LETTERA ENCICLICA
DOMINUM ET VIVIFICANTEM
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
SULLO SPIRITO SANTO
NELLA VITA DELLA CHIESA E DEL MONDO
Venerati Fratelli, carissimi Figli e Figlie,
salute e Apostolica Benedizione!

INDICE

INTRODUZIONE    
1.
2.
PARTE PRIMA. -  LO SPIRITO DEL PADRE E DEL FIGLIO
CAPITOLO 1 - Promessa e rivelazione di ges turante la cena pasquale  
CAPITOLO 2 - Padre, figlio e spirito santo           
CAPITOLO 3 - Il donarsi salvifico di dio nello spirito santo   
CAPITOLO 4 - Il Messia, unto con lo Spirito Santo     
CAPITOLO 5 - Ges di Nazareth, "elevato" nello Spirito Santo
CAPITOLO 6 - La voce dall'alto dice: "Il Figlio mio".   
CAPITOLO 7 - Cristo risorto dice: "Ricevete lo Spirito Santo"   
CAPITOLO 8 - Lo Spirito Santo e il tempo della Chiesa      
PARTE SECONDA - LO SPIRITO CHE CONVINCE IL MONDO QUANTO AL PECCATO
CAPITOLO 1 - Peccato, giustizia e giudizio           
CAPITOLO 2 - La testimonianza del giorno della Pentecoste   
CAPITOLO 3 - La testimonianza dell'inizio: la realt originaria del peccato
CAPITOLO 4 - Lo Spirito, che trasforma la sofferenza in amore    
CAPITOLO 5 - Il sangue, che purifica la coscienza    
CAPITOLO 6 - Il peccato contro lo Spirito Santo      
PARTE TERZA - LO SPIRITO CHE D LA VITA
CAPITOLO 1 - Motivo del Giubileo del Duemila: Cristo, il quale fu 
concepito di Spirito Santo 
CAPITOLO 2 - Motivo del Giubileo: si  manifestata la grazia
CAPITOLO 3 - Lo Spirito Santo nel dissidio interno dell'uomo: la carne ha
desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha desideri contrari alla carne
CAPITOLO 4 - Lo Spirito Santo. nel rafforzamento dell'uomo interiore
CAPITOLO 5 - La Chiesa sacramento dell'intima unione con Dio
CAPITOLO 6 - Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni!"   
CONCLUSIONE 
 
INTRODUZIONE
1. La Chiesa professa la sua fede nello Spirito Santo come in
colui "che  Signore e d la vita". Cos essa professa nel
Simbolo di Fede, detto niceno-costantinopolitano dal nome dei
due Concili - di Nicea (anno 325) e di Costantinopoli (anno 381) -,
nei quali fu formulato o promulgato. Ivi si aggiunge anche che
lo Spirito Santo "ha parlato per mezzo dei profeti". Sono
parole che la Chiesa riceve dalla fonte stessa della sua fede,
Ges Cristo. Difatti, secondo il Vangelo di Giovanni, lo
Spirito Santo  donato a noi con la nuova vita, come annuncia e
promette Ges il grande giorno della festa dei Tabernacoli:
"Chi ha sete venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la
Scrittura, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno".E
l'evangelista spiega: "Questo egli disse riferendosi allo
Spirito, che avrebbero ricevuto i credenti in lui".  la stessa
similitudine dell'acqua usata da Ges nel colloquio con la
Samaritana, quando parla della "sorgente di acqua che zampilla
per la vita eterna" e nel colloquio con Nicodemo, quando
annuncia la necessit di una nuova nascita "dall'acqua e dallo
Spirito" per "entrare nel Regno di Dio". La Chiesa, pertanto,
istruita dalla parola di Cristo, attingendo all'esperienza
della Pentecoste ed alla propria storia apostolica, proclama
sin dall'inizio la sua fede nello Spirito Santo come in colui
che d la vita, colui nel quale l'imperscrutabile Dio uno e
trino si comunica agli uomini costituendo in essi la sorgente
della vita eterna.
2. Questa fede, professata ininterrottamente dalla Chiesa, deve
essere sempre ravvivata ed approfondita nella coscienza del
Popolo di Dio. Nell'ultimo secolo ci  avvenuto pi volte: da
Leone XIII, che pubblic l'Epistola Enciclica Divinum illud
munus (anno 1897), interamente dedicata allo Spirito Santo, a Pio
XII, che nella Lettera Enciclica Mystici Corporis (anno 1943) si
richiam allo Spirito Santo come a principio vitale della
Chiesa, nella quale opera unitamente al capo del Corpo Mistico,
Cristo; al Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha fatto sentire
il bisogno di una rinnovata attenzione alla dottrina sullo
Spirito Santo, come sottolineava Paolo VI "Alla cristologia e
specialmente all'ecclesiologia del Concilio deve succedere uno
studio nuovo ed un culto nuovo sullo Spirito Santo, proprio
come complemento immancabile all'insegnamento conciliare".
Nella nostra epoca, dunque, siamo nuovamente chiamati dalla
sempre antica e sempre nuova fede della Chiesa ad avvicinarci
allo Spirito Santo come a colui che d la vita. Ci viene qui in
aiuto e ci  di sprone anche la comune eredit con le Chiese
orientali le quali hanno gelosamente custodito le straordinarie
ricchezze dell'insegnamento dei Padri intorno allo Spirito
Santo. Anche per questo possiamo dire che uno dei pi
importanti eventi ecclesiali degli ultimi anni  stato il XVI
centenario del I Concilio di Costantinopoli, celebrato
contemporaneamente a Costantinopoli ed a Roma nella solennit
della Pentecoste del 1981. Lo Spirito Santo  meglio apparso
allora, grazie alla meditazione sul mistero della Chiesa, come
colui che indica le vie che portano all'unione dei cristiani,
anzi come la fonte suprema di questa unit, che proviene da Dio
stesso ed alla quale san Paolo ha dato un'espressione
particolare con le parole con cui non di rado inizia la
liturgia eucaristica: "La grazia del Signore nostro Ges
Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo
sia con tutti voi". Da questa esortazione hanno preso, in un
certo senso avvio e ispirazione le precedenti Encicliche
Redemptor homonis e Dives in misericordia, le quali celebrano
l'evento della nostra salvezza compiutosi nel Figlio, mandato
dal Padre nel mondo, "perch il mondo si salvi per mezzo di
lui" e "ogni lingua confessi che Ges Cristo  il Signore a
gloria di Dio Padre". Da questa stessa esortazione nasce ora la
presente Enciclica sullo Spirito Santo, che procede dal Padre e
dal Figlio e con il Padre e il Figlio  adorato e glorificato:
Persona divina, egli  al cuore stesso della fede cristiana ed
 la sorgente e la forza dinamica del rinnovamento della
Chiesa. Essa  stata attinta dal profondo dell'eredit del
Concilio. I testi conciliari, infatti, grazie al loro
insegnamento sulla Chiesa in s e sulla Chiesa nel mondo, ci
stimolano a penetrare sempre pi nel mistero trinitario di Dio
stesso, seguendo l'itinerario evangelico, patristico e
liturgico: al Padre - per Cristo - nello Spirito Santo. In tal
modo la Chiesa risponde anche a certe istanze profonde, che
ritiene di leggere nel cuore degli uomini d'oggi: una nuova
scoperta di Dio nella sua trascendente realt di Spirito
infinito, come lo presenta Ges alla Samaritana; il bisogno di
adorarlo "in spirito e verit" la speranza di trovare in lui il
segreto dell'amore e la forza di una "nuova creazione" s,
proprio colui che d la vita. Ad una tale missione di
annunciare lo Spirito la Chiesa si sente chiamata, mentre
insieme con la famiglia umana si avvicina al termine del
secondo Millennio dopo Cristo. Sullo sfondo di un cielo e di
una terra che "passano", essa sa bene che acquistano una
particolare eloquenza le "parole che non passeranno". Sono le
parole di Cristo sullo Spirito Santo, sorgente inesauribile
dell'"acqua che zampilla per la vita eterna", quale verit e
grazia salvatrice. Su queste parole essa vuol riflettere, a
queste parole vuol richiamare i credenti e tutti gli uomini,
mentre si prepara a celebrare - come si dir pi avanti - il
grande Giubileo che segner il passaggio dal secondo al terzo
Millennio cristiano. Naturalmente, le considerazioni che
seguono non intendono esplorare compiutamente la ricchissima
dottrina sullo Spirito Santo, n privilegiare una qualche
soluzione di questioni ancora aperte. Esse hanno lo scopo
precipuo di sviluppare nella Chiesa la coscienza che " spinta
dallo Spirito Santo a cooperare, perch sia portato a
compimento il disegno di Dio, il quale ha costituito Cristo
principio di salvezza per il mondo intero".
PARTE PRIMA - LO SPIRITO DEL PADRE E DEL FIGLIO, DATO ALLA CHIESA
CAPITOLO 1. Promessa e rivelazione di Ges turante la Cena pasquale
3. Quando era ormai imminente per Ges Cristo il tempo di
lasciare questo mondo, egli annunci agli apostoli "un altro
consolatore". L'evangelista Giovanni, che era presente, scrive
che, durante la Cena pasquale precedente il giorno della sua
passione e morte, Ges si rivolse a loro con queste parole:
"Qualunque cosa chiederete nel nome mio, io la far, perch il
Padre sia glorificato nel Figlio... Io pregher il Padre, ed
egli vi dar un altro consolatore, perch rimanga con voi
sempre, lo Spirito di verit". Proprio questo Spirito di
verit, Ges chiama Paraclito - e parkletos vuol dire
"consolatore", e anche "intercessore", o "avvocato". E dice che
 "un altro" consolatore, il secondo, perch egli stesso, Ges,
 il primo consolatore, essendo il primo portatore e donatore
della Buona Novella. Lo Spirito Santo viene dopo di lui e
grazie a lui, per continuare nel mondo, mediante la Chiesa,
l'opera della Buona Novella di salvezza. Di questa
continuazione della sua opera da parte dello Spirito Santo Ges
parla pi di una volta durante lo stesso discorso di addio,
preparando gli apostoli, riuniti nel Cenacolo, alla sua
dipartita, cio alla sua passione e morte in Croce. Le parole,
alle quali faremo qui riferimento, si trovano nel Vangelo di
Giovanni, Ognuna di esse aggiunge un certo contenuto nuovo a
quell'annuncio e a quella promessa. Al tempo stesso, esse sono
intrecciate intimamente tra di loro non solo dalla prospettiva
dei medesimi eventi, ma anche dalla prospettiva del mistero del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, che forse in nessun
passo della Sacra Scrittura trova un'espressione cos rilevata
come qui.
4. Poco dopo l'annuncio surriferito Ges aggiunge: "Ma il
consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre mander nel mio
nome, egli vi insegner ogni cosa e vi ricorder tutto ci che
vi ho detto". Lo Spirito Santo sar il consolatore degli
apostoli e della Chiesa, sempre presente in mezzo a loro -
anche se invisibile - come maestro della medesima Buona Novella
che Cristo annunci. Quell'"insegner" e "ricorder" significa
non solo che egli, nel modo a lui proprio, continuer ad
ispirare la divulgazione del Vangelo di salvezza, ma anche che
aiuter a comprendere il giusto significato del contenuto del
messaggio di Cristo; che ne assicurer la continuit ed
identit di comprensione in mezzo alle mutevoli condizioni e
circostanze. Lo Spirito Santo, dunque, far s che nella Chiesa
perduri sempre la stessa verit, che gli apostoli hanno udito
dal loro Maestro.
5. Nel trasmettere la Buona Novella, gli apostoli saranno
associati in modo speciale allo Spirito Santo. Ecco come
continua a parlare Ges: "Quando verr il consolatore, che io
vi mander dal Padre, lo Spirito di verit che procede dal
Padre, egli mi render testimonianza; e anche voi mi renderete
testimonianza, perch siete stati con me fin dal principio".
Gli apostoli sono stati i testimoni diretti, oculari. Essi
"hanno udito" e "hanno veduto con i propri occhi", "hanno
guardato" e perfino "toccato con le proprie mani" Cristo, come
si esprime in un altro passo lo stesso evangelista Giovanni.
Questa loro umana, oculare e "storica" testimonianza su Cristo
si collega alla testimonianza dello Spirito Santo: "Egli mi
render testimonianza". Nella testimonianza dello Spirito di
verit l'umana testimonianza degli apostoli trover il supremo
sostegno. E in seguito vi trover anche l'interiore fondamento
della sua continuazione tra le generazioni dei discepoli e dei
confessori di Cristo, che si susseguiranno nei secoli. Se la
suprema e pi completa rivelazione di Dio all'umanit  Ges
Cristo stesso, la testimonianza dello Spirito ne ispira,
garantisce e convalida la fedele trasmissione nella
predicazione e negli scritti apostolici, mentre la
testimonianza degli apostoli ne assicura l'espressione umana
nella Chiesa e nella storia dell'umanit.
6. Ci si rileva anche dalla stretta correlazione di contenuto
e di intenzione con l'annuncio e la promessa appena menzionata,
che si trova nelle parole successive del testo di Giovanni:
"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete
capaci di portarne il peso. Quando per verr lo Spirito di
verit, egli vi guider alla verit tutta intera; perch non
parler da s, ma dir tutto ci che avr udito e vi annuncer
le cose future". Nelle precedenti parole Ges presenta il
consolatore, lo Spirito di verit, come colui che "insegner" e
"ricorder", come colui che gli arender testimonianza"; ora
dice: "Egli vi guider alla verit tutta intera". Questo
"guidare alla verit tutta intera", in riferimento a ci di cui
gli apostoli "per il momento non sono capaci di portare il
peso",  in necessario collegamento con lo spogliamento di
Cristo per mezzo della passione e morte di Croce, che allora,
quando pronunciava queste parole, era ormai imminente. In
seguito, tuttavia, diventa chiaro che quel "guidare alla verit
tutta intera" si ricollega, oltre che allo scandalum Crucis,
anche a tutto ci che Cristo "fece ed insegn". Infatti, il
mysterium Christi nella sua globalit esige la fede, poich 
questa che introduce opportunamente l'uomo nella realt del
mistero rivelato. Il "guidare alla verit tutta intera" si
realizza, dunque, nella fede e mediante la fede: il che  opera
dello Spirito di verit ed  frutto della sua azione nell'uomo.
Lo Spirito Santo deve essere in questo la suprema guida
dell'uomo, la luce dello spirito umano. Ci vale per gli
apostoli, testimoni oculari, che devono ormai portare a tutti
gli uomini l'annuncio di ci che Cristo "fece ed insegn" e,
specialmente, della sua Croce e della sua Risurrezione. In una
prospettiva pi lontana ci vale anche per tutte le generazioni
dei discepoli e dei confessori del Maestro, poich dovranno
accettare con fede e confessare con franchezza il mistero di
Dio operante nella storia dell'uomo, il mistero rivelato che di
tale storia spiega il senso definitivo.
7. Tra lo Spirito Santo e Cristo sussiste, dunque,
nell'economia della salvezza, un intimo legame, per il quale lo
Spirito opera nella storia dell'uomo come "un altro
consolatore", assicurando in maniera duratura la trasmissione e
l'irradiazione della Buona Novella, rivelata da Ges di
Nazareth. Perci, nello Spirito Santo Paraclito, che nel
mistero e nell'azione della Chiesa continua incessantemente la
presenza storica del Redentore sulla terra e la sua opera
salvifica, risplende la gloria di Cristo, come attestano le
successive parole di Giovanni: "Egli (cio lo Spirito) mi
glorificher, perch prender del mio e ve l'annuncer". Con
queste parole viene ancora una volta confermato tutto ci che
dicevano gli enunciati precedenti: "Insegner..., ricorder...,
render testimonianza". La suprema e completa autorivelazione
di Dio, compiutasi in Cristo, testimoniata dalla predicazione
degli apostoli, continua a manifestarsi nella Chiesa mediante
la missione dell'invisibile consolatore, lo Spirito di verit.
Quanto intimamente questa missione sia collegata con la
missione di Cristo, quanto pienamente essa attinga a questa
missione di Cristo, consolidando e sviluppando nella storia i
suoi frutti salvifici,  espresso dal verbo "prendere":
"Prender del mio e ve l'annuncer". Quasi a spiegare la parola
"prender", mettendo in chiara evidenza l'unit divina e
trinitaria della fonte, Ges aggiunge: " Tutto quello che il
Padre possiede  mio; per questo, ho detto che prender del mio
e ve l'annuncer". Prendendo del "mio", per ci stesso egli
attinger a "quello che  del Padre". Alla luce di quel
"prender", dunque, si possono spiegare ancora le altre parole
sullo Spirito Santo, pronunciate da Ges nel Cenacolo prima
della Pasqua, parole significative: " bene per voi che io me
ne vada, perch, se non me ne vado, non verr a voi il
consolatore; ma quando me ne sar andato, ve lo mander. E
quando sar venuto, egli convincer il mondo quanto al peccato,
alla giustizia e al giudizio". Occorrer ritornare ancora su
queste parole con una riflessione a parte.
CAPITOLO 2. - Padre, Figlio e Spirito Santo
8. Caratteristica del testo giovanneo  che il Padre, il Figlio
e lo Spirito Santo vengono nominati chiaramente come Persone,
la prima distinta dalla seconda e dalla terza, e anche queste
tra di loro. Ges parla dello Spirito consolatore, usando pi
volte il pronome personale "egli" e, al tempo stesso, in tutto
il discorso di addio, svela quei legami che uniscono
reciprocamente il Padre, il Figlio e il Paraclito. Pertanto,
"lo Spirito... procede dal Padre" e il Padre "d" lo Spirito.
Il Padre "manda" lo Spirito nel nome del Figlio, lo Spirito
"rende testimonianza" al Figlio. Il Figlio chiede al Padre di
mandare lo Spirito consolatore, ma afferma e promette, altres,
in relazione alla sua "dipartita" mediante la Croce: "Quando me
ne sar andato, ve lo mander". Dunque il Padre manda lo
Spirito Santo nella potenza della sua paternit, come ha
mandato il Figlio. ma, al tempo stesso, lo manda nella potenza
della redenzione compiuta da Cristo - e in questo senso lo
Spirito Santo viene mandato anche dal Figlio: "Ve lo mander".
Bisogna qui notare che, se tutte le altre promesse fatte nel
Cenacolo annunciavano la venuta dello Spirito Santo dopo la
partenza di Cristo, quella contenuta nel testo di Giovanni 16,
7 s. include e sottolinea chiaramente anche il rapporto di
interdipendenza, che si direbbe causale tra la manifestazione
dell'uno e dell'altro: "Quando me ne sar andato, ve lo
mander". Lo Spirito Santo verr, in quanto Cristo se ne andr
mediante la Croce: verr non solo in seguito, ma a causa della
redenzione compiuta da Cristo, per volont ed opera del Padre.
9. Cos nel discorso pasquale di addio si tocca - possiamo dire
- l'apice della rivelazione trinitaria. Al tempo stesso, ci
troviamo sulla soglia di eventi definitivi e di parole supreme,
che alla fine si tradurranno nel grande mandato missionario,
rivolto agli apostoli e, per loro mezzo, alla Chiesa: "Andate,
dunque, e ammaestrate tutte le nazioni", mandato che contiene,
in certo senso, la formula trinitaria del battesimo:
"Battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo". La formula rispecchia l'intimo mistero di Dio, della
vita divina che  il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
divina unit della Trinit. Si pu leggere il discorso di addio
come una speciale preparazione a questa formula trinitaria,
nella quale si esprime la potenza vivificante del Sacramento,
che opera la partecipazione alla vita di Dio uno e trino,
perch d la grazia santificante come dono soprannaturale
all'uomo. Per mezzo di essa questi viene chiamato e reso
"capace" di partecipare all'imperscrutabile vita di Dio.
10. Nella sua vita intima Dio " amore", amore essenziale,
comune alle tre divine Persone: amore personale  lo Spirito
Santo, come Spirito del Padre e del Figlio. Per questo, egli
"scruta le profondit di Dio", come amore-dono increato. Si pu
dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino
si fa tutta dono, scambio di reciproco amore tra le divine
Persone, e che per lo Spirito Santo Dio "esiste" a modo di
dono.  lo Spirito Santo l'espressione personale di un tale
donarsi, di questo essere-amore.  Persona-amore.  Persona-
dono. Abbiamo qui una ricchezza insondabile della realt e un
approfondimento ineffabile del concetto di persona in Dio, che
solo la Rivelazione ci fa conoscere. Al tempo stesso, lo
Spirito Santo, in quanto consostanziale al Padre e al Figlio
nella divinit,  amore e dono (increato), da cui deriva come
da fonte (fons vivus) ogni elargizione nei riguardi delle
creature (dono creato): la donazione dell'esistenza a tutte le
cose mediante la creazione. la donazione della grazia agli
uomini mediante l'intera economia della salvezza. Come scrive
l'apostolo Paolo: "L'amore di Dio  stato riversato nei nostri
cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci  stato dato".
CAPITOLO 3. - Il donarsi salvifico di Dio nello Spirito Santo
11. Il discorso di addio di Cristo durante la Cena pasquale 
in particolare riferimento a questo "donare" e "donarsi" dello
Spirito Santo. Nel Vangelo di Giovanni si svela quasi la
"logica" pi profonda del mistero salvifico contenuto
nell'eterno disegno di Dio, come espansione dell'ineffabile
comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.  la
"logica" divina, che dal mistero della Trinit porta al mistero
della redenzione del mondo in Ges Cristo. La redenzione
compiuta dal Figlio nelle dimensioni della storia terrena
dell'uomo - compiuta nella sua "dipartita" per mezzo della
Croce e della Risurrezione - viene, al tempo stesso, nella sua
intera potenza salvifica, trasmessa allo Spirito Santo colui
che "prender del mio". Le parole del testo giovanneo indicano
che, secondo il disegno divino, la "dipartita" di Cristo 
condizione indispensabile dell'"invio" e della venuta dello
Spirito Santo, ma dicono anche che allora comincia la nuova
comunicazione salvifica di Dio nello Spirito Santo.
12.  un nuovo inizio in rapporto al primo, originario inizio
del donarsi salvifico di Dio, che si identifica con lo stesso
mistero della creazione. Ecco che cosa leggiamo gi nelle prime
parole del Libro della Genesi: "In principio Dio cre il cielo
e la terra..., e lo spirito di Dio (ruah Elohim) aleggiava
sulle acque". Questo concetto biblico di creazione comporta non
solo la chiamata all'esistenza dell'essere stesso del cosmo,
cio il donare l'esistenza, ma anche la presenza dello Spirito
di Dio nella creazione, cio l'inizio del comunicarsi salvifico
di Dio alle cose che crea. Il che vale prima di tutto per
l'uomo il quale  stato creato ad immagine e somiglianza di
Dio: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza".
