri. I governi hanno, in
particolare, l'inderogabile dovere di proteggere il patrimonio
comune contro tutte le forme di spreco e di appropriazione
indebita da parte di cittadini privi di senso civico o di
stranieri senza scrupoli. Ai governi spetta pure di
intraprendere adeguate iniziative per migliorare le condizioni
del commercio internazionale.
I problemi economici dell'Africa sono resi pi gravi dalla
disonest di taluni governanti corrotti, che, in connivenza con
interessi privati locali o stranieri, stornano a loro profitto
le risorse nazionali, trasferendo denaro pubblico su conti
privati in banche estere. Si tratta di veri e propri furti,
qualunque ne sia la copertura legale. Auspico vivamente che gli
organismi internazionali e persone integre di paesi africani o
di altri paesi del mondo sappiano apprestare i mezzi giuridici
adeguati per far rientrare i capitali indebitamente sottratti.
Anche nella concessione di prestiti  importante assicurarsi
circa la responsabilit e la trasparenza dei destinatari.
La dimensione internazionale
114. In quanto Assemblea di Vescovi della Chiesa universale
presieduta dal Successore di Pietro, il Sinodo  stato una
occasione provvidenziale per valutare in maniera positiva il
posto e il ruolo dell'Africa nel contesto della Chiesa
universale e della comunit mondiale. Essendo il mondo in cui
viviamo sempre pi interdipendente, i destini e i problemi
delle varie regioni sono tra loro connessi. La Chiesa, in
quanto Famiglia di Dio sulla terra, deve essere il segno
vivente e lo strumento efficace della solidariet universale,
in vista dell'edificazione di una comunit di giustizia e di
pace di dimensioni planetarie. Un mondo migliore sorger
soltanto se verr costruito sulle fondamenta solide di sani
principi etici e spirituali.
Nell'attuale situazione mondiale, le nazioni africane sono tra
le pi svantaggiate.  necessario che i paesi ricchi prendano
chiara coscienza del loro dovere di sostenere gli sforzi dei
paesi che lottano per uscire dalla povert e dalla miseria. Del
resto,  nello stesso interesse delle nazioni ricche scegliere
la via della solidariet, perch solo cos  possibile
assicurare all'umanit una pace ed una armonia durevoli. La
Chiesa, poi, che vive nei paesi sviluppati non pu ignorare la
responsabilit aggiuntiva che le deriva dall'impegno cristiano
per la giustizia e la carit: poich tutti, uomini e donne,
portano in s l'immagine di Dio e sono chiamati a far parte
della stessa famiglia redenta dal sangue di Cristo, deve essere
garantito a ciascuno un giusto accesso alle risorse della terra
che Dio ha posto a disposizione di tutti.
Non  difficile intravvedere le numerose implicazioni pratiche
che una simile impostazione comporta. Occorre innanzitutto
adoperarsi per migliori relazioni socio-politiche tra le
nazioni, assicurando condizioni di maggiore giustizia e dignit
per quelle tra di esse che, con la raggiunta indipendenza, sono
entrate da minor tempo nel consesso internazionale. 
necessario poi prestare ascolto con interiore partecipazione al
grido angosciato delle nazioni povere, che chiedono aiuto in
ambiti di particolare importanza: la denutrizione, il
deterioramento generalizzato della qualit della vita,
l'insufficienza dei mezzi per la formazione dei giovani, la
carenza dei servizi sanitari e sociali elementari, con la
conseguente persistenza di malattie endemiche, la diffusione
del terribile flagello dell'AIDS, il gravoso e talora
insopportabile peso del debito internazionale, l'orrore delle
guerre fratricide alimentate da un traffico d'armi senza
scrupoli, lo spettacolo vergognoso e miserando dei profughi e
dei rifugiati. Ecco alcuni campi in cui sono necessari
interventi immediati, che restano opportuni anche se appaiono
insufficienti nel quadro globale dei problemi.
1. Elementi di preoccupazione
Ridare la speranza ai giovani
115. La situazione economica di povert ha un impatto
particolarmente negativo sui giovani. Essi entrano nella vita
degli adulti con scarso entusiasmo a causa di un presente
segnato da non poche frustrazioni, e guardano con ancor minore
speranza all'avvenire, che appare ai loro occhi triste ed
oscuro. Per questo tendono a fuggire dalle zone rurali
trascurate e si raggruppano nelle citt, che, in fondo, non
hanno da offrire loro molto di meglio. Non pochi di loro vanno
all'estero come in esilio, e l vivono un'esistenza precaria di
rifugiati economici. Sento il dovere, insieme ai Padri del
Sinodo, di perorare la loro causa:  necessario ed urgente
trovare una soluzione alla loro impazienza di partecipare alla
vita della nazione e della Chiesa.
