Tratto dal volume: I PAPI - Storia e segreti
di Claudio Rendina

GIOVANNI PAOLO II (1978 -)
Sedici giorni dopo l'inattesa morte di papa Luciani, il 14 ottobre
1978, 114 cardinali tornarono in conclave. Erano sempre in minoranza 
i porporati italiani, che pure schierarono subito le loro candidature
con Siri e Benelli. Non conclusero nulla; il loro atteggiamento chiar
che il prossimo papa non sarebbe stato italiano. Manc probabilmente
questa volta proprio l'opera diplomatica che un mese e mezzo prima
Benelli aveva messo al servizio di Luciani; autocandidandosi bruci le
sue carte. Per questo prese subito consistenza la candidatura di un 
cardinale non italiano e di riflesso quella di Wojtyla, portata avanti dai
cardinali tedeschi; il porporato polacco non era noto a tutti gli elettori.
Pare che il cardinale guatemalteco Casariego andasse chiedendo chi
era mai quel cardinale che si chiamava bottiglia o qualcosa di simile;
quando lo seppe, gran parte del collegio spos quella candidatura.
 probabile che riaffiorarono precedenti rapporti tra il cardinale polacco
e l'Opus Dei, presente in conclave indirettamente con alcuni porporati 
legati a quella associazione spagnola ancora pia unione, ma
gi potente come organizzazione ecclesiastica politico-finanziaria. 
Cos di colpo i voti di Wojtyla superarono il quorum. C'erano voluti solo
tre giorni e otto scrutini per eleggere un papa che si presentava giovane
e pieno di salute, garanzia per un pontificato a lungo termine; motivo
anche questo, forse, determinante nella sua elezione.  certo che la
scelta di un papa non italiano non costitu un problema per i cardinali,
semmai piuttosto per il prescelto.
Quando si affacci alla loggia della basilica Vaticana  indiscutibile
che la folla rest sorpresa e smarrita quella sera del 16 ottobre, 
all'annuncio non solo di un nome poco noto, ma anche non italiano; dopo
455 anni, dall'olandese Adriano VI, nessun papa straniero era stato
Vescovo di Roma. Ci fu qualche attimo di silenzio, poi un bisbiglio che
si tramut gradatamente in un primo applauso a Giovanni Paolo II,
come aveva deciso di chiamarsi quel cardinale che la gente l per l non
sapeva ancora di che nazione fosse e che se ne stava con le mani giunte
in atteggiamento di preghiera, teso nella commozione; e fu come un
applauso d'incoraggiamento. E col silenzio tornato nella piazza, si
present come venuto di lontano, esprimendosi in un buon italiano,
con preghiera di correggerlo se necessario; e quel modo di presentarsi
gener allora un applauso d'entusiasmo nella gente. Che era figlio
della Polonia lo avrebbe saputo poi, ma riconoscendolo infine romano
gi il 22 ottobre, il giorno della sua consacrazione, come egli
stesso tenne a precisare di essere ormai diventato.
L'infanzia e la giovinezza di Karol Wojtyla, nato a Wadowice, presso 
Cracovia, il 18 maggio 1920 da un sottufficiale di carriera, che sognava
di diventare scrittore, e da una madre casalinga, di cui era rimasto
orfano a soli nove anni, ci parla di una profonda educazione cristiana,
trascorsa fra lo studio nel liceo vescovile, la passione per lo
sport, che seguiter a coltivare, e quella per le recite scolastiche. Gli
amici lo chiamano Lolus. Finito il liceo nel '38 s'iscrive alla facolt di
lettere di Cracovia, ma con l'invasione nazista deve trovarsi un'occupazione
se non vuol finire in un campo di lavoro in Germania; riesce a
lavorare in una cava di pietra e cos pu seguitare a studiare, sia pure
clandestinamente. Poi trova un posto nell'industria chimica Solvay,
ma in quegli anni di guerra gli muoiono il padre e un fratello; unica
consolazione al dolore, lo studio e la passione del teatro. Sfidando il
coprifuoco e i rastrellamenti delle SS, mette in scena con alcuni compagni
diversi spettacoli in un Teatro rapsodico fatto in casa; Karol fa
l'attore e sua partner  spesso una diciottenne, Regina Reinsenfeld,
che quarant'anni dopo si recher a Roma per rendergli omaggio da papa.
