                    ESORTAZIONE APOSTOLICA
                     FAMILIARIS CONSORTIO
                        DI SUA SANTIT
                       GIOVANNI PAOLO II
                        ALL'EPISCOPATO
                     AL CLERO ED AI FEDELI
                 DI TUTTA LA CHIESA CATTOLICA
                        CIRCA I COMPITI
                   DELLA FAMIGLIA CRISTIANA
                       NEL MONDO DI OGGI
INTRODUZIONE
La Chiesa al servizio della famiglia
1. La famiglia nei tempi odierni  stata, come e forse pi di
altre istituzioni, investita dalle ampie, profonde e rapide
trasformazioni della societ e della cultura. Molte famiglie
vivono questa situazione nella fedelt a quei valori che
costituiscono il fondamento dell'istituto familiare. Altre sono
divenute incerte e smarrite di fronte ai loro compiti o,
addirittura, dubbiose e quasi ignare del significato ultimo e
della verit della vita coniugale e familiare. Altre, infine,
sono impedite da svariate situazioni di ingiustizia nella
realizzazione dei loro fondamentali diritti.
Consapevole che il matrimonio e la famiglia costituiscono uno
dei beni pi preziosi dell'umanit, la Chiesa vuole far
giungere la sua voce ed offrire il suo aiuto a chi, gi
conoscendo il valore del matrimonio e della famiglia, cerca di
viverlo fedelmente a chi, incerto ed ansioso,  alla ricerca
della verit ed a chi  ingiustamente impedito di vivere
liberamente il proprio progetto familiare. Sostenendo i primi,
illuminando i secondi ed aiutando gli altri, la Chiesa offre il
suo servizio ad ogni uomo pensoso dei destini del matrimonio e
della famiglia ("Gaudium et Spes", 52).
In modo particolare essa si rivolge ai giovani, che stanno per
iniziare il loro cammino verso il matrimonio e la famiglia, al
fine di aprire loro nuovi orizzonti, aiutandoli a scoprire la
bellezza e la grandezza della vocazione all'amore e al servizio
della vita.
Il Sinodo del 1980 in continuit con i Sinodi precedenti
2. Un segno di questo profondo interessamento della Chiesa per
la famiglia  stato l'ultimo Sinodo dei Vescovi, celebratosi a
Roma dal 26 settembre al 25 ottobre 1980. Esso  stato la
naturale continuazione dei due precedenti (cfr. Giovanni Paolo
PP. II, Omelia per l'apertura del VI Sinodo dei Vescovi, 2 (26
Settembre 1980): la famiglia cristiana, infatti,  la prima
comunit chiamata ad annunciare il Vangelo alla persona umana
in crescita e a portarla, attraverso una progressiva educazione
e catechesi, alla piena maturit umana e cristiana.
Non solo, ma il precedente Sinodo si collega idealmente in
qualche modo anche a quello sul sacerdozio ministeriale e sulla
giustizia nel mondo contemporaneo. Infatti, in quanto comunit
educativa, la famiglia deve aiutare l'uomo a discernere la
propria vocazione e ad assumersi il necessario impegno per una
pi grande giustizia, formandolo fin dall'inizio a relazioni
interpersonali, ricche di giustizia e di amore.
I Padri Sinodali, concludendo la loro assemblea, mi hanno
presentato un ampio elenco di proposte, in cui avevano raccolto
i frutti delle riflessioni sviluppate nel corso delle loro
intense giornate di lavoro, e mi hanno chiesto con voto unanime
di farmi interprete davanti all'umanit della viva
sollecitudine della Chiesa per la famiglia, e di dare le
indicazioni opportune per un rinnovato impegno pastorale in
questo fondamentale settore della vita umana ed ecclesiale.
Nell'adempiere tale compito con la presente esortazione, come
una peculiare attuazione del ministero apostolico affidatomi,
desidero esprimere la mia gratitudine a tutti i componenti del
Sinodo per il prezioso contributo di dottrina e di esperienza,
che hanno offerto soprattutto mediante le "Propositiones", il
cui testo affido al Pontificio Consiglio per la Famiglia,
disponendo che ne approfondisca lo studio al fine di
valorizzare ogni aspetto delle ricchezze in esso contenute.
Il prezioso bene del matrimonio e della famiglia
3. La Chiesa, illuminata dalla fede, che le fa conoscere tutta
la verit sul prezioso bene del matrimonio e della famiglia e
sui loro significati pi profondi, ancora una volta sente
l'urgenza di annunciare il Vangelo, cio la "buona novella" a
tutti indistintamente, in particolare a tutti coloro che sono
chiamati al matrimonio e vi si preparano, a tutti gli sposi e
genitori del mondo.
Essa  profondamente convinta che solo con l'accoglienza del
Vangelo trova piena realizzazione ogni speranza, che l'uomo
legittimamente pone nel matrimonio e nella famiglia.
Voluti da Dio con la stessa creazione (cfr. Gen 1-2), il
matrimonio e la famiglia sono interiormente ordinati a
compiersi in Cristo (cfr. Ef 5) ed hanno bisogno della sua
grazia per essere guariti dalle ferite del peccato (cfr.
"Gaudium et Spes", 47; "Insegnamenti di Giovanni Paolo II",
III, 2 (1980) 388s) e riportati al loro "principio" (cfr. Mt 19,4), 
cio alla conoscenza piena e alla realizzazione
integrale del disegno di Dio.
In un momento storico nel quale la famiglia  oggetto di
numerose forze che cercano di distruggerla o comunque di
deformarla, la Chiesa, consapevole che il bene della societ e
di se stessa  profondamente legato al bene della famiglia
(cfr. "Gaudium et Spes", 47), sente in modo pi vivo e
stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di
Dio sul matrimonio e sulla famiglia, assicurandone la piena
vitalit e promozione umana e cristiana, e contribuendo cos al
rinnovamento della societ e dello stesso Popolo di Dio.
PARTE PRIMA
LUCI E OMBRE DELLA FAMIGLIA, OGGI
Necessit di conoscere la situazione
4. Poich il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia
riguarda l'uomo e la donna nella concretezza della loro
esistenza quotidiana in determinate situazioni sociali e
culturali, la Chiesa, per compiere il suo servizio, deve
applicarsi a conoscere le situazioni entro le quali il
matrimonio e la famiglia oggi si realizzano (cfr. "Insegnamenti
di Giovanni Paolo II", III, 1 (1980) 472-476).
Questa conoscenza , dunque, una imprescindibile esigenza
dell'opera evangelizzatrice. , infatti, alle famiglie del
nostro tempo che la Chiesa deve portare l'immutabile e sempre
nuovo Vangelo di Ges Cristo, cos come sono le famiglie
implicate nelle presenti condizioni del mondo che sono chiamate
ad accogliere e a vivere il progetto di Dio che le riguarda.
Non solo, ma le richieste e gli appelli dello Spirito risuonano
anche negli stessi avvenimenti della storia, e pertanto la
Chiesa pu essere guidata ad una intelligenza pi profonda
dell'inesauribile mistero del matrimonio e della famiglia anche
dalle situazioni, domande, ansie e speranze dei giovani, degli
sposi e dei genitori di oggi (cfr. "Gaudium et Spes", 4).
A ci si deve aggiungere poi una ulteriore riflessione di
particolare importanza nel tempo presente. Non raramente
all'uomo e alla donna di oggi, in sincera e profonda ricerca di
una risposta ai quotidiani e gravi problemi della loro vita
matrimoniale e familiare, vengono offerte visioni e proposte
anche seducenti, ma che compromettono in diversa misura la
verit e la dignit della persona umana.  un'offerta
sostenuta spesso dalla potente e capillare organizzazione dei
mezzi di comunicazione sociale, che mettono sottilmente in
pericolo la libert e la capacit di giudicare con obiettivit.
Molti sono gi consapevoli di questo pericolo in cui versa la
persona umana ed operano per la verit. La Chiesa, col suo
discernimento evangelico, si unisce ad essi, offrendo il
proprio servizio alla verit, alla libert e alla dignit di
ogni uomo e di ogni donna.
Il discernimento evangelico
5. Il discernimento operato dalla Chiesa diventa l'offerta di
un orientamento perch sia salvata e realizzata l'intera verit
e la piena dignit del matrimonio e della famiglia.
Esso  compiuto dal senso della fede (cfr. "Lumen Gentium", 12), 
che  un dono che lo Spirito partecipa a tutti i fedeli
(cfr. Gv 2,20), ed , pertanto, opera di tutta la Chiesa,
secondo le diversit dei vari doni e carismi che, insieme e
secondo la responsabilit propria di ciascuno, cooperano per
una pi profonda intelligenza ed attuazione della Parola di
Dio. La Chiesa, dunque, non compie il proprio discernimento
evangelico solo per mezzo dei Pastori, i quali insegnano in
nome e col potere di Cristo, ma anche per mezzo dei laici:
Cristo "li costituisce suoi testimoni e li provvede del senso
della fede e della grazia della parola (cfr. At 2,17-18; Ap
19,10) perch la forza del Vangelo risplenda nella vita
quotidiana, familiare e sociale" ("Lumen Gentium", 35). I
laici, anzi, in ragione della loro particolare vocazione, hanno
il compito specifico di interpretare alla luce di Cristo la
storia di questo mondo, in quanto sono chiamati ad illuminare
ed ordinare le realt temporali secondo il disegno di Dio
Creatore e Redentore.
Il "soprannaturale senso della fede" (cfr. "Lumen Gentium", 12;
Sacra Congregazione della Fede, "Mysterium Ecclesiae", 2: AAS
65 (1973) 398-400) non consiste per solamente o
necessariamente nel consenso dei fedeli. La Chiesa, seguendo
Cristo, cerca la verit, che non sempre coincide con l'opinione
della maggioranza. Ascolta la coscienza e non il potere ed in
questo difende i poveri e i disprezzati. La Chiesa pu
apprezzare anche la ricerca sociologica e statistica, quando si
rivela utile per cogliere il contesto storico nel quale
l'azione pastorale deve svolgersi e per conoscere meglio la
verit; tale ricerca sola, per, non  da ritenersi senz'altro
espressione del senso della fede.
Perch  compito del ministero apostolico di assicurare la
permanenza della Chiesa nella verit di Cristo e di
introdurvela pi profondamente, i Pastori devono promuovere il
senso della fede in tutti i fedeli, vagliare e giudicare
autorevolmente la genuinit delle sue espressioni, educare i
credenti a un discernimento evangelico sempre pi maturo (cfr.
"Lumen Gentium", 12 "Dei Verbum", 10).
Per l'elaborazione di un autentico discernimento evangelico
nelle varie situazioni e culture in cui l'uomo e la donna
vivono il loro matrimonio e la loro vita familiare, gli sposi e
i genitori cristiani possono e devono offrire un loro proprio e
insostituibile contributo. A questo li abilita il loro carisma
o dono proprio, il dono del sacramento del matrimonio (cfr.
"Insegnamenti di Giovanni Paolo II", III, 2 (1980) 735s).
La situazione della famiglia nel mondo di oggi
6. La situazione, in cui versa la famiglia, presenta aspetti
positivi ed aspetti negativi: segno, gli uni, della salvezza di
Cristo operante nel mondo; segno, gli altri, del rifiuto che
l'uomo oppone all'amore di Dio.
Da una parte, infatti, vi  una coscienza pi viva della
libert personale, e una maggiore attenzione alla qualit delle
relazioni interpersonali nel matrimonio, alla promozione della
dignit della donna, alla procreazione responsabile, alla
educazione dei figli; vi  inoltre la coscienza della necessit
che si sviluppino relazioni tra le famiglie per un reciproco
aiuto spirituale e materiale, la riscoperta della missione
ecclesiale propria della famiglia e della sua responsabilit
per la costruzione di una societ pi giusta. Dall'altra parte,
tuttavia non mancano segni di preoccupante degradazione di
alcuni valori fondamentali: una errata concezione teorica e
pratica dell'indipendenza dei coniugi fra di loro; le gravi
ambiguit circa il rapporto di autorit fra genitori e figli;
le difficolt concrete, che la famiglia spesso sperimenta nella
trasmissione dei valori; il numero crescente dei divorzi; la
piaga dell'aborto; il ricorso sempre pi frequente alla
sterilizzazione; l'instaurarsi di una vera e propria mentalit
contraccettiva.
Alla radice di questi fenomeni negativi sta spesso una
corruzione dell'idea e dell'esperienza della libert, concepita
non come la capacit di realizzare la verit del progetto di
Dio sul matrimonio e la famiglia, ma come autonoma forza di
affermazione, non di rado contro gli altri, per il proprio
egoistico benessere.
Merita la nostra attenzione anche il fatto che, nei Paesi del
cos detto Terzo Mondo, vengono spesso a mancare alle famiglie
sia i fondamentali mezzi per la sopravvivenza, quali sono il
cibo, il lavoro, l'abitazione, le medicine, sia le pi
elementari libert. Nei Paesi pi ricchi, invece, l'eccessivo
benessere e la mentalit consumistica, paradossalmente unita ad
una certa angoscia e incertezza per il futuro, tolgono agli
sposi la generosit e il coraggio di suscitare nuove vite
umane: cos la vita  spesso percepita non come una
benedizione, ma come un pericolo da cui difendersi.
La situazione storica in cui vive la famiglia si presenta,
dunque, come un insieme di luci e di ombre.
Questo rivela che la storia non  semplicemente un progresso
necessario verso il meglio, bens un evento di libert, ed anzi
un combattimento fra libert che si oppongono fra loro, cio,
secondo la nota espressione di san Agostino, un conflitto, fra
due amori: l'amore di Dio spinto fino al disprezzo di s, e
l'amore di s spinto fino al disprezzo di Dio (cfr. S. Agostino
"De civitate Dei", XIV, 28: CSEL 40, II, 25s).
Ne consegue che solo l'educazione all'amore radicato nella fede
pu portare ad acquistare la capacit di interpretare "i segni
dei tempi", che sono l'espressione storica di questo duplice amore.
L'influsso della situazione sulla coscienza dei fedeli
7. Vivendo in un mondo siffatto, sotto le pressioni derivanti
soprattutto dai mass-media, non sempre i fedeli hanno saputo e
sanno mantenersi immuni dall'oscurarsi dei valori fondamentali
e porsi come coscienza critica di questa cultura familiare e
come soggetti attivi della costruzione di un autentico
umanesimo familiare.
Fra i segni pi preoccupanti di questo fenomeno, i Padri
Sinodali hanno sottolineato, in particolare, il diffondersi del
divorzio e del ricorso ad una nuova unione da parte degli
stessi fedeli, l'accettazione del matrimonio puramente civile,
in contraddizione con la vocazione dei battezzati a "sposarsi
nel Signore"; la celebrazione del matrimonio sacramento senza
una fede viva, ma per altri motivi; il rifiuto delle norme
morali che guidano e promuovono l'esercizio umano e cristiano
della sessualit nel matrimonio.
La nostra epoca ha bisogno di sapienza
8. Si pone cos a tutta la Chiesa il compito di una riflessione
e di un impegno assai profondi, perch la nuova cultura
emergente sia intimamente evangelizzata, siano riconosciuti i
veri valori, siano difesi i diritti dell'uomo e della donna e
sia promossa la giustizia nelle strutture stesse della societ.
In tal modo il "nuovo umanesimo" non distoglier gli uomini dal
loro rapporto con Dio, ma ve li condurr pi pienamente.
Nella costruzione di tale umanesimo, la scienza e le sue
applicazioni tecniche offrono nuove ed immense possibilit.
Tuttavia, la scienza, in conseguenza di scelte politiche che ne
decidono la direzione di ricerca e le applicazioni, viene
spesso usata contro il suo significato originario, la
promozione della persona umana.
Si rende, pertanto, necessario ricuperare da parte di tutti la
coscienza del primato dei valori morali, che sono i valori
della persona umana come tale. La ricomprensione del senso
ultimo della vita e dei suoi valori fondamentali  il grande
compito che si impone oggi per il rinnovamento della societ.
Solo la consapevolezza del primato di questi valori consente un
uso delle immense possibilit, messe nelle mani dell'uomo dalla
scienza, che sia veramente finalizzato alla promozione della
persona umana nella sua intera verit, nella sua libert e
dignit. La scienza  chiamata ad allearsi con la sapienza.
Si possono pertanto applicare anche ai problemi della famiglia
le parole del Concilio Vaticano II: "L'epoca nostra, pi ancora
che i secoli passati, ha bisogno di questa sapienza, perch
diventino pi umane tutte le sue nuove scoperte.  in
pericolo, di fatto, il futuro del mondo, a meno che non vengano
suscitati uomini pi saggi" ("Gaudium et Spes", 15).
L'educazione della coscienza morale, che rende ogni uomo capace
di giudicare e di discernere i modi adeguati per realizzarsi
secondo la sua verit originaria, diviene cos una esigenza
prioritaria ed irrinunciabile.
 l'alleanza con la Sapienza divina che deve essere pi
profondamente ricostituita nella cultura odierna. Di tale
Sapienza ogni uomo  reso partecipe dallo stesso gesto creatore
di Dio. Ed  solo nella fedelt a questa alleanza che le
famiglie di oggi saranno in grado di influire positivamente
nella costruzione di un mondo pi giusto e fraterno.
Gradualit e conversione
9. Alla ingiustizia originata dal peccato - profondamente
penetrato anche nelle strutture del mondo di oggi - e che
spesso ostacola la famiglia nella piena realizzazione di se
stessa e dei suoi diritti fondamentali, dobbiamo tutti opporci
con una conversione della mente e del cuore, seguendo Cristo
Crocifisso nel rinnegamento del proprio egoismo: una simile
conversione non potr non avere influenza benefica e
rinnovatrice anche sulle strutture della societ.
 richiesta una conversione continua, permanente, che, pur
esigendo l'interiore distacco da ogni male e l'adesione al bene
nella sua pienezza, si attua per concretamente in passi che
conducono sempre oltre. Si sviluppa cos un processo dinamico,
che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei
doni di Dio e delle esigenze del suo amore definitivo ed
assoluto nell'intera vita personale e sociale dell'uomo. 
perci necessario un cammino pedagogico di crescita affinch i
singoli fedeli, le famiglie ed i popoli, anzi la stessa
civilt, da ci che hanno gi accolto del Mistero di Cristo
siano pazientemente condotti oltre, giungendo ad una conoscenza
pi ricca e ad una integrazione pi piena di questo Mistero
nella loro vita.
Inculturazione
10.  conforme alla costante tradizione della Chiesa
accogliere dalle culture dei popoli tutto ci che  in grado di
meglio esprimere le inesauribili ricchezze di Cristo (cfr. Ef
3,8; "Gaudium et Spes", 15 e 22). Solo col concorso di tutte le
culture, tali ricchezze potranno manifestarsi sempre pi
chiaramente e la Chiesa potr camminare verso una conoscenza
ogni giorno pi completa e profonda della verit, che gi le 
stata donata interamente dal suo Signore.
Tenendo fisso il duplice principio della compatibilit col
Vangelo delle varie culture da assumere e della comunione con
la Chiesa universale, si dovr proseguire nello studio,
particolarmente da parte delle Conferenze Episcopali e dei
Dicasteri competenti della Curia Romana, e nell'impegno
pastorale perch questa "inculturazione" della fede cristiana
avvenga sempre pi ampiamente, anche nell'ambito del matrimonio
e della famiglia.
 mediante l'"inculturazione" che si cammina verso la
ricostituzione piena dell'alleanza con la Sapienza di Dio, che
 Cristo stesso. La Chiesa intera sar arricchita anche da
quelle culture che, pur essendo prive di tecnologia, sono
cariche di saggezza umana e vivificate da profondi valori morali.
Perch sia chiara la meta di questo cammino, e di conseguenza,
sicuramente indicata la strada, il Sinodo ha, in primo luogo,
giustamente considerato a fondo il progetto originario di Dio
circa il matrimonio e la famiglia: ha voluto "ritornare al
principio", in ossequio all'insegnamento di Cristo (cfr. Mt 19,4 seguenti).
PARTE SECONDA
IL DISEGNO DI DIO SUL MATRIMONIO E SULLA FAMIGLIA
L'uomo immagine di Dio Amore
11. Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen
1,26s): chiamandolo all'esistenza per amore, l'ha chiamato
nello stesso tempo all'amore.
Dio  amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di
comunione personale d'amore. Creandola a sua immagine e
continuamente conservandola nell'essere, Dio iscrive
nell'umanit dell'uomo e della donna la vocazione, e quindi la
capacit e la responsabilit dell'amore e della comunione (cfr.
"Gaudium et Spes", 12). L'amore , pertanto, la fondamentale e
nativa vocazione di ogni essere umano.
In quanto spirito incarnato, cio anima che si esprime nel
corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l'uomo 
chiamato all'amore in questa sua totalit unificata. L'amore
abbraccia anche il corpo umano e il corpo  reso partecipe
dell'amore spirituale.
La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di
realizzare la vocazione della persona umana, nella sua
interezza, all'amore: il Matrimonio e la Verginit. Sia l'uno
che l'altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione
della verit pi profonda dell'uomo, del suo "essere ad
immagine di Dio".
Di conseguenza la sessualit, mediante la quale l'uomo e la
donna si donano l'uno all'altra con gli atti propri ed
esclusivi degli sposi, non  affatto qualcosa di puramente
biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come
tale. Essa si realizza in modo veramente umano, solo se  parte
integrale dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano
totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte. La donazione
fisica totale sarebbe menzogna se non fosse segno e frutto
della donazione personale totale, nella quale tutta la persona,
anche nella sua dimensione temporale,  presente: se la persona
si riservasse qualcosa o la possibilit di decidere altrimenti
per il futuro, gi per questo essa non si donerebbe totalmente.
Questa totalit, richiesta dall'amore coniugale, corrisponde
anche alle esigenze di una fecondit responsabile, la quale,
volta come  a generare un essere umano, supera per sua natura
l'ordine puramente biologico, ed investe un insieme di valori
personali, per la cui armoniosa crescita  necessario il
perdurante e concorde contributo di entrambi i genitori.
Il "luogo" unico, che rende possibile questa donazione secondo
l'intera sua verit,  il matrimonio, ossia il patto di amore
coniugale o scelta cosciente e libera, con la quale l'uomo e la
donna accolgono l'intima comunit di vita e d'amore, voluta da
Dio stesso (cfr. "Gaudium et Spes", 48), che solo in questa
luce manifesta il suo vero significato. L'istituzione
matrimoniale non  una indebita ingerenza della societ o
dell'autorit, ne l'imposizione estrinseca di una forma, ma
esigenza interiore del patto d'amore coniugale che
pubblicamente si afferma come unico ed esclusivo perch sia
vissuta cos la piena fedelt al disegno di Dio Creatore.
Questa fedelt, lungi dal mortificare la libert della persona,
la pone al sicuro da ogni soggettivismo e relativismo, la fa
partecipe della Sapienza creatrice.
Il matrimonio e la comunione tra Dio e gli uomini
12. La comunione d'amore tra Dio e gli uomini, contenuto
fondamentale della Rivelazione e dell'esperienza di fede di
Israele, trova una significativa espressione nell'alleanza
sponsale, che si instaura tra l'uomo e la donna.
 per questo che la parola centrale della Rivelazione, "(Dio
ama il suo popolo", viene pronunciata anche attraverso le
parole vive e concrete con cui l'uomo e la donna si dicono il
loro amore coniugale. Il loro vincolo di amore diventa
l'immagine e il simbolo dell'Alleanza che unisce Dio e il suo
popolo (cfr. ad es. Os 2,21; Ger 3,6-13; Is 54). E lo stesso
peccato, che pu ferire il patto coniugale diventa immagine
dell'infedelt del popolo al suo Dio: l'idolatria e
prostituzione (cfr. Ez 16,25), l'infedelt  adulterio, la
disobbedienza alla legge e abbandono dell'amore sponsale del
Signore. Ma l'infedelt di Israele non distrugge la fedelt
eterna del Signore e, pertanto, l'amore sempre fedele di Dio si
pone come esemplare delle relazioni di amore fedele che devono
esistere tra gli sposi (cfr. Os 3).
Ges Cristo, sposo della Chiesa, e il Sacramento del matrimonio
13. La comunione tra Dio e gli uomini trova il suo compimento
definitivo in Ges Cristo, lo Sposo che ama e si dona come
Salvatore dell'umanit, unendola a S come suo corpo.
Egli rivela la verit originaria del matrimonio, la verit del
"principio" (cfr. Gen 2,24; Mt 19,5) e, liberando l'uomo dalla
durezza del cuore, lo rende capace di realizzarla interamente.
Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel
dono d'amore che il Verbo di Dio fa all'umanit assumendo la
natura umana, e nel sacrificio che Ges Cristo fa di se stesso
sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa. In questo sacrificio
si svela interamente quel disegno che Dio ha impresso
nell'umanit dell'uomo e della donna, fin dalla loro creazione
(cfr. Ef 5,32s); il matrimonio dei battezzati diviene cos il
simbolo reale della nuova ed eterna Alleanza, sancita nel
sangue di Cristo. Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il
cuore nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi, come
Cristo ci ha amati. L'amore coniugale raggiunge quella pienezza
a cui  interiormente ordinato, la carit coniugale, che  il
modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono
chiamati a vivere la carit stessa di Cristo che si dona sulla Croce.
In una pagina meritatamente famosa, Tertulliano ha ben espresso
la grandezza di questa vita coniugale in Cristo e la sua
bellezza: "Come sar capace di esporre la felicit di quel
matrimonio che la Chiesa unisce, l'offerta eucaristica
conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il
Padre ratifica?... Quale giogo quello di due fedeli uniti in
un'unica speranza, in un'unica osservanza, in un'unica servit!
Sono tutt'e due fratelli e tutt'e due servono insieme; non vi 
nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi
sono veramente due in una sola carne e dove la carne  unica,
unico  lo spirito" (Tertulliano "Ad uxorem", II; VIII, 6-8: CCL I, 393).
Accogliendo e meditando fedelmente la Parola di Dio, la Chiesa
ha solennemente insegnato ed insegna che il matrimonio dei
battezzati  uno dei sette sacramenti della Nuova Alleanza
(cfr. Conc. Ecum. Trident., Sessio XXIV, can. 1: I. D. Mansi,
"Sacrorum Conciliorum Nova et Amplissima Collectio", 33, 149s).
