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Bono  Giamboni


TRATTATO DI VIRTU' E DI VIZII.
E DI LORO VIE E RAMI
(Prima redazione del Libro dei Vizii e delle Virtudi)

edizione di riferimento: Bono Giamboni, IL LIBRO DE'VIZII E DELLE VIRTUDI e IL TRATTATO DI VIRTU' E DI VIZII, a cura di Cesare Segre, Giulio Einaudi Editore, Torino 1968.

"Il Trattato di virt e di vizii fu scoperto dal Barbi nel codice Magl. XXI, 174, cc. 66a-87b, del secolo XV in. Esso  rimasto sinora inedito nella sua completezza, dato che il Barbi ne pubblic soltanto, e non impeccabilmente, un certo numero di brani. La mia trascrizione , almeno nelle intenzioni, fedelissima. Mi sono attenuto ai criteri gi adottati per il Libro, con le poche differenze imposte dal diverso usus dei copisti".


Indice

Cap. I. 	Trattato di virt e di vizi e di loro vie e rami. E prima il prolago, parlante Filosofia al figliuolo.
Cap. II. 	Della buona volont di cui nasce le quat[t]ro virt cardinali.
Cap. III. 	Della cattiva e rea volont, di cui nasce i sette viz capitali overo mortali.
Cap. IV. 	Ripricazione del detto.
Cap. V. 	Di Prudenzia e delle sue vie, prima virt.
Cap. VI. 	Della prima via di Prudenzia, cio Buona memoria.
Cap. VII. 	Seconda via di Prudenza: Buono conoscimento.
Cap. VIII. 	Terza via di Prudenzia: Buono provedimento.
Cap. IX. 	Quarta via di Prudenza, cio Buono esaminamento.
Cap. X. 	Quinta via di Prudenzia, cio Buona elezione
Cap. XI. 	Di Giustizia, seconda virt, e delle sue vie; e prima delle leggi
Cap. XII. 	Prima via di ragione naturale, cio di Religione
Cap. XIII. 	Della seconda via di leg[g]e naturale che procede da Giustizia, cio di Piatade
Cap. XIV. 	Della terza via di leg[g]e naturale, cio di Grazia
Cap. XV. 	Della quarta via di leg[g]e naturale, cio di Vendetta
Cap. XVI. 	Della quinta via di leg[g]e naturale, cio d'oserva[n]za
Cap. XVII. 	Della sesta via di legge naturale, cio di Veritade
Cap. XVIII. 	Ripricazione della Filosofia sopra il detto
Cap. XIX. 	Della terza virt cardinale, cio di Fortez[zIa, e di sue vie
Cap. XX. 	Della quarta virt cardinale, cio di Tempera[n]za, e di sue vie
Cap. XXI. 	Ripricazione, e adomanda della natura de'vizi
Cap. XXII. 	Del primo vizio capitale, cio di Superbia, e delle sue vie, che sono otto
Cap. XXIII. 	Del secondo vizio capitale, cio d'Invidia, e delle sue sei pessime vie
Cap. XXIV. 	Del terzo vizio capitale, cio d'Ac[clidia, detta Tristizia, e di sue vie sei
Cap. XXV. 	Del quarto vizio capitale, cio de l'Ira, e delle sue vie sette cattive
Cap. XXVI. 	Del quinto vizio capitale, cio d'Avarizia, e delle sue vie, che sono nove
Cap. XXVII. 	Del sesto vizio capitale, cio di Gola, e di sue vie, che sono sei pessime
Cap. XXVIII. 	Del settimo vizio capitale e di sue vie, cio Lussuria
Cap. XXIX. 	Detto di Filosofia al figliuolo sopra le cose dette di sopra
Cap. XXX. 	Qui dice la Filosofia di condizione e luogo di ninferno, ove la via de'vizi mena a regnare
Cap. XXXI. 	Qui dice la Filosofia la condizione e pene dello 'nferno, e di che pene vi si torme[n]tano l'anime dan[n]ate oltre a l'altre
Cap. XXXII. 	Qui dice la Filosofia di condizione e luogo di paradiso, ove la via stretta delle virt mena l'anime che per ess[a] vanno
Cap. XXXIII. 	Concrusione di questo Trattato, e come, dopo il consiglio dato, la Filosofia si part dal figliuolo






CAPITOLO I
Trad[ t] aio di virt e di viz e di loro vie e rami.
E prima il prolago, parlante Filosofia al figliuolo.

- Filosofia, verace maestra, priegoti che mi debbia mostrare la via de'buoni e piacevoli costumi laonde l'uomo  chiaro e grazioso al mondo e grande e prezioso appo Iddio -. Alla quale adimandagione rispuose la Filosofia al suo discepolo in questo modo: - Figliuolo mio caro, se'buoni costumi del mondo vuogli sapere, fa bisogno che conoschi prima quante sono le virt e le loro vie e l'operazioni che per le dette vie fanno, laonde i buoni e piace[vo]li costumi del mondo fanno la loro operazione. E fa bisogno di conoscere i viz e le loro vie, e che operazione fanno per quelle vie, perch le virt non si potrebbono conoscere perfettamente se non si conoscessono i viz che sono contrari delle virt: perch'ogni cosa per lo suo contrario si conosce. E a conoscere s le virt come i viz voglio che sappi che tutti nascono della volontade dell'uomo e della femmina: che se la volont  buona, nasconne le virt[] e tutti i beni laonde i buoni costumi fanno l'operazione loro; e se  rea, nasconne i viz e tutti i mali laonde i buoni costumi si corrompono e vienne l'uomo in odio d'Iddio e delle genti del mondo. Per si divide la volont dell'uomo in due parti, cio buona e rea: buona per le virt e buoni costumi che [ne] nascono, rea perch ne nascono i viz laonde si corrompono i costumi e commet[t]onsi i peccati e tutti i mali.


CAPITOLO II
Della buona volont di cui nasce le quattro virt cardinali.

La prima parte di volont, cio la buona, dispone e ordina l'animo dell uomo e della donna a quat[t]ro cose perfette, laonde nascono quat[t]ro virt principali che sono capo dell'altre. La primaia dispone e ordina l'anima a verace conoscimento di bene e di male, con ferma volont d'eleg[g]ere il bene, e 'l male schifare e fuggire; e di questo nasce una virt che s'apella Prudenzia. La seconda dispone ed ordina l'animo a ferma volont d'attendere ad ogni persona sua ragione a cui fusse ubrigato; e di questo nasce una virt che s'appella Giustizia. La terza dispone l'animo e ordina a sostenere in pace le tribulazioni, l'aversit e le miserie del mondo, e per lusinghe della Ventura in alto non montare, ma portare igualmente tutte le cose; e di questo nasce una virt che s'apella Fortezza. La quarta dispone ed ordina l'animo a rifrenare il disidero e la volont della carne laonde l'uomo  assalito e tentato; e di questo nasce una virt che s'apella Temperanza. E cos vedi che della buona volont nascono quat[t]ro Virt, da quat[t]ro cose, dacch ordina l'animo dell'uomo perfettamente, che sono appellate Prudenzia, Giustizia, Fortezza, Temperanza, le quali sono capo di tutte l'altre virt; e nasconne quanti beni nel mondo si fanno.


CAPITOLO III
Della cattiva e rea volont, di cui nasce i sette viz capitali overo mortali.

- La seconda parte della volont, cio la rea, disordina l'animo dell'uomo e fallo vizoso e reo e mal disposto di sette pessime e malvage cose. La primaia, che 'l muove ad una volont disordinata a volere quello onore che non si conviene; e di questo disidero nasce uno vizo che s'apella Vanagrolia. La seconda, che incende l'animo d'un calore pessimo della grandezza o bene altrui; e di questo nasce un vizo che s'apella Invidia. La terza, che muove l'animo ad una sbita tempesta di nuocere altrui; e di questo nasce uno vizo che s'apella Ira. La quarta, che muove l'animo a una cattivit e pigrezza [per la qual]e 'l bene che pu fare no incomincia e lo incominciato non compie; e di questo nasce uno vizo che s'apella Tristizia. La quinta, che mu[ove] l'animo ad uno pessimo disidero di guadagnare e di fare ric[c]hezze; e di questo nasce un vizo che s'apella Avarizia. La sesta, che muove l'animo ad una disiderosa volont di mangiare e di bere di soperchio; e di questo nasce un vizo che s'apella Gola. La settima, che muove l'animo e nollascia rifrenare col freno della ragione la mala volont che nasce al corpo del pizzicore della carne; e di questo nasce un vizo che s'apella Lussuria.
- E cos vedi che della rea volont nascono sette viz, da sette pessime cose che fanno l'animo dell'uomo disordinato e vizoso e mal disposto, che s'apellano Vanagrolia, Invidia, Ira, Tristizia, Avarizia, Gola, Lussuria, i quali sono capo di tutti li altri viz, e nasconne quanti mali si fanno nel mondo, che dispiacciono a Dio.


