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LE OPERE

DI

GALILEO GALILEI.

VOLUME QUINDICESIMO.

FIRENZE
G. BARBRA EDITORE

1966

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

SOTTO L'ALTO PATRONATO

DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

GIUSEPPE SARAGAT

PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE
IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO
COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO
CONSULTORI: V. CERRUTI - G. GOVI - G. V. SCHIAPARELLI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI
1890 - 1909


LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE
FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII
DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE
DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI
E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE


DIRETTORE: GIORGIO ABETTI
COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI
CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI - ENRICO FERMI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI
1929 - 1939

Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale
 promossa
dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative
del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei
1964

CARTEGGIO.

1633.


2376..

FRANCESCO BARBERINI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Roma, 1 gennaio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Autografa la firma.

Molto Ill. Sig.re

Ha letto attentamente N. Sig.re la lettera di V. S. de'13 del corrente; e non rivocando in dubbio d'essersi contentato ch'ella possa all'occorrenze scriver direttamente alla S.t Sua, si duole che sia stata impedita di venire a'suoi S.mi piedi per esporli quello che sarebbe occorso, perch confidava S. B.ne che dalla viva voce di essa V. S. havrebbe chiaramente compreso che in S. S.t non  diminuito un minimo punto il paterno affetto che ha portato all'Alt.za del Gran Duca et alla sua Ser.ma Casa, quale conserva S. B.ne ancora al presente e conserver, per sua parte, sino al fine. Ma gi che non ha potuto S. S.t haver questa sodisfattione, vuole ch'ella senta dalla voce di Mons.re Nuntio questo stesso, et insieme ancora quel che occorre replicar a S. B.ne alli capi contenuti nella detta lettera.
Resta ch'io certifichi V. S. della paterna volont di N. S.re verso di lei, e della confidenza che tiene ch'ella sia per rappresentar sempre a S. A. le cose in modo che habbia a crescer via pi la buona intelligenza tra S. B.ne e l'A. S. Finisco con inviar a V. S. la S.ta benedittione che le d N. S.re, e le prego ogni prosperit.

Roma, p.o Genn.o 1633.
Di V. S.
S.r Baly Cioli.
Aff.mo per ser.la
F. Card. Barberino.

Fuori: Al molto Ill. Sig.re
Il Sig.r Baly Cioli.
Firenze.



2377...

ANTONIO DE VILLE [a GALILEO in Firenze].
Venezia, 4 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 7-10. - Autografa.

Molto Ill.re S.re, S.re et P.ne mio Col.mo

Molti anni sono che connosco il suo nome et le sue opere, ammirate dal mondo et di me particolarmente, che ho sempre desiderato riverirla et conferir con lei, per imparar molte cose non sono sapute da nissun altro. Ho letto avidamente tutti quelli trattati suoi che ho potuto ritrovare, et questo ultimo m' rapito di gusto et di maraviglia, dove proba il sistema di Copernico, il quale, dopo la prima connizione che ne ho havuto, l' estimato verissimo: et fa qualche anni che comprai un libreto fatto di un certo Della Galla(1), dove pretende destrugere quella opinione, con titolo Delli phenomeni nel'orbe lunare, dove nomina la sua persona, per haverla gi proposta in Roma; notai al margine la nullit di tutti li suoi argomenti, et queste note adesso le ho trovate conformi alla mente sua et alli suoi scritti, con sodisfattione mia grandissima d'esser convenuto nel'istesso parere d'un cos grande suggetto come V. S. molto Ill.re, et con sicura confermatione della verit, la quale se ritrova sempre di quelli che la cercano senza passione o affettazione, come fanno quasi tutti che estimano meglio sostentar una falsit, bench conosciuta, che lasciar l'opinione del suo maestro, et basta che riferiscano molti haver detto l'istessa cosa, senza veder si l'hanno detta vera, o almanco ricercata, ma tutti alla cieca vanno seguitando le opinioni che sono inveterate. Non si studia altro che offuscar li effetti naturali per farle convenire con la mente d'Aristotile, o dove non si puole, negano gli senzi (cos facieva il Cremonino a Padoa), come si la natura fosse sforsata accomodarse a Aristotile et che la sua sola philosophia habbi questo privilegio sopra tutte le altre cose, di accomodarle et regerle, et che non sia licito alla natura produr qualche novit, si Aristotile non l' scritta. Confesso la verit, che mi ricordo, dopo haver perso trei anni a studiar la philosophia sotto li Giesuiti, mi trovai tanto innorante et pi confuso che prima; et crescendo il giudizio con li anni, ho conosciuto che tutte quelle philosophie di frati et Giesuiti et tali altri non sono che un zergo di parole inventate, atto a non sciogliere mai nissuna questione ni trovar nissuna verit: et in quelle dispute non vedo mai che l'un ni l'altro conchiuda niente, bench la verit sia una; anzi dalle volte, con tante distinzioni che si fanno, se stravaga tanto, che si non s'ha la thesi scritta, non si sapr di che si parlava prima: tanta poca convenenza hanno queste deviazioni dal proposto. Et credo, questo difetto venire per non intenderse di che cosa si parla, per non havere bone definizioni et perch non sono nissuni principii di discorso, nelli quali s'aquieti l'animo et donde si possa didurse et risolvere: et di quelli tre che Aristotile mete, non ho mai visto nissuna questione o didursi di qualcheduno o risolversi in qualcheduno. Et come sarebbe possibile; s non si sap (sic) che cosa sianno? Ni anche lui istesso l' mai saputo, poich, essendose assai decervelato a cercar la sua definizione, dice che non  ni questo ni quello, et poi quasi niente: la forma depende della materia, la privatione non  niente, donche tutti li principii naturali sono quasi niente. Me stupisco come  possibile che si stia tanto in questa ignoranza. Il mondo haverebbe un grandissimo obligo a V. S., si volesse mettere la mano a ristorare questa sienza; et estimo che nissun altro che viva lo possa fare come lei. Quanto a me, dico sinceramente che di tutti li scritti antiqui et moderni che lezo, non trovo nissuni che sianno tanto pieni, anzi sianno tutti coss soda et profonda dottrina, come li suoi. Godo, sono rapito a vederle et gustarle. Me permetta proponere alcuni altri dubii, ch di altro non spero poter sapere la verit.
Li altri principii, cio elementi di compositione, le mettono quatro soli, perch non sono altri moti semplici che il in su et il in gi et il circolar, et questi sono il grave et il leve et duoi nel meso. Ma fin adesso non so quali sianno li gravi ni leggieri; perch tanto l'aria va in fondo d'un profondissimo pozzo, come in cima d'una alta torre, senza alzar niente l'aqua, bench scaturiente; et l'aqua sta in fundo d'un pozzo, senza venir su la superficie della terra, senza violenza; il fuoco viene anche in gi, come le trabi ardenti et altri meteori. Si se dice che  per rispetto de l'essalazione terrea, ma perch  stata elevata, o perch non casca avanti che infiammarse? anzi doverebbe andar pi in su per il fuoco predominante, o per haver aquistato quel novo grado di levit.
Dipoi falsamente di questo moto in su et in gi si arguisce la compositione delli corpi; perch, come vol Aristotile, ogni alteratione o corruttione si fa di un contrario in un altro contrario, et delli contrarii sono contrarii moti; donche seguirebbe, quando si corrompe la carne d'un huomo, la quale ha il moto in gi, doverebbono nascere auzelli di paradiso, che vadino sempre in su: overo la corruttione non si far di contrario in contrario, o di contrarii non saranno contrarii moti.
Si fosse vero che li corpi semplici se movessero di moto semplice, cio retto o circolare, il sole, il quale estimano semplicissimo, sar composto, perch si move per una helica attorno la sphera, lo qual anche se varia per la eccentricit; et anche pi saranno composti li altri pianete, che si movono per linee pi irregolari, per il moto del'epicyclo et delli deferenti o eccentrici. Era bene pi ragionevole estimar la stella della Cassiopeia semplice che un cometa, poich s' mossa semplicemente come le fisse.
Quanto a me, estimo, come V. S. molto Ill.re, che il grave et leve sia una subordinatione naturale di tutte le parti et un consensso di unirse et concentrarse a far il tutto con quella dispositione conveniente; come nel corpo humano le ungie et capelli sono sempre li estremi; la pelle, esteriore alla carne; le parti nobili, coperte delle altre: et quella ordinazione delle parti del corpo humano, delli arbori, delle piante,  molto simile a quella del tutto, bench con diversa maniera. Si se fa un taglio a un arbero, la scorsa si fa sopra la pelle alla cicatrice, senza grave ni leve. Poich si vol dar tal nome, estimo che tutte le cose possono dirse gravi, ma manco le une delle altre, perch nissun pu determinare fin dove sia il grave et fin dove sia il leve, et dove comincia l'ingi et dove principia l'ins. Questa difficult  simile a quella del caldo et del freddo, che  un progresso dal manco et manco caldo fin alla privatione d'ogni caldo, si puol esser: et in questa estenzione sono infiniti gradi, li quali non hanno nissuna determinazione nelli suoi msi, dove si deva finir un contrario et cominciar un altro; et cos di tutti li altri elementi. Et di l mi par molto mal fondata la opinione di quatro elementi, li quali estimo infiniti, non essendo nissuna mesana determinazione fra gli estremi: et questo mi par esser anche necessario nelle qualit, che siano infinite: tanto mi sotisfava che portassero per ragione, perch quatro elementi fanno sei combinazioni, che  numero perfetto et contiene tutte le consonanze musicali, come quelle che allegano.
Un'altra assurdit quasi ridicolosa, di metter il quarto elemento del fuoco, superiore a tutti, puro, semplice, senza attione, senza comunicar il suo calore, senza colore. Le tre altri, che vediamo, che tochiamo (si elementi se debbono dire), sono composti impuri; et a quello che non sapiamo ni anche si sia, li diamo tutti li attributi di perfettione, senza nissuna ragione, nissun indizio. Questo mi fa sovenire, che pescando li tni, si qualcheduno della rete soto l'aqua, si affermava iusto di quanto peso era; et di quelli che eranno in terra, che si manegiavano, nissun lo sapeva ni anche a vinti lire presso. Ho considerato che cosa poteva esser quel'elemento del fuoco: non me sono potuto imaginar altro che qualche buona aqua di vita, la quale da su posta va in su,  calda in potenza et non  calda al tatto, ni manco brusa quel che toca, non ha colore,  transparente. Caprici, fantesie! Credo veramente che non sia altro che un'aria, o tal altro nome si dia, molto puro et trasparente, non fuoco ni aqua ni altra cosa che serva alla compositione di corpi.
Di poi, questi elementi, secondo loro, non sono altro che alcune qualit con qualche materia imaginata (la qual estime inutile et non esser), quatre in numero, delle quali  impossibile che se componghino tutte le altre seconde qualit, le quali sono infinite, almanco moltissime: perch, per essempio, siano l'amaro et il dolce composti del caldo et humido, et che il caldo intenso et l'humido remisso facia l'amaro, et il humido intenso et il caldo remisso facia il dolce; l'amaro ha infiniti gradi, perch si trova et pi et pi amaro in infinito; donche  bisogno che tutta l'estenzione del caldo intenso et del'humido remisso pi et meno facia l'estenzione del'amaro, et cos del dolce; donche non potranno esser altre che sei qualit seconde, poich non possono esser che sei combinazioni. Che si se dice che l'estensione del pi caldo et del poco humido fa diverse qualit, donche saranno tutte terminate nella sua estenzione; et io domando fin a qual grado tale qualit, et quale segue poi fin a tal altro.
Non posso anche consentir a creder che l'aria sia calda, come se dice, perch veddo che ogni volta che non  scaldata dal sole o altro, torna fredda, come la notte, l'inverno et verso li poli. Et male se risponde che sono li vapori che la rinfredano, perch  impossibile che siano elevati, si non sono scaldati; et come daranno pi fredo che non hanno in s? et essendo pochissimi, come potranno rinfredar quella vastit del'aria? Una nugoleta calda, in tempo d'estate, rinfreder tutta l'aria talmente, che li dar la virt d'aggiaciarla s stessa? Et quelli vapori che fanno la grandine, portati dal vento, in poca quantit, rincontrando continuamente nova aria calda, di chi riceveranno tanto freddo? Nelle cime delle montagne, nelli pi sereni tempi et privi d'ogni vapore, sono fredi insuportabili: chi causa quelli freddi?
Non la tediar di tante altre proposizioni, della verit delle quali dubito assai; anzi dir che poca certezza trovo in tutte quelle che non sono fondate sopra le dimostrationi mathematiche o che non se verificano per li sensi. Le lasciar a un'altra volta, per proporli duoi a terei (sic) altri dubii.
Prima, del scagliamento delli edifizii, mettendo il moto della terra, tratto di quello della rota. Bench la ragione della vicinit della tangente alla superficie nel principio del'angolo, minore da qual si voglia tempo della caduta del grave, sia sottilissima, pare che si conceda quel che non si deve. Si pu dire che quel essempio della rota non conchiuda niente per due disparit: l'una, che l'aria non si move con la rota, et s bene con la terra; l'altra, che la pietra non pesa per tutto su la rota, come fa sopra la terra: et estimo che la ragione del scagliamento venga simplicemente del rincontro del'aria opposta, che si fa ordinariamente nella sommit della rota et dove la tangente comincia a inclinarse verso l'orizontale, che  dove il grave comincia a manco et manco pesar sopra la rota, perch nel'altra quarta va pesando di pi in pi fin a quella sommit; et quella resistenza non si trova nella terra; donche li edifizii non scagliaranno, non trovando resistenza et pesando sempre egualmente sopra la superficie. Si se dicesse che questo non impedisce che la terra con la sua velocit non imprimi qualche moto o spinta alle cose che li sono di sopra, come fa la rota, dico assolutamente di no; perch, bench la pietra scagli, non camina fuora pi velocemente che la rota, la quale non pu imprimere pi velocit che ella ha in s stessa, ma che per l'aria intermesa si fa una separazione della piera et della rota: et chi concedesse l'impressione d'una pi grande velocit, seguirebbe che una palla sopra qualche superficie piana (voglio dir eguale circolare) della terra anderebbe rodolando inanzi senza separarse, o almeno si revolverebbe in s stessa, per toccarse duoi cerchi. Ma si la terra et li edifizii vanno d'una istessa velocit insieme con l'aria, non sar nissuna ragione di scagliamento.
Che ogni corpo in istato di quiete et mobile passi per tutti li gradi di tardit avanti che aquistar la velocit, lo credo di quelli che vanno al suo tutto; ma mi pare che, per essempio, una sosta habbia pi velocit nel principio del moto che nel fine. La ragione , perch si se alsa manco,  manco forza et manco velocit; donche, alsandola pi, si aggionge forza et velocit; et come questa forza nel'alsarla  l'ultima, coss nel sbassarse o distenderse  la prima. Si se dice che una sosta tesa non romper una noce che li sar sotto et la tochi, ma bene si  un poco discosta, risponder che questo non proviene della velocit, ma di non poter imprimere essa sua velocit o forza; come un archibugio curto et un longo, carghi d'un'istessa quantit di polvere, la palla del longo va pi longe, perch il fuoco ha pi tempo d'imprimere la sua violenza; ma l'una et l'altra con pi velocit al principio che al fine. Ho visto anche alcuni tiri d'artiglieria passar botte piene di terra, poste l'una sopra l'altra, senza moverle niente, li quali con poca spinta fossero cascate; ma li tiri che venivano di lontano le facievano cascare: che mostra che la velocit et forza del tiro vicino separava cos prontamente l'unione delle parti del continuo, che il resto del corpo non se ne sentiva niente, et al contrario di tiri lontani. Et questo non  bisogno confermare con altre isperienze, che li tiri delli progietti et delle soste non sianno pi veloci nel principio che nel fine.
Bellissima mi  parsa quella speculazione che li cadenti si movono obliquamente; ma per pi facile intelligenza volrei far differenza del moto alla lazione, et dire che le fabriche, arbori, non si movono, ma sono portati: poich il moverse localmente  cangiar di loco; ma il luoco  il prossimo ambiente immobile (direi anche notabile); donche quello che non cambia la positione al rispetto del prossimo ambiente, non deve dirse movere; et il comune modo di parlare  di denotar il loco per il prossimo ambiente notabile, come il campanile di Sant Marco  nella piazza di Sant Marco, e non si dir in Lombardia ni in Europa; et cos delle altre cose. Di poi  molto difficile di aquietarsi dicendo che una cosa, movendosi per una linea retta, o al longo d'una linea retta, se mova obliquamente, et che l'inchiostro spanto contra un muro descrivi una linea retta, movendosi obliquamente.  vero che in relazione al pi lontano ambiente immobile questo accade; ma mi pare pi facile, et pi conveniente al comune uso di parlare, di dire che queste cose si movino rettamente: et pi facilmente s'intender, quando se dir non moverse li edifizii, ma esser portati, come un colo di seda non si move, bench sia portato della nave, et lasciar alla natura almanco questa quiete, perch estimo che del moto d'alterazione si movino continuamente tutte le sue parti, con l'incorruttibilit del tutto, per causa delli altri moventi, finch si divenghi a qualche causa prima immobile; chi non volesse mettere inclinazione propria et primaria a tutte le cose di moverse s stesse, et quello sarebbe quel che si chiama materia prima.
La supplico me dechiarisca una difficolt che ho sopra la diversit del'horizonte della terra nel'orbe magno con il vero horizonte; la qual trovo minuti 15 et secondi 55 in circa, mettendo il diametro del'orbe magno 1208 semidiametri della terra et la distanza delle fisse 2160 semidiametri del'orbe magno, che sono 2610488 semidiametri della terra, et altri 15 minuti, 55 secondi, del'altra parte, che saranno minuti 31 et secondi 50 di differenza del'hemispherio visto dal non visto: cio, verso il punto della mesa notte si veder manco, perch il piano del'horizonte tocca solamente l'orbe magno, anzi la superficie della terra, talmente che tutto l'orbe magno resti sotto (intendo della parte del centro o del sole) col semidiametro della terra, et a meso d si veder pi, perch l'istesso piano del'horizonte tocca la superficie della terra, lasciando tutto l'orbe magno visto, manco il semidiametro della terra; nel levar et tramontar tagliar quasi meso l'orbe magno, et passer per il centro del sole o del mondo, eccetto l'istesso semidiametro della terra, che  niente. Non so si dico qualche estraproposito. Si  cos, et che le apparenze lo mostrino, sarebbe un forte argomento per probar il sito et il moto della terra.
Un'altra: che faciendo mover il sole,  bisogno che se movi per spirali attorno la sphera; ma la terra nel suo moto diurno descrive sempre l'istesso circolo, il piano del quale taglia ad angoli istessi il piano del'eclyttica: et questo  quello che mi  parso il pi difficile, non potendo mostrarse chiaramente in figura che la terra havendo sempre il suo asse parallelo a s stesso, facia la diversit di giorni. Ma facilmente potr esser imaginato a chi metter una palla sopra una candela, mentre che la linea che viene dal centro della palla alla candela sar perpendicolare al'asse; et che ella si rivolva cos, s'illuminar tutta in una revoluzione: ma si se discosta 23 gradi d'una banda o dal'altra, tenendo sempre l'asse nel'istessa posizione, si veder che, rivolvendo cos la palla, alcune parti, come quelle del polo et 23 gradi attorno, che risguardano la candela, saranno illuminate, et le contrarie oscurate; et secondo che si slontanaranno della lume, haveranno portione di circolo minore illuminato et magiore oscurata, et al contrario le altre, fin che si venga al circolo mesano, che  il magior della revoluzione, cio l'equinoziale. La prego mi favorisca dirme si  cossi.
Tutto il resto mi  parso facile. Non ho ancora visto nissuna sphera fatta sopra questo sistema, ni manco ho trovato nissuno che lo sapesse bene: et veramente trovo assai difficile a capirlo dal discorso et dalle figure semplici, chi non applica fortemente l'imaginazione; et nientedimeno tutti vogliono parlar contra, senza sapere ni la positione, ni il modo, ni altra cognizione che una semplice idea che la terra si move. Et veramente tutti li argomenti contrarii sono schiocheze importune: nissuno mostra qualche disordine che succeda di l, contrario alli phenomeni, forse perch non sanno; et questi sono li pi ostinati, perch o non vogliono o non possono capir le ragioni della verit et la facilit con la quale la natura agisse, movendo tutti questi corpi. Voglio fare una sphera di cartone o d'altra materia di questo sistema, si so farla et si ho tempo, il quale mi  levato per le continue occupationi che ho in questa Republica, nel'impiego sopra le fortificationi et sopra le aque: potr giudicarlo per li viaggi che ho fatti questo anno passato. D'Istria, dove era a far fabricar un forte, fui chiamato a Venetia; di l rimandato in Istria, Dalmatia et Sclavonia; richiamato a Venetia, fui mandato sopra li confini del Papa a riconoscerle; et fatta la relazione a Venetia, rimandato a far fabricar un forte dove era stato; subito dipoi andai per li confini del Ferrarese et Mantoano, et dopo esser ritornato a Venetia fui rimandato a Mantoa, et di novo di Venetia andai in Istria, d'Istria qua, et di qua alli confini del Papa et sopra il Po. Confidano tutte queste operazioni pi presto al mio affetto che alla mia capacit. Dico questo a V. S. molto Ill.re, perch non trovi stragno un cos mal composto discorso et le ragioni mal ordinate et forse molti errori miei. Veramente scrivo tutto questo, secondo che me detta l'animo, per non haver tempo a premeditarlo attentamente; per me scuser, non di presuntione, ma d'importunit, il mio fine non essendo altro si no che la mia ignoranza ricevi qualche lume della sua dottrina, la quale nella sua persona riverisco, ammiro: et mentre che mi permetter conferir con lei con qualche lettre, poich non posso in voce, mi sar favore singolarissimo, perch tutto il mio desiderio, il mio gusto, non  altro che d'imparare; et dico in verit che in un foglio delli suoi scritti imparo pi che a leggere altri volumi intieri. Dio voglia conservarla longamente, che potiamo godere di molte cose sue, et io servirla con quel sincero affetto che m'offerisco.

Di V. S. molto Ill.re
Di Venetia, il 4 Genaro 1633.

Devotissimo Servitore
Antonio De Ville, Cavaliere francese.

La volrei supplicare che mi favorisce d'uno delli suoi trattati delle cose che vanno a galla, perch qua in Venetia non l' potuto trovare. Me scusi si alla prima sono cos sfassato. Sono allogiato a S.t Gioan in Bragola, al Ponte di Corasseri, in casa del S.r Martin francese.



2378...

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Pisa, 4 gennaio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

S.r Bal Cioli.
Al S.r Amb.re Niccolini.
Di Pisa, 4 Genn.o 1633 a N.te

Io non potetti sabato sera accusare a V. E. la ricevuta delle sue de'26(2) del passato, perch comparsero a Livorno doppo ch'io havevo spedito a Fiorenza i dispacci....
Io ho dato parte con lettere al S.r Galileo di quel che V. E. scrive con le suddette; ma se egli realmente sta male, con polso intermittente, io non so come potr mettersi in viaggio a manifesto pericolo, non parendo che a questo arrivi il merito della obbedienza. Et S. A. sente dispiacere infinito della mortificazione del Padre Maestro del Sacro Palazzo, considerando che patisce per haver voluto dar gusto a S. A.....



2379.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 82. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Non ho mai hauto dubbio che V. S. molto Ill.re non fosse per mettersi in viaggio per venire a Roma, ancora con evidente pericolo della vita, per obedire a'superiori. Dio benedetto l'aiutar sempre; e li torno a replicare che la sua innocenza e valore, stante la inviolata giustizia di questo S.o Tribunale, superar questo apparente travaglio.
Non manco con l'Ecc.mo Sig.r Ambasciatore fare tutto quello che posso pensare che sia di servizio suo. Ho inteso da buona parte che l'Emin.mo Sig.r Card.l Padrone la compatisce, e cos fanno una gran partita di huomini da bene e intelligenti. Se V. S. verr, io la servir sempre con tutto il cuore, e prego Dio li conceda sanit di poter fare il viaggio felicemente.

Roma, il 7 di Gen.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re


Ho scritto questa sera a Mons.r Ciampoli e fattoli riverenza in nome di V. S., e datoli nova che lei lo vole andare a visitare. Mi ha comandato che io baci le mani caramente al nostro Socrate perseguitato.


S.r Gal.o
Aff.mo Devotiss.o et Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r mio e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, primo Fil.o di S. A. S.ma
Fiorenza.



2380..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 8 gennaio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 29) [Edizione Nazionale].



2381.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 9 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 84. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Io potr far con questa poco altro che accusar a V. S. la ricevuta della sua lettera dell'ultimo del passato, perch l'occupattioni, maggiori del solito, di questi giorni non hanno permesso di potersi trattar con Mons.r Boccabella, per sentir se  capitata la attestattione de'medici, e se con essa questi Signori, o, per dir meglio, S. S.t, moderi il rigore e la risoluttione del suo venir qua. Son ben sicuro che se Monsignor medesimo havr campo di servir a V. S. e vorr corrisponder co'fatti alle parole, come spero dall'haver mostrato evidentemente di compatirla, che V. S. pu haver qualche speranza di proroga: ma intanto potrebbe anch'essere che di qua si fusse risposto qualche cosa al Padre Inquisitore che lo dovr participar a V. S. Alla quale desiderando estremamente in questo interesse, et in ogn'altro, ogni maggior satisfattione e contentezza, le bacio le mani.

Roma, 9 Genn.o 1633.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2382.

ANDREA CIOLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 11 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 85. - Di mano di GERI BOCCHINERI; autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

M'incresce sommamente che V. S. habbia havuto nuova rigorosa intimatione di partire subito per Roma, per il pericolo a che si espone la sua vita, in riguardo delle indispositioni grandi in che ella si trova, nella presente stagione d'inverno et nella grave et in che parimente ella si trova; et S. A. ancora, a chi io ho fatto sentire la lettera di V. S., la compatisce: ma convenendo finalmente obbedire a'tribunali maggiori, dispiace a S. A. di non poter fare che V. S. non vada. Ma forse la sua prontezza in obbedire et la rettitudine della sua mente, con la sua presenza, reconcilieranno a favor suo quegli animi che paiono sollevati contro di lei. Cos desidera S. A. per l'amore et per la stima che le porta. Et acioch V. S. possa caminare commodamente, si compiace l'A. S. di farle dare una delle sue lettighe, con un lettighiero discreto, ch cos si ordina al S.r Maiordomo; et anche si contenta che ella vadia a posarsi in casa del S.r Amb.re Niccolini, presupponendo che dentro al termine d'un mese ell'habbia a esser licenziata. Vadia dunque V. S. a buon viaggio, ch tale le viene bramato da S. A. et pregato da me; et scriva et comandi, dovunque ella si trovi. Et le bacio le mani.

Di Pisa, XI Genn.o 1633 a Nat.e
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Ser.re Aff.mo
And. Cioli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



2383.

GERI BOCCHINERI a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 12 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 87. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io risposi hiersera l'altra alla lettera di V. S. con pi tenerezza che non conveniva a huomo forte et prudente com'ella ; ma essendo ella anche senza colpa, o pi tosto con merito, noi dobbiamo confidare in Dio, che finalmente  quello che governa il mondo, che la gita di V. S. a Roma habbia a riuscirle di accrescimento di reputatione, perch con la sua presenza et col suo sapere sapr bene V. S. svelare la mente a chi l'havesse un po'offuscata; et la sua obbedienza nell'andare, senza guardare a indispositioni, a et et a stagione, le purgher la contumacia in che V. S. fusse incorsa. Cos pare anche a S. A., doppo haver sentite tutte le lettere che V. S. ha scritte al S.r Bal(3) et a me. Ricordisi ch'ell'ha saputo uscire di laberinti maggiori, et la sua virt col tempo si  andata sempre pi raffinando. V. S. comparir in Roma con le solite honorevolezze di lettiga et di alloggio a spese di S. A., et queste ancora le faranno conservare la stima ch'ella si  guadagnata. Pare in somma all'A. S., che V. S. megliori le sue conditioni col mettersi quanto prima in viaggio. Il S.r Ambasciatore l'assister et favorir quanto sar necessario; et per non dubiti che il diavolo non  molte volte brutto come si dipigne. V. S. ha tanta amabilit et sapere nelle sue parole, che confido che il Papa stesso si habbia a placare, et che non le habbia in ci da mancare la intercessione del S.r Card.le Barberino.
Della sua posata in Siena, caso che le ne venisse il bisogno, S. A. non ha risposto altro, et crede che V. S. potr francamente seguitare il viaggio; ma io, per tutti i casi, le mando l'aggiunta, che si  compiaciuto il S.r Bal di scrivere al S.r Depositario Quaratesi(4), che  uno dei SS.ri Governanti di Siena, et  il primo: et io aggiungo et ricordo a V. S., che il S.r Ambasciatore scrisse che se ella, doppo essersi messa in viaggio, non potesse, aggravata dal male, seguitarlo, allhora il suo indugio sarebbe meglio scusato; et per ogni accidente converrebbe farsene fare testimonianze et fedi da medici et da i Governanti del luogo dove fusse forzata V. S. a fermarsi.
Quanto al servitore, quel Matteo, che le propose Alessandro(5), non pu venire, perch  obligato qui alla Segreteria, nella carestia massime che hora habbiamo di chi serva. Nel resto rimettendomi a quel che le risponde con l'alligata(6) il S.r Bal, non le soggiugner altro, et le bacio di cuore le mani, pregandole felice viaggio.

Di Pisa, XII Gennaio 1633 a Nat.e
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
[S.]r Galileo.
Oblig.mo Ser.re et Parente
Geri Bocchineri.



2384.

GALILEO ad ELIA DIODATI [in Parigi].
Firenze, 15 gennaio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 663, car. 200. - Copia di mano di PIETRO DUPUY, in capo alla quale si legge, della stessa mano: "Lettera del S.r Galileo Galilei alli SS.ri Diodati et Gassendi, de'Dialogi suoi etc. del moto della terra, 1633". Nella Biblioteca d'Inguimbert in Carpentras, Coll. Peiresc, Reg. XLI. II, car. 13-14, si ha un'altra copia sincrona di questa lettera. Esempliamo la nostra edizione sulla copia Parigina, che ci sembra complessivamente pi corretta, migliorandola tuttavia in qualche particolare col sussidio dell'altra copia. Appi di pagina indichiamo con P alcuni pochi luoghi dell'esemplare di Parigi nei quali ci siamo attenuti nel testo alla copia di Carpentras, e con C alcune lezioni di quest'ultima che ci parve, pur non accettandole, dover registrare.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Colend.mo

Sono in obligo di rispondere a due lettere, una di V. S. e l'altra del S.re Pietro Gassendo(7), scritte(8) il 1 di Novembre passato, ma non pervenute(9) a me se non dieci giorni sono: e perch sono occupatissimo e travagliatissimo, vorrei che questa servisse per risposta ad amendue, come tra di loro amantissimi e che trattano nelle lettere loro l'istessa materia, cio la ricevuta dei Dialogi miei, mandati ad amendue, e della vista che repentinamente gl'havevano data con applauso e approbatione; di che io le ringrazio e gliene resto con obligo, ma star aspettando giuditio pi critico e libero, dopo che l'haveranno riletto pi posatamente, perch temo che vi troveranno molte cose da impugnarsi.
Mi duole che i due libri del Morino(10) e del Fromondo(11) non mi sono pervenuti alle mani se non sei mesi dopo la pubblicatione del mio Dialogo, perch havrei havuto occasione di dire molte cose in laude d'amendue, e anco fare qualche consideratione sopra qualche particolare, e principalmente uno nel Morino e un altro nel Fromondo. Nel Morino, resto maravigliato della stima veramente molto grande che egli fa della giudiciaria, e che ei pretenda con le conietture sue (che pur mi paiono assai incerte, per non dire incertissime) stabilire la certezza dell'astrologia: e mirabil cosa veramente sar se con la sua acutezza collocher nel seggio supremo delle scienze humane l'astrologia, come egli promette; e io con gran curiosit star attendendo di vedere s maravigliosa novit. Quanto al Fromondo (che pur si mostra huomo di grande ingegno), non havrei voluto ch'egli fosse incorso in quello che a me veramente par grave errore, bench assai comune, cio ch'egli, per confutare l'opinione del Copernico, prima cominciasse con punture di scherno e(12) di derisione verso quelli che la tengono vera, e poi (che pi mi pare inconveniente) volesse stabilirla principalmente con l'autorit delle Scritture, e finalmente condursi a dargli, per tal rispetto, titolo poco meno(13) di heretica.
Che il tenere questo stile non sia laudabile, mi pare che assai chiaramente si possa provare. Imperoch se io domander al Fromondo di chi siano opera il sole, la luna, la terra, le stelle, le loro disposizioni e movimenti, penso che mi risponder essere fatture di Dio; e domandato di chi sia dettatura la Scrittura Sacra, so che risponder essere dello Spirito Santo, cio parimente di Dio. Il mondo dunque son le opere, e la Scrittura son le parole, del medesimo Dio. Domandato poi se lo Spirito Santo sia mai usato nel suo parlare di pronuntiar parole molto contrarie, in aspetto, al vero, e fatto cos per accommodarsi alla capacit del popolo, per lo pi assai rozzo e incapace, son ben certo che mi risponder, insieme con tutti i sacri(14) scrittori, tale essere il costume della Scrittura, la quale in cento luoghi proferisce (per detto rispetto) propositioni, che prese nel puro senso delle parole sarebbero non pure heresie, ma bestemmie gravissime, facendo l'istesso Iddio soggetto all'ira, al pentimento, alla dimenticanza etc. Ma se io gli dimander se Iddio, per accommodarsi alla capacit e opinione del medesimo vulgo, ha mai usato di mutare le fatture sue, o pure se la natura, ministra d'Iddio inesorabile e immutabile alle opinioni e desiderii humani, ha conservato sempre e continua di mantener suo stile circa i movimenti, figura(15) e dispositioni delle parti dell'universo, son certo che egli risponder che la luna fu sempre sferica, sebene l'universale tenne gran tempo che ella fosse piana; et in somma dir, nulla mutarsi giamai dalla natura per accommodare le fatture sue alla stima e opinione degl'huomini. E se cos , perch doviamo noi (per venir in cognitione delle parti del mondo) cominciar la nostra investigazione dalla parola(16) pi tosto che dalle opere di Dio?  forse men nobile et eccellente l'operare che il parlare? Quando il Fromondo o altri havesse stabilito che il dir che la terra si muove fosse heresia, e che le dimostrationi, osservationi e necessarii rincontri mostrassero lei muoversi, in che intrigo havrebbe egli posto s stesso e Santa Chiesa? Ma, per l'opposito, lasciando il secondo luogo alla Scrittura, quando le opere si mostrino con necessit esser diverse da quello che suonan le parole, ci nulla pregiudica alla Scrittura, la quale se per accommodarsi alla capacit dell'universale ha molte volte attribuito all'istesso Dio conditioni falsissime, perch vorremo noi che parlando di sole o di terra si sia contenuta sotto s stretta legge, che, posta da banda l'incapacit del vulgo, non habbia voluto attribuire a tali creature accidenti contrarii a quelli che sono in effetto? Quando sia vero che il moto sia della terra e la quiete del sole, nissun detrimento patisce la Scrittura, la quale dice quello che apparisce alla moltitudine popolare.
Io scrissi molti anni sono, nel principio de'rumori che si mossero contro al Copernico, una assai lunga(17) scrittura(18), mostrando, con autorit assai de'Padri, quanto sia grande abuso il volere, in questioni naturali, valersi tanto delle Scritture Sacre, e come ottimo consiglio sarebbe il prohibire che in tali dispute non si impegnassero le Scritture; e quando io sia meno travagliato, ne mander una copia a V. S.: e dico meno travagliato, perch hora sono in procinto d'andare a Roma, chiamato dal Santo Officio, il quale ha gi sospeso il mio Dialogo; e da buona banda intendo, i Padri Giesuiti haver fatto impressioni in teste principalissime, che tal mio libro  esecrando e pi pernitioso per Santa Chiesa che le scritture di Lutero e di Calvino: e per ci tengo per fermo che sar prohibito, nonostante che per ottenerne la licenza io andassi in persona a Roma, e lo consegnassi in mano del Maestro del Sacro Palazzo, che lo vidde minutissimamente, mutando, aggiungendo e levando quanto piacque a lui, e dopo licentiato dette anco nuovo ordine che fosse riveduto qui, dove il rivisore, non trovando cosa alcuna da alterare, per segno d'haverlo diligentissimamente letto et esaminato, si ridusse a mutare alcune parole, come, verbi gratia, dire in molti luoghi universo in cambio di natura, titolo in cambio di attributo, ingegno sublime in luogo di divino, scusandosi meco con dire che prevedeva che io harei havuto che fare con nemici acerbissimi e persecutori arrabiatissimi, s come  seguito. Il libraio(19) che l'ha stampato, esclama che questa sospensione sin qui gli ha levato un guadagno di due mila scudi, che gi oltre ai mille volumi che ne haveva stampati gli havrebbe dati tutti via, e ristampatine due volte tanti: et io, oltre gli altri disturbi, ne ricevo questo massimo, di non potere proseguire di apparecchiare altre mie opere, e in particolare quella del moto, per darle fuori in vita mia.
Ho letto con particolar gusto l'Esercitazione del S.r Pietro Gassendo contro alla Fluddiana(20) filosofia, come anco l'Appendice delle osservazioni celesti(21). N Mercurio n Venere si potette osservare sotto il sole, per le pioggie; ma della piccolezza loro ne son sicuro gran tempo fa, e mi piace che il S.r Gassendo l'habbia in fatto trovata tale. V. S. mi faccia grazia d'accomunar questa con detto Signore, il quale affettuosamente saluto, come anco l'amico suo Rev. Padre Mersenno(22); e a V. S. con tutto 'l cuore baccio le mani e prego felicit.

Di Firenze, li 15 di Gennaro 1633.
Di V. S. molto I.

Servitore Dev.mo e Obligatiss.mo
Galileo Galilei.

Al molto Ill.re S.re e Pad.ne Colend.mo
Il S.r Elia Diodati, e in assenza al S.re Pietro Gassendo.



2385.

GALILEO a [CARLO DE'MEDICI in Firenze].
Firenze, 15 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 83. - Autografa.

Emin.mo e Rev.mo Sig. Col.mo

Sono in procinto di mettermi in viaggio per Roma. So che l'Em.za Sua sa la causa di tal mossa; n questa mia  per altro che per significarle il giorno della partita, che sar il 20 stante, acci, presentandosegli occasione di onorarmi di qualche suo comandamento, possa farmi un tanto favore. So appresso quanto ella compatiscie il mio infortunio, e come conosce l'iniquit de i miei persecutori; et in consequenza mi rendo sicuro che ella sentir con piacere la mia discolpa, e se non il gastigo al meno la discoperta delle fraudi de'miei nimici. Prego genuflesso l'Emin.a Sua a continuarmi il suo benigno affetto e la sua protezzione, come sempre ha fatto, assicurandosi che protege l'innocenzia e che ne ricever premio appresso Dio. E qui con humilt l'inchino, e gli prego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 15 di Gen.o 1633 a Nat.e
Di V. S. Emin.ma e Rev.ma

Hum.mo e Dev.mo Servo
Galileo Galilei.



2386...

GIORGIO BOLOGNETTI a FRANCESCO BARBERINI in Roma.
Firenze, 15 gennaio 1633.

Arch. Vaticano. Cifre di Fiorenza, l'anno 1633; n. 21, car. 9t. - Traduzione sincrona dell'originale in cifra.

Di Firenze, da Mons.r Vesc.o d'Ascoli di Puglia, Nuntio,
li 15 di Gennaro 1633. Deciferato li 21 detto

Mercord prossimo, come dice questo P. Vicario del Sant'Offitio, se ne verr a cotesta volta il Galileo, al quale, come intendo da un mio amico, il Granduca ha offerto una lettiga e che vada in casa di cotesto Amb.re Niccolino (sic) a smontare.



2387.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].
Roma, 15 gennaio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Comparve alla Congregazione del S.to Offizio la fede della poca salute del S.r Galilei(23); et io ho procurato d'intender da Mons.r Assessore se veniva approvata, come si poteva sperare, e se le sarebbe fatta grazia della proroga del suo rappresentarsi qua: et risponde confidentemente, che si fa poco caso della medesima fede, accennando, col girar del capo et anco in voce, che non sia piaciuta e che sia stata composta per farli servizio; e che non saprebbe dir altro se non che stimerebbe molto a proposito per il S.r Galilei, e di suo servizio, il risolversi di pigliarsi le comodit maggiori che possa, e di venire; perch altrimenti dubita veramente di qualche stravagante risoluttione contro di lui. Il tacer tutto questo non mi par conveniente, e dall'altro canto non vorrei travagliar da vantaggio questo povero vecchio. Ho preso espediente di rappresentarlo a V. S. Ill.ma, perch possa farle saper quel che pi le parr espediente, in quella maniera che stimer pi a proposito. E le bacio le mani.

Di Roma, 15 Genn.o 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2388...

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].
Roma, 15 gennaio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Quanto al quadro che il Sig. Card.l Ludovisi(24) ha lasciato al Sig.r Card.l padrone(25), come V. S. Ill.ma puol vedere dalla copia del testamento inviatole, dev'esser, par a me, a elettione di S. Em.za; e per questo stimo necessario che l'Em.za S. dia qui la facolt, con sua lettera almeno, a qualch'uno di poterlo eleggere et anche farne quietanza, bisognando, perch allhora si potranno andar qui a trovar i ministri del Sig.r Principe di Venosa et andar una mattina dove sono le sue pitture e farne la scelta(26)....



2389..

GIULIANO DE'MEDICI a GALILEO [in Firenze].
Livorno, 19 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 209. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Oss.mo

Ringrazio infinitamente V. S. della parte che m'ha voluto dare della sua andata a Roma, dove spero che ricever ogni sodisfazione: et intanto gl'auguro dal Signor Dio buonissimo viaggio e felice ritorno, con pregarla che da ogni luogo mi voglia inviare qualche occasione di poter servir sempre a V. S. Alla quale bacio le mani, e prego dal Signor Dio ogni felicit.

Di Livorno, a'19 di Gennaio 1632(27).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Ser.re
Giul.o, Arciv.o di Pisa.



2390..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Livorno], 21 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 111. - Minuta non autografa.

.... Il povero Sig.r Galileo si  finalmente incamminato a cotesta volta; et se V. S. potesse mandargli per la strada qualche lume di consolazione, con dirgli almeno che venga allegramente, ch non sar messo prigione, si diminuirebbe in noi il timore che habbiamo della sua salute, perch la verit dev'essere ch'egli  partito col male addosso: et per S. A. gli ha fatto dare una buona lettiga della Ser.ma Casa, et ordinato a V. E. di riceverlo et spesarlo.
A lui credo che il Sig.r Card.le padrone ordiner di eleggere il quadro del lascito del Sig.r Card.le Lodovisio(28)....



2391..

GIORGIO BOLOGNETTI a FRANCESCO BARBERINI in Roma.
Firenze, 22 gennaio 1633.

Arch. Vaticano. Cifre di Fiorenza, l'anno 1633; n. 21, car. 11r. - Traduzione sincrona dell'originale in cifra.

Di Firenze, da Mons.r Vesc. d'Ascoli, Nuntio,
li 22 di Gennaro 1633. Deciferato li 29 detto.

Mons. Baffati fu l'altro giorno da me; et havendolo io di nuovo persuaso, anco con l'esempio del Galileo che era partito per Roma, a sollecitare di dar la sicurt appuntata per l'Alidosio(29), affine si potesse quanto prima trasmettere cost,  restato di farlo in ogni maniera nel ritorno del Granduca, che si aspetta ogni giorno, dicendo esser con S. A. che la deve dare, bench non mi habbia voluto dire il nome; e dove prima si dichiarava, voler procurar qua, in quel modo che poteva, che la causa di esso si terminasse qui, hora mi afferma esser per cooperare si eseguiscano gli ordini della Sac. Congregazione nella trasmissione di lui: il che si procurer si effettui subito tornato il Granduca.



2392..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 22 gennaio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 30) [Edizione Nazionale].



2393...

SEBASTIANO VENIER a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 23 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 9. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

Hebbi gi colle cortesissime lettere di V. S. Ecc.ma il favore del suo Dialogo, che ultimamente haveva dato alla luce. L'ho aggradito quanto si deve; et havendone letto qualche parte, secondo che mi hanno permesso le mie occupationi, bench non mi conosca atto a farne giuditio, l'ho ritrovato degno parto della sua grand'intelligenza, il che veggo esser confirmato pienamente dal giuditio di quelli che l'han letto e per la loro intelligentia meritano fede e credito. La memoria del gi S.r Gio. Francesco Sagredo mi sta fissa nell'animo de continuo. Io ero tanto seco congionto quant'ella sa, onde devo restar a lei con grand'obligo dell'honore che ha voluto far al nome di lui, del quale n' certo molto ben degno.
Io la compiacerei del mio retratto(30), quando l'havessi permesso ad altri che me l'han richiesto. Non mi par di essere nel numero di quelli che habbino a restar retratti.
Sia certa V. S. Ecc.ma ch'io continuo a far di lei quella stima che molto ben si merita, come continuo anco in desiderio di potermi adoperare in suo servitio. La prego ad iscusarmi della dilatione del presente uffitio, causata da diversi accidenti et mie occupationi, colla confidenza per sempre della sua gentilezza et cortesia. Con che, pregandola a valersi di me con ogni maggior confidenza sempre, l'auguro molt'anni colmi di tutte le maggiori prosperit.

Di Venetia, a'23 Genaro 1632(31).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Ser.r di core
Sebast.o Veniero.



2394...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Pisa, 24 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 93. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Intendo che V. S.  gi partita per Roma; aspetto di sentire ch'ella vi sia giunta a salvamento, come ne prego Dio.
Il S.r Cardinale(32) ha soscritta la lettera per il Padre Generale de'Cappuccini(33) molto volentieri, et volentierissimo vi ha di suo pugno aggiunto li 2 versi che V. S. desiderava; et Alessandro(34) gliela dovr mandare con questo medesimo ordinario di Milano, inviandogliela io acci vi metta il sigillo.
V. S. dia nuove di s. Noi siamo questa sera tornati da Livorno, et sabato prossimo saremo in Fiorenza, per tornar qua di nuovo a quaresima. Et a V. S. bacio le mani.

Di Pisa, XXIIII Genn.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo et Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2395.

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO [in Acquapendente].
Firenze, 27 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 94. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ricevei la lettera di V. S. scritta di Siena, et la mandai subito alle sue Monachine, rallegrandomi con loro del principio di buon viaggio ch'ella haveva goduto. Cos voglio credere che V. S. l'habbia proseguito, et che all'arrivo di questa mia a Roma, ella ancora vi sia sopragiunta, o sia per sopragiugnervi di momento.
In conformit dell'appuntamento con V. S., distesi la lettera per il S.r Card.l padrone(35) al Padre Generale de'Cappuccini(36); et S. Em.za non solo si  compiaciuta di firmarla, ma vi ha anco con molta prontezza aggiunto quei due versi di suo pugno, come ella potr vedere, havendo questa et un'altra per il Padre compagno del Generale lasciate col sigillo volante. Et perch il pieghetto le capiti in propria mano, lo invio al S.r Pietro Lagi, servitore del S.r Cardinale et mio amicissimo. Et non havendo che pi soggiugnerle bacio a V. S. cordialmente le mani.

Da Firenze, 27 Genn.o 1632 ab Inc.e
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Mi ero scordato che S. Em.za mi ha comandato ch'io la ringrazi per sua parte dell'offitio ch'ella ha passato seco nella sua partenza(37).


[...].r Galileo Galilei.
Aff.mo Ser.re e Parente
Alessandro Bocchineri.



2396..

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO in Acquapendente.
Firenze, 29 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 15. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

La seconda lettera che ho ricevuta di V. S. ci ha rallegrato nel sentire il suo felice arrivo a'confini, ma disgustato poi in sentire l'infelice luogo nel quale doverr ella trattenersi, et come non vi erano ancora arrivati gl'ordini di Roma per il suo ingresso nello Stato della Chiesa, il che vogliamo poi credere che non sieno per tardare. Ho fatto vedere anco la detta seconda lettera alle sue Monachine, et fattomela restituire per poterla participare a gl'amici che mi domandassino di V. S., et inviarla poi al S.r Vincenzo(38).
Io ho gi inviato a Roma(39), in mano del S.r Pietro Lagi, un pieghetto per V. S., dentro al quale sono quelle lettere per il Generale de'Cappuccini(40) e suo compagno; et ambedue sono col sigillo volante, acci ella ne possa vedere il contenuto, et 4 versi di proprio pugno del S.r Card.l padrone(41).
La Corte  tornata questa sera, con buona salute di tutti, et Geri mio fratello le bacia le mani, havendogli scritto a Roma; et io invio questa alla volta di Acquapendente, ancorch stia con qualche timore che l gli sia per pervenire. Ho caro che Marsilio le dia sodisfazione, et V. S. mi faccia favore di salutarlo in nome mio, con darli nuova della buona salute di tutti i suoi. Et a V. S. faccio reverenza.

Da Firenze, 29 Genn.o 1632 ab Inc.e
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Ser.re e Parente
Aless.ro Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Acquapend.te per Ponte a Centina,
a far la quarantena.



2397...

GIO. BATTISTA LANDINI a CESARE MARSILI in Bologna.
Firenze, 29 gennaio 1633.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re salute.

Con questa vengo a pregare V. S. Ill.ma a volermi far gratia di voler fare opera che dal Mag.co Vincenzio Cozzi sia pagato, ch devo aver di resto da lui, per conto di libri mandatogli del Sig.re Gallileo, pauli 125, che a persuazione di V. S. gliene mandai(42).  scritto da sei volte a detto Vincenzio Cozzi e mai mi ha risposto, che mi pare una mala creanza il non risponder alle lettere: non so se  male o altri impedimenti. Per prego V. S. Ill.ma, che fu causa gli mandassi i libri, vogli far offitio che mi sieno pagati.  indugiato il pi che  possuto a infastidirla, che del tutto mi scuser; e se posso cosa che vagli per servirla, come debole servitore me l'offero di tutto cuore.
Il Sig.re Gallileo credo sia arrivato a Roma, per terminare queste difficult che gli sono date. Piaccia al Signore che il tutto sia in onore suo. Umilmente gli fo riverenza.

Di Firenze, gli 29 di Gennaio 1632(43).
Di V. S. Ill.ma
Aff.mo per servilla
Gio. Batista Landini.

Fuori: Al'Ill.mo Sig.re Cesare Marsili, P.ne Oss.mo, in
Bolognia.



2398..

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Acquapendente].
Roma, 30 gennaio 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 110, - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Ricevo in questo punto, che parte di qua l'ordinario per Genova, la lettera di V. S. da Ponte a Centino; et per brevit del tempo non potr replicarle altro, se non che proveder la lettiga e gliel'invier in Acquapendente quanto prima, tanto pi che, essendoci buoni avvisi della sanit, credo che V. S. la far minore ancora del rescritto fatto al memoriale inviato la settimana passata da me al S.r Commissario. Et intanto le bacio le mani.

Di Roma, 30 Gennaio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc. Niccolini.



2399..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Roma, 30 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 113. - Autografa.

.... Del S.r Galilei attendo qualche avviso da Acquapendente, e mi duole del suo disagio, con la sua poca sanit, in et cos decrepita. Le stanze sono in ordine per lui in questa casa, dove sar servito con affetto grande, e spesato et assistito come il Padron Ser.mo comanda....



2400..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Acquapendente].
Roma, 31 gennaio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 96. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill. S.r mio Oss.mo

Invio a V. S. la lettiga, acci se ne possa venir in qua, subito liberato dalla quarantena, la quale spero dovr esser anco pi breve di quel che  stato ordinato al S.r Commissario, poi che sento che nell'ultima congregazione della Sanit, per i buoni avvisi che si hanno, sia stato risoluto di facilitar il commerzio. E pregandole il buon viaggio, star aspettando V. S. per poterla servire: e le bacio le mani.

Di Roma, 31 Genn.o 1633.
Di V. S. molto Ill.


V. S. ne venga quieta d'animo e con buona cura, perch l'aspettiamo qui con desiderio di servirla in questa casa; e nel resto Dio benedetto aiuter la sua buona mente.


S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2401..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Acquapendente].
Firenze, 3 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 100. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Mi dispiace di sentire dalla lettera di V. S. de'24 che si allunghi il termine della sua quarantena, et che questo trattenimento segua anche con incommodo cos grande di lei, com'ella mi ha avvisato; et non possiamo fare altro che compatirla et pregare Dio per lei: et questa sera si scrive al S.r Amb.re Niccolini, che pare cosa molto nuova che si ritiri la concessione che si diceva fatta universalmente, che con 5 soli giorni di na/40 si ammettesse ogni huomo nello Stato Ecclesiastico. Considero il patimento di V. S. anche per rispetto del letto.
Le mando le aggiunte, comparse sotto mia coperta, et le bacio affettuosamente le mani, questa sera di Berlingaccio.

Di Fiorenza, 3 Febraio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2402..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 4 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 115. - Minuta non autografa.

.... Dover arrivar poi cost il S.r Galilei, finito che haver la sua quarantena, la quale gli  stata assegnata molto pi lunga di quel che si credeva, com'io scrissi hiersera(44) a V. E.....



2403.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Acquapendente].
Firenze, 5 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 102. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Doppo havere scritto l'aggiunto soprafoglio, mi  capitata la lettera di V. S. de'2; et con mio gran dispiacere veggo che li giorni della sua contumacia et na/40 sono pi numerosi di quello che le fu dato intentione avanti di partirsi. Almeno non fussi stata tanto incommoda la stanza del Ponte a Centina, et non se le preparassi tale hora quella di Acquapendente, quanto V. S. mi avvisa, anche in riguardo della solitudine et dell'impedimento ch'ella haver a poter fare essercizio et goder l'aria! Ma pure ell'haver all'incontro il benefizio dell'astinenza, mentre non se le preparer altro cibo che pane, vino et vuova. Insomma io la compatisco, et potess'io trovarmi cost a trattenerla, perch in compagnia sua non mi parrebbe solitudine cotesta.
Non mi parve di avvisarle che la lettiga havesse a essere o no spesata dal Palazzo per il viaggio, perch non lo sapevo. Mi dice bene il S.r Maiordomo, che l'usanza hora  questa, che chi si serve delle lettighe di Palazzo le spesa anche nel ritorno, come, per essempio degli altri, dice il medesimo S.r Maiordomo che ha fatto il S.r Mar.se Coloreto nell'andarsene hora al paese; et nondimeno dice il S.r Maiordomo, che per il ritorno haveva ordinato che la lettiga venisse a spese di S. A. Et V. S. non si maravigli, perch sempre le cose si restringono.
Gi si era saputo che il S.r Depositario di Siena(45) haveva alloggiato V. S.
Alle sue Monache et al S.r Vincenzio far parte delle nuove che ho di lei. Il S.r Bal Cioli la compatisce anche egli et le bacia le mani, come faccio io a nome anche de'miei fratelli. Et sono hora le 7, onde ho scritto in fretta.

Di Fiorenza, 5 di Febraio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2404..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].
Arcetri, 5 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 169. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

I SSig.ri Bocchineri mi hanno trasmesse tutte le lettere che V. S. ha mandate, delle quali mi appago, sapendo quanto gli sia di fatica lo scrivere. Io non gl'ho scritto fin hora, perch stavo aspettando l'avviso del suo arrivo a Roma; e quando per l'ultima sua intendo che deve trattenersi tanti giorni in abitazione cos cattiva e priva di ogni comodit, ne ho preso grandissima afflizione. Non dimeno sentendo che ella, priva di consolazioni interne et esterne, si conserva sana, mi consolo, e rendo grazie a Dio benedetto, nel quale ho ferma speranza di ottener grazia che V. S. se ne torni qua da noi con quiete d'animo e sanit di corpo. In tanto la prego a star pi allegramente che sia possibile; e si raccomandi a Dio, che non abbandona chi in Lui confida.
Suor Arcangiola et io stiamo bene, ma non gi Suor Luisa, che dal giorno che V. S. si part in qua,  stata sempre in letto con dolori eccessivi, conforme al suo solito; et a me convenendo star in continuo moto et esercizio per applicargli rimedii e servirla, si porge occasione di sollevar l'animo da quel pensiero che forse troppo l'affliggerebbe per l'assenza di V. S.
Il Sig.r Rondinelli(46) non  ancora venuto a goder la comodit che V. S. gl'ha largita della casa, dicendo che le sue lite non gliel'hanno permesso. Ma il nostro Padre confessore non lascia di darvi spesso volta: saluta V. S., et il simile fanno la Madre badessa e tutte le amiche. Suor Arcangiola et io infinitamente e senza intermissione preghiamo Nostro Signore che la guardi e conservi.
L'inclusa che gli mando, fu trovata da Gioseppe(47) luned, nel luogo dove hanno recapito ordinariamente le sue lettere.

Di S. Matteo in Arcetri, li 5 di Febb.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori, a tergo della lettera (car. 169t.): Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei;

e in altro foglio a parte (car. 170t.): Al molto Ill. Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2405.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Acquapendente].
Roma, 5 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 104. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Ho rinovato l'instanza perch sia abbreviata a V. S. la quarantena, ma non ho possuto vantaggiarla se non di due giorni, presupponendo che in questo tempo non sia stata concessa la pi breve. Ne invio a V. S. il memoriale, perch se ne vaglia; et a quest'hora dovr esser comparsa la lettiga ancora, dispiacendomi che le congiunture de'tempi non siano punto a proposito per la sua sanit e per diminuire i suoi travagli. Nel resto la sua obbedienza mi vien presupposto che giover alle cose sue, et io ne sentir infinito contento; et intanto le bacio le mani.

Di Roma, 5 di Febb.o 1633.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2406..

FRANCESCO BARBERINI a GIORGIO BOLOGNETTI in Firenze.
Roma, 5 febbraio 1633.

Arch. Vaticano. Cifre di Fiorenza, l'anno 1633; n. 21, car. 14. - Minuta non autografa.

A Mons. Nuntio in Fiorenza.
Roma, li 5 di Febraro 1633.

Ha fatto prudentemente V. S. ad antepor a Mons.r Baffati l'esempio del Galilei(48), per muoverlo a procurar quanto prima la sicurt dell'Alidosio, a fine di venir a presentarsi a questo Sant'Offitio. Ella col medesimo zelo procuri di tenerlo sollecito a por ad effetto l'intentione datale....



2407...

NICCOL CINI a GALILEO in Roma.
Firenze, 12 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 110a. - Autografa.

Molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

La lettera di V. S. scrittami da Centino ha mosso compassione a chiunque l'ha letta, perch, oltre all'haverla fatta vedere a'SS.ri Bocchineri, come ella m'accennava, l'ho mostrata anche a una mano di suoi parzialissimi, quali havrebbono insieme meco voluto poter col sangue sollevarla da tante incomodit. Ma che giova a V. S. questo nostro affetto caldissimo, se 'l rigore del diaccio e delle nevi la tormenta? Quel che ci consola  che speriamo che a quest'ora ella sia in Roma dal S.r Ambasciatore, ci  nella casa della gentilezza e della cortesia, e che ella si ristori un poco; e si spera anche di sentire che le sia dato campo di manifestare la sua innocenza: intorno a che, se vuol consolare i suoi amici e servitori, faccia di grazia che se n'habbia un cenno quanto prima, perch se ne vive con ansiet universale e straordinaria. Io riconosco poi per favor singulare che si sia degnata di scrivermi, e sar sempre ambizioso di mostrarmi grato d'un tanto favore con qualche atto di servit; per la supplico a comandarmi, e le bacio le mani.

Di Fir.e, 12 di Febb.o 1632(49).
Di V. S. molto Ill.
S.r Galileo Galilei.
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma(50).



2408.

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 14 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 117. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.

Il Sig.r Galilei comparve hiersera in questa casa con buona salute. Questo giorno si  rappresentato da Mons. Boccabella, non come a ministro del S. Offizio, gi che son hormai 16 giorni che lasci la carica d'Assessore, ma come ad amico, che ha mostrato sempre di compatirlo et amarlo straordinariamente, acci, col pretesto di renderle grazie di cos buona dispositione, l'andasse consigliando circ'al modo che dovr tener nel governarsi, com'ha gi cominciato a fare dandoli qualche ricordo. Si  rappresentato subito ancora, di suo consenso, al nuovo Assessore(51), et ha procurato di far l'istesso al P. Commissario(52), ma non l'ha trovato. Et perch il Sig.r Girolamo Matti, amico del medesimo Padre, haveva gi fatto seco qualche offizio a favor del S.r Galilei, et offertosi di continuare, non tanto per l'affetto che porta alle sue singulari qualit, quanto per servir S. A. ancora, ho pur giudicato bene che lo vegga et si abbocchi seco per il medesimo rispetto, come  seguito: n in questo giorno ci  stato tempo di far da vantaggio. Domattina procurer di vedere io medesimo il S.r Card.l Barberino(53) per raccomandarli la sua persona, et acci S. Em.za s'interponga, se cos le piacer, con S. B., acci egli sia lasciato stare in questa casa, se sia possibile, senza condurlo al S.to Offizio, in riguardo della sua et, della sua reputatione e della sua prontezza nell'obbedire; e di quel che seguir ne dar parte a V. S. Ill.ma, alla quale bacio le mani.

Roma, 14 di Feb.o 1633
Di V. S. Ill.ma
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2409.

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 16 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 119. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.

Io vo continuando di servir il Sig.r Galilei con tutti i mezzi possibili; et perch il Sig.r Card.l Barberino ha dato per avvertimento che non pratichi et che non si curi d'ammetter tutti quelli che venghino per visitarlo, le quali cose per diversi rispetti le potrebbono essere di danno e di pregiudizio, se ne sta qui in casa ritirato, aspettando che le sia fatto saper qualche cosa, havendo in tanto promesso il Commissario del S.to Offizio di rappresentar a S. S.t et a questi altri Signori la sua prontezza nell'ubbidire, che le pare un capo molto principale: et bench delle cose di questo Tribunale non se ne possa parlar mai senza (sic) fondamento e con chiarezza, tuttavia, per quel poco di lume che se ne ha, par che non ci habbia ad esser gran male. Il Sig.r Card.l Barberino, che non  solito d'andar alla Congregazione del S.to Offizio, particolarmente in quella del mercoled, che si tiene nella Minerva, questa mattina vi  intervenuto, e forse vi si sar discorso del modo di procedere in questa causa: tuttavia questo  un indovinare, potendo anch'essere che S. Em.za vi si sia trasferita pi tosto per il negozio della dispensa di Mantova, bench il P. Bombino non sappia che per ancora vi sia stato introdotto....



2410.

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO [in Roma].
Livorno, 18 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss, Sal., P. I, T. X, car. 113. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. de'14 mi  comparsa in Livorno, dove due giorni sono seguitai l'Em.mo padrone(54); et Geri et io ci siamo rallegrati del suo felice arrivo in Roma, dove se bene ella ha trovato il mare assai procelloso, vogliamo per confidare, che, et per mezzo de gl'amici, de'padroni et della giustizia, si habbia da placidare, et V. S. sia per tornare trionfante delle sue vittorie: nel che in particolare sentir gusto che le giovi la lettera per il Generale de'Cappuccini et l'altra per il suo compagno(55).
Ho sentito contento che 'l S.r Pietro Lagi(56) le habbia esibito l'opera sua in quello possa servirla; et mi prometto che ne accompagner gl'effetti in quello possa depender da lui, che per con le lettere di quest'ordinario ne lo ringrazio. Si mander la lettera di V. S. a Firenze, perch venga participata alle Monachine et al S.r Vincenzo et ad altri che ne ricercassero: et per fine le faccio reverenza.

Da Livorno, 18 Febb.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Devot.mo Ser.re e Parente
Aless.ro Bocchineri.



2411.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Livorno, 18 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 114. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Sono poi comparse le lettere di Roma, et io ne ho ricevuto una di V. S. de'X, scritta in Acquapendente, mi rallegro ch'ella si preservi, et che fusse per partire per Roma la mattina seguente con la commodit della lettiga inviatale dal S.r Amb.re Niccolini.
Marsilio  pi affettuoso che puntuale nel servire. Ma  ben cosa da ridere quello che V. S. ce ne ha scritto.
Questa medesima sera vanno a buon recapito le lettere ch'ella mi ha inviate et per Venezia et per Suor Maria Celeste; et quella che V. S. ha scritto a me, la mando per via di D. Carlo(57) al S.r Vincenzo, acci resti informato di quanto passa; et D. Carlo saluter a nome di V. S., et anche di Marsilio, li nostri di casa.
Alessandro, che parimente  venuto qua, unitamente meco bacia le mani a V. S.; et habbiamo qui il P. Fabbroni da Marradi, Cappuccino predicatore, che si fa sentire.

Di Livorno, 18 di Febraio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2412..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Livorno, 18 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 121. - Minuta non autografa.

.... S. A.... ha.... havuto gusto del salvo arrivo cost del S.r Galileo, et della speranza che pare che si possa havere che, havutosi riguardo alla prontezza della sua obbedienza, sia per essergli perdonata la carceratione, et lasciatolo stare in casa di V. E....



2413.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Livorno].
Roma, 19 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 87. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

De gl'accidenti occorsimi ne i 25 giorni del mio viaggio, so che V. S. Ill.ma ne haver inteso dal S. Geri Bocchineri, al quale in pi lettere ne ho dato conto; per non ne replico altro. Giunto qui in Roma, fui ricevuto dall'Ecc.mo S. Ambasciatore con quella benignit che non si pu descrivere, dove con la medesima vo continuando di trattenermi. Circa lo stato delle cose mie non posso dir nulla; salvo che per coniettura pare a me, et anco al S. Ambasciatore e suoi ministri di casa, che la travagliosa procella sia, o almeno si mostri, tranquillata assai, onde non sia da sbigottirsi del tutto per qualche inevitabil naufragio, e disperar di esser per condursi in porto, e massime mentre, conforme al mio dottore, tra l'onde alterate

Scorrendo me ne vo con humil vele.

Io mi trattengo perpetuamente in casa, parendo che non convenga in questo tempo andar vagando et a mostra per la citt. Sin hora non mi  stato imposto o detto nulla ex offitio; anzi uno di quei SS.ri della Congregazione  stato due volte da me con molta humanit(58), dandomi destramente occasione di dir qualche cosa in dichiarazione e confermazione della mia sincerissima e ossequentissima mente, stata sempre tale verso S.ta Chiesa e suoi ministri, e tutto da esso con attenzione, e, per quanto ho potuto comprendere, con approbazione, ascoltato: e se la sua visita  stata (come ragionevolmente par che sia credibile) con consenso e forse con ordine della Sa.a Congregazione, questo pare un principio di trattamento molto mansueto e benigno, e del tutto dissimile alle comminate corde, catene e carceri etc. Il sentire anco da molti, et in parte havere io stesso veduto, che non manchino di quelli, e de i potenti, l'affetto de i quali verso di me et i miei affari non si mostri se non ben disposto, mi  di consolazione: e perch io stimo assai pi facile il confermar questi nella buona intenzione che il rimuovere altri dalla sinistra, per io stimerei (e cos  parere anco al S. Ambasciatore) che fusser buone due lettere del Ser.mo Padrone alli Em.mi SS.i Card.li Scaglia(59) e Bentivoglio(60); sopra di che io supplico il favore di V. S. Ill.ma, tutta volta che ella concorra nell'istesso senso.
Questo  quanto per hora posso dire a V. S. Ill.ma con soggiugnergli che mi faccia grazia d'inchinarmi al Ser.mo G. D. nostro Signore, all'Em.mo S. Cardinale(61) et a tutti i Ser.mi Principi, favorendomi anco di far parte di questo che passa sin qui alli Ill.mi SS.ri Arcivescovo(62) e C. Orso(63), a i quali con reverente affetto bacio le mani, come a V. S. Ill.ma medesima, confermandomeli devotissimo et obbligatissimo servitore.

Di Roma, li 19 di Feb.o 1633.

Non scrivo a'SS.i Bocchineri, supponendo che per questa resteranno avvisati, e caramente gli saluto.

Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2414.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].
Roma, 19 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 123. - Autografa la sottoscrizione.

.... Detti parte a V. S. Ill.ma dell'arrivo del Signor Galilei, e di quel che s'era cominciato a fare per suo servizio(64). Hora posso aggiungerle d'esser stato a trovar i Cardinali Scaglia e Bentivogli per raccomandarli la sua persona, e gl'ho trovati assai ben disposti. Il Commissario gl'ha fatto sapere quel che le mand a dire il Sig.r Cardinal Barberino(65), cio che si contenti di starsene ritirato senza lasciarsi veder fuora, n quasi in casa se sia possibile, dichiarandosi di non glie lo comandare n d'haverne ordine alcuno della Sacra Congregatione, ma d'avvertirlo come amico per il pregiuditio e danno che le ne potrebbe risultare; et perch egli cos esequisce, n io lascio d'aiutarlo per via d'amici in tutti quei modi che stimo pi proporzionati al bisogno, spero che s'habbia a camminar in questa causa con qualche dolcezza, per quel che si pu vedere ne'ministri, ancorch S. S.t sentissi cos male questo negozio, come pi volte ho avvisato.
Mercoled mattina, che il Signor Cardinal Barberino intervenne alla Congregatione del Santo Offizio contro il suo solito, sento che si tratt di questa materia(66). Dopo non  stato fatto saper cos'alcuna al Sig.r Galilei, n ci  venuto di quel Tribunale altri che Mons.r Serristori(67), uno de'Consultori; il quale due volte  venuto a parlarli come da s, sotto spezie di visita, ma essendo entrato sempre nella sua causa e disceso a particolari, si pu tener per certo che sia stato mandato, cred'io, per sentir quel che egli dica e come parli o come defenda le cose sua, per risolver poi quel che si deva fare o come proceder seco. Mi par d'haverlo un poco rincorato questo buon vecchio, col darli animo e col parerli che si prema nella sua causa e ne'partiti che si vanno pigliando. Tuttavia qualche volta torna a parerli strana questa sua persecutione. L'ho avvertito a mostrar sempre di voler obbedire e sottoporsi a quel che le sar ordinato, perch questa  la via da mitigar l'ardenza di chi v' riscaldato aspramente e tratta questa causa come propria....



2415..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Livorno], 20 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 127. - Minuta non autografa.

.... Il Sig.r Galileo far bene a starsene ritirato in casa et a recusare le visite, per rendersi tanto pi meritevole di grazie....



2416...

FERDINANDO II, Granduca di Toscana, a DESIDERIO SCAGLIA in Roma.
[Livorno], 20 febbraio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3869 (non cartolata). - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

Del Gran Duca.
Al S.r Card.le Scaglia, a Roma.
20 Febraio 1633.

Il Galilei, lettore primario di filosofia et matematica nel mio Studio di Pisa et mio particolare servitore, se n' venuto cost; et per obbedir prontamente, non ha guardato n a rigori di stagione, n a disagi di quarantene, n a sue indispositioni corporali: et spera che la rettitudine della sua mente sar cost conosciuta; et io, per l'amor che gli porto, non posso sino da hora non mi dichiarare obligato a V. Em.za di ogni favore che spero ch'ella gli sia per fare, massimamente nel procurargli speditione. Et le bacio di cuore le mani etc.



2417.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Pisa, 21 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 116. - Autografa.

S.r mio,

Mi rallegro, insieme con Alessandro qui presente, che la tempesta cost cominci a tranquillarsi. Piaccia a Dio che il tempo si rassereni interamente.
Mando a V. S. la lettera che mi ha chiesta di S. A.(68), havendola l'A. S. conceduta molto volentieri. Viene aperta col sigillo volante, et V. S. potr intendere dal S.r Segretario del S.r Ambasciatore come si sigilli. Aspettiamo altre nuove di V. S., et le bacio le mani; et hoggi da Livorno siamo tornati a Pisa, cacciati da un grande libeccio che soffiava in Livorno.

Di Pisa, 21 Feb.o 1633.

Il S.r Bal Cioli le ribacia le mani.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2418..

CRISTOFORO SCHEINER a PIETRO GASSENDI in Aix.
Roma, 23 febbraio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 9531, Peiresc, Mathematica, car. 201t. - Copia di mano d'un amanuense del PEIRESC.

.... Prodierunt nuper 4 Galilei Dialogi italice conscripti, pro motu terrae Copernicano stabiliendo conscripti contra communem Peripateticorum scholam. Ibi discerpit meas Disquisitiones mathematicas(69), manus item violentas in Rosam Ursinam(70) motumque macularum solarium et solis annuum, a me inventum, iniicit. Quid tibi videtur de his? Multis non placet ista scriptio. Ego pro me et veritate defensionem paro(71)....



2419.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Pisa, 24 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 120. - Autografa.

S.r mio,

Ho gi mandata a V. S. la lettera ch'ell'ha chiesta per il S.r Card.le Scaglia(72), havendo messo il pieghetto per lei nel mazzo del S.r Ambasciatore. Quello che adesso le risponde il S.r Bal Cioli, pu bastare anche per me, massime non havendo sue lettere.
La lettera per il S.r Card.le Bentivoglio si  fatta questa medesima sera, che ne  comparsa la sua richiesta; et per consolatione di V. S. viene col sigillo volante. Et le bacio in fretta le mani su le 7 hore di notte; et Alessandro et Filippo miei fratelli ancora le baciano le mani.

Di Pisa, 24 Febraio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2420.

ANDREA CIOLI a GALILEO in Roma.
Pisa, 24 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 121. - Di mano di GERI BOCCHINERI, con la sottoscrizione autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io sono stato di mano in mano informato dal Bocchineri di quanto  occorso a V. S. da che ella part di Fiorenza, et il Ser.mo Padrone ancora ne  stato ragguagliato. Si  per sentito con gusto da tutti ch'ella sia giunta salva a Roma, et che il mare, che pareva tanto procelloso, si vadia abbonacciando; e tutti desideriamo che si quieti interamente, acci V. S. possa ridursi in porto a salvamento.
Ell'har ricevuta a questa hora la lettera di S. A. per il S.r Card.le Scaglia: hora le ne mando un'altra dell'A. S. per il Sr. Card.le Bentivoglio, come V. S. ha desiderato. S. A. la saluta, come fanno anche questi altri Ser.mi Principi; et il S.r Conte Orso et io le baciamo le mani, et a Mons.r Arcivescovo dar parte di quanto V. S. mi ha scritto(73).

Di Pisa, 24 di Febraio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Ser.re Aff.mo
And. Cioli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2421...

FERDINANDO II, Granduca di Toscana, a GUIDO BENTIVOGLIO [in Roma].
Pisa, 24 febbraio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3869 (non cartolata). - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

Del Gran Duca.
Al S.r Cardinale Bentivogli.
24 Febraio 1633, in Pisa.

Sapendo io quanto V. Em.za possa favorire Mess. Galileo Galilei, lettor primario di filosofia et matematica in questo mio Studio et mio particolare et accetto servitore, nel negotio per il quale egli  stato chiamato a Roma, volentieri mi induco a pregarnela, per la compassione che merita questo buon vecchio, che, in et cos grave, in stagione tanto horrida, non ha guardato agli incommodi n del viaggio n della quarantena per venire subito cost ad obbedire et a dimostrare la sua ottima intentione et la sua reverenza verso la S.ta Chiesa. Rimarr dunque molto obligato a V. Em.za d'ogni benefitio ch'ella si compiacer di fargli, massimamente nella speditione della sua causa. Et le bacio etc.



2422...

GIULIO NINCI alla famiglia di GALILEO [in Arcetri].
San Casciano, 24 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 31. - Autografa.

Alla famigla dell Sig.re Galielo Galiei.

Mando staia quattro per Santi Rosi di farina, a lire quatro e soldi tredeci e quatto lo staio, con la vettura e la poliza lire cinque lo staio. E se vi ocore niete altro, avisatemi. Dio vi guardi.

Il d 24 di Febraio 1632(74), in Sancascano.

Vo.ro Affe.to
Giulio Ninci.



2423..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Pisa, 24 febbraio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Sente S. A. estraordinaria consolatione della buona speranza che si pu havere dell'interesse del S.r Galilei, il quale far bene a obbedire a'cenni per migliorare sempre pi le sue conditioni: et oltre all'essersi mandata una lettera per il S.r Card.le Scaglia a suo favore, se ne manda hora una altra per il S.r Card.le Bentivogli....



2424.

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Pisa].
Roma, 25 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 88. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

Porgendomisi occasione d'una staffetta che parte questa sera, scrivo a V. S. et al Sig.re Alessandro, accusando la ricevuta delle loro ultime lettere, piene del solito affetto. Quanto al mio negozio, non posso dirgli nulla di resoluto, perch a me sin qui non  stato detto niente; e me ne sto quietamente in casa l'Ecc.mo S. Ambasciatore, accarezzato in estremo: il qual Signore, continuando sempre col medesimo ardore di occuparsi in favorirmi in tutti quei luoghi onde si pu sperare aiuto e protezzione, per quanto conietturalmente si pu raccorre, comprende gl'impeti andarsi continuamente placando; e l'istesso osserva il P. D. Benedetto, mio ardente et indefesso procuratore: e finalmente intendiamo, le tante e s gravi imputazioni essersi ridotte ad un punto solo(75), cessando tutte le altre; e da questo solo io non har fatica di liberarmi, quando siano sentite le mie giustificazioni, le quali tra tanto si vanno appoco appoco rappresentando ad aures ad alcuni di questi ministri supremi il meglio che si pu, mentre essi non possono n liberamente prestar l'orecchio alle intercessioni, e molto meno scioglier la lingua alle risposte. Onde per ultima conclusione si pu sperare buono esito alle cose mie.
Io me ne sto continuamente in casa, parendo a me et a tutti gl'amici e padroni che cos convenga di presente, anzi havendo consigliato l'istesso l'Em.mo S. C. Barberino(76), non ex offizio, ma (come Sua Em.za stessa disse) in termine di amicizia; ch quanto al Tribunale, come ho detto, da quello non mi  venuta pure una sillaba. Mi  bene stato a visitare due volte uno de i Consultori(77), come mio amico e padrone di molti anni, e mi ha anco destramente dato occasione di aprirmi in pi particolari e di mostragli anco qualcuna delle scritture fatte gi da me nel vertente negozio, il che ha egli mostrato di gradire assai; e noi andiamo conietturando, anzi tenendo per sicuro, che la sua venuta non sia stata senza participazione, e forse commissione, de i superiori, per un poco di esplorazione cos alla larga: il che quando sia, si pu interpretare per il pi quieto e nobile termine che usar si potesse verso la persona mia.
Questa mia cessazione dall'esercizio, del quale, come V. S. sa, mi servo con notabil benefizio per la sanit, essendomene gi privato quasi per giorni, comincia a farmi sentire il suo nocumento, con l'impedirmi particolarmente assai la digestione; onde la copia delle flemme, dando pi copiosa materia alle flussioni, mi ha da 3 giorni in qua visitato con acerbissimi dolori in diverse parti delle gambe, e privato totalmente del dormire: tutta via spero che una esquisita dieta mi liberer. Il trattenermi di continuo in casa ha cagionato che io non ho presenzialmente presentate le lettere dell'Ecc.mo S. Car.le al Padre Vicario Generale de i Cappuccini(78), e l'altra per il suo compagno; ma il cortesissimo S. Cav.r Buonamici(79) ha supplito e fatto ogni buono uffizio, e massime col detto compagno, suo intrinseco amico in Germania etc., e dal Padre Generale ne ritrae ogni possibile aiuto; il quale si ha voluto ritenere la mia scrittura, fatta gi a Madama Ser.a(80), per consideratamente leggerla.
Scrissi li giorni passati a V. S. quanto sarebbe stato oportuno 2 lettere del S. G. D. alli Em.mi SS.i C. Scaglia e Bentivoglio, li quali subodoro che si mostrano intenderla benissimo per me: e quando se ne habbiano uno o due in quella Congregazione che sieno restati capaci e sicuri di protegere l'innocenza e la verit, si pu sperare che possino esser bastanti a quietare i pi alterati: per col mezo e favore dell'Ill.mo Sig.r mio fautore e protettore, dico del S. Bal, prego V. S. a procurarle e inviarmele: al qual Signore, nel fargli parte di questi avvisi, V. S. mi far grazia far humilissima reverenza in mio nome, mentre a loro con vero affetto bacio le mani e prego felicit.

Roma, li 25 di Feb.o 1633.
Di V. S. molto I.

Obblig.mo Ser.re e Parente
Galileo Galilei.
In un polizzino allegato:

Letta la presente, favoriscami farla inviare alle mie Monache e a Vincenzio.




2425.

ANDREA ARRIGHETTI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 26 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 21. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Tutti li suoi amici e servitori, e io pi d'ogn'altro, come pi obbligato, non potevono sentir cosa di lor maggior gusto e consolazione, di quello che s' compiaciuta V. S. di significarmi per la gentilissima sua de'19 stante. Per le rendo grazie infinite di cos buona nuova in nome di tutta la conversazione, promettendoci da cos buon principio, e dalla sua sincerit, migliore il mezzo et ottima la fine di questi suoi travagli, e che queste persecuzioni sieno per ridondare in sua somma gloria e reputazione. Del resto tenga per fermo che non ha il maggior servitore di me, mentre salutandola con ogn'affetto in nome di tutti gl'amici, le prego dal Cielo ogni desiderabile contentezza.

Fior.a, 26 Feb.o 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


La prego a ricordarmi servitore d'infinita obbligazione al P. D. Benedetto.


Serv.re Obb.mo
And.a Arrighetti.



2426..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].
Arcetri, 26 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 161-162. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

La sua lettera scritta alli 10 di Febbraio mi fu resa alli 22 del medesimo, et in questo tempo credo sicuramente che V. S. haver ricevuta un'altra mia, insieme con una del nostro B. Padre confessoro, per le quali haver inteso qualche particolare circa a quello che desiderava; e vedendo io che ancora non compariscano lettere che ne diano avviso dell'arrivo suo a Roma (le quali pu V. S. giudicare con quanto desiderio, da me in particolare, siano aspettate), torno a scriverle, s perch ella sappia con quanta ansiet io viva mentre le sto aspettando, et anco per mandarle la inclusa polizza, la quale da un giovane fu, 4 o 5 giorni sono, portata qui a casa di V. S. e pigliata dal Sig.r Francesco Rondinelli, et egli, dandomela, mi consigli a dar sodisfazione senza aspettare qualche peggior affronto dal creditore, dicendomi non potersi trasgredire in alcuna maniera a questo comandamento, et offerendosi egli medesimo a trattar questo negozio. Io stamattina gl'ho consegnati li 6 scudi, quali non vuol altrimenti pagar a Vincenzio(81), ma depositarli l in Magistrato, fino che da V. S. verr avvisato quel tanto che si deva fare.  in vero il S.r Francesco persona molto grata e discreta, e non finisce mai di esagerare l'obligo che tiene a V. S. per questa habilit che ha della sua casa. Dalla Piera intendo che egli usa a lei et a Gioseppe molta amorevolezza pur di cose mangiative; et io nel resto supplisco a i loro bisogni, conforme all'ordine di V. S. Il ragazzo mi dice che questa Pasqua haver bisogno di scarpe e calze, le quali fo disegno di fargli di filaticcio grosso o vero di stame. Dalla Piera intendo che V. S. pi volte gl'ha detto che vuol far venire una balla di lino, onde per questo mi sono ritirata dal comprarne qualche poco e fargli principiar una tela di panno grosso per la cucina, s come havevo dissegnato di fare; e non lo far se da V. S. non mi verr ordinato altro.
Le vite dell'orto si accomoderanno adesso che la luna  a proposito, per mano del padre di Gioseppe, il quale intendo che  suffiziente, et anco il S.r Rondinelli vi assister. La lattuga intendo che  assai bella, et ho commesso a Gioseppe che ne porti a vendere avanti che sia guasta da altri. Di 70 melangole che si venderono, se n'hebbe 4 lire, pago assai ragionevole, per quanto intendo, essendo un frutto di poca utilit. Le malarance si venderono 14 crazie il cento, e furono 200.
Di quella botte di vino che V. S. lasci manomessa, il S.r Rondinelli ne piglia ogni sera un poco per s, et in tanto fa anco benefizio al vino, il quale intendo che si mantiene bonissimo. Quel poco del vecchio l'ho fatto cavare ne i fiaschi, e detto alla Piera che se lo bevino quando haveranno finita la loro botticella, gi che noi fino a qui, havendolo havuto dal convento assai ragionevole et essendo sane, ne haviamo tolto poco.
Continuo a dar il giulio ogni sabato, alla Brigida; e veramente che stimo questa una elemosina molto ben data, essendo ella oltremodo bisognosa e molto buona figliuola.
Suor Luisa, la Dio grazia, sta alquanto meglio, e si va ancora trattenendo in purga; et havendo, per l'ultima lettera di V. S., compreso quanto pensiero ella si pigli del suo male per l'affetto che gli porta, la ringrazia infinitamente, e gi che V. S. si dichiara unita meco nell'amarla, ella all'incontro pretende di star al paragone, n di un punto vuol cedergli, poi che l'affetto suo procede dall'istessa causa, che sono io; onde mi glorio e pregio di questa cos graziosa contesa, e pi chiaramente scorgo la grandezza dell'amore che ambe due mi portano, poi che  cos soprabbondante che arriva a scambievolmente dilatarsi fra quelle due persone da me sopra ogn'altra cosa mortale amate e reverite.
Domani saranno 15 giorni che mor la nostra Suor Virginia Canigiani, la quale stava assai grave quando scrissi ultimamente a V. S.: et in questo tempo si  ammalata di febbre maligna Suor M.a Grazia del Pace, che  la pi antica di quelle tre monache che suonano l'organo e maestra delle Squarcialupe, monaca veramente pacifica e buona; et essendo stata fatta spacciata dal medico, siamo tutte sottosopra, dolendoci grandemente questa perdita.
Questo  quanto per adesso mi occorre dirgli, e subito che haver sue lettere (che pur dovrebbono a quest'hora esser a Pisa, ove si ritrovano i SS.ri Bocchineri), scriver di nuovo. In tanto di tutto cuore a lei mi raccomando, insieme con le solite e nominatamente S.r Arcangiola, il Sig.r Rondinelli et il Sig.r medico Ronconi(82), il quale ogni volta che vien qui mi fa grand'instanza di haver nuove di lei. Il Signor Iddio la conservi e feliciti sempre.

Di S. Matteo, li 26 di Febb.o 1632(83).
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste Galilei.

In questo punto essendo tornato da Firenze il S.r Rondinelli, mi ha detto haver parlato al Cancelliere dei Consiglieri, et haver inteso esser necessario pagar li 6 scudi a Vincenzio Landucci e non altrimenti depositarli, e tanto si esequir; se bene io mi ci sono resa alquanto difficilmente, per non haver havuta commissione alcuna da V. S. di questo particolare.



2427.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].
Roma, 27 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 129. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.re mio Oss.mo

Il Sig.r Galilei si trova tuttavia in questa casa, senza esserli stato detto pi di quel che avvisai a V. S. Ill.ma con le passate. Io in tanto non ho lasciato di raccomandarlo nella maniera che permette la qualit del Tribunal del S. Offizio, rappresentando la sua prontezza nell'ubbidire, nel voler dare ogni gusto e satisfatione, et il riguardo che pur merita la sua et et le sue indispositioni; e bench io non possa dir precisamente in che grado si trovi la sua causa, n quel che sia per succedere, tuttavia, da quel che raccolgo, la maggior difficolt deve consistere nel pretendersi da questi Signori che sin dall'anno 1616 le fusse fatto un precetto, che non disputasse n discorresse di questa opinione: nondimeno egli dice che il comandamento non stia in questa forma, ma s bene che non la tenga o difenda, supponendo d'haver modo da giustificarsene, non havendo col suo libro mostrato di tenerla n di difenderla, come n anche determinata cos'alcuna, rappresentando solamente le ragioni hinc inde; le altre cose par che siano di minor consideratione, o pi facili anco da uscirne. Tuttavia, perch in questo paese bene spesso le cose riescono molto diverse da'presupposti, converr credere all'evento; non mancando chi dubiti, che difficilmente habbia a scansar d'esser ritenuto al S. Offizio, bench si proceda seco sin adesso con molta amorevolezza e placidit: e di quel che seguir, ne dar avviso a V. S. Ill.ma, alla quale in tanto bacio le mani.

Roma, 27 Feb.o 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2428.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].
Roma, 27 febbraio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 133-135. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Esplicai hiermattina a S. S.t tutti i concetti della cifra di V. S. Ill.ma a proposito dell'unione che potrebbe farsi in questi tempi contro al Gran Turco....
Le diedi parte dell'arrivo del S.r Galileo, soggiungendo di sperare che S. S.t fusse per restar persuasa della sua devotissima reverente osservanza verso le cose ecclesiastiche, e particolarmente nella materia che si tratta; perch, essendo venuto animatissimo e risoluto di sottoporsi interamente al suo savio giudizio et al prudentissimo parere della Congregazione, haveva edificato e consolato me medesimo ancora. Mi rispose S. S.t d'havergli fatto un piacer singulare e non pi usato con altri, in contentarsi che potesse trattenersi in questa casa in vece del S.to Offizio, e d'haver proceduto con questa dolcezza perch  servitore accetto del Padron Ser.mo e non per altro, perch in riguardo della stima dovuta a S. A. haveva voluto privilegiarlo et habilitarlo; poich un Cavaliere di casa Gonzaga, figliuolo di Ferdinando, non solamente fu messo in una lettiga, accompagnato e guardato sin a Roma, ma condotto in Castello e tenuto quivi molto tempo sino all'ultimo della causa. Mostrai di conoscer la qualit del favore, e ne resi grazie humilmente a S. B.ne; e poi la supplicai di dar ordine della spedittione, perch, come tanto vecchio et anche mal sano, potesse quanto prima ridursi in patria. Mi replic che le cose del S.to Offizio procedevano ordinariamente con qualche lunghezza, et di non saper veramente se si fusse possuto sperarne cos presto spedittione, perch tuttavia s'andava fabbricando il processo, il qual non era per ancora finito. Poi pass a dirmi ch'in somma era stato mal consigliato a dar fuori queste sue opinioni, e che era stata una certa Ciampolata cos fatta, perch se bene si dichiara di voler trattar hipotheticamente del moto della terra, che nondimeno, in referirne gli argumenti, ne parlava e ne discorreva poi assertivamente e concludentemente, et ch'anche haveva contravenuto all'ordine datoli nel 1616 dal S.r Card.l Bellarminio, d'ordine della Congregazione dell'Indice(84). Io replicai in difesa di lui tutto quel che mi sovvenne havermi egli espresso e significato in questi et altri propositi; ma come la materia  gelosa e fastidiosa, e S. S.t ha fatta impressione che la dottrina del S.r Galileo sia cattiva e che egli anche la creda, v' da fare; e quand'anche qui restassero appagati delle sue risposte, non vorranno apparir d'haver n meno fatta una carriera, doppo una apparenza cos pubblica d'haverlo fatto venir a Roma.
Lo raccomandai efficacemente alla protettione del S.r Card.l Barberino(85) tanto pi volentieri, quanto che mi parve di trovar S. S.t manco esasperata del solito; e S. Em.za rispose che le voleva bene e lo stimava per huomo singulare, ma che questa materia  assai delicata, potendosi introdurre qualche dogma fantastico nel mondo e particolarmente in Firenze, dov'io sapevo che gl'ingegni erano assai sottili e curiosi, massime che egli referisce molto pi validamente quel che fa per la parte del moto della terra che quel che si pu addurre per l'altra: et ben ch'io dicesse che la qualit del negozio forse portava cos, et che egli non vi haveva colpa all'hora, mi rispose ch'io sapevo pure che egli metteva raramente in carta, e sapeva esprimere esquisitamente, e maravigliosamente ancora persuadere, quel che voleva. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, 27 Febb.o 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2429.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].
Roma, 27 febbraio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). - Autografa.

Ill.mo S.r mio Oss.mo

Mandai una lettiga al Ponte a Centino al S.r Galilei, come mi ricerc per sua lettera, che  stata pagata dal mio Maestro di Casa a tanto il giorno in S.di trentasei moneta, per haverlo aspettato quivi alcuni giorni; e perch'io non so se io deva dar debito della spesa a lui o al Padron Ser.mo, prego V. S. Ill.ma d'ordinarmi quel ch'io debba in ci fare. La lettiga ch'hebbe di Corte non potette passar il confine, et egli la rimand a Firenze. Mentre intanto a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, 27 di Feb.o 1633 a Nat.e
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2430..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Livorno], 3 marzo 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Mi dispiace di vedere che la causa del S.r Galilei sia per andare in lungo, se bene  gran consolazione per lui che sia lasciato stare in casa di V. E.; la quale potr mettere a conto suo la spesa della lettiga, perch la casa di S. A. non pu hoggi usare i termini soliti della sua liberalit. Et a V. E. etc.



2431..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Livorno, 4 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 137. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

Al S.r Amb.re Nicc.ni
4 Marzo 1633, in Livorno.

Il Gran Duca N. S. ha havuto tanto gusto della habilit insolita che S. S.t si degna di concedere al S.r Galilei col permettere che, senza esser messo prigione, sia lasciato stare in casa di V. E. ritirato, in riguardo dell'essere servitore accetto dell'A. S., che vuole che ella ne renda quanto prima infinite grazie a S. B.ne come di honore sommamente stimato da S. A., cominciando intanto a pagar questo debito con l'Em.mo S.r Card.le Barberino. Et se hora la S.t S. restasse servita che questa grazia ricevesse il suo intero complimento con la prestezza della speditione, S. A. ne rimarrebbe estremamente favorita et allegrissima. Per anche di questo V. E. far nuove supplicationi et instanze in nome dell'A. S. Et le bacio etc.



2432.

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Livorno].
Roma, 5 marzo 1633.

Museo Britannico in Londra. Egerton Mss. 48, car. 32. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Ricevei con la gratissima di V. S.(86) quella del Ser.mo Padrone per l'Em.mo S. Car.le Bentivoglio(87), che si present subito; la quale se frutter (come spero) conforme all'altra per il S. Car.le Scaglia(88), il guadagno sar grandissimo, mostrandosi questo cos bene affetto verso la persona mia, che pi non si pu desiderare. Quanto poi al resto del mio negozio, si va continuando con quella medesima taciturnit de i primi giorni. Vero  che quel poco che si pu andar penetrando va continuamente scoprendo, le imputazioni andarsi diminuendo, et alcune anco esser del tutto svanite per la troppo evidente loro vanit; il che si pu credere che arrechi alleggerimento all'altre che sussistono ancora in piede, onde spero che queste ancora siano per terminarsi nel medesimo modo: n altrimenti convien credere, se la verit deve finalmente restar superiore alla falsit.
Con questa viene una del Padre Vicario Generale dei Cappuccini, in risposta di quella dell'Emin.mo S. Card.le Medici(89). Io non ho potuto vedere il detto Padre Generale, et il S. Cav.re Buonamici(90) present esso la detta lettera, insieme con l'altra per il compagno; n esso per ancora ha potuto penetrare cosa veruna, ancor che non resti, per sua estrema benignit, d'invigilare con ogni sollecitudine ne'miei affari, obbligandomi ogni giorno pi: come anco resto con molt'obbligo al S. Lagi(91) per l'intercessione del S.Alessandro(92), il quale V. S. saluter in mio nome, scusandomi se, per non havere a replicar l'istesse cose pi volte, non gli scrivo in proprio.
Alli Ill.mi SS.ri Cont'Orso(93) e Bal Cioli mi ricordi servitore devotissimo, baciandogli con ogni affetto le mani, e supplicandogli a far penetrare alla mente del Ser.mo Padrone come io resto infinitamente obbligato alla somma sua benignit, e come, non potendo con altro mezo compensar le tante grazie che continuamente mi concede, fo che le mie figliuole monache si occupano in continue orazioni per ogni sua maggior felicit. Con che a V. S. bacio le mani.

Di Roma, li 5 di Marzo 1633.
Di V. S. molto I.
Obblig.mo Ser.re e Par.te
Galileo Gal.i



2433..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 5 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 163. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il Sig.r Mario Guiducci hiermattina mi mand fin qui per un suo servitore le lettere di V. S. Lessi con mio particolar contento quella ch'ella scrive al medesimo S.r Mario, e subito gliela rimandai. L'altra ho consegnata al Padre confessore, il quale credo che senz'altro gli risponder. Mi consolo, e sempre di nuovo ringrazio Dio benedetto, sentendo che il suo negozio fino a qui passi con tanta [...]te e silenzio, il quale in ultimo ne promette un felice e prospero successo, come ho sempre sperato con l'aiuto divino e per l'intercessioni della Madonna Santissima.
Credo che a quest'hora V. S. haver ricevuta l'ultima mia lettera; e da poi in qua le novit occorse sono: lo sborso delli 6 scudi, fatto dal S.r Francesco(94) in nome di V. S. a Vincenzio Landucci, il quale venne in persona a pigliarli; il buon progresso in sanit che va facendo Suor Luisa, essendo stata parecchi giorni senza sentir travaglio; la indisposizione di Suor Arcangiola da 10 giorni in qua, che travaglia con dolore eccessivo nella spalla e braccio sinistro, se bene con l'aiuto di alcune pillole e serviziali,  alquanto mitigato: et anco Gioseppe travaglia con il suo stomaco et enfiagione di milza, s che  convenuto fargli guastar quaresima; et il S.r Rondinelli ne tiene cura particolare. Di pi, la nostra Suor M.a Grazia organista, che avvisai a V. S. che stava grave, si mor, essendo di et di 58 o 60 anni; e tutte ne haviamo sentito gran travaglio. La Piera sta bene: le vite dell'orto sono accomodate: di lattuga venduta si  preso fino a qui un mezzo scudo.
Altro particolare non ho da dirle, se non che io tutto il giorno fo l'offizio di Marta, senza alcuna intermissione(95), e con questo me la passo assai bene di sanit; la quale participerei volentierissimo, anzi baratterei con l'indisposizione di V. S., acci ella restasse libera da quei dolori che la molestano. Sto aspettando l'ordine suo circa il dar altri danari al Landucci questo mese presente, perch non vorrei far errore, n che incorressimo in spese, come questa volta, di  6. 13. 4, che import la polizza che gli mandai. La lettera per la S.ra Ambasciatrice potr sigillarla, quando l'haver letta. E con questo di tutto cuore me le raccomando insieme con le solite.

Di S. Matteo, li 5 di Marzo 1632(96).

Sua Fig.la Aff.ma
S.r M.a Celes[..].

