Questo e-text  stato gratuitamente scaricato da
www.liberliber.it
e adattato dalla Fondazione Ezio Galiano per
renderne autonoma la lettura ai privi della vista.

Bono Giamboni


Libro de'Viz e delle virtudi


edizione di riferimento: Bono Giamboni, Il libro de'Viz e delle virtudi e il trattato di virt e di vizi, a cura di Cesare Segre, Giulio Einaudi editore, Torino 1968.


INDICE

CAP. I - 	Incominciasi il libro de'Viz e delle Virtudi e delle loro battaglie e ammonimenti. Ponsi in prima il lamento del fattore dell'opera onde questo libro nasce.
CAP. II 	La risponsione de la Filosofia.
CAP. III 	Come la Filosofia si conobbe per lo fattore dell'opera.
CAP. IV 	Le cagioni perch 'l fattore dell'opera era infermato.
CAP. V. 	Risponsione alla prima cagione, che fu per la perdita de'beni della Ventura.
CAP. VI. 	Responsione alla seconda cagione, che fu per la perdita de beni della Natura.
CAP. VII. 	Della detta materia.
CAP. VIII.	Il lamento della Filosofia.
CAP. IX. 	Opposizioni al detto della Filosofia.
CAP. X. 	Risponsioni a le dette opposizioni.
CAP. XI. 	Del convertimento per le dette risponsioni, e inviamento per andare alle Virtudi, onde s'acquista     paradiso.
CAP. XII. 	Amonimenti della Filosofia.
CAP. XIII. 	La promessione della Filosofia di menare il fattore dell'opera alle Virtudi.
CAP. XIV. 	Dello 'ncominciamento del viaggio per andare a le Virt.
CAP. XV. 	De l'albergheria de la Fede Cristiana.
CAP. XVI. 	Del rapresentamento che fece la Filosofia del fattore dell'opera a la Fede.
CAP. XVII. 	Dell'esaminamento che fece la Fede.
CAP. XVIII. 	Della fedalt che si fece a la Fede.
CAP. XIX. 	Perch la Fede non si cura d'ornare la persona.
CAP. XX. 	De la buona cena.
CAP. XXI. 	De la cena rea.
CAP. XXII. 	De la cena perfetta.
CAP. XXIII. 	Del luogo onde si comnciaro a vedere i Viz e le Virt.
CAP. XXIV. 	Della segnoria della Superbia.
CAP. XXV. 	Delle schiere de la Vanagloria e de'suoi capitani.
CAP. XXVI. 	Delle schiere de la 'Nvidia e de'suoi capitani.
CAP. XXVII. 	De le schiere dell'Ira e de'suoi capitani.
CAP. XXVIII. 	De le schiere de la Tristizia e de'suoi capitani.
CAP. XXIX. 	Delle schiere dell'Avarizia e de'suoi capitani.
CAP. XXX. 	De le schiere della Gola e de'suoi capitani.
CAP. XXXI. 	De le schiere de la Lussuria e de'suoi capitani.
CAP. XXXII. 	Il partimento delle quattro osti de le Virt per ischierarsi.
CAP. XXXIII. 	Delle schiere de la Prudenzia e de'suoi capitani.
CAP. XXXIV. 	Delle schiere della Fortezza e de'suoi capitani.
CAP. XXXV. 	Delle schiere della Temperanza e de'suoi capitani.
CAP. XXXVI. 	Delle schiere della lustizia e de'suoi capitani.
CAP. XXXVII. 	Del concedimento che possa la Fede aringare.
CAP. XXXVIII. 	De l'aringamento della Fede, nel qual dice quando si cominci la guerra tra Satanas e l'uomo, e tra'Viz e le Virtudi, e tra l'una Fede e l'altra.
CAP. XXXIX. 	Del romore de l'aringheria.
CAP. XL. 	De la battaglia tra la Fede Cristiana e quella dell'idoli.
CAP. XLI. 	Della battaglia tra la Fede Cristiana e la Giudea.
CAP. XLII. 	Della battaglia tra la Fede Cristiana e le sei Risie.
CAP. XLIII. 	Dell'edificare delle chiese, e dell'ordinare de'prelati.
CAP. XLIV. 	Del consiglio ch'ebbe Satanasso co le Furie infernali.
CAP. XLV. 	Della legge che dnno i demoni a Maometti.
CAP. XLVI. 	De la battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.
CAP. XLVII. 	De la venuta che fa di qua da mare la Fede Pagana.
CAP. XLVIII. 	Del consiglio che piglia la Fede Cristiana.
CAP. XLXIX. 	Della raunanza delli amici che fa la Fede Cristiana.
CAP. L. 	De la seconda battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.
CAP. LI. 	De la sconfitta della Fede Pagana.
CAP. LII. 	Della rivinta delle terre di qua da mare che fa la Fede Cristiana.
CAP. LIII. 	Del consiglio che pigliano le Virtudi perch la Fede Cristiana abandoni lo campo e torni nell'oste a riposarsi.
CAP. LIV. 	Delli ambasciadori che vanno per la Fede Cristiana.
CAP. LV. 	Del triunfo che fanno le Virtudi a la Fede Cristiana.
CAP. LVI. 	Del consiglio che piglian le Virtudi per uscire nel campo a le battaglie, e de la fossa de la Frode.
CAP. LVII. 	Dell'uscita che fanno le Virt e i Viz nel campo a le battaglie.
CAP. LVIII. 	De'rimprover de la Superbia contra le Virtudi.
CAP. LIX. 	De la morte de la Superbia e de la sconfitta della sua gente.
CAP. LX. 	De'rimprover della Pazienza, che fa sopra 'l corpo della Superbia.
CAP. LXI. 	De la carit che si fa de le cose de la sconfitta de'Viz.
CAP. LXII. 	Delle parole che dice la Filosofia per andare a le Virt, per compiere il viaggio.
CAP. LXIII. 	Dell'andata che fa la Filosofia alle Virtudi.
CAP. LXIV. 	Del rapresentamento che fa la Filosofia del fattore dell'opera alle Virtudi.
CAP. LXV. 	Di quel che dice la Prudenzia de la Filosofia, e le parole che dice al fattore dell'opera della Fede
CAP. LXVI. 	De le parole che dice la Prudenzia della gloria mondana..
CAP. LXVII. 	De le parole che dice di non atare in altro il fattore dell'opera che in acquistar paradiso.
CAP. LXVIII.	Delle parole che dice di star fermo nel buon cominciamento.
CAP. LXIX. 	De le parole che dice de le cinque Virt che tegnono le cinque chiavi di paradiso.
CAP. LXX. 	Delli ammonimenti della Prudenzia.
CAP. LXXI. 	Delli ammonimenti della Iustizia.
CAP. LXXII. 	De li ammonimenti della Fortezza.
CAP. LXXIII. 	Delli amonimenti della Temperanza.
CAP. LXXIV. 	Che parole dice la Prudenzia al fattore dell'opera.
CAP. LXXV. 	Come 'l fattore dell'opera piglia consiglio della Filosofia.
CAP. LXXVI. 	Del consiglio che d la Filosofia al fattore dell'opera; e come fue ricevuto per fedele.




CAPITOLO I
Incominciasi il libro de'Viz e delle Virtudi e delle loro battaglie e ammonimenti.
Ponsi in prima il lamento del fattore dell'opera onde questo libro nasce.

Considerando a una stagione lo stato mio, e la mia ventura fra me medesimo esaminando, veggendomi subitamente caduto di buon luogo in malvagio stato, seguitando il lamento che fece Iobo nelle sue tribulazioni, cominciai a maladire l'ora e 'l d ch'io nacqui e venni in questa misera vita, e il cibo che in questo mondo m'avea nutricato e conservato. E piangendo e luttando con guai e sospiri, li quali veniano della profondit del mio petto, contra Dio fra me medesimo dissi: " Idio onnipotente, perch mi facesti tu venire in questo misero mondo, acci ch'io patisse cotanti dolori, e portasse cotante fatiche, e sostenesse cotante pene? Perch non mi uccidesti nel ventre della madre mia, o, incontanente ch'io nacqui, non mi desti la morte? Facestilo tu per dare di me esemplo alle genti, che neuna miseria d'uomo potesse nel mondo pi montare? Se cotesto fu di tuo piacimento, avessimi fatto questa misericordia, che de'beni de la Ventura non m'avessi fatto provare, e avessimi posto in pi oscuro e salvatico luogo, e pi rimosso da genti, sicch di me non fossero fatte tante beffe e scherne, le quali raddoppiano in molti modi le mie pene! "


CAPITOLO II
La risponsione de la Filosofia.

Lamentandomi duramente nella profundit d'una oscura notte nel modo che avete udito di sopra, e dirottamente piangendo e luttando, m'apparve sopra capo una figura, che disse: - Figliuol mio, forte mi maraviglio che, essendo tu uomo, fai reggimenti bestiali, in ci che stai sempre col capo chinato, e guardi le scure cose della terra, laonde se'infermato e caduto in pericolosa malatia. Ma se rizzassi il capo, e guardassi il cielo, e le dilet tevoli cose del cielo considerassi, come dee far l'uomo naturalmente, d'ogni tua malizia saresti purgato, e vedresti la malizia de'tuo'riggimenti, e sarestine dolente. Or non ti ricorda di quello che disse Boezio: "Con ci sia cosa che tutti gli altri animali guardino la terra e seguitino le cose terrene per natura, solo all'uomo  dato a guardar lo cielo, e le celestiali cose contemplare e vedere"?


CAPITOLO III
Come la Filosofia si conobbe per lo fattore dell'opera.

Quando la boce ebbe parlato come di sopra avete inteso, si ripos una pezza, aspettando se alcuna cosa rispondesse o dicesse; e veggendo che stava muto, e di favellare neun sembiante facea, si rapress inverso me, e pigli il gherone de le sue vestimenta, e forbimmi gli occhi, i quali erano di molte lagrime gravati per duri pianti ch'avea fatti. E nel forbire che fece, parve che degli occhi mi si levasse una crosta di sozzura puzzolente di cose terrene, che mi teneano tutto il capo gravato.
Allora apersi li occhi, e guarda'mi dintorno, e vidi appresso di me una figura tanto bellissima e piacente, quanto pi inanzi fue possibile a la Natura di fare. E della detta figura nascea una luce tanto grande e profonda, che abagliava li occhi di coloro che guardare la voleano, sicch poche persone la poteano fermamente mirare. E de la detta luce nasceano sette grandi e maravigliosi splendori, che alluminavano tutto 'l mondo. E io, veggendo la detta figura cos bella e lucente, avegna che avesse dal cominciamento paura, m'asicurai tostamente, pensando che cosa ria non potea cos chiara luce generare; e cominciai a guardar la figura tanto fermamente, quanto la debolezza del mio viso potea sofferire. E quando l'ebbi assai mirata, conobbi certamente ch'era la Filosofia, ne le cui magioni era gi lungamente dimorato.
Allora incominciai a favellare, e dissi: - Maestra delle Virtudi, che vai tu faccendo in tanta profundit di notte per le magioni de'servi tuoi? - Ed ella disse: - Caro mio figliuolo, lattato dal cominciamento del mio latte, e nutricato poscia e cresciuto del mio pane, abandoneret'io, ch'io non ti venisse a guerire, veggendoti s malamente infermato? Non sa'tu che mia usanza  d'andare la notte cu'io voglio perfettamente visitare, acci che le faccende e le fatiche del d non possan dare alcuno impedimento a li nostri ragionament? - E quando ud'dire che m'era venuta per guerire, suspirando dissi: - Maestra delle Virtudi, se di me guerire avessi avuto talento, pi tosto mi saresti venuta a visitare; perch tanto  ita innanzi la mia malizia, che m'hanno lasciato li medici per disperato, e dicono che non posso campare.
Allora si lev la Filosofia, e puosesi a sedere in su la sponda del mio letto, e cercommi il polso e molte parti del mio corpo; e poi mi puose la mano in sul petto, e stette una pezza, e pens, e disse: - Per lo polso, che ti truovo buono, secondo c'hanno li uomini sani, certamente conosco che non hai male onde per ragione debbi morire. Ma perch, ponendoti la mano al petto, truovo che 'l cuore ti batte fortemente, veggio c'hai male di paura, laonde se'fortemente sbigottito ed ismagato. Ma di questa malattia ti credo a la speranza di Dio tostamente guerire, purch meco non t'incresca di parlare, n ti vergogni di scoprire la cagione de la tua malatia -. E io dissi: - Tostamente sarei guerito, se per cotesta via potessi campare, perch sempre mi piacquero e adattrsi al mio animo le parole de'tuoi ragionamenti.


CAPITOLO IV
Le cagioni perch 'l fattore dell'opera era infermato.

Poscia che per via di ragionamenti la Filosofia mi tolse a guerire, cominciaro i nostri ragionamenti in questo modo: - Io t'adomando - disse la Filosofia -, con ci sia cosa che 'l medico non possa lo 'nfermo ben curare se prima non conosce la cagione del suo male, che mi mostri e apri la cagione della tua malatia -. A questo domandamento, suspirando imprima duramente, dissi: - Maestra de le Virtudi, a volere cotesto di mia bocca sapere, non  altro che voler or qui rinovare le mie pene. Chi sar quelli di s duro cuore che udendo lo mio dire non si muova a pietade e dirottamente non pianga? Ma dirolloti, avegna che mal volentieri, sol per la volontade ch'i'ho di guerire.
- Tu sai, Madre delle Virtudi, come la potente Natura dallo 'ncominciamento della mia nativitade mi fece compiutamente con tutte le membra, e come a ciascun membro diede compiutamente la virt dell'oficio suo, secondo ch' usata - di fare cui ella vuole perfettamente naturare. Veracemente posso dire che m'avea perfettamente ornato di suoi ornamenti, ch 'l capo m'avea ornato di quattro sensi principali, cio di vedere e d'udire e d'odorare e di saporare; e a ciascun membro avea dato compiutamente la sua virtute. E sai bene come la vaga Ventura m'avea allargata la mano sua, e arricchito di doni suoi desiderati e goliatil, cio di gentilezza e ricchezza, amistadi, onori, di cittadinanza ed essere bene nutricato e costumato; e sai ben che con questi doni della Ventura era morbidamente cresciuto e allevato.
- Oim misero, essendo da la Natura cos ornato, e dalla Ventura cos avanzato e fornito, e dilettandomi e gloriandomi ne'detti benifici, non so la cagione, Dio contra me suscit l'ira sua, e subitamente mi tolse uno de'maggiori benifici che la Natura m'avea dato. E avegna che nol mi togliesse al postutto, s 'l mi tolse in tal modo, che mi rend inutili tutte le mie operazioni, laonde io era al mondo buono e caro tenuto. Da ind'innanzi m'abandonr l'amistadi e li onori e'guadagni e tutti li altri beni della Ventura, e sopravennermi tante e s diverse tribulazion, che no le potrei co la lingua contare, e son caduto in molte miserie.
- Solo un dono della Ventura m' rimaso, cio la cittadinanza, esser conosciuto da le genti; e questo  solamente per mio danno, ch sono pi beffato e schernito, e sono quasi com'una favola tra loro, laonde si raddppiaro2 in molti modi le mie 	pene. Per le qua'cose ch'io t'ho dette di sopra, sono s malamente sbigottito e ismagato3 che non mi giova di manicare n di bere n di dormire n di posare; ma penso e piango e lamentomi die e notte, ed mmi in noia la vita, e prego la Morte che vegna tostamente, che mi tragga di questi gravi tormenti; ed ella  s dura e crudele che non mi degna d'udire, anzi si fugge e dilunga da me, e pare che m'alunghi la vita. E dommene gran maraviglia, perch, essendo in qua dietro in buono stato, poco meno che in una trista ora la vita mia non termin.


CAPITOLO V
Risponsione alla prima cagione,
che fu per la perdita de'beni della Ventura.

Dacch puosi fine alle mie parole, e per lo mio detto la Filosofia ebbe conosciuta la cagione del mio male, cominci in cotal modo a parlare: - Veggio oggimai e conosco la cagione della tua malatia, e so certamente per lo tuo detto che se'infermato per due cose: l'una, per la perdita de'beni della Ventura e della gloria del mondo; l'altra, per la perdita di certi beni che la Natura t'avea dato. Ond' tempo e stagione di trovare medicine a le tue malatie, e in prima a quella onde se'infermato per la perdita de'beni de la Ventura e de la gloria del mondo; appresso a quella onde se'infermato per la perdita de'beni che la Natura t'avea dato. E a ci ch'io ti possa ben medicare de la malatia onde se'aggravato per la perdita de'beni della Ventura e della gloria del mondo, vo'che mi dichi qual fue la cagione per che Dio fece l'uomo e la femina, e a che fine volle che l'uno e l'altro venisse -. E io dissi: - Hoe inteso da'savi che l'uomo e la femina fur fatti da Dio perch riempiessero le sediora4 vte delli angeli che caddero di cielo; e 'l loro verace fine  de andare in paradiso in quelle luogora santissime, acci che si facciano gloriosi e beati e partefici colli buoni angeli della gloria di Dio -. Ed ella disse: - Cos  come tu hai contato; e cotesta  la cagione per che Dio fece l'uomo e la femina, perch venissero a quel fine glorioso.
E poi disse: - Se tu sai il fine tuo e la cagione per che da Dio fosti fatto, dommi gran maraviglia che ti turbi e infermi come m'hai detto di sopra perch abbi perduto le ricchezze e la gloria del mondo e'beni della Ventura. Or non vedi tu che son tutte le dette cose contrarie, e impedimento molto grande di venire al detto fine? Se ben ti ricorda del Vangelio, che dice: "Cos puote intrare lo ricco nel regno di Cielo, come lo cammello per la cruna dell'ago"; e per intrare non vi puote, perch le ricchezze son l'erbe, secondo che dice il Vangelio, ch'affogano lo seme che cade nella buona terra. Dio aiuta! quant'uomini son gi stati nel mondo che volentieri e con grandissimo desiderio hanno udita e ricolta la parola di Dio nel cuore e nella mente loro! Ma quello buono pensamento  stato affogato solo perch hanno avuto ricchezze, e quelle sole sono state la cagione per che hanno perduto paradiso, e di venire a quel fine glorioso e beato per che fu fatta la femina e l'uomo. Vuo'tu vedere come le ricchezze e la gloria del mondo dilungano l'uomo dal servigio di Dio? Or ti ricordi come Dio disse nel Vangelio: "Neuno pu servire Dio e Mamone ", cio quello demonio ch'aministra le ricchezze e la gloria del mondo.
- Questi due signori voglion esser diversamente serviti: perch Mamone vuol esser dall'uomo servito di due cose, cio di cupidit e d'avarizia. Di cupidit vuol esser servito, perch vuole che l'uomo sia cpido di guadagnare, acci che rauni molte ricchezze; d'avarizia vuol esser servito, acci che le ricchezze guadagnate strettamente conservi e ritenga. E la cupidit del guadagnare vuole che sia tanta, che per guadagnare ricchezze e ragunare avere ne offenda Dio, ne offenda il prosimo, ne offenda la sua conscienza, ne offenda la sua fama, e non si curi perch sia mal detto di lui; e per vuol che ne faccia micid e tradimenti e forze e ingiurie e furti e rapine e frodi e inganni, e faccia ogni sozzo peccato per moneta. E la sua avarizia vuol che sia tanta, che per ritenere e conservare quello che nel detto modo ha guadagnato, il prossimo non sovegna, come Dio comand l ove dice: "Inchina al prossimo sanza tristizia l'orecchie tue e rdili il debito suo", l'amico non aiuti, come naturalmente  tenuto di fare, onde dice Seneca: "Aiuta e consiglia l'amico tuo in su'bisogni, acci che 'l possi ritenere e vogliati bene, perch sanza amici non s'ha mai vita gioconda; e come del campo sanza siepe son tolte e portate le cose, cos sanza li amici si perdono le ricchezze"; n di se medesimo non li ricordi di farsene bene; e per dice Salamone: "L'uomo cpido e tenace  una sustanzia sanza ragione: che, dacch non  buono a s, non sar mai buono a neuno: per si perder colle sue ricchezze". E vuole che colui ch' guadagnatore tutto 'l tempo della vita sua dalle ricchezze non adomandi guiderdone; il quale, come dice un savio: "Le ricchezze ispendendole, non raunandole, beneficaro altrui ". E dopo la morte di costui vuol Mammone che 'l figliuolo o l'erede manuchi e bea e vesta e calzi ismisuratamente, cio oltre a quello che dovrebbe far di ragione, e compia tutti i desider della carne, e abbia molta famiglia e be'cavagli e gran magioni e ricche possessioni, e faccia di s gran fal e vista alle genti, e mostri la gloria del mondo, acci che per lo fatto di costui ne possa molti ingannare a cui dica di far lo simigliante.
- Ma Dio onnipotente vuol esser servito dall'uomo tutto di diversi riggimenti da quelli, perch vuole che l'uomo, nel suo guadagnare, non l'offenda, ma servi le sue comandamenta, e la sua conscienzia non danni; e per disse santo Paolo: "Questa  la nostra allegrezza nel mondo, che la conscienza nostra nell'opere nostre buona testimonianza ci porti", e la fama sua guardi e salvi sopra l'altre cose del mondo; onde dice Salamone: "Quel guadagno onde l'uomo  male infamato, si dee veracemente perdita appellare".
- Se'tu forse di s vano pensamento che credi che l'uomo possa avere i beni di questo mondo e dell'altro? Certo non pu essere; e questo mostra santo Bernardo, che dice: "Neuno puote avere i beni di questo mondo e dell'altro; e certo non puote essere che qui il ventre, e col la mente possa empiere, e che di ricchezze a ricchezze passi, e in cielo e in terra sia glorioso". Anzi, chi al mondo piace, a Dio piacer non puote; ma quanto pi  vile al mondo, cotanto  pi prezioso e grande appo Dio; e per santo Iacopo, favellando di s e degli altri Apostoli, disse: "Domenedio fece noi apostoli vilissimi, e al parere de le genti vie pi sottani che li altri, e uomini quasi pur della morte, e com'una spazzatura del mondo". Onde, se tu hai perdute le ricchezze e la gloria del mondo, non te ne dovresti crucciare, ma esserne allegro, pensando che se'meglio acconcio di venire a quel fine glorioso per che fosti fatto da Dio. E per disse Cato: "Dispregia le ricchezze, e stiati a mente di rallegrarti del poco, perch la nave  vie pi sicura nel picciol fiume che nel gran mare ". E altrove dice: "Se nell'animo tuo vuoli esser beato, dispregia le ricchezze ", per che neuno uomo giusto n santo le disider anche d'avere.


CAPITOLO VI
Responsione alla seconda cagione,
che fu per la perdita de'beni della Natura.