Al tempo stesso, per,  ai giovani che voglio pure rivolgere
un appello: Cari giovani, il Sinodo vi chiede di farvi carico
dello sviluppo delle vostre nazioni, di amare la cultura del
vostro popolo e di lavorare alla sua rivitalizzazione con
fedelt alla vostra eredit culturale, con l'affinamento dello
spirito scientifico e tecnico e, soprattutto, con la
testimonianza della fede cristiana.
Il flagello dell'AIDS
116. Su questo sfondo di povert generale e di servizi sanitari
inadeguati, il Sinodo ha preso in considerazione il tragico
flagello dell'AIDS, che semina dolore e morte in numerose zone
dell'Africa. Esso ha costatato il ruolo svolto nella diffusione
di tale malattia da comportamenti sessuali irresponsabili e ha
formulato questa ferma raccomandazione: " L'affetto, la gioia,
la felicit e la pace procurati dal Matrimonio cristiano e
dalla fedelt, cos come la sicurezza data dalla castit,
devono essere continuamente presentati ai fedeli, soprattutto ai giovani".
La lotta contro l'AIDS deve essere ingaggiata da tutti. Facendo
eco alla voce dei Padri sinodali, anch'io domando agli
operatori pastorali di portare ai fratelli e alle sorelle
colpiti dall'AIDS tutto il conforto possibile sia materiale che
morale e spirituale. Agli uomini di scienza e ai responsabili
politici di tutto il mondo chiedo con viva insistenza che,
mossi dall'amore e dal rispetto dovuti ad ogni persona umana,
non facciano economia quanto ai mezzi capaci di mettere fine a
questo flagello.
" Forgiate le spade in vomeri " (cfr Is 2, 4): mai pi guerre!
117. La tragedia delle guerre che dilaniano l'Africa  stata
descritta dai Padri sinodali con parole incisive: " L'Africa 
da parecchi decenni il teatro di guerre fratricide, che
decimano le popolazioni e distruggono le loro ricchezze
naturali e culturali ". Il dolorosissimo fenomeno, oltre a
cause esterne all'Africa, ha pure cause interne, quali " il
tribalismo, il nepotismo, il razzismo, l'intolleranza
religiosa, la sete di potere, spinta all'estremo nei regimi
totalitari che deridono impunemente i diritti e la dignit
dell'uomo. Le popolazioni beffate e ridotte al silenzio
subiscono, quali vittime innocenti e rassegnate, tutte queste
situazioni d'ingiustizia ".
Non posso non unire la mia voce a quella dei membri
dell'Assemblea sinodale per deplorare le situazioni di
indicibile sofferenza, provocate dai tanti conflitti in atto o
potenziali, e per chiedere a quanti ne hanno la possibilit di
impegnarsi a fondo per porre fine a simili tragedie.
Esorto, inoltre, insieme con i Padri sinodali, a fattivo
impegno per promuovere nel continente condizioni di maggiore
giustizia sociale e di pi equo esercizio del potere, per
preparare cos il terreno alla pace. " Se vuoi la pace, lavora
per la giustizia ".  preferibile - ed anche pi facile -
prevenire le guerre piuttosto che tentare di arrestarle dopo
che sono scoppiate. tempo che i popoli spezzino le loro spade
per farne vomeri e le loro lance per farne falci (cfr Is 2, 4).
118. La Chiesa in Africa - in particolare attraverso taluni
suoi responsabili -  stata in prima linea nella ricerca di
soluzioni negoziate per i conflitti armati scoppiati in
numerose zone del continente. Questa missione di pacificazione
dovr continuare, incoraggiata da quanto il Signore promette
nelle Beatitudini: " Beati gli operatori di pace, perch
saranno chiamati figli di Dio " (Mt 5, 9).
Coloro che alimentano le guerre in Africa mediante il traffico
di armi sono complici di odiosi crimini contro l'umanit.
Faccio mie, al riguardo, le raccomandazioni del Sinodo che,
dopo aver dichiarato: " Il commercio di armi che semina la
morte  uno scandalo ", ha fatto appello a tutti i Paesi che
vendono armi all'Africa per implorarli di " smettere questo
commercio " ed ha chiesto ai governi africani di " rinunciare
alle eccessive spese militari per dedicare pi risorse
all'educazione, alla sanit e al benessere dei loro popoli".
L'Africa deve continuare a cercare mezzi pacifici ed efficaci
affinch i regimi militari passino il potere ai civili.
Tuttavia,  altrettanto vero che i militari sono chiamati a
svolgere un loro peculiare ruolo nel paese. Per questo il
Sinodo, mentre elogia " i fratelli soldati, per il servizio che
rendono in nome delle nostre nazioni ", li avverte subito
con forza che " dovranno rispondere direttamente a Dio di
qualsiasi atto di violenza compiuto contro la vita degli innocenti ".