"Facciamo": si pu ritenere che il plurale, che il Creatore qui
usa parlando di s, suggerisca gi in qualche modo il mistero
trinitario, la presenza della Trinit nell'opera della
creazione dell'uomo? Il lettore cristiano che conosce gi la
rivelazione di questo mistero, pu scoprirne il riflesso anche
in quelle parole. In ogni caso, il contesto del Libro della
Genesi ci permette di vedere nella creazione dell'uomo il primo
inizio del donarsi salvifico di Dio a misura dell'"immagine e
somiglianza" di s, da Lui concessa all'uomo.
13. Sembra, dunque che anche le parole pronunciate da Ges nel
discorso di addio debbano essere rilette in riferimento a
quell'"inizio" cos lontano, ma fondamentale, che conosciamo
dalla Genesi "Se non me ne vado non verr a voi il consolatore;
ma, quando me ne sar andato, ve lo mander". Descrivendo la
sua "dipartita" come condizione della "venuta" del consolatore,
Cristo collega il nuovo inizio della comunicazione salvifica di
Dio nello Spirito Santo al mistero della redenzione. Questo 
un nuovo inizio, prima di tutto perch tra il primo inizio e
tutta la storia dell'uomo - cominciando dalla caduta originale
- si  frapposto il peccato, che  contraddizione alla presenza
dello Spirito di Dio nella creazione ed , soprattutto,
contraddizione alla comunicazione salifica di Dio all'uomo.
Scrive san Paolo che, proprio a causa del peccato, "la
creazione...  stata sottomessa alla caducit..., geme e soffre
fino ad oggi nelle doglie del parto" e "attende con impazienza
la rivelazione dei figli di Dio".
14. Perci, Ges Cristo dice nel Cenacolo: " bene per voi che
io me ne vada". "Quando me ne sar andato, ve lo mander". La
"dipartita" di Cristo mediante la Croce ha la potenza della
redenzione - e ci significa anche una nuova presenza dello
Spirito di Dio nella creazione: il nuovo inizio del comunicarsi
di Dio all'uomo nello Spirito Santo. "E che voi siete figli ne
 prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito
del suo Figlio, che grida: Abb, Padre!": scrive l'apostolo
Paolo nella Lettera ai Galati. Lo Spirito Santo  lo Spirito
del Padre, come testimoniano le parole del discorso di addio
nel Cenacolo. Egli , al tempo stesso, lo Spirito del Figlio: 
lo Spirito di Ges Cristo, come testimonieranno gli apostoli e,
in particolare, Paolo di Tarso. Nell'invio di questo Spirito
"nei nostri cuori" inizia a compiersi ci che "la creazione
stessa attende con impazienza", come leggiamo nella Lettera ai
Romani. Lo Spirito Santo viene a prezzo della "dipartita" di
Cristo. Se tale "dipartita" ha causato la tristezza degli
apostoli, e questa doveva raggiungere il suo culmine nella
passione e nella morte del Venerd Santo, a sua volta "questa
afflizione si cambier in gioia". Cristo, infatti, inserir
nella sua "dipartita" redentrice la gloria della risurrezione e
dell'ascensione al Padre. Pertanto, la tristezza, attraverso la
quale traspare la gioia,  la parte che tocca agli apostoli nel
quadro della "dipartita" del loro Maestro, una dipartita
"benefica", perch grazie ad essa un altro "consolatore"
sarebbe venuto. A prezzo della Croce, operatrice della
redenzione, nella potenza di tutto il mistero pasquale di Ges
Cristo, lo Spirito Santo viene per rimanere sin dal giorno
della Pentecoste con gli apostoli, per rimanere con la Chiesa e
nella Chiesa e, mediante essa, nel mondo. In questo modo si
realizza definitivamente quel nuovo inizio della comunicazione
del Dio uno e trino nello Spirito Santo per opera di Ges
Cristo, Redentore dell'uomo e del mondo.
CAPITOLO 4. - Il Messia, unto con lo Spirito Santo
15. Si realizza anche fino in fondo la missione del Messia,
cio di colui che ha ricevuto la pienezza dello Spirito Santo
per il Popolo eletto di Dio e per l'umanit intera.
Letteralmente "Messia" significa "Cristo", cio "unto" e, nella
storia della salvezza, significa "unto con lo Spirito Santo".
Tale era la tradizione profetica dell'Antico Testamento.
Seguendola, Simon Pietro dir nella casa di Cornelio: "Voi
conoscete ci che  accaduto in tutta la Giudea... dopo il
battesimo predicato da Giovanni; cio, come Dio consacr in
Spirito Santo e potenza Ges di Nazareth". Da queste parole di
Pietro e da molte altre simili occorre risalire prima di tutto
alla profezia di Isaia, chiamata a volte "il quinto Vangelo"
oppure "il Vangelo dell'Antico Testamento". Alludendo alla
venuta di un personaggio misterioso, che la rivelazione
neotestamentaria identificher con Ges, Isaia ne collega la
persona e la missione con una speciale azione dello Spirito di
Dio Spirito del Signore. Ecco le parole del Profeta:
"Un germoglio spunter dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglier dalle sue radici.
Su di lui si poser lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacer del timore del Signore".
Questo testo  importante per l'intera pneumatologia
dell'Antico Testamento, perch costituisce quasi un ponte tra
l'antico concetto biblico dello "spirito", inteso prima di
tutto come "soffio carismatico", e lo "Spirito" come persona e
come dono, dono per la persona. Il Messia della stirpe di
Davide ("dal tronco di Iesse")  proprio quella persona, sulla
quale "si poser" lo Spirito del Signore.  ovvio che in questo
caso non si pu ancora parlare della rivelazione del Paraclito:
tuttavia, con quell'accenno velato alla figura del futuro
Messia si apre, per cosi dire, la via sulla quale vien
preparata la piena rivelazione dello Spirito Santo nell'unit
del mistero trinitario, che si manifester infine nella Nuova
Alleanza.
16. Proprio il Messia stesso  questa via. Nell'Antica Alleanza
l'unzione era divenuta il simbolo esterno del dono dello
Spirito. Il Messia, ben pi di ogni altro personaggio unto
nell'Antica Alleanza,  quell'unico grande Unto da Dio stesso.
 l'Unto nel senso che possiede la pienezza dello Spirito di
Dio. Egli stesso sar anche il mediatore nel concedere questo
Spirito all'intero Popolo. Ecco, infatti, altre parole del
Profeta:
"Lo Spirito del Signore Dio  su di me,
perch il Signore mi ha consacrato con l'unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libert degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l'anno di misericordia del Signore".
L'Unto  anche mandato "con lo Spirito del Signore":
"Ora il Signore Dio ha mandato me insieme col suo spirito". (Is 48,16)
Secondo il Libro di Isaia l'Unto e l'Inviato insieme con lo
Spirito del Signore  anche l'eletto Servo del Signore, sul
quale si posa lo Spirito di Dio:
"Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto in cui mi compiaccio;
ho posto il mio spirito su di lui".
Si sa che il Servo del Signore  rivelato nel Libro di Isaia
come il vero uomo dei dolori: il Messia sofferente per i
peccati del mondo. Ed insieme egli  proprio colui la cui
missione porter per l'intera umanit veri frutti di salvezza:
"Egli porter il diritto alle nazioni...". e diventer
"l'alleanza del popolo e luce delle nazioni..."; "perch porti
la mia salvezza fino all'estremit della terra".
Poich:
"Il mio spirito, che  sopra di te, e le parole, che ti ho
messo in bocca, non si allontaneranno dalla tua bocca n dalla
bocca della tua discendenza n dalla bocca dei discendenti,
dice il Signore, ora e sempre".
I testi profetici, qui riportati, devono essere letti da noi
alla luce del Vangelo - come, a sua volta, il Nuovo Testamento
acquista una particolare chiarificazione dalla mirabile luce
contenuta in questi testi vetero-testamentari. Il profeta
presenta il Messia come colui che viene nello Spirito Santo,
come colui che possiede la pienezza di questo Spirito in se e,
al tempo stesso, per gli altri per Israele, per tutte le
nazioni, per tutta l'umanit. La pienezza dello Spirito di Dio
viene accompagnata da molteplici doni, i beni della salvezza,
destinati in modo particolare ai poveri e ai sofferenti, a
tutti coloro che a questi doni aprono i loro cuori - a volte
mediante le dolorose esperienze della propria esistenza, ma,
prima di tutto, con quella disponibilit interiore che viene
dalla fede. Ci intuiva il vecchio Simeone, "uomo giusto e
pio", sul quale "era lo Spirito Santo", al momento della
presentazione di Ges al Tempio, quando scorgeva in lui la
"salvezza preparata dinanzi a tutti i popoli" a prezzo della
grande sofferenza - la Croce -, che avrebbe dovuto abbracciare
insieme con sua Madre. Ci intuiva ancor meglio la Vergine
Maria, che "aveva concepito di Spirito Santo", quando meditava
in cuor suo sopra i "misteri" del Messia, a cui era associata.
17. Occorre quindi sottolineare che chiaramente lo "spirito del
Signore", che "si posa" sul futuro Messia, , anzitutto, un
dono di Dio per la persona di quel Servo del Signore. Ma costui
non  una persona isolata e a s stante, perch opera per
volont del Signore, in forza della sua decisione o scelta.
Anche se alla luce dei testi di Isaia l'operare salvifico del
Messia, Servo del Signore, include l'azione dello Spirito che
si svolge mediante lui stesso, tuttavia nel contesto
veterotestamentario non  suggerita la distinzione dei
soggetti, o delle Persone divine, quali sussistono nel mistero
trinitario e sono poi rivelate nel Nuovo Testamento. Sia in
Isaia sia in tutto l'Antico Testamento la personalit dello
Spirito Santo  completamente nascosta: nascosta nella
rivelazione dell'unico Dio, come anche nell'annuncio del futuro
Messia.
l8. Ges Cristo si richiamer a questo annuncio, contenuto
nelle parole di Isaia, all'inizio della sua attivit
messianica. Ci avverr nella stessa Nazareth, nella quale
aveva trascorso trent'anni di vita nella casa di Giuseppe, il
carpentiere, accanto a Maria, sua Madre vergine. Quando ebbe
occasione di prendere la parola nella Sinagoga, aperto il Libro
di Isaia, egli trov il passo in cui era scritto: "Lo spirito
del Signore  sopra di me; per questo, mi ha consacrato con
l'unzione" e, dopo aver letto questo brano, disse ai presenti:
"Oggi si  adempiuta questa Scrittura, che voi avete udito". In
questo modo confess e proclarn di esser colui che " stato
unto" dal Padre, di essere il Messia, cio colui nel quale
dimora lo Spirito Santo come dono di Dio stesso, colui che
possiede la pienezza di questo Spirito, colui che segna il
"nuovo inizio" del dono che Dio fa all'umanit nello Spirito.
CAPITOLO 5. - Ges di Nazareth, "elevato" nello Spirito Santo
19. Anche se nella sua patria di Nazareth Ges non  accolto
come Messia, tuttavia, all'inizio dell'attivit pubblica la sua
missione messianica nello Spirito Santo viene rivelata al
popolo da Giovanni Battista. Questi, figlio di Zaccaria e di
Elisabetta, annuncia presso il Giordano la venuta del Messia ed
amministra il battesimo di penitenza. Egli dice: "Io vi
battezzo con acqua, ma viene uno che  pi forte di me, al
quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei
sandali: costui vi battezzer in Spirito Santo e fuoco".
Giovanni Battista annuncia il Messia-Cristo non solo come colui
che "viene" nello Spirito Santo, ma anche come colui che
"porta" lo Spirito Santo, come riveler meglio Ges nel
Cenacolo. Giovanni  qui l'eco fedele delle parole di Isaia, le
quali nell'antico Profeta riguardavano il futuro, mentre nel
suo proprio insegnamento lungo le rive del Giordano
costituiscono l'introduzione immediata alla nuova realt
messianica. Giovanni  non solo un profeta, ma anche un
messaggero:  il precursore di Cristo. Ci che egli annuncia si
realizza davanti agli occhi di tutti. Ges di Nazareth viene al
Giordano per ricevere anch'egli il battesimo di penitenza. Alla
vista di colui che arriva, Giovanni proclama: "Ecco l'agnello
di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo". Ci dice
per ispirazione dello Spirito Santo, rendendo testimonianza al
compimento della profezia di Isaia. Al tempo stesso, egli
confessa la fede nella missione redentrice di Ges di Nazareth.
Sulle labbra di Giovanni Battista "Agnello di Dio" 
un'affermazione della verit intorno al Redentore, non meno
significativa di quella usata da Isaia: "Servo del Signore".
Cos, con la testimonianza di Giovanni al Giordano, Ges di
Nazareth, rifiutato dai propri concittadini, viene elevato agli
occhi di Israele come Messia, cio "Unto" con lo Spirito Santo.
E tale testimonianza viene corroborata da un'altra
testimonianza di ordine superiore, menzionata dai tre
Sinottici. Infatti, quando tutto il popolo fu battezzato e
mentre Ges, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, "il
cielo si apr e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza
corporea, come una colomba" e, contemporaneamente, "vi fu una
voce dal cielo, che disse: Questi  il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto ". E una teofania trinitaria, che
rende testimonianza all'esaltazione di Cristo in occasione del
battesimo al Giordano. Essa non solo conferma la testimonianza
di Giovanni Battista, ma svela una dimensione ancora pi
profonda della verit su Ges di Nazareth come Messia. Ecco: il
Messia  il Figlio prediletto del Padre. La sua solenne
esaltazione non si riduce alla missione messianica del "Servo
del Signore". Alla luce della teofania del Giordano, questa
esaltazione raggiunge il mistero della stessa persona del
Messia. Egli  esaltato, perch  il Figlio del divino
compiacimento.
La voce dall'alto dice: "Il Figlio mio".
20. La teofania del Giordano rischiara solo fugacemente il
mistero di Ges di Nazareth, la cui intera attivit si svolger
sotto la presenza attiva dello Spirito Santo. Tale mistero
sarebbe stato da Ges stesso svelato e confermato gradualmente
mediante tutto ci che "fece e insegn". Sulla linea di questo
insegnamento e dei segni messianici che Ges comp prima di
giungere al discorso di addio nel Cenacolo, troviamo eventi e
parole che costituiscono momenti particolarmente importanti di
questa progressiva rivelazione. Cos l'evangelista Luca, che ha
gi presentato Ges "pieno di Spirito Santo" e "condotto dallo
Spirito nel deserto", ci fa sapere che, dopo il ritorno dei
settantadue discepoli dalla missione affidata loro dal Maestro,
mentre pieni di gioia gli raccontavano i frutti del loro
lavoro, "in quello stesso istante Ges esult nello Spirito
Santo e disse: - Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e
della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai
sapienti e le hai rivelate ai piccoli. S, Padre, perch cos
ti  piaciuto". Ges esulta per la paternit divina; esulta,
perch gli  dato di rivelare questa paternit; esulta, infine,
quasi per una speciale irradiazione di questa paternit divina
sui "piccoli". E l'evangelista qualifica tutto questo come
"esultanza nello Spirito Santo". Una tale esultanza, in un
certo senso, sollecita Ges a dire ancora di pi. Ascoltiamo:
"Ogni cosa mi  stata affidata dal Padre mio, e nessuno sa chi
 il Figlio se non il Padre, n chi  il Padre se non il Figlio
e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare".
21. Ci che durante la teofania del Giordano  venuto, per cos
dire, "dall'esterno", dall'Alto, qui proviene "dall'interno",
cio dal profondo di ci che  Ges.  un'altra rivelazione del
Padre e del Figlio, uniti nello Spirito Santo, Ges parla solo
della paternit di Dio e della propria figliolanza - non parla
direttamente dello Spirito che  amore e, per questo, unione
del Padre e del Figlio. Nondimeno, quello che dice del Padre e
di s-Figlio scaturisce da quella pienezza dello Spirito, che 
in lui e che si riversa nel suo cuore, pervade il suo stesso
"io" ispira e vivifica dal profondo la sua azione. Di qui
quell'"esultare nello Spirito Santo". L'unione di Cristo con lo
Spirito Santo, di cui egli ha perfetta coscienza, si esprime in
quell'"esultanza", che in certo modo rende percepibile la sua
arcana sorgente. Si ha cos una speciale manifestazione ed
esaltazione, che  propria del Figlio dell'uomo, di Cristo-
Messia la cui umanit appartiene alla Persona del Figlio di
Dio, sostanzialmente uno con lo Spirito Santo nella divinit.
Nella magnifica confessione della paternit di Dio Ges di
Nazareth manifesta anche se stesso, il suo "io" divino: egli,
infatti,  il Figlio "della stessa sostanza" e, perci,
"nessuno sa chi  il Figlio se non il Padre, n chi  il Padre
se non il Figlio", quel Figlio che "per noi uomini e per la
nostra salvezza" si  fatto uomo per opera dello Spirito Santo
ed  nato da una vergine, il cui nome era Maria.
CAPITOLO 6. - Cristo risorto dice: "Ricevete lo Spirito Santo"
22. Grazie alla sua narrazione Luca ci conduce alla massima
vicinanza con la verit contenuta nel discorso del Cenacolo.
Ges di Nazareth, "elevato" nello Spirito Santo, durante questo
discorso-colloquio, si manifesta come colui che "porta" lo
Spirito, come colui che lo deve portare e "dare" agli apostoli
e alla Chiesa a prezzo della sua "dipartita" mediante la Croce.
Col verbo "portare" qui si vuol dire, prima di tutto
"rivelare". Nell'Antico Testamento, fin dal Libro della Genesi
lo spirito di Dio  stato in qualche modo fatto conoscere
dapprima come "soffio" di Dio che d la vita, come "soffio
vitale" soprannaturale. Nel Libro di Isaia  presentato come un
"dono" per la persona del Messia come colui che su di lui si
posa, per guidare dall'interno tutta la sua attivit salvifica.
Presso il Giordano l'annuncio di Isaia si  rivestito di una
forma concreta: Ges di Nazareth  colui che viene nello
Spirito Santo e lo porta come dono proprio della sua stessa
persona, per espanderlo attraverso la sua umanit: "Egli vi
battezzer in Spirito Santo". Nel Vangelo di Luca  confermata
e arricchita questa rivelazione dello Spirito Santo, come
intima sorgente della vita e dell'azione messianica di Ges
Cristo. Alla luce di ci che Ges dice nel discorso del
Cenacolo, lo Spirito Santo viene rivelato in un modo nuovo e
pi pieno. Egli  non solo il dono alla persona (alla persona
del Messia), ma  una Persona-dono. Ges ne annuncia la venuta
come quella di "un altro consolatore", il quale, essendo lo
Spirito di verit, condurr gli apostoli e la Chiesa "alla
verit tutta intera". Ci si compir in ragione della speciale
comunione tra lo Spirito Santo e Cristo: "Prender del mio e ve
l'annuncer". Questa comunione ha la sua fonte originaria nel
Padre "Tutto quello che il Padre possiede  mio; per questo, ho
detto che prender del mio e ve l'annuncer". Provenendo dal
Padre, lo Spirito Santo  mandato dal Padre. Lo Spirito Santo
prima  stato mandato come dono per il Figlio che si  fatto
uomo, per adempiere gli annunci messianici. Dopo la "dipartita"
di Cristo-Figlio, secondo il testo giovanneo, lo Spirito Santo
" verr" direttamente -  la sua nuova missione - a completare
l'opera stessa del Figlio. Cos sar lui a portare a compimento
la nuova ra della storia della salvezza.
23. Ci troviamo sulla soglia degli eventi pasquali. La nuova,
definitiva rivelazione dello Spirito Santo come Persona che 
il dono, si compie proprio in questo momento. Gli eventi
pasquali - la passione, la morte e la risurrezione di Cristo -
sono anche il tempo della nuova venuta dello Spirito Santo,
come Paraclito e Spirito di verit. Sono il tempo del "nuovo
inizio" della comunicazione del Dio uno e trino all'umanit
nello Spirito Santo, per opera di Cristo Redentore. Questo
nuovo inizio  la redenzione del mondo: "Dio infatti ha tanto
amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito".
Gi nel "dare" il Figlio, nel dono del Figlio si esprime la pi
profonda essenza di Dio, il quale, come amore,  fonte
inesauribile dell'elargizione. Nel dono fatto dal Figlio si
completano la rivelazione e l'elargizione dell'eterno amore: lo
Spirito Santo, che nelle imperscrutabili profondit della
divinit  una Persona-dono, per opera del Figlio, cio
mediante il mistero pasquale, in modo nuovo viene dato agli
apostoli e alla Chiesa e, per mezzo di essi, all'umanit e al
mondo intero.
24. L'espressione definitiva di questo mistero si ha nel giorno
della Risurrezione. In questo giorno Ges di Nazareth, "nato
dalla stirpe di Davide secondo la carne" - come scrive
l'apostolo Paolo - viene "costituito Figlio di Dio con potenza
secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione
dai morti". Si pu dire cos che l'"elevazione" messianica di
Cristo nello Spirito Santo raggiunga il suo zenit nella
Risurrezione, nella quale egli si rivela anche come Figlio di
Dio, "pieno di potenza". E questa potenza, le cui fonti
zampillano nell'imperscrutabile comunione trinitaria, si
manifesta, prima di tutto, nel fatto che il Cristo risorto, se
da una parte adempie la promessa di Dio, gi espressa per bocca
del Profeta: "Vi dar un cuore nuovo, metter dentro di voi uno
spirito nuovo, ...il mio spirito", dall'altra compie la sua
stessa promessa, fatta agli apostoli con le parole: "Quando me
ne sar andato, ve lo mander".  lui: lo Spirito di verit, il
Paraclito, mandato da Cristo risorto per trasformarci nella sua
stessa immagine di risorto. Ecco: "La sera di quello stesso
giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte
del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei,
venne Ges, si ferm in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!".