- Ramaricastiti ancora, e dicesti che se'infermato e aggravato fortemente, perc'hai perduti certi beni che la Natura t'avea dati, laonde ti sono abbondate molte tribulazioni che non se'usato d'avere, e se'caduto in molte miserie. E acci che a questa gran malatia possiam trovar medicina, fa bisogno che mi dichi s'ha'inteso come Dio form Adamo ed Eva nel paradiso, e come peccaro contra lui, e come fur cacciati di quel luogo, e posti in su la terra in questo mondo -. E io dissi: - Ben so tutta cotesta materia, e holla gi molte volte letta nella Bibbia -. E quando i5 cos risposto, disse: - E sai tu che parole ebbe6 tra Dio e Adamo ed Eva, quando li ebbe posti in su la terra, e di
che maladizione li maladisse, quando da loro si partio? - E io dissi: - Ben lo soglio sapere, e hol gi letto ne la Bibbia; ma mmi uscito di mente per molte altre vicende che mi stringon nel mondo -. Ed ella disse: - Credo bene che l'abbi dimenticato, perch se l'avessi a mente tenuto, nel mal che tu hai non t'avrebbe lasciato cadere. Ma ramenterolti, con cotali patti tra noi, che 'l ti tenghi mai sempre s a memoria, che mai non t'esca di mente, acci che non possi pi in quella malatia ricadere.
E po'disse: - Poscia che Dio ebbe Adamo ed Eva, per lo peccato ch'aveano fatto, tratti di paradiso e posti in su la terra in miluogo del mondo, cio in quel luogo dove la citt di Ierusalem  fondata, s chiam Dio Adamo ed Eva, e disse: "Adamo ed Eva, mal faceste, che trapassaste le mie comandamenta, tanto v'avea buon luogo assegnato e dato a godere cotanto bene. Ma perch nol faceste per vostro movimento ma dal serpente inimico nostro foste tentati, non vi voglio eternalmente dannare, come feci colui che vi tent: il quale per suo propio movimento insuperbio, vogliendo porre la sua sedia allato a la mia. Ma questo vi faccio per lo vostro peccato: che stiate oggimai in su la terra a termine chente sar la mia volontade; e li desideri de la carne, i quali non poteano in voi luogo avere, vi debbiano mai sempre segnoreggiare, e patiate oggimai fame e sete e freddo e caldo, e quattro durissime e asprissime cose, cio dolori e fatiche e paura e morte. Dolori di molte generazioni di pene, le quali sono apparecchiate per voi tormentare; fatiche di diverse maniere, perch vo'che del sudore del volto vostro vi sia dato il pane vostro, e per via di fatica vo'che abbiate tutte l'altre cose che bisogno vi fanno a la vita; paura vo'ch'abbiate di molte terribili e spaventose cose che sentirete e vedrete stando nel mondo; e da sezzo vo'che vi segnoreggi la Morte, la quale non potea avere luogo in voi; e morti non sareste, se contra me non aveste peccato.
- " E se sentirete le dette pene stando nel mondo, non vo'che ve ne crucciate n vi lamentiate di me, ma con molta pazien	zia le portiate in pace per mio amore. E io vi dico e prometto che se queste pene e fatiche in pace porterete, e non vi lamenterete di me, che dopo la vostra morte io vi dar luogo che sar vie migliore che quello ch'avete perduto: perch avete perduto lo paradiso diliziaro il quale  in su la terra; ma io vi render il paradiso celestiale, l ove sono li angeli miei, e metterovvi nelle sante sediora di quelli angeli che caddero di cielo, acci che voi siate partefici co li buoni angeli della gloria e de la beatitudine mia. Ma se in pace no le porterete per mio amore, ma crucceretevi e dorretevi e lamenteretevi di me, infin a ora vi dico ch'e'vi converr al postutto patire, e non ne sarete da me meritati. E avegna che questo luogo del mondo sia molto tormentoso e rio, e sie valle di lagrime appellato, perch dato  all'uomo acci che possa qui piangere e purgarsi de le sue peccata, io vi dico che dopo la vostra morte io il vi dar vie peggiore, perch vi metter in podest del Nimico, il qual vi metter nello inferno e vi tormenter mai sempre di molte pene eternali ".


CAPITOLO VII
Della detta materia.

Aperto e mostrato la Filosofia come Dio onnipotente si partio da Adamo e da Eva quando gli ebbe tratti di paradiso e posti in su la terra nel mondo, e le maledizioni che diede loro nel suo partimento, disse: - Credi tu forse che le dette maledizioni toccassero solamente Adamo ed Eva per lo peccato ch'avieno fatto? Non vo'che sia di tua credenza; anzi toccaro bene i loro discendenti; e per si dice nella Bibbia: "I padri nostri manicaro l'uve acerbe, e'denti de'figliuoli ne sono allegati". E veggendo Dio che per le dette cose si ricomperava il peccato, e andavane l'uomo in paradiso se pazientemente le sostenesse; e vogliendo che l'uomo in pace le portasse, acci che venisse al detto benificio, de la sua persona medesima ne diede esemplo, che, faccendosi omo e vegnendo nel mondo, tutte le dette pene ne la sua persona in pace sofferse; e per dice l'Apostolo: "Con ci sia cosa che Cristo abbia portata e sofferta molta pena ne la sua carne, e voi v'apparecchiate di simigliante pensiere". Chi fu anche verage figliuolo di Dio, che per questa via non passasse? Pensa d'Abel, che fu il primaio giusto del mondo, come fue morto da Caino suo fratello. Pensa de'profeti e delli apostoli e de'martiri, come furono straziati e tormentati. Vedi santo Paulo, che fue cos amato da Dio; di se medesimo favellando disse: "Chi  quelli ch'abbia in questo mondo sofferte pene e tribulazioni, e io no?"; e quando ha contate molte tribulazioni e angosce ch'avea sofferte in questo mondo, in terra e in acqua, s torna alle pene della sua carne e dice: "Dato  a me lo stimolo de la carne mia, l'angelo Satanasso che mi offenda. Per adorai tre volte a Dio che lo sceverasse da me, per li gravi tormenti che sentia; e Dio mi disse: Basti a te, Paulo, la grazia mia". Or non ti ricorda de l'Apostolo, che dice: "Color che pietosamente voglior vivere in Cristo, bisogno fa che siano perseguitati e molestati"?
- Se questa  dunque la via di buoni, non vuole esser buono chi de le tribulazioni del mondo non vuol sentire. Perch secondo che si dilunga da la bont e dal ben fare colui che disdegna i gastigamenti che fatti li sono, e hae in odio colui che 'l gastiga, cos non puote esser buono chi le tribulazioni del mondo e i pericoli non soffera in pace, ma se ne cruccia e lamenta contra Dio: perch le tribulazioni e l'angosce del mondo sono i gastigamenti di Dio, e allora d pensar l'uomo che Dio l'ami, quando di tribulazioni da lui  visitato e tormentato. E per disse san Paolo: "Figliuol mio, non avere in negligenzia la disciplina e i gastigamenti di Dio, imper che cui egli riceve per figliuolo, s 'l gastiga, e gastigando s 'l fiagella e, tormenta" e poi conchiude e dice: " Se tu se'fuori de'suoi gastigamenti, di quali sono partefici tutti i figliuoli, dunque non se'tu legittimo figliuol di Dio, ma bastardo". Chi vuol dunque esser verace figliuol di Dio, porti in pace le pene e le tribulazioni del mondo, i quali sono i suoi gastigamenti, e laonde coloro cui egli riceve per figliuoli sono gastigati: pensando che se sar compagno di Dio nelle passioni, sar suo compagno nelle consolazioni.


CAPITOLO VIII
Il lamento della Filosofia.

Poscia che la Filosofia ebbe parlato come di sopra avete inteso, cominci a sospirare fortemente e turbarsi nel volto; e con una boce molto adirata disse:
- O umana generazione, quanto se'piena di vanagloria, c'hai gli occhi de la mente e non vedi! Tu ti rallegri delle ricchezze e della gloria del mondo, e di compiere i desideri della carne, che possono bastare quasi per un momento di tempo, perch poco basta la vita dell'uomo; e queste sono veragemente la tua morte, perch meritano nell'altro mondo molte pene eternali; e della povert e de le tribulazioni del mondo ti turbi e lamenti, che poco tempo posson durare; e queste sono veracemente la tua vita, perch, se si portano in pace, meritano nell'altro mondo molta gloria perpetuale.
- E perch poca gloria nel mondo merita nell'altro molta pena, e poca pena nel mondo, in pace sofferta, merita nell'altro molta gloria, disse un savio: " Quel che ne diletta nel mondo  cosa di momento, e quel che ne tormenta nell'altro durer mai sempre". E l'Apostolo disse: "Non son degne n da aguagliare le passioni di questo tempo alla gloria di vita eternale, la qual sar aperta e data a noi". Che aguaglio pu esser da la cosa finita a quella che non ha fine, da la cosa piccola alla grande, da la cosa temporale a la eternale? E per disse san Paulo: "Il Signore di tutta la grazia n'ha chiamati ne la sua gloria eternale, per sofferendo nel nome di Cristo poca cosa". E Salamone dice: "Di poca cosa tormentati, in molte cose sarem ben disposti".


CAPITOLO IX
Opposizioni al detto della Filosofia.

Parlato la Filosofia cos profondamente sopra la materia del mio rammaricamento, e mostratomi per cotante vive ragioni come era matta e vana cosa il mio lamentare, e la cagione della mia malatia, s mi sforzai di difendere il mio errore, se per alcuna via o modo potesse.
Per dissi: - Se cotesta  la via d'acquistar paradiso e di ricoverare la perdita che facemmo per lo primo peccato d'Adamo e d'Eva, e di venire a quel fine beato per che fuor fatti l'uomo e la femina, bene fece dunque Dio se, favellando alli apostoli suoi, disse: "Lasciate i parvuli venire a me, perch di costoro  lo regno di Cielo", perch veracemente  de'parvoli solamente, e non d'altra persona che viva con alcuno conoscimento delle cose del mondo. Cui mi saprest contare con alcuno conoscimento, che fosse di tanta fermezza, che per amore d'aver paradiso, cio cosa che non vede n palpa, ma solamente l'ode a parole, disideri di vivere in povertade, e abbia in dispregio e in disdegno i beni della ventura e la gloria del mondo; e se di doglie o di tribulazoni  gravato, le porti in tanta pazienzia, che contra Dio non se ne crucci e doglia fortemente? Certo non me ne sapresti alcuno nominare. Potrebbe forse essere delli apostoli, che fur pieni dello Spirito Santo in tal modo che poscia non pottero peccare, ch furo di cotesta maniera; ma non d'altra persona che de lo Spirito Santo e della grazia di Dio cos fornito non fosse. Anzi sai tu che dicono i savi? ch'ogni creatura  sottoposta e data alla vanit del mondo, e quanto pu istudia di compiere i diletti della carne. Per la qual cosa il detto tuo pare che sia nulla a volere confortare l'uomo per le parole c'ha'dette, che de le cose del mondo abbia alcuno conoscimento.


CAPITOLO X
Risponsioni a le dette opposizioni.

A queste parole rispuose la Filosofia, e disse: - Intendi, figliuole, il detto mio, e pon ben fede a le mie parole, e guarda che non t'inganni il desiderio della gloria del mondo. Il regno di Cielo  la maggior cosa che l'uomo e la femina possa avere, perch' 'l fine loro, e la cagione per che fuor fatti da Dio, e lo loro luogo naturale e stanziale, e il loro paese; e per Cristo n'amonisce nel Vangelio, e dice: "Imprima e sopra tutte le cose chiedete il regno di Cielo, e poscia tutti li altri beni vi saranno dati". E anche ne l'orazione del paternostro la prima chiesta che Dio insegna fare all'uomo si  questa: "Vegna l'anima mia allo regno tuo"; e questo regno di Cielo ch' cos grandissima cosa, Idio onnipotente nol d all'uomo, ma ciascun per li suoi meriti propri l'acquista e vince per forza; e per dice il Vangelio: "E regno di Cielo patisce forza, e que'l'acquistan che voglion pugnare". E questa vuol esser gran pugna, perch' posto molto ad alti, e vavisi per una via molto stretta, e per una piccola porta vi s'entra; e per dice il Vangelio: "Stretta  la via, e picciola  la porta che ne mena alla vita, e pochi son che vadaro per quella; e ampia  la via e larga la porta che ne mena alla morte, e molti sono che per quella vanno". E avegna che voglia gran forza e richieggia gran pugna, non si d l'uomo anighiettire, ma francamente pugnare, perch dice il Savio: "Sanza grave fatica le gran cose non si possono avere".
- Or pensa e considera bene le vilissime cose del mondo che appo li uomini mondani sono alcuna cosa tenute, s come scienzia e signorie e onori e ricchezze e gran nominanza e fama tra le genti, con quanta forza e fatica nel mondo s'hanno; tanto maggiormente il regno di Cielo vuole fatica e forza grandissima, il qual  sommo e perpetual bene all'uomo, e compimento ma'sempre di tutti suoi desideri. Sola una cosa d muovere l'uomo a fare volentieri questa pugna, perch chi pugnare vuole  certo di conquistare questo regno. Ma la gloria del mondo  s vana e fallace, che non si pu avere a posta dell'uomo; anzi molte volte, quando ha molto pugnato e credela abracciare e pigliare e tenere, si parte e fugge da lui, e lascia e abandona l'uomo molto dolente.
- Dio aiuta! quanti uomini sono gi stati c'hanno voluto abracciare e pigliare questa gloria del mondo, e hannovi messo tutto loro ingegno e forza, e sonsi morti, e non hanno potuto avere niente! E altri sono stati che l'hanno abracciata e pigliata con molta fatica e angoscia, e per neuno ingegno e senno l'hanno potuta tenere; ma tostamente s' fuggita e partita da loro, e halli lasciati molto dolenti.
- La qual cosa non pu intervenire del regno di Cielo; anzi  cosa stabile e ferma, e non si parte giamai la gloria sua, da ch' conquistata; e a posta dell'uomo si conquista e si vince, purch 'n questo mondo voglia pugnare. E avegna che sian pochi, che per questa stretta via che mena l'uomo aregno di Cielo vogliano andare e che vogliano fare quella durissima e asprissima pugna, sappi che non sono pur li pargoli, come tu dicesti di sopra, ma sono molti altri c'hanno buono e perfetto conoscimento delle cose del mondo; ma nel Vangelio sono appellati pochi, perch pochi sono a rispetto degli altri che per la larga via e ampia porta che ne mena alla morte vogliano andare.


CAPITOLO XI
Del convertimento per le dette risponsioni,
e inviamento per andare alle Virtudi, onde s'acquista paradiso.

- Maestra delle Virtudi, molto m'hai consolato delle mie tribulazioni, e hammi inolto migliorato e rallevato de la mia malatia, in ci che m'hai apertamente mostrato che le tribulazioni e l'angosce del mondo sono i gastigamenti di Dio, e coloro ha per veragi figliuoli, cu'elli visita di cotale gastigamento; e ha'mi mostrato come la povert  la diritta via laonde pi sicuramente si pu andare allo regno di Cielo. Anche m'hai detto che lo regno di Cielo  la maggiore e la miglior cosa che l'uomo e la femina possa avere; e hailmi mostrato e provato per molte belle e aperte ragioni: per la qual cosa m' venuto in talento questo regno di paradiso beato voler conquistare.
- Ma d'una cosa mi spavento, che m'hai detto di sopra che non si pu avere se non s'acquista e vince per forza; e io mi sento s poca bala, che non posso vedere com'io potesse fare questa pugna, sicch a buon capo ne venisse. Per ti priego che in su questi fatti mi debbi consigliare, sicch di cotanto bene non potesse esser perdente: perch se 'l perdesse a mia pecca o per providemento che far si potesse, io ne sarei mai sempre dolente, e non me ne potrei consolare.
A queste parole la Filosofia lev alte le mani, e rizz li occhi al cielo, e umilmente ador, e disse: - Benedetto sia Ges Cristo, che t'ha recato a buon pensamento, e a quello c'hanno li mini savi, che non istanno pur col capo chinato a guardare le scure cose de la terra, come hai fatto tu per li tempi passati; ma rizzano il capo e guardano il cielo e le dilettevole cose della luce: per sempre stanno coll'animo allegro, e per neuna tribulazione del mondo si posson turbare; e per dice un savio: "Con ci sia cosa che tutti li altri animali guardin la terra, solo all'uomo  dato a guardare lo cielo e le dilettevoli cose della luce".
- Onde, da che m'hai chesto consiglio in ci, che di'che vuoli lo regno di paradiso conquistare, e io ti consiglier volontieri; e solo per confirmarti in su questa volont ti sono venuta a visitare. E daroloti tale, se credermi vorrai, che tosto verrai a capo del tuo intendimento.
E poi disse: - Il regno di Cielo  molto forte a conquistare, perch  posto molto ad alti, e vavisi per una stretta via, e per una piccola porta vi s'entra, secondo che t'ho detto di sopra. E ha ne la detta via molti nimici, i quali die e notte assaliscono altrui, e non dormono niente, e se truovano alcuno in questa via che ben guernito e armato non sia e acompagnato, s il fanno sozzamente a dietro tornare. E per fa bisogno a coloro che vi vanno che sian forniti di fedeli amici; e in altra guisa sarebber malamente traditi e ingannati.
E io dissi: - Mal son fornito di cotali amici, anzi li ho tali che m'maro solamente a la loro utilit -. Ed ella disse: - E io li t'insegner tali acquistare che t'ameranno e serviranno solamente a la tua utilit, e ti guarderanno e salveranno da'detti nimici, e tosto ti daranno la vittoria del regno -. E io dissi: - Chi son coloro cui io mi potesse fare ad amici, onde ricevesse cotanto benificio? - Ed ella disse: - Sono la bella compagnia delle Virtudi. - E chi so queste Virtudi? - Ed ella disse: - I cortesi costumi e li belli e piacevoli riggimenti. - E ove stanno? Ed ella disse: - Nel nobile castello de la mente. - E ov' questo castello? - Ed ella disse: - Dentro a la chiusura7 del cervello, l ove si raccolgono i sensi e'sentimenti del corpo. E in quello luogo hanno una magione molto forte, tutta di fortissimo osso murata; ed  in tre parti divisa: nella primaia, ch' nella fronte dinanzi, si imaginano e si veggono tutte le cose; ne la seconda seguente tutte le cose vedute e imaginate si conoscono e sentenziano e giudicano; nella terza tutte le cose sentenziate e giudicate si scrivono e fassene memoria, acci che non escano di mente. A la qual magione cpitano tutte le genti c'hanno alcun perfetto conoscimento, ma pochi n'albergano co le dette Virtudi: non che per lor volont non albergassero assai - e sarebbero ben ricevuti, chi vi volesse albergare, e onorati e serviti -; ma sono fuggite e schifate dalle genti del mondo, perch vivono sotto grande ubidenza.
- E chi  segnore di queste Virtudi? - Ed ella disse: - Non hanno segnoria d'alcuna persona, ma so'in questo mondo libere e franche; e per disse un savio: "Sole le Virt sono libere nel mondo; e tutte l'altre cose sono sottoposte a la Ventura ". Ma fanno di loro gente un capitano c'ha nome Umilit, quando in servigio d'alcun loro amico vanno a conquistare questo regno; e mettonlo innanzi a tutte le cose, perch'egli  capo e fondamento di tutti coloro che vogliono intendere al servigio di Dio; e per disse santo Bernardo: "Per l'umilit sarai alla grandezza, e questa  la via, e altra non si truova che questa; e chi per altra via sale, cade poscia ch' montato".
E io dissi: - Prgoti che m'insegni andare a queste Virt, e che m'acompagni colloro, perch vo'doventare loro fedele, e giurare le loro comandamenta, acci che questo regno di paradiso beato m'aiutino conquistare. Ed ella disse: - Figliuol mio, non fa bisogno ch'io t'insegni andare alle Virtudi, n ch'io t'aconti'colloro: per che se andare vi vuoli, ritorna alla tua conscienza ed entra per la via de'buoni costumi e savi e cortesi riggimenti; e quella strada, se tu non ti torci, ti conducer allo loro albergo, e ivi ti potrai colloro acontare8, e richiederle de'tuoi bisogni. Elle sono tanto cortesi che t'udiranno volentieri; e se parrai loro persona con bei riggimenti, ti riceveranno e faranti onore e acompagnerannosi teco; e da te non si partiranno giamai, se da te non viene il partimento, infino che non t'hanno data la vittoria del regno che tu hai detto di voler conquistare.


CAPITOLO XII
Amonimenti della Filosofia.

Poscia che la Filosofia m'ebbe insegnata la via onde si poteva andare alle Virtudi, e insegnata la casa dove mi potea colloro acontare, disse: - Figliuol mio, io ti vo'dire alcuna cosa di riggimenti di queste Virtudi, acci che, se pigliassi loro amistade, de'lor fatti non ti trovassi ingannato. Egli  ben vero che 'l regno di Cielo sanza queste Virtudi non si pu conquistare, ed elle hanno s l'ingegni alle mani, che non si pu difendere da loro. Ma se pigliassi loro amist per cagione di conquistare questo regno, converrebbeti aver puro e fermo proponimento di menarle solamente per questo regno conquistare e avere, ch per altra cagione non ti farebbero compagnia n vorrebbero tua amistade. E se le movessi da casa dandone questa cagione, ed elle si potessero acorgere in niuno modo che le menassi per compiere altri tuoi intendimenti - come hanno gi fatto molti altri che sotto loro cagione hanno commesso molto male - elle si recherebbero questi fatti fortemente a gravezza, e sceverrebbersi da te, e partirebberti da'buoni; e quando fossero sceverate ti infamerebbero, e farebberti gran vitiperio, e non avresti mai onore. E anche se intervenisse che le movessi da casa per questo regno conquistare, e quando fossi nella via, s come vile e codardo, l'abandonassi per paura ch'avessi di molti nimici che si veggono d'intorno, o l'abandonassi per alcuna promessione delle cose del mondo che da que'nimici fatta ti fosse, abbandonerebberti incontanente e partirebberti di tra'buoni, e rimarresti vituperato. E se ti pentessi per alcun tempo, e tornassi a loro con buono intendimento per cagione d'aver paradiso, avegna che sien tanto cortesi che il loro aiuto non ti negassero'al postutto, molto si farebbero pregare anzi che palesemente t'acompagnassero o di servire ti promettessero. A questo considerando, un savio disse: "Chi d'infamia d'alcuna macula si sozza, molta acqua vi vuole a potersi lavare". Per ti ricordo e dico che se in alcuna de le dette tre cose credessi cadere, non t'acompagni colloro, perch non te ne potrebbe altro che male incontrare; e del tuo buono incominciamento non nascerebbe altro che mala fine.


CAPITOLO XIII
La promessione della Filosofia di nienare il fattore dell'opera alle Virtudi.

Dacch'ebbe la Filosofia posto fine al suo consiglio e alle parole de'suoi amonimenti, dissi: - Dimmi, maestra delle Virtude, qual  la via de'buoni costumi e de'cortesi e savi riggimenti, per la quale si pu andare alle Virtudi?
Ed ella disse: - Figliuole, come ti mostri semplice ne li tuoi adimandamenti! Chi  colui che voglia ricorrere a la sua conscienzia, che cotesta via non sappia tenere?
E io dissi: - Non te ne dare maraviglia perch te n'abbia domandato: ch m'hai detto di sopra che cotesta  una strettissima via, e vannovi poche persone, e truovasi in cotesto viaggio larghissime strade onde vanno molte genti; per potrei errare sozzamente, e tornare adietro mi sarebbe gravoso. Per ti priego che vegni meco, e faccimi il tuo servigio a compimento.
Ed ella disse: - Molto volentieri, da che me ne prieghi, avegna che 'l mio venire non faccia bisogno.


CAPITOLO XIV
Dello 'ncominciamento del viaggio per andare a le Virt.

Poscia che la Filosofia m'ebbe promesso d'acompagnare in questo viaggio, il giorno che ponemmo insieme movemmo, e cavalcammo tanto che fummo a un prato l dove avea una bellissima fonte ad una ombra d'un pino.
Allora disse la Filosofia: - Riposianci a questa fonte una pezza, che ti vo'favellare -. E ismontati e assettati a sedere, disse: - Qui presso ha una Virt che s'apella Fede Cristiana, la quale  capo e fondamento di tutte l'altre Virt a coloro che vogliono intendere al servizio di Dio. Imper che colui che il regno di Cielo vuol conquistare, convien due cose in s avere, cio fede buona e opere perfette; e fede sanza opera, overo opera sanza fede,  neente a potere avere paradiso. E per dice la Scrittura: "Fede sanz'opera, overo opera sanza fede,  cosa perduta". E questa sola virt d all'uomo la Fede Cristiana, e tutte l'altre Virt intendono solamente a fare buone l'opere dell'uomo. E per  questa capo dell'altre e verace fondamento, perch non  d'avere alcuna buona speranza dell'uomo c'ha in s buon'opere sanza fede; ma chi ha solamente buona fede, poscia che l'opere non vi siano, pu stare a grande speranza nella misericordia di Dio, e in una ora, per uno buono pentimento, pu paradiso acquistare; e per disse uno savio: "Io voglio che mi vegnaro anzi meno l'opere che la fede". Onde se paradiso vuoli avere, di questa Virt ti converr diventare verace fedele, e ubidire e oservare tutte le sue comandamenta. Ma solo d'una cosa mi spavento, che, anzi che riceva promessione o fedelt da neuno, ne fa gran cercamento e diligente inquisizione, s' bene d'ogni cosa in concordia collei: perch se 'l trovasse pur d'una vile cosa discordante, nol riceverebbe per fedele, n il prometterebbe d'atare; e per questa via n'ha gi molti schifati e fuggiti. E per ti vo'qui ammaestrare di tutte le cose onde da lei sarai dimandato, acci che sappi rispondere perfettamente.
E quando m'ebbe cos detto, tutte per ordine le m'insegn, e disse e ridisse molte volte, perch non mi uscisser di mente, ma perfettamente le sapesse.


CAPITOLO XV
De l'albergheria de la Fede Cristiana.

