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LE OPERE

DI

GALILEO GALILEI.

VOLUME QUATTORDICESIMO.

FIRENZE
G. BARBRA EDITORE

1966

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

SOTTO L'ALTO PATRONATO

DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

GIUSEPPE SARAGAT

PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE
IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO
COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO
CONSULTORI: V. CERRUTI - G. GOVI - G. V. SCHIAPARELLI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI
1890 - 1909


LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE
FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII
DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE
DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI
E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE


DIRETTORE: GIORGIO ABETTI
COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI
CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI - ENRICO FERMI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI
1929 - 1939

Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale
 promossa
dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative
del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei
1964

CARTEGGIO.

1629-1632.


1922.

GALILEO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Bellosguardo, 1 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 69. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Dal molto R. Padre Don Benedetto Castelli tengo un suo libretto del movimento dell'acque(1) per presentarlo al Ser.mo G. D. nostro Signore per suo nome. La malignit de i tempi, contrariissimi allo stato mio, non mi ha permesso poter venire alla citt per esequir tal ordine; et havendo mandato ben 3 volte Vincenzo mio figliuolo per far questo, non gli  succeduto per mancamento di chi l'introducesse. Ho pertanto resoluto (per non indugiar pi) di prendermi libert della cortesia di V. S. Ill.ma, sapendo massime quanto ella ama l'autore, e supplicarla che voglia per me presentare il libro, il quale insieme con questa ella ricever per mano di mio figliuolo; e quando anco paresse a V. S. Ill.ma che questa fusse non incongrua occasione che, scorto da lei, mio figliuolo presentasse il libro, con dare il buon Capo d'anno a S. A. et intanto esser da quella conosciuto di vista, l'obbligo sarebbe grandissimo dalla parte nostra, et io lo riceverei per favore singolare. Rimetto il tutto alla sua prudenza, e con restargli servitore obbligatissimo, gl'auguro felice il prossimo anno e molti anni appresso, e reverentemente gli bacio le mani.

Da Bell.do, il p.o di Gen.o 1628(2).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: All'Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo
Il Sig.r Bal Cioli etc.
In sua mano.



1923..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Parma, 2 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 141. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Col.mo

Doppo haver mandato la lettera(3) di V. S. al S.r Card.le Aldobrandino(4) con quella del Ser.mo G. D., acci pi s'inanimasse a favorirmi, rispose che quanto a s non haveria mancato, passando di Bologna, di raccomandare anch'egli questo negotio al S.r Card.l Ludovisio(5); e mi rimand la lettera del G. D., perch gliela inviassi, dicendo che saria stato bene che havessi havuto in Bologna qualche gentil huomo amico che havesse agiutato il negotio, et anco che V. S. havesse scritto al S.r Card.l Ludovisio di suo pugno, ch'haveria giovato assai. Hora io non ho volsuto mandare al Ludovisio direttamente la lettera del G. D., perch non paresse che l'havessi mendicata io: ho pensato (se cos li pare) di fargliel'haver in mano per mezo del S.r Cesare Marsilii, come che venisse da V. S., perch a lui anco verr in tal modo somministrata occasione di adoperarsi in questo negotio. Per ci prego V. S. che vogli di gratia scrivere anco al S.r Card.le Ludovisio, indrizzando per la lettera al S.r Cesare Marsilii, con significar al Ludovisio nella sua lettera ch'ella gli manda insieme questa del G. Duca, poich ho scritto al Sig.r Cesare che trattenghi detta lettera del G. D. in mano sino che li arrivi una di V. S., e che poi le presenti ambidue come inviatele da lei. Di gratia, mi scusi se la travagliassi troppo, poich se adesso non facciamo colpo, ci sar da fare ritrovar altra volta forsi il modo di farlo. Staremo poi attendendo gli effetti di queste mosse, e conforme al bisogno aviser V. S.
Al P. D. Benedetto non scrivo n scriver alcuna di queste cose, poich mi si mostra scarsissimo di parole e di affetti, non havendo mai potuto haver da lui una minima risposta a pi di 12 lettere che gli ho scritto da otto mesi in qua, se ben hora non li scrivo pi. Credo che i commodi di Roma non lo lascino pensare pi in l dell'istessi commodi. Communque si sia, so quanto sar obligato eternamente a V. S., e quanto far all'occasione, mentr'io possa, per mostrarli l'affetto dell'animo mio e la stima che di lei faccio. E con tal fine li bascio le mani, confermandomeli devotissimo et obligatissimo servitore.

Di Parma, alli 2 Gen.ro 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: All'molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo
Il S.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1924...

BONAVENTURA CAVALIERI a [CESARE MARSILI in Bologna].
Parma, 2 gennaio 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1638. - Autografa.

Ill.mo S.r e P.ron Col.mo

L'affetto singolare ch'in me nacque verso di V. S. dalle relationi fattemi pi e pi volte dal molto R. P. D. Benedetto Castelli e dal S.r Galileo delle sue qualit, e massime dell'inclinatione e progressi fatti ne'studii di matematica, essendomisi poi accresciuto poich anco di presenza la conobbi all'hora quando ella mi diede l'Iperispastes (sic) del Keplero da portare al S.r Galileo(6), quello, dico, mi spinge hora e mi promove a supplicarla del presente favore, dandomi animo la sua cortese natura et inclinatione a favorire li sudetti studii.
Sapr dunque come il S.r Galileo pi e pi volte mi ha significato il desiderio che haveva, che a'miei studii, da lui pi e pi volte conosciuti, circa le matematiche, nascesse opportuna occasione perch potessero pi fecondamente germogliare e fiorire; ond'io, con l'opportunit delle nozze di questi Serenissimi di Parma(7) e della venuta dell'Ill.mi SS.ri Card.li Ludovisio ed Aldobrandino, nostro protettore, con occasione di far riverenza all'Ill.mo Aldobrandino, venni in raggionamento di questo, e facendo riflessione sopra lo Studio di Bologna, che non havea lettore in tal professione, gli mostrai quanto saria stato di proffitto a'miei studii se havessi potuto decorarli con tal occasione, adducendoli com'io haveva un'opera da stampare in geometria, divisa in sei libri, et altre cose, parte in carta e parte in mente, che sariano state fortunate in tal maniera di goder della luce che desiderano le opere fatte con sudori e fatiche, come dal S.r Galileo  stata giudicata questa, se havessi havuto il rincontro di potere essercitare questi studii cost in Bologna: ond'egli mi offerse l'opera sua appresso l'Ill.mo Ludovisio, e mi esort a darne parte al S.r Galileo, al quale subito scritto, egli, senza che cercassi questo, ottenne l'allegata lettera del G. Duca in mio favore per questo negotio appresso l'Ill.mo Ludovisio, quale mi dice che  scritta di bonissimo inchiostro. Per non l'ho volsuta mandar io al S.r Ludovisio, per non parer d'haverla mendicata io, come in effetto non , ma la mando a V. S., acci la trattenghi sino che le arrivi una del S.r Galileo diretta al detto Ill.mo Ludovisio; che poi mi far favore presentar quella del G. D., come mandatali dal S.r Galileo, e quella che lui li mandar, con quelle raccomandazioni poi che la sua cortesia gli detter(8)....



1925..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 4 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 63. - Autografa. Alla lettera soggiungiamo la "nota" a cui la scrivente accenna a lin. 8 [Edizione Nazionale], e che  anche presentemente allegata.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Mi giova di creder che V. S., per ritrovarsi in questi giorni assai occupata, non habbia potuto altrimenti venir da noi; onde, desiderosa di saper qualcosa, mi son risoluta di scriverle di nuovo, dicendole che circa al visitar la sposa(9) induger quando piacer a V. S., bastandomi di saperlo qualche giorno avanti, e far anco capitale dell'amorevole offerta ch'ella mi fa d'aiutarmi, poi che, come discreta, pu giudicare che, nel termine nel quale mi ritrovo, le forze non corrispondino n all'animo n al debito mio: onde gli mando in nota le cose di pi spesa che per far un bacino di paste ci bisognano, lasciando per me gl'ingredienti di minor costo. Oltre a ci V. S. potr vedere se vuole che io gli faccia altre paste, come biscottini col zoccolo e simili, perch credo senz'altro che spenderebbe manco che pigliandole dallo speziale; et noi le faremmo con tutta la diligenza possibile.
Desidero di pi ch'ella mi dica il suo gusto quanto al presentar qualche cosa alla medesima sposa, perch i[...]sidero se non di compiacer a V. S. Il mio pensier[...] farle un bel grembiule, s perch sarebbe cosa u[...] anco a noi di manco spesa, potendo lavorarlo da per [...]; e questi collari o grandiglie che usano adesso, non sappiamo farli.
Dubiterei di non far sproposito, domandando a V. S. di queste bagattelle, se non sapessi che ella, cos nelle cose piccole come nelle grandi, ha di gran lunga pi retto giuditio che non haviamo noi altre, et per ci a lei mi rimetto. Et per fine mi raccomando, insieme con Suor Archangiola, et a Vincentio ancora. Il Signor la feliciti.

Di S. Matteo, li 4 di Gen.o 1628(10).

Potr consegnare al fattore la [...]iera de i collari con 3 coperte, [...] un grembiule sudicio, uno sciugatoio, [...] una pezzuola.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.


Zucchero
lb. 3.
Mandorle
lb. 3.
Zucchero fine
on. 8.



1926..

CARLO CASTELLI a GALILEO [in Firenze].
Brescia, 5 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 143. - Autografa.

Molto Ill.e mio Sig.r et Pat. Oss.mo

Non poteva il P.re D. Benedetto, mio fratello, compartirmi cosa di magior mio gusto, quanto l'essermi stato mezzo per aquistarmi la gratia di V. S. molto Ill.e, per ogni rispetto non men riguardevole che desiderabile. Ho per ci con ambition particolare riceuto li 3 del corente le letere di V. S. con l'onore de'suoi comandamenti. Inmediatamente andai dal molto Rev.do Mon.r Brognetti, depositario di beni del q. Mo.r Vicario, che era debitore del S.r suo nipote(11); ma, per esser absente l'agente dell'heredi di detto Sig.r Vicario, con l'ocasion della lite che  con altri che pretendono d'esser heredi ab intestato, qual si tratta, per quanto intendo, in Venetia, non ho per ora potuto haver certa risposta del mio intento, solo che s'atende in breve che venghi da Venetia, et che vi sar il danaro in pronto da dar compita satisfatione; et se tardar pi del dovere, col parer de avocati piliar puoi qualche partito, aci che et V. S. resti servita et apagato il mio debito, s con questi come con il Sig.r Co.te Carlo Capriolo, hor posesore del beneficio per il suo debito della rata di Natale, qual credo che conver exequire. Sii sicura che almen con la diligentia me gli mostrar non infrutuoso servitore et meritevole de'suoi comandamenti. Del'operato li dar puoi pi certo aviso; et pregandola a mantenermi in gratia, a V. S. batio le mani.

Da Bresia, il 5 di Gen.o del 1629.
Di V. S. molto Ill.e


Del tutto medemamente(12) ho dato aviso al P.re D. Benedetto.


Divot. Servit.
Carlo Castello.



1927.

GALILEO a BENEDETTO CASTELLI in Roma.
Bellosguardo 8 gennaio 1629.

Biblioteca Palatina in Parma. Bacheca. - Autografa.

Molto Rev.do P.re e mio Sig.r Col.mo

Per diligenza usata non ho potuto ritrovare le 50 copie che scrive mandarmi della sua scrittura(13), et essa non mi dice niente dove io debba far capo per ritrovarle; per supplisca con altra sua. Feci presentare le 2 alli S.mi G. D. e Pr. D. Lorenzo da Vincenzo mio figliuolo(14), essendo che li tempi contrariissimi alla mia sanit mi hanno tenuto sin hora per 3 settimane con doglie acerbissime, et il molto R.do Padre Abate mi fece intendere che, sendo occupatissimo, non poteva servir la P. V., come harebbe desiderato. La scrittura  piaciuta assai a tutti che l'hanno letta, e qua si trattava di ristamparla; ma intendo che ella non se ne contenta. Io la rilegger pi volte, e se mi parr alcuna cosa da notarsi, l'avviser in occasione che bisognasse ristamparla: e per hora mi suvviene di quella acqua premuta che ella interpreta come condensata, dalla quale opposizione potrebbe l'autor(15) difendersi, che non  necessario che l'acqua premuta si condensi, per scappar con maggiore impeto; s come il nocciolo di ciriegia, premuto dalle dita, scappa con velocit senza condensarsi, e l'acqua stessa premuta nello schizzatoio salta anco in su, e compressa dal proprio peso escie della botte piena velocemente.
Mandai la procura(16) al S. suo fratello(17), ma non ho per ancora nuova della ricevuta. Mi favorisca far le mie scuse, appresso Mons. Ciampoli e dove bisogna, delle tralasciate buone feste, come impedito dal male; le riceva per s e le porga in mio nome, e mi ami e comandi.

Da Bell.do, li 8 di Gen.o 1628(18).
Della P. V. molto R.
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Rev.do P.re, mio Sig.r Col.mo
Don Bened.to Castelli.

S. Calisto
Roma.



1928.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Parma, 12 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 145. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Cesare Marsilii dice, che per agiutare il mio negotio sarebbono necessarie due lettere del Ser.mo G. Duca, una per il Legato(19) e l'altra per il Regimento; queste possono incaminar benissimo il negotio, e l'aggiunta della sua testimonianza darli compito fine: perci la supplico di queste e del suo testimonio, almeno appresso il Regimento. Mi ha scritto il S.r Cesare che in Bologna si suol leggere Euclide, la Sfera, le Teoriche de'pianeti e l'Almagesto, e che per io lo avisi se in questi mi sono profondato. Quanto all'Almagesto, io ne viddi i primi 4 libri con diligenza: gli altri li trascorsi anchora tutti, se ben non con tanta diligenza come i primi; per all'occasione spero che del resto anchora io potr darli sodisfattione con un puoco di nuovo studio ch'io li faccia. Delli altri non parlo, parendomi che basti il dir d'haver visto l'Almagesto. Non mancher per fra tanto di farvi riflessione, e con pi animo quanto meglio sentir incaminarsi il negotio; che se non sortisse, temo che sarano causa ch'io mi raffreddi tanto nello studio, ch'io non possi applicar l'animo per l'avvenire a far cosa buona, non ostante ch'io tenga in mente i semi di bellissime cose, come, se Iddio gli dar vita, come Lo prego, e a me anchora, con comodit li far sapere. Fra tanto prego N. S. che li dia sanit, dolendomi molto per haver inteso dal P. R.mo nostro ch'ella sia travagliata da indispositioni; e di gratia, veda, se pu, di scriver almen due righe di suo pugno alli sudetti SS.ri e di farmi haver le sudette lettere, quali per potr lei inviare al S.r Cesare Marsilii, che le presenter e dar il moto al negotio, e, come spero, lo ridurr con tal mezo al desiderato fine. Con che me li confermo devotissimo et obligatissimo servo, basciandoli le mani.

Di Parma, alli 12 Gen.ro 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Gal.eo Galilei.
Fiorenza.



1929...

BONAVENTURA CAVALIERI a CESARE MARSILI in Bologna.
Parma, 12 gennaio 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Dal P. Priore di S. Eustachio ho inteso il bisogno, e ne ho scritto al S.r Galileo(20), quale (come per un'altra ho scritto a V. S.) intendo ch' amalato; tuttavia spero che, se pu, in qualche maniera me ne favorir; qual poi mander a V. S. le lettere che bisognano, acci poi ella mi favorisca, come la prego, di presentarle, agiutando il negotio come pi gli parer spediente....



1930.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 97. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Le lodi che V. S. molto Ill.re d alla mia scrittura(21) mi fanno insuperbire di modo, che mi sono gloriato con tutti questi Signori e con Nostro Signore stesso del voto di V. S.; e li ne rendo grazie, perch tengo per fermo che l'operetta li paia di qualche merito per l'amore che porta all'autore: e se le cose che son scritte son vere, come io credo, lei sa che  opera sua. E questo che io dico  tanto vero, che l'Ecc.mo S.r Ambasciator Veneto Angelo...(22) pi volte m'ha detto che la scrittura pare opera di V. S.
Quanto a quella difficolt che fa dell'acqua premuta, non credo che il Fontana(23) possa pretendere quella fuga che V. S. pensa: prima, perch non l'ha detto; e di pi, se lo voleva dire, e se intendeva questo punto della velocit, fu in tutto vanissima l'opera sua di quelle misure. Ma rispondendo pi vivamente dico, che in tal senso non  vero che l'acqua occupi minor loco per essere premuta, come dice il Fontana, ma per essere veloce, come dico io; nel modo che non  vero che il giaccio galleggi, per essere a predominio aereo, ma perch  pi leggiero dell'acqua. So che V. S. m'intende senza che io dica pi: la voglio solo pregare che osservi la cautela con la quale io camino nella mia scrittura, di dire sempre che non(24)  stata bene intesa, pienamente spiegata, al vivo penetrata, e simili cose, la velocit dell'acqua e la sua forza in fare scemare la misura.
I Padri del Collegio han vista questa opera; io per non glie l'ho data; e la lodano in colmo. Presto haveremo un libro novo e grande delle macchie solari del finto Apelle(25). Staremo a vedere. In tanto li bacio le mani, che mi s'aggiacciano dal freddo. Il padre Falconcini porta lui i miei libri.

Roma, il 21 Gen.o 1629.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.o Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1931.

CARLO BOCCHINERI a [GALILEO in Firenze].
Prato, 27 gennaio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 87. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Li sposi(26) e tutti noi stiamo con molto desiderio attendendo V. S. Ecc.ma domenica mattina, augurandole un lieto e quieto viaggio. La sposa, per conservazione di V. S., la prega a venir in lettiga, acci il gran freddo della mattina non le faccia nocumento alla testa; per venga bene armata di panni e chiusa, che noi le prepareremo un buon fuoco. Non venga anco digiuna. Ci sar una messa riservata a lei nella mia chiesa, che star a posta sua; e riservandoci nel resto a bocca, tutti unitamente le baciamo le mani.

Di Prato, li 27 di Genn.o 1628(27).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Pigli ancora in lettiga un caldanino per non patir freddo.


Ser.re Aff.mo e Parente
Carlo Bocchineri.



1932.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Parma, 20 febbraio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 147. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Col.mo

Stavo pure aspettando le due lettere del G. Duca per il Legato di Bologna e per il Regimento, conforme che li scrissi(28) haver inteso dal S.r Cesare Marsilii esser di bisogno, ma sin hora non le ho ricevute; e perci ho scritto al S.r Cesare che non trattenesse pi quella del G. D., che lei mi mand, ma la facesse havere all'Ill.mo Ludovisio, e trattasse il negotio, pensando che queste due non possino tardare a venire, s come la prego quanto so et posso.
Ho havuto da Mons.r Ciampoli 5 lettere di raccomandazione appresso gl'Ill.mo Aldobrandini, Ludovisio e Spada(29) legato, e l'Ill.mo Marchese Fachinetti(30) et il S.r Cospi(31), SS.ri del Regimento.
Mi son risoluto mandare al S.r Cesare il mio libro di geometria(32) acci, se ben non ho in stampa, veghino il preparamento; ma perch so che forsi non si trover in Bologna chi si prenda cura di essaminar tal libro, e finalmente la concluderano ch'io li mandi qualche cosa in astronomia, qualche tavole o effemeridi, e poich io non ho applicato lo studio in questa parte, distratto da quell'altro genere di materia, desiderarei che V. S. Ecc.ma facesse un puoco di sicurt per me appresso quei SS.ri con una sua lettera scritta al Regimento, o al capo, o ad un de'principali, che in questo anchora fossero per ricevere quella sodisfattione che loro desiderano, potendosi metter loro in consideratione che se il Magini  tanto stimato in astronomia, egli perci non s'applic ad altra parte, come ho fatt'io, non havendo, per dir cos, messo il piede nell'immensi campi delle altre parti di matematica. Fra tanto ho revisto Tolomeo e mi vado impossessando anchor di questa parte, e far in tal maniera che mai V. S. sia molestata per la sicurt ch'havr di me fatto appresso quei SS.ri, s come la prego vogli far quanto prima con favorirmi delle due lettere gi scritte, che gli proffesser eterna gratitudine, e me li terr perpetuamente obligato.

Di Parma, alli 20 Febraro 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo e Dev.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo
Il S.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1933..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma,. 24 febbraio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 103. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Io credo di havere incontrato alcune cose belle in risposta di quell'acqua premuta(33), le quali non ho ancora ben distese in netto, ed haverei estremo bisogno di esserli per quattro o sei giorni appresso; ma in ogni modo spero, per l'ordinario che viene, mandarli l'ossatura del mio pensiero, che credo che li sar di gusto.
Qua si dice che il Padre Scheinero, alias Apelle, habbia finito di stampare il suo libro De maculis solis in Bracciano(34), ma non si  ancor visto. Come viene alla luce, procurar mandargliene uno. In tanto deve sapere che al principio di questo mese apparve una macchia nel sole assai grande e oscura, rotonda, con pochissima accompagnatura, la quale fin il suo corso e passaggio a'9 del presente, e questa mattina ha cominciato a comparire di nuovo, in modo, che credo sia la medesima; e il tempo del ritorno rincontra benissimo.
Oggi ho incontrato il S.r Principe Cesis, tutto tutto di V. S., e li bacia le mani; ed io me li ricordo servitore obligatissimo, come sa.

Di Roma, il 24 di Feb.o 1629.

Mi  stata mandata da una Sig.ra R.da monaca della Nonciatina(35) una scatola, dentro alcune paste e fiori, e la lettera  stata persa da quello che ha riscossa la scatola dalla dogana; per non so il nome di cotesta Signora: solo mi ricordo che  di casa Baldesi. V. S. faccia mia scusa, se non rispondo hora, e la ringrazii di tanta cortesia.

Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il [....] Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



1934...

BONAVENTURA CAVALIERI a [CESARE MARSILI in Bologna].
Parma, 27 febbraio 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Gli mando il mio libro di geometria(36), acci, essendo ricercata, possi mostrare qualche cosa del mio. Questo fu gi visto dal S.r Galileo, e da lui mi fu collaudato il farlo stampare....



1935..

GIOVANNI DI GUEVARA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 marzo 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 105. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Vedendo di non havere risposta da V. S. per spatio di pi d'un anno sopra quelle difficult che mi occorrevano nella questione 24 delle Mechaniche d'Aristotele, forsi per naufragio di lettere e star la mia residentia lontana dal commercio, feci finalmente proseguire la stampa che tenevo sospesa in Roma; dove gi terminata e sopragiuntovi anch'io, ne mando a V. S. con questa un volume, et un altro al Ser.mo Gran Duca(37). Conosco d'essere troppo ardito con esporre i miei mancamenti al sole prima di riceverne la correttione; ma la necessit d'esser troppo impegnato, co 'l principio dato alla stampa due anni sono per gusto de'Padroni, e l'osservanza che professo a S. A. Ser.ma et alla molta gentilezza(38) di V. S., mi far essere compatito, convenendomi esporgli quel che non potevo coprire, dopo haver scoperto quel che intendevo gi anni sono, senza tempo di ruminare e conferir le materie con altri, come si suole, per trovarmi in un'aspra solitudine d'huomini di lettere et impiegato in materie differentissime, come sono quelle del governo della mia chiesa e d'una diocesi grandissima, quando pi pensavo di attendere a me solo et allo studio privato. Accetti dunque V. S. questo picciolo segno del molto che la riverisco e stimo, e sia un tributo di riconoscenza alla sua singular dottrina, della quale si compiacque darmi un saggio a bocca quando eravamo in Firenze co 'l Sig.r Cardinale Barberino(39); e favoriscami con suoi comandamenti avisarmi liberamente ci che senta dell'opra, poich quello che non  pi a tempo per l'emendatione del fatto, sar cautela per qualche altra opra da farsi. Con che, desiderando sopra modo di rivedere V. S.(40) e goderne un poco servendola di presenza, finisco con baciarli affettuosamente le mani e supplicarla mi mantenghi la gratia di S. A. Ser.ma, con ricordargli quanto li vivo affettuoso e vero servitore.

Da Roma, 2 di Marzo 1629.
Di V. S. molto Ill.re
Affett.mo Ser.re di cuore
G. di Guevara, Vesc.o di Theano.



1936..

SIGISMONDO PELLEGRI a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bologna, 4 marzo 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo S.r e P.ron Colen.mo

Per informatione pi piena di V. S. Ill.ma, dico che il Padre si chiama Fra Buonaventura Cavalieri da Milano, il quale  stato discepolo del Sig.r Galileo, et gi dieci anni sono che ha letto nel Studio di Pisa in suplimento del Padre Don Benedetto Castelli, monaco Casinense; et al presente si trova in Parma, Priore del nostro monastero di S. Benedetto, et  di et incirca d'anni 35....



1937...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 10 marzo 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Il non haver saputo (ancor che lungamente vi habbia pensato) trovar parole e scuse atte a purgare appresso V. S. Ill.ma la contumacia in che mi veggo caduto per il silenzio di tanto tempo, ha fatto divenir l'istessa contumacia continuamente maggiore, e tale che, diffidando quasi di poterne gi mai impetrar perdono dalla sua cortesia, ancor che infinita, ho pi volte presa la penna in mano, e poi, come disperato, depostala; e bench appresso la mia coscienza io mi sia per mesi et anni sentito scarico e disobbligato da cotal debito, poi che un miserabile infortunio, che con mio infinito dolore intesi essere accaduto a V. S., mi rendeva impossibile il farle pervenire altro che le mie lagrime, tutta via l'essere stato ultimamente da me saputo il tristo avviso essere stato falso, non ha bastato a rinfrancarmi gli spiriti et a prestarmi ardire di liberamente comparire avanti a lei, che della causa della mia lunga taciturnit non era consapevole. Hor tandem, S. Cesare, io, e non lei, sono ritornato da morte a vita nel sentire che ella, al suo solito, vive per favorire gl'amici e servitori suoi, e sono l'istesso Galileo, suo antico e devotissimo servo: humilmente gli chieggo perdono, e la supplico a restituirmi quel luogo che gi mi concesse nella sua buona grazia, prontissimo a emendare il fallo commesso con quella penitenza che alla sua indulgente benignit piacer d'impormi.
Il molto Rev.do Fra Buonaventura Cavalieri, Gesuato, il quale per onorarmi dice haver ricevuto da me qualche aiuto nel principio de'suoi studii matematici, sento che ricerca la lettura di tal facolt in cotesta Universit, e questo per potere con maggior libert proseguir tale studio, nel quale egli si sente haver talento e genio mirabile. Io, se 'l giudizio mio pu comprendere il vero e l'attestazion mia trovar credito alcuno, ingenuamente stimo, pochi da Archimede in qua, e forse niuno, essersi tanto internato e profondato nell'intelligenza della geometria, s come da alcune opere sue comprendo; e per esser questa parte la pi difficile, e quella sopra la quale tutte le altre matematiche si appoggiano, non ho dubbio alcuno che egli nelle altre, assai pi facili di questa, non sia per far passate mirabili. Ne ho volsuto dar conto a V. S. (supponendo che ella sia per favorirlo) per entrar a parte nell'onore che io son sicuro che egli arrecher a cotesta cattedra, qual volta succeda che sia fatta elezzione della persona sua. N mi occorrendo altro per hora, torno al mio particolare interesse, supplicandola a consolarmi con(41) due sue righe et a restituirmi la sua desideratissima e stimatissima grazia; e reverentemente gli bacio le mani.

Di Fir.ze, li 10 di Marzo 1629(42).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1938...

CARLO CASTELLI a BENEDETTO CASTELLI in Roma.
Brescia, 15 marzo 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 65. - Autografa. Fuori, accanto all'indirizzo, di mano di GALILEO si legge: S. Carlo Castelli.

Molto Ill.e mio Sig.e

Ho receuto la sua, che mi  stata molto cara, intendendo per essa il suo bon stato et del Padre Rev.mo: alla qual rispondo, quanto al'interesse del Sig.r Galileo, che dal'agente del'eredit non  oposition alcuna; resta solo che li sian consignati li mobili del defonto, senza quali non pu pagar, al che era fatta certa opositione da M.r Ill.mo(43), che gionse in Bresia marti proximo pasato, per interesse dell'Ill.mo Vescovo di Sarzana(44); del qual questo agente  mostrato una letera direttiva a M.r nostro Vescovo, che lisentiava ogni cosa per il suo interesse, cos che eri sera fu dato il processo a M.r Vicario, qual mi disse che l'aveva anco subito visto, et che voleva dichiarar che oramai fusse consignato questa eredit al'agente sopradetto.  ben vero che li dinari, per quanto intendo, sono spesi: restavi per, tra crediti et mobili, molto pi di quello noi avantiamo. Andar facendo quel tanto creder sia pi profitevole alla causa....



1939.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 22 marzo 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 65-66. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Restammo veramente tutte satisfatte della sposa(45), per esser molto affabile e gratiosa; ma sopra ogn'altra cosa ne d contento il conoscer ch'ella porti amore a V. S., poi che supponghiamo che sia per farle quegl'ossequii che noi le faremmo se ci fossi permesso. Non lasceremo gi di far ancor noi la parte nostra in verso di lei, cio di tenerla continuamente raccomandata al Signor Iddio; ch troppo siamo obligate, non solo come figliuole, ma come orfane abbandonate che saremmo, se V. S. ci mancassi.
Oh se almeno io fossi abile ad esprimerle il mio concetto, sarei sicura ch'ella non dubiterebbe ch'io non l'amassi tanto teneramente quanto mai altra figliuola habbia amato il padre; ma non so [si]gnificarglielo con altre parole, se non con dire ch'io l'amo pi di me stessa, poi che, doppo Dio, l'essere lo riconosco da lei, accompagnato da tanti altri benefitii che sono innumerabili, s che mi conosco anco obligata e prontissima, quando bisognassi, ad espor la mia vita a qual si voglia travaglio per lei, eccetuatone l'offesa di S. D. M.
Di gratia, V. S. mi perdoni se la tengo a tedio troppo lungamente, poi che talvolta l'affetto mi trasporta. Non mi ero gi messa a scriver con questo pensiero, [ma s] bene per dirle che se potessi rimandar l'orivolo sabato sera, la sagrestana, che ci chiama a matutino, l'havrebbe caro; ma se non si pu, mediante la brevit del tempo che V. S. l'ha tenuto, sia per non detto: ch meglio sar l'indugiare qualche poco, e riaverlo aggiustato, caso che ne habbia bisogno.
Vorrei anco sapere s'ella si contentassi di far un baratto con noi, ci  ripigliarsi un chitarrone ch'ella ci don parecchi anni sono, e donarci un breviario a tutte due; gi che quelli che havemmo quando ci facemmo monache, sono tutti stracciati, essendo questi gl'instrumenti che adopriamo ogni giorno, ove che quello se ne sta sempre alla polvere e va a risico d'andar male, essendo costretta, per non far scortesia, a mandarlo in presto fuor di casa qualche volta. Se V. S. si contenta, me ne dar avviso, acci possa mandarlo: e quanto a i breviarii, non ci curiamo che siano dorati, ma basterebbe che vi fossino tutti i Santi di nuovo aggiunti, et havessino buona stampa, perch ci serviranno nella vecchiaia, se ci arriveremo.
Volevo fargli della conserva di fiori di ramerino, ma as[... che] V. S. mi rimandi qualcuno de'miei vasi di vetro, perch non ho dove metterla; e cos, se havessi per casa qualche barattolo o ampolla vota che gli dia impaccio, a me sarebbe grata per la bottega.
Et qui per fine la saluto di cuore, insieme con Suor Archangiola e tutte di camera. Nostro Signore la conservi in Sua gratia.

Li 22 di Marzo 1628(46).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1940...

SIGISMONDO PELLEGRI a CESARE MARSILI in Bologna.
Bologna, 22 marzo 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.r et P.ron Oss.mo

Per risposta dell'informatione che V. S. Ill.ma mi richiede in materia del P. Bonaventura Cavallieri Milanese, professore delle scienze mathematiche, le dico esser d'et d'anni 33 in 36 in circa, quale per qualche poco di tempo  stato sotto la disciplina del Sig.r Galileo 12 anni sono, se bene ha havuto altri maestri; ha letto nello Studio di Pisa in luogo del molto R.do Padre D. Benedetto Castelli Casinense, che hora si truova chiamato al servizio degl'Ecc.mi Sig.ri Barberini; ha ancora letto per pi d'un anno privatamente in Firenza alli Sig.ri Ascanio Piccolomini, hor Arcivescovo di Siena, a due nepoti del Sig.r Card. dal Monte, et al Sig.r Gio. Batta Rinoncini, et altri. Ne potria haver informatione da Mons. Ciampoli, di quel grado che si sa in queste professioni....



1941..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Parma, 27 marzo 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 107. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Dal Padre General nostro ricevei un'inclusa di V. S., indrizzata al S.r Cesare Marsilii, qual veramente mi  stata di gran consolatione per esser un pezzo ch'egli aspettava tal lettera, s come anco quelle del G. Duca, che gli dimandai un pezzo fa; del che la ringratio sommamente. Mi stupisco per del Padre Generale, che niente mi disse di queste lettere del G. D., se V. S. era per cavarle, o se non era per cavarle per non esser espediente per qualche raggionevol causa; n meno mi ha scritto cosa alcuna doppo, come mi diceva di voler fare. Per gli mando la inclusa(47), scrittami da Bologna da chi opera per me, acci veda a che termine sta il negotio, non perch intenda di volerl'occupare pi di quel che conviene, havendo ella sin hora fatto troppo per me, ma perch sappi e di suo parer facci quel che li par meglio circa le lettere del G. D. overo circa lo scriver lei a questi che il Padre nomina. Non manco per la mia parte di far quel che si conviene. Mandai alli giorni passati il mio volume di geometria, diviso in 6 libri al S.r Cesare(48), ma egli mi rispose ch'era troppo difficile, e che per questi principii desiderava qualche operetta chiara; l onde ho questa settimana composto un breve discorso delle settioni coniche e loro utilit in materia in particolar delli specchi, qual credo non li dispiacer, et hoggi sto per mandarglielo. Fra tanto non presenta memoriale per me, trattenendolo io nella speranza di haver le due lettere sudette del G. D. al Legato e Regimento, e io non li posso dire n s n no che sian per venire, poich non ne ho mai potuto intender nuova dal P. Generale, che promise di scriverne. Di gratia, mi favorisca di scrivermi se le devo aspettare, o pure far presentare il memoriale senz'aspettar altro, e ci per poter sapere, inanzi il nostro Capitolo, se il negotio  per haver effetto, e perci se io devo procurare la stanza di Bologna al Capitolo o no. Mi scusi, di gratia; e se vol mandarle per maggior prestezza, le potr inviare al S.r Cesare, overo al nostro monastero in Bologna, che si chiama S. Eustachio, al P. Provinciale. E con questo faccio fine, ringratiandola della lettera scritta per me al S.r Cesare, e li baccio le mani.

Di Parma, alli 27 Marzo 1629.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Mi rallegro poi delle nozze felici del suo figliolo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1942.

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 28 marzo 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 149. - Autografa la sottoscrizione.

Ecc.mo Sig.r P.ron mio Col.mo

Son vivuto sin hora, vivo e vivr anche doppo morte, partialissimo servitore del mio caro Sig.r Galileo, n accidente di alcuna sorte torr che non sia un interno desiderio in me di poterla servire, come per questo rispetto m'assicuro altretanta corrispondenza dalla parte di V. S. Ecc.ma; che non dir superflue, ma almeno troppo abondanti, sono state le longhe scuse che ella ha fatto nella sua cortese, poco fa a me gionta, per non havermi scritto(49). Fu vero che passa di poco l'anno che, nell'esercitarmi per un torneo che si preparava al Gran Duca, in un incontro mi scavezzai il braccio destro in mezzo tra 'l gombito e la spalla; ma  anche vero (Dio laudato) che sono talmente ritornato, che ho potuto far l'istesso giuoco quest'anno di carnovale nel medesimo luogo.
Mi saria bene stato pi caro l'intender da V. S. Ecc.ma, se il Chiaramonti l'ha pur fatta perdere a gl'astronomi intorno alle stelle nuove e commete nell'ottavo cielo o sopra la luna; del che ne sto ansiosissimo, e se me ne dar risposta, non mi potr fare il maggior favore.
Quanto all'interesse del Padre(50), spero incaminarlo in modo e con tal riputatione, valendomi anco assaissimo sopra modo la lettera di V. S. Ecc.ma, che spero sar consolato. E qui a V. S. Ecc.ma auguro il compimento della sanit, poich le posso dire per pruova, al presente, esser pessima cosa la malatia, per ritrovarmi indisposto di un poco di febre.

Di Bologna, li 28 Marzo 1629.
Di V. S. Ecc.ma


Si ritruova al presente a Bologna un cavalliero grandissimo Francese, che si chiama l'Abbate S. Luca(51), qual si spera sar Cardinale: egl' della nostra opinione, e se ben mai li ho parlato, ci salutiamo cortesissimamente. So che ho da ritrovarmi con lui; per se V. S. Ecc.ma mi desse facolt che le potessi mostrare la scrittura ch'ella fece contro l'Ingoli, mi sar caro.


Aff.mo Se.re
Cesare Marsili.



1943...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 7 aprile 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Non potrei con parole rappresentare a V. S. Ill.ma di quanta consolazione mi sia stata la cortesissima sua lettera(52), ricevuta da me in questo punto, per la quale mi si  tolto tutto il dubbio e timore, che havevo, di haver grandemente scapitato nella grazia di V. S., da me tanto stimata, mediante il lungo silenzio tenuto seco non per mia colpa, ma per mia disgrazia; per che la verit  che sono circa 3 anni che da un gentil huomo Bolognese sentii, con mio estremo cordoglio, V. S. essere in una quistione restato privo della vita. Hor quando sentir io mai verit alcuna che mi possa gustar tanto e recarmi tanta consolazione, quanta mi ha arrecato il ritrovar questa essere stata una bugia? Viviamo dunque, e ritorniamo sopra le nostre filosofiche dolcezze.
E per rispondere al particolare che mi domanda circa 'l Sig.r C. Chiaramonte(53), gli dico che con un solo detto si snerva tutto quello che egli scrive in materia delle comete e delle stelle nuove etc. Egli fonda e fabbrica le sue ragioni et i suoi calcoli sopra osservazioni fatte da molti astronomi; et io, ammettendogli i suoi computi esser esattamente calcolati, gli domando quello che egli stima delle osservazioni fondamentali, cio se egli le stima giuste, o fallate et erronee: se erronee, gi egli medesimo accusa le sue demostrazioni per invalide e nulla concludenti; se giuste, bisogna che egli confessi, non solamente alcune comete o stelle nuove essere elementari et altre sopracelesti, ma l'istesse essere nel medesimo tempo state prossime alla terra et insieme per infinito spazio superiori anco alle stelle fisse, poi che, tra le osservazioni fatte da varii osservatori, se ne cavano di quelle che concludono questo, e di quelle che concludono quell'altro. Ma il S. Chiaramonte (n so imaginarmi con qual ragione) ha giudicate e chiamate erronee le osservazioni dalle quali si raccoglieva, la lontananza di tali fenomeni esser pi che infinita; e non errate, anzi ben giuste, quelle che facevano per il suo intento, provando la distanza esser piccola. S che, al mio parere, se egli voleva pi rettamente filosofare, doveva dire che dalle contrarianti conseguenze che si raccolgono dalle varie osservazioni fatte da diversi osservatori altro non si pu veramente dedurre, se non che pochissime, e forse nissuna, di esse osservazioni  stata fatta esattamente, ma molte molto esorbitantemente; ch cos necessariamente si conclude dal dedursi che si fa da altre et altre di esse, quell'oggetto, che non poteva nell'istesso tempo essere se non in un sol luogo, mostrarcisi costituito in molti luoghi, e per immensi spazii l'uno dall'altro differenti. Se le osservazioni son tutte giuste, tutte si accorderanno in collocar il medesimo oggetto nella medesima distanza; ma non si accordano; adunque alcune non son giuste: e se tra esse ve ne sono delle non giuste, et il Chiaramonte chiama giuste solamente quelle che provano il fenomeno vicino, et io chiamer queste fallate, e giuste quelle che lo mostrano lontanissimo; e cos saremo del pari, e la fatica intrapresa inutile.
Di quella mia risposta all'Ingoli V. S. ne  padrona, et io son sicuro che ella non ne disporr mai in mio progiudizio: per se la stima degna d'esser veduta da un Signore di tanto pregio(54), la mostri, et insieme gli faccia offerta della mia servit.
Il Padre F. Bonaventura mi domanda lettere del G. D. per il S. Car. Legato(55) cost et per il Reggimento; ma perch sento che queste AA. malvolentieri in simili occasioni raccomandano fuori che i loro vassalli, non ho voluto sin hora tentar questa cosa: oltre che non so quanto in simili occasioni possino esser profittevoli, dove la sola certezza della sufficienza del suggetto  quella che ha a far gioco: tuttavia, quando anco V. S. giudicassi che potessero esser di gran momento, io le procurer, per quanto mai potr; e sopra questo aspetter suo ordine. Stimava anco il medesimo Padre utile al suo negozio che io stesso scrivessi al Reggimento; ma non veggo che la mia attestazione potesse operar pi di quello che possa far quello che del medesimo Padre ho di gi con verit scritto a V. S.: per anco di questo mi rimetto al consiglio di V. S. Alla quale, per non pi tediarla, reverentemente bacio le mani, e nella sua buona grazia mi raccomando.

Di Fir.ze, li 7 di Aprile 1629.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1944.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 10 aprile 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 151. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron Col.mo

Resto obligatissimo alla gentilezza di V. S. Ecc.ma della gratiosa risposta(56) ch'ella si  compiacciuta darmi di materia tanto da me desiderata,
Intorno il Padre Cavallieri, hieri, per ritrovarmi convalescente di un poco di febre, della quale 20 e pi anni sono ne son stato essente, e i medici giudicano che ne sar per altretanto spatio doppo sar purgato, feci presentare a un gentilhuomo mio parente non solo il memoriale della richiesta della cathedra al S.r Confaloniere, ma ancho il capo della lettera da V. S. Ecc.ma scrittami(57) come a lei da me richiesta per assicurarmi se potevo proporre per buono questo soggetto; la qual mi pare bastante e sufficientissima in questo particolare. Havevo gi io commissione da'SS.ri Assonti passati dello Studio di ricercare persona atta per questa cathedra. Tenevo da un mio amico di Napoli(58) una lettera per il Gloriosi, ma perch non viddi replica alcuna, non so per qual accidente, alla mia risposta, il negotio svan. Il vedere il S.r Chiaramonti tanto nemico degli astronomi ha fatto che io non mi son curato di proporlo, sebene ho inteso sotto mano che se gli havessi offerto il mio aiuto, l'havrebbe havuto molto caro. L'haver io hora inteso il desiderio grande che haveva questo Padre di questa cathedra, sapendo che  amico degli amici, come di V. S. Ecc.ma et del Padre D. Benedetto, mi sono andato persuadendo ch'egli non possa havere opinioni contrarie alle loro; e perci ricorsi dagli Assonti dello Studio che hora esercitano quel carico, e li chiessi se haveano per questa cathedra alcun soggetto, e li dissi l'ordine che tenevo da'passati, e che al presente havea procurato di sviare un Padre, di molto valore. Eglino mi ringratiorono del zelo et m'animorono a dare il memoriale, come ho fatto fare, che, per quanto disse hie[ri] il S.r Confaloniere, questa mattina sar letto in Reggimento. La lettera del Gran Duca diretta al S.r Card.l Ludovisi(59), appresso di me, fu frustatoria, come anco poco giovevoli saranno le due lettere del S.r Cianpoli, una al S.r Card. Ludovisi e l'altra al S.r Card. Legato; poich in questo particolare questi SS.ri Cardinali, quando non volessero, come facc'io, portar questo negotio, che non lo farebbono e forsi non li giovarebbe se lo facessero, non v'hanno alcuna auttorit, e meglio, al concetto ch'[io] sappi qualche cosa di queste professioni, crederanno a me questi Signori, che non farebb[ero] a loro. Mi spiace solo che ella non dichi apertamente che almeno per qualche poco di te[mpo] sia stato suo allievo; e se con un'altra sua, diretta a me che li chieggio come sta questo fatto, si dichiarasse, havrei che fosse molto giovevole al Padre(60).
Quanto alle lettere del Gran Duca, quando havesse a scrivere, basteria che scrivesse al Reggimento; non perch io diffidi che egli non sia per ottener la cathedra, ch tengo sicuro ch'egli havr la prima del Magini, che so si saria contentato di quella del Cattaldi(61), che pure  vacante; ma perch a'frati sogliono dare poco stipendio, una lettera del Gran Duca, diretta al Reggimento, faria che crescerebbero il stipendio: sebene io non so come il Granduca habbi campo di raccommandar soggetti ad altri, mentre egli ne ha bisogno per lui, se  per vero che ne habbi bisogno in Pisa o in Siena; s che quando la lettera non dicesse ch'egli lo pigliarebbe per uno de'suoi Studii, se il Padre non havesse, o per l'aria o per qualche altra difficolt, volont d'andarvi, io non credo che fosse niente giovevole(62): e forsi il Gran Duca, mentre non fossero piene le cathedre, non esprimerebbe questo in sua lettera; quando poi fossero piene, crederei potesse dire, che se le cathedre non fossero piene, egli lo pigliarebbe volentieri per s: et in questo caso la supplicarei della lettera, ma per diretta a me a sigillo volante(63), acci potessi parlare con questi Signori in conformit dello scritto.
Mando con questa occasione a V. S. Ecc.ma la risposta che d il S.r Card. Ludovisi alla lettera del Gran Duca ch'io li presentai, il tenor della quale saprei volentieri, e vedr di saperlo dal suo secretario.
In materia de'nostri studii, intendo che un Giesuita(64) in Ferrara scrive, o finge di scrivere, un grosso volume De magnete contra il Gilberti(65): dico, finge di scrivere, perch internamente, quanto mi vien referto, egli crede la mobilit della terra.
Mi scusi se lungamente l'ho infastidita, che il desiderio di servir gl'amici mi fa talvolta straparlare; et li bacio le mani.

Bologna, li 10 Aprile 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Parcia.mo Ser.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo mio S.r et P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1945..

GIOVANNI DI GUEVARA a GALILEO [in Firenze].
Roma, 20 aprile 1629.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 94. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

L'ambitione grande c'ho d'imparare e d'esser favorito da V. S. con un'occhiata che dia a quel commento che feci sopra le Mechaniche d'Aristotele, m'ha fatto sentire assai che V. S. non habbi ricevuto il libro dopo tanto tempo che gli lo mandai(66), giunto con un altro volume per S. A. Ser.ma; per vengo con questa a supplicarla mi dia un cenno, sepur l'havesse ricevuto dopoi l'ultima che mi scrisse, s come l'haveva gi ricevuto S. A., o pure per che strada sicura ne gli potr mandar un altro. Et aspettar che V. S. mi honori della parte che mi promette di quella sua speculatione sopra la questione 24(67).
Col Sig. Prencipe Cesis facciamo spesso e lunga commemoratione di V. S., con infinito desiderio di goderla presente, e S. E. gli ricorda i Dialogi et i moti, per beneficio universale e lume degli ingegni curiosi. Lascio i congressi che habiamo con Monsig.r Ciampoli, dove V. S.  sempre presente nella stima e veneratione, come in bocca, di quanti siamo; e m'habbia V. S. per uno de'suoi partialissimi servitori, che tanto pi merito da lei esser favorito, quanto nella solitudine della mia residenza non haver altro ricovro o recreatione delle sue opere e lettere, se mi favorir alle volte di qualche cenno per man d'altro, per non straccar la sua, degna di maggior impiego. Con che di cuore gli bacio per mille volte le mani.

Di Roma, 20 d'Aprile 1629.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Affett.mo Ser.re
G. di Guevara, Vesc.o di Theano.



1946.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 21 aprile 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

In risposta di quello che V. S. Ill.ma mi domanda circa i progressi nello studio delle matematiche del molto R. Padre Fra Buonaventura Cavalieri(68), deve sapere come, sendo chiamato circa 15 anni fa alla lettura di tal facolt nello Studio di Pisa il molto Rev. Padre Don Benedetto Castelli, monaco Cassinense, gi mio uditore e discepolo in Padova, alloggi questi per lo spazio di 2 anni nel monastero de i Padri Gesuati in Pisa, dove con tale occasione alcuni studenti de i detti Padri volsero sentire dal P. D. Benedetto i principii delle matematiche, tra i quali fu il Padre Fra Bonaventura; e come quello che era di mirabile ingegno e dispostissimo a tale studio, in capo a pochi giorni apprese in maniera le prime introduzzioni, che poco hebbe di poi bisogno dell'aiuto di altri: et se in alcuna facolt accade, in questa massimamente avviene, che quelli che son bisognosi di maestro non passano mai la mediocrit, et la natural disposizione fa pi che mille precettori.  vero che, incontrando egli qualche grande difficolt, conferendola meco, gli ho pi volte abbreviato il tempo dell'intelligenza. Egli poi, lontano dal Padre D. Benedetto e da me, ha per s stesso veduti i pi gravi e difficili autori, come, oltre a Euclide, Apollonio, Archimede, Tolomeo et altri; e tirato dalla vivacit del suo ingegno, ha ritrovato un nuovo metodo di dimostrare, col quale egli dimostra per via pi spedita le cose di Archimede e le principali di altri gravi autori. E bench questi suoi studii per la loro difficolt non sieno materie da catedre, tutta via, quando egli habbia occasione di legger publicamente, con a lui facilissima applicazione alle lezioni pi popolari e facilissime in comparazione delle altre sue notizie, indubitatamente egli  per fare quanto qualsivoglia altro. E tanto sia detto per significare a V. S. Ill.ma il concetto che io tengo di questo suggetto.
Quanto a gl'altri particolari contenuti nella sua lettera, io concorro seco in giudicare poco necessarii o utili gli altri mezi, li quali non tenter; n meno anco potrei ricercargli di presente, ritrovandosi il G. D. a Pisa. Aspetto d'hora in hora il Padre D. Benedetto da Roma, che, passando di qua, va al capitolo a Parma, e dover passar per Bologna et abboccarsi con V. S.; e da esso potr intendere pi minutamente circa questo fatto.
Se il Gesuita scrive contro al Gilberti(69), credo che non vedremo maggior sottigliezze delle solite di quei Reverendi, le quali, al mio parere, in materie filosofiche sono assai triviali. Sento all'incontro che il finto Apelle stampa in Bracciano un lungo trattato de maculis solis(70); et quello esser lungo mi fa assai dubitare che non sia pieno di spropositi, li quali, per essere infiniti, possono imbrattare molti fogli, dove che il vero tien poco luogo: et io tengo per fermo che se egli dir altro che quello che dissi gi io nelle mie Lettere solari, dir tutte vanit e bugie.
Non ho per hora che dir pi a V. S. Ill.ma, salvo che il confermarmegli servitore devotissimo, et con ogni debita reverenza baciargli le mani e pregarle intera felicit.

Di Bellosguardo, li 21 di Aprile 1629.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1947..

ELIA DIODATI a [GALILEO in Firenze].
Susa, 22 aprile 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 78r. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI. In capo a questo frammento si legge, di mano dello stesso VIVIANI: "E. D. Susa, 22 Ap.le 1629".

per la prego con ogni maggior affetto che si degni consolarmi con due righe di sua mano, avvisandomi a che termine ha ridotto il Dialogo del flusso e reflusso(71) per lo stabilimento del nuovo sistema, credendo che haver finito un pezzo fa.



1948...

GIOVANNI BATTISTA SAMPIERI
agli ASSUNTI DELLO STUDIO DI BOLOGNA in Bologna.
Roma, 5 maggio 1629.

Arch. di Stato in Bologna. Lettere a Studio, 1618 al 1639. - Autografa

.... Del P.re Bonaventura poi non mi d l'animo di dire quanto trovo di buono della sua persona, poich Mons. Ciampoli mi dice che il S.r Galileo lo tiene, se si pu dire, per maggior huomo che non fu Archimede, et che il P.re D. Benedetto lo esalta e stima molto pi di s medesimo; et Monsignore ci esorta a non lasciarlo in modo alcuno....



1949...

GIOVANNI CIAMPOLI a CESARE MARSILI in Bologna.
Roma, 26 maggio 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Dalla relatione fatta dal Sig.r Ambasciatore(72) potr V. S. haver veduto le mie testimonianze intorno all'eminenti virt del Padre Fra Buonaventura Cavalieri. Sono state fatte da me non solo per la cognitione et esperienza havuta del suo ingegno, ma ancora per le confermationi havute dal Sig.r Galileo, il quale stima sommamente questo soggetto. Io in somma, per tutti questi rispetti, non potevo celare le sue lodi; e se il mio testimonio sar di qualche valore appresso codesti SS.ri, spero che si compiaceranno di consolare detto Padre....



1950.

GALILEO a [GIOVANFRANCESCO BUONAMICI in Madrid].
Firenze, 19 giugno 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 72. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Prevenuto dalla cortesia di V. S. molto I. vengo, non senza qualche rossore, a renderle grazie del cortese offizio che si  degnata di passar meco in una sua lettera al S. Carlo(73), col quale havendo per mezzo di mio figliuolo contratto parentado(74), s come mi pregio delle onorate condizioni di tutta la casa sua, cos ascrivo a mia gran ventura l'havere hauto con tal mezo adito all'amicizia (termine men cortigianesco, ma pi amabile, che servit) di V. S., et se piacer a Dio, alla sua conversazione tra non molto tempo; ancor che ci non sia per seguire senza mio scapito nel concetto che ella tien di me, mentre ella da vicino conoscer quanto male mi si assestino quelli attributi de'quali ella da lontano mi onora. Ma sia quello che si voglia: quella parte che con altri mezi non potrei meritare nella buona grazia di V. S., procurer di aqquistarmela con un vivissimo et evidente affetto, e desiderio di porre ad effetto ogni suo cenno. Intanto gradisca la sincerit dell'animo mio, mentre con reverente affetto, insieme con Vincenzo mio figliuolo e con la sposa, gli bacio le mani e prego intera felicit.

Di Fir.ze, li 19 di Giugno 1629.
Di V. S. molto I.
Dev.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1951.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 8 luglio 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 88. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'incomodit che ho patita da poi che sono in questa casa, mediante la carestia di cella(75), so che V. S. in parte lo sa; et hora io pi chiaramente glielo esplicher, dicendole che una piccola celletta, la quale pagammo (conforme all'uso che haviamo noi altre) alla nostra maestra trentasei scudi, sono due o tre anni, mi  convenuto, per necessit, cederla totalmente a Suor Archangiola, acci (per quanto  possibile) ella stia separata dalla sudetta nostra maestra, che, travagliata fuor di modo da i soliti humori, dubito che con la continua conversatione gl'apporterebbe non poco detrimento; oltre che, per esser S.r Archangiola di qualit molto diversa dalla mia, e pi tosto stravagante, mi torna meglio il cedergli in molte cose, per poter vivere con quella pace et unione che ricerca l'intenso amore che scambievolmente ci portiamo: onde io mi ritrovo la notte con la travagliosa compagnia della maestra (se bene me la passo assai allegramente con l'aiuto del Signore, dal quale mi sono permessi questi travagli indubitatamente per mio bene), et il giorno sono quasi peregrina, non havendo luogo ove ritirarmi un'hora a mia requisitione. Non desidero camera grande o molto bella, ma solo un poca di stanzuola, come appunto adesso mi se ne porge occasione d'una piccolina(76), che una monaca vuol vendere per necessit di danari, et, mediante il buon uffitio fatto per me da Suor Luisa, mi preferisce a molte altre che cercano di comprarla; ma perch la valuta  di scudi 35, et io non ne ho altro che dieci, accomodatimi pur da S.r Luisa, e cinque ne aspetto della mia entrata, non posso impossessarmene, anzi dubito di perderla, se V. S. non mi sovviene con la quantit che me ne mancano, che sono scudi 20.
Esplico a V. S. il mio bisogno con sicurt filiale e senza ceremonie, per non offender quell'amorevolezza da me tante volte esperimentata. Solo replicher che questa  delle maggiori necessit che mi possino avvenire in questo stato che mi ritrovo, et che, amandomi ella come so che mi ama e desiderando il mio contento, supponga che da questo me ne deriver contento e gusto grandissimo, e pur anco lecito et honesto, non desiderando altro che un poca di quiete e solitudine. Potrebbe dirmi V. S. che, per esser assai la somma che domando, io m'accomodi de i 30 scudi che tiene ancora il convento di suo(77); al che io rispondo (oltre che non  possibile l'haverli in questo estremo, essendo in molta necessit la monaca venditrice) che V. S. promesse alla Madre badessa di non gli domandare se non veniva qualche occasione, mediante la quale il convento fossi sollevato, e non astretto a sborsarli contanti: s che non per questo penso che V. S. lascer di farmi questa gran carit, la quale gl'adimando per l'amor di Dio, essendo ancor io nel numero de i poveri bisognosi, posti in carcere, e non solo dico bisognosi, ma anco vergognosi, poi che alla sua presenza non ardirei di dir cos apertamente il mio bisogno, n meno a Vincentio; ma solo con questa mia a V. S. ricorro con ogni fiducia, sapendo che vorr e potr aiutarmi. E qui per fine me le raccomando con tutto l'affetto, s come anco a Vincentio e sua sposa. Il Signor Iddio la conservi lungamente felice.

Di S. Matteo, li 8 di Lug.o 1629.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molt'Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, mio Osser.mo, a
Bello Sguardo.



1952..

GALILEO a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Firenze, luglio 1629.

Arch. di Stato in Firenze. Filza 9a di negozi e relazioni del Sig.re Audit. Lorenzo Usimbardi, dal 1626 al 1631, car. 285. - Originale, non autografa.

Ser.mo Gran Duca,

Espone all'A. V. S. Galileo del q. Vinc.o Galilei, come sotto li 25 di Giugno 1619 ottenne dal Ser.mo Gran Duca Cosimo di gloriosa memoria ampia legittimatione(78) per Vincenzio suo figliuolo, per la quale si rendeva capace degli honori, dignit, offizii et benefizii de i quali fusse capace suo padre, eccettuatone per gli honori publici et magistrati della Citt di Fiorenza, da i quali voleva che per allhora fusse escluso, sino tanto che sopra di questo fusse con speciale indulto proveduto, cio (come in voce fu da S. A. dichiarato) quando si fusse veduta la riuscita del figliuolo circa i costumi et li studii, la quale, essendo buona, l'harebbe reso capace ancora di quelli honori publici et magistrati. Hora, havendo per li X anni decorsi atteso esso figliuolo a varii studii nobili et ultimamente dottoratosi in legge, et ne i costumi portatosi sempre modestamente, supplica suo padre l'A. V. S. che, con la hereditaria benignit del Ser.mo suo Padre, resti servita di ammetterlo et renderlo capace ancora di essi honori publici et dignit et magistrati della Citt di Fiorenza: della qual grazia le rester con perpetuo obligo, pregando Dio per ogni maggior prosperit dell'A. V. S., etc.

Di mano di ANDREA CIOLI:

L'Auditore delle Reformagioni informi.


And. Cioli.
12 Lug.o 1629.



1953..

GIOVANFRANCESCO BUONAMICI a GALILEO [in Firenze].
Madrid, 4 agosto 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 153. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.or mio Osser.mo

La cortesia ha voluto dimostrarsi compagna, come suole, della virt, et a me dar cagione di far tanto pi stima (se fosse stato possibile) di questa, mentre scorgo l'eccesso di quella nella lettera(79) con la quale V. S., volendo prevenirmi, mi ha, posso dire, confuso; ma io mi glorier di tal mortificatione, che mi apre l'adito alla conoscenza et amicitia che V. S. mi esibisce, la quale io avidissimamente accetto, per corrisponderle con termine dovuto di servit et reverenza in ogni parte dove io sia per trovarmi: n sar la speranza di questa consolatione il minore incentivo per maturare il mio ritorno, nel quale prego Dio che mi conceda gratia di trovar V. S. col S.or Carlo(80) in perfetta salute, per poterli godere et honorare come desidero et devo cos per la parentela come per le degne qualit loro.
La commemoratione che havevo fatto al S.or Carlo della persona di V. S., che non fu con intentione ch'ella dovesse vederla, mi cagiona rossore per la sua cortezza; et non mi potr mai sodisfare in dir tutto quello che son sicuro (secondo il concetto in che la teneva l'Arciduca Carlo(81)) mio Signore, et la tiene il Ser.mo mio Principe, il Conte Palatino Duca di Neuburg(82), intendentissimi et versatissimi nelle mathematiche, et l'universal consenso la predica) esser dovuto all'eccellenza de'meriti di V. S., alla quale auguro dal Signore Dio una felice et numerosa propagatione di nepoti, ne'quali ci si perpetuino le sue scienze. Et insieme con la S.ra Sestilia(83) et suo Sig.r consorte li bacio le mani et prego ogni vero contento et prosperit.

Di Madrid, li 4 di Agosto 1629.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Devot.mo Serv.re
Gio. Fran.o Buonamici.



1954..

LORENZO USIMBARDI a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze], 17 agosto 1629.

Arch. di Stato in Firenze. Filza citata al n. 1952, car. 284. - Autografa la firma.

Ser.mo Gran Duca,

Per informazione sopra l'incluso supplicato(84) del Galileo matematico, posso dire a V. Alt.za come ho rivisto la relazione che io feci l'anno 1619(85) et il privilegio di legittimazione di Vinc.o suo figliuolo, la quale gli fu spedita in amplissima forma per le qualit et meriti dello stesso supplicante, et anco perch il figliuolo era semplice naturale, nato di soluto et soluta; et quanto alli honori, fu habilitato ad ogni dignit, offitio e benefitio de'quali il padre era capace, eccettuati per i publici honori, offitii et magistrati della Citt di Firenze, da'quali, secondo le leggi et il solito, volle per allora l'Alt.za Paterna che fussi excluso, sintanto che specialmente per gratia gli fussi concesso, perch nel'informazione si disse che li offitii et magistrati di Firenze si solevono sempre excettuare, per concederne poi l'habilit a parte, in tempo che si possa conoscere il merito e vedere la riuscita del legittimato. Ma hora, essendo passati X anni et constando delle buone qualit di Vinc.o, figliuolo del supplicante, gi dottorato in legge, V. Alt.za comander se vuole habilitarlo a'detti offitii et honori della Citt, che si suol fare nel modo ordinario col farlo vedere di Collegio per mezzo del Segretario delle Tratte, come pochi mesi sono fu habilitato lo stesso Galileo supplicante, veduto similmente di Collegio per gratia di V. A.(86); et sarebbe passato questo benefizio anco nel figliuolo et ne'descendenti, se non fussi stata fatta l'excettuazione predetta nel privilegio della legittimazione. Et humilmente le fo reverenza.

Di casa, alli 17 d'Agosto 1629.
Di V. A. S.
Humil.mo Servo
Lorenzo Usim.di

Di mano di FERDINANDO II:

Fer.

E di mano di ANDREA CIOLI:

Mess. Pierfrancesco Ricci lo metta in nota per esser visto di Collegio(87), non ostante(88).


And.a Cioli.
19 Ag.to 1629.



1955.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 29 agosto 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 113. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron Osservan.mo

Sopra l'informatione di V. S. Ecc.ma(89), si sono mossi concordemente questi Signori del Regimento a promovere alla prima cathedra di Mathematica il Padre Fra Bonaventura Cavagliere, col medesimo stipendio che havea l'Ecc.mo Magini quando fu condotto alla medesima lettura. Io non dubito che non sia per riuscire nelle cose di mathematicha, e spero anche, sopra la di lei informatione, che sia per riuscire nell'astronomia, se bene mi ha dato gran sospetto il non havermi mai mandato alcun calcolo fatto sopra le Tavole Rodolfine(90), che le inviai alcuni mesi sono: e pure qua vi sono scholari, che nella praticha di quelle Tavole non hanno altra dificolt che nel moto della luna. Della matematicha pura, anchor che sia il tutto, in questa citt ne  fatta pocha stima, e pi stimano di gran longha detto studio d'astronomia.
La condotta  per tre anni: haver occasione di poter mostrare in questo tempo quanto egli vaglia; e l'asicuro che se non fosse stato per rispetto di lei, per questa difidenza serei stato alquanto pi lento in procurargli questo honore. Mi conservi nella sua buona gratia. Il solito suo partialissimo servitore.

Di Bologna, questo d 29 Ag.to 1629.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Pa.mo Se.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1956..

GIOVANNI DI GUEVARA a [GALILEO in Firenze].
Teano, 2 settembre 1629.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 96. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Il non vedere risposta dell'ultima(91), ch'io scrissi a V. S. da Roma, in quattro mesi, e non sapere che habbia ancora ricevuto quel libro che gli mandavo sopra le Mechaniche d'Aristotele(92), m'ha fatto risolvere di mandargliene un altro volume, qual spero che V. S. ricever con questa; e di nuovo la prego ad honorarmi con un'occhiata che dia all'opra et una risposta all'autore, essendo tanto suo servitore di vero affetto, accennandomi i mancamenti per riparargli un'altra volta, gi che non ho potuto in questa. E cos desidero sapere come piacesse a S. A. Ser.ma, dalla quale hebbi favoritissima risposta, vivendo ambitiosissimo della sua gratia e che gli fussero grate le mie fatiche, non dovendo essere queste l'ultime. Favoriscami dunque V. S. come suole, e trovandosi occupata mi facci scrivere da altri due parole senza ceremonie, sapendo quanto l'amo e quanto la stimo, conforme al suo merito singulare. Con che fine a V. S. bacio affettuosamente le mani, et avverto che la risposta l'invii a Roma alla posta del Papa, dalla quale mi vengono sempre le lettere sicurissime.

Theano, 2 di 7mbre 1629.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Affett.mo Ser.re
G. di Guevara, Vesc.o di Theano.



1957..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 6 settembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 90. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre.

Haviamo rihavuta l'ampolla d'olio con li scorpioni, e la ringratiamo Suor Luisa et io infinitamente. Volevamo, parecchi giorni sono, mandargli un poca di acqua di cannella fatta da noi non  molto, che, avvicinandosi la stagione pi fresca, pensiamo che gli deva esser grata; ma restiamo per l'incomodit che haviamo di chi la porti: che se V. S. havessi la casa pi appresso (com'io desidererei), non ci sarebbano queste difficolt. Basta, aspetteremo la prima occasione, et fra tanto havr caro di sapere come stia la Lisabetta(93), et se vuol qualche cosa da noi.
Quando(94) V. S. manda la tela per i collari per lei e pezzuola per la cognata, io havr caro che mandi la mostra di un collare che gli stia bene, e similmente il refe bresciano che m'ha promesso, che ne lavorer con esso la pezzuola. Perch ho gran sonno, non dir altro, se non che ne vo al letto per cavarmelo, essendo assai notte. La saluto di cuore, insieme con Suor Luisa e Suor Archangiola, et similmente Vincentio e la sposa. Nostro Signore la conservi.

Di S. Matteo, li 6 di 7mbre 1629.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1958.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 7 settembre 1629.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho sentito con gusto quanto V. S. Ill.ma mi scrive nella sua cortesissima lettera(95); e poi che io sono a s gran parte nel favore ottenuto da cotesto Ill.mo Reggimento, non mancher di ricordare e sollecitare il Padre Fra Buonaventura nello studio dell'astronomia, con ferma speranza che egli in questo sia per rendersi non men simile a Tolommeo, che si sia reso in geometria emulo di Archimede. E se non ha risposto prontamente al calcolo domandatogli, credo che ci proceda perch voglia, come conviene ad un maestro, antepor la teorica alla pratica, cio intender molto bene l'Almagesto di Tolomeo e le Revoluzioni del Copernico, e poi praticar tal dottrina ne i computi, ne i quali molti sono pratichissimi senza punto intender quello che si faccino; e son sicuro che l'istesso Ticone, conforme alle osservazioni del quale son calcolate le Tavole Rodulfee, non poteva intender niente de i nominati autori, come quello che non sapeva n anco i primi elementi di geometria. Conceda dunque V. S. Ill.ma per hora a uno che si  occupato pi nella geometria che ne i calcoli, il valer molto in quella e meno in questi; ma renda certi cotesti SS.ri e s stessa, che e'sia con la felicit del suo ingegno per dar piena sodisfazione nel maneggiar le tavole, opera assai pi facile che gli studii gi superati dal Padre.
Io torno a render grazie a V. S. Ill.ma del favore prestato a questo soggetto, e con chiamarmegli obbligatissimo la supplico a comandare a me con assoluta autorit, che mi haver sempre prontissimo ad ogni suo cenno; e con vero affetto gli bacio le mani, e dal Signore Dio gli prego intera felicit.

Da Bellosguardo, li 7 di 7mbre 1629.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1959.

GIO. BATTISTA BALIANI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 7 settembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 155. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ancorch sia gran tempo che io non habbia havuto lettere di V. S., n scrittole, non  per che io non sia quello istesso suo partiale che io era in tempo del Sig.r Filippo Salviati, che sia in Cielo, e dopo, per quel tempo che di presenza e con lettere io riceveva de'suoi favori. Che per ci ho volontieri preso l'occasione di raccomandarle con questa mia il P. Francesco di S. Giuseppe(96) de'PP. delle Scuole Pie, il quale  avvido dell'amicitia di V. S., come io di conservarla. Esso  giovane virtuoso e studioso, e in qualche parte delle matematiche ha, a mio parere, ecceduto la mediocrit. Priego V. S. favorir detto Padre nelle occasioni che se le rappresenteranno, et io gliene rester obbligatissimo.
Sto in continuo desiderio di veder uscir fuori qualche nuovo parto di V. S., alla quale bacio con affetto le mani e priego ogni contento.

Di Gen.a, alli 7 di Sett.e 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.or Aff.mo
Gio. B.a Baliano.



1960..

GIORGIO FORTESCUE a GALILEO [in Firenze].
Londra, 15 ottobre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 157. - Copia di mano di VINCENZIO GALILEI.

Ornatissimo Viro et de literis optime merito Galilaeo de Galilaeis
Georgius de Forti Scuto Anglus S. D.

Suasu dicam an amicorum impulsu, Vir ornatissime, iam in lucem libellum do, qui inscribitur Feriae Academicae(97) in quo ex opticis, catoptricis, mathematicis, astronomicis, nonnulla adfero experientia comprobata mea.
In his usus sum artificio Marci Tullii aliorumque, qui, ut sibi in dicendo auctoritatem concilient, inducunt colloquentes Catones, Crassos, Antonios, similesque palmares homines.
Igitur ignosce, Vir sapientissime, si disputantem in scriptis meis temet repereris, illos inter qui exquisitis suis artibus occiduum hunc sustentant orbem. Verum ad hoc pensiculate incubui (cum fama tua augeri a me non possit), ut nihil ad asylum nominis tui confugeret, quod splendorem imminuat tuum. At, dices, praepropere hic tecum agi, cum vita debuisses fungi prius, quam celebrari in scena gloriae. Ita est, mi Galilaee, si commune tuum cum caeteris fatum; at tu, adhuc in humanis, inventor, ne dicam genitor, syderum, a lumine ad lumen, a gloria ad gloriam transvolans, nunc in coelis, velut alter Cepheus, Cassiopeiae tuae vicinus splendes, nunc in terris, Dexiphanis filio mirabilior, Hetruriae tuae (olim sacrorum, nunc etiam ingeniorum, regno) tanquam in mundi pharo praefulges. Terra enim quod coelum videat et cognoscat, coelumque quod terras illuminet, Galilaeo debent.
Ergo da veniam, serius petenti licet, Vir spectatissime, quod, inconsulto te, cum tuo egerim nomine: ambitiosae id sane artis erat meae, ut vi laudum tuarum protegar, Scuto meipso longe Fortiori. Vale.

Londino, Idib. Octob. M.D.C.XXVIIII.



1961.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 20 ottobre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 115, - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Giunsi in Bologna alli 18 del presente, dove ritrovai la gratissima di V. S. et intesi il gusto che ha sentito della mia elettione per Matematico di questo Studio, del che sommamente la ringratio, come anco di quanto ella ha oprato in mio favore, sapendo quanta parte vi habbi havuto l'attestatione di V. S.; che perci mi sforzar ad ogni mio potere di farla parer verdadiera nella testimonianza fatta di me, dandomi per hora tutto allo studio dell'astronomia, come V. S. mi esorta e come pur troppo  necessario ch'io facci. Il non haver havuto libri in queste materie astronomiche, e massime de'moderni,  stato causa che non vi habbi fatto quell'applicatione che saria stato di bisogno. Del non haver io mandato al S.r Cesare il calcolo(98),  stato causa il non haver visto l'Epitome dell'Astronomia Copernicana(99), nella quale spiega le teoriche delle sue tavole, non mi essendo volsuto assicurare non vedendo prima i fondamenti, aggiunto l'oscurit istessa dell'opera sua: perci scrivo a Roma a Mons.r Ciampoli acci mi favorisca di procurarmi la licenza di legerlo, che poi, havutala, cercar di sodisfare in questa parte a questi Signori, che veramente altro non desiderano. Mi vado preparando per far l'oratione proemiale, e poi per principiare a leggere Euclide per il presente anno.
Sento molta consolatione ch'ella, se bene in et assai grave, anchor si affatichi per utilit de'studiosi. Ella poi, per la padronanza che ha di me,  sciolta dall'obligo di rispondere ad ogni mia lettera; havr ben gusto sentire alcuna volta, quando li piacer, nova di lei, che fra tanto non mancher alla giornata di dargli raguaglio di quanto succeder. Il Sig.r Cesare parimente se li ricorda servitore, et io, di nuovo ringratiandola de'suoi favori, gli faccio con ogni affetto riverenza.

Di Bologna, alli 20 Ottobre 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
De.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.



1962..

GALILEO ad ELIA DIODATI [in Parigi].
[Firenze], 29 ottobre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 83r.-t. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI. In capo a questo frammento si legge, di mano dello stesso VIVIANI: "G.o G.o 29 Ottobre 1629. Risposta a una de'30 Agosto, che non ci ".

E per dar a V. S. qualche avviso circa a'miei studi(100), sappia che da un mese in qua ho ripreso i miei Dialogi intorno al flusso e reflusso(101), intermessi per tre anni continui, e, per la Dio grazia, m' venuta questa buona direzzione, la quale, se continuer tutta la seguente invernata, spero che condurr tal opera al fine, e subito la pubblicher; dove, oltre a quello che s'aspetta alla materia del flusso, saranno inserti molti altri problemi et una amplissima confermazione del sistema Copernicano, con mostrar la nullit di tutto quello che da Ticone e da altri vien portato in contrario. L'opera sar assai grande e copiosa di molte novit, le quali dalla larghezza del Dialogo mi vien dato campo d'intromettere senza stento o affettazzione; e questo stimolo, che  grande etc.



1963...

MATTEO CAROSI a GALILEO in Bellosguardo.
Firenze, 2 novembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 116. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Oss.mo

Io sono ricerco da amico, al quale io non posso mancare, della soluzione dell'incluso problema(102). Ricorro a V. S. Ecc.ma per questa grazia, sicuro doverla ricevere da lei meglio che da qual si voglia altro; di che glie ne rester con particulare obrigazione: e le bacio affettuosamente le mani.

Di Firenze, li 2 9mbre 1629.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
S.re Devotiss.o
Matteo Carosi.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.rn mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei, in
Villa.



1964..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 novembre 1629.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 16. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Io non volevo scrivere a V. S. molto Ill.re sino che non era terminato qui in Dataria di Roma chi ha d'avere la Teologale di Brescia, vacata ultimamente per morte del Conte Capriolo, che non ha mai voluto pagare un quattrino, e se li ha portati tutti, con altri interessi, nell'altro mondo; ma V. S. mi fa rompere il disegno con la sua delli 22 d'8bre, capitatami solamente ieri l'altro, che fu l'8 di 9mbre. Sapr dunque, come li ho detto, che essendo morto il Conte, la Dataria deve provedere, ed io ho raccomandato un Dottore mio paesano, quale, se ottener il Canonicato, come spero, pagar prontissimamente. Nel resto mio fratello mi scrive(103) che non mancher fare il possibile con gli eredi del morto, e aspetto sue lettere per l'ordinario prossimo.
L'allegrezza poi che ha hauto Mons.r Ciampoli della nova delle riprese speculazioni da V. S., non si pu esprimere. Non ho parlato al Sig. Principe, perch si trova a S. Angelo; come viene, so che mi dar la mancia. Credo che Mons.r Ciampoli li voglia scrivere una congratulatoria; e veramente si trovano pochi pari suoi, e a me non tocca trovarne nessuno. Altro non ho di novo, solo che li vivo quel di sempre; e se bene ho tacciuto in carta, ho parlato di lei in catedra, se non come lei merita, almeno come meglio ho potuto. E con ci li bacio le mani.

Di Roma, il 10 9mbre 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Gal.o Gal.i
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: [....] Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r [....], p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1965..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 10 novembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 92. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Mi dispiace in estremo il sentire l'indispositione di V. S., e tanto pi perch ordinariamente  pi travagliata quando viene da noi; et ardirei di dire, se credessi indubitatamente che questa gita tanto le nocessi, che pi presto mi contenterei di privarmi di vista tanto cara e desiderata; ma veramente ne incolpo molto pi la contraria stagione. La prego ad haversi cura pi che sia possibile.
Non poteva Suor Luisa mia haver maggior gusto quanto che vedendo che V. S. faccia capitale (se bene in piccola cosa) della nostra bottega; solo ha timore che non sia l'oximele di quella esquisitezza ch'ella vorrebbe, dovendo servire per V. S. Gl'ene mandiamo on. V, come domanda, e se pi gl'ene bisogner, siamo prontissime; ma perch ordinariamente si suol temperare con syroppo di scorza di cedro, anco di questo gli mandiamo, acci veda se gli gusta: et se altro gl'occorre, dica liberamente.
La ringratio de i ritagli, e caso che ne habbia pi, mi saranno gratissimi; et ancora io non lascer di mandarle qualche amorevolezza per la Porzia. Gli mando un poco di marzapane, che se lo goda per mio amore, e la saluto, insieme con Vincentio e la cognata, della quale molto mi duole che si ritrovi in letto, e se gli bisogna qualche cosa ch'io la possi servire, lo far molto volentieri. Nostro Signore doni a tutti la Sua santa gratia.

Li 10 di 9mbre 1629.

Sua Fig.la Aff.ma
S. Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1966..

PAOLO STECCHINI a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 16 novembre 1629.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 129. - Autografa.

Ill.mo S.r mio, S.r Oss.mo

La riverenza ch'io devo alle singolari prerogative di V. S. Ill.ma m'obliga a redurli nella memoria la mia servit, pregandola ad havermi nel numero de'suoi servitori.
Lo Studio quest'anno  belissimo in qualit et quantit, et hoggi a punto l'hanno adornato con l'ellettione del Rettore. A me non resta altro se non che venga il Sig. Dino(104), per godere delle contemplationi mattematiche. V. S. Ill.ma fra tanto mi conservi in sua gratia, mentre le faccio riverenza.

Pisa, 16 9mbre 1629.
Di V. S. Ill.ma
Ill.mo S.r Galileo Galilei etc.
Ser. Div.mo
Paolo Stecchini.



1967.

GALILEO a [GIOVANFRANCESCO BUONAMICI in Madrid].
Firenze, 19 novembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 59-60. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Dal S. Carlo Bocchineri mi vien significato, come a V. S. molto I. da uno amico suo gli vien domandato uno de'miei telescopii pi esquisiti, essendogli di propria bocca stato da S. M. ordinato che egli gliene faccia procaccio; e pi sento che il detto amico di V. S. ha dato comessione qua ne i Medici e Segni, di ricevere e mandargli il detto telescopio, con pagarne a me quel prezzo che io ne domander, non intendendo egli di volerlo in altra maniera. Circa questo mi occorre dire a V. S., che mi faccia grazia di fare intendere all'amico suo come io veramente non ho mai venduto alcuno de'miei strumenti, n meno intendo di far ci di presente n per l'avvenire; tal che, gi che egli si  protestato non lo volere in altro modo, potr ricever a grado la mia scusa, se in questo particolare non lo servo: che se in altra occasione vorr servirsi dell'opera mia, mi trover pronto al servirlo. Et avvenga che in questa domanda si comprende il servizio di Sua M.t e la grazia e favor mio supremo, in questo sar io prontissimo a esequire il suo cenno, come se direttamente mi fusse comandato, e porr ogni industria e diligenza di condurre a perfezzion cosa degna della mano di chi deve riceverla; e son sicuro che non sar inferiore a quello che detti al Ser.mo Arciduca Carlo(105) di f. m., mentre era qua, e forse V. S. lo potette vedere.
Ho letta con mio gusto e meraviglia insieme la bellissima scrittura di V. S. in materia della navigazione(106); la qual lettura mi ha commosso assai con la rimembranza del gran negozio che havevo attaccato cost mentre vi era il S. Conte Orso(107), che era di dare a S. M. il mio trovato per graduar la(108) longitudine, punto massimo et che solo resta per l'ultima perfezzione dell'arte nautica; invenzione cercata in tutti i secoli decorsi, ma non trovata da alcuno, ancor che promessa da molti, tratti dal premio insigne che vien promesso all'inventore. Io l'ho trovata con mezi ammirabili; e gli esalto, perch non son miei, ma della natura: et il negozio era ridotto a segno, che veniva dato commissione al S. Duca d'Ussona(109) in Napoli di sentirmi; et io ho ancora le lettere che di cost mi vennero per presentarle al detto S. Duca. Ma occorse, che avanti la mia andata a Napoli, S. Ecc. fu richiamato cost. Successe poi in Napoli il S. Card.l Borgia(110); ma avanti che di cost venissero nuove lettere, si part S. S. Ill.ma Di poi ritorn qua il S. Cont'Orso, e venendo in suo luogo Mons. Giuliano Medici, si cominci a ritrattarne. Sua S. Rev.ma ci stette poco: s che in somma il filo si interroppe del tutto, n io ho poi pi cercato di rattaccarlo, essendomi mancati cost li 2 sopranominati ambasciadori, mia affezionati padroni.
Gi che siamo in cose di mare, deve V. S. sapere come sono sul finire alcuni Dialogi(111) ne i quali tratto la costituzione dell'universo, e tra i problemi principali scrivo del flusso e reflusso del mare, dandomi a credere d'haverne trovata la vera cagione, lontanissima da tutte quelle cose alle quali  stato sin qui attribuito cotale effetto. Io la stimo vera, e tale la stimano tutti quelli con i quali io l'ho conferita. E gi che io non posso andare attorno, e la copia delle particolari osservazioni conferisce assai alla confermazione di quello che tratto, voglio pregar V. S. a procurar di abboccarsi con qualcuno che habbia navigato assai e che nel navigare sia stato curioso del far qualche osservazione delle cose naturali; et in particolare desidererei d'essere assicurato della verit di un effetto che molto accomodatamente risponderebbe a i miei pensieri: e questo , se  vero che navigando all'Indie Occidentali, quando si  dentro a i tropici, cio verso l'equinoziale, si habbia un vento perpetuo da levante, che conduca facilmente e felicemente le navi; onde poi per il ritorno sia di mestiere far altro viaggio et andar con pi lunghezza di tempo ricercando venti da terra, s che in somma il ritorno sia assai pi difficile. Sentirei anco volentieri quello che accaggia nel passare lo stretto di Magaglianes circa le correnti, come ancora quello che si osservi nello stretto di Gibilterra, pur nell'ingresso e regresso dell'Oceano. Nel Faro di Messina le correnti sono di 6 hore in 6 ore veementissime. Sentirei volentieri qualche(112) osservazione che fusse stata fatta nello stretto tra l'isola di San Lorenzo e la costa d'Affrica opposta; et in somma quanti pi particolari io potessi sapere, pi mi sarebbono grati, perch l'istorie, cio le cose sensate, sono i principii sopra i quali si stabiliscono le scienze.
L'haver conosciuto V. S. per ingegno singolare e molto sequestrato da gl'intendimenti popolari, mi d ardire di ricercarla di tali curiosit, sperando che ella sia per fare ogn'opera acci io conseguisca, almeno in parte, il mio intento. Da questa mia libert ritragga in tanto una certa sicurezza di potersi prevaler di me con assoluta autorit; e per, deposte tutte le sorti di cerimonie, alienissime dalle scuole filosofiche, vegga in quello che io fussi buono a servirla, e liberamente mi comandi, mentre io affettuosamente, insieme con la sposa e mio figliuolo, gli bacio le mani e gli prego felicit.

Di Fir.ze, li 19 di 9mbre 1629.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Parat.mo
Galileo Galilei.



1968..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
Arcetri, 22 novembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 94-95. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Hora che alquanto  mitigata la tempesta de i nostri molti travagli, non voglio tralasciar di farne consapevole V. S., s perch ne spero alleggerimento d'animo, come anco perch desidero d'esser scusata da lei se gi due volte gl'ho scritto cos a caso e non in quella maniera che dovevo, perch veramente ero mezza fuori di me, mediante il terrore causato a me et a tutte l'altre dalla nostra maestra, la quale, sopraffatta da quei suoi humori o furori, due volte ne i giorni passati ha cercato d'uccidersi: la prima volta con percuotersi il capo e il viso in terra tanto forte, che era divenuta deforme e mostruosa; la seconda, con darsi in una notte tredici ferite, due nella gola, due nello stomaco e l'altre tutte nel ventre. Lascio pensare a V. S. qual fossi l'orrore che ci sopraprese, quando la trovammo tutta sangue e cos mal concia. Ma pi ci d stupore che, nell'istesso tempo che si era ferita, ella fa romore perch si vadia l in cella, domanda il confessore, e in confessione gli consegna il ferro che adopr, acci non sia visto da alcuno (se bene, per quanto possiamo conghietturare, fu un temperino): basta che apparisce ch'ella sia pazza e savia nel medesimo tempo, e non si pu concluder altro se non che questi sono occulti giuditii del Signore, il quale ancora la lascia in vita, quando per ragioni naturali doveva morire, essendo le ferite tutte pericolose, per quanto diceva il cerusico; che per ci siamo state a guardarla continuamente, giorno e notte. Adesso siamo qui tutte sane, per gratia di Dio benedetto, et lei si tiene in letto legata, ma con le medesime frenesie, che per ci stiamo in continuo timore di qualche altra stravaganza.
Doppo questo mio travaglio voglio accennarle un'altra inquietudine d'animo sofferta da me da poi in qua che V. S.(113), per sua amorevolezza, mi don i 20 scudi che gli domandai(114) (poi che alla presenza non ardii di dirle liberamente l'animo mio, quando ultimamente mi domand se ancora havevo havuta la cella): e ci , che essendo io andata con i danari in mano a trovar la monaca che la vendeva, ella, che era in molta necessit, volentieri havrebbe accettati detti danari, ma di privarsi per ancora della cella non si risolveva; s che, non essendo accordo in fra di noi, non ne segu altro, non pretendendo io altro che la presente comodit di quella stanzuola. La quale, per haver accertata V. S. che havrei havuta, e non essendo sortito, ne presi grandissimo affanno, non tanto per restarne priva, quanto perch ho dubitato che V. S. non si tenga aggirata, parendomi d'haverle detto una cosa per un'altra, ancorch tale non fossi il mio pensiero; n mai havrei voluto haver questi danari, perch mi davano molta inquietudine: che per ci, essendo sopravvenuto alla Madre badessa certa necessit, io liberamente gliene prestai, et ella adesso, per gratitudine e sua amorevolezza, m'ha promesso la camera di quella monaca ammalata(115) ch'io raccontai a V. S., la quale  grande e bella e valeva 120 scudi, et ella si contenta di darmela per 80, che in questo mi fa gratia particolare, s come in altre occasioni m'ha sempre favorita. E perch essa sa benissimo che io non posso arrivare anco alla spesa di 80 scudi, s'offerisce di pigliar a questo conto i trenta scudi che gi tanto tempo il convento ha tenuti di V. S., pur che ci sia il suo consenso; del che non mi par quasi di poter dubitare, parendomi che non sia da sfuggir questa occasione, essendo massime con molto mio comodo e satisfatione, la quale gi so quanto a V. S. sia di gusto. Pregola adunque che mi dia qualche risposta, acci io possa dar satisfatione alla Madre badessa, che, dovendo fra pochi giorni lasciar l'offitio, va di presente accomodando i suoi conti.
Desidero anco di sapere come V. S. si sente adesso che l'aria  alquanto rasserenata, e non havendo altro, gli mando un poco di cotognate, condito di povert, ci  fatto con mele, il quale se non sar il caso per lei, forse non spiacer a gl'altri. Alla cognata non saprei che mandarli, gi che niente gli piace; pure, se havessi gusto a cosa alcuna fatta da monache, V. S. ce lo avvisi, ch desideriamo di dargli gusto. Non mi sono scordata dell'obligo che tengo con la Portia(116), ma per ancora non mi  possibile il far cosa alcuna. In tanto se V. S. havr havuti gl'altri ritagli promessimi, havr caro che me li mandi, aspettandoli io per metterli in opera con quelli che ho havuti.
Aggiungo di pi che, mentre scrivo, la monaca sudetta ammalata ha havuto un accidente tale, che pensiamo che sia per morir in breve; a tal che mi bisogner dar il restante de i danari a Madonna, acci possi far le spese necessarie per il mortorio.
Mi ritrovo nelle mani la corona di agate donatami da V. S., la quale a me  superflua et inutile, e parmi che starebbe bene alla cognata. La mando adunque a V. S., acci veda se si contenta di pigliarla et in cambio mandarmi qualche scudo per questo mio bisogno, che, se piacer a Dio, credo pure che sar l'ultimo di tanto gran somma, et per conseguenza non sar pi astretta ad infastidir V. S., ch' quello che pi mi preme. Ma in fatti non ho, n voglio haver, altri a chi voltarmi, salvo che a lei et a Suor Luisa mia fedelissima, la quale per me s'affatica quanto pu; ma finalmente siamo riserrate, e non haviamo quell'habilit che molte volte ci bisognerebbono. Benedetto sia il Signore, che non lascia mai di sovvenirci; per amor del quale prego V. S. che mi perdoni se troppo l'infastidisco, sperando che l'istesso Signore non lascer irremunerati tanti beni che c'ha fatti e fa continuamente, che di tanto lo prego con tutto l'affetto: et lei prego che mi scusi se qui saranno de gl'errori, che non ho tempo per rilegger questa lunga diceria.

Di S. Matteo, li 22 di 9mbre 1629.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.



1969..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 novembre 1629.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 17. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Sia lodato Dio, che  stata segnata la supplica a favore di un gentilhuomo che io ho favorito per la Teologale di Brescia(117), il quale, e per la sua bont e perch riconosce in grazia da Dio e poi dall'opera mia, pagar V. S. prontamente al suo termine, quando haver spedite le bolle, come spero in breve. Ne do parte a V. S., perch  necessario che mandi una fede autentica della sopravivenza del Sig. Vinc.o Galilei, fatta cost in Firenze, con l'attestazione di V. S. e di un altro o due altri testimoni; e la mandi con coperta al molto Ill.re Sig. Lorenzo Richiadei, Roma, perch io sono necessitato andare fuori di Roma per servizio de'Padroni, e mi trattener sino passate le Feste. In tanto lei mi ami al solito. Mons.r Ciampoli li bacia le mani, ed io li fo riverenza.

Di Roma, il 24 di 9mbre 1629.

La fede deve essere autenticata nel Vescovato; la spesa la far bona io a V. S. a conto del provisto. Per avvisi il tutto come sopra.


S.r Gal.i
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: [....] Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig. [....]lei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1970.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 15 dicembre 1629.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 120. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron Col.mo

Gi per un'altra mia(118) avisai V. S. Ecc.ma di quanto era passato quanto al mio ingresso e progresso sin all'hora, quale penso che forsi non l'habbi havuta; e perci di nuovo gli dico come feci il mio principio con molta mia sodisfattione, con il concorso di tutti questi Ecc.mi Dottori e Senatori in buon numero, che mostrorno di restare assai sodisfatti. Ho poi seguito di leggere, havendo in publico pi di 50 scolari et in privato almeno 15 continui, s che sin hora non mi mancano scolari, se ben lego Euclide.
Quanto allo stampare, ho diverse cose in mente, e parte in scritto: cio, in mente, et anco principiate, le tavole de'logaritmi(119), diversamente dal Nepero(120), alle quali applicare la dottrina de'triangoli, e ci non solo in gratia dell'astronomia, ma di questi Signori anchora, che vogliono vedere qualche cosa in tavola; sperando che non siano superflui, s perch levo le addittioni e sottrattioni del pi e del meno, che arrecano molto fastidio, s anco perch, se bene con i logaritmi del Brigio(121) si fa il medesimo che con questi, tuttavia quelli sono accomodati al seno toto troppo grande, e volen[do] sminuirlo non vien poi logaritmo del seno toto il numero eguale al seno toto, come agiusto io in queste tavole (il che poi facilita moltissimo il calcolo), conformandovi i calcoli sopra i triangoli, come hano fatto gli altri sopra quelli; cosa veramente, appresso lei et a me, di poco momento, ma che sar a questi Signori di qualche sodisfattione, e sar anco il libro di spaccio, poich [le] tavole del Brigio non si trovano; e cos comincier a far un puoco di bottega. Tengo poi gi fatta un'operetta sopra li specchi sferici, ellittici, parabolici et iperbolici, e loro propriet quanto all'unire o disunire diversamente le linee radiose o sonore(122) che credo non dispiacer; e finalmente ho quel libro s fatto di geometria(123), quale, per stamparlo, credo mi bisogner aggiongervi, per il puoco spaccio che haver: e credo mi bisogner far come in quel paese, dove s'usan maritar le belle fanciulle ricevendone la dote, con la qual maritan poi le brutte anchora, dandogliela die[...]; se ben questa sar poi nell'intrinseco, per mio giuditio, pi bella delle altre opere gi [...].
Acci che poi conosca che la Musa mia geometrica non  in tutto addormentata, gli mando la risolutione del suo problema(124), qual pensai su 'l principio che non fosse men difficile del[la] duplicatione del cubo; ma applicatovi l'animo con diligenza, subito ne intracciai la de[...]. Non si meravigli della tardanza mia nel risponderli, poich la lettera sua l'ho ricevuta 20 giorni e pi doppo ch'era scritta.
Desidero sommamente di veder perfettionati i suoi Dialogi, e meco lo bramano tutti questi Signori, in particolare il Sig.r Cesare Marsilii, che gli rende duplicati saluti: per la prego ad accelerare quanto pu di perfettionarli, poich gli so dire che son aspettati e qua e fuor di qua come manna celeste, et io pi di tutti desidero veder e l'opera e lei anchora, come spero, con qualche commodit. E fra tanto mi conservi fra'suoi cari servitori, poich tale ambisco d'esserli, e mi dia un puoco nuova se la demostratione gli haver dato sodisfattione. E con questo li baccio le mani, augurandoli felicit, massime nelle future feste di Natale, con il buon Capo d'anno, pregandola a salutare in nome mio il R.mo P. Priore.

Di Bologna, alli 15 Dec.bre 1629.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Fiorenza.



1971.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].
Firenze, 24 dicembre 1629.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 160. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Augurando a V. E. le buone Feste per il presente e per molti anni appresso, vengo, con quella reverenza che all'antica e mia devotissima servit si richiede, a baciargli la veste, come anco all'Ill.ma et Ecc.ma Sig.ra sua consorte; e per non lasciar indietro cosa ch'io possa creder dover esserle di gusto, gli dico come, per la Dio grazia, sto assai bene di sanit, in guisa tale che, avendo da 2 mesi in qua ripresa la penna, ho condotto vicino al porto i miei Dialogi, e distese assai chiaramente quelle oscurit ch'io aveva tenute sempre quasi che inesplicabili. Pochissimo mi resta delle cose attenenti alla dottrina, e quel poco  di cose gi digeste e di facile spiegatura: mancami la cerimoniale introduzzione e le attaccature de i principii de'dialogi con le materie seguenti, che son cose pi tosto oratorie o poetiche che scientifiche; tutta via vorrei che avesser qualche spirito e vaghezza. Chieder aiuto a gli amici, dove la mia musa non avesse genio a bastanza. Sto perplesso circa lo stampargli, se sia bene ch'io mi trasferisca a suo tempo cost, per non gravar altri nella correzzione; e pi mi alletta il desiderio di rivedere i padroni e gli amici tanto cari, prima che perder la vista, la quale per l'et grave s'invia verso le tenebre. Questo  quanto posso per ora dire a V. E.; alla quale di nuovo reverentemente inchinandomi, prego dal S. Dio il complimento d'ogni suo desiderio.

Di Firenze, li 24 di Xmbre 1629.
Di V. E.
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei Linceo.



1972..

GIOVANNI PIERONI a [GALILEO in Firenze].
Vienna, 29 dicembre 1629.

Dobbiamo riprodurre anche questa lettera (vedi l'informazione premessa al n. 2) dall'edizione del CAMPORI, che per primo la pubblic a pag. 288-289 del suo Carteggio Galileano inedito, non avendo noi potuto ritrovarne l'originale.

La mia distrazione per i quasi continovi viaggi, gi pi anni, mi ha fatto tacere assai tempo con V. S., che veramente per il gusto e favore che io ho di scriverli, ricordandomeli servitore e pi che molto affezionato, e di ricever da lei qualche sua lettera, da me desideratissime e sommamente stimate, avrei pi spesso ardito di molestarla con mie lettere; ma s bene fra tanto ho fomentato sempre l'affezione verso di lei e datone segno ovunque io mi son trovato, alle occasioni, le quali son state spesse e lontane ben spesso di luogo tra loro.
L'anno  gi passato che io inviai a V. S. le Tavole Rodolfine(125), che penso le abbia ricevute. Ora gli includo questa carta a cautela, se ella non la avesse ancora veduta, perch io, mediante la mutazione continova di luogo, la ho ricevuta solo ora, se bene il Sig. Keplero me la mand subito stampata; ed ancora li mander la sportula aggiunta alle Tavole Rodolfine, ove sono corretti molti errori di quelle, se lei mi far sapere di non l'aver avuta, ch in dubbio ho stimato bene per ora di non far pi grosso il piego.
Con particolar desiderio aspetto di sentire quando V. S. avr finito e stampato i suoi Dialoghi del flusso e reflusso, del che, per mia relazione, ho molti compagni, avendo avuta occasione di conoscer molti valentuomini matematici, come di altri studi peritissimi ancora.
Gi che V. S. mi favor avvisarmi d'aver speculato circa la calamita e penetrato tanto oltre, sentirei volentieri il parer suo circa la nuova Filosofia Magnetica, stampata modernamente cost in Italia (credo in Parma) da un Padre Gesuita(126). Qua  il P. Galdin(127), matematico molto affezionato di V. S., dal quale ho veduto tal libro, e la saluta.
Io non pretendo di dare incommodo n causare distrazione alcuna a V. S., ma quando, senza contravenire a ci, li piacesse farmi degno di avvisarmi qualche cosa delle sue rare speculazioni e studi, ne riceverei estremo gusto e favore singolarissimo; e di qua, se ella conosca ch'io possa esser buono a servirla in cosa alcuna, mi trover sempre prontissimo, se degner d'accennarmelo. E per fine gli bacio le mani, e gli auguro felicissimo il prossimo anno, con molti seguenti.

Di Vienna, li 29 Dicembre 1629.

Occorrendole scrivermi, potr sempre inviar le lettere a me a Praga, franche cost per Mantova, quando quel passo  aperto.



1973.

BENEDETTO CASTELLI e MICHELANGELO BUONARROTI a GALILEO in Firenze.
[Roma, 1629].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 10. - Di mano del CASTELLI sono le lin. 1-16, 22-26, e di mano del BUONARROTI le lin. 17-21 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Hora hora ho inteso il spropositato scropolo di quelli che cercano, sotto titolo di piet, far levare a V. S. la provisione che gode dalla grandezza del Ser.mo Gran Duca(128). Sottile inventione! Mi favorisca V. S. significare da parte mia a S. A., che solo col nome e fama del merito di V. S. io ho sostenuta la lettura di Pisa e sostengo hora quella di Roma, ed habbiamo fatti due altri lettori, uno di Pisa(129) ed uno di Bologna(130), e questi due, tali che ogn'un di loro  bastante da illustrare ogni grande Universit; e in conseguenza lei merita che li sia rizzata la statua nello Studio di Pisa. Cosa ridicolosa mi pare il mettere in scropolo che sia assegnata questa provisione a V. S. delle Decime, mentre un semplice computista pu levare affatto il scropolo: poi che il Ser.mo Gran Duca pu impiegare mille e due milla scudi delle Decime nelle galere; e quando il merito del Galileo non sia reputato da questi scropolosi per servizio dello Studio (ah, maligni ignoranti!), potr essere riconosciuto con girare una partita di due milla scudi, di quelli che S. A. Ser.ma impiega nelle galere, a favore di V. S. Non ho tempo, perch il Sig.r Michel Angelo vol finir la lettera.

A Michelagnol Buonarroti questa lettera par finita, n pu altro che confermare il detto del P. D. Benedetto. Il qual Michelagnolo  rimasto a svernare a Roma, e bench direnato in Corte, s'inchina quanto e'pu a far reverenza al suo Signore, Signor Galileo, e gli prega ogni augumento di nuovo bene, e aborre il concetto della diminuizion del vecchio.

Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1974..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 4 gennaio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 81. - Autografa,

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il timore che ho che la venuta qui di V. S. l'altro giorno non gl'habbia cagionato l'accidente solito di maggior indispositione, m'induce a mandarla a visitare di presente, con speranza per che non sia seguito quello che temo, ma s bene quel che desidero, ci  ch'ella stia bene: il che non segue gi qua fra di noi, poi che la maestra di S.r Luisa, ci  quella che V. S. non poteva creder l'altro giorno che havessi 80 anni, per esser cos fiera, l'istessa sera fu soprapresa da male cos repente di febbre, catarro e dolori, di tal maniera che si d per spedita; et S.r Luisa per ci si ritrova in molto travaglio, perch l'amava grandemente. Oltre a ci S.r Violante(131) per ordine del medico se ne sta in letto, con un poca di febbre, et per quanto ne dice l'istesso medico si pu sperarne poco bene: hiermattina prese medicina, et si va trattenendo. Se V. S. facessi carit di mandarmi per lei un fiasco di vino rosso ben maturo, l'havrei molto caro, perch il nostro  assai crudo; et io voglio cercare, di quel poco che potr, di aiutarla fino all'ultimo.
Tengo memoria del debito che ho con la Portia(132), et per ci gli mando queste pezzuole, che da per noi haviamo lavorate, e questa cordellina, acci veda, se gli piace, di donargliene da nostra parte, et in tanto procurar di haver qualche altro ritaglio di drappo bello: basta, facci V. S. in quella maniera che pi gli piace. Si goder stasera quest'uova fresche per amor nostro; et per fine a lei di tutto cuore mi raccomando, insieme con tutte di camera. Il Signore la conservi in sua gratia.

Li 4 di Gen.o 1629(133).

Sua Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1975.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 gennaio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 158. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Oh che grata oh che pretiosa mancia mi ha dato V. S. in questo Natale, col darmi avviso delli suoi Dialogi(134) felicemente terminati! Ne rendo affettuosissime gratie a V. S., e l'assicuro che non potevo desiderare consolatione pi cara. Non vedo l'hora di leggerli e satiare la mia lunga et impatientissima sete con quella ambrosia de gl'intelletti, con la quale sa V. S. solamente inebriare l'anime de'galanthuomini. Per quanto prima ella mi far vedere queste aspettate maraviglie del suo subblime ingegno, tanto maggiore allegrezza mi dar.
Quanto all'introduttione(135), a lei non mancheranno inventioni spiritose, e qua nel legger l'opera doveranno sovvenircene pi d'una. Quanto poi al restante, io la ringratio con tutto il cuore della continuatione dell'amor suo, stimato da me super aurum et lapidem pretiosum. Far poi voti cordiali per la sua venuta a Roma, dove, mancandole gl'altri maggiori, non le mancher mai hospitio nelle mie camere. E qui di nuovo la reverisco, salutandola affettuosissimamente in nome del Padre Maestro di Sacro Palazzo(136).
Il P. Campanella(137) non  stato da qualche giorno in qua veduto da me, ma  tutto di V. S., alla quale io viver sempre affettuosissimo servo.

Di Roma, il d 5 di Genn.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.mo Ser.re
G. Ciampoli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



1976..

NICCOL CINI a GALILEO [in Bellosguardo].
Dalle Rose, 10 gennaio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. II, car. 78. - Autografa.

S.r Galileo,

Il S.r Cav.r Guidoni(138)  qui, e domattina andremo alla Certosa a desinare. Si cita per V. S. a comparire in detto luogo alle 17 hore in circa, sotto pena di star senza desinare e di non haver l'olio che ella desidera. E le bacio le mani.

Dalle Rose(139), a'X di Genn.o 1630.
Di V. S.
Dev.mo Ser.re
Niccol Cini.

Fuori: Al S.r Galileo Galilei, mio S.re
In sua mano.



1977.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 12 gennaio 1630.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Perch credo che il P. Buonaventura haver sin hora dato saggio della riuscita che altri si possa promettere che sia per fare nella sua carica, vengo a pregar V. S. Ill.ma che si contenti di farmi grazia di significarmi sinceramente il seguito sin qui, s perch vivo ansioso di potermi conservare 'l credito nel concetto di V. S. e di colesti altri Ill.mi Signori, s ancora per poter scrivere al medesimo Padre con quella libert, e dir anco autorit, che tengo sopra di esso, e spronarlo ad applicarsi a quella sorta di studii che pi vengono cost desiderati. Io l'ho tentato li giorni passati nella resoluzion d'un problema geometrico difficilissimo, il quale mi ha mandato mirabilmente resoluto(140). E bench questa non sia quella parte che vien comunemente pi ricercata, tutta via il saper io quanto ella sia pi difficile che i calcoli astronomici mi fa sperare che in breve tempo e'sia per ridursi in stato di non havere a denigrar la reputazione di cotesta cattedra, gi tanto illustrata dal S. Magino.
Io sono sul rivedere i miei Dialogi del flusso e reflusso, contenenti ancora tutto quello che mi par che si possa dire circa i 2 sistemi, e tra breve tempo gl'haver in pronto per dargli in luce. Ne do conto a V. S. Ill.ma perch so che ha a quore le cose mie. Mi duole che son necessitato contraddire al S. Cav. Chiar.(141) in quella parte dove e'confuta il Copernico, e tanto pi mi dispiace quanto che le confutazioni son frivole, e che esso si manifesta non haver letto, non che studiato o inteso, quell'autore. Far, necessitato, quello che potr, con quella sua maggior reputazione che sar possibile, havendolo io per altro in grandissima venerazzione.
Nel resto poi vivo al solito suo devotissimo servitore et ambiziosissimo della sua grazia e de'suoi comandamenti, de'quali la supplico ad onorarmi, mentre con ogni reverente affetto gli bacio le mani e prego il colmo di felicit.

Di Fir.ze, li 12 di Gen. 1629(142).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
[Galileo Galilei.]



1978.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].
Firenze, 13 gennaio 1630.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 159. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Io scrissi pi mesi sono a V. E., acci ella restasse servita di raccomandare all'Ecc.mo S. Duca Altemps(143), suo nipote, questi Ninci di S. Casciano, che hanno tenuto e tuttavia tengono la fittanza della villa di Paterno, acci esso Signore, nel rifar nuova fittanza, ordinasse che gli eredi di Lione fussero a parte con gli eredi di Matteo nel medesimo modo che sono stati sin ora, atteso che la parte di Lione aveva qualche dubbio che gli altri sottomano proccurassero di escludergli. Ora questo dubbio (che pur non era senza fondamento)  stato rimosso, e si sono amendue le parti accordate di continuare insieme. Ma nasce di presente un altro dubbio, comune a questi et a quelli: e questo , che ancorch per replicate lettere il Sig. Lorenzo Brogiotti, agente del Sig. Duca, abbi ultimamente scritto che la fittanza sar indubitatamente continuata a'medesimi Ninci, e nel modo stesso della passata, e che nella scritta si contenga che non si disdicendo 6 mesi avanti s'intenda pur continuata, la qual disdetta non  seguita et il fine non  lontano pi che mesi 3, tutta via hanno qualche sentore che il Sig. Duca possa esser da pi alta mano sollecitato a concederla ad altri; nel qual caso desiderano di nuovo il favor di V. E. appresso il Sig. Duca, acci la fittanza sia loro continuata: et io la supplico a fare in ci quelli offizii che ella farebbe quando la causa fusse mia propria, ch come tale la porgo a V. E., avendo io con questi Ninci interessi particolari di aiutarli in tutte le occasioni, oltre che sono persone molto da bene et honorate; e di quanto V. E. ritrarr, la supplico darmene avviso.
Nel dargli le buone Feste, l'avvisavo come avevo ridotti i Dialogi a buon porto; li quali ora vo rivedendo per accomodargli alla pubblicazione, la quale vorrei che seguisse cost, dove verrei in persona per non affaticar altri nelle correzzioni. L'ho volsuto replicare a V. E., in caso che l'altra mia non gli fusse pervenuta, perch so che ne prender gusto, per l'affezzione che porta alle cose mie. Altro per ora non ho che dirgli, salvo(144) che con ogni debita reverenza l'inchino, e dal S. gli prego intera felicit.

Di Firenze, li 13 di Gen.o 1629(145).
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

Devot.o et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



1979..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 21 gennaio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 82. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

In risposta della sua gratissima gli dico che S.r Archangiola sta bene, et io poco manco che bene, gi che, per consiglio del medico Ronconi(146), fo di presente un poca di purga piacevole, per ovviare, se sar possibile, ad una oppilatione duratami (fuor d'ogni mio solito) da 6 mesi in qua, e credo che domattina piglier una presa di pillole. Non mi sento veramente indispositione particolare, ma stando in questa maniera dubito che mi verrebbe senz'altro. S.r Violante(147) sta alquanto meglio, e va ancora purgandosi. S.r Giulia ci d che fare assai, non agitandosi niente da per s; et ogni volta che si leva dalletto, siamo tre o 4 a portarla. Non credo senz'altro che sia per scamparla, essendo la febbre continua, con andata di corpo. Io gl'assisto continuamente, parendomi adesso il tempo di dimostrare a S.r Luisa l'affettione che gli porto, con levarle quelle fatiche ch'io posso.
Vincentio tenne parecchi giorni l'orivolo, ma da poi in qua suona manco che mai. Quanto a me, giudicherei che il difetto venissi dalla corda, che, per esser cattiva, non scorra; pure, perch non me ne risolvo, glielo mando, acci veda qual sia il suo mancamento e lo raccomodi. Potrebbe anco esser che il difetto fossi mio per non saperlo guidare, che perci ho lasciato i contrappesi attaccati, dubitando che forse non siano al luogo loro. Ma ben la prego a rimandarlo pi presto che potr, perch queste monache non mi lascerebbon vivere.
S.r Brigida le ricorda il servitio che gl'ha impromesso, ci  la dote di quella povera fanciulla; et io harei caro di sapere se ha havuto per(148) me dalla Portia il servitio che li domandai(149). Non lo nomino, acci V. S. non mi dica fastidiosa, ma solo glielo ricordo. Havr caro anco di sapere se la lettera ch'io scrissi per S.r M.a Grazia(150) fu conforme al desiderio di V. S., ch quando ci non fossi, procurerei di emendar l'errore con scriverne un'altra, havendo scritta quella con molta penuria di tempo, il quale mi manca sempre per compire le mie faccende, e per disgratia non posso tor alcun'hora al sonno, perch conosco che mi apporterebbe grandissimo nocumento alla sanit.
La ringratio del servitio fattomi della muletta, la quale feci instanza che m'accomodassi, acci che S.r Chiara, che la ricercava, non dubitassi che io non volessi che fossi servita. Gli rimando il fiasco voto, essendo a S.r Violante molto gustato il buon vino che vi era dentro, e la ringratia.
Suor Archangiola, quando l'altro giorno vedde l'involto di caviale che V. S. mand, rest ingannata, credendosi che fossi certo cacio di Olanda che  solita di mandarne; s che, se V. S. vuol ch'ella resti satisfatta, di gratia ne mandi un poco, avanti che passi carnevale.
Adesso che ho buona vena di cicalare, non finirei cos(151) per fretta, se non dubitassi di venirle a fastidio, o pi presto causarle stracchezza; che per ci finisco, con raccomandarmeli per mille volte, insieme con S.r Luisa e tutte di camera. Il Signore la feliciti sempre.

Li 21 di Gen.o 1629(152).

Sua Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



1980..
NICCOL AGGIUNTI e DINO PERI a GALILEO [in Bellosguardo].
Pisa, 24 e 30 gennaio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 99-100. - Di mano di NICCOL AGGIUNTI sono le lin. 1-49, 69-75, e di mano di DINO PERI le lin. 50-58 [Edizione Nazionale].

Molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Mando a V. S. Ecc.ma alligato con questa mia un disegno(153) del ponte d'Arbia, datemi dal Cavalier Apelle Lanci, il quale desidera che V. S. dica il suo parere intorno a questo fatto ch'ella sentir.
Il fiume d'Arbia, gi molt'anni sono, veniva con lunghe ritorte a condursi sotto il ponte, s che, avanti che egli arrivasse al detto ponte (da una girata che lateralmente faceva verso di esso), se ne derivava commodamente l'acque per l'uso d'un molino, segnato nel disegno con la lettera f; ma alcuni anni sono fu mutato a posta il corso di questo fiume, e dove prima veniva flessuosamente e con molte tortuosit, fu, con una tagliata di 800 braccia sopra 'l ponte, imboccatovi a dirittura: ma perch in questo modo veniva tolta l'acqua al molino, fu concesso al S.r Lanci, padron del molino, che tenesse un fil di tavoloni AAA, alti due terzi o al pi tre quarti di braccio, cio tanto quanto bastasse per tener l'acque del fiume cos alte che potessero scorrere al molino e farlo macinare. Adesso noti V. S. che la parte dell'alveo del fiume segnata per BBB, la quale corrisponde a punto sotto le volte degl'archi,  una platea piana, lunga otto braccia: alla fine di questa comincia un'altra platea in spiaggia, notata con CDC, la quale  lunga venti braccia, e tutta la sua declivit importa quattro braccia d'altezza perpendicolare sopra l'orizonte: dopo questa segue l'altra platea in piano EEE. Da che si  mutato il corso al fiume, la corrente di esso, massime in tempi di piene, ha fatto danno alla platea EEE dirimpetto all'arco di mezo solamente, con qualche poco di lesione alla platea in spiaggia nella parte estrema D: et tutto questo danno non  altro che l'haver guasto e portato via una parte della coltellata che ammattona dette platee; ma tolti via questi mattoni, il danno non procede pi avanti, ma l'acque scorrono sopra il calcistruzzo durissimo di dette platee, n cagionano nuova offesa. Domandasi hora, se la cagione di questo danno possa procedere dall'haver opposti a i tre archi li tre tavoloni AAA. Se ella sar di opinione favorevole al Sig.r Cavalier Lanci, potr farne un'attestazione in un foglio di carta, nel quale ancor io mi sottoscriver.
Mi venne occasione col Ser.mo G. Duca di parlar di V. S. Ecc.ma e de'suoi Dialoghi, e me ne servii nel miglior modo che seppi, con gusto del G. Duca, ma con disgusto di qualch'uno de'circostanti. Non riferisco a V. S. i ragionamenti seguiti, perch non occorre. Basta che il S.r Canonico Cini(154) pu pigliar a sua posta l'occasion che ei voleva, perch il G. Duca sa che si leggono i Dialoghi di V. S. in casa il S.r Canonico, con istupore et infinito applauso di chiunque li ode.
Rimando a V. S. la lettera del S.r Giorgio(155), e tra poco potr inviargli la risposta, la qual per insin a hora non ho hauto tempo di fare; ma con la partenza della Corte mi si levano molte brighe, s che potr servir V. S.
Il Sig.r Dino(156) saluta V. S. cordialissimamente, e resta molto maravigliato che, in tanto tempo nel quale ha conversato seco, un par d'un intelletto di V. S. non habbia compreso esser lui veramente la vera idea dell'infingardagine. Perch dunque ella cominci ad accorgersene, per mera pigrizia non gli scrive.
Io mi rallegro sommamente che gli abbondino nuovi pensieri degni di essere scritti, non perch cos il suo libro cresca, ma perch cos maggiormente si scema la nostra ignoranza. Non la tedier pi, ma far fine col riverirla e salutarla ossequiosissimamente.

Di Pisa, 24 Gennaio 1629(157).
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma


Dino veramente non pu negare l'estrema infingardaggine, che a nativitate gli sta radicata nell'ossa, ma non ammette gi questa per cagione del non havere scritto o del non iscrivere a V. S. Ecc.ma Di ci ne ha tutta la colpa chi di sopra m'ha tanto caritativamente ricoperto. Son qui pronto per discoprir la verit, ma il Sig.r Niccol qui presente mi urta nel braccio e non vuol ch'io passi pi oltre.



Sin qui  vero, tutto il resto  bugia. N. A.(158)




Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Niccol Aggiunti.

Sono stato in continua speranza di poter mandar questa lettera per mio padre, che pur doveva tornarsene a cotesta volta; ma l'indisposizione di Madama Ser.ma ha impedito a lui la venuta et a me ha defraudato la mia speranza: la quale accioch pi a lungo vanamente non mi tratenga, ho risoluto mandargli questo piego finalmente per l'ordinario. Credo che V. S. Ecc.ma volentieri mi perdoner cos lunga dilazione, vedendo che io gli pago il debito e in oltre qualche usura: io parlo della risposta(159) al Sig.r Giorgio, la quale mando a V. S., fatta con quella maggior accuratezza che ho potuto. Har caro intender quanto gli sodisfaccia. Nella soprascritta baster fare: Eruditiss.o Viro Georgio de Fortiscuto. Londinum.  Desidero che V. S. mi tenga in grazia del S.r Canonico Cini, e mi scusi appresso di lui se, per la sopradetta causa, tardi ho mandato la risposta a una gentilissima di esso: ma sopra tutto desidero che V. S. mi ami al suo solito, sicome io amo e riverisco lei al mio solito, cio fuor d'ogni consueto.

30 Gennaio 1629(160).



1981.

FEDERICO CESI a [GALILEO In Firenze].
Roma, 26 gennaio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 160. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

La gratissima di V. S. di queste Feste(161) mi giunse in S. Angelo, ma in tal termine di sanit e di moto, che sin hora non ho potuto pigliar la penna per risponder con quella sodisfattione che dovevo. Hora, ridottomi in Roma per passarmene al litto marino d'Anzo, per procurar al possibile in quel'aere pi soave di rihavermi, mi giugne hoggi proprio l'altra carissima di V. S.(162), onde pago insieme l'un e l'altro debito, che la sanit, dopo molto sbattimento di questi giorni alquanto migliorata, me lo permette.
Confesso che havevo grandemente bisogno dell'allegrezza che m'apport la prima di V. S. con avisi tanto da me desiderati e saluti tanto cari e da me pregiati, dico del buon stato della sua sanit, del compimento delle sue opre, e del bene che si compiace desiderarmi et annunziarmi. Sia pur certa che  gran pezzo che non ho goduto di maggior consolatione n sentito cosa di maggior mio gusto, e massime con la speranza che aggiugne di venir in qua. Rendo dunque infinite gratie a V. S. e de'saluti e delle nuove, e le prego da Dio benedetto l'incominciato anno con altri pi e pi appresso, pieni d'ogni felicit e contentezza e gusto suo e universale del compimento delle sue immortali e mirabili opre; e meco la S.ra Principessa mia la ringratia e le rende moltiplicati saluti.
Il suo venir in qua con bona sanit e tempo non pu da me se non molto desiderarsi e lodarsi: per mi sar carissimo sentirne la certezza et il quando, perch vorrei che ad ogni modo in quel tempo mi fusse concesso esser qui personalmente, per sodisfar a'miei debiti e desiderii de servirle come devo, e goder al solito de'suoi favori con i Sig.ri compagni. Intanto resto ansiosissimo di intenderlo quanto prima; n, quanto alle correzzioni, ella haver d'affaticarsi in altro che commandare liberamente.
Quanto alli Ninci, che V. S. s caldamente s' compiacciuta raccomandarmi per il fitto del Sig.r Duca Altemps mio nepote, mi dole grandemente che detto Sig.r Duca non sia mai stato in Roma da che ella me ne scrisse, n vi sia al presente, che io habbia potuto replicar l'offitio in voce che haverei voluto con ogni premura possibile. Lo faccio per con lettera con ogni efficacia maggiore, e le dar conto di quanto ne riportar, desiderando con ogni maggior affetto servir a V. S. come devo, e che mi commandi sempre.
Travagliosissimo anno  stato il passato per li nostri negotii, per li danni, perdite, longhezze e impedimenti. Spero in Dio benedetto che questo, con i buoni principii che V. S. n'arreca, e molto pi con la sua venuta, sia per esser felice. E con ogni pi vivo affetto di core bacio a V. S. le mani, come fa il S.r Stelluti nostro, che finisce hora di stampare il suo Persio(163), allegrissimo delle buone nuove di sopra che le ho participate, come anco il P. Antonio Santini, che hieri fu un pezzo meco. Dio N. S. conceda a V. S. ogni maggior contentezza.

Di Roma, li 26 Genn.o 1630.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo et Obblig.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o Princ.e



1982.

GIOVANFRANCESCO BUONAMICI a [GALILEO in Firenze].
Madrid, 1 febbraio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 122-123. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Alla cortesissima di V. S. de'19 di Novembre(164) dar breve risposta, riserbandomi a sodisfare al suo desiderio circa li quesiti fattimi con pi agio et pi fondate relationi di quelle che la mia corta notitia di queste materie potrebbe hora darli.
In proposito dell'occhiale o telescopio di V. S., essendone stati visti dal Re alcuni che qui si andavano vendendo, il S.or Esa del Borgo, che stima sommamente la sua virt et scienza, desider farne vedere uno a S. M.t di pi perfettione che non erano quelli; et questa fu la cagione perch io scrissi al S.r Carlo(165) mio suocero in quella forma apunto che volse il S.r Esa: il quale poi  venuto cost et si vedr con V. S., et sar bene che ella li mostri il modo di maneggiar l'instrumento, perch io gi ho fatto sapere a S. M.t, con una memoria in scritto, che detti instrumenti si stanno lavorando, et li aspetta con desiderio; et ho preso occasione di dire a S. M.t che V. S. tiene l'inventione di graduar la longitudine dell'universo, et che la propose in tempo del Re suo padre: et questo l'ho fatto perch tale inventione si cerca et procura hora gagliardamente, et sono prefissi premii grandissimi al trovatore. Perci  venuto qua a posta dall'Indie Orientali un tal Padre Borro(166), Milanese, della Compagnia di Gies, et altri Portoghesi; et il Re ha deputato una giunta o consulta di huomini intelligenti sopra questa materia. A chi trovasse nella longitudine alcun punto fisso, pare a me, gl'offeriscono diecimila ducati di rendita, et cinquemila a chi trovi altra maniera di graduare detta longitudine. Pure me ne informer meglio; et sar bene che V. S. informi di questo negotio il futuro ambasciatore et glielo faccia raccomandare da'Ser.mi Padroni, et ne parli ancora col S.r Esa et al medesimo dia li originali delle lettere regie che tiene per il Duca di Ossuna, acci al ritorno di detto S.or Esa si possa giustificar la verit di quanto ho fatto sapere al Re et insieme dar principio o, per meglio dire, ravvivare questo negotio, che, se non accrescer la fama di V. S., pu almeno augumentarla di ricchezze et guadagnarli la benevoglienza di questa Corona.
In proposito di navigationi io so poco o niente, et quel mio scritto(167) fu fatto a instanza di amici, et  come uno schizzo di quelle cose che l'osservanza delli scritti et discorsi altrui mi ha fatto acquistare, et che io pensai poter muovere loro AA. et la nostra natione ad abbracciare quel negotio; ma in sostanza io non fui mai filosofo n marinaro, ch diversamente dalla mia inclinatione fui fatto studiare, et di poi le continue mie peregrinationi non mi hanno dato luogo ad applicarmi a quello haverei voluto et desidererei hora sapere, per sodisfare a quanto V. S. mi comanda per la perfettione della sua constitutione dell'universo. Ma io ander trattando con huomini et scritti della profession nautica, che cost forse non sono, per dare a V. S. quella pi complita risposta che sia possibile, ancorch io considero che la frequenza delli Olandesi et Inglesi di Livorno potr facilmente meglio sodisfarle.
Circa il flusso et reflusso, io non mi ricordo haver visto nessuno che ne discorra meglio di Lodovico Guicciardini nella Descritione de'Paesi Bassi, nel capitolo del mare(168); et caso V. S. non havesse alla mano questa historia, ho voluto aggiugner qui una copia(169) di detto capitolo, che feci una volta che lessi quel libro, et come cosa curiosa la tenevo appresso di me.
Universalmente affermano tutti li huomini celebri marinareschi, che infra li tropici et l'equinotiale regnino continui venti di levante, che gli Spagnuoli chiamano brisas (et perci noi habbiamo forse di qui derivato il chiamar brezze li venti sottili). Antonio de Herrera, chronichista dell'Indie Occidentali(170), dice che questo  cagionato dal moto del primo mobile, che sforza col suo rapto cos l'elemento dell'aria come tutte le sfere. Tuttavia si hanno diverse considerationi, che spero dir con pi agio, intorno a questa materia; et specialmente mi ricordo che il Cespedes, nel Governo della navigatione(171), dice che in alcuni giorni dell'anno questi levanti sono interrotti dalli uracanes, che sono venti rotti et prodotti dal contrasto di diversi venti tra di loro, che propriamente potremo chiamar procelle, et hanno anco nome speciale nel nostro volgare, che non mi ricordo. Li Spagnuoli con altro nome li dicono torbelines. Oltre a questo il medesimo Cespedes, et me lo confermano huomini di esperienza, dice che sotto la Linea si patiscono alcune volte tali calme, che i vascelli restano immobili: et questo accadde l'anno 25 a D. Federigo di Toledo, quando andava con l'armata regia a recuperar l'Abahia de Todos Santos nel Brasil, occupata dalli Olandesi; che volendo tirarsi nel polo australe per pigliar l'altezza del Cabo di Sant'Augustino del Brasil, rest alcuni giorni come impantanato sotto la Linea: et intendo che per tale accidente si perse una volta un'armata di Portogallo, havendo durato tanto le calme, che mancorno li viveri et la gente si mor di fame. Perci vanno hora qui cercando un'inventione per liberarsi da questo pericolo, con fare li vasselli, bench di alto bordo, movibili senza il favor de'venti. Stante questa osservatione, la ragion dell'Herrera, seguita da molti altri, non pare che sodisfaccia, perch il moto del primo mobile  constante et sempre uno, et quello che oper hieri (se non vi sia impedimento d'isole o terra ferma, che co'loro vapori cagionino alteratione) l'ha da operare ancora hoggi et domani et sempre.
Il Cespedes dice di pi, in proposito del flusso et reflusso, havere inteso da alcuni Portoghesi che nell'Indie Orientali in alcuni luoghi non sono le crescenti che di 24 in 24 hore; ma perch non specifica i luoghi n li autori, non so se si possa aggiustar fede a tale stravaganza: di che procurer toccare il fondo, ch il verificarlo sar cosa peregrina.
 anco vero che il ritorno dall'Indie Occidentali, per sfuggire li lev[anti] che darebbono per prua,  diverso dall'andata; perch, radunandosi tutte le navi al porto dell'Havana, all'occidente dell'isola Cuba, pigliano il canale di Bahama, e tenendosi sempre al settentrione, havendo a mano sinistra la Terra Florida, vengono alla bocca di detto canale in 28 gradi, et col favore della corrente di esso canale montano sino a 36 e 37 et sino alle volte a 39 gradi, et pigliando li venti settentrionali o maestrali navigano quel gran golfo sino all'isole Terzere. Ma di questo far una relation particolare a V. S. con pi tempo, in che si tratter del detto canale di Bahama, et spero discorrerli anco qualche cosa dello stretto di Magaglianes, con dirli le ragioni che muovono molti a credere che la terra australe incognita, che si dice Magaglianica, sia pi tosto un arcipelago d'isole che terra ferma, et aggiugner le osservationi cos dello stretto tra terra d'Africa et l'isola di S. Lorenzo, se pure questo  stretto, che io potr ritrarre. Ma stimo che li effetti siano pi che in questo visibili tra l'isola di Ceilan et il cabo Gomorino in India, et pi oltre nello stretto di Sincapura tra la punta di Malaca et l'isola Sumatra, e tra questa et la Giava maggiore; che se ne trover osservatione alcuna, la participer a V. S., come anco alcune che penso tenere della situatione et forma del Mar Rosso et paesi adiacenti, et quei pi particolari che io potr havere, come V. S. desidera; che scuser la mia ignoranza, ma anco dagl'ignoranti accade alle volte a'savii il perfettionare la loro scienza. N havendo per hora tempo di allargarmi pi oltre, bacio a V. S. per fine di tutto cuore le mani, come anco alla S.ra Sestilia(172) et suo S.r figliuolo.

