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LE OPERE

DI

GALILEO GALILEI.

VOLUME TREDICESIMO.

FIRENZE
G. BARBRA EDITORE

1966

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

SOTTO L'ALTO PATRONATO

DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

GIUSEPPE SARAGAT

PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE
IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO
COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO
CONSULTORI: V. CERRUTI - G. GOVI - G. V. SCHIAPARELLI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI
1890 - 1909


LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE
FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII
DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE
DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI
E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE


DIRETTORE: GIORGIO ABETTI
COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI
CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI - ENRICO FERMI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI
1929 - 1939

Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale
 promossa
dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative
del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei
1964

CARTEGGIO.

1620-1628




1433.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 4 gennaio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, c. 101. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Veramente non posso negare che non mi sia duro lo star non solo molte settimane, ma anco molti mesi, senza haver lettere di V. S.; e se ben mi quieta il rispetto della sua sanit, la quale pi d'ogn'altra cosa mi preme, tuttavia mi resta lo scrupolo d'una curiosa intercettione di qualche bello, o, per dir meglio, maligno, spirto, che avvenga alle lettere d'ambidoi. Scrissi, et a lungo, tempo fa; n dopo ho ricevuta risposta o altro. V. S., capitandole questa, potr e darmi nova di s e accennarmi quanto le occorrer in questo particolare, acci possa esser pi sicuro e quieto nel'inviamento delle lettere.
Intanto io me la passo qui assai bene e quietamente, Dio gratia, con la mia famiglia, e nelle contemplationi e scritti mi vado esercitando al meglio che posso. Circa la risposta nella materia della cometa, conforme al debito mio e quello mi par che ricerchi l'occasione, ho posto gi il mio senso. Il S.r Colonna e S.r Stelluti(1) concordano meco; credo l'istesso de'S.ri compagni assenti: per star a V. S. il giudicare molto meglio, e aspettar sentirne presto. Le conceda N. S. Dio felicissimo l'anno nuovo con altri moltissimi appresso, come io glieli desidero e prego, e baciando a V. S. le mani di tutto core.

D'Acquasparta, li 4 di Genn.o 1620.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1434..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 gennaio 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 155. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

Hormai sar tanta la mia contumacia, che non si potr scusare. Ben io so questo, che il silentio non mi ha fatto punto diminuire la reverenza e l'affetto tanto antico verso di V. S. Ecc.ma; et io dovrei, per informarla di qualcosa a mia discolpa, esser prolisso in scriverle: ma perch non sar con frutto ma con noia sua, me la passo con augurarle il bon Capo d'anno e un felice successo di molti seguenti.
Per alcuni affari questo anno io l'ho consumato quasi tutto fuori di Roma, et al ritorno ho sentito tra'letterati andar a torno una controversia di studio tra il S.r Mario Guiducci, et sotto suo nome di V. S., et il P. Horatio Grassi, lettore nel Collegio Romano. A dir la verit, io ho dato una corsa al libro, ma non con quell'agio che ricerca l'opera, e questo per mie occupationi pi che ordinarie. Credo che non cesser la curiosit quivi, ma che vi sia il campo libero in molte cose di mostrar allo studioso il frutto di molte fatiche; e se bene haverei gran voglia di alcune altre sue inventioni, in materia del moto e di altre dottrine, vederle in luce, aspetto mi faccia gratia dirmi in che lascier vedere l'utilit del suo esquisito valore, e se in qualche modo del Sistema(2) ne goder la futura et. Le raccordo che il tempo non solo passa, ma ne porta seco; et il rimedio di questa fragilit  il lasciarsi da insigni ingegni insigni opere.
 venuto qua il S.r Paolo Santini, mio parente; e per haver tenuto servit con V. S. Ecc.ma, mi ha anco fatto conoscere maggiormente il mio debito con lei. Le fa reverenza, com'io faccio con tutto l'affetto. E perch non mi pareva di haver stato in Congregazione amovibile(3), feci passaggio in religione di Somascha qua a Monte Citorio, quale se bene ha molte case, massime in Lombardia, io penso stantiar qua, ove ancora vengono la pi parte de'nostri libri, che potr recuperare. Me le offerisco quel devoto servo di sempre e le b. le mani con particolar affetto. Il Signore le conceda compita felicit.

Di Roma, a'10 Gennaio 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Dev.mo in Christo
D. Antonio Santini, C. R. S.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1435..

GALILEO a FORTUNIO LICETI [in Padova].
Firenze, 11 gennaio 1620.

Riproduciamo il seguente capitolo di lettera dall'opera: De novis astris et cometis libb. VI, in quibus elementarium caelestiumque stellarum recentium, tum sine coma tum crinitarum, in alto micantium affectiones primum adducuntur, ecc.: autor FORTUNIUS LICETUS, ecc. Venetiis, apud Io. Guerilium, MDCXXIII, pag. 194. - Si pu tener per certo che la lettera sia stata scritta da GALILEO in italiano, e fatta poscia latina dal LICETI.

Perillustri ac Excellentiss. Fortunio Liceto, Patavinae Scholae
Philosopho, Galileus Galileus S. D.

Stellae laterales Saturni, eorum quae praedicere ausus fui, id effecerunt quod ego assertive affirmavi; sed non tamen alia peculiaria, quae ego dubitative coniecturaliterque scripsi: nempe redierunt tempore a me praedicto; sed postea non amplius delituerunt, et semper visae sunt et videntur etiam, et, meo iudicio, non occultabuntur prius quam circa annum millesimum sexcentesimum vigesimum sextum. Verum est quod figura ipsarum cum stella praecipua sex ab hinc annis videtur hac forma [vedi figura 1435.gif], nec umquam adhuc alterata est(4). Et hoc illud est, quod circa propositum dicere possum. Vale.

Florentiae, die undecima Ianuarii MDCXX.



1436..

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].
Roma, 18 gennaio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 85. - Autografa.

Molt'Ill. Sig. mio et Padron Oss.mo

Il Sig.r Prencipe nostro mi ha mandato da Aquasparta il presente plichetto per V. S., per vedere se io fossi pi fortunato a capitare le sue lettere, poich dubita che di tante che ha scritto a V. S., lei non habbia havuto nissuna.
II Sig.r Marchese Muti(5), che baccia le mani a V. S., et l'altri Sig.ri compagni stanno con desiderio a vedere che V. S. otturi la bocca a qualche sboccato et inimico della vera et real philosophia et sane discipline mathematiche, et fa mistiere che si abbassi l'orgoglio istis minorum gentium mathematicis, qui magnorum ingeniorum obtrectationibus sperant se etiam magnos fieri. Supplico ancora a V. S. voglia far consegnare in mano propria questa rinchiusa, poich il Sig.r Philippo(6), pittore di S. Altezza Ser.ma, ha per le mani una curiosa operetta delle mie Anatomie di diversi animali(7), che io vorrei esso mandasse in luce presto, come mi ha promesso, et V. S. per gratia sua potrebbe a ci essortarlo.
Il Sig.r Don Virginio nostro(8), come V. S. di certo saper(9), si trova a Nettuno, et per gratia di Dio con assai miglior sanit. Per fine a V. S. con ogni divoto affetto di cuore baccio le mani, et le prego felicissimo principio d'anno.

Da Roma, alli 18 di Gennaio 1620.
Di V. S. molt'Ill.re
Divotiss. Se.
Giova. Fabro Lynceo.



1437.

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].
Padova, 24 gennaio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 105. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Sar con questa il battesimo del figliolo(10) di V. S., il quale (come veder) fu battezato in parochia di S.ta Catarina(11): io ne mando la nota autentica, et sentir gusto particolare d'haverla ben servita s in questa come in ogn'altra occorrenza.
Le inscrittioni(12), a mio giudicio, sono bellissime, et parlano non a caso. Io, se mi venir fatto, m'ingegnar di trattarle con qualche malignit; ma certo non credo che si possa addentarle. Ma non potre'io sapere chi sia cotesto Signore(13), che fa capitale di chi capitale non ha? Signor mio, e'bisogna che sia cortese in eccesso, et io, come tale, desidero di conoscerlo.
Lo stato mio in Padova al presente abbraccia fortuna assai tenue, n ho altro impedimento per cercarne una migliore che gl'anni et il carico d'un poco  di famigliola, che tutta s'appoggia a me. Stanti questi impedimenti, io mi vivo assai contento di quanto che ho, tuttoch sia poco, et di questo poco ne so molto grado alla maligna costellatione che mira a perpendicolo le sfortunate lettere, che una volta furono credute essere proprie dell'homo. Rendo molte gratie a V. S. dell'amorevole dimostratione che mi fa dell'amor suo, et le bacio le mani con ogni pi vivo affetto, desiderandole compita prosperit.

Di Padova, il d 24 Genn.o 1620.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devotiss.o
Lorenzo Pignoria.



1438.

FORTUNIO LICETI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 26 gennaio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 107. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio,

Io resto con obbligo infinito a V. S. del favor fattomi nel darmi contezza delle apparenze di Saturno(14). Quanto al minuto ragguaglio che mi ricerca dello Studio sin dalla sua partenza, le dir quello che dalla memoria me ne verr somministrato.
La frequenza degli scuolari si  mantenuta sempre la medesima che V. S. la lasci, se bene in questi due ultim'anni pare alquanto scemata. Lo Studio  assai quieto, essendovi tutti questi anni seguite pochissime quistioni e senza morte.
Pass due anni sono a miglior vita il S.or Gallo(15), in cui luogo fu trattato di condur di Francia il S.or Giulio Paci Vicentino; ma, se bene si dice ch'egli fusse condotto, non  per ancora giunto, e vi  chi tiene ch'e'non sia per venire in Italia. Mor parimente il Galvano(16), suo concorrente, la cui cathedra fu data al S.or Marta(17), il quale ha poi gagliardamente pretesa quella del Gallo; ma sin hora non gli  venuto fatto di ottenerla. Si stampano dal Giunti li suoi Digesti Novissimi(18), opera di molti volumi.
Successe al Soazza(19), morto, nelle Pandette il Pola(20) Veronese, a cui, poco doppo passato ad altra vita, successe il Coradino(21); et a questo, assai presto morto d'infermit,  succeduto il Boato(22), avocato Padovano.
Il Cesana(23), che le feste leggeva de regulis iuris, rinunzi la lettura, si dice per non haver potuto haver le Pandette, et in suo luogo fu posto il Galvano(24) Padovano, il quale litig molto per entrare in Collegio, dove finalmente fu ammesso.
Spir il vecchio Summo(25), primo loico, e la sua cathedra fu data al P. Fiorini(26) Agostiniano, che leggeva in terzo luogo, havendo il Pace(27), che teneva il secondo, ottenuta in titolo la parit del primo.
Il S.or Vincenzo Contarini rinunzi, non si sa per che, la lettura d'Umanit, et un anno doppo, sendo ritornato di Capodistria infermo, se ne mor in Vinezia in casa di Mons.or Bonfadio suo amico, a cui ha per testamento lassato ogni suo havere, in compagnia del P. Alberti(28) Agostiniano Scritturista, coerede. La sua lettura  stata nuovamente conferita nella persona di Mons.or Baldassar Bonifacio da Rovigo, il quale non ha per ancora dato principio a leggere.
Il metafisi[co] Domenicano(29) de'suoi tempi usc di vita due anni sono, e gli  stato dato successore il P. Bovio(30) della stessa religione, che si compiacque l'anno passato di fare tutte le lettioni tra Natale e Carnovale, in numero d'otto o dieci, de cometis. Lesse sopra tal materia nella sua scuola ordinaria, con frequenza grandissima de'scuolari. Al principio di Quaresima poi, de cometis fece quatro o cinque lezzioni il S.or Gloriosi(31), successor a V. S., nella scuola grande degli Artisti, con intervento di tutto lo Studio, essendo stato sentito con universale sodisfattione di tutti gl'intendenti; se bene con qualche ribrezzo di que'dottori e scuolari che non ammettono per vere l'osservazioni degli astronomi moderni. Fu d'opinione che le comete si generassero nel cielo di essalazioni uscite da'globi de'pianeti, et in particolare dal sole; non discostandosi dall'altra parte il P. Bovio dalla volgata sentenza, ad Aristotele attribuita.
Mor anche il S.or Alpini(32) a cui successero nella ostensione al Giardino il S.or Prevozio(33), e nella lettura il S.or Iacopo Zabarella.
Alla cathedra del Sig.or Minadoi(34), morto cost, fu condotto da Pisa il S.or Fonseca(35); a cui, doppo la morte del S.or Vigonza(36), occorsa due mesi sono,  stato dato concorrente in secondo luogo il S.or Silvatico(37). Furono questi due chiamati a Gratz alla cura del Ser.mo Arciduca Carlo; e 'l S.or Vigonza era stato condotto a Bologna sopraordinario, con honoratissima provisione. Il S.or Fonseca ultimamente ha stampato un libro de'suoi consulti(38) e dedicatolo al re di Polonia; ne  stato honorato di donativo di cento scudi d'oro.
Pochi anni sono un tedesco Austriaco(39) fu fatto vicerettore degli Artisti, e morto in cotal carico, fu dall'Universit con solenni essequie sepellito. La state passata fu fatto un rettore de'Leggisti(40), che dur in officio due mesi soli.
Mons.or Gasparo Lonigo meteorista  stato fatto auditore di Mons.or Patriarca, e per tralascier la lettura.
Mor il S.or Acquapendente(41), doppo di haver maritata sua nipote in un nobile Viniziano, nipote del Vescovo di Vicenza, di casa Dolfini, la quale pochi giorni sono  passata all'altra vita senza figliuoli. La notomia si diede al S.or Adriano Spigellio, a cui fu dato concorrente in secondo luogo il S.or Francesco Piazzoni Padovano. E ci quanto allo Studio.
Dell'affetto poi che la dimostra verso di me, tengo degna corrispondenza, vivendo nell'animo mio grata memoria degli obblighi che io devo alla sua molta cortesia, e desiderio grande di essere impiegato in cosa di suo servizio. In Vinezia, dove hora dimoro a S. Stai in casa delli SS.ri Ferrari, mi trattenir fino a Quaresima, per occasione di trattare con questi librari se a sorte mi venisse fatto disporli ad istampare un mio libro De reconditis antiquorum lucernis(42); dove, occorrendo a V. S. di favorirmi de'suoi commandamenti, potr in questo tempo inviar sue lettere. E per fine le bacio cordialissimamente le mani.

Di Vinezia, li 26 di Gennaio 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Fortunio Liceti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Al canto alla Cuculia.
Firenze.



1439..

GALILEO a [GIULIANO DE'MEDICI in Madrid (?)].
[1620]

Dal Tomo III, pag. 142-143, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201.

Sono molti anni che io feci offerta alla M. Cattolica di una mia invenzione per potere in ogni tempo e luogo ritrovare la longitudine, negozio di grandissima importanza per l'esatta descrizione di tutte le provincie del mondo, delle carte nautiche e per la navigazione stessa, onde in ogni secolo  stato ricercato, n sin ora da alcuno ritrovato. A tale mia offerta si sono attraversate molte difficolt, le quali hanno lungo tempo ritardato l'esserle dato orecchio e l'essere abbracciata conforme al merito della sua grandezza: di che (per quanto ho inteso) ne  stato principal cagione l'esser ne i tempi passati state proposte molte invenzioni, le quali poi, accettate e venutosi alla esperienza ed all'uso, sono riuscite vane e di niuna utilit; onde Sua M., gi molte e molte volte defraudata, si  trovata in fine aver fatti inutilmente dispendi di grosse somme di denari: perloch si era presa deliberazione d'andar per l'avvenire molto pi riservati e circospetti. Questa determinazione, e la sicurezza che io ho del mio trovato, mi ha fatto prendere resoluzione di manifestare liberamente a Sua M. il principal fondamento(43) di quello, sicuro che essa sia per gradire la mia liberalit. Il negozio dunque procede nell'infrascritta maniera.
Ritrovare la longitudine non  altro che, stando noi in qualsivoglia parte del mare e della terra, sapere quanto noi siamo lontani, verso ponente o levante, da un meridiano ad arbitrio nostro prefisso per termine e principio dal quale tal longitudine si misura. Di ci son venuti in cognizione sino a questa et tutti gli antichi e moderni geografi solamente per mezzo degli eclissi lunari, secondo che da diverse parti della terra sono stati osservati ad altre ed altre ore della notte: imperocch se, v. g., il medesimo eclissi che in Siviglia si vide dieci ore dopo mezzo giorno, nelle Terzere(44) si vide otto ore dopo il loro mezzo d, chiara cosa  che nelle Terzere il sole arriv al loro meridiano due ore pi tardi che al meridiano di Siviglia, e che in conseguenza dette isole sono pi occidentali trenta gradi. Ora, se in ciascheduna notte accadessero eclissi, e di essi si avessero calcolati e ridotti in tavole i loro tempi dell'apparire in un determinato luogo, non  dubbio alcuno che in ciascheduna notte potrebbero i marinari sapere in quanta longitudine si ritrovassero; ma perch rarissimi sono gli eclissi, piccolissimo e quasi nullo resta l'uso loro per le navigazioni.
Ma quello che sino alla nostra et  stato occulto,  toccato a me in sorte di scoprire e ritrovare, cio come in cielo in ciascheduna notte accaggiono accidenti osservabili per tutto il mondo, opportuni per la investigazione della longitudine quanto si sieno gli eclissi lunari, e molto pi ancora: e questo si ha da i quattro Pianeti Medicei, li quali in cerchi diversi si raggirano continuamente intorno alla stella di Giove, li quali, o col congiugnersi due di loro insieme, o coll'unirsi coll'istesso Giove, o col separarsi(45) da esso, o coll'eclissarsi, cadendo nella sua(46) ombra, o coll'uscire di detta ombra, ci danno in diverse ore di ciascheduna notte uno, due, tre ed anco talvolta quattro e cinque punti mirabili per la cognizione che ricerchiamo, e tanto pi esquisiti degli eclissi lunari, quanto questi sono in certo modo momentanei; sicch poi le longitudini vengono sapute senza errore anco di una lega. Queste stelle sono state a tutti sin ora inosservabili ed invisibili: io, coll'eccellente telescopio da me ritrovato e fabbricato, le ho scoperte, e per dodici anni continui osservate; ne ho con lunghe e laboriose vigilie ritrovati i movimenti ed i periodi, e fabbricatone le tavole, colle quali posso in ogni tempo futuro calcolare le loro congiunzioni, eclissi e gli altri accidenti soprannominati, mediante i quali ogni notte ed in ogni parte della terra e del mare posso puntualmente sapere la mia longitudine: ogni notte, dico, che si veda la stella di Giove, il che accade per tutto l'anno, eccetto quei giorni che ella sta sotto i raggi del sole.
L'impresa  grandissima, e che forse poche ne sono state che avanzino questa in nobilt, perch ella si appoggia e fonda sopra tre grandissime maraviglie, le quali mi  bisognato investigare. La prima  stata il ritrovare uno strumento col quale si moltiplichi la vista quaranta e cinquanta volte sopra la facult naturale; la seconda, ritrovare in cielo un nuovo mondo, con quattro nuovi pianeti che intorno ad esso si vanno rigirando; terzo, ritrovare i tempi delle conversioni di tutti quattro, sicch per essi io possa esattamente calcolare i loro accidenti.
Ecco brevemente accennato il mio progresso, ben degno della M. Cattolica, per la cui grandezza si ritrovano nuove parti di questo basso mondo, e nuovi mondi interi si scuoprono in cielo.



1440..

GIULIANO DE'MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 26 gennaio 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Ho in buona congiuntura dato al Segretario Arostigui il memoriale per il servizio del S.r Galileo, con raccomandarlo al S.r Don Baldassar de Zuniga, come quello che pi degli altri  intendente di queste materie....



1441.

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Fabriano, 27 gennaio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 87-88. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Prima ch'io partissi di Acquasparta per Fabriano, che fu due giorni avanti le feste di Natale prossime passate, gi m'era capitata in mano la Libra Astronomica del Padre Grassi(47), quale, havendola letta, mi  parso che si sia assai pi lasciato trascorrere nel dire contro V. S. e contro il S.r Guiducci e contro i Lincei, di quello che prometteva nel principio del discorso, et che veramente non si sia retto da Giesuita, dando la burla sino all'istessa Academia Fiorentina, o per dir meglio al Console di essa, con quei suoi scherzi, come haver visto. E perch ho inteso che V. S. s'era accinta gi alla risposta, perci mi  parso scrivergli la presente, con avvertirla di alcuni particolari, sebene son sicurissimo che gi gl'haver considerati, come prudentissima. Contuttoci ad cautelam ho voluto accennargli: et sono, che non mi pare espediente in modo alcuno che risponda V. S., ancorch lei sia stimulata, ma faccia rispondere all'istesso S.r Guiducci, quale  trattato da semplice copista, perch non  conveniente che un maestro la pigli con un discepolo, come si finge il detto Grassi; sich sia vinto quello da un discepolo di V. S., poich potr pi liberamente parlare, ma per con quella gravit e maniera che sa fare V. S., e potr dire che se il maestro di quello ha cosa alcuna contro V. S., che parli lui, al quale poi V. S. risponder volentieri. E sopratutto non vorrei mai nominare n detto Padre Grassi n meno il Collegio del Gies, fingendo di pigliarla solo con quel discepolo, perch altrimenti saria un non mai finire, pigliandola con quei Padri, quali, essendo tanti, dariano da fare a un mondo intiero, e poi, sebene hanno il torto, vorranno non haverlo; et a noi ci non potrebbe giovare, anzi nuocere assai, essendo in particolare poco amici delle nuove opinioni, come sono tutti li Peripatetici. So che V. S. havera l'istesso pensiero, e per non mi estender pi in lungo a persuaderglilo; e di questa istessa opinione  anco il S.r Principe nostro et il S.r Colonna(48), quale anco me ne scrive. E di questo basti.
Dal S.r Mattheo Sabatini, nepote del S.r Cavalier Cesare Sabatini, che hora  qui, ho havuto nuova di V. S., dicendomi che per lo pi se la passa fuori in villa per la sua poca sanit. Mi dispiace che sia per questa cagione, sebene lo deve fare anco per pi quiete dell'animo e per poter meglio attendere alle speculationi; ma sopratutto procuri per la sanit, che da questa poi ha dipendenza il resto. Et con sua comodit poi m'accennar qualche cosa sopra il particolare scrittoli. Intanto, non occorrendomi altro, me li ricordo servitore e le bacio le mani.

Di Fabriano, li 27 di Gennaro 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo
Francesco Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei L.
Perugia per Fiorenza.



1442..

FILIPPO III, Re di Spagna, a PEDRO TELLEZ Y GIRON, Duca di Ossuna, [in Napoli].
Madrid, 28 gennaio 1620.

Arch. Generale di Simancas. Secretaria de Estado. Legajo 1883. "Minuta de despacho de S. M. al Duque de Osuna, fecha en Madrid  28 de Enero de 1620."

El Conde Orsso Delzi, embaxador del Gran Duque de Toscana, estando aqu me represent que Galileo Galiley, Mathematico de S. A. y lector en la Unibersidad de Pissa, offreia de dar el modo para poder graduar la longitud y facilitar y asegurar la navegaion del oceano, y que offreia tambien otra imbenion para las galeras del Mediterraneo, con que se descubrirn los baxeles del enemigo diez vezes lejos que con la vista ordinaria, y por no estar aqu el dicho Galiley no se hizo la esperenia dello. Agora se me ha dado de su parte el memorial de que aqu va copia(49), haziendo instania en que se tome resoluion en su propuesta; y para saber la substania que tiene, he querido encargaros (como lo hago) le oygays atentamente; y aviendolo comunicado con personas platicos desta profession, me avisareys con mucha particularidad de lo que os pareiere en ello; que yo ser servido de que ass lo hagays y el acudir a verse con vos luego que recibays esta.



1443..

GIULIANO DE'MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 28 gennaio 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Havendo rincontrato nel Segretario Arostigui, non solo mi ha detto che era stato servito il Sig.r Galilei nella sua domanda, ma che gi n'era stata fatta la spedizione con una lettera al Vice Re di Napoli(50), s che poteva incaminarsi a quella volta a sua posta per far la prova; et domandandogliene io il dupplicato, perch detto Sig.r Galilei possa presentarsi con esso a quel Vice Re, mi ha detto di darmelo, et che si manda la lettera a dirittura con questo corriero, che sar di pi efficacia che se si fusse data in sua mano. E fra tanto che io mandi questo dupplicato, il quale detto Arostigui haveva per superfluo, potr il S.r Galilei, se gli parr, far tastare il Vice Re, che dover essere il Card.1 Borgia, innanzi che mettersi in viaggio....



1444.

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].
Padova, 31 gennaio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 109. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Per servire a V. S. ho atteso (per quanto m' stato possibile) la promessa d'essere maligno(51): et credo che l'haver fatto infelicemente; tuttavia spero che s'attender la intentione principale, ch' l'obedire. Prego V. S. a scusarmi con l'autore delle inscrittioni, et dirli ch'io vorrei essere adoperato in materia pi benigna et in opera pi conveniente alla mia natura, ch forse io haverei ventura pi a proposito del desiderio di S. S.ia All'uno et all'altro bacio le mani, et desidero loro compita contentezza.

Di Padova, il d 31 Genn.o 1620.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devotiss.o
Lorenzo Pignoria.



1445..

GIULIANO DE'MEDICI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].
Madrid, 4 febbraio 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). - Autografi la sottoscrizione e il poscritto, che  formato dal capitolo che qui pubblichiamo.

Per conto del Sig.or Galilei, non ho ancora havuto quel dupplicato(52), non si facendo le cose qui cos presto, come V. S. sa; et lo solleciter, per poterlo mandare con la prima occasione.



1446..

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 febbraio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 139. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.re et Padron mio Oss.mo

Ho ricevuto questa mattina la gratissima risposta di V. S. delli 27 del passato, con una rinchiusa al Sig.r Prencipe Cesi, alla quale questa sera dar felice ricapito per Aquasparta. Ho havuto ancora l'altro hieri una dal Sig.r Don Virginio nostro da Nettuno(53), il quale per li cattivi tempi in Nettuno non ha n peggiorato n migliorato; tuttavia sta assai commodamente bene; al quale ho dato conto di quanto V. S. mi avisa, et so che gli sar nova gratissima: et  molto necessario abbassare l'orgoglio di quelli che si credono che tutti quelli che desiderono arrivare a qualche perfettione habbiano d'uscire dalle scole loro, come dal cavallo Troiano. Al Sig.r Marchese Muti(54) ancora, che spesso si ricorda di lei, far un bacciamano da parte di V. S. Ringrazio a V. S. del ricapito che ha dato della mia lettera al Sig.r Philippo, pittore di S. Al.za Ser.ma(55), et la priego hora per l'istesso favore. Alla quale per fine riverentemente le bacio le mani.

Di Roma, alli 15 di Febr.o 1620.
Di V. S. molt'Ill.re
Divotiss. Se.
Giov. Fabro Lynceo.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio et Padron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1447..

GIULIANO DE'MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 20 febbraio 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Richiesi il Segretario Arostigui della copia della lettera al Sig.r Vice Re di Napoli per il Sig.r Galilei, che faceva pi tosto difficult a darmela: e domandandogli se vi si comprendeva la promessa della mercede destinata a cotesto effetto, mi rispose che stava nel memoriale che era incluso nella lettera, e che dependerebbe dalla relazione del Vice Re; e non me ne mostrando interamente sodisfatto, me n'ha poi data una copia, accompagnata da una sua lettera per il Vice Re, nella quale abbona la persona del S.r Galilei, come vedr da essa(56). E potr detto Sig.r Galilei trattare innanzi col Sig.r Vice Re, e procurare i suoi vantaggi, che ormai dover essere il Card. Borgia, col quale facilmente havr miglior fare....



1448...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 23 febbraio 1620.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 159. - Autografa.

.... Il S.r Galilei trova qualche difficult nel porre in effetto il mio consiglio in materia della risposta; ma io persisto che la risposta ad ogni modo venga fuori per mano d'un suo discepolo. Al Sig.r Marchese Muti scrissi a lungo e di questo particolare....



1449..

CURZIO PICCHENA a GIULIANO DE'MEDICI [in Madrid].
[Firenze], 23 febbraio 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4950 (non cartolata). - Minuta.

.... Ho fatto sapere al Sig.r Galilei quel che V. S. Ill.ma ha scritto per conto del suo negozio, et egli star aspettando di sapere se havr da negoziare col Duca d'Ossuna o col Card.le Borgia. Et forse col duplicato che V. S. Ill.ma ha scritto esserle stato promesso(57) ella ne mander anche una copia, acci il Galilei vegga quel che vien commesso al Vicer, et se gli sar data commodit alcuna d'andare a stare a Napoli; et egli sar poi pronto d'andarvi et far quelle diligenze che si ricercano....



1450.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 4 marzo 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 89. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Gi che per la gratissima di V. S. intendo che il S.r Guiducci non ha pensiero di pigliar la risposta al suo avversario per il verso che converrebbe, concorro pienamente con lei nel riprovar affatto ogni modo satirico e acerbo, come cose che sogliono dimostrare et accompagnare pi l'eccesso delli affetti e passioni che la sodezza della dottrina, e perci che nella risposta si deva tener altra via. Ma non vorrei che V. S. stessa uscisse in campo a darli la sodisfattione che tanto desidera e procura. Se per via d'alcun discepolo al presente non riesce, forse non sarebbe male far il debito in una semplice lettera di V. S. al Sig.r Guiducci stesso o ad altro amico di l, quale habbia sopra questo fatto trattato con V. S. e datogliene opportuna occasione. L'accoglier molti in uno scritto medemo, lo lodo assolutamente, e similmente il sollecitare nel dar fuori quello che deve darsi. Molto meglio V. S. potr considerar e risolvere il tutto; ma io non posso contener l'affetto mio verso di lei, che non esponga liberamente il suo senso. Aspettar d'intender la sua risolutione, et insieme buona nuova di lei e che mi commandi.
Di me posso dirle che, Dio gratia, me la passo con buona sanit e qualche poco pi di quiete delli anni a dietro. Sguito il corso delle naturali contemplationi al meglio che m' permesso dalla propria debolezza e dalle solite distrattioni. Il Sig.r Cesarini sta meglio, Dio gratia, e li altri S.ri compagni tutti bene. Con che a V. S. di tutto core bacio le mani e prego da N. S. Dio ogni contento.

D'Acquasparta, li 4 Marzo 1620.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1451...

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 marzo 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 92. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Con un altra mia(58), doi mesi fa, fei riverenza a V. S., conforme era mio debito, la quale dubito non li sia capitata: per tanto ho voluto con la presente rinovar questo offitio et ricordare a V. S. la mia solita devotione. Diedi raguaglio con l'altra mia a V. S., con quanto gusto havevo letto il dottissimo Discorso fatto dal Sig.r Guiducci sopra le comete: con la presente li do aviso, haver sentito maggior piacere in haver letta l'Apologia fatta dalli Rev.di Padri Archimandriti(59), et in segno delle notabil cose ne ho fatte l'apostille alla margine, le quali, se V. S. se degner per diporto leggere a veglia, le inviar. Saviissimo  stato il pensiero di V. S. di non rispondere, perch troppo frivole sono le ciancie che dicono, n meritano la dotta censura sua; et li giuro che son restato attonito, si habbiano fatta uscire tal cosa dalle mani.
Io sono intorno a far stampare una mia opera De immortalitate animorum ex Aristotelis sententia(60), con molti altri opusculi di filosofia, tra'quali vi  uno nel qual mostro che il cielo sia animato di anima informante, non solo secondo li dogmi di Aristotile, ma anche secondo la vera filosofia, cosa impugnata grandemente dai detti Padri, e come erronea, o vero almeno temeraria in fede, da loro riputata. Per, per gratia del Signore,  stata approvata dal Santo Offitio di Roma come opinione che, senza alcun scrupolo di errore, possa sostenersi, et mandarsi in luce. Ogni cosa si stampa in Roma nella stamperia Cammerale, et ne mandar subito a V. S. un libro, finito che sar, acci si degni honorarlo.
Il Sig.r Thomasso Monte Catini, gentilhuomo Lucchese, mi ha riferito, haver inteso a Pisa di prossimo che il Sig.r Gallesio(61) habbi preso licenza da Sua Altezza Serenis.ma, per andare a riposarsene a casa sua. Per tanto ricordo a V. S. il mio desiderio di vivere al servitio di cotesta Serenissima Casa per pi rispetti, et in particolare per poter da presso servire la persona di V. S. molto Ill.re: alla quale restando servitore bagio le mani.

Da Roma, li 6 di Marzo 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Servitore Aff.mo
Giulio Cesare La Galla.



1452.

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 14 marzo 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 111. - Autografa la sottocrizione. Accanto all'indirizzo esterno si legge, di mano di GALILEO: S. Zacc. Sagredo avvisa la morte del S. G. F.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Intender V. S. molto Ill.re, so certo con infinito disgusto, la perdita che habbiamo fatta li giorni passati(62) del S.r Gio. Francesco mio fratello, che sia in Cielo, soffocato da un violente cataro, da lui anco fomentato con infiniti disordini nell'indispositione sua di cinque giorni. Ho stimato debbito mio dar parte a V. S. molto Ill.re di questo accidente, et per il particolar affetto che esso S.r Gio. Francesco le portava, et per quello ancora che so ella porta a me. Cos faccia Dio che m'incontri occasione di far per lei che bramava esso S.r mio fratello poter valere in servitio suo. Con che fine a V. S. molto Ill.re baccio la mano.

In Venetia, a 14 Marzo 1620.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
S.r Aff.mo
Zacc.a Sagredo.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei Mat.o
Firenze.



1453.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 26 marzo 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 94. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

 possibile che V. S. m'habbia posto talmente in oblivione, che non mi vogli far degno, doppo tanto tempo, di due sue righe? Io gli ho scritto pi di 4 lettere(63), n  stato possibile c'habbia potuto haver risposta d'alcuna di esse. Mi ricerc d'alcuni semi di meloni di questi paesi: io glieli mandai; n pur di questi ho saputo mai niente. Ho deliberato di far come solevano fare certi uccellatori al tempo che s'adopravano le ballestre con li bolzoni, in luogo delle quali sono successi adesso gli arcobugi: hor questi, quando tiravano ad un uccello, guardavano dove cadeva il bolzone, per andarlo a recuperare; se non lo trovavano, sparavano un'altra volta all'istesso luogo la detta ballestra con un altro bolzone, per vedere se, con avertire la caduta di questo secondo, potevasi ritrovare il primo; et alle volte occorreva che lo trovavano, e qualche volta perdevano e l'uno e l'altro. Vengo all'applicatione: io le mandai gi alcuni semi di meloni, de'quali mai ho havuto risposta; hor essendomene mandati alcuni di Spagna da un mio nepote che si ritrova a Madrid, ho voluto mandarne un pochi a V. S.: chi sa che questi non mi facci venir la risposta anco de gli altri. Mi scrive che sono eccellentissimi e durano buoni tutto l'inverno: mi sar caro che le riusciscono.
Ho inteso che V. S. ha fatto un trattato sopra la cometa(64), et io non ho havuto gratia di vederlo. Non sento n'anco pi niente de gli effetti mirabili del suo cannocchiale. Caro Signor, se ha qualche cosa di nuovo, non mi difraudi: sa pure quanta stima ho fatto sempre e faccio di tutte le cose sue. Desidero anco d'intendere qualche cosa del stato suo, s intorno alla sanit come intorno a'suoi studii.
Di nuovo non saprei che dirle di questi paesi. Questi Signori han condotto alla lettura del gi Dottor Gallo(65) un S.r Giulio Pace, di origine Vicentino, ma allevato e nodrito in Germania et in Francia, dove ha letto nelli principali Studii di quelle provincie con grandissimo nome, et ha bellissimi libri alle stampe s in legge come in filosofia. Questi signori, subito giunto, l'han fatto Cavalier di Senato con una cathena d'oro di 200 S.di, e li danno di prima condotta mille e trecento (di, che ridotti a moneta ordinaria saranno pi di 1500. Lo Studio quest'anno  stato assai quieto: s' detto che il Cremonino vogli dimandar licenza, per ritirarsi a casa sua per vivere in quiete. Morse il S.r Vic.o Contarini, che leggeva l'humanit in concorrenza del S.r Beni: havevano eletto in suo luogo un Rhodigino(66), ma poi non  venuto, essendo stato tratenuto a Venetia per servire ad un collegio di giovani nobili poveri, nuovamente instituito in detta citt, s che questa lettura vaca.
Mons.r Ill.mo(67) sta bene, come facc'io, e siamo tutti di V. S.; e con pregarle dal Signore ogni vero bene, le bacio le mani.

Di Pad.a, alli 26 Marzo 1620.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1454.

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].
Padova, 27 marzo 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 113. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Dio perdoni a V. S. che m'ha fatto usare s mala creanza, di metter mano nelle cose del S.r Picchena(68). Di gratia, ch'io sia scusato et che mi sia perdonato, ch'altramente io non ne starei mai con la conscienza sicura.
Non ho risposto alla lettera di V. S., impedito da febre et catarro, che m'hanno afflitto sopra modo. Hora, per gratia d'Iddio, sto meglio, et risponder con pi commodo. Mons.r Gualdo scrive ancor esso, et la sua lettera viene con questa mia, che non so come non arrossir comparendo cost et pensando al mancamento fatto. Bacio le mani a V. S., et le desidero compita prosperit.

Di Pad.a, il d 27 M.zo 1620.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Lor. Pignoria.



1455..

ANTONIO SANTINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 3 aprile 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 156. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or Col.mo

Alla sua cortesissima lettera di molte settimane sono ho tardato a far resposta, massime per non occuparla con pregiuditio di faccende pi utili; ma perch ora con certo negotio uno de'Padri nostri, per servitio della religione, viene mandato cost, saria culpabile il mio silentio e dimorar pi a farli reverenza. Aspetto che sia compito quel trattato che componeva in resposta a Lottario Sarzio, il che vedr volentieri; ma pi desiderarei veder spiegato le sue inventioni nelle cose filosofiche, e che il tempo non impedisse il manifestarle al mondo. Io sono applicato tanto a studii alieni, che poco tempo mi avanza; et ancorch senta suscitar l'antico stimolo, conviene reprimere il diletto che dalla suavit di tali discipline si trae.
Intesi che era uscito del S.r Chepplero uno Harmonicum mundi(69): non so quello si tratti questo argomento, qua non ne sono capitati; caso che lo havesse veduto, me ne dia qualche ragguaglio, perch se fosse cosa grave me lo procurarei.
Il Padre che viene cost si chiama il Padre Don Ferdinando Petrignani:  fratello del Sig. Cav.r Petrignani. Se in qualcosa le occorresse il favore di V. S. E.ma, stimi fatto alla mia persona. Egli le far reverenza pi particolare a mio nome; e del venire cost pu divisarne con esso, perch il tempo pu apportare pi occasione. Tra tanto io resto il medesimo obbligatissimo servo a V. S. e partialissimo come sa, come altretanto desideroso de'suoi comandi, certificandola che niuno la riguarda con pi affetto di quello mi faccia, perch s'io non ben conosco, almeno ammiro, la sua virt. E le faccio devotissima reverenza, augurandole la Santa Pasca.

Di Roma, a'3 Aprile 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Dev.mo
Antonio Santini.



1456...

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Fabriano, 4 aprile 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 96. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo

Scrissi un'altra mia(70) a V. S. nel mio ritorno qui in Fabriano, accennandogli alcuni particolari intorno alla Libra Astronomica del Padre Grassi. Hora, con occasione del ritorno cost del Sig.r Mattheo Sabatini, vengo con questa a baciarle le mani et a ricordarmele servitore, aspettando con desiderio di sentir buone nove dello stato di V. S.
In quanto poi al sopradetto Discorso del Padre Grassi, le replico con questa che in ogni maniera estimo bene il rispondergli; ma per dovendosi rispondere non al detto Padre, ma a quel suo finto scolare, come nell'altra mia gli dicevo, non  bene che gli risponda V. S., ma il S.r Guiducci, per le ragioni che in detta mia gli allegavo. Ma gi che il S.r Guiducci non vuol entrare in queste risposte, come per una sua ho visto, mandatami dal Sig.r Principe, se gli risponde V. S., potrebbe indrizzare la risposta a qualche suo amico, e non a quel Lotario, n meno al Padre Grassi, per non pigliarla con uno scolare, n meno con quel Padre, ch sarebbe un non finirla mai; e(71) scrivere con quel bel modo che sapr fare V. S.: e potr, scrivendo ad un suo amico, scriver liberamente le sue opinioni e ragioni, con confutare quelle della detta Libra Astronomica; et con questa occasione potr anco metter fuori li suoi pensieri di filosofia, come fa in quella risposta del Padre Castelli contro Ludovico delle Colombe, che a me piacque grandemente; e qui haver maggiore occasione di allargarsi. Insomma vada pensando come le pare che sia meglio circa a detta risposta, se  risoluta a farla; e quando non voglia scrivere n al Grassi n al suo scolare, scriva ad una terza persona, fingendo esserne richiesta per havere le sue opinioni proprie, ch cos a me parrebbe meglio. So che a V. S. non mancheranno ripieghi: contuttoci ho voluto con questa occasione accennargli il mio pensiero, non gli l'havendo detto con l'altra mia. Che  quanto devo dirle; et per fine qui resto con aspettare qualche suo comandamento, e le bacio con ogni affetto maggiore le mani.

Di Fabr.no, li 4 di Aprile 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Francesco Stelluti.



1457..

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 14 aprile 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 95. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Mi dariano grande occasione le lettere di V. S. molto Ill.re, colme non meno della sua gentilezza et amorevolezza che della sua piet verso la mia afflittione, di discorrere pi a dentro della perdita fatta da me per la morte del suo et del mio amorevolissimo fratello, il Sig.r Gio. Francesco; ma il rinovare il commun dolore  cosa troppo molesta. Dir pur che V. S. molto Ill.re mi ha toccato nel vivo rammemorandomi l'affettione, l'unione et la conformit, che teneva con esso Sig.r mio fratello; s come mi ha in estremo consolato coll'attestatione dell'haver trasferito in me quell'amore ardentissimo che ella gli portava. Consolatione grandissima appresso ho ricevuta nel veder il desiderio che tiene di mirar ancora presentialmente questa casa, per consolarsi nella posterit mia delle passate perdite, la quale in vero, quando che piaccia a Dio di non levarle la propria custodia, potr in qualche parte per aventura sollevare il nostro travaglio. Sette sono li figliuoli che Dio mi ha dati, onde ho potuto rinovare li nomi di miei vechi abbondantemente, cio di Niccol, Paolo, Gio. Francesco, Bernardo, Marco, Alvise et Stefano. Se far Dio benedetto che si accostino a'costumi di cui portano in fronte la memoria, ne loderemo la Sua Divina Maest.
Io so che il S.r Gio. Francesco teneva qualche negotio di V. S. molto Ill.re per le mani; se alcuna cosa ci , o manca, onde io possa supplire, io la prego efficacemente concedermi il contento di poterla servire: et se nelle cose di lui alcuna ce ne fusse di gusto suo, in gratia me ne faccia cenno, ch maggior favore non potr ricevere che sia goduta da lei.
Mi mostr egli, poco innanzi la sua morte, alcune lettere di V. S. molto Ill.re in proposito del credito mio con M.r Camillo Germini. Io ne scrivo una parola anco al S.r Residente: se esser pu, io lo prego a farmi recuperar il danaro dovutomi da lui, che tutto riconoscer s come grande benefitio ottenuto dalla sola amorevolezza et gentilezza di lei. Con che fine a V. S. Ill.ma bacio affettuosamente la mano.

In Venetia, a 14 Aprile 1620.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
S. Aff.mo
Zacc.a Sagredo.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1458...

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 aprile 1620.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r Oss.mo

Se dalla scarsezza dello scrivere dovesse altri fare argomento dell'affetto, potrebbe per avventura V. S. dubitar della mia volont: ma ella sa che amore appoggiato all'altrui merito non ha mestiero, per sostenersi, di somiglianti lusinghe; e dove anche  gi conosciuto l'animo, indarno  il testimonio delle parole. Vaglia ci dunque per iscusa del silentio.
Intendo che parla, non so dir se V. S. o 'l S.r Guiducci, nel replicare alle oppositioni fatte qua al Discorso delle Comete. Grande  il desiderio col quale altri aspetta di veder queste repliche, havendo per costante, chi conosce 'l valor di V. S., ch'elle habbiano a corrispondere alla peregrinit dello 'ngegno, e, quel che soprano condimento  di tutte le cose, alla modestia. Non pu, com'ella sa, leggier'ombra macchiare n oscurar gran luce. E con ci le bacio le mani, pregandole colma d'ogni bene la Santissima Pasqua.

Di Roma, a'18 di Aprile 1620.
Di V. S. molto Ill.re
S. Galileo Galilei.
Aff.mo S.re di core
Carlo Muti Lync.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



1459..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 20 aprile 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 114. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo Sig.r

Io non ho mai havuto lettere da V. S., alle quali io non habbia subito prontamente risposto. Il S.r Duca d'Acerenza(72) ha usato l'istesso termine di creanza meco che ha usato con V. S.; poi che all'istesso tempo ch'ella le mand il suo occhiale, io gliene mandai alquanti para di questi ordinarii, conforme al suo desiderio, tra'quali un paro venutimi da Parigi eccellentissimi, e di pi le mandai una scatola piena di varii semi di fiori, che pur mi ricerc, n mai ho havuto nuova alcuna della ricevuta: e pur son stato certificato c'ha havuto il tutto. Voleva anco far una sepultura o memoria al S.r G. Vinc.o(73), ma mai pi s' lasciato intendere. Pure io voglio stuccicarlo di nuovo.
Non mandai a V. S. li semi di Poiana, n li mando n'anco al presente, poi che sono alquanti anni che il Conte Nicol(74) mor, s che non ho saputo a chi scrivere. Volevo scrivere a certo prete allevo di quella casa, ma ho trovato ch' andato a Loreto; s che per quest'anno si contenter delli meloni firentini.
Star attendendo con desiderio le sue compositioni, lette sempre da me con grandissimo gusto.
La morte del S.r Sagredo(75) ha passata l'anima a tutti i galant'huomini, perch era Signore di gran valore. Dio benedetto l'habbia in gloria, e doni a V. S. il compimento d'ogni vero bene; e le bacio le mani, salutandola caramente a nome di Mons.r Ill.mo(76)

Di Pad.a, alli 20 Apr. 1620.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1460..

GIULIANO DE'MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 22 aprile 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Ho parlato al Sig.r Segretario Arostigui di far rinnovar le lettere per il negozio del Sig.r Galilei al S.r Card. Borgia, il qual m'ha detto che, sebene si poteva far di meno, in ogni modo le rinnoverebbe per ogni miglior rispetto. Et al Segretario rester la cura di mandarle a V. S., poich, subito che havr l'audienza da S. M., vedr di spedirmi quanto prima, per far prova se possa essere a tempo con le galere di Don Ottavio o della Platta; se no, seguiter da Barzellona il viaggio per terra....



1461..

CAMILLO GERMINI a [ZACCARIA SAGREDO in Venezia].
[Firenze], 25 aprile 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 101. - Copia sincrona, alla quale sono premesse queste parole: "Copia d'un capitolo della lettera del Germini di 25 Aprile": cfr. n. 1465. Sotto di essa, sulla stessa carta,  un conto di dare e avere tra GALILEO e GIOVANFRANCESCO SAGREDO: cfr. n. 1465.

Resto obligatissimo a V. S. Ill.ma del tanto aspettatomi a ricever la dovuta sodisfatione delli danari li restai debitore quando feci partenza di Cadore; et la supplico a creder quel che veramente , cio che io habbi usata diligenza grandissima per contrattare la mia casa, ma che sin hora non mi sia mai riuscito, il che non poco ha diminuito il mio capitale. E se si contenta di voltar il credito al S.r Galileo, potr mandargli il scritto che tiene di mia mano, col quale io mi intender et sar sodisfatto quando Dio vorr darmi gratia di concludere un partito della mia casa; ch quanto al voler mio, sarebbe seguito molto tempo fa. Terr sempre obligo a V. S. Ill.ma del benefitio che mi far, etc.

Laus Deo. Primo Gen.ro 1618.



Ecc.mo Sig. Galilei deve dare per grogano mandat'a lui per avanti ......... 82.

L'Ecc.mo Galilei deve havere per riscossi dal Crimonino per conto suo scudi 50.... 410.
Per scossi dal Cremonino scudi 25.............. 205.



1462..

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 29 aprile 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n. 55. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Mando con questa il solito mandato(77), e rendo insieme molte et affettuose gratie a V. S. dell'honore che si compiace farmi nella sua; e riconosco tutto, come devo, da una infinita sua cortesia, non havendo con lei merito alcuno, se bene invero la volunt di servirla  stata et  ardentissima, conforme alla obligatione che al suo valore deve ciascuno: et io in particulare per molti favori fattimi V. S. (sic) sono tenuto pi che infiniti altri; ma la debolezza delle forze mi ha tolto il poter con gli effetti dimostrarli l'interno dell'animo, del quale la prego per hora a restare appagata. E con affetto gli bacio le mani, e prego da Dio intera felicit.

Di Pisa, a'29 di Aprile 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
S.or Galileo.
S.re Aff.mo
Girol.o da S.ia



1463..

GIULIO INGHIRAMI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].
Madrid, 30 aprile 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... E quanto al dupplicato(78) per il Sig.r Galilei, mi ha detto il Segretario Arostigui che sar bene aspettare un poco, per sapere l'arrivo del S.r Card. Borgia al suo governo; s che anche qui si dubita, bench siano andati pi e pi volte reiterati ordini, e bench vadino qui prevenendo e disponendo la casa dove ha da vivere il S.r Duca d'Ossuna ....



1464..

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 maggio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 164. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Il pittore, essibitor dela presente, mostrer a V. S. un occhiale da veder d'appresso, fatto ad imitatione del suo. Et perch la bont di questo occhiale mi ha fatto nascer desiderio di haverne un altro simile, prego V. S. a pigliarsi il pensiero di favorirmene, et di avvisarmi dela spesa che ander in esso, persuadendosi di farmene accettissimo piacere. Et mi offero a lei nele sue occasioni.

Di Roma, li 3 di Maggio 1620.
Di V. S.


Qui cito dat, bis dat.


[S.r] Galileo Galilei.
Come fratello
Il Card.le dal Monte.

Fuori: All'Ill.re Sig.r
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1465..