Ammaestrato finemente dalla Filosofia di tutti li articuli de la fede, laonde sapea che sarei domandato, montammo a cavallo per compiere nostra giornata, e cavalcammo tanto ch'a ora di vespero fummo giunti a l'albergo della Fede. E questo era un palagio molto grande, le cui mura eran tutte di diamante, lavorate sottilmente ad oro e con buone pietre preziose; e ivi smontammo, e cominciammo il palagio a guardare.
E quando avemmo assai veduto, disse la Filosofia: - Che ti pare di questa magione? - E io dissi: - Questa  tanto maravigliosa e bella, che mi pare una de le magioni di paradiso, c'ho gi udito a'frati molte volte predicare -. Ed ella disse: - Questo  il tempio che ad onore di Dio edific Salamone; e avegna che non sia cos bello come sono le magioni di paradiso, vo'che sappi che questa  fatta a similitudine di quelle.
E quand'ebbe cos detto, entrammo l entro e montammo ne la sala l ov'era la Fede, che sedea in su una sedia molto maravigliosa e grande; e intorno di s avea molta gente, cu'ella insegnava e ammaestrava; ed era vestita d'un umile vestimento, e stava tutta cotale accercinata.
E quando la Filosofia fue tanto presso a la Fede che la potea vedere, incontanente dalla lunga la conobbe, e rizzossi in piede e scese della sedia e vennele incontra. E quando le fu presso, si inginocchi per baciarle il piede; e la Filosofia nol sofferse, ma pigliolla per la mano e rizzolla; e quando fue ritta in piede l'abbracci, e cominciaro per gran letizia a lagrimare. E quando poteron riavere lo spirito9, s si salutaro; e dipo 'l saluto disse la Filosofia: - Figliuola mia, Fede, come ti contien tu nel servigio e nella grazia di Dio? - Ed ella disse: - Assa'bene, quando sono di te acompagnata, perch sanza la tua compagnia non si pu Dio conoscere n niuno bene adoperare -. Ed ella disse: - E a me il mio conoscimento poco varrebbe, se non fosse la fede tua e le devote orazioni, che die e notte fai al Signore per l'umana generazione.
E quando ebbero cos detto, s'asettaro a sedere e ragionaro di loro fatti comuni. E quando ebbero assai ragionato, furono appellate che n'andassero a cena; e andarne, e cenaro a grand'agio e con molta allegrezza. E avegna che fosse lieve la cena e di poche imbandigioni, ma del rilievo si consolarono tanti poveri, che non avrei creduto che nel mondo n'avesse cotanti.


CAPITOLO XVI
Del rapresentamento cke fece la Filosofia del fattore dell'opera a la Fede.

Cenato ogni gente, e rassettate a sedere, disse la Fede a la Filosofia: - Grande vicenda'ti mena in questa contrada, quando ci vieni cos palesemente. So bene che ci vieni e vai a tua posta, ma pi di celato, perch, se cos non fosse, in malo stato saremmo, secondo che sono le contrade ove non regne e governe. Onde dimmi se posso fare alcuna cosa che ti sia a piacere.
Ed ella disse: - Tu sai, cara figliuola, ch'a me conviene avere rangola10 dell'umana generazione, e spezialmente di coloro che vogliono intendere al servigio di Dio; e solamente son mandata da Dio onnipotente di cielo in terra per questa cagione. Onde11 qui ha un valletto12 che da teneretto13  nutricato in mia magione, e hae sempre volentieri studiato, e sa oggimai convenevolmente, ed lli venuto in talento di conquistare il regno di Cielo; e sappiendo che non si pu conquistare se non per mano delle Virtudi, s viene a te e a l'altre per farsi vostro fedele e giurar le vostre comandamenta, acci che possa esser acompagnato da voi, e lo regno di Cielo li atiate conquistare; e fassi da te, perch sa che se'fondamento e capo dell'altre. Onde ti prego che, come porta l'officio tuo, il debbi servire.
Ed ella disse: - Tu sai che mia usanza  d'isaminare l'uomo anzi che per fedele sia ricevuto o che d'atare li si faccia promessione; ma di costui si faccia tutta la tua volontade, perch so che non pu esser altro che sufficiente, da ch' rapresentato per te -. Ed ella disse: - A me piace che ne osservi tua usanza, perch non vo'che si spenga neuna buona usanza per me -. Allora mi chiam la Filosofia, e fecemi inginocchiare dinanzi alla Fede; e rappresentommi e disse: - Ecco l'uomo: esaminatelo sicuramente, ch 'l troverete ben perfetto, e degno di vostra compagnia.


CAPITOLO XVII
Dell'esaminamento che fece la Fede.

Quando la Filosofia m'ebbe rapresentato, mi cominci la Fede a domandare in questo modo: - Io ti domando che mi dichi quanti sono i nostri sacramenti -. E io dissi: - Sette; - E qua'sono essi? - E io dissi: - Battesmo, Penitenzia, Corpus Domini, Matrimonio, Confermagione, Ordine e Unzione -. Ed ella disse: - Sa'tu qua'sono le credenze de'sacramenti e i loro benifici? - E io dissi: - La credenza del Battesmo si  che si rimetta il peccato originale a colui che si battezza, e dealisi14 lo Spirito Santo. La credenza della Penitenza si  che si rimettan le peccata a colui che si confessa e si pente. La credenza del Corpus Domini si  che 'l pane e 'l vino che piglia 'l prete nell'altare a la messa si faccia verace corpo e sangue di Cristo; e secondo che diede s per noi nella croce, cos si d ogni d nella messa in memoria di quella passione laonde si congiungon le genti d'amore con Cristo. La credenza del Matrimonio si  che si possa congiugnere l'uomo colla femina carnalmente sanza peccato per virt di quel sacramento. La credenza della Confermagione, cio del cresimare, che fanno i maggiori prelati, si  che lo Spirito Santo dato nel battesmo si confermi a colui che si cresma. La credenza dell'Ordinare si  che per virt di questo sacramento i preti e li altri cherici ordinati abbian podest e bala di fare certe cose che li altri non hanno. La credenza dell'Unzione si  che se ne rimettano le peccata veniali a colui che s'ugne, e giovi a la infermit del corpo.
Da che m'ebbe domandato de le credenze de'sacramenti, disse: - Sa'tu le credenze del Credo in Deo, e chi l'orazione del Credo in Deo fece? - E io dissi: - Ben so le dette credenze, e ho inteso che la detta orazione fecero tutti e dodici li Apostoli per partite -. Ed ella disse: - Villemi per ordine dicendo, e distinguimi le parti che ciascuno apostolo vi puose -. E io dissi: - Credo in uno Idio patre onnipotente, fattore del cielo e de la terra e di tutte le cose visibili e non visibili, secondo che nel detto Credo in Deo disse santo Piero. E in Ges Cristo unico suo figliuolo, verace segnore nostro, secondo che v'arose15 sant'Andrea. Il quale fue dallo Spirito Santo formato, e  nacque dalla vergine Maria, secondo che v'aggiunse san Giovanni. E ne la segnoria di Pilato fu crucifisso e morto e sepulto, secondo che santo Iacopo minore disse. Discese a lo 'nferno, e al terzo d risuscit da morte, come arose santo Tomaso. E andonne in cielo e siede da la diritta parte del suo Padre, come disse santo Iacopo maggiore. E quindi verr a giudicare i vivi e'morti, come v'arrose santo Filippo. Credo nello Spirito santo, come disse santo Bartolomeo. E nella santa Ecclesia catolica, come disse santo Mateo. E ne la comunione di santi, e ne la remissione de'peccati, come disse san Simone cananeo. E nella resurressione della carne, come disse santo Tadeo. E ne la vita eterna, amen, [come disse santo Mattia].
E quando ebbi dette tutte le credenze che nel Credo in Deo si contengono, cos per ordine come ne la detta orazione le dissero li apostoli, disse la Fede: - E sai tu quanti sono i comandamenti di Dio che si convegnono osservare? - E io dissi: - Dieci, cio quattro che s'apartengono a Dio, e sei che s'apertengono a le genti del mondo. - Ed ella disse: - Qua'sono essi? - E io dissi: - I quattro che s'apertengono a Dio sono questi: Uno solo Dio credi. Lui solo ama sopra tutte le cose. Il suo nome non aver per cosa vana. Guarda le feste che a suo onore e de'suoi santi sono ordinate di guardare. E li sei che s'apertengono alle genti del mondo sono questi: Onora e ubidisci il padre e la madre, e sovvielli se sono bisognosi. Ama il prossimo tuo come te medesimo, e sovviello se 'l vedi in necessitade. Co la moglie del prossimo tuo non commetterai avolterio, n con neun'altra persona ti maculerai di lussuria non licita. Il prossimo tuo non ucciderai e nol fedirai e no li farai in persona alcuno rincrescimento. De la cosa del prossimo tuo non farai furto, n in mal modo non gliela torrai, n non la userai contra sua voluntade. Falsa testimonianza contra 'l prossimo tuo non porterai.
E quando li comandamenti di Dio ebbi cos per ordine detti, disse la Fede: - E credi, chi fa contra le dette comandamenta, che commetta peccato? - E io dissi: - S, pecca mortalmente d'alcun di sette peccati mortali. - E qua'sono essi? - E io dissi: - Avolterio, micidio, furto, pergiurio, falso testimonio, rapina e bestemmia.


Capitolo XVIII
Della fedalt che fece a la Fede.

Quando la Fede m'ebbe domandato di tutte le cose che avete udito di sopra, si rifece da capo e disse: - Credi tu bene i detti sacramenti e le lor credenze? - E io dissi: - Cos credo veracemente. - E credi le credenze che nel Credo in Deo si contengono, secondo che di sopra dicesti? - E io dissi: - Cos veracemente credo. - E chi fa contra le dette comandamenta, credi che pecchi mortalmente? - E io dissi che s, d'alcuno de'detti sette peccati mortali. - E credi che si perda chi mortalmente pecca, se non si confessa e si pente? - E io dissi: - S.
E quande'bbi cos chiaramente a ogni cosa risposto, secondo che la Filosofia m'avea insegnato e ammaestrato, disse la Fede: - Figliuol mio, non ti dare maraviglia perch non t'ho lodato, avegna che abbi ben risposto, perch neuno si loda dirittamente se non a la fine. Ma or ti dico che a tutte le domandagioni delle mie credenze hai risposto perfettamente, e se'ben degno di nostra compagnia. - E poi disse: - Vuo'tu diventar nostro fedele, e giurar le nostre comandamenta? - E io dissi: - S, molto volontieri. - Ed ella disse: - Vuo'tu promettere di fedelmente servire, e stare fermo in su coteste credenze? - E io dissi: - S, - e cos avea creduto d'ogni tempo; ed eranmi s convertite in natura che non me ne potrei partire per neuna ingiuria che fatta mi fosse. - Ed ella disse: - E io t'ametto per fedele da oggi innanzi, e promettoti, giusta la possa mia, d'atarti conquistare il regno di paradiso, insino che stara'fermo in su coteste credenze. - E cos un notaio che v'era ivi presso di tutte queste cose trasse carta.


Capitolo XIX
Perch la Fede non si cura d'ornare la persona.

Ricevuto per fedele da la Fede Cristiana, e giurato le sue comandamenta, n'andammo a letto; e a l'alba del giorno ci levammo, e scommiatati da la Fede ci partimmo per compier nostro viaggio.
E cavalcando cominciai co la Filosofia a sollazzo cota'cose a parlare: - Maestra de le Virtudi, molto  bella creatura questa Fede, le cui comandamenta i'ho giurate; ma  vilissimamente vestita, e sta tutta cotale aviluppata. Credo che se avesse belli vestimenti e curassesi la persona come l'altre femmine fanno, nel mondo s bella creatura non avrebbe. Ma forse ch' povera reina; e ben lo mostr iersera, s ne diede povera cena.
E quando i cos detto, la Filosofia rise un poco molto piacevolmente, e stette una pezza, e parl e disse: - Figliuol mio, mal conosci questa Virt; ma conoscera'la meglio per innanzi, da che se'diventato suo fedele. E io ti dir alcuna cosa de'suoi fatti, sopra le parole c'hai dette. Questa donna  la pi ricca reina che neuna che si truovi nel mondo, e quella c'ha i piue ricchi fedeli: perch'ella sola ha in questo mondo il sovrano bene a godimento, e aministralo e dllo a'fedeli suoi. E dirotti in che modo il sovrano bene  un ragunamento perfetto di tutti i beni laonde si compiono all'uomo tutti i suoi desider: e questo  Idio, in cui sono tutti i beni perfettamente raunati, e riempiene colui che perfettamente l'ama, e compieli tutti i suoi desider, perch si fa uno spirito e una cosa collui, secondo che vedi per esemplo di due che perfettamente s'amano insieme, che s'usa di dire: "Questi due sono solamente una cosa, s gli ha congiunti l'amore". E colui che perfettamente  nella fede, ama Dio sopra tutte le cose, e per non si cura n di manicare, n di bere dilicatamente, n di vestire, n di calzare pulitamente, n della gloria del mondo, per che sa che a Dio non piacciono queste cose; ma pensa Idio, imagina Idio, contempla Idio; e questo pensiero li sa s buono che non se ne sazia, ma die e notte vi pensa, perch si sente per quello pensamento tutti i suoi desider compiere. E per disse santo Ambruogio: Chi nella magione dentro dal suo cuore alberga Cristo, di smisurati delettamenti pasce l'anima sua". E santo Augustino, favellando inverso Idio quando di lui fue bene innamorato, disse: "Segnor mio, tu m'hai menato a una allegrezza ismisurata, che non  altro che vita eterna in questo mondo".


Capitolo XX
De la buona cena.

Mostrato la Filosofia perch'era la Fede mal vestita e stava cotale aviluppata, e come era la pi ricca reina del mondo e aveva pi ricchi fedeli, disse: - Anche dicesti, figliuole, che ne diede povera cena; e io ti dico che ne di cena buona, e chente s'usa di dare agli amici; e dirotti in che modo.
- Tutte le cene che si fanno o son buone o son rie o son perfette. Buona  detta quella cena che per necessit del corpo si piglia; rea  detta quella cena che si piglia a vanagloria o per compiere i desider della gola; perfetta  detta quella cena quando si pasce l'anima della letizia spirituale. E di queste tre cene ti voglio alcuna cosa dicere.
- Dico che quella  detta buona cena, che per necessit del corpo si piglia solamente: ch, con ci sia che li omori del corpo si consumino e disecchino tuttavia per lo calore naturale, s fa bisogno di pigliar tanto cibo che ristori quelli omori desiccati; perch se l'omore perduto non si ristorasse, tostamente il corpo diseccherebbe e morrebbe. E questa cena, avegna che per bisogno si pigli, non dee esser grande, acci che si mangi di soperchio; anzi dee esser piccola e temperata, perch quello omor desiccato per poco cibo si ristora: onde dice Boezio: "La natura di poche cose si chiama contenta; e se le darai il soperchio, o fara'le male o avrallo a dispetto". E non dee esser questa cena nascosa, n a ricchi, ma a poveri fatta e apparecchiata: onde dice santo Luca nel Vangelio: "Quando farai convito, non apellerai li amici o'parenti o'vicini o'ricchi, perch riconvitino te poscia e rendanti vicenda; ma chiamerai li poveri o l'infermi o li ciechi o gli attratti; e sarai beati, perch no hanno onde ti possano ristorare: per serai guiderdonato nel guiderdonamento de'giusti". E la Fede, se ben ti ricorda, ne diede cena di questa forma, perch v'ebbe da cena quanto fue bastevole a coloro che vi cenaro; e fue il cibo sano per lo corpo e saporito per la bocca; e del rilievo della sua mensa si consolaro tanti poveri, che non credo che giamai de le cento parti l'una ne vedessi.


Capitolo XXI
De la cena rea.

La seconda cena si  detta cena rea; e questa  quando non si piglia per necessit, ma per vanagloria o per compiere i desider della gola. E per  detta rea questa cena, perch quando ne la cena ha molti mangiari di diversi sapori, lo stomaco si diletta in questo sapore e in quell'altro, sie che se l'uomo non  savio in temperar la volontade, mangia e bee di soperchio; per la qual cosa s'affoga il calore naturale, e non pu ricuocere il cibo che  ito di soperchio nel ventre; e dacch non  ricotto non esce, anzi vi si corrompe entro, laonde s'ingenerano nel corpo gravissime e pericolose infermit. Onde credi tu che nascan tanti dolori di capo, tante torzion di ventre, tanti corrompimenti di tutti omori di corpo, se non del troppo mangiare? E per disse uno poeta: "De la lunga e gran cena si ingenera a lo stomaco gravissima pena: se tu vuogli esser lieve, fa che la tua cena sia breve".
- Anche  ria, perch quivi la lingua isfrenatamente favella; quivi si dicono bugie e parole di scherne; quivi ha canti e stormenti; quivi sono le femine di sozze cose richeste, e sono spesse volte concedute; quivi hae ogni cosa disfrenata. Certo, quando a cotale cena s'intende, Dio e il prossimo si offende. E questi cotali mangiari sono minacciati dal Profeta, e dice: "Guai a voi che vi levate la mattina a seguitare lo vizio della gola, e manicate e bevete di forza, e soprastatevi insino a vespero, e nell'opere di Dio non guardate: per ha sciampiato16 il ninferno il seno suo, e discenderannovi i grandi e'forti e li gloriosi del mondo a lui". E questa  forse quella cena che tu volei che la Fede ti desse; ma ella, conoscendo ch'era rea e abominata da'savi e minacciata da Dio, ce ne volle guardare.


Capitolo XXII
De la cena perfetta.

- La terza cena s  detta cena perfetta; e questa  quando si pasce l'anima della letizia spirituale. Di questa cena quando l'anima piglia, di molta allegrezza si riempie: ch, con ci sia cosa che sia gran diletto quando coloro che si convengon di riggimenti si congiungono insieme, quanta allegrezza credi che sia quando la creatura si congiugne col suo creatore, o il figliuolo col suo padre, o la sposa collo sposo suo ch'ama? E per dice il glorioso del Segnore17: "Io sto all'uscio, e picchio; e se mi sar aperto intrerr l entro e cener collui, ed e'meco". O dilettevole cena, quando Idio, cui tu ami, ricevi ad albergo nel tuo cuore, quando per grande amore l'abracce e lo stringi! Qual metallo  s duro che il fuoco no lo incenda e rechilo a sua natura18? Se questo fuoco ch' appo noi lavora cos nel duro ferro, come credi che 'l fuoco de l'amor divino ch' di virt maravigliosa lavori nell'anima? E di questa cotal cena ti pascer la Fede, se tu per innanzi le sarai buon fedele.


CAPITOLO XXIII
Del luogo onde si comnciaro a vedere i Viz e le Virt.

Parlando a sollazzo per la via, come di sopra avete inteso, cavalcammo tanto che fummo in su 'n un monte ben alto, laove avea un romito in una cella; e a piede avea una pianura molto grande, ne la quale avea s gran gente raunata che non potrebbe esser annoverata se non come le stelle del cielo o la rena del mare. E io, guardando cos gran gente, mi maravigliai, e dissi: - Maestra delle Virtudi, che gente  questa cos grande, e perch  qui raunata? - Ed ella disse: - Questa  tutta la gente del mondo, ch' divisa in due parti, secondo che tu vedi ch' tra lo steccato ch' in mezzo tra loro. E sonci assembiati per combattere -. E io dissi: - Chi  l'una gente, e chi  l'altra? e chi sono i segnori delle parti? - Ed ella disse: - Questa che tu vedi da la parte d'oriente sono le Virtudi con tutto loro sforzo; e questa che tu vedi dal ponente sono li Viz con tutta loro amistade -. E io dissi: - Molto sono male partiti: se debbono combattere insieme non veggio che le Virtudi da'Viz si possan difendere, se Dio nol facesse per gran maraviglia, ch son pi di loro ben cento cotanti -. E la Filosofia disse: - E Dio l'aterae, come hae fatto altre volte quando sono venute alle mani; perch le Virtudi son savie e scalterite e prodi e valentri; e'Viz sono rigogliosi e matta gente -. E io dissi: - Dio il faccia per la sua misericordia. Ma pregoti che mi dichi chi sono i segnori delle parti, e chi sono le loro amistadi -. Ed ella disse: - Cotesto non ti poss'io mostrare, che tu sapessi ch'io mi dicesse, se non in sul fare delle schiere; ma allotta ti mostrerroe tutte le cose pienamente. Onde iscavalchiamo e stiamo a veder tanto che questa battaglia si faccia.


CAPITOLO XXIV
Della segnoria della Superbia.

Ismontati e assettati a sedere sotto un bel porticale de la cella del romito, e guardando l'osti di ciascuna parte, vedemmo nell'oste de'Viz un segnore ch'andava cavalcando per lo campo, e tutta la cavalleria dell'oste il seguitava, e le genti a pi lo 'nchinavano con gran reverenzia. E quando vidi questo, dissi: - Maestra delle Virtudi, chi  quel signore che cosie grandemente cavalca e da questa gente  cos onorato? - Ed ella disse: - Questo  lo 'mperadore e segnore di tutta l'oste di Viz, e ha quasi sotto s tutto il mondo, e ballo in sette parti diviso; e in ciascuna delle dette parti ha uno re incoronato ch' suo fedele e rendeli trebuto -. E io dissi: - Come ha nome questo imperadore, e come hanno nome i re incoronati che sono sotto lui? Ella disse: - Lo 'mperadore ha nome Superbia; e li sette re che son sotto lui sono sette Viz principali che nascon e vengon da lui, e son questi: Vanagloria, Invidia, Ira, Tristizia, Avarizia, Gula, Lussuria. Questi sono que'Viz laonde nascono tutti i peccati che per le genti si fanno -. E io dissi: - Ben son cotesti gran segnori e di gran nominanza; e molto ho gi udito di loro gran fatti novellare. Ma una cosa vorrei che mi dicessi: come poteo venire questo imperadore in cotanta grandezza che potesse avere fedeli di cotanta potenzia come sono questi Viz che nominasti di sopra? - Ed ella disse: - Li Viz che di sopra t'ho detto sono inimici di Dio, e intendono a corrompere li buon costumi e li savi reggimenti delle genti, perch sanno che piacciono a Dio sopra tutte le cose; ma li uomini e le femine, che naturalmente conoscono Ido, e sanno che a lui piacciono cotesti reggimenti, non si lasciavano corrompere, per paura che avevano che Dio sopra loro non pigliasse vendetta; e cos non potevano li Viz venire a capo di loro intendimento, e far le genti peccare. Ma lo 'mperadore 'che t'ho detto di sopra insuperbisce l'uomo, e fallo da Dio rubellare; e dacch e rubellato ogni peccato commette; e per questa via fanno tutti li Viz le genti peccare. E per disse un savio: "Quando la Superbia piglia l'uomo, ogni peccato commette; e quando si parte, ogni peccato abandona": e per questa via vedi che fanno tutti li Viz le genti peccare. La Superbia  capo de'Viz e partefice di tutti i peccati.
E ragionando cos tra noi, udimmo un trombadore che son una tromba; e da ch'ebbe sonato, cominci a bandire in questo modo: - Il grande imperadore messer la Superbia fa metter bando e comandare che si vadano ad armare tutte le genti; e li re e segnori che son venuti nell'oste per aiutarlo debbiano le loro genti schierare e dare a ciascheuna schiera buon capitano e gonfalone della sua insegna, perch egli intende d'andare sopra l'inimici.


CAPITOLO XXV
Delle schiere de la Vanagloria e de'suoi capitani.

Dacch 'l detto bando fu messo, s cominci tutto 'l campo a bollire, e andrsi ad armare le genti, e trasse catuna al suo segnore, l ove vedevano poste le 'nsegne. E sceverato catuno re per s co la gente sua, vedemmo uno di questi Viz principali che fece otto schiere della sua gente, e a ciascheuna diede il suo capitano e gonfalone della sua insegna. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, maestra delle Virtudi, chi  quel Vizio che ha gi le sue genti schierate, e chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quello  un pessimo Vizio che si chiama Vanagloria; e commettesi questo peccato in otto modi, e hae ciascuno il suo nome. E quelli sono i Viz che nascono di lei, che sono fatti capitani delle schiere, e sono questi: Grandigia, Arroganza, Non usanza, Ipocresia, Contenzione, Contumacia, Presunzione e Inobedienzia.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Che  Vanagloria? - Ed ella disse: - Vanagloria  un movimento d'animo disordinato, per lo quale si muove l'uomo a volere quello onore che non li si conviene -. E io dissi: Dimmi alcuna cosa della natura de'Viz che nascono di lei -. Ed ella disse: - Grandigia  quando l'animo dell'uomo non soffera che alcun sia pare o maggior di lui; e questa  detta vanagloria. Arroganzia  quando si vanta l'uomo d'esser quello che non ; e quest' vanagloria. Non usanza  quando l'uomo hae s in dispetto li altrui fatti, che non soffera di fare la cosa come li altri la fanno, ma ingegnasi di farla per nuovo modo e d'avere nuovi riggimenti o altra cosa divisata da li altri; e quest' vanagloria. Ipocresia  quando l'uomo d vista od apparenza alle genti d'essere quello che non , o di fare quello bene che non fa; e quest' vanagloria. Contenzione  quando l'uomo contende e impugna la verit e credelasi vincere o per grida o per sottigliezza di parole; e questa  vanagloria. Contumacia19  quando l'uomo hae in dispetto suo maggiore, e negali di fare l'onore o 'l servigio che per ragione li d fare; e quest' vanagloria. Presunzione20  quando l'uomo s'apropia l'altrui fatto per darsi onore; e questa  vanagloria. Innobedienzia  quando l'uomo, per disdegno, non ubidisce il suo maggiore ne le cose che giustamente li son comandate, overo l'onore che li dee fare no li rende; e quest' vanagloria.