CAPITOLO IV
Ripricazione del detto.

Quando la Filosofia ebbe aperte e mostrate tutte le virtudi che nascono della buona e rea volontade dell'animo dell'uomo, come avete inteso di sopra, disse: - Figliuolo mio, hai bene inteso e veduto che virt nascono all'animo della buona volont, e che buone quat[t]ro cose ell'ordina e dispone; e che viz nascono all'animo della rea volont, e di che cose il fanno disordinato e vizoso e mal disposto?
Ed io dissi: - Bell'ho veduto e inteso pienamente. Ora priego che mi debbia mostrare ed aprire la natura delle det quat[t]ro virt principali e le virt che nascono di loro, e per quante vie e modi fanno la loro operazione, sicch'io sappia modi e le vie de'buoni costumi e di quanti beni si fanno nel mondo. E poi voglio che mi mostri ed apri la natura de'detti sette viz principali, e per quante vie e modi si fanno, e che viz nasce di catuno, acci che quelle vie sappia schifare e fuggire. E prima voglio che mi dichi di quella virt ch' posta prima di sopra, che s'apella Prudenzia.
Ed ella disse:


CAPITOLO V
Di Prudenzia e delle sue vie, prima virt.

- Prudenzia  virt la quale ordina e dispone l'animo dell'uomo a verace conoscimento di bene e di male, con ferma volont di pigliare il bene e lasciare stare il male e fug[g]irlo. E per dissi "il bene dal male", perch non sarebbe virt se non insegnasse qual  la cosa buona e qual  migliore e qual  la rea e qual  piggiore; ed anche non gioverebbe questo conoscere, se del bene non si facesse elezione. E passa questa virt tutte l'altre, perch scevera l'uomo dalle bestie per quel cotale conoscimento, ed  iguale cogli angioli. E conoscesi la buona dalla ria per cinque cagioni, ed ha catuna il suo nome per commendalle meglio a memoria. E le nomora di quelle vie sono le virt che nascono di Prudenzia, e sono cos appellate: Buona memoria, Buono conoscimento, Buono provedimento, Buono esaminamento, Buona elezione.
Ed io dissi: - Mostrami, verace maestra, in che modo per catuna delle dette vie il bene dal male si conosce, acci ch'io possa pigliare verace conoscimento della buona cosa e della rea, e la buona sappia eleg[g]ere e la rea schifare. E prima mi d della primaia via, cio di quella che s'apella Buona memoria che ponesti imprima di sopra. Ed ella disse:


CAPITOLO VI
Della prima via di Prudenzia, cio Buona memoria.

Per Buona memoria, ch' la prima virt di Prudenzia, si conosce la buona cosa dalla rea in questo modo. Tu hai a fare una cosa: puoi prendere molte vie, e dubiti qual  buona e quale  rea o quale  migliore delle buone, o delle ree qual  la meno rea; e per te bene conoscere nollo sai. Ricorri a questa virt ch' detta Buona memoria, e ricorditi d'alcuno fatto passato che tu abbi veduto o udito ad altrui dire, che sia come questo fatto, overo a questo simigliante, c'hai tra le mani a diliberare, e vedi che via vi s' tenuto, se n' capitato bene o male. Se n' bene capitato, tieni quella via; se n' capitato male, gurdati di tenere quella via.
- E per questa via sono appellati savi uomini vecchi, perc'hanno vedute ed udite molte cose passate, e che vie in quelle cose si sono tenute, e se sono bene o male andate; e adattano le cose passate alle presenti, e fannovi tenere la diritta via secondo c'hanno veduto e udito ch' [pas]sato quello fatto. Ed adiviene questo per lo corso della Natura, che d'uno medesimo fatto, o d'un altro che sia simigliante, sempre tiene una medesima via e non riceve mutamento. E per la detta cagione questa via ch' detta Buona memoria  via molto fine a giudicare in sulle cose e a dare del bene e del male verace conoscimento. E per Ezacchia profeta, favellando di questa via, disse: "Recherommi a memoria igli anni miei nella amaritudine dell'anima mia". E per dice di recarsi a memoria li anni passati, per vedere l'opere sue, per le quali conoscer e potr giudicare le cose presenti, cio se  o non  amico di Dio -. E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene, figliuolo, la detta via come del bene e del male d conoscimento? - Ed io dissi: - Bell'ho veduto apertamente, ed ha'lmi mostrato per bello essempro. Or ti priego che vadi inna[n]zi, all'altra ch' detta Buono conoscimento.
Ed ella disse:


CAPITOLO VII
Seconda via di Prudenza: Buono conoscimento.

- Per Buono conoscimento si conosce la buona cosa dalla ria, o la migliore dalla buona, o la pig[g]iore dalla meno rea in questo modo. Tu hai a fare una cosa per la quale si possono molte vie tenere, e dubiti qual  la migliore. Ricorri a questa virt ch' detta Buono conoscimento, ed immagina bene il fatto c'hai tra le mani, e pigliane verace intendimento; e per sottigliezza di tuo ingegno ne conoscerai la migliore via. Perch [in] immaginare bene le cose e pigliar[n]e intendimento verace, e'si conosce per natura il meglio delle cose. E quest' la via di Prudenzia, della quale favella Salamone quando dice: "I t[a]stamenti vadano ina[n]zi alla tua via": cio immagina e conosci bene imprima la cosa, che tu la facci. E per questa via i nobili ingegni, che sono acconci ad immaginare ed a tastare bene le cose ed a pigliar[n]e verace intendimento, conoscono per buona natura il meglio delle cose c'hanno a fare.
E quando ebbe cos detto, diss[e]: - Vedi tu bene questa via, come per bene immaginare e per bene tastare la cosa e pigliarne verace intendimento si piglia il meglio delle cose e bene da male si conosce? - Ed io dissi: - Bello veggio apertamente. Ora ti priego che vadi inanzi alla terza via, cio a quella che s'apella Buono provedimento.
Ed ella disse:


CAPITOLO VIII
Terza via di Prudenzia: Buono provedimento.

- Per Buono provedimento la buona cosa si conosce dalla rea e fassi il meglio delle cose, quando l'uomo pensa e vede della cosa c'ha a fare che ne pu per inanzi incontrare od avenire, o che uscita l[a cosa] puote avere. Perch l'uscita  fine delle cose, dando della cosa perfetta verace conoscimento. E di questa via di Prudenzia favella Boezio quando dice: "Non basta di considerare solo quello che co l'occhio si vede, ma che della cosa puote incontrare o avenire o che uscita la cosa puote avere" -. E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene come si conosce il bene dal male delle cose, per vedere dinanzi che pu della cosa incontrare o a che fine pu venire? Perch molte cose paiono buone, che non sono, per la fine ch' rea o perch molte cose ree ne possono incontrare.
Ed io dissi: - Bello veg[g]o perfettamente. Or ti priego che vadi pi innanzi alla quarta via, cio al Buono isaminamento.
Ed ella disse:


CAPITOLO IX
Quarta via di Prudenza, cio Buono esaminamento.

