                    ESORTAZIONE APOSTOLICA
                         POST-SINODALE
                      PASTORES DABO VOBIS
                        DI SUA SANTIT
                       GIOVANNI PAOLO II
                        ALL'EPISCOPATO
                     AL CLERO E AI FEDELI
               CIRCA LA FORMAZIONE DEI SACERDOTI
                   NELLE CIRCOSTANZE ATTUALI
          Venerati Fratelli e diletti Figli e Figlie,
                salute e Apostolica Benedizione
INTRODUZIONE
" Vi dar Pastori secondo il mio cuore".
Con queste parole del profeta Geremia Dio promette al suo
popolo di non lasciarlo mai privo di pastori che lo radunino e
lo guidino: " Costituir sopra di esse (ossia sulle mie pecore)
pastori che le faranno pascolare, cos che non dovranno pi
temere n sgomentarsi ".
La Chiesa, popolo di Dio, sperimenta sempre la realizzazione di
questo annuncio profetico e nella gioia continua a rendere
grazie al Signore. Essa sa che Ges Cristo stesso  il
compimento vivo, supremo e definitivo della promessa di Dio: "
Io sono il buon pastore ".
Egli, " il Pastore grande delle pecore ", ha affidato agli
apostoli e ai loro successori il ministero di pascere il gregge
di Dio. In particolare, senza sacerdoti la Chiesa non potrebbe
vivere quella fondamentale obbedienza che  al cuore stesso
della sua esistenza e della sua missione nella storia:
l'obbedienza al comando di Ges: " Andate dunque e ammaestrate
tutte le genti " e " Fate questo in memoria di me ", ossia
il comando di annunciare il Vangelo e di rinnovare ogni giorno
il sacrificio del suo corpo dato e del suo sangue versato per
la vita del mondo.
Nella fede sappiamo che la promessa del Signore non pu venir
meno. Proprio questa promessa  la ragione e la forza che fa
gioire la Chiesa di fronte alla fioritura e alla crescita
numerica delle vocazioni sacerdotali, che oggi si registrano in
alcune parti del mondo, cos come rappresenta il fondamento e
lo stimolo per un suo atto di fede pi grande e di speranza pi
viva di fronte alla grave scarsit di sacerdoti, che pesa in
altre parti del mondo.
Tutti siamo chiamati a condividere la fiducia piena
nell'ininterrotto compiersi della promessa di Dio, che i Padri
sinodali hanno voluto testimoniare in modo chiaro e forte: " Il
Sinodo con piena fiducia nella promessa di Cristo che ha detto:
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo"
e consapevole dell'attivit costante dello Spirito Santo
nella Chiesa, intimamente crede che non mancheranno mai
completamente nella Chiesa i sacri ministri... Anche se in
varie regioni si d scarsit di clero, tuttavia l'azione del
Padre, che suscita le vocazioni, non cesser mai nella Chiesa".
Come ho detto a conclusione del Sinodo, di fronte alla crisi
delle vocazioni sacerdotali " la prima risposta che la Chiesa
d sta in un atto di fiducia totale nello Spirito Santo. Siamo
profondamente convinti che questo fiducioso abbandono non
deluder, se peraltro restiamo fedeli alla grazia ricevuta ".
2. Restare fedeli alla grazia ricevuta! Infatti, il dono di Dio
non annulla la libert dell'uomo, ma la suscita, la sviluppa e la esige.
Per questo la fiducia totale nell'incondizionata fedelt di Dio
alla sua promessa si accompagna nella Chiesa alla grave
responsabilit di cooperare all'azione di Dio che chiama, di
contribuire a creare e a mantenere le condizioni nelle quali il
buon seme, seminato da Dio, possa mettere radici e dare frutti
abbondanti. La Chiesa non pu mai cessare di pregare il padrone
della messe perch mandi operai nella sua messe, di rivolgere
una limpida e coraggiosa proposta vocazionale alle nuove
generazioni, di aiutarle a discernere la verit della chiamata
di Dio e a corrispondervi con generosit, di riservare una cura
particolare per la formazione dei candidati al presbiterato.
In realt la formazione dei futuri sacerdoti, sia diocesani sia
religiosi, e l'assidua cura, protratta lungo tutto il corso
della vita, per la loro santificazione personale nel ministero
e per l'aggiornamento costante del loro impegno pastorale, sono
considerate dalla Chiesa come uno dei compiti di massima
delicatezza e importanza per il futuro dell'evangelizzazione dell'umanit.
Quest'opera formativa della Chiesa  una continuazione nel
tempo dell'opera di Cristo, che l'evangelista Marco indica con
le parole: " Ges sal sul monte, chiam a s quelli che egli
volle ed essi andarono da lui. Ne costitu  che stessero con
lui e anche per mandarli a predicare e perch avessero il
potere di scacciare i demoni ".
Si pu affermare che nella sua storia, la Chiesa ha sempre
rivissuto, sia pure con intensit e in modalit diverse, questa
pagina del Vangelo mediante l'opera formativa riservata ai
candidati al presbiterato e ai sacerdoti stessi. Oggi per la
Chiesa si sente chiamata a rivivere quanto il Maestro ha fatto
con i suoi apostoli con un impegno nuovo, sollecitata com'
dalle profonde e rapide trasformazioni delle societ e delle
culture del nostro tempo, dalla molteplicit e diversit dei
contesti nei quali essa annuncia e testimonia il Vangelo, dal
favorevole andamento numerico delle vocazioni sacerdotali che
si registra in diverse diocesi, dall'urgenza di una nuova
verifica dei contenuti e dei metodi della formazione
sacerdotale, dalla preoccupazione dei Vescovi e delle loro
comunit per la persistente scarsit di clero, dall'assoluta
necessit che la " nuova evangelizzazione " abbia nei sacerdoti
i suoi primi " nuovi evangelizzatori ".
Proprio in questo contesto storico e culturale si  collocata
l'ultima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi,
dedicata a " La formazione dei sacerdoti nelle circostanze
attuali ", con l'intento, a distanza di 25 anni dalla fine del
Concilio, di portare a compimento la dottrina conciliare su
questo argomento e di renderla pi attuale e incisiva nelle
circostanze odierne.
3. In continuit con i testi del Concilio Vaticano II circa
l'ordine dei presbiteri e la loro formazione, e nell'intento
di applicarne in concreto alle varie situazioni la ricca ed
autorevole dottrina, la Chiesa ha affrontato pi volte i
problemi della vita, del ministero e della formazione dei sacerdoti.
Le occasioni pi solenni sono stati i Sinodi dei Vescovi. Fin
dalla prima Assemblea generale, svoltasi nell'ottobre del 1967,
il Sinodo dedic 5 congregazioni generali al tema del
rinnovamento dei seminari. Questo lavoro diede impulso decisivo
all'elaborazione del documento della Congregazione per
l'Educazione Cattolica: " Norme fondamentali per la formazione
sacerdotale ".
Fu soprattutto la seconda Assemblea generale ordinaria del 1971
a impegnare la met dei suoi lavori sul sacerdozio
ministeriale. I frutti di questo lungo confronto sinodale,
ripresi e condensati in alcune " raccomandazioni " sottomesse
al mio Predecessore, Papa Paolo sesto, e lette in apertura del
Sinodo del 1974, riguardavano principalmente la dottrina sul
sacerdozio ministeriale ed alcuni aspetti della spiritualit e
del ministero sacerdotale.
Anche in molte altre occasioni il Magistero della Chiesa ha
continuato a testimoniare la sua sollecitudine per la vita e
per il ministero dei sacerdoti. Si pu dire che negli anni del
post-Concilio non ci sia stato intervento magisteriale che in
qualche misura non abbia riguardato, in modo esplicito o
implicito, il senso della presenza dei sacerdoti nella
comunit, il loro ruolo e la loro necessit per la Chiesa e per
la vita del mondo.
In questi anni pi recenti e da pi parti  stata avvertita la
necessit di ritornare sul tema del sacerdozio, affrontandolo
da un punto di vista relativamente nuovo e pi adatto alle
presenti circostanze ecclesiali e culturali. L'attenzione si 
spostata dal problema dell'identit del prete ai problemi
connessi con l'itinerario formativo al sacerdozio e con la
qualit di vita dei sacerdoti. In realt le nuove generazioni
di chiamati al sacerdozio ministeriale presentano
caratteristiche notevolmente diverse rispetto a quelle dei loro
immediati predecessori e vivono in un mondo per tanti aspetti
nuovo e in continua e rapida evoluzione. E di tutto ci non si
pu non tener conto nella programmazione e nella realizzazione
degli itinerari educativi al sacerdozio ministeriale.
I sacerdoti poi, gi inseriti da un tempo pi o meno lungo
nell'esercizio del ministero, sembrano oggi soffrire di
eccessiva dispersione nelle sempre crescenti attivit pastorali
e, di fronte alle difficolt della societ e della cultura
contemporanea, si sentono costretti a ripensare i loro stili di
vita e le priorit degli impegni pastorali, mentre avvertono
sempre pi la necessit di una formazione permanente.
Ora all'incremento delle vocazioni al presbiterato, alla loro
formazione perch i candidati conoscano e seguano Ges
preparandosi a celebrare e a vivere il sacramento dell'Ordine
che li configura a Cristo Capo e Pastore, Servo e Sposo della
Chiesa, all'individuazione di itinerari di formazione
permanente capaci di sostenere in modo realistico ed efficace
il ministero e la vita spirituale dei sacerdoti sono state
dedicate le preoccupazioni e le riflessioni del Sinodo dei
Vescovi 1990.
Questo stesso Sinodo intendeva anche rispondere a una richiesta
fatta dal precedente Sinodo sulla vocazione e missione dei
laici nella Chiesa e nel mondo. I laici stessi avevano
sollecitato l'impegno dei sacerdoti alla formazione per essere
opportunamente aiutati nel compimento della comune missione
ecclesiale. E in realt, " pi si sviluppa l'apostolato dei
laici e pi fortemente viene percepito il bisogno di avere dei
sacerdoti che siano ben formati. Cos la vita stessa del popolo
di Dio manifesta l'insegnamento del Concilio Vaticano II sul
rapporto tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale o
gerarchico: infatti nel mistero della Chiesa la gerarchia ha un
carattere ministeriale. Pi si approfondisce il senso della
vocazione propria dei laici, pi si evidenzia ci che  proprio
del sacerdozio ".
4. Nell'esperienza ecclesiale tipica del Sinodo, quella cio di
" una singolare esperienza di comunione episcopale
nell'universalit, che rafforza il senso della Chiesa
universale, la responsabilit dei Vescovi verso la Chiesa
universale e la sua missione, in comunione affettiva ed
effettiva attorno a Pietro ", si  fatta sentire, limpida ed
accurata, la voce delle diverse Chiese particolari - e in
questo Sinodo, per la prima volta, di alcune Chiese dell'Est -,
le Chiese hanno proclamato la loro fede nel compimento della
promessa di Dio: " Vi dar pastori secondo il mio cuore ", e
hanno rinnovato il loro impegno pastorale per la cura delle
vocazioni e per la formazione dei sacerdoti, nella
consapevolezza che da queste dipendono l'avvenire della Chiesa,
il suo sviluppo e la sua missione universale di salvezza.
Riprendendo ora il ricco patrimonio delle riflessioni, degli
orientamenti e delle indicazioni che hanno preparato e
accompagnato i lavori dei Padri sinodali, con questa
Esortazione Apostolica post-sinodale unisco alla loro la mia
voce di Vescovo di Roma e di Successore di Pietro e la rivolgo
al cuore di tutti i fedeli e di ciascuno di essi, in
particolare al cuore dei sacerdoti e di quanti sono impegnati
nel delicato ministero della loro formazione. S, con tutti i
sacerdoti e con ciascuno di loro, sia diocesani sia religiosi,
desidero incontrarmi mediante questa Esortazione.
Con le labbra e il cuore dei Padri sinodali faccio mie le
parole e i sentimenti del " Messaggio finale del Sinodo al
popolo di Dio ": " Con animo riconoscente e pieno di
ammirazione ci rivolgiamo a voi che siete i nostri primi
cooperatori nel servizio apostolico. La vostra opera nella
Chiesa  veramente necessaria e insostituibile. Voi sostenete
il peso del ministero sacerdotale e avete il contatto
quotidiano con i fedeli. Voi siete i ministri dell'Eucaristia,
i dispensatori della misericordia divina nel Sacramento della
Penitenza, i consolatori delle anime, le guide dei fedeli tutti
nelle tempestose difficolt della vita.
" Vi salutiamo con tutto il cuore, vi esprimiamo la nostra
gratitudine e vi esortiamo a perseverare in questa via con
animo lieto e pronto. Non cedete allo scoraggiamento. La nostra
opera non  nostra ma di Dio.
" Colui che ci ha chiamati e che ci ha inviati rimane con noi
per tutti i giorni della nostra vita. Noi infatti operiamo per
mandato di Cristo ".
CAPITOLO 1
PRESO FRA GLI UOMINI
5. "Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene
 costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio ".
La Lettera agli Ebrei afferma chiaramente l'" umanit " del
ministro di Dio: egli viene dagli uomini ed  al servizio degli
uomini, imitando Ges Cristo " lui stesso provato in ogni cosa,
a somiglianza di noi, escluso il peccato ".
Dio chiama i suoi sacerdoti sempre da determinati contesti
umani ed ecclesiali, dai quali sono inevitabilmente connotati e
ai quali sono mandati per il servizio del Vangelo di Cristo.
Per questo il Sinodo ha contestualizzato l'argomento dei
sacerdoti, collocandolo nell'oggi della societ e della Chiesa
e aprendolo alle prospettive del terzo millennio, come del
resto risulta dalla stessa formulazione del tema: " La
formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali ".
Certamente " c' una fisionomia essenziale del sacerdote che
non muta: il sacerdote di domani infatti, non meno di quello di
oggi, dovr assomigliare a Cristo. Quando viveva sulla terra,
Ges offr in se stesso il volto definitivo del presbitero,
realizzando un sacerdozio ministeriale di cui gli apostoli
furono i primi ad essere investiti; esso  destinato a durare,
a riprodursi incessantemente in tutti i periodi della storia.
Il presbitero del terzo millennio sar, in questo senso, il
continuatore dei presbiteri che, nei precedenti millenni, hanno
animato la vita della Chiesa. Anche nel Duemila la vocazione
sacerdotale continuer ad essere la chiamata a vivere l'unico e
permanente sacerdozio di Cristo ". Altrettanto certamente la
vita e il ministero del sacerdote devono anche " adattarsi a
ogni epoca e ad ogni ambiente di vita... Da parte nostra
dobbiamo perci cercare di aprirci, per quanto possibile, alla
superiore illuminazione dello Spirito Santo, per scoprire gli
orientamenti della societ contemporanea, riconoscere i bisogni
spirituali pi profondi, determinare i compiti concreti pi
importanti, i metodi pastorali da adottare, e cos rispondere
in modo adeguato alle attese umane ".
Dovendo coniugare la permanente verit del ministero
presbiterale con le istanze e le caratteristiche dell'oggi, i
Padri Sinodali hanno cercato di rispondere ad alcune domande
necessarie: quali problemi e, nello stesso tempo, quali stimoli
positivi l'attuale contesto socio-culturale ed ecclesiale
suscita nei ragazzi, negli adolescenti e nei giovani che devono
maturare, per tutta l'esistenza, un progetto di vita
sacerdotale? Quali difficolt e quali nuove possibilit offre
il nostro tempo per l'esercizio di un ministero sacerdotale
coerente col dono del Sacramento ricevuto e con l'esigenza di
una vita spirituale corrispondente?
Ripresento ora alcuni elementi dell'analisi della situazione
che i Padri sinodali hanno sviluppato, ben consapevole per che
la grande variet delle circostanze socio-culturali ed
ecclesiali presenti nei diversi paesi consiglia di segnalare
solo i fenomeni pi profondi e pi diffusi, in particolare
quelli che si rapportano ai problemi educativi e alla
formazione sacerdotale.
6. Molteplici fattori sembrano favorire negli uomini d'oggi una
pi matura coscienza della dignit della persona e una nuova
apertura ai valori religiosi, al Vangelo e al ministero sacerdotale.
Nell'ambito della societ troviamo, nonostante tante
contraddizioni, una pi diffusa e forte sete di giustizia e di
pace, un senso pi vivo della cura dell'uomo per il creato e
per il rispetto della natura, una ricerca pi aperta della
verit e della tutela della dignit umana, l'impegno crescente,
in molte fasce della popolazione mondiale, per una pi concreta
solidariet internazionale e per un nuovo ordine planetario,
nella libert e nella giustizia. Cresce anche, mentre si
sviluppa sempre pi il potenziale di energie offerto dalle
scienze e dalle tecniche e si diffondono l'informazione e la
cultura, una nuova domanda etica, la domanda, cio, di senso e
quindi di un'oggettiva scala di valori che permetta di
stabilire le possibilit e i limiti del progresso.
Nel campo pi propriamente religioso e cristiano, cadono
pregiudizi ideologici e chiusure violente all'annuncio dei
valori spirituali e religiosi, mentre sorgono nuove e insperate
possibilit per l'evangelizzazione e la ripresa della vita
ecclesiale in molte parti del mondo. Si notano cos una
crescente diffusione della conoscenza delle Sacre Scritture;
una vitalit e forza espansiva di molte Chiese giovani con un
ruolo sempre pi rilevante nella difesa e nella promozione dei
valori della persona e della vita umana; una splendida
testimonianza del martirio da parte delle Chiese del Centro-Est
europeo, come anche della fedelt e del coraggio di altre
Chiese, che ancora sono costrette a subire persecuzioni e
tribolazioni per la fede.
Il desiderio di Dio e di un rapporto vivo e significativo con
Lui si presenta oggi tanto forte da favorire, l dove manca
l'autentico e integrale annuncio del Vangelo di Ges, la
diffusione di forme di religiosit senza Dio e di molteplici
sette. La loro espansione, anche in alcuni ambienti
tradizionalmente cristiani,  s per tutti i figli della
Chiesa, e per i sacerdoti in particolare, un costante motivo di
esame di coscienza sulla credibilit della loro testimonianza
al Vangelo, ma insieme anche un segno di quanto sia tuttora
profonda e diffusa la ricerca di Dio.
7. Ma con questi e con altri fattori positivi si trovano
intrecciati molti elementi problematici o negativi.
Ancora molto diffuso si presenta il razionalismo, che, in nome
di una concezione riduttiva di scienza, rende insensibile la
ragione umana all'incontro con la Rivelazione e con la
trascendenza divina.
 da registrarsi poi una difesa esasperata della soggettivit
della persona, che tende a chiuderla nell'individualismo,
incapace di vere relazioni umane. Cos molti, soprattutto tra i
ragazzi e i giovani, cercano di compensare questa solitudine
con surrogati di varia natura, con forme pi o meno acute di
edonismo, di fuga dalle responsabilit; prigionieri dell'attimo
fuggente, cercano di " consumare " esperienze individuali il
pi possibile forti e gratificanti sul piano delle emozioni e
delle sensazioni immediate, trovandosi per inevitabilmente
indifferenti e come paralizzati di fronte all'appello di un
progetto di vita che includa una dimensione spirituale e
religiosa e un impegno di solidariet.
Si diffonde, inoltre, in ogni parte del mondo, anche dopo la
caduta delle ideologie che avevano fatto del materialismo un
dogma e del rifiuto della religione un programma, una sorta di
ateismo pratico ed esistenziale, che coincide con una visione
secolarista della vita e del destino dell'uomo. Quest'uomo "
tutto occupato di s, quest'uomo che si fa non soltanto centro
di ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione di ogni
realt ", si trova sempre pi impoverito di quel supplemento
d'anima che gli  tanto pi necessario quanto pi una larga
disponibilit di beni materiali e di risorse lo illude di
autosufficienza. Non c' pi bisogno di combattere Dio, si
pensa di poter fare semplicemente a meno di lui.
In questo quadro, si devono notare, in particolare, la
disgregazione della realt familiare e l'oscuramento o il
travisamento del vero senso della sessualit umana: sono
fenomeni che incidono in modo fortemente negativo
sull'educazione dei giovani e sulla loro disponibilit ad ogni
vocazione religiosa. Si devono notare, inoltre, l'aggravarsi
delle ingiustizie sociali e il concentrarsi della ricchezza
nelle mani di pochi, come frutto di un capitalismo disumano,
che allarga sempre pi la distanza tra popoli opulenti e popoli
indigenti: vengono cos introdotte nella convivenza umana
tensioni e inquietudini che turbano profondamente la vita delle
persone e delle comunit.
Anche nell'ambito ecclesiale, si registrano fenomeni
preoccupanti e negativi, che hanno diretto influsso sulla vita
e sul ministero dei sacerdoti. Cos l'ignoranza religiosa che
permane in molti credenti; la scarsa incidenza della catechesi,
soffocata dai pi diffusi e pi suadenti messaggi dei mezzi di
comunicazione di massa; il malinteso pluralismo teologico,
culturale e pastorale che, pur partendo a volte da buone
intenzioni, finisce per rendere difficile il dialogo ecumenico
e per attentare alla necessaria unit della fede; il persistere
di un senso di diffidenza e quasi di insofferenza per il
magistero gerarchico; le spinte unilaterali e riduttive della
ricchezza del messaggio evangelico, che trasformano l'annuncio
e la testimonianza della fede in un esclusivo fattore di
liberazione umana e sociale oppure in un alienante rifugio
nella superstizione e nella religiosit senza Dio.
Un fenomeno di grande rilievo, anche se relativamente recente
in molti paesi di antica tradizione cristiana,  la presenza in
uno stesso territorio di consistenti nuclei di razze diverse e
di diverse religioni. Si sviluppa cos sempre pi la societ
multirazziale e multireligiosa. Se questo pu essere occasione,
da un lato, di un esercizio pi frequente e fruttuoso del
dialogo, di un'apertura di mentalit, di esperienze di
accoglienza e di giusta tolleranza, dall'altro lato pu essere
causa di confusione e di relativismo, soprattutto in persone e
popolazioni dalla fede meno matura.
A questi fattori, e in stretto collegamento con la crescita
dell'individualismo, si aggiunge il fenomeno della
soggettivizzazione della fede. Si registra cio, da parte di un
numero crescente di cristiani, una minore sensibilit
all'insieme globale ed oggettivo della dottrina della fede, per
un'adesione soggettiva a ci che piace, che corrisponde alla
propria esperienza, che non scomoda le proprie abitudini. Anche
l'appello all'inviolabilit della coscienza individuale, in se
stesso legittimo, non manca di assumere, in questo contesto,
pericolosi caratteri di ambiguit.
Di qui deriva anche il fenomeno delle appartenenze alla Chiesa
sempre pi parziali e condizionate, che esercitano un influsso
negativo sul nascere di nuove vocazioni al sacerdozio, sulla
stessa autocoscienza del sacerdote e sul suo ministero nella comunit.
Infine, in molte realt ecclesiali , ancora oggi, la scarsa
presenza e disponibilit di forze sacerdotali a creare i
problemi pi gravi. I fedeli sono spesso abbandonati per lunghi
periodi, senza adeguato sostegno pastorale: ne soffrono cos la
crescita della loro vita cristiana nel suo complesso e, ancor
pi, la loro capacit di farsi ulteriormente promotori di evangelizzazione.
8. Le numerose contraddizioni e potenzialit di cui sono
segnate le nostre societ e culture e, nello stesso tempo, le
comunit ecclesiali sono percepite, vissute e sperimentate con
una intensit del tutto particolare dal mondo dei giovani, con
ripercussioni immediate e quanto mai incisive sul loro cammino
educativo. In tal senso il sorgere e lo svilupparsi della
vocazione sacerdotale nei ragazzi, negli adolescenti e nei
giovani incontrano continuamente ad un tempo ostacoli e sollecitazioni.
Quanto mai forte  sui giovani il fascino della cosiddetta "
societ dei consumi ", che li fa succubi e prigionieri di
un'interpretazione individualista, materialista ed edonista
dell'esistenza umana. Il benessere materialmente inteso tende
ad imporsi come unico ideale di vita, un benessere da ottenersi
a qualsiasi condizione e prezzo: di qui il rifiuto di tutto ci
che sa di sacrificio e la rinuncia alla fatica di cercare e di
vivere i valori spirituali e religiosi. La " preoccupazione "
esclusiva per l'avere soppianta il primato dell'essere, con la
conseguenza di interpretare e di vivere i valori personali e
interpersonali non secondo la logica del dono e della gratuit,
bens secondo quella del possesso egoistico e della
strumentalizzazione dell'altro.
Questo si riflette, in particolare, sulla visione della
sessualit umana, che viene fatta decadere dalla sua dignit di
servizio alla comunione e alla donazione tra le persone per
essere semplicemente ricondotta ad un bene di consumo. Cos
l'esperienza affettiva di molti giovani si risolve non in una
crescita armoniosa e gioiosa della propria personalit che si
apre all'altro nel dono di s, ma in una grave involuzione
psicologica ed etica, che non potr non avere i suoi pesanti
condizionamenti sul loro domani.
Alla radice di queste tendenze si d per non pochi giovani
un'esperienza distorta della libert: lungi dall'essere
obbedienza alla verit oggettiva e universale, la libert 
vissuta come assenso cieco alle forze istintive e alla volont
di potenza del singolo. Si fanno allora in qualche modo
naturali, sul piano della mentalit e del comportamento, lo
sgretolarsi del consenso intorno ai principii etici, e, sul
piano religioso, se non sempre il rifiuto esplicito di Dio, una
larga indifferenza e comunque una vita che, anche nei suoi
momenti pi significativi e nelle sue scelte pi decisive,
viene vissuta come se Dio non esistesse. In un simile contesto
si fa difficile non solo la realizzazione ma la stessa
comprensione del senso di una vocazione al sacerdozio, che 
una specifica testimonianza del primato dell'essere sull'avere,
 riconoscimento del senso della vita come dono libero e
responsabile di s agli altri, come disponibilit a porsi
interamente al servizio del Vangelo e del Regno di Dio in
quella particolare forma.
Anche nell'ambito della comunit ecclesiale il mondo dei
giovani costituisce, non poche volte, un " problema ". In
realt, se nei giovani, ancor pi che negli adulti, sono
presenti una forte tendenza alla soggettivizzazione della fede
cristiana e un'appartenenza solo parziale e condizionata alla
vita e alla missione della Chiesa, nella comunit ecclesiale
fatica, per una serie di ragioni, a decollare una pastorale
giovanile aggiornata e coraggiosa: i giovani rischiano di
essere lasciati a se stessi, in bala della loro fragilit
psicologica, insoddisfatti e critici di fronte ad un mondo di
adulti che, non vivendo in modo coerente e maturo la fede, non
si presentano loro come modelli credibili.
Si fa allora evidente la difficolt di proporre ai giovani
un'esperienza integrale e coinvolgente di vita cristiana ed
ecclesiale e di educarli ad essa. Cos la prospettiva della
vocazione al sacerdozio rimane lontana dagli interessi concreti
e vivi dei giovani.
9. Non mancano per situazioni e stimoli positivi, che
suscitano e alimentano nel cuore degli adolescenti e dei
giovani una nuova disponibilit, nonch una vera e propria
ricerca di valori etici e spirituali, che per loro natura
offrono il terreno propizio per un cammino vocazionale verso il
dono totale di s a Cristo e alla Chiesa nel sacerdozio.
 da rilevare, anzitutto, come si siano attenuati alcuni
fenomeni, che in un recente passato avevano provocato non pochi
problemi, quali la contestazione radicale, le spinte
libertarie, le rivendicazioni utopiche, le forme indiscriminate
di socializzazione, la violenza.
Si deve riconoscere, inoltre, che anche i giovani d'oggi, con
la forza e la freschezza tipiche dell'et, sono portatori degli
ideali che si fanno strada nella storia: la sete della libert,
il riconoscimento del valore incommensurabile della persona, il
bisogno dell'autenticit e della trasparenza, un nuovo concetto
e stile di reciprocit nei rapporti tra uomo e donna, la
ricerca convinta e appassionata di un mondo pi giusto, pi
solidale, pi unito, l'apertura e il dialogo con tutti,
l'impegno per la pace.
Lo sviluppo, cos ricco e vivace in tanti giovani del nostro
tempo, di numerose e varie forme di volontariato rivolto alle
situazioni pi dimenticate e disagiate della nostra societ,
rappresenta oggi una risorsa educativa particolarmente
importante, perch stimola e sostiene i giovani ad uno stile di
vita pi disinteressato e pi aperto e solidale con i poveri.
Questo stile di vita pu facilitare la comprensione, il
desiderio e l'accoglienza di una vocazione al servizio stabile
e totale verso gli altri anche sulla strada della piena
consacrazione a Dio con una vita sacerdotale.
Il recente crollo delle ideologie, il modo fortemente critico
di porsi di fronte al mondo degli adulti che non sempre offrono
una testimonianza di vita affidata a valori morali e
trascendenti, la stessa esperienza di compagni che cercano
evasioni nella droga e nella violenza, contribuiscono non poco
a rendere pi acuta ed ineludibile la fondamentale domanda
circa i valori che sono veramente capaci di dare pienezza di
significato alla vita, alla sofferenza e alla morte. In tanti
giovani si fanno pi espliciti la domanda religiosa e il
bisogno di spiritualit: di qui il desiderio di esperienze di
deserto e di preghiera, il ritorno ad una lettura pi personale
e abituale della Parola di Dio e allo studio della teologia.
E come gi nell'ambito del volontariato sociale, cos in quello
della comunit ecclesiale i giovani si fanno sempre pi attivi
e protagonisti, soprattutto con la partecipazione alle varie
aggregazioni, da quelle tradizionali ma rinnovate a quelle pi
recenti: l'esperienza di una Chiesa " sollecitata alla nuova
evangelizzazione " dalla fedelt allo Spirito che la anima e
dalle esigenze del mondo lontano da Cristo ma bisognoso di Lui,
come pure l'esperienza di una Chiesa sempre pi solidale con
l'uomo e con i popoli nella difesa e nella promozione della
dignit personale e dei diritti umani di tutti e di ciascuno
aprono il cuore e la vita dei giovani a ideali quanto mai
affascinanti e impegnativi, che possono trovare la loro
concreta realizzazione nella sequela di Cristo e nel sacerdozio.
 naturale che da questa situazione umana ed ecclesiale,
caratterizzata da forte ambivalenza, non si potr affatto
prescindere non solo nella pastorale delle vocazioni e
nell'opera di formazione dei futuri sacerdoti, ma anche
nell'ambito della vita e del ministero dei sacerdoti e della
loro formazione permanente. Cos, se si possono comprendere le
varie forme di " crisi " alle quali vanno soggetti i sacerdoti
d'oggi nell'esercizio del ministero, nella loro vita spirituale
ed anche nella stessa interpretazione della natura e del
significato del sacerdozio ministeriale, si devono pure
registrare, con gioia e con speranza, le nuove possibilit
positive che il momento storico attuale offre ai sacerdoti per
il compimento della loro missione.
10. La complessa situazione attuale, rapidamente evocata per
cenni e in modo esemplificativo, chiede di essere non solo
conosciuta, ma anche e soprattutto interpretata. Solo cos si
potr rispondere in modo adeguato alla fondamentale domanda:
Come formare sacerdoti che siano veramente all'altezza di
questi tempi, capaci di evangelizzare il mondo di oggi?.
 importante la conoscenza della situazione. Non basta una
semplice rilevazione dei dati; occorre un'indagine "
scientifica " con la quale delineare un quadro preciso e
concreto delle reali circostanze socio-culturali ed ecclesiali.
Ancor pi importante  l'interpretazione della situazione. Essa
 richiesta dall'ambivalenza e talvolta dalla contraddittoriet
di cui  segnata la situazione, che registra profondamente
intrecciati tra loro difficolt e potenzialit, elementi
negativi e ragioni di speranza, ostacoli e aperture, come il
campo evangelico nel quale sono seminati e " convivono " il
buon grano e la zizzania.
Non  sempre facile una lettura interpretativa, che sappia
distinguere tra bene e male, tra segni di speranza e minacce.
Nella formazione dei sacerdoti non si tratta solo e
semplicemente di accogliere i fattori positivi e di contrastare
frontalmente quelli negativi. Si tratta di sottoporre gli
stessi fattori positivi ad attento discernimento, perch non si
isolino l'uno dall'altro e non vengano in contrasto tra loro,
assolutizzandosi e combattendosi a vicenda. Altrettanto si dica
dei fattori negativi: non sono da respingere in blocco e senza
distinzioni, perch in ciascuno di essi pu nascondersi un
qualche valore, che attende di essere liberato e ricondotto
alla sua verit piena.
Per il credente l'interpretazione della situazione storica
trova il principio conoscitivo e il criterio delle scelte
operative conseguenti in una realt nuova e originale, ossia
nel discernimento evangelico;  l'interpretazione che avviene
nella luce e nella forza del Vangelo, del Vangelo vivo e
personale che  Ges Cristo, e con il dono dello Spirito Santo.
In tal modo il discernimento evangelico coglie nella situazione
storica e nelle sue vicende e circostanze non un semplice "
dato " da registrare con precisione, di fronte al quale 
possibile rimanere nell'indifferenza o nella passivit, bens
un " compito ", una sfida alla libert responsabile sia della
singola persona che della comunit.  una " sfida " che si
collega ad un " appello ", che Dio fa risuonare nella stessa
situazione storica: anche in essa e attraverso di essa Dio
chiama il credente, e prima ancora la Chiesa, a far s che " il
Vangelo della vocazione e del sacerdozio " esprima la sua
verit perenne nelle mutevoli circostanze della vita. Anche
alla formazione dei sacerdoti sono da applicarsi le parole del
Concilio Vaticano II: "  dovere permanente della Chiesa di
scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del
Vangelo, cos che, in un modo adatto a ogni generazione, possa
rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso
della vita presente e futura e sul loro reciproco rapporto.
Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo
nonch le sue attese, le sue aspirazioni e la sua indole spesso
drammatiche ".
Questo discernimento evangelico si fonda sulla fiducia
nell'amore di Ges Cristo, che sempre e instancabilmente si
prende cura della sua Chiesa, Lui che  il Signore e il
Maestro, chiave di volta, centro e fine di tutta la storia
umana; si nutre della luce e della forza dello Spirito Santo,
che suscita ovunque e in ogni circostanza l'obbedienza della
fede, il coraggio gioioso della sequela di Ges, il dono della
sapienza che tutto giudica e non  giudicata da nessuno;
riposa sulla fedelt del Padre alle sue promesse.
In questo modo la Chiesa sente di poter affrontare le
difficolt e le sfide di questo nuovo periodo della storia e di
poter assicurare anche per il presente e per il futuro
sacerdoti ben formati, che siano convinti e ferventi ministri
della " nuova evangelizzazione ", servitori fedeli e generosi
di Ges Cristo e degli uomini.
Non ci nascondiamo le difficolt. Non sono n poche n leggere.
Ma a vincerle sono la nostra speranza, la nostra fede
nell'indefettibile amore di Cristo, la nostra certezza della
insostituibilit del ministero sacerdotale per la vita della
Chiesa e del mondo.
CAPITOLO 2
MI HA CONSACRATO CON L'UNZIONE E MI HA MANDATO
La natura e la missione del sacerdozio ministeriale
11. "Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di
lui". Quanto dice l'evangelista Luca di coloro che erano
presenti quel sabato nella sinagoga di Nazareth in ascolto del
commento, che Ges avrebbe fatto del rotolo del profeta Isaia
da lui stesso letto, pu applicarsi a tutti i cristiani, sempre
chiamati a riconoscere in Ges di Nazareth il definitivo
compimento dell'annuncio profetico: " Allora cominci a dire:
"Oggi si  adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i
vostri orecchi" ". E la " scrittura " era questa: " Lo
Spirito del Signore  sopra di me; per questo mi ha consacrato
con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un
lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e
ai ciechi la vista; per rimettere in libert gli oppressi, e
predicare un anno di grazia del Signore ". Ges, dunque, si
autopresenta come ripieno di Spirito, " consacrato con
l'unzione ", " mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio ":  il Messia, il Messia sacerdote, profeta e re.
 questo il volto di Cristo sul quale gli occhi della fede e
dell'amore dei cristiani devono stare fissi. Proprio a partire
da e in riferimento a questa " contemplazione " i Padri
sinodali hanno riflettuto sul problema della formazione dei
sacerdoti nelle circostanze attuali. Tale problema non pu
trovare risposta senza una previa riflessione sulla meta alla
quale  ordinato il cammino formativo: la meta  il sacerdozio
ministeriale, pi precisamente il sacerdozio ministeriale come
partecipazione nella Chiesa del sacerdozio stesso di Ges
Cristo. La conoscenza della natura e della missione del
sacerdozio ministeriale  il presupposto irrinunciabile, e
nello stesso tempo la guida pi sicura e lo stimolo pi
incisivo, per sviluppare nella Chiesa l'azione pastorale di
promozione e di discernimento delle vocazioni sacerdotali e di
formazione dei chiamati al ministero ordinato.
La retta e approfondita conoscenza della natura e della
missione del sacerdozio ministeriale  la via da seguire, e il
Sinodo di fatto l'ha seguita, per uscire dalla crisi
sull'identit del sacerdote: " Questa crisi - dicevo nel
Discorso al termine del Sinodo - era nata negli anni
immediatamente successivi al Concilio. Si fondava su un'errata
comprensione, talvolta persino volutamente tendenziosa, della
dottrina del magistero conciliare. Qui indubbiamente sta una
delle cause del gran numero di perdite subite allora dalla
Chiesa, perdite che hanno gravemente colpito il servizio
pastorale e le vocazioni al sacerdozio, in particolare le
vocazioni missionarie.  come se il Sinodo del 1990,
riscoprendo, attraverso tanti interventi che abbiamo ascoltato
in quest'aula, tutta la profondit dell'identit sacerdotale,
fosse venuto a infondere la speranza dopo queste perdite
dolorose. Questi interventi hanno manifestato la coscienza del
legame ontologico specifico che unisce il sacerdote a Cristo,
Sommo Sacerdote e Buon Pastore. Questa identit sottende alla
natura della formazione che deve essere impartita in vista del
sacerdozio, e quindi lungo tutta la vita sacerdotale. Era
questo lo scopo proprio del Sinodo ".