I compagni ora lo chiamano con un altro diminutivo, Lolek; sta
con loro fino al '43, quando decide di entrare in seminario.
Tre anni dopo  ordinato sacerdote in una Polonia non pi sottomessa
ai nazisti e liberata dai sovietici; pu venire a Roma e completare 
gli studi all'Angelicum. Poi viaggia per incarico dei superiori in
molte nazioni europee, studia diverse lingue, finch torna a Cracovia
come parroco della chiesa di S. Floriano; non pi Lolus, ma nemmeno Lolek,
ora  chiamato affettuosamente zietto dal ragazzi della
parrocchia e con loro organizza gite, specialmente in montagna. 
Diventa esperto sciatore, ma si butta anche lungo i torrenti con la canoa.
Intanto cresce ecclesiasticamente; nel '53  professore al seminario di
Cracovia, quindi all'universit cattolica di Lublino, finch a soli 
38 anni  nominato vescovo ausiliare di Cracovia e poi arcivescovo titolare.
 il pupillo di Wyszinsky e collabora attivamente a tutto il concilio
Vaticano II; nel '67 Paolo VI lo nomina cardinale col titolo di 
S. Cesario in Palatino.
Ma nel frattempo, pur dedicandosi alle attivit ecclesiastiche, non
trascura quelle artistiche. Scrive poesie e un dramma in tre atti, La
bottega dell'orefice; viene spesso in Italia, tra l'altro per predicare la
Quaresima in Vaticano, e ha occasione di cimentarsi nello sport. 
stato visto nuotare nel mare di Palidoro e sciare sulle nevi del Terminillo.
Sono notizie queste che vengono a galla una volta che Karol Wojtyla 
diventato Giovanni Paolo II.  il papa-poeta con le due raccolte che
saranno poi tradotte in italiano con i titoli Pietra di luce e Il sapore 
del pane;  il papa-sportivo, che si fa costruire una piscina a
Castel Gandolfo provvista anche di trampolini per i tuffi;  il papa-attore,
che avrebbe forse volentieri interpretato il film della sua vita girato
da Krzysztof Zanussi destinato a fare il giro del mondo. Tutto
questo crea il personaggio di quel seduttore di folle che egli in 
ultima analisi si rivela, secondo una definizione di Diego Fabbri.
 questo l'aspetto caratteristico di Giovanni Paolo II, la chiave di
volta della sua figura; quello che riesce a farlo risaltare sugli stessi 
avvenimenti che hanno accompagnato i primi 14 anni del suo pontificato
e che sono in gran parte noti a tutti. Dai viaggi da lui compiuti, secondo
le sue parole, per annunziare il Vangelo... per confermare i fratelli 
nella fede... per consolidare la Chiesa... per incontrare l'uomo, 
all'attentato subito il 13 maggio 1981, con tutto il groviglio di spionaggio
internazionale ad esso sotteso; dalle vicende dello IOR, collegate al
fallimento del Banco Ambrosiano, agli avvenimenti della sua Polonia
e dell'Europa orientale, che lo hanno fatto oggetto di critiche per un
carattere politico tutto polacco del pontificato fortemente reazionario.
 un papa evidentemente al centro di molte polemiche, spesso rieccheggianti
quelle che travolsero Paolo VI in un amletico isolamento,
ma di fronte alle quali la sua tempra sembra non esser stata minimamente 
turbata. In seno alla stessa Chiesa, di fronte all'accusa lanciatagli
dal cardinale Pellegrino di tendenze anticonciliari e le lamentele dei
Gesuiti per i rimproveri venuti al loro Ordine nella primavera del 1980, 
Giovanni Paolo ha riaffermato il rigore della disciplina proprio
per correggere confusioni postconciliari. E cos  riuscito a sgonfiare il
caso dell'arcivescovo conservatore Lefebvre, una sorta di antipapa 
anticoncilio Vaticano II morto nel 1991; si  addomesticata la Chiesa
olandese e si  ripristinata quella ucraina, con la nomina nel 1983 del
primo cardinale dell'Unione Sovietica, ancor prima della caduta del
regime comunista, l dove evidentemente ha finito per dare i suoi frutti 
l'ex segretario di Stato, il cardinale Casaroli con la sua Ostpolitik.