CAPITOLO XXVI
Delle schiere de la 'Nvidia e de'suoi capitani.

Appresso il detto primaio Vizio venne il secondo, e fece delle sue genti cinque schiere, e a ciascheuna diede il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, chi  quel Vizio c'ha ora le sue genti schierate? - Ed ella disse: - Quello  un Vizio che s'appella Invidia; e commettesi questo peccato in cinque modi, e ciascuno modo hae il suo nome. E quelli sono li Viz che nascono di lei, che sono capitani de le schiere; e sono cos nomati: Ditramento, Dipravamento, Ingratitudine, Maltrovamento, Rallegramento o Contristamento.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Invidia? - Ed ella disse: - Invidia  un mal calore che nasce all'uomo del bene e de la felicitade altrui, che lo incende e dibatte malamente e fallo dolere. E nasce questo duolo per due cose: o quand'elli non vuole ch'a quello ch' elli altri possa venire; o quando si duole che non pu venire elli a quello che vede alcuna persona. Ed  a dire Invidia, cio "non vedere", perch colui ch' invidioso non soffera il bene altrui di vedere -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi alcuna cosa della natura de'Viz che nascono d'Invidia -. Ed ella disse: - Ditraimento21  quando l'uomo nasconde li altrui beni; e quest' invidia. Dipravamento  quando l'uomo li altru'beni in altra guisa travolge22, e li mali suoi dice e reca a memoria; e questo  invidia. Ingratitudine  quando l'uomo del bene che gli  fatto per disdegno grazia non rende; e quest' invidia. Maltrovamento23  quando l'uomo appone altrui peccato o vizio onde non  colpevole; e quest' invidia. Rallegramento o Contristamento  quando si rallegra l'uomo dell'altrui male o del bene si contrista; e quest' invidia.


CAPITOLO XXVII
De le schiere dell'Ira e de'suoi capitani.

Appresso il detto Vizio venne il terzo, e fece diece schiere delle sue genti, e a ciascheuna diede il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, chi  quel Vizio c'hae ora le sue genti schierate, e chi sono i capitani de le schiere? - Ed ella disse: - Quello  un Vizio principale che s'apella Ira; e peccasi per questo vizio in diece modi, e ciascuno modo hae il suo nome. E quelli sono i detti Viz che nascono di lei, che sono capitani delle schiere, e sono cos appellati: Odio, Discordia, Ressa, Ingiuria, Contumelia, Impazienzia, Protervia, Malizia, Nequizia e Furore.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Che  Ira? - Ed ella disse: - Ira  una sbita tempesta d'animo laonde si muove l'uomo contra alcuna persona -. E io dissi: - Dimmi alcuna cosa de la natura de'Viz che nascono d'Ira -. Ella disse: - Odio  una malavoglienza d'animo inviziata24. Discordia  una diversit d'animo tra coloro ch'erano imprima congiunti d'amore. Ressa  una malavoglienza d'animo tra coloro che sono congiunti di sangue. Ingiuria  quando l'uomo fae o dice alcuna cosa contra altrui non giustamente. Contumelia  una ingiuria di parole. Impazienzia  i sbiti movimenti dell'animo non rinfrenare'. Protervia  uno movimento d'animo a rispondere a parole che siano dette. Malizia  una mala volont d'animo nascosta di dare altrui danno. Nequizia  quando l'uomo ardisce a fare quello ch'elli non pu. Furore  una sbita tempesta d'animo che non considera ragione.


CAPITOLO XXVIII
De le schiere de la Tristizia e de'suoi capitani.

Appresso venne il quarto Vizio, e fece delle sue genti otto schiere, e diede a ciascuna il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Maestra delle Virtudi, chi  quello Vizio che ha ora le sue genti schierate, e chi sono li suoi capitani? - Ed ella disse: - Quello Vizio s'appella Tristizia; e commettesi questo peccato in otto modi, e ciascun modo hae il suo nome. E quelli sono i Viz che nascono di Tristizia, e sono cos appellati: Desidia, Pigrizia, Pusillanimit, Negligenzia, Improvedenza, Non intorno guardare, Tepiditade e Ignavia -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Tristizia? - Ed ella disse: - Tristizia25  una pigrezza e cattivit d'animo, per la quale l'uomo il ben che puote fare non incomincia, o quello che ha cominciato non compie -. E io dissi: - Dimmi alcuna cosa de la natura de'Viz che nascono di Tristizia -. Ed ella disse: - Desidia  una miseria d'animo per la quale il bene che potrebbe fare non comincia. Pigrizia  una cattivit d'animo per la quale il ben c'ha cominciato non compie. Pusillanimit  una angoscia di mente per la quale si teme l'uomo di cominciare le gran cose. Negligenzia  una pigrizia d'animo per la quale l'uomo non  bene studioso di seguitare quello che dovrebbe seguitare. Improvedenzia  una cattivit di mente per la quale l'uomo non  bene accorto di provedere le cose che possono incontrare. No intorno guardare  una cattivit d'animo per la quale l'uomo non considera scalteritamente tutte le cose che nuocer li possono. Tiepiditade  una pigrizia d'animo per la quale l'uomo  nighiettoso ove dovrebbe esser rangoloso. Ignavia  un vizio d'animo per lo quale l'uomo neun suo fatto fa con discrezione.
- Dunque pecca di questo vizio che s'apella Tristizia ch[i] il ben che potrebbe fare non incomincia, o lo incominciato non compie, o li gran beni che potrebbe fare non ardisce, o col dove dovrebbe esser rangoloso non , o non si provede bene de le cose che possono avenire, o non guarda bene ogni cosa che li pu nuocere, o le cose che fa non fa con discrezione.


CAPITOLO XXIX
Delle schiere dell'Avarizia e de'suoi capitani.

Appresso venne il quinto Vizio, e fece delle sue genti dodici schiere, e diede a ciascuna il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, maestra de le Virtudi, chi  quel Vizio c'ha ora le sue genti ischierate, e chi sono li capitani? - Ed ella disse: - Quello  un pessimo Vizio, e apellasi Avarizia; e commettesi questo peccato in dodici modi, e ciascun modo hae il suo nome, che sono li Viz che nascono d'Avarizia; e son cosie appellati: Simonia, Usura, Ladorneccio, Pergiurio, Furto, Bugia, Rapina, Forza, Inquietare, Mal giudicare, Ingannare e Onor desiderare.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Avarizia? Ed ella disse: - Avarizia  una pestilenzia d'uno desiderio d'animo di guadagnare o di ritenere ricchezze -. E io dissi: - Dimmi alcuna cosa della natura de'Viz che nascono di lei -. Ed ella disse: - Simonia  una studiosa cupidit di rivendere le cose spirituali, ed  detta Simonia da Simone incantatore, il qual volle comperare dalli Apostoli lo Spirito Santo ad intendimento di guadagnare. Usura  uno studioso desiderio d'avere alcuna cosa oltre la sorte26. Ladorneccio  una palese tolta de l'altrui contra la volont del segnore. Pergiurio  una bugia con saramento affermata; e per s'apertiene Pergiurio ad Avarizia, perch dice la Scrittura: "La persona ch' avara ha per nulla il saramento". Furto  uno ascoso pigliamento de l'altrui cose contra volont del segnore. Bugia  una falsa boce detta con intendimento d'ingannare. Rapina  uno predamento per forza dell'altrui cosa. Forza  una ingiuria per forza commessa. Inquietare  altrui non giustamente commuovere o molestare. Mal giudicare  non giustamente sentenziare per intendimento di guadagnare. Ingannare  inganno per frode commesso. Onore desiderare  una sollicitudine d'avere pi onore che non si conviene; e avegna che questo si possa attribuire a vanagloria, s  detto questo cotale avaro; onde si dice ne la Scrittura che Adamo fu avaro perch pecc a intendimento d'avere pi onore che no li si facea.
- Dunque d'sapere che que'pecca di questo vizio che s'apella Avarizia, che guadagna per via di simonia o d'usura o di ladorneccio o di pergiurio o di furto o di bugia o di rapina o di forza o d'inquietare o di mal giudicare o d'ingannare o di desiderare onor che no si convegna.


CAPITOLO XXX
De le schiere della Gola e de'suoi capitani.

Appresso venne il sesto Vizio, e fece nove schiere delle sue genti, e diede a catuna il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, chi  quel Vizio c'ha ora le sue genti schierate, e chi sono li capitani de le schiere? - Ed ella disse: - Quello s'apella il Vizio della Gola; e commettesi questo peccato in nove modi, e ciascun modo hae il suo nome. E quelli sono i Viz che nascono di lei e che sono fatti capitani delle schiere, e son cos appellati: Golosit, Ebriet, Prodigalit, Non astenersi, Non temperarsi, Vanamente parlare, Non esser pudico, Non esser modesto, Non esser onesto.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Che  a dire Vizio di Gola? - Ed ella disse: - Vizio di Gola  una disiderosa volont di mangiare o bere di soperchio -. E io dissi: Dimmi alcuna cosa de la natura de'Viz che nascono di lei -. Ed ella disse: - Ebriet  nel bere di soperchio. Golosit  nel troppo mangiare. Prodigalit  ispendere oltre misura. Non astenersi  non mangiare a le stagioni. Non temperarsi  desiderare troppe imbandigioni. Vanamente parlare  a dire parole oziose. Non esser pudico  a dire parole onde appaia lussurioso e vano. [Non esser modesto  ... ]27. Non esser onesto  adomandare cose ad uso de la vita non convenevoli a lui.
- Dunque quelli pecca di questo vizio della gola, che mangia di soperchio, o bee oltre misura, o spende quello che non si conviene, o alle stagioni non mangia, o troppe imbandigioni desidera, o parla cose vane, o dice parole onde appaia vano e lussurioso, o cose non convenevoli adomanda ad uso della vita.


CAPITOLO XXXI
De le scbiere de la Lussuria e de'suoi capitani

Appresso venne il settimo Vizio, e fece sei schiere de le sue genti, e diede a catuna il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Chi  quel Vizio c'ha ora le sue genti schierate, e chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quello  un Vizio che s'appella Lussuria; e commettesi in sei modi questo peccato, e catuno modo hae il suo nome. E que'sono i Viz che nascon di Lussuria, e sono cos appellati: Semplice fornicazione, Incesto, Avolterio, Strupro, Peccato contra natura e Rapinamento.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Lussuria? - Ed ella disse: - Lussuria  una mala volont del corpo non rinfrenata che nasce del pizzicore della libidine -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi alcuna cosa della natura de'Viz che nascon di Lussuria -. Ed ella disse: - Semplice fornicazione  un carnale uso fatto contra ragione, cio o co la vedova o co l'amica o co la putta28. Incesto e uno uso carnale che si fa co la parente o co la monaca. Avolterio  un carnale uso che si fa co l'altrui moglie. Strupo  un carnale uso che si fa co la vergine. Peccato contra natura  quando si isparge il seme altrove che nel luogo naturale. Rapinamento  quando la vergine si rapisce ad intendimento, quando l'avr corrotta, di farlasi a moglie.
- Dunque si commette questo peccato che s'apella Lussuria con molte persone, e avegna che tutta sia fornicazione, s d'sapere ch' maggior peccato coll'una persona che coll'altra, e
per son diverse nomora trovate. Solo  conceduto l'uso carnale co la moglie sanza peccato per lo sacramento del matrimonio.


CAPITOLO XXXII
Il partimento delle quattro osti de le Virt per ischierarsi.

Fatte tutte le schiere delle genti de'Viz, e dato a ciascuna il suo capitano e gonfalone de la sua insegna, e sceverata per s ciascuna schiera al suo gonfalone, cominciammo a guardare nell'oste de le Virtudi, a sapere che riggimento facessero. E poco stante vedemmo che fue tutta in quattro parti divisa. E quando vidi questo, dissi: - Maestra de le Virtudi, che intendono di fare queste genti che sono divise in quattro parti? E chi sono i segnori di ciascun'oste? - Ed ella disse: - Queste Virt son provocate a battaglia: per voglion fare le schiere loro, da che veggono i loro nimici schierati. E i quattro segnori che son guidatori de le dette quattro osti, cio catuno della sua, son quattro Virt principali laonde nascono tutte l'altre Virtudi -. E io dissi: - E come hanno nome? - Ed ella disse: - Prudenzia, Giustizia, Fortezza e Temperanzia -. E io dissi: - Ben so'coteste grandissime Virtudi, e molto ho gi udito predicare dell'opere loro -. Ed ella disse: - Le loro opere son tutte perfette, e nasconne quanti beni nel mondo si fanno.


CAPITOLO XXXIII
Delle schiere de la Prudenzia e de'suoi capitani.

Compiuto di dire queste parole, vedemmo che una delle dette Virtudi fece sei schiere de la sua gente, e a ciascuna diede il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Chi  quella Virtude c'ha ora le sue genti schierate, e chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella  una nobile Virtude che s'apella Prudenzia; e usasi questa Virt in sei modi, e ciascuno modo hae il suo nome. E quelle son le Virt che nascon di lei e son fatte capitane delle schiere, e son cos nominate: Guardar le cose passate, Conoscer le cose presenti, Considerare quelle che possono avenire, Esaminar li contrar, Guardarsi dal male c'ha conosciuto, Seguitar lo bene c'ha considerato.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Prudenzia? - Ed ella disse: - Prudenzia  un verace conoscimento del bene e del male, con fuggir lo male ed eleggere il bene. E per diss[i] conoscimento del bene e del male, perch non sarebbe savio colui che sapesse discernere il bene dal male, se non sapesse discernere il bene per s, cio qual fosse buono e qual migliore; e il male per s, cio qual fosse reo e qual peggiore. E anche non basterebbe tutte le dette cose saper discernere, se non seguitasse l'elezion del bene e il dispregio del male. Per le dette cose appare che Prudenzia  quando il bene dal male si conosce e la cosa giusta da la non giusta o la convenevole dalla sconvenevole, ed eleggesi il bene e fuggesi il male -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi alcuna cosa della natura delle Virt che nascon di Prudenzia -. Ed ella disse: - Guardare le cose passate si  quando l'uomo ha memoria di molte cose che sono avenute e incontrate, e assomiglia la cosa presente ad alcuna di quelle, e considera in che modo sono andate, ed estima le cosi presenti che nel detto modo debbiano andare, o simigliante via vi si debbia tenere. E questo  un modo di prudenzia del quale favella Ezechia profeta, e dice: " Recherotti a memoria li anni miei ne l'amaritudine dell'anima mia". Conoscere le cosi presenti si  quando l'uomo imagina la cosa presente e pigliane verage intendimento, e conosce per diritta ragione che  il bene e che  il male di quella cosa: perch di neuna cosa si potrebbe verace intendimento pigliare se cos perfettamente non si imaginasse e vedesse. E questo  un modo di prudenzia del qual favella Salamone, quando dice: "I tastamenti vadano innanzi a la tua via". Considerare quelle che possono avenire  quando l'uomo considera che de la cosa per innanzi pu incontrare e avenire. E questo  un altro modo di prudenzia del quale fa menzione Boezio quando dice: "Non basta di considerare solo quello che si vede coll'occhio; ma colui ch' savio pensa che de la cosa pu incontrare o che uscita la cosa pu avere". Esaminare li contrar si  considerare diligentemente ogni cosa che nuocer li puote sopr'alcuna cosa. E di questa prudenzia fa menzione Salamone quando dice: "Con ogni diligenzia guarda il cuor tuo"; e cos vedi che, dicendo "guarda", disse "con ogni diligenzia", acci che, se ti guardassi d'esser avaro, guarda che non diventi guastatore29. E [il] medesimo Salamone, faccendo in un altro luogo menzione di questa Prudenzia, dice: "Son vie che paiono all'uomo diritte, ma la fine loro li mena a la morte": e questo aviene perch non sono bene tutte le cose che nuocere possono considerate. Guardarsi dal male c'ha conosciuto  un altro modo di prudenzia del quale fa menzione san Paolo quando dice: "Gastigo il corpo mio e recolo in servitudine". Eleggere e far lo bene c'ha conosciuto si  un altro modo di prudenzia del quale favella Salamone quando dice: "Ci bene che puo'fare co le mani tue, sanza dimora il fa".


CAPITOLO XXXIV
Delle schiere della Fortezza e de'suoi capitani.

Appresso venne la seconda Virtude, e fece otto schiere della sua gente, e diede a catuna suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, chi  quella Virt c'ha ora le sue genti schierate, e chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella  una Virt che s'apella Fortezza; e usasi questa Virt in molti modi, e ciascun modo ha 'l suo nome, che sono le Virt che nascon di Fortezza.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Fortezza? - Ed ella disse: - Fortezza  una virt d'animo per la quale l'uomo n per tribulazioni del mondo si fiacca, n per lusinghe de la Ventura monta in altura. E cos vedi che Fortezza  virt per la quale l'animo dell'uomo stae fermo contra l'aversit a sostenere i pericoli e le fatiche de le tribulazioni del mondo. E per si riferiscono a costei tutte le Virt che nell'aversit fanno l'uomo fermo e costante, e son queste: Magnificenzia, Fidanza, Sicurt, Fermezza, Pazienzia, Perseveranzia, Longanimit, Umilt, Mansuetudine -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi alcuna cosa de la natura de le Virt che nascono di Fortezza -. Ed ella disse: - Magnificenzia  virt per la quale l'animo dell'uomo ardisce per sua propia volont di cominciare le gran cose, acci che le cose si faccian dirittamente. Fidanza  ferma speranza di trarre a capo le cose che dirittamente comincia. Sicurt  una virt d'animo di credere fermamente ben capitare se dirittamente si fa la cosa. Fermezza  virt d'animo per la quale l'uomo sta fermo in sul buon proponimento e porta igualmente tutte le cose. Pazienzia  fortezza d'animo per la quale l'uomo soffera in pace le fatiche e i pericoli de le tribulazioni del mondo. Perseveranza  virt per la quale l'uomo sta fermo insino a la fine in sul buon proponimento. Longanimit30  virt per la quale pazientemente aspetta l'uomo d'essere in vita eterna guiderdonato. Umilt  virt per la quale soffera l'uomo di portare vile abito, e il ben che fa nasconde, acci che non apaia di fuori a le genti. Mansuetudine  virt per la quale  arrendevole l'animo dell'uomo.


CAPITOLO XXXV
Delle schiere della Temperanza e de'suoi capitani.

Appresso venne la terza Virt, e fece otto schiere de la sua gente, e diede a catuna suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Chi  quella Virt c'ha or le sue genti schierate, e chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella  una Virt che s'apella Temperanza, e fassi questa Virt in otto modi, e ciascun modo hae il suo nome. E quelle sono le Virtudi che nascon di Temperanza, che son fatte capitane delle schiere, e son cos nominate: Continenza, Castitade, Pudicizia, Astinenzia, Parcit, Umilt, Onest e Vergogna.
E quando ebbe cosie detto, dissi: - Che  Temperanza? - Ed ella disse: - Temperanza  virt d'animo per la quale l'uomo rifrena i desideri della carne ond' assalito e tentato -. E io dissi: Dimmi alcuna cosa delle virt che nascono di Temperanza Ed ella disse: - Contenenza  virt per la quale l'uomo s'astiene de'desideri non liciti. Castit  virt per la qual l'uomo costringe lo 'ncendio della lussuria col freno della ragione. Pudicizia  virt per la qual non solamente si rifrena lo 'ncendio della lussuria, ma rinfrenasi i suoi segni; e sono i segni della lussuria i reggimenti del corpo e l'abito del vestimento. E cos vedi che differenza ha tra Castit e Pudicizia, perch Castit rinfrena i movimenti della lussuria, ma Pudicizia i movimenti e i segni. E dividesi Castit in tre parti: perch altra  Castit virginale, che non ebbe anche uso d'uomo, e altra  castit vedovale, che gi uso d'uomo hae avuto, ma or se ne astiene; e altra  castit matrimoniale, c'ha uso d'uomo, ma legittimamente; e catuna di queste  detta castit. Astinenzia  virt per la quale si costrigne la volont della gola, cio del mangiare e del bere di soperchio. Parcit  virt per la quale si ritiene quel che si convien ritenere, secondo che Larghezza  virt per la quale quel ch' convenevole si spende. La Umilit  virt per la quale l'uom porta vile abito, e 'l ben che fa nasconde acci che non appaia di fuori; e dividesi in tre parti: per la prima s'umilia l'uomo al maggiore, e questa  detta bastevole; per la seconda s'aumilia al pare, e questa  detta perfetta; per la terza s'aumilia l'uomo al minore, e questa  detta sopraabbondevole. Onest  virt per la quale tutte le cose che bisognano alla vita dell'uomo si recano ad uso temperato. Vergogna  virt per la qual si vergogna l'uomo de le soperchianze e de'mali, e si rifrena la lingua che sozze parole o di soperchio non favelli.
- Dunque vedi che s'usa Temperanza quando s'astiene l'uomo da'desideri non liciti, o quando costrigne l'incend della lussuria col freno della ragione, o quando costringe i segni della lussuria, o quando s'astiene del mangiare e del bere di soperchio, o quando tempera le spese a quel che si conviene, o quando  umile inverso 'l prossimo, o quando  onesto e reca le cose de la vita a uso temperato, o quando si vergogna de le soperchianze e de'mali e de le sozze parole. E sempre s'usa questa virtude quando si tiene la via del mezzo nelle cose.


CAPITOLO XXXVI
Delle schiere della Iustizia e de'suoi capitani.

Appresso venne la quarta Virt, e fece nove schiere della sua gente, e a catuna diede il suo capitano. E quando ebbe cos fatto, dissi: - Dimmi, chi  quella Vrt c'ha ora le sue genti schierate, e chi sono i capitani delle schiere? - Ed ella disse: - Quella  una Virt che s'apella Iustizia; e usasi questa Virt in nove modi, e ciascheuno modo hae il suo nome, che son Virt che nascono di Iustizia, e son cos appellate: Religione, Piet, Sicurt, Vendetta, Innocenzia, Grazia, Reverenzia, Misericordia, Concordia.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi, che  Giustizia? - Ed ella disse: - Iustizia  una virt d'animo di ferma volont di rendere a ciascun sua ragione servando la comune uttilit -. E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi alcuna cosa delle Virt che nascono di Giustizia -. Ed ella disse: - Religione  virt per la quale si muove l'uomo a rendere a Dio la sua ragione; e divdesi in tre parti, cio in Fede, Carit e Speranza -. E io dissi: - Che  Fede? - Ed ella disse: - Fede  una ferma credenza di verit onde ragion non si pu assegnare31. E perch la verit si crede molte volte, ma non s'ha per lo fermo, per ti dissi "ferma credenza". E perch la verit si crede molte volte fermamente, ma non puossi mostrare e provare per ragioni naturali, per ti dissi "onde ragion non si pu assegnare": perch non sarebbe fede quella onde si potesse render ragione, ma sarebbe scienzia; e per disse san Gregorio: "Quella fede non ha merito, che si crede per naturali e vive ragioni". Carit  virt per la quale si muove l'uomo ad amare e ubidire e reverire Idio. Speranza  virt per la quale s'ha ferma credenza d'esser da Dio del ben guiderdonato -. E quando m'ebbe di Religione e de le sue parti cos mostrato, dissi: - Che  Pietade? - Ed ella disse: - Piet  virt per la quale redde il padre al figliuolo e 'l figliuolo al padre e 'l cittadino alla sua citt la sua ragione. Sicurt32  virt per la quale si fa del malificio vendetta e non si lascia neuna cosa a punire. Vendetta  virt per la quale l'uomo contasta al nimico, che no li faccia n forza n ingiuria, difendendosi da lui. Ma pare che Vendetta e Sicurt non sian virt, perch ogni virt intende d'operare alcuna cosa buona, perch hanno cominciamento dalla natura; e per queste non si fa bene, ma puniscesi il male. Grazia  virt per la quale rediamo ragione a'nostri benifattori, cio a l'amico e al parente si rende cambio de'lor benifici. Innocenzia  virt per la quale de le 'ngiurie mal merito non si rende. Reverenzia  virt per la quale a'nostri maggiori o a coloro che sono in alcuna dignit faccin quello onore che si conviene. Ed  detta Reverenzia uno amore mescolato con paura, e dividesi in due parti, cio venerazione e ubidienzia: venerazione  virt per la quale a li nostri maggiori facciamo reverenzia o in umiliare lo corpo o ne'riggimenti o nell'umili parole; obedienzia  virt per la quale facciam quello che giustamente n' comandato: perch, se secondo discrezione comandato non fosse, non siam tenuti d'ubidire. E obedienzia si divide in due parti: l'una, quando  comandato cosa che s'apertenga ad onore (e in questa non dee esser la nostra volont, perch non dovemo onore desiderare); l'altra, quando  comandato cosa d'aversit o di dispetto33: e in questo dee essere la volont nostra, perch ci si conviene di volere aversit. E per disse san Gregorio: "Da sapere , ch' da nulla obedienzia se ha da s alcuna cosa; e molte volte, se da s non ha nulla,  cosa da neente; perch, quando  comandato cosa da onore, cio che vegna in maggiore stato colui che ubidisce, perde il merito dell'ubidienza se desidera quella: perch non  ubidienza degna di merito quando l'uomo ubidisce a quello ov' 'l desiderio dell'animo suo. Ma quando  comandato cosa di dispetto o di briga, se la volont di colui che ubidisce non v', menoma il merito che dee avere per l'ubidienza: imper che a quelle cose che sono di dispetto in questa vita viene contra sua volontade. E cos vedi che obedienzia nelle cose contrarie d alcuna cosa di suo avere, ma ne le prosperevoli non dee avere al postutto nulla". Misericordia  virt per la quale l'uomo nelle miserie del prossimo suo si muove a piet per ispiramento di divino amore; e spezialmente  detta misericordia quando per l'amor di Dio colui ch' bisognoso d'alcuna cosa soveniamo: e allotta non noi di nostro, ma quel ch' suo a Dio reddiamo. Concordia  virt per la quale li cittadini, overo coloro che sono d'uno paese, lega sotto una medesima ragione, overo che coloro che abitano insieme in un volere lega e congiugne.