Detto questo, mostr loro le mani e il costato. E i discepoli
gioirono al vedere il Signore. Ges disse loro di nuovo: "Pace
a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Dopo
aver detto questo, alit su di loro e disse: "Ricevete lo
Spirito Santo"". Tutti i particolari di questo testo-chiave del
Vangelo di Giovanni hanno una loro eloquenza, specialmente se
li rileggiamo in riferimento alle parole pronunciate nello
stesso Cenacolo all'inizio degli eventi pasquali. Ormai questi
eventi - il triduum sacrum di Ges, che il Padre ha consacrato
con l'unzione e mandato nel mondo - raggiungono il loro
compimento. Il Cristo, che "aveva reso lo spirito" sulla
Croce", come Figlio dell'uomo e Agnello di Dio, una volta
risorto, va dagli apostoli per "alitare su di loro" con quella
potenza, di cui parla la Lettera ai Romani. La venuta del
Signore riempie di gioia i presenti: "La loro afflizione si
cambia in gioia", come gi aveva egli stesso promesso prima
della sua passione. E soprattutto si avvera il principale
annuncio del discorso di addio: il Cristo risorto, quasi
avviando una nuova creazione, "porta" agli apostoli lo Spirito
Santo. Lo porta a prezzo della sua "dipartita": d loro questo
Spirito quasi attraverso le ferite della sua crocifissione:
"Mostr loro le mani e il costato".  in forza di questa
crocifissione che egli dice loro: "Ricevete lo Spirito Santo".
Si stabilisce cos uno stretto legame tra l'invio del Figlio e
quello dello Spirito Santo. Non c' invio dello Spirito Santo
(dopo il peccato originale) senza la Croce e la Risurrezione:
"Se non me ne vado, non verr a voi il consolatore". Si
stabilisce anche uno stretto legame tra la missione dello
Spirito Santo e quella del Figlio nella redenzione. La missione
del Figlio, in un certo senso, trova il suo "compimento" nella
redenzione. La missione dello Spirito Santo "attinge" alla
redenzione: "Egli prender del mio e ve l'annuncer". La
redenzione viene totalmente operata dal Figlio come dall'Unto,
che  venuto ed ha agito nella potenza dello Spirito Santo,
offrendosi alla fine in sacrificio sul legno della Croce. E
questa redenzione viene, al tempo stesso, operata costantemente
nei cuori e nelle coscienze umane - nella storia del mondo -
dallo Spirito Santo, che  l'"altro consolatore".
CAPITOLO 7. - Lo Spirito Santo e il tempo della Chiesa
25. "Compiuta l'opera che il Padre aveva affidato al Figlio
sulla terra (Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo
Spirito Santo per santificare di continuo la Chiesa, e i
credenti avessero cos, mediante Cristo, accesso al Padre in un
solo Spirito".  questi lo Spirito di vita, la sorgente
dell'acqua zampillante fino alla vita eterna (Gv 4,14); (Gv
7,38), colui per mezzo del quale il Padre ridona la vita agli
uomini, morti per il peccato, finch un giorno risusciter in
Cristo i loro corpi mortali (Rm 8,10)". In questo modo il
Concilio Vaticano II parla della nascita della Chiesa nel
giorno della Pentecoste. Questo evento costituisce la
definitiva manifestazione di ci che si era compiuto nello
stesso Cenacolo gi la domenica di Pasqua. Il Cristo risorto
venne e "port" agli apostoli lo Spirito Santo. Lo diede loro
dicendo: "Ricevete lo Spirito Santo". Ci che era avvenuto
allora all'interno del Cenacolo, "a porte chiuse, pi tardi, il
giorno della Pentecoste si manifesta anche all'esterno, davanti
agli uomini. Si aprono le porte del Cenacolo, e gli apostoli si
dirigono verso gli abitanti e i pellegrini convenuti a
Gerusalemme in occasione della festa, per rendere testimonianza
a Cristo nella potenza dello Spirito Santo. In questo modo si
adempie l'annuncio: "Egli mi render testimonianza; e anche voi
mi renderete testimonianza, perch siete stati con me fin dal
principio". Leggiamo in un altro documento del Vaticano II:
"Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo prima ancora
che Cristo fosse glorificato. Ma fu nel giorno della Pentecoste
che egli discese sui discepoli, per rimanere con loro in
eterno, e la Chiesa apparve pubblicamente di fronte alla
moltitudine, ed ebbe inizio mediante la predicazione e la
diffusione del Vangelo in mezzo ai pagani". Il tempo della
Chiesa ha avuto inizio con la "venuta", cio con la discesa
dello Spirito Santo sugli apostoli riuniti nel Cenacolo di
Gerusalemme insieme con Maria, la Madre del Signore. Il tempo
della Chiesa ha avuto inizio nel momento in cui le promesse e
gli annunci, che cos esplicitamente si riferivano al
consolatore, allo Spirito di verit, hanno cominciato ad
avverarsi in tutta potenza ed evidenza sugli apostoli,
determinando cos la nascita della Chiesa. Di questo parlano
diffusamente e in molti passi gli Atti degli Apostoli dai quali
risulta che, secondo la coscienza della prima comunit, di cui
Luca esprime le certezze, lo Spirito Santo ha assunto la guida
invisibile - ma in certo modo "percepibile" - di coloro che,
dopo la dipartita del Signore Ges, sentivano profondamente di
essere rimasti orfani. Con la venuta dello Spirito essi si sono
sentiti idonei a compiere la missione loro affidata. Si sono
sentiti pieni di fortezza. Proprio questo ha operato in loro lo
Spirito Santo, e questo egli opera continuamente nella Chiesa
mediante i loro successori. La grazia dello Spirito Santo,
infatti, che gli apostoli con l'imposizione delle mani diedero
ai loro collaboratori, continua ad essere trasmessa
nell'Ordinazione episcopale. I Vescovi poi col Sacramento
dell'ordine rendono partecipi di tale dono spirituale i sacri
ministri e provvedono a che, mediante il Sacramento della
confermazione, ne siano corroborati tutti i rinati dall'acqua e
dallo Spirito. Cos, in certo modo, si perpetua nella Chiesa la
grazia di Pentecoste. Come scrive il Concilio, "lo Spirito
dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio
(1Cor 3,16); (1Cor 6,19), e in essi prega e rende testimonianza
della loro adozione a figli (Gal 4,6); (Rm 8,15). Egli
introduce la Chiesa in tutta intera la verit (Gv 16,13), la
unifica nella comunione e nel ministero, la edifica e dirige
con i diversi doni gerarchici e carismatici, la arricchisce dei
suoi frutti (Ef 4,11); (1Cor 12,4); (Gal 5,22). Con la forza
del Vangelo mantiene la Chiesa continuamente giovane,
costantamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col
suo Sposo".
26. I passi riportati dalla Costituzione conciliare Lumen
gentium ci dicono che, con la venuta dello Spirito Santo, ebbe
inizio il tempo della Chiesa. Essi ci dicono pure che questo
tempo, il tempo della Chiesa, perdura. Perdura attraverso i
secoli e le generazioni Nel nostro secolo, in cui l'umanit si
 ormai avvicinata al termine del secondo Millennio dopo
Cristo, questo tempo della Chiesa si  espresso in modo
speciale mediante il Concilio Vaticano II, come Concilio del
nostro secolo. Si sa, infatti, che questo  stato in maniera
speciale un Concilio "ecclesiologico": un concilio sul tema
della Chiesa. Al tempo stesso, l'insegnamento di questo
Concilio  essenzialmente "pneumatologico": permeato della
verit sullo Spirito Santo, come anima della Chiesa. Possiamo
dire che nel suo ricco magistero il Concilio Vaticano II
contiene propriamente tutto ci "che lo Spirito dice alle
Chiese" in ordine alla presente fase della storia della
salvezza. Seguendo la guida dello Spirito di verit e rendendo
testimonianza insieme con lui, il Concilio ha dato una speciale
conferma della presenza dello Spirito Santo consolatore. In
certo senso, esso l'ha reso nuovamente "presente" nella nostra
difficile epoca. Alla luce di questa convinzione si comprende
meglio la grande importanza di tutte le iniziative miranti alla
realizzazione del Vaticano II, del suo magistero e del suo
indirizzo pastorale ed ecumenico. In questo senso vanno anche
ben considerate e valutate le successive Assemblee del Sinodo
dei Vescovi che mirano a far s che i frutti della verit e
dell'amore - i frutti autentici dello Spirito Santo - diventino
un bene duraturo del Popolo di Dio nel suo pellegrinare terreno
lungo il corso dei secoli.  indispensabile questo lavoro della
Chiesa, mirante alla verifica ed al consolidamento dei frutti
salvifici dello Spirito, elargiti nel Concilio. A questo scopo
bisogna saperli attentamente "discernere" da tutto ci che,
invece, pu provenire soprattutto dal "principe di questo
mondo". Questo discernimento  tanto pi necessario nella
realizzazione dell'opera del Concilio, in quanto questo si 
aperto largamente al mondo contemporaneo, come appare
chiaramente dalle importanti Costituzioni conciliari Gaudium et
spes e Lumen gentium. Leggiamo nella Costituzione pastorale:
"La loro comunit (dei discepoli di Cristo)...  composta di
uomini, i quali, riuniti insieme in Cristo, sono guidati dallo
Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il Regno del Padre,
e hanno ricevuto un messaggio di salvezza da propagare a tutti.
Perci, essa si sente realmente ed intimamente solidale con il
genere umano e con la sua storia". "La Chiesa sa bene che
soltanto Dio, al cui servizio  consacrata, d risposta ai pi
profondi desideri del cuore umano, che non pu mai essere
pienamente saziato dai beni terreni". "Lo Spirito di Dio... con
mirabile provvidenza dirige il corso dei tempi e rinnova la
faccia della terra".
PARTE SECONDA - LO SPIRITO CHE CONVINCE IL MONDO QUANTO AL PECCATO
CAPITOLO 1. - Peccato, giustizia e giudizio
27. Allorch Ges, durante il discorso nel Cenacolo, annuncia
la venuta dello Spirito Santo "a prezzo" della propria
dipartita e promette: "Quando me ne sar andato, ve lo
mander", proprio nello stesso contesto aggiunge: "E quando
sar venuto, egli convincer il mondo quanto al peccato, alla
giustizia e al giudizio". Il medesimo consolatore e Spirito di
verit, gi promesso come colui che "insegner" e "ricorder",
come colui che "render testimonianza", come colui che "guider
alla verit tutta intera", con le parole ora citate viene
annunciato come colui che "convincer il mondo quanto al
peccato, alla giustizia e al giudizio". Significativo sembra
anche il contesto. Ges collega questo annuncio dello Spirito
Santo alle parole che indicano la propria "dipartita" mediante
la Croce, ed anzi ne sottolineano la necessit: "E bene per voi
che io me ne vada, perch se non me ne vado, non verr a voi il
consolatore". Ma ci che pi conta  la spiegazione che Ges
stesso aggiunge a queste tre parole: peccato, giustizia,
giudizio. Dice infatti cos: "Egli convincer il mondo quanto
al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato,
perch non credono in me; quanto alla giustizia, perch vado al
Padre e non mi vedrete pi; quanto al giudizio, perch il
principe di questo mondo  stato giudicato". Nel pensiero di
Ges il peccato, la giustizia, il giudizio hanno un senso ben
preciso, diverso da quello che forse qualcuno sarebbe propenso
ad attribuire a queste parole indipendentemente dalla
spiegazione di chi parla. Questa spiegazione indica, altres,
come sia da intendere quel "convincere il mondo", che  proprio
dell'azione dello Spirito Santo. Qui  importante sia il
significato delle singole parole, sia il fatto che Ges le
abbia unite tra loro nella stessa frase. "Il peccato", in
questo passo, significa l'incredulit che Ges incontr in
mezzo ai "suoi", cominciando dai concittadini di Nazareth.
Significa il rifiuto della sua missione, che porter gli uomini
a condannarlo a morte. Quando successivamente parla della
"giustizia", Ges sembra avere in mente quella giustizia
definitiva, che il Padre gli render circondandolo con la
gloria della risurrezione e dell'ascensione al Cielo: "Vado al
Padre". A sua volta, nel contesto del "peccato" e della
"giustizia" cos intesi, "il giudizio" significa che lo Spirito
di verit dimostrer la colpa del "mondo" nella condanna di
Ges alla morte di Croce. Tuttavia, il Cristo non  venuto nel
mondo solamente per giudicarlo e condannarlo: egli  venuto per
salvarlo. Il convincere del peccato e della giustizia ha come
scopo la salvezza del mondo, la salvezza degli uomini. Proprio
questa verit sembra essere sottolineata dall'affermazione che
"il giudizio" riguarda solamente il "principe di questo mondo",
cio Satana colui che sin dall'inizio sfrutta l'opera della
creazione contro la salvezza, contro l'alleanza e l'unione
dell'uomo con Dio: egli  "gi giudicato" sin dall'inizio. Se
lo Spirito consolatore deve convincere il mondo proprio quanto
al giudizio, e per continuare in esso l'opera salvifica di
Cristo.
28. Qui vogliamo concentrare la nostra attenzione
principalmente su questa missione dello Spirito Santo che  di
"convincere il mondo quanto al peccato", ma rispettando al
tempo stesso il contesto generale delle parole di Ges nel
Cenacolo. Lo Spirito Santo, che assume dal Figlio l'opera della
redenzione del mondo, assume con ci stesso il compito del
salvifico "convincere del peccato". Questo convincere  in
costante riferimento alla "giustizia", cio alla definitiva
salvezza in Dio, al compimento dell'economia che ha come centro
il Cristo crocifisso e glorificato. E questa economia salvifca
di Dio sottrae, in certo senso, l'uomo dal "giudizio", cio
dalla dannazione, con la quale  stato colpito il peccato di
Satana, "principe di questo mondo", colui che a causa del suo
peccato  divenuto "dominatore di questo mondo di tenebra". Ed
ecco che, mediante tale riferimento al "giudizio", si schiudono
vasti orizzonti per la comprensione del "peccato", nonch della
"giustizia". Lo Spirito Santo, mostrando sullo sfondo della
Croce di Cristo il peccato nell'economia della salvezza (si
potrebbe dire: "il peccato salvato"), fa comprendere come sia
sua missione "convincere" anche del peccato che  gi stato
giudicato definitivamente ("il peccato condannato").
29. Tutte le parole, pronunciate dal Redentore nel Cenacolo
alla vigilia della sua passione, si inscrivono nel tempo della
Chiesa; prima di tutto, quelle sullo Spirito Santo come
Paraclito e Spirito di verit. Esse vi si inscrivono in modo
sempre nuovo, in ogni generazione, in ogni epoca. Ci 
confermato, per quanto riguarda il nostro secolo, dall'insieme
dell'insegnamento del Concilio Vaticano II, specialmente della
Costituzione pastorale "Gaudium et spes". Molti passi di questo
documento indicano chiaramente che il Concilio, aprendosi alla
luce dello Spirito di verit, si presenta come l'autentico
depositario degli annunci e delle promesse fatte da Cristo agli
apostoli ed alla Chiesa nel discorso di addio: in modo
particolare, di quell'annuncio, secondo il quale lo Spirito
Santo deve "convincere il mondo quanto al peccato alla
giustizia e al giudizio". Ci indica gi il testo, nel quale il
Concilio spiega come intende il "mondo": "Il mondo che esso (il
Concilio stesso) ha presente  perci quello degli uomini,
ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle
realt, entro le quali essa vive. il mondo che  teatro della
storia del genere umano e reca i segni dei suoi sforzi, delle
sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che i cristiani
credono creato e conservato dall'amore del Creatore, mondo
certamente posto sotto la schiavit del peccato, ma liberato da
Cristo crocifisso e risorto, con la sconfitta del Maligno,
affinch, secondo il disegno di Dio, sia trasformato e giunga
al suo compimento". In riferimento a questo testo molto
sintetico bisogna leggere nella medesima Costituzione gli altri
passi, intesi ad esporre con tutto il realismo della fede la
situazione del peccato nel mondo contemporaneo, nonch di
spiegare la sua essenza, partendo da diversi punti di vista.
Quando Ges, la vigilia di Pasqua, parla dello Spirito Santo
come di colui che "convincer il mondo quanto al peccato", da
una parte si deve dare a questa sua affermazione la portata pi
vasta possibile, in quanto comprende tutto l'insieme dei
peccati nella storia dell'umanit. D'altra parte, per, quando
Ges spiega che questo peccato consiste nel fatto che "non
credono in lui", tale portata sembra restringersi a coloro che
hanno rifiutato la missione messianica del Figlio dell'uomo,
condannandolo alla morte di Croce. Ma  difficile non notare
come questa portata pi "ridotta" e storicamente precisata del
significato del peccato si dilati fino ad assumere un'ampiezza
universale a motivo dell'universalit della redenzione, che si
 compiuta per mezzo della Croce. La rivelazione del mistero
della redenzione apre la strada a una comprensione, nella quale
ogni peccato, dovunque ed in qualsiasi momento commesso, viene
riferito alla Croce di Cristo - e, dunque, indirettamente anche
al peccato di coloro che "non hanno creduto in lui" condannando
Ges Cristo alla morte di Croce. Da questo punto di vista
occorre ritornare all'evento della Pentecoste.
CAPITOLO 2. - La testimonianza del giorno della Pentecoste
30. Nel giorno della Pentecoste trovarono la loro pi esatta e
diretta conferma gli annunci di Cristo nel discorso di addio e,
in particolare, l'annuncio del quale stiamo trattando: "Il
consolatore... convincer il mondo quanto al peccato". Quel
giorno, sugli apostoli raccolti in preghiera insieme con Maria,
Madre di Ges, nello stesso Cenacolo, discese lo Spirito Santo
promesso, come leggiamo negli Atti degli Apostoli: "Ed essi
furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in
altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di
esprimersi", "riconducendo in tal modo all'unit le razze
disperse e offrendo al Padre le primizie di tutte le nazioni".
 chiaro il rapporto tra l'annuncio fatto da Cristo e questo
evento. Noi vi scorgiamo il primo e fondamentale compimento
della promessa del Paraclito. Questi viene mandato dal Padre,
"dopo" la dipartita di Cristo, "a prezzo" di essa. Questa 
dapprima una dipartita mediante la morte in Croce, e poi,
quaranta giorni dopo la risurrezione, mediante l'ascensione al
Cielo. Ancora nel momento dell'ascensione Ges ordina agli
apostoli "di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere
che si adempisse la promessa del Padre"; "sarete battezzati in
Spirito Santo, fra non molti giorni"; "riceverete forza dallo
Spirito Santo, che scender su di voi, e mi sarete testimoni a
Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli
estremi confini della terra""'. Queste ultime parole
racchiudono un'eco, o un ricordo dell'annuncio fatto nel
Cenacolo. E il giorno della Pentecoste tale annuncio si avvera
in tutta esattezza. Agendo sotto l'influsso dello Spirito
Santo, ricevuto dagli apostoli durante la preghiera nel
Cenacolo, davanti ad una moltitudine di gente di diverse
lingue, radunata per la festa, Pietro si presenta e parla.
Proclama ci che certamente non avrebbe avuto il coraggio di
dire in precedenza: "Uomini d'Israele, ... Ges di Nazareth -
uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli,
prodigi e segni, che Dio stesso oper fra voi per opera sua -
dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di
Dio, fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce
per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato,
sciogliendolo dalle angosce della morte, perch non era
possibile che questa lo tenesse in suo potere". Ges aveva
predetto e promesso: "Egli mi render testimonianza, ... e
anche voi mi renderete testimonianza". Nel primo discorso di
Pietro a Gerusalemme tale "testimonianza" trova il suo chiaro
inizio:  la testimonianza intorno a Cristo crocifisso e
risorto. Quella dello Spirito-Paraclito e degli apostoli. E nel
contenuto stesso di tale prima testimonianza lo Spirito di
verit per bocca di Pietro "convince il mondo quanto al
peccato": prima di tutto, quanto a quel peccato che  il
rifiuto del Cristo fino alla condanna a morte, fino alla Croce
sul Golgota. Proclamazioni di analogo contenuto si ripeteranno,
secondo il testo degli Atti degli Apostoli, in altre occasioni
e in diversi luoghi.
31. Fin da questa iniziale testimonianza della Pentecoste,
l'azione dello Spirito di verit, che "convince il mondo quanto
al peccato" del rifiuto di Cristo,  legata in modo organico
con la testimonianza da rendere al mistero pasquale: al mistero
del Crocifsso e del Risorto. E in questo legame lo stesso
"convincere quanto al peccato" rivela la propria dimensione
salvifica. , infatti, un "convincere" che ha come scopo non la
sola accusa del mondo, tanto meno la sua condanna. Ges Cristo
non  venuto nel mondo per giudicarlo e condannarlo, ma per
salvarlo. Ci viene sottolineato gi in questo primo discorso,
quando Pietro esclama: "Sappia, dunque, con certezza tutta la
casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel
Ges, che voi avete crocifisso". E in seguito, quando i
presenti domandano a Pietro e agli apostoli: "Che cosa dobbiamo
fare, fratelli?", ecco la risposta: "Pentitevi e ciascuno di
voi si faccia battezzare nel nome di Ges Cristo, per la
remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello
Spirito Santo". In questo modo il "convincere quanto al
peccato" diventa insieme un convincere circa la remissione dei
peccati, nella potenza dello Spirito Santo. Pietro nel suo
discorso di Gerusalemme esorta alla conversione, come Ges
esortava i suoi ascoltatori all'inizio della sua attivit
messianica. La conversione richiede la convinzione del peccato,
contiene in s il giudizio interiore della coscienza, e questo,
essendo una verifica dell'azione dello Spirito di verit
nell'intimo dell'uomo, diventa nello stesso tempo il nuovo
inizio dell'elargizione della grazia e dell'amore: "Ricevete lo
Spirito Santo". Cos in questo "convincere quanto al peccato"
scopriamo una duplice elargizione: il dono della verit della
coscienza e il dono della certezza della redenzione. Lo Spirito
di verit  il consolatore. Il convincere del peccato, mediante
il ministero dell'annuncio apostolico nella Chiesa nascente,
viene riferito - sotto l'impulso dello Spirito effuso nella
Pentecoste - alla potenza redentrice di Cristo crocifisso e
risorto. Cos si adempie la promessa relativa allo Spirito
Santo, fatta prima di pasqua: "Egli prender del mio e ve
l'annuncer". Quando dunque, durante l'evento della Pentecoste,
Pietro parla del peccato di coloro che "non hanno creduto" ed
hanno consegnato ad una morte ignominiosa Ges di Nazareth,
egli rende testimonianza alla vittoria sul peccato: vittoria
che si  compiuta, in certo senso, mediante il peccato pi
grande che l'uomo poteva commettere: l'uccisione di Ges,
Figlio di Dio, consostanziale al Padre! Similmente, la morte
del Figlio di Dio vince la morte umana: "Ero mors tua, o mors",
come il peccato di aver crocifisso il Figlio di Dio "vince" il
peccato umano! Quel peccato che si consum a Gerusalemme il
giorno del Venerd santo - e anche ogni peccato dell'uomo.