Di Madrid, il p.mo di Febb.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re





S.or Galileo.
[vedi figura 1982.gif]



1983.

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 1 febbraio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI., T. XI, car. 124. - Autografe le parole "1 Febraro 1630" della data, e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Eccell.mo Sig.re mio Oss.mo

Io non saprei uguagliare(173) altro mio gusto a quello che io sento dalle dottissime et amorevolissime sue lettere, sopra il quale  forza ch'io mi tratenghi non solo fra me medesmo, ma in compagnia di molti suoi partiali et miei amici; e tanto pi sopra questa(174) che sopra l'altre mi son tratenuto, quanto pi caro  stato universalmente l'aviso che finalmente li suoi Dialogi siano per uscire in luce.
Pensavo inviarle certo mio pensiero circa la theorica del moto lunare, ma ho stimato meglio il differire et aspettare ch'il Padre Bonaventura, il quale con assai numero di scholari e gran sodisfazione si trova ora occupato sopra Euclide et sopra ad una facile trigonometria logaritmica da publicarsi quanto prima(175), habbi commodit di applicarsi a gli studii d'astronomia(176); e ci per non esser cagione a V. S. Eccell.ma di perdimento di tempo, mentre da lei vien tanto bene impiegato in opera cos bramata.
Se V. S. Eccell.ma conoscesse che alcun mio ufficio potesse esser amichevol messagiero tra lei et il Sig.re Cavallier Chiaramonte, compiacendosi inviarme le risposte a quel libro per farlgliele sotto mano vedere con ogni buon termine, come di gi io feci le sue proposte a V. S. Eccell.ma, glie l'offerisco; anzi no, sapendo lei di essere assoluto padrone di quanto io vaglio. Se potessi per senza molto suo scommodo esserne favorito, le terrei con quella fede che si conviene e da me e da gli oblighi che professo al mio Sig.re Galilei.
Vidi alcuni giorni sono il Padre Cabei, De magnetica philosophia(177), e vidi l'ultimo capo, della moltiplicazione della virt della calamit, che, per esser tanto ripugnante a i di lui principii e per altre ragioni, mi venne in mente che fusse quello che gi V. S. Eccell.ma mi scrisse(178). Mi far grazia rendermi certo se son buon indovino. E qui a V. S. Eccell.ma baccio con ogni affetto le mani.

Bologna, a d 1 Febraro 1630.
Di V. S. molt'Ill.re et Eccell.ma
Aff.mo et Parci.mo Se.re
Cesare Marsili.



1984.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 9 febbraio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 162. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Avanti che V. S. molto Ill.re mi scrivesse la lettera sua delli 28 Gennaio, capitatami ieri sera solamente, ho pi volte di lei, del suo gran merito e valore, fatta rimembranza col Padre Mostro(179), e per sino dettoli che V. S. si era risoluta di scrivere dopo che sua P. R.ma era stata deputata nell'officio di Maestro di S. Palazzo, perch era sicura che non sarebbero le cose sue passate e giudicate da ignoranti; e sua P. R.ma mi rispose che era tutto suo, e che sempre haverebbe fatta la dovuta stima della virt di V. S. e che non ne dovesse dubitare: s che io tengo per fermo che, quanto alla parte sua, le cose caminaranno bene. Io per ne far di novo passata pi specifica: e perch alcune sere sono si venne a ragionamento, avanti il Sig.r Card.l Padrone(180), del flusso e reflusso del mare, dissi a S. Sig.ria Ill.ma che V. S. haveva fatto un discorso meraviglioso intorno a questa materia, e che io gli ne haverei fatto parte; ma perch fu detto da uno, che si ritrovava presente, che V. S. presupponeva il moto della terra, fui necessitato di allargarmi, per sodisfazion di tutti, mostrando che V. S. non asseriva ci per vero, ma solo che dimostrava che quando fosse stato vero il moto della terra, necessariamente ne sarebbe seguito il flusso e reflusso: e se bene il Sig.r Cardinale si mostr assai averso sul principio, tuttavia mi trattenne poi solo in camera alla longa, e in sostanza mi disse che li pareva che, dato il moto alla terra, sarebbe necessario che fosse una stella, la qual cosa poi pareva troppo contraria alle verit theologiche. A questo io risposi che V. S. haverebbe haute dimostrazioni in contrario, e che haverebbe provato che la terra non era una stella; cosa che credo li sar facilissima, quanto  facile provare che la luna  luna, e non terra, Marte  Marte, e non luna n Venere, etc.: e cos mi disse che V. S. dovesse provar questo, ch nel resto le cose potevano passare. Io scrivo questo, acci lei conosca come passano le cose, e se li pare bene fare un poco di gionta intorno a questo particolare.
Quanto al nostro Mecenate(181), gli ho mostrata la lettera di V. S., e m'ha detto che non desidera cosa al mondo pi che di vederla e di sentire il suo libro. In ristretto, del negozio lui spera bene, ma non si pu promettere niente di certo: tiene per per fermo che col venir qui lei, col suo trattare, col suo discorso, con le sue maniere e con l'opera stessa in mano, superar, quan[do] s'incontrasse, ogni difficolt.
 stato da me questa mattina il Sig.r Stelluti, col quale ho comunicata la lettera di V. S., e far l'officio col S.r Principe Cesi: e lui m'ha detto che il libro de maculis(182)  stampato, e che non ci manca altro che il frontespicio, quale  in mano dell'intagliatore; e di pi m'ha detto che il libro  gran volume, ma che da una parte dell'indice, che lui ha vista dall'intagliatore, pensa che la manco cosa sia de maculis solis; e cos credo che si faccia a fare i libri di buono e giusto volume, come incastrando nel trattato della calamita la ragione perch il leone si spaventi alla voce del gallo, se la favola fosse vera, titolo di un capitolo del libro De magnete del P. Cabeo(183). E perch non voglio pi tediarla, finisco e li bacio le mani.

Di Roma, il 9 di Feb.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo e Devotis.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1985.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 16 febbraio 1630.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Non potevo sentir cosa di pi mio gusto, che quello di che V. S. Ill.ma mi d conto nella sua cortesissima lettera(184), attenente a gli studii e progressi del P. F. Buonaventura; e godo in estremo che le mie predizzioni comincino a dar segno di veridiche nella riuscita dell'ingegno mirabile di questo soggetto.
 forza che V. S. mi dispensi dal servirla prontamente nel mandargli le risposte alle opposizioni del S. Cav. Chiaramonti contro alla mobilit della terra, perch, oltre all'esser cosa assai lunga,  sparsa in diversi luoghi de i Dialogi, li quali se io non rileggessi totalmente, non saprei raccapezzare; et io mi trovo occupatissimo nel rivedergli, per le innumerabili postille che mi convien fargli mediante la roba continua che mi sovviene et che io non posso tacere. Gli vo facendo copiare, con intenzione di trasferirmi alla fine del presente mese a Roma e pubblicargli, se potr, subito. Torno dunque a pregarla che voglia scusarmi, come so che farebbe quando fusse presente a veder le mie brighe: basta che, con l'occasione del rilegger pi volte e considerar tali opposizioni, tuttavia pi mi calano per le mani e le scuopro nulla concludenti.
Io non metter pi mano a raccomandare a V. S. Ill.ma il Padre Matematico, gi che le sue qualit per s stesse si vanno insinuando nella sua grazia: la supplico bene a fargli mie raccomandazioni, perch io non gli scrivo per non disturbare, senza necessit, i suoi studii et i miei. A lei stessa fo umilissima riverenza, confermandogli la mia devotissima servit, e dal Signore Dio gli prego il compimento d'ogni suo desiderio.

Da Bell.o, li 16 di Feb.o 1629(185).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



1986..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 febbraio 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 18. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r, e Sig.r e P.ron mio Col.mo

Ho parlato con il nostro Padre Mostro, quale  pi galanthuomo che mai e pi nostro che mai, e m'ha promesso tutto bene; per, quando noi non habbiamo pi duro e pi alto intoppo, come Mons.r Ciampoli ha hauto qualche dubio, lei si potrebbe assicurare assolutamente di venire.  ben vero che il Padre Mostro m'ha detto che lui agiustar ogni cosa; per, se io potessi, vorrei supplicare il Ser.mo Gran Duca che mandasse V. S. in tutti modi, perch qua  desideratissima da tutti quelli che la conoscono e da molti che desiderano di conoscerla di presenza, come li sono parzialissimi nelle opere. Non occorrendomi altro, li bacio le mani.

Di Roma, il 16 di Feb.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: [....] Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo [....] Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



1987..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 19 febbraio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 84. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

So che V. S.  stata consapevole di tutti i miei disgusti, ch cos mi fu dalla nostra Nora riferto; et io non ho voluto dargliene parte per non esser sempre annuntiatrice di cattive nuove: ma ben adesso gli dico che S.r Luisa, per la Dio gratia, sta assai bene, e S.r Archangiola et io stiamo benissimo, S.r Chiara(186) ragionevolmente, e le due vecchie all'ordinario. Piaccia al Signore che anco V. S. stia con quella sanit ch'io desidero, ma non spero, mediante la crudezza del tempo; havr caro d'haverne la certezza, et in tanto gli mando queste poche paste per far colatione la sera di queste vigilie.
Vincentio c'invi hiersera un buon alberello di caviale, del quale S.r Archangiola ringratia V. S., per esser questa sua e non mia portione, perch non fa per me: io, in quel cambio, havrei pi caro da far zuppa, e parecchi fichi secchi, che fanno per il mio stomaco. La consuetudine de gl'altri anni mi fa forse troppo ardita; ma il sapere che a V. S. non  discara simil domanda, mi d sicurt.
L'orivolo, che tante volte mandai in su e in gi, va adesso benissimo, essendo stato mio il difetto, che l'accomodavo un poco torto. Lo mandai a V. S. in una zanetta, coperta con uno sciugatoio, e non ho riavuto n l'uno n l'altra; se V. S. li ritrova per sorte in casa, havr caro che li rimandi. Non dir altro di presente, se non che la saluto per parte di tutte le sopra nominate, e prego Dio benedetto che la conservi lungamente felice.

Di S. Matteo, li 19 di Febb.o 1629(187).
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei Oss.mo, a
Bello Sguardo.



1988..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 [febbraio 1630].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 91. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Subito che io hebbi la lettera di V. S. molto Ill.re, andai a ritrovare il nostro Mons.r Ciampoli, al quale lessi tutto il contenuto, facendoli riverenza come lei mi comandava. Hebbe grandissimo gusto, e in ristretto mi disse, o che mai poteva essere tempo oportuno, o che era il presente, per superare tutte le difficolt, e che V. S. dovessi venire allegramente, perch con la sua presenza e tratto e prudenza haverebbe superate tutte le difficolt; ma che giudicava bene che solo dicesse di venire a Roma per suo gusto e per vedere gli amici e padroni. Quanto al Padre Mostro(188), io lo tengo in questa verit, che V. S. si  risoluta a scrivere, confidata di essere nelle mani di huomo che sa e che intende; e lui mi ha risposto che li vive servitore di cuore. Per la prego che, avanti faccia risolutione, aspetti questo altro ordinario, che forse li potrei pi risolutamente rispondere. E non occorrendomi altro, li bacio le mani.

Di Roma, il 23.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo ed Aff.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il [....]lileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1989..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 23 febbraio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 126. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccl.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Non si dovr meravigliare V. S. Ecc.ma se sin hora non ho dato risposta alla gratissima sua, poich io non la ricevei se non l'ultima settimana di carnovale. Causa di questo  stato che ella era inviata al nostro Padre Generale, quale si ritrovava su lo stato Venetiano, e tra l'andare e ritornare in qua ha perci tardata tanto a capitarmi alle mani; e mi dispiace veramente che siano poi sopraggionti i giorni delle lettioni publiche, poich non haverei mancato di sodisfare al suo desiderio, per quanto mi fosse stato possibile. Ho per tuttavia visto qualche cosa dell'Antitichone(189), cio mezo il suo primo libro, nel quale non mi par che vi sia da dirci in contrario cos'alcuna, se non che forsi si potesse dire con maggior brevit e facilit ci ch'egli pretende ivi d'insegnare intorno alle paralassi; ma perch forsi qua lei non preme, haverei caro mi toccasse particolarmente quello ch'haveria caro ch'io vedessi. Quanto poi alle macchie solari, mi stupisco veramente che pretenda di mantenere che siano nell'aria; tuttavia puoco guadagno credo sia per fare s in queste come nell'altre cose ch'egli, contro tanti indit manifesti e tante esperienze, cerca pur di mantenere, e creder che quelli che haverano da contradirli haverano puoca briga, mentre egli vol sostener conclusioni cos assurde.
Ho inteso ch'ella  per andare a Roma alla fin di questo mese, del che infinitamente mi rallegro seco, sperando che hormai s'habbi da veder quell'opera che dal mondo  tanto desiata. E veramente fa benissimo, poich gli anni crescono, e mentre ha tempo et  nella buona congiontura di questo Pontefice, superar ogni difficolt che da quelli che son invidiosi della sua gloria gli potesse esser fatta. Aspetto con desiderio di sentir l'ultima sua resolution della partenza et insieme che mi favorisca de'suoi commandi, con che fine li baccio le mani, ricordandomeli devotissimo et obligatissimo servitore.

Di Bologna, alli 23 Feb.ro 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1990..

GALILEO a GIORGIO FORTESCUE [in Londra].
[Firenze, febbraio 1630.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 116. - Copia di mano di GALILEO: cfr. n. 1980.

Erudit.mo Viro Georgio de Forti Scuto
Galilaeus de Galilaeis S. D.

Novum profecto et humanissimum beneficentiae genus est meticulose ac verecundanter magna offerre beneficia, et tum cum maxime benefacias, ipsam dissimulare beneficentiam. Tu culpam in eo vereris(190), in quo insignem meritus es gratiam, et, amoris ac gratitudinis loco, veniam postulas. At ego indignus hac tua tam prolixa benignitate viderer, et tunc ab ea(191) forem, cui me asseris, immortalitate abhorrens, nisi hoc praeclarum esse beneficium(192) agnoscerem, obliquo insuper tuae verecundiae munere geminatum. Nimirum intelligebas, quantum onus imponeres infirmis hisce meis viribus, si palam atque aperte in meum sinum profusam istam munificentiam cognovisses: visum est igitur eam modestiae velo obnubere atque adumbrare, ut meo pudori consuleres cum acciperem, et meam tenuitatem sublevares si de referenda gratia cogitarem. Sed neutrum oportuit: nam ego noviter impudens forem, nisi nunc quoque rubore suffunderer; et plus nimio ineptus, si hanc tibi reponere gratiam meditarer. Cum meum nomen tuis inseris scriptis, et me inter eximios viros colloquentem inducis, illustras me ingenii tui monumentis, ut auguror, sempiternis; nunc ego, si velim tecum paria facere et te vicissim meo testimonio cohonestare, ridiculus essem, quippe qui Phaebo facem praeferrem, et tibi, ingentes thesauros funditanti, exiguam stipem erogarem. Adde quod nihil iam nisi de tuo tibi elargirer: nam quantulus quantulus sum, totus in aere tuo atque adeo ex ore tuo iam sum. Tu me collocupletas(193), et meas non nimis amplas ingenii facultates tua largitate honorificis exauges incrementis: ego nomine tenus, tu nomine et re mihi consulis; ego tuae scriptioni, tu meae laudi servis; ego tibi inane nomen accomodo, tu mihi illud solidae gloriae plenum reddis: ego denique imaginaria(194) adoptione in tuum librum, velut in tuum liberum, me adscisci sino; tu me in tuae gloriae veram et opulentam hereditatem vocas. Sed ne illud quidem diffitebor, me apposite Cepheum a te nuncupari, modo tu quoque non abnuas, te mihi Perseum esse: vide enim quam congrue habes Palladis clypeum, quod tibi non solum cognomen de Forti Scuto, sed doctrinae soliditas multo magis praestat: habes quoque Mercurii pennas, idest volucris ingenii desteritatem: his tu instructus, meam mihi Andromedem, hoc est famam, a livoris monstro edacisque temporis iniuriis tutam servas; et tam illa quam ego (ut olim in fabulis Andromede et Cepheus(195) a Perseo), tuis pennis elati tuaque opera subvecti, in caelo locamur et inter astra conspicimur immortales. Me vero non magnopere ea cura sollicitat, quomodo tibi vicem rependam: tibi enim satis hac ratione fieri arbitror, si palam (ut facio) tester, te mihi sydereum hoc lucis coronamentum imposuisse, tuoque solerti ingenio effectum esse, ut vivens posthuma gloria fruerer, et antequam terris decederem, adscriberer caelo.
Cum typographi suam operam absolverint(196), tuique libri(197) editionem perfecerint, unum vel alterum exemplar ad nos primo quoque tempore perferendum cures: nostram enim mirifice incendisti cupiditatem. Ego (si quaeris) arduum opus molior: magnum mundi systema(198), quod trigesimum iam annum parturiebam, nunc tandem pario. Modo cogita, quibus inter enitendum doloribus conficiar; sed confido tamen (si non dicam Lucina, sed si lucis et veritatis Auctor opem ferat), partum feliciter processurum. In hoc opere abditissimas maris aestuum causas, quibus ad haec usque tempora philosophorum ingenia saevius ipso mari aestuarunt, inquiro, et, nisi mei me fallit amor, mirabiliter pando. Proinde siquid habes circa hasce alternas aequoris agitationes diligenti nec divulgata observatione(199) notatum, ad me perscribere ne graveris. Ego pariter, siquid in manu mea et e re tua esse videris (levi nutu significes), statim exequi non gravabor. Vale.



1991.

NICCOL AGGIUNTI a GALILEO [in Bellosguardo].
Firenze, 6 marzo 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal.. P. I, T. IX, car. 164. - Autografa.

Molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

I dolori della sua gamba mi passano l'anima; e se bene mi dispiace che per essi gli venga intermesso il moto, pi non dimeno mi tormenta che gli venga intercetta la quiete. Mi consolo con la speranza che la buona cura del vivere e la dieta gli sieno per render la desiderata quiete, e per la quiete il moto, non meno desiderabile. Verrei, anzi sarei a quest'hora venuto, a visitar V. S. Ecc.ma; ma perch penso di andar tra non molto a Pisa, bisogna che io sia in Firenze, per andarmi preparando e far quel che occorre.
Circa la quaresima, posso dirgli che la lunghezza sar al solito degl'altr'anni; la profondit, i'non la intendo; la larghezza, per quelli che hanno il sussidio  grandissima, per gl'altri poi ell' secondo i busti o gusti, come pi piace a V. S. Io non mi sento da farla; ma mentre pensavo che ogni parrocchiano potesse dispensarmi, mi vien detto che bisogna ch'io vada a S. Maria del Fiore o a S. Lorenzo, dove sono persone che hanno tal facult.
Delle prediche, non ho per ancora potuto penetrarne cosa alcuna; ma far ogni diligenza possibile per servire con esattezza e fedelt V. S. Ecc.ma
Circa la villa, spedir V. S. in quattro parole. Il Guidetti non pensa pi di affittarla, ma  risoluto tenerla per s: cos mi ha riferito Messer Vincenzio Bruni, che, secondo la promessa fatta a V. S., gne ne parl. Qui per fine riverisco(200) e saluto V. S. con affetto inesplicabile.

Firenze, 6 Marzo 1630.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Devot.mo et Obblig.mo S.re et Amico
Niccol Aggiunti.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
In sua mano.



1992..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 14 marzo 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 86. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

S'io fui sollecita a domandare a V. S., non vorrei anco esser troppo tarda a ringratiarla dell'amorevolezze mandateci, le quali luned passato ci furno dalla cognata inviate, ci  un cartoccio di zibaldone e tredici cantucci molto belli e buoni. Ce li andiamo godendo, con riconoscimento dell'amorevolezza e prontezza di V. S. in satisfar sempre ad ogni nostro gusto. Hebbi anco alcuni pochi ritagli di drappi, che m'immagino che venghino dalla Portia(201).
Perch so che V. S. gusta di sentire ch'io non stia in otio, gli dico che dalla Madre badessa (oltre alle mie solite faccende) sono assai esercitata, atteso che tutte le volte che gl'occorre scriver a persone di qualit, come Governatore, Operai e simili personaggi, impone a me tal carico, che veramente non  piccolo, mediante l'altre mie occupationi che non mi concedono quella quiete che per ci mi bisognerebbe; onde, per mia minor fatica e miglior indirizzo, havrei caro che V. S. mi provvedessi qualche libro di lettere familiari, s come una volta mi promesse, e so che m'havrebbe osservato se la dimenticanza non l'havessi impedito.
Vincentio fu hiermattina da noi (forse per spatio di un'hora), insieme con la cognata e sua madre, e da lui intesi che V. S. voleva andar a Roma, il che mi dette alquanto disturbo; pure m'acqueto, supponendo ch'ella non si metterebbe in viaggio se non si sentissi in stato di poterlo fare. Credo che avanti che ci segua ci rivedremo, e per ci non replico altro, se non che la saluto con tutto l'affetto insieme con tutte(202) di camera, e prego il Signore che li conceda la Sua santa gratia.

Di S. Matteo, li 14 di Marzo 1629(203).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Se ha collari da imbiancare, potr mandarli; e si goda queste huova fresche per nostro amore.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



1993.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 marzo 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 167. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Il Padre Campanella, parlando a'giorni passati con Nostro Signore, li hebbe a dire che haveva hauti certi gentilhuomini Tedeschi alle mani per convertirli alla fede Catolica, e che erano assai ben disposti; ma che havendo intesa la prohibizione del Copernico etc., che erano restati in modo scandalizati, che non haveva potuto far altro: e Nostro Signore li rispose le parole precise seguenti: Non fu mai nostra intenzione; e se fosse toccato a noi, non si sarebbe fatto quel decreto. Tutto questo ho inteso dal Sig.r Principe Cesi, quale hora si ritrova a Nettuno e sta assai meglio, sentendo notabile beneficio(204) da quell'aria, come mi avvisa il Sig.r Stelluti. Di pi, come ho scritto in un'altra mia(205), il P. Maestro Mostro  benissimo disposto a servirla, e Mons.r Ciampoli tiene per fermo, che venendo V. S. a Roma, superar qual si voglia difficolt: per si faccia buon animo e venga allegramente, ch restar consolatissima.
Mons.re Ciampoli dice che V. S. li fa encomii troppo grandi con una parola sola, chiamandolo Mecenate(206), e che la desidera pi che non  desiderata qual si voglia cosa preciosa. Finiti dunque che saranno di copiare i Dialogi, venga senza metter tempo, acci non sopravenghino i caldi; e dia questa consolazione a tanti che la desiderano ardentissimamente, e a me in particolare, tanto suo obligato servitore. Con che li bacio le mani.

Di Roma, il 16 di Marzo 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo e Aff.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



1994...

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 2 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 130. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Per dar subito risposta a V. S. Ecc.ma, non so se li dar a bastanza sodisfattione intorno a quello ch'ella mi dimanda. Gli dico adunque che hora il 2 luogo della Matematica  vacante, e che il Cataldo(207), che leggeva al tempo del Magini, havea di stipendio s. 500 in circa di questa moneta, nel progresso per di 40 anni in circa che havea letto, e sul principio si suol havere s. 200 pur di questa moneta; se bene questa lettura sogliono darla ad un Bolognese, poich la primaria vien destinata a'forastieri. Quanto a'miei studii poi, mi ricordo bene di quello ch'ella mi disse circa il Chiaramonte: ma l'impedimento della lettura publica, e poi l'attendere alla compositione di una trigonometria, fondata sopra i logaritmi differenti da quelli del Nepero(208), mi distoglie da ogni altro studio; et a questa fatica mi  coadiutore il molto R. P. Antonio Roncho, molto amatore di questi studii, quale se li ricorda devotissimo servitore, nella cui camera scrivo la presente.
Il S.r Cesare(209) non l'ho anchora visto; per mi ricordar di fare il debito. Desidero di veder la sua opera quanto prima, come anco tutti questi Signori; e perci bramo la sua andata pi adesso che all'autunno. Se io non li do con questa intiera sodisfattione, mi scusi, che scrivo di frezza; un'altra volta forsi potr meglio sodisfarla, e fra tanto me li ricordo obligatissimo e devotissimo servitore, pregandoli dal Signore felicit e longa vita.

Di Bologna, alli 2 Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.



1995.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 169. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ho letta la lettera di V. S. molto Ill.re al nostro Mons.r Ciampoli, quale ha sentito, come sempre sente, infinita consolazione intendendo il suo buon stato e la continovazione delli studii, indirizzati non solo al splendore del nostro secolo, ma dei futuri ancora, che Dio glie ne conceda longa grazia. Quanto al venire qua a Roma, dir le precise parole di Monsignore: che lei  desiderata pi che qual si voglia amatissima donzella, e sempre che verr, sar padrona della casa di Monsignore, e potr disporre di lui e delle cose sue come proprie. Quanto alla stanza della Trinit de'Monti,  tenuta da tutti la meglio di Roma senza difficolt: s che, quanto a questi rispetti, lei potrebbe venire di presente; tuttavia se li torna pi commodo il differire sino all'autonno futuro, il medesimo Monsignore si compiace d'ogni suo gusto, e sempre la servir di cuore, non solo con le fatiche per sollevarla, ma ancora con il favore appresso tutti e in particolare con Nostro Signore, con il quale Monsignore continova con la medesima grazia di sempre, con infinita sodisfazione di S. S., con la quale si ritrova sempre due o tre volte il giorno, n mai s' interrotta n pure con pensiero, come alcuni (che credo siano pochi), indegni di participare della gloria di Monsignore, hanno sparso cost quello che loro desideravano, lontanissimo non solo dal vero, ma da ogni verisimile. Dio glie lo perdoni.
Il Sig.r Michel Angelo Buonarroti li bacia le mani con ogni affetto. Il Sig.r Principe  fuori di Roma a Nettuno, dall'aria del qual loco sente notabile miglioramento. Io sto bene, e bevo e orino allegramente, che  il primo punto; il secondo poi, mi vado continovando la grazia dei Padroni con mia sodisfazione. La supplico a inchinar il mio nome a tutte coteste Ser.me Altezze, delle quali viver eternamente devotissimo servitore; e a lei bacio le mani.

Di Roma, il 6 d'Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1996..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 6 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 107. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Speravo di poter in voce satisfare al debito che tengo con V. S. di darle le buone Feste, et per ci ho differito fino a questo giorno, nel quale, vedendo riuscir vane le mie speranze, vengo con questa a salutarla caramente e rallegrarmi che siano passate felicemente le Sante Feste di Pasqua, giovandomi di creder ch'ella stia bene non solo corporalmente, ma anco spiritualmente: e ne ringratio Dio benedetto. Solo mi d qualche disturbo il sentire che V. S. stia con tanta assiduit intorno a i suoi studii, perch temo che ci non sia con pregiuditio della sua sanit; e non vorrei che, cercando di immortalar la sua fama, accorciassi la sua vita, vita tanto riverita e tenuta tanto cara da noi suoi figliuoli, e da me in particolare, perch, s come ne gl'anni precedo gl'altri, cos anco ardisco di dire che li precedo e supero nell'amore inverso di V. S. Pregola per canto che non si affatichi di soverchio, acci non causi danno a s et afflitione e tormento a noi. Non dir altro per non tediarla, se non che di cuore la saluto insieme con S.r Archangiola e tutte le amiche, e prego il Signore che la conservi in Sua gratia.

Di S. Matteo, li 6 d'Aprile 1630.
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



1997.

GALILEO a [GIOVANFRANCESCO BUONAMICI in Madrid].
Bellosguardo, 8 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 61-62. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Colend.mo

Io resto talmente confuso dall'eccesso di cortesia di V. S. molto I., che non so da qual capo cominciare per rendergli le debite grazie de i tanti offizii fatti per me e dell'ardente affetto che mostra haver verso le cose mie; e credami che questa confusione mi ha ritenuto molti giorni dal prender la penna per dar risposta all'ultima sua, piena di tanti segni di benignit: e finalmente pur mi convien ricorrere all'istessa cortesia che con tanti obblighi mi lega, acci da i medesimi mi assolva, appagandosi d'un puro affetto e d'una larga confessione del mio debito.
Fu qua il S. Esa(210), e gi credo che dal medesimo haver inteso V. S. come fui due volte seco a ragionamento, e come eramo restati in appuntamento che S. S.a mi favorisse di venire un giorno alla mia villa, situata in luogo eminente, per di l poter esperimentar l'eccellenza del telescopio che havevo preparato per S. M.(211), et anco veder il modo del maneggiarlo et insieme anco l'uso del piccolino, assai pi difficile a poterlo circoscrivere con parole senza vederne la pratica. Ma i tempi sempre torbidi credo che fusser cagione che detto Signore non fu da me: e forse qualche inaspettato ordine cagion la sua partita di qua, s che non la seppi se non alcuni giorni dopo. Gli toccai, nel ragionare, alcun motto sopra la mia invenzione del graduar la longitudine, e me ne ricerc di qualche informazzione in scritto per potersene servir cost; ma la partita improvisa tagli tutti gl'appuntamenti.
Il telescopio, per la parte che dependeva da me, era all'ordine sino allora, e se ne poteva veder l'uso; ma l'artefice(212), che doveva coprire il cannone (che  lungo circa 3 braccia) et adornarlo alla similitudine di quello che donai al Ser.mo Arciduca Carlo(213) di gl. m.a, e che penso che V. S. vedesse, mi ha trattenuto e trattiene ancora con sue ciancie: pure penso che fra 3 o 4 giorni sar finito, e subito, fattolo vedere al S. G. D.a, che pur ne ha un simile et ha sentito di questo, procurer che sia inviato a V. S., acci ne disponga secondo quella pi oportuna occasione che se gli presenter, et insieme con esso mander anco il piccolino.
Quando ricevei la lettera di V. S., gi era partito l'Ambasciadore, s che non ci fu tempo di trattar con esso della longitudine, come mi avvertiva V. S.(214) Hora, in questo proposito io mi ritrovo ancora la bozza di altre scritture et informazzione che altra volta mandai cost. So che ho d'havere ancora la lettera che dovevo presentare al Vicer di Napoli, dove era l'ordine di sentirmi e referire poi cost; ma per molto ch'io l'habbia cercata, non l'ho per ancora potuta ritrovare: ma ne far maggior diligenza, e mander quella e 'l resto ancora a V. S.; e l'harei fatto di presente, se non fussi tanto angustiato dalla strettezza del tempo, che mi tiene occupatissimo nel rivedere e dar l'ultima mano a i miei Dialogi, per trasferirmi con essi a Roma per pubblicargli e spedirmi in tempo di poter ritornar qua avanti S. Giovanni: e gi sono in procinto per partirmi fra 8 o 10 giorni, e licenziato dal G. D. Spedito di questo negozio, ripiglier con pi quiete l'altro della longitudine, se ben veggo delle difficult di poterlo effettuare per via di lettere, senza l'abboccamento con persone intelligenti: tutta via ne tratter con pi agio e pi allungo con V. S., che assolutamente ne potr restar capacissima pi d'ogn'altro.
Ho vedute le informazzioni che mi scrive circa gl'accidenti particolari de'flussi e reflussi(215), e gliene rendo grazie, aspettandone ancora altre particolarit che mi accenna: ma di grazia non si lasci trasportar tanto dal desiderio di favorirmi, che si metta sino a mandarmi copia di lunghi capitoli di libri stampati; et un'altra volta baster avvisarmi l'autore, perch qui si trover. Questa amorevolissima diligenza di V. S. mi fa arrossire e disperar interamente delle mie deboli forze, impotenti a corrisponder mai con verun segno a tanta cortesia. Una cosa sola mi conforta, e questa  il veder a quanto buon mercato ella d s nobil mercanzia; che mi  argomento che il fondaco del suo petto ne sia abbondantissimamente ripieno, e che per ella sia per restare appagata di quel tenue prezzo che da me gli pu venir contribuito: per di questo degnisi di satisfarsi per ora, sin che miglior fortuna mi porga occasione e potest di poterla pi proporzionatamente pagare. Intanto con vero affetto gli bacio le mani, come fo anco al S. Esa, e dal S. Dio gli prego intera felicit.
Ieri fu da me qua su in villa la S.a Sestilia(216), per rivedere insieme il piccolo Galileino suo figliuolo, che  qui a balia in vicinanza. Ella sta bene, e sentendo che volevo scrivere a V. S., mi ordin che in suo nome caramente la salutasse, s come fo.

Da Bellosguardo, li 8 di Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1998..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 14 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 109. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Non ho dubbio alcuno che V. S. non sia pronta a mandarmi molto volentieri quanto hier l'altro gli domandai; ma se per disgratia la memoria non gli servissi, ho stimato necessario il tenergli ricordato il fiasco di vino, due ricotte e quell'altra cosa per doppo l'arrosto; non limone o ramerino, come V. S. disse, ma cosa di fondamento, secondo il suo gusto, per domattina all'hora del desinare delle monache. La staremo aspettando, insieme con la cognata e Vincentio, s come ne promesse. Et fra tanto, pregandole da Nostro Signore ogni desiderato contento, la salutiamo di cuore.

Li 14 d'Aprile 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1999.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 17 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 171-172. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il dolore che V. S. Ecc.ma affettuosamente mi attesta di haver sentito per la nuova della mia non intera sanit, mi  stato pi grato che non mi era molesto il non ritrovarmi interamente sano, essendomi chiaro testimonio della benevolenza che da lei mi vien continuata; il qual dono io ricevo con maggior gusto dalla sua benignit, che quel della sanit dalla natura. Veramente io sono stato non solo un poco travagliato nel modo che le disse il S.r Peri, ma di pi gioved mattina mi si aggiunse, con dolori atroci nelli intestini, una dissenteria manifesta, la quale mi messe in timore di gravezza di male; ma, per divina clemenza, il venerd sera inopinatamente mi cess in tutto, s che potei sino hier l'altro uscir del letto, et hora mi trovo in ragionevole stato di sanit. Mi manca solo il recuperar le forze, quali sento ancora assai prostrate, sicome anco la testa indebolita; e questo mi render scusato, se replicher brevemente alla sua cortesissima.
Le dico dunque, come io, sebene e per il ragionevole stipendio che ho da questo Studio, e per la benevolenza del Principe, e per la vicinanza de'miei e per altri commodi et interessi, ho gran cagione di contentarmi del mio stato presente, tuttavia se mi sortisse il poter haver la cattedra di Padova, l'accetterei volentieri, e per veder quelle citt, il cui nome solo mi produce interna allegrezza e curiosit, e per maggiormente stimolarmi a far progressi nella professione, e per riconoscere i nobili vestigi in quelle parti altamente impressi dalla singolar dottrina di V. S. Bisogna ben ch'io consideri, che seben la mediocrit del mio merito si deve contentar d'ogni cosa, tuttavia la tenuit delle mie sostanze non comporta che io mi lasci deteriorar le condizioni che ho di presente. Gi V. S. sa la mia provvisione: a questa si aggiugne l'augumento, che a punto, havendo finito il quadriennio, mi tocca quest'anno, e sar, secondo il mio pensiero, intorno a 50 scudi: in oltre non son fuori di speranza di ottenere il Collegio, che importerebbe circa a 60 altri scudi. Di modo che non mi par di dover pigliar altra lettura se io non ho almeno 450 scudi di provvisione.
Questo  quanto mi occorre dirle. Qui facendo fine le bacio con affetto inesplicabile le mani, mi rallegro seco di cuore per l'ottime nuove datemi dal Sig.r Dino(217), e gl'auguro felicissimo il viaggio di Roma, nel quale e doppo il quale piaccia a Dio di concederle tante prosperit quant'ella merita et io le desidero.

Pisa, 17 di Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Obblig.mo S.re e Discepolo.

[vedi figura 1999.gif]



2000..

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Valeggio, 23 aprile 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 99. - Autografi la sottoscrizione e l'indirizzo interno.

Molto Ill.re Sig.re

Le gentilissime lettere, che mi pervengono di V. S. di X, mi comprobano la continuatione del suo cortese affetto, et ne la ringratio assai. Gradir sempre il testimonio della sua molta amorevolezza verso la mia casa. In quanto alla richiesta che mi fa circa il nome del gi S.r mio fratello, che desidera pur nominare nelle sue compositioni, non so che riportarmi alla gentilezza, dalla quale, anco senza tali dimostrationi, riconosco la sua ottima volont verso la mia casa. Me le eshibisco altretanto pronto a tutte le occorrenze, augurandole per fine compita felicit e prosperit e lunghi anni.

Dal campo in Valezo, li 23 Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fiorenza.
Aff.mo per ser.la
Zacc. Sagredo.



2001.

NICCOL AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 24 aprile 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 173. - Autografa.

Molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Se io sono a tempo, di nuovo gli do il buon viaggio con queste due righe, e la ringrazio con vivissimo affetto della diligente orditura del nostro negozio(218), alla quale spero nella sua benevolenza che corrisponder il ripieno e la tessitura, la qual, essendo sua, non pu se non far tela di tutta sodisfazzione. Io terr il telaio copertissimo, acci non venga chi ci faccia, nel menar delle calcole, versar la bozzima. Se altro occorre, il Sig.r Peri, per il quale principalmente ho messa su questa tela, supplir lui, e con lui baster trattare, perch  informatissimo della mia volont, anzi ha in s stesso la mia stessa volont.
Qui per fine ossequiosissimamente la saluto e riverisco, aspettando di rivederla a mezo Giugno con mille buone nuove et allegrezze.

Pisa, 24 Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Obblig.mo Discepolo e Ser. Devot.mo
Niccol Agg.ti

Fuori: Al molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Fil.o e Mat.co pr.io di S. A. S.
Firenze.



2002.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Bellosguardo].
[Firenze, 28 aprile 1630].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 175. - Autografa.

Sono hora le nove, mentre torno a casa dalla Segreteria, et avanti di andare a letto scrivo questa a V. S.
Le mando la lettera per il S.r Ambasciatore(219), col sigillo volante. Della lettiga il S.r Bal(220) non si  ricordato di cavarne l'ordine, cio credeva che V. S. lo havesse gi havuto. Egli andr domattina, anzi stamattina (dormito che haver), al Poggio, et ne piglier l'ordine, et soscriver la poliza per il S.r Marchese Coloreto, che gi ho fatta et gli ho data. Ma se la lettiga non potr essere alle 18 al Monastero di S. Matteo, vi verr alle 19 o alle 20, et io ne sar sollecitatore. Et di nuovo prego il buon viaggio a V. S., et le do il buon giorno.
La mattina di Domenica, mentre suona l'Ave Maria di mattutino.

Oblig.mo Ser.
Geri Bocchineri,
stracco et sonnacchioso.



2003..

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Valeggio, 28 aprile 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 100. - Autografa.

Molto Ill.re S.re

L'altro giorno resi gratie a V. S. della dimostratione del suo affetto verso la memoria del gi S.r Gio. Francesco mio fratello, et in conseguenza della mia casa; ma perch dubito che quella lettera, non bene indrizzata, possa mal capitare, ho stimato debito della mia gratitudine la replica delle presenti, con le quali, attestandole il mio pieno gradimento verso quanto si compiace ella communicarmi, co 'l rimettermi a ci che le viene suggerito dalla sua stessa cortesia, me le offerisco sempre con ogni cordiale amorevolezza, corrispondente alla stima che fo della virt sua, e le prego dal S.r Dio ogni maggior prosperit.

In campo a Vall.o, 28 Aprile 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fiorenza.
Aff.mo per ser.la
Zacc. Sagredo.



2004..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 4 maggio 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3347 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Il S.re Galileo Galilei arriv qui hiersera all'improviso con una lettera di lei(221), in esecutione della quale le ho dato alloggio in questo palazzo....



2005..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 11 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 9. - Minuta, non autografa.

Il Bal Cioli.
Al Sig.re Ambas.re Niccolini.
XI Mag.o 1630.

Prima che mi arrivino altre lettere di V. E., voglio accusarle la ricevuta delle sue de'4(222): alle quali veggo di haver poco da replicare....
Non si maravigli V. E. che il S.re Galileo Galilei le arrivasse addosso all'improviso, perch io non lo seppi se non quando hebbi ordine di accompagnarlo con quella mia lettera per V. E.(223)....



2006.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 14 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 177. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

V. S. non ci ha lasciato desiderare nuove di s, perch quando appunto noi facevamo conto ch'ella fusse giunta in Roma, ci comparsero nuove et lettere di lei; et ci siamo tutti rallegrati di sentire ch'ella fusse arrivata a salvamento, ricevuta anche con molta amorevolezza dal S.r Ambasciatore Niccolini. Adesso che S. S.t sar tornata da Castel Gandolfo, V. S. haver havuta commodit di baciarle i piedi et di dar principio a'suoi negozii, per la buona et presta speditione de'quali noi preghiamo Iddio, acci V. S. se ne possa tornare prima che venghino i caldi, perch per ancora noi habbiamo fresco, et spesso piove.
Parlai un po'alla larga col Cecconcelli; et egli, senza saper la parentela che passa fra noi, mi disse che la differenza quanto al cannone dell'occhiale(224) nasceva solo dal prezzo, perch egli pretende del suo lavoro 18 o 20 S.di al meno: et questo me lo disse incidentemente, per mostrarmi che il cannone era fatto a posta et che per questa somma, se io lo voglia, me lo dar; et siamo restati che io vadia a vederlo a casa sua, non lo tenendo egli in bottega: n si sgomenta di cavar questo denaro da qualsivoglia altri, et dice che all'ultimo lo mostrer a'Ser.mi Padroni, i quali, per esser il lavoro curioso, sperer che glielo pagheranno anche da vantaggio della sudetta somma. Ma io aspetter, prima di andare a vederlo, che V. S. mi risponda quel che devo fare.
Per sua notizia intanto le avviso, che questo giorno ho havute lettere del S.r Cav.re Buonamici(225) de'24 di Aprile, che mi dice che fra pochi giorni sperava di potersi sbrigare da Madrid per tornarsene in Italia, et il S.r Esa dal Borgo, arrivato in Barcellona et risanato di un po'di male sopragiuntoli in quella citt, si metteva in ordine per seguitare il suo viaggio verso la Corte.
Tutti qui stiamo bene, et il S.r Vincenzio et la Sestilia seguitano di godere la villa, ma il S.r Vincenzio, per quanto intendo, deve esser travagliato dal suo solito catarro. Bacio le mani a V. S., a nome ancora di mio padre et di tutti i nostri.

Di Fiorenza, 14 Maggio 1630.
Di V. S. molto Ill.re


Il S.r Bal Cioli bacia le mani a V. S.; et gi haveva havuto nuove di lei dal Sig.r Ambasciatore(226).


Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2007...

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 18 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 179. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

V. S. dover haver baciato a quest'hora li piedi a S. S.t, et essere stata dalla S.t S. accolta con molta benignit; et mi rallegro intanto degli honori che le haveva fatti il S.r Card.le Barberino.
Il S.r Vincenzio fu poi necessitato a farsi condurre a Fiorenza in seggetta, travagliato sempre pi dal catarro(227), con l'accompagnatura poi anco della febre; et volse il S.r Vincenzio, per commodit de'medici et de'medicamenti, esser trovato pi tosto in Fiorenza che in villa, caso che il male fusse aggravato: et se bene per ancora egli non ha chiamato il medico, non  per questo ch'egli non lo dovesse fare; ma egli dice che a questo vuole indugiare pi che pu. La Sestilia intanto manda a V. S. la mostra di tre drappetti, acci ella possa pigliar quella che pi le piaccia per la sua zimarra; et se a V. S. non gusti alcuna di queste, la Sestilia si rimette alla sodisfatione di lei, purch il drappo sia di questa qualit ricciata.
Torn tre giorni sono all'improviso di Germania l'Alessandra, mia sorella(228), con buona salute, havendo saputo sfuggire in 18 soli giorni di viaggio li mali incontri della guerra et della peste, con maraviglia di chiunche l'ha qui saputo.  andata hora a Prato a rivedere le cose sue, ma prima fu a visitare il S.r Vincenzio.
Tutti nel resto stiamo bene et baciamo le mani a V. S.

Di Fiorenza, 18 Maggio 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2008.

DINO PERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 18 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 132-133. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Sig.r Galileo, vengo a darle una buona nuova. Mio padre era morto, e hora  risuscitato: guardi V. S. s'i'ho cagione di rallegrarmi. Tre o quattro giorni doppo ch'ella si fu partita di qua, cominci a sentirsi ammalaticcio: venne via la febbre, lo messe nel letto senza lasciarli requie. Marted notte poi della settimana passata gli parve d'esserne netto e d'haver preso un po'di riposo, e la mattina, perch'egli haveva nel cuore un negotio di denari per la Depositeria, che gli premeva, si leva cheto cheto, dice a una serva ch'egli sta bene, e se ne va fuora intorno a quella sua faccenda. Doppo che l'hebbe spedita, e affaticata la testa per un buon pezzo in quel contar di denari, gli venne desio d'una messa, e, per cavarsi questa voglia, si messe in ginocchioni; ma non gli fu fatta la gratia di gustarla tutta, perch intorno al levar del Signore si sent venir travaglio allo stomaco, e si risolvette a rizzarsi per andar su qualche panca a sedere. In questo muoversi viene uno svenimento repentino, che lo precipita in terra con una percossa della testa tanto grande, che il rumor solo fece stimarlo per morto a chiunque era in chiesa. Venne subito soccorso e conforto, e alcuni gentilhuomini lo messero in seggiola e l'accompagnorno a casa, dove a punto io intendevo da colei la nuova dell'esser uscito del letto e di casa, e parte mi rallegravo, parte mi scandalizavo e andavo in collera; quand'i'me lo veggo portar avanti sudato, agghiacciato, privo d'ogni forza e, si pu dir, affatto d'intendimento, e in somma in grado tale ch'io dubitavo che m'havessi a spirar tra le braccia innanzi ch'io finissi di spogliarlo. La camicia era molle fradicia, seguitava pur nel letto medesimo a sudare, non poteva quasi formar parola, non si trovava cosa che gli ravvivassi gli spiriti. Giudichi V. S. che travaglio e che tormento era il mio, nel vedermi tolta ogni speranza di non l'haver a perdere. Quivi sicuramente non appariva vita per du'hore. Ma in fatti e'si trova adesso vivo, e in tale stato di salute che si pu chiamar franco. Nella testa non ci hebbe rottura, ch la sua minor disgratia volse che nel cadere dessi prima delle natiche in terra, e poi della memoria; che se il colpo veniva a tutto piombo, il poveretto restava quivi per sempre. Il dolore che ci haveva  passato: la febbre ancora non malign, ma in capo a non molti giorni si messe in declinatione, e di presente non ce n' pi residuo. Non ci  rimasto cattivo segno nessuno, e non mi tiene con un po'di timore se non il saper da'medici che le percosse della testa fanno delle stravaganze grandissime, s che si sien trovate persone star bene venti, 30 e 40 giorni doppo il colpo, e poi morirsene presto presto; ma veramente questo non crederei mai che fusse per essere un caso simile. Me ne sto con l'animo assai quieto, e mi par proprio d'esser risuscitato anch'io, perch mi toccava a riparar per tutto, esser sempre in mille sorte di brighe, alienissime dal mio genio. M' bisognato fare in sin da legista, e affaticarmi per cento versi intorno al testamento ch'egli ha volsuto finire; e poi la compassione e il sollevamento dell'animo continuo, e quel conoscermi astretto, nel suo partirsi da noi, a mettermi a far da babbo d'una gran famiglia, quand'i'ho bisogno di star ancor ne'pupilli, mi teneva in perpetuo tormento e batticuore. Hora ch'i'me ne trovo libero, non mi basta il rallegrarmene meco medesimo: vo dicendo questo miracolo d'un anno pestilente a chiunque i'conosco, e con tutti mi rallegro del buono e inaspettato fine de'miei travagli. Per questo medesimo effetto l'ho conferito ancor a V. S., confidando nell'affetion particolare, di che ella mi tiene honorato et obligato tanto, che simil nuova non possa recarle se non qualche gusto. Rimarr appresso, nel medesimo tempo, giustamente scusato, se il mio silentio di tanti giorni non le fusse piaciuto, e mi chiamasse tardo in pagare il debito dovutele di venire a farle ossequio e riverenza. Credo ben pi tosto che ci non mi sarebbe ascritto da lei a mancamento, ma pi presto a buon fine di non costrigner la sua infinita gentilezza a incommodarsi per rispondermi, s che ella si chiamasse appagata e pi contenta del mio tacere che delle mie lettere: e per questa cagione potrei adesso venir dissuaso dallo scriver la presente; ma c' in me un desiderio cos eccessivo d'haver nuova da lei, prima della sua sanit e poi del negotio di quell'opera divina, che mi  forza l'essere importuno e il non guardare a interrompere i suoi nobili pensieri, ma a pregarla di quattro versi di risposta e contentar me ed alcuni amici, che pur badano a chiedermi avviso di quel che si tratti in coteste parti. Noi stiamo con martello d'una bellezza tanto venerabile e peregrina, e non vorremo che la maligna schiera degli invidiosi, o quella miserabile degli stolti, havesse a tenerla nascosta sotto la loro ruvidissima scorza e sotterrar nelle tenebre una fabbrica cos stupenda. Supplico di nuovo V. S. a favorirmi di qualche ragguaglio delle sue speranze.
Doppo la sua partenza mi messi a leggere quella digressione circa le stelle nuove del Chiaramonte, perch questa non era nell'opera ch'io fui favorito di godere quei quattro giorni, ma si trovava ancora nella mente e sotto la penna di V. S.; e per non essendo stata da me gustata con quella libera application di mente con la quale i'havevo assaporato il resto, volsi assaggiarla con qualche attentione. M'occorse nel progresso alcuna difficult, e l'andavo notando su qualche fogliuccio; ma perch le mi moltiplicorno tra le mani, mi venne in pensiero di ordinarle e mandarle a V. S., e per diminuir forse qualche neo, e per servirmene di occasione per farmi scriver da lei un verso e intender quanto prima i trattamenti di cotesti sopracapi verso l'interesse di V. S. o, per dir bene, verso l'interesse di tutta la republica scientiata e di tutti gli huomini che habbin discorso non indegno del titolo humano. Il male di mio padre m'interroppe l'assegnamento, ma potr adesso ripigliar l'istessa mira e rimaner consolato dalla sua amorevolezza. Gne ne mander dunque posdomani per lo straordinario.
Al P. Rev.mo Don Benedetto mi ricordo servitor affetionatissimo, gli offerisco la servit mia con tutto l'affetto, gli mando mille saluti dal pi intimo del cuore, e con ogni debita reverenza me gli inchino e gli bacio la mano. Mi rivolgo a presentarli per mezo di V. S. il mio benevolentissimo animo, per renderlo infinitamente pi accetto appresso sua Sig.ria Rev.ma Di V. S. poi sono schiavo innamoratissimo e incatenatissimo; non posso esser pi suo di quel ch'io mi sia. Me le ricordo per tale, e per tale son desiderosissimo d'essere adoperato da lei. Io l'adoro e l'adorer in eterno. E qui le bacio reverentissimamente e affettuosissimamente ambe le mani.

Fir.ze, 18 Maggio 630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Son pregato dal S. Domenico Pieratti scultore a salutarla debitamente in nome suo, e ricordarle il favorirlo per conto di quel suo modello etc.


[vedi figura 2008.gif]



2009...

ANTONIO BADELLI a ........
Roma, 18 maggio 1630.

Arch. di Stato in Modena. Avvisi di Roma, 1630. - Di mano sincrona.

.... Qua si trova il Galileo, ch' famoso mathematico et astrologo, che tenta di stampare un libro nel qual impugna molte opinioni che sono sostenute dalli Giesuiti. Egli si  lasciato intendere che D. Anna(229) partorir un figliuolo maschio, che alla fine di Giugno haremo la pace in Italia, e che poco doppo morir D. Thadeo et il Papa. L'ultimo punto viene comprovato dal Caracioli(230) Napolitano, dal Padre Campanella, e da molti discorsi in scritto, che trattano dell'elettione del nuovo Pontefice come se fosse sede vacante(231)....



2010..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 19 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 11. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Per rispondere a diverse lettere di V. S. Ill.ma, posso dire che a noi non dispiacque per altro l'arrivo improviso del S.re Gallileo, che per farlo restar meglio servito, perch nel resto siamo tutti di questa casa contentissimi della sua virtuosa e gentilissima conversatione, e ci parr molto strano quando ci lasser per tornarsene a Firenze. Intanto io non resto d'aiutarlo col Padre Maestro del Sacro Palazzo, perch venga favorito di stampar la sua opera; ma io credo che v'incontrer per ancora qualche difficult: nondimeno si va studiando e vedendo tuttavia....



2011.

FILIPPO NICCOLINI a GALILEO [in Roma].
Firenze, 20 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 181. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.te Sig.r mio,

Conforme V. S. m'imponeva, ho scritto al Padre Visconti(232), acci si compiaccia della facile e presta speditione nella publicatione del libro che V. S. ha portato a Roma per metterlo alla stampa. E per maggiormente servire V. S., ho preso ordine dal Ser.mo Principe Gio. Carlo(233) di accennare a detto Padre che far anco cosa grata a S. A.; e per spero che, per quanto atterr al Padre Visconti, V. S. ne possa sperare ogni facilit. E se in altro posso impiegarmi in suo servitio, mi accenni, che rester servita. E per fine le bacio le mani.

Firenze, li 20 Maggio 1630.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.te
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo di V. S.
Filippo Niccolini.



2012...

DINO PERI a GALILEO in Roma.
Firenze, 20 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 183. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Questi sono gli scrupolucci che accennai a V. S. hier l'altro(234). Penso che a questa hora ell'havr ricevuto la lettera, se gi il corriero non giugnessi prima del procaccio, com'i'so che alle volte accade. Forse non dovrei mandarle un simil cicaleccio, ma i'mi contento d'esser tenuto da lei pi tosto sciocco e matterello, pur ch'ella mi conosca per gelosissimo e innamoratissimo di lei e delle cose sue, e mi faccia maggiormente partecipe dell'amor suo, se non per altro per compassione e corrispondenza del mio tanto affetto; il quale ancora potrebbe non apparire in tutto disutile, mentre V. S. incontrassi con una scorsa qualche coserella da poter esser avvertita.
Se io ricever gratia da lei di un verso di risposta, rinuovo le preghiere della lettera passata, supplicandola a farmi consapevole di quanto succeda per la speditione del suo negotio e commune consolatione et allegrezza di tutti i galanthuomini. Ci par troppo strano che chi s'offerisce di mostrar maraviglie d'un nuovo mondo, in cambio d'essere stimolato et adorato perch ci faccia una tanta gratia quanto prima, s'abbatta in gente cos stupida et inhumana, che si getti a traverso, non voglia aprir gli occhi proprii, e non voglia che vi s'accosti chi se ne muore di desiderio. Di gratia, se V. S. pu darci nuova gratulatoria, non ci neghi questo conforto. Le fo humilissima reverenza, e le bacio cordialissimamente la mano.

Fir.ze, 20 Maggio 630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Obblig.mo e Deditiss.o Servo
Dino Peri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2013..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [In Roma].
[Firenze,] 20 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 13. - Minuta, non autografa.

Il Bal Cioli.
Al S.re Ambas.re Niccolini.

20 Mag.o 1630.

Con un corriero di cost per Genova io ho ricevuto lettere di V. E. de'18 et 19(235). Alla prima rispondo di mia mano, et alla seconda replicher con questa quel poco che mi occorra.
S. A. ha sentito volentieri il gusto che V. E. riceve della conversazione del S.re Galilei, et molto pi le piacerebbe ch'egli se ne potesse quanto prima tornare consolato, con havere superato le difficult dello stampare la sua opera....



2014.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 21 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 185. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho fatto sentire al S.r Bal Cioli quanto V. S. mi ha scritto con la sua de'18; et egli ha havuto molto gusto di intendere la benignit che le ha dimostrata S. B.ne nella sua prima et lunga audienza, et che ell'habbia cominciato a trattare i suoi negozii in modo che ne speri buona terminatione: et queste nuove hanno rallegrato tutti delle nostre case, et io, che sento me pi degli altri, ne ho preso contento straordinarissimo, perch vorrei ch'ella si spedisse bene et presto di Roma, per esser qua al pi lungo a S. Giovanni, et non havesse a essere necessitata a fare la state a Roma. Il S.r Ambasciatore scrive qua gran cose del gusto che riceve della conversatione di V. S.(236); et il Gran Duca, che ha sentito queste lettere, ne ha havuto molto piacere.
Et per tornare al S.r Bal, egli dice che quando habbia da servire a V. S., ella non guardi alle sue occupationi, ma gli scriva pure, senza carico di coscienza et senza scrupolo di commetter sacrilegio.
Saluter per lettere mio padre et mia madre(237) a nome di V. S., com'ella comanda, essendo essi andati a Prato in compagnia dell'Alessandra(238) mia sorella.
Qua non grandina, ma piove spesso, con vento et con freddo. Al S.r Can.o Cini(239) mandai subito la sua lettera. Et con tutto l'animo bacio le mani a V. S., a nome anche di Alessandro et di Lodovico(240), che si purga.

Di Firenze, 21 Maggio 1630.
Di V. S. molto Ill.re


La prego di fare in mio nome affettuosa reverenza al S.r Ambasciatore et, se non sia troppo ardire il mio, anche alla S.ra Ambasciatrice(241), conservando io la memoria che devo delle grazie fattemi da loro EEcc.ze


Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2015..

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 22 maggio 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

.... Finita la mia audientia, non essendo io ancora uscito della camera di essa, chiam il Re D. Antonio di Mendoza, suo Secretario di Camera, al quale tocca l'assegnare l'audientia, e li disse che mi domandassi se li havevo portato un ochiale di quelli del S.r Galileo, conforme a una memoria che mi fece mandare a Barzelona, mentre ero in procinto d'imbarcarmi per cotesta volta; il quale, ancorch prevenuto dal detto S.r Galileo per mezzo del S.r Cav.re Bonamici, non ho portato con me, non havendomi permesso la brevit del tempo il trasferirmi a Bello Sguardo, dove detto S.r Galileo voleva farmi la dimostratione(242), acci io la potessi riferire a S. M.t, perch ricevessi pi satisfatione di questo suo instrumento. V. S. Ill.ma ne dar conto a S. A. nostro S.r, acci mi faccia gratia di far chiedere al S.r Galileo il detto ochiale con altro strumento che haveva preparato; e V. S. Ill.ma si compiacer mandarlo con il primo corriere, acci io possa uscire di questo impegno, havendo risposto che rest in Fiorenza con altre cose che mi si dovevano inviare: e ricorro al favore di V. S. Ill.ma, perch non ardischo adiritura domandarlo al detto S.r Galileo, temendo che si possa forse esser disgustato. E venga con una minuta distinta delle misure et ogn'altra avertentia, acci possa darglielo qua ad intendere, per essere della medesima qualit d'un altro che dette al Ser.mo Arciduca Carlo(243), che sia in gloria, secondo che  dato intentione egli medesimo....



2016..

ORAZIO MORANDI a GALILEO [in Roma].
[Roma], 24 maggio 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n. 49. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Domenica prossima della Santissima Trinit sto attendendo esser favorito da V. S. a far penitenza quass a S.ta Prassedia, dove sar il P. Consultore, Maestro Lodovico Corbusio, gi Inquisitore di Firenze, et il P. Visconti, compagno del P. Rev.mo Maestro di Sacro Palazzo. Non occorrer che s'incomodi di rispondere, ma prepararsi a venire, aspettandola infallantemente; e le bacio affettuosamente le mani.

Di S.ta Prassedia, il d 24 Mag. 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Obbligatiss. Serv.re
Don Orazio Morandi.

Fuori: Al molto Ill.re mio Sig.re e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.



2017..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 25 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 111. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho preso infinito contento, insieme con S.r Archangiola, di sentire che V. S. sta bene, il che pi mi preme che altra cosa del mondo. Io sto ragionevolmente, ma non interamente bene, poi che ancora sono in purga mediante la mia oppilatione; e per questo e per le molte faccende che haviamo in bottega in questo tempo, non ho prima scritto a V. S. et alla S.ra Ambasciatrice. Mi perdoni la negligenza, e veda se l'inclusa sia a proposito; se no, ne aspetto la corretione.
S.r Archangiola e tutte l'altre stanno bene, eccetto S.r Violante(244), che se ne sta con il suo solito flusso di corpo.
La Madre badessa saluta V. S., e le tien ricordato quanto in voce le disse: ci  che, se per sorte se li porgessi qualche occasione di procurar qualche elemosina per il nostro monastero, facci questa carit d'affaticarsi per amor di Dio e nostro sollevamento: et io di pi aggiungo che veramente par cosa stravagante il domandare a persone cos lontane, le quali, quando habbiano a far benefitio ad alcuno, lo vorranno fare a i loro vicini e compatriotti; non dimeno io so che V. S. sa, aggiustando il tempo, trovar dell'occasioni da poter ottener l'intento suo; e per ci gli raccomando caldamente questo negotio, perch veramente siamo in estrema necessit, e se non fossi l'aiuto che haviamo di qualche elemosina, andremmo a risico di morirci di fame. Ma sia pur sempre lodato il Signore, che con tutta la nostra povert non permette che patiamo d'altro che di afflitione d'animo, per veder la nostra Madre badessa continuamente afflitta per questa causa; et io particolarmente molto gli compatisco e vorrei poterla aiutare, portandoli affetione pi che ordinaria. Le ricordo ancora le reliquie che gli domandai, e per non tediarla finisco, salutandola insieme con tutte affettuosamente. E prego Nostro Signore che la conservi.

Di S. Matteo, li 25 di Mag.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



2018..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 25 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 15. - Autografa la sottoscrizione.

.... Il S.re Gallileo  stato un poco risentito da qualche giorno in qua da cattarro con un poco d'alteratione accidentale, ma hoggi sta benissimo....



2019.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 27 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 187. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

In questo punto, che si sta spacciando l'ordinario per cost et che  giunto il S.r Ambasciatore Bethunes di Francia(245), ricevo la lettera di V. S. de'25, la quale mi ha mezzo stordito per l'avviso del suo male, sebene poi mi ha arrecato qualche consolatione per sentire il suo miglioramento et la speranza che haveva della annichilatione del male(246); et piaccia a Dio che le nuove lettere ci portino la nuova della sua recuperata sanit, che per in tanto le aspetteremo con estremo desiderio: et domattina porter la lettera et le mostre di drappetti alla Sestilia(247), perch adesso  notte. Et manco male che questa indispositione  sopragiunta a V. S. in casa dove la cortesia ha la sua stanza, et dove non manca a lei cosa desiderabile; che  un gran conforto anche per quelli che sono lontani. Aspetteremo anche di sentire il buon progresso del negotio di V. S., per poterla presto riveder qua.
Tutti di casa mia, da Alessandro et Lodovico(248) in poi, che si purga, sono a Prato, ma saranno bene gratissimi loro anche col i saluti di V. S. Et io le bacio in fretta con tutto l'animo le mani.

Di Fiorenza, 27 Mag.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2020..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 28 maggio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 17. - Minuta, non autografa.

.... Loro Alt.e hanno sentito volentieri che il male del S.re Galilei habbia havuto corte gambe, et che stia hora benissimo....
Et a V. E. bacio di cuore le mani, non havendo che replicar altro alle sue de'25(249).



2021.

GALILEO a MICHELANGELO BUONARROTI [in Roma].
[Roma], 3 giugno 1630.

Galleria e Archivio Buonarroti in Firenze. Filza 48, Lett. G, car. 934. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Ragionando iermattina con V. S. molto I., e lodandogli l'Annamaria figliuola di Mess. Alessandro Vaiani, fanciulla di grandissimo merito, e compatendo alla sua fortuna, scorsi in V. S. benigno affetto di giovargli in tutte le occasioni, et in particolare di restituirgli appresso S. S.t quel credito che l'opera sua meritava, e che altri con poca carit haveva cercato levargli; il quale uffizio s come  pio e degno della bont di V. S., cos la prego a effettuarlo con oportunit. Desidero bene che ella taccia la persona che si dubitava che potesse haver fatto l'uffizio sinistro, perch, s come non ci  certezza che sia stato il nominato da me, cos pu facilmente essere che ne sia incolpevole. Quando torni comodo a V. S. di passare una volta di qua, vedr alcune pitture fatte dalla figliuola in mia presenza, onde ella potr far l'attestazione di vista; oltre che anco la S.a Ambasciatrice har caro di veder V. S., innanzi che ella tratti altro a benefizio della detta fanciulla. Bacio affettuosamente le mani a V. S. e gli prego felicit.

Di casa, li 3 di Giugno 1630.
Di V. S. molto I.
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Michelag.lo Buonarruoti, mio Sig.re
In sua mano.



2022.

MICHELANGELO BUONARROTI a GALILEO [in Roma].
Roma, 3 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 189. - Autografa.

Molto Ill.e Sig.r mio e Pat.ne Oss.o

Ho preso occasione di ragionar con l'Ill.mo Sig.r Card.l Padrone(250) opportunamente della Annamaria(251), favorita e protetta dall'Ecc.ma Sig.ra Ambasciatrice, e senza entrare che ella possa havere havute opposizioni al suo valore, per modo di dar notizia a S. S. Ill.ma di un tal soggetto, ne ho espressi i particolari e l'opere fatte e da saper farsi da lei, e 'l conto che ne faccia Sua Eccellenza. Il ragionamento non  stato breve, perch pi interrogazioni e risposte ci son cadute, per le quali ho potuto e del suo sapere e de'suoi costumi dir qualche cosa e sodisfarmi a bastanza, esibendomi di farli veder alcuna delle sue opere. Questo  successo attavola, col proposito di un quadro suo stato portatoli appunto stamattina. Se parr alla Sig.ra Ambasciatrice mandarmi qualche cosa di man della fanciulla per mostrarla al S.r Cardinale, la via  fatta. E se la Sig.ra Ambasciatrice comander altro, V. S. me ne far consapevole.
Trovandomi poi testa testa col Sig.r Cardinale in camera, e ragionandosi dell'infante nipote(252) e di qualche difficult nella sua nascita, non senza qualche po'di timor di pericolo, ebbi campo l di trattar della calunnia inventata contro a V. S. Mi tagl[i] la parola e s'espresse prima di me, e dissemi essere stato un tale (guardi V. S. se gli sciagurati s'avventano) che gli era entrato a parlar di V. S. nella istessa maniera che V. S. per altra via ha saputo; a cui tagliando pur il parlare, disse il S. Ca[rdinale] che il S.r Galileo non aveva il maggior amico che s e che 'l Papa stesso, e che sapeva chi egli era, e che sapeva che egli non haveva queste cose in testa; e se li mostr controverso del tutto, e colui rimase brutto. E mentre che io ostentavo la ribalderia di persone s sciagurate e che fan tali ufizi, mi si dichiar penetrare che e'non eran fatti per offender di punta V. S., ma lui stesso, e che chi malign dovette far conto, che essendo venuto a Roma un gran matematico, argomentasse: Adunque un grande astrologo; e sopra di lui fondasse la macchina della sua favola. E poi soggiunse che per mostrare a i maligni che egli non dava fede a queste cose, per haveva voluto particolarmente V. S. a desinar seco pur una mattina, il che per vari accidenti sino a ora non  successo. Vaglia a V. S. tutto ci per avviso. A cui baciando affettuosamente le mani, prego felicit.

Di Monte Cavallo, il d 3 di Giugno 1630.
Di V. S. molto Ill.e


Ho detto, per esprimermi e consolar V. S., pi copiosamente che forse, se altri havesse a veder questa lettera, non sarebbe bene, e massimamente il dirsi da me l'esser fatto questo lavoro per offender lui.


[vedi figura 2022.gif]

Fuori: Al molto Ill.e Sig.r mio e Pad.ne Oss.o
Il Sig.r Galileo Galilei.
In sua mano.



2023.

GALILEO a MICHELANGELO BUONARROTI [in Roma].
[Roma], 3 giugno 1630.

Museo Britannico in Londra. Add.l Mss. 23139, car. 41. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho inteso per la gratissima(253) di V. S. molto I. l'uffizio fatto da lei per me da vero padrone affezionato, e gliene rendo molte grazie; assicurandomi che la mia fortuna non sia per degenerar dal suo consueto, che  stato sempre di partorirmi utile et onore dalle calunnie promossemi da i maligni.
L'Ecc.ma S.ra Ambasciatrice ringrazia parimente V. S. de i buoni uffizii fatti per la sua meritamente diletta Annamaria; e mander a V. S. quanto prima alcune delle opere di quella, e l'harebbe fatto adesso se havesse in casa certo vaso di diversi fiori; ma lo far pigliare, e quello mander insieme con altre cose. Io mi riserbo a discorrer pi allungo in voce con V. S., alla quale intanto rendo nuove grazie, e con augurargli felicit reverentemente bacio le mani.

Di casa, li 3 di Giugno 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re vero et Obblig.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo
Il Sig.r Michelag.lo Buonarruoti.
In sua mano.



2024.

ORSO D'ELCI a GALILEO [in Roma].
Villa Imperiale, 3 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 200. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio,

Ricevo la lettera di V. S. del primo questo medesimo giorno che si scrive cost, e per non ho anche potuto farla sentire al Ser.mo Padrone tutta distesamente, come far ben presto. Ma intanto S. A. ha hauto caro d'intendere che V. S. stia bene et che speri d'esser qua presto, che lo desidera assai; et le incarica di muoversi prima che pu, per fuggire i caldi che qui hanno cominciato molto fieri da tre d in qua, se bene per fino a San Piero non pare che entri il pericolo dele mutazioni dell'aria; ma bene  anticipare pi che si pu.
Mi rallegro che V. S. trovi il compagno(254) del Maestro del Sacro Palazzo capace dela verit dela sua dottrina, et ch'egli speri di persuadervi anche il Papa per rimuoverlo dala noia che d a S. B.ne la dimostrazione che V. S. vuol fare, che il flusso e reflusso proceda dal moto dela terra. Piaccia a Dio che le riesca di tornar contentissimo, come desidero; et aspettandola con desiderio, bacio a V. S. le mani.
Mi ricorder del magistrato che V. S. pretende(255), et stia di buon animo.

Di Villa Imp.le, a 3 di Giug.o 630.

S.r Galileo.
Ser.r Aff.mo
Orso d'Elci.



2025..

IACOPO GIRALDI a GALILEO in Roma.
Firenze, 3 giugno 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 2. - Autografa.

Molt'Ill.re ed Eccell.mo Sig.r e P.rone mio Oss.mo

Rendo infinite grazie a V. S.a del favore ch'ella mi ha fatto della cortesissima sua con la certezza della sua buona salute e della desiderata conclusione del suo negozio, nella quale, insieme con tutti i suoi servitori e amici, sento particular contentezza, parendomi che con il benefizio che ne conseguir l'universit de gl'uomini che desiderano di sapere, sia per esser congiunta una giusta e meritata sua gloria, a confusione de'suoi avversari e persecutori, e che sia per essere di non poco accrescimento di stima nel concetto de'Seren.mi Padroni della persona di V. S.a; la quale noi stiamo aspettando con tanto maggior desiderio e allegrezza, quanto ella ci d pi certa speranza del suo presto ritorno, il quale piacer a Dio concederli con ottima salute. Mi dispiace solo che il favore che io ho ricevuto, mediante il sinistro accidente del Sig.r Cini(256) non sia accompagnato dal gusto che io riceverei della sua sanit, intorno alla quale il povero Signore travaglia molto, e si tratta di venire a'ferri: piaccia a Dio darli felice successo, s come tutti gl'amici desiderano. Favoriscami V. S. ricordarmi servitore al Sig.r Michelagnolo e al P. D. Benedetto(257), e tale conservimi appresso di s; e per fine gli prego dal Sig. Dio intera felicit.

Di Firenze, d 3 Giugno 1630.
Di V. S. molto Ill.re ed Eccell.ma
Aff.mo S.
Iacopo Giraldi.

Fuori: Al molt'Ill.re ed Eccell.mo Sig.r
Il Sig.r Galileo Galilei, Sig.r mio Osserv.o
Roma.



2026..

GALILEO a MICHELANGELO BUONARROTI [in Roma].
[Roma], 5 giugno 1630.

Museo Britannico in Londra. Add.l Mss. 23139, car. 43. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Ho procurato di haver questi disegni fatti dall'Annamaria Vaiani, insieme con questo quadro di fiori, per potergli mandare a V. S. molto I., acci gli vegga; ma devo restituirgli per a tutto venerd prossimo, essendomi stati conceduti in certo modo occultamente e di contrabbando, senza saputa de i superiori, per V. S. Potr vedergli e mostrargli dove gli parr oportuno; et io poi venerd sera mander a ripigliarli, e gli far condurre dove bisogner. Intanto, restando a V. S. servitore devotissimo, gli bacio le mani e prego felicit.

Di casa, li 5 di Giugno 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo
Il Sig.r Michelagnolo Buonarruoti,
a Monte Cavallo.



2027...

MICHELANGELO BUONARROTI a [GALILEO in Roma].
Roma, 6 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 191. - Autografa.

Molto Ill.e Sig.r mio e P.n Col.mo

L'Ill.mo Sig.r Card.l Padrone(258), e non meno di lui l'Ecc.mo Sig.r D. Taddeo(259), ch'ha magnato qui, hanno ammirato l'opere dell'Anna Maria(260); e 'l Sig.r D. Taddeo, dopo la comune vista messosi, me presente e discorrente seco, a riguardarle, se ne  compiaciuto grandissimamente. Ho tempo di tenerle da V. S. sino a venerd; goder il benefizio del tempo, perch sian vedute da qualche altra persona di buon gusto. E intanto fo avvisato V. S. (ben che forse altri l'havr fatto prima), come sendo qua V. S. intorno alle ventun'ora, ella sar a S. S. Ill.ma di suo gusto particolare a vedere la sua fabbrica e 'l suo giardino. E bacio a V. S. molto Ill.e le mani, pregandole felicit.

Di casa, li 6 di Giugno 1630.
Di V. S. molto Ill.e
Devotiss.o Ser.re
Mich.lo Buonarroti.



2028..

DINO PERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 8 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 192-193. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Ho hauto fortuna a poter servir subito V. S. Ecc.ma. M'abbattei a tornar hiersera d'una nostra villa del Pian di Ripoli, e trovai la sua amorevolissima lettera, giunta in casa poche hore innanzi. Dubitai di non haver a trovar l'intavolatura domandatami, perch non si trovan pi a torno simili arie antiche, e appresso di mio padre non si trova residuo nessuno d'intavolature, n di suo n de'suoi maestri, perch in questo genere egli  stato un huomo trascuratissimo, e quel poco che si trovava haver raccolto in un libro gli fu rubato gi 20 anni sono. Si  poi trovata in un libruccio d'un fraticello, nostro parente. L'ho fatta copiare e rivedere, e non vien tenuta delle peggiori che facesse Mess. Cristofano(261). Accetti V. S. per hora la prontezza e il buon desiderio: con pi tempo riuscirebbe forse haver cosa migliore, e si tenter, quando a lei piaccia e ne dia cenno.
Quand'io le scrissi a'giorni a dietro le mie lettere(262), mi credevo che il Sig.r suo figliuolo se ne stessi a Bello Sguardo, dove mi era tolto l'arrivare da brighe e fastidi senza fine. Oltre a questo, mi davo ad intendere che V. S. non fusse per mettersi a dar ragguaglio particolare di quel che succedeva intorno al suo negotio; per mi mossi a scriverle con quell'instanza: non vorrei gi che la mia poca consideratione havesse preso titolo d'una gran prosuntione. Arrivai la prima volta ch'i'potetti a Bellosguardo, e quivi seppi che il Sig.r Vincentio se n'era partito d'un pezzo ammalato(263). Lo trovai poi a casa, e sentii le nuove della grandine capricciosa e del buono indirizzo in che erano i suoi divini Dialogi. Rimasi per pentito della mia inconsiderata dimanda, potendo con essa affaticar senza proposito la gentilezza di V. S.; e per rimediarvi dissi al Sig.r Vincentio che le desse conto dell'haver io gi ricevuto le nuove, e che per ella non si pigliasse altra briga di scrivermi, ch'io dovevo pi tosto desiderare scusa che risposta: e certo che se la mia disavveduta richiesta mi mandava sue lettere, che per altro sarebber gratissime e desideratissime, m'havrebber pi tosto fatto arrossir di vergogna che rallegrare. Questa, che ha per fine di favorirmi d'un suo comandamento, mi ha recato un contento singolarissimo, e non ci  chi me lo turbi, se non il dubbio di non haver in questa fretta servitola compitamente e con quella sodisfatione ch'i'haverei forse potuto accrescerle con larghezza di tempo. Le rendo gratie infinite di tanto honore, ch'io mi reputo fatto da V. S. mentre si degna di valersi della mia servit. Sento poi piacer grande che fra quelle mie scioccheriuole(264) vi sia qualcosa di buono; e quando nel giudicarla potesse essersi hallucinata la vista, e non ci havesse parte se non una troppo affettuosa inclinatione verso di me, all'hora il contento si raddoppierebbe a mille doppi, ch l'esser amato, e di soverchio, non da un huomo, ma da un Dio, qual io reputo V. S., mi pare una prerogativa superiore a quante io ne sapessi desiderare.
Mi rallegrai del suo subito risanamento, sentito dal Sig.r Vincentio, quant'io mi rallegrassi del buono evento di quello stranissimo accidente ch'io le scrissi di mio padre(265), il qual  fuor di casa, non che del letto, son gi parecchi giorni, e va di continuo prendendo ristoro e vigore. Penso di poterlo creder franco, bench insino a 40 giorni doppo la percossa ci  chi vive, in casi simili, con qualche sospetto. Bacio a V. S. le mani con affetto reverentissimo e svisceratissimo, e le prego dal Cielo quella prosperit che al suo celeste ed infinito merito corrisponde.

Fir.ze, 8 Giugno 630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Obblig.mo et Devotiss.o S.re
Dino Peri.

Di nuovo raccomando a V. S. il nostro Domenico scultore(266). Le fa humilissima reverenza, e la supplica a tenerlo aiutato col suo favore appresso il S. Cardinale etc.



2029...

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 8 giugno 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

.... Questa mattina mi ha mandato a casa S. M.t a D. Tommaso Lavagna, suo aiuto di camera, per sapere se era arrivato l'ochiale del Galileo. Li risposi che non havevo hauto nuova delle robe con le quali veniva, et che speravo in ogni modo ci potessi essere tra 20 in 25 giorni; supplicando per ci a V. S. Ill.ma di favorirmi in questo particulare di quanto li ho scritto con altra: e venga subito con il primo corriere, ch ci sta messo il Re strasordinariamente; et hora mi dice che l'ordine che mi haveva fatto dare, era di dua; e perch non  fatto salvo che uno, V. S. me lo invii in tanto, e l'altro si potr dare a fare, acci ne sia Sua M.t servita....
La Regina questa mattina ha hauto accidenti di vomiti, e si spera possa essere gravida....



2030..

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 10 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T, IX, car. 194. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Questa settimana non ho ricevuto lettere di V. S., n meno sotto mia coperta, n  comparsa alcuna di lei n per il S.r Vincenzio n per altri; ma forse questo  indizio del suo vicino ritorno, per riserbare alla voce quel che ell'haverebbe potuto dire per lettera: et se ci , me ne rallegro infinitamente.
Avvisai a V. S. la settimana passata(267) il male dell'Alessandra mia sorella, che and proseguendo fino al sesto giorno con febbre continua, con dolori di renella et con segni tutti mortali. Poi cominci a migliorare, et nel settimo giorno rest netta di febbre; et hora sguita nel miglioramento, non le restando altro che una gran debolezza.
Hieri, credendo che si negoziassero i Collegi, ricordai con una mia poliza il desiderio di V. S. al S.r Conte Orso(268), et hoggi ho fatto l'istesso per mezzo della cortesia del S.r Bal Cioli, essendomi convenuto restare in Fiorenza a tirare innanzi le speditioni degli ordinarii; et seguiter, senza per mostrare di essere importuno, di servire a V. S. come devo. Et le bacio le mani.

Di Fiorenza, X Giugno 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.

Sul serrare delle lettere et a mezza notte  comparsa una staffetta di cost, et io adesso, che sono le 5 hore sonate, ricevo la lunga lettera di V. S. degli 8. Mi dispiace di quella cicalata(269) per il disgusto ch'ella ne sentiva, perch nel resto si vede che Dio protege la innocenza, mentre ella  sempre pi favorita cost dal S.r Card.le Barberini et dal Papa stesso, oltre a tutto il resto de'Signori et della Corte: et domattina mostrer la lettera al S.r Bal, et si far vedere anche al Gran Duca, se sar stimato bene. Et in somma le persecutioni non abbasseranno, ma sempre pi ingrandiranno, le sue virt; et la invidia porta sempre seco la sua pena.
Mi dispiace la morte del P. Buonaccorsi, Cappuccino, mio zio, et mia madre ne sentir disgusto: et anche in mio nome prego V. S. di baciare poi le mani al S.r Cav.re Buonaccorsi, fratello di lui; et mia madre ricever per favore che ella li baci le mani a nome di lei. Et io di nuovo le bacio a V. S., tutto sonnacchioso.



2031.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 14 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 196. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Il Ser.mo Padrone ha fatto grazia a V. S. del luogo nel Magistrato del Collegio(270), et io me ne rallegro con lei. Deve adesso V. S. provar l'et, cio produrre la fede del battesimo, et io credo pure che il S.r Vincenzio potr in ci supplire per lei.
Lessi al S.r Bal Cioli, alla presenza del S.r Francesco Bonsi et di altri, quel capitolo della calunnia(271), et hebbero tutti gusto della scopatura del calunniatore. Il S.r Bal dice di non ne haver sentito parlare, et si varr di tal notizia con S. A. et con tutti; ma non crede che l'A. S. ne habbia saputo niente. Et mostrer questo capitolo anche ad altri amici di V. S.
Hieri mi cavai 14 once di sangue, per liberarmi da certa rogna che mi travaglia, onde col braccio molto debole non posso scriver pi a lungo n meglio. Mia sorella sguita nel miglioramento(272), e tutti delle nostre case stanno bene; et a V. S. baciamo tutti le mani.

Di Fiorenza, 14 Giug.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2032.

RAFFAELLO VISCONTI a GALILEO [in Roma].
Roma, 16 giugno 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 198. - Autografa. Sul di fuori, accanto all'indirizzo, si legge di mano di GALILEO: H. P.re Visconti: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Il Padre Maestro(273) gli bacia le mani, et dice che l'opera gli piace, et che domattina parler con il Papa per il frontispizio dell'opera, et che del resto, accomodando alcune poche cosette, simili a quelle che accommodammo insieme, gli dar il libro. Et io gli resto servitore.

Di casa, li 16 Giugno 1630.
Di V. S.
Affet.mo Ser.re e Discepolo
F. Raffael Visconti.

Fuori: Al Sig.r Galileo Galilei,
mio Sig.r Col.mo



2033..

ANDREA CIOLI ad ESA+ DEL BORGO [in Madrid].
[Firenze], 18 giugno 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4962 (non cartolata). - Minuta, non autografa.

Il Bal Cioli.
Al Sig.re Esa dal Borgo.

18 Giugno 1630.

Havendo io ricevute due mane di lettere del S.r March.e Ambasciatore(274),.... restavo maravigliato che non ve ne fosse di V. S.; ma l'ordinario di Genova, che comparse hiersera, mi quiet col portarne de'6, de'15 et de'22(275) di Maggio....
.... Il Sig.re Galileo si ritrova presentemente a Roma, et prima di partire haverebbe facilmente mandato quell'occhiale per S. M.t, se chi ne lavora la cassa l'havesse finita: per si andr hora sollecitando per potersi mandare quanto prima, essendo massimamente per tornare il S.re Galileo fra 7 o 8 giorni. Ma quando anche non tornasse, S. A. si piglierebbe pensiero che S. M.t ne fosse in ogni modo servita, et cos ancora dell'altro instrumento; et si procurer che venga con la minuta distinta delle misure, nella maniera che S. M.t desidera....



2034..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 29 giugno 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3347 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Il S.r Gallileo part di qui sino mercoled passato(276), con intera sua satisfatione e con la speditione intera, merita dal suo valore e dalle sue gentilissime maniere, di quel suo aromatico negotio. Il Papa l'ha visto volontieri, gli ha fatto moltissime carezze, come il S.r Card.e Barberino, che l'ha anco tenuto seco a desinare; e da tutta la Corte  stato stimato et honorato come l'era dovuto....



2035...

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 luglio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Contemporanei, T. III, car. 17. - Autografa.

Ill.mo Sig.r mio e P.rone Oss.mo

Inviai al Sig.r Falconcini alcuni libri del Persio da me tradotto(277), non solo per esser egli dell'istessa patria del poeta, ma per l'opinione che si tiene esser ancora della medesima famiglia; e perch tenevo memoria degli obblighi c'ho con V. S. Ill.ma, presi perci ardire di fargliene presentar uno, ma con non poco mio rossore, venendo in questa guisa a palesarle l'imperfezzioni mie. Hora mi trovo la cortesissima di V. S. Ill.ma, la quale ha addoppiato i miei obblighi, vedendo da lei gradita questa picciola dimostratione dell'animo mio. Le ne rendo perci infinite grazie; e ricordandomele servitore obbligatissimo e desiderosissimo de'suoi comandamenti, resto e bacio a V. S. Ill.ma le mani.

Di Roma, li 6 di Luglio 1630.
Di V. S. Ill.ma
Ser.re Devotiss.mo et Obblig.mo
Franc.o Stelluti.



2036..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 luglio 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 107. - Autografa.

Molt'Ill.re S.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. ha rallegrato tutta questa casa, per l'avviso che porta con s del suo salvo arrivo in patria, e perch, mediante al gran caldo, stavamo sospesi della sua salute. Io me ne rallegro con V. S. con tutto l'animo, come fa anco mia moglie, e le rendiamo infinite grazie del pensiero che s' presa di favorirci. Resta solo che la lontananza non le faccia scordare di darmi talvolta comodit di servirla, come io desidero e come la prego di fare liberissimamente. E mentre le prego dal S.r Dio ogni bene, le bacio con tutto l'animo le mani.

Di Roma, 7 di Luglio 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2037.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 luglio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 202. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

V. S., che non ha altro maggior pensiero che di honorarmi e di consolarmi, va sempre incontrando l'occasione di farmelo ogni d pi noto con il mezzo delle sue affettuose lettere, come le  piaciuto di fare al presente con la certezza che mi d del suo felice arrivo e della continuata sua buona salute. Non poteva veramente in questo punto con altro miglior avviso comparirmi pi grato, e s come da Dio io riconosco la sua preservatione in stagione cos perniciosa, cos rendo affettuosissime gratie a V. S. dell'havermi fatto parte di cos desiderato avviso. Il Sig.r Marchese(278), il Sig.r Giorgio(279) e gl'altri della conversatione se ne sono ancor essi rallegrati sopramodo, e le rendono duplicati saluti; et io, pregandole aumento d'ogni prosperit, le bacio con tutto l'animo le mani.

Di Roma, il d 13 Luglio 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Mi rallegro che il viaggio non le sia stato nocivo, ben che fatto in tempi tanto scommodi; accidente che dovr inanimirla a rifarlo in pi moderata stagione. Ricordisi della promessa, assicurandola che dalla nostra conversatione ella  sommamente desiderata. N. S.re parla di lei con parole di grande stima et affetto. V. S. mi conservi la gratia del S.r Aggiunti, e faccia offerta della mia amicitia al S.r Dino Peri, tanto lodato da lei.


S.r Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



2038..

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 13 luglio 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

.... Sto attendendo con particolare desiderio l'ochiale per S. M.t(280) per uscire di questo impegno, che non havrei mai pensato che ci fussi stato cos attento....



2039.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 21 luglio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 112. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Quando appunto andavo pensando di scriver a V. S. una carta di lamentationi per la sua lunga dimora o tardanza in visitarne, mi  comparsa la sua amorevolissima, la quale mi serra la bocca di maniera che non ho replica. Solamente me gl'accuso per troppo timorosa o sospettosa, poi dubitavo che l'amore che V. S. porta a quelli che gli sono presenti, fossi causa che si intepidissi e diminuissi quello che porta a noi, che gli siamo assenti. Conosco veramente che in questo mi dimostro di animo vile e codardo, poi che con generosit dovrei persuadermi che, s come io non cederei ad alcuno in questo particolare, ci  nell'amar lei, cos, all'incontro, che lei ami pi di ciascun altro noi sue figliuole; ma credo che questo timore proceda da scarsezza di meriti. E questo basti per hora.
Ci dispiace(281) il sentire la sua indispositione, e veramente, per haver V. S. fatto viaggio nella stagione che siamo, non poteva esser altrimenti; anzi che mi stupivo, sentendo che V. S. andava ogni giorno in Firenze. La prego per tanto a starsene qualche giorno in riposo, n pigli fretta di venir da noi, perch ci  pi cara la sua sanit che la sua vista. In tanto veda se per sorte gl' restata una corona per portarmi, la quale vorrei mandar alla mia S.r Ortensia, essendo un gran pezzo che non gl'ho scritto, s come anco ho mancato non scrivendo prima a V. S., mediante l'esser ancor io stata sopraffatta da una estrema lassezza, e tale che non mi dava il cuore di muover la penna, per cos dire. Ma da poi in qua che  alquanto cessato il caldo, sto benissimo, per gratia del Signor Iddio, il quale non lascio di continuamente pregar per la salute e sanit di V. S., premendomi non meno la sua che la mia propria.
La ringratiamo del vino e frutte, cos a noi oltremodo gratissime: e perch serbavamo questi pochi marzapanetti, numero 12, per quando veniva da noi, adesso glieli mandiamo, acci non indurischino; i biscottini saranno per la Virginia(282). Per fine la salutiamo, insieme con la Madre badessa e tutte, affettuosamente.

Di S. Matteo, li 21 di Luglio 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bell.do



2040.

GIO. BATTISTA BALIANI a GALILEO [in Firenze].
Genova, 27 luglio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 134. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Io vengo di rado a ricever favori da V. S., per non tediarla. Mi occorre un dubbio, che, non sapendol sciorre, mi  forza ricorrere da lei, pregandola che me ne dica ci che le occorre.
Ci conviene far che un'acqua di due oncie di diametro in circa traversi un monte, e, per farlo, conviene che l'acqua salisca a piombo 84 palmi di Genova, che son circa 70 piedi geometrici; e per farlo habbiam fatto un sifone di rame, conforme il disegno inchiuso(283), ove CA  il livello, A ove si piglia l'acqua, B ove ha da uscire, D l'imbottatoio per dove si empie il sifone, DE l'altezza a piombo che l'acqua ha da salire. Per questo sifone non fa l'effetto desiderato; anzi aperto, ancorch chiuso dal di sopra, l'acqua esce da tutte due le parti, e se si tien chiuso da una parte, aprendo dall'altra, ad ogni modo da questa esce l'acqua. Io non mi posso dar a credere che l'acqua habbia in questa occasione voluto appartarsi dalle sue propriet naturali, onde  forza che, uscendo l'acqua, vi sottentri aria nella parte di sopra: per non si vede di dove.
[vedi figura 2040.gif]
Avviene un'altra cosa che mi fa stupire; et , che aprendosi la bocca A, esce l'acqua sin che dalla parte D sia scesa per la met in circa, ci  sin a F, e poi si ferma. Io sono andato considerando se possa essere che il canale o sifone habbia qualche pori, ma che l'acqua non possa passarvi, e n anche l'aria senza gran violenza; e per ci, se il canale  pieno, l'acqua A sia tanto premuta, che faccia forza tale che l'aria sottentri per li pori che sono verso la parte di sopra, in modo che l'acqua possa scendere per quelli sino a F, senza che vi rimanga vacuo; scesa poi in F, non restando nel canale altra acqua che la FA, questa non habbia forza di far violenza tale all'aria, che possa sforzarla ad entrare per li pori sudetti. Il canale  di rame; , come ho detto, due oncie di vano; pesa circa 14 overo 15 oncie per palmo; n, per diligenza usatavi, si pu veder che habbia meati sensibili.
Ho voluto narrarle ogni cosa, afine che V. S. possa pi facilmente ritrovar in che consista il mio errore, e favorirmi di avvertirmene. Sto con desiderio aspettando che sia uscito qualche suo nuovo parto; et a V. S. bacio per fine con ogni affetto le mani, con offerirmi prontissimo a ricever i suoi comandamenti.

Di Gen.a, a 27 di Luglio 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Sig.r Gal.o Gal.i
Ser.ore Aff.mo
Gio. B.a Baliano.



2041.

ALESSANDRA BOCCHINERI BUONAMICI a [GALILEO in Bellosguardo].
Prato, 28 luglio 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 114. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re mio Pad.ne Oss.mo

So'rimasta cos appagata della gentilissima conversazione di V. S. et tanto affezionata alle sue qualit et meriti, che non saprei tralasciare di quando in quando salutare V. S. et pregarla che si conpiaccia farmi sapere nuove della sua salute et conservare insieme memoria del desiderio che io tengo di essere onorata di alcuno suo comandamento. Sennon fussi che V. S. tiene qua pengni che credo, per l'afetto che V. S. porta loro, la costringnerano a venire a favorire queste nostre parte, averei preso ardire di suppricare V. S. che volessi consolarci cho la sua presenza ne'prossimi giorni del principio di Agosto; ma perch mi prometto di goderla in ongni modo, mi riserbo ad altra ochasione a riscevere questa grazia, che sar ancho comune al Sig.re Cavalier mio marito(284), che aspetto ongni punto torni da'sua poderi di Val di Bisenzo. Et in nome suo saluto V. S., et per fine di tutto core gli bacio le mani et resto stiava alle sue virt.

Di Prato, il d 28 di Luglio 1630.
Di V. S. molto Ill.re

[vedi figura 2041.gif]



2042.

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 2 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 137. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Sig.r Galileo mio, con man tremante e con occhi pieni di lacrime vengo a dare quest'infelice nuova a V. S., della perdita fatta del nostro Sig.r Principe, Duca d'Acquasparta(285), per una febre acuta sopragiuntagli, che hieri ce lo tolse con danno inestimabile della republica litteraria per tanto belle compositioni, che tutte imperfette ha lasciate, di che n'ho un dolore inestimabile, e pi mi duole che non ha disposto delle cose dell'Accademia, alla quale voleva lasciare tutta la sua libraria, museo, manuscritti et altre belle cose, le quali non so in che mani capiteranno. Era il povero Signore tanto afflitto dal male c'haveva, del quale non sperava liberarsene, che non sentiva pi gusto di cosa alcuna, n  stato possibile di persuaderlo a far testamento. Se l'Eminentiss.o Sig.r Card.le Barberino(286) non abbraccia questa impresa, vedo la nostra Accademia andare in rovina: e bisogna pensare a nuovo principe et ad altri ordini; e quanto al libro Messicano(287), non vi resta altri informato che me; ma essendo privo di questo ricovero, bisogna ch'io me ne ritorni alla patria, per non dar maggior spesa alla mia casa di quello ch'ho fatto per lo spatio di 27 anni, che presi servit con detto Signore, che N. S.re Dio l'habbia in gloria. Havendolo aperto, gli han trovato una cancrena nella vessica, essendovi molti crescimenti di carne, li quali gl'impedivano l'orina. Gi hebbe la lettera di V. S., e sent gusto del suo arrivo cost a salvamento, et ordin a me che gli rispondessi; ma non prima di hoggi ho potuto scriverle. Il Signor Dio conservi V. S. lungo tempo; e non potendo per hora dirle altro, le bacio affettuosamente le mani.

Di Acquasparta, li 2 d'Agosto 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser. Aff.mo e Vero
Franc. Stelluti.



2043..

GALILEO a [GIO. BATTISTA BALIANI in Genova].
Firenze, 6 agosto 1630.

Bibl. Braidense in Milano. Cassetta AF. XIII. 13. 1. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

[vedi figura 2043.gif]
La cortesissima lettera di V. S. Ill.ma(288) mi  stata soprammodo grata, scorgendo in essa la continuazione dell'affetto verso di me, che  un capitale sommamente desiderato e apprezzato. Mi dispiace bene che ella non mi habbia domandato il mio parere circa l'esito del sifone prima che la spesa fusse fatta, perch glie l'haverei potuta rispiarmare col mostrare (s'io non m'inganno) l'impossibilit del quesito; la quale depende da un mio problema, pi tempo fa esaminato e che veramente ha del meraviglioso assai.
L'acqua si pu far salire per un cannone o sifone per attrazzione e per impulso. Per attrazzione, intendo quando l'ordigno (qualunque si sia) che lavora, sar posto nella parte superiore A del cannone AB; per impulso, si fa montar l'acqua, tuttavolta che l'ordigno impellente sia accomodato da basso in B. Quando l'acqua si habbia a cacciar per impulso, si potr sollevare e spignere a qualsivoglia altezza, anco di 1000 braccia, purch il cannone sia saldo e forte, sich non crepi: ma nell'alzarla per attrazzione ci  una determinata altezza e lunghezza di canna, oltre alla quale  impossibile far montare l'acqua un sol dito, anzi un sol capello; e tale altezza parmi che sia circa 40 piedi, e credo anco meno. La cagione di tale effetto mi travagli assai, prima che io l'investigassi; ma finalmente m'accorsi che non doveva essere cos recondita, anzi assai manifesta: ch cos avviene delle cause vere, dopo che sono ritrovate.
So che V. S. non dubita che quando AB fosse una gomoma di nave, e fermata in A, si pu attaccargli in B un peso s grave, che finalmente la strapper; e non solamente ci accader di un canapo, ma quando la medesima AB fusse una corda di rame o d'acciaio, grossa anco quanto il braccio d'un huomo, pur si strapper con l'attaccarvi peso immenso. Ma se si rompono corde di canapa e d'acciaio, mentre debbano reggier soverchio peso, che dubbio doviamo noi havere che non si sia per strappare anco una corda d'acqua? anzi si strapper questa tanto pi facilmente, quanto le parti dell'acqua, nel separarsi l'una dall'altra, non hanno da superare altra resistenza che quella del vacuo succedente alla divisione; che nel ferro o altra materia solida, oltre alla resistenza del vacuo, vi  quella grandissima del tenacissimo attaccamento delle parti, del quale mancano le parti dell'acqua. Si strappa dunque il ferro AB, fermato in A, mentre in B se gl'attacchi, vgr., un peso di 100m libbre; adunque quando esso ferro AB fusse tanto lungo che pesasse 100m libre, non potrebbe regger s stesso, ma si strapperebbe. Se dunque (e sia un problema annesso a questo, ma per degno d'esser saputo) noi volessimo sapere sino a quanta lunghezza si potesse estendere un fil di ferro, s che, attaccato in alto, reggesse s stesso, ma non in lunghezza maggiore; preso 2 o 3 palmi di esso filo, qual sia, per esempio, AB, attaccheremo in B un peso, e questo andremo continuatamente accrescendo, s che esso filo AB si strappi; e trovato che si  rotto per il peso, vgr.a, di cento libre e non prima, si dir tal filo poter sostenere sino a 100 libre di s stesso: e perch la parte BA , per esempio, lunga un braccio, e pesandola troviamo che pesa un'oncia, e le 100 libre contengono 1200 once, adunque il fil del ferro AB sosterr 1200 braccia, meno un momento della sua propria lunghezza. E qui noti V. S. Ill.ma che l'esperienza fatta una volta con un filo di qualsivoglia grossezza ci mostra la gagliardia di tutte le corde fatte del medesimo metallo: s che se, vgr., una corda da cetera d'ottone regge 10 libre di peso per appunto, e se 10 libre di tal corda sono un filo lungo 3000 braccia, tutte le corde del medesimo ottone, di qualunque grossezza, sosterranno s stesse sino alla lunghezza di 3000 braccia e non pi; avvenga che la corda 4 volte pi grossa di un'altra non  altro che 4 di tali corde pi sottili, onde conviene che possa reggere il quadruplo dell'altra per appunto.
Hora tornando al sifone di V. S., nel quale l'acqua deve salire per attrazzione a perpendicolo sino all'altezza di 84 palmi, per perpendicolo dico ci essere impossibile, perch la sua corda non  s gagliarda, ma si strappa anco in assai minor lunghezza. N ci  di sollevamento l'essere il sifone non eretto a perpendicolo, ma inclinato, essendo che la lunghezza dell'inclinato, et in conseguenza la quantit dell'acqua in esso contenuta,  tanto maggiore, che ricompensa appunto la resistenza maggiore nell'esser alzato a perpendicolo. E qui parimenti noti V. S. che l'essere i sifoni pi longhi o pi stretti non diversifica nulla circa 'l potersi attrarre a minore o maggiore altezza; e se, vgr., in un sifone largo come una paglia, attraendo, non si pu far salir l'acqua se non all'altezza di 20 braccia, in nessun altro sifone, di qualsivoglia larghezza, si far montare ad altra altezza: ma di tutti i sifoni  determinata la lunghezza medesima, possibile per l'attrazzione; perch delle corde (per cos dire) d'acqua tanto crescie la robustezza, cio la loro grossezza, quanto il peso da reggersi, cio la quantit dell'acqua. Ma di questo e d'altri problemi intender V. S. in altro tempo.
Sono stato li mesi passati a Roma, per licenziare i Dialogi che scrivo esaminando allungo i 2 sistemi massimi Tolemaico e Coperniceo in grazia del flusso e reflusso; et havendo finalmente superate alcune difficolt, li ho hauti licenziati e sottoscritti dal Rev.mo Padre Mostro, Maestro del Sacro Palazzo; et se era altra stagione, mi sarei fermato l e fatti stampare, o vero gl'haverei lasciati in mano dell'Ecc.mo S. Pri.e Cesi, il quale si sarebbe presa tal cura, come ha fatto di altre mie opere; ma S. Ecc.za si sentiva indisposta, e, quello che  peggio, hora s'intende che sia in estremo. Per questo andava cercando di stampargli qui, ma non vi sono caratteri n compositori da niente; et i tempi tanto fortunosi non mi lasciano applicar l'animo a Venezia. Favoriscami in grazia V. S. Ill.ma dirmi come stanno cost in questa materia, acci possa pigliar qualche resoluzione, che di tanto gli terr obbligo particolare.
Quanto poi a quello che ella dice del lungo silenzio, non veggo che la nostra corrispondenza ricerchi il pigliarsi altra briga, salvo che quando ci nasca scambievole bisogno in cose di lettere, dalle quali sono molto diverse e separate le cerimonie; et a me solamente tocca a domandarne dispensa da V. S. Ill.ma e me la prometto dalla sua benignit, pronto a(289) compensarla con altrettanta prontezza in eseguire i suoi comandi, qualunque volta ella si degner di onorarmene, s come istantemente ne la supplico. Et reverentemente gli bacio le mani, e la prego con occasione a ricordarmi servitore devotissimo alli Ill.mi SS.ri Bartolomeo Imperiali e Andrea Spinola il filosofo.

Di Firenze, li 6 di Agosto 1630.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Ga.i



2044.

GALILEO ad [ALESSANDRA BOCCHINERI BUONAMICI in Prato].
Bellosguardo, 8 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 77. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.ra Col.ma

Non saprei attribuire ad altro che alla mia mala ventura, che sempre mi traversa le cose pi desiderate, un tanto dispendio di tempo quanto si  interposto tra la data della sua cortesissima lettera(290) e 'l ricapito, in distanza non maggiore di 10 miglia; quella fu li 28 di Luglio, e questo li 7 d'Agosto, intervallo di 11 giorni e 11 notti: e quello che pi mi travaglia  la contumacia nella quale sar, per tutto questo tempo, incorso nell'animo di V. S., la quale, sapendo di havermi scritto, dal non veder risposta mi haver sentenziato per un solenne villano; dove che io, non sapendo, n anco sperando o pretendendo, un tanto favore, non ho sentito in quei giorni altra afflizzione che quella della sua assenza: ma giuro bene a V. S. che 'l gusto repentino(291) et inaspettato ha pi che ricompensata la proroga degl'11 giorni. Voglia Dio che 'l ritorno della mia risposta non sia altrettanto lento, onde il sinistro concetto della mia scortesia faccia tal presa nell'animo di V. S., che malagevolmente possa eradicarsi.
Quando intesi in Roma l'eroica resoluzione intrapresa et effettuata da lei(292), formai tal concetto del suo valore, che nulla pi desideravo che di vederla; e credami che questa fu una delle cause primarie che affrett il mio ritorno, il quale forse harei prolungato qualche mese di pi; ma perch oltre a una semplice vista havevo aggiunta la speranza di poter gustar della sua conversazione, stimando che ella fusse per stanziare in Firenze, giudichi hora V. S. quale io mi ritrovi, defraudato di un tale assegnamento, mentre veggo di presente la sua assenza e temo la continuazione, per quanto ritraggo dalle parole che vo raccogliendo da i suoi intrinseci. Ecco 'l giudizio human come spesso erra. Assai men grave era la sua lontananza di 500 miglia, mentre io non l'haveva di presenza conosciuta, che questa di 10, dopo l'haverla veduta e sentita.
Questo che dico di V. S., ha 'l medesimo riguardo al S. suo consorte, esso ancora tornato in queste parti pi desiderato che aspettato, al quale un eccesso di cortesia e di affezzione, evidentemente mostratami, mi haveva saldamente obbligato, s come perpetuamente mi terr; dalla conversazione del quale mi promettevo utile e diletto particolare. Hora non mi resta altra consolazione che quella che sentir in servire amendue, mentre io venga honorato de i loro comandamenti, de i quali gli supplico con efficacia pari alla prontezza che troveranno in me in esequirgli; la quale conosceranno infinita, se bene in forze molto debili.
Favoriscami di baciar le mani in mio nome al molto I. S. Ca.r suo consorte, al molto R. S. Can.co suo fratello(293), alla S.ra sua madre, et a tutti di casa sua; et il S. gli conceda il colmo di felicit.

Da Bell.do, li 8 di Agosto 1630.
Di V. S. molto I.


[vedi figura 2044.gif]



2045.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 206. - Autografa.

Molto Ill.re S.r e P.ron Col.mo

Nostro Signore ha riservata una pensione di cento scudi romani sopra una Mansionaria del Domo di Brescia, conferita a un cappellano del Sig.r Card.l Lodovisio, quale star qui in Roma duranti i romori di peste e guerra, e prometter pagare detta pensione a V. S.; n credo che si possa senza dispensa conferire detta pensione a un bambino(294), e la dispensa sar difficilissima. Per io giudicarei ben fatto farla spedire in persona del Sig.r Vincenzio con dispensa, che sar pi facile, overo in persona di V. S. Star attendendo i suoi comandamenti, e la servir di cuore.
Haver poi intesa la perdita del Sig.r Princ. Cesis, che sia in gloria. Mons.r Ciampoli, il P. Maestro(295) e il P. Visconti li baciano le mani, et io li fo humilissima riverenza.

Di Roma, il 10 d'Ag.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re
[S].r Gal.o
Devotissimo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Firenze.



2046.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 204. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Troppo avara mi riesce V. S. di poche parole, che pure ci frutterebbero tanta consolatione. Desideravo qualche avviso del suo arrivo, dell'udienze dateli da'Principi, dell'applauso fattoli dalla patria. Qua da N. S. si  parlato di lei spesso e con honorevolezza. Egli ha sollecitato me perch io ricordassi al datario la speditione della sua pensione; et hora, senza haver bisogno di memoriali, spontaneamente S. S.t l'ha assegnata, et ha fatto crescere li 60 scudi fino in cento(296). V. S. mi scriva una lettera, che io possa mostrarla con gusto a S. S.t
Di questa buona nuova io chiedo la mancia. Vorrei cose di V. S., ma, per levarli la fatica, haverei caro che si servisse del S.r Peri, et in tanto mi facesse veder la diligenza di cot[esto] nobile ingegno. Chiedo la dimostratione di questa propositione: Se un mobile dopo haver disceso qualche spatio mantenessi velocit uniforme, in tempo eguale passerebbe spatio duplo al passato. Scrivo con fretta: forse non mi dichiaro con pulitezza; per ella m'intende. Per vita sua, non mi neghi questo desideratissimo favore, et il S.r Dino le potr levar la fatica dello scriverlo.
Il S.r Marchese e 'l S.r Giorgio(297) le fanno mille saluti. Aspettiamo tutti il suo ritorno; et il nostro S.r Antonio le prepara con la tiorba e col canto ricreationi angeliche. Si conservi sana, come facciamo noi a dispetto delle pesti e delle guerre. Prego Dio che la consoli con le meritate contentezze.

Di Roma, il d 10 d'Agosto 1630.
Di V. S. Ecc.ma
Dev.mo Ser.re
S.r Gal.o
Fir.
Gio. Ciampoli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



2047..

ELIA DIODATI a NICCOL FABRI DI PEIRESC.
Ginevra, 11 agosto 1630.

Biblioteca Nazionale in Parigi. Fond franais, n. 9544. Correspondance de Peiresc. Divers. T. 10, car. 220. - Autografa.

.... Au mois d'Octobre dernier ie receus des lettres de Florence de Mons.r Galilei(298), par lesquelles il me mandoit qu'il acheveroit cet hyver son livre des causes du flux et reflux de la mer, lesquelles assignant au mouvement circulaire de la terre, il prend occasion d'establir le systeme de Copernic par des raisons non encores dictes, et qu'asseurment l'impression en seroit faicte a Pasques dernier. Depuis ie luy ay escript, sans avoir eu de luy nulle response ny nouvelles du livre. La peste et la guerre ont ost toute la communication d'Italie par terre; si vous l'avez par la mer, ie vous supplie trs-humblement prendre la peine d'en escrire a quelc'un de vos amis, tant touchant le livre, s'il est imprim, que touchant l'auteur, s'il est en vie et en sant, et me faire part de ce que vous en apprendrez, et au cas que le livre fust imprim, donner ordre pour en avoir quelques exemplaires, dont ie vous supplie, que par vostre moyen i'en puisse recouvrer un, qu'il vous plaira envoyer a Lyon a Mons.r Cardon(299), qui me le feroit tenir, auquel i'en rembourseray le prix, selon que vous me l'ordonners....



2048...

VINCENZIO LANGIERI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 17 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 208. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Oss.mo

Conforme al comandamento di V. S. molto I. ho pagato il sarto, come potr vedere dall'aggiunta ricevuta(300).
Questi Ecc.mi miei SS.ri(301) rendono a V. S. infinite grazie della memoria che conserva di loro EE., e mi comandano che io li restituisca i saluti centuplicati: e la Sig.ra Ambasciatrice mi fa dirle che, in mandarle il favore promesso, attenda alla sua comodit, perch le sue grazie li giungeranno sempre in tempo; e la prega di continuare a protegere l'Anna Maria(302), il padre della quale le fa humilissima reverenza.
Qui ancora si dicono gran cose e si sentono molte ciarle intorno alla causa criminale della quale V. S. desidera esser ragguagliata; ma in sostanza passa con tanta secretezza, che niente si pu affermar di sicuro: tuttavia dell'amico(303) che lei accenna, se ben si  qualche poco imbrogliato nell'esamina, pare si possa sperar bene, riguardando alla retta intentione e natura del Principe, che senza gran causa non verr a risolutioni straordinarie contro persona cos qualificata. Per la moltitudine de'carcerati si dice che l'intitolano la Causa Magna, che insieme con altri rispetti fa credere alla Corte che si voglia procedere con esattezza e rigore. N d'avantaggio so dirne a V. S., alla quale, insieme con tutti i servitori di questa Casa, fo devotissima reverenza.

Roma, li 17 Agosto 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.mo Ser.re
Vincenzio Langieri.



2049.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 212. - Autografa. Sul di fuori, accanto all'indirizzo, si legge di mano di GALILEO: D. Bened.to F.: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Per molti degni rispetti, che io non voglio mettere in carta hora, oltra all'essere mancato di questa vita il S.r Principe Cesis, che sia in gloria, crederei che fosse ben fatto che V. S. molto Ill.re facesse stampare il suo libro cost in Firenze, e lo facesse quanto prima. Ho trattato col Padre Visconti se questo pu havere difficolt: mi ha risposto che non ci  difficolt di sorte alcuna, e che desidera sopra modo che venga alla luce questa opera.
Quanto alli interessi del Padre Don Orazio(304), sappia che le cose vanno segretissime, e assolutamente non credo che si possa affermare n bene n male. Dal volgo si ragiona diversamente: altri fanno il pericolo grande, altri tengono che le cose passaranno bene. Io per me non so che mi credere: questo s bene  verissimo ed indubitato, che i Padroni sono benignissimi.
Ho poi publicata la nova che mi d della sanit grande che si gode in coteste felicissime bande, e la vado publicando tanto pi volentieri, quanto che con mio grave dolore haveva a'giorni passati inteso, che le cose passavano male. Del tutto lodato Dio, che ci conservi e doni la sua grazia. Quel dirmi poi che l'apparecchio della vindemia  cos sontuoso e per la quantit e per la qualit del vino, mi ha fatta venire una ardentissima voglia di un di quei fiaschi antichi sudici, che non hanno altro di bello in apparenza che quello artificioso turacciolo di paglia, e dentro sono ripieni di preciosissimo vino.
Io poi sto benissimo, per grazia di Dio, e mi ritrovo affatto libero della mia indisposizione, e procurar mantenermi. Se li pare opportuno, inchini il mio nome al Ser.mo Gran Duca e a tutte le AA. Ser.me, e mi ricordi servitore di singolar devozione all'Ecc.mo Sig.r Duca di Bracciano(305). Questa sera mando la sua lettera al Sig.r Stelluti, e a lei bacio le mani.

Di Roma, il 24 di Ag.o 1630.
Di V. S. molto Ill.re


In questi giorni apparisce una macchia nel sole, aggregata di molte, la quale tiene in longhezza pi di un terzo del diametro del sole, ed io ne ho numerate sino a 58 macchie che la compongono, cosa veramente mostruosa. Mi vado poi pigliando gusto nella osservazione dei Pianeti Medicei, predicendo di sera in sera le constituzioni, etc.


S.r Gal.o
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto C.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



2050..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 210. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Non mi  succeduto, come volevo, il prevenir V. S. con l'offitio di condoglienza per la dura perdita fatta del nostro Sig.r Principe Cesi, che sia in Cielo, perch fui la settimana passata sopraffatto non meno dal dolore che dalle straordinarie occupationi di questa mia carica. So che ella si degner di gradirlo adesso con non minor piet, e che, dato qualche luogo alla consolatione, soffrir dall'altra banda cos duro colpo come opera di Dio, che dispone il tutto per il nostro meglio. Piaccia alla divina bont consolar me con la lunga e felice vita di V. S., alla quale con tutto l'animo bacio le mani.

Di Roma, il d 24 Ag.to 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


La morte del nostro S.r Principe, giungendomi inaspettata, mi  arrivata acerbissima. Con la necessit non  possibil contrastare, et  prudenza e piet il conformarsi al voler divino. Scrissi a V. S. quindici giorni sono(306), e le diedi avviso della gratia della pensione delli 100 S.di fattali da N. S. Fu buona l'inspiratione che mi venne di spinger la modestia di V. S. a parlarne. Eccomi qua tutto suo per ricever sempre i suoi comandamenti per consolationi. Ho ricevuto dal S.r Dino(307) una gentilissima lettera, et a lui le relationi di V. S. havevano gi acquistato l'affetto mio.


S.r Galileo. Fir.e
Dev.mo Ser.re di core
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



2051...

PAOLO BOMBINI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 30 agosto 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 139. - Autografa. Alla lettera  allegato anche oggi nel ms. (car. 140) il "foglio" che il mittente vi includeva, e che noi riproduciamo in facsimile.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Lungo tempo fa che io sono, come ella sa, divoto e partiale del valore e della persona di V. S.; n punto hanno o sminuito o allentato questo affetto ne i varii accidenti della mia vita n la spessa mutazione che da qualche anno in qua ho fatta di paesi: anzi questa, per ultimo, mi ha aperta la strada di doverla riverir con queste poche righe, come affettuosamente faccio. L'occasione , che il S.r Cav.r Francesco Buonamici, havendo risaputo come un padre Gesuita(308), del qual si diceva havesse trovata la via di poter sapere la lunghezza del mondo, in qual si voglia parte che ci trovassimo di l del primo meridiano di Tolomeo, era mio amico, mi comand mi facesse da detto Padre spiegar questa sua invenzione, mentre stavamo tutti e tre in Madrid, e mi aggionse essere ci servizio o gusto di V. S. Io, che per altro volentieri servivo il S.r Cav.ro, quando seppi dover nell'istesso tempo far ancora servizio a lei, non solo volentieri, ma con giubilo, lo feci, ed in una sessione che fecimo un doppo pranzo in casa mia, ricavai dalla viva voce del Padre quanto va nell'incluso foglio.
Pu essere che a quest'hora V. S. per altra parte e pi copiosa habbia ricevuta contezza del contenuto; ma io, che ambisco solo il cominciare a divenirle tributario, almen delle cose altrui, gi che non ho delle mie, ho voluto ad ogni modo inviarcelo, supplicandola si serva di tener di me tanta memoria, quanta io conservo osservanza verso di lei.
Mi condoglio con questa occasione con V. S. della perdita che tutti i virtuosi han fatto nella morte dell'ultimo S.r Duca di Acquasparta. Dio gli habbia dato il Cielo, del qual solo veramente era degna habitatrice quell'anima celeste, e di l c'impetri che godiamo lungamente la persona di V. S., in cui ricompensiamo tutte l'altre perdite simiglianti.
Qui si vive in continui timori di questo infernal contagio, che per tutto ci circonda o poco meno. Si  dubitato non ci finisse di attorniare, per alcune male nuove volate da cost, ma mi pare non si verifichino; sicome non si  verificata una nuova che corse in questa piazza due d sono, della caduta di Casale, la quale, convertita in nuova della morte dello Spinola(309), finalmente bugiarda in tutto, svan. Piacia a Dio che i nostri peccati non chiedano dalla sua giustizia maggior gastigo, mentre io da S. D. M. prego a V. S. ogni colmo di felicit e contento.

Di Genova, 30 di Ag. 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.vo in Ch.o Aff.mo
Paolo Bombini.
[vedi figura 2051.gif]



2052.

PIETRO GASSENDI a GALILEO in Firenze.
Parigi, 30 agosto 1630.

Dalle pag. 36-37 dell'edizione citata al n. 1729.

Viro virtutis aeternum spectandae Galileo Galilei,
Magni Hetruriae Ducis Mathematico,
Petrus Gassendus S.

Non scripsi ad te, Vir Illustris, ex quo(310) misi observationem eclipseos lunaris anni 1628, et grates simul, quas potui, persolvi pro missis(311) ad me tuis illis praeclaris voluminibus. Scribo iam rursus, occasione et eclipseos illius solaris quae 10 Iunii nuper accidit, et libelli huius qualiscumque, qui, quod prodierit meo nomine, haud debuit tibi esse ignotus.
Circa eclipsim itaque eodem usus sum apparatu, quo circa illam quae contigit anno 1621, et de qua etiam ad te scripseram(312), nisi me mea memoria fallit. Verum circulum usurpavi duplo propemodum maiorem, qui, cum certiorem me fecerit quantitatis eclipseos, caetera tamen incerta reliquit, praeter momentum quo eclipsis coepit. Hinc duo illa quae pronunciare de hoc defectu possum, haec sunt: unum, eclipsim nobis coepisse in hac civitate, sole adhuc elevato 14 gr., 40 min., hoc est hora 6, min. 16 1/2; alterum, obscurationem solis maximam fuisse digit. 11, min. 32. Caetera vero, ut vestigium primum eclipseos apparuisse in circulo citra telescopium superiore dextra parte 35 grad. a supremo circuli puncto; medium eclipseos contigisse sole alto 6 grad., 20 min., seu hora 7, min. 11 1/2; limbum exteriorem falcis illustratae fuisse tum minorem semi-circulo 10 grad.; solem occumbentem hora 8 fuisse adhuc obscuratum digit. 1 3/4; et si quae sunt huiusmodi, asserere non perinde ausim. Utcumque sint, indico omnia, quod hoc modo nosse nihil noceat.
Ad libellum quod attinet, is non est qui mereatur tibi bonas aliquot subducere horas. Habe illum solum, ut pignus continuae meae in te observantiae ac testimonium memoriae iugis qua te absentem veneror et affectissime complector.
Spero me Constantinopoli circa Natalitia futurum. Tu si mea observatione illic, Alexandriae aliisve in locis Orientis indigeas, aut ante discessum significa, scilicet ante initium Novembris, aut, cum illuc appulero, destina ad me literas apud Illustrissimum, quicum eo concessurus sum, Christianissimi Regis oratorem: videlicet ubivis gentium habebis me semper et observantissimum et amantissimum tui. Tu me modo ama, et maximo artium literarumque ingenuarum bono aeternum vive et vale.

Parisiis, III Kal. Septemb. M.DC.XXX.



2053..

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 31 agosto 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

.... L'occhiale del Galileo(313) presenter in mano al Re nella prima audientia, ch mi sono trattenuto questi giorni per dar tempo a che si fornischi un ingegnio che lo sustenta, con gran comodit di chi se ne serve, che  stato disegno di Cosimo Lotti, et mi assicuro che render tanto pi grato il regalo....



2054..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 9. - Autografa.

Molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo

Doppo la sua partita di qua non  hauto nuove di lei; pur voglio credere arrivassi cost con buona salute. Cos piaccia al Signor, e conservarla lungho tempo.
Quando fussi con suo comodo, in una o pi partite, pagare al S.r Francesco Bontalenti di banco di cost li s. 54, b. 15, che mi deve V. S. per le robbe che prese, me ne faria somma gratia; et scusimi se  preso ardire di domandarceli, e non aspettare venghi da lei a rimettermeli, ch queste turbolenze che corrono per il mondo causano una strettezza di moneta per tutte le piazze d'Italia, che non si pu pi negotiare, e va molto male per chi  di bisognio. Il Signor Dio ci metta la Sua santa mano e pongha fine a tanti flagelli, et a V. S. dia sanit e la Sua santa gratia. Li bacio le mani et me li offerisco suo servitore.

Roma, 2 7mbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Gio. Silvi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2055..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 4 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 116. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Per mia buona sorte mi  accaduto il poter in qualche parte supplire alla minore delle molte disgrazie che V. S. mi disse esserle accadute, ci  d'esserseli guasto 2 barili di aceto, in vece de i quali io ne ho provvisti questi due fiaschi che gli mando; il quale, in questi tempi, ho havuto per gratia, e mi par ragionevole. Accetti V. S. la mia buona volont, desiderosa di poter, se fossi possibile, supplire e concorrere con gl'effetti ad ogni suo bisogno.
S.r Violante, e noi insieme, la ringratia assai de i ranocchi e zatta, gustando non solamente del dono in s, ma molto pi della diligenza e sollecitudine di V. S.
Madonna hiermattina m'impose ch'io dovessi domandar a V. S., se credeva che della elemosina havuta dal Ser.mo G. Duca si dovessi far ringratiamento, poi che, per havercela portata qui un lavoratore che sta al Barbadoro, non se ne fece ricevuta. Io me lo scordai, et hora prego V. S. a darmene indizio con suo comodo, et in tanto spero di sentir anco buon esito della supplica che si fece hiermattina. La saluto in nome di tutte, e prego Nostro Signor che la conservi.

Li 4 7mbre 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Nel fiasco pi vecchio dell'aceto vi sono state alcune poche roselline.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2056..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 10. - Autografa.

Molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo

La passata li scrissi altra mia, et la preghavo mi avessi favorito con suo comodo pagare al S.r Francesco Bontalenti di banco li s. 54, b. 15, moneta che lei mi deve, con scusarmi anco se avevo preso securt di domandarceli, ch la mala stagione che corre lo causava. Ho di poi questa mattina ricevuto una cara sua delli 8 del passato, che deve haver fatto la na/40 in qualche loco, et per essa visto voleva li avisassi a chi doveva pagare il denaro, che ne  hauto ghusto. Per sopra ci li confermo il medesimo, che al S.r Bontalenti sarano ben pagati. Comandimi se in altro la posso servire, ch resto pronto e con desiderio impiegharmi in suoi comandamenti. Li bacio le mani, et li pregho dal S.r Dio quel vero ben che desidera.