Infatti, mediante il battesimo, l'uomo e la donna sono
definitivamente inseriti nella Nuova ed Eterna Alleanza,
nell'Alleanza sponsale di Cristo con la Chiesa. Ed  in ragione
di questo indistruttibile inserimento che l'intima comunit di
vita e di amore coniugale fondata dal Creatore (cfr. "Gaudium
et Spes", 48), viene elevata ed assunta nella carit sponsale
del Cristo, sostenuta ed arricchita dalla sua forza redentrice.
In virt della sacramentalit del loro matrimonio, gli sposi
sono vincolati l'uno all'altra nella maniera pi profondamente
indissolubile. La loro reciproca appartenenza  la
rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale,
del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa.
Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di
ci che  accaduto sulla Croce; sono l'uno per l'altra e per i
figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende
partecipi. Di questo evento di salvezza il matrimonio, come
ogni sacramento  memoriale, attualizzazione e profezia: "in
quanto memoriale, il sacramento d loro la grazia e il dovere
di fare memoria delle grandi opere di Dio e di darne
testimonianza presso i loro figli; in quanto attualizzazione,
d loro la grazia e il dovere di mettere in opera nel presente,
l'uno verso l'altra e verso i figli, le esigenze di un amore
che perdona e che redime; in quanto profezia, d loro la grazia
e il dovere di vivere e di testimoniare la speranza del futuro
incontro con Cristo" (Giovanni Paolo PP. II, Discorso ai
Delegati del "Centre de Liaison des Equipes de Recherche", 3 (3
Novembre 1979): "Insegnamenti di Giovanni Paolo II", II, 2 (1979) 1032).
Come ciascuno dei sette sacramenti, anche il matrimonio  un
simbolo reale dell'evento della salvezza, ma a modo proprio.
"Gli sposi vi partecipano in quanto sposi, in due, come coppia,
a tal punto che l'effetto primo ed immediato del matrimonio
(res et sacramentum) non  la grazia soprannaturale stessa, ma
il legame coniugale cristiano, una comunione a due tipicamente
cristiana perch rappresenta il mistero dell'Incarnazione del
Cristo e il suo mistero di Alleanza. E il contenuto della
partecipazione alla vita del Cristo  anch'esso specifico:
l'amore coniugale comporta una totalit in cui entrano tutte le
componenti della persona - richiamo del corpo e dell'istinto,
forza del sentimento e dell'affettivit, aspirazione dello
spirito e della volont -; esso mira ad una unit profondamente
personale, quella che, al di l dell'unione in una sola carne,
conduce a non fare che un cuor solo e un'anima sola: esso esige
l'indissolubilit e la fedelt della donazione reciproca
definitiva e si apre sulla fecondit (cfr. Paolo PP. VI
"Humanae Vitae", 9). In una parola, si tratta di
caratteristiche normali di ogni amore coniugale naturale, ma
con un significato nuovo che non solo le purifica e le
consolida, ma le eleva al punto di farne l'espressione di
valori propriamente cristiani" (Giovanni Paolo PP. II, Discorso
ai Delegati del "Centre de Liaison des Equipes de Recherche", 4
(3 Novembre 1979): "Insegnamenti di Giovanni Paolo II", II, 2 (1979) 1032).
I figli, preziosissimo dono del matrimonio
14. Secondo il disegno di Dio, il matrimonio  il fondamento
della pi ampia comunit della famiglia, poich l'istituto
stesso del matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati alla
procreazione ed educazione della prole, in cui trovano il loro
coronamento (cfr. "Gaudium et Spes", 50).
Nella sua realt pi profonda, l'amore  essenzialmente dono e
l'amore coniugale, mentre conduce gli sposi alla reciproca
"conoscenza" che li fa "una carne sola" (cfr. Gen 2,24), non si
esaurisce all'interno della coppia, poich li rende capaci
della massima donazione possibile, per la quale diventano
cooperatori con Dio per il dono della vita ad una nuova persona
umana. Cos i coniugi, mentre si donano tra loro, donano al di
l di se stessi la realt del figlio, riflesso vivente del loro
amore, segno permanente della unit coniugale e sintesi viva ed
indissociabile del loro essere padre e madre.
Divenendo genitori, gli sposi ricevono da Dio il dono di una
nuova responsabilit. Il loro amore parentale  chiamato a
divenire per i figli il segno visibile dello stesso amore di
Dio, "dal quale ogni paternit nei cieli e sulla terra prende
nome" (Ef 3,15).
Non si deve, tuttavia, dimenticare che anche quando la
procreazione non  possibile, non per questo la vita coniugale
perde il suo valore. La sterilit fisica infatti pu essere
occasione per gli sposi di altri servizi importanti alla vita
della persona umana, quali ad esempio l'adozione, le varie
forme di opere educative, l'aiuto ad altre famiglie, ai bambini
poveri o handicappati.
La famiglia, comunione di persone
15. Nel matrimonio e nella famiglia si costituisce un complesso
di relazioni interpersonali - nuzialit, paternit-maternit,
filiazione, fraternit -, mediante le quali ogni persona umana
 introdotta nella "famiglia umana" e nella "famiglia di Dio",
che  la Chiesa.
Il matrimonio e la famiglia cristiani edificano la Chiesa:
nella famiglia, infatti, la persona umana non solo viene
generata e progressivamente introdotta, mediante l'educazione,
nella comunit umana, ma mediante la rigenerazione del
battesimo e l'educazione alla fede, essa viene introdotta anche
nella famiglia di Dio, che  la Chiesa.
La famiglia umana, disgregata dal peccato,  ricostituita nella
sua unit dalla forza redentrice della morte e risurrezione di
Cristo (cfr. "Gaudium et Spes", 78). Il matrimonio cristiano,
partecipe dell'efficacia salvifica di questo avvenimento,
costituisce il luogo naturale nel quale si compie l'inserimento
della persona umana nella grande famiglia della Chiesa.
Il mandato di crescere e moltiplicarsi, rivolto in principio
all'uomo e alla donna, raggiunge in questo modo la sua intera
verit e la sua piena realizzazione.
La Chiesa trova cos nella famiglia, nata dal sacramento, la
sua culla e il luogo nel quale essa pu attuare il proprio
inserimento nelle generazioni umane, e queste, reciprocamente,
nella Chiesa.
Matrimonio e verginit
16. La verginit e il celibato per il Regno di Dio non solo non
contraddicono alla dignit del matrimonio, ma la presuppongono
e la confermano. Il matrimonio e la verginit sono i due modi
di esprimere e di vivere l'unico Mistero dell'Alleanza di Dio
con il suo popolo. Quando non si ha stima del matrimonio, non
pu esistere neppure la verginit consacrata; quando la
sessualit umana non  ritenuta un grande valore donato dal
Creatore, perde significato il rinunciarvi per il Regno dei
Cieli.
Dice infatti assai giustamente san Giovanni Crisostomo: "Chi
condanna il matrimonio priva anche la verginit della gloria:
chi invece lo loda, rende la verginit pi ammirabile, e
splendente. Ci che appare un bene soltanto a paragone di un
male, non  poi un grande bene; ma ci che  ancora migliore di
beni universalmente riconosciuti tali,  certamente un bene al
massimo grado" (San Giovanni Crisostomo, "La Verginit", X: PG 48,540).
Nella verginit l'uomo  in attesa, anche corporalmente, delle
nozze escatologiche di Cristo con la Chiesa, donandosi
integralmente alla Chiesa nella speranza che Cristo si doni a
questa nella piena verit della vita eterna. La persona vergine
anticipa cos nella sua carne il mondo nuovo della risurrezione
futura (cfr. Mt 22,30).
In forza di questa testimonianza, la verginit tiene viva nella
Chiesa la coscienza del mistero del matrimonio e lo difende da
ogni riduzione e da ogni impoverimento.
Rendendo libero in modo speciale il cuore dell'uomo (cfr. 1Cor
7,32-35), "cos da accenderlo maggiormente di carit verso Dio
e verso tutti gli uomini" ("Perfectae Caritatis", 12), la
verginit testimonia che il Regno di Dio e la sua giustizia
sono quella perla preziosa che va preferita ad ogni altro
valore sia pure grande, e va anzi cercato come l'unico valore
definitivo.  per questo che la Chiesa, durante tutta la sua
storia, ha sempre difeso la superiorit di questo carisma nei
confronti di quello del matrimonio, in ragione del legame del
tutto singolare che esso ha con il Regno di Dio (cfr. Pio XII,
"Sacra Virginitas", II: AAS 46 (1954) 174ss).
Pur avendo rinunciato alla fecondit fisica, la persona vergine
diviene spiritualmente feconda, padre e madre di molti,
cooperando alla realizzazione della famiglia secondo il disegno di Dio.
Gli sposi cristiani hanno perci il diritto di aspettarsi dalle
persone vergini il buon esempio e la testimonianza della
fedelt alla loro vocazione fino alla morte. Come per gli sposi
la fedelt diventa talvolta difficile ed esige sacrificio,
mortificazione e rinnegamento di s, cos pu avvenire anche
per le persone vergini. La fedelt di queste, anche nella prova
eventuale, deve edificare la fedelt di quelli (cfr. Giovanni
Paolo PP. II, "Novo Incipiente", 9 (8 Aprile 1979): AAS 71 (1979), 410s).
Queste riflessioni sulla verginit possono illuminare ed
aiutare coloro che, per motivi indipendenti dalla loro volont,
non hanno potuto sposarsi ed hanno poi accettato la loro
situazione in spirito di servizio.
PARTE TERZA
I COMPITI DELLA FAMIGLIA CRISTIANA
Famiglia diventa ci che sei!
17. Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre
non solo la sua "identit", ci che essa "", ma anche la sua
"missione)", ci che essa pu e deve "fare". I compiti, che la
famiglia  chiamata da Dio a svolgere nella storia,
scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo
sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova
in se stessa l'appello insopprimibile, che definisce ad un
tempo la sua dignit e la sua responsabilit: famiglia,
"diventa" ci che "sei"!
Risalire al "principio" del gesto creativo di Dio  allora una
necessit per la famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi
secondo l'interiore verit non solo del suo essere ma anche del
suo agire storico. E poich, secondo il disegno divino, 
costituita quale "intima comunit di vita e di amore ("Gaudium
et Spes", 48), la famiglia ha la missione di diventare sempre
pi quello che , ossia comunit di vita e di amore, in una
tensione che, come per ogni realt creata e redenta trover il
suo componimento nel Regno di Dio. In una prospettiva poi che
giunge alle radici stesse della realt, si deve dire che
l'essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti
dall'amore. Per questo la famiglia riceve la missione di
custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso vivo e
reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanit e
dell'amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa.
Ogni compito particolare della famiglia  l'espressione e
l'attuazione concreta di tale missione fondamentale. 
necessario pertanto penetrare pi a fondo nella singolare
ricchezza della missione della famiglia e scandagliarne i
molteplici ed unitari contenuti.
In tal senso, partendo dall'amore e in costante riferimento ad
esso, il recente Sinodo ha messo in luce quattro compiti
generali della famiglia:
1) la formazione di una comunit di persone;
2) il servizio alla vita;
3) la partecipazione allo sviluppo della societ;
4) la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa.
1. La formazione di una comunit di persone
L'amore, principio e forza della comunione
18. La famiglia fondata e vivificata dall'amore,  una comunit
di persone: dell'uomo e della donna sposi, dei genitori e dei
figli, dei parenti. Suo primo compito  di vivere fedelmente la
realt della comunione nell'impegno costante di sviluppare
un'autentica comunit di persone.
Il principio interiore, la forza permanente e la meta ultima di
tale compito  l'amore: come, senza l'amore, la famiglia non 
una comunit di persone, cos senza l'amore, la famiglia non
pu vivere, crescere e perfezionarsi come comunit di persone.
Quanto ho scritto nell'enciclica "Redemptor Hominis" trova la
sua originaria e privilegiata applicazione proprio nella
famiglia come tale: "L'uomo non pu vivere senza amore. Egli
rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita 
priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non si
incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio,
se non vi partecipa vivamente" (num. 10).
L'amore tra l'uomo e la donna nel matrimonio e, in forma
derivata ed allargata, l'amore tra i membri della stessa
famiglia - tra genitori e figli tra fratelli e sorelle, tra
parenti e familiari -  animato e sospinto da un interiore e
incessante dinamismo, che conduce la famiglia ad una comunione
sempre pi profonda ed intensa, fondamento e anima della
comunit coniugale e familiare.
L'indivisibile unit della comunione coniugale
19. La prima comunione  quella che si instaura e si sviluppa
tra i coniugi: in forza del patto d'amore coniugale, l'uomo e
la donna "non sono pi due, ma una carne sola" (Mt 19,6; cfr.
Gen 2,24) e sono chiamati a crescere continuamente nella loro
comunione attraverso la fedelt quotidiana alla promessa
matrimoniale del reciproco dono totale.
Questa comunione coniugale affonda le sue radici nella naturale
complementariet che esiste tra l'uomo e la donna, e si
alimenta mediante la volont personale degli sposi di
condividere l'intero progetto di vita, ci che hanno e ci che
sono: perci tale comunione  il frutto e il segno di una
esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume
questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva,
conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo
Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli
sposi cristiani il dono di una comunione nuova d'amore che 
immagine viva e reale di quella singolarissima unit, che fa
della Chiesa l'indivisibile Corpo mistico del Signore Ges.
Il dono dello Spirito  comandamento di vita per gli sposi
cristiani, ed insieme stimolante impulso affinch ogni giorno
progrediscano verso una sempre pi ricca unione tra loro a
tutti i livelli - dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle
intelligenze, e delle volont, delle anime (cfr. Giovanni Paolo
PP. II, Discorso agli Sposi, 4 (Kinshasa, 3 maggio 1980): AAS
72 (1980), 426s), - rivelando cos alla Chiesa e al mondo la
nuova comunione d'amore, donata dalla grazia di Cristo.
Una simile comunione viene radicalmente contraddetta dalla
poligamia: questa, infatti, nega in modo diretto il disegno di
Dio quale ci viene rivelato alle origini, perch  contraria
alla pari dignit personale dell'uomo e della donna, che nel
matrimonio si donano con un amore totale e perci stesso unico
ed esclusivo. Come scrive il Concilio Vaticano II: "L'unit del
matrimonio confermata dal Signore appare in maniera lampante
anche dalla uguale dignit personale sia dell'uomo che della
donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo e pieno amore"
("Gaudium et Spes", 49; cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso
agli Sposi, 4 (Kinshasa, 3 maggio 1980); l. c.).
Una comunione indissolubile
20. La comunione coniugale si caratterizza non solo per la sua
unit, ma anche per la sua indissolubilit: "Questa intima
unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il
bene dei figli, esigono la piena fedelt dei coniugi e ne
reclamano l'indissolubile unit" ("Gaudium et Spes", 48).
 dovere fondamentale della Chiesa riaffermare con forza -
come hanno fatto i Padri del Sinodo - la dottrina
dell'indissolubilit del matrimonio: a quanti, ai nostri
giorni, ritengono difficile o addirittura impossibile legarsi
ad una persona per tutta la vita e a quanti sono travolti da
una cultura che rifiuta l'indissolubilit matrimoniale e che
deride apertamente l'impegno degli sposi alla fedelt, 
necessario ribadire il lieto annuncio della definitivit di
quell'amore coniugale, che ha in Ges Cristo il suo fondamento
e la sua forza (cfr. Ef 5,25).
Radicata nella personale e totale donazione dei coniugi e
richiesta dal bene dei figli, l'indissolubilit del matrimonio
trova la sua verit ultima nel disegno che Dio ha manifestato
nella sua Rivelazione. Egli vuole e dona l'indissolubilit
matrimoniale come frutto, segno ed esigenza dell'amore
assolutamente fedele che Dio ha per l'uomo e che il Signore
Ges vive verso la sua Chiesa.
Cristo rinnova il primitivo disegno che il Creatore ha iscritto
nel cuore dell'uomo e della donna, e nella celebrazione del
sacramento del matrimonio offre un "cuore nuovo": cos i
coniugi non solo possono superare la "durezza del cuore" (Mt
19,8), ma anche e soprattutto possono condividere l'amore pieno
e definitivo di Cristo, nuova ed eterna Alleanza fatta carne.
Come il Signore Ges  il "testimone fedele" (Ap 3,14),  il
"s" delle promesse di Dio (cfr. 2Cor 1,20) e quindi la
realizzazione suprema dell'incondizionata fedelt con cui Dio
ama il suo popolo, cos i coniugi cristiani sono chiamati a
partecipare realmente all'indissolubilit irrevocabile, che
lega Cristo alla Chiesa sua sposa, da Lui amata sino alla fine
(cfr. Gc 13,1).
Il dono del sacramento  nello stesso tempo vocazione e
comandamento per gli sposi cristiani, perch rimangano tra loro
fedeli per sempre, al di l di ogni prova e difficolt, in
generosa obbedienza alla santa volont del Signore: "Quello che
Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi" (Mt 19,6).
Testimoniare l'inestimabile valore dell'indissolubilit e della
fedelt matrimoniale  uno dei doveri pi preziosi e pi
urgenti delle coppie cristiane del nostro tempo. Per questo,
insieme con tutti i confratelli che hanno preso parte al Sinodo
dei Vescovi, lodo e incoraggio tutte quelle numerose coppie
che, pur incontrando non lievi difficolt, conservano e
sviluppano il bene dell'indissolubilit: assolvono cos, in
modo umile e coraggioso, il compito loro affidato di essere nel
mondo un "segno" - un piccolo e prezioso segno, talvolta
sottoposto anche a tentazione, ma sempre rinnovato -
dell'instancabile fedelt con cui Dio e Ges Cristo amano tutti
gli uomini ed ogni uomo. Ma  doveroso anche riconoscere il
valore della testimonianza di quei coniugi che, pur essendo
stati abbandonati dal partner, con la forza della fede e della
speranza cristiana non sono passati ad una nuova unione: anche
questi coniugi danno un'autentica testimonianza di fedelt, di
cui il mondo oggi ha grande bisogno. Per tale motivo devono
essere incoraggiati e aiutati dai pastori e dai fedeli della Chiesa.
La pi ampia comunione della famiglia
21. La comunione coniugale costituisce il fondamento sul quale
si viene edificando la pi ampia comunione della famiglia, dei
genitori e dei figli, dei fratelli e delle sorelle tra loro,
dei parenti e di altri familiari.
Tale comunione si radica nei legami naturali della carne e del
sangue, e si sviluppa trovando il suo perfezionamento
propriamente umano nell'instaurarsi e nel maturare dei legami
ancora pi profondi e ricchi dello spirito: l'amore, che anima
i rapporti interpersonali dei diversi membri della famiglia,
costituisce la forza interiore che plasma e vivifica la
comunione e la comunit familiare.
La famiglia cristiana  poi chiamata a fare l'esperienza di una
nuova e originale comunione, che conferma e perfeziona quella
naturale e umana. In realt, la grazia di Ges Cristo, "il
Primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29),  per sua natura e
interiore dinamismo una "grazia di fraternit", come la chiama
san Tommaso d'Aquino ("Summa Theologiae", II II, 14, 2, ad
4). Lo Spirito Santo, effuso nella celebrazione dei sacramenti,
 la radice viva e l'alimento inesauribile della soprannaturale
comunione che raccoglie e vincola i credenti con Cristo e tra
loro nell'unit della Chiesa di Dio. Una rivelazione e
attuazione specifica della comunione ecclesiale  costituita
dalla famiglia cristiana, che anche per questo pu e deve dirsi
"Chiesa domestica" ("Lumen Gentium", 11; cfr. "Apostolicam
Actuositatem", 11).
Tutti i membri della famiglia, ognuno secondo il proprio dono,
hanno la grazia e la responsabilit di costruire, giorno per
giorno, la comunione delle persone, facendo della famiglia una
"scuola di umanit pi completa e pi ricca": ("Gaudium et
Spes", 52)  quanto avviene con la cura e l'amore verso i
piccoli, gli ammalati e gli anziani; col servizio reciproco di
tutti i giorni; con la condivisione dei beni, delle gioie e
delle sofferenze.
Un momento fondamentale per costruire una simile comunione 
costituito dallo scambio educativo tra genitori e figli (cfr.
Ef 6,1-4; Col 3,20s), nel quale ciascuno d e riceve. Mediante
l'amore, il rispetto, l'obbedienza verso i genitori, i figli
portano il loro specifico e insostituibile contributo
all'edificazione di una famiglia autenticamente umana e
cristiana ("Gaudium et Spes", 48). In questo saranno
facilitati, se i genitori eserciteranno la loro irrinunciabile
autorit come un vero e proprio "ministero", ossia come un
servizio ordinato al bene umano e cristiano dei figli, e in
particolare ordinato a far loro acquistare una libert
veramente responsabile, e se i genitori manterranno viva la
coscienza del "dono", che continuamente ricevono dai figli.
La comunione familiare pu essere conservata e perfezionata
solo con un grande spirito di sacrificio. Esige, infatti, una
pronta e generosa disponibilit di tutti e di ciascuno alla
comprensione, alla tolleranza, al perdono, alla
riconciliazione. Nessuna famiglia ignora come l'egoismo, il
disaccordo, le tensioni, i conflitti aggrediscano violentemente
e a volte colpiscano mortalmente la propria comunione: di qui
le molteplici e varie forme di divisione nella vita familiare.
Ma, nello stesso tempo, ogni famiglia  sempre chiamata dal Dio
della pace a fare l'esperienza gioiosa e rinnovatrice della
"riconciliazione" cio della comunione ricostruita, dell'unit
ritrovata. In particolare la partecipazione al sacramento della
riconciliazione e al banchetto dell'unico Corpo di Cristo offre
alla famiglia cristiana la grazia e la responsabilit di
superare ogni divisione e di camminare verso la piena verit
della comunione voluta da Dio, rispondendo cos al vivissimo
desiderio del Signore: che "tutti siano una sola cosa" (Gv 17,21).
Diritti e compiti della donna
22. In quanto , e deve sempre diventare, comunione e comunit
di persone, la famiglia trova nell'amore la sorgente e la
spinta incessante per accogliere, rispettare e promuovere
ciascuno dei suo membri nell'altissima dignit di persone, e
cio di immagini viventi di Dio. Come hanno giustamente
affermato i Padri Sinodali, il criterio morale dell'autenticit
delle relazioni coniugali e familiari consiste nella promozione
della dignit e vocazione delle singole persone, le quali si
ritrovano nella loro pienezza mediante il dono sincero di se
stesse (cfr. "Gaudium et Spes", 24).
In questa prospettiva, il Sinodo ha voluto riservare una
privilegiata attenzione alla donna, ai suoi diritti e compiti
nella famiglia e nella societ. Nella stessa prospettiva vanno
considerati anche l'uomo come sposo e padre, il bambino e gli anziani.
Della donna  da rilevare, anzitutto, l'eguale dignit e
responsabilit rispetto all'uomo: tale uguaglianza trova una
singolare forma di realizzazione nella reciproca donazione di
s all'altro e di ambedue ai figli, propria del matrimonio e
della famiglia. Quanto la stessa ragione umana intuisce e
riconosce, viene rivelato in pienezza dalla Parola di Dio: la
storia della salvezza, infatti,  una continua e luminosa
testimonianza della dignit della donna.
Creando l'uomo "maschio e femmina (Gen 1,27), Dio dona la
dignit personale in eguale modo all'uomo e alla donna,
arricchendoli dei diritti inalienabili e delle responsabilit
che sono proprie della persona umana. Dio poi manifesta nella
forma pi alta possibile la dignit della donna assumendo Egli
stesso la carne umana da Maria Vergine che la Chiesa onora come
Maria Madre di Dio, chiamandola nuova Eva e proponendola come
modello della donna redenta. Il delicato rispetto di Ges verso
le donne che ha chiamato alla sua sequela ed alla sua amicizia,
la sua apparizione il mattino di Pasqua ad una donna prima che
agli altri discepoli, la missione affidata alle donne di
portare la buona novella della Resurrezione agli apostoli, sono
tutti segni che confermano la stima speciale del Signore Ges
verso la donna. Dir l'apostolo Paolo: "Tutti voi siete figli
di Dio per la fede in Cristo Ges... Non c' pi giudeo n
greco; non c' pi schiavo n libero; non c' pi uomo ne
donna, poich tutti voi siete uno in Cristo Ges)" (Gal 3,26.28).
Donna e societ
23. Senza entrare ora a trattare nei suoi vari aspetti l'ampio
e complesso tema dei rapporti donna-societ, ma limitando il
discorso ad alcuni rilievi essenziali, non si pu non osservare
come nel campo pi specificamente familiare un'ampia e diffusa
tradizione sociale e culturale abbia voluto riservare alla
donna solo il compito di sposa e madre, senza aprirla
adeguatamente ai compiti pubblici, in genere riservati all'uomo.
Non c' dubbio che l'uguale dignit e responsabilit dell'uomo
e della donna giustifichino pienamente l'accesso della donna ai
compiti pubblici. D'altra parte la vera promozione della donna
esige pure che sia chiaramente riconosciuto il valore del suo
compito materno e familiare nei confronti di tutti gli altri
compiti pubblici e di tutte le altre professioni. Del resto,
tali compiti e professioni devono tra loro integrarsi se si
vuole che l'evoluzione sociale e culturale sia veramente e
pienamente umana.
Ci risulter pi facile se, come il Sinodo ha auspicato, una
rinnovata "teologia del lavoro" porr in luce e approfondir il
significato del lavoro nella vita cristiana e determiner il
fondamentale legame che esiste tra il lavoro e la famiglia, e,
di conseguenza, il significato originale ed insostituibile del
lavoro della casa e dell'educazione dei figli ("Laborem
Exercens", 19). Pertanto la Chiesa pu e deve aiutare la
societ attuale, chiedendo instancabilmente che sia da tutti
riconosciuto e onorato nel suo valore insostituibile il lavoro
della donna in casa. Ci  di particolare importanza nell'opera
educativa: viene eliminata, infatti, la radice stessa della
possibile discriminazione tra i diversi lavori e professioni,
una volta che risulti chiaramente come tutti, in ogni campo, si
impegnino con identico diritto e con identica responsabilit.
Apparir cos pi splendida l'immagine di Dio nell'uomo e nella donna.
Se dev'essere riconosciuto anche alle donne, come agli uomini,
il diritto di accedere ai diversi compiti pubblici, la societ
deve per strutturarsi in maniera tale che le spose e le madri
non siano difatto costrette a lavorare fuori casa e che le loro
famiglie possano dignitosamente vivere e prosperare, anche se
esse si dedicano totalmente alla propria famiglia.