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2434.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 5 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 23. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Non mi poteva giugnere il pi caro avviso di quello che mi ha arrecato la lettera di V. S. Ecc.ma, parendomi che oramai non si debba pi temere che la sua persona sia molestata, e potendosi sperare che il libro non abbia da rimanere indifeso all'arbitrio di persone poco intendenti dell'argomento che tratta; e se dall'esito dell'altre persecuzioni che V. S. ha avuto si pu conietturare qualcosa dell'evento di questa, non si pu pronosticare altro fine che maggiore esaltazione e splendore della dottrina di V. S. e del suo nome. Piaccia al Signore Dio che il tutto sortisca bene, ad onore della verit e confusione delle fallacie e delle bugie.
Ho participato la sua lettera agli amici, come ancora alla R.da Suor Maria Celeste, alla quale la mandai subito insieme con la sua propria, et oggi mi ha mandato le alligate, acci li dessi ricapito, come fo inviandole sotto coperta della S.ra mia sorella(97). L'Emin.mo S.r Card.le Capponi(98)  invaghito straordinariamente del libro di V. S., e si  tirato per qualche settimana in casa il S.r Dino Peri per potere intendere pi particolarmente quella dottrina.
Mi dispiace che le sue solite doglie sieno tornate a travagliarla s fieramente, come mi scrive. Ma se il non fare esercizio  la cagione di questo, V. S. arebbe a transferirsi alla Trinit de'Monti, a fare esercizio, dove goderebbe anche dell'aria, che pure dovr cominciare a rintepidire.
Al P. Abate Don Benedetto mi ricordi devotissimo e obbligatissimo servitore, con dire di pi che professo di aggiugnere all'altre grandissime obbligazioni che tengo a S. P.t molto R.da tutto quello che ora fa, come mi immagino, con ogni caldezza in servizio di V. S.; e se bene V. S. non ha bisogno, negli ofizi di gratitudine, di chi entri seco a parte del debito, tuttavia non posso fare di non reputare fatto in persona mia quanto viene impiegato per lei. Gli amici comuni insieme meco la riveriscono, come ancora il P. Abate; e per fine le prego dal Signore Dio sanit e lunga vita e ogni bene.

Di Firenze, 5 di Marzo 1632(99).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.



2435..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].
Roma, 6 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 139. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Del Sig.r Galilei non posso dir a V. S. Ill.ma pi dello scritto con le passate, se non che vo procurando, se sar possibile, che li sia permesso di poter qualche volta transferirsi al giardino della Trinit per poter far un poco d'esercizio, gi che li  di molto nocumento lo star sempre in casa; ma per ancora non m' stata data risposta alcuna, n so quel che ce ne possiamo sperare....



2436..

LUCA HOLSTEIN a NICCOL FABRI di PEIRESC [in Aix].
Roma, 7 marzo 1633.

Da LUCAE HOLSTENII Eputolae ad diversos, quas ex editis et ineditis codicibus collegit atque illustravit IO. FRANC. BOISSONADE ecc. Parisiis, in bibliopolio graeco-latino-germanico, MDCCCXVII, pag. 254.

.... Vidi Gualterii Observationes(100) ad Lansbergii [Uranometriam], et quantum potui Eminentissimo Cardinali nostro(101) commendavi. Ibi tum utilissima se obtulit occasio, ut de eiusdem Lansbergii libro de motu terrae(102) agerem. Sed haec quoque causa vehementi praeiudicio iam damnata est, praesertim cum divinum illud Galilaei opus eodem tempore in lucem prodiret. Auctor, Florentia evocatus, media hieme ad Urbem venit, ut S. Inquisitionis Officio se sisteret, ubi nunc in vinculis detinetur. Longum foret, causam concepti adversus optimum senem odii commemorare. Id profecto nemo sine indignatione vidit, deputatos fuisse qui de libro Galilaei et de tota hac Pythagorea sive Coperniciana sententia cognoscerent, homines plane [amsus; cum] tamen praecipue de Ecclesiae auctoritate hic agatur, quae minus recto iudicio vehementer labefactabitur. Ego sedulo illos moneo, ut cogitent primos auctores summos fuisse mathematicos, et qui excellenti prae caeteris studio in veritatis disquisitionem incubuerunt; tum qui nostro saeculo eam doctrinam in lucem revocarunt, eruditionis laude quam proxime ad veteres accessisse. Nam Galilaeum livor et invidia opprimit eorom qui solum illum sibi obstare existimant, quominus summi mathematici habeantur; nam omnis haec tempestas ex odio particulari unius monachi orta creditur, quem Galilaeus pro mathematicorum principe agnoscere noluit. Is nunc est Sancti Officii Commissarius(103). Sed mirum quo me scribendi impetus abripiat....



2437.

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Livorno].
Roma, 12 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 90. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Continua per ancora l'istesso silenzio, il quale dovr pure una volta rompersi, e forse in breve, per quanto mi dice l'Ecc.mo S. Ambasciatore haver ritratto stamattina da S. S.t nel leggergli la lettera(104) scrittagli dall'Ill.mo S. Bal, d'ordine di S. A. S., in raccomandazione della mia spedizione. Scrivo al S. Bal, supplicando sua Sig.a Ill.ma a render grazie al Ser.mo Padrone del favore fattomi(105).
Il Sig.r Cav.r Buonamici  alquanto indisposto, e pur questa mattina ha mandato da me per una presa delle mie pillole: si trattiene in casa di Mons.r Motmanno, Auditor di Ruota; et intendo che  qua per alcuni negozii del Duca di Neoburgo(106), suo padrone. Della sua spedizione e ritorno in cost non posso dir niente a V. S.; ma si pu credere che non sia per esser cos presto, attenendo uno de i detti negozii al S.to Offizio, le spedizioni del quale par che siano comunemente assai tarde.
Questo  quanto V. S. pu ricevere da uno che non va molto attorno. A V. S. et al Sig.re Alessandro(107) affettuosamente bacio le mani e prego felicit.

Di Roma, li 12 di Marzo 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Obblig.mo Ser.re e Par.te
Galileo Galilei.



2438.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Livorno].
Roma, 12 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 91. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Ho veduta la lettera(108) scritta da V. S. Ill.ma, d'ordine del S. G. D. nostro Signore, qua all'Ecc.mo S. Ambasciatore in raccomandazione a S. S.t per la spedizione della mia causa; la quale S. Ecc.za ha letta questa mattina alla medesima S.t, e ritrattone quello che V. S. Ill.[ma] pi particolarmente dover intendere dalla risposta(109) di S. Ecc.za Io conosco la continuazione del benigno affetto di S. A. S.ma verso la persona mia e la multiplicazione degl'obblighi miei, d'infinito intervallo superiore alla mia possibilit del poterne rendere ricompensa alcuna, salvo che di nude parole, ma ben piene di reverente et humilissimo affetto in ringraziamento di un tanto favore in un tanto mio bisogno.
Supplico V. S. Ill.ma a rappresentare a cotesta A. S.ma la mia confessione di tanti obblighi et il rendimento di grazie, dandogli con la sua voce quella forza e vivezza, che io per me stesso non saprei n potrei dargli, con baciargli appresso humilissimamente la veste; et a V. S. Ill.ma confermandogli la mia devotissima servit, reverentemente m'inchino e prego da Dio il colmo di felicit.

Di Roma, li 12 di Marzo 1633.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2439..

ANDREA ARRIGHETTI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 12 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 198. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron Col.mo

V. S. non si stanca mai di farmi grazie et accrescere il cumolo del'obbligazioni che le professo, come segue particularmente adesso con il darmi avviso di sua salute e del buon principio de'suoi negozii, mediante il quale con gran ragione se ne pu sperare ottimo evento, e che con somma sua laude sia in fine per restar giustificata in conspetto di tutto il mondo la sua sincerit, e scoperta la malignit e ignoranza de'suoi avversarii. Tutta la conversazione le rende grazie di cos buone nuove; e stia sicura che da ciascuno de'suoi amici e servitori si stanno aspettando le sua lettere come si aspettano le cose pi care, e da me pi d'ogn'altro, come pi di tutti suo obbligatissimo.
Il S.r Gabbriello(110) la ringrazia del'avviso, e la risaluta per mille volte. Recapitai l'alligata per S. M.a Celeste, e penso che con questa sar la sua risposta. L'Emin.mo S.r Card.le Capponi dette una scorsa a'suoi Dialoghi con estremo suo gusto; et avendo S. Em.za curiosit di rivederli in compagnia di qualcuno che potesse sopirli quelle difficult che poteva apportarli il non essere a bastanza impossessato della geometria, se li propose il nostro S.r Dino(111), quale stando del continuo a Montui(112), lo va adesso servendo in questa occasione con estremo gusto e maraviglia di S.a Em.za
La prego a tornare centuplicate raccomandazioni al Rev.mo Padre D. Benedetto, dicendoli che se bene il rispetto di non l'infastidire ha potuto raffrenare cos lungamente la mia penna, da'dovuti ossequii, non ha per potuto raffreddare il desiderio che tengo di servire a sua Paternit, e che gli sono pi servitore che mai. Del resto confermo a V. S. la mia osservanza, mentre co 'l fine le sto pregando dal Cielo ogni desiderabile felicit.

Fiorenza, 12 Marzo 1632(113).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Serv.re Obb.mo
And.a Arrighetti.



2440.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Livorno, 12 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 129. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Tengo la lettera di V. S. de'(114) 5. Mi rallegro et mi consolo che le cose sue piglino sempre maggiore speranza di buon esito, et ho gusto che dal S.r Cav.re Buonamici e dal S.r Lagi(115) ella sia assistita et servita. Alli SS.ri Conte Orso et Bal Cioli ho detto quanto V. S. mi ha imposto; et con gusto anche di S. A. si intende che il male non habbia da essere di quella qualit che veniva minacciato, mentre la verit, come V. S. dice, deve havere il suo luogo. Le ribaciano le mani, et aspettano altre nuove di lei et di sentire il frutto del ringraziamento che haver fatto il S.r Ambasciatore a S. St et al S.r Card.le Barberino(116).
Mando la detta lettera di V. S. a D. Carlo(117) questo giorno, acci la partecipi alle Monache et la mandi a Poppi(118); et unitamente con Alessandro bacio le mani a V. S.
Domani partir la galeazza: Dio le dia buona fortuna. Luned andremo a Pisa, et fatto Pasqua torneremo qua a veder partire le galere, et poi daremo volta a Firenze.

Di Livorno, 12 Marzo 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Par.te et Ser.re
Geri Bocchineri.



2441..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 12 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 164. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'ultima sua lettera, mandatami dal S.r Andrea Arrighetti, mi ha aportato gran consolazione, s per sentire che ella si va mantenendo in buon grado di sanit, come anco perch per quella vengo maggiormente certificata del felice esito del suo negozio, ch tale me l'hanno fatto prevedere il desiderio e l'amore: ch se ben veggo che, passando le cose in questa maniera, si andr prolungando il tempo del suo ritorno, reputo non dimeno a gran ventura il restar priva delle mie proprie sodisfazioni per una occasione la quale habbia da ridondare in benefizio e reputazione della sua persona, amata da me pi che me stessa; e tanto pi m'acquieto, quanto che son certa che ella riceve ogni honore e comodit desiderabile da cotesti Ecc.mi Signori et in particolare dall'Ecc.ma mia Signora e Padrona, la visita della quale, se havessimo grazia Suor Arcangiola et io di ricevere, certo che sarebbe favore segnalato et a noi tanto grato quanto V. S. pu immaginarsi, ch io non lo so esplicare. Quanto al procurar che ella vedesse una comedia, non posso dir niente, perch bisognerebbe governarsi secondo il tempo nel quale ella venissi, se bene io veramente crederei che stessimo pi in salvo lasciandola in quella buona credenza in ch'ella deve ritrovarsi mediante le parole di V. S., gi che ella si mostra desiderosa di sentirci recitare. Similmente la venuta del P. D. Benedetto ci sar gratissima, per esser egli persona insignie e tanto affezionata a V. S. Gli render dupplicate le salute per nostra parte, e mi far anco grazia di darmi qualche nuova della Anna Maria(119), la quale V. S. esaltava tanto l'altra volta che torn di cost, perch io fino all'hora me gl'affezionai, sentendo il suo merito e valore.
S.r Arcangiola sta alquanto meglio, ma non bene affatto, del suo braccio; e S.r Luisa sta ragionevolmente bene, ma per con grande osservanza di vita regolata. Io sto bene, perch ho l'animo quieto e tranquillo; e sto in continuo moto, eccetto per le 7 hore della notte, le quali io mando male in un sonno solo, poi che questo mio capaccio cos umido non ne vuol manco un tantino. Non lascio per questo di sodisfare il pi ch'io posso al debito che ho con lei dell'orazione, pregando Dio benedetto che principalmente le conceda la salute dell'anima, et anco le altre grazie che ella maggiormente desidera.
Non dir altro per ora, se non che habbia pazienza se troppo la tengo a tedio, pensando che io ristringo in questa carta tutto quello ch'io gli cicalerei in una settimana. La saluto con tutto l'affetto, insieme con le solite; et il simile fa il S.r Rondinelli.

Di S. Matteo in Arcetri, li 12 di Marzo 1632(120).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2442..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Livorno], 12 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss Gal., P. I, T. II, car. 141. - Minuta non autografa.

.... Del S.r Galilei S. A. intender sempre volentieri le migliori nuove, che par che si possino sperare.
E questo basti a V. E. intorno alle sue de'6(121)....



2443.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Livorno].
Roma, 13 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 143-146. - Autografa la sottoscrizione,

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Cominciai questa mattina il mio ragionamento con Sua Santit dall'offitio di rendimento di gratie, impostomi(122) da V. S. Ill.ma di passare, per l'habilit conceduta al Signor Galilei di starsene in questa casa in vece di quella del Santo Offitio, supplicandola insieme della speditione con quelle pi acconcie parole che io seppi. Ma da S. S.t mi fu risposto d'haver fatto volentieri questa dimostratione per honor di S. A., ma di non creder gi che si sia per poter far di meno di non lo chiamar poi al S. Offitio, quando s'havr a esaminare, perch cos  il solito e non pu farsi di meno. Io le replicai di sperare che la S.t S. fusse per raddoppiare l'obbligatione imposta a S. A. con dispensarlo anche da questo: ma mi fu risposto di creder che non si potr far di meno. Io tornai a soggiungere che l'et sua grave, la poca salute et la prontezza in sottoporsi a ogni censura, lo potevan rendere meritevole d'ogni favore: ma mi disse di nuovo di creder in somma che non si potr far di meno, et che Iddio li perdoni a entrar in queste materie, tornando a dire che si tratta di dottrine nuove e della Scrittura Sacra, e che la meglio di tutte  quella d'andar con la comune, e che Dio aiuti anch'il Ciampoli una volta con queste nuove opinioni, perch anch'egli vi ha humore et  amico di nuova filosofia; che il Signor Galileo  stato suo amico, et hanno insieme trattato e magnato pi volte domesticamente, e dispiacerli d'haverlo a disgustare, ma trattarsi d'interesse della fede e della religione. Mi parve d'andar soggiungendo che egli facilmente, se sar udito, dar ogni satisfatione, con quella reverenza per che  dovuta al Santo Uffitio; ma mi rispose che a suo tempo sar esaminato, ma che v' un argumento al quale non hanno mai saputo rispondere, che  quello che Iddio  omnipotente e pu far ogni cosa; se  omnipotente, perch vogliamo necessitarlo? Io dicevo di non saper parlare di queste materie, ma di parermi d'haver udito dire al medesimo Signor Galilei, prima, che egli non teneva per vera l'opinione del moto della terra, ma che s come Iddio poteva far il mondo in mille modi, cos non si poteva negar n meno che non l'havessi possuto far anche in questo. Ma riscaldandosi mi rispose che non si doveva impor necessit a Dio benedetto: et io, vedendolo entrare in escandescenza, non volsi mettermi a disputar di quel che non sapevo et apportarle disgusto con pregiuditio del Sig.r Galilei; ma soggiunsi che egli in somma era qui per ubbidire, per cancellare o retrattare tutto quel che le potesse esser rimostrato esser servitio della religione, e che io non sapevo di questa scienza, n volevo, col parlarne, dir qualche eresia; e mettendola in canzona, col sospetto di poter anch'io offendere il S. Offitio, passai in altro negotio. Ben la supplicai di compatirlo e di farlo degno della sua grazia, particolarmente col restar servita d'andar considerando se havesse potuto habilitarlo a non uscir di questa casa; ma torn a dirmi che le farebbe dare certe stanze nominatamente, che sono le migliori e le pi commode di questo luogo: et io mi dichiarai che ne darei conto a S. A., per tornar anche di nuovo a supplicarla, se cos m'havesse ella imposto.
Tornando a casa, ho conto in parte al medesimo Sig.r Galilei di quel che havevo ragionato col Papa, ma non gl'ho gi detto per ancora che si pensi a chiamarlo al S. Offitio, perch ero sicuro di darle un gran travaglio e di farlo vivere inquieto sino a quel tempo, massime che non si pu saper per ancora quanto siano per stare a volerlo, perch il Papa m'ha risposto, quanto alla speditione, di non saper per ancora quel che se ne possa sperare, e che si far quel che si potr; ancorch il Commissario del S. Offitio rimostrasse al mio secretario pochi giorni sono, che si trattava di spedirlo quanto prima. Ma a me non piace l'impressione non punto diminuita in Sua Beatitudine. Et le bacio le mani.

Roma, 13 di Marzo 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2444..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Pisa,] 17 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 147. - Minuta non autografa.

Al S.r Amb.re Niccolini.
17 di Marzo 1633.

A quel che pi importa del contenuto delle lettere di V. E. de'13 io rispondo a parte, bastandomi accennarle nel resto che S. A. le sent hiersera tutte con estraordinaria attenzione....
In proposito del Sig.r Galilei, l'offizio che V. E. ne ha ri[nnov]ato con S. Beatitud.ne(123)  parso a S. A. tanto ardente, che si  maravigliata che S. S.t non se ne alterasse anche pi di quello che V. E. rappresenta; onde si vede che ricordandosi S. Santit della familiarit che haveva prima seco il Sig.r Galilei, non lascia di compatirlo. Ma se egli habbia da essere esaminato, non pare che si possa sfuggire ch'egli non comparisca dinanzi al Tribunale del Santo Offizio; et se almeno, andandovi il giorno, potesse tornarsene la sera a casa in riguardo della sua et et non intera salute, si salverebbe forse in questa maniera dal danno che gli potrebbe fare il travaglio et il disagio della prigionia. Per questa sola replica potr aggiugnere V. E. all'altre gagliardamente fatte a favore di lui; et piaccia a Dio che resti consolato....



2445.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Pisa].
Roma, 19 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 92. - Autografa.

Ill. mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Continua meco l'istessa taciturnit, n altro si pu penetrare se non quello che in termini assai generali vien raccolto dall'Ecc.mo Sig.re Ambasciatore e datone conto cost. Con una simile generalit viene anco penetrato, o per meglio dire subodorato, dal mio indefesso procuratore D. Benedetto Castelli, un miglioramento di speranze, cagionato principalmente dalle lettere del Ser.mo Padrone; onde si conclude (come anco intenderanno dal medesimo S. Ambasciatore) che sarebbe molto profittevole che l'istesso offizio fusse passato con li altri Eminentissimi del S.to Tribunale, atteso che quelli con i quali si  fatto l'havranno di obbligo referito in Congregazione.
Supplico pertanto V. S. Ill.ma, che alle intercessioni dell'Ecc.mo S. Ambasciatore vogli aggiugner le sue per impetrar tal grazia dal Ser.mo Padrone, della quale con ogni humilt lo supplico, assicurando S. A. S. che ne ricever da Dio quel guiderdone che meritano i protettori dell'innocenzia. Inchino con ogni humilt la Ser.ma Al.za, et a V. S. Ill.ma con la debita reverenza bacio la mano, pregandogli da Dio l'intera felicit.

Di Roma, li 19 di Marzo 1633.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2446..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 19 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 166. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il Sig.r Mario(124) con la solita sua gentilezza mi mand iermattina le lettere di V. S. Ho recapitate le due incluse a chi andavano; e la ringrazio dell'avvertimento che mi d dell'errore da me commesso nella lettera della Sig.ra Ambasciatrice, della qualle tengo una cortesissima lettera in risposta alla mia: e fra l'altre cose mi dice ch'io persuada V. S. a proceder con pi libert in cotesta casa, e con quella sicurt che farebbe nella sua propria, e si dimostra molto ansiosa delle sue comodit e sodisfazioni. Io gli riscrivo, domandandole il favore che V. S. vedr: se gli par ben fatto il presentarla, l'havr caro; se no, me n'apporto al suo parere. Ma veramente, o per mezzo della medesima S.ra Ambasciatrice o di V. S., havr[..] caro di ottener questa grazia; s come da V. S. desidererei un regalo al suo ritorno, il quale pur spero che non deva andar molto in lungo. Mi persuado che cost sia copia di buone pitture; onde io desidererei che V. S. mi portassi un quadretto di grandezza quanto questa carta qui inclusa(125), di questi che si serrano a uso di libriccino, con due figure una delle quali vorrei che fossi un Ecce Homo e l'altra una Madonna; ma vorrei che fossino pietosi e devoti al possibile. Non importer gi che vi sia altro adornamento che una semplice cornice, desiderandolo io per tenerlo sempre appresso di me.
Credo senz'altro che il S. Rondinelli scriva a V. S.; onde sar bene ch'ella nella risposta gli dimostri gratitudine per le amorevolezze che ci ha usate di quando in quando in questa quaresima, e particolarmente perch hieri fu qua a desinare e volse che ancor noi due v'intervenissimo, acci si passassi quel giorno allegramente, principalmente per amor di Suor Arcangiola, la quale, per grazia di Dio, va migliorando del suo braccio.  ben vero che, per esser da parecchi giorni in qua sopraggiunto un catarro nelle reni a Suor Oretta, e non potendosi esercitare, tocca a me in gran parte il pensiero dell'offizio di Provveditora; e per questo e per altre mie faccende essendomi ridotta a scriver a mezza notte, et assalendomi il sonno, temo di non scriver qualche sproposito.Godo in estremo di sentir che V. S. si conservi in buona sanit, e prego Dio benedetto che la conservi. La saluto per parte di tutte le amiche et anco in nome del Sig.r Ronconi(126), il quale spesso con grande instanza mi domanda di V. S.

Di S. Matteo in Arcetri, li 19 Marzo 1632(127).
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2447..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 19 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 24. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Sento con molto gusto dalla gratissima di V. S. la continuazione del suo esser lasciato stare, e una certa quasi sicurezza che cos debba succedere anche per l'avvenire, come anche mi aveva dato avviso il S.r Giovanni Rinuccini nel suo ritorno di cost. Mi rallegro ancora che quell'Eminentiss.o Signore(128), che ella non nomina, si sia messo a vedere con diligenza, e con l'aiuto del P. Abate D. Benedetto, i suoi Dialoghi, e che ne abbia fatto concetto se non contrario interamente, almeno molto diverso e lontano da quello che s'era formato prima; e tanto pi me ne rallegro, poich avendomi il S.r Giovanni Rinuccini dichiarata la persona, son sicuro che pu giovare quanto qualsivoglia altro alla causa e alla verit. Il S.r Card.le Capponi, come le scrissi con altra(129),  invaghito fuor di modo della sua dottrina; et avendo letta quella scrittura di V. S. scritta gi a Madama Ser.ma(130), rimase appagatissimo che l'opinione del Copernico non sia erronea; e poi ha tanto gusto ne'Dialoghi, che sente disgusto di non potere intendere perfettamente le dimostrazioni che vi sono, e se il farsi da capo alle matematiche non fosse cosa lunga e alle sue occupazioni molto contraria, non gli parrebbe fatica nessuna il mettersi a studiare Euclide. Con tutto ci l'ingegno suo  tale che apprende benissimo e presto tutto quello che studia, e l'assistenza del S.r Dino aiuta a supplire dove l'esser privo di geometria pu far difficult. Io ancora ci vo spesso, cos ricercato da S. E., alla quale per ora non mi pare che sia bene che V. S. scriva, per la poca sicurt che s'ha delle lettere che non capitino male. Torner luned in villa sua; e se scorger che sia bene che V. S. scriva a S. E., ne la avviser.
I PP. Arrighi e Stefani(131) la ringraziano della parte che d loro delle cose sue per mezzo mio, e mi dicono che hanno sempre ne'loro sacrifizi e orazioni raccomandata al Signore Dio questa causa, e cos continueranno. Piaccia a S. D. M.t concedere lume e volont a'Signori che hanno a determinare, di eseguire quello che  maggior gloria Sua e in esaltazione della verit.
Mi rallegro che ella stia bene di sanit: proccuri di conservarsi per potere illustrare ancora con altre sue opere le buone lettere e la salda filosofia.
Mi dimenticavo di dire che il S.r Card.le Capponi ha una gelosia grandissima del suo trattato del moto, e sempre mi domanda se quest'opera si  per perdere, quando cost fussero proibiti i Dialoghi. Io ho risposto a S. E. che non lo credo in modo nessuno, e che io farei ogni opera appresso di lei e di chi bisognasse, e mi impiegherei per quel poco che sapessi e potessi, acci non ri[mane]sse nelle tenebre: s che ancora da questo V. S. pu comprendere quanta stima faccia delle sue cose.
La ringrazio in nome di Giulio(132) e mio della congratulazione del figliuolo maschio, concedutoci dal Signore; e per fine pregandole dal Signore Dio felicissima la S.ta Pasqua con l'accompagnatura di ogni bene, le fo reverenza, pregandola a fare il medesimo ufizio in mio nome col P. Don Benedetto.

Di Firenze, 19 di Marzo 1632(133).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2448...

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.
Firenze, 19 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 167. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo

Nella partenza di V. S. E.ma mi ritrovai alla villa di mia figliola, e per questo effetto non la potei nell'ultima sua partenza reverire conforme al desiderio e debito mio, che ne sentii disgusto. Non potevo credere non essere una volta honorata di una sua lettera doppo arrivata cost; ma ho bene procurato havere nuove da varie persone, e con l'occasione della Santa Pascqua non posso n devo manchare di auguriarli dal Cielo le buone e Sante Feste per cento e mill'anni.
Havevo da raccontarli una bella azione seguita tra il Landucci(134) e suo padre(135); ma perch non so se questa mia si verr sicura nelle sue mani, la taccio: e favorischami di risposta, avisandomi come mi deva contenere in avviarli le lettere, ch desidererei pure tenere qualche volta nuova di V. S. E.ma, e quando pensa di tornare, ch ogn'hora ci paiono mill'anni. Le sue figliuole stanno bene e la salutano, et io credo che domani sar da loro; e con tal fine ricordandomeli obligatissima servitrice, li bacio la mano, e resti felice e di noi ricordevole.

Fir.e, li 19 Marzo 1 632(136).
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Dev.ma Serva e Parente
Maria Ted.i

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana, in
Roma.
In casa l'Ambasciatore del Ser.mo di Toscana.



2449.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Pisa].
Roma, 19 marzo 1633

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 149. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.

Del Sig.r Galilei non posso aggiungnere allo scritto con le passate, se non che giudicherei a proposito, che s come il Ser.mo Padrone ha scritto in sua raccomandazione a'Cardinali Bentivogli e Scaglia(137), cos si compiacesse di raccomandarlo ancora agl'altri Cardinali della Congregazione, che sono gl'infrascritti, acci s'inanimissero tanto pi a favorirlo, e sapendo che S. A. S, havesse scritto ad altri non le potesse cadere in concetto d'esser meno stimati o men confidenti delli altri. Tuttavia mi rimetto a quel che sar stimato meglio. In tanto hormai sin a fatto le Feste si pu credere che non le sar detto cos'alcuna; et per hora s'intende che il S.r Card.l Scaglia e Bentivogli camminano assai uniti in protegerlo e favorirlo. Et a V. S. Ill.ma fo reverenza.

Roma, 19 di Marzo 1633.
Di V. S. Ill.ma


S. Onofrio(138), Barberino(139), Borgia(140), Gessi(141), Ginnetti(142), S. Sisto(143), Verospi(144).


S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2450.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Pisa, 26 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 134. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io veramente vorrei che con V. S. si fusse cominciato a rompere il silenzio, perch se bene ne i primi giorni che li Cardinali vengono a Roma si chiude loro la bocca, si apre nondimeno loro poco appresso. Ma alla fine ci consoliamo con la buona salute che V. S. gode. Hieri comparsero le lettere di cost, et havendo S. A. inteso il desiderio et bisogno di V. S. di nuove lettere di favore per quelli altri SS.ri sette Cardinali, subito molto benignamente le ha ordinate; et cos tutta mattina ho lavorato in distenderle, et sono in forma di raccomandar la speditione etc., come V. S. mi ha accennato(145): et vedr di mandarle anche aperte, per instruttione di chi dover presentarle et accompagnarle. V. S. comandi se altro occorra.
Non mi sono nuovi li favori et le cortesie eccessive ch'ella riceve in casa del S.r Ambasciatore, perch alla benignit di S. E. et della S.ra Ambasciatrice non si pu arrivare; et io ne so parlare per esperienza.
Mando di mano in mano a Firenze alle Monachine le lettere di V. S. et poi al S.r Vincenzo, ancorch io creda ch'ella scriva anche a loro; et le baciamo le mani Alessandro et io, pregandola di darci qualche nuova del S.r Cav.re Buonamici, baciandoli le mani in nome nostro, con dirgli che in questa frettolosa speditione non habbiamo tempo di scrivergli n di domandargli come sta, perch tutto il tempo di questa mattina l'ho speso in servire V. S.

Di Pisa, 26 Marzo 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2451.

NICCOL CINI a GALILEO in Roma.
Firenze, 26 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 132. - Autografa.

Molto Ill. S.r e P.ron mio Oss.mo

Dalla lettera ch'io scrissi a V. S. la settimana passata, ella havr veduto per qual causa io facessi la diligenza che feci col Maestro della Posta: et ora replico (se ben le sue lettere mi son carissime) ch'io non intendo che ella s'affatichi a scrivermi, poi che quello che ella scrive al S.r Mario(146) o simili,  comune a tutti noi altri pi stretti suoi amici e servitori. Di quello che seguir cost, spero bene insieme con tutta la citt di Firenze; non di meno si nuota sott'acqua. Li so ben dire, e lo dico sinceramente e per sua consolazione, che qua si parla di lei con tanto affetto da tutti, che ella medesima non potrebbe desiderar pi; e finalmente la sua virt e 'l suo merito ha superato l'invidia, quanto il suo libro supera di vera dottrina ogn'altro libro. Qui in ogni congresso si parla di V. S. Mons.r Piccolomini, Arcivescovo di Siena, che venne di Siena alle Rose(147) per abboccarsi col S.r Pandolfini(148), segretario di ll. AA., residente a Milano, parl di lei marted passato con ammirazione e compassione insieme. Mons.r Venturi(149) mi referisce quello che fa il S.r Card.l Capponi col S.r Peri e S.r Mario(150). Io sento quello che si dice nella fioritissima conversazione de'SS.ri Riccardi e del S.r Orazio Rucellai, in casa del quale, per esser egli convalescente, va tutta la nobilt. E finalmente non ci  nessuno che non desiderasse col sangue medesimo di liberarla da coteste angustie e di vederla esaltata secondo il suo merito. Ogn'uno si rallegra che 'l S.r Card.l Scaglia legga il suo libro, e (quel che importa) con l'assistenza del Padre D. Benedetto; e si desidera in estremo (pensando che gli possa molto giovare) che S. Emin.za legga la lettera che V. S. scrisse gi a Madama Ser.ma(151): ma a questo gi ci havr pensato il Padre D. Benedetto medesimo. In effetto ogn'uno esclama: Legghasi il libro, leggasi il libro, e considerisi: ch nel resto si ha per sicuro che ella ne riporter la dovuta vittoria.
Empierei il foglio s'io volessi nominar tutti quelli che m'hanno commesso ch'io li baci le mani in nome loro; ma voglio che ella se lo imagini, e solo nominer Mons.r Venturi e 'l S.r Cav.r Orazio Rucellai e S.r Vincenzo Capponi, che me l'hanno comandato espressamente. Ma la verit  che ogn'uno la saluta e gl'augura felicit; di che non  piccolo o debole esordio il godere della soave conversazione di cotesti Ecc.mi SS.ri Ambasciatore e Ambasciatrice, a i quali desidero che mi ricordi obbligatissimo, devotissimo e vero servitore, s come io sono a V. S.: alla quale per fine bacio le mani.

Di Fir.e, 26 Marzo 1633.
Di V. S. molto Ill.
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2452..

ANDREA CIOLI a GALILEO [in Roma].
Pisa, 26 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 131. - Di mano di GERI BOCCHINERI, con sottoscrizione autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Parrebbe che fusse tempo che con V. S. si rompesse il silenzio. Il Ser.mo Padrone la compatisce della sospensione d'animo in che tuttavia ella si ritrova; n vi  stato bisogno di mie parole per disporlo a scrivere per lei agli altri sette S.ri Cardinali del S.to Offizio che restavano, perch da s medesimo ordin tali lettere, subito che dalle lettere del S.r Ambasciatore(152) et di V. S.(153) ne intese la richiesta et il bisogno. Desidera S. A. che, s come sono efficaci, rieschino di frutto, et io ne prego Iddio; et le bacio le mani, confermandomele per servirla sempre

Di Pisa, 26 Marzo 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Ser.re Aff.mo
And. Cioli.



2453..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 26 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 174. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

V. S. ha voluto che questi giorni santi io resti mortificata, privandomi di sue lettere; il che quanto io habbia sentito, non posso esprimerlo. Non voglio gi io lasciar, se bene con molta strettezza di tempo, di salutarla con questi due versi, augurandoli felicissima questa Santissima Pasqua, colma di consolazioni spirituali e di buona salute e felicit temporale, ch tanto mi prometto e spero dalla liberalissima mano del Signor Iddio.
Qua di presente, la Dio grazia, siamo tutte sane, ma non gi il nostro Gioseppo, il quale, fatto le Feste, bisogner che vadia a lo spedale, per curarsi della febbre e della milza che  assai gonfia; et io vo procurando, col mezzo della nostra Madre badessa, che egli sia ricevuto in Bonifazio, ove star meglio che in nessun altro luogo. La Piera sta bene e la saluta, s come fo io di tutto cuore insieme con le solite, e gli ricordo che  in debito meco della risposta di 3 lettere.

Di S. Matteo Arcetri, il Sabbato S.to del 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2454..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 26 marzo 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 148. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ho discorso a lungo col S.r Andrea Arrighetti e col S.r Tommaso Rinuccini, gi che col S.r Dino(154) non ho potuto trovarmi per essere egli a Montui, del desiderio di V. S. Ecc.ma, che quel Signore(155) scrivesse cost ad alcuno de'suoi colleghi il suo senso circa al libro di V. S.; e tutti convengono meco che non sia opportuno, n anche riuscibile, questo disegno, perch non essendo egli in confidenza appresso a'Padroni di cost, oltrech non arrecherebbe giovamento alla causa, andrebbe molto ritenuto a mettere in carta, s come ancora va con riguardo a dichiararsi con quelli che non siano parziali, come siamo noi: e non so se avesse anche per bene che di qua fusse stato scritto da noi altri a V. S. quanto abbiamo scritto, per il dubbio che le lettere non andassero in altre mani; s che non mi sono assicurato a ringraziarlo da parte di V. S., se bene ho detto che ella, sapendo il suo affetto, ne le rester obbligatissimo. Ma quello che egli non far per lettera, lo far sicuramente in voce il S.r Francesco Nerli, il quale  suo confidentissimo, quando verr a Roma, come disegna di fare fra poco, se per i passi non sono ristretti in modo, che s'abbia a fare lunghe quarantine. Il S.r Dino non  il caso a fare quest'inizio, per essere in casa sua servitore attuale, e temerebbe di disgustare il padrone. Si andr scoprendo un poco pi indirettamente circa di questo la sua volont; et il S.r Tommaso Rinuccini s' offerto un giorno di queste Feste, con occasione di darli le buone Feste, di darne qualche motto, e vedere quello che si pu sperare; e trovando buon taglio, si proccurer, senza che V. S. abbia a scrivere da per s, a fare il favore bramato da lei.
Mi rallegro che questo indugio le dia sempre maggiore speranza di buon esito al suo negozio, ancorch l'indugio tenga tuttavia sospesi e in travaglio, sto per dire, noi altri quanto lei propria. Confido non dimeno tanto nella giustizia della sua causa, che spero che questo travaglio abbia da venire ricompensato da maggiore accrescimento della sua gloria e riputazione nel conspetto del mondo, e che tanto pi sia per venire autenticata la verit.
Ricapitai la lettera per la sua figliuola, e non mi ha oggi mandato la risposta, come ha fatto dua volte. Il P. Fra Diacinto Stefani bacia le mani a V. S., e insieme col P. Arrighi la tiene raccomandata continuamente ne'sacrifizi al Signore Dio; et io per fine a V. S. facendo reverenza, come ancora al P. Abate Don Benedetto, le prego dal Signore felicissima la S.ta Pasqua con ogni pi bramata felicit.

Firenze, il Sabato S.to 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Obb.mo e Aff.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2455.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 2 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 136. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ho veduto con singolar gusto mio e degli amici, a'quali ho participato la lettera di V. S. Ecc.ma, la continuazione, anzi acquisto maggiore, di buone speranze per il felice esito de'suoi negozi; il qual gusto viene ancora raddoppiato dall'intendere che conferisca alla sanit di V. S., la quale il Signore Dio le mantenga e conceda con lunga vita, acci ella possa godere della gloria che le arrecher l'esser passata per ignem et aquam, combattuta da tanti e s potenti avversari, e uscitane felicemente: onde, se, come spera, dar in luce il trattato del moto, sar ricevuto con maggiore applauso, e minor contraddizione della parte avversa.
Abbiamo avuto tempi tanto cattivi e piovosi da pi giorni in qua, che non sono stato ancora a dar le buone Feste e visitare, come ero solito ogni settimana, l'Em.mo S.r C. C.(156) Il primo d di buon tempo vogliamo andarvi Mons.r Venturi(157), il S.r Canonico Cini(158) e io; e perch S. E. non ha mai veduto telescopii buoni, e non ha mai guardato con tale strumento cose celesti, il S.r Canonico porter seco il suo, donatoli da lei.
La lettera di V. S. l'ebbi stamani al tardi, e dopo averla letta a pi amici la diedi al S.r Andrea Arrighetti, acci la mandasse alla R.da Suora Maria Celeste, dalla quale mi  stata poco fa mandata la alligata per V. S. Mi dispiace che il P. Abate Don Benedetto in queste urgenze abbia da lasciare V. S.; pure il negozio debbe essere tanto bene incamminato, massimamente con quell'Eminentissimo che ella accenna(159), che non pu fare un repentino naufragio. Piaccia al Signore Dio che la sincerit di V. S. sia conosciuta anche appresso degli altri Signori della Congregazione, e di concedere ad essi grazia e lume tale di deliberare quello che ridondi a maggior onore di S.ta Chiesa e della verit. Con che, facendo a V. S. reverenza, le prego dal Signore perfetta sanit e ogni bene.

Firenze, 2 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2456.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Roma.
Montalto, 5 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 138-139. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ricevo la lettera di V. S., e da essa ricevo consolatione singolare. Mi rallegro che il suo famoso valore sia in cotesta Corte honorato di visite, e spero anco ch'ella sia per conoscere infinita benignit ne i superiori. Io qua la passo con sanit e quiete. Un de'maggior martelli che mi dia Roma lontana,  l'havervi presente il S.r Galileo. Chi parla con V. S. scopre sempre nuove luci nel cielo della sapientia, e non ha bisogno di desiderare il vero Apollo de gl'intelletti. Qua io posso sfogarmi con gli studii, e procuro che questo eremo di solitudine mi riesca un Parnaso di virt.  vero che molto tempo mi vien tolto dalle cure del governo, le quali effettivamente non sono altro che materie di forche e di galea. Oh quanto sono diversi dal mio genio questi pensieri! L'assicuro che io reputo gran miseria l'haver sopra gl'huomini ius vitae et necis: per io non di meno, in paesi di confini e pieni di latrocinii, ambisco nome di rigoroso. Cos devo fare per servitio di Dio e della quiete pubblica. Ma che? mi ricordo anco che Apollo, deponendo la cetra, prese l'arco per sterminare i mostri, e quel grand'Alcide, che resse il cielo con Atlante, non si vergogn, per tranquillare la Libia, di cangiare il proprio corpo in forche, le proprie mani in piedi di boia, e da s stesso strangolare in aria Anteo. Hora veda V. S. che gloria ha buscato dalla mia penna un carnefice, che volle esser pagato uno scudo per miglio di viaggio.
Ma passando a pi lieta materia, non comporto gi che stiano esuli da Montalto n la poesia n la filosofia. L'una e l'altra aspetta con impatientia amorosa il S.r Galileo, acci, tra gl'altri privilegi che rendono famoso questo monte, ci sia ancora l'essere stato albergo di s celebre virtuoso. Mons.r Rinuccino(160) mi scrisse che godeva della speranza datali della venuta di V. S., e la sta aspettando per honorarla con ogni soprabbondante amorevolezza. Si prepari dunque alla venuta, ch le vogliamo far tante carezze, che al sicuro la vogliamo far ringiovenire. E qui cordialissimamente la reverisco, e supplico a ricordar la mia servit obbligatissima agl'Ecc.mi S.ri Ambasciatore et Ambasciatrice.

Di Montalto, il d 5 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Sig.r Galil.o Galilei. Roma.
Aff.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



2457.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 9 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 140. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Noi tornammo a Fiorenza, come V. S. haver saputo, con buona salute di tutti, per grazia d'Iddio; et mi rallegro con lei di quella con che stanno le sue figliuole monache: et Suor M.a Celeste mi ha inviata l'inclusa per lei.
A Pisa ricevetti la lettera di V. S. de'2, et con grandissimo contento intendemmo Alessandro et io la speranza ch'ella va pigliando sempre maggiore dell'esito delle sue cose. Con impazienza hora aspetto di intendere quello che haver operato la scrittura che il S.r Ambasciatore haver lasciata in mano del S.r Card.le Barberino(161), con l'accompagnatura poi delle favorite lettere che V. S. haveva ricevute del Ser.mo Padrone, il quale ha gradito il reverentissimo ringraziamento che V. S. ne ha fatto; et il S.r Bal Cioli ancora la ringrazia di quello ch'ell'ha fatto a lui.
La sudetta sua lettera io la invio questa sera al S.r Vincenzo nostro per sua consolatione, et le bacio di cuore le mani, a nome anche degli altri di casa; et dica a Marsilio che il buon servizio ch'egli rende a V. S. ci obliga ad aiutar la sua casa: che per io sono dietro a vedere se mi potr riuscire di fare havere una cappella a Filippo suo fratello, perch di 3 voci gi io ne ho una, et mi affatico per le altre.

Di Fiorenza, 9 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri [Bocchine]ri.



2458...

NICCOL CINI a GALILEO in Roma.
Firenze, 9 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 144. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Io vorrei, insieme con tutti gli amici, poter dar consolazione a V. S. eguale a quella che ella d con le sue lettere, dando speranza di esser qua presto da noi; a'quali ogn'ora par mill'anni per rivederla in quella quiete d'animo che ella possa dar perfezione a mille belle cose, ch'al mondo tutto saranno d'insegnamento et a lei di gloria.
Stetti un di questi giorni, con Mons.r Venturi e S.r Mario Guiducci, dal S.r Card.l Capponi(162), che l'ama e stima infinitamente, e 'l S.r Mario le ne dar segno con certo avvertimento che li scriver(163). Io non ho che soggiugnerle, se non che tutta la citt (senza adulazione) desidera il suo ritorno, et io tanto pi degl'altri quanto son maggiori gl'oblighi che li tengo, e questo per con pace di cotesti Ecc.mi Signori, i quali mi scuseranno se l'amor proprio mi fa prevaricar a desiderare cosa che sar con scapito loro, poi che resteranno privi della sua dotta, graziosa e soavissima conversazione. La prego per a tener viva col'Ecc.ze loro la mia devota servit, e per fine a V. S. bacio affettuosamente le mani.

Fir.e, 9 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molto Ill. S.r mio P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2459..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 9 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 173. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Sabato passato veddi la lettera che V. S. scrisse al S.r Andrea Arrighetti, e particolarmente mi dette gran contento quel sentire, che ella non solo si vada conservando in sanit, ma che pi presto va guadagnando qualcosa con l'aiuto della quiete dell'animo che gode, mentre che spera placida e presta spedizione del suo negozio. Del tutto sia sempre lodato Dio benedetto, dal quale principalmente derivano queste grazie.
Hebbi anco molto caro di intender che V. S. present la mia lettera all'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, dal che fo conseguenza non esser stato sconvenevole, come temevo, il domandarle quella grazia, la quale con il suo favore spero di ottenere, promettendomi la sua incomparabil cortesia ogni possibile diligenza per impetrarla. Desidero che V. S. supplisca per me con far seco i dovuti complimenti: et oltre a questo da V. S. desidero nuove grazie, non per me sola, ma per S.r Arcangiola, la quale, per grazia di Dio, oggi a 3 settimane, che sar l'ultimo del presente, deve lasciar l'offizio di Provveditora, nel quale fino a qui ha speso cento scudi e da vantaggio; et essendo in obligo di lasciarne 25 in conservo alle nuove Provveditore, n havendo assegnamento di nessuno, io vorrei, con licenza di V. S., accomodarnela di quelli che tengo di suo, tanto che questa nave si conduca in porto, ch veramente senza l'aiuto di V. S. non arrivava n meno alla met del viaggio. Ma non occorre ch'io mi affatichi in esagerar questo, quando sar dichiarato il tutto con dire che tutto il bene che haviamo, ch ne haviamo tanto, o quello che possiamo sperare e desiderare, l'haviamo e speriamo da lei, dalla sua pi che ordinaria amorevolezza e carit, con la quale, oltre all'haver compitamente sodisfatto all'obligo di allogarne, continuamente ne sovviene tanto benignamente in tutti i nostri bisogni. Ma V. S. vede che la remunerazione gliene d per noi Dio benedetto, al quale piaccia pure, con la sua conservazione e prosperit, di mantener lei e noi lungo tempo felici.
Il dolore eccessivo che sento in un dente m'impedisce il poter pi lungamente scrivere, s che non gli dar altra nuova se non che Gioseppo va migliorando e che noi tutte stiamo bene, insieme con la Piera, e tutte la salutiamo affettuosamente.

Di S. Matteo in Arcetri, li 9 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2460.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 9 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 142. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Col solito contento ho veduto per la sua gratissima la continuazione delle buone speranze di felice esito de'suoi negozi, che al Signore Dio piaccia sia anche presto. Qui si  sparso voce, e esce ancora da i medesimi partigiani del Cav.re Chiaramonti(164), che il detto matematico  chiamato a Roma, e si discorre per metterlo a fronte con V. S. Ecc.ma Circa il qual particolare ragionandone l'altro giorno con l'Eminentiss.o S.r Card.le C.(165), mi disse che in tal caso sarebbe di parere, che quando il detto Cavaliere avesse proposto i suoi dubbi avanti a'Signori della Congregazione, V. S. domandasse prima se essi vogliono che ella dia la risposta che le pare aggiustata a solvere tali argomenti, o no; e se dicono di s, come per necessit pare che devano dire, allora risolvergli con la sua solita chiarezza: e questo dice S. E. che pu far colpo negli animi di que'Signori, s per mostrar la modestia, s ancora perch, impetrata la licenzia, potr con pi franchezza ribattere i soffismi e le fallacie dell'avversario.
Quanto allo scrivere a S. E., mi pare che ora V. S. lo debba fare, con ringraziarla dell'onore fattole in leggere il libro e dargli tanta lode quanta io le ho significato con mie lettere; e pu soggiugnere: Piacesse a Dio che gli altri Em.mi suoi colleghi fussero stati del medesimo sentimento che S. E., cio di leggere prima il libro che formarne concetto sinistro. Pu fare scusa di non avere scritto prima, perch non ci essendo stato in Firenze un segretario di S. A. suo parente(166), non li pareva di potere scrivere con quel sicuro ricapito che arebbe desiderato scrivendo a S. E., ch tanto le ho detto per scusa che ella non abbia scritto sino a ora.
La lettera di V. S., insieme con quella per Suor M.a Celeste, l'ho avute oggi al tardi, s che non gliel'ho potuta mandare questa sera; ma domattina a buon'ora l'avr. Dalla quale Suor M.a Celeste l'altro giorno ebbi un regalo di conserve di cedro e altre galanterie, onde prego V. S. ad aiutarmi a ringraziarnela, s come io ne ringrazio anche V. S., per essere venuta da persona tanto a lei congiunta.
Non mi pare di avere che soggiugnerle davantaggio; per facendole reverenza, le prego dal Signore Dio lieto fine de'suoi travagli, con ogni maggior felicit.

Firenze, 9 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Avverta di mandarmi la lettera per il S.r Cardinale per mezzo del. S.r Bocchineri, che  in Firenze.


Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2461.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 9 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 151-152. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Perch il Sig.r Card.l Barberini(167) si dichiar col mio secretario mercoled passato di desiderare ch'io mi lasciassi rivedere da S. Em.za, mi vi trasferii gioved dopo desinare per ricevere i suoi comandamenti. Mi signific, haverli ordinato S. S.t e la Congregatione del S.to Offitio di farmi sapere, che a fine di spedir il S.or Galileo non potevano non lo chiamare a rappresentarsi al S.to Ofitio; e perch S. Em.za non sapeva se cos in due hore lo potessero spedire, potend'essere che fosse occorso di ritenerlo quivi per comodo della medesima causa, che in riguardo della casa dove habitava e della persona mia, come ministro di S. A. S., come ancora del buon termine che l'Alt.a S. teneva con questa S.ta Sede, particolarmente nelle materie della Santa Inquisitione, per corrispondere in parte al merito dell'Alt. S., havevan voluto ch'io lo sapessi, per non mancar di quella corrispondenza ch'era dovuta verso un Prencipe tanto zelante nelle cose della religione. Io resi molte gratie a S. Em.za della stima che S. B.e e la Sacra Congregatione mostravano di fare di cotesta Ser.ma Casa, come ancora di me suo ministro, e ch'io non potevo non rappresentare la poca sanit di questo buon vecchio, che per due notte continue haveva qui gridato e rammaricatosi continuamente de'suoi dolori artetici, la sua et grave e 'l travaglio che ne sentirebbe; e che in consideratione di queste cose mi pareva di poter supplicar Sua B.ne a far reflessione se li fosse parso di darle comodit di tornar ogni sera in questa casa a dormire, et che, a fine di non sapersi i suoi constituti, imporli un silentio sotto pena di censure. Al S.r Cardinale non parve di potersi sperare alcuna facilit in questo proposito, bench in processo del discorso io la supplicassi di farvi qualche reflessione; et in contracambio m'offerse tutte le comodit desiderabili, e che vi sarebbe tenuto non come prigione n in secrete, come  solito con gl'altri, ma provisto di stanze buone, et fors'anche lasciate aperte. E questa mattina havendone anche parlato a S. B.ne, doppo i dovuti rendimenti di gratie della participatione anticipata di che ha voluto favorirmi, s' doluta la S.t S. che sia entrato in questa materia, la quale da lei  stimata gravissima tuttavia e di consequenza grande per la religione. Egli nondimeno pretende di difender molto bene le sue opinioni; ma io l'ho esortato, a fine di finirla pi presto, di non si curare di sostenerle, e di sottomettersi a quel che vegga che possin desiderare ch'egli creda o tenga in quel particolare della mobilit della terra. Egli se n' estremamente afflitto; e quanto a me l'ho visto da hieri in qua cos calato, ch'io dubito grandemente della sua vita. Si procura che possa tenervi un servitore et havervi altre comodit, n si manca da tutti noi di consolarlo e d'aiutarlo con gl'amici e con chi interviene a queste deliberationi, perch veramente merita ogni bene, e tutta questa casa, che l'ama estremamente, ne sente una pena indicibile.
A'SS.ri Cardinali della Sac. Congregatione presenter le lettere inviatemi(168); e come ho supplicato S. S.t et il S.r Cardinale della presta e favorita speditione, cos passer anche con loro i medesimi offitii. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, li 9 di Aprile 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2462.

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Roma].
Siena, 10 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 146. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Dalla di V. S. del 26 di Marzo, la quale  tardata pi del dovere a capitarmi, ho ricevuto un straordinario contento, di vedere che non riesce vano il giuditio ch'io havevo fatto de'suoi travagli; e sebene io li vorrei a quest'hora haver veduti gionti al suo fine, potriansi dare per benissimo spesi quando terminassero con manifestare quella sincerit e quell'innocenza che  nell'animo suo: e bench la candidezza della causa ampiamente lo prometta, piaccia nondimeno a Dio che quei cavilli che non l'han potuto offendere, non allunghino la speditione. Ci dico pel troppo desiderio di rivederla quanto prima resa alla dolce conversatione di tanti suoi veri amici e servitori, a'quali non ho potuto tacere le buone speranze che V. S. mi d, con l'occasione massime dell'esser io l'altro giorno arrivato in sino alla villa delle Rose(169), dove il luogo e la conversatione del S.r Can.co Cini dest un pi che mai vivo desiderio della persona di lei. Pregola adunque a continuarmi l'honore della notitia de'suoi successi; e se la mia servit havessi mai luogo in niente, impieghila con quell'autorit che lei pu, mentre non mi rimane altro che pregarle da Dio felicit e contentezza.

Di Siena, li 10 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Devot. Ser.
A. A.o di Siena.



2463.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 14 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 150. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Si  inteso quanto il S.r Ambasciatore ha scritto questa settimana(170) del negozio di V. S.; et con tutto che in me specialmente cagioni un gran sentimento l'udire che doppo li costituti da farsele V. S. deva restare nel Tribunale, senza potere la sera tornare a casa, nondimeno mentre considero che per questa strada V. S. camina alla speditione della causa, et che le saranno fatte habilit di stanze et forse anche di porte aperte, con tenere appresso di s un servitore, et che le viene promessa la speditione, mi si mitiga il dispiacere; et non posso per non pregare V. S. di far cuore a s stessa, che di tanto anche la pregano il S.r Tomaso Rinuccini, il S.r Giovanni pur Rinuccini, il S.r Guiducci, et principalmente il S.r Bal Cioli, con quanti altri amici di V. S. mi hanno parlato; et molte volte avviene che il futuro male si apprende per maggiore che non riesce in effetto, et mi figuro che maggiore patimento sar stato quello della quarantena al Ponte a Centino che quello del Tribunale: et finalmente, in luogo di aborrire questa clausura, V. S. se la rappresenti come mezzo a potersi spedire di cost, per tornare alla sua quiete di Narcetri: et piacesse a Dio che in quei giorni che V. S. star ritirata nel Tribunale, io potessi farle compagnia et servit, per scacciarle la malinconia et renderle meno noioso quel tempo, ch lo farei con grandissimo gusto. Ma questa consolatione Iddio me la riserba qua; dove intanto tutti noi non resteremo di pregare Iddio per V. S., et lo far particolarmente F. Antonino, nostro fratello Cappuccino, per non dir nulla delle Monachine, le quali stanno bene, come sta il S.r Vincenzo, la Sestilia et li bambini(171), havendo io havute lettere loro hieri. Et a V. S. bacio di cuore le mani; e Marsilio attenda pure a servirla bene, perch spero sempre pi che mi habbia da riuscire di far qualche bene al suo fratello(172).

Di Fiorenza, 14 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2464..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 14 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 153. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

.... Ha sentito S. A. con molto dispiacere il pericolo che corre il povero S.r Galileo della sua salute(173), poi che pur li converr, o li sar convenuto, di mettersi prigione....



2465..

GABRIELE NAUD a PIETRO GASSENDI in Digne.
[Roma, aprile 1633.]

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Reg. XLI, T. II, car. 73. - Copia del tempo.

.... Domine, mi pare che V. S. si sia menticato di tutt'i suoi amici fra queste montagne di Provenza. O perch non siete venuto in Italia con il buon Vescovo(174)? Bisogna bene che ci sia stato qualche grande impedimento! Sed noli arcana Dei; et je m'en rapporte  ce qui en est. Vous aurez, comme je croy, sceu par les siennes comme nous nous sommes veuz  Venise et  Padoue, o il m'a charg plus de trente fois de vous chercher quelque livre nouveau; sed ad impossibile nemo tenetur, n'y en ayant aulcun en ce pais, qui soit de vostre profession, au moins pour les nouveaux. Si j'y eusse peu trouver les Dialogues de Galilei, je vous en aurois faict achepter un, quoy que vous l'ayez desj; mais l'engeance en est faillie en ce pays,  cause de la malediction prononce sur icelluy par la Cour de Rome, o le Galileo a est citt par les menes du Pre Scheiner et des aultres des Jesuites, qui le veulent perdre, et le feroient asseurement s'il n'estoit puissamment protg du Duc de Florence, qui l'a recommand  Son Ambassadeur, chez lequel il est log il y a plus de cinquante jours, d'o il escript toutesfois que personne ne luy a encore rien dict.
Au reste, je crois vous avoir desja escript plusieurs foys que le Sieur Leo Allatius avoit une sympathie estrange pour affectionner vostre personne, de laquelle luy ayant donn trez ample information, il vouloit faire un long poeme grec, et le fera asseurment, pour vostre Epicure. Mais cependant l'occasion estant survenue d'un livre(175) qu'il faict imprimer, contenant la liste de tous les autheurs qui ont est  Rome despuis trois ans, il vous y a insr en termes trs advantageux, en parlant du Pre Scheiner et prenant son subject que le Pre Scheiner estant  Rome, et le Galilei y ayant est banni auparavant, il ne restoit plus que de vous y voir quelque jour et en suitte de vous paranimpher en termes exquis; et specifie tous vos livres imprimez et  imprimer, n'oubliant l'Epicure....



2466.

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Firenze].
Roma, 16 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 93. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

Effetto della scrittura che feci all'Em.mo S. C. B.(176), credo che sia stato il cominciarsi a trattar del mio negozio(177), pur sotto la consueta e strettissima segretezza; per la continuazion del quale mi  convenuto restare ritirato, ma ben con insolita larghezza e comodit, in 3 camere, che sono parte di quelle dove abita il S. Fiscale(178) del S.to Offizio, e con libera et ampia facolt di passeggiare per spazii ampli. Di sanit sto bene, per grazia di Dio e per l'esquisito governo della cortesissima casa del S. Ambasciatore e della S.ra Ambasciatrice, invigilantissima in tutte le comodit anco per me soprabbondantissime.
A Marsilio ho fatto sapere quanto V. S. mi scrive(179), e ringrazia V. S. e va continuando nel servirmi con la solita soverchia amorevolezza, la quale non rester irremunerata. Quanto al resto, la solitudine non mi d occasione di dargli nuove nissune, salvo che il veder le lettere di V. S. molto mal concie mi d indizio de i sospetti rinovati per avvisi non buoni della sanit di cost: cosa che mi dispiace assai.
Essendo V. S. ritornata, ricever per favor particolare che ella e suoi fratelli si prevaglino con assoluta padronanza della mia villa, pigliandone quelle poche comodit che se ne possono cavare. Desidero che Vincenzo mi dia nuove di s, della consorte e figliuoli e del suo stato minutamente; e V. S. per sua intelligenza gli potr mandar questa stessa che scrivo a lei: alla quale, et insieme a i SS.i suoi fratelli, con vero affetto bacio le mani e prego felicit.

Di Roma, li 16 di Aprile 1633.
Di V. S. molto I.

Aff.mo et Obl.mo Ser.re e Par.te
Galileo Galilei.



2467.

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 16 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 177. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Intendo per due lettere, che questa settimana tengo di suo, il buon progresso del suo negozio; me ne rallegro quanto ella pu immaginarsi, e ne ringrazio Dio.
Hiersera qua fu un applauso et allegrezza grande, mediante la grazia impetrataci dall'Ecc.ma S.ra Ambasciatrice, alla quale scrivo questi pochi versi, veramente di scarso ringraziamento a tanti benefizii(180) che da essa ricevo: fo quel ch'io so, e non quel che dovrei. Scrissi al S.r Giovanni Rinuccini per conto del servizio che V. S. m'impone; e da esso tengo risposta che per adesso non bisogna trattarne, ma che quando verr l'occasione, me ne far avvisata.
Del mal cattivo intendo esserne in Firenze qualche poco, ma non gi conforme a quello che si va dicendo e ragguagliando cost. Sento che ci sono dei carboncelli, ma che i pi muoiano di petecchie e mal di punta. Quanto al suo ritorno, ancor che grandemente io lo desideri, la consiglierei a soprastare qualche poco, aspettando altri avvisi da gl'amici suoi, et anco a metter ad effetto il pensiero(181) che haveva quando part di qui, di visitare la Santa Casa di Loreto.
Vincenzio nostro c'ha scritto questa settimana, e mandatoci a donare un pezzo di prosciutto. Io haverei(182) curiosit di sapere come egli visita spesso V. S. con lettere. Giuseppo  tanto migliorato che  partito da lo spedale(183), e per qualche giorno si trattiene in casa un suo zio in Firenze. La Piera sta bene, e attende a filare. De i limoni se ne son colti alcuni pochi che erano gi bassi, avanti che fussero portati via da i malfattori; gl'altri intendo che sono molto belli, e similmente le fave, le quali cominciano ad allegare il frutto. Spero pure che V. S. sar qua a corle da s, quando saranno in perfezione.
La saluto caramente in nome di tutte e de i SS.ri Rondinelli et Orsi, e dal Signor Iddio gli prego ogni vero bene.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 16 Aprile 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Suor Isabella nostra desidera che V. S. gli faccia grazia di mandar per il suo servitore l'inclusa in mano propria a chi va, perch ne vorrebbe la risposta quanto prima.
Il nostro S.r Governatore, con occasione di venir a dar l'acqua benedetta, mi domand instantemente di V. S., imponendomi ch'io gli facessi sue raccomandazioni.



2468..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].
[Arcetri, 16 aprile 1633].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 288. - Autografa. Di fuori, accanto all'indirizzo, si legge di mano di GALILEO: Suor Maria Celeste: chiede danari in presto.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Non hebbi tempo stamattina di poter risponder alla sua proposta, che fu che ella haveva intenzione di voler sollevare e far servizio solamente a noi due, e non a tutto il convento, come per aventura V. S. si persuade che sar in effetto mentre mi accomoder di danari per l'offizio di S.r Arcangiola(184). Conosco veramente che V. S. non  interamente informata delle nostre usanze o, per meglio dire, ordini poco discreti; perch, essendo ciascuna di noi obligata a spender in questo e in tutti gl'altri offizii, conviene a quella che di mano in mano si perviene secondo il grado, trovar quella somma di danari che fa di bisogno, e se non gl'ha, suo danno: onde molte volte avviene che per strade indirette et oblique (questo l'ho imparato da V. S.) si procurano simili servizii e si fanno molti imbrogli; et  impossibile il far altrimenti, convenendo a una povera monaca nell'offizio di Proveditora spender cento scudi. Per Suor Arcangiola fino a qui ne ho provvisti vicino a 40, parte havuti in presto da Suor Luisa e parte della nostra entrata, della quale ci resta a riscuoter 16 scudi, decorsi per tutto Maggio: e Suor Oretta ne ha spesi 50. Adesso siamo in grande strettezza, e non so pi dove voltarmi; e gi che Nostro Signore la conserva in vita per nostro sollevamento, io, prevalendomi e facendo capitale di questa grazia, prego V. S. che per l'amor di Dio mi liberi dal pensiero che mi molesta, con prestarmi quella quantit di danari che pu fino a l'anno prossimo futuro, ch all'hora si andr riscotendo da quelle che dovranno pagare le spese, e se gli dar sodisfazione. Con che per fretta gli dico a Dio.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amatiss.o Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.



2469.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 16 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 152. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Con molto gusto sento dalla sua gratissima la speranza di presto e buono esito a'travagli di V. S. Ecc.ma, e riconosco per mia particolar buona fortuna che il S.r Orazio(185) mio cognato e la mia sorella(186) cooperino a questo bramato fine. Quanto al ritorno di V. S., se le  permesso di farlo, non lo procrastini per timore della peste, ch l'assicuro da suo servitore obbligatissimo che ci  pochissimo male, e piacesse al Signore Dio che molt'altre citt d'Italia delle pi principali non stessero peggio di noi. Speriamo con l'aiuto del Signore di tor via anche questo poco di residuo in breve tempo.
Recapitai le lettere per la R.da Suor Maria Celeste sua figliuola, e debbe rispondere per mezo del S.r Bocchineri.
Scrissi la settimana passata del Cavaliere Chiaramonti chiamato a Roma(187), ma l'ho per una cantafavola, n credo che hora cost si curino di far venire di qua filosofi, per la temenza che non arrecassero con loro altra mercanzia che mattematica; e una quarantina lunga il Chiaramonti non la piglierebbe a fare. Mi dispiace che il P. Abate Don Benedetto non sia per passare di qua, per gli impedimenti de'passi che ci sono al tornare a Roma; ma questo dispiacere verr soprabbondantemente ecceduto dal gusto di intendere che quanto prima sia a Roma per poter giovare alla causa di V. S. Alla quale pregando dal Signore Dio lunga vita con ogni felicit, fo cordialissima reverenza.

Firenze, 16 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2470..

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.
Firenze, 16 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T.XIII, car. 175-176. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo S.

Quanto gusto e contento mi habbia apportato la gentilissima sua delli 2 del presente, lingua humana non lo potrebbe esplimere, trovando in quella cose di molta mia satisfazione, che  principalmente la sua sanit e bene stare, e che la lontananza e'gravi suoi negozzi non habbino sbandita la mia anticha e fedel servit dalla buona e giovevole gratia di V. S. E.ma; ch in vero ne dubitavo e temevo, come in voce dissi ultimamente (cio domenica, che fummo alli 10 del corrente) a Suor Maria Celeste: quale ancho essa mi diceva non havere ricevuto risposta, che molto si meravigliava e stava con pensiero sempre di vari accidenti; ma io la consolavo con l'ottime nuove che io vado giornalmente procurando da terze persone, e cos ci andavamo rincorando l'una a l'altra, s che per quella giornata la passai con pi quiete. Il luned sera Suor Maria Celeste ricevette le lettere, et il marted mattina mi favor mandarmi la mia, inclusa in una sua, che in vero maggior regalo non poteva[..ai] mandarmi, che ne rendo gratie ad ambi.
Ringratio S. D. M. anchora, mentre sento li suoi negozi passino felicemente, che tanto ne ho sempre sperato, e spero ottima fine. Intendo che un certo Cav.r Chiaramonti, quale dovette far contro, sia chiamato ancho esso a Roma(188): bella sarebbe che intervenissi come a'pifferi di montagna! chi sa, cos al resto! Non si mancha di fare continove orationi per la sanit, quiete e presto ritorno di V. S. E., non solo tutti di casa mia, ma in particolare Suor Serafina, quali tutti la salutano cordialissimamente.
Circha quello io li accennavo volerli dire,  che il nostro Sig.r Vincenzo(189), sendo creditore di suo padre(190), della somma pi di 40 d., decorsi delli d. 2 il mese che li doveva di provisione ottenuta gi da i Consiglieri, come lei sa, e per questo effetto havendoli pi volte chiesti e fatti chiedere, il padre faceva formicone di sorbo; finalmente il detto Vincenzo mand a far gravare il padre per detta somma: ma il padre fu lesto, e non si lasci gravare, e cit il figliuolo a'Consiglieri; a dove Vincenzo hebbe la sententia contro in questa maniera: cio feciono che il padre non fussi pi obligato a darli detti d. 2 il mese, ma che li d. 40 gi maturi glieli deva pagare in tempo e termine di venti mesi a ragione di d. 2 il mese e non altrimenti; e feciono una bella fistiata a Vincenzo, dicendoli che andassi a lavorare: s che elli rest brutto e molto confuso; et io dissi che bene li stava e prudentemente sentenziato.
La Lucretia Mariani, mia nipote, partor un bambino la mattina della Santissima Nunziata, e sta bene lei et il bambino; e la mia nuora partor un'altra bambina: ricchezze de'poveri huomini.
Quanto a mio fratello, tribola pi che mai, e si ritrova quella povera casa in pessimo stato. La mia cognata pi tempo fa haverebbe volsuto fare il piato d'inopia per levarsi quel moschaio de'birri tutto il giorno per la casa: ma perch ci andavano circha d. 50 di spesa, di qui  che Cosimo pi volte supplic di farlo per povert, e sempre torn un Non altro, perch mai hanno usato i Principi far tal gratia, mentre la dote passa d. 500, e questi anco [....] gran favori e mezzi: o pensi questa, che fu d. 2000. Ma io ci messi la mano, supplicai, parlai e finalmente ottenni la gratia, conforme al mio desiderio, ch non ci era chi lo potessi credere, gi che non ce ne era esemplo. Finalmente, Dio lodato, mi riusc; et adesso si litiga con il Sig.r Giulio Mariani, quale teme di non perdere il podere che li fu consegnato per dote: ma questa non  la mente nostra, ma s bene di mantenerli quanto li fu promesso legittimamente.
E gi che V. S. E. con tanta cortesia mi offerisce il suo favore in codeste bande, io l'accetto, e prego si compiaccia farmi gratia di ottenere da S. S.t una assolutione papale per me per al punto di mia morte: questo  il maggiore e pi grato regalo che gi mai io possi ricevere da qual si voglia creatura del mondo. So che V. S. E. potr assolutamente ottenerla, gi che continovamente S. S.t dispensa tal gratie, che pure un'altra amicha mia de'Bracci l'ottenne; e credo V. S. E. sappia molto bene che questa assolutione ha d'essere in incrittis (sic). Per, caro mio Signore, facciami per carit questa supplenissima gratia, che sar causa che io viver questo resto di vita con buona speranza di salute, e morendo avanti a lei sar sicura di havere una obligatissima procuratrice appresso S. D. M. per ogni sua maggiore felicit; e se fussi possibile ottener tal gratia anchora per Suor Serafina mia sorella, mi sarebbe doppio favore e gratia, gi che ancho lei mai si quieta di fare oratione per noi. Procuri per carit che al suo ritomo io riceva questo singularissimo regalo, per il che si raddoppieranno in me l'oblighi in vita et ancho in morte.
Li SS.ri Cocchapani mia vicini e Mess. Lorenzo mio agente fanno reverenza e salutano carissimamente V. S. E., alla quale io con loro me li ricordo obligatissima per servirla, con pregarli felicit in colmo.

Fiorenza, li 16 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Aff.ma et Oblig.ma Ser.ce
Maria Tedaldi.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana.
In casa l'Ecc.mo Amb.re di Toscana.
Roma.



2471.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 16 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 155-157. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Doppo quel che avvisai(191) havermi significato il S.r Cardinal Barberini a proposito del S.r Galileo, posso aggiugner a V. S. Ill.ma come egli si constitu marted mattina(192) avanti al Padre Commissario del S.to Offitio, il quale lo ricevette con dimostrattioni amorevoli e li fece assegnar non le camere o secrete solite darsi a'delinquenti, ma le proprie del Fiscale di quel Tribunale; in modo che non solo egli habita fra i ministri, ma rimane aperto et libero di poter andar sin nel cortile di quella casa. Egli nondimeno credeva d'haver a tornare l'istesso giorno a casa verso la sera, perch fu, subito giunto, esaminato; ma il medesimo Commissario rispose al mio secretario, che glielo present, di non poter esequir pi di quel che le sar ordinato doppo che har dato parte a S. B.ne della sua constituttione e di quel che har ritratto da lui doppo la presente prima esame. Si crede nondimeno che sar spedito presto; perch come in questa causa s' proceduto con modi insoliti e piacevoli, in riguardo della prontezza che S. A. dimostra negl'interessi della S.ta Inquisittione, ch cos m'ha rappresentato S. S.t medesima, il S.r Card.l Barberini e S.r Card.l Bentivogli, cos anche s'ha a sperar la spedittione presta e favorita: perch non v' esempio che si sian pi fabbricati processi di persone inquisite, che non siano state ritenute anche in secrete, et a questo gli ha giovato l'esser servitore di S. A. e l'esser scavalcato in questa casa; come n meno si sa che altri, ben che vescovi, prelati o titolati, non siano, subito giunti in Roma, stati messi in Castello o nel medesimo palazzo dell'Inquisittione, con ogni rigore e con ogni strettezza. Anzi che le permettono che il suo servitore medesimo lo serva e vi dorma, e, quel che  pi, che vada o torni donde li piace, e ch'i miei medesimi servitori li portino di qui la vivanda in camera, e se ne tornino a casa mia mattina e sera. E come queste agevolezze son permesse in riguardo dell'autorit e della stima dovuta a cotesta Ser.ma Casa, cos parrebbe che se ne dovessin render gratie particolari a S. B.ne, uscito che sar fuori de'presenti fastidi; perch intanto andr supplendo io medesimo con la S.t S. e col S.r Card.le, il quale dice il Commissario che l'aiuta e l'ha aiutato anche appresso al Papa, in mitigar l'animo di S. B.ne in modo non ordinario. Egli nondimeno s'affligge d'esser al S.to Offitio e le par duro; et io non rester d'aiutarlo per la spedittione, com'ho fatto, doppo che egli  fuori di questa casa, con le lettere dell'A. S.: ma come in quel Tribunale si tratta con huomini che non parlano, non rispondono, n in voce n per lettere, cos anche pi difficile  il negoziarvi o penetrar i lor sensi. Anzi che alcuni di quei Cardinali a chi ho rese le lettere Ser.me(193), si son scusati se non risponderanno, per la prohibittione che vi , e qualchuno anche  stato sospeso di riceverle, per dubbio di non cader in censure; ma gli ho dato animo con l'esempio del S.r Card.l Barberino e degli altri che l'hanno ricevute. A lui poi dev'esser stata imposta la pena di scomunica, di non parlar o revelar i constituti; perch al Tolomei(194), mio Maestro di Camera, non ha voluto referir cos'alcuna, senza dirli n meno se ne possa o non possa parlare. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, 16 Aprile 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2472..

BALDASSARRE NARDI a [GALILEO in Roma].
Bruxelles, 19 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 154. - Autografa.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

So bene che V. S. si meraviglier di ricevere lettere da me, gi sono tanti anni nel gielo di questi paesi di Fiandra sepolto, e forse morto nella sua memoria; ma n lunghezza di tempo n distanza di luogo ha fatto a me n far gi mai scordare l'antica nostra amicitia et il merito suo, il quale la fama ha portato ancora in queste parti con suono cos chiaro, che qui da ciascuno si celebra et ammira forse pi che non si fa in Italia et in Firenze: s che, da lungo rimirando con il suo occhi[a]le cotante virt che illustrano il nome di V. S., tutti la riveriscono come miracolo del nostro secolo, e particolarmente il Sig.r Goffredo Vendelino, del quale potr giudicare da questa operetta(195), obligandomi a mandarle poi il suo libro, nel quale ha trovato non solo l'anno, ma il giorno medesimo del diluvio universale, le tavole e l'altro che scrive del plenilunio, acci si possa da tutti subito sapere in qual giorno venga ciascuno anno la Pasqua. Ma sopra tutti  di V. S. partiale il Sig.r Puteano, il quale ha voluto ch'io mandi a V. S. questo suo nuovo Circolo(196), per haverne con ogni libert il suo giuditio(197), del quale fa egli tanta stima, che se ella l'avvertir di qualche difetto, sar prontissimo a correggerla; e se da V. S. sar approvato, stimer che non gli bisogni altro scudo per difendersi dalle saette delle lingue, delle quali sogliono esserli brezaglio coloro tutti che di cose nuove sono inventori, come egli ha di gi cominciato a sentirne le punture molto pi piccanti di quello che conveniva a censore ecclesiastico. E perch la modestia e virt del Sig.r Puteano, e la riverenza che porta a V. S., meritano di ricevere da lei questo honore, ho preso volentieri a carico di supplicarla che, per fare ancora gratia a me, voglia liberamente avvisarmi di questo nuovo Circolo il suo parere, solo per il fine sopradetto, come ancora ne la supplicher il Sig.r Marchese di S. Angelo(198), et ne rester eternamente obbligato a V. S.; la quale m'accrescer ancora altrettanto l'obbligo, se mi favorir di ricordarmi servitore al mio Sig.r Sertini(199) et al Sig.r Salvadori(200), coi quali e con V. S. spero ben presto, piacendo a Dio, ritrovarmi un'altra volta ad un simposio poetico, come poco avanti ch'io partissi fui favorito in casa di V. S. Alla quale et a questi Signori prego dalla divina misericordia la Sua santa gratia et ogni bene.

Bruscelles, li 19 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.
Se.re Aff.mo di core
Baldassar Nardi.



2473.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 20 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 156. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Io sono rimasto tutto consolato per quello che V. S. mi ha scritto con la sua lettera de'16(201), vedendo che, per finire il suo negozio et per liberarla di cost convenendo pure dar principio alla causa et conseguentemente fare star ritirata V. S., le siano, con insolita larghezza et commodit, state assegnate per habitatione 3 camere, con libera et ampia facult di passeggiare per spazii ampli, le sia stata data facult di tenere il servitore et di godere dello squisito governo della cortesissima casa del S.r Ambasciatore et della S.ra Ambasciatrice; et quel che pi mi conforta  il sentire la buona sanit con che V. S. si trova, et la speranza che il S.r Ambasciatore soggiugne di havere della presta speditione. Di tutto ringrazio Dio et mi rallegro con V. S.
S. E. ha scritto(202) a lungo di questo medesimo ch'ell'ha scritto a me; et io posso dirle che S. A. ne ha havuto gusto grande, et ha ordinato al medesimo S.r Ambasciatore di ringraziare S. S.t et il S.r Card.le Barberino di queste habilit, per esseguir poi di nuovo questo offitio con proprie lettere dell'A. S. quando la causa sar spedita: et ha mostrato S. A. di sapere le gran cortesie che il S.r Ambasciatore et la S.ra Ambasciatrice fanno tuttavia pi a V. S.
Con la sudetta lettera di V. S. ho dato adesso una gran consolatione al S.r Can.co Cini, perch la possa participare ad altri amici, che tutti stanno ansiosi della sua salute; et la mander domattina al S.r Vincenzo col ritorno di Bertino, giunto qua hoggi per provedere una serva: ma essendo cresciuto il male in Fiorenza, non  cosa sicura levar persone di qua per mettersele in casa. Il S.r Vincenzo con la Sestilia et con i bambini stanno bene, et stanno tutti sospesi della salute di V. S. et dell'esito delle sue cose, et le baciano le mani.
La ringrazio dell'offerta della villa(203) a nome anche de'miei fratelli, et volentieri, se occorra, ne faremo capitale. Ma V. S. sa che noi non habbiamo tempo da godere spassi, et appena habbiamo agio da condurci dal Palazzo a casa su la Costa(204), senza potervici trattenere n anche un quarto d'hora doppo desinare. Et cominciamo a spaurirci tutti del progresso che fa il male; et di persone note morirno hieri il S.r Braccio Michelozzi et una gentildonna de'P[itti]: di m[an]iera che  gran ventura di chi hora si trova cost. Bacio le mani a V. S., a nome anche del S.r Can.co Cini et de'miei fratelli.

Di Fiorenza, 20 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2474..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 20 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 178. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Dal Sig.r Geri mi vien avvisato in qual termine ella si ritrovi per causa del suo negozio, cio ritenuto nelle stanze del S.to Offizio; il che per una parte mi d molto disgusto, persuadendomi che ella si ritrovi con poca quiete dell'animo e forse anco non con tutte le comodit del corpo; dall'altra banda, considerando la necessit del venir a questi particolari per la sua spedizione, la benignit con la quale fino a qui si  cost proceduto con la persona sua, e sopra a tutto la giustizia della causa e la sua innocenza in questo particolare, mi consolo e piglio speranza di felice e prospero successo, con l'aiuto di Dio benedetto, al quale il mio cuore non cessa mai di esclamare e raccomandarla con tutto quell'affetto e confidenza possibile. Resta solo che ella stia di buon animo, procurando di non progiudicare alla sanit con il soverchiamente affliggersi, rivolgendo il pensiero e la speranza sua in Dio, il quale, come padre amorevolissimo, non mai abbandona chi in Lui confida et a Lui ricorre.
Carissimo Sig.r padre, ho voluto scrivergli adesso, acci ella sappia che io sono a parte de i suoi travagli, il che a lei dovrebbe esser di qualche alleggerimento: non ne ho gi dato indizio ad alcun'altra, volendo che queste cose di poco gusto siano tutte mie, e quelle di contento e sodisfazione siano comuni a tutte; che per tutte stiamo aspettando il suo ritorno, con desiderio di goder la sua conversazione con allegrezza. E chi sa che mentre adesso sto scrivendo, V. S. non si ritrovi fuora d'ogni frangente e di ogni pensiero? Piaccia pur al Signore, il quale sia quello che la consoli e con il quale la lascio.

Di S. Matteo in Arcetri, li 20 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2475..

ANTONIO QUARATESI a GALILEO in Roma.
Siena, 20 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 45. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Penso che hormai sia V. S. alla fine de'sua negozi, e che non volendo aspettare cost li caldi, possa ogni volta dar volta in qua. Io li ricordo il mio desiderio di servirla, et aspetto al suo passaggio il favore che promesse alla casa mia.
In Firenze hanno fatto un poco di rumore, mediante certe petechie che sono andate a torno; ma in breve si spera sar cessato ogni sospetto. E li fo reverenza.

Di Siena, il d 20 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Sig.r Galilei.
Ser.e Dev.mo
Ant.o Quar.si

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r Oss.o
Il Sig.r Galileo Galilei, a
In casa l'Amb.re di Firenze.
Roma.



2476..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 20 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 150-160. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

Al S.r Amb.re Niccolini.
20 Aprile 1633, in Fior.za

Habbiamo hoggi le lettere di V. E. de'16(205) et 17; et essendo state sentite da S. A. in questo punto, io subito mi metto a replicare a quanto occorrer....
Pare a S. A. che il S.r Galileo si possa contentare delli straordinarii benignissimi trattamenti che riceve nelle stanze del S.to Offitio, et che altro non debba desiderare che la presta liberatione; al qual tempo S. A. render le dovute grazie a S. B.ne et al S.r Card.le Barberino nel modo che V. E. propone, approvando che intanto non lasci ella di farlo in nome pure della A. S. Et il medesimo S.r Galileo non scrive mai qua che non si lodi infinitamente degli honori, cortesie et consolationi che riceve da V. E. et dalla S.ra Ambasciatrice....



2477...

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.
Firenze, 22 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. XIII, car. 180. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo S.

La gita passata scrissi a V. S. Ecc.ma, cio sotto d 16 del corrente(206), e mandai la lettera al Sig.r Mario Guiducci; e questa procurer sia data in mano del Sig.r Bocchineri, conforme all'ordine che ne d V. S. E. E perch nell'altra mia, accettando l'offerta fattami nella sua da V. S. E., la pregavo e con molta instanzia supplicavo si compiacessi favorirmi di ottenere una assoluzione papale per all'hora della morte mia, e, se non ci fussi grave difficolt e che possibile fussi, desideravo l'istesso per Suor Serafina mia sorella; e gi che in questo mezzo tempo s' agravato e si agrava tutta via maggiormente il contagio in questa povera et afflitta citt, per il che siamo tutta via e privi e riserrati come gi segu mentre V. S. E. era qua et io al Callone(207), ch pure questa mattina  andato il secondo bando, ripieno di molti avertimenti e privazioni, et imparticolare che le donne e'fanciulli si devino riserrare nelle loro case per tempo e termine di dieci giorni da incominciarsi domenica mattina all'Ave Maria di mezzo giorno, che saremo alli 24 del corrente, per seguire come sopra; e perch pare che questo terzo anno minacci maggiori travagli e mortalit che mai; pertanto di nuovo ricorro all'innata benignit e gentilezza di V. S. E. a pregarla e suplicarla, per quanto mai desider farmi cosa grata e per mio utile e giovamento, che vogli fare ogni opra per ottenere la da me desiderata, bramata e per altra mia addomandatali grazia di questa benedetta assoluzione papale, accioch, se piacesse a S. D. M. trasferirmi da questa(208) all'altra vita, io possa essere sicura (sebene indegnamente) della salute dell'anima mia. Parr a V. S. E. che io troppo e la solleciti e l'importuni con queste mia lettere, ma ne incolpi l'urgente e grave necessit nella quale io mi ritrovo, la quale  di gran lunga pi che in carta non lece raccontare: e questo basti, pregandola mi favorischa rispondere con prima commodit; et ottenendola, la mandi per grazia subito inclusa in una di Suor Maria Celeste per via del Sig.r Bocchineri, acci venga sicurissima, che ogni hora mi paiono mille di havere in mano la desiderata grazia.
Per altra mia m'ero scordata dirli che il Sig.r Ceseri Galletti andr a Maggio Podest di Fiesole, se ben credo ch'a quest'hora l'haver saputo(209) V. S. E.; alla quale con ogni affetto di cuore li prego felicit in colmo.

Fir.e, li 22 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Devo.ma et Oblig.ma Ser.e
Ma.a Ted.i

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Colend.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana.
In casa l'Ecc.mo Sig.r Amb.re del Ser.mo di Toscana.
Roma.



2478.

GALILEO a GERI BOCCHINERI in Firenze.
Roma, 23 aprile 1633.

Museo Britannico in Londra. Egerton Mss. 48, car. 35. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re Osser.mo

Scrivo del letto, dove mi trovo da 16 hore(210) in qua, ritenuto da dolori eccessivi in una coscia; li quali, per la pratica che ne ho, doveranno in altrettanto tempo svanire. Mi sono poco fa venuti a visitare il Commissario et il Fiscale, che son quelli che mi disaminano; e mi hanno dato parola e ferma intenzione di spedirmi subito che io levi del letto, replicandomi pi volte che io stia di buono animo et allegramente. Io fo pi capitale di questa promessa che di quante speranze mi sono state date per il passato, le quali si  visto per esperienza essere state fondate pi su le conietture che sopra la scienza. Che la mia innocenza e sincerit sia per essere conosciuta, io l'ho sempre sperato, et hora pi che mai. Scrivo con incomodo, per finisco.
All'Ill.mo S. Bal(211) un reverentissimo baciamani: a s stessa e suoi fratelli il simile. Desidero che le mie monache vegghino questa, e Vincenzio ancora.

Roma, 23 di Aprile 1633.
Di V. S. molto I.
Par.te e Serv.re Obblig.mo
G. G.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re et Pad.ne Osser.mo
Il S. Geri Bocch.ri
Firenze.



2479.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 23 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 158. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Risposi due giorni sono(212) a una lettera di V. S., et le ne inviai un'altra di Suor Maria Celeste, onde adesso non harei che dirle, fuori di mandarle le aggiunte(213), se non dovessi anche darle nuova della salute di noi di casa, che non  poco nel male grande che va serpendo per la citt et che non lascia esente la Costa(214); onde, per esser meno a guardarci, habbiamo mandato a Prato Ascanio(215): et domattina all'Ave Maria di mezzo giorno comincer il tempo della bandita prohibitione, che le donne et li ragazzi minori di 15 anni non eschino di casa per X giorni, il qual tempo si andr prolungando secondo il bisogno. Si sono prohibiti li mercati tutti, et solamente su la piazza di S.ta Maria Novella si devono ridurre coloro che vendono li viveri, con altri ordini che si sono parimente publicati, per vedere di spegnere questo male. V. S. habbia per ventura di ritrovarsi hora a Roma; et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 23 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Infilo le lettere in questa forma, acci non siano aperte allo abbronzo et non si perdino spicciolate.


Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2480..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 23 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 182. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Se bene V. S. nell'ultima sua lettera non mi scrive particolarit nessuna circa il suo negozio, forse per non mi far partecipe de i suoi travagli, io per altra strada ho penetrato qualcosa, s come potr comprender V. S. da una mia scrittali mercoled passato(216). E veramente che questi giorni a dietro sono stata con l'animo molto travagliato e perplesso, fino che, comparendomi la sua, resto accertata della sua salute, e con questo respiro: e non lascer di esseguire quanto in quella mi ordina, ringraziandola in tanto della habilit di danari che fa a Suor Arcangiola(217), per sua parte e mia ancora, gi che miei sono tutti i suoi pensieri.
Qua in monastero siamo tutte sane, la Dio grazia, ma sentiamo bene gran romori di mali cattivi che sono in Firenze, et anco fuora della citt in qualche luogo. E per questo, di grazia, ancorch V. S. fossi spedita presto, non si metta in viaggio per il ritorno, con tanto manifesto pericolo della vita, tanto pi che l'infinita gentilezza di cotesti Signori suoi ospiti gli d sicurt di trattenersi quanto gli far di bisogno.
S.r Luisa, insieme con gl'altri nominati, gli tornano dupplicate salute, et io dal Signor Iddio gli prego abbondanza di grazie. Desidero che faccia reverenza in mio nome all'Ecc.ma mia Signora.

Di S. Matteo in Arcetri, li 23 di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
S.r M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2481.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 23 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 161-163. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Non mancheranno faccende col Santo Offizio.  arrivato il S.r Mariano Alidosi ancora, il qual si constitu hieri in quelle carceri, secondo mi fece saper Mons.r Baffadi, che comparse in questa casa marted con una lettera di V. S. Ill.ma per me de'17 del passato....
Quanto al S.r Galilei, egli  ancora nel medesimo luogo, con le medesime agevolezze. Mi scrive giornalmente, et io le rispondo e le dico il mio senso liberamente, senza che vi si pensi punto, e vo dubitando che questa festa habbia a finir sopra qualch'un altro.  stato esaminato una volta solamente, e credo che lo libereranno subito che S. S.t torni da Castel Gandolfo, che sar per l'Ascensione. Della materia del libro non si parla sin hora, e si preme solamente in ritrovar perch il Padre Maestro del Sacro Palazzo n'habbia data la permissione, mentre S. S.t dice di non ne haver saputo mai niente, come n meno ordinato che la licenza si conceda. Io presi partito di raccomandarlo al S.r Card.l Antonio(218) la sera antecedente alla partenza del Papa; e poich sento adesso dal S.r Galilei medesimo quel che egli scrive al S.r Bocchineri, mi vo persuadendo che l'offizio con Antonio gli habbia giovato pi d'ogni altra cosa, perch egli fa da vero quando si ricorre a lui, come quel che ha gusto d'essere stimato. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, 23 d'Aprile 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2482..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 25 aprile 1633.

Bibl. Medicea Laurenziana in Firenze. Ms. Ashburnhamiano 1850, II, car. 350.- Copia di mano del sec. XIX, che fa parte della raccolta di lettere galileiane messa insieme, in copie, dall'ab. FRANCESCO FONTANI: cfr. ANTONIO FAVARO, Ragguaglio dei Manoscritti galileiani nella collezione Libri - Ashburnham presso la Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze (Bullettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche. Tomo XVII), Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1884, pag. 861-865.
A questa copia sono premesse, della stessa mano, le seguenti parole:
"La presente fu ritrovata fra le schede del Galluzzi, autore della Storia semibugiarda del "Granducato Mediceo; ch non si trova in veruna raccolta, n tampoco in quella che si conserva nella "Biblioteca Palatina: quale fa molto onore a quello che la scrisse.
"Articolo di lettera dell'Ambasciator Niccolini al Consiglier Cioli, da Roma il d 25 Aprile 1633".
E dopo la copia si legge, pur della stessa mano:
"NB. Veggasi di questo storico, al capitolo IX dell'anno 1633, la patetica e libera descrizione ch'egli fa dell'ultima persecuzione del Galileo, ch' veramente un capo d'opera".
Dubitiamo dell'autenticit di questo "articolo di lettera", di cui abbiamo cercato inutilmente l'originale, sotto la data indicata, nella Filza Medicea 3353 dell'Arch. di Stato in Firenze, nella quale sono rimaste tutte quelle lettere dell'Ambasciatore NICCOLINI al CIOLI del primo semestre del 1633, che non ne furono cavate, perch riconosciute attinenti a GALILEO, per formare, quando fu messa insieme la Collezione Palatina dei Mss. Galileiani, il T. II della P. I dei Manoscritti stessi.

Le cose del Signor Galileo camminano sull'istesso piede. Attendo il ritorno di Sua Santit per eseguire quanto mi viene da V. S. commesso per ordine del Serenissimo Padrone. Io frattanto, per rendere meno dolorosa la situazione di questo buon vecchio, passo seco lui le prime ore della notte, insieme con l'Ambasciatrice, in vari e dolci colloqui, alla presenza di un Assessore del S. Uffizio; e cos seguiter di fare fino alla sua liberazione, avendone per questo avuto largo permesso.



2483...

GIO. BATTISTA GONDI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Parigi, 26 aprile 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4644 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Fra tanto V. S. Ill.ma sentir qui quel che m'habbia mandato a chiedere la Sig.ra di Combalet(219), nipote del Sig.r Card.l Duca(220), e non senza qualche indizio che habbia da servire al medesimo Sig.r Cardinale. Domanda che io le facci venire di cost il libro nuovo, se sia finito di stampare, del Sig.r Galileo Galilei, libro aspettato qua con gran curiosit e con gran concetto, e ne vorrebbe almeno due; un occhiale grande del medesimo Sig.r Galilei, e de'migliori, et un piccolo di simile qualit; e la ricetta del nutrire i capponi di cibo viperino.... Io addirizzo a V. S. Ill.ma la domanda di questa Signora, s perch in Corte potr trovare autorit a suo favore sopra il Sig.r Galilei, e la ricetta parimente del detto cibo viperino, come per far anco nota, come devo, la cosa di questa domanda....



2484..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 27-28 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 165. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

.... Si  rallegrata S. A. di sentire la continuatione de'benigni trattamenti che riceve il S.r Galilei, et la speranza della sua presta speditione....
Io cominciai a scriver questa lettera a V. E. hiersera et la finisco hoggi, che siamo alli 28. N altro ho da replicare alle sue de'23, 24 et 25. Et le bacio etc.



2485.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 28 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 160. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io mi rallegro sommamente della ben fondata speranza che V. S. ha di essere licenziata di cost alla prima sessione che harebbero fatto cotesti SS.ri ministri intorno al suo negozio, et il S.r Ambasciatore conferma il medesimo. Questo avviso  stato sentito volentieri anche da S. A., che ha sempre compatito grandemente V. S. de'suoi incommodi. Il S.r Bal Cioli ne sente gusto grande: l'istesso fanno il S.r Tommaso Rinuccini et altri amici, a'quali l'ho participato.
Ho mandata hoggi la sua lettera alle Monache, le quali vivono ansiose del suo stato, et la mander poi al S.r Vincenzo. Ringrazio per infinitamente V. S. di tale buona nuova, non volendo entrare a condolermi delle doglie che la travagliavano nel tempo che V. S. mi scriveva, perch spero che di gi saranno passate. N altro ho da replicare alla sua lettera, et insieme con Alessandro(221) le bacio affettuosamente le mani, come fa anche il S.r Bal. Quanto al male, noi ci trattenghiamo pi tosto con miglioramento.

Di Fiorenza, 28 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2486..

VINCENZO MACULANO a [FRANCESCO BARBERINI in Castelgandolfo].
Roma, 28 aprile 1633.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 6468 (gi LXXIV, 14), car. 49 - Autografa.

Emin.mo et Rev.mo Sig.re P.rone Col.mo

Hieri, conforme all'ordine di N. S., diedi parte alli SS.ri Em.mi della S. Congregatione della causa del Galileo, lo stato della quale refferii brevemente; et havendo questi SS.ri approvato quello che si  fatto sin qui, hanno dell'altro canto considerate varie difficolt quanto al modo di proseguire la causa et incaminarla a speditione, massime havendo il Galileo negato nel suo constituto quello che manifestamente apparisce nel libro da lui composto, onde dallo stare cos negativo ne seguirebbe la necessit di maggior rigore nella giustitia e di riguardo minore a gli rispetti che si hanno in questo negotio. Finalmente proposi io un partito, che la S. Congregatione concedesse a me la facolt di trattare estraiudicialmente col Galileo, a fine di renderlo capace dell'error suo e redurlo a termine, quando lo conosca, di confessarlo. Parve, a prima faccia, la proposta troppo animosa, e non si concepiva molta speranza di conseguire questo intento, mentre si teneva la strada di convincerlo con ragioni; ma con haver io accennato il fondamento col quale m'avanzavo a questo, me n'hanno data facolt. Et per non perder tempo, hieri dopo il pranzo mi posi a discorrere col Galileo, e dopo molti e molti argomenti e risposte passate fra noi ottenni, per gratia del Signore, l'intento mio, che gli feci toccar con mano l'error suo, s che chiaramente conobbe di haver errato et nel suo libro di haver ecceduto; il che tutto espresse con parole di molto sentimento, come che si trovasse consolatissimo della cognitione dell'error suo, e si dispose a confessarlo giuditialmente: mi dimand per alquanto di tempo per pensare al modo co 'l quale egli poteva honestare la confessione, ch quanto alla sostanza spero seguir nella maniera sodetta(222).
Ho stimato obligo mio darne subito parte a V. E., non havendolo communicato a niun altro, perch S. Santit et l'E. V. spero resteranno sodisfatti che in questo modo si ponga la causa in termine che senza difficolt si possi spedire. Il Tribunale sar nella sua reputatione, co 'l reo si potr usare benignit, e in ogni modo che si spedisca, conoscer la gratia che li sar fatta, con tutte l'altre conseguenze di sodisfatione che in ci si desiderano. Hoggi penso di essaminarlo per havere la detta confessione, et havendosi, come spero, non mi restar altro che interrogarlo sopra l'intentione e dargli le diffese; e ci fatto, si potr habilitare alla casa per carcere, come accenn V. E. Alla quale faccio humilissima riverenza.

Di Roma, 28 Aprile 1633.
Di V. S. Em.ma et R.ma


[vedi figura 2486.gif]



2487..

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 30 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 162. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io conto i giorni et l'hore da che ricevetti la lettera di V. S. de'23, calculando il tempo quando ce ne potranno essere altre, che ci possino arrecare la nuova et la consolatione dell'essere V. S. stata licenziata dal Tribunale; et preghiamo Iddio che non ci differisca questo contento, perch cominciando noi a migliorare del male, con essere hoggi morto un solo nella citt et XI malati stati mandati al lazzeretto, V. S. potr anche pensare a tornare a Fiorenza, sperando noi per di havere a guarir presto. Et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 30 Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2488.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Roma.
Montalto, 30 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 164. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo

Non mi contento di una sola lettera di V. S. Non doveva eccitarmi l'appetito, se non pensava di consolarlo. La lontananza del nostro P. Abate(223) mi rende desideroso dello stato di lei; per si degni darmene avviso. Di me ella potr haver nuove tanto particolari, quanto da me stesso, dal S.r Andrea Silvestri. Questo  un gentilhuomo della parentela di Sisto V, e ne ritiene qualche vestigio in sua casa, poi che tra esso e l'Abate suo fratello haveranno sopra cinquemila scudi d'entrata. Ha pi di 30 anni habitato in Roma; hora si trattiene in Montalto.  la bont e la cortesia stessa; tiene ingegno spiritoso, con gusto et intelligenza di lettere; pratica in questa casa notte e giorno. Egli vorrebbe poterla servire nel ritorno, perch sa che ella si aspetta in Montalto. Sig.r mio, quando, quando sar quell'hora che io possa abbracciarla come un padre e sentirla come un oracolo? Non ne vedo l'hora. Fra tanto le prego la meritata gloria dalle presenti traversie; e qui con tutto il cuore la reverisco.