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO [in Firenze].
Conegliano, 5 maggio 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 96. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Significai a V. S. molto Ill.re quel tanto che ella intese per le precedenti lettere mie, perch io sapevo haver tenuto negotio con lei sempre il gi S.r mio fratello, onde sono andato tanto pensando poter esser avanzata alcuna reliquia di quello. Sar prontissimo all'esborso di quanto ella mi accenna, o le rimetter il danaro, come pi le piacer.
Essendomi ritirato in queste parti per godere un poco di buon'aria a sollevo di qualche mia indispositione, et portati meco alcuni libri et scritture, io ritrovo in un memoriale del predetto mio fratello il conto che ad ogni buon fine ho voluto includere in copia(79), che appunto risponde a quello V. S. molto Ill.re mi accenna rimaner creditore in circa. A questo proposito io voglio ben pregarla, come fo efficacemente, che, se ben non tanto atto come era il povero S.r Gio. Francesco, in ogni modo al pari di lui et di ogni altro inclinato et pronto al suo servitio, voglia in ogni tempo et occasione servirsi dell'opera et persona mia, con quella confidenza maggiore che pu usare con chi si sia antico et sincero amico suo.
Nel particolare del mio credito col Germini, io riposo sopra l'amorevolezza et gentilezza di V. S. molto Ill.re Ne scrivo alcuna cosa al S.r Residente, et l'istesso Germini ne scrive a me ancora quanto si compiacer ella vedere dall'alligata copia(80). Se haver egli ad aspettare od incontrare qualche avviamento, o che volontariamente venda la casa acquistata, dubito non haverem vita a sufficenza per vedere la mia sodisfattione. Gli caricher la mano addosso il S.r Residente, et attender poi quello V. S. molto Ill.re si compiacer dirmene con sue lettere. Aggiunger solamente che, per lo peso che io tengo sopra le mie spalle di numerosa famiglia, la recuperatione di questo credito mi riuscir di non poco sollievo, onde l'obligatione che ne tener a V. S. molto Ill.re, dalla quale sono per riconoscere il tutto, sar grandissima. Et per fine le bacio cordialmente la mano.

In Conegliano, a 5 Maggio 1620.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
S.r Aff.mo
Zacc. Sagredo.



1466.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 18 maggio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 118. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio sempre Oss.mo

Il Sig.r Don Virginio Cesarini, mal trattato dalla sua indispositione nel'incominciato viaggio questi giorni a dietro, a mia esortatione si compiacque arrestarsi e riposarsi qui alquanto, dove, Dio gratia, si va tuttavia rihavendo; et  seco il Sig.r Ciampoli, e ce la passiamo con grandissima consolatione.
Non poche volte ci siamo ricordati di V. S. e delli suoi nobilissimi componimenti, quali tanto desideriamo veder compiti; et in particolare habbiamo unitamente fatta ogni necessaria consideratione sopra la risposta alla Libra, et c' parso tanto necessario che venghi fuori e presto, quanto anco che per ogni rispetto V. S. non vengha fuori a duello direttamente, ma o per mezzo del'istesso Sig.r Guiducci, quando per egli resti persuaso d'astenersi da detti mordaci et aspri, o pure scrivendo lettera con occasion di richiesta d'amico, come le accennai, ancorch longhissima. Cos credo le accennar l'istesso Sig.r Ciampoli; et il vero affetto nostro et obligo verso V. S. non ci permette sentire altrimente. V. S. m'assicuro che considerar il tutto molto meglio.
Quanto al suo passare a Napoli(81), veramente ci pare opportunissimo il tempo quando vi sar fermo il Vicer, che anco il Sig.r D. Virginio speriamo si trovar l e potr oprar molto in servigio del negotio. Io poi se sto con ansiet di riveder V. S., pol bene imaginarselo, e che lo desidero infinitamente: per ci non lasci in alcun modo di far questa strada, che le riuscir anco breve e commoda, et io ce l'aspetto sicuramente. Et con questo di tutto core a V. S. bacio le mani, e le prego da N. S. Dio ogni contento.

Di Acquasparta, li 18 Maggio 1620.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Il Sig.r D. Virginio meco affettuosamente le bacia le mani.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1467.

GIOVANNI CIAMPOLI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 18 maggio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 116-117. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

Mi trovo da quindici giorni in qua, col S.r D. Virginio, in Acquasparta dal S.r Princ. Cesi; conversatione degna di esser invidiata da V. S. altrettanto, con quanto cordiale affetto  qui continuamente desiderata la sua. Siamo tre suoi nemici, unitamente congiurati contro la persona sua; ella s'immagini che satire si facciano ne i ragionamenti nostri contro i meriti di lei, s poco conosciuti e reveriti da noi, come credo ch'ella si persuada. Il S.r Principe ci ha dato nuove di lei, congiunte con qualche speranza di dover presto vederla a Roma per passare a Napoli. Io penso che forse veder lei prima in Firenze; ma perch questa mia venuta non  anco tanto certa che sia irrevocabile, le dir in lettere quanto a questo quel che allhora le potr dire in voce.
Stimiamo circa al negotio di V. S. ottima congiuntura quella del S.r Card. Borgia; perch il S.r D. Virginio, che  trattato da lui come parente, gli  anco in grande stima per il proprio merito; et appresso al S.r Cardinale  uno Auditore favoritissimo, gentilhuomo d'ingegno eminente, amico intrinseco del S.r D. Virginio e mio, che mille volte ci ha sentito ragionar di lei, et anco prima l'ammirava come singolare splendore di lettere nell'Europa. Avviso il tutto a V. S., acci ella sia informata di quel che passa e se ne vaglia con ogni sicurt, assicurandola che nel S.r D. Virginio ella pu confidare quanto in me proprio, ch non trover in esso minor prontezza di servirla.
Si sono poi hoggi in terzo fatti lunghi ragionamenti circa la risposta desiderata della Libra Astronomica. A tutti tre, che viviamo affettuosamente gelosi della riputatione di V. S., pare necessario il rispondere, e quanto prima; ma per questi Signori sarebbero stati d'opinione che, per degnit maggiore della sua persona, o non comparisse il nome suo, tanto glorioso, in contesa di persona mascherata, o che almeno ella mostrasse di farlo richiesto da qualche amico della sua opinione pi tosto in forma di lettera che di libbro: se bene molti libbri, dedicati ne i principii loro a varii personaggi da gl'antichi scrittori, hanno i proemii loro in forma di lettere, et i trattati poi con ordine di perfetto volume. Io so che l'accortezza di V. S. non ha bisogno di consigli; per a questi Signori preme ch'ella non s'humilii anco tanto per modestia, che ne risulti troppa gloria a gl'avversarii bench perdenti.
Il S.r Principe mi dice di scrivere a lei nel medesimo tenore, et il S.r D. Virginio, rimettendosi alla mia lettera, le si ricorda servitore partialissimo. Facciamo pi d'un brindesi alla sanit di V. S., alla quale io fo humilissima reverenza, supplicandola a continuarmi l'affetto(82) e protettion sua.
Sar fra pochi giorni in Roma, e mi vi tratterr almeno fino all'estremo di Giugno: per non mi vi lasci vivere senza alcun suo comandamento.

Di Acquasparta, il d 18 di Maggio 1620.
Di V. S. molto Ill.re
Dev.mo et Obl. Ser.re
Gio. Ciampoli.



1468.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 20 maggio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 120. - Autografa.

Molto Ill.re S.r et P.ron Col.mo

So che non accade ch'io adduca scuse a V. S. di non l'havere iscritto, perch tutte riuscirebbono scarse, quando questo solo non li capisse nell'animo, che il non haver cosa degna di scrivere ad un par suo, et non volerla infastidire con cose frivole,  stato causa di cotesto; ch quanto al ricordarmeli continuamente servitore, non ho mancato di farlo (come ben era conveniente e conforme al vero), scrivendo al P. D. Benedetto(83), reputando quasi di scrivere a V. S. stessa, come ch'io sappi lor due esser, per dir cos, d'un animo stesso. Pure, se questo non gli paresse causa sufficiente, converr sottopormi alla censura di V. S., confessando che l'haver io fatto un certo habito di scriver pocco, per conformarmi al desiderio de'superiori, che per il pagare le lettere che vengono in risposta non mancano mai di lamentarsi, mi facci notare di qualche specie di poltroneria, ma insieme scusi, s come credo che V. S. con la sua prudenza mi scuser.
Hora, che sono per andare a stare a Milano, d'ordine de'miei superiori, e che non sono per abboccarmi con V. S., dovendo andare per la via di Genoa, mi parrebbe di mancar troppo del debito mio, s'io non facessi con lei la partenza (come si suol dire) con offerirli le mie, bench deboli, forze a servirla in ogni occasione ch'ella mi conoschi buono. D'una cosa poi la pregher mi vogli favorire (se li par cosa lecita per), cio di una lettera sua in raccomandatione appresso il S.r Card.le Borromeo, che mi sar gratissima, quanto qualsivoglia commandamento suo mi sar sempre. Con che fine gli pregher da N. S. il colmo d'ogni bene, offerendomeli servitore prontissimo e basciandoli le mani.

Di Pisa, alli 20 di Maggio 1620.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re di cuore
F. Bon.ra Cavalieri da Mil.o Gesuato.



1469..

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 giugno 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 166. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

 riuscito di mia compita satisfattione l'occhiale che V. S. mi ha mandato(84), come non poteva riuscir altrimente partendosi da le sue mani. Gliene rendo per affettuosissime gratie, come di cosa che mi  stata sopra modo gratissima et nela quale io considero egualmente il suo valore et la sua cortesia. Posso ben assicurarla che a V. S. non mancar modo di obligarmi anco maggiormente, se le piacer di darlo a me d'impiegarmi in occasioni di suo servitio. Et la saluto di core.

Di Roma, li 6 di Giugno 1620.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Amor.mo
Il Card.le dal Monte.

Fuori: All'Ill.re Sig.r
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1470.

MARIO GUIDUCCI a FEDERICO CESI [in Acquasparta].
Firenze, 19 giugno 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 40. - Copia di mano del sec. XVIII. In capo alla copia si legge, della stessa mano: "Mario Guiducci al medesimo Principe Cesi, di faccenda letteraria".

Mando a V. E. un poco di risposta(85) che io ho fatto alla Libra Astronomica di Lottario Sarsi, col quale ho, pi tosto che col Sig.re Grassi, voluto trattare per pi cagioni. Ho preso per me il consiglio che V. E. dava al Sig.re Galileo, di risponder con una lettera ad altra persona, e non al Sarsi; tanto pi che havendomi egli sdegnato(86) per avversario quando io era Consolo, molto maggiormente haverebbe riputato vile il cimentarsi meco ora che io non ho quella dignit. Ho bene fatto servitio notabile al Sig.re Grassi a pigliarla col Sarsi, avendo per ci tralasciato di dichiarar quell'ingegnoso anagramma, dal quale (essendo sotto la persona di Lothario Sarsio Sigensano mascherata la persona di Horatio Grassio Salonensi) chiaramente si poteva far giuditio della dottrina di quella scrittura, e dire che il Sig.re Grassi, come di sangue Salonese, era per di dottrina e di scienza Salonense: del qual luogo faccendo nella sua Geografia memoria Strabone, dice nel Libro 2: Salon, regio Bythiniae bobus ferendis idonea; n da ci aborriva il cognome de'Grassi.
V. E., la quale mi favor ed onor di legger la prima scrittura, mi faccia gratia di dare una vista anche a questa, e per sua gentilezza mi scusi se sono stato troppo risentito, perch in vero io non ho potuto non dimostrare di aver conosciuto e sentito il torto che m' stato fatto senza ragione da quel buon Sig.re Grasso. Mi ricordo a V. E. servidore devotissimo; con che, facendole umilmente riverenza, le prego dal Signore(87) Iddio ogni maggior grandezza e prosperit.

Di Firenze, 19 Giugno 1620.



1471.

MARIO GUIDUCCI a TARQUINIO GALLUZZI [in Roma].
Firenze, 20 giugno 1620.

Cfr. Vol. VI, pag. 183-196 [Edizione Nazionale].



1472..

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 1o luglio 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 97. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Mi par di scorgere difficile pur troppo il negotio col Germini(88). Io non hebbi mai intenzione che V. S. molto Ill.re dovesse soggiacere a nissun danno, et intanto le mandai in copia(89) il capitolo contenuto in lettere di esso Germini, in quanto, poca fede stimando dover prestare alle parole di lui, volli conferire con V. S. molto Ill.re il tutto, acci meglio si avvedesse della costui indiscretezza et presuntione. Scriver al S.r Residente che si contenti usare il rigore della giustitia, et poi non me ne prender altro pensiero.
In quanto al conto(90), io le ho mandato quello che ritrovo et si pu vedere sopra alcuni memoriali del fu Sig.r Gio. Francesco. Ma in tutto mi rimetto a lei, non volendo che la sua compita intiera sodisfattione.
Al Varottari pittore, che mi ha rese le sue di 2, ho detto si lascia vedere; ma egli, sicome ogn'hora, vivente mio fratello, era in questa casa, cos di presente, non ci vedendo, credo, cosa di suo gusto, non vi si accosta mai. Scrissi a V. S. molto Ill.re che volentieri le haverei fatta parte delle robbe lasciate da mio fratello, sicome ho eseguito con altri amici di lui, et ella mi rispose star bene quelle appresso me; onde, havendo io deliberato riuscirne in ogni modo, non volendo a poter mio che'miei figliuoli s'ingombrino il cervello in cose di nissun profitto, di tutte fatto un fascio ho disposto in M. Gasparo Pignani, acci medesimamente ne riesca come sapr e potr. Spiacemi per che non potr mostrare a detto Varottari se non poche cose rimase et ritenute da me, sicome quelle che possono servire a qualche uso. Desidererei dunque che ella m'accennasse il suo desiderio, perch di quello che si ritrova in essere appresso il Pignani et me, sar servita senz'altro mezzo et con mio particolar contento. Che tanto mi occorre dire in risposta delle lettere di V. S. molto Ill.re, alla quale per fine cordialmente bacio la mano.

In Venetia, al p.o Luglio 1620.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
S. Aff.mo
Zacc. Sagredo.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1473..

FEDERICO LANDI a GALILEO in Firenze.
Bardi, 10 luglio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 168. - Autografa la firma.

Giorni sono riccevei la di V. S. con il canone occhiale che mi mand, quale mi  piaciuto sommamente et  a mia sodisfattione. L'ho mandato a far finire, e lo sto con desiderio aspettando. Lo ringracio della carrezza. Il non haver risposto prima di hora, ne  stata causa un'indispositione che mi sopragionse di febre continua de molti giorni, che mi ha poi lasciato; come parimente non risposi al S.r Marchese, che mi signific le diligenze usate da V. S. intorno al detto canone, di che le ne resto con obligo, e desiderio insieme d'impiegarmi in cosa di suo servitio. N. S.r lo guardi.

Bardi, li 10 Lug. 1620.

Il P.e de Valditaro.

Fuori: Al Sig.r Galileo de Galelei, che Dio guardi.
Firenze.



1474.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 luglio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 122-123. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.mo

L'infermit del S.r D. Virginio ha impedito la mia venuta a Firenze per questa state. Ci partimmo d'Acquasparta(91) e tornammo a Roma, dove le sue flussioni della gola lo hanno mal trattato, e ben che adesso siano assai mitigate, non per esce ancora di letto. Haviamo per buona speranza, perch lo stomaco si trova assai vigoroso, e si  indebolito assai meno del solito.
In questo tempo ci  arrivata la lettera scritta da V. S. al S.r Principe Cesi(92) e mandataci da S. Ecc.za Ella chiede il nostro parere quanto alla dedicatione della sua risposta. A me sovvenne alla prima ch'ella potesse inviarla al S.r D. Virginio, porgendogliene occasione l'istesso Lotario, che si vale nelli suoi scritti della testimonianza et autorit di S. S.ria Ill.ma, alla quale ne parlai, per vedere se rispetto alcuno lo riteneva dal desiderare un tale honore, e lo trovai non solamente non repugnante, ma ambitioso di tanta gratia, soggiungendo per non conoscersene degno, con quelle altre parole che la naturale sua modestia gli dettava. Ne scriver domani al S.r Principe, e credo che gli piacer; assicurando poi lei dall'altro canto che, non ostante che il S.r D. Virginio sia grandemente amato dalli Padri, con tutto ci sapr e vorr parlare ardentemente in difesa di quelle dottrine che a lui paiono ammirande, e non gli pare che da altri si dispensino che dall'eminente intelletto di V. S. E questo  quanto mi occorre in tal proposito.
Penso sicuramente poi arrivar cost alla rinfrescata, e se al Novembre ella haver pensiero di passare a Napoli, facilmente anco potr servirla fin l, dove il S.r D. Virginio tien risolutione di passar l'invernata; e credo che haver qualche habilit di servirla nelli suoi negotii appresso il S.r Vicer e suoi primi ministri, come di Acquasparta le accennai(93). Io le vivo devotissimo servitore, e fra i miei primi voti  la sanit di V. S., essendo sicuro che con essa ella partorir frutti di gloria habili a vincer le forze del tempo, con l'immortalit del suo nome e con honore universale di Firenze e di Toscana. Prego Dio che ci conceda s desiata gratia, et a lei fo humilmente reverenza.

Di Roma, il d 17 di Luglio 1620.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo e Vero Ser.re
Gio. Ciampoli.

Il S.r Princ.e Cesi mi ha mandato aperta l'inclusa(94): vi era una poliza, nella quale adduceva alcune ragioni per le quali giudicava bene il dedicar l'opera al P. Bamberger(95), e rimette a noi il mandarla; i quali, essendo qua in paese, assolutamente non giudichiamo bene il farlo, per non mettere in fastidi quel povero Padre, come certamente sappiamo ab exemplo che seguirebbe.



1475.

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 25 luglio 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 124. - Autografa la sottoscrizione. Alla lettera facciamo seguire la "lista", che lo scrivente vi accludeva, e che tuttora  allegata e forma la car. 125 del medesimo codice.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Anzi sopramodo caro mi riuscir far parte a V. S. molto Ill.re di quelle cose che ho serbate per uso mio et che ho stimate pi utili, scelte da me tra quelle che mi sono state lasciate dal fu S.r Gio. Francesco mio fratello. Mi accenn il Varotari, tra le desiderate da lei essere qualche pittura; perci io le mando la lista di alcune cosette ch'ho trattenute, affermandole che, sicome carissimo mi sar il participarne con lei, cos non sono per disporne in nissuna parte se non intender prima il voler suo, cio, et mi dichiaro, se ella non mi accenner quali le possono gustare. Ho trattenuto ancora una bilancia fatta da quel tale Spuntino, parmi con somma isquisitezza lavorata. Se questa anco facesse per lei, gliele offerisco prontissimamente, et saria cosa molto degna. Calamite, vetri et altri istromenti sono stati levati da gl'amici di casa; et alcune ferramenta, compassi, astrolabii et simili, ho dati al Pignano(96), al qual, ad ogni minimo cenno di lei, si commetter che essequisca il suo ordine.
A Mess. Giovanni Bortolucci la settimana ventura, ch'io ritornar di fuori, dove sono per trattenermi alcuni pochi giorni, dar sodisfatione conforme al desiderio di V. S. molto Ill.re; alla quale rendo gratie affettuosissime dell'operato col mio debitore(97), da cui se ricever la mia sodisfatione, io riconoscer tutto dalla cortesia et amorevolezza di lei. Con che fine a V. S. molto Ill.re bacio la mano affettuosamente.

In Venetia, a 25 Luglio 1620.
Di V. S. molto Ill.re
Ecc. Galileo.
S.r Aff.mo
Zacc.a Sagredo.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.
Colombo
n. 1
Occa
n. 1
Cedri
n. 2
Gallo di montagna
n. 1
Zucchetta d'acqua cosa (sic)
n. 1
Sparesi mazzo
n. 1
Formagi
n. 3
Anera
n. 1
Libro
n. 1
Paesetti diversi
n. 5
Piato d'ostreghe
n. 1
Venere d'un Romano
n. 1
Detto d'hortolani
n. 1
Quadretto di pietra natural, che  mostra una citt

n. 1
Detto di tartufole
n. 1


Zuccaro
n. 1
S.t'Andrea, venuto da Roma
n. 1
Artichiochi
n. 1
Quadri d'uccelli
n. 5
Lavezo rotto
n. 1
Tutte le cose sopradette sono di picciol volume, et si possono mandare in ogni luogo.
Pignatta rotta
n. 1

Pan
n. 1


In calce, di mano di GALILEO, si legge:

rihaver il prestato con troppa usura.



1476.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 agosto 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 127-128. - Autografa,

Molto Ill.re S.re e P.ron mio Col.o

Ho letto al S.r D. Virginio la lettera di V. S., e le rendo infinite gratie in nome suo dell'honore che ella dispone di farli. Quanto al consiglio ch'ella ci chiede, noi per ogni rispetto ci asterremmo dall'obbedirla, deferendo con la debita osservanza a tutto quel che sovverr a lei proprio, i pensieri della quale sono leggi al nostro intelletto: per, perch ella ci fa tanta instanza, come a persone che ci troviamo in fatto et informate de gl'humori presenti, non ci ritiriamo dal servirla, rimettendo alla sua prudenza il farne quel capitale che le parr.
Convenghiamo che apparirebbe troppo simulato l'affetto ch'ella vuol professare verso li PP., se volesse pretendere di non sapere e non voler credere semplicemente che l'autore della Libra sia stato uno de i loro; perch essi non solo non l'hanno occultato, ma se ne sono publicamente gloriati e cantatone le vittorie, e non pu rendersi verisimile che a lei sola, alla quale appartiene tanto questa opera, sia celato quel che a tutti gl'altri  palese. Per a me sovvenne alla prima, et il S.r D. Virginio l'approv, ch'ella potessi fare un proemio, nel quale, disteso poi a modo suo, si contenesse un simil concetto: ci , che havendo ella inteso a'mesi passati che da'P. Giesuiti si scriveva un libro contro di lei, con occasione del trattato del S.r Guiducci, si trovava assalita da due grandissime e tra s contrarie difficolt, ci  dall'obbligo della difesa della propria riputatione, che non si poteva tralasciare, e dal desiderio della sua continuata osservanza verso li PP., che ella haveva eletto di professare in tutta la vita sua; perch, dovendosi nelle risposte fare ogni sforzo di abbattere le ragioni dell'avversario e di trionfarne nel publico teatro de i litterati e della fama, non vedeva come bene potesse eseguirsi ci senza diminuire in parte la riputatione di quel Collegio, al quale ella professa tanto affetto: per alz le mani al Cielo e ringrati Dio quando vide comparir la Libra sotto nome di Lotario, parendoli potere allora difendere s senza offender i Padri, a i quali, come a persone non solo intelligenti ma giuste, non dover in modo alcuno dispiacere che ella combatta per la sua difesa e per la verit, mentre, reverendo il nome loro, all'insegna del quale ella havrebbe piegato la fronte quando le fusse comparso in faccia del libro, far ogni sforzo di scoprire la ragione et il vero; per questo, essendoli dall'inventione dell'avversario levato l'odiosa necessit di schermirsi contro di loro, voleva per fare al contrario di lui: che dove esso, disprezzando il vero nome di gentilhuomo litteratissimo, l'haveva presa contro di lei, solamente citato nell'opera, ella, reverendo il nome del mathematico Giesuita, voleva solo trattare con l'incognito o mascherato Lotario, non volendo ricercare di lui altra notitia che quella che pu haversi dalla sua Libra, nella quale ella col suo trattato far apparir quanto ei pesi etc., con quello pi o meno che le sovverr. Mi pare che i Padri possino con questa maniera offendersi meno che sia possibile. Gi essi confessano esser bene ch'ella risponda: cos otterr di mostrar loro reverenza, e di non mancare alla propria difesa.
Mander la sua lettera al S.r Principe Cesi, accennandoli il nostro parere. Il S.r Cav.r Vestri(98)  in Roma; sar quest'autunno a Napoli e potr molto aiutarla, perch  favoritissimo del Vicer. Io penso venire a Firenze a 7mbre: potremo poi al 9mbre fare insieme il viaggio di Roma, e seguir quello di Napoli insieme col S.r D. Virginio, che a V. S. bacia affettuosamente la mano; et io me le ricordo servitor devotissimo, pregandole da Dio sanit et ogni contentezza.

Di Roma, il d 2(99) d'Agosto 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Dev.mo Ser.re
G. Ciampoli.



1477...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 11 agosto 1620.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 177. - Autografa.

.... Vorrei, poich non posso io, che V. S. fusse spesso dal Sig.r D. Virginio(100), e mi dasse nuova della sua sanit, e facessero subito che si p il colloquio che fu preparato qui; e particolarmente haverei caro, V. S. sentissi in materia della risposta del S.r Galilei, che hormai dovr venir presto in luce. E V. S. sentir dal S.r Ciampoli quel che si sia sopra ci discorso....



1478..

ELIA DIODATI a GALILEO [in Firenze].
Parigi, 27 agosto 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 78r. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI, in capo alla quale si legge, di mano dello stesso VIVIANI: "E. D. Parigi, 27 Ag.to 1620. Prima lettera".

Il Sig.r Iacopo Badovere (mentre viveva, devotissimo suo e mio amicissimo) mi favoriva di farmi parte delle lettere che V. S. gli scriveva, dalle quali, oltre alla relazion fattane da lui, veddi fin dal principio l'origine della ricerca e della scoperta de'suoi nuovi Pianeti Medicei, doppoi da lei pubblicata, con le altre singolarissime sue speculazioni circa la costituzione dell'universo secondo l'opinione de'Pitagorici e circa le meccaniche, non anco viste in queste bande. Onde, essendomene informato ultimamente dall'Ill.mo Sig.r Cav.r Guidi(101) in questa sua ultima ambasciata, mi disse che sin qui non aveva sentito n visto da lei opera alcuna della meccanica, e che per conto dell'altr'opera non credeva che V. S. fusse per pubblicarla. Per mi perdoni se piglio ardire di pregarla a farmi grazia di voler a suo comodo chiarirmi con due versi che cosa si ha da sperare dell'una e dell'altra di queste sue opere; e se per altro ci sono alcuni rispetti locali per i quali differisca di stamparle in coteste bande, si potrebbero vincere in questa regione, etc.



1479.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 agosto 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 170. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. S.re

La stima che ho fatta sempre della persona di V. S. et delle virt che concorrono in lei, ha dato materia al componimento che viene incluso(102); il quale se mancher di quelle parti che se gli convengono, havr ella da notarvi solamente il mio affetto, mentre io intendo d'illustrarlo col puro suo nome. Onde, senza prolongarmi pi in altre scuse, che rimetto alla confidentia che io ho in V. S., la prego che gradisca la picciola dimostratione della volont grande che le porto; et con salutarla di tutto cuore, le desidero dal Signor Iddio qualunque contento.

Di Roma, li 28 di Agosto 1620.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello
M. Card.1 Barberino.

Fuori: Al molto Ill. S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1480..

ZACCARIA SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 29 agosto 1620.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 98. - Autografa la sottoscrizione

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Doppo la perdita del Sig.r mio fratello mi incontra un'altra sciagura, che improvisamente et inaspettatamente ancora mi vien commesso dall'Ecc.mo Senato che per il suo servitio io mi transferisca a Crema; et a ci fare mi assegnano piutosto hore che giorni. In ogni modo, ricevendo il favore de'comandi di V. S. molto Ill.re, poner insieme quel che io potr per la settimana ventura delle cose descritte da lei et a me rimase(103), perch se le godi in gratia mia. De'ferri et instrumenti da legnaiuolo non potr servirla, perch, come cose a me noiosissime et improprie alla professione mia, le ho dissipate et disperse senza riguardo alcuno.
Al mercante la settimana presente dar sodisfattione, havendomi egli promesso venirla a ricevere. Per fine a V. S. molto Ill.re bacio con tutto l'affetto la mano.

In Venetia, a 29 Agosto 1620.

S.r Galileo.
S. Aff.mo
Zacc. Sagredo.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1481..

GALILEO a [MAFFEO BARBERINI in Roma].
Firenze, 7 settembre 1620.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 10. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Il favore di V. S. Ill.ma e Rev.ma mi  giunto inaspettatissimo, non perch a me non sia noto l'eccesso della sua cortesia, ma perch altrettanto conosco la nullit del mio merito, s che quanto meno era aspettato, tanto  stato pi grato: e mentre era mio debito di andar continuamente pensando in qual maniera io potessi pagare in parte gl'obblighi infiniti che tengo alla sua somma gentilezza, eccomi improvisamente caricato di altri maggiori; n so altro vedere per mio alleviamento se non che, quella stessa cortesia che tanto altamente mi honora, la medesima dispensi la mia impossibilit di dimostrarmeli grato con altro che con un ardente desiderio di servirla, il quale non saprei in qual maniera porre in effetto, se qualche suo cenno non mi additasse alcuna cosa in che io potessi impiegarmi per servirla: e di questo instantemente la supplico.
La Ode(104) di V. S. Ill.ma e Rev.ma  parsa ammirabile a tutti gl'intendenti, con i giudizii de i quali non porto in schiera il mio, come per s stesso imperfetto et hora troppo affascinato dalla grandezza del favore usatomi da lei nel nominarmi ben due volte nella sua dottissima composizione. Io non dir che per mostrar l'eminenza del suo ingegno ella habbia voluto illustrar le tenebre, ma dir bene che un trabocco di gentilezza habbia voluto scoprire al mondo l'affezione che ella mi porta; e questo reputo io per il maggior honore che gi mai avvenir mi potesse: del quale, non potendo altro, le rendo grazie infinite, e con humilt inchinandomegli le bacio la veste, e dal S. Dio gli prego il colmo delle felicit.

Di Firenze, li 7 di 7bre 1620.
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1482.

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 settembre 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 129. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re Oss.mo

Ho sentito con mio gran disgusto i travagli di V. S., s per la perdita che mi dice haver fatto della sua Sig.ra madre(105), che sia in gloria, s per le proprie indispositioni sue: e sicome dell'uno e dell'altro mi condoglio di core con V. S., cos credo che ella, come prudentissima, haver tolerato con gran moderatione di affetto il primo accidente irremediabile, e per la medesima cagione cercher ancora di cessare il secondo con usare ogni cura circa la sua salute, aci che li suoi amici et osservanti possino pi lungamente goderla, et io particolarmente e li Sig.ri Cardinale(106) e Duca mio padre(107), quali assicuro V. S. esserle amorevolissimi e desiderosissimi di farle cosa grata, bench harei maggior gusto che ella se ne assicurasse da per s stessa con impiegare tal volta la opera loro nelle sue occorrenze.
Il desiderio che tengo della risposta di V. S. alla Libra,  ito sempre di pari passo con la comodit sua; per ella pu essere certa che la tardanza ancora mi sar grata, quando segua con sua salute, quale piaccia al Signore Iddio di darle con ogni altra consolatione. Et io le bacio la mano.

Da Roma, alli 25 di 7.re 1620.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo Se.r di core
Carlo Muti Ly.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re Oss.mo
[Il S.r G]alileo Galilei.
Firenze.



1483..

GIULIO INGHIRAMI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].
Madrid, 6 ottobre 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949. - Autografa la sottoscrizione.

.... Io non ho cavato mai quel dupplicato(108) per il Card. Borgia in favor del Sig.r Galilei, non per essermene scordato, ma per haver veduto andar le cose cos titubanti; et  stato bene, perch era buttata la fatica. Quando Zappata sar l, lo procurer; e 'l Segretario Arostigui, a chi ne ho parlato, mi dice che io aspetti per vedere un poco assentate le cose, rinfrescando la voce di presta mutazione, bench a giudizio di molti paia fuor di squadra....



1484..

TOMMASO STIGLIANI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 ottobre 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 131. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo mio Sig.re e P.ron Col.mo

Non havendo potuto di persona venire a riverir V. S. nella villa per la improvisa partenza, la vengo a riverir con questa ed a supplicarla a tenermi pel maggior servitore ch'ella habbia in questo mondo, che tale veramente le sono, e quanto ella  grande osservator delle stelle, tanto grande osservator son io del suo valore inestimabile e singolare. Anzi vorrei, che s come si  trovato uno occhiale da veder s lontano le cose visibili, cos se ne trovasse un altro da veder gli animi humani, ch, a quella guisa ella veggendo con gli occhi quel ch'io non so esprimere con parole, mi premierebbe col riamarmi. Ma quel che non ispero dalla sperienza impossibile, spero dalla grande amorevolezza sua. E con tal fine, ma senza fine, le fo riverenza.

Di Roma, 30 8bre 1620.
Di V. S. molto Il.re ed Ecc.ma
Sig.r Galilei.
Se.re Devot.mo
Tom.o Stigliani.

Fuori: Al molto Il.re ed Ecc.mo mio Sig.r Col.mo
Il Sig.r Dottor Galileo Galilei.
Fiorenza.



1485..

GIULIANO DE'MEDICI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 1 dicembre 1620.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4949. - Autografa la sottoscrizione.

.... Del negozio del S.r Galilei non si pu trattare sinch non si vegga l'esito di questi Vice Re di Napoli....



1486..

LODOVICO SETTALA a [GALILEO in Firenze].
Milano, 16 dicembre 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 133. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccellentis.o S.r mio Oss.mo

Audacia forsi parer il ricercar favori da chi non  cognosciuto, e senza che preceda alcun merito: ma la gentilezza sua m'invita, il suo molto valore mi sprona, et il desiderio che ho di darmele per servitore e mostrarmi grato alla sua dottrina mi sforza a scriverle. Pi si mostra et avalora l'amicitia quando di primo volo si dimanda, che quando si offerisse: quello mostra confidenza, e questo ceremonia. L'assicuro per dall'altro canto che non sar cos libero ad offerirmele in parole per vero amico e servitore, come sar prontissimo a mostrarle gli effetti in ogni occorrenza.
Quello che da lei desidero  che mi mandi la sua Diffesa contro le calunnie di Baldasar Capra(109), che mi fa bisogno per un negocio di qualche rilievo, che pur in parte concerne la riputazione di V. S. molto Ill. et Ecc.ma, essendo io uno de gl'admiratori delle sue cose. Favorendomene, potr inviarla per la posta in un pachetto in Milano, nella contrada dei Restelli, a le scole Canobiane, dove io son professore della filosofia morale e della politica; e quanto prima lo far, tanto pi l'aggradir.
Pregole dal Signore tra tanto il compimento de'suoi desiderii e le bone Feste, e le bacio la mano.

Di Milano, il 16 Decembre 1620.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Affecionatis.o Ser.re
Lodovico Sett'ale.



1487..

GALILEO a ELIA DIODATI [in Parigi].
Firenze, 30 dicembre 1620.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 83r. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI. In capo a questo frammento si legge, di mano dello stesso VIVIANI: "G.o G.o Fir.e 30 Xbre 1620. Risposta alla de'27 Agosto 1620". Cfr. n. 1478.

e cos in simili contese m' stato forza restar involto da molti anni in qua, il che  stato cagione di ritardar l'opere mie, nelle quali averei avuto pi gusto, e forse pi riputazione: s che non si maravigli V. S. se non ha visto le mie Meccaniche o il mio Sistema, fermato e frenato anco da pi alta mano(110). Ma perch l'offesa dello scrivere mi  grande, son forzato a recider molte cose che desidererei conferir seco, etc.



1488.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 4 gennaio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 135. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.or mio sempre Oss.mo

Mi porge la gratissima di V. S. insieme allegrezza e fastidio: poich non posso se non rallegrarmi vedendo lettere sue; poi  forza che mi doglia delle sue pertinacissime indispositioni al solito. Qui, S.r mio, non bisogna perdersi d'animo al superarle su riposo e cura diligente. E circa il travaglio della mente, digratia non ce lo pigliamo se prima non si chiarisce bene il fatto che V. S. m'accenna; ch all'hora si pensar a rimedio, che di raggione non dover mancare. E sar bene participar il tutto in Roma, e principalmente col S.r D. Virginio Cesarini, quale al presente, Dio gratia, si trova assai meglio di sanit.
Aspettar che, quando le sia permesso dalla sanit, compisca le sue fatighe e m'avisi sopra ci secondo occorrer, ch ben sa il mio obbligo e desiderio nel servirla. Con ogni maggior affetto le rendo gratie del'annunzio delle buone Feste, e prego a V. S. felicissimo l'anno novo con altri moltissimi appresso, e lo bacio le mani. Io sguito al meglio che posso le mie fatighe, tutto contemplativo e solitario.

D'Acq.ta, li 4 Genn.o 1621.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1489..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 13 gennaio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 97. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Hebbi la sua gratissima, quale mi fu di tanto gusto, di quanto disgusto m' stato l'esserne sin all'hora privo. E quanto all'affettione ch'ella mi dice portarmi, sappi che n' benissimo controcambiata dalla prontissima volunt che ho sempre hauta et ho di servirla in cosa ch'io possa, s come almeno non manco con la lingua di celebrare il suo valore etc. Far poi co 'l Sig.r Cardinale(111) e Giggi(112) quanto mi comanda etc.
Fui da esso S.r Cardinale doi giorni fa, inanzi la riceuta per della sua, co 'l quale mi tratteni pi d'un'hora e meza, quale mi mostr diversi occhiali, uno in particolare longo 8 braccia, quale esso stima che sia il meglio che si trovi. Non hebbi per all'hora commodit di comprendere quanto aggrandisca gl'oggetti, per esser cattivo tempo; ma lui dice che con quello vede il corpo delle stelle, co 'l quale modo di dire parmi che voglia inferire che le vega grandi come forsi viene da quel di V. S. aggrandito Giove o pi; il che s' vero,  cosa, par a me, d'importanza. Ha per opinione che gl'occhiali non aggrandischino ugualmente gl'oggetti lontani come i vicini, fondato sopra l'apparire le stelle fisse di minor grandezza viste con l'occhiale, che senza; ma mi conviene andare con riguardo a farli intendere la verit, perch non posso per altra via mostrarliela che di sensata esperienza, perch non credo che habbi cognitione de'fondamenti matematici etc.
Desidero di sapere per cortesia da V. S., che modo ella tiene per assicurarsi pi che a discrettione delle distanze dei Pianeti Medicei fra loro e Giove, e de'periodi de'loro moti pi scrupolosi che mette nel trattato delle cose che stano su l'aqua etc., che mi sar cosa molto grata.
Quanto alla informatione che ricerca da me del Sig.r Ludovico Sett'ale, dicoli ch'egli  de'primi medici di questa citt, molto stimato, lettore di filosofia morale nelle scuole Canobiane, molto nobile, perch di sua casata vi sono stati Arcivescovi di Milano Santi. Egli  di et forsi di 70 anni etc. Altro di lui non gli so dire: se altro mi commander spettante a lui, esseguir prontissimamente il tutto. E per non attediarla finir con augurarli da N. S. ogni bene, offerendomeli di nuovo servitore etc.

Di Mil.o alli 13 Gen.ro 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo Ser.re
F. Buonaven.ra Cav.ri da Mil.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil. o e Mat.co di S. A. S.
Firenze.



1490.

IACOPO GIRALDI a GALILEO in Bellosguardo.
Firenze, 21 gennaio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 103. - Autografa.

Molt'Ill.re e Eccell.mo Sig.r mio Osse.mo

Parr forse a V. S. Eccell.ma che gl'Accademici Fiorentini si siano promessi troppo del suo volere, avendola nella prossima passata adunanza creata per lor nuovo Consolo(113); ma come il merito che ha V. S. Ecc.ma con le fiorentine lettere la rendono nel cospetto degl'amatori di esse ammirabile, cos gli sforza di rendergliene quell'onoranza che per loro si pu maggiore; n potendo con pi chiara dimostrazione farlo palese, quanto conferendolene la suprema dignit, nno con questa voluto manifestare l'affetto loro verso di lei e la stima che fanno del suo valore. Piaccia a V. S. Ecc.ma col ricevere volontieri questo carico onorevole, accompagnare l'universale allegrezza che talora si ravvivi la gloria della Fiorentina Accademia col nome di s fatti Consoli; e a me imparticolare faccia tanto favore, che io possa pregiarmi che nel mio Consolato habbi avuto effetto una cos degna deliberazione: n gli metta pensiero la briga dell'ufficio, che non  tale che non possa supplirvi assente come presente. E pregandole dal Signor Dio intera salute, gli bacio le mani.

Di Firenze, d 21 Gen.o 1620(114).
Di V. S. molto Ill.re e Eccell.ma
Aff.mo Ser.re
Iaco. Giraldi.

Fuori: Al molt'Ill.re ed Eccell.mo Sig.r mio Osse.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
In villa.



1491.

TIBERIO SPINOLA a GALILEO in Firenze.
Anversa, 22 gennaio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 137-138. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo

Dieci anni sono et pi, che V. S. diede in luce il suo Nuntius Sidereus, il quale con tanto stupor del mondo fu ricevuto, et da esso tanta quantit di persone invitate a scoprir quello che V. S. proponeva. Tutti li virtuosi et curiosi hanno havuto molto obligho a V. S. per haverli certificato di quello che era il corpo della luna, le stelle de'pianeti, et particolarmente Giove, accompagnato da quello bello suo satellitio, la Venere cornuta, chiarificata la Via Lactea, et le stelle nebulose: dico che tutti hanno havuto questo obligho a V. S., et io pi di tutti gli altri, havendomi molte volte ricreato et pigliato molto gusto alla contemplatione di tali cose; ma non ho mai potuto havere intiera satisfattione, mancando sempre di un bon occhiale, se bene in Parigi, in mano della felice memoria del S.r Cardinale di Gioiosa, ne ho visto un buono; et diceva lui esser venuto di sua mano(115), il quale multiplicava molto et era chiarissimo; et da all'hora in qua non ho mai pi trovato cosa buona, n vista, se bene ne ho havuto da diverse parti, et vistone anchora ad amici, non sono mai arrivato a vista di valore. Et l'altro giorno essendo andato in Olanda, et parlando con colui il quale vole esser stato l'inventore di tanta curiosit, li dissi che lui non era inventore, ma che gi anni sono che il Fracastino(116) ne havea noticia et che sua era l'inventione, et Gio. Batta dalla Porta a Napoli me ne haveva mostrato qualche principio, ma che in quel tempo io ero giovane et non curai quello che valeva assai, et che il mondo non haveva obligho a lui di alcuna cosa, ma s a V. S., il quale havea illuminato ed dechiarato le cose oscure a tutti i filosofi, et lei havea manifestato al mondo i secreti della curiosit, et che gli occhiali di V. S. multiplicavano l'oggetto tanto in cielo como in terra, et ogni cosa si vedeva tanto chiara et aperta come se vi si fosse stato presente, et che la vista di detti occhiali suoi arrivava in terra a quaranta miglia italiane et pi. Mi ne mostr uno il quale era longho da sei piedi geometrici, ma la chiarezza et moltiplicatione non era gran cosa; et lui mi disse che teneva per impossibile veder cosa meglio. Io li risposi che haveva cattivo parere, et che n'havevo visto un di V. S. in Francia esquisitissimo. Mi sostenne che non poteva essere, et che giocarebbe ogni esser suo. Io li risposi che se ingannava assai, ma che mi risolvevo di scriver a V. S., alla quale non ho sorte et ventura di conoscerla di presenza, ma per fama delle opere sue, et da homini che la conoscono, molto bene informato. Et vedendo la tanta sua ostinatione, mi sono risoluto, dico, scriver a V. S. questa per dedicarmeli per servitore et amico, como lo faccio con ogni sorte di vero affetto, ral[le]grando[mi] molto haver tale ventura di conoscerla per scritto: mi favorir, la priegho, mettermi nel numero de'suo'servitori et amici, et servirsi di me di quel talento che io posso valere in queste parti, che mi trover sempre prontissimo. Et da questa occasione et curiosit mia invitato insieme, la voglio pregare che si contenti di favorirmi di ricever questa mia et darmine risposta, inviandola per via di un ricamatore di questa citt, che si chiama Mess. Melchior Vermelle, il quale mi ha certificato che V. S. benissimo lo conosce, et anche un suo zio, il quale vive cost al servicio di S. A., siando dell'istessa professione, et si chiama il S.r Gioanni Bromant.
Io desidero estremamente, se li posso arrivare et se V. S. lo ha a caro, uno de i suoi occhiali, s per mia curiosit e diletto et ricreatione, come anche per sopire et ammuttire la bocca di coloro che non sanno quello che vagliono l'opre di V. S. Sempre che la si risolver di volermi favorire, io dar ordine cost a Firenze a persona conosciuta, il quale compir a quello che si deve estimare cosa che venghi dalle sue mani; s che la mi favorir assai di rispondermi a questo mio desiderio, assicurandola che io gli rester sempre obligatissimo di tal favore, e supplicandola che mi voglia comandare qualche cosa di suo servitio in questi paesi, acci li possa mostrare quanto  il desiderio mio di servirla et il stato che faccio delle rare virt sue. Con basciarli le mani, augurandoli dal Cielo ogni prosperit et contentezza.

D'Anversa, li 22 di Gennaro 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Affettionat.mo Servit.re
Tiberio Spinola.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Matematicho Digniss.mo di S. A. Gran Ducha di Toscana, a
Firenze.



1492..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 marzo 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 141. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

I favori di V. S. han prevenuto la mia pigritia. Havevo determinato darle avviso di me; ma sono su questi principii sopraffatto da tante occupationi, che sono stato necessitato a differire il pagamento di questo debito. Gran novit sono succedute in poco tempo, dopo che son partito di coteste parti: le meste sono state cos terribili, che a pena trovo modo a diminuirne l'affanno con le pi liete.
In meno di un mese ho perduto il nostro padrone Ser.mo, i cui favori acquistavano s nobile riputatione allo stato mio, il S.r Card. Aldobrandino(117), la cui benevolenza e beneficenza era divenuta sicuro refugio di ogni mio bisogno; et ho tremato di non perdere pochi giorni fa il nostro S.r D. Virginio, senza il quale non mi so immaginare alcuna felicit che non mi si faccia avanti con apparenza di miseria. Le flussioni della gola l'havevano stretto in maniera, che il respirare era uno stento di anelito laborioso: pensi poi V. S. che cosa fusse il mangiare e 'l parlare. I medici s'erano perduti d'animo, e noi altri suoi amici e servitori lagrimavamo l'imminente pericolo. Pure sia ringratiato Dio, ch'egli  quasi resucitato, et al presente si trova fuor di pericolo. Ha ricevuto molta consolatione dall'affetto ch'ella gli continua e dall'honore che gli preparano le sue scritture(118).
In tante avversit non mi  stato poco conforto l'honore conferitomi dal S.r Card. Nepote(119) di N. S. Cerco di servire con diligenza; ma quanto a i discorsi et alla conversatione, fino a qui S. S.ria Ill.ma sta s fattamente assediato da tanti e s gravi negotii, che a pena ha tempo di cibarsi. Pure fra qualche giorno questi continui e s numerosi assedii doverebbero far pausa. Premer oltre modo di penetrare il gusto in materia di scienze, e ne avviser V. S., della quale col S.r Pr. Cesi, col S.r Fabri e col S.re Stelluti, in camera del S.r D. Virginio, si narrano continuamente le glorie e si reverisce la virt: nella quale armonia io pretendo in ogni luogo che il mio devotissimo affetto deva farmi toccar sempre la parte principale. E baciandole affettuosamente la mano, le prego da Dio sanit e lunghezza di vita.

Di Roma, il d 20 di Marzo 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1493..

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 27 marzo 1621.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 40. - Autografa.

Molto Ill.re S.r e P.ron Oss.mo

Io stimo maggiormente la grazia che mi ha fatta N. S.(120) per haverne hauto da V. S. cos cortese rallegramento, poich in effetto alla gran riverenza ch'io porto al suo valore non corrispondeva fin qui la scarsezza delle nostre lettere. Io mi trovo con questo augumento d'honore nel principio felicissimo di questo pontificato, nel quale, se non altro, s' fatto publica professione di voler tirar avanti persone solamente meritevoli; et io assicuro V. S. che quanto alle lettere non popolari siamo migliorati in estremo, conietturando io quello che sia per essere nella geometria e scienze pi sode da quello che apparisce fin qui nelle lettere d'humanit, che ancor loro nel pontificato passato erano ridotte a termine che appena potevano passare per una buffoneria. Anzi veggo le cose incaminate di maniera, che moralmente si pu giudicare che siano per andar rihavendosi sempre pi, perch i Cardinali che si faranno, e quei che correranno risico di succedere nel papato, son huomini d'altra stampa che di quella de'lustri passati.
Mi sa male che a questo poco di sollevamento, che pu havere il valore di V. S., sia preceduto colpo tanto grande della perdita del Gran Duca(121), il quale rispetto mi si fa pi considerabile mentre ne veggo V. S. afflitto, e con tanta ragione quanto possiamo conoscere tutti; ma spero in Dio benedetto che per altri mezzi, che a Lui non mancano, sia per consolarla affatto di questo travaglio.
Mons.r Dini si va ordinando per poter impossessarsi della sua chiesa, e pochi giorni doppo Pasqua dovr andar alla residenza(122), havendo provato, con l'essersi trovato a Roma in questa congiuntura, che la sua  stata propriamente vocazione; e per si deve credere per tal rispetto ancora che sia per corrispondere nel carico con quella bont che sogliono adoperare gl'ecclesiastici che non procurano le dignit. Io per qualsivoglia mutazione tanto son lontano a scemar punto di quel vero affetto che porto alla sua persona, che voglio pi presto farli conoscere che tali cose mi saranno stimolo sempre pi a servirla davero. E mentre io resto pregando Dio per la sua sanit, desidero d'esser fatto degno di haver presto il suo aspettato Discorso; e qui le bacio le mani, in nome ancora di mio fratello(123). N. S. la feliciti.

Roma, 27 Marzo 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Ser. Devot.mo
Gio. B. Rinucc.ni

Fuori: Al molto Ill.re S.r e P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



1494...

GALILEO a [LEOPOLDO D'AUSTRIA in Innsbruck].
Firenze, 16 aprile 1621.

I. R. Arch. del Governo in Innsbruck. Sezione "Ambraser Acten.". - Autografa.

Ser.mo Sig.re e P.ron Col.mo

L'occasione del ritorno dell'Sig.r Ambasciador(124) di V. A. S.ma mi ha dato ardire di prendermi questa libert, di comparir con la presente nel cospetto dell'A. V. S. con quella reverente humilt che alla devotissima servit mia si richiede; la quale io intendo di ricordargliela e confermargliela, e nell'istesso tempo supplicarla a restar servita di gradirla con quella sua naturale e singolar benignit che sempre ho conosciuta in lei.
Io ho passato lungo tempo sotto silenzio, s per la poca mia sanit, s per sapere le gravi occupazioni di V. A. nelle passate turbulenze, per le quali ben potevo credere che l'occhio della sua clemenza non havrebbe potuto, cos benignamente come suole, fissarsi nella bassezza mia. Hora che, per la divina grazia e per la prudenza e valore dei principi cattolici, le cose di S. M.t caminano a gran passo verso la quiete e tranquillit, e che posso credere che anco i pensieri men gravi possino haver luogo nella mente di V. A. S., ho voluto sodisfare a questo mio debito; significandole appresso, come di somma grazia e favore mi sar che la Ser.ma Arciduchessa sua sorella(125) senta con qualche occasione da V. A. S. come ella mi continua la sua affezione, il quale affetto pu fruttarmi nella grazia di questa Serenissima quello che non potrebbe mai la bassezza del mio merito. E qui, pregandogli dal S. Dio il colmo di felicit, humilmente gli bacio la veste.