Si deve inoltre superare la mentalit secondo la quale l'onore
della donna deriva pi dal lavoro esterno che dall'attivit
familiare. Ma ci esige che gli uomini stimino ed amino
veramente la donna con ogni rispetto della sua dignit
personale, e che la societ crei e sviluppi le condizioni
adatte per il lavoro domestico.
La Chiesa, col dovuto rispetto per la diversa vocazione
dell'uomo e della donna, deve promuovere nella misura del
possibile nella sua stessa vita la loro uguaglianza di diritti
e di dignit: e questo per il bene di tutti, della famiglia,
della societ e della Chiesa.
 evidente per che tutto questo significa per la donna non la
rinuncia alla sua femminilit n l'imitazione del carattere
maschile, ma la pienezza della vera umanit femminile quale
deve esprimersi nel suo agire, sia in famiglia sia al di fuori
di essa, senza peraltro dimenticare in questo campo la variet
dei costumi e delle culture.
Offese alla dignit della donna
24. Purtroppo il messaggio cristiano sulla dignit della donna
viene contraddetto da quella persistente mentalit che
considera l'essere umano non come persona, ma come cosa, come
oggetto di compravendita, al servizio dell'interesse egoistico
e del solo piacere: e prima vittima di tale mentalit  la donna.
Questa mentalit produce frutti assai amari, come il disprezzo
dell'uomo e della donna, la schiavit, l'oppressione dei
deboli, la pornografia, la prostituzione - tanto pi quando
viene organizzata - e tutte quelle varie discriminazioni che si
incontrano nell'ambito dell'educazione, della professione,
della retribuzione del lavoro, eccetera.
Inoltre, ancora oggi, in gran parte della nostra societ,
permangono molte forme di avvilente discriminazione che
colpiscono ed offendono gravemente alcune categorie particolari
di donne, come ad esempio, le spose che non hanno figli, le
vedove, le separate, le divorziate, le madri-nubili.
Queste ed altre discriminazioni sono state deplorate dai Padri
Sinodali con tutta la forza possibile: chiedo pertanto che da
parte di tutti si svolga un'azione pastorale specifica pi
vigorosa ed incisiva, affinch esse siano definitivamente
vinte, cos da giungere alla stima piena dell'immagine di Dio
che risplende in tutti gli essere umani, nessuno escluso.
L'uomo sposo e padre
25. Entro la comunione-comunit coniugale e familiare, l'uomo 
chiamato a vivere il suo dono e compito di sposo e di padre.
Egli vede nella sposa il compiersi del disegno di Dio: "Non 
bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia
simile" (Gen 2,18), e fa sua l'esclamazione di Adamo, il primo
sposo: "Questa volta essa  carne dalla mia carne e osso dalle
mie ossa" (Ibid. 2,23).
L'autentico amore coniugale suppone ed esige che l'uomo porti
profondo rispetto per l'eguale dignit della donna: "Non sei il
suo padrone - scrive san Ambrogio - bens il suo marito; non ti
 stata data schiava, ma in moglie... Ricambia a lei le sue
attenzioni verso di te e sii ad essa grato del suo amore"
("Exameron", V,7,19: CSEL 32,I,154). Con la sposa l'uomo deve
vivere "una forma tutta speciale di amicizia personale" (Paolo
PP. VI, "Humanae Vitae", 9). Il cristiano poi  chiamato a
sviluppare un atteggiamento di amore nuovo, manifestando verso
la propria sposa la carit delicata e forte che Cristo ha per
la Chiesa (cfr. Ef 5,25).
L'amore alla sposa diventata madre e l'amore ai figli sono per
l'uomo la strada naturale per la comprensione e la
realizzazione della sua paternit. Soprattutto l dove le
condizioni sociali e culturali spingono facilmente il padre ad
un certo disimpegno rispetto alla famiglia o comunque ad una
sua minor presenza nell'opera educativa,  necessario
adoperarsi perch si recuperi socialmente la convinzione che il
posto e il compito del padre nella e per la famiglia sono di
un'importanza unica e insostituibile (cfr. Giovanni Paolo PP.
II, Omelia ai fedeli di Terni, 3-5 (19 Marzo 1981): ASS 73
(1981), 268-271). Come l'esperienza insegna, l'assenza del
padre provoca squilibri psicologici e morali e difficolt
notevoli nelle relazioni familiari, come pure, in circostanze
opposte, la presenza oppressiva del padre, specialmente l dove
e ancora in atto il fenomeno del "machismo", ossia della
superiorit abusiva delle prerogative maschili che umiliano la
donna e inibiscono lo sviluppo di sane relazioni familiari.
Rivelando e rivivendo in terra la stessa paternit di Dio (cfr.
Ef 3,15), l'uomo  chiamato a garantire lo sviluppo unitario di
tutti i membri della famiglia: assolver a tale compito
mediante una generosa responsabilit per la vita concepita
sotto il cuore della madre, un impegno educativo pi sollecito
e condiviso con la propria sposa (cfr. "Gaudium et Spes", 52),
un lavoro che non disgreghi mai la famiglia ma la promuova
nella sua compattezza e stabilit, una testimonianza di vita
cristiana adulta, che introduca pi evidentemente i figli
nell'esperienza viva di Cristo e della Chiesa.
I diritti del bambino
26. Nella famiglia, comunit di persone, deve essere riservata
una specialissima attenzione al bambino, sviluppando una
profonda stima per la sua dignit personale, come pure un
grande rispetto ed un generoso servizio per i suoi diritti. Ci
vale di ogni bambino, ma acquista una singolare urgenza quanto
pi il bambino  piccolo e bisognoso di tutto, malato,
sofferente o handicappato.
Sollecitando e vivendo una premura tenera e forte per ogni
bambino che viene in questo mondo, la Chiesa adempie una sua
fondamentale missione:  chiamata, infatti, a rivelare e a
riproporre nella storia l'esempio e il comandamento di Cristo
Signore, che ha voluto porre il bambino al centro del Regno di
Dio: "Lasciate che i bambini vengano a me... perch a chi 
come loro appartiene il regno di Dio" (Lc 18,16; cfr. Mt 19,14; Mc 10,14).
Ripeto nuovamente quanto ho detto all'assemblea generale delle
Nazioni Unite il 2 ottobre 1979: "Desidero... esprimere la
gioia che per ognuno di noi costituiscono i bambini, primavera
della vita, anticipo della storia futura di ognuna delle
presenti patrie terrene. Nessun paese del mondo, nessun sistema
politico pu pensare al proprio avvenire se non attraverso
l'immagine di queste nuove generazioni che dai loro genitori
assumeranno il molteplice patrimonio dei valori, dei doveri e
delle aspirazioni della nazione alla quale appartengono e di
tutta la famiglia umana. La sollecitudine per il bambino ancora
prima della sua nascita, dal primo momento della concezione e,
in seguito, negli anni dell'infanzia e della giovinezza,  la
primaria e fondamentale verifica della relazione dell'uomo
all'uomo. E perci, che cosa di pi si potrebbe augurare a ogni
nazione e a tutta l'umanit, a tutti i bambini del mondo se non
quel migliore futuro in cui il rispetto dei diritti dell'uomo
diventi piena realt nelle dimensioni del duemila che si
avvicina?" (2 Ottobre 1979).
L'accoglienza, l'amore, la stima, il servizio molteplice ed
unitario - materiale, affettivo, educativo, spirituale - per
ogni bambino che viene in questo mondo dovranno costituire
sempre una nota distintiva irrinunciabile dei cristiani, in
particolare delle famiglie cristiane: cos i bambini, mentre
potranno crescere "in sapienza, et e grazia davanti a Dio e
agli uomini" (Lc 2,52), porteranno il loro prezioso contributo
all'edificazione della comunit familiare e alla stessa
santificazione dei genitori (cfr. "Gaudium et Spes", 48).
Gli anziani in famiglia
27. Ci sono culture che manifestano una singolare venerazione
ed un grande amore per l'anziano: lungi dall'essere estromesso
dalla famiglia o dall'essere sopportato come un peso inutile,
l'anziano ridervi parte attiva e responsabile - pur dovendo
rispettare l'autonomia della nuova famiglia - e soprattutto
svolge la preziosa missione di testimone del passato e di
ispiratore di saggezza per i giovani e per l'avvenire.
Altre culture, invece, specialmente in seguito ad un
disordinato sviluppo industriale ed urbanistico, hanno condotto
e continuano a condurre gli anziani a forme inaccettabili di
emarginazione, che sono fonte ad un tempo di acute sofferenze
per loro stessi e di impoverimento spirituale per tante famiglie.
 necessario che l'azione pastorale della Chiesa stimoli tutti
a scoprire e a valorizzare i compiti degli anziani nella
comunit civile ed ecclesiale, e in particolare nella famiglia.
In realt, "la vita degli anziani ci aiuta a far luce sulla
scala dei valori umani; fa vedere la continuit delle
generazioni e meravigliosamente dimostra l'interdipendenza del
Popolo di Dio. Gli anziani inoltre hanno il carisma di
oltrepassare le barriere fra le generazioni, prima che queste
insorgano. Quanti bambini hanno trovato comprensione e amore
negli occhi, nelle parole e nelle carezze degli anziani! E
quante persone anziane hanno volentieri sottoscritto le
ispirate parole bibliche che "corona dei vecchi sono i figli
dei figli" (Pr 17,6) (Giovanni Paolo PP. II Discorso ai
partecipanti all'"International Forum on Active Aging" 5 (5
Settembre 1980): "Insegnamenti di Giovanni Paolo II", III, 2 (1980) 539).
2. Il servizio della vita
1) La trasmissione della vita
Cooperatori dell'amore di Dio Creatore
28. Con la creazione dell'uomo e della donna a sua immagine e
somiglianza, Dio corona e porta a perfezione l'opera delle sue
mani: Egli li chiama ad una speciale partecipazione del suo
amore ed insieme del suo potere di Creatore e di Padre,
mediante la loro libera e responsabile cooperazione a
trasmettere il dono della vita umana: "Dio li benedisse e disse
loro: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;
soggiogatela"" (Gen 1,28).
Cos il compito fondamentale della famiglia  il servizio alla
vita, il realizzare lungo la storia la benedizione originaria
del Creatore, trasmettendo nella generazione l'immagine divina
da uomo a uomo (cfr. ibid. 5,1ss).
La fecondit  il frutto e il segno dell'amore coniugale, la
testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi
"II vero culto dell'amore coniugale e tutta la struttura
familiare che ne nasce senza trascurare gli altri fini del
matrimonio, a questo tendono, che i coniugi, con fortezza
d'animo siano disposti a cooperare con l'amore del Creatore e
del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e
arricchisce la sua famiglia" ("Gaudium et Spes", 50).
La fecondit dell'amore coniugale non si restringe per alla
sola procreazione dei figli, sia pure intesa nella sua
dimensione specificamente umana: si allarga e si arricchisce di
tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale
che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e,
mediante i figli, alla Chiesa e al mondo.
La dottrina e la norma sempre antiche e sempre nuove della Chiesa
29. Proprio perch l'amore dei coniugi  una singolare
partecipazione al mistero della vita e dell'amore di Dio
stesso, la Chiesa sa di aver ricevuto la missione speciale di
custodire e di proteggere l'altissima dignit del matrimonio e
la gravissima responsabilit della trasmissione della vita umana.
Cos, in continuit con la tradizione viva della comunit
ecclesiale lungo la storia, il recente Concilio Vaticano II e
il magistero del mio predecessore Paolo VI, espresso
soprattutto nell'enciclica "Humanae Vitae", hanno trasmesso ai
nostri tempi un annuncio veramente profetico, che riafferma e
ripropone con chiarezza la dottrina e la norma sempre antiche e
sempre nuove della Chiesa sul matrimonio e sulla trasmissione
della vita umana.
Per questo, nella loro ultima assemblea, i Padri Sinodali hanno
testualmente dichiarato: "Questo Sacro Sinodo, riunito
nell'unit della fede col successore di Pietro, fermamente
mantiene ci che nel Concilio Vaticano II (cfr. "Gaudium et
Spes", 50) e, in seguito, nell'enciclica "Humanae Vitae" viene
proposto, e in particolare che l'amore coniugale deve essere
pienamente umano, esclusivo e aperto alla nuova vita
(Propositio 22. La conclusione del n. 11 dell'enciclica
"Humanae Vitae" cos afferma: "Richiamando gli uomini
all'osservanza delle norme della legge naturale interpreta
dalla sua costante dottrina, la Chiesa insegna che qualsiasi
atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della
vita" AAS 60 (1968) 488).
La Chiesa sta dalla parte della vita
30. La dottrina della Chiesa si colloca oggi in una situazione
sociale e culturale, che la rende ad un tempo pi difficile da
comprendere e pi urgente ed insostituibile per promuovere il
vero bene dell'uomo e della donna.
Infatti, il progresso scientifico-tecnico, che l'uomo
contemporaneo accresce di continuo nel suo dominio sulla
natura, non sviluppa solo la speranza di creare una nuova e
migliore umanit, ma anche un'angoscia sempre pi profonda
circa il futuro. Alcuni si domandano se sia bene vivere o se
non sia meglio neppure essere nati; dubitano, se sia lecito
chiamare altri alla vita, i quali forse malediranno la propria
esistenza in un mondo crudele, i cui terrori non sono neppure
prevedibili. Altri pensano di essere gli unici destinatari dei
vantaggi della tecnica ed escludono gli altri, ai quali vengono
imposti mezzi contraccettivi o metodi ancor peggiori. Altri
ancora, imprigionati come sono dalla mentalit consumistica e
con l'unica preoccupazione di un continuo aumento di beni
materiali, finiscono per non comprendere pi e quindi per
rifiutare la ricchezza spirituale di una nuova vita umana. La
ragione ultima di queste mentalit  l'assenza, nel cuore degli
uomini di Dio, il cui amore soltanto  pi forte di tutte le
possibile paure del mondo e le pu vincere.
 nata cos una mentalit contro la vita (anti-life
mentality), come emerge in molte questioni attuali: si pensi,
ad esempio, a un certo panico derivato dagli studi degli
ecologi e dei futurologi sulla demografia, che a volte
esagerano il pericolo dell'incremento demografico per la
qualit della vita.
Ma la Chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se
debole e sofferente,  sempre uno splendido dono del Dio della
bont. Contro il pessimismo e l'egoismo, che oscurano il mondo,
la Chiesa sta dalla parte della vita: e in ciascuna vita umana
sa scoprire lo splendore di quel "S", di quell'"Amen", che 
Cristo stesso (cfr. 2Cor 1,19; Ap 3,14). Al "no" che invade ed
affligge il mondo, contrappone questo vivente "S", difendendo
in tal modo l'uomo e il mondo da quanti insidiano e mortificano la vita.
La Chiesa  chiamata a manifestare nuovamente a tutti, con un
pi chiaro e fermo convincimento, la sua volont di promuovere
con ogni mezzo e di difendere contro ogni insidia la vita
umana, in qualsiasi condizione e stadio di sviluppo si trovi.
Per questo la Chiesa condanna come grave offesa della dignit
umana e della giustizia tutte quelle attivit dei governi o di
altre autorit pubbliche, che tentano di limitare in qualsiasi
modo la libert dei coniugi nel decidere dei figli. Di
conseguenza qualsiasi violenza esercitata da tali autorit in
favore della contraccezione e persino della sterilizzazione e
dell'aborto procurato e del tutto da condannare e da respingere
con forza. Allo stesso modo  da esecrare come gravemente
ingiusto il fatto che nelle relazioni internazionali l'aiuto
economico concesso per la promozione dei popoli venga
condizionato a programmi di contraccezione, sterilizzazione e
aborto procurato (cfr. Messaggio del sesto Sinodo dei Vescovi alle
Famiglie cristiane nel mondo contemporaneo, 5 (24 Ottobre 1980)).
Perch il progetto divino sia sempre pi pienamente attuato
31. La Chiesa  certamente consapevole anche dei molteplici e
complessi problemi, che oggi in molti Paesi coinvolgono i
coniugi nel loro compito di trasmettere responsabilmente la
vita. Riconosce pure il grave problema dell'incremento
demografico, come si configura in varie parti del mondo, con le
implicazioni morali che esso comporta.
Essa ritiene, tuttavia, che una approfondita considerazione di
tutti gli aspetti di tali problemi offra una nuova e pi forte
conferma dell'importanza della dottrina autentica circa la
regolazione della natalit, riproposta nel Concilio Vaticano II
e nell'enciclica "Humanae Vitae".
Per questo, insieme con i Padri del Sinodo, sento il dovere di
rivolgere un pressante invito ai teologi, affinch, unendo le
loro forze per collaborare col Magistero gerarchico, si
impegnino a porre sempre meglio in luce i fondamenti biblici,
le motivazioni etiche e le ragioni personalistiche di questa
dottrina. Sar cos possibile, nel contesto di un'esposizione
organica, rendere la dottrina della Chiesa su questo importante
capitolo veramente accessibile a tutti gli uomini di buona
volont, favorendone la comprensione ogni giorno pi luminosa e
profonda in tal modo il progetto divino potr essere sempre pi
pienamente attuato per la salvezza dell'uomo e per la gloria
del Creatore.
A questo riguardo, il concorde impegno dei teologi, ispirato da
convinta adesione al Magistero, che  l'unica guida autentica
del Popolo di Dio, presenta particolare urgenza anche in
ragione dell'intimo legame che esiste tra la dottrina cattolica
su questo punto e la visione dell'uomo che la Chiesa propone:
dubbi o errori nel campo matrimoniale o familiare comportano un
grave oscurarsi della verit integrale sull'uomo in una
situazione culturale gi cos spesso confusa e contraddittoria.
Il contributo di illuminazione e di approfondimento, che i
teologi sono chiamati ad offrire in adempimento del loro
compito specifico, ha un valore incomparabile e rappresenta un
servizio singolare, altamente meritorio, alla famiglia e all'umanit.
Nella visione integrale dell'uomo e della sua vocazione
32. Nel contesto di una cultura che gravemente deforma o
addirittura smarrisce il vero significato della sessualit
umana, perch la sradica dal suo essenziale riferimento alla
persona, la Chiesa sente pi urgente e insostituibile la sua
missione di presentare la sessualit come valore e compito di
tutta la persona creata, maschio e femmina, ad immagine di Dio.
In questa prospettiva il Concilio Vaticano II ha chiaramente
affermato che "quando si tratta di comporre l'amore coniugale
con la trasmissione responsabile della vita, il carattere
morale del comportamento non dipende solo dalla sincera
intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da
criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura
stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a
mantenere in un contesto di vero amore l'integro senso della
mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ci non
sar possibile se non venga coltivata con sincero animo la
virt della castit coniugale" ("Gaudium et Spes", 51).
 proprio movendo dalla "visione integrale dell'uomo e della
sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche
soprannaturale ed eterna" (Paolo PP. VI, "Humanae Vitae", 7),
che Paolo VI ha affermato che la dottrina della Chiesa "
fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che
l'uomo non pu rompere di sua iniziativa, tra i due significati
dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato
procreativo" (Ibid. 12). Ed ha concluso ribadendo che  da
escludere come intrinsecamente disonesta "ogni azione che, o in
previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello
sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come
scopo o come mezzo, di rendere impossibile la procreazione" (Ibid. 14).
Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione,
scindono questi due significati che Dio Creatore ha inscritti
nell'essere dell'uomo e della donna e nel dinamismo della loro
comunione sessuale, si comportano come "arbitri" del disegno
divino e "manipolano" e avviliscono la sessualit umana, e con
essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di
donazione "totale". Cos, al linguaggio nativo che esprime la
reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione
impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello
cio del non donarsi all'altro in totalit: ne deriva, non
soltanto il positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche
una falsificazione dell'interiore verit del personale.
Quando invece i coniugi, mediante il ricorso a periodi di
infecondit, rispettano la connessione inscindibile dei
significati unitivo e procreativo della sessualit umana, si
comportano come "ministri" del disegno di Dio ed "usufruiscono"
della sessualit secondo l'originario dinamismo della donazione
"totale", senza manipolazioni ed alterazioni (Ibid 13).
Alla luce della stessa esperienza di tante coppie di sposi e
dei dati delle diverse scienze umane, la riflessione teologica
pu cogliere ed  chiamata ad approfondire la differenza
antropologica e al tempo stesso morale, che esiste tra la
contraccezione e il ricorso ai ritmi temporali: si tratta di
una differenza assai pi vasta e profonda di quanto
abitualmente non si pensi e che coinvolge in ultima analisi due
concezioni della persona e della sessualit umana tra loro
irriducibili. La scelta dei ritmi naturali comporta
l'accettazione del tempo della persona, cio della donna, e con
ci l'accettazione anche del dialogo, del rispetto reciproco,
della comune responsabilit, del dominio di s. Accogliere poi
il tempo e il dialogo significa riconoscere il carattere
insieme spirituale e corporeo della comunione coniugale, come
pure vivere l'amore personale nella sua esigenza di fedelt. In
questo contesto la coppia fa l'esperienza che la comunione
coniugale viene arricchita di quei valori di tenerezza e di
affettivit, i quali costituiscono l'anima profonda della
sessualit umana, anche nella sua dimensione fisica. In tal
modo la sessualit viene rispettata e promossa nella sua
dimensione veramente e pienamente umana, non mai invece "usata"
come un "oggetto" che, dissolvendo l'unit personale di anima e
corpo, colpisce la stessa creazione di Dio nell'intreccio pi
intimo tra natura e persona.
La Chiesa Maestra e Madre per i coniugi in difficolt
33. Anche nel campo della morale coniugale la Chiesa  ed
agisce come Maestra e Madre.
Come Maestra, essa non si stanca di proclamare la norma morale
che deve guidare la trasmissione responsabile della vita. Di
tale norma la Chiesa non  affatto n l'autrice n l'arbitra.
In obbedienza alla verit, che  Cristo, la cui immagine si
riflette nella natura e nella dignit della persona umana, la
Chiesa interpreta la norma morale e la propone a tutti gli
uomini di buona volont, senza nasconderne le esigenze di
radicalit e di perfezione.
Come Madre, la Chiesa si fa vicina alle molte coppie di sposi
che si trovano in difficolt su questo importante punto della
vita morale: conosce bene la loro situazione, spesso molto
ardua e a volte veramente tormentata da difficolt di ogni
genere, non solo individuali ma anche sociali; sa che tanti
coniugi incontrano difficolt non solo per la realizzazione
concreta, ma anche per la stessa comprensione dei valori insiti
nella norma morale.
Ma  la stessa ed unica Chiesa ad essere insieme Maestra e
Madre. Per questo la Chiesa non cessa mai di invitare e di
incoraggiare, perch le eventuali difficolt coniugali siano
risolte senza mai falsificare e compromettere la verit: 
infatti convinta che non pu esserci vera contraddizione tra la
legge divina del trasmettere la vita e quella di favorire
l'autentico amore coniugale (cfr. "Gaudium et Spes", 51). Per
questo, la pedagogia concreta della Chiesa deve sempre essere
connessa e non mai separata dalla sua dottrina. Ripeto,
pertanto, con la medesima persuasione del mio predecessore:
"Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo 
eminente forma di carit verso le anime" (Paolo PP. sesto "Humanae
Vitae", 29).
D'altra parte l'autentica pedagogia ecclesiale rivela il suo
realismo e la sua sapienza solo sviluppando un impegno tenace e
coraggioso nel creare e sostenere tutte quelle condizioni umane
- psicologiche, morali e spirituali - che sono indispensabili
per comprendere e vivere il valore e la norma morale.
Non c' dubbio che tra queste condizioni si debbano annoverare
la costanza e la pazienza, l'umilt e la fortezza d'animo, la
filiale fiducia in Dio e nella sua grazia, il ricorso frequente
alla preghiera e ai sacramenti dell'Eucaristia e della
riconciliazione (cfr. ibid. 25). Cos corroborati, i coniugi
cristiani potranno mantenere viva la coscienza del singolare
influsso che la grazia del sacramento del matrimonio esercita
su tutte le realt della vita coniugale, e quindi anche sulla
loro sessualit: il dono dello Spirito, accolto e corrisposto
dai coniugi, li aiuta a vivere la sessualit umana secondo il
piano di Dio e come segno dell'amore unitivo e fecondo di
Cristo per la sua Chiesa.
Ma tra le condizioni necessarie rientra anche la conoscenza
della corporeit e dei suoi ritmi di fertilit. In tal senso
bisogna far di tutto perch una simile conoscenza sia resa
accessibile a tutti i coniugi, e prima ancora alle persone
giovani, mediante un'informazione ed una educazione chiare,
tempestive e serie, ad opera di coppie, di medici e di esperti.
La conoscenza poi deve sfociare nell'educazione
all'autocontrollo: di qui l'assoluta necessit della virt
della castit e della permanente educazione ad essa. Secondo la
visione cristiana, la castit non significa affatto n rifiuto
n disistima della sessualit umana: significa piuttosto
energia spirituale, che sa difendere l'amore dai pericoli
dell'egoismo e dell'aggressivit e sa promuoverlo verso la sua
piena realizzazione.
Paolo sesto, con profondo intuito di sapienza e di amore, altro
non ha fatto che dare voce all'esperienza di tante coppie di
sposi quando ha scritto nella sua enciclica: "il dominio
dell'istinto mediante la ragione e la libera volont, impone
indubbiamente una ascesi, affinch le manifestazioni affettive
della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in
particolare per l'osservanza della continenza periodica. Ma
questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi
dal nuocere all'amore coniugale, gli conferisce invece un pi
alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo
benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro
personalit arricchendosi di valori spirituali: essa apporta
alla vita familiare frutti di serenit e di pace e agevola la
soluzione di altri problemi; favorisce l'attenzione verso
l'altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l'egoismo, nemico
del vero amore, ed approfondisce il loro senso di
responsabilit nel compimento dei loro doveri. I genitori
acquistano con essa la capacit di un influsso pi profondo ed
efficace per l'educazione dei figli" ("Humanae Vitae", 21).
L'itinerario morale degli sposi
34.  sempre di grande importanza possedere una retta
concezione dell'ordine morale, dei suoi valori e delle sue
norme: l'importanza cresce, quando pi numerose e gravi si
fanno le difficolt a rispettarli.
Proprio perch rivela e propone il disegno di Dio Creatore,
l'ordine morale non pu essere qualcosa di mortificante per
l'uomo e di impersonale; al contrario, rispondendo alle
esigenze pi profonde dell'uomo creato da Dio, si pone al
servizio della sua piena umanit, con l'amore delicato e
vincolante con cui Dio stesso ispira, sostiene e guida ogni
creatura verso la sua felicit.