Roma, 7 di 7mbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Gio. Silvi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2057..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 10 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 118. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Non detti risposta all'ultima sua per non trattener troppo il suo servitore; adesso, con pi comodit, ringraziandola delle sue tante amorevolezze, gli dico che in presentando le bellissime susine a S.r Violante, hebbi gusto grandissimo per veder l'allegrezza e gratitudine che ella ne dimostr, s come anco S.r Luisa delle due pesche, quali gli donai, perch queste pi di tutte l'altre frutte gli gustano.
Ricevo per mortificazione il non esser sortito il negozio di Madonna, perch forse havevo troppo desiderio che, col mezzo e favore di V. S., ella ricevessi qualche benefizio: pazienza; staremo aspettando l'esito dell'altro di Roma.
Hiersera la Ser.ma ci mand a presentare una bella cervia, e qua si fece tanta allegrezza e tanto romore quando fu portata, che non credo che tanto ne facessero i cacciatori quando la presero.
Adesso che comincia a rinfrescare, S.r Archangiola et io, insieme con le nostre pi care, facciamo disegno di star a lavorare nella mia cella, che  molto capace; ma perch la finestra  assai alta, ha bisogno d'esser rimpannata, acci si possi veder un poco pi lume. Io vorrei mandarla (cio li sportelli)(314) a V. S., acci me la accomodassi con panno incerato, che, quando sia vecchio, non credo che dar fastidio; ma prima havr caro di sapere s'ella si contenti di farmi questo servizio. Non dubito della sua amorevolezza; ma perch l'opera  pi tosto da legnaiuoli che da filosofi, ho qualche temenza. Dicami adunque liberamente l'animo suo, ch'io in tanto, insieme con la Madre badessa e tutte le amiche, la saluto di cuore, e prego Dio benedetto che la conservi nella Sua gratia.

Di S. Matteo, li 10 di 7mbre 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo S.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2058.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 216. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Hora solamente ricevo la lettera di V. S. molto Ill.re, e per non  possibile questa sera trattare col Padre Maestro. Dimani far il servizio, con quella maggiore destrezza che sar possibile e ci bisogna per un rispetto che non posso mettere in carta: di tutto quel che seguir li dar conto.
Scrivo nell'anticamere del Sig.r Card.l Padrone, al quale ho letta solamente quella parte della lettera di V. S. che concerne alla nova che mi d, cara quanto se fosse della mia patria stessa, della sanit di Firenze e dello Stato del Ser.mo Gran Duca mio Signore, che Dio conservi; e l'ho letta insieme con un simile avviso che mi d il molto Rev.do Padre Abbate Don Serafino di Siena: e la nova  stata gradita da S. Emin.za  ben vero che havendomi scritto V. S. che cotesti affannoni fanno apparire il male, che  lontano, lo fanno, dico, apparire vicino, li ho soggionto che V. S. n' cagione con la sua invenzione dell'occhiale, e che per bisogna prohibirne l'uso a questi tali; e S. Em.za si mise a ridere.
Nel resto, quanto alla pensione, l'ordine  in Dataria che V. S. sia provista di 100 (di di moneta; ma il provisto di quella Mansionaria, sopra della quale si mette la pensione, non vole acconsentire pi che a 50 S.di: e per bisognar fare assegnamento sopra qualche altro beneficio, come mi hanno detto questi ministri che faranno; e io non mancar al suo tempo servirla di cuore. E li bacio le mani, facendo humilissima riverenza a tutte le AA. Ser.me

Di Roma, il 13 di 7mbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.

Humil.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo Oblig.mo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: [.... Il]l.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r [...] Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



2059..

ANTONIO HURTADO DI MENDOZA ad ESA+ DEL BORGO [in Madrid].
Madrid, 13 settembre [1630].

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

E dicho a Su Mag.d lo que V. M. me advierte zerca del antojo; y olgara mucho que V. M. inbie con este correo por otro bidro(315), y que bengan mas, por si suzedire otra vez el perderse o quebrarse; y estimara que se traiga el que V. M. dize que esta acavando Galileo.
Las cartas estan en poder del S.r Protonotario. V. M. acuda a el que ya las abra remitido al Consejo. Guardo Dios a V. M. muchos aos.

En Palazio, oy savado 13 de 7bre.

S.r Esau del Borgo.
Don Ant.o Hurt.do de Mendoza.



2060..

TOMMASO DI LAVAGNA ad [ESA+ DEL BORGO in Madrid].
Madrid, 14 settembre 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

Aqui embio a V. M. la medida del vidrio y el cordel de la medida del caon. Todo el cordel es el tamao del caon estendido asta el termino con que se vee bien, y asta el udo es la medida del caon serrado como vino. V. M. lo embie luego que S. Mag.d queda ya esperando la respuesta. Guardo Dios a V. M. como deseo.

De Palacio, 14 de Set.re 1630.

M. Thomas de Alavaa.



2061..

ESA+ DEL BORGO a GALILEO [in Firenze].
Madrid, 14 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 142-143. - Autografa.

Molto Ill. S.r mio P.rne Oss.mo

Ho ritardato alcuni giorni la risposta della cortesissima lettera di V. S. de'16 di Luglio passato, per poterli scrivere con pi particularit ogni successo del'occhiale inviatomi per servitio di S. M.t Cattolica. Lo ricevetti con un corriere del Ser.mo G. D. nostro S.r, benissimo trattato, e, per esser assai scomodo a sustentarlo a mano per la sua lungezza, feci fare, con disegno di Cosimo Lotti(316), un sostegno con tanta curiosit, che n anco cost penso che si sia inventato ancora cosa migliore, con il quale si volge e ferma l'occhiale ad ogni parte con incredibile facilit; se bene per darlo ad intendere a questi artefici  bisognato tempo e fatica del Lotti, che l'ha assistito guasi sempre, che si pu dare per ben impiegato, essendo riuscito assai perfetto; e subito che fu fornito di fare, andai, la mattina de'X, all'audientia di S. M.t, a darli conto come m'era pervenuto il detto occhiale et insieme a presentarglielo, che se ne rallegr molto per haverlo desiderato con grand'instantia, e mi comand che alle quatro di quello stesso giorno, che secondo il modo di cost sarebbono 21 ora, glielo portasi a Palazzo. Non erano le 20 o/2, che mand tre o quatro imbasciate che andassi subito; che con l'ultima venne D. Tommaso Lavagna, uno delli sua aiuti di camera, gentiluomo molto curioso di queste cose, con il quale furno persone di mia casa a portarlo a S. M.t: la quale, subito che li arriv, mi fece honore di domandar di me dal Conte de Hiebla, figlio del Duca di Medinacidonia, gentiluomo di camera che serviva quel giorno, che voleva lo fussi ad instruire del modo che si teneva per servirsene; ma havendone avvisato al detto D. Tommaso, non li feci mancamento nessuno. Subito furno S. M.t e li Ser.mi infanti suoi fratelli a metterlo in opera, che li parve una cosa di maraviglia; affermando S. M.t che haveva visto una croce di pietra in un luogo pi lontano una lega dello Scuriale, che in tutto sono otto lege, e miglia di coteste 24; e fece avvisare alla persona di mia casa, che mi dicessi che era pretioso e di suo intero gusto.
 stata tanta la frequenza nel'usare di questa curiosit, et li tanti ordini del tenerne conto, che li  riuscito quello che a un fanciullo che tiene un uccelletto in mano, che per farli troppe carezze li stiaccia il capo. S. M.t havanti ieri chiese l'occiale, ch voleva vedere le stelle che V. S. chiama Medicee, vicine al pianeto di Giove, che gliele havevo inviate dipinte di mano del Lotti; e puntando l'occiale, non vede cosa alcuna: chiama D. Tommaso, che fussi a riconoscere li cristalli et li nettassi, e trova il maggiore che sta dalla parte di sopra, o, per meglio dire, non vi trov il detto cristallo. Subito si cominci ad esaminare ogni cortigiano che quivi era capitato quel giorno, e sino all'infanti stessi, e non si trov mai chi ne sapessi dar ragione nessuna; e per disgratia, a pi della finestra dove era solito veder con esso, trovorno il detto cristallo in trenta pezzi, con tanto disgusto di S. M.t, che guai a quello a chi fussi successo tal disgratia, se S. M.t l'havessi possuto sapere. M'invi subito quelli pezzetti per il medesimo D. Tommaso, e domandarmi se in Madrid si troverrebbe chi ne potessi fare un altro. Li risposi che era impossibile, perch solo si lavoravano nella galleria di S. A., alla presentia di V. S.; e questo medesimo li feci anco sapere per D. Antonio di Mendoza, altro aiuto di camera e secretario della medesima camera e che d entrata alle audientie. Mi  tornato a dire S. M.ta, e fattomelo scrivere dalli detti dua SS.ri per sua parte, che io voglia scrivere a V. S., acci glie ne mandi un altro di quei medesimi cristalli con la pi pronta occasione di corriere; e quando non vi sia cost, lo pu incamminare a Genova a Francesco Spinola (?) q. Battista, perch me lo mandi: e venga in una scatola con cotone bene accomodato, perch non si rompa; et anco potr venire l'occhialetto piccolo. Supplicando a V. S. con ogni maggiore affetto di questo favore, perch se V. S. potessi restare interamente avvisata quanto lo desideri S. M.t, si maraviglierebbe: e perch V. S. habbia maggior facilit in ogni caso, nno prevenuto in Palazzo le misure della lungez[za] di tutto il cannone, quando sta, per poter vedere, tirato fuora il cannoncino, che  tutto il filo; e dove  il nodo,  quando sta messo dentro(317). Cos va anco la misura della grandezza dell'uno et l'altro vetro; e quando, per appaiarli meglio, convenissi mandarli tutti dua, lo faccia: e venghino quanto pi presto, perch son sicuro che non passeranno quindici giorni, che mi comincieranno a tormentare. Torno di nuovo a pregarne V. S., s come ancora che mi porga anco a me occasione di poterla servire, mentre le prego da Nostro S.r Dio ogni sua felicit.

Di Madrid, a'14 di Sett.e 1630.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo e Vero Serv.e di core
Esa Del Borgo.



2062..

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 14 settembre 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

Alli X del presente fui da S. M.t.... e.... li presentai l'occhiale, la cuy tragedia ne vedr ogni particularit dalla qui congiunta lettera che scrivo al S.r Galileo; et  tanto il gusto che S. M.t ne haveva riceuto, che mi ha inviato venti volte a casa, e crede che in quindici giorni possa farli venire il cristallo. V. S. Ill.ma lo dica a S. A. che me ne aiuti, perch non mi lascieranno ben havere; e quello per la Regina, la S.ma glie lo mandi quanto prima, che V. S. Ill.ma potr vedere dalli biglietti di D. Antonio de Mendoza e di D. Tommaso Lavagna, che vanno in questa trescha(318), quello che mi ha fatto scrivere Sua M.t....
Torno a supplicare a V. S. Ill.ma che m'aiuti con il Galileo: et essendo bisogno regalarlo, V. S. Ill.ma lo faccia fare dal S.r Francesco Medici mio cognato, perch ne vorrei uscire bene con S. M.t e presto; ch se fussi voglia che s'attaccasi, e la regina lo chiedesi(319), non ne potrebbono far maggior instantia....
Se il Galileo avessi difficult nelle misure, li potr far vedere il biglietto di D. Tommaso Lavagna....



2063...

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 14 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 119. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.e Sig.r Oss.mo

Perch'io conosco in tante occasioni la cortesia di V. S., non mi maraviglio hora della memoria che ell'ha di favorir le persone che mi son care, come Anna Maria(320), la quale, ben che meriti per s stessa et per le sue virtuose qualit la sua protettione, intendo sempre nondimeno che resti in me medesima il peso dell'obbligo, et per hora le ne rendo particolarissime gratie. Ho dato parte intanto al Vaiani, suo padre, di quanto passa; et perch egli  un huomo del cervello che V. S. sa, et ha preso tempo a pensarci, mi converr aspettar la sua risoluttione prima di poter risponder a V. S. precisamente, che di giusta ragione non doverebbe tardar molti giorni.
Il favore che V. S. pensa poi di far al S.r Ambasciatore et a me di quell'occhiale, ci sar caro straordinariamente, et aspettato et stimato come gioia con particolar nostra obbligatione.  ben vero che rispetto al pericolo che potrebbe correre per viaggio, per la sospensione del commerzio et per le difficult che incontrano le lettere, non che le robe, riceveremmo per maggior favore che si compiacesse di farlo consegnare in casa nostra alla Sig.ra Caterina mia suocera, alla quale il S.r Ambasciatore scriver, per pi sicurezza, il modo et(321) quando sia meglio d'inviarlo a questa volta. Et pregando V. S. di qualche occasione di poterla servire, le bacio le mani.

Di Roma, 14 di Sett.bre 1630.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galilei.
Aff.ma Serva
Caterina Ricc.di Nicc.ni



2064...

SEBASTIANO VENIER a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 218. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo

De'24 del passato tengo le lettere che V. S. Ecc.ma ha voluto scrivermi a dimostration maggior del suo continuato buon animo verso di me; di che essendone gi ben certo, in corrispondenza della mia particolar affettione verso di lei e della molta stima che tengo della persona e sue dignissime conditioni, vengo con le presenti a renderlene affettuosissime gratie, et ad aggiungerle che, sebene non ho passato se non hora uffitio con lei di nova attestatione della continuata mia ottima dispositione, per occasione delle mie infinite occupationi nel Collegio, dove son entrato al mio arrivo subito da Costantinopoli, non ho per ommesso di supplir con l'animo et di ricercar ancora alle volte aviso di V. S. Ecc.ma Aggradisca per tanto lei questo novo testimonio del dispostissimo animo mio, che sta sempre congionto con desiderio di poterla in tutte le occasioni servire.
 piacciuto a questi SS.ri Ecc.mi eleggermi ambasciator estraordinario alla M.t Cesarea; honore che, seben certo  grandissimo, essendo per di carica, per suoi requisiti, molto pesante, mi convien riuscir consequentemente di particolar incommodo. Questo ancora mentre l'aviso a V. S. Ecc.ma, perch, se in quelle parti conoscesse ella io la potessi in alcuna cosa servire, me ne possa parimenti porger l'occasione, le aggiungo l'informatione(322) datami dal P. Fra Fulgentio(323) intorno li affari di lei, che prego il S.r Dio passino sempre con ogni prosperit. Et le bacio le mani.

Di Venetia, 15 Sett.e 1630.
Di V. S. Ecc.ma
Fra (sic) Galileo Galilei, Fiorenza.
S.r di vero core
Sebast.o Veniero.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo
Il S.r [Dott]or Galileo Galilei, in
Fiorenza.



2065...

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 17 settembre 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa.

Ill.mo S.r mio P.rne Col.mo

Per assicurar il buon recapito della lettera per il S.r Galileo(324), ne invio a V. S. Ill.ma qui congiunto un dupplicato, acci egli possa compiacere a S. M.ta del cristallo che me li fa chiedere da sua parte per l'occhiale che si  rotto; e V. S. Ill.ma sia buon mezzo perch conseguischa con ogni prontezza questo suo desiderio, perch, passato il tempo che ne possa esser venuto la risposta, non mi lascieranno vivere, perch S. M.t ci  grandemente affettionata. Et alla Ser.ma Arciduchessa nostra S.ra V. S. Ill.ma li dica che l'occhiale che  scritto alla Madre Priora di haver dato a fare per la Regina, als  desiderato sommamente; e V. S. Ill.ma lo havr visto per li biglietti originali(325) che furno con altra....



2066.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 220. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Io ho presentata la lettera al Rev.mo Padre Maestro di S. Palazzo, e passato l'officio che V. S. molto Ill.re mi comanda; e ho ritrovato S. P. R.ma assai ben disposta e affezionata a V. S., conforme al solito. Ma quanto al ristretto del stampare il libro, m'ha detto che era restato in appuntamento con V. S. che lei sarebbe ritornata in Roma, e che si sarebbero aggiustate alcune coselle nel proemio e dentro l'opera stessa, e che, non potendo ella venire per la malignit de'correnti sospetti, si contenti di mandare una copia del libro qui in Roma, per agiustare insieme con Mons.r Ciampoli quanto bisogna, che poi, fatto questo, lei haver facolt di farlo stampare, come li piacer, in Firenze o altrove. E io, che ho inteso il tutto, giudico assolutamente necessario che V. S. mandi questa copia, e qui non si mancar servirla da me e da Monsignore e dal Padre Visconti, tutto suo. Con che li fo humile riverenza.

Di Roma, il 21 di 7mbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: [...]ll.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r [... G]alilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



2067..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 222. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Lessi la lettera di V. S. a Nostro Signore, il quale la sent con segni particolari della sua benevolenza verso di lei, per la quale m'ingegnai di soggiungere quelli offitii che le pu persuadere l'antica mia devotione e l'eminenza de'suoi meriti. Ben  vero che, essendo poi interrotto il mio ragionamento, mi fu tolta l'occasione di parlare della sua monaca(326), n ho fin hora havuto altra opportunit di poterla servire. Pu non dimeno rendersi certa ch'io sia per farlo con quella sollecitudine che devo, stimando mia particolar consolatione l'operare in cose che le possino apportar piacere. Mentre per la prego ad honorarmi con la frequenza de'suoi comandamenti, le bacio reverentemente le mani e le auguro ogni prosperit pi desiderabile.

Di Roma, il d 21 Sett.bre 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Fui interrotto nel mezzo della lettera, s che non potei legger la parte che toccava alle monache; procurer trovare occasione di parlarne. Del resto ella mi ha sommamente consolato, con la speranza del suo ritorno. Spero che ella non sar bandita da gl'editti della sanit scrupolosa, come si trova adesso. Mi rallegro bene che questi nostri offitiali si siano ingannati, e che voi altri SS.ri godiate perfetta salute. Aspetto il discorso del nostro S.r Peri(327). Il S.r Marchese e 'l S.r Giorgio(328) le sono servitori, e 'l S.r Antonio(329) compone nuove arie e sonate per il ritorno di V. S.


S.r Galileo.

Fir.e
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



2068...

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 21 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 144. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Rispondo tardi alle gratissime lettere di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, ma la tardanza sar compensata dalla congionta dell'Ecc.mo Venier(330), che l'ama cordialissimamente; e spesso teniamo di lei proposito, et spetialmente quando vogliamo radolcir le tanto odiose novelle che da tutte le parti vengono, massime dell'influenze correnti. La digressione a parlar di lei  diversione delle noie et interpositione di gusto.
Aspettiamo le cose sue con quella brama che non si pu esplicare. S. E., a quale mostrai la mia lettera, si rallegr tutto, et disse: Al mio ritorno di Germania (per dove  in procinto di partire) forsi sar in ordine la stampa.
Il Cesarino, di cui le scrissi havere ritrovata la clepsidra,  dato in un'altra bella cosa, ch'egli stima la via certa al moto perpetuo; et questa  un vaso, in forma di una colonella, che dalli capi ha due altri vasi, che paiono(331) li capitelli. In questo, posto una debita quantit di acqua, sbalza fuori da s, per un spillo pur del medesimo vaso, un mezo bracio, e continua cos tanto che tutta l'acqua sia finita, e ritorna nell'istesso vaso, et rivoltandosi da su in gi salta fuori dall'altra parte al medesimo modo, et cos successivamente tante volte che si vuole. Dice che la far alzare un bracio o due. Chi l'ha veduta, la stima bella ritrovata.
Siamo sani, Dio lodato: Lo prego di tutto cuore a conservar V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, e le bacio le mani.

Ven.a, 21 Settembre 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo Galileo.
Dev.mo Ser.re
F. Fulgentio.



2069..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 settembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 11. - Autografa.

Molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo

Con altra mia 15 giorni sono(332) li accusai la ricevuta della cara sua, quale, come li dissi, era stata per viaggio pi del solito. Mi trovo adesso altra sua delli 9 presente, ricevuta con l'ordinario di Genova, et per essa visto mi haveva favorito pagare al S.r Bontalenti(333) s. 20 moneta in conto delli s. 54.15, che liene  dato credito; e sempre che con suo comodo segua del resto, me lo aviser, acci io possa notarli alla sua partita. Et per non entrare in altre cirimonie, gi so quanto lei  puntuale e desiderosa di favorir[ce]li, et io sempre ne terr memoria per dove possa mostrarli segni di conrispondenza.
Io mi trovo da 16 giorni in qua in mano del medico per causa di dolor di stomaco, causati da indigestione e flemme biliose, e con tanti rimedi fatti non  possibile liberarmi. Io piglio l'acqua del Tettuc[cio... f]ino adesso ne  5 fiaschi grandi in corpo, senza miglioramento alcuno. Era meglio fussi stato trebbiano, che forse saria guari[to.] Se le robbe di cost potessino caminare e non fussero trattenute per il sospetto del mal contagioso, io vorrei affaticar V. S. che mi buscassi un poco di olio da stomaco del Gran Duca, per vedere se mi liberassi o vero almeno placassi il dolore, acci la notte potessi riposarmi, ch sono parechi notte che dalla a/2 notte fino al giorno, et alcune tutta la notte, non riposo maii; oltre che dalle 23 ore(334) fino alle 2 di notte, ora di cena, mi d il medesimo travaglio su l'ora della digestione del pranzo e della cena. Dio ne liberi ugnuno, e conservi V. S. sana et in sua gratia. Li torno duplicate raccomandationi da parte di mia madre e consorte, et io di core li bacio le mani. Nostro Signor li conceda ugni felicit.

Roma, il giorno di S. Matt.o del 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.[mo] Serv.re
Gio. Silvi.

Fuori:. All molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2070..

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 12 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 121. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Una poca d'indispositione che mi travaglia ha causato ch'io non ho potuto trattar col P. R.mo Maestro del Sacro Palazzo del negotio significatomi da lei; ma ben lo far quanto prima, e li dar ragguaglio di quello haver ritratto. Intanto non ho lassato di far ricapitar le lettere per il Padre Benedetto, come comandava. E della cassetta per(335) la quale V. S. si  presa travaglio, devo dirle che si  trovata finalmente, et io non lascio di ringratiarla infinitamente per la briga che ne ha havuta, s come faccio anco dell'occhiale ricapitato alla S.ra(336) Et a V. S. bacio le mani.

Di Roma, li 12 8bre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.ma Serva
Caterina Riccardi Nicc.ni



2071..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 12. - Autografa.

Molto Ill.re mio Sig.r

Per la cara sua delli 5 corrente ho visto con quanta prontezza mi haveva favorito provedermi dell'olio da stomaco di S. A. S., et me lo averia mandato quando non avessi inteso l'impedimento che ci era per strada, stante questi sospetti che ci sono del mal contagioso. La ringratio sommamente della bona volunt, et mi favorisca conservarlo fino a tanto che possi pervenirmi securamente, ch credo, ma vorria dir la bugia, mi doverr servire ad ugni modo, poi che con tanti medicamenti fattomi, se bene sto meglio Dio gratia, ad ugni modo non son libero, facendosi sentire ugni sera. Sia laudato Dio. Li bacio con ugni effetto le mani, et li pregho dal S.r Dio quanto desidera.

Roma, 12 8bre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Gio. Silvi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2072.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 18 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 123. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Sto con l'animo assai travagliato e sospeso, immaginandomi che V. S. si ritrovi molto disturbata, mediante la repentina morte del suo povero lavoratore. Suppongo ch'ella procurer con ogni diligenza possibile di guardarsi dal pericolo, del che la prego caldamente; et anco credo che non gli manchino i rimedii e difensivi proportionati alle presenti necessit, onde non replicher altro intorno a questo. Ma ben, con ogni debita reverenza e confidenza filiale, l'esorter a procurar l'ottimo rimedio, quale  la grazia di Dio benedetto, col mezzo d'una vera contrizione e penitenza. Questa, senza dubbio,  la pi efficace medicina non solo per l'anima, ma per il corpo ancora; poi che se  tanto necessario, per ovviare al male contagioso, lo star allegramente, qual maggior allegrezza pu provarsi in questa vita di quella che c'apporta una buona e serena conscienza? Certo che quando possederemo questo tesoro, non temeremo n pericoli n morte; e poi che il Signore giustamente ne gastiga con questi flagelli, cerchiamo noi, con l'aiuto Suo, di star preparati per ricever il colpo da quella potente mano, la quale, havendoci cortesemente donato la presente vita,  padrona di privarcene come e quando gli piace.
Accetti V. S. queste poche parole profferite con uno svisceratissimo affetto, et anco resti consapevole della disposizione nella quale, per grazia del Signore, io mi ritrovo, ci  desiderosa di passarmene all'altra vita, poi che ogni giorno veggo pi chiaro la vanit e miseria della presente: oltre che finirei d'offender Iddio benedetto, spererei di poter con pi efficacia pregar per V. S. Non so se questo mio desiderio sia troppo interessato: il Signore, che vede il tutto, supplisca per Sua misericordia ove io manco per mia ignoranza, et a V. S. doni vera consolazione.
Noi qua siamo tutte sane del corpo, eccetto S.r Violante, la quale va a poco a poco consumandosi; ma ben siamo travagliate dalla penuria e povert, ma non in maniera che ne patiamo detrimento nel corpo, con l'aiuto del Signore.
Havrei caro d'intender se V. S. ha mai havuta risposta alcuna di Roma, circa la elemosina per noi domandata(337).
Il Sig.r Corso mand il peso di seta di lib. 15, del quale Suor Archangiola et io haviamo havuta la nostra parte.
Scrivo a hore 7: imper V. S. mi scuser se far degl'errori, perch il giorno non ho un'hora di tempo che sia mia, poi che all'altre mie occupazioni s'aggiugne l'insegnare di canto fermo a 4 giovanette, e per ordine di Madonna ordinare l'offizio del coro giorno per giorno; il che non mi  di poca fatica, per non haver cognizione alcuna della lingua latina.  ben vero che questi esercizii mi sono di molto gusto, s'io non havessi anco necessit di lavorare. Ma di tutto questo ne cavo un bene non piccolo, ci  il non stare in ozio un quarto d'hora mai mai, eccetto che mi  necessario il dormire assai per causa della testa. Se V. S. m'insegnassi il secreto che usa per s, che dorme cos poco, l'havrei molto caro, perch finalmente 7 hore di sonno ch'io mando male, mi par pur troppo.
Non dico altro per non tediarla, se non che la saluto affettuosamente insieme con le solite amiche.

Di S. Matteo, li 18 8bre 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Il panierino ch'io gli mandai ultimamente con alcune paste, non  mio, e per ci desidero che me lo rimandi.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2073.

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 19 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 125. - Autografa la sottoscrizione. Sul di fuori si legge, di mano GALILEO: A. S.ra Amb.ce: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Molto Ill.e Sig.r Oss.mo

Io ho cercato di servir a V. S., secondo che ella desidera et comanda, col Padre Maestro del Sacro Palazzo. Et per venir alle corte, posso dirle che egli  veramente al solito tutto suo; et per servirla in quel che pu, dice che si contenter che V. S. non mandi il libro intero da rivedersi, ma solo il principio et il fine; con questa condizione per, che il medesimo libro sia rivisto da un Padre teologo della sua religione cost in Firenze, il quale sia solito di riveder libri et adoperato a quest'effetto da'superiori di cotesta citt. Propone per ci a V. S. il Padre Nente(338); et se questo non le piace, potr nominar un altro che sia giudicato a proposito, al quale S. P. R.ma dar la facult medesima. Che  quanto le pare di poter far per suo servizio, pur che sia della sua religione.
In proposito del negozio d'Anna Maria, perch suo padre non m'ha pi risposto cos'alcuna(339), si pu credere che non habbia pensiero di farci altro. Le rendo ben grazie del pensiero particolare che ha V. S. di favorir questa virtuosa figliuola et me insieme, et le bacio le mani.

Di Roma, 19 d'8bre 1630.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo Galilei.
Devotiss.ma Serva
Caterina Riccardi Nicc.ni



2074..

ELIA DIODATI a GALILEO in Firenze
Lione, 23 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 78t. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI. In capo a questo frammento si legge, di mano dello stesso VIVIANI: "E. D. 23 Ott.e 1630. Risposta alla da'25 Ott.e 1629. Di Lione".

Con somma consolazione et allegrezza ho sentito qui dal S.r de'Rossi(340) che V. S. si mantenga in prospero stato di sanit, sperando che avr finito e publicato il suo trattato del flusso e reflusso, e che, insieme col ritorno della pace (gi conclusa, come si crede) ristorandosi il commercio, aver la sorte di recuperarlo e felicitarne diversi litterati, amici miei, i quali l'aspettano con impazzienza. Le mando etc.



2075.

GIO. BATTISTA BALIANI a GALILEO in Firenze.
Genova, 24 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 146-147. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Io mi sono riputato oltre modo favorito in veder la lettera di V. S. de'6 Agosto(341), la quale, non so se per lo disordine che  di presente in materia di lettere per conto della peste, o per qual altra causa, era restata alla posta, n  capitata in me prima di hier sera. Io ho riconosciuto lo stile e veduto esser cosa sua, ancorch non fosse stata sottoscritta, per le sottigliezze della dottrina con la quale scioglie il quesito proppostole da me con la precedente mia(342); e mi pento di non haverlo fatto prima, perch si sarebbe avanzata molta spesa.
Io non havea fatto la distintione che sia diverso il far salire l'acqua in un cannone per attrazzione o per impulso; e come che e da Vitruvio e da Frontino si vede che per impulso i Romani facevan salire l'acqua in grande altezza, mentre che col sifone traversavan le valli, che mi persuado che non fussero cos poco profonde, io mi dava ad intendere che lo stesso dovesse avvenire per attrazzione, e che perci poco importasse che 'l sifone fusse rivolto all'ingi overo all'ins, ma che il sifone dovesse sempre far la sua operatione, pur che fosse fatto in modo che, non facendola, havesse a rimanervi neccessariamente luogo vacuo. Conosco che io ho fatto errore, e che  verissima la consideratione di V. S., che un canape, ancor che sia d'acciaio e di qualsisia grossezza determinata, non pu reger un peso immenso, e neanche s stesso, quando che sia tanto longo che 'l suo peso sia immenso, e che perci si reger solo mentre che sia di una tale longhezza, la quale non si pu passare, e che V. S. dichiara benissimo quanta sia questa longhezza; e mi  avviso che lo stesso debba avvenire al canale pieno d'acqua. Per so che V. S. mi permetter che io le dica che mi resta tuttavia un dubbio, che pur V. S. accenna mentre che dice che la corda dell'acqua si strappar pi facilmente del canape, quanto le parti dell'acqua, nel separarsi l'una dall'altra, non hanno da superar altra resistenza che quella del vacuo, la quale non si  sin hora determinato quanta ella sia; e se ben tanto o quanto il vacuo impedisce lo strapparsi il canape, e tanto pi la corda d'acciaio, ad ogni modo mi par pure che vi sia gran diferenza, anzi che sia dubbio se possa esser che, strappandosi la corda, vi resti vacuo o no. Ma comunque ci sia,  certo che  molto maggiore il vacuo che resta nel canale.
Io non sono gi della oppinione volgare, che non si dia vacuo; per non mi potee dar a credere che si desse il vacuo in tanta quantit e cos facilmente. E per non mancar di dirle la mia oppinione intorno a ci, io ho creduto che naturalmente il vacuo si dia, da quel tempo che io ritrovai che l'aria ha peso sensibile, e che V. S. mi insegn in una sua lettera(343) il modo di ritrovarne il peso esatto, ancorch non mi sia riuscito fin hora farne esperienza. Io donque all'hora formai questo concetto, che non sia vero che ripugni alla natura delle cose che si dia vacuo, ma ben che sia dificile che esso si dia, e che non si possa dar senza gran violenza, e che si possa ritrovar quanta debba essere questa tal violenza che si richiede per darsi vacuo. E per dichiararmi meglio, come che, se l'aria pesa, non sia diferenza fra l'aria e l'acqua solo nel pi e nel meno,  meglio parlar dell'acqua, il cui peso  pi sensibile, perch poi lo stesso dovr avvenir dell'aria.
Io mi figuro di esser nel fondo del mare, ove sia l'acqua profonda dieci mila piedi, e se non fusse il bisogno di rifiatare, io credo che vi starei, ancorch io mi sentirei pi compresso e premuto da ogni parte di quel che io mi sia di presente; e per ci io credo che per avventura io non potrei star nel fondo di qualsivoglia profondit d'acqua, la quale crescendo in infinito, crescerebbe, per mio avviso, proportionatamente tal compressione, in modo che le mie membra non vi potrebbon resistere. Ma per ritornare, dalla detta compressione in fuori io non sentirei altro travaglio, n sentirei maggiormente il peso dell'acqua di quel che io mi faccia quando, entrando sotto acqua la state bagnandomi nel mare, io ho dieci piedi d'acqua sopra 'l capo, senza che io ne senti il peso. Ma se io non fussi entro l'acqua, che mi preme da ogni parte, e che fussi non dico in vacuo, ma nell'aria, e che dalla mia testa in su vi fusse l'acqua, all'hora io sentirei il peso, il quale io non potrei sostenere, solo se havessi forza a lui propportionata; in modo che, ancorch, ovonque, separando io violentemente le parti superiori dell'acqua dalle inferiori, non vi rimanesse vacuo, ma vi subintrasse aria, ad ogni modo vi vorrebbe forza a separarle, per non infinita, ma determinata, e via via maggiore secondo che la profondit dell'acqua, sotto la quale io fussi, fusse maggiore: la quale non ha dubbio che chi fusse nel fondo detto di sopra di 10 mila piedi d'acqua, stimerebbe impossibile far detta separatione con qualonque forza, come che egli mai non ne farebbe la pruova; e pur si vede che non sarebbe vero che fusse impossibile, ma che l'impedimento gli verrebbe da non haver lui tanta forza di poter far all'acqua una tal violenza che fusse bastante a separarla.
Lo stesso mi  avviso che ci avvenga a noi nell'aria, che siamo nel fondo della sua immensit, n sentiamo n il suo peso che la compressione che ci fa da ogni parte; perch il nostro corpo  stato fatto da Dio di tal qualit, che possa resistere benissimo a questa compressione senza sentirne offesa, anzi che ci  per avventura neccessaria, n senza di lei si potrebbe stare: onde io credo che, ancorch non havessimo a respirare, non potremmo stare nel vacuo, ma se fossimo nel vacuo, al'hora si sentirebbe il peso dell'aria che havessimo sopra 'l capo, il quale io credo grandissimo; perch, ancorch io stimi che quanto l'aria  pi alta, sia sempre pi leggiera, io credo che sia tanta la sua immensit, che, per poco che sia il suo peso, conviene che chi sentisse quel di tutta quell'aria che gli sta sopra, lo sentisse molto grande, ma non infinito, e per ci determinato, e che con forza a lui propportionata si possa superare, e perci causar il vacuo. Chi volesse ritrovar questa proportione, converrebbe che si sapesse l'altezza dell'aria e 'l suo peso in qualonque altezza. Ma comunque sia, io veramente lo giudicava tale, che per causar vacuo io credeva che vi si richiedesse maggior violenza di quella che pu far l'acqua nel canale non pi longo di 80 piedi.
Havr noiato V. S. con s longa diceria, perch se questa dottrina  vera, so che l'havr speculata prima; se contiene paralogismi, bastava ad ogni modo accenargliela in due parole, ch subito havrebbe ritrovato l'errore: per la penna mi ha trasportato pi oltre di quel che havrei voluto in questa materia.
Rispetto ai Dialogi che V. S. vorrebbe stampare, non habbiamo qui altro stampatore che Giuseppe Pavoni. L'ho fatto subito domandare, e gli ho detto se gli d l'animo di stampar un'opera: dice di s, se havesse qualche ministri che gli mancano, cio un che maneggi il torchio et un che componga i caratteri, oltre che non ha correttore. Non manca perci di andare stampando qualche operetta alla meglio. Mi ho fatto dar un poco mostra dei suoi caratteri, che mando a V. S. qui inchiusi. Converrebbe per un'opera valersi o dei due col segno A o degli altri due col segno B. V. S. mi avviser di quel che vorr, e se di cost si potesse haver i detti ministri o da altra parte; nel che havr consideratione anche all'impedimento che pu darci la peste.
Ho fatto le raccomandationi di V. S. al Sig.r Bartolomeo Imperiale, che le vive molto servitore; al Sig.r Andrea Spinola far lo stesso, quanto prima lo vedr; et a V. S. bacio per fine le mani e priego dal Signor ogni contento.

Di Gen.a, a 24 di Ottobre 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

[vedi figura 2075.gif]
Sig.r Gal.o Gal.i
Fir.






2076.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 28 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 148. - Autografa.

Molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Sento allegrezza grande della sua buona salute; e 'l timore che ell'ha di atterrir gl'amici con la sua presenza, mi par che pi presto dovesse esser timore di esser atterrito, perch qua gi si fa un gran barellare. Io veramente mi aiuterei col far buona vita; ma mio padre, che vuol ch'io muoia sano, mi governa con le bilancine, e acci che io non muoia di peste, mi vuol far morir di fame.
L'augumento et ogn'altra mia pretendenza per la lettura di Pisa son certo che si risolver in niente, non sentendo formarne pur un minimo accento; ma haveremo tempo a discorrerne insieme altre volte, perch se bene si  stabilito che i lettori vadino a Pisa col far un poco di contumacia avanti che entrino nella citt, tuttavia io non son per movermi di qui a caso, atteso che intendo per diverse strade che in Pisa son cominciati a scoprirsi carbonchi e enfiati pestiferi.
V. S. Ecc.ma non poteva dirmi cosa la qual con maggior gusto mi penetrasse al cuore di quel che ha fatto con accertarmi dell'acquisto conseguito nella dottrina del moto; perch io mi imagino che dopo l'haver liquidissimamente e con intera evidenza comprese coteste massime principali, da lei adesso ridotte alla somma lucidit, l'intelletto nostro sia poi con tranquillit e dolcezza per passar successivamente al rimanente di quella specolazzione. Communicher la nuova al nostro Sig.r Dino(344), il quale so che ne giubiler.
Godo sommamente che l'impression de'Dialoghi non trovi quelli intoppi che i maligni vorrebbono. Fo capitale dell'avviso che ella mi d di Bologna(345), e la ringrazio con affetto cordialissimo della premura che dimostra ne'miei interessi, contra o almen sopra ogni mio merito. Le bacio con ogni reverenza la mano, e faccio fine salutandola ossequentemente anco per parte del Sig.r Dino, il qual, sebene non ha ancora letto la sua, son certo che senza altri stimoli ha sempre in animo il reverirla e salutarla.

Fir., 28 8bre 1630.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Obblig.mo S.re
Niccol Aggiunti.



2077..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 28 ottobre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 127. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Non havevo alcun dubbio che V. S. non dovessi farmi la grazia domandatale circa la copia della lettera per il nuovo Arcivescovo(346); e con tutto che ella dica di non haver fatto cosa buona, sar non dimeno molto meglio di quello ch'io havessi mai potuto fare da per me. La ringrazio infinitamente, e con questa occasione gli mando 6 pere cotogne, quali ho provviste per haver inteso da lei che gli gustano e che non ne trovava, ch veramente di simili frutti ne  gran carestia, per quanto intendo; con tutto ci, se mi sar osservata la promessa che mi  stata fatta, credo che gliene mander qualcun'altra.
Havr caro di intender se Vincentio sia poi andato a Prato. Io havevo pensiero di scrivergli l'animo mio intorno a questo, esortandolo a non partirsi o almeno a non lasciar la casa impedita, ch questa mi par veramente cosa strana, per gl'accidenti che potrebbono occorrere; ma dubitando di far poco frutto e molto scompiglio, ho lasciato di farlo, e tanto pi che tengo speranza indubitabile che Dio benedetto sia per supplire con la Sua provvidenza ove mancano gl'huomini, non voglio dire per poca affezione, ma per poca intelligenza e considerazione. Saluto V. S. con tutto l'affetto insieme con le amiche, e l'accompagno sempre con le mie povere orazioni.

Li 28 di 8bre 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2078.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 2 novembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 129-130. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

So che V. S. sa meglio di me che le tribolazioni sono la pietra del paragone, ove si fa prova della finezza dell'amor di Dio; s che tanto quanto le piglieremo pazientemente dalla sua mano, tanto potremo prometterci di posseder questo tesoro, ove consiste ogni nostro bene. La prego a non pigliar il coltello di questi disturbi e contrariet per il taglio, acci da quello non resti offesa, ma pi tosto, prendendolo a dritto, se ne serva per tagliar con quello tutte le imperfezioni che per avventura conoscer in s stessa, acci, levati gl'impedimenti, s come con vista di Linceo ha penetrato i cieli, cos, penetrando anco le cose pi basse, arrivi a conoscere la vanit e fallacia di tutte queste cose terrene; io vedendo e toccando con mano che n amor di figliuoli, n piaceri, onori o ricchezze, ci posson dar vera contentezza, essendo cose per s stesse troppo instabili, ma che solo in Dio benedetto, come in ultimo nostro fine, possiamo trovar vera quiete. O che gaudio sar il nostro, quando, squarciato questo fragil velo che ne impedisce, a faccia a faccia goderemo questo gran Dio! Affatichiamoci pure questi pochi giorni di vita che ci restano, per guadagnare un bene cos grande e perpetuo. Ove parmi, carissimo S.r Padre, che V. S. s'incamini per diritta strada, mentre si vale dell'occasioni che se gli porgono, e particolarmente nel far di continuo benefizii a persone che la ricompensano d'ingratitudine; azione veramente che quanto ha pi del difficile, tanto  pi perfetta e virtuosa: anzi che questa pi che altra virt mi pare che ci renda simili all'istesso Dio, poi che in noi stessi esperimentiamo che, mentre tutto il giorno offendiamo S. D. M., egli all'incontro va pur facendone infiniti benefizii; e se pur tal volta ci gastiga, fa questo per maggior nostro bene, a guisa di buon padre che per corregger il figlio prende la sferza: s come par che segua di presente nella nostra povera citt, acci che almeno, mediante il timore del soprastante pericolo, ci emendiamo.
Non so se V. S. haver intesa la morte di Matteo Ninci, fratello della nostra S.r M.a Teodora, il quale, per quanto ne scrive M.r Alessandro suo fratello, non ha havuto male pi che 3 o 4 giorni, et ha fatto questo passaggio molto in grazia di Dio, per quanto si  potuto comprendere. Gl'altri credo che siano sani, ma ben assai travagliati per haver fatta la lor casa una gran perdita. Credo che V. S. ne sentir disgusto, come lo sentiamo noi, perch era veramente giovane di grandissimo garbo e molto amorevole.
Ma non voglio per darle solamente le nuove cattive, ma dirle anco che la lettera ch'io scrissi per parte di Madonna a Ms.r Arcivescovo(347), fu da lui molto gradita, e se n'hebbe cortese risposta, con offerta d'ogni suo favore et aiuto. Similmente due suppliche che feci la settimana passata per la Serenissima(348) e per Madama(349) hanno havuto buon esito, poi che da Madama havemmo la mattina d'Ogni Santi elemosina di 300 pani e ordine di mandar a pigliar un moggio di grano, con il quale s' alleggerito l'affanno di Madonna, perch non haveva da seminare.
V. S. mi perdoni se troppo l'infastidisco con tanto cicalare, perch (oltre ch'ella mi innanimisce col darmi indizio che gli siano grate le mie lettere) io fo conto ch'ella sia il mio devoto (per parlare alla nostra usanza), con il quale comunico tutti i miei pensieri e partecipo de i miei gusti e disgusti, e, trovandolo sempre prontissimo a sovvenirmi, gli domando, non tutti i miei bisogni, perch sariano troppi, ma s bene il pi necessario di presente; perch, venendo il freddo, mi converr intirizzarmi, s'egli non mi soccorre mandandomi un coltrone per tener addosso: poi che quello ch'io tengo non  mio, e la padrona se ne vuol servire, come  dovere; quello che havemmo da V. S. insieme con il panno, lo lascio a S.r Archangiola, la quale vuol star sola a dormire et io l'ho caro; ma resto con una sargia sola, e se aspetto di guadagnare da comprarlo, non l'haver n manco quest'altro inverno: s che io lo domando in carit a questo mio devoto tanto affezionato, il quale so ben io che non potr comportar ch'io patisca. Piaccia al Signore (se  per il meglio) di conservarmelo ancora lungo tempo, perch doppo di lui non mi resta bene alcuno nel mondo. Ma  pur gran cosa ch'io non sia buona per rendergli il contraccambio in cosa alcuna. Procurer almeno, anzi al pi, d'importunar tanto Dio benedetto e la Madonna Santissima che egli si conduca al Paradiso; e questa sar la maggior ricompensa ch'io possa darle per tutti i beni che mi ha fatti e fa continuamente.
Gli mando due vasetti di lattovaro preservativo dalla peste. Quello che non vi  scritto sopra,  composto con fichi secchi, noci, ruta e sale, unito il tutto con tanto mele che basti. Se ne piglia la mattina a digiuno quanto una noce, con bervi dietro un poco di greco o vino buono; e dicono che  esperimentato per difensivo mirabile.  ben vero che ci  riuscito troppo cotto, perch non avvertimmo alla condizione dei fichi secchi, che  di assodare. Anco di quell'altro se ne piglia un boccone nell'istessa maniera, ma  un poco pi ostico. Se vorr usare o dell'uno o dell'altro, procureremo di farli con pi perfezione. V. S. mi dice nella sua lettera di mandarmi l'occhiale; m'immagino che dipoi se lo scordassi, e per ci gliene ricordo insieme con il canestro nel quale mandai le cotogne, acci possi mandargliene dell'altre, facendo pur diligenza di trovarne. Con che per fine me le raccomando con tutto il cuore, insieme con le solite.

Di S. Matteo, il giorno dei Morti del 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2079..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 8 novembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 131. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Desidero di sapere se V. S. sta bene, e per ci mando cost, con occasione anco di mandarle un poca di acqua della Madre S.r Orsola di Pistoia(350). Io l'ho ottenuta per grazia, gi che, per haver proibizione le monache di darne, chi ne ha la tiene come reliquia. Prego V. S. che la pigli con gran fede e devozione, come preservativo efficacissimo mandatoci da Nostro Signore, il quale si serve di soggetti debolissimi per dimostrar maggiormente la sua grandezza e potenza; s come apparisce di presente in questa benedetta Madre, che, di una povera servigiale che era e senza saper pur anco leggere, si  ridotta a governar il suo monastero tanti anni e ridurlo cos ordinato quanto  adesso. Io tengo 4 o 5 lettere di suo et altri scritti [....] molto profitto, et ho altre relazioni di lei da persone degne di fede, che danno manifesto indizio della sua gran perfezione e bont. Prego V. S. per tanto ad haver fede in questo rimedio, perch se tanta ne dimostra nell'orazioni mie, che sono cos miserabile, molto maggiormente pu haverla ad un'anima tanto santa, assicurandola che per i suoi meriti scamper ogni pericolo. Con che a lei affettuosamente mi raccomando, e sto con ansiet di saper nuove di lei.

Li 8 di 9mbre 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2080..

ANDREA CIOLI ad ESA+ DEL BORGO [in Madrid].
[Firenze], 8 novembre 1630.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4962 (non cartolata). - Minuta non autografa.

Il Bal Cioli.
Al Sig.re Esa dal Borgo.

8 Nov.re 1630.

Mi sono comparse da pochi giorni in qua in pi volte le lettere di V. S. de'14(351), 15 et 17(352) di Settembre et de'12 di Ottobre....
.... Grandissimo dispiacere ha sentito S. A. del caso avvenuto d'uno de'vetri dell'occhiale del S.re Galileo(353), per il disgusto che ha havuto cagione di prenderne S. M.t; et subito l'A. S. ha ordinato al S.re Galileo che ne metta in ordine un altro, et che anche faccia un altro occhiale per la Regina. Ma a potersi far cosa che vaglia, ci  bisogno di tempo, et non  opera questa che possa essere ben fatta da altri che dal proprio autore, che  l'istesso S.re Galileo. Del quale io non so se V. S. habbia dato intera notizia a S. M.t, essendo egli uno de'maggiori filosofi et mattematici che habbia hoggi l'Europa; et s come il Gran Duca Cosimo lo richiam da Padova, dove egli haveva la prima cattedra di quello Studio, per tenere appresso di s cos grand'huomo, cos  hora altretanto stimato dal Ser.mo Gran Duca presente, il quale si contenta che tiri una grossa provisione che gli d, senza che sia obligato a leggere, perch lasci dell'opere sue in luce a benefizio publico, come va con sua gran gloria facendo. Et sar per bene che V. S. ne dia conto a S. M.t, acci sappia da che mani viene detto occhiale, et egli non s'habbia pi a maravigliare che cost ci fosse chi credesse che quel vetro potesse esser fatto da altra persona che non habbia l'invenzione et l'arte che ha egli. Et i biglietti che V. S. ha mandati delli SS. D. Antonio de Mendozza et D. Tommaso Lavagna(354) sono stati veduti et da S. A. et da detto S.re Galileo, il quale solleciter quanto pi sia possibile il nuovo vetro et il nuovo occhiale....



2081..

IACOPO GIRALDI a GALILEO in Bellosguardo.
Firenze, 9 novembre 1630.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori, Autografi, B.a LXXVII, n. 3. - Autografa.

Molto Ill.e Sig.r e P.ne Oss.mo

Non  ragionevole che io abusi tanto la cortesia di V. S., che avendo seco sempre aqquistato molto, mi serva di questa mia buona sorte in cattivo uso, come sarebbe l'averli prestato a usura con s grande interesse, e ricevere da lei un arnese nuovo di pezza in cambio d'uno usato ch'io le prestai; e per, non volendomi incaricare di cos brutto nome, glielo rimando, pregandola a rimandarmi quello che da prima mi fu riportato, non essendovi tanto scapito che importi niente: e desidero che Dio li presti s lunga vita e cos buona salute, che possa consumare il lucco fatto di nuovo, risedendo ne'magistrati, s come ella merita questi e ogn'altro onore.
I modelli per la facciata(355) multiplicano, e credo che domani il G. D.a vorr vederli insieme. Io li sono al solito servitore, e facendoli reverenza gli prego dal Sig. Dio ogni felicit.

Firenze, d 9 Nov.re 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.
Iacopo Giraldi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e Pad. Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
In villa.



2082..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 novembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, e. 13. - Autografa.

Molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo

Il temporale che di presente corre tanto contrario a chi negotia, causa che ugni uno procura di potersi servire delli sua effetti. Qua siamo senza faccende, senza quattrini e senza fede, per di quella che corre tra mercanti in materia di dare a cambio. Se fossi con comodo di V. S., riceverei per favore che complissi il poco resto delli s. 54. 15 al Sig.r Francesco Bontalenti(356), dovendo io prevedere buona somma; et per gratia mi scusi, ch non  possuto far di meno di darli fastidio. Comandimi sempre, ch sar pronto ad ugni suo cenno. Li bacio le mani et li pregho dal Sig.r Dio ugni vero bene.

Roma, 16 9mbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Gio. Silvi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2083..

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 17 novembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 132. - Autografa la sottoscrizione. Sul di fuori si legge, di mano di GALILEO: B. S.ra Amb.ce; di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Molto Ill.e Sig.r Oss.mo

Il Padre Maestro del Sacro Palazzo si contenter che il Padre Iacinto Stefani rivegga il suo libro; et quando S. P.t R.ma havr visto il proemio et il fine del libro inviato da V. S., le ne mander l'ordine insieme con un poco d'instruttione in questo proposito: che tutto le potr servir per avviso. Io havrei voluto poterla servir meglio, ma non m' riuscito di poter cavar altro da S. P.t R.ma, et spero che V. S. s'appagher della mia buona volont. Non m' parso che occorra far altre diligenze per haver il proemio lasciato al Padre D. Benedetto, gi che V. S. me ne ha inviata la copia. Che  quanto devo dirle in questo negozio, rallegrandomi nel resto del suo bene stare, massime in tempi tanto pericolosi, sperando ancora che con la buona cura si conserver con tutti di casa, tanto pi che il male non havr ardire o non potr penetrare dove  cos buon'aria et dove con le buone diligenze se gli faccia resistenza. Et le bacio le mani.

Di Roma, 17 di Nov.bre 1630.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo Galilei.
Aff.ma Serva
Caterina Riccardi Niccolini.



2084..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 26 novembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 134. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Domenica mattina a hore 14 pass a miglior vita la nostra Suor Violante(357), la quale, per haver sofferta cos lunga e fastidiosa infermit con molta pazienza e conformit con il volere di S. D. M., possiamo piamente sperare che sia andata in luogo di salute. E veramente da un mese in qua ella era ridotta a tanta miseria, non potendosi n anco voltar in letto da per s, e pigliando con estrema pena pochissimo cibo, che pareva esserle quasi desiderabile la morte, come ultimo termine di tutti i nostri travagli. Volevo prima farne consapevole V. S., ma non mi  stato possibile il trovar tanto tempo, del quale ho scarsezza anco adesso, per scrivere; onde non dir altro, se non che siamo qua tutte sane, per grazia di Dio, e desidero di sapere se il simile segue di lei e della sua poca compagnia, e particolarmente del nostro Galileino.
Devo anco ringraziarla del coltrone mandatomi, il quale  stato pur troppo buono per me. Prego il Signore che gli renda il merito di tutto il bene che mi ha fatto e fa continuamente, con aumentarle la Sua santa grazia in questa vita e concederle la gloria del Paradiso nell'altra. E qui a lei di tutto cuore mi raccomando insieme con Suor Archangiola e Suor Luisa.

Di S. Matteo, li 26 di 9mbre 1630.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2085..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 novembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 224. - Autografa. Sul di fuori, accanto all'indirizzo, si legge di mano di GALILEO: D. Bened.to G: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Io ero risoluto di non scrivere a V. S. molto Ill.re sino che non havevo stabilito il negozio della pensione(358), nel quale mi  convenuto fare una fatica con mille riguardi per rispiarmare di spesa 60 scudi, come ho fatto, nella spedizione, havendo ottenuta la grazia delle bolle senza pagare l'annata. Ci resta di pagare quelli officii che si vendono, e di scrittori e di cancellaria e altro, che ascendono a quattordeci ducati di Camera; e la prima paga sar a Pasca di Resurrezzione, l'altra al Settembre, e sar pagata prontissimamente.  necessario che V. S. habbia la prima tonsura e che dica l'officio della Madonna ogni giorno. Star io attendendo i suoi comandamenti per servirla.
Il nostro Padre Visconti(359) sta in travaglio per non so che scritture di astrologia(360). Dio glie la mandi buona. Il Padre Maestro pi volte m'ha promesso spedire la licenza per i Dialogi e di commettere il negozio al Padre Stefani(361); ma non so quello habbia fatto.
Io sto bene, e il simile desidero di V. S. e del Sig.r Vincenzo, al quale bacio le mani, facendo riverenza a V. S.

Di Roma, il 30 di 9mbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re


Mi son messo con mio gran gusto allo studio di algebra, e sin hora ho risoluto da me 26 quesiti di Diofante.


Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r mio P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil. di S. A. Ser.ma
Fiorenza.



2086..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a GIAN GIACOMO BOUCHARD in Roma.
[15 Novembre 1630].

Bibl. de l'cole de Mdecine de Montpellier. Vol. II. 271, car. 205. - Autografa.

.... Si vous passez  Florence, je crois bien que vous ne vouldrez pas manquer de voir le S.r Galileo; et quand mesmes les soupons de la maladie de la Toscane vous empescheroient de le voir, vous vouldrez vous enquerir, je m'asseure, de l'estat de la sant de ce personage et des oeuvres qu'il avoit en main, dont je vous supplie trez humblement de me vouloir faire entendre ce que vous en aurez appris, et particullierement concernant le livre du flux et reflux de la mer, o il avoit grandement travaill et qu'on disoit devoir estre imprim a Pasques dernieres. Que si cela avoit est faict, et qu'il s'en peusse recouvrer une coupple d'exemplaires, vous nous obligeriez infiniment de nous ayder  les recouvrer en blanc, plustost que reliez; et les baillant  M.r de Bonnaire, il r'embourceroit le prix, et trouveroit commodit de nous les faire tenir seurement par amys ou par les barques de Martigues ou de Marseille....



2087..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 3 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 150. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Non minor dubbio n manco dolore mi arrecava il non sentir nuove di lei, che mi assicurassero della sua salute (della quale potevo anch'io non puoco dubitare), di quel che dice haver sentito per conto mio, gi ritornato da morte a vita nel suo pensiero e continuato in vita nel suo benigno affetto; l onde, se perci ne ha sentito straordinario gusto, pensi qual debba essere stato il mio, trattandosi di persona cos verso di me ben affetta e cos utile al mondo. Lodato Dio, ch'ella si vada mantenendo in una sanit pi che giovanile, mentre il resto del mondo egro e languente se ne giace oppresso da mille passioni, e come ridotto alla conditione dell'et decrepita sente le noiose infirmit che la sogliono travagliare. Prego N. S. che la mantenghi per molti e molti anni, e meco lo desiderano questi Signori, quali si sono tutti rallegrati, sentendo nuove di lei di sanit. Mi dispiace ch'ella si sii ritrovata, e forsi anco sii, ne'pericoli ch'ella dice per la vicinanza del morbo contagioso, e prego Iddio che ce la conservi. La prego anchora a sollicitar la stampa de'suoi Dialogi, che son molto desiderati, acci anch'ella, mentre vive, goda del frutto della gloria che dalle sue fatiche e da opere s meravigliose ella pu degnamente augurarsi.
Mi piace sommamente che habbi ripigliato le speculationi del moto, materia invero degna d'un par suo e che mi d straordinariamente nell'humore, vedendo che con tal scienza e con le matematiche accoppiate insieme ci potiamo presentare alla speculatione delle cose naturali, e con gran confidenza sperarne la desiderata cognitione. La mia infirmit passata e le turbolenze di questi tempi mi hano fatto procrastinar la stampa della mia Trigonometria logaritmica(362); spero tuttavia fra puoco di dar principio e di venirne a capo quanto prima. Intanto l'opera mia di geometria(363) dorme, poich mi  necessario metter fuori prima questa, quale mi torna in acconcio per questa di geometria anchora; poich vi sar con la trigonometria stampata una tavola (qual per  stata fatta da altri anchora, come da Henrico Briggio), ridotta pi compendiosa con l'aggiunta d'alcuni numeri che li faccio, con la quale potremo supplire alla multiplicatione con l'additione, alla divisione con la sottrattione, all'estrattione della radice quadra con la bipartitione, della cuba con la tripartitione, et in somma con la quale facilmente si potr continuare qualsivoglia proportione overo fra due dati termini pigliarne quanti si vogliano medii proportionali, divider la sfera in una data proportione, et altre cose in somma, le quali, bench avertite da altri anchora, son in obligo dirle anchor io, perch possono ridurre la mia geometria in una prattica assai facile, com'ella poi veder.
La ringratio poi delle lettere mandatemi del P. Gesuita, nelle quali havr potuto avertire ci che passava fra noi et il theorema del quale gli chiedevo la solutione. Il Sig.r Cesare Marsili finalmente se li ricorda servitore affetionatissimo, et io con questi altri Signori li facciamo riverenza. Quando verr poi a Fiorenza, mi ricorder della Virginia(364). Di Bologna, non li so dir altro, standomene(365) io adesso fuori, se non che la peste procede lentissimamente, essendone nel Lazaretto non pi che 22 over 24: tuttavia su lo Studio perci non si lege e non si sta sicuri del salario, e perci non mi affretto cos nello stampare, acci non mi mancasse l'acqua da macinare. Iddio sia quello che ci restituisca nella pristina sanit e libert, acci la possi venire a vedere; e fra tanto mi conservi nella sua memoria et affetto, com'io la riverisco e la servo con il cuore, non potendo con la persona.

Di Bologna, alli 3 Dec.bre 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Fiorenza.



2088..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 4 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 136-137. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

La venuta di Madonna Piera mi fu di grandissima consolazione, poi che da lei hebbi certezza della sanit di V. S.; et in conoscer ch'ella sia donna assai prudente e discreta, trovo quella quiete d'animo che per altro non troverei, mentre considero V. S., in tempo tanto pericoloso, priva d'ogn'altra pi cara compagnia et assistenza: onde, per ci io giorno e notte sto con il pensiero fisso in lei, e molte volte mi dolgo della sua lontananza, che impedisce il poter giornalmente sentirne nuove, s come io grandemente desidererei. Spero non dimeno che Dio benedetto, per Sua misericordia, la deva liberare da ogni sinistro accidente, e di tanto con tutto il cuore Lo prego. E chi sa se forse pi copiosa compagnia gli fossi occasione di maggior pericolo? So ben questo, che quanto a noi succede, tutto  con particolar provvidenza del Signore e per maggior nostro bene: e con questo m'acquieto.
Questa sera haviamo havuto comandamento da Monsig.r Arcivescovo di metter in nota tutti i pi stretti nostri parenti e domani mandargliela, volendo S. S. Ill.ma procurare che tutti concorrino a sovvenire il nostro monastero, tanto che campiamo quest'invernata cos penuriosa. Io ho domandata et ottenuta licenza dalla Madre badessa di poterne far consapevole V. S., acci non le sia improvvisa tal cosa. Non posso qui dir altro, se non raccomandar il negozio al Signor Iddio, e nel resto rimettermi nella prudenza di V. S. Mi dorrebbe assai s'ella restassi aggravata; ma da l'altra banda so che io non posso con buona conscienza cercar d'impedire l'aiuto e sollevamento di questa povera casa, veramente desolata. Questa sola replica (per esser assai universale e nota) gli dico che potr far a Mons. Arcivescovo, ci  che sarebbe cosa molto utile e conveniente il cavar di mano a molti parenti di nostre monache i dugento scudi che tengono delle loro sopradote, e non solamente i 200 de i capitali di ciascuna, ma molti ancora de gl'interessi che gli devono di pi anni: fra i quali ci s'intende anco Mess.r Benedetto Landucci, debitore a Suor Chiara sua figliuola; e dubito che V. S., per esserli mallevadore, o per lo manco Vincentio nostro, non deva esserne pagatore, se non si piglia qualche termine. Con questo assegnamento credo che si andrebbe aiutando comodamente il convento, e molto pi di quello che potranno far i parenti, poi che sono pochi quelli habbino facult da poterlo fare. L'intenzione de i superiori  bonissima, e c'aiutano quanto  possibile, ma  troppo grande il nostro bisogno. Io per me non invidio altri in questo mondo che i Padri Cappuccini, che vivono lontani da tante sollecitudini et ansiet quante a noi monache ci conviene havere necessariamente, convenendoci non solo supplire a gl'offizzii per il convento e dar ogn'anno e grano e danari, ma anco pensare a molte nostre necessit particolari con il nostro guadagno, il quale  cos scarso che si fanno pochi rilievi. E se io havessi a dir il vero, credo che sia pi la perdita, mentre, vegliando fino a sette hore di notte per lavorare, progiudichiamo alla sanit, e consumiamo l'olio che  tanto caro.
Sentendo oggi da Madonna Piera che V. S. diceva che domandassimo se havevamo bisogno di qualcosa, mi lasciai calare a domandarli qualche quattrino per pagare alcuni miei debitelli che mi danno pensiero: ch nel resto, se haviamo tanto che ci possiamo sostentare,  pur assai; che questo, per grazia di Dio, non ci manca.
Del venirci a vedere sento che V. S. non ne tratta, et io non la importuno, perch ad ogni modo ci sarebbe poca satisfazione, non potendosi parlare liberamente per hora. Ho havuto gran gusto di sentire che i morselletti di cedrato gli siano piaciuti: quelli fatti a forma di cotognato erono di un cedro che con molta instanza havevo provvisto, e d'intenzione di S.r Luisa confettai l'agro insieme con la parte pi dura di esso cedrato, chiamandola confezione di tutto cedro; gl'altri gli feci del suo, al modo solito; ma perch non so quali pi gli sieno gustati, non metter in opera quest'altro cedrato s'ella non me lo dice, desiderando di accomodarlo con ogni esquisitezza, acci pi gli piaccia. La rassegna che desidero che V. S. faccia per la nostra bottega, di scatole, ampolle e simil cose, l'accennai alla sua serva; onde non replicher altro, se non che vi si aggiugne anco due piatti bianchi che ha di nostro. Con che gli do la buona notte, essendo 9 hore della 4a notte di Xmbre 1630.

Quando V. S. sar stata da Ms.r Arcivescovo, mi sar grato sentir ragguaglio del seguito.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2089...

VINCENZIO GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
Montemurlo, 7 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 228-229. - Autografa. Nelle car. 226-227 del medesimo codice si ha la minuta di questa stessa lettera, pur autografa, la quale non presenta varianti di importanza.

Molt'Ill.re Sig.re e Cariss.mo Sig.r Padre,

Hoggi mi son pervenute due lettere di V. S., l'una mandatami stamani da Prato dai miei parenti, et altra arrecatami stasera da Sandrino: da tutt'a due ho riceuto disgusto e dolore eccessivo, parendomi di vedere in esse (et in particolare nell'ultima) distesa la sentenza della mia rovina, quale m'apparecchio a sostenere, sapendo che immutabile e giusto  'l giudizio di Dio e facendo capitale, per mia consolazione, di quella sentenza: Una salus victis, nullam sperare salutem.
Ma per venire a dare qualche risposta alle sue lettere, dico prima, che quando mi risolvetti a venir qua su, fui mosso dal desiderio di salvar la vita, e non per venir a spasso e pigliar aria, parendomi che in Firenze, et in particolare nella strada dove stavo, ci fusse occasione di temere pi che mediocremente d'essere assalito et atterrato dalla peste; n pensai per questo di accrescer spesa a V. S., perch tanto mi pare di consumare stando qua su, quanto s'io stessi in Firenze. E se V. S. faceva pensiero che, stando io qua su, i miei parenti ci havessero a mantenere, per obligo loro, di pane o altro, (sia detto con la debita reverenza) la s'ingannava d'assai; perch, mentre che essi si son cavata di casa la Sestilia e datala a me per moglie, non son in obligo di darmi un pistacchio, fuor che quella parte di dote che mi si deve, al tempo tra noi pattuito e non prima, e questa anco vogliono che si metta in sul Monte, secondo le nostre convenzioni(366), e non si consumi altrimenti in pane e vino. S che V. S. trover pi d'uno al mondo, anzi infiniti, che diranno che non a i miei parenti, ma a lei, s'aspetta il mantenere me e la mia moglie, quale ho tolta con buona grazia e con sua intera sodisfazione; e massime se questi tali sapranno, che, havendo V. S. vicino a cento scudi il mese, giudichi per meglio fatto e pi espediente ch'io consumi e perda quel poco capitale che di sicuro ho al mondo, che l'astenersi lei di consumare buona parte di s grossa provisione in far le spese a i contadini, allevare le lor figliuole, calzarle e vestirle, tenerle in monastero, dotarle e maritarle e sovvenir loro in ogni occorrenza; e se sapranno di pi che V. S. habbia voluto, quasi per haver occasione di spendere, dopo l'haver tenuta tanto tempo in monastero l'Anna di Cosimo Diociaiuti, maritarla al dispetto di tutto 'l mondo con Vincenzio Landucci, vestirla honoratamente, tenerli casa aperta e fornita, far scritta col suo marito obligandosi a darli cento scudi l'anno, e cos poi comprare a tanto prezzo, oltre a mille disgusti, l'inimicizia di Benedetto e Vincenzio Landucci, e, quel che importa pi, un non so che di poco buona fama: et io so quel che mi dico. Sig.r Padre, anch'io son sicuro che mentre V. S. voglia far di queste spese et altre assai, che da i pi saranno giudicate soverchie o non necessarie, che la sua provisione non gli pu esser bastante: ma di questo non ne vorrei portar la pena io. Gli  vero che V. S. pu spendere il suo, che con tanto sudore e honore si  accquistato, come gli pare e piace, che a me non tocca rivederli i conti, che tutto quello che ho da lei l'ho per mera e pura sua cortesia e carit, e che insino ad hora non mi  mancato mai nulla; ma dall'altro canto, vedendomi allacciato con moglie e figliuoli, et havendo riguardo al misero stato che mi si prepara, astretto dalla passione, non posso far di manco di non mi risentire pi del dovere. V. S. si duole che la nostra casa habbia a sentir poco frutto de i miei studi e fatiche, ma di questo io non ne ho colpa alcuna; e ben sa V. S. quanto io mi sia doluto per il passato, e si pu immaginare quanto al presente mi dolga, il vedermi senza impiego et avviamento alcuno, e sa quante volte e con quanta instanza io l'habbia pregata a procacciarmelo. Piacesse pur a Dio ch'io havessi tanta fortuna che mi si porgesse occasione di affaticarmi per guadagnarmi il pane, che mi parrebbe d'esser fuor d'un gran labirinto e di toccar il ciel col dito. Et hora ch'io so quanto gli si habbia a crescer la spesa, voglio pregarla e supplicarla, con non minore affetto et umiliazione di quel che si faccia la famiglia del suo fratello, che voglia quanto prima cercar d'impiegarmi in qualche carica, ond'io possa guadagnar qualcosa, e che, se vuole (come conviene) tener conto de i suoi nipoti, non voglia scordarsi del suo povero figliuolo, della sua nuora e del nostro caro figliuolino(367), che pur anch'esso  del suo sangue e suo nipote; che di tanta carit Dio benedetto glie ne render perpetuo merito. E con tal fine prego l'istesso che la liberi da ogni travaglio, et in contento et allegrezza lungamente la conservi.

Da Monte Murlo, li 7 di Dicembre 1630.
Di V. S. molto Ill.re


Ho riceuto i 6 scudi: la ringrazio; procurer che mi servino; se no, far quanto la vorr delle gioie della Sestilia.


Affezz.mo Fig.lo
Vincenzio Galilei.



2090...

NICCOL ARRIGHETTI ad ANDREA ARRIGHETTI in Maca.
Montedomini, 9 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 43-44 - Autografa.

Molt'Ill.re S.r Cugino, P.rone Oss.mo

I mobili cadenti acquistano momento e velocit alla proporzione dell'altezze delle lor cadute.
[vedi figura 2090.gif]
Sia l'orizzonte ab, e a lui paralleli i sini dg, eh, fi o qualunque altro tirato da qual si sia punto della linea ca; dico che un mobile che partendosi dal punto c scorra per le linee ca e cgeia, quando passi pe 'l medesimo sino, avr la medesima velocit, poi che in tal sito l'altezze della caduta son le medesime. Questo  chiaro per il dimostrato dal S.r Galileo nelle sue dimostrazioni del moto(368). E io applicando questo universale all'acqua corrente, dico che il medesimo che far ogn'altro mobile, il medesimo deve far l'acqua, come corpo mobilissimo; e scorrendo per ca, sar come se scorresse per un canale diritto, e per cgeia per un canal torto: donde ne segue, che sendo sempre le velocit le medesime, giusto la detta proporzione, il tempo del passaggio della medesima acqua per detti due canali sar come le lor lunghezze. Adunque, dico io, l'altezza dell'acqua tanto nel canal torto che nel diritto sar la medesima, s che se nel diritto ella non trabocca non traboccher anche nel torto.
Questo mi par verit dimostrata. Ma perch V. S. mi disse iersera esser certo del contrario, sendo controversia che oggi veglia con gran caldezza, desidererei ch'ella mi scoprisse dov' la fallacia, gi che io da me non mi so dare il torto; e mi son mosso a scriverle, non mi sendo paruto tempo iersera da tirar pi in lungo il discorso: e quel ch'ella mi disse in contrario, non mi quiet, perch, mentre i canali sieno per tutto eguali e uniformi, che l'acqua nelle svolte gonfi, io non lo credo, se bene allor lo concessi, ma equivocai nella sua proposta; e se bene ella pu aver visto in qualche particolare cotale effetto, pu esser nato da altri accidenti che non abbian che far nulla co 'l torto o diritto, i quali rimossi l'acqua si spianerebbe.
Circa poi a quelle due esperienze, della cannella torta che sbocca quanto la diritta, e del canal cadente, pur torto, che a'medesimi termini acquista momento quanto il diritto (segno manifesto che la velocit non  impedita dalla tortezza), a che V. S. mi disse non esser la medesima cosa, non mi pare che in altro diversifichino se non nell'esser questi, canali coperti, e quelli scoperti, la qual copertura non intendo in che modo possa esser cagione di variar la cosa. Oltre a che ho osservato spessissime volte in molte storture di queste nostre fosse che conducono acqua, e nella Marina stessa, che qui a noi  per tutto torta, e V. S. anch'ella lo pu osservare nell'andare a spasso per il suo piano, ho osservato, dico, in dette storture l'acqua non mostrar pur minimo cenno di gonfiamento; e quel che non segue nel piccolo non deve seguire anche nel grande, gi che la natura nelle cose simili opera sempre con la medesima proporzione.
Quel che poi ella disse, i danni che ella ha ricevuto da'suoi fiumi, averli ricevuti sempre mai nelle svolte, io gliene credo, perch percotendo quivi il corso dell'acqua ad angoli pi acuti, egual fortezza d'argini regger nel diritto, dove o non si fa nessuna percossa o ad angoli ottusissimi, che nel torto rester demolito; il qual demolimento pu anche essere stato una delle cagioni del gonfiar quivi l'acqua, quasi che trattenendosi nel debole di quelle rotture, come in materie cedenti, le si sia perci ritardato il suo corso. Ma se la fortezza dell'argine sar proportionato all'impulso, questo non seguir, come nella similitudine che le addussi delle palle del trucco, di che ella non fece conto, che battendo nelle sponde imprimono il colpo maggiore o minore secondo che pi o meno  acuto l'angolo dell'incidenza, le quali sponde stando forti senza punto cedere, la reflessione si fa sempre con la medesima velocit. E al dir, com'ella disse, che quelle son palle e questa  acqua, mi pare poterle dire ch'io getter in alto una palla da balestra e altrettanta acqua con uno schizzatoio alla medesima elevazione e co 'l medesimo impulso, e faranno per aria a capello la stessa figura.
Scusimi se le ho dato questo fastidio, perch, domandato di questa proposizione, ho risposto com'ella sente; e se in effetto ci fosse inganno, bramerei tanto mi fosse fatto conoscere, quanto, oltre al ben intendere una verit, io desidero che chi ha forse creduto al mio detto non ci resti defraudato. E ricordandomele servitore, le prego da Dio sanit e ogni vero bene, e insieme al S.r zio e a tutta la sua famiglia.

Di Monted.ni(369), il d 9 di Xmbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Cugino e Ser.re
Nicc. Arrighetti.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio e P.rone Oss.mo
Il S.r And.a Arrighetti, a
Maca(370).



2091.

LORENZO PETRANGELI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 11 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 230-231. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio sempre Oss.mo

Scrivo a V. S. Ecc.ma, e facciol pi che volentieri, in conformit dell'honore e dell'affettuosa servit che gli porto. Ma niuna cosa all'incontro poteva accadermi tanto molesta, quanto esser constretto di farla avvisata, in sodisfattione dell'amore e dell'amicitia cos stretta fra di me e del Sig.r Michelagnolo Galilei suo fratello, come egli, doppo una perpetua malinconia(371) di tre anni, caduto finalmente malato, s' condotto a tal termine, che doppo gl'altri sacramenti ha anco ricevuta l'estrema untione; n v' altra speranza di salute corporale, come pur giudica il medico, che qualche miracoloso aiuto del Cielo. E perch avanti che egli perdesse la parola, mi preg e ripreg, come anco il suo Padre confessore, perch volessi scrivere a V. S. Ecc.ma, dicogli come egli, nel vedersi di partenza da questo mondo, la supplica umilmente che per l'amor di Dio, dinanzi al cui tribunale  presto per comparire, voglia disporsi cortesemente a perdonargli ogni dispiacere che gl'havesse mai dato in vita sua e particolarmente quando tre anni fa, partendosi di Firenze, ricondusse qua con la moglie i suoi poveri figliuolini(372); e che segno evidentissimo [de]l perdono sarebbe, nel conspetto di tutto 'l mondo, se la sua buona carit, vestita di compassione e de le viscere di misericordia, condescendesse, come il pi prossimo, a prendere amorevol cura e protettione di questa povera famiglia, che perdendo lui rimane in tanta miseria. E dicogli certo, Sig.r Galileo, che oltre a queste parole, quando(373) poi la sua povera moglie con tutti i suoi figliuolini attorno mi pregarono a man giunte e con le ginocchia a terra, perch volessi anco da parte loro supplicar V. S. Ecc.ma e di merc e di misericordia, mi s'intener l'animo in maniera, che non dubito che al sentir tal cosa non sia anco per addolcirsi nel suo ogni amarezza che mai si riserbasse (cosa che non voglio credere) verso di loro. Tanto pi che se a questa s nobil virt, non solamente di perdonar l'offese, ma anco di beneficar gl'offensori, sono arrivati molti nati et allevati nelle tenebre della gentilit, che non dovr o che non vorr fare uno nato et allevato nella luce della legge Cristiana, e fornito per s di tanto sapere e di tanta prudenza? Che perci non conviene che io entri qua con lei a filosofare, n a dargli ad intendere che il vincer s stesso in perdonar altrui sia la maggior vittoria e la m[agg]ior gloria che altri possa acquistarsi presso di Dio [e] degl'huomini. Ma dir bene che ella, con la sua prudenza, sa e vede sopr'ogni altro quanto s'aspetti all'honore e grandezza dell'animo suo, et alla riputatione della sua cos nobil casata, il non permettere che queste povere creature vadan battendo le porte altrui per non morirsi di fame. Gli parlo, come ella vede, con quella buona confidenza che parmi di poter usare con persona cos cortese. Ma se pure, per mia insofficienza et inabilit, che riconosco in me stesso, non fossi atto a muoverla con queste parole, la muova almeno la riverenza che ella deve al Sig.r Vincentio suo padre et alla Sig.ra sua madre, che fin dal cielo la pregano e caldamente gli raccomandano il suo caro, il suo legitimo, sangue. Anzi niuna cosa la muova maggiormente e con generosa prontezza, che la nobilt e generosit dell'animo suo. E cos il Signore rimuneri lei di quelle gratie, che io, rimanendogli servitore, gli desidero con tutto l'animo.

In Monaco, a gl'XI di Xmbre 1630.
Di V. S. molto I. et Ecc.ma
Aff.mo Serv.re
Lorenzo Petrangeli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio sempre Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei
Fiorenza.



2092...

ANDREA ARRIGHETTI a NICCOL ARRIGHETTI [in Montedomini].
Maca, 14 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 49-50. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re Cug.no


[vedi figura 2092.gif]
Sono pi che mai ingrossato, o per dir meglio incaponito, nella mia opinione; e dopo aver letta e riletta la sua scrittura, con essermi ridotta in memoria la dimostrazione del S.re Galileo, tanto maggiormente mi ci confermo: e se non fosse che mi fa instanza di risposta, non replicherei da vantaggio, attribuendo tutto alla mia incapacit. Ripigliando dunque, per maggiore chiarezza, la dimostrazione e figura di V. S., con la quale pretende di dimostrare che nelli due canali della medesima larghezza e che ricevon l'aqqua del'istesso fiume ora l'uno ora l'altro, e che vadino a sgorgarla nel'istesso luogo (che  l'istesso che dire che in tutta la sua lunghezza abbino l'istessa caduta), uno de'quali sia diritto e con una sola pendenza, e l'altro tortuoso et a svolte, pretende, dico, di dimostrare che la detta aqqua camminer con l'istessa velocit tanto per il torto quanto per il diritto, e che dette torture non abbino facult di ritardare e trattenere la sua corrente; le dicho che non metto alcun dubbio nel dimostrato dal S.re Galileo, ma che son ben sicuro che non si pu adattare al'esperienza che vuol far lei delli dua canali CA, CGEIA, se per non supponessimo che il mobile partendosi da ciascuna delle rivolte G, E, I si muovessi con la velocit, o per dir meglio si cominciassi a muovere con la velocit, che avr aqquistato fino alle dette svolte per ciascuna dirittura CG, GE, IA, e che dette rivolte non apportino un minimo ritardamento al detto mobile: la qual cosa non solo reputo che sia falsa, ma  quello che  in quistione; e tengho per fermo che se si lasceranno cadere dua mobili eguali, uno per l'uno e l'altro per l'altro canale, che assolutamente la velocit per il torto, dopo che avr intoppato nella prima tortura, non agguaglier mai pi la velocit per il diritto: poich, partendosi il mobile dal punto G e camminando per la dirittura CG, con aqquistare momento e velocit, nel perquotere et urtare che far nella sponda GE, mentre non vi sia impedimento, cercher di fare gl'angoli del'incidenza e reflesso fra di loro eguali, et si potr dar caso che dopo che il mobile avr percosso la prima volta nella detta sponda, batta ancora altre percosse or nel'una et or nel'altra, avanti pigli la 2a dirittura, e che si parta di nuovo poco meno che dalla quiete, e che tante quante vi saranno di s fatte svolte e pi ad angoli acuti, altr'e tante volte facci il medesimo effetto e da vantaggio. Molto meno veggo potersi adattare questa esperienza (quando anche riuscisse interamente a suo favore, il che assolutamente si negha) trattando di fiumi, perch, mentre ci immagineremmo dua alvei del'istessa larghezza e che abbino l'istessa caschata, uno de'quali sia diritto e l'altro torto, e che piglino l'aqqua del'istesso fiume ora l'uno et ora l'altro, come li dua AO, AIEGC, chi non vede che necessariamente la velocit per il torto sar sempre minore che quella per il diritto? poi che con il perquotere che faranno quelle prime particelle di aqqua nel'argine GE faranno forza di ritornare in dietro, dopo tal percossa, per la medesima linea, se per la percossa sar a squadra con l'argine, o vero, se non sar a squadra, cercheranno di far sempre gl'angoli del'incidenza e reflesso fra di loro eguali (come mi concesse anche V. S.) e di tornare in dietro per la linea del reflesso, dovunque vadi a ferire, con una tal velocit; e nel tornare che faranno, se intopperanno e riscontreranno in altre parti della medesima aqqua, che ancor loro vadino per urtare nel medesimo argine, saranno forzate a ritornare un'altra volta, o forse pi, verso l'istess'argine con differenti velocit et angoli ineguali; e cos quelle seconde, nel'intoppo che faranno con le prime, verranno ancor loro a ritardarsi e con il loro ritardamento a trattenere la velocit delle terze; e cos successivamente a proporzione, secondo che saranno pi lontane, riceveranno meno impedimento: e per sar necessario che nella svolta, e sopra di essa per qualche spazio, l'aqqua ricrescha di misura con la proporzione del ritardamento della sua velocit. E se ci immagineremo solo di lasciare cascare pi palle per il canal torto, distante l'una dal'altra per qualche poco di spazio, non credo ci rimarr dubbio di sorte alcuna; poi che credo si possa dar caso che la prima si trattenghi tanto nelle percosse e ripercosse che far mediante la prima tortura, che sar sopraggiunta dalla 2a, e cos la 2a dalla 3 a e la 3 a dalla 4 a. S che, se  vero questo, lascier giudicare a lei qual sia per esser maggior velocit, o quella per il torto, o vero quella per il diritto.
Le dua esperienze che accenna V. S., della cannella torta e diritta e del canale cadente, se non mi dicie di averle fatte, appresso di me nno gran differenza, e non so vedere perch ancor loro non sieno per riuscire a mio favore; s come non saprei accorgermi del'inganno perch in tutte le svolte de'fiumi e fossati, et in particolare d'una mano, che sono per il nostro piano, segua sempre notabile alzamento in occasione di piene, con rotture e trabocchi in dette svolte, e sopra di esse, notabilissimi, senza che sia in detta svolta ristrignimento alcuno o altra cagione che possi, per quanto pare a me, causare detto gonfiamento, come ne posso far vedere in fatto a V. S. in pi luoghi. Et il dire che non si vede che nelle fosse di questi piani, nelle svolte che fanno o sopra di esse, si facci alzamento di sorte alcuna, non mi quieta: perch so benissimo che un alzamento di mezzo dito o forse meno, che potr seguire mentre ci sia poca quantit di aqqua, non si potr giudicare cos a vista; ma se si considerer con diligenza in occasione di piene, tengho per fermo che l'alzamento sar tale, che anche a occhio si potr giudicare.
La pregho a scusarmi del fastidio, assicurandola che ricever per favore singularissimo l'esser meglio fatto capacie di questo negozio; e se con l'occasione che si trova cost, ne parlassi con il S.re Galileo, mostrandoli questa mia lettera acci replicassi qualche cosa alle ragioni che mi muovano a ci credere, o vero, non lo vedendo, gli scrivessi il suo pensiero, con mandarli insieme questa lettera, mi sarebbe sommo favore, per venire in chiaro di questa verit, e non mi parrebbe si fussi perso il tempo a muover questa disputa, la decisione della quale si tira dietro molte conseguenze utili e necessarie. Del resto, io ricordo a V. S. la mia devozione, pregandole da N. S. vera felicit.

Di villa, 14 Xbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Cug.o e Serv.re Aff.mo
And.a Arrighetti.



2093...

NICCOL ARRIGHETTI ad ANDREA ARRIGHETTI in Maca.
Montedomini, 14 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 45-47. - Autografa.

Molt'Ill.re S.r Cugino, P.rone Oss.mo

Ringrazio V. S. della risposta alla mia lettera, poi che con essa ella mi d occasione di trattenermi in cosa nella quale ho il maggior gusto di che si sia altro che tra mano mi sia passato; e gi che nel fin della sua ella mi d animo ch'io torni a infastidirla, lo fo volentieri, trattandosi di materia che, oltre al gusto dell'investigare la verit, pu portare molt'utile in varie occorrenze.
Le torno dunque a dire, che mentre V. S. concede per vera la proposizione che gli stessi mobili caduti dalla medesima altezza, o per diritto o per torto, abbino la medesima velocit, non intendo in che modo ella possa negare che l'acqua, quand'ell' caduta, non faccia il medesimo, come nel caso nostro: perch, concedendo tal proposizione, a voler poi ch'ella non abbia la medesima velocit, bisogna dire ch'ella non vi sia caduta; ma com'ella v', siavisi in che modo si vuole,  forza ch'ella conservi la sua natura: e cos mi par necessaria la dimostrazione. Ma poi che non pare a lei, lasciamla del tutto andare, e prima esaminiamo le ragioni ch'ella m'adduce in contrario al mio detto, e scopertole appresso di me fallaci e invalide, addurr altre mie dimostrazioni, che per altra via concludon lo stesso, per le quali o ella ceder o almanco mi scoprirr la fallacia, in modo ch'io non rimanga contumace, com'io son ora.
V. S. dice che l'acqua, nel percuotere in una svolta, fa forza di tornare indietro, e io gliene vo'concedere; ma mentre che quelle parti che percuotano fanno per indietro tal forza, credo mi conceder che le susseguenti a quelle faccian la medesima forza per ire innanzi, e cos bilanciandosi tali impulsi, queste parti staranno ferme, e stando ferme verranno a fare la medesima resistenza alle susseguenti che fa loro lo stesso argine: di modo che se si potesse porre detto argine come pendulo in s stesso, o di qualche materia in tutto cedente s com' l'acqua, non credo che V. S. mi negasse che l'acqua nel percuotervi non se lo mettessi innanzi con la sua propria velocit; nel medesimo modo che posando attraverso a qualche corrente un legno o altra materia men grave dell'acqua, tal corrente la porterebbe via con la sua stessa velocit, e cos sar fatto, dico io, delle stesse parti dell'acqua percuzienti da quelle che le seguitan dietro.
Ma V. S. potrebbe replicarmi, il legno andare a diritto della corrente e queste acque dovere ir torto, che  quello che si disputa. A che io le replico, non importar nulla; perch, sendo l'acqua materia assolutamente cedente, con quella medesima forza e velocit con che le susseguenti la premono co 'l loro impulso, con la medesima appunto schizzano, per dir cos, e si muovono d'onde l'uscita  pi facile, e cos il torto non fa niente. E nelle palle del trucco, di che abbiam ragionato, quella che percotendo ad angoli retti (ch nell'altri angoli non par ch'ell'abbia che dire), riflettendosi per la medesima linea, V. S. dice che ritarderebbe il moto d'altre che continuatamente le venisser dietro, dico esser vero che non solamente le ritarderebbe, ma, sendo cos d'avorio com'elle sono, che quella prima le farebbe al tutto fermare: anzi tutto il contrario mi sovviene ora di dir meglio, che mentre continuatamente elle si toccassero, che quella prima non fermerebbe le sussequenti, n meno le ritarderebbe, ma tutte egualmente ritornerebbero indietro con la medesima velocit, se per elle non procedessero in infinito, il che non me lo so immaginare; e seguirebbe quello stesso come se un cilindro percotesse per testa ad angoli retti, che tutto ritornerebbe per la medesima linea con la medesima velocit con che sarebbe proceduto avanti, se non avesse trovato lo 'ntoppo. Ma se s'imaginer, quella prima palla percuziente esser di vetro o altra materia assolutamente frangibile, conoscer che nel punto della percossa si frangerebbe, n quelle franture scemerebbon niente della lor prima velocit, mentre ella si movesse alla medesima elevazione, come appunto fa l'acqua. Per il che mi pare che il suo discorso non manchi di fallacia, bench a prima faccia paia concludere, ma visto con esame pi esquisito, appresso di me,  del tutto vano; e io confesso che una volta per le medesime ragioni di V. S. mi persuadevo ancor io il medesimo, ma scoperte le sue fallacie, con la scorta delle dimostrazioni del moto del S.r Galileo e poi del P. D. Benedetto, mi son del tutto mutato, e credo che in fine ell'abbia a fare il medesimo. Per, se il detto sin ora non la quieta, lasciamlo del tutto e passiamo ad altre mie proprie considerazioni, e co'suoi stessi assunti cercher di farle vedere l'impossibilit della sua opinione.
V. S. dice che nelle svolte l'acqua scema(374) di velocit, e in conseguenza cresce la sua misura. Diciam ch'ella dica il vero: io le domando, se tal crescimento procede in infinito: credo mi dir che no, perch a ogni acqua seguirebbe il trabocco, o bisognerebbe sopra le svolte alzare infinitamente gli argini, il che non bisogna; bisogner dunque dire che l'acqua alzi sino a una tal proporzione, e poi si fermi. Sia alzata a tal proporzione, di maniera che alla svolta, per esempio, delle Bartoline, nelle sue maggiori piene la Marina alzi sopra il livello del suo corso, se fosse diritto, un mezzo braccio o quanto ella vuole; nel qual caso la velocit scemer quanto cresce la sua misura, o vogliam dire la sezione dell'acqua. Costituiscasi ora un fiume che diritto corra con questa stessa misura e velocit, il che non credo sia per negarmi potersi dare; conduciamolo a una svolta simile alle Bartoline: chiara cosa  che, per il supposto di V. S. che il torcere scemi la velocit, quivi si ritarder e crescer di misura, cio alzer. Ma la medesima proporzione che ha la velocit dell'acqua delle Bartoline, cos alzata, alla svolta del suo argine l'ha l'acqua di questo dato fiume alla sua data svolta; adunque se questo cresce anche quella doverr crescere egualmente, e cos procedere in infinito, il che non pu essere: e questa mi par dimostrazion geometrica. Ma s'ella non basta, riponiamla per altro verso, dicendo cos: sia alzata la Marina alle Bartoline sopra il suo corso per diritto un mezzo braccio, e cos ritardisi la sua velocit: chiara cosa , che dando a questa stessa misura o sezione, nel medesimo fiume e nel medesimo luogo, un'altra eguale e in diritto, che l'acqua correrebbe con la medesima velocit. In cambio dunque di torcersi alle Bartoline, allarghisi fin che l'acqua faccia misura eguale a detto alzamento:  manifesto che nell'una e nell'altra di queste sezioni eguali sar la velocit eguale, cos nel diritto e largo come nel torto e stretto. Ma se noi torcessimo il canale dov'egli  largo come appunto dov'egli  stretto, per l'assunto di V. S. la velocit scemerebbe, e cos aremmo due cagioni di scemar la(375) velocit, cio la maggior misura e la tortuosit, ciascuna delle quali mantien sempre la sua natura; il che per le equabilit delle proporzioni dee seguire anche nello stretto, con procedere in infinito, il che non pu essere: converr dunque dire che queste altezze sien sempre eguali, e che il torto, per quanto solamente importa la sua tortuosit, non alteri niente le velocit una volta impresse. Nel che, oltre a'detti argomenti, che appresso di me sono intere dimostrazioni, ho molte altre considerazioni, che tutte mi conducono al medesimo segno, dove in quelle di V. S. non ci trovo altro ch'una prima probabile apparenza, che ben esaminata mi conduce a impossibili stravaganti.
Le dico dunque per ultimo che, s'ella non ha dimostrazione in contrario, ch non la pu avere, tengo per vero quel ch'io le dico, che mentre un canal d'un fiume di pendenza uniforme sar per tutto nella sua larghezza simile e eguale, le velocit e l'altezze saranno eguali. E quando il P. D. Benedetto dice nel suo Discorso(376), ingannarsi quegli architetti che nel formar la larghezza d'un ponte di pi archi basta lor considerar la larghezza ordinaria del fiume, e quella comprendono dentro a quegli archi, dice benissimo, perch, se bene la larghezza dello spazio  eguale, non per  simile, poi che dove il fiume ordinario ha solamente per impedimento il fregamento di due sole sponde, nel ponte si raddoppiano tali impedimenti tante volte quante sono appunto le impostature degli archi. E cos ben dice di quel ciarpame e cannucce che impediscon le velocit de'fossati, poi che da esservi a non v'essere si varia la similitudine della larghezza di que'canali, il che pu esser di grandissima conseguenza, ma non il torto o diritto.
L'occasione di ben esaminar questa verit mi fu porta sin la state passata dal S.r Cosimo Medici, e ultimamente per i nuovi disegni di mutar letto a Bisenzio; al qual S.r Cosimo dal medesimo Bartolotti(377) fu proposto d'addirizzare un suo fiume per rimediare all'inondazioni, ed ei me lo confer, e in quest'altra occasione molti gentiluomini interessati me n'nno trattato: il che mi ha dato materia non solamente d'investigar questa sola ch'a me par verit, ma alcune altre in questo genere d'acque, che, dicendole, parrebbon molto maggiori stravaganze di questa, delle quali tutte ho fatto memoria e mi son carissime; e ho cavato il tutto, come gi ho detto, dalle dimostrazioni del moto del S.r Galileo e dal Discorso del P. D. Benedetto, conoscendo sempre pi un d che l'altro esser mirabili questi ingegni, avendo ambidue scoperte verit tanto incognite e inopinabili all'intender comune, e datine i semi per scoprirne sempre mai da vantaggio. E se V. S., trattenendosi quass, avessi gusto di passar pi oltre in queste tali speculazioni, mi sar sempre grato il servirla, s per servir lei, come per mio senso e gusto particolare, non mi trovando alcuna comodit di conferire simil diporti ch'io tal ora mi piglio in questa mia lunga villeggiatura. Scusimi se le riuscissi e lungo e oscuro nell'esplicarmi, e supplisca con la perspicacit del suo intendimento....



2094..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 15 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 138. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Veggo che questa tramontana cos gagliarda non permette che V. S. possi esser da noi cos presto come ne haveva promesso, anzi dubito che non progiudichi alla sua sanit; che per ci mando a vederla, e mandogli i cedri accomodati, ci  i morselletti fatti con la scorza, senza l'agro, di quel cedro pi bello. L'altre fantasie sono con l'agro ancora, de gl'altri pi piccoli; ma il meglio di tutti credo che sia quel tondo pi grande, perch vi ho messo il zucchero pi a misura e dovizia.
Fo disegno di far un poco di ceppo alla Virginia(378) e a Madonna Piera(379). Havr caro che V. S. ce le mandi avanti le Feste, acci possi dargliene; et per che vorrei anco far un poca di burla a Suor Luisa, vorrei che V. S. concorressi ancor lei, vedendo se per sorte havessi in casa tanta roba che facessi una portiera all'uscio della sua cella: o sia cuoio o panno di colore, non mi darebbe fastidio; la lunghezza sarebbe 3 braccia e la larghezza poco meno di 2, et io vi aggiugner alcune bagattelle per farla ridere, come sarebbe arcolai da incannare, una filza di zolfanelli per accender il lume la notte, stoppino, aghetti e simili coserelle, pi per darle una volta segno di gratitudine per tanti oblighi che gli tengo, che per altro. Se V. S. ha in casa da farmi il servizio, l'havr caro; se no, non cerchi gi haverlo di fuora, acci non si mettessi a qualche pericolo, desiderando io troppo che ella si conservi, e per ci la prego a riguardarsi quanto sia possibile.
Del negozio di Monsig.r Arcivescovo(380) non ho inteso altro per ancora; havr caro di sapere se V. S.  stata chiamata. Con che me le raccomando di cuore, insieme con S.r Archangiola e le solite amiche. Il Signore la conservi.

Di S. Matteo, li 15 di Xmbre 1630.
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2095...

ANDREA ARRIGHETTI a NICCOL ARRIGHETTI in [Montedomini].
[Maca], 16 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 51-54. - Autografa. Sul margini dell'originale NICCOL ARRIGHETTI scrisse di sua mano alcune postille, sottolineando i passi della lettera a cui si riferiscono; le quali postille furono, di mano di ANDREA, numerate progressivamente da 1 a 14 (cfr. n. 2096). Riproduciamo appi di pagina le postille, richiamandole a'respettivi passi, e stampiamo in corsivo le parole che nel manoscritto sono sottolineate.

Molto Ill.re Sig.re Cug.no

Torno a dire a V. S. che non metto dubbio nel dimostrato dal S.re Galileo, e che le voglio concedere che un mobile, o, per dir meglio, i mobili che scorreranno per li 2 canali torto e diritto etc., aqquisteranno ciascuno di loro velocitadi nella maniera che da lui  dimostrato, e che quando il mobile che descende per il canale diritto avr finito di scorrerlo tutto, la sua velocit sar eguale a quella che(381) avr aqquistata quello del canal torto quando avr ancor lui scorso l'intero suo canale, e questo perch le cadute sono eguali; e di pi le concedo che l'aqqua ancor lei, come mobile, doverrebbe fare l'istesso effetto; ma non voglio gi concederli per questo che lo facci n l'aqqua n altro mobile se non nella maniera che suppone il S.re Galileo, cio rimossi tutti gl'impedimenti. Per se non insegnia la maniera del rimuovere gl'infiniti impedimenti(382)che possano impedire e trattenere lo scorrere di detti mobili o fiumi per detti canali, non mi sento strignier in maniera che sia per mutarmi d'opinione. Anzi mi sovviene adesso che bisognierebbe necessariamente confessare che i fiumi e canali nel discostarsi dal loro principio andassino accrescendo la lor velocit con la proporzione de gl'eccessi de'numeri quadrati, la qual cosa non penso poi che lei creda in alcuna maniera.
Per torno a dire a V. S. che mi pare che equivochi fortemente nel supporre che nello scorrere detti fiumi e mobili per detti canali sieno rimossi tutti gl'impedimenti(383), perch in praticha  impossibile il fare tal cosa, e che supponghi quello che  in quistione, poich si disputa se le svolte de'fiumi cagionino ritardamento o no alle correnti di fiumi, e V. S. vuole star forte su la dimostrazione del moto del S.r Galileo e concluderne l'istesso; s che  necessario supporre, come  detto, che sieno rimossi tutti gl'impedimenti(384), che pure ve ne sono infiniti, e che le correnti de'fiumi non sieno impedite e trattenute dalle svolte e torture di essi, che  quello che si disputa. Et se mi fussi concesso, come mi  concesso anche V. S., che quelle svolte cagionino un minimo impedimento(385),  impossibile che dalla prima svolta in gi la velocit del fiume o mobile possi per il torto agguagliare mai pi la velocit per il diritto(386), cio con la detta proporzione delle cadute, quando anche dopo tale svolta il canale fussi in una sola dirittura; poich, come per altra mia le scrissi, si pu dar caso che mediante le battute e ribattute che far mediante tale svolta, nel cominciare la 2a dirittura si parta poco meno che dalla quiete; e molto meno l'agguaglier se dopo quella ci saranno altre rivolte, come segue nel caso di Bisenzio, dove ne sono di quelle ad angoli tanto acuti e stravaganti, con tornare formatamente da mezzo giorno verso tramontana, che son sicuro che se V. S. si mettessi innanzi la pianta di esso(387), e pensassi solo al'effetto che farebbono dua mobili che scorressero per dua modelli di stagno, uno del letto di Bisenzio dalla Galera in gi, e l'altro del nuovo proposto da Alessandro Bartolotti, son sicuro, dico, che muterebbe pensiero. E se, per detto anche di V. S., l'aqqua deve fare il medesimo effetto che farebbono due palle o cilindri o altro sia che si vuole, non so vedere perch gl'infiniti impedimenti cagionati da vari accidenti, et in particolare dalle stravaganti torture(388) che vi sono, non abbino da cagionare ritardamento, e per conseguenza ricrescimento di misura. Che poi tali svolte cagionino impedimento e ritardamento, mediante le percosse fatte in esse da'detti mobili non solo a squadra ma sotto qualsivogli angolo, non solo mi par chiaro per le ragioni dette a V. S. per altra mia, alle quali mi rimetto, ma ancora per l'esperienza del trucco addotta da V. S., dove si vede che le palle nel ribattere nelle mattonelle subito cominciano a perdere di forza, e tanto pi se la ribattuta sar fatta in maniera che la palla sia forzata a ribattere una o pi altre volte nel'altre mattonelle: e se avessi praticha di detto gioco, arebbe visto che con un colpo assai ordinario la palla camminerebbe, se non perquotessi nelle sponde(389) quattro o cinque volte, tanto quanto  la lunghezza della tavola, dove con farla ribattere con tutta la forza nella mattonella opposta  molto difficile il farla stornare fino al luogo donde si era partita; e questo per cagione degl'impedimenti, senza i quali  impossibile fare simili esperienze, et in particolare trattandosi di fiumi, dove ce ne possono essere infiniti, del tutto inimmaginabili(390).
Quanto poi a quello dicie, di argini di materia cedente o penduli in s stessi, non mi altera niente il mio pensiero, perch non  dubbio che un argine pendulo in s stesso non ritardi molto pi il corso d'un fiume di quello farebbono le frasche e l'erbe e cannuccie di materia molto pi leggiera; s come non son sicuro che l'aqqua, percotendo nella svolta, facessi l'effetto che farebbono i pezzi d'una palla di vetro, che percotendo si spezzano, perch non saprei immaginarmi gl'effetti che fussero per fare, e direi pi presto che non se ne potessi dare una certa e ferma regola per cagione degl'impedimenti, senza i quali  impossibile far simili esperienze, come altra volta si  detto.
Passiamo adesso al suo primo argumento, o vogliam dire dimostrazione geometrica, nella quale pretende di dimostrare che se fussi vero che le svolte apportassero impedimento o ritardamento al corso de'fiumi, ne seguirebbe l'inconveniente del ricrescimento infinito, che  impossibile; e per provare tale inconveniente dicie cos: Concedasi che i fiumi alle svolte creschino di misura e sezione; e poi subito mi domanda se penso che tal ricrescimento proceda in infinito, e risponde per me che no, perch a ogni piena seguirebbe trabocco e converrebbe sopra le svolte alzare infinitamente gl'argini. Ma se tocha a risponder a me, le dico tutto il contrario(391), cio che sempre che le piene saranno maggiori, sempre le sezioni saranno ancor loro maggiori di quello che sarebbono in detto luogo se non ci fossi alcuna sorti di torture; e non so vedere perch deva ad ogni piena seguire trabocchi e necessit d'alzamento d'argini in infinito. Ma questo non  che fare con la nostra quistione. Seguita la sua dimostrazione, e dicie cos: Sia alzata la Marina alla svolta delle Bartoline, oltre a quello seguirebbe se non fussi la detta svolta, 1/2 braccio o quanto piace, e perci in detto luogo scemi la sua velocit con la proporzione del'accrescimento della sezione; constituiscasi poi un fiume diritto, con l'istessa velocit e sezione di quella della detta svolta delle Bartoline, quale ci immagineremo che si conduca a una svolta in tutto simile a quella della Marina: nella detta svolta dice lei che, per quello dico io, l'aqqua doverr rialzare, e crescere la sua sezione; e io dico che  verissimo. Adunque(392), dice V. S., ne seguir ricrescimento infinito, perch la proporzione della velocit della Marina nella sua svolta alla detta svolta  la medesima che la velocit del fiume diritto alla sua svolta; adunque crescendo questa, bisognier crescere anche quella, la qual cosa procederebbe in infinito, che  inconveniente. Lasciando stare il disputare se sia proporzione o no fra le cose che non sono del medesimo genere, e che, multiplicate, non si possono avanzare, come  la velocit d'un fiume con un argine o svolta di esso, gli replico che se bene nel fiume diritto, che propone da costituirsi, vi passa la medesima quantit di aqqua, per esser la sezione e velocit eguale a quella della Marina nella sua svolta, non  per questo che sieno gl'istessi fiumi, perch in un dato tempo passer molta pi aqqua per la Marina che per il dato fiume(393), e per conseguenza la sezione della sua aqqua lontano dalle svolte sar molto minore di quella del fiume, se per non mi vuole ritorre quello che mi  concesso nel principio della sua dimostrazione; e per non mi sento strigniere che non si possi crescere o scemar l'una senza l'altra senza un minimo inconveniente, e le confesso che non ce lo so vedere.
Sono stato un pezzo avanti possi intendere la sua 2a dimostrazione, et in effetto veggo che commette pur il medesimo errore, di supporre quello che  in quistione; et in sustanza dice cos. Sia alzata la Marina alla svolta delle Bartoline 1/2 braccio pi di quello sarebbe andando in diritto, e suppongasi che dove  la svolta si addirizzi detto fiume, e si allarghi tanto che l'aqqua facci la sezione eguale a quella della detta svolta:  manifesto, dicie V. S., che nel'una e nel'altra di dette sezioni eguali sar la velocit eguale, cos nel diritto e largo come nel torto e stretto; ma se noi di nuovo torceremo il canale, dove si  allargato, con tortura simile a quella dello stretto, averemo, dice lei, due cagioni di scemare la velocit, cio la maggiore larghezza e la tortuosit; il che, per l'equabilit delle proporzioni, deve seguire anche nello stretto, con procedere in infinito, che  inconveniente. Questa dimostrazione va tutta a terra con il(394) negarli solo che sia possibile l'addirizzare un fiume e conservare in detto luogo la medesima sezione e velocit(395), perch, come sa,  in quistione; et io tengho che mentre si levi le svolte e si addirizzi, che scemer la sezione e crescer la velocit; et allargandosi, oltre al'addirizzarlo, penso che la sezione si manterr la medesima, e che allungher tanto quanto  l'allargamento fatto, ma scemer tanto per l'altezza che la sezione sar eguale a quello che era avanti l'allargamento(396), mentre per non vi fussero altri impedimenti potenti a crescere e scemare la detta sezione.
Questo  quanto conoscho poter dire a V. S. in risposta delle sue dimostrazioni, alla quale penso sia per aqquietarsi e tornare alla sua antica opinione; poi che se non sento cosa che mi stringha maggiormente, penso che questa sia la vera e reale, e tanto pi che nelle cose di geometria le dispute non dovrebbono andare in lungho. La pregho a scusarmi se li paressi troppa ostinazione, attribuendo tutto alla mia incapacit et alla sua gentilezza, che mi d animo di ritornare con replicate scilome a interrompere le sue virtuose speculazioni, oltre al desiderio che tengho ancor io di venire in cognizione d'una verit tanto utile e necessaria. La prego dunque a mostrarmi pi chiaramente la fallacia di questa mia opinione, la quale mi par tanto chiara che non li potrei dir pi; e se ancor lei fussi del medesimo pensiero (gi che ne ragionammo anche in voce), credo che si raddoppierebbe il gusto a ciascuno di noi nello scommettere qualche galanteria, come sarebbe una cena avanti carnovale alla conversazione del paese, che servir per rallegrarsi un poco in questi tempi cos calamitosi e per avere occasione di vedere qualche galanteria del nostro S.re Galileo, nel quale senz'altre repliche o scritture mi contento di rimettere tutta la decisione di questa disputa. Per, se paressi ancora a lei, potr rimandarmi l'una e l'altra mia lettera, acci con le sua dua, che sono appresso di me, possi mandarle al detto S.r Galileo, acci da esse possi restare informato delle ragioni che muovono ciascuno a crederla differentemente, e decidere questa controversia....



2096...

ANDREA ARRIGHETTI a [GALILEO in Bellosguardo].
[Maca], 17 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 154-155. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Oss.mo

Trattandosi a questi giorni in villa del S.re Niccol Arrighetti, dove erono alcuni Signori interessati, del nuovo disegnio di addirizzare Bisenzio da Campi in gi, proposto da Alessandro Bartolotti, mi venne detto che mediante le continue giravolte che fa detto fiume, con tornare molte volte formatamente in dietro per molte centinaia di braccia e simili stravaganze, giudicavo che il vero modo di riparare alle spesse rotture et a'continui trabocchi che seguirono [nel]le svolte e sopra di esse, fussi stato quello proposto dal detto Bartolotti, cio di diramarlo o, per dir meglio, farli un nuovo letto che dal luogho detto la Galera fino al Colle a Signia, a dove sbocca di presente, andassi in una sola dirittura; et a questo mi persuadeva il vedere per esperienza che i fiumi per lo pi fanno i maggiori danni nelle svolte e sopra di esse, dove conviene per tal conto alzare gl'argini molto pi che ne'luoghi lontani da esse. Mi fu dal S.re Niccol replicato in contrario per molte ragioni et esperienze da lui addotte, le quali, insieme con quelle addotte da me in voce et poi in scritti, vedr V. S. dalle incluse lettere e da alcune postille fatte da lui ad una mia lettera, alle quali in pi di questa replicher brevemente. In somma mandiamo a V. S. il processo di tutta questa nostra lite, supplicandola a pigliarsi fastidio di vedere queste nostre debolezze per darci animo a continuare in simili trattenimenti e per farci restar capaci d'una verit tanto curiosa e necessaria; assicurandola che io in particolare ne rester a V. S. obbligatissimo in qualsivoglia maniera, non aspirando ad altra vittoria che il venire in cognizione della verit di questo negozio. La pregho a scusare del troppo ardire, incolpando di tutto la sua infinita cortesia, et facendo grazia di risposta (quale stiamo aspettando con grandissimo desiderio), di mandarla in casa mia(397), ch subito mi sar mandata.
Dal S.re Mario(398) sentii pi giorni sono con molto mio gusto che il suo negozio per conto dello stampare i suoi Discorsi era in buon grado, s come sentir volentierissimo che resti del tutto sopita ogni difficolt, e che il P. Stefani abbi fatta quella riuscita che ci eromo di lui promessi. Del resto io ricordo a V. S. la mia devozione, mentre gli sto pregando da N. S. vera felicit.

Di villa, 17 Xbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re Aff.mo et Obb.mo
And.a Arrighetti.

Quanto alla 1a, 2a e 3a postilla, replico che gli concedo che i mobili nel discendere per diversi piani vadino velocitandosi con la proporzione delle cadute, e che se si partiranno dall'istesso punto, quando arriveranno al'orizzonte, le lor velocitadi saranno eguali, sempre per che sieno rimossi tutti gli impedimenti; ma non per questo veggo che l'esperienza possi tornare, per cagione degl'impedimenti, senza i quali  impossibile il farla. Et il dire che sempre che gl'impedimenti sieno per tutto uniformi, in ogni modo i mobili si muoveranno con la medesima proporzione, ma bene con tanto meno velocit quanta gli sar levata da detti impedimenti, reputo che sia falso, come mi sforzer di dimostrare. Perci domando se una palla, v. g., descendente per la perpendicolare, troverr meno impedimenti che quella che descender per una tavola o altra superficie inclinata. Son sicuro che mi sar risposto di s, perch quella che descende per la perpendicolare non trova altro impedimento che l'aria ambiente, dove l'altra troverr non solamente l'istesso, ma di pi quelli che li pu arrecare l'imperfezione del piano per il quale  da scorrere, e della palla tangente forse in pi punti, o simili cose. Adunque, dir io, quando arriveranno al'orizzonte, la velocit di quella per la perpendicolare sar maggiore di quella per la superficie inclinata. Nel 2 luogo domando se (supposto anche che gl'impedimenti sieno per tutto i medesimi) l'essere il viaggio maggiore o minore importi niente, e se quella che far il viaggio maggiore troverr maggiore numero d'impedimenti di quello far quella per il minore. Penso che anche a questo mi sar risposto di s. Adunque se ci immagineremo diversi piani, che da un medesimo punto vadino al medesimo orizzonte, le velocit de'mobili descendenti per essi nel punto del orizzonte saranno minori di quella per la perpendicolare, e quelle per i piani pi inclinati saranno sempre maggiori che quelle per i meno inclinati, per essere in quelli il viaggio pi corto che in questi. E se questo  vero, non veggo perch non si deva concludere l'istesso de'mobili descendenti per il canale torto e diritto, e del nostro caso di Bisenzio in particolare; dove sono di pi gl'impedimenti delle svolte e quelli che da esse dependono, quali non star a replicare.
Quanto alla 4a e 5a, non voglio dir altro, rimettendomi a quanto  detto.
Quanto alla 6a, credo che l'essere i fiumi stretti nelle svolte sia uno de'maggior danni che cagionino le medesime svolte, e difficilissimo, se non impossibile, a poterci rimediare; e penso che non solo in Bisenzio, ma in tutti gl'altri fiumi, et in particolare vicino alle montagne, sia impossibile il mantenerli larghi nelle svolte e rimediare che rincontro al luogo dove percuote l'aqqua non sia sempre il greto molto pi alto che altrove. Et  imparato a mia spese che l'allargare e votare i fiumi nelle svolte serve a poco, perch la prima piena che sopraggiugni vi alzer la medesima materia e da vantaggio; la qual cosa penso che sia molte volte cagione che quelli che posseggono i beni contigui a dette svolte vadino pesticciando et ristrignendo il fiume, nella maniera che forse sar seguito in qualche svolta di Bisenzio. S che anche questo rialzamento  uno de'danni cagionato dalle svolte, con impedimento, per quanto penso io, alla velocit del'aqqua.
Quanto alla 7a non replicher da vantaggio.
Quanto al'8a, dicho che l'esperienza del trucco fu proposta dal S.re Niccol per concludere l'istesso del nostro caso; et il vibrare che fanno le mattonelle o uno di quegli impedimenti senza i quali  sempre detto che  impossibile fare simili esperienze; e levando questo, ce ne resterebbono degl'altri, che in ogni modo impedirebbono alla palla lo stornare con eguale velocit. Per se nel'esperienza proposta da lui sono queste difficolt, perch non devon esser l'istesse e molto maggiori nel caso che si disputa?
Quanto alla 9a, non  che soggiugnere, non vi essendo cosa che mi alteri niente.
Quanto al X, non ci so vedere l'inconveniente che pretende il S.re Niccol, o vero non intendo la sua dimostrazione.
Quanto alla XIa, non credo sia proporzione fra la velocit d'un fiume in un luogo et il suo ritardamento in un altro; oltre che non mi pare che la dimostrazione cammini in ogni modo, o almeno io non ne resto capacie.
Quanto alla 12a,  il torto io, e confesso che scrissi una balordaggine, avendo equivocato dal dire che in un dato tempo camminerebbe pi l'aqqua della Marina che del dato fiume, cio che un sughero o altra cosa leggieri camminerebbe nel medesimo tempo pi paese in questa che in quello; la qual cosa  supposta anche dal S.re Niccol nel principio della sua dimostrazione, poi che suppone che la Marina alla svolta delle Bartoline sia alzata di livello 1/2 braccio pi di quello sarebbe seguito se fusse a diritto; s che lontano dalle svolte la sezione sar minor di quella del dato fiume, qual suppone che, dove  diritto, abbi eguale sezione e velocit a quella della svolta della Marina: adunque la Marina sar pi veloce dove  diritta.
Quanto alla 13a, non dico niente, rimettendomi a quanto  detto.
Quanto alla 14a, non credo d'ingannarmi, perch l'allargare semplicemente un fiume non penserei che avessi a ritardare la sua velocit, mentre non vi sia altri impedimenti che possino causare detto ritardamento; e per se in qualche luogho largho si vede andare adagio, credo bisogni ricorrere ad altre cause che alla larghezza.



2097..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 17 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. IV, T. IV, car. 111. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Credo ch'haver ricevuto una mia in risposta della sua inviatami dal R.mo P. F. Lutio, al quale pur indirizai la risposta. Di nuovo vengo con questa mia a farli riverenza, desideroso di saper come se la passi e ci che succeda de'suoi Dialogi, che sono qua tanto bramati da questi Signori e principalmente dal Sig.r Cesare Marsili, che se li ricorda affetionatissimo servitore; da me poi sopra ogni altro, come si pu imaginare.
Desiderarei sapere se ha mai pensato in questa maniera alla generation de'venti: che in qualche modo nell'ipotesi Copernicana vi potessero haver che fare i moti ch'elli tribuisce alla terra, cio che nel rivolgersi con quella velocit che li vien ascritta, mentre qualche materia pi densa dell'etere, che riempie quest'immensi spatii, si ritrovasse attraversar l'orbe annuo con altro moto, o pur in quello stesse quiescente, cio, dico, che sopraggiungendoli la terra con il suo orbe vaporoso, circonfuso sino a quell'altezza che si stima, constituita in una somma velocit, che in caso di urtare in quella materia, per dir cos, cometaria, si facesse un gagliardissimo contrasto, per non obedir ella cos presto al moto della terra, e questo fosse causa di sentirsi vento; quale poi dalla terra domata, non pi contumace, caminasse del pari con l'orbe vaporoso, et questo fosse poi il cessar del vento: s che si potesse formar questo paradosso, che il vento  una materia tal volta quiescente, e che quando si move, non  pi vento. So che si possono far di molte istanze, e fra l'altre questa principalissima, dell'esser loro cos tumultuarii e sregolati, che nell'istesso tempo spirano da parti contrarie; ma credo che dall'implicamento de'moti di essa terra e de'moti particolari che possono haver tali materie, come vaganti per l'etere, si potria forsi scusar il tutto. Tuttavia sia ci detto come per un mio chiribizzo, e mi condoni V. S. s'io dico delle bagatelle (sapend'io che tali li parerano, mentre ella sapr la quinta essenza della generation de'venti, che alli altri riesce cos astrusa e difficile): me ne scusi dunque, poich gliele confesso per tali. E mentre io li desidero sanit e felicit in queste SS.me feste di Natale, con il buon Capo d'anno, non manchi ella anchora(399) di favorirmi di darmi nuova di s. Che per fine li faccio riverenza.

Di Bologna, alli 17 Dec.bre 1630.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Amico e Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.
Il pronostico poi della cometa tolto dallo spirar de'venti, pareria farsi molto a proposito, posta la sudetta opinione.


Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig. Gal.eo Gal.ei
Fiorenza.



2098...

NICCOL ARRIGHETTI a GALILEO [in Bellosguardo].
Montedomini, 18 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 156-157. - Autografa.

Molt'Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

Con l'occasione di riparare all'inondazioni di Bisenzio, il quale ha il suo canale tortuosissimo, fu proposto dall'ingegner Bartolotti d'addirizzarlo pigliando tal dirittura vicino a Campi, e condurla al medesimo sbocco dov'egli sbocca al presente, tirando come la corda a un arco. Mi fu fatto parte, da alcuni gentiluomini interessati, di tal disegno; e domandato del mio parere, dissi che sempre che due canali abbino i medesimi estremi e sien pe 'l medesimo piano, con fondo e larghezza per tutto simile e eguale, ricevendo le medesime acque, si conserveranno proporzionatamente per tutto alla medesima altezza, s che se nel diritto non traboccheranno, n anche nel torto traboccheranno, et e converso; soggiugnendo che il tempo del passaggio dell'acqua per detti due canali abbia la medesima proporzione che nno le lunghezze di essi canali. Questa proposizione mi  stata controversa da alcuni, e particolarmente dal S.r Andrea Arrighetti, mio cugino; co 'l quale trovatomi non ho potuto, n in voce n con lettere passate tra noi quass in villa, persuaderli questa che mi par verit.  ben vero che n anch'egli m'ha tirato nella sua opinione contraria, che  la tortuosit essere assolutamente cagione di ritardare il corso dell'acque, e cos farle crescer d'altezza sopra quello farebbero nel diritto. Per al presente noi siamo in questa quistione, della quale sapendo che V. S. ne pu essere il vero giudice, credo che il S.r Andrea gliene scriverr, se a questa ora non glien'ha scritto(400), e insieme le potrebbe mandare alcune mie lettere(401) in questo tenore, nelle quali lettere, come scritte in fretta, credo mi sia scappato qualche particolare, che, riconsiderato meglio, ora lo porgerei per un altro verso: come particolarmente in un luogo, dove paragono l'acqua, nell'arrivare a una svolta, a un legno, e dico che, messo fermo in una corrente, si moverebbe subito al corso dell'acqua; il che conosciuto, nel ripensarci, patire eccezione, n ben aggiustandosi la similitudine, mi far grazia passar cotesto punto come non ben pesato e esaminato, ricordandomi avere imparato da V. S. niuna velocit potersi conferire a un mobile che si parta dalla quiete senza prima passare per tutti i gradi di tardit.
La sustanza , che io tengo fermo che l'acqua sempre conservi la medesima velocit acquistata naturalmente pe 'l suo declive, mentre non intoppi altro impedimento che la tortuosit del canale. Mi son servito, com'ella vedr, d'alcune sue dimostrazioni del moto, e particolarmente che i mobili cadenti dallo stesso principio acquistino la velocit secondo la proporzion dell'altezze delle lor cadute, tenendo supposto per vero e indubitato, come ho pure imparato da lei, che il moto per l'orizzonte non cresca n scemi velocit al mobile: il che applicandolo al corso dell'acqua, parmi che l'andar torto o diritto non sia altro che muoversi o non muoversi orizzontalmente; il che, per le dimostrazioni di V. S., non pu mai alterare la velocit impressa a un mobile. Il S.r Andrea dice che l'applicazione non torna; ma a me pare ch'e'non la 'ntenda.
Oltre a questo e altre riprove d'esperienze e argomenti, m' paruto esser vero che se le sole svolte ritardassero, pure in minima parte, la velocit dell'acque, tal ritardamento dovesse arrivare fino al fermar del tutto il corso de'fiumi, e che ogn'acqua, per mediocre ch'ella si fosse, dovesse a dette svolte cagionare il trabocco; e cavo tale assunto da una proposizione ch'io ho per verissima, la quale  che mentre che un mobile, constituito in qual si voglia velocit, abbia congiunta una resistenza che l'accompagni sempre, sia minima quanto si vuol quella resistenza, in progresso di tempo ridurr tal mobile alla quiete o a tardit infinita. Exempli grazia: spignendosi un mobile al centro per un piano elevato dall'orizzonte, per aver seco congiunto la naturale inclinazione del moto al contrario verso 'l centro, la quale verrebbe a detrarli continuamente dell'impressa velocit, tal mobile alzatosi a un determinato termine, giusto la proporzione del suo impulso, non s'alzer pi oltre. Cos qui. Avendo l'acqua lo 'mpedimento della tortuosit, come vuole il S.r Andrea, e questa conservandosi sempre fino al trabocco sopra l'argine, verr, dico io, tempo per tempo a detrarre di quella velocit, fin che o l'acqua, per la continua detrazione della velocit, alzandosi, traboccher, o bisognerebbero gli argini d'altezza infinita, nel qual caso l'acqua, quando non si riducesse all'intera quiete, procederebbe a tardit infinita, il che non segue.
Molte altre considerazioni mi sono occorse, e particolarmente mi son ricordato aver sentita gi dire a V. S. in simil proposito, per conto del Tevere, di due cannelle di bocca eguale, ma una torta e una diritta, che, messe alla medesima botte a elevazione e altezza eguale, sboccherebbono nel tempo medesimo acqua eguale; la quale esperienza, se ben non l'ho provata, tengo verissima, bench non sia creduta dal S.r Andrea, concorrendo anch'ella al medesimo segno, al quale insieme concorrono mill'altre riprove, che troppo tedio sarebbe il dirle, senza trovare in nessuna pur minimo intoppo: dove nel contrario parere, com'ho anche detto a esso S.r Andrea, non veggo se non una prima probabile apparenza, che, ben esaminata, conduce poi a impossibili stravaganti.
Scusimi di tanta noia; e questa sia un'occasione di rinovar la memoria di quegli infiniti obblighi ch'io le tengo, per i quali mi  dato amplissimo campo di elevarmi tal ora, dietro alle sue pedate, a tali speculazioni, per le quali parmi con verit poter dire, Uscir per lei della vulgare schiera. Io poi con tutta la mia brigata sono stato un gran pezzo in villa, e, stante i mali di Firenze, seguiter ancora. Per grazia d'Iddio, siamo stati tutti sanissimi e stiamo al presente; e per non la tediar da vantaggio, ricordandole la mia servit, le prego(402) da Dio sanit e vero bene.

Di Monted.ni, il di 18 di Xbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re


[vedi figura 2098.gif]
S.r Galileo Galilei.




2099..

GALILEO [a RAFFAELLO STACCOLI in Firenze].
Bellosguardo, 22 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. III, car. 14t. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho veduto quanto mi scrive V. S. molto I.: in risposta di che non posso per hora rispondere altro, se non che son pronto ad obedire ad ogni cenno del S.mo G. D. nostro Signore(403); nel resto, rispetto ad altri particolari, mi  necessario poter pi minutamente trattar con V. S., il che seguir domattina, quando non le sia incomodo, e verr a trovarla a Pitti. Et intanto con affetto gli bacio le mani e prego intera felicit.

Da Bell.do, li 22 Xmbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Dev.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2100...