CAPITOLO XXXVII
Del concedimento cke possa la Fede aringare.

Assettate34 e fatte tutte le schiere, s de'Viz come de le Virt, e dato a catuna schiera buon capitano e gonfalone della sua insegna, la Fede cristiana, la quale era venuta nel campo per atare le Virtudi con grande sforzo di gente, per volont di tutte l'altre Virtudi si lev ad aringare, acci che confortasse le genti e ammonissele di ben fare. E disse le sue parole in questo modo:


CAPITOLO XXXVIII
De l'aringamento della Fede, nel qual dice quando si cominci la guerra
tra Satanas e l'uomo, e tra'Viz e le Virtudi, e tra l'una Fede e l'altra.

- Da ch' volont delle Vrtud che sono qui raunate che io dica queste parole, dirolle per loro comandamento, avegna che per ciascuna di loro fossero me'dette e p saviamente che per me35. Veritade  che nel tempo che Dio onnipotente fece il cielo e la terra, e form e fece il mondo e tutte le cose, in quella stagione ch'elli ebbe luce da tenebre sceverata, form e fece de la luce nel paradiso nove ordini d'angeli, l'un grande e l'altro maggiore; e allog catuno angelo nel suo sedio in paradiso, acci che in quelle luogora fossero gloriosi e beati e participassero con Dio la gloria e la beatitudine sua. E quando li ebbe fatti e allogati come ho detto di sopra, diede loro pieno arbitrio di far tutte le lor volont.
Dopo l'arbitrio dato e conceduto, Lucifero, veggendosi cos bello e lucente, insuperbio, e volle porre la sua sedia allato a quella di Dio. E a commettere questo peccato ebbe seguaci molti angeli di ciascuno ordine; per lo qual peccato fuor cacciati di paradiso e posti nell'aria ch' qui di sopra da noi, e fuor poscia appellati demoni.
- Cacciati i detti angeli di paradiso, e rimase vte le sediora loro, Dio onnipotente, veggendo e considerando che non era convenevole cosa che avesse alcun sedio vto in cos nobile luogo, dipo36 tutte l'opere sue fece l'uomo e la femina, acci che quelle santissime sediora vte dovessero riempiere, e co'buoni angioli fosser partefici de la gloria e beatitudine di Dio. La qual cosa seppe Lucifero, appellato Satanas, principe de'dimoni, e fu molto dolente che niun potesse aver le sediora laond'elli co li suoi seguaci era cacciato, over potesse montare o salire col ond'erano discesi. Per si puose contra loro, e per invidia li tent e feceli peccare e mangiare il pome vietato, e rompere il comandamento di Dio; per lo qual peccato fuor cacciati di paradiso e posti in su la terra ne le miserie di questo mondo. E allotta si cominci la gran guerra tra l'uomo e la femina co'demoni di ninferno, la quale  durata infino a ora e durer infin che baster l'umana generazione.
- Ma Dio onnipotente, veggendo e considerando che l'uomo e la femina non avien peccato contra lui per lor movimento, ma erano stati tentati dal Nimico; e ricordandosi che gli avea fatti perch riempiessero le santissime sediora vte di paradiso, fece le Virtudi e dielle all'uomo e a la femina, co le quali si difendessero da'demoni e racquistassero paradiso ch'avian perduto per le loro proprie operazioni. La qual cosa veggendo Satanasso, e pensando che non potea avere parte nell'uomo n ne la femina infin che de le Virt fossero acompagnati, incontanente fece suoi ministri e appellolli Viz, li quali dovesser combattere co le Virtudi e discacciarle dall'uomo e da la femina, sicch, privati di quelle, rimanessero in sua podest secondo ch'eran di prima.
E allora si cominci la gran battaglia tra'Viz e le Virt, la quale infino a questi tempi  durata, e durer insino che 'l mondo si verr a giudicare e a disfare, e perirae l'umana generazione.
- Ora intervenne che a una stagione i Viz vinsero le Virtudi e caccille dall'uomo s malamente, che neuno uomo si trovava n femina nel mondo, che alcun bene facesse; anzi li avea s Satanasso in sua podest, che non solamente li facea peccare d'ogni generazion di peccato, ma s e li altri demoni facea nelli idoli adorare e fare sacrificio in luogo di Dio. La qual cosa Dio onnipotente non sofferse, ma mand il suo figliuolo Ges Cristo nel mondo, il qual diede nuova legge, e per vrt di quella legge discacci tutti i Viz e ripuose in su la segnoria le Virtudi; e convertissi a quella legge tutto 'l mondo, e trassesi l'uomo e la femina della segnoria del Nemico.
- De la qual cosa fue Satanasso molto dolente; e conoscendo per certo che dell'uomo non potea ravere alcuna signoria mentre che da lui non discacciasse la Fede che Cristo li avea data, seminoe nel mondo molte Risie, e fece credere molte Fedi, acci che mettesse l'uomo in errore, e non sapesse che si credesse n qual fosse la verace Fede di Dio.
- Le quali Fedi e Resie, e ancor tutti i Viz, che son ministri de'dimoni, ha ragunati in un campo, e sono a petto di noi tutti armati e schierati per combattere; e crede le sue Fedi far combattere co la Fede di Dio, e'Viz co le Virtudi. E se la ventura l'atasse, s che vincessero le sue Resie la Fede di Dio, e'Viz le Virtudi, e discacciassersi le Virt e la Fede da le genti, ravrebbe per questa via la segnoria che dell'uomo e de la femina  usato d'avere e neuno mai gliel trarrebbe di mano. De le qua'cose nascerebbero questi mali, che, con ci sia cosa che 'l mondo debbia durare tanto che le sediora vte di paradiso siano piene, quelle sediora non s'empierebbero giamai, perch neuno n'andrebbe in paradiso; e cos durerebbe il mondo d'ogne tempo, e tutti uomini e femine che nascessero per innanzi sarebbero in podest del Nemico s in questo mondo come nell'altro, e romperebbersi li ordinamenti di Dio, che volle che questo mondo durasse tanto tempo, che li uomini e le femine del mondo le dette sediora santissime vte di paradiso dovessero riempiere. Per vi prego, voi Virt che siete mie compagne, e tutta quest'altra buona gente ch' qui raunata per vostro comandamento, che della detta gran iniquit de'dimoni vi debbia sovenire; e a voi Virtudi debbia ricordare come v' l'uomo da Dio raccomandato, e ne la battaglia che s'ammanna d'esser tra noi e'detti nimici che sono a petto di noi dobbiate esser s prodi e valentri e franche e ardite, che le dette Risie, che i demoni hanno nel mondo seminate, siano tutte morte e spente; e'Viz siano vinti e cacciati via, e neuno si ne truovi nel mondo; e noi Virt possiam mai sempre, infin che 'l mondo baster, acompagnare la femina e l'uomo, sicch coloro che son oggi e che per innanzi nasceranno possano avere verace fede e di Dio perfetto conoscimento; e le loro opere possan esser tutte perfette, e vadanne tutti in paradiso a riempiere quelle santissime sedie vte per che l'uomo e la femina fue fatto: acci che questo puzzolente mondo l ove le genti sono tormentate di cotante miserie si debbia tosto disfare, e vegna tosto il d del giudicio laonde i giusti stanno in paura.
- E neuno di voi si spaventi perch i nimici siano gran gente: ch, dopo la venuta che Cristo fece nel mondo per ricomperare li peccatori, la loro virt  menomata e la nostra cresciuta; e'sono sbigottiti, e noi rassicurati. E Cristo, che sempre pugna per noi, non sofferr che contra noi abbian difensa.


Capitolo XXXIX
Del romore de l'aringheria

Posto fine la fede Cristiana a le parole de la suadiceria, si lev un grido s grande come se tonasse fortemente, e bast grandissima pezza. E dicea ciascuno a gran boci: - Vivano le Virtudi, e muoiano i Viz; e facciasi il servigio di Dio onnipotente, acci che si riempiano le sediora vte di paradiso e disfacciasi tosto questo mondo puzzolente -. E inanimrsi s le Virt e le lor genti a combattere co li Viz, che neuna ne desiderava altro che battaglia; ed era ciascuna ferma di questo, o di vincere o di morire al postutto.


Capitolo XL
De la battaglia tra la Fede Cristiana e quella dell'idoli.

Dacch fu rimaso il romore, una delle dette Virtudi si scever37 co le sue genti, ed essendo disarmate e mal vestite, confidandosi solamente ne la forza delle loro braccia, s n'andaro a lo steccato, il qual era in mezzo dell'oste, e fecerlo ruvinare e cadere, e le fosse riappianare ch'erano fatte per guardia dell'oste di ciascuna delle parti; e fuoro nel campo l ove le battaglie si facano, e richiesero di battaglia i nimici.
E poco stante venne contra lei un grandissimo cavaliere molto sformato e terribile a vedere, tutto armato d'arme nere, in su 'n un grandissimo destriere; e avea seco tanta gente, che tutto 'l campo copriano. E quando vidi questo dissi: - Fontana di sapienzia, chi  quella Virt che essendo disarmata e in abito tanto vile ha fatto ruvinare lo steccato e le fosse rappianare cos francamente, e con cotanto vigore ha richesto di battaglia i nimici? - Ed ella disse: - Quella  la Fede Cristiana, la cui fedalt tu hai giurata; e per  venuta disarmata a la battaglia, perch tanto ha posto la speranza ne la potenzia di Dio, che d'arme e di vestimenta e di neuna cosa mondana non si cura; e per quella speranza si crede fermamente vincere i nimici e trarre a capo tutti i suoi intendimenti.
E quando ebbe cos detto dissi: - Maestra de le Virtudi, chi  quel signore ch' cos disformato e grande e terribile a vedere, ch' venuto con cotanta gente a combattere co la Fede Cristiana? - Ed ella disse: - Quella  la Fede de li antichi che si chiamano Gentili, e appellasi Idolatria. E per  cos grande, perch si distese questo errore per tutto 'l mondo, e credettero tutte le genti questa Fede. E per  cos sformata e sconcia, ch' sozza cosa e rea a credere che nell'idole dell'oro o dell'ariento o di marmo potesse avere deit. E per  cos terribile a vedere, perch nell'idole che adoravano li antichi si nascondiano i demon, e facansi alle genti adorare; e dacch li aviano adorati, erano poscia in lor podest e tenealli in grandissima paura. E perci sono le sue armi nere, perch sempre porta la 'nsegna nera de'demon.
E quando ebbe cos detto, vedemmo che tra queste due Fedi si cominci una battaglia molto pericolosa e grande e di mortalit di molta gente; e dur grandissimo tempo. E fuoro morti, da la parte della Fede Cristiana, in quella battaglia, tutti li apostoli, se non si fu santo Giovanni, il qual camp di molti pericoli; e tutt'i martori, maschi e femine, laonde si fa menzione nella Chiesa di Dio, e molti altri sanza numero, laonde non  fatta menzione; e i Confessori vi duraro gran fatica, i quali erano venuti in aiuto della Fede Cristiana. Ma al dassezzo vinse la Fede Cristiana per molti miracoli che fece Dio per lei in presenzia delle genti; e cacci e spense la Fede dell'idoli di tutto 'l mondo, s che poscia non rappariro.


Capitolo XLI
Della battaglia tra la Fede Cristiana e la Giudea.

Cacciata e spenta la Fede dell'idoli del mondo, come di sopra avete inteso, crebbe l'oste della Fede Cristiana ismisuratamente per molte genti ch'a quel tempo si convertirono a la Fede. Per con tutto suo sforzo torn nel campo l ove le battaglie si facieno, a combattere con molte altre Fedi e Resie38 ch'ella sapea che i demon aveano seminate e sparte nel mondo per metter le genti in errore, acci che non sapessero conoscere qual fosse la verace Fede di Dio, n che credessero dirittamente. E stando nel campo, venne contra lei un cavaliere molto vecchio con una gran barba canuta, e con tanto bella forma, quanto pi fue possibile a la Natura di fare; armato di tutte armi bianche, in su 'n un grandissimo destriere; e avea seco molta gente.
E quando vidi questo dissi: - Dimmi, maestra delle Virtudi, chi  quel barone che viene a combattere co la Fede nostra, ch' cos vecchio e canuto e di cos bellissima forma, e l'armi sue son cos bianche, avegna che un poco siano offuscate e nere? - Ed ella disse: - Quella s'apella la Fede Giudea; e per  cos vecchia e canuta, perch' antichissima fede; e per  cos bella e sono le sue armi bianche, perch fue legge data da Dio. Ma perch Cristo, quando venne nel mondo, in molte cose la mutoe, secondo che la nostra legge dice, il colore delle sue armi, ch'era candidissimo in prima, si offuscoe un poco, e cominci a imbrunire e a cambiare, e sono sozzissime armi divenute.
E dicendo queste parole, vedemmo che la Fede Giudea tolse cinquanta cavalieri savi e scalteriti di guerra, e mandgli a provedere39 l'oste40 della Fede Cristiana. E quando furo in luogo che pottero vedere, la guardaro e consideraro assai; e quando l'ebbero veduta e ben guatata, s si maravigliaro molto come cos era cresciuta; e tornrsi nel campo a dire le novelle. E quando fuor dinanzi alla Fede Giudea, s dissero: - Donna e Fede nostra, tu hai fatta mala venuta, e se'morta con tutta tua gente, se non t'aiuti dinanzi: per che l'oste della Fede Cristiana non  s poca come suole, ma per la vittoria c'ha avuta sopra la Fede dell'idoli  s multiplicata e cresciuta che son pi che non sogliono ben mille cotanti, e vienne pi che cento per uno de la tua gente. Per piglia consiglio co li tuo'savi, e vedi quello che far ti conviene, anzi che collei vegni alle mani, perch non avresti alcuna difensa.
Quando la Fede Giudea ud cos rie novelle, fue nell'animo suo molto dolente; ma argomentossi dinanzi per non perire al postutto, e raun il consiglio de'suo'savi, e propuose innanzi loro queste novelle, e adomand consiglio di quello ch'avesse a fare. Al dassezzo fue consigliata che facesse una ricca ambasceria di savi uomini, e uno sindaco colloro andasse a giurare le comandadmenta della Fede Cristiana; e se solo la vita vuol perdonare a'Giuderi41, e che possano usare lor legge, e le persone e l'avere loro mettan tutto in sua podestade. Il qual consiglio la Fede Giudea cos mand a compimento.
E dacch i suo'ambasciadori ebbero saviamente e bene proposta e detta la loro ambasceria, la Fede Cristiana, ricordandosi com'era nata della Fede Giudea; e ricordandosi di molti benefici ch'avea gi ricevuto da li suoi patriarchi e profeti, e riceveva ogni die de le loro santissime parole; e considerando il detto delli ambasciadori, come i Giuderi diliberamente42 veniano alla mercede, si mosse a misericordia, e ricevette il saramento della loro fedalt, e perdon loro la vita. E cotali patti tra loro stabiliro e fermaro, che stando i Giuderi tra'Cristiani potesser sicuramente la loro fede usare, acci che mai sempre fosser servi, e le  persone loro e l'avere fosse tutto in sua podest.


Capitolo XLII
Della battaglia tra la Fede Cristiana e le sei Risie.

Fatte le comandamenta la Fede Giudea, e la Fe'dell'idoli morta e spenta, cominci la Fede Cristiana a segnoreggiare tutto 'l mondo, ed esser creduta da tutte le genti sanza contradicimento d'altra Fede. E credendosi tutt'i suoi nimici aver vinti, s si tornava nell'oste per posare, e perch potessero fare le loro battaglie l'altre Virt.
E nel tornare ch'ella fece, ebbe novelle da li suoi cavalieri che sei Resie eran giunte nel campo con grande sforzo di gente e con grandissimo furore, e richiedevalla di battaglia. A queste novelle tornoe nel campo co la sua gente, amannata di combattere con qualunque altra Fede si trovasse. E quando vidi questo dissi: - Dimmi, maestra de le Virtudi, chi son queste Fedi che sono tanto indugiate, e ora son giunte con cotanto furore, che pariano tutte le battaglie de la nostra Fede racquietate? - Ed ella disse: - Questi sono sei grandissimi baroni de la Fede Cristiana, che si sono rubellati da lei per malizia di troppo senno; e catuno ha fatta sua legge. - E io dissi: - In che modo per malizia di troppo senno? - Ed ella disse: - Questi baroni furono sei grandissimi prelati della Chiesa di Dio, e uomini molto litterati e savi maestri, che leggendo nella Divina Scrittura trovaro, secondo verace intendimento, che la vita dell'uomo era molto stretta a potersi salvare: perch neuno potea avere paradiso seguitando il diletto della carne e la gloria del mondo. Della qual cosa eran questi prelati molto dolenti, ch sentendosi in grandi dignitadi da potere ben godere, voleano paradiso e questo mondo abracciare: per s'ingegnaro con grandi sottigliezze, e trovaro nuovi intendimenti a la Divina Scrittura, per li quali allargr la vita dell'uomo con potersi salvare. E per questi intendimenti ha catuno trovata sua legge (e non s'accorda l'una coll'altra); ed hanno la predicata alle genti, e fatta credere a molti matti, per la larghezza della vita, e spezialmente a coloro che s'aviano gi posto in cuore di non servare la legge di Dio, tanto gli stringea il diletto del mondo. - E quando ebbe cos detto dissi: - Come hanno nome queste Risie? - Ed ella disse: - Paterini43, Gazzeri44, Leoniste45, Arnaldiste46, Speroniste47, Circoncisi48; e catuna  dal suo prelato nominata49.
E dicendo queste parole, vedemmo che tutte e sei le dette Resie si raccolsero insieme; e di tutte le genti loro, ch'eran diverse, fecero una schiera molto grande, ad intendimento di venire molto stretti e schierati cos grossi contra la Fede Cristiana, e di rompere e di mettere in caccia tutta sua gente. E quand'ebber questa schiera fatta cos grossa, trassersi innanzi a cominciar la battaglia. Quando la Fede Cristiana vide venire i servi suoi contra s, e coloro che le aveano giurata fedalt e aviengliele rotta, ricordandosi del tradimento che le avean fatto fue molto allegra, perch vide ch'era tempo e stagione che se ne potea vendicare; e aperse loro la via e lasciolle venire, perch s'accorse che veniano molto sfrenatamente e con gran furore e con molte parole. E quando fuor venute quanto le parve, le rinchiuse nel miluogo della sua gente e preseli tutti, s che neuno ne pot campare. E quando li ebbe presi e legati, li esamin diligentemente e fecesi aprire tutte le loro credenze e l'intendimenti che davano alla Scrittura Divina. Allora s'avide che per semplicit v'eran caduti e per diletto delle cose del mondo: per perdon a coloro che di buon core volle tornare; e li altri fece ardere incontanente in un fuoco il qual facea s fiatoso fummo, che tutte le contrade appuzz.


Capitolo XLIII
Dell'edificare delle chiese, e dell'ordinare de'prelati.

Dopo questa vittoria si part del campo la Fede Cristiana, e venne a Roma, e ivi edific e fece molte chiese in onore delli apostoli e di martiri che furon morti nella battaglia ch'ebbe co la Fede Pagana; e in onore di molti confessori che in quella battaglia duraro gran fatica; e in onore di molti altri santi e sante di Dio, per li cui meriti era molto cresciuta la Fede Cristiana. E nelle dette chiese mise ministri per li quali si lodasse il Segnore, e le dette chiese si dovessero ministrare; e fece calonaci e preti e piovani e priori e arcidiacani e arcipreti e proposti e abati e vescovi e arcivescovi e patriarche e cardinali, e dassezzo fece il papa, che di tutti i cherici fosse signore; e diede il suo officio a catuno, e comandoe che come il suo officio portasse dovesse ministrare. E la Fede Cristiana innanzi, e tutti i detti cherici apresso, e poi tutta la gente del mondo fecero nelle chiese gran sacrificio; e con devote e fedeli orazioni lodaro lo Segnore de la gran vittoria che sopra'nimici avea lor data. E dipo quelle orazioni fuorono poscia tutti li uomini e le femine del mondo, per li amonimenti della Fede, molto perfetti.


Capitolo XLIV
Del consiglio ch'ebbe Satanasso co le Furie infernali.

Veggendo Satanasso, il quale  prencipe de'demon, che tutta la gente del mondo era convertita a la Fede Cristiana, e per li suoi amonimenti erano molto perfetti divenuti, e ch'eran cacciate via tutte le sue Fedi e Resie ch'avea seminate nel mondo, che mettiamo le genti in errore, cominci ad esser molto dolente, e specialmente perch'era certo che non potea pi l'uomo o la femina ingannare infin che de la verace Fede fossero armati. Per raun tutti i demon e le Furie infernali, e pigli consiglio da loro che via sopra questi fatti dovesse tenere, che de le genti del mondo cos al tutto perdente non fosse50.
E fuoro certi demon che diedero per consiglio che con Dio onnipotente cominciassero la guerra e dessesi grande impedimento alle sue operazioni, sicch li venisse voglia di conciarsi colloro, e delle genti del mondo quetare una parte: che peggio non potea lor fare Dio che privarli de li uomini e delle femine del mondo cos al postutto. E altri v'ebe che dissero che per li demon si turbassero e commovessero i pianeti e impedimentissesi il corso loro, s che la Natura non potesse in terra fare le sue operazioni; e facesser venire nel mondo gran piaghe e grandissime e terribili pestilenzie, sicch si spegnesse l'umana generazione e neuno non andasse poscia in paradiso, e rimanessero vte le sante sediora di paradiso che si debbon riempiere.
Al dassezzo si levoe Mamone51, cio quel demonio ch' sopra52 le ricchezze e sopra amministrar la gloria del mondo; e consigliando disse: - A cominciare con Dio onnipotente guerra non mi pare che sia convenevole, perch la cominciammo altra volta, e piglioccene male, e fummone di buon luogo cacciati, cio di paradiso, e delle santissime sediora l ove eravamo allogati. E ad impedimentire il corso dei pianeti, e a trre a la Natura in terra la sua operazione, e a far venire nel mondo pestilenzie e piaghe, non credo che ci fosse licito a fare: che avegna ch'ogni mal si faccia per noi, non  niuno s piccolo o vile che per noi si possa fare, se non  prima da Dio conceduto.
- Ma se vogliamo spegnere la Fede Cristiana e spogliarne l'uomo al postutto, sicch ritorni in nostra podest, parmi che tegnamo questa via. Io ho un uomo alle mani il qual s'appella Maommetti, che insin da teneretta et  riposto nel mio grembo e nutricato del mio latte e cresciuto e allevato del mio pane; e oggimai  compiuto e grande, e hae in s tanto scalterimento di malizia, ed  s desideroso dell'avere e delli onori e della gloria del mondo, che gi mi soperchia di ret53, e non mi posso ingegnare che io in me n'abbia cotanta; e ha una bellissima favella, e di Dio non ha alcuno intendimento. Se voi da capo volete fare nuova legge contraria a quella di Dio, e insegnarla a costui e farla per lo mondo predicare, questi la far credere per legge di Dio, e corromperanne tutte le genti, e far spegnere la verace Fede Cristiana, e rimetter l'uomo in nostra podest; ma vorr per queste cose esser da noi grandemente benificiato, ed elli mener a capo tutti i nostri intendimenti.