Di Montalto, il d ult.o d'Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo. Roma.
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



2489..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 30 aprile 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 184. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho vista l'ultima lettera che V. S. scrive al S.r Geri, il quale veramente  tutto cortese e molto sollecito in darmi nuove di lei; e se bene quando ella scrisse si ritrovava indisposta, spero che adesso ella stia bene, onde sto quieta, rallegrandomi di sentire che il suo negozio si vadia incaminando a buon fine et a presta spedizione. Tengo questa settimana lettere dell'Ecc.ma S.ra Ambasciatrice, la quale con la solita sua cortesia si  compiaciuta ragguagliarmi dello stato nel quale V. S. si ritrova, perch, come ella mi dice, non crede che io tenga lettere di V. S. da poi che usc di casa sua, et ella desidera che io stia con l'animo quieto; e questo mi  un indizio manifesto dell'amore che questi Signori portano a V. S., il quale  tanto che  bastante a participarsi tanto largamente ancora a me, s come la medesima Signora me ne d certissima caparra nella sua amorevolissima lettera. Io gl'ho risposto, indrizzando la lettera a lei assolutamente, parendomi che cos convenga.
Del contagio ci son buone nuove, e si spera, per quanto dicono, che in breve sia per cessar del tutto, s che ella, se piacer a Dio, non haver questo impedimento per il suo ritorno.
Sono occupata intorno al muratore, che ci accomoda, o per dir meglio fa, un fornello da stillare, e per questo scrivo brevemente. Stiamo tutte bene, eccetto Suor Luisa, la quale da 3 giorni in qua travaglia con il suo stomaco, ma non tanto malamente quanto l'altre volte. Giuseppo sta ragionevolmente, e la Piera bene. Il S.r Rondinelli la saluta, e ne far grazia di pagar i danari per il fitto al S.r Lorenzo Bini(224). Il Padre confessore ancora se gli raccomanda, et il simile fanno tutte queste monache et in particolare Suor Archangiola. Nostro Signore la(225) conservi.

Di S. Matteo, l'ultimo di Aprile 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2490.

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 1 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 167. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

Il Sig.r Galileo mi fu rimandato hieri a casa, quando manco l'aspettavo, ancorch non sia finita la sua esame, e questo per li offizi fatti dal P. Commissario col Sig. Card.l Barberino(226), che da s stesso, senza la Congregatione, l'ha fatto liberare, perch possa rihaversi da'disagi e dalle sue indispositioni solite, che lo tenevano continuamente travagliato. D anche intentione il medesimo P. Commissario di volersi adoprare perch questa causa si stiacci, e vi s'imponga silentio; e se s'otterr, sar un abbreviare il tutto e liberar molti da fastidi e pericoli.
Del Sig. Mariano Alidosi non so che dir altro, se non che, dopo che fu rinchiuso, Mons.r Baffadi non m'ha fatto saper altro; ma egli non gode gi le habilit e le facilit concesse al Sig. Galileo, standovi con ogni rigore. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Roma, p.mo di Maggio 1633.
Di V. S. Ill.ma
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2491...

VINCENZIO GALILEI a GALILEO in Roma.
Poppi, 2 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 166. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre Oss.mo

Con mio particolar contento, da pi lettere scritte da V. S. al Sig.r Geri mio cognato, e da lui participatemi, ho sentito l'intera salute di V. S., le cortesie usateli dal Sig.r Ambasciadore, e 'l felice progresso del suo negozio, che mi porge sicura speranza che habbia a terminare con intera sua sodisfazione e grandissimo honore, e ch'ella sia per tornar da noi vittoriosa e trionfante; il che piaccia a Nostro Signore che segua quanto prima.
Noi poi di casa stiamo, per grazia di Dio, tutti bene di sanit; ma la peste, che di nuovo si  risvegliata in Firenze e va giornalmente facendo progressi, e nelle case buone, ci fa stare in timore delle disgrazie che possono occorrere in tali tempi a'nostri amici e parenti, e massime che intendo che non si fa diligenza alcuna per reprimere e smorzare un tanto male, che dilatandosi, come si crede che sia per fare, arrecher grandissimo danno.
In quanto poi a'miei particolari, non ho altro che dirli se non che attendo a tirare inanzi nel mio offizio, con dimolte fatiche e guadagno mediocre; tuttavia, per esser questo il primo, mi posso contentare, e la speranza che ho d'haver sempre a andar migliorando mi fa parer le fatiche pi leggiere. Altre nuove non ho da darli. Procuri di star sana et allegra, e speri nell'aiuto di Nostro Signore, quale per fine della presente li prego, insieme con la Sestilia, sempre favorevole in ogni occorrenza. E con questo tutt'a due unitamente li baciamo le mani con ogni affetto.

Di Poppi, li dua di Maggio 1633.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.o Figliuolo
Vincenzio Galilei.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2492..

[GIOVANFRANCESCO BUONAMICI] a....
[Roma], 2 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 74t. - Da un diario autografo.

[vedi figura 2492.gif]

1633.
Maggio,
luned, 2.

.... Il Sig.r Galileo Galilei usc dal S.to Ufitio, dove  stato ritenuto in assai larga custodia per 12 giorni per esaminarlo sopra il suo libro de'Dialogi della constitutione dell'universo circa il sistema Coperniano della mobilit della terra et stabilit del sole. Della qual materia  bene di sapere che il S.r Galileo pi anni sono, mediante il telescopio o tubo di lunga vista, ha scoperto molte cose nel cielo, dalle quali per buone ratiocinationi filosofiche, comprobate dal senso visibile, trova probabile l'opinione che Nicol Copernico conformandosi a quella de'Pitagorici, ha tenuto, che la terra si muova et che 'l sole stia fermo, girandosi in s stesso da mezzo giorno a tramontana; la quale opinione, per prima assai oscura, vien molto dichiarata dalle prove sensate del telescopio. In tempo di Paolo V fu contrariata questa opinione, come erronea et contraria a molti luoghi della Sacra Scrittura; perci Paolo V fu di parere di dichiararla contraria alla Fede: ma opponendosi li SS.ri Card.li Bonifatio Gaetano et Maffeo Barberino, hoggi Urbano 8, fu fermato il Papa di testa, per le buone ragioni addotte da loro Eminenze et per la dotta scrittura fatta dal detto S.r Galileo in questo proposito, diretta a Mad.a Cristina di Toscana circa l'anno 1614, nella quale mostra che non dobbiamo obligare la Sacra Scrittura a decidere una cosa nelli accidenti naturali della quale in progresso di tempo si possa per sensate dimostrationi palesare il contrario, acci l'ingegno humano per la sua arroganza o debolezza non habbia campo di dubitare de'punti della Fede, che sono lo scopo della Scrittura, la quale non vuole insegnarci la filosofia, ma la Fede, et la quale molte volte si vede che parla secondo la nostra capacit, et se dovessi esser sempre intesa secondo il suono delle parole, ne seguirebbero grandissimi absurdi et inconvenienze. Per la Congregatione de'Cardinali del S.to Ufitio o dell'Indice fece, in luogo di dichiarar l'opinione erronea, un decreto, nel quale si prohibisce il tenerla et il difenderla, per esser contraria a quello ne dice la Sacra Scrittura. Cos lasciata la materia(227)



2493.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 3 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 169. - Autografa la sottoscrizione.

.... Il Sig.r Galilei, come le accennai con le passate(228), fu lasciato tornar in questa casa, dove par che sia tornato in miglior stato di salute. Et perch desidera che si venga all'ultima terminattione della sua causa, il Padre Commissario del S.to Offitio gli ha data qualche intentione di venir a questo fine a trovarlo, continuando verso questo negozio di farci tutti i piaceri possibili et di mostrarsi benissimo inclinato verso cotesta Ser.ma Casa, s come io non lascio di far ogni opera per conservarli et augumentarli questa buona disposizione....



2494..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 4 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I. T. II, car. 171. - Minuta non autografa.

Al Sig.r Amb.re Niccolini.
4 di Mag.o 1633.

Sono arrivate hoggi le lettere di V. E. de'29 et 30 del passato et del primo del presente(229)....
Grandissimo gusto ha ricevuto S. A. dall'avviso della liberazione del Sig.r Galileo: et mi pare di dover ricordare a V. E. che quando io le scrissi di riceverlo in casa, vi messi la dichiarazione del tempo di un mese, perch alle spese del restante del tempo bisogner che vi pensi egli medesimo....



2495..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 6 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 173. - Minuta non autografa.

.... posso accusare la ricevuta delle sue de'3(230), et dirle qualche motto intorno al contenuto di esse.
Mi rallegro di nuovo delle consolazioni del S.r Galileo et con lui medesimo, al quale bacio per mezzo della cortesia di V. E. affettuosissimamente le mani. Ma sento ben rammarico di quel che mi convenne scrivere a V. E. in materia delle spese, dolendomi in estremo della strana congiuntura de'tempi, che, nel posto in che per grazia di Dio et de'Ser.mi Padroni mi trovo, mi viene interrotto il corso degli offizii che richiede la qualit del mio carico et l'inclinazione della mia natura. Ma se mi sar concessa quella lunghezza di vita che pu esser desiderata senza peccato da tutti gli huomini da bene, mi governer poi secondo la mutazione delle cose. S che viva anche il S.r Galileo, et cessi la meraviglia in chi ha filosofato a bastanza, acci non si tiri dietro la displicenza che non lascia godere il refrigerio delle pene patite....



2496..

PIETRO GASSENDI a GABRIELE NAUD [in Padova].
Aix, 6 maggio 1633.

Dalla pag. 55 dell'edizione citata al n. 1729.

.... Literas accipio ex amicis nostris qui degunt Parisiis.... Accipio simul quas Londino Diodatus noster tum ex se mittit, tum remittit missas ex Hetruria, agnoscoque Virum praeclarum expeditionem Romam parare: sed nosti tu melius quid id rei sit. Rescripturus ad illum sum; spondere tamen non audeo ut brevi respondeat. Effice tu ut nosse valeam quid aget cum illo fortuna....



2497.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 7 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 186. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'allegrezza che mi apport l'ultima sua amorevolissima lettera fu tale, e tale alterazione mi caus, che, con questo e con l'essermi convenuto pi volte legger e rilegger la medesima lettera a queste monache, che tutte giubilavano sentendo i prosperi successi di V. S., fui soprapresa da gran dolor di testa, che mi dur dalle 14 hore della mattina fino a notte, cosa veramente fuori del mio solito. Ho voluto dirgli questo particolare, non per rimproverargli questo poco mio patimento, ma s bene perch ella maggiormente possa conoscere quanto mi siano a cuore e mi premino le cose sue, poi che causano in me tali effetti; effetti che, se bene, generalmente parlando, par che l'amor filiale possa e deva causar in tutti i figliuoli, in me ardir di dire che habbino maggior forza, come quella che mi do vanto di avanzar di gran lunga la maggior parte degl'altri nell'amare e riverire il mio carissimo padre, s come all'incontro chiaramente veggo che egli supera la maggior parte de i padri in amar me sua figliuola. E tanto basti.
Rendo infinite grazie a Dio benedetto per tutte le grazie e favori che fino a qui V. S. ha ricevuti e per l'avvenire spera di ricevere, poi che tutti principalmente derivano da quella pietosa mano, s come V. S. molto giustamente riconosce. E se bene ella attribuisce in gran parte questi benefizii al merito delle mie orazioni, questo veramente  poco o nulla; ma  ben assai l'affetto con il quale io gli domando a S. D. M., la quale havendo riguardo a quello, tanto benignamente prosperando V. S., mi esaudisce, e noi tanto maggiormente Gli restiamo obligati: s come anco grandemente siamo debitori a tutte quelle persone che a V. S. sono in favore et aiuto, e particolarmente a cotesti Ecc.mi SS.ri suoi ospiti; et io volevo scriver all'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, ma sono restata, per non la infastidire con replicarle sempre le medesime cose, cio rendimenti di grazie e confessioni di oblighi infiniti. V. S. supplir per me, con farle reverenza in mio nome. E veramente, carissimo S.r padre, che solamente la grazia che V. S. ha havuta del favore e della protezzione di questi Signori  tale, che  bastante a mitigare, anzi annullare, tutti i travagli che ha sofferti.
Mi  capitata alle mani una ricetta eccellentissima contro la peste, della quale ho fatta una copia e gliela mando, non perch io creda che cost vi sia sospezione alcuna di questo male, ma perch  buona ad ogn'altra cattiva disposizione. Degl'ingredienti io ne sono tanto scarsa, anzi mendica, per me, che non gliene posso far parte di nessuno; ma bisogna che V. S. procuri di ottener quelli, che per avventura gli mancheranno, dalla fonderia della misericordia del Sig.r Iddio, con il quale la lascio: salutandola per fine in nome di tutte et in particolare di Suor Arcangiola e Suor Luisa, la quale per adesso, quanto alla sanit, se la passa mediocremente.

Di S. Matteo in Arcetri, li 7 di Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2498..

GABRIELLO RICCARDI a GALILEO [in Roma].
Firenze, 7 maggio 1633.

RACCOLTA LOZZI IN ROMA. Autografa.

Molt'Illustre Signor mio Osservandissimo.

Non ho prima risposto alla gentilissima lettera di V, S., perch non mi bastava l'animo, in congiuntura di tanti sua travagli, porgerle quelle consolazioni che desideravo di poter dare, e come amicissimo e suo servitore me ne chiamavo a parte. Hora che sento essersi volto a suo pro il vento favorevole, me ne rallegro con lei, ringraziando Dio che la sua innocenzia e il suo valore habbino havuto luogo di giustificazione appresso i superiori e glie ne risulti gloria. Gl'amici brillano d'allegrezza e contento; si spera quanto prima il suo ritorno: n lo sbigottisca le male nuove di sanit, che non sono tali quali forse gli sar accennato e scritto. Mi consoli intanto di qualche comandamento in segno del suo amore e della solita sua buona grazia, baciando (sic) per fine di vero core le mani.

Di Firenze, li 7 Maggio 1633.
Di V. S. molt'Illustre
Dev. et Obbl. Servitore
Gabriello Riccardi.



2499..

ANTONIO BADELLI a ........
Roma, 7 maggio 1633.

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. - Di mano sincrona.

Di Roma, li 7 di Maggio 1633.

.... Il Galileo, ch'era trattenuto nel Santo Ufficio per havere scritto troppo liberamente del moto della terra,  stato liberato, con questo che stia nel Palazzo dell'Ambasciatore del G. Duca et che l'habbia in luogo di carcere....



2500.

PIETRO GASSENDI a TOMMASO CAMPANELLA [in Roma].
Aix, 10 maggio 1633.

Dalla pag. 56 dell'edizione citata al n. 1729.

.... ex amplis nuper a Galileo epistolis(231) rescivi, ipsum brevi Romae, quo citatus est, adfuturum. Id miratus sum, quoniam nihil non approbatum edidit; sed nostrum non est nosse haec momenta. Alia ut mittam, quam ageres pro rara tua humanitate et singulari industria, si exortum dissidium inter summos illos et amicos nobis viros (Galileum et Scheinerium intelligo) componeres! Vir uterque adeo est bonus, adeo veritatis studiosus, adeo fidei et candoris plenus: et, Deum tamen immortalem!, occurrisse quod alterum alteri faceret infensum! Ipse certe satis dolere literatorum vicem non possum, quoties observo magnos viros in generis huiusmodi altercationes incidere. Nam pusilla quidem ingenia, quae pendentem ex tenui filo consectantur gloriolam, ita excandescere possunt; at viros adeo eminenteis, quos sincerus agit veritatis amor, iisdem moveri affectibus, magnopere sane est mirum. Sed haec nimirum videtur esse humanae sortis conditio: adeo sumus omnes sive corporis sive ingenii foetuum amantes. Nolim porro quicquam esse importunus, nisi ipse eo propendeas; quocirca neque adiicio quod, mea quidem sententia, promovere concordiam posset: tibi sunt clarius omnia perspecta, etiam quae dicere praesenti, quam scribere absenti, tutius. Itaque nihil vehementer a te exopto efflagitoque, nisi ut amare me pergas, ac eum habeas qui sit amantissimus et observantissimus tui. Vale.

Aquis-Sextiis, VI Eid. Mai., anno M. DC. XXXIII.



2501.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 12 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 168. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io non ho havuto da un gran tempo in qua consolatione eguale a quella che mi ha adesso apportata la lettera di V. S. de'7, per la speranza ben fondata che mi d che le persecutioni et le calunnie o macchine de'suoi nemici habbiano a rimaner senza frutto, perch alla fine si possono comportar volentieri quei disagi che si sostengono per difesa, mantenimento et forse augumento della reputatione, come haver fatto V. S., che pi tosto haver guadagnato che scapitato nell'infortunio occorsole. Mi si accresce la contentezza(232), nel sentire che V. S. creda con le prossime lettere di potermi avvisare l'ultimatione di questo suo negozio. Anche il Ser.mo Padrone ha inteso il tutto con gusto; et la citt, dir tutta, si rallegra di questi avvisi, n sono bastante io solo a rispondere a tanti amici che mi domandano di lei. Sia lodato Iddio di tutto.
Ho caro che il S.r Cav.re Buonamici(233) venga spesso a visitarla.
Al S.r Vincenzo io mando ogni volta le lettere che V. S. mi scrive; n si maravigli se forse non vede lettere di lui, perch egli non pu nemeno scrivere a noi, poi che il Casentino, come ogni altro luogo dello Stato, ci ha levato il commerzio, n ci pu venir gente. Ma V. S. non faccia per questo mal concetto di [n.. perch] il numero de'morti va pi tosto sempre scemando, non eccedendo nella citt quello di 4 o 5 al pi il giorno, et molte volte sono 3, 2 et uno. Da bene temere la morte di Don Benedetto del Maestro, seguita questa notte, et de'due cerusici che lo curavano. Bacio le mani a V. S., a nome anche degli altri miei, et il medesimo fa il S.r Bal Cioli.

Di Fiorenza, 12 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2502.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.
Brescia, 12 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 170. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Con quanta ansiet io sia stato attendendo nove di V. S., lei medesima si pu imaginare. Hora finalmente son avisato che le cose passano benissimo, lodato Dio; solo mi resta intendere pi minuti particolari, come la prego raguagliarmi: e se bene io disegno partire di Brescia l'ultimo del presente, scriva pure direttivamente a Brescia in San Faustino, che haver le lettere a tempo, e quando bene fossi partito, mi saranno mandate sicure dove sar. Nel resto io sto benissimo di sanit, e non vedo l'hora venire alla volta di Roma per vederla e servirla.
Ho provista la scattolina di refe per l'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice; e se bene tutte le cose di queste nostre bande sono in grandissime rovine per le calamit passate, in ogni modo spero che S. Ecc.za restar sodisfatta. In tanto supplico V. S. ricordarmi humilissimo servitore all'Ecc.mo Sig.r Ambasciatore; e perch penso che a quest'hora lei habbia facolt di potere da vicino gustare le meravigliose prerogative della esquisitezza dell'ingegno dell'Emin.mo Scaglia, la prego a fargli in nome mio humilissima riverenza. E li bacio le mani.

Di Brescia, il 12 di Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Devotis.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2503...

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 14 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 172. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Di nuovo mi rallegro con V. S. del buon progresso delle sue cose, et aspetto con desiderio sue nuove lettere per intendere la ultimatione del suo negozio, anche quanto al licenziamento del libro, come me lo fa sperare quello che ultimamente V. S. mi ha scritto.
Le mando le aggiunte del S.r Vincenzo et di Suor Maria Celeste. Noi seguitiamo di travagliare col male, che hieri in 20 hore atterr il figliuolo del medico Portoghese(234), cio quello che attendeva alla medicina; onde per X altri giorni sono state le donne raffermate in casa, et questo  il terzo termine.
Per grazia d'Iddio tutti noi altri stiamo bene; cos Iddio conservi V. S.: et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 14 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2504..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 14 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 188. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Che la lettera scrittami da V. S. la settimana passata mi apportassi grandissimo gusto e contento, io gi per altra mia glien'ho significato; et hora soggiungo, che essendomi convenuto rimandarla al S.r Geri, acci anco Vincenzio la vedessi, ne feci una copia, la quale il S.r Rondinelli, doppo haverla letta, volse portar seco a Firenze per farla sentire ad alcuni amici suoi, a i quali sapeva egli che sarebbe stato di molta sodisfazione l'intender questi particolari di V. S., s come  seguito, per quanto mi ha avvisato nel rimandarmela il medesimo Sig.r Rondinelli, il quale di quando in quando viene in casa di V. S., et altri non vi praticano. La Piera mi dice che non esce, se non quanto vien qua da noi, per sentir messa o per altre occorrenze; et il ragazzo qualche volta va fino da i SS.ri Bocchineri a pigliar le lettere, n si trasferisce altrove, perch, oltre al fuggire i sospetti del male,  ancora deboluccio e di pi pieno di rogna, aquistata nello ospedale, et hora si attende a medicarla con qualche untione che io gli vo facendo. Nel resto procuro che restino provvisti nella maniera che V. S. potr vedere in questo scartafaccio(235) che gli mando, ove fino a qui ho notate le spese fatte, et anco l'entrata havuta per questo effetto, la quale se bene  pi che la spesa parecchie lire, io ho presa sicurt di spenderla per bisogni mia e di Suor Arcangiola; s che si pu dire che siamo del pari, et da qui avanti far libro nuovo. L'altre spese che si son fatte doppo la partita di V. S. sono:
d. 17 1/2 al Sig.r Lorenzo Bini per il fitto della villa(236);
d. 24 in quattro paghe a Vincenzio Landucci, e lire 6. 13. 4 di spese fatte per la paga di Febbraio(237); e di tutti ne tengo le ricevute;
d. 25 presi io per accomodarne Suor Arcangiola, come V. S. sa(238);
et altri d. 15 fui necessitata a pigliare, acci ella potessi finir il suo benedetto uffizio, il quale  condotto con l'aiuto di Dio e di V. S., ch, senza questo gran sollevamento, non era possibile il tirarlo innanzi; et anco le monache si sono dimostrate assai sodisfatte, perch, con le amorevolezze di V. S. e con l'havere supplito con danari, si sono ricoperte molte malefatte, o magagne che dir vogliamo. Questi ultimi 15 d. aspetto di rimettergli presto con l'entrata di ambe due noi, che a quest'hora doveremmo haver riscossa.
Questo presente anno toccava a Suor Arcangiola ad esser canovaia, uffizio che mi dava che pensare. Pur ho ottenuto grazia dalla Madre badessa che non gli sia dato, con allegar varie scuse, et in quel cambio  fatta pannaiuola, essendo obligata a imbiancare e tener conto delle tovaglie e bandinelle per asciugar le mani, del convento.
Sento gusto particolare nell'intender che V. S. stia bene di sanit, del che grandemente temevo mediante i travagli che ha passati; ma il Signor Iddio ha voluto concederne le grazie compite, liberandola da i travagli dell'animo e del corpo. Sia Egli sempre ringraziato!
Il male contagioso si sente che va per ancora perseverando; ma dicono che ne muor pochi e che si ha speranza che deva terminare, trattandosi di portar in processione a Firenze la Madonna dell'Impruneta per questa causa.
Al nostro gi Padre confessore ho mandata la lettera a Firenze, gi che egli non sta pi qui al nostro convento, e ne haviamo havuto un altro, giovane di 35 anni, dalla Pieve a S.to Stefano.
Mi maraviglio che Vincenzio non gl'habbia mai scritto, e mi glorio di averlo superato nell'esser fervente in visitarla con mie lettere, se bene qualche volta ho havuto ancor io gran strettezza di tempo, et oggi ho scritto questa in 4 volte, interrotta sempre da varii intrighi per amor della spezieria, e di pi con dolor di denti, che mi causa il mio solito catarro, che gi parecchi giorni sono che mi travaglia.
Finisco salutandola per parte delle nominate, e pregandola a ritornar centupplicati i saluti all'Ecc.ma mia Signora, e pregando Nostro Signore che la conservi e feliciti sempre.

Di S. Matteo in Arcetri, li 14 di Maggio 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Da S. Casciano sono venute in due volte 8 staia di farina per la Piera, ma io non ho cercato di pagarla, sapendo che fra V. S. e il Ninci(239) sono altri conti.



2505..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 14 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 174. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Con singolarissimo contento intesi la settimana passata la liberazione della persona di V. S.(240), e con altrettanto ho veduto confermarmisi dalla sua cortesissima lettera nella presente. Sto con desiderio attendendo la totale spedizione del suo negozio, sperando che debba seguire, come ella accenna, senza alcuna diminuzione della reputazion sua, gi che senza disagio e scomodo della persona e della mente non si  potuta sin a ora conseguire.
Ho caro di intendere che non sia mai stato mente di cotesti Signori della Congregazione il chiamar cost il Chiaramonti(241), come alcuni suoi partigiani andavano seminando.
La lettera per l'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi io non l'ho veduta, ch il S.r Bocchineri l'avr ricapitata da s. Non ho n anche da molti giorni in qua veduto il S.r Dino, il quale  a Montui con S. E.(242)
Spero che ora, passati gl'incontri che la facevano star tanto sospesa d'animo, V. S. abbia a ritrovare qualche poco il sonno smarrito e liberarsi anche da'suoi consueti dolori, che al Signore Dio piaccia di concedergliele, acci torni da noi sana e da durare lungamente. La ringrazio del suo cortesissimo affetto, che la muove ad avvertirmi d'avermi cura ne'travagli di questa citt: ma sappia che io non mi avventuro punto in risico alcuno pi di qualsivoglia che rigorosamente si guardi, perch la carit non soprabbonda tanto in me che mi esponga a pericolo niuno; oltre che la cura che io ho(243) non lo richiede punto. Qui si va temporeggiando col male, non ci essendo n notabil miglioramento n anche peggioramento; e se bene ci  alle volte qualche giorno ottimo, e pel contrario un altro, rispetto all'antecedente, pessimo, tuttavia si va alternando senza vedere continuazione n del bene n del male. Speriamo nella divina misericordia che ci abbia da liberare. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore ogni pi bramata grazia.

Firenze, 14 di Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2506...

GABRIELLO RICCARDI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 14 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 176. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Con ogni puntualit ho essequito l'ordine di V. S. per Monsig.r Sommai(244) per inviare il mandato cost de'd. 500(245), subito che da Sua Sig.ria mi sar mandato. Intanto, perch resti servita di quanto le fa di bisogno, l'invio l'inclusa lettera per i SS.i Acciaiuoli e Martelli, ringraziando sommamente V. S. dell'occasione, bench piccola, di poterla servire e riverire, sperando pur ch'una volta in cosa maggiore habbia da mostrare la recognizione de gl'oblighi che le tengo. Mi consolo poi che nella conversazione di codesti Signori, ad ogni querela che possa esser mossa contro di me, V. S. manterr ogni mia difesa; e con l'augurio di s bravo patrino resto sicuro che la mia osservanza sar sempre a galla, con la professione che fo fermissima di vero servitore a tutti codesti Signori, e satisfar a bocca, se le congenture de i tempi me lo concederanno, come ne d speranza il miglioramento che si vede ogni giorno, quale  tanto che pu consigliare e assicurare V. S. a venire ogni volta alla sua villa d'Arcetri, dove  desideratissima; mentre in nome di tutti i suoi amici, et imparticolare del Sig.r Cosimo mio fratello, suo vero servitore, rendiamo per fine a mille doppi i suoi affettuosi baciamani.

Di Firenze, li 14 Mag.o 1633.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo et Obb. Ser.e
Gabriello Riccardi.



2507..

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.
Firenze, 14 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 190. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.rone Col.mo

Con mio soverchissimo gusto e contento sento quanto felicemente passi il suo negozio, ad onta e dispetto dell'inimica ingnoranzia, e satisfatione particolare delle persone dotte e scienziate. A me pare ogn'hora mille di riveder V. S. E. in queste parti, e per molti e degni rispetti, oltr'all'interes[se] mio, ch' di servirla e riverirla, come far sempre.
Circha al Sig.r Vincenzio(246), se ne sta come il prete della poca offerta, facendo capitale di quanto dalla benigna mano di V. S. E. li viene distribuito, n per ancora li  stato soministrato altra caricha, perch in questa Sanit si tengono termini differentissimi dall'anni passati, s come anchora il male  differente all'altro passato, gi che in questo ne ammalano pochissimi, ma di quelli non ne campa testa: per un sol lazzeretto ne avanza a tutta la brigata. Mor il Sig.r Braccio Michelozzi, gi suo vicino alla villa; il simile fece il Sig.r D. Benedetto del Maestro, insieme con sua consorte e serva; mor similmente il medico, e figliuolo del medico, Portughese(247); del resto, tutta gente bassa, che tra morti e malati ne vanno da dua o tre il giorno. Qua si fa la quarantena per noi altre povere donne, per la quale sono passati gi venti giorni; e questa mattina  andato il terzo bando per altri dieci giorni, con speranza che S. Giovanni ci scarceri e dia libert; ma purch giovi: e sia fatta la volont del Signore.
Circha all'assoluzione papale(248) che io desideravo e desidero da V. S. E., non consiste altrimenti in dulgenzie di medaglie, corone o immagini di Cinque santi o d'altri, ma  un'assoluzione che S. S.t d e concede nominatamente a quella sola e stessa persona: e dovere[b]be S. S.t esser l presente alla morte di detta persona, perch con quella assoluzione manda quell'anima, subito che disciolta dal corpo, alla gloria del Paradiso, senza passare o tocchare il Purgatorio per purgare li suoi peccati; ma non potendo per la lontananza, S. S.t d e concede in scrittis la sua autorit, in quel caso solamente, a quel confessore che in articolo di morte si ritroverr a dare l'assoluzione a quella tal persona, e non si pu esercitare in altro caso che in articolo di morte: e questa  una gratia particolare che fa S. S.t Per tanto ne affaticho V. S. E., come persona particolare da ottenere ancho grazie particolari. Non l'affaticho in medaglie de'Cinque santi, perch ne ho appresso di me, e quelle hanno indulgenzie e remissioni di peccati s, ma bisogna passare per quel santo Purgatorio, e quest'assoluzione libera di pena e colpa. Per tanto di nuovo pregho e supplico di tutto quore V. S. E., si voglia sbracciare per ottenere tal grazia, che di tanto gnene rester con obbligho perpetuo; e se V. S. E. ne potessi ancho cavare una per Suor Serafina mia sorella, gli sarebbe gratissima, per il che ne viene e da lei e da me supplicata. Quale continovamente pregha Nostro Signor Iddio per ogni felicit e contento di V. S. E., e desidera al suo ritorno riverirla, e la saluta con ogni affetto di quore, come fa Mess. Lorenzo et li SS.ri Cocchapani; et io senza fine me li offero e raccomando, pregandoli dal Cielo felicit in colmo, con presto e salvo ritorno. Con che facendoli reverenza, li bacio la mano.

Fiorenza, li 14 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Dev.ma et Ob.ma per ser.la
Maria Tedaldi.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana, in
In casa l'Ecc.mo Amb.re del Ser.mo di Toscana.
Roma.



2508...

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 15 maggio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3353 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Il qual Sig.r Mariano(249) fu visto a giorni a dietro passeggiar per camera tutto lieto e contento, con una chitarra alla spagnola, che esercitava il talento del cantare, come se fusse in villa et in luogo di suo spasso e piacere; che tanto non ha saputo mai far il Sig.r Galilei, che torn a casa mezzo morto.  ventura insomma, per chi vuol vivere, non haver cervello....



2509.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 15 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 176. - Autografa la sottoscrizione. Il secondo e il terzo foglio di questa lettera, con la sottoscrizione, sono nella Filza Medicea 3353 (non cartolata) dell'Arch. di Stato in Firenze.

.... Il Sig.r Galilei sta assai bene, ma la sua causa non riceve per ancora speditione. Se ne sta tuttavia sequestrato in questa casa, con qualche suo dispiacere per non poter far esercitio. E quanto a quel che V. S. Ill.ma mi soggiunge, che S. A. non intenda di far buone le spese che si fanno qui per lui passato il primo mese(250), posso replicar che io non sono per entrar seco in questa materia, mentre  mio hospite, e pi tosto me l'addosser io medesimo, che finalmente non passeranno 14 o 16 scudi il mese, compreso ogni cosa; di modo che quando stesse qui anche sei mesi, rispetto all'estate, importeranno poi da novanta o cento scudi fra lui et un servitore....



2510.

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO in Roma.
Siena, 16 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 178. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

Io, che non ho mai revocato in dubbio l'innocenza ed ottima intenzione di V. S., ho pi temuto de'travagli dell'animo suo, che d'altro sinistro accidente che mai havessi potuto portare la persecuzione de'suoi nimici, poi che cotesto  tribunale che camina pensatamente, e sempre pi che altro eccede nella facilit. Nondimeno mi sono infinitamente rallegrato degl'albori, che V. S. m'accenna, di speranze megliori; e pur ch'una volta ci scoprino il fine, si possono dare per bene spesi tutti gl'incommodi. Ma data quella felice uscita al tutto ch'io le desidero, fin d'hora onninamente V. S. m'ha da promettere di venirsene a dirittura a questa casa, per favorirla finch i rumori di Firenze sian giunti a quella total buona piega che van prendendo. E se non altro, da questi colli consoler pi i suoi servitori che da quei di Roma; e con il Sig. Can.co Cini(251), Commissario di Sanit qui a Poggibonsi, tutto d mi vado consolando con questa speranza. Di Fiorenza io intendo pi tosto meglioramento, n per lo Stato si sent'altro che queste faville di Poggibonzi e d'alcune case di quei contorni. Che  quanto ho che dirli delle nostre parti, mentre in core me le rassegno vero e sincerissimo suo servitore.

Siena, li 16 di Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo Galilei. Roma.
Devot. Ser.
A. A.o di Siena.



2511.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 18 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 180. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

V. S. ha fatto bene a non replicare a me quel che ella scrive a Suor Maria Celeste, mentre ho potuto vedere da quanto ell'avvisa a detta Suor Maria Celeste, di che segno sono le cose sue. Mi rallegro sempre pi che continuino di caminar bene, et che l'allungamento del negozio riesca a V. S. di profitto, sebene io ero entrato in speranza di dover sentire con queste lettere che la causa havesse havuta la sua buona terminatione. Quello che non  avvenuto succeder, piacendo a Dio; et intanto V. S. si conservi, n si lasci trasportare dalla bont di cotesti vini a beverne pi del bisogno, mentre ogni bicchiere poi le costa tanto caro: ma veramente, se io mi trovassi al cimento, farei peggio di V. S.
La nostra sanit sta in questo grado: ogni giorno di Fiorenza si mandano al lazzeretto un numero o di 10 o 12 o 15 o 18 malati, ma rare volte si arriva a 18; li morti sono (dico in Firenze) hora uno, hora due, hora tre, et hora 4 il giorno, et qualche volta nessuno; a 5 non si  arrivato mai, che io sappia, et rarissime volte a 4, et communemente sono uno o due o tre il giorno. In questo contado ci  qualcosetta di male, ma non gran cosa, et qualcosa  in Poggibonzi, dove si trova il S.r Can.co Cini a sopraintendere. Il resto dello Stato sento che  sano. Il male, che fino a hora  stato cos velenoso che pareva senza remedio, hora pare che cominci a cedere a'medicamenti, essendo al lazzeretto persone che guariscono. Sguita la clausura delle donne, di quelle per che non possono andare nella propria sua carrozza. Li contadini non si ammettono in Fiorenza, fuori di quelli che non portano roba da gabellare; et si continuano et si introducono nuovi buoni ordini. Sabato si condurr solennemente in Fiorenza la miracolosa Madonna dell'Impruneta, et si faranno processioni et altre devotioni per placare l'ira d'Iddio, il quale ci perdoni a tutti, et guardi V. S. Et le bacio le mani.

Di Fiorenza, 18 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il male, nelle case de'nobili, non si fa pi sentire.


Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2512...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.
Brescia, 19 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 182. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re et P.ron mio Col.mo

Non posso discrivere l'allegrezza ch'ho hauta dalla lettera di V. S., intendendo il felice essito dei suoi negotii. In tanto si resta di ammirare e ringratiare l'infinita bont et somma previdenza d'Idio, che i soliti mezzi e inopinabili e altissimi giuditii suoi l'han liberata dal travaglio della peste, hora in questo modo, e l'altra volta preservata in un'altra maniera: il tutto sia sempre benedetto.
Hieri sera solamente hebbi la lettera di V. S., per non ho ancora ritrovato l'Arisio: lo ritrovar, e li parlar in bona e laudabil forma, e di quello seguir dar parte a V. S. Dell'altra pensione(252) non li posso dir altro in carta, solo che il negotio sin hora  andato male, perch quell'amico si ha serviti poco bene. A bocca li dir il resto.
Quanto al refe, ne ho provisto una scatoletta per le sue Monachine et un'altra per l'Ecc.ma S.ra Ambasiatrice, alla quale, insieme co'l'Ecc.mo S.r Ambasiatore, e a V. S. fo humilissima riverenza.

Brescia, 19 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S. Galileo.
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio et P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2513..

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 21 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P I, T. X, car. 184. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Non posso lasciare di non baciar le mani a V. S., con l'occasione di inviarle l'aggiunta di Suor Maria Celeste, et di confermarle la buona salute nostra et del S.r Vincenzo ancora, del quale hebbi lettere hier l'altro, non havendo nel resto che aggiugnere a quanto le risposi mercoled passato(253).
Aspetto sue nuove lettere con avviso della totale et buona speditione della causa. Di sanit noi seguitiamo ut supra. Speriamo nella misericordia di Dio et nella intercessione della Madonna, la cui santa imagine della Impruneta si  condotta questa mattina in Fiorenza con solennit et devotione grandissima, essendo S. A. con tutti i principi et magistrati andata ad incontrarla a piedi fuori della Porta S. Pier Gattolini, et seguitatala sempre, pure a piedi, fino a S.ta Maria Novella, dove si  posata questo giorno. La pioggia rovinosissima et lunga, con vento et freddo grande che sopragiunse, non imped per questo la processione, la quale si  fatta senza concorso di popolo. Domattina la Madonna si condurr in S.ta Maria del Fiore, et domattina l'altra in S.ta Croce, et la sera si riporter alla Impruneta; et si far la strada nostra della Costa, onde ancora noi, a imitatione degli altri, ci prepariamo a parare et ornare la casa nostra et la strada. Et a V. S. bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 21 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2514.

LUIGI CAPPONI a GALILEO in Roma.
Firenze, 21 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 213. - Autografa la firma e la parola Aff.mo che la precede.

Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Quand'io tra le occupationi ho trovato tempo, mi son dato a studiare con avidit i Dialoghi di V. S. sopra il sistema del mondo, ch' un pezzo ch'io ne havevo desiderio.  poi piaciuto al Sig.r Mario Guiducci di scriverle in questo proposito(254) quel che gl'ha dettato l'amorevole animo suo; e cos V. S. ancora ha voluto qualificare questa mia lettura com' paruto alla sua cortesia. Io glie ne rendo gratie, e cos faccio ancora dell'avviso datomi, che le sue cose comincino a pigliare buona piega; che sebene ho sempre tenuto che dovessero passar benissimo, in ogni modo la certezza che da lei n'ho havuta, mi  stata di particolare consolatione. Me ne rallegro con V. S. non volgarmente, e prego il Signore Dio che la prosperi quanto desidera.

Firenze, 21 Maggio 1633.
Di V. S.


[vedi figura 2514.gif]
Sig.r Galileo Galilei etc.


Fuori: All'Ill.reet Ecc.mo Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2515..

NICCOL CINI a GALILEO in Roma.
Poggibonsi, 21 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 188. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re S.r et P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Geri Bocchineri m'ha favorito ogn'ordinario di darmi nuove di V. S., che  quanta consolatione ho havuto ne'travagli in che mi trovo, di sollitudine e di negotii fantastici, fastidiosi e pericolosi, come sono questi di soprintendere ad accidenti di contagio(255); de'quali non gli parler per adesso, per non gli amareggiare il contento in che si trova per il migliore stato e posto in che sono hoggi le cose sue, e per non gli tor l'animo, quando sia spedita, a venirsene a Firenze, anzi a far questo favore a me d'avisarmi quando sar il suo ritorno, perch'io possa servirla in questo luogo, rivederla, goderla e metterla in alloggio sicuro, s come io le offerisco. Dalli amici e servitori suoi si sta con ansiet aspettando quello che sar deliberato del suo libro, e se ne spera ogni bene, poich il progresso del suo negotio ci pare che sia ito sempre di bene in meglio. Ma non  proposito il parlar di questo adesso; per lo lascio da banda, e solo intendo con questa mia ricordarmeli servitore e farli reverenza, come fo con tutto l'affetto. E li bacio le mani.

Di Poggibonzi, 21 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2516..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].
Arcetri, 21 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 192. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Io non ho mai lasciato passar ordinario nessuno senza scrivergli, e mandate le lettere al Sig.r Geri, il quale mi avvisa che a quest'hora V. S. dovr haverle ricevute. Quanto al tornarsene ella in qua, con questo ordinario non posso darle risoluzione n sicurt alcuna per conto del male contagioso, atteso che tutta la speranza della citt di Firenze  riposta nella Madonna Santissima, et a questo effetto questa mattina con gran solennit si  portata la sua miracolosa immagine dell'Impruneta a Firenze, ove si sente che dimorer 3 giorni, e nel ritornarsene haviamo speranza di haver grazia di vederla ancor noi. Sentiremo pertanto quello che seguir, e quest'altro sabato gliene dar ragguaglio. In tanto, sentendo che la dilazione giova a i suoi interessi, andiamo pi facilmente tolerando la mortificazione che proviamo per la sua assenzia.
In questi contorni sono state due case di contadini infette dal mal cattivo, ma di presente non si sente altro; e gi che tutti i gentiluomini che c'hanno le ville, ci si sono ritirati,  segno che non ci sono sospetti.
Mi sar molto grato, per amor di Suor Luisa, che V. S. vegga se pu favorir il nostro vecchino nel suo negozio; ma sar di necessit che V. S. vegga di parlarne con il Sig.r Giovanni Mancini, al quale si mandorno le scritture un pezzo fa, n mai da lui n da altri, a i quali si  raccomandata questa causa, si  potuto haver risposta nessuna.
Mi sono fatta portare un poco di saggio del vino delle due botte piene, e mi par che sia molto buono. La Piera mi dice haverle ripiene pi volte, ma che da un pezzo in qua non ne hanno pi bisogno.
Giuseppo mi aspetta per portar le lettere, s che non posso dir altro, se non che la prego a non disordinar col bere, come sento che va facendo. La saluto in nome di tutte, e dal Signor Iddio gli prego vera felicit.

Di S. Matteo, li 21 di Magg.o 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2517.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 21 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 186. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Sento grandissimo gusto che V. S. vadia continuamente avanzandosi in buone speranze di presta e felice spedizione della sua causa per poter tornare in qua; ma quanto pi si spera vicino il termine de'suoi travagli, altrettanto ancora si va accrescendo il desiderio e diventa pi noioso l'indugio. Dal S.r mio cognato(256) e dalla mia sorella(257) mi vengono tuttavia replicate le medesime cose, cio che ella rimarr presto libera, come ella ancora mi avvisava la settimana passata; onde, se bene me ne rallegro sommamente, la dilazione mi fa sempre temere di qualche ostacolo de'suoi emuli et avversarii; e se non che

coscienza n'assecura,
La buona compagnia che l'huom francheggia
Sotto l'usbergo del sentirsi pura,

come dice il nostro Poeta, temerei grandemente di naufragio nell'istesso porto, e che chi l'ha fatta trabalzare, senza ragione, di travaglio in travaglio, fusse ancora per ottenere la vittoria di non la lasciare ritornare alla sua quiete et a'suoi studi. Confido non di meno tanto nella giustizia della causa e nell'integrit dell'intenzione di cotesti Signori della Congregazione, che siano per conoscere manifestamente la sincerit di V. S., e col lor giudizio approvare le sue azioni e i suoi scritti, a confusione degli invidiosi. Di qua io non le posso dire cosa alcuna circa a questi particolari, perch essendo io assai occupato circa all'estirpazione del contagio(258), non mi sono gi pi settimane lasciato rivedere all'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi, il quale se, come credo, avr ricevuto la sua lettera, le avr facilmente risposto(259), che n anche ho veduto,  un pezzo, il S.r Dino(260).
Le cose della sanit vanno temporeggiando, e non ci sono quelle rovine che sono state scritte. Stamani si  condotta in Firenze la Madonna Santissima dell'Impruneta, e ci star sino a luned. La speranza che si ha in questa sempre, a benefizio della citt, miracolosissima imagine,  grandissima, et il popolo ha concepito grandissima speranza di rimaner libero, mediante l'intercessione della Santissima Vergine. Piaccia al Signore Dio che noi ci siamo disposti in maniera, che non demeritiamo tanto aiuto. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio ogni contento e felicit.

Firenze, 21 di Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2518.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 22 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 177. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.

Da quel che V. S. Ill.ma legger con queste, potr avvedersi che non si sia perso punto di tempo da hiermattina in qua, dopo che io tornai dall'audienza. Si contenter di perdonare se in qualche particolare non ricever le risposte, perch col primo ordinario supplir a quel che potessi haver mancato.
Parlai con S. S.t della speditione del negotio del Sig.r Galileo, e mi fu data intentione da lei e dal Sig.r Card.l Barberino che la sua causa si terminer facilmente nella seconda congregatione, che sar gioved a 8 giorni. Posso ben dubitare assai della prohibitione del libro, se non vi si rimediassi col farli fare un'apologia da lui medesimo, come io proponevo a S. B.; et a lui toccher ancora qualche penitenza salutare, pretendendosi che egli habbia trasgrediti gl'ordini del 1616, datili dal Sig.r Card.l Belarmino sopra la medesima materia del moto della terra. Io non gl'ho per ancora detto ogni cosa, perch intendo, a fine di non l'affligere, d'andarcelo disponendo pian piano; e per questo  ben che cost non si pubblichino questi pensieri, perch i suoi non glie l'accennino, massime che si pu anche variare....

Roma, 22 di Maggio 1633.
Di V. S. Ill.ma


Havevo lasciato di rappresentar ch'in parlarsi con S. S.t del S.r Galileo, mi soggiunse che si sarebbe cercato di spedir anche il S.r Mariano Alidosi, perch S. A. vedesse che le cose sua le erano a cuore: e credo che dello stato(261) non vi sia pensiero. Io ne baciai a S. S.t i piedi, e gliene resi le dovute grazie.


S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2519.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 26 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 190. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 dovuta da me ogni applicatione et ogni premura alle cose di V. S., onde non ho da esser ringraziato da lei se sto tanto su l'avviso a quello che le succede. Mi rallegro che alla prima o seconda congregatione V. S. speri di havere a essere spedito con la sua liberatione, et mi si accresce il contento dal sentire che ella disegni di incaminarsi subito verso Siena, per attender quivi l'esito del nostro male; il quale se continui di diminuire come ha fatto da sabato in qua, noi saremo guariti fra 8 giorni, perch il numero de'malati si  ridotto a otto et sei il giorno, et hieri furno 4, et quello de'morti a due et a uno: grazia che si riconosce dalla santissima imagine della Madonna della Impruneta, in honor della quale noi facemmo, nel suo passar dalla Costa, apparato tale, con una bizzaria di fonte, che fu stimato forse il pi bello che si sia visto in questa occasione, et fu creduto che la curiosit della fonte fusse un segreto di V. S.
Tutti del parentado stiamo bene, et unitamente con Alessandro(262) bacio le mani a V. S., et le preghiamo felicit.

Di Fiorenza, 26 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2520..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.
Brescia, 26 maggio 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 29. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Ho parlato al Sig.r Arisio per la pensione di V. S. molto Ill.e, quale mi dice che ha scritto pi volte a V. S. e che vorrebbe aggiustarsi, ma che non ha mai hauto resoluzione; adduce le calamit di questi paesi di peste e di guerra, e che non  possibile pagare tanto, e che vorrebbe ridurre la pensione a qualche termine honesto, e che pagarebbe. Io l'ho ricercato che paghi a V. S. di presente almeno quel tanto che lui giudica necessario per sgravio di sua coscienza, ch poi io mi sarei interposto a trattare accomodamento. Mi ha risposto che lo farebbe, quando io havessi commessione da lei di ricevere il dinaro, overo ordine lui di pagarmi; et havendoli fatto instanza di dichiararsi che somma pretende di scemare, non ha voluto determinare cosa alcuna, ma in generale che non  possibile pagare tutta la pensione. Credo per che si ridurr a pagare prontamente quarantacinque scudi al pi; e se V. S. mi ordina che si concluda cosa nessuna intorno a questo particolare, far quello che lei mi comandar: e penso che si possa farli questa agevolezza, per quanto ritrovo e provo ancor io nei miei interessi. Per faccia V. S. come li pare.
Sto con ansiet attendendo la riuscita felice del suo negozio, e mi scriva, perch mi saranno mandate le lettere se sar partito di Brescia. Fo humilissima riverenza alli Ecc.mi Sig.ri Ambasciatore e Ambasciatrice, e a V. S. insieme.

Di Brescia, il 26 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Gal.o
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r et. P.ron mio Coll.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2521..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 26 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 179. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

.... In proposito della nostra sanit haviamo cominciato a godere la grazia che la Madonna della Impruneta ci ha recata, perch hieri non havemmo pi che 4 malati et 2 morti; et se per ringraziarne Iddio si desiderer da S. B.ne un Giubbileo, ne ricorreremo alla benignissima offerta di S. S.t Alla quale S. A. rende grazie della estraordinaria stima fatta delle sue raccomandationi a favor del S.r Galileo et del S.r Alidosi(263)....



2522..

NICCOL CINI a GALILEO in Roma.
Poggibonsi, 28 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 193. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione,

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Bench'io sia in Poggibonzi da un pezzo in qua, son per stato con l'animo a Roma a compatir V. S., et ho havuto ogni settimana aviso del progresso del suo negotio, del quale gi la veggo al fine per la lettera che ha honorato di scrivermi, e m'ha dato una consolatione incredibile; s come ho sentito un gran contento che Monsig.r Arcivescovo di Siena(264) l'habbia invitata, perch mi rende certo che, se non fusse per altro che per godere di s gratiosa hospitalit, ella s'accoster a questi nostri paesi, lasciando Roma nella staggione pericolosa. Io poi stimer grate le fattiche fatte in questa terra, se saranno cagione ch'io sia de'primi a rivederla, s come so d'esser de'primi a riverirla; e da Monsig.r di Siena (che m'honora bene spesso di sue lettere) sar avisato di quando ella v'arrivi; e se sar in tempo che questa terra habbia rihavuto il comertio, verr sino a Siena a farle reverenza, e insieme servire e Monsig.r Ill.mo e lei, e confabular un poco de'suoi travagli, secondo che dice il Poeta: Forsan haec olim meminisse iuvabit. La supplico d'humilissima reverenza a gl'Ecc.mi Sig.ri Ambasciatore e Ambasciatrice, de'quali la prego a impetrarmi qualche commandamento; et a V. S. bascio le mani.

Poggibonzi, 28 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re


la quale prego a scusarmi se non scrivo di mio pugno, perch la mia testa non lo permette,


Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2523..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Roma].
Arcetri, 28 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 193. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Da l'inclusa scrittami hoggi dal S.r Rondinelli V. S. potr venir in cognizione dello stato nel quale, circa il male, si ritrova Firenze e questi contorni; che per esser assai buono, et V. S. quasi del tutto spedita da i suoi negozii, spero pure che non dovr indugiar molto a ritornarsene da noi, che con tanto desiderio la stiamo aspettando: s che la prego a non lasciarsi tanto legare dalla gentilezza indicibile di cotesti Ecc.mi Signori, che noi doviamo restar prive di lei per tutta l'estate. Pur assai ha ricevuto fin qui, n mai sar possibile il poter ricompensar tante grazie e favori, ricevuti da lei e partecipati da noi.
Desidero che V. S., in particolare all'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, faccia per nostra parte la solita reverenza. Di pi havr caro che nel suo ritorno mi porti un poco di amido, conforme a che ha fatto l'altre volte; e gli ricordo le due figurine che gli domandai  gi un pezzo(265).
Quanto all'orto, per quanto dalla Piera intendo, le fave hanno fatta bellissima verzura, essendo alte quanto lei, ma il frutto  stato poco e non molto bello, e similmente i carciofi, i quali intendo che fecion meglio l'anno passato(266); non dimeno ve ne sono stati per la casa, per noi, et anco qualcuno se n' mandato a Vincenzio e al Sig.r Geri. Gl'aranci ancora non hanno gran quantit di fiori, atteso che il freddo e vento, che questi giorni passati ha dominato, gl'ha fatto gran danno: quelli che cascano, la Piera gli va raquistando e gli stilla. I limoni sono tanto maturi, che hanno necessit che V. S. venga a corgli; e di quando in quando ne casca qualcuno, che sono veramente belli e bonissimi.
Questo  quanto le faccende della bottega mi permettono che io gli possi dire, poi che Suor Luisa et un'altra delle mie compagne sono in purga, et io, per conseguenza, sola a lavorare. La saluto caramente per parte di tutte le solite, e di pi di Suor Barbera e Suor Prudenza, e prego il Signor Iddio che la conservi.

Di S. Matteo, li 28 di Mag.o 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2524..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 28 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 28. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Con incredibil contento leggo le lettere di V. S., mentre vedo continuata la speranza e avvicinato il termine di riaverla qua, ch veramente mi par un'hora mill'anni di vederla fuora di questi viluppi, temendo sempre che qualche maligno non si attraversi e porti nuovo ostacolo al negozio, che cammina felicemente alla fine. Qui non manca chi dice che il libro sar senz'altro proibito, che veramente me ne dorrebbe assaissimo per pi cagioni. Ma purch V. S. torni presto in qua con buona sanit, ogni cosa si fa tollerabile.
Non mi sono abboccato col S.r Bocchineri, per non ho saputo niente se ha ricapitato la lettera per l'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi; ma da esso V. S. ne har risposta.
Qua cominciamo a gustare degli effetti delle grazie della Beatissima Vergine dell'Impruneta, essendo il male cominciato assai a mitigarsi e di qualit e di quantit, onde speriamo in breve rimaner totalmente liberi, purch la nostra ingratitudine non ci faccia ricadere sotto il medesimo flagello, che Dio ce ne guardi. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego ogni felicit e contento.

Firenze, 28 di Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo et Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2525.

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Roma].
Siena, 28 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 191. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.e mio Oss.mo

Posposta ogni considerazione dell'honore ch'io riceverei della sua persona in questa casa, s'assicuri che l'ardire che ho preso nell'invitarla, principalmente depende dal poterla quanto prima ridurre a i desiderii ed alla vicinanza di tanti suoi amici e servitori, che impazientemente stanno attendendo il suo ritorno: senza che, non tengo questa patria di cielo men salubre di Roma; al che anco aggiungo la consolazione ch'ella potria ricevere dall'intendere un po'pi dappresso le nuove di Firenze, che forse, prive del solito augumento della fama, arrecheranno minor spavento.
La di V. S. pel Sig. Can.co Cini fu da me mandata al suo recapito; e si trattiene anco ne i nostri contorni per ridurre a fine la quarantena che ha cominciato in quei paesi, che hanno hauto una gran grazia da Dio in haver la sua assistenza. Mi rallegro infinitamente della poscritta che V. S. m'ha soggiunto; ed il termine promesso non l'impegna ne'caldi, che anco dalla stagione vengano pi del solito ritardati. Ritorno per tanto ad accettare ed a sollecitare la grazia ch'ella mi promette, n altro gli posso promettere se non una servit libera d'ogni soggezione ed assolutamente qual V. S. comander. E con fine le bacio devotamente le mani.

Siena, li 28 di Maggio 1633.
Di V. S. molt'Ill.


In Firenze da luned in qua son corsi tre giorni senza morti di contagio.


[vedi figura 2525.gif]
S.r Galileo Galilei.




2526..

MARIA TEDALDI a GALILEO in Roma.
Firenze, 28 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 194. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo

Con mio grandissimo gusto e contento sento come V. S. E.ma habbia compreso il desiderio mio; e scuser l'ignoranzia mia, se nel principio non lo seppi cos bene dichiarare: adesso resto in ardentissimo desiderio di sentire l'ottenuta grazia, quale son sicura sia per sortire a V. S. E., sapendo quali sieno li meriti e favori suoi. Per tanto la prego che, subito ottenuta, me ne facci parte, e, come gi li dissi, se ancho per Suor Serafina mia cara sorella ne potessi ottenere una simile, doppio sarebbe il favore e grazia: et se ci andassi spese alcuna, il che non so, mi far grazia di spendere di sua borsa, et avisandomi subito a dove deva rimettere il denaro, ch io prontamente lo far, ch non conviene che chi d brigha dia spesa.
Circha al male contagioso,  migliorato talmente, che pi presto un poco di residuo si pu addimandare che propriamente male, et hieri pure non and pi che uno al lazzeretto: e questo lo riceviamo per miracolo e gratia ricevuta dalla Santissima Madonna dell'Impruneta, quale fu da'SS.ri della Sanit condotta in questa citt a tutte loro spese, con molta pompa e festa. Quale arriv sabato mattina ad hore 9, sendo alloggiata la notte antecedente nella chiesa di S. Gaggio, accompagnata sempre da cavaleggieri; et arrivata alla citt, si pos fuori di porta sur un bellissimo palcho, e fu ricevuta da Monsig.r Arcivescovo, il Clero del Domo, S. Lorenzo, et altre fraterie e compagnie, e da S. A. S. insieme con tutti Principi, Madama, e Principesse e Magistrati: e nell'entrata che fece tirorno le fortezze, e cos pricissionalmente andorno al Carmine, e di l a S.a M.a Novella, a dove si ferm per tutta la notte seguente. La domenica mattina, con la medesima processione di Prelati e Principi et altri, andorno alla Nunziata, e di l al Domo, a dove fece la seconda posata per tutta la notte seguente. Il luned mattina con l'istesso ordine fu condotta a S.a Croce, dove si ferm fino ad hore 21, che a detta hora con l'istessa processione fu condotta a S.a Felicita, tirando per la Costa a S. Giorgio et alla porta, con suono d'arteglierie. Fu da Monsig.r Arcivescovo benedetta la citt, si part, et ad hore 2 di notte entr in S. Matteo in Arcetri, e di l seguit il suo viaggio all'Impruneta. E per tutte le strade della citt, a dove pass, furno fatti bellissimi apparati, con gran quantit di torce et altri lumi, altari, fonte et altri adornamenti; et imparticolare la casa di V. S. E. su la Costa feciono bellissimo apparato, con bello altare drento alla porta, fonte, con molte belle invenzioni(267).
Quanto a mio fratello, si fin con l'aiuto di Dio il piato d'inopia(268), e fu consegnato alla Sig.ra Cassandra sua consorte la casa, insieme con tutte le masserizie che vi sono drento, per d. 1650, s che detta Sig.ra Cassandra resta creditora di d. 350, per li quali potrebbe ferire il podere di Ganbassi, consegnato al Mariani.
Quanto alla Lucrezia, se ne sta tutta via in villa col suo bambino, amata grandemente dal marito e servita, et non li mancha cosa alcuna; anzi la mia sorella mand la sua fattoressa a visitarla in parto, quale fattoressa non pu dire altro che ella sta s bene e che  tanto ingrassata che non si riconosce, et il bambino  grassissimo. E quivi era andata la sua cognata vedova a governarla, la quale li trov da colizione e la tratt benissimo; la condusse per tutta la casa, quale dice essere un palazzo con molti belli abrigliamenti, e copiosissimo d'ogni bene, s che a lei non mancha altro se non che non pu vedere li suoi parenti: et ancho questo spero che si supir, piacendo a Dio, come saremo tutti agiustati nelli nostri conti e pretensioni.
Il Sig.r Galletti(269) non and altrimenti in podesteria a Fiesole, gi che S. A. S. fece prorogha per tutto il mese di Maggio a tutti li podest, vicari et altri, per causa del male, e di nuovo ha prorogato per tutto Agosto. Del resto lui sta bene insieme con tutta sua famiglia.
Quanto a mio genero, si ritrova a Certaldo, e stanno bene lui, mia figliuola e tutti; e con prima occasione servir V. S. E., come ancho far alla mia cognata, che li sar gratissimo.
Mad.ma Bartolomea(270) se ne sta tutta via a Fiesole, pi grassa e frescha che mai, e non ha punto voglia di morire. E per fine tutti li saluti li tornono dupplicati, et io senza fine me li offero e raccomando. Resti felice e di me ricordevole.

Fir.e, li 28 Maggio 1633.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Devotis.ma e Oblig.ma per ser.la
Maria Tedaldi.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo del Ser.mo di Toscana.
In casa l'Ecc.mo Amb.re di Toscana.
Roma.



2527.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze]
Roma, 29 maggio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 181. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig. mio Oss.

A'giorni passati al Padre Commissario del S.Offitio rappresentai la necessit che haveva il Sig. Galilei di poter qualche volta uscir di casa per pigliare un poco d'aria e camminare, come quello che, avvezzo a far esercitio, si trovava hora, per esserne privo, in poco buono stato di salute; e lo pregai che, mentre si trattava della speditione della causa, gl'impetrasse da'Sig.ri Cardinali del Sant'Offitio e dal Sig. Card.l Barberino particolarmente questa habilit, come  seguito, havendomi fatto sapere il medesimo Padre che questi Signori se ne contentano: e per va hora a questi giardini, ma in carrozza mezza serrata....



2528..

NICCOL FABBI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Aix, 30 maggio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, Vol. 717, car. 247. - Autografa.

.... Nous avons aprins par ledict Scieur Bodier la mesme nouvelle que vous nous mandiez, de la prison du pauvre Galile, que nous deplorons infiniment, estimants que si aulcun la pouvoit avoir merite pour l'dition de ses Dialogues, ce debvoient estre ceux qui les avoient chastrez  leur poste, puis qu'il avoit remis le tout  leur discretion et disposition plenire. Vous en verrez un jour un peu de relation....



2529..

GIACOMO GAFFAREL a RAFFAELLO DI BOLLOGNE in Digne.
[Venezia, maggio 1633].

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Collection Peiresc, Reg. XLI, T. II, car. 73. - Copia del tempo.

.... il mio carissimo Gassendio, il quale saluto con ogni amorevolezza e devotione. Il saura ces tristes nouvelles du pauvre Galile, qu'il a est arrest prisonnier  l'Inquisition. Le pre Scheiner, Jsuite, luy a jou ce tour, ut creditur....



2530.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 1 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 195. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Le doglie visitano V. S. troppo spesso, ma forse questo nasce dalla suavit di cotesti vini; et sar per ventura di V. S. il tornar qua presto, perch li nostri vini non le gusteranno tanto.
Mi sono molto rallegrato dal sentire dalle lettere del S.r Ambasciatore, che V. S. sia stata habilitata a passeggiare per cotesti giardini(271), et godo del godimento ch'ell'haver havuto a Castel Gandolfo. Aspettiamo di sentire la speditione della sua causa col suo licenziamento, senza pregiudizio anche del libro, del quale se ne debbe mandar di qua una stampa o due in Francia al cognato del S.r Card.le di Richelieu, et io le faccio legare nobilmente; et viene anche richiesto l'occhiale(272).
Di sanit noi ci trattenghiamo nel miglioramento avvisato, et solamente hieri il numero de'malati arriv a 9; gli altri giorni et hoggi ancora non ha ecceduto 4 o 5, onde speriamo di guarire presto interamente. Et io per crederei che V. S. potesse venirsene qua senza scrupolo, o almeno fermarsi in Siena, per non si havere a inchiodare in Roma tutta la state: massime che le spese di V. S. cost non vanno hora pi a conto di S. A., et il S.r Ambasciatore spende egli; et se non se le far rifar da lei, sappia ella di dovergli haver questo obligo(273). Et le bacio le mani.

Di Fiorenza, p.mo Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Le raccomando l'aggiunta per il S.r Cav.r Buonamici.



2531...

VINCENZIO GALILEI a GALILEO in Roma.
Poppi, 2 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss Gal., P. I, T. X, car. 197. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre Oss.mo

Gi con molto mio gusto havevo hauto avviso da'miei cognati(274) della salute di V. S., e come la sperava di ottener quanto prima la spedizione del suo negozio et a sua sodisfazione; la qual buona nuova essendomi confermata dalla sua gratissima, mi ha raddoppiato il contento: e ringrazio Iddio che con tanto suo honore habbia fatto scoprire la sua innocenza e rintuzzate le calunnie de'suoi avversarii, confidando appresso nella Sua bont che ci habbia a far la grazia compita, con ricondurla presto a casa sana(275) e con l'animo interamente quieto e tranquillo.
Quando ella si risolva a tornarsene, mi farebbe piacere grandissimo a passar di questi paesi, e venire a star qua su da noi parechi giorni e quanto li piacer; dove se non haver le delizie o i regali che riceverebbe in Siena da quell'Ill.mo Arcivescovo, almeno sar in casa sua, e servita da'suoi con quell'affetto che gli doviamo, oltre che questo luogo non gli dispiacer et ci havr forse qualche spasso. La staremo dunque aspettando, con desiderio di rivederla sana e contenta. E con questo, non m'occorrendo altro che dirli, li bacio la mano, salutandola con ogni affetto insieme con la Sestilia.

Di Poppi, li 2 di Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Figliuolo
Vincenzio Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2532..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a LUCA HOLSTEIN [in Roma].
Aix, 2 giugno 1633.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 6505 (gi LXXIV, 51), car. 98t. - Autografa.

.... Nous avons bien plaint le pauvre Galilei, que l'on nous a voulu dire estre debtenu prisonnier, au prejudice de bons et valables saufconduits et des declarations reiterees qu'il avoit faictes aux officiers du S.t Office de ne vouloir escrire que ce qu'ils auroient approuv, comme ils l'avoient faict. Vous ne sauriez croire come cela esclatte par tout, et comme on trouve estrange sa persecution, puis que c'est a ceux qui avoient est commis a la lecture de son livre qu'il eust fallu s'en prendre, s'il y pouvoit escheoir, plustost qu'a luy. Je pense que ces Peres peuvent aller  bonne foy, mais ils auront de la peine  le persuader au monde. Sur quoy je finis, demeurant

Mousieur,
A Aix, ce 2 Juin 1633.
[vedi figura 2532.gif]

Fuori, d'altra mano: Monsieur
Monsieur Holstenius, Gentilhomme Allemand, a
En la Cour de l'Em.me Seig.r Card.al Barberin.
Rome.



2533.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 4 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 17-18. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.[mo] Sig.r e P.ron mio Col.[mo]

Nel tempo che V. S. Ecc.ma  stata in Roma, io sono stato sempre in una continua paura che le calunnie et imposture de'maligni non opprimessero la sua innocenza e contaminassero(276) la sua integrit; e sebene le nuove di cost, le quali io con geloso affetto sono andato ricercando, per lo pi mostravano buone speranze, con tutto ci l'ardente desiderio che havevo di veder V. S. posta in sicurissimo stato, faceva che io sentisse pi il travaglio del mio proprio timore che la consolazione dell'altrui speranze. Ma adesso mi par di potere con qualche sicurezza finir di temere, sentendomi ratificar per tanti versi che il suo negozio cammina felicemente verso la spedizione; del che non solo meco medesimo mi rallegro, ma, per rendermi pi gioconda questa allegrezza, la fo ancora manifesta a V. S. Ecc.ma per mezo di queste quattro righe, riserbando dopo il suo ritorno a dichiararle presenzialmente, con pi efficace et abbondante dimostrazion di affetto, il vivo sentimento del mio cuore. Il Ser.mo Gran Duca, in questo tempo che ella ma[nca di qua, ra]giona spesso di lei, e sempre con gusto, e d segni di singolar affezzione verso V. S. Il S.r Principe Gio. Carlo, sapendo che hoggi scrivevo a V. S., mi ha commesso che io la saluti in suo nome, e le dica che la sta attendendo con ansiet.
Il Chiaramonti non ha ancor finito di far gemere i miseri torchi, i quali con molta renitenza conducono a fine l'opera incominciata(277), n l'autore pu con gran forza spigner le leve, perch  partito di Pisa febricitante di quartana: con tutto ci presto (per quel che si dice) uscir fuori questo escremento di humor melancolico.
E qui, per non deviarla pi a lungo dalle sue occupazioni, finisco col ricordarle il mio reverentissimo ossequio e singolar devozione, con la quale bacio a V. S. Ecc.ma le mani.
Mi favorisca per grazia, vedendo il P. D. Benedetto, di dirle in mio nome che io vivo ricordevolissimo delli oblighi che le tengo, e desideroso pi che mai della sua grazia, alla quale con cordiale affetto mi raccomando.

Di Firenze, il d 4 di Giugnio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Hum.mo e Dev.mo Ser.re
Niccol Aggiunti.

A punto volevo piegar la presente, quando dal libraio (che haveva da me tal ordine) mi  venuto il libro del Chiaramonti, finito di stampare. Per via di Segreteria ho giudicato che sia per venir pi sicuro; per l'ho consegnato e raccomandato al Sig.r Bocchineri, il quale mi ha detto che gliel'invier, per pi sicurezza, insieme con le lettere di loro AA. Di nuovo le bacio le mani; et in nome del Sig.r Alessandro Pitti, sopragiunto al chiuder di questa, la riverisco ossequentemente.



2534.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 4 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 201. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Havendo io scritto a V. S. hier l'altro(278) in risposta della sua lettera de'28, non ho che aggiugnerle, se non confermarle la continuata nostra buona salute; dico di noi parenti, perch nel resto in universale noi seguitiamo nel miglioramento, non crescendo n scemando il numero de'malati che con altre le ho avvisato. Domani cominceranno le donne a uscir fuora, cio una per casa, senza uscir del quartiere et con prohibitione di entrare in altre case.
Mentre scrivo, il S.r Aggiunti mi manda questo libro(279) per V. S.; n io saprei far maggior diligenza per il buon recapito, che metterlo, come faccio, nel mazzo del S.r Ambasciatore et raccomandarlo al S.r Ruggiero. Har caro che giunga salvo; et le bacio le mani.

Di Fioren[za], 4 Giugno 1633.

Alligate ci sono due altre lettere, cio del S.r Vincenzo et di Suor Maria Celeste.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Con un libro.
Roma.



2535..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 4 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 196. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Nell'ultima mia(280) detti buone nuove a V. S. circa il male, et adesso (Dio lodato e la Madonna Santissima, dalla quale si riconosce la grazia) gliene do migliori, gi che intendo hieri non esserne morti nessuno e due soli andati al lazaretto, ammalati di altro male che di contagio, mandati l perch gl'ospedali non ne pigliano o pochi. Si sente bene ancora non so che l in verso Rovezzano, ma poca cosa; e con il buon governo e con il caldo, che adesso si fa sentire assai gagliardo, si spera in breve la intiera liberazione.
In questi contorni non  sospetto alcuno: le case che nel principio del male hanno patito detrimento, sono quella de i Grazini, lavoratori del Lanfredini, e quella de i Farcigli, che stavano a Mezzo Monte: era una gran famiglia, divisa in(281) 2 o 3 case; non so gi di chi fossero lavoratori, so bene che son finiti tutti. Queste sono le nuove che con ogni diligenza ho procurato di haver certe, per potergliene partecipare e con questo inanimirla al ritorno, caso che sia spedita cost del tutto: ch pur troppo  stato lungo questo tempo della sua assenzia fino a qui, n vorrei in alcuna maniera che ella indugiassi fino all'autunno, come temo se ella tarda troppo a partirsi; tanto pi che sento che ella adesso si ritrova pi libera e con tante recreazioni, del che godo e mi rallegro grandemente, s come all'incontro mi dispiace che le sue doglie non la lascino: se bene par quasi necessario che il gusto ch'ella sente nel bere cotesti vini cos eccellenti, sia contrapesato da qualche dolore, acci, astenendosi dal berne maggior quantit, venga ad ovviare a qualche altro maggior nocumento che potrebbe riceverne.
Ultimamente non hebbi tempo a dirgli, come nel ritorno che fece da Firenze l'immagine della Santissima Madonna dell'Impruneta, venne nella nostra chiesa; grazia veramente segnalata, perch passava dal Piano(282), s che venne qui a posta, havendo a ritornar in dietro tutta quella strada, che V. S. sa, et essendo il peso di pi di 700 lib., quello del tabernacolo et adornamenti; mediante i quali non potendo entrare nelle nostre porte, bisogn rompere il muro della corte et alzare la porta della chiesa, il che da noi si  fatto con molta prontezza per tale occasione.
Suor Arcangela(283) di S. Giorgio, doppo l'havermi pi volte mandato a domandare di V. S. con molta instanza, mi scrive adesso facendomi un lungo cordoglio per la morte della sua Suor Sibilla, e mi prega che io preghi V. S., come fo, che gli faccia carit di far dir una messa per quell'anima all'altare di S. Gregorio, del che vorrebbe la certezza per poter star quieta, promettendo di non lasciar di pregar per V. S.
Adesso che ho ricordato S. Gregorio, mi  sovvenuto che V. S. non mi ha mai detto niente di haver ricevuto una ricetta che gli mandai per la peste(284). Mi  paruto strano, perch mi pareva di havergli mandata una bella cosa, e dubito che non(285) sia andata male. E qui, facendo fine con salutarla caramente per parte delle solite, prego Nostro Signore che gli conceda la Sua santa grazia.

Di S. Matteo in Arcetri, li 4 Giug.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2536..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze, 4 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 199. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Per la gratissima di V. S. ho veduto la propinqua speranza che teneva della sua spedizione, che al Signore Dio piaccia segua presto e felicemente, per onor suo e di que'Signori che hanno da deliberare. Mi par gran cosa che la passione de'suoi emuli acciechi loro tanto il lume dell'intelletto, che dalle premesse dell'applauso che ha il libro di V. S. appresso tutti quelli che lo leggono, ne cavino s storta conseguenza, Adunque supprimasi; e che sperino di trovare appresso di persone ragionevoli approvazione al loro perverso modo di concludere. Io non posso credere che un simil concetto sia per ritrovar luogo appresso di alcuna persona di retto discorso. Tuttavia mi rallegro sommamente di scorgere in V. S. un animo tranquillo, apparecchiato e accomodato s bene ad esser conforme ad ogni deliberazione che venga fatta.
Della lettera di V. S. scritta all'Eminentiss.o S.r Card.le Capponi non ho inteso niente, et il S.r Dino(286), che ho veduto stamani, non ne sa niente. Il qual S.r Dino mi dice, avere scritto a V. S. dua volte, e che non ha seguitato di scriver pi, stimando, dal non avere avuto risposta, che V. S. non avesse ozio di occuparsi intorno alle sue lettere; ma che ora, vedendo il suo desiderio o conietturando che le lettere siano andate male, supplir alla sua mancanza.
Quanto al male di qua, V. S. si assicuri che  mitigato assai, e, a mio giudizio, non arebbe a esser cagione a lei di differire il ritorno in queste parti. Di Poggibonzi intendo che era estinto affatto, essendovi stato l e ritrovandovisi ancora il S.r Canonico Cini(287), n ho sentito che sia passato a Staggia: ma la gente spaurita dice assai pi che non . Et in quanto a me, reputerei per V. S. molto pi sicuro lo starsene nella sua villa che a Siena e che anche in Roma, perch non credo che in alcun luogo ella sia per goder quiete come in villa sua, dove non si  mai approssimato questo male e dove pu aversi ottima cura. Non credo che la troppa brama di rivederla presto mi offuschi il giudizio: tuttavia ella ha da deliberare quello che le parr pi a proposito. E qui facendole riverenza, le prego dal Signore Dio ogni maggior felicit e contento.

Firenze, 4 di Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2537..

DINO PERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 4 giugno 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 180. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Questa  la terza lettera ch'io scrivo a V. S. Ecc.ma, e voglio consegnarla al Sig.r Bocchineri, per veder se in compagnia delle sue si potessi ridurre in salvo, o pur se la mia disgratia far capitar mal tutto il resto. Se bene io non havevo risposta, ne stavo con l'animo in pace, supponendo che, per l'amore osservantissimo ch'io le porto, ella mi favorisse di pigliarsi meco ogni sicurt e di non affaticar maggiormente la testa, occupatissima in pensieri di estremo rilievo; ma il Sig.r Mario Guiducci mi ha letto stamattina una lettera di V. S. Ecc.ma, donde ho ritratta la mia sventura e sentito disgusto grande, mentre ella si duole ch'io non le habbia mai scritto un verso. La prima lettera fu piena d'augurii e di preghiere d'esito felice de'suoi viaggi: la 2a fu di ringraziamento, ch'io dovevo a V. S. Ecc.ma per mezo de'suoi mai a bastanza lodati Dialogi, poich questi mi tenevano honorato appresso il Sig.r Cardinal Capponi etc. In questa dunque rinuovo le preghiere, e le desidero quelle felicit che si converrebbono alla sua zelantissima, piissima e sapientissima mente; piaccia al Cielo ch'ella sia conosciuta, ch insieme rester conosciuto l'obligo particolarissimo che gli deve e gli dovr sempre tutto il mondo: rinuovo ancora i ringraziamenti debiti a'dottissimi libri di V. S. Ecc.ma et alla sua benignit, donde io riconosco le lodi soprabbondanti che mi accreditorno appresso molti di questi Signori, e per mezo loro appresso il Sig.r Cardinale.
Le nuove della diligenza e gusto grande con che il Sig.r Cardinale ha letto i suoi stupendi Dialogi, penso che gi per molt'altre bande l'habbia sapute(288); e qualche cosa ch'io direi di pi, non la scrivo volentieri, ancorch ci sarebbe da darle gusto.
Il dispiacere che mi lasci stamane la chiusa della lettera di V. S. Ecc.ma mi lev la memoria di dir al Sig.r Mario quel ch'i'sapevo della lettera inviata da lei al Sig.r Cardinale; cio che S. Eminenza mi disse da s, tre settimane sono, che V. S. gli haveva scritto, e me lo disse mostrandone gusto grande, e ch'ell'era s bella lettera. Mi disse di pi che quella del Segretario non gli era piaciuta, e che gli haveva ordinato che la rifacessi per il sabato seguente(289): non ho poi saputo n domandato altro.
Resta ch'io preghi V. S. Ecc.ma a tenermi honorato della sua pretiosissima e desiderabilissima gratia, a comandarmi per quant'io possa, et a gradire l'offerta ch'io le fo di tutto me stesso. Le fo humilissima reverenza, e devotamente le bacio le mani.

Fir.ze, 4 Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo e Devotiss.o S.re
Dino Peri.

Al P. Reverendiss.o Don Benedetto presento mille ossequiosissimi saluti, e con ogni devotione et osservanza gli bacio le mani.



2538..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.
Brescia, 9 giugno 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 30. - Autografa.

Molto Ill.re S.r et P.ron mio Col.mo

Tengo due lettere di V. S. molto Ill.e, tutte due nel medesimo tempo, che mi sono state carissime, come lei si pu immaginar.  ben vero che mi sarebbero state molto pi care se havessi hauta la nova del fine totale de'suoi negozii, quale in ogni modo spero felicissimo.
Io penso di partire hoggi otto per Mantoa, Ferrara, Ravenna e la S.ta Casa, e penso di andar a stare un paro di giorni dal nostro Monsignor Ciampoli. Non mancar servirla del refe per le sue Monachine. In tanto attenda a conservarsi nei caldi, e mi conservi la gratia delli SS.ri Ecc.mi Ambasciatore e Ambasciatrice, a'quali et a V. S. fo humilissima riverenza.

Brescia, 9 Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Devotiss.o et Oblig.mo Ser.e e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: [....] P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
In Corte dell'Ecc.mo Sig.r Ambas.re di Toscana.
Roma.



2539..

GIO. CAMILLO GLORIOSI a GALILEO in Roma.
Napoli, 10 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 19. - Autografa.

Molto Ill.re S.r

Ho inteso con mio dispiacere li travagli che si danno a V. S.: pure col suo sapere e con la sua prudenza superar il tutto, e ne uscir con maggior sua gloria e riputatione.
Di questo libro del Sistema del mondo, sono parecchi mesi mi ne diede avviso di Pavia il Padre Santini(290), e mi disse di pi che V. S. ci voleva fare un'aggiunta. In Napoli non ci ne sono comparsi per le librarie; ho procurato haverlo di Roma, mi dicono che non si possa vendere: la priego a farmene capitar uno nelle mie mani; anzi mi doglio che V. S. non me honori e favorisca delle cose sue che di tempo in tempo manda alle stampe, sapendo quanto io le sono amico e servitore. Le bacio le mani.

Di Napoli, 10 di Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re

[vedi figura 2539.gif]

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2540.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 11 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 203. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Dispiacciono anche a me infinitamente le lunghezze che V. S. va incontrando nel suo negozio, con tutto che sempre le venga promesso brevit. Staremo a sentire se finalmente nella congregatione di hier l'altro V. S. sar stata spedita, conforme alla benigna intentione che ne dette S. S.t Ma avverta V. S. sopra tutto a non si mettere in viaggio doppo San Giovanni, perch il pericolo  certo di chi esce di Roma in quel tempo; per glielo ricordo, et ne la prego per il zelo che ho della sua conservatione. Et dovendo mettersi hora in camino, sar bene ch'ella si fermi in Siena, per aspettar l'esito quivi del nostro male, che da 8 giorni in qua pare che si faccia maggiore, crescendo il numero degli infermi et de'morti, et essendo chiuse alcune case di gentilhuomini. Mi affligge ancora, che se il male sguita, F. Antonino mio fratello, offertosi di andare a servire a lazzeretto, et che ne fa continua instanza, vi sar mandato infallibilmente, essendo gi morti tre de'6 cappuccini che andorno. Et a V. S. bacio le mani.

Di Fiorenza, XI Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2541..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Roma].
Arcetri, 11 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 198. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ultimamente scrissi a V. S.(291), le cose del contagio esser ridotte in assai buon termine; ma adesso non posso con verit replicar il simile, gi che da alcuni giorni in qua, essendo variata la stagione con un fresco pi che ordinario in questo tempo, il male ha ripreso forze, et ogni giorno si sente serrarsi nuove case, se bene il numero di quelli che muoiono non  grande, non passando, per quanto dicono, i sette o gl'otto il giorno, et altrettanti se ne ammalano. Stando per tanto le cose in questo termine, giudicherei(292) che ad ogni modo ella se ne potessi venire alla volta di Siena, come gi ha dissegnato, quando per siano terminati del tutto i suoi negozii, per tutto il presente mese: gi che poi fino all'autunno non si pu batter la campagna di Roma, per quanto intendo dal S.r Rondinelli; et io non vorrei gi che V. S. fossi astretta a far cost tanto lunga dimora. S che di grazia procuri, per quanto pu, la sua spedizione, la quale spero pure che sia per ottener quanto prima, con l'aiuto di Dio benedetto e del S.r Ambasciatore, il quale si vede chiaramente non essersi mai straccato nell'aiutare e favorir V. S. con tutte le sue forze. E veramente, carissimo S.r Padre, che se da una parte il Signor Iddio l'ha travagliata e mortificata, dall'altra poi l'ha sollevata et aiutata grandemente. Solo l'haverla conservata sana, con i disagi che pat per il viaggio e di poi con i travagli che ha passati,  stata una grazia molto particolare. Piaccia a S. D. M. di concederci che non siamo ingrati a tanti benefizii e di conservarla e protegerla fino all'ultimo, del che Lo prego con tutto il cuore; et a V. S. mi raccomando per mille volte insieme con le solite.

Di S. Matteo in Arcetri, li 11 di Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei
Roma.



2542.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Roma.
Firenze. 11 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 205. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Mi dispiace sommamente dell'indugio che vedo interporsi al ritorno di V. S., dopo l'aver, si pu dire, avuto la spedizione. Tuttavia questa tardanza ad ultimare questo negozio mi fa credere che l'argomento de'suoi avversari appresso a i superiori non inferisca quella stravolta conseguenza che nelle loro appassionate e forse maligne menti perversamente conclude che il libro debba supprimersi, ma per avventura rettamente ne deducano che si debba andar pi considerato in deliberare, mentre sentono l'applauso che indifferentemente riceve il libro, dovunque  letto e inteso. Se a'9 di questo mese l'aranno spedita, V. S. sar a tempo molto bene a incamminarsi verso queste parti, poich la stagione  pi fresca che non arebbe anche a essere, s che il viaggiare non pu esser pericoloso per troppo caldo.
Qui il male, che era quasi spento, si  fatto un po'risentire: piaccia alla Divina bont che questo sia l'ultimo sforzo, e non passi pi oltre.
Il S.r Dino mi promesse di scrivere a V. S., e poi non l'ho riveduto, e non posso credere che non l'habbia fatto. E per fine facendole riverenza, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Firenze, 11 di Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2543.

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Roma].
Siena, 12 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 207. - Autografa.

Molt'Ill. Sig.r mio Oss.mo

La pratica ch'io ho della natural lentezza di cotesta Corte, mi consola la dilazione ch'io pato al sperato honore della sua presenza in questa casa. Ma perch l'ultima intenzione data da N. S. denota non men presta che favorevole spedizione, se anco in materia di lettighe o d'altro la conosce buona la mia servit, li ricordo che ella la pu adoprare con ogni libert; n altro titolo ambisco appresso di lei, che quello di vero sincero suo servitore, fuor d'ogni cirimonia. E qui con fine affettuosamente li bacio le mani.

Siena, li 12 di Giugno 1633.
Di V. S. molt'Ill.
S.r Galileo Galilei.
Devot. Ser.
A. A.o di Siena.



2544.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Roma.
Montalto, 14 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 209. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Il longo silentio di V. S. mi tiene troppo inquieto, n posso persistere con l'animo cos sospeso. Gli affetti della mia mente pendono dallo stato de'suoi negoci. Non ho in Roma chi mi dia raguaglio di V. S., per la prego ad essermi in ci pi liberale.
Il nostro D. Benedetto sar qui fra pochi giorni(293): s'uniranno i nostri desiderii in bramar la presenza e la virtuosissima conversatione di V. S., alla quale bacio con ogni affetto le mani.

Mont.to, 14 Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma


Non amo cos poco il S.r Galileo, ammirato dalla fama, che io possa soffrire un silentio s lungo senza gelosia inquieta. Continuo a vivere con salute e con quiete; e lo studio  la miniera de i diletti su questo monte, dove vorrei piantare un boschetto di lauri, che riuscissero cari alla gloria. La supplico a reverire in mio nome l'Ecc.mo S.r Ambasciatore.


S.r Galileo G. Roma.
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



2545..

GOFFREDO WENDELIN a MARINO MERSENNE [in Parigi].
[Bruxelles], 15 giugno 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, Nouvelles acquititions, n. 6205, pag. 20. - Autografa.

.... Caeterum cum eodem illo Patre(294) simul hoc agebam, cuius non sine horrore admonuisti nos heri, dum Galilaei tantum non perniciem suggessisti (et is propter solam istam opinionem tantum periculi invenit?). Loxiam(295) meum, denuo ac in triplum auctiorem proditurum, ostendebam, observationibus longe pluribus iisque antiquissimis instructiorem, obiterque de motu telluris (cuius me assertorem professus semper sum etiam coram Eminentissimo Cardinali de Balneo(296)) verba faciebam, confirmando ex ipsis Sacris sacrae linguae disertis oraculis, nisi et festinatio discessus et simul Galilaei recordatio me raperent, tibi, antequam quidquam edam, hc communicandis....



2546.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma.
Brescia. 16 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 211. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Partir marted prossimo alla pi longa di Brescia per cotesta volta, e non vedo l'hora di vederla e servirla. Spero in Dio e nella somma prudenza e sapienza di cotesti Signori, che le cose di V. S. saranno hormai terminate in bene, stante la sua innocenza; perch se bene la debolezza dei cervelli comuni  ridotta a tanta miseria, che sono largamente premiati i cacciatori e cuochi, che con nove inventioni di caccie e pasticci s'affaticano di dar gusto alla bizarria e palato delli huomini, e all'incontro sono poste altissime colonne alli intelletti specolativi col Non plus ultra, quasi che in queste si sia saputo tutto il scibile, e in quelle non bastino le delicie ritrovate sin qui, non dimeno nelle cose di V. S. habbiamo da fare con il Santissimo Tribunale, e guidato dalla somma prudenza e sapere di un ottimo Pontefice, in modo che non si pu dubitare di traversia di maligni n d'ignoranza.
Io pensavo di havere risposta da V. S. intorno al suo interesse della pensione; ma non ne havendo hauto altro, non posso trattare cosa alcuna. Per finisco, facendo riverenza alli Ecc.mi Sig.ri Ambasciatore e Ambasciatrice et a V. S. con tutto il cuore.

Brescia, il 16 di Giug.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Devotis. e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r mio et P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



2547.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 18 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 200-201. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Quando io scrissi a V. S. dandolgli conto del male che era stato in questi contorni(297), gi era cessato quasi del tutto ogni sospetto, essendo scorsi molti giorni, anzi settimane, senza sentirsi niente; e, come all'hora gli soggiunsi, me ne dava intiera sicurt il vedere che tutti questi gentiluomini nostri vicini se ne stavano qui in villa, come seguitano ancora di starci tutti; e, che  pi, nella medesima citt di Firenze si sentiva che il male andava tanto diminuendo, che si sperava che presto dovessi restar libera del tutto: onde, con questa sicurt, mi mossi ad esortarla e sollecitarla per il suo ritorno, se bene nell'ultima che gli scrissi(298), sentendo che le cose erano peggiorate, mutai linguaggio, come si suol dire. Perch, se bene  verissimo che desidero grandemente di rivederla, desidero non dimeno molto pi la sua conservazione e salute; e riconosco per grazia speciale del Signor Iddio l'occasione che V. S. ha havuta di trattenersi cost, pi lungamente di quello che lei et noi havremmo voluto; perch, se bene credo che gli dia travaglio il trattenersi cos irresoluta, maggiore gliene darebbe forse il ritrovarsi in questi pericoli, i quali tuttavia vanno continuando, e forse aumentando: e ne fo conseguenza da una ordinazione venuta al nostro monastero, come ad altri ancora, da parte dei SS.ri della Sanit, et  che per spazio di 40 giorni doviamo, due monache per volta, star continuamente giorno e notte in orazione, a pregar S. D. M. per la liberazione di questo flagello. Havemmo da i sudetti Signori d. 25 di elemosina; e oggi  il quarto giorno che demmo principio.
A S.r Arcangela Landucci ho fatto intendere che V. S. gli far il servizio che desiderava(299), et ella la ringrazia infinitamente.
Per dargli avviso di tutte le cose di casa, mi far dalla colombaia, ove fino di quaresima cominciorno a covare i colombi; et il primo paio che naque, fu mangiato una notte da qualche animale, et il colombo che gli covava fu trovato dalla Piera sopra una trave, mezzo mangiato e cavatene tutte l'interiora, che per questo si giudic che fossi stato qualche uccello di rapina. Gl'altri colombi spauriti non vi tornavano; ma seguitando la Piera a dargli da mangiare, si sono ravviati, et adesso ve ne covano due.
Gl'aranci hanno havuti pochi fiori, i quali la Piera ha stillati, e mi dice haverne cavato una metadella d'acqua. I capperi, quando sar tempo, si accomoderanno. La lattuga che si semin, secondo che V. S. haveva ordinato, non  mai nata, e in quel luogo la Piera vi ha messo de i fagiuoli, che dice esser assai belli, e similmente de i ceci, de i quali la lepre ne vorr la maggior parte, havendo gi cominciato a levargli via. Delle fave ve ne sono da seccare, et i gambi si danno per colazione alla muletta, la quale  diventata cos altiera, che non vuol portar nessuno, et alcune volte ha fatto far de i salti mortali al povero Geppo, ma con gentilezza, poi che non si  fatto male. Ascanio(300), fratello della cognata, la domand una volta per andar di fuora, ma quando fu vicino alla Porta al Prato, gli convenne tornar in dietro, non havendo mai hauto forza di scaponire l'ostinata mula acci andassi innanzi; la quale forse sdegna di esser cavalcata da altri, trovandosi senza il suo vero padrone.
Ma ritornando all'orto, gli dico che le vite mostrano assai bene; non so poi se prosseguiranno cos, mediante il torto che ricevano di esser custodite dalle mani della Piera, in cambio di quelle di V. S. De i carciofi non ve ne sono stati molti; con tutto ci se ne seccher qualcuno.
In cantina le cose passano bene, andandosi il vino conservando buono. In cucina non manco di somministrare quel poco che fa bisogno per la servit, eccetto che nel tempo che ci viene il Sig.r Rondinelli, che all'hora ci vuol pensar lui; anzi che in questa settimana volse che una mattina noi stessimo in parlatorio a desinar da lui. Queste (sic) sono tutti gl'avvisi che mi par di potergli dare.
L'Archilea desidera che V. S., di cost dove  abbondanza di buoni maestri di musica gli provvegga qualche bella cosa da sonar su l'organo. Suor Luisa havrebbe caro di sapere se V. S. ha poi visto il Sig.r Giovanni Mancini, che  mercante, per conto del negozio del nostro vecchino; e similmente Suor Isabella desidera di sapere se la lettera che gli mand per il Sig.r Francesco Cavalcanti habbia havuto ricapito, desiderando pur di sapere da cotesto gentiluomo se un fratello che ha cost sia morto o vivo.
Finisco, per riserbar qualcosa da dirgli quest'altra volta che gli scriver; ma mi sovviene che devo salutarla per parte di Suor Barbera, e dirgli cos che ella non va pi fuora, se non tanto quanto entra in chiesa dal primo usciolino per parare e sparare. Tutte l'altre amiche la salutano, et io da Dio benedetto gli prego ogni vero bene.

Di S. Matteo, li 18 di Giug.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2548..

CASSIANO DAL POZZO a GALILEO [in Roma].
Roma, 18 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. VI, T. XII, car. 21. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ho di gi visto la scrittura da V. S. inviatami, e da lei fatta tant'anni sono per chiarezza de'suoi scritti e delle sue inventioni nobilissime, e m' parsa tale che sii da farla goder a molti; e cos, se  con sua grazia, ardir pigliarne una copia, per poterla rileggere e far leggere ad altri a mio commodo, essendovi da imparar assai.
Rimando il libro de'vantaggiosi moschetti, non essendo mio e non havendo a rihavere libro nessuno, eccetto il Telescopio del Sirturi(301) cha a V. S. dono, havendol'io duplicato. Ho fatto conto di quel libretto, perch d a V. S. quello che deve, dico dell'inventione d'esso telescopio. Mando anco uno scatolino, con molte di quelle lumache che si trovano in un condotto della vigna di Madama, fra la rena del medesimo. Sono nell'esattezza loro, riguardata la piccolezza, non meno ammirabili di quello siino nel nascimento, conform'a che anco dice Plinio(302): In magnis siquidem corporibus, aut certe maioribus, facilis officina, sequaci materia, fuit. In his tam parvis atque tam nullis, quae ratio? quanta vis? quam inextricabilis perfectio? Tuttavia non sono da ammirarsi, quando l'arte giugne, in un certo modo, a contendere del pari. V. S., che vedr in questo scatolino rinchiusi, dir, centinara di nicchi, stupir quando in un grano di pepe vedr rinchiuso un migliaro di bichieretti d'avorio, fatti a calice, lavorati al torno, e con l'orlo d'essi dorato. Il Baron Sciat, gentiluomo Tedesco, che credo ch'ancor hoggi si trovi in questa citt, pu far vedere questa maraviglia, che da me si procurer per servirla. E pregandola, se in qualche m[....] posso ricevere l'honore de'suoi comandi, a favorirmene, le bacio di cuore le mani, pregandole quella prosperit e contento ch'alla sua segnalata virt si deve.

Di casa, a'18 Giug.o 1633.
Di V. S. molt'Ill.re
[vedi figura 2548.gif]

Fuori: Al molt'Ill. Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.



2549.

GIO. GIACOMO BOUCHARD a PIETRO e GIACOMO DUPUY [in Parigi].
Roma, 18 giugno 1633.

Bibl. Mjanes in Aix. Correspondance de Peiresc, Reg. LX, T. II, car. 410. - Copia del tempo.

.... il y a icy un Linceo, qui voit bien plus clair que touts ces gens cy avec ses lunettes d'approche, qui ne leur ont pas nantmoins fait dcouvrir dans la lune les trahisons que l'on luy a trames  Rome, o il a est appel par ceux de l'Inquisition, lesquels l'ont mesme retenu prisonnier quelques huit jours, d'o il est maintenant dehors. Je le fus voir l'autre jour avec M. Doni(303), et luy leus les louanges que certains maistres de vostre Acadmie m'ont escrites sur ses Dialoghi del flusso et reflusso, qu'il receut avec un extresme contentement. C'est le vieillard le plus sage, le plus loquent et le plus venerable que j'aye jamais veu, et qui a en sa faon et en ses termes je ne say quoy de ces philosophes anciens; aussi chs luy se fait le cercle di tutti i virtuosi di Roma....



2550.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 19 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 183-186. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho ricevute questa mattina un'infinit di benignissime dimostrattioni da S. B.ne....
Ho di nuovo supplicato per la spedittione della causa del S.r Galilei; e S. S.t m'ha significato ch'ell' di gi spedita, e che di quest'altra settimana sar chiamato una mattina al S.to Offizio per sentirne la risoluttione o la sentenza. Io, in sentir questo, supplicai all'hora S. B.ne a restar servita, in grazia di S. A. S. nostro Signore, di mitigar quel rigore che potesse esser parso a S. S.t et alla Sacra Congregatione di dover usar in questo negozio, gi che con tant'altre singulari dimostrattioni s'era in questa causa obligata l'A. S., la quale si riserbava di renderne da s stessa le dovute grazie, terminato che fusse interamente il negozio. Mi replic che non occorreva che S. A. si pigliasse questa briga, perch haveva fatta volentieri ogni habilit al S.r Galileo in riguardo dell'amore che porta al Padrone Ser.mo; ma che, quanto alla causa, non si potr far di meno di non prohibir quell'opinione, perch  erronea e contraria alle Sacre Scritture dettate ex ore Dei; e quanto alla sua persona, dovrebbe egli, per ordinario e secondo il solito, rimaner qui prigione per qualche tempo, per haver contravvenuto a gli ordini che teneva sin dell'anno 1616, ma che, come sar pubblicata la sentenza, mi rivedr di nuovo, e tratter meco di quel che si possa far per manco male e per manco affliggerlo, poich senza qualche dimostrattione personale non ne pu uscire. Io tornai all'hora a pregarla di nuovo humilmente a usar della sua solita piet verso l'et grave di 70 anni di questo buon vecchio, e verso ancora la sua sincerit: ma mi accenn di creder che non si potr far di meno di non lo relegar almeno in qualche convento, come in S.ta Croce, per qualche tempo; ma che non sapeva ben per ancora quel che fusse per risolvere la Congregatione, la qual tutta unitamente et nemine discrepante caminava in questi sensi del penitenziario. Ben era vero che S. S.t vuol che si dichiari, per fuggir gli esempi, essersi mitigata ogni pena in grazia del Ser.mo Granduca nostro Signore, perch per questo veramente, et non per altro, se le son fatte e se le faranno tutte le facilit possibili.
Io non ho referito altro sin hora al medesimo S.r Galileo che la prossima spedittione della causa e la prohibittione del libro, ma della pena personale non gliene ho detto niente, per non affliggerlo, col dirgli ogni cosa in un istesso tempo, et perch anche S. B.ne m'ha ordinato di non gliene conferir per non lo travagliar ancora e perch forse, col negoziare, si potrebbon alterar le cose; onde stimerei anche a proposito che di cost non gliene fusse avvisato cos'alcuna....