Per questo il Sinodo ha ritenuto necessario richiamare, in modo
sintetico e fondamentale, la natura e la missione del
sacerdozio ministeriale, cos come la fede della Chiesa le ha
riconosciute lungo i secoli della sua storia e come il Concilio
Vaticano II le ha ripresentate agli uomini del nostro tempo.
12. " L'identit sacerdotale - hanno scritto i Padri sinodali
-, come ogni identit cristiana, ha la sua fonte nella
Santissima Trinit ", che si rivela e si autocomunica agli
uomini in Cristo, costituendo in Lui e per mezzo dello Spirito
la Chiesa come " germe e inizio del Regno ". L'Esortazione "
Christifideles Laici ", sintetizzando l'insegnamento
conciliare, presenta la Chiesa come mistero, comunione e
missione: essa "  mistero perch l'amore e la vita del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo sono il dono assolutamente
gratuito offerto a quanti sono nati dall'acqua e dallo
Spirito, chiamati a rivivere la comunione stessa di Dio e a
manifestarla e comunicarla nella storia (missione) ".
 all'interno del mistero della Chiesa, come mistero di
comunione trinitaria in tensione missionaria, che si rivela
ogni identit cristiana, e quindi anche la specifica identit
del sacerdote e del suo ministero. Il presbitero, infatti, in
forza della consacrazione che riceve con il sacramento
dell'Ordine,  mandato dal Padre, per mezzo di Ges Cristo, al
quale come Capo e Pastore del suo popolo  configurato in modo
speciale, per vivere e operare nella forza dello Spirito Santo
a servizio della Chiesa e per la salvezza del mondo.
Si pu cos comprendere la connotazione essenzialmente "
relazionale " dell'identit del presbitero: mediante il
sacerdozio, che scaturisce dalle profondit dell'ineffabile
mistero di Dio, ossia dall'amore del Padre, dalla grazia di
Ges Cristo e dal dono dell'unit dello Spirito Santo, il
presbitero  inserito sacramentalmente nella comunione con il
Vescovo e con gli altri presbiteri, per servire il Popolo di
Dio che  la Chiesa e attrarre tutti a Cristo, secondo la
preghiera del Signore: " Padre santo, custodisci nel tuo nome
coloro che mi hai dato, perch siano una cosa sola, come noi...
Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi
una cosa sola, perch il mondo creda che tu mi hai mandato ".
Non si pu allora definire la natura e la missione del
sacerdozio ministeriale, se non in questa molteplice e ricca
trama di rapporti, che sgorgano dalla Santissima Trinit e si
prolungano nella comunione della Chiesa, come segno e
strumento, in Cristo, dell'unione con Dio e dell'unit di tutto
il genere umano. In questo contesto l'ecclesiologia di
comunione diventa decisiva per cogliere l'identit del
presbitero, la sua originale dignit, la sua vocazione e
missione nel Popolo di Dio e nel mondo. Il riferimento alla
Chiesa , perci, necessario, anche se non prioritario nella
definizione dell'identit del presbitero. In quanto mistero,
infatti, la Chiesa  essenzialmente relativa a Ges Cristo: di
Lui, infatti,  la pienezza, il corpo, la sposa.  il " segno "
e il " memoriale " vivo della sua permanente presenza e azione
fra noi e per noi. Il presbitero trova la verit piena della
sua identit nell'essere una derivazione, una partecipazione
specifica ed una continuazione di Cristo stesso, sommo e unico
sacerdote della nuova ed eterna Alleanza: egli  un'immagine
viva e trasparente di Cristo sacerdote. Il sacerdozio di
Cristo, espressione della sua assoluta " novit " nella storia
della salvezza, costituisce la fonte unica e il paradigma
insostituibile del sacerdozio del cristiano e, in specie, del
presbitero. Il riferimento a Cristo  allora la chiave
assolutamente necessaria per la comprensione delle realt sacerdotali.
13. Ges Cristo ha manifestato in se stesso il volto perfetto e
definitivo del sacerdozio della nuova Alleanza: questo ha
fatto in tutta la sua vita terrena, ma soprattutto nell'evento
centrale della sua passione, morte e risurrezione.
Come scrive l'autore della Lettera agli Ebrei, Ges, essendo
uomo come noi e insieme il Figlio unigenito di Dio,  nel suo
stesso essere mediatore perfetto tra il Padre e l'umanit,
Colui che ci dischiude l'accesso immediato a Dio, grazie al
dono dello Spirito: " Dio ha mandato nei nostri cuori lo
Spirito del Figlio suo che grida: Abb, Padre! ".
Ges porta a piena attuazione il suo essere mediatore
attraverso l'offerta di Se stesso sulla croce, con la quale ci
apre, una volta per tutte, l'accesso al santuario celeste, alla
casa del Padre. Al confronto di Ges, Mos e tutti i
mediatori dell'Antico Testamento tra Dio e il suo popolo - i
re, i sacerdoti e i profeti - si presentano solo come figure ed
ombre dei beni futuri e non come la realt stessa.
Ges  il Buon Pastore preannunciato, Colui che conosce le
sue pecore una ad una, che offre la sua vita per loro e che
tutti vuol raccogliere in un solo gregge con un solo pastore.
 il pastore venuto " non per essere servito, ma per servire", 
che, nell'atto pasquale della lavanda dei piedi, lascia
ai suoi il modello del servizio che dovranno avere gli uni
verso gli altri e che si offre liberamente come agnello
innocente immolato per la nostra redenzione.
Con l'unico e definitivo sacrificio della croce, Ges comunica
a tutti i suoi discepoli la dignit e la missione di sacerdoti
della nuova ed eterna Alleanza. Si adempie cos la promessa che
Dio ha fatto a Israele: " Voi sarete per me un regno di
sacerdoti e una nazione santa ".  tutto il popolo della
nuova Alleanza - scrive San Pietro - ad essere costituito come
" un edificio spirituale ", " un sacerdozio santo, per offrire
sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Ges Cristo". 
Sono i battezzati le " pietre vive ", che costruiscono
l'edificio spirituale stringendosi a Cristo " pietra viva...
scelta e preziosa davanti a Dio ". Il nuovo popolo
sacerdotale che  la Chiesa, non solo ha in Cristo la propria
autentica immagine, ma anche da Lui riceve una partecipazione
reale e ontologica al suo eterno e unico sacerdozio, al quale
deve conformarsi con tutta la sua vita.
14. A servizio di questo sacerdozio universale della nuova
Alleanza, Ges chiama a s, nel corso della sua missione
terrena, alcuni discepoli  e con un mandato specifico e
autorevole chiama e costituisce i Dodici, affinch " stessero
con lui e anche per mandarli a predicare, e perch avessero il
potere di scacciare i demoni ".
Per questo, gi durante il suo ministero pubblico e poi in
pienezza dopo la morte e risurrezione, Ges conferisce a
Pietro e ai Dodici poteri del tutto particolari nei confronti
della futura comunit e per l'evangelizzazione di tutte le
genti. Dopo averli chiamati alla sua sequela, li tiene accanto
a s e vive con loro, impartendo con l'esempio e con la parola
il suo insegnamento di salvezza e, infine, li manda a tutti gli
uomini. E per il compimento di questa missione Ges conferisce
agli apostoli, in virt di una specifica effusione pasquale
dello Spirito Santo, la stessa autorit messianica che gli
viene dal Padre e che gli  conferita in pienezza con la
risurrezione: " Mi  stato dato ogni potere in cielo e in
terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutto ci che vi ho
comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine
del mondo ".
Ges stabilisce cos uno stretto collegamento tra il ministero
affidato agli apostoli e la sua propria missione: " Chi
accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che
mi ha mandato "; " Chi ascolta voi ascolta me, chi di-
sprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui
che mi ha mandato ". Anzi, il quarto vangelo, nella luce
dell'evento pasquale della morte e della risurrezione, afferma
con grande forza e chiarezza: " Come il Padre ha mandato me,
cos io mando voi ". Come Ges ha una missione che gli viene
direttamente da Dio e che concretizza l'autorit stessa di
Dio, cos gli apostoli hanno una missione che viene loro da
Ges. E come " il Figlio non pu fare nulla da se stesso ",
sicch la sua dottrina non  sua ma di colui che lo ha
mandato, cos agli apostoli Ges dice: " Senza di me non
potete far nulla ": la loro missione non  loro, ma  la
stessa missione di Ges. E ci  possibile non a partire dalle
forze umane, ma solo con il " dono " di Cristo e del suo
Spirito, con il " sacramento ": " Ricevete lo Spirito Santo; a
chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi ". Cos, non per qualche
loro merito particolare, ma soltanto per la gratuita
partecipazione alla grazia di Cristo, gli apostoli prolungano
nella storia, sino alla consumazione dei tempi, la stessa
missione di salvezza di Ges a favore degli uomini.
Segno e presupposto dell'autenticit e della fecondit di
questa missione  l'unit degli apostoli con Ges e, in Lui,
tra di loro e col Padre, come testimonia la preghiera
sacerdotale del Signore, sintesi della sua missione.
15. A loro volta, gli apostoli costituiti dal Signore
assolveranno via via alla loro missione chiamando, in forme
diverse ma alla fine convergenti, altri uomini, come Vescovi,
come presbiteri e come diaconi, per adempiere al mandato di
Ges risorto che li ha inviati a tutti gli uomini di tutti i tempi.
Il Nuovo Testamento  unanime nel sottolineare che  lo stesso
Spirito di Cristo a introdurre nel ministero questi uomini,
scelti di mezzo ai fratelli. Attraverso il gesto
dell'imposizione delle mani, che trasmette il dono dello
Spirito, essi sono chiamati e abilitati a continuare lo stesso
ministero di riconciliare, di pascere il gregge di Dio e di insegnare.
Pertanto i presbiteri sono chiamati a prolungare la presenza di
Cristo, unico e sommo pastore, attualizzando il suo stile di
vita e facendosi quasi sua trasparenza in mezzo al gregge loro
affidato. Come scrive in modo chiaro e preciso la prima Lettera
di Pietro: " Esorto i presbiteri che sono tra voi, quale com-
presbitero, testimone della sofferenza di Cristo e partecipe
della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio
che vi  affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri
secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo: non
spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi
modelli del gregge. E quando apparir il pastore supremo,
riceverete la corona della gloria che non appassisce ".
I presbiteri sono, nella Chiesa e per la Chiesa, una
ripresentazione sacramentale di Ges Cristo Capo e Pastore, ne
proclamano autorevolmente la parola, ne ripetono i gesti di
perdono e di offerta della salvezza, soprattutto col Battesimo,
la Penitenza e l'Eucaristia, ne esercitano l'amorevole
sollecitudine, fino al dono totale di s per il gregge, che
raccolgono nell'unit e conducono al Padre per mezzo di Cristo
nello Spirito. In una parola, i presbiteri esistono ed agiscono
per l'annuncio del Vangelo al mondo e per l'edificazione della
Chiesa in nome e in persona di Cristo Capo e Pastore.
Questo  il modo tipico e proprio con il quale i ministri
ordinati partecipano all'unico sacerdozio di Cristo. Lo Spirito
Santo mediante l'unzione sacramentale dell'Ordine li configura,
ad un titolo nuovo e specifico, a Ges Cristo Capo e Pastore,
li conforma ed anima con la sua carit pastorale e li pone
nella Chiesa nella condizione autorevole di servi dell'annuncio
del Vangelo ad ogni creatura e di servi della pienezza della
vita cristiana di tutti i battezzati.
La verit del presbitero quale emerge dalla Parola di Dio,
ossia da Ges Cristo stesso e dal suo disegno costitutivo della
Chiesa, viene cos cantata con gioiosa gratitudine dalla
Liturgia nel Prefazio della Messa del Crisma: " Con l'unzione
dello Spirito Santo hai costituito il Cristo tuo Figlio
Pontefice della nuova ed eterna alleanza, e hai voluto che il
suo unico sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa. Egli
comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti, e
con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli che
mediante l'imposizione delle mani fa partecipi del suo
ministero di salvezza. Tu vuoi che nel suo nome rinnovino il
sacrificio redentore, preparino ai tuoi figli la mensa
pasquale, e, servi premurosi del tuo popolo, lo nutrano con la
tua parola e lo santifichino con i sacramenti. Tu proponi loro
come modello il Cristo, perch, donando la vita per te e per i
fratelli, si sforzino di conformarsi all'immagine del tuo
Figlio, e rendano testimonianza di fedelt e di amore generoso".
16. Il sacerdote ha come sua relazione fondamentale quella con
Ges Cristo Capo e Pastore: egli, infatti, partecipa, in modo
specifico e autorevole, alla " consacrazioneunzione " e alla "
missione " di Cristo. Ma, intimamente intrecciata con questa
relazione, sta quella con la Chiesa. Non si tratta di "
relazioni " semplicemente accostate tra loro, ma interiormente
unite in una specie di mutua immanenza. Il riferimento alla
Chiesa  iscritto nell'unico e medesimo riferimento del
sacerdote a Cristo, nel senso che  la " rappresentanza
sacramentale " di Cristo a fondare e ad animare il riferimento
del sacerdote alla Chiesa.
In questo senso i Padri sinodali hanno scritto: " In quanto
rappresenta Cristo capo, pastore e sposo della Chiesa, il
sacerdote si pone non soltanto nella Chiesa ma anche di fronte
alla Chiesa. Il sacerdozio, unitamente alla Parola di Dio e ai
segni sacramentali di cui  al servizio, appartiene agli
elementi costitutivi della Chiesa. Il ministero del presbitero
 totalmente a favore della Chiesa;  per la promozione
dell'esercizio del sacerdozio comune di tutto il popolo di Dio;
 ordinato non solo alla Chiesa particolare, ma anche alla
Chiesa universale, in comunione con il Vescovo, con Pietro e
sotto Pietro. Mediante il sacerdozio del Vescovo, il sacerdozio
di secondo ordine  incorporato nella struttura apostolica
della Chiesa. Cos il presbitero come gli apostoli funge da
ambasciatore per Cristo. In questo si fonda l'indole
missionaria di ogni sacerdote ".
Il ministero ordinato sorge dunque con la Chiesa ed ha nei
Vescovi, e in riferimento e comunione con essi nei presbiteri,
un particolare rapporto al ministero originario degli apostoli,
al quale realmente succede, anche se rispetto ad esso assume
modalit diverse di esistenza.
Non si deve allora pensare al sacerdozio ordinato come se fosse
anteriore alla Chiesa, perch  totalmente al servizio della
Chiesa stessa; ma neppure come se fosse posteriore alla
comunit ecclesiale, quasi che questa possa essere concepita
come gi costituita senza tale sacerdozio.
La relazione del sacerdote con Ges Cristo e, in Lui, con la
sua Chiesa si situa nell'essere stesso del sacerdote, in forza
della sua consacrazioneunzione sacramentale, e nel suo agire,
ossia nella sua missione o ministero. In particolare " il
sacerdote ministro  servitore di Cristo presente nella Chiesa
mistero, comunione e missione. Per il fatto di partecipare
all'"unzione" e alla "missione" di Cristo, egli pu prolungare
nella Chiesa la sua preghiera, la sua parola, il suo
sacrificio, la sua azione salvifica.  dunque servitore della
Chiesa mistero perch attua i segni ecclesiali e sacramentali
della presenza di Cristo risorto.  servitore della Chiesa
comunione perch - unito al Vescovo e in stretto rapporto con
il presbiterio - costruisce l'unit della comunit ecclesiale
nell'armonia delle diverse vocazioni, carismi e servizi. ,
infine, servitore della Chiesa missione perch rende la
comunit annunciatrice e testimone del Vangelo ".
Cos, per la sua stessa natura e missione sacramentale, il
sacerdote appare, nella struttura della Chiesa, come segno
della priorit assoluta e della gratuit della grazia, che alla
Chiesa viene donata dal Cristo risorto. Per mezzo del
sacerdozio ministeriale la Chiesa prende coscienza, nella fede,
di non essere da se stessa, ma dalla grazia di Cristo nello
Spirito Santo. Gli apostoli e i loro successori, quali
detentori di un'autorit che viene loro da Cristo Capo e
Pastore, sono posti - col loro ministero - di fronte alla
Chiesa come prolungamento visibile e segno sacramentale di
Cristo nel suo stesso stare di fronte alla Chiesa e al mondo,
come origine permanente e sempre nuova della salvezza, " lui
che  il salvatore del suo corpo ".
17. Il ministero ordinato, in forza della sua stessa natura,
pu essere adempiuto solo in quanto il presbitero  unito con
Cristo mediante l'inserimento sacramentale nell'ordine
presbiterale e quindi in quanto  nella comunione gerarchica
con il proprio Vescovo. Il ministero ordinato ha una radicale "
forma comunitaria " e pu essere assolto solo come " un'opera
collettiva ". Su questa natura comunionale del sacerdozio si
 soffermato a lungo il Concilio, esaminando distintamente il
rapporto del presbitero con il proprio Vescovo, con gli altri
presbiteri e con i fedeli laici.
Il ministero dei presbiteri  innanzi tutto comunione e
collaborazione responsabile e necessaria al ministero del
Vescovo, nella sollecitudine per la Chiesa universale e per le
singole Chiese particolari, a servizio delle quali essi
costituiscono con il Vescovo un unico presbiterio.
Ciascun sacerdote, sia diocesano che religioso,  unito agli
altri membri di questo presbiterio, sulla base del sacramento
dell'Ordine, da particolari vincoli di carit apostolica, di
ministero e di fraternit. Tutti i presbiteri infatti, sia
diocesani sia religiosi, partecipano all'unico sacerdozio di
Cristo Capo e Pastore, " lavorano per la stessa causa, cio per
l'edificazione del corpo di Cristo, la quale esige molteplici
funzioni e nuovi adattamenti, soprattutto in questi tempi ",
e si arricchisce nel corso dei secoli di sempre nuovi carismi.
I presbiteri, infine, poich la loro figura e il loro compito
nella Chiesa non sostituiscono, bens promuovono il sacerdozio
battesimale di tutto il popolo di Dio, conducendolo alla sua
piena attuazione ecclesiale, si trovano in relazione positiva e
promovente con i laici. Della loro fede, speranza e carit sono
al servizio. Ne riconoscono e sostengono, come fratelli ed
amici, la dignit di figli di Dio e li aiutano ad esercitare in
pienezza il loro ruolo specifico nell'ambito della missione della Chiesa.
Il sacerdozio ministeriale conferito dal sacramento dell'Ordine
e quello comune o " regale " dei fedeli, che differiscono tra
loro per essenza e non solo per grado, sono tra loro
coordinati, derivando entrambi - in forme diverse - dall'unico
sacerdozio di Cristo. Il sacerdozio ministeriale, infatti, non
significa di per s un maggiore grado di santit rispetto al
sacerdozio comune dei fedeli; ma, attraverso di esso, ai
presbiteri  dato da Cristo nello Spirito un particolare dono,
perch possano aiutare il Popolo di Dio ad esercitare con
fedelt e pienezza il sacerdozio comune che gli  conferito.
18. Come sottolinea il Concilio, " il dono spirituale che i
presbiteri hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara a una
missione limitata e ristretta, bens a una vastissima e
universale missione di salvezza sino agli ultimi confini della
terra, dato che qualunque ministero sacerdotale partecipa della
stessa ampiezza universale della missione affidata da Cristo
agli apostoli ". Per la natura stessa del loro ministero,
essi debbono dunque essere penetrati e animati di un profondo
spirito missionario e " di quello spirito veramente cattolico
che li abitua a guardare oltre i confini della propria diocesi,
nazione o rito, e ad andare incontro alle necessit della
Chiesa intera, pronti nel loro animo a predicare dovunque il Vangelo".
Inoltre, proprio perch all'interno della vita della Chiesa 
l'uomo della comunione, il presbitero dev'essere, nel rapporto
con tutti gli uomini, l'uomo della missione e del dialogo.
Profondamente radicato nella verit e nella carit di Cristo, e
animato dal desiderio e dall'imperativo di annunciare a tutti
la sua salvezza, egli  chiamato a intessere rapporti di
fraternit, di servizio, di comune ricerca della verit, di
promozione della giustizia e della pace, con tutti gli uomini.
In primo luogo con i fratelli delle altre Chiese e confessioni
cristiane; ma anche con i fedeli delle altre religioni; con gli
uomini di buona volont, in special modo con i poveri e i pi
deboli, e con tutti coloro che anelano, anche senza saperlo ed
esprimerlo, alla verit e alla salvezza di Cristo, secondo la
parola di Ges che ha detto: " Non sono i sani che hanno
bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i
giusti, ma i peccatori ".
Oggi, in particolare, il prioritario compito pastorale della
nuova evangelizzazione, che investe tutto il Popolo di Dio e
postula un nuovo ardore, nuovi metodi e una nuova espressione
per l'annuncio e la testimonianza del Vangelo, esige dei
sacerdoti radicalmente e integralmente immersi nel mistero di
Cristo e capaci di realizzare un nuovo stile di vita pastorale,
segnato dalla profonda comunione con il Papa, i Vescovi e tra
di loro, e da un feconda collaborazione con i fedeli laici, nel
rispetto e nella promozione dei diversi ruoli, carismi e
ministeri all'interno della comunit ecclesiale.
" Oggi si  adempiuta questa scrittura che voi avete udita con
i vostri orecchi ". Ascoltiamo, ancora una volta, queste
parole di Ges, alla luce del sacerdozio ministeriale che
abbiamo presentato nella sua natura e missione. L'" oggi " di
cui parla Ges, proprio perch appartiene alla " pienezza del
tempo ", ossia al tempo della salvezza piena e definitiva,
indica il tempo della Chiesa. La consacrazione e la missione di
Cristo: " Lo Spirito del Signore... mi ha consacrato con
l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio... ", sono la radice viva da cui germogliano la
consacrazione e la missione della Chiesa, " pienezza " di
Cristo: con la rigenerazione battesimale, su tutti i credenti
si effonde lo Spirito del Signore, che li consacra a formare un
tempio spirituale e un sacerdozio santo e li manda a far
conoscere i prodigi di Colui che dalle tenebre li ha chiamati
all'ammirabile sua luce. Il presbitero partecipa alla
consacrazione e alla missione di Cristo in modo specifico e
autorevole, ossia mediante il sacramento dell'Ordine, in virt
del quale  configurato nel suo essere a Ges Cristo Capo e
Pastore e condivide la missione di " annunciare ai poveri un
lieto messaggio " nel nome e nella persona di Cristo stesso.
Nel loro Messaggio finale i Padri sinodali hanno compendiato in
poche ma quanto mai ricche parole la " verit ", meglio, il "
mistero " e il " dono " del sacerdozio ministeriale, dicendo: "
La nostra identit ha la sua sorgente ultima nella carit del
Padre. Al Figlio da Lui mandato, Sacerdote Sommo e buon
Pastore, siamo uniti sacramentalmente con il sacerdozio
ministeriale per l'azione dello Spirito Santo. La vita e il
ministero del sacerdote sono continuazione della vita e
dell'azione dello stesso Cristo. Questa  la nostra identit,
la nostra vera dignit, la sorgente della nostra gioia, la
certezza della nostra vita ".
CAPITOLO 3
LO SPIRITO DEL SIGNORE  SOPRA DI ME
La vita spirituale del sacerdote
19. " Lo Spirito del Signore  sopra di me ". Lo Spirito non
sta semplicemente " sopra " il Messia, ma lo " riempie ", lo
penetra, lo raggiunge nel suo essere ed operare. Lo Spirito,
infatti,  il principio della " consacrazione " e della "
missione " del Messia: " per questo mi ha consacrato con
l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto
messaggio... ". In forza dello Spirito, Ges appartiene
totalmente ed esclusivamente a Dio, partecipa all'infinita
santit di Dio che lo chiama, lo elegge e lo manda. Cos lo
Spirito del Signore si rivela fonte di santit e appello alla santificazione.
Questo stesso " Spirito del Signore "  " sopra " l'intero
popolo di Dio, che viene costituito come popolo " consacrato "
a Dio e da Dio " mandato " per l'annuncio del Vangelo che
salva. Dallo Spirito i membri del Popolo di Dio sono "
inebriati " e " segnati " e chiamati alla santit.
In particolare, lo Spirito ci rivela e ci comunica la vocazione
fondamentale che il Padre dall'eternit rivolge a tutti: la
vocazione ad essere " santi e immacolati al suo cospetto nella
carit ", in virt della predestinazione " a essere suoi figli
adottivi per opera di Ges Cristo ". Non solo. Rivelandoci e
comunicandoci questa vocazione, lo Spirito si fa in noi
principio e risorsa della sua realizzazione: lui, lo Spirito
del Figlio, ci conforma a Cristo Ges e ci rende partecipi
della sua vita filiale, ossia della sua carit verso il Padre e
verso i fratelli. " Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche
secondo lo Spirito ". Con queste parole l'apostolo Paolo ci
ricorda che l'esistenza cristiana  " vita spirituale ", ossia
vita animata e guidata dallo Spirito verso la santit o
perfezione della carit.
L'affermazione del Concilio: " Tutti i fedeli di qualsiasi
stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana
e alla perfezione della carit " trova una sua particolare
applicazione per i presbiteri: essi sono chiamati non solo in
quanto battezzati, ma anche e specificamente in quanto
presbiteri, ossia ad un titolo nuovo e con modalit originali,
derivanti dal sacramento dell'Ordine.
20. Della " vita spirituale " dei presbiteri e del dono e della
responsabilit di divenire " santi " il Decreto conciliare sul
ministero e sulla vita sacerdotale ci offre una sintesi quanto
mai ricca e stimolante: " Con il sacramento dell'Ordine i
presbiteri si configurano a Cristo sacerdote come ministri del
Capo, allo scopo di far crescere ed edificare tutto il Corpo
che  la Chiesa, in qualit di cooperatori dell'ordine
episcopale. Gi fin dalla consacrazione del Battesimo, essi,
come tutti i fedeli, hanno ricevuto il segno e il dono di una
vocazione e di una grazia cos grande che, pur nell'umana
debolezza, possono e devono tendere alla perfezione, secondo
quanto ha detto il Signore: "Siate dunque perfetti cos come il
Padre vostro celeste  perfetto". Ma i sacerdoti sono
specialmente obbligati a tendere a questa perfezione, poich
essi - che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio
mediante l'ordinazione - vengono elevati alla condizione di
strumenti vivi di Cristo eterno Sacerdote, per proseguire nel
tempo la sua mirabile opera, che ha reintegrato con divina
efficacia l'intero genere umano. Dato quindi che ogni
sacerdote, nel modo che gli  proprio, agisce a nome e nella
persona di Cristo stesso, fruisce anche di una grazia speciale,
in virt della quale, mentre  al servizio della gente che gli
 affidata e di tutto il Popolo di Dio, egli pu avvicinarsi
pi efficacemente alla perfezione di Colui del quale 
rappresentante, e l'umana debolezza della carne viene sanata
dalla santit di Lui, il quale  fatto per noi pontefice
"santo, innocente, incontaminato, segregato dai peccatori"".
Il Concilio afferma, anzitutto, la vocazione " comune " alla
santit. Questa vocazione si radica nel Battesimo, che
caratterizza il presbitero come un " fedele " (Christifidelis),
come " fratello tra fratelli ", inserito e unito con il Popolo
di Dio, nella gioia di condividere i doni della salvezza e
nell'impegno comune di camminare " secondo lo Spirito ",
seguendo l'unico Maestro e Signore. Ricordiamo la celebre
parola di Sant'Agostino: " Per voi sono vescovo, con voi sono
cristiano. Quello  nome di un ufficio assunto, questo di
grazia; quello  nome di pericolo, questo di salvezza ".
Con identica chiarezza il testo conciliare parla anche di una
vocazione " specifica " alla santit, pi precisamente di una
vocazione che si fonda sul sacramento dell'Ordine, quale
sacramento proprio e specifico del sacerdote, in forza dunque
di una nuova consacrazione a Dio mediante l'ordinazione. A
questa vocazione specifica allude ancora Sant'Agostino, che
all'affermazione " Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano
", fa seguire queste altre parole: " Se dunque mi  causa di
maggior gioia l'essere stato con voi riscattato che l'esservi
posto a capo, seguendo il comando del Signore, mi dedicher col
massimo impegno a servirvi, per non essere ingrato a chi mi ha
riscattato con quel prezzo che mi ha fatto vostro conservo".
Il testo del Concilio procede oltre segnalando alcuni elementi
necessari a definire il contenuto della " specificit " della
vita spirituale dei presbiteri. Sono elementi che si connettono
con la " consacrazione " propria dei presbiteri, che li
configura a Ges Cristo Capo e Pastore della Chiesa; con la 
"missione " o ministero tipico degli stessi presbiteri, che li
abilita e li impegna ad essere strumenti vivi di Cristo eterno
Sacerdote e ad agire " nel nome e nella persona di Cristo
stesso "; con la loro intera " vita ", chiamata a manifestare e
a testimoniare in modo originale il " radicalismo evangelico".
21. Mediante la consacrazione sacramentale, il sacerdote 
configurato a Ges Cristo in quanto Capo e Pastore della Chiesa
e riceve in dono un " potere spirituale " che  partecipazione
all'autorit con la quale Ges Cristo mediante il suo Spirito
guida la Chiesa.
Grazie a questa consacrazione operata dallo Spirito
nell'effusione sacramentale dell'Ordine, la vita spirituale del
sacerdote viene improntata, plasmata, connotata da quegli
atteggiamenti e comportamenti che sono propri di Ges Cristo
Capo e Pastore della Chiesa e che si compendiano nella sua
carit pastorale.
Ges Cristo  Capo della Chiesa, suo Corpo.  " Capo " nel
senso nuovo e originale dell'essere servo, secondo le sue
stesse parole: " Il Figlio dell'uomo infatti non  venuto per
essere servito, ma per servire e dare la propria vita in
riscatto per molti ". Il servizio di Ges giunge a pienezza
con la morte in croce, ossia con il dono totale di s,
nell'umilt e nell'amore: " Spogli se stesso, assumendo la
condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in
forma umana, umili se stesso, facendosi obbediente fino alla
morte e alla morte di croce... ". L'autorit di Ges Cristo
Capo coincide dunque con il suo servizio, con il suo dono, con
la sua dedizione totale, umile e amorosa nei riguardi della
Chiesa. E questo in perfetta obbedienza al Padre: egli 
l'unico vero Servo sofferente del Signore, insieme Sacerdote e Vittima.
Da questo preciso tipo di autorit, ossia dal servizio verso la
Chiesa, viene animata e vivificata l'esistenza spirituale di
ogni sacerdote, proprio come esigenza della sua configurazione
a Ges Cristo Capo e servo della Chiesa. Cos Sant'Agostino
ammoniva un vescovo nel giorno della sua ordinazione: " Chi 
capo del popolo deve per prima cosa rendersi conto che egli 
il servo di molti. E non disdegni di esserlo, ripeto, non
disdegni di essere il servo di molti, poich non disdegn di
farsi nostro servo il Signore dei signori ".
La vita spirituale dei ministri del Nuovo Testamento dovr
essere improntata, dunque, a questo essenziale atteggiamento di
servizio al popolo di Dio, scevro da ogni presunzione e da
ogni desiderio di " spadroneggiare " sul gregge affidato. Un
servizio fatto di buon animo, secondo Dio e volentieri: in
questo modo i ministri, gli " anziani " della comunit, cio i
presbiteri, potranno essere " modello " del gregge, che, a sua
volta,  chiamato ad assumere nei confronti del mondo intero
questo atteggiamento sacerdotale di servizio alla pienezza
della vita dell'uomo e alla sua liberazione integrale.
22. L'immagine di Ges Cristo Pastore della Chiesa, suo gregge,
riprende e ripropone, con nuove e pi suggestive sfumature, gli
stessi contenuti di quella di Ges Cristo Capo e servo.
Inverando l'annuncio profetico del Messia Salvatore, cantato
gioiosamente dal salmista e dal profeta Ezechiele, Ges si
autopresenta come il " buon Pastore " non solo di Israele,
ma di tutti gli uomini. E la sua vita  ininterrotta
manifestazione, anzi quotidiana realizzazione della sua "
carit pastorale ": sente compassione delle folle, perch sono
stanche e sfinite, come pecore senza pastore; cerca le
smarrite e le disperse  e fa festa per il loro ritrovamento,
le raccoglie e le difende, le conosce e le chiama ad una ad
una, le conduce ai pascoli erbosi e alle acque
tranquille, per loro imbandisce una mensa, nutrendole con la
sua stessa vita. Questa vita il buon Pastore offre con la sua
morte e risurrezione, come la liturgia romana della Chiesa
canta: "  risorto il Pastore buono che ha dato la vita per le
sue pecorelle, e per il suo gregge  andato incontro alla
morte. Alleluia ".
Pietro chiama Ges il " Principe dei pastori ", perch la
sua opera e missione continuano nella Chiesa attraverso gli
apostoli e i loro successori e attraverso i presbiteri.
In forza della loro consacrazione, i presbiteri sono
configurati a Ges Buon Pastore e sono chiamati a imitare e a
rivivere la sua stessa carit pastorale.
Il donarsi di Cristo alla Chiesa, frutto del suo amore, si
connota di quella dedizione originale che  propria dello sposo
nei riguardi della sposa, come pi volte suggeriscono i testi
sacri. Ges  il vero Sposo che offre il vino della salvezza
alla Chiesa. Lui, che  il " capo della Chiesa... e il
salvatore del suo corpo ", " ha amato la Chiesa e ha dato se
stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del
lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi
comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia
n ruga o alcunch di simile, ma santa e immacolata ". La
Chiesa  s il corpo, nel quale  presente e operante Cristo
Capo, ma  anche la Sposa, che scaturisce come nuova Eva dal
costato aperto del Redentore sulla croce: per questo Cristo sta
" davanti " alla Chiesa, " la nutre e la cura " con il dono
della sua vita per lei. Il sacerdote  chiamato ad essere
immagine viva di Ges Cristo Sposo della Chiesa: certamente
egli rimane sempre parte della comunit come credente, insieme
a tutti gli altri fratelli e sorelle convocati dallo Spirito,
ma in forza della sua configurazione a Cristo Capo e Pastore si
trova in tale posizione sponsale di fronte alla comunit. " In
quanto ripresenta Cristo capo, pastore e sposo della Chiesa, il
sacerdote si pone non solo nella Chiesa ma anche di fronte alla
Chiesa ".  chiamato, pertanto, nella sua vita spirituale a
rivivere l'amore di Cristo sposo nei riguardi della Chiesa
sposa. La sua vita dev'essere illuminata e orientata anche da
questo tratto sponsale, che gli chiede di essere testimone
dell'amore sponsale di Cristo, di essere quindi capace di amare
la gente con cuore nuovo, grande e puro, con autentico distacco
da s, con dedizione piena, continua e fedele, e insieme con
una specie di " gelosia " divina, con una tenerezza che si
riveste persino delle sfumature dell'affetto materno, capace di
farsi carico dei " dolori del parto " finch " Cristo non sia
formato " nei fedeli.
23. Il principio interiore, la virt che anima e guida la vita
spirituale del presbitero in quanto configurato a Cristo Capo e
Pastore  la carit pastorale, partecipazione della stessa
carit pastorale di Ges Cristo: dono gratuito dello Spirito
Santo, e nello stesso tempo compito e appello alla risposta
libera e responsabile del presbitero.
Il contenuto essenziale della carit pastorale  il dono di s,
il totale dono di s alla Chiesa, ad immagine e in condivisione
con il dono di Cristo. " La carit pastorale  quella virt con
la quale noi imitiamo Cristo nella sua donazione di s e nel
suo servizio. Non  soltanto quello che facciamo, ma il dono di
noi stessi, che mostra l'amore di Cristo per il suo gregge. La
carit pastorale determina il nostro modo di pensare e di
agire, il nostro modo di rapportarci alla gente. E risulta
particolarmente esigente per noi... ".
Il dono di s, radice e sintesi della carit pastorale, ha come
destinataria la Chiesa. Cos  stato di Cristo che " ha amato
la Chiesa e ha dato se stesso per lei "; cos dev'essere del
sacerdote. Con la carit pastorale che impronta l'esercizio del
ministero sacerdotale come " amoris officium ", " il
sacerdote, che accoglie la vocazione al ministero,  in grado
di fare di questo una scelta di amore, per cui la Chiesa e le
anime diventano il suo interesse principale e, con tale
spiritualit concreta, diventa capace di amare la Chiesa
universale e quella porzione di essa, che gli  affidata, con
tutto lo slancio di uno sposo verso la sposa ". Il dono di
s non ha confini, essendo segnato dallo stesso slancio
apostolico e missionario di Cristo, del buon Pastore, che ha
detto: " E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche
queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e
diventeranno un solo gregge e un solo pastore ".
All'interno della comunit ecclesiale, la carit pastorale del
sacerdote sollecita ed esige in un modo particolare e specifico
il suo rapporto personale con il presbiterio, unito nel e con
il Vescovo, come esplicitamente scrive il Concilio: " La carit
pastorale esige che i presbiteri, se non vogliono correre
invano, lavorino sempre nel vincolo della comunione con i
Vescovi e gli altri fratelli nel sacerdozio ".