Rifugiati e profughi
119. Uno dei frutti pi amari delle guerre e delle difficolt
economiche  il triste fenomeno dei rifugiati e dei profughi,
fenomeno che, come ricorda il Sinodo, ha raggiunto dimensioni
tragiche. La soluzione ideale sta nel ristabilimento di una
pace giusta, nella riconciliazione e nello sviluppo economico.
, pertanto, urgente che le organizzazioni nazionali, regionali
e internazionali risolvano in modo equo e durevole i problemi
dei rifugiati e dei profughi. Nel frattempo, per, giacch
il continente continua a soffrire della migrazione in massa di
rifugiati, lancio un pressante appello affinch ad essi sia
recato aiuto materiale e sia offerto sostegno pastorale l dove
si trovano, in Africa o in altri continenti.
Il peso del debito internazionale
120. La questione del debito delle nazioni povere verso quelle
ricche  oggetto di grande preoccupazione per la Chiesa, come
risulta da numerosi documenti ufficiali e da non pochi
interventi della Santa Sede in varie occasioni.
Riprendendo ora le parole dei Padri sinodali, sento
innanzitutto il dovere di esortare " i capi di Stato e i loro
governi in Africa a non schiacciare il popolo con debiti
interni ed esterni ". Rivolgo poi un pressante appello " al
Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale, come pure
a tutti i creditori, perch alleggeriscano i debiti che
soffocano le nazioni africane ". Chiedo infine con
insistenza " alle Conferenze episcopali dei Paesi
industrializzati di farsi avvocati di tale causa presso i loro
governi ed altri organismi interessati ". La situazione di
numerosi Paesi africani  cos drammatica da non consentire
atteggiamenti di indifferenza e di disimpegno.
Dignit della donna africana
121. Uno dei segni tipici della nostra epoca  la crescente
presa di coscienza della dignit della donna e del suo
specifico ruolo nella Chiesa e nella societ in generale. " Dio
cre l'uomo a sua immagine, ad immagine di Dio lo cre, maschio
e femmina li cre " (Gn 1, 27).
Io stesso ho ripetutamente affermato la fondamentale
uguaglianza e l'arricchente complementariet esistente tra
l'uomo e la donna. Il Sinodo ha applicato questi principi
alla condizione delle donne in Africa. I loro diritti e doveri
quanto all'edificazione della famiglia e alla piena
partecipazione allo sviluppo della Chiesa e della societ sono
stati fortemente sottolineati. Per quanto riguarda
specificamente la Chiesa,  opportuno che le donne,
adeguatamente formate, vengano rese partecipi, ai livelli
appropriati, dell'attivit apostolica della Chiesa.
La Chiesa deplora e condanna, nella misura in cui sono ancora
presenti in diverse societ africane, tutti " i costumi e le
pratiche che privano le donne dei loro diritti e del rispetto
che  loro dovuto ".  quanto mai auspicabile che le
Conferenze episcopali diano vita a commissioni speciali per
approfondire lo studio dei problemi della donna in
collaborazione con gli uffici governativi interessati, l dove
 possibile.
II. Comunicare la Buona novella
Seguire Cristo, Comunicatore per eccellenza
122. Il Sinodo ha avuto molto da dire circa il tema della
comunicazione sociale nel campo dell'evangelizzazione
dell'Africa, tenendo ben presenti le attuali circostanze. Il
punto di partenza teologico  Cristo, il Comunicatore per
eccellenza, che a coloro che credono in lui partecipa la
verit, la vita e l'amore condiviso con il Padre celeste e lo
Spirito Santo. Per questo " la Chiesa prende coscienza del
dovere di promuovere la comunicazione sociale ad intra e ad
extra. Essa intende favorire la comunicazione al suo interno
migliorando la diffusione dell'informazione tra i suoi membri". 
Ci l'avvantagger nel comunicare al mondo la Buona
Novella dell'amore di Dio rivelato in Ges Cristo.
Forme tradizionali di comunicazione
123. Le forme tradizionali di comunicazione sociale non devono
in nessun caso essere sottovalutate. In numerosi ambienti
africani esse risultano ancora molto utili ed efficaci.
Inoltre, esse sono " meno costose e pi accessibili ".
Comprendono i canti e la musica, i mimi e il teatro, i proverbi
e i racconti. In quanto veicoli della saggezza e dello spirito
popolare, essi costituiscono una sorgente preziosa di contenuti
e di ispirazione per i mezzi moderni.
Evangelizzazione del mondo dei mezzi di comunicazione
124. I moderni mass-media non costituiscono soltanto strumenti
di comunicazione; sono anche un mondo da evangelizzare. Circa i
messaggi da essi trasmessi, bisogna assicurarsi che vi si
propongano il bene, il vero e il bello. Facendo eco alla
preoccupazione dei Padri del Sinodo, manifesto la mia
inquietudine per quanto riguarda il contenuto morale di
moltissimi programmi che i mezzi di comunicazione diffondono
nel continente africano; in particolare, metto in guardia
contro la pornografia e la violenza, con cui si intende
invadere le nazioni povere. D'altra parte, giustamente il
Sinodo ha deplorato " la rappresentazione molto negativa che i
mass-media fanno dell'Africano e domanda che essa finisca
immediatamente ".