2551..

ISMAELE BOULLIAU a PIETRO GASSENDI [in Parigi].
Parigi, 21 giugno 1633.

Dalla pag. 411-412 dell'edizione citata al n. 1729.

.... Quis exhaurire unquam poterit omnia illa quae quotidie nova se produnt? Antiqui Venerem infra solem semper currere asseverarunt et docuerunt, et omnes secuti sunt ad Copernici aetatem. Ante annos triginta sphaericam semper credita est emittere lucem, et faciem globosam versus terram ostendere; tubus opticus detegit, illam proprio carere lumine, et corniculatam versus terram descendere. Quis maculas in sole viderat, et tales non planetam Mercurium docuerat? Galilaeus et Apelles et infiniti alii viderunt et quotidie vident; ipseque superiore anno, excepto solis lumine per foramen, maculas grandiores notavi mensibus Augusto et Septembri.... Audieram a Domino Luillerio(304), Galilaeum vocatum decreto Sanctae Inquisitionis, ut ad accusationes responderet quae obiiciebantur ei, tanquam adversus religionem Catholicam et authoritatem Sanctae Sedis Apostolicae haeretica quaedam scripsisset in libello suo de terrae mobilitate. Stupebam et dolebam vicem huius optimi et doctissimi senis; sed gratissimus mihi fuit nuntius, qui Galilaeum ampliatum non solum, sed et absolutum, dixit. Nunquam persuasum habeo, Sanctissimum Dominum nostrum ac Beatissimum Patrem Papam, Christi Vicarium, ad ea quae ad Fidem non pertinent, clavium potentiam extendere velle. Sane si Sacrae Scripturae, vel decretis Summorum Pontificum aut Conciliorum canonibus, adversaretur illa de motu terrae opinio, quanto studio illam, ut verisimiliorem et naturae rerum magis convenientem, tueor, tanta non solum facilitate amandarem, sed et contrario affectu execrarer, illius authores, perfectoque odio prosequerer....



2552..

GIO. BATTISTA GONDI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Parigi, 21 giugno 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4644 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Quegli occhiali e libri del S.r Galileo e quella ricetta delle vipere sono aspettati con gran desiderio dalla Sig.ra nipote del S.r Cardinale, che rende umilissime grazie di questo favore(305)....



2553..

NICCOL FABBI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY [in Parigi].
Aix, 22 giugno 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, Vol. 717, car. 254t. - Autografa.

.... Je me conjouys avec vous et avec M.r Diodati, tant de son retour d'Angleterre, que de la glorieuse issue de l'affaire de M.r Galile, et que Dieu luy ayt faict la grace de se purger d'une telle calomnie et de trouver la bonne iustice qu'il mritoit. Ses oeuvres en auront tant plus de credit cy aprez....



2554..

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 23 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 213. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Mi rallegro sommamente che il negozio di V. S. habbia finalmente havuta la sua terminatione: staremo adesso a sentire il come, et lo spero in bene; et ho gran consolatione che V. S. non voglia perder tempo nel mettersi in viaggio, quale io le annunzio buono, et che sia per fermarsi in Siena. Di sanit, noi andiamo migliorando.
Non ho visto Mess. Ceseri(306), con tutto che io gli habbia fatto intendere di havere da parlargli per suo servizio. Ma il vecchio Cav.re Poltri(307) mi racconta che Mess. Ceseri, oltre al debito, haveva fatto qualche altra cosetta [....] nell'offizio, degna di reprensione, quale  stata in gran parte celata da esso Cavaliere; ma il medesimo Mess. Ceseri ha voluto aposta darla in luce, con haver supplicato S. A. della compositione del debito; perch  bisognato, nella informatione, dire qualche cosa. Spera il medesimo Cavaliere, che pagando Mess. Ceseri il debito, sia per h[ave]r grazia da S. A. di esser reintegrato nell'offizio, massime con lo aiuto che haver da noi. Ma V. S. mi impone che io prometta la sodisfazione di questo debito sempre che egli sia reintegrato, o almeno le sue parole hanno questo senso implicito; et non potendo io esser sicuro di quello che ha da dependere dalla volont d'altri et [....] dalla grazia di S. A., ho sospeso di promettere fino a nuovo cenno di V. S.  ben vero che, torni o no Mess. Cesare nell'offizio, il debito l'ha da pagare in tutti i modi, et non lo facendo per amore, gli converr farlo in prigione, perch il denaro  del Principe; et se paghi hora, questa prontezza gli faciliter la grazia. In caso dunque che V. S. si risolva a fargli questa carit, bisogna sborsar prontamente il denaro; et se Suor Maria Celeste habbia in mano denari di V. S., potr ella ordinarle che somministri questa somma. Et con molta fretta le bacio le mani.

Di Fiorenza, 23 Giugno 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.

In nessun luogo del Casentino  male, per grazia di Dio.



2555..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 25 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 202. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ringraziato sia Dio, che pur sento che V. S. comincia a trattar di mettersi in viaggio per il suo ritorno, il quale io ho grandemente desiderato, non solo per rivederla, quanto anco perch, con la totale spedizione del suo negozio, dovr ella restar con l'animo quieto e tranquillo, il che sono molti mesi che non ha potuto provare. Ma si potranno(308) benedire tutti i travagli sofferti, se saranno terminati con tanto buon esito, quanto ella mi accenna di sperare.
Ho caro che V. S. se ne vadia a Siena, s perch ella non venga in questi sospetti di contagio, il quale s'intende per che questa settimana  assai alleggerito, s anco perch, sentendo che quell'Arcivescovo l'invita con tanta instanza e gentilezza, mi prometto che quivi havr molto gusto e sodisfazione. La prego bene a venirsene a suo bell'agio, e pigliarsi tutte quelle comodit che gli saranno possibili, poi che  stata necessitata a viaggiare in due estremi di freddo e di caldo; et anco a darmi nuove di s ogni volta che gli sar possibile, s come ha fatto in tutto il tempo che  stata assente, del che devo ringraziarla, essendo stato questo il maggior contento ch'io potessi ricevere.
Volevo con questa mandarle una lettera per la S.ra Ambasciatrice (alla quale per amor di V. S. mi conosco tanto obligata); ma perch sto in dubbio se all'arrivo di questa V. S. sar gi partita, mi risolvo a indugiar a quest'altra settimana o, per dir meglio, a quando V. S. mi avviser ch'io deva farlo. Del servizio del vecchino(309) ne tratteremo in voce, se piacer a Dio, il quale prego che la guardi e conservi in questo viaggio; e la saluto caramente, insieme con le solite.

Di S. Matteo in Arcetri, li 25 Giugno 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2556..

ANTONIO BADELLI a ........
Roma, 25 giugno 1633.

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. - Di mano sincrona.

Di Roma, li 25 Giugno 1633.

.... Il Galileo fu abiurato mercord mattina nel Convento della Minerva alla presenza di tutti i Cardinali della Cong.ne, e gli abbruciorono in faccia il suo libro, dove tratta del moto della terra....



2557..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 25 giugno 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 12772, Lettres de Peiresc, car. 59t.-60r. - Autografa.

.... M. Naud(310) m'escript que le P. Scheyner escrivoit dez lors ex professo contr3 le pauvre Galile, qu'il y travailloit puissamment et avec grandissime animosit,  ce qu'on leur en mandoit de Rome, dont les effects n'ont que trop paru,  mon grand regret et peult estre au dezadvantage des arts liberaulx. L'ordinaire estant depuis arriv, j'y ay apprins une nouvelle bien agrable pour vous aussy bien que pour moy, en faveur du pauvre Galilei, que M.r du Puy m'escrit estre heurensement sorty des prison de l'Inquisition, aprez s'estre glorieusement purg de la calomnie qu'on luy avoit impos, d'avoir chang quelque chose en l'edition de son libvre depuis la correction du Padre Mostro, Maistre du Sacr Palais; de sorte qu'on luy mande de Rome, qu'il y avoit apparance qu'enfin ses Dialogues se publieroient. Et dict que ses lettres de Rome sont du 23 de May: i'en ay bien de plus fraisches de Rome, du 2 et 3 Juin, et par la poste et par le retour des galres de M.r de Crequy; mais persone ne m'en dict rien. Vray est que je n'ay pas de lettre de ceux qui m'en pourroient parler, ne pas mesmes du Cardinal Barberin....



2558.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 26 giugno 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 187. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Il S.r Galileo fu chiamato luned sera al S.to Offitio, dove si trasfer marted mattina, conforme all'ordine, per sentire quel che potessero desiderare da lui; et essendo stato ritenuto, fu condotto mercoled alla Minerva avanti alli S.ri Cardinali e Prelati della Congregatione, dove non solamente li fu letta la sentenza, ma fatto anche abiurare la sua opinione(311).
La sentenza contiene la prohibitione del suo libro, come ancora la sua propria condennatione alle carceri del S.to Offitio a beneplacito di S. S.t, per essersi preteso ch'egli habbia trasgredito al precetto fattoli 16 anni sono intorno a questa materia; la qual condennatione li fu subito permutata da S. B. in una relegatione o confine al giardino della Trinit de'Monti, dove io lo condussi venerd sera, e dove hora si trova per aspettar quivi gli effetti della clemenza della S.t Sua. E perch egli haverebbe pur voluto venirsene in cost per diversi suoi interessi, io mi son messo a negotiare, che non parendo al Sig.r Card.l Barberini et a S. S.t di favorirlo d'una assolutione libera, si contentino almeno di permutarli il confine a Siena, in casa di Mons.r Arcivescovo, amico suo, o in qualche convento di quella citt, affine che, passato il sospetto del contagio, possa calar subito a Firenze per i suoi interessi, dove piglier anche per carcere la sua propria villa. Attendo qualche risposta da Mons.r Bichi(312), che tratta col S.r Card.l Barberini, non havendo io possuto veder S. Em.za per gl'impedimenti delle capelle di S. Giovanni e concistoro publico dell'Ambasciator di Francia. Mi  parso che il Sig.r Gallileo si sia assai afflitto della pena riportata, giuntali anche assai nuova, perch quanto al libro mostrava di non si curare che fosse prohibito, come cosa antevista da lui. E con questo a V. S. bacio le mani.

Di Roma, li 26 di Giug.o 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2559..

GIO. GIACOMO BOUCHARD a FULGENZIO MICANZIO [in Venezia].
Roma, 29 giugno 1633.

Collezione Galileiana nella Torre del Gallo presso Firenze. - Autografa.

.... Il buon vecchio amico  stato finalmente oppresso. Detenuto di nuovo nel S. Ufizio due giorni, mercoled fu condotto, come reo, in abito di penitenza, alla Minerva davanti a'Cardinali e gli altri della Congregazione. L fu sentenziato alla carcere del S. Uffizio, oltre la pena di vedersi condannato il suo libro. Non so come egli in quell'et abbia potuto reggere. L'invidia ha trionfato nella sua umiliazione....



2560.

GALILEO ad URBANO VIII in Roma.
[Roma, giugno 1633.]

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 40) [Edizione Nazionale].



2561..

FRANCESCO BARBERINI a CESARE MONTI in Madrid.
Roma, giugno 1633.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 8370 (gi CIV, 16), car. 107. - Minuta.

.... e perch non si maraviglino cost che alle volte, per inavvertenza di chi ha cura di rivedere i libri da stamparsi, scappi qualche cosa indegna di stampa, si serva dell'esempio del Galileo, il quale avendo composto un libro sul moto della terra, fu ammesso alla stampa dal Maestro del Sacro Palazzo e stampato; nel quale sono stati poi trovati errori gravi, che hanno obbligato la S. Congregatione del S.to Offitio non solo a sopprimere i libri, ma a chiamar lo stesso autore in Roma per disdirsi, come ha fatto....



2562..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 1 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 189. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

.... Il povero S.r Galileo ha fatto cos grave penitenza, che sar hora degno di consolatione....
Altro non ho che replicare alle sue de'26(313)....



2563.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 2 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 204. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Tanto quanto mi  arrivato improvviso et inaspettato il nuovo travaglio di V. S., tanto maggiormente mi ha trafitta l'anima di estremo dolore il sentire la risoluzione che finalmente si  presa, tanto sopra il libro quanto nella persona di V. S.: il che dal Sig.r Geri mi  stato significato per la mia importunit, perch, non tenendo sue lettere questa settimana, non potevo quietarmi, quasi presaga di quanto era accaduto.
Carissimo S.r Padre, adesso  il tempo di prevalersi pi che mai di quella prudenza che gl'ha concessa il Signor Iddio, sostenendo questi colpi con quella fortezza di animo, che la religione, proffessione et et sua ricercano. E gi che ella per molte esperienze pu haver piena cognizione della fallacia e instabilit di tutte le cose di questo mondaccio, non dovr far molto caso di queste burasche, anzi sperar che presto siano per quietarsi, e cangiarsi in altrettanta sua sodisfazione.
Dico quel tanto che mi somministra il desiderio, e che mi pare che ne prometta la clemenza che S. Santit ha dimostrata in verso di V. S., in haver destinato per la sua carcere luogo cos delizioso; onde mi pare che si possa sperare anco commutazione pi conforme al suo e nostro desiderio, il che piaccia a Dio che sortisca, se  per il meglio. In tanto la prego a non lasciar di consolarmi con sue lettere, dandomi ragguaglio dell'esser suo quanto al corpo e molto pi quanto all'animo; et io finisco di scrivere, ma non gi mai di accompagnarla con il pensiero e con le orazioni, pregando S. D. M. che gli conceda vera quiete e consolazione.

Di S. Matteo in Arcetri, li 2 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2564..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Roma].
Roma, [2 luglio 1633].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 217. - Autografa.

S.r Galileo,

V. S. potr andarsene a Siena nell'Arcivescovado(314), e quivi aspettar di sentir poi quel che sia mente di S. S.t quanto alla grazia libera, non essendo parso alla Congregatione n a S. S.t cos presto di liberarla interamente. Ho ottenuto questo contr'a quel che i SS.ri Cardinali havevano risoluto e convenuto, cio ch'andando a Siena, si fermasse in un convento, a beneplacito di S.B.e; et ho anche supplicato poi il S.r Card.l Barberino d'ordinare ch'ella possa andar anche nella Chiesa Cathedrale per udir messe e divini offizi.  necessario adesso che il P. Commissario vada a pigliarne l'ordine per darne le commissioni oportune all'Arcivescovo di Siena, in quella maniera che le sar ordinato; et io mander hoggi dal detto Commissario, perch vada a Palazzo prima che puole. Com'ella sar stata in Siena qualche settimana, si potr poi supplicar di potersene andar a Firenze et anche d'esserne interamente liberato; e fra tanto dovranno cessare i sospetti del male di Firenze, dove per hora ella non pu in ogni modo transferirsi senza pericolo. Come si sia parlato con il Commissario, le potr facilmente dire quando ella possa sperare di partir di qua, afin di dare gl'ordini oportuni. E li bacio le mani.

Di casa, questo medesimo giorno di sabato.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2565..

ANTONIO BADELLI a ........
Roma, 2 luglio 1633.

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. - Di mano sincrona.

Di Roma, li 2 Luglio 1633.

.... Il Galileo, oltre l'abiurazione, era stato condennato per molto tempo alle carceri del Sant'ufficio; ma in grazia del G. Duca gli  stato assignato il palazzo di Sua Altezza, posto alla Trinit de'Monti, in luogo delle carceri medesime....



2566.

ANTONIO BARBERINI a...., Inquisitore di Modena.
Roma, 2 luglio 1633.

Arch. di Stato in Modena. Inquisizione. Lettere della Sacra Inquisizione, 1629-1641.-Autografa la firma.

Rev. Padre,

Bench dalla Congregazione dell'Indice sia stato sospeso il trattato di Nicol Copernico De revolutionibus orbium coelestium, perch in quello si sostenta che la terra si muova e non il sole, ma questo sia centro del mondo, opinione contraria alla Sacra Scrittura; e sia stato proibito da questa Sacra Congregazione del Santo Officio pi anni sono a Galileo Galilei di Fiorenza di tenere, difendere, insegnare in qualsivoglia modo, in voce o in scritto, la detta opinione; non dimeno il medesimo Galileo ha ardito di comporre un libro intitolato Galileo Galilei Linceo, e, senza palesare la detta proibitione, ha estorto licenza di porlo in stampa, come ha posto; e supponendo nel principio, mezzo e fine di quello, di voler trattare hipoteticamente della sudetta opinione di Copernico, ha con tutto ci (bench non ne potesse trattare in modo alcuno) trattatone in guisa tale, che si  reso vehementemente sospetto di haver tenuto tale opinione: onde, inquisito et carcerato in questo Santo Offizio, per sentenza di questi Eminentissimi miei SS.ri  stato condannato ad abiurare la detta opinione et a stare nella carcere formale, ad arbitrio delle Eminenze loro, et a fare altre penitenze salutari, come V. R. veder nella congiunta copia di sentenza e di abiura, che se le manda affinch la notifichi a'suoi Vicari e se n'habbi notitia da essi e da tutti li professori di filosofia e di matematica, perch, sapendo eglino in che modo si  trattato con il detto Galileo, comprendino la gravit dell'errore da lui commesso, per evitarlo insieme con la pena che, cadendovi, sarebbono per ricevere. Et per fine il Signor Iddio la conservi.

Di Roma, li 2 Luglio 1633.
Di V. R.
Inquis.re di Modona.
Come Fratello
Il Card. S. Onof.



2567...

GALILEO a [MAZZEO MAZZEI in Firenze].
Roma, 3 luglio 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Piet, Filza 1068 (d'antica numerazione Campione 103), n. interno 319(315). - Autografa.

Clar.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ricever V. S. Cl.a la presente per mano del S. Geri Bocchineri, al quale mi far grazia di far pagare d. 75 cost dal Monte, che tanti sono per i frutti del semestre decorso il mese passato de i d. 3000 che vi ho sopra; et io per tal favore terr obbligo particolare a V. S. Cl., alla quale, confermandogli la mia servit, reverentemente bacio le mani e prego intera felicit.

Roma, li 3 di Luglio 1633.
Di V. S. Clar.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.

E di mano di GERI BOCCHINERI

Et per me Geri Bocchineri V. S. Ill.ma si compiacer di far pagare questo denaro ad Alessandro Bocchineri mio fratello, trovandomi io molto occupato.

Di Seg.ria ne'Pitti, 8 Luglio 1633.
Di V. S. Ill.ma
Devot.mo Ser.re
Geri Bocchineri.



2568.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 3 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 191. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

Supplicai mercoled passato la Congregatione del S. Offitio di qualche agevolezza verso il Sig.r Galileo, come m'haveva dato animo di fare il Sig.r Card.l Barberino; e perch in leggersi gioved mattina l'instanza, mentre v'era anche presente S. B., fu risoluto che S. S.t ne trattassi meco il sabato prossimo per concordarle qualche comodit, invitato anche da questo, replicai hiermattina l'istesse preghiere a S. S.t medesima, mostrando anche insieme di saper la determinatione sudetta. Mi rispose la S.t S., che seben era un poco presto il diminuirli la pena, che nondimeno s'era contentata di permutargliene prima nel giardino di S. A., et hora a mia intercessione, in riguardo dell'autorit del Padron Ser.mo, che potesse arrivar sino a Siena, per star quivi in qualche convento a beneplacito. Io instavo che potesse, subito cessato il sospetto del contagio, trasferirsi cost, per starsene pur relegato alla sua villa; ma le parve troppo presto: et io all'hora le proposi che l'haverebbe possuto gratificar di starsene appresso a Monsignor Arcivescovo Piccolomini. Le piacque la propositione, e mi disse di contentarsene ancorch la Congregatione non ne sapesse niente; ma che avvertissi di non vi far conversatione in cont'alcuno, comandandomi di darne parte al Sig.r Card.l Barberini, come feci, impetrando da vantaggio da S. Em.za che potesse anche andar in Duomo a'divini offizi.
Pensa poi S. B. di permetterli fra qualche tempo che se ne vada alla Certosa di Firenze, dicendo che bisogna far pian piano et habilitarlo a poco a poco; e qui non replicai niente, per non vi far impegnar innanzi tempo la S.t S., poich si potran'usar quelle diligenze che egli vorr, quando pretenda di ricorrer a nuova grazia. Ma Dio voglia che siamo a tempo anch'a questo, perch mi par molto caduto, travagliato et afflitto. N dovr in lui solo fermarsi questa tempesta, perch essendo stato hieri da me il P. Commissario del S.Uffitio m'accenn che il P. Maestro del Sacro Palazzo, com'incorso anch'egli nel pregiuditio per la sua inavvertenza e trascurataggine in sottoscriver il libro, ne patir qualche pena; e cotesto Inquisitor cost sar gastigato anch'egli, perch s' portato malissimo, non dovendo alcuno di quelli che hanno havuto mano in questo negotio remanerne immuni. Contro al Sig.r Galileo poi s' preteso che habbia contravenuto a gl'ordini della Congregatione, poich 16 anni sono questa opinione fu dannata, non solo perch nella fede, che gli fa Bellarmino(316), attesta che, come contraria, alla Sacra Scrittura, le sia stato ordinato di non la tener n difendere, da che si raccolga che ella in consequenza sia st[ata] dannata, ma perch ne fu fatto stampar anche l'editto dalla Congregatione dell'Indice(317), con il quale ella si reprova e si prohibisce espressamente; pretendendosi in oltre che dovesse significar tutte queste cose al P. Maestro del S. Palazzo, e anche non vi s'interessar pi o scrivervi sopra, e che il medesimo P. Maestro dovesse saper che vi erano gl'editti e gl'ordini e le prohibitioni. Pretendono ancora che il libro non parli hypoteticamente o per suppositione, come era stato ordinato: e per questo  parso di proceder con ogni rigore, e farlo abiurare l'opinio[ne] della mobilit della terra, gi prohibita e notificata a lui e come di diretto contraria alla Sacra Scrittura. Credo che voglia partir per Siena fra due o tre giorni. E con questo a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Roma, 3 di Luglio 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2569...

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Aix, 4 luglio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 256t. - Autografa.

.... J'ai bien de l'obligation  M.r Diodati du soing qu'il prend de nous faire part de sa lettre du S.r Galilei, que nous attendrons en bonne devotion. Je m'estonne que personne de mes amys de Rome ne m'en escrive rien. Il est vray que mes lettres ne sont que de huit ou dix jours plus fraisches que les vostres ....



2570..

ANTONIO QUARATESI a GALILEO [in Acquapendente?].
Siena, 6 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 46. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.re Os.mo

Da quella di V. S. Ecc.ma e da altra scritta all'Ill.mo Monsig.r Arcivescovo nostro(318) ho visto come sar venerd(319) a'confini, e per ci, conforme suo ordine, li invio di qua la lettiga; e sentendo che voglia andare da Monsig.r Arcivescovo, non posso se non lodare la sua resoluzione e dolermi della mia poca fortuna in servirla: e mentre sia per stare qua qualche giorno, sar pronto ad ogni suo comando. E li bacio le mani.

Di Siena, il d 6 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Sig.r Galileo Galilei.
Ser.e Dev.mo
Ant.o Quar.si D.



2571..

NICCOL HERRERA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Napoli, 6 luglio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 47) [Edizione Nazionale].



2572.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 9 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 215. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Due lettere di V. S. de'26 et de'3 mi sono comparse in un medesimo tempo, che ci hanno consolato assai. La prima l'ho fatta vedere a diversi amici, et questa sera, se haver tempo, la far sentire a S. A., non havendo potuto prima, et poi la mander a Suor Maria Celeste, che me la chiede, et poi a Poppi.
Presuppongo V. S. partita di Roma et arrivata a Siena con salute, et me ne rallegro, inviando questo pieghetto sotto coperta di Mons.r Ill.mo Arcivescovo.
Ho ricevuto li denari dal Monte(320). Allo Scalandrone(321) ho pagato  83. 6. 8. A Mess. Ceseri(322) dar li 25 S.di, ma dubito ch'egli non potr altrimenti recuperare l'offizio; et domani si spedir questo negozio, per questa sera far sentire a S. A. la lettera, che parla anche di lui. Et la colpa  tutta sua, che volse, contro la volunt di tutti, supplicar S. A. della compositione del debito, manifestando da s quel che era occulto(323) all'A. S. et a'ministri, perch dal Proveditore sarebbe stato tollerato qualche poco. Et pagher il resto a chi V. S. mi ordiner.
V. S. non pu intendere l'aggiunta lettera in gergo, se prima non haver ricevuta un'altra mia, con diversi nomi pure in gergo(324), che la settimana passata le mandai a Roma, sotto coperta al solito del S.r Ambasciatore, il quale veniva pregato di fare havere a V. S. tale mia lettera in propria mano, et credo che S. E. le ne haver mandata: per in ogni caso V. S. la procuri.
In nessun luogo del Casentino  male: per a Poppi V. S. pu andar sicuramente. Hieri et hoggi non habbiamo alcun morto n malato, onde se ne fanno qui publiche allegrezze.
Mess. Benedetto(325) non sta bene, essendogli sopragiunta la febre subito che si cav sangue hier l'altro, et hoggi ha preso medicina, onde ne stiamo tutti travagliati. Et a V. S. bacio le mani.

Di Fiorenza, 9 Luglio 1633.

Suor Maria Celeste scrive hoggi alla S.ra Ambasciatrice, ringraziandola conforme all'ordine di V. S.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2573..

ANTONIO BADELLI a ........
Roma, 9 luglio 1633.

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1633. - Di mano sincrona.

Di Roma, li 9 Luglio 1633.

.... Il Galileo  partito verso Firenze; e marted(326) si legger su le cantonate delle piazze la prohibizione del libro(327)....



2574..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 9 luglio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 43) [Edizione Nazionale].



2575..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 10 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 218. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

V. S. augumenta sempre le nostre obbligationi con le dimostrationi della sua cortesia; che per l'Ambasciatrice et io le rendiamo infinite gratie della memoria che si compiace tener di noi, accompagnandola col favore del moscatello inviatoci.
Spero che sar comparsa a Siena con buona salute, di dove potr inviare i suoi comandamenti, gi che non la posso servir di presenza. Et le bacio le mani.

Roma, 10 di Luglio 1633.
Di V. S. Ill.ma


[vedi figura 2575.gif]
S.r Galilei




2576.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 10 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 199. - Autografa la sottoscrizione.

.... Il Sig.r Galileo part per Siena mercoled mattina(328) con assai buona salute, e da Viterbo ci scrive che haveva camminato quattro miglia a piedi con un tempo freschissimo....



2577..

ASCANIO PICCOLOMINI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Siena, 10 luglio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 44) [Edizione Nazionale].



2578...

FRANCESCO MARIA FIORENTINI a GALILEO in Roma.
Lucca, 12 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 220. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Oss.mo

Hebbi occasione molti anni sono in Pisa di far reverenza a V. S. Ecc.ma in compagnia del S.r Dottor Pellegrini, e rimasi all'hora talmente obligato al suo gran merito, c'ho poi sempre con particolar sentimento reverito ancora le cose sue. Ma come, vivendo il S.r Pelleg[rini], mi pareva nella persona di quel buon letterato, c[he] era un altro me medesimo, d'essercitar in certo mo[do] con lei la mia devota servit, cos, mancatomi poi sul pi bello degli anni l'amico partialissimo di V. S. Ecc.ma, ho sempre desiderato di dichiararmi se non antico possessore di questa servit, almeno herede della medesima osservanza. L'occasione mi si porge adesso, quando il P. Girolamo, mio fratello, mi scrive d'haver havuto fortuna di reverirla. Da lui V. S. Ecc.ma potr saper[e] i miei sentimenti, che non son punto dissimili dal concetto universale, se non nella singolarit dell'affetto. Ho compatito alle sue fortune, delle quali non parlo, perch son sicuro che l'affettione mi trasporterebbe in eccessi. Basta ch'io mi glorier sempre d'esserli servitore, e goder che la verit, da lei sempre cercata, faccia, com'io spero, scoppiar il fiele all'invidia. Cos desidero ch'ella creda in quest'offitio di reverenza che le presento, mentre, pi che mai partial del suo nome, prego Dio benedetto a concederle quanto desidera.

Lucca, a'12 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei. Roma.
Partialiss.mo Ser.re
Francesco Maria Fiorentini.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.e e P.ron Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Roma(329).



2579.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 13 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 222-223. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Con grandissima consolatione ho inteso il salvo arrivo di V. S. a Siena, ricevutavi massime con tanto eccesso di cortesia da Mons.r Ill.mo Arcivescovo. In fatti tutte le cose di questo mondo sono(330) tutte temperate col dolce et con l'amaro. V. S. ha havuto un mare di tribulationi, ma non le sono mancati all'incontro di grandissimi conforti: la protettione di S. A., il favore incessante del S.r Ambasciatore, le amorevolezze della S.ra Ambasciatrice, et hora il ristoro delle accoglienze gratissime di Mons.r Arcivescovo, le quali tanto pi V. S. potr godere, quanto non si trova ella pi in quella stanza infausta di Roma.
Ho ricevuto tutte le lettere che V. S. mi ha scritte: per ne stia quieta. Quella lunga, doppo essere stata veduta da molti amici,  stata sentita anche da S. A. con molta attenzione, et ha detto che io ne tenga conto, perch  degna d'esser conservata. L'ha veduta anche Suor Maria Celeste, et hoggi l'ho mandata al S.r Vincenzo.
Il negozio di Mess. Ceseri(331) non  disperato affatto, et cerchiamo tutti di aiutarlo. Egli ha sodisfatto l'Arte(332), havendo trovato denari per altro verso, senza che io gli dia li 25 S.di ordinatimi da V. S. Ho riscosso li S.di 75 dal Monte(333). Allo Scalandroni ho pagato  83. 6. 8(334). Al S.r Ilario Soldani pagher li S.di 40 di giuli con pigliarne ricevuta: et a Mess. Ceseri fino a nuovo ordine di V. S. non pagher li 25; in riguardo, prima, dell'esser gi sodisfatta l'Arte, et poi del non esser io sicuro ch'egli rihabbia l'offizio, che mi parvero le due conditioni che V. S. mi prescrisse; et in conseguenza non gli ho presentata la sua lettera, ma ben gli ho detto quanto per mezzo mio V. S. ha scritto a S. A. et il frutto che ne spero: et  verissimo che S. A., nel sentire quel capitolo di lettera, mostr inclinatione di consolare V. S. in questo, et ordin che il memoriale di Mess. Ceseri fusse rimesso per informatione al S.r Cav.re Girolami(335), al quale ho parlato efficacemente, et egli mi ha promesso tutto quell'aiuto che pu dependere da lui. Il negozio  hora in questo grado.
Vedremo di recuperare li due fagottini che V. S. ha inviati per Alessandro mio fratello; et egli la ringrazia della briga che vi ha havuta.
Mess. Benedetto guarisce(336), ma adagio; et bacia le mani a V. S.
Il S.r Ambasciatore ha rimandato l'aggiunto mio pieghetto per lei, poich non ha potuto presentarglielo in propria mano, come ne lo havevo pregato; et con questa clavicola V. S. intender meglio il gergo(337), la sustanza del quale veggo che gi V. S. haveva penetrata, et godo di havere incontrato il suo gusto.
Nel ritorno, V. S. si ricordi di consolare con la sua presenza il S.r Vincenzo et la Sestilia, che l'aspettano con desiderio. Col, dico in tutto il Casentino, non  stato n vi  male: per V. S. non habbia scrupolo. In questa assenza di V. S. io ho soccorso pi volte il S.r Vincenzo di denari, et ho fatto qui anche delle spese per lui; onde il ritomo di V. S.  tanto pi desiderato da me, quanto potr rimborsarmi. Questa casetta del Zuccagni(338), contigua alla nostra, dico a questa di V. S.(339),  in vendita: credo che passer di poco 200 S.di. Sarebbe un gran commodo di questa di V. S. se si potesse allargare da quella banda, perch adesso la sala  monca, et sebene le stanze nostre sono belle et buone, sono contuttoci poche, et Dio sa quando V. S. potesse havere una occasione simile, se adesso si lasciasse scappar questa. V. S., rispetto alla vicinanza, in parit deve esser preferito agli altri, et per il medesimo prezzo in conseguenza pi comple a V. S. che a un altro il pigliarla. Et finch V. S. non fusse in commodo di incorporarla con questa et di murarvi, lo Zuccagni continuerebbe di habitarvi et di tenerla a pigione. Paga hora S.di dodici, et potrebbe V. S. far conto di tenere li denari sul Monte. Si compiaccia di rispondermene, perch io possa referire al Zuccagni il senso di V. S.
Di sanit noi siamo stati 3 giorni senza malati et senza morti; ne i giorni seguenti, cio hieri et hier l'altro, si  ammalato qualcuno, cio 2 o 3 il giorno. D'hoggi non so niente, et questo speriamo che sia uno sfogo et l'ultimo residuo del male. Et a V. S. bacio le mani.
Il S.r Agnolo Guicciardini sta in estremis.

Di Fiorenza, 13 Lug.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2580..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 13 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 206. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Che la lettera che V. S. mi scrive di Siena (ove dice di ritrovarsi con buona salute) mi habbia apportato contento grandissimo, e similmente a Suor Arcangiola, non occorre che io mi affatichi in persuadernela, perch ella sapr meglio penetrarlo che non saprei io esplicarlo; ma ben vorrei sapergli descriver il giubilo et allegrezza che queste Madri e Sorelle hanno dimostrato nel sentire il felice ritorno di V. S. (che  veramente stato straordinario), poi che la Madre badessa, con molte altre, sentendo questo avviso, mi corsono incontro con le braccia aperte e lacrimando per tenerezza et allegrezza; cosa veramente che mi ha legata per schiava di tutte, per haver da questo compreso quanto affetto esse portino a V. S. et a noi. Il sentir poi ch'ella se ne stia in casa di ospite tanto cortese e benigno quanto  Mons.r Arcivescovo, raddoppia il contento e sodisfazione, ancorch ci potessi esser con qualche progiudizio del nostro proprio interesse, poi che facilmente potr essere che quella cos dolce conversatione la trattenga cost pi lungamente di quello che havremmo voluto. Ma gi che qua per ancora non terminano i sospetti del contagio, lodo che ella si trattenga et aspetti (come dice di voler fare) la sicurezza da gl'amici pi cari, li quali, se non con maggior affetto, almeno con pi sicurezza di noi potranno accertarla della verit.
Ma fra tanto stimerei che fossi bene il pigliar compensa del vino che si ritrova nella sua cantina, almanco di una botte, perch, se bene per ancora si va mantenendo buono, dubito che a questi caldi non faccia qualche stravaganza; e gi quella botte che V. S. lasci manomessa, del quale beano la serva e il servitore, ha cominciato a entrar in fortezza. V. S. potr dar ordine di quello che vorr che si faccia, perch io non ho troppa scienzia in questo negozio; ma vo facendo il conto, che essendosi V. S. provvista per tutto l'anno, et essendo stata fuora 6 mesi, di ragione dovr avanzarne, ancorch ella tornasse fra pochi giorni.
Ma lasciando questo da parte e venendo a quello che pi mi preme, io veramente haverei desiderio di sapere in che maniera sia terminato il suo negozio con sodisfazione sua e dei suoi aversarii, s come mi accenn nella penultima che mi scrisse di Roma. Faccilo con suo comodo e quando sar ben riposata, che haver pazienza un altro poco, aspettando di restar capace di questa contradizione.
Il Sig.r Geri fu qui una mattina, mentre si dubitava che V. S. si trovasse in travagli, et insieme con il S.r Aggiunti fece in casa di V. S. l'opera(340) che poi mi avvisa che gli ha fatto intendere; la quale ancora a me parve ben fatta e necessaria per ovviare a tutti gl'accidenti che fossero potuti avvenire, onde non seppi negargli le chiavi e l'habilit di farlo, vedendo massime la premura che egli haveva ne gl'interessi di V. S.
Alla Sig.ra Ambasciatrice scrissi sabato passato con quel maggior affetto ch'io seppi(341), e, se ne haver risposta, V. S. ne sar consapevole. Finisco perch il sonno mi assale, essendo 3 hore di notte, s che V. S. mi haver per scusata se haver detto qualche sproposito. Gli ritorno dupplicate le salute per parte di tutte le nominate e particolarmente la Piera e Geppo, li quali per il suo ritorno son tutti allegri, e prego Dio benedetto che gli doni la Sua santa grazia.

Di S. Matteo in Arcetri, li 13 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2581..

ANTONIO DA LENDINARA ad ANTONIO BARBEBINI in Roma.
Padova, 15 luglio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 45) [Edizione Nazionale].



2582..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 16 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 224. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Di sanit noi andiamo trattenendoci hora con due malati, hora con 4, hora senza morti et hora con un morto il giorno. Insomma noi stiamo bene, ma non siamo guariti.
Fra li medici che vengono a curare Mess. Benedetto nostro fratello(342),  Mess. Antonio Massi Norcino valentissimo, che si porta anche con diligenza et amorevolezza indicibile, onde li siamo tutti obligatissimi. Egli ha cost un suo carissimo parente, chiamato Arcangelo di Girolamo Seppi cerusico da Norcia, huomo di 40 anni, che vorrebbe la facult di portar arme; et si raccomanda per Mess. Antonio a noi, acci vegghiamo, con la intercessione di V. S. di impetrargli cost da Mons.r Ill.mo Arcivescovo grazia di esser messo al suo ruolo, perch in conseguenza possa poi portar l'arme. Se per qualsisia rispetto Monsignore Ill.mo non potesse o volesse arrolarlo, prego V. S. di procurare, col mezzo del S.r Depositario(343) o in altro modo, che questo huomo restasse sodisfatto. Intanto la prego di farlo chiamare et di referirli quanto io le scrivo di lui et la volont ch'ella ha di aiutarlo, incaricandolo di dare qua relatione di tutto a Mess. Antonio: et di grazia V. S. ci aiuti a scaricarci con questo huomo.
De'christalli dell'occhiale del Gran Duca per ancora non posso dire a V. S. cosa alcuna. Et le bacio le mani, a nome anche degli altri di casa; et Mess. Benedetto va guarendo, ma sempre adagio.

Di Fiorenza, 16 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2583..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 16 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 208. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho visto la lettera del Sig.r Mario(344) con mia grandissima consolazione, havendo per mezzo di essa compreso in quale stato V. S. si ritrovi quanto all'interna quiete dell'animo; e con questo anco il mio si sollieva e tranquilla in gran parte, ma non in tutto, mediante questa lontananza e la incertezza del quando io deva rivederla: et ecco quanto  pur vero che in cosa alcuna di questo mondo non pu(345) trovarsi vera quiete e contento. Quando V. S. era a Roma, dicevo nel mio pensiero: Se ho grazia che egli si parta di l e se ne venghi a Siena, mi basta, potr quasi dire che sia in casa sua; et hora non mi contento, ma sto bramando di riaverla qua pi vicina. Hors, benedetto sia il Signore che fino a qui c'ha fatto grazia cos grande. Resta che procuriamo di esser grati di questa, per maggiormente disporlo e commuoverlo a concedercene dell'altre per l'avvenire, come spero che far per Sua misericordia. In tanto io principalmente fo grande stima di quest'una pi che di tutte l'altre, la quale  la conservazione di V. S. con buona sanit, in mezzo a i travagli che ha passati.
Non ho n tempo n occasione di scriver pi a lungo per hora. Con l'occasione di un'altra sua, che pur presto dover comparirmi, scriver pi a lungo, e gli dar ragguaglio minuto della casa.
La saluto in nome di tutte le solite e del Sig.r Rondinelli, tutto amorevole inverso di noi, e dal Signor Iddio gli prego consolazione.

Di S. Matteo in Arcetri, li 16 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2584..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 16 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 226. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Con mia singolare contentezza e consolazione, e di tutti gli amici, a'quali l'ho conferite, ho letto le due lettere scrittemi da V. S. di Siena, vedendo per esse la quiete e franchezza dell'animo suo in mezzo a tante tribolazioni, e la conformit che tiene col volere de'superiori, a'quali  piaciuto di darle questa mortificazione. Spero che sempre si avanzer in confermarsi in tali propositi, e che questo le cagioner accrescimento e stabilimento di sanit e di ogni altro bene, e che le sar mezzo efficace per potere tornarsene alla sua solita quiete, per potere continuare e tirare a fine quelli studi e quelle fatiche che aveva per le mani, non attenenti alle materie gi dannate, dalle quali vedo che ha staccato ogni affetto.
Qui si sta assai meglio, et il male del contagio  ridotto a pochissimo residuo, onde quando a'superiori piacer di farle grazia del ritorno, non avr cagione di ritardarlo per timore di esso.
Mi rallegro sommamente degli onori e cortesie che riceve da Mons.r Ill.mo Arcivescovo, se bene non mi giungono punto nuovi. Mi far grazia di ricordarmi servitore divotissimo a S. S. Ill.ma E qui a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio vera tranquillit e ogni bene.

Firenze, 16 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


La lettera di V. S. scritta di Roma al S.r Geri fu veduta da me e da altri amici, e mi maraviglio che ella non ne abbia sino a ora avuto avviso dal medesimo S.r Geri, che pure dice di averlo dato. Suor Maria Celeste ha letto la sua lettera scritta a me, e facilmente le scriverr da s.


Ser.re Obb.mo e Aff.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
In casa Mons.r Ill.mo Arcivescovo.
Siena.



2585..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.
Roma, 16 luglio 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 116.-Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

Sono arcisicuro che Mons. Ill.mo Arcivescovo patrociner gl'interessi di casa mia, trattandosi d'aiutare una povera famiglia che  nata con l'obligatione verso la casa di Sua Sig.ria Ill.ma; l'intercessione poi di V. S. saranno poi causa efficace d'invogliar cotesto Signore a una scoperta protettione: e certo ch'io n'haver necessit, che per prego V. S. della continuatione de'suoi favori.
Questi Ecc.mi miei SS.ri(346) sono rimasti, per la partita di V. S., ripieni di malenconia, e parlano di lei non senza amarezza, per vedersi privi della sua dolcissima conversatione.
Haverei da fare un lunghissimo catalogo di certuni che mandono saluti a V. S., ma ne tralascier la maggior parte. Il Rev. Don Benedetto  restato sconsolatissimo per non haverla trovata in Roma. Saluta per V. S., e seco Mons.r Rospigliosi(347) e Mons.r Mascardi(348), il S.r Paolo Mateiti (?), con li SS.ri Mellini(349), Ridolfi(350), Bruni(351), Casaola, Leonida(352), D. Raffaello(353), Doni(354), e finalmente tutta la schiera virtuosa; et io a V. S. rassegno me stesso per deditissimo servitore di cuore et humilmente la reverisco.

Di Roma, li 16 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Umiliss.mo Ser.re
Giovanfran.co Tolomei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2586..

PAOLO DA GARRESIO ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Bologna, 16 luglio 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 46) [Edizione Nazionale].



2587..

CRISTOFORO SCHEINER a PIETRO GASSENDI [in Digne].
Roma, 16 luglio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 9531, Peiresc Mathematica, car. 215. - Copia di mano sincrona.

.... Ego contra Galilaeum, mearum inventionum invasorem, altera nunc vice me defendo(355). Obstupesco, qua homo fronte tantum dedecus consciscere sustinuerit. Videbis olim et miraberis, ubi defensionem meam perlegeris....



2588..

CRISTOFORO SCHEINER ad ATANASIO KIRCHER [in Avignone].
Roma, 16 luglio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 9538, Correspondance de Peiresc, Divers, car. 227t. - Copia di mano del P. KIRCHER.

.... Ego, post meum Prodromum contra Galilaeum, cuius titulus iste est: "Cristophori Scheiner e Soc. Iesu, Pro sole mobili, terra stabili, Prodromus, oppositus suo censori, terrae motori, solis statori(356)", quod opus iam in manibus est R.mi D. Sac. Pal. Magistri, cuius approbationem nactus mox in Germaniam discedam, ad Sacr. Caesar. Maiestat. vocatus (quid cum mathematicis Imperatori, merito quispiam dubitare posset); absoluto inquam Prodromo, communem astronomiam contra Galilaeum opere pleno, Deo dante, defendam: ita hortatur Pontifex, Generalis noster, Assistentes, omnes meliora secuti.
Galilaeus paucis ante diebus abiuravit et damnavit suam de stante sole, de motu terrae, sententiam, coram Inquisitore, in praesentia 20 testium, ut vocant de vehementi, laborans vehementi haereseos suspicione. Liber eius proscribetur. Valeat R. V., mei ad Deum memor, et officia mea cum salute amanter de toto corde offerat DD. Fabricio de Peiresc et Petro Gassendo ....



2589..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Aix, 19 luglio 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 262. - Autografa.

.... Je viens d'avoir des lettres du R. P. Doni du Puy(357) du 23 Juin, o il me confirme la nouvelle du Galile, aag de 70 ans, log chez l'Ambassadeur de Toscane, glorieux d'avoir est eslargy en si peu de jours et si avantageusement, et qu'on avoit regret de l'avoir si mal traict....



2590.

ANTONIO NARDI a [GALILEO in Siena].
Roma, 20 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 228. - Autografa.

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r e P.ron Oss.mo

Insino a che non ho ricevuto avviso del suo felice arrivo in Siena (come pure stamane ho ricevuto dal S.r Rafaello Magiotti), sono visso inquieto, il che V. S. si pu imaginare, sapendo quanto io ammiri la sua virt e deva alla sua gentilezza; oltrech il desiderio ch'io tengo di veder in luce l'altre sue opere, mi fa maggiormente desiderarli vita e prosperit. Nella lettera scritta da V. S. al S.r Rafaello, oltre il commun gusto che egli et io habbiamo preso, ci s'aggiunge un mio particolar interesse della memoria che lei tiene di me, cosa della quale vivo ambiziosissimo; et in contracambio s'assicuri che in questi pochi giorni, ne'quali V. S. manca di Roma, non sono stato punto contento se non quanto la memoria della sua conversazione e la venuta del Padre D. Benedetto Castelli mi hanno sollevato alquanto.
 comparso quaggi un libro stampato in Fiorenza, dedicato al S.r Card.l Barberino, intitolato: Difesa del Cav.r Scipione Chiaramonte contro all'autor del Sistema Tolemaico(358) etc., materia di riso e di sdegno, per quel poco che io ho potuto giudicare, havendolo trascorso mentre era sciolto e in breve tempo, non havendo possuto vederlo con agio.
Il S.r Filippo Magalotti et il Padre Campanella mi hanno imposto che io la riverisca per lettere, come faccio; e se V. S. ha occasione di scrivere al S.r Baldassarri Nardi in Bruselles, l'esorti a tornarsene in queste parti. La vorrei ancora infastidire, che scrivendo al S.r Ambasciator di Toscana, gli facessi quella attestazione di me che la sua cortesia e prudenza comportano, essendoch io vorrei andare a farli riverenza; il che sebene  molto tempo che desidero, contuttoci non ne volsi aggravar V. S. mentre era quaggi, perch stava occupata in cose di pi importanza: e sono sicuro che il testimonio suo far pi gradito il termine di convenienza ch'io devo a questo Signore. E con questo pregandola a scusar la mia importunit, la prego insieme a volermi comandar con ogni libert.

Roma, 20 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Eccell.ma
S.re Obligat.mo di vero affetto
Ant. Nardi.



2591..

MATTIA NALDI a FABIO CHIGI in Roma.
Siena, 21 luglio 1633.

Bibl. Chigiana in Roma. Ms. A. II. 51, car. 451t. - Autografa.

.... Haviamo in Siena appresso Monsig.r Arcivescovo il Galileo, che  tornato di Roma per certo suo negotio e si tratterr qualche giorno.
Il Sig.r Francesco Pelagi predic la Pasqua di Spirito Santo in Duomo, con buon plauso in parte et partibus; e se bene scese presto di pulpito, che non passorno tre prediche, nondimeno rest un poco alto pi del solito: particolarmente l'altr'hieri venne a ragionamento con il Galileo, e nel discutere se la tromba d'aqqua havesse l'attione sua per impulsione o per attrattione, messe il Galileo in inconveniente, perch nella sua opinione di detta tromba si concederebbe il vacuo. Rispose il Galileo che, se non naturale, almeno violento, non haveva difficult di concedere il vacuo; et il Pelagi lo picc di temerario, in voler conceder cosa negata da tutti, senza addurne ragione. Rispose il Galileo che per allora non gli sovveniva ragion pi digesta se non che l'esperienza gli mostrava cos, e che incolpava il proprio intelletto che non arrivasse pi oltre. Replic il Pelagi che hora non era di carnevale, che s'havesse a far le maschare, e disse al Galileo che questa sua humilt era una maschara alla pi fina superbia che sia; e ad istanza di molti lass scandelizzato il Galileo. Hebbe ordine, per quanto ho inteso, di non entrar pi in palazzo di Monsignore. Sono molte notti che non dorme, va la notte gridando e improvisando alla pazzesca, e si dubita grandemente che presto non sciolga i bracchi a fatto....



2592..

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 22 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 230. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Io non ho tempo di rispondere alla lettera di V. S. de'18, perch l'ordinario parte; et solamente posso dirle, che ho procurato finalmente di havere li vetri dello occhiale di S. A.(359), et me li sono in questo punto fatti dare, et con prima occasione li mander bene accommodati in una scatoletta, non ci essendo tempo hora.
Ancorch il Norcino sia assente, potrebbe ad ogni modo V. S. fargli il favore di procurargli la sodisfattione che desidera(360); perch se V. S. parta, Dio sa se egli potr rimaner consolato.
S. A. parte in questo punto per il Poggio a Caiano, a far preda di starnotti: torner domenica. Et a V. S. bacio le mani.

Di Fiorenza, 22 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2593.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Siena, 23 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 94. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Non ho passato ordinario senza scrivere al S. Geri Bocchineri intorno a i progressi del mio negozio, il quale non haver passato accidente alcuno di momento senza participarlo a V. S. Ill.ma, ch tale era il nostro appuntamento; e per rare volte ho scritto a lei in proprio, in riguardo anco alle molte e continue sue occupazioni, da non doversi accresciere senza necessit. Gli scrivo adesso, spinto dal desiderio di liberarmi dal lungo tedio di una carcere di pi di 6 mesi gi passati, aggiunta al travaglio et afflizzion di mente di un anno intero, et anco non senza molti incomodi e pericoli corporali, e tutto addossatomi per quei miei demeriti che son noti a tutti, fuor che a quelli che mi hanno di questo e di maggior castigo giudicato colpevole. Ma di questo altra volta.
Il tempo della mia carcerazione non ha altro limite che la volont di S. S.t, la quale, alle richieste et intercessioni del S. Amb.re Niccolini, si content che in luogo delle carcere del S.to Offizio mi fusse assegnato il palazzo e giardino de'Medici alla Trinit, dove stetti alcuni giorni; fatta poi, per alcuni miei rispetti, nuova instanza dal medesimo S. Ambasciatore, fui rimesso qui in Siena nell'Arcivescovado, dove sono da 15 giorni in qua tra g[..]inesplicabili eccessi di cortesia di questo Ill.mo Arcivescovo. Io per, oltre a[..]desiderio, haverei gran necessit di tornare a casa mia e di esser restit[....] nella mia libert, la quale si va conietturando da molti che sia riserbata [per] grazia speciale alla domanda del S. G. D., da non gl'esser negata, mentre si v[...] quanto si  impetrato alle sole dimande del S. Ambasciatore. Prego per tanto V. S. Ill.ma e [per] lei il Ser.mo Padrone, a restar servito di favorirmi di una domanda a S. S.t o [..] S. Card. Barberino per la mia liberazione; dove per maggiore efficacia potr inserirs[..] la mancanza del mio servizio di tanto tempo, figurandola di qualche maggior progiudizio per la Casa di S. Alt.za di quello che veramente . Si crede, come ho detto, da tutti quelli con i quali ne ho parlato e da gl'istessi ministri del S.o Offizio, che la grazia a tanto intercessore non sar negata.
Confido tanto nella benignit del S. G. D. mio Signore e nel favore di V. S. Ill.ma, che reputerei superfluo l'aggiugnere altre(361) preghiere. Star per tanto attendendone l'effetto, mentre con(362) humilt alla S. A. bacio la veste, e nella buona grazia e protezione di V. S. Ill.ma mi raccomando.

Di Siena, li 23 di Luglio 1633.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2594.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Siena.
Roma, 23 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 232. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Sono venuto a Roma con la furia del caldo per arivare a tempo avanti la partenza di V. S. molto Ill.re, ma non ho hauto tanta grazia. Ho portato il refe alla Sig.ra Ambasciatrice, che l'ha hauto carissimo; tengo ancora quello di V. S., e lo mandar con la prima occasione sicura. Nel resto sento consolazione, havendo inteso il suo felice stato cost in Siena dal nostro Sig.r Raffaello Maosotti(363), quale li vive svisceratissimo, insieme col Sig.r Nardi(364).
A Brescia non ho hauto gusto di potere liberare un mio fratello(365) condannato in prigione, se bene spero ottenere la grazia qui in Roma per mezo del S.r Ambasciator Veneto(366); e fu condannato innocentissimamente, soprafatto da un testimonio, che per una dobla e una cena testific falso, e il giudice inclin alla condanna: inter hos tamen iudices vivendum, moriendum et, quod est durius, tacendum! Se posso ottenere la liberazione, lo far venire a Roma. In tanto V. S. mi continovi la sua grazia, e faccia humilissima riverenza all'Ill.mo Mons.r Arcivescovo mio signore.

Roma, il 23 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o Gal.i
Devotiss.o Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. S.
Nell'Arcivescovato.
Siena.



2595.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 23 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 210. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il Sig.r Geri non mi ha per ancora potuto mandar la lettera che V. S. gl'ha scritto, essendole bisognato lasciarla al G. Duca(367): mi promette bene di procurar che io l'habbia quanto prima. In tanto io resto molto sodisfatta con questa che V. S. scrive a me, per la quale comprendo che ella sta bene di sanit e con ogni comodit e sodisfazione; e ne ringrazio Dio, dal quale (come altre volte gl'ho detto) riconosco la sua sanit per grazia speciale.
Iermattina mi feci portar un poco di saggio del vino delle 2 botti, delle quali una  bonissima, l'altra ha cattivo colore, et anco il sapore non mi sodisf, parendomi che voglia guastarsi. Stasera lo far sentire al S.r Rondinelli, che, conforme al solito de gl'altri sabati, dovr venirsene alla villa; et egli meglio sapr conoscere se sia cattivo per la sanit, che quanto al gusto non sarebbe dispiacevole, et io ne dar parte a V. S., acci ordini quello che se ne deva fare, caso che non sia buono. Quel bianco che  nei fiaschi  forte, e far un aceto esquisito, eccetto che quello della fiasca, che, per haver solamente un poco il fuoco, ce lo andiamo bevendo avanti che egli peggiori. Il difetto non  gi stato della Piera, perch gl'ha(368) spesso riguardati e visto che si mantenevano pieni. De i capperi se ne sono acconci una buona quantit, ci  tutti quelli che sono stati nell'orto, perch la Piera mi dice che a V. S. gli gustano assai.
Son parecchi giorni che in casa non  pi farina; ma perch a questi gran caldi non si pu far quantit di pane, ch indurisce subito(369) e muffa, e per il poco non torna il conto a scaldar il forno, fo che il ragazzo lo compri qui alla bottega.
Con quest'altra gli dar pi minuto ragguaglio delle spese fatte alla giornata, perch adesso non me ne basta l'animo, sentendomi (conforme al mio solito in questa stagione) con una estrema debolezza, tanto che non ho forza di muover la penna, per cos dire. La saluto caramente per parte di tutte queste Madri, alle quali par ogn'hora mille anni per il desiderio che hanno di rivederla, e prego il Signore che la conservi.

Di S. Matteo in Arcetri, li 23 di Luglio 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2596..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 23 luglio 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 129. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Godo sommamente in vedere la tranquillit dell'animo di V. S. in mezo a tante perturbazioni, mentre cerca con la sua gratissima di quietar me, esortandomi col suo esemplo a non mi prender travaglio di quello che  avvenuto a lei; onde ammiro singolarmente la sua constanza, e ne ringrazio particolarmente la divina Bont, che le ha donato tanta virt e armatala cos impenetrabilmente contro i colpi della fortuna. Mi par mill'anni di rivederla alla sua solita quiete, dov'ella possa, lasciato da banda gli studi dannati dalla Congregazione, attendere a gli altri che non hanno principio alcuno di sospetto, se bene non mancheranno di emuli e di invidiosi.
Al Landini(370) non  ancora stato detto cosa alcuna, e sino a che non venga qualche ordine di Roma, resta nel medesimo modo che alla partenza di V. S. Qui si continua a stare tuttavia assai bene, s che quando ella avesse la grazia da S. S.t, non arebbe cagione di dimorare pi fuor di casa sua per timore di contagio. E per fine a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio ogni contento.

Firenze, 23 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo et Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
App.o a Mons.r Ill.mo Arciv.o di Siena.



2597..

VINCENZIO LANGIERI a [GALILEO in Siena].
Roma, 23 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 52. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Ritorn a Roma il lettighiero che serv V. S. fino alli cancelli, tutto mal contento per non haverla possuta pienamente ubbidire in proposito delli fiaschi di moscatello di Ronciglione, destinato dalla gentilezza di V. S. per regalo di questi Ecc.mi miei SS.ri, non l'havendo egli possuto havere da quell'hoste. LL. EE. nondimeno hanno gradito in estremo il pensiero amorevole di V. S., e mi hanno comandato che io ne la ringrazi, come fo, vivamente, ritornandoli in dietro qui inclusi li quaran[ta] giuli restituitimi dal medesimo lettighiero. E le fo devotissima reverenza.

Roma, li 23 Luglio 1633.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Devotiss.mo Se.re
Vincenzio Langieri.



2598..

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Siena.
Roma, 23 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XI, car. 310. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio S.

N il Sig.r Antonio(371) n io potemmo rispondere in tempo a V. S., perch la sua mi fu resa non prima che luned, sebene sempre gratissima poi che ci d la meglio nuova che noi sappiamo desiderare, come della sua buona sanit. Fra tanto  tornato il P. D. Benedetto, quale ha lasciato di visitar un amico(372) per meglio potere arrivar l'altro(373), et hora si vede privo della conversatione d'ambedua non senza grave cordoglio, e massime havendo inteso da me come sia parso mal agevole a V. S. partirsi di qua senza soddisfazione di vederlo.
Cos  comparsa la risposta del Chiaramonte(374), dedicata all'Em.mo Sig.r Card. Barb., e, per quel poco ch'io ho possuto vedere (ch l'ho veduta alla sfuggita), ella non supera punto l'espettatione et il concetto ch'io havevo formato in me d'un simil suggetto. Che pi? ella nega l'uso del telescopio per negar le diverse grandezze di [vedi figura marte.gif] e [vedi figura venere.gif]. Dall'ugna si conosce la gran bestia. S'io potr legger questo libro con qualche commodo, credo non mi mancher occasione di ridere, seben questo riso non m'ander troppo gi, non essend'io sicuro ch'a V. S. sia permesso rispondere ad ogni cosa. Pur io mi consolo, che, chi non ha il gusto guasto, conoscer ch'in s gran pentola non c' punto di sale. Cos finisco, pregando V. S. a farmi (sempre che sia con suo commodo) grazia di quattro righe e qualche comandamento, assicurandola ch'io sempre tengo ripercossa la memoria del suo gran valore e del grand'obligo mio. N. Signore Iddio gli conceda quella lunga vita e sanit ch'io gli desidero; e gli fo reverenza(375).

Roma, il d 23 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Aff.mo e sempre Oblig.mo Servitore
Raffaello Magiotti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Nell'Arcivescovado.
Siena.



2599.

CARLO RINUCCINI a [GALILEO in Siena].
Roma, 23 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 234-235. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

Io non potevo con maggior prontezza sodisfare al desiderio di V. S. in rappresentare alla conversazione di Castello la memoria che ella fa di quella nella sua cortesissima lettera: poi che non a pena lettala che mi senti'chiamare, essendo dui ore di notte, per andare a sentire non so che musiche, e trovai in carrozza la S.ra Ambasciatrice con la S.ra Maddalena(376) et i mariti, e cos calde calde esposi le sue raccomandazioni, le quali furno ricevute con tanto applauso e tenerezza, che non mi  possibile l'esplicarglielo, s come  impossibile che possa rappresentare a V. S. cos al vivo le grazie che da tutte queste Signore li vengono rese: basta che per un pezzo il discorso fu della persona di V. S., e se non fusse stato con suo danno, ci sarremmo tutti doluti d'haverla perduta in tempo molto opportuno per servirla con suo e nostro gusto; poi che, correndo qua una stagione caldissima e nel giorno intrattabile, andiamo tutti insieme spessissimo consumando buona parte della notte in carrozza intorno a queste fontane, conducendo al pari un'altra carrozza con la pi squisita musica che si possa fare, e credami che non passa questa ricreazione che da queste Signore non si faccia mentione di V. S., dolendosi di non haverla in loro compagnia. Ci rallegriamo tutti della sua buona salute, e tutti unitamente preghiamo il Signor Iddio che glie la conservi per quanto lei stessa desideri. Sono in obbligo, per non tralasciare offizio alquno, di salutarla particolarmente a nome della S.ra Maddalena, che con tanto affetto m'impose la carica che ogn'altro assunto havrei pi volentieri intrapreso fuori di questo, per conoscermi incapace di saperlo con la medesima forza esequire, e perci ne lascer a V. S. il giudizio.
Non mi giungono nuove le cortesie di Mons.re nostro, che ancora io, che lungo tempo l'ho sperimentate, so di che qualit siano, e con quanto profitto i suoi servitori le ricevino. V. S. goda allegramente codeste delizie e si ristori de'disagi patiti in questo paese con presupposto di non affliggersi mai di quelli accidenti che, prodotti da una ingiusta violenza, faranno poi al mondo pi palese il suo merito. E supplicandola a non scordarsi di me e a conservarmi la grazia di Monsignore, bacio a V. S. di cuore le mani.

Roma, 23 Lug.o 1633.
Di V. S. molt'Ill.e
Ser.re Aff.mo
Carlo Rinuccini.



2600..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.
Roma, 23 luglio 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 117. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Ricorro al favore di V. S. per gl'interessi di casa mia, essendo stato fatto un sequestro sopra l'eredit di mia madre, renuntiata da me e presa dal mio figliuolo. Io ho mandate molte scritture per le quali appariscano pagamenti fatti, che perci pretendo che si debbia levare detto sequestro. Monsignore  decidere questa causa, e spero nella benignit di Sua S.ria Ill.ma e nell'intercessione di V. S., che ha per punto di gentilezza di favorirmi.
Il gentilissimo Sig. Benedetto Mellini, servitore di cuore di V. S., le bacia affettuosamente la mano, e le manda queste belle composizioni che pare che superino quelle del Padre Panetio(377): avvisi, per grazia, chi di questi poeti habbia stile pi sdrucciolante(378). A V. S. ricordo quanto le devo, perch vegga che mi sono a memoria i suoi favori; e per fine humilmente la reverisco, supplicandola della continuatione del suo patrocinio.

Di Roma, li 23 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Umiliss.o Ser.re
Gio. Franc.co Tolomei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2601..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 24 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 212. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho letto la lettera che V. S. scrive al Sig.r Geri con mio particolar gusto e consolazione per le cose che nel primo capitolo di essa si contengono. Nel terzo capitolo ancora io m'intrometter, per esser esso attenente al negozio di non so che casetta(379), la quale ho penetrato che il Sig.r Geri ha gran desiderio che Vincenzio compri, ma con l'aiuto di V. S. Io veramente non vorrei esser prosontuosa, entrando in quelle cose che non mi appartengono; non dimeno, perch assai mi preme qualsivoglia minimo interesse di V. S., la pregherei et esorterei (caso che ella si trovi in stato di poterlo fare) a dar loro, non dir in tutto, ma qualche parte di sodisfazione, non solo per amor di Vincenzio, quanto per mantener il Sig.r Geri in quella buona disposizione che ha in verso di lei, havendo egli, nell'occasioni che son passate, mostrato grande affetto a V. S. e, per quanto mi pare, procurato di aiutarlo in quel poco che ha potuto: s che, se senza suo molto scomodo V. S. potesse darle qualche segno di gratitudine, non lo stimerei se non per ben fatto. So che da per s medesima pu infinitamente meglio di me discorrere e penetrar queste cose, et io forse non so quel che mi dica; ma so ben che dico quello che mi detta un puro affetto in verso di lei.
Il servitore che  stato a Roma con V. S., venne qui hiermattina, esortato a ci fare da Mess.r Giulio Ninci. Mi parve strano di non veder lettere di V. S.; pur restai appagata della scusa che per lei fece il medesimo huomo, dicendo che V. S. non sapeva che egli passasse di qua. Adesso che V. S.  senza servitore, il nostro Geppo non pu star alle mosse, e vorrebbe in ogni maniera, se gli fossi concesso il passo, venir da lei, et io l'havrei caro. V. S. potr dir il suo pensiero, ch vedrei di mandarlo con buona accompagnatura, e credo che il Sig.r Geri gli potrebbe far haver il passaporto.
Desidero anco di sapere quanta paglia si deva comprare per la muletta, perch la Piera ha paura che non si muoia di fame, e la biada non  troppo per lei, che  bizzarra d'avanzo.
Da poi in qua che gli mandai la nota delle spese fatte per la sua casa, son corse queste che gli mando notate, oltre a i danari che ogni mese ho fatto pagare a Vincenzio Landucci, che di tutti tengo le ricevute, eccetto che di questi ultimi; nel qual tempo, s come anco segue di presente, egli si ritrovava serrato in casa con i due figliolini, per essergli morta la moglie, per quanto si dice, di mal cattivo; che veramente si pu dire che sia uscita di stento e andata a riposarsi la poverella. Egli mand a domandarmi li 6 d. per l'amor di Dio, dicendo che si moriva di fame, et essendo anco compito il mese glieli mandai; e lui promisse la ricevuta quando fossi fuor di sospetto, e tanto procurer che mantenga, se non altro, avanti lo sborso di quest'altri, caso che V. S. non sia qua da per s, come dubito mediante questi eccessivi caldi che si fanno sentire.
I limoni dell'orto cadevano tutti, onde quei pochi restati si sono venduti, e delle 2 lire che se ne sono havute ne ho fatto dir tre messe per V. S. secondo la mia intenzione.
Scrissi alla Sig.ra Ambasciatrice, come V. S. ordin, e mandai la lettera al Sig.r Geri, ma non ne tengo risposta, onde non so se sar bene tornar a riscrivergli con dimostrar dubbio se forse o la mia o la sua lettera siano andate male. E qui, salutando V. S. di tutto cuore, prego Nostro Signore che la conservi.

Di S. Matteo in Arcetri, li 24 di Luglio 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2602..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Siena.
Roma, 24 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 236. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

Io mi rallegro del suo arrivo con salute a Siena, e le rendo grazie della parte che l' piaciuto darmene, soprabbondando sempre nelle dimostrattioni della sua cortesia. Io non star a pregarla del favor de'suoi comandamenti, potendo per s stessa esser certa della prontezza e desiderio mio di servirla sempre; et intanto le bacio le mani.

Di Roma, 24 Lug. 1633.
Di V. S. molt'Ill.e
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2603.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 26 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 238-289. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ho sempre maggior consolatione di vedere che V. S. si porti tuttavia con franchezza negli accidenti occorsile, et che Iddio le habbia anche da ogni banda preparato de'conforti.
Alla sua lettera de'18 non potetti risponder subito, et supplisco hora. Quanto alla casetta contigua a questa di V. S.(380), il S.r Vincenzio nostro haver pi bisogno d'aiuto che di consiglio o di consenso; et intorno al primo batte la mia proposta, perch, da quanto io veggo et provo, il S.r Vincenzio ha necessit de'denari che V. S. gli somministra, per vivere et supplire alle urgenze della sua casa; et V. S. nell'assegnarli quel che ella fece, ben consider che non vi era da avanzare, et pure non haveva allhora 2 figliuoli come ha hora, perch V. S. disse allhora che l'accumulare lo voleva far V. S. per lui et per li suoi figliuoli: et io per ho proposto questa casetta, da impiegar parte di quelli avanzi che V. S. si promesse di voler fare. Nel resto, quanto alla dote, egli l'ha di mano in mano a'suoi tempi, et serve per estinguere il debito che V. S. lasci nella compra di questa casa grande(381); di modo che ritorno a dire che da V. S. ha da esser favorito il S.r Vincenzio pi d'aiuto che di consenso: et io non le raccomando in questo il figliuolo, per non far torto alla bont et piet sua. Confermo bene a V. S. che la compra della casetta  assolutamente necessaria, et malamente si pu habitar questa senza quella; et V. S. ancora lo confesserebbe se lo provasse. Il Zuccagni(382) non vuole stare alla stima che ne ha fatta fare il Broccardi(383) per 300 S.di, et ne pretende 400, ma io credo che durer una gran fatica a trovarne 300; et a V. S. complirebbe il pagarla 50 S.di pi di quel che farebbe un altro; ma noi al Zuccagni mostriamo di non ce ne curare, et lasciamo ch'egli faccia le sue diligenze et si disinganni nella pretensione, ma bene stiamo attenti a quel che segue. Et ricordo a V. S. che hora  il miglior tempo che possa essere, per comprare case a Fiorenza.
Se potr questa sera provedere una scatoletta da mettervi i vetri dell'occhiale di S. A.(384), li mander con questa. Ma hoggi  festa, come fu, hieri et hier l'altro.
Dissi ad Alessandro(385) del zafferano et delle calzette, ma io non so gi se egli le habbia recuperate dalla dogana.
Il S.r Mario Guiducci  da me veduto di rado, et non so quando potr leggergli il primo capitolo della sudetta lettera di V. S., come l'ho fatto vedere a Suor Maria Celeste.
Di grazia, in qualche modo vegga che quel Norcino habbia il servizio(386), ancorch sia assente, perch questo suo amico o parente vi preme fuor di modo et noi gli siamo straordinariamente obligati, perch nella cura di Mess. Benedetto egli non si pu portar meglio.
Hieri in Fiorenza havemmo 2 morti et 2 feriti di contagio; hoggi non so come le cose vadino. Tutti di casa baciamo le mani a V. S.; et la pi vecchia delle 2 aggiunte lettere di Suor Maria Celeste non arriv a tempo l'altra volta.

Di Fiorenza, 26 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2604.

GALILEO a [GERI BOCCHINERI in Firenze].
Siena, 28 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 95. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Stretto dalla brevit del tempo, detti solamente avviso a V. S. della ricevuta della sua delli 26(387). La rilessi poi pi posatamente, et insieme una che mi mand di Suor Maria Celeste(388), la quale pur mi scrive nel medesimo proposito della casa, esortandomi (ma superfluamente) a dare a V. S. ogni sodisfazione(389); e perch l'ho sempre conosciuta non men savia e prudente che affezionata a suo fratello et a tutti i suoi parenti, gli [scri]vo nell'alligata che V. S. sar da lei, e che io, per venire alle brevissime e per [mo]strare quanto io desideri(390) di compiacerle, lascier che determinino fra di loro quello che gli parr che io faccia in esecuzione di ogni lor gusto, il quale ha sempre da me a essere anteposto a tutti gl'altri interessi. Sia con suo comodo con lei, et havendo ricevuto anco da Vincenzio il suo parere et assenso, mi faccino sapere l'ultima loro determinazione, ch io non mancher del possibile.
Mons. Arcivescovo sta con ansiet aspettando i cristalli(391), per far alcune osservazioni mentre l'oportunit del cielo ce lo permette. Aspetto di sentire la resoluzione del G. D. circa 'l particolare che scrissi ultimamente all'Ill.mo S.Bal(392). Saluti il S. Canonico(393) suo fratello, et assicuri il suo cerusico che l'amico suo si trover al suo ritorno graziato dell'arme(394). Con che a V. S. et al S. Alessandro(395) affettuosamente bacio le mani e prego felicit.

Siena, li 28 di Luglio 1633.
Di V. S. molto I.
[vedi figura 2604.gif]



2605.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 28 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 240. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

De'25 et de'27 sono le lettere che tengo di V. S.
Al S.r Amb.re Niccolini si d ordine strettissimo di instare a nome di S. A. al S.r Card.le Barberino et al Papa per la liberatione di V. S., et che rappresenti il pregiudizio che arreca la lontananza di lei al servizio di S. A. Spero che si otterr qualche cosa di buono, come io ne prego Dio.
Il negozio di Mess. Ceseri(396) si terminer sabato, n io lascio di fare in aiuto suo quello che debbo, per dar gusto a V. S. et per far carit a lui che la merita. Li dar la lettera con li 25 S.di ch'ella ordina; et hoggi ho pagato al S.r Soldani li 40 S.di di giuli che V. S. m'impose, et prima havevo pagato allo Scalandroni gli altri(397): ma perch li denari non crescono mai, la mia disgrazia ha fatto che io habbia fatto errore, non so come, d'uno scudo. Ma come  mia la balordaggine, cos mia deve esser la pena.
V. S. ci d tutti una consolatione grandissima in fare che il Norcino habbia quanto desidera; et di nuovo torniamo tutti a raccomandarglielo, perch a questo suo parente noi siamo sempre pi obligati(398).
Li mando li vetri(399) bene accommodati in una scatoletta. Prego Dio che arrivino salvi.
La ringrazio di quanto cortesissimamente mi ha risposto sopra la compra della casetta, cio del riguardo ch'ella si compiace di voler havere in ci anche al mio gusto. Nel resto crederei di fa[r torto] alla sua bont se le raccomandassi chi per natura et per piet ella  tenuta ad aiutare; massime doppo che V. S. l'ha posto nello stato che , et egli per il suo ossequio et per la sua reverenza verso V. S. non demerita le sue paterne et caritative dimostrationi. Et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 28 Lug.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Mi favorisca di dire in che forma ella stia in casa di Mons.re Arcivescovo, et se le sono permesse visite et conversationi.


Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2606.

ANDREA CIOLI a GALILEO in Siena.
Firenze, 28 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 242. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI; autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Volentieri si  compiaciuto il Ser.mo Padrone di ordinare al S.r Amb.re Niccolini di supplicare S. S.t in nome dell'A. S. di concedere a V. S. di poter tornare a casa sua et di esser restituita nella sua libert, compatendola S. A. tuttavia pi. Staremo a vedere l'effetto di questo officio, che so certo che sar passato dal S.r Ambasciatore con ogni spirito, anche per favorirne me, che ne lo prego affettuosamente. Et di cuore bacio le mani a V. S., havendo veduto ogni volta tutto quello che V. S. ha scritto qua dello stato delle cose sue(400).

Di Fiorenza, 28 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Ser.re Aff.mo di cuore
And. Cioli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2607..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 28 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 214. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Mi maraviglio che V. S. sia stato un ordinario senza mie lettere, non havendo io lasciato di scriverle e mandarle al Sig.r Geri; e quest'ultima settimana ne ho scritte due, una sabato et una il luned. Ma forse a quest'hora gli saranno pervenute tutte, e V. S. rester minutamente informata di ogni particolarit di casa, come desidera. Restava solo imperfetta la relazione del vino, il quale sentito dal Sig.r Rondinelli, con il suo consiglio si  travasato in un'altra botte per levarlo di sopra quel letto. Si star a veder qualche giorno, e se non migliorer, bisogner vedere di contrattarlo avanti che si guasti affatto. Questo e quanto alla botte che gi gl'havevo avvisato che cominciava a patire: l'altra, per ancora si mantiene molto buono.
Non ho mancato di preparar l'alo per V. S., e fino a qui vi ho ritornato sopra il sugo di rose sette volte; e perch di presente non  tanto asciutto che si possi metter in opera nelle pillole, gli mando per hora un girelletto di quelle che facciamo per la nostra bottega, nelle quali  lo alo pur lavato con sugo di rose, ma una sol volta. Non dimeno non credo che per una presa sola siano per fargli danno, havendo havuto qualche correzione.
Quanto il Landucci(401) si dolga per la morte di sua moglie(402), io non posso saperlo, n haverne altra relazione che quella che mi dette Giuseppo il giorno che and, insieme con il S.r Rondinelli, a portargli li 6 d., che fu li 18 stanti; e mi disse che pos i danari su la soglia dell'uscio, e che vedde Vincenzio, l in casa lontano dalla porta assai, che mostrava di esser molto afflitto, con una cera di morto pi che di vivo, e con lui erano li due figliolini, un maschio(403) e una femmina(404), che tanti e non pi gliene sono restati.
Godo di sentire, che V. S. si vadia conservando in sanit, e la prego a procurare di conservarsi col regolarsi particolarmente nel bere, che tanto gl' nocivo, perch dubito che il gran caldo e la conversazione non gli siano occasione di disordinare, con pericolo di ammalarsi e per conseguenza di differire ancora il suo ritorno, tanto da noi desiderato.
La nostra Suor Giulia, maestra di S.r Luisa e sorella del Sig.r Corso, ha in questi giorni fatto alle braccia con la morte, et, ancor che vecchia di 85 anni, l'ha superata, contro ogni nostra credenza, essendo stata tanto male che si trattava di darle l'Olio Santo. Adesso  tanto fuor di pericolo che non ha pi febbre, e si raccomanda a V. S. per mille volte, et il simile fanno tutte le amiche. Il Signor Iddio gli conceda la Sua santa grazia.

Di S. Matteo in Arcetri, li 28 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2608.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 30 luglio 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 246-247. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Io non ho dubbio alcuno che, se l'esito del negozio  stato esorbitante, i mezi e progressi ancora bisogna che sieno stati tali quali si ricercavano a produrre una tanta esorbitanza; e se al primo avviso del successo io rimasi attonito e smarrito, quando sapr le cause che l'hanno promosso ed effettuato, mi aspetto di havere a restare colmo di stupore e di sdegno. Quella medesima cagione che ha tenuto lei meco, ha tenuto e tiene anco me seco in silenzio, s che io non ho trattato n tratto del nostro infortunio, perch parlarne come si pu non me ne curo, e come io vorrei non si pu, merc di quelli che vogliono ancor con la nostra dissimulazione di duolo palliare la lor perfida simulazione di zelo. Ma  bene entrar in altro.
Ho scritto al Sig.r Pieralli(405) per conto della pensione, et ho detto al Sig.r Bocchineri che se ha bisogno di valersi di tal denaro, senza aspettar questo assegnamento io lo servir di tutto quel che ho, volentierissimo. Prego V. S. Ecc.ma a inanimir la troppa modestia del Sig.r Geri a far capitale di quel poco che vaglio.
Di questi SS.mi Padroni, quali ho occasione di rivedere spesso, perch vado giornalmente a dar lezzione di geometria al Sig.r Principe Gio. Carlo, posso confermargli il lor parzialissimo affetto verso la sua persona, della quale ragionano spessissimo con lode estrema e gelosia indicibile; e l'istesso fa tutta la nobilt litterata di Firenze. Il Sig.r Dino(406) sta bene, ma ed egli ed io e tutta la nostra conversazione starebbe incomparabilmente meglio se potessimo godere della sua desideratissima e sospiratissima presenza, quale piaccia a Dio di concedercela quanto prima. In tanto andiamo ingannando il meglio che si pu questa cos lunga dimora, col farne frequentissima menzione ne'nostri ragionamenti. Qui per fine la riverisco con ogni osservanza et abbraccio con ogni affetto, salutandola in oltre e rendendogli centuplicati i baciamani per parte del Sig.r Dino e del Sig.r Manetti(407), a'quali si aggiunge il Sig.r Alessandro Pitti, che mi commette che io faccia in suo nome una giunta non piccola di saluti e riverenze.

Fir., 30 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo e Dev.mo S.re
Niccol Aggiunti.



2609..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 30 luglio 1633

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 244. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Mi rallegro sommamente di intendere che V. S. continui a star bene e con tranquillit, e la riconosco per grazia speciale del Signore Dio: perch il contrappesare con un piccolo romano un peso gravissimo, quale io stimo essere stato il suo infortunio, non mi pare opera cos agevole come ella mi figura esemplificandolo con una stadera materiale; et io, quanto a me, non so accomodarvi l'applicazione tanto che mi sciolga la difficult del problema.
Qui, per la Dio grazia, stiamo bene; onde, se ella potesse ottener grazia di ritornarsene, il timore del male non la dovrebbe ritenere dal proccurarla. Tutti gli amici e servitori suoi lo desiderano in estremo; et io, facendole reverenza, le prego per fine ogni maggior felicit e contento.

Firenze, 30 di Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Obb.mo e Aff.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2610..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 31 luglio 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 112. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Nel rallegrarmi con V. S. del suo felice arrivo a Siena e nel renderle grazie della parte che rest servita di darmene(408), m'usc di mente d'accennarli che quei barattoli di conserva di fiori di melangoli dovevano esser portati nel monastero di Candeli in Firenze, e fatti consegnare alla Madre Suor M.a Deodata Niccolini, mia sorella; che per supplendo a questo adesso, le rinnovo il continuato mio desiderio di servirla e le bacio le mani.

Roma, 31 Luglio 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Ser.re Aff.mo
Franc.o Niccolini.



2611..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 2 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 248. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

V. S. haver a questa hora ricevuto li vetri che le ho mandati(409); et per accertarmi meglio del recapito, messi al pieghetto un sigillo di S. A.
Ho veduto quanto V. S. mi risponde pur di nuovo in proposito della casa, et la ringrazio dell'honore ch'ella si compiace di fare alla mia interpositione(410). Quando haver un po'di commodo, andr da Suor Maria Celeste, che cos gli ho fatto sapere, et credo che non passer di venerd.
V. S. parimente haver veduto che S. A. molto volentieri ha ordinato al S.r Ambasciatore di domandare in grazia al Papa et al S.r Card.le Barberino la sua liberatione(411). Piaccia a Dio che possiamo, col conseguimento di essa, rimanere tutti consolati; et le bacio le mani, rendendole infinite grazie dell'haver procurato che il Norcino rimanga sodisfatto nel suo desiderio(412), et le ne rimanghiamo tutti obligatissimi.
Si sono levati li rastrelli et le guardie della Sanit, et possiamo dire di esser guariti, sebene non lasci hieri di nascere un caso contagioso.

Di Fiorenza, 2 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2612..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Siena].
Arcetri, 3 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 216. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Scrivo questi pochi versi molto in fretta, per non trasgredire al precetto di V. S., che mi impone ch'io non lasci passar settimana senza scrivere.
Quanto al vino che si travas, par che pi tosto sia alquanto migliorato di colore, e alla Piera non gli dispiace e ne va bevendo. Si  trovato da darne a vin per vino 3 barili: 2 ne piglier il fabbro, mezzo il lavoratore dell'Ambra, e mezzo Domenico che lavora qui il podere de i SS.i Bini; si cercher di darne ancora un altro barile, perch finalmente non vorrei che ne gettassimo via punto, e il resto, che sar un altro barile o poco pi, se lo beveranno, perch cos si contentano, et anco Suor Arcangiola non si fa pregare a dar loro aiuto.
In colombaia sono 2 para di piccioncini, che aspettano che V. S. venga in persona a dar loro l'ultima sentenza. I limoni mostra ragionevole, se andranno innanzi; ma le melangole e melarance fecion pochi fiori, e di quei pochi ne sono andati innanzi pochissimi: pur ve ne  qualcuna.
Il pane che si compra per 8 quattrini  grande e bianco. La paglia per la mula si provveder. Dello strame non bisogna farne disegno, perch quest'anno  stato carestia d'erba, oltre dice la Piera che alla signora mula non gli sodisf molto, e che V. S. si ricordi che l'anno passato ella se ne faceva letto per star pi soffice. Adesso ha havuto un poco di male in bocca, perch ha lo stomaco tanto gentile che dicono che il ber fresco gl'habbia fatto male, d[..] che la Piera  stata tribolata. Adesso sta meglio.
V. S. fece bene ad aprire la lettera della cortesissima Sig.ra Ambasciatrice, alla quale vorrei in ogni maniera mandar a presentare qualche galanteria insieme con il cristallo, quando si apriranno i passi. Il Sig.r Geri non  ancora venuto qui, s che per hora non posso dir altro a V. S. se non che di molto gusto mi sono stati gl'altri avvisi che mi d nell'ultima s[ua] circa gl'honori e sodisfazioni che riceve cost. E caramente la saluto, e prego Nostro Signore che la conservi.

Di S.Matteo, li 3 d'Agosto 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste G.



2613..

MATTIA BERNEGGER ad ELIA DIODATI in Parigi.
Strasburgo, 3 agosto 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Supellex epistolica Uffenbachii et Wolfiorum, Quart-Band XXXII, car. 87t.-88r. - Minuta autografa.

Epistola tua, Vir amplissime, non minus humanitate quam argumento prolixa, multiplici me gaudio perfudit. Ad quam etsi responsum, pro eo ac par erat, maturare per alias occupationes haud licuit, de praecipuo tamen eius capite, puta de Systemate Copernicano Galilaei, scripsi statim ad filium meum, oraret ut prima quavis occasione libri copiam mihi faceres: esse namque me paratissimum ad suscipiendam, et pro virium tenuitate perficiendam, conversionem latinam, cum tanti autoris nomine, qui reipublicae litterariae cives omnes pridem sibi vectigales devinctissimosque reddidit, tum hortatu tuo, cui graviora officia, nedum hanc operam non magnam, negare prope religioni duco, cum cogito meritum illud in me tuum ingens, quod filium pridem, felicissimo, ut res docuit, errore profugum omnique destitutum ope, nec rogatus, paterna plane charitate fovendum tuendumque suscepisti; quare nisi me ingratis, hoc est sceleratis hominibus, accenses, de mea promptitudine in exequendis mandatis tuis quibuscunque dubitare non debes. Id modo interest, ut statuamus quo pacto liber ad nos tuto perferri queat. Censuerim, Geneva tutissime; unde nuper etiam alterum exemplum eiusdem epistolae tuae recte transmissum accepi. Mora longior: sed eam festinata conversione pensabo. Rem omnem, pro eo ac par est, arbitrii tui facio. Animus est, te, credo, non repugnaturo, versionem meam Schickardi(413) nostri limae atque censurae subiicere. Is itinere bidui tantum a nobis abest, et singulis a me septimanis per litteras conveniri potest, et, quod caput est, in hoc genere studiorum ita versatus est excellenter, ut unus hic ab excessu Keppleri neminem in Germania parem, nedum superiorem, agnoscat. Nam ego quidem, iniuria novercantis fortunae ac semper otium aut subsidia negantis, cupiditati meae, qua ferebar in illa studia, satis nunquam facere potui, vix ultra mediocritatem enisus et nunc per 20 et amplius annorum spatium, quo distrahor in alia omnia, plerorumque oblitus, nisi quod interdum in transcursu et quasi furtim mathematicas delicias animi caussa regustare soleo. Quo non obstante, autorem ita me spero interpretaturum, ut neque fidem neque diligentiam meam sitis desideraturi: nam neque recondita penitioris astronomiae notitia hanc ad rem esse necessaria, sed astronomicorum terminorum, qui in italica latinaque lingua fere iidem esse solent, itemque linguae italicae cognitio, quorum utrumque mihi vindicare audeo, sufficere videntur. Avide librum expecto....



2614...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 4 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 250. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ho poco tempo per rispondere alla lettera di V. S. de'31, perch hora licenziamo l'ordinario.
Sento contento che i vetri(414) siano giunti salvi. Mi rallegro delle sue conversationi et degli altri gusti che ha cost; ma nondimeno la compatisco della gelosia ch'ell'ha della sua casa. Il memoriale del Norcino V. S. potr favorire di mandarlo a me, gi che egli non  cost, perch lo consegner qui al suo parente(415).
V. S. deponga ogni dubio quanto a quello che attiene alla clavicola, perch non ho che dirle pi di quello che le scrissi allhora(416), n mi ricordo di haver promesso di scriverle altro. Ma hora mi sovviene che le dissi, che ella mettesse sotto ordine abecedario, come harei fatto qui io, il riscontro degli altri nomi non abecedati di essa clavicola, per facilitare la deciferatione di quello che fusse occorso di scriverci, non sperando che cos presto ell'havesse a venire a Siena.
Hieri non havemmo n malati n morti, et il medesimo spero d'hoggi. Et le bacio in fretta le mani.

Di Fiorenza, 4 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2615.

POLISSENA GATTESCHI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 5 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 59. - Autografa la firma.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

La perdita che ha fatto Marsilio(417) in Prato di suo padre, et il ritrovarmi io qui in Fiorenza alla cura del Canonico mio figliolo(418),  stato cagione che tardi io rispondo, perch tardi m' comparsa la lettera di V. S.; e se bene io ho havuto continui ragguagli da Geri, altro mio figliolo, di tutti i suoi avvenimenti, nientedimeno harei molto volentieri veduto Marsilio; ma egli, per i sospetti che sono qui del male e per l'accidente del proprio padre,  rimasto in Prato, et io non l'ho per ancora veduto. Dico bene a V. S. che al pari di lei ho sentito nell'animo le sue disaventure, non meno che ella l'habbia sentite nel corpo e nell'animo; e mi dispiace che le sue persecutioni sieno cagionate solo da iniqua perfidia, e che la sua limpidissima innocenza habbia da esser cos conculcata, e da manifesta e pura malignit. Me ne sono sempre condulsuta con tutti questi miei figlioli, che la compativano fuori d'ogni suo credere; e V. S. tenga assolutamente che non ha havuto chi pi desiderasse di sollevarla da coteste malignit quanto io con questi figlioli, che giornalmente s' fatto delle sue avversit discorsi molto rammarichevoli. Pure bisogna, che s come V. S.  prudentissima in tutti i conti, non meno sia in questi sinistri accidenti, e rimettersi in S. D. M., con la quale s come s' conformata sempre, si conformi hora, che pi nell'avversit che nelli felici successi si conosce l'huom forte; e V. S. har occasione di acquistar quel pi di merito appresso Dio e di costanza appresso gl'huomini.
La Sestilia e S.r Vincenzo stanno benissimo, perch ogni giorno sollecitavano questi figlioli a darle conto di tutti i successi di V. S., che ne sentivano grandissimo dolore, e so che credano assolutamente che nella partita che far V. S. di Siena, ella habbia a passar da Poppi. Rendo per tanto grazie a V. S. dell'honor della sua lettera; e qui, confermandole la mia ottima prontezza ad ogni suo comando, a V. S. bacio le mani, desiderandole la total liberazione, che Dio le conceda.

Fiorenza, li 5 di Ag.o 1633.
Di V. S. molto Ill.e


Mess. Benedetto(419) rende infinite grazie a V. S. della memoria che V. S. conserva di lui; et egli al par degl'altri  compassionevole delle sue disgrazie, e se le ricorda affezionatissimo servitore.


Aff.ma Parente come sorella e per ser.la
Polisena Gatteschi Bocchineri.



2616.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 6 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 252. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Se bene io ho praticato qualche tempo la Corte, io ho non dimeno molto pi lungamente e con pi gusto praticato le matematiche et i professori di essa; e per  ben ragionevole che io habbia appreso pi dalla scuola della verit che da quella della bugia: s che torno a ratificare a V. S. Ecc.ma che fu mera verit quel che le scrissi dell'affetto verso di lei, di questi SS.mi Padroni; a'quali, dopo haver letto della lettera di V. S. quella particella che pon dubbio su le mie relazioni, ho detto che essi solo potrebbero mostrarmi assolutamente veritiero; ma immediatamente ho soggiunto che io son certissimo che per la continuata serie de'moltiplici favori, quali giornalmente V. S. riceve da essi, ella non dubita punto della lor benigna e propizia volont, ma che questa dubitazione che ella ne mostra  argomento sicuro della gelosia e dell'estremo desiderio che ella ha della loro benevolenza, e della stima che ella fa dell'essere stimato da loro. Hanno di tutto questo mostrato contentezza, e mi hanno commesso che io la saluti in lor nome e l'esorti a stare allegramente.
Il Sig.r Pieralli mi ha risposto che tra dieci o dodici giorni al pi ritorner a Firenze, e sodisfar prontissimamente al suo debito(420). In tanto le fa riverenza, s come fanno tutti questi Signori; et io sopra tutti me gli ricordo obligatissimo servitore, e pregandogli felicissimo ritorno, le bacio affettuosissimamente la mano.

Firenze, 6 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo S.re
Niccol Aggiunti.



2617...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 6 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 256. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Andai da Suor Maria Celeste, et venimmo finalmente in questo parere, che per usare modestamente della cortesia di V. S. noi le proponessimo la compra della casetta a spese la met di V. S.(421) et la met del S.r Vincenzio, al quale, perch so ch'egli non ha denari, glieli prester io, rimborsato che io sia di quelli ch'egli mi deve, atteso che mi dispiacerebbe infinitamente che V. S. et il S.r Vincenzio si lasciassero scappare questa occasione. N le ho fatta questa proposta se non per servizio suo et di suo figliuolo, perch quando il S.r Vincenzio torni a Fiorenza, o V. S. volesse venir da s ad habitare la casa, noi subito habbiamo disegnato di uscirne, n habbiamo per un minimo pensiero di coabitare, anche perch la stanza et la salita ci riesce sempre pi incommoda. N meno ho havuto concetto di sturbare la quiete di V. S.(422), credendo pi tosto che agli huomini sia di quiete l'accomodarsi in casa. Bacio le mani a V. S., a nome anche degli altri miei.

Di Fiorenza, 6 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Le do nuova come il Ceffini  morto in Porto Ferraio. Requiem aeternam.



2618..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 6 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 217. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il Sig.r Geri fu hiermattina a parlamento meco per conto del negozio della casetta; e per quanto potetti comprendere, egli non ha altra pretensione che l'utile e benefizio di Vincenzio, il quale sarebbe assai con l'occasione di questa compra, potendo bonificare et accrescere la casa grande, che pur gli pare angusta, niente niente che Vincenzio cresca in famiglia; tanto pi che dice, esservi una stanza sopra la citerna, che non si pu habitare per esser malsana, et al quesito ch'io gli feci, se haveva pensiero di habitarvi insieme con Vincenzio, mi rispose che, quando egli havessi voluto starvi, non poteva, e che  di necessit che egli ne pigli una pi comoda e vicina a Palazzo, perch, tanto per lui quanto per quelli che tutto il giorno vanno a trovarlo, questa su la Costa  troppo disadatta e fuor di mano. Stando saldo questo punto, concludo che il Sig.r Geri havrebbe desiderato che V. S. havessi interamente comprata la casetta, la quale non passer i 300 d. in modo alcuno, per quanto egli dice. Gli replicai che non mi pareva n possibile n dovere che V. S. fossi aggravata di tanto, essendo verisimile che ella si trovi scarsa di danari, havendo havuto occasioni di far spese pi che ordinarie; e gli soggiunsi che si poteva proporre e pregar V. S. a concorrere alla met della spesa, caso che si trovi in comodo e gi che dice anco che si sforzer a dar loro ogni possibil sodisfazione, e che l'altra met de i danari havrebbe potuto il medesimo Sig.r Geri accomodar a Vincenzio, fino che egli habbia comodit di renderglieli: al che il S.r Geri condescese con molta prontezza e cortesia, dicendomi che, se bene nel tempo che V. S.  stata fuora ha accomodati altri danari a Vincenzio, non di meno havrebbe preso ogni scomodo, prestandoli anco questi 150 d., purch questa buona occasione non gli fuggissi delle mani. Questo  quello che si concluse che si dovesse propor a V. S., come fo di presente: a lei sta lo eleggere, poi che molto meglio di me pu sapere quanto si possa distendere. Solamente soggiugner che l'essermi convenuto interessarmi in questo negozio, non mi  stato di poca mortificazione: prima, perch non vorrei in minima cosa disturbar la sua quiete, da lei raccomandatami, il che temo che non segua, gi che mi pare che ella non inclini troppo a questa spesa; dall'altra banda, l'escluder affatto il Sig.r Geri, che domanda a V. S. per un suo figliuolo e che dimostra tanto affetto a lei e a tutta la casa nostra, non mi par cosa lodevole. Di grazia, V. S., col darmi risposta quanto prima, mi liberi da questa sollevazione d'animo; et anco potr avvisarmi che effetto habbiano fatto le pillole e se vorr ch'io gliene mandi dell'altre di queste medesime, non potendosi per ancora metter in opera l'alo che ho preparato per formarne di nuovo.
Suor Giulia gli ritorna le salute, e sta con desiderio aspettando, non il fiasco del vino bianco che V. S. gli promette, ma ben lei medesima; et il Sig.r Rondinelli fa l'istesso, al quale non lascio di partecipare le lettere che V. S. mi scrive, quando mi par di poterlo fare. E qui a lei mi raccomando, e dal Signor Iddio prego felicit.

Di S. Matteo in Arcetri, li 6 di Agosto 1633.
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2619...

BENEDETTO MILLINI a GALILEO in Siena.
Roma, 6 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 65. - Autografa. La carta  corrosa dall'inchiostro in pi luoghi, in modo che la lettura riesce incerta.

Molto Ill.re Sig.re, mio Sig.re Oss.mo

Finalmente m' stato conceduto tanto di tempo ch'io posso scrivere due righe a V. S. e riverirla, come fo con tutto 'l cuore.  ben vero che 'l mio silentio ha passati tutti i termini, ma la gentilezza di V. S. mi assicura che la colpa s'attribuir a mero impedimento e non ad altra cagione, tanto pi quanto che il nostro gentilissimo Sig.r Tolomei(423) potr far testimonianza della mia ansiet in saper nuove di V. S. Esso m'ha fatta vedere una canzone manoscritta, fatta alla Pindarica (dir ancor io come usano diversi, ma degnissimi, moderni): l'ho letta con mio grandissimo gusto, come soglio leggere tante belle compositioni che manda fuori ogni giorno la nostra Italia, che, per produrre continuamente mostri simili, non  indegna del nome d'Africa. Questo modo di comporre alla Pindarica, s come  degno di grandissima lode, cos viene accompagnato [..............................] Quanti han tentato di farsi imitatori di Pindaro, [...] cred'io che vi siano che non intendon nemeno la versione latina da quel poeta. Fra questi il Sig.r Chiabrera, in buona parte dei suoi lirici, e 'l Sig.r Adimari [....] non siano de'secondi. Che la canzone mandata da V. S. sia alla Pindarica, la giudicheranno altri s benissimo, ch'ella m'ha fatto ricordare d'un passo di Tertulliano sopra il camaleonte. Dice questo autore nel libro, cred'io, De pallio: Chamaeleontem qui audieris, iam timebis aliquid amplius cum leone. Bel nome  questo di Pindaro e di Pindarico, nome che compromette assai; ma sguita Tertulliano: at cum apud vineam offenderis ferme sub pampino totum (veda V. S. dove va a terminare la cosa significata con un nome s sonante, quanto piccola e sparuta riesca), ridebis illico audaciam, di questi che ci promettono quel che non possono, et Graeciam nominis: la ragione  perch nec succus est corpori, qui minutioribus multo licet(424). V. S. potr colla finezza del suo ingegno e con la saldezza del suo giudicio s[...]dar meglio quell'applicazione che a me piace d'haverle solo accennato. La prego bene, arrivandole alle mani fatiche s fatte, a farmene parte.
La mia Costanza(425), come V. S. l'ha chiamata con celia, mi  tanto cascata dalle braccia [......] mal impiegata ogni fatica ch'io ho [....] per abbellirla, se bene il Sig.r Tolomei cerca di prenderla in grazia: ma l'autore discerne le cose non come elle sono, ma com'elle dovrebbon essere. Ma non m'avvedendo io competente [....] tropp'oltre. V. S. n' cagione, ch, scrivendole, mi sento i gusti della carissima sua conversazione. Fo dunque fine, con pregarle dal Signore ogni vero bene.