Il dono di s alla Chiesa la riguarda in quanto essa  il corpo
e la sposa di Ges Cristo. Per questo la carit del sacerdote
si riferisce primariamente a Ges Cristo: solo se ama e serve
Cristo Capo e Sposo, la carit diventa fonte, criterio, misura,
impulso dell'amore e del servizio del sacerdote alla Chiesa,
corpo e sposa di Cristo.  stata questa la coscienza limpida e
forte dell'apostolo Paolo, che ai cristiani della Chiesa di
Corinto scrive: " Quanto a noi, siamo i vostri servitori per
amore di Ges ".  questo, soprattutto, l'insegnamento
esplicito e programmatico di Ges quando affida a Pietro il
ministero di pascere il gregge solo dopo la sua triplice
attestazione di amore, anzi di un amore di predilezione: " Gli
disse per la terza volta: "Simone di Giovanni, mi vuoi bene?".
Pietro gli disse: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio
bene". Gli rispose Ges: "Pasci le mie pecorelle..." ". La
carit pastorale, che ha la sua sorgente specifica nel
sacramento dell'Ordine, trova la sua espressione piena e il suo
supremo alimento nell'Eucaristia: " Questa carit pastorale -
leggiamo nel Concilio - scaturisce soprattutto dal sacrificio
eucaristico, il quale risulta quindi il centro e la radice di
tutta la vita del presbitero, cosicch l'anima sacerdotale si
studia di rispecchiare in s ci che viene realizzato
sull'altare ".  nell'Eucaristia, infatti, che viene
ripresentato, ossia fatto di nuovo presente il sacrificio della
croce, il dono totale di Cristo alla sua Chiesa, il dono del
suo corpo dato e del suo sangue sparso, quale suprema
testimonianza del suo essere Capo e Pastore, Servo e Sposo
della Chiesa. Proprio per questo, la carit pastorale del
sacerdote non solo scaturisce dall'Eucaristia, ma trova nella
celebrazione di questa la sua pi alta realizzazione, cos come
dall'Eucaristia riceve la grazia e la responsabilit di
connotare in senso " sacrificale " la sua intera esistenza.
Questa stessa carit pastorale costituisce il principio
interiore e dinamico capace di unificare le molteplici e
diverse attivit del sacerdote. Grazie ad essa pu trovare
risposta l'essenziale e permanente esigenza dell'unit tra la
vita interiore e le tante azioni e responsabilit del
ministero, esigenza quanto mai urgente in un contesto socio-
culturale ed ecclesiale fortemente segnato dalla complessit,
dalla frammentariet e dalla dispersivit. Solo la
concentrazione di ogni istante e di ogni gesto attorno alla
scelta fondamentale e qualificante di " dare la vita per il
gregge " pu garantire questa unit vitale, indispensabile per
l'armonia e per l'equilibrio spirituale del sacerdote: "
L'unit di vita - ci ricorda il Concilio - pu essere raggiunta
dai presbiteri seguendo nello svolgimento del loro ministero
l'esempio di Cristo Signore, il cui cibo era il compimento
della volont di colui che lo aveva inviato a realizzare la sua
opera... Cos, rappresentando il buon Pastore, nello stesso
esercizio pastorale della carit troveranno il vincolo della
perfezione sacerdotale che realizzer l'unit nella loro vita e
attivit ".
24. Lo Spirito del Signore ha consacrato Cristo e lo ha mandato
ad annunciare il Vangelo. La missione non  un elemento
esteriore e giustapposto alla consacrazione, ma ne costituisce
la destinazione intrinseca e vitale: la consacrazione  per la
missione. Cos, non solo la consacrazione, ma anche la missione
sta sotto il segno dello Spirito, sotto il suo influsso santificatore.
Cos  stato di Ges. Cos  stato degli apostoli e dei loro
successori. Cos  dell'intera Chiesa e in essa dei presbiteri:
tutti ricevono lo Spirito come dono e appello di santificazione
all'interno e attraverso il compimento della missione.
Esiste dunque un intimo rapporto tra la vita spirituale del
presbitero e l'esercizio del suo ministero, rapporto che il
Concilio cos esprime: " Esercitando il ministero dello Spirito
e della giustizia essi (presbiteri) vengono consolidati nella
vita dello spirito, a condizione per che siano docili agli
insegnamenti dello Spirito di Cristo che li vivifica e li
conduce. I presbiteri, infatti, sono ordinati alla perfezione
della vita in forza delle stesse azioni che svolgono
quotidianamente, come anche di tutto il loro ministero, che
esercitano in stretta unione con il Vescovo e tra di loro. Ma
la stessa santit dei presbiteri, a sua volta, contribuisce
moltissimo al compimento efficace del loro ministero ".
" Vivi il mistero che  posto nelle tue mani "!  questo
l'invito, il monito che la Chiesa rivolge al presbitero nel
rito dell'ordinazione, quando gli vengono consegnate le offerte
del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Il " mistero ",
di cui il presbitero  dispensatore, , in definitiva, Ges
Cristo stesso, che nello Spirito  sorgente di santit e
appello alla santificazione. Il " mistero " chiede di essere
inserito nella vita vissuta del presbitero. Per questo esige
grande vigilanza e viva consapevolezza.  ancora il rito
dell'ordinazione a far precedere le parole ricordate dalla
raccomandazione: " Renditi conto di ci che farai ". Gi Paolo
ammoniva il vescovo Timoteo: " Non trascurare il dono
spirituale che  in te ".
Il rapporto tra la vita spirituale e l'esercizio del ministero
sacerdotale pu trovare una sua spiegazione anche a partire
dalla carit pastorale donata dal sacramento dell'Ordine. Il
ministero del sacerdote, proprio perch  una partecipazione al
ministero salvifico di Ges Cristo Capo e Pastore, non pu non
riesprimere e rivivere quella sua carit pastorale che insieme
 la sorgente e lo spirito del suo servizio e del suo dono di
s. Nella sua realt oggettiva il ministero sacerdotale  "
amoris officium ", secondo la citata espressione di
Sant'Agostino: proprio questa realt oggettiva si pone come
fondamento e appello per un ethos corrispondente, che non pu
essere se non quello di vivere l'amore, come rileva lo stesso
Sant'Agostino: " Sit amoris officium pascere dominicum gregem". 
Tale ethos, e quindi la vita spirituale, altro non  che
l'accoglienza nella coscienza e nella libert, e pertanto nella
mente, nel cuore, nelle decisioni e nelle azioni, della "
verit " del ministero sacerdotale come " amoris officium ".
25.  essenziale, per una vita spirituale che si sviluppa
attraverso l'esercizio del ministero, che il sacerdote rinnovi
continuamente e approfondisca sempre pi la coscienza di essere
ministro di Ges Cristo in forza della consacrazione
sacramentale e della configurazione a Lui Capo e Pastore della Chiesa.
Una simile coscienza non soltanto corrisponde alla vera natura
della missione che il sacerdote svolge a favore della Chiesa e
dell'umanit, ma decide anche della vita spirituale del
sacerdote che compie quella missione. Il sacerdote, infatti,
viene scelto da Cristo non come una " cosa ", bens come una "
persona ": egli non  uno strumento inerte e passivo ma uno "
strumento vivo ", come si esprime il Concilio, proprio l dove
parla dell'obbligo di tendere alla perfezione.  ancora il
Concilio a parlare dei sacerdoti come di " soci e collaboratori
" di Dio " santo e santificatore ".
In tale senso nell'esercizio del ministero  profondamente
coinvolta la persona cosciente, libera e responsabile del
sacerdote. Il legame con Ges Cristo, che la consacrazione e
configurazione del sacramento dell'Ordine assicurano, fonda ed
esige nel sacerdote un ulteriore legame che  dato dalla "
intenzione ", ossia dalla volont cosciente e libera di fare,
mediante il gesto ministeriale, ci che intende fare la Chiesa.
Un simile legame tende, per sua natura, a farsi il pi ampio e
il pi profondo possibile, investendo la mente, i sentimenti,
la vita, ossia una serie di " disposizioni " morali e
spirituali corrispondenti ai gesti ministeriali che il sacerdote pone.
Non c' dubbio che l'esercizio del ministero sacerdotale, in
specie la celebrazione dei Sacramenti, riceve la sua efficacia
di salvezza dall'azione stessa di Ges Cristo resa presente nei
Sacramenti. Ma per un disegno divino, che vuole esaltare
l'assoluta gratuit della salvezza facendo dell'uomo un "
salvato " e insieme un " salvatore " - sempre e solo con Ges
Cristo -, l'efficacia dell'esercizio del ministero 
condizionata anche dalla maggior o minor accoglienza e
partecipazione umana. In particolare, la maggiore o minore
santit del ministro influisce realmente sull'annuncio della
Parola, sulla celebrazione dei Sacramenti, sulla guida della
comunit nella carit.  quanto afferma con chiarezza il
Concilio: " La stessa santit dei presbiteri ... contribuisce
moltissimo al compimento efficace del loro ministero: infatti,
se  vero che la grazia di Dio pu realizzare l'opera della
salvezza anche attraverso ministri indegni, ci nondimeno Dio,
ordinariamente, preferisce manifestare le sue grandezze
attraverso coloro i quali, fattisi pi docili agli impulsi e
alla direzione dello Spirito Santo, possono dire con
l'apostolo, grazie alla propria intima unione con Cristo e alla
santit di vita: "Ormai non sono pi io che vivo, bens 
Cristo che vive in me" ".
La coscienza di essere ministro di Ges Cristo Capo e Pastore
comporta anche la coscienza grata e gioiosa di una singolare
grazia ricevuta da Ges Cristo: la grazia di essere stato
scelto gratuitamente dal Signore come " strumento vivo "
dell'opera della salvezza. Questa scelta testimonia l'amore di
Ges Cristo per il sacerdote. Proprio quest'amore, come e pi
d'ogni altro amore, esige la corrispondenza. Dopo la sua
risurrezione, Ges pone a Pietro la fondamentale domanda
sull'amore: " Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu pi di
costoro? ". E alla risposta di Pietro segue l'affidamento della
missione: " Pasci i miei agnelli ". Ges chiede a Pietro se
lo ami, prima di e per potergli consegnare il suo gregge. Ma,
in realt,  l'amore libero e preveniente di Ges stesso a
originare la sua richiesta all'apostolo e l'affidamento a lui
delle " sue " pecore. Cos ogni gesto ministeriale, mentre
conduce ad amare e a servire la Chiesa, spinge a maturare
sempre pi nell'amore e nel servizio a Ges Cristo Capo,
Pastore e Sposo della Chiesa, un amore che si configura sempre
come risposta a quello preveniente, libero e gratuito di Dio in
Cristo. A sua volta, la crescita dell'amore a Ges Cristo
determina la crescita dell'amore alla Chiesa: " Siamo vostri
pastori (pascimus vobis), con voi siamo nutriti (pascimur
vobiscum). Il Signore ci dia la forza di amarvi a tal punto da
poter morire per voi, o di fatto o col cuore (aut effectu aut
affectu) ".
26. Grazie al prezioso insegnamento del Concilio Vaticano
swcondo, possiamo cogliere le condizioni e le esigenze, le
modalit e i frutti dell'intimo rapporto che esiste tra la vita
spirituale del sacerdote e l'esercizio del suo triplice
ministero: della Parola, del Sacramento e del servizio della
Carit.
Il sacerdote , anzitutto, ministro della Parola di Dio, 
consacrato e mandato ad annunciare a tutti il Vangelo del
Regno, chiamando ogni uomo all'obbedienza della fede e
conducendo i credenti ad una conoscenza e comunione sempre pi
profonde del mistero di Dio, rivelato e comunicato a noi in
Cristo. Per questo, il sacerdote stesso per primo deve
sviluppare una grande familiarit personale con la Parola di
Dio: non gli basta conoscerne l'aspetto linguistico o
esegetico, che pure  necessario; gli occorre accostare la
Parola con cuore docile e orante, perch essa penetri a fondo
nei suoi pensieri e sentimenti e generi in lui una mentalit
nuova - " il pensiero di Cristo " -, in modo che le sue
parole, le sue scelte e i suoi atteggiamenti siano sempre pi
una trasparenza, un annuncio ed una testimonianza del Vangelo.
Solo " rimanendo " nella Parola, il sacerdote diventer
perfetto discepolo del Signore, conoscer la verit e sar
veramente libero, superando ogni condizionamento contrario od
estraneo al Vangelo. Il sacerdote dev'essere il primo "
credente " alla Parola, nella piena consapevolezza che le
parole del suo ministero non sono " sue ", ma di Colui che lo
ha mandato. Di questa Parola egli non  padrone:  servo. Di
questa Parola egli non  unico possessore:  debitore nei
riguardi del Popolo di Dio. Proprio perch evangelizza e perch
possa evangelizzare, il sacerdote, come la Chiesa, deve
crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere
evangelizzato. Egli annuncia la Parola nella sua qualit di
" ministro ", partecipe dell'autorit profetica di Cristo e
della Chiesa. Per questo, per avere in se stesso e per dare ai
fedeli la garanzia di trasmettere il Vangelo nella sua
integrit il sacerdote  chiamato a coltivare una sensibilit,
un amore e una disponibilit particolari nei confronti della
Tradizione viva della Chiesa e del suo Magistero: questi non
sono estranei alla Parola, ma ne servono la retta
interpretazione e ne custodiscono il senso autentico.
 soprattutto nella celebrazione dei Sacramenti e nella
celebrazione della Liturgia delle Ore che il sacerdote 
chiamato a vivere e a testimoniare l'unit profonda tra
l'esercizio del suo ministero e la sua vita spirituale: il dono
di grazia offerto alla Chiesa si fa principio di santit e
appello di santificazione. Anche per il sacerdote il posto
veramente centrale, sia nel ministero sia nella vita
spirituale,  dell'Eucaristia, perch in essa "  racchiuso
tutto il bene spirituale della Chiesa, cio lo stesso Cristo,
nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata
dallo Spirito Santo, d vita agli uomini, i quali sono in tal
modo invitati e indotti a offrire insieme a lui se stessi, le
proprie fatiche e tutte le cose create ".
Dai diversi Sacramenti, e in particolare dalla grazia specifica
e propria a ciascuno di essi, la vita spirituale del presbitero
riceve connotazioni particolari. Essa, infatti, viene
strutturata e plasmata dalle molteplici caratteristiche ed
esigenze dei diversi Sacramenti celebrati e vissuti.
Una parola speciale voglio riservare per il Sacramento della
Penitenza, del quale i sacerdoti sono i ministri ma devono
anche esserne i beneficiari, divenendo testimoni della
compassione di Dio per i peccatori. La vita spirituale e
pastorale del sacerdote, come quella dei suoi fratelli laici e
religiosi, dipende, per la sua qualit e il suo fervore,
dall'assidua e coscienziosa pratica personale del Sacramento
della Penitenza. Ripropongo quanto ho scritto nell'Esortazione
" Reconciliatio et Paenitentia ": " La vita spirituale e
pastorale del sacerdote, come quella dei suoi fratelli laici e
religiosi, dipende, per la sua qualit e il suo fervore,
dall'assidua e coscienziosa pratica personale del Sacramento
della Penitenza. La celebrazione dell'Eucaristia e il ministero
degli altri Sacramenti, lo zelo pastorale, il rapporto con i
fedeli, la comunione con i confratelli, la collaborazione col
Vescovo, la vita di preghiera, in una parola tutta l'esistenza
sacerdotale subisce un inesorabile scadimento, se viene a
mancarle, per negligenza o per qualsiasi altro motivo, il
ricorso, periodico e ispirato d'autentica fede e devozione, al
Sacramento della Penitenza. In un prete che non si confessasse
pi o si confessasse male, il suo essere prete e il suo fare il
prete ne risentirebbero molto presto, e se ne accorgerebbe
anche la Comunit, di cui egli  pastore ".
Infine, il sacerdote  chiamato a rivivere l'autorit e il
servizio di Ges Cristo Capo e Pastore della Chiesa animando e
guidando la comunit ecclesiale, ossia riunendo " la famiglia
di Dio come fraternit animata nell'unit " e conducendola " al
Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo ". Questo "
munus regendi "  compito molto delicato e complesso, che
include, oltre all'attenzione alle singole persone e alle
diverse vocazioni, la capacit di coordinare tutti i doni e i
carismi che lo Spirito suscita nella comunit, verificandoli e
valorizzandoli per l'edificazione della Chiesa sempre in unione
con i Vescovi. Si tratta di un ministero che richiede al
sacerdote una vita spirituale intensa, ricca di quelle qualit
e virt che sono tipiche della persona che " presiede " e "
guida " una comunit, dell'" anziano " nel senso pi nobile e
ricco del termine: tali sono la fedelt, la coerenza, la
saggezza, l'accoglienza di tutti, l'affabile bont,
l'autorevole fermezza sulle cose essenziali, la libert da
punti di vista troppo soggettivi, il disinteresse personale, la
pazienza, il gusto dell'impegno quotidiano, la fiducia nel
lavoro nascosto della grazia che si manifesta nei semplici e nei poveri.
27. " Lo Spirito del Signore  sopra di me ". Lo Spirito
Santo effuso dal sacramento dell'Ordine  fonte di santit e
appello alla santificazione, non solo perch configura il
sacerdote a Cristo Capo e Pastore della Chiesa e gli affida la
missione profetica, sacerdotale e regale da compiere nel nome e
nella persona di Cristo, ma anche perch anima e vivifica la
sua esistenza quotidiana, arricchendola di doni e di esigenze,
di virt e di impulsi, che si compendiano nella carit
pastorale. Una simile carit  sintesi unificante dei valori e
delle virt evangeliche e insieme forza che sostiene il loro
sviluppo sino alla perfezione cristiana.
Per tutti i cristiani, nessuno escluso, il radicalismo
evangelico  un'esigenza fondamentale e irrinunciabile, che
scaturisce dall'appello di Cristo a seguirlo e ad imitarlo, in
forza dell'intima comunione di vita con lui operata dallo
Spirito. Questa stessa esigenza si ripropone per i
sacerdoti, non solo perch sono " nella " Chiesa, ma anche
perch sono " di fronte " alla Chiesa, in quanto sono
configurati a Cristo Capo e Pastore, abilitati e impegnati al
ministero ordinato, vivificati dalla carit pastorale. Ora,
all'interno e come manifestazione del radicalismo evangelico si
ritrova una ricca fioritura di molteplici virt ed esigenze
etiche che sono decisive per la vita pastorale e spirituale del
sacerdote, come, ad esempio, la fede, l'umilt di fronte al
mistero di Dio, la misericordia, la prudenza. Espressione
privilegiata del radicalismo sono i diversi " consigli
evangelici ", che Ges propone nel Discorso della Montagna 
e tra questi i consigli, intimamente coordinati tra
loro,d'obbedienza, castit e povert: il sacerdote 
chiamato a viverli secondo quelle modalit, e pi profondamente
secondo quelle finalit e quel significato originale, che
derivano dall'identit propria del presbitero e la esprimono.
28. " Tra le virt che pi sono necessarie nel ministero dei
presbiteri, va ricordata quella disposizione d'animo per cui
sempre sono pronti a cercare non la propria volont, ma il
compimento della volont di colui che li ha inviati ". 
l'obbedienza, che nel caso della vita spirituale del sacerdote
si riveste di alcune caratteristiche peculiari.
Essa , anzitutto, un'obbedienza " apostolica ", nel senso che
riconosce, ama e serve la Chiesa nella sua struttura
gerarchica. Non si d, infatti, ministero sacerdotale se non
nella comunione con il sommo Pontefice e con il Collegio
episcopale, in particolare con il proprio Vescovo diocesano, ai
quali sono da riservarsi " il filiale rispetto e l'obbedienza "
promessi nel rito dell'ordinazione. Questa " sottomissione " a
quanti sono rivestiti dell'autorit ecclesiale non ha nulla di
umiliante, ma deriva dalla libert responsabile del presbitero,
che accoglie non solo le esigenze di una vita ecclesiale
organica e organizzata, ma anche quella grazia di discernimento
e di responsabilit nelle decisioni ecclesiali, che Ges ha
garantito ai suoi apostoli e ai loro successori, perch sia
custodito con fedelt il mistero della Chiesa e perch la
compagine della comunit cristiana venga servita nel suo
unitario cammino verso la salvezza.
L'obbedienza cristiana autentica, rettamente motivata e vissuta
senza servilismi, aiuta il presbitero ad esercitare con
evangelica trasparenza l'autorit che gli  affidata nei
confronti del Popolo di Dio: senza autoritarismi e senza scelte
demagogiche. Solo chi sa obbedire in Cristo, sa come
richiedere, secondo il Vangelo, l'obbedienza altrui.
L'obbedienza presbiterale presenta inoltre un'esigenza "
comunitaria ": non  l'obbedienza di un singolo che
individualmente si rapporta con l'autorit, ma  invece
profondamente inserita nell'unit del presbiterio, che come
tale  chiamato a vivere la concorde collaborazione con il
Vescovo e, per suo tramite, con il successore di Pietro.
Questo aspetto dell'obbedienza del sacerdote richiede una
notevole ascesi, sia nel senso di un'abitudine a non legarsi
troppo alle proprie preferenze o ai propri punti di vista, sia
nel senso di lasciare spazio ai confratelli perch possano
valorizzare i loro talenti e le loro capacit, al di fuori di
ogni gelosia, invidia e rivalit. Quella del sacerdote 
un'obbedienza solidale, che parte dalla sua appartenenza
all'unico presbiterio e che sempre all'interno di esso e con
esso esprime orientamenti e scelte corresponsabili.
Infine, l'obbedienza sacerdotale ha un particolare carattere di
" pastorali- t ".  vissuta, cio, in un clima di costante
disponibilit a lasciarsi afferrare, quasi " mangiare ", dalle
necessit e dalle esigenze del gregge. Queste ultime devono
avere una giusta razionalit, e talvolta vanno selezionate e
sottoposte a verifica, ma  innegabile che la vita del
presbitero  " occupata " in modo pieno dalla fame di Vangelo,
di fede, di speranza e di amore di Dio e del suo mistero, la
quale pi o meno consapevolmente  presente nel Popolo di Dio a
lui affidato.
29. Tra i consigli evangelici - scrive il Concilio - " eccelle
questo prezioso dono della grazia divina, dato dal Padre ad
alcuni  di votarsi a Dio solo pi facilmente e con un cuore
senza divisioni nella verginit e nel celibato. Questa
perfetta continenza per il Regno dei cieli  sempre stata
tenuta in singolare onore dalla Chiesa, come un segno e uno
stimolo della carit e come una speciale sorgente di fecondit
nel mondo ". Nella verginit e nel celibato la castit
mantiene il suo significato originario, quello cio di una
sessualit umana vissuta come autentica manifestazione e
prezioso servizio all'amore di comunione e di donazione
interpersonale. Questo significato sussiste pienamente nella
verginit, che realizza, pur nella rinuncia al matrimonio, il "
significato sponsale " del corpo mediante una comunione e una
donazione personale a Ges Cristo e alla sua Chiesa che
prefigurano e anticipano la comunione e la donazione perfette e
definitive dell'al di l: " Nella verginit l'uomo  in attesa,
anche corporalmente, delle nozze escatologiche di Cristo con la
Chiesa, donandosi integralmente alla Chiesa nella speranza che
Cristo si doni a questa nella piena verit della vita eterna".
In questa luce si possono pi facilmente comprendere e
apprezzare i motivi della scelta plurisecolare che la Chiesa di
Occidente ha fatto e che ha mantenuto, nonostante tutte le
difficolt e le obiezioni sollevate lungo i secoli, di
conferire l'ordine presbiterale solo a uomini che diano prova
di essere chiamati da Dio al dono della castit nel celibato
assoluto e perpetuo.
I Padri sinodali hanno espresso con chiarezza e con forza il
loro pensiero con un'importante Proposizione, che merita di
essere integralmente e letteralmente riferita: " Ferma restante
la disciplina delle Chiese Orientali, il Sinodo, convinto che
la castit perfetta nel celibato sacerdotale  un carisma,
ricorda ai presbiteri che essa costituisce un dono inestimabile
di Dio per la Chiesa e rappresenta un valore profetico per il
mondo attuale. Questo Sinodo nuovamente e con forza afferma
quanto la Chiesa Latina e alcuni riti orientali richiedono, che
cio il sacerdozio venga conferito solo a quegli uomini che
hanno ricevuto da Dio il dono della vocazione alla castit
celibe (senza pregiudizio della tradizione di alcune Chiese
orientali e dei casi particolari di clero uxorato proveniente
da conversioni al cattolicesimo, per il quale si d eccezione
nell'enciclica di Paolo VI, " Sacerdotalis Caelibatus "). Il
Sinodo non vuole lasciare nessun dubbio nella mente di tutti
sulla ferma volont della Chiesa di mantenere la legge che
esige il celibato liberamente scelto e perpetuo per i candidati
all'ordinazione sacerdotale nel rito latino. Il Sinodo
sollecita che il celibato sia presentato e spiegato nella sua
piena ricchezza biblica, teologica e spirituale, come dono
prezioso dato da Dio alla sua Chiesa e come segno del Regno che
non  di questo mondo, segno dell'amore di Dio verso questo
mondo nonch dell'amore indiviso del sacerdote verso Dio e il
Popolo di Dio, cos che il celibato sia visto come
arricchimento positivo del sacerdozio ".
 particolarmente importante che il sacerdote comprenda la
motivazione teologica della legge ecclesiastica sul celibato.
In quanto legge, esprime la volont della Chiesa, prima ancora
che la volont del soggetto espressa dalla sua disponibilit.
Ma la volont della Chiesa trova la sua ultima motivazione nel
legame che il celibato ha con l'Ordinazione sacra, che
configura il sacerdote a Ges Cristo Capo e Sposo della Chiesa.
La Chiesa, come Sposa di Ges Cristo, vuole essere amata dal
sacerdote nel modo totale ed esclusivo con cui Ges Cristo Capo
e Sposo l'ha amata. Il celibato sacerdotale, allora,  dono di
s in e con Cristo alla sua Chiesa ed esprime il servizio del
sacerdote alla Chiesa in e con il Signore.
Per un'adeguata vita spirituale del sacerdote occorre che il
celibato sia considerato e vissuto non come un elemento isolato
o puramente negativo, ma come un aspetto di un orientamento
positivo, specifico e caratteristico del sacerdote: egli,
lasciando il padre e la madre, segue Ges buon Pastore, in una
comunione apostolica, a servizio del Popolo di Dio. Il celibato
 dunque da accogliere con libera e amorosa decisione da
rinnovare continuamente, come dono inestimabile di Dio, come "
stimolo della carit pastorale ", come singolare
partecipazione alla paternit di Dio e alla fecondit della
Chiesa, come testimonianza al mondo del Regno escatologico. Per
vivere tutte le esigenze morali, pastorali e spirituali del
celibato sacerdotale  assolutamente necessaria la preghiera
umile e fiduciosa, come ci avverte il Concilio: " Al mondo
d'oggi, quanto pi la perfetta continenza viene considerata
impossibile da tante persone, con tanta maggiore umilt e
perseveranza debbono i presbiteri implorare insieme alla Chiesa
la grazia della fedelt che mai  negata a chi la richiede,
ricorrendo allo stesso tempo ai mezzi soprannaturali e naturali
di cui tutti dispongono ". Sar ancora la preghiera, unita
ai Sacramenti della Chiesa e all'impegno ascetico, ad infondere
speranza nelle difficolt, perdono nelle mancanze, fiducia e
coraggio nella ripresa del cammino.
30. Della povert evangelica i Padri sinodali hanno dato una
descrizione quanto mai concisa e profonda, presentandola come "
sottomissione di tutti i beni al Bene supremo di Dio e del suo
Regno ". In realt, solo chi contempla e vive il mistero di
Dio quale unico e sommo Bene, quale vera e definitiva
Ricchezza, pu capire e realizzare la povert, che non 
certamente disprezzo e rifiuto dei beni materiali, ma  uso
grato e cordiale di questi beni ed insieme lieta rinuncia ad
essi con grande libert interiore, ossia in ordine a Dio e ai
suoi disegni.
La povert del sacerdote, in forza della sua configurazione
sacramentale a Cristo Capo e Pastore, assume precise
connotazioni " pastorali ", sulle quali, riprendendo e
sviluppando l'insegnamento conciliare, si sono soffermati i
Padri sinodali. Scrivono tra l'altro: " I sacerdoti,
sull'esempio di Cristo che da ricco come era si  fatto povero
per nostro amore, devono considerare i poveri e pi deboli
come loro affidati in una maniera speciale e devono essere
capaci di testimoniare la povert con una vita semplice e
austera, essendo gi abituati a rinunciare generosamente alle
cose superflue ". 
 vero che " l'operaio  degno della sua mercede " e che " il
Signore ha disposto che quelli che annunziano il Vangelo vivano
del Vangelo ", ma  altrettanto vero che questo diritto
dell'apostolo non pu assolutamente confondersi con qualsiasi
pretesa di piegare il servizio del Vangelo e della Chiesa ai
vantaggi e agli interessi che ne possono derivare. Solo la
povert assicura al sacerdote la sua disponibilit ad essere
mandato l dove la sua opera  pi utile ed urgente, anche con
sacrificio personale.  condizione e premessa indispensabile
alla docilit dell'apostolo allo Spirito, che lo rende pronto
ad " andare ", senza zavorre e senza legami, seguendo solo la
volont del Maestro.
Personalmente inserito nella vita della comunit e responsabile
di essa, il sacerdote deve offrire anche la testimonianza di
una totale " trasparenza " nell'amministrazione dei beni della
comunit stessa, che egli non tratter mai come fossero un
patrimonio proprio, ma come cosa di cui deve rendere conto a
Dio e ai fratelli, soprattutto ai poveri. La coscienza poi di
appartenere all'unico presbiterio spinger il sacerdote ad
impegnarsi per favorire sia una pi equa distribuzione dei beni
tra i confratelli, sia un certo uso in comune dei beni.
La libert interiore, che la povert evangelica custodisce e
alimenta, abilita il prete a stare accanto ai pi deboli, a
farsi solidale con i loro sforzi per l'instaurazione d'una
societ pi giusta, ad essere pi sensibile e pi capace di
comprensione e di discernimento dei fenomeni riguardanti
l'aspetto economico e sociale della vita, a promuovere la
scelta preferenziale dei poveri: questa, senza escludere
nessuno dall'annuncio e dal dono della salvezza, sa chinarsi
sui piccoli, sui peccatori, sugli emarginati di ogni specie,
secondo il modello dato da Ges nello svolgimento del suo
ministero profetico e sacerdotale.
N va dimenticato il significato profetico della povert
sacerdotale, particolarmente urgente nelle societ opulente e
consumiste: " Il sacerdote veramente povero  di certo un segno
concreto della separazione, della rinuncia e non della
sottomissione alla tirannia del mondo contemporaneo che ripone
ogni sua fiducia nel denaro e nella sicurezza materiale ".
Ges Cristo, che sulla croce conduce a perfezione la sua carit
pastorale con un'abissale spogliazione esteriore e interiore, 
il modello e la fonte delle virt di obbedienza, castit e
povert, che il sacerdote  chiamato a vivere come espressione
del suo amore pastorale per i fratelli. Secondo quanto Paolo
scrive ai cristiani di Filippi, il sacerdote deve avere gli "
stessi sentimenti " di Ges, spogliandosi del proprio " io ",
per trovare, nella carit obbediente, casta e povera, la via
maestra dell'unione con Dio e dell'unit con i fratelli.
31. Come ogni vita spirituale autenticamente cristiana, anche
quella del sacerdote possiede un'essenziale e irrinunciabile
dimensione ecclesiale:  partecipazione alla santit della
Chiesa stessa, che nel Credo professiamo quale " Comunione dei
Santi ". La santit del cristiano deriva da quella della
Chiesa, la esprime e nello stesso tempo l'arricchisce. Questa
dimensione ecclesiale riveste modalit, finalit e significati
particolari nella vita spirituale del presbitero, in forza del
suo specifico rapporto con la Chiesa, sempre a partire dalla
sua configurazione a Cristo Capo e Pastore, dal suo ministero
ordinato, dalla sua carit pastorale.
In questa prospettiva occorre considerare come valore
spirituale del presbitero la sua appartenenza e la sua
dedicazione alla Chiesa particolare. Queste, in realt, non
sono motivate soltanto da ragioni organizzative e disciplinari.
Al contrario, il rapporto con il Vescovo nell'unico
presbiterio, la condivisione della sua sollecitudine
ecclesiale, la dedicazione alla cura evangelica del Popolo di
Dio nelle concrete condizioni storiche e ambientali della
Chiesa particolare sono elementi dai quali non si pu
prescindere nel delineare la configurazione propria del
sacerdote e della sua vita spirituale. In questo senso la
incardinazione non si esaurisce in un vincolo puramente
giuridico, ma comporta anche una serie di atteggiamenti e di
scelte spirituali e pastorali, che contribuiscono a conferire
una fisionomia specifica alla figura vocazionale del presbitero.
 necessario che il sacerdote abbia la coscienza che il suo 
"essere in una Chiesa particolare " costituisce, di sua natura,
un elemento qualificante per vivere la spiritualit cristiana.
In tal senso il presbitero trova proprio nella sua appartenenza
e dedicazione alla Chiesa particolare una fonte di significati,
di criteri di discernimento e di azione, che configurano sia la
sua missione pastorale sia la sua vita spirituale.
Al cammino verso la perfezione possono contribuire anche altre
ispirazioni o riferimenti ad altre tradizioni di vita
spirituale, capaci di arricchire la vita sacerdotale dei
singoli e di animare il presbiterio di preziosi doni
spirituali.  questo il caso di molte aggregazioni ecclesiali
antiche e nuove, che accolgono nel proprio ambito anche
sacerdoti: dalle societ di vita apostolica agli istituti
secolari presbiterali, dalle varie forme di comunione e di
condivisione spirituale ai movimenti ecclesiali. I sacerdoti,
che appartengono ad ordini e a congregazioni religiose, sono
una ricchezza spirituale per l'intero presbiterio diocesano, al
quale offrono il contributo di specifici carismi e di ministeri
qualificati, stimolando con la loro presenza la Chiesa
particolare a vivere pi intensamente la sua apertura
universale.
L'appartenenza del sacerdote alla Chiesa particolare e la sua
dedicazione, fino al dono della vita, per l'edificazione della
Chiesa " nella persona " di Cristo Capo e Pastore, a servizio
di tutta la comunit cristiana, in cordiale e filiale
riferimento al Vescovo, devono essere rafforzate da ogni altro
carisma che entri a far parte di un'esistenza sacerdotale o si
affianchi ad essa.
Perch l'abbondanza dei doni dello Spirito venga accolta nella
gioia e fatta fruttificare a gloria di Dio per il bene della
Chiesa intera, si esige da parte di tutti, in primo luogo, la
conoscenza ed il discernimento dei carismi propri ed altrui, e
un loro esercizio accompagnato sempre dall'umilt cristiana,
dal coraggio dell'autocritica, dall'intenzione, prevalente su
ogni altra preoccupazione, di giovare all'edificazione
dell'intera comunit al cui servizio  posto ogni carisma
particolare. Si chiede, inoltre, a tutti un sincero sforzo di
reciproca stima, di rispetto vicendevole e di coordinata
valorizzazione di tutte le positive e legittime diversit
presenti nel presbiterio. Anche tutto questo fa parte della
vita spirituale e della continua ascesi del sacerdote.
32. L'appartenenza e la dedicazione alla Chiesa particolare non
rinchiudono in essa l'attivit e la vita del presbitero: queste
non possono affatto esservi rinchiuse, per la natura stessa sia
della Chiesa particolare sia del ministero sacerdotale. Il
Concilio scrive al riguardo: " Il dono spirituale che i
presbiteri hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara a una
missione limitata e ristretta, bens ad una vastissima e
universale missione di salvezza, "fino agli ultimi confini
della terra", dato che qualunque ministero sacerdotale
partecipa della stessa ampiezza universale della missione
affidata da Cristo agli apostoli ".
Ne deriva che la vita spirituale dei sacerdoti dev'essere
profondamente segnata dall'anelito e dal dinamismo missionario.
Tocca loro, nell'esercizio del ministero e nella testimonianza
della vita, plasmare la comunit loro affidata come comunit
autenticamente missionaria. Come ho scritto nell'enciclica "
Redemptoris Missio ", " tutti i sacerdoti debbono avere cuore e
mentalit missionaria, essere aperti ai bisogni della Chiesa e
del mondo, attenti ai pi lontani e, soprattutto, ai gruppi non
cristiani del proprio ambiente. Nella preghiera e, in
particolare, nel sacrificio eucaristico sentano la
sollecitudine di tutta la Chiesa per tutta l'umanit ".
Se questo spirito missionario animer generosamente la vita dei
sacerdoti, sar facilitata la risposta a quell'esigenza sempre
pi grave oggi nella Chiesa che nasce da una diseguale
distribuzione del clero. In questo senso gi il Concilio 
stato quanto mai preciso e forte: " Ricordino i presbiteri che
a loro incombe la sollecitudine di tutte le Chiese. Pertanto i
presbiteri di quelle diocesi che hanno maggior abbondanza di
vocazioni si mostrino disposti ad esercitare volentieri il
proprio ministero, previo il consenso o l'invito del proprio
ordinario, in quelle regioni, missioni o opere che soffrano di
scarsezza di clero ".
33. " Lo Spirito del Signore  sopra di me; per questo mi ha
consacrato, e mi ha mandato ad annunciare ai poveri un lieto
messaggio... ". Ges fa risuonare anche oggi nel nostro
cuore di sacerdoti le parole che ha pronunciato nella sinagoga
di Nazaret. La nostra fede, infatti, ci rivela la presenza
operante dello Spirito di Cristo nel nostro essere, nel nostro
agire e nel nostro vivere cos come l'ha configurato, abilitato
e plasmato il sacramento dell'Ordine.