Ma l'uomo, chiamato a vivere responsabilmente il disegno
sapiente e amoroso di Dio,  un essere storico, che si
costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere
scelte: per questo egli conosce ama e compie il bene morale
secondo tappe di crescita.
Anche i coniugi, nell'ambito della loro vita morale, sono
chiamati ad un incessante cammino, sostenuti dal desiderio
sincero e operoso di conoscere sempre meglio i valori che la
legge divina custodisce e promuove, e dalla volont retta e
generosa di incarnarli nelle loro scelte concrete. Essi,
tuttavia, non possono guardare alla legge solo come ad un puro
ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla come
un comando di Cristo Signore a superare con impegno le
difficolt. "Perci la cosiddetta "legge della gradualit", o
cammino graduale, non pu identificarsi con la "gradualit
della legge", come se ci fossero vari gradi e varie forme di
precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse.
Tutti i coniugi, secondo il disegno divino, sono chiamati alla
santit nel matrimonio e questa alta vocazione si realizza in
quanto la persona umana  in grado di rispondere al comando
divino con animo sereno, confidando nella grazia divina e nella
propria volont" (Giovanni Paolo PP. II, Omelia per la
conclusione del sesto Sinodo dei Vescovi, 8 (25 Ottobre 1980): ASS
72 (1980) 1083). In questa stessa linea, rientra nella
pedagogia della Chiesa che i coniugi anzitutto riconoscano
chiaramente la dottrina della "Humanae Vitae" come normativa
per l'esercizio della loro sessualit, e sinceramente si
impegnino a porre le condizioni necessarie per osservare questa norma.
Questa pedagogia, come ha rilevato il Sinodo, comprende tutta
la vita coniugale. Per questo il compito di trasmettere la vita
deve essere integrato nella missione globale dell'intera vita
cristiana, la quale senza la croce non pu giungere alla
risurrezione. In simile contesto si comprende come non si possa
togliere il sacrificio dalla vita familiare, anzi si debba
accettare di cuore, perch l'amore coniugale si approfondisca e
diventi fonte di intima gioia.
Questo comune cammino esige riflessione, informazione, idonea
educazione dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici, che sono
impegnati nella pastorale familiare: tutti costoro potranno
aiutare i coniugi nel loro itinerario umano e spirituale, che
comporta la coscienza del peccato, il sincero impegno di
osservare la legge morale, il ministero della riconciliazione.
 pure da tenere presente come nell'intimit coniugale siano
implicate le volont di due persone, chiamate per ad una
armonia di mentalit e di comportamento: ci esige non poca
pazienza, simpatia e tempo. Di singolare importanza in questo
campo  l'unit dei giudizi morali e pastorali dei sacerdoti:
tale unit dev'essere accuratamente ricercata ed assicurata,
perch i fedeli non abbiano a soffrire ansiet di coscienza
(cfr. Paolo PP. VI "Humanae Vitae", 28).
Il cammino dei coniugi sar dunque facilitato se, nella stima
della dottrina della Chiesa e nella fiducia verso la grazia di
Cristo, aiutati ed accompagnati dai pastori d'anime e
dall'intera comunit ecclesiale, essi sapranno scoprire e
sperimentare il valore di liberazione e di promozione
dell'amore autentico, che il Vangelo offre ed il comandamento
del Signore propone.
Suscitare convinzioni e offrire aiuti concreti
35. Di fronte al problema di un'onesta regolazione della
natalit, la comunit ecclesiale, nel tempo presente, deve
assumersi il compito di suscitare convinzioni e di offrire
aiuti concreti per quanti vogliono vivere la paternit e la
maternit in modo veramente responsabile.
In questo campo, mentre si compiace dei risultati raggiunti
dalle ricerche scientifiche per una conoscenza pi precisa dei
ritmi di fertilit femminile e stimola una pi decisiva ed
ampia estensione di tali studi, la Chiesa non pu non
sollecitare con rinnovato vigore la responsabilit di quanti -
medici, esperti, consulenti coniugali, educatori, coppie -
possono aiutare effettivamente i coniugi a vivere il loro amore
nel rispetto della struttura e delle finalit dell'atto
coniugale che lo esprime. Ci significa un impegno pi vasto,
decisivo e sistematico per far conoscere, stimare e applicare i
metodi naturali di regolazione della fertilit (cfr. Giovanni
Paolo PP. II, Discorso ai Delegati del "Centre de Liaison des
Equipes de Recherche", 9 (3 Novembre 1979): "Insegnamenti di
Giovanni Paolo II", II 2 (1979) 1035; cfr. anche Discorso ai
Partecipanti al primo Congresso per la Famiglia d'Africa e
d'Europa (15 Gennaio 1981): "L'Osservatore Romano" (16 Gennaio 1981).
Una preziosa testimonianza pu e deve essere data da quegli
sposi che, mediante l'impegno comune della continenza
periodica, sono giunti ad una pi matura responsabilit
personale di fronte all'amore ed alla vita. Come scriveva Paolo
VI, "ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile
agli uomini la santit e la soavit della legge che unisce
l'amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione
all'amore di Dio autore della vita umana" ("Humanae Vitae", 25).
2) L'educazione
Il diritto-dovere educativo dei genitori
36. Il compito dell'educazione affonda le radici nella
primordiale vocazione dei coniugi a partecipare all'opera
creatrice di Dio: generando nell'amore e per amore una nuova
persona, che in s ha la vocazione alla crescita ed allo
sviluppo, i genitori si assumono perci stesso il compito di
aiutarla efficacemente a vivere una vita pienamente umana. Come
ha ricordato il Concilio Vaticano II: "I genitori, poich hanno
trasmesso la vita ai figli, hanno l'obbligo gravissimo di
educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e
principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa 
tanto importante che, se manca, pu appena essere supplita.
Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia
quell'atmosfera vivificata dall'amore e dalla piet verso Dio e
verso gli uomini, che favorisce l'educazione completa dei figli
in senso personale e sociale. La famiglia  dunque la prima
scuola di virt sociali di cui appunto han bisogno tutte le
societ" ("Gravissimum Educationis", 3).
Il diritto-dovere educativo dei genitori si qualifica come
essenziale, connesso com' con la trasmissione della vita
umana; come originale e primario, rispetto al compito educativo
di altri, per l'unicit del rapporto d'amore che sussiste tra
genitori e figli; come insostituibile ed inalienabile, e che
pertanto non pu essere totalmente delegato ad altri, n da
altri usurpato.
Al di l di queste caratteristiche, non si pu dimenticare che
l'elemento pi radicale, tale da qualificare il compito
educativo dei genitori,  l'amore paterno e materno, il quale
trova nell'opera educativa il suo compimento nel rendere pieno
e perfetto il servizio alla vita: l'amore dei genitori da
sorgente diventa anima e pertanto norma, che ispira e guida
tutta l'azione educativa concreta, arricchendola di quei valori
di dolcezza, costanza, bont, servizio, disinteresse, spirito
di sacrificio, che sono il pi prezioso frutto dell'amore.
Educare ai valori essenziali della vita umana
37. Pur in mezzo alle difficolt dell'opera educativa, oggi
spesso aggravate, i genitori devono con fiducia e coraggio
formare i figli ai valori essenziali della vita umana. I figli
devono crescere in una giusta libert di fronte ai beni
materiali, adottando uno stile di vita semplice ed austero, ben
convinti che "l'uomo vale pi per quello che  che per quello
che ha" ("Gaudium et Spes", 35)
In una societ scossa e disgregata da tensioni e conflitti per
il violento scontro tra i diversi individualismi ed egoismi, i
figli devono arricchirsi non soltanto del senso della vera
giustizia, che sola conduce al rispetto della dignit personale
di ciascuno, ma anche e ancora pi del senso del vero amore,
come sollecitudine sincera e servizio disinteressato verso gli
altri, in particolare i pi poveri e bisognosi. La famiglia 
la prima e fondamentale scuola di socialit: in quanto comunit
di amore, essa trova nel dono di s la legge che la guida e la
fa crescere. Il dono di s, che ispira l'amore dei coniugi tra
di loro, si pone come modello e norma del dono di s quale deve
attuarsi nei rapporti tra fratelli e sorelle e tra le diverse
generazioni che convivono nella famiglia. E la comunione e la
partecipazione quotidianamente vissuta nella casa, nei momenti
di gioia e di difficolt, rappresenta la pi concreta ed
efficace pedagogia dei figli nel pi ampio orizzonte della societ.
L'educazione all'amore come dono di s costituisce anche la
premessa indispensabile per i genitori chiamati ad offrire ai
figli una chiara e delicata educazione sessuale. Di fronte ad
una cultura che "banalizza" in larga parte la sessualit umana,
perch la interpreta e la vive in modo riduttivo e impoverito,
collegandola unicamente al corpo e al piacere egoistico, il
servizio educativo dei genitori deve puntare fermamente su di
una cultura sessuale che sia veramente e pienamente personale:
la sessualit, infatti,  una ricchezza di tutta la persona -
corpo, sentimento e anima - e manifesta il suo intimo
significato nel portare la persona al dono di s nell'amore.
L'educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei
genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita,
sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e
controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della
sussidiariet, che la scuola  tenuta ad osservare quando
coopera all'educazione sessuale, collocandosi nello spirito
stesso che anima i genitori.
In questo contesto  del tutto irrinunciabile l'educazione alla
castit, come virt che sviluppa l'autentica maturit della
persona e la rende capace di rispettare e promuovere il
"significato sponsale" del corpo. Anzi, i genitori cristiani
riserveranno una particolare attenzione e cura, discernendo i
segni della chiamata di Dio, per l'educazione alla verginit,
come forma suprema di quel dono di s che costituisce il senso
stesso della sessualit umana.
Per gli stretti legami che intercorrono tra la dimensione
sessuale della persona e i suoi valori etici, il compito
educativo deve condurre i figli a conoscere e a stimare le
norme morali come necessaria e preziosa garanzia per una
responsabile crescita personale nella sessualit umana.
Per questo la Chiesa si oppone fermamente a una certa forma di
informazione sessuale, avulsa dai principi morali, cos spesso
diffusa, la quale altro non sarebbe che un'introduzione
all'esperienza del piacere e uno stimolo che porta a perdere la
serenit - ancora negli anni dell'innocenza - aprendo la strada al vizio.
La missione educativa e il sacramento del matrimonio
38. Per i genitori cristiani la missione educativa, radicata
come si  detto nella loro partecipazione all'opera creatrice
di Dio, ha una nuova e specifica sorgente nel sacramento del
matrimonio, che li consacra all'educazione propriamente
cristiana dei figli, li chiama cio a partecipare alla stessa
autorit e allo stesso amore di Dio Padre e di Cristo Pastore,
come pure all'amore materno della Chiesa, e li arricchisce di
sapienza, consiglio, fortezza e di ogni altro dono dello
Spirito Santo per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana.
Dal sacramento del matrimonio il compito educativo riceve la
dignit e la vocazione di essere un vero e proprio "ministero"
della Chiesa al servizio della edificazione dei suoi membri.
Tale  la grandezza e lo splendore del ministero educativo dei
genitori cristiani, che san Tommaso non esita a paragonare al
ministero dei sacerdoti: "Alcuni propagano e conservano la vita
spirituale con un ministero unicamente spirituale, e questo
spetta al sacramento dell'ordine; altri lo fanno quanto alla
vita ad un tempo corporale e spirituale e ci avviene col
sacramento del matrimonio, nel quale l'uomo e la donna si
uniscono per generare la prole ed educarla al culto di Dio
("Summa contra Gentiles", IV, 58).
La coscienza viva e vigile della missione ricevuta col
sacramento del matrimonio aiuter i genitori cristiani a porsi
con grande serenit e fiducia al servizio educativo dei figli
e, nello stesso tempo, con senso di responsabilit di fronte a
Dio che li chiama e li manda ad edificare la Chiesa nei figli.
Cos la famiglia dei battezzati, convocata quale chiesa
domestica dalla Parola e dal Sacramento, diventa insieme, come
la grande Chiesa, maestra e madre.
La prima esperienza di Chiesa
39. La missione dell'educazione esige che i genitori cristiani
propongano ai figli tutti quei contenuti che sono necessari per
la graduale maturazione della loro responsabilit da un punto
di vista cristiano ed ecclesiale. Riprenderanno allora le linee
educative sopra ricordate, con la cura di mostrare ai figli a
quale profondit di significati la fede e la carit di Ges
Cristo sanno condurre. Inoltre la consapevolezza che il Signore
affida loro la crescita di un figlio di Dio, di un fratello di
Cristo, di un tempio dello Spirito Santo, di un membro della
Chiesa, sorregger i genitori cristiani nel loro compito di
rafforzare nell'anima dei figli il dono della grazia divina.
Il Concilio Vaticano II cos precisa il contenuto
dell'educazione cristiana: "Essa non comporta solo la maturit
propria dell'umana persona... ma tende soprattutto a far s che
i battezzati, iniziati gradualmente alla conoscenza del mistero
della salvezza, prendano sempre maggiore coscienza del dono
della fede, che hanno ricevuto: imparino ad adorare Dio in
spirito e verit (cfr. Gv 4,23), specialmente attraverso
l'azione liturgica, si preparino a vivere la propria vita
secondo l'uomo nuovo della giustizia e nella santit della
verit (Ef 4,22-24), cos raggiungano l'uomo perfetto, la
statura della pienezza di Cristo (cfr. Ef 4,13) e diano il loro
apporto all'aumento del corpo mistico. Essi inoltre,
consapevoli della loro vocazione, devono addestrarsi sia a
testimoniare quella speranza che  in loro (cfr. 1Pt 3,14), sia
a promuovere la elevazione in senso cristiano del mondo"
("Gravissimum Educationis", 2).
Anche il Sinodo, riprendendo e sviluppando le linee conciliari,
ha presentato la missione educativa della famiglia cristiana
come un vero ministero, per mezzo del quale viene trasmesso e
irradiato il Vangelo, al punto che la stessa vita di famiglia
diventa itinerario di fede e in qualche modo iniziazione
cristiana e scuola della sequela di Cristo. Nella famiglia
cosciente di tale dono, come ha scritto Paolo VI, "tutti i
membri evangelizzano e sono evangelizzati" ("Evangelii
Nuntiandi", 71).
In forza del mistero dell'educazione i genitori mediante la
testimonianza della vita, sono i primi araldi del Vangelo
presso i figli. Di pi, pregando con i figli, dedicandosi con
essi alla lettura della Parola di Dio ed inserendoli
nell'intimo del Corpo - eucaristico ed ecclesiale - di Cristo
mediante l'iniziazione cristiana, diventano pienamente genitori
generatori cio non solo della vita carnale, ma anche di quella
che, mediante la rinnovazione dello Spirito, scaturisce dalla
Croce e risurrezione di Cristo.
Perch i genitori cristiani possano compiere degnamente il loro
ministero educativo, i Padri Sinodali hanno auspicato che sia
preparato un adeguato testo di catechismo per le famiglie,
chiaro, breve e tale da poter essere facilmente assimilato da
tutti. Le conferenze episcopali sono state caldamente invitate
ad impegnarsi per la realizzazione di questo catechismo.
Rapporti con altre forze educative
40. La famiglia  la prima, ma non l'unica ed esclusiva
comunit educante: la stessa dimensione comunitaria, civile ed
ecclesiale, dell'uomo esige e conduce ad un'opera pi ampia ed
articolata, che sia il frutto della collaborazione ordinata
delle diverse forze educative. Queste forze sono tutte
necessarie, anche se ciascuna pu e deve intervenire con una
sua competenza e con un suo contributo propri (cfr.
"Gravissimum Educationis", 3).
Il compito educativo della famiglia cristiana ha perci un
posto assai importante nella pastorale organica: ci implica
una nuova forma di collaborazione tra i genitori e le comunit
cristiane, tra i diversi gruppi educativi e i pastori. In
questo senso il rinnovamento della scuola cattolica deve
riservare una speciale attenzione sia ai genitori degli alunni
sia alla formazione di una perfetta comunit educante.
Dev'essere assolutamente assicurato il diritto dei genitori
alla scelta di un'educazione conforme alla loro fede religiosa.
Lo Stato e la Chiesa hanno l'obbligo di dare alle famiglie
tutti gli aiuti possibili, affinch possano adeguatamente
esercitare i loro compiti educativi. Per questo sia la Chiesa
sia lo Stato devono creare e promuovere quelle istituzioni ed
attivit, che le famiglie giustamente richiedono: e l'aiuto
dovr essere proporzionato alle insufficienze delle famiglie.
Pertanto, tutti coloro che nella societ sono alla guida delle
scuole non devono mai dimenticare che i genitori sono stati
costituiti da Dio stesso come primi e principali educatori dei
figli, e che il loro diritto  del tutto inalienabile.
Ma complementare al diritto, si pone il grave dovere dei
genitori di impegnarsi a fondo in un rapporto cordiale e
fattivo con gli insegnanti ed i dirigenti delle scuole.
Se nelle scuole si insegnano ideologie contrarie alla fede
cristiana, la famiglia insieme ad altre famiglie, possibilmente
mediante forme associative familiari, deve con tutte le forze e
con sapienza aiutare i giovani a non allontanarsi dalla fede.
In questo caso la famiglia ha bisogno di aiuti speciali da
parte dei pastori d'anime, i quali non dovranno dimenticare che
i genitori hanno l'inviolabile diritto di affidare i loro figli
alla comunit ecclesiale.
Un servizio molteplice alla vita
41. Il fecondo amore coniugale si esprime in un servizio alla
vita dalle forme molteplici, delle quali la generazione e
l'educazione sono quelle pi immediate, proprie ed
insostituibili. In realt, ogni atto di vero amore verso l'uomo
testimonia e perfeziona la fecondit spirituale della famiglia
perch  obbedienza al dinamismo interiore profondo dell'amore
come donazione di s agli altri.
A questa prospettiva, per tutti ricca di valore e di impegno,
sapranno ispirarsi in particolare quei coniugi che fanno
l'esperienza della sterilit fisica.
Le famiglie cristiane che nella fede riconoscono tutti gli
uomini come figli del comune Padre dei cieli, verranno
generosamente incontro ai figli delle altre famiglie,
sostenendoli ed amandoli non come estranei, ma come membri
dell'unica famiglia dei figli di Dio. I genitori cristiani
potranno cos allargare il loro amore al di l dei vincoli
della carne e del sangue, alimentando i legami che si radicano
nello spirito e che si sviluppano nel servizio concreto ai
figli di altre famiglie, spesso bisognosi delle cose pi necessarie.
Le famiglie cristiane sapranno vivere una maggiore
disponibilit verso l'adozione e l'affidamento di quei figli
che sono privati dei genitori o da essi abbandonati: mentre
questi bambini, ritrovando il valore affettivo di una famiglia,
possono fare esperienza dell'amorevole e provvida paternit di
Dio, testimoniata dai genitori cristiani, e cos crescere con
serenit e fiducia nella vita, la famiglia intera sar
arricchita dai valori spirituali di una pi ampia fraternit.
La fecondit delle famiglie deve conoscere una sua incessante
"creativit", frutto meraviglioso dello Spirito di Dio che
spalanca gli occhi del cuore per scoprire le nuove necessit e
sofferenze della nostra societ, e che infonde coraggio per
assumerle e darvi risposta. In questo quadro si presenta alle
famiglie un vastissimo campo d'azione: infatti, ancor pi
preoccupante dell'abbandono dei bambini  oggi il fenomeno
dell'emarginazione sociale e culturale, che duramente colpisce
anziani, ammalati, handicappati, tossicodipendenti, ex carcerati, eccetera.
In tal modo si dilata enormemente l'orizzonte della paternit e
della maternit delle famiglie cristiane: il loro amore
spiritualmente fecondo  sfidato da queste e da tante altre
urgenze del nostro tempo. Con le famiglie e per mezzo loro, il
Signore Ges continua ad avere "compassione" delle folle.
3. La partecipazione allo sviluppo della societ
La famiglia prima e vitale cellula della societ
42. "Poich il Creatore di tutte le cose ha costituito il
matrimonio quale principio e fondamento dell'umana societ", la
famiglia e divenuta la "prima e vitale cellula della societ"
("Apostolicam Actuositatem", 11).
La famiglia possiede vincoli vitali e organici con la societ,
perch ne costituisce il fondamento e l'alimento continuo
mediante il suo compito di servizio alla vita: dalla famiglia
infatti nascono i cittadini e nella famiglia essi trovano la
prima scuola di quelle virt sociali, che sono l'anima della
vita e dello sviluppo della societ stessa.
Cos in forza della sua natura e vocazione, lungi dal
rinchiudersi in se stessa, la famiglia si apre alle altre
famiglie e alla societ, assumendo il suo compito sociale.
La vita familiare come esperienza di comunione e di partecipazione
43. La stessa esperienza di comunione e di partecipazione, che
deve caratterizzare la vita quotidiana della famiglia,
rappresenta il suo primo e fondamentale contributo alla societ.
Le relazioni tra i membri della comunit familiare sono
ispirate e guidate dalla legge della "gratuit" che,
rispettando e favorendo in tutti e in ciascuno la dignit
personale come unico titolo di valore, diventa accoglienza
cordiale, incontro e dialogo, disponibilit disinteressata,
servizio generoso, solidariet profonda.
Cos la promozione di un'autentica e matura comunione di
persone nella famiglia diventa prima e insostituibile scuola di
socialit, esempio e stimolo per i pi ampi rapporti comunitari
all'insegna del rispetto, della giustizia, del dialogo, dell'amore.
In tal modo, come hanno ricordato i Padri Sinodali, la famiglia
costituisce il luogo nativo e lo strumento pi efficace di
umanizzazione e di personalizzazione della societ: essa
collabora in un modo originale e profondo alla costruzione del
mondo, rendendo possibile una vita propriamente umana, in
particolare custodendo e trasmettendo le virt e i "valori".
Come scrive il Concilio Vaticano II, nella famiglia "le diverse
generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a
raggiungere una saggezza umana pi completa e a comporre i
diritti delle persone con le altre esigenze della vita sociale
("Gaudium et Spes", 52)
Di conseguenza, di fronte ad una societ che rischia di essere
sempre pi spersonalizzata e massificata, e quindi disumana e
disumanizzante, con le risultanze negative di tante forme di
"evasione" - come sono, ad esempio, l'alcoolismo, la droga e lo
stesso terrorismo -, la famiglia possiede e sprigiona ancora
oggi energie formidabili capaci di strappare l'uomo
dall'anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignit
personale, di arricchirlo di profonda umanit e di inserirlo,
attivamente con la sua unicit e irripetibilit nel tessuto della societ.
Compito sociale e politico
44. Il compito sociale della famiglia non pu certo fermarsi
all'opera procreativa ed educativa, anche se trova in essa la
sua prima ed insostituibile forma di espressione.
Le famiglie, sia singole che associate, possono e devono
pertanto dedicarsi a molteplici opere di servizio sociale,
specialmente a vantaggio dei poveri, e comunque di tutte quelle
persone e situazioni che l'organizzazione previdenziale ed
assistenziale delle pubbliche autorit non riesce a raggiungere.
Il contributo sociale della famiglia ha una sua originalit,
che domanda di essere meglio conosciuta e pi decisamente
favorita, soprattutto man mano che i figli crescono,
coinvolgendo di fatto il pi possibile tutti i membri (cfr.
"Apostolicam Actuositatem", 11).
In particolare  da rilevare l'importanza sempre pi grande che
nella nostra societ assume l'ospitalit, in tutte le sue
forme, dall'aprire la porta della propria casa e ancor pi del
proprio cuore alle richieste dei fratelli, all'impegno concreto
di assicurare ad ogni famiglia la sua casa, come ambiente
naturale che la conserva e la fa crescere. Soprattutto la
famiglia cristiana  chiamata ad ascoltare la raccomandazione
dell'apostolo: "Siate... premurosi nell'ospitalit" (Rm 12,13),
e quindi ad attuare, imitando l'esempio e condividendo la
carit di Cristo, l'accoglienza del fratello bisognoso: "Chi
avr dato anche solo un bicchiere di acqua fresca ad uno di
questi piccoli, perch  mio discepolo, in verit io vi dico:
non perder la sua ricompensa" (Mt 10,42).
Il compito sociale delle famiglie  chiamato ad esprimersi
anche in forma di intervento politico: le famiglie, cio,
devono per prime adoperarsi affinch le leggi e le istituzioni
dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano
positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso
le famiglie devono crescere nella coscienza di essere
"protagoniste" della cosiddetta "politica familiare" ed
assumersi la responsabilit di trasformare la societ:
diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali,
che si sono limitate ad osservare con indifferenza. L'appello
del Concilio Vaticano II a superare l'etica individualistica ha
perci valore anche per la famiglia come tale (cfr. "Gaudium et Spes", 30).
La societ al servizio della famiglia
45. L'intima connessione tra la famiglia e la societ, come
esige l'apertura e la partecipazione della famiglia alla
societ e al suo sviluppo, cos impone che la societ non venga
mai meno al suo fondamentale compito di rispettare e di
promuovere la famiglia stessa.
Certamente la famiglia e la societ hanno una funzione
complementare nella difesa e nella promozione del bene di tutti
gli uomini e di ogni uomo. Ma la societ, e pi specificamente
lo Stato, devono riconoscere che la famiglia  "una societ che
gode di un diritto proprio e primordiale" ("Dignitatis
Humanae", 5), e quindi nelle loro relazioni con la famiglia
sono gravemente obbligati ad attenersi al principio di sussidiariet.
In forza di tale principio lo Stato non pu n deve sottrarre
alle famiglie quei compiti che esse possono ugualmente svolgere
bene da sole o liberamente associate, ma positivamente favorire
e sollecitare al massimo l'iniziativa responsabile delle
famiglie. Convinte che il bene della famiglia costituisce un
valore indispensabile e irrinunciabile della comunit civile,
le autorit pubbliche devono fare il possibile per assicurare
alle famiglie tutti quegli aiuti - economici, sociali,
educativi, politici, culturali - di cui hanno bisogno per far
fronte in modo umano a tutte le loro responsabilit.
La carta dei diritti della famiglia
46. L'ideale di una reciproca azione di sostegno e di sviluppo
tra la famiglia e la societ si scontra spesso, e in termini
assai gravi, con la realt di una loro separazione, anzi di una
loro contrapposizione.