ANDREA ARRIGHETTI a GALILEO [in Bellosguardo].
[Maca], 23 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car, 158-169. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Oss.mo

Il desiderio che abbiamo di sentire l'opinione di V. S. per conto della nostra disputa,  cagione che torni di nuovo a infastidirla, et accennarli parte delle ragioni et esperienze che, oltre alle scritte, tutta via mi vanno confermando nella mia opinione; s come segue del S.re Niccol, quale, fondato principalmente su le dimostrazioni del moto di V. S., sta pi che mai ostinato.
Oltre a quello  detto sin qui,  preso dua svolte del nostro fiume della Marina e dua altre d'un altro fiumicello, distanti l'una dal'altra poche centinaia di braccia; et avendo con diligenza osservato il luogo dove  arrivata in esse svolte l'ultima piena, e traguardato da una svolta al'altra, trovo in effetto che nelle parti di mezzo, sotto la prima svolta, l'aqqua non  arrivata a gran pezzo al piano che passa per i luoghi osservati: la qual cosa mi assicura maggiormente che l'aqqua vadi accrescendo la sua velocit e scemando la sezione dove non  intoppi che possino ritardare la sua corrente, s come, per il contrario, mediante le svolte o simili impedimenti la vadi ritardando. Io li confesso che non so vedere, quando anche non ci fossero questi impedimenti delle svolte et il ritardamento che in esse riceve la velocit d'un fiume, non so vedere, dico, che dovessi in ogni modo esser dubbio in questo negozio, n per qual cagione la minor pendenza che toccha, v. g., a ciascun braccio del fiume pi torto e lunghe, che sia nel medesimo piano del diritto e che abbino l'istessa caduta in tutta la lor lunghezza, non abbi da causare diminuzione di velocit et aumento di sezione, e tanto pi in un fiume di pi diritture, dove necessariamente (mentre sia tutto nel medesimo piano) a ciascuna dirittura si va crescendo o scemando il declive: e gl'effetti che si veggono tutto il giorno, in un istesso fiume, di ricrescimento e diminuzione di velocit e sezione mediante le doccie de'mulini, pescaie o simil cose, penserei che avessi a levare ogni sorte di differenza. Che poi in un fiume di pi diritture (pur che sia tutto in un piano) sia da una dirittura al'altra differenza di pendio,  tanto chiaro, che, come sa V. S., non  bisognio di altra dimostrazione che del'essere capacie che dua linee, che si congiungono ad un punto, ancor che sieno in un istesso piano, possano avere differente inclinazione sopra il soggetto piano.
Oltre alle dette esperienze, che, come  detto, mi vanno tuttavia confermando nella mia opinione, senza che mi acchorga in quello consista la fallacia di questi miei discorsi, mi pare che tutto questo si dimostri molto chiaramente. Sia dunque il piano del cerchio ABC inclinato sopra il piano del'orizzonte FG d'una tale inclinazione, nel quale dal punto C si tiri il diametro AC, quale intenderemo per il canale diritto, e le corde AB, BC, quali intenderemo per il canale di pi diritture, i quali supporremo che dalla sezione A piglino l'aqqua, or l'uno or l'altro, del'istesso fiume, quale vadi in diritto con l'AC. Si deve dimostrare che la medesima aqqua, scorrendo per il canale ABC, occuper maggiore misura che scorrendo per il canale AC. Tirisi dal punto B alla AC la perpendicolare BD, e piglinsi di ciascuno delli detti canali dua porzioni eguali AB, AE, che [vedi figura 2100a.gif] sieno, v. g., di piedi 70 l'una. Dico dunque che l'aqqua contenuta nello spazio del canale AB, o vero  eguale alla quantit del'aqqua contenuta nello spazio AE, o vero  maggiore, o vero minore, di essa. Sia, prima, eguale, se  possibile: adunque perch, per detto del'avversario, i tempi de'passaggi nno fra di loro la proporzione delle lunghezze de'viaggi, il medesimo tempo che avr speso la quantit dell'aqqua dello spazio AB a venire dalla sezione A al punto B, il medesimo ancora avr speso la quantit del'aqqua dello spazio AE a venire dal'istessa sezione A al punto E; adunque, se nel secondo tempo la medesima sezione A mander egual quantit di aqqua, a quella del primo tempo, bisognier che le dua sezioni B, E scarichino nel'istesso tempo egual quantit di aqqua: la qual cosa non pu essere, perch, per detto del'avversario, la velocit in B  eguale alla velocit in D, e per minore di quella in E, e ne seguirebbe che dua sezioni eguali, ma di velocit diseguali, scaricassero eguale quantit di aqqua, che  inconveniente. Sia dunque minore, se  possibile, la quantit del'aqqua per lo spazio AB di quella per lo spazio AE: adunque ne seguir, che dovendo le dua sezioni B, E scaricare nel medesimo tempo eguale quantit di aqqua, nella sezione B sia maggiore velocit che nella E, la qual cosa non  vera; adunque non pu n meno esser minore. Adunque sar maggiore; che  quello che si doveva dimostrare.
Del restante, io ricordo a V. S. la mia devozione, mentre le sto pregando da N. S. queste sante Feste colme d'ogni felicit e contentezza.

Di villa, 23 Xbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re


[vedi figura 2100b.gif]



2101..

FILIPPO TREMAZZI a GIULIO PARIGI [in Firenze].
[Firenze], 23 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. III, car. 43. - Autografa.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Dall'alligato decreto de'S.ri Officiali de'fiumi(404) vedr V. S. come  stato accennato da S. A. che siano eletti il S.r Galileo e lei per visitare il fiume di Bisenzio e considerare quello che sia pi utile et espediente di fare per servitio di quella pianura e di que'populi, stante la diversit de'pareri del'ingegnere Bartolotti et ingegnere Fantoni. E se bene  deputato il d 26 a cominciare la detta visita, nondimeno v' la conditione se il tempo lo permetter. Et havendo le SS. VV. a essere levate e poste, doveranno le parti farne loro instantia e condurle con ogni commodit. Sar contenta V. S. di far sapere il fatto al Sig.r Galilei, e a tutti dua bacio caramente le mani.

Dalla Parte, li 23 di Xmbre 630.
Di V. S. Ill.re
S.re tutto Aff.mo
Filippo Tremazzi.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Giulio Parigi, Architetto di S. A. S.
In sua mano.



2102...

ANDREA ARRIGHETTI a GALILEO [in Bellosguardo].
[Maca], 27 dicembre 1630.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 160-161. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Questi Signori litiganti non potevono far meglio elezione che del giudizio di V. S.; e la nostra disputa, cominciata in villa del S.re Niccol Arrighetti, dove era qualcuno degl'interessati pi principali, penso che sia stata buona cagione del'ordine che  auto V. S. d'impiegarsi in questa materia(405), nella quale  molto maggiore il gusto che sento nel trattarne su per i fogli con i triangoli, che non  stato il disgusto quando  auto a praticarla a mio dispetto, mediante la mala vicinanza di alcuni fiumi.
Mandai a V. S. pi giorni sono una dimostrazione sopra questo particolare, ma perch la scrissi in fretta con altre lettere, dubitando forse non li avere scritto qualche balordaggine, mi  parso con questa rimandarla a V. S. meglio ordinata e pi universale, acci considerandola insieme con un'altra, che pur conclude l'istesso, ma in differente maniera, mi facci onore di accennarmi almeno l'equivoco e la fallacia di esse, poi che per ancora il Sig.re Niccol mi nega ogni cosa, ma non per questo mi dicie in quello consiste la falsit della dimostrazione.
Siamo in controversia, se in dua fiumi o canali di eguale larghezza, in un medesimo piano, uno de'quali vengha al'orizzonte in una sola dirittura, e l'altro cominci e finischa nel medesimo luogho del'altro, ma sia di pi diritture, se la medesima quantit di aqqua, nello scorrere ora per l'uno et ora per l'altro canale, occuper la medesima misura nel'uno che nel'altro, cio se la quantit del'aqqua del'uno alla quantit del'aqqua del'altro ar la medesima proporzione che la lunghezza del'uno alla lunghezza del'altro. Lasciando da banda se le svolte del pi lungho, con il trattenere e ritardare il corso del'aqqua del fiume, sieno cagione o no, in alcuni luoghi, di rigonfiamento e ricrescimento di misura, come penso io e come mi persuadono tutte l'esperienze et osservazioni, dicho che mediante il minor declive del pi lungho la medesima quantit di aqqua occuper maggior misura in esso che nel pi corto, e che la proporzione della quantit del'aqqua del pi lungho alla quantit del'aqqua del pi corto sar maggiore che la proporzione del canale pi lungho al canale pi corto; come mi sforzer di dimostrare.
Sieno nel medesimo piano inclinato al'orizzonte EF li dua canali della medesima larghezza AB, ACDB: si  da dimostrare, che pigliando or l'uno or l'altro dalla sezione A l'aqqua del medesimo fiume e scaricandola per la comune sezione B, che l'aqqua occuper maggior misura nel canale ACDB che nel canale AB, e che la medesima aqqua del pi lungho al'aqqua del pi corto avr maggiore proporzione che il canale ACDB al canale AB.
[vedi figura 2102a.gif]
Suppongasi prima, per detto del'avversario, che li tempi de'passaggi per l'uno e per l'altro canale sieno fra loro come le lunghezze de'canali; nel secondo luogo, che le velocit del'aqqua per l'uno e per l'altro canale si vadino accrescendo con la proporzione delle cadute; e prolunghisi il canale AB fino in G, tanto che sia eguale al canale ACDB. Dico dunque, che se la proporzione della quantit del'aqqua contenuta nello spazio ACDB alla quantit contenuta nello spazio AB non  maggiore della proporzione della lunghezza ACDB alla lunghezza AB, sar eguale o minore. Sia prima eguale, se  possibile. Perch dunque la proporzione del tempo che consuma l'aqqua per il canale ACDB, nel condursi dal punto A al punto B, al tempo che consuma l'aqqua nel condursi per il canale ABG dal punto A al punto G,  l'istessa, per la prima supposizione, che la proporzione della lunghezza ACDB alla lunghezza AG, et il canale AG si  fatto eguale al canale ACDB, ne seguir che il tempo del passaggio nel'uno sar eguale al tempo del passaggio nel'altro. Adunque se dalla sezione A nel secondo tempo verr egual quantit di aqqua per l'uno e per l'altro canale, bisognier che le sezioni B, G, che sono fra di loro eguali, nel medesimo tempo scarichino egual quantit di aqqua, e che per conseguenza la velocit in B sia eguale alla velocit in G; che  impossibile, per la seconda supposizione. Adunque non pu essere eguale. Ma non pu n anche esser minore, percioch con il medesimo metodo si dimostra che ne seguirebbono maggiori inconvenienti. Non essendo dunque n minore n eguale, bisognier che sia maggiore, e che per conseguenza l'aqqua del canale pi lungho occupi maggiore misura, e cerchi di traboccare sopra gl'argini, pi di quella del canale diritto e corto.
In altro modo.
Sia ABC il fondo d'un canale, quale, dopo che  venuto un pezzo con una tal pendenza, si pieghi nel punto B, in maniera che la sua parte BC sia a piano orizzontalmente et il proffilo della sua aqqua sia ABCDEF: dicho che la quantit del'aqqua ABCDEF sar maggiore di quella che sarebbe nel medesimo se fussi tutto con il medesimo declive AB.
[vedi figura 2102b.gif]
Supponghasi, per detto del'avversario, che l'aqqua nel discendere per il piano AB si vadi sempre velocitando, e che quando arriva al punto B, nel passare per il piano orizzontale BC, vadi conservando la velocit aqquistata fino al punto B; e prolunghisi il canale ABEF da B fino in C tanto che sia eguale al piegato ABC e che sia tutto nel medesimo declive. Perch dunque nel discendere per il declive AB l'aqqua si va velocitando, e perch le sezioni d'un istesso fiume nno reciproca proporzione delle loro velocit, la superficie del'aqqua FED non sar parallela al piano del fondo ABC; e perch per il piano orizzontale BC va conservando la sua velocit, per la superficie del'aqqua ED sar parallela al suo fondo BC; adunque nel canale d'una sola pendenza sar tanto meno aqqua che nel canale di dua pendenze, quanto il trapezio BECD  minore del parallelogrammo BECD: oltre che penserei che la superficie del'aqqua del canale di dua pendenze FED cercassi anche di mettersi pi in un piano che fussi possibile, alzandosi verso la linea FD, se per l'altezza de gl'argini si andr ancor lei alzando verso la detta linea FD. Ora, se questo  vero, come credo, per qual cagione non  l'aqqua del nostro canale di pi diritture a fare il medesimo effetto mediante l'inequalit del declive da una dirittura al'altra, potendosi dar caso che non solo una dirittura abbi maggior declive del'altra, ancor che sieno nel medesimo piano, ma che una di esse sia parallela al'orizzonte, o vero che per qualche spazio l'aqqua abbi da ire salendo formatamente, s che con altezza di mura et argini straordinaria sia necessario rimediare acci non trabochi, e fare che vadi innanzi? Per ricever per favore singularissimo sentire il suo parere circha queste dimostrazioni, le quali, sebene vorrei che fussero pi universali, conoscendo che sono ad ominem, con tutto ci mi pare che con il S.re Niccol concludino benissimo. Con il quale  fatto quanto mi comanda, et amendui le facciamo reverenza, pregando a V. S. vera felicit e buon Capo d'anno con molti appresso.

Di villa, 27 Xbre 1630.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re Obb.mo
And.a Arrighetti.



2103.

GALILEO a [ESA+ DEL BORGO in Madrid?].
[1630].

Dal Tomo III, pag. 147-148, dell'edizione citata al n. 1201.

Vede da quanto  scritto di sopra(406), come sono circa quattordici anni che io faceva offerta di trasferirmi, bisognando, in Siviglia o Lisbona per incamminare il negozio alla pratica, mostrandone l'uso a quelli che doveranno esercitarlo: ora l'et grave e il mio presente stato non mi permettono di pormi a tale impresa, ma effettuare per terze persone quello che avessi fatto io stesso. E ci mi si rappresenta potersi fare nella presente maniera.
Due sono l'utilit massime che si contengono nella mia proposta invenzione, del potere ad ogni ora puntualissimamente trovare la longitudine. La prima  la descrizione esatta di tutte le carte nautiche e geografiche, riducendole ad una puntualissima giustezza; la seconda  il poter, navigando sopra il mare stesso, trovar parimente la medesima longitudine, che  l'uso principale ed il fine sommamente desiderato. La prima operazione non soggiace a dubbio o difficult alcuna, dovendo esser fatta sopra terra, cio su luogo stabile. All'altra viene opposta la incertezza della riuscita e del potersi praticare sopra il mare ed in nave, mediante l'instabilit e continua agitazione del vascello, per la quale si teme che l'uso del telescopio, in ritrovare le stelle opportune e necessarie, resti impedito.
Ora, acci che per tale incertezza non si resti di tentare un tanto benefizio, che  la massima ed ultima perfezione della navigazione, mi pare che si possa proporre a Sua Maest che resti servita di accettare un mio figliuolo, intelligente di tale professione, la carica del quale sia di presente l'attendere alle nuove descrizioni e correzioni di tutte le carte nautiche e geografiche gi scoperte e da scoprirsi (sic), ed in particolare di tutte le possedute da Sua Maest, con assegnarli quello stipendio che sar conveniente e necessario per condursi l e quivi mantenersi. Quivi poi, essendo gi instrutto perfettamente di tutto quello che appartiene all'altra parte della mia invenzione, si potr continuare e praticarla sopra navi; pel che ho pensato di mandare insieme con esso un'altra persona, pratichissima nel maneggiare il telescopio, e, oltre a ci, che ne possa fabbricare di sua mano quella quantit che sar necessario: uomo di gran complessione, di vista acuta, ingegnoso, paziente, ed in somma attissimo a superare tutte quelle difficolt che portano seco tutte le arti nel lor primo nascimento; le quali difficolt coll'esercizio non solamente si superano, ma si rendono praticabili con grande agevolezza, come non in un solo ma in tutti gli esercizi umani continuamente si scorge, de'quali nessuno, per vilissimo che sia, riesce nella prima applicazione, che altri, quanto si voglia ingegnoso, vi faccia. A questi due ho pensato, che occorrendo qualche difficolt inopinata nella macchina e strumento che ho disegnato di adoprare in nave per liberare dall'agitazione del mare quello che dee maneggiare il telescopio, di aggiugnere Cosimo Lotti, di grande ingegno, anzi ingegnere ed inventore di macchine, singolare amico mio e che gi si trova al servizio di Sua Maest, ed attissimo quanto altro che sia al mondo a trovar provvisione a tutti quegli intoppi che nella pratica s'incontrassero, sebben non credo che veruno di gran momento se ne potesse incontrare; anzi non dubito punto che ponendosi all'impresa con pazienza e con voglia della riuscita del negozio (la quale si ecciter dalla promessa d'alcun premio rilevante), tal maneggio si sia per ridurre a tal facilit per gli esercitanti, che l'uso suo sia per esser quale appunto  in terra ferma.
Quando piacer a Sua Maest che tal impresa si metta ad esecuzione, stabilito che sia lo stipendio per la prima parte, sopra la quale non casca dubbio, si dovr permettersi all'altra ratificare la recognizione gi stabilita, da esser consegnata al ritrovatore, e sopra tutto provvedere di liberare quegli che debbono intromettersi in tal negozio da due incontri molesti: l'uno  la mala soddisfazione che il pi delle volte sogliono ricever quegli che a grand'imprese si applicano, nata dall'invidia e malignit degli ignoranti(407); l'altro  quando si debba patire delle cose(408) necessarie per suo sostentamento, quando altri si affatica in arrecare comodi immensi a quelli che dovrebbono largamente premiare.



2104.

GALILEO a RAFFAELLO STACCOLI [in Firenze].
Bellosguardo, 16 gennaio 1631.

Cfr. Vol. VI, pag. 627-647 [Edizione Nazionale].



2105...

ANDREA ARRIGHETTI a ......
[Maca], 17 gennaio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 41-42. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo

Avendo fatto un po'di reflessione sopra quanto mi accenn iersera V. S. per conto della scrittura del S.re Galileo sopra l'addirizzamento di Bisenzio, mi confermo, come dissi a V. S. in voce, che lasci gran campo al Bartolotti e a tutti quelli che sono in questo particolare della sua opinione (nel qual numero mi dichiaro ancor io, gi che, mediante l'essere andato a monte detto riparo et il trattarsi solo del trovare la verit di questo problema, non si corre risico di dar disgusto a persona) di star forti e mantenere la loro opinione, et in somma di non si quietare, come parrebbe che dovessi seguire, alla decisione d'un tant'uomo.
Il Bartolotti conceder al S.re Galileo che le palle nel discendere per differenti declivi, e l'aqqua ancora, rimossi gl'impedimenti, sieno per fare gl'effetti che dimostra il S.re Galileo, ma dir sempre che nel mettere tal cose in pratica  impossibile che tornino, per essere impossibile il rimuoverne gl'impedimenti in tutto e per tutto; e del'aqqua in particolare dir, che se in una medesima botte si metteranno dua cannelle, una lungha e una corta con differenza notabilissima, che getter con pi velocit la(409) corta che la lungha; e dubito che l'esperienza riuscir a suo favore, fatta per con quel'esquisitezza che si ricercha, perch se in quella medesima botte metteremo quaranta braccia di fune, grossa per l'appunto quanto le cannelle, credo che con pi facilit tireremo fuora le 20 braccia che si caveranno per la corta che le 20 che si caveranno per la lungha, e questo mediante il maggiore numero d'impedimenti che trover quella che uscir per la lungha. Ma concesso anco che gettino egual quantit, e che tutte l'esperienze tornino benissimo, trattandosi del caso di Bisenzio, dove si tratta di dua canali che abbino i medesimi estremi e che sieno in un medesimo piano, potr sempre mantenere che in casi simili seguir quanto da lui  stato detto, e che mediante la gran differenza di pendenza da una dirittura al'altra et le ritornate che fa in dietro, necessariamente ar l'aqqua del canale torto minor velocit che non  quella del diritto; e facendone l'esperienza, dubito che al sicuro riuscir a suo favore, come segue nelle cannelle torta e diritta. E se bene gli sar replicato che questo segue mediante le percosse che batte l'aqqua nelle svolte et il ritardamento che in esse riceve, dir che questo poco importa, poi che a lui basta che segua quanto  detto lui, siane qualsivogli la cagione, non si potendo dare dua canali nel medesimo piano che abbino i medesimi estremi, uno diritto e uno torto, senza differenza di declive dal'uno al'altro, e per conseguenza senza qualche svolta.
[vedi figura 2105a.gif]
[vedi figura 2105b.gif]
Quanto poi a quello mi disse V. S., che se l'aqqua mediante le svolte perder di velocit, e per conseguenza crescer di sezione, e che per se converr alzare gl'argini nelle svolte, acci non trabochi, mediante l'aqquistare maggior caduta sotto di esse andr con maggiore velocit, tengho che assolutamente tale alzamento facci contrario effetto a quello dice. Perch io dimando V. S., se in un fiume che sia lungho, v. g., un miglio, e che abbi dua braccia di caduta in tutta la sua lunghezza, facendo alla sua fine una pescaia che sia alta un braccio e levandoli un braccio di caduta, domando se nella detta lunghezza d'un miglio l'aqqua perder di velocit o no. Son sicuro che mi risponder di s, e che, per conseguenza, crescer la sua sezione per tutto il detto miglio proporzionatamente. Adunque, dico io, se alla fine di detto fiume io far, in quello scambio, una svolta tale che cagioni un ritardamento tanto grande che l'aqqua sia necessitata a rialzare un braccio, perch non deve detta svolta in tutto quel miglio fare il medesimo effetto della pescaia? Et il dire che da detta svolta in gi andr con tanto maggior velocit che ristorer al danno che  fatto di sopra mediante la sua tardit (quando fussi anche vero, che ci  qualche dubbio), non torna per quelli che vi nno i lor beni. Perch, sia la pianta delli dua canali, torto e diritto, A, B; et il profilo del'aqqua per il torto, mentre non si rialzassi nelle svolte et che sboccassi con eguale sezione al diritto, sia HKLI, e di quella del diritto sia D: se supporremo adesso che nel punto E sia una svolta, la quale abbi forza di rialzare l'aqqua fino al punto F, mi pare che tirando dal detto punto la parallela al'orizonte FC, che mediante la detta svolta l'aqqua perda tanto di velocit, che partendosi dal punto F si parta con la medesima velocit che si partirebbe o per meglio dire avrebbe nel punto C, mentre non vi fussi la detta svolta. Per crederrei che nel'arrivare nel punto I dovessi avere la medesima velocit e sezione, tanto non vi essendo la svolta che essendovi la detta svolta, per essere la caduta eguale, e che il proffilo del'aqqua, mentre vi sia la svolta, dovessi essere HKLIF, molto maggiore, come vede V. S., del proffilo KHIL. Per consideri V. S. se ci vorranno maggiore altezze di sponde o no.
Questo  quanto mi  sovvenuto in questo particolare, quale mando a V. S. cos abbozzato, acci con il suo discorso facci grazia di vedere se ci trova fallacia, et farne quel capitale che conviene di cosa fatta in fretta, attribuendo tutto al desiderio che tengho di venire in chiaro di verit cos curiosa. Del resto io le bacio la mano; e se pensassi che il S.re Galileo avessi gusto di vedere queste esperienze, potr farli intendere che ci sono cannelle e canali di pi sorte, e che in casa mia, domattina o quando comander, ci sar commodit di farle e servire l'uno e l'altro, conforme a quanto devo.

Di casa, 17 Gen. 1630(410).
Di V. S. molto Ill.re


Scusi se mi fussi scappato qualche passerotto, et intenda qualche cosa per discrizione, ch  le mani aggranchiate e mi par fatica a ricopiarla.


Serv.re Aff.mo
And.a Arrighetti.



2106.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 24 gennaio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 96. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Speravo di riveder V. S. avanti che si dessi principio alla quarantena; visto che non mi  sortito, desidero almeno di sapere come stia di sanit di corpo e di quiete di animo, che quanto all'altre cose necessarie per il suo vivere mi persuado ch'ella stia comodamente, per haverne fatta provvisione o almeno con haver largit di poter romper clausura tanto che vadia alla busca, s come ha fatto per il passato, il che mi sar grato d'intendere; che per altro non credo ch'ella si curi di allontanarsi dal suo caro tugurio, particolarmente in questa stagione. Piaccia a Dio benedetto che vaglino queste tante diligenze per conservazione universale di tutti, ma particolare per V. S., s come spero che seguir con l'aiuto divino, il quale non manca a quelli che fermamente in esso confidano; s come  riuscito a noi, poi che Nostro Signore c'ha provviste in questo tempo con una buona elemosina, ci  di dugento quattro scudi, cinque lire e quattro crazie, dispensatici, credo io da i Signori della sanit per comandamento dell'AA. SSer.me, le quali si dimostrano molto benevole al nostro monastero: tanto che viveremo qualche mese senza tanta afflizione della nostra povera Madre badessa, la quale credo che habbia ottenuto questo bene con le sue molte orazioni e con supplicare e raccomandarci a diverse persone.
Del cedrato che V. S. mi mand ultimamente, ne ho fatto questo girello che gli mando; l'altro in forma di mandorla  di scorza di arancio, acci senta se gli gustano. La pera cotogna sarebbe stata pi bella alcuni giorni in dietro, ma non hebbi comodit di mandarla. Mi manca la carta, onde non dir altro, se non che la saluto di cuore insieme con le solite.

Li 24 di Gen.o 1630(411).

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2107...

CESARE GALLETTI a [GALILEO in Bellosguardo].
[Firenze], 29 gennaio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. II, car. 93. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.te Sig.r Zio,

Havendo hauto occasione di scriverli questi dua versi, non ho voluto mancare di avvisarli il nostro bene stare; et stiamo allegramente: il simile piaccia a Dio segua di lei.
Per essendo che la Lena di su la Costa si muore di fame, perch la Sanit non li d cosa alcuna, per sarebbe bene cercare di rimediarci.
Le cose della peste passono assai bene, che piaccia al Signor Dio liberarci afatto. Non sar pi lungo; solo me li ricordo obbedentissimo et obligatissimo nipote e servitore, et pregandoli dal'Altissimo il colmo di ogni sua maggiore felicit, li baccio le mani.

Di casa, il d 29 Genn.o 1630(412).
Di V. S. molto (sic) et Ecc.te
Aff.mo Nipote e Servitore
Ceseri Galletti.



2108...

ESA+ DEL BORGO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Madrid, 1 febbraio 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4958 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

... Quel cristallo(413) non  mai venuto, et ogni giorno di Palazzo me lo ricordano....



2109...

FRANCESCO PECCI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 3 febbraio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 162. - Autografa.

Sig.r mio,

Il nome e le opere di V. S. sono cos celebri e chiari, che fino in Stergard, citt della Bassa Pomerania, da un valentissimo astrologo ho sentito celebrarli, et io stesso ne ho seco discorso pi volte. Io la ho sempre non solamente stimata, ma ammirata; et in Siena, mia patria, nel tempo che viveva il S.r Conte Arturo(414), conforme al parer di V. S. intorno le cose che galleggiano feci veder a tutta l'Accademia delli SS.ri Fliomati (sic) un cono di materia alquanto pi grave dell'acqua, il qual immerso con la punta all'ingi poteva non andare al fondo, ma contrariamente disposto era impossibile che galleggiasse. La virt induce affetti; onde non far meraviglia se io, ambizioso e di servirla e di contraer con lei amicizia e di participar del lume che splende dal suo vivacissimo e saldo intelletto, mi lassi traportare e trascorrere a esibirle con questa la mia pronta servit, a pregarla della participatione della sua gratia, et a molestarla con la missione delle qui incluse materie(415), con speranza, non che desiderio, di sentir sopra esse il suo saggio e profondo e real giudizio; assicurandola che non sono state vedute mai pi da altra persona, perch sono penzieri cadutimi nell'et mia pi giovane et in tempi di mia quiete, doppo i quali applicatomi alle armi e per molti anni, non ho havuto n potuto haver voglia n comodit di ritornarvi, eccetto che adesso per la inondatione dell'otio tra chi qua s'attiene al mestier dell'armi.
So che V. S.  occupata intorno acutissime e gravissime speculationi; ma so insieme che ella  di genio cos gentile e cortese, che mi assicura di doversi compiacere a honorarmi di dar una veduta a queste bagattelle e significarmi il suo sincero parere intorno esse, assicurandola insieme che da me sar stimato un tal favor eccessivamente. E se le qui incluse supposizioni e nona proposizione saranno da V. S. giudicate per vere e salde in ogni lor parte (sopra di che dubbito gagliardissimamente), voglio ardir di assicurarla di volerle e poterle mandar poi una fabbrica di macchina di conclusioni o dimostrationi, divise in tre libri, che non le dispiacer il fine loro; il qual, ch'io sappia, da nissun altro  stato conseguito, ancor che da molti ricercato. Ho giudicato bene il mandar a V. S. solamente queste poche cose qui incluse, s perch sono il fondamento della detta fabbrica, e s per meno molestarla o divertirla, e s perch mentre in esse sia qualche falzit, tutto il rimanente merita le tenebre, non la luce.
Si  compiaciuto il S.r Marchese di farmi l'honore di far haver sicuro recapito a questa mia per sua mera gentilezza, et insieme inviarmi la da me sperata risposta di V. S., onde ben potr lei per l'istesso mezzo, compiacendosene, farmi l'invio di sua lettera e parere; nell'aspettar li quali imposto il penziero, fo fine allo scrivere e le prego da N. S. il colmo di ogni felicit.

Di Venetia, li 3 Ferraio 1631.

Aff.mo et Parzialiss.o Ser.r di V. S.
Francesco Pecci.



2110.

LORENZO PETRANGELI a GALILEO [in Firenze].
Monaco, 6 febbraio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 232. - Autografa. Sul di fuori si legge, di mano di GALILEO: S. Lor.zo Petrangeli.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Oss.mo

Finalmente(416) il nostro caro Sig.r Michelagnolo Galilei, doppo d'haver riposte le sue ultime speranze nell'infinita misericordia del suo Redentore e poi nell'amor di V. S. Ecc.ma suo buon fratello, con gran quiete se ne pass, avanti a le feste dell'Epifania, a goder, come ben possiam credere, gl'eterni riposi. Ma come sia rimasta questa povera famiglia, non occorre il dirlo a persona di tanta prudenza et a chi  noto quello che faccia di bisogno a chi vuol vivere a Monaco, bench sottilmente, n bere altro che l'acqua. Mi duole di sentire, co'disturbi publici, i suoi privati; n per posso indurmi a credere che i pensieri verso queste poverissime creature habbiano ad esser gl'ultimi, n che habbiano a rimaner abbandonate da chi per tanti rispetti  tenuto a prenderne sollecita cura. Quel che pi mi trafigge  che gli sia mancato il padre quando potevano con gl'insegnamenti esser condotti a qualche perfettione, per sollevamento della casa loro, cosa che certo non posson farlo adesso per l'et cos tenera.
Ho fatto quanto V. S. Ecc.ma mi comanda col salutar la S.ra Anna Clara(417), la quale non ha saputo far altro che accompagnare i suoi affettuosi ringratiamenti con molte lagrime e singulti. Tutti i figliuoli(418) si trovano presso di lei (eccetto Vincenzio, che hebbe ricapito in Polonia, dove pur hor si ritrova), e prendon con la lor madre ottimo augurio della gratiosa protettione di V. S. Ecc.ma, mentre sentono, per la lettera scrittami, che pur desidera quanto prima intender nuove di loro; e cos di nuovo a man giunte si raccomandano a chi in tanta calamit gli puoi consolare. E si persuada pure che quanto io gl'ho scritto i giorni passati e riscrivogli hora, l'ho fatto e lo fo per sodisfare a quanto mi stringe la carit e l'amicitia, come anco in riguardo dell'honore e riputatione di V. S. Ecc.ma, il cui nome  cos celebre in tutta Europa e particolarmente in questa Ser.ma Corte. Per fine non dir altro, se non che  tale lo stato di queste povere creature, che ben posson dire con ogni debita umilt e modestia a V. S. Ecc.ma quel che gi Alessandro Magno, oppresso da gravissima infirmit e poco meno che a fronte dell'esercito inimico, disse a'suoi medici et agl'amici Lenta remedia non expectant tempora nostra. Il Signore si degni di consolarne, et a V. S. Ecc.ma conceda l'abbondanza de le sue gratie.

In Monaco, a 6 di Ferr.o 1631.

Sig.r Gal.o



2111.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 febbraio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 234. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re P.ron mio Col.mo

Qua da Nostro Signore, come li scrissi(419), lei fu provista di una pensione sopra una Mansionaria del Domo di Brescia(420) di 60 S.di di moneta romana, quale li sar pagata profumatamente dal Sig.r Gio. Batta Arisio mansionario, che si ritrova presente qui in Roma al servizio del Sig.r Card.l Lodovisio; e alla Madonna di Marzo sar il primo termine maturato. La medesima Santit S. l'ha provista di quaranta altri scudi sopra un Canonicato di Pisa(421), del quale  stato provisto il Sig.r Marcoantonio Pieralli da S. Miniato, tutto suo; e pure la prima rata sar alla Madonna di Marzo. Io aspettavo di riscuotere certi danari, e volevo spedire le bolle e mandargliele, ma sono senza un quat[trino]; per  necessario che V. S. mi mandi una procura di riscuotere questa prima rata dall'Arisio, spedite che saranno le bolle, quali far fare da un mio spedizionero, e poi lo rimborsar: e di grazia non manc[hi], acci la grazia fattali da Nostro Signore non vadia in fumo. Li devo anco significare che il medesimo Sig.r Arisio si contentar di estinguere la sua pensione, quando V. S. se ne compiaccia. Per se nella medesima procura mi dar facolt di trattare questo negozio, con quella instruzzione che mi mandar mi governar puntualmente.
Mons.re Ciampoli nostro li fa riverenza e mille baciamani, desiderandola fuori di cotesti perico[li], che lo tengono, insieme con tutti i parziali di V. S. e me sopra tutti, in continova gelosia della sua salute. Il Sig.r Mar. Pallavicino(422) parimente li bacia le mani, et io li fo humilissima riverenza.

Di Roma, il 15 di Feb.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. Ser.ma
Firenze.



2112.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 16 febbraio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 164. - Autografa la sottoscrizione. Alla lettera facciamo seguire il "Problema", che con essa il CAVALIERI mandava a GALILEO, e che , della stessa mano di copista che scrisse la lettera, nei Mss. Gal., Discepoli, T. II, car. 7.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

La lettera di V. S. Ecc.ma fu riceuta da me alli 12 del presente, quale giunse in tempo molto oportuno per solevarmi da dolori attrocissimi di podagra, che in tempo troppo acerbo mi  venuta a travagliare, accompagnata con un puoco di febre, dolor di capo et simili galanterie; che perci non si dover maravigliare se non scrivo di proprio pugno, e credo che compatir allo stato mio, come ben compassiono il suo. Ma non si deve lagnare per questo, poich le sue passate fatiche l'hanno resa tanto gloriosa al mondo, che adesso  di soverchio che pi si affatichi, ma s ben tempo di godere dell'acquistato.
Quanto al problema, mi giunse in tempo non molto al proposito per applicarmeli, onde havevo pensato di diferrire la speculatione sinch io fossi risanato; ma il desiderio di servirla, e quel prorito che mettano le cose sottili, astruse e recondite, mi ha fatto accelerare l'investigatione di esso problema: onde hiersera essendomivi messo atorno con le sudette galanterie et con le male parole, insomma hebbe(423) paura et bisogn che cedesse; voglio dire che al fine hebbi fortuna di ritrovarne la risolutione, quale li mando.
Quanto alli venti, son restato sodisfattissimo; et io pure pensai, doppo che li dimandai il quesito(424), che arrivando il moto della terra sin alla luna, chiaramente si potea comprhendere che il negotio di venti terrestre non poteva stare in tal modo.
Circa li suoi Dialogi, infinitamente si doliamo, l'Ill.mo Sig.r Cesare Marsilii et io, con questi Signori suoi partiali, ch'egli trovi s duri incontri che non permettino d'uscirne in luce: ma non  maraviglia, poich le cose grandi sogiaciano a grandi contrasti. Il sudetto Sig.r Cesare more di voglia di vederli; unde io, cos pregato da lui, vengo a supplicarla, che quando egla pensi di non poterli publicare, voglia far tanto favore, et a me ancora, di farne havere una copia, che di gi ho scritto al P. Lucio che ritrovi un scrittore, che lo paghi a nome mio: et sii sicura che non uscir dalle nostre mani, mentre egla non lo permetta. Questo istesso potria scrivere ancora il suo Discorso intorno all'innondatione del fiume(425) che dice; e se pure hora non si risolve a questo, almeno il P. F. Lutio mi favorir di fare transcrivere il Discorso. Star con desiderio attendendo qualche nova di lei, e come li haver sodisfatto la mia solutione del problema, et novi commandi: e per tanto li baccio le mani; et il Sig.r Cesare Marsilii, che hieri hebbe gratia d'haver un putto maschio e sta tutto in allegrezza, se li ricorda devotissimo servitore, come questi altri Signori, et io pi di tutti.

Di Bolog.a, il 16 Febrar 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma(426)
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri



Problema.

Data recta linea terminata so, quae cum interminata ob contineat datum angulum obtusum bos, producere so versus o, ut, e. g., in h, ita ut eo (quam abscindit perpendicularis cadens a puncto h super bo) cum media inter sh, ho sit aequalis ipsi ho cum media inter ho, os.
Ut hoc ergo fiat, producta so hinc inde indefinite, sumatur in ipsa producta ad partes o quilibet punctus, e. g. d, a quo cadat perpendicularis dc super bo; deinde a punto o excitata perpendiculari ipsi os, et indefinita, quae sit ou[vedi figura 2112.gif], ponatur eidem ou in directum ad punctum o recta xo, aequalis excessui do super co, et iungatur dx, et a puncto d ducatur versus xu recta du, continens cum dx angulum udx, aequalem angulo dxu: concurret autem du cum xu, quia praedicti anguli sunt duobus rectis minores; sit concursus in u, et ab u excitetur perpendicularis ut ipsi du, quae concurret cum ds, quia angulus uds est acutus. Vel ergo concursus fit in puncto s, et sic habetur intentum, ut patebit; vel concursus est ad aliud punctum, ut ad t. Tunc autem a puncto s'ducatur sr, parallela ipsi tu, secans ou in r; rursus a puncto r recta rh, parallela ipsi ud, secans do in h; et tandem a puncto h recta he, parallela ipsi dc, quae ideo erit perpendicularis ipsi bo: dico igitur, punctum h esse punctum quaesitum.
Quia enim prima du excedit secundam uo aequali excessu ei quo tertia do excedit quartam oc, sequitur (cum iste sint aritmetice proportionales) quod prima et quarta, nempe du, media inter td, do et ipsam co, aequari secundae et tertiae, nempe ipsi uo, mediae inter to, od, simul cum od. Si ergo punctum t fuisset punctum s, iam haberetur intentum; sed tamen etiam hoc non existente, idem obtinetur. Quoniam enim est co ad eo ut do ad oh, et reliqua ad reliquam, idest excessus do super oc ad excessum ho super oe, erit ut do ad oh, idest ut uo ad or, idest ut du ad hr, idest ut excessus du super uo ad excessum hr super ro; ergo, permutando, excessus do super oc ad excessum du super uo erit ut excessus ho super oe ad excessum hr super ro: sed excessus do super oc est aequalis excessui du super uo, ex constructione: ergo etiam excessus ho super oe est aequalis excessui hr super ro: ergo, ut supra, concludemus hr cum eo esse aequalem ro cum oh. Est autem hr media inter sh, ho, et ro media inter so datam et oh, quoniam angulus ad r rectus est, cum sit aequalis angulo ad u: ergo data recta linea so ita producta est in h veluti opus erat. Quod facere oportebat.



2113.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 18 febbraio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 97. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il disgusto che ha sentito V. S. della mia indisposizione dovr restar annullato, mentre di presente gli dico che io sto ragionevolmente bene circa il male sopraggiuntomi in questi giorni passati; ch quanto alla mia antica oppilazione, credo che far bisogno di una efficace cura a miglior stagione. In tanto mi andr trattenendo con buon governo, s come ella mi esorta.  ben vero ch'io desidererei che del consiglio che porge a me si valessi anco per s stessa, non immergendosi tanto ne i suoi studii che progiudicassi troppo notabilmente alla sua sanit: ch se il povero corpo serve come instrumento proporzionato allo spirito nell'intender et investigar novit con sua gran fatica,  ben dovere che se le conceda la necessaria quiete; altrimenti egli si sconcerter di maniera, che render anco l'intelletto inhabile per gustar quel cibo che prese con troppa avidit.
Non ringrazier V. S. de i due scudi et altre amorevolezze mandatemi, ma s bene della prontezza e liberalit con la quale ella si dimostra tanto, e pi, desiderosa di sovvenirmi, quanto io bisognosa di esser sovvenuta.
Godo di sentire il buon essere del nostro Galileino, et in questa quaresima, quando sar miglior tempo, havr caro di rivederlo. Ho anco caro d'intender la credenza che ha che Vincentio stia bene, ma non mi gusta gi il mezzo con il quale viene in questa cognizione, ci  con il non saperne nulla; ma queste sono frutte dell'ingrato mondo.
Resto confusa sentendo ch'ella conservi le mie lettere, e dubito che il grande affetto che mi porta gliele dimostri pi compite di quello che sono. Ma sia pur come si voglia; a me basta ch'ella se ne sodisfaccia. Con che gli dico a Dio, il quale sia sempre con lei, e gli fo le solite raccomandazioni.

Di S. Matteo in Arcetri, li 18 di Feb.o 1630(427).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2114...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 22 febbraio 1631.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Il nostro Padre molto R.do Matematico mi d nuova di un contento singolare che sente V. S. Ill.ma per la nascita di un figliuolo maschio(428), il che a me porge doppia cagione di dargli il buon pro e di rallegrarmene seco, s come fo. Concedagli il Cielo di simigliare al padre, s come conviene sperare; et io, che per l'et grave non posso sperare di haver tempo di poterlo servire, pregher e far pregare per la sua salute. Scrivo con estrema fretta, come V. S. Ill.ma intender da una che scrivo al P. Matematico, concernente anco ad interessi di V. S. Ill.ma: alla quale con reverente affetto bacio le mani, e prego intera felicit.

Da Bell.do, li 22 di Feb.o 1630(429).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2115.

GALILEO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Bellosguardo, 7 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 73-75. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Come sa V. S. Ill.ma, io fui a Roma per licenziare i miei Dialogi e publicargli con le stampe, e perci gli consegnai in mano del Rev.mo P. Maestro del Sacro Palazzo, il quale commesse al Padre Fra Raffaello Visconti, suo compagno, che con somma attenzione gli vedesse, e notasse se vi era scrupolo nissuno o concetto da correggersi; il che fece esso con ogni severit, cos pregato da me ancora. E mentre io facevo instanza della licenza e della soscrizzione di propria mano dell'istesso Padre Maestro, volse Sua P. Rev.ma leggerlo esso stesso di nuovo; et cos fu, e mi rese il libro sottoscritto e licenziato di suo pugno, onde io, dopo 2 mesi di dimora in Roma, me ne tornai a Firenze, con pensiero per di rimandare il libro l, dopo che io havessi fatto la tavola, la dedicatoria et altre circostanze, in mano dell'Ill.mo et Ecc.mo S. Principe Cesi, capo dell'Academia de'Lincei, acci si prendesse cura della stampa, come era solito fare di altre opere mie e di altri Academici. Sopraggiunse la morte di esso Principe, e di pi l'intercision del commerzio, talch lo stampar l'opera in Roma fu impedito; onde io presi partito di stamparla qui, e trovai e convenni con libraio e stampatore idoneo: per lo che procurai la licenza qui ancora dalli Rever.mi SS.i Vicario, Inquisitore, e dall'Ill.mo S. Niccol Antella(430): e parendomi conveniente dar conto a Roma al Padre Maestro di quanto passava, [e] degl'impedimenti che si opponevano allo stamparla in Roma, conforme a che gl'havevo dato intenzione, scrissi a S. P. R.ma come havevo pensiero di stamparla qui. Sopra di ci mi fece intendere, per via dell'Ecc.ma S.ra Ambasciatrice, che voleva dare un'altra vista all'opera, e che per io gliene mandassi una copia: onde io, come ella sa, fui da V. S. Ill.ma per intendere se in quei tempi si sarebbe potuto mandare a Roma un volume cos grande sicuramente; et ella liberamente mi disse che no, e che a pena le semplici lettere passavano sicure. Io di nuovo scrissi, dando conto di tale impedimento et offerendo di mandare il proemio e fine del libro, dove ad arbitrio loro potessero i superiori aggiugnere e levare e metter protesti a lor piacimento, non recusando io stesso di nominare questi miei pensieri con titolo di chimere, sogni, paralogismi e vane fantasie, rimettendo e sottoponendo sempre il tutto all'assoluta sapienza e certa dottrina delle scienze superiori etc.; e quanto al riveder l'opera di nuovo, ci si poteva far qui da persona di sodisfazione di Sua P. Rev.ma A questo si quiet, et io mandai il proemio e 'l fine dell'opera; e per nuovo rivisore approv il molto R.do Padre Fra Iacinto Stefani, Consultore dell'Inquisizione, il quale rivedde con estrema accuratezza e severit (cos anco pregato da me) tutta l'opera, notando sino ad alcune minuzie che non a s stesso, ma al pi maligno mio avversario n anco dovrebbono arrecare ombra di scrupolo: anzi Sua P. ha hauto a dire, havere gettato lagrime in pi di un luogo del mio libro, nel considerare con quanta humilt e reverente sommissione io mi sottopongo all'autorit de'superiori, e confessa, come anco fanno tutti quelli che hanno letto il libro, che io doverei esser pregato a dar fuor tal opera, e non intraversato per molti rispetti che hora non occorre addurre. Mi scrisse pi settimane e mesi sono il Padre Don Benedetto Castelli(431), haver pi volte incontrato il Padre Rev.mo Maestro, e inteso dal medesimo come era per rimandare il proemio sopradetto, et il fine accomodato a sua intera sodisfazione; tutta via ci non  mai seguito, n io pi ne sento muover parola: l'opera si sta in un cantone, la mia vita si consuma, et io la passo con travaglio continuo.
Per ci venni ieri a Firenze, prima cos comandato dal Ser.mo Padrone per vedere i disegni della facciata del Duomo(432), e poi per ricorrere alla sua benignit, acci, sentendo lo stato di questo mio negozio, restasse servita, col consiglio di V. S. Ill.ma, di operar s che al manco si venisse in chiaro dell'animo del Padre Rev.mo Maestro; e che quando cos paresse a loro, V. S. Ill.ma, di ordine di S. A., scrivesse all'Ecc.mo S. Ambasciatore che si abboccasse col Padre Maestro, significandogli il desiderio di S. A. S. essere che questo negozio si terminasse, anco per sapere che qualit di huomo S. A. trattenga al suo servizio. Ma non solo non potetti abboccarmi con S. A., ma n anco trattenermi alla vista de i disegni, trovandomi assai travagliato. E pure in questo punto  comparso qui un mandato di Corte per intender dello stato mio, il quale  tale che veramente non sarei uscito di letto se non era l'occasione e 'l desiderio di significare a V. S. Ill.ma questo mio negozio, con supplicarla che quello che non havevo potuto fare io ieri, mi facesse grazia di operare ella stessa, prendendo(433) il sopradetto ordine e procurando, con quei mezi che ella conoscer meglio di me essere oportuni, di cavar resoluzione sopra questo affare, acci ch'io ancora(434) possa in vita mia saper quello che habbia a seguire delle mie gravi e lunghe fatiche.
Ricever V. S. Ill.ma la presente per mano del sopradetto mandato, et io star con desiderio attendendo di sentire dal S. Geri(435) quanto sopra di ci haver concluso V. S. Ill.ma, alla quale reverentemente bacio le mani e prego felicit. E perch S. A. S. si mostra, per sua benignit, ansiosa dello stato mio, V. S. Ill.ma gli potr significare che io me la passerei ragionevolmente bene, se i travagli dell'animo non mi affliggessero.

Da Bell.do, li 7 di Marzo 1630(436).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: All'Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo
Il Sig.r Bal Cioli etc.
In sua mano.



2116.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 8 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 166. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Il S.r Bal Cioli ha fatto sentire al Ser.mo Padrone la lunga lettera(437) di V. S., et S. A., doppo haverla ascoltata con attentione et anche con commiseratione per quel che riguarda il travaglio d'animo di V. S., ha ordinato al medesimo S.r Bal di scrivere efficacemente al S.r Ambasciatore Niccolini, acci faccia con ogni vivezza et quanto prima l'offizio col P. Maestro del Sacro Palazzo desiderato da lei, con avvertirlo che questa instanza la faccia a nome dell'A. S., come quella che vorrebbe vedere presto stampata questa grave opera; et per maggiore informatione del S.r Ambasciatore ha comandato il Gran Duca al S.r Bal di mandarli copia della sudetta lettera di V. S., come si fa questa sera.
Io poi sento dispiacere dall'havere veduto dalla medesima sua lettera che V. S. non stesse interamente bene di sanit. Prego Dio per la sua salute et le bacio le mani, dandole buone nuove de'nostri di Prato et di Montemurlo(438).

Di Fiorenza, 8 Marzo 1630(439).
Di V. S.
Oblig.mo Parente et Ser.re
Geri Bocchineri.



2117..

[ANDREA CIOLI] a FRANCESCO NICCOLINI in Roma.
Firenze, 8 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 19. - Minuta di mano di GERI BOCCHINERI(440).

Al S.r Amb.re Niccolini.
8 Marzo 1631 a Nat.e

Il S.r Galileo Galilei mi ha scritto di villa sua una poliza ben lunga(441), et il Ser.mo Padrone, doppo haverla sentita, ha voluto che io ne faccia far copia et la mandi a V. E., acci ella vegga quanto desidera il medesimo S.r Galileo, et possa in tale conformit fare l'offizio quanto prima et efficacemente in nome dell'A. S. col P. Maestro del Sacro Palazzo, mostrando che S. A. medesima sia quella che fa tale instanza, perch veramente vorrebbe che questa grave opera si stampasse, et compatisce molto il S.r Galileo del travaglio d'animo in che egli si trova per tale dilatione. Et io le bacio etc.



2118..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 9 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 99. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Perch credo infallibilmente che V. S. haver ricevuta l'ultima mia lettera, che scrissi molti giorni sono(442), non replicher altro del contenuto di essa, se non che gli significher di nuovo il mio bene stare, e similmente di tutte le amiche, per grazia di Dio.  ben vero che questi tanti ritiramenti e quarantene mi danno, o pi presto hanno dato, per la fantasia, mentre mi hanno vietato il poter haver spesse nuove di V. S. Credo pure che adesso dovranno terminare, e per conseguenza che potremo presto rivederla. In tanto desidero di sapere s'ella sta bene, che  quello che pi d'ogn'altra cosa mi preme, et anco se ha nuove di Vincentio e della cognata.
Rimando due fiaschi voti, e mandogli questi pochi mostacciuoli, che credo che non gli spiaceranno, pur che non siano, come dubito, cotti un poco pi di quello che richieggono i suoi denti.
Questo tempo cos piovoso non mi ha concesso il fargli un poca di conserva di fiori di ramerino, come havevo dissegnato; ma subito che potr haver i fiori asciutti, la far e gliela mander. In tanto a lei di cuore mi raccomando, insieme con Suor Archangiola e le solite. Prego N. S. che la conservi in Sua santa grazia, e desidero che dia un bacio di pi a Galileino per mio amore.

Di S. Matteo, li 9 di Marzo 1630(443).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2119.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 11 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 101. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

La lettera di V. S. mi ha apportato molto disgusto per pi ragioni: e prima, perch sento la nuova della morte del zio Michelagnolo, del quale mi duole assai non solo per la perdita di lui, ma anco per l'aggravio che per ci ne viene a lei, ch veramente questa non credo che sar la pi leggieri fra l'altre sue poche sodisfazioni, o, per dir meglio, tribolazioni. Ma, poi che Dio benedetto si dimostra prodigo con V. S. di lunghezza di vita e di facolt pi che con suo fratello e sorelle,  conveniente ch'ella spenda l'una e l'altre conforme al beneplacito di Sua D. M., che ne  padrone.
Cos havessi ella qualche ripiego per Vincentio, acci, con guadagnar egli qualcosa, a V. S. si alleggerissino i fastidii e le spese, et a lui si tagliassino l'occasioni del potersi lamentare. Di grazia, Sig.r padre, poi che V. S.  nata e conservata nel mondo per benefizio di tanti, procuri che fra questi il primo sia suo figliuolo: parlo nel trovarli avviamento, ch quanto al resto so che non ci bisognano raccomandazioni; e di questo particolare discorro solo per interesse di V. S., per il desiderio che ho di sentire ch'ella stia in pace e unione con il medesimo Vincentio e sua moglie, e viversene nella sua quiete: il che non dubito che sortir, s'ella gli far ancora questo benefizio, molto desiderato da lui, per quanto ho potuto comprendere tutte le volte che gl'ho parlato.
Sento anco grandissimo disgusto di non poterle dar quella sodisfazione che vorrei circa il tener qua in serbo la Virginia(444), alla quale sono affezionata per esser ella stata di sollevamento e passatempo a V. S.; gi che i nostri superiori si sono dichiarati non voler in modo alcuno che pigliamo fanciulle n per monache n per in serbo, perch, essendo tale la povert del convento quale V. S. sa, si rendono difficili a provveder da vivere per noi che gi siamo qua, non che voglino aggiugnercene dell'altre. Essendo adunque questa ragione molto probababile, et il comandamento universale per parenti et altre, io non ardirei di ricercare da Madonna o da altre una tal cosa. Assicurisi bene che provo una pena intensa, mentre mi trovo priva di poter in questo poco sodisfarla; ma finalmente non ci veggo verso.
Dispiacemi anco grandemente il sentire ch'ella si trovi con poca sanit; e se mi fossi lecito, di molto buona voglia piglierei sopra di me i suoi dolori. Ma poi che non  possibile, non manco almeno dell'orazione, nella quale la preferisco a me stessa. Cos piaccia al Signore di esaudirle.
Io sto tanto bene di sanit, che vo facendo quaresima, con speranza di condurla fino al fine; s che V. S. non si pigli pensiero di mandarmi cose da carnevale. La ringrazio di quelle gi mandatemi, e per fine di tutto cuore me le raccomando insieme con S.r Archangiola e le amiche.

Di S. Matteo, li 11 di Marzo 1630(445).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Se V. S. non ha a chi dispensar la carne che gli avanza, io haver bene a chi distribuirla, essendo stata molto gradita quella che mi ha mandata. S che se havessi occasione, potrebbe talvolta mandarmene.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2120..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 12 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 103. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ringrazio V. S. dell'amorevolezze a noi gratissime, poi che quest'anno cos penurioso  causa che passiamo la presente quaresima assai magramente; se bene, quando si ha la sanit, l'altre cose si tolerano facilmente.
La venuta di V. S. e di Galileo piccino  da noi grandemente desiderata, quanto prima sia possibile. In tanto mi rallegro di sentire ch'ella stia assai bene, s come di nuovo mi dolgo dell'impedimento che ho nel poter giovare alla Virginia e sodisfare a V. S.(446) Spero non dimeno che Dio benedetto la provveder in qualche altra maniera.
Se Vincentio ha ancora V. S. in sospet[to], a lei sar di utilit, gi che non si pigliano danari da persone che siano appestate; e cos egli, che ne ha tanto timore, non ne domander a V. S. Alla quale di cuore mi raccomando: N. S.re la conservi.

Di S. Matteo, li 12 di Marzo 1630(447).

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2121..

GISMONDO COCCAPANI a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze, marzo 1631.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 237. - Autografa. Sul di fuori della lettera che pubblichiamo sotto il n. 2129, e alla quale questa  anche oggi allegata, si legge, di mano di GALILEO: S. Staccoli e Coccapani. In una copia della presente, di mano dello stesso COCCAPANI, che  pure tra i Mss. Gal. (Contemporanei, Vol. IX, car. 2), si legge, aggiunto da lui medesimo: "Data in man propria al Gran Duca sotto li 12 di Marzo 1630(448), e favorita da (sic) Ill.mo S.r Mar.se Conte Orso d'Elci".

Ser.mo Gran Duca,

Gismondo Coccapani pictore, humilissimo servitore e vassallo di V. A. S., reverentemente le espone come  trovato un modo facile e di pocha spesa di ridurre il fiume di Arno in canale; e ogni volta che V. A. S. si compiacer farle gratia e privilegio che questa sua inventione non le possa esser messa in opera ne'sua felicissimi Stati da altri che dal detto suplicante o da chi egli sostituir in suo luogho; e perch egli possa in ci affaticarsi, piaccia a V. A. ordinare a ministro intendente con il quale egli possa trattare per i bisogni di tal negotio, et egli prontamente sar in ordine a ogni comando di V. A. S.: alla quale le fa umilissima reverenza, con pregarle dalla superna gratia che le sii ogni suo buono desiderio adimpito, e al suplicante dato favore per poterla bene e virtuosamente servire.



2122..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 13 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 104. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre.

Non resto maravigliata del cordialissimo affetto ch'ella mi porta, gi che troppi sono gl'indizii e contrassegni che ne tengo; ma ben stupisco che l'amore arrivi tant'oltre che la faccia indovinare, con mandarmi V. S. una vivanda pi conforme al gusto e sanit mia di qual si voglia altra quadragesimale. La ringrazio pertanto infinitamente, e mi preparo a goderla con gusto raddoppiato, per esser accomodata da quelle mani tanto da me amate e reverite. E gi che mi ordina(449) ch'io domandi altro di mio gusto, io domander qualcosa per far colazione la sera; e nel re[s]to, di grazia, V. S. non si pigli altro pensiero, ch quando mi bisogner qualcosa mi lascer intendere, sapendo che posso farlo con ogni sicurt.
Non vedo l'hora di rivederla insieme con il bambino, pur che non sia in giorno di festa, ch non ci saria sodisfazione.
Lascio giudicar a lei se mi sar di consolazione la grazia che V. S. pretende di ottener da Monsig.r Arcivescovo; ma non posso in questo punto risolverla. Sar con la Madre badessa, e quanto prima gli significher quel che ne havr potuto ritrarre. In tanto finisco, senza finir mai di raccomandarmele, e prego Nostro Signore che la conservi.

Di S. Matteo, li 13 di Marzo 1630(450).

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2123..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [m Firenze].
Roma, 16 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 21. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

L'interesse(451) del S.r Gallileo Gallilei  stato qui sempre cos a cuore, che non son molti giorni che l'Ambasciatrice ne parl col Padre Maestro del Sacro Palazzo; ma la difficolt tutta si deve ridurre che il P. Maestro vorrebbe farla rivedere non al P. Stefani, ma al P. Nente(452) non approvato dal S.r Gallileo. Ci adopreremo nondimeno ambidue efficacisimamente, conforme al comandamento di S. A. e per servir al merito dell'istesso S.r Gallilei; e con altra occasione V. S. Ill.ma sapr quel che se ne sia ritratto. E li bacio le mani.

Di Roma, li 16 Marzo 1631.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2124..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 17 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 105. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

La risposta che riporto dalla Madre badessa, circa il servizio del quale mi scrisse V. S. l'altro giorno(453),  che senza dubbio sar di molto gusto a tutte universalmente il procurar la grazia da Mons.r Arcivescovo non solo per i padri, ma per i fratelli ancora, ma che giudica esser conveniente l'indugiar a domandarla doppo Pasqua. In tanto V. S. sar da noi e potr in voce trattarne con lei, che veramente  persona molto prudente e discreta, ma assai timida.
Rimando i collari imbiancati, che, per esser tanto logori, non saranno accomodati con quella esquisitezza che havrei desiderato: se altro gli fa bisogno, si ricordi che non ho il maggior gusto nel mondo quanto che d'impiegarmi in cosa di suo servizio, s come all'incontro mi pare che lei non l'habbia in altro se non nel compiacermi e sodisfare a tutte le mie domande, gi che con tanta sollecitudine provvede ad ogni mio bisogno. La ringrazio di tutte in generale, et in particolare dell'ultime c[he] per mano del nostro fattore ho ricevute, che furno due cartocci, uno di mandorle, l'altro di zibaldone, e 6 cantucci. Il tutto ci goderemo in grazia sua. Et io gli fo un regalo da poveretta, ci  questo barattolo di conserva, che sar buona per confortar la testa; se bene miglior conforto credo che sarebbe l'affaticarla meno con lo studio e scrivere. Le bagattelle del panierino saranno per la Virginia.
Per carestia di tempo non dir altro, se non che in nome delle solite la saluto affettuosamente, e prego N. S. che le conceda la Sua santa grazia.

Di S. Matteo, li 17 di Marzo 1630(454).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor Maria Cel.te

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2125.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 17 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 166. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Eccellen.mo mio Sig.re e P.rone

Ringrazio V. S. Eccellen.ma dell'affetto mostrato verso la perpetuazione della mia Casa(455) nella sua cortese, del quale ne  giustamente contracambiata dalla parziale mia inclinazione di servirla.
Le mando la met di una mia diceria(456), fattami fare contra vena da Monsignore Archidiacono Paliotto(457) mio Signore, per stenderne poi una lettione nell'Accademia de'Gelati sotto il suo augurato principato, in proposito di che l'equinozio verno passato io ritrovai nella meridiana scolpita nel pavimento di San Petronio, la quale declina da quella che di nuovo vi si ritrova. Desiderarei grandemente che V. S. Eccellen.ma ne facesse il rincontro col mezzo del quadrante marmoreo e della armilla di bronzo, che il Padre Maestro Ignazio Danti scrive havere collocato sotto il meridiano nella facciata di Santa Maria Novella. Molte ragioni me lo persuadono, oltre le accennate nell'incluso invoglio: la positura dell'Italia nelle moderne geografie, pi a schianzo della posta da Tolomeo; lo storcimento delle longitudini osservato dalli naviganti, come dice l'Hondio(458); il portare il calculo, che le mandar, questo accidente, che il meridiano d'Azores passi per il luogo del polo mobile della diurna revoluzione et per il stabile pur terrestre, dir, del zodiaco, supposto che l'asse della diurna revoluzione anticipi quanto si diceva che posponesse l'ottava sfera, e supposta la differenza delle altezze moderne del polo in rispetto delle osservate da Tolomeo, in modo che la calamita pare venghi a riguardare questi doi poli, s che la terra venghi ad havere due assi direttorii magnetici, come non saria inconveniente porre ne'pianeti. Altro per hora non mi occorre, se non farli riverenza e dirli che il libro accennato per la prima occasione le verr sicuro. Le bacio le mani con il solito ossequio.

Di Bologna, li 17 Marzo 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Eccellen.ma
Ser.re Aff.mo di cuore
Cesare Marsili Linceo.

Molto Ill.re et Eccellen.mo Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2126.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 18 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 128. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire l'"altro foglio", che con essa il CAVALIERI mandava a GALILEO, e che  pure autografo, nei Mss. Gal., Discepoli, T. II, car. 8-9.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Devo rispondere a due sue, alle quali prima d'adesso non ho dato risposta, perch per l'ordinario passato pensavo di poter inviarli insieme un non so che del S.r Cesare Marsili, ma perch non era in ordine, perci son venuto differendo; e finalmente non essendo pur n anco adesso in pronto, non ho volsuto pi tardare a risponderli. Questa  una lettera ben lunga, fatta da esso signore, nella quale spiega un suo pensiero intorno alla meridiana: ch'ella si muova, cio che si muova il polo del mondo, e perci si varii la longitudine e latitudine delle citt, del che ne habbiamo sensibilissima esperienza qua in Bologna nel tempio di S. Petronio per esservi un grandissimo gnomone, e che da questo naschi la precessione delli equinotii, differentemente dal Copernico quanto al modo; poich esso Copernico (com'ella benissimo sa) fa ben moversi l'asse terreno intorno al polo dell'ecclitica, ma vol che il polo della rivolution diurna stia nel medesimo luogo in terra, dove il S.r Cesare pretende che quello muti luogo in terra, come dalla sua amplissimamente intender: nella quale essendovi alcuni calculi fatti da me per via de'logaritmi, potr sodisfarsi di quanto desidera circa a quello che mi dimand.
Quanto al problema(459) poi, scrissi la settimana passata altro foglio, nel quale veder quanto mi  occorso di dirli intorno ad esso. Haverei caro che volendo scrivere qualche particolare a me (che non sia cos da esser visto da ogn'uno, come fu il dubbio suo sopra il problema), che me lo scrivesse in un pollicino separato, perch sapendo il S.r Cesare in particolare ch'io tenga sue lettere, non posso far di meno che non ce le mostri. Il detto foglio fu da me fatto sino la settimana passata, stando nel letto; et essendo di poi stato occupato nel leggere publicamente, non ho potuto rescriverlo, come haverei fatto: perci la prego a scusarmi se sta cos mal scritto.
Io poi non ho per anco ricevuto la copia del Discorso sopra l'acque(460), e la sto aspettando con molto desiderio. Non sono anchor ben libero dal male, poich mi ha lasciato talmente fiacche le gambe, che a pena posso andare. Qua si sta con qualche timore che la peste non torni, essendosi in alcune terre scoperto del male. Ho aquistato un discepolo di qualit, che  il primo Regente de'Padri Dominicani, cio il P. Turci, che continuamente sente la lettion publica et anco privata; e lego le teoriche de'pianeti secondo l'opinione de'4 principali auttori, cio Tolomeo, Copernico, Tichone e Keplero, perch si appiglino poi a quella che pi li piace, et ho bonissima audienza. L'Ill.mo S.r Cesare Marsili per fine se li ricorda devotissimo servitore, et io insieme, bacciandoli le mani.

Di Bologna, alli 18 Marzo 1630(461).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Doppo scritto, il Sig.r Cesare mi ha detto che li manda per questo ordinario meza la sua lettera. Io poi vederei voluntieri la solutione di quel problema del moto, ma non vorrei incommodarla.


Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri


Molto mi dispiace di non haver servito a V. S. Ecc.ma conforme ch'era il mio desiderio, che mi sforz ad applicarmi al problema in tempo ch'io ero s mal trattato dalli dolori di podagra, accompagnati con la febre, che ben mi pu condonare se non li fosse riuscita la solutione quale havea di bisogno. Io poi pi non ci applicai, poich mi scrisse che non ne haveva pi bisogno, non ostante che mi dicesse che li paresse la solutione andar di balzo e non di posta. Finalmente l'ultima sua, che ho ricevuto, mi ci ha fatto far riflessione, e considerare come la solutione non risponda al suo quesito, se bene anchora me ne sto in letto, non libero da questi dolori.
[vedi figura 2126a.gif]
Hora, non posso veramente negare che se io, data la so, fossi direttamente andato a trovar quel punto che pretende nella ob, che ci non fosse stato il miglior scioglimento che potessi trovare di tal problema; ma perch non hebbi fortuna di entrare per questa via che saria stata di posta, presi quest'altra di sbalzo, cio supposi di terminare la do a mio beneplacito, la qual poi mi determinava li duoi punti c, u, s che tirando poi la ut perpendicolare a du, veniva a determinarmi per qual verso dovea caminare la retta linea(462) che dovea tirarsi dal punto s'per andar con le linee susseguenti a ritrovare il desiderato punto nella ob, in quella maniera che il punto t, conversamente ritrovato, e le linee tudc mi mostrano il punto c.
Quanto alla ut, che non sappi dove ella seghi la ot, credo che non sia necessario, ma solo che sappi la positione di essa, che in conseguenza mi determina la positione della tirata da s, parallela a tu, di onde procedo all'inventione del preteso punto. N mi pare che la mia falsa positione mi conduca a tastone a ritrovare il preteso punto (nel qual caso suol esser di biasmo al geometra, pur ch[e] la somma difficolt del problema non li chiuda ogni ogni altra strada), ma in una volta sola; la qual perci non par che si debba rifiutare, al pari di quella che ci mostra le due medie, overo la rinchiusa fra la corda e 'l diametro eguale ad una data, overo il punto nel diametro che divide la sfera in una data proportione, e simili. Una tal determinatione par che dii Euclide a quel problema del 11.mo, dove dal punto elevato sopra il piano c'insegna a tirarvi una perpendicolare; poich, preso qualsivoglia punto nel piano et eretta la perpendicolare al piano da quel punto, tirando poscia dal punto dato parallela a quella una retta linea, essa viene a determinarsi quanto al sito et esser perpendicolare al medesimo piano. Cos chi non sapesse tirare una tangente alla data spirale(463), mentre intorno al centro, che  principio di essa spirale, fosse un altro circolo e sua spirale, alla cui circonferenza havessimo una retta eguale, tirata perpendicolarmente sopra il semidiametro che va al termine della spirale, e congiungessimo l'estremo di lei e della spirale insieme, c[hi] poi dall'estremo della minor spirale tirasse una parallela alla predetta, qu[esta] pure toccharebbe la minor spirale nel suo termine: ma perch non sappiamo n trovar la retta eguale alla circonferenza del circolo, che ci daria il contatto, n trovar il contatto, che ci daria quello, perci non si  sin hora potuto sciogliere in alcun modo. Ma nel sudetto problema parmi che habbiamo chi ci determini, mentre ci vien insegnato per qual verso deve caminare la tirata dal punto s, d'onde il resto dipende. Potrei dire anchora che questo fosse un haver descritto la figura cduto, della quale  dato il lato co e li altri in conseguenza per la notitia delli angoli, alla quale poi descri[...] sopra os, data et homologa alla ot, simile la figura interiore, d'onde si viene a determinare il preteso punto. Tuttavia credo che queste cose ch'io dico sian leggerez[ze], e per tali le confesso, e gliele dico perch io possi maggiormente restar sgannato dalli er[ro]ri.
Ma perch conosca quanto mi doglia di non servirla come vorrei, vedr se in questo altro modo la solutione li paresse di posta, e se sia atta a risolver il suo principale o no; il che non succedendo, scuser almeno dirli qualche lemma da non sprezzare, ritrovato con l'occasione del scioglimento di questo.
p.o Che nel triangolo abc, rettangolo al b, la ab  media tra la somma acb e l'eccesso di ac sopra cb; il che facilmente si prova, descritto sopra c, con l'intervallo cb, un circolo, la cui circonferenza segar ac, etc.
2.o Che tirata da a la ad, segante come si voglia la bc indefinitamente prodotta, come in d, l'eccesso di ac sopra cb all'eccesso di ad sopra db  come adb ad acb; e ci perch l'eccesso di ac sopra cb (che sia ao) all'eccesso di ad sopra db (che sia at) ha la proportion composta di ao ad ab et ab ad at; ma come ao ad ab, cos ab ad acb, per l'antecedente, e come ab ad at, cos adb ad ab, per l'istessa; dunque come ao ad at, cos adb ad acb, dunque etc.
[vedi figura 2126b.gif]
3.o Dato il 3lo ibu rettangolo, et inteso alongato bi verso i quanto si voglia, come in a, se dal punto a sar tirata la ad verso bd, che la seghi in d, talmente che come il quadrato ib al quadrato ba, cos sia la somma iub ad adb, dico che l'eccesso di ui sopra ub sar eguale all'eccesso di ad sopra db. Per il che provare si tiri ac parallela ad iu: perch dunque iub ad adb  come il quadrato ib al quadrato ba, cio ha la proportione composta di ib a ba due volte, et vi ha anco la proportion composta di quella di iub ad acb et acb ad adb, e di queste componenti quella di ib a ba  come di iub ad acb; adunque quella di acb ad adb sar come quella di ib a ba, cio come quella di iub ad acb: ma come iub ad acb, cos  l'eccesso di iu sopra ub all'eccesso di ac sopra cb; e come acb ad adb, cos  l'eccesso di ad sopra db all'istesso eccesso di ac sopra cb; adunque li duoi eccessi di iu sopra ub e di ad sopra db sono eguali.
Corollario. Di qui  manifesto che se volessimo sopra l'ipotenusa iu constituire il triangolo rettangolo ixu, con l'angolo retto iux, talmente che l'eccesso di iu sopra ub fosse eguale all'eccesso di ix sopra xu (intendendo che ab sia eguale ad iu), facendo come il quadrato ib al quadrato iu, cos iub ad ixu, haveremo facilmente l'intento; se ben ci si fa anchor facilmente, ponendo l'eccesso di iu sopra ub per dritto ad ux e trovando il punto x, come feci nel problema mandatoli: il qual di nuovo ripiglio in questa maniera.
Ma prima li devo dire che mi  sovvenuto doppo, che li sudetti lemi si posson demostrare facilissimamente in questo modo. Cio, perch nel 2o li rettangoli sotto bca, ao e sotto bda, at sono eguali al quadrato ab, perci sono eguali fra loro, e perci come ao ad at, cos adb ad acb. Nel 3zo, perch il rettangolo sotto bui e l'eccesso di iu sopra ub (che sia in)  uguale al quadrato ib, et il rettangolo sotto bda, at eguale al quadrato ba, per ci questi rettangoli sono come quei quadrati, cio come iub, adb fra loro, e per ci le altezze, cio detti eccessi in, at, sono eguali fra loro. Hor cos cerco la solution del problema.
[vedi figura 2126c.gif]
Data dunqua la so, che con la intersecata ob contenga l'angolo ottuso sob, prolongaremo bo, so verso o indefinitamente, e similmente per o tiraremo la xu perpendicolare alla sd, indefinitamente pur di qua e di l prodotta; dipoi dal punto s'tiraremo la perpendicolare sr alla br, e come  il quadrato sr al quadrato so, cos faremo la somma sor ad un'altra, che sia A; e di A et os prenderemo la terza proporzionale, levandola da A, et alla met della rimanente constituiremo eguale la ox, giungendo xs, s che sar oxs eguale ad A; e per ci sar come il quadrato sr al quadrato so, cos sor ad sxo, e per ci xs ecceder egualmente xo, per il corollario, come so la or. Tirisi poi da s'la su, con l'angolo uso eguale all'angolo x, che seghi xo prodotta in u, e da u con il medesimo angolo tirisi ud, ch'incontri so prodotta in d, e dal d si tiri la perpendicolare alla br, cio dc, che l'incontri in c: sar, dico, c il punto che si cerca. Poich il 3lo dco  simile al 3lo ors, parimente dou ad xos; e per ci l'eccesso di do sopra oc sar eguale all'eccesso di du sopra uo, e per ci le du, co saran eguali alle uod; e sono du, ou le medie accennate, perch dus  angolo retto, essendo il 3lo dus simile a duo per l'angolo udo commune e li duoi duo, dsu eguali per costruttione: adunque si  trovato il preteso punto c, il che etc.
Il metodo veramente di questa non  molto differente da quello di quell'altra, che per ci temo non li dar sodisfattione, n forsi potr con questa sciogliere il principale. E per dire ingenuamente il mio pensiero, credo che l'errore venga tutto da questo, cio dal supporre che dato, per essempio, il triangolo osr, che ha noto il lato os e l'angolo sor, siano anchora noti gli altri lati sr, ro, il che, per non saper noi precisamente la proportione delli archi alle sue corde, veniamo ad haver cognito solo per approssimatione, mediante le tavole; ma se si possi dire, quanto alla precisione geometrica, che habbiamo notitia delli duoi lati or, rs, credo veramente di no: e perci credo che questa mia solutione, con quell'altra, non li dia il sito del punto c precisamente, se non quanto alla necessit della lineation geometrica. Basta che almeno per i seni lo potr ritrovare.
Io pensai se potevo in altro modo arrivare alla solutione, ma il dato mi par tanto tenue e meschino (o pur  la meschinit e debolezza del mio ingegno), che non ne posso cavare alcuna conseguenza di frutto: e pare che il meglio si riduca alla data della linea os; poich quanto alla data dell'angolo, dovendone fare il trapasso alle linee rette, puoco par che ci possa servire, per la mancanza della cognitione della vera proportione delli archi alle chorde. Queste cose dico non per scusa della mia debolezza, ma per dir il mio parere e sentir il suo. Anzi dir di pi, se  vero ci che ho detto di sopra del 3lo sor, nel qual, data la os e l'angolo sor, dico che non habbiamo note se non per approssimatione le or, rs, che nel problema mandatoli n anco mi par di risolver direttamente esso problema, nella forma ch'ella dice ch'io l'ho maneggiato, supponendo il ponto c e da quello ritrovandone il punto t, come pur lei anchora accenna, dicendo di non saper dove vada a ferir la ut nella ot, se ben par che di sopra dica che io lo risolva, dicendo che quando il problema fosse stato di tal maniera, io l'havevo direttamente risoluto; s che posso sperare che l'istesso dica di questa che procede direttamente dalla data os a ritrovare il punto c, o ch'ella pur intende per approssimatione, poich altrimente non mi par ch'havesse potuto dire di non saper dove vada la ut a concorrer con la ot, poich ci everte la solutione del problema proposto pur in tal maniera che  conversa al suo quesito. Ma troppo forsi l'haver attediata con la soverchia lunghezza intorno ad un problema ch'ella stim facilissimo: tuttavia credo che per ci haver occasione di compassionare la mia debolezza non solo ordinaria, ma accresciuta dalla presente infirmit, che pur tuttavia mi afflige e mi trattiene continuamente nel letto (dove per haver io scritto questo foglio, non si maravigliar se sta in questa forma); overo potr consolarsi V. S. Ecc.ma, che in et senile non habbi perso anchora quei spiriti vigorosi del suo ingegno che l'hano fatta stimar con raggione la meraviglia del nostro secolo, com'io parimente l'ammiro e preggio fra tutti gli huomini del mondo come unica fenice.



2127..

ALESSANDRO NINCI a [GALILEO in Bellosguardo].
S. Maria a Campoli, 19 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 8. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

Poi che son gi trascorsi circa quattro mesi dall'ultima morte seguita qui in casa mia, nel qual tempo mia madre, Santi mio fratello e io, che siamo rimasti, per grazia di Dio sempre siamo stati con buona sanit, s come stiamo di presente, mi sono assicurato a scrivere a V. S. Ecc.ma, sapendo che Matteo(464) mio fratello, che sia in Cielo, fu da lei favorito di buona somma di danari in presto, e non ho notizia alcuna di che parte lei sia stata rimborsata. Ben  vero che l'ultima volta che egli venne qui, s'era partito da S. Casciano con intenzione di venire a saldare il conto con V. S. Ecc.ma, che per haveva apresso di s il foglio che io gli mando acluso(465), suplicandola a significarmi, quando per sia con suo comodo, quello che manchi per l'intero agiustamento, e a favorire le reliquie di questa casa con la sua protezione, assicurandola che uno de'maggiori conforti che io possa ricevere de'travagli passati depende dalla buona grazia di V. S. Ecc.ma Alla quale pregando da Dio vera felicit, bacio le mani con ogni debita reverenza.

Da S.ta Maria a Campoli, 19 Marzo 1630(466).
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Devotiss.mo e Oblig.mo Se.re
Alessandro Ninci.



2128..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 21 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 24. - Minuta, non autografa.

.... Ha sentito l'A. S. quel che V. E. haveva disegnato di fare nell'interesse del S.r Galilei(467), et desidera che resti in tutti i modi consolato, perch lo merita, et confida grandemente l'A. S. nel Padre Maestro del Sacro Palazzo....



2129..

RAFFAELLO STACCOLI a GALILEO [in Bellosguardo].
Firenze, 26 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 236. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

S. A. dice che V. S. si pigli briga di sentire questo suplicante(468) nel negotio che propone, per potere poi discorrervi sopra. Et io ricordandomeli servitore, le bacio le mani.

Di Pitti, 26 Marzo 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Serv.re
Raffaelle Staccoli.

Fuori: Al molto Ill. S.r mio Oss.
Il S.r Galileo Galilei.
In sua mano.



2130...

GISMONDO COCCAPANI a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze, marzo 1631].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Contemporanei, Vol. IX, car. 3. - Copia di mano dello stesso GISMONDO COCCAPANI, in calce alla quale egli scrisse: "Data al pulito all'Auditore Ostaccoli, et egli l' letta al Gran Duca e di suo ordine fatta sotto scrivere al S.r Andrea Cioli, segretario maggiore, cos:

Fer.
L'Auditore delle Riformagioni informi.
An.a Cioli.
E'9 di Aprile 1631".

Ser.mo Gran Duca,

Gismondo Coccapani, havendo di gi(469) proposto a V. A. S. il negotio di metter Arno in canale con facilit e pocha spesa, et esendogli stato comandato che di ci ne facci memoriale per informatione, per obbedire a quanto gl' stato imposto, avanti che publichi tale inventione suplica V. A. S. concedergli privilegio che solamente dal sudetto suplicante, e non d'alcuno altro, possi per l'avenire essere messa in opera tale inventione; et accioch non sia d'alcuno altro impedita e alterata, per tutti i nuovi lavori e ripari da farsi nel detto fiume d'Arno non si possino, in esso n in altri fiumi de'sua felicissimi Stati, fare senza saputa di S. A. S. et di consenso del sudetto suplicante, il quale di detto fiume sia principale architteto, il quale in suo luogho possi sostituire e nominare chi gli parr habile a tale impresa. Per cominciamento della quale, per potere, insieme con la nuova sua inventione, mostrare l'utile che ci sar, di poi la spesa che occorrer farci per tale negotio, suplica V. A. S. fargli gratia di porgere al sudetto commodit et aiuto di levare la pianta di detto fiume, per il quale in prima si spender solamente quello che ordinariamente si spende ne'ripari de'fiumi; di poi, visto l'inventione riuscibile et utile, V. A. S. sia contenta assegniare al sudetto suplicante per s et suoi pi prossimi parenti, discendenti in perpetuo di sua famiglia, da lui nominati, quella continova provesione et ricognioscimento che a V. A. S. parr che meriti tale publico benefitio, del quale giornalmente ne risulter nuovi aquisti, co l'utile de'quali si potr tirare inanzi i ripari da farsi per detto fiume e cavarne quelli emulumenti che parr a V. A. S. che meriti il detto suplicante, come sopra ne suplica; e in questo mentre darli quella riconoscenza che meriter la sua persona per assistere del continovo a tale operatione, acci venghi fatta secondo il suo disegnio e inventione.



2131..

GISMONDO COCCAPANI a RAFFAELLO STACCOLI [in Firenze].
Firenze, 27 marzo 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Segreteria delle Riformagioni. Filza 9a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 486. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig. Auditore,

Gismondo Coccapani, pictore Fiorentino, havendo altra volta(470) suplicato al Ser.mo Gran Duca Ferdinando Medici secondo, nostro clementissimo Padrone, di aver trovato una sua inventione di ridurre Ar[no] in canale con facilit e pocha spesa, per la quale egli  chi[e]sto a S. A. S. privilegio che questa sua inventione non li pos[sa] esser messa in opera ne'sua felicissimi Stati da altri che dal detto Gismondo o da chi egli sostituir in suo luogho, viv[e]nte s e doppo di s in perpetuo nella sua famiglia de'Coccapani, disciesi da Carpi, terra e citt inperiale in Lombardia;
Et acci possa mostrar la detta sua inventione, chiede di nuovo(471) che le sia fatto tal privilegio; et appresso chiede, quella provisione che da S. A. S. li sar assegniata in questo principio, acci possa affaticarsi in far metter in opera tal rimedio per il detto fiume, sguiti doppo di lui in quel discendente detto di sua famiglia, acci in perpetuo ci sii chi vigili e con diligenza e studio mantenghi il detto fiume in canale, con il modo lasciato dal detto.
E per far tal rimedio chiede solo quel tanto che di presente spende ogni anno il Magistrato della Parte in far fare i ripari per il detto fiume, sino a che sar messo in canale quella parte che piacer a Sua A. S., ch da quel tempo in l, con li aquisti che si saran fatti, potr, senza dar spesa a S. A., metter il resto in canale con il frutto delle rendite delli aquisti.
E inanzi a ogni cosa, li bisognia al detto suplicante aver quelle comodit che li bisogneranno per fare giustamente la pianta di tutta quella parte del detto fiume, acci che il detto possa mostrare a S. A. S. le spese che si son di mano in mano per fare per le maestranze per il detto canale, per quei tempi e stagioni che per esso si potr lavorare con sicurezza e speditione, acci che, con il medicamento di questo fiume o torrente reale, nel'istesso tempo venghi ad aver medicato tutti li altri fiumi e tutto lo Stato dove passa il detto fiume di Arno, con quelli utili e comodi e ornamenti che ciascheduno si pu imaginare, essendo l'utile principalmente di S. A. S., e poi di tutti i suditi dello Stato, e anco dei passegieri.
Questo  quanto mi occorre per adesso dire a V. S. E.ma intorno a questo negotio, facendole per fine humilissima reverenza, con pregarle dal N.o S.r Dio ogni sua maggior felicit.

Di Fiorenza, li 27 di Marzo 1631.
Di V. S. Ecc.ma
Ser.re Pro.mo
Gismondo Coccapani.



2132..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 239. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

La pensione della Teologale di Brescia(472) non si pu riscuotere, perch il proviso non pu havere il possesso per hora; e sappia V. S. che un altro pensionario, Canonico di Padova e Cavalier principale Bresciano, non ne pu cavare meno lui un quattrino. In questa pensione V. S. non spese altro che nella procura(473), il resto l'ho speso io, come lei sa(474), e mi ha voluto rimborsare pi volte. Hora siamo in altri termini: Nostro Signore li ha fatta grazia di S. 60 di moneta sopra una Mansionaria del Domo di Brescia; e il mansionario  huomo da bene e vole pagare, e si ritrova qui in Roma al servizio del Sig.r Card.l Lodovisio(475), per nome il Sig.r Gio. Batta Arisio, e non occorre altro che scriverli che paghi in mano mia il danaro, ch sar ben pagato, quale servir per il primo semestre, maturato alla festa dell'Annuntiata: et io di gi fo spedire le bolle a mie spese, e si sono rispiarmati i dinari di un'annata intera, perch Nostro Signore li d la spedizione per via segreta. Per V. S. lasci andare il travaglio della serrata della porta e quello dell'acqua vita, e non manchi a scrivere subito al sudetto Sig.re Arisio quanto ho detto, nel che non spender per hora altro che un foglio di carta.
Quanto all'altra pensione di ( 40(476), glie la pagar il Sig.r Marcantonio Pieralli, Canonico di Pisa e tanto suo caro, persona honoratissima e di bont singolare, e son sicuro che desiderar di pagarla per molti anni; s che non dubiti che sempre si serrino porte e si faccino bandi contro di lei. Far pure spedire queste bolle, nelle quali ancora habbiamo hauta la grazia dell'annata; e quello che ci andar di spesa di resto, lei me lo far buono con i primi pagamenti e non aliter nec alio modo: e vorrei che le mie pensioni fossero cos essigibili come queste di V. S., ch li prometto che spedirei le bolle sue a mie spese.
Nel resto ho poi letta la lettera di V. S. al nostro Mons.re Ill.mo(477), quale si  tutto consolato dall'intendere i progressi felici delle sue specolazioni, e li pare mill'anni che passi questo bel tempo della peste, per poterla godere qui in Roma; e di sicuro non credo che noi habbiamo ingegno che sia pi innamorato delle cose buone, e che faccia pi stima e sia pi avido dei parti di V. S., di questo Signore.
Mons.r Pallavicino(478), gi Sig.r Marchese, verr dimani a S. Pietro, e li far riverenza da parte di V. S. Quanto al Padre Visconti(479) e all'Abb.e Gherardi, sono stati mandati fuori di Roma, e il Padre Visconti si ritrova in Viterbo e forsi ancora l'Abate, pi presto in odio dell'astrologia giudiziaria che per cosa che si habbia contro di loro. E non occorrendomi altro, la supplico della sua grazia e li fo riverenza.

Di Roma, il 29 di Marzo 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo e Devotis.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo [...] Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



2133..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 29 marzo 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 25. - Minuta non autografa.

.... Aspetta S. A. con desiderio la resoluzione del potersi stampare l'opera del S.r Galileo; e sar per bene che V. E. ne solleciti il P. Maestro del Sacro Palazzo..
Io prego V. E. a dire alla S.ra Ambasciatrice, che il segretario Bocchineri(480) meriterebbe una bravata, se egli havesse saputo che un involto, lasciatogli dal S.r Galileo prima che egli andasse in villa per non far la quarantena nella citt, havesse a servire per S. E. Ma egli non ha gi potuto sfuggire che il S.r Galileo non si sia doluto che non si sia mandato, essendovi uno occhiale(481) desiderato da detta S.ra Ambasciatrice. Per, entrato io di mezzo tra loro, ho detto che nemanco hora si pu mandare, per la paura che tuttavia hanno cost del nostro mal nome in materia della sanit. Per se altrimenti fosse, V. E. ce lo avvisi, et cos si sar rimediato il tutto....



2134..

RAFFAELLO STACCOLI a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 31 marzo 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Segreteria delle Riformagioni. Filza 9a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 487r. - Autografa.

Molto Ill.e S.r mio Oss.mo

Il Coccapani ha dato questa scrittura(482), e V. S. ha ancora il memoriale(483), se male non mi riccordo. Lo potrebbe sentire di nuovo, e favorire poi di scrivere qui sotto quel tanto gli parresse si potesse fare, acci, rappresentato il tutto a S. A., l'A. S. commandassi la sua volunt. E le bacio le mani, essendo necessario ancora che si dichiari, per potere fermare puntualmente tutti li capi.

Di Pitti, 31 Marzo 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Serv.re
Raff. Staccoli.



2135..

GALILEO a [RAFFAELLO STACCOLI in Firenze].
Bellosguardo, 3 aprile 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Segreteria delle Riformagioni. Filza 9a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 487t. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re Col.mo

Questa mattina, e non prima, ho ricevuta la precedente lettera(484) di V. S. molto I. et Ecc.ma per mano del medesimo Coccapani; per non si dovr maravigliare se riceve tarda risposta. Ho veduto questa seconda domanda(485) del medesimo supplicante, la quale mi par che contenga le seguenti domande.
Prima, persiste in domandar privilegio per la sua invenzione, acci da altri non gli sia usurpata, ma resti in perpetuo in s, ne'suoi descendenti, o altri da esso nominati.
Chiede secondariamente che la provisione, che fusse assegnata da S. A. S., sguiti dopo di lui ne i descendenti di sua famiglia etc.
Terzo, domanda per la spesa solo quel tanto che annuamente si spende dalla Parte in riparare a i danni del fiume etc.
E nel quarto luogo domanda sopratutto che gli siano sumministrate quelle comodit necessarie per far la pianta del presente stato del fiume, per poter mostrare a S. A. S. le spese che ci saranno necessario per effettuar l'opera etc.
Hora, come V. S. Ecc.ma vede, tali domande sono diverse assai dalla invenzione pensata dal supplicante per migliorare il presente stato del fiume, circa la quale invenzione potr io a suo tempo dire il mio parere, cio dopo che io l'habbia sentita. E quanto alle presenti domande, io veramente mi conosco inferiore ad ogn'altro consultore per consigliar S. A.; tuttavia, poi che cos vengo comandato, mi par che se gli potesse ammettere ogni cosa, tutta volta che l'invenzion sua riuscisse: ma perch egli sopratutto fa instanza sopra 'l privilegio, non so vedere come tal privilegio si possa concedere senza che in esso si specifichi l'invenzione, salvo che in un modo assai largo, cio posto che la sua invenzione non sia stata mai proposta n tentata da altri.
Ma perch questa mattina ho discorso assai a lungo seco, et esso mi ha detto che tratter con lei minutamente sopra le sue pretensioni, non soggiugner altro, se non che quanto prima sar da lei, per supplire a bocca dove di presente havessi mancato. E con ogni debita reverenza gli bacio le mani e prego felicit.

Da Bell.do, li 3 di Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Oblig.mo Se.re
Galileo Galilei.



2136..

GISMONDO COCCAPANI a [LORENZO USIMBARDI in Firenze].
Firenze, 4 aprile 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Segreteria delle Riformagioni. Filza 9a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 485. - Autografa.

Molt'Ill.re e Ecc.mo Sig.r mio,

D'ordine dell'Ecc.mo Sig.r Auditore Staccoli, mi  stato imposto che io metta in carta et presenti a V. S. Ecc.ma quello che fa di mestiero al cominciare l'opera di gi proposta(486) al Ser.mo Gran Duca sopra il negotio d'Arno.
Per il che io Gismondo Coccapani suplicante propongo che, per conseguire tale negotio,  di mestiero, prima, levare la pianta del fiume, e cominciare sopra a Rovezzano; e a far ci, oltre a quella provesione e riconoscimento che parr a Sua A. S. assegniare al sudetto suplicante, gli sia dato possibilit o comodo, a tutte spese di S. A. S., d'una cavalcatura, un navicello e dua huomini, i quali lo possino condurre e aiutare per terra e per aqua, in quanto occorrer per tale servitio; di poi, visto il viaggio e letto del fiume e notato ogni particolarit di esso, al quale, abbassato l'acque, subito si potr aplicare il rimedio proposto, con quella speditione che parr a S. A. S., alla benignit della quale mi rimetto, reverentemente bacio la veste.

Di Fiorenza, li 4 di Aprile 1631.
Di V. S. Ecc.ma
Ser.re Pro.mo
Gismondo Coccapani.



2137.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 5 aprile 1631.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Ho letta e riletta quella parte del suo meraviglioso discorso che V. S. Ill.ma mi ha onorato di mandarmi(487), e sto con desiderio aspettando il rimanente per sentire i rincontri particolari che l'hanno mossa a cos mirabile asserzione; la quale ben mi giugne nuova in particolare, ma in universale da non breve tempo in qua sono in opinione, molte essere le alterazioni ne i corpi mondani non osservate sin hora, e che siano anco di non difficile n lunga osservazione per venirne in certezza. E quanto all'introdotta nuovamente da V. S., fuora (come credo) dell'espettazione di ogn'uno, se mi fosse da Dio conceduta vita per 4 o 6 anni ancora et serenit di cielo ne i solstizii, non dubito che si potrebbe dentro a tal tempo, bench cos breve, veder qualche sensibile mutazione, merc della grandezza dello strumento che adopro in fare altra osservazione per altro uso, ma che concorre con questa di V. S.; essendo che io cercavo di osservare l'alterazione delle massime declinazioni dell'eclittica, le quali in non molti anni dovriano farsi sensibili merc della grandezza dello strumento che io adopro, il semidiametro del quale  ben 60 miglia, ch tanto son lontane dal luogo dove io fo l'osservazioni alcune rupi altissime e scoscese, dette Pietrapana, poste all'occidente estivo del luogo dove io sto facendo l'osservazioni con un telescopio esatto, col quale con somma esquisitezza si vede il sole occidente dopo le dette rupi, e di sera in sera si possono disegnare le sue mutazioni senza errore di un secondo. Hora quando, conforme all'osservazione di V. S. Ill.ma, si vadia mutando la meridiana, dovranno tali occasi et orti solstiziali mutarsi contrariamente, et in non lungo tempo farsi sensibili col mezo d'una tanto esquisita osservazione; nella quale V. S. potr vedere quali minuzie si possono osservare ne i corpi interposti tra 'l sole e l'occhio, merc del telescopio.
Quanto al riscontrar la meridiana con li 2 strumenti posti nella facciata di S.ta Maria Novella, l'ho per cosa difficile e mal sicura, s perch essi strumenti son piccoli, s ancora perch il pavimento sottoposto, per essere inegualissimo, non  punto accomodato al potervi disegnare una nuova meridiana; oltre che non so quanto fusse da fidarsi de i 2 strumenti, che in molti anni possono aver patito delle alterazioni, ma non simile a quella dell'oppositore a V. S., che stima la mutazione del foro sublime nella lor cattedrale potere essere stato progiudiziale al riscontrar le meridiane de'nostri tempi con le antiche gi segnate, s che la mutazione detta possa alterar sensibilmente la loro equidistanza, che rimarrebbe impercettibilmente alterata quando anco esso foro fusse trasportato ad occidente o ad oriente per cento o pi miglia e quando anco esse meridiane fusser lunghe molte migliaia di braccia. Ma e di questo e di simili oppositori V. S. non deve fare stima alcuna, ma ridersene, essendo loro non men ridicoli di quelli che in s gran numero opponevano a i primi miei scoprimenti celesti, persuadendosi (come avvezzi in altercazioni strepitose di parole vane) di poter con testi, autorit, silogismi e loro stoltizie, tirare il corso della natura a conformarsi con i loro sogni. La malignit, l'invidia e l'ignoranza sono animali indomiti; et io lo veggo in cotidiana esperienza, vedendo che i miei contradittori, ben che convinti da cento incontri et esperienze passate, et accertati che le nuove opinioni, introdotte da me e da loro prima negate, sono state vere, non cessano d'opporsi ad altre che di giorno in giorno vengano da me proposte, con speranza pure di havermi una volta a convincere e con un solo mio minimo errore cancellar tutte l'altre mie vere dottrine introdotte. Hora V. S. lasci strepitare il vulgo, e sguiti pure la conversazione delle Muse, nemiche della tumultuosa plebe. Io tra tanto star attendendo il rimanente della sua dottissima scrittura, et anco il disegno del globo che ella mi accenna, che mi sar gratissimo il vederlo.
Non ho per ancora hauta occasione di essere col S. G. D., rispetto a i tempi pessimi de i giorni passati, che mi hanno tenuto, oltre a molte doglie per la vita, accatarrato s fattamente, che il parlare a me era molestissimo, e poco grato a chi ascoltava; oltre che mi trovo assai oppresso da molti fastidii e dispiaceri che da diverse bande mi circondano, che mi son cagione ancora che io non posso allungo conferir con V. S. Ill.ma, come sarebbe mio debito e desiderio. Anzi havendo io sino la settimana passata scritto la met della presente, e di gi inviata un'altra mia al P. F. Buonaventura, gli scrivevo che haverei mandata risposta a V. S.; che poi non potette seguire per cagioni urgenti e moleste, che mi forzarono a calare alla citt: s che l'uno e l'altro mi scusino. Con debita reverenza bacio a V. S. Ill.ma le mani, e la supplico a scusare i miei difetti et a continuarmi la sua da me pregiatissima buona grazia.

Da Bell.do, li 5 di Aprile 1631.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



2138..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 5 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 28. - Autografa la sottoscrizione.

.... Per conto del S.r Gallileo, contentisi egli di darci tempo tutta la prossima settimana, perch qui si va procurando di disporre il P. Maestro del Sacro Palazzo e di servirlo con quell'ardenza et efficacia che merita il suo valore et l'amore che ha lasciato in questa casa....



2139..

BONAVENTURA CAVALIERI e GALILEO in Firenze.
Bologna, 8 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 168. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Invio al R.mo Padre Lutio un libro(488) del Sig.r Cesare Marsili, da lui raccomandatomi perch li capiti nelle mani, e credo che per questo ordinario lo ricever. Gli scrissi poi in fretta l'ordinario passato, accennandoli il gusto grande che havevo ricevuto nel leggere il suo discorso, che veramente mi parve molto bello, se ben non potei se non darli una scorsa, poich subito l'hebbe il Sig.r Cesare, n l'ho anchor potuto rivedere. La sua dimostratione poi del problema mi  parsa molto sottile e mi  piacciuta molto, e mi mette molto in dubbio quello ch'ella dice di s stessa, d'haver perso gran parte della memoria e della speculatione, poich ha ritrovato cosa che non  cos facile anco da intendersi, e Dio sa se a me fosse bastato l'animo di ritrovarla; et invero me ne rallegro molto seco.
Quanto alli miei logaritmi(489), non potrei se non con qualche longhezza darli ad intendere il fondamento; tuttavia, per sodisfarla in parte, mi  parso opportuno dargliene almeno un essempio, acci da quelli argomenti la qualit di queste operationi.


Seni

Logaritmi

A
18052
7435
compimento aritmetico del logaritmo di A
B
34202
95341
logaritmo di B
C
42262
96259
logaritmo di C
D
80071
99035
logaritmo di D

Siano dunque li tre seni A, B, C, de'quali si cerchi il quarto proportionale. Io dunque, andando alla tavola, nella quale alli seni stano scritti dirimpetto i logaritmi, prendo li suoi logaritmi, e secondo l'ordinario delli altri io doverei sommare li logaritmi di B, C (il che equivale alla moltiplicatione di B in C), e dalla detta somma sottrare il logaritmo di A (che equivale al partire per A). Ma per non voler io far questa sottrattione (almeno in questo modo), ma solo aggiongere, perci non prendo il logaritmo di A, ma il rimanente per andare al seno toto, che  100000, qual chiamo compimento aritmetico del logaritmo di A, e questo compimento aritmetico aggrego insieme con li duoi logaritmi di B, C, quali mi daran la somma, dalla quale si leva con facilit il seno toto levando un'unit alla sinistra nell'ultimo luogo, com'ella vede (che poi non  altro che levare il logaritmo di A et il suo compimento aritmetico in un sol colpo con moltissima facilit). Mi restar dunque il logaritmo 99035, quale nella tavola sta dirimpetto al seno 80071, quarto proportionale che si cerca. Ella vede dunque la brevit e facilit insieme di questo operare; e questo modo, cio di solamente sommare in tutte le operationi, sempre si mantiene. Intenda questo per hora, che poi con maggior commodo, potendo, cerchar di spiegarmi meglio; e mi conservi nella sua buona gratia.

Di Bol.a, alli 8 Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
[F.] Bon.ra Cav.ri

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei, p.o Fil.o e Mat.o di S. A. S.
Fiorenza.



2140..

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 8 aprile 1631.

L'originale con sottoscrizione autografa, della presente, che appartenne gi al fondo menzionato nell'informazione premessa al n. 37, corse le sorti medesime della lettera che pubblicammo sotto il n. 1023: cfr. pag. 419 del Catalogo di manoscritti ecc. ivi citato. Prima per della dispersione della Biblioteca BONCOMPAGNI (nella quale portava la segnatura Busta 609, n. 7) noi avevamo potuto collazionare anche questo documento.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio Sig.re

Ho veduto con istraordinario mio gusto il Discorso intorno il fiume di Bisenzo(490), quale potendo applicarsi a'bisogni del nostro Reno, me ne far honore, nominandola per per autore. Ho consegnato al Padre Mattematico il Torneo del liberato Amore(491), in foglio, con alcune Azioni rappresentate per occasione della festa della Porchetta, di mio capriccio, quali feci stendere al Sig. Lodi; dalla qual scrittura verificar il mio detto, di non haver prima delle seguenti ottave, che ho determinato inviarle, mai pi poetizzato; et ancora il rotulo dell'Accademia de'Torbidi, da me promossa: il qual Padre si  preso assunto di farlo capitare al Padre Priore suo in Firenze, che glielo consegner.
Rileggendo la copia, sorella della mandata mia scrittura(492), trovo li sottoscritti errori; se sono cos nella mandatali, corregger come  notato nell'inclusa poliza(493); come mi favorir notare e mutare in ogni altra parte ove vedesse che il senso non corresse a proposito, e mandarmene in somiglianti polize l'avviso, poich io non l'incontrai, supponendo stesse come l'originale, invero non molto intelligibile. Se tal mia scrittura poi le parer di considerazione, come parmi conoscere dalla troppo cortese tardanza nel rispondermi, mi far grazia pigliare occasione di nominare Monsignore Archidiacono Paleotti(494), che ne  stato il stimolatore e promotore. Nel resto della lettera per hora non dir altro, poich cascando la prima parte, caderanno anche le consequenze. Resto al solito desideroso della sua grazia, della quale conoscer che mi sia cortese, ogni volta che mi comander. Bramo la sua salute et avviso d'ogni maggior prosperit di V. S. Ecc.ma; e le bacio le mani.

Di Bologna, li 8 Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Serv.re Aff.mo
Cesare Marsili.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccellen.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, primo Filosofo di S. A. S.a
Firenze.



2141..

MARCANTONIO PIERALLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 9 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 241-242. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo

La pensione sopra il Canonicato che mi ha impetrato Mons.r Ciampoli dalla benignit di N. S. mi parve, non posso negarlo, da principio un poco grave: ma quand'io seppi, poco doppo, che era stata assegnata alla persona di V. S. Ecc.ma(495), mi posson far testimonianza questi amici di Pisa ch'io ne sentii allegrezza come se ne fussi stato in tutto e per tutto sgravato: e per ell'ha molta cagione a credere che nissun pensionano poteva esser pi desiderato da me, n ricevuto con mia maggior sodisfatione, che il S.r Galileo, tanto mio reverito padrone. E s come io ringratio Iddio che m'habbia dato questa piccola occasione di servirla, cos Lo prego con tutto l'affetto che me la continui mentre ch'io vivo, facendo viver non minor tempo di me V. S., che tanto pi di me  utile al mondo con la divinit del suo ingegno e con le sue virtuosissime e maravigliose fatiche.
Del resto, quanto al primo termine ch'ella mi accenna esser maturato, non so che dirmi, non essendo ancora spedite le mie bolle. Credevo bene che non mi passasse alcun termine prima ch'io cominciassi a esser Canonico, e che la pensione dovesse cavarsi dall'entrate del Canonicato, che indugieranno qualche tempo a venirmi in mano. Mi dispiace per che il P. Don Benedetto, col tirar innanzi tanto lentamente la speditione delle bolle di V. S., che per necessit s'hanno a spedir insieme con le mie, mi habbia cagionato una lunga dilatione, con doppio mio pregiuditio: prima, perch, non tirando alcuna entrata, mal posso dar sodisfatione a V. S., e a quest'hora mi sarebbe venuto in mano qualche numero di scudi delle distributioni del coro, se vi fussi potuto intervenire; secondariamente, perch tre Canonici eletti doppo di me mi son passati avanti col pigliar il possesso prima, cosa che essendo stimata comunemente da gl'altri, non deve esser disprezzata da me. Basta, noi siamo qui: subito che mi verranno le bolle in mano e ch'io sapr quel che devo fare, procurer con ogni diligenza di corrisponder al mio debito; e se per necessit io differissi il primo pagamento qualche settimana, son sicuro che la cortesissima discrettione di V. S. mi compatir, per le molte spese che di speditioni, d'habiti e d'altro mi convien fare, che passerranno la somma di cento cinquanta scudi, e per il pregiuditio che mi viene dalla lunghezza della speditione. Intanto mi ricordo a V. S. servitor devotissimo, e con tutto l'affetto e reverenza le bacio la mano.

Pisa, 9 Aprile 1631.
Di V. S. Ecc.ma
Devot.mo e Obblig.mo Ser.re
Marcant.o Pieralli.



2142...

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 9 aprile 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi B.a LXXXIX, n. 37. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Quando io posso servire a V. S. Ecc.ma, godo in estremo, et sodisfo in minima parte a quello devo al suo grandissimo merito et alla sua infinita bont e gentilezza verso di me. Duolmi bene che sono in tutto inutile, e che bisogna che V. S. Ecc.ma e ciascuno si appaghi del buon volere, nel quale non sar mai mancamento, ma grandissima prontezza in servirla. Gli invio con questa il mandato(496), e li bacio le mani con affetto et prego ogni maggiore bene.

Di Pisa, 9 d'Aprile 1631.
Di V. S. molto I.e et Ecc.ma

S.or Galileo.

S.re Osserv.mo
Girol.o da S.ia



2143..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 11 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 139. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Le faccende della bottega mi hanno tenuta, et ancora mi tengono, cos occupata, che non mi permettano il poterle dir altro per hora, se non che mi accuso della involontaria dilazione e tardanza in mandarla a visitare. Adesso, che mi  permesso, mando, per intender s'ella sta bene e se ha nuove di Vincentio e della cognata, ci  se crede che questa santissima Pasqua devino esser da lei, il che credo che a V. S. sarebbe di molto gusto, et a me ancora per amor suo.
Le paste che gli mando, son poche; con tutto ci credo che gli basteranno, gi che non ha con chi parteciparle, se non forse con Galileino, il quale si potr trattenere con le pine che gli mandiamo, che sono tutta la porzione che ci ha distribuita la nostra ortolana, a Suor Archangiola et a me. Non rimando la pignattina delli spinaci, perch non  ancora vota del tutto, ch, per esser stati cos buoni, ne ho fatto a miccino. La saluto per parte di tutte le solite, e prego Dio benedetto che la feliciti sempre.

Di S. Matteo, li 11 di Aprile 1631.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2144..

GIOVANNI DE'MEDICI a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 11 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 243. - Autografa.

Molto Ill.e S.r mio Oss.mo

Mando a V. S., in conformit del comandamento di S. Alt.a, li punti principali della nova proposizione fatta sopra il rimediare alle inondazioni dell'Ormannoro(497), causate dal poco scolo ch'hanno, et sopra quelle del fiume Bisenzo, procedute da haver soprafatto over roso li argini; acci, esaminati dalla prudenza di V. S. et sentitovi il suo parere, l'Altezza Sua possa pigliar sopra di questo affare la resoluzion che pi convenga. Et a V. S. bacio le mani, et dal S.r Iddio le prego ogni bene.

Di casa, li 11 di Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.e
Aff.o Ser.r
Don Gio. de'Medici.



2145..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 11 aprile 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3522 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... In proposito dell'opera del S.re Galilei, io ho mandato a V. E. quanto le havevo scritto per comandamento espresso del Ser.mo Padrone....



2146...

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 12 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 26. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.te mio S.r

Haveo per avanti scritto alcune mie a V. S. Ecc.ma et indrizate al S.r Benciveni Albertinelli, n havendo veduta risposta mi ero smarito; ma poi dal D. Alberto Campana fui consolato con la nova del felice stato di lei, del che me ne sono ralegrato et tuttavia me ne ralegro, augurandola felicissima, desideroso di servirla, come le offero alla sua venuta la mia casa, sua anticha gi stanza. Piacemi proseguisca in far aparir al mondo le sue fatiche, che a suo tempo sperar di esserne honorato di qualche particella, ch invero in diverse parti, ove ho esercitati carichi in questi anni, ho per tutto udito laudare le(498) sue qualit. Speravo bene, nel passaggio di quella Altezza per questo Stato, goderla, come io ho servito S. Al.za, ma mi sono inganato. Intanto sappia che le vivo quell'obligato servitore che sempre le fui, et a V. S. molto Ill.re et Ecc.te offerendomi baccio le mani.

Di Venetia, li 12 Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.te
Ser. Aff.o
Francesco Duodo.

Fuori: Al molto Ill.re mio S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei Dot.r
Fiorenza.



2147.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 13 aprile 1631.

Blbl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 80. - Autografa. A car. 31 dello stesso ms. si ha copia, di mano di GERI BOCCHINERI, del presente capitolo, in capo alla quale si legge, sempre di mano del BOCCHINERI: "Di Roma, 13 Aprile 1631. Copia di capitolo di lettera del S.r Amb.re Niccolini al S.r Bal Cioli", e a tergo (car. 32t.), di mano di GALILEO: "Di Roma, il S. Amb.re".

.... Il S.r Galileo non si maraviglier(499) se non sente la resoluttione del suo negozio, perch si va tuttavia procurando di disporre il P. M. del Sacro Palazzo con qualche mezzo termine, quando non si possa ottener quel che si desidera; ma non siamo n meno fuor di speranza anche di questo, et presto sentir qualche cosa.



2148..

GIOVANNI BATTISTA ARICI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 16 aprile 1681.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 245. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio P.ron Col.mo

Essequir prontamente li commandamenti di V. S. con pagare al molto R. P. Castelli la rata della pensione di Marzo passato, riservatali da N. S.re sopra la mia Mansionaria di Brescia, ancorch non habbia V. S. mandata procura a questo effetto, la quale stimo necessaria per maggior sodisfatione d'ambidoi.
Per risposta poi alli eccessi di cortesia et offerte che V. S. mi fa, io non mi stender ad altro, solo che assicurarla che con li effetti spero di dar a V. S. segni della dovuta mia corrispondenza, s con essere puntualissimo nel pagarle detta pensione, come nel servirla sempre che mi far degno de'suoi commandi: che di ci vivamente pregandola, con pregarle felicissime le prossime Feste, la riverisco di tutto cuore, et bacio a V. S. le mani.

Di Roma, li 16 Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re Devot.mo
Gio. Batta Arisio.



2149..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 17 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 35. - Minuta, non autografa.

.... Del S.re Galileo io non star a replicarle altro, havendo gi V. E. potuto vedere quanto prema a S. A. la buona et presta speditione del suo negotio.
.... Et a V. E. bacio con tutto l'animo le mani et faccio reverenza alla S.ra Ambasciatrice, la quale sapr che in questo punto la S.ra madre di V. E. mi ha rimandato quell'occhiale(500), con dire che non vuole questa briga et che la renunzia a me: et per io aspetter che la S.ra Ambasciatrice mi comandi sopra di ci quel che io habbia da fare.



2150.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P, I, T. IX, car. 247. - Autografa. Sul di fuori, accanto all'indirizzo, si legge, di mano di GALILEO: C. D. Ben.to: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ho parlato con il Rev.mo Padre Maestro per l'interesse di V. S., dal quale ho hauto bonissime parole, e che desidera servirla. In ristretto, vorrebbe il libro nelle mani, e promette che assolutamente lo licenziar.
Quanto al P. Morandi,  morto quando si disse, tre o quattro mesi sono, e sepolto in S.ta Prassede; e quell'Irlandese(501) che fa mirabilia con le artigliarie, deve havere fatto ancora il mirabile di fare vivo il morto.
Quanto all'interesse della pensione dell'Arisio(502), ho le bolle nelle mani, e il Sig.r Arisio mi dar prontamente la rata di 30 scudi romani ogni volta che io voglio, quali serviranno per pagare la spedizione delle bolle, nelle quali V. S. ha hauta la grazia da N. S. dell'annata solita a pagarsi, e solo si pagano gli officii di cancelleria e segreteria e il spedizionero; e cos questa settimana che viene haver quelle di Pisa(503). Ma  necessario che V. S. prenda la prima tonsura, perch cos  espresso nelle bolle e non si pu fare altrimenti. Io non ho voluto riscuotere il dinaro, perch  bene, in questa prima riscossione, fare riceuta in publica autentica forma, che cos V. S. si mette in possesso; per mi mandi la procura da inserirsi nella riceuta, e non pensi ad altro, che al 7mbre haver l'altra rata sicuro. E quando sar finita la lite della Teologale(504), si potranno riscuotere gli 60 S.di da Brescia per il Sig.r Vincenzo(505), che pure  qualche cosa in tempi di carestia.
Nel resto Monsignore nostro(506) li fa riverenza, sicome ancora fa Mons.r Pallavicino(507), quale  Prelato di Consulta e veste di paonazzo. Nel resto sa quanto li sono servitore e li fo humilissima riverenza ancor io, baciando le mani a tutti cotesti Signori.
Tengo una lettera longa dal Sig.r Andrea Arrighetti, sottilissima e bella affatto in proposito de'fiumi, nella quale ho hauto che imparare assai.

Roma, il 19 di Ap.e 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo e Aff.mo Dis.lo e Ser.re
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. S.
Firenze.



2151.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 19 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 37. - Autografa la sottoscrizione. A car. 33 del medesimo ms. si ha copia, di mano sincrona, del presente capitolo; a tergo di essa (car. 34t.) si legge, di mano di GALILEO: D. S. Amb.re: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

.... Fu combattuto luned prossimo in questa casa assai a lungo il P. Maestro del Sacro Palazzo dall'Ambasciatrice e da me per l'interesse del S.r Gallileo(508); e finalmente fu accordato che ordinarebbe che ella si stampasse, per con certo ordine o dichiaratione per suo discarico, del quale rest in appuntamento di scrivermene una poliza, perch'io potessi riferirlo puntualmente e senza alcuna alteratione di parole a V. S. Ill.ma come ancor io desideravo per non m'imbarazzare nella conscienza e nella riputatione con riferire pi o meno, o meglio o peggio. Ma facilmente le continue funtioni et occupationi de'giorni santi l'haveranno impedito, perch per ancora non m'ha mandato il viglietto o memoria che si sia: et inviandomelo prima di serrare il dispaccio, lo far alligare a queste; et il S.r Gallileo di poi potr dire se vi habbia difficult. Ma la verit  che queste opinioni qua non piacciono, in particolare a'superiori....



2152..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
Arcetri, 22 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 141. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Se la sua lettera non mi havessi assicurata che il suo male non  di gran considerazione, certo havrei havuto assai maggior disgusto di quello che provo al presente; e sentendo ch'ella va pi presto migliorando, prendo speranza di doverla in breve rivedere del tutto sana, s come mi promette.
Da Vincentio ricevemmo due serque di uova e mezzo agnello, e la ringraziamo, s come, e molto pi, delle 4 piastre, le quali giungono in tempo di gran necessit.
La Piera fa instanza di partire, per ci mi riserbo a scriver altra volta pi a lungo. In tanto a lei di tutto cuore mi raccomando insieme con le solite. Nostro Signore sia sempre con lei.

Di S. Matteo, li 22 di Aprile 1631.
Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.



2153..

MARCANTONIO PIERALLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 23 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 249. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Io ho, gi molt'anni, tanti contrassegni della generosit dell'animo di V. S. Ecc.ma e particolarmente della sua benignit verso di me, che mi son sempre promesso di poter ricever da lei in tutte l'occasioni ogni honesto favore, n ho preso un minimo sospetto che il cenno(509) datomi circa la pensione fusse per affrettarmi. La ringratio per di questa nuova dimostratione ch'ella mi d del cortesissimo affetto suo, stimato e reverito da me infinitamente.
Hebbi, con l'aiuto di Dio, le mie bolle, quali ho mandato a Firenze per haver la licenza di pigliar il possesso del Canonicato(510), e l'aspetto col primo procaccio. I primi denari che mi verranno in mano, serviranno per sodisfare al debito che ho con V. S., alla cui gentilezza procurer sempre di corrispondere con ogni possibil prontezza e gratitudine. Baciole in tanto reverentemente la mano, e le prego da Dio intera sanit e felicit.

Pisa, 23 Aprile 1631.
Di V. S. Ecc.ma
Devot.mo e Obblig.mo Se.re
Marcant.o Pieralli.



2154.

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 23 aprile 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3522 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Hieri mandai a V. E. l'occhiale del S.re Galileo(511), con l'occasione degli huomini che il S.r Alessandro del Nero ha inviato a i confini incontro a'SS.ri suoi figliuoli, et sar da loro consegnato quivi a quelli che di cost haveranno accompagnato sino ad Acquapendente i sudetti figliuoli, et spero che giugner salvo all'Ecc.za V., alla quale bacio con tutto l'animo le mani.



2155..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 25 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 142. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Perch dalla Piera intesi l'altro giorno che V. S. si ritrovava grandemente svogliata e senza appetito di mangiare, sono andata investigando quello ch'io havessi potuto mandarle che fossi buono per farle recuperar il gusto; et perch per questo effetto ho sentito commendar dai medici la oxizacchara, ho fatta questa poca che gli mando, acci ne faccia l'esperienza, essendo cosa che non dovr nuocerli. Gl'ingredienti non sono altro, zucchero, vino di melagrane forti et un poco di aceto.  ben vero che la cottura mi  riuscita un poco pi stretta del dovere, ma V. S. potr pigliarne due o tre cucchiaiate per mattina, e, per mitigare la frigidit sua, aggiugnervi un poca di acqua di cannella, della quale, se non ne ha pi, gliene mander, pur che mi rimandi il fiaschetto ove altra volta glien'ho mandata.
I morselletti sono di tutto il cedro che mi mand, e credo che siano buoni; et se altro sapessi indovinare che gli potessi gustare, non lascerei di far ogni diligenza per provvederlo, non solamente per dar gusto a lei, ma anco a me stessa, gi che impiegandomi in suo servizio godo estremamente. La prego, se gl'occorre qualcosa, a non privarmi di questo contento, et anco a significarmi come stia di presente: con che, pregandole da Nostro Signore ogni bene, me le raccomando con tutto l'affetto insieme con le amiche.

Di S. Matteo, li 25 di Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il S.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2156.

NICCOL RICCARDI a [FRANCESCO NICCOLINI in Roma].
Roma, 25 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 67. - Autografa. Sul di fuori, si legge, di mano di GALILEO: E. Del P.re M.ro del S. Pa.zo: di che cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, c, 2).

Ill.mo et Ecc.mo S.re P.rone Col.mo

Il S.r Galilei hebbe da me l'approvazione con una sottoscrizzione semplice dell'Imprimatur, acci potesse valersene con S. A. S., avendo per promessomi di far la correzzione et emenda delli particolari (?) del libro conforme al pattovito, e di far ritorno a stamparla in Roma, ove col giudizio di Mons.r Ciampoli si sarebbe terminata ogni differenza.
Havr il P. Stefani(512) giudiziosamente veduto il libro; ma non sapendo i sensi di N. S.re, non pu dare approvazione che basti a me per darla, accioch il libro si stampi senza pericolo di qualche disgusto suo e mio, se gl'emoli ci troveranno cosa che disdica agl'ordini prescritti. Io non ho maggior premura che servir la Ser.ma Altezza del G. Duca mio Signore, ma vorrei farlo in modo che persona protetta da s gran Signore fusse esente d'ogni pericolo di patir nella riputazione; e questo io non posso farlo con sola la permissione della stampa, che cost non mi tocca, ma solamente con assicurare che sia conforme alla regola che gli s' data per ordine di N. S.re, vedendo se l'ha essequita. Se verr la prefazione, posta al principio, et il fine del libro, facilmente vedr quel che mi basta, e dar testimonio insieme di aver approvata l'opera; o non potendo venirne(513) n anche copia, scriver una lettera all'Inquisitore, significandoli quello che ha da osservar nel libro, distendendo quello che mi  stato commandato, accioch, vedendo che si sia osservato, lo lasci correre e stampar liberamente; o trovisi altro partito, con che la mia sottoscrizzione sola e non giovi al S.r Galilei e faccia danno alla mia cortesia; ch'io far tutto il fattibbile, ad ogni minimo cenno di tali Padroni.
Ma in ogni caso assicuri V. E. la parte, che nessun vivente m'ha parlato di questa prattica, n de'superiori, n degl'inferiori, n eguali, salvo gl'amici communi del S. Galilei e miei, n pensi che ci sia manifattura d'emoli, ch nel vero non ci . V. E. perdoni la tardanza della risposta, e mentre con ogni riverenza le bacio le mani, mi permetta lo scrivere per esser impedito di poterlo far di presenza.

Di casa, 25 di Aprile 1631.
Di V. E.
Servo Divotissimo et Obbl.mo
Nicol Riccardi.



2157.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 170. - Autografa.

Mille bone Pasche a V. S. e salute.

Credo sappia ch'il P. Scheiner, detto Apelle, stamp la Rosa Ursina, idest [vedi figura sole.gif] (514), et tratta assai di V. S. Io risposi a qualche cosa, ma tocca a lei
Volentieri starei con V. S. appresso questa Altezza, se si degnasse aiutarmi, come fece il G. Duca Ferdinando. Io sto bene. Ho stampato l'Atheismo trionfato(515), et havuto il publicetur. Desidero vedere cos fuori il suo libro; e mi ha fatto torto V. S. farlo vedere a tanti et a me no, il quale son pi suo divoto degli altri, n so usurparmi quel che non  mio, e i miei libri che vanno gi fuori lo mostreranno. Resto al suo comando.

Roma, 26 Apr. 1631.
Vostro Se.re et Amico
Fra Thom.o Campanella.

Fuori: Al molto I. et Ecc.mo
Sig.r Galileo di Galilei, Filosofo e Mat.co dell'Altezza di Tosc.a
Firenze.



2158..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 251. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Al dispetto mio il Sig.r Arisio mi ha portato 22 S. e b.i 60 di moneta romana, havendo speso il resto di scudi 30, ci scudi 7 e b.i 40, di ordine mio in alcune cose per la spedizione delle bolle di V. S.; e m'ha detto che per la vigilia della Madonna di Settembre ventura V. S. haver il termine delli altri trenta, senza dimandarli. Io haver da pagare il resto delle spedizioni al spedizionero, quale mi ha fatto il servizio co'suoi danari. Questo  quello che occorre quanto alla Mansionaria di Brescia.
Del Sig.r Pieralli non ho che dire, se non che al sicuro a quest'hora ha riceute le bolle del Canonicato, e deve pagare a V. S. la pensione di 40 S.di di moneta, 20 a S. Giovanni prossimo futuro, e venti al Natale di Nostro Signore Gies Christo. Io ho le bolle in mano dell'uno e dell'altro, e le mandar per quella strada che V. S. mi comandar.
Quanto a Don Modesto, non so come consolarlo, prima perch non si fa il capitolo per i sospetti di peste; 2o, perch  impossibile ottenere la licenza di passare da Firenze a Monte Cassino dalla Congregazione della Sanit di Roma, che ha fatti ordini rigorosissimi, a'quali non vogliono dispensare, massime che qua si tiene lo stato del Ser.mo G. D. sospetto; 3o, [sar] impossibile a me, e forsi a qual si voglia, potere mutare un giovane da Firenze senza la grazia di quel Padre Abbate, n Don Modesto stesso lo deve tentare: e V. S. mi faccia grazia di leggerli questa mia per risposta alla sua, e lo preghi in nome mio a quietarsi l'animo per hora, sino che passino questi miseri tempi.
Desidero poi sopra modo intendere e vedere quello che V. S. haver scritto sopra il negozio di Bisenzo, perch credo sia bel campo e ho sempre detto che questa era materia per lei. Qua vado leggendo a diversi amici intendenti la lettera del Sig.r Andrea Arrighetti(516), quale mi riesce sempre pi bella, e li basti che ha mossa la meraviglia a Mons.r Ciampoli nostro, quale, insieme con Mons.r Pallavicino, li bacia le mani; et io li fo riverenza.

Di Roma, il 26 d'Aprile 1631.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



2159..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 26 aprile 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3522 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... L'ordine di ritener l'occhiale della S.ra Ambasciatrice(517) non m' arrivato in tempo, et mi dispererei se corresse mala fortuna. Ma finalmente il S.r Galileo, per grazia di Dio,  vivo, et non ha punto voglia di morire....



2160..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 27 aprile 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 39. - Autografa. Sul di fuori si legge, di mano di GALILEO: Il S. Amb. manda da Roma il biglietto del Padre Maestro.

Ill.mo S.r mio Oss.mo

Vedr V. S. Ill.ma quel che risolve il P. Maestro del Sacro Palazzo nel negotio del S.r Galilei. Io gliel'ho fatto metter in carta(518) per mia maggior giustificatione. Potr adesso il S.r Galileo considerar il biglietto e pigliar quel'espediente che pi li parr oportuno; et occorrendoli comandar a me altro davantaggio, sa di poterlo fare con sicurezza d'esser servito prontamente. Mentre intanto a V. S. Ill.ma fo reverenza.

Di Roma, 27 di Aprile 1631.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2161..

AURELIO GIGLI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Monaco, 1 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 69. - Autografa.