- Per Buono esaminamento si conosce il meglio delle cose, quando s'isaminano i contrari, cio tutte le cose che possono fara rea la cosa c'hai a fare -. Ed io dissi: - In che modo? Dammi cotesto per essempro, acci che del detto tuo possa pigliare intendimento.
Ed ella disse: - Tu hai volont d'essere largo: con[trario] di larghezza  avarizia, ed  suo contrario d'essere guastatore, perch colui ch' largo spende e ritiene com' convenevole di fare. Se, volendo te essere largo, ti guarde d'avarizia, gurdati ancora che non sie guastatore, perch de'detti due contrar ti conviene guardare se largo vuogli divenire. E simigliantemente, se vi essere prode e valente, contrario di prodezza  vilt, ed  suo contrario essere ardito. Perch prodezza ardisce quello ch' da ardire, e teme ci ch' da temere; e vilt teme, e ardimento ardisce quello che non si conviene. Se vuogli diventare [prode e valente], de'detti due contrari ti guarda. E cos vedi che tutti i contrari che fanno rea la cosa si vogliono esaminare e cercare, acci che si conosca s' buona la cosa. E per disse Salamone: "Con ogni diligenza guarda il cor tuo". E dicendo "guarda", [disse] "con ogni diligenzia", perch il cuore dell'uomo fanno re[o] molte cose: se fllo vuogli buono, da tutte l[o] guarda, che se pure in una mancasse, gi mai buono non sarebbe -. E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene, figliuolo, come questa via de isaminare e'contrar d della buona cosa perfetto conoscimento? Perch se la cosa per molte vie si farae, ed ella incappa pure in una, incontanente  ria iudicata -. Ed io dissi: - Bello veggio perfettamente, e gli essempri che m'hai dati la m'hanno pienamente mostrata. Or ti priego che vadi pi innanzi alla quinta via, cio quella che s'apella Buona elezione -.
Ed ella disse:


CAPITOLO X
Quinta via di Prudenzia, cio Buona elezione.

- Buona elezione  vert che nasce di Prudenzia, sanza la quale il conoscimento del bene e del male e 'l conoscimento della migliore cosa varebbe poco se la lezione non seguitasse del bene e della cosa migliore; ma seguitandosi dipo 'l conoscimento l'elezione della buona overo migliore cosa c'ha conosciuto, compie Prudenzia la bont e la virt sua -. E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, come per queste cinque vie di Prudenzia, che sono cinque virt che nascono di lei, il bene dal male si conosce, o la migliore cosa dalla buona, o dalla piggiore cosa la meno rea, cio come per la Buona memoria si conosce la migliore cosa, quando l'uomo si ricorda de'fatti passati ed adatta la cosa passata [a]lla cosa presente, e vede come il fatto passato  ito, e fa la cosa presente bene andare secondo che vede ch' [pas]sato il fatto passato? E come per Buono conoscimento si conosce il meglio delle cose, quando l'uomo immagina bene il fatto c'ha trale mani e dee diliberare, e piglia[n]e verace conoscimento, e per natura di buono ingegno conosc[e] il meglio della cosa? E come per Buono provedimento si conosce la cosa buona dalla rea, quando l'uomo provede dinanzi che della cosa pu incontrare od adivenire o che uscita la cosa puote avere? perch molte cose paiono buone, che non sono, per la fine ch' ria. E come per lo Buono esaminamento la buona cosa dalla ria si conosce, quando si rimuovano i contrar, cio le cose che fanno rea la cosa c'ha a diliberare, e vede s'elli incappa in niuna? E vedi bene che l'Elezion[e] della buona overo migliore cosa si vuole seguitare dopo il Buono conoscimento?
Ed io dissi: - Ben veggio ed intendo perfettamente ogni cosa, e bene il m'hai mostrato brievemente, ed ha'mi la cosa molte volte ridetta, che a bene intendere  molto giovato -. E poi dissi: - Or ti priego, verace maestra, che vadi inna[n]zi alla seconda virt che nasce all'animo dell'uomo della buona volont, cio quella che s'apella Giustizia.
Ed ella disse:


CAPITOLO XI
Di Giustizia, seconda virt, e delle sue vie; e prima delle leggi.

- Giustizia  la seconda virt principale che nasce all'animo dell'uomo della buona volont. E questa [] virt che dispone ed ordina l'animo a fermo proponimento di rendere ad ogni persona sua ragione a cui fosse per alcuno modo obrigato. E rendesi giustizia per tre vie, cio per ragione scritta e per ragione no iscritta e per ragione naturale -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, verace maestra, in che modo si rende giustizia per le dette tre vie? - Ed ella disse: - Rendesi iustizia per ragione scritta, quando alcuno uomo  all'altro obligato per legge scritta data da Dio o da nostri signori o maggiori, com' la legge romana, o dal nostro Comune, come sono li statuti. E rendesi per ragione no iscritta, quando  l'uno uomo all'altro obligato per alcuna usanza che in sua contrada come legge [s]i servi, onde non  scritta niuna, ma solamente memoria d'usanza. E rendesi per ragione naturale, quando l'uno uomo all'altro  obligato secondo che riceve la natura, considerato il grado e l'ordine suo. E per questa via, cio per ragione naturale, si rende la ragione per sei vie, che sono sei virt che nascono di lei, ed ha ciascuna il suo nome per meglio tenelle a memoria. E sono cos nominate: Religione, Piet, Grazia, Vendetta, Osservanza, Verit.
E quando ebbe cos detto, dissi: - In che modo rende la natura sua iustizia per le dette sei vie?
Ed ella disse:


CAPITOLO XII
Prima via di ragione naturale, cio di Religione.

- Per via di Religione  l'uomo a Dio a tre cose naturalmente obligato: la prima, che 'l conosca e creda; la seconda, che l'ami e ubidisca e reverisca; la terza, ch'abbia spera[n]za delle dette cose d'essere da Dio guidardonato. E per  questa via appellata Rilegione, perch religiosamente si muove l'uomo quando a Dio rende le dette ragioni, ed  allotta in perfetta rilegione. E questo mostra apertamente la divigione di Religione, che si divide in tre parti, cio Fede, Carit, Speranza. Per la Fede si rende la prima ragione, si conosce Iddio e crede: perch la Fede  quella che ci mostra quello ch' Iddio e dimostraci come dobbiamo credere illui. Per la Carit si rende la seconda ragione, cio s'ama ed ubidisce e reverisce Iddio, perch tanto dee esser la carit, cio l'amore che l'uomo dee in Dio avere, e di tanto valore e affezione, che per quello amore l'ubidisc[a] ne'suoi comandamenti e facciagli grandissima riverenza e onore. E per la Speranza si rende la terza ragione, che c'insegna sperare e per fermo avere d'essere da Dio meritato se li rendemo le dette ragioni.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, che ragioni [ha] stabilito la natura che renda l'uomo a Dio in questa prima via che s'apella Religione; cio che 'l conosca e creda - e quest' per la Fede, che insegna rendere le dette cose a Dio - e che l'ami ed ubidisca e fac[c]iali riverenza - e questo  per la Carit, cio amore, che dee l'uomo avere in Dio, che insegna rendere le dette cose - e ch'abbia in Dio ferma credenza d'essere da lui meritato se le dette ragioni li rende - e questo per la Speranza, che insegna in Dio cos sperare e per fermo avere? E vedi bene come Religione si divide nelle dette parti, cio Fede, Carit e Speranza, che insegnano rendere a Dio le dette ragioni? e altro non  Religione, se non  le dette ragioni rendere a Dio.
Ed io dissi: - Ben veggio chiaramente ogni cosa. Or ti priego che vadi inanzi alla seconda via, per la quale rende l'uomo naturalmente ragione, cio a quella che s'apella Piet.
Ed ella disse cos:


CAPITOLO XIII
Della seconda via di leg[g]e naturale
che procede da Giustizia. cio di Piatade.

- Per via di Piat rende naturalmente ragione il padre al figliuolo e figliuolo al suo padre e cittadino alla sua citt, che sono tra loro come padre e figliuolo. Perch' tenuto il padre per natura a rendere al suo figliuolo tre ragioni, cio che 'l notrichi e amunischi e gastighi. [Di nutricarlo  tenuto, perch cresca] e possasi atare; d'amunillo  tenuto d'[I]ddio, e dar[l]i di buoni costumi, perch sia buono; di gastigallo  tenuto di peccati e di mali, perch non diventi reo. E 'l figliuolo  tenuto per natura di rendere al suo padre altre tre cose, cio onorallo, sovenirlo, ubbidirlo. Onorallo  tenuto, per lo benificio che n'ha riceuto; ubidillo  tenuto, perch li sono utili i suoi comandamenti; sovenillo  tenuto ne'bisogni e niccisit sue.
- E 'l cittadino  tenuto per natura di rendere due cose al suo Comune, cio consigliarlo ed atarlo. Consigliallo  tenuto, cio di dgli buoni e diritti consigli; atarlo  tenuto in su'bisogni e pericoli suoi.
- E tutti questi si muovono a rendere la loro ragione, com'ho detto di sopra, per via di Piet; e per quello cotale movimento  la detta via di rendere ragione chiamata Piet.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, le ragioni ch' tenuto [di rendere] il padre al figliuolo e 'l figliuolo al padre e 'l cittadino al suo Comune secondo natura? - Ed io dissi: - Bello veg[g]o chiaramente. Ora ti priego che vadi inanzi alla terza via per la quale naturalmente si rende ragione, che s'apella Grazia.
Ed ella disse:


CAPITOLO XIV
Della terza via di leg[g]e naturale, cio di Grazia.