Infatti, al pi grande peccato da parte dell'uomo corrisponde,
nel cuore del Redentore, l'oblazione del supremo amore, che
supera il male di tutti i peccati degli uomini. Sulla base di
questa certezza la Chiesa nella liturgia romana non esita a
ripetere ogni anno, durante la Veglia pasquale, "Ofelix
culpa!", nell'annuncio della risurrezione dato dal diacono col
canto dell'"Exsultet!".
32. Di questa verit ineffabile, per, nessuno pu "convincere
il mondo", l'uomo, l'umana coscienza, se non egli stesso, lo
Spirito di verit. Egli  lo Spirito, che "scruta le profondit
di Dio". Di fronte al mistero del peccato bisogna scrutare "le
profondit di Dio" fino in fondo. Non basta scrutare la
coscienza umana, quale intimo mistero dell'uomo, ma bisogna
penetrare nell'intimo mistero di Dio, in quelle "profondit di
Dio" che si riassumono nella sintesi: al Padre - nel Figlio -
per mezzo dello Spirito Santo.  proprio lo Spirito Santo che
le "scruta", e da esse trae la risposta di Dio al peccato
dell'uomo. Con questa risposta si chiude il procedimento del
"convincere quanto al peccato", come mette in evidenza l'evento
della Pentecoste. Convincendo il "mondo" del peccato del
Golgota, della morte dell'Agnello innocente, come avviene nel
giorno della Pentecoste, lo Spirito Santo convince anche di
ogni peccato commesso in ogni luogo ed in qualsiasi momento
nella storia dell'uomo: egli dimostra, infatti il suo rapporto
con la Croce di Cristo. Il "convincere"  la dimostrazione del
male del peccato, di ogni peccato, in relazione alla Croce di
Cristo. Il peccato, mostrato in questa relazione, viene
riconosciuto nell'intera dimensione del male, che gli 
propria, per il "mistero dell'iniquit" , che in se contiene e
nasconde. L'uomo non conosce questa dimensione - non la conosce
in alcun modo al di fuori della Croce di Cristo. Perci, non
pu essere "convinto" di essa se non dallo Spirito Santo:
Spirito di verit, ma anche consolatore. Infatti, il peccato,
mostrato in relazione alla Croce di Cristo, nello stesso tempo
viene identificato nella piena dimensione del "mistero della
piet", come ha indicato l'Esortazione Apostolica post-sinodale
Reconciliatio et paenitentia. Anche questa dimensione del
peccato l'uomo non la conosce in alcun modo al di fuori della
Croce di Cristo. E anche di essa egli non pu essere "convinto"
se non dallo Spirito Santo: da colui che "scruta le profondit
di Dio".
CAPITOLO 3. - La testimonianza dell'inizio: la realt originaria del peccato
33.  la dimensione del peccato che troviamo nella
testimonianza dell'inizio, annotata nel Libro della Genesi. 
il peccato che, secondo la Parola di Dio rivelata, costituisce
il principio e la radice di tutti gli altri Ci troviamo di
fronte alla realt originaria del peccato nella storia
dell'uomo e, al tempo stesso, nell'insieme dell'economia della
salvezza. Si pu dire che in questo peccato ha inizio il
"mistero dell'iniquit", ma anche che  questo il peccato, in
ordine al quale la potenza redentrice del "mistero della piet"
diventa particolarmente trasparente ed efficace. Ci esprime
san Paolo, quando alla "disobbedienza" del primo Adamo
contrappone l'"obbedienza" di Cristo, il secondo Adamo:
"L'obbedienza fino alla morte". Stando alla testimonianza
dell'inizio, il peccato nella sua realt originaria avviene
nella volont - e nella coscienza - dell'uomo, prima di tutto,
come "disobbedienza", cio come opposizione della volont
dell'uomo alla volont di Dio. Questa disobbedienza originaria
presuppone il rifiuto o, almeno, l'allontanamento dalla verit
contenuta nella Parola di Dio, che crea il mondo. Questa Parola
 lo stesso Verbo, che era "in principio presso Dio", che "era
Dio" e senza il quale "niente  stato fatto di tutto ci che
esiste", poich "il mondo fu fatto per mezzo di lui".  il
Verbo che  anche eterna legge, fonte di ogni legge, che regola
il mondo e specialmente gli atti umani. Quando dunque, alla
vigilia della sua passione, Ges Cristo parla del peccato di
coloro che "non credono in lui", in queste sue parole, piene di
dolore, vi  quasi un'eco lontana di quel peccato, che nella
sua forma originaria si inscrive oscuramente nel mistero stesso
della creazione. Colui che parla, infatti,  non solo il Figlio
dell'uomo, ma anche colui che  "il primogenito di fronte ad
ogni creatura", "poich per mezzo di lui sono state create
tutte le cose:.... per mezzo di lui e in vista di lui". Alla
luce di questa verit si capisce che la "disobbedienza", nel
mistero dell'inizio, presuppone in certo senso la stessa "non-
fede", quel medesimo "non hanno creduto", che si ripeter nei
riguardi del mistero pasquale. Come abbiamo detto, si tratta
del rifiuto o, almeno, dell'allontanamento dalla verit
contenuta nella Parola del Padre. Il rifiuto si esprime in
pratica come "disobbedienza", in un atto compiuto come effetto
della tentazione, che proviene dal "padre della menzogna".
Dunque, alla radice del peccato umano sta la menzogna come
radicale rifiuto della verit contenuta nel Verbo del Padre,
mediante il quale si esprime l'amorevole onnipotenza del
Creatore: l'onnipotenza ed insieme l'amore "di Dio Padre,
creatore del cielo e della terra".
34. "Lo Spirito di Dio", che secondo la descrizione biblica
della creazione "aleggiava sulle acque", indica lo stesso
"Spirito, che scruta le profondit di Dio"; scruta le
profondit del Padre e del Verbo-Figlio nel mistero della
creazione. Non solo  il testimone diretto del loro reciproco
amore, dal quale deriva la creazione, ma  egli stesso questo
amore. Egli stesso, come amore,  l'eterno dono increato. In
lui  la fonte e l'inizio di ogni elargizione alle creature. La
testimonianza dell'inizio, che troviamo in tutta la
Rivelazione, a cominciare dal Libro della Genesi, su questo
punto  univoca. Creare vuol dire chiamare all'esistenza dal
nulla; dunque, creare vuol dire donare l'esistenza. E se il
mondo visibile viene creato per l'uomo, dunque all'uomo viene
donato il mondo. E contemporaneamente lo stesso uomo nella
propria umanit riceve in dono una speciale "immagine e
somiglianza" di Dio. Ci significa non solo razionalit e
libert come propriet costitutiva della natura umana, ma
anche, sin dall'inizio, capacit di un rapporto personale con
Dio, come "io" e "tu" e, dunque, capacit di alleanza che avr
luogo con la comunicazione salvifica di Dio all'uomo. Sullo
sfondo dell'"immagine e somiglianza" di Dio, "il dono dello
Spirito" significa, infine, chiamata all'amicizia, nella quale
le trascendenti "profondit di Dio" vengono, in qualche modo,
aperte alla partecipazione da parte dell'uomo. Il Concilio
Vaticano II insegna: "Dio invisibile (Col 1,15); (1 Tm 1,17)
nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (Es
33,11); (Gv 15,14) e si intrattiene con loro (Bar 3,38), per
invitarli e ammetterli alla comunione con s".
35. Pertanto, lo Spirito, che "scruta ogni cosa, anche le
profondit di Dio", conosce sin dall'inizio "i segreti
dell'uomo". Proprio per questo egli solo pu pienamente
"convincere del peccato" che ci fu all'inizio, di quel peccato
che  la radice di tutti gli altri e il focolaio della
peccaminosit dell'uomo sulla terra, che non si spegne mai. Lo
Spirito di verit conosce la realt originaria del peccato,
causato nella volont dell'uomo ad opera del "padre della
menzogna" - di colui che gi " stato giudicato". Lo Spirito
Santo convince, dunque, il mondo del peccato in rapporto a
questo "giudizio", ma costantemente guidando verso la
"giustizia", che  stata rivelata all'uomo insieme con la Croce
di Cristo: mediante l'"obbedienza fino alla morte". Solo lo
Spirito Santo pu convincere del peccato dell'inizio umano,
proprio egli che  l'amore del Padre e del Figlio, egli che 
dono, mentre il peccato dell'inizio umano consiste nella
menzogna e nel rifiuto del dono e dell'amore, i quali decidono
dell'inizio del mondo e dell'uomo.
36. Secondo la testimonianza dell'inizio, che troviamo nella
Scrittura e nella Tradizione, dopo la prima (ed anche pi
completa) descrizione nel Libro della Genesi il peccato nella
sua forma originaria  inteso come "disobbedienza", il che
significa semplicemente e direttamente trasgressione di un
divieto posto da Dio. Ma alla luce di tutto il contesto  pure
palese che le radici di questa disobbedienza vanno ricercate in
profondit nell'intera situazione reale dell'uomo. Chiamato
all'esistenza, l'essere umano - uomo e donna -  una creatura.
L'"immagine di Dio", consistente nella razionalit e nella
libert, dice la grandezza e la dignit del soggetto umano, che
 persona. Ma questo soggetto personale  pur sempre una
creatura: nella sua esistenza ed essenza dipende dal Creatore.
Secondo la Genesi, "l'albero della conoscenza del bene e del
male" doveva esprimere e costantemente ricordare all'uomo il
"limite" invalicabile per un essere creato. In questo senso va
inteso il divieto da parte di Dio: il Creatore proibisce
all'uomo e alla donna di mangiare i frutti dell'albero della
conoscenza del bene e del male. Le parole dell'istigazione,
cio della tentazione, come  formulata nel testo sacro,
inducono a trasgredire questo divieto - cio a superare quel
"limite": "Quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri
occhi e diventereste come Dio ("come di") conoscendo il bene e
il male". La "disobbedienza" significa appunto il superamento
di quel limite, che rimane invalicabile alla volont e libert
dell'uomo, come essere creato. Dio creatore , infatti, l'unica
e definitiva fonte dell'ordine morale nel mondo, da lui creato.
L'uomo non pu da se stesso decidere ci che  buono e ci che
 cattivo - non pu "conoscere il bene e il male, come Dio".
S, Dio nel mondo creato rimane la prima e suprema fonte per
decidere del bene e del male, mediante l'intima verit
dell'essere, la quale  il riflesso del Verbo, l'eterno Figlio,
consostanziale al Padre. All'uomo creato ad immagine di Dio lo
Spirito Santo d in dono la coscienza, affinch in essa
l'immagine possa rispecchiare fedelmente il suo modello, che 
insieme la sapienza e la legge eterna, fonte dell'ordine morale
nell'uomo e nel mondo. La "disobbedienza", come dimensione
originaria del peccato, significa rifiuto di questa fonte, per
la pretesa dell'uomo di diventare fonte autonoma ed esclusiva
nel decidere del bene e del male. Lo Spirito, che "scruta le
profondit di Dio" e che, al tempo stesso,  per l'uomo la luce
della coscienza e la fonte dell'ordine morale, conosce in tutta
la sua pienezza questa dimensione del peccato, che si inscrive
nel mistero dell'inizio umano. E non cessa di "convincerne il
mondo" in rapporto alla Croce di Cristo sul Golgota.
37. Secondo la testimonianza dell'inizio, Dio nella creazione
ha rivelato se stesso come onnipotenza, che  amore. Nello
stesso tempo ha rivelato all'uomo che, come "immagine e
somiglianza" del suo Creatore, egli  chiamato a partecipare
alla verit e all'amore. Questa partecipazione significa una
vita di unione con Dio, che  la "vita eterna". Ma l'uomo,
sotto l'influenza del "padre della menzogna", si  distaccato
da questa partecipazione. In quale misura? Certamente non nella
misura del peccato di un puro spirito, nella misura del peccato
di Satana. Lo spirito umano  incapace di raggiungere una tale
misura. Nella stessa descrizione della Genesi  facile notare
la differenza di grado tra "il soffio del male" da parte di
colui che " peccatore (ossia permane nel peccato) fin dal
principio" e che gi " stato giudicato", ed il male della
disobbedienza da parte dell'uomo. Questa disobbedienza,
tuttavia, significa pur sempre il voltare le spalle a Dio e, in
un certo senso, il chiudersi della libert umana nei suoi
riguardi. Significa anche una certa apertura di questa libert
- della conoscenza e della volont umana - verso colui che  il
"padre della menzogna". Questo atto di scelta consapevole non 
solo "disobbedienza", ma porta con s anche una certa adesione
alla motivazione contenuta nella prima istigazione al peccato e
incessantemente rinnovata durante tutta la storia dell'uomo
sulla terra: "Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si
aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo
il bene e il male". Ci troviamo qui al centro stesso di ci che
si potrebbe chiamare l'"anti-Verbo", cio l'"anti-verit".
Viene, infatti, falsata la verit dell'uomo: chi  l'uomo e
quali sono i limiti invalicabili del suo essere e della sua
libert. Questa "anti-verit"  possibile, perch nello stesso
tempo viene falsata completamente la verit su chi  Dio. Il
Dio creatore viene posto in stato di sospetto, anzi addirittura
in stato di accusa, nella coscienza della creatura. Per la
prima volta nella storia dell'uomo appare il perverso "genio
del sospetto". Esso cerca di "falsare" il Bene stesso, il Bene
assoluto, che proprio nell'opera della creazione si 
manifestato come il bene che dona in modo ineffabile: come
bonum diffusivum sui, come amore creativo. Chi pu pienamente
"convincere del peccato", ossia di questa motivazione della
disobbedienza originaria dell'uomo, se non colui che solo  il
dono e la fonte di ogni elargizione, se non lo Spirito, che
"scruta le profondit di Dio" ed  l'amore del Padre e del
Figlio?
38. Infatti, malgrado tutta la testimonianza della creazione e
dell'economia salvifica ad essa inerente, lo spirito delle
tenebre  capace di mostrare Dio come nemico della propria
creatura e, prima di tutto, come nemico dell'uomo, come fonte
di pericolo e di minaccia per l'uomo. In questo modo viene
innestato da Satana nella psicologia dell'uomo il germe
dell'opposizione nei riguardi di colui che "sin dall'inizio"
deve essere considerato come nemico dell'uomo - e non come
Padre. L'uomo viene sfidato a diventare l'avversario di Dio!
L'analisi del peccato nella sua originaria dimensione indica
che, ad opera del "padre della menzogna", vi sar lungo la
storia dell'umanit una costante pressione al rifiuto di Dio da
parte dell'uomo, fino all'odio: "Amore di s fino al disprezzo
di Dio", come si esprime sant'Agostino. L'uomo sar incline a
vedere in Dio prima di tutto una propria limitazione, e non la
fonte della propria liberazione e la pienezza del bene. Ci
vediamo confermato nell'epoca moderna, nella quale le ideologie
atee tendono a sradicare la religione in base al presupposto
che essa determini una radicale "alienazione" dell'uomo come se
l'uomo venisse espropriato della propria umanit, quando,
accettando l'idea di Dio, attribuisce a lui ci che appartiene
all'uomo, ed esclusivamente all'uomo! Di qui un processo di
pensiero e di prassi storico-sociologica, in cui il rifiuto di
Dio  pervenuto fino alla dichiarazione della sua "morte".
Un'assurdit, questa, concettuale e verbale! Ma l'ideologia
della "morte di Dio" minaccia piuttosto l'uomo, come indica il
Vaticano II, quando, sottoponendo ad analisi la questione
dell'"autonomia delle cose temporali", scrive: "La creatura...
senza il Creatore svanisce... Anzi, l'oblio di Dio priva di
luce la creatura stessa". L'ideologia della "morte di Dio" nei
suoi effetti dimostra facilmente di essere, sul piano teoretico
e pratico, l'ideologia della "morte dell'uomo".
CAPITOLO 4. - Lo Spirito, che trasforma la sofferenza in amore salvifico
39. Lo Spirito, che scruta le profondit di Dio,  stato
chiamato da Ges nel discorso del Cenacolo il Paraclito.
Infatti, sin dall'inizio "viene invocato" per "convincere il
mondo quanto al peccato". Egli viene invocato in modo
definitivo per mezzo della Croce di Cristo. Convincere del
peccato vuol dire dimostrare il male in esso contenuto. Il che
equivale a rivelare il mistero dell'iniquit. Non  possibile
raggiungere il male del peccato in tutta la sua dolorosa realt
senza "scrutare le profondit di Dio". Sin dall'inizio l'oscuro
mistero del peccato  apparso nel mondo sullo sfondo del
riferimento al Creatore della libert umana. Esso  apparso
come un atto di volont della creatura-uomo contrario alla
volont di Dio: alla volont salvifica di Dio; anzi,  apparso
in opposizione alla verit, sulla base della menzogna ormai
definitivamente "giudicata": menzogna che ha posto in stato di
accusa, in stato di permanente sospetto, lo stesso amore
creativo e salvifico. L'uomo ha seguito il "padre della
menzogna", ponendosi contro il Padre della vita e lo Spirito di
verit. Il "convincere del peccato" non dovr, dunque,
significare anche il rivelare la sofferenza? Rivelare il dolore
inconcepibile ed inesprimibile, che, a causa del peccato, il
Libro sacro nella sua visione antropomorfica sembra
intravvedere nelle "profondit di Dio" e, in un certo senso,
nel cuore stesso dell'ineffabile Trinit? La Chiesa ispirandosi
alla Rivelazione, crede e professa che il peccato  offesa di
Dio. Che cosa nell'imperscrutabile intimit del Padre, del
Verbo e dello Spirito Santo corrisponde a questa "offesa", a
questo rifiuto dello Spirito che  amore e dono? La concezione
di Dio, come essere necessariamente perfettissimo, esclude
certamente da Dio ogni dolore, derivante da carenze o ferite;
ma nelle "profondit di Dio" c' un amore di Padre che dinanzi
al peccato dell'uomo, secondo il linguaggio biblico, reagisce
fino al punto di dire: "Sono pentito di aver fatto l'uomo". "Il
Signore vide che la malvagit degli uomini era grande sulla
terra... E il Signore si pent di aver fatto l'uomo sulla terra
e se ne addolor in cuor suo... Il Signore disse: "Sono pentito
di averli fatti"". Ma pi spesso il Libro sacro ci parla di un
Padre, che prova compassione per l'uomo, quasi condividendo il
suo dolore. In definitiva, questo imperscrutabile e indicibile
"dolore" di padre generer soprattutto la mirabile economia
dell'amore redentivo in Ges Cristo, affinch, per mezzo del
mistero della piet, nella storia dell'uomo l'amore possa
rivelarsi pi forte del peccato. Perch prevalga il "dono"! Lo
Spirito Santo, che secondo le parole di Ges "convince del
peccato",  l'amore del Padre e del Figlio e, come tale,  il
dono trinitario e, al tempo stesso, l'eterna fonte di ogni
elargizione divina al creato. Proprio in lui possiamo concepire
come personificata e attuata in modo trascendente quella
misericordia, che la tradizione patristica e teologica, sulla
linea dell'Antico e del Nuovo Testamento, attribuisce a Dio.
Nell'uomo la misericordia include dolore e compassione per le
miserie del prossimo. In Dio lo Spirito-amore traduce la
considerazione del peccato umano in una nuova elargizione di
amore salvifico. Da lui, nell'unit col Padre e col Figlio
nasce l'economia della salvezza, che riempie la storia
dell'uomo con i doni della redenzione. Se il peccato,
rifiutando l'amore, ha generato la "sofferenza" dell'uomo che
in qualche modo si  riversata su tutta la creazione, lo
Spirito Santo entrer nella sofferenza umana e cosmica con una
nuova elargizione di amore, che redimer il mondo. E sulla
bocca di Ges Redentore, nella cui umanit si invera la
"sofferenza" di Dio, risuoner una parola in cui si manifesta
l'eterno amore, pieno di misericordia: "Misereor". Cos da
parte dello Spirito Santo il "convincere del peccato" diventa
un manifestare davanti alla creazione "sottomessa alla
caducit" e, soprattutto, nel profondo delle coscienze umane,
come il peccato viene vinto mediante il sacrificio dell'Agnello
di Dio, il quale  divenuto "fino alla morte" il servo
obbediente che, riparando alla disobbedienza dell'uomo, opera
la redenzione del mondo. In questo modo lo Spirito di verit,
il Paraclito, "convince del peccato".
40. Il valore redentivo del sacrificio di Cristo  espresso con
parole molto significative dall'autore della Lettera agli
Ebrei, il quale, dopo aver ricordato i sacrifici dell'Antica
Alleanza, in cui "il sangue dei capri e dei vitelli... purifica
nella carne", soggiunge: "Quanto pi il sangue di Cristo, il
quale con uno Spirito eterno offr se stesso senza macchia a
Dio, purificher la nostra coscienza dalle opere morte, per
servire il Dio vivente"? Pur consapevoli di altre possibili
interpretazioni, le nostre considerazioni sulla presenza dello
Spirito Santo in tutta la vita di Cristo ci portano a ravvisare
in questo testo come un invito a riflettere sulla presenza del
medesimo Spirito anche nel sacrificio redentore del Verbo
Incarnato. Riflettiamo prima sulle parole iniziali che trattano
di questo sacrificio e, in seguito, separatamente, sulla
"purificazione della coscienza", da esso operata. , infatti,
un sacrificio offerto "con (= per opera di) uno Spirito
eterno", il quale da esso "attinge" la forza di "convincere del
peccato" in ordine alla salvezza.  lo stesso Spirito Santo
che, secondo la promessa del Cenacolo, Ges Cristo "porter"
agli apostoli il giorno della sua risurrezione, presentandosi
loro con le ferite della crocifissione, e che "dar" loro "per
la remissione dei peccati": "Ricevete lo Spirito Santo; a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi". Sappiamo che "Dio
consacr in Spirito Santo e potenza Ges di Nazareth", come
diceva Simon Pietro nella casa del centurione Cornelio.