Di Roma, li 6 d'Ag.to 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Bened. Millini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2620..

ANTONIO NARDI a GALILEO in Siena.
Roma, 6 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 10. - Autografa.

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r e P.ron Oss.mo

Non prima hebbi nuova del felice arrivo di V. S. Ecc.ma in Siena, che io per lettere mi congratulai seco, et insieme la ringraziai della racomandazione fattami in suo nome dal Sig. Rafaello Magiotti.  ben vero che il non haver ricevuto, n il Sig. Magiotti n io, risposta sua, ci persuade che le lettere inviateli habbino havuto fortuna contraria ai nostri desiderii. Il P. D. Benedetto et il Sig. Tolomei(426) ci hanno ultimamente dato avviso di lei conforme a'nostri voleri, e la prego a conservarsi in questa tanto noiosa stagione, per poter maggiormente giovar al mondo con la publicazione delle altre sue opere e fare amutir i maligni et ignoranti.
M'imagino che a quest'ora V. S. habbia visto l'opera del Cav. Chiaramonti(427) contro i suoi Dialoghi; e perch io non ho possuto considerarla, massime in materia del sito delle nuove stelle, sto ansioso del suo parere tanto, quanto mi persuado, dall'altra parte, che il contradittore si sia, in questa come in molt'altre cose, abbagliato.
Il Sig. Giuseppe Tamantini dello Stato di Siena, giovane amicissimo mio e di buonissimo costume, mi ha ricerco vogli scrivere a V. S., acci si degni favorirlo appresso Mons.r Ill.mo Arcivescovo di Siena in occasione che si deve far l'elezzione degl'alunni dell'eredit dei SS.ri Mancini per lo Studio. Io so che a Mons.r Ill.mo et a quei gentil'huomini che sono sopra tal negozio gl' stato scritto da altri per l'istesso soggetto, et in particolare dal S.r Salviati; ma mi persuado che l'intercessione di V. S. habbia a poter non meno presso a Monsignore, che presso di lei l'attestazione della bont e maniere di questo giovane, quaggi benissimo conosciute: del che e lui et io rimarremo obligatissimi alla sua gentilezza. Prego V. S. a scusarmi di tal importunit et insieme a comandarmi con altretanta libert.

Roma, 6 di Agosto 1633.
Di V. S. Ecc.ma
S.re Oblig.mo
Ant.o Nardi.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2621.

CARLO RINUCCINI a [GALILEO in Siena].
Roma, 6 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 254-255. - Autografa.

Molt'Ill.e S.r mio Oss.mo

Gran fortuna portono con s le lettere di V. S., et  tale, che altri ne gode non solo nella sodisfazion dell'animo, ma nella salute del corpo ancora: e sappia che sono passati molti giorni che, per indispositione di dolori venuti alla S.ra Ambasciatrice, siamo stati solitarii, senza la solita unione della buona e notturna conversazione; quando, pervenendomi la cortesissima sua, al cui comandamento volendo obbedire in fare i complimenti da V. S. impostimi, sento un messo che a nome di quelle Signore m'invita ad andare fuori, per sentire la pi squisita musica che far si possa. Io non tanto mi rallegrai per tale invito, quanto che mi maravigliai che cos presto la S.ra Ambasciatrice fusse libera da'suoi dolori, che pur poche ore avanti la travagliavono; onde io ho attribuito il tutto alla fortuna della lettera di V. S. et allo sviscerato affetto con il quale ella invia i saluti, che furon ricevuti con la solita alacrit et applauso; anzi sopra di quelli io feci brindisi alla salute di V. S., e mi fu risposto con tanta prontezza, che io confido che lei sia per godere molti e molti anni una perfetta sanit, conforme a che queste Signore li desiderono. I complimenti poi particolari con la S.ra Maddalena(428) furono da me fatti esattamente e furno ricevuti con ansiet, et i ringraziamenti sono senza numero; onde se io fussi abile a interpretare il senso delle parole di questa Signora, direi gran cose, perch ci riconosco prudenza, spirito, grazia e mill'altre belle cose; e vedo che io ancora potrei applicare qualche parolina per me (e perdonimi V. S. se io m'usurpo tal favore), ma non lo so conoscere, che in rispondere mi manca lo spirito, e questo forse viene che in me non  di quel santo che corrisponda all'intentione di s buona Signora. Basta; V. S. pensi ad ogni cortese ringraziamento che le possa venire, tanto generale quanto particolare, e tutto dica che io le dovrei inviare. Il S.r Filippo Magalotti  tutto suo, e le bacia per infinite volte le mani; et io mi rallegro de'suoi passatempi, e prego il Signore Idio che la feliciti quanto desidero e di core la reverisco.

Roma, 6 Ag.to 1633.
Di V. S. molto Ill.e
Obbl.mo e Vero Ser.re
Carlo Rinuccini.



2622..

[Fra BAS.o Capp.no] a GIO. FRANCESCO BUONAMICI [in Roma].
Vienna, 6 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 73. - Autografa. Sul margine superiore della carta, a sinistra, si legge, di mano poco posteriore: "6 Ag.to 1633. F. Bas.o Capp.no".

Molto Ill.re S.re Oss.mo

La ringratio della scrittura mathematica(429). Il P. Valeriano(430), a cui ne mando copia, havr gusto particolare in essa. Compatisco: in fatti hanno ben del verisimile le passioni che corsero addosso del personaggio. Per non ho per male che gl'ingegni si trincierino un poco pi in qua ne'sensi ordinarii, acci non piglino smisurato volo in ogni altra occorrenza dell'infinite apparenze celestiali.  meglio che 'l gener humano lasci star in pace quelli scoprimenti pianetarii e siderali, finch siamo noi stessi in Cielo, et qui intanto farci le scale pi sicure con sode buone opere. Interim li belli ingegni sono a lodar; ma s'esercitino lontani dalle spiaggie e promontorii sacri. L'ignoranza e l'occhio corto m'aggiuta a far un giuditio pi poltrone forsi che discreto. In ogni modo ringratio V. S., et l'assicuro che non abuser della scrittura. Le bas. le mani.

Di Vienna, alli 6 d'Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Servo in Ch.o
F. Bas.o

Fuori: Al S.r Cav.re Buonamici.



2623..

GIORGIO BOLOGNETTI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 6 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 48) [Edizione Nazionale].



2624..

FRANCESCO VITELLI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Venezia, 6 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 51). [Edizione Nazionale]



2625..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.
Roma, 7 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 118. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

Non poteva venire a tempo pi a proposito la compositione mandatami da V. S. che il primo giorno d'Agosto, mentre io m'inviavo verso l'Accademia(431) a un banchetto dove intervennero 25 Accademici, che con gusto indicibile sentirno pi volte quel bel componimento, del quale alcuni ne volsero pigliar copia per studiarlo meglio, se bene mi dicono che, havendoci fatto molto studio, fino adesso l'intendono manco di prima. Mi credevo di poter mandarle adesso una poesia che supera i Panetii e i Leporei, ma il S.r Pietro della Valle me l'ha portata via: credo per che di questa altra la potr inviare, e V. S. vedr cose maravigliose.
Il P. D. Benedetto fu ieri da me, e si maravigli di non tener risposta di V. S., come anco D. Raffaello(432), e si ricordono amici cordialissimi della sua persona. Il S.r Mellini(433), uno degli Accademici, scrive a V. S. sopra la canzone(434).
Il S.r Primicerio Tolomei(435) present a Monsignore(436) una bolla di scomunica, ch'io ho cavata contro a chi tiene robbe, scritture o altre notizie dell'eredit di mio padre. Prego V. S. di supplicare in mio nome Mons.r Ill.mo che si compiaccia di farla quanto prima publicare e fulminare; e di pi V. S. favoriscami che quello dell'Arcivescovado che la dover copiare, la faccia con diligenza, mettendo ogni circostanza. Pregando V. S., questo lo faccia come da s. Mi scriva qualcosa del S.r Primicerio Tolomei, e per fine m'honori di reverire a mio nome Mons. Ill.mo, al quale presto quell'humil ossequio che devo: et a V. S. di tutto cuore bacio la mano.

Di Roma, li 7 Ag.o 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Gio. Fran.co Tolomei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2626.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 7 agosto 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3354 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

....  presto a pretender l'intera liberattione del S.r Galileo, e particolarmente che venga a Firenze, havendomi detto S. S.t, quando fu gratificato d'andar a Siena, che non faceva per lui il venir cost per ancora, n potetti ritrarne la cagione. E quanto a me, vorrei che aspettassimo a Ottobre, come havevo rimostrato al S.r Galileo medesimo nel partirsi di Roma; e forse che non pu piacer che egli s'accosti a cotesti Padroni Ser.mi in questo fervore delle sue disgrazie o suoi disgusti, e ch'il promuover che egli habbia anche a legger loro, possa pi nuocer che giovare. Queste mie considerattioni, che hanno origine dal lungo negoziare di questo affare, saranno considerate dall'A. S., la quale potr poi comandare se le paia ch'in ogni modo io ne parli, come far subito ch'io ne habbia nuove commissioni....



2627..

VINCENZO ...., Inquisitore di Pavia, ai propri Vicari.
Pavia, 7 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 77, beta) [Edizione Nazionale].



2628..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Aix, 8 agosto 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 267t. - Autografa.

.... Pour le Sieur Galile, l'on m'escript que du commancement il avoit faict boire l'affront entier  ses ennemys, mais que depuis il y avoit eu quelque changement, et qu'on l'avoit mis en l'esprit de Sa Saintet  charg et scrupule de coscience, de sorte qu'il avoit eu quelque traverse encore. Ce sont les propres paroles d'un homme qui ne veult pas estre nomm, lesquelles s'adjustent fort bien  celles que vous dictes du Cardinal de la Valette(437)....



2629..

GIACOMO GAFFAREL a PIETRO DUPUY in Parigi.
Venezia, 10 agosto 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 712, car. 134 - Autografa.

.... On m'a escrit de Rome que toute la grace que l'Inquisition ayt fait au pauvre Galile, c'a est de faire brusler en sa prsence son livre, ianuis clausis. Un certain Antonio Rocca a mis, depuis deux jours, en ceste ville soubs la presse un livre(438), par lequel il pense renverser touts ses fondements: il est vulgaire, et, pour moy qui n'ay veu que la premire fuille  l'imprimerie, je ne pense pas que ce soit grand'chose. Mais l'oeuvre que promet Scipione Chiaramonte(439) contre les mesmes Dialogues du Galilei, n'est pas de mesme nature: je veux dire qu'il est mieux ferr....



2630.

MATTIA BERNEGGER a GIO. MICHELE LINGELSHEIM in Heidelberg.
Strasburgo, 11 agosto 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato al n. 2613, car. 90. - Minuta autografa

.... In hoc ipso temporis articulo Galilaei Systema Copernicanum accipio. Magnam speciem et, quod nolim, grandiusculam molem liber habet, cuius versio mihi subcisivas per insequentem hiemem horas omnes absumet. Optarim allatum adhuc praesente te, ut subinde possem atrekstaton illud manteion de locis dubiis consulere....

Calend. Aug.(440) 1633



2631..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 11 agosto 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

S.r Bal Cioli.
Al S.r Comm.re Niccolini.
XI Agosto 1633.

Se paia che sia troppo presto a chieder nuove grazie a S. S.t per il S.r Galileo(441), potr differirne l'instanze, rimettendosene S. A. alla sua prudenza et alla notizia ch'ella tiene della volont di S. B.ne....



2632..

BONIFACIO DA CARDON ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Vicenza, 12 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 49) [Edizione Nazionale].



2633..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 12 agosto 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 12772, car. 79. - Autografa.

.... Vous aurez aussy une lettre que m'a escripte le bon P. Athanaze Kircher, o il en a transcrit une aultre par lui reeue du P. Scheiner de Rome, ou vous serez bien aise de voir  quel poinct monte l'estime qu'il faict de vous, mais bien mortifi aussy de voir ce qu'il y dict du pauvre S.r Galile, que je plains grandement; ce que je seroys bien d'advis de ne pas divulguer, si vous m'en croyez, pour bons respects, puisque la chose avoit est tenue dans Rome si secrette jusques  present. Si cela se doibt publier, il vauldra mieux qu'il vienne d'aultre main que de la nostre....



2634.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 13 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss Gal., P. I, T. X, car. 258. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Ambasciatore Niccolini risponde(442) di non gli parer punto tempo adesso di domandare la liberatione di V. S., e stima meglio il differire almeno 2 mesi, perch, da'discorsi che S. E. hebbe ultimamente con S. S.t di V. S., conobbe che la S.t S. faceva reflessione sopra il permettere che V. S., in questa vehemenza delle sue passioni, stesse attorno al Ser.mo Padrone, et che potesse cos presto tornare a Fiorenza; et pare alla E. S. anche cattivo il motivo del dovere V. S. leggere a S. A.; et conclude in somma il S.r Ambasciatore che, per non incontrare una negativa la quale difficultasse poi la grazia ad altro tempo, crederebbe che fusse meglio l'indugiare, come ho detto, almeno due mesi: onde S. A., udito questo, ha approvato il parere del S.r Ambasciatore, et risposto che per hora lasci di parlare(443). Et poich V. S. sta cost in conversatione di tanto gusto, contentisi di havere un altro poco di pacienza.
Rimando a V. S. il memoriale di Arcangelo Seppi da Norcia, pregandola di farlo consegnare, cost in casa sua, a persona che glielo dia al suo ritorno(444), perch, essendo la grazia per un anno, ho caro che questo suo parente non la vegga; ma nondimeno ringrazio di nuovo V. S. dell'haverla impetrata.
Quanto alla casetta(445), rendo parimente grazie a V. S. di quello che ella me ne ha risposto, et insieme col suo figliuolo le rimanghiamo tutti obligati della dispositione ch'ella mostra di volere impiegare in benefizio di lui anche somma maggiore di questa de'suoi avanzi.
Se il S.r Aggiunti, quale pure io veddi hieri, mi pagher alcun denaro(446), V. S. lo sapr. Alessandro(447) ricevette il zafferano et le calzette, et ringrazia V. S. della briga havutavi.
Di sanit noi seguitiamo di star bene. Marted mattina andr di nuovo a visitare le Monache di S. Matteo. Bacio le mani a V. S., a nome ancora degli altri miei.

Di Fiorenza, 13 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2635..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 13 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 219. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Se le mie lettere (come ella mi dice in una sua) gli sono rese spesse volte in coppia, et io gli dico, per non replicar il medesimo, che questa ultima volta le sue sono venute come i frati zoccolanti, non solamente accoppiate, ma con gran strepito, facendo in me una commozione pi che ordinaria di gusto e contento, che ho preso in sentire che la supplica che per Vincenzio e per il Sig.r Geri ho presentata a V. S.(448), o raccomandata per dir meglio, sia da lei stata segnata con tanta prontezza e con pi larghezza di quella che io domandavo: e da questo fo conseguenza che non sia altrimenti, con la mia importunit, restata disturbata la sua quiete, ch' quello che mi premeva; e per questo mi allegro e la ringrazio.
Quanto al suo ritorno, Dio sa quanto io lo desidero; non dimeno, quando V. S. potessi penetrare che, partendosi di cotesta citt, gli convenissi per qualche tempo fermarsi in luogo, se ben vicino, fuori di casa sua(449), crederei che fossi meglio per la sua sanit e per la sua reputazione il trattenersi qualche settimana d'avantaggio dove di presente si ritrova, in un paradiso di delizie, principalmente mediante la dolcissima conversazione di cotesto Ill.mo Mons.r Arcivescovo, e poter poi a dirittura venirsene al suo tugurio, il quale veramente si lamenta di questa sua lunga assenzia; e particolarmente le botti, le quali, invidiando le lodi che V. S. d a i vini di cotesti paesi, per vendetta una di loro ha guastato il vino, o pure il vino ha cercato di guastar lei, come gi gl'ho avvisato; e l'altra havrebbe fatto il simile, se non fossi stata prevenuta dall'accortezza e diligenza del Sig.r Rondinelli, il quale, conoscendo il male, ha procurato il rimedio, consigliando et operando acci il vino si venda, come si  fatto per mezzo di Mattio bottegaio, ad un oste. Oggi appunto s'infiasca e se ne manda via 2 some, et il Sig.r Rondinelli assiste, delle quali senza fallo credo che se ne haveranno 8 d.: quello che sopravanzer alle due some, si metter ne i fiaschi per la famiglia e per noi, che ne piglieremo volentieri qualche pocherello. Si  sollecitato a pigliar questo spediente avanti che il vino facessi altra novit maggiore, per non l'haver a buttar via. Il Sig.r Rondinelli attribuisce questa disgrazia al non essersi levato il vino di sopra quel letto che fa nella botte, avanti che venissero i caldi; cosa che io non sapevo, perch non son pratica in questi maneggi.
La mostra dell'uva dell'orto era assai scarsa, e due furie di gragniuola, che l'ha percossa, ha finito di rovinarla: se ne  colta un poca di quella lugliola, avanti che vi arrivino i malandrini, quali, non havendo trovato altro da dissipare, hanno colte alcune mele. Il giorno di S. Lorenzo fu qui all'intorno un tempo cattivissimo, con vento tanto terribile che fece molto danno, et alla casa di V. S. ne tocc qualche poco, essendo andato via un buon pezzo di tetto dalla banda del S.r Chellini, et anco fece cadere un di quei vasi ne i quali sono i melaranci: il frutto si  trapiantato in terra, fino che V. S. dir se si deva comprar altro vaso per rimettervelo; e del tetto si  fatto sapere a i SS.ri Bini, che hanno promesso di farlo rassettare. Di altre frutte non vi  quasi niente; e particolarmente delle susine, nessuna; e quelle poche pere che vi erano, il vento le ha vendemiate. Molto bene son riuscite le fave, che, per quanto dice la Piera, saranno intorno a 5 staia, e molto belle. Adesso vi sono de i fagiuoli.
Mi resterebbe da rispondergli qualcosa circa quel particolare che ella mi dice del stare o non star in ozio; ma lo riserbo a quando haver manco sonno che adesso, che sono 3 hore di notte. La saluto per parte di tutti i nominati, e di pi del Sig.r medico Ronconi(450), il quale non vien mai qui che con grand'instanza non mi domandi di lei. Il Signor Iddio la conservi.

Di S. Matteo, li 13 d'Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2636...

PIERO GIROLAMI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 13 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 262. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Io non mancai, nel negozio che io feci a S. A., di metter fra'primi supplicanti questa Sottocancelleria il suo nipote(451); ma ha dato fastidio, pi che l'essersi valso di alcuni pochi denari, l'haver notato d'haverli messi a entrata a carte tante, e ci non esser vero: per S. A., per li pochi negozii che si fanno di presente in questo Ofizio, ha giudicato che deva e possa tirare innanzi il Cancelliere solo, et altra volta eleggere, quando bisogner, il Sottocancelliere. Per mi dispiace essermi troncate le strade a poter aiutare il suo nipote et a servire a V. S. E., de'cui comandi sempre mi honorer, rallegrandomi seco che si ritrovi vicina al suo ritorno e con buona salute; mentre per fine, reverente io gli bacio le mani e pregoli dal N. S. Dio ogni bene.

Di Firenze, il d 13 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
S.e Devotissimo
Piero Girolami.



2637..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 13 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 136. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ogni volta che V. S. avr la grazia di Roma di potersene tornare in qua, potr senza sospetto alcuno farlo, perch il male, per la Dio grazia,  cessato nella citt di tal maniera che non credo sia stata mai cos sana; e di pi nel lazeretto sono pi giorni che non n' morto nessuno, e sono da cinquanta giorni che non s' ammalato niuno de'becchini e altri huomini che tiene la Misericordia per purgare le case e maneggiare gli ammalati e le robe infette, segno evidente che non c' pi male contaggioso nella citt. Mi par mill'anni che V. S. sia libera, et il medesimo desiderio tengono tutti gli amici, che ella ci ha in gran numero.
Rendo grazie a Mons.r Ill.mo Arcivescovo del saluto che V. S. mi fa in suo nome, e li vivo servitore divotissimo. Giulio mio fratello le fa reverenza, et io similmente, pregandole per fine ogni pi bramata felicit.

Firenze, 13 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Obb.mo e Aff.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2638.

FILIPPO MAGALOTTI a GALILEO [in Siena].
Roma, 13 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 260. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio P.rone Oss.mo

Dal Sig.r Carlo Rinuccini mi sono state mostrate due lettere di V. S., le quali, quanto nno accresciuto l'obbligazioni mie all'infinita gentilezza di lei per la memoria che conserva di un suo divotissimo servitore, tanto per altra parte mi sono state cagione di rossore e mortificazione, avendomi prevenuto in questo ufizio con attestazioni e espressioni s efficaci dell'affetto suo verso di me. Io non voglio celare in tutto, n meno confessar liberamente, il mio errore, perch, se bene mi sono astenuto dallo scriverli doppo la sua partenza, non le dando segno della mia allegrezza doppo d'aver sentito il suo felice viaggio e salvo arrivo in cotesta citt, non  per questo ch'io non me ne sia rallegrato in estremo e non abbia continuato a tenerla scolpita nel quore, adornata da tutta la schiera delle sue singolarissime qualit, non restando mai di compatire le sue disavventure. Perch io so che tra le altre sue virt vi  quella della benignit, da me tante volte sperimentata, ardisco di supplicarla di perdono, offerendomi pronto all'emenda dei commessi mancamenti. Tra tanto le rappresento la mia riverente osservanza, e desidero che quella servit alla quale mi ha obbligato il suo infinito merito, non sia lasciata inutile, ma tal volta esercitata da'suoi comandamenti.
I caldi tanto eccessivi che da sei settimane in qua abbiamo patito senza nessuna intermissione, ne nno fatto maggiormente invidiare l'ottima conversazione co i buoni freschi che sentiamo che ella ha goduto in compagnia di Mons.r Ill.mo Arcivescovo, suo gentilissimo ospite e mio singolarissimo Signore. Seguitino pure a passare il rimanente di questi affannosi giorni, che io, facendo riverenza a lei e supplicandola di rappresentare la mia ossequiosissima osservanza a S. S.ria Ill.ma, resto pregando il Signore Iddio per ogni sua pi desiderata felicit.

Di Roma, il d 13 d'Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Devotiss.mo Ser.re
Filippo Magalotti.



2639..

PIER FRANCESCO RINUCCINI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 13 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 48. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Se  desiderabile l'assicurarsi della benevolenza di molti, deve V. S. sentir particolar sollevamento ne'suoi travagli dalla certezza che gli si porge dell'universale affetto di questa citt, testimoniatole nell'incredibil disgusto della sua poco felice lontananza e nell'impatienza indicibile del suo desiderato ritorno. Non saprei come prima nominare gli amici di V. S., gi che tutti mi paiono contrassegnati dell'istesso carattere d'amore verso la sua persona. Il G. D., i Principi, ne parlano con tenerezza; la Corte, quando havesse diversi sentimenti, che non , fa il medesimo: e tutti in somma compatiscono V. S. e ce la desiderano, parendole ogni dimora troppo lunga. Degli altri pi strettamente obbligatili, pu facilmente immaginarselo. Ho mostrato a molti la sua lettera, et ad altri ridettala, e da tutti  stata ricevuta con infinita dimostrazione d'affetto; et ogniuno benedice e le cortesie cos ben impiegate dell'Ambasciator Niccolini e di Monsignor di Siena, del quale io so che non gli poteva venir occasione altrettanto desiderata da S. S.a Ill.ma quanto il mostrarle la stima ch'ei faceva del valor di V. S., servendola com'io ero sicuro ch'egli harebbe fatto.
Ho rappresentato al Ser.mo Principe padrone(452) la riverenza con la quale V. S. gli ricorda la sua servit, e m'ha commesso ch'io l'assicuri della volont ch'ei conserva d'impiegarsi per lei. Il Sig. Incontri(453) le rende grazie particolari; et io, ricordandomele obbligatissimo, la supplico a comandarmi, e mentre desidero il suo ritorno, prego Iddio per ogni sua maggior felicit, et a V. S. bacio affettuosamente le mani.

Firenze, 13 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Obblig.mo Ser.r di core
Pier Franc.co Rinuccini.



2640..

CLEMENTE da ISEO ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Venezia, 13 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 50) [Edizione Nazionale].



2641..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 14 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 108. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo

Se il Sig.r Antonio Nardi(454) verr da me, procurer di farli quelle dimostrattioni di stima dovute al suo merito et al desiderio di V. S., col servirlo ancora nelle occasioni che mi si presenteranno, acci ella tanto pi spesso pigli animo di comandarmi.
In proposito del suo negozio, ho accennato quel che ho stimato bene al Sig.r Bal Cioli(455), dal quale attendo ordini precisi intorno a quel che [...] esequire; et intanto assicuro V. S. della mia osservanza e le bacio le mani.

Roma, 14 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2642..

GIO. NICCOL PICCININI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Conegliano, 15 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 52) [Edizione Nazionale].



2643...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 16 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 275. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Scrissi a V. S. sabato col procaccio; di poi non essendo ancora venuti gli ordinarii di Roma, et in conseguenza non havendo lettere di V. S., non ho che dirle.
Sono stato questa mattina a visitar le Monache, che stanno con ottima salute et baciano le mani a V. S., come facciamo tutti noi altri di casa.
La morte seguita hieri del S.r Lorenzo Cambi et di un ragazzo ha interrotto il gusto che havevamo di esser guariti. Il male del S.r Cambi da principio fu creduto una postema nel petto, ma poi  stato concluso che sia peste, che l'ha ammazzato in 3 giorni. Iddio ci aiuti.

Di Fiorenza, 16 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2644..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Aix, 16 agosto 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 270. - Autografa.

.... J'oublioys de vous dire que l'on escript de Rome qu'enfin il a fallu que le pauvre Galile ayt declar solemnellement que ce n'estoit pas son advis que la terre fust mobile, encores qu'en son Dialogue il l'eust appuy de fortes raisons, et qu'il estoit de l'aultre advis contraire....



2645..

GIROLAMO da QUINZANO ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Brescia, 17 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 53) [Edizione Nazionale].



2646.

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Heidelberg, 19 agosto 1633.

Da Epistolaris commercii M. BERNEGGERI cum viris eruditione claris fasciculus secundus. Argentorati, sumptibus Iosiae Staedelii, 1670, pag. 26.

.... Gratulor tibi de Galilaeo adepto(456): utinam et mihi inspectio libri permitteretur. Vide audaciam meam: audeo abs te petere, ut per amicum aut notum huc proficiscentem rheda librum illum commendes, ad me deferendum; ego spondeo, me integrum tibi restituturum, prima oblata occasione, post recognitum librum. Imputa hoc bonitati tuae, quod impudens hoc postulatum ad te defero. Nosti morbum meum, impatienter expetendi talia....
9 Aug.(457) 1633.



2647...

ORAZIO CAVALCANTI a [GALILEO in Siena].
Roma, 20 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 266. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r, mio S.re, P.ron Col.mo

V. S. onora troppo un suo servitore, se bene di nessun merito; ma la sua benignit  tale, che non guarda a li mancamenti altrui. Confesso che non l' saputa qua servire a cosa alcuna, se non di una buona volont. Mia moglie et io ci rallegriamo che la stia bene, e Mons.re Ill.mo sa molto bene come si trattano li pari suoi. Io mi ricordo devotissimo servitore a S. S. Ill.ma
Dal S.r Mario(458)  auto continue nuove del'esser di V. S., cos dal S.r Ambasciatore, cos del desiderio che la tiene di andare a goder la patria e li amici: ma le cose di qua, come la sa per esperienzia, sono assai lunghe. La mia moglie ander dalla S.ra Ambasciatrice, e quest'altra settimana la sapr qualche cosa.
La lettera di quel R. fu data in propria mano. La mia moglie et io ci ricordiamo devotissimi servitori a V. S., ricognoscendo la sua benignit, e gli facciamo un'umilissima reverenza, pregandole da Dio ogni desiderata consolazione.

Di Roma, li 20 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
Orazio Cavalcanti.



2648..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 20 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 221. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Quando scrissi a V. S. circa il suo avvicinarsi qua o vero trattenersi cost ancora qualche poco, sapevo l'instanza che si era fatta al Sig.r Ambasciatore, ma non gi la sua risposta, la quale intesi dal Sig.r Geri, che fu qui marted passato quando gi havevo scritto a V. S. un'altra lettera et inclusovi la ricetta delle pillole, che a quest'hora dover esserle pervenuta. Il motivo adunque che m'indusse a scriverle in quella maniera fu, che essendomi io trovata pi volte a discorrer con il Sig.r Rondinelli, il quale in questo tempo  stato il mio refugio, perch, come pratico et esperimentato nelle cose del mondo, molte volte mi ha alleggerito il travaglio pronosticandomi per appunto come le cose di V. S. potevon passare, le quali io mi figuravo pi precipitose di quello che poi sono state, fra l'altre una volta mi disse che in Firenze si diceva che quando V. S. partiva di Siena doveva andare alla Certosa(459), cosa che a nessuno de gl'amici era di gusto; e vi aggiunse buone ragioni, ma in particolare alcune di quelle che intendo che ha poi addotte il medesimo S.r Ambasciatore, e quella massimamente che, se con troppo sollecitar il ritorno di V. S., si haveva una negativa, bisognava poi necessariamente lasciar scorrer pi lunghezza di tempo avanti che si ritornasse a supplicare: onde io, che temevo di questo successo che facilmente saria seguito, sentendo che V. S. sollecitava, mi mossi a scriverle in quella maniera; ch se a lei non fo gran dimostrazione del desiderio che ho del suo ritorno, resto per non accrescergli lo stimolo e inquietarla maggiormente. Anzi che in questi giorni sono andata fabbricando castelli in aria, pensando fra me medesima se, doppo questi due mesi di dilazione non si ottenendo la grazia, io havessi potuto ricorrere alla S.ra Ambasciatrice, acci, col mezzo della cognata di S. S.t(460), havessi ella procurato di impetrarla. So, come gli dico, che questi son disegni poco fondati; con tutto ci non stimerei per impossibile che le preghiere di pietosa figliuola superassero il favore di gran personaggi. Mentre adunque mi ritrovo in questi pensieri, e veggo che V. S. nella sua lettera mi soggiugne che una delle cause che gli fanno desiderare il suo ritomo  per vedermi rallegrare di certo presente, o gli so dire che mi sono alterata da ver da vero, ma per di quella adirazione alla quale ci esorta il santo re David in quel salmo ove dice Irascimini e nolite peccare; perch mi par quasi quasi che V. S. inclini a creder che pi sia per rallegrarmi la vista del presente che di lei medesima: il che  tanto differente dal mio pensiero, quanto sono le tenebre dalla luce. Pu esser che io non habbia inteso bene il senso delle sue parole, e per questo mi acqueto, ch altrimenti non so quel ch'io dicessi o facessi. Basta: V. S. vegga pure se pu venirsene al suo tugurio, che non pu star pi cos derelitto, e massimamente adesso che si approssima il tempo di riempier le botti, le quali, per gastigo del male che hanno commesso in lasciar guastare il vino, si sono tirate su nella loggia e quivi sfondate, per sentenza de i pi periti bevitori di questo paese, i quali notano per difetto assai rilevante quella usanza che ha V. S. di non le far mai sfondare, e dicono che adesso non posson patire e non hanno il sole addosso.
Hebbi li 8 d. del vino venduto, che ne ho spesi 3 in 6 staia di grano, acci che, come rinfresca, la Piera possa tornare a far il pane; la qual Piera si raccomanda a V. S., e dice che se si potesse metter in bilancia il desiderio che ha V. S. del suo ritorno e quello che prova lei, sarebbe sicura che la bilancia di lei andrebbe nel profondo e quella di V. S. se n'andrebbe al cielo: di Geppo poi non bisogna ragionare. Il Sig.r Rondinelli ha questa settimana pagati li 6 d. a Vincenzio Landucci, et havuto due ricevute, una per il mese passato, l'altra del presente(461). Intendo che stanno bene lui et i figliuoli; quanto al lor governo, non so come si vadia, non l'havendo potuto spiare da nessuna banda. Mando altra pasta delle medesime pillole, e la saluto di tutto cuore insieme con le solite e il S.r Rondinelli. Nostro Signore la conservi.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 20 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2649.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 20 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 264. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Avevo inteso la settimana passata la risposta del S.r Ambasciadore, ch l'aveva detto il S.r Bocchineri al S.r Tommaso Rinuccini; e dubito che il fare instanza della grazia libera, per descendere a potere avere per confino la villa, senza potere venire alla citt, non sia per succedere, perch, secondo che intesi pi tempo fa, N. S. aveva detto non so che di Certosa(462), il qual luogo non mi pareva punto a proposito per la sanit di V. S., poich, oltre all'avere a stare a discrizione di frati, per necessit non arebbe mai potuto mangiar carne.
Il Landini(463) non ha avuto altro ordine; e qui il Vicario della Inquisizione mi ha pi volte detto che di Roma non ha ordine alcuno di proibizione del libro, ma l'aspetta bene. Posso dire bene a V. S. che il S.r Principe Gian Carlo(464), avendo chiesto una licenzia generale di libri, l'ha ottenuta, eccettuatone nel primo luogo il suo libro et il Machiavelli et un tal Morneo(465); s che si vede che l'intenzione de'superiori  che sia proibito. Io fui invitato con alcuni altri matematici, quando si pubblic, a sentire la sentenza di V. S., che fu semplicemente letta senza alcuna aggiunta di altri precetti, s che il libro per allora non rest proibito. Dalla mia sorella(466) me n' stato scritto pi volte e confermatomi che ella non aveva scapitato punto di reputazione nell'universal concetto, anzi n anche appresso di quelli che s'avevano avuto a trovare nella Congregazione, almeno di una gran parte se non di tutti.
Qui la settimana presente ci  stato qualche poco di male, e particolarmente la morte del S.r Lorenzo Cambi, che sia in Cielo, ha dato che dire, essendo huomo di gran riguardo e che non conversava quasi con niuno. La maggior parte della citt non vuole che sia stata peste, ma una postema; tuttavia, per abbondare in cautela, s' fatto conto che sia stata. Ci sono stati in oltre dua frati, uno del Carmine, il quale disse di aver cavato il male per essere andato la notte a spasso nel convento de'frati Giesuati, de'quali pi giorni sono ne era morto un altro, e di pi un frate converso di S.to Spirito, che era portinaio. Tuttavia il lazeretto si va ristrignendo, essendovi rimasti pochissimi malati, che vanno guarendo; et il palazzo delli Strozzini e quello de'Borgherini e la fortezza di S. Miniato, luoghi destinati per far quarantene, si serrano affatto, non vi rimanendo gente, e non ci essendo pi da mandarvene della nuova, essendo cessati per la citt i malati: s che speriamo in breve di finire questo negozio tanto noioso e pestilente, che al Signore Dio piaccia.
Ho veduto con gusto il parere di V. S. circa all'opera del Chiaramonti(467), e desidererei in estremo che V. S. potesse, con occasione di dare in luce qualche altra sua speculazione, chiarire la sua insipida pedanteria. E qui a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Firenze, 20 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2650.

ANTONIO NARDI a GALILEO in Siena.
Roma, 20 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 268. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo

Ho riceuto una sua gratissima delli 15 stante, dalla quale ho preso tanto gusto che non saprei esprimerlo, vedendo che V. S. Ecc.ma tenga tal memoria di un suo servitore; et io dall'altra parte l'assicuro che conservo le sue lettere fra le pi care cose ch'io habbia: n per questo pretendo di aggravarla in rispondermi ogni volta che io gli scrivo, se non per mi voglia comandar qualche cosa, il che ascriverei a somma ventura se m'incontrassi in poterla servire.
Fui dall'Ecc.mo S.r Ambasciator di Toscana, il qual mi fece tanti honori, che ben conobbi qual fossi la sua gentilezza, e quanto appresso di lui potessi l'attestazione fatta da V. S. per causa mia(468). Il nostro P. Abbate D. Benedetto stassi indisposto con febbre, sono hormai 15 giorni; e sebene il male non  pericoloso, contuttoci dubito non sia per esser lungo, essendo molto lento. I medici servono al P. Abbate per medicina, cio per trattenimento solamente, poich del resto non vuole che in corpo gl'entri o esca cosa alcuna; et io in parte lo lodo, ma per un lenitivo (havendo egli molte materie crude nello stomaco) harei giudicato utile. Io non manco di andarlo spesso a visitare, e soggetto ordinario de'nostri ragionamenti  V. S., del quale s come ammiriamo il sapere, cos ancora stiamo gelosi della sanit.
Di gi gli scrissi come in fretta havevo trascorsa l'opera di quel'amico(469), la quale mi commosse lo sdegno per le maledicenze senza sale che contiene, et il riso per le semplicit che senza numero vi si 'ncontrano. Io solamente restavo sospeso in materia delle [stel]le nuove e loro sito, per non haver possuto (stante la brevit del tempo) esaminar le repliche fatte, quali intendendo dalla sua di che momento siano, mi quieter con l'animo, e finir di ridere quando har commodit di rileggerle. Intanto, per non la tediare pi, gli ricordo la mia devozione, e la saluto per infinite volte da parte del P. Abbate e del S.r Rafaello Magiotti.

Roma, 20 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma


[vedi figura 2650.gif]

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2651...

CARLO RINUCCINI a [GALILEO in Siena].
Roma, 20 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 270. - Autografa.

Molt'Ill.e S.r mio Oss.mo

Se la facondia che V. S. m'attribuisce per favorirmi, fusse accompagnata da quell'ardire mediante il quale si domina quasi l'istessa fortuna, io confiderei di non mi rendere inatto all'espugnazione di qualche fortezza, e massime con l'esempio dell'odierna milizia, vedendosi chiaramente cader pi piazze per assedio che per assalti; ma perch quella non riceve vigore alquno da questo, io mi ritiro anco da quelle imprese che mi mostrono facilissima l'espugnazione: onde con uno schietto parlare in persona di V. S. dir: Quanto ella mi ordina, ci non  seguito, perch m' mancata l'occasione, ben che non mi sia mancato il desiderio, et alqune malattie cadute in persone congiunte a quella buona Signora hanno per questi giorni disunita la conversatione, la quale ben presto torner a godere le solite notturne delizie, che qua non  caduta tal pioggia che habbia estinto punto di calore. S'apparecchiono musiche e cose stupende, et un personaggio grande, che n' capo, m'ha detto che verr a cantare dove io voglio, purch ci sia unita la conversazione: s che V. S. consideri quanti si vorriano vestire dell'abito di V. S. e poi parlar per loro. Ors non dir altro, che a suo tempo dar a V. S. avviso del seguito. Intanto la prego a conservarmi la sua grazia e a stare allegramente pi che pu.

Roma, 20 Ag.to 1633.
Di V. S. molt'Ill.e
Obl.mo S.re vero
Carlo Rinuccini.



2652..

CIRIACO ROCCI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Vienna, 20 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 56) [Edizione Nazionale].



2653..

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Siena].
Roma, 21 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 272. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re S.re mio Oss.o

Io prevenni sabato passato il desiderio di V. S. per l'appunto, perch, entrato col Sig.re Card.le Barberini(470) ne'suoi interessi, le domandai se le pareva che io potessi supplicar S. B.e ch'ella potessi esser habilitata a trasferirsi a Firenze in villa sua; e S. Em.a mi rispose di dubitare che potesse parer anche troppo presto il domandar nuova grazia, mentre appena son due mesi che ella fu habilitata a poter usci[r] di Roma, e ch'io havevo fatto bene a non motivar per ancora cosa alcuna con la S.t S. Nella prima audienza, che sar sabato prossimo, ne dar nuovo motto al medesimo S.re Cardinale, e poi referir a V. S. quel che io creda che si possa sperare e quando trattarne. Godo intanto di sentir che ella sia servita cost con quell'amore che  proprio di Mons.re Arcivescovo di Siena, gentilissimo cavaliere, e me ne rallegro con lei. E questo  quel ch'io posso replicare alla lettera di V. S., pervenutami questa mattina con l'ordinario di Milano: e le bacio le mani.

Roma, 21 Agosto 1633.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2654..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.
Roma, 21 agosto 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 119. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

V. S. mi favorisce di maniera, ch'io tengo cagione d'insuperbirmi; e gi mi stimo da qualche cosa per vedermi in grazia di V. S., la quale mi perseguita con la gentilezza e mi tiranneggia con la cortesia. Gl'oblighi che le professo sono tanti, quanti i meriti della sua persona; le grazie che le rendo sono infinite, come  infinito il conoscimento di quanto devo. Non mi sono per giunti all'improviso gl'effetti della sua benignit, perch erano di gi palesi. Sguiti pure V. S. di patrocinarmi, ch cos sodisfar s stessa col favorirmi, e mi far trovar la ragione pi presto che io non credevo.
Il S.r Primicerio(471) mi ha avvisato di quanto passa; et io, confidentemente parlando con V. S., sono sicuro che la semplice croce della scomunica habbia fatto grand'effetto cost. So ben io gli assassinamenti che sono stati fatti alla casa mia, e che taluno passeggia cotesta citt vestito del mio, et io mi trovo esule. Credami pur V. S. ch'io non parlo a caso: per la supplico di mostrar come da s che sarebbe bene di publicarla, e che il S.r Ambasciatore mio Signore sia di questo parere, perch si voglia vedere in che termine sia lo stato mio. Per grazia, V. S. tocchi questo tasto, e dalle risposte giudichi poi se io parlo a caso.
La lettera di V. S. delli 18 stante, l'ho ricevuta appunto adesso che si sta per serrare il piego. Sar da quei Signori ai quali V. S. ha scritto, e vedr se habbino ricevute le lettere. Io prego V. S. di inviare le lettere per questi Signori a me, che mi verranno sicure et io subito le recapiter.
Volevo mandare a V. S. una curiosissima oratione, ma non  stato possibile d'haverla in tempo.
Questi gentilhuomini miei compagni humilmente riveriscono V. S., et io, facendo il simile, le prego felicit.

Di Roma, li 21 d'Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Gio. Fran.co Tolomei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2655..

MATTIA BERNEGGER a GIOVANNI REBHAN in Dagsburg.
Strasburgo, 21 agosto 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n. 2613, car. 90. - Minuta autografa.

Vir clarissime, fautor et amice plurimum colende,

Viginti amplius anni sunt, cum Galilaei de Galilaeis, mathematici Florentini, tractatum de instrumento proportionum ex italica lingua latine verti(472). Is labor, post tantum temporis intervallum, nec cogitanti, laborem alium peperit. Nam autor, quem pridem obiisse putaveram, nuntiavit mihi, versionem illam ante quadriennium in suas manus incidisse, nec displicuisse; rogatque me, ut Systema suum Copernicanum, a pluribus annis multis vigiliis elaboratum et nuper Florentiae excusum, itidem vertendum suscipiam, quo opus, Italis tantum scriptum, cum erudita Europa cetera communicetur. Grandiuscula libri moles est; itaque satis invitus in me recepi: recepi tamen, nec facti poenitet; tantam e lectione libri voluptatem percipio. Argumentum eius demonstrationes et physicae et mathematicae sunt, terram ad instar planetae rotundari per aetherem, coelum immotum stare. Delirare dices hominem. Ego vero tibi confirmo futurum, ut cultior orbis, his lectis, a tam suavi per tot saecula somniatae quietis delirio tandem aliquando resipiscat. In hac igitur occupatum translatione litterae tuae oppresserunt, illae quidem iucundissimae; quidni enim a tam amica manu? sed tamen eam vim non habuerunt, ut ab instituto me longius avocarent, aut a contemplatione tantorum operum ad pubertatis dignoscendae morem rimandum traducerent....

11 Aug.(473) 1633.



2656.

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Siena.
Roma, 23 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 273. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron Col.mo S.

Le lettere di V. S. Ecc.ma scritte al P. Abbate(474), al Sig.r Nardi(475) et a me, sono (bench tardi) arrivate e recuperate tutte, non per senza mia gran confusione; poi che, essendo sicuro ch'ella si troverebbe in obligo di rispondere a molti e molti amici sua, e fra questi a molti Signori di gran portata, sono stato tanto ansioso o geloso ch'io l'ho importunata a scrivermi la seconda lettera, quale hiermattina mi fu mandata fino alla camera dal Sig.re Orazio Cavalcanti. Pur a me giova credere che la troppa mia ansiet mi sar per questa volta condonata, al meno per quel comun proverbio ch'il sospetto non si pu armare, promettendo per l'avvenire contentarmi d'un semplice saluto, ogni volta che torner commodo a V. S. di scriver al P. Abbate, al Sig.r Nardi o al Sig.r Tolomei(476).
Fra tanto a me rincresce fino all'anima che di s gran tempesta ancor ci resti quel poco di maretta, che non la lascia (senz'adoperarvi gl'argani) pigliar porto. Sia fatto il voler d'Iddio, qual si compiacque affaticar tutta la notte Pietro et i compagni, e finalmente a suo tempo gli dette soccorso.
Quanto al convito, a noi rincrebbe d'invitarla con le tazze piene cos da lontano, non per dubbio ch'il trattamento fattogli dall'ospite suo non fusse lautissimo, ma perch la presenza di V. S. Ecc.ma sarebbe stata il vero condimento dei nostri cibi. Quel mio desiderar dal P. Abbate che la festa si facessi ben spesso, fu un voler piegare, se non vincere, quel malinconico pianeta che mi predomina, e non esser noioso con tanta mia austerit o seccaggine. Ma l'arte presto si scuopre, e la natu[ra] non si pu mutare. Ecco ch'io vorrei dir cose allegre, e per la verit son forzato a scriver cose di cordoglio; cio ch'il nostro D. Benedetto non rispose l'ordinario passato, per trovarsi a letto gi sono 13 giorni con una febbretta che l'ha inquietato malamente. Ma racconsoliamoci, che appresso al veleno nasce l'antidoto: egli non  mai stato in pericolo di vita, e fra due o tre giorni sar del tutto sano, anzi la febbre l'ha cominciato a lasciare. Pur egli m'ha dat'ordine che per questa volta io ringrazii V. S. Ecc.ma della lettera scrittagli ultimamente, quale io lessi, e veddi com'ella, per sua gentilezza, non si scorda, oltre al P. Abbate, di me e del Sig.r Nardi, che l'amiamo e riverischiamo con il cuore. Cos finisco, pregandola ad onorarmi di qualche suo comando e desiderandogli da N. S. Iddio ogni contento.

Roma, il d 23 Agos. 1633.

Hebbi nuova come il Sig.r Gieri Bocchineri rimesse li 40 S.di secondo l'ordine datogli da V. S. E.ma, e ne la ringrazio.


Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


[vedi figura 2656.gif]

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2657..

BARTOLOMEO..., Inquisitore d'Aquileia, ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Udine, 23 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b. 57) [Edizione Nazionale].



2658...

VINCENZIO GALILEI a [GALILEO in Siena].
Poppi, 26 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 277-278. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre Oss.mo

Intesi per lettere del Sig.r Geri mio cognato, con mio disgusto infinito, l'esito poco felice del suo negozio; ma ben di consolazione grandissima mi fu il sentire poco dopo, con quanta fortezza d'animo ella haveva sofferto tanto colpo, forse tanto pi grave quanto da lei meno aspettato, e che in tanto infortunio ella havesse saputo trarre dalla sua propria prudenza quella consolazione che io non havrei saputo arrecarli con mie lettere. Hora, facendo offizio a me molto pi grato che non sarebbe stato quello del consolarla, vengo a rallegrarmi seco della sua buona sanit, delle infinite cortesie che riceve in casa dell'Ill.mo suo ospite, della intera sodisfazione che ha dal Sereniss.mo Padrone, e finalmente della sicura speranza della presta e totale sua assoluzione e del presto ritorno a casa sua; che quando ci sar, la prego che per nostro contento speciale si voglia compiacere di passar di qua e venire a stare parecchi giorni da noi.
Mi scrisse a questi giorni il Sig.re Geri mio cognato, come era in vendita una casetta contigua alla nostra, e mi propose esser bene che io la comperassi, essendo il suo prezzo assai basso, cio di circa S. 300; alla qual comp[er]a io condescenderei volentieri, mentre V. S. si contentasse di concorrerci per qualche parte, come mi scrive il medesimo Sig.r Geri ch'ella far, poich quell'aiuto ch'ella si compiace di darmi non  bastante a far tale spesa, e massime che di presente io mi trovo in bisogno per il poco mio guadagno e molte spese che son necessitato a fare, e per i molti debiti che ho e devo e voglio pagare, e particolarmente quello che ho col Sig.r Geri, che non  di piccola somma. E per io la prego con ogni instanza, che quando ella veda andare il suo ritorno in lungo (se per di tanto si contenta), procuri in qualche modo di porgermi il solito aiuto, acci io possa sollevarmi e dar sodisfazione a chi ha da haver da me.
Noi tutti stiamo bene, e con speranza che 'l simile sia di lei; tuttavia per nostro maggior contento havremo caro d'esserne da lei certificati. E con tal fine la Sestilia ed io gli baciamo cordialmente le mani, pregando Nostro Signore che li conceda ogni suo pi desiderato contento.

Di Poppi, li 26 Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.o Figliuolo
Vincenzio Galilei.



2659..

NICCOL CINI a GALILEO in Siena.
Firenze, 27 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 279. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Io ho sempre letto le lettere che V. S. ha scritto al S.r Mario(477), et ho preso gran consolazione di vedere che ella soffrisse i colpi della fortuna con quella grandezza d'animo che gli dettava la sua innocenza. Mi  stato sommo favore il ricever adesso la sua lettera, come testimonio della sua confidenza e del suo amore inverso di me, nel che io non mi lascio superare, s come glie ne darei segno se mi porgesse occasione di servirla in qualcosa. Mi rallegro con lei della soave conversazione che gode in cotesta citt, e in particolare di Mons.r Arcivescovo, della cui gentilezza io ho da testificar pi di nessun altro, poi che, senza haver alcun merito con S. S.ria Ill.ma, son in possesso di ricevere non dimeno bene spesso favori e grazie segnalatissime. Io ho ricevuto una sua lettera, ma per esser responsiva d'una mia non gli scrivo, per reverenza ch'io porto alle sue occupazioni. Se ella mi impetrer qualche suo comandamento, glie ne terr molto obbligo, perch mi dar campo di tener viva nella sua memoria la mia servit. La supplico dunque di questo favore; e se i passi s'apriranno una volta, verr a riverir S. S.ria Ill.ma e servir V. S. Alla quale per fine con ogni affetto bacio le mani.

Di Fir.e, li 27 d'Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2660..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 27 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 223. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Sto con speranza che la grazia che V. S. (con quelle condizioni che mi scrive) ricerca di ottenere, gl'habbia a esser concessa, e mi par mill'anni di sentir la risposta che V. S. ne ritrarr; s che, di grazia, me lo avvisi presto, quando anco sortisse in contrario, il che pur non voglio credere.
Gli do nuova come, mediante la morte del Sig.r Benedetto Parenti, che segu mercoled passato, il nostro monasterio ha ereditato un podere all'Ambrogiana, et il nostro proccuratore and l'istessa notte a pigliarne il possesso. Da pi persone haviamo inteso che  stimato di valuta di pi di 5 mila scudi; e dicono che quest'anno vi si sono ricolte 16 moggia di grano, e vi saranno 50 barili di vino e 70 sacchi di miglio e altre biade, s che il nostro convento rester assai sollevato.
Il giorno avanti che io ricevessi la lettera di V. S., Mess.r Ceseri(478) s'era servito della muletta per andar a Fiesole, et Geppo mi disse che la sera la rimen a casa tutta sferrata e mal condotta, s che gl'ho imposto, che quando M.r Ceseri tornasse a domandarla, gli risponda con creanza, allegandoli la impossibilit della bestiuola e la volont di V. S., che  che essa non si scortichi.
Sono parecchie settimane che la Piera non ha da lavorare per la casa; e perch intendo che cost vi  abbondanza di lino buono, se  vero, V. S. potrebbe veder di comprarne qualche poco, che, se bene  sottile, sar migliore per far pezzuole, federe e simil cose: et io desidero che V. S. mi provvegga un poco di zafferano per la bottega, del quale ne entra anco nelle pillole papaline, come havr potuto vedere.
Non mi sento interamente bene, e per questo scrivo cos a caso: mi scusi e mi voglia bene. A Dio, il quale sia quello che gli doni ogni consolazione.

Di S. Matteo in Arcetri, li 27 di Agosto 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2661.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 27 agosto 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 281-282. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Io non ho mai scritto a V. S. d'essermi trovato alla pubblicazione della sentenza, prima della settimana passata(479), non me ne essendo venuta occasione e perch non mi pareva bene darle avviso di cosa che le potesse arrecar disgusto. Ora, gi che ella ha desiderio di intendere come il fatto andasse, le dir quello che mi sovviene.
Del mese di Luglio, fu un giorno al tardi a casa mia il P. Vicario, e mi invit a nome del P. Inquisitore a trovarmi presente a un atto che si doveva fare al S.to Ufizio il d 12 del detto mese, e non mi volle dire che cosa era. Vi andai al tardi, e trovai che erano in procinto di cominciare. Vi erano i Consultori e alcuni SS.ri Canonici e altri religiosi. Vi trovai il S.r Filippo Pandolfini, il S.re Aggiunti, il S.re Francesco Rinuccini, il S.r Dino Peri, che erano stati invitati come me. Ci mettemmo tutti a sedere, et il P. Inquisitore disse che teneva ordine della Congregazione di leggere, alla presenza delli invitati, la sentenza e abiurazione etc., e commesse al Cancelliere, che  un frate del medesimo ordine, che leggesse(480). Dove lesse che G. G., d'et di anni 70, avendo, non ostante il Decreto fatto sino dell'anno 1615, e non ostante un particolare e speciale precetto fattoli in Roma dal Commessario, alla presenza del Card.le Bellarmino, di non tenere n insegnare tal dottrina, scritto un libro intitolato Dialoghi etc., e avere con fraude estorto facult di stamparlo, per non avere confessato di avere tal precetto, nel qual libro apportava gli argomenti per la sentenza che 'l sole non si movesse da levante in ponente, che  eretica, e per la mobilit della terra, che  erronea e contro alla buona filosofia, senza scioglierli e confutargli, si era reso veementemente sospetto di tale eresia, era condennato a carcere a beneplacito, con facult per alla medesima Congregazione di moderare la detta pena; e di pi, per penitenza salutare, li era imposto che per tre anni dovesse ogni settimana recitare i sette salmi penitenziali. E doppo lesse l'abiurazione, nella quale diceva che l'autore aveva tenuto tale opinione non gi perch la tenesse per vera, ma per fare il bell'ingegno, e che la teneva ora per falsa e la detestava e malediceva, sottoponendosi a pena di perpetua carcere contravvenendo, e di pi obbligandosi a revelare ogni volta che avesse saputo trovarsi alcuno che tenesse tal sentenza detestata. Questo  in somma il contenuto(481). Quanto all'averne copia, ci fu un Consultore il quale non s'era trovato presente, per non essere allora in Firenze, che ebbe curiosit di sentirla, e gli fu letta, e desiderando di averne copia non la potette ottenere. Io ebbi curiosit di sapere per che causa ero stato invitato, e mi ha detto il P. Vicario che tenevano ordine di Roma di invitarvi pi mattematici e filosofi che avessino potuto avere(482).
Quanto al male di questa citt, credo che questa settimana non si dir come la passata, ancorch ci sia stato qualcosa. Santo Spirito  serrato, e si tiene che non vi sia stato male veramente, perch un frate morto era caduto, e percosso sur un fiasco del capo, che fece piaga e invelen, e da i cerusici della Sanit fu stimato un carbonchio; e perch i frati non seppero dire chi l'avesse visitato e chi no, a cautela serrorno il convento. Nel Carmine serrorno l'appartamento dello infermo, che mor al lazeretto.
Del resto se V. S. si consuma di voglia di ritornare a'suoi studi, qua gli amici e servitori suoi lo desiderano altrettanto, ma temiamo che non li sia per essere conceduto cos in breve, come ella proccura. Tuttavia bisogna accomodarsi al volere di chi regna, e godere intanto la quiete e l'amorevolezza che riceve da Mons.r Arcivescovo, al quale fo reverenza; et a V. S. baciando le mani, prego per fine intera felicit.

Firenze, 27 di Agosto 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2662..

GIORGIO BOLOGNETTI a PIETRO NICCOLINI in Firenze.
Firenze, 27 agosto 1633.

Collezione Galileiana nella Torre del Gallo presso Firenze. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo S.r mio Oss.mo

Comandandomi la S. Congregatione del S. Offitio ch'io notifichi in questa Nuntiatura la sentenza data contro il Galilei et abiura fatta da lui, perch se n'habbia notitia da ciaschuno e particolarmente da tutti li professori di filosofia e matematica, acci, comprendendo essi la gravit dell'errore commesso dal medesimo Galilei, possino evitarlo, insieme con la pena che, cadendovi, sarebbero per ricevere; io, eseguendo l'ordine della medesima S. Congregatione, le mando l'acchiusa copia dell'una e dell'altra, a fine si compiaccia notificarla anch'ella in questa citt e sua diocese, in conformit del volere della medesima, et darmi parte dell'esecutione, con rimettermi poi l'istessa copia che le mando. E le bacio affettuosamente le mani.

Di Firenze, li 27 d'Agosto 1633.
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma
Mons.e Arciv.o di Firenze.
Partialiss.o Ser. Vero
Giorgio, Ves.o d'Ascoli.



2663..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 27 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b. 54) [Edizione Nazionale].



2664.

MATTIA BERNEGGER a GIO. MICHELE LINGELSHEIM in Heidelberg.
Strasburgo, 28 agosto 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n. 2613, car. 91t. - Minuta autografa.

.... Galilaei Systema Copernicanum hoc mittam cupidius, et una specimen translationis meae, ut exquiram et de isto et maxime de hac iudicium tuum. Video enim, haud paucas difficultates suborituras, in quibus expediendis nemo te rectius aut facilius adiuverit imbecillitatem meam: nisi tamen in commoda publica peccare est, ad haec talia te vocare. Captabo proximam quamque occasionem, qua liber ad vos eat....

18 Aug.(483) 1633.



2665..

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.
Strasburgo, 29 agosto 1633.

Kgl. Landesbibliothek in Stuttgart. Cod. hist fol. 563, Lettere di M. Bernegger, car. 17. - Autografa.

S. P. D.

Vir clarissime, fautorum amicorumque princeps,

Elias Deodatus Parisiis nuper ad me misit Systema Copernicanum Galilaei de Galilaeis, italice scriptum et anno superiore Florentiae excusum, rogavitque nomine autoris ut id latine convertam, quo liber, Italis modo scriptus, eruditorum omnium lectioni pateat. Quod autem ad me potissimum itur, id esse caussae scribit, quod ante quadriennium in Galilaei manus, nescio quo reddente, pervenerit interpretatio latina tractatus ipsius italici de instrumento proportionum, quam ante hos 20 circiter annos confeceram(484), eaque non displicuerit; unde spem conceperit, me in eadem hac interpretatione nec invite nec infeliciter esse versaturum. Ego vero, cum quia vix propriis, nedum alienis, tractandis sufficio, tum quia in hoc studii genere numquam ultra mediocritatem fui progressus, et ea ipsa mediocritas per 20 hos annos, dura alia tracto, in nihilum est redacta, perinvitus nec nisi ea lege condixi meam operam, si te talium trbona exorare queam, ut a me versis exactissimam illam iudicii tui limam censuramque commodes. Id si abs te, quae tua in Diodatum, in me, benevolentia est, obtinemus, faxo prima quavis occasione partem aliquam, et deinceps per intervalla alias aliasque, accipias; nisi forte mavis totum una opus expectare, quod vix hac hieme, licet omnes subsecivas horas impendero, absolvere licebit. Malim omnino per partes mittere. Fac sciam, quid fieri velis.

Argent., 19 Aug.(485) 1633.
T. Cl.


Diodati missum librum propheticum(486) accipe, de quo proxime plura.

perpetua fide et obsequio M. Bernegger.

Fuori: Dem Ehrenvesten Hochgelehrter
Herrn Wilhelm Schickard,
Vornehmen Professori zu Tubing,
meinem grossgunstigen Herrn und Hochgeehrten Freundt,
sambt einem Buch, zuzustellen
Tubing.



2666..

PAOLO AIROLDI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Como, 30 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 60) [Edizione Nazionale].



2667..

ANGELO SPERINDIO ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Pavia, 31 agosto 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 61) [Edizione Nazionale].



2668..

ALESSANDRO BICHI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Saint-Nicolas, 1 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 72) [Edizione Nazionale].



2669..

FABIO da LAGONISSA a CORNELIO GIANSENIO in Lovanio.
Bruxelles, 1 settembre 1633.

Dalle pag. decimasesta e decimasettima (non numerate) della seconda prefazione, "Ad eumdem" (lectorem), premessa all'opera: LIBERTI FROMONDI, in Academia Lovaniensi S. Th. Doct. et Prof. ord., Vesta sive Ant-Aristarchi vindex, adversus Iac. Lansbergium, Philippi F., Medicum Middelburgensem. In quo Decretum S. Congregationis S. R. E. Cardinalium anno M.DC.XVI et alterum anno M.DC.XXXIII, adversus Copernicanos terrae motores editum, iterum defenditur. Antverpiae, ex officina Plantiniana Balthasaris Moreti, M.DC.XXXIV.

Admodum R.de Domine,

Ab annis iam aliquot tractatus Nic. Copernici De revolutionibus orbium caelestium, qui terram, non solem, moveri, mundi tamen centrum esse, contendit, a S. Congregatione Indicis Librorum suppressus est, eo quod hanc sententiam Sacrae Paginae prorsus repugnare constet; quam etiam opinionem cum Galileo Galilei Florentino tam scripto quam voce docere postmodum prohibuisset S. Officii Congregatio, eo non obstante idem Galileus libellum quemdam qui Galileus Galilei inscribitur, quique Copernici doctrinam redolet, praelo mandare ausus est. Verum hic in S. Officio Inquisitioni exhibitus, carcerique mancipatus, erronei dogmatis pravitatem penitus abiurare coactus est, in custodia illa eousque detinendus, donec Eminentissimis DD. Cardinalibus sufficientem egisse poenitentiam videbitur; atque hoc Academiis Belgicis significari praedicta S. Congregatio voluit, ut huic veritati se conformare omnes velint. Ideo ceteros quoque istius Universitatis Professores a Dom.one Sua de hoc admoneri cupimus. Vale.

Bruxellae, Kalendis Septembris, M.DC.XXXIII.



2670.

GIO. FRANCESCO BUONAMICI a GALILEO [in Siena].
Roma, 3 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 283. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Havendo V. S. mostrato, nell'ultimo discorso havuto meco, grandissimo desiderio di haver copia della sentenza et abiuratione nella sua causa, applicai sin da allora l'animo a procurar di servirnela, sebene non gliene detti alcuna intenzione; et doppo molte diligenze et diversi modi tentati, mi  riuscito ultimamente haver copia dell'una et dell'altra, la quale conservo appresso di me, perch alla prima piovitura verr (piacendo a Dio) a cotesta volta et la dar a V. S.(487): alla quale intanto ho voluto participare un racconto(488), che del suo caso ha mandato un amico in Alemagna(489), Spagna et Fiandra. Se egli ha equivocato in alcun termine, scusi V. S. il non haver, per l'improvisa sua partenza, potuto conferir seco, et aggradisca la buona volont, se non gli contenta l'esecutione. A bocca mi dichiarer meglio, et a V. S. perfine bacio con tutto l'animo (sic).

Di Roma, li 3 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re


Se intanto piovessi, V. S. non mi risponda; et rispondendomi, si serva mandarla al S.r Segretario del S.r Ambasciatore di Fiorenza.


S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Serv.re
Gio. Franc.o Buonamici.



2671..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Siena].
Arcetri, 3 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 225. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il sentir ragionar di andar in campagna mi piace per la parte di V. S., sapendo quanto quell'abitazione gli sia utile e gustosa, ma mi dispiace per la parte nostra, vedendo che andr in lungo il suo ritorno. Ma sia pur come si voglia; mentre che ella, per grazia di Dio benedetto, si conserva sana e lieta, tutti gl'altri accidenti son tolerabili, anzi si fanno soavi e gustosi con la speranza che tengo che da queste sue e nostre mortificazioni il Signor Iddio, come sapientissimo, sia per cavarne gran bene, per Sua piet.
La disgrazia del vino  stata grande per V. S., e sto per dire maggiore per noi, che, perch lei trovassi le botti ben condizionate, non ne haviamo mai bevuto un pocolino, e di quella che V. S. lasci manomessa ne pigliammo poco, perch presto prese il fuoco e non ci piaceva pi, e quel poco di bianco, per aspettar troppo lungamente V. S., divent aceto. Ve ne sono in casa 6 fiaschi dell'ultimo che si  venduto, che  ragionevole per la servit: ve n'erano alcuni di quel primo che si lev via, che era diventato cattivo affatto, e non ho voluto che lo bevino; fino al nuovo bisogner che lo comprino a fiaschi, e pregher il S.r Rondinelli che indrizzi Geppo ove possa andar a trovarne di quella sorte che sar proporzionata per loro.
Per la muletta si  fatto provvisione di 3 migliaia di paglia bonissima, e si  pagata sette lire e quattro crazie il migliaio. Strame quest'anno non ce n' stato, oltre che non sodisf alla bestiolina.
 un gran pezzo che havevo mandato il ragazzo a pigliar l'orivolo, ma il maestro non glielo volse dare, dicendo che voleva aspettare che V. S. tornasse. Hieri mandai di nuovo a dirgli che lo rimandassi in ogni maniera, e disse che bisognava prima rivederlo, che tornassi un altro giorno, e cos si far; e se per sorte non lo dessi, ordiner al ragazzo che sia con il S.r Rondinelli.
Sig.r padre, vi fo sapere che io sono una bufola assai maggiore di quelle che sono in coteste maremme, perch, vedendo che V. S. mi scrive di mandar 7 uova di cotesto animale, mi credevo che veramente fussino vuova, e facevo disegno di far una grossa frittata, persuadendomi che fossero grandissime, e ne havevo fatta allegrezza con S.r Luisa, la quale non ha havuto poco da ridere della mia goffaggine. Domattina, che sar domenica, il ragazzo andr a S. Casciano a pigliar le bisacce, come V. S. ordina; in tanto gli rendo grazie per tutte le cose che ella dice di mandare.
Quando V. S. torner qua, non ci ritrover il S.r Donato Gherardini, rettore di S.ta Margherita a Montici e fratello della nostra S.r Lisabetta, perch  morto due giorni sono, e ancora non si sa chi deva essergli successore.
Suor Polisena Vinta havrebbe desiderio di sapere se in alcuni sollevamenti che  fama che siano seguiti cost, vi interviene il S.r Cav.r Emilio Piccolomini, figliuolo del capitan Carlo, che fu marito di una nipote della medesima S.r Polisena; la quale, per poter maggiormente raccomandarlo al Signore, desidera di saper da V. S. qualche verit, poi che molte cose che si dicono non si posson credere, n stimar che sieno altro che bugie e favole del vulgo.
Procurai che le due lettere che mi mand incluse fossero subito recapitate.
Altro non posso dirle, se non che quando ricevo sue lettere, subito lette torno a desiderare che giunga l'altro ordinario per haverne dell'altre, e particolarmente adesso che aspetto qualche avviso di Roma.
La Madre badessa, il S.r Rondinelli e tutte l'altre gli tornano dupplicate salute, et io da Dio benedetto gli prego abbondanza di grazie celesti.

Di S. Matteo in Arcetri, li 3 di 7mbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor Mar. Celeste.



2672..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 3 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 23. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ho letto con grandissimo gusto l'ultima di V. S., vedendo che le turbulenze non le hanno punto levato l'animo di speculare. Ho conferito con i nostri comuni amici intendenti le sue speculazioni, la prima delle quali pare maravigliosa, nuova e pellegrina; e quando le piacer di farcene parte, ne riceveremo il complimento intero del gusto. Quanto all'altre due proposizioni che accenna ritrovate da lei in materia del getto della campana, gi che come ella dice, sono cos recondite e di tanto difficile immaginabilit, non saprei che dire, se non che, mentre al gusto squisitissimo di V. S. appariscono degne di essere esposte in luce, ancorch tanto pericolose di non esser credute ancorch sensibili, tanto pi ci si fanno desiderabili. Io discorsi ieri, insieme col S.r Tommaso Rinuccini, col S.r Pietro Tacca, il quale, come credo che V. S. sappia,  il pi diligente gettatore che ci sia e forse ci sia mai stato; il quale ci disse che la cagione dello sforzamento della forma per lo pi suole avvenire dal non essere imbossolata bene, la qual fattura richiede un mondo di diligenze, che tralasciate posson render imperfetta l'opera: e mi dice che quando cotesto maestro gett qui la campana del Palazzo, fece alcuni errori anche fuor dell'imbossolatura, perch la campana venne di fuora sfogliata, onde il suono non  grato, e molto pi pareva spiacevole avanti che vi si facessi l'orecchio. Tuttavia mi giova credere che in un'opera cos grande har fatto ogni suo sforzo acci venga perfetta, et il mancamento ar auto dependenza dal non avere preveduto le cagioni pensate da V. S., le quali se con suo comodo potr o le parr di accennare, io ne tratter qui e ne discorrer con gli amici, e ne terr qualche proposito col S.r Tacca, che mi pare huomo docilissimo e gentilissimo. Desidererei bene molto pi di sentire queste e simili cose dalla sua voce che per lettere; ma ho qualche timore che cos di corto non sia per succedere, scrivendomi la mia sorella(490) (la quale fa riverenza a V. S.) che ne ha parlato con la S.ra Ambasciatrice, e che per ancora non si sperava di ottenere la grazia.
Rendo grazie a Mons.r Ill.mo Arcivescovo del saluto fattomi, pregando V. S. a farli in mio nome reverenza, come parimente fo a V. S., supplicandole per fine da S. D. M.t ogni pi bramata felicit.

Firenze, 3 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Il.re et Ecc.ma
Ser.re Obb.mo e Aff.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2673..

GIORGIO BOLOGNETTI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 3 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 58) [Edizione Nazionale].



2674..

PAOLO DELLI FRANCI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Ferrara, 3 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 55) [Edizione Nazionale].



2675..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Siena.
Roma, 4 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 332. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

V. S. pu credere ch'io la compatisco estremamente, e desidero infinitamente ancora di vederla in tutto e per tutto consolata, n son per lasciare qualsivoglia cosa che sia a proposito per conseguirne l'intento.  ben vero che mi par, da quel che sin hora ho possuto ritrarre, che non possiamo sperarlo per tutto questo mese di Settembre; ma nondimeno io non lascer, per quanto mi sar possibile, di disporre gli animi e di procurar le congiunture di servir a V. S. Et intanto le bacio le mani, come fa l'Ambasciatrice ancora.

Di Roma, 4 Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2676..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.
Roma, 4 settembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 120. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Mi vergogno di comparire avanti V. S. senza mandarle la compositione promessale(491). Infatti  una mala cosa l'haver a far con poeti: uno di costoro ha detto mille volte di darmela, e mai ha messo in essecutione la promessa. Haver pazienza quattro giorni di pi, e poi vedr in ogni maniera d'haverla, perch in effetto non  cosa che V. S. habbia a non vederla: intanto scusi me.
La lettera di V. S.  stata recapitata fidelmente; per sguiti d'inviare il suo piego, ch sempre sar servita. Poich cost si giudica non esser necessaria la publicatione della scomunica(492), mi quieto, approvando il loro consiglio. Vorrei bene che si procurasse la revocatione del sequestro, la riscossione del denaro; e questi dottori di qua tutti dicono esser questione di giustitia. V. S. favorisca quando crede la congiuntura, con dire che si desidera che gl'avvisi dati habbino effetto; e pregando la gentilezza di V. S., scusi la mia continova impertinenza.
Gioved notte pass a miglior vita il virtuosissimo Querengo(493), si pu dire senza infermit, perch un solo profluvio di catarro calatogli dalla testa, negl'occhi prima, e poi per tutto il viso, lo priv in breve tempo di vita; et in quel poco spatio ch'egli hebbe doppo ricevuti i Sacramenti, mand a salutare gli amici; et io hebbi fortuna di esser un di quelli, e corsi subito alla sua casa e lo trovai con conoscenza, e si ricord di V. S., imponendomi ch'io la salutassi da sua parte di vivo cuore. Il S.r Card. Barberini volle fare accompagnare il suo cadavere da tutta la sua famiglia e dall'Accademia(494), et fu portato a seppellire alla Chiesa di S. Francesco a Ripa, dove concorse quasi tutta Roma, piagnendo morto questo degno Prelato. L'Accademia ha di gi decretato che si faccino l'essequie con ogni pompa maggiore. L'et di questo Prelato era di 91 anno. Veramente io ho sentita questa perdita molto, perch questo soggetto mi voleva bene da vero.
Gli Ecc.mi miei Signori(495) salutano V. S. e sospirano poter godere della sua conversatione, et io, facendo fine, humilmente la reverisco.

Di Roma, li 4 di Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Gio. Fran.co Tolomei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.rone mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2677...

GIO. GIACOMO BOUCHARD a GALILEO [in Siena].
Roma, 5 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 25-26. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re mio P.rone Oss.mo

La cortesia e gentilezza che, oltre al suo alto sapere, trovai nella persona di V. S. questo mese d'Aprile passato, quando fui in compagnia del S.re Gio. Battista Doni(496), secretario del Sacro Colleggio, a salutarla in Roma nel palazzo del Sig.re Imbasciatore di Firenze, m'ha tanto pi fatto pigliare sicurt di scriverle, coll'occasione del passaggio in cotesta citt di Siena del S.re S.t Amante(497), latore della presente, gentil huomo polytropos, il quale pi d'una volta ha passato sino a i lidi pi remoti del nuovo mondo, non contentandosi d'haver trascorso questo nostro non solo in persona, ma molto pi ancora col nome delle sue virt infinite, tra le quali la sapr che

Tale facit carmen docta testudine, quale
Cynthius impositis temperat articulis.

V. S. si ricorder facilmente ch'io le lessi una lettera, nella quale li suoi ultimi Dialoghi venivano laudati, secondo quel che meritano, da tutti questi Sig.ri Franzesi, i quali si dilettano di tali scientie. Ultimamente n'ho ricevuta un'altra dell'istesso tenore; nel fine per ci notavano un dubbio mosso da parecchi sopra quella propositione che lei fa, che l'acqua habbi il suo flusso e reflusso causato dall'inequalit dei moti delle parti della terra: le quali parti confessano che vanno con moto pi accelerato, quando, scendendo il corpo della terra intorno all'orbe magno, scendono pure dette parti, che quando poi tornano indietro a salire; ma questa acceleratione non si fa se non respective al moto circa l'orbe annuo, et dette parti, comparate al corpo della terra come anco a quello dell'aqua, vanno sempre con l'istesso moto uguale: dimodocch dicono durare fatica a potere comprendere come le parti della terra, le quali vanno sempre con l'istesso moto respetto a s medesime et anco a l'aqua, possino imprimere in detta aqua diversit di moti, et mi pregano caldamente ch'io mi sforzi d'ottenere di V. S. qualche poco di resolutione sopra questa loro difficult; quel ch'io in particolare imputarei ancora a summo favore, essendomi venuto l'istesso dubbio quand'io lessi questa sua divina opera, la quale posso bene chiamare cos, mentre la maggior parte delle sue speculationi passano talmente la sublimit dell'ingegno humano, che possono a pena da esso essere capite, non che prodotte ed inventate.
Caso che V. S. si compiacesse favorirmi di qualche risposta, sia sopra il precedente dubio o vero alla lettera del Sig.re Gio. Camillo Glorioso(498), la quale ho tratenuta sino al giorno d'hoggi per mancamento d'occasione d'inviarlela, potr V. S. indrizzare le sue lettere al S.re S.t Amante in Firenze, dove lui fa conto di tratenersi tutto questo inverno, o vero al S.r Gio. Battista Doni in Roma; ch per l'una di queste due strade mi capitaranno sicure alle mani. Il nostro Gassendi le bascia le mani, il che fo anch'io con ogni affetto, pregandole dal Cielo longa e prospera vita.

Roma, questo d 5 di Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re


[vedi figura 2677.gif]
S.r Galileo Galilei.




2678..

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Heidelberg, 5 settembre 1633.

Dalla pag. 34 dell'opera citata al n. 2646.

.... Galilaeum(499) impatienter expecto....

Heidelbergae, 26 Aug.(500) 1633.



2679..

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Siena.
Roma, 6 settembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 25. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecel.mo Sig.r S.

Ch'io rispondessi quanto prima a V. S. Ecc.ma e che il simile facesse il Sig. Nardi(501), ella ne pu esser sicura, etiam che le lettere fussino mal capitate, e questo perch l'obligo nostro grandissimo non permetteva in noi un tanto mancamento. Dico mal capitate, poich dal non haver hauto risposta ne siamo tutti dua restati con gran gelosia. Pur io n'ho ricevuto stamani un saluto, a me carissimo, dal Sig.r Tolomei(502), al quale raccomando la presente, acci vada sicura e serva appresso di V. S. per segno della devota servit ch'io gli professo.
Gi  tornato il P. D. Benedetto, s come scrissi nella passata et egli di suo pugno(503) n'haver dato ragguaglio. Questo nostro Abbate usa con me ogni sorte di cortesia, come d'introdutioni e lodi appresso questi SS. Card.li Padroni, ma quel che pi m' giovato, d'un pranzo da storpiati nella sua camera terrena, affumicata s ma fresca, con un odore di mortadella e salame di Brescia, formaggio di tre anni e vino da pontefici. Ben rincresce a me che questi odori siano stati tardi per V. S.; ma il Padre ha pianto questa sua tardanza in presenza mia e d'altri con vive lacrime, non per senza qualche speranza di goderla a Fiorenza. Ma che vo io mescolando con il zucchero l'assensio? Per grazia, Sig.r Galileo, scrivetegli che mi faccia di queste burle appresso i Padroni, e pi a quella sua tavola ben fornita, ch'io prometto lasciar da parte ogni pensiero e bever a mio bell'agio una gran tazza di vin fresco alla sanit di V. S., a chi io desidero da Dio quieta e lunga vita. Cos, non havend'altra nuova, le faccio humilissima reverenza, e di tutto cuore me gli raccomando.

Di Roma, il d 6 7mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devotiss.o et Oblig.mo Servitore
Raffaello Magiotti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2680..

FABIO da LAGONISSA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Bruxelles, 6 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 73) [Edizione Nazionale].



2681..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 6-10 settembre 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 12772, Lettres de Peiresc  Gassendi, car. 169. - Autografa.

.... J'y ay par mesme moyen trouv la lettre que le P. Scheiner vous escript(504), laquelle je vous renvoye avec mes remercimens trez humbles, ayant prins plaisir d'y voir la veneration qu'il porte  vostre vertu et  voz utiles travaulx; mais j'ay est un peu touch de voir qu'il ne se puisse abstenir d'attaquer ce pauvre vieillard, aprez l'avoir terrass  ses pieds et l'avoir faict mesmes condamner, oultre la retractation,  une prison perpetuelle, comme vous verrez en la lettre cy joincte d'un sien parent(505), bien qu'elle ayt est remise  la volont du Grand Duc de Toscane. Et toutes foys le bon P. Athanase(506), que nous avons veu passer icy bien  la haste, ne se peult tenir de nous advouer, en presence du P. Ferrand(507), que le P. Malapertius(508) et le P. Clavius(509) mesmes n'improuvoient nullement l'advis de Copernicus, ains ne s'en esloignoient guires, encores qu'on les eusse pressez et obligez d'escrire pour les communes suppositions d'Aristote, que le P. Scheiner mesmes ne suyvoit que par force et par obediance, aussy bien que luy, qui ne faict pas de difficult d'admettre au corps de la lune non seulement des montaignes, des valles et des mers ou estans, mais des arbres et des plantes et mesmes des animaulx, pourveu qu'on en veuille excepter et exclurre les plus perfects, et d'admettre aussy que la terre face une reverbaration sur le globe de la lune de la lumiere du soleil, qui responde  celle que faict la lune sur la terre....

In poscritto:

Ce 10 Septembre.

.... M. Rossi(510) de Lyon m'escrit du 7me, que le Galilei estoit de retour  Siene, d'o l'on escrit qu'il ne bougeroit sans qu'il reeust son cong de Rome, et que la deffance de son livre en avoit faict enlever tous les exemplaires  grande furie....



2682..

MATTEO KELLISON a FABIO da LAGONISSA in Bruxelles.
Douay, 7 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 89, beta) [Edizione Nazionale].



2683..

GUGLIELMO SCHICKHARDT a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Tubinga, 8 settembre 1633.

Dalle Epistolae W. SCHICKARDI et M. BERNEGGERI mutuae, Argentorati, sumptibus Iosiae Staedelii, 1673, pag. 183.

Excellentiss. Dn. Berneggere, fautor amicissime,

Summopere laetor, Galilaeam versionem tibi oblatam esse ac receptam, quem Instrumenti Proportionalis editione(511) constat, in utroque studio, et matheseos et italico, feliciter versatum. Utinam otio aeque abundares! matura tamen, quantum licebit. Quamvis autem tenuitas mea nihil monere possit quod acies tua non pervideat ante, feceris tamen omnino gratissimum si, curiositatis explendae causa et levandi desiderii, subinde miseris frustillatim eas paginas, quascunque typographus exscripserit quovis tempore. Valde enim talia videre gestio! Incipe tantum cito, quantumvis non continue progredi detur, ut ex principio cernam quale sit opus reliquum, quod hic nunquam visum est, quia italici libri parcius ad nos importantur quam gallicani. Nolo enim nunc te sciscitando fatigare, an mere sit astronomicum? theorias planetarum tradens, vel Copernicanum saltem fundamentum experimentis novis dioptricis stabiliat? num schematibus, numeris et demonstrationibus instructum? Haec multo compendiosius me docueris, mittendo impressae versionis particulam; impressae, inquam, non scriptae manu, quam periculo viarum exponere foret impium....

Dab. Tubingae, d. 29 Augusti(512) 1633.



2684...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 9 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 285. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Anticipo questa mattina in rispondere alla lettera di V. S. de'4, che mi accompagna le altre per il ministro de'SS.ri Riccardi, a chi la presenter et procurer il pagamento de'denari; et quando sar seguito, serber li cento scudi per V. S., et disporr degli altri secondo che mi accenner il S.r Vincenzio.
Dal S.r Aggiunti non ho havuto denari di alcuna sorte, come n meno dal Pieralli; et s come non gli ho mai n chiesti n rammentati loro, ma due volte me ne parl il S.r Aggiunti, cos non li chieder loro per l'avvenire.
M'incresce che V. S. sia spesso visitato dalle sue doglie, come all'incontro ho gusto delle continuate cortesie et favori che ella riceve dal suo ospite Ill.mo, et le bacio le mani: et questo  il sesto giorno che non habbiamo casi di contagio.

Di Fiorenza, 9 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2685..

ANTONIO NARDI a GALILEO in Siena.
Roma, 9 settembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 9. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron Oss.mo

Non prima che stamane ho ricevuto la sua sommamente gratissima delli 25 d'Agosto, e per tanto non ho per ancora visto il P. R.mo D. Benedetto nostro; ma forse avanti sera lo vedr, e farolli l'offerta di che V. S. E.ma mi scrive.
L'opera del Cav.r Chiaramonti(513) non  capitata a queste librerie, se non con occasione di farla legare a istanza di particolari, sich non l'ho possuta se non leggiermente e per trascorsa vedere, come parmi haverli scritto altravolta(514).  ben vero che le debolezze erano tante e tali, che a prima giunta anco a me in gran parte si manifestorono.
Sto con grandissima ansiet del suo ritorno in Firenze per molti rispetti, ma in particolare per il desiderio che tengo di veder in luce il resto delle tante maraviglie che il suo intelletto ha scoperto et  per scoprire al mondo, quando sia che Dio benedetto li conceda vita e ozio, o per dir meglio tranquillit e quiete. Con che, ricordandomeli vero e devotissimo servitore, li faccio riverenza, salutandola in nome del S.r Filippo Magalotti, quale con grande istanza mi dimanda di lei.

Roma, 9 7b. 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
S.re Obligat.mo
Ant.o Nardi.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2686.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 10 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 29-30. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Io non potevo ricever da V. S. Ecc.ma maggior honore che esser fatto partecipe dell'ambrosia delli Dei, che tale a mio giudizio e gusto deve chiamarsi ogni speculazione del suo sovrano ingegno. Quest'ultima sua meditazione mi ha arrecato gusto grandissimo, non solo perch ho veduto in essa resoluto con tanta facilit et evidenza un quesito cos bello e curioso, ma ancora per l'importante considerazione che appresso ella vi fa, deducendone quella mirabil necessit che nella struttura delle fabbriche tanto artificiali quanto naturali si ritrova, di esserci una limitata grandezza oltre la quale l'arte o la natura, tentando di fabbricare, pi tosto demolirebbe e distruggerebbe. Questo  ben altro che il maximum quod sic et minimum quod non de'Peripatetici. V. S. Ecc.ma attenda pure (mentre l'invidia mangia i suoi serpi) a recrear con simili delizie s stessa e gl'amatori di s belle novit, e sicuramente confidi che la verit, da lei con tanto studio arricchita et adorna, non permetter mai che ella sia defraudata del meritato premio di vera lode.
Il Sig.r Pieralli  in Firenze, et ha prontissimo ad ogni suo cenno il denaro; cos ancora  altretanto pronto a provvedergli il vino che ella desidera: ma per non esser egli in S. Miniato, e per l'annuale che corre con pessime speranze di vendemmie, non si assicura se sia bene far venir il vino da quelle parti; e perci ha scritto a S. Miniato, e secondo la risposta di l et il cenno che da lei haver, vuol governarsi. Io per me non imbotto, perch, essendo solo, trovo meglio il bere harpionatim; ma se V. S. mi avviser che sorte vino, per a qual tempo, e dove vuol che io l'imbotti, mi ingegner di servirla nel miglior modo che sar possibile.
Al nostro Sig.re Dino(515) son pi giorni che manc il padre, doppo la morte del quale gli  stato forza l'entrar in un viluppo di faccende domestiche, le quali veramente lo tengono intrigatissimo, e per supplica V. S. Ecc.ma a perdonargli se non le scrive e non paga il suo debito; et io di pi la supplico non solo a perdonargli, ma a fargli ancora un nuovo favore. Cost in Siena (per quel ch'ho inteso)  vacante la cattedra delle matematiche, la quale ha di provvisione, secondo mi vien referto, circa ottanta scudi: non  dubbio che questa provvisione, rispetto al bisogno del Sig.r Dino  scarsa, e rispetto al merito  scarsissima; tutta via, in difetto di migliori occasioni, se V. S., che  cost presente, trovasse che ci potesse esser modo di far haver questa lettura al Sig.r Dino, con tale assegnamento almeno che egli potesse viverci e star con modo condecente, senza aggravio della sua casa, io credo che il Sig.r Dino non sarebbe alieno da tal impiego, se non altro per farsi conoscere e migliorar le sue condizioni, in evento che si porgesse occasion migliore. Aspettiamo sopra di questo il suo consiglio et aiuto; et offerendole di qua ogni nostro potere, con cordialissimo affetto le baciamo le mani.

Fir., 10 di Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il Padre Francesco delle Scuole Pie(516) et il Sig.re Andrea Arrighetti le mandano mille saluti e baciamani.


Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Niccol Agg.ti



2687..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 10 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 227. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Gioved passato, et anco venerd fino a notte, stetti con l'animo assai sospeso, vedendo che non comparivano sue lettere, non sapendo a che attribuirmi la causa di quel silenzio. Quando poi le ricevei, e che intesi che Mons.r Arcivescovo era stato consapevole della mia goffaggine(517), non potei non arrossire, se bene dall'altra banda ho caro di haver dato a V. S. materia di ridere e rallegrarsi, ch per questo molte volte gli scrivo delle scioccherie.
Ho consolata la Madre Vinta(518) con la sicura nuova che V. S. d del suo nipote; e quando ella intese il particolare soggiunto dal medesimo Monsignore circa l'haver delle carit, si risent gagliardamente, dicendo che non solamente il S.r Emilio(519), ma l'istessa Sig.ra Elisabetta sua madre, non la ricordano mai, e che ella crede che essi si persuadino che sia morta: e pure se sia bisognosa, V. S. lo sa, stando ella quasi del continuo in letto malata.
Hebbi le bisaccie, con tutte le robe che V. S. scriveva di mandare: dell'uova bufaline ne ho fatto parte all'amiche et al Sig.r Rondinelli; il zafferano  bonissimo e pi che a bastanza per le pillole, per le quali ho corretto intorno a 4 o 5 on. di alo, che dover esser assai buono, havendovi io tornato sopra sette volte il sugo di rose. La prima volta che torno a scrivere, che procurer che sia avanti marted, gli mander della pasta che voglio far di nuovo oggi o domani, se il dolore di testa e di denti, che provo di presente, si mitigher alquanto, ch per questo lascio di scrivere, e seguo di tenerla raccomandata al Signor Iddio, il quale sia quello che gli conceda vera consolazione.

Di S. Matteo, li 10 di 7mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor Mar. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2688..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 10 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 27. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ho letto con grandissimo gusto la dimostrazione di che V. S. mi ha favorito, e l'ho mostrata al S.r Andrea Arighetti, che mi dice averla trovata in altro modo, come ancora il S.r Niccol(520) suo cugino. L'ha veduta ancora il S.re Aggiunti e 'l S.r Peri, e anche l'ho mostrata al Padre delle Scuole Pie(521), essendomi capitato a casa, e mi ha pregato a far reverenza a V. S. in suo nome; et io, in nome di tutti e proprio, la ringrazio sommamente d'avercene fatto parte.
Quanto alla campana(522), ricevei il profilo, ma non ho havuto tempo di essere con Pietro Tacca, per essere andato a Pratolino e ritrovarvisi ancora. Conosco bene dalla relazione di V. S. che il pensiero del Tacca, che il difetto fusse proceduto dal non essere stata imbossolata con tutti i requisiti necessari, non milita in questo caso, poich la forma non s' spezzata; ch quando l'altra volta ne ragionai con esso, supponevamo che la forma si fusse rotta. Come torna, gli mostrer il profilo e la storia del getto, e vedr quello che dice.
Quanto alle nostre malattie, questa settimana e un poco della passata, si  stato, per grazia del Signore Dio, senza caso alcuno di nuovo, onde confidiamo di essere guariti, che piaccia alla Divina Bont che cos sia.
Delli interessi di V. S., mi  stato detto per cosa certa che qui Mons.r Nunzio(523) ha fatto fare molte copie della sentenza etc., e l'ha mandate a diversi Nunzii di Cristianit: m'immagino che sia d'ordine de'Superiori, acci si promulghi senza che esca da loro. Lo scrivo acci V. S. ne sia avvisata, ma non perch mi risponda cosa alcuna in questo proposito. E facendole reverenza, come ancora a Mons.r Ill.mo Arcivescovo, le prego dal Signore Dio ogni contento.

Firenze, 10 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2689..

MARIA TEDALDI a GALILEO in Siena.
Firenze, 10 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 229. - Autografa

Molto Ill.e Ecc.mo Sig.r P.ron Colend.mo

La cortesissima sua mi  assai consolata per una parte, ma per l'altra ratristata grandemente. Consolata resto dell'ottima volont quale scorgo mantenersi in V. S. E.ma verso di me; ma il sentire che per ancora o cos presto non spera tornare, mi  molto travagliata. Pure bisognia aver patientia.
Quanto poi che V. S. E. mi possi favorire con lettere, non mi pare per ancora oportuno, tanto pi che in breve mi conver trasferirmi in villa con mia vedovina, adove spero trattenermi poco; solo si va per accomodamento suo e di suo figliuolo, quale si  messo ne'pupilli e datoli un attore. Al mio ritorno forse V. S. E. potrebe essere tornato, o al meno avere qualche cierteza del suo ritorno. Basta, io ne dar subito conto a V. S. E., et allora ci risolveremo quello sia ben fare per nostro aiuto e soccorso; in tanto proccurilo per grazia con tutto affetto.
Aviamo visitate tutte le monache in queste nostre condoglienze, e per conseguenza marted mattina visitamo le sue figliuole, adove ci trattenemo tutto il giorno con somma satisfatione e contento di tutte, e mi raccomandai all'oratione di S.ra Maria Cieleste.
Quanto a quella povera famiglia, il padre per debito si ritrova in carciere; non occorre del resto li dica altro, sendo quella povera brigata in istato miserabilissimo.
La Lucretia sta benissimo, come ancora il suo banbino, e credo che ai Santi torner qui in Via Larga da per s, dividendosi il marito da i fratelli.
Si dicie che Vincientio(524) ripiglia moglie; staremo sentendo chi sia quella che abia tanta scarsit di pozi per anegarvisi dentro.
Dimattina si far una sagratione alla Nuntiatina di molte monache, e S.ra Serafina far fare oratione alle dette monache, che allora  come rinasciessino, s come essa fa senpre per V. S. E., et li rende li saluti triplicati, s come faccio io insieme con mia figliuola e Mess.r Lorenzo. Resti felicemente.

Di Fior.za, li X 7bre 1633.
Di V. S. molto Ill.e Ecc.ma
Aff.ma Ser.e
Maria Ted.i

V. S. E. scusi, ch per la fretta non so quello abia detto.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.rone Colend.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Filosofo di S. A. S., in
In casa Monsig.r Ill.mo
Siena.



2690..

VINCENZO MARIA PELLEGRINI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Perugia, 10 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 59) [Edizione Nazionale].



2691..

PIERLUIGI CARAFFA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Liegi, 11 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 78) [Edizione Nazionale].



2692..

ONORATO VISCONTI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Vilna, 13 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 80) [Edizione Nazionale].



2693.

MATTIA BERNEGGER a GIO. MICHELE LINGELSHEIM in Heidelberg.
Strasburgo, 14 settembre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n. 2613. - Minuta autografa.

Vir amplissime, patrone optime maxime,

Heri multa vespera Galilaeum cum Diodati libro(525) curandum Hauberto(526) tradidi: commissurus eidem eram litteras, nisi et fere totus dies frivolis interpellationibus mihi periisset, et hodie Glasero(527) nostro illas tradi commodius existimassem, celerius fortasse perventuras. Galilaeum, non nisi cum opportunum erit, remitti peto: facile possum eo carere ad aliquot septimanas; totus enim occupor in Indice Suetoniano conficiendo, quo assoluto (id intra mensem futurum spero) alterum illum laborem ex professo suscipiam, in quo praevideo sane remoras ac nodos haud paucos: nonnihil etiam offendit illa morosa et propria Italis, sed a mathesi, nisi fallor, admodum aliena, makrologha. Verum contentio studii contemplationisque iucunditas omnia pervincet. Hiems ita transibit....

4 Sept.(528) 1633.



2694..

PAOLO DELLI FRANCI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Ferrara, 14 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 65) [Edizione Nazionale].



2695...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 15 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 287-288. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Dalli SS.ri Taddei(529) et Niccolini, ministri et complimentarii del banco de'SS.ri Riccardi, riscossi li quattrocento scudi, che essi havevano in mano, di V. S., et ne feci loro quietanza sotto la propria lettera di V. S., havendovi anche fatto la soprascritta. Ho dato conto al S.r Vincenzio di tenerne trecento a sua dispositione, come V. S. mi ha imposto, che serviranno per supplire a'suoi bisogni et per rimborsare me. Degli altri cento aspetter poi che V. S. m'inponga quello che io devo farne: intanto gli ho riposti dove stanno le scritture recondite di V. S.(530)
Devo ben dirle che siamo stati gravati per lei, cio per la decima che io trovo che V. S. s'impose quando acquist la cittadinanza(531), che sono circa  18 l'anno, che con le spese ci dicono questi ministri che se ne vanno in tre scudi l'anno; et perch questo segu circa 3 o 4 anni sono, il debito per deve importare da 10 a 12 S.di: et per tal somma noi siamo stati gravati. Ci  anche un altro debito di decima, ma questo deve (credo io) attenere al S.r Vincenzio. Quando V. S. compr questa casa dal Bramanti(532), lasci di metterla allhora a sua decima, la quale deve importare circa  31 l'anno; di tante  31 va debitore il S.r Vincenzio, quanti sono gli anni scorsi fin hora: et di pi ci sono li quarti et le spese, ma di queste io ho procurata la grazia per via di memoriali; et in oltre si deve pagare un'annata da vantaggio, doppo che si sia pagato tutto il debito: et cos non finiscono mai le spese n le trappole da quattrini. Ma per il tempo che siamo stati in casa noi, ci contentiamo di patir noi questo aggravio, per sollevarne il S.r Vincenzio. V. S. hora comandi se voglia che si paghi il debito dell'altra sudetta decima della cittadinanza, che tocca a lei, acci non cresca sempre con nuove essecutioni, sebene ho procurato che si sospendino per qualche po'di tempo con la promessa del sodisfare.
Le Monache stanno bene; cos mi ha referito questa mattina Geppo, che  venuto a pigliar de'fichi et dell'uva dell'orto.
Se V. S. non havesse veduto nel suo passaggio per cost il Cav.re Buonamici(533), tornato hora da Roma et chiamato al governo dello Spedale di Prato, io le ne do l'avviso. Quando si haver risposta del negozio di V. S. dal S.r Amb.re Niccolini, io la participer a V. S.
Il caldo ha fatto tornare il Gran Duca da Pratolino, et aspettiamo per la pioggia con desiderio et bisogno grande.
Questo  il 12mo giorno che siamo senza casi di contagio, et si tratta di aprire presto li passi per tutto lo Stato. Et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 15 Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.e
Geri Bocchineri.



2696..

MATTIA BERNEGGER a GUGLIELMO SCHICKHARDT in Tubinga.
Strasburgo, 15 settembre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Cod. citato al n. 2613, car. 95r. - Minuta autografa.