In effetti, come ha continuamente denunciato il Sinodo, la
situazione che tantissime famiglie di diversi Paesi incontrano
 molto problematica, se non addirittura decisamente negativa:
istituzioni e leggi misconoscono ingiustamente i diritti
inviolabili della famiglia e della stessa persona umana, e la
societ, lungi dal porsi al servizio della famiglia, la
aggredisce con violenza nei suoi valori e nelle sue esigenze
fondamentali. E cos la famiglia che, secondo il disegno di
Dio,  cellula base della societ, soggetto di diritti e doveri
prima dello Stato e di qualunque altra comunit, si trova ad
essere vittima della societ, dei ritardi e delle lentezze dei
suoi interventi e ancor pi delle sue palesi ingiustizie.
Per questo la Chiesa difende apertamente e fortemente i diritti
della famiglia dalle intollerabili usurpazioni della societ e
dello Stato. In particolare, i Padri Sinodali hanno ricordato,
tra gli altri, i seguenti diritti della famiglia:
- di esistere e di progredire come famiglia, cio il diritto
di ogni uomo, specialmente anche se povero, a fondare una
famiglia e ad avere i mezzi adeguati per sostenerla;
- di esercitare la propria responsabilit nell'ambito della
trasmissione della vita e di educare i figli;
- dell'intimit della vita coniugale e familiare;
- della stabilit del vincolo e dell'istituto matrimoniale;
- di credere e di professare la propria fede, e di diffonderla;
- di educare i figli secondo le proprie tradizioni e valori
religiosi e culturali, con gli strumenti, i mezzi e le
istituzioni necessarie;
- di ottenere la sicurezza fisica, sociale, politica,
economica, specialmente dei poveri e degli infermi;
- il diritto all'abitazione adatta a condurre
convenientemente la vita familiare;
- di espressione e di rappresentanza davanti alle pubbliche
autorit economiche, sociali e culturali e a quelle inferiori,
sia direttamente sia attraverso associazioni
- di creare associazioni con altre famiglie e istituzioni,
per svolgere in modo adatto e sollecito il proprio compito;
- di proteggere i minorenni mediante adeguate istituzioni e
legislazioni da medicinali dannosi, dalla pornografia,
dall'alcoolismo, eccetera;
- di un onesto svago che favorisca anche i valori della famiglia;
- il diritto degli anziani ad una vita degna e ad una morte dignitosa;
- il diritto di emigrare come famiglie per cercare una vita
migliore (Propositio 42).
La Santa Sede, accogliendo l'esplicita richiesta del Sinodo,
avr cura di approfondire tali suggerimenti, elaborando una
"carta dei diritti della famiglia" da proporre agli ambienti e
alle Autorit interessate.
Grazia e responsabilit della famiglia cristiana
47. Il compito sociale proprio di ogni famiglia compete, ad un
titolo nuovo ed originale alla famiglia cristiana, fondata sul
sacramento del matrimonio. Assumendo la realt umana dell'amore
coniugale in tutte le implicazioni, il sacramento abilita e
impegna i coniugi e i genitori cristiani a vivere la loro
vocazione di laici, e pertanto a "cercare il regno di Dio
trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio" ("Lumen
Gentium", 31).
Il compito sociale e politico rientra in quella missione regale
o di servizio, alla quale gli sposi cristiani partecipano in
forza del sacramento del matrimonio, ricevendo ad un tempo un
comandamento al quale non possono sottrarsi ed una grazia che
li sostiene e li stimola.
In tal modo la famiglia cristiana  chiamata ad offrire a tutti
la testimonianza di una dedizione generosa e disinteressata ai
problemi sociali, mediante la "scelta preferenziale" dei poveri
e degli emarginati. Perci essa, progredendo nella sequela del
Signore mediante una speciale dilezione verso tutti i poveri,
deve avere a cuore specialmente gli affamati, gli indigenti,
gli anziani, gli ammalati, i drogati, i senza famiglia.
Per un nuovo ordine internazionale
48. Di fronte alla dimensione mondiale che oggi caratterizza i
vari problemi sociali, la famiglia vede allargarsi in modo del
tutto nuovo il suo compito verso lo sviluppo della societ: si
tratta di cooperare anche ad un nuovo ordine internazionale,
perch solo nella solidariet mondiale si possono affrontare e
risolvere gli enormi e drammatici problemi della giustizia nel
mondo, della libert dei popoli, della pace dell'umanit.
La comunione spirituale delle famiglie cristiane, radicate
nella fede e speranza comuni e vivificate dalla carit,
costituisce un'interiore energia che origina, diffonde e
sviluppa giustizia, riconciliazione, fraternit e pace tra gli
uomini. In quanto "piccola Chiesa", la famiglia cristiana 
chiamata, a somiglianza della "grande Chiesa", ad essere segno
di unit per il mondo e ad esercitare in tal modo il suo ruolo
profetico testimoniando il Regno e la pace di Cristo, verso cui
il mondo intero  in cammino.
Le famiglie cristiane potranno far questo sia mediante la loro
opera educativa, offrendo cio ai figli un modello di vita
fondato sui valori della verit, della libert, della giustizia
e dell'amore, sia con un attivo e responsabile impegno per la
crescita autenticamente umana della societ e delle sue
istituzioni, sia col sostenere in vario modo le associazioni
specificamente dedicate ai problemi dell'ordine internazionale.
4. La partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa
La famiglia nel mistero della Chiesa
49. Tra i compiti fondamentali della famiglia cristiana si pone
il compito ecclesiale: essa, cio,  posta al servizio
dell'edificazione del Regno di Dio nella storia, mediante la
partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa.
Per meglio comprendere i fondamenti, i contenuti e le
caratteristiche di tale partecipazione, occorre approfondire i
molteplici e profondi vincoli che legano tra loro la Chiesa e
la famiglia cristiana, e costituiscono quest'ultima come "una
Chiesa in miniatura" (Ecclesia domestica) (cfr. "Lumen
Gentium", 11; "Apostolicam Actuositatem", 11; Giovanni Paolo PP
II, Omelia per l'apertura del VI Sinodo dei Vescovi, 3 (26
Settembre 1980): AAS 72 (1980) 1008), facendo s che questa, a
suo modo, sia viva immagine e storica ripresentazione del
mistero stesso della Chiesa.
 anzitutto la Chiesa Madre che genera, educa, edifica la
famiglia cristiana, mettendo in opera nei suoi riguardi la
missione di salvezza che ha ricevuto dal suo Signore. Con
l'annuncio della Parola di Dio, la Chiesa rivela alla famiglia
cristiana la sua vera identit, ci che essa  e deve essere
secondo il disegno del Signore; con la celebrazione dei
sacramenti, la Chiesa arricchisce e corrobora la famiglia
cristiana con la grazia di Cristo in ordine alla sua
santificazione per la gloria del Padre; con la rinnovata
proclamazione del comandamento nuovo della carit, la Chiesa
anima e guida la famiglia cristiana al servizio dell'amore,
affinch imiti e riviva lo stesso amore di donazione e di
sacrificio, che il Signore Ges nutre per l'umanit intera.
A sua volta la famiglia cristiana  inserita a tal punto nel
mistero della Chiesa da diventare partecipe, a suo modo, della
missione di salvezza propria di questa: i coniugi e i genitori
cristiani, in virt del sacramento, "hanno nel loro stato di
vita e nella loro funzione, il proprio dono in mezzo al Popolo
di Dio" ("Lumen Gentium", 11). Perci non solo "ricevono"
l'amore di Cristo diventando comunit "salvata", ma sono anche
chiamati a "trasmettere" ai fratelli il medesimo amore di
Cristo, diventando cos comunit "salvante". In tal modo,
mentre  frutto e segno della fecondit soprannaturale della
Chiesa, la famiglia cristiana  resa simbolo, testimonianza,
partecipazione della maternit della Chiesa (cfr. ibid. 41).
Un compito ecclesiale proprio e originale
50. La famiglia cristiana  chiamata a prendere parte viva e
responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e
originale, ponendo cio al servizio della Chiesa e della
societ se stessa nel suo essere ed agire, in quanto intima
comunit di vita e di amore.
Se la famiglia cristiana  comunit, i cui vincoli sono
rinnovati da Cristo mediante la fede e i sacramenti, la sua
partecipazione alla missione della Chiesa deve avvenire secondo
una modalit comunitaria: insieme, dunque, i coniugi in quanto
coppia, i genitori e i figli in quanto famiglia, devono vivere
il loro servizio alla Chiesa e al mondo. Devono essere nella
fede "un cuore solo e un'anima sola" (cfr. At 4,32), mediante
il comune spirito apostolico che li anima e la collaborazione
che li impegna nelle opere di servizio alla comunit ecclesiale
e civile.
La famiglia cristiana, poi, edifica il Regno di Dio nella
storia mediante quelle stesse realt quotidiane che riguardano
e contraddistinguono la sua condizione di vita;  allora
nell'amore coniugale e familiare - vissuto nella sua
straordinaria ricchezza di valori ed esigenze di totalit,
unicit, fedelt e fecondit (cfr. Paolo PP. VI "Humanae
Vitae", 9) - che si esprime e si realizza la partecipazione
della famiglia cristiana alla missione profetica, sacerdotale e
regale di Ges Cristo e della sua Chiesa: l'amore e la vita
costituiscono pertanto il nucleo della missione salvifica della
famiglia cristiana nella Chiesa e per la Chiesa.
Lo ricorda il Concilio Vaticano II quando scrive: "La famiglia
metter con generosit in comune con le altre famiglie le
proprie ricchezze spirituali. Perci la famiglia cristiana che
nasce dal matrimonio, come immagine e partecipazione del patto
di amore del Cristo e della Chiesa, render manifesta a tutti
la viva presenza del Salvatore del mondo e la genuina natura
della Chiesa, sia con l'amore, la fecondit generosa, l'unit e
la fedelt degli sposi che con l'amorevole cooperazione di
tutti i suoi membri" ("Gaudium et Spes", 48)
Posto cos il fondamento della partecipazione della famiglia
cristiana alla missione ecclesiale,  ora da illustrare il suo
contenuto nel triplice e unitario riferimento a Ges Cristo
Profeta, Sacerdote e Re, presentando perci la famiglia
cristiana come 1) comunit credente ed evangelizzante, 2)
comunit in dialogo con Dio, 3) comunit al servizio dell'uomo.
1) La famiglia cristiana comunit credente ed evangelizzante
La fede scoperta e ammirazione del disegno di Dio sulla famiglia
51. Partecipe della vita e della missione della Chiesa, la
quale sta in religioso ascolto della Parola di Dio e la
proclama con ferma fiducia (cfr. "Dei Verbum", 1), la famiglia
cristiana vive il suo compito profetico accogliendo e
annunciando la Parola di Dio: diventa cos, ogni giorno di pi,
comunit credente ed evangelizzante.
Anche agli sposi e ai genitori cristiani  chiesta l'obbedienza
della fede (cfr. Rm 16,26): sono chiamati ad accogliere la
Parola del Signore, che ad essi rivela la stupenda novit - la
Buona Novella - della loro vita coniugale e familiare, resa da
Cristo santa e santificante. Infatti, soltanto nella fede essi
possono scoprire e ammirare in gioiosa gratitudine a quale
dignit Dio abbia voluto elevare il matrimonio e la famiglia,
costituendoli segno e luogo dell'alleanza d'amore tra Dio e gli
uomini, tra Ges Cristo e la Chiesa sua sposa.
Gi la stessa preparazione al matrimonio cristiano si qualifica
come itinerario di fede: si pone, infatti, come privilegiata
occasione perch i fidanzati riscoprano e approfondiscano la
fede ricevuta col Battesimo e nutrita con l'educazione
cristiana. In tal modo riconoscono e liberamente accolgono la
vocazione a vivere la sequela di Cristo e il servizio del Regno
di Dio nello stato matrimoniale.
Il momento fondamentale della fede degli sposi  dato dalla
celebrazione del sacramento del matrimonio, che nella sua
profonda natura  la proclamazione, nella Chiesa, della Buona
Novella sull'amore coniugale: esso  Parola di Dio che "rivela"
e "compie" il progetto sapiente e amoroso che Dio ha sugli
sposi, introdotti nella misteriosa e reale partecipazione
all'amore stesso di Dio per l'umanit. Se in se stessa la
celebrazione sacramentale del matrimonio  proclamazione della
Parola di Dio, in quanti sono a vario titolo protagonisti e
celebranti deve essere una "professione di fede" fatta entro e
con la Chiesa, comunit di credenti.
Questa professione di fede richiede di essere prolungata nel
corso della vita vissuta degli sposi e della famiglia: Dio,
infatti, che ha chiamato gli sposi "al" matrimonio, continua a
chiamarli "nel" matrimonio (cfr. Paolo PP. VI "Humanae Vitae",
25). Dentro e attraverso i fatti, i problemi, le difficolt,
gli avvenimenti dell'esistenza di tutti i giorni, Dio viene ad
essi rivelando e proponendo le "esigenze" concrete della loro
partecipazione all'amore di Cristo per la Chiesa in rapporto
alla particolare situazione - familiare, sociale ed ecclesiale
- nella quale si trovano.
La scoperta e l'obbedienza al disegno di Dio devono farsi
"insieme" dalla comunit coniugale e familiare, attraverso la
stessa esperienza umana dell'amore vissuto nello Spirito di
Cristo tra gli sposi, tra i genitori e i figli.
Per questo, come la grande Chiesa, cos anche la piccola Chiesa
domestica ha bisogno di essere continuamente e intensamente
evangelizzata: da qui il suo dovere di educazione permanente
nella fede.
Il ministero di evangelizzazione della famiglia cristiana
52. Nella misura in cui la famiglia cristiana accoglie il
Vangelo e matura nella fede diventa comunit evangelizzante.
Riascoltiamo Paolo VI: "La famiglia, come la Chiesa, deve
essere uno spazio in cui il Vangelo  trasmesso e da cui il
Vangelo si irradia. Dunque nell'intimo di una famiglia
cosciente di questa missione tutti i componenti evangelizzano e
sono evangelizzati. I genitori non soltanto comunicano ai figli
il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo
profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa
evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell'ambiente nel
quale  inserita" ("Evangelii Nuntiandi", 71).
Come ha ripetuto il Sinodo, riprendendo il mio appello lanciato
a Puebla, la futura evangelizzazione dipende in gran parte
dalla Chiesa domestica (cfr. Discorso alla III Assemblea
Generale dei Vescovi dell'America Latina, IV, a (28 Gennaio
1979): AAS 71 (1979) 204). Questa missione apostolica della
famiglia  radicata nel battesimo e riceve dalla grazia
sacramentale del matrimonio una nuova forza per trasmettere la
fede. per santificare e trasformare l'attuale societ secondo
il disegno di Dio.
La famiglia cristiana, soprattutto oggi, ha una speciale
vocazione ad essere testimone dell'alleanza pasquale di Cristo,
mediante la costante irradiazione della gioia dell'amore e
della sicurezza della speranza, della quale deve rendere
ragione: "La famiglia cristiana proclama ad alta voce e le
virt presenti del Regno di Dio e la speranza della vita beata"
("Lumen Gentium", 35).
L'assoluta necessit della catechesi familiare emerge con
singolare forza in determinate situazioni, che la Chiesa
purtroppo registra in diversi luoghi: "Laddove una legislazione
antireligiosa pretende persino di impedire l'educazione alla
fede, laddove una diffusa miscredenza o un invadente
secolarismo rendono praticamente impossibile una vera crescita
religiosa, questa che si potrebbe chiamare "Chiesa domestica"
resta l'unico ambiente, in cui fanciulli e giovani possono
ricevere una autentica catechesi" (Giovanni Paolo PP. II
"Catechesi Tradendae", 68).
Un servizio ecclesiale
53. Il ministero di evangelizzazione dei genitori cristiani 
originale e insostituibile: assume le connotazioni tipiche
della vita familiare, intessuta come dovrebbe essere d'amore,
di semplicit, di concretezza e di testimonianza quotidiana
(cfr. ibid. 36).
La famiglia deve formare i figli alla vita, in modo che
ciascuno adempia in pienezza il suo compito secondo la
vocazione ricevuta da Dio. Infatti, la famiglia che  aperta ai
valori trascendenti, che serve i fratelli nella gioia, che
adempie con generosa fedelt i suoi compiti ed  consapevole
della sua quotidiana partecipazione al mistero della Croce
gloriosa di Cristo, diventa il primo e il miglior seminario
della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio.
Il ministero di evangelizzazione e di catechesi dei genitori
deve accompagnare la vita dei figli anche negli anni della loro
adolescenza e giovinezza, quando questi, come spesso avviene,
contestano o addirittura rifiutano la fede cristiana ricevuta
nei primi anni della loro vita. Come nella Chiesa l'opera di
evangelizzazione non va mai disgiunta dalla sofferenza
dell'apostolo, cos nella famiglia cristiana i genitori devono
affrontare con coraggio e con grande serenit d'animo le
difficolt, che il loro ministero di evangelizzazione alcune
volte incontra negli stessi figli.
Non si dovr dimenticare che il servizio svolto dai coniugi e
dai genitori cristiani in favore del Vangelo  essenzialmente
un servizio ecclesiale, rientra cio nel contesto dell'intera
Chiesa quale comunit evangelizzata ed evangelizzante. In
quanto radicato e derivato dall'unica missione della Chiesa ed
in quanto ordinato all'edificazione dell'unico Corpo di Cristo
(cfr. 1Cor 12,4ss; Ef 4,12s), il ministero di evangelizzazione
e di catechesi della Chiesa domestica deve restare in intima
comunione e deve responsabilmente armonizzarsi con tutti gli
altri servizi di evangelizzazione e di catechesi, presenti e
operanti nella comunit ecclesiale, sia diocesana sia parrocchiale.
Predicare il Vangelo ad ogni creatura
54. L'universalit senza frontiere  l'orizzonte proprio
dell'evangelizzazione, interiormente animata dallo slancio
missionario:  infatti la risposta alla esplicita ed
inequivocabile consegna di Cristo: "Andate in tutto il mondo e
predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15).
Anche la fede e la missione evangelizzatrice della famiglia
cristiana posseggono questo respiro missionario cattolico. Il
sacramento del matrimonio, che riprende e ripropone il compito,
radicato nel battesimo e nella cresima, di difendere e
diffondere la fede (cfr. "Lumen Gentium", 11), costituisce i
coniugi e i genitori cristiani testimoni di Cristo "fino agli
estremi confini della terra" (At 1,8), veri e propri
"missionari" dell'amore e della vita.
Una certa forma di attivit missionaria pu essere svolta gi
all'interno della famiglia. Ci avviene quando qualche
componente di essa non ha la fede o non la pratica con
coerenza. In tale caso i congiunti devono offrirgli una
testimonianza vissuta della loro fede, che lo stimoli e lo
sostenga nel cammino verso la piena adesione a Cristo Salvatore
(cfr. 1Pt 3,1s).
Animata dallo spirito missionario gi al proprio interno, la
Chiesa domestica  chiamata ad essere un segno luminoso della
presenza di Cristo e del suo amore anche per i "lontani", per
le famiglie che non credono ancora e per le stesse famiglie
cristiane che non vivono pi in coerenza con la fede ricevuta:
 chiamata "col suo esempio e con la sua testimonianza" a
illuminare "quelli che cercano la verit" (cfr. "Lumen
Gentium", 35; "Apostolicam Actuositatem", 11).
Come gi agli albori del cristianesimo Aquila e Priscilla si
presentavano come coppia missionaria (cfr. At 18; Rm 16,3s),
cos oggi la Chiesa testimonia la sua incessante novit e
fioritura con la presenza di coniugi e di famiglie cristiane
che, almeno per un certo periodo di tempo, vanno nelle terre di
missione ad annunciare il Vangelo, servendo l'uomo con l'amore
di Ges Cristo.
Le famiglie cristiane portano un particolare contributo alla
causa missionaria della Chiesa coltivando le vocazioni
missionarie in mezzo ai loro figli e figlie (cfr. "Ad Gentes",
39) e, pi generalmente, con un'opera educativa che fa
"disporre i loro figli, fin dalla giovinezza, a riconoscere
l'amore di Dio verso tutti gli uomini" ("Apostolicam Actuositatem", 30).
2) La famiglia cristiana comunit in dialogo con Dio
Il santuario domestico della Chiesa
55. L'annuncio del Vangelo e la sua accoglienza nella fede
raggiungono la loro pienezza nella celebrazione sacramentale.
La Chiesa, comunit credente ed evangelizzante, e anche popolo
sacerdotale, rivestito cio della dignit e partecipe della
potest di Cristo Sacerdote Sommo della Nuova ed Eterna
Alleanza. (cfr. "Lumen Gentium", 10).
Anche la famiglia cristiana  inserita nella Chiesa, popolo
sacerdotale: mediante il sacramento del matrimonio, nel quale 
radicata e da cui trae alimento, essa viene continuamente
vivificata dal Signore Ges, e da Lui chiamata e impegnata al
dialogo con Dio mediante la vita sacramentale, l'offerta della
propria esistenza e la preghiera.
 questo il compito sacerdotale che la famiglia cristiana pu
e deve esercitare in intima comunione con tutta la Chiesa,
attraverso le realt quotidiane della vita coniugale e
familiare: in tal modo la famiglia cristiana  chiamata a
santificarsi ed a santificare la comunit ecclesiale e il
mondo.
Il matrimonio sacramento di mutua santificazione e atto di
culto
56. Fonte propria e mezzo originale di santificazione per i
coniugi e per la famiglia cristiana  il sacramento del
matrimonio, che riprende e specifica la grazia santificante del
battesimo. In virt del mistero della morte e risurrezione di
Cristo, entro cui il matrimonio cristiano nuovamente inserisce,
l'amore coniugale viene purificato e santificato: "il Signore
si  degnato di sanare ed elevare questo amore con uno speciale
dono di grazia e di carit" ("Gaudium et Spes", 49).
Il dono di Ges Cristo non si esaurisce nella celebrazione del
sacramento del matrimonio, ma accompagna i coniugi lungo tutta
la loro esistenza. Lo ricorda esplicitamente il Concilio
Vaticano II, quando dice che Ges Cristo "rimane con loro
perch, come Egli stesso ha amato la Chiesa e si  dato per
lei, cos anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro
fedelmente, per sempre, con mutua dedizione... Per questo
motivo i coniugi cristiani sono corroborati e sono consacrati
da uno speciale sacramento per i doveri e la dignit del loro
stato. Ed essi, compiendo in forza di tale sacramento il loro
dovere coniugale e familiare, penetrati dallo Spirito di
Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita  pervasa di
fede, speranza e carit, tendono a raggiungere sempre pi la
propria perfezione e la mutua santificazione, e perci
partecipano alla glorificazione di Dio ("Gaudium et Spes", 48).
La vocazione universale alla santit  rivolta anche ai coniugi
e ai genitori cristiani: viene per essi specificata dal
sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realt
proprie della esistenza coniugale e familiare ("Lumen Gentium",
41). Nascono di qui la grazia e l'esigenza di una autentica e
profonda spiritualit coniugale e familiare, che si ispiri ai
motivi della creazione, dell'alleanza, della Croce, della
risurrezione e del segno, sui quali pi volte si  soffermato
il Sinodo.
Il matrimonio cristiano, come tutti i sacramenti che "sono
ordinati alla santificazione degli uomini, alla edificazione
del Corpo di Cristo, e, infine a rendere culto a Dio"
("Sacrosantum Concilium", 59),  in se stesso un atto liturgico
di glorificazione di Dio in Ges Cristo e nella Chiesa:
celebrandolo, i coniugi cristiani professano la loro
gratitudine a Dio per il sublime dono ad essi elargito di poter
rivivere nella loro esistenza coniugale e familiare l'amore
stesso di Dio per gli uomini e del Signore Ges per la Chiesa
sua sposa.
E come dal sacramento derivano ai coniugi il dono dell'obbligo
di vivere quotidianamente la santificazione ricevuta, cos
dallo stesso sacramento discendono la grazia e l'impegno morale
di trasformare tutta la loro vita in un continuo "sacrificio
spirituale" (cfr. 1Pt 2,5; "Lumen Gentium", 34). Anche agli
sposi e ai genitori cristiani, in particolare per quelle realt
terrene e temporali che li caratterizzano, si applicano le
parole del Concilio: "Cos anche i laici, in quanto adoratori
dappertutto santamente operanti, consacrano a Dio il mondo
stesso" ("Lumen Gentium", 34).
Matrimonio ed Eucaristia
57. II compito di santificazione della famiglia cristiana ha la
sua prima radice nel battesimo e la sua massima espressione
nell'Eucaristia, alla quale  intimamente legato il matrimonio
cristiano. Il Concilio Vaticano II ha voluto richiamare la
speciale relazione che esiste tra l'Eucaristia e il matrimonio,
chiedendo che questo "in via ordinaria si celebri nella Messa"
("Sacrosantum Concilum", 78): riscoprire e approfondire tale
relazione  del tutto necessario, se si vogliono comprendere e
vivere con maggior intensit le grazie e le responsabilit del
matrimonio e della famiglia cristiana.
L'Eucaristia  la fonte stessa del matrimonio cristiano. Il
sacrificio eucaristico, infatti, ripresenta l'alleanza di amore
di Cristo con la Chiesa, in quanto sigillata con il sangue
della sua Croce (cfr. Gv 19,34).  in questo sacrificio della
Nuova ed Eterna Alleanza che i coniugi cristiani trovano la
radice dalla quale scaturisce,  interiormente plasmata e
continuamente vivificata la loro alleanza coniugale. In quanto
ripresentazione del sacrificio d'amore di Cristo per la Chiesa,
l'Eucaristia  sorgente di carit. E nel dono eucaristico della
carit la famiglia cristiana trova il fondamento e l'anima
della sua "comunione" e della sua "missione": il Pane
eucaristico fa dei diversi membri della comunit familiare un
unico corpo, rivelazione e partecipazione della pi ampia unit
della Chiesa; la partecipazione poi al Corpo "dato" e al Sangue
"versato" di Cristo diventa inesauribile sorgente del dinamismo
missionario ed apostolico della famiglia cristiana.
Il Sacramento della conversione e della riconciliazione
58. Parte essenziale e permanente del compito di santificazione
della famiglia cristiana  l'accoglienza dell'appello
evangelico alla conversione rivolto a tutti i cristiani, che
non sempre rimangono fedeli alla "novit" di quel battesimo,
che li ha costituiti "santi". Anche la famiglia cristiana non 
sempre coerente con la legge della grazia e della santit
battesimale, proclamata nuovamente dal sacramento del matrimonio.