Capitolo XLV
Della legge che dnno i demon a Maometti.

Al detto consiglio s'acordaro tutti i demon e le Furie infernali; e fue comandato che pi non si dovesse in su questa proposta indugiare. E quando fue partito 'l consiglio, si raunaro i demon di ninferno e fecer nuova legge contraria a quella di Dio, e tutta d'altre credenze, e chiamrla Alcoran54; e insegnrla a Maommetti perfettamente, perch l'avesse bene a mano. E poi dissero: - Va e predica questa legge, e d che sia data da Dio; e noi saremo sempre teco in tutte le tue operazioni. E se tu ne farai questo servigio e andr innanzi per lo tuo fatto questa legge, noi ti daremo molte ricchezze e segnoria di molte genti, e distenderemo la tua fama, e avanzeremo il tuo nome e farello glorioso nel mondo, pi che non fu anche neuno che nascesse di femina corrotta55.
E quando Maommetti si ud fare queste impromesse, essendo uomo molto mondano e di vanagloria pieno (e di Dio non avea alcun pensamento), e sentendosi scalterito de le malizie del mondo e con una bella favella e bene aconcio a queste cose, pigli questa legge e cominciolla oltremare a predicare, acci che la Fede Cristiana, che era a Roma a quella stagione, non se ne potesse avedere. E convertivvi in piccol tempo molta gente, tra per suoi scalterimenti, e per lo grande aiuto de'demon: e appellasi Alcoran, e appo noi legge pagana.


Capitolo XLVI
De la battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.

Allevata e cresciuta questa Legge Pagana nelle parti d'oltremare, e creduta per legge di Dio da molta gente, i demon di ninferno la condussero con tutto loro sforzo nel campo l ove le Virt co li Viz faccano le battaglie; e appell a battaglia la Fede Cristiana.
E allor s'accorse di prima la nostra Fede di questa Resia, e cominciossi in questo modo a lamentare: - O Idio onipotente, verranno mai meno le mie fatiche? Vedr mai tempo ch'io mi possa riposare? Ecco, in mezzo de la gran pace ch'avea, essendo tutti i miei inimici vinti, e convertite tutte le genti del mondo alla mia fede, m' nata di nuovo crudele guerra, e s di sbito che non me ne sono potuta avedere. Ben veggio che chi ha a fare con cos reo inimico com' Satanasso non si d mai disarmare, perch di sbito assalisce le genti.
- E tu Satanas, inimico di Dio, rimarra'ti tu mai di trovar novit per trre a Dio l'anime delli uomini, che sa'che sono di sua ragione, e fur fatte da lui per aver paradiso e ch riempiessero le sediora vte di paradiso che perdesti? Ben ti converr esser ingegnoso, che 'l possi ingannare o trarre a dietro i suoi proponimenti. E accorgomi per quel che tu fai che la fede  la maggior virtude che l'uomo in questo mondo possa avere a potersi salvare, per tanti ingegni t'asottiglie di provare l'uomo e di farlo cadere in errore.
E quando ebbe cos detto, fece incontanente nuov'oste, e raun grandissima gente, perch la vecchia era partita, e, apparecchiata d'ogni cosa, torn al campo per combattere co la Fede Pagana. E quando di ciascuna parte fur fatte le schiere e ammonite le genti di ben fare, s si cominci tra queste Fedi una battaglia s terribile e grande, e di mortalit di tanta gente, che mai non fu nel mondo neuna simigliante n ove tanta gente perisse. Ma al dassezzo perdeo la Fede Cristiana per lo grande aiuto de'dimon, e fue cacciata di tutta la terra d'oltremare; e tutta la gente che abitava di l si convertio a quella Fede, e appellrsi Saracini.


Capitolo XLVII
De la venuta che fa di qua da mare la Fede Pagana.

Vinta la Fede Pagana tutta la terra d'oltremare e convertito a sua legge tutte le genti, colse baldanza sopra la Fede Cristiana; e fece fare molto navilio, e pass il mare, e venne di qua con grandissimo stuolo di gente, e arriv ne le parti di Cicilia.
Quando la Fede Cristiana ud queste novelle fu molto dolente, perch non avea gente che con lei si potesse assembiare, per la gran perdita ch'avea fatta nell'altra battaglia: e per no le si fece a rincontro, ma cominci a guernire cittadi e castella per difendersi da lei, se potesse, che non perdesse pi terra. Ma non valse neente, perch poscia che la Fede Pagana fu scesa in terra co la sua gente, e suo navilio ebbe allogato ne'porti di Cicilia, da che vide che la Fede Cristiana non ebbe ardimento di rincontrarla, venne pigliando tutta la terra in qualunque parte andava, sicch in picciol tempo tutta Italia conquist. E dacch'ebbe vinta Italia, ch'era donna de le provincie a quella stagione, tutti li altri reami e provincie fecer le comandamenta e giuraro la fedalt, se non solamente il reame di Francia; e convertrsi alla Fede Pagana tutte le genti, e ispensesi la Fede Cristiana di tutto 'l mondo, sicch in niuna parte palesemente si predicava, avegna che ne fossero molti credenti, ma non palesemente.


Capitolo XLVIII
Del consiglio che piglia la Fede Cristiana.

Nel reame di Francia, che stette fermo, fuggo la Fede Cristiana con quella gente che la vollero seguitare; e stando ivi pigli consiglio da'suoi savi, che fosse da fare sopra tanto pericolo, quanto in questa guerra le era incontrato. E fue consigliata che tornasse nel campo a combattere co la Fede Pagana, e che rinchiedesse56 tutte le sue amistadi, ch'a certo tempo la venissero ad atare, ch non era versimile che Dio onnipotente la Fede ch'avea data per lo suo figliuolo Ges Cristo cos al postutto lasciasse perire. Il quale consiglio cos mand a compimento; e rinchiese per lettere e suoi messi speziali tutti li amici ch'avea nel mondo, e pregolli che la Pasqua prossima di Risurressio la venissero ad atare, e fece loro assapere per certo che colla Fede Pagana a quella stagione tornerebbe a la battaglia.


Capitolo XLIX
Della raunanza delli amici che fa la Fede Cristiana.

Fatta la richiesta delli amici, e sparta la novella per lo mondo che la Fede Cristiana tornava alla battaglia, vennero a lei d'ogni parte li amici, e spezialmente due Virt, con grandissima gente; laonde fue s grande letizia nel campo, come se ciascuno fosse di morte a vita suscitato.
E quando vidi questa allegrezza, dissi a la Filosofia: - Chi son questi segnori onde questa gente  cos confortata, che stava in prima cosie trista? - Ed ella disse: - Quelle sono due Virtudi, le quali sono s congiunte colla Fede, che non vale neuna cosa l'una sanza l'altra; ma insieme raunate e congiunte non  cosa neuna che da loro si difendesse. E oggimai vedrai che i fatti di questa guerra andranno tutti d'altra maniera. - E io dissi: - Come hanno nome? - Ed ella disse: - L'una s'apella Caritade, e l'altra Speranza. - E io dissi: - Ben ho gi udito di queste Virt molte volte predicare; ma dimmi, in che  la loro congiunzione cos perfetta? - Ed ella disse: - Queste tre Virtudi, cio Fede, Carit e Speranza, son serocchie, e nate d'una Virt che si chiama Religione. Per la Fede si conosce Dio e crede; per la Carit s'ama e ubidisce e adora; per la Speranza si ha ferma credenza delle dette cose esser da Dio meritato. E cosie interviene che chi ha l'una di queste Virt sanza l'altra, non li adopera neente; ma chi l'ha tutte insieme, cio conosce e crede Idio per la Fede; e amalo e ubidiscelo e portali reverenza per la Caritade; e ha ferma Speranza da lui esser de le dette cose meritato: queste tre cose in uno uomo ragunate ha s per bene Dio onnipotente, che quel cotale non lascia perire, ma in tutti suoi bisogni l'aiuta e fal vincitore. E cos queste tre Virtudi che sono ora insieme raunate e sono state scevere in questa nuova guerra, quando si verranno a consigliare in su questi fatti che sono comuni tra loro, Dio onnipotente sar in mezzo di loro; e di tutte le cose piglieranno e faranno il migliore.
E dicendo queste parole vedemmo che queste tre Virtudi si trassero da una parte a consiglio, per vedere e per pensare che sopra queste vicende avessero a fare. E diliberaro e fermaro tra loro d'eleggere di tutta loro gente dodici uomini fortissimi e savi e prodi e valentri e scalteriti di guerra, i quali, dacch la battaglia fosse cominciata, a neun'altra cosa de la battaglia intendessero ch'a confondere il signore de'nimici, cio la Fede Pagana, e sempre le fossero a petto in qualunque parte della battaglia fosse; credendo per quella via, cio quando il loro segnore fosse morto, tutta l'oste de'nimici mettere in isconfitta e in caccia. E secondo che diliberaro e pensaro, cos mandaro a compimento; ed elessero dodici uomini che trovaro fortissimi e savi e iscalteriti di guerra, e appellrgli Paladini. E puosero loro in mano che facessero, cominciato la battaglia co'nimici, come di sopra avete inteso che avieno ordinato.


Capitolo L
De la seconda battaglia tra la Fede Cristiana e la Pagana.

Raunata l'oste della Fede Cristiana, e cresciuta molto per li amici che trassero d'ogni parte per atarla, e fatta la compagnia de'Paladini, e dato loro un leone per insegna, e tutte l'altre genti assettate per ischiera, e dato loro buono capitano, venne nel campo l ove si facano le battaglie molto scalteritamente, e richiese di battaglia i nimici.
La Fede Pagana, ch'era a Roma a quella stagione, e dividea tra'suoi baroni i reami e le provincie ch'avea conquistati, e ammonivali e confortavali di ben fare e che fossero prodi e valenti, promettendo loro vie maggiori cose per innanzi, quando udie che la Fede Cristiana era nel campo ove le battaglie si faceno con grande oste, e che la richiedea di battaglia, avegna che del detto suo facesse gran beffe e il suo fatto avesse per niente, tuttavia s'apparecchi e rifece sua oste per combattere con lei, se fosse ardita d'aspettarla. E raun un'oste di tanta gente, che tutto 'l mondo copriano, e non potrebbe esser annoverata se non come l'arena del mare; e rifece sue schiere, e molto assettatamente venne nel campo l dov'era la Fede Cristiana che l'aspettava.
E quando fur le genti ammonite di ben fare dall'una parte e dall'altra, che dovesser esser prodi e valentri, si cominci una battaglia s pericolosa e grande, e ove moriro tanta gente da catuna delle parti, che molto sarebbe lungo a contare e crudele e terribile a udire, chi ben volesse ogni cosa contare. Perch nel mondo non ne fue anche neuna s crudele, n ove tanta gente perisse: perch da ciascuna parte avea franca gente e iscalterita e savia di battaglia, e volonterosa di vincere l'una e l'altra. Imper che quando la gente della parte della Fede Cristiana si ricordava dell'onta e del disonore ch'avea ricevuto da'nimici, molto s'acendeva l'animo loro alla battaglia, per potersi vendicare; e quando la gente dell'oste della Fede Pagana si raccordava del gran dono ch'avea ricevuto dal loro segnore, ch'avea lor donata tutta la terra conquistata, s s'acendea molto l'animo loro a la battaglia, acci che non perdessero il beneficio che con gran fatica aviano conquistato. E cos pensando, ciascuna parte stava dura e ferma contra 'l suo nimico, e non si lasciava trre terra. Anche i re di ciascuna parte eran franchi segnori e scalteriti di guerra: per che ciascuno andava per lo campo confortando i suoi di ben fare e lodando l'opere di colui che facea bene e promettendo di farline guiderdone (laonde accendea l'animo loro), e atando e sovenendo i suoi l ove facea bisogno. E cos facendo, questi franchi segnori manteneano s iguale la battaglia, che neuno potea acquistare terra sopra l'altro, n si potea vedere chi de la battaglia stesse meglio; ma era pericolosa, perch in ogni parte avea guai e strida e crudele mortalit di gente.


Capitolo LI
De la sconfitta della Fede Pagana.

Nel detto modo dur la battaglia infino a nona, che non si potea vedere chi stesse meglio; ma nell'ora di nona i demon, che sempre erano ivi presenti per atare la lor gente, avegna che non avessero potenzia di nuocere a neuno che fosse da la parte della Fede Cristiana, alla detta stagione cominciaro a rilevare i loro, incontanente ch'erano caduti, e a fare gran romore per lo campo, s che col ove n'avea cento di loro, pareano pi di mille. E cominciaro a confortare i loro in su'bisogni e a sbigottire i nimici e spander bugie per lo campo, dicendo d'alcun barone della parte della Fede Cristiana ch'era morto (e non era vero): sicch le dette opere faccendo e altre simiglianti, que'de la parte della Fede Cristiana cominciaro a sbigottire, e trassersi un poco a dietro per paura.
Quando la Fede Cristiana vide questo, avegna che avesse da lo 'ncominciamento paura, tostamente fue rassicurata, perch s'acorse onde questo vena. E incontanente ador a Dio onnipotente, e disse: - Segnore mio Ges Cristo, tu vedi e conosci la niquitade de'dimon e quello che ci fanno, che siamo tuoi ministri; onde ti leva e pugna per noi, che questo  tuo fatto. - Dette queste parole, incontanente fuor cacciati i demon e cess l'aiuto a'nimici. Allor la Carit e la speranza, ricordandosi e recandosi a memoria il grande vitiperio e 'l disinore ch'era fatto alla Fede loro serocchia, e che toccava loro comunemente, cominciaro di tal virt a pugnare, che non era schiera di nimici s forte o tanto stretta o serrata che no la rompessero e diserrassero, e che no la mettessero in caccia. E la Fede da la sua parte, pensando ch'era acompagnata dalla Caritade e da la Speranza, e l ov'eran tutte e tre era Idio in miluogo di loro, s cominci a prender s gran baldanza, che confondea i nimici in qualunque parte ella andava: di tanta virtude combattea. E i Paladini, che sempre erano a petto a la Fede Pagana in qualunque parte de la battaglia ella fosse, e impedimentivano tutte l'opere sue, e sempre guardavan con gran diligenzia com'a lei potesser dare morte, veggendo che la schiera sua era diserrata e aperta da le dette Virtudi, che tutto 'l die era stata serrata, e che a lei potiero andare, l'assaliro con tanto vigore, ch'al postutto l'avrebbero morta, se non fosse che si mise a fuggire.
Quando la gente sua vider fuggire lo signore, e che da'detti Paladini era cacciato, e non avea ardimento di volgersi per atare, cominci tutta quanta a fuggire e abandonar la battaglia. Allora fue s grande sconfitta, e dur tanto la caccia della gente della Fede Pagana, che tutti fuor quali morti di ferro57, e qual traffel58, sicch molti pochi ne camparo.


Capitolo LII
Della rivinta delle terre di qua da mare che fa la Fede Cristiana.

Vinta e cacciata la Fede Pagana, e morta e traffelata la maggior parte della gente sua, la Fede Cristiana la venne poi seguitando di terra in terra e di provincia in provincia e d'ogni luogo cacciando senza regger battaglia in neuna parte: sicch in picciol tempo l'ebbe rivinte tutte le provincie e'reami che di qua da mare avia conquistati, se non si fuoro certe castella che sono nelle montagne di Cicilia, le quali guern grandemente d'assai gente e di molta vivanda e d'ogni altro fornimento che fa bisogno a difensione di castella, ad intendimento che se mai s'aconciasse di tornare di qua, avesse luogo ove in terra potesse ismontare. E dacch l'ebbe guernite, s si ricolse in su le navi con tutta la gente che l'era rimasa, e molto dolente si fuggo oltremare.


Capitolo LIII
Del consiglio che pigliano le Virtudi perch la Fede Cristiana
abbandoni il campo e torni nell'oste a riposarsi.

Racquistata e rivinta la Fede Cristiana tutta la terra di qua da mare per forza di battaglia, avegna che nell'animo suo fosse molto allegra, secondo che dice il Vangelio, che colui che perde la cosa c'ha molto cara, e poscia la racquista, s no lile pare aver fatto nulla; considerando il Savio che dice: "Nulla  ancora fatto della cosa che non  tutta compiuta di fare": per torn nel campo l ove si faceno le battaglie, e cominci a raunare grande stuolo di gente e a far fare molto navilio e grande apparecchiamento per passare oltremare a racquistare la terra e la gente che di l avea perduta.
La qual cosa espiaro le Virt ch'erano nell'oste, e raunate pigliaro consiglio che avessero a fare sopra queste vicende; e fermaro tra loro di fare ambasciadori che andasser nel campo alla Fe'e a la Carit e a la Speranza a pregarle da parte delle Virtudi che debbia lor piacere d'abandonare lo campo e di tornare nell'oste oggimai con tutta loro gente a riposarsi una pezza e a guardare l'oste, tanto che facciano elle le lor battaglie, le quali aveano a le loro cagioni molto indugiate. E dacch le lor battaglie fien fatte, che sar tostamente, s'a Dio piacer, elle tutte passeranno poscia con loro oltremare e ateranno loro tutta la terra e le genti conquistare, e elle medesime cacceranno via i Viz da quella gente, onde a cagione della mala fede c'hanno presa son tutti contaminati e corrotti.


Capitolo LIV
Delli ambasciadori che vanno per la Fede Cristiana.

Dacch fue partito il consiglio, come fue ordinato, cosie mandaro a compimento; ed elessero per ambasciadore una Virt che s'appella Concordia, ch' del parentado della Fede e delle sue serocchie, e pregrla che dovesse fare questa ambasciata. Ed ella, volendo servire le Virtudi, v'and volentieri.
E dacch fu giunta, s raun la Fede e la Carit e la Speranza (ed ebbevi la Religione lor madre) e disse e ispuose loro diligentemente l'ambasciata, e apr loro la volont delle Virt, e perch era venuta. Ed elle, dacch ebbero inteso quel che le Virt voleano, non volendole crucciare, ma seguitare la loro volont, il concedettero, e dissero di tornare, avegna che mal volontieri, perch, dacch'erano tutte e tre serocchie raunate con tutte lor genti, e sapeano che Dio era in mezzo di loro, tostamente credano la loro guerra finire.


Capitolo LV
Del triunfo che fanno le Virtudi a la Fede Cristiana.

Conceduto la Fede Cristiana e le sue serocchie d'abbandonare lo campo delle battaglie e tornarsi nell'oste, incontanente si raccolsero co le lor genti e co li padiglioni e co le tende e con tutto loro arnese, e comincirne a venire.
E dacch fuor mosse, la Concordia incontanente il fece assapere alle Virtudi per suoi messi speziali; ed elle, dacch l'ebbero saputo, raunaro loro consiglio, nel quale ordinaro e fermaro che a la Fede Cristiana e a la sua gente si facesse il triunfo, cio quello onore che s'usa di fare a coloro che tornano a casa con vittoria; e cos mandaro a compimento. Imper che le Virtudi in prima, e tutti i cavalieri dell'oste appresso, e poi tutti uomini a piede, uscirono incontro alla Fede e alla sua gente con rami d'ulivi e co le ghirlande in testa, faccendo grandissima allegrezza e cantando Gloria in excelsis Deo e altri belli salmi ad onore e a laude di Dio, con dolcissime e soavi melodie. E quando furono insieme congiunte, si salutaro, e fece l'una a l'altra gran festa; e poi misero la Fede e la Carit e la Speranza sotto tre bellissimi pal, i quali portaro loro sopra capo. E fecero andare la Fede innanzi, per la quale si conosce Dio e crede, perch questo dee andare innanzi a tutte le cose. Apresso fecero andare la Carit, per la quale s'ama Dio e ubidisce e adora, perch questo d poscia seguitare. Di dietro misero la Speranza, per la quale si spera fermamente d'essere da Dio guiderdonato, perch questo d venire dipo le dette due cose, acci che l'uomo sia in perfetta religione e per essa si possa salvare. E cosie le vennero menando a grande onore e con s grandissima festa infin nell'oste; nel quale luogo le ricevette la Religione lor madre con grande allegrezza ne'padiglioni che per loro aveano amannati.


Capitolo LVI
Del consiglio che piglian le Virtudi
per uscire nel campo a le battaglie, e de la fossa de la Frode.

Abandonato il campo delle battaglie la Fede e la Carit e la Speranza, e tornate nell'oste per posarsi con tutte le lor genti, l'altre Virt fecero un parlamento, nel quale deliberaro e fermaro che la Religione, insieme co le dette sue figliuole, dovessero rimamere alla guarda dell'oste; e tutte l'altre Virtudi co le loro genti uscisser nel campo delle battaglie il marted prossimo vegnente a richiedere di battaglia i nimici.
Il quale ordinamento dacch'ebbe espiato, un pessimo Vizio che s'appella Frode, molto iscalterito e ingegnoso delle malizie del mondo, di nottetempo si lev molto celatamente e and nel campo delle battaglie, l ove le dette Virt aveano stanziato di venire, e fece una fossa molto grande e profonda, e ordla di verghette da la parte di sopra, e puose ghiove59 di terra erbosa, acci che neuno della detta fossa s'accorgesse. E quando ebbe cos fatto, si part tanto nascosamente che neuna persona se n'accorse. E tutto questo facea ad intendimento di farvi cadere le Virt, quando venissero nel campo per richiedere di battaglia i nemici.


Capitolo LVII
Dell'uscita che fanno le Virt e i Viz nel campo a le battaglie.

Da che venuto fue il giorno che per uscire alle battaglie le Virtudi aviano ordinato, s s'armaro e apparecchiaro grandemente, e co le loro genti molto assettatamente usciro nel campo l ove le battaglie si faceano, avegna che non tant'oltre quanto era la fossa de la Frode, ma molto ivi presso; e richiesero di battaglia i nimici.
Veduto la Superbia i nimici nel campo, e udita la richesta ch'avien fatta, s'adir s fortemente, che gittava schiuma per bocca come fosse cavallo, e per lo volto e per li occhi fiamme di fuoco: tanto ebbe a dispetto quella richesta; e armossi incontanente, e mont a cavallo in su 'n un destriere grandissimo e nero, il qual non era men feroce di lei. E fece armare e apparecchiare tutta sua gente, e venne nel campo a petto a'nimici; e quando fue s presso, che da le Virt potea esser intesa chiaramente, cominci a parlare co'nimici parole di sozzi rimprocci in questo modo:


Capitolo LVIII
De'rimprover de la Superbia contra le Virtudi.