S, lo Spirito del Signore  il grande protagonista della
nostra vita spirituale. Egli crea il " cuore nuovo ", lo anima
e lo guida con la " legge nuova " della carit, della carit
pastorale. Per lo sviluppo della vita spirituale  decisiva la
consapevolezza che non manca mai al sacerdote la grazia dello
Spirito Santo, come dono totalmente gratuito e come compito
responsabilizzante. La coscienza del dono infonde e sostiene
l'incrollabile fiducia del sacerdote nelle difficolt, nelle
tentazioni, nelle debolezze che s'incontrano sul cammino
spirituale.
Ripropongo a tutti i sacerdoti quanto dissi a tanti di loro in
altra occasione: " La vocazione sacerdotale  essenzialmente
una chiamata alla santit, nella forma che scaturisce dal
sacramento dell'Ordine. La santit  intimit con Dio, 
imitazione di Cristo, povero, casto e umile;  amore senza
riserve alle anime e donazione al loro vero bene;  amore alla
Chiesa che  santa e ci vuole santi, perch tale  la missione
che Cristo le ha affidato. Ciascuno di voi deve essere santo
anche per aiutare i fratelli a seguire la loro vocazione alla santit.
Come non riflettere... sul ruolo essenziale che lo Spirito
Santo svolge nella specifica chiamata alla santit, che 
propria del ministero sacerdotale? Ricordiamo le parole del
rito dell'Ordinazione sacerdotale, che sono ritenute centrali
nella formula sacramentale: "Dona, Padre onnipotente, a questi
tuoi figli la dignit del presbiterato. Rinnova in loro
l'effusione del tuo Spirito di santit; adempiano fedelmente, o
Signore, il ministero del secondo grado sacerdotale da te
ricevuto e con il loro esempio guidino tutti a un'integra
condotta di vita".
Mediante l'Ordinazione, carissimi, avete ricevuto lo stesso
Spirito di Cristo, che vi rende simili a Lui, perch possiate
agire nel suo nome e vivere in voi i suoi stessi sentimenti.
Questa intima comunione con lo Spirito di Cristo, mentre
garantisce l'efficacia dell'azione sacramentale che voi ponete
"in persona Christi", chiede anche di esprimersi nel fervore
della preghiera, nella coerenza della vita, nella carit
pastorale di un ministero instancabilmente proteso alla
salvezza dei fratelli. Chiede, in una parola, la vostra
personale santificazione ".
CAPITOLO 4
VENITE E VEDRETE
La vocazione sacerdotale nella pastorale della Chiesa
34. " Venite e vedrete ". Cos Ges risponde ai due
discepoli di Giovanni il Battista, che gli chiedevano dove
abitasse. In queste parole troviamo il significato della vocazione.
Ecco come l'evangelista racconta la chiamata di Andrea e di
Pietro: " Il giorno dopo Giovanni stava ancora l con due dei
suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Ges che passava,
disse: "Ecco l'agnello di Dio!". E i due discepoli, sentendolo
parlare cos, seguirono Ges. Ges allora si volt e, vedendo
che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabbi
(che significa maestro), dove abiti?". Disse loro: "Venite e
vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno
si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del
pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni
e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontr per primo suo fratello Simone e gli disse:
"Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" e lo
condusse da Ges. Ges, fissando lo sguardo su di lui, disse:
"Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che
vuol dire Pietro)" ".
Questa pagina di Vangelo  una delle tante del Libro Sacro
nelle quali si descrive il " mistero " della vocazione, nel
nostro caso il mistero della vocazione ad essere apostoli di
Ges. La pagina di Giovanni, che ha un significato anche per la
vocazione cristiana come tale, riveste un valore emblematico
per la vocazione sacerdotale. La Chiesa, quale comunit dei
discepoli di Ges,  chiamata a fissare il suo sguardo su
questa scena che, in qualche modo, si rinnova continuamente
nella storia.  invitata ad approfondire il senso originale e
personale della vocazione alla sequela di Cristo nel ministero
sacerdotale e l'inscindibile legame tra la grazia divina e la
responsabilit umana, racchiuso e rivelato nei due termini che
pi volte troviamo nel Vangelo: vieni e seguimi. 
sollecitata a decifrare e a percorrere il dinamismo proprio
della vocazione, il suo svilupparsi graduale e concreto nelle
fasi del cercare Ges, del seguirlo e del rimanere con lui.
La Chiesa coglie in questo " Vangelo della vocazione " il
paradigma, la forza e l'impulso della sua pastorale
vocazionale, ossia della sua missione destinata a curare la
nascita, il discernimento e l'accompagnamento delle vocazioni,
in particolare delle vocazioni al sacerdozio. Proprio perch "
la mancanza di sacerdoti  certamente la tristezza di ogni
Chiesa ", la pastorale vocazionale esige, oggi soprattutto,
di essere assunta con un nuovo, vigoroso e pi deciso impegno
da parte di tutti i fedeli, nella consapevolezza che essa non 
un elemento secondario o accessorio, n un momento isolato o
settoriale, quasi una semplice parte, per quanto rilevante,
della pastorale globale della Chiesa:  piuttosto, come hanno
ripetutamente affermato i Padri sinodali, un'attivit
intimamente inserita nella pastorale generale di ogni
Chiesa, una cura che dev'essere integrata e pienamente
identificata con la " cura delle anime " cosiddetta
ordinaria, una dimensione connaturale ed essenziale della
pastorale della Chiesa, ossia della sua vita e della sua missione.
S, la dimensione vocazionale  connaturale ed essenziale alla
pastorale della Chiesa. La ragione sta nel fatto che la
vocazione definisce, in un certo senso, l'essere profondo della
Chiesa, prima ancora che il suo operare. Nel medesimo nome
della Chiesa, Ecclesia,  indicata la sua intima fisionomia
vocazionale, perch essa  veramente " convocazione ",
assemblea dei chiamati: " Dio ha convocato l'assemblea di
coloro che guardano nella fede a Ges, autore della salvezza e
principio di unit e di pace, e ne ha costituito la Chiesa,
perch sia per tutti e per i singoli il sacramento visibile di
questa unit salvifica ".
Una lettura propriamente teologica della vocazione sacerdotale
e della pastorale che la riguarda pu scaturire solo dalla
lettura del mistero della Chiesa come mysterium vocationis.
35. Ogni vocazione cristiana trova il suo fondamento
nell'elezione gratuita e preveniente da parte del Padre " che
ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in
Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,
per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carit,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Ges
Cristo, secondo il beneplacito della sua volont ".
Ogni vocazione cristiana viene da Dio,  dono di Dio. Essa per
non viene mai elargita fuori o indipendentemente dalla Chiesa,
ma passa sempre nella Chiesa e mediante la Chiesa, perch, come
ci ricorda il Concilio Vaticano II, " piacque a Dio di
santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza
alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo,
che lo riconoscesse nella verit e santamente lo servisse ".
La Chiesa non solo raccoglie in s tutte le vocazioni che Dio
le dona nel suo cammino di salvezza, ma essa stessa si
configura come mistero di vocazione, quale luminoso e vivo
riflesso del mistero della Trinit santissima. In realt la
Chiesa, " popolo adunato dall'unit del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo ", porta in s il mistero del Padre che,
non chiamato e non inviato da nessuno, tutti chiama a
santificare il suo nome e a compiere la sua volont; custodisce
in s il mistero del Figlio che dal Padre  chiamato e mandato
ad annunciare a tutti il Regno di Dio e che tutti chiama alla
sua sequela; ed  depositaria del mistero dello Spirito Santo
che consacra per la missione quelli che il Padre chiama
mediante il Figlio suo Ges Cristo.
La Chiesa, che per nativa costituzione  " vocazione ", 
generatrice ed educatrice di vocazioni. Lo  nel suo essere di
" sacramento ", in quanto " segno " e " strumento " in cui
risuona e si compie la vocazione di ogni cristiano; e lo  nel
suo operare, ossia nello svolgimento del suo ministero di
annuncio della Parola, di celebrazione dei Sacramenti e di
servizio e testimonianza della carit.
Si pu cogliere ora l'essenziale dimensione ecclesiale della
vocazione cristiana: non solo essa deriva " dalla " Chiesa e
dalla sua mediazione, non solo si fa riconoscere e si compie "
nella " Chiesa, ma si configura - nel fondamentale servizio a
Dio - anche e necessariamente come servizio " alla " Chiesa. La
vocazione cristiana, in ogni sua forma,  un dono destinato
all'edificazione della Chiesa, alla crescita del Regno di Dio nel mondo.
Ci che diciamo di ogni vocazione cristiana trova una sua
specifica realizzazione nella vocazione sacerdotale: questa 
chiamata, mediante il sacramento dell'Ordine ricevuto nella
Chiesa, a porsi al servizio del Popolo di Dio con una peculiare
appartenenza e configurazione a Ges Cristo e con l'autorit di
agire nel nome e nella persona di lui Capo e Pastore della Chiesa.
In questa prospettiva si comprende quanto scrivono i Padri
sinodali: " La vocazione di ciascun presbitero sussiste nella
Chiesa e per la Chiesa: per essa una simile vocazione si
compie. Ne segue che ogni presbitero riceve la vocazione dal
Signore attraverso la Chiesa come un dono grazioso, una gratia
gratis data (charisma).  proprio del Vescovo o del superiore
competente non solo sottoporre ad esame l'idoneit e la
vocazione del candidato, ma anche riconoscerla. Un simile
elemento ecclesiastico inerisce alla vocazione al ministero
presbiterale come tale. Il candidato al presbiterato deve
ricevere la vocazione non imponendo le proprie personali
condizioni ma accettando anche le norme e le condizioni che la
Chiesa stessa, per la sua parte di responsabilit, pone ".
36. La storia di ogni vocazione sacerdotale, come peraltro di
ogni vocazione cristiana,  la storia di un ineffabile dialogo
tra Dio e l'uomo, tra l'amore di Dio che chiama e la libert
dell'uomo che nell'amore risponde a Dio. Questi due aspetti
indissociabili della vocazione, il dono gratuito di Dio e la
libert responsabile dell'uomo, emergono in modo splendido e
quanto mai efficace nelle brevissime parole con le quali
l'evangelista Marco presenta la vocazione dei dodici: Ges "
sal poi sul monte, chiam a s quelli che volle ed essi
andarono da lui ". Da un lato sta la decisione assolutamente
libera di Ges, dall'altro l'" andare " dei dodici, ossia il
loro " seguire " Ges.
 questo il paradigma costante, il dato irrinunciabile di ogni
vocazione: quella dei profeti, degli apostoli, dei sacerdoti,
dei religiosi, dei fedeli laici, di ogni persona.
Ma del tutto prioritario, anzi preveniente e decisivo 
l'intervento libero e gratuito di Dio che chiama. Sua 
l'iniziativa del chiamare.  questa, ad esempio, l'esperienza
del profeta Geremia: " Mi fu rivolta la parola del Signore:
"Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che
tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito
profeta delle nazioni" ".  la stessa verit presentata
dall'apostolo Paolo, che radica ogni vocazione nell'eterna
elezione in Cristo, fatta " prima della creazione del mondo e
secondo il beneplacito della sua volont ". L'assoluto
primato della grazia nella vocazione trova la sua perfetta
proclamazione nella parola di Ges: " Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perch andiate e
portiate frutto e il vostro frutto rimanga ".
Se la vocazione sacerdotale testimonia in modo inequivocabile
il primato della grazia, la libera e sovrana decisione di Dio
di chiamare l'uomo domanda assoluto rispetto, non pu
minimamente essere forzata da qualsiasi pretesa umana, non pu
essere sostituita da qualsiasi decisione umana. La vocazione 
un dono della grazia divina e mai un diritto dell'uomo, cos
che " non si pu mai considerare la vita sacerdotale come una
promozione semplicemente umana, n la missione del ministro
come un semplice progetto personale ".  cos escluso in
radice ogni vanto e ogni presunzione da parte dei chiamati.
L'intero spazio spirituale del loro cuore  per una gratitudine
ammirata e commossa, per una fiducia ed una speranza
incrollabili, perch i chiamati sanno di essere fondati non
sulle proprie forze, ma sull'incondizionata fedelt di Dio che chiama.
" Chiam quelli che volle ed essi andarono da lui ". Questo
" andare ", che s'identifica con il " seguire " Ges, esprime
la risposta libera dei 12 alla chiamata del Maestro. Cos 
stato di Pietro e di Andrea: " E disse loro: "Seguitemi, vi
far pescatori di uomini". Ed essi subito, lasciate le reti, lo
seguirono ". Identica  stata l'esperienza di Giacomo e di
Giovanni. Cos sempre: nella vocazione risplendono insieme
l'amore gratuito di Dio e l'esaltazione pi alta possibile
della libert dell'uomo: quella dell'adesione alla chiamata di
Dio e dell'affidamento a lui.
In realt, grazia e libert non si oppongono tra loro. Al
contrario, la grazia anima e sostiene la libert umana,
liberandola dalla schiavit del peccato, sanandola ed
elevandola nelle sue capacit di apertura e di accoglienza del
dono di Dio. E se non si pu attentare all'iniziativa
assolutamente gratuita di Dio che chiama, neppure si pu
attentare all'estrema seriet con la quale l'uomo  sfidato
nella sua libert. Cos al " vieni e seguimi " di Ges il
giovane ricco oppone un rifiuto, segno - sia pure negativo -
della sua libert: " Ma egli, rattristatosi per quelle parole,
se ne and afflitto, poich aveva molti beni ".
La libert, dunque,  essenziale alla vocazione, una libert
che nella risposta positiva si qualifica come adesione
personale profonda, come donazione d'amore, o meglio come ri-
donazione al Donatore che  Dio che chiama, come oblazione. "
La chiamata - diceva Paolo VI - si commisura con la risposta.
Non vi possono essere vocazioni, se non libere; se esse non
sono cio offerte spontanee di s, coscienti, generose,
totali... Oblazioni, diciamo: qui sta praticamente il vero
problema...  la voce umile e penetrante di Cristo, che dice,
oggi come ieri, pi di ieri: vieni. La libert  posta al suo
supremo cimento: quello appunto dell'oblazione, della
generosit, del sacrificio ".
L'oblazione libera, che costituisce il nucleo intimo e pi
prezioso della risposta dell'uomo a Dio che chiama, trova il
suo incomparabile modello, anzi la sua radice viva
nell'oblazione liberissima di Ges Cristo, il primo dei
chiamati, alla volont del Padre: " Per questo, entrando nel
mondo, Cristo dice: "Tu non hai voluto n sacrificio n
offerta, un corpo invece mi hai preparato... Allora ho detto:
Ecco, io vengo... per fare, o Dio, la tua volont" ".
In intima comunione con Cristo, Maria, la Vergine Madre, 
stata la creatura che pi di tutte ha vissuto la piena verit
della vocazione, perch nessuno come lei ha risposto con un
amore cos grande all'amore immenso di Dio.
37. " Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne and
afflitto, poich aveva molti beni ". Il giovane ricco del
Vangelo, che non segue la chiamata di Ges, ci ricorda gli
ostacoli che possono bloccare o spegnere la risposta libera
dell'uomo: non soltanto i beni materiali possono chiudere il
cuore umano ai valori dello spirito e alle radicali esigenze
del Regno di Dio, ma anche alcune condizioni sociali e
culturali del nostro tempo possono presentare non poche minacce
e imporre visioni distorte e false circa la vera natura della
vocazione, rendendone difficili, se non impossibili,
l'accoglienza e la stessa comprensione.
Molti hanno di Dio un'idea cos generica e confusa da
sconfinare in forme di religiosit senza Dio, nelle quali la
volont di Dio  concepita come un destino immutabile e
ineluttabile, al quale l'uomo deve solo adeguarsi e rassegnarsi
in piena passivit. Ma non  questo il volto di Dio che Ges
Cristo  venuto a rivelarci: Dio, infatti,  il Padre che con
amore eterno e preveniente chiama l'uomo e lo costituisce in un
meraviglioso e permanente dialogo con lui, invitandolo a
condividere, da figlio, la sua stessa vita divina.  certo che
con una visione errata di Dio l'uomo non pu riconoscere
neppure la verit di se stesso, sicch la vocazione non pu
essere n percepita n vissuta nel suo autentico valore: pu
essere sentita soltanto come un peso imposto e insopportabile.
Anche talune idee distorte sull'uomo, spesso sostenute da
pretestuosi argomenti filosofici o " scientifici ", inducono
talvolta l'uomo a interpretare la propria esistenza e la
propria libert come totalmente determinate e condizionate da
fattori esterni, di ordine educativo, psicologico, culturale o
ambientale. Altre volte la libert viene intesa in termini di
assoluta autonomia, pretende di essere l'unica e insindacabile
fonte delle scelte personali, si qualifica come affermazione di
s ad ogni costo. Ma in tal modo si preclude la strada per
intendere e vivere la vocazione quale libero dialogo d'amore,
che nasce dalla comunicazione di Dio all'uomo e si conclude nel
dono sincero di se stesso. Nel contesto attuale non manca anche
la tendenza a pensare in modo individualistico e intimistico il
rapporto dell'uomo con Dio, come se la chiamata di Dio
raggiungesse la singola persona per via diretta, senza alcuna
mediazione comunitaria, e avesse di mira un vantaggio, o la
stessa salvezza, del singolo chiamato e non la dedizione totale
a Dio nel servizio della comunit. Incontriamo cos un'altra
pi profonda ed insieme sottile minaccia, che rende impossibile
riconoscere e accettare con gioia la dimensione ecclesiale
iscritta nativamente in ogni vocazione cristiana, ed in quella
presbiterale in specie: infatti, come ci ricorda il Concilio,
il sacerdozio ministeriale acquista il suo autentico
significato e realizza la piena verit di se stesso nel servire
e nel far crescere la comunit cristiana e il sacerdozio comune dei fedeli.
Il contesto culturale ora ricordato, il cui influsso non 
assente tra gli stessi cristiani e specialmente tra i giovani,
aiuta a comprendere il diffondersi della crisi delle stesse
vocazioni sacerdotali, originate e accompagnate da pi radicali
crisi di fede. Lo hanno dichiarato esplicitamente i Padri
sinodali, riconoscendo che la crisi delle vocazioni al
presbiterato ha profonde radici nell'ambiente culturale e nella
mentalit e prassi dei cristiani.
Di qui l'urgenza che la pastorale vocazionale della Chiesa
punti decisamente e in modo prioritario sulla ricostruzione
della " mentalit cristiana ", quale  generata e sostenuta
dalla fede.  pi che mai necessaria una evangelizzazione che
non si stanchi di presentare il vero volto di Dio, il Padre che
in Ges Cristo chiama ciascuno di noi, e il senso genuino della
libert umana quale principio e forza del dono responsabile di
se stessi. Solo cos saranno poste le basi indispensabili
perch ogni vocazione, compresa quella sacerdotale, possa
essere percepita nella sua verit, amata nella sua bellezza e
vissuta con dedizione totale e con gioia profonda.
38. Certamente la vocazione  un mistero imperscrutabile, che
coinvolge il rapporto che Dio instaura con l'uomo nella sua
unicit e irripetibilit, un mistero che viene percepito e
sentito come un appello che attende una risposta nel profondo
della coscienza, in quel " sacrario dell'uomo, dove egli si
trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimit propria". 
Ma ci non elimina la dimensione comunitaria, ed
ecclesiale in specie, della vocazione: anche la Chiesa 
realmente presente e operante nella vocazione di ogni
sacerdote.
Nel servizio alla vocazione sacerdotale e al suo itinerario,
ossia alla nascita, al discernimento e all'accompagnamento
della vocazione, la Chiesa pu trovare un modello in Andrea,
uno dei primi due discepoli che si pongono al seguito di Ges.
 lui stesso a raccontare al fratello ci che gli era accaduto:
" Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo) ". E
il racconto di questa " scoperta " apre la strada all'incontro:
" E lo condusse da Ges ". Nessun dubbio sull'iniziativa
assolutamente libera e sulla decisione sovrana di Ges.  Lui
che chiama Simone e gli d un nuovo nome: " Ges, fissando lo
sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di
Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)" ". Ma
pure Andrea ha avuto la sua iniziativa: ha sollecitato
l'incontro del fratello con Ges.
" E lo condusse da Ges ". Sta qui, in un certo senso, il cuore
di tutta la pastorale vocazionale della Chiesa, con la quale
essa si prende cura della nascita e della crescita delle
vocazioni, servendosi dei doni e delle responsabilit, dei
carismi e del ministero ricevuti da Cristo e dal suo Spirito.
La Chiesa, come popolo sacerdotale, profetico e regale, 
impegnata a promuovere e a servire il sorgere e il maturare
delle vocazioni sacerdotali con la preghiera e con la vita
sacramentale, con l'annuncio della Parola e con l'educazione
alla fede, con la guida e la testimonianza della carit.
La Chiesa, nella sua dignit e responsabilit di popolo
sacerdotale, ha nella preghiera e nella celebrazione della
liturgia i momenti essenziali e primari della pastorale
vocazionale. La preghiera cristiana, infatti, nutrendosi della
Parola di Dio, crea lo spazio ideale perch ciascuno possa
scoprire la verit del proprio essere e l'identit del
personale e irripetibile progetto di vita che il Padre gli
affida.  necessario, quindi, educare in particolare i ragazzi
e i giovani perch siano fedeli alla preghiera e alla
meditazione della Parola di Dio: nel silenzio e nell'ascolto
potranno percepire la chiamata del Signore al sacerdozio e
seguirla con prontezza e generosit.
La Chiesa deve accogliere ogni giorno l'invito suadente ed
esigente di Ges, che chiede di " pregare il padrone della
messe perch mandi operai nella sua messe ". Obbedendo al
comando di Cristo, la Chiesa compie, prima di ogni altra cosa,
un'umile professione di fede: pregando per le vocazioni, mentre
ne avverte tutta l'urgenza per la sua vita e per la sua
missione, riconosce che esse sono un dono di Dio e, come tali,
sono da invocarsi con una supplica incessante e fiduciosa.
Questa preghiera, cardine di tutta la pastorale vocazionale,
deve per impegnare non solo i singoli ma anche le intere
comunit ecclesiali. Nessuno dubita dell'importanza delle
singole iniziative di preghiera, dei momenti speciali riservati
a questa invocazione, a cominciare dall'annuale Giornata
Mondiale per le Vocazioni, e dell'impegno esplicito di persone
e di gruppi particolarmente sensibili al problema delle
vocazioni sacerdotali. Ma oggi l'attesa orante di nuove
vocazioni deve diventare sempre pi un'abitudine costante e
largamente condivisa nell'intera comunit cristiana e in ogni
realt ecclesiale. Cos si potr rivivere l'esperienza degli
apostoli che nel cenacolo, uniti con Maria, attendono in
preghiera l'effusione dello Spirito, il quale non mancher
di suscitare ancora nel Popolo di Dio " degni ministri
dell'altare, annunziatori forti e miti della parola che ci salva".
Culmine e fonte della vita della Chiesa e, in particolare,
di ogni preghiera cristiana, anche la liturgia ha un ruolo
indispensabile e un'incidenza privilegiata nella pastorale
delle vocazioni. Essa, infatti, costituisce un'esperienza viva
del dono di Dio e una grande scuola della risposta alla sua
chiamata. Come tale, ogni celebrazione liturgica, e
innanzitutto quella eucaristica, ci svela il vero volto di Dio,
ci fa comunicare al mistero della Pasqua, ossia all'" ora " per
la quale Ges  venuto nel mondo e verso la quale si 
liberamente e volontariamente incamminato in obbedienza alla
chiamata del Padre, ci manifesta il volto della Chiesa quale
popolo di sacerdoti e comunit ben compaginata nella variet e
complementarit dei carismi e delle vocazioni. Il sacrificio
redentore di Cristo, che la Chiesa celebra nel mistero, dona un
valore particolarmente prezioso alla sofferenza vissuta in
unione con il Signore Ges. I Padri sinodali ci hanno invitato
a non dimenticare mai che " attraverso l'offerta delle
sofferenze, cos frequenti nella vita degli uomini, il
cristiano ammalato offre se stesso come vittima a Dio, ad
immagine di Cristo, che per tutti noi ha consacrato se stesso" 
e che " l'offerta delle sofferenze secondo tale intenzione
 di grande giovamento per la promozione delle vocazioni ".
39. Nell'esercizio della sua missione profetica, la Chiesa
sente incombente e irrinunciabile il compito di annunciare e di
testimoniare il senso cristiano della vocazione, potremmo dire
" il Vangelo della vocazione ". Avverte, anche in questo campo,
l'urgenza delle parole dell'apostolo: " Guai a me se non
evangelizzassi! ". Tale ammonimento risuona innanzitutto per
noi pastori e riguarda, insieme con noi, tutti gli educatori
nella Chiesa. La predicazione e la catechesi devono sempre
manifestare la loro intrinseca dimensione vocazionale: la
Parola di Dio illumina i credenti a valutare la vita come
risposta alla chiamata di Dio e li accompagna ad accogliere
nella fede il dono della vocazione personale.
Ma tutto questo, che pure  importante ed essenziale, non
basta: occorre una " predicazione diretta sul mistero della
vocazione nella Chiesa, sul valore del sacerdozio ministeriale,
sulla sua urgente necessit per il Popolo di Dio ". Una
catechesi organica e offerta a tutte le componenti della
Chiesa, oltre a dissipare dubbi e a contrastare idee
unilaterali o distorte sul ministero sacerdotale, apre i cuori
dei credenti all'attesa del dono e crea condizioni favorevoli
per la nascita di nuove vocazioni.  giunto il tempo di parlare
coraggiosamente della vita sacerdotale come di un valore
inestimabile e come di una forma splendida e privilegiata di
vita cristiana. Gli educatori, e specialmente i sacerdoti, non
devono temere di proporre in modo esplicito e forte la
vocazione al presbiterato come una reale possibilit per quei
giovani che mostrano di avere i doni e le doti ad essa
corrispondenti. Non si deve aver alcuna paura di condizionarli
o di limitarne la libert; al contrario, una proposta precisa,
fatta al momento giusto, pu essere decisiva per provocare nei
giovani una risposta libera e autentica. Del resto, la storia
della Chiesa e quella di tante vocazioni sacerdotali, sbocciate
anche in tenera et, attestano ampiamente la provvidenzialit
della vicinanza e della parola di un prete: non solo della
parola, ma anche della vicinanza, cio di una testimonianza
concreta e gioiosa, capace di far sorgere interrogativi e di
condurre a decisioni anche definitive.
40. Come popolo regale, la Chiesa si riconosce radicata e
animata dalla " legge dello Spirito che d vita ", che 
essenzialmente la legge regale della carit o la legge
perfetta della libert. Essa, perci, adempie la sua
missione quando guida ogni fedele a scoprire e a vivere la
propria vocazione nella libert e a portarla a compimento nella carit.
Nel suo compito educativo, la Chiesa mira, con attenzione
privilegiata, a suscitare nei ragazzi, negli adolescenti e nei
giovani il desiderio e la volont di una sequela integrale e
avvincente di Ges Cristo. L'opera educativa, che pure riguarda
la comunit cristiana come tale, deve rivolgersi alla singola
persona: Dio, infatti, con la sua chiamata raggiunge il cuore
di ciascun uomo e lo Spirito, che dimora nell'intimo di ogni
discepolo, si dona a ciascun cristiano con carismi diversi e
con manifestazioni particolari. Ciascuno, dunque, dev'essere
aiutato a cogliere il dono che proprio a lui, come a persona
unica e irripetibile,  affidato e ad ascoltare le parole che
lo Spirito di Dio gli rivolge singolarmente.
In questa prospettiva, la cura delle vocazioni al sacerdozio
sapr esprimersi anche in una ferma e persuasiva proposta di
direzione spirituale.  necessario riscoprire la grande
tradizione dell'accompagnamento spirituale personale, che ha
sempre portato tanti e preziosi frutti nella vita della Chiesa:
esso pu essere aiutato in determinati casi e a precise
condizioni, ma non sostituito, da forme di analisi o di aiuto
psicologico. I ragazzi, gli adolescenti e i giovani siano
invitati a scoprire e ad apprezzare il dono della direzione
spirituale, a ricercarlo e a sperimentarlo, a chiederlo con
fiduciosa insistenza ai loro educatori nella fede. I sacerdoti,
per parte loro, siano i primi a dedicare tempo ed energie a
quest'opera di educazione e di aiuto spirituale personale: non
si pentiranno mai di aver trascurato o messo in secondo piano
tante altre cose, pure belle e utili, se questo era inevitabile
per mantenere fede al loro ministero di collaboratori dello
Spirito nell'illuminazione e nella guida dei chiamati.
Fine dell'educazione del cristiano  di giungere, sotto
l'influsso dello Spirito, alla " piena maturit di Cristo ".
Ci si verifica quando, imitandone e condividendone la carit,
si fa di tutta la propria vita un servizio d'amore,)
offrendo a Dio un culto spirituale a lui gradito donandosi
ai fratelli. Il servizio d'amore  il senso fondamentale di
ogni vocazione, che trova una realizzazione specifica nella
vocazione del sacerdote: egli, infatti,  chiamato a rivivere,
nella forma pi radicale possibile, la carit pastorale di
Ges, l'amore cio del buon Pastore che " offre la vita per le pecore".
Per questo un'autentica pastorale vocazionale non si stancher
mai di educare i ragazzi, gli adolescenti e i giovani al gusto
dell'impegno, al senso del servizio gratuito, al valore del
sacrificio, alla donazione incondizionata di s. Si fa allora
particolarmente utile l'esperienza del volontariato, verso cui
sta crescendo la sensibilit di tanti giovani: se sar un
volontariato evangelicamente motivato, capace di educare al
discernimento dei bisogni, vissuto con dedizione e fedelt ogni
giorno, aperto all'eventualit di un impegno definitivo nella
vita consacrata, nutrito di preghiera, esso sapr pi
sicuramente sostenere una vita di impegno disinteressato e
gratuito e render pi sensibile chi ad esso si dedica alla
voce di Dio che lo pu chiamare al sacerdozio. Diversamente dal
giovane ricco, il volontario potrebbe accettare l'invito, colmo
d'amore, che Ges gli rivolge; e lo potrebbe accettare
perch gli unici suoi beni consistono gi nel donarsi agli
altri e nel " perdere " la sua vita.
41. La vocazione sacerdotale  un dono di Dio, che costituisce
certamente un grande bene per colui che ne  il primo
destinatario. Ma  anche un dono per l'intera Chiesa, un bene
per la sua vita e per la sua missione. La Chiesa, dunque, 
chiamata a custodire questo dono, a stimarlo e ad amarlo: essa
 responsabile della nascita e della maturazione delle
vocazioni sacerdotali. Di conseguenza la pastorale vocazionale
ha come soggetto attivo, come protagonista la comunit
ecclesiale come tale, nelle sue diverse espressioni: dalla
Chiesa universale alla Chiesa particolare e, analogamente, da
questa alla parrocchia e a tutte le componenti del Popolo di Dio.
 quanto mai urgente, oggi soprattutto, che si diffonda e si
radichi la convinzione che tutti i membri della Chiesa, nessuno
escluso, hanno la grazia e la responsabilit della cura delle
vocazioni. Il Concilio Vaticano II  stato quanto mai esplicito
nell'affermare che " il dovere di dare incremento alle
vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunit cristiana, che
 tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita
perfettamente cristiana ". Solo sulla base di questa
convinzione la pastorale vocazionale potr manifestare il suo
volto veramente ecclesiale, sviluppare un'azione concorde,
servendosi anche di organismi specifici e di adeguati strumenti
di comunione e di corresponsabilit.
La prima responsabilit della pastorale orientata alle
vocazioni sacerdotali  del Vescovo, che  chiamato a
viverla in prima persona, anche se potr e dovr suscitare
molteplici collaborazioni. Egli  padre e amico nel suo
presbiterio, ed  anzitutto sua la sollecitudine di " dare
continuit " al carisma e al ministero presbiterale,
associandovi nuove forze con l'imposizione delle mani. Egli
sar sollecito che la dimensione vocazionale sia sempre
presente in tutto l'ambito della pastorale ordinaria, anzi sia
pienamente integrata e quasi identificata con essa. A lui
spetta il compito di promuovere e di coordinare le varie
iniziative vocazionali.
Il Vescovo sa di poter contare anzitutto sulla collaborazione
del suo presbiterio. Tutti i sacerdoti sono con lui solidali e
corresponsabili nella ricerca e nella promozione delle
vocazioni presbiterali. Infatti, come afferma il Concilio, "
spetta ai sacerdoti, nella loro qualit di educatori della
fede, di curare che ciascuno dei fedeli sia condotto nello
Spirito Santo a sviluppare la propria vocazione specifica ".
 questa " una funzione che fa parte della stessa missione
sacerdotale, in virt della quale il presbitero partecipa della
sollecitudine per la Chiesa intera, affinch nel Popolo di Dio
qui sulla terra non manchino mai gli operai ". La vita
stessa dei presbiteri, la loro dedizione incondizionata al
gregge di Dio, la loro testimonianza di amorevole servizio al
Signore e alla sua Chiesa - una testimonianza segnata dalla
scelta della croce accolta nella speranza e nella gioia
pasquale -, la loro concordia fraterna e il loro zelo per
l'evangelizzazione del mondo sono il primo e il pi persuasivo
fattore di fecondit vocazionale.
Una responsabilit particolarissima  affidata alla famiglia
cristiana, che in virt del Sacramento del Matrimonio partecipa
in modo proprio e originale alla missione educativa della
Chiesa maestra e madre. Come hanno scritto i Padri sinodali, "
la famiglia cristiana, che  veramente "come chiesa
domestica", ha sempre offerto e continua ad offrire le
condizioni favorevoli per la nascita delle vocazioni. Poich
oggi l'immagine della famiglia cristiana  in pericolo, grande
importanza dev'essere attribuita alla pastorale familiare, cos
che le famiglie stesse, accogliendo generosamente il dono della
vita umana, costituiscano "come il primo seminario", nel
quale i figli possano acquisire dall'inizio il senso della
piet e della preghiera e l'amore verso la Chiesa ". In
continuit e in sintonia con l'opera dei genitori e della
famiglia deve porsi la scuola, la quale  chiamata a vivere la
sua identit di " comunit educante " anche con una proposta
culturale capace di far luce sulla dimensione vocazionale come
valore nativo e fondamentale della persona umana. In tal senso,
se opportunamente arricchita di spirito cristiano (sia
attraverso significative presenze ecclesiali nella scuola
statale, secondo i vari ordinamenti nazionali, sia soprattutto
nel caso della scuola cattolica), pu infondere " nell'animo
dei ragazzi e dei giovani il desiderio di compiere la volont
di Dio nello stato di vita pi idoneo a ciascuno, senza mai
escludere la vocazione al ministero sacerdotale ".
Anche i fedeli laici, in particolare i catechisti, gli
insegnanti, gli educatori, gli animatori della pastorale
giovanile, ciascuno con le risorse e modalit proprie, hanno
una grande importanza nella pastorale delle vocazioni
sacerdotali: quanto pi approfondiranno il senso della loro
vocazione e missione nella Chiesa, tanto pi potranno
riconoscere il valore e l'insostituibilit della vocazione e
della missione sacerdotale.
Nell'ambito delle comunit diocesane e parrocchiali sono da
stimare e promuovere quei gruppi vocazionali, i cui membri
offrono il loro contributo di preghiera e di sofferenza per le
vocazioni sacerdotali e religiose, nonch di sostegno morale e materiale.
Sono qui da ricordare anche i numerosi gruppi, movimenti e
associazioni di fedeli laici che lo Spirito Santo fa sorgere e
crescere nella Chiesa in ordine ad una presenza cristiana pi
missionaria nel mondo. Queste diverse aggregazioni di laici si
stanno rivelando come un campo particolarmente fertile alla
manifestazione di vocazioni consacrate, veri e propri luoghi di
proposta e di crescita vocazionale. Non pochi giovani, infatti,
proprio nell'ambito e grazie a queste aggregazioni hanno
avvertito la chiamata del Signore a seguirlo sulla via del
sacerdozio ministeriale  e hanno risposto con confortante
generosit. Sono, quindi, da valorizzare perch, in comunione
con tutta la Chiesa e per la sua crescita, diano il loro
specifico contributo allo sviluppo della pastorale vocazionale.
Le varie componenti e i diversi membri della Chiesa impegnati
nella pastorale vocazionale renderanno tanto pi efficace la
loro opera quanto pi stimole ranno la comunit ecclesiale come
tale, a cominciare dalla parrocchia, a sentire che il problema
delle vocazioni sacerdotali non pu minimamente essere delegato
ad alcuni "incaricati" (i sacerdoti in genere, i sacerdoti del
seminario in specie) perch, essendo "un problema vitale che si
colloca nel cuore stesso della Chiesa",  deve stare al
centro dell'amore di ogni cristiano verso la Chiesa.
CAPITOLO 5
NE COSTITU DODICI CHE STESSERO CON LUI
La formazione dei candidati al sacerdozio
Vivere al seguito di Cristo come gli apostoli
42. "Sal sul monte, chiam a s quelli che volle ed essi
andarono da lui. Ne costitu Dodici che stessero con lui e
anche per mandarli a predicare e perch avessero il potere di
scacciare i demoni ".
" Che stessero con lui ": in queste parole non  difficile
leggere " l'accompagnamento vocazionale " degli apostoli da
parte di Ges. Dopo averli chiamati e prima di mandarli, anzi
per poterli mandare a predicare, Ges chiede loro un " tempo "
di formazione destinato a sviluppare un rapporto di comunione e
di amicizia profonde con se stesso. Ad essi egli riserva una
catechesi pi approfondita rispetto a quella della gente  e
li vuole testimoni della sua silenziosa preghiera al Padre.