Conosciamo il mistero pasquale della sua "dipartita", secondo
il Vangelo di Giovanni Le parole della lettera agli Ebrei ora
ci spiegano in quale modo Cristo "offr se stesso senza macchia
a Dio" e come ci fece "con uno Spirito eterno". Nel sacrificio
del Figlio dell'uomo lo Spirito Santo  presente ed agisce cos
come agiva nel suo concepimento, nella sua venuta al mondo,
nella sua vita nascosta e nel suo ministero pubblico. Secondo
la Lettera agli Ebrei, sulla via della sua "dipartita"
attraverso il Getsemani e il Golgota, lo stesso Cristo Ges
nella propria umanit si  aperto totalmente a questa azione
dello Spirito-Paraclito, che dalla sofferenza fa emergere
l'eterno amore salvifico. Egli  stato, dunque, "esaudito per
la sua piet. Pur essendo Figlio, impar l'obbedienza dalle
cose che pat". In questo modo tale Lettera dimostra come
l'umanit, sottomessa al peccato nei discendenti del primo
Adamo, in Ges Cristo  diventata perfettamente sottomessa a
Dio ed a lui unita e, nello stesso tempo, piena di misericordia
verso gli uomini. Si ha cos una nuova umanit, che in Ges
Cristo mediante la sofferenza della Croce  ritornata
all'amore, tradito da Adamo col peccato. Essa si  ritrovata
nella stessa fonte divina dell'elargizione originaria: nello
Spirito, che "scruta le profondit di Dio" ed  amore e dono
egli stesso. Il Figlio di Dio Ges Cristo, come uomo,
nell'ardente preghiera della sua passione, permise allo Spirito
Santo, che gi aveva penetrato fino in fondo la sua umanit, di
trasformarla in un sacrifcio perfetto mediante l'atto della sua
morte, come vittima di amore sulla Croce. Da solo egli fece
questa oblazione. Come unico sacerdote, "offr se stesso senza
macchia a Dio". Nella sua umanit era degno di divenire un tale
sacrificio, poich egli solo era "senza macchia". Ma l'offr
"con uno Spirito eterno": il che vuol dire che lo Spirito Santo
ag in modo speciale in questa assoluta autodonazione del
Figlio dell'uomo, per trasformare la sofferenza in amore
redentivo.
41. Nell'Antico Testamento pi volte si parla del "fuoco dal
cielo", che bruciava le oblazioni presentate dagli uomini. Per
analogia si pu dire che lo Spirito Santo  il "fuoco dal
cielo", che opera nel profondo del mistero della Croce.
Provenendo dal Padre, egli indirizza verso il Padre il
sacrificio del Figlio, introducendolo nella divina realt della
comunione trinitaria. Se il peccato ha generato la sofferenza,
ora il dolore di Dio in Cristo crocifisso acquista per mezzo
dello Spirito Santo la sua piena espressione umana. Si ha cos
un paradossale mistero d'amore: in Cristo soffre un Dio
rifiutato dalla propria creatura: "Non credono in me!". ma,
nello stesso tempo dal profondo di questa sofferenza - e,
indirettamente, dal profondo dello stesso peccato "di non aver
creduto" - lo Spirito trae una nuova misura del dono fatto
all'uomo e alla creazione fin dall'inizio. Nel profondo del
mistero della Croce agisce l'amore, che riporta nuovamente
l'uomo a partecipare alla vita, che  in Dio stesso. Lo Spirito
Santo come amore e dono discende, in un certo senso, nel cuore
stesso del sacrifcio che viene offerto sulla Croce. Riferendoci
alla tradizione biblica, possiamo dire: egli consuma questo
sacrifcio col fuoco dell'amore, che unisce il Figlio col Padre
nella comunione trinitaria. E poich il sacrificio della Croce
 un atto proprio di Cristo, anche in questo sacrificio "egli
riceve lo Spirito Santo". Lo riceve in modo tale, che poi egli
- ed egli solo con Dio Padre - pu "darlo" agli apostoli, alla
Chiesa, all'umanit. Egli solo lo "manda" dal Padre. Egli solo
si presenta davanti agli apostoli riuniti nel Cenacolo, "alita
su di loro" e dice: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi", come aveva
preannunciato Giovanni Battista: "Egli vi battezzer nello
Spirito Santo e nel fuoco". Con quelle parole di Ges lo
Spirito Santo  rivelato ed insieme  reso presente come amore
che opera nel profondo del mistero pasquale, come fonte della
potenza salvifica della Croce di Cristo, come dono della vita
nuova ed eterna. Questa verit sullo Spirito Santo trova
quotidiana espressione nella liturgia romana, quando il
sacerdote, prima della comunione, pronuncia quelle
significative parole: "Signore Ges Cristo, Figlio del Dio
vivo, che per volont del Padre e con l'opera dello Spirito
Santo morendo hai dato la vita al mondo...". E nella III
Preghiera Eucaristica, riferendosi alla stessa economia
salvifica, il sacerdote chiede a Dio che lo Spirito Santo
"faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito".
CAPITOLO 5. - Il sangue, che purifica la coscienza
42. Abbiamo detto che, al culmine del mistero pasquale, lo
Spirito Santo  definitivamente rivelato e reso presente in un
mondo nuovo. Il Cristo risorto dice agli apostoli: "Ricevete lo
Spirito Santo". Viene in questo modo rivelato lo Spirito Santo,
perch le parole di Cristo costituiscono la conferma delle
promesse e degli annunci del discorso nel Cenacolo. E con ci
il Paraclito viene anche reso presente in un modo nuovo. Egli,
in realt, operava sin dall'inizio nel mistero della creazione
e lungo tutta la storia dell'antica Alleanza di Dio con l'uomo.
La sua azione  stata pienamente confermata dalla missione del
Figlio dell'uomo come Messia, che  venuto nella potenza dello
Spirito Santo. Al culmine della missione messianica di Ges, lo
Spirito Santo diventa presente nel mistero pasquale in tutta la
sua soggettivit divina: come colui che deve ora continuare
l'opera salvifica, radicata nel sacrificio della Croce. Senza
dubbio quest'opera viene affidata da Ges ad uomini: agli
apostoli, alla Chiesa. Tuttavia, in questi uomini e per mezzo
di essi, lo Spirito Santo rimane il trascendente soggetto
protagonista della realizzazione di tale opera nello spirito
dell'uomo e nella storia del mondo: l'invisibile e, al tempo
stesso, onnipresente Paraclito! Lo Spirito che "soffia dove
vuole". Le parole, pronunciate da Cristo risorto, il giorno
"primo dopo il sabato", mettono in particolare rilievo la
presenza del Paraclito consolatore, come di colui che "convince
il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio".
Infatti, solo in questo rapporto, si spiegano le parole che
Ges pone in diretto riferimento col "dono" dello Spirito Santo
agli apostoli. Egli dice: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi, e a chi non li
rimetterete resteranno non rimessi". Ges conferisce agli
apostoli il potere di rimettere i peccati, perch lo
trasmettano ai loro successori nella Chiesa. Tuttavia, questo
potere, concesso ad uomini, presuppone e include l'azione
salvifica dello Spirito Santo. Divenendo "luce dei cuori", cio
delle coscienze, lo Spirito Santo "convince del peccato", ossia
fa conoscere all'uomo il suo male e, nello stesso tempo lo
orienta verso il bene. Grazie alla molteplicit dei suoi doni,
per cui  invocato come il "settiforme", ogni genere di peccato
dell'uomo pu essere raggiunto dalla potenza salvifica di Dio.
In realt - come dice san Bonaventura - "in virt dei sette
doni dello Spirito Santo tutti i mali sono distrutti e sono
prodotti tutti i beni". Sotto l'influsso del consolatore si
compie, dunque quella conversione del cuore umano, che 
condizione indispensabile del perdono dei peccati. Senza una
vera conversione, che implica una interiore contrizione e senza
un sincero e fermo proposito di cambiamento, i peccati
rimangono "non rimessi", come dice Ges e con lui la Tradizione
dell'Antica e della Nuova Alleanza. Infatti, le prime parole
pronunciate da Ges all'inizio del suo ministero, secondo il
Vangelo di Marco, sono queste: "Convertitevi e credete al
vangelo". La conferma di questa esortazione  il "convincere
quanto al peccato" che lo Spirito Santo intraprende in modo
nuovo in forza della redenzione, operata dal sangue del Figlio
dell'uomo. Perci, la Lettera agli Ebrei dice che questo
"sangue purifica la coscienza". Esso, dunque, per cos dire,
apre allo Spirito Santo la via verso l'intimo dell'uomo, cio
il santuario delle coscienze umane.
43. Il Concilio Vaticano II ha ricordato l'insegnamento
cattolico sulla coscienza, parlando della vocazione dell'uomo
e, in particolare, della dignit della persona umana. Proprio
la coscienza decide in modo specifico di questa dignit. Essa,
infatti,  "il nucleo pi segreto e il sacrario dell'uomo, dove
egli  solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimo". Essa
chiaramente "dice alle orecchie del cuore: Fa' questo, fuggi
quest'altro". Una tale capacit di comandare il bene e di
proibire il male, inserita dal Creatore nell'uomo,  la
principale propriet del soggetto personale. Ma, al tempo
stesso, "nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge
che non  lui a darsi, ma alla quale deve invece obbedire". La
coscienza, dunque, non  una fonte autonoma ed esclusiva per
decidere ci che  buono e ci che  cattivo; invece, in essa 
inscritto profondamente un principio di obbedienza nei riguardi
della norma oggettiva, che fonda e condiziona la corrispondenza
delle sue decisioni con i comandi e i divieti che sono alla
base del comportamento umano, come traspare fin dalla pagina
del Libro della Genesi, gi richiamato. Proprio in questo senso
la coscienza  l'"intimo sacrario", in cui "risuona la voce di
Dio". Essa  "la voce di Dio" persino quando l'uomo riconosce
esclusivamente in essa il principio dell'ordine morale, di cui
umanamente non si pu dubitare, anche senza un diretto
riferimento al Creatore: proprio in questo riferimento la
coscienza trova sempre il suo fondamento e la sua
giustificazione. L'evangelico "convincere quanto al peccato"
sotto l'influsso dello Spirito di verit non pu realizzarsi
nell'uomo per altra via se non per quella della coscienza. Se
la coscienza  retta, allora serve "per risolvere secondo
verit i problemi morali, che sorgono tanto nella vita dei
singoli quanto in quella sociale"; allora "le persone e i
gruppi sociali si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano
di conformarsi alle norme oggettive della moralit". Frutto
della retta coscienza , prima di tutto, il chiamare per nome
il bene e il male, come fa ad esempio la stessa Costituzione
pastorale: "Tutto ci che  contro la vita stessa, come ogni
specie di omicidio, il genocidio l'aborto, l'eutanasia e lo
stesso suicidio volontario; tutto ci che viola l'integrit
della persona umana, come le mutilazioni, le torture inflitte
al corpo e alla mente; gli sforzi di costrizione psicologica.
tutto ci che offende la dignit umana, come le condizioni di
vita infraumana, le incarcerazioni arbitrarie, le deportazioni,
la schiavit, la prostituzione, il mercato delle donne e dei
giovani, o ancora le ignominiose condizioni di lavoro, con le
quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di
guadagno, e non come persone libere e responsabili"; e, dopo
aver chiamato per nome i molteplici peccati, cos frequenti e
diffusi nel nostro tempo, essa aggiunge: "Tutte queste cose e
altre simili sono certamente vergognose e, mentre corrompono la
civilt umana, inquinano coloro che cos si comportano ben pi
di quelli che le subiscono; e offendono al massimo l'onore del
Creatore". Chiamando per nome i peccati che pi disonorano
l'uomo, e dimostrando che essi sono un male morale che grava
negativamente su qualsiasi bilancio del progresso dell'umanit,
il Concilio insieme descrive tutto ci come una tappa "della
lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le
tenebre", che caratterizza "tutta la vita umana, sia
individuale che collettiva". L'assemblea del Sinodo dei Vescovi
del 1983 sulla riconciliazione e la penitenza ha precisato
ancor meglio il significato personale e sociale del peccato
dell'uomo.
44. Ebbene, nel Cenacolo, la vigilia della sua Passione, e poi
la sera di Pasqua, Ges Cristo si  appellato allo Spirito
Santo come a colui, il quale testimonia che nella storia
dell'umanit perdura il peccato. Tuttavia, il peccato 
sottoposto alla potenza salvifica della redenzione. Il
"convincere il mondo del peccato" non si esaurisce nel fatto
che esso viene chiamato per nome e identificato per quello che
 su tutta la scala che gli  propria. Nel convincere il mondo
del peccato, lo Spirito di verit s'incontra con la voce delle
coscienze umane. Su questa via si giunge alla dimostrazione
delle radici del peccato, che sono nell'intimo dell'uomo, come
mette in rilievo la stessa Costituzione pastorale: "In verit,
gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano
con quello squilibrio pi fondamentale, radicato nel cuore
dell'uomo.  nell'uomo stesso che molti elementi si contrastano
a vicenda. Da una parte, infatti, come creatura fa l'esperienza
dei suoi molteplici limiti; dall'altra, si sente illimitato
nelle sue aspirazioni e chiamato ad una vita superiore.
Sollecitato da molte attrattive,  costretto sempre a
sceglierne qualcuna e a rinunciare alle altre. Inoltre, debole
e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa
quello che vorrebbe". Il testo conciliare fa qui riferimento
alle note parole di san Paolo. Il "convincere quanto al
peccato", che accompagna la coscienza umana in ogni
approfondita riflessione su se stessa, porta dunque alla
scoperta delle sue radici nell'uomo, come anche dei
condizionamenti della coscienza stessa nel corso della storia.
Ritroviamo in questo modo quella realt originaria del peccato,
della quale si  gi parlato. Lo Spirito Santo "convince quanto
al peccato" in rapporto al mistero dell'inizio, indicando il
fatto che l'uomo  un essere creato e, dunque,  in una totale
dipendenza ontologica ed etica dal Creatore, e ricordando, al
tempo stesso, l'ereditaria peccaminosit della natura umana. Ma
lo Spirito Santo consolatore "convince del peccato" sempre in
relazione alla Croce di Cristo. In questa relazione il
cristianesimo respinge ogni "fatalit" del peccato.  "una dura
lotta contro le potenze delle tenebre, lotta che, cominciata
fin dall'origine del mondo, continuer, come dice il Signore,
fino all'ultimo giorno" - insegna il Concilio. "Ma il Signore
stesso  venuto a liberare l'uomo e a dargli forza". L'uomo,
dunque, lungi dal lasciarsi "irretire" nella sua condizione di
peccato, appoggiandosi alla voce della propria coscienza, "deve
combattere senza soste per aderire al bene, n pu conseguire
la sua unit interiore se non a prezzo di grandi fatiche, con
l'aiuto della grazia di Dio". Il Concilio giustamente vede il
peccato come fattore della rottura, che grava sia sulla vita
personale che su quella sociale dell'uomo; ma, nello stesso
tempo, ricorda instancabilmente la possibilit della vittoria.
45. Lo Spirito di verit, che "convince il mondo del peccato",
s'incontra con quella fatica della coscienza umana, di cui i
testi conciliari parlano in modo cos suggestivo. Tale fatica
della coscienza determina anche le vie delle conversioni umane:
il voltare le spalle al peccato, per ricostruire la verit e
l'amore nel cuore stesso dell'uomo. Si sa che riconoscere il
male in se stessi a volte costa molto. Si sa che la coscienza
non solo comanda o proibisce, ma giudica alla luce degli ordini
e divieti interiori. Essa  anche fonte di rimorsi: l'uomo
soffre interiormente a causa del male commesso. Non  questa
sofferenza quasi un'eco lontana di quel "pentimento di aver
creato l'uomo", che con linguaggio antropomorfico il Libro
sacro attribuisce a Dio? di quella "riprovazione" che,
inscrivendosi nel "cuore" della Trinit, in forza dell'eterno
amore si traduce nel dolore della Croce, nell'obbedienza di
Cristo fino alla morte? Quando lo Spirito di verit consente
alla coscienza umana di partecipare a quel dolore, allora la
sofferenza della coscienza diventa particolarmente profonda, ma
anche particolarmente salvifica. Allora, mediante un atto di
contrizione perfetta, si opera l'autentica conversione del
cuore:  l'evangelica "mtanoia". La fatica del cuore umano, la
fatica della coscienza, in cui si compie questa "mtanoia", o
conversione,  il riflesso di quel processo per cui la
riprovazione viene trasformata in amore salvifico, che sa
soffrire. Il dispensatore nascosto di questa forza salvatrice 
lo Spirito Santo: egli, che viene chiamato dalla Chiesa "luce
delle coscienze", penetra e riempie "la profondit dei cuori"
umani. Mediante una tale conversione nello Spirito Santo,
l'uomo si apre al perdono, alla remissione dei peccati E in
tutto questo mirabile dinamismo della conversione-remissione,
si conferma la verit di ci che scrive sant'Agostino sul
mistero dell'uomo, commentando le parole del Salmo: "L'abisso
chiama l'abisso". Proprio nei riguardi di questa "abissale
profondit" dell'uomo della coscienza umana, si compie la
missione del Figlio e dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo
"viene" in forza della "dipartita" di Cristo nel mistero
pasquale: viene in ogni fatto concreto di conversione-
remissione, in forza del sacrificio della Croce: in esso,
infatti, "il sangue di Cristo... purifica le coscienze dalle
opere morte, per servire il Dio vivente". Si adempiono cos di
continuo le parole sullo Spirito Santo come "un altro
consolatore", le parole rivolte nel Cenacolo agli apostoli e
indirettamente a tutti: "Voi lo conoscete, perch egli dimora
presso di voi sar in voi".
CAPITOLO 6. - Il peccato contro lo Spirito Santo
46. Sullo sfondo di ci che abbiamo detto finora, diventano pi
comprensibili alcune altre parole, impressionanti e
sconvolgenti, di Ges. Le potremmo chiamare le parole del "non-
perdono". Esse ci sono riferite dai Sinottici in rapporto ad un
particolare peccato, che  chiamato "bestemmia contro lo
Spirito Santo". Eccole come sono state riferite nella triplice
loro redazione.
Matteo:
"Qualunque peccato e bestemmia sar perdonata agli uomini, ma
la bestemmia contro lo Spirito non sar perdonata. A chiunque
parler male del Figlio dell'uomo sar perdonato; ma la
bestemmia contro lo Spirito non gli sar perdonata n in questo
secolo, n in quello futuro".
Marco:
"Tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini, e
anche tutte le bestemmie che diranno, ma chi avr bestemmiato
contro lo Spirito Santo, non avr perdono in eterno: sar reo
di colpa eterna".
Luca:
"Chiunque parler contro il Figlio dell'uomo gli sar
perdonato, ma a chi bestemmier lo Spirito Santo non sar
perdonato".
Perch la bestemmia contro lo Spirito Santo  imperdonabile?
Come intendere questa bestemmia? Risponde san Tommaso d'Aquino
che si tratta di un peccato:
"irremissibile secondo la sua natura, in quanto esclude quegli
elementi, grazie ai quali avviene la remissione dei peccati".
Secondo una tale esegesi la "bestemmia" non consiste
propriamente nell'offendere con le parole lo Spirito Santo;
consiste, invece, nel rifiuto di accettare la salvezza che Dio
offre all'uomo mediante lo Spirito Santo, operante in virt del
sacrificio della Croce. Se l'uomo rifiuta quel "convincere
quanto al peccato", che proviene dallo Spirito Santo ed ha
carattere salvifico, egli insieme rifiuta la "venuta" del
consolatore - quella "venuta" che si  attuata nel mistero
pasquale, in unit con la potenza redentrice del sangue di
Cristo: il sangue che "purifica la coscienza dalle opere
morte". Sappiamo che frutto di una tale purificazione  la
remissione dei peccati. Pertanto, chi rifiuta lo Spirito e il
sangue rimane nelle "opere morte", nel peccato. E la bestemmia
contro lo Spirito Santo consiste proprio nel rifiuto radicale
di accettare questa remissione, di cui egli  l'intimo
dispensatore e che presuppone la reale conversione, da lui
operata nella coscienza. Se Ges dice che la bestemmia contro
lo Spirito Santo non pu essere rimessa n in questa vita n in
quella futura,  perch questa "non-remissione"  legata, come
a sua causa, alla "non penitenza", cio al radicale rifiuto di
convertirsi. Il che significa il rifiuto di raggiungere le
fonti della redenzione, le quali, tuttavia, rimangono "sempre"
aperte nell'economia della salvezza, in cui si compie la
missione dello Spirito Santo. Questi ha l'infinita potenza di
attingere a queste fonti: "Prender del mio", ha detto Ges. In
questo modo egli completa nelle anime umane l'opera della
redenzione, compiuta da Cristo, dispensandone i frutti. Ora la
bestemmia contro lo Spirito Santo  il peccato commesso
dall'uomo, che rivendica un suo presunto "diritto" di
perseverare nel male - in qualsiasi peccato - e rifiuta cos la
redenzione. L'uomo resta chiuso nel peccato, rendendo da parte
sua impossibile la sua conversione e, dunque, anche la
remissione dei peccati, che ritiene non essenziale o non
importante per la sua vita. , questa, una condizione di rovina
spirituale, perch la bestemmia contro lo Spirito Santo non
permette all'uomo di uscire dalla sua autoprigionia e di
aprirsi alle fonti divine della purificazione delle coscienze e
della remissione dei peccati.
47. L'azione dello Spirito di verit, che tende al salvifico
"convincere quanto al peccato", incontra nell'uomo che si trova
in tale condizione una resistenza interiore, quasi
un'impermeabilit della coscienza, uno stato d'animo che si
direbbe consolidato in ragione di una libera scelta:  ci che
la Sacra Scrittura di solito chiama "durezza di cuore". Nella
nostra epoca a questo atteggiamento di mente e di cuore
corrisponde forse la perdita del senso del peccato, alla quale
dedica molte pagine l'Esortazione Apostolica Reconciliatio et
paenitentia. Gi il Papa Pio XII aveva affermato che "il
peccato del secolo  la perdita del senso del peccato", e tale
perdita va di pari passo con la "perdita del senso di Dio".
Nell'Esortazione citata leggiamo: "In realt, Dio  la radice e
il fine supremo dell'uomo, e questi porta in s un germe
divino. Perci,  la realt di Dio che svela e illumina il
mistero dell'uomo.  vano, quindi, sperare che prenda
consistenza un senso del peccato nei confronti dell'uomo e dei
valori umani, se manca il senso dell'offesa commessa contro
Dio, cio il senso vero del peccato". La Chiesa, perci, non
cessa di implorare da Dio la grazia che non venga meno la
rettitudine nelle coscienze umane, che non si attenui la loro
sana sensibilit dinanzi al bene e al male. Questa rettitudine
e sensibilit sono profondamente legate all'intima azione dello
Spirito di verit. In questa luce acquistano particolare
eloquenza le esortazioni dell'Apostolo: "Non spegnete lo
Spirito". "Non vogliate rattristare lo Spirito Santo".