.... Galilaeum, iam bis rogatus ab amplissimo Lingelshemio (qui totus Copernicanus est), misi nuper ad eum Heidelbergam(534). Ut primum recepero, habebis a me pagellas aliquot, et deinde per hiemem frustillatim alias aliasque, quandoquidem, id quod valde laetor, adeo benevole prompteque censendi laborem in te recepisti....

5 Sept.(535) 1633.



2697..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 16 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 289. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Mi rallegro di sentire dalla lettera di V. S. de'13, ch'ella stesse con buona salute. Se il S.r Aggiunti mi pagher denari per V. S., li serber a suo conto; et  bene pensare a proveder del vino, perch questo anno vuole essere assai pi caro di quel che  hora.
Non si harebbe a denegare la facult o dispensa del potere V. S. andare in villa con Mons.r Ill.mo Arcivescovo; ma la tempesta non debbe forse esser quietata del tutto contro di V. S., perch il S.r Can.co Cini mi ha conferito questa mattina che un certo pretino, segretario o cancelliere qui dell'Inquisitore, ha detto che giornalmente vengono di Roma qua et cost commissioni di vedere et d'informarsi se V. S. sia mortificata et se li suoi amici et scolari faccino conventicole. Per V. S., per dar gusto a chi lo desidera, procuri pure di mostrar apparentemente mortificatione.
Il Cav.re Buonamici, appena giunto qua, se ne and a Prato, onde non hebbi tempo di domandarli di V. S.; a chi havendo io scritto hiersera(536), non ho adesso che soggiugnere, et le bacio le mani.

Di Fiorenza, 16 Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Domani o l'altro partiranno per cost Geppo et Simone suo padre, havendo io procurato hoggi loro le bullette di sanit; ma per quello che sento hora, che sono le 2 di notte, essi incontreranno delle difficolt nel passare nel Sanese.



2698..

PAOLO AIROLDI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Como, 16 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 67) [Edizione Nazionale].



2699..

FRANCESCO CUCCINI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Crema, 16 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 69) [Edizione Nazionale].



2700...

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 17 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 293. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Dino(537) et io rendiamo a V. S. Ecc.ma infinite grazie dell'amorevolissime offerte, ma questa lettura di Siena(538) pare infatti al Sig.r Dino che habbia troppo poco stipendio fermo, massime essendo senza speranza di augumento, e di pi vede che s'incontrerebbe(539) grandissima difficolt in ottenerla; s che si risolve di voler adoprare il favor delli amici e padroni in cosa di maggior momento, e il suo pensiero  questo: di procurar che a me sia data la lettura di Padova, et a lui quella di Pisa. Per effettuar poi questo suo disegno vuol adoperare il mezo del Sig.r Card. Capponi(540), il quale poche settimane sono se gli offerse in questo proposito spontaneamente; fa ancora grandissimo assegnamento nel favor e consiglio di V. S. Ecc.ma, dalla quale desidera di sapere per quale strada ella giudicasse bene l'incamminare questo negozio.
Tra 'l Sig.r Pieralli e me, vedremo ch'ella resti servita circa 'l vino: per non si dia pensiero; e 'l denaro soprabbondante della pensione(541), il S.r Pieralli lo dar al Sig.r Bocchineri.
Ho voluto veder se mi riusciva l'adoperar la chiave che a questi giorni V. S. ci ha data attissima ad aprire infiniti secreti(542) in materia di spezzamenti etc., e perci ho tentato di risolver il problema da lei accennatomi: glielo mando(543), acci veda se io ho preso un granchio.
Sto poi attendendo con desiderio grandissimo la sua dimostrazione; e per fine mi raccomando con immenso affetto alla sua da me riveritissima grazia.

Fir., 17 Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Mio fratello  sagrestano della Compagnia di S. Benedetto, e servitore di V. S. Il Sig.r Dino n anco stasera penso che potr scriverle, impedito da un diluvio di faccende fastidiosissime.


Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Niccol Aggiunti.



2701..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Siena.
Roma, 17 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 295. - Autografa.

Ecc.mo e molto Ill.e Sig.re e P.ron Col.mo

Credo che V. S. molto Ill.e haver intesa la mia longa indisposizione dal Sig.r Masotti(544): hora, per grazia di Dio, mi ritrovo con buono miglioramento del corpo, se bene, quanto all'animo, non  possibile mai pi sperare consolazione. Del tutto lodato Dio.
Mi ritrovo il refe per le Sig.re Monache sue figliuole; ma se non ho sicura l'occasione di mandarlo, non voglio che vadia male, ch Dio sa quando la potessi servire. La supplico fare humilissima riverenza a Mons.r Ill.mo Arcivescovo in nome mio, e mi scusi se son breve, perch mi ritrovo con qualche debolezza della testa. Li fo riverenza e li vivo servitore di vero cuore.

Roma, il 17 di 7mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Sig.r Gal.o
Devotis.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2702.

NICCOL CINI a GALILEO in Siena.
Firenze, 17 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 291. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

V. S. sar servita de i sei barili di vino che desidera dalle Rose(545), e sar mio il pensiero di fargli havere del meglio; ma l'importanza sta che io sappia a chi s'ha a consegnare, per far che le botti sieno all'ordine, e che poi sia custodito bene. V. S. havr tempo a darmi qualche avviso, poi che non si comincia ancora a vendemmiare.
Resto infinitamente obbligato alla cortesia di Mons.r Ill.mo Arcivescovo, e se si aprano i passi, verr senz'altro una volta a reverirlo e goder le delizie delle sue ville; e voglio farlo mentre che vi sar anche V. S. acci che la noia, che li potesse arrecar la mia inutil servit, sia ricompensata dalla soavit della sua conversazione. La prego a ricordarmi humilissimo servitore a S. S.ria Ill.ma, s come io sono a lei, alla quale per fine con ogni affetto bacio le mani.

Firenze, 17 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2703..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 17 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 297. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Questa settimana non ho lettere di V. S., n anche ho inteso che ne abbiano avute altri amici; che ci fa temere di qualche sua indisposizione. Piaccia al Signore che il nostro timore sia vano. Qua stiamo, per la grazia di Dio, benissimo, e stamani si  per pubblico bando restituito scambievolmente il commerzio per tutto lo Stato, eccetto Val di Calci e dua luoghetti al confino del Bolognese, ne'quali  ancora qualche residuo di male, che si va estinguendo.
Il S.r Pietro Tacca  stato et  ancora travagliato da renella; tuttavia mi ha promesso di mandarmi il suo parere per conto della campana non riuscita nel getto(546), e sar con questa.
 piovuto assai; talch ogni volta che V. S. avesse grazia di ritornare alla sua quiete, lo potrebbe fare sicuramente. E facendole riverenza le prego dal Signore Dio ogni bene.

Firenze, 17 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il S.r Canonico Cini mi ha mandato a dire che ha lettere di V. S. e che sta bene; che m'ha liberato da gran fastidio.
Non ho poi avuto dal S.r Tacca il foglio promessomi, e lo mander della prossima settimana.


Ser.re Obb.mo e Aff.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2704..

ANTONIO da LENDINARA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Padova, 17 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 62) [Edizione Nazionale].



2705..

TOMMASO da TABIA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Faenza, 17 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 66) [Edizione Nazionale].



2706..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 17 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 63) [Edizione Nazionale].



2707..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Siena].
Arcetri, 18 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 231-232. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Pensavo pure di far una burla a V. S., facendole comparir cost il nostro Geppo all'improvviso; ma, per quanto intendo, il S.r Geri mi haver prevenuta con avvisarglielo(547). Ho havuto questo desiderio da poi in qua che ella si trova in Siena; hier l'altro finalmente mi risolvei, e hieri, per mia buona sorte, and un bando che contiene la libert de i passi quasi per tutto lo Stato, che cos mi avvisa il S.r Rondinelli, dicendo che nella sua non ne d parte a V. S., perch non si era ancora publicato quando egli la scrisse. Credo che ella vedr volentieri il ragazzo, s per haver sicure nuove di noi, come anco minuto ragguaglio della casa; e noi all'incontro havremo gusto particolare d'intendere il suo ben essere da persona che l'haver veduta. Intanto V. S. potr vedere se ha bisogno di qualcosa, ci  di biancherie o altro, et avvisarlo, perch haver comodit di mandarle sicure.
Quanto alle botti, che  il principal capitolo della sua lettera al quale devo rispondere, avanti questa sera ne parler con Luca nostro lavoratore, e lo pregher che vada a vederle e le procuri secondo che sar di bisogno, perch in questo negozio egli mi pare assai intendente.
Il zafferano, a Suor Luisa et a me ci par perfettissimo, e per conseguenza a buon mercato a 2 lire l'oncia, stante la sua bont; e noi non l'haviamo mai havuto a cos buona derrata, ma s bene a 4 giulii o 50 soldi.
Il lino di 20 crazie la lib.  buono, ma non credo che metta conto a pigliarne a questo prezzo per far tele dozzinali per la casa. Ne ho consegnato un mazzo alla Piera, dicendoli che lo fili sottile; vedremo come riuscir.  ben stupendo quell'altro di 4 giulii, e qua ci sono delle monache che l'hanno pagato fino a mezzo scudo la lib., di questa sorte. Se V. S. ce ne mandassi un altro poco, faremmo una tela di soggoli molto bella.
La Sig.ra Maria T.(548) fu qui la settimana passata con la sua figliuola restata vedova, e mi disse che adesso pi che mai desiderava il ritorno di V. S., ritrovandosi bisognosa del suo favore nell'occasione del rimaritar quella giovanetta, havendo la mira e il desiderio di darla ad un tale de i Talenti, con il quale non ha altro miglior mezzo che quello di V. S.; e se per lettere V. S. credessi di poterli dar qualche aiuto, ella lo desidererebbe. Tanto m'impose ella ch'io dovessi dirgli, e tanto le dico.
Gli mando buona quantit di pillole, quelle dorate, acci le possi donare, e quelle in rotelle per pigliarne per s quando ne ha bisogno.
Havr caro di sapere se quelle poche paste che gli mando gli saranno gustate, non essendo riuscite a mia intiera sodisfazione, forse per il desiderio che ho che le cose che fo per lei siano di tutta quella esquisitezza che sia possibile, il che mai mi riesce. I morselletti di cedro (che son quelli che sono in fondo della scatola) per lo manco saranno troppo duri per lei, havendogli io fatti subito che V. S. venne a Siena, sperando di poterglieli mandar molto prima che adesso. Gli raccomando la scatola, perch non  mia.
La nota delle spese che gli mando, questa volta importa pi dell'altre; ma non si  potuto andar pi ritirato. Almeno V. S. vedr che Geppo ci fa honore con la sua buona cera, et ha penato assai a riaversi da quella malattia che ebbe. Le  7 che ho appuntate di elemosina, le detti per amor della Madonna Santissima la mattina della Sua nativit ad una persona che si trovava in gran necessit, con condizione che si facessi orazione particolare per V. S.
Se ella se ne andr alla villa, come spero, in compagnia di Monsignore, potr con maggior facilit andar tolerando la lontananza(549) del suo caro tugurio; s che, di grazia, procuri di star allegramente, e se gli par che il tempo sparisca, come in una sua mi scrisse non  molto, spariranno anco presto presto questi giorni o settimane che ella deve ancora trattenersi cost, e maggiore sar la sua e nostra allegrezza quando ci rivedremo.
Gli raccomando il buon ricapito di queste lettere, che sono di monache nostre amiche, le quali, insieme con la Madre badessa, Suor Arcangiola e S.r Luisa, la salutano affettuosamente; et io prego Nostro Signore che gli conceda il compimento di ogni suo giusto desiderio.

Di S. Matteo in Arcetri, li 18 di 7mbre 1633.
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Mi ero scordata di dirgli che Suor Diamante desidererebbe di sapere se cost vi  della tela da pezzuole, della sorte che  questa mostra: se ve ne fussi, vorrebbe che V. S. gli facessi servizio di farne comprar una pezza et avvisar il prezzo, che subito ella sodisfar. Il prezzo ordinario suol esser un giulio, 10 crazie, o pi, secondo che  sottile; ma adesso in Firenze non ce n'.



2708..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a [GALILEO in Siena].
Roma, 18 settembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 121. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Rimando a V. S. la lettera per il S.r Cav. Buonamici(550), quale insalutato hospite  partito di Roma alla volta di Prato, e credo che nel passar da Siena sar stato da V. S. Il Padre D. Benedetto si  rihavuto molto bene, e mi dice di voler scriver a V. S. ogni ordinario: s'ella m'invier lettere per Sua Paternit, io volentierissimo le recapiter. Stanno parimente bene i Sig.ri Nardi e Mangiotti(551).
Scrivo al S.r Primicerio(552) alla lunga sopra i miei interessi, quali credo che anderanno bene, s perch spero che Monsignore mi favorir mediante l'intercessione di V. S., s ancora perch mi pare che la giustitia voglia cos. Io star a vedere il successo, e non creder mai che le cose vadino bene fintanto che non si risquota il denaro. Con V. S. parlo libero; tenga questo in s, e mi favorisca al solito per sua benignit. E per fine a V. S. faccio reverenza.

Di Roma, li 18 7mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Gio. Fran.co Tolomei.



2709..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 21 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 299. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Sono adesso 2 hore di notte, et ricevo la lettera lunga di V. S., pare a me di questo medesimo giorno. Domattina partir per Poppi, per vedere il S.r Vincenzio, la Sestilia et gli altri, et per aggiustar il negozio della casetta.
Mi dispiace della negativa che  stata fatta a V. S., et pare anche a me una strana cosa che si vadia tanto stretto in concedere a V. S. delle facilit. Se la Corte verr a Siena di questo altro mese, come gi se ne ragiona, potr essere che allhora se le conceda la grazia di tornare alla sua villetta, acci ella non habbia occasione di vedere li Padroni; et cos se le affretter il tempo di rivedere le cose sue.
Il S.r Aggiunti et il S.r Can.co Cini mi hanno detto che serviranno V. S. del vino, conforme a che ell'ha ordinato.
Lascer ad Alessandro(553) li S.di 50 che V. S. chiede, acci glieli rimetta nel miglior modo che si possa; et al ritorno vedr quello che si potr fare in proposito dello sdecimarsi(554): non si potrebbero credere, se non da chi li prova, li gran ninnoli che ci sono per cavar denari. Et in fretta bacio le mani a V. S.

Di Fiorenza, 21 Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocc.ri



2710..

GIO. MICHELE PI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Milano, 21 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 68) [Edizione Nazionale].



2711..

ORAZIO GRASSI a GIROLAMO BARDI [in Pisa].
Savona, 22 settembre 1633.

Arch. di Stato in Roma. Carte del Monastero di S. Pantaleo, sec. XVII. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio e Pad.ne Oss.mo

Dalla lettera di V. S., da me ricevuta l'altr'hieri, scorgo quanto gran concetto ella habbia delle cose della Compagnia nostra, poich anche le cose mie rimira con occhio s affettuoso che le paiono di qualche stima. Il Sig.r Galileo, che forsi non ha l'istesso affetto verso la Madre, non  meraviglia se, rimirando le cose del Figlio con occhio pi spassionato, si ride di quelle e le stima da niente, come le stimo anch'io. Resto ben obbligato alla cortesia di V. S., che si sia degnata tener di me quella protettione la quale per non meritavo.
Quanto alli disgusti del Sig.r Galileo, gli dico sincerissimamente che n'ho sentito grandissimo despiacere, perch gli ho sempre portato assai maggiore affetto di quello che si sia degnato egli portare a me; et essendo stato richiesto in Roma l'anno passato che cosa mi paresse del suo libro intorno al moto della terra, procurai con ogni sforzo mitigare gli animi inaspriti verso di lui e renderli capaci dell'efficacia degli argomenti da lui apportati, tanto che si meravigliarono alcuni come io, stimato da essi offeso dal Sig.r Galilei e per tanto forsi poco ben affetto, parlassi per lui con tanta premura. Ma egli si  rovinato da s stesso, con invaghirsi tanto del suo ingegno e col non fare stima alcuna degli altri; e per non si meravigli se tutti conspirano a'danni suoi.
L'autor del libricciolo(555), insieme col P. Cabeo(556), sapranno render buon conto di s stessi. Le opere o risposte del S.r Chiaramonte(557), io non l'ho vedute, e, quando bene le havessi lette, poco buon giudice ne potrei essere; come manco mi son posto ad esaminare i calcoli dal S.r Galileo posti ne'suoi Dialoghi. Ben mi parrebbe cosa strana, che questi havesse con tanto ardire pronuntiato contro l'altro cosa che s facilmente si potesse dimostrar falsa. Con tutto ci alle volte i pi arditi prendono pi granchi....



2712.

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER [in Strasburgo].
Heidelberg, 22 settembre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Supellex epistolica Uffenbachii etWolfiorum, Folio-Band XVI, car. 41. - Autografa.

Vir Clarissime,

Hauprechtus(558) recte mihi reddidit Galilaeum cum Herberto(559).... Ingentes tibi gratias habeo de hoc officio. Summo cum desiderio evolvo Galilaeum, qui mihi per omnia satisfacit. Sed certe pudet me, interrupisse tuas in Galilaeum curas. Remittam omnia, ut primum nactus fuero certam commoditatem....
Per complures dies in languore fui et doloribus ex defluxione in humerum sinistrum, quae permolesta fuit in manu et articulis. Lectio Galilaei plurimum mihi molestiae exemit, quod levamen tibi uni debeo....

Heidelbergae, 12 Sept.(560) 1633.



2713...

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 24 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 305. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Circa 'l negozio Patavino(561) sentir a pieno dal Sig.r Peri quanto occorre. Ho letto la sua dimostrazione, la quale mi  piaciuta in estremo, per esser chiarissima, brevissima e speditissima. Non harei ardito di rimandarle la mia; ma perch ella ha voluto farmi questo honore di richiedermela, gliela rimando(562) con mille ringraziamenti, pregandola per a non voler rompersi pi il capo su le mie dappocaggini. Ho corretto in due luoghi il medesimo errore di haver messo un b in cambio di un c, che era quello che poteva partorire oscurit. V. S. scusi l'imbecillit e mala disposizione del mio utero, se col seme della sua buona dottrina partorisco sconciature, ch tale  veramente questa mia a paragone della sua ottimamente organizata e perfetta dimostrazione. V. S. attenda ad arricchire la buona filosofia di simili speculazioni, e si assicuri che in queste sue avversit, appresso quelle persone il credito delle quali vien da lei stimato e desiderato, ella non solo non ha perso, ma si  sommamente accreditata, havendo dimostrato che il vigor dell'animo suo non  minore del vigor del suo intelletto divinissimo.
A Dio, Sig.r Galileo; mi conservi la sua benevolenza, la quale vien da me pregiata sopra qual si voglia preziosissimo tesoro.

Fir., il d 24 7mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo S.re
Niccol Aggiunti.



2714...

ALESSANDRO BOCCHINERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 24 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 303. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Tre giorni sono, Geri mio fratello part per Poppi, dove, secondo il disegno, si tratterr ancora due altri giorni; et havendomi lasciato 50 S.di da mandarsi a V. S. per la prima occasione, gli ho consegnati al S.r Vincenzio Mainardi, che viene cost giudice ordinario et parte posdomani: et con detti danari vi  una mia lettera in accompagnatura. Per V. S. procurer di riscuoterli, et avvisarmene la ricevuta. Et con dare a V. S. nuova della buona salute di tutti, resto io baciandole cordialissimamente le mani.

Da Firenze, 24 Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Devot.mo Ser.re e Parente
Alessandro Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2715..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 24 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 31. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

In questa settimana ho ricevuto ambedue le lettere di V. S., e con l'ultima la dimostrazione promessa con l'altra, che dovevo ricevere antecedentemente, la qual dimostrazione  in mano al S.r Andrea Arrighetti; e perch non gli pare di averla intesa sufficientemente, non me l'ha resa. Il S.r Niccol Aggiunti me l'ha dimostrata, e, se io non erro,  quasi la medesima cosa con la dimostrazione di V. S. Dico, se io non erro; perch non ho avuto tempo di vedere quella di V. S., ch avendo avuto le lettere per la via et essendomi sopraggiunto il S.r Andrea, volse che io gliela lasciassi, non avendo avuto tempo a finire di leggerla, nonche a studiarla. Il S.r Andrea scrive a V. S. da per s(563), e le manda la prima dimostrazione.
Circa alla campana(564), dal Tacca non ritrassi cosa di molta sustanza, perch le sue considerazioni mi paiono circa a cose comunissime, avvertendo che la forma abbia i suoi sfiatatoi bene aperti, e che dalla fornace non escano materie grosse che possano impedire il corso al metallo, et in oltre che la bocca o canna della fornace sia pi tosto minore che eguale al condotto della campana, e di pi che la forma sia senza punto di umidit; avvertimenti tutti, che egli medesimo confessa che chiunque fa professione di gettare metallo gli suole avere.
Mi dispiace che Monsignore non abbia ottenuta grazia di condurla un poco in campagna, argomento che tanto meno possiamo sperare di riaverla qua presto in Arcetri. Sia fatta la volont del Signore, e accettiamo ogni mortificazione volentieri, come dalla Sua divina mano.
Qui si sguita nella recuperata sanit. E per fine facendo a V. S. reverenza, le prego dal Signore Dio ogni felicit e contento.

Firenze, 24 di Sett.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il S.r Andrea Arrighetti mi aveva dato una lettera per V. S., ma ha poi rimandato a pigliarla dopoch il S.r Aggiunti  andato a trovarlo.


Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2716.

DINO PERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 24 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 301-302. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

La morte di mio padre m'ha messo in fastidi grandissimi: i miei fratelli non vogliono e non possono esserci a parte; e io, per compassione, mi trovo tutto il peso addosso, con tanto tormento per vedermi immerso in cosaccie alienissime dal mio genio, che se non fusse la speranza ch'i'ho di ridurre il governo di tutte le cose nostre a tal facilit ch'ognun de'miei fratelli con pochissima briga potr amministrarlo, et io in conseguenza potr tornare alla mia libert et a'miei studii, se non fussi, dico, questa speranza, credo senz'altro ch'i'm'eleggerei di non vivere, tanto mi pare strano questo modo di vivere. Intanto, per trovarmi, doppo l'accomodamento de'negotii di casa nostra, accomodato ancora di qualche occasione sussidiaria per i miei studii e'miei bisogni, havevamo pensato alla lettura di Siena(565), tutta volta che lo stipendio potessi salire a segno s che e'mi mettessi conto il partirmi di casa; ma l'haver qua inteso ch'egli  poco e terminato, ci ha fatto rivolger la mira a Padova, dove ci credevamo che la lettura fusse vacante, non havendoci mai V. S. Ecc.ma dato nuova o messo dubbio in contrario. Ma adesso habbiamo presentito, per quel che si  cavato copertamente di bocca a persona della parte persecutrice, come 16 mesi sono vi leggeva un tale Argoli(566), huomo vecchio, ma freddo, per giuditio di detta persona che s'abbatt per curiosit a entrar una volta a sentirlo. Hora io mi son molto maravigliato, che doppo l'informationi seguite gi de'meriti grandi del Sig.r Niccol(567), e doppo i trattamenti sin della provvisione senza trovar ostacolo, sia stato occupato il luogo, e senza saputa di V. S. Ecc.ma; s che si potrebbe dubitare che quell'Argoli vi fusse stato messo per a tempo o come sostituto, e infatti non fusse morto il negotio nostro. Per, volendocene accertare, si  conferito il pensiero con alcuni gentilhuomini confidentissimi di V. S., per veder se fra tutti c'era chi ne fusse informato o havessi domestichezza per informarsi a pieno da questo Residente(568); e perch il Residente non ne sa nulla, si scrive stasera per mezo di terze persone, a un Canonico di Padova, che favorisca quanto prima di puntual ragguaglio. Ma per haverlo fedelissimo e senza alcuna eccettione, e per intender molti particolari che potessin ravvivare il negotio (caso che l'Argoli non stesse bene in piedi, o fusse mancato per qualsivoglia causa), prego V. S. Ecc.ma a scriverne subito a F. F.(569) o ad altri ch'ella giudichi pi a proposito, perch qui si tratta dell'accomodamento di due amici, tra di loro amicissimi e servitori devotissimi di V. S. Ecc.ma la quale ci ha un altro interesse ancora, stimato assai da tutti questi Signori: cio che la scuola del Sig.r Galileo, ancorch tanto perseguitato, risegga, a dispetto dell'invidia, in tutti i principali Studii d'Italia. Hora io non vorrei che questo negotio dormissi pi, e non vorrei ch'ella rispondesse "Dite quel che volete ch'i'scriva, che tutto scriver", ma la supplico a pensar ella da s stessa al modo di risvegliarlo. E per concluderlo poi interamente e con ogni vantaggio, posso sperarmi favorevolissimo il Sig.r Cardinal Capponi(570), sotto la cui protetione vivo ab antiquo obligatissimo, havendomi egli tenuto da fanciullo parecchi anni a Bologna nel Collegio de'Nobili con suo dispendio di parecchi centinaia di scudi, doppo l'haver fatto mille honori a mio padre; e hora ch'egli ha potuto esperimentare di non haver protetto un pezzo di legno, s' rallegrato assai, e doppo l'havermi obligato maggiormente col tenermi appresso di s con tutti gli honori e con tutti i miei commodi, mostra pensiero di moltiplicarmi gli oblighi col favorirmi della sua protetione per vedermi impiegato dove io desidero; e il desiderio mio, gi ho detto pi volte esser d'una lettura di mattematiche in qualche Studio. Di modo che, non ci essendo modo di aiutar me senza aiutar il Sig.r Niccol, pregherei S. Eminenza a porger principalmente aiuto al Sig.r Aggiunti, e tanto pi caldamente, quanto che, per esser noi amici strettissimi, io sentirei contento estremo d'ogni miglioramento del Sig.r Niccol, quando bene non fusse per seguirmene il luogo di Pisa.  ben vero, per quanto mi dicono tutti questi Signori, che la cattedra di Pisa non mi potrebbe esser tolta, e che il favore del Sig.r Cardinale andrebbe poi adoperato non per haver la lettura, ma per avvantaggiarmi nello stipendio. Si potrebbe ancora incamminar il negotio a dirittura per mettermi in Padova, e gi il Sig.r Cardinale istesso mi domand s'i'ci haverei atteso; ma perch il Sig.r Niccol ed io siamo una cosa istessa, devo considerare donde possa proceder maggior emolumento, dalla somma che risultasse dall'esser egli a Padova e io a Pisa, o da quella che ne venissi dal suo star a Pisa e io a Padova; e credendo noi che assai pi vantaggioso fusse quello che questo stato, gi che io, levato, come si dice, da sedere e d'otio, non potrei aspirare a quel che potrebbe il Sig.r Niccol, come lettore di parecchi anni, riconosciuto di notabili provvisioni e adorno di quella facondia latina che V. S. sa, risolviamo d'accomodarci l'un l'altro con questa permuta. Non ho gi trattatone strettamente per ancora col Sig.r Cardinale, per esser il negotio non ben maturo, anzi acerbo affatto, quando dalle relationi, da haversi per mezo di questi Signori e di V. S. Ecc.ma, venga troncata per un pezzo la speranza di sentir vacante la cattedra di Padova.
Conosco d'haver trattenuto troppo a lungo la mente di V. S., destinata dal Cielo a contemplationi miracolose, e veramente sento una repugnanza estrema nell'aggravarla di simil brighe; per, di gratia, mi conceda scusa e perdono. Viva mill'anni V. S. Ecc.ma e con quella quiete e prosperit che tutto il mondo dovrebbe desiderarle.

Fir.ze, 24 7bre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo e Devotiss.o S.re
Dino Peri.



2717..

MATTIA NALDI a FABIO CHIGI in Roma.
Siena, 24 settembre 1633.

Bibl. Chigiana in Roma. Ms. A. II. 51, car. 456. - Autografa.

.... Il Sig.r Galileo si trattiene anche in casa di Monsig.r Arcivescovo, in deposito a l'arbitrio di Monsignore, finch sia dato altr'ordine. Fu sospesa l'opinione che egli tiene dell'improbabilit del moto della terra e del sistema solare del Copernico, e finalmente  venuta dannata l'opinione del sistema, et il resto  in discussione. Egli la mastica male a fatto, s per essersi dovuto intender prima che stampasse, come per haver non dato fuore alle stampe con le solite circostanze. E veramente non affermando cosa alcuna, ma passandosela per dubitationi, non pare che venga a ferire alcuna determination sacra, ma inferma solamente le ragioni d'Aristotele e scuopre i paralogismi del medesimo, circa l'eternit del cielo e corruptibilit della terra assai concludentemente, ma circa il moto della terra con pi acutezza che dottrina, e da'suoi discorsi si cava pi ignoranza che scienza. Pur di l non escono se non sante determinationi, e bisogna che egli habbia patientia....



2718.

ANDREA ARRIGHETTI a GALILEO [in Siena].
Firenze, 25 settembre 1633.

Dal Tomo II, pag. 710-713 dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201.

Molt'Ill. Sig. mio Osserv.

Firenze, 25 Settembre 1633.

Non ho potuto far di meno di non obbedire a quel tanto che dal Sig. Mario Guiducci(571) per sua parte mi  stato commesso circa quel poco di studio che aveva fatto intorno alla sua prima proposizione di meccanica, mandata qua da V. S. al medesimo Sig. Mario; quale, insieme con alcune altre dimostrazioni da essa dependenti, sar in pi di questa. Son sicuro che vedr il tutto come cosa fatta per mio trattenimento, scusando se vi fusse qualche debolezza e se, non l'avendo dipoi pi riviste, anco nel copiarle mi scappasse qualche passerotto, e per conseguenza non potessero stare a martello. Se sentir che non ci abbia difficult, e che queste non sieno convinte di falsit, mi affaticher intorno all'altra mandata ultimamente, non essendo fuor di speranza che si possa ritrovare anco in altra maniera la grossezza del proprio solido, unico ancor esso fra tutti i suoi simili, tanto mentre il suo momento sia superiore alla resistenza della sua base, quanto mentre segua il contrario.
Non mi affaticher in condolermi seco de'suoi travagli, sapendo ella benissimo quanto deva participarne, mediante gl'infiniti obblighi che le professo. Del resto confermo a V. S. la mia osservanza, pregandola a ricordarmi servitore d'infinita obbligazione a Monsig. Illustrissimo ed a conservarmi la sua buona grazia.

Poscritto. Dopo aver serrata la lettera mi son risoluto a mandare a V. S. anco la dimostrazione dell'ultima sua proposizione, la quale sar aggiunta in fine di questa. E di nuovo la riverisco, aspettandone il suo parere.

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[vedi figura 2718a.gif]Dato un prisma o cilindro di materia grave e frangibile ed omogenea in ciascuna sua parte, quale sia sostenuto in mezzo o sivvero in una o in ciascuna delle sue estremit, dico che coll'andare allungando il detto solido si ridurr a segno, che mediante il suo proprio peso si spezzer nel punto dove sar sostenuto, o sivvero in mezzo quando sar sostenuto in ciascuna delle sue estremit; e se il detto solido si andr ingrossando, conservando la medesima lunghezza, quanto pi si andr ingrossando, tanto pi sar abile a sostenere altro peso oltre il suo proprio; e che fra gl'infiniti solidi simili al dato solido, un solo  quello che  ancipite fra la fragilit e la consistenza, sicch ogni poco che sieno maggiori di quello si spezzeranno, e ogni poco che sieno minori saranno abili a sostenere, oltre il lor proprio, qualche altra quantit di peso.
[vedi figura 2718b.gif]Sia il dato solido AB, sostenuto in mezzo nel punto C: dico che coll'andarlo allungando seguir quanto si  detto di sopra. Allunghisi fino in EF, sicch il punto C sia sempre in mezzo. Perch dunque nel'allungare il detto solido la base si conserva sempre l'istessa, si conserver anco la medesima resistenza nel punto C(572); ma la facilit del superare tal resistenza va crescendo mediante l'allungamento delle DF, DE, siccome cresce anco il momento che resulta dalle gravit de'suddetti solidi DF, DE secondo che si accrescono i suddetti solidi; ne seguir che il detto solido EF si spezzer mediante il suo proprio peso.
Accrescasi il solido AB per la sua grossezza fino in EF, conservando la medesima lunghezza: dico che seguir tutto il contrario, cio che oltre al suo proprio regger qualche altro peso. Perciocch coll'accrescere il detto solido, la resistenza alla resistenza  come la base DC alla base GC, cio come il solido AH al solido EH, cio come il momento del solido AH al momento del solido EH; ma la differenza nel superare tali resistenze si accresce tanto, quanto si accresce la CG, mentre stia ferma la lunghezza AB; adunque seguir quanto si  proposto.
Dico di pi, che facendosi altri solidi simili al'AB, fra gl'infiniti che si posson fare un solo  quello che  ancipite fra la fragilit e la consistenza, sicch quanto saranno maggiori di quello, pi facilmente si [vedi figura 2718c.gif]spezzeranno mediante il lor proprio peso, e quanto saranno minori, tanto pi saranno abili a sostenere qualche altro peso oltre il loro proprio. Sia il solido AB nello stato suddetto, e facciansi i solidi EF,GH simili al'AB, cio EF maggiore, e GH minore. Perch dunque le resistenze che si fanno in CD, KL, MI hanno fra di loro la proporzione delle basi GD, KL, MI, ed i momenti de'solidi AB, EF, GH hanno fra di loro la proporzione de'medesimi solidi, cio de'cubi delle medesime CD, KL, MI, e le facilit del superare tali resistenze si conservano in tutti le medesime, ne seguir, come si  proposto, che sempre il solido maggiore si spezzi in KL, ed il minore sia abile a sostenere qualche altro peso, oltre il suo proprio, e che AB sia unico in tale stato, come si era proposto; ed il medesimo seguir mentre detti solidi sieno sostenuti in una, o in ciascuna, delle sue estremit.
Di pi, volendo ridurre il solido EF di grossezza tale, che conservandolo della medesima lunghezza EF sia nel medesimo stato del solido AB, e sia ancor egli unico in tale stato fra tutti i solidi a lui simili, baster (servendosi della passata figura) trovare la terza proporzionale delle due DC, KL, quale sar il diametro della base del cilindro che si cerca. Perciocch il momento del solido AB al momento del solido EF ha triplicata proporzione della DC alla KL, e la resistenza che si fa in CD alla resistenza che fa in KL l'ha duplicata della proporzione della medesima DC alla medesima KL, per esser solidi simili; ed il momento del solido EF al momento del solido ritrovato (per esser della medesima altezza) ha duplicata proporzione della DC alla KL, e la resistenza del medesimo EF alla resistenza del solido ritrovato ha triplicata proporzione della DC alla KL; adunque, tanto quanto la proporzione della resistenza del solido AB alla resistenza del solido EF  minore della proporzione del momento del solido AB al momento del solido EF, tanto la proporzione del momento del solido EF al momento del solido ritrovato  minore della proporzione della resistenza che si fa in KL alla resistenza che si fa nella base del solido ritrovato; adunque la resistenza del solido AB alla resistenza del solido ritrovato, cio quella che si fa nelle lor basi, aver la proporzione del momento del solido AB al momento del solido ritrovato; adunque il solido ritrovato sar nel medesimo stato del solido AB; ed il medesimo seguir mentre il momento del solido AB alla resistenza che si fa in CD abbia qualsivoglia altra data proporzione maggiore o minore, ch sempre il solido ritrovato sar unico in tale stato fra tutti i solidi a lui simili.



2719..

BENEDETTO MILLINI a GALILEO in Siena.
Roma, 25 settembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 64. - Autografa.

Molto'Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Per trovarsi il nostro Sig.r Tolomei(573) indisposto del suo male solito, che l'ha travagliato per sei giorni, ho preso io quest'ardire di scrivere a V. S. e darle nuova di due servitori suoi, tanto veri e di cuore come professiamo d'esserle il Sig.r Tolomei et io.
Esso ricev la gratissima di V. S. de'21, coll'inclusa pel P. D. Benedetto Castelli, la quale fu ricapitata hieri al tardi; e la ringratia infinitamente di quello che V. S. opera per lui co 'l Sig.r Primicerio(574), con cui lo prega a fare sua scusa se non gli scrive, poich l'indispositione sua no 'l permette per hora; a suo tempo il far, con ringratiare sua Sig.ria R.ma della prontezza e del desiderio che mostra di spedire con ogni favore i suoi negotii, conoscendo benissimo il Sig.r Tolomei di non poter migliorare in cotesta causa di guida e di protettore. Prego V. S. a voler rappresentare al Sig.r Primicerio questo senso del Sig.r Tolomei, e conseguentemente l'obligo che deve a S. S.ria R.ma Quest'altra mattina esso medesimo scriver a V. S., e supplir meglio alla dichiarazione del suo sentimento. Hieri mattina prese una medicina leggerissima, la quale gli sgombr ogni cattivo humore dal corpo, s che per hora non gli  restato altro che una fiacchezza di testa, effetto susseguente alle medicine. Continua la sua purga, con fermissima speranza di toglier via la radice del male, hora che si  scoperta.
Sig. Galilei mio Sig.re, io ricevei la cortesissima di V. S.; non scrissi di poi per non toglier il tempo a V. S. per legger le mie baie, ch'io so bene che ne'pari di V. S. il tempo  pretiosissimo e per conseguenza deve essere speso con molto profitto. Non  per questo ch'io non le sia quel vero servitore che meritano le virt sue, e ch'io non mi conosca in obligo grandissimo della cortesia che m'usa; cos fuss'io buono a servir V. S. et potessi goder con la presenza la sua dottissima conversatione. Presto uscir la Costanza(575); e Celia(576), venendomi lodata da V. S. Ecc.ma, comparir un giorno ancor essa da sposa.
Questi Sig.ri Eccellentissimi(577) rendon gratie a V. S. della memoria che tiene di loro, non havendo gusto maggiore che di sentir nuove, e nuove buone di V. S.; a cui il Sig.re Tolomei et io facciamo riverenza e preghiamo dal Signore ogni vero bene.

Di Roma, li 25 di 7mbre 1633.

Hora, che sono le 15 hore, ho avviso certo che il Sig. Card.le Borghese(578) sta in transito.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser. di cuore
Bened. Millino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2720..

...., Vicario del Sant'Uffizio in Siena, ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Siena, 25 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 64) [Edizione Nazionale].



2721.

GALILEO ad ANDREA ARRIGHETTI [in Firenze].
Siena, 27 settembre 1633.

Dal Tomo II, pag. 713-714 dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201.

Molt'Ill. Sig. Pad. Colend.

Di Siena, 27 Settembre 1633.

Il gusto col quale ho lette e rilette le dimostrazioni di V. S.(579)  stato maggiore della maraviglia: quello, cio, grandissimo per la sottigliezza dell'invenzione, e questa minore assai per esser opera dell'ingegno del Sig. Andrea Arrighetti; e l'ultima in particolare mi ha tenuto un pezzo confuso, s per l'insolita testura, s per la mia consumata memoria, nella quale non prima s'imprimono i fantasmi che si cancellano. Serva questo, detto incidentemente, per avviso a V. S. di speculare mentre  giovane. Il progresso di V. S.  maestoso e s'innalza sopra il comune geometrico, in certo modo come il metafisico sopra il puro fisico, mentre, trattenendosi V. S. tra universali astratti, par che sdegni il particolareggiare e di trattare con altre persone che colle molto profondate in questi studi. Replico a V. S. che ne ho preso gusto grandissimo: e quando ella non isdegnasse che io soggiugnesse questa sua dimostrazione a quella che ne arreco io nel trattato che ho per le mani, mi sarebbe gratissimo; sebbene, per renderla apprensibile anco a i mediocremente intelligenti, abbassando alle mie pianure, ma veramente con qualche scapito della maest alla quale V. S. l'innalza, la concluderei nel seguente modo:
[vedi figura 2721.gif]Le resistenze D, K son tra loro come i quadrati D, K, cio come i quadrati K, M, cio come i prismi E, X, cio come i momenti E, X; le resistenze K, M, come i cubi K, M, cio come i cubi D, K, cio come i prismi A, E, cio come i momenti A, E; adunque, per la perturbata, le resistenze de'prismi D, M son tra loro come i momenti A, X: e per i medesimi prismi sono in stati simili.
Per quanto appartiene a me medesimo, posso dire che la gentilissima conversazione di questo mio cortesissimo ospite mi solleva notabilmente, e l'occupazione che Dio mi d intorno a varie contemplazioni mi divertisce assai la mente; e sopra tutti i conforti, il creder che V. S. e gli altri amici e padroni cari mi continuino la lor grazia mi rende men grave ogni mia afflizione.



2722..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 27 settembre 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 12772, Lettres de Peiresc  Gassendi, car. 91. - Autografa la firma.

.... Je ne say si vous n'estiez point encore icy lors que je receuz un petit livre in 4, imprim  Pise contre le pauvre Galile, d'un Claudius Berigardus(580), qui estoit demeur confondu depuis son arrive jusques  cette heure. Si vous trouvez bon, je vous l'envoyeray, m'imaginant tousjours que vous l'ayez veu, car sans cela je le vous envoyerois tout  ceste heure; bien que je ne pense pas que vous y trouviez grand goust, car je n'ay pas eu la patience d'en lisre grand chose....



2723..

TIBERIO SINIBALDI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Pisa, 27 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 76) [Edizione Nazionale].



2724.

VINCENZIO GALILEI a [GALILEO in Siena].
Poppi, 28 settembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 307. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre Oss.mo

Dal Sig.r Geri mio cognato, che  stato qua da me quattro giorni, mi  stata resa la gratissima sua del d 4 stante, dalla quale ho riceuto consolazione grandissima, venendomi da lei confermato quello che mi veniva rappresentato dal detto Sig.r Geri e che mi figuravo dentro di me, cio che la malvagit de'suoi persecutori sia scoperta e nota a tutti, onde ritorna in loro il disonore che con tanta malignit li procuravano; e sto con ansiet di sentir da lei a bocca tutto il negozio come sia passato, che dover esser in breve, sperando io che quanto prima ella deva ritornare a casa sua.
Dal medesimo mio cognato mi vien detto che di gi ha riceuto i 300 scudi che V. S. ha ordinato pagarglisi per me, de i quali egli me ne ha portati cinquanta per i miei bisogni; e degli altri, parte ne piglier per suo rimborso di quanto li devo e parte spender in estinzione di altri miei debiti, et il resto applicher nella compra della casetta alla nostra contigua, come s' rimasto d'accordo con V. S., quale ringrazio con tutto il cuore di tanto bene che mi fa, ch veramente senza il suo aiuto malamente potrei andare inanzi per il poco utile che cavo di questa mia Cancelleria, e massime da non so che mesi in qua. Quando al suo ritorno ella potr venir da noi, ci sar di somma consolazione; per di grazia, potendo, procuri di darci questo contento. Con che li bacio cordialmente le mani, salutandola in nome della Sestilia e pregandoli da Nostro Signore ogni felicit e contento.

Di Poppi, li 28 di Settembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.o Figliuolo
Vincenzio Galilei.



2725..

VINCENZO ...., Inquisitore di Pavia, ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Pavia, 28 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b. 77, alfa) [Edizione Nazionale].



2726.

PIETRO ....., Inquisitore di Cremona, ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Cremona, 28 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b. 70) [Edizione Nazionale].



2727..

GUGLIELMO SCHICKHARDT a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Tubinga, 29 settembre 1633.

Dalla pag. 187 dell'opera citata al n. 2683.

Praeclariss. Dn. Berneggere, fautor honoratissime,

Gratias ago pro Diodati literis. Iucundissimum fuit ex ipsomet cognoscere fatum Galilaei....
Gallica intelligo ipse, ut et italica et hispanica, iam a decem annis. Nihilominus DD. Besoldo et Lansio(581) exhibui legendas, talium curiosis. Qui ambo te perquam officiose resalutant, enixe orantes, velis versionem eam bono publico maturare....

Dab. Tubing., d. 19 Sept.(582) an. 1633.



2728..

AMBROGIO da TABIA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Mantova, 30 settembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 74) [Edizione Nazionale].



2729...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 1 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 809. - Autografa.

Molto .Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Hiersera tornai di Casentino, dove ho lasciato che il S.r Vincenzio, la Sestilia et il bambino stavano tutti bene, non volendo io chiamar male un po'di catarro che hanno: cio il S.r Vincenzio l'ha in forma di infreddatura, et la Sestilia di intronamento di testa et di sibili negli orecchi, ch per si purgava. Et sono giunti molto a tempo li denari che ho portati loro, rimessimi da V. S.; di che essi la ringraziano infinitamente et ne la benedicono.
Galileino, s come somiglia V. S. nella faccia, cos spero che la deva somigliare nelle virt, perch egli  tutto spirito et  obbediente; et credo che V. S. nel rivederlo haver gusto.
Penso che V. S. haver ricevuto a questa hora li S. 50 che se le sono mandati per mano del S.r Mainardi(583), et ne aspetto l'avviso; et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, p.mo di Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2730..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 1 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 233. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Dovevo veramente subito doppo il ritorno di Giuseppo, che segu hieri fece otto giorni a un'hora di notte, darne ragguaglio a V. S., non parendo verisimile che in tutti questi giorni io non habbia potuto rubar tanto tempo che bastassi a scriver 4 versi. E pur  cos la verit, perch, oltre alle occupazioni del mio offizio, che di presente sono molte, Suor Luisa ha travagliato cos fieramente con il suo solito mal di stomaco, che n per lei n per le assistenti c' stato mai requie il giorno e la notte; et a me in particolare si conviene per debito il servirla senza intermissione alcuna. Adesso che per il suo miglioramento respiro alquanto, do sodisfazione anco a V. S., dicendole che Geppo e suo padre(584) tornorno qui sani e salvi insieme con la muletta, la quale veramente ricev torto a esser menata in cos lungo viaggio, et io mi assicurai con la sicurt che mi fecero quelli che pi di me la praticano: basta, ella sta bene.
Hebbi gusto grandissimo nel sentire le nuove che mi port il ragazzo del buon esser di V. S., dicendomi che ella haveva miglior cera che quando si part di qua; il che io credo facilmente, perch giudico che le comodit, le cortesie e delizie che ha godute, prima in casa il S.r Ambasciatore in Roma, e di presente gode cost da quell'Ill.mo Mons.r Arcivescovo, siano state potenti a mitigare, anzi annullare quasi del tutto, l'amarezza di quei disgusti che ha passati, e per conseguenza non ne habbia sentito nocumento alcuno. Et hora in particolare come non potr V. S. non benedir questa carcere? e stimar felicissima questa ritenzione? mediante la quale se gli porge occasione di goder tanto frequentemente e con tanta familiarit la conversazione di prelato tanto insigne e signore tanto benigno? Il quale, non contento di esercitar nella persona di V. S. tutti quelli ossequii che si possono desiderar maggiori, per far un eccesso di cortesia e gentilezza, si  compiaciuto di favorir ancor noi poverelle con affettuose parole et amorevolissime dimostrazioni, per le quali non dubito che V. S. gl'habbia rese per nostra parte le dovute grazie: onde non replico altro, se non che havrei desiderio che V. S., facendole humilissima reverenza in nome nostro, l'assicuri che con l'orazioni procuriamo di renderci grate a tante grazie.
Quanto al suo ritorno, se seguir conforme alla sua speranza e nostro desiderio, non seguir se non in breve. In tanto gli dico che le botti per il vino rosso sono accomodate; e quella in particolare ove stette il vino guasto,  bisognato disfarla e ripulirla molto bene. Per il vino bianco il Sig.r Rondinelli ne ha vedute 3 che sono bonissime; una fra l'altre ve n' ove l'anno passato vi era il greco, del quale se ne sono cavati non so se 4 o 5 fiaschi assai forte (per quanto intendo), et ancora vi resta il fondo, acci la botte non resti in secco: e dice il S.r Rondinelli che basta dar a tutte una lavata, avanti che vi si metta il vino, ch nel resto sono eccellentissime.
La Madre badessa la ringrazia infinitamente del zafferano, et io de gl'altri regali, cio lino, lepre e pan di Spagna, il quale  veramente cosa esquisita.
Consegnai a Geppo la corona e i calcetti per la sua cugina.
Il Sig.r Giovanni Ronconi, il quale vien qui molto spesso per visitar 5 ammalate che haviamo tenute un pezzo, e tutte con la febbre, mi disse l'altro giorno che non credeva che io havessi mai fatte a V. S. sue raccomandazioni; et io gli risposi che pur le havevo fatte, e cos ho in fantasia che sia stato al meno una volta.  ben vero che sono stata balorda in non rendergliele mai da parte di V. S., onde la prego a farmi grazia di supplire a questo mio mancamento con scrivergli due versi e mandarmeli, che potr io inviarglieli, gi che ho ogni giorno occasione di tenerlo ragguagliato di queste ammalate; e certo che egli non c' mai stato una volta, che non mi habbia domandato di V. S. e mostrato gran passione de i suoi travagli.
Haverei voluto poter indovinar il bisogno di V. S. quanto a i danari, per haverglieli potuti mandare; credo per che a quest'hora gli saranno pervenuti quelli che gli manda il Sig.r Alessandro(585), per quanto ho compreso da una lettera che V. S. gli scrive et egli mi ha mandata in cambio di quella che anco a me si perveniva questa settimana, che forse V. S. non mi ha mandata per vendicarsi che non ho scritto a lei: ma ha sentito la causa; et hora gli dico a Dio e do la buona notte, della quale  appunto passata la met.

Di S. Matteo in Arcetri, il p.mo di 8bre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2731..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 1 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 33 - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Mi pare che V. S. argomenti bene circa alla speranza della sua liberazione, che non le deva essere aggravata, ma pi tosto mitigata, la carcere; onde inferisce, che non potendosi ritrovare la pi gioconda che la casa di Mons.r Ill.mo di Siena, eccetto la propria villa, non le sia per essere assegnata altra che essa. Tuttavia mi pare ci sia da temere, poich, come ella dice, la poco buona fortuna sua la sequestra dalle comuni consuetudini degli altri huomini. Piaccia al Signore Dio che il timore sia vano, che tanto pi ci accrescer la letizia, quando verr del tutto libera.
Riceviamo tutti grandissima consolazione e gusto singolarissimo dal vedere che V. S. s'impiega tuttavia nelle speculazioni, il che  punto importante, acci il mondo veda che le persecuzioni non abbattono talmente l'animo suo, che non si sollevi a ogni modo a filosofare sopra materie peregrine, lasciate intatte dagli altri ingegni; che serve assaissimo a non mandar dispersa la scuola di quelli che dietro alle sue orme, bench molto da lungi, proccurano di investigare le verit della natura.
Intendo che il P. Scheiner  su lo stampare una sua opera, e la manda a stampare in Germania(586). Non ho ancora inteso circa a che materia si sia, ma dal suo modo di trattare vo conietturando che sar qualche impertinenza solita. Se intender altri particulari, ne avviser V. S.; alla quale per fine facendo reverenza, prego dal Signore Dio vero contento e piena felicit.

Firenze, p. d'Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2732..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 1 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 313. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Io non manco di tener ricordato il suo negozio al S.r Card.l Barberino(587), il quale spero che continui nella buona disposittione verso la persona di V. S.  ben vero che essendo uscito il Papa in campagna, non si negozier pi sino al suo ritorno, che seguir verso la fin del mese; onde i favori di Mons.r Ill.mo tanto pi la terranno obbligata, et io mi rallegro che questo infortunio venga ricompensato da cos gentil e cortese conversattione. Et le bacio affettuosamente le mani.

Roma, p.mo 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2733..

DINO PERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 1 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 179. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

La soma insopportabile di tanti fastidi domestici mi fa scriver con estrema fretta, e l'obligo che di continuo m'accresce V. S. Ecc.ma mi fa scrivere con estremo affetto. La ringratio per brevissimamente, ma con tutto il cuore e con tutto lo spirito, di quanto ell'ha essequito e mostra voler essequire in consolatione del mio desiderio(588). Ottimo  stato il suo parere, ed ottimi saranno tutti gli altri trattamenti, com'e'deriveranno dal suo intendimento, esquisitissimo in ogni cosa.
Sg.r Galileo, le fo humilissima e devotissima reverenza, le mando saluti senza fine, e senza fine me le raccomando in gratia.

Fir.ze, p.o Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devotiss.o et Oblig.mo S.re
Dino Peri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Fil.fo e Matem.co p.io del Seren.mo G. Duca.
Siena.



2734...

RAFFAELLO VISCONTI a GALILEO in Siena.
Firenze, 1 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 311. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re P.ron mio Col.mo

Veramente mi accorgo, la fortuna essermi contraria. Speravo di trovar V. S. in Fiorenza, et mi dicono ch'ella si trattenga in Siena; di dove essendo l'altro giorno passato, se l'havessi saputo, l'havrei riverita, conforme al mio debito. Ma per non poter far altro, vengo con la presente a farle riverenza et pregarla a tornarsene quanto prima qui, dove l'aspetto per poter godere delle su3 virt avanti che io mi parta, il che credo sar verso il fine di questo mese. Che per fine resto baciandogli di vivo cuore le mani et pregandole dal Signore ogni vero bene.

Fiorenza, d p.o di Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re


[vedi figura 2734.gif]
Sig.r Galileo.


Fuori: Al molto Ill.re Sig.re et P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2735..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Siena].
Arcetri, 3 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 235. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Sabato scrissi a V. S., e domenica, per parte del Sig.r Gherardini(589), mi fu resa la sua, per la quale sentendo la speranza che ha del suo ritorno, tutta mi consolo, parendomi ogn'hora mill'anni che arrivi quel giorno tanto desiderato di rivederla; et il sentire che ella si ritrovi con buona salute, accresce e non diminuisce questo desiderio, di goder duplicato contento e sodisfazione, per vederla tornata in casa sua e di pi con sanit.
Non vorrei gi che dubitassi di me, che per tempo nessuno io sia per lasciar di raccomandarla con tutto il mio spirito a Dio benedetto, perch questo mi  troppo a cuore e troppo mi preme la sua salute spirituale e corporale. E per dargliene qualche contrassegno, gli dico che ho procurato e ottenuto grazia di vedere la sua sentenza, la lettura della quale, se bene per una parte mi dette qualche travaglio, per l'altra hebbi caro di haverla veduta, per haver trovato in essa materia di poter giovar a V. S. in qualche pocolino, il che  con l'addossarmi l'obligo che ha ella di recitar una volta la settimana li Sette Salmi; et  gi un pezzo che cominciai a sodisfare, e lo fo con molto mio gusto, prima perch mi persuado che l'orazione, accompagnata da quel titolo di obedire a S.ta Chiesa, sia assai efficace, e poi per levar a V. S. questo pensiero. Cos havess'io potuto supplire nel resto, ch molto volentieri mi sarei eletta una carcere assai pi stretta di questa in che mi trovo, per liberarne lei. Adesso siamo qui, e le tante grazie gi ricevute ci danno speranza di riceverne dell'altre, pur che la nostra fede sia accompagnata dalle buone opere, ch, come V. S. sa meglio di me, fides sine operibus mortua est.
La mia cara Suor Luisa continua di star male, e mediante i dolori e tiramento che ha dalla banda destra, dalla spalla fino al fianco, non pu quasi mai star in letto, ma se ne sta sopra una sedia giorno e notte. Il medico mi disse l'ultima volta che fu a visitarla, che dubitava che ella havessi una piaga in uno argnione; ch se questo fossi, il suo male saria incurabile. A me pi d'ogn'altra cosa mi duole il vederla penare senza poterli dar alcuno aiuto, perch i rimedii non gl'apportano giovamento.
Hieri s'imbottorno li 6 barili del vino dalle Rose(590), e ve n' restato per riempier la botte. Il Sig.r Rondinelli fu presente, s come anco alla vendemmia dell'orto, e mi disse che il mosto bolliva gagliardamente, s che sperava che volessi riuscir buono, ma poco; non so gi ancora, quanto per l'appunto. Questo  quello che per hora cos in fretta posso dirgli. La saluto affettuosamente per parte delle solite, et il Signore la prosperi.

Di S. Matteo in Arcetri, li 3 di 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2736..

PAOLO EGIDIO da COMO ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Reggio, 4 ottobre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 71) [Edizione Nazionale].



2737.

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Heidelberg, [5 ottobre 1633].

Bibl. Civica di Amburgo. Supellex epistolica Uffenbachii et Wolfiorum, Folio-Band XVI, car. 42. - Autografa.

Vir clarissime, frater optatissime,

Literae tuae, 4 Sept.(591) scriptae, recte mihi, quamvis tarde, redditae, sed diu ante Galilaeus, quem avidissime perlegi maxima cum voluptate; ac quamvis verbositas mihi quoque molesta esse soleat, tamen illa ipsa facundia placuit, ac pro dialogorum genio prerga illa etiam suam iucunditatem attulerunt. Macte virtute tua, qui labores non refugis in utilissimo opere nostris hominibus communicando. Pensum quod tibi ipsi parasti, in hanc hiemem voveo ut iucunde conficias....

Heidelb...(592)

Fuori: A Monsieur
Monsieur Bernegger, a
Strassbourg.



2738..

VINCENZO MARIA CIMARELLI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Gubbio, 7 ottobre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 75) [Edizione Nazionale].



2739.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 7 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 315. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ho inteso che le pelli di martore, belle intere, con le code, colli et zampetti, varranno qui  14 l'una, et  10 li busti soli; et che pigliandosi belle per le parti dinanzi della pelliccia, et un po'inferiori per la banda di dietro di essa pelliccia, costeranno  8 l'una ragguagliatamente. Le volpi sono tenute in prezzo di  4 l'una intere, cio pancia et dorso, con li zampetti et collo; ma se si voglino solamente dorsi, che sono la parte pi bella della pelle, varranno  2 l'uno. V. S. ragguagli questi prezzi con cotesti, et comandi se in cosa alcuna io deva servirla.
Mi rallegro della buona sanit che V. S. gode, et delle nuove gustose occupationi che di nuovo ell'ha alle mani.
Carlino(593)  a Prato, tuttavia a balia; ha avuto X burrasche, et  per molto scaduto. Il balio suo et il padre di lui furno ammazzati di archibusate in braccio alle loro moglie, et il bambino non fu senza pericolo; et havendo poi per 3 giorni succiato un latte tanto alterato, come era quello della sua balia, dette cos adietro nella sanit che pareva stregato. Li malfattori hanno fatto poi altre crudelt grandi, con haver anche insidiato li miei fratelli di Prato et nostra madre, per ammazzare anche loro, con tutto che non li conoscessino. Hora se ne sono andati a Piombino; onde per causa, ma non per colpa, di questo bambino si ha havuto quasi a rappresentare una tragedia in casa nostra. Al bambino si  mutato balia; intanto la vecchia con 2 suoi piccoli figliuoli si trattengono in(594) casa nostra, non si assicurando di tornare a casa loro.
Seguitiamo qui di godere ottima sanit, lodato Iddio. Et a V. S. bacio le mani.

Di Fiorenza, 7 di Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2740...

NICCOL CINI a GALILEO in Siena.
Firenze, 8 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 317. - Autografa.

Molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

Sino luned passato feci portare alla villa di V. S. barili sei del meglio vino che si sia fatto nella mia tinaia delle Rose(595), e fu ricevuto e imbottato da una sua donna. Resta adesso che ella comandi che le botte si riempino spesso, che  'l miglior modo che si tenga per mantenerlo buono.
La prego a conservarmi la sua grazia e far humilissima reverenza in nome mio a Mons.r Arcivescovo; e per fine ad ambi due prego dal Signor Dio il colmo d'ogni felicit.

Fir.e, 8 Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2741..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Siena].
Arcetri, 8 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 237. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il Sig.r Rondinelli, che rivedde le botticelle da vino bianco, mi disse che ve ne erano tre bonissime, come avvisai a V. S., et interrogato da me della loro tenuta, mi replic che questo non occorreva ch'io l'avvisassi, perch V. S. poteva a un dipresso saperlo; mi disse bene esservene dell'altre, ma che non si assicurava a dirmi che fossero di tutta bont. Questa settimana poi egli non  potuto venir qua su, onde n anco si  potuto far nuova diligenza; ma ne ho fatta io una che non credo che le spiacer, et  questa: che nella nostra volta sono 3 o 4 botti, una di 6, una di 5 e l'altre di 4 barili, le quali ogn'anno si sogliono empier di verdea; ma perch quest'anno non se n' fatta punta, le ho incaparrate per V. S., perch son sicura che son buone, con autorit di mandarle nella sua cantina, acci che quivi si possino empiere quando ella mander il vino, e lasciarvelo fino che ella sia in persona a travasarlo a suo modo, o lasciarvelo tutto l'anno, se gli parr. V. S. per tanto potr rispondermi il suo pensiero. Il vino da San Miniato al Todesco non  ancora comparso: di quello prestato se ne  riavuto in tanto un barile da questi contadini, e si  messo nella botte ove stette quel guasto, la qual botte si  fatta prima accomodare. Quello dell'orto non  ancora svinato. Al fabbro il S.r Rondinelli, pregato da me, ne pass una parola circa i 3 barili che deve renderne, e ne riport buone promesse.
La ricevuta delle 6 forme di cacio, non la tacqui nel mio linguaggio, che, per esser molto rozzo, V. S. non poteva intenderlo, poi che io hebbi intenzione di comprenderla, o per meglio dire ammetterla, nel ringraziamento che gli dicevo desiderare che ella facessi per nostra parte a Mons.r Arcivescovo, dal quale V. S. mi scrisse che veniva il regalo. Similmente l'uuova bufaline le veddi, ma sentendo che erano porzione di Geppo e di suo padre, glie le lasciai, e non replicai altro. Ero anco adunque in obligo di accusar la ricevuta del vino eccellentissimo che ne mand Monsignore, del quale quasi tutte le monache assaggiorno; e Suor Giulia in particolare ha fatte con esso la sua parte di zuppe.
La ringrazio anco della lettera che mi mand per il S.r Ronconi(596), la quale, doppo di haverla letta con molto mio gusto, fermai e presentai in propria mano hiermattina, e fu ricevuta molto cortesemente.
Ho caro di sentire il suo buono stato di sanit e quiete di mente, e che si trovi in occupazioni tanto proporzionate al gusto suo quanto  lo scrivere: ma, per l'amor di Dio, non siano materie che habbiano a correr la fortuna delle passate e gi scritte!
Desidero di sapere se V. S. gode tuttavia la conversazione di Mons.re Arcivescovo, o pure se egli se n' andato alle ville, come mi disse Geppo che haveva inteso che doveva seguire; il che mi persuado che a lei saria stata non piccola mortificazione.
Suor Luisa si trattiene in letto fra medici e medicine, ma i dolori sono alquanto mitigati, con l'aiuto del Signor Iddio; il quale a V. S. conceda la Sua santa grazia. Rendo le salute in nome di tutte, e le dico a Dio.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 8 di 8bre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
S.r Mar. Celeste.

La Piera in questo punto mi ha detto che il vino dell'orto sar un barile e 2 o 3 fiaschi, e che fa disegno di mescolarlo con quello che si  ricevuto, perch da per s  molto debole. Quello di S. Miniato si aspetta oggi, ch cos ha detto il servitore del S.r Niccol(597) fino hierlaltro, et io adesso l'intendo.



2742..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 8 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 35. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Trovomi dua gratissime di V. S., ricevute ieri e ier l'altro. E quanto all'ultima, le dico aver presentato la lettera a Mons.r Sommaia(598), il quale dice che ordiner al bidello che li mandi il mandato, ch subito lo soscriver e me lo mander o dar, e che gioved sera si potr avere sottoscritto. Il nome del S.r Taddei, che fa il banco per i SS.ri Riccardi,  Giovanni.
Circa all'altra lettera, le dico come il P. Visconti(599) era partito per Bologna alcuni giorni sono, ma dovr essere in breve di ritorno; per gli serbo la lettera, ch non mi pare a proposito mandargliela dietro.
La settimana passata il S.r Andrea Arrighetti mi disse che andava in villa, che per non aveva tempo di rispondere a V. S., che intanto io la ringraziassi in suo nome della stima che faceva delle dimostrazioni mandatele(600), e si reputava onorato che ella ne disponesse come di cosa propria(601), e che ben lo pu fare, riconoscendo egli da lei, come da primo principio, ogni suo sapere di queste scienze. Io avevo serrato e mandato la lettera quando me lo disse, e per non soddisfeci al suo intento. V. S. mi far ben grazia, scrivendoli per altro, dire di avere avuto da me tale ufizio, acci non paia che io abbia mancato.
Mi rallegro poi sommamente della fecondit che trova nel filosofare circa alle meccaniche, e che sia con l'altre sue opere per riuscire volume maggiore del libro infausto de'Dialoghi; il quale per non  ancora pubblicato per decreti della Congregazione come proibito, n attaccato su per i canti, come  usanza. Se tutto questo mese bastasse a sfogare il cattivo influsso che tiene V. S. relegata fuor di casa sua, il termine verrebbe presto. Io non vorrei che il mio timore riuscisse vero d'effetto, perch temo tuttavia che si abbia a differire questa benedetta grazia. Pure sia quello che piace al Signore, da Cui pregando a V. S. vera felicit, per fine le fo reverenza.

Firenze, 8 di Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2743..

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Siena].
Firenze, 8 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n. 58. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Con molta consolatione ho visto la gratissima di V. S., et mi rallegro con tutto l'animo che si conservi con bonissima salute, che sempre  da stimarsi, ma in questi calamitosi tempi  qualche cosa pi del solito.
Scrivo questa sera a Pisa al bidello che facci il mandato di V. S.(602), et lo consegner al S.or Mario Guiducci, conforme al suo ordine(603); et se in altro conosce possi servirla, accenni, ch sono avidissimo de'suoi comandi. Et li bacio le mani con affetto.

Firenze, 8 di Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.or Galileo.
S.re Aff.mo
Girol.o da S.ia



2744.

MATTIA BERNEGGER a GALILEO in Firenze.
[Strasburgo], 10 ottobre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato nella informazione premessa al n. 2613, car. 97t. - Minuta autografa.

Galilaeo Galilaei.
Florentiam.

Vir incomparabilis et eminentissime,

Systema tuum Copernicanum Elias Diodatus, inclyti tui nominis admirator, Parisiis non ita pridem ad me misit, autorque mihi fuit ut illud latine converterem, quo tam pretiosum opus, sed Italiae soli scriptum, cum orbe Europaeo cetero quoque communicaretur. Etsi vero, cum tenuitatis mihimet meae conscius, tum alii officii publici laboribus districtus, provinciam hanc subterfugere forte debui, lubens tamen eam in me recepi, maxime quod significasset mihi Diodatus, libri tui de proportionum instrumento conversionem, ante 20 circiter annos a me confectam et paucis abhinc annis in manus tuas forte delatam(604), tibi non displicuisse. Spem itaque concepi, in hoc etiam utilissimo opere me satisfacturum aliqualiter expectationi tuae, et per hanc hyemem opus absoluturum. Iam aliquousque progressus sum: cuius rei testis oculatus est, qui tibi reverenter hanc epistolam exhibebit, vir praestantissimus Dn. Beniamin Engelke Dantiscanus, qui pro singulari sua, clarissima quaeque cognoscendi, cupiditate nunc Italiam, orbis reginam, ac te cumprimis, non Italiae modo tuae, sed orbis, quem immortalibus tuis scriptis illustrasti, lucidissimum sidus, coram intueri desiderat.

Huic etc. 30 Sept.(605) 1633.



2745.

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Siena.
Roma, 14 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 319. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re S.

Se bene del mio tacere fino adesso n' stato in gran parte cagione il non haver nuovit di rilievo, tuttavia sono stato ritenuto principalmente da quel rispetto ch'io ho sempre di non turbar a V. S. E.ma gli studii e l'altre sue occupationi, quali sono (come pi volte m'avvert il nostro P. Abbate) gravi e continue, massime in materia di risponder a tanti amici. Ma per io non vorrei che questo rispetto fusse battezzato con nome di negligenza, e cos mi fusse di scapito nella servit ch'io pretendo con lei. Perci ho presa questa occasione di scrivere quattro(606) righe per il P. Salvadore del Sacramento(607) nelle Scuole Pie, scolare di P. D. Benedetto et amico mio; persona che ha qualche principio d'algebra e di geometria, insieme con buona volont e curiosit non ordinaria. Questo passa da Siena per Firenze, dove desidera poter etiam de visu dar qualche nuova di V. S. al Mathematico delle sue Scuole(608), s come fece per lettere sempre che V. S. fu qua in Roma. Io per altro, non havendo cosa di momento, dar una nuova forse stracca, cio ch'in Collegio si fabbrica da un Padre Todesco(609) contro al Dialogo di V. S. un gran volume, o pi tosto grand'arca per mettervi tutti gl'animali terrestri, celesti e forse aquatici. Il Todesco presta il nome e l'Orso(610) l'opera, seben ei la perder della mano ancor la seconda volta, tentando doppo il Chiaramonte(611) di macchiare il sole. Io m'aspetto grand'autorit di Padri, grandi scritture, grand'istorie e figure, gran facciate del Dialogo tradotte in latino, e gran faccende: Dio c'aiuti! Quest'huomo sta molto ritirato: io per me credo ch'egli habbia condotta una botte in camera per non perder tempo nemeno d'andare in cantina, ma che non mancheranno aiuti, mentre tutti ci vorranno esser a parte. Cos molti s'aspettano un can pezzato in fretta, senza denti, senz'occhi e tutto lingua, da pigliarsene un pezzo di spasso; et io sarei uno di quelli, se mi fusse dat'in sorte poter esser pi appresso di V. S. Ecc.ma e goder della(612) sua dolce conversatione. E qui finisco, perch il Padre  venuto per la lettera; solo ricordo ch'ella non voglia esser meco s scarsa de'suoi comandi, sicurissima ch'io m'adoperer con ogni prontezza et amore. Nostro Signor Iddio gli conceda quiete e lunga vita per superar l'invidia.

Roma, il d 14 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devotiss. et Obligat.mo Ser.re
Raffaello Magiotti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2746..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Siena.
Roma, 15 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 31. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.o

Ieri, mentre ero fuori di casa, venne per trovarmi un tale Padre Salvatore delle Scuole Pie(613), quale si  partito questa mattina per Firenze; e havendo particolar desiderio di vedere V. S. molto Ill.re e farli riverenza nel passar per Siena, voleva che l'accompagnassi con una mia: hora, essendosi partito senza la lettera, ho voluto sodisfare con questa e darli conto del mio stato, al solito assai bene del corpo, ma dell'animo come prima, a segno tale che non desidero altro che ritornare a Firenze, quando per ci fosse qualche occasione, come discorsi con V. S. mentre si ritrovava qua in Roma; e questa sarebbe tutta la mia consolazione in questo mondo. Non intendo per che V. S. s'incommodi, ma solo, venendo il taglio, sappia l'animo mio. Gli raccomando poi quel Padre del quale ho detto di sopra, essendo ingegno di garbo e di buon gusto e devotissimo delle cose di V. S. Fo humilissima riverenza all'Ill.mo e Rev.mo mio Signore, Mons.r Arcivescovo, e l'istesso a V. S. molto Ill.re

Di Roma, il 15 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
Devotiss.o e Oblig. Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.e Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2747..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Siena].
Arcetri, 15 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 239. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il vino da S. Miniato non  ancora comparso, et io lo scrissi 3 giorni sono al S.r Geri, il quale mi rispose che havrebbe procurato d'intender dal S.r Aggiunti la causa di questa dilazione. Non ho per ancora saputo altro, perch questa settimana non ho havuta la comodit di mandar Geppo a Firenze, essendo egli stato, et  ancora, a S. Casciano da Mess.r Giulio Ninci, il quale gi sono molti giorni che si ritrova ammalato, e perch ha carestia di chi gli porga una pappa, mand a ricercarmi, lui e Mess.r Alessandro(614), che per qualche giorno io gli concedessi l'assistenza del ragazzo, al che non ho saputo disdire.
Ho sentito il vino delle Rose(615), e mi par bonissimo: quando il S.r Canonico(616) mander a pigliar i danari, sodisfar conforme all'ordine di V. S.
Il Sig.r Gherardini(617) fu qui pochi giorni sono per visitar S.r Elisabetta sua parente, e fece chiamar ancor me per darmi nuove di V. S. Dimostra di esserle restato affezionato grandemente; e mi disse che da poi in qua che ha parlato con lei  restato con l'animo quieto, dove che prima era tutto sospeso e irresoluto ne i suoi affari. Piaccia pur a Dio benedetto che il termine destinato al ritorno di V. S. non vadia pi in lungo di quello che speriamo, acci ella possa godere, oltre alla quiete della sua casa, la conversazione di questo giovane cos compito.
Ma in tanto io godo infinitamente di sentire quanto Mons. Arcivescovo sia perseverante in amarla e favorirla. N dubito punto che ella sia depennata, com'ella dice, de libro viventium, non solo nella maggior parte del mondo, ma n anco nella medesima sua patria; anzi che mi par di sentire che se ella fossi stata qualche poco ombreggiata o cancellata, adesso ella sia restata ristaurata e rinovata, cosa che mi fa stupire, perch so che, per un ordinario, Nemo profeta accettus est in patria sua (non so se per voler slatinare dir qualche barbarismo), e pure V. S.  anco qua amata e stimata pi che mai. Di tutto sia lodato il Signor Iddio, dal quale principalmente derivano queste grazie; le quali riputando io mie proprie, non ho altro desiderio che di esserne grata, acci che S. D. M. resti servita di concederne dell'altre a V. S. et a noi ancora, e sopra a tutte la salute e beatitudine eterna.
Suor Luisa se ne sta in letto con un poca di febbre, ma i dolori sono assai mitigati, e si spera che sia per restarne libera del tutto con l'aiuto di buoni medicamenti, li quali, se non sono soavi al gusto come  il vino di cost, in simili occorrenze sono pi utili e necessarii.
Subito che veddi le 6 forme di cacio, ne destinai la met per V. S., ma non glielo scrissi, perch desideravo di riuscire pi a fatti che a parole: e veramente che  cosa esquisita, et io ne mangio un poco pi del dovere.
Mandai la lettera a Tordo(618) per il nostro fattore, il quale intese dalla moglie che egli si ritrova all'ospedale a pigliar il legno(619), s che non  meraviglia che non gl'habbia mai dato risposta.
Ho sempre havuto desiderio di sapere come siano fatte le torte sanese, che tanto si lodano; adesso che si avicina l'Ognisanti V. S. haver comodit di farmele vedere, non dico gustare per non parer ghiotta. Ha anco obligo (perch me l'ha promesso) di mandarmi del refe di ruggine, con il quale vorrei cominciar qualcoserella per il ceppo di Galileino, il quale amo perch intendo dal Sig.r Geri che, oltre al nome, ha anco dello spirito dell'avolo(620).
Suor Polissena(621) hebbe risposta della lettera che per mezzo di V. S. mand alla Sig.ra sua nepote, et anco hebbe uno scudo, del quale ringraziandola nell'inclusa, prega V. S. del buon ricapito e la saluta, come fanno Madonna e l'altre solite.
Il Sig.r Rondinelli gi sono 15 giorni che non si lascia rivedere, perch, per quanto intendo, egli affoga in un poco di vino che ha messo in due botticelle che versano e lo fanno tribolare.
Ho detto alla Piera che faccia vangare nell'orto, acci vi si possino seminar o, per meglio dire, por le fave.
Adesso  comparso qui un lavoratore del Sig.r Niccol Cini, il quale mi scrive 4 versi nella medesima lettera che V. S. scrive a lui, avvisandomi la valuta del vino, che sono  19 la soma e  2 per vettura, in tutto  59: e tante ne ho date(622), havendo ancora scritto a S. S.ria due versi per ringraziarla.
Altro per hora non mi occorre, anzi pur mi sovviene che desidero di sapere se il S.r Ronconi(623) gl'ha dato risposta: ch se non l'ha data, voglio rimproverarglielo la prima volta che lo veggo. Il Signor Iddio sia sempre seco.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 15 di 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.



2748..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 15 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 137. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Da Mons.r Sommai(624) ricevei il mandato di cinquecento scudi per V. S., e l'ho presentato insieme con la sua lettera al Sig. Giovanni Taddei, conforme a che mi ordin.
Mi rallegro della buona speranza che le vien data di ottenere grazia fra breve di tornarsene alla sua quiete, e insieme della continuazione della fecondit della vena a scrivere. Piaccia al Signore Dio conservagliela, insieme con sanit perfetta, da poter tirare a fine le sue speculazioni e mandarle alla luce.
Il S.r Card.le Capponi(625) si part marted passato per la sua Chiesa. Fui domenica a baciarli la veste; et essendomi trattenuto un gran pezzo con S. E., il suggetto de'ragionamenti fu la persona di V. S., alla quale porta singolare affezione, et entr da s a ragionare di lei, con dirmi che io facessi opera appresso di lei che ella pubblicasse il suo trattato del moto: a che io risposi che V. S. era adesso intorno alle meccaniche, e che avrebbe nel medesimo volume compreso anche il detto trattato. Discorremmo ancora de i successi avvenutili, circa a'quali compatisce assaissimo a V. S.
Mi faccia grazia ricordarmi servitore a Mons.r Ill.mo Arcivescovo, e per fine a lei facendo reverenza, le prego dal Signore Dio vera felicit.

Firenze, 15 di Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2749...

GIOVANNI RONCONI a GALILEO [in Siena].
Firenze, 15 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 321. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

La divozione che io, gi gran pezzo fa, ho portato al valore e merito di V. S. mi ha di continuo incitato a procurar di sentir nuova della sua buona salute, della quale nelle passate turbulenze stavo con qualche gelosia; nondimeno, perch il vero non si pu ocultare, non  anco maraviglia se ella delle buone sue azzioni et ottima sua intenzione resti in maniera giustificata al mondo, che l'odio intestino di persona male affetta alla sua virt non potr mai offuscare il chiarore della bont e sincerit di lei, di che pare a me che ella si possa gloriare: e perch io professo di esser infra li primi che la stimano e riveriscono, pu ben star sicura che io ne ho sentita quella maggior consolazione che pu godere un particolar servitore, qual sono io verso la persona di V. S. Alla quale do nuova che Suor Maria Celeste sta benissimo, se bene gi sono parecchi giorni ha hauta ocasione di affaticar pi del solito, essendovi stato bisogno della diligenza et aiuto di lei; alla quale s come sono obbligato, cos non tralasciar mai alcuna ocasione che mi si rappresentar da poterla servire. Intanto prego V. S. a favorirmi di ricordarmi humilissimo servo a Mons.r Arcivescovo, mentre a V. S. con ogni vero affetto bacio le mani.

Di Fiorenza, ad 15 di 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
S.r Galileo.
Aff.mo e Pront.mo Ser.re
Giovanni Ronconi.



2750..

SEBASTIANO BORSA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Novara, 18 ottobre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 81) [Edizione Nazionale].



2751..

PAOLO LATTANZIO da FERRARA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Casale, 18 ottobre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 79) [Edizione Nazionale].



2752...

......, Inquisitore di Modena, ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Modena, 21 ottobre 1633.

Arch. di Stato in Modena. Archivio dell'Inquisizione. Lettere dell'Inquisitore alla Sacra Congregazione, del 1631, usque 1643. - Minuta.

....Ho ritrovato ancora, ritornato a casa, la lettera di V. E. delli 21 di 7bre, con la copia della abiura di Galileo Galilei; conforme alla quale non mancher di mandare ad esecutione quanto mi vien comandato, ch' di farla publicare ove ne sia il bisogno, come gi vi ho dato principio....



2753...

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 22 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 323. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

A Suor Maria Celeste ho fatto havere la lettera inviatami da V. S., con la sua de'18: et se ella mi mander fagottini per V. S., li indrizzer al Maestro della Posta; ma non so gi se potranno passare, et V. S. se ne dover pigliare il pensiero.
V. S. non pu discittadinarsi, et le conviene per pagar quella decima(626), per la quale pur di nuovo hieri vennero li ministri a fare instanza di esser pagati, et noi glielo promettemmo per un giorno della settimana prossima. Cos dunque si far, se V. S. intanto non mi ordini in contrario.
Prego V. S. d'intendere a mio nome dal S.r Can.co Cittadini(627) a che segno siano le cose di M.a Iuditta Perini (che  una donna Sanese, che sta nelle Malmaritate), cio se si possino risquotere, et quando, li suoi crediti et vendere la sua casa. Questa  una stucchevolissima befana, et non mette conto il fare cavalocchio per lei n inimicarsi gentilhuomini, come ella pretendeva che facesse il S.r Canonico, la quale verr a fare li fatti suoi da s, cos persuasa dal S.r Bal Cioli et da me; ma nondimeno non ho potuto sfuggire di scriver questo a V. S. Et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 22 di Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


La Corte si trattiene alle cacce del Poggio.


Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2754..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Siena].
Arcetri, 22 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 241. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Mercoled passato fu qui un fratello del Priore di S. Firenze a portarmi la lettera di V. S. insieme con l'invoglietto del refe ruggine, il qual refe, rispetto alla qualit del filo che  grossetto, par un poco caro; ma  ben vero che la tintura, per esser molto bella, fa che il prezzo di 6 crazie la matassa sia comportabile.
Suor Luisa se ne sta in letto con qualche poco di miglioramento, et oltre a lei haviamo qua parecchie altre ammalate; che se adesso ci fossi il sospetto della peste, saremmo spedite. Una di queste  Suor Caterina Angela Anselmi, che fu badessa avanti a questa presente, monaca veramente veneranda e prudente e, doppo Suor Luisa, la pi cara e pi intrinseca amica che io havessi. Questa sta assai grave: hier mattina si comunic per viatico, e, per quanto apparisce, pu durar pochi giorni; e similmente Suor Maria Silvia Boscoli, giovane di 22 anni, e, perch V. S. se la rammemori, quella che si diceva esser la pi bella che fossi stata in Firenze da 300 anni in qua. Questa corre il sesto mese che sta in letto con febbre continua, che adesso dicono i medici esser divenuta etica, et si  tanto consumata che non si riconosce; e con tutto ci ha una vivacit e fierezza, particolarmente nel parlare, che d stupore, mentre che d'hora in hora si sta dubitando che quel poco spirito (che par ridotto tutto nella lingua) si dilegui et abbandoni il gi consumato corpo.  poi tanto svogliata, che non si trova niente che gli gusti o, per dir meglio, che lo stomaco possa ricevere, eccetto un poca di minestra di brodo ove siano bolliti sparagi salvatichi secchi, dei quali in questa stagione se ne trovano alcuni pochi con gran difficult: onde io andavo pensando se forse il brodo di starna, con quel poco di salvatico che ha, gli potesse gustare; e gi che cost ve ne sono in abbondanza, come V. S. mi scrive, potrebbe mandarmene qualcuna per lei e per S.r Luisa, ch quanto al pervenirmi ben condizionate non credo che ci fossi molta difficult, gi che la nostra S.r Maria Maddalena Squadrini hebbe a questi giorni alcuni tordi freschi e buoni, che gli furono mandati da un suo fratello, Priore del monasterio degl'Angeli, che  di Canonici Regolari, vicinissimo a Siena. Se V. S. potessi per mezzo nessuno far questo regalo, adesso che mi ha aguzzato l'appetito, mi sarebbe gratissimo.
Questa volta mi conviene esser il corvo con tante male nuove, dovendo dirle che il giorno di S. Francesco mor Goro, lavoratore de i Sertini; et ha lasciato una famigliuola assai sconcia, per quanto intesi dalla moglie, che fu qui hiermattina a pregarmi ch'io dovessi darne parte a V. S. e di pi ricordargli la promessa che V. S. fece al medesimo Goro et alla Antonia sua figliuola, cio di donargli una gammurra nera quando ella si(628) maritava. Adesso  alle strette, e domenica, che sar domani, dice che si dir in chiesa; e perch ha consumati quei pochi danari che haveva, in medicamenti e nel mortorio, dice ritrovarsi in gran necessit, e desiderar di sapere se V. S. pu farle la carit. Io gl'ho detto che gli far sapere quanto V. S. mi risponder.
Non saprei come darle dimostrazione del contento che provo nel sentire che ella si va tuttavia conservando con sanit, se non col dirle che pi godo del suo bene che del mio proprio, non solamente perch l'amo quanto me medesima, ma perch vo considerando che se io mi trovassi oppressa da infirmit o pure fossi levata dal mondo, poco o nulla importerebbe, perch a poco o nulla son buona, dove che nella persona di V. S. sarebbe tutto l'opposito per moltissime ragioni, ma in particolare (oltre che giova e pu giovare a molti) perch con il grande intelletto e sapere che gl'ha concesso il Signor Iddio pu servirlo et onorarlo infinitamente pi di quello che non posso io; s che, con questa considerazione, io vengo ad allegrarmi e godere del suo bene pi che del mio proprio.
Il S.r Rondinelli si  lasciato rivedere, adesso che le sue botte si sono quietate. Rende le salute a V. S., e similmente il S.r Ronconi.
Assicuro V. S. che l'ozio non mi d fastidio, ma pi presto la fame, cagionata, credo io, non tanto dal molto esercizio che fo, quanto da freddezza di stomaco, che non ha il suo conto interamente del dormire il suo bisogno, perch non ho tempo. Fo conto che l'oximele e le pillole papaline supplischino a questo difetto. In tanto gl'ho detto questo, per scusarmi di questa lettera che apparisce scritta molto a caso, essendomi convenuto lasciare e ripigliar la penna pi d'una volta avanti ch'io l'habbia condotta. E con questo gli dico a Dio.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 22 di 8bre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Conforme a che V. S. m'impone nell'altra sua, comparsami dopo che havevo scritto, scrivo alla S.ra Ambasciatrice. Non so se le tante occupazioni mi haveranno tanto cavato del seminato che io non habbia dato in nulla; V. S. vedr e corregger, e mi dica se gli manda anco il Crocifisso di avorio.
Spero pure che questa settimana V. S. haver qualche resoluzione circa la sua spedizione, e sto ardendo di desiderio di esserne partecipe ancora io.



2755..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 22 ottobre 1633.

L'autografo della presente, che fece parte del fondo menzionato nell'informazione premessa al n. 37, corse le sorti medesime delle lettere che pubblicammo sotto i nn.i 1023, 2140: cfr. pag. 418 del Catalogo di manoscritti ecc., citato al n. 1023. Prima per che avvenisse la dispersione della Biblioteca BONCOMPAGNI (nella quale portava la segnatura Busta 608, n. 53), noi avevamo potuto collazionare anche questo documento.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.ron mio Oss.mo

Sento incredibil contento dall'intendere il buon progresso delle speculazioni di V. S. e la speranza che ha di continuare questo verno in iscrivere: perch, oltre al sollevamento che le d il gusto di ritrovare cose nuove e pellegrine, sono di parere che sia per arrecarle notabilissimo scarico delle passate traversie appresso di qualsivoglia persona intendente; le quali vedranno che V. S. non s'era talmente ingolfata, come molti hanno detto, nella considerazione del sistema Copernicano, che non avesse altrettanto e pi filosofato intorno ad altre materie, lasciate sino a ora illibate dagli altri ingegni: anzi, essendo queste di sua propria invenzione e provate con rigorose dimostrazioni geometriche, faranno fede al mondo che gli errori sono stati d'altri, bench resi pi probabili da lei; ma quello che depende totalmente et ha avuto principio dal suo ingegno, conclude necessariamente e senza alcuna sorta di scrupolo.
Mi par mill'anni che s'effettui la buona volont del Sig. Card.le Barberino circa al rimandarla alla sua quiete; e sino a che io non la vedo qua, temo sempre di qualche intoppo. Piaccia al Signore che il mio timore sia vano, e che tornando in qua possa continuare con maggior fervore e quiete i suoi studi. E facendole reverenza, le prego da S. D. Maest sanit e ogni bene.

Firenze, 22 di Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Obl.mo e Aff.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2756...

PIETRO MAZZEI a GALILEO [in Siena].
Pisa, 25 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 33. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ne Oss.mo

Dal S.r Taddei(629) mi  stato inviato il mandato di V. S., et ordinatomi a chi devo pagare li d. 500 che li spettano(630); e con haver subito adempiuto in questo la sua volont, resto con desiderio particolare di servir V. S. in che altro da me li piacessi valersi. E con farle reverenza con ogni affetto, resto pregando il Signore la conservi e la guardi.

In Pisa, li 25 8bre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo S.r D.r Galilei.
Aff.mo S.re
Pietro Mazzei.



2757...

GIO. BATTISTA GONDI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Parigi, 25 ottobre 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4644 (non cartolata). - Autografa.

.... Et hebbi ancora i libri del S.r Galileo, quali fo legare e saranno grati, come saranno ancora a suo tempo gli occhiali(631): e per metto in considerazione a V. S. Ill.ma di mandarmegli quanto prima per via di Livorno, potendosi, e bene accomodati, in modo da non si potere rompere....



2758...

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 27 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 325. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Accuso a V. S. la sua lettera de'24. A Suor Maria Celeste mander quelle che V. S. mi ha inviate per lei, et se ella mi far haver quella scatola o altro, la indrizzer a V. S., ben raccomandata al procaccio et a cotesto Maestro della Posta.
Non ho gi trovato tra queste lettere, che V. S. mi ha inviate per sua figliuola et per Fra Fulgenzio(632), quella che V. S. dice per il Francini, detto il Tordo(633); et sar rimasta per errore sul tavolino. Al Residente Buondelmonti(634) si mander et raccomander quella per Venezia, che tanto preme a V. S.
Sodisfar le decime(635), et aspetter da V. S. il favor della relatione che ell'har havuta dal S.r Can.co Cittadini(636). Et le bacio di cuore le mani, a nome anche di Alessandro mio fratello. La Corte torner sabato dal Poggio.

Di Fiorenza, 27 di Ot.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2759.

GIO. BATTISTA DONI a [GALILEO in Siena].
Roma, 27 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 327. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Mi  giunta gratissima la cortese di V. S., s per l'annuncio che mi d della sua salute, s anco per l'occasione che mi porge, bench in piccola cosa, di servirla; il che io far sempre con molto mio gusto, et tanto pi quando mi commander cose di rilievo. Procurer fra tanto di dar quanto prima recapito al piego inviatomi, come di gi harei fatto se conoscessi la persona a chi va. Sento anco con molto mio contento che Mons.r Arcivescovo tenga memoria di me, che sono forse de'pi antichi e partiali servitori ch'egl'habbia qua. La prego a mantenermeli in grazia, e riverirlo anco a mio nome. La soave conversatione di S. Sig.ria Ill.ma son sicuro che gli rende molto meno noiosa la sua absenza dalla casa propria. Oh s'io potessi gustare alcuna volta de i loro dotti e sensati ragionamenti, quanto mi terrei contento!
Quanto a'miei studii, sappia V. S., ch'io attendo pi che mai alla musica, dove, per quel poco di talento che Dio m'ha dato, mi pare d'havere scoperto sin qui (oltre le cose cavate da i manoscritti greci) bellissime osservationi, cos nella parte del melos come ritmo, et in particolare circa i modi o tuoni antichi, con pensiero, quando che sia, di provare se mi riuscir ridurli in pratica con un nuovo instrumento che ho per la fantasia, nel quale si potranno sonare le consonanze nella loro perfezzione. Io spero che dal libro composto sopra la Lira Berberina(637) (il quale uscir presto fuori) si potr giudicare quello ch'io possi fare in questo genere. Desidero che V. S. mi favorisca d'avvisarmi di qual materia sono fasciate le ruote che percuotono le corde di quell'instrumento del Sig.r Principe D. Lorenzo. E baciandoli affettuosamente la mano, prego S. D. M.t a concederli quanto desidera.

Di Roma, questo d 27 d'Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re


alla quale bacio di nuovo le mani, e di nuovo me li offerisco prontissimo a servirla in ogni occorrenza.


Aff.mo Serv.re di cuore

[vedi figura 2759.gif]



2760..

CLAUDIO COSTAMEZZANA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Piacenza, 27 ottobre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 82) [Edizione Nazionale].



2761..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 29 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 132. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

V. S. non si pigli fastidio del mio timore circa al suo ritorno in qua, perch non  fondato in altro che nell'aver visto sino a ora la poca fortuna che ha avuto appresso i superiori con i quali ha avuto ultimamente a trattare; ch del resto io non ho avviso nessuno di Roma. Mi rallegro che le speculazioni continuino felicemente a somministrarle materia di diversione da i travagli; e spero che tirando a fine i disegni, accennatimi con l'altra sua, intorno a tante belle e intatte materie filosofiche, sia per risarcire appresso a tutte le persone studiose, con grandissimo avanzo, tutto quello che potesse avere scapitato per la disgrazia di quest'altri malaugurati Dialoghi. E facendo a V. S. reverenza, le prego dal Signore Dio sanit, lunga vita e ogni bene.

Firenze, 29 di Ott.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2762..

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a [GALILEO in Siena].
Roma, 30 ottobre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCI, n. 122. - Autografa la lettera, come pure il poscritto di BENEDETTO MILLINI.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

D S.r Primicerio Tolomei(638) mi scrive che V. S. del continovo favorisce di ricordarle la spedizione degli interessi del mio figliuolo, e che ella si compiace d'honorarmi della sua grazia. A me non  stato nuovo il sentir gl'effetti della sua gentilezza, essendo suo proprio il favorire i suoi servitori, obligandosegli sempre con le cortesie. Io conosco quanto devo a V. S., e mi reputo da qualcosa mentre da lei vengo s fattamente honorato. Sono tanto superbo per simili favori, ch'io ardisco di suplicar V. S. della continovatione.
Questi Ecc.mi miei SS.ri(639) hanno sempre discorso sopra V. S., e la vorrebbono, ora che si veglia, nella conversatione, dove si fa continova mentione della sua persona.
Il S.r Benedetto Mellini  prontissimo servitore di V. S. Credo che in breve dar luce (sic) la sua prima commedia(640), e V. S. sar il primo, fuori di Roma, a vederla. Ricordo a V. S. la pronta volont che ho di servirla, e col medesimo Sig.r Mellini la reverisco di cuore.

Di Roma, il 30 di Ottobre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.o et Oblig.mo Ser.re
Gio. Fran.co Tolomei.

Io Benedetto Millino affermo quanto di sopra, mano propria.



2763.

MATTIA BERNEGGER a GIO. MICHELE LINGELSHEIM in Heidelberg.
Strasburgo, 30 ottobre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato nella informazione premessa al n. 2613, car. 99r. - Minuta autografa.

Vir summe, parentis loco mihi semper observande,

Glaserus(641) noster, quem, occupatissimum hactenus, appellare nondum licuit, superiori septimana Galilaeum cum litteris ad me misit, in quo per hanc hyemem convertendo tanto progrediar alacrius, quod autorem cum instituto meo tibi, cuius iudicium facio pro eo ac par est maximi, non displicere animadverto. Nec avocabunt ab intentione isti ad portam nescio qui; non enim Hannibales, adeo nihil strenue hic geritur: nisi forte labores intercipiat epidemia lues, quae septimana superiore 349 homines apud nos absumpsit....
20 Oct.(642) 1633.



2764..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 31 ottobre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 243. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho tardato a scriver questa settimana, perch desideravo pur di mandar gl'ortolani, de i quali finalmente non se ne trovano, e intendo che finirono quando cominciorno i tordi. Se pure io havessi saputo questo desiderio di V. S. alcune settimane in dietro, quando andavo pensando e ripensando a quello che gl'havessi potuto mandare che gli fossi grato! Pazienza: ella  stata sventurata ne gl'ortolani, come fui io nelle starne, poi che feci fino smarrir l'astore.
Geppo torn hieri da S. Casciano, e port le due scatole, che V. S. mi ha mandate, ben condizionate: e gi che da lei ne fui fatta assoluta padrona, mi sono prevalsa di questo titolo non mandandone altrimenti la met alla Cognata, ma s bene ne ho mandate 2 torte e due biricuocoli al Sig.r Geri, dicendoli che V. S. desiderava che ne partecipasse anco la Sestilia; del restante ho havuto caro di farne parte al Sig.r Rondinelli, il quale si dimostra inverso di noi tanto amorevole e cordiale, et anco a molte amiche. Son cose veramente di gran bont, ma anco di gran valore, che per questo non sarei cos pronta un'altra volta a far simil domanda(643), alla quale la liberalit di(644) V. S. ha corrisposto quadruplicatamente; et io centuplicatamente ne la ringrazio.
Alla moglie di Goro(645) ho fatto intendere il desiderio che V. S. ha di pareggiarsi con lei e farle la carit al suo ritorno: se poi essa torner a domandare, essequir quanto V. S. ordina; et il simile far a Tordo(646).
Il Ninci(647) sta assai ragionevolmente di sanit, e sodisfattissimo dell'assistenza del nostro Geppo. Suor Luisa comincia a sollevarsi alquanto dal letto; Suor Caterina Angela(648) si mor; la giovane(649) si va trattenendo, ma in cattivo stato.
Il vino da S. Miniato non  venuto, credo io per esser stato il tempo molto piovoso, che per questo non si sono ancora poste le fave nell'orto, ma si porranno il primo giorno che sia bel tempo. Si  ben seminata lattuga e cavoli, et anco vi sono delle cipolle. I carciofi son belli; de i limoni ve ne sono comodamente, ma pochi aranci.
La muletta ha havuto un poca di scesa in un occhio, ma adesso sta bene; e similmente la Piera sua governatrice, la quale attende a filare et a pregar Iddio che V. S. torni presto:  ben vero che non credo che lo faccia tanto di cuore quanto lo fo io; se bene, mentre che sento che V. S. sta cos bene, non so che mi dire, se non che il Signore corrisponde alla gran fede che ella ha nelle mie povere orazioni, o per meglio dire in una orazione che fo continua con il cuore, perch con la voce non ho tempo. Non gli mando pillole, perch il desiderio mi fa sperare che V. S. deva in breve venir da per s a pigliarle: star a sentire la resoluzione che ella haver questa settimana. La commedia, venendo da lei, non pu esser se non bella; fino a qui non ho potuto legger altro che il primo atto(650). Non mi manca materia da dire, ma s bene il tempo; e per questo finisco, pregando Nostro Signore e la Madonna Santissima che siano sempre in sua compagnia, e la saluto caramente in nome delle solite.

Di S. Matteo, l'ultimo di 8bre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2765..

SEBASTIANO BORSA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
[Novara], 1 novembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 83) [Edizione Nazionale].



2766.

GERI BOCCHINERI a GALILEO in Siena.
Firenze, 2 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 329. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ringrazio V. S. di quanto mi ha risposto per conto del Can.co Cittadini(651). La lettera per il Tordo(652) non credo che possa essere stata da V. S. inviata a S. Maria Celeste, perch non ho visto pieghetti grandi per lei; et mi dispiace che possa essere andata male. Di Suor Maria Celeste sudetta mando a V. S. aggiunta una nuova lettera; per deponga il dubio che le lettere di V. S. o di lei, inviate a me, capitino male, almeno per colpa della mia negligenza. La medesima Suor Maria Celeste m'invi 2 marzapani et 2 bericuocoli a nome di V. S., perch, serbandomene per me una parte, io mandassi l'altra a Poppi; ma io ho mandato tutto a 'l Sig.r Vincenzio et alla Sestilia, et nondimeno ringrazio V. S. della cortesia fattami.
Procurer che si scriva a Roma di nuovo per il negozio di V. S.; et questa volta s, che si haverebbe da haver la grazia!
Il Senatore degli Asini(653)  morto, et il Vescovo Cimenes(654) sta moribondo; et a V. S. bacio le mani, dubbiosi che le grandi pioggie che habbiamo non ci habbiano a far(655) diventar ranocchi.
Il successo felice seguito alli XI alle armi imperiali, che gi pu esser noto a Mons.r Ill.mo ospite di V. S., arreca accrescimento di gloria et di titoli al S.r Fra Ottavio suo fratello, et per questo conto me ne rallegro con V. S.