- Per via di Grazia, cio d'amore, si rende naturalmente ragione tra parente e parente, e amico [e]d amico, i quali si rendono tra loro d[u]e ragioni, cio che si debbono vicendevolemente tra loro consigliare ed atare. Consigliarsi debbono, cio darsi fedeli e diritti consigli; ed atarsi debbono in su'bisogni e pericoli e nicisit loro. E muovesi catuno a fare queste cose l'uno all'altro per via di Grazia, cio amore, perch tanto debbono essere congiunti insieme d'amore, che le dette ragioni si rendano tra loro: e per  questa via appellata Grazia.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, che cosa il parente al parente e l'amico all'amico  tenuto di fare per natura, cio come tra loro si debbono consigliare ed atare? - Ed io dissi: - Bello veg[g]o chiaramente. Or ti priego che vadi inanzi alla quarta via, cio a quella che s'apella Vendetta.
Ed ella disse:


CAPITOLO XV
Della quarta via di leg[g] e naturale, cio di Vendetta.

- Per via di Vendetta si rende naturalmente ragione tra nimico e nimico. E rendesi fra loro cotale ragione, che se l'uno nimico vuole offendere all'altro, questi che vuole essere offeso si puote difendere per natura e offendere il nimico suo e da [lu]i nollasciarsi fare n forza n ingiuria. E questo cotale difendere  appellato Vendetta, ed  la ragione che il nimico contro al suo nimico puote usare; ed usandola come ho detto ed offendendo il nimico in sua difensione,  sanza pena niuna, e per  appellata Vendetta questa via.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene che ragione ha stabilito Natura tra nimico e nimico, e come puote offendere l'uno l'altro sanza pena faccendolo in sua difensione? - Ed io dissi: - Bello veggio chiaramente. Or ti priego che vada inanzi alla quinta via, cio a quella che s'apella Osservanza.
Ed ella disse:


CAPITOLO XVI
Della quinta via di leg[g]e naturale, cio d'Oserva[n]za.

- Per via d'Osservanza si rende ragione tra suggetto e signore. Ed ha stabilito la Natura tra loro tre ragioni, cio che 'l sug[g]etto al suo signore serva, ubidisca e onori. Servalo nelli usati servigi; ubidiscalo ne'giusti comandamenti; onorilo co molta riverenza e sug[g]ezione.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene che ragione ha stabilita la Natura tra sug[g]etto e signore, e come per natua  tenuto il sug[gletto di servire, ubidire, onorare il signore suo? - E io dissi: - Bello veg[g]o apertamente. Or ti priego che vada inanzi alla sesta via, cio a quella che s'apella Verit.
Ed ella disse:


CAPITOLO XVII
Della sesta via di legge naturale, cio di Veritade.

Per via di Verit si rende naturalmente ragione tra uno uomo [e]d un altro. E rendonsi tra loro quat[t]ro ragioni, cio sovenirsi e comportarsi e gastigarsi e dicer vero l'uno all'altro. Sovenirsi ne'bisogni; comportarsi nelle infermitadi; gastigarsi nelli errori; e quando vede che pecca, dicere vero l'uno all'altro in quello che iustamente li dee fare.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene di che  obligato l'uno uomo all'altro per natura, cio come si debbono sovenire ne'bisogni, e soportare [ne] le 'nfertadi, e nelli erori e peccati gastigare, e deb[b]onsi insieme dire vero nelle giuste promessioni e in quello che l'uno all'altro d fare? - Ed io dissi: - Ben veg[g]io chiaramente ogni cosa.


CAPITOLO XVIII
Ripricazione della Filosofia sopra il detto.

Quando la Filosofia ebbe aperte e mostrate tutte le vie onde la giustizia si rende, cio come si rende per ragione scritta e per ragione non iscritta e per ragione naturale, e come per ragione naturale si rende per sei vie, e che [ra]gioni avea la Natura istabilito per catuna di quelle, disse: - Figliuolo mio, [vedi tu bene che] chi vuol essere giusto e la detta virt perfettamente adoperare, per tutte le dette vie di rendere ragione a qualunque persona si truova obligato per alcuna delle dette vie? - Ed io dissi: - Ben veggio chiaramente oggimai come questa virt si puote usare per tutte le sue vie. Or ti priego, verace maestra, che vadi inanzi alla terza virt principale che nasce all'animo dell'uomo della buona volont, cio a quella che s'apella Fortezza.
Allora ella cos disse:


CAPITOLO XIX
Della terza vrt cardinale, cio di Fortez[z] a, e di sue vie.

- Fortezza  la terza virt principale che nasce a l'uomo della buona volont, per la quale s'aconcia ed ordina l'animo de l'uomo a portare in pace le tribulazioni e le aversit e le miserie del mondo, e per le grandezze e lusinghe della Ventura no montare in superbia, ma igualmente portare ogni cosa. Ed usasi questa virt per molte vie, ed ha catuna il suo nome per avelle meglio a mente. E quelle sono le virt che nascono di Fortezza, e sono cos appellate: Magnificenzia, Pazienzia, Sicurt, Fermezza, Perseveranza, Umilit, Mansuetudine.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Mostrami, verace maestra, come per le dette vie la detta virt si puote usare -. Ed ella disse: - Molti sono l'impedimenti per che le cose bene non si fanno; e le vie di dette virt che nascono di Fortezza e fanno cessare i detti impedimenti e le cose fanno fare dirittamente. E dirotti in che modo. Interviene molte volte ch'una cosa non si puote fare bene se non se ne fa uno grandissimo fatto: per[] colui che il detto fatto ha a fare d[] essere magnanimo, ch' la primaia delle dette virt, in pigliare vigore e ardimento [e]d in pigliare ogni grandissimo fatto per fare la cosa dirittamente; e questo cotale magnanimo  detto d'animo forte. Ed interviene ch'alcuna cosa fare bene non si puote se non si dura una grande fatica e travaglio: per[] colui che il detto fatto ha a fare dee avere in s Pazienzia, ch' la seconda delle dette virt, in sostenere ogni grande fatica e travaglio per fare la cosa dirittamente. Ed interviene ch'alcuna cosa fare bene non si puote, se non si mette l'uomo ad uno grande periglio e rischio: per colui che il detto fatto ha a fare dee essere sicuro, ch' la terza delle dette virt, in esser certo nel suo animo di capitar pur bene della cosa che si fa dirittamente. Ed interviene ch'alcuna cosa bene non si fa, perch colui che l'ha a fare, veduto e conosciuto per che via e modo si fa bene, no ist[] fermo, ma vassi mutando: per colui che la detta cosa ha a fare dee in s avere Fermezza, ch' la quarta delle dette virt, i[n] non mutarsi del buono e diritto proponimento. Ed interviene ch'alcuna cosa bene non si fa, per[ch il fatto] cominciato arditamente non sguita insino alla fine: per colui che la detta cosa ha a fare dee in s avere Perseveranza, ch' la quinta delle dette virt, in seguitare il fine della cosa dirittamente cominciata. Ed interviene ch'alcuna cosa bene non si fa, perch si conviene dichinare e avilire l'uomo in fare alcuna vile cosa: e per colui che la detta cosa ha a fare dee in s avere Umilit, ch' la sesta delle dette virt, per la quale si dichina e avilisce l'uomo per fare la cosa dirittamente. Ed interviene ch'alcuna cosa far bene non si puote, perc'ha fare l'uomo con persone ritrose, o [con] empio o erto o disdegnoso: per colui che la detta cosa ha a fare dee essere mansueto, ch' la settima delle dette virt, cio arrendevole contro alla ritrosia di coloro, perch dirittamente si faccia la cosa.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, come le vie delle dette virtudi fanno cessare l'impedimenti che nollasciano fare le cose dirittamente; i quali cessati, le cose dirittamente si fanno? E come a grandi e gentili uomini le dette virt si confanno, sanza le quali niuno di bont pu essere lodato, perch a loro si richiede di fare le cose dirittamente? - Ed io dissi: - Ben veg[g]io chiaramente ogni cosa. Or ti priego che vadi inanzi alla quarta virt principale che nasce della buona volont, cio a quella che s'apella Temperanza.
Ed ella disse:


CAPITOLO XX
Della quarta virt cardinale, cio di Tempera[n]za, e di sue vie.