Di Firenze, li 16 d'Aprile 1621.
Dell'A. V. S.ma
Humiliss.mo e Devot.mo Servo
Galileo Galilei.



1495.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 28 aprile 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 99. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

Scrissi(126) a V. S. gi un pezzo fa, pregandola che al passar dell'Ill.mo Card.le Borromeo per Firenze mi favorisse di raccomandarmeli. Stavo aspettando qualche nuova di questo e di non so che richiestoli, ma sin hora non ho visto niente. Posso ben giudicare che V. S. m'habbi favorito com'io desideravo, poich havendo io visitato detto Ill.mo, l'ho trovato pi dell'altre volte benigno e cortese verso di me: perci in contracambio non ho mancato di esaltare la rara dottrina et eccellente ingegno di V. S., non solo appresso del detto Ill.mo, ma d'altri ancora che attendono alla proffessione, fra'quali vi  un tale Sig.r Curtio Casato, che dice haver visto V. S. quando legeva in Padoa, tutto affettionato alla sua dottrina e forsi il pi intelligente che sia in Milano, il fratello(127) del Sig.r Proveditore dell'Arsenale in Pisa, quale hora attende a ridurre in pi esatta forma la tavola dei logaritmi de'seni publicata dal Nepero(128) (della quale desidero molto d'intendere il giuditio di V. S.), et altri ancora che v'attendono ex proffesso.
Credo poi che V. S. har esperimentato con quanta destrezza bisogni che io proceda co 'l detto Ill.mo dai discorsi fatti insieme; circa del quale non dir altro, se non che essendo impiegato in qualche cosa (s come spero) sar sempre difensore della sua dottrina, per affetto s, ma anco per zelo della verit. Fra tanto prego V. S. a volermi favorire di qualche sua lettera, ricordandosi ch'io li vivo affetionatissimo e desideroso d'impiegarmi in cosa che gli sii grata: con che fine me gli offero di tutto cuore.

Di Mil.o, alli 28 Apr. 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re di cuore
F. Bonav.ra Cavallieri da Mil.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, primo Fil.o e Mat.co di S. A. S.
Firenze.



1496.

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].
Roma, 1 maggio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 101-102. - Autografa.

Molto Ill. Sig.re Padron mio Oss.mo

Gi deve sapere V. S. che il Sig.r Prencipe nostro da 3 mesi in qua si ritrova a Roma, al quale parve, come anche al Sig.r Don Virginio Cesarini, Marchese Muti et altri Sig.ri Lyncei, qui presenti, d'aggregare qualchuno alla nostra Accademia. Furono dunque, in un Colloquio fatto avanti il Sig.r Don Virginio(129), nominati diversi soggetti, et a me fu dato l'ordine di scrivere a V. S., accioch lei ancora col suo calculo approvasse almanco una parte di quelli che gli pareranno pi idonei, rescrivendo o al Sig.r Prencipe o a me. Et fuorono questi:
Il Sig.r Achillino(130), lettore publico di Ferrara nella legge et hora presente alla Corte di Roma, et, come m'imagino, noto a V. S.;
Il Sig.r Verclay(131), gentilhuomo Scozese, pur a Roma, et tenuto per un di primi della lingua latina;
Mosur Dupares(132), gentilhuomo Franzese, in Francia, pur di belle lettere, il quale per lettere corrisponde con molti huomini dotti;
Il Sig.r Cavallier Del Pozzo(133), qui in Roma, che credo V. S. conosca benissimo;
Un tal Sig.r Villani(134), qui a Roma, buon poeta latino et volgare, et perito della lingua greca ancora;
Il Sig.r Mario Guiducci, del cui valore non dir altro, che gi  noto a V. S.;
Il Sig.r Gethaldi(135), se bene di questo non habbiamo nova dove si ritrovi;
Un medico di Fabriano, chiamato il Favorino(136), celebre per le molte opere stampate et che ha da stampare, che gi fu lettore publico in Ferrara;
Un medico in Germania, chiamato Raymondo Minderero, che gi ha stampato molti et belli libri, et fu medico dell'Imperadore Matthia, et hora medico et consigliere del Duca di Bavera;
Et un medico Romano, Prospero Martiano, il quale ha per le mani una opera bellissima et grande di stampare, nella quale ha restituito et dichiarato 1400 luoghi oscuri in Hippocrate;
Il Sig.r Dottore Nerio(137) Perugino, insigne mathematico, philosopho, leggista, humanista et antiquario, et giovane molto spiritoso;
Giovanni Remo, medico et mathematico del Ser.mo Arciduca Leopoldo, che credo sar noto a V. S. per lettere;
Et finalmente Iusto Rykio, Belga, che quasi  un altro Lipsio: scrisse ultimamente una bellissima opera De Capitolio(138), et ha stampato molti versi et epistole.
V. S. consideri questi soggetti, et ci dia il suo parere quanto prima.
L'Ambasciadore(139) del Ser.mo Leopoldo, col quale giornalmente mi ritrovo, vive amico et servidore di V. S. et gli baccia le mani; et io per fine mi raccomando alla bona gratia di V. S.

Di Roma, al 1 di Maggio 1621.
Di V. S. molt'Ill.re
Divotiss. Se.
Giova. Fabro Lynceo.



1497.

GALILEO a [GIOVANNI FABER in Roma].
Firenze, 12 maggio 1621.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 137- Autografa.

Molto Ill.re Sig.re Osser.mo

La lettera di V. S. del primo stante non mi  stata resa se non ieri l'altro; e questo non tanto per negligenza di questi dispensatori di lettere, quanto perch da 2 mesi in qua non sono stato alla citt, ritenuto continuamente in villa(140) da molte e varie indisposizioni, e tutte gravi, che mi levano il potermi applicare a ogni qualsisia sorte d'esercizio. Mi sforzai di visitare il Signor Ambasciatore(141) del Ser.mo Arc.a Leopoldo, che mi cagion poi un trabocco di malattia fastidiosissimo: tutta via hebbi caro di far tal visita; e se S. S. Ill.ma si trova ancora cost, mi faccia grazia baciargli reverentemente le mani in mio nome.
Ho veduta la nota de i suggetti nominati per ascrivere nella Compagnia, e veramente mi pare che ciascheduno sia di grandissimo merito e degno di essere ricevuto molto volentieri; per, per quanto aspetta a me, io laudo molto l'elezione de i SS.ri compagni.
Io, come ho detto, vo continuamente travagliando e scapitando nella sanit, e son ridotto che lo scrivere di una semplice lettera mi  di notabile offesa; per la supplico a scusarmi della brevit e del silenzio, et a fare anco mie scuse appresso l'Ecc.mo S. Principe e gli altri SS.ri Che sar il fine di questa, con ricordarmi a V. S. servitore di cuore; e dal S. D. gli prego intera felicit.

Di Fir.ze, li 12 di Maggio 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Galileo G. Lin.o



1498..

GIOVANNI BROZEK a GALILEO in Firenze.
Padova, 28 maggio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 103. - Autografa.

Clarissime Domine S. P.

Ex ingenii tui praestantia te novi, Galilaee, etsi nunquam viderim. Anni sunt xiiij, cum circinum tuum, in eoque praxim geometriae facilimam, monstrante Illustri Domino Martino Sborowski, tuo discipulo, primum conspexi. Haec prima notitiae rudimenta. Postquam vero Medicaeos Planetas detexisti, incredibile est quantum accesserit admirationis ob res novas et quibus omnis orbium soliditas, antiquis credita, tolleretur. Hoc firmissimum argumentum nostris in Academia saepe opposui, cum res veniret, ut fieri solet in scholis, ad controversiam. Audio extare alia de maculis solaribus: verum illa nondum licuit videre, ut et de iis quae per aquas vehuntur. Rogo te, fac me participem. Quando autem tuum Systema reipublicae literariae dabis? An opinio rerum veritati impedimenta obiicit? Hoc est quod veremur omnes. Tu tamen perge. Philosophorum sententiae ab opinione multitudinis semper aliae sunt. Ego cum essem in Prussia multa in variis bibliothecis reperi, quae suo tempore, post quam medicinae studia confecero, in lucem prodibunt et te salutabunt. Vale.

Datum Patavii, xxviij Maii 1621.
Clarissimae tuae Dominationi


Addictissimus
M. Ioannes Broscius, Curzeloviensis,
Academiae Cracoviensis Ordinarius Mathematicus, m. p.

Fuori: Clarissimo Domino Galilaeo Galilaeo Florentino,
Magni Ducis Mathematico, Domino et Amico Observandissimo.
Florentiae.



1499..

ANGELO ROTA a GALILEO in Firenze.
Verona, 13 giugno 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 145. - Autografa.

Ill.e et Eccl.mo Sig.r mio Col.mo

Conforme al debito mio, do nova a V. S.(142) Eccl.ma come son arrivato a Verona con buona salute, et ho trovato in effetto quello ella m'ha designato. La citt mi par bella, et l'aria buona; il monasterio  di molta comodit, onde con pi tempo e tranquillit potr seguitare li soliti studii delle mattematiche, per li quali vengo a viver tanto obligato a V. S. Eccl.ma, che non credo poter mai tanto rendermi debitamente grato, quanto sono tenuto. Quando m'honorer di(143) suoi comandi, far quello sapr e potr mai.
Qui si tiene assolutamente che non sar guerra in Italia. Altro di particolare non  di nuovo, solo che il Prencipe(144) di Modena(145), che serviva la Republica,  andato a star a Modena. Non ho potuto trovar quel Sig.re medico che V. S. Eccl.ma mi diede in poliza, havendola smarita tra alcuni libri: per la prego di nuovo replicarmi il nome et escusarmi del mio darli incomodo. E qui, pregandola della sua gratia e suoi comandamenti, offero tutto me stesso.

Di Verona, li 13 Giugno 1621.
Di V. S. Ill.e et Eccl.ma
Ill.o et Eccl.mo Sig.re Gallileo.
Aff.mo Ser.e
D. Angelo Ven.o Rota.

Fuori: All'Ill.e et Eccl.mo Sig.r
Gallileo Gallilei, Pad.n mio Col.mo
fuora di Portone di Annalena, a quello botegaio.
Fiorenza.



1500...

TIBERIO SPINOLA a [GALILEO in Firenze].
Anversa, 15 giugno 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 105-107. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo

Ricevei la gratissima di V. S. de'20 di Marzo,  un pezzo; per la quale vidi la sua generosa cortesia verso di me, ringratiandola molto delli favori et carezze che per detta mi fa. Et perch nella sua mi avisava la morte del suo Ser.mo Gran Duca, che S. D. M. lo tenga in Cielo, del che mi dispiacque molto il sentirla, massime siando noto a tutto il mondo quanto era inclinato alla virt et valore di V. S.; et con cotesta occasione un mio S. cuggino da Genova mi avisava che era stato elletto dalla Ser.ma Republica di Genova ambasciatore per cost, per condolersi et rallegrarsi, come  solito fare fra li principi; al quale risposi mandandoli una mia lettera in risposta di quella di V. S., pregandolo che dessi in sua mano la lettera, la visitassi et ringratiassi per parte mia della sua cortese risposta; ma tal mio pensiero non ha havuto effetto, rispetto che li sopravenne nel spedirsi una malattia, et non pot, in conformit dell'ellettione, seguir il suo viaggio, cosa che mi dispiacque molto per pi conti. Poi qui un cuggino del S.r Gio. Bromants mi disse che dentro di pochi giorni lo aspettavano di Firenze; et con questa occasione non risposi altra alla di V. S., risalvandomi il farlo quando havessi conosciuto et visto il detto S.r Gioanni: il quale  capitato qui tre giorni sono, et dal quale ho ricevuto una gratissima di V. S. de'20 di Maggio con uno de'suoi occhiali, havendo da esso sentito il bon stato di V. S., del che mi sono molto rallegrato, pregando N. S. lo conservi di bene in meglio.
Io la ringratio molto del favore fattomi et della memoria ha tenuto in honorarmi, di mandarmi un vetro di sua mano, il quale stimo et stimer sempre, facendo molto et grande stato di quello che esce dalle mani di V. S. Et se bene, como la dice, non  della eccellenza di quello che lei si serve et anche io ho visto in Francia, ne ho ricevuto grandissimo contento per pi conti, et massime per haver scoperto che il vetro che sta al fondo  fatto con tanto artificio, che tutti gli intraguardi che io gli ho messo, havendone diversi di vista curta ordinaria, da tutti cavo vista; qual cosa mi ha fatto molto meravigliare, vedendo che tal vista si confaccia con tutti: s che priegho a V. S. che la mi honori o di mandarmi la misura del mezzo diametro di detto vetro, o vero favorirmi di un vetro pi grande, se per sorte ne havesse qualche d'uno. Et dir a V. S. la causa.
Quando ricevei la lettera di V. S., ne diedi parte a S. Ecc.a del S.r Marchese Spinola, dicendoli il favore che speravo di V. S. et insieme como havea certificatomi di mandare un de'suoi vetri, et dissi quello haveva visto in Francia, dove speravo che dovessi servire per le cose della guerra, di che il S.r Marchese hebbe molto gusto d'intender questo; ma poi di ricevuto, ho visto che non  della multiplicatione che io speravo, n mi sono risoluto dirgli che l'ho ricevuto, ma s pregar V. S. che si contenti di mandarmi la misura, come ho detto, del semidiametro, o vero un vetro che fossi grande, assicurandola, sempre che la mi favorir di mandarmine la misura, persona nata al mondo non sapr tal cosa, procurando qui di vedere se si potessi arrivare ad uno il quale possa per la guerra dare una vista pi aperta et che multiplichi assai, non dandomi travaglio la lunghezza del canone, qual cosa non pu essere, se non che il vetro del fondo sia grande, perch vedo che V. S. dice che nella bont del cristallo puro consiste tutta la difficolt: et in questo ne dimando il parere di V. S.
Ser contenta favorirmi di risponder a questo mio pensiero, dando la risposta a chi appresenter questa a V. S., et tra tanto ander pensando se io qui in queste parti la posso servire in qualche cosa di suo gusto, accioch la mi comandi, et  mio pensiero, offerendomi sempre prontissimo a servirla in quello mi favorir d'impiegarmi; facendo anchora sapere se havessi V. S. pensiero di far imprimer qualche opera che havessi gusto fossi fatta in queste parti, senza passar sotto il rigore che qualche volta cost gli invidiosi non vedono volentieri. Io gli ne faccio l'apertura, che con ogni sorte di puntualit lo far sempre che ne habbia gusto et contento, senza una minima sorte di cerimonia; ch io desidero che fra V. S. et me vi sia una familiar domestichezza, senza nessuna sorte di ambitione. Et perch la mi honora di scriver nelle sue lettere titolo d'Ill.mo, la si contenti di trattare nell'istesso modo come faccio io, ch in questo la mi ne far favor particolarissimo, pregando V. S. a conservarmi nella sua gratia, et insieme che voglia favorirmi di ricordarsi, quando har un vetro che gli paia migliore, di farmine parte, accioch facci vedere quanto ho promesso, perch qui si gusta molto della multiplicatione, n mi d alcuna pena la longhezza del canone, pur che sia chiaro. V. S. anchora mi favorisca di dirmi, se quando parla di cristallo, intende cristallo di rocca, o pur vetro chiaro; perch qui vi  un amico mio, il quale ha un pezzo di cristallo di rocca, qual non  bianco, como ho visto delli altri, ma  un color pallido, et non so se questo fossi al proposito di V. S., perch vedrei di mandarlo, ogni volta che fossi a proposito o che la mi ne mandassi una mostra como ha da essere, perch per via d'Inghilterra et di Portogallo et de i Svizzeri, dove se ne trovano assai, procurer di haverne con facilit. Con fine et basciar a V. S. le mani, di novo pregandola mi comandi qualche cosa, augurandole dal Cielo ogni felice contento.

D'Anversa, li 15 di Giugno 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Affett.mo Servit.re
Tiberio Spinola.

Di novo guardando al vetro del fondo di V. S., vi  uno scritto, il quale dice: Ot.o P. 8. G. G.
Se questa fossi la misura del semidiametro de otto piedi, V. S. mi favorisca di mandarmine un filo, perch non so la grandezza del piede. Con basciarli di novo le mani.


Detto Tiberio Spinola.



1501.

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 23 giugno 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 108. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio P.ron Oss.mo

Nell'ultima radunanza celebrata de'Lincei in casa mia, intervenne il S.r Principe, come havr V. S. inteso dal S.r Gio. Fabri(146); e si rest in appuntamento ch'io mi prendessi cura di sollecitar V. S. alla publicatione dela risposta contro il Sarsio: ma la debbolezza che mi lasci l'indispositione mortale dell'inverno passato, non m'ha permesso prima d'ora l'esecutione del publico commandamento. Vengo dunque a farle caldissima istanza, come l'esporr il S.r Rinucini(147), a non tardar pi a redimere la vivacissima sua gloria dalle ignoranti calunnie de'malevoli. Pare che il silentio di V. S., bench caggionato dalla necessit, sia specie di trionfo a'falsi e vani litterati. Non si curi ella s p[oco] di sodisfare al mondo, bench cieco ed ignorante, dopo ch'ella  internamente sodisfatto; [...] sebene il teatro dell'ingegno suo la puol compitamente appagare, per compiacimento almeno de gli amici mostri al mondo i suoi trofei. Noi tutti confidiamo che quando ella internamente si sar persuasa d'haver rifiutati i paralogismi di Lotario, che realmente cos sar. Ella ne promette farci vedere molti errori, e noi gli aspettiamo. So che alla gloria di V. S. non  necessario il debellare nemici s debboli; ma i suoi seguaci et amorevoli stimano propria vittoria il raffrenare le lingue del vulgo. Sforzisi dunque e superi ogn'indugio, ch l'assicuro che a la nostra Accademia non potr dare gusto maggiore. Io glielo scrivo in nome publico; ma all'istanza comune aggiungo le preghiere particolari, mosso da zelosissimo e scrupolosissimo affetto della sua riputazione, di cui ella mi trover sempre giustissimo diffensore, come merita il luminosissimo e discreto suo giuditio. E per fine, rimettendomi a quanto sopra ci l'esporr il S.r Rinucini, le bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, il d 23 di Giugno 1621.
Di V. S.
Aff.mo Ser.re
Virg. Cesarino.



1502.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 luglio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 147. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

Vorrei poter scriverle alla lunga, ma le moltissime occupationi di questa giornata non permettono che io faccia altro che darle semplice avviso dell'honore fattomi da S. S.t con l'eleggermi per suo Segretario de'Brevi. So che V. S. goder d'ogni mio progresso; et io le conserver sempre quella affettuosissima servit che devo all'eminenza de'suoi meriti et alla grandezza della sua cortesia.

Di Roma, il d 3 di Luglio 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.mo et Obblig. Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.ron mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1503.

LEOPOLDO D'AUSTRIA a GALILEO in Firenze.
Innsbruck, 17 luglio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 172. - Autografa la firma.

Molto Diletto,

Mi ha riferto il mio Consigliere, gi ambasciatore cost, Iacomo Christophoro Kempff, preposito di Passau, la singolar devotione nella quale tuttavia continuate verso la Ser.ma Casa et persona mia; la quale ricevendo a molto grado, et essendo informato delle vostre degne qualit et meriti, ho voluto insieme darvi segno della buona mia volont verso voi con la qui gionta raccommendatione(148) dalle pretensioni et interessi vostri alla Ser.ma Archiduchessa Granduchessa mia sorella, conforme il desiderio vostro(149). Et vi assicurarete della prontezza mia in altre occasioni di vostro contento.

D'Insprugh, li 17 di Luglio 1621.
A Galileo de Galilei.
Leopoldo.

Fuori: Al molto diletto
Galileo de Galilei.
Fiorenza.



1504.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Milano, 28 luglio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 110-111. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Il non haver occasione maggiore di scriverli che di usar semplici cerimonie, et l'haver io esperimentato che a simili lettere V. S., occupata (credo) ne'suoi molti affari, non d risposta, mi ha trattenuto dallo scriverli spesse volte, s come pure voluntieri harei fatto; e bench adesso ancora io non habbi altr'occasione, pure non voglio mancare di salutarla con questa mia, per insieme ringratiarla del buon affetto e ricordanza che sono accertata che tiene di me dal P. F. Girolamo da Ferrara, che gi un pezzo fa stava in Firenze e pi e pi volte ha raggionato con V. S., con insieme acertarla come non manco a tutto mio potere di proseguire inanzi ne'studii matematici. Ma mi creda certo ch' miracolo ch'io possi far studio di momento, cos per non haver compagnia, come perch, ritrovandomi alla patria, dove sono questi vechi che da me aspettavano un grande progresso cos nella teologia come nel predicare, pu pensare come mi sopportino mal voluntieri cos affetionato alle matematiche. Pure non sar mai vero ch'io m'affettioni ad altro studio, perch conosco questo esser la vera strada d'imparare. Ho qualche comercio con persone che ne hano pi che mediocre cognitione, ma in somma non posso mai trovare quella sodisfattione ch'io desidero et ch'io havevo in cotesti paesi. Iddio mi conceda una volta di poterla rivedere e rigodere, ch hora credo sarei al proposito per esser suo discepolo: pure patienza, s'io non potr cos presto, come vorrei, ottenerlo. Almeno la voglio pregare che nascendoli occasione di favorirmi in qualche impiego, si vogli degnare di farlo, perch, oltre che mi far cosa gratissima, mi dar anco insieme occasione di accendermi maggiormente et anco di manifestare la sua dottrina, che merita d'esser anteposta a tutte l'altre, come che sii un naturalissimo ritratto della natura, dove le altre sono apunto come l'imagini che, riflesse nell'aqua molto agitata, apparendo in varie maniere et in diversi pezzi, a gl'occhi de'riguardanti riescono un confusissimo dissegno. E pure il secolo  tanto guasto, che, gi dalla consuetudine di aprender in tal guis'ingannato, pur apresentatoli s nobil tavola, o non cura di riguardarla, o, da maligno affetto sospinto, la riguarda solo per mascherarla co'suoi figmenti. Ben lo dipinse il Boccalino ne'suoi Raguagli pieno di croste e di marcia; ma meglio, quando i reformatori del secolo, fattolo spogliare, volsero far prova di levarli simil piaghe, che trovorno ch'erano penetrate tanto adentro, che bisognava con il rasoio arrivare sino in su l'osso e totalmente distruggerlo; dove conclude per il meglio il lasciarlo stare come da noi  ritrovato. Pure, per quello che s'aspett'alla cognitione delle cose, parmi per non esser fuori di proposito, anzi molto ben fatto, cavarsi d'adosso cotale scabie, bench non si possa da tutti gl'altri levare; e cos penso di far io, havendo l'occasione da me sopr'accenatali di farlo: perch io poss'insieme dar sodisfattione a quelli che non stimano una scienza se non quanto che ella sii di guadagno, posciach ci  uno de'principali argomenti che adducono questi miei Padri per distormi da cotale studio delle matematiche, cio perch veggono ch'io non ci habbi sin hora fatto guadagno alcuno di momento. Sperer adunque di poterli, con l'aiuto d'Iddio e di V. S., una volta chiarire anco di questo.
Desidero per fine sapere per gratia da V. S. che opinione habbi circa quel lume, bench debole, che quasi di color sanguigno apparisce nella luna ne'suoi ecclissi, perch m' occorso di raggionarne, e mi sar molto grato; dipoi, di sapere se siano apparse le due stelle minori Saturnie, quali dice nelle sue lettere Delle machie solari, che s'ascosero dell'anno 1612(150), perch non ho istrumento a proposito per poter avertire se vi si veghino o no. Del resto V. S. mi scuser della temerit mia di usar troppo parole con persona co la quale pi conviene haver pronto l'orrechio che la lingua, perch per l'imaginarmi di parlare con V. S., quasi che fosse presente, per il gusto grande sono trascorso in tanta longhezza di parole. Aspettando adunque d'esser favorito da V. S. di qualche sua, che mi sar gratissima, far fine, pregandola che vogli ricordarmi servitore al molto R. P. D. Benedetto(151), come faccio parimente io con V. S., augurandoli dal Datore d'ogni bene longhezza di vita in questo mondo, perch ne possi egli ricevere quell'utilit della quale gi riconosce ottimi principii, simili mezi, e ne spera da V. S. non dissimil fine.

Di Milano, alli 28 Luglio 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Ob.mo
F. Bonaventura Cavallieri.



1505..

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 luglio 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 112. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo

Longo silentio  passato tra me et V. S. Eccel.ma, per rispetto che io ho hauto di non fastidirla et per non dargli occasione di rispondere. Hora son constretto di romperlo et ricorrere al favore di V. S., nella occasione di queste mie opere che io scrivo, delle quali  gi finita l'opera De immortalitate animorum ex Aristotelis sententia(152), nella quale io non solo la tengo immortale con Aristotele, ma anche forma informante et moltiplicata, salvando l'eternit del mondo et l'eternit della specie, senza uscire dalli principii di Aristotele n dal lume naturale. Spero che sar fuori per tutto Settembre, et ne inviar una a V. S. per via del Sig.re Ambasciatore(153), acci sia favorito del suo giuditio, et un'altra acci mi facci gratia presentarla alla Altezza del Sig.r Cardinal de'Medici(154), in segno della mia devotione verso Sua Altezza et la Sereniss.a Casa.
Et perch scrivo alcuni opusculi di filosofia, tra'quali De simpatia et antipathia, et mi occorre ragionare della remora che trattiene la nave nel suo corso, et io cerco ridurre la causa di questo effetto non a causa occulta, ma a l'impedimento che pu portare al corso della nave, essendo la nave in equilibrio in uno elemento liquido, dove ogni piccolo impedimento pu fare gran momento, come vedemo nella statera ogni poca differenza di peso nella linea alzare molta quantit et variar molto il moto nel centro; et questo pu accadere nella remora facilmente, parte per la lentezza del suo humore, con il quale gagliardamente si attacca alla carina over timone delle navi, essendo una specie di conca over lumaca marina, come dice Plinio, di grandezza di mezzo piede, et havendo le pinne della conca prominente et spase talmente che pare haver li piedi, come dice Aristotele; perilch si pu coniecturare che possi portare impedimento al corso della nave nel'acqua, tanto pi che Plinio attribuisce l'istesso effetto ad ogni sorte di conca; per tanto, innanzi che stendessi questo mio penziero, ho voluto pregarla del suo parere, acci mi facci gratia considerarlo et vedere se con ragioni matematiche possa stabilirsi, ch venendo approvato da V. S. io lo scriver con l'authorit sua: et mi perdoni dello incommodo che io li do, pregandola principalmente che non si affatighi, ma a suo commodo li piaccia favorirmi, perch la sua sanit mi  pi cara che qualsivoglia altra cosa. Alla quale bagiando le mani, resto servitore.

Da Roma, li 30 di Luglio 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Eccel.ma
Servitore Aff.mo
Giulio Cesare La Galla.



1506..

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 agosto 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 149. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig. mio et Padron Oss.mo

L'anniversario della felice institutione del nostro consesso Lynceo ricerca che io faccia ufficio con tutti dell'Academia nostra, s come fo con V. S., con la quale mi rallegro infinitissimamente che si trova viva et, come voglio sperare, sana, doppo continoa sua indispositione. Iddio la prosperi molt'altri anni appresso, che possiamo godere li frutti del suo felicissimo et fecondissimo ingegno, come ci mostra tuttavia il Sig.r Ciampoli nostro, suo degnissimo discepulo.
Il Sig.r Don Virginio ancora sta meglio, et hieri fossimo il Sig.r Ciampoli et io seco in carrozza a spasso. Mi favorisca V. S. per gratia per un suo servidore a fare domandare al Sig.r Philippo(155), pittore gi di sua Altezza Ser.ma, se ha havuto un mese fa le mie lettere. Iddio a V. S. conceda colmo di felicit.

Di Roma, alli 7 di Agosto 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Divotiss. Se.
Gio. Fabro Lyn.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig. mio et Padron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1507..

CARLO MUTI a GALILEO [in Firenze].
Canemorto, 15 agosto 1621.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n. 177. - Autografe le lin. 15-23 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re Sig.re Oss.mo

La lettera del Sig.r Mario Guiducci in risposta del Sarsio(156)  stata letta da me con grandissimo piacere, essendomi paruto che egli habbia ragionevolmente e con discreta maniera confutato le imposture appartenenti a lui. Ora, che io stia aspettando con avidissimo desiderio la risposta di V. S. al medesimo Sarsio, non solo glielo deve persuadere la debita propensione dello animo mio verso di lei, ma la certa speranza che tengo che ella sia per attutare tutte le proposte difficult e superare la alta espettatione che di lei si porta. Vagliane ci a pregare V. S. che, se non per gloria sua, almeno per compiacimento dei suoi partiali e del mondo, non voglia pi differire il publicare la sua scrittura, alla quale, bench io sia uno degli ultimi spettatori in questo theatro literario, gi colla mente acclamo ed applaudo. A V. S. intanto prego dal Signore Iddio continua salute e gratia, e di core me le offero.

Da Canemorto, alli 15 di Agosto 1621.

Senza dubbio mi scuser se non li scrivo di proprio pugno. Io me li ricordo obligatissimo, e la prego a valersi in qualche cosa, dove io vaglia, dell'opera mia, come persona delle pi affettionate di core che lei habbia.  stato risposto a bastanza, come vogliono, dal S.r Mario. Ma adesso s'aspetta che V. S., non risponda, ma con questa occasione ci doni qualche cosa della sua philosofia, pi di tutto e d'ogni altra cosa desiderabile, e per invitar altrui a dir in contrario e trovare pi facilmente la verit. N. S. la feliciti.

Di V. S. molto Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo S.r di core
Carlo Muti.



1508..

TIBERIO SPINOLA a [GALILEO in Firenze].
Anversa, 25 agosto 1621.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Illustre Sig. mio Osser.mo

Subito che capit qui il S.r Gio. Bromant et mi diede la gratissima di V. S. insieme con l'occhiale, li feci risposta(157) et la diedi qui ad un amico mio, il quale si chiama il S. David Bustanzi, acci la mandasse cost a bon recapito et fossi data in mano a V. S., siando lui mercante et continua negotii cost con li Sig.ri Niccol Gianni e Lorenzo Segni; et mi ha rifferto haverlo fatto et haverla raccomandata assai, acci non si smarrisca.  vero che non ha ancora havuto risposta di questo: V. S. sar contenta di farla ricercare in casa di costoro, se non l'ha ancor ricevuta, che pur mi parrebbe strano, accioch la veda ch'io sono sempre desideroso di far conoscere a V. S. ch'io tengo molto a cuore et molto stimo quello viene di sua mano. Hieri il S.r Gio. Bromant mi disse che volea partir domani per cost, et con questa occasione non ho voluto mancare di scriverli, per ricordarmeli servitore et amico, piacendomi molto di intender bone nove di V. S. et di sua casa, che piaccia a N. S. di conservarla, come desidero.
Circa l'occhiale, li feci far subito un canone, et conforme il filo che V. S. mand, trovai la vista, et godo assai di haver un occhiale di mano di V. S., se bene, come la mi scrive, non  della multiplicazione del suo, ma n anche di quello che ho visto in Francia: et come gli ho scritto, tutti li miei traguardi cavano vista dal vetro grande di V. S., che mi parve assai; et la longhezza de'miei canoni  quasi l'istessa del suo, se bene i miei convessi non credo siano fabbricati con tanta diligenza come quel di V. S. Come gli ho scritto, io vorrei pur vedere se si potessi arrivare ad haver un vetro grande convesso, per veder l'oggetto pi grande et chiaro, perch io ne ho uno fatto in Inghilterra, havendolo commesso ad un amico che and a spasso l, dandoli una misura come questa che mando qui inclusa(158). Lui mi port un canone assai longo, con un vetro grosso, per tanto chiaro et cos dolce alla vista, che il mio occhio lo passa cos facilmente come se fosse di un specchio ordinario; et quando io scopro la luna, io vedo tutto il corpo intiero, et insieme vedo le Virgilie tutte in tratto, cosa che quando i vetri sono piccioli, con travaglio si vedono queste: et circa la multiplicazione, lui multiplica assai, ma non tanto come quello ho visto in Francia. Quando io scopersi il vetro cos chiaro, et che la vista penetragli cos dolcemente, subito procurai di farne vener delli altri di tale grandezza: ne ho avuto, ma i vetri non arrivano a quello di gran longa. Mi ha detto in Brusselles il S.r Vincislao(159), il quale ha instituito il Monte di Piet in quel loco, che un gentilhuomo molto amico di V. S., che si chiamava il S.r Daniele(160), il quale morse sotto Gradisca, gli ne havea dato uno, fatto di mano di V. S., et lui lo don a S. A. di felice memoria, che era molto buono. Ho procurato vederlo; ma lo tiene la S.ma Infanta, et perci non l'ho visto.
V. S. mi favorir di avvisarmi, se quando fabrica il vetro convesso, procura che sia tanto la parte convessa come la piana, essendo cos quello che ricevei d'Inghilterra, come la vedr segnato nella carta, se ben grossamente, havendolo lineato con la mano, senza mettervi compasso; ch quello che V. S. mi ha mandato, non l'ho voluto mover da i suoi cartoni, sperando che la mi far favore di avisarmelo. Et perch la scrive che la travaglia de i cristalli, la mi favorir di dirmi, se quando parla di cristalli, intende il vetro cristallo bollito di Venetia, o pur cristallo di rocca pallido, perch qui vicino a'Svizzeri, et anche in qualche altro loco, ne potrei havere. V. S. mi favorir di dirmi quanto  il semidiametro del suo ordinario, perch io voglio far fare una prova per veder se posso arrivare ad uno che sia longo et multiplichi assai, ma che il convesso sia molto grande, non curandomi n del peso n insieme de la longhezza, purch vi sia la multiplicatione et chiarezza, favorendomi di dirmi se l'ha mai provato.
Io nella mia antecedente lettera scrissi un particolare a V. S. circa all'impressione dei libri: gliela confermo, favorendomi di farmi intendere se qui vi  qualche cosa di suo servicio, acci la possa mandargliela, come desidero. Mi sar sempre caro mi favorisca di comandarmi, acci m'impieghi conforme il desiderio mio che ho di servirla. Con baciarle le mani, pregandole da Iddio ogni sorte di felicit et contento.

D'Anversa, li 25 di Agosto 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Tiberio Spinola.



1509...

FEDERICO CESI a [GIOVANNI FABER in Roma].
Acquasparta, 28 agosto 1621.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 193. - Autografa.

.... Lodo e giudico necessario che si scriva al S.r Galilei in nome di tutti per sollicitar la risposta, ch par che li suoi cometici aversarii trionfino contro di lui. Per  bene replicare, acci non vada pi in longo....



1510..

FRANCESCO STELLUTI a [GIOVANNI FABER in Roma].
Acquasparta, 7 settembre 1621.

Dalle Lettere memorabili, istoriche, politiche ed erudite, scritte e raccolte da ANTONIO BULIFON, ecc. Raccolta quarta. In Napoli, presso Antonio Bulifon, 1697, pag. 56-57.

Si mandano a V. S. tre smiraldi da intagliarsi con li nomi de'Lincei che risolveranno hora d'ammetter cost(161), come gi l'accenn il Signor Principe, e potranno scegliersi secondo i soggetti et applicarli. Ve n' uno che gi vi  intagliata la lince: secondo quella potr far intagliare l'altre, et trovare il meglio artefice che vi sia, e vi far mettere li nomi, come negli altri anelli si  fatto. Inoltre si mandano anco due di quelle scritture che fece l'anno passato il Signor Principe a proposito dell'Instruttioni de'Lincei, giudicando il detto Sig. Principe espediente che si veggano da noi, e massime da quelli che sono pi lontani et che non sono cos bene informati di queste. Dunque ne mandar una al Sig. Galileo, con quel mezzo che parer a V. S. migliore, e trover occasione da mandarla sicura; e l'altra potr inviarla a Napoli al Sig. Fabio Colonna, acci la mandi in Siracusa al Signor Mirabella, ch il Signor Colonna gi l'hebbe l'anno passato. E scrivendo al Sig. Galileo potr darli un cenno che si sta aspettando con desiderio la sua Lettera contro il Sarsi sopra la Libra Astronomica, che cos sapremo a(162) che termine si ritrova, e gli servir anco per un poco di stimolo, essendo homai tempo che esca fuori.
Altro non mi occorre di dirle, se non che gi ricevei la gratissima sua, scrittami in occasione del nostro annuo saluto, a cui non feci altra risposta, havendole scritto a lungo l'istessa settimana. Con che qui resto, e le bacio affettuosamente le mani.

Di Acquasparta, li 7 di Settembre 1621.



1511.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 settembre 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 151. - Autografa.

Molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

Con occasione di accompagnar l'inclusa, vengo a ricordarmi servitore a V. S., dandole uno avviso che, come a persona mia amorevolissima, non dover essere se non grato. Poi che entrai in questa carica(163), dove mi  bisognato stare in fatiche eccessive, N. S.re la prima settimana mi honor di 150 scudi di pensione, e nella presente me ne ha dati intorno a 450 in un benefitiato di S. Pietro; e pure sul principio del pontificato ne hebbi intorno a 140 in benefitii, ma questi mi scemano fra le mani: s che in tutto questo poco tempo credo che almeno riusciranno intorno a 600 scudi d'entrata, s che la ricolta di quest'anno passa molto felicemente. Le parole poi e le sodisfationi che mi vengono dalla benignit di N. S.re e del S.r Card. Nepote(164), sono eccessive. So che V. S. goder d'ogni mio progresso, e per ci ho voluto avvisarnela, con baciarle affettuosamente la mano e pregarla a finire, quando potr, il Discorso tanto mirabile delle comete(165).

Di R.a, il d 11 di 7mbre 1621.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Gal.i Fir.
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1512..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 ottobre 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 153. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. del cinque di Giugno mi  arrivata tardi, onde non dover maravigliarsi di tarda risposta. Ella pu rendersi pi che sicura, che dove vedr di poter giovare al Sig.r Domenico Visconti e sua moglie, io user ogn'opera et ogni mezzo per servire a loro, che meritano, et a V. S., alla quale non debbo negare cosa alcuna.
Ho esequito il comandamento de'saluti impostimi da V. S. alli Sig.ri Cardinale Barberino(166), D. Verginio(167) e Monsig.r Agucchia(168); ma certo che non occorre rinfrescare nella mente loro il nome di V. S., perch spesso siamo di lei e delle sue virt a ragionamento, e se ne parla con quell'affetto che ricercano le sue heroiche qualit. Hannomi imposto che la ringratii a nome loro e che raddoppiati le renda i saluti, s come fo con ogni esquisitezza d'affetto: et in tanto a V. S. bacio le mani, e prego Iddio che la prosperi ogni d maggiormente.

Di Roma, li 23 Ottobre 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Per non differir pi la risposta, ho preso sicurt valermi di mano d'altri, ch le occupationi di questa sera non comportano altrimenti. Mons.re Agucchia et io facemmo l'altra sera lunghi discorsi delli eminentissimi pregi di V. S. Aspettiamo con eccessivo desiderio il Discorso delle comete(169): per faccia gratia di mandarlo quanto prima. Ho veduto hor hora il S.r Pr.e Cesi, arrivato in Roma questa sera, che saluta affettuosamente V. S.


S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo et Obblig. Ser.re
Gio. Ciampoli.



1513.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 novembre 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I. T. VIII, car. 155. - Autografa

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.o

Il S.r D. Virginio et io stiamo con infinito desiderio aspettando il Discorso delle comete: per ella ci faccia gratia di sollecitare il copista, acci non viviamo pi lungamente tormentati dall'ardor di questa sete.
Ho poi con mio dispiacere inteso la penosa heredit lasciatale da suo cognato(170): frutti di amaritudine, che raccolgono sempre tutti i galanthuomini da i lor parenti. Io volentieri m'affaticher in sgravarnela, ma le occasioni non riescono pronte conforme al desiderio. Sar qui presto il S.r Pr.e Cesi, al quale mandai la lettera di V. S., e con esso anco ne parler, sapendo quanto eccessivo desiderio sia in quel Signore di servire a lei. Non mi sono per ancora abboccato col S.r Conte Ciro di Portia: l'essere egli amico di V. S. gli potr sempre valere per titolo di dominio sopra di me, che facendole affettuosa reverenza, la supplico della continuatione della sua gratia.

Di Roma, il d 26 di 9mbre 1621.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re
G. Ciampoli.



1514.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 2 dicembre 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 114-115. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Di quanta consolatione mi sia stata la gratissima di V. S., non posso a bastanza esprimerlo, ma ben potr da s stessa imaginarselo, sapendo l'affetto et obbligo mio, il desiderio ch'ho sempre d'intender nuova di lei, e quanto possa sollevarmi da qualsivoglia travaglio. Le rendo dunque infinite gratie del'humanissima e pietosissima sua; ricevo il buon annuntio che cortesemente mi fa; e mi protesto che s'io non procuro spesso di questi conforti e sodisfattioni, ci  per non darle briga di scrivere, desiderando io la sanit di V. S. sopra ogn'altra cosa.
Godo grandemente che habbia compita la risposta al Sarsi, sicurissimo che le haver ben mostrato che altro  il filosofare per la verit che l'empire le carte di galanterie e scherzi. Star con intensissimo desiderio non solo di quanto prima vederla, ma anco che sia da ciascuno vista; et il S.r D. Virginio nostro in Roma bramava similmente. Fui seco molti giorni; anzi in un mare di negotii e complimenti, che m'arrec Roma subito giontovi, non ritrovai altra consolatione che appresso di lui e di Mons.r Ciampoli nostro. Mi ridussi di nuovo qui dalla famiglia, ove hora sguito, per con la solita stracchezza, l'esercitii delle mie contemplationi, alle quali il S.r D. Virginio s' compiaciuto non poco spronarmi et animarmi. Aspetto che d'hora in hora v'arrivi il S.r Stelluti nostro, havendomi circa doi mesi sono lasciato; compagni questa estate di lunga e noiosissima infirmit, hora, Dio gratia, di sanit.
Non  chi non compatisca V. S. di tutto cuore, chi non le brami di continuo non solo buona sanit, ma ogni compita felicit insieme; onde non solo non v' di bisogno d'alcuna scusa, ch anco pi tosto ci doleremmo non poco di lei se per noi gravasse la sua sanit di nocive occupationi.
S'attende hora al compimento d'una buona ascrizzione, come havr inteso da'SS.ri compagni, per ristorarne delle perdite fatte quanto si pu. E veramente il passaggio del buon S.r Mar.se Muti(171)  doluto grandemente a ciascuno.
V. S. sa benissimo quanto io le sia servitore di cuore; per deve esser certa ch'io con la mente son sempre seco, e desiderosissimo sempre mi commandi.
Bacio a V. S. le mani con ogni maggior affetto, e le prego da N. S. Dio ogni contentezza.

D'Acquasparta, li 2 Xmbre 1621.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi L.o P.



1515.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 15 dicembre 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 116. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Pi spesso gli scriverei, s'io non dubitassi d'arrecharli pi tosto incomodo che piacere, sapendo ch'ella con le sue occupationi non ha di bisogno d'aggiunta di cerimonie; tuttavia il non farlo alcuna volta mi parrebbe troppo grav'errore: perci con questa mia vengo a salutarla con tutto l'affetto del cuore, et insieme a darli nuova del mio ben stare, come anco, per l'Iddio gratia, mi persuado di lei. Attendo poi continoamente a'studii di matematica, e vado dimostrando alcune propositioni d'Archimede diversamente da lui, et in particolare la quadratura della parabola, divers'ancora da quello di V. S.; e perch m'occorre un certo dubbio, quale li esporr, desidero esserne chiarito da V. S.
Il dubbio  questo, al quale mando inanzi questa esplicatione: Se in una figura piana s'intender tirata una linea retta come si voglia, et in quella poi tirateli parallele tutte le linee possibili a tirarsi, chiamo queste linee cos tirate tutte le linee di quella figura; e se in una figura solida s'intenderano tirati tutt'i piani possibili a tirarsi paralleli ad un certo piano, questi piani gli(172) chiamo tutt'i piani di quel solido. Hora vorrei sapere se tutte le linee d'un piano a tutte le linee d'un altro piano habbino proportione, perch potendosene tirare pi e pi sempre, pare che tutte le linee d'una data figura sieno infinite, e per fuor della diffinitione delle grandezze che hano proportione; ma perch poi, se si aggrandisse la figura, anco le linee si fano maggiori, essendovi quelle della prima et anco quelle di pi che sono nell'eccesso della figura fatta maggiore sopra la data, per pare che non sieno fuora di quella diffinitione: per desidero esser da V. S. sciolto di questo dubbio. Se altro mi occorrer di man in mano, confider che V. S. mi sii per favorire di lucidarmelo, contentandosi ella di posporre un pochetto di tempo per dimostrarmi ch'ella gradisca questo mio impiego, bench di poco momento; et aspettando da V. S. gratissima risposta, finir con augurarli da N. S. felice Natale et il colmo d'ogni bene, facendoli riverenza.

Di Mil.o, alli 15 10mbre 1621.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re di cuore
F. Bon.ra Cav.ri da Mil.o Gesuato.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Gal.eo Gal.ei, p.o Fil. e Mat.co di S. A. S.
Fiorenza.



1516..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 dicembre 1621.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 157. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Oss.o

Prendo volentieri l'occasioni di visitar V. S. con mie lettere. Il S.r Pr.e Cesi m'invia l'inclusa, et io nel mandarla a lei l'accompagno con mille affettuosi saluti, e rinuovo le preghiere per la speditione del suo Discorso cometario(173), aspettato in Roma con grandissimo desiderio. L'altro giorno, trovandomi in casa del S.r Card. Ubaldino(174), dove erano insieme li SS.ri Card.li Buoncompagni(175) e Aldobrandino(176), se ne fece mentione, et io diedi loro speranza di assai presto haverlo nelle mie mani. Io poi sto immerso fino a gola nelli continui negotii di N. S.re e del S.r Card. Lodovisio(177), da i quali per ancora non mi si lascia otio di pensare ad altri studi che a quelli che mi perfettionino in questo servitio. Del resto, quanto alla tranquillit dell'animo, vivo in villa e lontano dalle macchinationi delle corti. A V. S. come a singolare splendore de gl'ingegni italiani, mi ricordo servitor devotissimo, e le prego felicissime le prossime feste di Natale.

Roma, 18 di Xmbre 1621.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.o Ser.re
G. Ciampoli.



1517.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 gennaio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 159. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Domenica sera gionse il Sig.r Vincenzo(178) sano e salvo, se ben stracco dalla carrozza(179). Mi diede la lettera di V. S., la quale mi mise il cervello a partito con l'avviso che mi d, gi che era cosa nova et al concetto che io havevo del giovane et anco ai ragionamenti hauti pi volte con V. S. Per tanto li ho fatta una lezzione a sodo, e non mancar ai debiti avvisi e consigli; e spero in Dio benedetto che le cose caminaranno bene. Mostra desiderio di studiare; prattiche non ne haver, se potr far tanto, che li possino essere di male essemplo; maestri buoni non li mancheranno: e in somma far dal canto mio tutto il possibile acci V. S. resti servito; e Dio me ne dia gratia. Del tutto l'andar avvisando alla giornata.
Ho preso un letto a nolo pulito, e il padrone m'ha detto che vole cinque lire al mese a mantenerlo de lenzuola e foderetta: se V. S. ne vol mandare un mattarasso e due para di lenzuola, qua trover il saccone e panchette, e non si far questa spesa se non per questo mese; per mi avvisi se lo devo fermare o no. Giudicarei anco bene che V. S. scrivessi due versi a questo Priore, in ringraziarlo della sua cortesia in tenere qui il Sig.r Vincenzo, overo lo faccia nella lettera che scriver a me con la prima occasione; perch, se bene a principio di studio io restai col detto Padre di dar due piastre al mese per questo nostro albergo, e di pi dirli la messa qua in sua chiesa, tuttavia il Padre  cortese, e merita d'essere conosciuto ancora di simil compimento. Del resto ieri sera comprai due some di vino eccellente da Buggiano, e se lo goderemo pian piano, e procuraremo di viver sani. Cos sia di V. S., alla quale bacio le mani.

Pisa, il 12 di Gen.o 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

[vedi figura 1517.gif]

Monsig.r Sommaia  cost in Firenze. Mi far gratia farli riverenza in nome mio et al Sig.r Giovanni, suo nipote.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Colen.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filo.fo di S. A. S.
Firenze.



1518.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 gennaio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 161. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.o

 gran tempo che non ho avvisi di V. S. Non si pensi ella che per essere io continuamente impiegato ne i pi importanti negotii della Christianit, habbia per questo diminuito il desiderio di rivederla, o almeno, in lontananza, di veder lettere sottoscritte da lei. Le sono servitore pi che mai: non ho bisogno che mi sia ricordato che ad ogni et non mancano mai de i re e de i gran potentati, ma che de'pari di V. S. non ne tocca non solo ad ogni provincia, ma n meno ad ogni secolo. Per vivo pi che mai ambitioso e geloso della benevolenza del S.r Galileo.
Aspetto con desiderio la copia della Sarseide(180), et il S.r D. Virginio, che dalla perversit de i tempi e dalla ostinatione delle sue infermit vive per il pi confinato in casa, non vede l'hora d'arricchirsi l'ingegno delle mirabili notitie che suole scoprire al mondo la famosa penna di V. S. Alla quale io fo reverenza, augurandole da Dio lunghezza e sanit di vita.

In Roma, il d 15 di Gen.o 1622.
Di V. S. molto Il.re et Ec.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.mo et Obbl. S.re
G. Ciampoli.



1519..