Ogni cristiano deve preoccuparsi che i mezzi di comunicazione
siano veicolo di evangelizzazione. Ma il cristiano che opera
come professionista in questo settore ha un suo ruolo speciale
da svolgere.  suo dovere, infatti, fare in modo che i principi
cristiani influenzino la pratica della professione, ivi
compreso anche il settore tecnico e amministrativo. Per
permettergli di svolgere tale ruolo in modo adeguato, occorre
fornirgli una sana formazione umana, religiosa e spirituale.
Uso dei mezzi della comunicazione sociale
125. La Chiesa di oggi pu disporre di una variet di mezzi di
comunicazione sociale, tanto tradizionali quanto moderni.  suo
dovere farne il miglior uso per diffondere il messaggio della
salvezza. Per quanto concerne la Chiesa in Africa, l'accesso a
questi mezzi  reso difficile da numerosi ostacoli, non ultimo
il loro costo elevato. In molte localit, inoltre, esistono
norme governative che impongono, al riguardo, un controllo
indebito.  necessario fare ogni sforzo per rimuovere tali
ostacoli: i mezzi di comunicazione, privati o pubblici che
siano, devono essere al servizio delle persone, senza
eccezione. Invito pertanto le Chiese particolari d'Africa a
fare tutto ci che  in loro potere per conseguire tale obiettivo.
Collaborazione e coordinamento dei mass-media
126. I mezzi di comunicazione, soprattutto nelle loro forme pi
moderne, esercitano un influsso che supera ogni frontiera; in
tale ambito si rende perci necessario un coordinamento
stretto, che consenta una pi efficace collaborazione a tutti i
livelli: diocesano, nazionale, continentale e universale. In
Africa, la Chiesa ha molto bisogno della solidariet delle
Chiese sorelle dei Paesi pi ricchi, e pi avanzati dal punto
di vista tecnologico. Sempre in Africa, alcuni programmi di
collaborazione continentale gi operanti, come il " Comitato
episcopale pan-africano di comunicazioni sociali ", dovrebbero
essere incoraggiati e rivitalizzati. E come ha suggerito il
Sinodo, bisogner stabilire una pi stretta collaborazione in
altri settori, quali la formazione professionale, le strutture
produttive della radio e della televisione, e le emittenti a
portata continentale.
CAPITOLO 7
"MI SARETE TESTIMONI FINO AGLI ESTREMI CONFINI DELLA TERRA"
127. Durante l'Assemblea speciale i Padri sinodali hanno
esaminato a fondo la situazione africana nel suo insieme, al
fine di incoraggiare una sempre pi concreta e credibile
testimonianza a Cristo in seno a ciascuna Chiesa locale, a
ciascuna nazione, a ciascuna regione, e nell'intero continente
africano. In tutte le riflessioni e le raccomandazioni fatte
dall'Assemblea speciale traspare il desiderio preponderante di
testimoniare Cristo. Vi ho ritrovato lo spirito di quanto avevo
detto ad un gruppo di Vescovi in Africa: " Rispettando,
preservando e favorendo i valori propri e le ricchezze
dell'eredit culturale del vostro popolo, sarete in condizione
di guidarlo verso una migliore comprensione del mistero di
Cristo che dev'essere vissuto nelle esperienze nobili, concrete
e quotidiane della vita africana. Non si tratta di falsificare
la Parola di Dio o di svuotare la Croce della sua potenza (cfr  1 Cor 1, 17),
ma piuttosto di portare Cristo al cuore stesso
della vita africana e di elevare la vita africana tutta intera
fino a Cristo. Cos, non soltanto il cristianesimo si rivela
adatto all'Africa, ma Cristo stesso, nelle membra del suo
corpo,  africano ".
Aperti alla missione
128. La Chiesa in Africa non  chiamata a testimoniare Cristo
solamente sul continente; anche ad essa  infatti rivolta la
parola del Signore risorto: " Mi sarete testimoni (...) fino
agli estremi confini della terra " (At 1, 8). Proprio per
questo, nel corso delle discussioni sul tema del Sinodo, i
Padri hanno accuratamente evitato ogni tendenza all'isolamento
della Chiesa in Africa. In ogni momento l'Assemblea speciale
s' mantenuta nella prospettiva del mandato missionario che la
Chiesa ha ricevuto da Cristo di testimoniarlo nel mondo
intero. I Padri sinodali hanno riconosciuto la chiamata che
Dio rivolge all'Africa perch svolga a pieno titolo, su scala
mondiale, il suo ruolo nel piano di salvezza del genere umano (cfr 1 Tm 2, 4).