E ancora, in Italia, durante la campagna per il referendum sull'aborto,
accusato d'interferenze in violazione del concordato tra lo Stato 
italiano e la Santa Sede, egli ha respinto le accuse ritenendo di 
dover intervenire ogni volta che i valori fondamentali, umani e spirituali,
appaiono minacciati. Cos in senso pi ampio  venuto riaffermando
la difesa di una visione cristiana della sessualit e della famiglia in 
maniera categorica: Il matrimonio  indissolubile e irrevocabile; il 
rapporto sessuale fuori del matrimonio  immorale; il comportamento
omosessuale  moralmente disonesto; e bisogna riaffermare il diritto
alla vita, inclusa quella dei bambini appena nati.
La conclusione, comunque sorprendente,  che nonostante Giovanni Paolo
voglia andare contro corrente nella societ e su molte tendenze 
della Chiesa post-conciliare, come ha osservato Desmond O'Grady, 
il suo pontificato  stato meno controverso di quello di papa Paolo VI.
Infatti  indiscutibile che egli appare estremamente deciso, 
non  un Amleto; ma questo restar fermo sulle proprie posizioni e
non scendere se non a patti comunque a confronti, non si pu sapere
fino a quando potr essere produttivo per la Chiesa stessa. Solo il 
domani potr chiarircelo in un completamento della linea pontificale di
Giovanni Paolo II.
Quello che si tende a sottolineare  che Giovanni Paolo II, con la
personale partecipazione autoritaria al quotidiano degli uomini, ha
dalla sua le folle plaudenti: ma resta da domandarsi se tale maniera
di esercitare l'ufficio, che condiziona l'istituto, come ha notato 
Benny Lai, serva realmente a mutare in consenso la presenza delle masse
intorno a Wojtyla. E qui appunto entra in gioco il personaggio
Giovanni Paolo II che ha veramente cambiato la figura del papa, superando
sia la semplicit sprovveduta di papa Luciani, sia la tempestosa
bont di papa Roncalli. Se ti accosti a lui vedi, ancor prima del pontefice,
l'uomo, quello che ha le tue stesse abitudini, come quando saluta
la folla, chiudendo il discorso cos: La sera  fatta per dormire, andate
a dormire; oppure:  ora di andare a pranzo. Buon appetito.
Saltano le distanze: e in questa dimensione la stessa Polonia, che resta
chiaramente un punto di riferimento incancellabile della sua attivit 
pastorale, va vista in controluce. Non  la patria personale,  il 
riflesso di tutte le patrie, come fa capire il papa stesso in una poesia
scritta nel 1979:
Quando penso patria - esprimo me stesso, affondo le mie radici,
 voce del cuore, frontiera segreta che da me si dirama verso gli altri,
per abbracciare tutti, fino al passato pi antico di ognuno:
da questo emergo... quando penso patria - quasi celando in me un tesoro.
Mi chiedo come accrescerlo, come dilatare lo spazio che esso riempie.

Almeno cos pare. E lo confermerebbero i suoi viaggi, ispirati da
un'apertura universale del cattolicesimo, con privilegio ai paesi del
Terzo Mondo, all'Africa e all'America latina. Ci si chiede per se non
siano motivazioni politiche a spingerlo, e comunque certamente un
fatto di prestigio ha il suo peso.  una spinta in avanti per la sua 
persona, un mettere in evidenza se stesso, ancor prima del significato
apostolico delle parole. E non  chiaro se la gente, nel mondo, veda
principalmente in lui il portavoce evangelico o il capo di uno Stato. 
In ogni caso il protagonismo politico sembra prevalere sull'emergenza
delle singole Chiese nel servizio di Pietro.