Di Fiorenza, 2 Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Mi condolgo all'incontro del caso del povero dottore Iacopo Cicognini, che, frenetico o pi tosto furioso, si butt da una finestra et subito mor.



2767..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 3 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 133. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Io avevo veramente tralasciato, nell'andar conietturando il tempo della liberazione di V. S., il capo che ella scrive, della sua infausta fortuna, se bene mi era caduta in pensiero per uno de'principali punti, anzi forse e assolutamente per il principale; tuttavia, per dar luogo alle speranze che ne poteva porgere la giustizia della causa, volentieri andavo ingannando me medesimo, dandomi a credere quello di che io vedo sin a ora per esperienza il contrario, bench non mi paia anche possibile che cos si possa durare lungo tempo, se bene non  piccolo lo spazio di cinque mesi. Ma lasciando da parte i pensieri e ragionamenti noiosi, mi rallegro che ella continui in buona sanit e nelle cortesi dimostrazioni che riceve da cotesta nobilt, oltre agli onori di Mons.r Ill.mo, le quali stimo e d'affetto e d'effetto quanto si possono desiderare da qual si voglia gran personaggio.
Qui V. S.  desiderata da tutti i suoi amici e servitori con estremo desiderio, argomentandolo da quello che ne tengo io, per aver occasione di servirla. Mi faccia grazia di ricordarmi servitore di Mons.r Arcivescovo; et a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio ogni contento.

Firenze, 3 di Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2768..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 5 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 245. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Se V. S. potessi penetrar l'animo et il desiderio mio come penetra i cieli, son sicura che non si lamenterebbe di me, come fa nell'ultima sua; perch vedrebbe e si accerterebbe che io vorrei, se fossi possibile, ogni giorno ricever sue lettere et ogni giorno mandarne a lei, stimando questa la maggior sodisfazione ch'io possa dare e ricever da lei, fino che piacer a Dio che ci possiamo goder di presenza. Credo non dimeno che da quelle poche ch'io gli scrivo cos acciarpate, V. S. possa comprendere che sono scritte con molta strettezza di tempo, il quale sabato passato mi manc affatto per poter mandarle il tributo debito; il che (sia detto con sua pace) ho caro che seguissi, perch in quelle sue lamentazioni scorgo un eccesso di affetto dal quale son mosse, e me ne glorio. Supplii non dimeno la vigilia di Ogni Santi, mandando la lettera al Sig.r Geri, la quale perch credo che gli sar pervenuta, non replico altro quanto a i quesiti ch'ella mi fa in questa ultima, se non quanto all'haver ricevuto il plico per Mess.r Ipolito(656), il quale V. S. non mi ha mandato altrimenti, e quanto a Geppo, dicendole che egli, doppo che mi port le scatole, non  tornato a S. Casciano, perch il Ninci(657) non haveva pi bisogno di lui; torner ad ogni modo a rivederlo un giorno di questa prossima settimana.
La buona fortuna ha corrisposto al mio buon desiderio, facendomi trovar gl'ortolani che V. S. desiderava; et in questo punto consegner la scatola, dentrovi della farina, al ragazzo, dandoli commesione che vadia a pigliarli al serbatoio ch' in Boboli, da un uccellatore del G. Duca che si chiama il Berna o il Bernino, dal quale gl'ho per grazia a una lira il paio; ma, per quanto mi dice il medesimo Geppo che hieri fu a vederli, sono bellissimi, et a'pollaiuoli intendo che vagliano fino in due giulii: il S.r Rondinelli poi per sua grazia ne favorir di accomodargli nella scatola, perch il ragazzo non havrebbe tempo di portarli qui e poi riportarli un'altra volta in gi, ma li consegner ad un tratto al Sig.r Geri. V. S. se li goda allegramente, e mi dica poi se saranno stati a sua sodisfazione. Saranno 20, com'ella desiderava.
Son chiamata all'infermeria, onde non posso dir altro se non che la saluto di cuore insieme con le solite raccomandate et in particolare di Suor Luisa, la quale sta assai meglio, Dio lodato. Il quale a V. S. conceda vera consolatione.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 5 di 9mbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2769.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 5 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 333a. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Stiamo con gran desiderio attendendo buon esito delle speranze date dal S.r C. B.(658) circa al ritorno di V. S. alla sua quiete, acci ella possa respirare da tanti travagli e insieme tirare avanti le cominciate speculazioni. Non mi dispiace di sentire che in Roma sia chi scriva ex professo contro, perch non credo che le siano per arrecare appresso le persone intendenti diminuzione alcuna di reputazione, bench siano sicuri che da lei non aranno contradizione n risposta; essendo io di parere che scriverranno cose s materiali e goffe, che senza alcuna replica chiariranno l'ignoranza e malignit delli autori. Se in tanto V. S. mander in luce queste fatiche che ora ha tra mano, si vedr che non risponde perch cede, come deve ogni persona cattolica, alle determinazioni de'superiori e acquieta l'intelletto alle loro decisioni, che sono verissime e irrefragabili; ma non  gi s debole, da esser convinta da ragioni cos frivole come mi vo immaginando che siano per essere quelle delli avversari. Se poi avvenisse, che non credo, che essi scrivessero talmente da convincer l'intelletto anche con ragioni e argomenti filosofici e naturali, so che V. S. lo stimerebbe per un grande acquisto, ancorch, dove hanno determinato persone illuminate da altro lume che dal naturale, sia superfluo il volerlo fiancheggiare con le debolissime ragioni inventate dagli huomini. Staremo a vedere e udire.
Ringrazio Mons.r Ill.mo dell'onore fattomi con suoi saluti, e desidero sommamente occasione e modo di mostrare a S. S. Ill.ma con effetto la devotissima servit che io le professo. Con che a V. S. facendo reverenza, le prego dal Signore Dio felice e presto ritorno e ogni felicit.

Firenze, 5 di Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2770...

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 6 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 247. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r Oss.

Suor Maria Celeste m'ha fatto un regalo molto bello e devoto; e s come  stata grande la stima che n'ho fatta, cos prego V. S. a renderlene particolari grazie in mio nome, oltre a quelle che le rendo con mia propria lettera.
Il Sig.r Ambasciator et io non ci siamo scordati di servir V. S. nel particolare della sua liberatione; e s'assicuri che non si lascier indietro offizio fatto con ogni premura per che la segua, essendo cos in obbligo di fare per i suoi gran meriti, singolarissime qualit et altri capi infiniti, concernenti ancora la nostra obbligatione. Et le bacio le mani.

Roma, 6 Novembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re


[vedi figura 2770.gif]
S.r Galilei.




2771...

GIO. FRANCESCO TOLOMEI a GALILEO in Siena.
Roma, 6 novembre 1633.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.ron mio Col.mo

Mentre stavo aspettando di sentire dal S.r Primocerio(659) che l'affittuario del mio figliuolo havesse sborsato il denaro de'frutti decorsi, mi vien inaspettatamente da Sua Signoria Rever.ma avvisato che la parte ha levato la causa dal giudice ordinario e ricorso al foro ecclesiastico, dove  giudice l'Illust.mo Vicario, quale  zio della parte: consideri come sto concio! Questi dottori dicono di non haver mai trovato che si cominci una lite col sequestro, mentre ci sono stabili equivalenti; dove si vede chiaramente che Mons.r Vicario la vuole a suo modo. Io era consigliato d'allegarlo sospetto; ma perch spero nella giustitia rettissima di Mons.r Arcivescovo, non ho voluto farlo:  bens necessario che Sua Sig.ria Ill.ma tenga le mani addosso al Vicario, acci io, fidandomi, non riceva danno. V. S. per sua benignit interponga il suo favore e m'aiuti, e, se si pu, si levi il sequestro e si litighi conforme al dovere. Mi dicono tutti questi giudici che s'io appello a Roma, in due giorni haver la sententia favorevole. Ora  il tempo, Sig.r mio gentilissimo, del suo patrocinio: spero dalla sua mano ogni bene, e la supplico di scusare la mia importunit. E per fine la riverisco di cuore.

Di Roma, li 6 9mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo et Oblig.mo Ser.re
Giovanni Francesco Tolomei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2772..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 7 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 249. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Guccio oste, qua nostro vicino, viene in coteste bande per suoi negozii, et io con questa occasione scrivo a V. S. questi pochi versi, dicendole che se nell'ultima ch'io gli scrissi mi lodavo della fortuna che mi fece trovar gl'ortolani, i quali all'hora mi pareva di haver in pugno, adesso me ne lamento, perch non volse che fossero il numero ch'io desideravo, s come a quest'hora V. S. haver veduto, et anco inteso dal Sig.r Geri. La causa fu, perch fra quelli che haveva il Berna(660) non ve ne furono de i buoni altro che quegl'undici; e poi che Geppo haveva fatto l'errore di pigliar questi pochi, doppo haver io fatto cercar de gl'altri qui in paese et in Firenze, mi risolvei a mandarli, inanimita dal guardaroba qui del Poggio Imperiale, il quale disse che erano gran presente di questo tempo che non se ne trovano. Basta, V. S. accetter se non altro la mia buona volont.
Mess.r Ipolito(661) mand per li 4 scudi, e glieli mandai subito.
Il vino da S. Miniato non comparisce. L'orto non si pu ancora lavorare, ch  troppo molle. Il ragazzo  andato oggi a riveder il Ninci(662).
Suor Luisa sta meglio, ma non bene affatto: saluta caramente V. S., et il simile fanno S.r Arcangiola, Madonna, S.r Cammilla et il suo babbo, il quale  un pezzo che non si  lasciato vedere mediante il cattivo tempo, ma scrive spesso. Nostro Signore la conservi.

Di S. Matt.o, li 7 di 9mbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2773..

GIO. MICHELE LINGELSHEIM a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Heidelberg, 7 novembre 1633.

Dalla pag.49 dell'opera citata nella informazione premessa al n. 2646.

.... In Galilaeum iam intentus, pelle tristes cogitationes omnes et de futuris curas. In Deo confidamus, qui omnia in bonum suorum dirigit.

Heidelbergae, 28 Octobr.(663) 1633.



2774..

CESARE MONTI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Madrid, 11 novembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b. 86) [Edizione Nazionale].



2775..

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Siena].
Arcetri, 12-13 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 251-252. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Con l'occasione che mi si porge della venuta cost del lavoratore di Mess.r Santi Bindi, scrivo di nuovo a V. S., dicendole in prima che mi maraviglio ch'ella in quest'ultima non tratti di haver havute lettere di Roma n risoluzione circa il suo ritorno, il quale pur si sperava quest'Ogni Santi, per quanto mi disse il Sig.r Gherardini(664). Desidero che V. S. mi dica come veramente passa questo negozio, per quietar l'animo(665), et anco sopra a che materia sta scrivendo di presente, se per  cosa che io possa intenderla: e non habbia sospetto ch'io cicali.
Tordo(666) ha havuti li 4 d., come gli scrissi gioved passato, e li SS.ri Bini mi hanno mandato a domandare per Domenico lavoratore i danari del fitto della casa. Ho risposto che si dar sodisfazione subito che V. S. ne sar consapevole e me ne dar l'ordine.
Nell'orto non si  potuto lavorare altro che una mezza giornata fino a qui, mediante il tempo che va tanto contrario, il quale credo che sia buona causa che V. S. travagli tanto con le sue doglie.
Le due lib. di lino che mand per Geppo mi paiano del medesimo di quello che vale 20 crazie, il quale riesce buono, ma secondo il prezzo credo che potrebbe esser migliore. Quella lib. sola di 4 giuli  finissimo, e non  caro.
Mess.r Giulio Ninci sta bene affatto, per quanto intendo da Geppo, e c'ha mandate dell'amorevolezze: e particolarmente Mess.r Alessandro(667) suo cugino mi mand un cedro, del quale ne ho fatti questi 10 morselletti che gli mando, che per esser un poco aromatici saranno buoni, se non per il gusto, per lo stomaco. V. S. potr assaggiarli e, se gli giudica a proposito, presentarli a Mons.r Ill.mo insieme con la rosa. Il pinocchiato con quei due pezzi di cotognato gl'ho havuti dalla mia S.r Ortensia, alla quale in contraccambio mandai una di quelle torte che mi mand V. S.
Non mando pillole, perch non ho havuto tempo a riformarle, oltre che non sento che gli bisognino.
Al ritorno del latore di questa, sar conveniente ch'io gl'usi amorevolezza, havendolo richiesto: havr caro che V. S. mi avvisi quel che potr dargli, per sodisfarlo e non soprapagarlo; gi egli viene cost principalmente per servizio suo proprio.
Finisco con far le solite raccomandazioni, e dal Signor Iddio gli prego vero contento.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 12 di 9mbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

La pioggia continua non ha concesso a Giovanni (che cos si chiama il latore di questa) che egli possa partire questa mattina che  domenica, et a me in tanto lascia campo per cicalar un altro poco, e dirgli come poco fa mi sono cavata un dente mascellare grande grande, che era guasto e mi dava gran fastidio; ma peggio  che ne ho de gl'altri, che fra poco faranno il simile.
Dal Sig.r Rondinelli intendo che i due figliolini di Vincenzio Landucci di presente hanno buon governo da una donna che egli ha tolto in casa a questo effetto da poco in qua. Lui  stato male di febbre, ma va migliorando.
Desidero di sapere come Vincenzio nostro scrive spesso a V. S.
Per rispondere a quel particolare che ella mi dice, che le occupazioni sono tanto salutifere, io veramente per tali le riconosco in me medesima; ch se bene talvolta mi paiano superflue e incomportabili, per esser io amica della quiete, con tutto ci a mente salda veggo chiaramente, queste esser la mia salute, e che particolarmente nel tempo, che V. S.  stata lontana da noi, con gran provvidenza ha permesso Nostro Signore che io non habbia mai, si pu dire, un'hora di quiete, il che mi ha impedito il soverchiamente affliggermi: il che a me sarebbe stato nocivo, et a lei di disturbo e non di sollevamento. Benedetto sia il Signore, dal quale spero nuove grazie per l'avvenire, s come tante ce ne ha concesse per il passato. In tanto V. S. proccuri di stare allegra e confidare in Lui, che  fedele, giusto e misericordioso; e con Esso la lascio.



2776..

DINO PERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 12 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 178. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Sono stato parecchie settimane fuor di Firenze, parte nel Valdarno e parte nelle Chiane d'Arezzo, per vedere, come padrone o fattor di casa, diversi nostri poderi, che vanno in rovina, con le case e con ci che v', per gli assassinamenti de'contadini. Trovo che mio padre era di sangue troppo dolce, e il suo figliuolo, che a certi tempi non vorrebbe somigliarlo, patisce fuor di modo in violentar la natura e mostrar il viso acerbo; e pi patisco, ed  un tormento continuo, nell'havere il cervello sempre rinvolto in queste porcherie di traffichi mercantili, e bandito affatto da ogni filosofica speculatione.
Ho letta la lettera di V. S. Ecc.ma, inviata gi al Sig. Niccol(668); e perch'io ne ritraggo confermatione di quanto s'era inteso per altra banda, mi veggo lontano dall'impiego desiderato(669). Mi quieto in ogni modo in patienza, et a V. S. Ecc.ma resto con obligo grandissimo, vedendo quanto volentieri ella mi habbia favorito, e quanto pi mi favorirebbe se pi ci fusse luogo di estender la sua amorevolissima mano. Le ne rendo gratie infinite, e vivo con particolar desiderio di mostrarle qualche gratitudine di questo e di tanti altri favori che mi stanno scolpiti nel cuore. Bacio a V. S. Ecc.ma devotamente le mani, e le desidero ogni bene.

Fir.ze, 12 Novembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo e Devotiss.o S.re
Dino Peri.



2777..

RANUCCIO SCOTTI ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Lucerna, 12 novembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 85) [Edizione Nazionale].



2778..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 13 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 335. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Hiermattina nella mia audienza supplicai efficacemente S. S.t d'ordinare che V. S. potesse liberamente tornar alla casa sua, havendo obbedito sin hora a quanto gli  stato comandato, con rappresentar quel di pi che ho stimato giovevole per facilitarli la grazia; e la S.t S. mi replic che se ne parlerebbe in Congregatione, soggiugnendomi bene di sentir con disgusto che ci siano alcuni che mettino insieme scritture per corroborar e difender l'opinione publicata da V. S. A che soggiunsi che questo non doveva pregiudicar a V. S., la quale ero sicuro che non vi haveva parte alcuna: onde S. B.ne mi replic di nuovo che non haveva veramente sentito parlar di lei, ma d'alcuni altri, i quali guardinsi dal Santo Offitio, perch se saranno arrivati se n'accorgeranno. Do parte a V. S. di tutto questo confidentemente per ogni buon rispetto, e col mio solito desiderio di servirla le bacio le mani.

Di Roma, 13 Nov.bre 1633.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2779.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 13 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 201. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.

Parlai hiermattina a S. S.t della liberatione del Sig.r Galileo, a fin che fusse gratificato di potersene tornar a Firenze, dopo cinque mesi di relegatione in Siena. S. S.t mi rispose che vederebbe quel che si potessi fare, e che ne discorrerebbe in Congregatione del S. Uffitio; ma che in tanto mi faceva sapere che ell'haveva notizia che vi eran alcuni che scrivevano in difesa della sua opinione. Io replicai di poter assicurar S. B. che queste cose non succedevano di sua participatione o commissione, e che io la supplicavo a restar servita di compiacersi che i delitti de gl'altri non le nuocessero. Replic di non saper che egli vi havesse parte, ma che guardinsi pur quei tali dal S. Offitio: e tornando io di nuovo a quasi i medesimi concetti, la supplicai di nuovo instantemente, in nome del Ser.mo Padrone, del favore della grazia, e mi fu risposto il medesimo. Attender hora il rescritto del memoriale sta[to da me] anche efficacemente raccomandato al Maestro di Camera, che, come Secretario de'Memoriali, lo deve negotiar di nuovo per pigliarvi la risolutione; come ancora star a sentire se in Congregatione se ne parli mercoled mattina; e di quel che si sar ottenuto sar V. S. Ill.ma ragguagliata. Mentre in tanto le bacio affettuosamente le mani.

Roma, 13 di 9mbre 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2780..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 16 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 337. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il S.r Ambasciatore Niccolini risponde in proposito di V. S., con sua lettera de'13(670), di havere fatto l'offizio con S. S.t, acci doppo 5 mesi di relegatione in Siena le fusse permesso di tornare a Fiorenza, et soggiugne queste parole precise: "S. S.t mi rispose che vedrebbe quel che si potesse fare, et che ne discorrerebbe in Congregatione del S.to Offitio; ma che intanto mi faceva sapere ch'ell'haveva notizia che vi erano alcuni che scrivevano in difesa della sua opinione. Io replicai di poter assicurar S. B.ne che queste cose non succederanno di sua participatione o commissione, et che io la supplicavo a restar servita di compiacersi che i delitti degli altri non li nuocessero. Replic di non saper che egli vi havesse parte, ma che guardinsi pur quei tali dal S.to Offitio: e tornando io di nuovo a quasi i medesimi concetti, la supplicai di nuovo instantemente, in nome del Ser.mo Padrone, del favor della grazia, et mi fu risposto il medesimo. Attender hora il rescritto del memoriale stato da me anche efficacemente raccomandato al Maestro di Camera, che, come Segretario de'Memoriali, lo deve negoziar di nuovo per pigliarvi la risolutione; come ancora star a sentire se in Congregatione se ne parli mercoled mattina: et di quel che si sar ottenuto dar ragguaglio".
Piaccia hora a Dio che V. S. et noi tutti possiamo restar consolati, et le bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, XVI Nov.re 1633.

Soggiugnendole che con questo ordinario non ho lettere di V. S.


Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2781..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 18 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 253. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho ricevuta la sua gratissima insieme con li 4 biricuocoli, quali ho consegnati alla Piera acci li dispensi alle vicine. Mi son grandemente rallegrata di sentire che V. S. esca fuori della citt a pigliar aria, perch so quanto gli sia utile e dilettevole. Piaccia pur a Dio che ella possi venirsene presto a goder la sua casetta, per il fitto della quale ho mandato stamani a i padroni li d. 17 1/2, perch facevano instanza di haverli, et a V. S. mando la nota delle spese fatte per la medesima casa: dicendole anco come il fabbro ha reso li 3 barili di vino che ci doveva;  di quello del Navicello, et  buono a bastanza per la servit: s che adesso si  riavuto tutto quello che si era dato, o per dir meglio prestato.
La verdea non  ancora in perfezione; ma quando sar, procurer di haverne della esquisita, e quest'huomo ci far servizio di portarla. Volevo mandargli delle melarance dell'orto, ma dalla mostra che me ne ha portata la Piera ho veduto che non sono tanto fatte. Se la buona sorte faceva che V. S. trovassi almeno una starna o cosa simile, l'havrei havuto carissimo per amor di quella poverella giovane ammalata(671), la quale non appetisce ad altro che a qualche salvaggiume. Nel plenilunio passato stette tanto male, che se li dette l'Olio Santo; ma adesso  ritornata tanto che si crede che arriver alla nuova luna. Discorre con una vivacit grande, e piglia il cibo con agevolezza, pur che siano cose gustose. Hiernotte stetti da lei tutta notte; e mentre gli davo da mangiare, mi disse: "Non credo gi che quando si  in termine di morire si mangi come fo io; con tutto ci non mi curo di tornare in dietro, ma sia pur fatta la volont di Dio". Il quale io prego che a V. S. conceda la Sua santa grazia; e la saluto in nome delle solite.

Di S. Matteo in Arcetri, li 18 di 9mbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2782.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 19 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 339. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

A Suor Maria Celeste ho mandato hoggi le lettere di V. S. et della S.ra Ambasciatrice, perch non prima hanno le Monache mandato la Piera per esse; et al S.r Guiducci far haver l'altra che mi ha inviata V. S., et che mi  stata recapitata in questo punto.
Ringrazio V. S. di quanto mi ha risposto del negotio del S.r Can.co Cittadini, et a me pare mille anni che questa donna importuna si vadia con Dio(672).
Le Monache hanno havuto anche questo anno il tributo dell'orto, cio le melagrane, che tutte si sono custodite per loro.  ben vero che Geppo ne lasci sul frutto alcune piccole, che egli disse di non poter arrivare, et promesse di venire per esse un'altra volta con un huomo maggiore di lui, che le arrivasse; ma non lo ha poi fatto, et cos le grandi acque, che sono di poi venute, le hanno marcite et fatte cadere. Vedr se potr provvederle le 50 pere che V. S. chiede; ma mi sar pi difficile il trovar modo da mandargliele.
Io dubito che il S.r Vincenzio habbia da esser privato della Cancelleria, perch li ministri tutti de'Nove, et massime il S.r Luca degli Albizi, lo tassano di trascurato, et che o non resti capace o non esseguisca bene gli ordini del Magistrato(673). Ho cercato et cerco, se non di giustificarlo, almeno di scusarlo, con prometterne la emenda, acci egli sia conservato nell'offizio, perch meglio sarebbe non lo havere mai havuto che hora esserne privo; et questo licenziamento et privatione gli sarebbe poi sempre di eccezzione per altri offizii che egli chiedesse. Sarebbe dunque bene che V. S. scrivesse in sua raccomandazione al S.r Luca degli Albizi, et quanto prima, et anche al S.r Bal Cioli, sebene con questo forse basto io solo. Ma col S.r Luca  necessario di farsi presto l'offizio. Et scriva poi anche al S.r Vincenzio che vegga di esser pi diligente, con badare al negozio senza svagarsi o perder tutto il tempo particolarmente dietro a una inventione nuova di buonaccordo, perch a queste si ha da attendere quando il tempo avanza; sebene egli dice che questa  una persecutione de'ministri della Cancelleria, perch non sono mai stati riconosciuti da lui di regali: et comunque si sia, egli ha bisogno di raccomandarsi et non di chieder giustizia, che per lui sarebbe, nel modo sudetto, troppo grave et rigorosa. Et a V. S. bacio di cuore le mani.
Ho fatto et vado facendo quanto posso in aiuto del S.r Vincenzio, come lo fa anche Alessandro(674), ma ho bisogno di aiuto.

Di Fiorenza, 19 Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2783.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 20 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 203. - Autografa la sottoscrizione.

.... Havr visto V. S. Ill.ma ch'io havevo esequiti gli ordini del Padron Ser.mo, inviatimi mentre S. S.t era in campagna, a proposito del S.r Galilei, nella prima audienza ch'io habbia ottenuta; ma questa poca d'indisposittione(675) ha sospeso ogni cosa: onde non sia maraviglia se, non ostante che il memoriale sia stato rimesso alla Congregatione del S.to Offizio, non vi si sia presa risoluttione, perch senza l'intervento di S. B.ne non si farebbe....



2784..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Siena].
Roma, 22 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 146. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio e P.ron Oss.mo

Non ho pi scritto a V. S. da che  partita di Roma, per haver havuto di lei spesso nuova dal Sig. Tolomei, Padre Castelli e S.r Raffaello Maggiotti et inteso che fa tuttavia di bellissime speculationi, che l'ho sentito con molto gusto, come anco che se la passi allegramente e stia bene di sanit. Hora, con occasione del ritorno in Fiorenza dell'Ecc.mo Sig.re Marchese Salviati(676), ho voluto baciarle le mani, come fo col mezzo di questa, ricordandole insiememente il desiderio c'ho di servir V. S. e quanto sia bramoso d'ogni suo bene. Non resti dunque d'impiegarmi dove crede che sia buono a servirla; et intanto star attendendo il frutto delle sue belle speculationi, volendo credere che sia per publicarle poi insieme con l'altre sue cose intorno alli moti, acci non si perdano tante novit e cos belle fatiche. Si conservi sopra tutto sana; e resto pregandoli da N. S. Dio ogni maggior prosperit e contentezza, baciandole di nuovo le mani, con pregarla a far riverenza a mio nome a Mons.r Arcivescovo, con ricordarmeli servitore.

Roma, li 22 di Novembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti Linc.



2785..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Siena].
Arcetri, 23-24 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 255-256. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Sabato sera mi fu resa l'ultima di V. S. insieme con una della Sig.ra Ambasciatrice di Roma, piena di affettuosi ringraziamenti del cristallo e di condoglienza mediante la privazione che per ancora V. S. ha di potersene venire a casa sua; e veramente che ella dimostra di esser quella gentilissima Signora che V. S. pi volte mi ha dipinta. Non mando la lettera, perch sto in forse se devo riscrivergli; ma prima aspetter di sentire che risposta habbia V. S. di Roma.
Non lascio di far diligenza per trovar le pere che V. S. desidera, e credo che far qualcosa. Ma perch intendo che quest'anno le frutte non durano, non so se sar meglio che, quando io le habbia, le mandi, e non aspetti il suo ritorno, che potrebbe indugiar qualche settimana a seguire, o almeno il desiderio me ne fa temere.
Il Sig.r Geri c'ha fatto parte di tutte le frutte dell'orto, delle quali ve ne sono state poche e poco buone, per quanto ho inteso da Geppo che andava a corle; e particolarmente delle melagrane la maggior parte  stata la nostra, ma, come gli dico, stentate e poche.
Domenica prossima cominciamo l'Avvento, onde se V. S. ci mander i biricuocoli, ci saranno grati per far colazione la sera; ma basteranno di quelli pi dozzinali, come quelli che mand alle vicine, le quali dice la Piera che insieme con lei ringraziano V. S. e se le raccomandano: et il simile facciamo noi tutte, pregando Nostro Signore che la feliciti.

Di S. Matt.o in Arcetri, li 23 di 9mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.e
Fig.la Aff.ma
Suor Mar. Celeste.

V. S. volti carta(677).

Mercoled sera vicino alle 24 hore, doppo che havevo scritto la prima faccia, comparve qui Giovanni e mi rec le lettere di V. S. al Sig.r Geri. Non fu possibile il mandarle prima che la mattina seguente, come feci di buon'hora. Hebbi anco il paniere, entrovi 12 tordi; gl'altri 4, che havrebbero compito il numero che V. S. mi scrive, bisogna che qualche graziosa gattina se gli sia tolti per assaggiarli avanti a noi, perch non vi erano, et il panno che li copriva haveva una gran buca. Manco male che le starne e le acceggie erano nel fondo: delle quali una, e due tordi, donai all'ammalata(678), che ne fece grande allegrezza, e ringrazia V. S.; un'altra, e medesimamente 2 tordi, ho mandato al Sig.r Rondinelli; et il restante ci siamo godute insieme con le amiche: et ho havuto gran gusto di scompartir il tutto fra molte persone, perch cose buscate con tanta diligenza e fatica  stato bene che siano partecipate da parecchi. E perch i tordi arrivorno assai stracchi,  bisognato cuocerli in guazzetto, et io tutto il giorno sono stata lor dietro; s che per una volta mi sono data alla gola da vero.
La nuova che V. S. mi d della venuta di quelle Signore, mi  stata tanto grata, che, doppo quella del ritorno di V. S., sto per dire che non potrei haver la migliore; perch, essendo io tanto affezzionata a quella, con la quale haviamo tanto obligo, desidero sommamente di conoscerla di vista.  ben vero che alquanto mi disturba il sentire che esse mi habbino in tanto buon concetto, essendo sicura che non riuscir in voce quale mi dimostro per lettera; e V. S. sa che nel cicalare, o, per dir meglio, nel discorrere, io non sono da nulla. Ma non mi curo per questo di scapitar qualche poco appresso di persone tanto benigne, che mi compatiranno, pur che io contragga servit con la mia cara Signora. Andr in tanto pensando a qualche regalo, da povera monaca.
Havr caro che V. S. vegga di farmi haver i cedrati, perch io non saprei dove gli buscare; e mi sovviene che il S.r Aggiunti(679) gliene mand parecchi bellissimi l'anno passato, s che V. S. potr tentare anco adesso: et io poi mi metter a bottega a far i morselletti, con mio grandissimo gusto d'impiegarmi in questo poco per servizio di Mons.r Ill.mo, e mi pregio grandemente di sentire che questi siano anteposti da Sua Sig.ria a tutte le altre confetture. Saluto di nuovo V. S. e gli prego felicit.



2786...

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 26 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 341. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Hieri feci imbottare nella mia villa barili dieci di vino per la state, e credo sar buono: la spesa  stata lire sedici e mezo la soma; il restante de'quaranta scudi lo consegner al Sig.r Geri.
Io sono ancora in Firenze, perch il Ser.mo Gran Duca mi ha ritenuto et occupato in certi calculi e considerazioni da farsi sopra i marmi da condursi per la facciata di S. Maria del Fiore; e credo che ancora mi tratterr qui dieci o dodici giorni, nel qual tempo e sempre, dovunque io mi sar, riterr fissamente il mio debito desiderio di servirla.
Mio fratello and quindici giorni sono in Alemagna per Fisico de'Ser.mi Principi.
Questo  quanto di nuovo posso dirle. Da lei desidero una volta haver nuova certa del suo ritorno, l'allungamento del quale fa penar di ansiet tutti i suoi veri amici, tra i quali io professo quanto ogn'altro di amarla, se ben conosco, fuor dell'amore, di haver manco merito di ogni altro di esser riamato. Supplisca a tal difetto l'abbondanza della sua cortesia, nella qual confido; et a lei con ossequio reverente bacio la mano.

Di Firenze, 26 9mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo et Cordial.mo S.re
Niccol Aggiunti.



2787.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 26 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 343. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io argumento dal mio il travaglio di V. S. per conto del S.r Vincenzio(680). Ho veduto quanto ell'ha scritto anche a lui, et mi pare ch'ell'habbia toccato li tasti buoni. Ma con tutto ci sospender di mandargli la lettera per non accrescere a lui la afflizzione, finch io vegga dove vadia a parare la cosa, perch il S.r Albizi(681) in voce ha risposto in modo, che tuttavia pi cresce in me la paura del precipizio, et non so se baster il S.r Bal(682) a ritenerlo, sebene l'istesso S.r Albizi ha soggiunto che per questo inverno crede che la mutatione non seguir; il che implicitamente inferisce che al pi lungo a Marzo seguir senz'altro. Io non lascio offizio n diligenza imaginabile, insieme con Alessandro(683), che possa giovare al negozio; et stimeremmo intanto bene che V. S. scrivesse al S.r Sen.re Cosimo del Sera, che so che le vuol bene, rallegrandosi prima dell'esser fatto Depositario, et poi lo pregasse di raccomandar caldamente al S.r Luca il S.r Vincenzio, credendo io che questo offizio gioverebbe assai: et  ben dovere che tutti ci sbracciamo per sostenerlo, tanto pi che le sue eccezzioni et querele non eccedono l'huomo dabene. Al S.r Bal non ho ancora presentata la lettera, per aspettar di discorrer seco del negozio di nuovo, gi che da 3 giorni in qua siamo tutti stati occupatissimi.
Ho trovato 60 pere, che mi paiono bellissime, con 7 melagrane; le ho accommodate in una cassettina, et 7 di esse, che non sono potute entrare nella cassetta, le ho messe in uno cestino con le melagrane; et l'uno et l'altro collo io l'ho consegnato, perch giunghino pi presto, al procaccio Bardella, acci li consegni cost al S.r Cittadini, Maestro della posta, franchi di porto, havendolo io pagato qui: et costano in tutto lire dieci, cos accommodate, et condotte che saranno. Piaccia a Dio che arrivino ben condizionate.
La ringrazio di quanto V. S. mi ha risposto de'denari di quella donna(684), la quale aspetta con desiderio il S.r Can.co Cittadini(685), che le porti anche quella scritta, perch senz'essa non pu haver l'anello.
La prego di leggere, recapitare et di accompagnare anche in voce, l'aggiunta per il S.r Bernardo Conti, creditore di certo residuo di pensione della Cancelleria de'fabbricanti di nostro padre(686): la quale era cara solo per la pensione, non che per altro; et chi chiede tempo, et non grazia, merita di essere essaudito: ma se Mess. Benedetto(687) non haveva hora questa disgrazia, ci potevamo hora liberare da questa noia. Iddio ha voluto cos per li nostri peccati.
Bacio le mani a V. S.
Il S.r Ambasciatore dice che, guarito che sia il Papa, vedr di cavare la resolutione del negozio di V. S.(688)

Di Fiorenza, 26 Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2788...

FRANCESCO GALILEI a GALILEO in Siena.
Venezia, 26 novembre 1633.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Io ho sempre sentito dolor grande de'travagli di V. S., e vorrei sentire che fusse del tutto libero.
Quanto alla riscossione della sua pensione di Brescia(689), ho gi cavato le Ducali e domattina le presenter al Rev.mo M.ro Fulgentio(690); e prima non  seguito, perch s'attendeva la fine del suo affare di Roma. In questo rester servito senza dilazione. Mi honori de'suoi comandi, sempre che gli occorra altro di Venetia; et con vero affetto la riverisco.

Venetia, ad 26 Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo et Obblig.mo Serv.re
Fran.o Galilei.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re e P.ne mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Siena.



2789..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 26 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 257. - Autografa.

Amatiss.mo S.r Padre,

Gioved passato(691) scrissi a V. S. lungamente, et hora scrivo di nuovo, solo per dirgli che hieri venne 10 barili di vino da S. Miniato al Todesco. Intendo dalla Piera che ci fu a vederlo imbottare il servitore del Sig.r Aggiunti, et anco che lo pag, ma ella non sa dirmi quanto per appunto. Se ne  piena una botte interamente, e credo che sia di 6 barili: l'altra di 5 1/2, perch non resti cos scema, ho detto che si finisca di empiere con di quello che bevano di presente, che  ragionevole; ma prima, che ne cavino parecchi fiaschi avanti che sia mescolato, per riempier l'altra di 6 barili; et anco noi ne piglieremo qualcuno, perch  vino leggieri e mi par buono per l'estate per V. S.: a me piace anco di questo tempo. La botte che non  mescolata si contrassegner per lasciarla stare, e l'altra potr servire per la servit.
Questo per hora m'occorre dirli. Finisco con le solite raccomandazioni, e prego Nostro Signore che la conservi.

Di S. Matteo in Arcetri, li 26 di 9mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor Mar. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2790..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 26 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 134. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Io sento con molto disgusto che il negozio di V. S. sia rimesso alla Congregazione, temendo di un'altra dilazione, perch quando si voglion fare le grazie, i Principi le fanno da loro e non per via de'ministri: tuttavia, se si avesse a guardare in rigore il merito della causa, la spedizione e liberazione di V. S. non si dee chiamar grazia, ma giustizia; e per toccherebbe al foro dove si vedono simili cause, non essendo consueto de'Principi l'assolvere da i pretesi delitti, ma s bene da que'tribunali che sono competenti. Ma i tempi sono tanto contrari, che non so se pi debba temere o sperare, quantunque il dovere sia tanto per la liberazione. Il Signore Dio disponga la mente di chi ha da determinare a quello che  pi giusto, e in tanto ringraziamo S. D. M.t che concede a V. S. sanit e abilit di potere, in tanti travagli, sollevare la mente alle speculazioni. E facendole reverenza, le prego ogni felicit e contento.

Firenze, 26 di Nov.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2791..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 26 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 109. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.e Sig.r mio Oss.mo

Il negozio di V. S. resta per ancora impendente, perch la Sacra Congregazione, alla quale il Papa ha rimesso il memoriale lasciatoli da me, non  per far risoluttione di sorte alcuna senza S. S.t, la quale son gi molti giorni che non negozia, impedita da certa flussione di catarro. Tuttavia, perch hoggi se ne trova quasi libera, possiamo sperare che presto sia per ripigliar il negozio; et io, che non parto in tanta fretta, havr campo di rinovar a favor suo le mie efficacissime instanze e di continuar a servirla, mentre intanto le bacio affettuosamente le mani, come fa ancora l'Ambasciatrice.

Di Roma, 26 Nov.bre 1633.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Ser.re Aff.mo
Franc.o Niccolini.



2792..

DINO PERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 26 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 175. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Col.mo

Questa mia cura domestica(692) mi riesce veramente pi laboriosa ch'i'non credevo, e il veder sempre comparir nuove matasse d'intrighi mi mette quasi in disperatione, perch'i'vorrei pure una volta dar termine agli accomodamenti, e ridur che la carica non fusse sconcia per le spalle di qualch'un altro. Ma vengami pur a traverso quanti viluppi mi so immaginare, che quand'io dovr servir V. S. Ecc.ma, dov'ella mostri premura, non mi terranno le catene ch'io non abbandoni ogni altro interesse e venga a spender per lei tutto il mio poco sapere e potere: con tanta prestezza ci fusse ella restituita, con quanta io verr a reverirla e servirla con tutto lo spirito. Sguiti pure V. S. di accumular nuove ricchezze di speculationi e nuovi trofei per l'immortalit, ch'io mi terr per avventurato et a lei obligatissimo ad esserne fatto il primo spettatore. Spero ancora in breve non dover esser cos oppresso dalle urgenze familiari, e per di poter anco, senza storpio di casa nostra, venir a contemplare ed ammirare i nobilissimi frutti del suo sovrhumano intelletto, e servir V. S. Ecc.ma dovunque le piacer di comandarmi.
Il Sig.r Niccol(693) nostro  ancora in Firenze; le rende duplicati saluti, e questa sera egli ancora le scrive. Finisco, senza finir mai di ringratiarla e reverirla e di pregarle, per suo e publico bene, mill'anni di vita e di prosperit.

Fir.ze, 26 9mbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo e Devotiss.o S.re
Dino Peri.



2793..

PIER FRANCESCO RINUCCINI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 26 novembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 45. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Se mi fosse cos facile il servir a V. S. com'io son obbligato a desiderarlo, son sicuro che lei mi favorirebbe pi spesso de'suoi comandamenti, e m'impiegherebbe in servizi di pi considerazione. Riconoscer anche nel comandarmi la discreta gentilezza di V. S., che va cercando agguagliar l'onore, ch'ella mi fa, alle mie poche forze. Io, doppiamente ringraziandola, la servir, e Suor Maria Celeste havr i cedrati ch'ella m'impone ch'io le mandi; la supplicher insieme ch'ella voglia che questo sia stato caparra di qualch'altro comandamento, ch'io con particolar ambizione aspetto.
Il S. Gabbriello(694) le rende centuplicati i saluti, et egli e tutti quest'altri Signori sono pi di V. S. che mai; di me non le dico nulla, per ricordarmi di quella mosca sul carro. Spero d'haverla a riveder de'nostri, non mi parendo che l'esilio habbia a durar lungamente. In ogni luogo ch'ella sia, la prego a conservarmi la sua grazia, ch'io, baciandole affettuosamente le mani, le auguro da Dio ogni bene.

Firenze, 26 Novem. 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o Ser.r Obblig.mo
Pier Fran.co Rinuccini.



2794..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 26 novembre 1633.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

.... Per la speditione de'negozii della Chiesa di Fiesole, del S.r Galileo et d'altri, aspetteremo la redintegratione della salute di S. S.t, alla quale Iddio la conceda con ogni altra prosperit, per servizio d'Iddio et della Christianit....



2795..

BENIAMINO ENGELCKE a MATTIA BERNEGGER in Strasburgo.
Venezia, 26 novembre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Supellex epistolica Uffenbachii et Wolfiorum, Folio-Band XXVI, car. 307. - Autografa.

.... Me Italia iam habet, non antiqua illa, hortus omnium virtutum, sed vera sentina vitiorum et vini veteris optimi acetum acerrimum; et in ea Padua, quam tamen relinquere brevi animus est: non enim finem ibi, linguam italicam, assequi possum. De quibus tamen omnibus, si te meas accepisse cognovero, pluribus. Litteras ad Clarissimum Dominum Gallileum misi, adque eas responsum exspecto....



2796.

LUCA DEGLI ALBIZZI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 29 novembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 345. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.

Non ci sono querele del figliuolo di V. S., et i suoi difetti non pare che sieno altro che negligenze, come lei dice, e poca applicazione alla carica che egli esercita, forse non proporzionata al suo ingegno, pi atto ad impiegarsi in studi di matematiche(695) e di belle lettere che in questi esercizi delle cancellerie, che consistono nell'havere una certa premura del bene de i popoli et in una squisitissima diligenza che sieno osservati gl'ordini del Magistrato e che non sia defraudato il pubblico; cose che impiegano la persona, che preme in dar satisfazione, talmente che a poco altro si pu attendere, per mia oppenione: che per stimerei di molto pi suo servizio il procurarli altro impiego. Tuttavia  tale il merito di V. S., che quando ella premer che se li dia luogo anco in alcuna di queste cancellerie pi facili, per servirla con quella poca parte che posso havere in questa mutazione(696) da farsi, non me ne discoster. Ma spero che prima ci siamo per rivedere, e intanto li bacio la mano.

Di F., li 29 di 9mbre 1633.
Di V. S. molt'Ill.e
Aff. Se.e
Luca degl'Albizi.



2797..

RENATO DESCARTES a MARINO MERSENNE [in Parigi].
[Deventer, fine di novembre del 1633].

Dalle pag. 349-351 dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 2359.

.... ie m'estois propos de vous envoyer mon Monde pour ces estrennes, et il n'y a pas plus de quinze iours que i'estois encore tout resolu de vous en envoyer au moins une partie, si le tout ne pouvoit estre transcrit en ce temps-l; mais ie vous diray, que m'estant fait enquerir ces iours  Leyde et  Amsterdam, si le Sisteme du Monde de Galile n'y estoit point,  cause qu'il me sembloit avoir apris qu'il avoit est imprim en Italie l'anne passe, on m'a mand qu'il estoit vray qu'il avoit est imprim, mais que tous les exemplaires en avoient est brlez  Rome au mesme temps, et luy condamn a quelque amande: ce qui m'a si fort estonn, que ie me suis quasi resolu de brler tous mes papiers, ou du moins de ne les laisser voir  personne. Car ie ne me suis p imaginer, que luy, qui est Italien et mesme bien voulu du Pape, ainsi que i'entens, ait p estre criminaliz pour autre chose, sinon qu'il aura sans doute voulu establir le mouvement de la terre, lequel ie say bien avoir est autresfois censur par quelques Cardinaux; mais ie pensois avoir ouy dire, que depuis on ne laissoit pas de l'enseigner publiquement, mesme dans Rome: et ie confesse, que s'il est faux, tous les fondemens de ma philosophie le sont aussi, car il se demonstre par eux evidemment; et il est tellement li avec toutes les parties de mon traitt, que ie ne l'en saurois dtacher, sans rendre le reste tout defectueux. Mais, comme ie ne voudrois pour rien du monde qu'il sortit de moy un discours o il se trouvast le moindre mot qui fust desaprouv de l'Eglise, aussi aym-je mieux le supprimer que de le faire paroistre estropi. Ie n'ay iamais eu l'humour porte  faire des livres; et si ie ne m'estois engag de promesse envers vous et quelques autres de mes amis, afin que le desir de vous tenir parole m'obligeast d'autant plus  estudier, ie n'en fusse iamais venu  bout. Mais, aprs tout, ie suis assur que vous ne m'envoyeriez point de sergent pour me contraindre  m'acquitter de ma dette, et vous serez peut-estre bien aise d'estre exempt de la peine de lire de mauvaises choses. Il y a desia tant d'opinions en philosophie qui ont de l'apparence et qui peuvent estre soustenus en dispute, que si les miennes n'ont rien de plus certain et ne peuvent estre approuves sans controverse, ie ne les veux iamais publier. Toutesfois, pource que i'aurois mauvaise grace si, apres vous avoir tout promis et si long-temps, ie pensois vous payer ainsi d'une boutade, ie ne laisseray pas de vous faire voir ce que i'ay fait, le plutost que ie pourray; mais ie vous demande encore, s'il vous plaist, un an de delay pour le revoir et le polir. Vous m'avez averty du mot d'Horace: nonumque prematur in annum; et il n'y en a encore que trois, que i'ay commenc le traitt que ie pense vous envoyer. Ie vous prie aussi de me mander ce que vous savez de l'affaire de Galile....



2798..

GALILEO ad URBANO VIII in Roma.
[Roma, 1 dicembre 1633.]

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 84) [Edizione Nazionale].



2799...

BERNARDO CONTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 3 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 347. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo

Arrivai con buona salute, e ne do parte a V. S. in adempimento del mio debito. Il S.r Geri Bocchineri, come il S.r Alessandro, m'hanno mostrato il solito affetto, e mercord prossimo pensano a pagarmi per hora dieci scudi. Io veramente compatisco i loro disastri, e per tanto pi sar l'obligatione che glie ne terr.
Ser Ipolito Francini haveva comprato quel lapislazzaro di qualit cos cattiva, che non pu servire a fare azzurro, e gl'ho detto che veda d'esitarlo; ed egli ha detto di farlo, e che rimborser il denaro havuto con alcune commissioni che ha da V. S.: per per quattro scudi V. S. potr ritenerseli, e scrivere al detto Francini che far cos, e a me darne avviso, acci io sappia quanto V. S. si riterr, mentre non fusse il tutto per restare in appuntamento con esso di quello che ci restasse.
Ho trovato dell'altro lapislazzaro buono, ma  poco, e cos faremo manco azzurro. Supplico V. S. a far recapitare l'acclusa per Cecchino, e le faccio reverenza.

Firenze, li 3 Decembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Obligat.mo e Vero Ser.re
Bernardo Conti.



2800..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 3 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 259. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho ancor io conosciuta la dapocaggine del mio ambasciatore Giovanni; ma il desiderio che havevo di mandar a veder V. S.  stato causa che non ho guardato a nulla, tanto pi che il favore di potermi servir di lui l'ho ricevuto dalle Madri Squarcialupe, le quali adesso son tutte mie. E tanto basti.
Tordo(697) mand hieri per li 4 d., e gl'hebbe.
La Madre Archilea manda il mottetto.  ben vero che in contraccambio desidererebbe qualche sinfonia o qualche ricercare per l'organo; il quale, gli ricorda che ne gl'alti non serve, perch gli manca non so che registro, s che le sonate, per farvi sopra, vorrebbono pi presto andar ne i bassi.
Mi giova di sperare, et anco creder fermamente, che il S.r Ambasciatore, quando partir di Roma, sia per portare a V. S. la nuova della sua spedizione, et anco di condurla qua in sua compagnia. Io non credo di viver tanto ch'io giunga a quell'hora. Piaccia pur al Signore di farci questa grazia, se  per il meglio. Con che a V. S. mi raccomando con tutto l'affetto, insieme con le solite.

Di S. Matteo in Arcetri, li 3 di Xmbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2801..

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Siena.
Roma, 3 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 149. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio S.

Dal non veder pi lettere di V. S. E.ma, e dalle parole dettemi stamani cos alla sfuggita dal Sig.r Tolomei(698), ho fatto giuditio che la mia ultima, in risposta alla sua scrittami il d 30 8bre, sia mal capitata, e perci mi sono di nuovo messo a scrivere; seben so che questa volta scrive ancora il Sig.r Antonio Nardi, e pi a lungo che non far io, quale scrivo solo per far sapere a V. E. ch'io vivo e spiro, volsi dire mi spiro d'haver suoi comandi.
Torno adunque di nuovo a rendergli infinite grazie dell'accoglienze fatte al P. Salvatore delle Scuole Pie(699). Della nuova demostratione o invenzione, accennata a me e forse scritta a lungo al P. Abbate, non posso ben penetrare dove batta; e questo, perch il P. Abbate tien la cosa troppo segreta. Pur a me pare d'haver subodorato che sia una demostratione della fabbrica della natura nelli animali terrestri e volatili, come gi ella una volta accenn d'un cilindro fitto in un muro, di cui gran parte sporga in fuora, poich questo, doppo una tal grossezza e lunghezza, non solo non regger altre cose sopra di s, ma n anco s stesso. Se questo , dir una cosa a tal proposito: ed  che in Costantinopoli s' veduto da un gentilhuomo, che hoggi  in Roma, una giraffa di grandezza molto e molto maggiore che non  qual si voglia, bench smisurato, elefante; ma essend'io pur curioso di saper meglio le sue fattezze, intesi haver un collo molto lungo et i dua piedi dinanzi molto pi alti che quelli di dietro, tal che la vita tutta stava a spiaggia; e questo creder io sia fatto per agevolar il sostegno di s gran mole. La relatione di questo animale  stata fatta nel palazzo del Sig.r Giustiniani da quel medesimo che ha veduta non molto prima questa giraffa.
Hieri veddi lettere del P. Santini(700) di Milano, dove si tiene per certo che V. S.(701) sia per mandar presto le sue opere sopra le cose naturali, ch cos le chiama lui. S'io con tutti gl'altri amici l'havessimo a caro, lo sa Dio. Della gi stampata finalmente dal Giesuita(702) dir solo che  tutta passi di Scrittura et autorit di SS. PP., s come io m'aspettavo, con molti nuovi punti messi de Fide. Ma che? gi gli sar venuta alle mani; et io, per non sdegnar le Muse di V. S. E.ma, finir, pregandogli da Dio lunga e quieta vita e baciandogli con ogni affetto le mani.

Roma, il d 3 Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re Affetio.mo et Oblig.mo
Raffaello Magiotti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2802.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Siena].
Roma, 3 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 330. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.

Sua Santit essendo intervenuta nella Congregatione del S. Offitio di gioved passato(703), si content di permettere a V. S. che da Siena ella se ne potessi passare alla sua villa, per starvi con ritiratezza e senza ammettervi molte persone insieme a discorsi n a magniare, per levar ogn'ombra che ella faccia, per cos dire, accademia o tratti di quelle cose che le posson tornare in pregiuditio, come io son sicuro che la far per conseguire tra qualche tempo la grazia intera. Cos m'ha fatto sapere S. B., acci io l'avvisi a V. S.; la quale potr muoversi a suo piacere senz'aspettar altro decreto in questo proposito, soggiugnendole che non li son prohibite le visite de gl'amici e de'parenti, pur che non dien ombra, come sopra.
Io haverei voluto poter darle parte della fine totale di questo negozio per la sua intera quiete, ma conviene, come ella sa, in questo paese andar a passo passo, massime in queste materie; e per spuntar anco questo, ci  bisognato che il S.r Card.l Barberino vi s'affatichi e vi adopri della sua autorit. E pregandola di gradir il mio affetto e particolare desiderio di servirla, le bacio le mani.

Roma, 3 di 9mbre (sic) 1633.
Di V. S. molto Ill.re


L'Ambasciatrice le bacia le mani e si rallegra del contento ch'havranno le sue figliuole di rivederla, le quali saluta con tutto l'animo; et io le sono pi che mai servitore sviscerato etc.


S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2803.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 3 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 205. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Non ho mancato di servir tuttavia al. S.r Galilei; e mentre S. S.t, per la scritta sua indisposittione(704), non  possuta intervenire nella Congregatione del S.to Offizio, ho continuato di raccomandarlo alla protettione del S.r Card.l Barberino et ad altri del medesimo Tribunale. Finalmente gioved mattina S. B.ne v'intervenne, et Mons.r Assessore, d'ordine del medesimo S.r Cardinal Barberino, propose il negozio; e S. S.t si content che se ne potesse andar a habitare alla sua villa fuori di Firenze e quivi trattenersi sino a nuovo ordine, ma per senza far accademie, ridotti di gente, magnamenti o altre simili dimostrattioni di poca riverenza, perch in effetto havend'egli ancora bisogno dell'intera grazia,  necessario di procurarsela con la pazienza e col starsene ritirato, pi tosto che con la troppa libert irritar il Papa e la Congregatione. E perch S. B.ne ha ordinato a questo Assessore di participarmi tutto questo per avvisarglielo, ne do parte a lui ancora con questo ordinario(705). Et intanto a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, 3 Xmhre 1633.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2804.

GALILEO a GERI BOCCHINERI in Firenze.
Siena, 5 dicembre 1633.

Museo Britannico in Londra. Egerton Mss. 48, car. 38. - Autografa

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

Sono quest'ordinario senza lettere di V. S.; e perch qua  avviso che oggi la Corte partiva per Livorno, dubitando che V. S. la segua, scrivo alla ventura, significandoli come tengo lettere assai cortesi del Senator degl'Albizzi(706), ma non per tali che si possa sperare che la mutazione non sia per seguire: ma perch ci non accader cos hora, haveremo tempo di procurar che sia fatta con quel minore intacco che sia possibile della reputazione; nel che spero che haveremo favorevole il medesimo Signore.
Sono da 4 giorni in qua gravemente trafitto da doglie in una gamba, le quali mi durano pi del consueto, e dubito che quest'aria, reputata l'inverno assai pi aspra della nostra di Firenze, ne sia potissima causa; talch se dover continuar qui la stanza, sto con gran pensiero d'havere a tribolar tutto questo tempo.
Sto aspettando qualche resoluzione di Roma, ma non buona. N havendo altro che dirgli, con affetto gli bacio le mani e prego felicit.

Di Siena, li 5 di Xmbre 1633.
Di V. S. molto I.

Aff.mo et Obblig.mo Ser.re e Par.te
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo
Il Sig.r Geri Bocchineri.
Firenze.



2805..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Aix, 6 dicembre 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Collection Dupuy, vol. 717, car. 310t. - Autografa

.... On escript que le Galilei est sorty du monastere de Sienne, o il avoit est jusques  present, pour se retirer chez l'Archevesque, qui est de ses amys, et qu'on esperoit qu'enfin il luy seroit permis de se retirer  une sienne maison des champs, mais que cependant le Grand Duc de Toscane ne laissoit pas de faire imprimer ses Mecaniques....



2806.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 7 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 351-352. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Dal S.r Aggiunti mi sono stati consegnati a nome di V. S. scudi ventotto,  una, sol. 10, de'quali l'ho posta creditora al mio libro al conto degli altri. La ringrazio di quanto ella mi ha essibito et risposto in proposito del S.r Bernardo Conti, et egli haver sodisfattione.
Per servizio del S.r Vincenzio meglio sarebbe stato scrivere al S.r P. Gio. Carlo che al S.r Principe D. Lorenzo; ma perch il S.r Mar.se Niccolini  stato uno di quelli che ha esclamato a'Nove(707) contro al S.r Vincenzio, per questa consideratione et per fuggire l'intoppo del S.r Marchese, che non vorr ritrattarsi, io penso che sar pi a proposito che V. S. ne scriva al S.r Principe D. Lorenzo, inviando la lettera a me, ma senza fare di me in essa alcuna menzione, perch io la presenter et accompagner in voce; et stimerei anche buono l'aiuto del S.r Auditore Fantoni, massime se egli volesse fare l'offizio in nome del S.r Conte Orso(708). Io tengo forte il S.r Bal(709); ma se il S.r Luca(710) punti da vero, et si protesti che non sia servizio delle communit, et in conseguenza del Gran Duca, che il S.r Vincenzio continui nello offizio, il S.r Bal non potr o non vorr opporsi. Per ancora non siamo a questi termini; onde spero che le diligenze di V. S. saranno a tempo. Ma avverta, che sebene il S.r Vincenzio havesse tempo di partire a primavera, non per questo si differirebbe a quel tempo la negoziatione della mutatione, perch si stabilirebbe molto innanzi; et per questo io dubito che non si decreti hora. Intanto habbiamo fatto parlare al S.r Luca dal S.r Mar.se Salviati(711); ma per ancora non sappiamo che risposta habbia havuta.  ben vero che il Cancelliere de'Nove mi ha confidentemente detto che il S.r Luca ha nuove cagioni di dolersi della negligenza del S.r Vincenzio, et mi pare per molti riscontri di esser sicuro che questa sua disgrazia non gli venga n per malignit de'ministri della Cancelleria, come egli dice, ma per colpa sua; onde per questo io mi risolvo a mandargli la lettera scrittagli da V. S.(712), senza per lasciare di cercare all'incontro ogni mezzo imaginabile per sostenerlo, non tanto per l'utile, qualunque egli si sia, quanto per lo scapito ch'egli farebbe nella reputatione, che basterebbe per sempre a non gli fare havere alcuno altro offizio. Et questo  il maggiore travaglio che presentemente io habbia, et per tanto mi diffondo con lei in scrivergliene.
V. S. haver ricevuta una lettera ultimamente di Suor Maria Celeste: mi scapp per errore sabato sera, che non mi avveddi di accompagnarla.
Se il tempo non fusse stato tanto piovoso, a questa hora saremmo a Pisa; et vi andremo subito che si rassetti, per esser poi qua a fare il carnovale con l'Ambasciatore di Pollonia, che verr da Roma. Et a V. S. bacio di cuore le mani.

Di Fiorenza, 7 di Dicembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2807...

BERNARDO CONTI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 7 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 349. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Non sendo ancor spedito, reverisco V. S. con questa mia, mandandole l'acclusa di Ser Ipolito Francini. Io aspetto da V. S. risposta di quello gl'occorra sopra il ritenersi i quattro scudi pagati pel lapislazzaro che non  buono, e che domani io render a detto Ser Ipolito(713).
Marted prossimo credo potr tornare. Supplico V. S. a reverire in mio nome Mons.r Ill.mo e far mia scusa dell'indugio, che segue per non havere a tornarci un'altra volta.
Non ho nuove, e per son breve, pregandole da Dio ogni vero bene e facendole reverenza.

Fiorenza, li 7 di Decembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Obligat.mo Ser.re Vero
Bernardo Conti.



2808.

ANTONIO ROCCO ad URBANO VIII in Roma.
Venezia, 7 dicembre 1633.

Cfr. Vol. VII, pag. 573 [Edizione Nazionale].



2809..

MATTIA BERNEGGER ad ISACCO MALLEOLO [in Strasburgo].
Strasburgo, 8 dicembre 1633.

Bibl. Civica di Amburgo. Codice citato nell'informazione premessa al n. 2613, car. 102r. - Minuta autografa.

Isaaco Malleolo(714), Mathematico.

Galilaeus Galilaei, Magni Ducis Hetruriae et Academiae Pisanae Philosophus ac Mathematicus primarius, ab aliquot iam annis publice promisit Systema Copernicanum, quod opus, a viris doctis avide hactenus expectatum, superiore demum anno 1632 prodiit Florentiae, conscriptum italica lingua. Cum vero cuperet autor, id a doctis omnibus intelligi nec solum in Italia legi, rogavit me per amicum suum Eliam Diodatum, iuris consultum Parisiensem, abstrusiorum scientiarum solertissimum indagatorem, ut idem latine converterem: vidisse enim se iam pridem latinum itidem a me factum suum de proportionum instrumento tractatum, nec dubitare me similem in hoc etiam opere fidem diligentiamque praestiturum. Etsi vero, meis ipsius in rebus quod agam, abunde suppetit, non tamen hoc, quicquid est, operae denegare volui, tum quia Diodato ob beneficia filio meo Lutetiae praestita, ipsique Galilaeo propter publica merita, sum devinctus, tum etiam quia, in hac asperrimorum difficultate temporum meisque privatis angustiis, qualecunque solatium vix aliunde promptius quam ex hoc studii repetito genere petiturus mihi viderer, quo florentioribus olim annis mirifice delectabar, quodque a sordida nundinarum rerum cura abductos unum prope syncera voluptate perfundere potest. Itaque in conversione iam aliquausque progressus, et vere proximo, vitam viresque concedente Deo, ad finem perventurus, iam modo patronum circumspicio, quo necessarias impensas suppeditante liber in meis aedibus excudi futura aestate possit: cum enim emendationi typographicae, ob multiplices numeros figurasque et quo omnia sint accuratiora, meipsum praeesse oporteat, perincommodum esset mihi, praesertim in hac typographorum plerorumque morositate et impudentia, si liber alibi potius quam domi meae imprimeretur. Neque vero vel teruncium mihi posco gratuitum: quisquis impensas dabit, mutuo dabit, bona fide atque etiam (ita spondeo) cum foenore olim ad se redituras. Nam quicquid in singulas septimanas excudetur, in eius domum subinde transferri curabo, ut ipse postea librum absolutum, et suae potestatis ex asse factum, alicui bibliopolae pro arbitrio suo bonis conditionibus distrahendum committere possit: ad me nil nisi labor et cura, iucunda tamen illa, redibit. Adiiciam dedicationis honorem, et faxo ut et haec aetas et ipsa posteritas aliquando sciat, cuius beneficio praeclarum hoc opus, unius Italiae conclusum angulo, cum omnibus orbis Europaei viris doctis communicetur. Eiusmodi maecenatem si te conciliatore ac proxeneta, venerande Senior, virorum candidissime, collegarum optime, nactus fuero, iam ante multis nominibus tibi me devinctum obstringes amplius, nec unquam beneficii huiusce deprehendes immemorem. V.

28 Novemb.(715) 1633.



2810..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Siena].
Firenze, 9 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 353. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io mi rallegro sommamente con V. S. della grazia che finalmente si  havuta, ch'ella possa tornarsene alla sua villa di Arcetri, come dover havere scritto anche a lei il S.r Amb.re Niccolini(716), che dice che haverebbe procurato che cost si mandassero per tal conto gli ordini necessarii. Bene aggiugne che V. S. non ha da fare in casa sua n ridotti n conviti o desinari, n in altro modo radunate, volendo S. S.t che V. S. se ne stia quivi ritirata. Ma questo non impedir che V. S. non goda la visita delle sue Monachine, et che noi non possiamo rivederci n io servirla di presenza, tornato che sar da Pisa, per dove partir domattina in seguimento della Corte, che si muove in questo punto doppo desinare. Mander hora questa buona nuova alle Monache; et a V. S. bacio le mani.

Di Fiorenza, 9 Dicembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2811..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 9 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 261. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il Sig.r Francesco Lupi, cognato della nostra Suor M.a Vincenzia, passando di cost per andarsene a Roma sua patria, si  offerto di portar a V. S. lettere o altro ch'io volessi mandare; onde io, accettando la cortesia, gli mando una scatola, dentrovi 13 morselletti, che tanti e non pi ne sono riusciti delli 6 cedrati che mi mand il S.r Rinuccini(717), perch furno piccoli e tutti da una banda magagnati: di bont credo che saranno eccellenti, ma quanto alla vista potrebbon esser pi belli, perch, mediante il tempo tanto umido, mi  bisognato asciugarli al fuoco. Mando anco una rosa di zucchero, acci che V. S. vegga se gli piacessero alcuni fiori di questa sorte per adornare il bacino che faremo in occasione di quelle nozze che V. S. sa, ma fiori pi gentili e piccoli assai pi di questa.
Hebbi da maestro Agostino la scatola con li 6 biricuocoli, e la ringrazio insieme con quelle che ne hanno partecipati, che sono le solite amiche.
Intendo che in Firenze  voce comune che V. S. sar qua presto; ma fino che non l'intendo da lei medesima, non credo altro se non che gl'amici suoi cari dichino quel tanto che l'affetto e il desiderio gli detta. Io intanto godo grandemente sentendo che V. S. habbia cos buona cera quanto mi disse maestro Agostino, che mi afferm non haverla mai pi veduta con la migliore. Tutto si pu riconoscere, doppo l'aiuto di Dio benedetto, da quella dolcissima conversazione ch'ella continuamente gode di quell'Ill.mo Mons.r Arcivescovo, e dal non si strapazzare n disordinare, come ella fa qualche volta quando  in casa sua. Il Signor Iddio sia sempre ringraziato, il quale sia quello che la conservi in Sua grazia.

Di S. Matteo in Arcetri, li 9 di Xmbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2812..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 9 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 208. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI.

.... della grazia per il S.r Galilei S. A. ha sentito piacere non ordinario....



2813..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Siena.
Arcetri, 10 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 263. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Appunto quando mi comparve la nuova della spedizione di V. S., havevo [.......]no la penna per scriver alla Sig.ra Ambasciatrice per raccomandarle questo neg[........] vedendo andar in lungo, temevo che non fossi spedito anco qu[.....], s che l'allegrezza  stata tanto maggiore quanto pi inaspettata; [........] sole a rallegrarci, ma tutte queste monache, per lor grazia, danno segni [.....] allegrezza, s come molto hanno compatito a i nostri travagli. La stiamo [.....] con gran desiderio, e ci rallegriamo di veder il tempo tanto tranquillo.
Il Sig.r G[...] partiva stamani con la Corte(718), et io a buon'hora l'ho fatto avvisato del quando V. S. torna qua, ch quanto alla spedizione egli la sapeva, e me n'haveva dato parte hiersera. Gl'ho anco detto la causa per la quale V. S. non gl'ha scritto, e lamentatami perch egli non potr ritrovarsi qua all'arrivo di V. S. per compimento delle nostre allegrezze, essendo veramente persona molto compita e di garbo.
Serbo la canovetta della verdea, che il S.r Francesco(719) non pot portare per haver la lettiga troppo carica. V. S. potr mandarla nella lettiga che sar di ritorno. I morselletti gi gl'havevo consegnati. Le botte per il vino bianco sono all'ordine.
Altro non posso dire per carestia di tempo, se non che(720) a lei ci raccomandiamo affettuosamente.

Di S. Matteo, li 10 di Xmbre 1633.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2814..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Siena.
Firenze, 10 dicembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 135. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ho letto e riletto pi volte la gratissima di V. S., con quel maggior contento che ella si pu immaginare che arrechino le cose grandemente e lungamente bramate e poco sperate. Il Signore Dio ne sia ringraziato. A V. S. rendo grazie dell'avviso datomene, il quale io ho voluto participare a diversi amici, ma ho incontrato che tutti venivano alla volta mia per avvisarne me. Aspetto con desiderio il suo ritorno, che sia con sanit e lunga prosperit, che cos le prego dal Signore e le fo reverenza.
Mi far grazia di riverire in mio nome Mons.r Ill.mo Arcivescovo, al quale professo di essere a parte degli obblighi per l'amorevolezze e gentilezze che V. S. ha ricevuto nella sua cortesissima casa.

Firenze, 10 di Dic.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Obb.mo e Aff.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Siena.



2815..

FABIO da LAGONISSA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Bruxelles, 18 dicembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 89) [Edizione Nazionale].



2816..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 14 dicembre 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 12772, Lettres de Peiresc  Gassendi, car. 107t. - Autografa.

.... J'ay aujourd'huy gouvern quelqu'heure M.r de S.t Aman(721), revenant de Rome, lequel m'a dict avoir gouvern fort souvent le P. Campanella, et le S.r Galile dans Sienne chez l'Archevesque, en un logement par de damas fort honnorable(722). Il luy monstra tout plein de pices de sa faon, depuis mesmes sa prison, et entr'autres de trez belles epistres, particulirement  une sienne fille religieuse, sur le subject mesme des matires traictes en son dernier libvre....



2817.

GALILEO a FRANCESCO BARBERINI [in Roma].
Arcetri, 17 dicembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 88) [Edizione Nazionale].



2818.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Arcetri].
Roma, 17 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 356. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

La verit  che mi sono state cavate le due pupille delli occhi miei e non vedo lume, e per commetto di gran mancamenti nell'esteriore, e in particolare in non scrivere cos frequentemente a V. S. molto Ill.re come doverei. Con tutto ci sappia che li vivo pi che mai servitore di vivo cuore e la riverisco con tutto l'animo, e ancora li ho scritto due o tre volte senza haverne risposta; della qual cosa per non me ne maraviglio.
Ho sentito grandissimo gusto delle sue specolazioni, le quali riusciranno gratissime alli ingegni purgati, e in conseguenza potrebbero riuscire noiose a quelli i quali, accreditati nella ignoranza volgare, temono di perdere il credito e la riputazione. Qua m' capitato alle mani un S.r Francese(723), molto intelligente e affezzionatissimo alle cose di V. S., e disegna fare in breve il viaggio di Firenze per vederla e riverirla: credo che haver gusto di trattare con questo Signore.
Io sto sano di corpo, se bene travagliato inconsolabilmente dell'animo: solo ritengo qualche speranza di rivederla, che Dio me ne faccia la grazia. Fo consegnare con questa la scatola del refe per le Sig.re Monache sue figliuole, alle orazioni delle quali mi raccommando; e a V. S. fo riverenza.

Roma, il 17 di Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.



2819...

ORAZIO CAVALCANTI a [GALILEO in Arcetri].
Roma, 17 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 354. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.r, mio S.r P.ron Col.mo

Al S.r Raffaello(724)  portata la sua lettera, e dataglila in proprie mani: mi  promesso mandarmi la risposta; quale sar con questa, mandandola. Mi  detto aver scritto altre volte a V. S., senza sua risposta.
Mi rallegro che V. S. sia tornata a godersi la sua villa con li suoi amici. So che il S.r Mario(725) l'aver aspettata con ansiet, e se la goder di bei pezzi. N. S. la conservi sana e lungo tempo.
V. S. diami occasione di servirla come desidero. Mia moglie(726) et io la ringraziamo del'agurio delle buone Feste, quali a V. S. lei et io rendiamo duplicate per moltissimi anni felicemente con quanto la desidera, e gli facciamo umilissima riverenza.

Di Roma, li 17 di Xbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev. Ser.re Ob.mo
Orazio Cavalcanti.



2820.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Arcetri].
Bologna, 17 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XII, car. 37. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.o

Se bene io non ho da molto tempo in qua scritto a V. S. Ecc.ma, cio per il tempo de'suoi travagli, non  per che io non li habbi sentito con quella passione che si pu imaginare; intomo a'quali non mi diffonder in consolarla per non offendere la sua molta prudenza et il valore dell'animo, co'quali so ch'havr saputo superar detti passati travagli. Desidero bene adesso intendere come se la passa con buona salute, et in somma di udir qualche nuova del suo ben stare.
Io stampo la mia Geometria(727), e devo essere alla met. Mi viene a taglio di inserirvi quella propositione che una volta mi dimand, cio data la ac segata comunque in b,
[vedi figura 2820.gif]
prolungarla come in d, s che il cubo della ad s'adegui alli cubi ac, bd(728): perci gliene scrivo, perch s'ella se ne havesse a servire, io la tralascier; ma desidero me ne avisi presto, poich son vicino al luogo dove la metterei. Io cercai anco, conversamente, data la ac et ad, di trovare il punto b, s che il cubo di ad si adeguasse alli cubi ac, bd; ma non  mai stato possibile trovarlo: n mi maraviglio, poich havrei trovato la duplicatione del cubo, com'ella facilmente comprender, se havessi potuto dimostrar questo. Io mi riserbo ad un'altra volta ad esser pi longo, poich non so se questa li capitar sicura; e con tal fine gli auguro felicissime Feste e buon Capo d'anno.

Di Bologna, alli 17 Decembre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.



2821.

RAFFAELLO MAGIOTTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 364. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig. mio S.

Stamani, che siamo alli 17 stante, il Sig.r Oratio Cavalcanti in persona m'ha fatto grazia delle amorevolissime di V. S. E.ma, con dentrovi quella del nostro P. Abbate. Questo fu circa mezzo giorno, et io subito doppo pranzo salii dal P. Abbate, quale mi trattenne perfino alle 24 con l'acqua, e per pi speditione non sigill altrimenti l'inclusa(729); in oltre m'ha consegnato una scatola di refe bresciano, quale porter al Sig.r Cavalcanti, acci con suo commodo l'invii a V. S. E gi che l'hora  tarda, risponder in breve alle sue lettere quanto intendo io, gi che il P. D. Benedetto haver risposto quanto gl'occorreva.
Infine sento grandissimo contento ch'ella se ne possa star quieta nella sua villa, dove haver occasione d'illuminar in molte cose la cecit, durata nelle menti degli huomini dach il mondo  mondo. Mi dolgo bene di non haver sorte di potergli vivere appresso, ch questa mia ardente sete delle cose di V. S. si satierebbe, almeno in gran parte, se non in tutto per la mia insufficienza. Egl' vero ch'ella qua in Roma m' stata amorevolissima de'suoi segreti; ma per di molti e molti de'pi reconditi io n'ho solo havuto il saggio, qual mi fa sempre crescer la sete maggiormente. Dio sa quanto gran timore io ho di morirmi con questa voglia; e questo, non perch io non gli desideri e speri da Dio lunga vita, ma per la mia poca fortuna e non molta sanit di corpo. Pur io ringrazio sempre Nostro Signore, che permette in me questa cupidigia, per non dir avaritia, di tante belle demostrationi, senza peccato. Vorrei pi dire, ma dubito non esser o tedioso o molesto: dir solo, che se l'avarizia d'oro e d'argento in altrui  s intensa come questa sete ch'io ho di tutte l'invenzioni e demostrationi di V. S., non posso non gl'haver compassione, etiam che l'oggetto desiderato da loro non sia proportionato all'anima ragionevole, con la quale sola si differisce da gl'altri animali. Ma che fo io? col tacere(730) non s'intende il mio senso, e col parlare io non mi so bene dichiarare. Quel che io vo'dire  questo: che V. S. metta insieme le cose sue, certissima ch'il tempo scoprir i suoi meriti; et io gli sono e sar sempre servitore, seben del tutto inutile, mentre non son fatto mai degno de'suoi comandi.
Non ho veduto, gi sono pi giorni, il Sig.r Nardi(731), ma per intendo che sta bene. Per l'avvenire indirizer le lettere a Mess. Lattanzio Magiotti Sanleolini, mio fratello, medico al presente in Palazzo, quale gliene invier et a suo tempo gli far reverenza.
Cos finisco, pregandogli da Dio otio per i suoi studii et augurandoli felicissime queste Santissime Feste di Natale con molte appresso.

Roma, il d d.o Xbr. 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo et Obl.mo Servt.re
Raffaello Magiotti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



2822...

GIULIO NINCI a GALILEO in Arcetri.
San Casciano, 18 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 53. - Autografa.

Al molto Ill.re Sig.re Galileo Galilei.

Vi mando staia sei di farina per Santi di Gabriello Rosi. Non do risposta dell prezo a V. S. di quela vernaca, per che il fattore nor  anchora tornato e lo speziale non  auto risposta anchora, n mancho i sagi: subito che gli ariveranno, gli mander a V. S. E se gli ocore niete altro, V. S. mi avisi. Dell resto pregado Dio che vi conceda la sanit.

Il d 18 di Decembre 1633, in San Cascano.

Vo.ro Affe.to
Giulio Ninci.

Mandai le pere come Vosig.ria mi dise, che che funo sesanta.

Fuori: Al molto Ilu.re Sig.re Galileo Galilei.
In vila a Samateo in Narceti.



2823..

GIO. VINCENZO da TABIA ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Tortona, 19 dicembre 1633.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 87) [Edizione Nazionale].



2824...

BERNARDO CONTI a GALILEO [in Arcetri].
Siena, 20 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 358. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ha volsuto la mia disgratia che io sapessi cos tardi il suo ritorno a Fiorenza, o per dir meglio alla sua villa, che io non potesse reverirla, come era mio debito e desiderio insieme. La supplico a credere che ne son restato mortificatissimo, e ad attribuire il mancamento alla mancanza del tempo.
Io mi rallegro che V. S. sia restato consolato di ritornare in patria, ed in queste Santissime Feste le prego da S. D. M.t il colmo d'ogni suo bramato bene. Con questo rassegno a V. S. la mia obligata servit, mentre anco le rendo le dovute grazie del regalo del suo leuto e de'saluti fattimi per parte sua dal S.r Maestro di casa(732). Conservimi in sua grazia, ch la stimer mia particolar felicit, mentre resto supplicandola de'suoi comandamenti, e le fo reverenza.

Siena, li 20 Dec.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Obligat.mo e Vero Ser.re
Bernardo Conti.



2825...

ANTONIO NARDI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 153. - Autografa.

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r et P.ron mio Oss.mo

Mi dice il Padre Abbate nostro scriver di rado a V. S. Ecc.ma, perch alla sua partita ha perso una pupilla. Hora io di questo concetto mi potrei servir ugualmente, bisognando scusar anche a me la tardanza nello scrivere; ma perch non mi piace rubbar i concetti d'altri, dir solo che l'haver con mio gran gusto inteso qualmente V. S. ritornava a Firenze, e 'l non saper dove inviarmi le mie lettere,  stato causa principal che io non prima habbia scritto che quando habbi inteso il suo ritorno: del quale tanto pi mi rallegro, quantoch, con l'occasione di augurarli felice(733) Capo di anno, mi giova anche di augurarli la publicatione dell'opera che scrive al S.r Magiotti haver compito mentre  stata in Siena. Io veramente, come quello che ammiro le sue invenzioni, cos ancora vorrei che al mondo fossero note, acci con l'utilit che si cava dalla sua dottrina si accrescessi ancora il contento di chi l'ama et osserva, acci la sua gloria tanto maggiormente conculcassi l'invidia dei maligni e degl'ignoranti. Ringrazio V. S. della memoria che tiene di me, e la ringrazio con quanto maggior affetto possa, assicurandola che non mai passa giorno che o meco non rammenti o con gl'amici la sua dolcissima e dottissima conversazione, della quale pur troppo mi rincresce di esser privo; ma per, leggendo le sue opere e pascendomi di speranza di veder in luce l'altre del moto, delle mecaniche, delle osservazioni naturali, della maniera come si muovono gl'animali, e finalmente le sue varie dimostrazioni circa varii pensieri, mi passo il tempo e compenso il dispiacer della sua lontananza.
Io dissi al S.r Magiotti come un tal Melchior Inchofer Giesuita ha scritto un libro(734), il cui scopo  di far dichiarar hereticale e repugnante alla Sacra Scrittura l'opinione del moto terrestre; ma, circoscritto quello che in tal materia sia per dichiarar Santa Chiesa, l'autore ha mostrato una gran debolezza di testa: e vorrei che lei vedessi l'opera, quale se non sia in Firenze, l'invier a V. S., se cos comandi. E perch l'har troppo tediata, faccio fine, pregandola a favorirmi di qualche sua o lettera o comandamento.

Roma, 20 di 10bre 1633.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Ser.re Oblig.mo
Ant.o Nardi.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2826.

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Arcetri].
Siena, 20 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 362. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Ricevo questa settimana l'amorevolissima di V. S. de'17 che molto m'ha consolato per sentirla arrivata con salute alla sua villa, con assai miglioramento della sua indispositione di catarro. Me ne rallegro, perch dovr gi cominciare a resarcire il danno di questa carcere, della quale veramente ne l'ho lassato prender la libert con amarezza e mortificatione, indotto non da altro che dal desiderio continuo che tengo d'ogni suo gusto e consolatione: tuttavia se la rester servita di comandarmi, potr godere di servirla anco in questa poca di lontananza, e la prego a consolarmene, ch men dura mi sar la sua partenza.
Prego V. S. a render duplicati i saluti a tutti cotesti Signori, come tengo commissione di far con V. S. per parte di questi di qua, che son rimasti con infinito desiderio di servirla e di rivederla. Rendole anco vivissime grazie del felice augurio delle Sante Feste, ripregando da Dio benedetto a lei duplicate tutte le consolationi desiderate a me, e le bacio affettuosamente le mani.

Siena, li 20 Dec.re 1633.
Di V. S. molto Ill.re


In questi giorni non manca da scrivere; per mi perdoni se per la prima volta me la passo con V. S. con cirimonie, che per le prossime la riverir pi familiarmente.


S.r Galileo Galilei.
Aff.mo S.re
A. A.o di Siena.



2827...

VINCENZO RENIERI a [GALILEO in Arcetri].
Siena, 20 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 360. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Col.mo

Ritornai da Colle la stessa mattina che ella s'era partita per la volta di Firenze; e bench io sentissi non poco gusto delle sue consolationi, fu per ogni modo contrapesato dal dolore che hebbi di non poter ritrovarmi alla sua partenza, ed offerirmele di nuovo per quel devotissimo servitore che desidero esser da lei tenuto et adoprato, dovunque mi conoscer buono.
Questa quaresima andr a predicar a Genova, e spero di far la strada di Firenze, se il passaporto non me l'impedisce, a rivederla e riverirla e goder anco un giorno de'suoi dolci ragionamenti: e mi creda, Sig.r Galileo, che non io invidio altra fortuna a'Sig.ri Fiorentini che quella di poter ascoltar tal volta le sue dotte compositioni. Le auguro fra tanto felicissime queste Sante Feste et un Capo d'anno colmo d'ogni contento, con cent'altri appresso.
Ne'versi che lasciai a V. S. desidero che quel verso: Alma Venus Phaebique soror etc.(735), V. S. lo accommodi: Phaebus, et alma soror, sacri et dea candida Cypri, bench habbiano forse di bisogno d'esser accommodati, o per dir meglio abbrugiati, tutti, non essendo cosa degna d'un par suo. A cui per fine bacio le mani di tutto cuore.

Di Siena, ad 20 di Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.e
D. Vincenzo Renieri, Monaco Olivetano.



2828..

GIOVANNI VANNUCCINI a [GALILEO in Arcetri].
Siena, 20 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 54. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo

Dal Sig.r Cittadini, Maestro della Posta, mi fu iarsera resa l'amorevolissima lettera di V. S., in essequtione della quale ho comprato subbito le quattro braccia e mezo di panno fino verdone et l'ho consegnato al medesimo Cittadini, acci glie lo invii sicuro per la via che accenna: non  della medesima pezza, perch era spacciata; a giuditio mio e del sarto, non sar punto inferiore a quello, n nella bont n meno nel colore.
Il gruppo che V. S. avvisa mandarmi con li denari non  ancor comparso, ma per non tardar pi di due giorni, essendo stato necessitato il S.r Can.co Cittadini(736) di cost passare a Pisa. Esseguir puntualmente l'ordine di V. S. in ogni cosa.
Godo che cotesta aria se gli confaccia pi di questa, acci non provi quelle acerbe punture che qua tal hora sentiva; e quanto al vino, procurar resti servita quanto prima, acci possi temprare l'asprezza di cotesti vini rossi.
Il Perugia  venuto per il suo cannone, anzi occhiale; hor qui non ne troviamo se non un pezzo, e quello senza vetri, perch quelli che mi lasci disse erano dell'occhiale di legno. Potr con suo commodo favorirmi d'avvisare quello devo risponderli, rendendole io in tanto infinite gratie de'vetri mandatimi per il mio, quali riescano esquisiti.
Il Sig.r Segretario torn hiarsera di Fiorenza: l'ho salutato per sua parte, come anco questi preti di casa con Mess. Cesare e Cechino; e tutti rendeno a V. S. Ecc.ma dupplicati saluti, mentre io, supplicandola a favorirmi spesso dell'honor de'suoi comandamenti, le auguro le(737) future Feste del Santissimo Natale colme d'ogni felicit, e me le ricordo servitore di vero affetto.

Di Siena, li 20 Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il vino l'inviar a S. Casciano al medesimo Nenci(738): potr darli ordine che dia una guida a'vetturali per la sua villa.


Humili.mo e Devo.mo Ser.re
Giovanni Vannuccini.



2829..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO GASSENDI in Digne.
Aix, 20 dicembre 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 12772, Lettres de Peiresc  Gassendi, car. 109.-Autografa.

.... Nons avons depuis gouvern icy tout dimanche le S.r de S.t Aman, revenant de Rome(739), qui y a veu fort particulirement le P. Campanella, et depuis  Sienne le S. Galilei chez l'Archevesque, o il avoit un logement tapiss de soye et fort richement emmeubl; disant qu'il ne se pouvoit lasser d'admirer cez deux venerables vieillards, et d'apprendre les bonnes choses qui leur eschappoient en commun discours. Le Galilei luy monstra quelque nombre de lettres missives fort curieuses sur divers subjects, lesquelles il estoit aprez de faire mettre soubs la presse, dont plusieurs estoient adressees a une sienne fille religieuse, lesquelles ne laissoient pas d'estre sur des subjects des matieres traictes en ses livres. Il dict q'un gentilhomme avoit dans Rome la coppie, qu'on luy avoit promise, de deux lettres par luy escriptes  la Granduchesse, ou il traictoit ex professo touts les moyens par lesquels il pouvoit soubtenir en bonne consciance et par la Sainte Escriture toutes le propositions de ses livres. Il avoit esperance d'avoir bien tost la permission d'aller en une sienne maison, et  Florence mesmes....



2830...

FRANCESCO MARIA FIORENTINI a GALILEO in Firenze.
Lucca, 21 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T, XII, car. 39. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo mio S.re e P.ron Oss.mo

Si compiacque V. S. Ecc.ma alcuni mesi sono di gradir il testimonio della mia osservanza, rappresentatale per lettere(740), e mi de'animo con la gentilissima sua risposta di tornar anche con l'universal costume delle buone Feste a rammentargliela. Ma quanto mi potrebbe assicurar l'innata sua cortesia ch'ella fusse per gradire quest'offitio di reverenza, altrettanto mi dovrebbe ritenere il disturbo che pu recarle la mia prosontione. Ma chi frena la lingua a sollecito affetto?
Io sto con ansiet di sapere s'ella sia per degnar di risposta o di replica la Difesa dell'Antiticone(741), e lo desidero, per dir il vero; parendomi che le dicerie di quest'huomo possino, se non offuscare in parte lo splendore del nome di V. S. Ecc.ma gi immortalmente scritto nella memoria degli huomini, almeno siano per generar confusione nella mente di chi, non intendendo pi addentro, ha per demostrate le propositioni che portano il nome matematico. Ho fin qui letto il primo libro solamente, perch due giorni fa solamente mi  capitato nelle mani, n mi  parso che contenga altro che qualche mendicato puntiglio di logica; e sebene, scorrendone verso il fine qualche particella, mi sono accorto che quest'autore  di quelli che tiene le nuove osservationi del cielo per illusioni degli specilli, confesso per, per la mia poca capacit, che in alcune cose mi ha lasciato dubioso. Come che sia, a me, che sono partialissimo del nome di V. S. Ecc.ma, si rende incomportabile il vederlo vilipeso. Mi consoli per, come la supplico, di farmi parte se almeno alcuno de'suoi discepoli s'armi all'espugnatione di questa Difesa, e s'ella sia per dar presto fuori, come promette, le speculationi de'moti, gi che par che si tema che i suoi Dialoghi siano per esser sospesi. Compatisca alla mia affettuosa curiosit, con la certezza d'altrettanta devotione in me verso il suo grandissimo merito, mentre io, agurandole felicissime queste Sante Feste, le bacio reverentemente le mani.

Lucca, a'21 di Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

S.r Galileo. Firenze.

Ser.re Partialiss.mo
Francesco Maria Fiorentini.



2831.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Arcetri].
Pisa, 27 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 366-367. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Quando pensavo di venir a congratularmi seco dell'avvicinamento fatto alla patria et a'suoi pi cari amici e parenti, e dell'animo lieto e tranquillo che ella havea riportato dalle sue turbulenze, ecco che mi convien di nuovo venir a compiagner le sue disgrazie.  possibile ch'ella habbia a essere continuo bersaglio delle disavventure? Il S.r Geri Bocchineri mi ha dato avviso che tra le scritture rese a V. S. dal suo fratello(742), ella ci ha trovo manco una sua opera, e che per tal perdita ella  caduta in un dolore et afflizzione intollerabile. Questa nuova mi ha trafitto l'animo; e perch la mia troppa gelosia delle sue cose ha dato origine a questo disordine, non posso finir di maledire la mia cattiva fortuna: la quale in questo caso ha partorito effetto diametralmente contrario alla mia intenzione, che per essere stata ottima, a quella solo prego V. S. Ecc.ma a voler haver riguardo, e per mezo di quella spero da lei di impetrar perdono. Io non ho errato se non ch'io non sono stato indovino e sono stato troppo geloso: del resto non ho commesso mancamento alcuno. Se io havessi hauto a tener conto delle sue scritture, l'harei conservate come cose sacrosante, e custodite al pari dell'anima mia; il Sig.r Geri prese lui la cura di conservarle, et io non potevo o dovevo mostrar diffidenza in lui. De'libri che erano su la tavola, io ne messi da canto alcuni(743), parte perch non andassero male, e parte perch non gli fossero (trovandosi) di pregiudizio, con animo di mandargli a pigliare: tra questi mi scrive hora il Sig.r Geri che io guardi se fosse quest'opera smarrita; ma perch, sebene restai col S.r Geri di mandar per essi, io non mandai altrimenti, atteso che cessaron quelli spaventi che da principio mi furon messi, per io non posso cercar tra essi; ma potendovi anco cercare, non la ritroverei, perch i libri messi in disparte non eran se non opere stampate, n vi era opera alcuna manuscritta. Torno per tanto a dire che qui il mio errore  la mia mala fortuna, la quale, per non esser nel mio arbitrio, anzi repugnantissima al mio volere, non mi deve essere imputata a errore. Mi par poi per sua consolazione di poter dire, che essendo ella viva, nella perdita di questa scrittura non si sia perduta l'opera, ma solamente rinovata a V. S. la fatiga di ritesserla; la qual nuova fatiga non sar anco senza nuovo frutto, perch, sebene l'opere primieramente uscite dalla sua mente e dalla sua penna sono perfette e dagl'altri posson esser sempre pi tosto maggiormente ammirate che migliorate, tuttavia ella sola con nuova applicazion di mente pu arrecargli miglioramento, e posson solo tra le sue mani le sue stess'opere, bench perfette, ricever nuova perfezzione.
Iddio sia quello che nel rivolgimento dell'anno gli rivolga la faccia della miglior fortuna, acci con maggior animo possa affatigarsi in consolazione di s stessa e di tutti gl'amatori della virt. Qui per fine l'abbraccio con riverentissimo ossequio e le prego felicit.

Di Pisa, il d 27 Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo S.re
Niccol Aggiunti.



2832..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Arcetri].
Roma, 28 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 368. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Solamente il veder che V. S. gradisce con tanto affetto la mia buona volont, mi obbligherebbe in infinito alla sua cortesia, s'io non me gli professasse obbligatissimo per altro; e da questo spero che ella creda che s'io potesse pervertir l'ordine, per dir cos, delle lunghezze di questo paese, V. S. sarebbe stata pi presto, et forse meglio, servita. Ho presentata la sua lettera di ringraziamento al S.r Card.l Barberino(744), che se poi non risponder, non sar maraviglia, per non esser il negozio ultimato interamente, con tutto che poco o niente vi resti.
Nel resto l'Ambasciatrice et io la ringraziamo con tutto l'animo delle prosperit che ci annunzia in queste Sante Feste, sapendo che ci desidera di cuore ogni bene non per semplice complimento, come noi ancora con l'istesso sentimento preghiamo il Signore Dio che feliciti la persona e casa di V. S., la quale non sarebbe gran cosa che potessimo un giorno godere e servire in Arcetri. E le bacio le mani.

Roma, 28 Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2833..

MARCANTONIO PIERALLI a [GALILEO in Arcetri].
Pisa, 28, dicembre 1633.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 46. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo

Post varios casus, post tot discrimina rerum, io mi rallegro con tutto il quore del felice ritorno di V. S. Ecc.ma alla patria. Lo chiamo principalmente felice per la buona sanit che l'accompagna, stimata da me particolar gratia di Dio in queste congionture. Piaccia a S. D. M. di conservarla, per gloria di questo secolo e consolatione di tanti e tanti amici e servitori di V. S., tra i quali io professo e mi honoro di esserle devotissimo e partialissimo della sua singolarissima virt.
Creder che V. S. habbia ricevuto li 40 scudi romani per li due termini decorsi della pensione(745), consegnati da me al nostro Sig.r Niccol(746), e col primo comodo di apportatore le invier gl'altri venti per quest'ultima del Natale; e V. S. potr favorire di far la ricevuta di tutti tre. Il Signor Iddio le conceda di poterla risquotere per molti e molt'anni, s come io Lo prego con tutto l'affetto; e baciando a V. S. reverentemente la mano, le prego felicissimo il principio dell'anno, con tutto il restante di una lunghissima vita.

Pisa, 28 Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo e Obblig.mo Ser.re
Marcant.o Pieralli.



2834..

GIOVANNI VANNUCCINI a [GALILEO in Arcetri].
Siena, 28 dicembre 1633.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 55. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo

Doppo haver inviato a V. S. Ecc.ma il panno verdone ordinatomi(747), ricevei il gruppo con le lire dugento, quali distribuii subito a chi si dovevano. Le mando hora sei barili di vino bianco, del pi eccellente che si sia trovato in questa citt, che se sar di suo gusto l'haver caro, s per haver servito V. S. Ecc.ma come Mons.re Ill.mo mio Padrone(748), che con tanta premura me l'haveva comandato. Non si  inviato prima per rispetto delle Feste. Se sar possibile, le inviar anco la sua cantinetta piena di vin rosso, di quello che beve Monsignore. E qui col fine, facendo a V. S. Ecc.ma humilissima riverenza, le prego dal Cielo ogni pi vera felicit.

Siena, li 28 Xmbre 1633.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devo.mo
Gio. Vannuccini.



2835..

PIETRO GASSENDI a NICCOL FABRI DI PEIRESC in Aix.
Digne, 28 dicembre 1633.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds franais, n. 9536, car. 223. - Autografa.

.... Je vous remercie encore de ce que vous m'avez appris de l'estat du bon Galilei(749). Je luy escriroy volontiers un mot, mais je ne say comment l'entreprendre; tellement toutes choses sont chatouilleuses de ce cost l....



2836...

OTTAVIO GALILEI a [GALILEO in Arcetri].
[Venezia, fine del 1633?].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 16. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Padrone Col.mo

La stima che io fo della sua persona, e la reverenza che ho sempre portata al suo gran valore, causavano in me non pocho pensiero in questa sua absenza, quando ella si  degnata di exscludere ogni dubbio con la gentilissima sua de'20 del presente, la quale mi  stata d'indicibile consolatione per sentire il suo bene essere; poi che nel resto io ero certissimo del successo prospero de'sua affari, s come mi prometteva la sua integrit, exsperimentata in tante occasione. Ma pur V. S., con il darne nuova, raddoppia a me l'allegrezza e assicura gli altri sua partiali, se bene ciascuno ha hauto ferma credenza che l'oppositioni che ella ha trovato dovessero servirli di exaltatione, e gli ostacoli de'maligni fargli strada a gloria incomparabile. Spero rivederla di qua presto, dove gi, superata l'invidia, deva godere una perfecta quiete; e questo  il desiderio di tutti noi, e di mia moglie e figliuoli specialmente, che gli rendono duplicati saluti. E io per fine li fo reverenza, baciandoli affettuosamente le mani.

Di V. S. molto Ill.re

Oblig.mo Serv.re e Parente
Ottavio Galilei.



2837...

LORENZO PETRANGELI a GALILEO in Firenze.
[1633].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 23. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Son passati diciotto mesi da che per gl'imminenti pericoli mi convenne, in compagnia di Mad.a Ser.ma Elettrice, partir da Monaco; e perch nel corso di questo tempo ho ricevute pi e pi lettere, e piene di dolore e di lamentationi, dalla Sig.ra Anna Clara(750), non posso non raccomandarla con tutto l'animo a chi pi tocca, per tanti rispetti, il soccorrerla: e certo  cosa degna di compassione il vedere quello che ella habbia patito nel concorrer con gl'altri al pagamento di s grosso taglione imposto dal Re Sveco(751) a quella citt, e quello che tuttavia si patisca e da lei e dagl'altri per haver l'inimico a le porte. Spero dunque che V. S. molto I. sar ricordevole di questa povera famiglia e della parola gi datagli di volerla soccorrere et haver sempre in su[a] cara protettione; e cos il Signore habbia la persona di V. S. molto I., con moltipllcate benedittioni.

Di V. S. molto I. et Ecc.ma
Aff.mo Serv.re
Lorenzo Petrangeli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



FINE DEL VOLUME DECIMOQUINTO.

INDICE CRONOLOGICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XV
(1633).