129.  proprio in funzione di questo impegno per la cattolicit
della Chiesa che gi i Lineamenta dell'Assemblea speciale per
l'Africa dichiaravano: " Nessuna Chiesa particolare, neanche la
pi povera, potr essere dispensata dall'obbligo di condividere
le sue risorse spirituali, temporali e umane con altre Chiese
particolari e con la Chiesa universale (cfr At 2, 44-45) ".
Da parte sua, l'Assemblea speciale ha fortemente sottolineato
la responsabilit dell'Africa per la missione " fino agli
estremi confini del mondo " con i seguenti termini: " La frase
profetica di Paolo VI - "Voi, Africani, siete chiamati ad
essere missionari di voi stessi" - va intesa cos: "siete
missionari per il mondo intero" (...).  stato lanciato un
appello alle Chiese particolari d'Africa per la missione al di
fuori dei limiti delle loro proprie diocesi ".
130. Approvando con gioia e riconoscenza questa dichiarazione
dell'Assemblea speciale, desidero ripetere a tutti i miei
fratelli Vescovi d'Africa ci che dicevo qualche anno fa: "
L'obbligo per la Chiesa in Africa di essere missionaria nel
proprio seno e di evangelizzare il continente implica la
collaborazione tra Chiese particolari nel contesto di ogni
paese africano e in quello delle diverse nazioni del continente
o anche di altri continenti.  in questo modo che l'Africa si
integra pienamente nell'attivit missionaria ". In un
appello precedente, indirizzato a tutte le Chiese particolari,
di recente e di antica fondazione, gi dicevo che " il mondo va
sempre pi unificandosi, lo spirito evangelico deve portare al
superamento di barriere culturali e nazionalistiche, evitando
ogni chiusura ".
La coraggiosa determinazione manifestata dall'Assemblea
speciale di impegnare le giovani Chiese d'Africa nella missione
" fino agli estremi confini della terra " riflette il desiderio
di seguire, il pi generosamente possibile, una delle
importanti direttive del Concilio Vaticano II: " Perch questo
zelo missionario fiorisca nei membri della loro patria,  assai
conveniente che le giovani Chiese partecipino quanto prima di
fatto alla missione universale della Chiesa, inviando anch'esse
dei missionari a predicare dappertutto il Vangelo, anche quando
soffrono per scarsezza di clero. La comunione con la Chiesa
universale raggiunger in un certo modo la sua perfezione solo
quando anch'esse prenderanno parte attiva allo sforzo
missionario diretto verso le altre nazioni ".
Solidariet pastorale organica
131. All'inizio della presente Esortazione ho fatto notare che,
annunciando la convocazione dell'Assemblea speciale per
l'Africa del Sinodo dei Vescovi, miravo in prospettiva alla
promozione di " una solidariet pastorale organica nell'intero
territorio africano ed isole attigue ". Ho il piacere di
costatare che l'Assemblea ha coraggiosamente perseguito tale
obiettivo. Le discussioni al Sinodo hanno rivelato la premura e
la generosit dei Vescovi per questa solidariet pastorale e
per la condivisione delle loro risorse con altri, anche quando
avevano essi stessi bisogno di missionari.
132. Proprio ai miei fratelli Vescovi, che " sono con me
direttamente responsabili dell'evangelizzazione del mondo, sia
come membri del Collegio episcopale, sia come Pastori delle
Chiese particolari ", voglio rivolgere a questo riguardo una
speciale parola. Nella quotidiana dedizione al gregge loro
affidato, essi non devono mai perdere di vista le necessit
della Chiesa nel suo insieme. In quanto Vescovi cattolici, essi
non possono non avvertire la sollecitudine per tutte le Chiese,
che bruciava nel cuore dell'Apostolo (cfr 2 Cor 11, 28). Non
possono non avvertirla soprattutto quando riflettono e decidono
insieme, come membri delle rispettive Conferenze episcopali, le
quali, mediante gli organismi di collegamento a livello
regionale e continentale, sono in grado di meglio percepire e
valutare le urgenze pastorali emergenti in altre parti del
mondo. Un'espressione eminente di solidariet apostolica i
Vescovi la realizzano, poi, nel Sinodo: esso " tra gli affari
di importanza generale deve seguire con particolare
sollecitudine l'attivit missionaria, che  il dovere pi alto
e pi sacro della Chiesa ".
133. L'Assemblea speciale ha fatto inoltre giustamente notare
che, per preparare una solidariet pastorale d'insieme in
Africa,  necessario promuovere il rinnovamento della
formazione dei sacerdoti. Non si mediteranno mai abbastanza le
parole del Concilio Vaticano II l dove afferma che " il dono
spirituale che i presbiteri hanno ricevuto nell'ordinazione non
li prepara ad una missione limitata e ristretta, bens ad una
vastissima e universale missione di salvezza, "fino agli
estremi confini della terra" (At 1, 8) ".