Il pentimento e il perdono vicendevole in seno alla famiglia
cristiana, che tanta parte hanno nella vita quotidiana, trovano
il momento sacramentale specifico nella penitenza cristiana. A
riguardo dei coniugi cos scriveva Paolo VI nell'enciclica
"Humanae vitae": "Se il peccato facesse ancora presa su di
loro, non si scoraggino, ma ricorrano con umile perseveranza
alla misericordia di Dio, che viene elargita con abbondanza nel
sacramento della penitenza" (num. 25).
La celebrazione di questo sacramento acquista un significato
particolare per la vita familiare: mentre nella fede scoprono
come il peccato contraddice non solo all'alleanza con Dio ma
anche all'alleanza dei coniugi e alla comunione della famiglia,
gli sposi e tutti i membri della famiglia sono condotti
all'incontro con Dio "ricco di misericordia" (Ef 2,4), il
quale, elargendo il suo amore che  pi potente del peccato
(cfr. Giovanni Paolo PP: II "Dives in Misericordia", 13),
ricostruisce e perfeziona l'alleanza coniugale e la comunione familiare.
La preghiera familiare
59. La Chiesa prega per la famiglia cristiana e la educa a
vivere in generosa coerenza con il dono e il compito
sacerdotale, ricevuti da Cristo Sommo Sacerdote. In realt, il
sacerdozio battesimale dei fedeli, vissuto nel matrimonio-
sacramento, costituisce per i coniugi e per la famiglia il
fondamento di una vocazione e di una missione sacerdotale, per
la quale le loro esistenze quotidiane si trasformano in
"sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Ges Cristo"
(cfr. 1Pt 2,5):  quanto avviene, non solo con la celebrazione
dell'Eucaristia e degli altri sacramenti e con l'offerta di se
stessi alla gloria di Dio, ma anche con la vita di preghiera,
con il dialogo orante col Padre per Ges Cristo nello Spirito Santo.
La preghiera familiare ha sue caratteristiche.  una preghiera
fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli
insieme. La comunione nella preghiera , ad un tempo, frutto ed
esigenza di quella comunione che viene donata dai sacramenti
del battesimo e del matrimonio. Ai membri della famiglia
cristiana si possono applicare in modo particolare le parole
con le quali il Signore Ges promette la sua presenza: "In
verit vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si
accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che 
nei cieli ve la conceder. Perch dove sono due o tre riuniti
nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,19s).
Tale preghiera ha come contenuto originale la stessa vita di
famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene
interpretata come vocazione di Dio e attuata come risposta
filiale al suo appello: gioie e dolori, speranze e tristezze,
nascite e compleanni, anniversari delle nozze dei genitori,
partenze, lontananze e ritorni, scelte importanti e decisive,
la morte di persone care, eccetera, segnano l'intervento dell'amore
di Dio nella storia della famiglia, cos come devono segnare il
momento favorevole per il rendimento di grazie, per
l'implorazione, per l'abbandono fiducioso della famiglia al
comune Padre che sta nei cieli. La dignit, poi, e la
responsabilit della famiglia cristiana come Chiesa domestica
possono essere vissute solo con l'aiuto incessante di Dio, che
immancabilmente sar concesso, se sar implorato con umilt e
fiducia nella preghiera.
Educatori di preghiera
60. In forza della loro dignit e missione, i genitori
cristiani hanno il compito specifico di educare i figli alla
preghiera, di introdurli nella progressiva scoperta del mistero
di Dio e nel colloquio con lui: "Soprattutto nella famiglia
cristiana, arricchita della grazia e della missione del
matrimonio-sacramento, i figli fin dalla pi tenera et devono
imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo e ad amare
il prossimo secondo la fede che hanno ricevuto nel battesimo"
("Gravissimum Educationis", 5; cfr. Giovanni Paolo PP. II
"Catechesi Tradendae", 36).
Elemento fondamentale e insostituibile dell'educazione alla
preghiera  l'esempio concreto, la testimonianza viva dei
genitori: solo pregando insieme con i figli, il padre e la
madre, mentre portano a compimento il proprio sacerdozio
regale, scendono in profondit nel cuore dei figli, lasciando
tracce che i successivi eventi della vita non riusciranno a
cancellare. Riascoltiamo l'appello che Paolo VI ha rivolto ai
genitori: "Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere
del cristiano? Li preparate, in consonanza con i sacerdoti, i
vostri figli ai sacramenti della prima et: confessione,
comunione, cresima? Li abituate, se ammalati, a pensare a
Cristo sofferente? A invocare l'aiuto della Madonna e dei
santi? Lo dite il Rosario in famiglia? E voi, pap, sapete
pregare con i vostri figliuoli, con tutta la comunit
domestica, almeno qualche volta? L'esempio vostro, nella
rettitudine del pensiero e dell'azione, suffragato da qualche
preghiera comune, vale una lezione di vita, vale un atto di
culto di singolare merito; portate cos la pace nelle pareti
domestiche: "Pax huic domui!" Ricordate: cos costruite la
Chiesa!" (Discorso all'Udienza generale (11 agosto 1976):
"Insegnamenti di Paolo VI", XIV (1976) 640).
Preghiera liturgica e privata
61. Tra la preghiera della Chiesa e quella dei singoli fedeli
vi  un profondo e vitale rapporto, come ha chiaramente
riaffermato il Concilio Vaticano II (cfr. "Sacrosantum
Concilium", 12). Ora una finalit importante della preghiera
della Chiesa domestica  di costituire, per i figli, la
naturale introduzione alla preghiera liturgica propria
dell'intera Chiesa, nel senso sia di preparare ad essa, sia di
estenderla nell'ambito della vita personale, familiare e
sociale. Di qui la necessit di una progressiva partecipazione
di tutti i membri della famiglia cristiana all'Eucaristia,
soprattutto domenicale e festiva, e agli altri sacramenti, in
particolare quelli dell'iniziazione cristiana dei figli. Le
direttive conciliari hanno aperto una nuova possibilit alla
famiglia cristiana, che  stata annoverata tra i gruppi ai
quali si raccomanda la celebrazione comunitaria dell'Ufficio
divino (cfr. "Institutio Generalis de Liturgia Horarum" 27).
Cos pure sar cura della famiglia cristiana celebrare, anche
nella casa e in forma adatta ai suoi membri, i tempi e le
festivit dell'anno liturgico.
Per preparare e prolungare nella casa il culto celebrato nella
Chiesa, la famiglia cristiana ricorre alla preghiera privata,
che presenta una grande variet, di forme: questa variet
mentre testimonia la straordinaria ricchezza secondo cui lo
Spirito anima la preghiera cristiana, viene incontro alle
diverse esigenze e situazioni di vita di chi si rivolge al
Signore. Oltre alla preghiera del mattino e della sera, sono
espressamente da consigliare, seguendo anche le indicazioni dei
Padri Sinodali: la lettura e la meditazione della Parola di
Dio, la preparazione ai sacramenti, la devozione e
consacrazione al Cuore di Ges, le varie forme di culto alla
Vergine Santissima, la benedizione della mensa, l'osservanza
della piet popolare.
Nel rispetto della libert dei figli di Dio, la Chiesa ha
proposto e continua a proporre ai fedeli alcune pratiche di
piet con una particolare sollecitudine ed insistenza. Tra
queste  da ricordare la recita del Rosario: "Vogliamo ora, in
continuit con i nostri predecessori, raccomandare vivamente la
recita del santo Rosario in famiglia... Non v' dubbio che la
Corona della beata Vergine Maria sia da ritenere come una delle
pi eccellenti ed efficaci preghiere in comune, che la famiglia
cristiana  invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare e
vivamente auspichiamo che, quando l'incontro familiare diventa
tempo di preghiera. il Rosario ne sia espressione frequente e
gradita" (Paolo PP. sesto "Marialis Cultus", 52-54). Cos
l'autentica devozione mariana, che si esprime nel vincolo
sincero e nella generosa sequela degli atteggiamenti spirituali
della Vergine Santissima, costituisce uno strumento
privilegiato per alimentare la comunione d'amore della famiglia
e per sviluppare la spiritualit coniugale e familiare. Lei, la
Madre di Cristo e della Chiesa,  infatti in maniera speciale
anche la Madre delle famiglie cristiane delle Chiese domestiche.
Preghiera e vita
62. Non si dovr mai dimenticare che la preghiera  parte
costitutiva essenziale della vita cristiana, colta nella sua
integralit e centralit, anzi appartiene alla nostra stessa
"umanit":  "la prima espressione della verit interiore
dell'uomo, la prima condizione dell'autentica libert dello
spirito" (Giovanni Paolo PP. II, Discorso al Santuario della
Mentorella (29 Ottobre 1978): "Insegnamenti di Giovanni Paolo
II, I (1978) 78 s.).
Per questo la preghiera non rappresenta affatto un'evasione
dall'impegno quotidiano, ma costituisce la spinta pi forte
perch la famiglia cristiana assuma ed assolva in pienezza
tutte le sue responsabilit di cellula prima e fondamentale
della societ umana. In tal senso, l'effettiva partecipazione
alla vita e missione della Chiesa nel mondo  proporzionale
alla fedelt e all'intensit della preghiera con la quale la
famiglia cristiana si unisce alla Vite feconda, che  Cristo
Signore (cfr. "Apostolicam Actuositatem", 4).
Dall'unione vitale con Cristo, alimentata dalla liturgia,
dall'offerta di s e dalla preghiera, deriva pure la fecondit
della famiglia cristiana nel suo specifico servizio di
promozione umana, che di per se non pu non portare alla
trasformazione del mondo (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso
ai Vescovi della 12esima Regione Pastorale degli Stati Uniti
d'America (21 Settembre 1978): ASS 70 (1978) 767).
3) La famiglia cristiana comunit al servizio dell'uomo
Il comandamento nuovo dell'amore
63. La Chiesa, popolo profetico-sacerdotale-regale, ha la
missione di portare tutti gli uomini ad accogliere nella fede
la Parola di Dio, e celebrarla e professarla nei sacramenti e
nella preghiera, ed infine a manifestarla nella concretezza
della vita secondo il dono e il comandamento nuovo dell'amore.
La vita cristiana trova la sua legge non in un codice scritto,
ma nell'azione personale dello Spirito Santo che anima e guida
il cristiano, cio nella "legge dello Spirito che d vita in
Cristo Ges" (Rm 8,2): "L'amore di Dio  stato riversato nei
nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci  stato dato" (Ibid. 5,5).
Ci ha valore anche per la coppia e per la famiglia cristiana:
loro guida e norma  lo Spirito di Ges, diffuso nei cuori con
la celebrazione del sacramento del matrimonio. In continuit
col battesimo nell'acqua e nello Spirito il matrimonio
ripropone la legge evangelica dell'amore e col dono dello
Spirito la incide pi a fondo nel cuore dei coniugi cristiani:
il loro amore, purificato e salvato,  frutto dello Spirito,
che agisce nel cuore dei credenti, e si pone, nello stesso
tempo, come il comandamento fondamentale della vita morale
richiesta alla loro libert responsabile.
La famiglia cristiana viene cos animata e guidata con la legge
nuova dello Spirito ed in intima comunione con la Chiesa,
popolo regale,  chiamata a vivere il suo "servizio" d'amore a
Dio e ai fratelli. Come Cristo esercita la sua potest regale
ponendosi al servizio degli uomini (Mc 10,45), cos il
cristiano trova il senso autentico della sua partecipazione
alla regalit del suo Signore nel condividerne lo spirito e il
comportamento di servizio nei confronti dell'uomo: "Questa
potest Egli (Cristo) l'ha comunicata ai discepoli, perch
anch'essi siano costituiti nella libert regale e con
l'abnegazione di s e la vita santa vincano in se stessi il
regno del peccato (cfr. Rm 6,12), anzi, servendo a Cristo anche
negli altri, con umilt e pazienza conducano i loro fratelli al
Re, servire al quale  regnare. Il Signore infatti desidera
dilatare il suo regno anche per mezzo dei fedeli laici, il
regno cio "della verit e della vita, il regno della santit e
della grazia, il regno della giustizia, dell'amore e della
pace"; e in questo regno anche le stesse creature saranno
liberate dalla schiavit della corruzione per partecipare alla
gloriosa libert dei figli di Dio (cfr. Rm 8,21)" ("Lumen Gentium", 36).
Scoprire in ogni fratello l'immagine di Dio
64. Animata e sostenuta dal comandamento nuovo dell'amore, la
famiglia cristiana vive l'accoglienza, il rispetto, il servizio
verso ogni uomo, considerato sempre nella sua dignit di
persona e di figlio di Dio.
Ci deve avvenire, anzitutto, all'interno e a favore della
coppia e della famiglia, mediante il quotidiano impegno a
promuovere un'autentica comunit di persone, fondata e
alimentata dall'interiore comunione di amore. Ci deve poi
svilupparsi entro la pi vasta cerchia della comunit
ecclesiale, entro cui la famiglia cristiana  inserita: grazie
alla carit della famiglia, la Chiesa pu e deve assumere una
dimensione pi domestica, cio pi familiare, adottando uno
stile pi umano e fraterno di rapporti.
La carit va oltre i propri fratelli di fede, perch "ogni uomo
 mio fratello"; in ciascuno, soprattutto se povero, debole,
sofferente e ingiustamente trattato, la carit sa scoprire il
volto di Cristo e un fratello da amare e da servire.
Perch il servizio dell'uomo sia vissuto dalla famiglia secondo
lo stile evangelico, occorrer attuare con premura quanto
scrive il Concilio Vaticano II: "Affinch tale esercizio di
carit possa essere al di sopra di ogni sospetto e manifestarsi
tale, si consideri nel prossimo l'immagine di Dio secondo cui 
stato creato, e Cristo Signore al quale veramente  donato
quanto si d al bisognoso" ("Apostolicam Actuositatem", 8)
La famiglia cristiana, mentre nella carit edifica la Chiesa,
si pone al servizio dell'uomo e del mondo, attuando veramente
quella "promozione umana", il cui contenuto  stato
sintetizzato nel Messaggio del Sinodo alle famiglie: "Un altro
compito della famiglia  quello di formare gli uomini all'amore
e di praticare l'amore in ogni rapporto con gli altri, cosicch
essa non si chiuda in se stessa, bens rimanga aperta alla
comunit, essendo mossa dal senso della giustizia e dalla
sollecitudine verso gli altri, nonch dal dovere della propria
responsabilit verso la societ intera" (Messaggio del VI
Sinodo dei Vescovi alle Famiglie cristiane nel mondo
contemporaneo, 12 (24 Ottobre 1980)).
PARTE QUARTA
LA PASTORALE FAMILIARE: TEMPI, STRUTTURE, OPERATORI E SITUAZIONI
1. I tempi della pastorale familiare
La Chiesa accompagna la famiglia cristiana nel suo cammino
65. Come ogni realt vivente, anche la famiglia  chiamata a
svilupparsi e a crescere. Dopo la preparazione del fidanzamento
e la celebrazione sacramentale del matrimonio, la coppia inizia
il cammino quotidiano verso la progressiva attuazione dei
valori e dei doveri del matrimonio stesso.
Alla luce della fede e in virt della speranza, anche la
famiglia cristiana partecipa, in comunione con la Chiesa,
all'esperienza del pellegrinaggio terreno verso la piena
rivelazione e realizzazione del Regno di Dio.
Perci  da sottolineare una volta di pi l'urgenza
dell'intervento pastorale della Chiesa a sostegno della
famiglia. Bisogna fare ogni sforzo perch la pastorale della
famiglia si affermi e si sviluppi, dedicandosi a un settore
veramente prioritario, con la certezza che l'evangelizzazione,
in futuro, dipende in gran parte dalla Chiesa domestica (cfr.
Giovanni Paolo PP. II, Discorso alla III Assemblea Generale dei
Vescovi dell'America Latina, IV, a (28 Gennaio 1979): AAS 71 (1979) 204).
La sollecitudine pastorale della Chiesa non si limiter
soltanto alle famiglie cristiane pi vicine, ma, allargando i
propri orizzonti sulla misura del Cuore di Cristo, si mostrer
ancor pi viva per l'insieme delle famiglie in genere, e per
quelle, in particolare, che si trovano in situazioni difficili
o irregolari. Per tutte la Chiesa avr una parola di verit, di
bont, di comprensione, di speranza, di viva partecipazione
alle loro difficolt a volte drammatiche; a tutte offrir il
suo aiuto disinteressato affinch possano avvicinarsi al
modello di famiglia, che il Creatore ha voluto fin dal
"principio" e che Cristo ha rinnovato con la sua grazia redentrice.
L'azione pastorale della Chiesa deve essere progressiva, anche
nel senso che deve seguire la famiglia, accompagnandola passo a
passo nelle diverse tappe della sua formazione e del suo sviluppo.
La preparazione
66. Pi che mai necessaria ai nostri giorni  la preparazione
dei giovani al matrimonio e alla vita familiare. In alcuni
Paesi sono ancora le famiglie stesse che, secondo antiche
usanze, si riservano di trasmettere ai giovani i valori
riguardanti la vita matrimoniale e familiare, mediante una
progressiva opera di educazione o iniziazione. Ma i mutamenti
sopravvenuti in seno a quasi tutte le societ moderne esigono
che non solo la famiglia, ma anche la societ e la Chiesa siano
impegnate nello sforzo di preparare adeguatamente i giovani
alle responsabilit del loro domani. Molti fenomeni negativi
che oggi si lamentano nella vita familiare derivano dal fatto
che, nelle nuove situazioni, i giovani non solo perdono di
vista la giusta gerarchia dei valori, ma, non possedendo pi
criteri sicuri di comportamento, non sanno come affrontare e
risolvere le nuove difficolt. L'esperienza per insegna che i
giovani ben preparati alla vita familiare in genere riescono
meglio degli altri.
Ci vale ancor pi per il matrimonio cristiano, il cui influsso
si estende sulla santit di tanti uomini e donne. Per questo la
Chiesa deve promuovere migliori e pi intensi programmi di
preparazione al matrimonio, per eliminare, il pi possibile, le
difficolt in cui si dibattono tante coppie a ancor pi per
favorire positivamente il sorgere e il maturare dei matrimoni riusciti.
La preparazione al matrimonio va vista e attuata come un
processo graduale e continuo. Essa, infatti, comporta tre
principali momenti: una preparazione remota, una prossima e una immediata.
La preparazione remota ha inizio fin dall'infanzia, in quella
saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a
scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa
psicologia e di una personalit particolare con le proprie
forze e debolezze.  il periodo in cui va istillata la stima
per ogni autentico valore umano, sia nei rapporti
interpersonali, sia in quelli sociali, con quel che ci
significa per la formazione del carattere, per il dominio ed il
retto uso delle proprie inclinazioni, per il modo di
considerare e incontrare le persone dell'altro sesso, e cos
via.  richiesta, inoltre, specialmente per i cristiani, una
solida formazione spirituale e catechetica, che sappia mostrare
nel matrimonio una vera vocazione e missione, senza escludere
la possibilit del dono totale di s a Dio nella vocazione alla
vita sacerdotale o religiosa.
Su questa base in seguito si imposter, a largo respiro, la
preparazione prossima, la quale - dall'et opportuna e con
un'adeguata catechesi, come in un cammino catecumenale -
comporta una pi specifica preparazione ai sacramenti, quasi
una loro riscoperta. Questa rinnovata catechesi di quanti si
preparano al matrimonio cristiano  del tutto necessaria,
affinch il sacramento sia celebrato e vissuto con le dovute
disposizioni morali e spirituali. La formazione religiosa dei
giovani dovr essere integrata, al momento conveniente e
secondo le varie esigenze concrete, da una preparazione alla
vita a due che, presentando il matrimonio come un rapporto
interpersonale dell'uomo e della donna da svilupparsi
continuamente, stimoli ad approfondire i problemi della
sessualit coniugale e della paternit responsabile, con le
conoscenze medico-biologiche essenziali che vi sono connesse,
ed avvii alla familiarit con retti metodi di educazione dei
figli, favorendo l'acquisizione degli elementi di base per
un'ordinata conduzione della famiglia (lavoro stabile,
sufficiente disponibilit finanziaria, saggia amministrazione,
nozioni di economia domestica, eccetera).
lnfine non si dovr tralasciare la preparazione all'apostolato
familiare, alla fraternit e collaborazione con le altre
famiglie, all'inserimento attivo in gruppi, associazioni,
movimenti e iniziative che hanno per finalit il bene umano e
cristiano della famiglia.
La preparazione immediata a celebrare il sacramento del
matrimonio deve aver luogo negli ultimi mesi e settimane che
precedono le nozze quasi a dare un nuovo significato, nuovo
contenuto e forma nuova al cosiddetto esame prematrimoniale
richiesto dal diritto canonico. Sempre necessaria in ogni caso,
tale preparazione si impone con maggiore urgenza per quei
fidanzati che ancora presentassero carenze e difficolt nella
dottrina e nella pratica cristiana.
Tra gli elementi da comunicare in questo cammino di fede,
analogo al catecumenato, ci deve essere anche una conoscenza
approfondita del mistero di Cristo e della Chiesa, dei
significati di grazia e di responsabilit del matrimonio
cristiano, nonch la preparazione a prendere parte attiva e
consapevole ai riti della liturgia nuziale.
Alle diverse fasi della preparazione al matrimonio - che
abbiamo descritto solo a grandi linee indicative - devono
sentirsi impegnate la famiglia cristiana e tutta la comunit
ecclesiale.  auspicabile che le conferenze episcopali, come
sono interessate ad opportune iniziative per aiutare i futuri
sposi ad essere pi consapevoli della seriet della loro scelta
e i pastori d'anime ad accertarsi delle loro convenienti
disposizioni, cos curino che sia emanato un Direttorio per la
pastorale della famiglia. In esso si dovranno stabilire,
anzitutto, gli elementi minimi di contenuto, di durata e di
metodo dei "Corsi di preparazione", equilibrando fra loro i
diversi aspetti - dottrinali, pedagogici, legali e medici - che
interessano il matrimonio, e strutturandoli in modo che quanti
si preparano al matrimonio, al di l di un approfondimento
intellettuale, si sentano spinti ad inserirsi vitalmente nella
comunit ecclesiale.
Bench il carattere di necessit e di obbligatoriet della
preparazione immediata al matrimonio non sia da sottovalutare -
ci che succederebbe qualora se ne concedesse facilmente la
dispensa - tuttavia, tale preparazione, deve essere sempre
proposta e attuata in modo che la sua eventuale omissione non
sia di impedimento per la celebrazione delle nozze.
La celebrazione
67. Il matrimonio cristiano richiede di norma una celebrazione
liturgica, che esprima in forma sociale e comunitaria la natura
essenzialmente ecclesiale e sacramentale del patto coniugale
fra i battezzati.
In quanto gesto sacramentale di santificazione, la celebrazione
del matrimonio - inserita nella liturgia, culmine di tutta
l'azione della Chiesa e fonte della sua forza santificatrice
(cfr. "Sacrosantum Concilium" 10) - deve essere per s valida,
degna e fruttuosa. Si apre qui un vasto campo alla
sollecitudine pastorale, affinch siano pienamente assolte le
esigenze derivanti dalla natura del patto coniugale elevato a
sacramento, e sia altres fedelmente osservata la disciplina
della Chiesa per quanto riguarda il libero consenso, gli
impedimenti, la forma canonica e il rito stesso della
celebrazione. Quest'ultimo dev'essere semplice e dignitoso,
secondo le norme delle competenti autorit della Chiesa, alle
quali spetta pure - secondo le concrete circostanze di tempo e
di luogo e in conformit con le norme impartite dalla Sede
Apostolica (cfr. "Ordo celebrandi Matrimonium", 17) - di
assumere eventualmente nella celebrazione liturgica quegli
elementi propri di ciascuna cultura, che meglio valgono ad
esprimere il profondo significato umano e religioso del patto
coniugale purch nulla contengano di meno confacente con la
fede e la morale cristiana.
In quanto segno, la celebrazione liturgica deve svolgersi in
modo da costituire, anche nella sua realt esteriore, una
proclamazione della Parola di Dio e una professione di fede
della comunit dei credenti. L'impegno pastorale si esprimer
qui con la cura intelligente e diligente della "liturgia della
Parola" e con l'educazione alla fede dei partecipanti alla
celebrazione e, in primo luogo, dei nubendi.
In quanto gesto sacramentale della Chiesa, la celebrazione
liturgica del matrimonio deve coinvolgere la comunit
cristiana, con la partecipazione piena, attiva e responsabile
di tutti i presenti, secondo il posto e il compito di ciascuno:
gli sposi, il sacerdote, i testimoni, i parenti, gli amici, gli
altri fedeli, tutti membri di un'assemblea che manifesta e vive
il mistero di Cristo e della sua Chiesa.
Per la celebrazione del matrimonio cristiano nell'ambito delle
culture o tradizioni ancestrali, si seguano i principi qui
sopra enunziati.
Celebrazione del matrimonio ed evangelizzazione dei battezzati non credenti
68. Proprio perch nella celebrazione del sacramento una
attenzione tutta speciale va riservata alle disposizioni morali
e spirituali dei nubendi, in particolare alla loro fede, va qui
affrontata una difficolt non infrequente, nella quale possono
trovarsi i pastori della Chiesa nel contesto della nostra
societ secolarizzata.
La fede, infatti, di chi domanda alla Chiesa di sposarsi pu
esistere in gradi diversi ed  dovere primario dei pastori di
farla riscoprire, di nutrirla e di renderla matura. Ma essi
devono anche comprendere le ragioni che consigliano alla Chiesa
di ammettere alla celebrazione anche chi  imperfettamente disposto.