- Temperanza  la quarta virt principale che nasce all'uomo e alla femina della buona volont, per la quale si concia e ordina l'animo dell'uomo a rifrenare i disider della carne, laonde l'uomo  assalito e tentato. Ed usasi questa virt per molte vie, ed ha catuna il suo nome per meglio averle a memoria. E quelle sono le virt che nascono di Temperanza, e sono cos appellate: Castit, Pudicizia, Astinenzia, Larghezza, Parcit, Umilit, Onest, Vergogna.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Mostrami, verace maestra, come la detta virt si puote usare per le dette vie -. Ed ella disse: - I disider della carne, laonde l'uomo  assalito e tentato, sono sei: il primo  quello della lussuria, il secondo  quello della gola, il terzo  quello di tutte le cose che bisognano alla vita dell'uomo, lo quarto  quello dello spendere, il quinto  quello di volere signoreg[g]iare, il sesto in dire parole villane e oltrag[g]io fare. Tutti quanti i detti disider si rafrenano per le dette virtudi che nascono di Temperanza -. Ed io dissi: - In che modo? - Ed ella disse: - Il disidero che puosi prima di sopra si  quello della lussuria; e questo si rifrena per due delle dette virtudi, cio Castit e Pudicizia. Rifrenasi lussuria per Castit, perch'ell' vrt che iscaccia l'incend della lussuria col freno della ragione nollasciandola, usare se no illecito modo. Ed  Castit in tre modi: virginale, vedovale, matrimoniale; e catuna di queste  detta cast[it] in diversi modi. Per Pudicizia si rifrena la lussuria, perch'ell' virt che costrigne non solamente l'incend, ma'segni della lussuria; e sono i segni della lussuria li ornamenti e reg[g]imenti del corpo. E cos vedi, se tu poni bene mente, che Castit rifrena l'incend della lussuria, e Pudicizia l'incend e i segnali. E chi ha in s le dette virt  detto d'animo temperato.
- Il secondo disidero  quello della gola; e questo rifrena Astinenzia, perch' virt che no lascia mangiare o bere l'uomo di soperchio. E chi ha in s la detta virt  detto d'animo temperato.
- Il terzo disidero  quello di tutte le cose che fanno di bisogno alla vita dell'uomo; e questo rifrena Onest, perch' virt che reca ad uso temperato tutte le cose ch'alla vita dell'uomo fanno bisogno. E chi ha in s la detta virt  detto d'animo temperato.
- Il quarto disidero  quello dello spendere; e rifrenasi il poco spendere per La[r]ghezza, perch' virt che no lascia ritenere quello che spendere si conviene; e 'l troppo spendere rifrena Parcit, perch' virt che no lascia spendere quello ch' convenevole di tenere. E chi ha in s le dette due virt  detto d'animo temperato.
- Il quinto disidero  il volere altrui soperchiare; e questo rifrena Umilt, perch' virt che nollascia fare le soperchianze n i mali. E chi ha in s la detta virt  detto d'animo temperato.
- Il sesto disidero  in dire sozze e villane parole e oltrag[g]io fare; e questo rifrena Vergogna, ch' virt che rifrena la lingua che villane e sozze parole non favelli.
E quando eb[b]e cos detto, disse: - Hai tu bene veduto quali sono i rei disider della carne, e come si rifrenano per le dette virtudi che nascono di Temperanza? - Ed io dissi: - Ben veg[g]io chiaramente ogni cosa come di sopra t' piaciuto di mostrare.


CAPITOLO XXI
Ripricazione, e adomanda della natura de'viz.

Poi che la Filosofia ebbe mostrata la natura delle dette quat[t]ro virt principali, cio di Prudenzia, Giustizia, Fortezza, Temperanza, e nominate e dette le vie di catuna, che sono le virt che nascono di loro, e ebbe aperte e mostrate l'operazioni che fa ciascuna per le dette vie cos chiaramente come di sopra avete inteso, dissi: - Verace maestra, ben veg[g]o la natura delle dette quat[t]ro virtudi, e l'operazione che fa catuna per le sue vie. Or ti priego che mi mostri la natura de'sette viz principali che nascono all'anima della mala volontade, cio di Vanagrolia, [Invidia], Iracundia, Tristizia, Avarizia, Gola e Lossuria. E mostrami le vie di catuno, e come per le dette vie fanno la loro operazione, acci ch'i'possa meglio conoscere le dette virt, e sappia il modo e le vie di tutti i mali che si fanno, e sappimene guardare.
Ed ella aperse la sua santissima e beatissima bocca, e disse:


CAPITOLO XXII
Del primo vizo capitale, cio di Superbia, e delle sue vie, che sono otto.

- Figliuol mio, come t'ho gi detto di sopra, della mala volont nascono sette viz principali, da sette pessime cose in che fa l'animo dell'uomo vizoso e mal disposto. E 'l primaio vizo  Vanagrolia: questo muove l'animo e fallo vizoso e mal disposto d'una volont disordinata a volere quello onore che non si conviene. E comettesi questo peccato per [otto] vie, e catuna ha il suo nome per meglio averle a memoria. E quelle sono i viz che nascono di lei, e sono cos appellati: Grandigia, Aroganza, [N]on usanza, Ipocresia, Contumacia, Contenzione, Presunzione, Inobbedienzia.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, in che modo fa Vanagloria per le dette vie le sue operazioni? - Ed ella disse: - Per via di Grandigia  detto l'animo vanagrolioso, quando non sof[f]era ch'alcuno sia pari o mag[g]iore di s. E per via d'Aroganza  detto l'animo vanagrolioso, quando si vanta d'essere quello che non  e di fare quello che non fa. E per via di No usanza  detto l'animo vanagrolioso, quando ha s in disdegno gli altrui fatti, che non soffera di fare la cosa come li altri la fanno, ma 'ngegnasi di farla per nuovo modo, e d'avere nuovi reg[g]imenti e altra cosa divisata dagli altri. E per via d'Ipocresia  detto l'animo vanagrolioso, quando d vista ed aparenza d'essere quello che no  e di fare quello che non fa. E per via di Contenzione  detto l'animo vanagrolioso, quando contende contro alla verit e credela vincere o per grida o per sottigliezza di parole. E per via di Contumacia  detto l'animo vanagrolioso, quando suo maggiore ha in dispetto e ricusa di fargli l'onore o 'l servigio che gli  tenuto di fare. E per via di Presunzione  detto l'animo vanagrolioso, quando s'apropia l'altrui buono fatto. - E per via d'Inobidienzia  detto l'animo vanagrolioso, quando per disdegno no ubidisce suo maggiore, o l'onore che gli dee fare no gli rende.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, come Vanagrolia fa per le dette vie le sue operazioni? - Ed io dissi: - Bello ve[g]io apertamente. Ora ti priego che vada inanzi al secondo vizo.
Ed ella disse:


CAPITOLO XXIII
Del secondo vizo capitale, cio d'Invidia, e delle sue sei pessime vie.