Per questo motivo io stesso ho esortato i sacerdoti a "
rendersi concretamente disponibili allo Spirito Santo e al
Vescovo, per essere mandati a predicare il Vangelo oltre i
confini del loro paese. Ci richieder in essi non solo
maturit nella vocazione, ma pure una capacit non comune di
distacco dalla propria patria, etnia e famiglia, e una
particolare idoneit a inserirsi nelle altre culture con
intelligenza e rispetto ".
Sono profondamente grato a Dio nell'apprendere che in numero
crescente sacerdoti africani hanno risposto all'appello ad
essere testimoni " fino agli estremi confini della terra ".
Spero ardentemente che questa tendenza venga stimolata e
consolidata in tutte le Chiese particolari d'Africa.
134.  pure motivo di grande conforto sapere che gli Istituti
missionari, presenti in Africa da lungo tempo, " accolgono oggi
in misura crescente candidati provenienti dalle giovani Chiese
che hanno fondato ", permettendo cos a queste stesse Chiese
di partecipare all'attivit missionaria della Chiesa
universale. Esprimo parimenti grato compiacimento ai nuovi
Istituti missionari che sono sorti nel continente e che oggi
inviano i loro membri ad gentes.  uno sviluppo provvidenziale
e meraviglioso che manifesta la maturit e il dinamismo della
Chiesa che  in Africa.
135. Vorrei far mia in modo particolare l'esplicita
raccomandazione dei Padri sinodali perch si stabiliscano le
quattro Pontificie Opere Missionarie in ciascuna Chiesa
particolare e in ciascun Paese, come mezzo per realizzare una
solidariet pastorale organica in favore della missione " fino
agli estremi confini della terra ". Opere del Papa e del
Collegio episcopale, esse occupano " giustamente il primo
posto, perch sono mezzi sia per infondere nei cattolici, fin
dall'infanzia, uno spirito veramente universale e missionario,
sia per favorire un'adeguata raccolta di sussidi a vantaggio di
tutte le missioni e secondo le necessit di ciascuna ". Un
frutto significativo della loro attivit "  quello di
suscitare vocazioni ad gentes e a vita, sia nelle Chiese
antiche come in quelle pi giovani. Raccomando vivamente di
orientare sempre pi a questo fine il loro servizio di animazione ".
Santit e missione
136. Il Sinodo ha riaffermato che tutti i figli e le figlie
d'Africa sono chiamati alla santit e ad essere testimoni di
Cristo in ogni parte del mondo. " Le lezioni della storia
confermano che, mediante l'azione dello Spirito Santo,
l'evangelizzazione si compie prima di tutto attraverso la
testimonianza di carit, la testimonianza di santit ". Per
questo, desidero ripetere a tutti i cristiani d'Africa le
parole che ho scritto qualche anno fa: " Ogni missionario 
autenticamente tale solo se si impegna nella via della santit
(...). Ogni fedele  chiamato alla santit e alla missione
(...). La rinnovata spinta verso la missione ad gentes esige
missionari santi. Non basta rinnovare i metodi pastorali, n
organizzare e coordinare meglio le forze ecclesiali, n
esplorare con maggiore acutezza le basi bibliche e teologiche
della fede: occorre suscitare un nuovo "ardore di santit" fra
i missionari e in tutta la comunit cristiana ".
Anche adesso, come allora, mi rivolgo ai cristiani delle
giovani Chiese per metterli di fronte alle loro responsabilit:
" Siete voi, oggi, la speranza di questa nostra Chiesa, che ha
duemila anni: essendo giovani nella fede, dovete essere come i
primi cristiani, ed irradiare entusiasmo e coraggio, in
generosa dedizione a Dio e al prossimo; in una parola, dovete
mettervi sulla via della santit. Solo cos potete essere segno
di Dio nel mondo e rivivere nei vostri paesi l'epopea
missionaria della Chiesa primitiva. E sarete anche fermento di
spirito missionario per le Chiese pi antiche ".
137. La Chiesa che  in Africa condivide con la Chiesa
universale " la sublime vocazione di realizzare, in se stessa
prima di tutto, l'unit del genere umano al di l delle
differenze etniche, culturali, nazionali, sociali e di altro
genere, al fine di mostrare proprio la caducit di queste
differenze, abolite dalla croce di Cristo ". Rispondendo
alla vocazione di essere nel mondo il popolo redento e
riconciliato, la Chiesa contribuisce a promuovere una
coesistenza fraterna tra i popoli, trascendendo le distinzioni
di razza e di nazionalit.