.... Il S.r Michelangelo Gallilei, che sia in gloria, ha lasciato sette figliuoli(519), quattro maschi e tre femine. Vincenzo, ch' il maggiore d'et, di 18 anni, si trova in Polonia; tutti gli altri, presso la madre. Il secondogenito Alberto ha 14 anni; degli altri si pu fare la conseguenza. Questo Alberto, di 14 anni, tira qualche cosa dalla Corte; ma perch sta in procinto d'essere mandato fuori ad imparare a spese di S. A. S., la povera vedova, che da ci cavava qualche emolumento, non ne potr haver altro per tutto 'l tempo ch'egli restar fuori. Ad essa povera vedova ha S. A. S., doppo la morte del marito, assignato cento fiorini di provisione all'anno, ma quid haec inter tantos? e massime in questi paesi, et mentre li detti figliuoli in s gran numero et in tale et, che non pure non possono dar alcun aiuto alla casa, ma n'hanno bisogno essi, et vogliono vivere et esser calciati e vestiti? Alcuni pochi denari che il S.r Michelangelo haveva posti a frutto, tutti fu sforzato di ritirare a s et spenderli nel condurre in Italia, e poi ricondur qua, la sua povera famiglia, ch, per quanto intendo, il S.r suo fratello, che li haveva chiamati a Fiorenza, non gli sovenne in ci d'un minimo che, n alla lor venuta cost n al ritorno di qua.
Mi dice la vedova, che in Fiorenza, governando il S.r Gallilei suo cognato, che stava forte ammalato, da lui gli fu promesso che gli havrebbe lasciato per testamento sei milla fiorini. Piaccia a Dio che si ricordi della sua promessa et che l'attenda. I dissegni, il bisogno, et i sospiri di questa povera vedova, sarebbono di essere aiutata dal cognato, a chi mi pare che habbia fatto rappresentare il suo miserabile stato; ma se non ne viene essaudita, credo che si sia gettata nella misericordia di Dio, risoluta d'andar cos portandosi avanti in povert et patimenti alla meglio che pu. Se V. S. Ill.ma gli pu far beneficio, non  opera di carit che possi impiegar meglio di questa, concorrendovi anco l'honore della natione; nel vedersi stentar qua questa famiglia, tenutaci in parte per forestiera, alla quale per conseguenza ogni cosa si rende pi difficile. La raccomando caldamente alla piet e protettione di V. S. Ill.ma secondo l'occasione, et senza pi la riverisco ben di cuore, con baciar le mani al nostro S.r Bocchineri e bramar loro felicit.

Da Monaco, il p.o di Maggio 1631.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal.
Affett.mo et Oblig.mo Ser.re
Aurelio Gigli.

Fuori: All'Ill.mo Sig.re
Il S.r Bal Cioli etc., mio Sig.re
Fiorenza.



2162.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Bellosguardo, 3 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 78-79. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho veduto quello che scrive il Rev.mo P. Maestro del Sacro Palazzo(520) in proposito dello stampare i miei Dialogi: dal che, con mio notabile disgusto, vengo in cognizione come S. P., dopo haver trattenuto me presso a un anno senza mai venire a conclusione alcuna, si apparecchia adesso a far l'istesso col Ser.mo Gr. D. nostro S.re, cio di allungare e tirare innanzi con parole prive di effetto, cosa che non mi par da tollerarsi di leggiero.
Scrive l'Ecc.mo S. Ambasciatore li 19 d'Aprile(521), d'esser restato in appuntamento col P. Maestro che S. P.t harebbe ordinato qua che il libro si stampasse, per con certo ordine e dichiarazione la quale ei gl'harebbe mandata in un viglietto; il che non segu poi se non 8 giorni dopo, forse per l'occupazioni nelle funzioni de i giorni Santi. Mand li 28 d'Aprile(522) il viglietto scritto di sua mano, et  quello che il S. Ambasciatore manda a V. S. Ill.ma e che ella ha mandato a me: nel quale, conforme all'appuntamento preso con l'Eccmo S. Ambasciatore, doveva esser l'ordine qua di stampar l'opera, e le dichiarazioni che S. P. ci voleva. Ma la verit , che nel viglietto non vi  n ordine di stampare n dichiarazioni n altro, salvo che nuove proroghe, fondate sopra alcune sue pretensioni e domande, alle quali sono molti e molti mesi che io ho dato tutte le sodisfazioni, nella maniera che io desidero di far costare al G. D. et a V. S. Ill.ma, et a chiunque volesse accertarsene. Ora, vedendo che qui si navica in un oceano che non ha n rive n porti, et a me preme infinitamente la pubblicazione del mio libro per assicurazione delle mie tante fatiche, sono andato pensando a pi modi da potersi tenere, ma in tutti ci  bisogno dell'autorit del S. G. D. Et acci si possa venire a qualche conclusione, mi si rappresenta che sarebbe molto oportuno che S. A. S. si contentasse che un giorno, e quanto prima, alla presenza sua, di V. S. Ill.ma, dell'Ill.mo S. C. Orso(523), e se altro consultore piacesse a S. A. S., si convocasse il R.mo Padre Inquisitore e 'l molto R.do Padre Stefani(524), il quale ha di gi riveduto il mio libro e severamente esaminato; dove io intervenendo, porterei l'opera con tutte le censure et emende fattevi dal medesimo Padre Maestro del Sacro Palazzo, dal P. Visconti(525) suo compagno, e dal P. Stefani, dalla veduta delle quali il medesimo P. Inquisitore potrebbe subito comprendere quanto leggieri cose siano quelle che venivano notate, e che si sono emendate: in oltre, dal vedere con quanta sommissione e reverenza io mi accomodo a dar titolo di sogni, di chimere, di equivoci, di paralogismi e di vanit, a tutte quelle ragioni et argomenti che a i superiori paressero applaudere all'opinioni da essi tenute non sincere, comprenderebbe esso e gl'astanti quanto sia vero quello che io professo, che  di non haver mai hauto in questa materia altra opinione e intenzione, che quella che hanno i pi santi e venerabili Padri e dottori di S.ta Chiesa. E questo par che torni tanto pi a proposito fatto, quanto il medesimo P. Maestro scrive che, occorrendo, scriver qua al P. Inquisitore, significandogli quello che si deve osservar nel libro, e trovandolo osservato, lasci poi correre l'opera alla stampa.
Prego dunque V. S. Ill.ma a farmi grazia di ritrarre dal Ser.mo Padrone se resta servito di questo che propongo; e seguendo, io mi sforzer di venire al tempo prefisso a Corte, con speranza di far costare a S. A. et a tutti quanto male siano informati delle mie opinioni quelli che dicono che elle non piacciono, perch assolutamente le opinioni che non piacciono non son le mie, e le mie sono quelle che tengono S.to Agostino, S. Tomaso e tutti gl'altri autor sacri.
Il S. Niccol Aggiunti, che in questo punto  venuto a visitarmi, render la presente a V. S. Ill.ma, et anco, per minor sua briga, torner per sentire quello che sar stato determinato da S. A. S. e me ne dar avviso. Et io intanto reverentemente gli bacio le mani e prego intera felicit.

Da Bell.do, li 3 di Maggio 1631.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2163...

ESA+ DEL BORGO a .......
Madrid, 13 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 71. - Autografa la firma.

.... Io presentai al Re quel'occhiale, che ne fece una festa la maggiore del mondo, come lo scrissi al S.r Cioli(526) et al medesimo S.r Galileo(527), a chi detti conto della disgratia che ne segu, che fu rompersi il cristallo maggiore della boccha; et il medesimo Re mi mand D. Tommaso Lavagna con la misura, perch li facessi venire un altro cristallo, e con tante raccomandationi che V. S. si maraviglierebbe. Di poi  venuto il medesimo, da parte pure di S. M.t, pi di 8 volte a ricordarmelo e con grandissima instantia. Io mi sono scusato, che la tardanza procede dal'esservi stato il contagio; et havendone scritto al S.r Cioli pi volte, mi lo aveva promesso di mandarmelo e di chiederlo al S.r Galileo. Non l'ha fatto, n penso infastidirlo da vantaggio; ma resto in grande discredito in Palazzo, perch, sebene sono cose di poca importantia, come S. M.t ci haveva tanto diletto, gli dura sempre il desiderio. Se per mezzo di V. S. si potessi risarcire questo male, ne riceverei il maggior gusto del mondo; e fussi la spesa qual fussi, ch'io la darei per bene impiegata. V. S. mi faccia questo piacere e lo sforzi, con avvisarmi. E Dio la feliciti.

Di Madrid, 13 di Maggio 1631.

Esa.



2164..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 22. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Io non ho hauto maii aviso, n da V. S. n da'SS.ri Galli, se lei pagassi il complimento delli S. 54, b. 15(528) moneta, conforme mi accenn con l'ultima sua. Desidero saperlo per con suo comodo, acci io ne possi accomodare la scrittura in credito a V. S. et in debito a detti SS.ri; et in che sia buono a servirla, me li offero sempre prontissimo. Li bacio le mani et li pregho dal Sig.r Dio ugni vero bene.

Roma, 17 Magg.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Gio. Silvi.

Fuori: All molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2165..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 17 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 41. - Autografa la sottoscrizione.

.... Servir di nuovo il S.r Galileo col P. Maestro del Sacro Palazzo, e le consegner il proemio et il fine del libro inviatomi, cercando pi efficacemente ch'io sappia di ritrarne la licenza desiderata, come efficacemente mi fa comandare il Ser.mo Padrone. Non so gi s'io potr questa sera rispondere alle due lettere ricevute dal medesimo S.r Galileo, perch, oltre all'occupationi del dispaccio, io travaglio con un poco di fastidio di stomaco; e sar forsi meglio ch'io le dica poi d'haverlo servito con pi comodo, come ricerca il suo merito e la mia osservanza verso il suo valore....



2166..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 18 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 143. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Per quanto ho potuto intendere, il prete di Monte Ripaldi non ha giuridizione sopra la villa della S.ra Dianora Landi, se non in un campo solo. Intendo bene che su la casa vi  sodata la dote di una cappella della chiesa di S.ta Maria del Fiore, e che per questa causa la sudetta S.ra Dianora si ritrova in piato. V. S. potr da l'apportatrice di questa, che  donna assai accorta et ha conoscenza quasi in tutto Firenze, intender chi sia quello che agiti la causa(529), gi che essa lo conosce, e da esso haver poi informazione del negozio.
Ho anco inteso che il luogo del Mannelli non  ancora allogato, ma che si tratta bene di affittarlo. Questo  un luogo molto bello, e dicono che possiede la miglior aria di questo paese. Non credo che a V. S. mancher entratura per tentar se potessi riuscir quanto lei et io molto desideriamo; e da questa medesima donna potr forse haver qualche indirizzo.
Havevo accettato l'aceto per l'oximele, perch il nostro non mi pareva di quella bont che havrei desiderato; gi che V. S. si  compiaciuta di mandarmi il vino in cambio, io ne la ringrazio, e sto aspettando d'intender s'Ella sar sodisfatta della nostra manifattura, che sar quando si servir altre volte di noi, ch tanto mi vien detto da Suor Luisa et altre mie(530) compagne in bottega, le quali, insieme con S.r Archangiola, la salutano affettuosamente. Et io da Nostro Signore gli prego ogni vera felicit.

Di S. Matteo, li 18 Mag.o 1631.
Sua Fig.la Aff.ma
Suor Maria Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il S.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2167..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 21 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 172. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Era ben il dovere che la tardanza di un anno in arrivarli la mia lettera gli apportasse meraviglia, come ha fatt'a me anchora, e malamente si poteva rimediare a quel negotio che li raccomandava, doppo tanto tempo; tuttavia non fu poi di bisogno, poich credo che chi riferr quella novella del P. Generale, prendesse un equivoco. Io poi gli scrissi una mia doppo Pasqua(531), nella quale li mandai un essempio de'miei logaritmi; ma dubito che non l'habbi ricevuta, poich, desiderando risposta non solo intorno a questo, ma anco di quel che li scrivevo in proposito della lettera del S.r Cesare Marsili, non ha detto niente nella sua. Io dunque non manco di procurare che habbi il rimanente della sua lettera, ma l'importanza  che il detto Signore non l'ha anchor distesa, ma l'ha in capo, et hora  oppresso da molti negotii famigliari e liti, che l'impediscono dall'applicarvisi; ma oltre di questo desidera egli prima d'havere il rincontro dell'osservatione fatta in S.ta Maria Novella intorno alla giustificatione della meridiana, che poi s'accender a distendere il resto in carta. Perci la prego a vedere se havesse qualcheduno, come il S.r Mario Guiducci o altri, a proposito per far tale osservatione; ch andandovi spesa, ho datto commissione al P. Lutio che spenda quello che occorrer, che del tutto sar rimborsato. E sappi che non potr detto Signore havere il maggior gusto di questo: perci vega se pu farlo fare, ch anchor io non mancher di sollicitare detto Signore, perch la sodisfaccia e li dia gusto. Io poi vado proseguendo nella stampa de'miei logaritmi(532); et essendo finite le lettioni publiche, ho per anchora de'scolari, che mi tengono non puoco occupato. Fra tanto la prego a conservarmi nella sua buona gratia, che per fine gli desidero da N. S. ogni felicit e li baccio le mani.
 morto un de'nostri frati di mal contaggioso, e son quasi andato a pericolo d'invischiarmi anchor io, che mi ero trasferito al Convento di fuori (del quale era il frate) per fare una purga. Tuttavia son sano, per l'Iddio gratia. Il S.r Cesare poi se li ricorda devotissimo servitore, come io parimente.

Di Bologna, alli 21 di Maggio 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei, p.o Fil.o e Mat.co del Ser. G. D. di T.
Firenze.



2168.

VINCENZIO GALILEI a [GALILEO in Bellosguardo].
[Firenze], 21 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 253. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre mio Cariss.o

Ho inteso con mio disgusto il travaglio di V. S., cagionatoli dal flusso emoroidale; e non havendo trovato il medico Ronconi(533), del quale ci serviamo, in casa, sono stato dal Sig.r Mario Maccanti, quale si trova nel letto un poco indisposto, et(534) a lui ho raccontato la sua indisposizione(535), alla quale egli ha ordinato gli infrascritti remedi. Prima, dice che V. S. si astenga dalle pillole che la dice, perch l'aloE ha questa propriet, che applicato esteriormente stagna il sangue, dove preso per bocca ha virt apritiva e lo provoca. Loda, secondariamente, che V. S. usi l'accqua ferrata, et mi ha insegnato il vero modo di farla, cio che si pigli l'acciaio o ferro, e si infuochi, e spenga parecchie volte nell'accqua, e questa si butti via, che, in cambio di strignere, apre gagliardamente, e tornisi a infuocar di nuovo l'acciaio e si spenga di nuovo in altra accqua, e questa usi per fermare il flusso. Loda parimente che V. S. pigli avanti pasto un poco di zucchero rosato con rose rosse, et annaccqui il vino con accqua borra; et io li mando l'una e l'altra. Li mando ancora un fiaschetto d'accqua del Tettuccio, quale V. S. ha usare per lavar esteriormente le parti offese; e finalmente se 'l sangue non restassi, la si deve fare un servizialino, o schizzo, come lo chiama il medico, con una libra della medesima accqua del Tettuccio, semplice e pura senza altri ingredienti. Hoggi verr a visitarla, accioch se l'havesse bisogno di qualcosa altro, non si habbia a affaticare a scrivere.
La Sestilia fa reverenza a V. S., et io li bacio con ogni affetto le mani, pregando Nostro Signore che la liberi dal male, e lungamente sana la conservi.

Di casa, li 21 di Maggio 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Affez.o Fig.lo

[vedi figura 2168.gif]



2169..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 22 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 43. - Minuta, non autografa.

.... Si aspetter qualche buona resolutione sopra l'opera del S.r Galileo....



2170...

GALILEO a BONAVENTURA CAVALIERI in Bologna.
Bellosguardo, 24 maggio 1631.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Rev.do P.re e mio Sig.r Col.mo

Ho travagliato, dalla domenica dell'Ulivo in qua, con diverse indisposizioni; ora, Dio grazia, sono in assai buono stato, e con speranza di ridurmi in migliore.
Ieri il Rev.mo P. Fra Luzio mi travagli col dirmi d'haver avviso, nel vostro monasterio esser morto un Padre(536) di peste, onde io vivo ansioso di sentire dello stato suo, e se il male va continuando, s come fa qua, ma nel contado solamente, essendo poco e quasi niente nella citt: per non manchi di scrivermi. Sto anco con avidit attendendo il rimanente della dottissima scrittura dell'Ill.mo S. Marsilii, havendo pi volte letta con grandissimo gusto quella parte di che S. S.ia mi favor(537): per siami la P. V. in questo ancora procuratore e sollecitatore.
Il negozio della publicazione del mio Dialogo non  ancora spedito, ma le lettere ultime di Roma promettone con questo prossimo ordinario la spedizione assoluta, havendo il S. G. D.ca messo le mani in questo maneggio con gran caldezza; s che presto dover cominciare a stamparsi.
Altro di nuovo non ho che dirgli, onde finir con pregarla a far reverenza in mio nome all'Ill.mo S. Marsili et a tutti li altri SS.ri nostri affezionati; et a lei bacio le mani e prego felicit.

Da Bell.do, li 24 di Maggio 1631.
Della P. Vostra molto R.da
Aff.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Rev.do P.re e mio Sig.r Col.mo
Fra Buon.ra Cavalieri Gesu.to
Bologna.



2171.

NICCOL RICCARDI a CLEMENTE EGIDII in Firenze.
Roma, 24 maggio 1631.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 20), lin. 114-139 [Edizione Nazionale].



2172..

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 25 maggio 1631

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 19. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Andai a trovare sino marted passato il P. Maestro del Sacro Palazzo, e con efficacissime instanze lo pregai, per parte di S. A., della speditione del negotio di V. S., facendo apparire l'Alt.a S. come principale interessato e parte nella publicatione di quest'opera, dedicata al suo Ser.mo nome; e dopo alcuni discorsi, si concluse che darebbe l'ordine a cotesto P. Inquisitore(538) e la forma di quel che dovesse esequire, come haver visto V. S. che ha di gi esequito con la lettera ch'inviai hiersera al Sig.r Bal Cioli con un semplice soprafoglio per la strettezza del tempo e per un'infinit d'occupationi che m'hanno assalito stravagantemente da tre settimane in qua. Che sia rappresentato a V. S. per pregarla di scusa se non ho prima risposto alle due lettere sue cortesissime(539), le quali sempre che compariscono in questa casa, rallegrano in infinito ciascun di noi, per la sicurezza in che ci pongono della sua intera salute e della speranza che ci apportano di doverla servire. E li bacio le mani, come fa ancora l'Ambasciatrice.

Di Roma, li 25 Maggio 1625 (sic).
Di V. S. molt'Ill.re
Ser.re Aff.mo
Franc.o Niccolini.



2173..

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Firenze].
Murlo, 28 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 254. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

La memoria delle virt sue  talmente assicurata in fin nell'animo de'suo'emuli, ch'io, che le professo venerazione e servit, malamente me ne posso appagare se non quanto ella la riconoscesse in me accompagnata da un vivissimo desiderio de'suoi comandi. Il S.r Tommaso Rinuccini non ha a V. S. dato se non occasion di briga, n mai l'havrei pretesa per le sue mani, non meritandola la mia richiesta, che non tendeva a fin se non d'una superficial notitia, qual, come V. S. benissimo dice, si richiede in discorso accademico. Ma gi che per sua gentilezza me n'ha volsuto honorare s puntualmente, gnene rendo duplicate grazie, e in riguardo della cosa istessa, et in riguardo del favore ch'io n'ho conseguito della sua lettera.
Con la curiosit che meritan l'opere sue attender alla luce il suo Dialogo, che mi si supponeva finito, quando, vedendo la remissione con ch'ella discorre delle sue fatiche, son caduto in suspetto ch'ella di novo l'habbi abbandonato: e bench sommamente commendi la prudenza con che ne parla, mi ricordo in ogni modo ch'ella hebbe altre volte concetto di far conoscere al mondo che non per mancanza d'osservazione e d'ingegno, ma per humil elezzion d'ubbidienza, abbandonava quell'osservazioni ch'hormai ne'paesi oltramontani son generalmente tenute per dimostrate, il che non poteva seguire senza relevante benefizio publico. Io so quel che m'auguro a gloria di cotesta patria e del secolo; ma quand'ella persistesse in voler cedere a i tempi, al meno assicuri nell'habilit de'sua amici quel ch'una volta venne desiderato a voce publica, massime havend'ella sempre desiderato pi l'applauso dell'intelligenti che della moltitudine.
Mi rallegro per ultimo della salute con cui si mantiene tra le publiche calamit; e se a Dio piace di terminarle, m'aspetti una volta alla sua villa, per rinfrescarmi il gusto di quei discorsi con che ella si gode la conversazione di cotesti Signori suoi amici. E tra tanto mi conservi nel grado del pi vero servitore ch'ell'habbia.

Murlo, li 28 di Maggio 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
A. Ar.vo di Siena.



2174..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 29 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 144. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Desidero in estremo, col mezzo di V. S., di dar segno di gratitudine e riconoscimento a'tanti oblighi che tengo con Suor Luisa, adesso che mi si porge buona occasione; poi che, ritrovandosi ella in necessit di cercar in presto la somma di ventiquattro scudi fino all'ultimo di Luglio, io vorrei ottener grazia che V. S. gli facessi lei questo servizio, se gli sia possibile, come credo. E se  vero, come so che  verissimo, che V. S. desideri di darmi ogni sodisfazione e gusto, si assicuri che questo sar de i grandi che possa darmi; et la persona  tale che non dubito che corrisponder pienamente, pi presto avanti che doppo il prescritto termine di due mesi, havendo l'assegnamento sicuro di sua entrata; ch veramente, se fossi altrimenti, io non cercherei di metter V. S. in qualche intrigo, come per l'adietro  seguito con mio grandissimo disgusto. Non replicher altro, supponendo che sia superfluo lo estendermi in pi lunghe preghiere con persona la quale pi desidera di farmi benefizio che non desidero io di riceverlo; solo star aspettando di esser pienamente sodisfatta.
In tanto gli dico che ho sentito gusto particolare che sia caduta la elezione dell'Arcivescovo nella persona di Mons. Rinuccini(540), per l'interesse di V. S. e nostro ancora, come a suo tempo discorreremo.
Sto in dubbio se il primo et il secondo oximele, che gli mandai, sia stato di sua sodisfazione, gi che non ne ha detto niente: et perch V. S. non ha per ancora mandato lo alo e rabarbaro per far le pillole papaline, gli mando due prese delle nostre, delle quali gi altre volte ne ha prese, con riserbo di fargliene ogni volta che vorr.
I cedrati sono bellissimi, et io, insieme con Suor Luisa, procurer di far anco buoni i morselletti, acci che a chi ha donato questi venga volont di donarne de gl'altri. Ringrazio in tanto V. S. s di questi come anco de i vasi di cristallo, che mi sono stati gratissimi; e pregandole da Nostro Signore ogni vero bene, me li raccomando insieme con le solite, e particolarmente Suor Archangiola, la quale se ne sta debolmente.

Di S. Matteo, li 29 di Mag.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Figl.a Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il S.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2175..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 31 maggio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 256. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Son stato fuori di Roma a Castel Gandolfo; al ritorno mio in Roma ho ritrovata la lettera di V. S. molto Ill.re, insieme con il discorso di Bisenzo(541), quale mi  stato carissimo. Ho bisogno di studiarlo bene, come far subito che Mons.r Ciampoli, che me l'ha levato di mano a forza, me lo restituir. Intanto la ringrazio del'honore(542) che mi fa in quella scrittura, che veramente eccede ogni mio merito.
Quanto alla procura(543),  necessario che V. S. la mandi, perche cos ho promesso al Sig.r Arisio; et  bene fare le riceute di questa prima paga autentica, perch lei si mette in possessione exigendi, che non li potr essere fatta difficolt da altri successori pro tempore. Per me la mandi, di grazia.
Mi dispiace sopra modo intendere la sua indisposizione; e credami che Mons.r Ciampoli ne sta con particolare afflizzione d'animo, e vorrebbe che lei fosse qua per poterla servire. Io sto bene, et hora sono sul maneggio di ritrovare la construzzione delle strade lastricate antiche,(544) cosa veramente bella e piena di una mano di galantarie. Quando haver ridotta la cosa al netto, come spero in breve, gliene dar parte: in tanto li bacio le mani.

Di Roma, il 31 di Maggio 1631.
Di V. S. molto Ill.re

S.r Gal.o

Devotiss. e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Bened.o Castelli.



2176.

CLEMENTE EGIDII a NICCOL RICCARDI in Roma.
Firenze, 31 maggio 1631.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 20), lin. 141-155 [Edizione Nazionale].



2177.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 2 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I. T. IX, car. 258. - Autografa.

Sig.r mio,

Vaca la Cancelleria di Fucecchio, che  una delle meglio dello Stato. La negoziatione di essa, come di tutte le altre dello Stato, tocca al S.r Bal Cioli, al quale ho proposto per essa et raccomandato il S.r Vincenzo(545) nostro; et egli vi inclina, et per la parte sua lo preferir ad ogni altro. Ma la Ser.ma. Arciduchessa, alla quale tocca a fare la grazia(546), ha detto al S.r Bal che egli non si impegni con alcuno, perch l'A. S. vuol dare la Cancelleria a suo modo; onde pare al S.r Bal necessarissimo che V. S., senza perdimento di tempo, venga domattina a chiederla a S. A., et che sia con lei il S.r Vincenzo: et quando V. S. si facesse raccomandare all'A. S. dal Gran Duca, sarebbe molto meglio. Li pretensori sono molti, et il negozio si ha da spedire per tutta questa settimana al pi lungo: il luogo  di molto utile, per quanto si sente. Et le bacio le mani.

Di Fiorenza, 2 Giug.o 1631.
Di V. S.
Aff.mo Ser.re et Parente
Geri Bocchineri.



2178..

LORENZO USIMBARDI a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Firenze, 2 giugno 1631.

Arch. di Stato in Firenze. Segreteria delle Riformagioni. Filza 9a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 488-489. - Autografa la firma.

Ser.mo Gran Duca,

Gismondo Coccapani per l'inclusa supplica(547) narra di haver trovato un'invenzione e modo di metter Arno in canale et haverne di gi trattato con l'A. V., e domanda privilegio, che trapassi ne'suoi descendenti in infinito, con quelle pene e pregiudizii soliti apporsi in simili concessioni, che egli solo e chi har causa da lui, e non altri, possa per l'avvenire mettere in opera tal sua invenzione, e con l'infrascritte condizioni, cio:
Che tutti i nuovi lavori e ripari da farsi, tanto nel detto fiume d'Arno quanto ne gl'altri fiumi delli Stati, non si possino fare con detto suo nuovo modo senza saputa prima di V. A. e di consenso dell'esponente; delli quali fiumi tutti, per quanto gli far bisogno per servizio del canale, habbia a essere principale architetto, con facult di poter sostituire chi egli giudicher atto a tal opera.
Che gli sia data commodit et aiuto per levar la pianta et il livello d'Arno, da cominciare da Firenze sino a Signa, avanti metta in opera la sua invenzione, che per ci gli converr tenere quattro o 5 huomini, una cavalcatura e dua navicelli, con quelle spese che occorrerranno; e di pi li sia assegnato un tanto il giorno, secondo parr a V. A., per dover assistere con la propria persona a tal operatione, acci venga fatta secondo il suo disegno; e che poi per mettere in opera detta sua invenzione la spesa sar la medesima che si suol fare ogn'anno per i necessarii ripari, e che fra due anni si commincier vederne l'effetto.
Che quando il suo nuovo modo sar stato conosciuto da poter riuscire e di utile, all'hora gli sia assegnato, per s e suoi eredi e descendenti della sua famiglia in perpetuo, una provisione e ricognizione, conforme che a V. A. parr che meriti il benefizio che si ricever da detta sua invenzione; mediante la quale dice si faranno acquisti tali, che di essi si caveranno non solo le spese dell'accomodamento del canale da Firenze a Signa, e poi da Signa a Pisa, ma ancora della ricognizione che all'A. V. parr di assegnarli.
Che si contenta revelare il modo della sua invenzione solo al Sig.r Galileo Galilei, che di gi, come dice, gl' stato assegnato da V. A. per revisore di tale impresa; il quale mi riferisce, non poter risolutamente asserir cosa alcuna per non haver ancora visto l'invenzione, ma crede forse possa riuscire, per conoscere il Coccapani da molto tempo in qua per huomo di qualche ingegno e sentimento e da poterseli prestar orecchie.
Si trova alle Riformagioni che l'anno 1458 fu pensiero anche dell'excelsa Republica Fiorentina di mettere Arno in canale, e che, fatto diligente esamine sopra tal opera con prudentissimi e peritissimi architettori e maestri d'acque, trov che gl'era possibile ordinare tal canale, che le scafe et altre barche grosse, e forsi galere, si sariano potute condurre sino nella citt di Firenze; e perci, per dar principio e perfezione a tanta gloriosa et utile impresa, del mese d'Agosto del detto anno 1458 creorno un magistrato di sei cittadini abili a tutti gl'uffizii, periti et intendenti, chiamati gl'Uffiziali del canale, et ogni due anni se ne dovessi far nuova elezione, con autorit amplissima di fare intorno a ci quanto bisognava; che poi, del mese di 7mbre seguente, considerato che la spesa che occorreva fare in simile opera era pi utile al popolo Fiorentino impiegarla in fortificar Livorno e suo porto, far torre, risarcir fortezze, rocche e muraglie di alcune citt e terre dello Stato, rassettar la foce d'Arno e far un fosso da Pisa a Livorno, ordinorno che i detti Offiziali, trallasciando detta impresa del canale, attendessero a simili restaurationi e fortificationi, s come fecero.
Si crede che in Guardaroba di V. A. sia un disegno dell'ingegniere Antonio da S. Gallo, rappresentante il modo di mettere Arno in canale da Livorno alle Chiane e dalle Chiane al Tevere, non exequito; se non che dalla felice memoria del Gran Duca Ferdinando se ne fece far la prova, per veder forse se riusciva.
Quando all'esponente riuscissi tal impresa di metter Arno in canale, fiume dificilissimo, tortuoso, pieno d'isole e con le rive adentate, con la spesa et utile che asserisce, sarebbe degno non solo di quanto domanda, ma di maggior grazia ancora. Tutta via, se cos all'A. V. paresse, si potrebbe per hora non concederli cosa alcuna, per non entrare in spese di opere dubbiose, se prima non revela detto suo nuovo modo al Galilei, quale poi attesti a V. A. che sia impresa utile e da riuscire, mediante la quale ne potr poi comandare la sua volunt. E li fo humilissima riverenza.

Di casa, li 2 Giugno 1631.
Di V. A. S.
Humilissimo Servo
Lorenzo Usim.di

Di mano di ANDREA CIOLI:

Per l'invenzione e modo di mettere Arno in canale, proposto dal supplicante, S. A. li concede privilegio per s e sua descendenti in infinito, che egli solo e detti descendenti e chi har causa da loro, e non altri, possino usare e mettere in opera la detta sua invenzione, cos in Arno come in altri fiumi, mentre sia cosa nuova, sotto pena, a chi contravenisse, di cento scudi e dell'arbitrio del Magistrato per ogni transgressione, da applicarsi second'il solito di simil pene; volendo S. A. che per l'esecuzione di levar la pianta e livello d'Arno gli sia dato ogni aiuto e somministrato quello sar necessario dal Proveditore della Parte, quale ne tenga particular conto, ch S. A. ordiner il rimborso e sopra di chi si deva posar la spesa, mentre il Galileo, palesata l'invenzione, l'approvi o non habbi che dire in contrario: e riuscendo l'invenzione come si propone, il supplicante pu esser certo che sar riconosciuto con i sua descendenti d'onorato stipendio, come sempre sono stati soliti d'esser riconosciuti i virtuosi et operatori a servizio publico universale e di S. A. da'suo'Ser.mi predecessori; e se fra du'anni non sar messo in esecuzione e non aparir praticabile e riuscibile, s'habbi il privilegio per non concesso.


And.a Cioli.
16 Lug.o 1631.

E di mano di FERDINANDO II:
Fer.



2179..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 4 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 146. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Da Suor Luisa mi vien imposto ch'io deva per sua parte render a V. S. quelle grazie ch'io posso maggiori per il comodo e servizio(548) che ha da lei ricevuto con tanta prontezza e cortesia. Ma io, che per far questo mi conosco al tutto inhabile, me la passer con silenzio, persuadendomi che a V. S. sar di maggior gusto il sapere che io mi conosco e me le confesso obligata per una quasi infinita moltitudine di benefizii ottenuti da lei, e che tutto il mio desiderio  rivolto e tende solo a non essergliene ingrata, se bene veramente altro indizio di gratitudine non posso darle che di buona volont.  ben vero che questa ultima grazia fattami, secondo il mio parere, supera le preterite, gi che V. S. con questa mi d segno di esser cos pronta a beneficiarmi, che non solo per me stessa, ma anco per quelle persone alle quali io sono affezzionata et obligata, si dimostra liberale et amorevole; onde io la ricevo per grazia dupplicata, et alla mia Suor Luisa usurpo quell'obligazione che per ci con V. S. potessi pretendere.
I morselletti, s come sono riusciti de i pi belli ch'io habbia mai fatti, cos credo che saranno anco de i migliori; e non vorrei che V. S. gli distribuissi tutti, ma che ancor lei ne gustassi: sono n.o 8.
S come ella sa, Suor Archangiola si va purgando; et il medico giudica necessario il darle l'acqua del Tettuccio, ma in poca quantit, per esser ella assai debole e fiacca: et perch questo medicamento ricerca bonissimo reggimento di vita, et io mi ritrovo molto scarsa di danari, havrei caro che V. S. mi mandassi un paio di polli, per poterli far buoni brodi anco il venerd et sabato. Suor Chiara ancora se ne sta in letto malata; s che con questo e con le faccende della bottega io ho dato bando all'ozio, anzi mi troverei soverchiamente aggravata, se Suor Luisa non volessi, per sua grazia, esser partecipe di tutte le mie fatiche. Saluto V. S. per sua parte e di Suor Archangiola, e prego Dio benedetto che la conservi lungamente per suo e nostro benefizio.

Di S. Matteo, li 4 di Giug.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo S.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2180..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 8 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 45. - Autografa la sottoscrizione.

.... Desideravo di sentire se il S.r Galileo  restato in qualche parte contento di quel che il Padre Maestro haveva ordinato a cotesto Padre Inquisitore(549), perch io vorrei che egli havesse gusto e rimanesse satisfatto....



2181..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 10 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 174. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Ricevei l'altra settimana una sua gratissima(550), nella quale mi significava il dubbio che havea della persona mia per la morte di quel frate nostro. Hora gli dico ch'io son sanissimo, per l'Iddio gratia, come anco la citt; in contrasegno di che ci hano restituito il convento, che ci haveano occupato per li offittiali del lazaretto. Piaccia al Signore che si aprano li passi, acci la possi venire a vedere. Fra tanto godo estremamente che il negotio de'suoi Dialogi sia ridotto a buon termine, e vivo con questi Signori desiderosissimo di vederli.
Quanto al S.r Cesare Marsili, gi per un'altra mia(551) gli scrissi qualmente esso Signore stava occupatissimo in negotii domestici e liti; e non havendo anchor disteso l'altra parte della lettera(552), ma havendola solo in mente, non poteva metterla gi, anco che volesse. Ma quello che anco lo trattiene  che vorria vedere il rincontro dell'osservatione fatta a S. Maria Novella, che poi s'accender a perfettionarla, e io subito gliela far havere. Perci veda se havesse qualcheduno a proposito per far tale osservatione; ch la spesa che vi ander, do ordine al P. Lutio che voglia favorirmi di farla, ch del tutto sar rimborsato. Perci veda, se pu, di dar questo gusto al detto Signore et a me anchora, che anchor io m'adoperar per lei, perch resti gustata.
Il libro che 'l S.r Cesare li promesse(553), non s' mandato, perch quelli della posta non voglion prendere ad assicurarlo: perci sta serbato per lei sino che si aprano i passi. Io poi attendo alla stampa de'miei logaritmi(554), se ben questo mio stampatore va assai lento, ch a finire, credo, ci ander tutto quest'anno. E con questo faccio fine e li baccio le mani, ricordandomeli devotissimo servitore, come anco il S.r Cesare Marsili.

Di Bologna, alli 10 Giugno 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo e Dev.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Firenze.



2182..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 10 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 148. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Fu qui domenica mattina Vincentio, il quale mi disse esser venuto per veder il luogo de i Perini, se ben mi ricordo, il quale  in vendita, e, per quanto intendo, il comperatore c'haver ogni vantaggio, s come dal medesimo Vincentio potr V. S. esser informata. Io, perch sento che  qui vicino a noi e perch desidero la sodisfazione di V. S. (che so quanto desidera di esserne a presso) insieme con quella di Vincentio e nostra ancora, vengo a pregarla che non si lasci scappar questa occasione delle mani, che Dio sa quando gli se ne porger una simile, gi che si vede che quelli che posseggono luoghi in questi contorni non se ne vogliono privare altro che per estrema necessit, s come adesso interviene a questi et al Mannelli, il quale mi  parso d'intendere che sia gi allogato. Se V. S. si risolve di venir a veder quest'altro, potr con questa occasione esser qui da noi. In tanto gli dico che io sto bene, ma non gi S.r Archangiola, la quale finalmente  ridotta a starsene del continuo in letto. Il suo male non  di gran considerazione, ma credo bene che s'ella non si fossi procurata, havrebbe havuto qualche gravissima malattia. Hebbi le galline per lei, e ne ringrazio V. S. infinitamente. Prego Nostro Signore che la conservi, e me li raccomando con tutto l'affetto, insieme con le solite.

Di S. Matteo, li 10 Giug.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il S.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2183..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 13 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 47. - Minuta, non autografa.

.... Il S.re Galileo  restato sodisfattissimo(555) della buona terminazione del suo negozio....



2184..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 14 giugno 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 20. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Ho riceuta ieri la lettera di V. S. molto IIl.re insieme con quella di Don Modesto(556), al quale V. S. mi far grazia dire che veder con ogni modo possibile di consolarlo, e che non li rispondo per non offendere il P.re Abbate, con pregiudicio di D. Modesto. Nel resto io non mi ricordo i particolari delle altre mie: so bene che in generale ci doveva essere la mia devozione verso V. S. e il desiderio che tiene Mons.r Ciampoli nostro di servirla e di vedere le cose sue, e credo che ci fusse non so che intorno le cose di Bisenzo; ma poco importavano.
Sapr poi V. S. come, di ordine di N. S., io vado a servire l'Em.mo Sig.r Card.le Legato Antonio Barberino(557), e partir venerd prossimo; e se scriver a Urbino, mi sar favore. Il Sig.r Cardinale mi conduce con intenzione di studiare qualche cosa, e se lo far, ci ho gran fede, perch  ingegno pi che ordinario; e me lo creda, perch lo dico senza adulazione. Di quello seguir, glie ne dar parte; e li bacio le mani.
Se li pare bene, inchinando il mio nome alli Ser.mi Padroni, darli conto della mia andata e della mia continova devozione in ogni loco, mi far grazia singolarissima; e di novo li fo riverenza.

Di Roma, il 14 di Giugno 1631.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Disc.lo
Don Benedetto Castelli



2185..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 giugno 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 21. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Hoggi ricevo la lettera di V. S. molto Ill.re, e questa notte a sette hore parto per Urbino, come li scrissi per l'altra mia(558).
Quanto al debito che V. S. ha meco, mi vergogno a rispondere, perch io sono il debitore, e non la potr mai pagare.  necessario che lei mandi la procura(559); e tutto il semestre che sar maturato alla Madonna di Settembre prossimo venturo, sar interamente suo, essendomi valso delli 30 scudi della Madonna di Marzo passato per la spedizione delle bolle di Pisa e di Brescia, cio di questa ultima di Brescia, con alcuni pochi altri di mio, de'quali non glie ne do debito. Quanto poi a'quell'altra di Brescia sopra la Teologale, il Sig. Lorenzo(560), vero canonico, non ha hauto ancora un minimo servizio dal P. Teologo della Ser.ma Repubblica, anzi si  mostrato contrario: per io non intendo che lei mi rimborsi il speso per quello sin che non sar terminata quella lite e riscossi i pagamenti, e all'ora, se io haver bisogno, potr sodisfare ancora a quel conticino delle spese fatte per il Sig.r Vincenzo, suo nepote(561); anzi intendo di havere questo credito con esso lui, e non con V. S.
Mi rallegro poi che si stampino i Dialoghi, e che non s'habbia a perdere questo tesoro. Ho mille facendole per la mia partenza, e per finisco, facendoli riverenza.

Di Roma, il 20 di Giugno 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo e Devotiss. Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



2186..

GIOVANFRANCESCO BUONAMICI a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 28 giugno 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 176. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Tra le particolarit che andai gi notando per servire a V. S. circa il flusso et reflusso del mare, una di molta sostanza ne contiene un capitolo dell'Historia di Gonzalo d'Oviedo(562), testimone oculato di essa. Il capitolo tutto  qui aggiunto(563); n prima l'ho potuto dare a V. S., per non haver se non 4 d sono ricevuta una cassa, che mi rimase in Pisa l'anno passato, nella quale veniva. L'esquisitezza dell'ingegno et profondo intendimento di V. S. sapr, credo io, meglio esplicarsi della difficolt, che non ha forse fatto l'autore. Se V. S. non havesse osservato questa differenza da oceano a oceano, o, per dir meglio, da costa a costa, si compiaccia vedere et considerar il mappamondo, et dilucidarne agli studiosi la cagione di una tanta variet, che accrescer vaghezza alli suoi Dialoghi. Et a questo soggiungo un altro punto: che il canale che chiamano di Bahama, nell'Indie Occidentali, situato dalla parte di tramontana dell'isola Cuba, non distante nella sua bocca ponentale dal tropico, et che si va sempre piegando verso tramontana et  cammino al ritorno delle navi che dall'Indie vengono in Spagna, ha del continuo cos gran corrente da ponente verso grecolevante, che etiam con vento contrario, cio con levante, le navi n'escono fuori venendo di ponente et entrandovi con vento di levante per camminar verso ponente, non possono n anco imboccarlo; onde  che l'andare et il tornare si fa per diverso cammino, come V. S. potr vedere sopra le carte. Prego V. S. di gradire in questo poco il molto desiderio che ho tenuto di servirla; et se tra'miei scritti et libri ritrover altro a proposito, ne far parto a V. S., alla quale bacio di tutto cuore le mani.

Di Fir.ze, li 28 di Giugno 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Serv.re
Gio. Fran.o Buonamici.



2187.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 1 luglio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 178. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Se bene ho scritto a V. S. Ecc.ma sollicitandola per l'osservatione in S. Maria Novella(564), al che ella ha risposto esser cosa difficilissima, non  per che 'l S.r Cesare et io non habbiamo dato fede alle sue parole, che in somma v'entri gran difficolt; e tanto pi ci confermiamo, quanto da alcune osservationi, che habbiamo fatto intorno al solstitio estivo, habbiamo visto come non  s facile il mettere in essecutione quello che s'intende. Vedessimo di trovar la nuova meridiana, e veramente era differente dalla vecchia; ma perch variava troppo in spatio di 70 over 80 anni, cio circa g. 5, perci credo che di ci ne sia stata causa l'imperfettione dell'istrumenti adoperati, che veramente non erano molto giusti: e adoperando una staggia longhissima per descriver un pezzo di circonferenza, per trovar la meridiana con l'umbre eguali antemeridiane e pomeridiane, non si poteva haversi quella essattamente. Perci n 'l S.r Cesare n io facciamo molto conto di queste osservationi, fatte da noi pi tosto per invitare et animare alcuni giovani studiosi di queste professioni all'osservationi, e per disponerci a farle altre volte con essattezza. Per ci dice il S.r Cesare che non determina anchora cosa alcuna.
Habbiamo poi con tale occasione(565) avertito, esser fatto il solstitio tra 'l mezod del 21 e 22, circa la meza notte alquanto inanzi, come mostra il calcolo di Ticone e delle Rodulfine, che svaria dal Prutenico circa 10 hore doppo. Similmente habbiamo visto, essersi sminuita la obliquit dell'ecclittica dal tempo del P. Maestro Ignatio Danti sino adesso; e di pi ci ha fatti meravigliare, che aspettando noi che il circolo solare s'accommodasse e s'adeguasse al circolo marmoreo, nel transitare per la linea marmorea (della quale credo ch'habbi havuto il dissegno), come facea nel tempo sudetto, l'habbiamo visto passare molto ingrandito, cio quasi un minuto e mezo, cosa che ci ha veramente fatti stupire, crescendo tanto quanto in circa suol crescere dall'apogeo al perigeo, e ritrovandosi in altezza di g. 69, 30'in circa, libera dalle refrattioni, segno veramente di un gran diminuimento della distanza fra 'l sole e noi. Tuttavia V. S. Ecc.ma potr sapere meglio di me d'onde possa esser ci accaduto. So bene che, essendosi diminuita l'obliquit, il sole deve esser pi basso nel verticale, e in conseguenza far nel pavimento elissi pi grande di all'hora; ma che l'ingrandimento dovesse esser tanto, dall'incremento delli elissi de'seguenti giorni, alla medesima hora osservato, che era piccolissimo in rispetto di quel primo svario, par che si argomenti di no. Tuttavia penso che questa altezza verticale del sole sminuita ci habbi havuto che fare assai. Ma ci basti intorno alle nostre deboli osservationi.
Quanto poi alla sanit, noi stiamo benissimo, e hieri si disfece affatto il lazaretto. Cos Iddio ci conceda che si aprino i passi, acci possi vederla e goderla; alla quale per fine mi ricordo devotissimo servitore con il S.r Cesare, quali desideriamo d'intendere come la passi circa li suoi Dialogi, tanto da noi bramati.

Di Bol.a, il p.o Luglio 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Fiorenza.



2188...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 5 luglio 1631.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Per il servizio desiderato di V. S. Ill.ma(566) mi era venuto in pensiero che(567) fusse necessario far segnare accuratamente una linea meridiana in terra api del quadrato o dell'armilla che sono nella facciata di S.ta Maria Novella: ma perch quivi il pavimento  inegualissimo, mi  venuto in mente di segnarla in casa il S. Mario Guiducci, nostro Academico Linceo, che sta su la medesima piazza, e prossimo a i detti strumenti; s che, stando uno in casa e l'altro appresso il quadrato o l'armilla, si possino significare il momento dell'arrivo del sole al meridiano: e penso che non sarebbe se non bene, che ella ne toccasse un motto al detto S. Guiducci. Ma in ogni maniera io non rester di servirla in questo modo, o se in altro migliore sovvenisse a V. S. Ill.ma
Si va proseguendo la stampa de'miei Dialogi, ma un poco lentamente, rispetto che il libraio ne fa tirare gran numero, cio mille, che portano seco gran tempo. Ma l'opera, quanto alla carta et al carattere, riesce assai bene. Sin ora ne sono stampati 6 fogli, e saranno in tutto in torno a 50 o poco pi. Mi far grazia di salutare il P. Fra Buonaventura, al quale non scrivo perch ho scarsit di tempo et anco di particolari da dirgli: solo  ben che sappia, che occorrendogli scrivere al P. D. Benedetto Castelli, invii le lettere a Urbino, dove il detto Padre sta servendo l'Emin.mo S. Card. Legato(568).
Bacio con ogni debita reverenza le mani a V. S. Ill.ma supplicandola de'suo'comandi e pregandogli da Dio intera felicit.

Da Bell.do, li 5 di Luglio 1631.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2189.

GALILEO a [CASSIANO DAL POZZO in Roma].
Firenze, 7 luglio 1631.

Arch. Savoia-Aosta in Torino. Carteggio di Cassiano dal Pozzo, Vol. VI. - Autografa.

Ill.mo Sig.re, Sig.r Pad.n Col.mo

Per mano del S. Agnolo Galli ho ricevuta l'Epistola di Erico Puteano(569), della quale rendo grazie a V. S. Ill.ma, poich insieme con quella mi viene una testimonianza della memoria che tiene della persona mia, che tanto vive avida della sua grazia. Io vorrei spesso haver di queste confirmazioni con l'essere onorato di qualche suo comando, di che istantemente la supplico.
Da questa Epistola non si raccoglie qual sia il mezzo del quale il matematico Langren(570) si serv per graduar la longitudine, il che volentieri intenderei, almeno in generale, per vedere se forse avesse incontrato quel medesimo che tengo io, e che gi 16 anni sono cominciai a trattare con la Spagna e che adesso  per riassumersi, essendo restato in silenzio per 10 anni e pi: per se V. S. Ill.ma ne ha sentore alcuno, la supplico a farmene parte. La supplico insieme, con occasione, a far umilissima reverenza in mio nome all'Emin.mo Card.le Barberino(571), nostro Signore; et a V. S. Ill.ma con reverente affetto bacio le mani e prego intera felicit.

Da Firenze, li 7 Luglio 1631.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2190.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 8 luglio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 180. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Ho comunicato con quanti mi sono fatti contro, i quali gustono delle materie e non sono abili metter alcun intopo, la deliberatione di Roma di concederli pur al fine licenza, doppo esser stata tanto dibattuta in Roma, di publicare li suoi Dialogi della cagione del flusso et riflusso del mare, per pensiero di lei cagionato da i motti della terra, e anche al S.r Cottunio(572) medesimo, qual, senza che il publico gli habbia dato questo titolo, si professa eminente di filosofia in cotesto studio, il quale hora stampa De terre stabilitate, col quale alcuni mesi sono conferii le difficult che ella haveva in publicarli. Si  molto adolorato, per quanto mi ha parso, in vedere che, contro il decreto, come egli dicie, della Congregatione dell'Indice, V. S. habbi spuntato il poterne, ancorch come per favola e senza determinatione veruna, filosoficamente porgere occasione di credere quello che  contro alla verit cattolica, alla quale n la filosofia(573) o astronomia pu veridicamente contradire, essendo imposibile che la verit di una cosa non sia una sola, non pensando che la mobilit del sole scansi il decreto, come io gli ho detto et  stato confirmato da cannonisti e teologici. L'ho con questa occasione pregato che si compiacia farmi vedere quella parte del suo libro stampato che tratta questo particolare, con promessa di volerlo a mio otio questa estate con la penna in mano considerarlo; il qual me l'ha promesso cortesemente, ancor che il libro non sia per esser finito di stampare prima che a novo Studio. Se V. S. Ecc.ma ha gusto vederlo, le ne mandar coppia.
Quanto al modo di rincontrare la meridiana(574), per hora non trovo il men dispendioso e facile; il quale ancorch fosse usato dal Cavaliero Butrigari(575) per ricolocare il foro del gnomone di S. Petronio, vi trov, se mal non m'aviso, alcuna difficult, la quale intender, da chi vi fu presente, al ritorno che far da Nonantola, ove hora m'accingo d'andarvi per alcuni miei interessi, quali mi tolgono quasi affatto il campo di potere attendere ad alcuna sorte di speculatione. Alcune nove operatione fatte intorno al gnomone di S. Petronio per haver l'altezza del foro, la sua inclinatione, il livello del piano, per potere con pi saldezza essaminare le due osservatione fatte da me, con non esquisita esatezza forse, et dal S.r Mangini(576), mi hano reso chiaro delle difficult che ella mi faceva nella prima sua intorno al detto rincontro col mezzo de'duoi instromenti, armilla et quadrante. Scriver anche al S.r Guiduzzi(577), con il qual ancora, se cos li piacer, occorendo vederlo, potr conferirli quanto li ho scritto.
Con occasione della venuta del cavalerizzo della mia Accademia de'Torbidi, che si parte dimane a cotesta volta, havr il libro che li scrissi, con alcune ottave(578), alle quale vano fatti alcuni meglioramenti, poich non sono state fuor che nel secondo carretto: nella quarta ottava, che comincia O sia, inclino dire O pur; et in vezze del secondo O sia, scrivere O ver. La fretta e 'l non tediarla mi fa farli cordialissima riverenza, et le baccio le mani.

Di Bologna, il d 8 Luglio 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Facio rifare un altro globo meliorato, e le mander poi fato il disegno. Ma il Padre Bonaventura tratiene il maestro per altri.


S.r Galileo Galilei. Firenza.
Aff.mo Se.r Ob.
Cesare Marsili.



2191.

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 12 luglio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 260. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Se bene io ho differito il risponder alla lettera di V. S., non ho per questo lasciato di servirla col Padre Maestro del Sacro Palazzo; ma le sue grandi occupattioni, et l'andar anco forse un poco di male gambe nel negotio di V. S.,  causa che non mi sia riuscito sin hora come desideravo et procuravo. Tuttavia, havendomi detto asseverantemente che della prossima settimana mi dar il proemio et il fine del libro aggiustato, io non mancher d'inviarlo subito a V. S.; alla quale intanto bacio le mani.

Di Roma, 12 Lug.o 1631.
Di V. S. molto Ill.e
Aff.mo Ser.r
Fran.co Niccolini.



2192.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 luglio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 262. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Doppo una infinit di diligenze, finalmente s' ottenuta la correttione del proemio(579) dell'opera insigne di V. S., come vedr dal pieghetto qui alligato, indrizzato al P. Inquisitore, che le invio col sigillo volante, come m' stato consegnato. Veramente che il P. Maestro del S. Palazzo merita d'esser compatito, perch appunto in questi giorni, ne'quali veniva sollecitato et inquietato da me, ha patito de'disgusti assai grandi e delle mortificationi a proposito d'alcun'altre opere pubblicatesi poco fa, come deve haver hauti de'travagli anche in altri tempi; et in questa v' venuto tirato, come si suol dire, per i capelli, solo per la reverenza che porta al nome Ser.mo di S. A. nostro S.re et alla sua Ser.ma Casa.
Io mi rallegro con V. S. della terminatione di questo negotio, come della quiete che ne verr in consequenza a lei medesima ancora. E mentre le testifico la mia particolare osservanza et il mio ardentissimo desiderio di servirla, la prego della continuatione de'suoi comandamenti, e le bacio le mani.

Di Roma, 19 di Luglio 1631.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Ser.re
Fran.co Niccolini.



2193.

NICCOL RICCARDI a CLEMENTE EGIDII in Firenze.
Roma, 19 luglio 1631.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 20), lin. 229-237 [Edizione Nazionale]. Nei Mss. Gal. della Bibl. Nazionale di Firenze, P. I, T. II, car. 49, si ha copia di questa lettera, di mano di GALILEO, in capo alla quale si legge, sempre di pugno di GALILEO: Copia, e fuori: Copia dell'ordine dato dal Rev.mo P. Maestro del S. Pal. Cfr. n. 2192.



2194.

GALILEO a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Bellosguardo, 22 luglio 1631].

Cfr. Vol. VI, pag. 651-653 [Edizione Nazionale].



2195.

CASSIANO DAL POZZO a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 luglio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 264. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Col.mo

Ancor ch'io non scriva, non  per questo ch'io non habbi continuamente a cuore gl'amici e padroni, i quali molto pi vorrei servire che importunare scrivendo senz'occasione. Questa  la vera e real causa del mio silentio.
Pigliai a inviar al Sig.r Agnolo Galli la lettera stampatasi dal Puteano(580), sapendo che non poteva esserli discara, per incontrarsi il discorso d'essa con quello che tant'anni prima V. S. mi disse in questa citt. Procurer, col mezo dell'Em.mo S.r Card.l di Bagno(581) e d'un partiale dello stesso Puteano, che sta nella sua Corte, di penetrare qualche particolarit di questa inventione del Langreno, e a suo tempo gli mander quello che n'har ricavato. V. S. mi conservi intanto la sua gratia, e come sa che gli vivo servitore di cuore e ammiratore del valor e merito suo segnalato, cos mi favorisca, la prego, di suoi comandi. Al S.r Card.l mio Signore ho rapresentato l'affettuoso ossequio da lei impostomi, e per sua parte la saluto e gli rinuovo le fattegli da S. Em.za offerte di impiego dell'opera sua, dov'il servitio e gusto suo ne porti l'occasione. Il S.re la contenti e prosperi.

Di Roma, a'30 Lug.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.r Dev.mo
Cassiano dal Pozzo.



2196..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, luglio 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 150. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Suor Luisa ha, per sua buona sorte, riscossa la sua entrata prima che non pensava, e subito viene a dar sodisfazione a V. S. delli scudi 24 che gli deve(582). Confessa bene di non volere n poter sodisfarla quanto all'obligo che per ci haver perpetuo con lei, non le bastando l'animo di arrivar a contraccambiar la sua prontezza et amorevolezza altro che con la moneta di un buono e cordiale affetto in verso di V. S. e di noi ancora; e questo lo va manifestando giornalmente con gl'effetti in tutte le mie occorrenze, con maniera tale che pi non potria fare se mi fosse madre. Ella ha aggiunto nel panierino queste paste, acci V. S. le goda per suo amore.
Suor Archangiola se ne sta in letto, con poca febbre veramente, ma con gran debolezza e molti dolori; e se non m'inganno, credo che ci sar da fare assai avanti ch'ella ritorni in sanit, se pur vi torner. Il medico, quando ultimamente la visit, ordin fra l'altre cose alcune untioni allo stomaco con olio da stomaco del G. D. e olio di noci moscade. Dell'uno e dell'altro ne siamo a carestia, e per ci havrei caro che V. S. me ne provvedessi un poco.
Rimando due fiaschi voti; et veramente che se, in questa scesa che ho havuta, non fossi stato il vino bianco di V. S., l'havrei fatta male, perch sono vivuta di pappe e zuppe, quali non mi hanno nociuto per esser fatte in vino cos buono.
Havr caro d'intender se sortir la compra del luogo che V. S. venne a vedere, perch io grandemente lo desidero, e mi parrebbe cosa molto ben fatta e utile per la lor casa. Non occorrendomi altro di presente, saluto caramente V. S. insieme con le solite, e prego Dio benedetto che la feliciti sempre.

Di S. Matteo, li di (sic) Lug.o 1631.
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2197..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 266. - Autografa.

Molt'Ill.re S.r mio Oss.o

Ricevei la settimana passata una lettera di V. S., piena di ammiratione e di travaglio della poca inclinatione che qui si mostrava verso la sua dottissima opera, e non le risposi, perch presupposi che fusse inviata prima di ricever il proemio accomodato e l'ultimatione del negotio con la lettera per il P. Inquisitore(583). Ma perch questa settimana, che mi pareva di doverne sentir la ricevuta, non m' comparso avviso alcuno di suo, dubitando che il pieghetto possa esser capitato male, ho voluto di nuovo dirlene queste poche parole, perch possa, non l'havendo ricevuto, farne far diligenza alla posta et avvisare perch si possa procurarne duplicato. Favorisca d'un motto per mia quiete, mentre non resto di ricordarle la mia affettuosissima osservanza verso il suo merito grande, et le bacio le mani.

Di Roma, X Ag.o 1631.
Di V. S. molto Ill.re


Il pieghetto, dov'era la speditione del P. Maestro del Sacro Palazzo, dicono questi miei che l'inclusero nel dispaccio del S.r Bal Cioli, com'io havevo ordinato.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Aff.mo Ser.r
Franc.o Niccolini.



2198.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 12 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 152. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Perch pur vorrei haver grazia che V. S. si avvicinassi a noi, vo continuamente procurando d'intendere quando qui all'intorno ci sia qualche luogo che si deva affittare; et hora di fresco sento esserci la villa del Sig.r Esa Martellini, la quale  al Piano di Giullari, e confina con noi. Ho voluto avvisarglielo, acci V. S. possa informarsi se per sorte fossi a suo gusto, il che havrei molto caro, sperando che con questa comodit non starei tanto senza saper qualcosa di lei, come di presente mi avviene, cosa che veramente io tollero malvolentieri; ma connumerando e ricevendo questo, insieme con qualche altro poco di disgusto, in vece di quelle mortificazioni ch'io per [...] negligenza tralascio, mi vo accomodando il meg[...] posso a quanto piace a Dio: oltre che mi persua[...] a V. S. non manchino intrighi e fastidii d'altro rilie[...] sono i miei, e con questo m'acquieto.
Suor Archangiola, che ta[...] mi ha dato da pensare, per grazia di Dio sta alquanto meglio, e se bene assai debole e fiacca si ritrova, comincia a sollevarsi; e perch havrebbe gusto di mangiare qualche pesciuolo marinato, prega V. S. che gliene faccia provisione di qualcuno per questi prossimi giorni magri. In tanto V. S. procuri di mantenersi sana a questi gran caldi, e di grazia mi scriva un verso. La saluto affettuosamente per parte delle solite, e prego Nostro Signore che le conceda la Sua santa grazia.

Di S. Matteo, li 12 di Agosto 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2199..

GALILEO ad [ELIA DIODATI in Parigi].
[Bellosguardo], 16 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 83t. Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI. In capo a questo frammento si legge, di mano dello stesso VIVIANI: "G. G. 16 Agosto 1631".

Ho, dopo molte difficolt, ottenuto di stampare i miei Dialoghi, ancorch la materia che tratto, e la maniera con che la porto, meritasse ch'io fussi pregato di pubblicargli da que'medesimi che nno fatte le difficolt, come, in leggendogli a suo tempo, V. S. stessa comprender.  vero che non ho potuto nel titolo del libro ottenere di nominare il flusso e reflusso del mare, ancorch questo sia l'argomento principale che tratto nell'opera; ma ben mi vien conceduto ch'io proponga li due sistemi massimi Tolemaico e Copernicano, con dire che amendue gli esamino, producendo per l'una e per l'altra parte quel tutto che si pu dire, lasciandone poi il giudizio in pendente(584). Ne  sin ora stampata la terza parte, e spero che in tre mesi si finir il rimanente. Credo che, se si fusse intitolato il libro del flusso e reflusso, sarebbe stato con pi utile dello stampatore. Ma doppo qualche tempo si sparger la voce, per relazione di quei primi che l'averanno letto, e intanto V. S. ne sar stata da me avvisata etc.



2200..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 268. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

L'assenza del nostro Padre Don Benedetto da questa Corte(585) mi fa restar privo delle novelle di V. S., che  una delle mie pi principali consolationi. Mosso per da questo particolar desiderio, vengo di presente a farle reverenza, sperando con questo mezzo di incitarla ad honorarmi con le sue pregiatissime lettere. La devotione che si deve alle sue virt eminentissime dover trovare scusa appresso di lei, mentre ardisce d'incomodarla con lo scrivere. So quanto io mi possa promettere della sua humanit, e per sperando questo favore, non resto intanto di salutarla a nome di tutta la conversatione; et io le bacio reverentemente le mani.

Di Roma, il d 23 Ag.to 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Desidero qualche avviso della sanit e dello studio di V. S. Ecc.ma, di cui non so che alcuno viva pi reverentemente innamorato di me. Che fa il S.r Peri(586), tanto celebratomi da lei, che mi dest nel cuore un vivissimo desiderio di conoscerlo e servirlo? Sopra tutto mi rallegro che nelle pubbliche disavventure V. S. Ecc.ma habbia saputo cos bene trionfar della peste, come trionfer dell'invidia e viver col nome sempre gloriosissimo. Mons.re il March.se Pallavicino, il S.r Ab.te Conti, il S.r Giorgio, mia continua invidiabil conversatione, salutano V. S. Ecc.ma, come anco il nostro S.r Antonio Grimani (?).


S.r Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2201..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 27 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 154. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ci lamentiamo del tempo, invidioso del gusto che noi, insieme con V. S., in questo giorno havremmo potuto prendere con ritrovarci in compagnia. Ma, se piacer a Dio, spero che potr seguir presto un'altra volta; et in tanto godo con la speranza di dover haverla continuamente qua vicina, s come per l'imbasciata fattami dalla Piera comprendo: e la prego a prosseguire l'impresa, acci riesca il nostro disegno(587), che, come V. S. vorr, credo che si superer ogni difficult.
Stasera compartir la buona provvisione mandata da lei con le amiche, ma della ricotta non ne prometto a troppe. La ringrazio per(588) parte di tutte, e di cuore me le raccomando.

Di S. Matteo, li 27 di Agosto 1631.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bellosguardo.



2202.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 30 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 155. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Se la misura o indizio dell'amore che si porta ad una persona  la confidenza che in lei si dimostra, V. S. non dovr star in dubbio se io l'amo di tutto cuore, come  in verit; poi che tanta confidenza e sicurt piglio con lei, che qualche volta temo che non ecceda il termine della modestia e reverenza filiale, e tanto pi sapendo ch'ella da molti fastidii e spese si trova aggravata. Nondimeno la certezza che ho, che V. S. sovviene tanto volentieri alle mie necessit quanto a quelle di qualsivogl'altra persona, anzi alle sue proprie, mi somministra ardire di pregarla che si compiaccia di alleggerirmi di un pensiero che molto m'inquieta, mediante un debito che tengo di cinque scudi per la malattia di Suor Archangiola, essendomi convenuto in questi 4 mesi spender alla larga, in comparazione di quello che comportava la povert del nostro stato; et hora, che mi trovo all'estremo et in necessit di sodisfare a chi devo, mi raccomando a chi so che pu e vuole aiutarmi. Et anco desidero un fiasco del suo vino bianco, per farl[o] acciaiato per Suor Archangiola, alla quale credo che pi giover la fede che ha in questo rimedio, che il rimedio istesso.
Scrivo con tanta scarsezza di tempo che non posso dirle altro, se non che vorrei che questi 6 calicioni fossino di suo gusto. E me le raccomando.

Di S. Matteo, li 30 Agosto 1631.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo S.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



2203.

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 agosto 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 270. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Dopo che scrissi a V. S. d'Acquasparta l'anno passato di questi tempi(589), dandole l'infelice nuova della perdita del nostro Sig.r Principe, non le ho pi scritto, perch non potevo darle nuova alcuna delle cose della nostra Accademia, che dormono tuttavia; et io sin hora son stato sempre occupatissimo ne'negotii della Sig.ra Duchessa(590), la quale non si  mai aggiustata circa gl'interessi dell'eredit col Sig.r Duca suo cognato(591), e del continuo siamo su gl'inventarii e stima de'mobili et altre robbe e stabili ch'erano del Sig.r Principe b. m.: e della stampa del libro Messicano(592) non si  fatto altro, n si far finch non pervengono in mano della Sig.ra Duchessa denari dell'eredit, che hormai dover presto seguire qualche aggiustamento.
Circa poi le cose dell'Accademia, non prima della settimana passata ho potuto parlarne con l'Emin.mo Sig.r Card.le Barberino(593), il quale  di senso che si faccia il novello principe, ma per vorrebbe uno nato Principe; e perch in Roma non ci  soggetto a proposito, mi ordin che ne scrivessi cost et a Napoli, acci vedano le SS.rie loro se v' tal soggetto e lo riferiscano. Qui v'era il Sig.r Marchese Palavicino(594), ma s' gi messo in prelatura, e il principe vorrebb'essere secolare; onde potr pensarci ancora V. S. e dire il suo senso. Ne scrissi la passata ancora al Sig.r Guiducci, il quale mi diede buone nuove di V. S., e che gi stampava il suo libro, che n'hebbi gusto particolare; et intesi parimente che il Sig.r Adimari stampava il suo Pindaro(595) a Pisa, che essendo gi accettato fra'nostri, sar bene che esca il suo libro col titolo di Linceo, che lo far sapere al Sig.r Card.le Barberino, e si far quanto S. Em.za comander. Intanto V. S. si habbia buona cura e si conservi, difendendosi da cotesti mali contagiosi, che intendo vadano cessando, e mi comandi se son buono a servirla in cosa alcuna; e resto con augurarle il nostro anniversario felicissimo, e le bacio di cuore le mani.

Di Roma, li 30 di Agosto 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo e Vero
Franc.o Stelluti.



2204.

NICCOL FABRI DI PEIRESC a GIO. GIACOMO BOUCHARD in Roma.
Boisgency, 5 settembre 1631.

Bibl. della Scuola di Medicina in Montpellier. Vol. H 271, car. 210. - Autografa.

.... J'ay apprins de certains gentilhommes Florentins, qui passrent icy la semaine passe, que le livre du Galile du flux et reflux est soubs la presse, qu'il y en avoit un tiers d'imprim lors de leur despart, et que le libraire se promettoit de l'avoir achev  la Toussains. Ils m'en dirent tout plein de jolies particularitez, qu'ils en avoient veues aux feuilles ja imprimes. Cela sera bon  voir en son temps. Il est par dialogues et disputes pour et contra, sans rien resouldre de la mobilit de la terre et autres problmes, et n'est qu'en italien....



2205..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 9 settembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 182. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

L'occupatione intorno alla mia stampa(596), l'essere stato un puoco a diporto fuori, et il non haver urgente necessit di scriverli di qualche particolare, mi ha fatto usare tanto silentio, che forsi li ha potuto generare qualche dubbio della persona mia(597). Hora li dico ch'io mi ritrovo con sanit, per l'Iddio gratia; il Sig.r Cesare parimente sta bene e si ricorda della promessa della sua sfera Copernicana(598), ma, per esser fuori e per la negligenza dell'artefice, non pu con quella prestezza che vorrebbe sodisfare al suo debito con esso lei. Osservaremo poi in S. Petronio questo prossimo equinottio, e del tutto dar parte a V. S. Ecc.ma
Non mancher poi di dirli come, con l'occasione di pescare intorno alli triangoli sferici, ho ritrovato la misura della superficie, non vista anchora da me appresso alcuno auttore; tuttavia potrebbe essere che ella, come pi versata di me, l'havesse vista, e mi far gratia dirmene il suo parere. Trovo dunque che la superficie di qualsivoglia triangolo sferico alla superficie della sua sfera ha l'istessa proportione che ha la met dell'eccesso della somma delli tre angoli sopra duoi retti alli medesimi duoi retti; del che li mander la demostratione, quando la vorr vedere.
Sto con desiderio aspettando il fine della stampa de'suoi Dialogi, non meno, anzi pi, che del mio libro; et insieme vengono aspettati, come opera di singolar dottrina, da tutti questi suoi partiali. Feci alli giorni passati al S.r Dottor Achillini(599) quell'argomento dello scagliar delle pietre etc., e li parve di non haver sentito il pi forte contro il moto della terra e ne sta aspettando la solutione, quale io li dissi che la vederebbe ne'suoi Dialogi. Quanto al Dottor Cottunio(600), che ha toccato qualche cosa contro il moto della terra, non li dir altro, se non ch'egli  semplice filosofo Peripatetico; ma presto veder parimente l'opera sua, che la stampa il medesimo che stampa la mia. La prego a darmi qualche nuova di s e de'suoi Dialogi, e con questo me li ricordo al solito devotissimo servitore, come fa parimente il Sig.r Cesare Marsili.

Di Bologna, alli 9 Settembre 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Firenze.



2206..

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Posillipo, 9 settembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 203. - Autografa la firma.

Ill. Sig.re

Ricordandomi haver V. S. mostrato desiderio di haver un libro del Padre Scheiner(601) per quando si poteva havere, ho commesso al Vecchi, mio Auditore a Roma, che le ne mandi uno per mia parte per il procaccio; in che gradir il mio continuato desiderio d'impiegarmi in cose di suo gusto. E Dio la conservi e prosperi.

Da Posilipo, a'9 di 7mbre 1631.

S.r Galileo Galilei.
Aff.mo di V. S.
Paolo Giord.o Orsino.

Fuori: All'Ill. Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.

con un libro dentro scatola coperta
di tela incerata.
Firenze.



2207..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PIETRO DUPUY in Parigi.
Boisgency, 13 settembre 1631.

Bibl. Nazionale in Parigi. Mss. Peiresc, Vol. 717, car. 119. - Autografa.

Monsieur,

Je suis interrompu encores cette foys, lorsque je pensois vous escrire, par l'arrive ceans de trois gentilshommes Florentins, venus sur un navire du Grand Duc  Tollon, o ils ont faict un peu de quarantaine. Ils partirent de Ligourne deux jours aprez que M.r de Guise y estoit arriv, et desja il estoit all voir Son Altesse a Florence, qui le vint rencontrer  my chemin et luy avoit prepar une reception fort honorable. L'un d'eux a nom Galilei(602), et le Sieur Galileo Galilei n'a pas de maison dont il face plus d'estat que de la sienne. Il m'en a desja dict des nouvelles, que vous ne serez pas marry d'apprendre nomplus que M.r Deodati. C'est qu'enfin on luy a donn permission  Rome d'imprimer son livre du flux et reflux de la mer, soubs certaines declarations et protestations mises en teste du libvre par l'autheur, qui l'a compos en forme de dialogue, o il introduit des personnes qui parlent pro et contra du mouvement de la terre, sans en rien determiner. Car c'est sur cela qu'il fonde tout son flux et reflux. Il y en avoit desja un tiers d'imprim  Florance il y a plus d'un moys, et le libraire asseure qu'il aura achev dans la Toussains. On m'en promet des premiers exemplaires, dont je ne manqueray pas de vous faire part....



2208...

ALESSANDRO NINCI a [GALILEO in Bellosguardo].
S. Maria a Campoli, 24 settembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 23. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

Giulio mio cugino, apportatore della presente, viene a V. S. non tanto per agiustare il conto de'danari che da lei ricevette in presto Matteo mio fratello(603), che sia in Cielo, quanto per dedicarseli per servitore humilissimo e pregarla che l'honori con qualche suo comandamento; s come anchora io suplicho con tutto l'affetto V. S. a riceverlo nella sua protezione, come ha fatto tutta questa casa, assicurandola che in lui e in me non  minore il desiderio di servirla di quello che sia l'obligho, se bene le poche forze son causa che sempre s'acresce al debito. Con che facendoli humilissima reverenza, gli pregho da Dio cumulata felicit.

Da Santa M.a a Campoli, 24 7mbre 1631.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Devotiss.mo e Oblig.mo Se.re
Alessandro Ninci.



2209.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Pesaro, 26 settembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 272-273. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Io ho in Roma le due bolle delle pensioni di V. S. molto Ill.re, cio quella della pensione sopra il Canonicato di Pisa(604) e quella sopra la Mansionaria di Brescia; e son sicuro che il Sig.r Gio. Battista Arisio haver in pronto la rata di Settembre, e la pagar ad ogni richiesta di V. S. senza difficolt a chi lei ordinar per procura. Per dia gli ordini oportuni in Roma.
Quanto al stato mio che desidera sapere insieme con cotesti Signori miei Padroni(605), li dico che mi ritrovo qui nel palazzo incantato, sotto quel lago dove si dava gi cos bel tempo il Berni con la sua compagnia; e qui parimente sono una gran mano di Franchi Paladini, che tutti si danno bel tempo, chi in un modo e chi in un altro: chi balla, chi salta, chi sona, chi gioca, chi si d spasso con dame, chi con cavalli, chi con comedie, e ogn'uno si trattiene senza pensiero in quel che pi li piace. Ma perch a me piacque sempre quel trattenimento di quell'huomo da bene che faceva la sua vita in letto, fuggendo la fatica con star fermo, longo e disteso, senza far mai niente, e sopra gli altri spassi si prendeva quello di numerare i correnti e considerare chi era dritto, chi storto, chi con buchi e chi con chiodi; per questo medesimo spasso ancor io ho trovato estremamente singolare: e cos essendomi applicato ai numeri algebratici, ho di gi risoluti pi d'un centinaio di quesiti con mio grandissimo gusto; e questo ho fatto senza numeri cossici e senza posizione di radici, come si fa nell'algebra, e li prometto che ancora non ho ritrovato maggior gusto nei studii: e sappia che la strada che io tengo  facilissima, e tale che resta intelligibile da ogn'uno che habbia ogni poco di principio di aritmetica comune.  vero che i quesiti che io ho risoluti sin hora, sono tutti di quelli che nell'algebra si risolvono per simplice equatione; tuttavia quello che io ho di gi fatto mi pare che mi possa dar gran lume a cose maggiori e pi difficili, ma al sicuro  una gran preparatione per il resto. Se V. S. verr a Roma, come  desiderata da tutti e in particolare dal nostro Mons.r Ciampoli, vedr che non ho speso malamente il tempo, e ne haver gusto.
Nel resto, mentre la Corte si  trattenuta in Urbino, fui pregato da una mano di gentilhuomini di garbo e litterati di spiegarli i principii della geometria, come feci con mia particolare consolazione, perch m'incontrai in ingegni non dozzinali, ma in particolare in quattro di quelli buoni, con i quali spesso si fece honoratissima ricordanza del gran merito di V. S.: e mi creda che sono restati stupefatti, e tanto pi quanto che prima erano aversissimi al nome di lei et alle cose sue, delle quali o non sapevano niente affatto, o le havevano apprese storpiate bene; ma hora sono acconci in altro modo, e intendo che studiano alla gagliarda. Nel resto sto benissimo e di gambe e di orina, e ne dar la nova di questa continovata sanit al Sig.r Aggionti. Prendo tabacco a tutta passata, e non mi piglio fastidio di cosa alcuna.
Quanto alla Rosa Orsina(606), ne viddi gi in Roma qualche cosetta, ma mi parve, come veramente , tanto puzzolente, che non ne voglio veder pi; e pur troppo restai stomaccato della bestialit e della rabbia avvelenata dell'autore, degno di essere corretto con altro che con inchiostro. Crederei che fosse bene che qualche amico di V. S. mandasse al Padre Generale de'Gesuiti una lettera in stampa, come quella del Sig.r M. Guiducci(607), nella quale si essortasse il detto Padre a non permettere che eschino fuori simili sciaguratagini, una delle quali sola  atta a infamare il nome di tutti quei RR.di Credami per, che havendo io parlato in Roma con diversi che hanno fiutata(608) questa Rosa, tutti ne restano stomacatissimi; e in particolare un giorno si fece un longo e giusto discorso sopra quello che  posto nel principio dell'opera, dove si vede una profondissima superbia dell'autore nel spazzare spropositatissimamente la familiarit e fratellanza che teneva con Principi etc.: stante la quale gonfiatissima ambitione non  da far meraviglia se cos arrabbiatamente, fuori di ogni ragione, si  rivoltato contro V. S., dalla quale forsi pretendeva erezzioni di tempii e di altari e incensi. Ma lasciamolo pure nella sua lordidezza e puzza, e lei non se ne dia pensiero.
Io star con desiderio attendendo i Dialoghi di V. S., e fo conto di non vedere mai pi altro libro che il breviario e questi Dialoghi, e cercare di vivere pi che si pu senza offesa di Dio n del prossimo, e venendo il tempo della morte riceverla allegramente, come fine d'ogni miseria. Scrivo a Roma per questo ordinario al Sig.r Lorenzo Richiadeo, che faccia delle bolle(609) di V. S. quello che lei li comandar: per se le vole in Firenze, potr scrivere al detto, che le mandar. E con questo li fo humile riverenza insieme con tutti colesti Signori a uno per uno, e a tutti prego dal Cielo ogni bene e salute.

Di Pesaro, il 26 di 7mbre 1631.
Di V. S. molto Ill.ra
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.



2210.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 27 settembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 186. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Tarda mi capita la lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 13, come fanno sempre le felicit, non havendo in questo genere cosa pi desiderata. In fatti siamo stati in un terribile conflitto; et se le moschettate non ci hanno colto, non  che non fossero frequentissime e mortali. Gloria a Dio.
L'Ecc.mo Proc.r Venier(610)  ritornato dalla sua legatione(611) colmo d'honore, et ha letto nella lettera di V. S. con dimostratione di estraordinario piacere le sue salutationi; e m'accorgo accrescere di gratia appresso S. E., perch vede quanto io sia devoto e costante servitore di V. S. Scrivendoli, come mostra desiderio, le testificationi delle qualit del S.r Mathematico di Pisa(612), di cui io mi trovo gi inamorato per fama, faranno grand'effetto.
Aspetto con estrema impacientia il fine della stampa de'Dialoghi per poterli havere. Mi pare che quel Giesuita tedesco(613) sia un buon giudicio e meriti somma comendatione, perch sendo propriet loro farsi nome col dir male, egli non poteva nella professione attacarsi a sogetto pi cospicuo n pi alto, et che potesse far haver vita al suo nome, che anco l'esser nominato maledico  haver fama. Ma al saldo. Io ho memoria destintissima che quando V. S. hebbe fabricato qui il primo occhiale, una delle cose che osserv fu le macchie del sole, et saprei dire il luoco di punto ove ella coll'occhiale, su una carta biava, le mostr al Padre di gloriosa memoria(614); e mi raccordo delli discorsi che si facevano, prima se fosse inganno dell'occhiale, se vapori del mezo, e poi, replicate l'esperienze, si conchiudeva il fatto apparir tale, e doversi filosofarvi sopra: che puoi ella part. La memoria di ci m' fresca come se fosse hieri. Ma che bestie si trovano! La verit vince. Dio la conservi, come di cuore Lo prego, et a V. S. molto Ill.re bacio con ogni affetto le mani. Nostris responde litteris et amoribus. Vale.

Ven.a, 27 7mbre 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Ser.re Cordialiss.o
F. Fulgentio.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.tre et Eccell.mo Sig.r P.rone Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



2211.

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 11 ottobre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 188. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio,

Vedi quanto V. S. Ecc.ma scrive del libro intitolato Rosa(615). Io dubito che non intervenghi a quel Padre come a quel'imperatore, che volendo afogare altri in una gran salla, piena di folie del medesimo fiore, egli vi lasci o la vita o la moglie. Viviamo e vedremo.
Desideravo aspetare occasione di potere havere licenzia dal S. Cutunio di comunichar lo stampato del di lui libro(616), che subito chiesto mi mand; ma non  stato posibile prima che ussischi in publicho, che ser prestissimo. Sono in sostanza quatro foglii, in provando che la terra  semplice, non gran magnete, ch non ne potressimo sostener parte alcuna in mano che dalla gran molle tereste non fosse attrata, e che la magnete ch abiamo non potrebbe, a parangone della terra, havere pur una minima forza di tirare il ferro. Concore col Cabeo(617) al libro 4, cap. 21, e che in somma se la terra si dovesse movere, bisognaria havesse un perpetuo motore, qual ha la sfera del fuocho. Loda per talmente l'argumento a favore del Copernicho de immenso spatio quod primum mobile suo motu pertransit, che egli non vi sa dare altra risposta che dire che habbet vires, sed in hoc ellucet summa prepotentis Dei excelentia; onde la inmobilit della terra serr un miracolo della nostra Fede, nel che siamo d'acordo.  vero per che quelo argumento non so quanto vaglia.
Circa l'oservatione di S.o Petronio, non posso dirli d'haverne profitato, altro che l'havermi aperto campo di specular modi per superare le malagevolezze che portano le cose materiali in grande per la essatezza dell'osservationi. Se si potesse credere alli testimonii di vista di 20 anni sonno, direi a V. S. Ecc.ma che la masima declinatione  diminuita, e che la distanza dalla terra al sole si sia accurtata, se le refrationi non inganasero o la cimma et pavimento del gnomone non si fossero mossi, il che non ci pare credibile. La quale distanza neli absedi per con avidit aspeto da'sui Dialogi sapere se, mediante l'oservatione delli eclissi et ocultatione de'Pianetti Medicei, si venghi in notitia che(618) abia la medesima comensuratione con le distanze, pur nelli absidi, del sole a Giove, le quali, in forma di Tolomeo, si direbero le distanze dalla terra al centro del'epiciclo(619) col semidiametro del medesimo; ch in tal casso concluderiasi contro il Purbachio(620) la egualit delli epicicli de'3 superiori con la sfera del sole, hovero la mobilit terestre Copernichana, che induria per necesit la fluidit de'cielli.
Ma tornando dove mi parti', che direbbe mentre non pratichase che non potessi ancor esser accertato del livello del pavimento? Il coribato, il livello ordinario, et altri instrumenti di questi idrografi pratichi, non acordano, convenendo, per certificare l'operacioni, valermi del'aqua stagnante, quando avr comodit di poterlo fare. L'alteza similmente, ancorch io habbi adoprato righe di legno, annodate con cardini e lamine di ferro, spaghi et corde bolitte in colle fortisime, apesse dalla cimma del fuoro o pertugio a perpendicolo di tutta la altezza per tanto tempo che in quel sitto ferme si sechasero, non ho ancor potuto avere pontualmente, per tirare poi circoli dal centro del perpendicolo al ragio ante et post meridiano(621) verso il solstitio estivo, poich verso li equinotii l'ombre crescano o calano ogni hora un minuto di declinatione (e mi stupischo del Padre Clavio, che nella sua Gnomonica(622), per trovare la meridiana, non avert questo punto; onde si vede che la groseza di quel volume non uscise in questo dala schiera comune delli inumerabili scritori di tal dotrina); per tirar, dicho, detti circholi, mi conver adoprare un pinno di tanta lungheza che possi servire di rafetto o conpasso per tal bisogno. Il tremolare del raggio et la indistincione del'ombra non  picolo punto; e pure stimo meglio simili instrumenti grandi che picioli: e converami ancor fare rifare il pavimento in alconi luoghi. Le mie occupationi nelle cure domestiche mi vietano al presente lo aplicarve l'animo; quindi ancor  che io non posso seguitare la prencipiata diceria, che li mandai(623), come per altre ragioni non ho ancor hautto fortuna di poterli mandare il disegno del globo, come vorei, materialmente migliorato. Le facio, per non tediarla pi, riverentia.

Di Bologna, ad 11 di Otobre 1631.

Aff.mo Se.r Vero
Cesare Marsili L.



2212...

GISMONDO COCCAPANI a GALILEO [in Bellosguardo].
Firenze, 16 ottobre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. Contemporanei, Vol. IX, car. 13. - Copia di mano dello stesso GISMONDO COCCAPANI, il quale in capo ad essa scrisse: "Copia di una lettera scritta al S.r Galieo Galiei ad 16 di 8bre 1631".

Ecc.mo Sig.r mio,

Fo sapere a V. S. Ecc.ma come il S.r Proveditore della Parte no si risolve per ancora di darmi quelli aiuti che mi bisogniano per levare la pianta e livello di Arno, per potere fare il modello per mostrar sensibilmente la verit della mia prima inventione, sino a che non  dichiarato e'dubbi che , insieme con i SSig.ri di Consulta, sopra la scrittura di V. S. data al S.r Auditore Raffaello Ostaccoli(624). Perci pregho V. S. Ecc.ma a compiacersi di favorire questo negotio di dichiararli, acci sia conosciuto la verit del suo parere, nel quale consiste l'approvatione e fine di questo negotio. E il principale dubbio adunque che ci nno, per quanto  potuto sapere dal detto S.r Proveditore,  nel 4 punto principalissimo, in particolare sopra quelle parole della potenza dei romani inperatori, quale cominciando cos: Resta il 4 punto, per mio parere principalissimo etc.(625) Del che non nno tali dubbi li altri che nno letto la scrittura di V. S., poi che  giudicato da tutti che V. S. abbia volsuto dire, drento alla brevit del tempo di 2 anni, conceduti all'autore, sia inpossibile, sicome , mostrar l'operatione di tutta l'inventione del'accomodamento, dicendo per ci che dentro al termine di 2 anni aver dato saggio della riuscita della sua inventione, altrimenti il privilegio s'intenda anullato,  veramente spatio troppo breve, e seguitando: perch a pena etc.(626); perch avendo in 2 anni a fare con ogni diligenza la pianta tutta e tutto il livello di Arno, e insieme in detto tempo fare il giuditio di tutte le spese e dei danni e delli aquisti e poi sperimentare la riuscita del'inventione sopra una parte del fiume, che sar cominciando sopra la pescaia di Rovezzano sin sotto quella della Porta al Prato, la non crede che tutta questa fattura si possa spedire in manco di 5 o 6 anni, quanti anni adunque ci vorranno nel viaggio di 60 miglia: tanto pi che li anni di questo negotio sono di 3 mesi l'uno, come lei lo dimostra in quelle parole quando dice: Le quali 2 operationi vengano rese dificultose e prolisse dal non potere esser esercitate fuor che in alcuni mesi del'anno, e quelli anco incomodi rispetto ai caldi(627); che perci, a voler fare bene tutte queste operationi drento a s breve tempo, ci vorrebbe la potenza, come lei dice, delli antichi signori di regni anplissimi, ch poi lei non ci penserebbe punto di mettersi all'inpresa e ne spererebbe felice esito; altrimenti, non avendola, l'operatione resterebbe inperfetta, che perci avendosi a esporre a moltissimi assalti del fiume iracondo ripari inperfetti, li areca qualche spavento. E aci che i rivali non abino, con il ritardamento di questo negotio, a scemar all'autore il tempo concedutoli per il privilegio, se bene, come si dice, che chi non pu agere non li corre il tempo, con tutto ci in questo ritardamento possono nuocere sempre, perch, come si dice per proverbio, chi non fa la festa il d che l' non la fa poi. Che per fine racomandandomi a V. S. Ecc.ma, le fo la dovuta reverenza.

Di casa, li 16 di 8bre 1631.



2213..

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 18 ottobre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 190. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Sono ritornato in Roma sano e salvo, per grazia di Dio, dove ho ritrovato che V. S. non ha scritto al Sig.r Lorenzo Richiadei per le bolle delle sue pensioni: per le mando io con questo ordinario per via del banco de'Sig.ri Martelli, acci siano pi sicure. Mi far favore avisarmi della riceuta. Non ho ancora visto il Sig.r Arisio(628), quale so che pagar prontissimamente V. S., se non ha pagato; ma bisogna che lei mandi procura a qualcheduno che riceva il pagamento e ne faccia scrittura autentica, acci lei si metta in possesso essigendi, che servir per ogni difficolt che li potesse essere fatta per l'avvenire.
Io poi lavoro alla gagliarda con i numeri senza quattrini, e di gi ho risoluti con meravigliosa facilit 150 quesiti senza numeri cossici e senza posizione di radici, nel qual negozio ritrovo grandissima consolazione; e perch vengo stimolato da molti amici di stampare questa fatica, desidero sopra modo che V. S. la veda, e procurare mandargliela con la prima occasione. In tanto mi conservi la sua grazia, e faccia profondissima riverenza alle Ser.me(629) Altezze di cotesti Principi miei padroni, e baci le mani a tutta la nobilissima sua conversazione.

Roma, il 18 di 8bre 1631.
Di V. S. molto Ill.re


Ho poi risoluto mandarle per via della Segreteria del Sig.r Ambasciatore Toscano.


Devotiss.o e Oblig.mo Se.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.



2214..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 28 ottobre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 192. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Io scrissi alcuni giorni sono a V. S. Ecc.ma succintamente, per ritrovarmi all'hora un puoco indisposto, mandandogli la demostratione della misura del triangolo sferico, della quale aspettavo il suo giuditio; ma perch sin hora non ho visto sue lettere, ho dubitato o che non l'habbi ricevuta o d'altro impedimento: perci, s per questo come per haver nuova della sua buona salute, di nuovo replico con questa.
La stampa de'miei Logaritmi(630) si va tirando inanzi, non con quella prestezza ch'io vorrei: ne sono per stampati da 50 fogli. Credo che i suoi Dialogi dovrano essere a buon termine, e l'aspetto, con li altri suoi affettionati, con molto desiderio. Il libro del S.r Cottunio(631) sar horamai quasi spedito, nel quale vedr gli suoi argomenti contro il moto della terra.
Il Sig.r Cesare Marsili l'altro giorno mi fece un argomento, che mi parve molto bello, contro il moto pur della terra, e non pi da me sentito. Io gli diedi risposta, e glielo scriverei; ma per non esser cosa mia, non ardirei senza sua licenza far questo: ma quando esso glielo scrivesse, haverei caro vedere se m'incontrassi con lei nella solutione.
Desidero poi sommamente di sapere dove sia stampata la Rosa Orsina(632), per poterla havere.
Quest'anno devo leggere nelle scuole publiche l'Almagesto di Tolomeo, che poi haver compito il corso di quello che si suol leggere a Bologna. Quest'anno finisse la mia condotta, e bisogner ch'io chieda la conferma, e la dimander presentando i Logarithmi, quali dedico all'Ill.mo Reggimento. Occorrendo cosa nuova, gliene far parte; e per non mi occorrere altro per hora, finir facendoli riverenza, in nome anchora dell'Ill.mo S.r Cesare Marsili, che se li ricorda servitore.

Di Bologna, alli 28 8bre 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Firenze.



2215..

BARTOLOMMEO SERNI a GALILEO in Firenze.
Roma, 31 ottobre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 274. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Oss.mo

Non prima che con quest'ultimo ordinario di Genova m' pervenuto il piego di V. S. et insieme la lettera per il S.r Gio. Batta Arrisio, al quale in man propria l'ho presentata, facendoli instanza, in virt del mandato di proccura(633), del termine maturato a Settembre della pensione riservata a favore di V. S. Ha risposto che in breve far lo sborso, e fratanto le scriver alcuni particolari di questo medesimo negotio. Subito che haver effetto il pagamento, ne far rimessa a V. S. per mezzo del S.r Agnolo Galli, che con lei m'ha honorato in farmi participare de'suoi comandamenti. Assicurisi che rester contracambiato con vero desiderio di servire l'un e l'altro, mentre per fine le bacio le mani e da Dio prego ogni bene.

Di Roma, li 31 d'Ott.re 1631.
Di V. S. molt'Ill.e
S.r Galileo Galilei. Fiorenza.
Aff.mo per ser. sempre
Bartol.o Serni.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza(634).



2216...

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 1 novembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 157. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. S.r Oss.mo

Non potr mai dubitare della cortesia di V. S. per la sicurezza che me n'han data tanti favori ricevuti da lei, de'quali terr sempre memoria particolare et obbligatione eterna, s come  per fare il S.r Ambasciatore ancora.
L'occhiale di V. S. dovette arrivare a'confini(635), ma per le difficult che s'incontrano ne'passaggi, per causa della sanit, dovette ancora tornar in Firenze, et sar facilmente appresso al S.r Bal Cioli o pure appresso al S.r Bocchineri(636), gi che, havendolo voluto far consegnare alla S.ra mia suocera in Firenze, in tempo che il contagio faceva gran male, ella non hebbe per bene di poterlo ricever con sicurezza. N saprei dir altro a V. S. in questo proposito, e tanto meno de'disegni d'Anna Maria(637), la quale son molti e molti mesi ch'io non ho veduta, essendo anco ultimamente morto suo padre. Et ricordando a V. S. il mio desiderio et obbligo di servirla, le bacio le mani, s come fa il S.r Ambasciatore con tutto l'animo.

Roma, p.mo 9mbre 1631.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galileo Galilei.
Aff.ma Serva
Caterina Riccardi Nicc.ni



2217...

ALESSANDRO NINCI a [GALILEO in Bellosguardo].
S. Maria a Campoli, 2 novembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 24. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

Ho fatto diligenza per trovare alcune cotogne, sapendo che sogliono essere grate a V. S., ma poich non ho potuto havere quelle che volevo, gli mando quelle poche che io posso, con alcune altre frutte e un paio di capponi, sapendo che V. S. s'appagha della buona volont. Accetti dunque il pocho che io posso in vece del molto che io devo, mentre co 'l fine gli pregho da Dio cumulata felicit.

Da S.ta Maria a Campoli, 2 di Novembre 1631.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Devotiss.mo e Oblig.mo Se.re
Alessandro Ninci.



2218..

GIO. BATTISTA ARICI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 novembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 276. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Alla lettera di V. S. di 13 Ottobre, presentatami dal di lei procuratore(638), non ho fatto prima risposta, perch mi volevo pure abboccare col P. Castelli avanti di farlo; ma, per molte volte che sono stato a casa sua, non ho havuto fortuna di ritrovarlo: onde non ho voluto differire pi a longo di dire a V. S. in risposta ci che dissi anco al suo procuratore, ci  che la rata di 7mbre, che devo a V. S., sar prontissimo per questa volta a sborsarlela, tuttavolta per che, commiserando ella alle calamit presenti, per le quali la mia Mansionaria  dicaduta in modo dal stato in cui si trovava quando l'haveva il mio antecessore, che non  possibile potere sostenere la pensione annua di scudi sessanta di Roma, come pur speravo quando m'indussi a consentirla, non dir per qualche anno, ma temo per qualche secolo; perch quelle terre della prebenda (nervo della entrata della Mansionaria) sono state abbandonate dalli lavoratori, i quali s per la mortalit loro come delle bestie, non hanno il modo di potere continovare, n a quest'hora si trova chi voglia subintrare se non con avantaggi tali et conditioni disorbitanti, in modo che a me non torna conto a gettare il proprio per l'apellativo, massime valendo li raccolti cos puoco che tutto il grano che si  fatto quest'anno (che  la maggior rendita che si faccia in quelle parti) non bastarebbe per li 60 scudi di pensione; quando, dico, per V. S., havuta questa consideratione, voglia divenire a quel diffalco che sar honesto, mi contentar di sborsare per adesso anco tutta la rata di 7mbre, havendo goduto questo anno senza andarmene alla ressidenza, che perci posso lasciarmi dolere di qualche cosa, che non potr fare quando rissieder, come penso di fare a questa primavera. Per tanto vegga V. S. a che cosa si piglia, perch io assolutamente li dico che non  possibile pagare li scudi 60, quali ne fanno di moneta di Brescia 84; et havendo procurato di far affittare quelle terre, non si trova chi vogli pagare pi di 150 di quei scudi: lascio dunque pensar a lei se a me torna di rissiedere con sessantasei scudi di quella moneta, doppo 14 anni di servit alla Corte.
A me dispiace sopramodo di essere dalla necessit astretto a comparire avanti di V. S. con questi avvisi, ma non credo gi che lei vorr l'impossibile; n io penso che n la giustitia n la conscienza mi astringer a pi di quello che potr. Attender per tanto qualche ragguaglio della sua rissoluttione, mentre per fine alla sua buona gratia mi raccomando, et bacio le mani a V. S. dicuore.

Roma, 15 Nov. 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Serv.re
G. Batta Arisio.

Fuori: Al molto Ill. Sig.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



2219..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 18 novembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. IV, T. IV, car. 113. - Autografa

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Ho sentito molto gusto che il mio theorema(639) gli habbi dato sodisfattione. Non mancher, subito finiti di stampare, di farli havere i Logaritmi(640). Quanto alla Rosa Orsina(641), io veramente resto stupito della spesa, e poi del modo di trattare dell'auttore; e veramente non credo che potesse havere maggior mortificatione e lui e li aderenti suoi, come se con l'occasione della stampa de'suoi Dialogi vi soggiungesse un'apologietta di quattro carte, ch'evacuassero(642) quanto lui dice contro di lei in s grosso volume: e credo che di gi forsi l'haver fatto, poich senz'altro sariano pi stimate quelle quattro carte che tutto il suo volume; e saria bella con un musciolino abbatere un elefante, o, per dir meglio, una gran chimera.
L'Ill.mo Sig.r Cesare poi se li ricorda servitore, e credo che per quest'ordinario li mandi copia dell'argomento accennatoli(643), da lui longamente digerito; il quale, per quanto ho potuto comprendere, riceverebbe a singolar favore, quando o in questo o in altro si fosse incontrato ne'medesimi pensieri con V. S. Ecc.ma, di esser honorato ne'suoi Dialogi con un puoco di cenno che facesse della sua persona, o in questo argomento se li paresse da interserirvelo, o in altro che li havesse mandato. La somma della difficolt del suo argomento a me pare che in questo consista, ridotto all'universale, cio: se dentro il grandissimo cavo delle stelle fisse si prender il ponto S come centro, che sia per essempio il sole, intorno al quale immobile giri un altro punto, come T, che ci rappresenti la terra, e di poi intorno a T giri un altro punto l, come la luna, quali si suppongano anco regolari ne'loro moti, che mentre intendiamo TS prolungata andare in una fissa, essendo in tal sito congiunti li tre punti T, l, S con la fissa, se poi si mover T, per essempio, per l'arco Ta, et in quel tempo sar la luna mossa intorno a T verso Z, arrivata alla medesima fissa non haver essa luna fatto una reale intiera revolutione, ma solo quando arriver al punto h; e ci gli pare per essere, dice, il punto l nel primo sito il medesimo che 'l punto h nel secondo sito, stando realmente dirimpeto al punto quiescente, cio al sole: di onde poi raccoglie, nel sistema Copernicano non parer che si possa dire che 'l mese periodico sia eguale, posto che nel sistema Tolemaico si assuma per eguale, e ci se non si d quel terzo moto alla sfera lunare, della direttione dell'asse verso la medesima fissa, che si suol dare all'asse terreno; nel che li pare che pi si aggravi la natura nel Copernico che in Tolomeo, obligandola quello a due moti, e questo ad un solo, per salvare l'egualit del mese periodico.
[vedi figura 2219.gif]
Hora, perch mi manca il tempo, non dir altro, rimettendomi alla sua scrittura; ma solo ch'io li risposi, haver la luna compito un'intiera revolutione quando ritorni alla medesima fissa, poich quanto al determinare un'intiera circulatione non mi par che ci habbi che fare il sole, ma si deve haver riguardo solo alle stelle fisse, dovendosi riputare, in rispetto di quelle, come se non si movesse la luna del moto intorno al sole, ma che fosse in quiete: anzi ho detto, che quando il punto T andasse per questo gran cavo vagando per qualunque strada, e sregolatissimamente, e che la luna andasse sempre seguitandolo, girando regolarmente intorno a lui come suo centro, posto che fosse tal moto fatto per spatio che fosse insensibile rispetto alle stelle fisse, che nulladimeno saria finita l'intiera revolutione mentre la luna ritornasse alla medesima fissa; n mi pare che ci sia di bisogno d'introdure altro moto di direttione dell'asse della sfera lunare verso l'istessa fissa per mantenere l'identit del punto, principio e fine della circolatione, facendo quest'offittio la stella fissa. Che poi i pianetini di Giove, per essempio, partendosi dalla congiuntione co 'l sole rispetto a Giove, mentre ritornano alla congiuntione co 'l medesimo sole, overo mentre che Saturno dal perigeo del suo epiciclo, movendosi intorno a quello, ritorna al medesimo perigeo, habbi passato un'intiera revolutione reale, quanto importa il moto di Saturno intorno al sole, credo per me che sia vero, havendo in tal modo Saturno scorso intorno al centro dell'epiciclo pi che tutte le fisse.
Non posso dir di pi, perch devo pensare alla lettione publica, e non ho tempo pi che un'hora. Mi scusi perci s'io non spiego bene il mio concetto, ma credo ch'ella per discrettione m'intender, e vedr s'io m'incontro con lei, dalla quale pende la decisione di questa lite tra 'l Sig.r Cesare e me. Finisco bacciandoli le mani e ricordandomeli devotissimo servitore.

Di Bologna, alli 18 No.bre 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Gal.eo Ga.ei
Firenze.



2220..

FRANCESCO DE'MEDICI a GALILEO [in Firenze].
Madrid, 26 novembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 205. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Cosimo Lotti ha detto al Re, come io portava due vetri e un occhiale piccolo di V. S. per S. M., che, come ha saputo ch'io sia arrivato, ha mandato subito a pigliarlo per il S.r Lavagna(644), suo aiuto di Camera. Sento che  riuscito assai buono, et io ne ho gusto particolare, come havr contento straordinario se all'occasione, discorrendo con chi mi parr a proposito del suo valore e delle sue offerte, potessi concluder qualche cosa che le satisfacesse. Et le bacio le mani.

Madrid, 26 Novembre 1631.
Di V. S. molt'Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Serv.re
Il Commend.re di Sorano.



2221.

LORENZO PETRANGELI a [GALILEO in Firenze].
Monaco, 27 novembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 278. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio sempre Oss.mo

Tengo la sua amorevolissima de'3 del corrente, e nel vero tanto pi grata, quanto che ha portato con seco s opportuno soccorso(645), e, quel che pi vale, la promessa cortese di voler essere et in vita et in morte ricordevole di questa sua povera casa. Quando io lessi queste parole alla sua Sig.ra cognata(646), proroppe in s gran copia di lagrime et in tanti affettuosi ringratiamenti, che io non basto a rappresentarglieli.
Hora intorno a quello che V. S. molto I. et Ecc.ma desidera di sapere, gli dico che il primogenito de'figliuoli si ritruova in Polonia, come pur parmi havergli significato per l'altra mia(647); il peso degl'altri  tutto sopra le spalle della povera vedova, a la quale da questa Ser.ma A. non sono stati assignati che cento di questi fiorini, che rispondono quasi in tutto a'50 scudi mandatigli di cotesta moneta: e cos puol considerare che al numero d'otto bocche non sono altro, in questo paese massimamente, che un'insalata. E perch in tale stato bisogna che vivino come possono, a questi giorni Alberto (di cui ho havuta sempre ed ho speranza grandissima) cadde malato per una febbre che l'assal; ma hora, Dio gratia, se n' liberato, e va attorno. Io poi dell'ottima inclinatione e risolutione che V. S. molto I. et Ecc.ma mostra verso questi poverini et innocenti figliuoli, non dir altro se non che, oltre la gran lode che n'acquister qua in terra, si fabricar anco una pretiosa corona per portarsela in Cielo; n io son mai per mancare d'impiegar quel medesimo amore a pro di questa famiglia tanto meritevole, che io portai sempre a la buona memoria del Sig.r Michelagnolo, mio caro e fidelissimo amico, e ne sia certa.
Dell'inclusa, per venirmi molto raccomandata, prendo ardire di raccomandarne il buon ricapito a la sua cortesia; e per fine rimanendogli servitore di tutto affetto, prego il Signore che la faccia sempre felice.

In Monaco, a'27 di 9mbre 1631.
Di V. S. molto I. et Ecc.ma
Serv.re di tutto affetto
Lorenzo Petrangeli.



2222...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Arcetri, 29 novembre 1631.

Arch. Marsigli In Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa, mutila della parte superiore della prima carta.

[.....] e poi riordinare caso [.....]brogliato, e tiene ancora che poco [.... ]termi occupare in studii nuovi e difficili da esser da me capiti, quali per la prima e seconda lettura mi si rappresentano le conietture prese da V. S. Ill.ma dalla costituzione de i moti della [vedi figura luna2.gif] contro all'ipotesi Copernicana(648); e quello che molto mi dispiace  l'essermi venute in tempo che non mi d occasione di poterle inserire nel mio libro(649), che gi  ridotto presso al fine, dove tratto solo il flusso e reflusso, n vi  luogo dove innestar con proposito la sua instanza: tutta via non rester di cercar d'intarsiare in qualche modo, per mia onorevolezza(650) et accrescimento di reputazione, alcun segno al mondo, per il quale venga pubblicata la reverenza mia verso la virt sua e la stima che ella fa de i miei studi, quali e'si sieno(651). Intanto gli domando dispensa di poter con animo men turbolento ristudiare il suo argomento, per potermene meglio impadronire e pi intimamente considerarlo.
Rispondendo ora a gl'altri particolari della sua lettera, gli dico non haver veduto opera alcuna di Seleuco, antico matematico, e volentieri vedrei quello che ella m'accenna havere inteso da D. Gostanzo(652).
Il primo libro del moto fo pensiero di publicarlo subito dopo i Dialogi: intanto rendo grazie a V. S. Ill.ma dell'affetto benigno che(653) [....................................................................]
Aspetter con desiderio lettere et ingresso all'amicizia dello studente Franzese(654), nominato da V. S.
Son sicuro che gl'altri SS.ri Lincei vedranno con gusto et ammirazione quello che V. S. Ill.ma scrisse a me in proposito della meridiana; ma di questi il S. Fabri(655) pass a miglior vita, ed il S.r Stelluti credo che sia ancora in Roma appresso l'Ecc.ma S.ra Principessa(656). Quanto al successore, si era fatto assegnamento sopra l'Eminentissimo S. Card.l Barberino; ma egli si  lasciato intendere, parergli conveniente che il successore debba esser descendente da principe(657), come principe era il passato, cosa che render difficile il trovar successore.
Non posso, astretto da molte urgenzie, esser pi con V. S. Ill.ma, anzi la prego a far mie scuse col P. F. Buonaventura se non rispondo alla sua; e con tal fine, con la debita reverenza, gli bacio le mani e prego felicit.

D'Arcetri, li 29 di 9mbre 1631.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo
Ser.re Galileo Galilei.



2223..

LODOVICO LODOVICI a [GALILEO in Firenze].
Macerata, 29 novembre 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVIII, n. 167. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Essendosi mossa una disputa tra certi Accademici di questa nostra citt di Macerata, se quelli nuovi pianeti da lei ritrovati siano ancor in essere o no, et in particulare quello vicino a Saturno, per io, come deputato, ricorro da V. S. per supplicarla che ci vogli far tanta gratia di darcene grata risposta; e insieme anco la prego, se volendo alcuno per modo di discorso difendere l'opinione di Nicolao Copernico, sia necessario concedere quello che dice il Tycone della grandezza delle stelle fisse e dell'immenza lontananza del ciel stellato, e quali ragioni si ponno addurre per non affermare un s grande assurdo. Che il tutto riceveremo per gratia e favor singulare, con restarcene anco in perpetuo obbligatissimi.

Di Macerata, alli 29 Nove. 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo et Obbl.mo Ser.re
Lodovico Lodovici.



2224..

GIACOMO JAUFFRED a GALILEO [in Firenze].
Bologna, 30 novembre 1631.

Da un foglio volante, a stampa, Bononiae, typis Clementis Ferronii, 1631 (cfr. n. 2225), di cui sono due esemplari nell'Arch. Marsigli in Bologna, Busta citata al n. 1688. Di questo foglio fu fatta poco dopo una ristampa (cfr. n. 2228), con le medesime note tipografiche, della quale si contiene un esemplare nei Mss. Galileiani della Biblioteca Nazionale di Firenze, P. I, T. X, car. 27. Registriamo appi di pagina la variante che fu introdotta in questa ristampa.

GALILAEO GALILAEO,
Lynceorum Duci, Philosophorum primo,
IACOBUS GAUFRIDUS salutem.

Vix coegissem animum ad hoc officium, ni tui nominis fama gloriam promisisset obsequio: non enim sine laude iactabo, quod te, toties, meritissimis exceptum encomiis, per has litteras compellavero, et parumper, ab acrioris philosophiae curis laxatum, avertero in mei erga te cultus imaginem: scilicet hoc erit pretium audaciae meae, ut famam inveniam sub tuis auspiciis; et haec gloria tot obsequiis, ut debeantur virtuti tuae. Diu enim est, ex quo, nominis tui dotibus plenus, mea tibi studia vovi, et stupore prorsus incredibili prodigia colui ingenii tui: nam et in Gallia te potui olim suspicere, dum ingens tui fama, quasi nescia Italico coelo capi, pares suae moli fines quaerebat in exteris plagis, et hic, pulcherrima tuorum dogmatum lectione imbutus, tuam mirari philosophiam, quae indagine tam solerti occultas rerum usas profert in lucem veritatis. Tu primus crassam illam et scientiarum incrementis noxiosissimam caliginem discussisti, quam vana quaedam erga veterum autoritatem religio offuderat oculis posterorum, ut in tuam iam laudem cedant tot ingeniorum gloriosi nisus, quae sub tui nominis favore laborant aeternitati. Tu primus in naturae Lyceo sic triumphasti, ut, quasi cornicum oculos confixurus, axiomatum novitate plenus, sapientes erexeris ad novum studium, et stupore tuarum dotum repleveris curiosos. Nostra iam tibi philosophia debet, quam de coelestium orbium certitudine gloriam iactat, et quaesitura vires elementorum solertiam rogat Galilaei; per te iam splendet illius nitor, quem multorum vesana subtilitas inanibus levibusque commentis, seu halitu pestilenti, corruperat, priscorumque tot monumenta, quae nobis absumpserat iniuria temporum, per te iam restaurata fulgescunt. Plura cumularem in tuam gloriam, ni coelum ipsum immortali siderum luce, quae tu mortalibus aperiisti, loqueretur ingenium tuum: quot enim fulgent in Galaxia gemmae, tot servat stellatus orbis encomia tibi; atque tui nominis argumenta tot micant, quot Iovem stipant illustres satellites: scilicet, maius terrarum hoc orbe, tuum nomen se provexit ad aethera, siderumque radiis alte depictum et temporis et invidiae evasit audaciam.
Magna haec quidem, Galilaee doctissime, verissimae laudis argumenta: adhuc tamen intactum est mihi, quod amplissima gratulatione saepius amicis ingeminavi, magnetici vigoris incrementum, quod te audio ad miraculum usque ante sex annos produxisse, ut per te iam possit lapidis pondo, quinquaginta supra centum ferri libras, allicere. Obstupui sane ad litterarum tuarum fidem, quam Caesar Marsilius, et generis et doctrinae gradu insignis, nuperrime mihi fecit. Stupeant iam hoc prodigium Gilberti(658) manes, tuamque plane mirentur industriam, quae sine ullo armorum praesidio robur novit firmare sideritis; sed obstupescat ad tanti experimenti energiam Peripateticorum turba, suique dogmatis autoritate damnata, per te nunc sciat, rei vim posse in incertos incrementi limites exurgere, nec octavum esse ullum gradum qui qualitatum coerceat perfectiones, sed amplissimam latitudinem esse, per quam illarum excurrat et divagetur intensio. Sua ergo commenta iam rideat, quae definito heterogenearum partium numero rerum complebat vigorem, per te profecto compraehensura quod per obscuras rationum ambages ausa fuerat insectari. Una tibi parens natura gratetur, cuius praestantiam, artificio tam solerti quaesitam, commendas aeternitati. Tuum nunc erit, ulteriori conatu magnetem excolere, et provectis iam illius viribus, mirabilis adeo corporis nobis asserere elementum.
Si mihi daret humanitas tua, ut hic paucis aperirem quod sentio, nihil forsan obiicerem quod discreparet a mente tua: iam dudum enim displicuit mihi tardum illud et iners terrae pondus, quod sine ulla occulti vigoris energia iaceat, et quasi languidum ferietur in centro. Naturae praestantiam forte curarem et illius ingenium specioso argumento commendarem, si totum hunc, quem pede terimus, terrenum orbem magneticis facerem viribus efficacem, ut quem constanti regionum situ distinguit nunc casus, vis interna componeret atque firmaret. Nec deessent in hoc pardoxon rationes, quae sapientum fidem invenirent: futilis enim et imaginarius est omnium iam fide vulgatus in coelo polus, quem respiciat sideritis; illum quippe eventu certissimo depraehendit in terris curiosa multorum sedulitas, ut iam debeant posteri in densa hac infimaque orbis mole demirari, quod stupore prius iniusto venerabatur in coelo antiquitas: et sane vix intelligerem conversionis hunc impetum, ni telluris ingenio magnes tacita similitudine consentiret. Sed momentum pulveris ex levi quodam siccitatis ponderisque vestigio homogeneum terrae faciet Lycei autoritas, magnetem vero, qui terrae naturam efficacibus refert indiciis, damnabit? In illo, velut in compendio verissimo, continetur quidquid ingentem telluris orbem partium varietate distinguit, ut imaginis haec energia naturarum arguat affinitates.
Dogmatis huius examen vix hactenus Peripateticorum ullus subiit, praeter eruditum illum et Aristotelis verum interpretem Ioannem Cottunium, qui pereleganti rationum serie a terrarum hac mole magnetis vires et naturam amolitur: non enim capit vir insignis, qu tot ferramenta, quae per incuriam saepe iacent in solo prostrata, nullis viribus excitarentur, cum magnes exiguus obiectam acum illico rapiat, suum in illam ingenium infusura: pulchrum sane et efficax argumentum, si monstratum prius esset quod cum Philosopho ipse palam inficiatur(659). Exereret eundem vigorem tellus, ni sordibus alienis inquinata marceret, et confestim in ferrum transfunderet quod temporis ope confert. Sic nec omnium est magnetum eadem virium energia, sed amplum huius discrimen pro varia lapidum conditione: quibus enim effoeta iam virtus contabuit, quanquam integra natura subsistat, vix obsequetur obiectum ferrum; quin expirat vis haec trahendi et prorsus extinguitur, ni apto tegmine sedulo foveatur, ut qui lapis efficaci olim praesentia ferrum ad se proliciebat, libero iam difflatus aere tandem consenescat. Eandem et mutationem perpessa tellus, velut otiosa iam languet, et tanquam impar sibi nunc facta, eos effectus premit, quos naturalis et pura vis illius continenter eliceret: non enim potuit per tot dissidiorum impetus et aeternas causarum vicissitudines, quibus hic orbis fervet, incorruptum servari terrae robur, sed verum aemulum sideritis cessit illato discrimini.
Sed parrgos haec forsan effudero et praeter fines litterarum; at excusabit hunc impetum studium veritatis. Non potui occasione tam ampla sustinere quod diu quaesiveram Galilaeo conferre. Felix ego, si tuis consenserint haec argumenta, et fortunatus si, Lyceo repugnanti, autoritate tua favebis: quod enim novitatis haec cura audacem me faciat, certe sapientem tuum me nomen divulgabit. Per te iam cedat hoc mihi augurium, novaeque praeco philosophiae per te asserar aeternitati: hanc tu facile iam ingresso, hoc est tui iam fama pleno, recludes; nec diu laborabis indulgere quod mihi iam contulit tui nominis favor. Eandem auderem philosophiae gloriam ominari, ni tuis Dialogis iam occupasses tam grande augurium. Sed et erexisti Lyceum ipsum tanti laboris beneficio; stupebunt quippe Aristotelis manes, qui occultum hactenus reciprocum maris aestum in publicam lucem provexeris, dum erumpat aliquando geometrica illa et plane mirabilis doctrina motus, cuius quaedam argumenta per tuum Marsilium potui demirari: eadem enim haec novitate percellet animos posterorum, qua tuus olim stupuit oculus ad mutabilem Veneris faciem, quam erudito aspectu quaesitam pulcherrime observasti. Vale.

Dat. Bonon., prid. Kal. Decemb. 1631.

BONONIAE, typis Clementis Ferronii, 1631.
Superiorum permissu.



2225..

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 2 dicembre 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 165. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Oss.mo

Mando a V. S. Ecc.ma gl'inclusi(660), de'quali ne ho fatto fare un milliaio. Mi favorir di rispondere al Sig.r Giacomo(661), con scusarsi se non risponde per ora, ch'io fra tanto pagher in voce per lei il debito, e che per ci mi facci per parte di V. S. Ecc.ma una ricomandatione, come anco al Sig.r Cottunio(662), il quale la stima in estremo, ancor che stipendiato per legere Aristotile, e che cortesemente diede licenza ch'io le inviassi quelle tre lettioni. Et qui a V. S. Ecc.ma faccio riverenza, senza finir mai di salutarla.

Bologna, ad 2 Decembre 1631.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma


Potr darle nel soprascrito del molt'Illustre.


Aff.mo Ser.re
Cesare Marsilio.



2226.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 13 dicembre 1631.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

In conformit dell'ordine di V. S. Ill.ma, e per pagamento di piccola parte del molto che devo al Sig. Iacomo Gaufredi, scrivo a S. S.a l'alligata lettera. Ho letta la stampata, inviatami da V. S.(663); e come ella accrescie in me lodi non meritate, dubito che possa sciemare in lei il concetto d'esquisito giudice dell'altrui dottrina, per havermi, come credo, figurato a questo gentiluomo per assai pi scienziato di quel ch'io sono. Ma siano tutte l'altre mie opinioni quello che esser si voglino, a me basta la sola scienza e certezza che ho dell'amore di V. S. Ill.ma, i frutti del quale, o acerbi o maturi, sempre mi gustano. Egli far in nome mio reverenza a V. S. e al S. Cottunio, ch cos lo prego; s come prego lei a duplicarla al medesimo Sig. Cottunio, rappresentatomi da lei per cos bene affetto verso di me: la qual disposizione toccher a V. S. a continuargli a favor mio anco dopo che haver veduti i miei Dialogi, ne i quali, se io fussi stato a tempo, non harei mancato di procurarmi la sua grazia nella contrariet delle opinioni.
Io sono involto in moltissime occupazioni, che non mi permettono di poter dare tutte le sodisfazioni che(664) devrei a i miei padroni; per mi scusi in grazia, e gradisca quel poco che posso. Riceva l'annunzio delle buone Feste, e lo partecipi col nostro P.re Buonaventura e con tutti gl'amici di V. S. Ill.ma e bene affetti verso di me; et a tutti con reverente affetto bacio le mani.

Di Firenze, li 13 di Xmbre 1631.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo ed Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2227..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 dicembre 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 22. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Il fratello del Sig.r Canonico Lorenzo Richiadei, che sta qui di mia camerata in Roma,  per andare a Venetia a trattare la lite del canonicato del Sig.r Lorenzo, e mi ha pregato che di novo impetri una lettera efficace di V. S. molto Ill.re al P.re Fulgenzio(665) in raccomandazione di questa causa; e non potendo io mancare in conto alcuno di servire questi Signori, la prego con tutto il cuore a farmi questa grazia, e scrivere al sudetto Padre che faccia ogn'opra possibile per questi Signori in grazia di V. S. E per non perdere tempo, potr inviare detta lettera al molto Ill.e Sig. Antonio Richiadei, Brescia, che subito riceuta detta lettera partir per Venetia.
Io sto bene pi che mai sia stato. Ho le stantie vicine a Mons.r Ciampoli nostro, col quale mi ritrovo ogni giorno, et ogni giorno si fa gioconda ricordanza di V. S. e del suo merito; e si sta con ansiet aspettando i Dialoghi, e Monsignore se li ricorda devotissimo. Con che li fo humilissima riverenza.

Di Roma, il 13 di Xmbre 1631.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto C.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Fiorenza.



2228..

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 18 dicembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 194. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Per adempire in parte a quanto m'inpone il desiderio di V. S. Ecc.ma, le porter le parole medesime scritte da Don Constanzo de Notari, Nolano, abbate della Congregatione Cassinense, nel terzo de'cinque libri del suo Mondo Grande, impresso in Venetia per Evangelista d'Euchino, 1617, intorno all'opinione che hebbe Seleuco mattematico del flusso e reflusso del mare, e sono queste:
"Seleuco mattematico, persuadendosi che la terra ad un perpetuo moto sottogiacesse, insegna per consequenza che mentre al moto di lei s'oppone il moto lunare, ne nascha il flusso e reflusso dentro l'oceano, quasi effetti di chi con forze eguali persevera ostinato alle frontiere dell'aversario."
Questo  quanto sopra ci egli scrive al capitolo quinto(666).
Questi litterati, alla lettera del Francese(667) che gli inviai non le oppongono altro che negare la conclusione che la terra sia una gran magnete, perch i gravi gravitariano diversamente, verbigratia in Italia pi di quelo che si facciano in Francia o in Hispagna. Il Sig.r Cottunio fece meco instanza che levassi il suo nome da quella lettera stampata; e per mantenermelo in gratia  stata fatta ristampare da me, come vedr nella inclusa(668). Altro per hora non mi occore che farli humilmente riverenza.

Bologna, li 18 Dec.re 1631.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma

Se io potessi havere una copia de'suoi Dialogi, overo che fossero consignate a me le copie che dovranno vendersi a Bologna, vorei tenerle in reputatione col farne vedere una, prima dell'altre otto o dieci giorni, al S.r Car.le Legato(669), Mons.r Vicelegato(670), miei padroni et amorevoli del S.r Iacomo Francese(671) e ben affetti verso V. S. Ecc.ma Pigliar perci in questo la sodisfatione del stampatore o libraio.


Aff.mo Se.re
Cesare Marsili.



2229..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 dicembre 1631.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 23. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

La lettera di V. S. molto Ill.e del primo del corrente mi  stata portata questa sera solamente: per non ho che dirli altro in risposta, solo che trovar l'Arisio, e li parlar in modo che credo che la sodisfar; se non mi adossar io a farlo pagare a forza, perch qui a Roma si far ragione.
Il nostro Mons.re Ciampoli si ritrova indisposto di dolori colici, e li ho fatto riverenza in nome di V. S., e cos a Mons.r Pallavicino(672), che era presente; e tutti dua li baciano carissimamente le mani. Io sto bene al solito, e son tutto suo come sempre. Mi perdoni se son breve, perch servo Monsignore(673): e li bacio le mani.

Di Roma, il 20 Xmbre 1631.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o e Matt.co di S. A. S.
Firenze.



2230.

GERI BOCCHINERI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 25 dicembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 280. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Hebbi la lettera di V. S., et la participai al S.r F. Ainolfo(674), al quale poi detti il memoriale, formato da me in quella maniera ch'egli mi prescrisse; et il S.r F. Ainolfo mi ha promesso che quanto pi presto potr vedr di spedire il negozio: n io lascer di far la parte di sollecitatore.  ben vero che, da hieri et hoggi in poi, che sono state giornate di devotione, S. A. del continuo  stata a caccia, di dove la sera torna molto tardi et spesso bagnata, rispetto a questi paduli, onde conviene che si muti habiti et che poi spedisca lettere et negozii: il che ho voluto accennare a V. S. per giustificatione del S.r F. Ainolfo, se forse induger a fare spedire questa grazia ch'ella desidera del frugnuolo.
Il S.r Vincenzo(675) nostro mi ha accennato che V. S. desidera di havere, in caso di malattie o d'altro, una camera nella sua casa della Costa, per ritirarvisi se bisogni; et io ho risposto a lui, et hora avviso a V. S., che tutti noi usciremmo anche del proprio letto per servirla, non che le facessimo luogo nella sua propria casa. Anzi carissima ci  questa occasione di tornare nella sudetta casa della Costa, perch vi sar maggiore commodo, che non  in quella che tenghiamo da S.ta Felicita, di ricevervi V. S. ne'sudetti casi e quando mai le piaccia; perch in assenza del S.r Vincenzo et della Sestilia ella non pu esser servita n trattata con pi amore da alcuno che da noi, che la riveriamo in luogo di padre: et certo che questo  stato uno de'primi pensieri che habbiamo havuto nell'accettare l'offerta fattaci dal S.r Vincenzo della casa. Et le baciamo le mani, ripregandole la buona Pasqua con ogni altro bene. Dico noi, perch qui siamo 3 fratelli.
Il S.r Bal Cioli la ringrazia del buono annunzio delle Sante Feste, et prega a lei il buon Capo d'anno.

Di Pisa, 25 Xbre 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
[vedi figura 2230.gif]



2231..

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 27 dicembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 282. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

Scrissi gi giorni altra mia a V. S. Ecc.ma Hora vengo di novo ad augurarle un felice Capo di anno, et dirle come ritrovandomi l'altro heri con l'Ecc.mo Proc.r Moresini(676), hora Riformator del Studio, et mi accen come haverebbono a gusto della persona di V. S. Ecc.ma, con quelle condicioni honorevole che si convengono. Ho promeso darne a V. S. Ecc.ma parte come da me, come faccio hora, recordandomele suo servitore. Mi soggionse il S.r Procuratore che havea inteso la difficult che venia messa in alcune sue opere; che se lei havessi desiderato farle stanpare qui in Venetia, lui come Riformatore le havrebbe senza altro sotoscritte. In tanto mi honori de'suoi commandi, che offerendomele et attendendone suo aviso, a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma baccio le mani.

Di Venetia, li 27 Decembrio 1631.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.to Ser.r
Francesco Duodo.

Fuori: [....Ill.re m]io S.r Col.mo
L'Ecc.mo Sig.r [Gali]leo Galilei Do.r
Fiorenza.
e d'altra mano: Mandi la risposta al Sindaco di S. Marco.



2232.