I primi tempi oltretutto le distanze saltavano maggiormente in questi 
viaggi e nel rapporto con i fedeli. L'immagine che il papa polacco
dava di s era pi internazionale, ritrovando in certi atteggiamenti
l'uomo e un suo modo tipico di familiarizzare; come quello, ad esempio,
di mettersi il cappello della gente con cui s'incontrava. Il cappello
d'alpino quando parlava con le penne nere, il sombrero tra i Messicani 
a Puebla e addirittura il copricapo di piume multicolori dei guerrieri 
Masai tra i Kenioti a Nairobi. E ancora, si abbandonava a spensierate 
ragazzate: cantava con i giovani che venivano a fargli visita a
Castel Gandolfo, al suono delle chitarre, e faceva il girotondo con 
loro intorno al fal. E infine, infrangeva il protocollo: afferrava bambini,
l'innalzava verso il cielo, li baciava, li rituffava nelle braccia dei 
genitori; benediceva personalmente le nozze della figlia di un netturbino.
Atteggiamenti in parte venuti meno e comunque attenuatisi con gli
anni, fino all'intervento chirurgico del luglio 1992 per un tumore 
benigno. Che lo ha indiscutibilmente ridimensionato nel fisico, se non
nello spirito apostolico, sempre impegnato su tutti i fronti.
Roma, in ogni caso, e l'Italia si scoprono terra di missione per 
Giovanni Paolo II, che imposta un lavoro episcopale di fondo, l dove la
capitale d'Italia diventa per tre quarti capitale del Terzo Mondo. E il
papa seguita le visite alle parrocchie come Paolo VI, con uno spirito
anche pi deciso, pur cosciente che un secolarismo devastante, secondo
un'osservazione dell'ex vicario Poletti, tocca la citt. Roma
ha bisogno di una nuova evangelizzazione, dove le distanze saltino
ovviamente anche su un piano religioso, in un abbraccio ecumenico che
giunga ad accogliere gli ebrei: l'8 febbraio 1981 il papa riceve in
S. Carlo ai Catinari una delegazione della Sinagoga romana guidata
dal rabbino capo Elio Toff. Wojtyla ricorda le stragi degli ebrei di
Cracovia, Toff il doloroso passato dell'umiliazione nel ghetto. 
un evento definito di portata storica, che Antonello Trombadori, l'ultimo 
poeta belliano, cos ricorda in un sonetto intitolato Le risate d'Elia:
Dopo letta la predica in latino
Hai 'nteso che t'ha fatto Wojtyla?
Da Papa dritto e de cervello fino
Mica ha fatto a San Carlo marco-sfila.

Ha detto: Annte in ghetto dar Rabbino,
Diteje che oramai smo ai dumila
E ch' fenito er tempo de Caino,
Pe 'ncontr Noi nun c' da f la fila!

Nun z'era visto mai a li Catinari!
Toiffe  entrato in tubba e co l'anelli,
Ridenno in mezzo a li su' diggnitari.

Cussi se f la storia de l'eventi!
Ha detto un prete. E da la fossa er Belli:
Chi ride cosa f? Mostra li denti!

E poi la restituzione della visita. Il 13 aprile 1986 per la prima volta
un papa entra nella Sinagoga di Roma: chiama gli ebrei nostri fratelli
maggiori. Ma improvvisa arriva un'incrinatura: Wojtyla durante
un'udienza ai fedeli del mercoled, affollatissima come sempre, 
nell'agosto 1989 d degli infedeli agli ebrei, come traditori dell'alleanza
con Dio. E stranamente, poco dopo spuntano fuori le polemiche sul
convento carmelitano di Auschwitz, con il Vaticano che non vuol rispettare
un accordo sullo spostamento delle suore dal campo di concentramento 
nazista; solo ad aprile del 1993 il papa ordina che il convento sia
abbandonato. Ma non  una decisione serena.  che per Giovanni Paolo II 
una volta di pi c' di mezzo la sua Polonia e gli
ebrei ricadono automaticamente nel mezzo di vecchie concezioni teologiche.
Che sembrano non venire meno se, nel 1992, il nuovo vicario
di Roma, il cardinal Ruini, non si mostra tenero nei confronti degli
ebrei; rispunta fuori la loro colpevolezza nella crocifissione di Cristo.
C' molta ambiguit, insomma.
 un papato fortemente politico che s'identifica con la restaurazione 
di un potere ecclesiastico capace d'infiltrarsi nelle trame infide della
finanza internazionale, accompagnato ad una linea dura verso una societ
internazionale carica di bisogni spirituali, con posizioni che sembrano 
aver riportato negli ultimi anni la Chiesa di Roma a compiere un gran
balzo all'indietro rispetto alle posizioni del Concilio Vaticano II. 