- Invidia  'l secondo vizo che nasce della mala volont, e questo fa l'animo vizoso e disordinato, quando lo [i]nce[n]de d'uno calore pessimo della grolia e bene altrui. E nasce il detto duolo e incendo per due cose: o quando e'non vuole che all'onore e stato ov'egli  altri possa venire, o quando si duole che non pu venire egli all'onore o allo stato che vede ad alcuna persona. Ed  a dire Invidia, cio "non vedere", perch colui ch' invidioso non soffera di vedere il bene altrui.
- E comettesi questo vizo per cinque vie; ed ha catuna il suo nome per meglio averle a memoria. E quelle sono i viz che nascono d'Invidia, e sono cos nominati: Ditraimento, Dip[rava]mento, Ingratitudine, Maltrovamento, Rallegramento e Contristamento.
E quando eb[b]e cos detto, dissi: - Dimmi, verace maestra, in che modo fa Invidia per le dette vie le sue operazioni? - Ed ella disse: - Per via di [Di]tra[i]mento  detto l'animo invidioso, quando nasconde li altrui beni. Per via di [Di]pravamento  detto l'animo invidioso, quando li altrui beni in altra guisa travolge, e i mali suoi dice e reca a memoria. E per via d'Ingratitudine  detto l'animo invidioso, quando del bene e del servigio che gli  fatto non rende grazia. E per via di Maltrovamento  detto l'animo invidioso, quando apone altrui peccato e vizo onde non  colpevole. E per via di Rallegramento e Contristamento  detto l'animo invidioso, quando della tribulazione o male altrui si rallegra, o del bene si contrista ed nne dolente -. E quando eb[b]e cos detto, disse: - Vedi tu come Invidia fa per le dette vie le sue operazioni? - Ed io dissi:
- Bello veggio chiaramente. Or ti priego che al terzo vizo vada inanzi.
Ed ella disse:


CAPITOLO XXIV
Del terzo vizo capitale, cio d'Ac[c]idia, detta Tristizia, e di sue vie sei.

- Tristizia  il terzo vizo che nasce della mala volont, e questo fa l'animo vizoso e disordinato in ci[ ch]e s 'l fa pigro, [ch]e 'l bene che potrebbe fare no incomincia e lo incominciato non compie. Ed usasi questo vizo per sei vie, ed ha catuna il suo nome per meglio averle a memoria. E quelli sono i viz che nascono di Trestizia, e sono cos nominati: Negrigenzia, Pigrizia, Tiepidit, Improvedenzia, Non intorno guardare, Ignavia.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, verace [maestra], come Tristizia fa le sue operazioni per le dette vie? - Ed ella disse: - Per Nigrigenzia  detto l'animo tristo, quando il bene che potrebbe fare no incomincia. Per Pigrizia  detto l'animo tristo, quando il bene incominciato non compie. Per Tiepidit  detto l'animo tristo, quando nelle cose che si conviene no  rangoloso. Per Improvedenza  detto l'animo tristo, quando non provede dina[n]zi le cose che possono avenire. Per No intorno guardare  detto l'animo tristo, quando non considera bene ogni cosa ch' da considerare. Per Ignavia  detto l'animo tristo, quando la cosa non fa con discrezione -. E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu come Tristizia fa le sue operazioni per le dette vie? - Ed io dissi: - Bello veggio chiaramente. Or ti priego che al quarto vizo vada ina[n]zi.
Ed ella disse:


CAPITOLO XXV
Del quarto vizo capitale, cio de l'Ira, e delle sue vie sette cattive.

- Ira  il quarto vizo che nasce all'animo della mala volont; e questo fa l'animo disordinato e vizoso d'una sbita tempesta e furore di nuocere altrui. E comettesi questo peccato per sette vie, e ha catuna il suo nome per meglio tenelle a memoria. E quelli sono i viz che nascono d'Ira, e sono cos appellati: Odio, Discordia, Ressa, Ingiuria, Malizia, Nequizia, Furore.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dim[m]i, verace maestra, in che modo fa Ira le sue operazioni per le dette vie? - Ed ella disse: - Fa Ira l'operazioni sue per Odio, ch' una malivoglienza d'animo invizat[a]. E falle per Discordia, ch' una mala volont d'animo tra coloro che prima erano amici. E falle per Ressa, ch' una malivolenza d'animo tra coloro che sono congiunti di sangue. E falle per Ingiuria, quando si fa o dice contra ad alcuno none [g]iustamente. E falle per Malizia, ch' una mala volont d'animo nascost[a] di dare o fare altrui danno. E fall[e] per Nequizia, quando quel male che fare non si puote s'ardisce di fare. E fall[e] per Furore, ch' una tempesta d'animo che non considera ragione.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu bene come Ira fa le sue operazioni per le dette vie? - Ed io dissi: - Bene l[o] veggio chiaramente. Ora ti priego che vadi inanzi al quinto vizo.
Ed ella disse:


CAPITOLO XXVI
Del quinto vizo capitale, cio d'Avarizia, e delle sue vie, che sono nove.

Avarizia  il quinto vizo che nasce della mala volont; e questo fa l'animo vizoso e disordinato in ci che 'l fa disideroso ed empio di guadagnare o ritenere ricchez[z]e. E comettesi Avarizia per molte vie, e ha catuna il suo nome per meglio tenelle a mente. E quelli sono i viz che nascono d'Avarizia, e sono cos nominati: Simonia, Usura, Ladroneccio, Fur[t]o, Rapina, Forza, Ing[a]nare, Spergiuro, Bugia.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dim[m]i, verace maestra, in che modo Avarizia fa le sue operazioni per le dette vie? - Ed ella disse: - Fa Avarizia l'operazioni sue per Simonia, quando per impiezza di guadagnare si rivendono le cose spirituali; e Simonia  detta da Simone in[c]an[t]atore, che volle comperare da santo Piero lo Spirito Santo. E falle per Usura, quando nelle prestanze sopra l[a] sorte alcuna cosa si spera. E falle per Ladroneccio, quando palesemente dell'altrui si toglie contro alla volont del signore. E falle per Furto, ch' uno nascosto [p]rendimento dell'altrui. E falle per Rapina, ch' cosa mobile per forza tolta. E falle per For[z]a, ch' cosa stabile tolta per forza. E falle per Inganare, ch' uno ingegno per frode comesso a intendimento di guadagnare. E fall[e] per Ispergiuro, ch' una bugia per saramento afermata; e per s'appartiene Spergiuro ad Avarizia, perch dice la Scrittura: "La persona ch' avara ha per nulla i saramenti". E falle per Bugia, ch' una falsa boce ad intendime[n]to d'i[nga]nare detta.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, come per le dette vie fa Avarizia le sue operazioni, e come si muove l'uomo per Avarizia e empiez[z]a di guadagnare a fare i detti peccati? - E io dissi: - Ben veg[g]io apertamente ogni cosa. Ora ti priego che vadi inanzi al sesto vizo.
Ed ella disse:


CAPITOLO XXVII
Del sesto vizo capitale, cio di Gola, e di sue vie, che sono sei pessime.

- Il vizo della Gola  il sesto pec[c]ato principale che nasce della mala volont; e questo fa l'animo vizoso e disordinato d'uno disidero grande di mangiare o bere di soperchio. E comettesi il detto vizo per molte vie, e catun[a] ha il suo nome per meglio tenelle a memoria. E quelli sono i viz che nascono della Gola, e sono questi, e sono cos apellati: Golosit, Ebriet, No astenersi, Non temperarsi, No essere pudico, No esser onesto.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dim[m]i, virgine maestra, in che modo fa il vizo della Gola per le dette vie le sue operazioni? - Ed ella disse: - Fa il vizo della Gola per Golosit le sue operazioni, quando si mangia troppo di soperchio. Falle per Ebriet, quando di soperchio si bee. Fall[e] per No astenersi, quando si mangia fuori di stagione. Fall[e] per No temperarsi, quando si disiderano i ma[n]giari di soperchio. E fall[e] per No essere pudico, quando si dicono parole onde appaia l'uomo ghiotto o lus[s]orioso. E fall[e] per No esser l'uomo onesto, quando ad uso della vita s'adomandano cose non convenevoli [a]lla persona di colui che l'adomanda.
E quando ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, come il vizo della Gola fa per le dette vie le sue operazioni? - E io dissi: - Ben veg[g]io apertamente ogni cosa. Ora ti priego che vadi inanzi al settimo vizo.
Ed ella disse:


CAPITOLO XXVIII
Del settimo vizo capitale e di sue vie, cio Lussuria.