Soprattutto, per, la Chiesa non cessa di implorare con sommo
fervore che non aumenti nel mondo quel peccato chiamato dal
Vangelo "bestemmia contro lo Spirito Santo"; che esso, anzi,
retroceda nelle anime degli uomini - e per riflesso negli
stessi ambienti e nelle varie forme della societ -, cedendo il
posto all'apertura delle coscienze, necessaria per l'azione
salvifica dello Spirito Santo. La Chiesa implora che il
pericoloso peccato contro lo Spirito lasci il posto ad una
santa disponibilit ad accettare la sua missione di
consolatore, quando egli viene per "convincere il mondo quanto
al peccato, alla giustizia e al giudizio".
48. Nel suo discorso di addio Ges ha unito questi tre mbiti
del "convincere" come componenti della missione del Paraclito:
il peccato, la giustizia e il giudizio. Essi segnano lo spazio
di quel mistero della piet, che nella storia dell'uomo si
oppone al peccato, al mistero dell'iniquit. Da un lato, come
si esprime sant'Agostino, c' l'"amore di s fino al disprezzo
di Dio"; dall'altro, c' l'"amore di Dio fino al disprezzo di
s". La Chiesa di continuo innalza la sua preghiera e presta il
suo servizio, perch la storia delle coscienze e la storia
delle societ nella grande famiglia umana non si abbassino
verso il polo del peccato col rifiuto dei comandamenti divini
"fino al disprezzo di Dio", ma piuttosto si elevino verso
l'amore, in cui si rivela lo Spirito che d la vita. Coloro che
si lasciano "convincere quanto al peccato" dallo Spirito Santo,
si lasciano anche convincere quanto "alla giustizia e al
giudizio". Lo Spirito di verit, che aiuta gli uomini, le
coscienze umane, a conoscere la verit del peccato, al tempo
stesso fa s che conoscano la verit di quella giustizia che
entr nella storia dell'uomo con Ges Cristo. In questo modo,
coloro che "convinti del peccato" si convertono sotto l'azione
del consolatore, vengono, in un certo senso, condotti fuori
dall'orbita del "giudizio": di quel "giudizio", col quale "il
principe di questo mondo  stato giudicato". La conversione,
nella profondit del suo mistero divino-umano, significa la
rottura di ogni vincolo col quale il peccato lega l'uomo
nell'insieme del mistero dell'iniquit. Coloro che si
convertono, dunque, vengono condotti dallo Spirito Santo fuori
dall'orbita del "giudizio", e introdotti in quella giustizia,
che  in Cristo Ges, e vi  perch la riceve dal Padre, come
un riflesso della santit trinitaria. Questa  la giustizia del
Vangelo e della redenzione, la giustizia del Discorso della
montagna e della Croce, che opera la purificazione della
coscienza mediante il sangue dell'Agnello.  la giustizia che
il Padre rende al Figlio ed a tutti coloro, che sono uniti a
lui nella verit e nell'amore. In questa giustizia lo Spirito
Santo, Spirito del Padre e del Figlio, che "convince il mondo
quanto al peccato", si rivela e si rende presente nell'uomo
come Spirito di vita eterna.
PARTE TERZA - LO SPIRITO CHE D LA VITA
CAPITOLO 1. - Motivo del Giubileo del Duemila: Cristo, il quale fu
concepito di Spirito Santo
49. Allo Spirito Santo si volgono il pensiero e il cuore della
Chiesa in questa fine del ventesimo secolo e nella prospettiva
del terzo Millennio dalla venuta di Ges Cristo nel mondo,
mentre guardiamo verso il grande Giubileo con cui la Chiesa
celebrer l'evento. Tale venuta, infatti, si misura, secondo il
computo del tempo, come un evento che appartiene alla storia
dell'uomo sulla terra. La misura del tempo adoperata
comunemente definisce gli anni, i secoli e i millenni secondo
che trascorrono prima o dopo la nascita di Cristo. Ma bisogna
anche tener presente che questo evento significa per noi
cristiani, secondo l'Apostolo, la "pienezza del tempo", perch
in esso la storia dell'uomo  stata completamente penetrata
dalla "misura" di Dio stesso: una trascendente presenza del
"nunc" eterno. "Colui che  che era e che viene". colui che 
"l'alfa e l'omega, il primo e l'ultimo, il principio e la
fine". "Dio, infatti, ha tanto amato il mondo da dare il suo
Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma
abbia la vita eterna". "Quando venne la pienezza del tempo, Dio
mand il suo Figlio, nato da donna..., perch ricevessimo
l'adozione a figli". E questa incarnazione del Figlio-Verbo 
avvenuta per opera dello Spirito Santo. I due evangelisti, ai
quali dobbiamo il racconto della nascita e dell'infanzia di
Ges di Nazareth, si pronunciano in questa questione allo
stesso modo. Secondo Luca all'annunciazione della nascita di
Ges, Maria domanda "Come avverr questo? Non conosco uomo", e
riceve questa risposta: "Lo Spirito Santo scender su di te, su
di te stender la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui
che nascer sar, dunque, santo e chiamato Figlio di Dio".
Matteo narra direttamente: "Ecco come avvenne la nascita di
Ges Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trov
incinta per opera dello Spirito Santo". Turbato da questo stato
di cose, Giuseppe riceve durante il sonno la seguente
spiegazione: "Non temere di prendere con te Maria, tua sposa,
perch quel che  generato in lei viene dallo Spirito Santo.
Essa partorir un figlio, e tu lo chiamerai Ges: egli,
infatti, salver il suo popolo dai suoi peccati". Perci, la
Chiesa sin dall'inizio professa il mistero dell'incarnazione,
questo mistero-chiave della fede, riferendosi allo Spirito
Santo. Recita il Simbolo Apostolico: "Il quale fu concepito di
Spirito Santo, nacque da Maria Vergine". Non diversamente il
Simbolo niceno-costantinopolitano attesta: "Per opera dello
Spirito Santo si  incarnato nel seno della Vergine Maria e si
 fatto uomo". "Per opera dello Spirito Santo" si  fatto uomo
colui che la Chiesa, con le parole dello stesso Simbolo,
confessa essere Figlio consostanziale al Padre: "Dio da Dio,
Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato". Si 
fatto uomo "incarnandosi nel seno della Vergine Maria". Ecco
che cosa si  compiuto, quando "venne la pienezza del tempo".
50. Il grande Giubileo, conclusivo del secondo Millennio, al
quale la Chiesa gi si prepara, ha direttamente un profilo
cristologico: si tratta, infatti, di celebrare la nascita di
Ges Cristo. Nello stesso tempo, esso ha un profilo
pneumatologico, poich il mistero dell'incarnazione si 
compiuto "per opera dello Spirito Santo". L'ha "operato" quello
Spirito che - consostanziale al Padre e al Figlio - ,
nell'assoluto mistero di Dio uno e trino, la Persona-amore, il
dono increato, che  fonte eterna di ogni elargizione
proveniente da Dio nell'ordine della creazione, il principio
diretto e, in certo senso, il soggetto dell'autocomunicazione
di Dio nell'ordine della grazia. Di questa elargizione, di
questa divina autocomunicazione il mistero dell'incarnazione
costituisce il culmine. In effetti, la concezione e la nascita
di Ges Cristo sono la pi grande opera compiuta dallo Spirito
Santo nella storia della creazione e della salvezza: la suprema
grazia - la "grazia dell'unione", fonte di ogni altra grazia
come spiega san Tommaso. A questa opera si riferisce il grande
Giubileo e si riferisce anche - se penetriamo nel suo profondo
- all'artefice di quest'opera, alla Persona dello Spirito
Santo. Alla "pienezza del tempo" corrisponde, infatti, una
particolare pienezza dell'autocomunicazione di Dio uno e trino
nello Spirito Santo. "Per opera dello Spirito Santo" si compie
il mistero dell'"unione ipostatica", cio dell'unione della
natura divina e della natura umana della divinit e
dell'umanit nell'unica Persona del Verbo-Figlio. Quando Maria,
al momento dell'annunciazione, pronuncia il suo "fiat":
"Avvenga di me quello che hai detto", ella concepisce in modo
verginale un uomo, il Figlio dell'uomo, che  il Figlio di Dio.
Mediante una tale "umanizzazione" del Verbo-Figlio,
l'autocomunicazione di Dio raggiunge la sua pienezza definitiva
nella storia della creazione e della salvezza. Questa pienezza
acquista una particolare densit ed eloquenza espressiva nel
testo del Vangelo di Giovanni: "Il Verbo si fece carne".
L'incarnazione di Dio-Figlio significa l'assunzione all'unit
con Dio non solo della natura umana, ma in essa, in un certo
senso, di tutto ci che  "carne": di tutta l'umanit, di tutto
il mondo visibile e materiale. L'incarnazione, dunque, ha anche
un suo significato cosmico, una sua cosmica dimensione. Il
"generato prima di ogni creatura", incarnandosi nell'umanit
individuale di Cristo, si unisce in qualche modo con l'intera
realt dell'uomo, il quale  anche "carne" - e in essa con ogni
"carne", con tutta la creazione.
51. Tutto ci si compie per opera dello Spirito Santo e dunque,
appartiene al contenuto del futuro grande Giubileo. La Chiesa
non pu prepararsi ad esso in nessun altro modo, se non nello
Spirito Santo. Ci che "nella pienezza del tempo" si  compiuto
per opera dello Spirito Santo, solo per opera sua pu ora
emergere dalla memoria della Chiesa. Per opera sua pu rendersi
presente nella nuova fase della storia dell'uomo sulla terra:
l'anno Duemila dalla nascita di Cristo. Lo Spirito Santo, che
con la sua potenza adombr il corpo verginale di Maria, dando
in lei inizio alla maternit divina, nello stesso tempo rese il
suo cuore perfettamente obbediente nei riguardi di
quell'autocomunicazione di Dio, che superava ogni concetto e
ogni facolt dell'uomo. "Beata colei che ha creduto!": cos
viene salutata Maria dalla sua parente Elisabetta, anche lei
"piena di Spirito Santo". Nelle parole di saluto a colei che
"ha creduto" sembra delinearsi un lontano (ma, in effetti,
molto vicino) contrasto nei riguardi di tutti coloro, dei quali
Cristo dir che "non hanno creduto". Maria  entrata nella
storia della salvezza del mondo mediante l'obbedienza della
fede. E la fede, nella sua pi profonda essenza,  l'apertura
del cuore umano davanti al dono: davanti all'autocomunicazione
di Dio nello Spirito Santo. Scrive san Paolo: "Il Signore  lo
Spirito, e dove c' lo Spirito del Signore, c' libert".
Quando Dio uno e trino si apre all'uomo nello Spirito Santo,
questa sua "apertura" rivela ed insieme dona alla creatura-uomo
la pienezza della libert. Tale pienezza si  manifestata in
modo sublime proprio mediante la fede di Maria, mediante
"l'obbedienza della fede" davvero, "beata colei che ha
creduto!".
CAPITOLO 2. - Motivo del Giubileo: si  manifestata la grazia
52. Nel mistero dell'incarnazione l'opera dello Spirito, "che
d la vita", raggiunge il suo vertice. Non  possibile dare la
vita, che in Dio  in modo pieno, che facendo di essa la vita
di un Uomo, quale  Cristo nella sua umanit personalizzata dal
Verbo nell'unione ipostatica. E, al tempo stesso, col mistero
dell'incarnazione si apre in modo nuovo la fonte di questa vita
divina nella storia dell'umanit: lo Spirito Santo. Il Verbo,
"generato prima di ogni creatura", diventa "il primogenito tra
molti fratelli" e cos diventa anche il capo del corpo che  la
Chiesa, la quale nascer sulla Croce e sar rivelata il giorno
della Pentecoste - e nella Chiesa, il capo dell'umanit: degli
uomini di ogni nazione, di ogni razza, di ogni paese e cultura,
di ogni lingua e continente, tutti chiamati alla salvezza. "Il
Verbo si fece carne, (quel Verbo in cui) era la vita e la vita
era la luce degli uomini... A quanti l'hanno accolto ha dato
potere di diventare figli di Dio". Ma tutto ci si  compiuto
ed incessantemente si compie "per opera dello Spirito Santo".
"Figli di Dio", infatti, sono - come insegna l'Apostolo -
"tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio". La
figliolanza dell'adozione divina nasce negli uomini sulla base
del mistero dell'incarnazione, dunque grazie a Cristo, l'eterno
Figlio. Ma la nascita, o rinascita, avviene quando Dio Padre
"manda nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio". Allora,
infatti, "riceviamo uno spirito da figli adottivi per mezzo del
quale gridiamo: "Abb, Padre!"". Pertanto, quella figliolanza
di Dio innestata nell'anima umana con la grazia santificante, 
opera dello Spirito Santo. "Lo Spirito stesso attesta al nostro
spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche
eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo". La grazia santificante
 nell'uomo il principio e la fonte della nuova vita: vita
divina, soprannaturale. L'elargizione di questa nuova vita 
come la risposta definitiva di Dio alle parole del Salmista,
nelle quali in certo modo risuona la voce di tutte le creature:
"Se mandi il tuo Spirito saranno creati e rinnoverai la faccia
della terra". Colui che nel mistero della creazione d all'uomo
e al cosmo la vita nelle sue molteplici forme visibili ed
invisibili, egli ancora la rinnova mediante il mistero
dell'incarnazione. La creazione viene cos completata
dall'incarnazione e permeata fin da quel momento dalle forze
della redenzione, che investono l'umanit e tutto il creato. Ce
lo dice san Paolo, la cui visione cosmico-teologica sembra
riprendere la voce dell'antico Salmo: la creazione "attende con
impazienza la rivelazione dei figli di Dio", ossia di coloro
che Dio, avendoli "da sempre conosciuti", ha anche
"predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo".
Si ha cos una soprannaturale "adozione" degli uomini, di cui 
origine lo Spirito Santo, amore e dono. Come tale egli viene
elargito agli uomini E nella sovrabbondanza del dono increato
ha inizio, nel cuore di ogni uomo, quel particolare dono
creato, mediante il quale gli uomini "diventano partecipi della
natura divina". Cos la vita umana viene penetrata per
partecipazione dalla vita divina ed acquista anch'essa una
dimensione divina, soprannaturale. Si ha la nuova vita, nella
quale, come partecipi del mistero dell'incarnazione, "gli
uomini nello Spirito Santo hanno accesso al Padre". Vi ,
dunque, una stretta relazione tra lo Spirito, che d la vita, e
la grazia santificante e quella molteplice vitalit
soprannaturale, che ne deriva nell'uomo: tra lo Spirito
increato e lo spirito umano creato.
53. Si pu dire che tutto ci rientra nell'ambito del grande
Giubileo, sopra menzionato. Bisogna, infatti, oltrepassare la
dimensione storica del fatto, considerato nella sua superficie.
Bisogna raggiungere, nello stesso contenuto cristologico del
fatto, la dimensione pneumatologica, abbracciando con lo
sguardo della fede i due millenni dell'azione dello Spirito di
verit, il quale, attraverso i secoli, ha attinto dal tesoro
della redenzione di Cristo dando agli uomini la nuova vita,
operando in essi l'adozione nel Figlio unigenito,
santificandoli, sicch essi possono ripetere con san Paolo:
"Abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio". Ma, seguendo questo
motivo del Giubileo, non  possibile limitarsi ai duemila anni
trascorsi dalla nascita di Cristo. Bisogna risalire indietro,
abbracciare tutta l'azione dello Spirito Santo anche prima di
Cristo--sin dal principio, in tutto il mondo e, specialmente,
nell'economia dell'Antica Alleanza. Questa azione, infatti, in
ogni luogo e in ogni tempo, anzi in ogni uomo, si  svolta
secondo l'eterno piano di salvezza, per il quale essa 
strettamente unita al mistero dell'incarnazione e della
redenzione, che a sua volta esercit il suo influsso nei
credenti in Cristo venturo. Ci  attestato in modo particolare
nella Lettera agli Efesini. La grazia, pertanto, porta
congiuntamente in s una caratteristica cristologica ed insieme
pneumatologica, che si verifica soprattutto in coloro che
espressamente aderiscono al Cristo: "In lui (in Cristo)...
avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo, che era stato
promesso, il quale  caparra della nostra eredit in attesa
della completa redenzione". Ma, sempre nella prospettiva del
grande Giubileo, dobbiamo anche guardare pi ampiamente e
andare "al largo", sapendo che "il vento soffia dove vuole",
secondo l'immagine usata da Ges nel colloquio con Nicodemo. Il
Concilio Vaticano II, concentrato soprattutto sul tema della
Chiesa, ci ricorda l'azione dello Spirito Santo anche "al di
fuori" del corpo visibile della Chiesa. Esso parla appunto di
"tutti gli uomini di buona volont, nel cui cuore opera
invisibilmente la grazia. Cristo infatti,  morto per tutti e
la vocazione ultima dell'uomo  effettivamente una sola, quella
divina; perci, dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a
tutti, nel modo che Dio conosce, la possibilit di essere
associati al mistero pasquale".
54. "Dio  spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in
spirito e verit". Queste parole Ges le ha dette in un altro
suo colloquio: quello con la Samaritana. Il grande Giubileo,
che si celebrer al termine di questo Millennio ed all'inizio
di quello successivo, deve costituire un potente appello
rivolto a tutti coloro che "adorano Dio in spirito e verit".
Deve essere per tutti una speciale occasione per meditare il
mistero di Dio uno e trino, il quale in se stesso 
completamente trascendente nei riguardi del mondo, specialmente
del mondo visibile:  infatti, Spirito assoluto, "Dio 
spirito" ed insieme, in modo mirabile,  non solo vicino a
questo mondo, ma vi  presente e, in certo senso, immanente, lo
compenetra e vivifica dall'interno. Ci vale in modo speciale
per l'uomo: Dio  nell'intimo del suo essere, come pensiero,
coscienza, cuore; e realt psicologica e ontologica,
considerando la quale sant'Agostino diceva di lui: " pi
intimo del mio intimo". Queste parole ci aiutano a capir meglio
quelle rivolte da Ges alla Samaritana: "Dio  spirito". Solo
lo Spirito pu essere "pi intimo del mio intimo" sia
nell'essere, sia nell'esperienza spirituale; solo lo Spirito
pu essere tanto immanente nell'uomo e nel mondo, permanendo
inviolabile e immutabile nella sua assoluta trascendenza. Ma in
modo nuovo e in forma visibile la presenza divina nel mondo e
nell'uomo si  manifestata in Ges Cristo. In lui davvero "
apparsa la grazia". L'amore di Dio Padre, dono, grazia
infinita, principio di vita,  divenuto palese in Cristo, e
nell'umanit di lui si  fatto "parte" dell'universo, del
genere umano, della storia. Quell'"apparizione" della grazia
nella storia dell'uomo, mediante Ges Cristo, si  compiuta per
opera dello Spirito Santo, che  il principio di ogni azione
salvifica di Dio nel mondo: egli, "Dio nascosto", che come
amore e dono "riempie l'universo". Tutta la vita della Chiesa,
quale si manifester nel grande Giubileo, significa andare
incontro al Dio nascosto: incontro allo Spirito, che d la
vita.
CAPITOLO 3. - Lo Spirito Santo nel dissidio interno dell'uomo: la carne ha
desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha desideri contrari alla carne.
55. Purtroppo, risulta dalla storia della salvezza che quel
farsi vicino e presente di Dio all'uomo e al mondo, quella
mirabile "condiscendenza" dello Spirito incontra nella nostra
realt umana resistenza ed opposizione. Quanto sono eloquenti
da questo punto di vista le parole profetiche del vegliardo di
nome Simeone, il quale "mosso dallo Spirito" si rec al tempio
di Gerusalemme, per annunciare davanti al bambino di Betlemme
che "egli  qui per la rovina e la risurrezione di molti in
Israele, segno di contraddizione". L'opposizione a Dio, che 
Spirito invisibile, nasce in una certa misura gi sul terreno
della radicale diversit del mondo da lui, cio dalla sua
"visibilit" e "materialit" in rapporto a lui "invisibile" e
"assoluto Spirito"; dalla sua essenziale e inevitabile
imperfezione in rapporto a lui, essere perfettissimo. Ma
l'opposizione diventa conflitto, ribellione sul terreno etico
per quel peccato che prende possesso del cuore umano, nel quale
"la carne... ha desideri contrari allo spirito, e lo spirito ha
desideri contrari alla carne". Di questo peccato lo Spirito
Santo deve "convincere il mondo", come abbiamo detto. San Paolo
 colui che in modo particolarmente eloquente descrive la
tensione e la lotta, che agita il cuore umano. "Vi dico dunque
- leggiamo nella Lettera ai Galati - : camminate secondo lo
spirito, e non sarete portati a soddisfare i desideri della
carne; la carne, infatti, ha desideri contrari allo spirito, e
lo spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si
oppongono a vicenda, sicch voi non fate quello che vorreste".
Gi nell'uomo come essere composto, spirituale-corporale,
esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di
tendenze tra lo "spirito" e la "carne". Ma essa di fatto
appartiene all'eredit del peccato, ne  una conseguenza e,
nello stesso tempo, una conferma. Essa fa parte dell'esperienza
quotidiana. Come scrive l'Apostolo: "Del resto, le opere della
carne sono ben note: fornicazione, impurit, libertinaggio,
ubriachezze, orge e cose del genere". Sono i peccati che si
potrebbero definire "carnali". Ma l'Apostolo ne aggiunge anche
altri: "Inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni,
fazioni, invidie". Tutto questo costituisce "le opere della
carne". Ma a queste opere, che sono indubbiamente cattive,
Paolo contrappone "il frutto dello Spirito", come "amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bont, fedelt, mitezza,
dominio di s". Dal contesto risulta chiaro che per l'Apostolo
non si tratta di discriminare e di condannare il corpo, che con
l'anima spirituale costituisce la natura dell'uomo e la sua
soggettivit personale; egli tratta, invece, delle opere, o
meglio delle stabili disposizioni - virt e vizi - moralmente
buone o cattive, che sono frutto di sottomissione (nel primo
caso) oppure di resistenza (nel secondo) all'azione salvifca
dello Spirito Santo. Perci, l'Apostolo scrive: "Se pertanto
viviamo dello spirito, camminiamo anche secondo lo spirito". E
in altri passi: "Coloro infatti che vivono secondo la carne,
pensano alle cose della carne; quelli, invece, che vivono
secondo lo spirito, alle cose dello spirito"; "Viviamo,
infatti, sotto il dominio dello spirito, dal momento che lo
Spirito di Dio abita in noi". La contrapposizione che san Paolo
stabilisce tra la vita "secondo lo spirito" e la vita "secondo
la carne", genera un'ulteriore contrapposizione: quella della
"vita" e della "morte". "I desideri della carne portano alla
morte, mentre i desideri dello spirito portano alla vita e alla
pace"; di qui l'ammonimento: "Se vivete secondo la carne, voi
morirete; se, invece, con l'aiuto dello Spirito fate morire le
opere del corpo, voi vivrete". A ben considerare, questa 
un'esortazione a vivere nella verit, cio secondo i dettami
della retta coscienza e, nello stesso tempo,  una professione
di fede nello Spirito di verit, come in colui che d la vita.