Nella sua sollecitudine nei riguardi delle vocazioni
sacerdotali la Chiesa di tutti i tempi si ispira all'esempio di
Cristo. Sono state, e in parte lo sono tuttora, molto diverse
le forme concrete secondo cui la Chiesa si  impegnata nella
pastorale vocazionale, destinata non solo a discernere ma anche
ad " accompagnare " le vocazioni al sacerdozio. Ma lo spirito,
che le deve animare e sostenere, rimane identico: quello di
portare al sacerdozio solo coloro che sono stati chiamati e di
portarli adeguatamente formati, ossia con una risposta
cosciente e libera di adesione e di coinvolgimento di tutta la
loro persona a Ges Cristo che chiama all'intimit di vita con
lui e alla condivisione della sua missione di salvezza. In
questo senso il seminario nelle sue diverse forme e in modo
analogo la " casa " di formazione dei sacerdoti religiosi,
prima che essere un luogo, uno spazio materiale, rappresenta
uno spazio spirituale, un itinerario di vita, un'atmosfera che
favorisce ed assicura un processo formativo cos che colui che
 chiamato da Dio al sacerdozio possa divenire, con il
sacramento dell'Ordine, un'immagine vivente di Ges Cristo Capo
e Pastore della Chiesa. Nel loro Messaggio finale i Padri
sinodali hanno colto in modo immediato e profondo il
significato originale e qualificante della formazione dei
candidati al sacerdozio, dicendo che " vivere in seminario,
scuola del Vangelo, significa vivere al seguito di Cristo come
gli apostoli;  lasciarsi iniziare da lui al servizio del Padre
e degli uomini, sotto la guida dello Spirito Santo;  lasciarsi
configurare al Cristo buon Pastore per un migliore servizio
sacerdotale nella Chiesa e nel mondo. Formarsi al sacerdozio
significa abituarsi a dare una risposta personale alla
questione fondamentale di Cristo: "Mi ami tu?". La risposta per
il futuro sacerdote non pu essere che il dono totale della
propria vita ".
Si tratta di tradurre questo spirito, che non potr mai venir
meno nella Chiesa, nelle condizioni sociali, psicologiche,
politiche e culturali del mondo attuale, peraltro cos varie
oltre che complesse, come hanno testimoniato i Padri sinodali
in rapporto alle diverse Chiese particolari. Gli stessi Padri,
con accenti carichi di pensosa preoccupazione ma anche di
grande speranza, hanno potuto conoscere e riflettere a lungo
sullo sforzo di ricerca e di aggiornamento dei metodi di
formazione dei candidati al sacerdozio in atto in tutte le loro
Chiese.
Questa Esortazione intende raccogliere il frutto dei lavori
sinodali, stabilendo alcuni punti acquisiti, mostrando alcune
mete irrinunciabili, mettendo a disposizione di tutti la
ricchezza di esperienze e di itinerari formativi gi
positivamente sperimentati. In questa Esortazione si considera
distintamente la formazione " iniziale " e la formazione "
permanente ", senza per mai dimenticare il profondo legame che
le unisce e che deve fare delle due un unico organico percorso
di vita cristiana e sacerdotale. L'Esortazione si sofferma
sulle diverse dimensioni della formazione, umana, spirituale,
intellettuale e pastorale, come pure sugli ambienti e sui
soggetti responsabili della formazione stessa dei candidati al sacerdozio.
1. Le dimensioni della formazione sacerdotale
43. " Senza un'opportuna formazione umana l'intera formazione
sacerdotale sarebbe priva del suo necessario fondamento ".
Quest'affermazione dei Padri sinodali esprime non soltanto un
dato quotidianamente suggerito dalla ragione e confermato
dall'esperienza, ma un'esigenza che trova la sua motivazione
pi profonda e specifica nella natura stessa del presbitero e
del suo ministero.
Il presbitero, chiamato ad essere immagine viva di Ges Cristo
Capo e Pastore della Chiesa, deve cercare di riflettere in s,
nella misura del possibile, quella perfezione umana che
risplende nel Figlio di Dio fatto uomo e che traspare con
singolare efficacia nei suoi atteggiamenti verso gli altri,
cos come gli evangelisti li presentano. Il ministero poi del
sacerdote  s di annunciare la Parola, celebrare il
Sacramento, guidare nella carit la comunit cristiana " nel
nome e nella persona di Cristo ", ma questo rivolgendosi sempre
e solo a uomini concreti: " Ogni sommo sacerdote, preso fra gli
uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose
che riguardano Dio ". Per questo la formazione umana del
sacerdote rivela la sua particolare importanza in rapporto ai
destinatari della sua missione: proprio perch il suo ministero
sia umanamente il pi credibile ed accettabile, occorre che il
sacerdote plasmi la sua personalit umana in modo da renderla
ponte e non ostacolo per gli altri nell'incontro con Ges
Cristo Redentore dell'uomo;  necessario che, sull'esempio di
Ges che " sapeva quello che c' in ogni uomo ", il
sacerdote sia capace di conoscere in profondit l'animo umano,
di intuire difficolt e problemi, di facilitare l'incontro e il
dialogo, di ottenere fiducia e collaborazione, di esprimere
giudizi sereni e oggettivi.
Non solo, dunque, per una giusta e doverosa maturazione e
realizzazione di s, ma anche in vista del ministero i futuri
presbiteri devono coltivare una serie di qualit umane
necessarie alla costruzione di personalit equilibrate, forti e
libere, capaci di portare il peso delle responsabilit
pastorali. Occorre allora l'educazione all'amore per la verit,
alla lealt, al rispetto per ogni persona, al senso della
giustizia, alla fedelt alla parola data, alla vera
compassione, alla coerenza e, in particolare, all'equilibrio di
giudizio e di comportamento. Un programma semplice e
impegnativo per questa formazione umana  proposto
dall'apostolo Paolo ai Filippesi: " Tutto quello che  vero,
nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che  virt e
merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri ".
 interessante rilevare come Paolo, proprio in queste qualit
profondamente umane, presenti se stesso come modello ai suoi
fedeli: " Ci che avete imparato - prosegue immediatamente -,
ricevuto, ascoltato e veduto in me,  quello che dovete fare ".
Di particolare importanza  la capacit di relazione con gli
altri, elemento veramente essenziale per chi  chiamato ad
essere responsabile di una comunit e ad essere " uomo di
comunione ". Questo esige che il sacerdote non sia n arrogante
n litigioso, ma sia affabile, ospitale, sincero nelle parole e
nel cuore, prudente e discreto, generoso e disponibile al
servizio, capace di offrire personalmente, e di suscitar in
tutti, rapporti schietti e fraterni, pronto a comprendere,
perdonare e consolare. L'umanit di oggi, spesso condannata
a situazioni di massificazione e di solitudine, soprattutto
nelle grandi concentrazioni urbane, si fa sempre pi sensibile
al valore della comunione: questo  oggi uno dei segni pi
eloquenti ed una delle vie pi efficaci del messaggio
evangelico.
In questo contesto si inserisce, come momento qualificante e
decisivo, la formazione del candidato al sacerdozio alla
maturit affettiva, quale esito dell'educazione all'amore vero
e responsabile.
44. La maturazione affettiva suppone la consapevolezza della
centralit dell'amore nell'esistenza umana. In realt, come ho
scritto nell'enciclica " Redemptor Hominis ", " l'uomo non pu
vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere
incomprensibile, la sua vita  priva di senso, se non gli viene
rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo
sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente".
Si tratta di un amore che coinvolge l'intera persona, nelle sue
dimensioni e componenti fisiche, psichiche e spirituali, e che
si esprime nel " significato sponsale " del corpo umano, grazie
al quale la persona dona se stessa all'altra e la accoglie.
Alla comprensione e alla realizzazione di questa " verit "
dell'amore umano tende l'educazione sessuale rettamente intesa.
Si deve, infatti, registrare una situazione sociale e culturale
diffusa " che "banalizza" in larga parte la sessualit umana,
perch la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito,
collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico ".
Spesso le stesse situazioni familiari, dalle quali provengono
le vocazioni sacerdotali, presentano al riguardo non poche
carenze e talvolta anche gravi squilibri.
In un simile contesto si fa pi difficile, ma diventa pi
urgente, un'educazione alla sessualit che sia veramente e
pienamente personale e che, pertanto, faccia posto alla stima e
all'amore per la castit, quale " virt che sviluppa
l'autentica maturit della persona e la rende capace di
rispettare e di promuovere il "significato sponsale" del corpo".
Ora l'educazione all'amore responsabile e la maturazione
affettiva della persona risultano del tutto necessarie per chi,
come il presbitero,  chiamato al celibato, ossia ad offrire,
con la grazia dello Spirito e con la libera risposta della
propria volont, la totalit del suo amore e della sua
sollecitudine a Ges Cristo e alla Chiesa. In vista
dell'impegno celibatario la maturit affettiva deve saper
includere, all'interno di rapporti umani di serena amicizia e
di profonda fraternit, un grande amore, vivo e personale, nei
riguardi di Ges Cristo. Come hanno scritto i Padri sinodali, "
 di massima importanza nel suscitare la maturit affettiva
l'amore di Cristo, prolungato in una dedizione universale. Cos
il candidato, chiamato al celibato, trover nella maturit
affettiva un fermo fulcro per vivere la castit nella fedelt e
nella gioia ".
Poich il carisma del celibato, anche quando  autentico e
provato, lascia intatte le inclinazioni dell'affettivit e le
pulsioni dell'istinto, i candidati al sacerdozio hanno bisogno
di una maturit affettiva capace di prudenza, di rinuncia a
tutto ci che pu insidiarla, di vigilanza sul corpo e sullo
spirito, di stima e di rispetto nelle relazioni interpersonali
con uomini e donne. Un aiuto prezioso pu essere dato da
un'adeguata educazione alla vera amicizia, ad immagine dei
vincoli di fraterno affetto che Cristo stesso ha vissuto nella
sua esistenza.
La maturit umana, e quella affettiva in particolare, esigono
una formazione limpida e forte ad una libert che si configura
come obbedienza convinta e cordiale alla " verit " del proprio
essere, al " significato " del proprio esistere, ossia al "
dono sincero di s " quale via e fondamentale contenuto
dell'autentica realizzazione di s. Cos intesa, la libert
esige che la persona sia veramente padrona di s stessa, decisa
a combattere e a superare le diverse forme di egoismo e di
individualismo che insidiano la vita di ciascuno, pronta ad
aprirsi agli altri, generosa nella dedizione e nel servizio al
prossimo. Ci  importante per la risposta da darsi alla
vocazione, e a quella sacerdotale in specie, e per la fedelt
ad essa e agli impegni che vi sono connessi, anche nei momenti
difficili. In questo itinerario educativo verso una matura
libert responsabile un aiuto pu venire dalla vita comunitaria
del Seminario.
Intimamente congiunta con la formazione alla libert
responsabile  l'educazione della coscienza morale: questa,
mentre sollecita dall'intimo del proprio " io " l'obbedienza
alle obbligazioni morali, rivela il significato profondo di
tale obbedienza, quello di essere una risposta cosciente e
libera, e dunque per amore, alle richieste di Dio e del suo
amore. " La maturit umana del sacerdote - scrivono i Padri
sinodali - deve includere specialmente la formazione della sua
coscienza. Il candidato infatti, perch possa fedelmente
assolvere alle sue obbligazioni verso Dio e la Chiesa e perch
possa sapientemente guidare le coscienze dei fedeli, deve
abituarsi ad ascoltare la voce di Dio, che gli parla nel cuore,
e ad aderire con amore e fermezza alla sua volont ".
45. La stessa formazione umana, se sviluppata nel contesto di
un'antropologia che accoglie l'intera verit dell'uomo, si apre
e si completa nella formazione spirituale. Ogni uomo, creato da
Dio e redento dal sangue di Cristo,  chiamato ad essere
rigenerato " dall'acqua e dallo Spirito " e a divenire "
figlio nel Figlio ". Sta in questo disegno efficace di Dio il
fondamento della dimensione costitutivamente religiosa
dell'essere umano, peraltro intuita e riconosciuta dalla
semplice ragione: l'uomo  aperto al trascendente,
all'assoluto; possiede un cuore che  inquieto sino a che non
riposa nel Signore.
 da questa fondamentale e insopprimibile esigenza religiosa
che parte e si snoda il processo educativo di una vita
spirituale intesa come rapporto e comunione con Dio. Secondo la
rivelazione e l'esperienza cristiana, la formazione spirituale
possiede l'inconfondibile originalit che proviene dalla "
novit " evangelica. Infatti, " essa  opera dello Spirito e
impegna la persona nella sua totalit; introduce nella
comunione profonda con Ges Cristo, buon Pastore; conduce a una
sottomissione di tutta la vita allo Spirito, in un
atteggiamento filiale nei confronti del Padre e in un
attaccamento fiducioso alla Chiesa. Essa si radica
nell'esperienza della croce per poter introdurre, in una
comunione profonda, alla totalit del mistero pasquale ".
Come si vede, si tratta di una formazione spirituale che 
comune a tutti i fedeli, ma che chiede di strutturarsi secondo
quei significati e quelle connotazioni che derivano
dall'identit del presbitero e del suo ministero. E come per
ogni fedele la formazione spirituale deve dirsi centrale e
unificante in rapporto al suo essere e al suo vivere da
cristiano, ossia da creatura nuova in Cristo che cammina nello
Spirito, cos per ogni presbitero la formazione spirituale
costituisce il cuore che unifica e vivifica il suo essere prete
e il suo fare il prete. In tal senso, i Padri del Sinodo
affermano che " senza la formazione spirituale la formazione
pastorale procederebbe senza fondamento " e che la
formazione spirituale costituisce " come l'elemento di massima
importanza nell'educazione sacerdotale ".
Il contenuto essenziale della formazione spirituale in un
preciso itinerario verso il sacerdozio  bene espresso dal
decreto conciliare " Optatam Totius ": " La formazione
spirituale ... sia impartita in modo tale che gli alunni
imparino a vivere in intima comunione e familiarit col Padre
per mezzo del suo Figlio Ges Cristo nello Spirito Santo.
Destinati a configurarsi a Cristo sacerdote per mezzo della
sacra ordinazione, si abituino anche a vivere intimamente uniti
a lui, come amici, in tutta la loro vita. Vivano il mistero
pasquale di Cristo in modo da sapervi iniziare un giorno il
Popolo che sar loro affidato. Si insegni loro a cercare Cristo
nella fedele meditazione della Parola di Dio; nell'attiva
partecipazione ai misteri sacrosanti della Chiesa, soprattutto
nell'Eucaristia e nell'ufficio divino; nel Vescovo che li manda
e negli uomini ai quali sono inviati, specialmente nei poveri,
nei piccoli, negli infermi, nei peccatori e negli increduli.
Con fiducia filiale amino e venerino la Beatissima Vergine
Maria che fu data come madre da Ges morente in croce al suo
discepolo ".
46. Il testo conciliare merita un'accurata e amorosa
meditazione, dalla quale si possono facilmente enucleare alcuni
fondamentali valori ed esigenze del cammino spirituale del
candidato al sacerdozio.
S'impone, innanzitutto, il valore e l'esigenza di " vivere
intimamente uniti " a Ges Cristo. L'unione al Signore Ges,
fondata sul Battesimo e alimentata con l'Eucaristia, domanda di
esprimersi, rinnovandola radicalmente, nella vita di ogni
giorno. L'intima comunione con la Santissima Trinit, ossia la
vita nuova della grazia che rende figli di Dio, costituisce la
" novit " del credente: una novit che coinvolge l'essere e
l'operare. Costituisce il " mistero " dell'esistenza cristiana
che sta sotto l'influsso dello Spirito: deve costituire, di
conseguenza, l'" ethos " della vita del cristiano. Ges ci ha
insegnato questo meraviglioso contenuto della vita cristiana,
che  anche il cuore della vita spirituale, con l'allegoria
della vite e dei tralci: " Io sono la vera vite e il Padre mio
 il vignaiolo... Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio
non pu far frutto da se stesso se non rimane nella vite, cos
anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perch senza di
me non potete far nulla ".
Nella cultura attuale non mancano, certo, dei valori spirituali
e religiosi e l'uomo, nonostante ogni apparenza contraria,
rimane instancabilmente un affamato e un assetato di Dio. Ma
spesso la religione cristiana rischia di essere considerata una
religione fra le tante o di essere ridotta ad una pura etica
sociale a servizio dell'uomo. Cos non sempre emerge la sua
sconvolgente novit nella storia: essa  " mistero ", 
l'evento del Figlio di Dio che si fa uomo e d a quanti
l'accolgono il " potere di diventare figli di Dio ", 
l'annuncio, anzi il dono di un'alleanza personale di amore e di
vita di Dio con l'uomo. Solo se i futuri sacerdoti, attraverso
un'adeguata formazione spirituale, avranno fatto conoscenza
profonda ed esperienza crescente di questo " mistero ",
potranno comunicare agli altri tale sorprendente e beatificante
annuncio.
Il testo conciliare, pur consapevole dell'assoluta trascendenza
del mistero cristiano, connota l'intima comunione dei futuri
presbiteri con Ges con la sfumatura dell'amicizia. Non ,
questa, un'assurda pretesa dell'uomo.  semplicemente il dono
inestimabile di Cristo, che ai suoi apostoli ha detto: " Non vi
chiamo pi servi, perch il servo non sa quello che fa il suo
padrone; ma vi ho chiamato amici, perch tutto ci che ho udito
dal Padre l'ho fatto conoscere a voi ".
Il testo conciliare prosegue indicando un secondo grande valore
spirituale: la ricerca di Ges. " Si insegni loro a cercare
Cristo ".  questo, insieme al quaerere Deum, un tema classico
della spiritualit cristiana, che trova una sua specifica
applicazione proprio nell'ambito della vocazione degli
apostoli. Giovanni, nel raccontare la sequela di Ges da parte
dei primi due discepoli, mette in luce il posto occupato da
questa " ricerca ".  Ges stesso che pone la domanda: " Che
cercate? ". E i due rispondono: " Rabb, dove abiti? ".
L'evangelista prosegue: " Disse loro: "Venite e vedrete".
Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si
fermarono presso di lui ". In un certo senso la vita
spirituale di chi si prepara al sacerdozio  dominata da questa
ricerca: da questa e dal " trovare " il Maestro, per seguirlo,
per stare in comunione con lui. Anche nel ministero e nella
vita sacerdotale questa " ricerca " dovr continuare, tanto 
inesauribile il mistero dell'imitazione e della partecipazione
alla vita di Cristo. Cos come dovr continuare questo "
trovare " il Maestro, in ordine ad additarlo agli altri, meglio
ancora in ordine a suscitare negli altri il desiderio di
cercare il Maestro. Ma ci  veramente possibile se agli altri
viene proposta una " esperienza " di vita, un'esperienza che
meriti di essere condivisa.  stata questa la strada seguita da
Andrea per condurre il fratello Simone da Ges: Andrea, scrive
l'evangelista Giovanni, " incontr per primo suo fratello
Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa
il Cristo)" e lo condusse da Ges ". E cos anche Simone
sar chiamato, come apostolo, alla sequela del Messia: " Ges,
fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio
di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)" ".
Ma che significa, nella vita spirituale, cercare Cristo? e dove
trovarlo? " Rabb, dove abiti? ". Il decreto conciliare 
"Optatam Totius " sembra indicare una triplice strada da
percorrere: la fedele meditazione della Parola di Dio, l'attiva
partecipazione ai misteri sacrosanti della Chiesa, il servizio
della carit ai " piccoli ". Sono tre grandi valori ed esigenze
che definiscono ulteriormente il contenuto della formazione
spirituale del candidato al sacerdozio.
47. Elemento essenziale della formazione spirituale  la
lettura meditata e orante della Parola di Dio (lectio divina),
 l'ascolto umile e pieno d'amore di Colui che parla. ,
infatti, nella luce e nella forza della Parola di Dio che pu
essere scoperta, compresa, amata e seguita la propria vocazione
e compiuta la propria missione, al punto che l'intera esistenza
trova il suo significato unitario e radicale nell'essere il
termine della Parola di Dio che chiama l'uomo e il principio
della parola dell'uomo che risponde a Dio. La familiarit con
la Parola di Dio faciliter l'itinerario della conversione, non
solo nel senso di distaccarsi dal male per aderire al bene, ma
anche nel senso di alimentare nel cuore i pensieri di Dio, cos
che la fede, quale risposta alla Parola, diventi il nuovo
criterio di giudizio e di valutazione degli uomini e delle
cose, degli avvenimenti e dei problemi.
Purch la Parola di Dio sia accostata e accolta nella sua vera
natura: essa, infatti, fa incontrare Dio stesso, Dio che parla
all'uomo; fa incontrare Cristo, il Verbo di Dio, la Verit che
insieme  anche Via e Vita. Si tratta di leggere le "
scritture " ascoltando le " parole ", la " Parola " di Dio,
come ci ricorda il Concilio: " Le Sacre Scritture contengono la
Parola di Dio e, perch ispirate, sono veramente Parola di Dio".
E ancora lo stesso Concilio: " Con questa rivelazione infatti
Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come
ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e
ammetterli alla comunione con s ".
La conoscenza amorosa e la familiarit orante con la Parola di
Dio rivestono un significato specifico per il ministero
profetico del sacerdote, per il cui adeguato svolgimento
diventano una condizione imprescindibile soprattutto nel
contesto della " nuova evangelizzazione ", alla quale la Chiesa
oggi  chiamata. Il Concilio ammonisce: "  necessario che
tutti i chierici, in primo luogo i sacerdoti di Cristo e
quanti, come i diaconi o i catechisti, attendono legittimamente
al ministero della Parola, conservino un contatto continuo con
le Scritture, mediante la sacra lettura assidua e lo studio
accurato, affinch non diventi "vano predicatore della Parola
di Dio all'esterno colui che non l'ascolta di dentro"".
La prima e fondamentale forma di risposta alla Parola  la
preghiera, che costituisce senz'alcun dubbio un valore ed
un'esigenza primari della formazione spirituale. Questa deve
condurre i candidati al sacerdozio a conoscere e a sperimentare
il senso autentico della preghiera cristiana, quello di essere
un incontro vivo e personale col Padre per mezzo del Figlio
unigenito sotto l'azione dello Spirito, un dialogo che si fa
partecipazione del colloquio filiale che Ges ha col Padre. Un
aspetto non certo secondario della missione del sacerdote 
quello di essere " educatore di preghiera ". Ma solo se il
sacerdote  stato formato e continua a formarsi alla scuola di
Ges orante, potr formare gli altri a questa stessa scuola.
Questo chiedono al sacerdote gli uomini: " Il sacerdote 
l'uomo di Dio, colui che appartiene a Dio e fa pensare a Dio.
Quando la Lettera agli Ebrei parla di Cristo, lo presenta come
un "sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che
riguardano Dio" ... I cristiani sperano di trovare nel
sacerdote non solo un uomo che li accoglie, che li ascolta
volentieri e testimonia loro una sincera simpatia, ma anche e
soprattutto un uomo che li aiuta a guardare Dio, a salire verso
di lui. Occorre dunque che il sacerdote sia formato a una
profonda intimit con Dio. Coloro che si preparano al
sacerdozio devono comprendere che tutto il valore della loro
vita sacerdotale dipender dal dono che essi sapranno fare di
se stessi a Cristo e, per mezzo di Cristo, al Padre ".
In un contesto di agitazione e di rumore, come quello della
nostra societ, una necessaria pedagogia alla preghiera 
l'educazione al senso umano profondo e al valore religioso del
silenzio, quale atmosfera spirituale indispensabile per
percepire la presenza di Dio e per lasciarsene conquistare.
48. Il vertice della preghiera cristiana  l'Eucaristia, che a
sua volta si pone come " culmine e fonte " dei Sacramenti e
della Liturgia delle Ore. E per la formazione spirituale di
ogni cristiano, e in specie di ogni sacerdote,  del tutto
necessaria l'educazione liturgica, nel senso pieno di un
inserimento vitale nel mistero pasquale di Ges Cristo morto e
risorto, presente e operante nei sacramenti della Chiesa. La
comunione con Dio, fulcro dell'intera vita spirituale,  dono e
frutto dei sacramenti; e nello stesso tempo  compito e
responsabilit che i sacramenti affidano alla libert del
credente, affinch viva questa stessa comunione nelle
decisioni, scelte, atteggiamenti e azioni della sua quotidiana
esistenza. In tal senso, la " grazia " che fa " nuova " la vita
cristiana  la grazia di Ges Cristo morto e risorto, che
continua ad effondere il suo Spirito santo e santificatore nei
sacramenti; cos come la " legge nuova " che deve guidare e
normare l'esistenza del cristiano  scritta dai sacramenti nel
" cuore nuovo ". Ed  legge di carit verso Dio e i fratelli,
quale risposta e prolungamento della carit di Dio verso l'uomo
significata e comunicata dai sacramenti. Si pu immediatamente
comprendere il valore di una partecipazione " piena,
consapevole e attiva " alle celebrazioni sacramentali per il
dono e il compito di quella " carit pastorale " che
costituisce l'anima del ministero sacerdotale.
Ci vale soprattutto nella partecipazione all'Eucaristia,
memoriale della morte sacrificale di Cristo e della sua
gloriosa risurrezione, " sacramento di piet, segno di unit,
vincolo di carit ", convito pasquale nel quale " ci
nutriamo di Cristo, ... l'anima  ricolma di grazia, ci 
donato il pegno della gloria ". Ora i sacerdoti, nella loro
qualit di ministri delle cose sacre, sono soprattutto i
ministri del Sacrificio della Messa: il loro ruolo  del
tutto insostituibile, perch senza sacerdote non vi pu essere
offerta eucaristica.
Questo spiega l'importanza essenziale dell'Eucaristia per la
vita e per il ministero sacerdotale e, conseguentemente, nella
formazione spirituale dei candidati al sacerdozio. Con grande
semplicit e all'insegna della massima concretezza ripeto: "
Converr pertanto che i seminaristi partecipino ogni giorno
alla celebrazione eucaristica, di modo che, in seguito,
assumano come regola della loro vita sacerdotale questa
celebrazione quotidiana. Essi saranno inoltre educati a
considerare la celebrazione eucaristica come il momento
essenziale della loro giornata, al quale parteciperanno
attivamente, mai accontentandosi di una assistenza soltanto
abitudinaria. Infine, i candidati al sacerdozio saranno formati
alle intime disposizioni che l'Eucaristia promuove: la
riconoscenza per i benefici ricevuti dall'alto, poich
Eucaristia  azione di grazie; l'atteggiamento oblativo che li
spinge a unire all'offerta eucaristica di Cristo la propria
offerta personale; la carit nutrita da un sacramento che 
segno di unit e di condivisione; il desiderio di
contemplazione e di adorazione davanti a Cristo realmente
presente sotto le specie eucaristiche ".
Doveroso e quanto mai urgente  il richiamo a riscoprire,
all'interno della formazione spirituale, la bellezza e la gioia
del Sacramento della Penitenza. In una cultura che, con
rinnovate e pi sottili forme di auto-giustificazione, rischia
di perdere fatalmente il " senso del peccato " e, di
conseguenza, la gioia consolante della richiesta di perdono
e dell'incontro con Dio " ricco di misericordia ", urge
educare i futuri presbiteri alla virt della penitenza, che 
sapientemente alimentata dalla Chiesa nelle sue celebrazioni e
nei tempi dell'anno liturgico e che trova la sua pienezza nel
Sacramento della Riconciliazione. Di qui scaturiscono il senso
dell'ascesi e della disciplina interiore, lo spirito di
sacrificio e di rinuncia, l'accettazione della fatica e della
croce. Si tratta di elementi della vita spirituale, che spesso
si rivelano particolarmente ardui per molti candidati al
sacerdozio cresciuti in condizioni relativamente comode e
agiate e resi meno inclini e sensibili a questi stessi elementi
dai modelli di comportamento e dagli ideali veicolati dai mezzi
di comunicazione sociale, anche nei paesi dove pi povere sono
le condizioni di vita e pi austera la situazione giovanile.
Per questo, ma soprattutto per realizzare sull'esempio di
Cristo buon Pastore la " radicale donazione di s " propria del
sacerdote, i Padri sinodali hanno scritto: "  necessario
inculcare il senso della croce, che sta al cuore del mistero
pasquale. Grazie a questa identificazione con Cristo
crocifisso, in quanto servo, il mondo pu ritrovare il valore
dell'austerit, del dolore ed anche del martirio, dentro
l'attuale cultura imbevuta di secolarismo, di avidit e di
edonismo ".
49. La formazione spirituale comporta anche di cercare Cristo
negli uomini. La vita spirituale, infatti,  s vita interiore,
vita d'intimit con Dio, vita di preghiera e di contemplazione.
Ma proprio l'incontro con Dio, e con il suo amore di Padre di
tutti, pone l'esigenza indeclinabile dell'incontro con il
prossimo, del dono di s agli altri, nel servizio umile e
disinteressato che Ges ha proposto a tutti come programma di
vita con la lavanda dei piedi agli apostoli: " Vi ho dato
infatti l'esempio, perch come ho fatto io, facciate anche voi".
La formazione al dono generoso e gratuito di s, favorito anche
dalla forma comunitaria normalmente assunta dalla preparazione
al sacerdozio, rappresenta una condizione irrinunciabile per
chi  chiamato a farsi epifania e trasparenza del buon Pastore
che d la vita. Sotto questo aspetto la formazione
spirituale possiede e deve sviluppare la sua intrinseca
dimensione pastorale o caritativa, e pu utilmente servirsi
anche di una giusta, ossia forte e tenera, devozione al Cuore
di Cristo, come hanno sottolineato i Padri del Sinodo: "
Formare i futuri sacerdoti nella spiritualit del Cuore del
Signore implica condurre una vita che corrisponde all'amore e
all'affetto di Cristo Sacerdote e buon Pastore: al suo amore
verso il Padre nello Spirito Santo, al suo amore verso gli
uomini sino a donare nell'immolazione la sua vita ".
Il sacerdote , dunque, l'uomo della carit, ed  chiamato ad
educare gli altri all'imitazione di Cristo e al comandamento
nuovo dell'amore fraterno. Ma ci esige che lui stesso si
lasci continuamente educare dallo Spirito alla carit di
Cristo. In tal senso la preparazione al sacerdozio non pu non
implicare una seria formazione alla carit, in particolare
all'amore preferenziale per i " poveri " nei quali la fede
scopre la presenza di Ges e all'amore misericordioso per i peccatori.
Nella prospettiva della carit, che consiste nel dono di s per
amore, trova il suo posto nella formazione spirituale del
futuro sacerdote l'educazione all'obbedienza, al celibato e
alla povert. In questo senso sta l'invito del Concilio: "
In modo ben chiaro gli alunni sappiano di non essere destinati
n al dominio n agli onori, ma di dover mettersi al completo
servizio di Dio e del ministero pastorale. Con particolare
sollecitudine vengano educati all'obbedienza sacerdotale, a un
tenore di vita povera, allo spirito di abnegazione di s, in
modo da abituarsi a rinunziare prontamente anche alle cose per
s lecite ma non convenienti e a vivere in conformit con
Cristo crocifisso ".
50. La formazione spirituale di chi  chiamato a vivere il
celibato deve riservare un'attenzione particolare a preparare
il futuro sacerdote a conoscere, stimare, amare e vivere il
celibato nella sua vera natura e nelle sue vere finalit,
quindi nelle sue motivazioni evangeliche, spirituali e
pastorali. Presupposto e contenuto di questa preparazione  la
virt della castit, che qualifica tutte le relazioni umane e
che conduce " a sperimentare e a manifestare... un amore
sincero, umano, fraterno, personale e capace di sacrifici,
sull'esempio di Cristo, verso tutti e verso ciascuno ".
Il celibato dei sacerdoti connota la castit di alcune
caratteristiche, grazie alle quali essi " rinunziando alla vita
coniugale per il regno dei cieli, possono aderire a Dio con
un amore indivisibile rispondente intimamente alla nuova legge,
danno testimonianza della futura risurrezione e ricevono un
aiuto grandissimo per l'esercizio continuo di quella perfetta
carit che li render capaci nel ministero sacerdotale di farsi
tutto a tutti ". In tal senso il celibato sacerdotale non 
da considerarsi come semplice norma giuridica, n come una
condizione del tutto esteriore per essere ammessi
all'ordinazione, bens come un valore profondamente connesso
con l'ordinazione sacra, che configura a Ges Cristo buon
Pastore e Sposo della Chiesa, e quindi come la scelta di un
amore pi grande e senza divisioni per Cristo e per la sua
Chiesa nella disponibilit piena e gioiosa del cuore per il
ministero pastorale. Il celibato  da considerare come una
grazia speciale, come un dono: " Non tutti possono capirlo, ma
solo coloro ai quali  stato concesso ". Certamente una
grazia che non dispensa, ma esige con singolare forza la
risposta cosciente e libera da parte di chi la riceve. Questo
carisma dello Spirito racchiude anche la grazia perch colui
che lo riceve rimanga fedele per tutta la vita e compia con
generosit e con gioia gli impegni che vi sono connessi. Nella
formazione al celibato sacerdotale dovr essere assicurata la
coscienza del " prezioso dono di Dio ", che condurr alla
preghiera e alla vigilanza perch il dono sia custodito da
tutto ci che lo pu minacciare.
Vivendo il suo celibato il sacerdote potr meglio compiere il
suo ministero nel Popolo di Dio. In particolare, mentre
testimonier il valore evangelico della verginit, potr
sostenere gli sposi cristiani a vivere in pienezza il " grande
sacramento " dell'amore di Cristo Sposo per la Chiesa sua
sposa, cos come la sua fedelt nel celibato sar di aiuto per
la fedelt degli sposi.
L'importanza e la delicatezza della preparazione al celibato
sacerdotale, specialmente nelle attuali situazioni sociali e
culturali, hanno portato i Padri sinodali ad una serie di
richieste, la cui validit permanente  peraltro confermata
dalla saggezza della Chiesa madre. Le ripropongo autorevolmente
come criteri da seguirsi nella formazione alla castit nel
celibato: " I Vescovi insieme ai rettori e ai direttori
spirituali dei seminari stabiliscano principii, offrano criteri
e diano aiuti per il discernimento in questa materia. Di
massima importanza per la formazione alla castit nel celibato
sono la sollecitudine del Vescovo e la vita fraterna tra i
sacerdoti. In seminario, durante il periodo di formazione, il
celibato deve essere presentato con chiarezza, senza alcuna
ambiguit e in modo positivo. Il seminarista deve avere un
adeguato grado di maturit psichica e sessuale, nonch una vita
assidua ed autentica di preghiera, e deve porsi sotto la
direzione di un padre spirituale. Il direttore spirituale deve
aiutare il seminarista perch egli stesso giunga ad una
decisione matura e libera, che sia fondata nella stima
dell'amicizia sacerdotale e dell'autodisciplina, come pure
nell'accettazione della solitudine e in un retto stato
personale fisico e psicologico. Per questo i seminaristi
conoscano bene la dottrina del Concilio Vaticano II,
l'enciclica " Sacerdotalis Caelibatus " e l'Istruzione per la
formazione al celibato sacerdotale edita dalla Congregazione
per l'Educazione Cattolica nel 1974. Perch il seminarista
possa abbracciare con decisione libera il celibato sacerdotale
per il Regno dei cieli  necessario che conosca la natura
cristiana e veramente umana nonch il fine della sessualit nel
matrimonio e nel celibato.  necessario anche istruire ed
educare i fedeli laici circa le motivazioni evangeliche,
spirituali e pastorali proprie del celibato sacerdotale cos
che aiutino i presbiteri con l'amicizia, la comprensione e la
collaborazione ".
51. La formazione intellettuale, pur avendo una sua
specificit, si connette profondamente, sino a costituirne
un'espressione necessaria, con la formazione umana e quella
spirituale: si configura, infatti, come un'esigenza
insopprimibile dell'intelligenza con la quale l'uomo "
partecipa della luce della mente di Dio " e cerca di
acquisire una sapienza, che a sua volta, si apre e punta sulla
conoscenza e sull'adesione a Dio.
La formazione intellettuale dei candidati al sacerdozio trova
la sua specifica giustificazione nella natura stessa del
ministero ordinato e manifesta la sua urgenza attuale di fronte
alla sfida della " nuova evangelizzazione " alla quale il
Signore chiama la Chiesa alle soglie del terzo millennio. " Se
gi ogni cristiano - scrivono i Padri sinodali - deve essere
pronto a difendere la fede e a rendere ragione della speranza
che vive in noi, molto di pi i candidati al sacerdozio e i
presbiteri devono avere diligente cura del valore della
formazione intellettuale nell'educazione e nell'attivit
pastorale, dal momento che per la salvezza dei fratelli e delle
sorelle devono cercare una pi profonda conoscenza dei misteri
divini ". La situazione attuale poi, pesantemente segnata
dall'indifferenza religiosa e insieme da una sfiducia diffusa
nei riguardi della reale capacit della ragione di raggiungere
la verit oggettiva e universale, e da problemi e interrogativi
inediti provocati dalle scoperte scientifiche e tecnologiche,
esige con forza un livello eccellente di formazione
intellettuale, tale cio da rendere i sacerdoti capaci di
annunciare, proprio in un simile contesto, l'immutabile Vangelo
di Cristo e di renderlo credibile di fronte alle legittime
esigenze della ragione umana. Si aggiunga, inoltre, che
l'attuale fenomeno del pluralismo quanto mai accentuato,
nell'ambito non solo della societ umana ma anche della stessa
comunit ecclesiale, chiede una particolare attitudine al
discernimento critico:  un ulteriore motivo che dimostra la
necessit di una formazione intellettuale quanto mai seria.