Attesa la specifica vocazione affidata alla Chiesa dal suo
divino Fondatore, chiedo con insistenza alla comunit cattolica
che  in Africa di offrire davanti all'intera umanit
un'autentica testimonianza dell'universalismo cristiano che
sgorga dalla paternit di Dio. " Tutti gli uomini creati in Dio
hanno la stessa origine; qualunque possa essere la loro
dispersione geografica o l'accentuazione delle loro differenze
nel corso della storia, essi sono destinati a formare una sola
famiglia secondo il disegno di Dio stabilito "al principio"".
La Chiesa in Africa  chiamata ad andare incontro per
amore ad ogni essere umano credendo con forza che " con
l'incarnazione il Figlio di Dio si  unito in certo modo ad
ogni uomo ".
In particolare, l'Africa deve offrire il proprio contributo al
movimento ecumenico, del quale, nella Lettera enciclica Ut unum
sint, ho di recente nuovamente sottolineato l'urgenza in vista
del terzo millennio. Essa pu sicuramente giocare un ruolo
importante anche nel dialogo tra le religioni, soprattutto
coltivando relazioni intense con i musulmani e favorendo un
attento rispetto verso i valori della religione tradizionale africana.
Praticare la solidariet
138. Testimoniando Cristo " fino agli estremi confini della
terra ", la Chiesa in Africa sar sostenuta di sicuro dalla
convinzione del " valore positivo e morale " che riveste la "
crescente consapevolezza dell'interdipendenza tra gli uomini e
le nazioni. Il fatto che uomini e donne, in varie parti del
mondo, sentano come proprie le ingiustizie e le violazioni dei
diritti umani commesse in paesi lontani, che forse non
visiteranno mai,  un segno ulteriore di una realt
interiorizzata dalla coscienza, ed elevata cos ad una
connotazione morale ".
Auspico che i cristiani in Africa diventino sempre pi
coscienti di questa interdipendenza tra gli individui e le
nazioni, e siano pronti a corrispondervi, praticando la virt
della solidariet. Il frutto della solidariet  la pace, bene
cos prezioso per i popoli e le nazioni di ogni parte del
mondo. In effetti, proprio attraverso mezzi capaci di
promuovere e di rafforzare la solidariet, la Chiesa pu
fornire un contributo specifico e determinante ad una vera 
cultura della pace.
139. Entrando in rapporto senza discriminazioni con i popoli
del mondo nel dialogo con le varie culture, la Chiesa avvicina
gli uni agli altri ed aiuta ciascuno di essi ad assumere, nella
fede, gli autentici valori degli altri.
Pronta a cooperare con ogni uomo di buona volont e con la
comunit internazionale, la Chiesa in Africa non cerca vantaggi
per se stessa. La solidariet che essa esprime " tende a
superare se stessa, a rivestire le dimensioni specificamente
cristiane della gratuit totale, del perdono e della
riconciliazione ". La Chiesa cerca di contribuire alla
conversione dell'umanit, portandola ad aprirsi al piano
salvifico di Dio mediante la testimonianza evangelica,
accompagnata dall?attivit caritativa a servizio dei poveri e
degli ultimi. E quando compie questo, non perde mai di vista il
primato del trascendente e di quelle realt spirituali che
costituiscono le primizie dell'eterna salvezza dell'uomo.
Durante i dibattiti riguardanti la solidariet della Chiesa nei
confronti dei popoli e delle nazioni, i Padri sinodali sono
stati, in ogni momento, consapevoli che " si deve accuratamente
distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di
Cristo " e che, tuttavia, " nella misura in cui pu contribuire
a meglio ordinare l'umana societ, tale progresso  di grande
importanza per il Regno di Dio ". Proprio per questo la
Chiesa in Africa  convinta - e il lavoro dell'Assemblea
speciale lo ha chiaramente mostrato - che l'attesa del ritorno
finale di Cristo " non potr esser mai una scusa per
disinteressarsi degli uomini nella loro concreta situazione
personale e nella loro vita sociale, nazionale e internazionale", 
poich le condizioni terrene influenzano il pellegrinaggio 
dell'uomo verso l'eternit.
CONCLUSIONE
Verso il nuovo millennio cristiano
140. Riuniti attorno alla Vergine Maria come per una nuova
Pentecoste, i membri dell'Assemblea speciale hanno esaminato a
fondo la missione evangelizzatrice della Chiesa in Africa alla
soglia del terzo millennio. Concludendo questa Esortazione
apostolica post-sinodale, nella quale presento i frutti di tale
Assemblea alla Chiesa che  in Africa, nel Madagascar e nelle
isole attigue e all'intera Chiesa cattolica, rendo grazie a
Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, che ci ha accordato il
privilegio di vivere quest'autentico " momento di grazia " che
 stato il Sinodo. Sono vivamente grato al popolo di Dio in
Africa per quanto ha fatto per l'Assemblea speciale. Questo
Sinodo  stato preparato con zelo ed entusiasmo, come attestano
le risposte al questionario, allegato al documento preliminare
(Lineamenta), e le riflessioni raccolte nel documento di lavoro
(Instrumentum laboris). Le comunit cristiane d'Africa hanno
pregato con fervore per la riuscita dei lavori dell'Assemblea
speciale, che  stata largamente benedetta dal Signore.