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Napoli, 30 dicembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 207. - Autografa la sottoscrizione.

Ill. Sig.re

Mi  giunto affatto nuovo quel che V. S. mi scrive intorno al contenuto del libro della Rosa Orsina(677), di suo pregiuditio fuora d'ogni mia notitia, perch non haverei permesso che i miei ministri di Bracciano l'havessero passato. E pu esser avvenuto che in assenza del nostro Auditore Generale lo possa haver riveduto il suo cancelliere, che non deve intendere altra latinit che quella delli instrumenti. Dell'indiscrittione dell'autore non mi meraviglio molto, perch l'ho trovato ancor io assai indiscreto, nell'haver, nell'ultimo, rotto con me ancora, che ho in molta stima le molte virt et il merito di V. S. Alla quale prego da Dio ogni maggior bene.

Di Napoli, a'30 di Xmbre 1631.

Aff.mo di V. S.
Paolo Giord.o Orsino.

Fuori: All'Ill. Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2233..

GIOVANNI PIERONI a GALILEO in Firenze.
Vienna, 31 dicembre 1631.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 196-197. - Autografo.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.rone Oss.mo

Da quei Signori che son venuti a Vienna con i Ser.mi Principi padroni(678), e particolarmente dal Sig.r medico Ronconi(679) e dal Sig.r Mario Guidi, ho avidamente ricercato nuove di V. S. Ecc.ma e ricevutole desideratissime della sua buona sanit, e sentito dal Sig.r Guidi pi informato i continovi parti del suo ingegno di cose rare et ammirabili, et in particolare che il trattato suo del reflusso sia finito e sotto le stampe, di che ho sentito special contento, sperando di poter ancor io haver gratia di haverlo a vedere et ammirar con mio sommo gusto i pretiosi concetti di esso. Per, trasportato dal desiderio, divengo ardito, e supplico V. S. con questa, che quando e'sia stampato tutto, voglia favorirmi di inviarmene almeno un esemplare a Vienna, che spero sar comodit cost, per via di Corte, di indirizzarlo all'Ill.mo Sig.r Ambasciatore; et io l'assicuro che mi far uno de i pi pregiati favori che io sappia desiderare, e mi obligher singolarissimamente; e li prometto che almeno havr qua me in voce, che intrepidamente risponder a chi sinistramente lo trattassi.
Havrei gi mandato a V. S. il libro postumo del S.r Keplero (quale un anno  finito alli 15 di Novembre, che mor in Ratisbona), che  il Somnium astronomicum, hoc est Astronomia lunaris(680)); ma per i romori di quelle parti ov' stampato non ho ancora possuto riceverlo dal S.r Bartschio(681), suo genero: ma lo ho veduto avanti che fusse finito di stampare, e mi par curioso e bizarro. Per se non sia pervenuto ancora alle mani di V. S., glielo mander, perch pur spero che lo haver.
Non potetti far io, n ho saputo di fatte da altri, le osservationi del passaggio che erono per far Mercurio e poi Venere sotto il disco del sole alli 7 di Novembre et alli 6 di Dicembre passati, e volentierissimo le havrei. Se V. S. ha osservato in ci alcuna cosa, molto grato mi sarebbe il saperlo, perch desidero assai e son curioso di sapere i diametri de'pianeti apparenti, veduti con l'occhiale, e massime con il suo perfetto, perch non son dell'opinione del Keplero in ci. Per se ella si compiacesse con ogni suo comodo di farmi sapere qualche cosa di essi e dalla sua osservatione di detti diametri, mi farebbe altro nuovo e singolar favore. Ma per non ecceder pi i termini con la mia troppo ardita curiosit, resto con baciar a V. S. con ogni affetto le mani e pregarli dal Cielo ogni prosperit e contentezza.

Di Vienna, l'ult.o di Dicembre 1631.
Di V. S. Ecc.ma
Devot.mo et Aff.mo Ser.re
Giovanni Fioroni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.rone Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Matem.co primario del Ser.mo di Tosc.a
Firenze.



2234..

LODOVICO LODOVICI a [GALILEO in Firenze].
Macerata, 2 gennaio 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVIII, n. 168. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Rendo infinite grazie a V. S. della cortese risposta(682), in vece anco di questi SS.ri Accademici di Macerata, e staremo aspettando con sommo desiderio li suoi Dialogi, per chiarirci come si possa defendere il Copernico dalle opposizioni del Ticone intorno alla grandezza delle stelle fisse e lontananza di esse; sebene non voglio mancar di dirli in tanto, che ad alcuni di questi nostri  parso che ci si possa sufficientemente provare con dire solo che le stelle vicino all'horizonte si vedono per tutte le parti della terra per refrazzione, e per conseguenza, perch in questa maniera si vede pi del ciel stellato che non si vederia senza detta refrazzione, vien a restar come insensibile la distanza della terra al sole, in comparatione di quella che  dalla terra alle stelle fisse. Ma del tutto ci rimettemo al suo ottimo giudizio.
Alli giorni passati si sono sentiti in questi nostri paesi della Marca, et anco a Spoleto e Perugia, alcuni rimbombi, come tiri di cannone, per lo spazio di dui giorni, alli XVI e XVII del passato: si crede questo possa haver havuto origine in qualche modo dal terremoto successo a Napoli alli XV, o dalle fiamme che uscirono nell'istesso tempo dal Visuvio; e ne staremo aspettando il suo parere, con baciarli in questo mentre humilissimamente et affettuosamente le mani, con pregarli anco felicissimo il nuovo anno et innumerabili appresso.

Di Macerata, alli 2 di Gen.o 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo et Obbl.mo Ser.re
Lodovico Lodovici.



2235.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 3 gennaio 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Scrivo di bottega del libraro che fa stampare i miei Dialogi, al quale ho parlato conforme all'intenzione di V. S. Ill.ma(683); il quale ricever per favore la cortese offerta di V. S., e gl'invier quella quantit di copie che ella comander. L'opera sar fenita tra 10 o 12 giorni, et io non mancher di fare che ella sia il primo ad haverla.
Ricevei la lettera ristampata(684), e ne ringrazio lei e l'autore, al quale bacio le mani, come anco al Sig. Cottunio; et a V. S. Ill.ma con reverente affetto mi raccomando in grazia e prego felicit.

Di Firenze, li 3 di Genn.o 1631(685).
Di V. S. Ill.ma


Mi favorisca salutar il P. Buonaventura. In occasione che V. S. Ill.ma volesse scrivere in proprio al libraro, il suo nome  Messer Giovamb.a Landini.


Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2236...

BENEDETTO SCALANDRONI a GALILEO in Arcetri.
S. Piero in Sillano, 9 gennaio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 20. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne mio Oss.mo

Ho riceuto una sua, per la quale sento l'amicizia che per sua grazia V. S. molto Ill.re tiene con mio padre, della qual cosa ne ho molto gusto, stante quello che del padre ne viene(686) partecipe il figliolo: per per consequenza potr dire essere ancora io suo amico, ma, per dir meglio, suo buono servidore, offerendoli quelle deboli forzze che in me si ritrovassino, et insieme ringraziarla di tante offerte fattomi, sebbene senza alcuno merito, delle quali farei capitale occorrendomi, sicome desidero che ancora lei faccia il simile. Quanto poi a mandarg[li] addire quello che mi deve delle some mandatoli di fuoco, non lo fo, stante che questo lo potr fare dopo che l'har servita del tutto quello che li piacer. Per adesso gli mando dua some di carboni, per non havere pronto altro, e quando non ha bisogno di pi, basta lo dica al vetturale. Li haverei mandato dua some di brace, ma per ancora non ho della fatta. Di pi sento come haverebbe caro che li mandassi parechi fascine, delle quali per adesso non la potr servire, mediante che taglio i boscchi adesso, e il farle fare hora sarebbono verde, che non se ne potrebbe servire. Se poi li piacessi che io li mandassi quattro some di legne minute, delle medesime che si fa le fascine, gliene posso mandare, quali, per esser secche, dicono non le potere tagliare e farne fascine. Per se si risolver cos, lo potr dire al mio mandato, che rester servita; e quanto al prezzo, non ci sar dificult alcuna. Del resto gli fo reverenza, pregando da N. S. intera felicit.

Di S. Piero in Sillano, 9 di Genn.o 1631(687).
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.e
P. Benedetto Scaland.ni

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re et Pad.ne mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
In villa a Narcetri.



2237..

CATERINA RICCARDI NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 15 gennaio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, cnr. 159. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

S come l'annunziarmi felicissime le feste del Santissimo Natale m' stato gratissimo, cos m'ha posta in obbligo et di rendergliene gratie pi singulari, et di certificarla pi particolarmente del desiderio grande che ho di corrisponderle col servirla in tutte l'occasioni che mi porger con il mezzo de'suoi comandamenti. Et le bacio le mani.

Di V. S. molto Ill.re

Roma, 15 Genn.o 1632.
S.r Galileo Galilei.
Aff.ma Serva
Caterina Riccardi Nicc.ni



2238..

ANDREA CIOLI a GALILEO in Firenze.
Livorno, 19 gennaio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 11. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.r mio Oss.mo

L'opera di V. S. sopra il flusso et reflusso del mare ha un gran nome fuora, come lo richiede il dovere. Il S.r Christofano Cenci, Maestro di Camera del S.r Cardinale Santa Croce(688), legato di Bologna, gentilhuomo studiosissimo, me ne chiede una stampa; et io per servimelo prego V. S. di favorirmene, quando sar finita, per havere questa cagione da vantaggio di riservir lei. Et le bacio le mani.

Di Livorno, 19 Gennaio 1632.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te


[vedi figura 2238.gif]
S.r Galileo Galilei.


Fuori: Al molto Ill.re e molto Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



2239..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 27 gennaio 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 3. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il travaglio ch'ella sente da'suoi dolori non afflige V. S. Ecc.ma solamente, ma insieme la persona mia e quelli che per il suo valore gli vivono affettionatissimi, vedendo insieme perci prolungarsi quel gusto tanto da lor bramato, cio di veder una volta i suoi Dialogi finiti, havendone formato quel concetto che all'eminenza dell'opra al sicuro si conformer, se pur non sar a quella inferiore. Credo, conforme ch'ella mi disse nella sua, che hormai sarano finiti di stampare, et io pure, se in altro non mi conformassi, almeno mi riscontrer a finire l'opera mia nell'istesso tempo, poich del sicuro in questa settimana sar stampata tutta(689); quale non mancher di mandargliela subito, acci dal suo purgato giudicio riceva quella censura che i suoi mancamenti richiederano: come anco ne inviar qualche altra al P. Lutio, acci quando V. S. Ecc.ma l'havr vista, e giudicato quante appresso a puoco se ne possin spacciare cost, egli ne facci far l'esito, come anco ne mander qualch'una per Pisa o Lucca.
Il Sig. Cesare Marsili gi scrisse al suo libraro(690) per le copie, e lui et io insieme procuraremo parimente lo spaccio. Fra tanto me li ricordo cordialissimo servitore, come fa il S.r Cesare e 'l Sig. Giacopo Franzese et il Sig. Cottunio(691) parimente, con il qual parlai longamente di V. S. Ecc.ma l'altro giorno, e mostra di grandemente stimarla et ammir[...] se li professa devotissimo servitore.

Di Bologna, alli 27 Gen.ro 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Firenze.



2240..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 31 gennaio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 17. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il vivo desiderio, che ho ogni d pi, di far progresso con la scorta delle cose di V. S. e di ammirare in esse la singolarit del suo valore, mi fece alle settimane passate prorompere in questo particolare col Sig.r Dino Peri, mentre mi si porse occasione di rispondere a certa sua lettera. Sento infinita consolatione che ci sia stata materia di farmi gustare la testimonianza del continuato affetto di V. S., come scorgo dalla lettera ricevuta in questo giorno.
Gi che l'opera che  sotto la stampa si ritrova tanto avanti, spero di dover in breve conseguir il favore desiderato cos lungamente; e fra tanto baciandole con tutto l'animo le mani, prego Dio che felicissima la conservi.

Di Roma, 31 Genn.o 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Ben che io sia geloso della sua sanit, sono per desiderosissimo della sua gloria: per vorrei con le mie preghiere aggiungerle sproni all'intelleto, acci ella compisca i pretiosissimi libbri del moto. Qua poi nella nostra conversatione, dove sempre si ragiona di lettere, si fanno frequenti commemorationi del nostro gloriosissimo S.r Galileo. Mons.r Ill.mo Pallavicini(692), il S.r Giorgio(693), e questi altri Signori la ringratiano del saluto e desiderano servirla. Il P. D. Benedetto  tutto suo.


[...] Galilei. Fir.e
Aff.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2241.

GALILEO a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, in Firenze.
[Firenze, febbraio 1632].

Cfr. Vol. VII, pag. 27-28 [Edizione Nazionale].



2242..

ROBERTO GALILEI a [GALILEO in Firenze].
Lione, 12 febbraio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 30. - Autografa.

Molto Ill. Sig.r mio Col.mo

Solo 3 giorni fa, per via di Marsiglia, mi capit la gratissima di V. S. de'19 Xbre passato, e vengho con questa a ringratiarla humilmente della memoria che tiene di un suo servitore, che in affetto per servirlo non la cede ad alcuno; e tengho a favore particolare la piccola occasione che mi si porge in potere servire le SS. sua figliuole delle agora chiestomi, e gliene mando alcune poche qui alligate: e non fussi l'ingordi porti, che l'haveria fatto di maggiore somma, come potr fare con altra occasione. Intanto si potranno servire di queste, e io haver gusto che rieschino a loro satisfatione.
Al S. Diodati(694) feci sicuramente havere la lettera che per lui mi raccomand[..] S. S., il quale mi mand a'giorni passati dua libri di mattematica per V. S., li quali ho inviati cost la passata fiera in una balletta di Giovanni mio fratello, che al suo arrivo da esso li saranno consegnati.
Li Diagoli (sic) di V. S. sono in queste bande da diversi aspettati, e particolarmente in Aix dal S.r De Perez(695), un de'principali consiglieri di quella Corte di parlamento, il quale honora assai ogni sua opera, mettendo degnamente le virt di S. S.a nel decimo cielo. Ho commesso alcuni de'sua libri a cotesti mia, e se V. S. mi favorir come accenna, lo conserver ad eterna sua memoria; e facendoli reverenza, li pregher dal sommo Dio ogni bene.

Di Lione, questo d 12 di Feb. 1632.
Di V. S. molto Ill.
Ser.re Hum.mo e Dev.mo
Rub.to Galilei.



2243.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 febbraio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 19. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Mando a V. S. molto Ill.re la licenza che mi ricerca, delle monache di S. Matteo in Arcetri, e vivo pi desideroso di servirla di quello che lei pu pensare; ma le forze sono deboli e i tempi fastidiosi. Tengo per speranza di mandarli in breve la pensione dell'Arisio(696), quale m'ha promesso pagare, ancorch non habbia tirato un soldo, per le miserie del paese, dal suo beneficio.
Mons.r Ciampoli  alienissimo che V. S. spenda una minima parola contro al Todesco(697), quale ha offeso pi s stesso che la riputazione di V. S.; et io per me non ne voglio leggere pi, essendo stomacatissimo di quel poco che io lessi, pieno di ignoranza, gonfio di superbia e avvelenato di rabbia. Intendo che  uscito un trattato d'un oltramontano De motu terrae diurno et annuo, nel quale V. S. viene honorata assai(698): non l'ho visto ancora, ma spero haverlo nelle mani in breve. Se lei l'ha visto, desidero saperne il suo voto; e li bacio le mani.

Di Roma, il 20 di Feb.o 1632.
Di V. S. molto Ill.re


Li do parte che sono stato fatto Abbate della mia Religione, e quello che so che li sar carissimo  che non ho adoperati mezi n buoni n cattivi per conseguire questo grado. Mons.r Ciampoli li bacia le mani et  tutto suo, e aspettiamo i Dialoghi a gloria.


S.r Gal.o
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re S.r e P.ron mio Colend.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Fiorenza.



2244..

GIO. BATTISTA LANDINI a CESARE MARSILI in Bologna.
Firenze, 21 febbraio 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Signore,

Oggi, per la gratia del Signore,  finito l'opera del Sig.re Gallileo, e domattina si presenter al Serenissimo Granduca e a'Serenissimi Principi; e luned mattina consegnier la balletta qui per la condotta de Moriani, e la invier a V. S. Ill.ma, acci con pi facilit, per amor de'passi, la possa avere pi presto. Altro per questa non mi occorre, solo che me gli offero per servilla.

Di Firenze, gli 21 di Febraio 1631(699).
Di V. S. Ill.ma
Aff.mo Servitore
Gio. Batista Landini.

Fuori: Al'Ill.mo Sig.re Cesare Marsili, P.ne Osserv.mo, in
Bolognia.



2245.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 23 febbraio 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Scrivo in bottega del libraio, il quale in questo punto invia a V. S. Ill.ma 30 copie del mio Dialogo, et io ve ne ho fatte aggiugnere altre 2, una per lei et una per il P. Fra Buonaventura; e mi scusino se non le mando legate, poi che non ci sarebbe tempo se non di mandarle 6 giorni dopo, et io stimo che gli sar pi grato haverle sciolte questi 6 giorni prima.
Presentai ieri l'opere al S. G. D. et a gli altri Principi, et al S. Duca di Guisa(700), il quale mand subito la sua in Francia ad uno amico suo. Sono occupatissimo, oltre che il conduttore, che  di quelli della Moriana, parte adesso; onde mi scusi, e con pi comodit gli scriver pi allungo. Gli bacio reverentemente le mani, e gli prego felicit

Di Firenze, li 23 di Feb.o 1631(701).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2246..

NICCOL FABRI di PEIRESC a PIETRO GASSENDI [in Lione].
Parigi, 26 febbraio 1632.

Biblioteca Nazionale in Parigi. Fonds franais, Nouvelles acquisitions 5173, car. 18. - Autografa.

.... Mons.r Moreau(702) a pris la peine de m'apporter une lettre de M.r Naud(703), et Mons.r Diodati des recommandations du S.r Galilei dans une lettre escrite a luy. Le premier continue  me parler de l'embrasement du Vsuve, dont vous estes plus proche, et d'une lettre que le P. Scheiner luy a donne pour moy, mais que je n'ay encore point veue. Le second escrit a M.r Diodati que le corps de son ouvrage est achev d'imprimer, et qu'il n'y a plus  faire que l'epistre et la table: mais quand nous pourrons le voir, je ne say; si rares sont les commoditez q'il y a, d'avoir quelque chose de ce pais l....



2247...

GIO. BATTISTA LANDINI a CESARE MARSILI in Bologna.
Firenze, 27 febbraio 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re salute.

Vengo con questa mia a avisarla come consegniai alla condotta del Moriani, quale invia cost a Mag.co Domenico Vannucci, un fagotto, entrovi n.o 32 opre del Gallileo; che dua vi sono, una per lei e altra per un altro che non mi ramento il nome(704), ma in su detti libri vi  scritto il nome di V. S. Ill.ma, e cos a quello altro; e n.ro 30 si potranno consegniare al Mag.co Vincenzio Cozzi, secondo che lei mi dice, al quale scrivo il prezzo e costo di esse(705): e potranno vedere di averle quanto prima, perch l' raccomandate a questi condottieri. Altro per questa non mi occorre, essendo sempre a'sua comandi.

Di bottega, in Firenze, gli 27 di Febraio 1631(706).
Di V. S. Ill.ma
Aff.mo Servitore
Gio. Batista Landini.

Fuori: Al'Ill.mo Sig.re Cesare Marsilli, P.ne Coll.mo, in
Bolognia.



2248.

PIETRO GASSENDI a GALILEO [in Firenze].
Parigi, 1 marzo 1632.

Dalle pag. 45-46 dell'edizione citata al n. 1729.

Viro aeternum suspiciendo Galileo Galilei,
Magni Hetruriae Ducis Mathematico,
Petrus Gassendus S.

Pergrate accepi, perillustris vir, quam mihi salutem voluisti ex epistola ad Diodatum dici. Doleo, postremas literas meas ad te datas intercidisse; sed foelicem me, quod non propterea te minus in me propensum experiar! Mitto novellum munusculum(707): tu ut debitum excipe, cum referendum ad te sit quidquid debetur tuis inventis. Nisi id videor cum ingenti exaggeratione hac vice testatus, id feci ut calculo meo (tamesti illo non indigeres) generosius et citra omnem assentationem commendareris.
Quod exspectatum illud tuum tam insigne opus pro foribus sit, terque quaterque iucundum habeo. Quid enim ex te sperandum non sit, qui nihil non dignum cedro loquaris? mihi praesertim, qui, foelicitatis ingenii tui laudator perpetuus, quocumque ducas, sim sequuturus. Cum meorum amicorum libros adversus telluris motum perspectos habueris, non erit, opinor, quod multum movearis: Morinus(708) praesertim subtilis; at ipse illi satis indicaram, quam et rationes claudicarent et solutiones abluderent. Quid facerem tamen, quando Maneis quisque suos patimur, neque ab amicis exigendum amplius quam ipsi volentes largiantur? Magno nimis animo opus, ut supra haec vulgaria quis sapiat, neque urbem quam dicunt Romam tuguriolo similem putet:

Nam nisi vivida vis animi pervicit, et extra
Processit longe flammantia moenia mundi,
Atque omne immensum peragravit mente animoque,

qu valeat digna cogitare de hac tanta rerum universitate ac facie? Perge tu, admirande vir, sublimeis curas agitare, dignas maiestate naturae, dignas te ipso, dignas iis qui avebunt te imitari. Vale autem, et magno omnium vere literatorum bono vive annos nestoreos.

Dabam Parisiis, Kalendas Mart. anno M.DC.XXXII.



2249...

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 16 marzo 1632.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.re

Non potria la presente, senza effetto repugnante alle carte, non aroscire, se pretendesse per mia parte lodarla e ringratiarla del'honore et del dono affettuoso ch'ella m'ha fatto ne'(709) e de'suoi Dialoghi: per se ne viene supplichevole a V. S. Ecc.ma, per impetrare da lei medesima il modo col quale si dovria ringratiarla, servendo intanto per furiera della mia persona, che pur verr, insieme col Padre Buonaventura et il S.r Giaccomo Gaufredi in mia compagnia, a riverirla fra non molto. Nel bianco dunque della presente riconoscer V. S. Ecc.ma la candidezza della mia fede, e nel nero la constanza che havr sempre di seguitarla e di servirla.
Non so se li capitassero due Discorsi(710) del S. Roffeni inviati al Padre Lucio dal Padre Mathematico, che lodavano anticipatamente i suoi Dialogi: desidero poterlo rifferire al detto S.r Roffeni, che mostr tanto di riverirla. E qui a V. S. Ecc.ma le faccio riverenza, augurandoli lunga sanit.

Bologna, 16 Marzo 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Obli.mo Se.re
Cesare Marsili.



2250...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 20 marzo 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Mi  giunta in questo punto la cortesissima di V. S. Ill.ma delli 16 stante(711), nella quale ella, conforme sempre al suo natural costume gentilissimo, non lascia luogo a i suoi servitori di dimostrarsi, n anco in minimi segni, pronti di sodisfare in piccola parte a gl'obblighi che se gli devono. V. S. Ill.ma si chiama honorata di quello da che io riconosco il titolo massimo della mia reputazione, che  di esser conosciuto dal mondo per servitore grato di V. S.: per se nulla si deve alle mie parole,  lo scusare la troppa confidenza con la quale mi son dichiarato ammiratore delle virt sua.
I Discorsi del S. Roffeni mi pervennero pi giorni sono, et mi par che io dessi conto della ricevuta al P. F. Buonaventura. Veddi il luogo dove il S. Roffeni mi honora col mettermi a parte della gloria con l'antico Seleuco matematico nell'investigazione della ragione del flusso e reflusso: il che io stimo assai, per essermi incontrato con l'opinione di s gran filosofo, che potr arrecar credito a tal dottrina; se ben veramente io credeva d'essere stato il primo di tal concetto, non dir di referir la causa di tale effetto al moto della terra, ma di attribuirgliela in modo che l'effetto ne possa seguire, e non in modo tale che da quello non habbia dependenza alcuna, come fa l'Origano, il Cesalpino, e forse anco l'istesso Seleuco, se si potesse vedere il modo col quale esso lo deduceva, perch il dare alla terra un moto solo et equabile non pu causare simile alterazione nel mare.
La speranza che V. S. Ill.ma mi porge che io sia per rivederla in breve, insieme con la nominata da lei gratissima compagnia, mi ha portato estremo diletto, e con impazienza grande la star aspettando, et allora potremo discorrere allungo: cosa che hora mi viene interdetta da una sciesa ne gl'occhi, che mi toglie il leggere e lo scrivere senza gran nocumento.
A i 30 volumi de i miei Dialogi che il libraio invi a V. S.(712), ne aggiunsi io due separatamente, uno per lei e l'altro per il P. Buonaventura; n sento che gli habbiano ricevuti.
Mi  forza finire di scrivere, e di continuargli la conferma della mia servit con baciargli reverentemente le mani, come fo.

Di Fir.ze, li 20 di Marzo 1631(713).
Di V. S. Ill.ma
Ser.re Dev.mo
G. G. L.



2251.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 22 marzo 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 202. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Tra tutt'i gusti che nel passato carnovale io sentii per le diverse allegrezze che si sogliono in simili tempi fare in questa citt, confesso a V. S. Ecc.ma che il massimo fu quello ch'io hebbi l'ultimo giorno, nel quale mi fu presentato e donato dal molto R. P. Regente di S. Domenico qua di Bologna, mio scolaro gi di molti mesi, il libro gi da lei finito di stampare; quale ricevei con tanto gusto, che per l'allegrezza non mi potevo contenere. Hora lo viddi, anzi lo devorai, per dir cos, con gli occhi; et invero sento in me, in pi volte ch'ho ripreso la lettura di quello, l'effetto che mi ricordo havere esperimentato nel leggere il Furioso, che dovunque io dia principio a leggere, non posso ritrovarne il fine: cos appunto mi  accaduto ne'suoi Dialogi. Non posso gi dire d'haverli trascorsi tutti, ma d'essere andato con somma avidit in qua in l raccogliendo i fiori di s vago giardino, per quanto le mie molte occupationi mi hano permesso.
Ho finito anchor io i miei Logaritmi(714), e ne ho inviato al P. F. Lutio una cassetta, ordinandoli che ne dia un paro a V. S. Ecc.ma; s come infinitamente la ringratio del suo ch'ella mi ha donato, quale tengo come una gioia. Scuser le imperfettioni del mio, e n'aspetter la sua censura.
[vedi figura 2251.gif]
Deve poi sapere che da un tal Sig.r Mutio Oddi, Ingegnero della Republica di Lucca, mi fu proposto un problema tale: Data una sfera et una linea minore del semidiametro di essa sfera, constituire un orbe della grossezza della data linea, eguale alla data sfera(715). Hora, perch mi accorsi che il lemma, che da V. S. Ecc.ma mi fu richiesto circa un anno fa(716), scioglieva questo problema, perci, per darli compita risolutione, sono stato sforzato mandarli il medesimo lemma, cio: Data la ac, divisa comunque in b, produrla verso c, come in d, s che il cubo di ad s'adegui alli cubi ac, bd. L'ho volsuto scrivere a lei, acci se li venisse all'orecchio che altri havesse havuto il detto lemma, sappi con che occasione l'ho manifestato.
Havrei da scriver altro, ma la brevit del tempo mi fa troncare il molto che vorrei dire. La prego a conservarmi nella sua buona gratia, e li baccio le mani.

Di Bologna, alli 22 Marzo 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra [...].

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Firenze.



2252...

GIULIO NINCI a GALILEO in Arcetri.
San Casciano, 24 marzo 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 21. - Autografa.

Molto Ilustre Sig.re Galileo Galilei,

Mando a V. S. staia sei di farina di grano mistiato, come V. S. avisa; e se gli ocore niete altro, V. S. avisi, per che io  grande desiderio di servila. Mi ricordo della promesa che io feci a V. S. e la mia cugina: non  potuto venire per amore delle facende che io  auto da fare; ma poi che io vegho la cortesia e gentileza di V. S., lascer stare ogni cosa, e fatto le Feste sar(717) qua da V. S. con mia madre. Per fine pregado Dio che vi conservi la sanit, vera felicit.

Il d 24 di Marzo 1631(718), in Sancascano.

Vostro Affe.to
Giulio Ninci.

Fuori: Al molto Ilustre Sig.re Galileo Galilei,
in vila sua a Samateo in Naceti.



2253...

GIACOMO JAUFFRED a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 26 marzo 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 26. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo

Ardisco di mandar a V. S. Ecc.ma le mie compositioni(719) dopo haver lette le sue, perch so che non  inferiore in lei la maniera di ben iscusare a quella di ben comporre. La mia mala fortuna me le rubb ultimamente per donarle alla luce, et io le rubbo hora alla fortuna per donarle a V. S. Ecc.ma, acci ella conosca con che svisceratezza d'affetto io riverisco e 'l suo merito e la sublimit del suo ingegno, del quale vivo altretanto partiale, quanto mi professo amator[e] della verit, che V. S. Ecc.ma  gi resa inseparabile dalle sue speculationi. Gradischi ella il dono, bench inferiore al suo merito, et ami insieme l'ossequio col quale io le faccio riverenza.

Di Bologna, ad 26 Marzo 1632.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Servitor di core
Giacomo Gaufrido.



2254..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 28 marzo 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 51. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

Io consiglierei il Sig.r Galileo Galilei a differire la missione de'suoi libri stampati per il Sig.r Card.l Barberini et per gl'altri sino al mese di Maggio, al qual tempo, se non succedon cose nuove, si pu sperare la restituttione del commerzio, o poco pi l, gi che il Sig.r Card.l Barberini hiermattina me ne dette assai buona intentione; perch hora i suddetti libri non sarebbon lasciati uscir de'lazzeretti senza prima esser profumati, sciolti et abbruciate le coperte, li spaghi e tutto quello che potesse dar sospetto di contagio, dall'opera in poi, come successe d'un libro del Pindaro che il Sig.r Adimari(720) mand due mesi sono al Sig.r Card.l Barberini. Per posson pigliar quella resoluttione che pi le piace, et a me far saper se deva cercare di recuperarli....



2255..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Livorno,] 2 aprile 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 53. - Minuta non autografa.

Il Bal Cioli.
Al Sig.r Ambas.r Niccolini.
2 Aprile 1632.

Io non posso scrivere a lungo su le 9 hore di notte, se bene una gran mano di lettere di V. E. forse lo richiederebbono. Sono de'27, 28(721) e 31....
Io credo che il S.re Galilei habbia poi mandati i suoi libri con la venuta cost di Mons.re Arcivescovo di Fiorenza(722)....



2256..

GALILEO ad [ELIA DIODATI in Parigi].
Firenze, 9 aprile 1632.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fonds Dupuy, n. 668, car. 204. - Copia di pugno di PIETRO DUPUY, in testa alla quale, della medesima mano, si legge: "Lettera del S.r Galileo Galilei alli SS.ri Diodati et Gassendi, 1632".

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Colend.mo

Consegnai circa un mese fa qui a i SS.ri Galilei due copie del mio Dialogo per V. S., il quale fu inviato a Lione al Sig.re Ruberto(723) per poi mandarlo a lei; s che opino che alla ricevuta di questa gi gli sar pervenuto nelle mani. Io non gli scrivevo, perch mi trovavo (sicome ancora mi trovo) mal trattato d'una sciesa negl'occhi che mi toglieva il poter, senza gravissima offesa, leggere pur un verso o scrivere una sillaba. Il cattivo influsso dura ancora, se bene alquanto mitigato. Essendomi sopragiunta la lettera di V. S. con l'altra del Sig.r Gassendo, insieme co 'l suo Mercurio(724), non mi  parso di dovere pi differire la risposta ad amendue. Ben  vero che, durando la mia passione degl'occhi, desidero che questa serva per amendue, sin tanto che io possa pi consideratamente rileggere la scrittura del S.r Gassendo, la quale sin ora ho ben letta, ma spezzatamente; ch, aggiunto questo impedimento a quello della mia memoria, ridotta per la molta et a gran debolezza, non ne ho potuto formar quella idea che desidero e che conviene all'opera. La prego pertanto a scusare il mio silentio appresso la cortesia di questo mio Signore, e dirgli per ora che nel mio Dialogo trover notato l'inganno di tutti i nostri antecessori nel determinar le grandezze de'pianeti e delle altre stelle, e come la mancanza del telescopio non  bastante scusa alla loro fallacit, della quale con mezzi agevolissimi potevano accorgersi.
Sar con lo stampatore per veder che, conforme al consiglio di V. S., invii buon numero di essi Dialogi a Lione, per indi mandargli cost e distribuirgli in varie parti, ch cos desidero. I libri che scrive V. S. mandarmi, non sono ancora arrivati; ma intendo da questi SS.ri Galilei che la balla e cassa, dove sono,  gionta a Livorno, e che hanno dato commissione che quanto prima sia inviata qua. Ma di gi mi pervenne alle mani un mese fa il libro del Lansbergio De motu terrae(725) e l'altro del Fromondi(726) in contradittione; ma l'infirmit de'miei occhi non mi ha permesso di poterli continuamente leggere: ma per quel poco che ho potuto cos alla spezzata comprendere, dubito che i pensieri del Lansbergio e alcuni del Keplero siano pi tosto a diminutione della dottrina del Copernico che a stabilimento, parendomi che questi (come si suol dire) ne habbiano voluto troppo; onde molti nel ponderare certe lor fantasie, e forse credendo che siano concetti dell'istesso Copernico, mi pare che non senza raggione (come fa il Fromondi) si burleranno di tal dottrina. Fra gl'oppositori del Copernico il Fromondi mi par il pi sensato e capace di alcun altro che sin qui io habbia veduto. E veramente se io havessi veduto questi libri a tempo, non harei mancato di avvertire il lettore che, anco in dottrine salde e profonde, possono da alcuni, o per troppa confidenza di s stessi o per poca intelligenza, essere inserite cose leggiere e stravaganti, cosa che non fece mai il Copernico.
Resto con obligo particolare a V. S. dell'ingresso procacciatomi appresso i soggetti nominatimi da lei, e a suo tempo sentir volentieri non meno le lor censure che le laudi sopra i miei scritti. Faccia loro all'occasione offerta del mio affetto, pronto a servirgli. Io harei molte cose, andate attorno qua dopo la pubblicatione del mio libro, da dire a V. S.; ma i miei miseri occhi non mi permettono l'affaticargli pi. Basta che sappia sol in generale che si va continuamente pi guadagnando che scapitando, e che tali che prima altamente garrivano se ne stanno in silentio.
Sono tutto tutto del mio Sig.re Elia e riverentemente gli baccio le mani, come anco al S.re Gassendo, e prego felicit.

Di Firenze, gli 9 Aprile 1632.



2257.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 17 aprile 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Una molestissima discesa ne gl'occhi, che da 40 e pi giorni in qua mi travaglia, e mi leva particolarmente il potere senza grave offesa leggere e scrivere, mi necessita finalmente a posporre ogni nocumento a'molti debiti che tengo con V. S. Ill.ma principalmente, e poi con altri miei Signori cost, da me stimati e reveriti: n voglio che questa per ora serva ad altro effetto che a porger mie scuse, prima a lei stessa, e poi per lei a gl'altri miei padroni, gi che la mia mala costituzione non mi permette di poter partitamente scrivere a tutti, come vorrei.
All'Ecc.mo Sig. Dottor Roffeni(727), al quale volevo pur immediatamente render grazie dell'onor fattomi nel portar con s nobile encomio il nome mio, merc della sua dottissima scrittura, in parti dove gi mai per s stesso non sarebbe arrivato, la supplico a render per parte mia quelle grazie che ella sapr e potr porger proporzionate al suo gran merito e mio obbligo, le quali, rese dalla voce di V. S. Ill.ma, aqquisteranno quell'energia, la quale io con la penna non gi, ma ben con la mente posso solamente riferirgli. All'Ecc.mo Sig. Cottunio mi confermi servitor devotissimo; al Sig. Gaufredo scrivo l'alligata, in risposta di una sua gratissima; al Padre Matematico(728) non rispondo altro, se non che il libro che mi manda non  mai comparso. Nel resto lo prego con sicurt a scusare i miei poveri occhi afflittissimi, l'offesa de i quali mi necessita a comprender sotto un sol nome tutti gl'altri Signori a i quali la mia devota servit  grata. Reverentemente gli bacio le mani, e prego intera felicit.

Fir.ze, li 17 di Aprile 1632.
Di V. S. Ill.ma
Ser.re Obl.mo
Galileo G. L.



2258.

GIO. BATTISTA BALIANI a GALILEO [in Firenze].
Genova, 23 aprile 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 204. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Io mi reputo oltre modo favorito del presente che V. S. mi ha fatto del suo libro De'sistemi del mondo per mezzo del P. Francesco delle Scuole Pie(729); di che le resto obbligatissimo, e mi congratulo seco che dia tuttavia di continuo maggior saggio del suo gran sapere con aplauso universale. Il libro  tutto pieno di cose e bellissime e nuove, spiegate poi s chiaramente che da tutti si fan intender benissimo, se non se l'ultimo discorso de la disugualit degli additamenti e suttrattioni che la vertigine diurna fa sopra 'l moto annuo; il che forse procede in parte dalla figura a f. 452(730), resa pi oscura non sol per lo mancamento delle linee GS, FV, ma per esser per aventura apparentemente troppo acuto l'angulo BAP, o sia BIL, che  de gr. 66 1/2: onde io confesso che mi  bisognato rilegerlo.
Tutto questo quarto dialogo, ove si tratta del flusso del mare,  per mio avviso meraviglioso, onde tanto pi mi do meraviglia, che dove V. S. nelle altre cose leva tutti i dubbi, in questo ne lascia uno di non poco momento senza rispondervi: et  che il flusso dovrebbe esser ogni d alla stessa hora, e pur l'oppinione comune  contraria, cio che si anticipi ogni giorno circa quattro quinti d'hora, per andar esso seguendo il moto della luna. Nel cercar le cause l'autorit non ha luogo, ma nel fatto s, massime di persone verisimilmente informate, quale  il Medina(731), accettato comunemente, e due de'Paesi Bassi, ove i flussi son molto sensibili, cio il Cognetto nell'Arte di navigar, in lingua francese(732), e Luca Aurigario nel suo Speculum Nauticum(733), oltre molti altri di minor nome. So che V. S. dee haver osservato il contrario, e particularmente a Venetia; per nel Dialogo non ne parla.
Io riceverei a gran favore che V. S. mi desse conto del modo con che ha ritrovato che il grave scende per cento braccia in cinque secondi. Altre volte io tentai l'impresa per mezzo di una palla attaccata ad una funicella tanto longa, che le sue vibrationi durassero un secondo per aponto, n mi  sin hora riuscito ritrovar qual sia la longhezza precisa della fune. Mi manca poi la torre s alta. Habbiamo quella del porto della lanterna: per ha un risalto nel mezzo, che rende l'operatione dificile. So che nel primo secondo ha da scender quattro braccia; ma non credo l'esperienza esser sicura, se non vien fatta in maggior altezza.
Di questo orologio che misurasse i secondi, io mi do ad intendere che me ne servirei a pi usi: e in misurar le grandi distanze per mezzo della diferenza del tempo che  fra la vista e l'udito, se pur  vero, come io credo, che tal diferenza sia proportionata alle distanze, onde facendo sparar un'artiglieria lontano circa 30 miglia, pur che io possa vederne il fuoco e sentirne il tuono, dalla lor diferenza verrei in cognitione della distanza precisamente; e in ritrovar i gradi della longitudine mediante il moto della luna, ancorch non vi sia ecclisse, atteso che con un oriolo cos esatto si ritroverebbe precisamente la diferenza della distanza dalla luna a qualche stella e dall'un meridiano all'altro, calculandovi per l'anomalia di essa luna; e molte cose simili. Che perci io la priego a dirmi il modo di misurar i secondi e come ha fatto l'esperienza delle cento braccia, e scusarmi se io la tedio troppo, rengraziandola de'favori che per rispetto mio ha fatto al detto P. Francesco, e che mi favorisca de'suoi comandamenti. Et a V. S. per fine bacio le mani e priego ogni vero bene.

Di Genova, a 23 di Aprile 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Sig.r Gal.o Galilei.
Aff.mo et Obbl.mo Ser.re
Gio. B.a Baliano.



2259..

FORTUNIO LICETI a [GALILEO in Firenze].
Padova, 29 aprile 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVIII, n. 140. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Ricevo, con la gentilissima sua de'10 del cadente, l'esemplare del suo Dialogo, nuovamente publicato, nel quale io spero di vedere molte acutezze del suo peregrino intelletto et d'imparare molte sottigliezze di filosofia; et perci le rendo molte gratie del favore, et me le professo grandemente obligato per il frutto ch'io spero di raccorre dalla lettura de'suoi concetti, che con avidit far in queste prossime vacanze. De'contradittori ch'ella fusse per havere, ella ha ragione di non temere, perch, se saranno autori celebri, doveranno, con essolei modestamente disputando, faticarsi per trovare la luce del vero, da tante e cos dense tenebre di false opinioni coperta; se saranno di poco nome, si potr lei gloriare di haver loro data occasione di farsi chiari col concorrer seco nel filosofare.
Il giudicio che V. S. Ecc.ma fa delle mie compositioni, con tutto che possa essere, dall'affetto ch'ella mi porta, non totalmente sincero presso gli altri, mi  per di molto gradimento, venendo da cos purgato ingegno. La ringratio infinitamente dell'avvertimento datomi dell'errore che tante volte ho commesso nelle mie Ferie(734), nel replicare cos spesso barbaramente castro(735) quello che latinamente doverei haver detto vervex. Se appo lei non mi scusa questo barbarismo la conditione de'nomi propri et de'cognomi, che pare debbano essere inalterabili, con altra occasione, se mi sar data, parler in tale proposito pi latinamente. Et con tal fine le auguro dal Cielo ogni contentezza, pregandola di honorarmi de'suoi commandamenti.

Di Padova, 29 Ap.le 1632.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Divot.mo Ser.re
Fortunio Liceti.




2260...

GIULIO NINCI a GALILEO in Arcetri.
San Casciano, 30 aprile 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 32. - Autografa.

Molto Ilu.re Sig.re Galileo Galilei,

Mando a V. S. dua some di legnie grose, che sono mancate a una catasta, e gli mando una cosca e una gota, che in tuto sono libbe trentauna, e gli mando dua forme di caco e dua marzolini, che sono in tuto libbe tredici e once nove; e le mando per Gabiello Rosi. E se gli ocore niete altro, V. S. avisi, che io  grande desiderio di servila. N altro, pregado Dio che vi conceda la sanit.

Di Sancasano, il d 30 di Apile 1632.

Vo.ro Affe.to
Giulio Ninci.

Fuori: Al molto Ilu.re
Sig.re Galileo Galilei, in vila sua in Naceti.



2261.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 207. - Autografa.

Sig.r Galileo veramente illustre, ch'illustri il secolo non volgarmente, mi doglio ch'io solo scarsamente ricevo i vostri favori. Quanto aspettai, quanto desiai, quanto insinuai a V. S. fin da principio, che trattasse questo suo sistema in dialogo e che mi facesse parte delle sue osservationi, et anchora non sono arrivato dopo ch'in Roma le han tenute in mano persone di minor affetto, non voglio dir, e giudicio. Et hora sono stampate, et io lo sapevo da filosofi francesi che me l'hanno scritto; e V. S. non si degna avvisarmi n mandarmi un essemplare. Parlai con l'Ecc.mo Amb.r Nicolini, e dice che verr uno a lui, et promette etc.: non vedo etc. Io sono quel che pi stimo le sue cose, e che le giudico con giudicio pi puro d'ogni passione. Contentisi che sia contento, e si ricordi ch'il mio scritto solo  stampato in sua difesa(736) e non quei d'altri etc.
Resto al suo comando, con ringratiar Dio che sia vivo V. S. et io, e che nelle turbolenze del secolo ci  qualche chiaro per noi. A Dio, anima carissima.

Roma, 1 Mag. 1632.

Fra Thomaso Campanella
Se.re Divot.mo

Mi piaceria c'havesse stampato l'epistola prima(737) che li mandai di questa materia.

Fuori: All'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei,
Filosofo e Mat.co dell'Altezza di Toscana.
Fiorenza.



2262...

ANGELO CONTARINI a GALILEO in Firenze.
Brescia, 1 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 29. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re
Con mio grandissimo gusto ho ricevuto la copia che V. S. Ecc.ma s' compiacciuta mandarmi del suo Dialogo, la quale, sicome mi porge nuova espressione dell'affetto suo particolare verso la persona mia, cos mi obliga a ringratiarnela, come faccio, con ogni pienezza d'affetto. La legger e la goder con mio particolar contento, e gli dar quel luogo fra'miei libri che ben si conviene all'opere singolari di V. S. Ecc.ma, alla quale in tanto racordo il mio solito cordialissimo affetto et il sommo desiderio che ho sempre havuto d'impiegarmi in occasioni di suo servitio. Et a V. S. Ecc.ma prego continuata felicit.

Di Brescia, il primo Maggio 1632.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Serv.re
Angelo Contarini.



2263..

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 1 maggio 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 73. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio S.r

Rendo a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma quelle gratie(738), che posso maggiori, del libro che si  degnata inviarmi. Et gi che le piace tanto di mostrarmi il suo cortese affetto, io la prego a compiacersi ancora di darmi spesso occasione onde anch'io possa manifestarle la molta corrispondenza dell'animo mio, col servirla in ogni sua occorrenza. Et a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma baccio le mani.

Di Venetia, il p.o Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Francesco Duodo.

Fuori: Al molto Ill.re mio Sig.r Col.mo
L'Ecc.mo Sig.re Galileo Galilei Dot.
Fiorenza.



2264..

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 4 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 209. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccl.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Mi  dispiaciuto sommamente l'havere inteso dalla cortesissima sua(739) la indispositione che mi significa; e quanto a me, fa torto all'oblighi che li professo a violentare punto s medesima, per favorirmi, che sono eccessi troppo galiardi della sua amorevolezza, il qual segno  molto lontano al desiderio che ho della salute di lei.
Mostr il S.r Roffeni di gradire sommamente l'offitio di V. S. Eccl.ma, come intesi che fece il S.r Cottunio, il quale, essendo in fine della sua condotta con perplesit del'esito della riferma,  in pocho stato di discorere di questi particolari, non sapendo qual venti se l'habbino a ridure in porto.
Quanto a quello che dicono gl'altri, io non dubitavo punto che ella fosse di cost per havere alcuna sorte di contraditione in scritto; ma in vece di risposta, una disimulatione per mettere in tacere la disputa, come fano quei mariti che hano gelosia delle attioni delle donne loro: e quanto a me, io credo se V. S. Eccl.ma non si fosse meritata la consideratione in scritto col parlare apertamente col Chiaramonte, non sarebbe tantosto arivato al sommo della gloria, che giunger col dibattere novamente la questione, essendo che oportet pati Christum et ita intrare in gloriam suam. Staremo a vedere quello scriver il Chiaramonte.
Il Padre Buonaventura spera che a quest'hora V. S. Eccl.ma havr hauto il suo libro(740); il quale al presente si trova fuori col Padre Generale. Havr forsi ancora inteso che come ha hauta la riferma per sette anni, con augumento di cento scudi l'anno,
Per non stancarle pi l'orechio, se non la vista, tacer, e mi le serbar a dirli a bocca cosa di maggior suo gusto. E qui a V. S. Eccl.ma faccio riverenza.

Bologna, 4 Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Eccl.ma
Aff.mo e Co.mo Se.re
Cesare Marsili.



2265..

FRANCESCO PECCI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 4 maggio 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 144. - Autografa.

Molto Ill.re S.r, mio S.re Oss.mo

Con la posta passata inviai a V. S. una mia, e la indirizzai al S.r Marchese: era dentro di quella, oltre al dovuto rendimento di grazie e la ferma della mia obbligatione, alligata una dimostratione contro 'l parere dell'amico et a favore della mia nona propositione, altra volta(741) mandatale. Ma con questa, per maggior sicurezza, repeto le istesse caldissime gratie et obblighi miei verso V. S. et ancora verso l'amico; onde mi rendo certo, che o tutt'e due queste mie perverranno alle mani di V. S., o almeno una di loro. Pertanto, in caso che la prima si perdesse, ho preso partito d'inviar a V. S. per l'amico, veramente gentilissimo e acutissimo e sincerissimo, la qui inserta propositione(742), contraria al parer di esso e favorabile al mio circa la detta nona propositione; e cos mi accerto di ottenere o che tutt'e due le propositioni o alcuna di esse perverr loro: e per qualche risposta ne sar per sentire, come veramente per intera mia quiete desidero e ne la prego con ogni istantia, come ancora per l'honore di suo comandamento e dell'amico. Ai quali, mentre con tutto l'affetto bacio le mani, prego da N. S. il colmo d'ogni felicit.

Di Venezia, li 4 Maggio 1632.

P. S. Non ostante l'avviso mandato a V. S. per l'altra mia, volendomi honorar di risposta, come spero, dovr inviar la lettera et ogni altra cosa al molto Ill.re S.re il S.r Vincenzio Portici, Venetia, perch il S.r Cernesi  andato a Verona.

Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fiorenza.
Aff.mo et Obbl.mo Ser.re di core
Franc. Pecci.



2266..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO DE'MEDICI [in Madrid].
[Firenze], 12 maggio 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4962 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Circa l'offerta del S.r Galileo, ha sentito S. A. il discorso passato tra V. S. Ill.ma et il S.r Duca di Medina de las Torres, et sono state lodate le risposte fatte da lei alle sue obiezzioni; et forse il S.r Galileo le scriver sopra di ci qualche altra cosa....



2267..

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 15 maggio 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 107. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Mi mand l'Ill.mo Sig.r Cancellier grande il libro del Dialogo, con la lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma del sabato Santo. In una mole de affari noiosi ho rubbate l'hore per divorarmelo, com'ho fatto, con deliberatione di andarmelo digerendo e ruminando come la pi singolar petra che delle cose naturali sia ancora comparsa; e dico naturali, spetialmente per le specolationi intorno al moto, di cui sino al giorno d'hoggi convien confessare non sapersi assolutamente nulla, se non quanto V. S. con quest'opera divina cava dalle tenebre. Non adulo, ma di cuore le dico: Non est factum tale opus in universa terra. Qualche specolatione mi si rende difficile, ma le intese sono le pi rare gioie che si sieno ancor vedute. Ma prometendo ella altre specolationi intorno ai moti naturali e de'proietti, mi ha posto in desiderio di vita pi per l'interesse di poterle vedere che di qualonque cosa mi desideri. Havevo qualche timore che materie cos ardue, portate in dialogo, arrecassero lunghezza; ma l'ingegno divino di V. S. ha superato ogni aspettatione, et si pu con verit affermare che nell'opera sua non sia parola n manchevole n superflua. Ma oh Dio, con che decoro ha dato vita a quel degno personaggio il Sig. Sagredo! Se Dio mi salvi, che mi pare sentirlo parlare.
L'Ecc.mo Venier(743) va in gloria, sentendo parlar di V. S.: tanto l'ama e stima. Non ho ancor havuta occasione di esporli il desiderio del suo ritratto, ma non metto difficolt che non si ottenga. Et a V. S. molto Ill.re baciando con cordialissimo affetto le mani, prego felicit.

Ven.a, 15 Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo Galileo.
Dev.mo et Cord.mo Ser.re
F. Fulgentio.



2268..

DOMENICO MOLIN a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 31. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re

Io ardir di dire che V. S. Ecc.ma fa una ben giusta mercede all'antica et continovata essistimatione c'ho fatta sempre della sua virt, et per l'affettione sinciera et cordiale che le ho portata, col raccordarsi di me; di che ha voluto darmi segno partecipandomi il suo dottissimo et curiosissimo Dialogo, che per tutti li rispetti grandemente mi piace, ma che mi consola ancora in consideratione di quello che da lei appunto si accenna nella prefatione indrizzata al lettore, che anco pure in Italia tuttavia restano de'galanthuomini che sanno et vagliono a bene intendere et al ben maneggiar le scienze anco pi estruse, et che tutto il meglio non ha per anco la fortuna transportato da noi a gli oltramontani(744). Io la ringratio di questa cara dimostratione d'amorevole affetto; pregola di darmi occasione onde possa effettivamente farle conoscere che pur tuttavia in Venetia restano vivi degli amatori et ammiratori del suo valore, et di quelli che con ogni spirito et con altrettanta sincerit incontreran sempre tutte le occasioni delle sue sodisfattioni, de'suoi commodi et de'suoi meritati honori. Cos piaccia a Dio N. S. conservarla lungamente sana.

Ven.a, li 15 Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo per ser .la
Dom.co Molino.
Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



2269.

GALILEO a [BENEDETTO CASTELLI in Roma].
Arcetri, 17 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 80. - Autografa.

Molto Rev. P. e mio Sig.r Col.mo

Non so per qual cagione la P. V. si prenda gusto di mantener viva la speranza in me, d'esser nel presente secolo per ottener mai un soldo di quelli immensi tesori che s ampiamente si contribuiscono a tanti altri. Di grazia, escami liberamente col verso del Petrarca:

Non sperar di vederne in terra mai.

Ad rem: sono 2 mesi che feci legare e dorare buona partita de'miei libri, per inviargli cost a chi si devono; non  stato possibile il mandargli sicuri per la strettezza de i passi; sono ancora appresso di (sic), e si manderanno come si possa. Sciolti, intendo che ce ne sono penetrati; ma io, gi che ho fatta la spesa, voglio pur mandargli legati; et intanto non l'altrui desiderio, ma la mia vanit habbi pazienza.
Nel rileggerlo mi sono incontrato in un error di stampa tralasciato, che  alla faccia 228, versi 12 e 13(745), dove li numeri 72 e 100 devono correggersi in 12 e 36. Ne mando alla P. V. 6 stampine da attaccarsi a luogo congruo nella tavola delle correzzioni, e la prego a farle pervenire [in] mano di quelli che haranno sin ora hauto il libro, et in particolare a i Padri Gesuiti, acci che il P. Scheiner, che in questo luogo vien censurato, non si attaccasse a questa ben che minima scorrezzione.
Vivo ansiosissimo d'intendere del nostro Mecenate(746), essendosi qui sparsa non so che novit(747), se ben poi mitigata assai; non manchi in grazia di scrivermi subito subito. Io poi vo continuamente intarsiando nuove co[sette] nel medesimo libro, secondo che sento esser promossi scrupoli e difficolt; et in particolare intendo, i Peripatetici strepitare, et il Chiaramonti rispondere in sua difesa. Se ella ancora sente che qualche sfaccendato esamini e opponga, me ne dia conto.
Ho travagliato da 2 mesi in qua per gl'occhi; ora comincio a poter leggere un poco et a riavermi di alcune alterazioni di stomaco, sopraggiuntemi da 6 giorni in qua. Faccia in mio [....] i soliti offizii caldissimamente, mi ami e mi comandi.

D'Arcetri, li 17 di Maggio 1632.
[Prosit nova dignitas](748).
Della P. V. molto R.
Ser.re Obblig.mo
G. G.



2270...

BENEDETTO SCALANDRONI a GALILEO in Firenze.
S. Piero in Sillano, 17 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 33. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re et Pad.ne mio,

Molti giorni sono, mentre mi ritrovavo in Fiorenza, ricevetti da mio padre proferte e racomandazioni fattemi da V. S., delle quali sommamente la ringrazio (non per questo ricusando, bisognandomi, la sua cortesia et amorevolezza), et insieme avviso come dovevo mandarli alcuni saggi del mio vino, il che fino adesso non ho fatto mediante molti impedimenti hauti in detto tempo; cio, che partitomi di Fiorenza, venne quass in Chianti in visita, dopo dua giorni, Monsig.re Vescovo di Fiesole, quale dirittamente arriv alla mia pieve, dove si ferm, per sua grazia, cinque o sei giorni, e dipoi partitosi ebbi a farli servit nel suo viaggio quindici altri giorni; e mediante questo non servii V. S., come prontamente dovevo. Per prego mi scusi di tal mancanza; ma ritornato adesso a casa, sono prontissimo servirla, e perci gli mando assaggio dua fiaschi di vino di dua botte, acci vegga se alcuna gli piacesse, e piacendoli mi avvisi il suo bisogno. Con questo tenga conto quale sia quel fiascho che pi gli gusta, acci la possa servire secondo il suo desiderio, e quanto prima.
Quanto poi a l'avvisarla del prezzo, come mi vien detto, gli rispondo mandi addire, per il medesimo mio mandato, di quello gli fa di bisogno piacendoli, ch gnene mander senza cercare altro, poich con lei sono sicuro sar d'accordo, ancora che non volessi. E se pure poi havessi gusto, avanti glielo mandassi sapere il prezzo, dicoli valere su i luogo il meno  16 la soma, levandolo in fiaschi, et in barili  14. Ma, piacendoli, non guardi a questo, poich, come ho detto di sopra, con lei non guaster cosa alcuna. E non mi occorrendo altro, far fine, ringraziandola prima di tante cortesie usatemi senza alcuno merito, et insieme pregarla a comandarmi di quello poco che posso, assicurandola con ogni forza sar prontissimo a servirla: e con questo gli fo reverenza.

Di S. Piero in Sillano, il d 17 di Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill. et Pad.e
Aff.mo Serv.e
P. Bened.to Scaland.ni

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re et Pad.ne mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei, in
Fiorenza.



2271.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 18 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 211. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col. mo

Le molte mie occupationi mi trattengono tall'hora dal visitarla con lettere, come bene spesso farei; perci spero che mi scuser. Credo che a quest'hora havr visto quella mia puoca fatica intorno ai logaritmi(749). Dovr scusarla se  riuscita cos maltrattata, poich  fatta in tempi cos tristi, oltre alla puoca prattica di questo stampatore, che veramente non potevo creder fosse per riuscir altrimente. Del resto scuser se non fosse trattata quella materia con quella esquisitezza che ricchiederebbe il suo gusto, poich  stata materia nuova, da me non pi pratticata se non doppo ch'io sono a Bologna.
Hora, perch io havevo un libretto intorno alli specchi parabolici, iperbolici et elittici, con occasione di ringratiar questi Signori della mia ricondotta, fatta per 7 anni con aumento di 100 scudi l'anno, ho risoluto di stamparlo, dedicandolo al Regimento(750); e perch havrei bisogna d'inserirvi da sette over otto righe che si ritrovano nell'Archimede di David Rivalto(751), nel fine, le quali sono parole di Zetzes, autthore antichissimo, intorno allo specchio dell'istesso Archimede, che cominciano, se bene mi ricordo: Hexagonum quoddam speculum fabricarat senex, perci la vorrei pregare a usar diligenza di haver questo Archimede, trascrivendo e mandandomi quanto prima quelle otto righe, che gli ne restar obligatissimo. Queste occupationi mi trattengono dal leggere i suoi Dialogi con quell'attentione ch'io vorrei, com'io mi riservo a farvi una passeggiata a mio modo, quand'io habbi un puoco di riposo, stimando io sopramodo un parto s maraviglioso com' questo.
Ha poi da sapere che da Milano mi  stato mandato un libro, stampato del 31, di un tal Liberto Fromondo, intitolato Ant-Aristarchus, sive Orbis terrae immobilis(752), al quale ho dato una trascorsa; e veramente porta con tanta schiettezza et efficacia l'opinione del Copernico, con gli argomenti per quella, che mostra invero di esserne capacissimo; ma gli scioglie poi con tanta tenerezza, che pare pi tosto che senta il contrario di quello che nel titolo del libro egli propone. Io l'ho qua e ne ho fatto un presente al Sig.r Cesare; ma s'havr gusto di vederlo, ce lo faremo havere. Gli argomenti poi che adduce in contrario sono quei medesimi ch'ella ha di gi ventilati e risoluti ne'suoi Dialogi. N mi occorrendo altro per hora, me li confermo cordialissimo e devotissimo servitore, e li baccio le mani, salutandola in nome anchora del Sig.r Marsili.

Di Bologna, alli 18 Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2272...

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO [in Firenze].
[Vigonovo?] 20 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 33. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re

L'honore singolarissimo che si  compiacciuta V. S. molt'Ill.re di far alla memoria che fu del S.r Gio. Francesco mio fratello, ben corrisponde alla stima ch'egli faceva grandissima dell'eminente virt di lei, et all'affetto cordialissimo et incomparabile che le portava. Io ricevo in me medesimo il favore, et mi resto con ardentissimo desiderio di manifestarle il grado in che tengo cos fatta degna amorevolissima dimostratione.
Tardi mi sono capitate le lettere di X, con la copia del libro(753). Stimo anco essere a V. S. molt'Ill.re note le mie disaventure, che mi hanno tenuto luntano dalla citt; come pur tutt'hora, se ben  seguita la mia total liberatione, mi vi alluntano, per divertirmi da quei pericoli li quali la prudenza humana non pu schiffare. A V. S. molt'Ill.re per fine auguro dal Signore Dio felicissimi anni et continua prosperit.

Di Villa, a'20 Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo S.or Galileo Galilei.
Aff.mo per ser. di core
Zac.a Sagredo.



2273..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 25 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI. T. XI, car. 213. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Havevo pensiero d'inviarli il Fromondo(754), ma poich ella gi l'ha visto, anzi di pi il Lasbergio(755), che non ho visto io, non occorre che io ne facci altro. Quanto ai miei Logaritmi(756), non stimo gi che sia materia s difficile ch'ella con non molta applicatione non l'intendesse; ma forsi la mia propria oscurit havr la colpa di haverla ritratta dal farci sopra studio: ma spero mi scuser, sapendo com'io ero lontano dalla compositione delle tavole e uso di quelle, e poi essendo materia che per s stessa porta molta difficolt.
Ho salutato a nome suo il Sig.r Marsili, quale  di presente per andare a Mantova per un suo negotio, e poi siamo d'accordo di venir da lei, s che siamo a tempo per l'osservatione del solstitio, il che, doppo il visitarla e goderla, desidera principalmente il Sig.r Cesare. Mi dispiace ch'ella sii continuamente travagliata da qualche dolore, e molto gliene compatisco; perci non mancher di pregare N. S. che ne la liberi, e la conservi longamente per interesse delli huomini letterati, che da lei sono stati promossi a s alte specolationi, che al mondo si pu dire hoggid rifioriscano le buone lettere merc della scorta felice ch'ella con l'essempio di s stessa va facendo a gl'ingegni peregrini. Il Sig.r Cesare et il Sig.r Giacomo Franzese(757) divotamente la riveriscono, et io con loro, ricordandomi servitore obligatissimo al Sig.r Andrea Arrighetti, quale con V. S. Ecc.ma ringratio insieme del favor fattomi con il trascritto ch'io desiderava(758).

Di Bologna, alli 25 Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Fiorenza.



2274..

ALESSANDRO CACCIA a [GALILEO in Firenze].
Pistoia, 26 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 211. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Io stimo tanto l'honor fattomi da V. S. con havermi inviato uno essemplare delli suoi Dialoghi dati nuovamente in luce, che non potendo con parole sodisfare a me stesso nel rendimento di quelle grazie che l'animo mio ha concepito esserle per ci da me dovute, conviene che io mi appaghi di restargliene, come seguir, perpetuamente obligato, et che l'amorevolezza di lei volentieri, come confido, si contenti tenermene debitore, mentre viver sempre con particolar desiderio di servirla. Il titolo dell'opera, la dedicatoria et la prefazione al lettore eccitarono talmente la mia curiosit, che avanti mettermi a leggere, et dopo havere avvertito la necessaria correzione di alcuno errore della stampa, non mi potetti contenere di non iscorrere avidamente ad una ad una tutte le postille, con qualche parte del testo; dove appariscono speculate nuove et gentili osservationi, da lei ridotte a tanta facilit che anch'io, bench di professione diversa, non diffido poterne restare, al meno in qualche parte, capace: segno evidente a chi per altro non havesse intera cognitione di V. S., che l'eminenza della sua dottrina et valore eccederebbe i termini della gi sparsa fama, se luogo pi vi restasse non penetrato da quella. Me ne rallegro infinitamente non solo con V. S., ma con tutta la nostra natione, illustrata dal nome di lei; alla quale prego da Dio con lunghezza di vita ogni prosperit.

Di Pist.a, li 26 di Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Il Vesc.o di Pist.a



2275..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 maggio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 225. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Veramente V. S. molto Ill.re ha gran ragione di dolersi(759) del cattivo incontro nelle sue pensioni; et io, ancorch non habbia colpa nessuna del mancamento che li viene usato, ne resto tanto confuso che non ardisco quasi di scrivergli. Sappia per che l'Arisio  partito di Roma, et hora si ritrova in Bologna al suo solito servizio di cappellano dell'Eminentiss.o Lodovisio; e se V. S. si servir delle sue ragioni, pagar senza fallo, perch deve pagare e pu pagare: per non manchi a s stessa.
Quanto al libro di V. S., deve sapere come ne sono arrivati due qui in Roma, uno de'quali fu dato all'Eminentis.o Sig.r Card.l Francesco Barberino, et io hebbi grazia da S. Em.za di vederlo, e tuttavia lo tengo appresso di me, havendolo letto tutto da capo a piedi con mio infinito stupore e diletto; e tuttavia lo vado rileggendo ad alcuni pochi amici di buon gusto, con loro meraviglia, e sempre pi mi diletta, sempre pi mi fa stupire, e sempre pi ci guadagno. Molte cose ho sentite da lei a bocca, ma moltissime mi giongono totalmente nove.  vero che vi sono materie che hanno bisogno di studio e applicazione per intenderle; spero per che la sua spiegatura mi habbia da sollevare assai nella mia debolezza, e credo che il trattato promesso del moto mi servir mirabilmente per finire di gustare alcuni particolari. In tanto li voglio dire che hebbi a smascellare dalle risa quando m'incontrai in Mess.r Simplicio, che mi seppe cos puntualmente designare il sistema Copernicano, ammirando nella semplicit sua la balordagine di tutta la sua scola. Ma quando gionsi a quel testimonio falso delle macchie del sole, hebbi a uscire di me stesso d'allegrezza, considerando quanta chiarezza davano in questa materia tali oscurit, che maggiore non ne pu dare l'istessa luce del sole. In somma l'opera  bellissima, degno parto dell'eccelso intelletto di V. S.; e tengo per fermo che habbia da essere di grandissima sodisfazione a quelli che sinceramente desiderano sapere. Quanto ai contradittori, non voglio dire altro, solo quello che dice il Copernico: Illos nihil moror, adeo ut etiam iudicium illorum, tanquam temerarium, contemnam; e V. S. deve con alto animo fare l'istesso: e sono sicuro che chi scriver contro a questa opera offender s medesimo e non V. S., perch si dichiarar o maligno o ignorante o ambedua. Io continuar, questo poco di vita che mi resta, a studiare questo libro solo, e da questo solo spero quel sollevamento e consolazione che si pu cavare dalla considerazione delle meraviglie di Dio nel cielo e nella terra. E li fo humilissima riverenza, supplicandola a ricordarmi schiavo in catena del Ser.mo Gran Duca, di Madama Ser.ma mia Signora, e del Ser.mo Sig.r Principe D. L.(760)

Roma, il 29 di Maggio 1632.
Di V. S. molto Ill.re


Mons.r Ciampoli continova a servire nella sua carica, e non ci  novit nessuna pi di quello di prima; e Monsignore si porta egregiamente, stimando i padroni come deve, e ridendosi delle cose di queste mondo come meritano(761).


Devotiss.o Humil.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo
Il Sig.re Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Fiorenza.



2276..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a [GIUSEPPE GAULTIER in Aix].
Beaugentier, 18 giugno 1632.

Bibl. Nazionale in Parigi. Fond franais, n. 9531, Peiresc Mathematica, car. 196. - Autografa.

.... Mons.r Naud(762) m'escript de Rome que le livre de Galile estoit achev d'imprimer, mais qu'il n'y en avoit encores qu'un exemplaire entre les mains de l'Amb.r de Toscane; et un honneste homme de Marseille m'a voulu asseurer qu'il en avoit est envoy ung exemplaire a Monsieur Deodati, auquel cas je ne doubte point qu'il ne vous l'aye incontinant faict voir et a Mons.r Gassendy. La nouvelle peste de Ligourne, qui a interrompu le commerce de ceste province de ce coste l, est cause que nous ne l'avons point eu si tost; mais on nous le faict pourtant esperer de jour  autre....



2277.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 19 giugno 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 219-220. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re S.re e P.ron mio Col.mo

Ho fatta consegnar in man propria la lettera al S.re Gio. Mancini, qual risponder a V. S. molt'Ill.re
Continuo a leggere i Dialoghi e rileggerli, e sempre pi mi piacciono e pi mi muovono a meraviglia. Mi pare d'haver osservato che la luna intorno alle congiuntioni si mostri assai maggiore di diametro, considerata la grandezza del suo disco in riguardo alla parte illuminata; maggiore, dico, del diametro preso in relatione della parte non illuminata da'raggi del sole; e questo eccesso mi pare tanto grande, che senza scrupolo si pu affermare che ancora la luna, illustrata dal sole, mostra la irradiatione avventitia non meno de gl'altri pianeti. Nel sole  vero che non si pu fare osservatione evidente al senso di questa appendice radiosa, ma con tutto ci la ragione mi persuade che il sole la faccia al pari delle stelle fisse.
Io godo spesso la conversatione d'un Sig.re Rafael Masotti(763) da Monte Varchi e di un Sig.re Evangelista Torricelli da Imola, amendue eruditissimi di geometria et astronomia, gi messi da me per la buona strada. Questi ben spesso mi vengano a ritrovare, e si leggono i Dialoghi con tant'applauso della dottrina, de i concetti, della lingua e della spiegatura, che sebene meritano molto pi, so che V. S, non la potrebbe desiderar maggiore.
Il Padre Scheiner, ritrovandosi in una libraria dove un tal Padre Olivetano(764), venuto di Siena a'giorni passati, si ritrovava, e sentendo che il Padre Olivetano dava le meritate lodi a i Dialoghi, celebrandoli per il maggiore libro che fusse mai uscito in luce, si commosse tutto con mutatione di colore in viso e con un tremore grandissimo nella vita et nelle mani, in modo che il libraio, quale mi ha raccontata l'istoria, rest meravigliato; e mi disse di pi che il detto Padre Schieiner haveva detto, che haverebbe pagato un di questi libri dieci scudi d'oro per poter rispondere subbito subbito.
Molti qua desiderano di veder li Dialoghi, non solo in Roma, ma mi vien scritto di fuori, di Venetia e di Perugia in particolare; e Mons.re Ciampoli nostro prega V. S. a mandargline uno sciolto, con involtarlo serrando lo invoglio con fil di rame, che non ci sar difficolt, scrivendo sopra: libro sciolto, senza spago. Di grazia, non manchi. Io star aspettando la mia parte almeno di un paro di copie, che credo che mi basteranno per il tempo di vita mia, facendo pensiero di frequentarne la lettura in modo che io me ne faccia padrone. Son restato sodisfattissimo del flusso e reflusso. Le appendici mi sono parse meravigliosissime, nobilmente spiegate e chiarissimamente rappresentate. Io haverei desiderato che V. S. havesse dato fuori il secreto della longitudine, perch dubito de'ladri. Credo per che l'habbi ritenuto appresso di s per degni rispetti. Forsi si potrebbe nell'aggionte, che lei far, toccare il testimonio falso de i movimenti irregolari in apparenza de i Pianeti Medicei: per mi rimetto totalmente in lei, facendoli humilissima riverenza.

Di Roma, li 19 Giug.o 1632.
Di V. S. molt'Ill.re
Devotis. e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.



2278..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 giugno 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 217. - Autografa,

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio e P.ron Oss.mo

 un pezzo ch'io non ho scritto a V. S., aspettando di giorno in giorno di poter darle qualche avviso della nostra Accademia e di quanto si disegnava di fare per l'elezzione del nuovo principe; ma vedendo questo negotio andare tanto alla lunga, per le tante occupationi dell'Emin.mo Sig.r Card. Barberino(765), e per non poter io essere cos spesso come vorrei a Palazzo, per ci ricordare a S. Em.za, come ha detto che si faccia, che perci ce ne stiamo ancora cos senza capo, ho risoluto di scriverle per rallegrarmi con V. S. che finalmente stamp il suo libro e public con molto applauso di chi conosce il vero. A me lo disse primieramente il Sig.r Caval.r del Pozzo, perch l'haveva veduto in mano dell'Em.mo Sig.r Card. Barberino, e poi l'intesi dal Padre D. Benedetto Castelli, il quale non sa trovar fine a lodarlo; e perch mi disse haverlo in casa, v'andai con molta ansiet per vederlo; ma lo vidi solamente, ch non potei trattenermi molto, perch, essendo gravemente inferma la Sig.ra Duchessa mia Signora(766) et con pericolo di morte, non potei trattenermi lungo tempo fuori di casa: e poi aspetter di leggerlo con commodit et attentamente per ben intenderlo e gustarlo, ch non  libro da trapassarlo con una semplice lezione e cos alla sfuggita. Il Sig.r Abbate Ruberto Strozzi, che venne qui le feste di Pasqua di Resurrezione, mi disse parimente che detto libro era gi uscito alle stampe, e che se havesse saputo il mio desiderio me n'haverebbe portato uno; ma bisognar ch'io m'habbia pacienza finch s'aprano li passi, se prima altra occasione non mi viene.
La detta infirmit della Sig.ra Duchessa, la quale poi s' terminata in bene, essendo hormai due giorni che si trova senza febre, ha cagionato che non habbia messo le mani per finire la stampa del libro Messicano(767); ma hormai vedr di farlo quanto prima. Speravo haver qualche aiuto dal nostro Sig.r Fabio Colonna per quelle tavole del nostro Sig.r Principe, b. m.; ma esso ancora sta malissimo, travagliandolo alcune ulcere che gli van per la vita, che gli danno grandissimi dolori: e ne temo di lui, perch son hormai 3 settimane che non ho ricevuto sue lettere.
Ho inteso che V. S. ha altre cose da stampare, che me ne son rallegrato assai.  bene di publicarle e di non lasciare le sue fatiche nelle cartucce, come ha fatto il Sig.r Principe nostro, che Dio sa se se ne potr mai ricapare cosa alcuna e in che mani anderanno, non potendo cessare di dolermi per tanta perdita che si  fatta. Altro non aggiunger: V. S. si conservi e mi comandi, e le bacio per fine affettuosamente le mani.

Di Roma, li 19 di Giugno 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo e Vero
Franc.o Stelluti L.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Linc.o
Fiorenza.



2279.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 3 luglio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 221. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Doppo la ricevuta delle gratissime lettere di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma non mi sono trovato coll'Ecc.mo Sig.r Proc.r Venier per trattare del ritratto(768).
Il libro mandatomi da V. S., doppo scorso apena e divorato, mi fu levato di mano, et  andato sempre qua e l; et hoggi, che l'ho ricuperato coll'insolentia, mi conviene mandarlo a Verona all'Ill.mo Sig.r Comissario Antonino(769), uno de'pi habili sogetti di questo Stato e che honora et ammira V. S. sopra tutti li letterati di questa et, e che dice non haver ancora incontrato altro filosofo che lei. So che sono stati ricercati molti de'suoi libri, onde non dubbito che lo stampatore non sia per trasmetterne di qua. Quanto alla materia, nell'idea generale fatta in quella affrettata lettura, io non credo che l'invidia o malignit sia per ritrovarci che dire, salvo nelle parti che non intender: ma ella ha data tal luce alle cose pi abstruse, che non so che resti da desiderare, et ha cavato fuori cose tanto peregrine, che gl'intelletti non depravati haverano che ammirare. A me pare un'hora mill'anni di vedere gl'altri due dialoghi, persuaso che in quelli haveremo parte delle cose promesse circa il moto de'naturali e de'progetti. Io m'incanto intorno a questi, e vorrei veder fatta quest'opera da lei, ch certissimamente non pu sperarsi da altri; di che ci pu chiarir il tempo andato, nel quale io vorrei sapere da questi nostri Peripatetici che cosa sapiamo del moto, fuori che parole gratianiche e pedantesche.
Tra tutte le cose che m'empiono lo spirito,  quella che V. S. ha portata del moto per la perpendicolare e per l'inclinata, che li mobili acquistano col passar per tutti li gradi di celerit uguale, e che in ogni grado acquistato, se continuasse il moto con quello, farebbe, nel tempo che si  mosso, di punto il doppio. Santo Dio, che speculatione divina  questa, e come ingegno altro che del divino Galilei ha potuto trovar osservationi per conoscerlo e mezo per dimostrarlo, perch sono fuori di dubbio che deve haver l'uno e l'altro! Che mi si trovi in tutto Aristotile cosa che vaglia tanto! E quell'altro, del moto retto de'pianeti per naturalmente conseguire la velocit c'hora possedono nel circolare, non  ella singolare! e tante altre. La lucidezza puoi con che vengono spiegati li punti che parevano impercettibili, chi non la deve ammirare! Io sto con ansiet inesplicabile ad aspettar che V. S. arrichisca li studii humani di questi reconditi thesori, al che piaccia a Dio conservarla in sanit e prosperit; e le bacio le mani.

Ven.a, 3 Luglio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Devotiss.o e Partialiss.o
F. Fulgentio.



2280.

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Pavia, 14 luglio 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 161. - Autografa.

Molt'Ill.re S.r Ecc.mo, S.r mio Col.mo

Tanto longo silenzio so che non mi haver fatto cancellare dalla sua memoria: sono quell'antico di sempre, servitore suo. Stando in Genova questi giorni, viddi il suo libro dei Dialogi del sistema; e perch sono venuto in Lombardia da tre mesi in qua, ho procurato di haverne uno, e trovandomi in Pavia quieto, l'ho scorso tutto con mia grandissima sodisfattione: di che, con pi comodo di scrivere. Vi  un libraro qua che ne piglieria una partita; mi  parso bene di avvisarlo a V. S., perch saranno sino a 50 copie, et io le farei pagar cost il denaro alla consegna. Si degni di avvisarmi il prezzo.
Ho stimato con quest'occasione incontrar qualche servitio di V. S.: se cos , l'intender con gusto, e che voglia comandarmi. Credo fermarmi qua sino a'freschi, poi tirarmi a Roma: ovunque sar, la servir. Et le bacio le mani.

Pavia, 14 Luglio 1632.

Metta sopra le lettere: a S. Maiolo.
Scrivo alla semplice, perch aprono li pieghi a'lazaretti. La risposta l'invii a Lucca al Sig. Agostino Santini.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Oblig.mo
D. Antonio Santini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



2281.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 17 luglio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 222. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

L'Ill.mo Sig.r Comissario Alfonso Antonino  di que'ingegni che la natura non produce se non in centurie d'anni: colmo d'eruditione, ma tanto pespicace nelle cose naturali, che  stupore. Mi pare un di que'degni interlocutori di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma M' convenuto mandarli il libro di V. S. prima di rilegerlo. Me ne scrive questa lettera che mando, aci vegga la stima ch'e'fa et  per fare quando l'habbia divorato e puoi ruminato. Prenda V. S. corraggio: dia agl'huomini che meritano nome di filosofi questa felicit. Il mio godimento  tale, che se fossi astretto ad essere privato o del solo libro di V. S. o di tutti gl'altri che trattano di scienze, testor Deum che elleggerei pi tosto rimaner con questo solo; e non ho per huomo di senso nelle cose naturali chi havesse altro senso. Ma che sar puoi, quando V. S. negl'altri Dialoghi habbia esplicate l'altre sue maraviglie? Ella haver conseguito appresso gl'huomini da bene quel punto al quale nissuno  arrivato, et che io in tanti anni ho sicuramente tenuto o che non fosse attingibile o che fosse riservato al solo Sig.r Galileo. L'et nostra ha havuta la speculatione della magnete, che nel Gilberto ho stimata cosa rilevantissima, e veduto con nausea ch'alcuni filosofastri se ne ridessero come d'un ingegno confinato in un sasso. Lo sistema Copernicano, a dir il vero, in Italia che stima haveva? Ma V. S. ha dato l'anima, e, quello che importa, svelato il seno alla natura. Dio la conservi, come instantemente Lo prego; e le bacio le mani.

Ven.a, 17 Luglio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo Galileo.
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
F. Fulgentio.



2282.

ALFONSO ANTONINI a [GALILEO in Firenze].
Verona, 24 luglio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 35. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho preso cos gran piacere e goduto tanto dalla lettura dei Dialoghi di V. S. Ecc.ma, che per intiera dimostratione di gratitudine, stimando che non possa bastare n l'interna osservanza verso di lei n il congiungere la mia voce con quelle di tutta Europa nelle sue lodi, mi  parso d'essere obligato a farne atestatione anco a lei medesima. Le speculationi sono le pi alte e le pi degne che siano in natura, e tanto pi degne delle Pitagoriche e delle Copernicane, quanto queste sono dimostrate da lei con ragioni pi sensate e pi chiare, et portano una aggiunta di cose meravigliose, non vedute da loro n da altri mai. Ho sempre osservato la sua incomparabile virt con particolare e doppio afetto, perch rimasi herede anco di quel del Sig.r Daniello, mio fratello. Non le ho mai scritto, perch io non scrivo ad alcuno; anzi pure le ho scritto gi mentre io era nei Paesi Bassi(770), e le scrivo hora perch la stimo sovra tutti gli huomini.
Il viaggio ch'io feci a Fiorenza alcuni anni sono per vederla, mi ha lasciato un desiderio ardente di ritornare quanto prima io possa havere un poco di pausa dal servizio di questi Signori, nel quale io sono impiegato. Il Padre Maestro Fulgentio dei Servi mi ha fatto il favore di parteciparmi il libro, con mio grand'obligo. Sto con aspettatione impatiente degli altri, che, se non gli haver prima, penso di venir a ricevere dalla sua mano; la quale io le bacio con pieno afetto e con molto desiderio di poterle dimostrare, con altro che con la penna, la conoscenza che tengo, ed in conseguente la stima che faccio, del suo gran merito.

Di Verona, li 24 Luglio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo
Alfonso Antonini, Comis.o Generale della Cav.ria



2283...

FILIPPO MANNUCCI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 24 luglio 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. I, T. X, car. 37. - Autografe la firma e le parole "e Comp.re", che immediatamente la precedono.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo

Devo risponder alla gratissima di V. S. de'9 stante e ringratiarla dell'honor che mi ha fatto nel favorirmi del libro de'sua Dialoghi, perch le sue opere le stimo come gioie pregiatissime, sia perch cos in s stesse meritono, come anco per l'amor et affettione che porto a tutto quel che da lei depende. Mi dispiace bene, haver inteso che il Sig.r Michel Agnolo(771) se ne andassi in Paradiso, il che non ho mai saputo se non adesso; e l'ultima volta che lo veddi fu a questa istessa tavola ove fo scrivere, ch nell'andar in Baviera mi favor venir a desinar meco(772): e se V. S. comander ch'io cerchi d'intender qualcosa della sua famiglia in questi travagli, har modo di poterlo fare, tanto pi prosperando adesso li affari imperiali e dell'istesso Duca contro il Re di Svetia.
M'allegro infinitamente della sua prosperit e sanit: prosperila il Signor Idio felicemente per molt'anni. Spero che se anch'io potessi villeggiar in Arcetri, sarei pi giovane, n conterei li anni. Con questa sar un poco di tamaro, perch l'impedimento de'sospetti a'passi impedisce il mandarne pi quantit. La ricetta  questa: parti eguali, tutto pesto et incorporato. Alcuni vi aggiungono un poco di comino.

Finocchio;
Coriandoli;
Savorezza;
Erba maggiorana, overo persa;
Anisi.


Le fo humilissima riverenza, con baciarle le mani.

Di Ven.a, li 24 Luglio 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devotiss.mo Ser.re e Comp.re
Filippo Mannucci.



2284.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 124-225. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo Sig.re

Ho ricevuto i Dialoghi di V. S. Ecc.ma dal Sig.r Magalotti(773) nel mese di Luglio, secondo V. S. m'havea predetto a'17 di Maggio, et non li scrissi subito perch mi parse meglio leggerli prima. Ognun fa la parte sua mirabilmente; e Simplicio par il trastullo di questa comedia filosofica, ch'insieme mostra la sciocchezza della sua setta, il parlare, e l'instabilit, e l'ostinatione, e quanto ci va. Certo che non havemo a invidiar Platone. Salviati  un gran Socrate, che fa parturire pi che non parturisce, et Sagredo un libero ingegno, che senza esser adulterato nelle scole giudica di tutte con molta sagacit. Tutte le cose mi son piacciute, e vedo quanto  pi forzoso il suo argomentare di quel di Copernico, se ben quello  fondamentale.  riuscito secondo io desiderai quando li scrissi da Napoli, che mettesse questa dottrina in dialogo per assicurarsi da tutti(774) etc. Vero  che qui non si trattano cose da me desideratissime, com' l'anomalie dell'obliquit et escentricit, et le nove apparenze et esorbitanze toccate da Platone ne'secoli antichi, ma di altra materia che ne'moderni da Copernico, n degli apogei e perigei et latitudini mutate, et dell'immutabilit delle distanze tra di loro e mutabilit da'tropici(775) e dal zodiaco, e molte altre cose ch'io stimo inarrivabili, mentre V. S. le tace, e le cose ch'io li dimandai nella prima epistola, letto il Nunzio Sidereo(776).
Circa il movimento del mare, non in tutto son per adesso con V. S., seben  assai meglio scritto che non mi fu riferito d'amici che non seppero risponder a gli argomenti, e col tempo n'avviser V. S. Si dolora grandemente Apelle(777) di questo libro, et indivin, parlando meco, che V. S. havea di puntarlo: perch lui a ogni modo vorrebbe esser l'autor delle Macchie, e m'allega molte epistole di quel tempo a suo favore. M'ha dato da principio il suo libro(778), ma sendo tedioso il suo scrivere, non posso dir d'haverlo ben letto etc.
Mi piace assai che quelli che si faceano autori delle propositioni di questo libro di V. S., e dicendo ch'erano degli antichi Pitagorici e Democratici e di V. S., mi rispondean che non l'han visti, n quel che in Aristotile, Platone, Galeno e Plutarco si legge, e ch'era loro inventione, adesso son chiariti e nell'Academie noti, se ben tra'letterati plebei si fanno spantosi con riferirle, lunge da noi, come proprie.
Desidero che V. S. metta presto a luce quell'opusculo de'movimenti, perch odoro da quel che qui dice grandi utilit al filosofare.
Io difendo contra tutti come questo libro  in favor del decreto contra motum Telluris etc., perch qualche litteratello non perturbasse il corso di questa dottrina: ma i miei discepoli sano il misterio. Io oso a dire, che se stessimo insieme in villa per un anno, s'aggiusteriano gran cose; e bench V. S. sola  bastante, io mi conosco utile, giunto a lei, e farei molte dubitationi, non peripatetiche n volgari, circa i primi decreti della filosofia. Dio non vuole: sia lodato. Queste novit di verit antiche, di novi mondi, nove stelle, novi sistemi, nove nationi etc., son principio di secol novo. Faccia presto Chi guida il tutto: noi per la particella nostra assecondamo. Amen.
Resto pregando Dio per la vita di V. S., sia lunghissima a pro del vero e del bene universale. Amen.

Roma, 5 Ago. 1632.

Fra Thom.o Campanella,
vero amico e servo delle sue virt splendentissime.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r G. Galilei, Filosofo et Matematico
primario del Gran Duca di Tosc.a
Firenze.



2285.

FILIPPO MAGALOTTI a MARIO GUIDUCCI [in Firenze].
Roma, 7 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 75-77. - Autografa. Sul di fuori si legge, di mano di GALILEO: S. Fil.o Magalotti al S. Mario Guiducci.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Quantunque io potessi con molte ragioni persuadere a V. S. che di poco mi son lasciato prevenire dalla sua cortesia, perch di gi aveva deliberato di reverirla e insieme darle avviso di quanto era a mia notizia in proposito del libro del S.r Galileo e della novit occorsa per conto di esso, voglio in ogni modo astenermene, conoscendolo superfluo con la sua gentilezza, e confidando che, non avendo io scorto prima la necessit di scrivere sopra questo negozio, avendolo sin ad ora differito, non abbia fatto mancamento. Ringraziando per tanto in prima lei del favore fattomi nell'eccesso di questi caldi, vengo a dirli, per rispondere in parte a quanto ella desidera, che ella favorisca di ritrovarsi col S.r Miglior Guadagni, e si faccia mostrare, se egli la conserva, una mia lettera che gli scrissi quindici giorni sono, nella quale, oltre ad alcuni altri particolari, gli narrai diffusamente tutto quello che erami occorso per conto di questo benedetto libro col Padre Rev.mo del Sacro Palazzo sino a quel giorno, ch io non lo replico per la lunghezza; e credo che quello sodisfar in grandissima parte al desiderio di V. S. e forse del S.r Galileo e degli altri amici suoi, purch io sia l'autore dell'avviso con quella circospezione e cautela che parr alla prudenza di V. S.
La settimana passata io non scrissi di vantaggio, perch non sentendo cosa di sustanza, ma solo le voci che aveva sentito da principio, cio che si faceva qualche reflessione sopra il detto libro per correggerlo o sospenderlo, o forse proibirlo, per ci non ne vedendo succeder niente, non me ne pigliava altro pensiero, sapendo che dette voci uscivano per lo pi da gente o poco ben affette all'autore o del tutto ignoranti e semplici. L'effetto si  stato poi, che luned mattina, ritrovandomi io in S. Giovanni de'Fiorentini, dove era la festa de i Cavalieri di S. Stefano, venne a posta a cercarmi in detto luogo, dove gli era stato detto che io era, il Padre Maestro sopradetto; il quale mi signific che arebbe voluto che io gli restituissi tutti quei libri dei Dialoghi del S.r Galileo che io aveva portato di Fiorenza, che mi prometteva di ristituirmegli al pi lungo doppo dieci giorni in ogni maniera. Io risposi a S. S.ria Rev.ma che mi dispiaceva infinitamente non poter fare che egli restassi servito, perch di 8 che io ne aveva portati, cio cinque datimi dall'istesso S.r Galileo, destinati e presentati gi, come egli ben sapeva, uno all'Em.mo S.r Card.e Barberino Padrone, uno a lui medesimo, un altro al S.r Ambasciatore di Toscana, gl'altri due, a Mons.r Ciampoli e al Padre Campanella, gli altri tre a Mons.r Serristori(779), che  della Congregazione del S.to Ufizio, al Padre Leon Santi Giesuita, di tutti questi, dico, non era in mia potest ripetergli e riavergli dalle persone alle quali di gi erano stati consegnati; e quanto all'ultimo per me proprio, era in mano del S.r Girolamo Deti, Maestro di Camera dell'Ecc.mo S.r Principe Prefetto(780), che anco non ero sicuro che non fosse servito o non servisse per S. E. Conobbe molto bene che da me non poteva in questo particolare aver sodisfazione, e che al pi al pi non poteva far capitale che del suo proprio, di quello di Mons.r Serristori e del mio, quando io l'avessi potuto riavere; e per questa difficult mi mostr senso particolare, proccurando di persuadermi che tali diligenze si facevano per maggior servizio dell'opera e dell'autore: onde io presi occasione d'interrogarlo, perch si facesse ora cos diligente perquisizione d'aver questi libri, mentre io era sicurissimo che se si fosse scritto all'autore, e significatogli per qualunque cagione il sentimento dei superiori, egli arebbe indovinato per obbedire, e che avendo ricevuto grazia dalla San.t di N. S.re e dalla Sacra Congregazione di potere stampare la sua opera, come si vedeva dalla facult datagli da lui medesimo e registrata nell'opera istessa, non era da credere che, per gratitudine, non avesse corrisposto in dare tutte le sodisfazioni possibili, giuste e convenienti. Da questo trapassai a dire, e tirai come di pratica, che credeva di gi che ne avessero scritto qualche cosa cost: a che egli mi rispose di s, senza specificare n che n come, e questo perch, come credo che ella ben sappia, non si pu, sotto pena delle pi gravi censure, rivelare alcuna, bench minima, delle resoluzioni che si pigliano nel S.to Ufizio; ma solo soggiunse che s'era scritto e ordinato perch fosse trattato piacevolissimamente, che non vi era altro fine che la gloria d'Iddio e la tranquillit della Chiesa, senza verun desiderio di scapito della reputazione dell'autore, il quale egli riteneva per un de'maggiori amici che avessi.
Da questo pass a farmi un altro motivo, il quale io mi vergognerei, per reputazione sua e di chi n' stato l'inventore, se io non sapessi che posso parlare con ogni libert e confidenza, a discorrerne. Questo fu che, con molta segretezza, mi signific che era stata fatta molta reflessione sopra l'impresa, che io credo che sia nel frontespizio del libro, se male non mi ricordo (dico questo, perch non ci ho fatto mai molta reflessione ancor io, e di presente non ho il libro appresso di me); e sono, s'io non m'inganno, quei tre delfini, che l'uno tiene in bocca la coda dell'altro, con non so che motto(781). A questo non potetti tenermi di non ridere e far atti di maraviglia, perch io credevo di poter assicurare che il S.r Galileo non pensava a queste bassezze e minuzie, con le quali volesse coprire gran misteri, avendo detto le cose assai chiare; e credevo risolutamente poter affermare che fosse dello stampatore. A questo dimostr grandissimo contento, e mi aggiunse che se io l'assicurava di tale cosa (guardi V. S. che cosa in questo mondo regola le nostre azioni), poteva resultarne benefizio grandissimo all'autore. A me pareva d'aver non so che poco di libretto, che  quello della preservazione dalla peste del medico Portughese(782), dove credevo che fosse il modo da potersi chiarire; e gli promessi di mandargliene subito. Non voleva, ma diceva che gli bastava la mia attestazione, come parola di gentiluomo. Risposi, che quando non fosse stato il riscontro in detto libro, come veramente non vi (783), se bene  stampato dal Landini, che m'obbligavo a farne venire di Firenze sufficienti chiarezze; che da lui fu accettato con molto gusto.
Ora il negozio  qui, e quanto a me non credo che ci sia stato altro motivo che quello che ho scritto in detta lettera al S.r Migliore, cio che si dolga qua il Maestro del Sacro Palazzo che non sia stato stampato cost il libro come stava giusto l'originale, e che, tra l'altre, manchino nel fine due o tre argumenti inventati propriamente dalla S.t di N. S.re, con i quali pretende aver convinto il S.r Galileo e dichiarata falsa la posizione del Copernico; che perci, essendo capitata in mano di S. S.t l'opera e vedutala manchevole, era necessario porvi rimedio. Questa  la coperta; ma la sustanza debbe essere che i PP. Giesuiti deono sotto mano lavorar gagliardissimamente perch l'opera sia proibita, ch questo me l'ha detto egli medesimo con queste parole: I Giesuiti lo perseguiteranno acerbissimamente. E perch questo buon Padre si trova assai imbarcato e ingolfato nelle speranze, teme di qual si voglia ostacolo, non che di questo, che  grandissimo, e vuole sfuggir la nota nella quale possa essere incorso per aver concesso che si stampi; oltre che non si pu negare che la S.t di N. S.re non sia d'oppinione assolutamente contraria.
Questo  il fatto, che sin ora  penetrato a'miei orecchi. Se di cost si  mancato, non stampando il libro come di qua se ne era data la licenza, io non so che dirmi; se non vi  mancamento, sar facilissima cosa a giustificarlo, e giustificatolo, al certo che il negozio non passer pi oltre: che qua non posso credere che abbiano a sospendere o proibire un libro, del quale essi ne abbino tre anni innanzi dato la licenza. Ora io non son buono n saprei dar consiglio; ma se avessi a dir il mio sentimento, stimerei che, quando non si fosse fatto mancamento nel libro, ma stesse giusto come di qua fu mandato e licenziato, che fosse commesso, d'ordine di S. A., al Sig.r Ambasciatore che facesse risentimento col Padre Maestro, e poi con ogni piacevolezza se ne trattasse col S.r Card.le Barberino, che stimo che sia benissimo affetto all'autore e faccia grande stima dell'opera, n per sua natura  per concorrere a resoluzione alcuna precipitosa, se non quando scorgesse che non vi fosse pi rimedio, e ci per non disgustare. Se per sorte fosse stato inavvertentemente lasciato qualche cosa, e particolarmente dell'accennate, non vi faccino alcuna difficolt, s'offerischino pronti a aggiugnere, levare e mutare, che qua basta salvare l'apparenza. Tra tanto V. S. non lasci di mandarmi quanto prima qualche piccolo libretto, se ben fosse un lunario, ove sia l'impresa del Landini, che io lo far subito vedere; e avvertino, se  possibile, a averne di quelli che sieno stampati avanti a detto libro, per maggior autenticazione: e se questo non potesse essere, facci fare una fede da pi gentiluomini, e forse sar meglio dal Consolo dell'Accademia, che credo sia il S.re Tommaso Rinuccini, come questa  la verit. Nel resto io non lascer diligenza opportuna per intendere quanto passa e servire il S.r Galileo, dove possa riuscire il farlo con frutto.  ben vero che le cose passano segretissime, per esser negozio della Congregazione del S.to Ufizio; ch se fosse quella dell'Indice, aremmo un poco pi agevolezza, al meno per saper quanto passa. A questo proposito dicole ancora, che ben presto credo saranno proibiti i Discorsi d'Amadio Niecollucci(784), ch sin ora non si sono accorti che quello sia un nome stravolto(785), quantunque ognun vegga che son riformati e ricorretti da tutto quello che potesse apportare scandolo.
So che non occorre ricordare a V. S. di procedere cautelatamente, con non mi fare autore di quanto da me vien significato, perch io desidero di servire a ogni persona, e al S.r Galileo principalmente, che tanto merita, ma V. S. sa molto bene in che obbligo sia la casa mia, e con quanta circospczione si deva parlare delle risoluzioni de'padroni in materie s importanti. Anzi aveva pregato il S.r Migliore, che se da altra parte non sentiva cos'alcuna, mi favorisse di tacere; se avesse sentito narrare diversamente, potessi dire il fatto come stava, e se ne astenesse ancora per non disgustare il S.r Galileo. Il Padre D. Benedetto va anch'egli molto cautelato, e si deve fare tanto pi, oltre al gusto de'padroni, quanto queste sorte di note, ancorch imposte addosso ad alcuno senza ragione, sono di pessima qualit in ogni luogo, ma particolarmente in questo, che per lo pi se ne va preso alle grida. Scusi V. S. la mia debolezza, e attribuisca il tutto a soverchio desiderio di ben servire agli amici; e al S.r Galileo potr dire quanto piacer a lei e quello che creda possa esser suo servizio, senza disgustarlo e levargli l'animo di proseguir pi oltre le cominciate fatiche. Io non gli scrivo per minor sua briga. Baster che ella, in vedendolo, mi favorisca di ricordarmegli servitore, e gli facci attestazione della mia pronta e devota volont. Scrivo due versi al S.r Migliore, perch faccia vedere a V. S. quella lettera, e io ora mai finisco per non tediarla di vantaggio, avendo pieno un foglio e mezzo di chiacchiere. M'informer come si deva contenere per aver la licenza di quell'organo, e inteso quanto occorra, ne dar parte a V. S.; alla quale, s come al S.r Giulio suo fratello, fo reverenza, e prego dal Signor Iddio ogni felicit.

Di Roma, il d 7 d'Agosto 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Mario Guiducci.
Obl.mo Ser.r
Filippo Magalotti.



2286.

FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 14 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 226. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Ho letta la lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 7 con sdegno e rabbia, ma non con maraviglia. Gi sino da principio che mi capit il suo libro, discorrendone con Mons.r Contarini(786), un sogetto di spirito ellevatissimo e di costumi angelici, venimmo in parere di punto di quello che a V. S.  incontrato, non potendo capire ch'opera cos eccellente e divina dovesse mancare degl'effetti dell'ignoranza e malignit del secolo e de'tentativi dell'arroganza di coloro che credono poter dare regola non solo alli cervelli, ma ancora agl'ogetti intorno a'quali gl'ingegni si aggirano. Ci n turbi n distolga V. S. dal proseguire. Il colpo  fatto: ella ha fatta un'opera delle pi singolari che sia uscita da ingegno filosofico: il vietarli il corso non diminuir la gloria dell'authore: si legger a dispetto dell'invidia maligna, e vedr V. S. che si trasportar in altre lingue. Confesso non essere cibo per tutti li stomachi; ma per quelli di calore sufficiente  tale, che gl'huomini non ne vorrano essere privi. Ma buono Dio, che ci trovano questi sciagurati da riprendere? se non riprendono la troppa modestia e l'haver esposti li sensi filosofici senza la libert filosofale. Io sto in sollicitudine che questo non privi le scienze degl'altri dialoghi da V. S. dissegnati. Ma, per amor di Dio, non si perda d'animo; corraggiosamente operi alla gloria et all'humanit. Dio e la natura l'ha fatta a quest'opera; se lei non la perfettiona, altri non la speri pi. Io le dico ex corde, coram Deo, che uno de'pi intensi miei desiderii  di vedere il rimanente; e se le fosse impedita la stampa, che non credo, la scongiurarei di lasciarmela vedere a penna. Ma superar la malignit.
Per il S.r Antonini(787), se lo vuole regalar del libro, l'Ill.mo Ressidente(788) trovar modo. Viva felice, come io le prego da Dio ogni bene, e con tutto l'affetto le bacio le mani.

Ven.a, 14 Agosto 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devotiss.o et Hum.o Ser.re
F. Fulgentio.



2287

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 15 agosto 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3352 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Non ho possuto per ancora veder il Maestro del Sacro Palazzo per conto dell'interesse del Sig.r Galilei; ma perch sento che si faccia una Congregazione di persone versate in questa professione avanti il Sig.r Card.l Barberini, tutte poco affette al Sig.r Galileo, ho risoluto con la prima occasione di parlarne a S. Em.za medesima. E perch anche si tratta di far venir da Pisa un mattematico, chiamato il Sig.r Claramonte(789), parimente poco amico dell'opinioni del Sig.r Galileo, sar necessario che S. A. li faccia parlare, perch tratti qui per la verit, e non secondo le passioni del suo cervello....



2288.

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 19 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 56. - Minuta non autografa.

.... Nel negozio del S.r Galilei, S. A. haver per male che si continui di perseguitare le sue opere dagli invidiosi del suo sapere; et se il S.r Chiaramonti(790) sar chiamato cost, io penso che S. A. si lascer intender seco....



2289.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 228. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.re

Con gran disgusto mio ho sentito che si fa Congregatione di theologi irati a prohibire i Dialoghi di V. S.; e non ci entra persona che sappia matematica n cose recondite. Avverta, che mentre V. S. asserisce che fu ben prohibita l'opinione del moto della terra, non  obligata a creder anche che le ragioni contradicenti sian buone. Questa  regola theologica; e si prova, perch nel Concilio Niceno 2 fu decretato che angelorum imagines depingi debent, quoniam vere corporei sunt: il decreto  valido, e non la ragione, gi che tutti scolastici dicono che gli angioli son incorporei, a tempo nostro. Ci son altri fondamenti assai.
Dubito di violenza di gente che non sa. Il P. Mostro fa fracassi contra; et dice, ex ore Pontificis: ma N. S. non  informato, n pu pensar a questo. V. S., per mio avviso, faccia scriver dal G. Duca, che s come mettono Domenicani, Gesuini et Theatini e preti secolari in questa Congregatione contra i vostri libri, ammettano anche il P. Castelli e me: e si vinceranno, succumbemus etc. etiam nella propositione, non che nelle ragioni. Ma sia a me secreto, quia etc. O dimandi avvocato e procuratore in questa causa; e se non la vincemo, mi tenga per bestia. Io so ch'il Papa  di gran senno, et quando sar informato etc. A Dio.

Roma, 21 Ag.o 1632.
Di V. S. Ecc.ma
Se.re Aff.mo non volgare
Fra Thomaso Campanella.

Ho molti autori sacri per noi etc.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei,
Filosofo e Mat.co dell'Altezza di Toscana.
Firenze.



2290..

FRANCESCO DE'MEDICI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Madrid, 21 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 55. - Autografa la sottoscrizione.

.... Prego V. S. Ill.ma a dire al S.r Galileo, che io ho presentato al S.r Conte Duca(791) l'offerta che egli fa del modo di navigare per la longitudine; et perch egli possa intender meglio, ho fatto tradurre dal mio segretario in questa lingua la scrittura che egli mi diede alla mia partenza. S. E. desidererebbe che l'invenzione fusse vera, et ancorch stimi molto il valor del S.r Galileo, nondimeno, per esserci stati infiniti altri che hanno proposto il medesimo, ci ha qualche difficult. Mi ha detto per che far considerare ogni cosa da periti della professione, et che mi risponder. Ammette che le osservazioni de'moti delle stelle Medicee sieno giuste et regolari, ma non si pu persuadere come l'occhiale, nell'agitazione del vassello, si maneggi con sicurezza. Approva nel resto ogni cosa, et non fa caso che ne'tempi torbidi resti impedita l'operazione, conoscendo che sarebbe un acquisto grandissimo se servisse solamente quando  sereno.
Andr ragguagliando V. S. Ill.ma di quello che seguir, et non tralascer diligenza per haverne risoluzione....



2291..

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 22 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 57. - Autografa la sottoscrizione.

.... Del negozio del Sig.r Galilei rispondo a parte, perch V. S. Ill.ma possa far veder a lui medesimo con facilit quel che sin hora s' fatto per suo servizio....



2292.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 22 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 59. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Non ho mancato di passar un efficacissimo offizio a favore del S.r Galilei, secondo l'ordine che ne tenevo, acci si lasci pubblicare il suo libro, gi che  stampato con le debite licenze et  stato rivisto e considerato qua et a Firenze, et aggiustato il principio et la fine come  parso a'superiori. Oltre a questo ho supplicato che nella Congregazione che si va facendo a quest'effetto vi siano messi ancora suggetti indifferenti, gi che quelli che vi sono di presente son contrarii al medesimo S.r Galilei. Ma a queste cose et a tutte l'altre ch'io ho rappresentato al S.r Card.l Barberino, non ho riportata altra risposta da S. Em.za, se non che rappresenter tutto al Papa, e che si tratta d'interesse d'un suggetto amico della S.t S., dalla quale  amato e stimato; n  uscita S. Em.za ad altri particolari, come che sia negozio di molta secretezza, mostrando nondimeno buona volont verso il S.r Galilei. Sento poi da qualche amico che ci sia pensiero non di prohibirlo, ma s bene che si accomodino alcune parole. Tuttavia converr aspettarne la resoluttione. Et a V. S. Ill.ma fo reverenza.

Di Roma, 22 Ag.o 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2293.

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze,] 24 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 81. - Minuta di mano di GALILEO. Sul margine, d'altra mano sincrona, si legge: "Scrisse il S.r Bal Cioli. Al S.r Amb.re Niccolini. 24 Agosto 1632".

La lettera di V. E. et i bisbigli che qui vanno attorno sopra i giudizii varii che qui, cost et in altri luoghi si fanno sopra il Dialogo del S.r Galileo ultimamente stampato, e dedicato a S. A., hanno porta occasione alla medesima A. S. di discorrer meco allungo sopra tal materia, e finalmente che io debba, di suo comandamento, significare a V. E. gl'infrascritti particolari.
E prima, che S. A. resta grandemente ammirato che un libro, presentato dall'autor medesimo in Roma in mano della suprema autorit, e quivi attentissimamente letto e riletto, e, non dir di consenso ma a i preghi dell'istesso autore, emendato, mutato, aggiunto e levato tutto quello che fusse piaciuto a i superiori, e pi fatto l'istesso esame ancora qui, conforme all'ordine e [co]mandamento di Roma, e finalmente licenziato l e qua, e pubblicato qui con le stampe, debba hora, passati 2 anni, esser sospeso, e proibitone all'autore et allo stampatore di pi darne fuore.
Accresce a S. A. la maraviglia il sapere come in detto libro non si determina mai proposizione alcuna delle 2 principali che qui si trattano, ma solamente si propongono tutte le ragioni, osservazioni et esperienze che per l'una e per l'altra opinione addur si possono; e questo solo, come sicuramente sa S. A., per benefizio di S. Chiesa, acci, intorno a materie per lor natura difficili a intendersi, possano quelli a chi sta il deliberare, con minor fatica e dispendio di tempo comprendere in qual parte pieghi la verit, e con quella concordare i sensi delle Scritture Sacre. E bench qui si potesse dire, non esser di bisogno di aiuto o consiglio l dove abbondano soggetti intelligentissimi, tutta via debbe esser gradito il zelo e la buona volont di chiunque, per sodisfare alla propria coscienza, opera conforme alle sue forze, almeno pronte se non valide.
Hora, bench S. A. si senta tirare dalle proposte considerazioni a credere che questo(792) moto sia cagionato da affetto non sincero, pi contro alla persona che contro al libro dell'autore o all'opinione di quello o di questo antico o moderno; per bene assicurarsi del merito o demerito del suo servidore, desidera che gli sia conceduto quello che in tutte le altre cause et da tutti i fori vien conceduto a i rei, cio le difese contro a gl'attori, e che quelle accuse e censure che vengono opposte a questo libro, per le quali vien sospeso, siano messe in carta e mandate qua, per esser vedute e considerate dall'autor di esso libro, il quale confida tanto nella sua innocenzia, e si tien tanto sicuro che questo motivo non sia altro che una mera calunnia mossagli da'suoi invidi e maligni persecutori, prima che adesso conosciuti e sperimentati in altre occasioni, che molto animosamente  offerto a S. A. di torsi [ba]ndo del suo stato e della sua grazia, quando egli non gli faccia toccar con mano, la mente sua esser e sempre essere stata pia, religiosa et in queste materie santissima.
Per S. A., come sempre inclinato a sollevare i buoni et odiare i maligni, fa instanza(793) che gli siano mandate le censure et opposizioni che vengon fatte al libro, per le quali si sospende e forse si cerca la sua proibizione.
V. E. dunque, conforme a questo ordine, potr lasciarsi intendere dove  oportuno, acci S. A. resti sodisfatta in questa sua domanda tanto giusta, e quanto prima dar conto etc.



2294..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 28 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 67. - Autografa la sottoscrizione. Sul tergo della car. 67 si legge, di mano di GALILEO: S. Amb.or Nicc.ni

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho rappresentato al S.r Card.l Barberino tutto quel che V. S. Ill.ma mi ha comandato per servizio del S.r Galilei; et ben che S. Em.za habbia sentito attentamente ogni cosa, non ha per risposto cos'alcuna precisa, se non che io ne parli col Maestro del Sacro Palazzo, il quale dice che si difende molto bene in proposito di quel che si presuppone intorno alle revisioni et licenze di stampar il libro, e che da lui sentir qualche cosa.  ben vero che nel rappresentarle che il libro era stato consegnato qua dall'autore in mano della Suprema autorit, che S. Em.za stette un poco sospesa; poi replic: Bisogna che s'intenda del Maestro del Sacro Palazzo per Suprema autorit. Et nel resto non s'impegn a cos'alcuna, n in proposito del mandar in cost le opposizioni n degli altri particolari, se non che io ne trattassi col Maestro del Sacro Palazzo, come far passato il giorno di domani, gi che sin hora non m' riuscito, con avvisar poi a V. S. Ill.ma quel che n'havr ritratto. Et intanto le bacio le mani.

Di Roma, 28 Ag.o 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Fr. Niccolini.



2295.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 31 agosto 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 230. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

L'essere io stato spesso travagliato dalla gotta, et anco ne'tempi di sanit occupato nella stampa di un'operetta de'specchi adesso finita(794),  stato cagione ch'io da un pezzo in qua non gli habbi scritto. Hora dunque, rispondendo alla gratissima sua, li dico che havendo fatto diligenza di quel Sig.r Gio Batta Arrisio(795), ho ritrovato che da duoi mesi in qua egli non  pi in Bologna, ma se n' ito a Bressa, dove dicono che al presente si ritrovi: se ci fosse stato, non havrei mancato di diligenza, perch fosse restata servita.
Mi dispiace che i nuovi oppositori a'suoi Dialogi la vadino molestando, dove pi tosto dovriano ringratiarla tutt'i studiosi. Ad ogni modo questo far pi risplendere la chiarezza della sua dottrina, e far che la fama, pi altamente volando, porti il suo nome alle orrecchie di quelli che per altro non vi farebbono alcuna applicatione.
Io mandai 50 copie de'miei libri(796) al Landini per 40 delli suoi Dialogi, ma non ho mai visto cosa alcuna. Non mancher di farli havere uno de'miei libretti hora stampati, quale ho intitolato Specchio Ustorio, nel quale vedr un mio pensiero intorno lo specchio di Archimede; tratto per universalmente delle settioni coniche, considerando alcuni effetti di natura, ne'quali hanno che fare. Ho toccato qualche cosetta del moto de'proietti, mostrando che dovria essere per una parabola, escluso l'impedimento dell'ambiente, supposto il suo principio del movimento de'gravi, che si velociti secondo l'incremento de'numeri dispari continuati dall'unit, attestando per d'haver imparato in gran parte da lei ci ch'io tocco in questa materia, adducendo insieme anch'io una ragione per quel principio. Rimetto per il lettore al libro che da lei si aspetta sopra la materia del moto, quale desiderano tutti veder presto fatto publico, per poter godere di s pretiosi e maravigliosi trovati e di cos rara e necessaria dottrina. E quanto a me, crederei che questi elementi, soglio dire, del moto fossero per piacere in altra maniera che li elementi geometrici, e che i filosofi fossero per aderirvi pi facilmente. Perci la prego a sollicitare, poich ogni d passa un giorno, che pur  troppo pretioso e di troppo danno al mondo che vadi voto, mentre esso aspetta di arrichirsi delle sue peregrine et ingegnose specolationi.
Il Sig.r Cesare Marsili compatisce molto a'suoi travagli, e se li ricorda affetionatissimo servitore, come io pure continuamente li vivo desideroso di mostrarlo con li effetti; alla quale per fine desiderando sanit, faccio riverenza, pregandola a conservarmi nella sua grata memoria.

Di Bologna, alli 31 Agosto 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Mi manda una lettera diretta al Sig.r Agostino Santini, che va a Lucca, senza dirmi altro. Io perci l'ho inviata a Lucca.


Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei
Firenze.



2296.

FILIPPO MAGALOTTI a MARIO GUIDUCCI [in Firenze].
Roma, 4 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 79-81. - Autografa. Sul di fuori si legge, di mano di GALILEO: S. Fi. Ma. al S. Ma. Gui.i

Ill.mo S.r mio Oss.mo

Tralasciai di dar risposta a V. S. la settimana passata, perch, non avendo avuta comodit di potermi abboccare col Padre Rev.mo Maestro del S.o Palazzo, non arei avuto che dirle intorno alla giustificazione che aveva favorito di mandare per conto di quell'impresa, stimata cos misteriosa(797). Segu marted, che io fui a trovar S. P. Rev.ma e gli feci il regalo di tutti tre quegli scudi(798) posti nel Libro da compagnie, nel Lunario, e in quell'altro foglio, che deve pur cost aver servito a qualche altra cosa. O fosse che egli si volesse mantenere e mostrarsi credulo sin all'ora, o che realmente si sodisfacessi con quella giustificazione, mi diede segno di grandissima allegrezza, affermando che da ci poteva resultare benefizio singolarissimo all'amico; che quanto a s restava molto ben chiaro, e che non arebbe mancato nell'istessa maniera di levar tutte l'ombre a qualunque altro che le avesse avute. Io da questo presi occasione di rinovar la memoria della prontezza del S.r Galileo in dimostrarsi ossequentissimo e non meno apparecchiato a obbedire a tutto quello che gli venisse imposto da'superiori, leggendogli quella parte della lettera che ci conteneva, e tacendo l'altra dove si diceva che non potendo darsi sodisfazione nel libro dei Dialoghi, perch di gi n'erano usciti fuori e sparsi troppi per tutt'Europa; perch questo arebbe dato grandissimo fastidio, apprendendosi, per quanto io veggo e anco non ho lasciato di far credere con buona occasione, che pochi se ne sieno spacciati, mediante l'esser serrati i passi, rispetto al contagio.
Da questo facemmo passaggio a discorrer qualche cosa del merito; intorno a che non sento altra doglienza che le medesime che io scrissi cost sin dal principio, cio quel proemio separato, e di carattere diverso dal rimanente dell'opera; e quanto agli argumenti di N. S.re, che era un solo veramente e si vedeva nel fine del libro, ma che era stato posto in bocca di Simplicio, personaggio in tutto il progresso molto poco stimato, anzi pi tosto deriso e burlato. Proccurai di far toccar con mano che non poteva farsi portar da altri, chi non voleva render quegli altri due diversi da quel che sono, e che la chiusa che fa il Salviati con quel luogo della Scrittura Sacra convinceva pienamente che il detto Salviati ne faceva la dovuta stima e s'acquietava. Tra questo e altro, che dir, m' paruto di comprendere che il negozio sia alquanto addolcito, perch dove prima io aveva avuto qualche dubbio d'alcuna poco matura resoluzione, veggo ora inclinarsi a far passar le cose per i suoi piedi; e se non parla la lingua diversamente dal quore, spero che con poca cosa che si levi o che s'aggiunga per maggior cautela, secondo che da essi si pretende, abbia il libro a restar libero.
Non finirono quivi i nostri discorsi, perch cominciando io a vedere alquanto rasserenato, mossi proposito intorno al punto principale, e che io non ero lontano dal credere che se gli anni addietro fosse stato ben ponderato tutto ci che si poteva considerare in questa materia, non si sarebbe forse proceduto a far quel Decreto (e questo in altro ragionamento me l'ha confessato il Padre Rev.mo, e dettomi di pi asseverantemente che se egli fosse stato all'ora in Congregazione, quanto a s non l'arebbe mai permesso); poi che non avendo mancato il S.r Galileo d'avvertire a'luoghi della Sacra Scrittura che apparivano contrarii alla posizione Copernicana, aveva in una sua scrittura, diretta a Madama Ser.ma(799), diffusamente mostrato, con l'autorit dei SS.i Padri e di S. Agostino in particolare, come tali luoghi, ben intesi, non potevano apportar pregiudizio alla detta posizione. Fu mosso dall'autorit del Santo, e mi domand se io aveva tale scrittura, ch volentierissimo l'arebbe veduta. Io, quantunque fossi sicuro d'averla, non mi volli impegnare; e risposi che quando partii di Roma sino dell'anno 1625, la lasciai tra certi miei libri, che arei fatto ogni diligenza perch restassi servito, e ritrovatala glie ne arei mandata. Non volli restare impegnato, perch se da quella lettura, ancorch indirettamente, ne fosse mai potuto nascere alcun inconveniente, non voleva averne rimorso; e perci prima di dargliene volli essere col Padre D. Benedetto, e consigliarmi con lui. Gli diedi ragguaglio del tutto, e appresso significandogli come io poteva dare e non dare la detta scrittura, desideravo il suo consiglio. Approv assolutamente che io glie ne dessi, e quando avesse mostrato desiderio di ritenerla, ne facessi fare una copia e la lasciassi. Credendo che in tal maniera, col consenso del Padre D. Benedetto, il S.r Galileo non si potesse mai dolere che io mi fossi preso troppa licenza, quantunque non avessi altra mira che di servirlo, tornai di nuovo dal Padre Rev.mo con la scrittura, e facemmo una lunghissima sessione insieme, egli ed io. Volle pigliarsi la fatica del leggere, e in effetto, bench ritrovasse molte cose contrarie alla sua gi stabilita oppinione, non si pot contenere di dire che in quella scrittura era detto ci che poteva mai dirsi, e che era cosa pi singolare dei Dialoghi, e m'interrog perch non l'aveva stampata. Risposi, che essendo stata fatta per sua particolar difesa, non l'avendo data alla stampa, credeva che avesse giudicato non averne bisogno; oltre che, essendo stato proibito il Copernico e fatto il Decreto nella maniera che segu, farlo doppo non sarebbe stato conveniente e facilmente non l'arebbero permesso, e innanzi non lo credeva necessario; aggiugnendo in fine che non sapeva anco addurne precisamente la cagione, perch in quel tempo io mi ritrovava fuori d'Italia. Mostr desiderio che io glie ne lasciassi, per far maggior reflessione a quelle autorit e luoghi di S. Agostino in particolare; ed io, per non restarne senza, dissi che n'arei fatto fare una copia e datogliene liberamente, acci ne facesse con pi tempo quel capitale che fosse paruto alla sua prudenza. Cos  seguito, e questa mattina glie ne ho mandata copiata in buonissima forma, e rivista e ricorretta con la maggior diligenza che sia stato possibile.
Doppo d'aver finito di leggere la scrittura, parendomi di nuovo assai pi mite, tornai a far esibizione della prontissima volont del S.r Galileo, in conformit della lettera di V. S.; e S. P. Rev.ma replic che l'arebbe avuto a quore sommamente, promettendo dal canto suo tutte le agevolezze possibili: e all'ora mi signific che uno dei giorni antecedenti il S.r Ambasciatore di Toscana, in nome del Ser.mo G. D., gli aveva parlato di questo negozio, e raccomandatogliene efficacissimamente; che aveva risposto queste precise parole: Che egli era semplice ministro, posto in quel carico per esequir la volont dei padroni; che dove si fosse distesa la sua autorit e possibilit, non arebbe mancato di servire; e che stimava che quando il S.r Galileo fosse perseverato nella prontezza dimostrata per obbedire, si sarebbe proceduto con lui piacevolissimamente, e in maniera che se ne sarebbe lodato. Di questo ne aranno riscontro cost per le lettere del S.r Ambasciatore. Io lo ringraziai pi che seppi e potetti, e mostrai di stimare assolutamente che il S.r Galileo aveva in lui la sua intera confidenza.
Questa fu la sostanza de'nostri discorsi, ancorch tal volta si divertisse a qualche altra cosa, dalla quale mi assicurai affatto che egli inclina gagliardissimamente all'oppinione di Ticone, e non so anco se faccia fare una sfera secondo quella posizione. Quanto a questo, poco importa, pur che non faccino qualche stravagante resoluzione contro i Dialoghi, che nel resto poco fastidio debbe dare che egli sia pi d'una che d'un'altra oppinione. Ora e'conviene, s'io devo dire liberamente il mio parere con V. S., armarsi di pazienza, e perch sono impegnati gi in questa Congregazione (la quale ancora non ho potuto sapere precisamente di chi sia composta, bench speri d'averlo a sapere in ogni modo, ancorch il tutto si faccia con somma segretezza), bisogna lasciar correre, e permettere, senza strignere o violentare, che il negozio vadia alla lunga, perch, o incontreranno nella deliberazione (se vogliono, come converrebbe, esaminar la materia) difficult insolubili, che saranno aiutate dalla non intelligenza dei pi di questa professione, o si straccheranno; e cos il negozio morr su 'l suo letto. Non stimerei gi mal fatto che tra qualche settimana il S.r Ambasciatore, sotto pretesto d'esibire e rinovar la memoria del desiderio del S.r Galileo d'obbedire a'comandamenti dei superiori, desse qualche tasto, ma faccendo pure col Padre Rev.mo suddetto, o al pi al pi col S.r Card.le Barberino, e non mai con N. S.re, per cagioni che non  necessario d'apportare.
Io conosco d'esser temerario a entrar tanto innanzi; per io la prego a scusarmi col S.r Galileo, e ad assicurarlo che io ho preso quest'ardire, prima per servirlo solamente, e poi ancora perch ho stimato che la mia imprudenza e poco saperlo fare non possa nuocergli molto, e perch, parendomi d'aver ritrovato qualche poco d'adito nella grazia del Padre Rev.mo, ho potuto far con sicurt, per quello che si pu giudicar moralmente, che sar tenuto segretissimo; in maniera che non credo che ar mai rimorso d'avergli apportato nocumento. Duolmi non aver pi abilit, ch io conosco che non farei o non potrei mai far tanto che obbligato e non desiderassi far pi. Di quello che occorrer di nuovo, io non lascer di dar parte a V. S., stimando che ella dovr favorirmi, comunicando al S.r Galileo quello che parr alla sua prudenza, senza che io gli dia altrimenti fastidio scrivendogli; perci finisco questo lungo discorso, e la prego a ricordarmegli servitore con la prima occasione....

Di Roma, il d 4 di Settembre 1632.
Di V. S. Ill.ma


alla quale soggiungo come, doppo scritto, mi  comparsa una lettera del S.r Galileo. Io gli rispondo brevemente(800), e prego lei a fargli aver l'inclusa, e di nuovo le bacio le mani.


S.r Mario Guiducci.
Affett.mo Ser.re
Filippo Magalotti.



2297.

FILIPPO MAGALOTTI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 4 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 214, - Autografa.

Ill.mo S.r mio Oss.mo

Doppo d'avere scritto assai a lungo al S.r Mario Guiducci sino iersera(801) tutto quello che m'era occorso col Padre Rev.mo Maestro del Sacro Palazzo in proposito dei Dialoghi di V. S., m' comparsa la gentilissima sua dei 23 passato, dalla quale comprendo il dubbio che le  nato, che sotto pretesto di far maggiore e pi matura considerazione sopra l'opera sua nella Congregazione sopra tal effetto nuovamente instituita, non si tenda a far dichiarare da i superiori dannanda e eretica l'oppinione Copernicana, e che ora si ponga studio in esaminarla per convincerla di falsit. Io non replicher quello che ho scritto al S.r Mario, ch pur troppo credo d'aver tediato lui e non meno lei, se egli le ar letto s lunghe chiacchiere; ma dir ben solamente che quando pure in detta Congregazione fosse il parere dei pi che la detta oppinione fosse falsa, non credo mai che si procederebbe a farla dichiarar per tale dall'autorit suprema: e questo lo dico, perch cos mi persuadono che possa essere quelli che intervengono comunemente nella Congregazione del S.to Ufizio, dove principalmente si trattano le materie intorno a i dogmi, e d'ordine della quale si  instituita questa per questo particolare. Aggiungono che ci son materie nella chiesa d'Iddio controverse, per l'affermativa o negativa d'alcuna delle quali pare che sieno le Scritture e i Santi Padri chiarissimamente, e sono di cose ancora molto pi appartenenti al culto divino, come, per esempio, la concezione della Madonna, e in ogni modo dicono tutti che senza un'urgentissima necessit o senza la dichiarazione per mezzo d'un Concilio Generale non si verr mai a terminare n l'una n l'altra parte. Oltre a quanto dico, per quello ho ritratto dal Padre Rev.mo, non credo che si vadia a questo cammino, ma solo a una piacevolissima moderazione dei Dialoghi di V. S., con aggiugnere o levar qualche cosa, dove paresse che lo ricercassi l'obbligo di mantenere nel suo vigore il decreto gi fatto. Mi  riuscito per carissimo l'avvertimento datomi da lei, di far fare pi matura considerazione sopra i due nuovi autori(802) che nno ultimamente scritto contro l'oppinione del Copernico; e porgendomisi l'occasione con alcuno de i pi intimi, non lascer di dire il mio, anzi il suo, sentimento.
Nel resto io la debbo pregare instantemente a scusare la mia soverchia arditezza in trattare de'suoi interessi cos gelosi, dove io non aveva ricevuto comandamento particolare; ma io l'ho fatto come da me e con tanta segretezza, che non credo che le ar apportato alcun danno. Seguiter, perch ella me lo comanda, a servirla dove conoscer di poterlo fare; e se non sar con frutto, come io desidererei, ne incolpi la qualit de'tempi e non la mia volont. Le rendo molte grazie perch abbia tanto gradito quel poco che ho fatto, e resto suo devotissimo servitore, facendole reverenza e pregandole dal Signor Iddio ogni maggior consolazione e felicit.