Questa motivazione " pastorale " della formazione intellettuale
riconferma quanto gi detto sull'unit del processo educativo
nelle sue diverse dimensioni. L'impegno di studio, che occupa
non poca parte della vita di chi si prepara al sacerdozio, non
 affatto una componente esteriore e secondaria della sua
crescita umana, cristiana, spirituale e vocazionale: in realt
attraverso lo studio, soprattutto della teologia, il futuro
sacerdote aderisce alla Parola di Dio, cresce nella sua vita
spirituale e si dispone a compiere il suo ministero pastorale.
 questo il molteplice e unitario scopo dello studio teologico
indicato dal Concilio e riproposto dall'Instrumentum
laboris del Sinodo: " Affinch possa essere pastoralmente
efficace, la formazione intellettuale va integrata in un
cammino spirituale segnato dall'esperienza personale di Dio, in
modo tale da superare una pura scienza nozionistica e pervenire
a quella intelligenza del cuore che sa "vedere" prima ed  in
grado poi di comunicare il mistero di Dio ai fratelli ".
52. Un momento essenziale della formazione intellettuale  lo
studio della filosofia, che conduce ad una pi profonda
comprensione e interpretazione della persona, della sua
libert, delle sue relazioni con il mondo e con Dio. Essa si
rivela di grande urgenza, non solo per il legame che esiste tra
gli argomenti filosofici e i misteri della salvezza studiati in
teologia alla luce superiore della fede ma anche di fronte
ad una situazione culturale quanto mai diffusa che esalta il
soggettivismo come criterio e misura della verit: solo una
sana filosofia pu aiutare i candidati al sacerdozio a
sviluppare una coscienza riflessa del rapporto costitutivo che
esiste tra lo spirito umano e la verit, quella verit che si
rivela a noi pienamente in Ges Cristo. N  da sottovalutare
l'importanza della filosofia per garantire quella " certezza di
verit " che, sola, pu stare alla base della donazione
personale totale a Ges e alla Chiesa. Non  difficile capire
come alcune questioni molto concrete, quali l'identit del
sacerdote e il suo impegno apostolico e missionario, sono
profondamente legate alla questione, tutt'altro che astratta,
della verit: se non si  certi della verit, come  possibile
mettere in gioco l'intera propria vita ed avere la forza per
interpellare sul serio la vita degli altri?
La filosofia aiuta non poco il candidato ad arricchire la sua
formazione intellettuale del " culto della verit ", cio di
una specie di venerazione amorosa della verit, la quale
conduce a riconoscere che la verit stessa non  creata e
misurata dall'uomo ma all'uomo  data in dono dalla Verit
suprema, Dio; che, sia pure con limiti e a volte con
difficolt, la ragione umana pu raggiungere la verit
oggettiva e universale, anche quella riguardante Dio e il senso
radicale dell'esistenza; che la fede stessa non pu prescindere
dalla ragione e dalla fatica di " pensare " i suoi contenuti,
come testimoniava la grande mente di Agostino: " Ho desiderato
vedere con l'intelletto ci che ho creduto, e ho molto
disputato e faticato ".
Per una pi profonda comprensione dell'uomo e dei fenomeni e
delle linee evolutive della societ, in ordine all'esercizio il
pi possibile " incarnato " del ministero pastorale, di non
poca utilit possono essere le cosiddette " scienze dell'uomo
", come la sociologia, la psicologia, la pedagogia, la scienza
dell'economia e della politica, la scienza della comunicazione
sociale. Sia pure nell'ambito ben preciso delle scienze
positive o descrittive, queste aiutano il futuro sacerdote a
prolungare la " contemporaneit " vissuta da Cristo. " Cristo,
diceva Paolo sesto, si  fatto contemporaneo ad alcuni uomini e ha
parlato nel loro linguaggio. La fedelt a lui chiede che questa
contemporaneit continui ".
53. La formazione intellettuale del futuro sacerdote si basa e
si costruisce soprattutto sullo studio della sacra doctrina,
della teologia. Il valore e l'autenticit della formazione
teologica dipendono dal rispetto scrupoloso della natura
propria della teologia, che i Padri sinodali hanno cos
compendiato: " La vera teologia proviene dalla fede e intende
condurre alla fede ".  questa la concezione che la Chiesa
cattolica, e il suo Magistero in specie, hanno costantemente
proposto.  questa la linea seguita dai grandi teologi, che
hanno arricchito il pensiero della Chiesa cattolica lungo i
secoli. San Tommaso  oltremodo esplicito, quando afferma che
la fede  come l'habitus della teologia, ossia il suo principio
operativo permanente, e che tutta la teologia  ordinata a
nutrire la fede.
Il teologo , dunque, anzitutto un credente, un uomo di fede.
Ma  un credente che s'interroga sulla propria fede (fides
quaerens intellectum), che s'interroga al fine di raggiungere
una comprensione pi profonda della fede stessa. I due aspetti,
la fede e la riflessione matura, sono profondamente connessi,
intrecciati: proprio la loro intima coordinazione e
compenetrazione decide della vera natura della teologia, e
conseguentemente decide dei contenuti, delle modalit e dello
spirito secondo cui la sacra doctrina va elaborata e studiata.
Poich poi la fede, punto di partenza e di arrivo della
teologia, opera un rapporto personale del credente con Ges
Cristo nella Chiesa, anche la teologia possiede delle
intrinseche connotazioni cristologiche ed ecclesiali, che il
candidato al sacerdozio deve consapevolmente assumere, non solo
per le implicazioni che riguardano la sua vita personale ma
anche per quelle che toccano il suo ministero pastorale. Se 
accoglienza della Parola di Dio, la fede si risolve in un " s
" radicale del credente a Ges Cristo, Parola piena e
definitiva di Dio al mondo. Di conseguenza, la riflessione
teologica trova il suo centro nell'adesione a Ges Cristo,
Sapienza di Dio: la stessa riflessione matura deve dirsi una
partecipazione al " pensiero " di Cristo nella forma umana
di una scienza (scientia fidei). Nello stesso tempo, la fede
inserisce il credente nella Chiesa e lo rende partecipe della
vita della Chiesa, quale comunit di fede. Di conseguenza, la
teologia possiede una dimensione ecclesiale, perch  una
riflessione matura sulla fede della Chiesa e da parte del
teologo che  membro della Chiesa.
Queste prospettive cristologiche ed ecclesiali, che sono
connaturali alla teologia, aiutano a sviluppare nei candidati
al sacerdozio, insieme al rigore scientifico, un grande e vivo
amore a Ges Cristo e alla sua Chiesa: quest'amore, mentre
nutre la loro vita spirituale, li orienta al generoso
compimento del loro ministero. Proprio questo era, in
definitiva, l'intento del Concilio Vaticano II che sollecitava
il riordinamento degli studi ecclesiastici disponendo meglio le
varie discipline filosofiche e teologiche e facendole "
convergere concordemente alla progressiva apertura delle menti
degli alunni verso il mistero di Cristo, il quale compenetra
tutta la storia del genere umano, agisce continuamente nella
Chiesa e opera principalmente attraverso il ministero
sacerdotale ".
Formazione intellettuale teologica e vita spirituale, in
particolare vita di preghiera, s'incontrano e si rafforzano a
vicenda, senza nulla togliere n alla seriet della ricerca n
al sapore spirituale della preghiera. San Bonaventura ci
avverte: " Nessuno creda che gli basti la lettura senza
l'unzione, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza
lo stupore, l'osservazione senza l'esultanza, l'attivit senza
la piet, la scienza senza la carit, l'intelligenza senza
l'umilt, lo studio senza la grazia divina, l'indagine senza la
sapienza dell'ispirazione divina ".
54. La formazione teologica  opera quanto mai complessa e
impegnativa. Essa deve condurre il candidato al sacerdozio a
possedere una visione delle verit rivelate da Dio in Ges
Cristo e dell'esperienza di fede della Chiesa che sia completa
e unitaria: di qui la duplice esigenza di conoscere " tutte "
le verit cristiane, senza operare delle scelte arbitrarie, e
di conoscerle in modo organico. Ci esige che l'alunno sia
aiutato ad operare una sintesi che sia il frutto degli apporti
delle diverse discipline teologiche, la cui specificit
acquista autentico valore solo nella loro profonda coordinazione.
Nella sua riflessione matura sulla fede, la teologia si muove
in due direzioni. La prima  quella dello studio della Parola
di Dio: la parola scritta nel Libro sacro, celebrata e vissuta
nella Tradizione viva della Chiesa, autorevolmente interpretata
dal Magistero della Chiesa. Di qui lo studio della Sacra
Scrittura, " che deve essere come l'anima di tutta la teologia ",
dei Padri della Chiesa e della liturgia, come pure della
storia della Chiesa e dei pronunciamenti del Magistero. La
seconda direzione  quella dell'uomo, interlocutore di Dio:
l'uomo chiamato a " credere ", a " vivere ", a " comunicare "
agli altri la fides e l'ethos cristiani. Di qui lo studio della
dommatica, della teologia morale, della teologia spirituale,
del diritto canonico e della teologia pastorale.
Il riferimento all'uomo credente conduce la teologia ad avere
una particolare attenzione, da un lato, all'istanza
fondamentale e permanente del rapporto fede-ragione,
dall'altro, ad alcune esigenze pi collegate con la situazione
sociale e culturale d'oggi. Dal primo punto di vista, si ha lo
studio della teologia fondamentale, che ha per oggetto il fatto
della rivelazione cristiana e la sua trasmissione nella Chiesa.
Dall'altro punto di vista, si impongono discipline che hanno
conosciuto e conoscono un pi deciso sviluppo come risposte a
problemi oggi fortemente sentiti. Cos lo studio della dottrina
sociale della Chiesa, che " appartiene... al campo della
teologia e, specialmente, della teologia morale " e che 
da annoverarsi tra le " componenti essenziali " della " nuova
evangelizzazione ", di cui costituisce uno strumento. Cos
lo studio della missione, dell'ecumenismo, del giudaismo,
dell'Islam e delle altre religioni non cristiane.
55. La formazione teologica attuale deve prestare attenzione ad
alcuni problemi che non poche volte sollevano difficolt,
tensioni, confusioni all'interno della vita della Chiesa. Si
pensi al rapporto tra i pronunciamenti del Magistero e le
discussioni teologiche, un rapporto che non sempre si configura
come dovrebbe essere, all'insegna cio della collaborazione.
Certamente " il Magistero vivo della Chiesa e la teologia, pur
avendo doni e funzioni diverse, hanno ultimamente il medesimo
fine: conservare il Popolo di Dio nella verit che libera e
farne cos la "luce delle nazioni". Questo servizio alla
comunit ecclesiale mette in relazione reciproca il teologo con
il Magistero. Quest'ultimo insegna autenticamente la dottrina
degli Apostoli e, traendo vantaggio dal lavoro teologico,
respinge le obiezioni e le deformazioni della fede, proponendo
inoltre con l'autorit ricevuta da Ges Cristo nuovi
approfondimenti, esplicitazioni e applicazioni della dottrina
rivelata. La teologia invece acquisisce, in modo riflesso,
un'intelligenza sempre pi profonda della Parola di Dio,
contenuta nella Scrittura e trasmessa fedelmente dalla
Tradizione viva della Chiesa sotto la guida del Magistero,
cerca di chiarire l'insegnamento della Rivelazione di fronte
all'istanza della ragione, ed infine gli d una forma organica
e sistematica ". Quando per, per una serie di motivi,
questa collaborazione viene meno, occorre non prestarsi a
equivoci e a confusioni, sapendo distinguere accuratamente " la
dottrina comune della Chiesa dalle opinioni dei teologi e dalle
tendenze che presto passano (le cosiddette "mode") ". Non si
d un magistero " parallelo ", perch l'unico magistero 
quello di Pietro e degli apostoli, del Papa e dei vescovi.
Un altro problema, avvertito soprattutto l dove gli studi
seminaristici sono affidati ad istituzioni accademiche,
riguarda il rapporto tra il rigore scientifico della teologia e
la sua destinazione pastorale, e pertanto la natura pastorale
della teologia. Si tratta, in realt, di due caratteristiche
della teologia e del suo insegnamento che non solo non si
oppongono tra loro, ma che concorrono, sia pure sotto profili
diversi, alla pi completa intelligenza della fede. Infatti la
pastoralit della teologia non significa una teologia meno
dottrinale o addirittura destituita della sua scientificit;
significa, invece, che essa abilita i futuri sacerdoti ad
annunciare il messaggio evangelico attraverso i modi culturali
del loro tempo e a impostare l'azione pastorale secondo
un'autentica visione teologica. E cos, da un lato, uno studio
rispettoso della scientificit rigorosa delle singole
discipline teologiche contribuir alla pi completa e profonda
formazione del pastore d'anime come maestro della fede;
dall'altro lato, l'adeguata sensibilit alla destinazione
pastorale render veramente formativo per i futuri presbiteri
lo studio serio e scientifico della teologia.
Un ulteriore problema  dato dall'esigenza, oggi fortemente
sentita, dell'evangelizzazione delle culture e
dell'inculturazione del messaggio della fede.  questo un
problema eminentemente pastorale, che deve entrare con maggiore
ampiezza e sensibilit nella formazione dei candidati al
sacerdozio: " Nelle attuali circostanze nelle quali, in varie
regioni del mondo, la religione cristiana  considerata come
qualcosa di estraneo alle culture sia antiche sia moderne,  di
grande importanza che in tutta la formazione intellettuale e
umana si ritenga come necessaria ed essenziale la dimensione
dell'inculturazione ". Ma ci preesige una teologia
autentica, ispirata ai principii cattolici circa
l'inculturazione. Questi principii si collegano con il mistero
dell'incarnazione del Verbo di Dio e con l'antropologia
cristiana e illuminano il senso autentico dell'inculturazione:
questa, di fronte alle pi diverse e talvolta contrapposte
culture, presenti nelle varie parti del mondo, vuole essere
un'obbedienza al comando di Cristo di predicare il Vangelo a
tutte le genti sino agli estremi confini della terra. Una
simile obbedienza non significa n sincretismo n semplice
adattamento dell'annuncio evangelico, ma che il Vangelo penetra
vitalmente nelle culture, si incarna in esse, superandone gli
elementi culturali incompatibili con la fede e con la vita
cristiana ed elevandone i valori al mistero della salvezza che
proviene da Cristo. Il problema dell'inculturazione pu
avere un interesse specifico quando i candidati al sacerdozio
provengono essi stessi da antiche culture: avranno bisogno,
allora, di vie adeguate di formazione, sia per superare il
pericolo di essere meno esigenti e di sviluppare un'educazione
pi debole ai valori umani, cristiani e sacerdotali, sia per
valorizzare gli elementi buoni e autentici delle loro culture e
tradizioni.
56. Seguendo l'insegnamento e gli orientamenti del Concilio
Vaticano II e le indicazioni applicative della Ratio
fundamentalis institutionis sacerdotalis, si  determinato
nella Chiesa un vasto aggiornamento dell'insegnamento delle
discipline filosofiche e soprattutto teologiche nei seminari.
Pur bisognoso in alcuni casi di ulteriori emendamenti e
sviluppi, questo aggiornamento ha contribuito nel suo insieme a
qualificare sempre pi la proposta educativa nell'ambito della
formazione intellettuale. Al riguardo " i Padri sinodali hanno
nuovamente affermato, con frequenza e con chiarezza, la
necessit, anzi l'urgenza che venga applicato nei seminari e
nelle case di formazione il piano fondamentale degli studi, sia
universale che delle singole nazioni o Conferenze episcopali".
 necessario contrastare con decisione la tendenza a ridurre la
seriet e l'impegno degli studi, che si manifesta in alcuni
contesti ecclesiali, come conseguenza anche di una preparazione
di base insufficiente e lacunosa degli alunni che iniziano il
curricolo filosofico e teologico.  la stessa situazione
contemporanea ad esigere sempre pi dei maestri che siano
veramente all'altezza della complessit dei tempi e siano in
grado di affrontare, con competenza e con chiarezza e
profondit di argomentazioni, le domande di senso degli uomini
d'oggi, alle quali solo il Vangelo di Ges Cristo d la piena e
definitiva risposta.
57. L'intera formazione dei candidati al sacerdozio  destinata
a disporli in un modo pi particolare a comunicare alla carit
di Cristo, buon Pastore. Questa formazione, dunque, nei suoi
diversi aspetti, deve avere un carattere essenzialmente
pastorale. Lo affermava chiaramente il decreto conciliare "
Optatam Totius " in rapporto ai seminari maggiori: "
L'educazione degli alunni deve tendere allo scopo di formare
veri pastori d'anime sull'esempio di nostro Signore Ges Cristo
maestro, sacerdote e pastore. Gli alunni perci vengano
preparati: al ministero della parola, in modo da penetrare
sempre meglio la Parola di Dio rivelata, rendersela propria con
la meditazione e saperla esprimere con la parola e con la vita;
al ministero del culto e della santificazione, in modo che
pregando e celebrando le azioni liturgiche sappiano esercitare
l'opera della salvezza per mezzo del Sacrificio eucaristico e
dei Sacramenti; al servizio di pastore, per essere in grado di
rappresentare agli uomini Cristo, il quale "non venne per
essere servito, ma per servire e dare la sua vita a redenzione
di molti" e di guadagnare molti, facendosi servi di tutti".
Il testo conciliare insiste sulla profonda coordinazione che
esiste tra i diversi aspetti della formazione umana,
spirituale, intellettuale e, nello stesso tempo, sulla loro
specifica finalizzazione pastorale. In tal senso il fine
pastorale assicura alla formazione umana, spirituale e
intellettuale determinati contenuti e precise caratteristiche,
cos come unifica e specifica l'intera formazione dei futuri sacerdoti.
Come ogni altra formazione, anche quella pastorale si sviluppa
attraverso la riflessione matura e l'applicazione operativa, e
affonda le sue radici vive in uno spirito, che di tutto
costituisce il fulcro e la forza di impulso e di sviluppo.
Si esige, dunque, lo studio di una vera e propria disciplina
teologica: la teologia pastorale o pratica, che  una
riflessione scientifica sulla Chiesa nel suo edificarsi
quotidiano, con la forza dello Spirito, dentro la storia; sulla
Chiesa, quindi, come " sacramento universale di salvezza ",
come segno e strumento vivo della salvezza di Ges Cristo nella
Parola, nei Sacramenti e nel servizio della Carit. La
pastorale non  soltanto un'arte n un complesso di
esortazioni, di esperienze, di metodi; possiede una sua piena
dignit teologica, perch riceve dalla fede i principii e i
criteri dell'azione pastorale della Chiesa nella storia, di una
Chiesa che " genera " ogni giorno la Chiesa stessa, secondo la
felice espressione di S. Beda il Venerabile: " Nam et Ecclesia
quotidie gignit Ecclesiam ". Tra questi principii e criteri
si d quello particolarmente importante del discernimento
evangelico della situazione socio-culturale ed ecclesiale entro
cui si sviluppa l'azione pastorale.
Lo studio della teologia pastorale deve illuminare
l'applicazione operativa mediante la dedizione ad alcuni
servizi pastorali che i candidati al sacerdozio, con necessaria
gradualit e sempre in armonia con gli altri impegni formativi,
devono assolvere: si tratta di " esperienze " pastorali, che
possono confluire in un vero e proprio " tirocinio pastorale ",
che pu durare anche per diverso tempo e che chiede di essere
verificato in maniera metodica.
Ma lo studio e l'attivit pastorali rimandano ad una sorgente
interiore, che la formazione avr cura di custodire e di
valorizzare:  la comunione sempre pi profonda con la carit
pastorale di Ges, la quale, come ha costituito il principio e
la forza del suo agire salvifico, cos, grazie all'effusione
dello Spirito Santo nel sacramento dell'Ordine, deve costituire
il principio e la forza del ministero del presbitero. Si tratta
di una formazione destinata non soltanto ad assicurare una
competenza pastorale scientifica e un'abilit operativa, ma
anche e soprattutto a garantire la crescita di un modo di
essere in comunione con i medesimi sentimenti e comportamenti
di Cristo, buon Pastore: " Abbiate in voi gli stessi sentimenti
che furono in Cristo Ges ".
58. Cos intesa, la formazione pastorale non pu certo ridursi
ad un semplice apprendistato, rivolto a familiarizzarsi con
qualche tecnica pastorale. La proposta educativa del seminario
si fa carico di una vera e propria iniziazione alla sensibilit
del pastore, all'assunzione consapevole e matura delle sue
responsabilit, all'abitudine interiore di valutare i problemi
e di stabilire le priorit e i mezzi di soluzione, sempre in
base a limpide motivazioni di fede e secondo le esigenze
teologiche della pastorale stessa.
Attraverso l'iniziale e graduale sperimentazione nel ministero,
i futuri sacerdoti potranno essere inseriti nella viva
tradizione pastorale della loro Chiesa particolare, impareranno
ad aprire l'orizzonte della loro mente e del loro cuore alla
dimensione missionaria della vita ecclesiale, si eserciteranno
in alcune prime forme di collaborazione tra loro e con i
presbiteri accanto ai quali saranno mandati. A questi ultimi
compete, in collegamento con la proposta del seminario, una
responsabilit educativa pastorale di non poca importanza.
Nella scelta dei luoghi e dei servizi adatti all'esercizio
pastorale si dovr avere particolare riguardo per la
parrocchia, cellula vitale delle esperienze pastorali
settoriali e specializzate, nella quale essi verranno a
trovarsi di fronte ai problemi particolari del loro futuro
ministero. I Padri sinodali hanno offerto una serie di esempi
concreti, come la visita ai malati; la cura degli emigrati,
degli esiliati e dei nomadi; lo zelo della carit che si
traduce in diverse opere sociali. In particolare essi scrivono:
"  necessario che il presbitero sia testimone della carit di
Cristo stesso che  passato facendo del bene; il presbitero
deve anche essere il segno visibile della sollecitudine della
Chiesa che  Madre e Maestra. E poich l'uomo oggi  colpito da
tante disgrazie, specialmente l'uomo che  travolto da una
povert disumana, dalla cieca violenza e dall'ingiusto potere,
 necessario che l'uomo di Dio ben preparato ad ogni opera
buona rivendichi i diritti e la dignit dell'uomo. Si
guardi per dall'aderire a false ideologie e dal dimenticare,
mentre intende promuoverne la perfezione, che il mondo 
redento dalla sola croce di Cristo ".
L'insieme di queste ed altre attivit pastorali educa il futuro
sacerdote a vivere come " servizio " la propria missione di
autorit nella comunit, allontanandosi da ogni atteggiamento
di superiorit o di esercizio di un potere che non sia sempre e
solo giustificato dalla carit pastorale.
Per un'adeguata formazione  necessario che le diverse
esperienze dei candidati al sacerdozio assumano un chiaro
carattere ministeriale, restando intimamente collegate con
tutte le esigenze che sono proprie della preparazione al
presbiterato e (non, certo, a scapito dello studio) in
riferimento ai servizi dell'annuncio della Parola, del culto e
della presidenza. Questi servizi possono diventare la
traduzione concreta dei ministeri del Lettorato,
dell'Accolitato e del Diaconato.
59. Poich l'azione pastorale  destinata per sua natura ad
animare la Chiesa, che  essenzialmente " mistero ", "
comunione ", " missione ", la formazione pastorale dovr
conoscere e vivere queste dimensioni ecclesiali nell'esercizio
del ministero.
Fondamentale risulta essere la coscienza che la Chiesa  "
mistero ", opera divina, frutto dello Spirito di Cristo, segno
efficace della grazia, presenza della Trinit nella comunit
cristiana: una simile coscienza, mentre non attenuer il senso
di responsabilit proprio del pastore, lo render convinto che
la crescita della Chiesa  opera gratuita dello Spirito e che
il suo servizio - dalla stessa grazia divina affidato alla
libera responsabilit umana -  quello evangelico del servo inutile.
La coscienza poi della Chiesa quale " comunione " preparer il
candidato al sacerdozio a realizzare una pastorale comunitaria,
in cordiale collaborazione con i diversi soggetti ecclesiali:
sacerdoti e Vescovo, sacerdoti diocesani e religiosi, sacerdoti
e laici. Ma una simile collaborazione presuppone la conoscenza
e la stima dei diversi doni e carismi, delle varie vocazioni e
responsabilit che lo Spirito offre ed affida ai membri del
Corpo di Cristo; esige un senso vivo e preciso della propria e
dell'altrui identit nella Chiesa; chiede mutua fiducia,
pazienza, dolcezza, capacit di comprensione e di attesa; si
radica soprattutto su di un amore alla Chiesa pi grande
dell'amore a se stessi e alle aggregazioni alle quali si
appartiene. Di particolare importanza  preparare i futuri
sacerdoti alla collaborazione con i laici. " Siano pronti -
dice il Concilio - ad ascoltare il parere dei laici,
considerando con interesse fraterno le loro aspirazioni e
giovandosi della loro esperienza e competenza nei diversi campi
dell'attivit umana, in modo da poter assieme a loro
riconoscere i segni dei tempi ". Anche il recente Sinodo ha
insistito sulla sollecitudine pastorale verso i laici: "
Occorre che l'alunno diventi capace di proporre e di introdurre
i fedeli laici, soprattutto i giovani, alle diverse vocazioni
(al matrimonio, ai servizi sociali, all'apostolato, ai
ministeri e alle responsabilit nell'assumere l'attivit
pastorale, alla vita consacrata, a guidare la vita politica e
sociale, alla ricerca scientifica, all'insegnamento).
Soprattutto  necessario insegnare e sostenere i laici e la
loro vocazione a permeare e a trasformare il mondo con la luce
del Vangelo, riconoscendo il loro compito e rispettandolo ".
Infine, la coscienza della Chiesa quale comunione " missionaria", 
aiuter il candidato al sacerdozio ad amare e a vivere
l'essenziale dimensione missionaria della Chiesa e delle
diverse attivit pastorali; ad essere aperto e disponibile a
tutte le possibilit oggi offerte all'annuncio del Vangelo,
senza dimenticare il prezioso servizio che al riguardo pu e
deve essere dato dai mezzi della comunicazione sociale; a
prepararsi ad un ministero che gli potr chiedere la concreta
disponibilit allo Spirito Santo e al Vescovo per essere
mandato a predicare il Vangelo oltre i confini del suo paese.
2. Gli ambienti della formazione sacerdotale
60. La necessit del Seminario Maggiore - e dell'analoga Casa
religiosa - per la formazione dei candidati al sacerdozio,
autorevolmente affermata dal Concilio Vaticano secondo,  stata
riaffermata dal Sinodo con queste parole: " L'istituzione del
Seminario Maggiore, come luogo ottimo di formazione, 
certamente da riaffermarsi quale normale spazio, anche
materiale, di una vita comunitaria e gerarchica, anzi quale
casa propria per la formazione dei candidati al sacerdozio, con
superiori veramente consacrati a questo ufficio. Questa
istituzione ha dato moltissimi frutti lungo i secoli e continua
a darli in tutto il mondo ".
Il seminario si presenta s come un tempo e uno spazio; ma si
presenta soprattutto come una comunit educativa in cammino: 
la comunit promossa dal Vescovo per offrire a chi  chiamato
dal Signore a servire come gli apostoli la possibilit di
rivivere l'esperienza formativa che il Signore ha riservato ai
Dodici. In realt, una prolungata e intima consuetudine di vita
con Ges viene presentata nei Vangeli come necessaria premessa
al ministero apostolico. Essa richiede ai Dodici di realizzare
in modo particolarmente chiaro e specifico il distacco, in
qualche misura proposto a tutti i discepoli, dall'ambiente di
origine, dal lavoro consueto, dagli affetti anche pi cari.
Pi volte abbiamo riportato la tradizione di Marco che
sottolinea il legame profondo che unisce gli apostoli con
Cristo e tra di loro: prima di essere mandati a predicare e a
guarire, sono chiamati a " stare con lui ".
L'identit profonda del seminario  di essere, a suo modo, una
continuazione nella Chiesa della comunit apostolica stretta
intorno a Ges, in ascolto della sua Parola, in cammino verso
l'esperienza della Pasqua, in attesa del dono dello Spirito per
la missione. Una simile identit costituisce l'ideale normativo
che stimola il seminario, nelle pi diverse forme e nelle
molteplici vicissitudini, che in quanto istituzione umana
registra nella storia, a trovare una concreta realizzazione,
fedele ai valori evangelici ai quali si ispira e capace di
rispondere alle situazioni e necessit dei tempi.
Il seminario , in se stesso, un'esperienza originale della
vita della Chiesa: in esso il Vescovo si rende presente
attraverso il ministero del rettore e il servizio di
corresponsabilit e di comunione da lui animato con gli altri
educatori, per la crescita pastorale e apostolica degli alunni.
I vari membri della comunit del seminario, riuniti dallo
Spirito in un'unica fraternit, collaborano, ciascuno secondo
il proprio dono, alla crescita di tutti nella fede e nella
carit, perch si preparino adeguatamente al sacerdozio e
quindi a prolungare nella Chiesa e nella storia la presenza
salvifica di Ges Cristo, il buon Pastore.
Gi sotto un profilo umano, il Seminario Maggiore deve tendere
a diventare " una comunit compaginata da una profonda amicizia
e carit, cos da poter essere considerata una vera famiglia
che vive nella gioia ". Sotto il profilo cristiano, il
seminario si deve configurare, continuano i Padri sinodali,
come " comunit ecclesiale ", come " comunit dei discepoli del
Signore nella quale si celebra la stessa Liturgia (che permea
la vita di spirito di preghiera), formata ogni giorno nella
lettura e nella meditazione della Parola di Dio e con il
sacramento dell'Eucaristia e nell'esercizio della carit
fraterna e della giustizia, una comunit nella quale, nel
progresso della vita comunitaria e nella vita di ciascun suo
membro, risplendono lo Spirito di Cristo e l'amore verso la
Chiesa ". A conferma e a sviluppo concreto dell'essenziale
dimensione ecclesiale del seminario, i Padri sinodali
continuano: " Come comunit ecclesiale, sia diocesana che
interdiocesana, sia anche religiosa, il seminario alimenti il
senso della comunione dei candidati con il loro Vescovo e con
il loro presbiterio, cos che partecipino alla loro speranza e
alle loro angosce e sappiano estendere questa apertura alle
necessit della Chiesa universale ".  essenziale per la
formazione dei candidati al sacerdozio e al ministero
pastorale, che per sua natura  ecclesiale, che il seminario
sia sentito non in un modo esteriore e superficiale, ossia come
un semplice luogo di abitazione e di studio, ma in un modo
interiore e profondo: come una comunit, una comunit
specificamente ecclesiale, una comunit che rivive l'esperienza
del gruppo dei Dodici uniti a Ges.
61. Il seminario , dunque, una comunit ecclesiale educativa,
anzi una particolare comunit educante. Ed  il fine specifico
a determinarne la fisionomia, ossia l'accompagnamento
vocazionale dei futuri sacerdoti, e pertanto il discernimento
della vocazione, l'aiuto a corrispondervi e la preparazione a
ricevere il sacramento dell'Ordine con le grazie e le
responsabilit proprie, per le quali il sacerdote  configurato
a Ges Cristo Capo e Pastore ed  abilitato e impegnato a
condividerne la missione di salvezza nella Chiesa e nel mondo.
In quanto comunit educante, l'intera vita del seminario, nelle
sue pi diverse espressioni,  impegnata nella formazione
umana, spirituale, intellettuale e pastorale dei futuri
presbiteri:  una formazione che, pur avendo tanti aspetti
comuni con la formazione umana e cristiana di tutti i membri
della Chiesa, presenta contenuti, modalit e caratteristiche
che discendono in modo specifico dal fine perseguito di
preparare al sacerdozio.
Ora i contenuti e le forme dell'opera educativa esigono che il
seminario abbia una sua precisa programmazione, un programma di
vita cio che si caratterizzi, sia per la sua organicit-unit,
sia per la sua sintonia o corrispondenza con l'unico fine che
giustifica l'esistenza del seminario: la preparazione dei
futuri presbiteri.
In questo senso i Padri sinodali scrivono: " In quanto comunit
educativa, (il seminario) deve servire ad un programma
chiaramente definito che, come nota caratteristica, abbia
l'unit della direzione manifestata nella figura del Rettore e
dei collaboratori, nella coerenza dell'ordinamento di vita,
dell'attivit formativa e delle esigenze fondamentali della
vita comunitaria, la quale comporta anche gli aspetti
essenziali del compito formativo. Questo programma deve essere
al servizio, senza esitazione e indeterminazione, della
finalit specifica che sola giustifica l'esistenza del
seminario, la formazione cio dei futuri presbiteri, pastori
della Chiesa ". E perch la programmazione sia veramente
adatta ed efficace occorre che le grandi linee programmatiche
si traducano pi concretamente in dettaglio, mediante alcune
norme particolari destinate ad ordinare la vita comunitaria,
stabilendo alcuni strumenti e alcuni ritmi temporali precisi.
Un altro aspetto  qui da sottolineare: l'opera educativa, per
sua natura,  l'accompagnamento delle persone storiche concrete
che camminano verso la scelta e l'adesione a determinati ideali
di vita. Proprio per questo l'opera educativa deve saper
armonicamente conciliare la proposta chiara della meta da
raggiungere, la richiesta di camminare con seriet verso la
meta stessa, l'attenzione al " viandante ", ossia al soggetto
concreto impegnato in questa avventura, e dunque ad una serie
di situazioni, di problemi, di difficolt, di ritmi
diversificati di cammino e di crescita. Ci esige una sapiente
elasticit, che non significa affatto compromesso n sui valori
n sull'impegno cosciente e libero, ma amore vero e rispetto
sincero per chi, nelle sue condizioni personali, sta camminando
verso il sacerdozio. Questo vale non solo in rapporto alla
singola persona, ma anche in rapporto ai diversi contesti
sociali e culturali entro cui vivono i seminari e alla diversa
storia che essi hanno. In questo senso l'opera educativa esige
un continuo rinnovamento. I Padri l'hanno rilevato con forza
anche in rapporto alla configurazione dei seminari: " Salva la
validit delle forme classiche del seminario, il Sinodo
desidera che il lavoro di consultazione delle Conferenze
episcopali sulle necessit attuali della formazione prosegua
come si  stabilito nel decreto "Optatam Totius"  e nel
Sinodo del 1967. Si rivedano opportunamente le Rationes delle
singole nazioni o riti, sia in occasione delle richieste fatte
dalle Conferenze episcopali, sia nelle visite apostoliche nei
seminari delle diverse nazioni, per integrare in esse diverse
forme di formazione collaudate che devono rispondere alle
necessit dei popoli di cultura cosiddetta indigena, delle
vocazioni di uomini adulti, delle vocazioni per le missioni, eccetera.".
62. La finalit e la configurazione educativa specifica del
Seminario Maggiore esigono che i candidati al sacerdozio vi
entrino con una qualche preparazione previa. Una simile
preparazione non poneva problemi particolari, almeno sino a
qualche decennio fa, allorquando i candidati al sacerdozio
provenivano abitualmente dai seminari minori e la vita
cristiana delle comunit ecclesiali offriva facilmente a tutti,
indistintamente, una discreta istruzione ed educazione cristiana.
La situazione  in molte parti cambiata. Si d una forte
discrepanza tra lo stile di vita e la preparazione di base dei
ragazzi, degli adolescenti e dei giovani, anche se cristiani e
talvolta impegnati nella vita della Chiesa, da un lato, e
dall'altro lo stile di vita del seminario e le sue esigenze
formative. In questo contesto, in comunione con i Padri
sinodali, chiedo che vi sia un periodo adeguato di preparazione
che preceda la formazione del seminario: "  utile che ci sia
un periodo di preparazione umana, cristiana, intellettuale e
spirituale per i candidati al Seminario Maggiore. Questi
candidati devono per presentare determinate qualit: la retta
intenzione, un grado sufficiente di maturit umana, una
conoscenza abbastanza ampia della dottrina della fede, una
qualche introduzione ai metodi di preghiera e costumi conformi
alla tradizione cristiana. Abbiano anche attitudini proprie
delle loro regioni, mediante le quali viene espresso lo sforzo
di trovare Dio e la fede ".
" Una conoscenza abbastanza ampia della dottrina della fede ",
di cui parlano i Padri sinodali,  richiesta prima della
teologia: non si pu sviluppare una " intellegentia fidei ", se
non si conosce la " fides " nel suo contenuto. Una simile
lacuna potr essere pi facilmente colmata dal prossimo
Catechismo universale.
Mentre si fa comune la convinzione della necessit di una
simile preparazione previa al Seminario Maggiore, si d una
diversa valutazione dei suoi contenuti e delle sue
caratteristiche, ossia dello scopo prevalente, se di formazione
spirituale per il discernimento vocazionale o di formazione
intellettuale e culturale. D'altra parte, non si possono
dimenticare le molte e profonde diversit che esistono, non
solo in rapporto ai singoli candidati, ma anche in rapporto
alle varie regioni e paesi. Ci suggerisce una fase ancora di
studio e di sperimentazione, perch si possano definire in modo
pi opportuno e significativo i diversi elementi di questa
preparazione previa o " periodo propedeutico ": il tempo, il
luogo, la forma, i temi di questo periodo, che peraltro  da
coordinarsi con gli anni successivi della formazione nel seminario.
In questo senso assumo e ripropongo alla Congregazione per
l'Educazione Cattolica la richiesta formulata dai Padri
sinodali: " Il Sinodo chiede che la Congregazione per
l'Educazione Cattolica raccolga tutte le informazioni sulle
esperienze iniziali fatte o che si stanno facendo. A tempo
opportuno, la Congregazione comunichi alle Conferenze
episcopali le informazioni su questo argomento ".
63. Come attesta una larga esperienza, la vocazione sacerdotale
ha un suo primo momento di manifestazione spesso negli anni
della preadolescenza o nei primissimi anni della giovent. Ed
anche in soggetti che arrivano a decidere l'ingresso in
seminario pi avanti nel tempo non  raro costatare la presenza
della chiamata di Dio in periodi molto precedenti. La storia
della Chiesa  una testimonianza continua di chiamate che il
Signore rivolge anche in tenera et. San Tommaso, ad esempio,
spiega la predilezione di Ges verso l'apostolo Giovanni " per
la sua tenera et " e ne trae la seguente conclusione: " Questo
ci fa capire come Dio ami in modo speciale coloro che si danno
al suo servizio fin dalla prima giovinezza ".