- O misera gente, non vi vergognate voi, con cos cattivi cavalieri di popolo, e con cos misero popolazzo e uomini tutti poveri e brolli60, di richiedere di battaglia i re e'baroni e tutta la gentilezza del mondo, a'quali, per li gran fatti di loro antecessori,  dato tutto 'l mondo a segnoreggiare e a godere? Or non vi ricorda come tutte le battaglie ch'avete avute co noi avete perdute, e delle vostre pruove venute al di sotto? Certo ben vi dovrebbe ricordare della pugna primaia che da noi a voi si comincioe ne'discendenti d'Adamo, e duroe infino a No, come nella detta gente vi vincemmo e vi cacciammo; e non si trovava neuno che alcun bene o alcuna virt volesse fare, ma tutti ubidivano le nostre comandamenta a fare sfrenatamente ogni generazion di peccato; se non si fuor certi che fuor del seme d'Abel, e que'fuor s pochi, che agevolmente si poteano annoverare. Per la qual cosa Dio onnipotente no li sofferse; ma ucciseli e annegolli tutti per acqua, se non fue No e tre suoi figliuoli, li quali trovoe giusti nel mondo, ch'erano del seme d'Abel, i quali serv per rifarne l'umana generazione, acci che tornasse migliore, dacch di buon seme procedea.
- Anche vi dovrebbe stare a mente della seconda pugna che si ricominci da noi a voi ne'discendenti di No, come in quella gente vi vincemmo e cacciammo al postutto: che non solamente fugano voi e non volieno fare alcun bene n adoperare alcuna virtude, n si chiamavano contenti d'ubidire noi a fare ogni vizio e ogni generazione di peccato, ma adoravano nelli idoli i demon e faceano loro reverenza come a Dio. La qual cosa ebbe Dio onnipotente s per male, che tutta quella gente abandon a'demon e a'Viz, a farne tutta loro volont. E disse Dio onnipotente a quella stagione di sua bocca: "Pentomi ch'i'ho fatto l'uomo"; e andonne ad uno che si chiamavan Abraam, cui solo trov giusto nel mondo, e disse: "Io vo'di te far nascere gente la qual s'apelli mio popolo, e avr cura di loro, e farolli multiplicare come le stelle del cielo e come l'arena del mare, e dar loro terra abondevole di latte e di mle e d'ogni generazione di vivanda. Ma voglio che si congiungano co le Virtudi e discaccino i Viz e seguitino le mie volont". E fermato il detto patto tra loro, si partio Idio onnipotente, e servolli tutti i patti che promessi li avea.
- Anche dovresti avere a memoria, e dovrebbevi bene ricordare, come ne'discendenti d'Abraam ricominciammo la terza pugna; ed avegna che tutta l'altra gente del mondo fosse in nostra podest, quel cotanto popolo ch'era cos poco a respetto dell'altra gente, non vi volemmo quetare n lasciare in pace. Anzi in quel medesimo popolo, che s'apellava di Dio, v'assalimmo, e combattemmo con voi; e avegna che dal cominciamento faceste gran pugna e vi difendeste francamente da noi a bont de patriarche e de profeti e d'altri fini capitani ch'aveste, e a bont della legge che vi di Mois, al dassezzo quella pugna perdeste, e recammo quel popolo a peccare e a seguitare i Viz e'peccati e adorare l'idoli e a ubidire le nostre comandamenta, come tutte l'altre genti facieno. Per la qual cosa Dio onnipotente non volle che questa mala gente pi suo popolo s'apellasse; ma mand il suo figliuolo Ges Cristo di cielo in terra, e prese carne mortale, e fecesi uomo, e fece nel mondo nuova legge ci volle trre la gente di mano, e rimetterla in vostra podest. Della qual cosa ci accorgemmo, e incontanente a uomini medesimi del suo populo in cui pi si fidava il facemmo pigliare e straziare e mettere nella croce e di crudel morte morire; e a'suoi apostoli ch'avea fatti, e andavano questa legge predicando per suo comandamento, facemmo fare il simigliante.
Dunque se tutte le battaglie ch'avete avute con noi avete perdute, e de le vostre pruove venute al disotto, e Dio onnipotente medesimo e li apostoli, suoi messi speziali, non ve n'hanno potuto aiutare, ma hannola duramente comperata, in che avete dunque speranza che de le nostre mani possiate campare, che vi levate ora a richiederne di battaglia? Avete forse fidanza ne la Prudenzia? Molto siete ingannate, ch'ella rumina e cerca61 tanto le cose, che di neun suo fatto viene a capo. Avetela nella Giustizia? Deh, come fate gran senno, che di neun tempo and armata, ma sempre sta con sua mazza in mano fasciata tra'panni come se fortemente la gelasse. Avetela nella Fortezza? Unquanche non vinse battaglia, ma sempre sta con suo scudo in braccio a sostenere i pericoli e le fatiche delle tribulazioni del mondo. Avetela nella Temperanza? Certo tuttavia tiene in mano le bilance per trovare il mezzo delle cose.
- Or ecco bella gente che si trae innanzi a battaglia, che qual  magro e afflitto per troppo digiunare, agrestando il corpo di molta astinenza, e qual  palido nel volto per troppo vegghiare, stando d e notte in orazione. Certo molto ne sarebbe gran disinore se in cos misera gente s'adoperassero nostre mani, o nostro ferro di vostro sangue si sozzazze: per con voi cotal battaglia fermeremo, che solamente vi faremo cadere co le pettora de'nostri cavalli; e quando sarete per terra vi scalpiteremo tanto co'pi de'destrieri, che sarete ben macinate.


Capitolo LIX
De la morte de la Superbia e de la sconfitta della sua gente.

Favellato la Superbia le dette parole de rimprover, di de li sproni al destriere (e cominci per lo campo a rotare), il quale parea che volasse, s di forza correa; e comand alla sua gente che la dovessero seguitare. E nel correre che facea, ambedue i pi dinanzi del cavallo s'abbattiero nella fossa che la Frode avea fatta, e caddevi entro col capo dinanzi, insieme con esso la Superbia, e cadde ella di sotto, e 'l cavallo le cadde adosso; e fue s grande lo stoscio62 per la fossa ch'era cava e profonda e per lo destriere che adosso le cadde, che tutta quanta si lacer e infranse.
E quando i Viz videro caduto il loro signore, e giacere morto nella fossa, e 'l corpo suo tutto lacerato e infranto per la dura caduta ch'avea fatta, e videro le Virt che veniaro contra loro molto strette e serrate, perch s'erano accorte che'Viz eran gi mossi a venire contra loro, diedero le reni e cominciaro a fuggire insieme colle loro genti; e le Virt, veggendo questo, li seguitaro e miserli in caccia. Allora fue s grande la sconfitta e la mortalit de le genti de'Viz che moriro a quella battaglia, che la larga strada che mena l'anime a l'inferno and s calcata, e a la larga strada che mena l'anime a l'inferno ebbe s grande stretta, che non si ricorda mai che per neuna sconfitta o mortalit di genti che nel mondo fosse quella strada cos calcata andasse, o a quella porta cos grande stretta avesse.
E quando i detti Viz insieme co le anime de le lor genti furono in inferno, meritaro tanta pena e tormento che il solfo e 'l fuoco di ninferno multiplic e crebbe di tal guisa che la terra non potte tanto incendio patire, anzi ruppe in molte parti del mondo, e apparve il fuoco di sopra a la terra, e spezialmente in Mongiubello, ch' un gran monte in Cicilia. E allor fue manifesto a le genti che 'l ninferno era nel ventre della terra per lo detto fuoco che allotta apparve, il quale  poscia sempre durato.


Capitolo LX
De'rimprover della Pazienzia, che fa sopra 'l corpo della Superbia.

Morti e spenti tutti i Viz, e scacciata e sconfitta tutta lor gente, le Virt tornarono a la fossa ove la Superbia era caduta, e fecerne trarre il corpo morto, il quale era tutto macerato e infranto, e porre in su 'n una vilissima stuoia. E trassesi innanzi la Pazienzia e disse: - O Superbia, capo e seminatrice di quanti mali nel mondo si fanno, giaci oggimai abbattuta e morta, sicch 'l mondo possa posare! che l'hai cotanto tribulato, che ben t' incontrato quello che dice il Vangelio: "I superbi abbatte Idio e falli cadere; e a li umili d grazia e falli montare". Molto hai superbiamente favellato, non solamente contra le Virt, ma contra Dio onnipotente: che ti vantasti che 'l facesti a'tuoi servi di crudele morte morire. Molto fue cotesto a dire grande ardimento; nol ti pensave, quando cotali parole dicei, che avessi la fossa cos presso, l ove dovessi cadere. E come fue a te, penso cos  a tutti coloro che voglion te seguitare, perch'e'medesimi la si fanno spesse volte, o altro amico loro carissimo, e per non se ne posson guardare. Come a te, Superbia,  intervenuto, che la Frode, che tu hai sempre cos amata e cara tenuta sopra li altri tuoi amici cari, ti fece la fossa l ove tu se'caduta; la quale avea fatta per farvi cadere le Virtudi, quando venissero al campo l ove le battaglie si facieno; della qual cosa s' trovata ingannata, e ha morta s e tutta sua amist.
E quando ebbe cos detto, fece fare uno grande fuoco, e arsevi il corpo della Superbia, e isparse la polvere al vento, acci che pi mai non rapparisse n si potesse trovare.


CAPITOLO LXI
De la carit che si fa de le cose de la sconfitta de'Viz.

Da che le cose furo un poco racquetate, s si mise un bando da parte delle Virt che tutte le persone a cui fosse venuto a le mani di quel de'nimici, in mano della Carit incontanente il dovesse[r] rassegnare. La qual cosa cos si fece, e non ne fu frodata d'un danaio; e fu tanta la roba di quel che si trov de'nimici, che non si potrebbe contare. E quando la Carit ebbe a s ogni cosa, raun tutti i poveri del mondo, s come quella che ben li sapea, e per volont de le Virtudi tutta questa roba tra'poveri dispens, dando a ciascun pi e meno secondo la sua povertade. E quando ebbe fedelmente dispensato ogni cosa, non si trov neun uomo nel mondo che fosse mendico, perch ciascuno avea pienamente reggimento della vita sua: tanto fue quello che le genti de'Viz dell'altrui in mala parte63 teneano. Perch, bastando le cose del mondo pienamente a tutte le genti, tanto aviano i detti Viz soprapreso de l'altrui (e convertiallo64 in mal uso), che molti ne stavano in gran mendicitate. E dacch fu fatta la detta carit, s si raccolsero le Virt con tutta la lor gente, e abbandonaro il campo e tornrsi nell'oste; nel qual luogo fuoro dalla Religione e da le sue figliuole a grande onore e con molta allegrezza ricevute.


CAPITOLO LXII
Delle parole che dice la Filosofia per andare a le Virt, per compiere il viaggo.

Tornate nell'oste le Virt e abbandonato il campo l ove le battaglie si faceno, disse la Filosofia: - Figliuolo mio, fatte sono le battaglie tra'Viz e le Virt; sola  rimasa quella della Fede Cristiana co la Fede Pagana per racquistare la terra d'oltremare. Ma questa guerra  ammannata gran tempo di durare65, Perch la gente che tiene co la Fede Pagana  maggior gente che la nostra; anche ha di l da mare rei e pericolosi passi, per certi fiumi che si convengon passare, e havvi certe province con istrette e pericolose intrate a cagione di montagne; e sopra tutto  ancora perch la Fede Cristiana ha di Roma fatto suo capo66, e la gente d'oltremare vuol gran male a'Romani, perch fur gi segnoreggiati da loro, e fecero loro dura e aspra segnoria: e per hanno presa la Fede Pagana molto tenacemente, e vorrebbe catuno di loro anzi morire che la Fede Pagana perdesse, non tanto per tema di Dio, quanto per cagion de'Romani, perch hanno paura che la Fede Cristiana non li rimettesse in lor podest per le dette cagioni. E anche assai richieder quella guerra gran gente e molto navilio e grandissime spese; e per non si far a questi tempi, ma predicherassi in prima la Croce, e ricoglierassi il decimo di tutti i Cristiani; e le Virtudi si partiranno, e torneranno al tempo chente porranno tra loro67,
- Onde montiamo a cavallo e andiamo alle Virt mentre che sono insieme raunate, e compiamo nostro viaggio; perch ci sarebbe pi duro ad andarle caendo68 per lo mondo, dacch fossero partite.


CAPITOLO LXIII
Dell'andata che la la Filosofia alle Virtudi.

Quando la Filosofia ebbe cos detto, s ci apparecchiammo e montammo a cavallo, e andammo tanto che fummo nell'oste; e trovammo che tutte le Virt erano a consiglio nel mastro padiglione del Comune; e ragionavaro di fare un bellissimo tempio e un grande spedale nel luogo ov'erano fatte le battaglie, in memoria delle vittorie ch'aveano avute, e di fare predicare la Croce, e di fare raccogliere il decimo di tutti i Cristiani, e di fare molto navilio e grande apparecchiamento d'avere molta gente per lo passaggio d'oltremare.
E quando fummo ivi, smontammo e intrammo l entro. E quando le Virtudi videro la Filosofia loro donna e maestra, incontanente la conobbero, e gittrsi in terra ginocchioni, e corsero a'piedi per baciargliele; ed ella nol sofferse, ma pigliolle per la mano e rizzolle. E dacch fuoro ritte, s l'abbracci catuna per s, e poi le salut e disse: - Figliuole mie care, e verage69 amiche e ministre di Dio, da Cristo e da me siate sempre benedette, che veracemente siete la salute e il campamento delle genti, tante fatiche portate per l'umana generazione -. Elle tutte la risalutaro, e dissero: - Maestra e donna nostra, l'onnipotente Dio ti guardi e salvi d'ogni tempo, acci che sempre possiamo esser partefici della tua dottrina, verace luce di Dio, per cui  alluminato tutto 'l mondo.
E quando s'ebbero insieme salutate, s s'asettarono a sedere; e le Virtu[de] cominciaro a ragionare de le battaglie ch'erano state, e de le vittorie ch'aveano avute, e come tutti i Viz erano morti e spenti; laonde la Filosofia fece grande allegrezza. E quando ebbero assai ragionato di quella materia, cominciaro a ragionare del fatto del tempio e dello spedale che voleano edificare nel luogo ov'erano state le battaglie. Allor disse la Filosofia: - Degna cosa  che bellissimo tempio e grande spedale sia fatto in cos vitturioso luogo, e in memoria di s alta e gloriosa vittoria. E io medesima li voglio disegnare, perch siano bellissimi e grandi -. Allor tolse la canna e disegnolli in presenzia di maestri70; ed elli iscrissero il suo disegnamento, perch non uscisse loro di mente.
E poi tornaro a l'albergo, sonata gi terza71, e ivi era apparecchiato il desinare. E desin la Filosofia con tutte le Virtudi ad una mensa a grandissimo agio e con molta letizia.


CAPITOLO LXIV
Del rapresentamento che la la Filosofia del fattore dell'opera alle Virtudi.

Desinato ogni gente, e levate le mense e rassettati a sedere, dacch si avide la Filosofia che le Virtudi erano chiare e di buona voglia, cominci a loro de'mie'fatti cota'cose a parlare: - Virtudi, ministre di Dio, per cui si salva l'umana generazione, voi sapete che Cristo nel Vangelio disse che molto  allegro quando un peccatore si converte a penitenzia; e son certa che sempre state ammannate per dare a Dio di queste allegrezze. Onde qui ha un valletto in mia compagnia, che fue gi molto mondano; e perch non li seguitavan le cose del mondo tutte a sua volont, ne fu tanto nell'animo dolente che ne inferm e aggrav della persona malamente. Onde io il visitai come amico, perch'era stato a un tempo sotto mia disciplina, e fecimi aprire la cagione del suo male; e quando l'ebbi conosciuta, il medicai co le medicine de'miei gastigamenti, e fecili l'errore suo apertamente conoscere e vedere; ed elli, siccome uomo ch'ode volentieri quando  gastigato, puose fede alle medicne de'miei gastigamenti. E quando s'accorse che la medicina era buona, e che 'l gastigava come amico, abandon i primai intendimenti e prese la dieta che l'impuosi, come si dovesse reggere e guardare, e guerie tosto della sua malatia72; e oggi  fermo di volere conquistare il santissimo regno di paradiso. Ed essendo certo che non si pu avere per altre mani che per le vostre, viene a voi per diventare vostro fedele e per giurare le vostre comandamenta e intrare di vostra compagnia, acci che l'atiate in su questa vicenda.
E allor mi pigli per la mano e menommi dinanzi alle Virtudi, e disse: - Eccol qui, ch'io il v'apresento; e priegovi che come porta l'uficio vostro il dobbiate servire -. E quando m'ebbe rappresentato, e io m'inginocchiai dinanzi da loro con gran reverenza; ed elle si sceveraro73 da una parte a consiglio.
E dacch furon consigliate, tornaro; e cominci la Prudenzia, per volont dell'altre Virt, cotali cose a parlare:


CAPITOLO  LXV
Di quel che dice la Prudenzia de la Filosofia,
e le parole che dice al fattore dell'opera della Fede.

- O verage maestra delle Virtudi, o chiara luce di questo mondo, per cui tutte le genti sono alluminate, quanti n'hai gi recati a penitenzia di coloro che andavano per questo mondo cieco come matti, e tu li hai dirizzati in buona via co le parole de'tuoi ammonimenti! Ben veggio che chi ritiene teco amist, malagevolmente pu perire: e questi non scampa per altro de la morte, se non perch'ebbe teco contezza alcuna volta. E sappi che per noi sar bene atato, purch si possa acconciamente.
E poi si rivolse inverso di me, e disse: - Figliuol mio, noi non ti riceveremmo per fedele n ti prometteremmo alcuno aiuto di dare, se prima non fossi esaminato da la Fede Cristiana, e avesseti ricevuto per fedele. E ben lo ti volessimo noi fare, e dessimoti i nostri amonimenti, e tu li servassi fedelmente, tutte le buone opere del mondo non ti varrebbero neente, se prima suo fedele non diventassi: onde con noi t'afaticheresti invano, se prima da lei non ti facessi, perch'ella  fondamento di coloro che vogliono intendere al servigio di Dio.
E quando ebbe cos detto, sciolsi una tasca e trassine una carta e puosila in mano della Prudenzia, e dissi: - Ecco la carta del mio esaminamento, e come per fedele fui ricevuto
-. E quando ebbe la carta, s la lesse; e veduto il tinore, fue molto allegra, perch vide ch'era vero il detto mio. Allora disse: - Ben hai fatto buono cominciamento.


CAPITOLO LXVI
De le parole che dice la Prudenzia della gloria mondana.

Appresso disse: - Figliuol mio, due sono le glorie che l'uomo e la femina pu avere, cio quella di paradiso perpetuale e quella di questo mondo temporale; e tanto  contraria l'una a l'altra, che chi ha l'una, l'altra a niuno partito puote avere. E per disse san Bernardo: "Neuno pu avere i beni di questo mondo e dell'altro, e che qui il ventre e col la mente possa empiere, e che di ricchezze a ricchezze passi, e in cielo e in terra sia glorioso". Onde se di questa mondana avessi alcuno intendimento, non richiedere nostra compagnia, perch ad avere vita eterna non ti potremmo alcuna cosa valere -. E io dissi: - Come intendete voi gloria mondana?  forse vostro intendimento che chi  ricco non si possa salvare? - Ed ella disse: - No, ma chi la desidera e dilettasi con essa. E per disse il Profeta: "Se abonde in ricchezza, non vi porre il cuore tuo" -. E io dissi: - Molto desiderai ad un tempo questa gloria mondana, avegna che mal me ne cogliesse; ma in mano de la Filosofia vi rinunziai, e per lo consiglio di suoi ammonimenti. E se non mi credete, ed ecco ne le vostre vi rinunzio -. Ed ella disse: - Ben mi piace, e stovvi contenta, dacch per sue mani se'tornato a vita di migliori reggimenti.


CAPITOLO LXVII
De le parole che dice di non atare in altro il fattore dell'opera
che in acquistar paradiso.

Appresso disse: - Figliuol mio, se ti ricevessimo per fedele, non voglio che sia tuo intendimento che t'atassimo in altra vicenda che in acquistare paradiso. E se per altra vicenda ci volessi, non saresti servito; anzi, se ci acorgessimo che ci menassi sotto spezie di questo, e altri tuoi intendimenti ne compiessi, l'avremmo molto per male, e mosterremmolti per innanzi che ne fossimo dolenti.  E io dissi: - Perch dite queste parole? Crede'forse che io sia traditore, che cos malamente v'ingannasse, che desse vista d'una cosa e un'altra facesse? - Ed ella disse: -Figliuol mio, non ti dare maraviglia perch ti diciamo queste parole, perch troviamo che la maggior parte de'gran mali che son fatti nel mondo, son fatti e compiuti alle nostre cagioni e sotto specie di ben fare, e per altra via non sarebbero menati a compimento. Di questo non ci possiamo accorger dinanzi, se non quando il male  commesso: perch tant' la buona fede ch'aviamo ne le belle parole che ne dite e ne'be'reggimenti che mostrate, che vi riceviamo per fedeli e faccinvi venire in grazia de le genti, e non sappiamo i vostri mali intendimenti, perch solo Idio il cuor delli uomini conosce: e voi ne gittate queste zare74. Ma vendichialle molte volte grandemente, a tal otta che a pena ne ricorda a chi l'ha fatto - ma a noi non esce di mente mai. E come a te dinanzi il ricordiamo, cos si ricorda a tutti quelli che voglion esser di nostra compagnia -. E io dissi: - Non voglio che in altro mi serviate principalmente, che in acquistar paradiso. Ma non pu esser che la vostra amistade non vaglia a molt'altre cose in questo mondo; e di quel non voglio esser repetato75, perch non intendo a quelle principalmente venire, n vi richiedere per quelle cagioni. E se per neun tempo mi venisse voglia d'ingannarvi per quella via ch'avete detto, delle vostre mani non possa campare, che in questo mondo gran vendetta non ne sia, ch nell'altro son io certo che Dio ne far grandissima vendetta: perch li ipocriti, che sono di cotesta maniera, che mostran di fare una cosa e fannone un'altra, Dio li innodia sopra li altri peccatori.


CAPITOLO LXVIII
Delle parole che dice di star fermo nel buon cominciamento.

Appresso disse: - Molti sono che con grande affezione ricolgono la parola di Dio, quando l'odon seminare ad alcuno savio predicatore; e vengon a noi incontanente, e prganne che li facciamo di nostra compagnia, e din loro i nostri amonimenti; e dacch sono ricevuti e amoniti, li oservano un gran tempo fedelmente, ma ritornano addietro e lasciansi ingannare alle cose del mondo e perdonsi il benificio c'hanno fatto. E questi cotali non sono aconci ad aver paradiso; e per dice il Vangelio: "Neun uomo che ponga mano a l'aratro e rivolgasi adietro  aconcio al regno di Dio". Per ti ricordo questo, che se dovessi essere di que'cotali, non adimandi nostra compagnia, perch ad avere paradiso non ti varrebbe neente.
E io dissi: - Neun uomo pu giudicare de le cose che debbono avenire, perch solo Dio le vede e le conosce; ma dirovvi sopra cotesto fatto il mio intendimento. Io son fermo di ben cominciare, e credomi cos seguitare e finire, e credo oservare i vostri amonimenti. E il d che mi vien voglia di mutare, mi vegna la morte incontanente, s che pi non viva in questo mondo: perch conosco certamente che molto  ria la vita di coloro che non vivono a Dio, ma solo al mondo.


CAPITOLO LXIX
De le parole che dice de le cinque Virt che tegnono le cinque chiavi di paradiso.

Risposto alla Prudenzia a tutte le sue adomandagioni secondo che desiderava d'udire, disse: - Figliuolo mio, da che se'in cotesta volont di ben fare, io ti vo'di nostri fatti alcuna cosa dire. Sappi che cinque sono le porti per le quali s'entra, anzi che andare si possa in paradiso. De la prima porta tiene le chiavi76 la Fede Cristiana, e a neuno la diserra, n 'l lascia andare in quel luogo beato, se non conosce Dio e crede secondamente che comanda. Della seconda porta tien le chiavi la Prudenzia, e a neuno la diserra n 'l lasci'andare in paradiso, se non  savio e scalterito ne le cose del mondo, in conoscere il bene dal male per diritta ragione, e in elegger lo bene e fuggir lo male c'ha conosciuto. De la terza porta tien le chiavi la Giustizia, e a neuno la diserra n 'l lascia andare in paradiso, se non  d'animo giusto, e redde ad ogni persona sua ragione a cui  obligato. De la quarta porta tien le chiavi la Fortezza, e a neuno la diserra n 'l lascia andare in paradiso, se non  d'animo forte a sostenere con molta pazienzia i pericoli e le fatiche de le tribulazioni e aversit del mondo, e in non pigliare troppa allegrezza ne le prosperevoli cose. De la quinta porta tiene le chiavi la Temperanza, e a neuno la diserra, n 'l lascia andare in paradiso, se non  d'animo temperato a refrenare i desider de la carne e a tenere il mezzo in tutte le cose.
- E sono qui presente le dette Virt; e catuna ha suoi amonimenti, e faratti intendere ciascuna di suoi77, e mosterraliti apertamente. E tu sie savio in saperli pigliare e diligentemente commendare e in memoria ritenere, acci che ti sappi consigliare che via sopra i nostri fatti ti convegna tenere.


CAPITOLO LXX
Delli ammonimenti della Prudenzia.