- Lussuria  il settimo peccato che nasce della mala volont; e questo fa l'animo vizoso e disordinato in ci che no lascia rifrenare il piz[z]icore della carne col freno della ragione. E comettesi questo peccato per molte vie, e ha catuna il suo nome per meglio avelle a mimoria. E sono cos nominate: Semplice fornicazione, Incesto, Avolterio, Strupo, Peccato contro natura.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dim[m]i, virgine maestra, come fa per dette vi[e] Lussuria le sue operazioni? - Ed ella disse: - Fa il vizo della Lus[s]uria le sue operazioni per Semprice fornicazione, quando fa carnale uso di femina che nossia moglie altrui n virgine n monaca n congiunta di sangue. E fall[e] per via d'Incesto, quando fa carnalmente uso co monaca overo parente. E fall[e] per via d'Adulterio, qua[n]do fa carnalme[n]te uso coll'altrui moglie. E fall[e] per via di Strupo, quando fa carnalme[n]te uso con femina che sia vergine. E fall[e] per via di Peccato contro a natura, quando in altro luogo seme ispande che nel suo naturale.
E qua[n]do ebbe cos detto, disse: - Vedi tu, figliuolo, come Lussuria co molte persone si comette? E perch' mag[g]iore peccato coll'una persona che co l'altra, per sono le vie sue di diverse nomora appellate -. E io dissi: - Ben veg[g]o perfettamente ogni cosa, secondo che per ordine m'hai contato.


CAPITOLO XXIX
Detto di Filosofia al figliuolo sopra le cose dette di sopra.

Poscia che la Filosofia ebbe mostrata la natura delle quat[t]ro virt principali e de'sette principali viz, ed ebbe nominate e dette le vie di catuno, e in che modo i detti viz e virt fanno per le dette vie le loro operazioni, disse: - Figliuolo mio, sia certo di questo, che, stando l'uomo in questo mondo,  appellato per li savi pellegrino, perch no  questo mondo il suo paese, ma gli dato a termine per fare delle sue peccata penitenza. Onde dice Davit nel Saltero: "Pellegrino sono io nella terra de'Giudei: guai a me, che 'l pellegrinag[g]io mio s'indugia troppo". Ed  appellato l'uomo viandante, perch va ognind a giornata incontro alla Morte, e quella isdoglie il legame che  tra l'anima e 'l corpo. E per uno, disiderando di morire, disse contro alla Morte: "Isciogli del corpo l'anima mia, ove non ha n tranquilit n riposo, ove non ha n pace n sicurt, ov'ha paura e tremore, ov'ha fatica e dolore". E quando  l'anima per la Morte partita e sceverata dal corpo, va nel suo paese, l dove dimor[r] sempre mai. E istando l'uomo in questo pellegrinaggio del mondo e compiendo il suo viaggio, pu andare per due vie: l'una  quella delle virt, e l'altra  quella de'viz. Quella de'viz si  una via molto larga, e per una grande porta vi s'entra (e per questa via va molta gente, per la larghezza della strada), e quella delle virt  una via molto stretta, e ntravisi per una piccola porta (e per questa poche persone vanno, per la strettez[z]a della via). E secondo che le vie sono diverse, cos menano l'anime a regnare in diversi paesi: perch quella de'viz mena a regnare l'anime nel paese della morte, appellato ninferno; e quella delle virt mena a regnare l'anime nel paese della vita, ch' detto paradiso. E per dice il Vangelo: "Istretta  la via e piccola la porta che mena alla vita, e pochi sono che vadino per quella; e ampia  la via e larga la porta che ne mena alla morte, e molti sono che per quella vanno". De'quali paesi, l dove dimora l'anima mai sempre dacch v' entro, ora ti voglio alcuna cosa dire, acci che ti sappi consigliare che via debbi tenere istando nel pellegrinag[g]io di questo mondo e compiendo il tuo viaggio.


CAPITOLO XXX
Qui dice la Filosofia di condizione e luogo di ninferno,
ove la via de'viz mena a regnare.

- Il paese l dove mena a regnare l'anima la via larga de'viz  appellato ninferno, il quale  nel ventre della terra, e quello luogo che pi di lungi  dal paradiso ch'altro luogo che sia. Perch, secondo che 'l punto del cerchio fatto a sesta  nel mi[l]uogo del cerchio, e pi di lungi dal cerchio ch'altra cosa che nel cerchio sia, cos la terra  nel miluogo della composizione del mondo posta, e vnole dintorno tre alimenti e nove cieli l'uno appresso dell'altro; e 'n quello cielo di sopra si  il paradiso, dal quale luogo  la terra pi di lungi che niuna altra cosa, e il ventre della terra l ove t'ho detto ch' posto il ninferno.
E per la detta cagione  il ninferno per li savi appellato iluogo di sotto; e  per li savi appellato il ninferno valle, perch, secondo che la valle  il luogo di sotto, e discorronvi tutte l'a[c]que e fecce e sozzure, cos  il luogo di sotto il ninferno, e discoro[n]vi tutte le maladizioni e l'angosce e le pene del mondo sopra l'anime che dentro vi sono. Perch vi sono l'anime tormentate di due generazioni di tormenti: l'uno  di gravi pene, l'altro  di dolorosi pensieri. Per gravi pene  tormentata l'anima nello 'nferno per tante vie e modi, che non si potrebbe dire n contare: perch tante sono le pene de l'inferno, quante sono le generazioni de'peccati. Per la Scrittura nolle si mette a dire, ma, favelando di certi peccati, pone talotta che sono tormentate l'anime di fuoco; onde dice il Vangelo: "Mander Iddio li angioli suoi, e coglierano nel regno suo tutti gli scandoli, cio coloro che averano comesso peccato, e metteragli nel camino del fuoco arzente". E altrove dice: "Ogni legno che non far buon frutto sar tagliato e messo nel fuoco e arso". E altrove dice Cristo: "Io sono la vite, e voi i tramiti miei: qual tramite sar sanza frutto, sar isceverato dalla vite e messo nel fuoco e arso". E altrove dice la Scrittura: "La vendetta dell'uomo  in vermine e 'n fuoco: vermine che sempre rode, e fuoco che sempre arde". E talotta pone la Scrittura che l'anime del ninferno sostengono pene di freddo; onde dice Iddio nel Vangelo: "Mette[t]el[o] nelle tenebre di fuori, l ove ha pianto e stridore di denti". E altrove pone che sono messe nella carcere, l ove dice: "Acrdati col prossimo tuo avaccio, insino a tanto che se'nella via collui, cio nel mondo, acci che non ti metta nelle mani del ministro, e 'l ministro ti metta in carcere, ch non ne uscirai quindi insino che no rendi ragione infino al quad[r]an[t]e dassez[z]o". E 'l Profeta disse: "A similitudine di pecore saranno poste l'anime in inferno, e la Morte le pascer":  a dire che, secondo che le pecore pascono l'erbe in tal modo che sempre rinascono, acci che sieno anco rapasciute, cos la Morte uccide l'anime del ninferno in tal modo che sempre rinascono, acci che sieno anche morte. Onde dice santo Giovanni nell'Apocalissi, di coloro che sono dannati: " Di que'd andranno li uomini caendo la Morte, e nolla troverano; e vorrano morire, e fug[g]ir la Morte da loro". E per dice la Scrittura: "O Morte, come saresti dolce a coloro a cui fusti gi cos amara nel mondo: te solamente vorranno e disideranno coloro che sopra tutte l'altre cose t'inodiarono". E tante sono le pene de lo 'nferno, che l'anime che vi sono dentro non si ricordano poscia d'Iddio, perch pongono tutti i pensieri loro col dove sentono l'abondanz[a] delle pene. Onde dice Davit nel Saltero: "I morti no loderano Iddio, cio coloro che discenderanno nello 'nferno ".


CAPITOLO XXXI
Qui dice la Filosofia la condizione e pene dello 'nferno,
e di che pene vi si torme[n]tano l'anime dan[n]ate oltre a l'altre.