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Milano, 16 febbraio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 118. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ho scritto altre volte a V. S., dalla quale per non ho hauto sin hora risposta: tuttavia penso che ci da altro non provenga che dalle molte occupationi che la devono tenere ingombrata; che per son anch'io andato rallentando lo scrivere, per non accrescerli tedio e fastidio. Occorrendomi per di manifestarli alcune cosette geometriche che mi sono passate per la fantasia, ho fatto risolutione di scriverli e mandargliene copia(181), non perch io pensi che sieno degne di esser poste inanzi al purgato giuditio et intelletto di V. S., ma perch da questa piccol fatica riconosca in me l'ardente desiderio di mostrarmi legitimo suo discepolo, e di manifestare in parte (s'io potessi) ci che per mancamento di compagnia mi conviene tenere come in confessione. Forsi questo mio pensiero li riuscir una vanit, essendo elli lontano da tutto quello ch'i'ho potuto trovare esser scritto da altri, e per riuscire molto stravagante a chi non lo consideri con qualche attentione, e con qualche affettione non vadi scusando la mia brevit di dimostrare le cose proposte da me, come spero che sii per fare V. S., posciach per mandargliele per la presente occasione m' bisognato farne un compendio presto presto, non havendoli potuto aggiungere alcune cose delle spirali, le quali con commodit mander anco a V. S., quando sappi come li rieschi questo puoco. Pure se li parr cosa d'alcun momento, mi far favore d'inanimirmi con farm'intendere(182) il suo parere. Se anco altro li parer, accett'il buon animo mio, e scusi la mia temerit co 'l troppo desiderio di coltivare questo fertilissimo campo delle matematiche: et in somma mi favorisca (la prego) di dirmene un puoco il suo parere e le sue difficolt. Se li paresse poi (come ho detto) cosa di momento, har per favore particolare che ne facci parte al P. D. B.(183) Con che fine gli auguro da Dio ogni bene, offerendomili prontissimo a'suoi commandi.

Di Mil.o, alli 16 Feb.ro 1622.
Di V. S. molto Ill.re
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri da Mil.o



1520.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 febbraio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 162. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Non ho voluto prima rispondere a V. S., che io non habbia ricevuta lettera del nostro Sig.r Principe Cesi. Egli pi che mai si conserva amorevole di essa, e desideroso della sua presenza. Con molta cortesia mostra gradire l'offerta di suo nipote(184), mostrando gran passione di non havere in sua Corte luogo proportionato come vorrebbe; non ne ha per ci escluso, anzi ha riserbato di parlarne meco a bocca, quando viene a Roma, che sar in breve. In somma egli si mostra tutto ansioso del bene di V. S.
S. E.za il Sig.r D. Verginio et io stiamo con desiderio grande di veder una volta la sua Sarseide(185): di gratia, non ci privi di questa consolatione. Et a V. S. di vivo cuore raccomandandomi, bacio per mille volte le mani.

Di Roma, li 26 Febbraro 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Alla venuta del S.r Principe Cesi veder se sar possibile operar qualche cosa in servitio di suo nipote. Io mi sto immerso nelle solite occupationi, le quali anco mi tolgono spesso la possibilit di scrivere di mano propria. V. S. continui ad amarmi, e ricordisi che il suo Discorso ci fa tutti morir e languir di desiderio.


[S.r] Galileo Galilei. Fir.e
Aff.mo et Obl. Ser.re
G. Ciampoli.



1521..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 22 marzo 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 120. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

Havendo io mess'insieme alcune cosette di geometria, et desiderando che V. S. l'assagi, per sentire il suo parere intorno a quelle(186), gliele mando per il compagno del nostro P. Visitatore di Lombardia; e perch l'havevo non troppo ben ordinate, e forsi trascurrate in qualche parte, pure, per servirmi della comodit di mandargliele, m' convenuto in fretta darli quel miglior ordine ch'ho potuto: per V. S. mi scuser se non le trover come dovrebbon essere, ch per la fretta non n'ho n anco potuto far altra copia che questa che mando a V. S.; perci vi potrebbe anco trovare de gl'errori, e forsi anco non vi potrebbe esser cosa di momento, potendo patire il fondamento da me preso qualche istanza da me non avertita. Alcune cose, come chiare, per brevit le ho tralasciate, in particolare nel bel principio, che tutte le linee di due figure piane e tutte le superficie di due figure solide habino proportione, il che parmi facile da dimostrare; perch, multiplicando l'una delle dette figure, si multiplicano anco tutte le linee nelle piane e tutte le superficie nelle solide, s che tutte le linee d'una figura, overo superficie, possono, cresciute, avanzare tutte le linee, o superficie, dell'altre, e cos sarano ancor esse fra le grandezze ch'hanno proportione. Come io pigli poi questo termine (tutte le linee d'una figura piana, o tutte le superficie d'un solido), lo dichiaro in esso trattato(187). Di gratia, mi favorisca di dirmene il suo parere, ch ben pu pensare che lo sto aspettando con gran desiderio, che poi li mander anco alcune altre cose delle spirali, che per brevit di tempo non ho potuto accompagnar con queste altre ch'io li mando; e se vi fosse qualche cosa d'alcun rilevo, di gratia mi favorisca di farla vedere anco al P. D. Benedetto. E con questo finisco, desiderandoli et augurandoli felicissima Pasqua et il colmo d'ogni bene; e li faccio riverenza.

Di Mil.o, alli 22 Marzo 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavallieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1522..

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].
Padova, 6 maggio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 164. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ho ricevuto lo scatolino della terra sigillata per parte del S.r Residente, et a V. S. et al S.r Picchena ne resto con infinito obligo.
Le inscrittioni(188) le veder, et se qualche cosa mi sovvenir, dir sinceramente il mio parere.
Mons.r Gualdo(189) mor il d 16 Ottobre l'anno passato, con molto dolore de'suoi amici. Il S.r Sandelli(190) sta bene. Lo Studio pu passare.  morto il S.r Fonseca(191) et il S.r Raguseo(192), la cathedra del quale  stata data al S.r Liceti. Dell'Ill.mo S.r Sebastian Veniero non ho mai inteso la morte.
I semi delle zatte siamo tardi a domandarli.
Fo riverenza a V. S. et al S.r Curtio(193), al valore del quale vivo servidore di cuore gran pezzo fa. Il S.r Sandelli pure le bacia le mani.

Di Pad.a, il d 6 Maggio 1622.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Lor. Pignoria.



1523.

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 7 maggio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 167-168. - Autografa la sottoscrizione. Un secondo originale, o minuta, di questa medesima lettera, firmato con le sole iniziali e poco leggibili, era contenuto nel cod. Boncompagni 483; e nella descrizione del ms. fatta da ENRICO NARDUCCI (Catalogo di manoscritti ora posseduti da D. Baldassarre Boncompagni ecc. Seconda Edizione. Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1892, pag. 283) la lettera fu dichiarata di incerto autore.

Molto Ill. Sig.re P.ron mio Oss.mo

La mia debole sanit (se si deve chiamar tale un'eterna convalescenza), sicome m'impedisce e toglie le speculazioni de gli studii gravi, cos riceve gran sollevamento, e si sottrae da pensieri pi mesti, diportandosi nell'ozio delle Muse: vado per trattenendomi alle volte con loro, e cerco che i componimenti non siano affatto scarsi di qualche dottrina filosofica, e quanto io posso procuro in essi lasciar viva testimonianza dell'ossequio e riverenza ch'io porto alle virt eminenti. Trovomi haver all'ordine un libretto d'elegie, fra le altre mie opere latine. Queste per lo pi ragionano dell'infermit grave ch'io ho patita; non per tanto dimorano nell'argomento flebile, che non ricevano ornamenti di varii episodi d'altre materie. Una di queste  la qui congiunta(194), che mando a V. S., uscitami ultimamente dalla penna; in cui, dopo haver ringraziato il S.r Cintio Clementi, medico molto stimato in questa citt, per la cui opera, dopo l'esser stato io muto nove mesi intieri, ho finalmente ricominciato a parlare, digredisco rimproverando gli ostinati amatori et adoratori delle antichit, che si beffano de gl'ingegni ch'ardiscono trattar novit, dandomene occasione un medicamento di solfo sublimato, da lui preparatomi contro il volere de gli altri medici, da cui ho sentito manifesto et grandissimo aiuto. E perch non mi pareva che si potesse raggionare de'trovatori d'artificio sublime e di scienze senza menzione di V. S., c'ha onorato l'Italia appresso le straniere nazioni co'suoi scritti et osservazioni, ho in qualche parte accennato il pregio et la gloria che le Muse le devono; e sebene nelle mie composizioni toscane(195) ella ricever lodi pi diffuse, et di gi in alcune ha cominciato a ricevere, con tutto ci non ho voluto mancare d'inviarle questo picciol pegno dell'ossequio mio, consigliandomelo particolarmente il Sig.r Filippo Magalotti(196), molto mio signore, che si  adoperato 'n farmi sicurt piena ch'ella sia per gradirlo; oltrech il Sig.r Prencipe Cesis nostro mi ha mosso a ci colla sua autorit. Degnisi dunque di riconoscere in questi pochi versi qual sia il desiderio mio nel riverirla pi di quello che da loro le sar significato.
Prendo con tale occasione ardimento di sollecitarla alla publicazione della risposta al Sarsio, che per tanti rispetti ella deve al mondo, ma particolarmente per ricomprare da gl'ignoranti un falso nome di vittoria che danno a quei scritti. Il S.r Prencipe sopradetto et tutti i Lincei glie ne fanno caldissima istanza; fra'quali gli ultimamente aggiunti, Sig.r Giuseppe Neri et il Sig.r Cav.r del Pozzo(197), sono dello stesso parere et ne la pregano, essendosi di ci ragionato nell'ultima congregazione fatta da noi. Io ho promesso all'Academia che in breve V. S. la sadisfar, havendomi il Sig.r Filippo alcuni mesi fa detto c'haveva veduto gran parte dell'opera trascritta. Procuri V. S. ch'io habbia ad osservare la parola da me data; e sebene ella per saziet di gloria pu disprezzare queste diseguali contese, tuttavia  obligata al nome publico de'Lincei, offeso dal Sarsio e da altri malevoli, et al mondo non deve occultare i tesori delle sue nobili speculazioni: mentre per fine io, insieme con gli altri SS.ri Lincei, le bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, li 7 di Maggio 1622.
Di V. S. molto Ill.
Aff.mo Se.r di core
Virg. Cesarino.



1524..

FILIPPO MAGALOTTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 7 maggio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 165. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Io mi sono astenuto volentieri dallo scriver a V. S., per non aver avuto insin al presente occasione che meritassi di sturbar le sue gravi occupazioni; e come che altro non fosse stato il tenor delle mie lettere che accennarle in parte la reverenza che io porto al suo molto merito, abbi giudicato di sodisfar pi a me medesimo di riverirla e d'ammirarla in un profondo silenzio. mmisi nondimeno per mia buona fortuna porto occasione di passar con lei questo ufficio, poich avendo avuto parte in persuader l'Ill.mo Sig.r D. Verginio Cesa[rini] che mandassi a V. S. una sua composizione latina(198), che conteneva alcune delle sue lodi, e mostrandosene egli assai renitente, parendole cosa assai diseguale alla sua virt, ha voluto che con propria lettera glie ne facci testimonianza. E bench per ogni rispetto io sia sicuro che del tutto  superfluo questo ufficio e che di niun valore  per mezzo mio, ho voluto pi tosto non di meno obbedire a s cortese comandamento, che far altrimenti, per non perder l'occasione di tener fresca nella memoria di V. S. questa mia devota et affettuosa osservanza, stimando che ella sia per gradirla, mentre aver riguardo che io mi sia adoperato in cosa che ridondi in sua lode, se non proporzionata al suo merito, al meno con desiderio intensissimo che ella sia tale.
Io non ardirei di aggiunger preghiere pi di quelle che abbi fatto il Sig.r D. Verginio intorno alla pubblicazione della risposta al Sarsio, s perch io stimo le sue efficacissime, e agevolmente credo che ell'aver condotto a intera perfezzione quell'opera, che al mio partir di cost, sei mesi sono, veddi in buona parte incaminata. Resta solo che io la supplichi a scusarmi dell'ardire che ho preso d'assicurarmi che non le sia per esser discara la testimonianza che fa questo Signore nella sua elegia con riverenza sincera delle sue lodi, avendomene dato in parte comodit la gentilezza di V. S. e la stima ch'io so al sicuro che ella fa di lui. E per fine con ogni affetto umilmente le bacio le mani. Nostro Signore le conceda quanto desidera.

Di Roma, il d 7 di Maggio 1622.
Di V. S. molto Ill.re
Affett.mo Ser.re
Filippo Magalotti.



1525.

GALILEO ad [ALESSANDRO SERTINI in Firenze].
Bellosguardo, 20 maggio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. V, car. 12. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI.

Molt'Ill.re e molt'Ecc.te Sig.r mio Osse.mo

Poi che la moltiplicit delle mie indisposizioni mi necessita a trattenermi il pi del tempo alla villa, onde con troppo incomodo di quelli che meco avessero a conferir loro affari potrei soddisfare al carico che mi si aspetta merc del Consolato(199), ho pensato di far capitale della cortesia di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te, e supplicarla che in luogo mio voglia supplire per me in tali negozii, esercitando quella autorit che ho io, la quale interamente deferisco nella persona di V. S., sicuro che ella molto meglio potr esequire tutto ci che a tal ufizio appartiene: e gli rester con obbligo particolare dell'aiuto e sollevamento che da lei desidero e spero. Con che affettuosamente gli bacio le mani, e dal Signore Dio gli prego intera felicit.

Da Bellosguardo, li 20 di Maggio 1622.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
Ser. Affez.mo
Galileo Galilei.



1526..

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Bracciano, 27 maggio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 174. - Autografa la firma.

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Havendo di bisogno qui per mio diletto d'un occhiale da veder da lontano, per haverlo de'migliori, desidero che mi venga dalle mani di V. S.; la quale io prego per con questa a farmi piacere di farmelo inviare quanto prima, mentre con altrettanta prontezza mi offero a V. S. in tutte le occorrenze di suo gusto o servizio. E Dio la conservi e prosperi.

Da Bracciano, il d 27 di Maggio 1622.

S.r Gallilei.
Aff.mo di V. S.
Paolo Gior. Orsino.

Fuori: [....Ec]c.te Sig.re
Il S.r Galileo Gallilei.
Firenze.



1527..

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Bracciano, 30 giugno 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 176. - Autografa la firma.

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Ho ricevuto il cannone con i suoi vetri, che V. S. mi ha mandato; il quale mi  stato tanto pi grato, quanto mi  reuscito pi perfetto e pi accommodato alla mia vista. Ne rengrazio V. S. affettuosamente; e come per questa sua nuova amorevolezza resto io tanto pi tenuto ad adoperarmi sempre per ogni suo servizio e gusto, cos dover ella valersi di me con tanto pi di prontezza in tutte le sue occorrenze, per le quali per fine me le offero di cuore.

Da Bracciano, il d ultimo di Giug.o 1622.
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo di V. S.
Paolo Gior. Orsino.

Fuori: [....] Ecc.te Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1528..

PAOLO EMILIO BOIARDI a CESARE D'ESTE, Duca di Modena, in Modena.
Firenze, 19 luglio 1622.

Arch. di Stato in Modena. Dispacci "Ambasciatori esteri. Firenze", Busta n. 49. - Autografa.

... Il Gallilei, cittadino Fiorentino, bell'ingegno et inventore dell'occhiale lungo, propose, dicono, al Conte di Monterei il modo di abbreviare la navigazione da Spagna alle Indie et poterla fare in un mese, dove per l'ordinario si spendono pi di tre mesi; il che quando riesca, S. E. ha promesso di fargli havere m/6 scudi d'entrata dal Re di Spagna et un marchesato....



1529.

GALILEO a FORTUNIO LICETI in Padova.
Firenze, 30 luglio 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 162. - Copia di mano di FORTUNIO LICETI, da lui inserita nella sua lettera a GALILEO del 6 luglio 1640.

Molt'Ill. etc.

Ieri l'altro mi fu reso il libro De cometis(200) etc., inviatomi da V. S. Ecc.ma; e ben che lo stato mio di sanit non mi permetta di poter leggere allungo n affaticare la vista e la mente, tuttavia, tratto dalla curiosit, gli ho dato in questi 2 giorni una superficiale et interrotta scorsa, e veduto come ella veramente ha condotta a fine una fatica atlantica. Mi duole di non l'havere havuto prima per poter far menzione di lei et honorarla, conforme al debito, in una risposta che fo alla Libra Astronomica e Filosofica di Lottario Sarsi Sigenzano, la quale 6 giorni fa inviai a Roma, dove forse sar stampata, nella quale saranno per avventura molte delle cose nelle quali V. S. mi  contrario, o, per dir meglio, al S.or Mario Guiducci, autor primario di quel trattato, che dal Sarsi e da V. S. viene attribuito a me. Mando in questo punto il libro di V. S. al S.or Guiducci, per mettermi in necessit di non haver gravemente a disordinare con mio notabil danno, poich la lunghezza de i giorni, la solitudine della villa, e pi il gusto che prendo della lettura, non mi lasciano temperatamente occuparmi. Io rendo a V. S. Ecc.ma grazie infinite dell'honore e favore fattomi, et insieme mi rallegro seco della sua promozione, la quale gi havevo intesa(201). La prego a salutare in mio nome il molto R. S. Lorenzo Pignoria, e ricordargli che in gratia voglia favorire il S. Pichena in quel suo desiderio, ch amendue gliene resteremo obbligati(202). Et riserbandomi a scrivergli pi a lungo con miglior commodit, per hora gli bacio le mani e me gli ricordo vero et affettionatissimo servitore.

Di Firenze, li 30 di Luglio 1622.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Galileo Galilei.

Al molto Ill. et Ecc.mo S.ore e Pad.ne Oss.mo
Il S.or Fortunio Liceti.
Venezia per Padova.



1530..

FABIO COLONNA a GALILEO [in Firenze].
Napoli, 8 agosto 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 122. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r P.ne mio Oss.mo

L'instituzione della Lincea Academia, nella quale me ritrovo ascritto per gratia del nostro Sig. Prencipe, che Nostro Signor feliciti come desea, in questi tempi me obliga debbia a V. S. far riverenza, et augurarle et pregarle dal Signor non solo salute et allegrezza in quel giorno dell'anniversario, ma per sempre successivamente, come volentieri et con tutto l'affetto di cuore fo detto ufficio, et ne prego Nostro Signor cos degni concederle. Et con questa occasione ancora voglio supplicar V. S. se degni farmi gratia avisarmi, anzi insegnarmi, che metodo possa tener per far una parabola per specchi da sole di bruciare di lontano vinti palmi, che bruci sotto il perpendicolo del sole nel piano de un triangolo, met di quadrato, in questo modo:
[vedi figura 1530.gif]
poich tutti li specchi concavi non han forza se non nell'opposito delli raggi solari per dritto; et obliquandoli, non essendo equali le rifrazzioni, perdono la forza: et desidero trovar il modo de far che quelli raggi obliquanti havessero la stessa potenza, et se unissero nel punto desiderato, equalmente fanno nell'opposizione dritta verso il sole. Che perci credo sia vana la fama dell'haver bruciato la nave nel mare, stando il sole in alto, et anco il sito della casa de Archimede, et che li raggi potessero andar in gi con tanta forza et con tanta lontananza; et se ben se dice fusse specchio circolare senza fondo, et sesta parte de globo, io l'ho fatto, et tiene l'istessa imperfezzione, che non stanno (sic) a dritto del sole, perde la forza.  ben vero, quel modo va pi lontano la met del concavo sferico. Intanto, perch sapienti pauca, spero che V. S. se degnar insegnarmi questa regola; ch se ben con la prattica io posso trovarla, non ne sapr dare la raggione demostrativa et farne regolata dimostrazione, che non dubiti errare. Intanto prego Nostro Signor doni a V. S. salute et lunga vita, per beneficio commune de'studiosi et honore della Lincea Academia; et per fine le basio le mani.

Di Napoli, li 8 de Agosto 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo,
Matem.co del Ser.mo Sig.r Gran Duca di Toscana.




1531..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 16 agosto 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 124. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Non posso negare che mio fratello non si sia messo ad un grandissimo risico, s per havere scritto(203) materie fuori della sua professione, s anco per haverla presa con uno che non si estimar solo nell'offesa, e se pur solo, ei diverr un Argo et un Briareo, c'haver cent'occhi per vedere e cento mani per riscrivere e rispondere in sua difesa, se per prima non l'acqueta V. S., come con molto desiderio s'aspetta et indubitatamente si tiene che sia per fare. Ha scritto il detto mentr'io mi trovava qui in Acquasparta l'estate passata, mosso s dalle buone ragioni di V. S. addotte dal Sig.r Guiducci, s anco stimolato da amici per molti ragionamenti fatti fra loro intorno alla Libra Astronomica del Sarsi, et particolarmente spinto da alcuni Padri del Gies paesani, che tenevano che a detta Libra Astronomica non si fusse potuto rispondere et che spesso domandavano se rispondeva V. S. Lo stampatore poi di Terni ha voluto stampare i scritti di detto mio fratello in tempo ch'io mi trovava in Fabriano per una infirmit che hebbe esso mio fratello quasi ad mortem, et al ritorno qui trovai l'opra gi stampata e piena di molti errori, che estremamente mi dispiacque. Ne ha inviate questa settimana lo stampatore al Sig.r Mario Guiducci, a cui ha dedicato il libro, alcune copie, con ordine ne dia quattro a V. S.: per se le far consegnare, e gli dar una vista quando haver otio, acci io possa far avertito mio fratello in che havr fatto errore, o in che habbia debilmente difeso il Sig.r Guiducci.
Intanto s'assicuri V. S. che s detto mio fratello, s anco i nostri compagni tutti et amici e studiosi dispassionati, aspettano con grandissimo desiderio la risposta di V. S. intorno a detta materia; et io priego il Signore che le conceda tanto di sanit, che possa non solo compire detta risposta, ma giovare al mondo con altri suoi scritti, stendendo quei suoi pensieri pellegrini di cui  gi gravido l'intelletto di V. S. E perch siamo in tempo del nostro annuo saluto, l'invio a V. S. pieno d'ogni maggior bene et contento. N altro occorrendomi, bacio a V. S. le mani a nome del S.r Principe, che con desiderio aspetta sentir nuova di lei, et io fo l'istesso affettuosissimamente.

Di Acquasparta, li 16 di Agosto 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
[vedi figura 1531.gif]

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza(204).



1532..

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Milano, 17 agosto 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 126. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Sono stato e sono anchora desiderosissimo d'intendere un puoco il suo parere intorno quel mio trattato che gi intesi che ricev dal P. Vicario nostro di cost, ma sin hora (forsi per le sue molte occupationi) m' convenuto sopportare quest'ardentissima sete con pazienza, come ho fatto, pur che finalmente sii di questo da lei gratiato. La mia debolezza e la legerezza del Discorso mandatoli, per uscir elli della via ordinaria, ma forsi pi per non esser con accuratezza e diligenza da me fatto e ordinato, m'hano ben fatto spesso venir in sospetto che 'l suo non rispondermi fosse una risposta tacita etc.; ma pure mi son consolato pensando che, se non altro, almeno har riconosciuto in me ch'io persevero nella divotione, o per dir meglio nell'affettione, verso le matematiche, che i suoi motivi gi in me procreorno e che la lor eccelenza richiede. Intesi anco che lo volea mostrare al P. D. Benedetto: non ho per inteso pur di lui sin hora cos'alcuna; l onde io desidero esser da lei favorito non solo di ci che ho detto di sopra, ma anco di darmi nuova del detto Padre, ch mi far cosa gratissima.
Intesi anchora che lei mi volea far venire a Fiorenza per prevalersi di me. Io li dico, hora per sempre, ch'io sar sempre prontissimo a'suoi commandi; e se io havessi inteso un puoco pi chiaro la cosa, harei cercato senza sua briga di compire il suo desiderio, s come lo far, accennandomi ella solo il suo pensiero; che perci me ne sto sospeso, senz'applicarmi determinatamente a cos'alcuna ferma qui in Milano.
Desidero poi sapere la solutione di questo puoco dubio che m'occorre in Euclide, et  che mi par che superfluamente elli dimostri dei numeri quello istesso che prima ha demostrato de magnitudinibus: v. g., la maniera di trovare, dati duoi numeri, la lor massima commune misura parmi esser l'istessa che del trovarla di due grandezze, il che gi ha insegnato nel principio dell 10 libro. L'istesso dico de le altre, dove Euclide demostra qualche cosa de magnitudinibus, parermi che sii illico demostrato etiam de numero, perch ancho il numero  magnitudine, e non so per qual raggione si devano quelle dimostrationi ricever solo per la quantit continua, e non per la discreta. Si pu forsi dire, i numeri haver diversi principii dalla quantit continua; perci etc. Ma pure i principii della grandezza, come grandezza, parmi che sieno communi et alla quantit continua e alla discreta. Pure pu esser ch'io m'inganni, e che per magnitudine non intenda altro che un genere a tutte le sorti di quantit continua, e che sii l'istesso magnitudine che quantit continua. Basta: desidero esser favorito da lei, e che mi sganni dell'errore che potrei prendere. E con questo facendoli riverenza, me li offero e raccomando.

Di Mil.o, alli 17 Agosto 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavallieri Gesuato.



1533...

MUZIO ODDI a PIERMATTEO GIORDANI in Pesaro.
Milano, 2 settembre 1622.

Bibl. Oliveriana in Pesaro. Mss. 413, car. 1. - Autografa.

.... Io poi sono poco manco che necessitato stampar due opuscolini, uno dell'instrumento squadro, et l'altro del compasso polimetro, del quale se n' fatto autore Galileo, Coignet, il Capra et altri, et io dimostro come  stato la felice memoria del Sig. Guidobaldo....(205)



1534..

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 29 settembre 1622.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 71. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo mio Sig. Oss.mo

Molti giorni sono che io inviai una mia a V. S. Ecc.ma, richiedendoli risposta di alcuni dubbi occorsimi circa il suo Discorso; del che mai ho potuto havere risposta alcuna. Onde vengo hora con la presente a supplicarla di favorire un suo servitore con dargli risposta, se ha ricevute le sue; il che se far, l'havr per favor singularissimo. Non manchi donque, di gratia, ch ne star attendendo risposta. Et per fine a V. S. Ill.re di cuore baccio le mani.

Di Venetia, li 29 Settembre 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re Aff.mo
Francesco Duodo.

Fuori: Al molto Ill.re et mio Sig.r
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei Dot.
Fiorenza.



1535.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Acquasparta].
Firenze, 19 ottobre 1622.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 139. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho finalmente inviata all'Ill.mo S. D. Virginio la risposta al Sarsi, e per esso a V. E.: scusi la mia tardanza, perch non ho potuto fare altramente. Rimetto in tutto e per tutto l'esito di questa mia coserella nell'arbitrio di loro SS.e
La risposta del S. Stelluti(206) non  arrivata qua se non pochi giorni sono, s che appena gl'ho potuto dare una scorsa; che se havessi hauto tempo di leggerla pi consideratamente, non dubito che ne havrei cavati avvertimenti da poter migliorar la mia: ma la rivedr e mi servir dell'avviso. Intanto non mi  parso di dover differir pi lungamente il mandar la mia, ch pur troppo sono stato lento. E perch pur hora mi  sopraggiunto un mandato del S. Pierfrancesco Rinuccini, che mi favorisce di esserne l'apportatore, e mi fa fretta, essendo egli, come si dice, col piede nella staffa, finir con farle le debite reverenze e con ricordarmegli per vero e svisceratissimo servitore; e dal S. Dio gli prego intera felicit.

Di Fir.ze, li 19 di 8bre 1622.
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo G. L.

La supplico a scusarmi appresso il S. Francesco Stelluti se non gli scrivo, non havendo io un momento di tempo.



1536.

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 ottobre 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 169. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio P.rone Oss.mo

Oggi appunto mi  capitato, per opera di Mons.r Rinucini(207), l'invoglio con le lettere di V. S. A Mons.r Ciampoli ho ricapitata la sua, ed invier l'altra ad Acquasparta al S.r Prencipe Cesis. Io fratanto mi son posto a leggere con grande ansiet l'eruditissima scrittura di V. S.(208), la quale non cessa di riempirmi di maraviglia, bench mi sia noto il valore di chi l'ha fatta. Ma quando potr io pagar mai tanto debito che le devo per havermi ella adornato di favore eterno, intitolandomi cosa di s gran pregio? Assicuro V. S. ch'io bramo da lei occasione di potere, servendola, darle segnali della mia gratitudine. La participar poi con gli altri amici, et ne dar parte a V. S. se vi troveremo cosa alcuna da notarsi; ma fino ad ora son risoluto che si stampi, e quanto prima, per non differire utile al mondo, onore a me medesimo, et privar lei della gloria che meritamente sar per conseguirne. Et con baciarli con ogni affetto le mani, le auguro dal Cielo ogni bramato aiuto.

Di Roma, li 28 d'8bre 1622.
Di V. S. molto Ill.e
[vedi figura 1536.gif]



1537..

NICCOL DOLFIN a GALILEO in Firenze.
Venezia, 29 ottobre 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. I, T. VIII, car. 171. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Osser.mo

V. S. abonda talmente in cortesia, ch'io conosco naver guadagnato con usura, ricevendo da essa tanto favore de ringratiamenti et di littere in ricompensa di quel poco ch'io stimai mio debito verso il S.r Vincenzo, suo figliuolo. Vengo a rendergliene le maggiori gratie che posso, et ad accertarla della dispositione et volont che tengo di servirla conforme al merito delle sue virt; le quali osservo come conviene, et bastano a farmegli viver servitore, quando anche altre cause non me ne tenessero obligato. La prego dunque essercitarmi come tale con suoi comandamenti, mentre io bacio a V. S. le mani et le prego da Dio benedetto ogni prosperit; il che fa parimente il S.r Cardinale mio zio(209), che ha gradito sopra modo la memoria che V. S. si compiace tenir di lui.

Di Ven.a, ad 29 Ott.rio 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
All'Ecc.mo Galileo.
Se.re Aff.mo
Nicol Dolfin.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Osser.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenza.



1538...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 19 novembre 1633.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 198. - Autografa.

.... Aspetto con desiderio veder il contrapeso della Libra; e gi il S.r D. Virginio mi ha accennato mandarmelo. E poi premeremo si stampi presto....



1539..

LODOVICO LODOVICI a GALILEO in Firenze.
Macerata, 22 novembre 1622.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVIII, n. 166. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re

Sapendo quanto in lei sia eminente la scientia delle cose astronomiche, e confidandomi anco nella molta sua cortesia, ho preso ardire questa volta, se bene poco da V. S. conosciuto, di domandarli per gratia mi vogli avvisare se ancora si sono osservati i moti et li periodi di quelle dui stelle collaterali a Saturno, et insieme se ci  argumento alcuno per provare che la distanza dell'occhio al centro del mondo non sia del tutto insensibile, ma di qualche consideratione, rispetto anche al cielo stellato, cio alle stelle fisse; perch mi pare m'accennasse non so che sopra di questo, quando io hebbi l'honore di ragionar e conferir con seco da tre o quattro volte, l'ultima vece che lei fu in Roma: assicurandola che mi far favor segnalatissimo, e ce ne rester con obbligo perpetuo, facendoli hora un'humilissima reverenza, con pregarle lunga e felice vita.

Di Macerata, in Corte del Cardinal d'Ascoli(210), alli 22 di Novembre 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Aff.mo et Devotiss.mo Ser.re
Lodovico Lodovici.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1540...

GALILEO a FERDINANDO II Granduca di Toscana [in Firenze].
[Firenze, novembre 1622].

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Piet, Filza 1041 (Campione n. 76), non cartolata. - Autografa.

Ser.mo Gran Duca,

Galileo Galilei, devotissimo servo e vassallo di V. A. S.ma, humilmente la supplica che voglia restar servita di concedergli grazia ch'e'possa metter(211) sul Monte Pio(212) ducati duemila, con ritrarne i soliti emolumenti: del che gli rester con perpetuo obbligo di pregar per ogni sua maggior grandezza e felicit.

Di mano della Granduchessa CRISTINA DI LORENA:

Ita est.

Crist.

E di mano di CURZIO PICCHENA:

Concedesi: et il Proveditore del Monte li faccia rispondere de'frutti, conforme al solito.


Curzio Picc.na
2 Dic.re 1622.



1541..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 21 dicembre 1622.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 1. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Non minor forza m' convenuto porre in mitigare il desiderio ch'havevo di sapere per qualche sua lettera il suo parere circa il mio trattato, che speculatione per investigare come per tanto mio desiderio, da lei benissimo conosciuto, non me n'habbi in tanto tempo volsuto favorire, e quale ne possi esser stato la cagione, non mi reputando dover ella cos ritrovarsi occupata che almeno quattro righe non mi potesse scrivere. Pure ne sono stato resoluto dal P. Vicario nostro di Fiorenza, che per ordine del P. D. Benedetto mi ha fatto sapere le sue grandissime occupationi, et dipoi che mi deve scrivere al longo per le difficolt che mi dice havere circa quel trattato, che il scrivermi pocco sarebbe non scrivermi; del che, come conviene, sono restato sodisfatto, sperando che finalmente mi sii per favorirne. Hora gli ho volsuto scrivere, s per ricordarmeli servitore, come anco per augurarli felicissimo Natale et il compimento de'suoi desiderii.
Se sapessi dove fosse il P. D. Benedetto, gli scriverei; ma non lo sapendo, non lo faccio: prego per V. S. che, essendo in Fiorenza, lo vogli salutare in nome mio, dandoli il buon Natale. E con questo offerendomeli prontissimo a'suoi comandi, gli bascio le mani.

Di Mil.o, alli 21 10mbre 1622.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Ho non so che circa le spirali, demostrato diversamente dal metodo d'Archimede, che con comodit far vedere a V. S.


Devot.mo Ser.re

F. Bon.ra Cavallieri Gesuato.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1542.

VIRGINIO CESARINI a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 22 dicembre 1622.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 367. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r et P.rone Col.mo

Mando a V. Ecc.a, per il Sig. Angelo de Filiis, l'originale medesimo del Saggiatore del Sig. Galileo, col ritener meco la copia piena d'errori. Et per questa cagione prego V. E., che notate c'havr le cose che gli pareranno forse troppo pungenti, o altri particolari di dottrina che ella non approvasse, ad inviarnelo qua subito, acci possiamo farlo stampare quanto prima, senza esser impediti da'Gesuiti, che di gi l'hanno penetrato. Mons.r Ciampoli ed io habbiamo notate alcune cose, che si accomoderanno o correggeranno, insieme con quanto V. Ecc. accenner non essere ben fatto; mentr'io, desiderosissimo de'suoi comandamenti, le fo riverenza.

Di Roma, li 22 di Xbre 1622.
Di V. Ecc.
Hum.mo e D.mo Ser.
Virg.o Ces.i Linceo.



1543..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 27 dicembre 1622.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 128. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Era gran tempo ch'io stavo con il solito desiderio di sentir nuova di V. S., et insieme ch'uscisse quanto prima fuori la sua risposta alla Libra: pensi hora quanto gusto ho sentito, mentre il Sig.r D. Virginio nostro m'ha inviato qui la sua gratissima, et insieme avisato che era compita l'opra; e tanto pi che il S.r Angelo de Filiis nostro me l'ha poi portata, et adesso la vedo con mia grandissima consolatione. La trattengo, per haver questo gusto di vederla quanto prima, e non per altro, ch basta l'esser cosa di V. S. Subito letta, la rimandar per l'istesso in mano del S.r Don Virginio, e sollecitar al possibile la stampa, ch giudico la prestezza non solo opportuna, ma anco necessaria.
Sig.r Galilei mio, io le son quel servitore di core di sempre, e di me non posso al presente darli altre nove se non che mi trovo in questa quieta mia solitudine e residenza, ma in mezzo a molestissimi travagli urbani domestici, che mi soprarrivano continuamente, et alle contemplationi e compositioni filosofiche, che dal'altra parte mi vanno ricreando e ristorando; di modo che in un'inquietissima quiete e negotiosissimo otio me la passo in combattuto ritiramento. Duro per e guadagno al meglio che posso. La famiglia, Dio gratia, sta sana, et ho la S.ra Principessa mia gravida, e la prole sin hora  stata di quattro figliole. Senta io buone nove di V. S., ch m'aggiugner non poco di ristoro. Li negotii academici ferveranno hormai molto pi, premendo tutti i soggetti, e particolarmente il S.r D. Virginio.
Non mi stender hora pi in longo: di tutto core a V. S. bacio le mani, insieme col S.r Stelluti, che  qui a tenermi compagnia, e le prego da N. S. Dio felicissime le Feste et il Capo d'anno con altri moltissimi appresso.

D'Acq.ta, li 27 Xbre 1622.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Il S.r Conte Honofrio Castelli, che  qui meco, le bacia le mani.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1544..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 gennaio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII. car. 173. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Dovevo molto prima rispondere alla cortese lettera di V. S.; ma se le continue occupationi mi tolgono a me stesso, non che a i padroni assenti, trover bene scusa e perdono appresso la sua benignit. Far il possibile che resti servito nel suo desiderio il S.r Giovanni Pellegrini, et ho speranza che mi possa riuscire: per di quanto occorre ne far dar parte a lui proprio, senza continuamente tediar lei con simili materie.
Per passare a cose pi eminenti, mi rallegro delle nuove et ammirande invenzioni circa il flusso e reflusso. Aspetto con ansiet di veder quel discorso perfettionato(213). Quel primo sbozzo mi parve sempre un miracolo d'ingegno; hora s'immagini V. S. quanta eccessiva consolatione sia per darmi quando li piacer d'inviarmene il discorso finito? Non sar sempre tanto occupato quanto sono stato da due mesi in qua, che veramente non ho potuto respirare con otio. Spero con la assidua diligenza haver digerito gran mole di negotii che mi doveranno per quest'altro mese lasciare il campo un poco pi libero. Appunto l'altro giorno mi lamentavo col S.r Ascanio Piccolomini di non haver ancora potuto rubar tanto tempo, che mi sia riuscito lo studiare quietamente la Sarseide(214); e quanta immensa voglia io ne habbia, facilmente lo creder chi vede che in materia di filosofia i discorsi del S.r Galileo mi hanno fatto perder totalmente l'appetito d'ogni altra vivanda.
Intendo poi che la sanit sua passa assai felicemente. Me ne congratulo seco, e ne auguro a tutti i litterati acquisto di nuovi e pretiosi tesori, quali ogni giorno si scopriranno nella celeste miniera del suo soprhumano intelletto. A V. S. fo humilissima reverenza, e la prego a conservarmi l'amor suo, perch io me ne glorio singolarmente: e con questo le prego da Dio ogni pi desiderabil consolatione.

Di Roma, il d 7 di Genn.o 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.o Ser.re
G. Ciampoli L.o



1545.

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 12 gennaio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 130-132. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo

Dopo l'accusare a V. S. la ricevuta(215) della sua dottissima epistola in risposta al Sarsi, non gli ho pi scritto circa esso componimento, bench in quella mia mi fussi obbligato ad avvisarle il mio sentimento, da lei chiestomi con molta istanza. Ci  avvenuto perch io disegnavo di aspettare che l'opera fusse letta da tutti i Lincei che si trovano in Roma, ed anco dal S.r Principe Cesi, e che di commun consenso si fusse avvisato a V. S. quel che si desiderava o moderato o mutato o taciuto in detta apologia; e per io havendone subito fatto fare alcune copie, la communicai al S.r Cav.re del Pozzo(216) ed anco al S.r Principe; diedila anco a leggere ad altri, ed io stesso con maggior diligenza la rilessi. Non ho per fin ora potuto cavare il parere de'compagni: sento ben da tutti con vero eccesso di lodi celebrarla, ma niuno ardisce notarvi o nel costume o nelle scienze particella alcuna. Spero per che 'l S.r Principe nostro sia in breve per mandarmi in iscritto alcuni piccioli avvertimenti da lui considerati, i quali io unir con alcune minute circuspezzioni fatte da me e dal S.r Giovanni Ciampoli, et invier poi a V. S. ad effetto d'essaminarle: e se pure le parranno frivole e leggiere, ne scriver con quella libert ed autorit che ella ha che n'achettiamo; se per lo contrario vi sar in esse qualche avvertenza buona, la riconoscer V. S. per effetto del commandamento fattoci, et ordiner che nel libro s'accetti o rifiuti, come pi le guster. Fatta questa ultima diligenza (ch'in breve le si invier), io son risoluto, per non essere publico reo appresso la filosofia et col genere humano e colla posterit, di dare alle stampe questo ingegnosissimo trattato, pieno di s leggiadre speculazioni e non pi udite; e poich V. S. rimette al nostro arbitrio questa determinazzione, le dico che sicuramente vogliamo publicar l'opera, e che vogliamo ci fare in Roma, non ostante la potenza degli aversarii, contro quali ci armaremo dello scudo della verit, ed anco de'favori de'padroni. Non vi ha dubbio ch'avremo contradizzioni; ma ho speranza sicura che le supereremo.
Di gi la nuova di questa apologia  arrivata al Sarsi et al Collegio Romano, essendo stati avvisati da Padri di cost ch'ella era venuta a Roma; et oltre ci havendola io ad alcuni qui letta, hanno penetrato il tutto. Non per gl' arrivata alle mani, n la vedranno se non impressa. Stanno essi sitibondi ed ansiosi, ed hanno anco ardito chiedermila; ma l'ho io negata loro, perch con maggiore efficacia havrebbero impedita la publicazzione. Ha per questa diffesa (bench occulta finora) operato molto appresso a'mezzani letterati ed appresso alcuni detrattori della gloria di V. S., che si credevano trionfare del suo silenzio; perch quelli legendola, o sentendo da me e d'altri dir le raggioni di V. S., hanno conosciuto il vero, e questi sapendo ch'ella ha parlato, s'avvedono che la loro vittoria era vana: onde m'auguro che, imprimendosi, chiuder affatto la bocca ad ogni sorte di persona, et forsi anco allo stesso Sarsio. Oltre la publicazibne ch'io far della detta opera, penso di farla traddure in lingua latina da persona molto idonea, per participarla di l de'monti a quegli ingegni avidissimi della verit e della libert filosofica, e presto comincer ad attenderci.
 comparsa per queste librarie, stampata in Germania, una Apologia del Padre F. Tomasso Campanella sopra il moto della terra(217), da lei in quei tempi proposto; e sebene detta scrittura  fatta avanti il decreto della Congregazione dell'Indice che sospese il Copernico(218), tuttavia i superiori non hanno voluto che si venda e spacci publicamente. Alcuni emoli si sono serviti di questa occasione per rinovare contro di lei le calunnie un tempo fa rifiutate e debellate, ma non mancano protettori ed amici a difendere il nome e riputazione di V. S.; e l'innocenza de'suoi costumi, e l'obbedienza modestissime con che ella ha mostrato sempre di riverire il decreto della S. Congregazione, palesano al mondo quale sia la sua mente: perloch non posso credere che non s'habbia a superare d'ottenere licenza di stampare l'epistola mandatami contro il Sarsi; ed io mi ci operer tanto che lo far riuscire, parendomi di molta riputazione di V. S. che qui sulla faccia della Chiesa, avanti gli occhi delle Congregazioni, sia approvata la sua dottrina et si faccia applauso alle novit filosofiche che ella adduce, bench nel Collegio Romano quei Padri, in sul principio degli studi, quest'anno habbiano fatto nelle loro publiche prelezzioni detestare i trovatori di novit nelle scienze, et con lunga orazione cercato di persuadere agli scolari che fuori d'Aristotele non si trova verit alcuna, non senza biasimo e derisione di chiunque ardisce sollevarsi sopra il giogo servile dell'autorit. Non ostante, dico, questa scomunica fulminata con tanta eloquenza, spero che le nobilissime speculazioni di V. S. havranno per Roma libero commertio ed applauso.
Mando a V. S. qui annessa una lettera del S.r Principe Cesi; credo che l'avvisi d'haver letto il trattato di V. S.(219). L'havere io inteso da varie parti che V. S. haveva accresciuto quel discorso della reciprocazzione del mare di molte curiosissime speculazzioni(220), mi d ardire di supplicarla a degnarsi di farcene in qualche modo consapevoli, assicurandola che le divinit delle sue dottrine non sono con maggiore divozione della mia altrove adorate ed ammirate, sebene il mondo e tutti i saggi la riconoscono per l'unico e vero ornamento della Italia, anzi delle scienze. Et per fine bacciandole affettuosamente le mani, me le ricordo obligatissimo.

Di Roma, il d 12 di Gennaio 1623.
Di V. S. molto Il.re
Aff.mo et Oblig.mo S.e
Virg.o Cesarino Linceo.



1546.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].
Firenze, 23 gennaio 1623.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 143. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Lo stato ancipite di V. E. variamente muove me ancora, affliggendomi hora con le sue perturbazioni et hora consolandomi con la sua filosofica tranquillit, sicuro che questa l'aiuti ancora a scorrer le sue tempeste pi placidamente. Io scrivo allungo all'Ill.mo S. D. Virginio, e l'istessa sua lettera credo verr anco a V. E. in compagnia di questa; e mi piglio questa libert di trattar negozii comuni comunemente, senza offesa della filosofia. Saluto affettuosissimamente il S. Stelluti: al S. C. Honofrio(221) mi ricordo l'istesso antico e devotissimo servitore; e non sono 15 giorni che rilessi una sua scrittura sopra la caduta delle Marmore(222), la quale, se piacesse a Dio, vorrei pure una volta vedere. Et a V. E. humilmente bacio la veste, e gli auguro da Dio un figlio maschio e quanto bene ella desidera.

Di Fir.ze, li 23 di Genn.o 1622(223).
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei Li.o



1547...

VIRGINIO CESARINI a [FEDERICO CESI in Acquasparta].
Roma, 28 gennaio 1623.

Bibl. della. R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 369. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r Fratello e P.ron Col.mo

Questa sera il S.r Angelo(224) m'ha portato il libro del S.r Galilei; non ha per havuto tempo di espormi l'annotazioni fatte da V. E., n anco i negozii ch'ella gli commise a bocca. Ha promesso tornare domani; et io lo star attendendo con molto desiderio.
Mandai la lettera di V. E. al S.r Gallileo, et io le scrissi a lungo. Il S.r Giuseppe Neri fa grande istanza d'havere la detta opera, e credo sarebbe ben fatto ch'egli la vedesse avanti lo stamparla. Se V. E. volesse mandarle la copia ch'ella ha fatto trarne cost, mi sarrebbe di molto gusto: egli si trattiene in Camerino col S.r Card.le Gherardi(225), luogo tanto vicino ad Acquasparta, che per huomo fidato ella glielo potrebbe inviare. Avvisimi quel ch' per fare intorno a ci, ch quando V. E. non se ne volesse per questo breve tempo privare, finalmente lo manderei da Roma, sebene con qualche incomodo, dovendo anco leggerlo il S.r Cav. del Pozzo(226) e 'l S.r Gio. Fabri: tutta via son pronto ad obedire i comandamenti e cenni di V. E....



1548.

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 3 febbraio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 175. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. S.r mio P.rone Oss.mo

Il Padre Mostro Domenicano(227), persona di non ordinario sapere, come credo che V. S. havr udito,  stato revisore del suo Saggiatore(228). Brama conoscere di presenza e trattar con lei, nell'occasione che gli si presenta adesso di passar per cost. Io, che desidero di servir lui e porger modo a V. S. di prender gusto per mezo di questo buon soggetto, bench la sua virt lo renda da s medesima raccomandato a tutti, nondimeno la prego a sentirlo benignamente, come mio amico et come meritevole d'esser conosciuto da lei. Ne rester obligatissimo alla sua cortesia, mentre per fine le bacio con ogni affetto le mani.

Di Roma, li 3 di Febb.o 1623.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
Aff.mo et Oblig.mo Ser.re
Virginio Cesarino.



1549...

FEDERICO CESI ad [ANGELO DE FILIIS in Roma].
Acquasparta, 7 febbraio 1623.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 222. - Autografa.

.... Quando assaggiar ciascuno il Saggiatore, e quando i saggi n'haveranno quel tanto aspettato e desiato saggio?....



1550..

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 25 febbraio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, c. 177. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio P.rone Oss.mo

 s grande la fama del valore di V. S., che tira persone da paesi lontanissimi ad ammirarla e riverirla. Il Sig.r Maurizio Pretniz, nobile Polacco e persona eruditissima, brama di vedere, di parlare, di conoscere V. S., sperando (n s'inganna), dopo haver girata gran parte dell'Affrica e tutta l'Europa, di non haver poi veduto il maggior miracolo di lei. Lo raccomando a V. S., come degno del suo favore, che stimerassi maggiore se col suo mezo potr vedere le cose pi notabili di cotesta citt; ed io imparticolare ne rester obligatissimo all'infinita cortesia di lei, alla quale, desiderosissimo de'suoi comandamenti, bacio per fine le mani.

Di Roma, li 25 di Febb.o 1623.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galileo.
Aff.mo Ser.re di core
Virg.o Cesarino.



1551...

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].
Roma, 3 marzo 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 133. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio et Padron Oss.mo

Il presente gentilhuomo Sig.r Maurizio Pretniz, figlio del Secretario del Ser.mo Re di Polonia, merita per le sue rare virt, non da me solo, che sono uno de i minimi servidori di V. S., ma dal S.r Don Virginio nostro, a cui  grand'amico, et per le sue rarissime qualit, essere raccomandato a V. S.; quale, per la fama di V. S. che in ogni parte del mondo risuona, desidera vederla et farle riverenza, atteso che questo Signore ha visto tutta quasi l'Europa et bona parte dell'Asia.
Dico poi a V. S. che il suo bellissimo et dottissimo libro, visto da me tutto, sta a termine tale che fra 8 giorni si metter mano alla stampa. Io vi ho voluto mettere, con bona gratia di V. S., una mia Elegia(229), che ha in mano il S.r Don Virginio, in lode del telescopio di V. S. Spero che questo libro deve fare passare l'humore a molti che erano stati persuasi che non si potesse rispondere.
Habbiamo qui con noi et in casa mia un Tedesco, mathematico non mediocre chiamato Gasparo Keuflero, Coperniceo, ammiratore grande del valore di V. S., scholare d'Adriano Romano(230), che fu anche mio maestro in Herbipoli, et amico del gran Keplero et Pitisco(231):  molto essatto nel calcolo astronomico et assai buon algebrista. Et per fine a V. S. affettuosamente bacio le mani, augurandole sanit et compita felicit.

Di Roma, alli 3 di Marzo, a.o 1623.
Di V. S. molto Ill.re
Divotiss. Se.e
Gio. Fabro Lynceo.



1552.

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 20 marzo 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 135. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.e S.r mio P.rone Oss.mo

Il Sig.r Benedetto Hertz, Alemanno, fu da me una sol volta, e d'allora in qua non l'ho potuto pi rivedere, tutto che gli faccesse istanza che tornasse. Pu ben essere che la mutazione dell'abitazione, con l'occasione della carica conferitami da Nostro Signore di suo Cameriere secreto, sia stata la caggione di ci. Fo tuttavia far diligenza di ritrovarlo, per poter, in aiutandolo in tutto quello che per me sar possibile, mostrare a V. S. la stima grande che debitamente fo io delle sue raccomandazioni e far sempre d'ogni minimo cenno che mi si porga da lei; la quale pregando a favorirmi de'suoi tanto desiderati comandamenti, le bacio per fine le mani.