Il corpo, infatti, " morto a causa del peccato, ma lo spirito
 vita a causa della giustificazione"; "Cos dunque... siamo
debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne".
Siamo piuttosto debitori a Cristo, che nel mistero pasquale ha
operato la nostra giustificazione, ottenendo a noi lo Spirito
Santo: "Infatti, siamo stati comprati a caro prezzo". Nei testi
di san Paolo si sovrappongono--e reciprocamente si compenetrano
- la dimensione ontologica (la carne e lo spirito), quella
etica (il bene e il male morale), quella pneumatologica
(l'azione dello Spirito Santo nell'ordine della grazia). Le sue
parole (specialmente nelle Lettere ai Romani e ai Galati ci
fanno conoscere e sentire al vivo la grandezza di quella
tensione e lotta, che si svolge nell'uomo tra l'apertura verso
l'azione dello Spirito Santo e la resistenza e l'opposizione a
lui, al suo dono salvifco. I termini o poli contrapposti sono,
da parte dell'uomo, la sua limitatezza e peccaminosit, punti
nevralgici della sua realt psicologica ed etica; e, da parte
di Dio, il mistero del dono, quell'incessante donarsi della
vita divina nello Spirito Santo. Di chi sar la vittoria? Di
chi avr saputo accogliere il dono.
56. Purtroppo, la resistenza allo Spirito Santo, che san Paolo
sottolinea nella dimensione interiore e soggettiva come
tensione, lotta, ribellione che avviene nel cuore umano, trova
nelle varie epoche della storia e, specialmente, nell'epoca
moderna la sua dimensione esteriore, concretizzandosi come
contenuto della cultura e della civilt, come sistema
filosofico, come ideologia, come programma di azione e di
formazione dei comportamenti umani. Essa trova la sua massima
espressione nel materialismo, sia nella sua forma teorica -
come sistema di pensiero, sia nella sua forma pratica - come
metodo di lettura e di valutazione dei fatti e come programma,
altres, di condotta corrispondente. Il sistema che ha dato il
massimo sviluppo e ha portato alle estreme conseguenze
operative questa forma di pensiero, di ideologia e di prassi, 
il materialismo dialettico e storico, riconosciuto tuttora come
sostanza vitale del marxismo. In linea di principio e di fatto
il materialismo esclude radicalmente la presenza e l'azione di
Dio, che  spirito nel mondo e, soprattutto, nell'uomo per la
fondamentale ragione che non accetta la sua esistenza, essendo
un sistema essenzialmente e programmaticamente ateo.  il
fenomeno impressionante del nostro tempo, al quale il Concilio
Vaticano II ha dedicato alcune pagine significative: l'ateismo.
Anche se non si pu parlare dell'ateismo in modo univoco n si
pu ridurlo esclusivamente alla filosofia materialistica, dato
che esistono varie specie di ateismo e forse si pu dire che
spesso si usa tale parola in senso equivoco, tuttavia  certo
che un vero e proprio materialismo, inteso come teoria che
spiega la realt e assunto come principio-chiave dell'azione
personale e sociale, ha carattere ateo. L'orizzonte dei valori
e dei fini dell'agire, che esso delinea,  strettamente legato
all'interpretazione come "materia" di tutta la realt. Se esso
parla a volte anche dello "spirito e delle questioni dello
spirito", per esempio nel campo della cultura o della morale,
ci fa soltanto in quanto considera certi fatti come derivati
(epifenomeni) dalla materia, la quale secondo questo sistema 
l'unica ed esclusiva forma dell'essere. Ne consegue che,
secondo tale interpretazione, la religione pu essere intesa
solamente come una specie di "illusione idealistica", da
combattere nei modi e con i metodi pi opportuni secondo i
luoghi e le circostanze storiche, per eliminarla dalla societ
e dal cuore stesso dell'uomo. Si pu dire, pertanto, che il
materialismo  lo sviluppo sistematico e coerente di quella
"resistenza" e opposizione, denunciate da san Paolo con le
parole: "La carne ha desideri contrari allo spirito". Questa
conflittualit , per, reciproca, come mette in rilievo
l'Apostolo nella seconda parte del suo aforisma: "Lo spirito ha
desideri contrari alla carne". Chi vuole vivere secondo lo
Spirito nell'accettazione e nella corrispondenza alla sua
azione salvifica, non pu non respingere le tendenze e le
pretese, interne ed esterne, della "carne", anche nella sua
espressione ideologica e storica di "materialismo"
antireligioso. Su questo sfondo cos caratteristico del nostro
tempo si devono sottolineare i "desideri dello spirito" nei
preparativi al grande Giubileo, come richiami che risuonano
nella notte di un nuovo tempo di avvento, in fondo al quale,
come duemila anni fa, "ogni uomo vedr la salvezza di Dio".
Questa  una possibilit e una speranza, che la Chiesa affida
agli uomini di oggi. Essa sa che l'incontro-scontro, tra i
"desideri contrari allo spirito", che caratterizano tanti
aspetti della civilt contemporanea, specialmente in alcuni
suoi mbiti, e i "desideri contrari alla carne", con
l'avvicinarsi di Dio, con la sua incarnazione, con la sua
sempre nuova comunicazione nello Spirito Santo, pu presentare
in molti casi un carattere drammatico e forse risolversi in
nuove sconfitte umane. Ma essa crede fermamente che, da parte
di Dio,  sempre un comunicarsi salvifico, una venuta salvifica
e, semmai, un salvifico "convincere del peccato" ad opera dello
Spirito.
57. Nella contrapposizione paolina dello "spirito" e della
"carne"  inscritta anche la contrapposizione della "vita" e
della "morte". Grave problema, questo, circa il quale bisogna
dire subito che il materialismo, come sistema di pensiero, in
ogni sua versione, significa l'accettazione della morte quale
definitivo termine dell'esistenza umana. Tutto ci che 
materiale,  corruttibile e, perci, il corpo umano (in quanto
"animale")  mortale. Se l'uomo nella sua essenza  solo
"carne", la morte rimane per lui un confine e un termine
invalicabile. Allora si capisce come si possa dire che la vita
umana  esclusivamente un "esistere per morire". Bisogna
aggiungere che sull'orizzonte della civilt contemporanea -
specialmente di quella pi sviluppata in senso tecnico-
scientifico - i segni e i segnali di morte sono diventati
particolarmente presenti e frequenti. Basti pensare alla corsa
agli armamenti e al pericolo, in essa insito, di
un'autodistruzione nucleare. D'altra parte, si  rivelata
sempre pi a tutti la grave situazione di vaste regioni del
nostro pianeta, segnate dall'indigenza e dalla fame
apportatrici di morte. Si tratta di problemi che non sono solo
economici, ma anche e prima di tutto etici. Senonch,
sull'orizzonte della nostra epoca si addensano "segni di morte"
anche pi cupi: si  diffuso il costume - che in alcuni luoghi
rischia di diventare quasi un'istituzione - di togliere la vita
agli esseri umani prima ancora della loro nascita, o anche
prima che siano arrivati al naturale traguardo della morte. E
ancora: nonostante tanti nobili sforzi in favore della pace,
sono scoppiate e sono in corso nuove guerre, che privano della
vita o della salute centinaia di migliaia di uomini. E come non
ricordare gli attentati alla vita umana da parte del
terrorismo, organizzato anche su scala internazionale?
Purtroppo, questo  solo un abbozzo parziale ed incompleto del
quadro di morte che si sta componendo nella nostra epoca,
mentre ci avviciniamo sempre di pi alla fine del secondo
Millennio cristiano. Dalle tinte fosche della civilt
materialistica e, in particolare, da quei segni di morte che si
moltiplicano nel quadro sociologico-Storico, in cui essa si 
attuata, non sale forse una nuova invocazione, pi o meno
consapevole, allo Spirito che d la vita? In ogni caso, anche
indipendentemente dall'ampiezza delle speranze o delle
disperazioni umane, come delle illusioni o degli inganni,
derivanti dallo sviluppo dei sistemi materialistici di pensiero
e di vita, rimane la certezza cristiana che lo Spirito soffia
dove vuole e che noi possediamo "le primizie dello Spirito", e
che perci, possiamo anche essere soggetti alle sofferenze dei
tempo che passa, ma "gemiamo interiormente aspettando... la
redenzione del nostro corpo", ossia di tutto il nostro essere
umano, corporeo e spirituale. Gemiamo, s, ma in un'attesa
carica di indefettibile speranza, perch proprio a questo
essere umano si  avvicinato Dio, che  Spirito. Dio Padre ha
mandato "il proprio Figlio in una carne simile a quella del
peccato e, in vista del peccato, ha condannato il peccato". Al
culmine del mistero pasquale, il Figlio di Dio, fatto uomo e
crocifisso per i peccati del mondo, si  presentato in mezzo ai
suoi apostoli dopo la risurrezione, ha alitato su di loro e ha
detto: "Ricevete lo Spirito Santo". Questo "soffio" continua
sempre. Ed ecco, "lo Spirito viene in aiuto alla nostra
debolezza".
CAPITOLO 4. - Lo Spirito Santo nel rafforzamento dell'"uomo interiore"
58. Il mistero della Risurrezione e della Pentecoste 
annunciato e vissuto dalla Chiesa, che  l'erede e la
continuatrice della testimonianza degli apostoli circa la
risurrezione di Ges Cristo. Essa  la testimone perenne di
questa vittoria sulla morte, che ha rivelato la potenza dello
Spirito Santo e ha determinato la sua nuova venuta, la sua
nuova presenza negli uomini e nel mondo. Infatti nella
risurrezione di Cristo lo Spirito Santo Paraclito si  rivelato
soprattutto come colui che d la vita: "Colui che ha
risuscitato Cristo dai morti dar la vita anche ai vostri corpi
mortali per mezzo del suo Spirito, che abita in voi". Nel nome
della risurrezione di Cristo la Chiesa annuncia la vita, che si
 manifestata oltre il limite della morte, la vita che  pi
forte della morte. Al tempo stesso, essa annuncia colui che d
questa vita: lo Spirito vivificatore; lo annuncia e con lui
coopera nel dare la vita. Infatti, se "il corpo  morto a causa
del peccato..., lo spirito  vita a causa della
giustificazione", operata da Cristo crocifisso e risorto. E in
nome della risurrezione di Cristo la Chiesa serve la vita che
proviene da Dio stesso, in stretta unione ed in umile servizio
allo Spirito. Proprio per questo servizio l'uomo diventa in
modo sempre nuovo la "via della Chiesa", come ho gi detto
nell'Enciclica su Cristo Redentore ed ora ripeto in questa
sullo Spirito Santo. Unita con lo Spirito, la Chiesa 
consapevole pi di ogni altro della realt dell'uomo interiore,
di ci che nell'uomo  pi profondo ed essenziale, perch
spirituale ed incorruttibile. A questo livello lo Spirito
innesta la "radice dell'immortalit", dalla quale spunta la
nuova vita: cio, la vita dell'uomo in Dio, che, come frutto
della sua autocomunicazione salvifica nello Spirito Santo, pu
svilupparsi e consolidarsi solo sotto l'azione di costui.
Perci, l'Apostolo si rivolge a Dio in favore dei credenti, ai
quali dichiara: "Piego le ginocchia davanti al Padre..., perch
vi conceda... di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito
nell'uomo interiore". Sotto l'influsso dello Spirito Santo
matura e si rafforza quest'uomo interiore, cio "spirituale".
Grazie alla divina comunicazione lo spirito umano, che "conosce
i segreti dell'uomo", si incontra con lo "Spirito che scruta le
profondit di Dio". In questo Spirito, che  il dono eterno,
Dio uno e trino si apre all'uomo, allo spirito umano. Il soffio
nascosto dello Spirito divino fa s che lo spirito umano si
apra, a sua volta, davanti all'aprirsi salvifico e santificante
di Dio. Per il dono della grazia, che viene dallo Spirito,
l'uomo entra in "una vita nuova", viene introdotto nella realt
soprannaturale della stessa vita divina e diventa "dimora dello
Spirito Santo", "tempio vivente di Dio". Per lo Spirito Santo,
infatti, il Padre e il Figlio vengono a lui e prendono dimora
presso di lui. Nella comunione di grazia con la Trinit si
dilata l'"area vitale" dell'uomo, elevata al livello
soprannaturale della vita divina. L'uomo vive in Dio e di Dio:
vive "secondo lo Spirito" e "pensa alle cose dello Spirito".
59. L'intima relazione con Dio nello Spirito Santo fa s che
l'uomo comprenda in modo nuovo anche se stesso la propria
umanit. Viene cos realizzata pienamente quell'immagine e
somiglianza di Dio, che  l'uomo sin dall'inizio. Tale intima
verit dell'essere umano deve essere di continuo riscoperta
alla luce di Cristo, che  il prototipo del rapporto con Dio,
e, in lui, deve essere anche riscoperta la ragione del
"ritrovarsi pienamente attraverso un dono sincero di s" con
gli altri uomini, come scrive il Concilio Vaticano II: proprio
in ragione della somiglianza divina che "manifesta che nella
terra l'uomo...  l'unica creatura che Dio abbia voluto per se
stessa", nella sua dignit di persona, ma aperta
all'integrazione e alla comunione sociale. La conoscenza
efficace e l'attuazione piena di questa verit dell'essere
avvengono solo per opera dello Spirito Santo. L'uomo impara
questa verit da Ges Cristo e la attua nella propria vita per
opera dello Spirito, che egli stesso ci ha dato. Su questa via
- sulla via di una tale maturazione interiore, che include la
piena scoperta del senso dell'umanit - Dio si fa intimo
all'uomo, penetra sempre pi a fondo in tutto il mondo umano.
Dio uno e trino, che in se stesso "esiste" come trascendente
realt di dono interpersonale, comunicandosi nello Spirito
Santo come dono all'uomo, trasforma il mondo umano dal di
dentro, dall'interno dei cuori e delle coscienze. Su questa via
il mondo, reso partecipe del dono divino, diventa - come
insegna il Concilio - "sempre pi umano, sempre pi
profondamente umano", mentre in esso matura, mediante i cuori e
le coscienze degli uomini, il Regno in cui Dio sar
definitivamente "tutto in tutti": come dono e amore. Dono e
amore:  questa l'eterna potenza dell'aprirsi di Dio uno e
trino all'uomo e al mondo, nello Spirito Santo. Nella
prospettiva dell'anno Duemila dalla nascita di Cristo si tratta
di ottenere che un numero sempre pi grande di uomini "possa
ritrovarsi pienamente... attraverso un dono sincero di s",
secondo la citata espressione del Concilio. Che sotto l'azione
dello Spirito Paraclito si realizzi nel nostro mondo quel
processo di vera maturazione nell'umanit, nella vita
individuale e in quella comunitaria, in ordine al quale Ges
stesso, "quando prega il Padre perch "tutti siano una cosa
sola, come io e te siamo una cosa sola" (Gv 17,21), ci ha
suggerito una certa similitudine tra l'unione delle Persone
divine e l'unione dei figli di Dio nella verit e nella
carit". Il Concilio ribadisce tale verit sull'uomo, e la
Chiesa vede in essa un'indicazione particolarmente forte e
determinante dei propri compiti apostolici. Se, infatti, l'uomo
 la via della Chiesa, questa via passa attraverso tutto il
mistero di Cristo, come divino modello dell'uomo. Su questa via
lo Spirito Santo, rafforzando in ciascuno di noi "l'uomo
interiore", fa s che l'uomo sempre meglio "si ritrovi
attraverso un dono sincero di s". Si pu dire che in queste
parole della Costituzione pastorale del Concilio si riassuma
tutta l'antropologia cristiana: quella teoria e prassi, fondata
sul Vangelo, nella quale l'uomo scoprendo in se stesso
l'appartenenza a Cristo e, in lui, l'elevazione a figlio di
Dio, comprende meglio anche la sua dignit di uomo, proprio
perch  il soggetto dell'avvicinamento e della presenza di
Dio, il soggetto della condiscendenza divina, nella quale 
contenuta la prospettiva ed addirittura la radice stessa della
definitiva glorificazione. Allora si pu veramente ripetere che
"gloria di Dio  l'uomo vivente, ma vita dell'uomo  la visione
di Dio": l'uomo, vivendo una vita divina,  la gloria di Dio, e
di questa vita e di questa gloria lo Spirito Santo  il
dispensatore nascosto. Egli - dice il grande Basilio -
"semplice nell'essenza, molteplice nelle sue virt..., si
diffonde senza che subisca alcuna diminuzione,  presente a
ciascuno di quanti sono capaci di riceverlo come se fosse lui
solo, ed in tutti infonde la grazia sufficiente e completa".
60. Quando, sotto l'influsso del Paraclito, gli uomini scoprono
questa dimensione divina del loro essere e della loro vita, sia
come persone che come comunit, essi sono in grado di liberarsi
dai diversi determinismi derivati principalmente dalle basi
materialistiche del pensiero, della prassi e della sua relativa
metodologia. Nella nostra epoca questi fattori sono riusciti a
penetrare fin nell'intimo dell'uomo, in quel santuario della
coscienza dove lo Spirito Santo immette di continuo la luce e
la forza della vita nuova secondo la "libert dei figli di
Dio". La maturazione dell'uomo in questa vita  impedita dai
condizionamenti e dalle pressioni, che su di lui esercitano le
strutture e i meccanismi dominanti nei diversi settori della
societ. Si pu dire che in molti casi i fattori sociali,
anzich favorire lo sviluppo e l'espansione dello spirito
umano, finiscono con lo strapparlo alla genuina verit del suo
essere e della sua vita - sulla quale veglia lo Spirito Santo -
per sottometterlo al "principe di questo mondo". Il grande
Giubileo del Duemila contiene, pertanto, un messaggio di
liberazione ad opera dello Spirito, che solo pu aiutare le
persone e le comunit a liberarsi dai vecchi e nuovi
determinismi, guidandole con la "legge dello Spirito, che d
vita in Cristo Ges", cos scoprendo e attuando la piena misura
della vera libert dell'uomo. Infatti - come scrive san Paolo -
l "dove c' lo Spirito del Signore, c' libert". Tale
rivelazione della libert e, dunque, della vera dignit
dell'uomo acquista una particolare eloquenza per i cristiani e
per la Chiesa in stato di persecuzione - sia nei tempi antichi,
sia in quello presente: perch i testimoni della Verit divina
diventano allora una vivente verifica dell'azione dello Spirito
di verit, presente nel cuore e nella coscienza dei fedeli, e
non di rado segnano col loro martirio la suprema glorificazione
della dignit umana. Anche nelle comuni condizioni della
societ i cristiani, come testimoni dell'autentica dignit
dell'uomo, per la loro obbedienza allo Spirito Santo,
contribuiscono al molteplice "rinnovamento della faccia della
terra", collaborando con i loro fratelli per realizzare e
valorizzare tutto ci che nell'odierno progresso della civilt,
della cultura, della scienza, della tecnica e degli altri
settori del pensiero e dell'attivit umana,  buono, nobile e
bello. Ci fanno come discepoli di Cristo, che - come scrive il
Concilio - "con la sua risurrezione costituito Signore,...
opera nel cuore degli uomini con la virt del suo Spirito, non
solo suscitando il desiderio del mondo futuro, ma per ci
stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei
generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca
di rendere pi umana la propria vita e di sottomettere a questo
fine tutta la terra". Cos essi affermano ancor pi la
grandezza dell'uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio,
grandezza che s'illumina al mistero dell'incarnazione del
Figlio di Dio, il quale "nella pienezza del tempo", per opera
dello Spirito Santo,  entrato nella storia e si  manifestato
vero uomo, lui generato prima di ogni creatura, "in virt del
quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui".
CAPITOLO 5. - La Chiesa sacramento dell'intima unione con Dio
61. Avvicinandosi la conclusione del secondo Millennio, che
deve ricordare a tutti e quasi render di nuovo presente
l'avvento del Verbo nella "pienezza del tempo" la Chiesa ancora
una volta intende penetrare nell'essenza stessa della sua
costituzione divino-umana e di quella missione, che la fa
partecipare alla missione messianica di Cristo, secondo
l'insegnamento e il progetto sempre valido del Concilio
Vaticano II. Seguendo questa linea, possiamo risalire al
Cenacolo, dove Ges Cristo rivela lo Spirito Santo come
Paraclito, come Spirito di verit, e parla della propria
"dipartita" mediante la Croce quale condizione necessaria della
sua "venuta": " bene per voi che io me ne vada, perch, se non
me ne vado, non verr a voi il consolatore; ma, quando me ne
sar andato, ve lo mander". Abbiamo visto che questo annuncio
ha avuto la prima realizzazione gi la sera del giorno di
Pasqua e poi durante la celebrazione gerosolimitana della
Pentecoste, e che da allora esso si verifica nella storia
dell'umanit mediante la Chiesa. Alla luce di quell'annuncio
prende pieno significato anche ci che Ges, sempre durante
l'Ultima Cena, dice a proposito della sua nuova "venuta". ,
infatti, significativo che nello stesso discorso di addio egli
annunci non solo la sua "dipartita", ma anche la sua nuova
"venuta". Dice appunto: "Non vi lascer orfani, ritorner da
voi". E nel momento del definitivo congedo, prima di salire al
Cielo, ripeter ancora pi esplicitamente: "Ecco io sono con
voi", lo sono "tutti i giorni, fino alla fine dei mondo".
Questa nuova "venuta" di Cristo, questo suo continuo venire per
essere con gli apostoli, con la Chiesa, questo suo "sono con
voi fino alla fine del mondo", non cambia certo il fatto della
sua "dipartita". Segue ad essa dopo la conclusione
dell'attivit messianica di Cristo sulla terra, ed avviene
nell'ambito del preannunciato invio dello Spirito Santo e, per
cos dire, s'inscrive all'interno della sua stessa missione. E
tuttavia si compie per opera dello Spirito Santo, il quale fa
s che il Cristo, che  andato via, venga ora e sempre in modo
nuovo. Questo nuovo venire di Cristo per opera dello Spirito
Santo e la sua costante presenza e azione nella vita spirituale
si attuano nella realt sacramentale. In essa il Cristo, che 
andato via nella sua umanit visibile, viene,  presente e
agisce nella Chiesa in modo talmente intimo da costituirla come
suo corpo. Come tale, la Chiesa vive opera e cresce "fino alla
fine del mondo". Tutto ci avviene per opera dello Spirito
Santo.