La Chiesa si prende cura di questi germi di vocazione seminati
nei cuori dei fanciulli, curandone, attraverso l'istituzione
dei Seminari Minori, un premuroso, bench iniziale,
discernimento e accompagnamento. In varie parti del mondo,
questi seminari continuano a svolgere una preziosa opera
educativa, finalizzata a custodire e a far sviluppare i germi
della vocazione sacerdotale, affinch gli alunni la possano pi
facilmente riconoscere e siano resi pi capaci di
corrispondervi. La loro proposta educativa tende a favorire in
modo tempestivo e graduale quella formazione umana, culturale e
spirituale che condurr il giovane a intraprendere il cammino
nel Seminario Maggiore con una base adeguata e solida.
" Prepararsi a seguire Cristo Redentore con animo generoso e
cuore puro ": questo  lo scopo del Seminario Minore indicato
dal Concilio nel decreto " Optatam Totius ", che cos ne
delinea il volto educativo: gli alunni " sotto la guida paterna
dei superiori, coadiuvati opportunamente dai genitori,
conducano un tenore di vita conveniente all'et, allo spirito e
allo sviluppo degli adolescenti e in piena armonia con le norme
della sana psicologia, senza trascurare una conveniente
esperienza delle cose umane e i rapporti con la propria famiglia ".
Il Seminario Minore potr essere nella Diocesi anche un punto
di riferimento della pastorale vocazionale, con opportune forme
di accoglienza e offerta di occasioni informative per quegli
adolescenti che sono alla ricerca della vocazione o che, gi
determinati a seguirla, sono costretti a procrastinare
l'ingresso in seminario per diverse circostanze, familiari o scolastiche.
64. Dove il Seminario Minore - che in molte regioni sembra
necessario e molto utile - non trova possibilit di attuazione,
occorre provvedere a costituire altre " istituzioni ", come
potrebbero essere i gruppi vocazionali per adolescenti e per
giovani. Pur non essendo permanenti, questi gruppi potranno
offrire, in un contesto comunitario, una guida sistematica per
la verifica e la crescita vocazionale. Pur vivendo in famiglia
e frequentando la comunit cristiana che li aiuta nel loro
cammino formativo, questi ragazzi e questi giovani non devono
essere lasciati soli. Essi hanno bisogno di un gruppo
particolare o di una comunit di riferimento cui appoggiarsi
per compiere quello specifico itinerario vocazionale che il
dono dello Spirito Santo ha iniziato in loro.
Come  sempre avvenuto nella storia della Chiesa, e con qualche
caratteristica di confortante novit e frequenza nelle attuali
circostanze, va registrato il fenomeno di vocazioni sacerdotali
che si verificano in et adulta, dopo una pi o meno lunga
esperienza di vita laicale e di impegno professionale. Non 
sempre possibile, e spesso non  neppure conveniente, invitare
gli adulti a seguire l'itinerario educativo del Seminario
Maggiore. Si deve piuttosto provvedere, dopo un accurato
discernimento dell'autenticit di queste vocazioni, a
programmare una qualche forma specifica di accompagnamento
formativo cos da assicurare, mediante opportuni adattamenti,
la necessaria formazione spirituale e intellettuale. Un
giusto rapporto con gli altri candidati al sacerdozio e periodi
di presenza nella comunit del Seminario maggiore potranno
garantire il pieno inserimento di queste vocazioni nell'unico
presbiterio e la loro intima e cordiale comunione con esso.
III. I protagonisti della formazione sacerdotale
65. Poich la formazione dei candidati al sacerdozio appartiene
alla pastorale vocazionale della Chiesa, si deve dire che  la
Chiesa come tale il soggetto comunitario che ha la grazia e la
responsabilit di accompagnare quanti il Signore chiama a
divenire suoi ministri nel sacerdozio.
In tal senso proprio la lettura del mistero della Chiesa ci
aiuta a precisare meglio il posto e il compito che i suoi
diversi membri, sia come singoli sia come membri di un corpo,
hanno nella formazione dei candidati al presbiterato.
Ora la Chiesa  per sua intima natura la " memoria ", il "
sacramento " della presenza e dell'azione di Ges Cristo in
mezzo a noi e per noi.  alla sua presenza salvifica che si
deve la chiamata al sacerdozio: non solo la chiamata, ma anche
l'accompagnamento perch il chiamato possa riconoscere la
grazia del Signore e possa darle risposta con libert e con
amore.  lo Spirito di Ges che fa luce e dona forza nel
discernimento e nel cammino vocazionale. Non si d, allora,
autentica opera formativa al sacerdozio senza l'influsso dello
Spirito di Cristo. Ogni formatore umano deve esserne pienamente
cosciente. Come non vedere una " risorsa " totalmente gratuita
e radicalmente efficace, che ha il suo " peso " decisivo
nell'impegno formativo verso il sacerdozio? E come non gioire
di fronte alla dignit di ogni formatore umano, che si
configura, in un certo senso, quale visibile rappresentante di
Cristo per il candidato al sacerdozio? Se la formazione al
sacerdozio  essenzialmente la preparazione del futuro "
pastore " ad immagine di Ges Cristo buon Pastore, chi meglio
di Ges stesso, mediante l'effusione del suo Spirito, pu
donare e portare a maturit quella carit pastorale che egli ha
vissuto sino al dono totale di s e che vuole sia rivissuta
da tutti i presbiteri?
Primo rappresentante di Cristo nella formazione sacerdotale 
il Vescovo. Si potrebbe dire del Vescovo, di ogni Vescovo,
quanto l'evangelista Marco ci dice nel testo pi volte citato:
" Chiam a s quelli che volle ed essi andarono da lui. Ne
costitu Dodici che stessero con lui e anche per mandarli... ". 
In realt la chiamata interiore dello Spirito ha bisogno
di essere riconosciuta come autentica chiamata dal Vescovo. Se
tutti possono " andare " dal Vescovo perch Pastore e Padre di
tutti, lo possono in una maniera particolare i suoi presbiteri
per la comune partecipazione al medesimo sacerdozio e
ministero: il Vescovo, dice il Concilio, deve considerarli e
trattarli come " fratelli e amici ". E questo, in modo
analogico, si pu dire di quanti si preparano al sacerdozio. A
proposito dello stare con lui, con il Vescovo, risulta gi
quanto mai significativo della sua responsabilit formativa nei
riguardi dei candidati al sacerdozio che il Vescovo li visiti
spesso e in qualche modo " stia " con loro.
La presenza del Vescovo ha un valore particolare, non solo
perch aiuta la comunit del seminario a vivere il suo
inserimento nella Chiesa particolare e la sua comunione con il
Pastore che la guida, ma anche perch autentica e stimola
quella finalit pastorale che costituisce lo specifico
dell'intera formazione dei candidati al sacerdozio.
Soprattutto, con la sua presenza e con la condivisione con i
candidati al sacerdozio di tutto ci che riguarda il cammino
pastorale della Chiesa particolare, il Vescovo offre un apporto
fondamentale alla formazione del " senso della Chiesa ", quale
valore spirituale e pastorale centrale nell'esercizio del
ministero sacerdotale.
66. La comunit educativa del seminario si articola attorno a
diversi formatori: il rettore, il direttore o padre spirituale,
i superiori e i professori. Questi devono sentirsi
profondamente uniti al Vescovo, che a diverso titolo e in vario
modo lo rappresentano, e devono essere tra loro in convinta e
cordiale comunione e collaborazione: questa unit degli
educatori non solo rende possibile un'adeguata realizzazione
del programma educativo, ma anche e soprattutto offre ai
candidati al sacerdozio l'esempio significativo e la concreta
introduzione a quella comunione ecclesiale che costituisce un
valore fondamentale della vita cristiana e del ministero pastorale.
 evidente che gran parte dell'efficacia formativa dipende
dalla personalit matura e forte dei formatori sotto il profilo
umano ed evangelico. Per questo diventano particolarmente
importanti, da un lato, la scelta accurata dei formatori e,
dall'altro, lo stimolo ai formatori perch si rendano
costantemente sempre pi idonei al compito loro affidato.
Consapevoli che proprio nella scelta e nella formazione dei
formatori risiede l'avvenire della preparazione dei candidati
al sacerdozio, i Padri sinodali si sono soffermati a lungo nel
precisare l'identit degli educatori. In particolare hanno
scritto: " Il compito della formazione dei candidati al
sacerdozio certamente esige non solo una qualche preparazione
speciale dei formatori, che sia veramente tecnica, pedagogica,
spirituale, umana e teologica, ma anche lo spirito di comunione
e di collaborazione nell'unit per sviluppare il programma,
cos che sempre sia salvata l'unit nell'azione pastorale del
seminario sotto la guida del rettore. Il gruppo dei formatori
dia testimonianza di una vita veramente evangelica e di totale
dedizione al Signore.  opportuno che goda di una qualche
stabilit ed abbia residenza abituale nella comunit del
seminario. Sia intimamente congiunto con il Vescovo, quale
primo responsabile della formazione dei sacerdoti ".
I Vescovi per primi devono sentire la loro grave responsabilit
circa la formazione di coloro che saranno incaricati
dell'educazione dei futuri presbiteri. Per questo ministero
devono essere scelti sacerdoti di vita esemplare, in possesso
di diverse qualit: " la maturit umana e spirituale,
l'esperienza pastorale, la competenza professionale, la
stabilit nella propria vocazione, la capacit alla
collaborazione, la preparazione dottrinale nelle scienze umane
(specialmente la psicologia) corrispondente all'ufficio, la
conoscenza dei modi per lavorare in gruppo ".
Fatte salve la distinzione tra foro interno e foro esterno,
l'opportuna libert di scelta dei confessori e la prudenza e
discrezione che convengono al ministero del direttore
spirituale, la comunit presbiterale degli educatori si senta
solidale nella responsabilit di educare i candidati al
sacerdozio. Ad essa, sempre in riferimento all'autorevole
valutazione sintetica del Vescovo e del rettore, spetta in
primo luogo il compito di promuovere e verificare l'idoneit
dei candidati quanto alle doti spirituali, umane e
intellettuali, soprattutto in riferimento allo spirito di
preghiera, all'assimilazione profonda della dottrina della
fede, alla capacit di autentica fraternit e al carisma del celibato.
Tenendo presenti - come i Padri sinodali hanno pure ricordato -
le indicazioni dell'Esortazione " Christifideles Laici " e
della Lettera Apostolica " Mulieris Dignitatem ", che
rilevano l'utilit di un sano influsso della spiritualit
laicale e del carisma della femminilit su ogni itinerario
educativo,  opportuno coinvolgere, in forme prudenti e
adattate ai vari contesti culturali, la collaborazione anche
dei fedeli laici, uomini e donne, nell'opera formativa dei
futuri sacerdoti. Sono da scegliersi con cura, nel quadro delle
leggi della Chiesa e secondo i loro particolari carismi e le
loro provate competenze. Dalla loro collaborazione,
opportunamente coordinata e integrata alle responsabilit
educative primarie dei formatori dei futuri presbiteri, 
lecito attendersi benefici frutti per una crescita equilibrata
del senso della Chiesa e per una percezione pi precisa della
propria identit sacerdotale da parte dei candidati al presbiterato.
67. Quanti introducono e accompagnono i futuri sacerdoti nella
sacra doctrina con l'insegnamento teologico hanno una
particolare responsabilit educativa, che l'esperienza dice
essere spesso pi decisiva, nello sviluppo della personalit
presbiterale, di quella degli altri educatori.
La responsabilit degli insegnanti di teologia, prima che
riguardare il rapporto di docenza che devono instaurare con i
candidati al sacerdozio, riguarda la concezione che essi stessi
devono avere della natura della teologia e del ministero
sacerdotale, come pure lo spirito e lo stile secondo cui devono
sviluppare l'insegnamento teologico. In questo senso i Padri
sinodali hanno giustamente affermato che " il teologo deve
rimanere consapevole che con il suo insegnamento non si
autorizza da s, ma deve aprire e comunicare l'intelligenza
della fede ultimamente nel nome del Signore e della Chiesa. In
questo modo, il teologo, pur utilizzando tutte le possibilit
scientifiche, esercita il suo compito su mandato della Chiesa e
collabora con il Vescovo nel compito di insegnare. Poich i
teologi e i Vescovi sono al servizio della stessa Chiesa nel
promuovere la fede, devono sviluppare e coltivare una reciproca
fiducia e in questo spirito superare anche le tensioni e i conflitti".
L'insegnante di teologia, come ogni altro educatore, deve
rimanere in comunione e collaborare cordialmente con tutte le
altre persone impegnate nella formazione dei futuri sacerdoti e
presentare con rigore scientifico, generosit, umilt e
passione il suo contributo originale e qualificato, che non 
solo la semplice comunicazione di una dottrina - sia pure la
sacra doctrina -, ma  soprattutto l'offerta della prospettiva
che unifica nel disegno di Dio tutti i diversi saperi umani e
le varie espressioni di vita.
In particolare, la specificit e l'incisivit formativa degli
insegnanti di teologia si misura sul loro essere, anzitutto, "
uomini di fede e pieni di amore per la Chiesa, convinti che il
soggetto adeguato della conoscenza del mistero cristiano resta
la Chiesa come tale, persuasi pertanto che il loro compito
d'insegnare  un autenico ministero ecclesiale, ricchi di senso
pastorale per discernere non solo i contenuti ma anche le forme
adatte nell'esercizio di questo ministero. In particolare,
dagli insegnanti  richiesta la fedelt piena al Magistero.
Insegnano, infatti, a nome della Chiesa e per questo sono
testimoni della fede ".
68. Le comunit da cui proviene il candidato al sacerdozio, pur
con il necessario distacco che la scelta vocazionale comporta,
continuano ad esercitare un influsso non indifferente sulla
formazione del futuro sacerdote. Devono allora essere coscienti
della loro specifica parte di responsabilit.
 da ricordare, anzitutto, la famiglia: i genitori cristiani,
come anche i fratelli e le sorelle e gli altri membri del
nucleo familiare, non dovranno mai cercare di ricondurre il
futuro presbitero negli angusti limiti di una logica troppo
umana, se non mondana, pur sostenuta da sincero affetto.
Animati essi stessi dal medesimo proposito di " compiere la
volont di Dio " sapranno, invece, accompagnare il cammino
formativo con la preghiera, il rispetto, il buon esempio delle
virt domestiche e l'aiuto spirituale e materiale, soprattutto
nei momenti difficili. L'esperienza insegna che, in tanti casi,
questo aiuto molteplice si  rivelato decisivo per il candidato
al sacerdozio. Anche nel caso di genitori e familiari
indifferenti o contrari alla scelta vocazionale, il confronto
chiaro e sereno con la loro posizione e gli stimoli che ne
derivano possono essere di grande aiuto, perch la vocazione
sacerdotale maturi in modo pi consapevole e determinato.
In profondo collegamento con le famiglie sta la comunit
parrocchiale, e le une e l'altra si integrano sul piano
dell'educazione alla fede; spesso poi la parrocchia, con una
specifica pastorale giovanile e vocazionale, esercita un ruolo
di supplenza nei riguardi della famiglia. Soprattutto, in
quanto realizzazione locale pi immediata del mistero della
Chiesa, la parrocchia offre un contributo originale e
particolarmente prezioso alla formazione del futuro sacerdote.
La comunit parrocchiale deve continuare a sentire come parte
viva di s il giovane in cammino verso il sacerdozio, lo deve
accompagnare con la preghiera, accogliere cordialmente nei
periodi di vacanza, rispettare e favorire nel formarsi della
sua identit presbiterale, offrendogli occasioni opportune e
stimoli forti per provare la sua vocazione alla missione sacerdotale.
Anche le associazioni e i movimenti giovanili, segno e conferma
della vitalit che lo Spirito assicura alla Chiesa, possono e
devono contribuire alla formazione dei candidati al sacerdozio,
in particolare di quelli che escono dall'esperienza cristiana,
spirituale e apostolica di queste realt aggregative. I giovani
che hanno ricevuto la loro formazione di base in tali
aggregazioni e che si riferiscono ad esse per la loro
esperienza di Chiesa, non dovranno sentirsi invitati a
sradicarsi dal loro passato ed a interrompere le relazioni con
l'ambiente che ha contribuito al determinarsi della loro
vocazione, n dovranno cancellare i tratti caratteristici della
spiritualit che l hanno imparato e vissuto, in tutto ci che
di buono, edificante ed arricchente essi contengono. Anche
per loro, questo ambiente d'origine continua ad essere fonte di
aiuto e di sostegno nel cammino formativo verso il sacerdozio.
Le occasioni di educazione alla fede e di crescita cristiana ed
ecclesiale, che lo Spirito offre a tanti giovani, attraverso
molteplici forme di gruppi, movimenti e associazioni di varia
ispirazione evangelica, devono essere sentite e vissute come il
dono di un'anima alimentatrice dentro l'istituzione e al suo
servizio. Un movimento o una spiritualit particolare, infatti,
" non  una struttura alternativa all'istituzione.  invece
sorgente di una presenza che continuamente ne rigenera
l'autenticit esistenziale e storica. Il sacerdote deve perci
trovare in un movimento la luce e il calore che lo rende capace
di fedelt al suo Vescovo, che lo rende pronto alle incombenze
dell'istituzione e attento alla disciplina ecclesiastica, cos
che pi fertile sia la vibrazione della sua fede ed il gusto
della sua fedelt ".
 quindi necessario che, nella nuova comunit del Seminario
nella quale sono riuniti dal Vescovo, i giovani provenienti da
associazioni e da movimenti ecclesiali imparino " il rispetto
delle altre vie spirituali e lo spirito di dialogo e di
cooperazione ", si riferiscano con coerenza e cordialit alle
indicazioni formative del Vescovo e agli educatori del
Seminario, affidandosi con schietta fiducia alla loro guida e
alle loro valutazioni. Questo atteggiamento, infatti,
prepara e in qualche modo anticipa la genuina scelta
presbiterale di servizio all'intero Popolo di Dio, nella
comunione fraterna del presbiterio e in obbedienza al Vescovo.
La partecipazione del seminarista e del presbitero diocesano a
particolari spiritualit o aggregazioni ecclesiali 
certamente, in se stessa, un fattore benefico di crescita e di
fraternit sacerdotale. Ma questa partecipazione non deve
ostacolare, bens aiutare l'esercizio del ministero e la vita
spirituale che sono propri del sacerdote diocesano, il quale "
resta sempre il pastore dell'insieme. Non solo  il
"permanente", disponibile a tutti, ma presiede all'incontro di
tutti - in particolare  a capo delle parrocchie - affinch
tutti trovino l'accoglienza che sono in diritto di attendere
nella comunit e nell'Eucaristia che li riunisce, qualunque sia
la loro sensibilit religiosa e il loro impegno pastorale ".
69. Non si pu dimenticare, infine, che lo stesso candidato al
sacerdozio deve dirsi protagonista necessario e insostituibile
della sua formazione: ogni formazione, anche quella
sacerdotale,  ultimamente un'autoformazione. Nessuno, infatti,
pu sostituirci nella libert responsabile che abbiamo come
singole persone.
Certamente anche il futuro sacerdote, lui per primo, deve
crescere nella consapevolezza che il protagonista per
antonomasia della sua formazione  lo Spirito Santo che, con il
dono del cuore nuovo, configura e assimila a Ges Cristo buon
Pastore: in tal senso il candidato affermer nella forma pi
radicale la sua libert nell'accogliere l'azione formativa
dello Spirito. Ma accogliere questa azione significa anche, da
parte del candidato al sacerdozio, accogliere le mediazioni
umane di cui lo Spirito si serve. Per questo l'azione dei vari
educatori risulta veramente e pienamente efficace solo se il
futuro sacerdote offre ad essa la sua personale convinta e
cordiale collaborazione.
CAPITOLO 6
TI RICORDO DI RAVVIVARE IL DONO DI DIO CHE  IN TE
La formazione permanente dei sacerdoti
70. "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che  in te ".
Le parole dell'Apostolo al vescovo Timoteo si possono
legittimamente applicare a quella formazione permanente alla
quale sono chiamati tutti i sacerdoti in forza del " dono di
Dio " che hanno ricevuto con l'ordinazione sacra. Esse ci
introducono a cogliere la verit intera e l'originalit
inconfondibile della formazione permanente dei presbiteri. In
questo siamo aiutati anche da un altro testo di Paolo, che allo
stesso Timoteo scrive: " Non trascurare il dono spirituale che
 in te e che ti  stato conferito, per indicazioni di profeti,
con l'imposizione delle mani da parte del collegio dei
presbiteri. Abbi premura di queste cose, dedicati ad esse
interamente perch tutti vedano il tuo progresso. Vigila su te
stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: cos facendo
salverai te stesso e coloro che ti ascoltano ".
L'Apostolo chiede a Timoteo di " ravvivare ", ossia di
riaccendere come si fa per il fuoco sotto la cenere, il dono
divino, nel senso di accoglierlo e di viverlo senza mai perdere
o dimenticare quella " novit permanente " che  propria di
ogni dono di Dio, di Colui che fa nuove tutte le cose, e
dunque di viverlo nella sua intramontabile freschezza e
bellezza originaria.
Ma quel " ravvivare " non  solo l'esito di un compito affidato
alla responsabilit personale di Timoteo, non  solo il
risultato di un impegno della sua memoria e della sua volont.
 l'effetto di un dinamismo di grazia intrinseco al dono di
Dio:  Dio stesso, dunque, a ravvivare il suo stesso dono,
meglio, a sprigionare tutta la straordinaria ricchezza di
grazia e di responsabilit che in esso  racchiusa.
Con l'effusione sacramentale dello Spirito Santo che consacra e
manda, il presbitero viene configurato a Ges Cristo Capo e
Pastore della Chiesa e viene mandato a compiere il ministero
pastorale. In tal modo, il sacerdote  segnato per sempre e in
modo indelebile nel suo essere come ministro di Ges e della
Chiesa ed  inserito in una condizione permanente e
irreversibile di vita ed  incaricato di un ministero pastorale
che, radicato nell'essere, coinvolge tutta la sua esistenza, ed
 esso pure permanente. Il sacramento dell'Ordine conferisce al
sacerdote la grazia sacramentale, che lo rende partecipe non
solo del " potere " e del " ministero " salvifici di Ges, ma
anche del suo " amore " pastorale; nello stesso tempo assicura
al sacerdote tutte quelle grazie attuali che gli verranno date
ogniqualvolta saranno necessarie e utili per il degno e
perfetto compimento del ministero ricevuto.
La formazione permanente trova cos il suo fondamento proprio e
la sua motivazione originale nel dinamismo del sacramento dell'Ordine.
Certo non mancano ragioni anche semplicemente umane che
sollecitano il sacerdote a realizzare una formazione
permanente. Questa  un'esigenza della sua progressiva
realizzazione: ogni vita  un cammino incessante verso la
maturit, e questa passa attraverso la continua formazione. 
esigenza, inoltre, del ministero sacerdotale, sia pure colto
nella sua natura generica e comune alle altre professioni, e
quindi come servizio rivolto agli altri: ora non c'
professione o impegno o lavoro che non esiga un continuo
aggiornamento, se vuole essere attuale ed efficace. L'esigenza
di " tenere il passo " con il cammino della storia  un'altra
ragione umana che giustifica la formazione permanente.
Ma queste ed altre ragioni vengono assunte e specificate dalle
ragioni teologiche ora ricordate e che si possono ulteriormente
approfondire.
Il sacramento dell'Ordine, per la natura di " segno ", che 
propria di tutti i sacramenti, pu considerarsi, come realmente
, Parola di Dio:  Parola di Dio che chiama e manda, 
l'espressione pi forte della vocazione e della missione del
sacerdote. Mediante il sacramento dell'Ordine Dio chiama coram
Ecclesia il candidato " al " sacerdozio. Il " vieni e seguimi "
di Ges trova la sua proclamazione piena e definitiva nella
celebrazione del sacramento della sua Chiesa: si manifesta e si
comunica attraverso la voce della Chiesa, che risuona sulle
labbra del Vescovo che prega e impone le mani. E il sacerdote
d risposta, nella fede, alla chiamata di Ges: " vengo e ti
seguo ". Da questo momento ha inizio quella risposta che, come
scelta fondamentale, deve riesprimersi e riaffermarsi lungo gli
anni del sacerdozio in numerosissime altre risposte, tutte
radicate e vivificate dal " s " dell'Ordine sacro.
In questo senso si pu parlare di una vocazione " nel "
sacerdozio. In realt Dio continua a chiamare e a mandare,
rivelando il suo disegno salvifico nello sviluppo storico della
vita del sacerdote e nelle vicende della Chiesa e della
societ. E proprio in questa prospettiva emerge il significato
della formazione permanente: essa  necessaria in ordine a
discernere e a seguire questa continua chiamata o volont di
Dio. Cos l'apostolo Pietro  chiamato a seguire Ges anche
dopo che il Risorto gli ha affidato il suo gregge: " Gli
rispose Ges: "Pasci le mie pecorelle. In verit, in verit ti
dico: quando eri pi giovane ti cingevi la veste da solo, e
andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le mani, e
un altro ti cinger la veste e ti porter dove tu non vuoi".
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe
glorificato Dio. E detto questo aggiunse: "Seguimi" ". C',
dunque, un " seguimi " che accompagna la vita e la missione
dell'apostolo.  un " seguimi " che attesta l'appello e
l'esigenza della fedelt sino alla morte, un " seguimi " che
pu significare una sequela Christi con il dono totale di s
nel martirio.
I Padri sinodali hanno espresso la ragione che giustifica la
necessit della formazione permanente e che nello stesso tempo
ne rivela la natura profonda, qualificandola come " fedelt "
al ministero sacerdotale e come " processo di continua
conversione ".  lo Spirito Santo, effuso con il sacramento,
che sostiene il presbitero in questa fedelt e che lo
accompagna e lo stimola in questo cammino di incessante
conversione. Il dono dello Spirito non dispensa, ma sollecita
la libert del sacerdote, perch cooperi responsabilmente e
assuma la formazione permanente come compito che gli 
affidato. In tal modo la formazione permanente  espressione ed
esigenza della fedelt del sacerdote al suo ministero, anzi al
suo stesso essere.  dunque amore a Ges Cristo e coerenza con
se stessi. Ma  anche atto di amore verso il Popolo di Dio, al
cui servizio il sacerdote  posto. Anzi, atto di vera e propria
giustizia: egli  debitore verso il Popolo di Dio, essendo
chiamato a riconoscerne e a promuoverne il " diritto ", quello
fondamentale, di essere destinatario della Parola di Dio, dei
Sacramenti e del servizio della Carit, che sono il contenuto
originale e irrinunciabile del ministero pastorale del
sacerdote. La formazione permanente  necessaria perch il
sacerdote sia in grado di rispondere, nel modo dovuto, a tale
diritto del Popolo di Dio.
Anima e forma della formazione permanente del sacerdote  la
carit pastorale: lo Spirito Santo, che infonde la carit
pastorale, introduce e accompagna il sacerdote a conoscere
sempre pi profondamente il mistero di Cristo che  insondabile
nella sua ricchezza  e, di riflesso, a conoscere il mistero
del sacerdozio cristiano. La stessa carit pastorale spinge il
sacerdote a conoscere sempre pi le attese, i bisogni, i
problemi, le sensibilit dei destinatari del suo ministero:
destinatari colti nelle loro concrete situazioni personali,
familiari, sociali.
A tutto questo tende la formazione permanente intesa come
cosciente e libera proposta al dinamismo della carit pastorale
e dello Spirito Santo, che ne  la sorgente prima e l'alimento
continuo. In questo senso la formazione permanente 
un'esigenza intrinseca al dono e al ministero sacramentale
ricevuto e si rivela necessaria in ogni tempo. Oggi per
risulta essere particolarmente urgente, non solo per il rapido
mutarsi delle condizioni sociali e culturali degli uomini e dei
popoli entro cui si svolge il ministero presbiterale, ma anche
per quella " nuova evangelizzazione " che costituisce il
compito essenziale e indilazionabile della Chiesa alla fine del
secondo millennio.
71. La formazione permanente dei sacerdoti, sia diocesani sia
religiosi,  la continuazione naturale e assolutamente
necessaria di quel processo di strutturazione della personalit
presbiterale che si  iniziato e sviluppato in Seminario o
nella Casa religiosa con il cammino formativo in vista
dell'Ordinazione.
 di particolare importanza avvertire e rispettare l'intrinseco
legame che esiste tra la formazione precedente l'ordinazione e
quella successiva. Se, infatti, ci fosse una discontinuit o
perfino una difformit tra queste due fasi formative,
deriverebbero immediatamente gravi conseguenze sull'attivit
pastorale e sulla comunione fraterna tra i presbiteri, in
particolare tra quelli di differente et. La formazione
permanente non  una ripetizione di quella acquisita in
Seminario, semplicemente riveduta o ampliata con nuovi
suggerimenti applicativi. Essa si sviluppa con contenuti e
soprattutto attraverso metodi relativamente nuovi, come un
fatto vitale unitario che, nel suo progresso - affondando le
radici nella formazione seminaristica - richiede adattamenti,
aggiornamenti e modifiche, senza per subire rotture o
soluzioni di continuit.
E viceversa, fin dal Seminario Maggiore occorre preparare la
futura formazione permanente, e aprire ad essa l'animo e il
desiderio dei futuri presbiteri, dimostrandone la necessit, i
vantaggi e lo spirito, e assicurando le condizioni del suo realizzarsi.
Proprio perch la formazione permanente  una continuazione di
quella del Seminario, il suo fine non pu essere un puro
atteggiamento per cos dire professionale, ottenuto con
l'apprendimento di alcune tecniche pastorali nuove. Deve essere
piuttosto il mantenere vivo un generale e integrale processo di
continua maturazione, mediante l'approfondimento sia di
ciascuna delle dimensioni della formazione - umana, spirituale,
intellettuale e pastorale -, sia del loro intimo e vivo
collegamento specifico, a partire dalla carit pastorale e in
riferimento ad essa.
72. Un primo approfondimento riguarda la dimensione umana della
formazione sacerdotale. Nel contatto quotidiano con gli uomini,
nella condivisione della loro vita di ogni giorno, il sacerdote
deve crescere e approfondire quella sensibilit umana che gli
permette di comprendere i bisogni ed accogliere le richieste,
di intuire le domande inespresse, di spartire le speranze e le
attese, le gioie e la fatiche del vivere comune; di essere
capace di incontrare tutti e di dialogare con tutti.
Soprattutto conoscendo e condividendo, cio facendo propria,
l'esperienza umana del dolore nella molteplicit del suo
manifestarsi, dall'indigenza alla malattia, dall'emarginazione
all'ignoranza, alla solitudine, alle povert materiali e
morali, il sacerdote arricchisce la propria umanit e la rende
pi autentica e trasparente in un crescente e appassionato amore all'uomo.
Nel portare a maturit la sua formazione umana, il sacerdote
riceve un particolare aiuto dalla grazia di Ges Cristo: la
carit del buon Pastore, infatti, si  espressa non solo con il
dono della salvezza agli uomini, ma anche con la condivisione
della loro vita, della quale il Verbo, che si  fatto " carne
", ha voluto conoscere la gioia e la sofferenza,
sperimentare la fatica, spartire le emozioni, consolare la
pena. Vivendo da uomo fra gli uomini e con gli uomini, Ges
Cristo offre la pi assoluta, genuina e perfetta espressione di
umanit: lo vediamo far festa alle nozze di Cana, frequentare
una famiglia di amici, commuoversi per la folla affamata che lo
segue, restituire figli malati o morti ai genitori, piangere la
perdita di Lazzaro...
Del sacerdote, maturato sempre pi nella sua sensibilit umana,
il Popolo di Dio deve poter dire qualcosa di analogo a quanto
di Ges dice la Lettera agli Ebrei: " Non abbiamo un sommo
sacerdote che non sappia compatire le nostre infermit, essendo
stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi,
escluso il peccato ".
La formazione del presbitero nella sua dimensione spirituale 
un'esigenza della vita nuova ed evangelica alla quale egli 
chiamato in modo specifico dallo Spirito Santo effuso nel
sacramento dell'Ordine. Lo Spirito, consacrando il sacerdote e
configurandolo a Ges Cristo Capo e Pastore, crea un legame
che, situato nell'essere stesso del sacerdote, chiede di essere
assimilato e vissuto in maniera personale, cio cosciente e
libera, mediante una comunione di vita e di amore sempre pi
ricca e una condivisione sempre pi ampia e radicale dei
sentimenti e degli atteggiamenti di Ges Cristo. In questo
legame tra il Signore Ges e il sacerdote, legame ontologico e
psicologico, sacramentale e morale, sta il fondamento e nello
stesso tempo la forza per quella " vita secondo lo Spirito " e
per quel " radicalismo evangelico " al quale  chiamato ogni
sacerdote e che viene favorito dalla formazione permanente nel
suo aspetto spirituale. Questa formazione risulta necessaria
anche in ordine al ministero sacerdotale, alla sua autenticit
e fecondit spirituale. " Eserciti la cura d'anime? ", si
chiedeva san Carlo Borromeo. E cos rispondeva nel discorso
rivolto ai sacerdoti: " Non trascurare per questo la cura di te
stesso, e non darti agli altri fino al punto che non rimanga
nulla di te a te stesso. Devi avere certo presente il ricordo
delle anime di cui sei pastore, ma non dimenticarti di te
stesso. Comprendete, fratelli, che niente  cos necessario a
tutte le persone ecclesiastiche quanto la meditazione che
precede, accompagna e segue tutte le nostre azioni: Canter,
dice il profeta, e mediter. Se amministri i sacramenti, o
fratello, medita ci che fai. Se celebri la Messa, medita ci
che offri. Se reciti i salmi in coro, medita a chi e di che
cosa parli. Se guidi le anime, medita da quale sangue siano
state lavate; e "tutto si faccia tra voi nella carit". Cos
potremo superare le difficolt che incontriamo, e sono
innumerevoli, ogni giorno. Del resto ci  richiesto dal
compito affidatoci. Se cos faremo avremo la forza per generare
Cristo in noi e negli altri ".
In particolare la vita di preghiera dev'essere continuamente 
"riformata " nel sacerdote. L'esperienza, infatti, insegna che
nell'orazione non si vive di rendita: ogni giorno occorre, non
solo riconquistare la fedelt esteriore ai momenti di
preghiera, soprattutto a quelli destinati alla celebrazione
della " Liturgia delle Ore " e a quelli lasciati alla scelta
personale e non sostenuti da scadenze e orari del servizio
liturgico, ma anche e specialmente rieducare la continua
ricerca di un vero incontro personale con Ges, di un fiducioso
colloquio con il Padre, di una profonda esperienza dello Spirito.
Quanto l'apostolo Paolo dice di tutti i credenti, che devono
giungere " a formare l'uomo maturo, al livello di statura che
attua la pienezza del Cristo ", pu essere applicato in modo
specifico ai sacerdoti chiamati alla perfezione della carit e
quindi alla santit, anche perch il loro stesso ministero
pastorale li vuole modelli viventi per tutti i fedeli.
Anche la dimensione intellettuale della formazione chiede di
essere continuata e approfondita durante tutta la vita del
sacerdote, in particolare mediante lo studio e l'aggiornamento
culturale serio ed impegnato. Partecipe della missione
profetica di Ges e inserito nel mistero della Chiesa Maestra
di verit, il sacerdote  chiamato a rivelare in Ges Cristo
agli uomini il volto di Dio, e con ci il vero volto
dell'uomo. Ma questo esige che il sacerdote stesso ricerchi
tale volto e lo contempli con venerazione e amore: solo cos
lo pu far conoscere agli altri. In particolare la
continuazione dello studio teologico risulta anche necessaria
perch il sacerdote possa adempiere con fedelt il ministero
della Parola, annunciandola senza confusioni e ambiguit,
distinguendola dalle semplici opinioni umane, anche se rinomate
e diffuse. Cos potr porsi veramente al servizio del Popolo di
Dio, aiutandolo a rendere ragione, a quanti lo chiedono, della
speranza cristiana. Inoltre, " il sacerdote, nell'applicarsi
con coscienza e costanza allo studio teologico,  in grado di
assimilare in forma sicura e personale la genuina ricchezza
ecclesiale. Pu quindi compiere la missione, che lo impegna nel
rispondere alle difficolt circa l'autentica dottrina
cattolica, e superare l'inclinazione, propria e altrui, al
dissenso e all'atteggiamento negativo riguardo al Magistero e
alla Tradizione ".
L'aspetto pastorale della formazione permanente  bene espresso
dalle parole dell'apostolo Pietro: " Ciascuno viva secondo la
grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni
amministratori di una multiforme grazia di Dio ". Per vivere
ogni giorno secondo la grazia ricevuta occorre che il sacerdote
sia sempre pi aperto ad accogliere la carit pastorale di Ges
Cristo, donatagli dal suo Spirito con il sacramento ricevuto.
Come tutta l'attivit del Signore  stata il frutto e il segno
della carit pastorale, cos deve essere anche per l'operosit
ministeriale del sacerdote. La carit pastorale  un dono e,
insieme, un compito, una grazia e una responsabilit alla quale
occorre essere fedeli: occorre cio accoglierla e viverne il
dinamismo sino alle esigenze pi radicali. Questa stessa carit
pastorale, come si  detto, spinge e stimola il sacerdote a
conoscere sempre meglio la condizione reale degli uomini ai
quali  mandato, a discernere nelle circostanze storiche nelle
quali  inserito gli appelli dello Spirito, a ricercare i
metodi pi adatti e le forme pi utili per esercitare oggi il
suo ministero. Cos la carit pastorale anima e sostiene gli
sforzi umani del sacerdote per un'operosit pastorale che sia
attuale, credibile ed efficace. Ma ci esige una permanente
formazione pastorale.