Di Roma, li 20 di Marzo 1623.
Di V. S. molto Ill.e


Dopo l'havere havuta la censura (bench brevissima) dal S.r Principe Cesis intorno al Saggiatore, ed anco i pareri d'alcuni Accademici Lincei, era io restato d'appuntamento col S.r Filippo Magalotti, molto partiale amico di V. S., d'essere insieme a dare una trascorsa all'opera e cambiare et emmendare quelle poche parole, che n consigliato i detti che si mutino. Ci non s' potuto fare per l'impedimento che detto gentilhuomo ha avuto dell'essame pel vescovado ottenuto; ma per non tardar pi, da me col S.r Ciampoli habbiamo fatto il tutto. La mutazione non  di cosa sustanziale, e solo l'accomodamento d'alcuni vocaboli. Gioved si porr l'opera sotto il torchio, et con velocit si tirer avanti.


S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Se.re di core
Virg.o Cesarino.



1553..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 aprile 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 179. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Quanto potr, in ogni occorrenza tutto impiegher in servitio delli Sig.ri Lodovico Landucci e Benedetto Hertz(232) Alemanno, comparsi qui con le gratissime di V. S. Come prontissimamente ho detto a loro medesimi, vorrei che mi si porgesse occasione di poter dimostrare la gran premura che ho di sodisfare ad ogni desiderio di V. S. e di ogn'altro che dependa da lei, valendo appresso di me assaissimo la sua intercessione, oltre alla sicurezza che ho che da lei non mi si possono presentare se non suggetti meritevoli et occasioni da honorarmi maggiormente tutta via. Piaccia a lei di comandarmi liberamente ove mi conoscer buono per l'avvenire, mentre sto preparato per servirla in questo ad ogni cenno che me ne sar dato, baciandole fra tanto le mani, e pregandole da Dio compita felicit.

Di Roma, il p.o Aprile 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Vorrei scriverle a lungo in materia delli avvisi, dati al S.r D. Virginio et a me, delle nuove et ammirabili sue contemplationi. Mi riserbo a farlo con pi opportunit, poi che per hora la mole delli negotii non mi permette se non il salutarla affettuosissimamente e ricordarle la mia devotissima servit.







S.r Galileo Galilei. Fir.e
[vedi figura 1553.gif]



1554..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 8 aprile 1623.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 145. - Autografa.

Molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r P.ron mio Oss.mo

Viene cost il Sig.r Bernardino Lucani, ministro del Sig.r Principe nostro, da S. E. mandatovi per alcuni negozii; et con questa occasione vengo io a baciar le mani a V. S., et a ricordarmeli servitore devotissimo e desiderosissimo d'intender buone nuove della salute sua. Appresso le dir, come con grandissimo mio gusto e utile lessi il Saggiatore di V. S., che mand qua il Sig.r D. Virginio Cesarini; et la seguente settimana si dovea cominciare a stampare, se per non ritarda la stampa l'essere in questi giorni santi: ma subito dopo le feste della Pasqua, quali l'auguro felicissime a V. S. e colme d'ogni desiderato bene e contento, si far senz'altra tardanza. Io ne scrissi gi a mio fratello(233), quale lo sta aspettando con desiderio grandissimo: e con questa le mando due carte di altri errori di considerazione, trovati nel suo libro dello Scandaglio(234), havendogli fatti ristampare dopo, che una ne potr dare al Sig.r Guiducci, baciandole le mani a mio nome.
Del resto non mi occorre altro dirle, se non che il Sig.r Principe non resta, ancorch travagliato pi che la sua parte(235), di attendere alli suoi studii tutte quell'hore che pu robbare; et vuol finire una fatiga utilissima et bellissima, che va aggiunta al libro Messicano(236) che si stampa hora, e sar materia che far un terzo di detto libro, volendo che per l'anno santo sia finito di stampare. Che  quanto per hora m'occorre dirle. Con che per fine di nuovo le bacio le mani affettuosamente, e le prego dal Cielo ogni contento.

Di Acquasparta, li 8 di Aprile 1623.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

Ser.re Aff.mo et Vero
Franc.o Stelluti.



1555..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 9 aprile 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 137. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Mando a V. S. alcune puoche cose delle spirali(237), quali prima non ho mandato(238) per non haver havuto commodit, acci che vedi se patiscono alcuna difficolt. In questo trattatello pure sguito lo stile dell'altro, come meglio, legendolo, intender; per potrebbe forsi patire l'istesse difficolt ch'ella ritrova nell'altro ch'io li mandai molto tempo fa, quali s'io havessi saputo, haverei cercato di scioglierle, s'havessero patito solutione, o ch'havrei tralasciato la fatica fatta in questo. Spero dunque dalla benignit sua che del tempo, che li togliono i suoi alti pensieri ed altre sue pi necessarie occupationi, scioglier alcuna parte per dare un'occhiata a questo mio trattatello, il quale suppone la cognitione in parte dell'altro sudetto, massime supponendo io in questo di servirmi dell'istessi nomi diffiniti in quello, e dipoi che l'haver visto, farne anco parte al molto R. P. D. Benedetto: che poi, ritornando da Roma per Milano un Padre mio amicissimo (che si chiama P. Angiol Maria Calvi Gesuato), verr in nome mio a far riverenza a V. S., quale prego con tale occasione mi vogli favorire di dirmi il suo parere dell'uno e l'altro, mandandomi il primo, per non haverne io copia se non confusa, e ritenendo questo, se cos li pare. Il sudetto Padre credo che passer per Fiorenza circa il mezo del mese di Maggio; il che gli dico, acci che, dovendomi scriver al longo, prendi il commodo di farlo. Star dunque attendendo sua risposta; e per fine la prego saluti in nome mio il molto R. P. D. Benedetto, facendo io insieme a V. S. riverenza e desiderandoli il colmo d'ogni bene.

Di Mil.o, alli 9 Aprile 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Dev.mo Ser.re
F. Bonav.ra Cavallieri Gesuato.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1556.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, [avanti la Pasqua, 16 aprile, del 1623].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 14. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Poi che raro per lettere, e mai da tanto tempo in qua m' stato concesso con la voce propria, haveremo almeno adesso occasione d'intender nuove ambidoi l'uno del'altro pienamente con la voce viva del lator della presente, mio confidentissimo ministro, che  il Lucani(239). V. S. sentir i miei travagli, che m'intorbidano i studii, quali continuo al meglio che posso, e le noie che, senza alcuna mia colpa, mi rompono ogni quiete(240). Vorrei sentir io di V. S. nuove di felice stato, sanit, e sempre novi parti a benefitio publico.
Sollecito al possibile che esca l'opra; e m'avisano li Sig.ri compagni che gi cominciar la stampa, essendo spedito il resto: dico del saggio e dottissimo Saggiatore.
Non posso stendermi pi a longo: mi rimetto al latore. V. S. mi favorisca della sua gratia al solito, et anco in quello che le parer opportuno, secondo dal latore sar informata. E mi commandi, che le son quel obbligatissimo servitore di core di sempre. E con questo a V. S. bacio per m[...]e volte le mani, e le prego da N. S. Dio felicissima la Santa Pasqua, con altre moltissime appresso, piene d'ogni contento.

Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1557..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze
Roma, 6 maggio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 181. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

Ho voluto pi volte scrivere a V. S., ma io sono tanto poco padrone del tempo, che, contra mia voglia, sono stato costretto ad astenermene. Hora posso darle avviso come il suo Saggiatore  cominciato a stamparsi; n si maravigli di questa tardanza, perch le occupationi strasordinarie sopravvenute al S.r D. Virginio, e le ordinarie mie, la rendono degna di scusa.
Molti amici, che hanno visto questa compositione nelle camere private, l'hanno ammirata, e credono certamente ch'ella sia per trionfare nell'applauso publico. Io per me ero certo molto tempo prima, che quanti parti si producevano dal suo ingegno, tante maraviglie si accrescevano all'Italia, e tante corone si ponevano sopra la sua fronte. Fra quelli che con devoto affetto le reveriscono, io pretendo iuridicamente uno de i primi luoghi, s per esser hora mai nel numero de i servitori suoi pi antiani, come anco per haver io fino in quei tempi del G. Duca Ferdinando primo, nella Villa d'Artemino(241), nel primo sapore che sentii delli suoi discorsi ammirandi, gustatone la soavit e la sostanza, e conosciuto la differenza che  tra l'ambrosia de gli Dei e le minestre del vulgo(242). Sto per tanto aspettando con infinita ansiet il nuovo Discorso sopra il flusso e reflusso del mare(243), perch m'assicuro d'havere a trovarvi scoperti gran segreti di natura, che fino a qui sono stati occultati a tutte le nationi et a tutti i secoli; per quando ella haver in essere l'opera in maniera che da me si possa intendere, la supplico a farmene parte quanto prima.
Io prego Dio con tutto l'affetto che conceda molti anni di sanit a V. S., per gloria de gl'ingegni italiani e per singolar felicit de'nostri tempi. E qui facendole reverenza, la supplico a continuarmi l'amor suo, stimato da me per singolar titolo di gloria. Il S.r D. Virginio le si ricorda affettuoso servitore.

Di Roma, il d 6 di Maggio 1623.
Di V. S. molto Il.e et Ec.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.mo et Obblig. Se.re
G. Ciampoli.



1558.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 10 maggio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 24. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r Padre,

Sentiamo grandissimo disgusto per la morte della sua amatissima sorella e nostra cara zia(244); ne habbiamo, dico, grave dolore per la perdita di lei et ancora sapendo quanto travaglio ne havr havuto V. S., non havendo lei, si pu dir, altri in questo mondo, n potendo quasi perder cosa pi cara, s che possiamo pensare quanto gli sia stata grave questa percossa tanto inaspettata: e, come gli dico, partecipiamo ancor noi buona parte del suo dolore, se bene doverebbe esser bastato a farci pigliar conforto la consideratione della miseria humana et che tutti siamo qua come forestieri e viandanti, che presto siamo per andar alla nostra vera patria nel Cielo, dove  perfetta felicit e dove sperar dovi[a]mo che sia andata quell'anima benedetta. S che, per l'amor di Dio, preghiamo V. S. a consolarsi e rimettersi nella volont del Signore, al quale sa benissimo che dispiacerebbe facendo altrimenti, et anco farebbe danno a s et a noi, perch non possiamo non dolerci infinitamente quando sentiamo che  travagliata o indisposta, non havendo noi altro bene in questo mondo che le[i].
Non gli dir altro, se non che di tutto cuore preghiamo il Signore che la consoli e sia sempre seco. E con vivo affet[to] la salutiamo.

Di S. M.o, li 10 di Mag.o 1623.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1559.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 27 maggio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 183. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.o

Mando a V. S. i due primi fogli del Saggiatore, acci ella possa chiarir quelli che, per ostinatione di malignit o per timor di gelosia, non voglion credere che se ne impetri la licentia.
Altra volta risponder a gl'altri particolari della sua lettera.
Questa sera, in una lunghissima udienza di N. S.re, ho speso forse pi di mezz'hora in rappresentare a S. B.ne le eminenti qualit di V. S. Il tutto  stato sentito volontierissimo. Se in quei tempi ella havesse hauto qua gli amici che ci sono adesso, non occorrerebbe forse di cercar l'inventioni per campare dall'obblivione, almeno come filosofiche poesie, quelli ammirandi pensieri con i quali ella porgeva tanti lumi a questa et.
V. S. si ricordi di non haver servitore pi partiale di me e che pi reverisca le maraviglie del suo ingegno. Prego Dio che la prosperi con ogni pi desiderata consolatione.

Di Roma, il d 27 di Maggio 1623.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.o et Obl. Se.re
G. Ciampoli.



1560..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Acquasparta, 29 maggio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 185. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te S.r mio Oss.o

Sicome io mi rallegro e mi rallegrar sempre d'ogni felicit di V. S., cos son certo che ella far all'avviso di questa, per la nova che gli significa della gratia che ho ricevuta da Dio d'un figlio maschio. M' parso darline parte per corrispondere all'obligo che le devo, al quale cercar anco sodisfare con li effetti nel servirla, se me ne dar l'opportunit, come ne la prego: e per fine di tutto core le bacio le mani.

D'Acq.ta, li 29 Mag.o 1623.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
S.r Galileo.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Lin.o P.



1561.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 giugno 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 195. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill. S.r

La testimonianza che V. S. mi fa della riuscita di mio nipote(245) nel dottorarsi,  tanto pi meco acreditata, quanto che proviene dalla stima del valor di lei; alla quale rendendo particolari gratie dell'affetto che conosco continua verso di me et la mia Casa, l'assicuro di non essere per tralasciar veruna occasione di corrisponderle, come ancora faranno mio fratello et i miei nipoti, con servirla sempre. Le scuse poi che V. S. s' compiaciuta di aggiungere a gli altri effetti della cortesia sua, non erano meco necessarie; ma mi dispiace bene della necessit del suo ritiramento in villa per ricuperare la sanit, che le desidero pienamente, acci ella possa giovare al publico et alla sua gloria in lungo corso d'anni. Et la saluto cordialmente.

Di Roma, li 24 di Giugno 1623.
Di V. S.


Io resto tenuto molto a V. S. della sua continuata affetione verso di me et li miei, et desidero occasione di corrisponderle, assicurandola che troverr in me prontissima dispositione d'animo in servirla, rispetto al suo molto merito et alla gratitudine che le devo.


S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo
M. Card.l Barberino.

Fuori: Al molto Ill. S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1562..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 luglio 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 187. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Non ho altro con che meglio io possa ricordar di presente a V. S. la mia devotione, che l'inclusa copia dell'Oratione recitata da me alli giorni passati alli Sig.ri Cardinali avanti il loro ingresso nel conclave(246). Gradisca in essa il vero affetto con il quale la riverisco tutta via, e si degni tener viva memoria di me, come fo io di lei, alla quale di vivo cuore bacio le mani e prego da Dio ogni contento.

Roma, 22 Luglio 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Ben che ci troviamo involti nelle massime occupationi, non perci si tralascia la stampa del suo libro, del quale presto si mander copia finita.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obblig. Se.re
G. Ciampoli.



1563.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 10 agosto [1623].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 26. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre,

Il contento che m'apportato il regalo delle lettere che mi ha mandate V. S., scrittegli da quell'Ill.mo Cardinale, hoggi Sommo Pontefice(247),  stato inesplicabile, conoscendo benissimo in quelle qual sia l'affetione che le porta e quanta stima faccia delle sue virt. Le ho lette e rilette con gusto particolare, et gliene rimando come m'impone, non l'havendo mostrate ad altri che a Suor Archangela(248), la quale insieme meco ha sentito estrema allegrezza, per vedere quanto lei sia favorita da persona tale. Piaccia pure al Signore di concedergli tanta sanit quanta gl' di bisogno per adempire il suo desiderio di visitar S. S.t, acci che maggiormente possa V. S. esser favorita da quella; et anco vedendo nelle sue lettere quante promesse gli faccia, possiamo sperare che facilmente havrebbe qualche aiuto per nostro fratello. In tanto noi non mancheremo di pregar l'istesso Signore, dal quale ogni gratia deriva, che gli dia gratia d'ottener quanto desidera, pur che sia per il meglio.
Mi vo inmaginando che V. S. in questa occasione havr scritto a S. S.t una bellissima lettera per rallegrarsi con lei della degnit ottenuta, et perch sono un poco curiosa, havrei caro, se gli piacessi, di vederne la copia; et la ringratio infinitamente di queste che ci  mandate, et ancora dei poponi, a noi gratissimi. Le ho scritto con molta fretta, imper la prego a scusarmi se ho scritto cos male. La saluto di cuore, insieme con l'altre solite.

Li 10 d'Agos.o
Di V. S.
Aff.ma Fig.la
Suor M.a C.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
In villa.



1564.

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 139. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

La novit della sede vacante ha tratto anco il Sig.r Principe nostro e me qui in Roma per venire a vederla, dove per gratia del Signore, fin hora siamo sani, essendo venuti in vero in pessima stagione et affannosissima per il gran caldo, che qui particolarmente si fa sentire: il che  stato principal cagione che il Conclave sia stato men lungo di quello si credeva, poich ogni giorno n'uscivano e Cardinali e Conclavisti ammalati, de'quali molti ne son morti; e noi ci habbiamo perso un compagno, che  il S.r Gioseppe Neri, quale entr in Conclave con il S.r Card.l Gherardo(249), e n'uscirono ambedue ammalati: il S.r Cardinale ancora se ne sta con febre, ma il Neri pass a miglior vita, con nostro comun dispiacere(250), essendo bonissimo giovane e di molte lettere: Nostro Signore l'habbia in gloria. La creatione poi del nuovo Pontefice ci ha tutti rallegrati, essendo di quel valore e bont che V. S. sa benissimo, et fautore particolare de'letterati, onde siamo per havere un mecenate supremo. Ama assai il nostro Sig.r Principe, e, come V. S. haver inteso, ha subbito dichiarato suo Mastro di Camera il nostro Sig.r D. Virginio Cesarini; e Mons.r Ciampoli non solo resta nel suo luogo di Secretario de'brevi de'Principi, ma  fatto anco Cameriere secreto; et il Sig.r Cavalier del Pozzo, pur nostro Linceo, servir il nepote(251) del Papa, quello che sar Cardinale: di modo che habbiamo tre Accademici palatini, oltre molti altri amici. Preghiamo intanto il Signor Dio che conservi lungo tempo questo Pontefice, perch se ne spera un ottimo governo.
Lo Scandaglio(252) di V. S. fra otto giorni sar finito di stampare; ci restar a stamparvi i rami; che se le figure si facevano in legno, si faceva in una sol volta la stampa. Habbiamo pensato di farvi una figura nel frontespicio del libro, dico nella prima carta, che habbia conformit con quel titolo di Saggiatore; per V. S. vi pensi un poco che cosa estima pi a proposito e me l'avvisi subbito, che si far intagliare, essendo gl'altri rami la maggior parte intagliati. Intanto annunzio a V. S. felicissimo il presente nostro anniversario, con la pieneza d'ogni contento; e per fine, ricordandomele servitore, le bacio le mani a nome del S.r Principe, et io fo l'istesso con ogni maggior affetto.

Di Roma, li 12 di Agosto 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo
Franc.o Stelluti L.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Lin.o
Fiorenza.



1565.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri], 13 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 28. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r Padre,

La sua amorevolissima lettera  stata cagione che io a pieno ho conosciuto la mia poca accortezza, stimando io che cos subito dovessi V. S. scrivere a una tal persona, o per dir meglio al pi sublime Signore di tutto il mondo. Ringratiola adunque dell'avvertimento, et mi rendo certa che (mediante l'affetione che mi porta) compatisca alla mia grandissima ignoranza et a tanti altri difetti che in me si ritrovano. Cos mi foss'egli concesso il poter di tutti esser da lei ripresa et avvertita, come io lo desidero et mi sarebbe grato, sapendo che havrei qualche poco di sapere e qualche virt che non ho. Ma poi che, mediante la sua continua indispositione, ci  vietato infino il poterla qualche volta rivedere,  necessario che patientemente ci rimettiamo nella volont di Dio, il quale permette ogni cosa per nostro bene.
Io metto da parte e serbo tutte le lettere che giornalmente mi scrive V. S., e quando non mi ritrovo occupata, con mio grandissimo gusto le rileggo pi volte; s che lascio pensare a lei se anco volentieri legger quelle che gli sono scritte da persone tanto virtuose et a lei affetionate.
Per non la infastidir troppo, far fine, salutandola affettuosamente insieme con Suor Archangela e l'altre di camera, e Suor Diamante ancora.

Li 13 d'Agosto 1623.
Di V. S.
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molt'Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
In villa.



1566..

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Lodi, 16 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 189. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Scrissi gi un pezzo fa a V. S. in risposta di quello che ai fundamenti di quel mio trattato opponea, ch'io li mandai intorno le misure dei solidi; ma per non esser sicuro della ricevuta, e per sapere ci che li parea di quelle risposte, gli scrivo hora, salutandola con ogni affetto di cuore, et insieme rallegrandomi che la patria sua habbi ricevuto, per speciale gratia d'Iddio, in un sogetto di meriti eminente, come qui vien predicato, la dignit suprema del pontificato: e pi oltre mi rallegro, perch reputo che V. S. vi habbi qualche particulare cognitione, come sapendolo pi sicuro da V. S., ne sentir gusto grandissimo. La prego dunque favorirmi di qualche sua lettera, et anco di salutare il molto R. P. D. Benedetto, avisandomi s'egli  in Fiorenza, e mantenermi nella sua memoria e gratia, com'io li vivo con la memoria et affetto prontissimo servitore.

Di Lodi, alli 16 Agosto 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re di cuore
F. Bon.ra Cavallieri Gesuato.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron [Col.]mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Fiorenza(253).



1567.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 17 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 30. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r Padre,

Stamattina ho inteso dal nostro fattore che V. S. si ritrova in Firenze indisposta: et perch mi par cosa fuora del suo ordinario il partirsi di casa sua quando  travagliata dalle sue doglie, sto con timore, et mi vo immaginando che habbia pi male del solito. Per tanto la prego a darne ragguaglio al fattore, acci che, se fossi manco male di quello che temiamo, possiam quietar l'animo. Et in vero, che io non m'avveggo mai d'esser monaca, se non quando sento che V. S.  amalata, poi che allora vorrei poterla venire a visitare e governa[r] con tutta quella diligenza che mi fossi possibile. Hors(254), ringratiato sia il Signore Iddio d'ogni cosa, poi che senza il suo volere non si volta una foglia.
Io penso che in ogni modo non gli manchi niente; pure veda se in qua[l]che cosa  bisogno di noi, e ce l'avvisi, ch non mancher[e]mo di servirla al meglio che possiamo. In tanto seguiteremo (conforme al nostro solito) di pregare nostro Signore per la sua desiderat[a] sanit, et anco che gli conceda la sua santa gratia. Et per fi[ne] di tutto core la salutiamo, insieme con tutte di camera.

Di S. M.o, li 17 d'Agosto 1623.
Di V. S.
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1568..

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 18 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 193. - Autografi la sottoscrizione e il poscritto.

Molto Ill. Sig.r mio P.rone Oss.mo

La lettera di V. S. m'ha fatto diventare un Arpocrate; s le sue allegrezze hanno accresciute le mie consolazioni. Non posso esagerarle se non col silenzio. Si leggono nell'effigie di Nostro Signore tutte le virt. Vi sta dipinto il secol d'oro. Vi trionfa la religione, vi campeggiano vive speranze di Santa Chiesa. Mi rallegro ch'ella si rallegra, e le professo obligazioni che meco le partecipi, bench di gi nel mio pensiero io l'havessi veduta giubilare. Mi duole ch'ella non sia presente colla presenza, com' coll'animo, acci potesse prenderne maggior parte. Anch'io mi congratulo con V. S., et la prego in segno di gratitudine di qualche suo commandamento, mentre per fine le bacio con ogni affetto le mani.

Di Roma, li 18 d'Agosto 1623.
Di V. S. molto Ill.
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo S.re
Virg.o Cesarino.

N. S. sente con grand'affetto ragionare delle lodi di V. S., et io con Mons.r Ciampoli ne facciamo spesso commemorazione. Gli ho letto la cortese lettera di V. S., udita da lui con molta consolazione. Dal S.r P.e Cesis e dal S.r Stelluti V. S. intender quanto sia avanti l'opera del Saggiatore.



1569.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 191. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Se alcuno di cuore si  rallegrato con me, V. S. al certo  uno di quelli, perch troppo ne promette l'amor che mi porta, esperimentato da me in tutte le occorrenze, e goduto ancora con segni manifesti della gentilezza e bont dell'animo suo. Rendole affettuose gratie dell'uffitio di congratulatione passato meco, e la prego a persuadersi che  stato da me gradito in estremo, s come estremo pu dirsi l'affetto con il quale le ho sempre corrisposto. Questa eletione, di satisfatione e contento universale, dover essere cagione tanto pi a noi di giubilare d'allegrezza, come servitori partiali a S. S.t et arricchiti dell'amor e benevolenza sua. Piaccia a Dio conservarlo con prosperit per lungo tempo, et a V. S. accrescere in infinito quei contenti che pu desiderar maggiori, mentre le bacio cordialmente le mani, e la saluto a nome del nostro Sig.r D. Verginio, pi che mai lieto e ricordevole, in tanti honori, della persona di V. S.

Di Roma, li 18 di Agosto 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


la quale  con affetto paterno amata da N. S.re Io gli ho baciato i piedi in nome di V. S., et egli ha gradito singolarmente questo offitio e l'allegrezza che ella sente della sua esaltatione. Con pi otio scriver pi lungamente.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obl. S.re
G. Ciampoli.



1570..

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].
Roma, 19 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 195. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r et Padron Colen.mo

Sono debitore ad una amorevolissima di V. S. gi da molte settimane in qua, et la ringrazio della gratissima audienza che V. S. ha dato al Sig.r Mauritio(255), che fu da noi altri qui raccomandato a V. S. Hora vengo ad augurare a V. S. moltissimi altri anni in quest'anniversario della nostra institutione Academica. Et gi credo che lei haver saputo in quanta stima il S.r Don Virginio et Mons.r Ciampoli nostro si trovino appresso Sua S.t Questi et il S.r Prencipe nostro desiderano aggregare alla nostra Academia il Sig.r Don Francesco Barberino, nipote maggiore di Sua S.t, il cui merito credo sia notissimo a V. S., alla quale ho voluto dare conto, et anche avisarle che il suo libro  horamai quasi tutto stampato, et haver mirabile applauso, come merita. Et a V. S. per fine con ogni divoto affetto baccio le mani.

Di Roma, alli 19 di Agosto, a.o 1623.
Di V. S. molto Ill.re
Divotis. S.
Gio. Fabro Lyn.



1571..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 21 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 32. - Autografa.

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

Desiderosa oltre modo d'haver nuove di V. S., mando cost il nostro fattore, e per un poco di scusa gli mando parecchi pescetti di marzapane, quali, se non saranno buoni come son quelli d'Arno, non penso che siano per esser cattivi a fatto per lei, e massimamente venendo da S. Matteo.
Non intendo gi d'apportargli incomodo o fastidio con questa mia per causa dello scrivere, ma solo mi basta d'intender a bocca come si sente, et perch, se niente possiamo in suo servitio, ce l'avvisi. Suor Clara(256) si raccomanda a suo padre e a suo fratello et a V. S. di tutto cuore; et il simile facciamo ambe dua noi, et dal Signor Iddio gli preghiamo et desideriamo la perfetta sanit.

Di S. M.o, li 21 d'Agosto 1623.
Di V. S. molto Ill.re


Ricevemmo i poponi e'cocomeri bonissimi, e ne la ringratiamo.


Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1572..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 28 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 33. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r Padre,

Ci dispiace grandemente il sentire che per ancora V. S. non pigli troppo miglioramento, anzi che se ne stia in letto travagliata e senza gusto di mangiare, che tanto intendemmo hieri da Mess.r Benedetto(257). Niente di manco habbiamo ferma speranza che il Signore, per sua misericordia, sia per concedergli in breve qualche parte di sanit, non dico in tutto, parendomi quasi impossibile, mediante le sue tante indisposizioni, quali continuamente la molestano, et le quali, indubitatamente, gli saranno causa di maggior merito e gloria nell'altra vita, essendo da lei tollerate con tanta patientia.
Ho cercato di provveder quattro susine per mandargli, et gliene mando, se bene non sono di quella perfetione che havrei voluto: pure accetti V. S. il mio buon animo.
Gli ricordo che, quando riceve risposta da quei Signori di Roma, m' promesso di concedermi che ancor io le possa vedere. Dell'altre lettere che m'aveva promesso mandarmi, non star a dirgli niente, inmaginandomi che le tenga in villa. Per non l'infastidir troppo, non gli dico altro, se non che di tutto cuore la saluto insieme con S.r Archangela e l'altre solite. Nostro Signore la consoli e sia sempre seco.

Di S. M.o, li 28 d'Agosto 1623.
Di V. S.
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1573..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 31 agosto 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 34. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ho letto con gusto(258) grandissimo le belle lettere da lei mandatemi. La ringratio e gliene rimando, con speranza per d'haverne per l'avvenire a veder dell'altre. Mandogli appresso una lettera di Vincentio(259), acci che con suo comodo gliela mandi.
Ringratio il Signore, et mi rallegro con lei, del suo miglioramento, et la prego a riguardarsi pi che gl' possibile, fino a tanto che non raquista la desiderata sanit. La ringratio delle sue troppe amorevolezze, che in vero, mentre che  male, non vorrei che di noi si pigliassi tanto pensiero. La saluto con ogni affetto, insieme con S.r Archangela, et da Nostro Signore gli prego abbondanza della sua gratia.

Di S. Matteo, il d ultimo d'Ag.to 1623.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste G.

Fuori: Al molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1574.

CARLO BARBERINI a GALILEO in Bellosguardo.
Roma, 2 settembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 178. - Autografa la firma.

Molto Ill.re Sig.re

Ha V. S. prevenuta l'assuntione di S. S.t al Pontificato, perch, essendo ella tanto partiale di questa Casa, s'andava imaginando i prosperi successi di essa, per apportar gusto e diletto a s medesima; et hora che S. D. Maest si  compiaciuta d'effettuare questo suo desiderio, accompagna ella con sentimenti tanto cortesi l'esaltatione di Sua B.ne, che si lascia adietro di gran lunga gran parte di coloro che hanno passato meco quest'uffitio di congratulatione. Rendole per quelle gratie che posso maggiori, assicurandola che con gl'accrescimenti della medesima Casa s'avanza anco in me il desiderio di farle fede con l'opere della corrispondenza della mia ottima volunt. E le bacio le mani.

Di Roma, li 2 Sett.re 1623.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei. Bellosguardo.
Aff.mo per ser.la
Carlo Barberini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.ore
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze per Bellosguardo.



1575..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 8 settembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 141. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Gi ricevei la lettera di V. S. insieme con quel disegno per il frontespicio del suo libro(260), quale subbito lo mostrai a questi Signori tutti, e feci la sua scusa, essendoci grandemente dispiaciuto la sua indispositione: per attenda pure a conservare l'individuo, che tutti estremamente lo desideriamo.
Di quella figura mandata da V. S. non ce ne serviremo altrimenti, perch habbiamo risoluto di fare il frontespicio tutto di rame e dedicare a nome dell'Accademia il libro al Papa, dove ci andar la sua arme e l'arme dell'Accademia, con due statue, rappresentanti una la filosofia naturale et l'altra la matematica(261). Il disegno  gi fatto, et hieri fu fatto il rame e dato al Villamena(262), che fa l'intaglio, quale fra cinque o sei giorni lo finir; et il libro  gi finito di stampare, eccetto per l'ultimo foglio, quale  gi composto, ma non tirato in pulito, perch ci va la nota degl'errori, poich quello che n'ha havuto cura ce n'ha lasciato scorrere qualch'uno, come io gi ho notato; e le figure di rame, che saranno sino a 20, essendovi anco tutte quelle del Sarsi, ne saranno fin hora stampate pi della met, ch'io le sollecito quanto pi posso: ma queste fra due o tre giorni si finiranno di stampare, sebene sono in tutto dodici mila, computandovi il frontespicio et il ritratto di V. S.(263), che quello ancora vi si metter, se vi sar luoco.
N. Signore non d per anco audienza a nessuno, attendendo a ristorarsi dell'indispositione havuta: anzi dicesi che voglia andare a Frascati a starvi qualche settimana, e poi tornare in Roma ad incoronarsi. Intanto vanno crescendo i luoghi de'Cardinali per una bella promotione, essendovene hora sino a nove, perch, dopo Gozzadino(264), mor anco Sacrato(265), et ne stanno male degl'altri con pericolo. Il nostro Sig.r D. Virginio Cesarini si tiene per sicurissimo Cardinale, et vuol dare l'anello linceo al nepote di S. S.t(266), Cardinale futuro, che hora s'intaglia, quale l'anno passato credo io che ne facesse istanza. N altro occorrendomi, le bacio le mani a nome del S.r Principe, quale ha havuto disgusto della sua infirmit et che nel suo libro non vi sia stata usata tutta quella diligenza che conveniva(267); che se eravamo noi a Roma, passava altrimenti. Et per fine anch'io le bacio le mani affettuosamente, e le priego da N. S. Dio sanit con ogn'altro bene desiderato.

Di Roma, li 8 di Settembre 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Vero
Franc.o Stelluti L.o



1576..

GALILEO a [FRANCESCO BARBERINI in Roma].
Firenze, 19 settembre 1623.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 12. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.mo e Pad.ne Col.mo

Io non vorrei che dal mio tardo comparire innanzi a V. S. Ill.ma et Rev.ma a congratularmi dell'esaltazione del Beat.mo suo zio al pontificato ella arguisse in me allegrezza minore che in qualunque altro suo servitore, essendo veramente il mio giubilo in quello altissimo grado di che mente e cuore humano pu esser capace: ma della mia tardanza sono stati a parte il caso e la elezzione; quello, col raddoppiarmi nell'istesso tempo la mia gi cominciata infirmit, forse per temperar l'eccesso della mia allegrezza; e questa, perch mi pareva di poter ragionevolmente temere che la mia voce, per s stessa languida e debile, fosse per rimaner muta e poco sensibile alle orecchie di V. S. Ill.ma tra 'l numeroso et altissimo concento di quelle di tanti suoi congiunti, parenti, amici e servidori di gran merito. Ora che in me cessano in parte amendue gl'impedimenti, vengo a pagare un tanto debito; e per renderla certa dell'inesplicabil contento che mi arreca la salita di S. B. al pi subblime trono, dovr esser concludente argomento il dirgli come soavissimo mi  per esser quello che mi resta di vita, e men grave assai del consueto la morte, qualunque volta ella mi sopraggiunga: vivere felicissimo, ravvivandosi la speranza, gi del tutto sepolta, di esser per veder richiamate dal lor lungo esilio le pi peregrine lettere; e morir contento, essendomi trovato vivo al pi glorioso successo del pi amato e reverito padrone che io avessi al mondo, s che altra pari allegrezza n sperare n desiderar potrei.
Tanto basti per hora (n pi mi permettono le forze) a dare un poco di sfogo all'infinito giubilo che mi risiede nel petto; e sia questo poco gradito dalla benignit di V. S. Ill.ma alla quale reverentemente bacio la veste, et la supplico ad humilissimamente adorare in mio nome il Beat.mo nostro comune Padre, ricordandomi insieme servitore devotissimo all'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r suo padre(268); et il Signore Dio le mantenga lungamente in felicit.

Di Firenze, li 19 di Settembre 1623.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1577.

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 settembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 180. - Autografa la firma.

Molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

M' incresciuto d'intendere l'indispositione di V. S. in tempo che la consolatione la qual so che ha sentito per l'essaltatione di N. S. la doveva render pi lieta e contenta che mai. Ma l'affetto di V. S. vedo che ha havuto della virt della palma, che quanto  stato tenuto depresso dal male, con altrettanto e maggiore sforzo e vigore  uscito a rappresentarmisi nelle sue lettere, come se io non l'havessi prima conosciuto e sperimentato. Ringratio con tutto l'animo V. S. di quest'affettuosa dimostratione; e come la posso certificare che la volont di S. B. sar sempre la medesma verso di lei, cos di me la prego a credere che non mi potr far cosa pi grata che darmi molte occasioni di mostrarle la stima e l'amor che le porto. Con che a V. S. mi raccomando con tutto l'animo.

Di Roma, li 23 di Sett.re 1623.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Aff.mo per serv.la
Franc.o Barberini.

Fuori: Al molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.re
Il S.re Galileo Galilei.
Firenze.



1578..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
Arcetri, 30 settembre [1623].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 36. - Autografa.

Amat.mo Sig.r Padre,

Le mando la copiata lettera, con desiderio che sia in sua satisfatione, acci che altre volte possa V. S. servirsi dell'opera mia, essendomi di gran gusto e contento l'occuparmi in suo servitio.
Madonna(269) non si trova in comodit di comprar vino, fino che non sar finito quel poco che habbiamo ricolto, s che fa sua scusa appresso di lei, non potendo dargli satisfatione, et la ringratia dell'avviso datogli intorno al vino. Quello che ha mandato a S.r Archangela  assai buono per lei, et ne la ringratia; et io insieme con lei la ringratio del refe et altre sue amorevolezze.
Per non tenere a bada il servitore, non dir altro se non che la saluto caramente in nome di tutte et dal Signore gli prego ogni desiderato contento.

Di S. M.o, il d ultimo di 7mbre.

Sua Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amat.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.



1579.

FRANCESCO STELLUTI e FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 settembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 148. - Autografi cos la lettera dello STELLUTI come il poscritto del CESI.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Questa mattina ho rihavuto dal Villamena il rame del frontespicio del libro de V. S., quale mando accluso(270); onde homai non vi resta altro da stampare che il primo foglio, con la lettera dedicatoria, et questa figura, che si far la seguente settimana.
Questa sera poi si  dato finalmente l'anello a Mons.r Ill.mo Barbarino, quale  stato assai da S. S. Ill.ma gradito, et ha mostrato haver caro d'essere connumerato fra questi altri Signori, e tutti insieme l'habbiamo ringratiato di tanto favore che ci ha fatto: vi  mancato solo Mons.r Ciampoli, che stava un poco indisposto.
Hieri fu fatta la coronatione di N. S.re, et luned si far Concistoro, et sar promosso al Cardinalato detto Mons.r Barbarini, onde haveremo un protettore porporato e principale, che possiamo credere debbia anco essere nostro benefattore. Credo che V. S. ne sentir gusto particolare, et sar bene che gli scriva; e quando senta che sia stato fatto Cardinale, potria in un istesso tempo rallegrarsi di questa sua promotione et ringratiarlo di questo favore che ci ha fatto. Gli abbiamo presentati dieci libri de'nostri Accademici, fra'quali ve ne sono due di V. S. et vi sar poi questo del Saggiatore; li due sono le Macchie Solari, e le Cose che galleggiano. Intanto desideriamo tutti sentire la buona salute di V. S., a che attender con ogni studio; et per fine baciandole le mani a nome del S.r Principe, io fo l'istesso con ogni affetto maggiore.

Di Roma, li 30 di 7mbre 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc. Stelluti L.o

Sig.r Galilei mio,

Mons.r nipote di S. S.t ci ha favorito con tanto amore, che pi non si pol dire. V. S. mi faccia gratia scriverle subito con vero affetto d'obligo e di servit per questo vincolo di divotione. E gi N. S. ha provisto tre de'nostri soggetti e possiamo sperar ogni bene. Io sto hora tutto in premer nelle stampe et altri negotii lincei, et a V. S. mi ricordo servitore di core.


Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1580..

GALILEO a [FRANCESCO BARBERINI in Roma].
Firenze, 9 ottobre 1623.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 14. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Il giubilo che sentii nella nuova dell'esaltazione di Nostro Signore ascese repentinamente a quel segno oltre il quale  impossibile il trascendere, essendo incapace di accrescimento, perch immediatamente scorsi nella Beatitudine di S. S.t lo splendore e la felicit di tutta la sua Casa, et in particolare vidi con infinito diletto V. S. Ill.ma e Rever.ma risplendere nella porpora: onde non posso darle segno di nuova allegrezza, presa nella sua promozzione al Cardinalato, ma solo significarle la continuazzione della gi cominciata. Sentone bene una seconda nell'intendere dall'Ill.mo et Ecc.mo S. Prin. Cesi il cortesissimo affetto col quale V. S. Ill.ma e Rev.ma si  degnata di onorare et illustrare il nostro consesso Linceo, col restar servita d'essere ascritta nel numero de gl'Academici; onde possiamo sperare che, mossi dall'esempio di personaggio cos eminente, altri soggetti di nome illustre sieno per ambire l'istessa ascrizzione. So che tutti i Sig.ri compagni restano sommamente obbligati a V. S. Ill.ma e Rev.ma per lo splendore che dal suo lume ricevono, ma io sopra tutti gl'altri, come quello il cui nome restava pi di tutti gl'altri oscuro. Confesso dunque l'obligo mio infinito, e per esso infinite grazie rendo a V. S. Ill.ma e Rev.ma, mentre devotamente l'inchino e reverentemente gli bacio la veste, augurandole perpetua felicit.

Di Firenze, li 9 di Ottobre 1623.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



1581.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].
Bellosguardo, 9 ottobre 1623.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 151. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho veduto il frontispizio del Saggiatore, mandatomi dal S. Stelluti(271), il quale mi piace assai; e se tra le 2 parole Astronomica Filosofica si aggiugnesse una piccola e su alta, sarebbe levato questo poco error di stampa. Qua si aspetta da molti con grande ansiet l'opera intera.
Scrivo(272) al S. Card. Barberino(273) rallegrandomi della sua ascrizzione, s come sommamente me ne rallegro con V. E. e con tutti i SS.ri compagni.
Io ho gran bisogno del consiglio di V. E. (nella quale pi che in ogn'altro mio Signore confido) circa l'effettuare il mio desiderio, et anco per avventura obbligo, di venire a baciare il piede a S. S.t; ma lo vorrei fare con oportunit, la quale star aspettando che da lei mi venga accennata. Io raggiro nella mente cose di qualche momento per la republica litteraria, le quali se non si effettuano in questa mirabil congiuntura, non occorre, almeno per quello che si aspetta per la parte mia, sperar d'incontrarne mai pi una simile. I particolari che in simil materia harei bisogno di communicar con V. E. son tanti, che sarebbe impossibile a mettergli in carta.
Favoriscami in grazia di avvisarmi quanto ella pensa di trattenersi ancora cost in Roma, perch son risoluto, quando la sanit me lo conceda, venire a farle reverenza, o cost o altrove, e discorrer seco allungo. Non sento cosa che mi necessiti di rispondere alla cortese lettera del S. Stelluti, ma ben la supplico a favorirmi di ricordarmeli servitore; et a V. E. facendo humilissima reverenza, con ogni affetto bacio la veste, e dal Signore le prego il colmo di felicit.

Da Bellosguardo, li 9 di 8bre 1623.
Di V. Sig.(274) Ill.ma et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei Linceo.



1582..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri, autunno del 1623?]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 297. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Le frutte che V. S. ha mandate, mi sono state gratissime, per esser adesso per noi quaresima(275); s come anco a Suor Archangela il caviale: e la ringratiamo.
Vincenzio si ritrova molto a carestia di collari, se bene egli non ci pensa, bastandogli haverne uno imbiancato ogni volta che gli bisogna; ma noi duriamo molta fatica in accomodargli, per esser assai vecchi, e per ci vorrei fargliene con la trina, insieme con i manichini: ma perch non ho n tempo n danari per farli, vorrei che V. S. supplissi a questo mancamento con mandarmi un braccio di tela batista e 18 o 20 lire almanco per comprar le trine, le quali mi fa la mia Suor Ortensia molto belle; et perch i collari usano adesso assai grandi, vi entra assai guarnitione. Doppo che Vincentio  stato cos obediente a V. S. che porta sempre i manichini, per ci, dico, egli merita d'havergli belli; s che ella non si maravigli se domando tanti danari. Per adesso non dir altro, se non che di cuore saluto ambe duoi, insieme con Suor Archangela. Il Signor la conservi.


Sua Fig.la Aff.ma.
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1583..

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 ottobre 1623.

Bibl. Est. in Modena, Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 41. - Autografa.

Molt'Ill.re S.r mio Oss.mo

Non so se in questo mio augumento d'honore(276) mi poteva venir lettera di maggior gusto che quella di V. S., alla quale mi par d'esser stato ed esser tanto servitore, che qualche volta l'haver una sua lettera sola per pontificato m' parso, in paragone di quelli che n'havevan molte, troppo gran mortificatione. Ringratio Dio di sentire da mio fratello(277) lo stato e la salute di V. S.; e nel felice progresso che si spera da s virtuoso Pontefice tutti siamo entrati in speranza di riveder V. S. qua, con quell'honore che ciascheduno di noi le desidera. Quanto a me, se bene mi trover ingolfato ne'paragrafi, posso assicurarla che non resto mai di ammirare e sentire le speculationi di V. S.; e ne do in testimonio il modo col quale parlo di lei, sempre che ne venga l'occasione e quante volte io ne habbi discorso con N. S. In somma faccia conto di haver pochi che l'amino e la riverischino pi sinceramente di me; e con questo facendo fine, a V. S. con mio fratello bacio le mani di tutto cuore.

Roma, 13 Ottobre 1623.
Di V. S. molto Ill.re

Sig. Galileo Galilei.

Aff.mo Ser.e
Gio. b. Rinuccini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig. mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1584.

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 ottobre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 182. - Autografa la firma.

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

L'amor, che suol far altri cieco, mi pare che facesse V. S. pi che linceo, havendole, come scrive, fin dall'assuntione di N. S. fatto prevedere la mia promotione al cardinalato. M'incresce, che havendole all'hora dato tutta la consolatione che poteva capere, non le habbia lasciato luogo alla successione di nuovo piacere, desiderando io poter esser causa a V. S. di nuove occasioni di rallegrarsi sempre, come vedo che l' avvenuto dall'essermi ascritto nella sua Academia, dalla quale io ho havuto pensiero di riportar honore pi tosto che d'apportarlene; e mi sento molto tenuto a cotesti SS.ri Academici, et a V. S. in particolare, del piacer che ne dimostrano, offerendole in tanto la mia solita volont e pregandole da Dio ogni contento.

Di Roma, alli 18 di Ottobre 1623.

S.r Galileo Galilei.
Affett.mo di V. S.
F. Card.l Barberino.

Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.te Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



1585..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 20 ottobre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 37. - Autografa.

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

Gli rimando il resto delle sue camice, che abbiamo cucite, et anco il grembiule(278), quale  accomodato meglio che  stato possibile. Rimandogli anco le sue lettere, che, per esser tanto belle, m'hanno accresciuto il desiderio di vederne dell'altre. Adesso attendo a lavorare ne i tovagliolini, s che V. S. potr mandarmi i cerri per metter alle teste; et gli ricordo che bisogna che siano alti, per esser i tovagliolini un poco corti.
Adesso ho rimesso di nuovo S.r Arcangela nelle mani del medico, per vedere, con l'aiuto del Signore, di liberarla della sua noiosa infermit, che a me apporta infinito travaglio.
Da Salvadore(279) ho inteso che V. S. ci vuol venirci presto a vedere, il che molto desideriamo; ma gli ricordo che  obligat[o] a mantener la promessa fattaci, di venire(280) per star una sera da noi, e potr star(281) a cena in parlatorio, perch la scomunica  mandata alla tovaglia e non alle vivande.
Mandogli qui inclusa una carta(282), la quale, oltre al manifestargli qual sia il nostro bisogno, gli porger anco materia di ridersi della mia sciocca compositione; ma il vedere con quanta benignit V. S. esalta sempre il mio poco sapere, mi ha dato animo a far questo. Scusimi adunque V. S., e con la sua solita amorevolezza supplisca al nostro bisogno. La ringratio del pesce, et la saluto affettuosamente insieme con S.r Archangela. Nostro Signore gli conceda intiera felicit(283).

Di S. M.o, li 20 d'8bre 1623.
Di V. S.
Aff.ma Fig.la
Suor M.a C.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Villa.



1586.

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 ottobre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 197-198. - Autografa.

Molto Ill. Sig.re e P.rone Oss.mo

Non prima hebbi audienza dal Sig.r Card.le Barberino, che subito mi domand di V. S., e con particolare disgusto sent che lei non stessi interamente bene di sanit. Parlammo a lungo di V. S., dove la servii meglio che seppi, per sodisfare in parte a quanto le devo, ch benissimo conosco che nulla d'aqquisto si fa alla sua gloria dalle mia parole; et il Sig.r Cardinale in ultimo mi disse ch'io le scrivessi che N. S. l'haverebbe sempre vista volintierissimo, e che di questo io ne l'assicurassi da sua parte.
Tre giorni sono baciai i piedi a N. S., e giuro a V. S. che di niente lo veddi tanto rallegrare che quando li nominai lei; e doppo haver parlato un poco di lei, e dettoli io che V. S. haveva gran desiderio, come la sanit glie lo permetteva, d'essere a'suoi santissimi piedi, mi rispose che n'haverebbe hauto gran contento, pur che fussi senza suo incommodo e senza pregiudizio della sua sanit, perch i grand'homini come lei si doveva operare in tutte le maniere che vivessero pi che si poteva.
Ho parlato pi volte di lei con il Sig.r D. Virginio, il quale non occorre ch'io le dica quanto sia suo: mi stimol, avanti ch'io li dicessi niente, di parlare di V. S. al Papa, e l'aspetta qua con suo commodo, prontissimo per servirla per quanto potr in ogni cosa. Il Sig.r Pr. Cesis le bacia le mani, e si trattiene in Roma solamente per la spedizione del Saggiatore, il quale non ha altro indugio che una dedicatoria, che la deve fare il Sig.r D. Virginio(284), che per le molte occupazioni in questo suo carico non ha ancora potuto attenderci bene, e ne fa scusa con promessa di presta spedizione.
Tutti i servitori di V. S. la desiderano qua, e pregono Dio che possa esser presto con ottima sua salute; et io non la posso se non consigliare, perch so che c'havera gran contenti, e che toccher con mano che questo ha da essere il papato de'virtuosi, e goder di molti pensieri gloriosi che ha questo bon Signore, il quale piaccia a Dio di conservare lungamente.
Io per ultimo me le ricordo servitore obligatissimo, e desideroso d'havere occasione di servirla per sodisfare in qualche parte a quanto le devo; e con ogni maggiore affetto che posso le bacio le mani e prego ogni contento.

Di Roma, li 20 8bre 1623.
Di V. S. molto Ill.e

S.r Gal.o Galilei.
Obl.mo Ser.e
Tomm.o Rinucc.ni di Camm.o

Fuori: Al molto Ill.e Sig.re e P.rone Oss.mo
[....]lileo Galilei.
Firenze.



1587.

GLI ACCADEMICI LINCEI ad URBANO VIII in Roma.
Roma, 20 ottobre 1623.

Cfr. Vol. VI, pag. 203 [Edizione Nazionale].