141. Poich il Sinodo  stato convocato per permettere alla
Chiesa in Africa di assumere, in maniera per quanto possibile
efficace, la sua missione evangelizzatrice in vista del terzo
millennio cristiano, invito con questa Esortazione il popolo di
Dio in Africa - Vescovi, sacerdoti, persone consacrate e laici
- a volgersi risolutamente verso il Grande Giubileo, che sar
celebrato fra qualche anno. Per tutti i popoli dell'Africa la
miglior preparazione al nuovo millennio non pu consistere che
nel fermo impegno di porre in atto con grande fedelt le
decisioni e gli orientamenti che, con l'autorit apostolica di
Successore di Pietro, presento in questa Esortazione. Sono
decisioni e orientamenti che si iscrivono nella genuina linea
degli insegnamenti e delle direttive della Chiesa e, in
particolare, del Concilio Vaticano II, che  stato la
principale fonte d'ispirazione dell'Assemblea speciale per l'Africa.
142. Il mio invito al popolo di Dio che  in Africa a
prepararsi per il Grande Giubileo dell'Anno 2000 vuol essere
anche un vibrante appello alla gioia cristiana. " La grande
gioia annunciata dall'angelo, nella notte di Natale,  davvero
per tutto il popolo (cfr Lc 2, 10) (...). Per prima, la Vergine
Maria, ne aveva ricevuto l'annuncio dall'angelo Gabriele e il
suo Magnificat era gi l'inno di esultanza di tutti gli umili.
I misteri gaudiosi ci mettono cos, ogni volta che recitiamo il
Rosario, dinanzi all'avvenimento ineffabile che  centro e
culmine della storia: la venuta sulla terra dell'Emmanuele, Dio con noi".
 il duemillesimo anniversario di tale avvenimento, ricco di
gioia, che ci prepariamo a celebrare con il prossimo Grande
Giubileo. L'Africa, che " , in un certo senso, la "seconda
patria" di Ges di Nazaret, (il quale), piccolo bambino,
proprio in Africa ha trovato rifugio contro la crudelt di
Erode ",  chiamata dunque alla gioia. Nello stesso tempo, "
tutto dovr mirare all'obiettivo prioritario del Giubileo che 
il rinvigorimento della fede e della testimonianza dei cristiani ".
143. A causa delle numerose difficolt, crisi e conflitti che
portano tanta miseria e sofferenza sul continente, vi sono
Africani talvolta tentati di pensare che il Signore li abbia
abbandonati, che Egli li abbia dimenticati (cfr Is 49, 14)! " E
Dio risponde con le parole del grande Profeta: "Si dimentica
forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il
figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si
dimenticasse, io invece non ti dimenticher mai. Ecco, ti ho
disegnato sulle palme delle mie mani" (Is 49, 15-16). S, sulle
palme delle mani di Cristo, trafitte dai chiodi della
crocifissione! Il nome di ciascuno di voi (Africani)  scritto
su queste mani. Quindi, con grande fiducia, diciamo: "Il
Signore  la mia forza e il mio scudo, ho posto in Lui la mia
fiducia; mi ha dato aiuto ed esulta il mio cuore" (Sal 28 (27), 7)".
Preghiera a Maria, Madre della Chiesa
144. Riconoscente per la grazia di questo Sinodo, mi rivolgo a
Maria, Stella dell'evangelizzazione, e, mentre il terzo
millennio s'avvicina, affido a Lei l'Africa e la sua missione
evangelizzatrice. A Lei mi rivolgo con i pensieri e i
sentimenti espressi nella preghiera che i miei fratelli Vescovi
hanno composto a conclusione della sessione di lavoro del
Sinodo a Roma:
O Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa,
grazie a Te, nel giorno dell'Annunciazione,
all'alba dei tempi nuovi,
tutto il genere umano con le sue culture
s' rallegrato di scoprirsi capace del Vangelo.
Alla vigilia di una nuova Pentecoste
per la Chiesa in Africa,
Madagascar ed isole attigue,
il popolo di Dio con i suoi Pastori
a Te si rivolge e insieme con Te implora:
l'effusione dello Spirito Santo
faccia delle culture africane
luoghi di comunione nella diversit,
trasformando
gli abitanti di questo grande continente
in figli generosi della Chiesa,
che  Famiglia del Padre,
Fraternit del Figlio,
Immagine della Trinit,
germe e inizio in terra
di quel Regno eterno
che avr la sua pienezza
nella Citt il cui costruttore  Dio:
Citt di giustizia, di amore e di pace.
Dato a Yaound, in Camerun, il 14 settembre, Festa
dell'Esaltazione della Santa Croce, dell'anno 1995,
decimosettimo di Pontificato.