Quando la Prudenzia ebbe parlato come di sopra avete inteso, cominci a pensare e a recarsi a memoria li suoi ammonimenti. E quando ebbe una pezza pensato, disse: - Figliuol mio, la Fede Cristiana, s come capo e fondamento di coloro che vogliono intendere al servigio di Dio, tiene le chiavi de la prima porta di paradiso, e a neuno la diserra, n 'l lascia andare in quel luogo beato, se prima non conosce Dio e crede, secondo ch'amonisce e comanda. E per accaderebbe a lei di darti imprima i suoi ammonimenti; ma ella t'ha gi esaminato e ammonito e ricevuto per fedele, secondo che si contiene nella carta che tu mi mostrasti.
- E cosie viene ora a me la vicenda di farti intendere de'miei, perch tengo le chiavi della porta seconda. E vo'che sappie per certo che a neuno apro questa porta, n 'l lascio in paradiso andare, se prima non  prudente, cio savio e iscalterito in su le cose c'hae a fare, in conoscere il bene dal male per diritta ragione, e aleggere78 il bene nelle sue operazioni, e fuggire il male c'ha conosciuto. E puote usare questa virt per quattro virt che nascono di lei: cio per buona memoria, per buono conoscimento, per buono provedimento, per buono esaminamento delle cose contrarie.
- Per buona memoria puote l'uomo usare questa virt, quando l'uomo ha memoria e ricordasi di molte cose passate e di molti fatti che sian gi avenuti e incontrati, e adatta il fatto c'ha a fare ad alcun fatto passato, e dice: "Questo fatto simigliantemente dee andare, o in questo fatto simigliante via si dee tenere". Per buon conoscimento puote l'uomo usar questa virtude, quando imagina bene il fatto c'hae a fare, e conosce il ben dal male per diritta ragione, o la cosa giusta da la non giusta o la convenevole da la sconvenevole, e s guarda il bene c'ha conosciuto e manda a compimento. Per buon provedimento pu l'uomo usare questa virt, quando del fatto c'hae a fare provede dinanzi che ne pu incontrare o avenire, perch si giudicano le buone cose da le rie solamente da la fine. Per buono esaminamento puote l'uomo usar questa virt, quando l'uomo esamina bene ogni cosa del fatto o de la cosa c'ha a fare, perch molte cose paion buone, che non sono, perch i contrar e le cose che posson nuocere non sono bene esaminate e cercate.


CAPITOLO LXXI
Delli ammonimenti della Iustizia.

Appresso venne la Giustizia ad aprire i suoi ammonimenti, e disse: - Figliuol mio, io tegno le chiavi della terza porta di paradiso, e non diserro a neuno la detta porta, se non  d'animo giusto, e redde ragione a ogni persona a cui  obligato. Ed  l'uomo per tre ragioni obligato: per ragione scritta e per ragione non scritta e per ragione naturale; per ragione scritta, cio o per legge romana o per istatuto; per ragione non scritta, cio per alcuna usanza che sia tenuto d'oservare.
- Per ragione naturale  l'uomo obligato in sei modi, cio per via di religione, per via di piet, per via d'amore, per via di vendetta, per via d'osservanza, per via di verit. Per via di religione  l'uomo obligato naturalmente a Dio; per via di piet  obligato il padre al figliuolo e 'l figliuolo al padre e lo cittadino alla sua citt; per via d'amore  obligato il parente al parente e l'amico all'amico; per via di vendetta  obligato il nemico al nemico; per via d'oservanza  obligato il suggetto al segnore; per via di verit  obligato naturalmente l'un uomo a l'altro.
E io dissi: - Fammi bene intendere come l'uomo  obligato a Dio naturalmente per via di religione -. Ed ella disse: -Religione ha sotto s tre virt, secondo ch'io t'ho detto di sopra, cio fede, carit e speranza. Per la fede si conosce e crede Idio; per la carit s'ama e obedisce e portalisi reverenza; per la speranza s'ha ferma credenza d'esser da Dio guiderdonato. Tutte le dette cose sin tenuti di rendere e di fare a Dio naturalmente; e quelli  in verace religione e redde a Dio perfettamente sua ragione, che tutte le dette cose li rende, cio che conosce e crede Dio, e amalo e ubidiscelo e falli reverenza e ha in lui ferma speranza d'esser del ben guiderdonato.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Mostrami come il padre al figliuolo e il figliuolo al padre e 'l cittadino alla sua cittade  naturalmente obligato per via di pietade -. Ed ella disse: - Il padre  tenuto al figliuolo naturalmente di fare tre cose, cio nutricarlo e amonirlo e gastigarlo: nutricarlo, perch cresca e possasi aiutare; amonirlo di Dio e darli di buoni costumi, perch sia buono; gastigarlo di peccati e de'mali, perch non doventi reo. E 'l figliuolo  tenuto di rendere al padre altre tre cose, cio onorarlo, ubidirlo e sovenirlo: onorarlo, per lo benificio che n'ha ricevuto; ubidirlo, perch li sono utili i suoi comandamenti; sovenirlo quand' bisognoso, per renderli cambio de'suoi benific. E 'l cittadino  tenuto naturalmente di rendere alla sua citt due cose, cio consigliarla e atarla: consigliarla  tenuto, cio darle buoni e diritti consigli; atarla  tenuto in su'bisogni e pericoli suoi. E tutti questi si muovono a rendere loro ragione, come ho detto di sopra, per via di pietade.  E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi come l'amico  obligato a l'amico, e 'l parente al parente, naturalmente per via d'amore -. Ed ella disse: - L'amico  tenuto a l'amico, e 'l parente al parente, a due cose, cio a consigliarlo e aiutarlo: a consigliarlo  tenuto, cio a darli fedeli e diritti consigli; ad atarlo  tenuto in su'bisogni e pericoli suoi. E a queste cose fare si muove l'amico o 'l parente solamente per amore che nel suo amico e parente d avere.
E quando ebbe cos detto, dissi: - Dimmi in che modo  obligato il nemico al nemico naturalmente per via di vendetta -. Ed ella disse: - Quando il nemico vuole offendere al suo nemico, questi che vuol essere offeso si pu naturalmente difendere da lui e non lasciarsi fare n forza n ingiuria; e questo cotale difendere  appellato vendetta, e la ragione che 'l nemico contra 'l nemico puote usare, cio di difendersi da lui, acci che forza n ingiuria no li faccia. E avegna che per questa via si possa redder naturalmente ragione al nemico, Dio volle che colui che vuol esser perfetto questa cotale ragione contra 'l nemico non usi, n si difenda da lui. Onde dice il Vangelio di colui che vuole esser perfetto: "Chi ti d nell'una gota, para l'altra; e chi ti vuol trre la gonnella, dagli con essa la guarnacca".
E quando ebbe cos detto, dissi: - In che modo  obligato il suggetto al signore naturalmente per via d'osservanza? -Ed ella disse: - Il suggetto  tenuto al segnore a tre cose, cio onorarlo, ubidirlo e venerarlo con molta reverenzia: ch a queste cose li  obligato naturalmente per via d'osservanza, perch sempre  cos usato di fare.
E quando ebbe cosie detto, dissi: - In che modo  obligato un uomo a l'altro naturalmente per via di veritade? - Ed ella disse: - L'un uomo a l'altro e obligato naturalmente di dire verit e servarli quello che giustamente li promette. E anche  tenuto l'un uomo a l'altro a tre cose, cio sovenirlo, sopportarlo e gastigarlo: sovenirlo quand' bisognoso; soportarlo quand' infermo over matto; gastigarlo quando e'vede ch'elli erra in commettere o fare alcun peccato. In tutti i modi che son detti di sopra d rendere l'un uomo a l'altro la ragion sua, a cui  obligato, acci che la mia porta di paradiso gli diserri.


CAPITOLO LXXII
De li ammonimenti della Fortezza.

Appresso venne quella Virt che s'appella Fortezza ad aprire e mostrare i suoi amonimenti, e disse: - Io tegno le chiavi della quarta porta di paradiso, e a neuno la diserro se non  d'animo forte a sostenere i pericoli e le fatiche delle tribulazioni e angosce del mondo, e in non esaltarsi malordinemente per le prosperevoli cose della ventura. E d'animo forte pu esser l'uomo per sei virt che nascono di fortezza, cio per magnificenzia e speranza e fermezza e pazienzia e perseveranzia e longanimitade. Per magnificenzia  l'animo forte, quando l'uomo ardisce le gran cose di fare, acci che dirittamente la cosa si faccia. Per isperanza  l'animo forte, quando spera l'uomo fermamente di ben capitare, quando la cosa si fa dirittamente. Per fermezza  l'animo forte, quando sta l'uomo fermo in sul buon provedimento e porta igualmente tutte le cose. Per pazienzia e l'animo forte, quando soffera l'uomo in pace i pericoli e le fatiche delle tribulazioni e angosce del mondo. Per perseveranza  l'animo forte, quando persevera l'uomo infino alla fine delle cose che dirittamente incomincia. Per longanimit79  l'animo forte, quando pazientemente aspetta l'uomo d'esser in vita eterna guiderdonato. Per tutte queste virt  bisogno che sia forte l'animo di colui che vuole che la mia porta li sia diserrata.


CAPITOLO LXXIII
Delli amonimenti della Temperanza.

Appresso venne la Temperanza ad aprire e mostrare i suoi amonimenti, e disse: - Figliuol mio, io tegno le chiavi de la quinta porta di paradiso, e noll'apro a neuno che nel detto luogo vogli'andare, se non  d'animo temperato in refrenare i desider de la carne laonde  assalito e tentato, e in tenere il mezzo di tutte le cose. E puote l'uomo esser d'animo temperato per [otto] virtudi, cio per [contenenza] e castitade e pudicizia e astinenzia e parcitade e umilitade e onestade e vergogna. [Per contenenza puote l'uomo esser d'animo temperato, quando s'astiene dai desider non liciti]. Per castit  l'animo temperato, quando costrigne l'uomo l'incend de la lussuria col freno della ragione. Per pudicizia  l'animo temperato, quando non solamente l'incend, ma i segni della lussuria rifrena, che sono ne'reggimenti del corpo e ne'vani ornamenti. Per astinenzia  l'animo temperato, quando s'astiene l'uomo del manicare e del bere di soperchio. Per parcitade  l'animo temperato, quando ritiene l'uomo quello che si conviene: ch la larghezza  quando quello ch' convenevole si ispende. Per umilt  l'animo temperato, quando porta l'uomo vile abito, e 'l ben che fa s nasconde, acci che non paia di fuori. Per onest  l'animo temperato, quando tutte le cose che li fanno bisogno a la vita reca ad uso temperato. Per vergogna  l'animo temperato, quando si vergogna l'uomo de le soperchianze e de'mali e delle sozze parole. Per tutte le dette virt  bisogno ch'abbia l'animo temperato chi per la detta porta vuole intrare.


CAPITOLO LXIV
Che parole dice la Prudenzia al fattore dell'opera.

Compiuto di dire i loro amonimenti le quattro Virt principali che tengono le quattro chiavi delle quattro porte di paradiso, disse la Prudenzia: - Figliuol mio, tu hai intese le parole degli amonimenti che detti ti sono, i quali si vogliono tutti oservare, perch non  niuna delle dette Virtudi che la sua porta ti degnasse d'aprire, se'suoi amonimenti non fossono oservati - e niuno potrebbe andare in paradiso, a cui alcuna delle dette porte fosse serrata. Per ti pensa dinanzi se ti credi bene poterli oservare; e se vi ti accordi, diventa fedele e entra di nostra compagnia, e noi t'aiutereno volentieri e apirenti le nostre porti se sarai buono fedele. E se credessi non poterli oservare, non ti imbrigare de'nostri fatti, perch non sarebbe altro che inganno del mondo, e non te ne potrebbe altro che male incontrare.


CAPITOLO LXXV
Come 'l fattore dell'opera piglia consiglio della Filosofia.

Incontanente che la Prudenzia ebbe compiuto di dire come di sopra avete inteso, mi levai ritto in piede del luogo ov'era stato ginocchione innanzi alle Virtudi per udire i loro ammunimenti, e pigliai la Filosofia per la mano, e trassila d'una parte a consiglio, e dissi: - Maestra delle Virtudi, pregoti, per l'amore e per la fede che t'ho sempre portato, che in su questi fatti mi debbi consigliare: che non son s savio che per me ci sappia pigliare buon consiglio. Ch, quando mi penso del regno di paradiso, ch' cos grandissima cosa come m'hai di sopra mostrato, molto s'accende l'animo mio di patirne ogne durissima e asprissima cosa per averlo; ma quando mi reco a memoria li amonimenti che m'hanno dato le Virtudi, li quali mi conviene tutti oservare, non veggio che per neuno modo io far lo potesse. Die aiuta! chi sarebbe di tanta bont, che conoscesse e credesse e amasse e ubidisse e reverisse Dio nostro signore, e avesse in lui ferma speranza, come Religione comanda per le dette tre virtudi che nascono di lei? e fosse s savio e scalterito, che in tutte le cose ch'avesse a fare, il bene dal male e la cosa giusta da la non giusta o la convenevole da la sconvenevole per diritta ragione conoscesse, il bene eleggesse e 'l male schifasse e fuggisse, come comanda Prudenzia? e fosse s giusto, che reddesse suo diritto a qualunque persona fosse obligato o per legge o per usanza o, per ragion naturale, come comanda Giustizia? e fosse s d'animo forte, che ne le prosperevoli cose non si esaltasse, e i pericoli e le fatiche de le tribulazioni e angosce del mondo in pace portasse, come comanda Fortezza? e fosse d'animo temperato tanto, che li desider de la carne, laonde  tentato e assalito, costrignesse e temperasse, e pesasse s le cose che in tutte il mezzo tenesse, secondo che Temperanza comanda? Certo non sono io colui che le dette cose credesse oservare; onde ti dico certamente che non ci vorrei esser venuto, in tanti duri pensieri sono intrato. Perch prima mi vivea di buona fede semplicemente, e a le dette cose non pensava; ma or che veggio quello che far mi conviene, vivo com'uomo disperato, e non credo potere avere il regno di Cielo, il quale desiderava sopra tutte le cose.


CAPITOLO LXXVI
Del consiglio che d la Filosofia al fattore dell'opera; e come fue ricevuto per fedele.

Compiuto di dire le dette parole, la Filosofia cominci a pensare; e quando fue stata una pezza, disse: - Figliuol mio, tre sono le potenzie dell'anima in questo mondo, cio lavorare, imaginare, desiderare. Per la potenzia ch' nell'anima del lavorare, sempre mai in questo mondo lavora e non pu stare oziosa; per la potenzia ch' nell'anima dello imaginare, sempre mai in questo mondo vuole imparare, e di ci non si sazia; per la potenzia ch' nell'anima del desiderare, sempre mai desidera stando nel mondo, e non adempie i suoi desider. Dunque, se l'anima dell'uomo  data naturalmente in questo mondo a queste tre cose, e fuggire nolle puote, perch sono in lei naturali, qual  meglio tra che lavori a Dio o al mondo, con ci sia cosa che 'l lavorio che si fa a Dio sia con frutto, e quel che si fa al mondo sia sanza frutto per innanzi? Del quale lavorio fa menzione san Giovanni, quando dice: "Beati que'morti che muoiono a Dio perch'oggimai dice allo spirito che si riposi de le fatiche sue, e da le sue opere sar seguitato". E qual  meglio tra che appari la sapienzia di Dio o quella del mondo, con ci sia cosa che quella di Dio sia di verit e dirizzi l'uomo a verace conoscimento de le cose, e quella del mondo sia di vanitadi e bugie, e conduca l'uomo in grandissimi errori? Della quale fa menzione il Salterio, quando dice: "Figliuoli degli uomini, perch siete voi di cos vano cuore, perch desiderate voi le vanitadi e andate caendo le bugie?"; e appella il savere delle cose mondane vanit e bugia. E qual  meglio tra desiderare i beni celestiali o quelli del mondo, con ci sia cosa che i celestiali siano stabili e fermi e adempiano i desider dell'uomo, e que'del mondo siano fallaci e a termine dati, e'desider dell'uomo non possan compiere? Certamente ti dico che non  aguaglio dall'uno lavorio a l'altro, dall'uno apparare all'altro, dall'un desiderare all'altro. E per le Virt si lavora a Dio e s'appara la sapienzia di Dio e desideransi le cose celestiali.
- Onde, da che m'hai chiesto consiglio, e io il ti do volontieri, e consiglioti per la fede, onde m'hai scongiurato, che incontanente ti facci fedele de le Virt ed entri di lor compagnia e prometti d'oservare i loro ammonimenti, e comp quello per che tu se'venuto. E non ti sbigottire n abbi paura perch ti paiano ora duri i loro ammonimenti, perch molte cose paiono agre nel cominciamento, che sono molto agevoli a seguitare e compiere: e quest' una di quelle. E per dice Dio nel Vangelio alle genti: "O voi che lavorate e affaticati siete (intendi de le cose del mondo), venite a me e io vi sazier; e sappiate che 'l mio giogo  soave e l'incarico mio s  lieve" -. E quando ebbe cos detto, s mi pigli per la mano, perch s'accorse che io dubitava e non era d'animo fermo; e menommi dinanzi alle Virt e disse: - Ecco l'uomo, che s' accordato al postutto d'esser vostro fedele e d'intrare di vostra compagnia e osservare i vostri ammonimenti fedelmente.
E le Virt, vogliendo le dette cose di mia bocca sapere, dissero: - Vuo'tu, figliuolo, diventare nostro fedele? - Ed io, ch'era gi rassicurato per li buoni conforti che la Filosofia m'avea dati, dissi: - S voglio molto volontieri -. Ed elle dissero: - E vuo'promettere d'osservare i nostri ammonimenti? - E io dissi: - S prometto co l'aiuto e a la speranza di Dio -. Ed elle allotta s mi benedissero e segnaronmi ciascuna per s, e dissero: - E noi t'amettiamo per fedele e compagno; e fedelmente ti serviremo, e promettiamo in questo mondo di darti la grazia delle genti, e nell'altro paradiso e 'l regno di Cielo: nel quale luogo ti farai glorioso e beato e partefice co li angeli della gloria e della beatitudine di Dio onnipotente.
E dacch m'ebbero benedetto e segnato e ricevuto per fedele, scrissero BONO GIAMBONI nella matricola loro, secondo che la Filosofia disse ch'io era chiamato.



1 - goliati: sinonimo di desiderati, parola abbastanza comune nei rimatori del Due-Trecento.
2 - raddoppiano: raddoppiano: tipica desinenza fiorentina alla terza persona plurale dei presenti indicativo e congiuntivo.
3 - ismagato: smarrimento d'animo
4 - sediora: seggi
5 - ei: ebbi.
6 - ebbe: ci furono.
7 - Dentro a la chiusura, ecc.: l'immagine della mente come un castello, e delle attivit spirituali come i vari settori del castello,  abbastanza comune: v. Isidoro, Sent. I, xiii (in P. L. 83, 564), Alano da Lilla, De planctu Nat. (in P. L. 210, 444), Somma (Pater), P. 36; e cfr. Brunetto, Tesoro 1, xv: l'anima (...)  assisa nella mastra fortezza del capo Per ci dicono li savi, che 'l capo, ch' magione dell'anima, ha tre celle, una dinanzi per imprendere, l'altra nel'mezzo per conoscere, e la terza drieto per memoria; lo stesso dice Brunetto nel Tesoretto (in Poeti Duecento) vv. 749-762.
8 - acontare: incontrarsi e diventare amici (da Comitare derivato da comes)
9 - riavere lo spirito: riprendere fiato.
10 - rangola: cura.
11 - onde: orbene.
12 - valletto: parola di origine francese dal significato di garzone, paggio; in questo caso significa giovinetto.
13 - da teneretto: dall'infanzia, dalla pi tenera et.
14 - dealisi: gli si dia: si d a colui che viene bettezzato lo Spirito Santo.
15 - v'arose: vi aggiunse: termine giuridico cancelleresco.
16 - per ha sciampiato il ninferno il seno suo: perci l'inferno ha aperto le sue porte.
17 - il glorioso del Segnore: "Il Signore che  glorioso".
18 - rechilo a sua natura: "lo renda simile a s, portandolo all'incandescenza".
19 - contumacia: insubordinazione.
20 - presunzione: si verifica quando ci si appropria dei meriti altrui.
21 - ditraimento: usato solo da Bono Giamboni; significa detrazione.
22 - li altru'beni in altra guisa travolge: le altrui altrui caratteristiche positive capovolge mettendole in cattiva luce.
23 - maltrovamento: calunnia (altro neologismo giamboniano).
24 - inviziata: malevolenza d'animo non ancora divenuta vizio o al contrario (pi probabilmente) divenuta vizio, e quindi peccato perch ormai inestirpabile.
25 - tristizia: o accidia, secondo i trattatisti medievali.
26 - oltre la sorte: "al di l di quanto concesso dal proprio destino.
27 - La definizione di Non esser modesto manca in tutti i mss, come pure nel Trattato. Forse l'elenco del comma 3 rappresenta un programma poi dimenticato da Bono.
28 - putta: puttana.
29 - guastatore: dissipatore (il contrario di avaro).
30 - longanimit: attesa fiduciosa.
31 - onde ragion non si pu assegnare: per cui non si pu dare una spiegazione razionale.
32 - sicurt: "assume qui un valore diverso da quello comune, attestato a XXXIV,ii. Essa corrisponde, forse attraverso errori di trascrizione o di lettura, alla severitas di Albertano".
33 - cosa d'aversit o di dispetto: "cosa sgradevole o fastidiosa".
34 Assettate: "ordinate a battaglia", mettere in assetto di battaglia:  un termine tecnico militare.
35 - avegna che per ciascuna di loro fossero me'dette e p saviamente che per me: "sebbene da ciascuna di loro esse sarebbero state dette meglio e pi saviamente che da me".
36 - dipo: dopo
37 - scever: separ allontanandosi.
38 - Resie: Eresie.
39 - provedere: osservare.
40 - l'oste: l'esercito.
41 - se solo la vita vuol perdonare a'Giuderi: se solo la vita vuol risparmiare ai Giudei.
42 - diliberamente: prontamente (dall'antico francese delivrement)
43 - Paterini: da Patari, "cenciaiuoli", a Milano, dove sorse il movimento.
44 - Gazzeri: o Catari, dal greco "cajaroi" "puri".
45 - Leoniste: Leonisti, o Poveri di Lione, seguaci di Pietro Valdo.
46 - Arnaldisti: discepoli di Arnaldo da Brescia.
47 -  Speroniste: seguaci del vescovo cataro Sperone.
48 - Circoncisi: valdesi che rinnovarono la consuetudine semitica della circoncisione.
49 - e catuna  dal suo prelato nominata:  vero solo per gli arnaldisti e gli Speronisti, che prendono il nome dal loro fondatore.
50 - perdente non fosse: non subisse la perdita
51 - Mamone:divinit siriaca divenuta, attraverso la citazione evangelica una personificazione dell'avidit.
52 - ch' sovra: che sovrintende a...
53 - ret: reit, malvagit.
54 - Alcoran: Corano
55 - femmina corrotta: che ha avuto contatto con l'uomo: evidente contrapposizione di Maometto, la cui madre rimase incinta per mezzo del contatto fisico con un uomo, con Ges, la cui madre rimase incinta senza aver avuto contatto con un uomo.
56 - rinchiedesse: chiamasse in aiuto
57 - tutti fuor quali morti di ferro: quasi tutti furonouccisi col ferro.
58 - traffel: venne meno per lo sforzo.
59 - ghiove di terra: zolle di terra
60 - brolli: nudi.
61 - rumina e cerca: medita ed esamina.
62 - stoscio: caduta.
63 - in mala parte: "ingiustamente", (non registrato nei dizionari).
64 - convertiallo: lo destinavano.
65 -  ammannata gran tempo di durare: minaccia di duare per molto tempo.
66 - ha di Roma fatto suo capo: ha posto la sua sede in Roma
67 - al tempo chente porranno tra loro: al tempo che stabiliranno tra loro.
68 - andarle caendo: andarle cercando (caendo  usato solo al gerundio insieme con andare.
69 - verage: veraci, vere.
70 - Allor tolse la canna e disegnolli in presenzia di maestri: Allora prese una canna e fece per terra il disegno delle due costruzioni in presenzia di maestri, di esperti in costruzioni.
71 - terza: in primavera l'ora terza corrispondeva all'ora tra le sette e le otto (ricordiamo che la corrispondenza delle ore fino alla fine del medioevo con le ore moderne dipendeva strettamente dalle stagioni.
72 - guerie tosto della sua malatia: e preto guar della sua malattia.
73 - si sceveraro: si radunarono da una parte a consiglio.
74 - e voi ne gittate queste zare: e voi vi mostrate ingrati.
75 - repetato: incolpato.
76 - chiave. simbolicamente rappresenta l'insegnamento; qui vale anche per "principi" "regole" "norme"
77 - faratti intendere ciascuna di suoi: ciascuna virt ti far intendere e capire le sue regole
78 - aleggere: scegliere.
79 - longanimit: capacit di aspettare l'aiuto divino anche per lungo tempo, senza sconforti n rincrescimenti