Di Roma, il d 4 di Settembre 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Galileo Galilei.
Devotiss.mo Ser.re
Filippo Magalotti.



2298.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 5 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 68-73. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Non hebbi tempo hieri di rappresentar a V. S. Ill.ma quel che haveva passato meco a caso il Papa con gran sentimento a proposito dell'opera del S.r Galilei, et io n'hebbi cara l'oportunit, perch potetti dir qualche cosa a S. B.ne medesima, ben che senza alcun profitto; e quant'a me comincio a creder anch'io, come ben dice V. S. Ill.ma, ch'il mondo habbia a cadere. Mentre si ragionava di quelle fastidiose materie del S.to Offizio, proroppe S. S.t in molta collera, et all'improviso mi disse ch'anche il nostro Galilei haveva ardito d'entrar dove non doveva, et in materie le pi gravi e le pi pericolose che a questi tempi si potesser suscitare. Io replicai ch'il S.r Galilei non haveva stampato senza l'approvattione di questi suoi ministri, et ch'io medesimo havevo ottenuto e mandato in cost i proemii a questo fine(803). Mi rispose con la medesima escandescenza, che egli et il Ciampoli l'havevano aggirata, et ch'il Ciampoli in particolare haveva ardito di dirli ch'il S.r Galilei voleva far tutto quel che S. S.t comandava et che ogni cosa stava bene, et che questo era quanto si haveva saputo, senz'haver mai visto o letto l'opera; dolendosi del Ciampoli e del Maestro del Sacro Palazzo, se ben di quest'ultimo disse ch'era stato aggirato anche lui col cavarli di mano con belle parole la sottoscrittione del libro, e dategliene poi dell'altre per stamparlo in Firenze, senza punto osservar la forma data all'Inquisitore e col mettervi il nome del medesimo Maestro del Sacro Palazzo, che non ha che fare nelle stampe di fuori. Qui entrai a dire a S. B.ne, ch'io sapevo che S. S.t haveva destinata una Congregazione a quest'effetto; et perch poteva esser, come avviene, che vi fussero de'male affetti al S.r Galilei, la supplicavo humilmente a contentarsi di darli campo di giustificarsi. All'hora S. S.t mi rispose, che in queste materie del S.to Ufizio non si faceva altro che censurare, e poi chiamare a disdirsi. Replicai: Non par dunque a V. S.t, che egli habbia a sapere antecedentemente le difficult e le opposittioni o le censure che si fanno alla sua opera, e quel che d fastidio al S.to Ufizio? Risposemi violentemente: Il S.to Ufizio, dico a V. S. che non fa queste cose et non camina per questa via, n si danno mai a nessuno queste cose antecedentemente, n s'usa; oltrech egli sa benissimo dove consistono le difficult, se le vuol sapere, perch n'habbiamo discorso con lui et l'ha sentite tutte da noi medesimi. Replicai ch'io la supplicavo a considerar ch'il libro era dedicato al nome del Padrone Ser.mo, et che si trattava d'un suo attual servitore, et ch'anche per questo speravo ch'ella fusse per andar con agevolezza e comandar anche a'ministri d'haverlo in considerattione. Disse ch'haveva prohibite delle opere ch'havevan in fronte scritto il suo nome Pontificale, come dedicate a lei medesima, et ch'in materie simili, dove si trattava di apportar alla religione pregiudizi grandi e de'pi pessimi che siano stati mai inventati, doveva S. A. concorrer anche lei a punirli, come principe christiano; et che per questo io scrivessi pur liberamente all'A. S. che avvertissi di non vi s'impegnare, come haveva fatto nell'altro negozio dell'Alidosi(804), perch non ne uscirebbe con honore. Tornai a dirle di tener per fermo che mi fussero per sopraggiugnere ordini da doverla di nuovo infastidire, come farei, ma di non creder gi che S. B.ne fusse per comportare che si venissi a termine di prohibire il libro, stato gi approvato, senza prima udir almeno il S.r Galilei. Rispose che questo era il manco male che se le potesse fare, e che si guardassi di non esser chiamato al S.to Ufizio; et d'haver decretata una Congregazione di teologi e d'altre persone versate in diverse scienze, gravi e di santa mente, ch'a parola per parola vanno pesando ogni minuzia, perch si trattava della pi perversa materia che si potesse mai haver alle mani, tornando a dolersi d'esser stata aggirata da lui e dal Ciampoli. Poi mi disse ch'io scrivessi per ultimo al Padrone Ser.mo, che la dottrina era perversa in estremo grado, che si andrebbe vedendo con maturit ogni cosa, et che S. A. non ci s'impegni e vada adagio; et non solo m'impose il secreto di quel che m'haveva detto, ma m'incaric di rappresentar che l'imponeva anche a S. A., aggiungendo d'haver anche usato col medesimo S.r Galilei ogni urbanit, perch gli ha fatto penetrar quel che egli sa, e non ne ha commessa la causa alla Congregazione della S.ta Inquisittione, come doveva, ma a Congregazione particolare, creata di nuovo, che  qualche cosa, havendo usati meglio termini con lui, di quel che egli medesimo ha usato con S. S.t, che l'ha aggirata. Trovai adunque una mala inclinattione, e quanto al Papa non pu esser peggio volto verso il povero nostro S.r Galilei, et V. S. Ill.ma pu considerar con che gusto io me ne tornai a casa hiermattina.
Ero andato sino luned passato a trovare il Maestro del Sacro Palazzo: e doppo d'haverli esposti tutti i capi della lettera di V. S. Ill.ma e doppo d'haverlo anche quietato a proposito delle sue doglienze, ne ritrassi pi tosto buone speranze che altro, e particolarmente che credeva che non s'havessi a venire a termine di prohibire il libro, ma di correggere et emendar solamente in alcune cose, che veramente stanno male; e che se havesse possuto, senza suo pregiudizio e senza trasgredir gli ordini, dirmi anticipatamente qualche cosa, lo farebbe: ma ch'anche a lui conveniva andar destro, perch haveva corse le sue burrasche per questo conto, e s'era aiutato meglio ch'haveva saputo. Si duole che non sia stata servata la forma data con la propria lettera all'Inquisitore, che quella dichiarattione da stamparsi da principio sia di diverso carattere e che non vada concatenata col resto dell'opera, e ch'il fine non corrisponda punto col principio.
Io quanto a me, s'ho a dire a V. S. Ill.ma il mio senso, credo che sia necessario pigliar questo negozio senza violenza, e trattarlo pi tosto con i ministri e col S.r Card.l Barberino che col Papa medesimo; perch come S. S.t impunta, la cosa  spedita, massime quando si vuol contrastare o minacciare o bravare, perch all'hora d nel duro e non porta rispetto a nessuno. La pi vera  quella di guadagnarlo col tempo e col tornar destramente pi volte e senza strepito, anche per via de'ministri, secondo la qualit de'negozi; et se in quello del S.r Mariano si fusse solamente procurato di guadagnarsi il Nunzio, perch scrivesse e supplicasse, senza entrar seco ne'meriti della causa e particolarmente a dar consulti o scritture, ch'a lui han dato forse occasione di far qui il buon dottore e mostrar di saperne pi de'nostri e di consigliar in contrario, si sarebbe manco esacerbato l'animo del Papa, al qual non bisogna mostrar di voler disputare le cose di giustizia.
La lettera efficace di V. S. Ill.ma de'30(805) a proposito del S.r Galilei, che mi comparisce adesso con Milano, non mi par proporzionata hora che ho udito il Papa, perch con lo strepitare esaspereremo e guasteremo. Io per non devo far altro che ubidire, et perch la mia volont ha a depender interamente da'comandamenti de'Padroni. E questo ancora vuol esser un fastidioso imbarazzo. Penso di tornar di nuovo dal Maestro del Sacro Palazzo, per darli parte di quel che ho ritratto da S. B.ne, come per sentir hora quel ch'egli ne dica e come parli. Ma la cosa va con estrema secretezza. Et a V. S. Ill.ma fo reverenza.

Roma, 5 Sett.bre 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2299.

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 9 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 74. - Minuta non autografa.

.... Il Ser.mo Padrone ha sentito le lettere di V. E. de'4 et de'5(806); et per questa materia del S.r Mariano(807) e per quella del S.r Galilei resta in tanta alterazione, ch'io non so come le cose passeranno. So bene che S. S.t non haver mai cagione di dolersi de'ministri n de'mali consigli loro....



2300.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 11 settembre 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Tengo lettere dal P. Fra Buonaventura, con avviso come S. P. ha nuovamente stampato un trattato dello(808) specchio ustorio(809), nel quale con certa occasione dice havervi inserito la proposizione e dimostrazione della linea descritta da i proietti, provando come  una linea parabolica. Io non posso nascondere a V. S. Ill.ma, tale avviso essermi stato di poco gusto, nel vedere come di un mio studio di pi di 40 anni, conferitone buona parte con larga confidenza al detto Padre, mi deva ora esser levato le primizie, e sfiorata quella gloria che tanto avidamente desideravo e mi promettevo da s lunghe mie fatiche; perch veramente il primo mio intendimento, che mi mosse a specolar sopra 'l moto, fu il ritrovar tal linea, la quale se ben, ritrovata,  poi di non molto difficile dimostrazione, tuttavia io, che l'ho provata, so quanta fatica vi ho hauto in ritrovar tal conclusione: e se il P. F. Buonaventura m'havesse, innanzi la pubblicazione, significato il suo(810) pensiero (come forse la civil creanza richiedeva), io l'havrei tanto pregato, che mi harebbe permesso che io havessi prima stampato il mio libro, dopo il quale poteva egli poi soggiugner quanti trovati gli fusse piaciuto. Star attendendo di veder ci che ei produce; ma gran cosa certo ci vorrebbe a temperare il mio disgusto e di quanti miei amici hanno ci inteso, da i quali per mia maggior mortificazione mi vien buttato in occhio il mio troppo confidare. Porta la mia stella che io habbia a combattere, et anco con perdita, la roba mia.
So che har apportato disgusto a V. S. Ill.ma; ma mi scusi e perdoni, havendomi a ci dire sforzato la mia passione, in consolazione della quale piaccia a V. S. Ill.ma assicurarmi come ella mi continua la sua buona grazia, felicit da me pregiata sopra ogni tesoro. Con che reverentemente gli bacio le mani, e prego felicit.

Di Firenze, li 11 di 7mbre 1632.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo G.i



2301.

EVANGELISTA TORRICELLI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 11 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 232. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Nella absenza del Rev.mo Padre Matematico di N. Sig.re(811), sono restato io, humilissimo suo discepolo e servitore, con l'honor di suo secretario; fra le lettere del quale havendo io letta quella di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, a lei ne accuso, conforme l'ordine datomi, la ricevuta, e a lui Rev.mo ne do parte in compendio. Potrei nondimeno io medesimo assicurar V. S. che il Padre Abbate in ogni occasione, e con il Maestro di Sacro Palazzo e con i compagni di quello e con altri prelati ancora, ha sempre procurato di sostenere in piedi li Dialoghi di lei Ecc.ma, e credo che sia stato causa che non si  fatta precipitosa resolutione.
Io sono pienissimamente informato d'ogni cosa. Sono di professione matematico, ben che giovane, scolaro del Padre R.mo di 6 anni, e duoi altri havevo prima studiato da me solo sotto la disciplina delli Padri Gesuiti. Son stato il primo che in casa del Padre Abbate, et anco in Roma, ho studiato minutissimamente e continuamente sino al presente giorno il libro di V. S., con quel gusto che ella si puol imaginare che habbia havuto uno che, gi havendo assai bene praticata tutta la geometria, Apollonio, Archimede, Teodosio, et che havendo studiato Tolomeo et visto quasi ogni cosa del Ticone, del Keplero e del Longomontano, finalmente adheriva, sforzato dalle molte congruenze, al Copernico, et era di professione e di setta galileista.
Il Padre Grienbergiero, che  molto mio, confessa che il libro di V. S. gli ha dato gusto grandissimo e che ci sono molte belle cose, ma che l'opinione non la loda, e se ben pare che sia, non la tien per vera. Il Padre Scheiner, quando gliene ho parlato, l'ha lodato, crollando la testa; dice anco che si stracca nel leggerlo per le molte digressioni. Io gi ricordavo le medesme scuse e diffese che V. S. in pi lochi va intessendo. Finalmente dice che V. S. si  portato male con lui, e non ne vol parlare.
Del resto io mi stimo fortunatissimo in questo, d'esser nato in un secolo nel quale ho potuto conoscere et riverir con lettere un Galileo, cio un oracolo della natura, et honorarmi della padronanza et disciplina d'un Ciampoli, mio amorevolissimo signore, eccesso di meraviglia, o se adopri la penna o la lingua o l'ingegno. Haver quanto prima il Padre R.mo la carissima di V. S., e le risponder. Intanto V. S. Ecc.ma mi far degno, ben che inetto, d'esser nel numero de'servi suoi e de'seguaci del vero; ch gi so che il Padre R.mo, o a bocca o per lettere(812), me gli haver altre volte offerito per tale. E per fine a V. S. faccio con ogni maggior affetto riverenza.

Roma, 11 Settembre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Sig.r Gall. Gal.
Hum.mo e Devotiss.o Ser.re
Evang.ta Torricelli.



2302.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 11 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 76-78. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho conferito col Padre Maestro del Sacro Palazzo il contenuto della lettera di V. S. Ill.ma de'30 del passato(813), concernente il negozio del S.r Galilei, essendomi risoluto a questo non tanto per l'amorevolezza e confidenza che passa tra noi, quanto per il discorso fattomi dal Papa nell'ultima audienza in questo proposito, come pur avvisai con le passate; e mi ha risposto e consigliato, che se si vuol rovinare il S.r Galilei e rompersi con S. S.t, ch'io rappresenti con simili doglienze il senso che vi ha S. A. S., e che se vogliamo aiutarlo, ch'io lasci in ogni maniera simile sorte di significattioni; perch, s come non  dubbio che si giover al S.r Galilei coll'andar temporeggiando, cos siamo sicuri di non poter hora apportarli altro che pregiudizio con la violenza: perch in effetto il Papa vi ha senso, perch tiene che s'incorra in molti pericoli della Fede, non si trattando qui di materie matematiche, ma della Scrittura Sacra, della religione e della Fede; perch non  stato osservato il modo e l'ordine dato nello stampare il libro, e la sua opinione non solo vien accennata in esso, ma in molti luoghi apertamente dichiarata in maniera incomportabile, maravigliandosi tutti che cost sia stato lasciato stampare: et per questo harebbe creduto, se si fusse stampato qua, che nel rivederlo d'accordo foglio per foglio si fusse pubblicato in qualche forma da poter passare; et io per me credo che sia stato un error grande a stamparlo in Firenze. Dice poi, che stando le cose di questa maniera, le pare, anzi  sicuro, che il maggior aiuto che si possa dar al S.r Galilei sia l'andar dolcemente e senza strepito; che S. P.t R.ma intanto rivede l'opera, e cerca d'aggiustarla in qualche luogo in maniera da poter esser ricevuta, et che quando l'havr finita fa pensiero di portarla al Papa, e dirle d'esser sicuro che si possa lasciar vedere, et che la S.t S. ha campo adesso d'usar col S.r Galilei della solita sua piet: doppo il qual offizio si potrebbe forse all'hora con pi proposito dir qualche parola in nome di S. A., con qualche senso di modesto risentimento, che servissi per far condescender tanto pi facilmente il Papa a contentarsi di lasciarlo pubblicare. Nel resto il caminar per altri versi, dice che se li creda esser non solo tempo perso, ma danno della causa, et che il domandar per avvocati e procuratori il Padre Campanella e l'Abate D. Benedetto(814), quando pur nel S.to Offizio si volesse caminar con questi modi, non sarebbono cose da ottenersi; perch il primo ha fatta un'opera quasi simile, che fu prohibita, n potrebbe difendere mentr' reo, et l'altro hoggi, per esser diffidente e per altri rispetti, non potrebbe esser udito. Quanto poi a'suggetti che intervengono in questa Congregazione, dice che egli in particolare, per l'amicizia che ha col medesimo S.r Galilei e con questa casa, et principalmente per il desiderio et obbligo che ha di servir il Ser.mo Padrone, e per haver anche sottoscritto il libro,  in obbligo di difenderlo; che il Teologo del Papa(815) veramente ha buona volont, e che quel Gesuita(816) l'ha proposto egli stesso et  suo confidente, et assicura che camina con retta intenzione; n sa vedere con che ragione ci doviamo doler di loro. Ma sopra tutte le cose dice, con la solita confidenza e secretezza, essersi trovato ne'libri del S.to Offizio, che circ'a 12 anni sono, essendosi sentito che il S.r Galilei haveva questa opinione e la seminava in Fiorenza, e che per questo essendo fatto venir a Roma, li fu prohibito, in nome del Papa e del S.to Offizio, dal S.r Card.l Bellarmino il poter tener questa opinione, e che questa sola  bastante per rovinarlo affatto; e dice che veramente non si maraviglia che S. A. si muova con tanta premura, mentre non li son state rappresentate tutte le circustanze di questo negozio. Et in somma prega S. A. di crederli che non si possa far servizio alcuno al S.r Galilei, se non con l'andar per adesso molto placidamente, e che di tanto le d parola e le giura sopra l'honor e sopra l'anima sua, aggiugnendo che, sortisca altrimenti, promette di constituirsi a Fiorenza in mano di S. A., perch lo gastighi fino al farli tagliar la testa; supplicando intanto che la devottione verso l'A. S., che lo fa parlar con simil confidenza, non li sia di pregiudizio, col palesarsi questi discorsi; aggiugnendo per ultimo che il Papa pu dir poi molte cose in queste materie, che non pu dir lui. Et le bacio le mani.

Roma, XI Sett.bre 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2303..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 16 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 80. - Minuta non autografa.

.... Nel negozio del S.r Galilei si piglier il consiglio del buono amico che ne ha parlato ultimamente a V. E., et ella potr ringraziarlo dell'affetto et della cortesia con che ne ha discorso....



2304.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 18 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 38. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

La morte del Sig.r Ressidente(817), di che mi scrive V. S. molto Ill.re et Ecc.ma nelle lettere di II, si  intesa la settimana passata con mio grave dolore: Dio l'habbia in Cielo.
Li libri non sono stati mandati cost; il che mi dispiace per il Sig.r Antonini(818).
Lo sforzo de'suoi nemici, perch il libro sia prohibito, non far danno n alla gloria di V. S. n agl'intendenti. Quanto alla posterit, questo apunto  uno de'mezi per fargli passare l'opera. Ma che sciagurata setta conviene sia quella alla quale ogni cosa buona e fondata nella natura, per necessit ha da riuscir contraria et odiosa! Il mundo non  ristretto in un solo angolo: V. S. lo vedr stampato in pi luoghi e lingue; et a punto per ci fare ci voleva l'ordinaria persecutione di tutte l'opere buone. Il mio dispiacer  che mi veggo privo della pi desiderata cosa in questo genere, che sono gl'altri suoi dialoghi; quali se per questa causa non posso haver gratia di vedere, dar a cento mille diavoli questi hipocriti senza natura e senza Dio.
Per il negotio della sua pensione, questo apunto aspetta al mio carico.  necessario che V. S. mandi qui, in mano di qualcheduno di questi mercanti, le sue bolle di essa pensione, per haverne il beneplacito e possesso dall'Ecc.mo Senato(819). Ci va qualche spesa, ma di questa non si travagli: fatto questo, non dubbiti che trovar modo di farla pagare. Mi consolo che le occorra questo puoco di affare nel quale io possa adoperarmi: piciol impiego rispetto all'infinito desiderio c'ho di servir V. S. Ecc.ma, a cui bacio le mani.

Ven.a, 18 Settembre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo Galileo.
Dev.mo Ser.re
F. Fulgentio.



2305.

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 18 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 81-86. - Autografa.

Ill.mo S.r mio Oss.mo

Mand da me, tre giorni sono, S. S.t il S.r Pietro Benessi, uno de'suoi segretari; e mi fece significare ch'in segno della stima che S. B.e professa verso la persona del Ser.mo nostro Signore, haveva, fuor del solito, voluto ch'io sapessi che S. S.t non poteva far di meno di non consegnare alla Congregazione della Santa Inquisitione, doppo d'haver, in riguardo della premura che vi mostra S. A., anche insolitamente fattolo esattamente e maturamente considerare a parola per parola da una Congregazione particolare di persone dottissime e versatissime in teologia et in altre scienze, il libro del S.r Galilei sopra il sistema Copernicano del moto della terra, perch si considerasse se si fusse possuto far di meno di consegnarlo al S.to Ufizio; ma ch'in fine, doppo le suddette diligenze, era stato giudicato non doversi in conto alcuno lasciarlo correre senza un diligente esame della medesima S.ta Inquisitione, la qual poi giudicherebbe quel che se ne dovessi fare; ch'io ricevessi tutto questo in segno del paterno affetto con che S. S.t ama l'A. S., alla quale S. B.e ne imponeva il secreto, sottoponendola agl'ordini del medesimo S.to Offizio in questa parte, a'quali anche sottoponeva la persona mia, per non se ne dover parlare n notificar ad alcuno senza incorrer nelle solite censure. Io ricevei questa ambasciata con quel travaglio d'animo che V. S. Ill.ma pu presupporsi; e replicai ch'a S. A. era per parere strano che, doppo 1'approvatione di questa Santa Sede, si dovesse sottoporre all'arbitrio del S.o Ufizio un libro, stato gi ricevuto e permesso di stamparsi dal Maestro del Sacro Palazzo, e ch'io havrei pur desiderato che S. B.e si fusse disposta a conceder al S.r Galileo le difese in qualche maniera, come n'havevo di gi instantemente supplicato. Mi rispose il S.r Benessi di non esser informato pi che tanto di questa materia, e di non saper molto che mi replicare; ma, per quel che haveva udito ragionare da S. S.t nel ricever l'ordine, le pareva di potermi dire che non era la prima volta che altri libri, stati di gi approvati dalli Inquisitori, fussero stati poi qui refutati e prohibiti, perch s'era fatto molte volte; dipoi, ch'il S.o Ufizio non  solito di udire, com'io dicevo, a difesa propria. Nondimeno replicai al detto capo, che forse i libri de'quali egli intendeva, erano stati approvati da Inquisitori d'altri stati, di principi e fuori di Roma, ma che qui si tratta d'approvatione fatta in Roma, con la participatione del proprio Maestro del Sacro Palazzo e d'altri ancora saputi da S. B.e medesima. Ma egli torn a dirmi ch'era pur manco male, dove si vedeva che la religione potesse patir detrimento, ovviare una volta, che, trascurando per le ragioni ch'io dicevo, metter a pericolo il Christianesimo di qualche opinione sinistra, e che la S.t S. le haveva detto di creder ch'in trattarsi di dogmi pericolosi, S. A. si contenterebbe, deposto ogni rispetto et ogni affetto verso il suo Matematico, di concorrer anch'ella a riparare a ogni pericolo del Catolichismo; replicandomi che S. B.e haveva voluto proceder con questi termini di significatione, perch'ella sapesse la risolutione stata presa dalla Congregazione, in segno di buona corrispondenza e d'osservanza verso il suo Ser.mo nome. Io lo pregai di baciarne humilmente il piede alla S.t S., e m'esibii di rappresentar i comandamenti di S. B.e al Ser.mo Padrone, seben dicevo di sentirvi repugnanza per il disgusto che le apporterei.
Ho stimato poi nondimeno necessario di parlarne io medesimo a S. S.t questa mattina: e doppo d'haverle repetito quel che per sua parte m'era stato significato, le rimostrai ch'ell'havrebbe possuto dar campo al S.r Galilei di farsi sentire e di giustificarsi, perch mentre quest'interesse si tratta per ancora in una giunta particolare, che non ha che fare col S.o Ufizio e non  la sua propria Congregazione, non si pregiudicava alle constitutioni et agl'ordini di quel tribunale, il quale solamente censura, prohibisce, e comanda il disdirsi; che S. S.t poteva imporre questa obbligatione al Ser.mo Gran Duca mio Signore, che ne la supplicava reverentemente, senza potersi dubitare di nuovi esempi o nuove introduttioni. Ma mi rispose ch'era tutt'uno, e che la giunta s'era fatta fuor del solito solamente per far piacere al Padron Ser.mo et al S.r Galilei ancora, e per veder se si fusse possuto non introdurre questo negozio al S.to Ufizio, e ch'io mi contentasse di quel che m'era stato participato sin hora fuor dell'usato. Replicai di supplicarla humilmente di nuovo a considerare ch'il S.r Galilei era Matematico di S. A., suo stipendiato e suo servitore attuale, e per tale ricevuto anche universalmente: e S. S.t replic, che per questo anche era uscita dell'ordinario con noi, e ch'ancora il S.r Galileo era suo amico, ma che queste opinioni furno dannate circa a 16 anni sono, e ch'egli  entrato in un gran ginepreto, nel quale poteva far di meno, perch son materie fastidiose e pericolose, e che questa sua opera in fatti  perniciosa, e la materia  grave pi di quel che S. A. si persuade; entrando meco anche a discorrer della medesima materia e delle opinioni, ma con ordine espresso, sotto pena di censure, di non le palesar n meno a S. A.: e bench'io supplicassi di poterle referire almeno all'A. S. solamente, mi rispose ch'io mi contentassi d'haverle sapute da lei in confidenza com'amico, non gi come ministro. Le domandai se fra quelli che intervenivano nella Congregazione dell'Inquisitione vi fusser poi di quelli che intendesser le materie mathematiche; e mi rispose che v'erano li Card.li Bentivogli(820) e Verospi(821) et altri ancora, e m'accenn fra'denti che vi potesser anche haver a intervenire di quelli stati chiamati nella giunta: anzi soggiunse che si cercasse di star un poco avvertiti, e questo io lo significassi onninamente a S. A. S., ch'il S.r Galilei, sotto pretesto di certa scuola di giovanetti che tiene, non vada imprimendo loro qualche opinione fastidiosa e pericolosa, perch'haveva inteso non so che, e che di grazia S. A. vi stesse attenta e vi facesse star vigilante qualch'uno, a fin che non le seminasse qualche errore per li stati, da doverne ricever de'fastidi. Io replicai di non creder ch'egli potesse dissentire da'veri dogmi cattolici in parte alcuna, ma ch'ognuno in questo mondo ha delli invidiosi e de'malevoli: e ben che S. S.t replicasse: "Basta, basta", io andai nondimeno soggiungendo ch'havevo anche pensato, che mentre il S.r Galilei haveva una volta ricevuta la forma che doveva tener nello stampar il suo libro, presupposta di non esser da lui stata osservata, ch'havrebbe possuto hora S. B.e farlo ridur lei alla medesima forma e lasciarlo correre, senza che s'habbia a prohibir tutta l'opera. Ma a questo proposito mi rispose ch'il Maestro del S. Palazzo haveva mancato anche lui: e benignamente mi raccont ch'un virtuoso una volta mand, par a me, una sua opera al Card.l Alciato(822), perch si contentasse di rivederla, e per non imbrattar le carte, gi che era bene scritta, notasse con un poco di cera quel che li paresse degno di correttione; e ch'in rimandar il Cardinale il libro al virtuoso senz'alcun segno, egli and poi a ringraziarlo et a rallegrarsi che non vi havesse notato o considerato niente, poich non v'haveva trovati i segni convenuti; dice ch'il Cardinale le rispondesse di non haver usata la cera, perch le sarebbe stato necessario di passare da qualche droghiere, e facendosi portar di quei vasi dove tengono la cera liquefatta, tuffarvelo dentro tutto, per ben censurarlo, e cos lo chiar. Ond'io, doppo essercene un poco risi, soggiunsi di nuovo di sperar nondimeno che la S.t S. fusse per ordinare che all'opera del S.r Galilei fusse fatto manco male che fusse possibile; supplicandol'ancora di poter conferire questi propositi con V. S. Ill.ma, perch, occorrendo a S. A. di replicar o comandarmi la sua mente, ella non era solita di scriver di proprio pugno, gi che anche la corrispondenza io la tenevo con lei. Il Papa vi pens un poco, e poi mi rispose che mentr'io dicevo che l'A. S. non scriveva da s medesima, si contentava che anche lei lo potesse sapere, ma sotto i medesimi vincoli delle censure del S.to Ufizio e per non ne parlare o conferire con altri che con S. A., incaricandomi di scrivergliene espressamente. Potr dunque V. S. Ill.ma significar tutto questo al Padron Ser.mo, et a me comandar s'io deva esequir da vantaggio, mentre mi si accresce una buona fatica d'haver a scrivere e copiar di mio pugno questa diceria fastidiosa e molto lunga. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, 18 di Settembre 1632.
Di V. S. Ill.ma
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2306..

GIUSEPPE GAULTIER a [NICCOL FABRI DI PEIRESC a Beaugentier].
Aix, 20 settembre 1632.

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Reg. LX, T. II, car. 296. - Autografa

.... Je vous remercie fort la communication de vostre livre de Gallileus, que je n'avois encore veu. Je n'ay encores peu prandre mon temps pour le lire, ce que neantmoins je desire fort: et remarquez comme il met sur le march une opinion tant mal agrable  la Cour de Rome. Je feray mon possible  ne le vous retenir longuemant....



2307.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 21 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 234-235. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il cordoglio ch'ella mostra di haver sentito (come l'Ill.mo Sig.r Cesare Marsili mi ha significato) per haver io toccato non so che della linea parabolica, descritta da'proietti nel mio Specchio Ustorio(823), non  al sicuro stato tale e tanto, quanto il mio per haver io inteso ch'ella habbi ricevuto offesa da quello ch'io sono trascorso a fare pi tosto per eccesso di riverenza che per altro. Quello che ho detto del moto, l'ho detto come suo discepolo e del P. D. Benedetto, e cos mi protesto, come da'qui allegati fogli potr vedere, havendo da loro imparato, posso dire, quel puoco ch'io so.  ben vero ch'ella dir forsi ch'io dovevo spiegare un puoco pi chiaro che il pensiero della detta linea parabolica fosse di V. S. Ecc.ma; ma sappi che il dubbio ch'havevo di non concordarmi forsi onninamente con la sua conclusione, fece che io non ardissi con parole specificate di ascriverli quello che havesse poi havuto lei a rigettare come cosa non sua; fece, dico, ch'io mi raportassi alle parole generali dette alla pag. 152, dove io nomino ancora il P. D. Benedetto, non gi perch io lo metta come autore in parte delle cose ch'io soggiungo, ma perch pur egli mi ha insegnato parte di quelle cose, havendone visto fare esperienze da lui con altri scolari, da'quali pure ho sentito l'istessa conclusione: parendomi in somma talmente divulgata e la conclusione e ch'ella n'era l'autore, che non potesse cadere dubbio alcuno ch'io me la potessi arrogare come cosa mia. E se io ho con altri usato la civilt, come con il Sig.r Mutio Oddi, di scriverli prima ch'io stampassi di non so che passato tra lui e me, molto maggiormente l'havrei fatto con lei (quando havessi pensato ch'ella facesse caso di questa cosa), come con quello che tanto stimo, honoro et amo per i molti suoi meriti e per l'infiniti favori che ho da lei ricevuti. E s'ella, nell'insegnarmi, significato mi havesse ch'io non palesassi i tali e tali pensieri, non l'havrei fatto in modo alcuno; che per altro, dichiarandoli ad altri e porgendoli come cose sue, mi sono pensato di far parte di buon discepolo, mostrandomi almeno intendente, se non imitatore, de'suoi maravigliosi sforzi ch'ella fa in discoprire i secreti di natura.
Aggiungo di pi che io veramente pensai che in qualche luogo ella ne havesse trattato, non havend'io potuto haver fortuna di vedere tutte le opere sue; e questo, molto me l'ha fatto credere il sentirla fatta tanto publica e per tanto tempo, che l'Oddi mi disse, dieci anni sono, ch'ella ne haveva fatto qualche esperienza con il Sig.r Guid'Obaldo dal Monte: e questo pure mi ha reso trascurrato in non scrivergliene prima, stimando in realt ch'ella punto non si curasse, anzi fosse pi tosto per haver grato, che un suo discepolo, con un'occasione s opportuna, si mostrasse seguace della sua dottrina, quale tuttavia confessa haver da lei imparata.
In somma, non ostante ci ch'io dico in mia diffesa, s'ella pur vole che sia errore, non  di malitia al sicuro. Vega pur quello vole ch'io facci per darli sodisfattione, ch io sono prontissimo a farlo. Ne ho dato fuori solo alcune copie qua in Bologna; fra tanto io non ne lascer uscire altre sino che non sia aggiustato il negotio, se si pu, ch'ella vi habbi sodisfattione: perch o io differir il darne fuori pi sino ch'ella non habbi stampato il suo del moto, o ch'ella potr stamparlo con l'antedata, o ch'io far ristampare i due fogli, cassando quello ch'ella stima pregiudicarli, o che metter in margine alla pag. 164, lin. 22, se pensa ch'io concordi con lei, queste parole per maggior dichiaratione, cio: Conclusione del Sig.r Galileo Gal.ei, o che io finalmente abbruccier tutte le copie, perch si distruga con quelle la ragione, per quanto  possibile, di haver dato disgusto al mio Sig.r Galileo, s che mi habbi con Cesare potuto dire: Tu quoque, Brute, fili!; dove ho sempre reputato per mia somma fortuna haverla conosciuta e potere honorarla e servirla, godendo de'pretiosi frutti della sua eminente dottrina, havend'io perci, ad ogni occasione, che mi si  rappresentata, non mancato gi mai di essaltare a piena bocca la divinit del suo ingegno per sino alle stelle. Mi dica per tanto liberamente qual delle sudette cose gli sar di pi sodisfattione ch'io facci, che prontissimamente subito lo essequir.
Sono per principiare a stampare la mia nova geometria(824): havr occasione in questa ancora, se vorr, di dichiararmi pi pienamente in questo proposito, e di darli anco forsi maggior sodisfattione. Gli mando l'inclusi fogli, perch vega il modo con che porgo la sua dottrina; con che intendar pi distintamente ci che io non li ho saputo dire in poche parole nella passata mia lettera, cagione del suo e mio grandissimo ramarico. Mander poi tutto il libretto alla prima commodit. Con che fine li baccio le mani, ricordandomeli di nuovo affettionatissimo et obligatissimo servitore e devotissimo discepolo.

Di Bologna, alli 21 7mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri



2308.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 21 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 236. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.e et Eccl.mo S.re mio Oss.mo

Come io desiderarei poter prolungare a V. S. Eccl.ma molti anni la vita, cos desidero poterle abbraviare tutti i disgusti e travagli dell'animo; e di tale intentione m'accerto esser il Padre. V. S. Eccl.ma sa, esser mio antico pensiero che la fama vogli trionfare del silentio nelle cose pelegrine e singolari; onde a quella pi che ad ogn'altro forse si dovr dar la colpa della publicatione della linea parabolica de'proietti. Vorei potere al vivo rapresentare a V. S. Eccl.ma il travaglio particolare che ha sentito il Padre nel'haverli io significato il senso di lei intorno a ci; e se vi ser rimedio, m'assicuro che egli non desidera altro che impiegare la penna e l'ingegno in servirla, non che in offenderla. Ricever, io credo, il libro con le sue scuse et offerte, nel quale vedr quanto egli stima sopra questo et ogn'altro particolare il valore e merito di lei, e come si gloria d'essere suo discepolo.
Le varie mie indispositioni et perturbationi m'hano quasi affatto levato il pensiero de'studii d'astronomia; pure non posso con tal occasione contenermi in significarle il desiderio ch'havrei d'intender meglio come possi essere che Marte s'allontani appogeo otto volte in circa di quello che faccia perigeo, poich la commensuratione delle Rodolfine et delle Prottenife (sic) parmi non porta pi della quinta parte, onde gl'effemeridi sopra tali suppositioni veriano essere errati di molti gradi; e pure l'osservationi fatte delle congiuntioni di lui con le fisse non mostrano tal diversit, qual a me pare dovria essere. E qui a V. S. Eccl.ma faccio cordialissima reverenza.

Bologna, 21 Settembre 1632.
Di V. S. molto Ill.e et Eccl.ma
Parc.mo Se.re Vero
Cesare Marsili.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccl.mo S.r mio Osse.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



2309.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 288. - Autografa.

Sig.re Ecc.mo

Ho fatto il possibile per servirla; e s'io scrivessi a lei le ragioni urgentissime et interessi donde non si devean movere a far contra lei, si stupirebbe. Ex arcanis eorum sacris et politicis. Non fui ammesso; e pur informai un Eminentissimo, che sostenne l'impeto di contradicenti, e si dilat da mattutino ad un'altra di vespro: e pure non so che si  fatto. Ma non spero bene, mentre io non fui ammesso, e qualche persona m'ha minacciato. Per non dico altro in questa. Desidero la sua presenza per etc. A Dio. Concordiamci col voler divino, e crediamo che se le cose(825) naturali tutte son fatte con arte e sapienza infinita, anche le morali et politiche, seben a noi pare al roverso, e siamo figli dell'obedienza. Quando s'affreddar il sangue, dir a lei pi. A Dio.

Roma, 25 7bre 1632.
Di V. S. Ecc.ma
Se.re et Amico
T. Campanella.

Fuori: Al Sig.r Galileo Galilei,
Filosofo e Mat.co dell'Altezza di Toscana, P. Oss.mo
Firenze.



2310..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 25 settembre 1632.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 22).



2311..

FRANCESCO BARBERINI a GIORGIO BOLOGNETTI in Firenze.
Roma, 25 settembre 1632.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 7310 (gi LXXXVIII, 19), car. 34-35. - Minuta di mano di PIETRO BENESSI.

Roma, 25 7bre 1632.
A Mons.re Vescovo d'Ascoli, Nun.o in Firenze.

Essendosi scoperte nell'opere del Gallileo alcune cose sospette, N. S.re in riguardo del S.o Gran Duca ha comesso ad una Congregatione particolare che le esaminasse, e vedesse se si poteva far di meno di non le portare nella Sagra Congregatione del S.to Offitio; et essendosi quelli S.ri congregati insieme per cinque volte, e considerato bene il tutto, hanno risoluto che non poteva farsi di meno di non portar il negotio nella Congregatione. Questa necessit  stata fatta rapresentare da S. B.ne al S.r Ambasciatore di S. A. (quale haveva supplicato la S.t S., in nome della medesima A.za, a non portar il negotio in Congregatione), accioch l'A. S. si sodisfacesse della buona volont di S. B.ne verso il suo gusto: quale replic a chi li port l'ambasciata, che l'esser stato visto e passato il libro dal Maestro di Sacro Palazzo faceva un poco di senso; ma li fu risposto, che se effettivamente conteneva il libro errori, non dovevano in modo alcuno, per questo rispetto, lasciarsi correre. Tutto questo fu partecipato a S. E. con vincolo del segreto del S.to Offitio. Li fu ben data licenza di comunicarlo al S. Gran Duca, sotto il medesimo vincolo di segreto.
Fu dunque portato il libro nella Congregatione del S.to Offitio, e dopo esser stato considerato con ogni maturit il tutto, fu risoluto di ordinare al P. Inquisitore di cotesta citt che chiami il Galileo, e che d'ordine di S. S.t'li facci un precetto di presentarsi per tutto il prossimo mese di Ottobre avanti il P. Comissario del S.to Offitio, e si facci promettere di obedire a detto precetto in presenza de'testimoni, acci, ricusando di obedire e di accettarlo, si possino in ogni caso esaminare(826).
Io do parte a V. S. di tutto questo per sua notitia, solamente acci che se le sar parlato, possa ella risponder con fondamento, non dovendo ella da s parlarne n molto n poco. Intendo che, non ostante che il Galileo sappi che in quella opera la Sacra Congregatione vi riconosce degli errori, pensa con tutto ci mandar in diverse parti del mondo li detti libri ad effetto di dispensargli; del che V. S. procuri di saper la verit, e trovando che si voglino inviare, avvisi il S.r Card.l Legato di Bologna e di Ferrara, acciocch li faccino trattenere, cos ancora tutti gl'altri ministri e Vescovi o Inquisitori per dove potrebberno passare: e tenga mano di sapere in ogni modo quando doveranno muoversi questi libri di cost, per reiterar l'avviso alli sudetti Em.mi et altri ministri. Ma V. S. non confidi ci antecedentemente a'Vescovi et Inquisitori fuori dello Stato Ecclesiastico, bastando di avvisarlo allhora, quando si moveranno li medesimi libri: parlo per di quelle balle che non doveranno necessariamente passare per Bologna o Ferrara o altro passo dello Stato Ecclesiastico, perch per esse basta avisare gli Em.mi Legati e Governatori.



2312..

FRANCESCO BARBERINI a GIORGIO BOLOGNETTI in Firenze.
Roma, 25 settembre 1632.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 1310 (gi LXXXVIII, 19), car. 36. - Minuta di mano di PIETRO BENESSI.

Roma, 25 7bre 1632.
A Mon.r Vesc.o d'Ascoli, Nu.o Ap.o in Firenze.

Non ostante quello che io scrivo a V. S. del precetto da farsi al Gallileo, le soggiungo che N. S.re ha ordinato che si scriva all'Inquisitore che chiami il Gallileo, et in presenza del notaro e testimoni, non per qualificati alla sua presenza per tali, gli dichi che la volont della Congregatione  che egli per tutto Ottobre si trasferisca a Roma, e che lo esorti ad ubidire: se egli dir di volerlo fare, che si facci far fede di sua mano che dall'Inquisitore gli  stato significato il senso della Congregatione e che lui haverebe ubidito; la qual fede, partito lui, dover far riconoscer et autenticar dal notaro e testimonii che vi furono presenti: e se il Gallileo ricusasse di far la scrittura o di voler venire a Roma, che all'hora il Padre Inquisitore li facci il precetto in forma. Tutto si fa sapere a V. S. per sua notitia....



2313.

ASCANIO PICCOLOMINI a [GALILEO in Firenze].
Siena, 29 settembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 40. - Autografa.

Molt'Ill. Sig.r mio Oss.mo

Mess. Santi Bindi con la di V. S. del 20 mi rese tanto buone nuove della sua salute e della parzial memoria ch'ella conserva della mia servit, ch'io me li dovrei mostrar tutto contento, se l'haver inteso per la sua le traversie ch'al solito si preparano contro la sua opera, non mi facesse compatire il disservizio che ne ridonda al publico bene degl'ingegni, e compassionare a cotesta et amaritudini di questa sorte. Per pi efficacemente servirla, vorrei poter essere di presenzia a Roma; ma non perci trasgredir in questo mentre il suo cenno, ingarbando con l'Em.mo Padrone(827) quello che V. S. mi soggerisce, bench la mia testimonianza porti pi tosto seco affetto che autorit. Strano parmi ch'ad una cos fresca e puntual approvazione, cautelata da lei con tanti protesti, facci difficult la passione di qualch'uno, che caver l'ombre non dall'opera, ma da conseguenze fatte di capriccio, perch il libro per s medesimo non so che possa se non ampiamente edificar qualumque timida e scrupulosa coscienza. Ma, dall'altro canto, V. S. si merita questo e peggio, mentre a poco a poco va disarmando quelli che siedano all'imperio delle scienze, e pur troppo non gl' altro rimasto che 'l fuggirsene in sagrato. Io non posso dir altro, se non che quelle cose che tendano all'immortalit non hanno da temere la burrasca de'tempi. Sguiti pur ella in metter al chiaro i suoi concetti e fatiche, ch'io mi prometto ch'ella medesima le vedr superare l'invidia. E sopra tutto augurandomi continue buone nuove del suo essere, la supplico di qualche comando e me le ricordo in grazia.

Siena, li 29 di 7bre 1632.
Di V. S. molt'Ill.
Aff. Vero Ser.
A. A.vo di Siena.



2314..

GIORGIO BOLOGNETTI a FRANCESCO BARBERINI in Roma.
Firenze, 30 settembre 1632.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 6076 (gi LXVIII, 47; non cartolato). - Traduzione sincrona dell'originale in cifra.

Di Fiorenza, dal Vesc.o d'Ascoli di Puglia, Nuntio,
li 30 di Settembre 1632. Deciferato li 6 d'Ottobre.

Mi valer della notitia che V. Em.za si  degnata darmi(828), nel particolare dell'opera del Galileo, mentre me ne sia parlato, come V. Em.za mi comanda; e se il medesimo Galileo havr pensiero di mandar fuori di qua li libri stampati, eseguir quanto V. Em.za mi ordina intorno a ci.



2315..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Cortona, 1 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 87. - Minuta non autografa.

Al Sig.re Ambaciatore Niccoli (sic), per il Sig.re Bal Cioli, del p.o Ott.re 1632.

Mentre siamo in viaggio, non si pu badare a scrivere; et da ch'io giunsi in Cortona, ho havuto tanto che fare, et in aggiustamenti di discordie et in altri imbrogli, ch'appena ho potuto havere tempo di leggere le lettere di V. E. de'12, de'18(829) et de'25: et questa mattina, che siamo in punto di partire per Montepulciano, poco pi potr dirle che della ricevuta di esse....
Del negozio del S.re Galileo, et di quel che V. E. ha trattato ultimamente col Sig.re Card.le Borghese(830), io le risponder quel ch'occorra da Siena....



2316.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 ottobre [1632].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 12. - Autografi la sottoscrizione e il poscritto.

Molto Ill.re Sig.r P.ron mio Col.mo

Mercord passato ritornai in Roma, e ritrovai la lettera di V. S. molto Ill.re, della quale ero gi stato avisato mentre ero fuori; e quello che rescrisse a V. S. della ricevuta della lettera(831), mi ha detto di haverla assicurata, come la verit , che io non ho mancato di far ogni opera a fin che non si precipitasse in deliberatione contro a cos nobile, utile e gran fatica di V. S., dichiarandomi alla scoperta che non caminandosi con i debiti modi di questo eccelso et santo Tribunale, il tutto sarebbe ridondato in scapito della riputatione e riverenza che se gli deve, et che quanto io dicevo non era per impedire che non si prohibisse e condannasse il libro, ma solo che si procedesse in modo che dopo il fatto si potesse da loro dire che cosa era quella che loro havevano prohibito: e di simili officii ho passati gagliardemente, con ogni riverenza, col Rev.mo Padre Maestro et suoi compagni, nei quali ho ritrovata in aparenza assai buona dispositione. Io ho soggionto che se fossero corsi contro ad uno che haveva scritto modestissimamente, reverentissimamente e riservatissimamente, sarebbero cagione che altri scriverebbero con strapazzo et risolutamente; significando a questi Padri, che se ben toccava a loro il prohibire o non prohibire i fogli scritti dalle mani degli homini, la loro autorit per non si estendeva a fare che la terra si fermasse o si movesse, n potevano prohibire a Dio et alla natura di rivellarci di tempo in tempo i suoi reconditi secreti con mille e mille modi. Et hora, ritornato in Roma, ho parlato alla longa col R.mo Padre Commissario(832), offerendomi a dichiarargli per sua minor fatica il libro de'Dialoghi in quella parte et in quei luoghi principalmente nei quali si tratta questo punto del moto della terra. Anzi, per esser questo Padre persona di molto garbo e mio particolar amorevole, m'assicurai di dirgli le parole che seguono: Padre R.mo Comissario, io ritrovo scritto in S. Agostino espressamente che questa questione, se la terra si mova o no,  ben stata penetrata da'sacri scrittori, ma non determinata e insegnata, non importando nulla alla salute delle anime: anzi, essendo doppo S. Agostino passati molti secoli, e venuto al mondo l'alto ingegno di N. Copernico, il quale con studii et fatiche herculee scrisse il volume delle Revolutioni degli orbi celesti et della costitutione del mondo, e, stimolato dal gran Card.l Nicol Scombergio et altri vescovi catolici, pii e litteratissimi, mand in luce il suo libro, dedicandolo a un Sommo Pontefice eruditissimo, che fu Paolo III; e sopra a queste sopositioni, con l'aiuto delle sue tavole, la S. Madre Chiesa termin la riforma dell'anno, in modo che l'opera di N. Copernico  stata, si pu dire, aprovata dalla autorit di S. Chiesa; mosso io da tutte queste cose, liberamente confesso di non haver scrupolo nessuno a tenere, persuaso dalle ragioni efficacissime et da tante e tante riprove d'esperienze et osservationi, che la terra si mova di quei movimenti che gli sono assegnati dal Copernico; e di tutto questo pi volte ho havuto a trattare con theologi pii e intelligentissimi, i quali non mi hanno mosso scrupolo nessuno: e per, stante tutte queste cose, io non vedevo ragione nessuna, per la quale si dovessero prohibire i Dialogi di V. S. Il detto Padre mi rispose, che quanto a lui era del medesimo parere, che questa questione non si dovesse terminare con l'autorit delle Sacre Lettere; e mi disse per sino che ne voleva fare una scrittura, et che me la haverebbe mostrata. Io non desidero altro in questo negotio, solo che si studii et intenda il libro di V. S., perch son sicuro che cos non si precipitar in sentenza irragionevole.
Resto con infinito obligo al S. G. D. mio signore, che mi honora tanto di elegermi per procuratore in questa causa, se bene io non credo che sar chiamato. Resti per sicuro V. S., e ne assicuri S. A. S.ma, che se bene io non potr entrare nelle Congregazioni, in ogni modo di fuori io parlar tanto, che non mancar all'obligo mio. In Perugia ho trattato con un tal P. M.ro Pier Dionisio Veglia, assai intelligente di geometria et astronomia, il quale era aversissimo a questa opinione, e in ogni modo, con quattro parole che io gli dissi in voce, si convert subito; e dopo, havendo havuto commodit di leggerli parte de'Dialogi di V. S., restando attonito e stupefatto delle grandi novit, delle chiare ragioni portate ne'Dialogi, si  ridotto a dirmi pi volte che voleva abrugiare tutti i suoi scritti di sfera, riuscendoli debolezze et spropositi pi che puerili. L'istesso  accaduto ad un giovane genovese di spirito assai elevato, studiosissimo delle matematiche et alievo del detto Padre. E si consoli pur V. S. che il tempo sar giusto giudice di questa sua tanto honorata et degna fatica. Inchini il mio nome al S.o G. D., a Madama Ser.ma e al Ser.mo Sig.r Principe D. Lorenzo: e a V. S. fo humilissima riverenza.

Roma, 2 Ottobre.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Mecenate(833) sta benissimo, e studia pi che mai, et  tutto nostro pi che mai, e bacia le mani a V. S.



2317..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 2 ottobre 1632.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 23, alfa).



2318.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI in Siena].
Firenze, 6 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 82. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Trovomi in gran confusione per una intimazione statami fatta 3 giorni sono dal Padre Inquisitore, di ordine della Sacra Congregazione del S.to Offizio di Roma, di dovermi per tutto il presente mese presentare l a quel Tribunale, dove mi sar significato quanto io debba fare(834). Ora, conoscendo l'importanza del negozio, e 'l debito di farne consapevole il Ser.mo Padrone, et il bisogno di consiglio et indirizzo di quanto io debba in ci fare, ho resoluto di venir cost quanto prima, per proporre all'A. S.ma quei partiti e provisioni, de i quali pi di uno mi passano per la fantasia, per i quali io possa nel medesimo tempo mostrarmi, quale io sono, obedientissimo e zelantissimo di S.ta Chiesa, et anco desideroso di cautelarmi, quanto sia possibile, contro alle persecuzioni di ingiuste suggestioni, che possano immeritamente havermi concitato contro la mente, per altro santissima, de i superiori. Ne do conto a V. S. Ill.ma, et anco, per non giugnere cost del tutto inaspettato, per lei al Ser.mo G. Duca; e non sentendo cosa in contrario, mi partir domenica prossima, lasciando spazio a V. S. Ill.ma di avvisarmi se accidente alcuno ci fusse, che repugnasse a questo mio proposito. E qui reverentemente gli bacio la mano, e nella sua buona grazia e protezione mi raccomando.

Di Firenze, li 6 di Ottobre 1632.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



2319...

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 9 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 42. - Autografa.

Molt'Ill.re e Ecc.mo Sig.r Col.mo

Con le lettere di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 25 passato ho ricevute le bolle della sua pensione(835), de la quale far spedir il possesso e 'l placet dell'Ecc.mo Senato quanto prima. Adesso, per certi accidenti, questo genere di negotio sta come in sospeso; ma lasci a me la cura, ch opportunamente operar. Saria necessario tra tanto che V. S. mandasse qui a'suoi(836) una procura per questo negotio di levar le Ducali, con authorit di sostituir uno o pi in Brescia a riscuotere la detta pensione con li decorsi; ch puoi trovar io persona che ci serva.
Intorno alla persecutione ch'incontra la sua opera, succeda quello si voglia, non se ne travagli, ch tutta la malignit del mondo non pi pu far che gl'intendenti non ammirino e comendino e l'opera e l'autore colle pi alte maniere che si possano ritrovare. Li miei amici qui mi parlano in questi sensi, che se ci fossero tutte le prohibitioni, vogliono pi tosto incorrer l'indignationi, che privarsi di questo libro. Il Sig.r Celesti(837), ingegno singolare, mi disse che si contenta pi tosto restar con quel libro solo, che, perso questo, tener tutti gl'altri: e tanto affermo io ancora. Qui pensava un amico mio ristamparlo; ha saputo da'suoi corrispondenti da Roma la difficolt che se le promove, e soprasede: ma V. S. tenga per indubitato che sar stampato, e le nationi estere pi libere non vorrano esserne prive. Resto con un giubilo inesplicabile per la cortese promessa di farmi vedere il rimanente, perch in genere di scienze non desidero, posso dire, di veder nella mia vita altro, et alcuni scritti del Campanella, stampati oltre i monti, non venuti in Italia, ove intendo difende l'istesso. Viva lieta, e lasci scoppiar l'invidia. E le bacio le mani.

Ven.a, 9 Ottobre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo Galileo.
Dev.mo Ser.re
F. Fulgentio.



2320.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 9 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 43. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.rone Col.mo

Havevo gi scritta una lunga lettera in materie piacevoli a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, quando giuntami la sua di 2 m'ha colmato di dispiacere e di compassione. Io non posso havere timore ch'in Roma riceva violenza, perch la sua causa  troppo giusta, e nel suo medesimo libro si porta la sua giustificatione. Ma ad ogni modo ad un huomo settuagenario, che non ha altro gusto ch'il filosofare, questo incontro non pu esserle che di disturbo et incommodo gravissimo. Se io fossi buono di porgerli aiuto, etiandio fosse con la met della mia vita, Dio mi vede, sarei pi pronto ch'a darli consiglio, il quale sarebbe altro in presenza che possi essere in scrittura.
Il primo punto deve esser il confirmare l'animo con sicurezza che questo travaglio sar molto minore in essistenza che non si dimostra nell'aspetto. Andar sotto la protettione di quell'Altezza, ch questo conviene per ogni modo assicurarsi. Quelli che da lei vogliono quest'obedienza, s'affettionerano anco alla sua virt, haveranno rispetto all'et, et udiranno la sua sincera intentione. Il Pontefice stesso, cos eccellente nelle belle lettere e dottrine pellegrine, troncar le vie alle malignit. V. S. non si perda, prenda cuore, ch Dio le assister. Penso che 'l peggio possa essere il voler da lei non retrattatione, che non va ove non si forma dottrine, ma confutatione delle ragioni Coperniche: ella lo far come potr. Io gl'offerisco ci che posso. Oh fosse ella qui, ove potessi dimostrarli la stima che facio! Provegga a gl'altri scritti, e s'io vaglio eccomi suo. Dio la fortifichi, come Lo prego: e le bacio le mani.

Ven.a, 9 Ottobre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Galileo.
Dev.mo Ser.re
F. Fulgentio.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



2321..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Siena, 9 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 89. - Minuta non autografa.

Al S.r Amb.re Niccolini.
Di Siena, 9 8bre 1632.

Sono arrivate hoggi le lettere di Germania, ma tanto scarse di nuove, che io non posso mandarne a V. E. che un piccolo mezzo foglio. Ma sar ben anco molto pi piccola questa lettera, non havendo io che scriverle fin che non me ne sopragiungano altre sue; che solamente posso dirle, con estraordinario dispiacere di S. A., che noi aspettiamo qua(838) d'hora in hora il povero S.r Galilei, stato intimato dalla Sacra Congregatione del S.to Offitio a comparir cost dentro il termine di questo mese, per conto di quella sua opera: n gli mancava altro che cos gran travaglio e disagio, in tanto grave et. Ma spero bene, se Idio gli dar vita, che egli tornar ben presto consolato, se saranno udite le sue ragioni senza esserne impedito da'persegutori. Et a V. E. bacio con tutto l'animo le mani.



2322..

MICHELANGELO BUONARROTI a FRANCESCO BARBERINI in Roma.
Firenze, 12 ottobre 1632.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 24).



2323..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO DE'MEDICI [in Madrid].
Siena, 12 ottobre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4962 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Il S.r Galileo si aspetta qua di passaggio per Roma(839), s che io har occasione di fargli vedere quel che V. S. Ill.a dice di haver negoziato per lui, et egli di replicare quel che gli occorrer....



2324.

GALILEO a [FRANCESCO BARBERINI in Roma].
Firenze, 13 ottobre 1632.

Bibl. Vaticana. Cod. Barberiniano lat. 6480 (gi LXXIV, 26), car. 52-53. - Autografa.

Emin.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Che il mio Dialogo, Em.mo e Rev.mo Sig.re, ultimamente pubblicato fusse per haver de i contradittori, fu previsto da me e da tutti gl'amici miei, perch cos ne assicuravano gl'incontri dell'altre mie opere per avanti mandate alle stampe, e perch cos pare che comunemente portino seco le dottrine le quali dalle comuni et inveterate opinioni punto punto si allontanano. Ma che l'odio di alcuni contra di me e le mie scritture, solo perch adombrano in parte lo splendor delle loro, dovesse esser potente a imprimer nelle menti santissime de i superiori, questo mio libro esser indegno della luce, mi giunse veramente inaspettato; perloch il comandamento(840) che due mesi fa si dette qua allo stampatore et a me, di non lasciare uscir fuori tal mio libro, mi fu avviso assai grave. Tuttavia di gran sollevamento mi era la purit della mia coscienza, la quale mi persuadeva non mi dovere esser difficile il manifestar l'innocenza mia: e ben desideravo e speravo che mi dovesse esser dato campo di poter sin[cerarmi]; e mi confidavo nel medesimo tempo, che la mia humilt, reverenza, summissione, et assolutissima autorit conceduta sopra tutti i miei concetti, fusse stata potente a rappresentare a i prudentissimi superiori, la mia prontezza all'obbedire esser tale che potesse rendergli sicuri che io ad ogni minimo cenno mi sarei mosso per venire non solo a Roma, ma in capo al mondo. Perloch non posso negare, l'intimazione fattami ultimamente d'ordine della Sacra Congregazione del S. Offizio, di dovermi presentare dentro al termine del presente mese avanti a quello eccelso Tribunale, essermi di grandissima afflizzione; mentre meco medesimo vo considerando, i frutti di tutti i miei studi e fatiche di tanti anni, le quali havevano per l'addietro portato per l'orecchie de i litterati con fama non in tutto oscura il mio nome, essermi ora convertiti in gravi note della mia reputazione, con dare attacco a i miei emoli d'insurger contro a gl'amici miei, serrando lor la bocca non pure alle mie lodi ma alle scuse ancora, con l'opporgli l'havere io finalmente meritato d'esser citato al Tribunale del Santo Offizio, atto che non si vede eseguire se non sopra i gravemente delinquenti. Questo in modo mi affligge, che mi fa detestare tutto 'l tempo gi da me consumato in quella sorte di studii, per i quali io ambiva e sperava di potermi alquanto separare dal trito e popolar sentiero de gli studiosi; e con l'indurmi pentimento d'havere esposto al mondo parte de i miei componimenti, m'invoglia a supprimere e condannare al fuoco quelli che mi restano in mano, saziando interamente la brama de i miei nimici, a i quali i miei pensieri son tanto molesti.
Questa, Em.o Sig.re,  quella afflizzione, la quale, continuando senza alcuna intermissione di rigirarmisi per la mente, con l'havermi aggiunto una continua vigilia al peso di 70 anni et a pi altre mie corporali indisposizioni, mi rende sicuro, entrando in un viaggio per lunghezza e per straordinarii impedimenti et incomodi faticoso, che io non mi condurrei con la vita alla met; onde, spinto dal comune natural desiderio della propria salute, ho preso resoluzione di ricorrere all'intercessione di V. Em., inanimito da quella ineffabile benignit che ciascheduno et io sopra tutti per pi esperienze ho conosciuta in lei, supplicandola che mi faccia grazia di rappresentare a cotesti pr[udentissimi] Padri il mio [compassionevo]le stato presente, non per sfuggire il render conto delle azzioni mie, perch ci  da me somamente bramato, sicuro di poterci fare non piccol guadagno, ma solo perch si compiaccino di agevolarmi il potergli obbedire e 'l sincerarmi. Non mancher alla prudenza de i sapientissimi Padri modo di poter benignamente ottener l'intento loro: et a me per hora si rappresentano due maniere. L'una , che io sar prontissimo a distendere in carta e rappresentare minutissimamente e sincerissimamente tutto 'l progresso delle cose dette, scritte et operate da me, dal primo giorno in qua che furon suscitati moti sopra 'l libro di Niccol Copernico e sua rinovata opinione; nella quale scrittura io son pi che sicuro di far talmente chiara e palese la sincerit della mia mente et il purissimo, zelantissimo e santissimo affetto verso S.ta Chiesa et il suo Rettore e ministri, che non sar alcuno, che sendo ignudo di passione e di affetto alterato, non confessi essermi io portato tanto piamente e cattolicamente, che piet maggiore non haverebbe potuto dimostrare qualsivoglia de i Padri che del titolo di santit vengono insigniti. Io ho appresso di me tutte le scritture che per tale occasione feci qui e in Roma, dalle quali (torno a replicarlo) ciascheduno comprender, non mi esser io mosso a implicarmi in questa impresa salvo che per zelo di S.ta Chiesa, e per sumministrare a i ministri di quella quelle notizie che i miei lunghi studii mi havevano arrecate, e di alcuna delle quali forse poteva taluno esser bisognoso, come di materie oscure e separate dalle dottrine pi frequentate: e ben son sicuro che agevolissimo mi sar il far palese e chiaro, come del pormi a tale impresa mi furon gagliardo invito le determinazioni e santissimi precetti in tanti luoghi sparsi nei libri de i sacri dottori di S.ta Chiesa, e come finalmente l'ultima mia conferma in tal proponimento s'impresse in me nel sentire un brevissimo ma santissimo et ammirabil pronunziato, che, quasi ecco dello Spirito Santo, improvisamente usc dalla bocca di persona eminentissima in dottrina e veneranda per santit di vita; pronunziato(841) tale, che in s contiene, sotto manco di dieci parole con arguta leggiadria accoppiate, quanto da lunghi discorsi disseminati ne i libri de i sacri dottori [si racco]glie. Io per hora tacer il detto ammirabile e l'autor di esso, non mi parendo se non cautamente e convenientemente fatto il non interessar nissuno nel presente affare, dove solo la persona mia viene in considerazione.
Se mi succeder d'ottener tal grazia, oh quanto spero io che la mia innocenza debba esser conosciuta et abbracciata da cotesti prudentissimi e giustissimi Padri, e quanto habbiano a restar maravigliati di qualche stratagemma che fu usato da qualcuno, accecato e spinto a muover la prima pietra non per zelo di piet, ma per odio non contro di questa o di quella opinione, ma contro alla persona mia. Io non mi potrei accomodare a creder che domanda che mi si rappresenta tanto ragionevole mi dovesse esser negata, e tanto pi quanto il concederla non toglie il potermi costrigner nel modo gi intrapreso. E chi vorr negarmi tale udienza per scrittura, e gravarmi di fatica insuperabile dalla mia debolezza, per le cause gi dette, mentre io l'assicuro che, sentite le ragioni mie, compassioner 'l mio stato, e soverchio gastigo al mio demerito (se pur ve n' ombra) gli parr il travaglio portomi sin hora per l'altrui (per quanto temo) poco sincere informazioni? E quando tal mia scrittura non sodisfacesse appieno a tutti i capi sopra i quali mi vien mossa imputazione e querela, potranno essermi proposte le particolari difficolt, ch io non mancher di rispondere quanto Iddio mi detter. Ma dubito, Emin.mo e Rev.mo mio Sig.re, che possa essere che i miei oppositori non siano per venire (come si suol dire) di cos buone gambe a mettere in carta quello che in voce et ad aures forse havranno contro di me pronunziato, come io mi offerisco a mettere in scrittura le mie difese.
Ma finalmente, quando non si voglino accettare mie giustificazioni in scritture, ma si voglia la viva voce, qui sono Inquisitore, Nunzio, Arcivescovo et altri ministri di S.ta Chiesa, a i quali sono prontissimo di presentarmi ad ogni richiesta: e pur mi sembra verisimile che anco cause di maggiore affare si trattino avanti questi tribunali; n pu parer verisimile che sotto a gl'occhi perspicacissimi e zelantissimi di quelli che veddero il mio libro, con liberissima autorit di levare, aggiugnere e mutare ad arbitrio loro, possa esser passato errore di tanto momento, senza esser veduto, che [ecceda la facolt] d'esser corretto e gastigato da i superiori di questa citt.
Questi, Em. S., sono i partiti che per salvezza della mia vita e per sodisfazione di cotesto eccelso e venerando Tribunale mi sovvengono. Prego la benignit sua che voglia rappresentargli, con scusare insieme se per mia ignoranza vi havessi commesso veruno errore. E per ultima conclusione, quando n la grave et, n le molte corporali indisposizioni, n afflizzion di mente, n la lunghezza di un viaggio per i presenti sospetti travagliosissimo, siano giudicate da cotesto sacro et eccelso Tribunale scuse bastanti ad impetrar dispensa o proroga alcuna, io mi porr in viaggio, anteponendo l'ubbidire al vivere. E qui, Em.mo e Rev.mo Sig.re, con ogni humilt inchinandomi, gli bacio la veste e prego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 13 di Ottobre 1632.
Di V. Em.za Rev.ma
Hum.mo et Obb.mo Servo
Galileo Galilei.

Fuori si legge, di mano di URBANO VIII:

Si  trattato di questo affare nell'ultima Cong.ne del S. Offitio: non occorre altra risposta; basta intender dall'Assessore se  stato eseguito l'ordinato in detta Cong.ne



2325.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 16 ottobre 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Sono poco meno di 2 mesi che il P. Inquisitore di qui commesse, di ordine del R.mo P. Maestro del Sacro Palazzo di Roma, al libraio et a me, che non dovessimo dar fuora pi copie del mio Dialogo sino ad altro avviso(842): e questa fu la prima conferma di una acerbissima persecuzione, che poco avanti havevo inteso che si andava machinando contro di me e 'l mio libro; la quale persecuzione  andata pigliando tanto vigore, che finalmente, 15 giorni sono, mi venne una intimazione dalla S. Congregazione del S.to Offizio, che per tutto questo mese io debba presentarmi a quello eccelso Tribunale. Tale avviso mi affligge gravemente, non perch io non sperassi di potermi appieno giustificare e far palese la mia innocenzia e santissimo zelo verso S.ta Chiesa; ma la grave et, accompagnata con molte corporali indisposizioni, con la giunta di questo travaglio di mente, in un viaggio lungo e travagliosissimo per i presenti sospetti, mi rendono quasi che sicuro che io non mi vi potrei condur con la vita. Ho fatto ogni opera per ottener di sincerarmi con scritture, o vero che la causa mia sia veduta qui, dove sono ministri di S.ta Chiesa; e sto aspettando qualche resoluzione. Intanto ne ho voluto dar conto a V. S. Ill.ma, come a mio padrone affezionatissimo e che so che compassioner questo mio infortunio.
Ricevei una lunga lettera dal molto R. Padre Buonaventura(843), piena di scuse, le quali veramente non erano necessarie, perch io non ho mai hauto dubbio della sua bonissima intenzione, ma mi dolevo della mia disgrazia, che mi arrecava disgusto contro alla volont e opinione di chi me lo cagionava. Io non posso riscrivergli per adesso, trovandomi occupatissimo; e solo prego V. S. a dirgli che non intendo che S. Paternit muti nulla nel suo libro gi stampato, anzi che io gli rendo grazie delle onorate menzioni che fa di me. E qui reventemente inchinandola, gli bacio le mani e prego felicit.

Fir.ze, li 16 di 8bre 1632.
Di V. S. Ill.ma
Ser.re Obblig.mo
Gal.o G.



2326.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 16 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 242-243. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Col.mo

Scrissi oggi quindeci giorni a V. S. molto Ill.re una mia longa(844) intorno a quanto si sentiva trattare del suo libro da questi Superiori: desiderarei sapere se l'ha ricevuta. Tra tanto non ho sentito altro di novo, solo che il Rev.mo Padre Abbate di Siena con una sua lettera mi ha messo il cervello a partito, havendomi dato conto di un argomento fatto dal Chiaromonte(845), al quale (sia detto con pace di V. S.) non credo che lei mai habbia pensato. Mi scrive che  stato visto in questa risposta che si stampa in Firenze(846); e le parole sono queste: Se la terra si movesse, la prima intelligenza, alla quale compete il moto diurno dell'universo, sarebbe divenuta un demonio. Dove io noto, prima, la franchezza della introduttione di questa prima intelligenza, e la sicurezza del mestier suo di movere del moto diurno l'universo; tutte cose controverse. Ma quel che mi  parso ridicoloso,  che questo povero vecchio casca ancor lui nel pensiero, che Pitagora, Copernico, V. S., et altri che tengono che la terra si mova, habbino in mente che una volta la terra sia stata ferma, et poi si sia cominciata a movere; perch se e'non havesse questa fantasia, non haverebbe detto che la prima intelligenza sarebbe divenuta un demonio, ma concluderebbe che la prima intelligenza sarebbe sempre stata e sarebbe un demonio. Da questa sola cosa, quando io non ne fossi chiaro per altro, conosco pur troppo vivamente che quest'homo  molto debole; e non  possibile che da un cervello dal quale  nata questa scioccaria, possa mai uscire altro che vanit e debolezze grandissime. Et se l'universale de gli homini fosse disposto alli discorsi dell'intelletto come alli suoni musicali, al certo il Chiaromonte et i pari suoi non sarebbero mai tenuti nel numero de i litterati; perch se uno di questi che suonano il leuto ancor che manco di mediocremente, facesse una sonata tanto discorde et esorbitante dal vero modo di sonare quanto questo discorso del Chiaromonte  lontano da un aggiustato discorso, colui di sicuro non sarebbe gi mai stimato degno d'alcun nome di sonatore. Dio lo guardi, che a l'intelletto purgatissimo del S. G. D. arivi la notitia di questa pazzia, perch scorrer gran pericolo di esser raso dal'honorato ruolo de'lettori di Pisa.
Io vo ancora continuando con la mia indispositione, se bene con miglioramento notabile, et spero in breve di uscir di letto. Sia per fatta in tutto e per tutto la volont di Dio, quale conservi V. S. felicemente come Lo prego, e li faccio humilissima riverenza.

Roma, 16 8ttobre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.



2327..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Siena], 16 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 91. - Minuta non autografa.

Al S.r Amb.re Niccolini.
16 8bre 1632.

Passa una staffetta per cost, senza che io sappia da chi venga spedita da Fiorenza, perch non ha portate lettere per me n per altri in Siena; e mi fa nondimeno servitio per l'occasione che mi d di scrivere a V. E. quel che non potetti hiersera.
Il povero S.r Galileo  il pi afflitt'huomo del mondo, e S. A. ha tanta piet di lui, che vorrebbe, anche per sua propria quiete, vederlo consolato, o almeno non del tutto sconsolato e quasi messo in disperatione. Se egli venisse cost e fosse udito, crede S. A. che darebbe tanta sodisfattione di s, e della sua opinione renderebbe ragioni tali, che forse i suoi emuli e persegutori si pentirebbero d'haverlo malignato. Ma l'et grave, la sanit non buona e la borsa leggiere lo spaventano, e tanto pi in consideratione della lunga quarantena che gli converrebbe fare. Egli  per entrato in speranza, che sentitasi dal S.r Card.le Barberino, e forse da S. B.ne ancora, la lettera(847) di che V. E. vedr e serber la copia che le mando, o gli habbia a esser permutata la commessione, o prorogato il tempo del viaggio. Ricever V. E. con questa anche la lettera che egli ha scritto a me(848); et S. A., che le ha sentite tutte, m'ha comandato di scrivere a V. E. che faccia tutto quello che sia mai possibile in suo aiuto, osservando quel che egli scrive. E le bacio le mani.
L'originale di detta lettera non  altramente venuta in mia mano, come il S.r Galilei scrive; e per questo non ho potuto mandarla a V. E. Ma a lei non mancar modo di saper se il S.r Cardinale l'habbia ricevuta.



2328.

ANDREA CIOLI a GALILEO [in Firenze].
Siena, 16 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 45. - Autografa.

Molt'Ill. et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

S. A. ha sentito questa mattina a posato animo la lettera scritta da V. S. al Sig.r Card.l Barberino(849), quella del P. D. Benedetto Castelli scritta a lei(850), et prima di esse la replica che ha fatta V. S. a me in proposito del suo venire a Siena. S'ella ottenesse a Roma uno de'partiti ch'ella propone, S. A. ne haverebbe grandissimo gusto. Per, nel mandarsi la copia della lettera di V. S. per il S.r Card.l Barberino, si  scritto al S.r Amb.r Niccolini(851) in modo, che se gli offitii suoi saranno cos benignamente uditi come da lui puntualmente esseguiti, faranno qualche frutto. Il che piaccia a Dio che segua, et che al S.r Cardinale non dia noia o tedio la lunghezza della lettera, come suole avvenire a chi ha sempre la testa piena di negotii. Non  gi venuta in mia mano detta lettera per il S.r Cardinale, et non ho per potuto inviarla al S.r Ambasciatore, come faccio della copia. Et con tutto l'animo le bacio le mani.

Di Siena, 16 Ott.re 1632.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma


Domenica prossima, con l'aiuto di Dio, S. A. sar cost.


S.r Galileo
Serv. Aff.mo
And. Cioli.



2329...

NICCOL SACCHETTI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Vienna, 16 ottobre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4386 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Di V. S. Clar.ma et Ill.ma, alla quale mando l'incluso foglio(852), che mi ha mandato il S.r Conte di Stralenderf, Vice Cancelliere dell'Imperio, nel quale egli desidera di havere, com'ella vedr, un libro del S.re Galileo che ha ultimamente fatto sopra i due sistemi del mondo, perch, essendo questo Cavaliero intendentissimo delle matematiche et molto devoto al nome del medesimo S.re Galileo, ha desiderio grandissimo di vedere quest'opera: et io prego V. S. Ill.ma a operare che questo Signore ne venga compiaciuto, essendo mio grande amico; et desidero di haverlo quanto prima.


S.re Bal Cioli.
Obblig.mo Ser.re
Niccol Sacchetti.



2330.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Frascati, 22 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 244. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Per dir il vero, quella sera che scrissi a V. S. Ecc.ma(853), io stavo con gran paura, perch si fe'la causa con molte sbravate contra i novi filosofi etc., e ci fui nominato io. Et alcuni mi dissero c'ho fatto mal ad informar un Cardinale per aiuto suo; e non so se quello l'ha detto, o li fu rinfacciato che io l'havessi soggerito: e 'l M. disse ad un amico, che m'ha fatto piacere a non mostrar l'Apologia(854) mia, stampata in Germania in difesa di V. S.; et  la verit che non la mostr, perch non la volessero vedere n chiamarmi in sua difesa, perch in quella non si determina, ma si disputa ad utranque partem, e la occult apposta etc. Et io scrissi concisamente e quasi per cifra, perch dubbitavo e dubito anchora non la pigliassero contra me. Io non so se l'Ambasciatore ha fatto l'ufficio com'ella mi scrisse: ma so che non solo non fui chiamato io n il Castelli(855), ma che non voleano ch'io lo sapessi. Ma per dico di novo ch' impossibile che V. S. non habbia sodisfattione, se si piglia il principio ch'io dissi per la difesa(856), anzi impossibilissimo. Ma mentre non si pu parlare, et io son figlio d'obedienza, mozzai le parole. Se V. S. venisse, e fosse udita, come io spero, da S. B. in concilio Patrum, mi confidarei etc.
V. S. perdoni alla mia pusillanimit, nata da lunghi affanni e calunnie. E sappia che gli huomini non mirano al vero, ma a dar gusto e scusar s stessi con accusar noi etc. Questo deve bastar a pensar quel che si deve fare, se questi decreti novi non sono irretrattabili; se non, patienza. Quel che vuol Dio,  forza vogliamo anche noi. Io vedo che quanto pi ci sforzamo a manifestarci amici e servi de'padroni, tanto pi si studiano a mostrar il contrario gli altri etc. Dio consoli V. S. Ecc.ma e tutti noi.

Frascati, a'22 d'8bre 1632.
Di V. S. Ecc.ma
Se.re Aff.mo e di core
F. Thom.o Campanella.

Fanno tutto il possibile con parole e scritture a provare che V. S. ha contravenuto a quanto li fu ordinato e corretto, per salvar s stessi o per etc.

Fuori d'altra mano: Al molt'Ill.re et Ecc.te Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Filosofo e Matematico dell'Altez.a di Tosc.a
Firenze.



2331.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Castel Gandolfo, 23 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 50. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Qui in Castel Gandolfo ho riceuta la lettera di V. S. molto Ill.re con l'inclusa al Sig.r Antonio Minutolo, al quale l'ho consegnata; ma per ancora non ho hauto risposta, per essere andato fuori l'Emin.mo Sig.r Card.le Padrone. Fra due giorni penso essere a Roma, e parlar con l'Ecc.mo Sig.r Ambasciatore e vedr se S. E. mi aprir qualche strada di servire V. S., perch sin ora io lavoro all'oscuro, o per dir meglio la gran luce e splendore, con che si trattano questi negozii, m'abbaglia la vista. In tanto lei resti consolata nella propria conscienza, e sia sicura, come so che , che le ultimate risoluzioni di questo san.[mo] Tribunale non li saranno mai pregiudiziali.
Mi dispiace che le turbulenze di Mons.r Ciampoli(857), tanto suo e mio, ci siano traversate. S. S. Ill.ma  stata deputata governatore di Mont'Alto della Marca, della quale deliberazione resta contento, quietandosi nella volont di Dio e in quella de'Padroni. Io vado continovando a servire dove sono comandato, e l'Em.mo Padrone mostra gradire la mia buona volont; tuttavia io non ho, riguardando al mio basso merito, speranze di sorte alcuna, e i miei desiderii sono tanto mortificati, che resto consolatissimo. Solo vorrei potere servire V. S. e le AA. Ser.me, alle quali humilmente m'inchino; e a V. S. bacio le mani, e li prego da Dio contentezza.

Di Castel Gandolfo, il 23 di 8bre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o e Obl.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.



2332...

FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 23 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 49. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r, Sig.r Col.mo

Havevo scritto questo annesso, quando mi gionse la littera del travaglio di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma, che mi fece mutar proposito e scriverle con in quella. Hora, per il particolar della sua pensione(858), la mando per non scriver il medesmo. Sar servita certo, e questa mattina ne ho parlato all'Eccell.mo Venier(859), che levar ogni difficolt. Faccia la procura, e dia l'ordine a i suoi(860) qui d'aboccarsi meco, e lasci a me la cura.
De i suoi travagli, io tengo per certissimo che debbano svanire e rissolversi in niente, perch cos vuole il giusto; et se ella fosse qui con noi, so certo che cos sarebbe. Faccia cuore e non si dubiti, che Dio le assister, e finalmente la verit haver suo luoco. Mi son trovato a caso hieri, ove si ragionava del sistema Copernicano; et con la debita lode della chiarezza che gli ha portato l'opera di V. S., sentii per farci questa difficolt, e colui che la faceva si content canonizarla come insolubile: cio che se il sole  nel centro e la terra  sopra Venere, non  possibile che si vegga la met del zodiaco, come pure  constante esperienza astronomica che sempre se ne veggano 6 segni. Non so se nel Copernico sia levato questo dubio; e l'ho voluto scriver a V. S., perch non ho a mano n il suo libro n il Copernico, che  in mano d'un gentil huomo.
Si conservi, et habbi per certo che ne i mali humani molto maggior  sempre quello dell'imaginatione di quello dell'essistenza; e vedr che sul fatto alle ragioni ciedono per forza le chimere delli ignoranti. Resto tutto a i suoi commandi e con ardentissimo desiderio d'intendere che ella sia in tranquillit; e le bacio le mani.

Ven.a, 23 Ottobre 1632.
Di V. S. molto Ill. et Eccell.ma
Devotiss.o Ser.re
F. Fulgentio.



2333.

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 23 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 47-48. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Sento con infinito dispiacere il travaglio che V. S. riceve per l'impressione del suo Dialogo, e vorrei poterli essere di qualche aiuto, che merita la sua bont e valore. Ma il trattare con la Congregazione del S.to Offizio, e di negozio spettante ad essa,  materia cos stretta, che non d occasione di discorso da poter giovare. Ho veduto la lettera che scrive al S.r Card.l Barberini(861); et perch N. S. et l'Em.za S. si trovano in villa, di dove non torneranno prima d'Ogni Santi, non ho havuto commodit di presentargliene: oltre che il P. D. Benedetto si trova ancora lui con la Corte, con il quale vorrei prima consultare quello che lei scrive. Et se ho da parlare liberamente, dubito che la lettera sia pi presto per inasprire che agevolare; perch mentre lei accenna di poter defendere et sincerare quello che ha scritto, tanto pi crescer il pensiero di dannare in tutto e per tutto l'opera. Et habbia pure V. S. queste massime per risposta delle sue proposte, che non siano per condescendere mai che lei possa rispondere alle difficolt che si fanno col star a casa sua, et che n meno siano per darli un giudice cost. Ma quanto alla dilatione per venir qua, io non credo che siano per negargliela, ma per molto limitata.
Quanto poi al negozio, creda pure che gli sar necessario non entrare in difesa di quelle cose che la Congregazione non approva, ma deferire a quella et ritrattarsi nel modo che vorranno i Cardinali di essa; altrimente trover difficolt grandissime nell'espeditione della causa sua, come  intervenuto a molti altri: n, parlando christianamente, si pu pretendere altro che quello vogliano loro, come tribunal supremo che non pu errare.
In questa forma lei potrebbe trovare facilit nell'espeditione della sua causa; ma che si faccia senza processo, non lo creda, et in consequenza senza qualche poco di restringimento della persona sua. In oltre, nella lettera scritta al Sig.r Cardinale, lei accenna che da un Eminentissimo habbia sentito un pronunziato come ecco dello Spirito Santo. Se questa lettera si presenta, non dubiti punto che sar mandata in Congregazione, perch cos sono tenuti i Cardinali di essa, et vorranno sapere chi fu. Di modo che mi riserbo, prima di presentarla, a conferire il tutto con il P. D. Benedetto, suo tanto amorevole e partiale.
Mi duole estremamente della sua afflittione, particolarmente in cotesta et, et vorrei poterla sollevar col sangue proprio; ma come si tratta del S. Offitio, le cose non vanno con l'ordine dell'altre Congregazioni; e per le censure che vi sono, nessuno risponde mai a chi informa o raccomanda. Nel resto, da quel che ho scritto in Corte Ser.ma, si posson veder le mie instanze e repliche fatte a S. B. in suo favore. E mentre resto qui prontissimo a servirla, le bacio con tutto l'animo le mani.

Roma, 23 8bre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Franc.o Niccolini.



2334.

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 24 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 93. - Autografa la sottoscrizione.

.... Quanto al negozio del Sig.r Galileo, ho voluto conferir la copia della lettera per il S.r Card.l Barberino(862), statami inviata da lui medesimo, et non pare che metta conto il presentarla in modo alcuno; perch S. Emi.za la consegner subito alla Congregatione, dove sar scrutinata e ponderata, e vorranno particolarmente sapere chi sia, quel suggetto grande accennato in essa, che egli non vuol nominare, e lo vorranno sapere in ogni modo da lui medesimo, che sar sicuramente ristretto d'habitatione, e posto in qualche necessit o a disdirsi, o di scriver contro a quel che ha pubblicato, senza che possa sperare che le sue ragioni li sieno ammesse, e forse non udite. Non mi par che si possa far altro che domandar la proroga desiderata, perch l'altre pretensioni non sono ottenibili, e di gi son state escluse pi volte ne'miei negoziati da S. B. medesima, come S. A. pu haver udito dalle mie lettere. Come il Sig.r Card.l Barberino venga a Roma, far instanza della prorogattione del tempo a venire, e le dar poi conto di quel che S. Em.za mi far sapere.
Volevo vedere il P. D. Benedetto, ma egli ancora  a Castel Gandolfo, per le cause che accennai hiersera al medesimo Sig.r Galilei. Ma egli, che  alla Corte, havr forse negoziato qualche cosa su le lettere del medesimo Sig.r Galilei, che io le ho mandate a casa et che le saranno state inviate fuori. Rimettendomi nel resto a quel che ho scritto a lui medesimo....



2335..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 29 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 97. - Minuta non autografa.

.... Da quel che V. E. risponde et discorre sopra il negotio del S.r Galilei, io vedo che non sar poco se le riuscir d'ottenergli la proroga che chiede; et non vi haverebbe da incontrare molta difficult, mentre che stanno riserrati i passi. Et quanto alla copia della sua lettera(863), il mostrarla V. E. o no poco fastidio pu dare, perch io credo che egli habbia mandato l'originale; et chi sia quel gran personaggio, a me pare che sia facile ad indovinarlo; et quanto all'altre pretensioni, io non so che dirmi, se non che S. A. lo compatisce grandemente....



2336..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 ottobre 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta, Campori, Autografi, B.a LXX, n. 24. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Col.mo

Son ritornato in Roma, et migliorato assai, per grazia di Dio, di ogni indispositione.
Sono stato a far riverenza al Sig. Ambasiadore di Toscana, quale m'ha letta la lettera di V. S.(864); et siamo restati in apuntamento che la presenti, come far, se non lo ha fatto hoggi. Io son restato assai consolato, perch ho conosciuto che il Sig.r Amb.re si  adoprato et si adopra con tutto lo spirito nelli interessi di V. S.; e spero in Dio benedetto che le cose riusciranno tutte in bene.
Questo ordinario non ho ricevuto lettere sue, cosa la quale mi d qualche gelosia della sua sanit. Monsig.r Ciampoli  stato destinato governatore di Mont'Alto nella Marca, e del tutto sta contentissimo, n ha altro disgusto che delli travagli di V. S., alla quale bacia la mano, come fo con ogni afetto io ancora.

Roma, 30 Ottob. 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Sig.r Galileo.
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o C.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Col.mo
[.... ]leo Galilei, Filosofo et Matematico di S. A. S.
Fiorenza.



2337.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 30 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 52. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re, Sig.r

Scrissi nel passato dispaccio(865) quello che faceva bisogno intorno al negotio della pensione. Non replico.
Non posso levare la fantasia dal pensare al disturbo che V. S. molto Ill.re et Ecc.ma riceve, che mi sta al cuore come fosse mio proprio. Mi  sovvenuto questo, che la Corte ha l'uso che quando li viene accusato un libro e stima doverlo prohibire, etiandio che non contenesse propositioni contrarie alla religione, non lo fa se non formando un giudicio, col quale cita l'autore o chi havesse interesse in difenderlo. Havendo V. S. trattato in modo ch'io in realt non so quali contrariet possa havere, poich niente difinisce, anzi tutto lascia in sospeso, n le cose sono da lei promosse, ma trattate nelle schole, stampate ne'libri, pu essere che la rabbia et invidia voglia ferir qui, di far prohibire il libro. Nel qual caso io direi che V. S. non ne prenda n difesa n fastidio, ma assolutamente si rimetta a ci che loro piace, perch cos sfugir il travaglio; e stia certo che ci non le portar altro che far havere pi di spazzo e credito all'opera, e farla pi tosto tradurre e stampare in altre regioni e lingue. Consulti se con una dicchiaratione espressa, ch'essa non intende altro del suo libro se non che ne faciano quello essi stimano, potesse facilitar che almeno il negotio si trattasse cost. Oh con quanto desiderio e quante volte io la bramo qui! certo non le saria fatto torto. Superar tutto col divino aiuto, come prego; et a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma bacio le mani.

Venetia, 30 Ottobre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Devot.mo Ser.re
F. Fulgentio.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



2338..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 30 ottobre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 54. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Torn da Castel Gandolfo il P. D. Benedetto, et havendolo io incontrato avanti a casa sua, dopo certo discorso fatto in strada, lo pregai di venir a casa mia, per concertare quel che io dovessi fare della lettera del Sig.r Card.l Barberini, considerata che havessimo insieme la minuta da V. S. inviatami(866). Venne il dopo desinare; e dopo d'haverli conferite molte cose dello stato del negotio trattato da me due o tre volte acerrimamente con S. B. medesima, come sa il S.r Bal Cioli, oltre a quel che ho negotiato col Sig.r Card.l Barberini e con altri, leggemmo il duplicato; et al Padre parve che io dovessi presentarla, dopo havermi esplicate alcune difficolt che mi davan noia. E perch per l'assenza della Corte non s' trattato di cos'alcuna dopo che S. S.t and in campagna, hora che S. B.  tornata procurer di servire a V. S. e di far la parte mia affettuosamente et efficacemente con S. Em.za; e di quel che s'otterr le dar parte, subito che io possa. Il P. D. Benedetto facilmente le dir qualche cosa da vantaggio del discorso fra noi(867); et io, rimettendomi a lui, a V. S. in tanto bacio le mani.

Roma, 30 8bre 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Galilei.
Ser.re Aff.mo
Franc.o Niccolini.



2339.

PIETRO GASSENDI a GALILEO in Firenze.
Lione, 1 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 246. - Autografa.

Viro nunquam satis laudato Galileo Galilei,
Magni Hetruriae Ducis Mathematico,
P. Gassendus S.

Satis temporis iam elapsum est, humanissime virorum, ex quo Diodati(868) manu accepi, quod consignari mihi voluisti Dialogorum tuorum exemplum. Quod sero tamen gratias agam, excusationem mereor, quando vix tandem licuit, discedenti Parisiis, desiderata lectione frui die uno aut altero. Nempe quamprimum egregius liber factus est mihi prae manibus, tanta illius apud studiosos exspectatio inarserat, ut, quia Diodatus exemplum suum detulerat in Angliam meumque in urbe unicum supererat, vix ullus fuerit qui pervidere successive non postularit. Itaque discessus occasio vix tandem fecit illius copiam, aegreque inter varias occupationes obtinui ut praegustarem quod spero adhuc, quamprimum conquievero, pleno quasi ore sorbere. Interea cum foret in hac civitate paucis diebus commorandum, significare volui, quam grate acceperim librum, quam iucunde percurrerim. Equidem tanta sum affectus inter legendum voluptate, ut etiamnum, quoties mente repeto, mirifice movear. Ita scilicet tibi constas, amantissime veritatis vir, ut quodcumque ratiocinaris, naturam semper sequaris ducem, et ex propriarum observationum divite penu principia ducas. Assurgis quo mortalium nemo subvectus est hactenus, foelicesque habendi sunt qui vel eminus consequuntur. Quod mirabile vero sit, cum humana sagacitas procedere ulterius non possit, is in te est animi candor, ut bona fide semper agnoscas naturae nostrae infirmitatem. Quantumcumque enim coniecturae tuae sint verisimillimae, non sunt tibi tamen plusquam coniecturae, neque, ut vulgares philosophi solent, fucum vel facis vel pateris. Quam iustum rebus imponis pretium! Oblivisci certe, si velim, non possum, glebulae terrae commendationem supra adamantes et alia quae male sanum vulgus miratur(869). Dicerem plura; sed si perspectus tibi utcumque meus est genius, divinabis plane, nihil esse in tuis ratiociniis quod summopere mihi non arrideat. Addo solum, me periucunde in id incidisse quod per literas admonueras, de opinionis tuae consensu circa stellarum exilitatem cum mea illa de Mercurio in sole viso(870) observatione. Delectat quippe, eam tibi cogitationem venisse in mentem pro ingenii acumine inexhaustaque sollertia, cui ego, vel non cogitans, tam promptam praestiterim fidem. Sic evenire plaerumque solet, cum nobis satis est animi, ut ab opinionibus praeiudicatis discedamus.
Non pauca sunt quorum spem facis, ut circa ponderum cadentium inaequalem velocitatem. Quaeso te, idque non meo solum sed Mersenni(871) etiam nostri aliorumque nomine, ut non patiaris nos illorum tabescere exspectatione. Morinus(872) inter caeteros librum tuum avide legit, teque suspicit ut par est; non fatetur tamen se victum, existimatque rationes suas in manuscriptum prodromum perseverare illibatas. Ipse, cum multa alia in tui gratiam edisserui, tum praesertim exaggeravi caussam abs te redditam de geminata intra diem naturalem reciprocatione, et commendatione dignissimam esse et inconcussam persistere. Ea commemorarem, nisi ipse nosses solvi posse obiecta omnia ex iactis abs te fundamentis. Id dico, antiquorum omnium rationes et hypotheses apparere nugas et insomnia mera, quando cum invento tuo comparantur. Contigit certe mihi non semel, ut cum apud viros ingenuos tuam explicarem sententiam, tanta in animis audientium fieret verisimilitudo, ut assumpta motuum telluris hypothesis ad declarandum maris aestum, probabilitatem ex ipsa declaratione obtineret. Verum plura, Deo volente, cum licebit per otium. Vale interea, et me ama.

Lugduni, in itinere, ipsis Kal. Novemb. an. MDCXXXII.

Literas hasce cognato tuo(873), viro optimo, commendavi. Tu si quidpiam officii ex me fortassis exigas, significare per ipsum potes. Iterum vale.

Fuori: Clariss.o Viro Galileo Galilei,
Magni Hetruriae Ducis Mathematico.
Florentiam.



2340..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 6 novembre 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. B.a LXX, n. 25. - Autografa la sottoscrizione.

Per ancora non ho potuto intendere cosa alcuna che sia di rilievo circa il negotio di V. S., se non che marted mattina passato parlai col Rev.mo P. Maestro di Sacro Palazzo brevemente, essendo egli con un prelato, n altro riportai da lui fuor che non ci sarebbe stato difficolt nella causa di V. S. circa il tempo del venire a Roma, et che intanto forsi le cose haverebbero pigliata qualche altra piega. Mi soggiunse di pi che ancor lui pativa qualche travaglio per questa medesima causa. Nel resto sii sicura che in tutte le occasioni che mi si rapresentano e rapresentaranno, io la servir sempre con tutto il core. Con che gli fo riverenza.

Di Roma, 6 Novembre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Humil.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.



2341..

ANDREA CIOLI a GALILEO [in Firenze].
Firenze, 6 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 75. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Mons.re Sacchetti(874), Ambasciatore del Ser.mo Gran Duca nostro Signore in Corte Cesarea, con sue lettere ricevute questa settimana mi ha scritto quanto V. S. vedr dall'aggiunta copia di capitolo(875). Se ella mi accenner quello che io habbia da rispondere, lo far della prossima, per servire a Monsignore et al desiderio di quel Signore Tedesco. Et a V. S. bacio le mani.

Di Seg.ria, li 6 Nov.re 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Ser.re Aff.mo
And. Cioli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei
In sua mano.



2342.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 6 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 56. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Tornata la Corte a Roma, ho presentata al S.r Card.l Barberini la lettera di V. S.(876) e rappresentatoli in voce quel che ella mi comandava, bench nell'istessa lettera siano molto bene e distesamente espressi i suoi sensi. S. Em.za veramente non  uscita a cos'alcuna particolare, come quella che nelle materie del S. Offizio va circumspettissima, per non incorrere nelle pene comminate a chi ne parla o revela. Tuttavia si  mostrata benignissima verso V. S. e ben affetta di maniera, che quando pur le convenga venir a Roma, non parrebbe che se ne dovesse sperar se non agevolezza e favore. Intanto dice S. Em.za che se ne parler, e si vedr quel che si possa fare; et io mi persuado che le daranno facilmente qualche proroga per potersi condur qua con minor suo incommodo. Che  quanto per adesso posso dire a V. S. con questa. Et le bacio le mani.

Roma, 6 9mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2343...

ANDREA CIOLI a NICCOL SACCHETTI [in Vienna].
[Firenze], 6 novembre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4390 (non cartolata). - Minuta non autografa.

... Tornato che sar di villa il S.r Galilei, io mi abboccher seco per havere uno di quei suoi libri(877). Ma essendovi sopra non so che sospensione del S.to Offizio, io non so se lo potr havere....



2344..

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 6 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 99. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho rappresentato al S.r Card.l Barberino l'ordine che tenevo di dar parola, in nome del Ser.mo Padrone, per la venuta a Roma del S.r Mariano Alidosi....
Non ho mancato ancora con questa occasione di rappresentar quel che desiderava il S.r Galilei in proposito del doversi egli rappresentar qua; e se bene S. Em.za, come quella che va circumspettissima in parlar delle cose del S.to Offizio, per le prohibittioni che ce ne sono, non  uscita a cosa particolare, nondimeno par ch'habbia mostrata ottima disposittione verso la sua persona, et che si possa sperar qualche proroga intorno alla sua venuta, quando non si pigli risoluttione che la causa si vegga cost, essendo solamente uscito a dire che ne parler, e vedr quel che si possa fare....



2345..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 novembre 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 26. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Non manco di servire V. S. molto Ill.re in tutte le occasioni che mi si rappresentano, e le vo cercando; ma io non posso con le mie corte viste arrivare all'altezza di quelli a chi sta la somma del negozio: intendo per che il negozio non  in totale precipizio. Mi arrischiai, come da me, fare una parlata, con quella riverenza che si conveniva, all'Em.mo Sig.r Card.l Ginetti(878), dal quale nel fine riportai assai buone parole in generale. Credo, per quanto intendo, che li sar concessa dilazione del termine di venire a Roma: in tanto forsi le cose pigliaranno altra piega. Ma quanto al suo libro stia consolata, ch chi lo vede e intende, non solo resta sodisfatto a pieno, ma con meraviglia e stupore.
Il nostro Mons.r Ciampoli, re de'galanthuomini, li bacia le mani carissimamente; e io li vivo servitore di tutto cuore, e li fo riverenza.

Di Roma, il 13 di 9mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Devotis. e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo
[....]lileo Galilei, p.o Fil. di S. A. Ser.ma
Firenze.



2346..

FRANCESCO GALILEI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 13 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 34. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.re e P.ne mio Col.mo

Ricever sempre a honore particolare che V. S. si compiaccia di comandarmi, perch, in risguardo delle sue condizioni e della sua somma virt, devo rallegrarmi di tutte le occasioni che mi si porgeranno di servirla, come proprie del mio desiderio per acquistare la sua buona grazia. Domattina dunque (poi che le lettere sono arrivate solo oggi) presenter la lettera al Rev.mo P. Maestro Fulgenzio; e quanto egli mi dir, sar esseguito da me con prontezza, come intender. Et in mentre la prego a exercitare l'autorit che tiene sopra di me in cose di rilievo, et affettuosamente la reverisco.

Ven.a, 13 Nov.e 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Devot.mo
Fran.o Galilei.



2347.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 58. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Oltre agl'offizi e diligenze fatte per servir a V. S. in conformit del suo desiderio, come pur le accennai la settimana passata(879), andai a trovar il S.r Card.l Ginnetti(880), et le rappresentai tutto quel che V. S. adduce per rimostrar in certo modo l'impossibilit del venir a Roma, acci S. Em.za, come suggetto della Congregazione del S. Offizio e creatura amata da S. S.t, si compiacesse di rappresentarle tutte queste cose e favorirla, come credo senz'altro che havr fatto. L'istesso ho fatto con Mons.r Assessore(881) alcuni giorni sono; n ho lasciato questa mattina di passar con ogni maggior efficacia il medesimo offizio con S. S.t, rappresentandoli la grave et di V. S., la sua poca sanit, la stagion che corre, i pericoli del viaggio e gl'incommodi della quarantena, massime a lei avvezza in questi tempi di starsene in una picciola camera, con quel pi che mi dett l'affetto che io le porto et l'obbligatione et il desiderio che ho di servirla. Ma con tutte le diligenze possibili non potetti cavar altro da S. S.t, se non che era necessario che V. S. venissi a Roma per esser esaminata qua, et che per questo V. S. vedesse di pigliarsi tutte le comodit possibili, et che il S.r Card.l Barberini darebbe anche ordine acci la quarantena gli fusse agevolata con le commodit e col numero de'giorni, perch in effetto non si poteva dispensarla dal venir qua. Ho supplicato ancora nell'istessa maniera il S.r Card.l Barberini; ma S. Em.za si scusa col non poter haver sensi contrarii a S. B., e che procurer solo di facilitarle, per quanto sar possibile, le quarantene. Et perch in proposito di qualche proroga almeno circa al suo venir qua non si  presa resolutione alcuna, son restato con Mons.r Boccabella Assessore che egli ne faccia nuova istanza nella sua prima audienza; et ha promesso di portar il negozio con ogni maggior affetto, non ostante che questa sera si scriva strettamente, in esecuttione delli ordini della Sacra Congregazione, che ella se ne venga a questa volta. Che  quanto per hora posso dir a V. S., alla quale con altre aggiugner quel di pi che si ritrarr, dispiacendomi d'haver in questo negozio cos poca fortuna in servirla. Et le bacio le mani.

Roma, 13 9mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2348.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 13 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 101. - Autografa la sottoscrizione,

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho fatte diverse diligenze questa settimana a favore del S.r Gallilei come da me e senza nominar S. A., doppo ch'io resi la sua lettera al S.r Card.l Barberini; perch ho trattato delle sue instanze col S.r Card.l Ginetti, come intimo del Papa et uno de'Cardinali della Congregazione del S.to Ufitio, col Sig.r Boccabella, Assessore della medesima Congregazione, et rimostrata la sua et di 75 anni, la poca sanit et il pericolo della vita a mettersi in viaggio et in quarantene, fuori della sua piccola camera e fuor d'ogni comodit. Ma perch questi sentono e non rispondono, n'ho trattato questa mattina con S. S.t medesima; e doppo d'haverle rappresentato ch'egli  pronto a ubidire et a satisfare anche a quello che li sar ordinato, mi stesi in rappresentarle assai diffusamente le medesime cose, per farle venir in compassione il povero S.r Galileo, hor mai tanto vecchio e da me amato e venerato, presupponendo che la S.t Sua potesse haver vista ancora la lettera(882) ch'egli ha scritto al S.r Cardinal suo nipote. Ma S. S.t mi rispose, che haveva vista la lettera, e che in somma non si poteva far di meno che non venisse a Roma. Io replicai che S. S.t correva pericolo, per la sua et, di non fare n cost n qui la causa sua, perch con questi disagi, congiunti con il dispiacere, credevo di poterli persuadere che poteva perdersi per la via. Rispose che venisse pian piano in lettiga e con ogni suo commodo, perch in fatti bisognava esaminar lui medesimo, e che Dio le perdonasse l'errore d'esser entrato in un intrigo come questo, doppo che S. S.t medesima, mentr'era Cardinale, ne l'haveva liberato. Io dissi che l'approvatione qui del libro haveva cagionato tutto questo, perch, mediante la sottoscrittione e l'ordine dato all'Inquisitor di Firenze, s'era caminato al sicuro e senza sospetto in questo interesse: ma fui interrotto col dirmi che il Ciampoli et il Maestro del Sacro Palazzo s'eran portati male, e che quei servitori che non fanno a modo de'padroni son pessimi familiari; perch in dimandar al Ciampoli spesse volte quel ch'era del Galilei, non le haveva mai risposto altro se non bene, senza passar pi avanti in dirle che il libro si stampava, quando pur S. S.t ne haveva subodorato qualche cosa: tornando a dire di trattarsi di pessima dottrina.
Diedi poi conto al S.r Card.l Barberino di tutto questo, e cercai di muover a compassione anche S. Em.za con l'espressione de'medesimi concetti, e non ne ritrassi altro, che un domandarmi quel ch'haveva risposto il Papa, e che le farebbono facilitar la quarantena. E perch n S. S.t n il S.r Cardinale m'han risposto niente a proposito della dilattione a rappresentarsi, perch non vi havevan forse pensato per ancora, ho mandato questo giorno il mio secretario dal S.r Boccabella(883) per saper quel ch'io dovevo scriver a questo proposito; e m'ha fatto dire che nella sua prima audienza porter il negotio con ogni efficacia, non ostante che questa sera si scriva strettamente cost, in esecutione delli ordini della Sacra Congregatione, che se ne venga a Roma. Et io di quest'altra settimana procurer d'intendere quel che si sar ottenuto e ne dar avviso a V. S. Ill.ma, mentre questa sera scrivo quasi le medesime cose al S.r Galilei. Et a V. S. Ill.ma bacio le mani.

Di Roma, li 13 Nov.re 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obbl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2349..

FRANCESCO NICCOLINI ad [ANDREA CIOLI in Firenze].
Roma, 14 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I. T. II, car. 103. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

Il Sig.r Boccabella, Assessore del S. Offizio, dopo havermi fatto rappresentare dal mio secretario quel che accennai hiersera(884) a V. S. Ill.ma in proposito del Sig.r Galileo, disse....(885)



2350..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 18 novembre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Faccia pure V. E. quel pi che sia possibile per ottenere proroga sopra la venuta cost del S.r Galilei, perch egli corre pericolo di morirsi per viaggio, hor che egli si trova nel colmo del travaglio....



2351.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 20 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 62. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Non mi resta che dire intorno al suo negozio cosa alcuna, perch credo che l'Ecc.mo Sig.r Ambasciatore gli habbia scritto che Nostro Signore stesso vole che V. S. venga a Roma. Io resto confuso, perch non intendo che nel suo libro, n meno nel progresso del farlo stampare, si sia fatto un minimo mancamento; e l'ho detto chiaramente in diverse occasioni. Mi dispiace solo che V. S. si ritrovi in et cos grave, perch  assolutamente impossibile che possa fare questo viaggio, nel cuore dell'inverno, senza scorrere un evidente pericolo della vita: quanto al resto li torno a replicare che le ultime risoluzioni di questo S.o Tribunale non li saranno mai pregiudiciali; e se lei si potr condurre a Roma, la sua innocenza sar conosciuta al dispetto della malignit e dell'ignoranza.
Mons.r Ciampoli nostro partir marted per il suo governo di Montalto; e mi creda che ha fatto stupire tutta Roma con la franchezza dell'animo e prudenza con che si  portato, che pi non si pu n dire n imaginare. Tutti gli applaudono, e gli stessi persecutori suoi si vergognano ancora a scoprirsi; n sin hora si sa di donde venga, n quali si siano(886) le querele contro di lui, non essendoli stato detto cosa alcuna. Possono bene i Senechi e Platoni e tutti i morali insieme dar precetti e regole di combattere contro la fortuna; ma metterle in prattica come ha fatto questo ottimo prelato, credo che sia impossibile. Tutti i suoi amici stanno afflitti, et io sopra tutti in particolare; e lui solo con animo non solo invitto, ma come non fosse n anche combattuto, se ne sta consolatissimo, allegro pi che mai, applicato a'suoi studii, e, quello che  la perfezzione d'ogni cosa, mostra somma riverenza verso Padroni, standosi quietissimo nella volont di Dio: e per concluderla, mi  parso un miracolo; e questo lo scrivo perch  vero, molto pi di quello che posso scrivere n io n qual si voglia altro. E li voglio dire di pi, che se bene in questo tempo ho frequentata la sua stanza pi del solito, conoscendolo per il migliore e pi fedele servidore di questi Padroni, non l'ho visto perturbato mai, se non quando hebbe la nova del travaglio di V. S., che lo trafisse sopra modo. L'ama di cuore, e fa quella stima del suo merito e valore che lei merita, e li bacia le mani. Et io la supplico a comandarmi sempre, ch la voglio servire mentre vivo, che cos sono obligato, e li fo riverenza.

Di Roma, il 20 di 9mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo e Devotis.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.



2352..

FRANCESCO GALILEI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 20 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 102. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r e P.ne mio Col.mo

Presentai la lettera di V. S. al Rev.mo Padre Fulgentio, il quale mi disse che il negozio di V. S. haverebbe quella fine che desidera. Si caveranno per le Ducali e si invieranno a Brescia(887); e se occorrer far qualche spesa, sar pronto. In tanto le rendo nuove grazie della confidenza hauta nella servit mia; et io desidererei d'exercitarla in cose di rilievo, e per la prego a comandarmi in ogni occasione, che saranno da me incontrate con tutto lo spirito. E per fine a V. S. fo reverenza e prego da Dio ogni maggior bene.

Ven.a, 20 Nov.e 1632.
Di V. S. molto Ill.
Obl.mo e Dev.mo Ser.re
Fran.o Galilei.



2353..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 20 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. I, T. X, car. 60. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Mons.r Boccabella s' preso l'assunto, come Assessore del S.to Offizio, di negoziar con S. S.t la proroga del suo venir a Roma, mentre la S.t S. non si disponga a permettere che V. S. si giustifichi cost, come ell'haverebbe di bisogno per molte ragioni ch'io ho rappresentate in voce et in un memoriale. Ho procurato di saperne hoggi qualche cosa; ma non essendo stato possibile di trovar Monsignor sudetto, procurer che segua domani, e con la nostra ordinaria staffetta le ne dar parte. Intanto, perch'io compatisco V. S. nella maniera che si pu imaginare, m' parso di dirle questo: e le bacio le mani.

Roma, 20 Nov.bre 1632.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2354..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 20 novembre 1632.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 25).



2355..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 21 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 64. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Mons.r Boccabella ha negoziato col Papa la proroga per V. S.; ma dice in effetto di non haver possuto indur S. S.t a concedergliela, con tutto che ci si sia affaticato, perch preme in veder questo segno d'obbedienza. Per questo essendosi scritto, par a me, al Padre Inquisitore, come pur l'accennai con le passate, che ella se ne venga, senz'haverli prefissa la giornata, dice che di cost si potrebbe andar negoziando col medesimo Inquisitore, rappresentandoli il suo bisogno, la poca sanit, e quel che le pare per haver comodit di qualche giorno a mettersi in viaggio: perch tra loro si potranno aggiustare, et l'Inquisitore, se vorr favorirla, potr andar scrivendo che ella si va preparando per venire, scusandola con i pretesti che le paranno pi approposito, con rappresentar sempre la sua prontezza in esser risolutissimo d'obbedire, havendo anch'egli trattato con S. S.t delle cose sue questa circumstanza, senza la quale si sarebbe straordinariamente alterata; et in effetto dice, esser necessarissimo il venire, n potersi far la causa cost. Et a me dispiace in estremo la poca fortuna hauta in servirla in questo particolare; et le bacio le mani.

Di Roma, 21 Nov.re 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2356.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma 27 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 68. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Scrissi per l'ordinario passato(888) a V. S. molto Ill.re che il nostro Mon.re Ciampoli, veramente illustrissimo prelato, si dovea partire per il suo governo di Mont'Alto, come  seguito sin da mercord passato. Non era possibile che senza quest'accidente fusse coronato di corona trionfale, come vittorioso di colpi della fortuna: ha ottenuto questa gloria con applauso universale. L'Emin.mo Sig.r Car.le Padrone lo trattenne la sera avanti in lunghissimo ragionamento, con ogni dimostrazione d'affetto; fu vissitato il medesimo giorno da diversi titolati, e in particolare dal Sig.r Duca di Bracciano(889), dal Sig.r Duca Cesarini(890) e dal Sig.r D. Torquato Conti. Io l'ho servito sempre, perch cos son obligato, e l'accompagniai con alcuni altri Signori sino a prima porta, n potei licentiarmi senza lagrime; ma lui intrepido, alegro e quietissimo nella volunt di Dio, si part: e son sicuro che nel modello piccolo di questo governo, mostrer di esser atto a governare i regni. Mi ha comandato particolarmente che i[o] reverisca(891) V. S. con tutto il cuore da parte sua.
In torno al suo negotio, io conosco da vicino la sua bu[ona] e pia intentione, e confido in Dio benedetto che non l'abban[...] mai. Cos faccia ancor V. S., e si consoli con la sua inocenza, la quale ser finalmente conosciuta. E non occorrendomi altro, li fo humilissima riverenza.

Roma, 27 9mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Il Sig.r Galileo.
Devotis.o Aff.mo e Oblig.mo Ser.re
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. Ser.ma
Fiorenze.



2357..

FRANCESCO GALILEI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 27 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Appendice ai Mss. Gal., Filza Favaro A, car. 35. - Autografa.

Molt'Ill.e S.re e P.ne mio Col.mo

Restano cavate le Ducali(892) per poter risquotere a Brescia la pensione di V. S., onde si invieranno ad amico che cos proccuri, et io non mancher di sollecitarlo, acci V. S. resti quanto prima servita. In mentre le alligo la lettera del Rev.mo Padre Maestro Fulgentio(893), e le ricordo il desiderio che tengo di sua comandamenti; e per fine affettuosamente la riverisco.

Ven.a, 27 Nov.e 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Devot.mo
Fran.o Galilei.



2358...

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 27 novembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss Gal., P. I, T. X, car. 66. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo

Nella lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di <..  non ricevo la consolatione che pure aspettavo, che la sua causa fosse rimessa da vedersi cost, senza dar ad un innocente settuagenario l'incomodo di viaggiare. Il termine d comodit ancora di sperar cosa cotanto giusta. Far cuore, che questo negotio non pu haver male comparabile col travaglio che V. S. ne piglia. Non si tratta di honore, com' solito in quelli tribunali. Tutti li buoni et intendenti della materia non solo compatiscono V. S., ma detestano con essecrationi la sua persecutione.
Il Sig.re Francesco Galilei mi mostr la procura(894). Ho fatto spedire le Ducali(895): non l'ho veduto pi: mi converr farlo cercare per incaminar il resto del negotio in Brescia, ove io trovar chi serva con fede e diligenza. Et a V. S. bacio le mani.

Ven.a, 27 9mbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo Galilei.
Dev.mo Ser.re
F. Fulgentio.



2359..

RENATO DESCARTES a MARINO MERSENNE [in Parigi].
Deventer, [novembre-dicembre 1632].

Ristampiamo questo capitolo di lettera, della quale l'autografo  andato perduto, dalla prima edizione, che fu riprodotta nelle successive: Lettres de M.r DESCARTES, o sont expliques plusieurs belles difficultez touchant ses autres ouvrages. Tome second. A Paris, chez Charles Angot, 1659, pag. 346.

.... Pour ce que vous me mandez du calcul que fait Galile de la vitesse que se meuvent les cors qui descendent, il ne se rapporte aucunement  ma philosophie, selon laquelle deux globes de plomb, par exemple, l'un d'une livre et l'autre de cent livres, n'auront pas mesme raison entr'eux que deux de bois, l'un aussi d'une livre et l'autre de cent livres, ny mesme que deux aussi de plomb, l'un de deux livres et l'autre de deux cens livres, qui sont des choses qu'il ne distingue point; ce qui me fait croire qu'il ne peut avoir atteint la verit.
Mais ie voudrois bien savoir ce qu'il crit du flux et reflux de la mer, car c'est une des choses qui m'a donn le plus de peine  trouver, et quoy que ie pense en estre venu a bout, il y a toutesfois des circonstances dont ie ne suis pas claircy....



2360..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 dicembre 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 27. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Ho receuto l'ultima lettera di V. S. molto Ill.e, mandatami dal Sig.rAmbasciatore; dimani ser da S. E. pi minutamente il stato di V. S. (sic).
Ho hauta una copia della scrittura sua a Madama Ser.ma(896), la quale vado mostrando e legendo a diversi di buon gusto, con loro meraviglia; e in particulare la devo comunicare(897) con un gentilhuomo di Mons.e Raimondi, quale mostra fare stima singolare(898) dell'opere di V. S. Nel resto intendo da diverse bande che lei  compatita in questo suo travaglio:  stato parlato di lei molto honoratamente: spero che finalmente habbia da restare consolata con sua reputazione, e ne prego Dio continuamente.
Ho scritto a Mons.re nostro Ciampoli, e fattali riverenza in nome di V. S., che so che li ser carissimo. Con che li bacio le mani.

Roma, 4 Xbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Ben.tto C.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil. di S. A. Seren.ma
Fiorenza.



2361...

NICCOL SACCHETTI ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Vienna, 4 dicembre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4386 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... L'opera inviatami da V. S. Ill.ma del S.re Galilei(899), io l'ho fatta presentare al S.r Conte di Stralendorff, la quale egli ha havuta carissima; et io tanto pi affettuose grazie rendo a V. S, Ill.ma di questo favore....



2362...

FRANCESCO NICCOLINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 5 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 70. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Com'accennai a V. S. con altre(900), non son bastate le mie instanze, reiterate pi volte con chi  bisognato, per impetrar la proroga desiderata per il suo venir qua, perch S. S.t sta fissa che ella venga, e che sia necessario che segua quanto prima. Non ho lasciato ancora di procurar d'intendere qual deva esser l'habitatione di V. S., ma, come materia del S. Offizio, non riesce il cavarne la verit: solamente l'Assessore, nel farle questa domanda, mostr che non si poteva per adesso sapere, accennando che questo potesse dependere dalla sua esamine e dal suo rispondere. E veramente sarebbe una vanit, se io la volessi assicurare senz'altro fondamento che ella fusse lasciata habitare in questa casa.
Ho poi di nuovo supplicato due giorni sono il Sig.r Card.l Barberino d'haver per raccomandata la sua persona, e di restar servito d'impetrarle questa benedetta proroga, per tante ragioni addotte della sua et, disagi di viaggio, quarantene, etc.; ma non ho possuto ritrar altro da S. Em.za, se non che sia bene che V. S. si risolva a venire quanto prima, quasi che ella si facesse maggior pregiudizio col mostrar renitenza o allungarla.
Io ricevo travaglio grandissimo di non poter apportarle con le mie lettere maggior consolatione, come credo che V. S. ne sia certa. Et le bacio le mani.

Roma, 5 Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2363.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 7 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 247. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Quanto mi dispiacesse la nuova che mi diede il Sig.r Cesare Marsili di V. S. Ecc.ma, non potrei giamai esprimerlo con parole, havendomi arrechato indicibil cordoglio, come anco ha contristato tutti questi suoi amici e partiali; non perch si stimi ch'ella non sia per fare apparire la sua sincerit, ma per il disturbo grande che in questa et viene necessitata di sentire, che non puoco pu pregiudicare alla salute corporale. Sono stato ansioso d'intender di lei; non ho per scritto, per essere dubbioso dove ella fosse: hora per che il P. Lutio mi ha significato lei esser cost, ho voluto con questa mia farli sapere almeno come da tutti viene molto compassionato questo suo infortunio, e da me sopra tutti, pregando N. S. che abbonacci questa tempesta, e possi questo (che vorrei fosse molto) di vita che li resta, viver con tranquillit e riposo, godendo dei frutti gloriosi delle sue fatiche. Quanto poi di pi mi dispiacesse l'havere accresciuto li suoi disgusti per l'accidente impensato di ci che ho stampato nel mio libretto per mostrarmi suo buon discepolo(901), lo pu chiaramente argomentare dall'affetto e riverenza che li ho sempre portato. Hora che ella sia rimasta sodisfatta, poich ha visto il modo con che porgo tal dottrina, mi  stato caro sopramodo.
Ho inviato al R.mo P. Lutio il libretto dello Specchio Ustorio(902), acci glielo ricapiti, come lo prego. Mi sar favore l'intendere il suo parere, massime circa il mio pensiero sopra lo specchio di Archimede, per il quale principalmente ho stampato detto libretto. E per non occuparla di soverchio, finisco desiderandoli da N. S. sanit e tranquillit e che ella mi conservi nella sua buona gratia, facendoli insieme riverenza in nome dell'Ill.mo Sig.r Marsili ancora.

Di Bologna, alli 7 Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri



2364...

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
Firenze, 11 dicembre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... le invio una lettera del povero S.r Galileo, il quale io dubito che sar quasi impossibile che si conduca cost vivo, non che sano, perch i suoi mali sono molto pericolosi in cos aspra stagione per far viaggio, essendo anche molto vecchio; et il travaglio d'animo, aggiunto alle sue indispositioni, l'ha aggravato notabilissimamente. Et se pure si persista cost in volere che venga, procuri V. E. di ritrarre dove et come debba esser la sua na/40 se per piacer a Dio ch'egli si possa mettere in camino; ma io lo veggo pi tosto chiamato dal letto....



2365.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 11 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I., T. II, car. 105. - Autografa la sottoscrizione.

.... Per conto del S.r Galilei ho fatto nuove diligenze questa mattina, havendo fatto sentir quel che scrive V. S. Ill.ma et dice anche egli medesimo in una sua lettera per me, a fin di vedere se si potesse ottenere una dilatione; ma finalmente io non solamente l'ho per imposibile, ma mi par di vedere che sia necessario che si risolva di venire come pu, e se ne vada in qualche luogo dello stato di Siena per starvi almeno venti giorni per principio di quarantena, perch questa prontezza li giover anche assai. Quanto poi a voler saper dove deva habitare,  impossibile di ritrarne cosa alcuna, mentre possa bastare il dire che si tratta con la Congregazione del S.to Offizio, che camina con tanta secretezza, e dove, per le censure che vi sono, nessuno apre bocca. Potr venirsene a drittura in questa casa; di quel che sia per succeder poi, non saprei affermarlo. Ma Mon.r Boccabella consiglia da amico, per suo benefitio, pi tosto a venir quanto prima, che persistere in pi dilationi, perch sar havuto in consideratione che li possa servir per pena il muoversi di cost in questo tempo e nell'et sua di 75 anni. Ma queste cose bisogna che V. S. Ill.ma glie le conferisca in voce, per salvar il secreto a Mons.r Boccabella, e ch'egli anche qua non lo nomini mai....



2366.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 12 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 72. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.o

Io son tornato a trattar di nuovo della proroga desiderata da V. S. con tanta ragione, ma trovo che  tempo perso, perch il Papa sta fermo nella sua resoluttione che V. S. venga, e par che si prema pi in veder questa sua obbedienza che nel resto; e faccia pur conto V. S., che mentre ella si tratterr a Firenze, non sar mai ammessa scusa alcuna, dubitandosi che tutto sia concerto: e per havendo S. S.t udito quel che scrive il P. Inquisitore et la proroga concessali d'un mese, non l'ha punto ben sentita, et gl'ha fatto ordinare adesso strettissimamente che, spirato questo tempo, egli astringa pur V. S. a venire senza dilattione di sorte alcuna(903).  ben vero, per quanto sento, se V. S. uscir di Firenze e se n'andr a Siena o in altro luogo di quello stato, dove necessariamente ella deve trattenersi almeno 20 giorni come per quarantena, all'hora, mentre fusse scritto qua che veramente ella si trovasse in cos male stato di salute, et che chi lo scrivesse non fusse sospetto, sento che non sarebbe gran cosa differir ad altro tempo. Et in ogni caso, da quel che io ritraggo, il maggior punto che ci sia  che  parso a S. S.t che si sia preteso d'aggirarla; e di questo non credo che sia per mancar modo a V. S. da giustificarsene per la parte sua: n  dubbio, se si ha da credere a quel che sento, che maggior pregiudizio riceverebbe V. S. col non si rappresentare che nel venire. N ci so vedere maggior male se non il non potersi assicurare di dover star sempre fuor di carcere, nel qual luogo, quando pur cos seguisse, non mancherebbono per questo a V. S. tutte le commodit possibili, com'io le procurerei. Consideri dunque con la sua prudenza quel che le compie; e disponendosi a venire, stabilir la quarantena al confine d'Acquapendente, dove, oltre alli 20 giorni sudetti, le converr star altri dodici. Et le bacio le mani.

Roma, 12 Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2367..

ANDREA CIOLI a FRANCESCO NICCOLINI [in Roma].
[Firenze], 16 dicembre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3523 (non cartolata). - Minuta non autografa.

.... Il povero S.r Galileo si  messo in letto, et corre pericolo di andare pi nell'altro mondo che cost; et per me dice Dio: Nolo mortem peccatoris...



2368...

GALILEO a COSIMO DEL SERA [in Firenze].
Firenze, 17 dicembre 1632.

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Piet, Filza 1066 (d'antica numerazione, Campione n. 101), n. interno 380. - Autografa.

Clar.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Perch mi trovo indisposto, n posso uscir di casa, prego V. S. Clar.ma a far pagare all'apportator di questa, che sar Mess. Ipolito Francini, sc. 75, che sono per i meriti del semestre che hora matura(904). E ricordando a V. S. Clar.ma la mia devota servit, con reverente affetto gli bacio le mani e prego felicit.

Di casa, li 17 di Xmbre 1632.
Di V. S. Clar.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: Al Clar.mo Sig.re e Pad.n Col.mo
Il Sig.r Cosimo del Sera.
In sua mano.



2369..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 dicembre 1632.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 28. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Non scrissi la posta passata a V. S. molto Ill.e, perch non havevo cosa di novo; e se bene di presente haverei la medesima scusa, tuttavia non voglio far passata, e darli aviso come sto bene, ancorch mi prema l'essere senza il nostro Mons.r Ciampoli, dal quale ho lettera amorevolissima, che la stanza li riesce felicissima, e mi comanda che li baci le mani caramente in nome suo.
Intorno al suo negozio, non sento altra novit, e spero in Dio che se V. S. potr venire a Roma, si habbia da ottenere una gloriosa vittoria contro l'ignoranza e contro la malignit. Io non manco nelle occorrenze, se bene non sono di quelle alte, parlare in diffesa sua. Sento da tutti gli intendenti lodare le opere sue in sommo grado, e ogn'uno la compatisce et io sopra tutti, come quello che li vivo tanto obligato, che se spendessi la vita stessa per lei, mi parerebbe di far poco. Torno a replicare che spero in Dio che conceder felice fine a questi travagli; e con questo V. S. resti ancor lei consolata. Con che li bacio le mani.