1588.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 21 ottobre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 199-200. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Mi son rallegrato grandemente con la gratissima di V. S.(285), sentendo da lei la sicurezza della sua venuta et il pensiero di giovare alle buone lettere e studii con la congiuntura s buona di questo ottimo, dottissimo e benignissimo Papa. Io son, al solito e conforme al mio debito, per servirla di tutto core; e nella communicazione che vol far meco, della quale le rendo infinite gratie, sentir quanto si compiacer espormi e commandarmi, e le rappresentar vivamente lo stato delle cose al presente e quanto occorrer e potr considerare a proposito. La venuta  necessaria, e sar molto gradita da S. S.t, quale mi dimand se V. S. veniva et quando; et io le risposi che credevo che a lei paresse un'hora mill'anni, et aggiunsi quello mi parve a proposito della divotione di V. S. verso di lui, e che presto le haverei portato un suo libro: insomma mostr d'amarla e stimarla pi che mai. Il tempo di venire mi pare sar avanti l'inverno, cio a mezzo del seguente mese, che sogliono esser tempi placidi; dico questo per la sanit di V. S., et anco perch questa tardanza sar cagione che trovar il trattare qui pi facile et sedato, che, per la confluenza grande de'negotii dopo il ritegno di quasi quattro mesi impediti da diverse cagioni,  stato molto calcato e stretto, et hora comincia a poco a poco ad allargarsi.
Io sar in Acquasparta, per dove son al presente di partenza; e V. S. venendo di l non allungar se non molto poco la strada, e tanto maggiore sar la gratia che mi far a me, et anco opportunit per il negotio, poich potremo consultar e trattar l con ogni quiete, ch qui confesso a V. S. che hora non se ne trova momento di quiete, et a scriver questa gi mi son messo tre volte; et V. S. verr qui non novo, ma informatissimo di quanto pol occorrere. Potr dunque allhora venirsene a Perugia e di l ad Acquasparta, che sono solamente vent'otto miglia, e si passa per Todi; e bastar che pigli i cavalli per sino ad Acquasparta, ch di l a Roma verr con la mia lettica. Aspettar dunque con desiderio circa quel tempo, prontissimo a servirla con tutto il core.
Presentar fra tre o quattro giorni il libro a N. S., che gi  compito, come ne vedr V. S. accluso il principio, e reiterar l'offitii opportuni di divotione et affetto. Intanto a V. S. bacio le mani, pregandole da N. S. Dio ogni contento.

Di Roma, li 21 8bre 1623.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Non ho potuto haver copie finite per inviargliele questo: le inviare il seguente procaccio.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1589.

VIRGINIO CESARINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 ottobre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 201. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Si  condotta a fine la 'mpressione del suo libro con la maggior accuratezza che la fretta delle stampe ha sostenuto. Se ne manda uno a V. S. per la presente posta, che sar poi seguito da una balla di sessanta volumi. Hora egli  salito in tal pregio appo N. S., che se 'l fa legger a mensa. In tanto me ne pregio anch'io, per vedermi a parte de'suoi honori, e mi rallegro con V. S. in veder il suo nome in possesso dell'immortalit, e l'et nostra, merc la sua penna, alzarsi a tal segno di gloria, che non fu da i primi nostri conosciuta, n sar da i posteri pareggiata. Conceda Dio lunga vita a V. S., perch possa arricchire il mondo di nuovi parti e la sua fama di nuovi fregi.

Roma, 28 Ottobre 1623.
Di V. S. molto Ill.

Il Sig.r Galileo Galilei.
Affett.mo Se.re
Virg.o Cesar.o
Fiorenza.



1590..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 ottobre 1623.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 144. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Con il presente procaccio ho inviato a V. S. questa mattina una balla, scrittovi sopra il suo nome; et  bene ammagliata e coperta, e vi son dentro cinquanta copie del Saggiatore di V. S.: per al suo arrivo se la far consegnare ben condizionata; e fra detti libri ve ne sono otto di carta pi fina, che serviranno per dare a cotesti SS.ri suoi amici. Et perch vi  una figura male stampata a car. 121(286), essendo posta al contrario, perci ne ho fatte ristampare alcune poche, che se le potr havere a tempo, le mander con questa, acci le possa far incollare sopra quella.
Hier sera il Sig.r Principe ne present uno a N. S., e dui tutti ligati al Sig.r Card.1 Barberino, et hoggi a diversi Sig.ri Cardinali et altri amici; e son dimandati da altri con molta istanza.
V. S. mi avvisar la ricevuta, ma a bocca in Acquasparta, per dove fra due giorni partiremo, e in detto luogo staremo aspettando V. S. con desiderio; e si spedisca presto, prima che li tempi e le strade si guastino. Se ne verr a Perugia, e da Perugia a Todi, e da Todi ad Acquasparta; che se parte di Perugia a buon'hora, potr arrivare la sera in Acquasparta.
Vedr nel suo libro una mia canzone(287): priego V. S. a scusarmi dell'imperfettioni che trovar in essa, poich, oltrech havea la mente astrattissima e rivolta a mille negozii, mi ha bisognato farla per le anticamere di questi Sig.ri Cardinali, in carrozza e per le strade quando andavo solo, perch mai ci siamo fermati in casa, e perci non ho potuto farla a mio gusto; onde mi scusi, e si appaghi della mia buona volont. E per fine baciandole le mani a nome del S.r Principe, io fo l'istesso con ogni affetto, ricordandole che la stiamo aspettando quanto prima.

Di Roma, il 28 di Ottobre 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Ser.re Aff.mo et Vero
Franc. Stelluti L.o



1591..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 29 ottobre [1623].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 39-40. - Autografa.

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

S'io volessi con parole ringratiar V. S. del presente fattoci, oltre che non saprei a pieno sadisfare al nostro debito, credo che a lei non sarebbe molto grato, come quella che, per sua benignit, ricerca pi presto da noi gratitudine d'animo che dimostrationi di parole e cerimonie. Sar adunque meglio che nel miglior modo che possiamo, che  con l'oratione(288), cerchiamo di riconoscere e ricompensare questo et altri infiniti, e di gran lunga maggiori, benefitii che da lei ricevuti habbiamo.
Gl'havevo domandato dieci braccia di roba, con intenzione che pigliassi rovescio stretto, e non questo panno di tanta spesa e cos largo e bello, quale sar pi che a bastanza per farne le camiciuole.
Lascio pensare a lei qual sia il contento che sento in legger le sue lettere, che continuamente mi manda; che solo il vedere con quale affetto V. S. si compiace di farmi partecipe e consapevole di tutti i favori che riceve da questi Signori,  bastante a riempiermi d'allegrezza; se bene il sentire che cos presto deve partirsi, mi pare un poco aspro, per haver a restar priva di lei: et mi vado immaginando che sar per lungo tempo, n credo ingannarmi; e V. S. pu credermi, poi che gli dico il vero, che, doppo lei, io non  altri che possa darmi consolatione alcuna. Non per questo mi voglio dolere della sua partita, parendomi che pi presto mi dorrei de i suoi contenti; anzi me ne rallegro, et prego e pregher sempre Nostro Signore che gli conceda perfetta sanit e gratia di poter far questo viaggio prosperamente, acci che con maggior contento possa poi tornarsene in qua e viver felice molti anni: che cos spero che sia per seguire, con l'aiuto di Dio.
Gli raccomando bene il nostro povero fratello, se ben so che non occorre, e la prego hormai a perdonargli il suo errore(289), scusando la sua poca et, che  quella che l' indotto a commetter questo fallo, che, per esser stato il primo, merita perdono: s che torno a pregarla che di gratia lo meni in sua compagnia a Roma, e l, dove non gli mancheranno l'occasioni, gli dia quegl'aiuti che l'obligo paterno et la sua natural benignit et amorevolezza ricercano.
Ma perch temo di non venirgli a fastidio, finisco di scrivere, senza finir mai di raccomandarmeli in gratia. E gli ricordo che ci  debitore di una visita, che ci ha promesso  molto tempo. Suor Arcangela e l'altre di camera la salutano infinite volte.

Di S. M.o li 29 d'8bre.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste G.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo S.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
In villa.



1592.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].
Firenze, 30 ottobre 1623.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 145. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho inteso il cortesissimo e prudentissimo consiglio di V. E. circa 'l tempo e 'l modo della mia andata a Roma, conforme al quale mi governer, e sar ad Acquasparta da lei per esser compitamente instrutto dello stato delle cose di Roma.
Il Saggiatore finito  aspettato qui da molti ansiosamente; ma dubito che la gran dilazione di tempo, causata prima da me e poi dalla stampa, non habbia a detrarre assai dal concetto che forse molti si havevano formato.
Io non posso entrare a discorrer con V. E. sopra varii particolari, perch tutti ricercherebbono lunga scrittura; onde io stimo assai meglio riserbargli a bocca. In tanto, rendendo grazie a V. E. delle fatiche fatte per l'espedizione dell'opera (la qual credo che senza la sua sollecitudine sarebbe ancora andata assai in lunga), me gli ricordo pi che mai obbligato e devotissimo servitore, con baciargli reverentemente la mano e con pregargli da Dio il colmo di felicit.

Di Fir.ze, li 30 d'Ottobre 1623.
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



1593.

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 3 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 145-146. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo

Finalmente, doppo un lungo aspettare, si public il Saggiatore, riceuto da i servitori veri di V. S. con estremo contento; e molti andiamo spiando di ritrovare con qual toleranza d'animo sia visto e letto da quelli per i quali  particolarmente scritto, o, per dir meglio, ch'hanno dato materia di scrivere: e di tutto quello che si ritrover, V. S. sar ragguagliato. Intanto le posso dire che il primo d il Padre Grassi fu [col] libraio che gli vende, e se ne fece dare uno, dicendo che V. S. l'haveva fatto stentare tre anni, ma che lui in tre mesi la voleva cavar di fastidio: non so poi come li baster l'animo di mantener la parola. Un gentilomo mio parente, Romano, ostinatissimo Peripatetico, mi disse ier l'altro che lui non haveva mai fatto stima nessuna delle risposte del Sarsi, poich se ne poteva dir delle migliori assai; di maniera che m'accorgo che qualch'uno piglia il sale. Mons.r Ciampoli m'ha detto d'haverne letti pi pezzi al Papa, e particolarmente la favola del sono(290), e che li gusta sommamente ogni cosa: con tutto ci non mancano di quelli che sotto diverse scuse non vogliono, per invidia credo io, vedere il libro; ma questi tali non meritano che di loro si parli. Per basti di questo.
La bona nova che V. S. mi d della presta sua venuta m' talmente cara, che vorrei pigliarla in parola, acci V. S., per fuggir il rischio d'un duello, si trovassi in necessit di mantener la parola. Assicuro V. S. di novo che sar da tutti volintierissimo vista, e spero ne ricever gran consolazione: per venga allegramente, ch a molti par mill'anni; e [se] mi far avvisato il suo arrivo, sar a servirla come desidero.
Ricapitai io medesimo in propria mano la lettera al Sig.r Marini(291), et un'altra, non so di V. S. o di D. Benedetto(292), la feci dal mio servitore portare al Padre Grillo(293). Credo poter assicurare V. S. che Mon.r Magalotti(294) habbi hauto la sua lettera, ma perch in quel tempo era malato, e risanato che fu, considerato il numero grande di lettere alle quali doveva rispondere, prese espediente di non rispondere a nessuno, et al mio arrivo ne fece meco scusa di non haver risposto n al Sig.r padre(295) n a me, e so che ha passato il medesimo officio con altri, sich mi pare di poter benissimo argumentare che l'istesso habbi fatto seco; tutta via prometto di servirla destramente all'occasione. Mon.r mio fratello(296) se le ricorda servitore, e l'aspetta, desiderando d'haver occasione di servirla, et insieme andiamo vedendo il suo Saggiatore con grand'ammirazione. Io poi le vivo obbligatissimo, e per tale mi conoscer in eterno; e desiderandole per fine ogni felicit, me le ricordo con ogni affetto schiavo.

Di Roma, li 3 di 9mbre 1623.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Gal.o Galilei.
Obb.mo Ser.e di core
Tommaso Rinucc.ni di Camm.o



1594..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 203. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Essendosi finite di stampare le opere di V. S., ho preso occasione di participarle con Nostro Signore, et havendone lette a S. S.t alcune carte, gli sono piaciute grandemente(297). Questi Signori che le hanno vedute l'ammirano e le lodano assaissimo, et io, che sento infinito piacere in veder dare il suo debito al valor di V. S. et alle cose sue, non ho potuto fare di non significarle questo mio contento.
Qua si desidera sommamente qualche altra nuovit dell'ingegno suo; onde se ella si risolvesse a fare stampare quei concetti che le restano fin hora nella mente, mi rendo sicuro che arriverebbero gratissimi anco a N. Signore, il quale non resta di ammirare l'eminenza sua in tutte le cose e di conservarle intera l'affettione portatale per i tempi passati. V. S. non privi il mondo de'suoi parti, mentre ha tempo a poterli render palesi, e si ricordi che io le sono quel di sempre. Con che, pregandola de'suoi comandi, le bacio con tutto l'affetto le mani e le auguro ogni contento.

Di Roma, il d 4 Novembre 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il S.r Tommaso Rinuccini ci port molta speranza della venuta di V. S., la quale sarebbe d'infinita consolatione a molti suoi servitori et a me in particolare, il quale con ansiet sto aspettando di veder una volta assicurati dall'oblivione con elegante scrittura quelli ammirandi concetti nati nell'ingegno di V. S. per lume delle lettere e per gloria della nostra Toscana.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Se.re
Gio. Ciampoli.



1595.

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 4 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 147. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Con il procaccio passato mandai a V. S. una balletta di libri, dove erano cinquanta copie del suo Saggiatore, quali voglio credere gi l'habbia ricevute. Non gli dissi che ne desse al nostro Sig.r Pandolfini et anco al Sig.r Guiducci, perch son sicuro che l'haver fatto senza mio avviso. Devo poi dire a V. S. che il primo libro che si sia veduto in publico, fu uno di quelli che hebbe il Maestro del Sacro Palazzo, che lo diede al libraro del Sole, e subbito vi corse il Sarsi, il vero per, che il finto  un nudo nome: dimand di detto libro, e nel leggere il frontespicio si cambi di colore, e disse che V. S. tre anni gli havea fatto stentare questa risposta, ma forse nel leggerla gli sembrar troppo frettolosa(298). Si mise subbito il libro sotto il braccio e se n'and, n poi ho inteso altro, se non che un Padre del Collegio, che lo lesse tutto, ha detto che il libro  bellissimo, e che V. S. si  portato troppo modestamente, e che il Sarsi haver che fare assai a voler rispondere. Insomma li Padri si stimano ben trattati da V. S.
Il Sig.r Principe n'ha fatti ligare da 60 in circa, e donati a questi SS.ri Cardinali curiosi e Prelati et altri amici, et anco a molti nella corte del Sig.r Card. de'Medici(299), e due a S. S. Ill.ma Luned prossimo si dar il resto al libraro, acci ne possa mandare fuori di Roma in citt pi principali. Ne diedi uno al S.r Cavalier Marino, che l'hebbe caro, e mi disse che gi haveva ricevuta una lettera di V. S.(300), alla quale non havea risposto, perch intese che V. S. dovea partir per Roma et essere in breve qua: mi ha detto che baci le mani a V. S. a suo nome, e che la star qui aspettando. Hieri appunto vidi nel suo Adone le lodi che d a V. S., distendendole in cinque ottave(301).
Il Sig.r Principe Cesi questa mattina  partito per Acquasparta, et io mi son trattenuto qui per alcuni miei negozii; ma fra otto o dieci giorni sar col anch'io per aspettarvi V. S. Con che fine baciandole le mani a nome del Sig.r Principe e di mio fratello(302), che gi me n'ha scritto, io fo l'istesso a V. S. con ogni affetto maggiore.

Di Roma, li 4 di Novembre 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo et Vero
Francesco Stelluti.



1596..

GALILEO a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].
Firenze, 18 novembre 1623.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Nella vetrina degli autografi. - Autografa.

Ill.mo et Rev.mo Sig.re e P.ron Col.mo

Mi vennero 8 giorni sono di Roma alcune copie del mio Saggiatore, ma cos scorrette per negligenza del correttore, che mi  bisognato fare un indice degl'errori, e stamparlo qui in Firenze e aggiugnerlo nel fine dell'opera. Ne invio una copia a V. S. Ill.ma et Rev.ma, non perch'io la reputi degna della sua lettura, ma per mia onorevolezza e per procurare reputazione e vita all'opera, per s stessa bassa e frale, nell'eroica et immortal libreria di V. S. Ill.ma et Rev.ma, in uno de i pi riposti angoli della quale mi sar somma grazia che sia collocata; s come per altrettanto favore ricever che ella riponga me e conservi tra i minimi suoi servitori, mentre, reverentemente inchinandomegli, le bacio la veste e gli prego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 18 di Novembre 1623.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma

Humil.mo et Devot.mo Servitore
Galileo Galilei.



1597.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 21 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 41. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r Padre,

L'infinito amore che io porto a V. S., et anco il timore che ho che questo cos subito freddo, ordinariamente a lei tanto contrario, gli causi il risentimento de i suoi soliti dolori e d'altre sue indispositioni, non comportano ch'io possa star pi senza haver nuove di lei: mando adunque cost per intender qualcosa, s dell'esser suo, come anco quando pensa V. S. doversi partire. Ho sollecitato assai i[n] lavorare i tovagliolini, et sono quasi al fine; ma nell'appiccare le frange trovo che di questa sorte, che gli mando la mostra, ne manca per dua tovagliolini, che saranno 4 braccia. Havr car[o] che le mandi quanto prima, acci che possa mandarglieli avanti che si parta; ch per questo ho preso sollecitudine in finirgli.
Per non haver io camera dove star a dormir la notte, Suor Diaman[te], per sua cortesia, mi tiene(303) nella sua, privandone la propria sorella per tenervi me; ma a questi freddi vi  tanto la cattiva st[an]za, che io, che ho la testa tanto infetta, non credo potervi stare, se V. S. non mi soccorre, prestandomi uno de i suoi padiglioni, di quelli bianchi, che adesso non deve adoprare. Havr caro d'intender se pu farmi questo servitio; et di pi la prego a farmi gratia di mandarmi il suo libro, che si  stampato adesso(304), tanto ch'io lo legga, havendo io gran desiderio di vederlo.
Queste poche paste, che gli mando, l'havevo fatte pochi giorni sono, per dargliene quando veniva a dirci a Dio. Veggo che non sar presto, come temevo, tanto che gliele mando acci non indurischino. Suor Arcangela sguita ancora a purgarsi; se ne sta non troppo bene, con dua cauterii che se gli sono fatti nelle cosce. Io ancora non sto molto bene; ma per esser ormai tanto assuefatta alla poca sanit, ne faccio poca stima: vedendo di pi che al Signore piace di visitarmi sempre con qualche poco di travaglio, lo ringratio, e lo prego che a V. S. conceda il colmo d'ogni maggior felicit. Et per fine di tutto cuore la saluto, in nome mio e di S.r Archangela.

Di S. M.o, li 21 di 9mbre 1623.
Di V. S. molto Ill.re


Se V. S.  collari da imbiancare, potr mandarceli.

[vedi figura 1597.gif]

Fuori: Al molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1598.

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 22 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 205. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho recevuta la nota de gli errori(305) che V. S. m'invia, e l'andar distribuendo, s come ella mi scrive; querelandomi in questo fortemente di colui(306) che da me hebbe carico della stampa. Io intanto passar con N. S. quegli uffici che da(307) lei si desiderano, e sar, con baciargli il S.mo piede, precursor della sua venuta; nella quale prego Dio le conceda felice il viaggio, pieno di consolatione e di salute, et a V. S. mi ricordo per fine partialissimo et affettuoso come il suo merito richiede.

Roma, 22 Novembre 1623.
Di V. S. molto Ill.re


Con infinito mio rossore ho veduta espressa la mia negligenza negli errori del Saggiatore. Una sola verissima e potentissima scusa le dir per mia discolpa, lo stare in Corte in officio s occupato, che non mi lascia un'ora d'ozio per le lettere. Ho ordinato che si ristampi in Roma il foglio per aggiungere a ciaschedun volume(308).


Il Sig.r Galileo.
Aff.mo Se.re
Virg.o Cesar.o



1599...

LORENZO MAGALOTTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 184. - Autografa la sottoscrizione.

MoIt'Ill.re Sig.re

Ogni allegrezza che si prenda dell'assunzione di N. S. al pontificato resta inferiore al debito che ha ciascuno di rallegrarsene, in riguardo di ci che la christianit pu sperar di bene da Prencipe cos magnanimo e giusto. Ma se pur sodisf a quel che deve chi se ne rallegra quanto pu, m'assicuro che V. S. ha bene adempito la sua parte, per rispetto anche della stima che S. B. ha fatto sempre delle virtuose sue qualit. Io le rendo affettuosissime gratie che m'habbia favorito di parteciparmi questo suo sentimento, di che le professo obbligazione. E le bacio le mani.

Roma, 23 9mbre 1623.
Di V. S. moIt'Ill.re
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Aff.o per serv.la sempre
Lor.o Magalotti.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1600..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Bellosguardo.
Pisa, 29 novembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 207. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Ho riceuta la lettera di V. S. molto Ill.re; e perch mi fu resa solo ieri, pensando che lei di gi fosse partita, stante il bisogno di Vincenzo, havevo di gi dato ordine di vestirlo di saia roversa di Firenze, con fodere di fustagno per l'inverno, con le maniche di filaticcio e una semplice spinettina di guarnizione. Bisognar comprarli ancora un paro di calze, e mi dice di haver bisogno di un mantello di panno, stante che quello che ha  corto assai; per V. S. comandi quel che debbo fare, che tanto far.
Monsig.r Sommaia mi dice haver riceuta una lettera di V. S. assai tardi dopo la data, ma il libro non l'haveva ancora hauto. Io per, subito gionto che fui in Pisa, li dissi che V. S. glie lo voleva mandare, s che resta soddisfatto di lei.
Quanto a Cesari, non l'ho pi veduto, ma credo se la passi meglio, perch so che ha parlato a Vincenzo, e se stesse male, me l'haverebbe detto.
Io poi ho avviata la scola numerosissima, e sto bene; quando m'avvanza tempo, leggo il Saggiatore, o, per dir meglio, lo rileggo con infinito mio gusto, e tengo per fermo che il povero Sarsi non possa rispondere parola. In somma  concio male male male. Mi servo ancora nelle private mie lezzioni della lettura di qualche pezzetto del medesimo Saggiatore, facendola cascare a proposito, e trovo che piace a ogn'uno fuor di misura, perch, se bene la maggior parte delle cose, per non dir tutte, giongono nove alle brigate, tuttavia son dette tanto chiare e spiccano in modo, che venendo da tutti intese, sono ancora da tutti gustate e con meraviglia. E non occorrendomi altro, mi dolgo delle sue doglie, e li bacio le mani.

Di Pisa, il 29 di 9mbre 1623.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo del Ser.mo Gr. Duca di Toscana.
Firenze, a Bellosguardo(309).



1601..

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 29 novembre 1623.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n. 56. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Io rendo a V. S. molte et affettuose grazie dell'honore che si  compiaciuta farmi con il suo bel libro, il quale sar da me letto con molto gusto, se bene non potr godere del tutto per la mia ignoranza le bellezze di questo suo parto, che, come di mirabile ingegno et di purgatissimo giuditio, sar cosa perfetta. Gli rendo ancora infinite gratie del favore mi fa in participare la sua partenza per Roma. Piaccia al Cielo concederli quivi et in ogni luogo felicit, come di cuore gli prego da Dio benedetto.

Di Pisa, a'29 di Nov.e 1623.
Di V. S. molto I.e et Ecc.ma
S.or Galileo.
S.re Aff.mo
Girol. da S.ia



1602.

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 2 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 209-210. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo

Otto giorni sono risposi a V. S. a Aqquasparta, conforme a che m'ordinava, e le davo conto di tutto quello havevo ritratto de'pensieri del Sarsi; e quando stavo aspettando o sue lettere di l o la venuta sua qui, m' comparsa la lettera che mi significa non s'essere ancor mossa: e sebene con qualche mortificazione ho sentito questa dilazione di tempo di servirla, con tutto ci non posso se non lodare che lei non si sia trovata in viaggio in questi tempi pessimi che sono stati, ch in questi paesi l'aqque hanno fatto grandissimi danni, e s'intendono molte disgrazie [....]e a diversi, et il Tevere s' lasciato un poco vedere per Roma all'Orso. Ma oggi l'aria fredda e serena d indizio di stabilit, e credo che V. S. non doverr aspettare miglior occasione.
Gl'indici(310) del Saggiatore non si sono per ancora visti, et io ne ho fatta continua diligenza con lo stampatore e libraio, ma stamattina m' stato significato che gli possa havere hauti il Sig.r D. Virginio; che se sar vero, domattina me ne chiarir, e fra tutti in qualche maniera s'operer che il Sarsi n'habbia uno. Il quale Sarsi (per replicare a V. S. qualche cosa di quello le scrissi a Aqquasparta) in un primo discorso fatto con un mio amico lod assai V. S., dicendo che nella scrittura v'era del bono, ma che con tutto ci voleva replicare, ma fino alle vacanze dell'autunno [non] poteva attenderci, e che poi V. S. haveva un vantaggio sopra di lui, che haveva chi li pagava le stampe. Disse ben di voler replicare senza mordacit (ch di questo si lamentava di lei), e che se V. S. veniva a Roma, voleva far seco amicizia. Di l a pochi giorni l'istesso amico lo trov tutto alterato, che dice che haveva visto una lettera scritta di Firenze a un suo amico, che diceva che cost era comparso il Saggiatore, il quale doverebbe haver chiuso la bocca a tutti i Gesuiti, che non saprebbono che si rispondere; e seguit il Sarsi con questa sciocchezza, che se i Gesuiti sapevano in capo a l'anno rispondere a cento eretici, saprebbono anche farlo a un cattolico. Di lui non so poi altro, ma stamattina ho sentito dire da un Gesuito che fra loro c' severo comandamento di non discorrere di queste scritture; ma perch non hebbi tempo di domandare di particolari, non ho per adesso che dirle altro in questo proposito.
Intorno a gli studi, non saprei che nova darne a V. S., perch fino adesso i negozi tengono tanto occupati tutti, e particolarmente il Sig.r Card.le Padrone(311), che non danno campo di lasciar conoscere l'inclinazione: so ben dir a V. S., e la posso assicurare, che lei sar benissimo vista da tutti, et  desideratissima; e mi vien detto che il Papa (con tutte l'occupazioni) ha letto tutto il Saggiatore con gran gusto.
V. S. fa benissimo a comandarmi liberamente, perch, oltre che  la verit quello che lei dice, le sono anche tanto pi obligato di nessun altro, che sar sempre prontissimo ad ogni suo cenno. Non ho ancor possuto dar nove di lei a nessuno, perch la lettera la ricevo adesso, ch, per rispetto a'tempi, le poste son tutte tardate assaissimo; ma domani la servir. E con questo augurandole felice viaggio et ogni bene, me le ricordo obligatissimo servitore, e Mon.r mio fratello(312) fa l'istesso con ogni affetto.

Di Roma, li 2 di Xmbre 1623.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo Galilei.
Obl.mo Ser.re
Tommaso Rinucc.ni di Camm.



1603.

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO in Firenze.
Milano, 6 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 186. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Viene da me ricevuto il Saggiatore di V. S., che colla sua de'18 Novembre(313) si  compiacciuta d'inviarmi, con quel gusto ch'io provo in veder l'opere sue; le quali stimando io come conviene, ho di gi commesso che la presente si riponga in luogo principale della nostra Biblioteca Ambrosiana, in riguardo non solo del suo valore, ma della cortesia grande che in ci ancora ha voluto mostrare verso la persona mia. E ringratiando V. S. con particolar affetto di questa dimostratione, me le offero di cuore, con augurarle vera contentezza.

Di Milano, a 6 Dec.re 1623.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Affett.mo
F. Car. Borromeo.

Fuori: Al molto Ill.re S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1604.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Bellosguardo.
Pisa, 6 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 211. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Io ho fatto vestire il Sig.r Vincenzo con il maggior rispiarmo che ho potuto, e compratoli scarpe e calze di filaticcio: del mantello per quest'anno non far altro.
Quanto ai suoi studii, attende all'Instituta sotto la disciplina del Sig.r Dottor Accarigi(314), huomo eminentissimo e di gran sguito, e, quel che io pur stimo assai, affezionato alle cose di V. S. e desideroso servirla; che per mi pare che meriti un de'suoi libri, e di gi si  dichiarato con il Sig.r Vincenzo che ne vorrebbe uno. Nel resto l'ostinazione  pi salda che mai, et io darei del capo nel muro, tanto resto stordito. Non manco, ogni volta che mi viene avanti, rimproverarli la sua perfidia, e rappresentargli l'infamia grande che li ha da risultare, e il danno, se non si risolve a confessare come  passato il tutto(315), assicurandolo assolutamente che dal confessarlo non  per patire cosa alcuna. In ogni modo sta duro senza rispondere, come se fosse incantato, et io, quanto a me, ho il caso per desperatissimo. Me ne dispiace, ma non li posso dare altra nova, e il vero lo devo dire.
Mi dispiace poi che il P. Caccini(316) pregiudichi tanto a'Principi e al S.to Officio stesso, se per  vero che vadia dicendo che, se non fusse lo scudo di diversi Principi, V. S. sarebbe stata messa all'Inquisizione, quasi che i Principi impedischino il S.to Officio e protegghino persone di mal affare, e insieme il S.to Officio porti rispetti a'Principi nel procedere contro l'impiet; e mi pare che il Padre Caccini meriti d'esser messo all'Inquisizione, perch non fa il debito suo per rispetti de'Principi. Io poi sto bene al solito, e penso di essere in Firenze per Natale; con che li bacio le mani.

Di Pisa, il 6 di Xmbre 1623.
Di V. S. molto Ill.re


Il Camarlingo di Dogana desidera che quando V. S. si fa fare il mandato del suo semestre faccia fare diviso il credito che lui haver con V. S. dal restante(317), perch torna meglio ai suoi conti e libri. Per, quando sar il tempo, se lei si contenta, far che resti sodisfatto, gi che non importa.


Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze, a Bellosguardo.



1605..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 9 dicembre 1623 (?).

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 223t.- 225r. - Autografa.

... Ho trovato anche questa mattina nell'anticamera del Sig. Card.le Barberino il Sig. Marchese Matthei, il quale hebbe gran gusto quando gli dissi che il Sig. Galilei era presto per venire a Roma; ma, per quanto ho inteso dal Sig. Magalotti, per li cattivi tempi non si  partito ancora di Firenze. Quando sar a Roma, io non mancher di servirlo ....



1606..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
Arcetri, 10 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 43-44. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire la "carta", che Suor MARIA CELESTE mandava inclusa al padre, e che  a car. 45-46 del medesimo Tomo dei Mss. Galileiani. A tergo di questa "carta" si legge, di mano di GALILEO: Suor Mar. Celeste scrive a Roma.

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

Pensavo di poter presentialmente dar risposta a quanto mi disse V. S. nell'amorevolissima sua lettera, scrittami gi son parecchi giorni. Veggo che il tempo ne impedisce, s che mi risolvo con questa mia notificargli il mio pensiero. Dicogli adunque che il sentire con quanta amorevolezza lei si offerisce ad aiutare il nostro monastero, mi apport gran contento. Lo conferii con Madonna et con altre Madri pi attempate, quali ne mostrorno quella gratitudine che ricercava la qualit dell'offerta; ma perch stavano sospese, non sapendo in fra di loro a che risolversi, Madonna scrisse per questo al nostro Governatore; et egli rispose, che, per esser il monastero tanto bisognoso, gli pareva che ci fossi pi necessit di adimandar qualche elemosina che altro. Fra tanto io ho discorso pi volte sopra questo con una monaca che e di giuditio e di bont mi pare che sopravanzi tutte l'altre; et ella, mossa non da passione o interesse alcuno, ma da buon zelo, m'ha consigliato, anzi pregato, a domandargli cosa che a noi indubitatamente sarebbe molto utile, et a V. S. molto facile ad ottenere; ci  che da S. S.t ci impetrassi gratia che potessimo tener per nostro confessore un regolare, o frate che dir lo vogliamo, con conditione di scambiarlo ogni 3 anni, come si costuma per l'altre, et per questo di non levarci dall'obedienza dell'ordinario, ma solo per ricever da questo i Santi Sacramenti: et  questo a noi tanto necessario che pi non si pu dire, e per moltissime cause, alcune delle quali ho qui notate nell'inclusa carta che gli mando. Ma perch so che non pu V. S. mediante una semplice mia parola muoversi a dimandar questo, oltre all'informarsene con qualche persona esperimentata, potr, quando vien qui, cercar, cos dalla lunga, d'intender qual sia, circa a questo, l'animo di Madonna, e di qualcun'altra di queste pi attempate, senza per mai scoprir la causa per la quale gliene domanda. Et, di gratia, non ne parli niente con Mess.r Benedetto(318), perch senz'altro lo manifesterebbe a Suor Chiara(319), e lei poi a tutte le monache, et eccoci rovinati, perch in fra tanti cervelli  impossibile che non ci siano variati humori, et per conseguenza qualcuna a chi potessi dispiacer questo et metter qualche impedimento acci non si ottenessi: e pure anco non conveniente, per rispetto di dua o tre, privar tutte in comune di tanto utile, che di questo, s per lo spirituale come per il temporale, ne potrebbe riuscire. Resta adesso che V. S. con il suo retto giuditio (al quale ci apportiamo) vada esaminando se gli par lecito il domandar questo, et in che modo si deva domandare per ottenerlo pi facilmente; perch, quanto a me, mi pare che sia domanda lecita, tanto pi per haverne noi estrema necessit.
Ho voluto scrivergli oggi, perch, essendo il tempo tanto quieto, penso che V. S. sia per venir da noi avanti che torni a rompersi, et acci che gi sia informata dell'uffitio che  necessario che faccia con queste vecchie, come gi gl' detto.
Perch temo d'infastidirla pur troppo, lascio di scrivere, riserbando molte cose che mi restano per dirgliene alla presenza. Oggi aspettiamo Mons.r Vicario, che viene per l'eletione della nuova Abbadessa. Piaccia a Dio che sia eletta quella che  pi conforme al Suo volere; et a V. S. conceda abbondanza della sua santa gratia.

Di S. Matteo, li 10 di Xmbre 1623.
Di V. S. molte Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste G.



La prima e principal causa che ne muove a domandar questo,  il veder e conoscere che la poca cognitione et esperienza che nno questi preti degl'ordini et oblighi che habbiamo noi altre religiose, ci d grand'occasione, et, per dir meglio, buona licenza, che viviamo sempre pi dilandite (sic) e con poca osservanza della regola nostra. E chi dubita che, mentre vivremo con poco timor di Dio, non siamo anco per viver in continua miseria quanto alle cose temporali? Dunque bisogna levar la prima causa, che  questa che gi gl'ho detto.
La seconda , che per ritrovarsi il nostro monastero nella povert che sa V. S., non pu sodisfare a i confes[s]ori che ogni 3 anni si partono, dando loro il dovuto salario avanti che si partino: onde che io so, tre di quelli che ci sono stati, nno a havere buona somma di danari, e con questa occasione vengano spesse volte qui a desina[re], e pigliano amicitia con qualche monaca, e, quel che  peggio, ci portano in bocca e si dolgon di noi dovunque vanno, s che siam[o] la scorta di tutto il Casentino, di dove vengon questi nostri confessori, usi pi a cacciar lepre che a guidar anime. Et credam[i] V. S. che se io volessi raccontargli le goffezze di questo che habbi[a]mo al presente, non verrei mai alla fine, perch sono incredibili et infinite.
La 3a sar, che un regolare non sar mai tanto ignorante che non sappia molto pi che uno di questi tali; o se(320) non sapr, non andr almanco, per ogni minimo caso che fra di noi occorra, a dimandar consiglio in vescovado o altrove, come si deva portare o governare, come tutt'il giorno fanno questi preti, ma ne addimander a qualche Padre letterato della sua religione; e cos lo nostre cause si sapranno in un convento solo, e non per tutto Firenze, come si sanno al presente. Doppo che, se non altro per esperienza, sapr benissimo un frate i termini che deva tener con monache, acci che vivino pi quiete che sia possibile; dove che un prete, che vien qui senza haver, si pu dir, cognition di monache, ha compito il tempo determinato di 3 anni, che ci deve stare, avanti che abbia imparato quali siano gl'oblighi et ordini nostri.
Non domandiamo gi pi i Padri di una religione che d'un'altra, rimettendoci nel giuditio di chi ne impetrer e conceder tal gratia. Ben  vero che quelli di S.ta Maria Maggiore, che molte volte sono venuti qui per confessori straordinarii, ci hanno dato gran satisfatione, e credo che sarebbano pi il caso nostro: prima, per esser Padri molto osservanti et in buona veneratione; e doppo questo, perch non ambiscono a gran presenti, n si curano (essendo usi a viver poveramente) di far una vita esquisita, come altri d'altra religione nno voluto, quando ci son venuti, e come fanno i preti che ci son dati per confessori, che, venendo qui per 3 anni soli, in quel tempo non cercano altro che l'utile et interesse proprio, e quanta pi roba posson cavar da noi, pi valenti si riputano.
Ma, senza ch'io stia ad estendermi pi oltre con altre ragioni che gli potrei addurre, pu V. S. informarsi in quale stat[o] si trovavano prima il monasterio di S. Iacopo, quello di S.ta Monaca, et altri, et in quale si trovano al presente, poi che son venute al governo di frati che nno saputo ridurle per la buona strada.
Non per questo domandiamo di levarci dall'obedienza dell'ordinario, ma solo d'esser sacramentate e governate da persone esperimentate e che sappiano qualcosa.



1607..

PIETRO FRANCESCO MALASPINA a GALILEO in Firenze.
Parma, 12 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 213. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Riccevei dal Prencipe di San Gregorio la lettera di V. S., insieme col libro che s' compiacciuta di mandarmi, di che sentii particolar consolatione, vedendo che tiene memoria di me, s come la tengo io di V. S. con una particolarissima affettione. Ho letto e riletto il libro, poich la prima volta posso dire d'haverlo pi tosto devorato che letto, e le affermo che il concetto che m'havevo presuposto d'esso  stato di gran longa inferiore a quello ch'io l'ho trovato, tutto che io conoscessi V. S. di singolarissima dottrina e di maravigliosa accutezza d'ingegno; n in questo parmi de detrahere alla stima che ho fatto sempre della persona sua, poich l'ingegno mio non ha saputo capir tanto. Dico donque di nuovo che i concetti, le esperienze e le sode risposte alle obbiettioni fatte dal Sarsi, se cos debbo chiamarlo, si mostrano maravigliose, che, accompagnate con una grandissima modestia e riguardo, m'hanno fatto arosire, mentr'io mi sono ramentato che m'ingegnai di persuaderla, mentre io era in Fiorenza, a non rispondere a quanto le era stato scritto contra, parendomi impossibile che tutte queste cose si potessero congiongere insieme. Ho mostrato l'istesso libro ad alcuni Padri Giesuiti miei amici, i quali hanno commendato sommamente et il libro e la persona di V. S. Resta ch'io, col baciarle le mani, le faccia di nuovo fede del vivo desiderio che ho di servirla, ove mi favorisca di valersi della persona mia.

Parma, li 12 Decembre 1623.
Di V. S. molto Ill.re
Cordialiss.o Ser.re
Pietro Fran.co Malaspina.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1608..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 16 dicembre 1623.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 207t. - Autografa.

.... Ho trovato hieri mattina nell'anticamera del Sig. Cardinale Barberino il Sig. Mario Guiducci, col quale ho fatto amicitia. Mi disse che non sapeva quando il Sig. Galilei sarebbe per venire....



1609.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 151-152. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Doppo il mio arrivo in Roma ho sentito quasi ogni giorno da questi S.ri Lincei che V. S. era del sicuro per viaggio, e forse a Acquasparta dal S.r Principe; ma non trovando sino a ora tali avvisi verificati, vo pensando che ella sia ancora a Firenze, tanto pi che i tempi sono stati cos cattivi, che il partirsi a chi non ha necessit, et  in casa sua, pareva cosa troppo da giovani. Onde gi che io ho mancato sin'a ora a non le dare avviso delle cose di qua, non voglio rimanere in questo fallo pi lungamente.
Primieramente le confermo quello che le  stato scritto da altri, che e da N. S. e dall'Ill.mo S.r Card.le Barberini e da quest'altri Signori suoi amici, che sono in gran numero, ella ci  aspettata con desiderio; e di ci V. S. non ha bisogno del mio testimonio. Ma che ella ci sia desiderata dal P. Grassi ancora, per fare con esso lei un'intrinseca amicizia, non so se ella lo sappia; di che S. R.za si promette tanto, che gli pare di meritarla grandemente. Ha tentato, o forse  stato motivo solamente del P. Tarquinio(321), di abboccarsi meco, ma ho risposto liberamente che non ne voglio far altro; e gi che non lo conoscevo prima, non ho tanta cagione di cercare la sua amicizia che l'abbia a andare a trovare al Collegio, come mi voleva persuadere il P. Tarquinio. Quanto al rispondere, egli non diffida di poterlo fare, e per va tuttavia notando le risposte al Saggiatore di V. S.: ma io credo che egli doner volentieri alla nuova amicizia da contrarsi con esso lei la vittoria; onde, anche per questo capo, mi par giusto il titolo di negargli questa mendicata familiarit.
Il Cavaliere Stigliani(322) poi ha fatto un'Apologia in difesa degli errori, cio d'una parte de'notati e fatti stampare da V. S., difendendo che non sieno errori; ma d'una parte consente. Quali siano gli uni, quali gli altri, io non lo so; ma domani andr a Visitare il S.r Don Verginio, e proccurer di saperli, acci non segua una cosa dettami oggi dal detto Stigliani, che fa stampare un foglio di forse trenta o trentacinque errori da correggersi, e gli altri gli lascia passare, pretendendo che siano male avvertiti. Io dir quel che m'occorre, e poi mi rimetter, come  mente di V. S., a S. S. Ill.ma, la quale da quattro giorni in qua sta in letto con un poco d'asma e di dolore e catarro nel viso. I fogli(323) mandati da V. S. furon pochi, ma il detto S.r D. Verginio gli ha quasi tutti in camera, e se non ne davo lume io, poich sono arrivato a Roma, si stavan quivi; ch quel Cavaliere non gli avrebbe mai lasciati uscir di quivi, tenendosi gravemente offeso. N'nno avuti molti amici, e uno n'ho fatto anche venire in mano del Sarsi, che l'ha avuto caro in apparenza; ch di gi andava dicendo, essergli stato alterato il testo della sua Libra.
Qua, oltre agli amici suoi di cost, V. S. troverr pochi che sieno abili a gustare, come conviene, delle sue cose; non dimeno l'agevolezza che ella ha maravigliosa in ispiegare i suoi concetti, spero che abbia a piacere straordinariamente a chi pi non l'ha sentita, e che sino a ora  uso a leggere i libri degli altri filosofi senza stomacare; che io restai alcune sere sono grandemente ammirato, che un signore avesse tanta gran pazienza che potesse legger tutto un libretto di Giulio Cesare Lagalla De caelo animato(324), s come fece alla mia presenza, donandomi poi il libro, con dirmi che io guardassi di non diventare affatto peripatetico. Io gli dissi che volevo, in contraccambio di quella lezione fattami in quella sera, leggere un'altra volta a lui una satira, se per il S.r Iacopo Soldani me la mander, in proposito della dottrina del barbone di Stagira(325), la quale forse piacerebbe pi che non piacque a me quella scrittura della Galla. Do in tanto a V. S. le buone feste in questo Santo Natale, e con ogni maggior affetto le fo riverenza.

Di Roma, 18 di Dicembre 1623.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma







S.r Galileo.


[vedi figura 1609.gif]


Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1610..

LEOPOLDO D'AUSTRIA a GALILEO in Firenze.
Innsbruck, 26 dicembre 1623.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 188. - Autografa la firma.

Leopoldus, Dei gratia Archidux Austriae, Dux Burgundiae, Episcopus Argentinensis et Passaviensis, Administrator Abbatiarum Murbacensis et Luderensis, perpetuus Comes Tyrolis et Goritiae, Landgravius Alsatiae.

Syncere nobis dilecte,

Accepimus una cum literis tuis foetum ingenii tui ad nos transmissum, et ex eo quam nostrae erga te propensionis memoriam habes intelleximus. Ut autem vel ipsa nominis tui, nobis iam pluribus antehac testimoniis commendati, inspectione librum eundem singulari ac rerum praeclararum reconditiore doctrina refertum concepimus, sic eundem gratum quoque acceptumque habemus, et utrumque, occasione data, solitis gratiae nostrae demonstrationibus, quas tibi in omnes eventus benigne pollicemur, recognoscere parati erimus.

Oeniponti, 26 Decembris, a.o 1623.

Leopoldus.
Admodum Ser.mi ac Rev.mi Arch.
Arg. et Pass. Eps.i proprium
............................(326)

Fuori: Syncere nobis dilecto Galilaeo Galilaei.
Florentia.
e, di mano diversa, in altra sopraccarta:
Al Galilei Matematico mio Amat.mo
Fiorenza.



1611.

MARIA CRISTINA DI LORENA a CARLO DE'MEDICI in Roma.
Firenze, 14 gennaio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 60. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo et Rev.mo Sig.re, mio Fig.lo Amat.mo

Il Mattematico Galilei, havendo risoluto di venirsene un poco a Roma, ha desiderato che io l'accompagni con una mia lettera in testimonio che egli ci habbia fatto sapere questo suo pensiero et che noi ci ne siamo contentati, poich per altro egli non ha punto di bisogno d'introduttione a V. S. Ill.ma, che lo conosce come noi et l'honora della sua benevolenza. Io dunque, per compiacerlo, gl'ho dato la presente, con la quale io saluto V. S. Ill.ma cordialissimamente, et prego il Signore Iddio che le conceda sempre quelle prosperit et gratie che possono consolar lei et me.

Di Fir.ze, li 14 Genn.o 1623(327).
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma
S.r Card.le de'Medici.
Amor.ma Madre
Chrest.na G. D.sa

Fuori: All'Ill.mo et Rev.mo Sig.or mio Fig.lo Amat.mo
Il Sig.r Cardinale de'Medici.
Roma.



1612..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 27 gennaio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 216. - Autografa.

.... Fo un presente qui appresso a V. Ecc.za di un instromento mathematico, donatomi dall'authore l'altra sera, del quale io poco mi intendo; s come diceva quello, sum totus ignorans huius rei. Esso pretende per che sia cosa rara, havendo havuto il privilegio papale; et desidera a suo tempo far riverenza al Sig.r Galilei, et vuole mandar fuori anche in stampa la dichiaratione.  quel maestro che lavora in ottone, come Daniele, amico grande del Remo(328).
Il Sig.r Magalotti et Sig.r'Guiducci ambedue fanno humilissima riverenza a V. Ecc.za, et mi dicono che il Sig.r Galilei ha havuto da fare di accommodare certi suoi nipoti doppo la morte della sua sorella(329), havendo fatto uno monacho Benedettino; ma sperono che al primo buon tempo deve venire a Roma. Ho invitato il Sig.r Guiducci che vada, nel ritorno, a trovare V. Ecc.za, et mi pare che ha animo di farlo....



1613.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].
Firenze, 20 febbraio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 146. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Dal S. Stelluti ho inteso, con mio grave dispiacere, la leggiera indisposizione di V. E., la quale spero di esser per trovare del tutto risanata. La perfidia de i tempi ha di giorno in giorno impedita la mia venuta, la quale finalmente non sono per differir pi lungamente; ma quanto prima cessino queste nevi, che pur ora fioccano gagliardamente, mi porr in viaggio e me ne verr da V. E., famelico di rivederla, goderla e servirla. E perch spero pure che la fortuna sia per placarsi tra 2 o 3 giorni, riserber a supplire a bocca a quanto occorre. Intanto ho volsuto darne conto a V. E., alla quale fo humilissima reverenza, salutando di core(330) il S. Stelluti, al quale risponder a bocca. Et il S. Dio gli conceda il colmo di ogni felicit.

Di Fir.ze, li 20 di Feb.o 1623(331).
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



1614.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 20 febbraio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 215. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Hebbi una lettera di V. S. nel principio di Novembre, che arrivai qui in Acquasparta, per la quale fui molti giorni in speranza della sua venuta, sino che le stravaganze e rigori della staggione mi cagionorno in essa lunga dilazione. Hora mi pare di dover ripigliarla, promettendone lo sfogamento del'aria, gi seguito pi che a pieno, prossima opportunit; e perci ho voluto con questa mia ricordar a V. S. ch'io alli primi tempi buoni l'aspetto e desidero sommamente, desiderando intanto intender buone nove della sua sanit, e quando crede precisamente poter venire.
Non so se le copie de'Saggiatori, che le feci inviare dal S.r Stelluti nostro, le capitorno. Intendo bene ch'ella fece fare una nota d'errori(332), che mi far gratia inviarmela; e mi dole che, per la mia assenza, non potei premere in detta stampa come haverei voluto. Bacio a V. S. le mani di tutto core, ricordandomele vero servitore et aspettandola con grandissimo desiderio; e perci mi riserbo a bocca, e non mi stendo pi in longo. N. S. Dio le conceda ogni contentezza.

D'Acquasparta, li 20 Feb.ro 1624.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Fu qui la settimana passata a favorirmi Mons.r Dini(333), Arcivescovo di Fermo, e discorremmo un pezzo di V. S.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.(334)



1615..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 21 febbraio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 378t. - Autografa.

.... Detto Sig.r D. Virginio(335) ha letto la lettera del P. Terrentio(336), et giudica che sia bene che procuriamo che il Sig. Galilei favorisca al P. Terrentio su quel calcolo de ecclipsibus, nel quale negozio V. Ecc.za potr assai....



1616..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 23 febbraio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 217. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te S.r mio sempre Oss.mo

Haver V. S. visto quanto le scrissi con altra mia due settimane sono. Hora, con l'occasione della venuta del lator di questa, che sar Mess. Calisto Morelli mio vassallo, devo replicarle, che essendo hormai passato il rigor dell'inverno et cominciando a raddolcirsi il tempo, voglio sperare di ricever la gratia che sono stato tanto pezzo fa aspettando, con la venuta sua da queste bande. Torno dunque di novo a pregarnela, per darmi questa consolatione, che maggiore non posso per hora desiderarla. Et con ricordar a V. S. il mio desiderio di servirla, la prego a comandarmi, et intanto le bacio affettuosamente le mani.

D'Acquasp., li 23 Febraro 1624.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi L.o P.



1617..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI [in Acquasparta].
Roma, 24 febbraio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 288. - Autografa.

.... Questa mattina il Sig.r Scioppio(337), Sig.ri Mario Guiducci et Magalotti, io, siamo stati bon pezzo di tempo col Sig. Don Virginio(338).
Il Sig. Galileo haveva dato intentione di essere qui avanti la Quaresima, ma il mal tempo non gli ha permesso. Intendo dire che il P. Grassi risponde, ma non lo vuole stampare....