E in quest'opera di restaurazione si evidenzia la grande funzione
dell'Opus Dei, divenuta nel 1982 prelatura personale, che  in pratica
un'autonomia giuridica con libero accesso a tutti i posti che contano 
nella Chiesa di Roma. Non  un caso che il suo fondatore, Jos
Maria Escriv de Balaguer, venga acclamato Beato dopo un riscontro
lampo della eroicit delle virt, mentre papa Giovanni XXIII da 
vent'anni staziona in odore di santit. Per molti la beatificazione del
monsignore fondatore dell'Opus Dei il 17 maggio 1992, voluta fortemente 
dal papa,  una conferma dell'affinit ideologica tra Giovanni Paolo II 
e la cosiddetta Piovra di Dio, per la quale Pasquino ha parodiato 
l'Agnus Dei in questi termini:

Opus Dei, qui tollis
pecunia mundi,
dona nobis partem.

Tra l'altro dal 1984 il direttore della sala stampa del Vaticano, ovvero
il portavoce del papa ai mass-media,  uno spagnolo dell'Opus Dei, 
Joaqun Navarro Valls. Ma non  evidentemente l'unico rappresentante 
della prelatura personale, operante a fianco del papa. E soprattutto 
questa organizzazione ecclesiastico-politica  divenuta la salvezza 
delle finanze vaticane: grazie a lei  stato spazzato via ogni strascico 
che in qualche modo oscurasse lo IOR, ovvero la banca vaticana,
che ha avuto i suoi guai dal 1982 al 1989 con il crack del Banco Ambrosiano
e la morte di Roberto Calvi. Sono stati esautorati gli addetti
ai lavori come i monsignori Donato De Bonis e Paul Marcinkus, rivelatisi
incapaci di gestire in sostanza il denaro, che purtruppo resta lo
strumento al servizio della Chiesa, come lo stesso Marcinkus ebbe a
dire. Aria nuova e denaro pulito; specialmente nella gestione di 
quell'8 per mille dell'Irpef, l'autentica novit delle finanze vaticane.
Infine, nel maggio 1993, in occasione del suo viaggio in Sicilia, Giovanni
Paolo II mostra improvvisamente un'immagine nuova: prende posizione con 
durezza contro la mafia.  un anatema che sembra d'un colpo riscattare 
certa politica reazionaria su una linea di decisa missione apostolica,
rievocando la voce pi pura dell'impegno sociale della Chiesa di Roma. 
Potrebbe significare un cambiamento di tendenza.
Tutto questo  dietro Giovanni Paolo II, che pure resta una personalit 
di grande prestigio di questi nostri anni, molto spesso sulla base
dell'effimero supporto dei mass media, dietro i quali c' sempre 
l'ambiguit, la mancanza di sincerit, se non addirittura un rendiconto
materiale. Perch lui canta, incide dischi e cassette;  un paroliere di
canzoni; fa il giornalista con ritagli di omelie pubblicate in tutto il
mondo;  il personaggio di films e fumetti. La sua immagine tira sul
mercato e questo non  nello spirito evangelico di un messaggio cristiano.
In tal senso appaiono significative le critiche rivoltegli da sempre 
per certi atteggiamenti da superstar; lo scrittore australiano, premio 
Nobel, Patrick White, ha evidenziato la sua teatralit e ha chiesto 
scherzosamente se Giovanni Paolo II avesse i lustrini sul suo elicottero.
Ma direi che  la massa che cos lo vuole e il tempo gioca dalla parte 
di un culto della personalit.  inutile nascondercelo; e papa Wojtyla 
si  adattato volentieri a questa immagine, l'ha incarnata
alla perfezione. Ci non toglie che nella sua estemporaneit egli sappia
ritrovare in s la piccola quotidiana dimensione che ha l'anonimo 
della porta accanto.  un fatto che possiamo ascoltarlo anche al 
telefono: basta formare il numero 00.6110.411.613 e la voce registrata di
Giovanni Paolo ti arriva in casa dalla cornetta. Miracoli della tecnica.
Ma un giorno potrebbe capitare che suoni di persona alla porta di casa.
FINE.