- Di dolorosi pensieri sono l'anime torme[n]tate nel ninferno, perch co molta pena si ricorderanno quello che co molto diletto hanno gi comesso, acci che lo stimolo della memoria acresca la pena, quanto il diletto ha pi acceso il peccato. Onde, favellando Salamone de'peccatori che sono in inferno, disse: "Con grande paura verrano i peccatori a ricordarsi delle loro peccata, perch l'angoscer la memoria delle loro iniquitadi. E diranno fra loro med[e]simi: Ov' la soperbia nostra? ov' il vantamento e l'argoglio nostro delle ric[c]hezze? ov' la vanagloria delle nostre degnit? che prode o che utolit ce n' seguitato? No niuno, perch sono passate come una ombra, e come fa la nave per l'a[c]qua tempestosa, che poi che  passata no si discerne la via c'ha fatto: cos noi miseri niuno segno possiamo mostrare della gloria ch'avemo nel mondo, ma siamo caduti nelle nostre miserie". E di dolorosi pensieri sono afritte l'anime dello inferno in [tre] modi: l'un[o], quando si ricordano c'hanno perduto tanto bene e non ne possono mai avere niente. E a similitudine di questa doglia si recano a mente la doglia d'Isa, figliuolo che fu di Isak, che si legge nel Vecchio Testamento che piangea con grandi urli quando si pensava ch'avea perdute le benedizioni del padre e nolle potea ricoverare. Anche sono l'anime tormentate nel ni[n]ferno da dolorosi pensieri, quando si ricordano che mai sempre avranno male e saranno tormentate di pene. E per possono dire come disse Iob: "Convertita  in pianto la cetera mia, e gli organi miei in boci di guai, perch quello onde avea paura m' incontrato, e quello che temea m' avenuto". Anche sono tormentate l'anime nel ni[n]ferno di dolorosi pensieri, per la 'nvidia c'hanno del bene che veg[g]ono avere in paradiso a coloro cu'eglino hanno gi auto a dispetto, e quasi come matti tenuti. Onde di coloro che sono dannati dice Salamone: "Vedendo, si turberanno di maravigliosa paura, facendosi maraviglia di cotanto e cos sbito mutamento; e per l'angoscia piangendo, diranno: "Non sono questi quegli cui noi avemo a dispetto e quasi per uno obrobio del mondo, e avavamo la vita loro come se fusero matti? e vedi come sono fatti figliuoli d'Iddio!"".


CAPITOLO XXXII
Qui dice la Filosofia di condizione e luogo di paradiso,
ove la via stretta delle virt mena l'anime che per ess[a] vanno.

- Il paese l dove la via stretta delle virt mena l'anima dopo la morte a regnare  detto paradiso, il quale  posto nel cielo ch' di sopra al cielo stellato che noi veg[g]iamo, il quale si chiama cielo impirio; del quale non si puote vedere niente, la cui altez[z]a e larghezza non si potrebbe stimare. E per dice il Profeta: " Com' ampia, Signor mio, la casa tua, e com' grande e maravigliosa la tua po[sse]ssione!" E quando l'uomo ha compiuto il suo pellegrinag[g]io nel mondo per le vie delle virtudi,  sceverata e sciolta l'anima dal corpo per la Morte, ed  portata incontane[n]te per li angioli d'Iddio nel detto paese, e rappresentata nel cospetto d'Iddio e allogat[a] per lui in una delle sediora vte degli angioli che caddono di cielo. E perch delle dette sediora vte ha in ogni ordine degli angioli, ed  l'una grande e l'altra mag[g]iore, secondo che mag[g]iore fu l'angiolo che di quello sedio cadde, s l'asegna Iddio ordine e dlle sedio come si conviene a lei, secondo il bene c'ha fatto nel mon do. E allogata in quello santisimo sedio in Paradiso, si riposa mai sempre da tutte le sue fatiche e da tutte le sue tribulazioni e da tutte le sue miserie e da tutte le cose del mondo, e fassi gloriosa e beata e partefice cogli a[n]gioli del suo ordine della gloria e beatitudine di Dio. E per dice Cristo nel Vangelo: "Venite a me, voi che lavorate e affaticati siete, che vi dar luogo di riposo"; e santo Giovanni dice nella Pistola sua: " Beati que'morti che muoio [no] a Dio, perch'oggi mai dice lo spirito: Riposomi delle fatiche mie, e dalle mie opere sono seguitato". E anche nel detto luogo di paradiso  ripiena l'anima di sapienzia, e solle adempiuti tutti i suoi disider. Perch se l'anima si vuole dilettare ne'dolci e piacevoli sapori, quivi le sono tutti dati. Onde dice il Profeta: "Signor mio, apparec[c]hiato hai all'anima mia pane d'ogni buono sapore". E se dilettare si vuole in vedere belle cose, quivi sono tutti i begli colori e tutte le belle forme e tutte le chiare luci; e vedevisi Cristo, il quale rispende nella maiest sua, ch' piacevole a vedere sopra tutte le cose. E se si vuole dilettare in udire, quivi sono tutte le belle boci e i dilettevoli suoni degli angioli e de'santi che lodano sempre il Signore. E se vuogli dilettare l'odorato, quivi sono tutti i soavi e i dilettevoli odori. Se vuogli dilettarti in toc[c]are, quivi non si tocca altro che morbida cosa. E simigliantemente s'adempiono tutti gli altri disider, perch vi sono le cose s perfette, che di tutti i suoi disider si pu l'anima saziare e empiere. E nel detto luogo di paradiso ciascuna anima riluce pi che non fa il sole, ed  di tanta leg[g]erezza, che tosto trapassa tutto il mondo e ritruovasi ove vuole, ed  di tanta virt e sottigliezza, che per ogni cosa dura trapassa, ed  di tanta sanit, che non teme mai niuno male n che si possa corrompere o mutare. E nel detto luogo ciascuna anima si vede nella gloria sua, la quale  di tanta fermez[z]a, che no ha mai paura di perderla, n che Ventura la possa mutare. E nel detto luogo Cristo, figliuolo d'Iddio,  servigiale di tutte l'anime, e aministra loro il sovrano bene. Onde la Scrittura, favellando di Cristo, dice: "Apparecchierassi e far assettare l'anime, e andando intorno servir [a] tutte. Qual bene dunque vi potr venire meno col dov' cos fatto ministro?"; e per disse santo Paolo: "N occhio non vede n cuore d'uomo pu pensare quello ch' apparec[c]hiato da Dio a coloro che l'amano con puro cuore".


CAPITOLO XXXIII
Concrusione di questo Trattato, e come, dopo il consiglio dato,
la Filosofia si parti dal figliuolo.

Mostrato la Filosofia la natura de'paesi l dove le dette due vie delle virt e viz conducono l'anime a regnare dopo la morte, disse: - Vedi tu, figliuolo, ove  posto il doloroso paese di ninferno, l dove la via larga de'viz conduce dopo la morte l'anime a regnare; e in quanti dolori e pene vi stanno l'anime mai sempre? e vedi bene ov' posto il prezioso paese di paradiso, l dove conduce l'anime a regnare la via stretta delle virtudi, e in quanta gloria e beatitudini mai sempre l'anime vi stanno? - E io dissi: - Bello veg[g]o chiaramente -. Ed ella disse: - Ora hlloti mostrato, e per ti sappia consigliare quale delle dette due vie debbia tenere stando nel pelegrinag[g]io del mondo, perch da Dio t' dato il libero albitrio, e puoi tenere qual viati piace. Ma la buona operazione dell'uomo fa l'anima in buono paese capitare; per ti ricordo e priego che ti debbia confermare colle virtudi, e stando nel pellegrinaggio del mondo debbi andare per la loro via, acci che possi arivare dopo la morte nel prezioso e beato paese di paradiso, e ivi dimorare mai sempre cogli angioli e co'santi e cogli eletti d'Iddio -. E quando ebbe cos detto, disse: - Tu vedi, figliuolo, che gi  trapassata tutta la notte, ed  venuta l'alba del die, tanto ab[b]iamo insieme ragionato: per mi conviene partire per altre vicende che ho tra le mani.
E io, quando vidi il suo partimento, m'inginoc[c]hiai, e ringrazia'la molto della sua venuta e de'suoi utili amaestramenti che dato m'avea; e prega'la che no mi abandonasse, ma spesso 	mi venisse a confortare. E nel partire che fece, mi benedisse e segn, e divotamente preg Cristo, e disse: - Confermiti Iddio onipotente, BONO GIAMBONI, nella sua santissima grazia, e riempiati de'preziosi doni dello Spirito Santo, sicch s'accenda e 'nfiammi l'animo tuo nel suo amore, e facce per via delle virtudi tutte le tue operazioni istando nel pelegrinag[g]io del mondo -. E partissi.