1618..

FERDINANDO II, Granduca di Toscana, a FRANCESCO NICCOLINI in Roma.
Firenze, 27 febbraio 1624.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3518 (non cartolata). - Minuta, in capo alla quale si legge: "Per il Gran Duca. All'Amb.re Niccolini, 27 Feb.o 1623 ab Inc.ne"

Venendo a Roma il Galilei, nostro Matematico, per suoi affari privati, habbiamo voluto accompagnarlo con questa nostra lettera, acci nelle occorrenze sue gli prestiate aiuto et favore, secondo che alla prudenza vostra parr di poterlo fare, perch, come a servitore accettissimo di questa Casa, gli desideriamo ogni accrescimento di honore. Et gi egli deve esser molto ben conosciuto dal Papa et da'suoi principali ministri, onde havr poco bisogno dell'opera vostra. Con tutto ci fate che egli conosca che noi ve l'habbiamo raccomandato, s come facciamo in nome delle Ser.me tutrici et nostro. Et Dio vi conservi.



1619..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 2 marzo 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 208t. - Autografa.

.... Mando qui a V. E.za notate quelle parole della lettera Terrentiana(339) che non potea leggere. Sar bene oprare col Sig. Galilei che favorisca in questa parte al Padre, acciocch possiamo noi ancora poi domandare qualche curiosit naturale pi liberamente che spero a suo tempo non mancher....



1620..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 8 marzo 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 217.- Autografa.

....  stato meco l'altro hieri un gran pezzo il Sig. Mario Guiducci, cortesissimo gentilhuomo. Egli non sa quando il Sig. Galilei sia per venire. L'ho pregato per amor delle osservationi che desidera il P. Terrentio(340): lui crede che il Sig. Galileo sar per compiacergli....



1621.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 marzo 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 218. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Non rispondevo all'ultima di V. S., perch speravo di dover supplire in voce; ma poich ancor non la veggo, e forse la continuatione de i cattivi tempi ne  cagione, eleggo questa sera d'inviarle queste due righe, quali, se non ad altro, serviranno almeno per renderle testimonianza dell'affetto mio et osservanza che le professo tutta via. Sia certa che quanto pi si differisce la sua venuta, tanto pi son tirato a desiderarla, insieme con questi Signori, che pi che mai la stimano e la tengano viva nella lor memoria; n io ho mancato alle occorrenze di rapresentare a i Padroni il suo desiderio e la vera devotione che lor professa tutta via. Pregola a favorirmi di alcun suo comando, mentre, aspettando di goderla di presenza, le auguro da Dio compita felicit.

Di Roma, il d 16 Marzo 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il S.r D. Virginio et io l'aspettiamo con eccessivo desiderio. Ella trover poi in N. S. affetto non ordinario verso la persona; et io non manco di nutrirlo et accrescerlo, dove posso, con opportune commemorationi che ne i nostri discorsi inserisco intorno alle eminenti qualit di lei: alla quale si ricorda


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Se.re
Gio. Ciampoli.



1622.

GALILEO a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Perugia, 4 aprile 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 147. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo S.re

Scrivo a V. E. di Perugia, dove arrivai iersera: e perch il lettighiere che mi haveva condotto qui da Firenze, havendo trovato da fare un nolo per Roma, mi ha piantato, bench fusse in obbligo di condurmi sino a Acquasparta, son necessitato a pregar V. E. che voglia restar servita di favorirmi della sua lettiga, la quale ho ben trovata qui, ma impiegata nel servizio dell'Ill.mo Mons. Mattei(341); et altre qui non se trovano, n io posso venire a cavallo.
Mi dispiace non potere essere a far la Pasqua seco, poi che il suo lettighiere, senza l'ordine espresso di V. E., non ha voluto ritornar da Todi in qua a levarmi. E perch parte in questo punto, non le posso dir altro; e scrivo male, per non haverne altra comodit. E reverentemente gli bacio le mani.

Di Perugia, il gioved Santo del 1624.
Di V. E.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.

Fuori: All'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r R.mo (sic)
Il S.r Princ.e Cesi.
Acquasparta.



1623.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Perugia].
Acquasparta, 5 aprile 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 220. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Hora apunto, col ritorno della mia lettiga da Todi, ho ricevuto la gratissima di V. S., et con mia infinita allegrezza ho sentito il suo arrivo e venire, da me desideratissimo; ma mi son poi doluto grandemente che la simplicit e poca pratica del mio lettighiero m'habbia trattenuta tanta consolatione e impedito il far la Pasqua seco, poich doveva tornar subito a servirla volando, come haverei voluto poter far io stesso. Subito giunto, dunque, non le ho dato tempo un momento, che l'ho rimandato indietro a servirla; e sto aspettando V. S. con quel desiderio che ella pol imaginarsi maggiore. E le bacio con ogni maggior affetto le mani, n mi stendo pi in longo per non trattenere.

D'Acq.ta, li 5 Aprile, a hore 21, 1624.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Perch l'aversarii di V. S. stamporno in Perugia(342), n li Saggiatori credo vi siano arrivati, ho pensato mandar a V. S. questi che mi trovo alle mani, acci possa donarli cost a chi le parer; con patto per che non sia occasione di trattenerla, perch io non intendo procurarmi questo pregiuditio.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1624.

GIO. CAMILLO GLORIOSI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 13 aprile 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 155. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r

Quando apparse questo ultimo cometa, feci alcune lettioni publiche nello Studio(343), nelle quali tenni e disputai alcune conclusioni contro la filosofia d'Aristotele; per lo che li SS.ri Peripatetici di detto Studio l'hebbero non poco a sdegno, ma nessuno mont in catedra ad oppugnarle. Il S.r Licetti poi, mosso da non so che, e forse per la difesa d'Aristotele, si pose a studiar queste materie, e ne fece un grosso libro(344), nel quale refut quelle conclusioni ch'io sostenni. A preghiere d'amici sono stato costretto a stampar dette lettioni, con alcune risposte et ampliationi. Ne mando uno de'detti miei libri(345) a V. S., acci qualche volta, ritrovandosi sfacendata, se degni leggerlo; e perch ci sono occorsi alcuni errori di stampa, come  solito, l'ho corretti in margine, acci V. S. non habbia nessuno impaccio nella lettura.
Saper V. S. come per alcuni disgusti passati tra me e li SS.ri Riformatori ho lasciato la lettura; e si bene detti Signori procurino darmi ogni sodisfattione, anzi maggior provisione, acci io la repigli de nuovo, non ne tengo troppo pensiero. Presto sono per andare in Napoli, per accomodar alcuni affari de mio nepote. Non so quel che sar. Le bacio le mani.

Di Venetia, 13 Aprile 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Gio. Camillo Gloriosi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1625...

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 13 aprile 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 234. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Princeps Sig.r Colendiss.mo

Venit summa dies et ineluctabile tempus. Habbiamo perso qui in terra il nostro Sig. Don Virginio(346), che speriamo che in Cielo sar nostro intercessore, atteso che  morto benissimo, come mi hanno riferto certi frati di S. Domenico, essendosi confessato et commonicato pochi giorni avanti. Io ho parlato hier sera con il suo Sig. fratello Mons.r Cesarini(347) nell'anticamera del Sig. Card. Barberino(348), et gli ho insinuato che ricuperi l'anello Lynceo. Vostra E.za potr far l'istesso a commandare al Sig.r Angelo(349) nostro che lo soleciti. Et perch mi pare che Vostra E.za altre volte m'havesse detto che esso Sig.r Don Virginio lasciava bona parte de i suoi libri alla bibliotheca Lyncea, vorrei saper se havesse hora mutato questo testamento, perch, per quanto mi accorgo, Mons. Cesarini dice che haver lui questi libri. Non ho visto ancora il cerusico che l'ha aperto, ma intendo che li polmoni erano attaccati alle coste, et il fegato quasi scyrrhoso....



1626...

GIO. BATTISTA GUAZZARONI a [GALILEO in Acquasparta].
Todi, 20 aprile 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 157-158. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc. Sig.r Oss.mo

Intendendo in questo punto dal figliuolo del Sig.r Capitan Matalucci che V. S. per ancora si trattiene cost in Acquasparta, et che luned prossimo  per partire alla volta di Roma, mi  paruto bene di venirle a far riverenza con queste quattro righe et ricordarmele servitore, come faccio di tutto cuore et far mentre sar in Roma et mentre me ne dar licenza, per impararne qualcosa.
Hora mi ricordo, mentre mi fu concesso di goderla in quel poco tempo che fu a Todi, che io restai appagato d'alcuni dubbi che io le mossi in materia del suo occhiale, tanto famoso, utile et di gusto alla nostra vista et al mondo. Passando poi alli specchi, et dimandandole io del luogo o punto dove s'accende il fuoco nello specchio concavo, et apportandole il parere del Sig.r Porta, che disse essere nel semidiametro o centro di quella sfera di cui  portione esso specchio, et il parere del Sig.r Magino, che disse esser nella quarta parte del medesimo diametro; ella mi rispose che variamente si costituisce il detto luogo del fuoco, secondo la variet delle sfere di cui li specchi sono segmenti; conseguentemente, che non  il luogo dell'incensione vero nel centro o quarta parte del diametro, ma vario; et che il luogo del fuoco non  punto, ma buono spatio. Cos parmi che V. S. mi dicesse, se io mal non intesi. Mi nasce hora dubbio circa questo, che, essaminando io in un mio specchio concavo d'acciaro detti luoghi, trovo che il luogo del fuoco si termina et fa pi vehemente in una portione del diametro diversa dalle due opinioni riferite; meno vehemente poco sopra o sotto questo punto, et in maggiore spatio, et conseguentemente conforme al parer di V. S.; et si fa anco, se bene non cos gagliardo, in altri luoghi ancora fuori del diametro, o perpendicolare, dal mezzo dello specchio; ma il detto termine della perpendicolare dal piano o centro dello specchio si costituisce in un punto solo: in maniera che dallo specchio si forma come un cono, di cui esso specchio  base, et il luogo del fuoco  la punta del cono; n il detto luogo del fuoco maggiore(350)  buono spatio, ma quasi un punto; et fuori del detto punto, et fuori anco del diametro, si fa pure il cono, ma il fuoco  pi debole, n si fa per mai gagliardo pi vicino allo specchio del punto detto pi efficace, nel diametro, ma s bene pi lontano.
Compatisca alla mia ignoranza, se gli l'esplico intricatamente. Per meno confusione di quanto io dico, le pongo qui sotto la concavit perfetta sferica del mio specchio, in cui, pigliando li tre punti A, B, C, trovo, per le regole ordinarie, le due linee DE et FG, et per esse il diametro BH, quali linee non pongo intiere per non uscir della facciata d'un mezzo foglio. Hora, lasciando per brevit li numeri, dico che la quarta parte del diametro, dove, secondo il Magino, sta il punto del fuoco, cade nel punto I; ma secondo il Porta, esce assai il foglio, locandosi nel semidiametro istesso, oltra la H. Ma io vedo che il vero punto dell'incensione maggiore  in K nel diametro; et si forma dalla base AC, il cono ACK. Il foco poi fuori del detto diametro, a destra et a sinistra, si fa sopra detto punto K in H et altrove, ma pi debolmente; et si forma parimente il cono, o conoide, di cui  base la AC: n detto mio specchio  parabolico o simile.
[vedi figura 1626.gif]
Aspetter che V. S. si degni di dirmi qualcosa di pi circa ci, se non d'Acquasparta, di Roma, et a suo commodo; condolendomi intanto seco per la perdita dell'Ill.mo S.r Cesarini(351), et desiderando a V. S. buon viaggio et perfetta sanit et salute, facendo qui affettuosissima riverenza a V. S. et a cotesto Ill. mo et Ecc.mo S.r Prencipe Cesi, miracolo dell'et nostra.

Todi, 20 Aprile 1624.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.
Ser.re Deditiss.o
Gio. Batta Guazzaronio.



1627.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Roma.
Arcetri, 26 aprile 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I., T. XIII, car. 47. - Autografa.

Molto Ill.re et Amat.mo Sig.r Padre,

Grandissimo contento c'ha apportato il sentire (per la lettera mandata d'ordine di V. S. a Mess.r Benedetto(352)) il suo prospero viaggio fino in Acquasparta, e sommamente ne ringratiamo Dio benedetto. Godiamo anco de i favori che ha ricevuti dal Sig.r Prencipe Cesis, e stiamo con speranza d'haver occasione di molto pi rallegrarci quando intenderemo il suo arrivo in Roma, essendo V. S. stata da gran personaggi tanto desiderata; ancorch io mi persuada che questi suoi contenti sieno contrappesati con molto disturbo mediante l'improvvisa morte del Sig.r D. Virginio Cesarini(353), da lei tanto riverito et amato. Ne ho preso io molto disgusto, solamente pensando al travaglio che haver havuto V. S. per la perdita di cos caro amico, e tanto pi che era cos vicina a doverlo presto rivedere.  certo che questo caso ne d materia da considerare quanto sieno fallaci e vane tutte le speranze di questo mondaccio.
Ma, perch non vorrei che V. S. credessi ch'io voglia sermoneggiar per lettera, non dir altro, salvo che, per avvisarla dell'esser nostro, gli dico che stiamo benissimo, et affettuosamente la salutiamo, in nome di tutte le monache. Et io gli prego da Nostro Signore il compimento d'ogni suo giusto desiderio.

Di S. Matteo, li 26 d'Aprite 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1628..

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 27 aprile 1624.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3883, car. 527. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

La certezza che ho della affezione di V. S. Ill.ma verso di me, mi assicura che gli sar grato l'intendere come, dopo l'essermi trattenuto i giorni santi in Perugia e 15 giorni poi in Acquasparta, giunsi li 23 stante in Roma, alle 3 hore di notte. La mattina seguente fui a i piedi di N. S., introdotto dall'Ecc.mo S. D. Carlo(354), e per un'ora di tempo fui in diversi ragionamenti trattenuto da S. S.t, con mio singolarissimo gusto. Il giorno seguente per simile spazio di tempo fui con l'Ill.mo S. Car. Barberino(355), e con altrettanta sodisfazione.
Presentai la lettera di Madama Ser.ma all'Ill.mo et Rev.mo S. Card. Medici(356), ricevuto pure con lieta fronte e con humanissime offerte. L'altro tempo lo vo spendendo in varie visite, le quali in ultima conclusione mi fanno toccar con mano che io son vecchio, e che il corteggiare  mestiero da giovani, li quali, per la robustezza del corpo e per l'allettamento delle speranze, son potenti a tollerar simili fatiche; onde io, per tali mancamenti, desidero ritornare alla mia quiete, e lo far quanto prima. Intanto favoriscami V. S. Ill.ma di baciare umilmente le vesti a loro AA. Ser.me in mio nome, e in s stessa mantenga viva la memoria della mia vera e devotissima servit: et il Signore la colmi di felicit.

Di Roma, li 27 di Aprile 1624.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1629.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Roma].
Firenze, 29 aprile 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 222-223. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Benedetto Landucci, suo cognato, m'ha, per sua gratia, participato tutto quel che del viaggio di V. S. in due ben lunghe lettere l'haveva ragguagliato il Sig.r Francesco Ambrogetti. Ogni cosa mi  stato d'indicibil contento, eccettuatone per quelle doglie, la cui importunit, insolenza et ostinatione V. S. mi creda pure che io ho pi d'una volta maledetta et abiurata. Ma pi d'ogni mio scongiuro har giovato a V. S. il sommo diletto nel veder la caduta delle Marmora(357), la quale senz'altro o gli har levato, o gli har almeno ingannato, ogni sentimento di dolore. Non potre'mai dirgli, Sig.r Galileo, quanto io sia acceso di voglia di vedere uno spettacolo s ammirando, e molto pi di sentirlo raccontare e descrivere da V. S. con le osservazzioni et dottrine appresso che ella ci har notate; ma quando io penso che io la rivedr Dio sa quando, mi sento il petto sparar di duolo. L'infinita sua cortesia, con la quale ella tanto humanamente mi aperse l'adito a s domestica conversatione, quanto, mentr'ell'era presente, mi confortava e colmava d'allegrezza, tanto nella sua lontananza mi contrista e mi flagella. I'vo leggendo e rileggendo l'opere di V. S. per temprare in me l'ardente desiderio de'suoi gustosissimi e fruttuosissimi discorsi; ma ne sento effetto contrario all'intentione, e s'io fussi in mia libert, Dio sa se a quest'hora V. S. non si fusse sentito appresso il calpestio del mio ronzino. In cambio di questo l'ho ben seguita sempre col pensiero, et hora la vengo a visitare e salutar con lettere, ringratiandola quanto so e posso del saluto che nominatamente e di sua propria mano mi ha mandato nella seconda lettera al suo Sig.r cognato: ma io devo anco rammaricarmi seco (e pi meco medesimo), che al partir ch'ella fece di qua non mi lasciasse da far cosa alcuna per lei, segno espresso che io non debbo esser buono a nulla. Patienza! so ben certo che ad una cosa i'son buono, cio ad amarla, riverirla et ammirarla; il che ho fatto sempre, e far sin ch'io vivo. E qui facendole riverenza, le bacio col pi intrinseco affetto la mano.

Di Firenze, a d 29 Aprile 1624.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Obblig.mo et Devot.mo Ser.re
Niccol Aggiunti.

Quando le sar commodo, se ella mi dir qualche cosa del Sarsi, mi sar carissimo. Il Sig.r Iacopo Peri saluta V. S. affettuosissimamente. Hieri discorremmo insieme di lei pi di du'hore.



1630..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Roma].
Acquasparta, 30 aprile 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 224. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Ho sentito consolatione del felice arrivo di V. S. e della sua gratissima; ma per il temere delle indispositioni, et l'essersi pigliata soverchia fatiga in un subito, come lei m'accenna, me l'ha minuita non poco: n  cosa nella quale pi si deva premere e da lei e da tutti noi, che la sua sanit. La Corte, Sig.r mio, d infinite occupationi e fatighe, e quando non fussero altre, le officiose e di complimenti sono senza numero. Ma pol pigliarsi in fretta, et anco adagio. Vorrei dunque che V. S. pian piano si venisse in essa sodisfacendo, come benissimo pol fare, havendosi sopratutto bonissima cura. Aspettar altre nove migliori, come devo sperarle, ratificandomele intanto prontissimo et obbligatissimo a servirla per tutto, mentre di tutto core bacio a V. S. le mani et le rendo infinite gratie di quanto s' compiaciuta ragguagliarmi. La mia Sig.ra Principessa insieme con me affettuosamente la saluta.

D'Acq.ta, li 30 Aprile 1624.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi L.o P.

Il S.r Stelluti nostro bacia a V. S. per mille volte le mani.



1631..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 11 maggio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 242. - Autografa

.... Sono stato hier sera col Sig.r Galilei nostro, che habita vicino alla Madalena. Ha dato un bellissimo ochialino al Sig. Card. di Zoller(358) per il Duca di Baviera. Io ho visto una mosca che il Sig.r Galileo stesso mi ha fatto vedere: sono restato attonito, et ho detto al Sig.r Galileo che esso  un altro Creatore, atteso che fa apparire cose che finhora non si sapeva che fossero state create. Mi gli sono proferto in tutto quello che potr per lui; ma esso non mi ha comunicato cosa alcuna delli suoi negozii: per sto al comando suo, et lo veder spesso. Ha voluto da me una copia delli suoi libri De maculis solaribus, che non trovava pi a Roma. Gli ho anche ragionato per conto delle osservationi dell'ecclissi solari per il Terrentio(359), ma mi dice che non ha nulla....



1632..

FABIO COLONNA a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Napoli, 13 maggio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 42. - Autografa.

.... Mi son rallegrato del godimento che V. Ecc.za have ricevuto dal S.r Galilei, che certo le tengo invidia, et credo che habbia inteso bellissime cose.
Quel giovine di casa Oddi fu allievo del S.r Stelliola(360), et  vero che tiene molti scritti, per che lui aiutava a copiare detti scritti. Non so se saranno di opere compite, poich li ultimi originali sono in poter del figlio, il quale  poco huomo di senno, havendolo pregato pi volte me havesse dato o fatto copiar il restante del Telescopio(361), acci si finisse di stampare, gi che la spesa della stampa si faceva da V. Ecc.a, per honorar suo padre et anco per utile suo, che non doveria farsi pregare, ma offerirle da s stesso a V. Ecc.za Lui stava con quell'humor di croce di cavalerato, et me par una vanit di cervello. Come star un poco men travagliato, cercher di trovarlo et veder che ne possa cavare, gi che l'esortai che non facesse perder la fama di suo padre n la spesa fatta da V. Ecc.za in quella parte stampata....



1633.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].
Roma, 15 maggio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 155-156. - Autografa la firma.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r e P.ron Colend.mo

Il consiglio che m'arreca V. Ecc.za nella cortesissima sua delli 11 stante(362) intorno al contentarsi di un lunghissimo negoziare in questa Corte, mi pare perfettissimo, tutta volta che la natura si contentasse di convertire parimente in anni o in mesi quelli pochi giorni che mi rimangono: e veramente trovo ogni giorno per esperienza verissimo, che potrei condurre a fine alcuna di quelle intenzioni delle quali discorremmo insieme, tuttavolta che io potessi prevalermi del benefizio del tempo, della flemma e della pazienza; ma il dubbio che ho nella mancanza del tempo, et il desiderio che tengo di terminare qualcuna delle mie speculazioni, mi consiglia a ridurmi quanto prima alla mia quiete et oziosa libert.
Ricordevole del desiderio di V. Ecc.za e del bisogno della Compagnia, mi sono incontrato qua nel Sig.r Ceseri Marsilii, gentilhomo Bolognese e, per quanto ho potuto comprendere, di ingegno molto elevato, e tale che dentro di me me l'ho figurato per degno successore et herede del luogo del Sig.r Filippo Salviati. Si mostra desideroso di essere ascritto nella Compagnia, e con grand'istanza mi ha domandato la nota dei compagni e le constituzioni accademiche, le quali procurer di havere dal Sig.r Fabbri o dal Sig.r Angelo de Filiis, poich le mie non sono appresso di me. Questo gentilhomo professa di essere molto servitore et intrinseco di Monsig.r Ill.mo Cesi(363), fratello di V. Ecc.za, di dove ella potr havere pi autentica informazione della mia: intanto la supplico a favorirmi di accennarmi il suo pensiero circa il tirar avanti questo negozio, che non mi allargher un capello dall'ordine suo.
Fui, tre giorni sono, a pranzo col Sig.r Card.le S.ta Susanna(364) et in varii discorsi poi per molte hore, con l'assistenza di varii litterati; ma non si venne a ristretto di alcuna proposizione delle nostre pi principali: ma, come ho detto di sopra, ho bene scoperto paese, che ci sarebbe da sperare profitto quando non si havesse strettezza di tempo. Sono stato due volte a lungo discorso con il Sig.r Card.le Zoler, il quale, bench non molto profondo in questi nostri studii, tuttavia mostra di comprender bene il punto et il quid agendum in queste materie, e mi ha detto volerne trattar con S. S.t avanti la sua partita, la quale dover essere fra 8 o 10 giorni: sentir quello che ne haver ritratto. Ma in conclusione la moltiplicit de i negozii, reputati infinitamente pi importanti di questi, assorbono et annichilano l'applicazione a simili materie.
Qua ci  di nuovo la morte del Sig.r Card.le d'Este(365), col quale fui 10 giorni sono in lungo ragionamento et allegro, passeggiando in camera sua, et hier l'altro pass a miglior vita; stimolo e ricordo a me della rapacit del tempo. Piaccia a V. Eccza continuarmi la sua buona grazia, mentre ad essa et all'Ill.ma et Ecc.ma Sig.ra Principessa sua consorte reverentemente bacio le mani, e dal Signore Dio prego somma felicit.

Di Roma, li 15 di Maggio 1624.
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma

Devotiss.o et Obligatiss.o Ser.re
Galileo Galilei L.o



1634.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Roma].
Acquasparta, 18 maggio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 161. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Replicando alla gratissima di V. S. ricevuta questa posta, devo confessare che l'affetto mio della sua vicinanza, il desiderio del'utile e la speranza della sodisfattione, et il pensar che di gi lei  in Roma e non pol fare spesso simil viaggi, m'hanno mosso tanto pi ad essortarla al trattenimento; ma per ho regolato e regolo sempre il tutto con il riguardo e cura della sua sanit e commodo di essa, e non ho inteso n intendo in altra maniera, essendomi questa sommamente a core. Onde restar con l'altro desiderio di goder delle sue sublimi speculationi e sentir sempre miglior nove di quella.
Il Sig.r Marsilii non pol haver maggior n pi effica[ce] n pi autentico testimonio delle sue qualit che V. S., quale potr assicurarlo della stima ch'io gi faccio delle sue qualit, e desiderio che ho di conoscerlo. Spero l'istesso di tutti li Sig.ri compagni, et io subito che sar in Roma, far la proposta et il debito. Intanto, partendo V. S., potr farlo abboccare col Sig.r Fabri nostro; e V. S. fa particolarissima gratia a tutta la Compagnia andar pensando a simili soggetti, acci alla mia venuta possa concludere una bella ascrizzione.
Con che a V. S. di tutto core bacio le mani, e la Sig.ra Principessa mia insieme con me la saluta; e le prego da N. S. Dio ogni contento, desiderosissimo mi commandi sempre.

D'Acq.ta, li 18 Maggio 1624.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi L.o P.



1635..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 24 maggio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagai 580), car. 263 e 264. - Autografa.

.... Quel gentilhuomo(366) che il Sig. Galileo ha proposto per l'Accademia, non  a Roma, ma a Tivoli. Subito che sar qui, il Sig.r Galileo et io lo anderemo trovando....
Il Sig.r Galileo, che hieri fu a casa mia, pensa fra 6 giorni partirsi da Roma. Spero che il Sig.r Card.1e di Zoller(367) gli far qualche servizio appresso il Papa per conto del sistema Copernicano....
Ho(368) trattato col Sig. Galilei per conto del libro dello Stigliola(369), et gli pare ben fatto che si tiri innanzi. Siamo stati insieme dal Sig. Gerolamo Mathei, un vero compitissimo Cavalliere, il quale ha havuto gran gusto a conoscere il Sig.r Galilei, et di questo dice haver obligo a V.a Ecc.za; et viceversa il Sig.r Galilei rest molto sodisfatto di esso ancora. Si potrebbe col tempo pensare ancora di admetterlo all'Accademia. Quel gentilhuomo Bolognese Marsilio ancora sta fuori, ma avanti il Sig. Galileo parta gli parleremo; et il Sig.r Galilei inclina assai che sia admesso.



1636..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 1 giugno 1624

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 253. - Autografa.

.... Il Sig.r Galileo ha fatto bona amicitia col Sig. Card.le di Zoller, nella casa del quale una mattina esso Sig. Galileo, col P. Mostro(370), Sig.r Scioppio(371) et io, habbiamo fatto un colloquio. Trovammo il P. Mostro molto per noi, ma non consiglia che hora si tenti di rivangare questa lite supita; onde credo che il Sig.r Galileo stamper qualche cosetta che indirettamente dica il fatto, accioch l'inimici non habbino attacco....



1637.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Acquasparta].
Roma, 8 giugno 1624.

Riproduciamo questa lettera dalle Lettere memorabili, istoriche, politiche ed erudite, scritte e raccolte da ANTONIO BULIFON, ecc. Raccolta quarta. In Napoli, presso Antonio Bulifon, 1697, pag. 39-42, dove vide per la prima volta la luce. Una copia di mano del sec. XIX, trascritta quando fu messa insieme la raccolta Palatina dei Mss. Galileiani,  nella Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., P. VI, T. VI, car. 38-39, e confrontata con l'edizione del BULIFON presenta poche e insignificanti variet di forma.

Sono ancora in Roma, bench contro mia voglia, che vorrei essermi partito 15 giorni fa per poter essere a Firenze in tempo di poter fare un poco di purga, della quale mi sento bisognoso; ma ormai mi converr far passata, essendo scorso tanto avanti col tempo. Partir domenica prossima in compagnia di Monsignor Vescovo Nori(372) e del Signor Michelangelo Buonarruoti, a richiesta de i quali mi sono trattenuto tanto.
Quanto alle cose di qua, ho principalmente ricevuti grandissimi honori e favori da N. S., essendo stato fin a 6 volte da S. Santit in lunghi ragionamenti; et hieri, che fui a licentiarmi, hebbi ferma promessa di una pensione per mio figliuolo, per la quale resta mio sollecitatore, di ordine di Sua Santit, Mons. Ciampoli; e 3 giorni avanti fui regalato di un bel quadro e 2 medaglie, una d'oro e l'altra di argento, e buona quantit d'Agnus Dei. Nel Sig. Cardinal Barberino(373) ho trovato sempre la sua solita benignit, come anco nell'Eccellentiss. Sig. suo padre(374) e fratelli(375).
Tra gli altri Signori Cardinali, sono stato pi volte con molto gusto in particolare con Santa Susanna(376), Buoncompagno(377) e Zoller, il quale part hieri per Alemagna, e mi disse haver parlato con N. S. in materia del Copernico, e come gli heretici sono tutti della sua opinione e l'hanno per certissima, e che per  da andar molto circospetto nel venire a determinatione alcuna: al che fu da S. Santit risposto, come Santa Chiesa non l'havea dannata n era per dannarla per heretica, ma solo per temeraria, ma che non era da temere che alcuno fosse mai per dimostrarla necessariamente vera.
Il P. Mostro e 'l Sig. Scioppio(378), bench sieno assai lontani dal potersi internar quanto bisognerebbe in tali astronomiche speculazioni, tuttavia tengono ben ferma opinione che questa non sia materia di fede, n che convenga in modo alcuno impegnarci le Scritture. E quanto al vero o non vero, il Padre Mostro non aderisce n a Tolomeo n al Copernico, ma si quieta in un suo modo assai spedito, di mettere angeli che, senza difficolt o intrico veruno, muovano i corpi celesti cos come vanno, e tanto ci deve bastare
Ho trovato il Sig. Girolamo Mattei(379) molto gentile, e desideroso di havere uno che potesse bene instruirlo in quelle parti delle matematiche le quali principalmente attengono all'arte militare.
Sopra tutte le cose fin qui accennate avrei da dire a V. E. moltissimi altri particolari, li quali per la loro moltiplicit mi sbigottiscono: basta in universale, che gli amici miei et io concludiamo che restando qui potrei continuamente alla giornata andar pi presto avanzando che scapitando, ma che, essendo il negotiar di Roma lunghissimo, et il tempo che mi avanza forse brevissimo, meglio sia che io mi ritiri alla mia quiete e vegga di condurre a fine alcuno de i miei pensieri, per farne poi quel che l'occasione alla giornata ed il consiglio degli amici ed in particolare il comandamento di V. E. mi ordiner.
Il Sig. Cesare Marsilii ha vedute le Costituzioni(380), e continua nel desiderio di essere ascritto, e continuer il negotio col Sig. Fabri(381), et in tanto affettuosissimamente fa riverenza a V. E. Et io, conforme a gli obblighi infiniti che le tengo, riverentemente le bacio le mani, ed insieme alla Eccellentiss. Signora Principessa, augurandole intera felicit.

Di Roma, li 8 di Giugno 1624.



1638.

URBANO VIII a FERDINANDO II DE'MEDICI, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 8 giugno 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 199. - Originale. La firma di GIOVANNI CIAMPOLI  autografa.

URBANUS PP. VIII.s

Dilecte fili, Nobilis vir, salutem et Apostolicam benedictionem.
Tributorum vi et legionum robore formidolosam esse Hetrusci principatus potentiam, Italia quidem omnis fatetur: at enim remotissimae etiam naitones foelicem vocant Nobilitatem tuam ob subditorum gloriam et Florentinorum ingenia. Illi enim, novos mundos animo complexi, et oceani arcana patefacientes, potuerunt quartam terrarum partem relinquere, nominis sui monumentum. Nuper autem dilectus filius Galilaeus, aethereas plagas ingressus, ignota sydera illuminavit, et planetarum penetralia reclusit. Quare, dum beneficum Iovis astrum micabit in coelo quatuor novis asseclis comitatum, comitem aevi sui laudem Galilaei trahet. Nos tantum virum, cuius fama in coelo lucet et terras peragrat, iamdiu paterna charitate complectimur. Novimus enim in eo non modo literarum gloriam, sed etiam pietatis studium; iisque artibus pollet, quibus Pontificia voluntas facile demeretur. Nunc autem, cum illum in Urbem Pontificatus nostri gratulatio reduxerit, peramanter ipsum complexi sumus, atque iucundi idemtidem audivimus Florentinae eloquentiae decora doctis disputationibus augentem. Nunc autem non patimur eum sine amplo Pontificiae charitatis commeatu in patriam redire, quo illum Nobilitatis tuae beneficentia revocat. Exploratum est, quibus praemiis Magni Duces remunerentur admiranda eius ingenii reperta, qui Medicei nominis gloriam inter sydera collocavit. Quin immo non pauci ob id dictitant, se minime mirari tam uberem in ista civitate virtutum esse proventum, ubi eas dominantium magnanimitas tam eximiis beneficiis alit. Tamen ut scias quam charus Pontificiae menti ille sit, honorificum hoc ei dare voluimus virtutis et pietatis testimonium. Porro autem significamus, solatia nostra fore omnia beneficia, quibus eum ornans Nobilitas tua paternam munificentiam non modo imitabitur, sed etiam augebit.

Datum Romae, apud Sanctam Mariam Maiorem, sub Annulo Piscatoris, die VIII Iunii MDCXXIIII, Pontificatus nostri anno primo.
Ioannes Ciampolus.

Fuori: Dilecto filio, Nobili viro Ferdinando Medici,
Etruriae sibi subiectae Magno Duci.



1639.

FRANCESCO BARBERINI
a MARIA MADDALENA D'AUSTRIA, Granduchessa di Toscana, [in Firenze].
Roma, 8 giugno 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 62. - Autografa la sottoscrizione.

Ser.ma Sig.ra mia Col.ma

Tornando a Fiorenza il S.r Galileo Galilei, che per la molta affettione ch'io gli porto ha tanta parte della volont mia, non ho voluto ch'egli venga senza portar a V. A. questo segno della mia osservanza e divotione. Supplico l'Alt.za Vostra a voler esser apieno informata da lui del desiderio che tengo di servir alla Ser.ma sua Casa; e baciandole con tutto l'animo le mani, le prego da Dio ogni maggior felicit.

Di Roma, li 8 di Giugno 1624.
Di V. A. Ser.ma
Ser.ma Arciduchessa.
Aff.mo Serv.re
F. Card.l Barberino.



1640.

FRANCESCO BARBERINI
a FERDINANDO II DE'MEDICI, Granduca di Toscana [in Firenze].
Roma, 8 giugno 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 64. - Autografa la sottoscrizione.

Ser.mo Sig.r mio Col.mo

Con occasione che se ne ritorna il S.r Galileo Galilei, non ho potuto fare che, come persona tanto accetta a V. A, e che ha tanta parte della mia affettione, egli non le porti qualche segno dell'osservanza e divotione mia, et insieme di quanto io desideri veder lui di ben in meglio honorato di tutte le gratie e dimostrationi che col concorso dell'intercession mia si deve promettere della benignit di V. A. Alla quale perch'egli pu render sicuro testimonio dell'infinito mio desiderio di servirla, la supplico a prestargli in questa parte ogn'intera fede, et a V. A. bacio con tutto l'animo le mani.

Di Roma, alli 8 di Giugno 1624.
Di V. A. Ser.ma
Ser.mo G. D.a
Aff.mo Serv.re
F. Card.1 Barberino.



1641.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Roma].
Acquasparta, 10 giugno 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 143. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

M'ha grandemente rallegrato la gratissima di V. S.(382) per le molte buone nove che in essa ho ricevuto, con il compimento della sua speditione da Roma con buona sanit e buoni principii. Le rendo infinite gratie di tutto il ragguaglio datomene, ma le ricordo di nuovo che molto maggior consolatione ricever se pensar favorirmi qui nel passaggio, con quelli Signori anco che sono seco, come con ogni affetto torno a ripregarla. Io poi me le ricordo quel servitore di core che le devo esser sempre; e sperando il favore della presenza, non mi stendo in altro con la presente. Bacio a V. S. affettuosamente le mani, insieme con la S.ra Principessa mia, pregandole da N. S. Dio ogni contento.

Di Acq.ta, li X Giugno 1624.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi L.o P.



1642.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 21 giugno 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 163. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Io ho ricevuto contento grandissimo dall'avviso datomi da V. S. del suo salvo arrivo in Firenze, e mi s' accresciuto il gusto nel participarlo a diversi amici e servitori di V. S., che ne dimostravan tanto piacere. Questa mattina, essendo stato occupato appunto su l'ora della anticamera, non ho potuto comunicarlo, come disegnavo e mi consigliava il nostro S.r Ascanio, con l'Ill.mo S.r Cardinale(383), ma domattina in tutti i modi voglio baciarli la veste in nome di V. S.
Non ho n anche veduto il S.r Cesare Marsili, ma far al pi lungo l'ufizio domattina; e in caso che da S. S. non avessi la scrittura dell'Ingoli(384), n'ha una copia Bartolino(385), che sta con Mons.r Corsini(386), e me la far dare e la mander a V. S.; e penso di mandarla per il S.r Alessandro Vettori, il quale fra pochi giorni parte di qua. Mi piace il pensiero di V. S. di levarsi d'intorno simil gente, che la cortesia e piet ascrivono a lor trofei. Ma bisogna rivedergli il conto senza misericordia nessuna. E se non fusse presunzione la mia entrare a consigliarla, mi parrebbe da rispondere solamente agli argomenti che egli chiama matematici e filosofici, lasciando i teologici da parte, almeno per ora, perch a quelli sarebbe pi agevole a lui il replicare, quando V. S. scrivesse in contrario; essendo manco necessarii degli altri, che in tal materia si possano addurre.
Sento da ogni parte crescere il romore della battaglia che ci minaccia il Sarsi con le sue risposte, tanto che mi induco quasi a credere che l'abbia fatte; ma dall'altro canto non so vedere dove abbia da attaccare, avendomi il S.r Conte Verginio Malvezzi quasi certificato che in su quell'opinioni del caldo e de'sapori, odori et c. non abbia a fare fondamento nessuno, poich, dice egli, si vede manifestamente che V. S. ve l'ha poste per ingaggiare nuova lite, alla quale debbe essere apparecchiato e armato molto bene: et il detto S.r Conte e un S.r Marchese Pallavicino(387) dissuadono il Sarsi dall'intromettersi in questa controversia.
Mi rallegro che V. S. si sia messa a lavorare: piaccia al Signore Dio darle sanit, da tirare a fine e questa e l'altre opere che ha imbastite. La risaluto in nome di molti amici, e in particolare molto affettuosamente per parte del S.r Ascanio Piccolomini; e Giulio mio fratello et io reverentemente le baciamo le mani. Il Signore Dio le doni ogni bene.

Di Roma, 21 di Giugno 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Mario Guiducci.



1643..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 giugno 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 227. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Rendo a V. S. infinite gratie, la quale con la nuova del suo felicissimo viaggio si  compiaciuta di apportarmi questa nuova consolatione. Maggior cosa non desideravo io di presente da lei, dependendo ogni mio contento dalla sua buona salute, nella quale la veggo cos prosperamente conservare.
Ho inteso con mio singolar piacere de i ragionamenti havuti da V. S. con le AA. Ser.me; e de i favori che si compiace di farmi con la solita gentilezza sua le resto debitore di nuovi oblighi a i quali m'ingegner in ogni tempo di sodisfare in qualche parte, almeno con quelli atti di servit che mi si conceder da i suoi comandi, in particolare tanto da me, come ella sa, desiderati. Bacio a V. S. affettuosissimamente le mani; e pregandola a dar alcun segno, con la frequenza delle sue, di tener viva memoria di me, le auguro dal Cielo ogni pi desiderata prosperit.

Di Roma, il d 22 Giugno 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Rendo gratie a V. S. dell'avviso datomi. La supplico a continuarmi le sue lettere. Ho ricordato a N. S.re et al S.r Card. Barberino la pensione per suo figlio,(388) e mi dicono che quanto prima vederanno di consolarla. Il memoriale(389) per il confessore Giesuita delle sue monache sar spedito quest'altra settimana. Gran gusto mi ha dato V. S., avvisandomi di haver subito cominciato a metter in opera cotesta sua penna gloriosa, la quale produce frutti per l'immortalit e maraviglie per gl'ingegni humani.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obblig. Se.re
G. Ciampoli.



1644..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, giugno 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 255. - Autografa.

.... Aggiongo hora questo di pi: che hieri fu da me quel gentilhuomo Bolognese(390), raccomandato per l'Academia nostra Lyncea dal Sig. Galilei, quale mi riport le Constitutioni Lyncee, et mostra di havere gran sete di entrare in questo consesso. Dice esser grandissimo amico di Mons.r fratello(391) di V. Eccell.za; et in quanto posso comprendere,  amatore della bona philosophia et bene introdotto nella mathematica, havendo gi per le mani da stampare non so che tavole de motu Martis(392): et accenna di un mathematico di Bologna, grande et ricco et vecchio et carico di scritti, ma cynico come M. Amb. di Paliano, quale se potessimo havere, sarebbe molto a proposito per noi. Ma di queste cose forse il Sig. Galileo haver dato conto pi minuto a V. Ecc.za....



1645..

GIROLAMO MATTEI a GALILEO in Firenze.
[Roma, giugno 1624].

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 22. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Gi che non volse la mia fortuna concedermi tanto che io potessi, avanti la sua partita da Roma, come harei desiderato, baciarle di presenza le mani ed esibirle di nuovo la mia prontezza in servirla, ho voluto con questa pagar questo debito, assicurandomi la virt sua, che sa i rispetti che m'impedirono, che V. S. lo ricever anche in grado in questa forma. Io ne la prego, come fo parimente a favorirmi di ritruovar quella persona che dicemmo, ed a mandarmi quei scritti che si compiacque di promettermi; et se le paresse che in raccordarglielo fosse troppo sollecito, mi scusi, e l'ascriva alla stima che ne fo, mentre per fine a V. S. bacio le mani.

Di V. S. molto Ill.re


La mortificatione che ricevei nella sua partita fu grandissima, et la speranza che tengo di dover esser da V. S. compiutamente favvorito non  minore; et creda che con qualche(393) ansiet ne attendo avviso.


S.r Galilei.
Aff.mo per servirla
Girolamo Mattei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1646.

[MARIA MADDALENA D'AUSTRIA, Granduchessa di Toscana,]
a FRANCESCO BARBERINI [in Roma].
Firenze, 2 luglio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 63. - Minuta.

Ill.mo e Rev.mo Mons.re mio Col.mo

L'essersi compiaciuta V. S. Ill.ma di rinnovarmi la memoria della sua amorevolezza per mezzo di persona a lei tanto accetta come mi significa esserle il Galileo, mi fa maggiormente riconoscere non meno la grandezza dell'affetto suo che della mia obligatione. Per ne ringratio infinitamente V. S. Ill.ma: la prego a rendersi certa, che sicom'ella n' da me abbondantemente ricambiata, cos ricever sempre sommo contento di goder ben spesso occasioni di dargliene pi chiara evidenza col'impiegarmi in suo servitio; et intanto le auguro dal Signore ogni pi bramata contentezza.

Di Firenze, li 2 Luglio 1624.
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma
S.r Card.1 Barberino.
Aff.ma per ser.la




1647...

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Roma.
Genova, 4 luglio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 165. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r

Sono tanto pigro con la penna, ch'io merito di non scusarmi per mancamento di questa sorte. Io soglio dire che dalla regione della religione sono tardi gli spacci. V. S. o mi condanni o mi rimetta: mi assicuro che sentenza del tribunal della sua gratia non uscir in pregiuditio della mia antica servit. Questo  ben certo, che il S.r Cav.r Giovan Santini tiene ordine da me, tuttavolta che venga alla Corte, non mancar di questo tributo di farle reverenza a mio nome.
Io venni al principio dell'inverno passato in Roma, ove per alcuni negotii solo mi trattenni quindici giorni, et al ritorno dissegnava tener la via di Firenze; ma li tempi cos corrotti che regnarono, mi constrinsero a non divertire, et ancor il dubio che V. S. non ci fosse aiut il distogliermi. Mi fu in Roma detto, credo dal P. Grassi, era uscito alle stampe il Saggiatore della Libra Astronomica, opera di V. S., essortandomi a vederlo, il che per quell'angustia di tempo e negotii non mi fu permesso. Qua poi non ho mancato di leggerlo, e con mia grandissima sodisfattione, come sempre feci dell'opere di V. S.; e perch alla perfetta intelligenza vi bisogna di fresco memoria del Discorso del S.r Mario Guiducci, ho dato ordine ne sia procurato due essemplari, perch non mancano amici di V. S., ancor a lei non cogniti, che, invitati e convinti dalla sua dottrina, s'inoltrano in simil materie con grandissimo gusto. Fra questi il S.r Bartolomeo Imperiali, gentilhuomo di rarissime qualit, discorrendo talvolta con me, ha desiderato di scoprirsele amico; e dicendosi che V. S. ha tutta via avanzato nel perfettionare il cannocchiale, havria grandissima volont di tenerne uno di quei piccioli, che multiplicano e fanno tali apparenze nelle cose minime, che maggiormente si mostra meraviglioso. Io me le sono offerto, come servitore antico del S.r Galileo, essere mediatore, che per sua cortesia voglia procurarne uno de'pi eccellenti e con quelle galanterie che lei sa benissimo ritrovare. La persona che presenter a V. S. queste lettere, haver ancor pensiero di sodisfare ad ogni spesa, alla quale non si guardi. Scrive(394) ancora questo gentilhuomo a V. S., e per essere di quelle conditioni che molti sanno, spero che gradir questa nuova rispondenza, della quale li Signori di gran titolo trattano alla pari. Non le dico altro, sicuro della sua infinita cortesia; e le bacio le mani.

Genova, 4 Luglio 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Obligat.mo
D. Antonio Santini, C. R. di Somasca.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma(395).



1648...

BARTOLOMEO IMPERIALI a GALILEO in Roma.
Genova, 5 luglio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 163. - Autografa.

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r

Con l'occasione ch'io l'altrieri conferiva alcune cose di matematica col molto R.do P.e D. Antonio Santini, venimo in proposito dell'ultima opera stampata da V. S., dico della Libra Astronomica(396), gi da me gustata; e discorrendo col detto Padre, maggiormente m'accesi in desiderio di scoprirmi a V. S. amico di vero affetto, essendo gran tempo che, per la fama e per lo studio dell'altre opere sue, gi me le professo tale. Lo stesso D. Antonio mi s'essib mediatore, acci che io dovessi con questa mia dar principio a questa sodisfatione e all'acquisto della sua rispondenza; sopra della quale offerta affidato mi ha (sic) molto pi nella cortese natura di V. S., ho preso sigurt di offerirmele servitore et amico daddovero, essendo io per altro inimico di cerimonie: e se V. S. si degner di commandarmi, prover in effetto che riuscir tale.
Desidero che mi favorisca dirmi se va fabricando altre opere, poich il concetto della sua profonda intelligenza mi persuade che debba lasciare tutta via maggiori testimonii del suo valore. E le bacio le mani, pregandole da N. S. vera felicit.

G.a, li 5 Lug.o 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Aff.mo Se.re
Bartolomeo Imper.le

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio
Il S.r Galileo Galilei.
Roma(397).



1649..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 6 luglio 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 194. - Autografa.

.... Quel gentilhuomo di Bologna dei Marsili, amico del Sig.r Galilei,  stato un'altra volta da me; et hora, tornato a casa sua, mostra di haver gran desiderio di essere de'nostri. Nel passar per Fiorenza sar di novo col Sig. Galilei ancora....



1650.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 luglio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 167. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Io ho consegnato al S.r Alessandro Vettori(398), il quale si partir per cost la prossima settimana, le scritture dell'Ingoli, cio la prima scritta a V. S.(399) e la risposta al Cheplero(400). Il S.r Cesare Marsili, il quale me l'ha date, mi dice di avere discorso con l'autore, e che trova in effetto che egli non esprime interamente il suo pensiero in quell'argomento della paralasse, e che ha delle ritirate in voce, le quali non ha voluto mettere in iscritto. Io mi son messo a leggerlo, ma, tra le scorrezioni del copista e la stravaganza e confusione dell'autore, non ho avuto pazienza da intenderlo; e per quanto ho veduto dalla risposta al Cheplero, n anche il Cheplero doveva averlo inteso, ch non avrebbe forse detto che la definizione della paralasse, usurpata dall'Ingoli, fusse nominale e non vera, che  pi termine da frate che da matematico. Dice il S.r Marsili che l'Ingoli tiene, bench gli angoli della paralasse del sole e della luna fossero eguali, nondimeno, rispetto alla maggior lontananza del sole dall'orbe stellato, esser maggiore la paralasse del sole; e similmente avviene, bench l'angolo della paralasse lunare sia maggiore di quello della solare, avendo la lontananza del sole dal firmamento maggior proporzione a quella della luna che l'angolo di quello all'angolo di questa; e per, mediante questa maggior distanza, le linee della diversit intraprendono maggiore spazio di cielo, e maggiori o maggior numero d'asterischi. Da quel poco che ho veduto in detta scrittura, mi pare che tal pensiero vi sia assai adombrato, ma non ispiegato quanto basta. Ma avendomi il S.r Cesare detto che non v', e che io lo scriva a V. S., ho voluto scrivergliele.
M' stato detto che il P. Mostro  entrato consultore del Santo Ofizio; ma non lo sapendo da lui, non lo dico assolutamente. Il S.r Marcello Sacchetti bacia le mani a V. S., e insieme col S.r Matteo, suo fratello, mi fanno instanza che io proccuri d'avere il suo ritratto, che lo vorrebbero mettere in compagnia d'altri personaggi, in certe stanze che hanno messo a ordine a terreno per la state. V. S. sa che anche il Cavalier Marino lo voleva. Se V. S. ne mandasse uno a questi Signori, il Marino l'avrebbe poi da loro. Penso che il P. Don Benedetto sar tornato a Firenze. V. S. mi faccia grazia di ricordarmeli servidore. Il S.r Cesare Marsili passer di cost al suo ritorno per Bologna, e si ripiglier le scritture. Intanto bacia le mani a V. S., come ancora il S.r Ascanio Piccolomini, il S.r Tommaso Rinuccini e 'l S.r Filippo Magalotti; e io per fine, facendole riverenza, le prego dal Signore Dio sanit e ogni bene.

Di Roma, 6 di Luglio 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Mario Guiducci.



1651..