Il cammino verso la maturit non richiede solo che il sacerdote
continui ad approfondire le diverse dimensioni della sua
formazione, ma anche e soprattutto che sappia integrare sempre
pi armonicamente tra loro queste stesse dimensioni,
raggiungendone progressivamente l'unit interiore: ci sar
reso possibile dalla carit pastorale. Questa, infatti, non
solo coordina e unifica i diversi aspetti, ma li specifica
connotandoli come aspetti della formazione del sacerdote in
quanto tale, ossia del sacerdote come trasparenza, immagine
viva, ministro di Ges buon Pastore.
La formazione permanente aiuta il sacerdote a superare la
tentazione di ricondurre il suo ministero ad un attivismo fine
a se stesso, ad una impersonale prestazione di cose, sia pure
spirituali o sacre, ad una funzione impiegatizia al servizio
dell'organizzazione ecclesiastica. Solo la formazione
permanente aiuta il prete a custodire con vigile amore il
"mistero" che porta in s per il bene della Chiesa e dell'umanit.
73. Le diverse e complementari dimensioni della formanzione
permanente ci aiutano a coglierne il significato profondo: essa
tende ad aiutare il prete ad essere e a fare il prete nello
spirito e secondo lo stile di Ges buon Pastore.
La verit  da farsi! Cos ci ammonisce san Giacomo: " Siate di
quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto
ascoltatori, illudendo voi stessi ". I sacerdoti sono
chiamati a " fare la verit " del loro essere, ossia a vivere "
nella carit "  la loro identit e il loro ministero nella
Chiesa e per la Chiesa. Sono chiamati a prendere coscienza
sempre pi viva del dono di Dio, a farne continua memoria. 
questo l'invito di Paolo a Timoteo: " Custodisci il buon
deposito con l'aiuto dello Spirito Santo che abita in noi ".
Nel contesto ecclesiologico pi volte ricordato si pu
considerare il significato profondo della formazione permanente
del sacerdote in ordine alla sua presenza e azione nella Chiesa
mysterium, communio et missio.
Entro la Chiesa " mistero " il sacerdote  chiamato, mediante
la formazione permanente, a conservare e sviluppare nella fede
la coscienza della verit intera e sorprendente del suo essere:
egli  ministro di Cristo e amministratore dei misteri di
Dio. Paolo chiede espressamente ai cristiani che lo
considerino secondo questa identit; ma lui stesso, per primo,
vive nella consapevolezza del dono sublime ricevuto dal
Signore. Cos dev'essere di ogni sacerdote, se vuole rimanere
nella verit del suo essere. Ma ci  possibile solo nella
fede, solo con lo sguardo e con gli occhi di Cristo.
In questo senso si pu dire che la formazione permanente tende
a far s che il prete sia un credente e lo diventi sempre pi:
che si veda sempre nella sua verit, con gli occhi di Cristo.
Egli deve custodire questa verit con amore grato e gioioso.
Deve rinnovare la sua fede quando esercita il ministero
sacerdotale: sentirsi ministro di Ges Cristo, sacramento
dell'amore di Dio per l'uomo, ogniqualvolta  tramite e
strumento vivo del conferimento della grazia di Dio agli
uomini. Deve riconoscere questa stessa verit nei confratelli:
 il principio della stima e dell'amore verso gli altri sacerdoti.
74. La formazione permanente aiuta il sacerdote, entro la
Chiesa " comunione ", a maturare la coscienza che il suo
ministero  ultimamente ordinato a riunire la famiglia di Dio
come fraternit animata dalla carit e a condurla al Padre per
mezzo di Cristo nello Spirito Santo.
Il sacerdote deve crescere nella consapevolezza della profonda
comunione che lo lega al Popolo di Dio: non  soltanto "
davanti " alla Chiesa, ma anzitutto " nella " Chiesa. 
fratello tra fratelli. Con il Battesimo, insignito della
dignit e della libert dei figli di Dio nel Figlio unigenito,
il sacerdote  membro dello stesso e unico Corpo di Cristo.
La coscienza di questa comunione sfocia nel bisogno di
suscitare e sviluppare la corresponsabilit nella comune e
unica missione di salvezza, con la pronta e cordiale
valorizzazione di tutti i carismi e i compiti che lo Spirito
offre ai credenti per l'edificazione della Chiesa. 
soprattutto nel compimento del ministero pastorale, per sua
natura ordinato al bene del Popolo di Dio, che il sacerdote
deve vivere e testimoniare la sua profonda comunione con tutti,
come scriveva Paolo VI: " Bisogna farsi fratelli degli uomini
nell'atto stesso che vogliamo essere loro pastori, padri e
maestri. Il clima del dialogo  l'amicizia. Anzi il servizio".
In modo pi specifico il sacerdote  chiamato a maturare la
coscienza dell'essere membro della Chiesa particolare nella
quale  incardinato, ossia inserito con un legame insieme
giuridico, spirituale e pastorale. Una simile coscienza suppone
e sviluppa l'amore particolare alla propria Chiesa. Questa, in
realt,  il termine vivo e permanente della carit pastorale
che deve accompagnare la vita del prete e che lo conduce a
condividere di questa stessa Chiesa particolare la storia o
esperienza di vita nelle sue ricchezze e fragilit, nelle sue
difficolt e speranze, a lavorare in essa per la sua crescita.
Sentirsi, dunque, insieme arricchiti dalla Chiesa particolare e
impegnati attivamente alla sua edificazione, prolungando,
ciascun sacerdote e con gli altri, quell'operosit pastorale
che ha contraddistinto i confratelli che li hanno preceduti.
Un'esigenza insopprimibile della carit pastorale verso la
propria Chiesa particolare e il suo domani ministeriale  la
sollecitudine che il sacerdote deve avere di trovare, per cos
dire, qualcuno che lo sostituisca nel sacerdozio.
Il sacerdote deve maturare nella coscienza della comunione che
sussiste tra le diverse Chiese particolari, una comunione
radicata nel loro stesso essere di Chiese che vivono in loco la
Chiesa unica e universale di Cristo. Una simile coscienza di
comunione interecclesiale favorir lo " scambio dei doni ", a
cominciare dai doni vivi e personali, quali sono gli stessi
sacerdoti. Di qui la disponibilit, anzi l'impegno generoso per
il realizzarsi di una equa distribuzione del clero. Tra
queste Chiese particolari sono da ricordarsi quelle che " prive
di libert, non possono avere vocazioni proprie ", come pure le
" Chiese recentemente uscite dalla persecuzione e quelle povere
alle quali sono stati dati gi per lungo tempo e da parte di
molti degli aiuti con animo grande e fraterno, e tuttora
vengono dati ".
All'interno della comunione ecclesiale, il sacerdote  chiamato
in particolare a crescere, nella sua formazione permanente, nel
e con il proprio presbiterio unito al Vescovo. Il presbiterio
nella sua verit piena  un mysterium: infatti  una realt
soprannaturale perch si radica nel sacramento dell'Ordine.
Questo  la sua fonte, la sua origine.  il " luogo " della sua
nascita e della sua crescita. Infatti, " i presbiteri mediante
il sacramento dell'Ordine sono collegati con un vincolo
personale e indissolubile con Cristo unico sacerdote. L'Ordine
viene conferito ad essi come singoli, ma sono inseriti nella
comunione del presbiterio congiunto con il Vescovo ".
Questa origine sacramentale si riflette e si prolunga
nell'ambito dell'esercizio del ministero presbiterale: dal
mysterium al ministerium. " L'unit dei presbiteri con il
Vescovo e tra di loro non si aggiunge dall'esterno alla natura
propria del loro servizio, ma ne esprime l'essenza in quanto 
la cura di Cristo sacerdote nei riguardi del Popolo adunato
dall'unit della Santissima Trinit ". Questa unit
presbiterale, vissuta nello spirito della carit pastorale,
rende i sacerdoti testimoni di Ges Cristo, che ha pregato il
Padre " perch tutti siano una cosa sola ".
La fisionomia del presbiterio , dunque, quella di una vera
famiglia, di una fraternit, i cui legami non sono dalla carne
e dal sangue, ma sono dalla grazia dell'Ordine: una grazia che
assume ed eleva i rapporti umani, psicologici, affettivi,
amicali e spirituali tra i sacerdoti; una grazia che si
espande, penetra e si rivela e si concretizza nelle pi varie
forme di aiuto reciproco, non solo quelle spirituali ma anche
quelle materiali. La fraternit presbiterale non esclude
nessuno, ma pu e deve avere le sue preferenze: sono quelle
evangeliche, riservate a chi ha pi grande bisogno di aiuto o
di incoraggiamento. Tale fraternit " ha una cura speciale per
i giovani presbiteri, tiene un cordiale e fraterno dialogo con
quelli di media e maggior et e con quelli che per ragioni
diverse sperimentano difficolt; anche i sacerdoti che hanno
abbandonato questa forma di vita o che non la seguono, non solo
non li abbandona ma li segue ancor pi con fraterna sollecitudine".
Dell'unico presbiterio fanno parte, a titolo diverso, anche i
presbiteri religiosi residenti e operanti in una Chiesa
particolare. La loro presenza costituisce un arricchimento per
tutti i sacerdoti e i vari carismi particolari da essi vissuti,
mentre sono un richiamo perch i presbiteri crescano nella
comprensione del sacerdozio stesso, contribuiscono a stimolare
e ad accompagnare la formazione permanente dei sacerdoti. Il
dono della vita religiosa, nella compagine diocesana, quando 
accompagnato da sincera stima e da giusto rispetto delle
particolarit di ogni istituto e di ogni tradizione spirituale,
allarga l'orizzonte della testimonianza cristiana e
contribuisce in vario modo ad arricchire la spiritualit
sacerdotale, soprattutto in riferimento al corretto rapporto e
al reciproco influsso tra i valori della Chiesa particolare e
quelli dell'universalit del Popolo di Dio. Da parte loro, i
religiosi saranno attenti a garantire uno spirito di vera
comunione ecclesiale, una partecipazione cordiale al cammino
della Diocesi e alle scelte pastorali del Vescovo, mettendo
volentieri a disposizione il proprio carisma per l'edificazione
di tutti nella carit.
Infine, nel contesto della Chiesa comunione e del presbiterio
si pu meglio affrontare il problema della solitudine del
sacerdote, sulla quale si sono fermati i Padri sinodali. Si d
una solitudine che fa parte dell'esperienza di tutti e che 
qualcosa di assolutamente normale. Ma si d anche una
solitudine che nasce da difficolt varie e che a sua volta
provoca ulteriori difficolt. In questo senso, " l'attiva
partecipazione al presbiterio diocesano, i contatti regolari
con il Vescovo e con gli altri sacerdoti, la mutua
collaborazione, la vita comune o fraterna tra sacerdoti, come
anche l'amicizia e la cordialit con i fedeli laici che sono
attivi nelle parrocchie, sono mezzi molto utili per superare
gli effetti negativi della solitudine che alcune volte il
sacerdote pu sperimentare ".
La solitudine non crea per solo difficolt, offre anche
opportunit positive per la vita del sacerdote: " Accettata in
spirito di offerta e ricercata nell'intimit con Ges Cristo
Signore, la solitudine pu essere un'opportunit per l'orazione
e lo studio, come pure un aiuto per la santificazione e la
crescita umana ".
Senza dire che una certa forma di solitudine  elemento
necessario per la formazione permanente. Ges sapeva ritirarsi,
spesso, da solo a pregare. La capacit di reggere una buona
solitudine  condizione indispensabile alla cura della vita
interiore. Si tratta di una solitudine abitata dalla presenza
del Signore, che ci mette in contatto, nella luce dello
Spirito, con il Padre. In questo senso, la cura del silenzio e
la ricerca di spazi e tempi di " deserto " sono necessari alla
formazione permanente sia in campo intellettuale, sia in campo
spirituale e pastorale. In questo senso ancora, si pu
affermare che non  capace di vera e fraterna comunione chi non
sa vivere bene la propria solitudine.
75. La formazione permanente  destinata a far crescere nel
sacerdote la coscienza della sua partecipazione alla missione
salvifica della Chiesa. Nella Chiesa " missione " la formazione
permanente del sacerdote entra non solo come necessaria
condizione, ma anche come mezzo indispensabile per rimettere
costantemente a fuoco il senso della missione e per garantirne
una realizzazione fedele e generosa. Con tale formazione il
sacerdote  aiutato ad avvertire tutta la gravit, ma nello
stesso tempo la splendida grazia, da un lato, di
un'obbligazione che non lo pu lasciare tranquillo - come Paolo
deve poter dire: " Per me evangelizzare non  un titolo di
gloria, ma un dovere. Guai a me se non predicassi il Vangelo! "
- e, dall'altro lato, di una richiesta, esplicita o
implicita, che prepotente viene dagli uomini, che Dio
instancabilmente chiama alla salvezza.
Solo un'adeguata formazione permanente riesce a sostenere il
sacerdote in ci che  essenziale e decisivo per il suo
ministero, ossia la fedelt, come scrive l'apostolo Paolo: 
"Ora, quanto si richiede negli amministratori (dei misteri di
Dio)  che ognuno risulti fedele ". Il sacerdote dev'essere
fedele, nonostante le pi diverse difficolt incontrate, anche
nelle condizioni pi disagiate o di comprensibile stanchezza,
con tutte le energie di cui dispone, e sino alla fine della
vita. La testimonianza di Paolo dev'essere di esempio e di
stimolo per ogni sacerdote: " Da parte nostra - scrive ai
cristiani di Corinto - non diamo motivo di scandalo a nessuno,
perch non venga biasimato il nostro ministero; ma in ogni cosa
ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle
tribolazioni, nelle necessit, nelle angosce, nelle percosse,
nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei
digiuni; con purezza, sapienza, benevolenza, spirito di
santit, amore sincero; con parole di verit, con la potenza di
Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella
gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo
ritenuti impostori, eppure siamo veritieri; sconosciuti, eppure
siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti ma non
messi a morte; afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo
ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto".
76. La formazione permanente, proprio perch " permanente ",
deve accompagnare i sacerdoti sempre, quindi in ogni periodo e
condizione della loro vita, come pure ad ogni livello di
responsabilit ecclesiale: evidentemente con quelle possibilit
e caratteristiche che si collegano al variare dell'et, della
condizione di vita e dei compiti affidati.
La formazione permanente  dovere, anzitutto, per i giovani
sacerdoti: deve avere quella frequenza e quella sistematicit
di incontri che, mentre prolungano la seriet e la solidit
della formazione ricevuta in seminario, introducono
progressivamente i giovani a comprendere e a vivere la
singolare ricchezza del " dono " di Dio - il sacerdozio - e ad
esprimere le loro potenzialit e attitudini ministeriali, anche
mediante un inserimento sempre pi convinto e responsabile nel
presbiterio, e quindi nella comunione e nella corresponsabilit
con tutti i confratelli.
Se si pu comprendere un certo senso di " saziet " che pu
prendere il giovane prete appena uscito dal seminario di fronte
a nuovi momenti di studio e di incontro, si deve respingere
come assolutamente falsa e pericolosa l'idea che la formazione
presbiterale si concluda con il terminare della presenza in seminario.
Partecipando agli incontri della formazione permanente i
giovani sacerdoti potranno offrirsi un reciproco aiuto con lo
scambio di esperienze e di riflessioni sulla traduzione
concreta di quell'ideale presbiterale e ministeriale che hanno
assimilato negli anni del seminario. Nello stesso tempo la loro
attiva partecipazione agli incontri formativi del presbiterio
potr essere di esempio e di stimolo agli altri sacerdoti che
sono pi avanti negli anni, testimoniando cos il proprio amore
all'intero presbiterio e la propria passione per la Chiesa
particolare bisognosa di sacerdoti ben formati.
Per accompagnare i sacerdoti giovani in questa prima delicata
fase della loro vita e del loro ministero,  quanto mai
opportuno, se non addirittura necessario oggi, creare
un'apposita struttura di sostegno, con guide e maestri
appropriati, nella quale essi possano trovare, in modo organico
e continuativo, gli aiuti necessari ad iniziare bene il loro
servizio sacerdotale. In occasione di incontri periodici,
sufficientemente lunghi e frequenti, possibilmente condotti in
un ambiente comunitario, in modo residenziale, saranno loro
garantiti momenti preziosi di riposo, di preghiera, di
riflessione e di scambio fraterno. Sar cos per loro pi
facile dare, fin dall'inizio, un'impostazione evangelicamente
equilibrata alla loro vita presbiterale. E se le singole Chiese
particolari non potessero offrire questo servizio ai propri
giovani sacerdoti, sar opportuno che si uniscano tra loro le
Chiese vicine e insieme investano risorse ed elaborino programmi adatti.
77. La formazione permanente costituisce un dovere anche per i
presbiteri di mezza et. In realt, sono molteplici i rischi
che possono correre, proprio in ragione dell'et, come ad
esempio un attivismo esagerato e una certa routine
nell'esercizio del ministero. Cos il sacerdote  tentato di
presumere di s, come se la propria personale esperienza, ormai
collaudata, non dovesse pi confrontarsi con nulla e con
nessuno. Non di rado, il sacerdote adulto soffre di una specie
di stanchezza interiore pericolosa, segno di una delusione
rassegnata di fronte alle difficolt e agli insuccessi. La
risposta a questa situazione  data dalla formazione
permanente, da una continua ed equilibrata revisione di s e
del proprio agire, dalla ricerca costante di motivazioni e di
strumenti per la propria missione: cos il sacerdote manterr
lo spirito vigile e pronto alle perenni e pure sempre nuove
istanze di salvezza che ciascuno pone al prete, " uomo di Dio".
La formazione permanente deve interessare anche quei presbiteri
che per l'et avanzata sono indicati come anziani e che in
alcune Chiese sono la parte pi numerosa del presbiterio.
Questo deve riservare loro gratitudine per il fedele servizio
che hanno riservato a Cristo e alla Chiesa e concreta
solidariet per la loro condizione. Per questi presbiteri la
formazione permanente non comporter tanto impegni di studio,
di aggiornamento e di dibattito culturale, quanto la conferma
serena e rassicurante del ruolo che ancora sono chiamati a
svolgere nel presbiterio: non solo per il proseguimento, sia
pure in forme diverse, del ministero pastorale, ma anche per la
possibilit che essi hanno, grazie alla loro esperienza di vita
e di apostolato, di diventare loro stessi validi maestri e
formatori di altri sacerdoti.
Anche i sacerdoti, che per le fatiche o le malattie si trovano
in una condizione di debilitazione fisica o di stanchezza
morale, possono essere aiutati da una formazione permanente che
li stimoli a proseguire in modo sereno e forte il loro servizio
alla Chiesa, a non isolarsi n dalla comunit n dal
presbiterio, a ridurre l'attivit esterna per dedicarsi a
quegli atti di relazione pastorale e di personale spiritualit
capaci di sostenere le motivazioni e la gioia del loro
sacerdozio. La formazione permanente li aiuter, in
particolare, a mantenere viva quella convinzione che essi
stessi hanno inculcato nei fedeli, la convinzione cio di
continuare ad essere membri attivi nell'edificazione della
Chiesa anche e specialmente in forza della loro unione a Ges
Cristo sofferente e a tanti altri fratelli e sorelle che nella
Chiesa prendono parte alla Passione del Signore, rivivendo
l'esperienza spirituale di Paolo che diceva: " Sono lieto delle
sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne
quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo
che  la Chiesa ".
78. Le condizioni in cui spesso e in pi parti si svolge
attualmente il ministero dei presbiteri non rendono facile un
impegno serio di formazione: il moltiplicarsi dei compiti e dei
servizi, la complessit della vita umana in genere e di quella
delle comunit cristiane in particolare, l'attivismo e
l'affanno tipico di tante aree della nostra societ privano
spesso i sacerdoti del tempo e delle energie indispensabili a "
vigilare su se stessi ".
Questo deve far crescere in tutti la responsabilit, cosicch
le difficolt siano superate, anzi diventino una sfida per
elaborare e realizzare una formazione permanente che risponda
in modo adeguato alla grandezza del dono di Dio e alla gravit
delle richieste ed esigenze del nostro tempo.
I responsabili della formazione permanente dei sacerdoti sono
da ricercare nella Chiesa " comunione ". In tal senso, 
l'intera Chiesa particolare che, sotto la guida del Vescovo,
viene investita della responsabilit di stimolare e di curare
in vari modi la formazione permanente dei sacerdoti. Questi non
sono per se stessi, ma per il Popolo di Dio: per questo, la
formazione permanente, mentre assicura la maturit umana,
spirituale, intellettuale e pastorale dei sacerdoti, si risolve
in un bene di cui  destinatario lo stesso Popolo di Dio. Del
resto, lo stesso esercizio del ministero pastorale conduce ad
un continuo e fecondo scambio reciproco tra la vita di fede dei
presbiteri e quella dei fedeli. Proprio la condivisione di vita
tra il presbitero e la comunit, se sapientemente condotta e
utilizzata, costituisce un fondamentale contributo alla
formazione permanente, peraltro non riconducibile a qualche
episodio o iniziativa isolata, ma estesa e attraversante tutto
il ministero e la vita del presbitero.
Infatti, l'esperienza cristiana delle persone semplici e umili,
gli slanci spirituali delle persone innamorate di Dio, le
applicazioni coraggiose della fede alla vita da parte dei
cristiani impegnati nelle varie responsabilit sociali e
civili, vengono accolti dal presbitero che, mentre li illumina
con il suo servizio sacerdotale, ne ricava un prezioso alimento
spirituale. Anche i dubbi, le crisi e i ritardi di fronte alle
pi svariate condizioni personali e sociali, le tentazioni di
rifiuto o di disperazione nel momento del dolore, della
malattia, della morte: insomma, tutte le circostanze difficili
che gli uomini incontrano sul cammino della fede, vengono
fraternamente vissute e sinceramente sofferte nel cuore del
presbitero che, nel cercare le risposte per gli altri, 
continuamente stimolato a trovarle innanzitutto per s.
Cos l'intero Popolo di Dio, in tutti i suoi membri, pu e deve
offrire un prezioso aiuto alla formazione permanente dei suoi
sacerdoti. In questo senso deve lasciare ai sacerdoti spazi di
tempo per lo studio e per la preghiera, chiedere loro ci per
cui sono stati mandati da Cristo e non altro, offrire
collaborazione nei vari ambiti della missione pastorale,
specialmente in quelli attinenti la promozione umana e il
servizio della carit, assicurare rapporti cordiali e fraterni
con loro, agevolare nei sacerdoti la coscienza di non essere "
padroni della fede " ma " collaboratori della gioia" di tutti i fedeli.
La responsabilit formativa della Chiesa particolare nei
riguardi dei sacerdoti si concretizza e si specifica in
rapporto ai diversi membri che la compongono, a cominciare dal
sacerdote stesso.
79. In un certo senso,  proprio lui, il singolo sacerdote, il
primo responsabile nella Chiesa della formazione permanente: in
realt su ciascun sacerdote incombe il dovere, radicato nel
sacramento dell'Ordine, di essere fedele al dono di Dio e al
dinamismo di conversione quotidiana che viene dal dono stesso.
I regolamenti o le norme dell'autorit ecclesiastica al
riguardo, come pure lo stesso esempio degli altri sacerdoti,
non bastano a rendere appetibile la formazione permanente, se
il singolo non  personalmente convinto della sua necessit e
non  determinato a valorizzarne le occasioni, i tempi, le
forme. La formazione permanente mantiene la " giovinezza "
dello spirito, che nessuno pu imporre dall'esterno, ma che
ciascuno deve ritrovare continuamente dentro se stesso. Solo
chi conserva sempre vivo il desiderio di imparare e di crescere
possiede questa " giovinezza ".
Fondamentale  la responsabilit del Vescovo, e con lui del
presbiterio. Quella del Vescovo si fonda sul fatto che i
presbiteri ricevono attraverso di lui il loro sacerdozio e
condividono con lui la sollecitudine pastorale verso il Popolo
di Dio. Egli  responsabile di quella formazione permanente che
 destinata a far s che tutti i suoi presbiteri siano
generosamente fedeli al dono e al ministero ricevuto, cos come
il Popolo di Dio li vuole e ha " diritto " di averli. Questa
responsabilit conduce il Vescovo, in comunione con il
presbiterio, a delineare un progetto e a stabilire una
programmazione capaci di configurare la formazione permanente
non come qualcosa di episodico, ma come una proposta
sistematica di contenuti, che si snoda per tappe e si riveste
di modalit precise. Il Vescovo vivr la sua responsabilit,
non soltanto assicurando al suo presbiterio luoghi e momenti di
formazione permanente, ma rendendosi presente personalmente e
partecipandovi in modo convinto e cordiale. Spesso sar
opportuno, o anche necessario, che i Vescovi di pi diocesi
confinanti o di una regione ecclesiastica si accordino tra loro
ed uniscano le loro forze per poter offrire iniziative pi
qualificate e veramente stimolanti per la formazione
permanente, come sono i corsi di aggiornamento biblico,
teologico e pastorale, le settimane residenziali, i cicli di
conferenze, i momenti di riflessione e di verifica sul cammino
pastorale del presbiterio e della comunit ecclesiale.
Il Vescovo assolver la sua responsabilit sollecitando anche
l'apporto che pu venire dalle facolt e dagli istituti
teologici e pastorali, dai seminari, dagli organismi o
federazioni che riuniscono persone - sacerdoti, religiosi e
fedeli laici - impegnate nella formazione presbiterale.
Nell'ambito della Chiesa particolare un posto significativo 
riservato alle famiglie: ad esse, infatti, nella loro
dimensione di " chiese domestiche ", fa riferimento concreto la
vita delle comunit ecclesiali animate e guidate dai sacerdoti.
In particolare  da rilevarsi il ruolo della famiglia
d'origine. Questa, in unione e in comunione di intenti, pu
offrire alla missione del figlio un proprio specifico
importante contributo. Portando a compimento il piano
provvidenziale che l'ha voluta culla del germe vocazionale,
indispensabile aiuto per la sua crescita e il suo sviluppo, la
famiglia del sacerdote, nel pi assoluto rispetto di questo
figlio che ha scelto di donarsi a Dio e al prossimo, deve
rimanere sempre come fedele, incoraggiante testimone della sua
missione, affiancandola e condividendola con dedizione e rispetto.
80. Se ogni momento pu essere un " tempo favorevole "  nel
quale lo Spirito Santo conduce il sacerdote ad una diretta
crescita nella preghiera, nello studio e nella coscienza delle
proprie responsabilit pastorali, ci sono per momenti "
privilegiati ", anche se pi comuni e prestabiliti.
Sono qui da ricordarsi, anzitutto, gli incontri del Vescovo con
il suo presbiterio, siano essi liturgici (in particolare la
concelebrazione della Messa Crismale del Gioved Santo), siano
essi pastorali e culturali, in ordine cio al confronto
sull'attivit pastorale o allo studio su determinati problemi teologici.
Ci sono poi gli incontri di spiritualit sacerdotale, come gli
esercizi spirituali, le giornate di ritiro e di spiritualit,
ecc. Sono un'occasione per una crescita spirituale e pastorale,
per una preghiera pi prolungata e calma, per un ritorno alle
radici dell'essere prete, per ritrovare freschezza di
motivazioni per la fedelt e lo slancio pastorale.
Importanti sono anche gli incontri di studio e di riflessione
comune: impediscono l'impoverimento culturale e l'arroccamento
su posizioni di comodo anche in campo pastorale, frutto di
pigrizia mentale; assicurano una sintesi pi matura tra i
diversi elementi della vita spirituale, culturale e apostolica;
aprono la mente e il cuore alle nuove sfide della storia e ai
nuovi appelli che lo Spirito rivolge alla Chiesa.
81. Molteplici sono gli aiuti e i mezzi di cui ci si pu
servire perch la formazione permanente diventi sempre pi una
preziosa esperienza vitale per i sacerdoti. Tra questi
ricordiamo le diverse forme di vita comune tra i sacerdoti,
sempre presenti, anche se in modalit e intensit differenti,
nella storia della Chiesa: " Oggi non si pu non raccomandarle,
soprattutto tra coloro che vivono o sono impegnati
pastoralmente nello stesso luogo. Oltre che a giovare alla vita
e all'azione apostolica, questa vita comune del clero offre a
tutti, compresbiteri e laici, un esempio luminoso di carit e di unit ".
Altro aiuto pu essere dato dalle associazioni sacerdotali, in
particolare dagli istituti secolari sacerdotali, che presentano
come nota specifica la diocesanit, in forza della quale i
sacerdoti si uniscono pi strettamente al Vescovo e
costituiscono " uno stato di consacrazione nel quale i
sacerdoti mediante voti o altri legami sacri sono consacrati ad
incarnare nella vita i consigli evangelici ". Tutte le forme
di " fraternit sacerdotale " approvate dalla Chiesa sono utili
non solo per la vita spirituale, ma anche per la vita
apostolica e pastorale.
Anche la pratica della direzione spirituale contribuisce non
poco a favorire la formazione permanente dei sacerdoti.  un
mezzo classico, che nulla ha perso di preziosit non solo per
assicurare la formazione spirituale, ma anche per promuovere e
sostenere una continua fedelt e generosit nell'esercizio del
ministero sacerdotale. Come scriveva il futuro Paolo VI, " la
direzione spirituale ha una funzione bellissima e si pu dire
indispensabile per l'educazione morale e spirituale della
giovent, che voglia interpretare e seguire con assoluta lealt
la vocazione, qualunque essa sia, della propria vita; e
conserva sempre importanza benefica per ogni et della vita,
quando al lume e alla carit d'un consiglio pio e prudente si
chieda la verifica della propria rettitudine ed il conforto al
compimento generoso dei propri doveri.  mezzo pedagogico molto
delicato, ma di grandissimo valore;  arte pedagogica e
psicologica di grave responsabilit in chi la esercita; 
esercizio spirituale di umilt e di fiducia in chi la riceve".
CONCLUSIONE
82. " Vi dar pastori secondo il mio cuore ".
Ancora oggi, questa promessa di Dio  viva e operante nella
Chiesa: essa si sente, in ogni tempo, fortunata destinataria di
queste parole profetiche; vede il loro realizzarsi quotidiano
in tante parti della terra, meglio, in tanti cuori umani,
soprattutto di giovani. E desidera, di fronte alle gravi e
urgenti necessit proprie e del mondo, che sulle soglie del
terzo millennio questa divina promessa si compia in un modo
nuovo, pi ampio, intenso, efficace: quasi una straordinaria
effusione dello Spirito della Pentecoste.
La promessa del Signore suscita nel cuore della Chiesa la
preghiera, l'implorazione fiduciosa e ardente nell'amore del
Padre che, come ha mandato Ges il buon Pastore, gli apostoli,
i loro successori, una schiera senza numero di presbiteri, cos
continui a manifestare agli uomini d'oggi la sua fedelt e la
sua bont.
E la Chiesa  pronta a rispondere a questa grazia. Sente che il
dono di Dio esige una risposta corale e generosa: tutto il
Popolo di Dio deve instancabilmente pregare e lavorare per le
vocazioni sacerdotali; i candidati al sacerdozio devono
prepararsi con grande seriet ad accogliere e a vivere il dono
di Dio, consapevoli che la Chiesa e il mondo hanno assoluto
bisogno di loro; devono innamorarsi di Cristo buon Pastore,
modellare sul suo il loro cuore, essere pronti ad uscire per le
strade del mondo come sua immagine per proclamare a tutti
Cristo Via, Verit e Vita.
Un appello particolare rivolgo alle famiglie: che i genitori, e
specialmente le mamme, siano generosi nel donare al Signore,
che li chiama al sacerdozio, i loro figli, e collaborino con
gioia al loro itinerario vocazionale, consapevoli che in questo
modo rendono pi grande e profonda la loro fecondit cristiana
ed ecclesiale e che possono sperimentare, in un certo senso, la
beatitudine della Vergine Madre Maria: " Benedetta tu fra le
donne, e benedetto il frutto del tuo grembo ".
E ai giovani d'oggi dico: siate pi docili alla voce dello
Spirito, lasciate risuonare nel profondo del cuore le grandi
attese della Chiesa e dell'umanit, non temete di aprire il
vostro spirito alla chiamata di Cristo Signore, sentite su di
voi lo sguardo d'amore di Ges e rispondete con entusiasmo alla
proposta di una sequela radicale.
La Chiesa risponde alla grazia mediante l'impegno che i
sacerdoti assumono per realizzare quella formazione permanente
che  richiesta dalla dignit e dalla responsabilit loro
conferite dal sacramento dell'Ordine. Tutti i sacerdoti sono
chiamati ad avvertire la singolare urgenza della loro
formazione nell'ora presente: la nuova evangelizzazione ha
bisogno di nuovi evangelizzatori, e questi sono i sacerdoti che
si impegnano a vivere il loro sacerdozio come cammino specifico
verso la santit.
La promessa di Dio  di assicurare alla Chiesa non pastori
qualunque, ma pastori " secondo il suo cuore ". Il " cuore " di
Dio si  rivelato a noi pienamente nel cuore di Cristo buon
Pastore. E il cuore di Cristo continua oggi ad avere
compassione delle folle e a donare loro il pane della verit e
il pane dell'amore e della vita, e chiede di palpitare in
altri cuori - quelli dei sacer- doti -: " Voi stessi date loro
da mangiare ". La gente ha bisogno di uscire dall'anonimato
e dalla paura, ha bisogno di essere conosciuta e chiamata per
nome, di camminare sicura sui sentieri della vita, di essere
ritrovata se perduta, di essere amata, di ricevere la salvezza
come supremo dono dell'amore di Dio: proprio questo fa Ges, il
buon Pastore; Lui e i presbiteri con lui.
Ed ora, al termine di questa Esortazione, volgo lo sguardo alla
moltitudine di aspiranti al sacerdozio, di seminaristi e di
sacerdoti che, in tutte le parti del mondo, nelle condizioni
anche pi difficili e qualche volta drammatiche, e sempre nella
gioiosa fatica della fedelt al Signore e dell'instancabile
servizio al suo gregge, offrono quotidianamente la propria vita
per la crescita della fede, della speranza e della carit nei
cuori e nella storia degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Voi, carissimi sacerdoti, lo fate perch il Signore stesso, con
la forza del suo Spirito, vi ha chiamati a ripresentare nei
vasi di creta della vostra semplice vita il tesoro inestimabile
del suo amore di Pastore buono.
In comunione con i Padri sinodali e a nome di tutti i Vescovi
del mondo e dell'intera comunit ecclesiale esprimo tutta la
riconoscenza che la vostra fedelt e il vostro servizio si meritano.
E mentre auguro a tutti voi la grazia di rinnovare ogni giorno
il dono di Dio ricevuto con l'imposizione delle mani, di
sentire il conforto della profonda amicizia che vi lega a Ges
e vi unisce tra voi, di sperimentare la gioia della crescita
del gregge di Dio verso un amore sempre pi grande a Lui e a
ogni uomo, di coltivare la rasserenante persuasione che colui
che ha iniziato in voi questa opera buona la porter a
compimento fino al giorno di Cristo Ges, con tutti e con
ciascuno di voi mi rivolgo in preghiera a Maria, madre ed
educatrice del nostro sacerdozio.
Ogni aspetto della formazione sacerdotale pu essere riferito a
Maria come alla persona umana che pi di ogni altra ha
corrisposto alla vocazione di Dio, che si  fatta serva e
discepola della Parola sino a concepire nel suo cuore e nella
sua carne il Verbo fatto uomo per donarlo all'umanit, che 
stata chiamata all'educazione dell'unico ed eterno sacerdote
fattosi docile e sottomesso alla sua autorit materna. Con il
suo esempio e la sua intercessione, la Vergine Santissima
continua a vigilare sullo sviluppo delle vocazioni e della vita
sacerdotale nella Chiesa.
Per questo noi sacerdoti siamo chiamati a crescere in una
solida e tenera devozione alla Vergine Maria, testimoniandola
con l'imitazione delle sue virt e con la preghiera frequente.
Madre di Ges Cristo e Madre dei sacerdoti,
ricevi questo titolo che noi tributiamo a te
per celebrare la tua maternit
e contemplare presso di te il Sacerdozio
del tuo Figlio e dei tuoi figli,
Santa Genitrice di Dio.
Madre di Cristo,
al Messia Sacerdote hai dato il corpo di carne
per l'unzione del Santo Spirito
a salvezza dei poveri e contriti di cuore,
custodisci nel tuo cuore e nella Chiesa i sacerdoti,
Madre del Salvatore.
Madre della fede,
hai accompagnato al tempio il Figlio dell'uomo,
compimento delle promesse date ai Padri,
consegna al Padre per la sua gloria
i sacerdoti del Figlio tuo,
Arca dell'Alleanza.
Madre della Chiesa,
tra i discepoli nel Cenacolo pregavi lo Spirito
per il Popolo nuovo ed i suoi Pastori,
ottieni all'ordine dei presbiteri
la pienezza dei doni,
Regina degli Apostoli.
Madre di Ges Cristo,
eri con Lui agli inizi della sua vita
e della sua missione,
lo hai cercato Maestro tra la folla,
lo hai assistito innalzato da terra,
consumato per il sacrificio unico eterno,
e avevi Giovanni vicino, tuo figlio,
accogli fin dall'inizio i chiamati,
proteggi la loro crescita,
accompagna nella vita e nel ministero
i tuoi figli,
Madre dei sacerdoti.
Amen!
Dato a Roma, presso San Pietro, il 25 marzo, solennit
dell'Annunciazione del Signore, dell'anno 1992, decimoquarto
del mio Pontificato.