Di Roma, il 18 di Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Aff.mo et Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Fiorenza.



2370..

CLEMENTE EGIDII ad ANTONIO BARBERINI in Roma.
Firenze, 18 dicembre 1632.

Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b), 27, alfa).



2371...

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 21 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. Nuovi Acquisti, n. 27. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Per un'altra mia(905) feci riverenza a V. S. Ecc. ma, condolendomi de'suoi travagli, come di nuovo faccio, desideroso d'intendere dell'esser suo, vivendo io con molta ansiet per non saperne di certo.
Scrissi al P. Lutio che li presentasse il mio libretto dello Specchio Ustorio(906): credo a quest'hora l'havr fatto, che perci la pregar a scusare le sue imperfettioni, e dirmi anco il suo parere, quando habbi commodit, intorno alla opinione mia dello specchio di Archimede e se li pare cosa riuscibile. N occorrendomi altro per hora, finisco augurandoli felicissime Feste e il buon Capo d'anno.

Di Bologna, alli 21 Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
[....].r Gal.eo Gal.ei, prim.o Fil.o e Mat.co di S. A. S. di
Fiorenza.



2372.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 74. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Sono tre ordinari che non tengo aviso n lettere da V. S. molto Ill.re So che gli  briga grande lo scrivere, ma a me bastano due versi soli per consolazione.
Intorno al suo negozio, son cascato in pensiero, che non havendo mai V. S. commesso, n in fatti n in parole n in scrittura, errore n mancamento nessuno contro alla S.a Madre Chiesa, i suoi maligni persecutori non desiderino altro n aspettino cosa pi, che lei(907) non venga a Roma, per potere alzare le grida fra la turba ignorante e trattarla da ribelle e contumace, ancorch legitima scusa(908) la trattenga. Per tanto sarei di pensiero che facesse una gagliarda risoluzione e sforzo contro alla debolezza della et, contro alla stagione cattiva, e si mettesse in viaggio; ma nell'istesso tempo vorrei che scrivesse una buona lettera a Nostro Signore stesso, e un'altra all'Emin.mo Sig.r Card.l Padrone con quella riverenza che so che sapr fare: e poi, raccommandandosi a Dio, se ne venga allegramente, perch spero che habbia da superare tutte le difficolt. Io tengo di esser superfluo in darli questo consiglio; tuttavia non ho voluto mancar con l'occasione di augurargli felicissimo l'anno 33 venturo e molti appresso, facendoli humilissima riverenza, supplicandola a ricordarmi humilissimo e devotissimo servitore alli Ser.mi Padroni miei eterni.

Di Roma, il 25 di Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
D'altra mano: Sig.r Galileo G.
Devotis.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, primo Fil.o di S. A. Ser.ma
Fiorenza.



2373.

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 25 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. X, car. 76. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.

Havendo visto quel che V. S. mi significa con le sue lettere dell'ordinario passato e del presente, mi son risoluto di rappresentare il suo senso a Mons.r Boccabella, il quale, come ha mostrato sempre di compatirla, cos mi par di poter star sicuro che sia per aiutarla e servirla in tutto quel che le permetta il debito del suo offizio. Sino a hieri non le era comparsa la fede che fanno i medici delle sue indisposittioni(909); tuttavia l'Inquisitore dovr inviargliela, e con essa havr occasione di parlare e di provarsi a giovarli in qualche cosa, non vedendo senz'essa come poter entrar in questo negozio con profitto, perch il rappresentar semplicemente la resoluttione di V. S. non lo stima suo servizio, come cosa che non pare effettivamente che suoni molto bene: et in effetto havrebbe stimato d'haver campo di servirla meglio, se fusse stato possibile il mostrar d'uscir di Firenze e mettersi in viaggio per venir qua, fermandosi in qualche luogho, dove pi le fusse commodo; perch allhora parrebbe che V. S. havesse dato qualche segno probabile della sua prontezza nell'obbedire, e parrebbe che ella meritasse pi d'esser compatita et aiutata. Io le accenno quel che ritraggo in queste strettezze, et ella dovr considerare intanto se le mettesse conto di venir a questa dimostrattione, col trattenersi in qualche villa verso Siena, dicendo poi che da lei non restava di venire, ma che il male l'ha interamente ferma. Tuttavia mi rimetto a quel che ella stimer meglio. Et le bacio le mani.

Di Roma, 25 Xmbre 1632.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Fr.o Niccolini.



2374.

FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Roma, 26 dicembre 1632.

Bibl. Naz. Fir. MSs. Gal., P. I, T. II, car. 109. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.o

Questo negozio del Sig.r Galileo vuol terminare anche contro al Maestro del Sacro Palazzo, et a me ne duole estremamente, perch veramente egli sottoscrisse il libro, che non lo doveva mai fare, e cos dice il General di S. Domenico e ciascun altro ancora, e mand cost, ben che di mala voglia, quei proemii accomodati e quelli ordini per l'Inquisitore, in riguardo solamente della reverenza che professa al Ser.mo Padrone et all'amicizia intima che tiene con questa mia casa.
Per conto poi del Sig.r Galilei medesimo, io feci pur vedere l'ultime sue lettere di nuovo a Mons. Assessore del S. Uffizio; e ben che egli conosca che quel che s'allega merita commiseratione, nondimeno si trova imbarazzato a rappresentarlo al Papa, per il senso che vi ha S. B. e perch vi sta pessimamente inclinata; e desiderava d'haver almeno in mano quelle fedi de'medici(910), per haver un pretesto seco da cominciarne a parlare con la S.t S.a, perch nel resto non sa come entrarvi; et haverebbe anche voluto che almeno si fusse mosso di Firenze, per mostrar d'ubbidire, e se poi le fusse sopragiunto qualche male, sperava d'incontrar maggior facilit. Io non so pi che mi fare in questo interesse, di quel che sin hora si sia procurato a benefizio dell'istesso Sig.r Galileo. E S. A. vada pensando in tanto quel che le compla di rispondere, quando il Nunzio potesse ricever qualche ordine stravagante, come qui si dubita; mentre in tanto le fo reverenza.

Roma, 26 Xmbre 1632.
Di V. S. Ill.ma
S.r Bal Cioli.
Obl.mo Ser.re
Franc.o Niccolini.



2375.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 31 dicembre 1632.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Con V. S. Ill.ma, e non con l'autore dello Specchio Ustorio(911), voglio rallegrarmi del mirabile ritrovamento, perch esso, che l'ha investigato, son ben sicuro che ne sente tanta allegrezza che non patisce augumento. Devo, oltre di ci, rallegrarmi con lei nel vedere il felice progresso e la riuscita sopraumana di questo ingegno, commendatogli gi da me e favorito da lei; e se il mio giudizio conserva ancora qualche credito appresso cotesti Signori, io gli consiglierei a lasciar far libero corso a questo intelletto per l'ampiezza delle scienze matematiche, per quella strada dove il suo genio lo tira, la quale anco  la pi eccellente, e senza veruna comparazione sopravanza il calcolare(912) effemeridi o formar direzzioni: ma pu ben essere che un ingegno tale potesse sodisfare al gusto degl'intelligentissimi et alla curiosit de i pi. E queste, Ill.mo sig. Cesare mio Signore, siano le buone Feste et il buon Capo d'anno, le quali io gli mando per giunta alle altre annuali e solite; le quali participer col nostro Padre veramente Buonaventura, perch io per ora non gli posso scrivere in proprio. E reverentemente gli bacio le mani.

Firenze, l'ult.o di Xmbre 1632.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei

Poscr.ta In questo punto mi  sopraggiunto il Sig. Andrea Arrighetti, amico del P. F. B., e gl'ho dato ragguaglio del libro. Scriver oggi al Padre in tal proposito.



FINE DEL VOLUME DECIMOQUARTO.

INDICE CRONOLOGICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XIV
(1629 - 1632).

1922
GALILEO ad Andrea Cioli
1 gennaio 1629
1923
Bonaventura Castelli a Galileo
2 gennaio 1629
1924
Bonaventura Cavalieri a Cesare Marsili
2 gennaio 1629
1925
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 gennaio 1629
1926
Carlo Castelli a Galileo
5 gennaio 1629
1927
GALILEO a Benedetto Castelli
8 gennaio 1629
1928
Bonaventura Cavalieri a Galileo
12 gennaio 1629
1929
Bonaventura Cavalieri a Cesare Marsili
12 gennaio 1629
1930
Benedetto Castelli a Galileo
21 gennaio 1629
1932
Carlo Bocchineri a Galileo
27 gennaio 1629
1932
Bonaventura Cavalieri a Galileo
20 febbraio 1629
1933
Benedetto Castelli a Galileo
24 febbraio 1629
1934
Bonaventura Cavalieri a Cesare Marsili
27 febbraio 1629
1935
Giovanni di Guevara a Galileo
2 marzo 1629
1936
Sigismondo Pellegri a Cesare Marsili
4 marzo 1629
1937
GALILEO a Cesare Marsili
10 marzo 1629
1938
Carlo Castelli a Benedetto Castelli
15 marzo 1629
1939
Maria Celeste Galilei a Galileo
22 marzo 1629
1940
Sigismondo Pellegri a Cesare Marsili
22 marzo 1629
1941
Bonaventura Cavalieri a Galileo
27 marzo 1929
1942
Cesare Marsili a Galileo
28 marzo 1629
1943
GALILEO a Cesare Marsili
7 aprile 1629
1944
Cesare Marsili a Galileo
10 aprile 1629
1945
Giovanni di Guevara a Galileo
20 aprile 1629
1946
GALILEO a Cesare Marsili
21 aprile 1629
1947
Elia Diodati a Galileo
22 aprile 1629
1948
Gio. Battista Sampieri agli Assunti dello Studio di Bologna
5 maggio 1629
1949
Giovanni Ciampoli a Cesare Marsili
26 maggio 1629
1950
GALILEO a Giovanfrancesco Buonamici
19 giugno 1629
1951
Maria Celeste Galilei a Galileo
8 luglio 1629
1952
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
luglio 1629
1953
Giovanfrancesco Buonamici a Galileo
4 agosto 1629
1954
Lorenzo Usimbardi a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
17 agosto 1629
1955
Cesare Marsili a Galileo
29 agosto 1629
1956
Giovanni di Guevara a Galileo
2 settembre 1629
1957
Maria Celeste Galilei a Galileo
6 settembre 1629
1958
GALILEO a Cesare Marsili
7 settembre 1629
1959
Gio. Battista Baliani a Galileo
7 settembre 1629
1960
Giorgio Fortescue a Galileo
15 ottobre 1629
1961
Bonaventura Cavalieri a Galileo
20 ottobre 1629
1962
GALILEO ad Elia Diodati
29 ottobre 1629
1963
Matteo Carosi a Galileo
2 novembre 1629
1964
Benedetto Castelli a Galileo
10 novembre 1629
1965
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 novembre 1629
1966
Paolo Stecchini a Galileo
16 novembre 1629
1967
GALILEO a Giovanfrancesco Buonamici
19 novembre 1629
1968
Maria Celeste Galilei a Galileo
22 novembre 1629
1969
Benedetto Castelli a Galileo
24 novembre 1629
1970
Bonaventura Cavalieri a Galileo
15 dicembre 1629
1971
GALILEO a Federico Cesi
24 dicembre 1629
1972
Giovanni Pieroni a Galileo
29 dicembre 1629
1973
Benedetto Castelli e Michelangelo Buonarroti a Galileo
1629

1974
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 gennaio 1630
1975
Giovanni Ciampoli a Galileo
5 gennaio 1630
1976
Niccol Cini a Galileo
10 gennaio 1630
1977
GALILEO a Cesare Marsili
12 gennaio 1630
1978
GALILEO a Federico Cesi
13 gennaio 1630
1979
Maria Celeste Galilei a Galileo
21 gennaio 1630
1980
Niccol Aggiunti e Dino Peri a Galileo
24-30 gennaio 1630
1981
Federico Cesi a Galileo
26 gennaio 1630
1982
Giovanfrancesco Buonamici a Galileo
1 febbraio 1630
1983
Cesare Marsili a Galileo
1 febbraio 1630
1984
Benedetto Castelli a Galileo
9 febbraio 1630
1985
GALILEO a Cesare Marsili
16 febbraio 1630
1986
Benedetto Castelli a Galileo
16 febbraio 1630
1987
Maria Celeste Galilei a Galileo
19 febbraio 1630
1988
Benedetto Castelli a Galileo
23 febbraio 1630
1989
Bonaventura Cavalieri a Galileo
23 febbraio 1630
1990
GALILEO a Giorgio Fortescue
febbraio 1630
1991
Niccol Aggiunti a Galileo
6 marzo 1630
1992
Maria Celeste Galilei a Galileo
14 marzo 1630
1993
Benedetto Castelli a Galileo
16 marzo 1630
1994
Bonaventura Cavalieri a Galileo
2 aprile 1630
1995
Benedetto Castelli a Galileo
6 aprile 1630
1996
Maria Celeste Galilei a Galileo
6 aprile 1630
1997
GALILEO a Giovanfrancesco Buonamici
8 aprile 1630
1998
Maria Celeste Galilei a Galileo
14 aprile 1630
1999
Niccol Aggiunti a Galileo
17 aprile 1630
2000
Zaccaria Sagredo a Galileo
23 aprile 1630
2001
Niccol Aggiunti a Galileo
24 aprile 1630
2002
Geri Bocchineri a Galileo
28 aprile 1630
2003
Zaccaria Sagredo a Galileo
28 aprile 1630
2004
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
4 maggio 1630
2005
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
11 maggio 1630
2006
Geri Bocchineri a Galileo
14 maggio 1630
2007
Geri Bocchineri a Galileo
18 maggio 1630
2008
Dino Peri a Galileo
18 maggio 1630
2009
Antonio Badelli a ........
18 maggio 1630
2010
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
19 maggio 1630
2011
Filippo Niccolini a Galileo
20 maggio 1630
2012
Dino Peri a Galileo
20 maggio 1630
2013
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
20 maggio 1630
2014
Geri Bocchineri a Galileo
21 maggio 1630
2015
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
22 maggio 1630
2016
Orazio Morandi a Galileo
24 maggio 1630
2017
Maria Celeste Galilei a Galileo
25 maggio 1630
2018
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
25 maggio 1630
2019
Geri Bocchineri a Galileo
27 maggio 1630
2020
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
28 maggio 1630
2021
GALILEO a Michelangelo Buonarroti
3 giugno 1630
2022
Michelangelo Buonarroti a Galileo
3 giugno 1630
2023
GALILEO a Michelangelo Buonarroti
3 giugno 1630
2024
Orso d'Elci a Galileo
3 giugno 1630
2025
Iacopo Giraldi a Galileo
3 giugno 1630
2026
GALILEO a Michelangelo Buonarroti
5 giugno 1630
2027
Michelangelo Buonarroti a Galileo
6 giugno 1630
2028
Dino Peri a Galileo
8 giugno 1630
2029
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
8 giugno 1630
2030
Geri Bocchineri a Galileo
10 giugno 1630
2031
Geri Bocchineri a Galileo
14 giugno 1630
2032
Raffaello Visconti a Galileo
16 giugno 1630
2033
Andrea Cioli ad Esa del Borgo
18 giugno 1630
2034
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
29 giugno 1630
2035
Francesco Stelluti a Galileo
6 luglio 1630
2036
Francesco Niccolini a Galileo
7 luglio 1630
2037
Giovanni Ciampoli a Galileo
13 luglio 1630
2038
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
13 luglio 1630
2039
Maria Celeste Galilei a Galileo
21 luglio 1630
2040
Gio. Battista Baliani a Galileo
27 luglio 1630
2041
Alessandra Buonamici Bocchineri a Galileo
28 luglio 1630
2042
Francesco Stelluti a Galileo
2 agosto 1630
2043
GALILEO a Gio. Battista Baliani
6 agosto 1630
2044
GALILEO ad Alessandra Bocchineri Buonamici
8 agosto 1630
2045
Benedetto Castelli a Galileo
10 agosto 1630
2046
Giovanni Ciampoli a Galileo
10 agosto 1630
2047
Elia Diodati a Niccol Fabri di Peiresc
11 agosto 1630
2048
Vincenzio Langieri a Galileo
17 agosto 1630
2049
Benedetto Castelli a Galileo
24 agosto 1630
2050
Giovanni Ciampoli a Galileo
24 agosto 1630
2051
Paolo Bombini a Galileo
30 agosto 1630
2052
Pietro Gassendi a Galileo
30 agosto 1630
2053
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
31 agosto 1630
2054
Giovanni Silvi a Galileo
2 settembre 1630
2055
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 settembre 1630
2056
Giovanni Silvi a Galileo
7 settembre 1630
2057
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 settembre 1630
2058
Benedetto Castelli a Galileo
13 settembre 1630
2059
Antonio Hurtado di Mendoza ad Esa del Borgo
13 settembre 1630
2060
Tommaso di Lavagna ad Esa del Borgo
14 settembre 1630
2061
Esa del Borgo a Galileo
14 settembre 1630
2062
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
14 settembre 1630
2063
Caterina Riccardi Niccolini a Galileo
14 settembre 1630
2064
Sebastiano Venier a Galileo
15 settembre 1630
2065
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
17 settembre 1630
2066
Benedetto Castelli a Galileo
21 settembre 1630
2067
Giovanni Ciampoli a Galileo
21 settembre 1630
2068
Fulgenzio Micanzio a Galileo
21 settembre 1630
2069
Giovanni Silvi a Galileo
21 settembre 1630
2070
Caterina Niccolini Riccardi a Galileo
12 ottobre 1630
2071
Giovanni Silvi a Galileo
12 ottobre 1630
2072
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 ottobre 1630
2073
Caterina Niccolini Riccardi a Galileo
19 ottobre 1630
2074
Elia Diodati a Galileo
23 ottobre 1630
2075
Gio. Battista Baliani a Galileo
24 ottobre 1630
2076
Niccol Aggiunti a Galileo
28 ottobre 1630
2077
Maria Celeste Galilei a Galileo
28 ottobre 1630
2078
Maria Celeste Galilei a Galileo
2 novembre 1630
2079
Maria Celeste Galilei a Galileo
8 novembre 1630
2080
Andrea Cioli ad Esa del Borgo
8 novembre1630
2081
Iacopo Giraldi a Galileo
9 novembre 1630
2082
Giovanni Silvi a Galileo
16 novembre 1630
2083
Caterina Niccolini Riccardi a Galileo
17 novembre 1630
2084
Maria Celeste Galilei a Galileo
26 novembre 1630
2085
Benedetto Castelli a Galileo
30 novembre 1630
2086
Niccol Fabri di Peiresc a Gian Giacomo Bouchard
novembre 1630
2087
Bonaventura Cavalieri a Galileo
3 dicembre 1630
2088
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 dicembre 1630
2089
Vincenzio Galilei a Galileo
7 dicembre 1630
2090
Niccol Arrighetti a Andrea Arrighetti
9 dicembre 1630
2091
Lorenzo Petrangeli a Galileo
11 dicembre 1630
2092
Andrea Arrighetti a Niccol Arrighetti
14 dicembre 1630
2093
Niccol Arrighetti a Andrea Arrighetti
14 dicembre 1630
2094
Maria Celeste Galilei a Galileo
15 dicembre 1630
2095
Andrea Arrighetti a Niccol Arrighetti
16 dicembre 1630
2096
Andrea Arrighetti a Galileo
17 dicembre 1630
2097
Bonaventura Cavalieri a Galileo
17 dicembre 1630
2098
Niccol Arrighetti a Galileo
18 dicembre 1630
2099
GALILEO a Raffaello Staccoli
22 dicembre 1630
2100
Andrea Arrighetti a Galileo
23 dicembre 1630
2101
Filippo Tremazzi a Giulio Parigi
23 dicembre 1630
2102
Andrea Arrighetti a Galileo
27 dicembre 1630
2103
GALILEO a Esa del Borgo (?)
fine del 1630

2104
GALILEO a Raffaello Staccoli
16 gennaio 1631
2105
Andrea Arrighetti a ?
17 gennaio 1631
2106
Maria Celeste Galilei a Galileo
24 gennaio 1631
2107
Cesare Galletti a Galileo
29 gennaio 1631
2108
Esa del Borgo ad Andrea Cioli
1 febbraio 1631
2109
Francesco Pecci a Galileo
3 febbraio 1631
2110
Lorenzo Petrangeli a Galileo
6 febbraio 1631
2111
Benedetto Castelli a Galileo
15 febbraio 1631
2112
Bonaventura Cavalieri a Galileo
16 febbraio 1631
2113
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 febbraio 1631
2114
GALILEO a Cesare Marsili
22 febbraio 1631
2115
GALILEO ad Andrea Cioli
7 marzo 1631
2116
Geri Bocchineri a Galileo
8 marzo 1631
2117
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
8 marzo 1631
2118
Maria Celeste Galilei a Galileo
9 marzo 1631
2119
Maria Celeste Galilei a Galileo
11 marzo 1631
2120
Maria Celeste Galilei a Galileo
12 marzo 1631
2121
Gismondo Coccapani a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
marzo 1631
2122
Maria Celeste Galilei a Galileo
13 marzo 1631
2123
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
16 marzo 1631
2124
Maria Celeste Galilei a Galileo
17 marzo 1631
2125
Cesare Marsili a Galileo
17 marzo 1631
2126
Bonaventura Cavalieri a Galileo
18 marzo 1631
2127
Alessandro Ninci a Galileo
19 marzo 1631
2128
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
21 marzo 1631
2129
Raffaello Staccoli a Galileo
26 marzo 1631
2130
Gismondo Coccapani a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
marzo 1631
2131
Gismondo Coccapani a Raffaello Staccoli
27 marzo 1631
2132
Benedetto Castelli a Galileo
29 marzo 1631
2133
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
29 marzo 1631
2134
Raffaello Staccoli a Galileo
31 marzo 1631
2135
GALILEO a Raffaello Staccoli
3 aprile 1631
2136
Gismondo Coccapani a Lorenzo Usimbardi
4 aprile 1631
2137
GALILEO a Cesare Marsili
5 aprile 1631
2138
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
5 aprile 1631
2139
Bonaventura Cavalieri a Galileo
8 aprile 1631
2140
Cesare Marsili a Galileo
8 aprile 1631
2141
Marcantonio Pieralli a Galileo
9 aprile 1631
2142
Girolamo da Sommaia a Galileo
9 aprile 1631
2143
Maria Celeste Galilei a Galileo
11 aprile 1631
2144
Giovanni de'Medici a Galileo
11 aprile 1631
2145
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
11 aprile 1631
2146
Francesco Duodo a Galileo
12 aprile 1631
2147
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
13 aprile 1631
2148
Giovanni Battista Arici a Galileo
16 aprile 1631
2149
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
17 aprile 1631
2150
Benedetto Castelli a Galileo
19 aprile 1631
2151
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
19 aprile 1631
2152
Maria Celeste Galilei a Galileo
22 aprile 1631
2153
Marcantonio Pieralli a Galileo
23 aprile 1631
2154
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
23 aprile 1631
2155
Maria Celeste Galilei a Galileo
25 aprile 1631
2156
Niccol Riccardi a Francesco Niccolini
25 aprile 1631
2157
Tommaso Campanella a Galileo
26 aprile 1631
2158
Benedetto Castelli a Galileo
26 aprile 1631
2159
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
26 aprile 1631
2160
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
27 aprile 1631
2161
Aurelio Gigli ad Andrea Cioli
1 maggio 1631
2162
GALILEO ad Andrea Cioli
3 maggio 1631
2163
Esa del Borgo a .........
13 maggio 1631
2164
Giovanni Silvi a Galileo
17 maggio 1631
2165
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
17 maggio 1631
2166
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 maggio 1631
2167
Bonaventura Cavalieri a Galileo
21 maggio 1631
2168
Vincenzio Galilei a Galileo
21 maggio 1631
2169
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
22 maggio 1631
2170
GALILEO a Bonaventura Cavalieri
24 maggio 1631
2171
Niccol Riccardi a Clemente Egidii
24 maggio 1631
2172
Francesco Niccolini a Galileo
25 maggio 1631
2173
Ascanio Piccolomini a Galileo
28 maggio 1631
2174
Maria Celeste Galilei a Galileo
29 maggio 1631
2175
Benedetto Castelli a Galileo
31 maggio 1631
2176
Clemente Egidii a Niccol Riccardi
31 maggio 1631
2177
Geri Bocchineri a Galileo
2 giugno 1631
2178
Lorenzo Usimbardi a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
2 giugno 1631
2179
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 giugno 1631
2180
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
8 giugno 1631
2181
Bonaventura Cavalieri a Galileo
10 giugno 1631
2182
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 giugno 1631
2183
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
13 giugno 1631
2184
Benedetto Castelli a Galileo
14 giugno 1631
2185
Benedetto Castelli a Galileo
20 giugno 1631
2186
Giovanfrancesco Buonamici a Galileo
28 giugno 1631
2187
Bonaventura Cavalieri a Galileo
1 luglio 1631
2188
GALILEO a Cesare Marsili
5 luglio 1631
2189
GALILEO a Cassiano dal Pozzo
7 luglio 1631
2190
Cesare Marsili a Galileo
8 luglio 1631
2191
Francesco Niccolini a Galileo
12 luglio 1631
2192
Francesco Niccolini a Galileo
19 luglio 1631
2193
Niccol Riccardi a Clemente Egidii
19 luglio 1631
2194
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
22 luglio 1631
2195
Cassiano dal Pozzo a Galileo
30 luglio 1631
2196
Maria Celeste Galilei a Galileo
luglio 1631
2197
Francesco Niccolini a Galileo
10 agosto 1631
2198
Maria Celeste Galilei a Galileo
12 agosto 1631
2199
GALILEO ad Elia Diodati
16 agosto 1631
2200
Giovanni Ciampoli a Galileo
23 agosto 1631
2201
Maria Celeste Galilei a Galileo
27 agosto 1631
2202
Maria Celeste Galilei a Galileo
30 agosto 1631
2203
Francesco Stelluti a Galileo
30 agosto 1631
2204
Niccol Fabri di Peiresc a Gio. Giacomo Bouchard
5 settembre 1631
2205
Bonaventura Cavalieri a Galileo
9 settembre 1631
2206
Paolo Giordano Orsini a Galileo
9 settembre 1631
2207
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Dupuy
13 settembre 1631
2208
Alessandro Ninci a Galileo
24 settembre 1631
2209
Benedetto Castelli a Galileo
26 settembre 1631
2210
Fulgenzio Micanzio a Galileo
27 settembre 1631
2211
Cesare Marsili a Galileo
11 ottobre 1631
2212
Gismondo Coccapani a Galileo
16 ottobre 1631
2213
Benedetto Castelli a Galileo
18 ottobre 1631
2214
Bonaventura Cavalieri a Galileo
28 ottobre 1631
2215
Bartolommeo Serni a Galileo
31 ottobre 1631
2216
Caterina Niccolini Riccardi a Galileo
1 novembre 1631
2217
Alessandro Ninci a Galileo
2 novembre 1631
2218
Gio. Battista Arici a Galileo
15 novembre 1631
2219
Bonaventura Cavalieri a Galileo
18 novembre 1631
2220
Francesco de'Medici a Galileo
26 novembre 1631
2221
Lorenzo Petrangeli a Galileo
27 novembre 1631
2222
GALILEO a Cesare Marsili
29 novembre 1631
2223
Lodovico Lodovici a Galileo
29 novembre 1631
2224
Giacono Jauffred a Galileo
30 novembre 1631
2225
Cesare Marsili a Galileo
2 dicembre 1631
2226
GALILEO a Cesare Marsili
13 dicembre 1631
2227
Benedetto Castelli a Galileo
13 dicembre 1631
2228
Cesare Marsili a Galileo
18 dicembre 1631
2229
Benedetto Castelli a Galileo
20 dicembre 1631
2230
Geri Bocchineri a Galileo
25 dicembre 1631
2231
Francesco Duodo a Galileo
27 dicembre 1631
2232
Paolo Giordano Orsini a Galileo
30 dicembre 1631
2233
Giovanni Pieroni a Galileo
31 dicembre 1631

2234
Lodovico Lodovici a Galileo
2 gennaio 1632
2235
GALILEO a Cesare Marsili
3 gennaio 1632
2236
Benedetto Scalandroni a Galileo
9 gennaio 1632
2237
Caterina Niccolini Riccardi a Galileo
15 gennaio 1632
2238
Andrea Cioli a Galileo
19 gennaio 1632
2239
Bonaventura Cavalieri a Galileo
27 gennaio 1632
2240
Giovanni Ciampoli a Galileo
31 gennaio 1632
2241
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
febbraio 1632
2242
Roberto Galilei a Galileo
12 febbraio 1632
2243
Benedetto Castelli a Galileo
20 febbraio 1632
2244
Gio. Battista Landini a Cesare Marsili
21 febbraio 1632
2245
GALILEO a Cesare Marsili
23 febbraio 1632
2246
Niccol Fabri di Peiresc a Pietro Gassendi
26 febbraio 1632
2247
Gio. Battista Landini a Cesare Marsili
27 febbraio 1632
2248
Pietro Gassendi a Galileo
1 marzo 1632
2249
Cesare Marsili a Galileo
16 marzo 1632
2250
GALILEO a Cesare Marsili
20 marzo 1632
2251
Bonaventura Cavalieri a Galileo
22 marzo 1632
2252
Giulio Ninci a Galileo
24 marzo 1632
2253
Giacomo Jauffred a Galileo
26 marzo 1632
2254
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
28 marzo 1632
2255
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
2 aprile 1632
2256
GALILEO ad Elia Diodati
9 aprile 1632
2257
GALILEO a Cesare Marsili
17 aprile 1632
2258
Gio. Battista Baliani a Galileo
23 aprile 1632
2259
Fortunio Liceti a Galileo
29 aprile 1632
2260
Giulio Ninci a Galileo
30 aprile 1632
2261
Tommaso Campanella a Galileo
1 maggio 1632
2262
Angelo Contarini a Galileo
1 maggio 1632
2263
Francesco Duodo a Galileo
1 maggio 1632
2264
Cesare Marsili a Galileo
4 maggio 1632
2265
Francesco Pecci a Galileo
4 maggio 1632
2266
Andrea Cioli a Francesco de'Medici
12 maggio 1632
2267
Fulgenzio Micanzio a Galileo
15 maggio 1632
2268
Domenico Molin a Galileo
15 maggio 1632
2269
GALILEO a Benedetto Castelli
17 maggio 1632
2270
Benedetto Scalandroni a Galileo
17 maggio 1632
2271
Bonaventura Cavalieri a Galileo
18 maggio 1632
2272
Zaccaria Sagredo a Galileo
20 maggio 1632
2273
Bonaventura Cavalieri a Galileo
25 maggio 1632
2274
Alessandro Caccia a Galileo
26 maggio 1632
2275
Benedetto Castelli a Galileo
29 maggio 1632
2276
Niccol Fabri di Peiresc a Giuseppe Gaultier
18 giugno 1632
2277
Benedetto Castelli a Galileo
19 giugno 1632
2278
Francesco Stelluti a Galileo
19 giugno 1632
2279
Fulgenzio Micanzio a Galileo
3 luglio 1632
2280
Antonio Santini a Galileo
14 luglio 1632
2281
Fulgenzio Micanzio a Galileo
17 luglio 1632
2282
Alfonso Antonini a Galileo
24 luglio 1632
2283
Filippo Mannucci a Galileo
24 luglio 1632
2284
Tommaso Campanella a Galileo
5 agosto 1632
2285
Filippo Magalotti a Mario Guiducci
7 agosto 1632
2286
Fulgenzio Micanzio a Galileo
14 agosto 1632
2287
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
15 agosto 1632
2288
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
19 agosto 1632
2289
Tommaso Campanella a Galileo
21 agosto 1632
2290
Francesco de'Medici ad Andrea Cioli
21 agosto 1632
2291
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
22 agosto 1632
2292
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
22 agosto 1632
2293
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
24 agosto 1632
2294
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
28 agosto 1632
2295
Bonaventura Cavalieri a Galileo
31 agosto 1632
2296
Filippo Magalotti a Mario Guiducci
4 settembre 1632
2297
Filippo Magalotti a Galileo
4 settembre 1632
2298
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
5 settembre 1632
2299
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
9 settembre 1632
2300
GALILEO a Cesare Marsili
11 settembre 1632
2301
Evangelista Torricelli a Galileo
11 settembre 1632
2302
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
11 settembre 1632
2303
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
16 settembre 1632
2304
Fulgenzio Micanzio a Galileo
18 settembre 1632
2305
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
18 settembre 1632
2306
Giuseppe Gaultier a Niccol Fabri di Peiresc
20 settembre 1632
2307
Bonaventura Cavalieri a Galileo
21 settembre 1632
2308
Cesare Marsili a Galileo
21 settembre 1632
2309
Tommaso Campanella a Galileo
25 settembre 1632
2310
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
25 settembre 1632
2311
Francesco Barberini a Giorgio Bolognetti
25 settembre 1632
2312
Francesco Barberini a Giorgio Bolognetti
25 settembre 1632
2313
Ascanio Piccolomini a Galileo
29 settembre 1632
2314
Giorgio Bolognetti a Francesco Barberini
30 settembre 1632
2315
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
1 ottobre 1632
2316
Benedetto Castelli a Galileo
2 ottobre 1632
2317
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
2 ottobre 1632
2318
GALILEO ad Andrea Cioli
6 ottobre 1632
2319
Fulgenzio Micanzio a Galileo
9 ottobre 1632
2320
Fulgenzio Micanzio a Galileo
9 ottobre 1632
2321
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
9 ottobre 1632
2322
Michelangelo Buonarroti a Francesco Barberini
12 ottobre 1632
2323
Andrea Cioli a Francesco de'Medici
12 ottobre 1632
2324
GALILEO a Francesco Barberini
13 ottobre 1632
2325
GALILEO a Cesare Marsili
16 ottobre 1632
2326
Benedetto Castelli a Galileo
16 ottobre 1632
2327
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
16 ottobre 1632
2328
Andrea Cioli a Galileo
16 ottobre 1632
2329
Niccol Sacchetti ad Andrea Cioli
16 ottobre 1632
2330
Tommaso Campanella a Galileo
22 ottobre 1632
2331
Benedetto Castelli a Galileo
23 ottobre 1632
2332
Fulgenzio Micanzio a Galileo
23 ottobre 1632
2333
Francesco Niccolini a Galileo
23 ottobre 1632
2334
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
24 ottobre 1632
2335
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
29 ottobre 1632
2336
Benedetto Castelli a Galileo
30 ottobre 1632
2337
Fulgenzio Micanzio a Galileo
30 ottobre 1632
2338
Francesco Niccolini a Galileo
30 ottobre 1632
2339
Pietro Gassendi a Galileo
1 novembre 1632
2340
Benedetto Castelli a Galileo
6 novembre 1632
2341
Andrea Cioli a Galileo
6 novembre 1632
2342
Francesco Niccolini a Galileo
6 novembre 1632
2343
Andrea Cioli a Niccol Sacchetti
6 novembre 1632
2344
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
6 novembre 1632
2345
Benedetto Castelli a Galileo
13 novembre 1632
2346
Francesco Galilei a Galileo
13 novembre 1632
2347
Francesco Niccolini a Galileo
13 novembre 1632
2348
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
13 novembre 1632
2349
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
14 novembre 1632
2350
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
18 novembre 1632
2351
Benedetto Castelli a Galileo
20 novembre 1632
2352
Francesco Galilei a Galileo
20 novembre 1632
2353
Francesco Niccolini a Galileo
20 novembre 1632
2354
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
20 novembre 1632
2355
Francesco Niccolini a Galileo
21 novembre 1632
2356
Benedetto Castelli a Galileo
27 novembre 1632
2357
Francesco Galilei a Galileo
27 novembre 1632
2358
Fulgenzio Micanzio a Galileo
27 novembre 1632
2359
Renato Descartes a Marino Mersenne
novem.-dic. 1632
2360
Benedetto Castelli a Galileo
4 dicembre 1632
2361
Niccol Sacchetti ad Andrea Cioli
4 dicembre 1632
2362
Francesco Niccolini a Galileo
5 dicembre 1632
2363
Bonaventura Cavalieri a Galileo
7 dicembre 1632
2364
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
11 dicembre 1632
2365
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
11 dicembre 1632
2366
Francesco Niccolini a Galileo
12 dicembre 1632
2367
Andrea Cioli a Francesco Niccolini
16 dicembre 1632
2368
GALILEO a Cosimo del Sera
17 dicembre 1632
2369
Benedetto Castelli a Galileo
18 dicembre 1632
2370
Clemente Egidii ad Antonio Barberini
18 dicembre 1632
2371
Bonaventura Cavalieri a Galileo
21 dicembre 1632
2372
Benedetto Castelli a Galileo
25 dicembre 1632
2373
Francesco Niccolini a Galileo
25 dicembre 1632
2374
Francesco Niccolini ad Andrea Cioli
26 dicembre 1632
2375
GALILEO a Cesare Marsili
31 dicembre 1632


INDICE ALFABETICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XIV
(1629 - 1632).



N.
Aggiunti Niccol a Galileo
24-30 gennaio 1630
1980
Aggiunti Niccol a Galileo
6 marzo 1630
1991
Aggiunti Niccol a Galileo
17 aprile 1630
1999
Aggiunti Niccol a Galileo
24 aprile 1630
2001
Aggiunti Niccol a Galileo
28 ottobre 1630
2076
Antonini Alfonso a Galileo
24 luglio 1632
2282
Arici Gio. Battista a Galileo
16 aprile 1631
2148
Arici Gio. Battista a Galileo
15 novembre 1631
2218
Arrighetti Andrea a Niccol Arrighetti
14 dicembre 1630
2092
Arrighetti Andrea a Niccol Arrighetti
16 dicembre 1630
2095
Arrighetti Andrea a Galileo
17 dicembre 1630
2096
Arrighetti Andrea a Galileo
23 dicembre 1630
2100
Arrighetti Andrea a Galileo
27 dicembre 1630
2102
Arrighetti Andrea a ?
17 gennaio 1631
2105
Arrighetti Niccol a Andrea Arrighetti
9 dicembre 1630
2090
Arrighetti Niccol a Andrea Arrighetti
14 dicembre 1630
2093
Arrighetti Niccol a Galileo
18 dicembre 1630
2098



Badelli Antonio a ........
18 maggio 1630
2009
Baliani Gio. Battista a Galileo
7 settembre 1629
1959
Baliani Gio. Battista a Galileo
27 luglio 1630
2040
Baliani Gio. Battista a Galileo
24 ottobre 1630
2075
Baliani Gio. Battista a Galileo
23 aprile 1632
2258
Barberini Francesco a Giorgio Bolognetti
25 settembre 1632
2311
Barberini Francesco a Giorgio Bolognetti
25 settembre 1632
2312
Bocchineri Carlo a Galileo
27 gennaio 1629
1932
Bocchineri Geri a Galileo
28 aprile 1630
2002
Bocchineri Geri a Galileo
14 maggio 1630
2006
Bocchineri Geri a Galileo
18 maggio 1630
2007
Bocchineri Geri a Galileo
21 maggio 1630
2014
Bocchineri Geri a Galileo
27 maggio 1630
2019
Bocchineri Geri a Galileo
10 giugno 1630
2030
Bocchineri Geri a Galileo
14 giugno 1630
2031
Bocchineri Geri a Galileo
8 marzo 1631
2116
Bocchineri Geri a Galileo
2 giugno 1631
2177
Bocchineri Geri a Galileo
25 dicembre 1631
2230
Bolognetti Giorgio a Francesco Barberini
30 settembre 1632
2314
Bombini Paolo a Galileo
30 agosto 1630
2051
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
22 maggio 1630
2015
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
8 giugno 1630
2029
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
13 luglio 1630
2038
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
31 agosto 1630
2053
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
14 settembre 1630
2062
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
17 settembre 1630
2065
Borgo (del) Esa ad Andrea Cioli
1 febbraio 1631
2108
Borgo (del) Esa a Galileo
14 settembre 1630
2061
Borgo (del) Esa a ?
13 maggio 1631
2163
Buonamici Giovanfrancesco a Galileo
4 agosto 1629
1953
Buonamici Giovanfrancesco a Galileo
1 febbraio 1630
1982
Buonamici Giovanfrancesco a Galileo
28 giugno 1631
2186
Buonamici Bocchineri Alessandra a Galileo
28 luglio 1630
2041
Buonarroti Michelangelo a Francesco Barberini
12 ottobre 1632
2322
Buonarroti Michelangelo a Galileo
1629
1973
Buonarroti Michelangelo a Galileo
3 giugno 1630
2022
Buonarroti Michelangelo a Galileo
6 giugno 1630
2027



Caccia Alessandro a Galileo
26 maggio 1632
2274
Campanella Tommaso a Galileo
26 aprile 1631
2157
Campanella Tommaso a Galileo
1 maggio 1632
2261
Campanella Tommaso a Galileo
5 agosto 1632
2284
Campanella Tommaso a Galileo
21 agosto 1632
2289
Campanella Tommaso a Galileo
25 settembre 1632
2309
Campanella Tommaso a Galileo
22 ottobre 1632
2330
Carosi Matteo a Galileo
2 novembre 1629
1963
Castelli Benedetto a Galileo
21 gennaio 1629
1930
Castelli Benedetto a Galileo
24 febbraio 1629
1933
Castelli Benedetto a Galileo
10 novembre 1629
1964
Castelli Benedetto a Galileo
24 novembre 1629
1969
Castelli Benedetto a Galileo
1629
1973
Castelli Benedetto a Galileo
9 febbraio 1630
1984
Castelli Benedetto a Galileo
16 febbraio 1630
1986
Castelli Benedetto a Galileo
23 febbraio 1630
1988
Castelli Benedetto a Galileo
16 marzo 1630
1993
Castelli Benedetto a Galileo
6 aprile 1630
1995
Castelli Benedetto a Galileo
10 agosto 1630
2045
Castelli Benedetto a Galileo
24 agosto 1630
2049
Castelli Benedetto a Galileo
13 settembre 1630
2058
Castelli Benedetto a Galileo
21 settembre 1630
2066
Castelli Benedetto a Galileo
30 novembre 1630
2085
Castelli Benedetto a Galileo
15 febbraio 1631
2111
Castelli Benedetto a Galileo
29 marzo 1631
2132
Castelli Benedetto a Galileo
19 aprile 1631
2150
Castelli Benedetto a Galileo
26 aprile 1631
2158
Castelli Benedetto a Galileo
31 maggio 1631
2175
Castelli Benedetto a Galileo
14 giugno 1631
2184
Castelli Benedetto a Galileo
20 giugno 1631
2185
Castelli Benedetto a Galileo
26 settembre 1631
2209
Castelli Benedetto a Galileo
18 ottobre 1631
2213
Castelli Benedetto a Galileo
13 dicembre 1631
2227
Castelli Benedetto a Galileo
20 dicembre 1631
2229
Castelli Benedetto a Galileo
20 febbraio 1632
2243
Castelli Benedetto a Galileo
29 maggio 1632
2275
Castelli Benedetto a Galileo
19 giugno 1632
2277
Castelli Benedetto a Galileo
2 ottobre 1632
2316
Castelli Benedetto a Galileo
16 ottobre 1632
2326
Castelli Benedetto a Galileo
23 ottobre 1632
2331
Castelli Benedetto a Galileo
30 ottobre 1632
2336
Castelli Benedetto a Galileo
6 novembre 1632
2340
Castelli Benedetto a Galileo
13 novembre 1632
2345
Castelli Benedetto a Galileo
20 novembre 1632
2351
Castelli Benedetto a Galileo
27 novembre 1632
2356
Castelli Benedetto a Galileo
4 dicembre 1632
2360
Castelli Benedetto a Galileo
18 dicembre 1632
2369
Castelli Benedetto a Galileo
25 dicembre 1632
2372
Castelli Carlo a Benedetto Castelli
15 marzo 1629
1938
Castelli Carlo a Galileo
5 gennaio 1629
1926
Castelli Bonaventura a Galileo
2 gennaio 1629
1923
Cavalieri Bonaventura a Galileo
12 gennaio 1629
1928
Cavalieri Bonaventura a Galileo
20 febbraio 1629
1932
Cavalieri Bonaventura a Galileo
27 marzo 1929
1941
Cavalieri Bonaventura a Galileo
20 ottobre 1629
1961
Cavalieri Bonaventura a Galileo
15 dicembre 1629
1970
Cavalieri Bonaventura a Galileo
23 febbraio 1630
1989
Cavalieri Bonaventura a Galileo
2 aprile 1630
1994
Cavalieri Bonaventura a Galileo
3 dicembre 1630
2087
Cavalieri Bonaventura a Galileo
17 dicembre 1630
2097
Cavalieri Bonaventura a Galileo
16 febbraio 1631
2112
Cavalieri Bonaventura a Galileo
18 marzo 1631
2126
Cavalieri Bonaventura a Galileo
8 aprile 2139
2139
Cavalieri Bonaventura a Galileo
21 maggio 1631
2167
Cavalieri Bonaventura a Galileo
10 giugno 1631
2181
Cavalieri Bonaventura a Galileo
1 luglio 1631
2187
Cavalieri Bonaventura a Galileo
9 settembre 1631
2205
Cavalieri Bonaventura a Galileo
28 ottobre 1631
2214
Cavalieri Bonaventura a Galileo
18 novembre 1631
2219
Cavalieri Bonaventura a Galileo
27 gennaio 1632
2239
Cavalieri Bonaventura a Galileo
22 marzo 1632
2251
Cavalieri Bonaventura a Galileo
18 maggio 1632
2271
Cavalieri Bonaventura a Galileo
25 maggio 1632
2273
Cavalieri Bonaventura a Galileo
31 agosto 1632
2295
Cavalieri Bonaventura a Galileo
21 settembre 1632
2307
Cavalieri Bonaventura a Galileo
7 dicembre 1632
2363
Cavalieri Bonaventura a Galileo
21 dicembre 1632
2371
Cavalieri Bonaventura a Cesare Marsili
2 gennaio 1629
1924
Cavalieri Bonaventura a Cesare Marsili
12 gennaio 1629
1929
Cavalieri Bonaventura a Cesare Marsili
27 febbraio 1629
1934
Cesi Federico a Galileo
26 gennaio 1630
1981
Ciampoli Giovanni a Galileo
5 gennaio 1630
1975
Ciampoli Giovanni a Galileo
13 luglio 1630
2037
Ciampoli Giovanni a Galileo
10 agosto 1630
2046
Ciampoli Giovanni a Galileo
24 agosto 1630
2050
Ciampoli Giovanni a Galileo
21 settembre 1630
2067
Ciampoli Giovanni a Galileo
23 agosto 1631
2200
Ciampoli Giovanni a Galileo
31 gennaio 1632
2240
Ciampoli Giovanni a Cesare Marsili
26 maggio 1629
1949
Cini Niccol a Galileo
10 gennaio 1630
1976
Cioli Andrea ad Esa del Borgo
18 giugno 1630
2033
Cioli Andrea ad Esa del Borgo
8 novembre 1630
2080
Cioli Andrea a Galileo
19 gennaio 1632
2238
Cioli Andrea a Galileo
16 ottobre 1632
2328
Cioli Andrea a Galileo
6 novembre 1632
2341
Cioli Andrea a Francesco de'Medici
12 maggio 1632
2266
Cioli Andrea a Francesco de'Medici
12 ottobre 1632
2323
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
11 maggio 1630
2005
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
20 maggio 1630
2013
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
28 maggio 1630
2020
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
8 marzo 1631
2117
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
21 marzo 1631
2128
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
29 marzo 1631
2133
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
11 aprile 1631
2145
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
17 aprile 1631
2149
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
23 aprile 1631
2154
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
26 aprile 1631
2159
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
22 maggio 1631
2169
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
13 giugno 1631
2183
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
2 aprile 1632
2255
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
19 agosto 1632
2288
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
24 agosto 1632
2293
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
9 settembre 1632
2299
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
16 settembre 1632
2303
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
1 ottobre 1632
2315
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
9 ottobre 1632
2321
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
16 ottobre 1632
2327
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
29 ottobre 1632
2335
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
18 novembre 1632
2350
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
11 dicembre 1632
2364
Cioli Andrea a Francesco Niccolini
16 dicembre 1632
2367
Cioli Andrea a Niccol Sacchetti
6 novembre 1632
2343
Coccapani Gismondo a Galileo
16 ottobre 1631
2212
Coccapani Gismondo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
marzo 1631
2121
Coccapani Gismondo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
marzo 1631
2130
Coccapani Gismondo a Raffaello Staccoli
27 marzo 1631
2131
Coccapani Gismondo a Lorenzo Usimbardi
4 aprile 1631
2136
Contarini Angelo a Galileo
1 maggio 1632
2262



Descartes Renato a Marino Mersenne
novem.-dic. 1632
2359
Diodati Elia a Galileo
22 aprile 1629
1947
Diodati Elia a Galileo
23 ottobre 1630
2074
Diodati Elia a Niccol Fabri di Peiresc
11 agosto 1630
2047
Duodo Francesco a Galileo
12 aprile 1631
2146
Duodo Francesco a Galileo
27 dicembre 1631
2231
Duodo Francesco a Galileo
1 maggio 1632
2263



Egidii Clemente ad Antonio Barberini
25 settembre 1632
2310
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
2 ottobre 1632
2317
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
20 novembre 1632
2354
Egidii Clemente ad Antonio Barberini
18 dicembre 1632
2370
Egidii Clemente a Niccol Riccardi
31 maggio 1631
2176
Elci (d') Orso a Galileo
3 giugno 1630
2024



Fortescue Giorgio a Galileo
15 ottobre 1629
1960



Galilei Francesco a Galileo
13 novembre 1632
2346
Galilei Francesco a Galileo
20 novembre 1632
2352
Galilei Francesco a Galileo
27 novembre 1632
2357
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 gennaio 1629
1925
Galilei Maria Celeste a Galileo
22 marzo 1629
1939
Galilei Maria Celeste a Galileo
8 luglio 1629
1951
Galilei Maria Celeste a Galileo
6 settembre 1629
1957
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 novembre 1629
1965
Galilei Maria Celeste a Galileo
22 novembre 1629
1968
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 gennaio 1630
1974
Galilei Maria Celeste a Galileo
21 gennaio 1630
1979
Galilei Maria Celeste a Galileo
19 febbraio 1630
1987
Galilei Maria Celeste a Galileo
14 marzo 1630
1992
Galilei Maria Celeste a Galileo
6 aprile 1630
1996
Galilei Maria Celeste a Galileo
14 aprile 1630
1998
Galilei Maria Celeste a Galileo
25 maggio 1630
2017
Galilei Maria Celeste a Galileo
21 luglio 1630
2039
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 settembre 1630
2055
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 settembre 1630
2057
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 ottobre 1630
2072
Galilei Maria Celeste a Galileo
28 ottobre 1630
2077
Galilei Maria Celeste a Galileo
2 novembre 1630
2078
Galilei Maria Celeste a Galileo
8 novembre 1630
2079
Galilei Maria Celeste a Galileo
26 novembre 1630
2084
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 dicembre 1630
2088
Galilei Maria Celeste a Galileo
15 dicembre 1630
2094
Galilei Maria Celeste a Galileo
24 gennaio 1631
2106
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 febbraio 1631
2113
Galilei Maria Celeste a Galileo
9 marzo 1631
2118
Galilei Maria Celeste a Galileo
11 marzo 1631
2119
Galilei Maria Celeste a Galileo
12 marzo 1631
2120
Galilei Maria Celeste a Galileo
13 marzo 1631
2122
Galilei Maria Celeste a Galileo
17 marzo 1631
2124
Galilei Maria Celeste a Galileo
11 aprile 1631
2143
Galilei Maria Celeste a Galileo
22 aprile 1631
2152
Galilei Maria Celeste a Galileo
25 aprile 1631
2155
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 maggio 1631
2166
Galilei Maria Celeste a Galileo
29 maggio 1631
2174
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 giugno 1631
2179
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 giugno 1631
2182
Galilei Maria Celeste a Galileo
luglio 1631
2196
Galilei Maria Celeste a Galileo
12 agosto 1631
2198
Galilei Maria Celeste a Galileo
27 agosto 1631
2201
Galilei Maria Celeste a Galileo
30 agosto 1631
2202
Galilei Roberto a Galileo
12 febbraio 1632
2242
Galilei Vincenzio a Galileo
7 dicembre 1630
2089
Galilei Vincenzio a Galileo
21 maggio 1631
2168
Galileo a Gio. Battista Baliani
6 agosto 1630
2043
Galileo a Francesco Barberini
13 ottobre 1632
2324
Galileo ad Esa del Borgo (?)
fine del 1630
2103
Galileo a Giovanfrancesco Buonamici
19 giugno 1629
1950
Galileo a Giovanfrancesco Buonamici
19 novembre 1629
1967
Galileo a Giovanfrancesco Buonamici
8 aprile 1630
1997
Galileo ad Alessandra Bocchineri Buonamici
8 agosto 1630
2044
Galileo a Michelangelo Buonarroti
3 giugno 1630
2021
Galileo a Michelangelo Buonarroti
3 giugno 1630
2023
Galileo a Michelangelo Buonarroti
5 giugno 1630
2026
Galileo a Benedetto Castelli
8 gennaio 1629
1927
Galileo a Benedetto Castelli
17 maggio 1632
2269
Galileo a Bonaventura Cavalieri
24 maggio 1631
2170
Galileo a Federico Cesi
24 dicembre 1629
1971
Galileo a Federico Cesi
13 gennaio 1630
1978
Galileo ad Andrea Cioli
1 gennaio 1629
1922
Galileo ad Andrea Cioli
7 marzo 1631
2115
Galileo ad Andrea Cioli
3 maggio 1631
2162
Galileo ad Andrea Cioli
6 ottobre 1632
2318
Galileo ad Elia Diodati
29 ottobre 1629
1962
Galileo ad Elia Diodati
16 agosto 1631
2199
Galileo ad Elia Diodati
9 aprile 1632
2256
Galileo a Giorgio Fortescue
febbraio 1630
1990
Galileo a Cesare Marsili
10 marzo 1629
1937
Galileo a Cesare Marsili
7 aprile 1629
1943
Galileo a Cesare Marsili
21 aprile 1629
1946
Galileo a Cesare Marsili
7 settembre 1629
1958
Galileo a Cesare Marsili
12 gennaio 1630
1977
Galileo a Cesare Marsili
16 febbraio 1630
1985
Galileo a Cesare Marsili
22 febbraio 1631
2114
Galileo a Cesare Marsili
5 aprile 1631
2137
Galileo a Cesare Marsili
5 luglio 1631
2188
Galileo a Cesare Marsili
29 novembre 1631
2222
Galileo a Cesare Marsili
13 dicembre 1631
2226
Galileo a Cesare Marsili
3 gennaio 1632
2235
Galileo a Cesare Marsili
23 febbraio 1632
2245
Galileo a Cesare Marsili
20 marzo 1632
2250
Galileo a Cesare Marsili
17 aprile 1632
2257
Galileo a Cesare Marsili
11 settembre 1632
2300
Galileo a Cesare Marsili
16 ottobre 1632
2325
Galileo a Cesare Marsili
31 dicembre 1632
2375
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
luglio 1629
1952
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
22 luglio 1631
2194
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
febbraio 1632
2241
Galileo a Cassiano dal Pozzo
7 luglio 1631
2189
Galileo a Cosimo del Sera
17 dicembre 1632
2368
Galileo a Raffaello Staccoli
22 dicembre 1630
2099
Galileo a Raffaello Staccoli
16 gennaio 1631
2104
Galileo a Raffaello Staccoli
3 aprile 1631
2135
Galletti Cesare a Galileo
29 gennaio 1631
2107
Gassendi Pietro a Galileo
30 agosto 1630
2052
Gassendi Pietro a Galileo
1 marzo 1632
2248
Gassendi Pietro a Galileo
1 novembre 1632
2339
Gaultier Giuseppe a Niccol Fabri di Peiresc
20 settembre 1632
2306
Gigli Aurelio ad Andrea Cioli
1 maggio 1631
2161
Giraldi Iacopo a Galileo
3 giugno 1630
2025
Giraldi Iacopo a Galileo
9 novembre 1630
2081
Guevara (di) Giovanni a Galileo
2 marzo 1629
1935
Guevara (di) Giovanni a Galileo
20 aprile 1629
1945
Guevara (di) Giovanni a Galileo
2 settembre 1629
1956



Jauffred Giacomo a Galileo
30 novembre 1631
2224
Jauffred Giacomo a Galileo
26 marzo 1632
2253



Landini Gio. Battista a Cesare Marsili
21 febbraio 1632
2244
Landini Gio. Battista a Cesare Marsili
27 febbraio 1632
2247
Langieri Vincenzio a Galileo
17 agosto 1630
2048
Lavagna (di) Tommaso ad Esa del Borgo
14 settembre 1630
2060
Liceti Fortunio a Galileo
29 aprile 1632
2259
Lodovici Lodovico a Galileo
29 novembre 1631
2223
Lodovici Lodovico a Galileo
2 gennaio 1632
2234



Magalotti Filippo a Galileo
4 settembre 1632
2297
Magalotti Filippo a Mario Guiducci
7 agosto 1632
2285
Magalotti Filippo a Mario Guiducci
4 settembre 1632
2296
Mannucci Filippo a Galileo
24 luglio 1632
2283
Marsili Cesare a Galileo
28 marzo 1629
1942
Marsili Cesare a Galileo
10 aprile 1629
1944
Marsili Cesare a Galileo
29 agosto 1629
1955
Marsili Cesare a Galileo
1 febbraio 1630
1983
Marsili Cesare a Galileo
17 marzo 1631
2125
Marsili Cesare a Galileo
8 aprile 1631
2140
Marsili Cesare a Galileo
8 luglio 1631
2190
Marsili Cesare a Galileo
11 ottobre 1631
2211
Marsili Cesare a Galileo
2 dicembre 1631
2225
Marsili Cesare a Galileo
18 dicembre 1631
2228
Marsili Cesare a Galileo
16 marzo 1632
2249
Marsili Cesare a Galileo
4 maggio 1632
2264
Marsili Cesare a Galileo
21 settembre 1632
2308
Medici (de') Francesco ad Andrea Cioli
21 agosto 1632
2290
Medici (de') Francesco a Galileo
26 novembre 1631
2220
Medici (de') Giovanni a Galileo
11 aprile 1631
2144
Mendoza (di) Hurtado Antonio ad Esa del Borgo
13 settembre 1630
2059
Micanzio Fulgenzio a Galileo
21 settembre 1630
2068
Micanzio Fulgenzio a Galileo
27 settembre 1631
2210
Micanzio Fulgenzio a Galileo
15 maggio 1632
2267
Micanzio Fulgenzio a Galileo
3 luglio 1632
2279
Micanzio Fulgenzio a Galileo
17 luglio 1632
2281
Micanzio Fulgenzio a Galileo
14 agosto 1632
2286
Micanzio Fulgenzio a Galileo
18 settembre 1632
2304
Micanzio Fulgenzio a Galileo
9 ottobre 1632
2319
Micanzio Fulgenzio a Galileo
9 ottobre 1632
2320
Micanzio Fulgenzio a Galileo
23 ottobre 1632
2332
Micanzio Fulgenzio a Galileo
30 ottobre 1632
2337
Micanzio Fulgenzio a Galileo
27 novembre 1632
2358
Molin Domenico a Galileo
15 maggio 1632
2268
Morandi Orazio a Galileo
24 maggio 1630
2016



Niccolini Filippo a Galileo
20 maggio 1630
2011
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
4 maggio 1630
2004
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
19 maggio 1630
2010
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
25 maggio 1630
2018
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
29 giugno 1630
2034
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
16 marzo 1631
2123
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
5 aprile 1631
2138
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
13 aprile 1631
2147
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
19 aprile 1631
2151
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
27 aprile 1631
2160
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
17 maggio 1631
2165
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
8 giugno 1631
2180
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
28 marzo 1632
2254
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
15 agosto 1632
2287
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
22 agosto 1632
2291
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
22 agosto 1632
2292
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
28 agosto 1632
2294
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
5 settembre 1632
2298
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
11 settembre 1632
2302
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
18 settembre 1632
2305
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
24 ottobre 1632
2334
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
6 novembre 1632
2344
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
13 novembre 1632
2348
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
14 novembre 1632
2349
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
11 dicembre 1632
2365
Niccolini Francesco ad Andrea Cioli
26 dicembre 1632
2374
Niccolini Francesco a Galileo
7 luglio 1630
2036
Niccolini Francesco a Galileo
25 maggio 1631
2172
Niccolini Francesco a Galileo
12 luglio 1631
2191
Niccolini Francesco a Galileo
19 luglio 1631
2192
Niccolini Francesco a Galileo
10 agosto 1631
2197
Niccolini Francesco a Galileo
23 ottobre 1632
2333
Niccolini Francesco a Galileo
30 ottobre 1632
2338
Niccolini Francesco a Galileo
6 novembre 1632
2342
Niccolini Francesco a Galileo
13 novembre 1632
2347
Niccolini Francesco a Galileo
20 novembre 1632
2353
Niccolini Francesco a Galileo
21 novembre 1632
2355
Niccolini Francesco a Galileo
5 dicembre 1632
2362
Niccolini Francesco a Galileo
12 dicembre 1632
2366
Niccolini Francesco a Galileo
25 dicembre 1632
2373
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
14 settembre 1630
2063
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
12 ottobre 1630
2070
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
19 ottobre 1630
2073
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
17 novembre 1630
2083
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
1 novembre 1631
2216
Niccolini Riccardi Caterina a Galileo
15 gennaio 1632
2237
Ninci Alessandro a Galileo
19 marzo 1631
2127
Ninci Alessandro a Galileo
24 settembre 1631
2208
Ninci Alessandro a Galileo
2 novembre 1631
2217
Ninci Giulio a Galileo
24 marzo 1632
2252
Ninci Giulio a Galileo
30 aprile 1632
2260



Orsini Paolo Giordano a Galileo
9 settembre 1631
2206
Orsini Paolo Giordano a Galileo
30 dicembre 1631
2232



Pecci Francesco a Galileo
3 febbraio 1631
2109
Pecci Francesco a Galileo
4 maggio 1632
2265
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Gian Giacomo Bouchard
novembre 1630
2086
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Gian Giacomo Bouchard
5 settembre 1631
2204
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Dupuy
13 settembre 1631
2207
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Pietro Gassendi
26 febbraio 1632
2246
Peiresc (di ) Fabri Niccol a Giuseppe Gaultier
18 giugno 1632
2276
Pellegri Sigismondo a Cesare Marsili
4 marzo 1629
1936
Pellegri Sigismondo a Cesare Marsili
22 marzo 1629
1940
Peri Dino a Galileo
24 gennaio 1630
1980
Peri Dino a Galileo
18 maggio 1630
2008
Peri Dino a Galileo
20 maggio 1630
2012
Peri Dino a Galileo
8 giugno 1630
2028
Petrangeli Lorenzo a Galileo
11 dicembre 1630
2091
Petrangeli Lorenzo a Galileo
6 febbraio 1631
2110
Petrangeli Lorenzo a Galileo
27 novembre 1631
2221
Piccolomini Ascanio a Galileo
28 maggio 1631
2173
Piccolomini Ascanio a Galileo
29 settembre 1632
2313
Pieralli Marcantonio a Galileo
9 aprile 1631
2141
Pieralli Marcantonio a Galileo
23 aprile 1631
2153
Pieroni Giovanni a Galileo
29 dicembre 1629
1972
Pieroni Giovanni a Galileo
31 dicembre 1631
2233
Pozzo (dal) Cassiano a Galileo
30 luglio 1631
2195



Riccardi Niccol a Clemente Egidii
24 maggio 1631
2171
Riccardi Niccol a Clemente Egidii
19 luglio 1631
2193
Riccardi Niccol a Francesco Niccolini
25 aprile 1631
2156



Sacchetti Niccol ad Andrea Cioli
16 ottobre 1632
2329
Sacchetti Niccol ad Andrea Cioli
4 dicembre 1632
2361
Sagredo Zaccaria a Galileo
23 aprile 1630
2000
Sagredo Zaccaria a Galileo
28 aprile 1630
2003
Sagredo Zaccaria a Galileo
20 maggio 1632
2272
Sampieri Gio. Battista agli Assunti dello Studio di Bologna
5 maggio 1629
1948
Santini Antonio a Galileo
14 luglio 1632
2280
Scalandroni Benedetto a Galileo
9 gennaio 1632
2236
Scalandroni Benedetto a Galileo
17 maggio 1632
2270
Serni Bartolommeo a Galileo
31 ottobre 1631
2215
Silvi Giovanni a Galileo
2 settembre 1630
2054
Silvi Giovanni a Galileo
7 settembre 1630
2056
Silvi Giovanni a Galileo
21 settembre 1630
2069
Silvi Giovanni a Galileo
12 ottobre 1630
2071
Silvi Giovanni a Galileo
16 novembre 1630
2082
Silvi Giovanni a Galileo
17 maggio 1631
2164
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
9 aprile 1631
2142
Staccoli Raffaello a Galileo
26 marzo 1631
2129
Staccoli Raffaello a Galileo
31 marzo 1631
2134
Stecchini Paolo a Galileo
16 novembre 1629
1966
Stelluti Francesco a Galileo
6 luglio 1630
2035
Stelluti Francesco a Galileo
2 agosto 1630
2042
Stelluti Francesco a Galileo
30 agosto 1631
2203
Stelluti Francesco a Galileo
19 giugno 1632
2278



Torricelli Evangelista a Galileo
11 settembre 1632
2301
Tremazzi Filippo a Giulio Parigi
23 dicembre 1630
2101



Usimbardi Lorenzo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
17 agosto 1629
1954
Usimbardi Lorenzo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
2 giugno 1631
2178



Venier Sebastiano a Galileo
15 settembre 1630
2064
Visconti Raffaello a Galileo
16 giugno 1630
2032

NOTE

(1) Cfr. n. 1903.
(2) Di stile fiorentino.
(3) Cfr. n. 1917.
(4) IPPOLITO ALDOBRANDINI.
(5) LODOVICO LUDOVISI.
(6) Cfr. nn.i 1754 e 1757.
(7) Cfr. n. 1910.
(8) Cfr. n. 1923.
(9) SESTILIA BOCCHINERI.
(10) Di stile fiorentino.
(11) VINCENZIO di MICHELANGELO GALILEI.
(12) medemamento - [CORREZIONE]
(13) Cfr. n. 1920.
(14) Cfr. n. 1922.
(15) GIOVANNI FONTANA. Cfr. n. 1930.
(16) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 3).
(17) CARLO CASTELLI.
(18) Di stile fiorentino.
(19) BERNARDINO SPADA.
(20) Cfr. n. 1928.
(21) Cfr. n. 1927.
(22) ANGELO CONTARINI. Nel mss. segue ad Angelo un cognome (Foscarini?) cancellato.
(23) GIOVANNI FONTANA. Cfr. n. 1927.
(24) sempre che che non - [CORREZIONE]
(25) Intendi, quella che poi fu la Rosa Ursina; cfr. n. 876.
(26) VINCENZIO GALILEI e SESTILIA BOCCHINERI. Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, d).
(27) Di stile fiorentino.
(28) Cfr. n. 1928.
(29) BERNARDINO SPADA.
(30) LODOVICO FACCHINETTI.
(31) FRANCESCO COSPI.
(32) Cfr. n. 1934.
(33) Cfr. nn.i 1927, 1930.
(34) Cfr. n. 1930.
(35) Cfr. nn.i 1901, 1903.
(36) Cfr. nn.i 1924, 1932.
(37) Cfr. n. 1831.
(38) molto gentilezza - [CORREZIONE]
(39) MAFFEO BARBERINI.
(40) rivedere a V. S. - [CORREZIONE]
(41) a consolarmi consolarmi con - [CORREZIONE]
(42) A quanto pare, prima aveva scritto 1628 e poi corresse 1629. - [CORREZIONE]
(43) MARINO ZORZI.
(44) GIO. BATTISTA SALVAGO. Cfr. Vol. XIX, Documento XXXIII, a, 1).
(45) Cfr. nn.i 1925, 1931.
(46) Di stile fiorentino.
(47) Non  presentemente allegata.
(48) Cfr. n. 1934.
(49) Cfr. n. 1937.
(50) BONAVENTURA CAVALIERI.
(51) D'ESPINAY DE SAINT-LUC.
(52) Cfr. n. 1942.
(53) CAV. SCIPIONE CHIARAMONTI.
(54) Cfr. n. 1942.
(55) BERNARDINO SPADA.
(56) Cfr. n. 1943.
(57) Cfr. n. 1937.
(58) GIO. BATTISTA MONTALBANI. Questa lettera, sotto il d 2 settembre 1628,  nell'Archivio Marsigli in Bologna, e precisamente nella Busta da noi citata nell'informazione premessa al n. 1688. Cfr. ANTONIO FAVARO, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei. IX. Giovanni Camillo Gloriosi (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LXIII Parte II, 1903-1904, pag. 46). Venezia, officine grafiche C. Ferrari, 1904.
(59) Cfr. nn.i 1923, 1924.
(60) Nell'originale, da Mi spiace a Padre  sottolineato, e di fronte , sul margine, un segno in forma d'una .
(61) PIETRO ANTONIO CATALDI.
(62) Da s che quando a giovevole  sottolineato nell'originale.
(63) Anche da che se le cathedre a volante nell'originale  sottolineato.
(64) Cfr. n. 1972.
(65) GUGLIELMO GILBERT. Cfr. n. 83.
(66) Cfr. n. 1935.
(67) Cfr. n. 1935
(68) Cfr. n. 1944.
(69) Cfr. n. 1944.
(70) Cfr. n. 1930.
(71) Cfr. n. 1700.
(72) Cfr. n. 1948.
(73) CARLO BOCCHINERI.
(74) Cfr. n 1931.
(75) Prima aveva scritto La penuria che ho patita.... mediante l'incomodit e carestia di cella; poi corresse La penuria in L'incomodit, e mediante l'incomodit in mediante la, cancellando incomodit; ma tralasci di cancellare e tra incomodit e carestia; cos che ora si legge mediante la e carestia. - [CORREZIONE]
(76) d'un piccolina - [CORREZIONE]
(77) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXII.
(78) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, a).
(79) Cfr. n. 1950.
(80) CARLO BOCCHINERI.
(81) CARLO D'AUSTRIA.
(82) WOLFANGO GUGLIELMO Duca di NEUBURG.
(83) SESTILIA BOCCHINERI ne'GALILEI.
(84) Cfr. n. 1952.
(85) Cfr. n. 1386.
(86) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXVI.
(87) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, c, 1).
(88) Cfr. n. 1913.
(89) Cfr. n. 1946.
(90) Tabulae Rudolphinae, quibus astronomicae scientiae, temporum longinquitate collapsae, restauratio continetur, a Phoenice illo attronomorum Tychone ecc. primum animo concepta et destinata anno Christi MDLXIV ecc. Tabulas ipsas ecc. primum ecc. continuavit, deinde ecc. perfecit, absolvit adque causarum et calculi perennis formulam traduxit, IOANNES KEPLERUS ecc. Anno MDCXXVII.
(91) Cfr. n. 1945.
(92) Cfr. n. 1935.
(93) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXII.
(94) Qando - [CORREZIONE]
(95) Cfr. n. 1955.
(96) FAMIANO MICHELINI.
(97) Feriae Academicae, auctore GEORGIO DE FORTI SCUTO, Nobili Anglo. Duaci, ex officina Marci Wyon, sub signo Phoenicis, M. DC. XXX.
(98) Cfr. n. 1955.
(99) Cfr. n. 1403.
(100) Cfr. n. 1947.
(101) Cfr. n. 1700.
(102) Nelle car. 117r.-118r. del medesimo codice della Biblioteca Nazionale Fiorentina che contiene la presente lettera si legge, di mano ignota, il problema con le soluzioni per diversi casi. Il problema : "Se con una data quantit di picche e moschetti dovessimo formare un squadrone quadrato di genti, con lasciar da parte tanti moschettieri che bastino per guarnirlo intorno da tre parti a tre a tre, e che volessimo il restante della moschetteria depositarla in mezzo del detto squadrone, acci da tre parti venissi assicurata da egual numero di file di picche, si domanda quanti moschetti bisogner che mettiamo da parte per la detta guarnizione, quanti ne verr nella fronte e quanti nel fianco, quanti picchieri saranno per fila nello squadrone, et in somma di quanti moschettieri sar la fronte e di quanti il fianco dello squadroncino depositato; supponendo che le date quantit sempre siano tali che sia possibile il fare tale operazione, e che solo si deva cercare del modo del farla, tanto in questo quanto ne'seguenti casi".
(103) Cfr. n. 1938.
(104) DINO PERI.
(105) CARLO D'AUSTRIA.
(106) Scrittura in materia di navigazione fatta dal Cav. GIOVAN FRANCESCO BUONAMICI e da esso mandata nel 1629 a Galileo Galilei. Pubblicata da CESARE GUASTI (Archivio Storico Italiano, Serie IV, Tomo XVI, n. 46, pag. 2-24). Firenze, G. P. Vieusseux, 1885.
(107) ORSO D'ELCI.
(108) per gradur la - [CORREZIONE]
(109) Cfr. n. 1442.
(110) GASPARO BORGIA.
(111) Cfr. n. 1700.
(112) Sentirei volentie qualche - [CORREZIONE]
(113) in qua che che V. S. - [CORREZIONE]
(114) Cfr. n. 1951.
(115) Suor MARIA VIRGINIA CASTRUCCI.
(116) Cfr. n. 1965.
(117) Cfr. n. 1964.
(118) La lettera alla quale qui accenna non  pervenuta insino a noi.
(119) Directorium generale Uranometricum in quo trigonometriae logarithmicae fundamenta ac regulae demonstrantur, astronomicaeque supputationes reducuntur, ecc. Authore Fr. BONAVENTURA CAVALERIO Mediolanensi ecc. Bononiae, typis Nicolai Tebaldini, M.DC.XXXII.
(120) GIOVANNI NAPIER.
(121) ENRICO BRIGGS.
(122) Lo Specchio ustorio, overo Trattato delle settioni coniche et alcuni loro mirabili effetti intorno al lume, caldo, freddo, suono e moto ancora, dedicato a gl'Illustrissimi Signori Senatori di Bologna da F. BONAVENTURA CAVALIERI, ecc. In Bologna, presso Clemente Ferroni, 1632.
(123) Geometria indivisibilium continuorum, nova quadam rationem promota. Authore Fr. BONAVENTURA CAVALERIO, ecc. Bononiae, typis Clementis Ferroni, MDCXXXV.
(124) Cfr. Mss. Gal. Discepoli, Tomo II, car. 6.
(125) Cfr. n. 1955.
(126) Philosophia Magnetica, in qua magnetis natura penitus explicatur et omnium quae hoc lapide cernuntur causae propriae afferuntur, ecc. Auctore NICOLAO CABRO Ferrariensi, Soc. Iesu, ecc., Ferrariae, apud Franciscum Succium. 1629.
(127) Padre PAOLO GULDIN.
(128) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXVII.
(129) NICCOL AGGIUNTI.
(130) BONAVENTURA CAVALIERI.
(131) VIOLANTE BANDINELLI: cfr. Vol. XIX, Doc. XXXII.
(132) Cfr. n. 1965; n. 1968.
(133) Di stile fiorentino.
(134) Cfr. n. 1700.
(135) Cfr. n. 1971.
(136) NICCOL RICCARDI.
(137) TOMMASO CAMPANELLA.
(138) SERAFINO GUIDONI.
(139) Presso la Certosa di Firenze
(140) Cfr. n. 1970.
(141) SCIPIONE CHIARAMONTI.
(142) Di stile fiorentino.
(143) PIETRO ALTEMPS.
(144) che digli, salvo - [CORREZIONE]
(145) Di stile fiorentino.
(146) GIOVANNI RONCONI.
(147) Cfr. n. 1974.
(148) ha hauuoto per - [CORREZIONE]
(149) Cfr. n. 1974.
(150) MARIA GRAZIA DEL PACE.
(151) non fineri cos - [CORREZIONE]
(152) Di stile fiorentino.
(153) Non  presentemente unito alla lettera.
(154) NICCOL CINI.
(155) GIORGIO FORTESCUE: cfr. n. 1960.
(156) DINO PERI.
(157) Di stile fiorentino.
(158) Queste parole "Sin qui.... N. A.", di mano di NICCOL AGGIUNTI, sono scritte sul margine, di fronte al poscritto di DINO PERI; e un segno indica che le parole "Sin qui  vero" devono essere riferite a quelle del poscritto: "Dino.... nell'ossa".
(159) Cfr. n. 1990.
(160) Di stile fiorentino.
(161) Cfr. n. 1971.
(162) Cfr. n. 1979.
(163) Cfr. n. 1835.
(164) Cfr. n. 1967.
(165) CARLO BOCCHINERI.
(166) CRISTOFORO BORRO.
(167) Cfr. n. 1967
(168) Descrittione di M. LODOVICO GUICCIARDINI, Patritio Fiorentino, di tutti i Paesi Bassi, ecc. In Anversa, M.D.LXVII, apresso Guglielmo Silvio, stampatore Regio, pag. 17-23.
(169) Non  presentemente allegata alla lettera.
(170) Historia general de los hechos de los Castellanos en las islas i tierra firme del Mar Oceano, escrita por ANTONIO DE HERRERA ecc. En Madrid, en la emplenta Real, 1601-1615. - Descripcion de las Indias Ocidentales de ANTONIO DE HERRERA ecc. En Madrid, en la emplenta Real, 1601.
(171) Regimento de navigacion que mando hazer el Rey Nuestro Seor a ANDREAS GARCIAS DE CESPEDES. Madrid, Juan de la Cuesta, 1606, pag. 175 e seg.
(172) SESTILIA BOCCHINERI, moglie di VINCENZIO GALILEI.
(173) uguaigliare - [CORREZIONE]
(174) Cfr. n. 1978.
(175) Cfr. n. 1970.
(176) astromia - [CORREZIONE]
(177) Cfr. n. 1944; n. 1972.
(178) Cfr. n. 1946.
(179) NICCOL RICCARDI.
(180) FRANCESCO BARBERINI.
(181) GIOVANNI CIAMPOLI.
(182) Intende, la Rosa Ursina; cfr. n. 876.
(183) Cfr. n. 1972. "Gallus cur cantu leonem terreat, si fabula esset vera"  una rubrica dell'Index rerum dell'opera del CABEO: cfr. ivi, pag. 103.
(184) Cfr. n. 1984.
(185) Di stile fiorentino.
(186) Cfr. n. 1571.
(187) Di stile fiorentino.
(188) Cfr. n. 1984.
(189) Cfr. n. 1671.
(190) Cfr. n. 1960.
(191) tunc abe ea - [CORREZIONE]
(192) beneficum - [CORREZIONE]
(193) collupletas - [CORREZIONE]
(194) ego nedique imaginaria - [CORREZIONE]
(195) Andromede e Cepheus - [CORREZIONE]
(196) adsolverint - [CORREZIONE]
(197) Cfr. n. 1960.
(198) Cfr. n. 1700.
(199) observtione - [CORREZIONE]
(200) riversco - [CORREZIONE]
(201) Cfr. nn.i 1974, 1979.
(202) insieme tutte - [CORREZIONE]
(203) Di stile fiorentino.
(204) notabile benefici da - [CORREZIONE]
(205) Cfr. n. 1984.
(206) Cfr. n. 1984.
(207) PIETRO ANTONIO CATALDI.
(208) Cfr. n. 1970.
(209) CESARE MARSILI.
(210) ESA+ DEL BORGO.
(211) Cfr. n. 1967.
(212) Cfr. n. 2006.
(213) CARLO D'AUSTRIA.
(214) Cfr. n. 1982.
(215) Cfr. n. 1982.
(216) SESTILIA BOCCHINERI ne'GALILEI.
(217) DINO PERI.
(218) Cfr. n. 1999.
(219) FRANCESCO NICCOLINI. La lettera a cui qui si accenna, fu da noi inutilmente ricercata.
(220) ANDREA CIOLI.
(221) Cfr. n. 2005.
(222) Cfr. n. 2004.
(223) Cfr. n. 2002.
(224) Cfr. n. 1997.
(225) GIOVANFRANCESCO BUONAMICI.
(226) Cfr. n. 2004.
(227) Cfr. n. 2006
(228) Moglie di GIOVANFRANCESCO BUONAMICI.
(229) ANNA COLONNA, moglie di TADDEO BARBERINI, subito dopo rammentato.
(230) GIO. BATTISTA CARACCIOLI.
(231) Cfr. Galileo Galilei e Suor Maria Celeste per ANTONIO FAVARO, Firenze, G. Barbra, editore, 1891, pag. 164. E cfr. pure n. 2022; n. 2030.
(232) RAFFAELLO VISCONTI.
(233) GIO. CARLO DE'MEDICI
(234) Cfr. n. 2008. La scrittura a cui il PERI qui accenna non  presentemente allegata alla lettera.
(235) Cfr. n. 2010.
(236) Cfr. n. 2010.
(237) CARLO BOCCHINERI e POLISSENA GATTESCHI.
(238) Cfr. n. 2007.
(239) NICCOL CINI.
(240) ALESSANDRO e LODOVICO di CARLO BOCCHINERI.
(241) CATERINA RICCARDI NICCOLINI.
(242) Cfr. n. 1997.
(243) Cfr. n. 1997.
(244) VIOLANTE RONDINELLI.
(245) FILIPPO DE BETHUNES.
(246) Cfr. n. 2018.
(247) Cfr. n. 2007.
(248) Cfr. n. 2014.
(249) Cfr. n. 2018.
(250) FRANCESCO BARBERINI.
(251) Cfr. n. 2021.
(252) Cfr. n. 2009.
(253) Cfr. n. 2022.
(254) RAFFAELLO VISCONTI.
(255) Cfr. n. 2030; n. 2031.
(256) NICCOL CINI.
(257) P. D. Benetto - [CORREZIONE]
BENEDETTO CASTELLI.
(258) FRANCESCO BARBERINI.
(259) TADDEO BARBERINI.
(260) Cfr. nn.i 2022, 2023, 2026.
(261) CRISTOFORO MALVEZZI.
(262) Cfr. n. 2012.
(263) Cfr. n. 2007.
(264) Cfr. n. 2012.
(265) Cfr. n. 2008.
(266) Cfr. n. 2008.
(267) La lettera a cui qui accenna non  nei Mss. Galileiani.
(268) Cfr. n. 2024; n. 2031.
(269) Cfr. nn.i 2009, 2022, 2023.
(270) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXVI.
(271) Cfr. n. 2030.
(272) Cfr. n. 2030.
(273) NICCOL RICCARDI.
(274) MICHELANGELO BAGLIONI.
(275) Cfr. n. 2015.
(276) 26 giugno.
(277) Cfr. n. 1835.
(278) ALESSANDRO PALLAVICINI.
(279) GIORGIO PALLAVICINI.
(280) Cfr. nn.i 2015, 2029, 2033.
(281) Ci dispace - [CORREZIONE]
(282) VIRGINIA di BENEDETTO LANDUCCI.
(283) Riproduciamo in forma schematica il disegno, che occupa il recto d'un doppio foglio (car. 135). Nel disegno  segnato in grandezza naturale il palmo di Genova, e sotto si legge: "Palmo di Genova, diviso in 12 oncie". Vi si legge pure la seguente annotazione: "Il canale  longo p. 670; porta oncie tre di acqua, sono palmi quadr. 14 in circa".
(284) GIOVANFRANCESCO BUONAMICI.
(285) FEDERICO CESI.
(286) FRANCESCO BARBERINI.
(287) Cfr. n. 584.
(288) Cfr. n. 2040.
(289) benignit, pronta a - [CORREZIONE]
(290) Cfr. n. 2043.
(291) che 'l disgusto repentino. - [CORREZIONE] Cfr. Vol. VII, pag. 10, nota 5 [Edizione Nazionale].
(292) Cfr. n. 2007.
(293) Can.co su fratello - [CORREZIONE]
BENEDETTO BOCCHINERI.
(294) Forse GALILEO di VINCENZIO GALILEI e di SESTILIA BOCCHINERI, nato il 5 dicembre 1629.
(295) NICCOL RICCARDI.
(296) Cfr. n. 2045.
(297) Cfr. n. 2037.
(298) Cfr. n. 1962.
(299) GIACOMO CARDON.
(300) Non  presentemente allegata alla lettera.
(301) FRANCESCO NICCOLINI e CATERINA RICCARDI NICCOLINI.
(302) ANNA MARIA VAIANI.
(303) ORAZIO MORANDI.
(304) Cfr. n. 2048.
(305) PAOLO GIORDANO ORSINI.
(306) Cfr. n. 2046.
(307) DINO PERI.
(308) CRISTOFORO BORRO: cfr. n. 1982.
(309) AMBROGIO SPINOLA.
(310) Cfr. n. 1858.
(311) persolvi promissis. Cfr. n. 1858. - [CORREZIONE]
(312) Cfr. n. 1729.
(313) Cfr. n. 2038.
(314) cio li sportelli  aggiunto in margine, con segno di richiamo dopo mandarla. - [CORREZIONE]
(315) Cfr. nn.i 2061, 2062.
(316) Cfr. n. 2053.
(317) Cfr. n. 2060.
(318) Cfr. nn.i 2059, 2060.
(319) Cfr. n. 2029.
(320) ANNA MARIA VAIANI.
(321) il mondo et - [CORREZIONE]
(322) Non  presentemente allegata alla lettera.
(323) FULGENZIO MICANZIO.
(324) Cfr. n. 2061.
(325) Cfr. nn.i 2059, 2060.
(326) Cfr. n. 2057.
(327) Cfr. n. 2046.
(328) Cfr. n. 2037.
(329) Cfr. n. 2046.
(330) Cfr. n. 2064.
(331) paioni - [CORREZIONE]
(332) Cfr. n. 2054.
(333) FRANCESCO BUONTALENTI.
(334) dalli 23 ore - [CORREZIONE]
(335) della casetta per - [CORREZIONE]
(336) Cfr. n. 2063.
(337) Cfr. n. 2017.
(338) IGNAZIO DEL NENTE.
(339) Cfr. n. 2063.
(340) GIOVANNI VITTORIO DE'ROSSI.
(341) Cfr. n. 2043.
(342) Cfr. n. 2040.
(343) Cfr. n. 983.
(344) DINO PERI.
(345) Cfr. n. 1994.
(346) COSIMO BARDI.
(347) Cfr. n. 2077.
(348) MARIA MADDALENA D'AUSTRIA.
(349) CRISTINA DI LORENA.
(350) Suor ORSOLA FONTEBUONI, del convento di San Mercuriale in Pistoia.
(351) Cfr. n. 2062.
(352) Cfr. n. 2065.
(353) Cfr. nn.i 2061, 2062.
(354) Cfr. nn.i 2059, 2060.
(355) Intendi, di S. Maria del Fiore.
(356) Cfr. n. 2069.
(357) VIOLANTE RONDINELLI.
(358) Cfr. n. 2045.
(359) RAFFAELLO VISCONTI.
(360) Cfr. nn.i 2048, 2049.
(361) GIACINTO STEFANI.
(362) Cfr. n. 1970.
(363) Cfr. n. 1970.
(364) Forse VIRGINIA di VINCENZIO LANDUCCI.
(365) standomeno - [CORREZIONE]
(366) Cfr. Vol. XIX. Doc. XXVII, d), lin. 20-22 [Edizione Nazionale].
(367) Prima aveva scritto e del suo caro, poi volle correggere e cancell caro, continuando poi con nostro caro, ma dimentic di cancellare suo; cos che ora si legge e del suo nostro caro. La minuta ha: del nostro caro figliuolino. - [CORREZIONE]
(368) Cfr. Vol. VIII, pag. 190 e seg. [Edizione Nazionale].
(369) Montedomini; podere e villa nel popolo S.a Maria a Carraia, in Val di Marina.
(370) Maca, podere e villa nel popolo di S. Niccol a Calenzano.
(371) maliconia - [CORREZIONE]
(372) Cfr. n. 1899.
(373) quado - [CORREZIONE]
(374) l'acqua sema di - [CORREZIONE]
(375) di semar la - [CORREZIONE]
(376) Cfr. n. 1903.
(377) Cfr. n. 2096.
(378) VIRGINIA di VINCENZIO LANDUCCI.
(379) Cfr. n. 2088.
(380) Cfr. n. 2088.
(381) eguale a quella di quella che - [CORREZIONE]
(382) Postilla 1. Quando vi siano gli impedimenti, mentre sien sempre gli stessi, seguir il medesimo, ma con quella manco velocit appunto che tolgon gli impedimenti.
(383) Postilla 2. Suppongo che gli impedimenti sien sempre i medesimi, e dico che le svolte non sieno impedimenti.
(384) Postilla 3. Non lo suppongo.
(385) Postilla 4. Se questo m' venuto detto, ho equivocato.
(386) Postilla 5. Come l'acqua  caduta, la velocit  acquistata.
(387) Postilla 6. Ho vista questa pianta disegnata puntualissimamente, e dico che tante svolte non fanno nulla, se per in qualche luogo non son troppo strette.
(388) Postilla 7. Non ragioniamo d'altri impedimenti o accidenti fuor che delle svolte.
(389) Postilla 8. Se le mattonelle staranno immobili, non seguir alcuno ritardamento n perdimento di forza, e faccin quante ribattute si voglino: e se la pratica mostra il contrario, si moveranno le mattonelle; non ch'elle si scommettino, ma si vibreranno in s stesse, come fa la campana alle percosse del battaglio.
(390) Postilla 9. Non trattiamo se non della svolta, che non  inimaginabile.
(391) Postilla X.ma Se l'alzamento sempre crescesse in infinito, sarebbe pur vero che bisognerebbero argini d'altezza infinita. Ma non mi debbo esser lasciato intendere.
(392) Postilla XI. Dove si dice svolta, diciamo ritardamento di velocit, e sar levato ogn'error di parlare.
(393) Postilla 12. Velocit e sezzioni eguali portano acqua eguale, sieno come si vogliono. Un medesimo fiume sbocca per tutto in tempi eguali eguale acqua, e sian le sezioni come si vogliono.
(394) a terra con con il - [CORREZIONE]
(395) Postilla 13. Il medesimo effetto segue con l'allargare un fiume che con l'alzar le sue acque, intendendo non l'allargamento per tutto, ma in qualche luogo particolare, mantenendo il resto nella sua strettezza.
(396) Postilla 14. Qui s'inganna forte V. S.; e vegga bene le dimostrazioni del P. D. Benedetto, che l'acque nel medesimo declive stanno sempre alla medesima altezza, mentre non ecceda la strettezza de'fiumi.
(397) ANDREA ARRIGHETTI possedeva "un podere con casa da signore e da lavoratore nel popolo di S. Miniato al Monte, in luogo detto in Arcetri", ed "un altro podere con casa da signore e da lavoratore nel popolo di S. Lionardo in Arcetri, luogo detto in Arcetri". Cfr. Arch. di Stato in Firenze, Archivio della Decima, S. Maria Novella, Arroti dell'anno 1632, n. 132.
(398) MARIO GUIDUCCI.
(399) anchori - [CORREZIONE]
(400) Cfr. n. 2096.
(401) nella quali lettere - [CORREZIONE]
Cfr. nn.i 2090, 2093.
(402) servit, lo prego - [CORREZIONE]
(403) Cfr. n. 2101, e Vol. XIX, Doc. XXXIX.
(404) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIX.
(405) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIX.
(406) Cfr. l'informazione premessa al n. 1260; e cfr. pure n. 1982 e n. 1997.
(407) malignit dagli ignoranti - [CORREZIONE]
(408) patire dalle cose - [CORREZIONE]
(409) con pi veloci la - [CORREZIONE]
(410) Di stile fiorentino.
(411) Di stile fiorentino.
(412) Di stile fiorentino.
(413) Cfr. nn.i 2065, 2080.
(414) ARTURO D'ELCI.
(415) Le carte alle quali accenna non sono presentemente allegate alla lettera.
(416) Cfr. n. 2091.
(417) ANNA CHIARA BANDINELLI, vedova di MICHELANGELO GALILEI.
(418) Cfr. n. 1815.
(419) Cfr. n. 2045.
(420) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII c).
(421) Cfr. Vol. XIX Doc. XXXIII b).
(422) ALESSANDRO PALLAVICINI
(423) hebbi - [CORREZIONE]
(424) Cfr. n. 2097.
(425) Cfr. n. 2104.
(426) Ecc.mo - [CORREZIONE]
(427) Di stile fiorentino.
(428) Cfr. n. 2112.
(429) Di stile fiorentino.
(430) Cfr. Vol. VII, pag. 26 [Edizione Nazionale].
(431) Cfr. n. 2085.
(432) Cfr. n. 2081.
(433) ella stassa, prendendo - [CORREZIONE]
(434) acci chio io ancora - [CORREZIONE]
(435) GERI BOCCHINERI.
(436) Di stile fiorentino.
(437) Cfr. n. 2115.
(438) Intendi i BOCCHINERI e la famiglia di VINCENZIO GALILEI.
(439) Di stile fiorentino.
(440) Cfr. n. 2115.
(441) Cfr. n. 2116.
(442) Cfr. n. 2113.
(443) Di stile fiorentino.
(444) VIRGINIA di VINCENZIO LANDUCCI.
(445) Di stile fiorentino.
(446) Cfr. n. 2119.
(447) Di stile fiorentino.
(448) Di stile fiorentino.
(449) mi ordiana - [CORREZIONE]
(450) Di stile fiorentino.
(451) Cfr. n. 2117.
(452) Cfr. n. 2073.
(453) Cfr. n. 2122.
(454) Di stile fiorentino.
(455) Cfr. n. 2114.
(456) Non  pervenuta insino a noi.
(457) FRANCESCO PALEOTTI.
(458) IODOCO HONDIUS (VAN HONDT).
(459) Cfr. n. 2112.
(460) Intendi, la Lettera a RAFFAELLO STACCOLI: cfr. n. 2104.
(461) Intendi, ab Incarnatione.
(462) la retta lina - [CORREZIONE]
(463) spirarale - [CORREZIONE]
(464) Cfr. n. 2078.
(465) Non  presentemente allegato alla lettera.
(466) Di stile fiorentino.
(467) Cfr. n. 2123.
(468) Cfr. n. 2121 e l'informazione ad esso premessa.
(469) Cfr. n. 2121.
(470) Cfr. n. 2121.
(471) Cfr. n. 2130.
(472) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 1).
(473) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 2).
(474) Cfr. n. 2111.
(475) LODOVICO LUDOVISI.
(476) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, b).
(477) GIOVANNI CIAMPOLI.
(478) SFORZA PALLAVICINO.
(479) RAFFAELLO VISCONTI.
(480) GERI BOCCHINERI.
(481) Cfr. n. 2070.
(482) Cfr. n. 2131.
(483) Cfr. n. 2130.
(484) La presente di GALILEO  scritta a tergo della lettera dello STACCOLI, alla quale risponde: cfr. n. 2134.
(485) Cfr n. 2131
(486) Cfr. nn.i 2121, 2130.
(487) Cfr. n. 2125.
(488) Cfr. n. 2140.
(489) Cfr. nn.i 1970, 2087.
(490) Cfr. nn.i 2104, 2139.
(491) Amore prigioniero in Delo. Torneo fatto da'Signori Academici Torbidi in Bologna li XX di Marzo M.DC.XXVIII. Dedicato all'Altezza Sereniss.ma di Ferdinando II, Gran Duca di Toscana. In Bologna, per gli Heredi di V. Benacci. La lettera dedicatoria  firmata: GIACINTO LODI. Cfr. n. 2139.
(492) Cfr. n. 2124.
(493) Questa polizza non era allegata alla lettera nella Busta della Biblioteca BONCOMPAGNI.
(494) FRANCESCO PALEOTTI.
(495) Cfr. n. 2111.
(496) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXI, d). lin. 301-312 [Edizione Nazionale].
(497) Cfr. Vol. VI, pag. 649-650 [Edizione Nazionale].
(498) udito lauda le - [CORREZIONE]
(499) maravier - [CORREZIONE]
(500) Cfr. n. 2070 e n. 2133.
(501) ROBERTO DUDLEY.
(502) Cfr. n. 2148.
(503) Cfr. n. 2141.
(504) Cfr. n. 2132.
(505) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 1).
(506) GIOVANNI CIAMPOLI.
(507) Cfr. n. 2132.
(508) Cfr. n. 2147.
(509) Cfr. n. 2141.
(510) Questa licenza, concessa dal Governo Granducale, , in data 19 aprile 1631, a car. 48t. del Libro 23 di licenze di possessi dell'Auditore del R. Diritto, nell'Arch. di Stato in Firenze. Cfr. Nuovi Studi Galileiani per ANTONIO FAVARO (Memorie del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, vol. XXIV). Venezia, Tipografia Antonelli, 1891, pag. 362.
(511) Cfr. n. 2149.
(512) GIACINTO STEFANI.
(513) venione - [CORREZIONE]
(514) Cfr. n. 876.
(515) Ad Divum Petrum Apostolorum Principem triumphantem. Atheismus triumphatus, seu Reductio ad religionem per scientiarum veritates. F THOMAE CAMPANELLAE Stylensis, Ordinis Praedicatorum. Contra Antichristianismum Achitophellisticum ecc, Romae, apud haeredem Bartholomaei Zannetti. M.DC.XXXI.
(516) Cfr. n. 2150.
(517) Cfr. n. 2154.
(518) Cfr. n. 2156.
(519) Cfr. n. 2110.
(520) Cfr. n. 2156.
(521) Cfr. n. 2151.
(522) Cfr. n. 2156. La lettera di NICCOL RICCARDI, spedita il 27 aprile da FRANCESCO NICCOLINI ad ANDREA CIOLI (cfr. n. 2160),  veramente dei 25 aprile; ma il 5 della data  nell'autografo di tal forma, che ben pot prestarsi ad esser letto per 8.
(523) Conte ORSO D'ELCI.
(524) GIACINTO STEFANI.
(525) RAFFAELLO VISCONTI.
(526) Cfr. n. 2062.
(527) Cfr. n. 2061.
(528) Cfr. n. 2082.
(529) Di pugno di GALILEO qui di contro, nel margine,  scritto: "Questo  Mess. Curzio Sportelli".
(530) et alte mie - [CORREZIONE]
(531) Cfr. n. 2139.
(532) Cfr. n. 1970.
(533) GIOVANNI RONCONI.
(534) un poco indispoto, et - [CORREZIONE]
(535) la sua indispozione - [CORREZIONE]
(536) morto in Padre - [CORREZIONE]
(537) Cfr. n. 2125.
(538) Cfr. il. 2171.
(539) Cfr. n. 2165.
(540) GIOVANNI BATTISTA RINUCCINI, Arcivescovo di Fermo, fu nominato dal Granduca FERDINANDO II all'Arcivescovato di Firenze dopo la morte di COSIMO BARDI, seguita il 18 aprile 1631, ma non accett.
(541) Cfr. Vol. VI, pag. 627-647 [Edizione Nazionale].
(542) Cfr. Vol. VI, pag. 627, lin. 23 - pag. 628, lin. 2 [Edizione Nazionale].
(543) Cfr. n. 2150.
(544) Bibl. Vat. Cod. Barb. lat. 6461, car. 104-105.
(545) A car 156 e 162 della Filza 2266 del Magistrato dei Nove, nell'Arch. di Stato in Firenze, sono due documenti i quali concernono la vacanza della Cancelleria di Fucecchio; ma in nessuno di essi  fatta menzione di VINCENZIO GALILEI.
(546) le grazia - [CORREZIONE]
(547) Cfr. n. 2130. Cfr. pure n. 2136.
(548) Cfr. n. 2174.
(549) Cfr. nn.i 2171, 2172.
(550) Cfr. n. 2170.
(551) Cfr. n. 2167.
(552) Cfr. n. 2125.
(553) Cfr. n. 2124.
(554) Cfr. n. 1970.
(555) Cfr. n. 2180.
(556) Cfr. n. 2158.
(557) ANTONIO di CARLO BARBERINI.
(558) Cfr. n. 2184.
(559) Cfr. n. 2150.
(560) LORENZO RECHIEDEI.
(561) Cfr. nn.i 1896, 1897, 1898, 1901.
(562) La hystoria natural y general de las Indias, yslas y tierra firme del mar oceano, escripta por el Capitan GONALO HERNANDEZ DE OVIEDO Y VALDES, ecc. Salamanca, Juan de Junta, 1547.
(563) La copia di questo capitolo non  presentemente allegata alla lettera.
(564) Cfr. n. 2181.
(565) tale occasio - [CORREZIONE]
(566) Cfr. nn.i 2167, 2181, 2187.
(567) in pensiono che - [CORREZIONE]
(568) Cfr. nn.i 2184, 2185.
(569) ERYCI PUTEANI De longitudinum diorthosi, a Michaele Florentio Langreno, Mathematico Regio, anno M.D.C.XXVIII Bruxellae inventa, ad Saxonem a Finia V. N. Regi Catholico in Conc.: Status et Arcano a secretis. Epistola. Senza note di stampa: la lettera per porta la data: "Lovanii, in Arce, IV. Kal. Maii MDC.XXXI".
(570) MICHELE FIORENZO VAN LANGREN.
(571) FRANCESCO BARBERINI.
(572) al S.r Cottumio - [CORREZIONE]
GIOVANNI COTTUNIO.
(573) alla quale nella filosofia - [CORREZIONE]
(574) Cfr. n. 2188.
(575) ERCOLE BOTTRIGARI.
(576) CARLO ANTONIO MANZINI.
(577) MARIO GUIDUCCI.
(578) Cfr. nn.i 2140; 2181
(579) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 20), lin. 157-224 [Edizione Nazionale].
(580) Cfr. n. 2189.
(581) GIOVAN FRANCESCO dei Conti GUIDI DI BAGNO.
(582) Cfr. nn.i 2174, 2179.
(583) Cfr. n. 2192.
(584) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 20), lin. 124-130 [Edizione Nazionale].
(585) Cfr. n. 2184.
(586) DINO PERI.
(587) Cfr. n. 2198.
(588) troppe: ra lingrazio per - [CORREZIONE]
(589) Cfr. n. 2042.
(590) ISABELLA SALVIATI vedova di FEDERICO CESI.
(591) GIOVANNI CESI.
(592) Cfr. n. 584.
(593) FRANCESCO BARBERINI.
(594) SFORZA PALLAVICINO.
(595) Ode di Pindaro, antichissimo poeta e principe de'greci lirici, cio Olimpie, Pithie et Nemee, Istmie. Tradotte in parafrasi et in rima toscana da ALESSANDRO ADIMARI e dichiarate dal medesimo ecc. All'Eminentiss.o Reverendiss. Sig. il Sig. Card. Francesco Barberini, nipote di N. S. Papa Urbano VIII. In Pisa, nella stamperia di Francesco Tanagli. M.DC.XXXI.
(596) Cfr. n. 1970.
(597) persona mio - [CORREZIONE]
(598) Cfr. n. 2190.
(599) CLAUDIO ACHILLINI.
(600) Cfr. n. 2190.
(601) Cfr. n. 876.
(602) ROBERTO GALILEI.
(603) Cfr. n. 2127.
(604) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, b).
(605) Cfr. n. 2184.
(606) Cfr. n. 876.
(607) Cfr. n. 1471.
(608) hanno fiutatata - [CORREZIONE]
(609) Cfr. n. 2185.
(610) SEBASTIANO VENIER.
(611) Cfr. n. 2064.
(612) NICCOL AGGIUNTI.
(613) CRISTOFORO SCHEINER.
(614) PAOLO SARPI.
(615) Cfr. n. 876.
(616) Cfr. nn.i 2190, 2205.
(617) Cfr. n. 1972.
(618) in notia che - [CORREZIONE]
(619) epicicolo - [CORREZIONE]
(620) GIORGIO PEURBACH.
(621) ante et posto meridiano - [CORREZIONE]
(622) Gnomonices libri octo, in quibus non solum horologiorum solarium, sed aliarum quoque rerum, quae ex gnomonis umbra cognosci possunt, descriptiones geometrice demonstrantur. Auctore CHRISTOPHORO CLAVIO. Bambergensi, Societatis Iesu. Romae, apud Franciscum Zanettum, MDLXXXI.
(623) Cfr. n.2125.
(624) Cfr. n. 2104.
(625) Cfr. Vol. VI, pag. 652, lin. 33 [Edizione Nazionale].
(626) Cfr. Vol. VI, pag. 653, lin. 9-11 [Edizione Nazionale].
(627) Cfr. Vol. VI, pag. 653, lin. 14-16 [Edizione Nazionale].
(628) GIO. BATTISTA ARICI.
(629) al Ser.me - [CORREZIONE]
(630) Cfr. n. 1970.
(631) Cfr. n. 2187.
(632) Cfr. n. 876.
(633) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, c, 1, alfa).
(634) Accanto all'indirizzo si legge quest'appunto di mano di GALILEO:
"Mercato.
"Spetiale della Madonna".
(635) Cfr. nn.i 2154, 2159.
(636) GERI BOCCHINERI.
(637) ANNA MARIA VAIANI.
(638) Cfr. n. 2215.
(639) Cfr. nn.i 2205, 2214.
(640) Cfr. n. 1970.
(641) Cfr. n. 876.
(642) evacuessero - [CORREZIONE]
(643) Cfr. n. 2214.
(644) TOMMASO DI LAVAGNA.
(645) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIV, b).
(646) ANNA CHIARA BANDINELLI, vedova di MICHELANGELO GALILEI.
(647) Cfr. n. 2110.
(648) Cfr. n. 2219.
(649) Cfr. n. 2219.
(650) onerevolezza - [CORREZIONE]
(651) Cfr. Vol. VII, pag. 487, lin. 20-26 [Edizione Nazionale].
(652) Cfr. n. 2228.
(653) Qui termina il recto; con la lin. 22 comincia, mutilato, il tergo.
(654) GIACOMO JAUFFRED.
(655) GIOVANNI FABER.
(656) ISABELLA SALVIATI, vedova di FEDERICO CESI.
(657) Cfr n. 2203.
(658) GUGLIELMO GILBERT.
(659) Il periodo che comincia Dogmatis huius fu cos cambiato nella ristampa: Dogmatis huius examen subiturus forte quispiam a terrarum hac mole magnetis vires et naturam amoliretur, quod ferramenta, quae per incuriam saepe iacent in solo prostrata, nullis viribus excitentur (sic), cum magnes exiguus obiectam acum illico rapiat, suum in illam ingenium infusurus: pulchrum sane et efficax argumentum, si monstratum prius esset quod cum Philosopho palam omnes inficianfur. - [CORREZIONE]
(660) Intende (cfr. n. 2226), alcune copie del foglio volante che contiene la lettera latina, da noi riprodotta sotto il n. 2224; le quali copie per non sono oggi allegate alla presente.
(661) GIACOMO JAUFFRED.
(662) GIOVANNI COTTUNIO.
(663) Cfr. nn.i 2224, 2225.
(664) le sodisfazio che - [CORREZIONE]
(665) FULGENZIO MICANZIO.
(666) Del mondo grande, libri cinque ecc. Opera ecc. composta dal Reverendo Padre D. COSTANTINO DE NOTARI, Nolano, Abbate della Congregatione Cassinense ecc. In Venetia, per Evangelista Deuchino, M.DCXVII. Lib. III, cap. V, pag. 175.
(667) Cfr. nn.i 2224, 2225.
(668) Cfr. n. 2224, lin. 68-75, nel testo e nelle varianti. L'esemplare della ristampa, inviato dal MARSILI a GALILEO con la presente, venne indebitamente allegato, nell'ordinamento dei Mss. Galileiani, ad altra del JAUFFRED a GALILEO del 26 marzo 1632, ed  oggi a car. 27 del T. X, della P. I. Cfr. l'informazione premessa allo stesso n. 2224, ed il n. 2253.
(669) ANTONIO SANTACROCE.
(670) LANFRANCO FURIETTI.
(671) GIACOMO JAUFFRED.
(672) SFORZA PALLAVICINO.
(673) Cfr. n. 2227.
(674) Comm. Fra AINOLFO DE'BARDI.
(675) VINCENZIO GALILEI.
(676) ANDREA MOROSINI.
(677) Cfr. n. 876.
(678) MATTIAS e FRANCESCO DE'MEDICI.
(679) GIOVANNI RONCONI.
(680) IOH. KEPPLERI, Mathematici olim Imperatoris, Somnium, seu Opus posthumum de astronomia lunari, divulgatum a M. LUDOVICO KEPPLERO filio, ecc. Impressum partim Sagani Silesiorum, absolutum Francofurti, sumptibus haeredum authoris, anno MDCXXXIV.
(681) GIACOMO BARTSCH.
(682) Cfr. n. 2223.
(683) Cfr. n. 2228.
(684) Cfr. n. 2228.
(685) Di stile fiorentino.
(686) ne vine - [CORREZIONE]
(687) Di stile fiorentino.
(688) ANTONIO SANTACROCE.
(689) Cfr. n. 1970.
(690) Cfr. n. 2235.
(691) Cfr. n. 2225.
(692) SFORZA PALLAVICINO.
(693) GIORGIO PALLAVICINO.
(694) ELIA DIODATI.
(695) NICCOL FABRI DI PEIRESC.
(696) GIO. BATTISTA ARICI: cfr. n. 2229.
(697) CRISTOFORO SCHEINER.
(698) PHILIPPI LANSBERGII Commentationes in motum terrae diurnum et annuum et in verum adspectabilis caeli typum, ecc. Middelburgi, apud Zachariam Romanum, M.DC.XXX.
(699) Di stile fiorentino.
(700) CARLO DI LORENA.
(701) Di stile fiorentino.
(702) GIOVANNI MOREAU.
(703) GABRIELE NAUD.
(704) Cfr. n. 2245.
(705) Nell'Archivio Marsigli sono due altre lettere del LANDINI "Alla Ill.ma Sig.a Elena Baladino ne'Marsili" vedova di CESARE, dei 24 settembre 1633 e 10 febbraio 1633 (di stile fiorentino), con le quali reclama il pagamento di queste copie dei Dialoghi, di cui non era stato peranco sodisfatto.
(706) Di stile fiorentino.
(707) Mercurius in sole visus et Venus invisa Parisiis anno 1631, pro voto et admonitione Kepleri, Authore PETRO GASSENDO ecc. Parisiis, sumptibus Sebastiani Cramoisy, ecc. M.DC.XXXII.
(708) Cfr. Vol. VII, pag. 549 [Edizione Nazionale].
(709) Cfr. Vol. VII, pag. 487, lin. 20-26 [Edizione Nazionale].
(710) Abbiamo fatto inutilmente lunghe e molteplici indagini per venire a cognizione delle scritture a cui qui si accenna. Cfr. Serie undecima di Scampoli Galileiani raccolti da ANTONIO FAVARO (Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Vol. XII), Padova, tip. G. B. Pandi, 1896, pag. 49.
(711) Cfr. n. 2249.
(712) Cfr. nn.i 2247, 2249.
(713) Di stile fiorentino.
(714) Cfr. n. 1970.
(715) Alla lettera  allegato (car. 203a) un polizzino, nel quale si ha, d'altra mano, l'enunciato, in latino, di questo stesso problema.
(716) Cfr. nn.i 2112, 2126.
(717) fatto le fese sar - [CORREZIONE]
(718) Di stile fiorentino.
(719) IACOBI GAUFRIDI Epistola ad Illustriss. et Reverendiss. Abbatem Claudium Fliseum de raptu Helenae, a Guidone Rheno depicto. Bononiae, apud Clementem Ferronium, 1632.
IACOBI GAUFRIDI Apologia pro philautia Naturae, habita in Academia Noctis. Bononiae, typis Clementis Ferronii, MDCXXXII.
(720) Cfr. n. 2203.
(721) Cfr. n. 2254.
(722) PIETRO NICCOLINI.
(723) ROBERTO GALILEI.
(724) Cfr. n. 2248.
(725) Cfr. n. 2243.
(726) LIBERTI FROMONDI, in Academia Lovaniensi S. Th. Doct. et Prof. ord., Ant-Aristarchus, sive Orbis-terrae immobilis. Liber unicus. In quo decretum S. Congregationis S. R. E. Cardinalium, an. M.DC.XVI adversus Pythagorico-Copernicanos editum, defenditur. Antverpiae, ex officina Plantiniana Balthasaris Moreti, M. DC. XXXI.
(727) Cfr. n. 2249.
(728) BONAVENTURA CAVALIERI.
(729) FAMIANO MICHELINI: cfr. n. 1960.
(730) Cfr. Vol. VII, pag. 483 [Edizione Nazionale].
(731) Arte de navegar, en que se contienen todas las reglas, declaraciones, secretos y avisos que a la buena navegacion son necessarios y se deue saber, hecha por el maestro PEDRO DE MEDINA, ecc. Alla fine della carta 118a, che  l'ultima, si legge: "A gloria de Dios Nuestro Seor, provecho y utilidad de la navegacion, fenesce el presente libro llamado Arte de navegar, hecho y ordenado por el maestro PEDRO DE MEDINA, vezino de Sevilla. Fue visto y aprovado en la insigne casa della Contractacion de las Indias, por el Piloto mayor y cosmographo de su Magestad. Y assimesmo fue mandado ver y examinar por el Consejo Real de su Magestad, en la noble villa de Valladolid, estando en ella el Principe nuestro seor, y su Real Corte. Imprimiose en la dicha villa, en casa de Francisco Fernandez de Cordova impressor, junto a las escuelas majores. Acabose primero dia del mes de Octubre. Ao del nascimiento de Nuestro Seor Iesu Christo de mil y quinientos y quarenta y cinco aos."
(732) Instruction nouvelle des poincts plus excellents et necessaires touchant l'art de naviguer. Contenant plusieurs reigles, pratiques, enseignemens et instrumens tresidoines  tous pilotes, maistres de navire et autres qui iournellement hantent la mer. Ensemble un moyen facil, certain et tresseur pour naviguer Est et Ost, lequel iusques  present a est incognu a tous pilotes. Nouvellement practiqu et compos en langue thioise par MICHIEL COIGNET, natif d'Anvers, ecc. A Anvers, chez Henry Hendrix,  l'enseigne de la fleur de Lis, avec privilege Royal, 1581.
(733) Teerste Deel Vande Spieghel der Zeevaerdt. Speculum nauticum super navigatione maris occidentalis confectum, continens omnes oras maritimas Galliae, Hispaniae et praecipuarum partium Angliae, in diversis mappis maritimis comprehensum, una cum usu et interpretatione earundem, accurata diligentia concinnatum et elaboratum per LUCAM IOANNIS AURIGARIUM, ecc. Lugduni Batavorum, excudebat typis Plantinianis Franciscus Raphelengius pro Luca Iansenio Aurigario, MDLXXXVI.
Pars altera Speculi marini, integram cum borealis, tum orientalis Oceani navigationem, nimirum a Freto Anglicano in Viburgum et Narvam, tabulis diversis complectens, et earum usu decorata, auctore LUCA AURIGARIO, ecc. Lugduni Batavorum, excudebat typis Plantinianis Franciscus Raphelengius pro Luca Iansenio Aurigario, MDLXXXVI.
(734) De feriis altricis animae nemeseticae disputationes, in quibus encyclopediae, medicinae, philosophiae, celsiorisque sapientiae praesidio propulsantur ab olim culto mirabili mortalium ieiunio vulgatae recens oppugnationes Asitiastis de Castro. Autore FORTUNIO LICETO Genuense ecc. Patavii, typis Variscianis, M.DC.XXXI.
(735) Allude a STEFANO RODRIGUEZ DE CASTRO: cfr. De feriis ecc., pag. 3 e seg.
(736) Cfr. n. 1545.
(737) Cfr. n. 460.
(738) quelle grate - [CORREZIONE]
(739) Cfr. n. 2257.
(740) Cfr. n. 2251.
(741) Cfr. n. 2109.
(742) Non  presentemente allegata alla lettera.
(743) SEBASTIANO VENIER.
(744) Cfr. Vol. VII, pag. 30 [Edizione Nazionale].
(745) Cfr Vol. VII, pag. 259, lin. 2 [Edizione Nazionale].
(746) GIOVANNI CIAMPOLI.
(747) Intendi, della disgrazia nella quale il CIAMPOLI era caduto presso il Pontefice: cfr. A. FAVARO, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei. VII. Giovanni Ciampoli (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LXII. Parte seconda, pag. 119-127). Venezia, tip. Ferrari, 1903.
(748) Cfr. n. 2243.
(749) Cfr. nn.i 1970, 2251.
(750) Cfr. n. 1970.
(751) ARCHIMEDUS PANTA SOZOMENA ARCHIMEDIS Opera quae extant, novis demonstrationibus commentariisque illustrata per DAVIDEM RIVALTUM a Flurantia, ecc. Parisiis, apud Claudium Morellium, 1615.
(752) Cfr. n. 2256.
(753) Intendi, il Dialogo dei Massimi Sistemi.
(754) Cfr. nn.i 2256, 2271.
(755) Cfr. n. 2243.
(756) Cfr. n. 2139.
(757) GIACOMO JAUFFRED.
(758) Cfr. n. 2271.
(759) Cfr. n. 2269.
(760) LORENZO DE'MEDICI.
(761) Cfr n. 2269.
(762) GABRIELE NAUD.
(763) RAFFAELLO MAGIOTTI.
(764) VINCENZIO RENIERI.
(765) FRANCESCO BARBERINI.
(766) ISABELLA SALVIATI, vedova di FEDERICO CESI.
(767) Cfr. n. 584.
(768) Cfr. n. 2267.
(769) ALFONSO ANTONINI.
(770) Cfr. nn.i 1838, 1840.
(771) MICHELANGELO GALILEI.
(772) Cfr. n. 1857.
(773) FILIPPO MAGALOTTI.
(774) Cfr. n. 460.
(775) da'tropicici - [CORREZIONE]
(776) Cfr. n. 460.
(777) Intendi, CRISTOFORO SCHEINER.
(778) Cfr. n. 876.
(779) LODOVICO SERRISTORI.
(780) TADDEO BARBERINI.
(781) Cfr. Vol. VII, pag. 25 [Edizione Nazionale].
(782) Compendio d'avvertimenti per preservazione e curazione della peste del Signor STEFANO RODRIGUEZ DI CASTRO, Portughese, Lettore in Pisa e Consultore dell'Illustriss. Magistr. della Sanit di Firenze. Al Serenissimo Principe Don Lorenzo di Toscana. In Firenze, per Gio. Batista Landini, 1630.
(783) Per verit, nel frontespizio dell'opera della quale abbiamo superiormente riprodotto il titolo,  la impresa del LANDINI, eguale a quella che si vede nel frontespizio del Dialogo dei Massimi Sistemi.
(784) De'discorsi politici e militari libri tre, scielti fra gravissimi scrittori da AMADIO NIECOLLUCCI Toscano. Consacrati al Clarissimo Sig.re il Signor Agostino Dolce, Segretario dell'Eccelso Conseglio di Dieci. In Venetia, MDCXXX, presso Marco Ginammi.
(785) NICCOL MACHIAVELLI.
(786) PIETRO CONTARINI.
(787) ALFONSO ANTONINI.
(788) Cfr. n. 2304.
(789) SCIPIONE CHIARAMONTI.
(790) Cfr. n. 2287.
(791) Don GASPARE DE GUZMAN, Conte d'OLIVAREZ, Duca di SAN LUCAR.
(792) credere che che questo - [CORREZIONE]
(793) fa intanza - [CORREZIONE]
(794) Cfr. nn.i 1970, 2271.
(795) Cfr. n. 2275.
(796) Cfr. n. 1970.
(797) Cfr. n. 2285.
(798) Cfr. n. 2285
(799) Cfr. Vol. V, pag. 309-348 [Edizione Nazionale].
(800) Cfr. n. 2297.
(801) Cfr. n. 2296.
(802) GIO. BATTISTA MORIN e LIBERTO FROIDMONT: cfr. nn.i 2248, 2256.
(803) Cfr. n. 2165.
(804) MARIANO ALIDOSI.
(805) Abbiamo cercato inutilmente sotto questa data la lettera a cui qui si accenna. Crediamo per di non andar lungi dal vero, pensando che la lettera spedita a Roma sotto il 30 agosto altro non fosse se non quella a cui nella minuta fu apposta la data de'24. Cfr. n. 2293.
(806) Cfr. n. 2298.
(807) MARIANO ALIDOSI.
(808) un tratto dello - [CORREZIONE]
(809) Cfr. nn.i 2271, 2295.
(810) significato il il suo - [CORREZIONE]
(811) BENEDETTO CASTELLI.
(812) Cfr. n. 2277.
(813) Cfr. n. 2298.
(814) Cfr. n. 2289.
(815) AGOSTINO OREGIO. Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 35).
(816) MELCHIORRE INCHOFER. Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 36).
(817) MARCO ANTONIO PADAVIN.
(818) Cfr. n. 2286.
(819) Cfr. Doc. XXXIII, c, 1).
(820) GUIDO BENTIVOGLIO.
(821) FABRIZIO VEROSPI.
(822) FRANCESCO ALCIATO.
(823) Cfr. n. 2271.
(824) Cfr. n. 1970.
(825) che se se le cose - [CORREZIONE]
(826) Cfr. vol. XIX, Doc. XXIV, a, 8), e Doc. XXIV, b, 21).
d'ordine... esaminare; questo tratto fu sostituito in margine alle seguenti parole, che, della stessa mano, leggonsi cancellate: li dica che si contenti di essere in Roma per.... e che a ci l'esorti, rapresentandogli che con la sua presenza haverebbe riparato a molte cose, e data e ricevuta sodisfatione; se egli prometter di farlo, non proceda pi oltre; ma se per aventura, o ricusasse di voler venire, o lo difficoltasse, che il Padre habbi pronto col il notaro, che li facci precetto di presentarsi in Roma nel sudetto tempo. - [CORREZIONE]
(827) FRANCESCO BARBERINI.
(828) Cfr. nn.i 2311, 2312.
(829) Cfr. n. 2305.
(830) SCIPIONE BORGHESE.
(831) Cfr. n. 2301.
(832) VINCENZO MACULANO.
(833) GIOVANNI CIAMPOLI.
(834) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, a, 8); e XXIV, b, 21, 22, 23 alfa e beta).
(835) Cfr. n. 2304.
(836) FRANCESCO e BENEDETTO GALILEI.
(837) MARC'ANTONIO CELESTE.
(838) Cfr. n. 2318.
(839) Cfr. n. 2318.
(840) Questo  uno dei documenti che mancano nel volume Vaticano dei Processi. Cfr. n. 2325, e cfr. ANTONIO FAVARO, I documenti del Processo di Galileo (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LXI, Parte Seconda, pag. 799-804). Venezia, officine grafiche di G. Ferrari, 1902.
(841) Tra santit di vita e pronunziato si legge, cancellato; Ma io per hora tacer il detto. - [CORREZIONE]
(842) Cfr. n. 2324.
(843) Cfr. n. 2307.
(844) Cfr. n. 2316.
(845) SCIPIONE CHIARAMONTI.
(846) Difesa di SCIPIONE CHIARAMONTI da Cesena al suo Antiticone e Libro delle tre nuove stelle, dall'oppositioni dell'Autore de'due Massimi Sistemi, Tolemaico e Copernicano. Nella quale si sostiene che la nuova stella del 72 non fu celeste; si difende Arist. ne'suoi principali dogmi del cielo; si rifiutano i principii della nuova filosofia e l'addotto in difesa e prova del sistema Copernicano. All'Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Francesco Barberini. In Firenze, appresso il Landini, M.DC.XXXIII.
(847) Cfr. n. 2324.
(848) Cfr. n. 2318.
(849) Cfr. n. 2324.
(850) Cfr. n. 2316.
(851) Cfr. n. 2327.
(852) Non  presentemente allegato.
(853) Cfr. n. 2309.
(854) Cfr. n. 1545.
(855) Cfr. n. 2289.
(856) Cfr. n. 2294.
(857) Cfr. n.2269.
(858) Cfr. n. 2319.
(859) SEBASTIANO VENIER.
(860) FRANCESCO e BENEDETTO GALILEI.
(861) Cfr. n. 2324.
(862) Cfr. nn.i 2324, 2333.
(863) Cfr. n. 2324.
(864) Cfr. n. 2324.
(865) Cfr. n. 2332.
(866) Cfr. n. 2324.
(867) Cfr. n. 2336.
(868) ELIA DIODATI.
(869) Cfr. Vol. VII, pag. 83, lin. 27 e seg. [Edizione Nazionale].
(870) Cfr. n. 2248.
(871) MARINO MERSENNE.
(872) GIO. BATTISTA MORIN.
(873) ROBERTO GALILEI.
(874) NICCOL SACCHETTI.
(875) Cfr. n. 2329. La copia non  oggi allegata alla presente.
(876) Cfr. n. 2324.
(877) Cfr. nn.i 2329, 2341.
(878) MARZIO GINETTI.
(879) Cfr. n. 2342.
(880) MARZIO GINETTI.
(881) ALESSANDRO BOCCABELLA.
(882) Cfr. n. 2324.
(883) ALESSANDRO BOCCABELLA.
(884) Cfr. n. 2348.
(885) Il resto della lettera concerne altri negozi.
(886) n quali si si siano - [CORREZIONE]
(887) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, c, 2, 3).
(888) Cfr. n. 2851.
(889) PAOLO GIORDANO ORSINI.
(890) GIANGIORGIO CESARINI.
(891) revirisca - [CORREZIONE]
(892) Cfr. n. 2352.
(893) Cfr. n. 2358.
(894) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, c, 1, beta) [Edizione Nazionale].
(895) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, c. 2) [Edizione Nazionale].
(896) Cfr. Vol. V, pag. 309-348 [Edizione Nazionale].
(897) devo cominiare con - [CORREZIONE]
(898) stima signolare - [CORREZIONE]
(899) Cfr. n. 2343.
(900) Cfr. n. 2355.
(901) Cfr n. 2307.
(902) Cfr. n. 2271.
(903) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, a, 11) e b, 26) [Edizione Nazionale]
(904) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXX, a), lin. 96-99 [Edizione Nazionale]
(905) Cfr. n. 2363.
(906) Cfr. n. 2271.
(907) pi che che lei - [CORREZIONE]
(908) legitama scusa - [CORREZIONE]
(909) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 27, beta) [Edizione Nazionale].
(910) Cfr. n. 2373.
(911) Cfr. nn.i 2271, 2300.
(912) il calcorare - [CORREZIONE]



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