2376
Francesco Barberini ad Andrea Cioli
1 gennaio 1633
2377
Antonio de Ville a Galileo
4 gennaio 1633
2378
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
4 gennaio 1633
2379
Benedetto Castelli a Galileo
7 gennaio 1633
2380
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
8 gennaio 1633
2381
Francesco Niccolini a Galileo
9 gennaio 1633
2382
Andrea Cioli a Galileo
11 gennaio 1633
2383
Geri Bocchineri a Galileo
12 gennaio 1633
2384
GALILEO ad Elia Diodati
15 gennaio 1633
2385
GALILEO a Carlo de'Medici
15 gennaio 1633
2386
Giorgio Bolognetti a Francesco Barberini
15 gennaio 1633
2387
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
15 gennaio 1633
2388
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
15 gennaio 1633
2389
Giuliano de'Medici a Galileo
19 gennaio 1633
2390
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
21 gennaio 1633
2391
Giorgio Bolognetti a Francesco Barberini
22 gennaio 1633
2392
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
22 gennaio 1633
2393
Sebastiano Venier a Galileo
23 gennaio 1633
2394
Geri Bocchineri a Galileo
24 gennaio 1633
2395
Alessandro Bocchineri a Galileo
27 gennaio 1633
2396
Alessandro Bocchineri a Galileo
29 gennaio 1633
2397
Gio. Battista Landini a Cesare Marsili
29 gennaio 1633
2398
Francesco Niccolini a Galileo
30 gennaio 1633
2399
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
30 gennaio 1633
2400
Francesco Niccolini a Galileo
31 gennaio 1633
2401
Geri Bocchineri a Galileo
3 febbraio 1633
2402
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
4 febbraio 1633
2403
Geri Bocchineri a Galileo
5 febbraio 1633
2404
Maria Celeste Galilei a Galileo
5 febbraio 1633
2405
Francesco Niccolini a Galileo
5 febbraio 1633
2406
Francesco Barberini a Giorgio Bolognetti
5 febbraio 1633
2407
Niccol Cini a Galileo
12 febbraio 1633
2408
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
14 febbraio 1633
2409
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
16 febbraio 1633
2410
Alessandro Bocchineri a Galileo
18 febbraio 1633
2411
Geri Bocchineri a Galileo
18 febbraio 1633
2412
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
18 febbraio 1633
2413
GALILEO ad Andrea Cioli
19 febbraio 1633
2414
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
19 febbraio 1633
2415
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
20 febbraio 1633
2416
Ferdinando II, Granduca di Toscana, a Desiderio Scaglia
20 febbraio 1633
2417
Geri Bocchineri a Galileo
21 febbraio 1633
2418
Cristoforo Scheiner a Pietro Gassendi
23 febbraio 1633
2419
Geri Bocchineri a Galileo
24 febbraio 1633
2420
Andrea Cioli a Galileo
24 febbraio 1633
2421
Ferdinando II, Granduca di Toscana, a Guido Bentivoglio
24 febbraio 1633
2422
Giulio Ninci alla famiglia di Galileo
24 febbraio 1633
2423
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
24 febbraio 1633
2424
GALILEO a Geri Bocchineri
25 febbraio 1633
2425
Andrea Arrighetti a Galileo
26 febbraio 1633
2426
Maria Celeste Galilei a Galileo
26 febbraio 1633
2427
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
27 febbraio 1633
2428
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
27 febbraio 1633
2429
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
27 febbraio 1633
2430
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
3 marzo 1633
2431
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
4 marzo 1633
2432
GALILEO a Geri Bocchineri
5 marzo 1633
2433
Maria Celeste Galilei a Galileo
5 marzo 1633
2434
Mario Guiducci a Galileo
5 marzo 1633
2435
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
6 marzo 1633
2436
Luca Holstein a Niccol Fabri di Peiresc
7 marzo 1633
2437
GALILEO a Geri Bocchineri
12 marzo 1633
2438
GALILEO ad Andrea Cioli
12 marzo 1633
2439
Andrea Arrighetti a Galileo
12 marzo 1633
2440
Geri Bocchineri a Galileo
12 marzo 1633
2441
Maria Celeste Galilei a Galileo
12 marzo 1633
2442
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
12 marzo 1633
2443
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
13 marzo 1633
2444
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
17 marzo 1633
2445
GALILEO ad Andrea Cioli
19 marzo 1633
2446
Maria Celeste Galilei a Galileo
19 marzo 1633
2447
Mario Guiducci a Galileo
19 marzo 1633
2448
Maria Tedaldi a Galileo
19 marzo 1633
2449
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
19 marzo 1633
2450
Geri Bocchineri a Galileo
26 marzo 1633
2451
Niccol Cini a Galileo
26 marzo 1633
2452
Andrea Cioli a Galileo
26 marzo 1633
2453
Maria Celeste Galilei a Galileo
26 marzo 1633
2454
Mario Guiducci a Galileo
26 marzo 1633
2455
Mario Guiducci a Galileo
2 aprile 1633
2456
Giovanni Ciampoli a Galileo
5 aprile 1633
2457
Geri Bocchineri a Galileo
9 aprile 1633
2458
Niccol Cini a Galileo
9 aprile 1633
2459
Maria Celeste Galilei a Galileo
9 aprile 1633
2460
Mario Guiducci a Galileo
9 aprile 1633
2461
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
9 aprile 1633
2462
Ascanio Piccolomini a Galileo
10 aprile 1633
2463
Geri Bocchineri a Galileo
14 aprile 1633
2464
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
14 aprile 1633
2465
Gabriele Naud a Pietro Gassendi
aprile 1633
2466
GALILEO a Geri Bocchineri
16 aprile 1633
2467
Maria Celeste Galilei a Galileo
16 aprile 1633
2468
Maria Celeste Galilei a Galileo
16 aprile 1633
2469
Mario Guiducci a Galileo
16 aprile 1633
2470
Maria Tedaldi a Galileo
16 aprile 1633
2471
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
16 aprile 1633
2472
Baldassarre Nardi a Galileo
19 aprile 1633
2473
Geri Bocchineri a Galileo
20 aprile 1633
2474
Maria Celeste Galilei a Galileo
20 aprile 1633
2475
Antonio Quaratesi a Galileo
20 aprile 1633
2476
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
20 aprile 1633
2477
Maria Tedaldi a Galileo
22 aprile 1633
2478
GALILEO a Geri Bocchineri
23 aprile 1633
2479
Geri Bocchineri a Galileo
23 aprile 1633
2480
Maria Celeste Galilei a Galileo
23 aprile 1633
2481
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
23 aprile 1633
2482
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
25 aprile 1633
2483
Gio. Battista Gondi ad Andrea Cioli
26 aprile 1633
2484
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
27-28 aprile 1633
2485
Geri Bocchineri a Galileo
28 aprile 1633
2486
Vincenzo Maculano a Francesco Barberini
28 aprile 1633
2487
Geri Bocchineri a Galileo
30 aprile 1633
2488
Giovanni Ciampoli a Galileo
30 aprile 1633
2489
Maria Celeste Galilei a Galileo
30 aprile 1633
2490
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
1 maggio 1633
2491
Vincenzio Galilei a Galileo
2 maggio 1633
2492
Giovanfrancesco Buonamici a ........
2 maggio 1633
2493
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
3 maggio 1633
2494
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
4 maggio 1633
2495
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
6 maggio 1633
2496
Pietro Gassendi a Gabriele Naud
6 maggio 1633
2497
Maria Celeste Galilei a Galileo
7 maggio 1633
2498
Gabriello Riccardi a Galileo
7 maggio 1633
2499
Antonio Badelli a ........
7 maggio 1633
2500
Pietro Gassendi a Tommaso Campanella
10 maggio 1633
2501
Geri Bocchineri a Galileo
12 maggio 1633
2502
Benedetto Castelli a Galileo
12 maggio 1633
2503
Geri Bocchineri a Galileo
14 maggio 1633
2504
Maria Celeste Galilei a Galileo
14 maggio 1633
2505
Mario Guiducci a Galileo
14 maggio 1633
2506
Gabriello Riccardi a Galileo
14 maggio 1633
2507
Maria Tedaldi a Galileo
14 maggio 1633
2508
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
15 maggio 1633
2509
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
15 maggio 1633
2510
Ascanio Piccolomini a Galileo
16 maggio 1633
2511
Geri Bocchineri a Galileo
18 maggio 1633
2512
Benedetto Castelli a Galileo
19 maggio 1633
2513
Geri Bocchineri a Galileo
21 maggio 1633
2514
Luigi Capponi a Galileo
21 maggio 1633
2515
Niccol Cini a Galileo
21 maggio 1633
2516
Maria Celeste Galilei a Galileo
21 maggio 1633
2517
Mario Guiducci a Galileo
21 maggio 1633
2518
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
22 maggio 1633
2519
Geri Bocchineri a Galileo
26 maggio 1633
2520
Benedetto Castelli a Galileo
26 maggio 1633
2521
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
26 maggio 1633
2522
Niccol Cini a Galileo
28 maggio 1633
2523
Maria Celeste Galilei a Galileo
28 maggio 1633
2524
Mario Guiducci a Galileo
28 maggio 1633
2525
Ascanio Piccolomini a Galileo
28 maggio 1633
2526
Maria Tedaldi a Galileo
28 maggio 1633
2527
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
29 maggio 1633
2528
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
30 maggio 1633
2529
Giacomo Gaffarel a Raffaello di Bollogne
maggio 1633
2530
Geri Bocchineri a Galileo
1 giugno 1633
2531
Vincenzio Galilei a Galileo
2 giugno 1633
2532
Niccol Fabri di Peiresc a Luca Holstein
2 giugno 1633
2533
Niccol Aggiunti a Galileo
4 giugno 1633
2534
Geri Bocchineri a Galileo
4 giugno 1633
2535
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 giugno 1633
2536
Mario Guiducci a Galileo
4 giugno 1633
2537
Dino Peri a Galileo
4 giugno 1633
2538
Benedetto Castelli a Galileo
9 giugno 1633
2539
Camillo Gloriosi a Galileo
10 giugno 1633
2540
Geri Bocchineri a Galileo
11 giugno 1633
2541
Maria Celeste Galilei a Galileo
11 giugno 1633
2542
Mario Guiducci a Galileo
11 giugno 1633
2543
Ascanio Piccolomini a Galileo
12 giugno 1633
2544
Giovanni Ciampoli a Galileo
14 giugno 1633
2545
Giorgio Wendelin a Marino Mersenne
15 giugno 1633
2546
Benedetto Castelli a Galileo
16 giugno 1633
2547
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 giugno 1633
2548
Cassiano dal Pozzo a Galileo
18 giugno 1633
2549
Gio. Giacomo Bouchard a Pietro e Giacomo Dupuy
18 giugno 1633
2550
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
19 giugno 1633
2551
Ismaele Boulliau a Pietro Gassendi
21 giugno 1633
2552
Gio. Battista Gondi ad Andrea Cioli
21 giugno 1633
2553
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
22 giugno 1633
2554
Geri Bocchineri a Galileo
23 giugno 1633
2555
Maria Celeste Galilei a Galileo
25 giugno 1633
2556
Antonio Badelli a ........
25 giugno 1633
2557
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
25 giugno 1633
2558
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
26 giugno 1633
2559
Gio. Giacomo Bouchard a Fulgenzio Micanzio
29 giugno 1633
2560
GALILEO ad Urbano VIII
giugno 1633
2561
Francesco Barberini a Cesare Monti
giugno 1633
2562
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
1 luglio 1633
2563
Maria Celeste Galilei a Galileo
2 luglio 1633
2564
Francesco Niccolini a Galileo
2 luglio 1633
2565
Antonio Badelli a ........
2 luglio 1633
2566
Antonio Barberini a ........, Inquisitore di Modena
2 luglio 1633
2567
GALILEO a Mazzeo Mazzei
3 luglio 1633
2568
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
3 luglio 1633
2569
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
4 luglio 1633
2570
Antonio Quaratesi a Galileo
6 luglio 1633
2571
Niccol Herrera ad Antonio Barberini
6 luglio 1633
2572
Geri Bocchineri a Galileo
9 luglio 1633
2573
Antonio Badelli a ........
9 luglio 1633
2574
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
9 luglio 1633
2575
Francesco Niccolini a Galileo
10 luglio 1633
2576
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
10 luglio 1633
2577
Ascanio Piccolomini ad Antonio Barberini
10 luglio 1633
2578
Francesco Maria Fiorentini a Galileo
12 luglio 1633
2579
Geri Bocchineri a Galileo
13 luglio 1633
2580
Maria Celeste Galilei a Galileo
13 luglio 1633
2581
Antonio da Lendinara ad Antonio Barberini
15 luglio 1633
2582
Geri Bocchineri a Galileo
16 luglio 1633
2583
Maria Celeste Galilei a Galileo
16 luglio 1633
2584
Mario Guiducci a Galileo
16 luglio 1633
2585
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
16 luglio 1633
2586
Paolo da Garresio ad Antonio Barberini
16 luglio 1633
2587
Cristoforo Scheiner a Pietro Gassendi
16 luglio 1633
2588
Cristoforo Scheiner ad Atanasio Kircher
16 luglio 1633
2589
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
19 luglio 1633
2590
Antonio Nardi a Galileo
20 luglio 1633
2591
Mattia Naldi a Fabio Chigi
21 luglio 1633
2592
Geri Bocchineri a Galileo
22 luglio 1633
2593
GALILEO ad Andrea Cioli
23 luglio 1633
2594
Benedetto Castelli a Galileo
23 luglio 1633
2595
Maria Celeste Galilei a Galileo
23 luglio 1633
2596
Mario Guiducci a Galileo
23 luglio 1633
2597
Vincenzio Langieri a Galileo
23 luglio 1633
2598
Raffaello Magiotti a Galileo
23 luglio 1633
2599
Carlo Rinuccini a Galileo
23 luglio 1633
2600
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
23 luglio 1633
2601
Maria Celeste Galilei a Galileo
24 luglio 1633
2602
Francesco Niccolini a Galileo
24 luglio 1633
2603
Geri Bocchineri a Galileo
26 luglio 1633
2604
GALILEO a Geri Bocchineri
28 luglio 1633
2605
Geri Bocchineri a Galileo
28 luglio 1633
2606
Andrea Cioli a Galileo
28 luglio 1633
2607
Maria Celeste Galilei a Galileo
28 luglio 1633
2608
Niccol Aggiunti a Galileo
30 luglio 1633
2609
Mario Guiducci a Galileo
30 luglio 1633
2610
Francesco Niccolini a Galileo
31 luglio 1633
2611
Geri Bocchineri a Galileo
2 agosto 1633
2612
Maria Celeste Galilei a Galileo
3 agosto 1633
2613
Mattia Bernegger ad Elia Diodati
3 agosto 1633
2614
Geri Bocchineri a Galileo
4 agosto 1633
2615
Polissena Gatteschi Bocchineri a Galileo
5 agosto 1633
2616
Niccol Aggiunti a Galileo
6 agosto 1633
2617
Geri Bocchineri a Galileo
6 agosto 1633
2618
Maria Celeste Galilei a Galileo
6 agosto 1633
2619
Benedetto Millini a Galileo
6 agosto 1633
2620
Antonio Nardi a Galileo
6 agosto 1633
2621
Carlo Rinuccini a Galileo
6 agosto 1633
2622
Fra Bas.o Capp.no a Gio. Francesco Buonamici
6 agosto 1633
2623
Giorgio Bolognetti ad Antonio Barberini
6 agosto 1633
2624
Francesco Vitelli ad Antonio Barberini
6 agosto 1633
2625
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
7 agosto 1633
2626
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
7 agosto 1633
2627
Vincenzo..., Inquisitore di Pavia ai propri Vicari
7 agosto 1633
2628
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
8 agosto 1633
2629
Giacomo Gaffarel a Pietro Dupuy
10 agosto 1633
2630
Mattia Bernegger a Gio. Michele Lingelsheim
11 agosto 1633
2631
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
11 agosto 1633
2632
Bonifacio da Cardon ad Antonio Barberini
12 agosto 1633
2633
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
12 agosto 1633
2634
Geri Bocchineri a Galileo
13 agosto 1633
2635
Maria Celeste Galilei a Galileo
13 agosto 1633
2636
Piero Girolami a Galileo
13 agosto 1633
2637
Mario Guiducci a Galileo
13 agosto 1633
2638
Filippo Magalotti a Galileo
13 agosto 1633
2639
Pier Francesco Rinuccini a Galileo
13 agosto 1633
2640
Clemente da Iseo ad Antonio Barberini
13 agosto 1633
2641
Francesco Niccolini a Galileo
14 agosto 1633
2642
Gio. Niccol Piccinini ad Antonio Barberini
15 agosto 1633
2643
Geri Bocchineri a Galileo
16 agosto 1633
2644
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
16 agosto 1633
2645
Girolamo da Quinzano ad Antonio Barberini
17 agosto 1633
2646
Gio. Michele Lingelsheim a Mattia Bernegger
19 agosto 1633
2647
Orazio Cavalcanti a Galileo
20 agosto 1633
2648
Maria Celeste Galilei a Galileo
20 agosto 1633
2649
Mario Guiducci a Galileo
20 agosto 1633
2650
Antonio Nardi a Galileo
20 agosto 1633
2651
Carlo Rinuccini a Galileo
20 agosto 1633
2652
Ciriaco Rocci ad Antonio Barberini
20 agosto 1633
2653
Francesco Niccolini a Galileo
21 agosto 1633
2654
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
21 agosto 1633
2655
Mattia Bernegger a Giovanni Rebhan
21 agosto 1633
2656
Raffaello Magiotti a Galileo
23 agosto 1633
2657
Bartolomeo...., Inquisitore di Aquileia ad Antonio Barberini
23 agosto 1633
2658
Vincenzio Galilei a Galileo
26 agosto 1633
2659
Niccol Cini a Galileo
27 agosto 1633
2660
Maria Celeste Galilei a Galileo
27 agosto 1633
2661
Mario Guiducci a Galileo
27 agosto 1633
2662
Giorgio Bolognetti a Pietro Niccolini
27 agosto 1633
2663
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
27 agosto 1633
2664
Mattia Bernegger a Gio. Michele Lingelsheim
28 agosto 1633
2665
Mattia Bernegger a Guglielmo Schickhardt
29 agosto 1633
2666
Paolo Airoldi ad Antonio Barberini
30 agosto 1633
2667
Angelo Sperindio ad Antonio Barberini
31 agosto 1633
2668
Alessandro Bichi ad Antonio Barberini
1 settembre 1633
2669
Fabio da Lagonissa a Cornelio Giansenio
1 settembre 1633
2670
Gio. Francesco Buonamici a Galileo
3 settembre 1633
2671
Maria Celeste Galilei a Galileo
3 settembre 1633
2672
Mario Guiducci a Galileo
3 settembre 1633
2673
Giorgio Bolognetti ad Antonio Barberini
3 settembre 1633
2674
Paolo delli Franci ad Antonio Barberini
3 settembre 1633
2675
Francesco Niccolini a Galileo
4 settembre 1633
2676
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
4 settembre 1633
2677
Gio. Giacomo Bouchard a Galileo
5 settembre 1633
2678
Gio. Michele Lingelsheim a Mattia Bernegger
5 settembre 1633
2679
Raffaello Magiotti a Galileo
6 settembre 1633
2680
Fabio da Lagonissa ad Antonio Barberini
6 settembre 1633
2681
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
6-10 settembre 1633
2682
Matteo Kellison a Fabio da Lagonissa
7 settembre 1633
2683
Guglielmo Schickhardt a Mattia Bernegger
8 settembre 1633
2684
Geri Bocchineri a Galileo
9 settembre 1633
2685
Antonio Nardi a Galileo
9 settembre 1633
2686
Niccol Aggiunti a Galileo
10 settembre 1633
2687
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 settembre 1633
2688
Mario Guiducci a Galileo
10 settembre 1633
2689
Maria Tedaldi a Galileo
10 settembre 1633
2690
Vincenzo Maria Pellegrini ad Antonio Barberini
10 settembre 1633
2691
Pierluigi Caraffa ad Antonio Barberini
11 settembre 1633
2692
Onorato Visconti ad Antonio Barberini
13 settembre 1633
2693
Mattia Bernegger a Gio. Michele Lingelsheim
14 settembre 1633
2694
Paolo delli Franci ad Antonio Barberini
14 settembre 1633
2695
Geri Bocchineri a Galileo
15 settembre 1633
2696
Mattia Bernegger a Guglielmo Schickhardt
15 settembre 1633
2697
Geri Bocchineri a Galileo
16 settembre 1633
2698
Paolo Airoldi ad Antonio Barberini
16 settembre 1633
2699
Francesco Cuccini ad Antonio Barberini
16 settembre 1633
2700
Niccol Aggiunti a Galileo
17 settembre 1633
2701
Benedetto Castelli a Galileo
17 settembre 1633
2702
Niccol Cini a Galileo
17 settembre 1633
2703
Mario Guiducci a Galileo
17 settembre 1633
2704
Antonio da Landinara ad Antonio Barberini
17 settembre 1633
2705
Tommaso da Tabia ad Antonio Barberini
17 settembre 1633
2706
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
17 settembre 1633
2707
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 settembre 1633
2708
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
18 settembre 1633
2709
Geri Bocchineri a Galileo
21 settembre 1633
2710
Gio. Michele Pi ad Antonio Barberini
21 settembre 1633
2711
Orazio Grassi a Girolamo Bardi
22 settembre 1633
2712
Gio. Michele Lingelsheim a Mattia Bernegger
22 settembre 1633
2713
Niccol Aggiunti a Galileo
24 settembre 1633
2714
Alessandro Bocchineri a Galileo
24 settembre 1633
2715
Mario Guiducci a Galileo
24 settembre 1633
2716
Dino Peri a Galileo
24 settembre 1633
2717
Mattia Naldi a Fabio Chigi
24 settembre 1633
2718
Andrea Arrighetti a Galileo
25 settembre 1633
2719
Benedetto Millini a Galileo
25 settembre 1633
2720
......, Vicario del Sant'Uffizio in Siena, ad Antonio Barberini
25 settembre 1633
2721
GALILEO ad Andrea Arrighetti
27 settembre 1633
2722
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
27 settembre 1633
2723
Tiberio Sinibaldi ad Antonio Barberini
27 settembre 1633
2724
Vincenzio Galilei a Galileo
28 settembre 1633
2725
Vincenzo..., Inquisitore di Pavia, ad Antonio Barberini
28 settembre 1633
2726
Pietro..., Inquisitore di Cremona, ad Antonio Barberini
28 settembre 1633
2727
Guglielmo Schickhardt a Mattia Bernegger
29 settembre 1633
2728
Ambrogio da Tabia ad Antonio Barberini
30 settembre 1633
2729
Geri Bocchineri a Galileo
1 ottobre 1633
2730
Maria Celeste Galilei a Galileo
1 ottobre 1633
2731
Mario Guiducci a Galileo
1 ottobre 1633
2732
Francesco Niccolini a Galileo
1 ottobre 1633
2733
Dino Peri a Galileo
1 ottobre 1633
2734
Raffaello Visconti a Galileo
1 ottobre 1633
2735
Maria Celeste Galilei a Galileo
3 ottobre 1633
2736
Paolo Egidio da Como ad Antonio Barberini
4 ottobre 1633
2737
Gio. Michele Lingelsheim a Mattia Bernegger
5 ottobre 1633
2738
Vincenzo Maria Cimarelli ad Antonio Barberini
7 ottobre 1633
2739
Geri Bocchineri a Galileo
7 ottobre 1633
2740
Niccol Cini a Galileo
8 ottobre 1633
2741
Maria Celeste Galilei a Galileo
8 ottobre 1633
2742
Mario Guiducci a Galileo
8 ottobre 1633
2743
Girolamo da Sommaia a Galileo
8 ottobre 1633
2744
Mattia Bernegger a Galileo
10 ottobre 1633
2745
Raffaello Magiotti a Galileo
14 ottobre 1633
2746
Benedetto Castelli a Galileo
15 ottobre 1633
2747
Maria Celeste Galilei a Galileo
15 ottobre 1633
2748
Mario Guiducci a Galileo
15 ottobre 1633
2749
Giovanni Ronconi a Galileo
15 ottobre 1633
2750
Sebastiano Borsa ad Antonio Barberini
18 ottobre 1633
2751
Paolo Lattanzio da Ferrara ad Antonio Barberini
18 ottobre 1633
2752
......, Inquisitore di Modena, ad Antonio Barberini
21 ottobre 1633
2753
Geri Bocchineri a Galileo
22 ottobre 1633
2754
Maria Celeste Galilei a Galileo
22 ottobre 1633
2755
Mario Guiducci a Galileo
22 ottobre 1633
2756
Pietro Mazzei a Galileo
25 ottobre 1633
2757
Gio. Battista Gondi ad Andrea Cioli
25 ottobre 1633
2758
Geri Bocchineri a Galileo
27 ottobre 1633
2759
Gio. Battista Doni a Galileo
27 ottobre 1633
2760
Claudio Costamezzana ad Antonio Barberini
27 ottobre 1633
2761
Mario Guiducci a Galileo
29 ottobre 1633
2762
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
30 ottobre 1633
2763
Mattia Bernegger a Gio. Michele Lingelsheim
30 ottobre 1633
2764
Maria Celeste Galilei a Galileo
31 ottobre 1633
2765
Sebastiano Borsa ad Antonio Barberini
1 novembre 1633
2766
Geri Bocchineri a Galileo
2 novembre 1633
2767
Mario Guiducci a Galileo
3 novembre 1633
2768
Maria Celeste Galilei a Galileo
5 novembre 1633
2769
Mario Guiducci a Galileo
5 novembre 1633
2770
Caterina Riccardi Niccolini a Galileo
6 novembre 1633
2771
Gio. Francesco Tolomei a Galileo
6 novembre 1633
2772
Maria Celeste Galilei a Galileo
7 novembre 1633
2773
Gio. Michele Lingelsheim a Mattia Bernegger
7 novembre 1633
2774
Cesare Monti ad Antonio Barberini
11 novembre 1633
2775
Maria Celeste Galilei a Galileo
12-13 novembre 1633
2776
Dino Peri a Galileo
12 novembre 1633
2777
Ranuccio Scotti ad Antonio Barberini
12 novembre 1633
2778
Francesco Niccolini a Galileo
13 novembre 1633
2779
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
13 novembre 1633
2780
Geri Bocchineri a Galileo
16 novembre 1633
2781
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 novembre 1633
2782
Geri Bocchineri a Galileo
19 novembre 1633
2783
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
20 novembre 1633
2784
Francesco Stelluti a Galileo
22 novembre 1633
2785
Maria Celeste Galilei a Galileo
23-24 novembre 1633
2786
Niccol Aggiunti a Galileo
26 novembre 1633
2787
Geri Bocchineri a Galileo
26 novembre 1633
2788
Francesco Galilei a Galileo
26 novembre 1633
2789
Maria Celeste Galilei a Galileo
26 novembre 1633
2790
Mario Guiducci a Galileo
26 novembre 1633
2791
Francesco Niccolini a Galileo
26 novembre 1633
2792
Dino Peri a Galileo
26 novembre 1633
2793
Pier Francesco Rinuccini a Galileo
26 novembre 1633
2794
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
26 novembre 1633
2795
Beniamino Engelcke a Mattia Bernegger
26 novembre 1633
2796
Luca degli Albizzi a Galileo
29 novembre 1633
2797
Renato Descartes a Marino Mersenne
fine di nov. 1633
2798
GALILEO ad Urbano VIII
1 dicembre 1633
2799
Bernardo Conti a Galileo
3 dicembre 1633
2800
Maria Celeste Galilei a Galileo
3 dicembre 1633
2801
Raffaello Magiotti a Galileo
3 dicembre 1633
2802
Francesco Niccolini a Galileo
3 dicembre 1633
2803
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
3 dicembre 1633
2804
GALILEO a Geri Bocchineri
5 dicembre 1633
2805
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
6 dicembre 1633
2806
Geri Bocchineri a Galileo
7 dicembre 1633
2807
Bernardo Conti a Galileo
7 dicembre 1633
2808
Antonio Rocco ad Urbano VIII
7 dicembre 1633
2809
Mattia Bernegger ad Isacco Malleolo
8 dicembre 1633
2810
Geri Bocchineri a Galileo
9 dicembre 1633
2811
Maria Celeste Galilei a Galileo
9 dicembre 1633
2812
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
9 dicembre 1633
2813
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 dicembre 1633
2814
Mario Guiducci a Galileo
10 dicembre 1633
2815
Fabio da Lagonissa ad Antonio Barberini
13 dicembre 1633
2816
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
14 dicembre 1633
2817
GALILEO a Francesco Barberini
17 dicembre 1633
2818
Benedetto Castelli a Galileo
17 dicembre 1633
2819
Orazio Cavalcanti a Galileo
17 dicembre 1633
2820
Bonaventura Cavalieri a Galileo
17 dicembre 1633
2821
Raffaello Magiotti a Galileo
17 dicembre 1633
2822
Giulio Ninci a Galileo
18 dicembre 1633
2823
Gio. Vincenzo da Tabia ad Antonio Barberini
19 dicembre 1633
2824
Bernardo Conti a Galileo
20 dicembre 1633
2825
Antonio Nardi a Galileo
20 dicembre 1633
2826
Ascanio Piccolomini a Galileo
20 dicembre 1633
2827
Vincenzo Renieri a Galileo
20 dicembre 1633
2828
Giovanni Vannuccini a Galileo
20 dicembre 1633
2829
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
20 dicembre 1633
2830
Francesco Maria Fiorentini a Galileo
21 dicembre 1633
2831
Niccol Aggiunti a Galileo
27 dicembre 1633
2832
Francesco Niccolini a Galileo
28 dicembre 1633
2833
Marcantonio Pieralli a Galileo
28 dicembre 1633
2834
Giovanni Vannuccini a Galileo
28 dicembre 1633
2835
Pietro Gassendi a Niccol Fabri di Peiresc
28 dicembre 1633
2836
Ottavio Galilei a Galileo
fine del 1633
2837
Lorenzo Petrangeli a Galileo
1633


INDICE ALFABETICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XV
(1633).



N.
Aggiunti Niccol a Galileo
4 giugno 1633
2533
Aggiunti Niccol a Galileo
30 luglio 1633
2608
Aggiunti Niccol a Galileo
6 agosto 1633
2616
Aggiunti Niccol a Galileo
10 settembre 1633
2686
Aggiunti Niccol a Galileo
17 settembre 1633
2700
Aggiunti Niccol a Galileo
24 settembre 1633
2713
Aggiunti Niccol a Galileo
26 novembre 1633
2786
Aggiunti Niccol a Galileo
27 dicembre 1633
2831
Airoldi Paolo ad Antonio Barberini
30 agosto 1633
2666
Airoldi Paolo ad Antonio Barberini
16 settembre 1633
2698
Albizzi (degli) Luca a Galileo
29 novembre 1633
2796
Arrighetti Andrea a Galileo
26 febbraio 1633
2425
Arrighetti Andrea a Galileo
12 marzo 1633
2439
Arrighetti Andrea a Galileo
25 settembre 1633
2718



Badelli Antonio a ........
7 maggio 1633
2499
Badelli Antonio a ........
25 giugno 1633
2556
Badelli Antonio a ........
2 luglio 1633
2565
Badelli Antonio a ........
9 luglio 1633
2573
Barberini Antonio a ........, Inquisitore di Modena
2 luglio 1633
2566
Barberini Francesco a Giorgio Bolognetti
5 febbraio 1633
2406
Barberini Francesco ad Andrea Cioli
1 gennaio 1633
2376
Barberini Francesco a Cesare Monti
giugno 1633
2561
Bartolomeo...., Inquisitore di Aquileia ad Antonio Barberini
23 agosto 1633
2657
Bas.o (Fra) Capp.no a Gio. Francesco Buonamici
6 agosto 1633
2622
Bernegger Mattia a Galileo
10 ottobre 1633
2744
Bernegger Mattia ad Elia Diodati
3 agosto 1633
2613
Bernegger Mattia a Gio. Michele Lingelsheim
11 agosto 1633
2630
Bernegger Mattia a Gio. Michele Lingelsheim
28 agosto 1633
2664
Bernegger Mattia a Gio. Michele Lingelsheim
14 settembre 1633
2693
Bernegger Mattia a Gio. Michele Lingelsheim
30 ottobre 1633
2763
Bernegger Mattia ad Isacco Malleolo
8 dicembre 1633
2809
Bernegger Mattia a Giovanni Rebhan
21 agosto 1633
2655
Bernegger Mattia a Guglielmo Schickhardt
29 agosto 1633
2665
Bernegger Mattia a Guglielmo Schickhardt
15 settembre 1633
2696
Bichi Alessandro ad Antonio Barberini
1 settembre 1633
2668
Bocchineri Alessandro a Galileo
27 gennaio 1633
2395
Bocchineri Alessandro a Galileo
29 gennaio 1633
2396
Bocchineri Alessandro a Galileo
18 febbraio 1633
2410
Bocchineri Alessandro a Galileo
24 settembre 1633
2714
Bocchineri Geri a Galileo
12 gennaio 1633
2383
Bocchineri Geri a Galileo
24 gennaio 1633
2394
Bocchineri Geri a Galileo
3 febbraio 1633
2401
Bocchineri Geri a Galileo
5 febbraio 1633
2403
Bocchineri Geri a Galileo
18 febbraio 1633
2411
Bocchineri Geri a Galileo
21 febbraio 1633
2417
Bocchineri Geri a Galileo
24 febbraio 1633
2419
Bocchineri Geri a Galileo
12 marzo 1633
2440
Bocchineri Geri a Galileo
26 marzo 1633
2450
Bocchineri Geri a Galileo
9 aprile 1633
2457
Bocchineri Geri a Galileo
14 aprile 1633
2463
Bocchineri Geri a Galileo
20 aprile 1633
2473
Bocchineri Geri a Galileo
23 aprile 1633
2479
Bocchineri Geri a Galileo
28 aprile 1633
2485
Bocchineri Geri a Galileo
30 aprile 1633
2487
Bocchineri Geri a Galileo
12 maggio 1633
2501
Bocchineri Geri a Galileo
14 maggio 1633
2503
Bocchineri Geri a Galileo
18 maggio 1633
2511
Bocchineri Geri a Galileo
21 maggio 1633
2513
Bocchineri Geri a Galileo
26 maggio 1633
2519
Bocchineri Geri a Galileo
1 giugno 1633
2530
Bocchineri Geri a Galileo
4 giugno 1633
2534
Bocchineri Geri a Galileo
11 giugno 1633
2540
Bocchineri Geri a Galileo
23 giugno 1633
2554
Bocchineri Geri a Galileo
9 luglio 1633
2572
Bocchineri Geri a Galileo
13 luglio 1633
2579
Bocchineri Geri a Galileo
16 luglio 1633
2582
Bocchineri Geri a Galileo
22 luglio 1633
2592
Bocchineri Geri a Galileo
26 luglio 1633
2603
Bocchineri Geri a Galileo
28 luglio 1633
2605
Bocchineri Geri a Galileo
2 agosto 1633
2611
Bocchineri Geri a Galileo
4 agosto 1633
2614
Bocchineri Geri a Galileo
6 agosto 1633
2617
Bocchineri Geri a Galileo
13 agosto 1633
2634
Bocchineri Geri a Galileo
16 agosto 1633
2643
Bocchineri Geri a Galileo
9 settembre 1633
2684
Bocchineri Geri a Galileo
15 settembre 1633
2695
Bocchineri Geri a Galileo
16 settembre 1633
2697
Bocchineri Geri a Galileo
21 settembre 1633
2709
Bocchineri Geri a Galileo
1 ottobre 1633
2729
Bocchineri Geri a Galileo
7 ottobre 1633
2739
Bocchineri Geri a Galileo
22 ottobre 1633
2753
Bocchineri Geri a Galileo
27 ottobre 1633
2758
Bocchineri Geri a Galileo
2 novembre 1633
2766
Bocchineri Geri a Galileo
16 novembre 1633
2780
Bocchineri Geri a Galileo
19 novembre 1633
2782
Bocchineri Geri a Galileo
26 novembre 1633
2787
Bocchineri Geri a Galileo
7 dicembre 1633
2806
Bocchineri Geri a Galileo
9 dicembre 1633
2810
Bocchineri Gatteschi Polissena a Galileo
5 agosto 1633
2615
Bolognetti Giorgio ad Antonio Barberini
6 agosto 1633
2623
Bolognetti Giorgio ad Antonio Barberini
3 settembre 1633
2673
Bolognetti Giorgio a Francesco Barberini
15 gennaio 1633
2386
Bolognetti Giorgio a Francesco Barberini
22 gennaio 1633
2391
Bolognetti Giorgio a Pietro Niccolini
27 agosto 1633
2662
Borsa Sebastiano ad Antonio Barberini
18 ottobre 1633
2750
Borsa Sebastiano ad Antonio Barberini
1 novembre 1633
2765
Bouchard Gio. Giacomo a Pietro e Giacomo Dupuy
18 giugno 1633
2549
Bouchard Gio. Giacomo a Galileo
5 settembre 1633
2677
Bouchard Gio. Giacomo a Fulgenzio Micanzio
29 giugno 1633
2559
Boulliau Ismaele a Pietro Gassendi
21 giugno 1633
2551
Buonamici Gio. Francesco a Galileo
3 settembre 1633
2670
Buonamici Gio. Francesco ........
2 maggio 1633
2492



Capponi Luigi a Galileo
21 maggio 1633
2514
Caraffa Pier Luigi ad Antonio Barberini
11 settembre 1633
2691
Cardon (da) Bonifacio ad Antonio Barberini
12 agosto 1633
2632
Castelli Benedetto a Galileo
7 gennaio 1633
2379
Castelli Benedetto a Galileo
12 maggio 1633
2502
Castelli Benedetto a Galileo
19 maggio 1633
2512
Castelli Benedetto a Galileo
26 maggio 1633
2520
Castelli Benedetto a Galileo
9 giugno 1633
2538
Castelli Benedetto a Galileo
16 giugno 1633
2546
Castelli Benedetto a Galileo
23 luglio 1633
2594
Castelli Benedetto a Galileo
17 settembre 1633
2701
Castelli Benedetto a Galileo
15 ottobre 1633
2746
Castelli Benedetto a Galileo
17 dicembre 1633
2818
Cavalcanti Orazio a Galileo
20 agosto 1633
2647
Cavalcanti Orazio a Galileo
17 dicembre 1633
2819
Cavalieri Bonaventura a Galileo
17 dicembre 1633
2820
Ciampoli Giovanni a Galileo
5 aprile 1633
2456
Ciampoli Giovanni a Galileo
30 aprile 1633
2488
Ciampoli Giovanni a Galileo
14 giugno 1633
2544
Cimarelli Vincenzo ad Antonio Barberini
7 ottobre 1633
2738
Cini Niccol a Galileo
12 febbraio 1633
2407
Cini Niccol a Galileo
26 marzo 1633
2451
Cini Niccol a Galileo
9 aprile 1633
2458
Cini Niccol a Galileo
21 maggio 1633
2515
Cini Niccol a Galileo
28 maggio 1633
2522
Cini Niccol a Galileo
27 agosto 1633
2659
Cini Niccol a Galileo
17 settembre 1633
2702
Cini Niccol a Galileo
8 ottobre 1633
2740
Cioli Andrea a Galileo
11 gennaio 1633
2382
Cioli Andrea a Galileo
24 febbraio 1633
2420
Cioli Andrea a Galileo
26 marzo 1633
2452
Cioli Andrea a Galileo
28 luglio 1633
2606
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
4 gennaio 1633
2378
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
21 gennaio 1633
2390
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
4 febbraio 1633
2402
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
18 febbraio 1633
2412
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
20 febbraio 1633
2415
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
24 febbraio 1633
2423
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
3 marzo 1633
2430
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
4 marzo 1633
2431
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
12 marzo 1633
2442
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
17 marzo 1633
2444
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
14 aprile 1633
2464
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
20 aprile 1633
2476
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
27-28 aprile 1633
2484
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
4 maggio 1633
2494
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
6 maggio 1633
2495
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
26 maggio 1633
2521
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
1 luglio 1633
2562
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
11 agosto 1633
2631
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
26 novembre 1633
2794
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
9 dicembre 1633
2812
Como (da) Paolo Egidio ad Antonio Barberini
4 ottobre 1633
2736
Conti Bernardo a Galileo
3 dicembre 1633
2799
Conti Bernardo a Galileo
7 dicembre 1633
2807
Conti Bernardo a Galileo
20 dicembre 1633
2824
Costamezzana Claudio ad Antonio Barberini
27 ottobre 1633
2760
Cuccini Francesco ad Antonio Barberini
16 settembre 1633
2699



Descartes Renato a Marino Mersenne
fine di nov. 1633
2797
Doni Gio. Battista a Galileo
27 ottobre 1633
2759



Egidii Clemente ad Antonio Barberini
8 gennaio 1633
2380
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
22 gennaio 1633
2392
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
9 luglio 1633
2574
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
27 agosto 1633
2663
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
17 settembre 1633
2706
Engelcke Beniamino a Mattia Bernegger
26 novembre 1633
2795



Ferrara (da) Paolo Lattanzio ad Antonio Barberini
18 ottobre 1633
2751
Fiorentini Francesco Maria a Galileo
12 luglio 1633
2578
Fiorentini Francesco Maria a Galileo
21 dicembre 1633
2830
Franci (delli) Paolo ad Antonio Barberini
3 settembre 1633
2674
Franci (delli) Paolo ad Antonio Barberini
14 settembre 1633
2694



Gaffarel Giacomo a Raffaello di Bollogne
maggio 1633
2529
Gaffarel Giacomo a Pietro Dupuy
10 agosto 1633
2629
Galilei Francesco a Galileo
26 novembre 1633
2788
Galilei Maria Celeste a Galileo
5 febbraio 1633
2404
Galilei Maria Celeste a Galileo
26 febbraio 1633
2426
Galilei Maria Celeste a Galileo
5 marzo 1633
2433
Galilei Maria Celeste a Galileo
12 marzo 1633
2441
Galilei Maria Celeste a Galileo
19 marzo 1633
2446
Galilei Maria Celeste a Galileo
26 marzo 1633
2453
Galilei Maria Celeste a Galileo
9 aprile 1633
2459
Galilei Maria Celeste a Galileo
16 aprile 1633
2467
Galilei Maria Celeste a Galileo
16 aprile 1633
2468
Galilei Maria Celeste a Galileo
20 aprile 1633
2474
Galilei Maria Celeste a Galileo
23 aprile 1633
2480
Galilei Maria Celeste a Galileo
30 aprile 1633
2489
Galilei Maria Celeste a Galileo
7 maggio 1633
2497
Galilei Maria Celeste a Galileo
14 maggio 1633
2504
Galilei Maria Celeste a Galileo
21 maggio 1633
2516
Galilei Maria Celeste a Galileo
28 maggio 1633
2523
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 giugno 1633
2535
Galilei Maria Celeste a Galileo
11 giugno 1633
2541
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 giugno 1633
2547
Galilei Maria Celeste a Galileo
25 giugno 1633
2555
Galilei Maria Celeste a Galileo
2 luglio 1633
2563
Galilei Maria Celeste a Galileo
13 luglio 1633
2580
Galilei Maria Celeste a Galileo
16 luglio 1633
2583
Galilei Maria Celeste a Galileo
23 luglio 1633
2595
Galilei Maria Celeste a Galileo
24 luglio 1633
2601
Galilei Maria Celeste a Galileo
28 luglio 1633
2607
Galilei Maria Celeste a Galileo
3 agosto 1633
2612
Galilei Maria Celeste a Galileo
6 agosto 1633
2618
Galilei Maria Celeste a Galileo
13 agosto 1633
2635
Galilei Maria Celeste a Galileo
20 agosto 1633
2648
Galilei Maria Celeste a Galileo
27 agosto 1633
2660
Galilei Maria Celeste a Galileo
3 settembre 1633
2671
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 settembre 1633
2687
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 settembre 1633
2707
Galilei Maria Celeste a Galileo
1 ottobre 1633
2730
Galilei Maria Celeste a Galileo
3 ottobre 1633
2735
Galilei Maria Celeste a Galileo
8 ottobre 1633
2741
Galilei Maria Celeste a Galileo
15 ottobre 1633
2747
Galilei Maria Celeste a Galileo
22 ottobre 1633
2754
Galilei Maria Celeste a Galileo
31 ottobre 1633
2764
Galilei Maria Celeste a Galileo
5 novembre 1633
2768
Galilei Maria Celeste a Galileo
7 novembre 1633
2772
Galilei Maria Celeste a Galileo
12-13 novembre 1633
2775
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 novembre 1633
2781
Galilei Maria Celeste a Galileo
23-24 novembre 1633
2785
Galilei Maria Celeste a Galileo
26 novembre 1633
2789
Galilei Maria Celeste a Galileo
3 dicembre 1633
2800
Galilei Maria Celeste a Galileo
9 dicembre 1633
2811
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 dicembre 1633
2813
Galilei Ottavio a Galileo
fine del 1633
2836
Galilei Vincenzio a Galileo
2 maggio 1633
2491
Galilei Vincenzio a Galileo
2 giugno 1633
2531
Galilei Vincenzio a Galileo
26 agosto 1633
2658
Galilei Vincenzio a Galileo
28 settembre 1633
2724
Galileo ad Andrea Arrighetti
27 settembre 1633
2721
Galileo a Francesco Barberini
17 dicembre 1633
2817
Galileo a Geri Bocchineri
25 febbraio 1633
2424
Galileo a Geri Bocchineri
5 marzo 1633
2432
Galileo a Geri Bocchineri
12 marzo 1633
2437
Galileo a Geri Bocchineri
16 aprile 1633
2466
Galileo a Geri Bocchineri
23 aprile 1633
2478
Galileo a Geri Bocchineri
28 luglio 1633
2604
Galileo a Geri Bocchineri
5 dicembre 1633
2804
Galileo ad Andrea Cioli
19 febbraio 1633
2413
Galileo ad Andrea Cioli
12 marzo 1633
2438
Galileo ad Andrea Cioli
19 marzo 1633
2445
Galileo ad Andrea Cioli
23 luglio 1633
2593
Galileo ad Elia Diodati
15 gennaio 1633
2384
Galileo a Mazzeo Mazzei
3 luglio 1633
2567
Galileo a Carlo de'Medici
15 gennaio 1633
2385
Galileo ad Urbano VIII
giugno 1633
2560
Galileo ad Urbano VIII
1 dicembre 1633
2798
Garresio (da) Paolo ad Antonio Barberini
16 luglio 1633
2586
Gassendi Pietro a Tommaso Campanella
10 maggio 1633
2500
Gassendi Pietro a Gabriele Naud
6 maggio 1633
2496
Gassendi Pietro a Niccol Fabri di Peiresc
28 dicembre 1633
2835
Girolami Piero a Galileo
13 agosto 1633
2636
Gloriosi Gio. Camillo a Galileo
10 giugno 1633
2539
Gondi Gio. Battista ad Andrea Cioli
26 aprile 1633
2483
Gondi Gio. Battista ad Andrea Cioli
21 giugno 1633
2552
Gondi Gio. Battista ad Andrea Cioli
25 ottobre 1633
2757
Grassi Orazio a Girolamo Bardi
22 settembre 1633
2711
Guiducci Mario a Galileo
5 marzo 1633
2434
Guiducci Mario a Galileo
19 marzo 1633
2447
Guiducci Mario a Galileo
26 marzo 1633
2454
Guiducci Mario a Galileo
2 aprile 1633
2455
Guiducci Mario a Galileo
9 aprile 1633
2460
Guiducci Mario a Galileo
16 aprile 1633
2469
Guiducci Mario a Galileo
14 maggio 1633
2505
Guiducci Mario a Galileo
21 maggio 1633
2517
Guiducci Mario a Galileo
28 maggio 1633
2524
Guiducci Mario a Galileo
4 giugno 1633
2536
Guiducci Mario a Galileo
11 giugno 1633
2542
Guiducci Mario a Galileo
16 luglio 1633
2584
Guiducci Mario a Galileo
23 luglio 1633
2596
Guiducci Mario a Galileo
30 luglio 1633
2609
Guiducci Mario a Galileo
13 agosto 1633
2637
Guiducci Mario a Galileo
20 agosto 1633
2649
Guiducci Mario a Galileo
27 agosto 1633
2661
Guiducci Mario a Galileo
3 settembre 1633
2672
Guiducci Mario a Galileo
10 settembre 1633
2688
Guiducci Mario a Galileo
17 settembre 1633
2703
Guiducci Mario a Galileo
24 settembre 1633
2715
Guiducci Mario a Galileo
1 ottobre 1633
2731
Guiducci Mario a Galileo
8 ottobre 1633
2742
Guiducci Mario a Galileo
15 ottobre 1633
2748
Guiducci Mario a Galileo
22 ottobre 1633
2755
Guiducci Mario a Galileo
29 ottobre 1633
2761
Guiducci Mario a Galileo
3 novembre 1633
2767
Guiducci Mario a Galileo
5 novembre 1633
2769
Guiducci Mario a Galileo
26 novembre 1633
2790
Guiducci Mario a Galileo
10 dicembre 1633
2814



Herrera Niccol ad Antonio Barberini
6 luglio 1633
2571
Holstein Luca a Niccol Fabri di Peiresc
7 marzo 1633
2436



Iseo (da) Clemente ad Antonio Barberini
13 agosto 1633
2640



Kellison Matteo a Fabio da Lagonissa
7 settembre 1633
2682



Lagonissa (da) Fabio ad Antonio Barberini
6 settembre 1633
2680
Lagonissa (da) Fabio ad Antonio Barberini
13 dicembre 1633
2815
Lagonissa (da) Fabio a Cornelio Giansenio
1 settembre 1633
2669
Landini Gio. Battista a Cesare Marsili
29 gennaio 1633
2397
Langieri Vincenzio a Galileo
23 luglio 1633
2597
Landinara (da) Antonio ad Antonio Barberini
15 luglio 1633
2581
Landinara (da) Antonio ad Antonio Barberini
17 settembre 1633
2704
Lingelsheim Gio. Michele a Mattia Bernegger
19 agosto 1633
2646
Lingelsheim Gio. Michele a Mattia Bernegger
5 settembre 1633
2678
Lingelsheim Gio. Michele a Mattia Bernegger
22 settembre 1633
2712
Lingelsheim Gio. Michele a Mattia Bernegger
5 ottobre 1633
2737
Lingelsheim Gio. Michele a Mattia Bernegger
7 novembre 1633
2773



Maculano Vincenzo a Francesco Barberini
28 aprile 1633
2486
Magalotti Filippo a Galileo
13 agosto 1633
2638
Magiotti Raffaello a Galileo
23 luglio 1633
2598
Magiotti Raffaello a Galileo
23 agosto 1633
2656
Magiotti Raffaello a Galileo
6 settembre 1633
2679
Magiotti Raffaello a Galileo
14 ottobre 1633
2745
Magiotti Raffaello a Galileo
3 dicembre 1633
2801
Magiotti Raffaello a Galileo
17 dicembre 1633
2821
Mazzei Pietro a Galileo
25 ottobre 1633
2756
Medici (de') Ferdinando II a Guido Bentivoglio
24 febbraio 1633
2421
Medici (de') Ferdinando II a Desiderio Scaglia
20 febbraio 1633
2416
Medici (de') Giuliano a Galileo
19 gennaio 1633
2389
Millini Benedetto a Galileo
6 agosto 1633
2619
Millini Benedetto a Galileo
25 settembre 1633
2719
Monti Cesare ad Antonio Barberini
11 novembre 1633
2774



Naldi Mattia a Fabio Chigi
21 luglio 1633
2591
Naldi Mattia a Fabio Chigi
24 settembre 1633
2717
Nardi Antonio a Galileo
20 luglio 1633
2590
Nardi Antonio a Galileo
6 agosto 1633
2620
Nardi Antonio a Galileo
20 agosto 1633
2650
Nardi Antonio a Galileo
9 settembre 1633
2685
Nardi Antonio a Galileo
20 dicembre 1633
2825
Nardi Baldassarre a Galileo
19 aprile 1633
2472
Naud Gabriele a Pietro Gassendi
aprile 1633
2465
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
15 gennaio 1633
2387
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
15 gennaio 1633
2388
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
30 gennaio 1633
2399
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
14 febbraio 1633
2408
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
16 febbraio 1633
2409
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
19 febbraio 1633
2414
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
27 febbraio 1633
2427
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
27 febbraio 1633
2428
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
27 febbraio 1633
2429
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
6 marzo 1633
2435
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
13 marzo 1633
2443
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
19 marzo 1633
2449
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
9 aprile 1633
2461
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
16 aprile 1633
2471
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
23 aprile 1633
2481
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
25 aprile 1633
2482
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
1 maggio 1633
2490
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
3 maggio 1633
2493
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
15 maggio 1633
2508
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
15 maggio 1633
2509
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
22 maggio 1633
2518
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
29 maggio 1633
2527
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
19 giugno 1633
2550
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
26 giugno 1633
2558
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
3 luglio 1633
2568
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
10 luglio 1633
2576
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
7 agosto 1633
2626
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
13 novembre 1633
2779
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
20 novembre 1633
2783
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
3 dicembre 1633
2803
Niccolini Francesco a Galileo
9 gennaio 1633
2381
Niccolini Francesco a Galileo
30 gennaio 1633
2398
Niccolini Francesco a Galileo
31 gennaio 1633
2400
Niccolini Francesco a Galileo
5 febbraio 1633
2405
Niccolini Francesco a Galileo
2 luglio 1633
2564
Niccolini Francesco a Galileo
10 luglio 1633
2575
Niccolini Francesco a Galileo
24 luglio 1633
2602
Niccolini Francesco a Galileo
31 luglio 1633
2610
Niccolini Francesco a Galileo
14 agosto 1633
2641
Niccolini Francesco a Galileo
21 agosto 1633
2653
Niccolini Francesco a Galileo
4 settembre 1633
2675
Niccolini Francesco a Galileo
1 ottobre 1633
2732
Niccolini Francesco a Galileo
13 novembre 1633
2778
Niccolini Francesco a Galileo
26 novembre 1633
2791
Niccolini Francesco a Galileo
3 dicembre 1633
2802
Niccolini Francesco a Galileo
28 dicembre 1633
2832
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
6 novembre 1633
2770
Ninci Giulio alla famiglia di Galileo
24 febbraio 1633
2422
Ninci Giulio a Galileo
18 dicembre 1633
2822



Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
30 maggio 1633
2528
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
22 giugno 1633
2553
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
4 luglio 1633
2569
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
19 luglio 1633
2589
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
8 agosto 1633
2628
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
16 agosto 1633
2644
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
6 dicembre 1633
2805
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
25 giugno 1633
2557
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
12 agosto 1633
2633
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
6-10 settembre 1633
2681
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
27 settembre 1633
2722
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
14 dicembre 1633
2816
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
20 dicembre 1633
2829
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Luca Holstein
2 giugno 1633
2532
Pellegrini Vincenzo Maria ad Antonio Barberini
10 settembre 1633
2690
Peri Dino a Galileo
4 giugno 1633
2537
Peri Dino a Galileo
24 settembre 1633
2716
Peri Dino a Galileo
1 ottobre 1633
2733
Peri Dino a Galileo
12 novembre 1633
2776
Peri Dino a Galileo
26 novembre 1633
2792
Petrangeli Lorenzo a Galileo
1633
2837
Piccinini Gio. Niccol ad Antonio Barberini
15 agosto 1633
2642
Piccolomini Ascanio ad Antonio Barberini
10 luglio 1633
2577
Piccolomini Ascanio a Galileo
10 aprile 1633
2462
Piccolomini Ascanio a Galileo
16 maggio 1633
2510
Piccolomini Ascanio a Galileo
28 maggio 1633
2525
Piccolomini Ascanio a Galileo
12 giugno 1633
2543
Piccolomini Ascanio a Galileo
20 dicembre 1633
2826
Pieralli Marcantonio a Galileo
28 dicembre 1633
2833
Pietro..., Inquisitore di Cremona, ad Antonio Barberini
28 settembre 1633
2726
Pi Gio. Michele ad Antonio Barberini
21 settembre 1633
2710
Pozzo (dal) Cassiano a Galileo
18 giugno 1633
2548



Quaratesi Antonio a Galileo
20 aprile 1633
2475
Quaratesi Antonio a Galileo
6 luglio 1633
2570
Quinzano (da) Girolamo ad Antonio Barberini
17 agosto 1633
2645



Renieri Vincenzo a Galileo
20 dicembre 1633
2827
Riccardi Gabriello a Galileo
7 maggio 1633
2498
Riccardi Gabriello a Galileo
14 maggio 1633
2506
Rinuccini Carlo a Galileo
23 luglio 1633
2599
Rinuccini Carlo a Galileo
6 agosto 1633
2621
Rinuccini Carlo a Galileo
20 agosto 1633
2651
Rinuccini Pier Francesco a Galileo
13 agosto 1633
2639
Rinuccini Pier Francesco a Galileo
26 novembre 1633
2793
Rocci Ciriaco ad Antonio Barberini
20 agosto 1633
2652
Rocco Antonio ad Urbano VIII
7 dicembre 1633
2808
Ronconi Giovanni a Galileo
15 ottobre 1633
2749



Scheiner Cristoforo a Pietro Gassendi
23 febbraio 1633
2418
Scheiner Cristoforo a Pietro Gassendi
16 luglio 1633
2587
Scheiner Cristoforo ad Atanasio Kircher
16 luglio 1633
2588
Schickhardt Guglielmo a Mattia Bernegger
8 settembre 1633
2683
Schickhardt Guglielmo a Mattia Bernegger
29 settembre 1633
2727
Scotti Ranuccio ad Antonio Barberini
12 novembre 1633
2777
Sinibaldi Tiberio ad Antonio Barberini
27 settembre 1633
2723
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
8 ottobre 1633
2743
Sperindio Angelo ad Antonio Barberini
31 agosto 1633
2667
Stelluti Francesco a Galileo
22 novembre 1633
2784



Tabia (da) Ambrogio ad Antonio Barberini
30 settembre 1633
2728
Tabia (da) Gio. Vincenzo ad Antonio Barberini
19 dicembre 1633
2823
Tabia (da) Tommaso ad Antonio Barberini
17 settembre 1633
2705
Tedaldi Maria a Galileo
19 marzo 1633
2448
Tedaldi Maria a Galileo
16 aprile 1633
2470
Tedaldi Maria a Galileo
22 aprile 1633
2477
Tedaldi Maria a Galileo
14 maggio 1633
2507
Tedaldi Maria a Galileo
28 maggio 1633
2526
Tedaldi Maria a Galileo
10 settembre 1633
2689
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
16 luglio 1633
2585
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
23 luglio 1633
2600
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
7 agosto 1633
2625
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
21 agosto 1633
2654
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
4 settembre 1633
2676
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
18 settembre 1633
2708
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
30 ottobre 1633
2762
Tolomei Gio. Francesco a Galileo
6 novembre 1633
2771



Vannuccini Giovanni a Galileo
20 dicembre 1633
2828
Vannuccini Giovanni a Galileo
28 dicembre 1633
2834
Venier Sebastiano a Galileo
23 gennaio 1633
2393
Ville (de) Antonio a Galileo
4 gennaio 1633
2377
Vincenzo..., Inquisitore di Pavia, ad Antonio Barberini
28 settembre 1633
2725
Vincenzo..., Inquisitore di Pavia, ai propri Vicari
7 agosto 1633
2627
Visconti Onorato ad Antonio Barberini
13 settembre 1633
2692
Visconti Raffaello a Galileo
1 ottobre 1633
2734
Vitelli Francesco ad Antonio Barberini
6 agosto 1633
2624



Wendelin Giorgio a Marino Mersenne
15 giugno 1633
2545



......, Inquisitore di Modena, ad Antonio Barberini
21 ottobre 1633
2752
......, Vicario del S. Uffizio in Siena, ad Antonio Barberini
25 settembre 1633
2720


NOTE:

(1) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 [Edizione Nazionale].
(2) Cfr. n. 2374.
(3) ANDREA CIOLI.
(4) ANTONIO QUARATESI.
(5) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(6) Cfr. n. 2382.
(7) Cfr. n. 2339.
(8) scritta, C - [CORREZIONE]
(9) pervenuta, P - [CORREZIONE]
(10) Cfr. Vol. VII, pag. 549 [Edizione Nazionale].
(11) Cfr. n. 2256.
(12) di schermo e, P - [CORREZIONE]
(13) titolo poco poco meno, C - [CORREZIONE]
(14) con tutti a sacri, P - [CORREZIONE]
(15) figure, C - [CORREZIONE]
(16) dalle parole, C - [CORREZIONE]
(17) longa, P - [CORREZIONE]
(18) Cfr. Vol. V, pag. 309-348 [Edizione Nazionale].
(19) seguito. E il libraio, C - [CORREZIONE]
(20) Fluddana, C - [CORREZIONE]
(21) PETRI GASSENDI Epistolica Exercitatio, in qua principia philosophiae Roberti Fluddi medici reteguntur, et ad recentes illius libros adversus R. P. F. Marinum Mersennum, Ord. Minorum S. Francisci De Paula, scriptos respondetur, cum Appendice aliquot observationum caelestium. Parisiis, apud Sebast. Cramoisy, 1630.
(22) MARINO MERSENNE.
(23) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, a, 12; b, 27, beta) [Edizione Nazionale].
(24) LODOVICO LUDOVISI.
(25) CARLO DE'MEDICI.
(26) Cfr. n. 2390
(27) Di stile fiorentino.
(28) Cfr. n. 2388.
(29) MARIANO ALIDOSI.
(30) Cfr. nn.i 2267, 2279.
(31) Di stile veneto.
(32) CARLO DE'MEDICI.
(33) GIO. ANTONIO da Modena, al secolo MONTECUCCOLI.
(34) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(35) CARLO DE'MEDICI.
(36) Cfr. n. 2393.
(37) Cfr. n. 2385.
(38) VINCENZIO GALILEI.
(39) Cfr. n. 2395.
(40) Cfr. n. 2394.
(41) CARLO DE'MEDICI.
(42) Cfr. nn.i 2228, 2247.
(43) Di stile fiorentino.
(44) Cfr. n. 2400. Abbiamo cercato inutilmente la lettera a cui qui si accenna.
(45) ANTONIO QUARATESI.
(46) FRANCESCO RONDINELLI.
(47) Garzoncello al servizio di GALILEO.
(48) Cfr. n. 2391
(49) Di stile fiorentino.
(50) Accanto all'indirizzo si legge, di mano di GALILEO: "Quel che dice la Scrittura, si mostra in una parola; ma quel che dice l'opera, etc. Ditemi le parole della Scrittura. Eccole etc. Ditemi quel che mostran l'opere: hoc opus. Nescio." Cfr. n. 2384.
(51) PIETRO PAOLO FEBEI.
(52) VINCENZO MACOLANO.
(53) FRANCESCO BARBERINI.
(54) CARLO DE'MEDICI.
(55) Cfr. n. 2394.
(56) Cfr. n. 2395.
(57) CARLO di CARLO BOCCHINERI.
(58) Cfr. n. 2408.
(59) DESIDERIO SCAGLIA.
(60) GUIDO BENTIVOGLIO.
(61) CARLO DE'MEDICI.
(62) GIULIANO DE'MEDICI.
(63) Conte ORSO D'ELCI.
(64) Cfr. nn.i 2408, 2409.
(65) Cfr. n. 2409.
(66) Cfr. n. 2409.
(67) LODOVICO SERRISTORI.
(68) Cfr. n. 2416.
(69) Cfr. n. 1077.
(70) Cfr. n. 876.
(71) La difesa a cui qui accenna fu data alla luce soltanto molti anni pi tardi, col titolo: Prodromus pro sole mobili et terra stabili, contra Academicum Florentinum Galilaeum a Galilaeis. Authore R. P. CHRISTOPHORO SCHEINERO, Societatis Iesu, ante annos 20 et amplius elucubratus, qui nunc primum in publicam lucem prodit sub auspiciis Ferdinandi II, Caesaris Augustissimi. Anno 1651, senza luogo di stampa.
(72) Cfr. nn.i 2413, 2416, 2417.
(73) Cfr. n. 2413.
(74) Di stile fiorentino.
(75) Cfr. n. 2427; n. 2428.
(76) FRANCESCO BARBERINI.
(77) Cfr. n. 2414.
(78) Cfr. nn.i 2394, 2395.
(79) GIOVANFRANCESCO BUONAMICI.
(80) Cfr. Vol. V, pag. 309-348 [Edizione Nazionale].
(81) VINCENZIO LANDUCCI: cfr. Vol. XIX, Doc. XL [Edizione Nazionale].
(82) GIOVANNI RONCONI.
(83) Di stile fiorentino.
(84) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 17, alfa e beta) [Edizione Nazionale].
(85) FRANCESCO BARBERINI.
(86) Cfr. n. 2419.
(87) Cfr. n. 2421.
(88) Cfr. n. 2416.
(89) Cfr. n. 2394.
(90) GIOVANFRANCESCO BUONAMICI.
(91) Cfr. n. 2395.
(92) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(93) ORSO D'ELCI.
(94) Cfr. n. 2426.
(95) intemissione - [CORREZIONE]
(96) Di stile fiorentino.
(97) MADDALENA GUIDUCCI ne'CAVALCANTI.
(98) LUIGI CAPPONI.
(99) Di stile fiorentino.
(100) Discours du Sieur JOSEPH GAULTIER du lieu de Rians en Provence, Docteur en theologie, Prieur et Seigneur de la Valette, Grand Vicaire du Seigneur Archevesque d'Aix, pour servir de supplement a la demonstration du Ptolemee au 15e chapitre de son Ve livre de l'Almageste, et a celles de Philippe Lansbergius en son Uranometrie, concernant les vrayes dimensions de la grandeur du corps du soleil et de la lune et de leur esloignement et distance de la terre. Envoy a Boisgency au Sieur de Peiresc, Baron du dict lieu de Rians et Abb et Seigneur de Guistres, Conseiller du Roy en sa Cour et Parlement de Provence. Ms. autografo nella Biblioteca d'Inguimbert in Carpentras, Collection Peiresc, Reg. LX. II, car. 297-301.
(101) FRANCESCO BARBERINI.
(102) Cfr. n. 2243.
(103) F. VINCENZO MACULANO DA FIRENZUOLA.
(104) Cfr. n. 2431.
(105) Cfr. n. 2438.
(106) WOLFANGO GUGLIELMO Duca di NEUBURG.
(107) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(108) Cfr. n. 2431.
(109) Cfr. n. 2443.
(110) GABRIELLO RICCARDI.
(111) Cfr. n. 2434.
(112) Montughi presso Firenze.
(113) Di stile fiorentino.
(114) di V. S. di V. S. de'- [CORREZIONE]
(115) PIETRO LAGI.
(116) Cfr. n. 2431.
(117) CARLO di CARLO BOCCHINERI.
(118) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, e, 3) [Edizione Nazionale].
(119) ANNA MARIA VAIANI.
(120) Di stile fiorentino.
(121) Cfr. n. 2435.
(122) Cfr. n. 2431.
(123) Cfr. n. 2443.
(124) MARIO GUIDUCCI.
(125) Non  presentemente allegata.
(126) GIOVANNI RONCONI.
(127) Di stile fiorentino.
(128) DESIDERIO SCAGLIA: cfr. n. 2451.
(129) Cfr. n. 2434.
(130) Cfr. Vol. V, pag. 307-348 [Edizione Nazionale].
(131) GIACINTO STEFANI.
(132) GIULIO GUIDUCCI.
(133) Di stile fiorentino.
(134) VINCENZIO LANDUCCI.
(135) BENEDETTO LANDUCCI.
(136) Di stile fiorentino.
(137) Cfr. nn.i 2416, 2421.
(138) ANTONIO BARBERINI.
(139) FRANCESCO BARBERINI.
(140) GASPARE BORGIA.
(141) BERLINGERO GESSI.
(142) MARZIO GINETTI.
(143) LAUDIVIO ZACCHIA.
(144) FABRIZIO VEROSPI.
(145) Cfr. nn.1 2445, 2449 Le minute delle lettere ai sette Cardinali sono state da noi inutilmente ricercate.
(146) MARIO GUIDUCCI.
(147) Cfr. n. 1976; n. 2462.
(148) DOMENICO PANDOLFINI.
(149) FRANCESCO VENTURI.
(150) Cfr. nn.i 2434, 2447.
(151) Cfr. Vol. V, pag. 309-348 [Edizione Nazionale].
(152) Cfr. n. 2449.
(153) Cfr. n. 2445.
(154) DINO PERI.
(155) Card. LUIGI CAPPONI.
(156) Card. LUIGI CAPPONI.
(157) FRANCESCO VENTURI.
(158) NICCOL CINI.
(159) Cfr. nn.i 2447, 2451.
(160) GIO. BATTISTA RINUCCINI.
(161) Cfr. n. 2466.
(162) Cfr. n. 2455.
(163) Cfr. n. 2460.
(164) SCIPIONE CHIARAMONTI.
(165) Cfr. n. 2458.
(166) GERI BOCCHINERI.
(167) FRANCESCO BARBERINI.
(168) Cfr. nn.i 2449, 2450, 2452.
(169) Cfr. n. 1976; n. 2450.
(170) Cfr. n. 2461.
(171) GALILEO e CARLO.
(172) Cfr. n. 2457.
(173) Cfr. n. 2461.
(174) RAFFAELLO DI BOLLOGNE, Vescovo di Digne.
(175) LEONIS ALLATII Apes Urbanae, sive De viris illustribus qui ab anno MDCXXX per totum MDCXXXII Romae adfuerunt ac typis aliquid evulgarunt. Romae, excudebat Ludovicus Grignanus, MDCXXXIII.
(176) Cfr. n. 2457.
(177) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 31 [Edizione Nazionale].
(178) CARLO SINCERO.
(179) Cfr. nn.i 2457, 2463.
(180) rigraziamento a tanti benefezii - [CORREZIONE]
(181) peniero - [CORREZIONE]
(182) Io haveri - [CORREZIONE]
(183) Cfr. n. 2453.
(184) Cfr. n. 2459.
(185) ORAZIO CAVALCANTI.
(186) MADDALENA GUIDUCCI ne'CAVALCANTI.
(187) Cfr. n. 2460.
(188) Cfr. nn.i 2460, 2469.
(189) VINCENZO LANDUCCI.
(190) BENEDETTO LANDUCCI.
(191) Cfr. n. 2461.
(192) 12 aprile.
(193) Cfr. nn.i 2445, 2449, 2450, 2452.
(194) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(195) GODEFRIDI WENDELINI Belgae, I. U. Doct., Loxias, seu de obliquitate solis diatriba, in qua zodiaci ab aequatore declinatio, hactenus ignorata, tandem eruitur et in canonem suum refertur, quaque (ut Plinius ait) rerum fores aperiuntur. Antverpiae, apud Hieronymum Verdussium, M.DC.XXVI.
(196) ERYCII PUTEANI Circulus Urbanianus, sive Linea archemerne compendio descripta, qua dierum civilium principium hieraticum in orbe terrarum hactenus desideratum constituitur. Lovanii, typis Cornelii Coenestenii, M. DC. XXXIII.
(197) Cfr n. 2979
(198) FEDERICO CESI: evidentemente il NARDI ignorava che fosse morto; e forse anche non sapeva che GALILEO si trovasse in Roma.
(199) ALESSANDRO SERTINI.
(200) ANDREA SALVADORI.
(201) Cfr. n. 2466.
(202) Cfr. n. 2471.
(203) Cfr. n. 2466.
(204) Costa di San Giorgio in Firenze.
(205) Cfr. n. 2471.
(206) Cfr. n. 2468.
(207) Callone di Castelfranco, nel Valdarno inferiore.
(208) trasferirmi a questa - [CORREZIONE]
(209) suputo - [CORREZIONE]
(210) mi trovo 16 hore - [CORREZIONE]
(211) ANDREA CIOLI.
(212) Cfr. n. 2471.
(213) Cfr. nn.i 2475, 2478.
(214) Costa a San Giorgio.
(215) ASCANIO BOCCHINERI.
(216) Cfr. n. 2472.
(217) Cfr. n. 2458.
(218) ANTONIO di CARLO BARBERINI.
(219) MARIA DE WIGNEROD DE PONTCOURLAY, vedova di ANTONIO DE COMBALET, poi DUCHESSA D'AIGUILLON.
(220) ARMANDO GIOVANNI DU PLESSIS, DUCA DI RICHELIEU.
(221) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(222) Cflr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 32) [Edizione Nazionale].
(223) BENEDETTO CASTELLI.
(224) Intendi, per il fitto del Gioiello, la propriet del quale da ESA+ MARTELLINI era passata in GINEVRA MARTELLINI ne'BINI.
(225) Nostro la - [CORREZIONE]
(226) Cfr. n. 2184.
(227) Finisce il foglio, e manca il resto della scrittura.
(228) Cfr. n. 2490.
(229) Cfr. n. 2490.
(230) Cfr. n. 2493.
(231) Cfr. n. 2384.
(232) contententezza - [CORREZIONE]
(233) GIOVANFRANCESCO BUONAMICI.
(234) STEFANO RODRIGUEZ DI CASTRO.
(235) questo scartafoccio - [CORREZIONE]
Non  nella collezione dei Mss. Galileiani.
(236) Cfr. n. 2489.
(237) Cfr. nn.i 2426, 2433.
(238) Cfr. nn.i 2459, 2468.
(239) GIULIO NINCI.
(240) Cfr. n. 2487.
(241) Cfr. n. 2469.
(242) Cfr. n. 2439.
(243) Il GUIDUCCI era de'gentiluomini deputati sopra la purificazione delle case infette, per il sesto di S. Maria Novella.
(244) GIROLAMO DA SOMMAIA.
(245) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXI, b), lin. 268-279 e lin. 289-293, e Doc. XXI, d), lin. 339-345 [Edizione Nazionale].
(246) VINCENZIO LANDUCCI.
(247) Cfr. n. 2503.
(248) Cfr. nn.i 2470, 2477.
(249) MARIANO ALIDOSI.
(250) Cfr. nn.i 2494, 2495.
(251) NICCOL CINI.
(252) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a) [Edizione Nazionale].
(253) Cfr. n. 2503.
(254) Cfr. n. 2460.
(255) Cfr. n. 2511
(256) ORAZIO CAVALCANTI.
(257) MADDALENA GUIDUCCI ne'CAVALCANTI.
(258) Cfr. n. 2505.
(259) Cfr. n. 2514.
(260) DINO PERI.
(261) Intendi, il feudo di Castel del Rio.
(262) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(263) Cfr. n. 2518.
(264) ASCANIO PICCOLOMINI.
(265) Cfr. n. 2446.
(266) l'hanno passato - [CORREZIONE]
(267) Cfr. n. 2519.
(268) Cfr. n. 2470.
(269) CESARE GALLETTI.
(270) BARTOLOMMEA AMMANNATI, vedova di MUZIO TEDALDI.
(271) Cfr. n. 2527.
(272) Cfr. n. 2483.
(273) Cfr. n. 2569.
(274) GERI ed ALESSANDRO BOCCHINERI.
(275) a cassa sana - [CORREZIONE]
(276) contaminessero - [CORREZIONE]
(277) Cfr. n. 2326.
(278) Cfr. n. 2530.
(279) Cfr. n. 2533.
(280) Cfr. n. 2523.
(281) famiglia, dvisa in - [CORREZIONE]
(282) Pian di Giullari.
(283) ARCANGIOLA LANDUCCI.
(284) Cfr. n. 2497.
(285) dubito con non - [CORREZIONE]
(286) DINO PERI.
(287) NICCOL CINI.
(288) Cfr. nn.i 2434, 2447, 2451, 2454, 2458, 2460.
(289) Cfr. n. 2514.
(290) ANTONIO SANTINI.
(291) Cfr. n. 2535.
(292) giudecherei - [CORREZIONE]
(293) Cfr. n. 2538.
(294) FRANCESCO LINUS.
(295) Cfr. n. 2472.
(296) GIOVAN FRANCESCO dei Conti GUIDI DI BAGNO.
(297) Cfr. n. 2535.
(298) Cfr. n. 2541.
(299) Cfr. n. 2535.
(300) ASCANIO BOCCHINERI.
(301) Cfr. n. 788.
(302) Nat. Hist, XI, 1.
(303) GIO. BATTISTA DONI.
(304) FRANCESCO LUILLIER.
(305) Cfr. nn.i 2483, 2530.
(306) CESARE GALLETTI.
(307) GIULIANO POLTRI.
(308) protranno - [CORREZIONE]
(309) Cfr. n. 2547.
(310) GABRIELE NAUD.
(311) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, a, 16); c, 3) [Edizione Nazionale].
(312) ALESSANDRO BICHI.
(313) Cfr. n. 2558.
(314) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, a, 18); b, 40, 41, 42) [Edizione Nazionale].
(315) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXX, a, lin. 100-104 [Edizione Nazionale].
(316) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 34, gamma) [Edizione Nazionale].
(317) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 18) [Edizione Nazionale].
(318) ASCANIO PICCOLOMINI.
(319) 8 luglio.
(320) Cfr. n. 2567.
(321) BENEDETTO SCALANDRONI.
(322) CESARE GALLETTI: cfr. n. 2554.
(323) era occulta all'- [CORREZIONE]
(324) Non possediamo le lettere in gergo a cui qui si accenna.
(325) BENEDETTO BOCCHINERI.
(326) 12 luglio.
(327) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 8) [Edizione Nazionale]
(328) 6 luglio.
(329) Manifestamente il FIORENTINI ignorava che GALILEO fosse partito da Roma. Questa parola, nell'indirizzo,  cassata, e accanto si legge "Fiorenze", pur cassato, e quindi d'altra mano "Siena".
(330) questo modo sono - [CORREZIONE]
(331) Cfr. nn.i 2554, 2572.
(332) L'Arte de'Fabbricanti, della quale il GALLETTI era stato Sottocancelliere. Cfr. Archivio di Stato in Firenze, Archivio delle Tratte, Filza 781, car. 612; e Universit dei Fabbricanti, Libro di partiti 34, car. 16t.
(333) Cfr. n. 2567.
(334) Cfr. n. 2572.
(335) PIERO GIROLAMI.
(336) Cfr. n. 2572.
(337) Cfr. n. 2572.
(338) IACOPO ZUCCAGNI.
(339) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXVIII [Edizione Nazionale].
(340) Cio, di portar via quelle fra le carte di GALILEO, che si temeva avrebbero potuto pregiudicarlo, qualora fossero venute a notizia dell'Inquisizione. Cfr. in questo Vol. XV la lettera di GERI BOCCHINERI a GALILEO in data de'15 settembre 1633, e la lettera di NICCOL AGGIUNTI a GALILEO de'27 dicembre 1633; e vedi Serie seconda di scampoli galileiani raccolti da ANTONIO FAVARO (Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Nuova serie.Vol. III, Padova, tip. G. Raudi, 1887), pag. 32-35.
(341) Cfr. nn.i 2555, 2572.
(342) Cfr. n. 2572.
(343) ANTONIO QUARATESI.
(344) MARIO GUIDUCCI: cfr. n. 2584.
(345) di questo non mondo pu. Aveva omesso non, e soggiungendolo nell'interlinea le venne fatto di richiamarlo tra questo e mondo invece che tra mondo e pu. - [CORREZIONE]
(346) FRANCESCO NICCOLINI e CATERINA RICCARDI NICCOLINI.
(347) GIULIO RUSPIGLIOSI.
(348) AGOSTINO MASCARDI.
(349) BENEDETTO MILLINI.
(350) CARLO RIDOLFI.
(351) ANTONIO BRUNI.
(352) FABIO LEONIDA.
(353) RAFFAELLO MAGIOTTI.
(354) GIO. BATTISTA DONI.
(355) Cfr. n. 2418.
(356) Cfr. n. 2418.
(357) CRISTOFORO DUPUY.
(358) Cfr. n. 2326.
(359) Cfr. n. 2582.
(360) Cfr. n. 2582.
(361) l'aggiugne altre - [CORREZIONE]
(362) mentro con - [CORREZIONE]
(363) RAFFAELLO MAGIOTTI.
(364) ANTONIO NARDI.
(365) QUINTO CASTELLI.
(366) ALVISE CONTARINI.
(367) Cfr. n. 2579.
(368) Piera, per gl'ha - [CORREZIONE]
(369) indurisce soubito e - [CORREZIONE]
(370) GIO. BATTISTA LANDINI.
(371) ANTONIO NARDI.
(372) GIOVANNI CIAMPOLI.
(373) Cfr. n. 2594.
(374) Cfr. n. 2326.
(375) fo everenza - [CORREZIONE]
(376) MADDALENA GUIDUCCI, moglie di ORAZIO CAVALCANTI.
(377) GIOVANNI PANEZIO.
(378) pi sducciolante - [CORREZIONE]
(379) Cfr. n. 2579.
(380) Cfr. n. 2579.
(381) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXVIII [Edizione Nazionale].
(382) IACOPO ZUCCAGNI.
(383) ALFONSO BROCCARDI.
(384) Cfr. nn.i 2582, 2592.
(385) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(386) Cfr. nn.i 2582, 2592.
(387) Cfr. n. 2603.
(388) Cfr. n. 2601.
(389) Cfr. n. 2579.
(390) quanto i desideri - [CORREZIONE]
(391) Cfr. n. 2603.
(392) Cfr. n. 2593.
(393) ASCANIO BOCCHINERI.
(394) Cfr. nn.i 2582, 2592.
(395) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(396) CESARE GALLETTI.
(397) Cfr. n. 2579.
(398) Cfr. nn.i 2582, 2592.
(399) Cfr. nn.i 2582, 2592, 2603.
(400) Cfr. n. 2593.
(401) VINCENZIO LANDUCCI.
(402) ANNA DIOCIAUTI.
(403) BENEDETTO.
(404) VIRGINIA.
(405) MARCANTONIO PIERALLI: Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, b) [Edizione Nazionale].
(406) DINO PERI.
(407) BRACCIO MANETTI.
(408) Cfr. n. 2575.
(409) Cfr. n. 2605.
(410) Cfr. n. 2604.
(411) Cfr. n. 2605.
(412) Cfr. n. 2603.
(413) GUGLIELMO SCHICKARD.
(414) Cfr. nn.i 2603, 2611.
(415) Cfr. n. 2582.
(416) Cfr. nn.i 2572, 2579.
(417) Cfr. n. 2396.
(418) ASCANIO BOCCHINERI.
(419) BENEDETTO BOCCHINERI.
(420) Cfr. n. 2608.
(421) Cfr. n. 2601.
(422) Cfr. n. 2618.
(423) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(424) TERTULLIANO, De pallio, cap. III. Riproduciamo secondo il testo di TERTULLIANO la citazione, che nell'autografo del MILLINI si legge, stante le condizioni della carta, con difficolt e lacune. A lin. 25 il testo di TERTULLIANO, secondo un'altra lezione, sarebbe et Graeci iam nominis; ma abbiamo preferito et Graeciam nominis, perch pare si presti meglio a quello che pu leggersi nella lettera del MILLINI.
(425) Fu pubblicata soltanto nel 1647, coprendosi l'autore sotto anagramma: La costanza delle donne, comedia di MODELLO TIENTIBENE ecc. In Roma, appresso Ludovico Grignani, 1647.
(426) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(427) Cfr. n. 2326.
(428) MADDALENA GUIDUCCI ne'CAVALCANTI.
(429) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 4) [Edizione Nazionale].
(430) VALERIANO MAGNI.
(431) L'Accademia degli Umoristi.
(432) RAFFAELLO MAGIOTTI.
(433) BENEDETTO MILLINI.
(434) Cfr. n. 2619.
(435) CRISTOFORO TOLOMEI.
(436) ASCANIO PICCOLOMINI.
(437) LODOVICO DE NOGARET DE LA VALETTE.
(438) Cfr. Vol. VII, pag. 571 e seg. [Edizione Nazionale].
(439) Cfr. n. 2326.
(440) Di stile giuliano.
(441) Cfr. n. 2626.
(442) Cfr. n. 2626.
(443) Cfr. n. 2631.
(444) Cfr. n. 2603.
(445) Cfr. n. 2611.
(446) Cfr. n. 2608.
(447) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(448) Cfr. n. 2618.
(449) Intendi, alla Certosa: cfr. n. 2568.
(450) GIOVANNI RONCONI.
(451) CESARE GALLETTI: cfr. n. 2554.
(452) LORENZO DE'MEDICI.
(453) LODOVICO INCONTRI.
(454) Cfr. n. 2590.
(455) Cfr. n. 2626.
(456) Cfr. n. 2630.
(457) Di stile giuliano.
(458) MARIO GUIDUCCI.
(459) Cfr nn.i 2568, 2635.
(460) COSTANZA, moglie di CARLO BARBERINI.
(461) Cfr. nn.i 2426, 2433, 2504, 2601, 2607.
(462) Cfr. nn.i 2568, 2635, 2648.
(463) GIO. BATTISTA LANDINI.
(464) GIOVAN CARLO DE'MEDICI.
(465) Tutte le opere di FILIPPO MORNAY DE PLESSIS-MARLY, e nominatamente quella intitolata "Philippi Mornaei opus de Sacra Eucharistia, in quatuor libros distinctum, in quo eius institutio, celebratio, doctrina in primitiva Ecclesia quae fuerit, et Missa quando, quomodo, quibus gradibus, in ipsius locum primum irrepserit, demum et invaserit, sigillatim explicatur", vennero proibite con decreto della Sacra Congregazione dell'Indice del 16 marzo 1621. Cfr. Index librorum prohibitorum, ecc. Romae, 1664, pag. 318.
(466) MADDALENA GUIDUCCI ne'CAVALCANTI.
(467) Cfr. n. 2326.
(468) Cfr. nn.i 2590, 2641.
(469) Intendi, SCIPIONE CHIARAMONTI.
(470) FRANCESCO BARBERINI.
(471) CRISTOFORO TOLOMEI: cfr. n. 2625.
(472) Cfr. n. 790.
(473) Di stile giuliano.
(474) BENEDETTO CASTELLI.
(475) ANTONIO NARDI.
(476) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(477) MARIO GUIDUCCI.
(478) CESARE GALLETTI.
(479) Cfr. n. 2649.
(480) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 54) [Edizione Nazionale].
(481) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 3) [Edizione Nazionale].
(482) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 43) [Edizione Nazionale].
(483) Di stile giuliano.
(484) Cfr. n. 790.
(485) Di stile giuliano.
(486) Accenna all'opera De veritate prout distinguitur a revelatione, a verisimili, a possibili et a falso di EDOARDO HERBERT DE CHERBURY, mandata dal DIODATI al BERNEGGER.
(487) Nei Mss. Gal., P. I, T. III, car. 6-9,  una copia, di mano ignota, della sentenza e dell'abiura di GALILEO, a tergo della quale si legge, di mano dello stesso GALILEO: "Sentenza e abiur.ne", ed  probabilmente la copia a cui si accenna nella presente lettera.
(488) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVI, c, 4) [Edizione Nazionale].
(489) Cfr. n. 2622.
(490) MADDALENA GUIDUCCI ne'CAVALCANTI.
(491) Cfr. n. 2654.
(492) Cfr. nn.i 2625, 2654.
(493) ANTONIO QUERENGO.
(494) Accademia degli Umoristi.
(495) FRANCESCO e CATERINA NICCOLINI.
(496) Cfr. n. 2549.
(497) MARC'ANTONIO GHERARDO DI SAINT-AMANT.
(498) Cfr. n. 2539.
(499) Cfr. n. 2664.
(500) Di stile giuliano.
(501) ANTONIO NARDI.
(502) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(503) di suo puogno - [CORREZIONE]
(504) Cfr. n. 2587.
(505) ROBERTO GALILEI.
(506) ATANASIO KIRNER.
(507) GIOVANNI FERRAND.
(508) CARLO MALAPERT.
(509) CRISTOFORO CLAVIO.
(510) Le Sieur DE ROSSY.
(511) Cfr. n. 790.
(512) Di stile giuliano.
(513) Cfr. n. 2326.
(514) Cfr. n. 2650.
(515) DINO PERI.
(516) FAMIANO MICHELINI.
(517) Cfr. n. 2671
(518) Suor POLISSENA VINTA: cfr. n. 2671.
(519) EMILIO PICCOLOMINI.
(520) NICCOL ARRIGHETTI.
(521) Cfr. n. 2686.
(522) Cfr. n. 2672.
(523) GIORGIO BOLOGNETTI.
(524) VINCENZIO LANDUCCI.
(525) Cfr n. 2665.
(526) GUGLIELMO HABRECHT (?).
(527) FILIPPO GLASER.
(528) Di stile giuliano.
(529) GIOVANNI TADDEI.
(530) Cfr. n. 2580.
(531) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXV, a) [Edizione Nazionale].
(532) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXVIII [Edizione Nazionale].
(533) GIO. FRANCESCO BUONAMICI.
(534) Cfr. n. 2693.
(535) Di stile giuliano.
(536) Cfr. n. 2695.
(537) DINO PERI.
(538) Cfr. n. 2686.
(539) s'incontrebbe - [CORREZIONE]
(540) LUIGI CAPPONI.
(541) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, b) [Edizione Nazionale].
(542) aprire infini secreti - [CORREZIONE]
(543) Non  presentemente allegato alla lettera.
(544) RAFFAELLO MAGIOTTI.
(545) Cfr. n. 1976.
(546) Cfr. nn.i 2672, 2688.
(547) Cfr. n. 2697.
(548) MARIA TEDALDI: cfr. n. 2689.
(549) la lontanza - [CORREZIONE]
(550) GIO. FRANCESCO BUONAMICI.
(551) ANTONIO NARDI e RAFFAELLO MAGIOTTI.
(552) CRISTOFORO TOLOMEI: cfr. nn.i 2625, 2654.
(553) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(554) Cfr. n. 2695.
(555) Dubitationes in Diologum Galilaei Galilaei Lyncei, in Gymnasio Pisano Mathematici supraordinarii, autore CLAUDIO BERIGARDO, in eadem Academia philosophiam profitente. Ubi notatur Simplicii vel praevaricatio vel simplicitas, quod nullum efficax superesse Peripateticis argumentum ad terrae immobilitatem probandam, tam facile concesserit. Ad Serenissimum Ferdinandum II, Magnum Hetruriae Ducem. Florentiae, ex typographia Petri Nesti sub signo Solis, MDCXXXII. L'operetta, in forma di lettera Academicis Lynceis,  datata: Pisis, Kal. Iun. anno Salutis M.DCXXXII.
(556) NICCOL CABEI.
(557) Cfr. n. 2326.
(558) GUGLIELMO HABRECHT.
(559) Cfr. n. 2664.
(560) Di stile giuliano.
(561) Cfr. n. 2700.
(562) Non  presentemente allegata.
(563) Cfr. n. 2718.
(564) Cfr. nn.i 2672, 2688, 2708.
(565) Cfr. nn.i 2686, 2700.
(566) ANDREA ARGOLI.
(567) NICCOL AGGIUNTI.
(568) PIER ANTONIO MARIONI.
(569) Fra FULGENZIO MICANZIO.
(570) LUIGI CAPPONI.
(571) Cfr. n. 2715.
(572) nel peso C - [CORREZIONE]
(573) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(574) CRISTOFORO TOLOMEI.
(575) Cfr. n. 2619.
(576)  il titolo d'un'altra composizione drammatica del MILLINI, ricordata nella dedicatoria della Costanza; cfr. n. 2619.
(577) FRANCESCO e CATERINA NICCOLINI.
(578) SCIPIONE BORGHESE. Mor il 2 ottobre 1633.
(579) Cfr. n. 2718.
(580) Cfr. n. 2711.
(581) GIO. GIORGIO BESOLD e TOMMASO LANSIUS.
(582) Di stile giuliano.
(583) Cfr. n. 2714.
(584) Cfr. n. 2697.
(585) ALESSANDRO BOCCHINERI: cfr. n. 2714.
(586) Cfr. n. 2418.
(587) FRANCESCO BARBERINI.
(588) Cfr. n. 2716.
(589) NICCOL GHERARDINI.
(590) Cfr. n. 1976.
(591) Cfr. n. 2693.
(592) La parte inferiore della carta  stracciata: argomentiamo la data da quella del ricevimento, che, servendosi sempre dello stile giuliano, segn il BERNEGGER a fianco dell'indirizzo, annotando "29 Sept."
(593) CARLO di VINCENZIO GALILEI.
(594) si tratteggono in - [CORREZIONE]
(595) Cfr. n. 2735.
(596) Cfr. n. 2730
(597) NICCOL AGGIUNTI.
(598) Cfr. n. 2743.
(599) RAFFAELLO VISCONTI: cfr. n. 2734.
(600) Cfr. n. 2718.
(601) Cfr. n. 2721.
(602) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, d), lin. 348-355 [Edizione Nazionale].
(603) Cfr. n. 2742.
(604) Cfr. n. 790.
(605) Di stile giuliano.
(606) di scrive quattro - [CORREZIONE]
(607) SALVATORE GRISE.
(608) FAMIANO MICHELINI.
(609) CRISTOFORO SCHEINER: cfr. n. 2418.
(610) Intendi, la famiglia ORSINI.
(611) Cfr. n. 2326.
(612) e goderder della - [CORREZIONE]
(613) Cfr. n. 2745.
(614) ALESSANDRO NINCI.
(615) Cfr. n. 2735.
(616) NICCOL CINI.
(617) NICCOL GHERARDINI.
(618) IPPOLITO FRANCINI.
(619) Intendi, il legno guaiaco.
(620) Cfr. n. 2729.
(621) Cfr. n. 2687.
(622) Cfr. n. 2741.
(623) GIOVANNI RONCONI: cfr. n. 2730.
(624) GIROLAMO DA SOMMAIA: cfr. n. 2743.
(625) LUIGI CAPPONI, arcivescovo di Ravenna.
(626) Cfr. nn.i 2695, 2709.
(627) MATTEO CITTADINI.
(628) quando elle si - [CORREZIONE]
(629) GIOVANNI TADDEI.
(630) Cfr. Vol XIX, Doc. XXI, b), lin. 280-288, e d), lin. 348-359 [Edizione Nazionale].
(631) Cfr. n. 2483.
(632) FULGENZIO MICANZIO.
(633) Cfr. n. 2747.
(634) IPPOLITO BUONDELMONTI.
(635) Cfr. nn.i 2695, 2709, 2753.
(636) Cfr. n. 2753.
(637) Cfr. IO. BAPTISTAE DONI, Patrici Florentini, Lira Barberina amphchordos. Accedunt eiusdem opera, pleraque nondum edita, ad veterem musicam illustrandam pertinentia. Ex autographis collegit et in lucem proferri curavit Antonius Franciscus Gorius ecc. Florentiae, typis Caesareis, anno M. D. CC. LXIII.
(638) CRISTOFORO TOLOMEI.
(639) FRANCESCO e CATERINA NICCOLINI.
(640) Cfr. n. 2719.
(641) FILIPPO GLASER.
(642) Di stile giuliano.
(643) Cfr. n. 2747.
(644) la liberatit di - [CORREZIONE]
(645) Cfr. n. 2754
(646) Cfr. n. 2747.
(647) GIULIO NINCI.
(648) CATERINA ANGELA ANSELMI.
(649) Cfr. n. 2754.
(650) Cfr. Vol. IX, pag. 21, nota 2 [Edizione Nazionale].
(651) Cfr. nn.i 2753, 2758.
(652) Cfr. n. 2758.
(653) MARC'ANTONIO DEGLI ASINI.
(654) TOMMASO XIMESES, vescovo di Fiesole.
(655) non ci habbiamo a far - [CORREZIONE]
(656) IPPOLITO FRANCINI.
(657) GIULIO NINCI.
(658) Card. FRANCESCO BARBERINI; cfr. n. 2755.
(659) CRISTOFORO TOLOMEI.
(660) Cfr. n. 2768.
(661) IPPOLITO FRANCINI.
(662) GIULIO NINCI.
(663) Di stile giuliano.
(664) NICCOL GHERARDINI.
(665) l'anino - [CORREZIONE]
(666) IPPOLITO FRANCINI.
(667) ALESSANDRO NINCI.
(668) NICCOL AGGIUNTI.
(669) Cfr. nn.i 2716, 2733.
(670) Cfr. n. 2779.
(671) Cfr. n. 2754.
(672) Cfr. n. 2753.
(673) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, e, 4) [Edizione Nazionale].
(674) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(675) Cfr. n. 2787.
(676) VINCENZO SALVIATI, Marchese di Montieri.
(677) Il poscritto  sul tergo della car. 255 e sul recto della car. 256.
(678) Cfr. n. 2754.
(679) NICCOL AGGIUNTI.
(680) Cfr. n. 2782.
(681) LUCA DEGLI ALBIZZI.
(682) ANDREA CIOLI.
(683) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(684) Cfr. n. 2753.
(685) MATTEO CITTADINI.
(686) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, e, 2), lin, 2-3 [Edizione Nazionale].
(687) BENEDETTO BOCCHINERI.
(688) Cfr. n. 2783.
(689) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, c, 1, beta) [Edizione Nazionale].
(690) Cfr. n. 2357.
(691) Cfr. n. 2785.
(692) Cfr. nn.i 2716, 2776.
(693) NICCOL AGGIUNTI.
(694) GABRIELLO RICCARDI.
(695) matemache - [CORREZIONE]
(696) Cfr. n. 2787.
(697) IPPOLITO FRANCINI.
(698) GIO. FRANCESCO TOLOMEI.
(699) SALVATORE GRISE.
(700) ANTONIO SANTINI.
(701) Prima aveva scritto V. E., poi corresse V. S. - [CORREZIONE]
(702) MELCHIORIS INCHOFER e Societate Iesu, Austriaci, Tractatus syllepticus, in quo quid de terrae solisque motu vel statione secundum S.am Scripturam et Sanctos Patres sentiendum, quave certitudine alterutra sententia tenenda sit, breviter ostenditur. Romae, excudebat Ludovicus Perignanus, 1633.
(703) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, a, 21); e b, 84) [Edizione Nazionale].
(704) Cfr. n. 2783.
(705) Cfr. n. 2802.
(706) Cfr. n. 2796.
(707) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, e, 4) [Edizione Nazionale].
(708) ORSO D'ELCI.
(709) ANDREA CIOLI.
(710) LUCA DEGLI ALBIZZI.
(711) VINCENZO SALVIATI.
(712) Cfr. n. 2787.
(713) Cfr. n. 2799.
(714) ISACCO H-MMERLEIN.
(715) Di stile giuliano.
(716) Cfr. n. 2802.
(717) Cfr. n. 2793.
(718) Cfr. n. 2810.
(719) FRANCESCO LUPI: cfr. n. 2811.
(720) se che - [CORREZIONE]
(721) MARC'ANTONIO GHERARDO DI SAINT-AMANT.
(722) Cfr. n. 2829.
(723) GIO. GIACOMO BOUCHARD.
(724) RAFFAELLO MAGIOTTI.
(725) il Mario  - [CORREZIONE]
MARIO GUIDUCCI.
(726) MADDALENA GUIDUCCI.
(727) Cfr. n. 1970.
(728) Cfr. nn.i 2111, 2126, 2151.
(729) Cfr. n. 2818.
(730) Aveva scritto a tacere: aggiunse poi una l ad a, ma non corresse a in co. - [CORREZIONE]
(731) ANTONIO NARDI.
(732) GIOVANNI VANNUCCINI.
(733) con l'occasione di augurli felice - [CORREZIONE]
(734) Cfr. n. 2801.
(735) Alma Venus Phaebique soror, et flavus Apollo: si legge in un breve componimento in distici De novis solis, lunae ac Veneris phaenomenis, dedicato a GALILEO, che , autografo di VINCENZO RENIERI, nella Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Gal., P. I, T. III car. 105r.
(736) MATTEO CITTADINI.
(737) le augore le - [CORREZIONE]
(738) GIULIO NINCI.
(739) Cfr. n. 2816.
(740) Cfr. n. 2578.
(741) Cfr. n. 2326.
(742) ALESSANDRO BOCCHINERI.
(743) Cfr. n. 2580.
(744) Cfr. n. 2817.
(745) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, b) [Edizione Nazionale].
(746) NICCOL AGGIUNTI.
(747) Cfr. n. 2828.
(748) ASCANIO PICCOLOMINI.
(749) Cfr. n. 2829.
(750) ANNA CHIARA BANDINELLI, vedova di MICHELANGELO GALILEI.
(751) GUSTAVO ADOLFO.
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