62. La pi completa espressione sacramentale della "dipartita"
di Cristo per mezzo del mistero della Croce e della
Risurrezione  l'Eucaristia. In essa si realizza ogni volta
sacramentalmente la sua venuta, la sua presenza salvifica: nel
sacrificio e nella comunione. Si realizza per opera dello
Spirito Santo, all'interno della sua propria missione. Mediante
l'Eucaristia lo Spirito Santo realizza quel "rafforzamento
dell'uomo interiore", di cui parla la Lettera agli Efesini.
Mediante l'Eucaristia le persone e le comunit, sotto l'azione
del Paraclito consolatore, imparano a scoprire il senso divino
della vita umana, richiamato dal Concilio: quel senso, per cui
Ges Cristo "svela pienamente l'uomo all'uomo", suggerendo "una
certa similitudine tra l'unione delle Persone divine e l'unione
dei figli di Dio nella verit e nella carit". Una tale unione
si esprime e si realizza specialmente mediante l'Eucaristia,
nella quale l'uomo, partecipando al sacrificio di Cristo, che
tale celebrazione attualizza, impara anche a "ritrovarsi...
attraverso un dono... di s", nella comunione con Dio e con gli
altri uomini, suoi fratelli. Per questo i primi cristiani, sin
dai giorni successivi alla discesa dello Spirito Santo, "erano
assidui nella frazione del pane e nelle preghiere", formando in
questo modo una comunit unita all'insegnamento degli apostoli.
Cos essi "riconoscevano" che il loro Signore, risorto e gi
asceso al cielo, nuovamente veniva in mezzo a loro, nella
comunit eucaristica della Chiesa e per suo mezzo. Guidata
dallo Spirito Santo, la Chiesa sin dall'inizio espresse e
conferm se stessa mediante l'Eucaristia. E cos  stato
sempre, in tutte le generazioni cristiane, fino ai nostri
tempi, fino a questa vigilia del compimento del secondo
Millennio cristiano. Certo, dobbiamo, purtroppo, constatare che
questo Millennio, ormai trascorso,  stato quello delle grandi
separazioni tra i cristiani. Tutti i credenti in Cristo,
dunque, sull'esempio degli apostoli, dovranno mettere ogni
impegno nel conformare pensiero e azione alla volont dello
Spirito Santo, "principio di unit della Chiesa", affinch
tutti i battezzati in un solo Spirito per costituire un solo
corpo, si ritrovino fratelli uniti nella celebrazione della
medesima Eucaristia, "sacramento di piet, segno di unit,
vincolo di carit!".
63. La presenza eucaristica di Cristo - il suo sacramentale
"sono con voi" - permette alla Chiesa di scoprire sempre pi
profondamente il proprio mistero, come attesta tutta
l'ecclesiologia del Concilio Vaticano II, per il quale "la
Chiesa  in Cristo come un sacramento, o segno e strumento
dell'intima unione con Dio e dell'unit di tutto il genere
umano". Come sacramento, la Chiesa si sviluppa dal mistero
pasquale della "dipartita" di Cristo, vivendo della sua sempre
nuova "venuta" per opera dello Spirito Santo, all'interno della
stessa missione del Paraclito-Spirito di verit. Proprio questo
 il mistero essenziale della Chiesa, come professa il
Concilio. Se in forza della creazione Dio  colui nel quale noi
tutti "viviamo, ci muoviamo ed esistiamo", a sua volta la
potenza della redenzione perdura e si sviluppa nella storia
dell'uomo e del mondo come in un duplice "ritmo", la cui fonte
si trova nell'eterno Padre.  il ritmo, da un lato, della
missione del Figlio, che  venuto nel mondo, nascendo da Maria
Vergine per opera dello Spirito Santo; e, dall'altro,  anche
il ritmo della missione dello Spirito Santo, quale  stato
rivelato definitivamente da Cristo. Per la "dipartita" del
Figlio, lo Spirito  venuto e viene continuamente come
consolatore e Spirito di verit. E nell'ambito della sua
missione, quasi nell'intimo dell'invisibile presenza dello
Spirito, il Figlio, che "era andato via" nel mistero pasquale,
"viene" ed  continuamente presente nel mistero della Chiesa,
ed ora si cela, ora si manifesta nella sua storia, sempre
conducendone il corso. Tutto ci avviene in modo sacramentale
per opera dello Spirito Santo, il quale, attingendo alle
ricchezze della redenzione di Cristo, continuamente d la vita.
Nel prendere sempre pi viva coscienza di questo mistero, la
Chiesa vede meglio se stessa soprattutto come sacramento. Ci
avviene anche perch, per volere del suo Signore, mediante i
vari Sacramenti la Chiesa compie il suo ministero salvifico nei
riguardi dell'uomo. Il ministero sacramentale, ogni volta che
si attua, porta con s il mistero della "dipartita" di Cristo
mediante la Croce e la Risurrezione, in forza della quale viene
lo Spirito Santo. Viene e opera: "d la vita". I Sacramenti,
infatti, significano la grazia e conferiscono la grazia:
esprimono la vita e danno la vita. La Chiesa  la dispensatrice
visibile dei sacri segni, mentre lo Spirito Santo vi agisce
come il dispensatore invisibile della vita che essi
significano. Insieme con lo Spirito c' ed agisce Cristo Ges.
64. Se la Chiesa  il sacramento dell'intima unione con Dio,
tale  in Ges Cristo, in cui questa stessa unione si attua
come realt salvifca. Tale  in Ges Cristo per opera dello
Spirito Santo. La pienezza della realt salvifica, che  il
Cristo nella storia, si diffonde in modo sacramentale nella
potenza dello Spirito Paraclito. In questo modo lo Spirito
Santo  l'"altro consolatore", o nuovo consolatore, perch
mediante la sua azione la Buona Novella prende corpo nelle
coscienze e nei cuori umani e si espande nella storia. In tutto
ci  lo Spirito Santo che d la vita. Quando usiamo la parola
"sacramento" in riferimento alla Chiesa, dobbiamo tener
presente che nel testo conciliare la sacramentalit della
Chiesa appare distinta da quella che  propria, in senso
stretto, dei Sacramenti. Leggiamo infatti: "La Chiesa ... come
un sacramento, o segno e strumento dell'intima unione con Dio".
Ma ci che conta ed emerge dal senso analogico con cui la
parola  impiegata nei due casi,  il rapporto che la Chiesa ha
con la potenza dello Spirito Santo, colui che solo d la vita:
la Chiesa  segno e strumento della presenza e dell'azione
dello Spirito vivificante. Il Vaticano II aggiunge che la
Chiesa  "un sacramento... dell'unit di tutto il genere
umano". Si tratta evidentemente dell'unit che il genere umano,
in se stesso variamente differenziato, ha da Dio e in Dio. Essa
si radica nel mistero della creazione ed acquista una
dimensione nuova nel mistero della redenzione, in ordine
all'universale salvezza. Poich Dio "vuole che tutti gli uomini
siano salvati e giungano alla conoscenza della verit", la
redenzione comprende tutti gli uomini e, in certo modo, tutta
la creazione. Nella stessa universale dimensione della
redenzione agisce, in forza della "dipartita" di Cristo, lo
Spirito Santo. Perci la Chiesa, radicata mediante il suo
proprio mistero nell'economia trinitaria della salvezza, a buon
diritto intende se stessa come "sacramento dell'unit di tutto
il genere umano". Essa sa di esserlo per la potenza dello
Spirito Santo, della quale  segno e strumento nell'attuazione
del piano salvifico di Dio. In questo modo si realizza la
"condiscendenza" dell'infinito amore trinitario: l'avvicinarsi
di Dio, Spirito invisibile, al mondo visibile. Dio uno e trino
si comunica all'uomo nello Spirito Santo sin dall'inizio
mediante la sua "immagine e somiglianza". Sotto l'azione dello
stesso Spirito l'uomo e, per suo mezzo, il mondo creato,
redento da Cristo, si avvicinano ai loro definitivi destini in
Dio. Di questo avvicinamento dei due poli della creazione e
della redenzione, Dio e l'uomo, la Chiesa  "un sacramento,
cio segno e strumento". Essa opera per ristabilire e
rafforzare l'unit alle radici stesse del genere umano: nel
rapporto di comunione che l'uomo ha con Dio come suo Creatore,
Signore e Redentore. E una verit che, in base all'insegnamento
del Concilio, possiamo meditare, spiegare e applicare in tutta
l'ampiezza del suo significato in questa fase di passaggio dal
secondo al terzo Millennio cristiano. E ci  caro prendere una
coscienza sempre pi viva del fatto che dentro l'azione svolta
dalla Chiesa nella storia della salvezza, inscritta nella
storia dell'umanit,  presente e operante lo Spirito Santo,
colui che col soffio della vita divina pervade il
pellegrinaggio terreno dell'uomo e fa confluire tutta la
creazione - tutta la storia - al suo termine ultimo,
nell'oceano infinito di Dio.
CAPITOLO 6. - Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni!"
65. Il soffio della vita divina, lo Spirito Santo, nella sua
maniera pi semplice e comune, si esprime e si fa sentire nella
preghiera.  bello e salutare pensare che, dovunque si prega
nel mondo, ivi  lo Spirito Santo, soffio vitale della
preghiera.  bello e salutare riconoscere che, se la preghiera
 diffusa in tutto l'orbe, nel passato, nel presente e nel
futuro, altrettanto estesa  la presenza e l'azione dello
Spirito Santo, che "alita" la preghiera nel cuore dell'uomo in
tutta la gamma smisurata delle situazioni pi diverse e delle
condizioni ora favorevoli, ora avverse alla vita spirituale e
religiosa. Molte volte, sotto l'azione dello Spirito, la
preghiera sale dal cuore dell'uomo nonostante i divieti e le
persecuzioni, e persino le proclamazioni ufficiali circa il
carattere areligioso, o addirittura ateo della vita pubblica.
La preghiera rimane sempre la voce di tutti coloro che
apparentemente non hanno voce - e in questa voce risuona sempre
quel "forte grido", attribuito a Cristo dalla Lettera agli
Ebrei. La preghiera  anche la rivelazione di quell'abisso, che
 il cuore dell'uomo: una profondit, che  da Dio e che solo
Dio pu colmare, proprio con lo Spirito Santo. Leggiamo in
Luca: "Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone
ai vostri figli, quanto pi il Padre vostro celeste dar lo
Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! ". Lo Spirito Santo
 il dono, che viene nel cuore dell'uomo insieme con la
preghiera. In questa egli si manifesta prima di tutto e
soprattutto come il dono, che "viene in aiuto alla nostra
debolezza".  il magnifico pensiero sviluppato da san Paolo
nella Lettera ai Romani quando scrive: "Noi nemmeno sappiamo
che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso
intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili".
Dunque, lo Spirito Santo non solo fa s che preghiamo, ma ci
guida "dall'interno" nella preghiera, supplendo alla nostra
insufficienza, rimediando alla nostra incapacit di pregare:
egli  presente nella nostra preghiera e le d una dimensione
divina. Cos "colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri
dello Spirito, poich egli intercede per i credenti secondo i
disegni di Dio". La preghiera per opera dello Spirito Santo
diventa l'espressione sempre pi matura dell'uomo nuovo, che
per mezzo di essa partecipa alla vita divina. La nostra
difficile epoca ha uno speciale bisogno della preghiera. Se nel
corso della storia - ieri come oggi - numerosi uomini e donne
hanno dato testimonianza dell'importanza della preghiera,
consacrandosi alla lode di Dio e alla vita di orazione
soprattutto nei monasteri con grande vantaggio per la Chiesa,
in questi anni va pure crescendo il numero delle persone che,
in movimenti e gruppi sempre pi estesi, mettono al primo posto
la preghiera ed in essa cercano il rinnovamento della vita
spirituale.  questo un sintomo significativo e consolante,
giacch da tale esperienza  derivato un reale contributo alla
ripresa della preghiera tra i fedeli, che sono stati aiutati a
meglio considerare lo Spirito Santo come colui che suscita nei
cuori un profondo anelito alla santit. In molti individui e in
molte comunit matura la consapevolezza che, pur con tutto il
vertiginoso progresso della civilt tecnico-scientifica,
nonostante le reali conquiste e le mte raggiunte, l'uomo 
minacciato, l'umanit  minacciata. Dinanzi a questo pericolo,
e anzi sperimentando gi la paurosa realt della decadenza
spirituale dell'uomo, persone singole e intere comunit, quasi
guidate da un senso interiore della fede, cercano la forza
capace di risollevare l'uomo, di salvarlo da se stesso, dai
propri sbagli e abbagli, che spesso rendono nocive le sue
stesse conquiste. E cos scoprono la preghiera, nella quale si
manifesta lo "Spirito che viene in aiuto alla nostra
debolezza". In questo modo i tempi, in cui viviamo, avvicinano
allo Spirito Santo molte persone, che ritornano alla preghiera.
Ed io confido che tutte trovino nell'insegnamento di questa
Enciclica un nutrimento per la loro vita interiore e riescano
ad irrobustire, sotto l'azione dello Spirito, il loro impegno
di preghiera in consonanza con la Chiesa e col suo Magistero.
66. In mezzo ai problemi, alle delusioni e alle speranze, alle
diserzioni e ai ritorni di questi tempi, la Chiesa rimane
fedele al mistero della sua nascita. Se  un fatto storico che
la Chiesa  uscita dal Cenacolo il giorno di Pentecoste, in un
certo senso si pu dire che non lo ha mai lasciato.
Spiritualmente l'evento della Pentecoste non appartiene solo al
passato: la Chiesa  sempre nel Cenacolo, che porta nel cuore.
La Chiesa persevera nella preghiera, come gli apostoli insieme
a Maria, Madre di Cristo, ed a coloro che in Gerusalemme
costituivano il primo germe della comunit cristiana e
attendevano, pregando, la venuta dello Spirito Santo. La Chiesa
persevera nella preghiera con Maria. Questa unione della Chiesa
orante con la Madre di Cristo fa parte del mistero della Chiesa
fin dall'inizio: noi la ve diamo presente in questo mistero,
come  presente in quello di suo Figlio. Ce lo dice il
Concilio: "La Beata Vergine..., adombrata dallo Spirito Santo,
... diede alla luce il Figlio, che Dio ha posto quale
primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29), cio tra i fedeli,
alla cui rigenerazione e formazione essa coopera con materno
amore". ella  "per le sue singolari grazie e funzioni...
intimamente congiunta con la Chiesa:  figura della Chiesa".
"La Chiesa, contemplando l'arcana santit di lei ed imitandone
la carit, diventa anch'essa madre" e "ad imitazione della
Madre del suo Signore, con la virt dello Spirito Santo,
conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza,
sincera la carit: essa pure (cio la Chiesa)  vergine, che
custodisce... la fede data allo Sposo". Si capisce cos il
senso profondo del motivo, per cui la Chiesa, unita con la
Vergine Madre, si rivolge ininterrottamente quale Sposa al suo
divino Sposo, come attestano le parole dell'Apocalisse,
riportate dal Concilio: "Lo Spirito e la Sposa dicono al
Signore Ges: "Vieni!"". La preghiera della Chiesa  questa
invocazione incessante, nella quale "lo Spirito stesso
intercede per noi": in certo modo, egli stesso la pronuncia con
la Chiesa e nella Chiesa. Lo Spirito, infatti,  dato alla
Chiesa, affinch per la sua potenza tutta la comunit del
Popolo di Dio, per quanto largamente ramificata e varia,
perseveri nella speranza: in quella speranza, nella quale
"siamo stati salvati".  la speranza escatologica, la speranza
del definitivo compimento in Dio, la speranza del Regno eterno,
che si attua nella partecipazione alla vita trinitaria. Lo
Spirito Santo, dato agli apostoli come consolatore,  il
custode e l'animatore di questa speranza nel cuore della
Chiesa. Nella prospettiva del terzo Millennio dopo Cristo,
mentre "lo Spirito e la Sposa dicono al Signore Ges:
"Vieni!"", questa loro preghiera  carica, come sempre, di una
portata escatologica, destinata a dare pienezza di significato
anche alla celebrazione del grande Giubileo. E una preghiera
rivolta in direzione dei destini salvifici, verso i quali lo
Spirito Santo apre i cuori con la sua azione attraverso tutta
la storia dell'uomo sulla terra. Nello stesso tempo, per,
questa preghiera si orienta verso un preciso momento della
storia, in cui  messa in rilievo la "pienezza del tempo",
scandita dall'anno Duemila. A questo Giubileo la Chiesa
desidera prepararsi nello Spirito Santo, come dallo Spirito
Santo fu preparata la Vergine di Nazareth, nella quale il Verbo
si fece carne.
CONCLUSIONE
67. Vogliamo concludere queste considerazioni nel cuore della
Chiesa e nel cuore dell'uomo. La via della Chiesa passa
attraverso il cuore dell'uomo, perch  qui il luogo recondito
dell'incontro salvifico con lo Spirito Santo, col Dio nascosto,
e proprio qui lo Spirito Santo diventa "sorgente di acqua, che
zampilla per la vita eterna". Qui egli giunge come Spirito di
verit e come Paraclito, quale  stato promesso da Cristo. Di
qui egli agisce come consolatore, intercessore, avvocato -
specialmente quando l'uomo, o l'umanit, si trova davanti al
giudizio di condanna di quell'"accusatore", del quale
l'Apocalisse dice che "accusa i nostri fratelli davanti al
nostro Dio giorno e notte". Lo Spirito Santo non cessa di
essere il custode della speranza nel cuore dell'uomo: della
speranza di tutte le creature umane e, specialmente, di quelle
che "possiedono le primizie dello Spirito" ed "aspettano la
redenzione del loro corpo". Lo Spirito Santo, nel suo
misterioso legame di divina comunione col Redentore dell'uomo,
 il realizzatore della continuit della sua opera: egli prende
da Cristo e trasmette a tutti, entrando incessantemente nella
storia del mondo attraverso il cuore dell'uomo.
Qui egli diventa - come proclama la Sequenza liturgica della
solennit di Pentecoste - vero "padre dei poveri, datore dei
doni luce dei cuori"; diventa "dolce ospite dell'anima", che la
Chiesa saluta incessantemente sulla soglia dell'intimit di
ogni uomo. Egli, infatti, porta "riposo e riparo" in mezzo alle
fatiche, al lavoro delle braccia e delle menti umane; porta
"riposo" e "sollievo" in mezzo alla calura del giorno, in mezzo
alle inquietudini, alle lotte e ai pericoli di ogni epoca;
porta, infine, la "consolazione", quando il cuore umano piange
ed  tentato dalla disperazione. Per questo, la stessa Sequenza
esclama: "Senza la tua forza nulla  nell'uomo, nulla  senza
colpa". Solo lo Spirito Santo, infatti, "convince del peccato",
del male, allo scopo di instaurare il bene nell'uomo e nel
mondo umano: per "rinnovare la faccia della terra". Perci,
egli opera la purificazione da tutto ci che "deturpa" l'uomo,
da "ci che  sordido"; cura le ferite anche pi profonde
dell'umana esistenza; cambia l'interiore aridit delle anime,
trasformandole in fertili campi di grazia e di santit. Quello
che  "rigido - lo piega", quello che  "gelido - lo riscalda",
quello che  "sviato - lo raddrizza" lungo le vie della
salvezza. Pregando cos, la Chiesa incessantemente professa la
sua fede: c' nel nostro mondo creato uno Spirito che  un dono
increato.  questi lo Spirito del Padre e del Figlio: come il
Padre e il Figlio,  increato, immenso, eterno, onnipotente,
Dio, Signore. Questo Spirito di Dio "riempie l'universo", e
tutto ci che  creato in lui riconosce la fonte della propria
identit, in lui trova la propria trascendente espressione, a
lui si volge e lo attende, lo invoca col suo stesso essere. A
lui, come a Paraclito, a Spirito di verit e di amore, si
rivolge l'uomo che vive di verit e di amore e che senza la
fonte della verit e dell'amore non pu vivere. A lui si
rivolge la Chiesa, che  il cuore dell'umanit, per invocare
per tutti ed a tutti dispensare quei doni dell'amore, che per
mezzo suo " stato riversato nei nostri cuori". A lui si
rivolge la Chiesa lungo le intricate vie del pellegrinaggio
dell'uomo sulla terra: e chiede, incessantemente chiede la
rettitudine degli atti umani come opera sua; chiede la gioia e
la consolazione, che solo lui, il vero consolatore, pu portare
scendendo nell'intimo dei cuori umani; chiede la grazia delle
virt, che meritano la gloria celeste; chiede la salvezza
eterna, nella piena comunicazione della vita divina, a cui il
Padre ha eternamente "predestinato" gli uomini, creati per
amore ad immagine e somiglianza della Santissima Trinit. La
Chiesa col suo cuore, che in s comprende tutti i cuori umani,
chiede allo Spirito Santo la felicit, che solo in Dio ha la
sua completa attuazione: la gioia "che nessuno potr togliere",
la gioia che  frutto dell'amore e, dunque, di Dio che  amore;
chiede "la giustizia, la pace e la gioia nello Spirito Santo",
in cui, secondo san Paolo, consiste il Regno di Dio. Anche la
pace  frutto dell'amore: quella pace interiore, che l'uomo
affaticato cerca nell'intimo del suo essere. quella pace
chiesta dall'umanit, dalla famiglia umana dai popoli, dalle
nazioni, dai continenti, con una trepida speranza di ottenerla
nella prospettiva del passaggio dal secondo al terzo Millennio
cristiano. Poich la via della pace passa in definitiva
attraverso l'amore e tende a creare la civilt dell'amore, la
Chiesa fissa lo sguardo in colui che  l'amore del Padre e del
Figlio e, nonostante le crescenti minacce, non cessa di aver
fiducia, non cessa di invocare e di servire la pace dell'uomo
sulla terra. La sua fiducia si fonda su colui che, essendo lo
Spirito-amore,  anche lo Spirito della pace e non cessa di
esser presente nel nostro mondo umano, sull'orizzonte delle
coscienze e dei cuori, per "riempire l'universo" di amore e di
pace. Davanti a lui io m'inginocchio al termine di queste
considerazioni, implorando che, come Spirito del Padre e del
Figlio, egli conceda a noi tutti la benedizione e la grazia,
che desidero trasmettere, nel nome della Santissima Trinit, ai
figli e alle figlie della Chiesa ed all'intera famiglia umana.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 18 maggio, Solennit di
Pentecoste, dell'anno 1986, ottavo del mio Pontificato.