Il sacramento del matrimonio ha questo di specifico fra tutti
gli altri: di essere il sacramento di una realt che gi esiste
nell'economia della creazione, di essere lo stesso patto
coniugale istituito dal Creatore "al principio". La decisione
dunque dell'uomo e della donna di sposarsi secondo questo
progetto divino, la decisione cio di impegnare nel loro
irrevocabile consenso coniugale tutta la loro vita in un amore
indissolubile ed in una fedelt incondizionata, implica
realmente, anche se non in modo pienamente consapevole, un
atteggiamento di profonda obbedienza alla volont di Dio, che
non pu darsi senza la sua grazia. Essi sono gi, pertanto,
inseriti in un vero e proprio cammino di salvezza, che la
celebrazione del sacramento e l'immediata preparazione alla
medesima possono completare e portare a termine, data la
rettitudine della loro intenzione.
 vero, d'altra parte, che in alcuni territori motivi di
carattere pi sociale che non autenticamente religioso spingono
i fidanzati a chiedere di sposarsi in chiesa. La cosa non desta
meraviglia. Il matrimonio, infatti, non  un avvenimento che
riguarda solo chi si sposa. Esso  per sua stessa natura un
fatto anche sociale, che impegna gli sposi davanti alla
societ. E da sempre la sua celebrazione  stata una festa, che
unisce famiglie ed amici. Va da s, dunque, che motivi sociali
entrino, assieme a quelli personali, nella richiesta di
sposarsi in chiesa.
Tuttavia, non si deve dimenticare che questi fidanzati, in
forza del loro battesimo, sono realmente gi inseriti
nell'Alleanza sponsale di Cristo, con la Chiesa e che, per la
loro retta intenzione, hanno accolto il progetto di Dio sul
matrimonio e, quindi, almeno implicitamente, acconsentono a ci
che la Chiesa intende fare quando celebra il matrimonio. E,
dunque, il solo fatto che in questa richiesta entrino anche
motivi di carattere sociale non giustifica un eventuale rifiuto
da parte dei pastori. Del resto, come ha insegnato il Concilio
Vaticano II, i sacramenti con le parole e gli elementi rituali
nutrono ed irrobustiscono la fede (cfr. "Sacrosantum
Concilium", 59): quella fede verso cui i fidanzati gi sono
incamminati in forza della rettitudine della loro intenzione,
che la grazia di Cristo non manca certo di favorire e di sostenere.
Voler stabilire ulteriori criteri di ammissione alla
celebrazione ecclesiale del matrimonio, che dovrebbero
riguardare il grado di fede dei nubendi, comporta oltre tutto
gravi rischi. Quello, anzitutto, di pronunciare giudizi
infondati e discriminatori; il rischio, poi, di sollevare dubbi
sulla validit di matrimoni gi celebrati, con grave danno per
le comunit cristiane, e di nuove ingiustificate inquietudini
per la coscienza degli sposi; si cadrebbe nel pericolo di
contestare o di mettere in dubbio la sacramentalit di molti
matrimoni di fratelli separati dalla piena comunione con la
Chiesa cattolica, contraddicendo cos la tradizione ecclesiale.
Quando, al contrario, nonostante ogni tentativo fatto, i
nubendi mostrano di rifiutare in modo esplicito e formale ci
che la Chiesa intende compiere quando si celebra il matrimonio
dei battezzati, il pastore d'anime non pu ammetterli alla
celebrazione. Anche se a malincuore, egli ha il dovere di
prendere atto della situazione e di far comprendere agli
interessati che, stando cos le cose, non  la Chiesa ma sono
essi stessi ad impedire quella celebrazione che pure domandano.
Ancora una volta appare in tutta la sua urgenza la necessit di
una evangelizzazione e catechesi pre e post-matrimoniale, messe
in atto da tutta la comunit cristiana, perch ogni uomo ed
ogni donna che si sposano, celebrino il sacramento del
matrimonio non solo validamente ma anche fruttuosamente.
Pastorale post-matrimoniale
69. La cura pastorale della famiglia regolarmente costituita
significa, in concreto, l'impegno di tutte le componenti della
comunit ecclesiale locale nell'aiutare la coppia a scoprire e
a vivere la sua nuova vocazione e missione. Perch la famiglia
divenga sempre pi una vera comunit di amore,  necessario che
tutti i suoi membri siano aiutati e formati alle loro
responsabilit di fronte ai nuovi problemi che si presentano,
al servizio reciproco, alla compartecipazione attiva alla vita di famiglia.
Ci vale soprattutto per le giovani famiglie, le quali,
trovandosi in un contesto di nuovi valori e di nuove
responsabilit, sono pi esposte, specialmente nei primi anni
di matrimonio, ad eventuali difficolt, come quelle create
dall'adattamento alla vita in comune o dalla nascita di figli.
I giovani coniugi sappiano accogliere cordialmente e
valorizzare intelligentemente l'aiuto discreto, delicato e
generoso di altre coppie, che gi da tempo vanno facendo
l'esperienza del matrimonio e della famiglia. Cos in seno alla
comunit ecclesiale - grande famiglia formata da famiglie
cristiane - si attuer un mutuo scambio di presenza e di aiuto
fra tutte le famiglie, ciascuna mettendo a servizio delle altre
la propria esperienza umana, come pure i doni di fede e di
grazia. Animato da vero spirito apostolico, questo aiuto da
famiglia a famiglia costituir uno dei modi pi semplici, pi
efficaci e alla portata di tutti per trasfondere capillarmente
quei valori cristiani, che sono il punto di partenza e di
arrivo di ogni cura pastorale. In tal modo le giovani famiglie
non si limiteranno solo a ricevere, ma a loro volta, cos
aiutate, diverranno fonte di arricchimento per le altre
famiglie, gi da tempo costituite, con la loro testimonianza di
vita e il loro contributo fattivo.
Nell'azione pastorale verso le giovani famiglie, poi, la Chiesa
dovr riservare una specifica attenzione per educarle a vivere
responsabilmente l'amore coniugale in rapporto alle sue
esigenze di comunione e di servizio alla vita, come pure a
conciliare l'intimit della vita di casa con la comune e
generosa opera per edificare la Chiesa e la societ umana.
Quando, con l'avvento dei figli, la coppia diventa in senso
pieno e specifico una famiglia, la Chiesa sar ancora vicina ai
genitori perch accolgano i loro figli e li amino come dono
ricevuto dal Signore della vita, assumendo con gioia la fatica
di servirli nella loro crescita umana e cristiana.
2. Strutture della pastorale familiare
L'azione pastorale  sempre espressione dinamica della realt
della Chiesa, impegnata nella sua missione di salvezza. Anche
la pastorale familiare - forma particolare e specifica della
pastorale - ha come suo principio operativo e come protagonista
responsabile la Chiesa stessa, attraverso le sue strutture e i
suoi operatori.
La comunit ecclesiale e in particolare la parrocchia
70. Comunit al tempo stesso salvata e salvante, la Chiesa deve
essere qui considerata nella sua duplice dimensione universale
e particolare: questa si esprime e si attua nella comunit
diocesana, pastoralmente divisa in comunit minori fra cui si
distingue, per la sua peculiare importanza, la parrocchia.
La comunione con la Chiesa universale non mortifica, ma
garantisce e promuove la consistenza e l'originalit delle
diverse Chiese particolari; queste ultime restano il soggetto
operativo pi immediato e pi efficace per l'attuazione della
pastorale familiare. In tal senso ogni Chiesa locale e, in
termini pi particolari, ogni comunit parrocchiale deve
prendere pi viva coscienza della grazia e della responsabilit
che riceve dal Signore in ordine a promuovere la pastorale
della famiglia. Ogni piano di pastorale organica, ad ogni
livello, non deve mai prescindere dal prendere in
considerazione la pastorale della famiglia.
Alla luce di tale responsabilit va compresa anche l'importanza
di un'adeguata preparazione da parte di quanti verranno pi
specificamente impegnati in questo genere di apostolato. I
sacerdoti, i religiosi e le religiose, fin dal tempo della loro
formazione, vengano orientati e formati in maniera progressiva
e adeguata ai rispettivi compiti. Fra le altre iniziative mi
compiaccio di sottolineare la recente creazione in Roma, presso
la Pontificia Universit Lateranense, di un Istituto Superiore
consacrato allo studio dei problemi della famiglia. Anche in
alcune diocesi sono stati fondati Istituti di questo genere; i
Vescovi s'impegnino affinch il pi gran numero possibile di
sacerdoti, prima di assumere responsabilit parrocchiali, vi
frequentino corsi specializzati. Altrove corsi di formazione
vengono periodicamente tenuti presso Istituti Superiori di
studi teologici e pastorali. Tali iniziative vanno
incoraggiate, sostenute, moltiplicate ed aperte, ovviamente,
anche ai laici che presteranno la loro opera professionale
(medica, legale, psicologica, sociale, educativa) in aiuto della famiglia.
La famiglia
71. Ma soprattutto dev'essere riconosciuto il posto singolare
che, in questo campo, spetta alla missione dei coniugi e delle
famiglie cristiane, in forza della grazia ricevuta nel
sacramento. Tale missione dev'essere posta a servizio
dell'edificazione della Chiesa, della costruzione del Regno di
Dio nella storia. Ci  richiesto come atto di docile
obbedienza a Cristo Signore. Egli, infatti, in forza del
matrimonio dei battezzati elevato a sacramento, conferisce agli
sposi cristiani una peculiare missione di apostoli, inviandoli
come operai nella sua vigna, e, in modo tutto speciale, in
questo campo della famiglia.
In questa attivit essi operano in comunione e collaborazione
con gli altri membri della Chiesa, che pure s'impegnano a
favore della famiglia, mettendo a frutto i loro doni e
ministeri. Tale apostolato si svolger anzitutto in seno alla
propria famiglia, con la testimonianza della vita vissuta in
conformit della legge divina in tutti i suoi aspetti, con la
formazione cristiana dei figli, con l'aiuto dato alla loro
maturazione nella fede, con l'educazione alla castit, con la
preparazione alla vita, con la vigilanza per preservarli dai
pericoli ideologici e morali da cui spesso sono minacciati, col
loro graduale e responsabile inserimento nella comunit
ecclesiale e in quella civile, con l'assistenza e il consiglio
nella scelta della vocazione, col mutuo aiuto tra i membri
della famiglia per la comune crescita umana e cristiana, e cos
via. L'apostolato della famiglia, poi, si irradier con opere
di carit spirituale e materiale verso le altre famiglie,
specialmente quelle pi bisognose di aiuto e di sostegno, verso
i poveri, i malati, gli anziani, gli handicappati, gli orfani,
le vedove, i coniugi abbandonati, le madri nubili e quelle che,
in situazioni difficili, sono tentate di disfarsi del frutto
del loro seno, ecc.
Le associazioni di famiglie per le famiglie
72. Sempre nell'ambito della Chiesa, soggetto responsabile
della pastorale familiare, sono da ricordare i diversi
raggruppamenti di fedeli, nei quali si manifesta e si vive in
qualche misura il mistero della Chiesa di Cristo. Sono perci
da riconoscere e valorizzare - ciascuna in rapporto alle
caratteristiche, finalit, incidenze e metodi propri - le
diverse comunit ecclesiali, i vari gruppi e i numerosi
movimenti impegnati in vario modo, a diverso titolo e a diverso
livello, nella pastorale familiare.
Per tale motivo il Sinodo ha espressamente riconosciuto l'utile
apporto di tali associazioni di spiritualit, di formazione e
di apostolato. Sar loro compito suscitare nei fedeli un vivo
senso di solidariet, favorire una condotta di vita ispirata al
Vangelo e alla fede della Chiesa, formare le coscienze secondo
i valori cristiani e non sui parametri della pubblica opinione,
stimolare alle opere di carit vicendevole e verso gli altri
con uno spirito di apertura, che faccia delle famiglie
cristiane una vera sorgente di luce e un sano fermento per le altre.
Similmente e desiderabile, che, con vivo senso del bene comune,
le famiglie cristiane si impegnino attivamente a ogni livello
anche in altre associazioni non ecclesiali. Alcune di tali
associazioni si propongono la preservazione, trasmissione e
tutela dei sani valori etici e culturali dei rispettivi popoli,
lo sviluppo della persona umana, la protezione medica,
giuridica e sociale della maternit e dell'infanzia, la giusta
promozione della donna e la lotta a quanto mortifica la sua
dignit, l'incremento della mutua solidariet, la conoscenza
dei problemi connessi con la responsabile regolazione della
fecondit secondo i metodi naturali conformi alla dignit umana
e alla dottrina della Chiesa. Altre mirano alla costruzione di
un mondo pi giusto e pi umano, alla promozione di leggi
giuste che favoriscano il retto ordine sociale nel pieno
rispetto della dignit e di ogni legittima libert
dell'individuo e della famiglia, a livello sia nazionale sia
internazionale, alla collaborazione con la scuola e con le
altre istituzioni, che completano l'educazione dei figli, e cos via
3. Operatori della pastorale familiare
Oltre che la famiglia - oggetto, ma anzitutto soggetto essa
stessa della pastorale familiare - vanno ricordati anche gli
altri principali operatori in questo particolare settore.
I vescovi ed i presbiteri
73. Il primo responsabile della pastorale familiare nella
diocesi  il vescovo. Come Padre e Pastore egli dev'essere
particolarmente sollecito di questo settore, senza dubbio
prioritario, della pastorale. Ad esso deve consacrare
interessamento, sollecitudine, tempo, personale, risorse;
soprattutto, per, appoggio personale alle famiglie ed a
quanti, nelle diverse strutture diocesane, lo aiutano nella
pastorale della famiglia. Avr particolarmente a cuore il
proposito di far s che la propria diocesi sia sempre pi una
vera "famiglia diocesana", modello e sorgente di speranza per
tante famiglie che vi appartengono. La creazione del Pontificio
Consiglio per la Famiglia va vista in questo contesto: essere
un segno dell'importanza che attribuisco alla pastorale della
famiglia nel mondo, e al tempo stesso uno strumento efficace
per aiutare a promuoverla ad ogni livello.
I vescovi si valgono in modo particolare dei presbiteri, il cui
compito - come ha espressamente sottolineato il Sinodo -
costituisce parte essenziale del ministero della Chiesa verso
il matrimonio e la famiglia. Lo stesso si dica di quei diaconi,
ai quali eventualmente venga affidata la cura di questo settore pastorale.
La loro responsabilit si estende non solo ai problemi morali e
liturgici, ma anche a quelli di carattere personale e sociale.
Essi devono sostenere la famiglia nelle sue difficolt e
sofferenze, affiancandosi ai membri di essa, aiutandoli a
vedere la loro vita alla luce del Vangelo. Non  superfluo
notare che da tale missione, se esercitata col dovuto
discernimento e con vero spirito apostolico, il ministro della
Chiesa attinge nuovi stimoli ed energie spirituali anche per la
propria vocazione e per l'esercizio stesso del ministero.
Tempestivamente e seriamente preparati a tale apostolato, il
sacerdote o il diacono devono comportarsi costantemente, nei
riguardi delle famiglie, come padre, fratello, pastore e
maestro, aiutandole coi sussidi della grazia e illuminandole
con la luce della verit. Il loro insegnamento e i loro
consigli, quindi, dovranno essere sempre in piena consonanza
col Magistero autentico della Chiesa, in modo da aiutare il
Popolo di Dio a formarsi un retto senso della fede da
applicare, poi, alla vita concreta. Tale fedelt al Magistero
consentir pure ai sacerdoti di curare con ogni impegno l'unit
nei loro giudizi, per evitare ai fedeli ansiet di coscienza.
Pastori e laici partecipano, nella Chiesa, alla missione
profetica di Cristo: i laici, testimoniando la fede con le
parole e con la vita cristiana; i pastori, discernendo in tale
testimonianza ci che  espressione di fede genuina da ci che
 meno rispondente alla luce della fede; la famiglia, in quanto
comunit cristiana, con la sua peculiare partecipazione e
testimonianza di fede. Si avvia cos un dialogo anche tra i
pastori e le famiglie. I teologi e gli esperti di problemi
familiari possono essere di grande aiuto a tale dialogo,
spiegando esattamente il contenuto del Magistero della Chiesa e
quello dell'esperienza della vita di famiglia. In tal modo
l'insegnamento del Magistero viene meglio compreso e si spiana
la strada al suo progressivo sviluppo. Giova tuttavia ricordare
che la norma prossima e obbligatoria nella dottrina della fede
- anche circa i problemi della famiglia - compete al Magistero
gerarchico. Rapporti chiari tra i teologi, gli esperti di
problemi familiari e il Magistero giovano non poco alla retta
intelligenza della fede ed a promuovere - entro i confini di
essa - il legittimo pluralismo.
Religiosi e Religiose
74. Il contributo che i religiosi e le religiose, e le anime
consacrate in genere, possono dare all'apostolato della
famiglia trova la sua prima, fondamentale e originale
espressione proprio nella loro consacrazione a Dio, che li
rende "davanti a tutti i fedeli... richiamo di quel mirabile
connubio operato da Dio e che si manifester pienamente nel
secolo futuro, per cui la Chiesa ha Cristo come unico suo
sposo" ("Perfectae Caritatis", 12), e testimoni di quella
carit universale che, per mezzo della castit abbracciata per
il Regno dei cieli, li rende sempre pi disponibili per
dedicarsi generosamente al servizio divino e alle opere di apostolato.
Di qui la possibilit che religiosi e religiose, membri di
Istituti secolari e di altri Istituti di perfezione,
singolarmente o associati, sviluppino un loro servizio alle
famiglie, con particolare sollecitudine verso i bambini,
specialmente se abbandonati, indesiderati, orfani, poveri o
handicappati; visitando le famiglie e prendendosi cura dei
malati; coltivando rapporti di rispetto e di carit con
famiglie incomplete, in difficolt o disgregate; offrendo la
propria opera di insegnamento e di consulenza nella
preparazione dei giovani al matrimonio e nell'aiuto alle coppie
per una procreazione veramente responsabile; aprendo le proprie
case all'ospitalit semplice e cordiale, affinch le famiglie
possano trovarvi il senso di Dio, il gusto della preghiera e
del raccoglimento, l'esempio concreto di una vita vissuta in
carit e letizia fraterna come membri della pi grande famiglia di Dio.
Vorrei aggiungere l'esortazione pi pressante ai responsabili
degli Istituti di vita consacrata, a voler considerare - sempre
nel sostanziale rispetto del carisma proprio ed originario -
l'apostolato rivolto alle famiglie come uno dei compiti
prioritari, resi pi urgenti dall'odierno stato di cose.
Laici specializzati
75. Non poco giovamento possono recare alle famiglie quei laici
specializzati (medici, uomini di legge, psicologi, assistenti
sociali, consulenti, ecc.) che sia individualmente sia
impegnati in diverse associazioni e iniziative, prestano la
loro opera di illuminazione, di consiglio, di orientamento, di
sostegno. Ad essi possono bene applicarsi le esortazioni che
ebbi occasione di rivolgere alla Confederazione dei Consultori
familiari di ispirazione cristiana: " un impegno il vostro,
che ben merita la qualifica di missione, tanto nobili sono le
finalit che persegue e tanto determinati, per il bene della
societ e della stessa comunit cristiana, sono i risultati che
ne derivano... Tutto quello che riuscirete a fare a sostegno
della famiglia  destinato ad avere un'efficacia che,
travalicando il suo ambito proprio, raggiunge anche altre
persone ed incide sulla societ. Il futuro del mondo e della
Chiesa passa attraverso la famiglia" (num. 3-4 (29 Novembre
1980): "Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III, 2 (1980) 1453).
Recettori e operatori della comunicazione sociale
76. Una parola a parte  da riservare a questa categoria tanto
importante nella vita moderna.  risaputo che gli strumenti
della comunicazione sociale "incidono, e spesso profondamente,
sia sotto l'aspetto affettivo e intellettuale, sia sotto
l'aspetto morale e religioso, nell'ambito di quanti li usano",
specialmente se giovani (Paolo PP. VI, Messaggio per la III
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (7 Aprile 1969):
ASS 61 (1969) 455). Essi, perci, possono esercitare un
benefico influsso sulla vita e sui costumi della famiglia e
sulla educazione dei figli, ma al tempo stesso nascondono anche
"insidie e pericoli non trascurabili" (Giovanni Paolo PP. II,
Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
1980 (1 Maggio 1980): "Insegnamenti di Giovanni Paolo II" III,
1 (1980) 1042, e potrebbero diventare veicolo - a volte
abilmente e sistematicamente manovrato, come purtroppo accade
in diversi Paesi del mondo - di ideologie disgregatrici e di
visioni deformate della vita, della famiglia, della religione,
della moralit, non rispettose della vera dignit e del destino dell'uomo.
Pericolo tanto pi reale, in quanto "l'odierno modo di vivere -
specialmente nelle nazioni pi industrializzate - porta assai
spesso le famiglie a scaricarsi delle loro responsabilit
educative, trovando nella facilit di evasione (rappresentata,
in casa, specialmente dalla televisione e da certe
pubblicazioni), il modo di tenere occupati tempo ed attivit
dei bambini e dei ragazzi" (Giovanni Paolo PP. II, Messaggio
per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 1981, 5
(10 Maggio 1980): "L'Osservatore Romano", 22 Maggio 1981). Di
qui "il dovere... di proteggere specialmente i bambini e
ragazzi dalle "aggressioni" che subiscono dai mass-media",
procurando che l'uso di questi in famiglia sia accuratamente
regolato. Cos pure dovrebbe stare altrettanto a cuore alla
famiglia cercare, per i propri figli, anche altri diversivi pi
sani, pi utili e formativi fisicamente, moralmente e
spiritualmente, "per potenziare e valorizzare il tempo libero
dei ragazzi e indirizzarne le energie" (Ibid).
Poich, poi, gli strumenti della comunicazione sociale - al
pari della scuola e dell'ambiente - incidono spesso anche in
notevole misura sulla formazione dei figli, i genitori, in
quanto recettori, devono farsi parte attiva nell'uso moderato,
critico, vigile e prudente di essi, individuando quale influsso
esercitano sui figli, e nella mediazione orientativa che
consenta "di educare la coscienza dei figli ad esprimere
giudizi sereni e oggettivi, che poi la guidano nella scelta e
nel rifiuto dei programmi proposti" (Paolo PP. VI, Messaggio
per la III Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: ASS 61 (1969) 456).
Con eguale impegno i genitori cercheranno di influire sulla
scelta e preparazione dei programmi stessi, mantenendosi in
contatto - con opportune iniziative - con i responsabili dei
vari momenti della produzione e della trasmissione, per
assicurarsi che non siano abusivamente trascurati o
espressamente conculcati quei valori umani fondamentali che
fanno parte del vero bene comune della societ, ma, al
contrario, vengano diffusi programmi atti a presentare, nella
loro giusta luce, i problemi della famiglia e la loro adeguata
soluzione. A tal proposito il mio predecessore di venerabile
memoria., Paolo sesto, scriveva: "I produttori devono conoscere e
rispettare le esigenze della famiglia, e questo suppone, a
volte, in essi un vero coraggio, e sempre un alto senso di
responsabilit. Essi, infatti, sono tenuti ad evitare tutto ci
che pu ledere la famiglia nella sua esistenza, nella sua
stabilit, nel suo equilibrio, nella sua felicit. Ogni offesa
ai valori fondamentali della famiglia - si tratti di erotismo o
di violenza, di apologia del divorzio o di atteggiamenti
antisociali dei giovani -  un'offesa al vero bene dell'uomo (Ibid.).
Ed io stesso, in analoga occasione, facevo rilevare che le
famiglie "devono poter contare in non piccola misura sulla
buona volont, sulla rettitudine e sul senso di responsabilit
dei professionisti dei media: editori, scrittori, produttori,
direttori, drammaturghi, informatori, commentatori ed attori"
(Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
1980: "Insegnamenti di Giovanni Paolo II", III, 1 (1980) 1044).
Perci  doveroso che anche da parte della Chiesa si continui a
dedicare ogni cura a queste categorie di operatori,
incoraggiando e sostenendo, nello stesso tempo, quei cattolici
che vi si sentono chiamati e ne hanno le doti, ad impegnarsi in
questi delicati settori.
4. La pastorale familiare nei casi difficili
Circostanze particolari
77. Un impegno pastorale ancor pi generoso, intelligente e
prudente, sull'esempio del Buon Pastore,  richiesto nei
confronti di quelle famiglie che - spesso indipendentemente
dalla propria volont o premute da altre esigenze di diversa
natura - si trovano ad affrontare situazioni obiettivamente difficili.
A questo proposito  necessario richiamare specialmente
l'attenzione su alcune categorie particolari, che maggiormente
abbisognano non solo di assistenza, ma di un'azione pi
incisiva sulla pubblica opinione e soprattutto sulle strutture
culturali, economiche e giuridiche, al fine di eliminare al
massimo le cause profonde dei loro disagi.
Tali sono, ad esempio, le famiglie dei migranti per motivi di
lavoro; le famiglie di quanti sono costretti a lunghe assenze,
quali, ad esempio, i militari, i naviganti, gli itineranti
d'ogni tipo; le famiglie dei carcerati, dei profughi e degli
esiliati; le famiglie che nelle grande citt vivono
praticamente emarginate; quelle che non hanno casa; quelle
incomplete o monoparentali; le famiglie con i figli
handicappati o drogati, le famiglie di alcoolizzati; quelle
sradicate dal loro ambiente culturale e sociale o in rischio di
perderlo; quelle discriminate per motivi politici o per altre
ragioni; le famiglie ideologicamente divise; quelle che non
riescono ad avere facilmente un contatto con la parrocchia;
quelle che subiscono violenza o ingiusti trattamenti a motivo
della propria fede; quelle composte da coniugi minorenni; gli
anziani, non raramente costretti a vivere in solitudine e senza
adeguati mezzi di sussistenza.
Le famiglie dei migranti, specialmente trattandosi di operai e
di contadini, devono poter trovare dappertutto, nella Chiesa,
la loro patria.  questo un compito connaturale alla Chiesa,
essendo segno di unit nella diversit. Per quanto  possibile
siano assistiti da sacerdoti del loro stesso rito, cultura e
idioma. Spetta pure alla Chiesa fare appello alla coscienza
pubblica e a quanti hanno autorit nella vita sociale,
economica e politica, affinch gli operai trovino lavoro nella
propria regione e patria, siano retribuiti con giusto salario,
le famiglie vengano al pi presto riunite, siano prese in
considerazione nella loro identit culturale, trattate al pari
delle altre, ed ai loro figli sia data l'opportunit della
formazione professionale e dell'esercizio della professione,
come pure del possesso della terra necessaria per lavorare e vivere.
Un problema difficile  quello delle famiglie ideologicamente
divise. In questi casi si richiede una particolare cura
pastorale. Anzitutto bisogna, con discrezione, mantenere un
contatto personale con tali famiglie. I credenti devono essere
fortificati nella fede e sostenuti nella vita cristiana. Anche
se la parte fedele al cattolicesimo non pu cedere, tuttavia
bisogna sempre mantenere vivo il dialogo con l'altra parte.
Devono essere moltiplicate le manifestazioni di amore e di
rispetto, nella ferma speranza di mantenere salda l'unit.
Molto dipende anche dai rapporti tra genitori e figli. Le
ideologie estranee alla fede possono, del resto, stimolare i
membri credenti della famiglia a crescere nella fede e nella
testimonianza di amore.
Altri momenti difficili, nei quali la famiglia ha bisogno
dell'aiuto della comunit ecclesiale e dei suoi pastori,
possono essere: l'adolescenza irrequieta contestatrice ed a
volte tempestosa dei figli; il loro matrimonio, che li stacca
dalla famiglia di origine; l'incomprensione o la mancanza di
amore da parte delle persone pi care; l'abbandono da parte del
coniuge o la sua perdita, che apre la dolorosa esperienza della
vedovanza, della morte di un familiare che mutila e trasforma
in profondit il nucleo originario della famiglia.
Similmente non pu essere trascurato dalla Chiesa il momento
dell'et anziana, con tutti i suoi contenuti positivi e
negativi: di possibile approfondimento dell'amore coniugale
sempre pi purificato e nobilitato dalla lunga e ininterrotta
fedelt; di disponibilit a porre a servizio degli altri, in
forma nuova, la bont e la saggezza accumulata e le energie
rimaste; di pesante solitudine, pi spesso psicologica e
affettiva che non fisica, per l'eventuale abbandono o per una
insufficiente attenzione da parte dei figli e dei parenti; di
sofferenza per la malattia, per il progressivo declino delle
forze, per l'umiliazione di dover dipendere da altri, per
l'amarezza di sentirsi forse di peso ai propri cari, per
l'avvicinarsi degli ultimi momenti della vita. Sono queste le
occasioni nelle quali - come hanno insinuato i Padri Sinodali -
pi facilmente si possono far comprendere e vivere quegli
elevati aspetti della spiritualit matrimoniale e familiare,
che si ispirano al valore della Croce e risurrezione di Cristo,
fonte di santificazione e di profonda letizia nella vita
quotidiana, nella prospettiva delle grandi realt escatologiche
della vita terrena.
In tutte queste diverse situazioni non sia mai trascurata la
preghiera, sorgente di luce e di forza ed alimento della speranza cristiana.
Matrimoni misti
78. Il numero crescente dei matrimoni fra cattolici ed altri
battezzati richiede pure una peculiare attenzione pastorale
alla luce degli orientamenti e delle norme, contenute nei pi
recenti documenti della Santa Sede e in quelli elaborati dalle
Conferenze episcopali, per consentirne l'applicazione concreta
alle diverse situazioni.
Le coppie che vivono in matrimonio misto presentano peculiari
esigenze, le quali possono ridursi a tre capi principali.
Vanno, anzitutto, tenuti presenti gli obblighi della parte
cattolica derivanti dalla fede, per quanto concerne il libero
esercizio di essa e il conseguente obbligo di provvedere,
secondo le proprie forze, a battezzare e ad educare i figli
nella fede cattolica (cfr. Paolo PP. VI, Motu Proprio
"Matrimonia Mixta", 4-5: ASS 62 (1970), 257ss; cfr. Giovanni
Paolo PP. II, Discorso ai partecipanti alla plenaria del
Segretariato per l'unione dei cristiani (13 Novembre 1981):
"L'Osservatore Romano" (14 Novembre 1981)).
Bisogna tenere presenti le particolari difficolt inerenti ai
rapporti tra marito e moglie, per quanto riguarda il rispetto
della libert religiosa: questa pu essere violata sia mediante
pressioni indebite per ottenere il cambiamento delle
convinzioni religiose della comparte, sia mediante impedimenti
frapposti alla libera manifestazione di esse nella pratica religiosa.
Per quanto riguarda la forma liturgica e canonica del
matrimonio, gli Ordinari possono largamente far uso delle loro
facolt per varie necessit.
Nel trattare di queste speciali esigenze bisogna tener presenti
i punti seguenti:
- nell'apposita preparazione a questo tipo di matrimonio,
deve essere compiuto ogni ragionevole sforzo per far ben
comprendere la dottrina cattolica sulle qualit ed esigenze del
matrimonio, come pure per assicurarsi che in futuro, non
abbiano a verificarsi le pressioni e gli ostacoli, di cui si 
parlato sopra;
-  di somma importanza che, con l'appoggio della comunit,
la parte cattolica venga fortificata nella sua fede e
positivamente aiutata a maturare nella comprensione e nella
pratica di essa, in modo da diventare vera testimone credibile
in seno alla famiglia, attraverso la vita stessa e la qualit
dell'amore dimostrato all'altro coniuge e ai figli.
I matrimoni fra cattolici ed altri battezzati presentano, pur
nella loro particolare fisionomia, numerosi elementi che  bene
valorizzare e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore,
sia per l'apporto che possono dare al movimento ecumenico. Ci
 particolarmente vero quando ambedue i coniugi sono fedeli ai
loro impegni religiosi. Il comune battesimo e il dinamismo
della grazia forniscono agli sposi, in questi matrimoni, la
base e la motivazione per esprimere la loro unit nella sfera
dei valori morali e spirituali.
A tal fine, anche per mettere in evidenza l'importanza
ecumenica di un tale matrimonio misto, vissuto pienamente nella
fede dei due coniugi cristiani, va ricercata - anche se non
sempre ci si rivela facile - una cordiale collaborazione tra
il ministro cattolico e quello non cattolico, fin dal tempo
della preparazione al matrimonio e delle nozze.
Quanto alla partecipazione del coniuge non cattolico alla
comunione eucaristica, si seguano le norme impartite dal
Segretariato per l'unione dei cristiani (Istruz. "In quibus
rerum circumstantiis" (15 Giugno 1972), 518-525; Nota del 17
Ottobre 1973: ASS 64 (1973) 616-619).
In varie parti del mondo si registra, oggi, un crescente numero
di matrimoni fra cattolici e non battezzati. In molti di essi
il coniuge non battezzato professa un'altra religione e le sue
convinzioni devono essere trattate con rispetto, secondo i
principi della Dichiarazione "Nostra Aetate" del Concilio
Ecumenico Vaticano II circa le relazioni con le religioni non
cristiane; ma in non pochi altri, particolarmente nelle societ
secolarizzate, la persona non battezzata non professa alcuna
religione. Per questi matrimoni  necessario che le Conferenze
episcopali ed i singoli vescovi prendano misure pastorali
adeguate, dirette a garantire la difesa della fede del coniuge
cattolico e la tutela del libero esercizio di essa, soprattutto
per quanto concerne il dovere di fare quanto  in suo potere
perch i figli siano battezzati ed educati cattolicamente. Il
coniuge cattolico deve essere, altres, sostenuto in ogni modo
nell'impegno di offrire all'interno della famiglia una genuina
testimonianza di fede e di vita cattolica.
Azione pastorale di fronte ad alcune situazioni irregolari
79. Nella sua sollecitudine di tutelare la famiglia in ogni sua
dimensione, non soltanto in quella religiosa, il Sinodo dei
Vescovi non ha tralasciato di prendere in attenta
considerazione alcune situazioni religiosamente e spesso anche
civilmente irregolari, che - negli odierni rapidi mutamenti
delle culture - vanno purtroppo diffondendosi anche fra i
cattolici, con non lieve danno dello stesso istituto familiare
e della societ, di cui esso costituisce la cellula fondamentale.
a) Il matrimonio per esperimento
80. Una prima situazione irregolare  data da quello che
chiamano "matrimonio per esperimento", che molti oggi
vorrebbero giustificare, attribuendo ad esso un certo valore.
Gi la stessa ragione umana insinua la sua inaccettabilit,
mostrando quanto sia poco convincente che si faccia un
"esperimento" nei riguardi di persone umane, la cui dignit
esige che siano sempre e solo il termine dell'amore di
donazione senza alcun limite n di tempo n di altra circostanza.
Dal canto suo, la Chiesa non pu ammettere un tale tipo di
unione per ulteriori, originali motivi, derivanti dalla fede.
Da una parte, infatti, il dono del corpo nel rapporto sessuale
 il simbolo reale della donazione di tutta la persona: una
tale donazione peraltro, nell'attuale economia non pu attuarsi
con verit piena senza il concorso dell'amore di carit, dato
da Cristo. Dall'altra parte, poi, il matrimonio fra due
battezzati  il simbolo reale dell'unione di Cristo con la
Chiesa, una unione non temporanea o "ad esperimento", ma
eternamente fedele; tra due battezzati, pertanto, non pu
esistere che un matrimonio indissolubile.
Tale situazione ordinariamente non pu essere superata, se la
persona umana, fin dall'infanzia, con l'aiuto della grazia di
Cristo e senza timori, non  stata educata a dominare la
nascente concupiscenza e ad instaurare con gli altri rapporti
di amore genuino. Ci non si ottiene senza una vera educazione
all'amore autentico e al retto uso della sessualit, tale che
introduca la persona umana secondo ogni sua dimensione, e
perci anche in quella che riguarda il proprio corpo, nella
pienezza del mistero di Cristo.
Sar molto utile indagare sulle cause di questo fenomeno, anche
nel suo aspetto psicologico e sociologico, per giungere a
trovare un'adeguata terapia.
b) Unioni libere di fatto
81. Si tratta di unioni senza alcun vincolo istituzionale
pubblicamente riconosciuto, n civile n religioso. Questo
fenomeno - esso pure sempre pi frequente - non pu non
attirare l'attenzione dei pastori d'anime, anche perch alla
sua base possono esserci elementi molto diversi fra loro,
agendo sui quali sar forse possibile limitarne le conseguenze.
Alcuni, infatti, vi si considerano quasi costretti da
situazioni difficili - economiche, culturali e religiose - in
quanto, contraendo regolare matrimonio, verrebbero esposti ad
un danno, alla perdita di vantaggi economici, a
discriminazioni, ecc. In altri, invece, si riscontra un
atteggiamento di disprezzo, di contestazione o di rigetto della
societ, dell'istituto familiare, dell'ordinamento socio-
politico, o di sola ricerca del piacere. Altri, infine, vi sono
spinti dall'estrema ignoranza e povert, talvolta da
condizionamenti dovuti a situazioni di vera ingiustizia, o
anche da una certa immaturit psicologica, che li rende incerti
e timorosi di contrarre un vincolo stabile e definitivo. In
alcuni Paesi le consuetudini tradizionali prevedono il
matrimonio vero e proprio solo dopo un periodo di coabitazione
e dopo la nascita del primo figlio.
Ognuno di questi elementi pone alla Chiesa ardui problemi
pastorali, per le gravi conseguenze che ne derivano, sia
religiose e morali (perdita del senso religioso del matrimonio,
visto alla luce dell'Alleanza di Dio con il suo popolo:
privazione della grazia del sacramento; grave scandalo), sia
anche sociali (distruzione del concetto di famiglia;
indebolimento del senso di fedelt anche verso la societ;
possibili traumi psicologici nei figli; affermazione dell'egoismo).
Sar cura dei pastori e della comunit ecclesiale conoscere
tali situazioni e le loro cause concrete, caso per caso;
avvicinare i conviventi con discrezione e rispetto; adoperarsi
con una azione di paziente illuminazione, di caritatevole
correzione, di testimonianza familiare cristiana, che possa
spianare loro la strada verso la regolarizzazione della situazione.
Soprattutto, per, sia fatta opera di prevenzione, coltivando
il senso della fedelt in tutta l'educazione morale e religiosa
dei giovani, istruendoli circa le condizioni e le strutture che
favoriscono tale fedelt, senza la quale non si d vera
libert, aiutandoli a maturare spiritualmente, facendo loro
comprendere la ricca realt umana e soprannaturale del
matrimonio-sacramento.
Il Popolo di Dio si adoperi anche presso le pubbliche autorit
affinch resistendo a queste tendenze disgregatrici della
stessa societ e dannose per la dignit, sicurezza e benessere
dei singoli cittadini, si adoperino perch l'opinione pubblica
non sia indotta a sottovalutare l'importanza istituzionale del
matrimonio e della famiglia. E poich in molte regioni, per
l'estrema povert derivante da strutture socioeconomiche
ingiuste o inadeguate, i giovani non sono in condizione di
sposarsi come si conviene, la societ e le pubbliche autorit
favoriscono il matrimonio legittimo mediante una serie di
interventi sociali e politici, garantendo il salario familiare,
emanando disposizioni per un'abitazione adatta alla vita
familiare, creando adeguate possibilit di lavoro e di vita.
c) Cattolici uniti col solo matrimonio civile
82.  sempre pi diffuso il caso di cattolici che, per motivi
ideologici e pratici, preferiscono contrarre il solo matrimonio
civile, rifiutando o almeno rimandando quello religioso. La
loro situazione non pu equipararsi senz'altro a quella dei
semplici conviventi senza alcun vincolo, in quanto vi si
riscontra almeno un certo impegno a un preciso e probabilmente
stabile stato di vita, anche se spesso non  estranea a questo
passo la prospettiva di un eventuale divorzio. Ricercando il
pubblico riconoscimento del vincolo da parte dello Stato, tali
coppie mostrano di essere disposte ad assumersene, con i
vantaggi, anche gli obblighi. Ci nonostante, neppure questa
situazione  accettabile da parte della Chiesa.
L'azione pastorale tender a far comprendere la necessit della
coerenza tra la scelta di vita e la fede che si professa, e
cercher di far quanto  possibile per indurre tali persone a
regolare la propria situazione alla luce dei principi
cristiani. Pur trattandole con grande carit, e interessandole
alla vita delle rispettive comunit, i pastori della Chiesa non
potranno purtroppo ammetterle ai sacramenti.
d) Separati e divorziati non risposati
83. Motivi diversi, quali incomprensioni reciproche, incapacit
di aprirsi a rapporti interpersonali, ecc. possono
dolorosamente condurre il matrimonio valido a una frattura
spesso irreparabile. Ovviamente la separazione deve essere
considerata come estremo rimedio, dopo che ogni altro
ragionevole tentativo si sia dimostrato vano.
La solitudine e altre difficolt sono spesso retaggio del
coniuge separato, specialmente se innocente. In tal caso la
comunit ecclesiale deve pi che mai sostenerlo; prodigargli
stima, solidariet, comprensione ed aiuto concreto in modo che
gli sia possibile conservare la fedelt anche nella difficile
situazione in cui si trova; aiutarlo a coltivare l'esigenza del
perdono propria dell'amore cristiano e la disponibilit
all'eventuale ripresa della vita coniugale anteriore.
Analogo  il caso del coniuge che ha subito divorzio, ma che -
ben conoscendo l'indissolubilit del vincolo matrimoniale
valido - non si lascia coinvolgere in una nuova unione,
impegnandosi invece unicamente nell'adempimento dei suoi doveri
di famiglia e delle responsabilit della vita cristiana. In tal
caso il suo esempio di fedelt e di coerenza cristiana assume
un particolare valore di testimonianza di fronte al mondo e
alla Chiesa, rendendo ancor pi necessaria, da parte di questa,
un'azione continua di amore e di aiuto, senza che vi sia alcun
ostacolo per l'ammissione ai sacramenti.
e) I divorziati risposati
84. L'esperienza quotidiana mostra, purtroppo, che chi ha fatto
ricorso al divorzio ha per lo pi in vista il passaggio ad una
nuova unione, ovviamente non col rito religioso cattolico.
Poich si tratta di una piaga che va, al pari delle altre,
intaccando sempre pi largamente anche gli ambienti cattolici,
il problema dev'essere affrontato con premura indilazionabile.
I Padri Sinodali l'hanno espressamente studiato. La Chiesa,
infatti, istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini e
soprattutto i battezzati, non pu abbandonare a se stessi
coloro che - gi congiunti col vincolo matrimoniale
sacramentale - hanno cercato di passare a nuove nozze. Perci
si sforzer, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i
suoi mezzi di salvezza.
Sappiano i pastori che, per amore della verit, sono obbligati
a ben discernere le situazioni. C' infatti differenza tra
quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo
matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e
quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio
canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto
una seconda unione in vista dell'educazione dei figli, e
talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il
precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai
stato valido.
Insieme col Sinodo, esorto caldamente i pastori e l'intera
comunit dei fedeli affinch aiutino i divorziati procurando
con sollecita carit che non si considerino separati dalla
Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati,
partecipare alla sua vita. Siano esortati ad ascoltare la
Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a
perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di
carit e alle iniziative della comunit in favore della
giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare
lo spirito e le opere di penitenza per implorare cos, di
giorno in giorno, la grazia di Dio. La Chiesa preghi per loro,
li incoraggi, si dimostri madre misericordiosa e cos li
sostenga nella fede e nella speranza.
La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla
Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i
divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi,
dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita
contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo
e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C' inoltre
un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste
persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore
e confusione circa la dottrina della Chiesa
sull'indissolubilit del matrimonio.
La riconciliazione nel sacramento della penitenza - che
aprirebbe la strada al sacramento eucaristico - pu essere
accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno
dell'Alleanza e della fedelt a Cristo, sono sinceramente
disposti ad una forma di vita non pi in contraddizione con
l'indissolubilit del matrimonio. Ci comporta, in concreto,
che quando l'uomo e la donna, per seri motivi - quali, ad
esempio, l'educazione dei figli - non possono soddisfare
l'obbligo della separazione, "assumono l'impegno di vivere in
piena continenza, cio di astenersi dagli atti propri dei
coniugi" (Giovanni Paolo PP. II, Omelia per la chiusura del VI
Sinodo dei Vescovi, 7 (25 Ottobre 1980): AAS 72 (1980) 1082).
Similmente il rispetto dovuto sia al sacramento del matrimonio
sia agli stessi coniugi e ai loro familiari, sia ancora alla
comunit dei fedeli proibisce ad ogni pastore, per qualsiasi
motivo o pretesto anche pastorale, di porre in atto, a favore
dei divorziati che si risposano, cerimonie di qualsiasi genere.
Queste, infatti, darebbero l'impressione della celebrazione di
nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente
in errore circa l'indissolubilit del matrimonio validamente contratto.
Agendo in tal modo, la Chiesa professa la propria fedelt a
Cristo e alla sua verit; nello stesso tempo si comporta con
animo materno verso questi suoi figli, specialmente verso
coloro che, senza loro colpa, sono stati abbandonati dal loro
coniuge legittimo.
Con ferma fiducia essa crede che, anche quanti si sono
allontanati dal comandamento del Signore ed in tale stato
tuttora vivono, potranno ottenere da Dio la grazia della
conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella
preghiera, nella penitenza e nella carit.
I senza-famiglia
85. Ancora una parola desidero aggiungere per una categoria di
persone che, per la concreta condizione in cui si trovano a
vivere - e spesso non per loro deliberata volont - io
considero particolarmente vicine al Cuore di Cristo e degne
dell'affetto della sollecitudine fattiva della Chiesa e dei pastori.
Esistono al mondo moltissime persone le quali,
disgraziatamente, non possono riferirsi in alcun modo a ci che
si potrebbe definire in senso proprio una famiglia. Grandi
settori dell'umanit vivono in condizioni di enorme povert, in
cui la promiscuit, la carenza di abitazioni, l'irregolarit ed
instabilit dei rapporti, l'estrema mancanza di cultura non
consentono praticamente di poter parlare di vera famiglia. Ci
sono altre persone che, per motivi diversi, sono rimaste sole
al mondo. Eppure per tutti costoro esiste un "buon annunzio
della famiglia".
In favore di quanti vivono in estrema povert, gi ho parlato
dell'urgente necessit di lavorare coraggiosamente per trovare
soluzioni, anche a livello politico, che consentano di aiutarli
a superare questa inumana condizione di prostrazione.  un
compito che incombe, solidarmente, all'intera societ, ma in
maniera speciale alle autorit in forza della loro carica e
delle conseguenti responsabilit, nonch alle famiglie, che
devono dimostrare grande comprensione e volont di aiuto.
A coloro che non hanno una famiglia naturale bisogna aprire
ancor pi le porte della grande famiglia che  la Chiesa, la
quale si concretizza a sua volta nella famiglia diocesana e
parrocchiale, nelle comunit ecclesiali di base o nei movimenti
apostolici. Nessuno  privo della famiglia in questo mondo: la
Chiesa  casa e famiglia per tutti, specialmente per quanti
sono "affaticati e oppressi" (cfr. Mt 11,28).
CONCLUSIONE
86. A voi sposi, a voi padri e madri di famiglia;
a voi, giovani e ragazze, che siete il futuro e la speranza
della Chiesa e del mondo, e sarete il nucleo portante e
dinamico della famiglia nel terzo millennio che si avvicina;
a voi, venerabili e cari fratelli nell'episcopato e nel
sacerdozio, diletti figli religiosi e religiose, anime
consacrate al Signore, che agli sposi testimoniate la realt
ultima dell'amore di Dio;
a voi, uomini tutti di retto sentire, che a qualsiasi titolo
siete pensierosi delle sorti della famiglia, si rivolge con
trepida sollecitudine il mio animo al termine di questa
esortazione apostolica.
L'avvenire dell'umanit passa attraverso la famiglia!
, dunque, indispensabile ed urgente che ogni uomo di buona
volont si impegni a salvare ed a promuovere i valori e le
esigenze della famiglia.
Un particolare sforzo a questo riguardo sento di dover chiedere
ai figli della Chiesa. Essi, che nella fede conoscono
pienamente il meraviglioso disegno di Dio, hanno una ragione in
pi per prendersi a cuore la realt della famiglia in questo
nostro tempo di prova e di grazia.
Essi devono amare in modo particolare la famiglia.  questa
una consegna concreta ed esigente.
Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le
possibilit, promuovendoli sempre. Amare la famiglia significa
individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli
superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un
ambiente che favorisca il suo sviluppo. E, ancora,  forma
eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi,
spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute
difficolt, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie
ricchezze di natura e di grazia, nella missione che Dio le ha
affidato. "Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano
quota! Bisogna che seguano Cristo!" (Giovanni Paolo PP. II,
Lettera "Appropinaquat iam", 1 (15 Agosto 1980): ASS 72 (1980), 791).
Spetta altres ai cristiani il compito di annunciare con gioia
e convinzione la "buona novella" sulla famiglia, la quale ha un
assoluto bisogno di ascoltare sempre di nuovo e di comprendere
sempre pi a fondo le parole autentiche che le rivelano la sua
identit, le sue risorse interiori, l'importanza della sua
missione nella Citt degli uomini e in quella di Dio.
La Chiesa conosce la via sulla quale la famiglia pu giungere
al cuore della sua verit profonda. Questa via, che la Chiesa
ha imparato alla scuola di Cristo e a quella della storia,
interpretata nella luce dello Spirito, essa non la impone, ma
sente in s l'insopprimibile esigenza di proporla a tutti senza
timore, anzi con grande fiducia e speranza, pur sapendo che la
"buona novella" conosce il linguaggio della Croce. Ma 
attraverso la Croce che la famiglia pu giungere alla pienezza
del suo essere e alla perfezione del suo amore.
Desidero, infine, invitare tutti i cristiani a collaborare,
cordialmente e coraggiosamente, con tutti gli uomini di buona
volont, che vivono la loro responsabilit al servizio della
famiglia. Quanti si consacrano al suo bene in seno alla Chiesa,
nel suo nome e da essa ispirati, siano essi individui o gruppi,
movimenti o associazioni, trovano spesso al loro fianco persone
e istituzioni diverse che operano per il medesimo ideale. Nella
fedelt ai valori del Vangelo e dell'uomo e nel rispetto di un
legittimo pluralismo di iniziative, questa collaborazione potr
favorire una pi rapida ed integrale promozione della famiglia.
Ed ora, concludendo questo messaggio pastorale, che intende
sollecitare l'attenzione di tutti sui compiti gravosi ma
affascinanti della famiglia cristiana, desidero invocare la
protezione della santa Famiglia di Nazaret.
Per misterioso disegno di Dio, in essa  vissuto nascosto per
lunghi anni il Figlio di Dio: essa  dunque prototipo ed
esempio di tutte le famiglie cristiane. E quella Famiglia,
unica al mondo, che ha trascorso un'esistenza anonima e
silenziosa in un piccolo borgo della Palestina; che  stata
provata dalla povert, dalla persecuzione, dall'esilio; che ha
glorificato Dio in modo incomparabilmente alto e puro, non
mancher di assistere le famiglie cristiane, anzi tutte le
famiglie del mondo, nella fedelt ai loro doveri quotidiani,
nel sopportare le ansie e le tribolazioni della vita, nella
generosa apertura verso le necessit degli altri,
nell'adempimento gioioso del piano di Dio nei loro riguardi.
Che san Giuseppe, "uomo giusto", lavoratore instancabile,
custode integerrimo dei pegni a lui affidati, le custodisca, le
protegga, le illumini sempre.
Che la Vergine Maria, come  Madre della Chiesa, cos anche sia
la Madre della "Chiesa domestica", e, grazie al suo aiuto
materno, ogni famiglia cristiana possa diventare veramente una
"piccola Chiesa", nella quale si rispecchi e riviva il mistero
della Chiesa di Cristo. Sia Lei, l'ancella del Signore,
l'esempio di accoglienza umile e generosa della volont di Dio;
sia Lei, Madre Addolorata ai piedi della Croce, a confortare le
sofferenze e ad asciugare le lacrime di quanti soffrono per le
difficolt delle loro famiglie.
E Cristo Signore, Re dell'universo, Re delle famiglie, sia
presente, come a Cana, in ogni focolare cristiano a donare
luce, gioia, serenit, fortezza. A Lui, nel giorno solenne
dedicato alla sua Regalit, chiedo che ogni famiglia sappia
generosamente portare il suo originale contributo all'avvento
nel mondo del suo Regno, "Regno di verit e di vita, di santit
e di pace" ("Prefatio" della Messa della Solennit di Nostro
Signore Ges Cristo Re dell'universo), verso il quale  in
cammino la storia.
A Lui, a Maria, a Giuseppe affido ogni famiglia. Alle loro mani
e al loro cuore presento questa esortazione: siano Essi a
porgerla a voi, venerati fratelli e diletti figli, e ad aprire
i vostri cuori alla luce che il Vangelo irradia su ogni
famiglia.
A tutti e a ciascuno, assicurando la mia costante preghiera,
imparto di cuore l'apostolica benedizione, nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.
Dato a Roma, presso san Pietro, il 22 novembre, Solennit di N.
S. Ges Cristo Re dell'universo, dell'anno 1981, quarto del Pontificato.