GIROLAMO MATTEI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 luglio 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 21. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Con dispiacere non ordinario ho nella sua letto il caso di quel giovane che V. S. m'havea destinato, s per rispetto di lui et s per rispetto di me, che non poco lo desiderava. Mi son consolato per con la speranza che non sieno per mancarne a lei, acci io rimanga favorito in questo, come anche spero ne gli scritti che di promettermi si compiacque: che gi che m'impone che io le ricordi in che materia si disse, dicole che si parl di qualche cosa di fortificatione e di pratica; et hora le soggiongo che di quello che le parer favorirmi, io mi chiamer grandemente honorato, et apunto come fo hora della sua cortese lettera, della quale molte gratie le rendo. E le bacio le mani.

Di Roma, alli XIII di Luglio 1624.
Di V. S. molto Ill.re


In quanto a scritti, qualunque parte che me ne giunga, infinitamente m'obligher, come m'obliga il senso che dimostra haver nelle mie cose. Sar V. S. corrisposta con un desiderio continuo di servirla.


S.r Galilei.
Aff.mo per servirla
Girolamo Mattei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1652..

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 luglio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 229. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.rone Oss.mo

Per poter dir risolutamente a V. S. che non sia vero che il Padre Grassi non habbi risposto, non credo che mi manchi altro che il procurare che il Sig.r Lodovico Serristori ne domandi come da s a detto Padre, poich per altro verso fino adesso non ne ho riscontro nessuno, n quest'altri Signori servitori e amici di V. S. ne sanno niente, n meno lo credono, sich credo che cotesta sia voce vana; ma tutta via in questa settimana che viene, trover il Sig.r Lodovico, e far qualche altra diligenza, che per la brevit non ho potuto ancora, e ne dar per la prima posta pi sicuro ragguaglio a V. S.; la quale ringrazio intanto del favore che mi fa in comandarmi, ma si ricordi che vorrei servirla in maggior cose, e che sono obligatissimo di farlo.
La scrittura dell'Ingoli(401) l'ha hauta il Sig.r Alessandro Vettori, e sono alcuni d che part di qui; ma intendo che habbi fatto la strada d'Urbino, e per V. S. tarder un poco a haverla.
Il Sig.r Mario(402) si trova da mercoled in qua nel letto con la febbre, e sebene il male non d segni cattivi, in ogni modo s' cercato d'anticipare i rimedi pi che s' potuto, e iermattina se li dette una medicina e stamattina s' cavato sangue, che con questo rimedio in particolare ne speriamo ogni bene; e piaccia a Dio che quest'altra settimana possa dare a V. S. nova dell'intera salute, come credo.
Continuiamo senza nove di considerazione, onde non havendo che dirle, finisco con farle reverenza da parte di tutti i Signori suoi cari, e Monsignore(403) particolarmente se le ricorda servitore, sicome le vivo io, e le prego ogni felicit.

Di Roma, li 20 Luglio 1624.
Di V. S. molto Ill.re


Mi ricordi servitore al Padre D. Benedetto se  in Firenze.

S.r Gal.o Galilei.
Obb.m Ser.e
Tommaso Rinuccini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1653.

ASCANIO PICCOLOMINI ARAGONA a [GALILEO In Firenze].
Roma, 27 luglio 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 231. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.r mio P.ron Oss.mo

Dal Sig.r Tommaso Rinuccini ho inteso che il Padre D. Benedetto(404)  giunto a Roma con ottima salute, onde sto con estremo desiderio di vederlo per concertarmi seco della maniera con che io possa in quest'occasione ricordar al Sig.r Cardinale(405) l'interesse del Sig.r Vincenzo suo figliolo, gi che per il debito ch'ho di servirla ambisco di veder effettuata la benignit di N. S. nella maniera ch'a lei promise(406). Ver  ch'il non poter soggerir l'occasioni di punto in punto  cosa d'infinito progiudizio, mentre tanto soprabbondano i pretensori: e la mi creda che le cose van pi strette di quel ch'altri creda; ch'a lei sia scusa delle lunghezze. Io non mancher mai con quel poco ch'io posso, ma mi dispiace che ell'habbi scelto procurator di troppa poca habilit e potere. Se la buona volunt puol bastare, la sia sicura che la non ne rimarr mai defraudata, onde a ragione puol stimar propri i mia avanzamenti; conforme a che la ringrazio del cortese offizio che passa meco per i benefizi che l'Ill.mo Padrone mi confer, ne'quali ammiro la benignit con che  prevenuta ogni domanda. E sperando ch'egualmente ella ancora n'habbia a rimaner consolata, li fo riverenza.

Di Roma, li 27 di Luglio 1624.
Di V. S. molto Ill.
Aff.o e Vero Ser.r
Ascanio Piccol.i Arag.



1654..

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 27 luglio 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 47. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo

Iersera arriv il P.e Don Benedetto con una cera squisita, et io non ho mancato di darli per ricordo lo starsi in riposo e l'haversi cura, che veramente l'esser venuto in questa stagione lo ricerca, et io per questo rispetto non godo interamente di vederlo. Il Sig.r Mario(407) va migliorando del suo male, ma tanto adagio che per ancora ha ogni d la febbre: con tutto ci non c' altro pericolo che un po'di lunghezza.
Il Sig. Ludovico Serristori non ha per ancora potuto ritrovar niente del Sarsi(408), sich io credo poter assicurare V. S. che cotesta voce fussi vana; ma non mancher all'occasione d'avvisarla di tutto quello penetrer, sicome non mancher di servirla in pagare i denari che m'ordina a quell'homo di Mon.r Ciampoli(409): e di tutto sar avvisata.
Qui abbiamo oggi per molto sicura, con lettera di Napoli, la morte del Card.le Ridolfi(410); e dole a tutta la nazione, quanto V. S. si pu immaginare. E con questo le fo reverenza, e prego dal Signor Dio ogni felicit.

Di Roma, li 27 Luglio 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Obb.mo Ser.re
Tommaso Rinucc.ni

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1655..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Bellosguardo.
Roma, 3 agosto 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 233. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Mi ritrovo qua in Roma sano tuttavia, per gratia di Dio, e sin hora ho hauto grandissimo gusto in rivedere tanti Signori, miei padroni, tutti posti in grandezze, e in ogni modo mi si dimostrano della medesima cortesia e gentilezza con la quale solevano gi trattare meco in Firenze; e per finire di colmare le mie consolazioni, si fa spesso, e da loro e da me, la cara ricordanza e memoria dei molti meriti di V. S. Ecc.ma, in particolare da Mons.r Ciampoli, da Mons.r Rinuccini, Sig.r Tommaso Rinuccini e dal Sig.r Filippo Magalotti. Sono poi stato a baciar la veste all'Ill.mo e R.mo Sig.r Card.l Barberini, dal quale son stato trattato e visto con tanta benignit che pi non si pu dire, e ho comandamento da S. Sig.ria Ill.ma di ritornarci.
Quanto al Sig.r Card.1e Bandini(411), non mi sono voluto cimentare a medicarlo, ma s bene ho trattato con i suoi medici, di ordine di S. Sig.ria Ill.ma, e consegnatoli un vasettino d'onguento, acci ne faccino esperienza e poi deliberino. Nel resto penso di partire per Monte Cassino fra dieci giorni o dodeci: per, se mi far gratia di scrivere, potr inviare le lettere a Roma in S. Calisto. Con che li fo riverenza.

Di Roma, il 3 d'Agosto 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze, a Bellosguardo.



1656..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Genova, 9 agosto 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 157. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Col.mo

Ho ricevuto la cortesissima di V. S. de'24, et fu tardo il passato spaccio per haver tempo di farle resposta. Le dir hora, non essermi nuovo quanto sempre mi habbia favorito della sua gratia; et la diligenza di farmi compire quell'occhialino, desiderato dal Sig. Bartolomeo Imperiale(412), nuovamente mi obliga. Quello che havr cura di recapitare alle mani di V. S. le presenti lettere, similmente ricever l'instrumento per mandarlo; dal quale V. S. faccia sborsare quanta spesa ci bisogna, ch tiene ordine di farlo senza limite. L'instrutione che si compiacer accompagnare per l'uso, verr molto al proposito, acci ne'pi giovani si vadi inserendo maggiormente il nome di V. S., assai cognito fra tutti i letterati.
Quel suo Saggiatore qua  stato ricevuto con applauso, ancor che, per esser il Sarsi, cio il P. Grassi, di Savona et haver qualche adherenza, non pu essere che la passione non appanni alcuni. Questo tengo che da ciascuno sia senza controversia conosciuto: che l'esperienze di V. S. sono tali, che appagano il senso, togliono l'ambiguo, e sodisfanno alla ragione. I fondamenti del discorso, se alcuno non l'intende, questo si attribuisca alla propria ignoranza. V. S. non ha bisogno che niuno s'arroghi tutela delle sue ragioni, per esser tanto vere; ma talvolta, fra quei che vanno dietro al dire di altri, pu molto il detto di cui  stimato professore o studioso di simil materie: cos so certo che al S.r Imperiali sar occorso il mostrarsi a V. S. parziale per ragione, vedendo l'errare in altri senza ragione. Questo gentilhuomo le sar verissimo amico, e lei se ne potr sempre promettere, et  di conditione ingenuissima e libera. Il favore dell'occhiale  fatto a mia intercessione; l'obbligo per sar a parte di chi l'havr ad uso, che  l'istesso, et io fra tanto ne le rendo le maggiori grazie che posso: n dubiti punto della mia antica devotione e servit, ancor che l'uffitii della continuatione delle lettere siano stati interrotti, n io li ho mai giudicati per ci necessarii. A V. S. Ecc.ma bacio le mani.

Genova, 9 Agosto 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Oblig.mo e Partiale
D. Antonio Santini, C. R. di Som.a

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, in
Firenze.



1657..

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 agosto 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 235. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo

Ho pagato al Sig.r Centini(413) i denari che m'ha chiesto per ordine di V. S., cio scudi sette d'oro delle stampe e sette giuli, che in tutto fanno giuli 101 1/2, de'quali ne ho hauto riceuta, e ne terr conto nel saldo con V. S.; e questa altra settimana credo che pagher quel mercante che fino a pochi giorni sono non me li ha chiesti, et io ho goduto il benefizio del tempo, sperando che sia con bona grazia di V. S.
Il Sig.r Mario(414) iersera l'altra non hebbe febbre, ma dubito che haver lunga convalescenza.  stato, nel male, visitato dal Padre Grassi(415), sich la pace  fatta, e l'amicizia servir forse per scusa di non rispondere; e il Sig.r Ludovico Serristori non ritrov mai che quell'avviso, che V. S. hebbe, potessi esser vero, anzi tutto il contrario. E con questo a V. S. fo reverenza e prego ogni consolazione.

Di Roma, li 10 Agosto 1624.
Di V. S. molto Ill.re


Don Benedetto  due d che non l'ho visto, ma credo stia benissimo.


S.r Gal.o Galilei.
Dev.mo Ser.e
Tommaso Rinuccini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo
Il Sig.r [G]alileo Galilei.
Firenze.



1658...

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
San Pier d'Arena, 17 agosto 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 192-193. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio,

Mi sento tanto obligato con V. S., che desidero ogn'ora s'appresenti occasione ove io possa dimostrarle quanto le son servitore; e non ho parole di ringratiarla abbastanza(416) di tanti favori che ella mi fa e nell'inviatami et in quell'altra del nostro Padre Antonio Santini, che  stato il mezano(?) dell'acquisto ch'io ho fatto: e perch gl'oblighi verso V. S. crescano nel colmo, mi ha mostrato la lettera dell'incomodo che le d dell'occhialino di veder nelle cose minime le cose piccolissime, et insieme del Discorso che pensa mandare per l'instrutione di detto. In effetto io sono curiosissimo di cose di s rara qualit, ma non aveva gi intentione (come ho detto al Padre) di incomodarla tanto, massime adesso in occasione di far discorsi in questi tempi cos caldi, massime che ella per suo diporto scrive che  ritirata nella villa. Penser bene, quando la stagione sia pi inanzi, di scriver a V. S. una mia curiosit, che non penso che altri possa cavarne il succo ch'il suo valore: ma, come dico, il tempo adesso nol premette, occupato ancora in occupatione ottima del flusso e riflusso del mare, importantissimo soggetto e che merita una volta esser cifrato come egli ; e non dubbito ponto che  a buonissime mani; et ogni un loda il pensiero, e stimano tutti di sentir cose nove e vere. Alcuni solamente fratacci sgridano, ma so che il frate  frate, e tanto basti. Lo dissi ad alcuni religiosi l'altrieri, della religione del Sarsi, e sono in questo ancora loro fratacci, che per altri non lo sarebbero. Cicali chi si sia, che l'opra di V. S. con la gloria superer l'invidia, come l'altre: et io dico la verit, quando sento contraditioni nell'opre de'grand'huomini, prendo argomento della loro eminenza, perch le cose di poco rilievo non han lode n biasmo, perch non son lette e non nno forza di concitar invidia. Sguiti pur V. S. ad immortarsi (sic), arrichendo il mondo di s pregiati tesori, ch'il resto poco importa.
Io sono tutto di V. S., e senza cerimonie, desidero gran cose in servirlo, se ben posso poco. Con che a V. S. bacio le mani, e dal Cielo l'auguro ogni felice essito nelle sue ationi.

Di San Pier d'Arena, o da Genua, 1624, 17 agosto 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Partial et Aff.mo Se.re
Bar.o Imper.e



1659..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 23 agosto 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 169. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Mi persuado che V. S. se ne stia nella sua villa, lontana dalli strepiti della citt, a godersi un dolcissimo et studiosissimo otio, quale, con occasione del nostro anniversario, vengo a pregarlo a V. S., accompagnato da una perfettissima sanit, con ogni altro bene che desidera.
Il Sig.r Principe le bacia le mani, e sta con desiderio aspettando d'intender buone nuove di lei. Intanto anch'egli se la passa pur bene in questi caldi cos affannosi, e non cessa per da'suoi studii et bellissime osservationi che fa intorno a quel legno minerale, havendone scoperti pezzi grossissimi di sino ad undeci palmi di diametro, et altri con fili di ferro, o materia al ferro simile, per entro detto legno, et altri che sudano una certa gomma, com'incenso, havendo quasi un somigliante odore; de'legni poi impetriti et inferriti (per usar questa parola), grandissima quantit, e di forma stravagantissima(417): che se V. S. nel ritorno per Fiorenza passava di qua, vedeva tutti questi legni e dove nascono, et alcune bocche di fuoco che vi sono, con suo stupore e gusto insieme.
Vorrei che Morfeo le rappresentasse in sogno la caduta delle Marmora e l'Abila e Calpe di Cesi, acci le tornasse voglia di riveder questi luoghi, per poterla godere e servire. Con che, non occorrendomi altro, le bacio per fine le mani affettuosissimamente.

Di Acquasp.ta, li 23 di Agosto 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo et Vero
Franc.o Stelluti L.o



1660.

BARTOLOMEO IMPERIALI a GALILEO in Firenze.
Genova, 5 settembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 196. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Non ho parole abbastanza per ringratiar V. S. dell'occhialino che si  compiacciuto mandarmi, il quale  in tutta perfettione et ha dell'ammirabile, s come sono tutti i suoi ritrovamenti: e di questi  verissimo quel che accenna, perch io scorgo cose in alcuni animalucci, che fanno inarcar le ciglia e danno largo campo di filosofare novamente. Di cosa s rara ho ambitione d'essere stato favorito io il primo in Genova, e me lo tengo carissimo. Sono molti che ne desiderano e che lo lodano insino alle stelle, et io non ho poco che fare in dar sodisfatione a tanti: e dico la verit,  tanto picciolo che non so come guardarlo, e stimo per tanto ch'avrebbe di bisogno del favore e protetione di un occhial grande; e se bene me ne trovo alcuno che potrebbe impiegarsi in tal ufficio, non  di bont come lo desidero, n rattiene perfettione proportionata al picciolo. S.r Galilei, di gratia scusi l'importunit della dimanda e il novo fastidio che le porgo: la sua cortesia mi d occasion di farlo; e s'accerti che con quella stessa libert con la qual la prego, con la stessa desidero sommamente che ella mi comandi. Con che baciando a V. S. le mani, me le raccordo per servitor pi affettionato che ella tenga. Mi riserbo a scriverle di curiosit significatale da chi ad alcuni giorni, dicendomi che non ha grandissimi impedimenti.

Genua, li 5 Settb. 1624.
Di V. S. molt'Ill.re et Ell.te
Se.r Aff.mo
Bar.o Imper.le

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1661.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 settembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 171-172. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Finalmente, doppo un mese e mezzo di male, per grazia del Signore Dio sono ridotto in termine di potere scrivere agli amici e padroni, e cos offerirmi loro pronto a servirli, cosa che io non potevo fare quando stavo in letto.
Dal S.r Tommaso Rinuccini m' stato detto che V. S. aveva desiderio d'intendere in che modo s'era concluso l'abboccamento col P. Grassi(418), e da che motivi io fussi condesceso a quello che tante volte avevo ricusato. V. S. sa l'instanze che mi sono state fatte pi volte di ci dal P. Tarquinio(419). Ci si  aggiunto poi l'autorit d'un prelato principalissimo e mio singolar padrone, che pi volte e con molta energia mi ha richiesto del medesimo; al quale io non volli promettere, bench non gli disdicessi, e andavo prolungando il negozio. Ma finalmente, fermato dalla febbre nel letto, essendomi venuti a visitare pi Padri Giesuiti, a'quali io ero obbligatissimo, mi parve da non disdir pi; e cos, senza metter tempo di mezzo, il giorno doppo il dato consenso fui visitato dal prefato P. Grassi con molta cortesia e affabilit, come se ci fussimo conosciuti prima un gran pezzo. Non s'entr punto nelle cose passate, ma fu ben gran parte del nostro ragionamento in lodare le scritture di V. S.; e l'introduzione a tal discorso fu questa: che parlandosi di molte opere di filosofia e d'altre materie, che si stampano, e dell'approvazioni che ad esse fanno talvolta i revisori di dette opere, il P. Grassi, o fusse che la coscienza lo rimordesse, o gli paresse che io parlassi per lui, venne a dire che a'giorni adietro aveva rivista e approvata quella bell'opera dell'Arcivescovo di Spalatro del flusso e reflusso(420), e che, se bene non v'era cosa nessuna provata con ragione che valesse, non aveva potuto fare di non la approvare, come fece; e biasimando egli et io concordemente la detta scrittura, soggiunse: Noi abbiamo la scrittura del S.r Galileo sopra la medesima materia, che  molto ingegnosa. A che io replicai che il pensiero di V. S. di mostrare col moto della terra le reciprocazioni de'flussi e reflussi e la variet de'tempi ne'quali si fanno detti moti, era veramente da commendare; ma che se la storia non era interamente vera di quel che avviene in uno e in un altro paese, ci non era colpa sua; e aggiunsi che tal discorso era anche imperfetto, ma speravo bene che dovesse, per quanto s'aspettava a lei, render perfetto, con assegnare le cause d'altri effetti, che nel primo si tacevano. E qui cademmo a ragionare del moto della terra, del quale V. S. si serviva ex hypothesi, e non per principio stabilito come vero: dove il Padre disse, che quando si trovasse una dimostrazione per detto moto, che converrebbe interpretare la Scrittura Sacra altrimenti che non s' fatto ne'luoghi dove si favella della stabilit della terra o moto del cielo, e questo ex sententia Card.1is Bellarminii; alla quale opinione io prestai totalmente l'assenso. E cos, e con cirimonie, si part il primo congresso.
Mi torn doppo alcuni giorni a visitare, e doppo varii discorsi io gli diedi a leggere una scrittura che quel Conte Castelli(421) da Terni, amico di V. S., mi port mentre avevo la febbre, e me la lasci perch io la vedessi; nella quale trattava d'accordare un luogo d'Archimede con uno di Plinio, e uno d'Aristotele e di Vitruvio, che non l'avevo letta prima, e lascio considerare a V. S. che cosa . Doppo ragionammo delle cose che V. S. ha da dar fuora, cio del trattato del moto e le tavole de'Pianeti Medicei, e simili; e perch ero con la febbre, non fu molto lungo il ragionamento. Insomma mai  entrato ne'fatti passati, n ho potuto penetrare se voglia o non voglia rispondere. Gli render la visita, e occorrendomi cosa di nuovo da darne avviso a V. S., lo far.
Intanto mi rallegro avere inteso il suo bene stare, e che lavori intorno a'suoi studi. Credo che abbia ricevuto l'opere dell'Ingoli(422), gi che mi viene detto che V. S. ha finito la risposta. V. S., quando se n' servita, la rimandi a Bologna al S.r Cesare Marsili, che n' padrone, che cos mi commesse, se non passava egli medesimo nel suo ritorno per Firenze. Fo riverenza a V. S. e agli amici, e per fine le prego dal Signore Dio sanit e vita e ogni bene.

Di Roma, a'6 di Sett.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Mario Guiducci.



1662..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Genova, 6 settembre 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 158. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Col.mo

Sino la settimana passata ricevei la gratissima di V. S. de'26 d'Agosto. Viddi l'occhialino del Sig. Imperiali, e quanto per l'uso di esso lei ci ha avvertito(423). Le scrive l'occhiusa(424), et io resto obligatissimo al favore che V. S. ha fatto a l'uno e l'altro. Mi ha voluto consignare un anello, con diamanti nove, assai leggiadro, per mandare a V. S., il quale lo tengo appresso di me per inviarlo con la prima sicura comodit che mi si porga, et il farne rifiuto parendomi mala creanza, trattandosi che le cose pregiate non si compensano che con gioie. Non so se gli ne scrive alcun motto; forsi che non; tuttavia io resto depositario di V. S., aspettando mi dica come farneli capitare. La rengrazio altres del foglio che mancava al suo Saggiatore, atteso che con questa emendatione pi correntemente l'huomo lo scorre, aspettando la sua opera(425), che ha alle mani, la sia ridutta a perfettione.
Il Sig. Gio. Batta Baliani , dal principio di Luglio in qua, entrato senatore, e per due anni che dura questo onorato carico si pu goder poco; et l'anno adrieto(426) era stato governatore di Sarzana, ove lo viddi nel viaggio che di Novembre feci a Roma, facendo quella strada. Qua l'ho visitato di raro, per la sudetta caosa.
Se V. S. comanda qualcosa, la servir con tutto l'animo. Attendi a conservarsi, e le b. le mani.

Genova, a'6 Settembre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Oblig.mo nel S.re
D. Antonio Santini, C. R. di Somasca.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1663.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 13 settembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 173-174. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Scrissi a V. S. la settimana passata(427), e le diedi conto delle visite fattemi dal P. Grassi; doppo mi trovo la gratissima di V. S. de'2 del presente, nella quale mi domanda avviso di detti congressi. De'quali rimettendomi all'altra mia, le soggiungo che ieri, essendo io stato invitato da un Padre mio amico, maestro di Rettorica, a sentire una sua orazione, et essendovi andato, subito il Sarsi venne alla volta mia, n mi lasci sino a che mi partii del Collegio. I nostri ragionamenti furon tutti sopra una proposizione di V. S., la quale egli diceva essergli stata detta da un Padre Andrea(428), Greco, persona principalissima nella sua religione, il quale diceva di averla gi sentita da V. S. in Padova: cio che un corpo lasciato cadere perpendicolarmente da una gaggia di nave, cadeva rasente e a pi dell'albero, tanto se si movesse come se stesse ferma la nave; la qual cosa affermando io esser verissima e confermata con molte esperienze, egli stette molto renitente a crederla, con dire che, anche dato e non concesso che l'esperienza riuscisse, ci poteva derivar dall'aria, che  mossa dal vascello: e allegandogli io altre esperienze, come dire che si mettesse a correre velocemente per qualche luogo acclive, tenendo in una mano, lontana dalla persona, una palla di piombo (acci l'aria vi avesse manco occasione e pretensione sopra), e nella velocit del moto lasciasse cadere quella palla, che vedrebbe seguitarsi per qualche spazio, non ostante l'erta, da quella palla, segno manifestissimo che ella non casca perpendicolarmente, ma con impulso di progressione, mi disse che pure si poteva attribuire all'aria, mossa dal suo corpo. Gli replicai che corresse contro al vento; a che non rispose in contrario, ma disse bene che ci aveva gran difficolt. Io volsi pi che potevo farlo rimaner capace, e gli dissi che considerasse qualunque proiezione di un corpo, e in spezie le proiezioni che si fanno orizontalmente, come d'una balestra e simili strumenti, che non sono altro che un moto della corda velocissimo e un lasciar cadere, nel finire il moto, la palla liberamente; e che, se la proposizione di V. S. non fusse vera, la palla d'una balestra dovrebbe cadere subito in terra; n si poteva attribuire all'aria quel moto, perch la corda ne moveva pochissima. Qui rimase dubbioso, e andammo all'orazione, la quale essendo durata circa a un'ora, doppo mi disse che allora aveva compreso quel che io dicevo esser vero. Io ho voluto che egli resti capace di questo, perch mi pare che egli non aborrisca molto il moto della terra, quando ci sian ragioni buone per tal moto e si lievino le opposizioni che in contrario si arrecano; tra le quali a lui pareva questa una importantissima difficolt. Quanto al suo rispondere, io non posso penetrare cosa nessuna, non essendo mai entrato nelle cose passate.
Ho voluto dar conto minutamente a V. S. di ci, a fine che non si maravigli se una volta diventasse tutto suo, perch mostra gran desiderio di intendere le sue opinioni e la loda assaissimo, se bene questo potrebbe essere artifizio. Da me non caver nulla senza saputa di V. S., la quale prego a scrivermi se gli debbo mostrare la risposta all'Ingoli(429) quando me la avr mandata. Io inclino al s, perch  bene che sia veduta da persone che l'intendano. Fui l'altro giorno con Mons.r Ciampoli, al quale dissi di detta scrittura, e che bisognava che aiutasse a farla vedere dove pi gli fusse paruto opportuno, e dove l'Ingoli aveva pi credito; e mi rispose che l'avrebbe fatto. Mi disse di pi che voleva scrivere a V. S., e in caso che per le sue molte occupazioni non avesse potuto, preg me a farlo: che ella gli scrivesse una lettera da poterla legger tutta a S. S.t, nella quale gli desse conto de'suoi studi e sanit; e poi in fine ricordasse a detto Mons.r Ciampoli la pensione chiesta da lei per il S.r Vincenzo suo figliuolo(430), della quale Monsignore si prese assunto d'esser suo proccuratore appresso N. Signore. Mi dice d'averla ricordata, ma non volere parere tutto d importuno; ma quando avr occasione, come questa, non mancher di servirla.
Per conto del P. Mostro, io per questa settimana non ho che dire a V. S., non l'avendo veduto. Come io lo veggo, ch l'ho da vedere e parlargli per un altro negozio, lo saluter in suo nome, e vedr che cosa dice del non aver risposto. Egli  stato occupatissimo, avendo in questo suo ingresso nel S.to Ufizio fatto grandissime fatiche, per quanto intendo, e in oltre, essendosi ammalato un Padre che predicava agli Ebrei, ha supplito non so che sabati in cambio suo; e da queste fatiche ne cav un poco di indisposizione, che gli fece gran paura, avendo sputato sangue. Ora sta benissimo, e seguita le sue prediche a San Luigi con il solito concorso.
Sono stato troppo lungo, e il foglio finito mi avvertisce che anch'io finisca. Per facendo a V. S. riverenza, le prego dal Signore Dio ogni maggior felicit.

Di Roma, 13 di Sett.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Sto aspettando il ritratto di V. S., per darlo al S.r Marcello Sacchetti(431), al quale ho ricordato, e di nuovo ricorder, il servizio del suo nipote, in occasione di promozione, della quale si ragiona qualche poco per mercoled prossimo.


Aff.mo Ser.re
Mario Guiducci.



1664.

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 settembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 198. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r et Padron mio Oss.mo

Io ho havuto la gratissima di V. S. delli 2 di questo, che era la congratulatione Lyncea: credo che lei habbia gi prima havuto la mia ancora per quest'effetto.
Io sono stato questa mattina col Padre Riccardo(432), chiamato il Mostro, et ho voluto sapere se habbia havuto una di V. S.: mi disse che non havea visto niente, et che non sarebbe stato cos scortese a risponderle. Sar bene che V. S. replichi un'altra volta. Mi domand ancora che fosse di quel trattato di V. S. de fluxu et refluxu maris(433), che desiderava a vedere, come tutti noi altri: V. S. dunque non ci privi pi.
L'Arcivescovo di Spalatro(434), che tratt questa materia, ivit ad plures alli 8 di questo, a quatro hore di notte nel Castello di S. Angelo. Mor nel nono d'una febre maligna, et alle 7 hore venne a casa mia Giulio Mancino, d'ordine Sanctissimi, et mi men seco al Castello, volendo che anche io assistessi quando fu aperto il cadavere di quest'Arcivescovo in presenza d'un notaro del S. Uffizio. Credo fosse fatto accioch il mondo non potesse dire che fosse stato avelenato. Trovassimo tutti l'interiori netti, senza sospetto alcuno di veleno; li pulmoni soli furono alquanto accesi. Il suo cadavero fu portato a SS. Apostoli, dove sta in deposito, come mi disse il Sig.r Cardinale di S. Susanna(435), quando desinai seco; et disse anche che si facea il suo processo et si formava la sentenza, perch realmente dall'essamine che il Cardinale Scaglia(436) gli fece adosso per spatio di 10 hore, si trov che erat relapsus: ma avanti morisse hebbe pentimento de i suoi errori, si confess, et hebbe tutti li sacramenti della S. Chiesa.
Il Sig.r Cardinale di S. Susanna tiene gran conto di quel Chiaramonte(437), et dice che forse egli potrebbe deciferare questo negozio del moto della terra in favore di Tolomeo, come ha ributtato molte opinioni nove del Tychone, et che sia erronea l'opinione della paralasse. Et con questo fo fine, et auguro a V. S. sanit et lunga vita. Gi intender per altra strada la morte anche del Cardinale Sforza(438), che fu sepelito hieri in S. Bernardo in Monte Cavallo: mor d'una febre continoa et flusso.

Di Roma, alli 14 di 7bre, a.o 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Divotiss. Se.
Gio. Fab. Ly.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig. mio et Padron Oss.mo
Il S.r Galileo Galileo Lynceo.
Firenze.



1665.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].
Bellosguardo, 23 settembre 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 157. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Invio a V. E. un occhialino per veder da vicino le cose minime, del quale spero che ella sia per prendersi gusto e trattenimento non piccolo, ch cos accade a me. Ho tardato a mandarlo, perch non l'ho prima ridotto a perfezzione, havendo hauto difficolt in trovare il modo di lavorare i cristalli perfettamente. L'oggetto si attacca sul cerchio mobile, che  nella base, e si va movendo per vederlo tutto, atteso che quello che si vede in un'occhiata  piccola parte. E perch la distanza tra la lente e l'oggetto vuol esser puntualissima, nel guardar gl'oggetti che hanno rilievo bisogna potere avvicinare e discostare il vetro, secondo che si guarda questa o quella parte; e per il cannoncino si  fatto mobile nel suo piede, o guida che dir la vogliamo. Devesi ancora usarlo all'aria molto serena e lucida, e meglio  al sole medesimo, ricercandosi che l'oggetto sia illuminato assai. Io ho contemplati moltissimi animalucci con infinita ammirazione; tra i quali la pulce  orribilissima, la zanzara e la tignuola son bellissimi; e con gran contento ho veduto come faccino le mosche et altri animalucci a camminare attaccati a'specchi, et anco di sotto in su. Ma V. E. haver campo larghissimo di osservar mille e mille particolari, de i quali la prego a darmi avviso delle cose pi curiose. In somma ci  da contemplare infinitamente la grandezza della natura, e quanto sottilmente ella lavora, e con quanta indicibil diligenza.
Ho risposto alla scrittura dell'Ingoli, e fra 8 giorni l'invier a Roma. Ora son tornato al flusso e reflusso, e son ridotto a questa proposizione: Stando la terra immobile,  impossibile che seguano i flussi e reflussi; e movendosi de i movimenti gi assegnatili,  necessario che seguano, con tutti gl'accidenti in essi osservati.
Il P. Grassi  doventato amicissimo del S. Mario Guiducci, il quale mi scrive che detto Padre non aborret a motu terrae, havendogli detto S. Mario levati i suoi maggiori scrupoli, e che mostra d'inclinare assai alle mie opinioni, s che non sarebbe meraviglia che un giorno doventasse tutto mio: tanto mi scrive l'istesso S. Guiducci(439).
Sono in contumacia con l'Ill.ma et Ecc.ma S.ra Principessa per l'occhiale non ancora mandato; V. E. mi aiuti, entrandomi(440) sicurt che sono per pagar il debito e l'indugio con larga usura: e la causa della dilazione  il non haver trovato sin hora cosa che mi paia degna di S. E., come desidero e come spero, anzi son sicuro, che seguir. Haverei molti particolari da conferir con V. E., ma la moltitudine m'ingombra, e sar una volta necessario ch'io venga a passar seco un mese intero con animo riposato e senza altri stimoli. Intanto favoriscami di continuarmi la sua grazia e reverentemente b. la veste alla S.ra Pr.sa in mio nome, come fo a lei medesima con ogni spirito e devozione.

Da Bellosguardo, li 23 di 7mbre 1624.

Al Sig. Stelluti sono al solito servitore.
Il cannoncino  di 2 pezzi, e pu allungarlo e scorciarlo a beneplacito.

Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei L.



1666.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 settembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 175-176. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Ebbi ieri assai tardi la gratissima di V. S. insieme con la lettera per il P. Mostro, la quale mandai subito a S. P.t Non l'ho poi veduto, essendo stamani stato occupato, s che non ho avuto tempo di andarlo a trovare. L'altra lettera scritta al medesimo Padre pi settimane sono da V. S., so che egli l'ebbe, avendomi egli mandato a rispondere sopra altre cose che gli feci dire per la medesima persona che port la lettera; ma allora io stavo in letto, e non potei, se non molti giorni doppo, vederlo. Di questa far che non si dimentichi d'averla ricevuta.
Io non ho, doppo che scrissi a V. S., veduto il P. Grassi, non essendo andato al Collegio, bench, non ha molti giorni, vi fussi invitato a una lezione alla Rettorica. Il detto Padre mi fa tante cirimonie, quando vo l, che mi son venute a fastidio, perch se  con qualch'altra persona, lascia la compagnia per venire a trovarmi, e sino che non mi parto non mi lascia, accompagnandomi sino fuor della porta. Luned mattina ho da andare a sentire un'orazione(441): vedr se seguiter di farmi i medesimi ossequii, e con questa occasione gli dir, come in confidenza, d'aspettare la risposta di V. S. all'Ingoli, e gli prometter di mostrargliela quando l'avr. E sarebbe bella cosa se venisse fatto che quest'uomo applicasse punto l'animo all'opinione del moto della terra, e ci restasse poi allacciato e preso. Io non ne sono fuor di speranza, vedendo che egli mostra d'aver gran desiderio di vederne bene il fondamento; e credo che egli abbia imparato assai dal Saggiatore. Doppo aver ricevuto la lettera di V. S. non ho veduto Mons.r Ciampoli, ma proccurer di vederlo domattina a cappella della Coronazione di N. S.
Io penso, come sia ben rinfrescato, di tornare in cost, per stare qualche settimana in villa a pigliare un poco d'aria: per V. S. solleciti di mandarmi la scrittura dell'Ingoli, cio contro, della quale poi lascer proccuratore Mons.r Ciampoli, acci la mostri a chi non l'avr mostrata io innanzi. Aspetto anche il ritratto(442), e se non ci sar, il S.r Filippo Magalotti mi far piacere di riceverlo e di darlo poi al S.r Marcello Sacchetti. De'discorsi di V. S. in proposito de'gravi cadenti sempre a un modo, tanto movendosi quanto stando ferma la nave(443), me ne varr se occorrer entrarvi col P. Grassi; il quale son di parere che sia per donare alla nuova amicizia la risposta che aveva destinata al Saggiatore, e non la lasciar vedere, se bene di questo io non ho altro che conietture. V. S. attenda a star sano, e mi conservi in sua grazia. Con che le fo riverenza e prego dal Signore Dio ogni maggior felicit.

Di Roma, 28 di Sett.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.



1667...

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 28 settembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 202. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Con l'ordinario venturo scriver al longo a V. S. e per conto della curiosit(444) e di quanto ho osservato con l'occhialino, perch in questo punto parte l'ordinario.
L'occhiale che io desidero, vorrei che fusse di questi ordinarii, in quanto alla lunghezza, per iscoprir gli effetti nella terra, e non ho mai accertato ad averne un buonissimo. Un Polacco ne haveva uno l'altrieri, et un gentil'huomo mi rifer che con quello aveva conosciuto da San Pier d'Arena(445) ad un nostro luogho una donna notissima a lui; e la distanza era di 15 miglia(446). Questi s'allungava assaissimo, e serviva per lo cielo ancora. Andai subbito per ritrovar il Polacco, ma  partito: s che, gi che V. S. mi favorisce d'accettar la brigha di farne commandar un cost, io la priego, pregandola che ci segua senza molto suo incomodo, perch non ho fretta; et in tanto m'aveggo che  vero che epistola non erubescit. Di gratia, compatisca a persona che impasisce per simili cose. Con che bacio a V. S. le mani.

G.a, li 28 7bre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ell.a
Aff.mo S.r
Bar.o Imper.le



1668.

GALILEO a FRANCESCO INGOLI in Roma.
Firenze, settembre 1624.

Cfr. Vol. VI, pag. 509-561 Edizione Nazionale.



1669...

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 4 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 206-207. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Gi che V. S. nell'ultimo della gratissima sua mi rinova l'instanza perch io le discopra la mia curiosit, ardir di darle questo poco scomodo, bench forze al suo pellegrino ingegno il sugetto potr riuscir di gusto; n per quello che son per dirle pu esser novo a V. S., essendogliene stato scritto gi in istampa dal Clepero(447): et in somma  il desiderio che V. S. applichi il pensiero al capitolo 11 del libro 17 della Magia di Gio. Batta della Porta, passo di cui confessa a V. S. il Ceplero che non l'intende, n ho io saputo gi mai che matematico alcuno l'abbia saputo dichiarare; come so che l'istesso Magino ha confessato, n il Porta, per quanta instanza li sia stata fatta da prencipi e letterati, si  potuto gi mai inchinar a dichiarar l'animo suo; solo che disse che Mastro Paolo da Venetia, Servita, l'aveva capito. E quanto a me, pare assai difficile il credere che questo sia un titolo di vanto buggiardo, poich si vede che nel capitolo precedente aveva cos bene insegnato il modo d'accoppiar le due lenti; il che per parve tanto strano per tanto tempo. Aggiungo che egli stesso protesta di voler asconder questo artificio al volgo, ma che a'perspettivi era cosa manifesta; s che vu divisando che in quelle parole sia qualche scambio o svario, s come egli confessa nella prefatione del libro, e di pi che tal cosa non sia tanto difficoltosa ad un dotto.
Per tanto prego V. S. a considerare, se preso quel testo e trasponendo le parole, s che cominci(448) Constituitur, o pur Construitur, hoc modo speculum etc., e poi tornar da capo alle parole Visus constituatur etc., si potesse per la prima aver la lettera ordinata; tanto pi che in questa parte che  scritta inanzi, dice praedicti speculi, non avendolo ancora nominato. In oltre quelle parole sectionibus illis accomodetur svegliano la memoria alle sectioni coniche tanto celebri, s che par che egli voglia intender d'una di quelle, perch dall'opre sue par che si possa cavare che questa sia la sectione parabolica: e questa  la ragione che egli nel capitolo 19, trattando della refratione, insegna che con la lente parabolica gagliardissimamente s'accende il fuoco, perch tutti i raggi che passano s'uniscono in un ponto; e nel cannocchiale, secondo la dotrina del Ceplero e l'esperienza, non si richiede altro che quell'unione, tanto pi bella nella parabola quanto che toglie tutte l'altre coincidenze pi lunghe e pi corte che caggiono da diverse parti della linea sferica, onde potrebbe il convesso parabolico esser pi grande di quantit dello sferico, abbracciando pi parti in un tempo dell'oggetto, e riuscirebbe chiarissimo. E per quanto spetta all'incavato, di cui par che intenda il Porta in quelle parole ubi valentissime universales solares radii disperguntur et count minime, vorrebbe la ragione che fusse anche egli incavato parabolico, il quale per forza disgregherebbe i raggi, poich fussero passati, per la contraria ragione del concavo e del convesso, secondo la regola del Porta nel fine della 2a prop.e del 2 libro De refractione(449), e dalla formatione che egli insegna della sectione parabolica nel cap.o 15 della Magia 17a per via del triangolo retangulo. Similmente si ha qualche luce da intender quelle parole nelle quali fa mentione del triangulo e delle linee transversali.
Or sar fatica di V. S. giudicar queste congietture: e quando pure stimasse che fusse molto lontano il pensiero del Porta, tornerei a pregarla che applicasse l'animo a questo negotio, speculando se potesse riuscir migliore un cannocchiale fatto di cristalli parabolici, per le ragioni che si son riccordate nel Porta; perch sebene il Ceplero ha pi fede nell'iperbole che nella parabola, non dimeno i concorsi e l'unioni paiono pi manifeste nella sectione parabolica, poi che se i raggi cos passano come si riflettono, riflettendone ad un punto negli specchi da abbrucchiare, andranno anche ad unirsi passando in un punto, vicino al quale posto un incavato parabolico, par che debba con maggior forza distinguer quella confusione maggiore. Il tutto per  rimesso al giuditio di V. S., il quale io intender con grandissimo gusto, non restringendolo ad angustia di tempo.
Ho poi fatto alcune osservationi con l'occhialino, e fra l'altre ho osservato che le mosche femine nno minor quantit di peli, e pi corti assai, di quel che non abbiano i maschi. Mi sono stupito della sansarra, e di quante n'ho osservato, in alcuna non ho veduto 4 peli in capo; s che la sua ritruata  in questo fuor dell'ordinario.
Il medico qui in Genoa, chiamato il Riccardo, dottissimo in ogni scienza, fratello del Dominichino (?), dice che con questo occhialino si sapr certo il sito di una certa minima particella del cuore, che con la semplice vista non si  potuto mai scorgere, e che riuscir cosa di molta conseguenza per la medicina; e ci sar contro a coloro che dicono che questo occhialino non serve ad alcuna cosa di rilievo, e non considerano quanto sia importante, in ragion di sapere, la consideratione delle cose della natura, la quale  ancora pi amirabile nelle cose pi minime e di minor conto.
Con l'altro ordinario(450) in fretta pregai V. S. dell'occhiale da veder quanto si pu lontano in terra, avisando che possa riuscir per lo cielo, ch la maggior lunghezza poi fa l'effetto. Di gratia, la riprego a perdonarmi del fastidio e della libert della richiesta, ch io son tutto di V. S. e le bacio le mani.

Di G.a, li 4 Ottobre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ell.ma


Mi favorir risponder a me direttamente, perch assicuro V. S. che il P. Santini non vi ha parte, anzi non ne trova traccia, n io ho communicato a lui quanto le scrivo.


Aff.mo Ser.re
Bar.o Imper.e



1670..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Genova, 4 ottobre 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 159. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Per esseguire quanto V. S. mi ordina, viene con questa il piego con l'anello, che tenevo qua a dispositione di lei(451): et il S.r Imperiali havria volsuto obedissi al primo cenno di V. S.; ma io lo tenevo mal sicuro, per esser poche settimane prima andato male un scatolino con cose pregiate di un paesano et amico mio. Spero cos verr sicuro, et si compiacer con comodo avvisare la ricevuta.
Il S.r Imperiali sono pi di otto giorni che non ho veduto, per starsene a San Piero d'Arena. Mi offero a V. S. per quell'antico servo, e li b. le mani.

Di Genova, a'4 Ott.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Servo Devot.mo
D. Antonio Santini, C. R. di Somasca.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1671.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 177-178. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Con mio grandissimo gusto ho letto e riletto la gratissima di V. S., dalla quale veggo che nella confutazione di quel 3 argomento del Sarsi, apportata dal Chiaramonti(452), ero assai conforme al suo parere, cio che quella sfera di attivit non togliesse punto di forza all'argomento, quando l'osservazione del Sarsi fusse stata vera. Non avevo gi avvertito tante debolezze che si ritrovano nell'Antiticone(453), quante V. S.; ma n anch'ella credo le abbia potute avvertir tutte, di maniera che si potesse dire sicuramente, non ve ne esser dell'altre. Io far capitale di tutto, e ne dar avviso a V. S.
Io ho appresso di me un testo dell'Antiticone correttissimo, essendo tutto postillato e rassettato dal medesimo autore, per donarlo, come fece, al S.r Card.le Barberino(454); e ho veduto quel luogo detto dove V. S. sospetta che l'autore non sia inteso per qualche scorrezione di stampa: ma la verit  che il non si intendere procede da ogni altra cosa che da mancamento o errore della stampa, non essendo in tutto quel libro forse la pi corretta carta di quella, in materia di stampa.
Stamani mi son fatto rendere a Mons.r Ciampoli la scrittura dell'Ingoli, e la terr appresso di me sino a che non si vegga quello che faccia il Chiaramonti. Il detto Monsignore mi voleva dare una certa correzione, come scrissi la settimana passata(455), ma non l'ha poi fatta. Corregger, conforme a che V. S. mi scrive, que'due luoghi del vaglio(456); ma prima voglio dire un mio dubbio che mi nasce intorno alla seconda correzione, o pi tosto aggiunta, dove dice: Anzi, se voi pi acutamente considererete l'effetto de i sassetti etc., scorgerete che il ritirarsi nel centro del vaglio non  altro che il ridursi verso la circonferenza del moto che si fa, poich il centro del vaglio cammina per la circonferenza di esso movimento circolare(457): la qual considerazione a me non apparisce di molta forza, parendomi che, nel medesimo modo, in qualunque luogo del vaglio si ragunassero i sassetti, fusse un ragunarsi verso la circonferenza, descrivendo qualunque buco del vaglio, mentre per il suo centro  mosso per un cerchio e non in s stesso, un suo particolare cerchio; s che in qualunque luogo si fermassero le dette pietruzze o altro grave, si potrebbe dire che si fusse ridotto alla circonferenza, e non sarebbe pi vero affermare del centro che di quest'altro luogo. Ho voluto scriver questo mio pensiero a V. S.; se  cosa di momento o no, a lei me ne rimetto, per eseguire quanto ella mi ordiner. Non voglio anche lasciar di dire un concetto che ora mi  sovvenuto in questo proposito: et , che dato che l'argomento preso dal crivello valesse, si potrebbe dire che nel sistema Copernicano un vaglio fosse quell'epiciclo nel quale attorno alla terra si va rivolgendo la luna, il quale, essendo portato intorno dall'orbe magno, cagioni quell'effetto che si dice seguir nel vaglio, di ridurre la terra nel centro. Ma queste son tutte veramente baie, bench si trovi uomini i quali prestino assenso a queste scioccherie pi che alle dimostrationi.
Quanto al Chiaramonti, intendo sicuramente che stampa la sua opera(458), e dovr subito farla vedere a questi suoi tanto parziali; e io ne dar avviso subito a lei, se non potr insieme mandarle l'opera istessa.
M' stata promessa copia dell'orazione, avvisata da me a V. S. la settimana passata, fatta al Collegio contro a'seguaci di nuove opinioni, o pi tosto contro a quelli che non seguitano Aristotile. Credo che ci sar largo campo di confutare ogni argomento che in essa venga apportato, e, come ho scritto, doppo averla postillata qua, verr per il suo resto a lei e agli altri nostri amici.
Sabato passato mandai la lettera per il servizio di M.a Santa; e m'ha detto il S.r Carlo Magalotti che ella sar consolata, avendo fatto scrivere di buono inchiostro al P. Provinciale di cost.
L'altro giorno, trovandomi nelle stanze del S.r Card.le Barberino, si venne a ragionamento d'una carrozza che S. S. Ill.ma vuol far fare adesso; e perch vorrebbe uscir dell'ordinario qualche poco, un gentiluomo che v'era mi domand se io avessi saputo cosa nessuna da uscir qualche poco della comune. Io replicai che si sarebbe potuto mettere sugli archi i luoghi da sedere, e che facessero l'istesso effetto che metter tutta la carrozza sopra un arco solo: la qual cosa mi fu detta da V. S. qui in Roma. Ora parve che il pensiero non dispiacesse, e che il S.r Cardinale ci inclinasse assai. L'avviso a V. S., acci ella mi dica pi particolarmente in che modo si potrebbe mettere in opera questo disegno. La carrozza non ha da essere con sedie, ma da sei persone, come ella sa che qua s'usa. E se ha anche qualche disegno o nuova foggia ghiribizzosa, e la voglia comunicare, io so che sar accetta; e m'assicuro ancora che a dir solamente che sia pensiero suo, si metter ad effetto. Di quelli archi non ho detto ancora che sia cosa di V. S., n lo dir sino a che me ne dia licenza, acci in tanto ella ci possa pensar meglio. Aveva pensiero il S.r Cardinale nel mezzo del cielo della carrozza farci il sole, circondato da un serpe, che significa l'anno, con un motto preso da Orazio, Aliusque et idem, e che gli staggi fussero come tanti raggi solari, e nella cornice attorno farvi i dodici segni del zodiaco: ma io ci ho un poco di dubbio secondo il sistema di Tolommeo, perch allora il sole sarebbe nel centro dell'ecclittica; ma in sentenza di Copernico non importerebbe nulla. Il dubbio  una baia, e non n'ho detto nulla; ma se la fa, voglio poi con qualche occasione dire a S. S. Ill.ma che la Congregazione dell'Indice gli proibir quella carrozza, e che l'Ingoli l'accuser.
Non voglio esser pi lungo, per non tediarla con queste frascherie. Le fo riverenza, e le prego dal Signore Dio ogni contento e felicit.

Di Roma, 15 di Ott.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: [Al molto] Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
[...Gali]leo Galilei.
Firenze.



1672.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 18 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 179. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

In primis io mi rallegro con V. S. dell'onore che ella ha ricevuto dal Ser.mo Arciduca(459), mentre  stato in Firenze, e del donativo fattole da S. A., che l'avevo inteso anche per altra via.
Sento che questa sera s'aspetta il S.r Card.le Leni(460): per subito proccurer di avere il ritratto; e della scrittura dell'Ingoli, cio contro, ne far quanto mi dice, in participarla al P. Grassi e referirne a V. S. il suo parere.
Il S.r Cardinal Magalotti ieri si part per Frascati, e credo anche il S.r Marcello Sacchetti; onde se non tornano cos presto, mander l le lettere di V. S. Il P. Don Benedetto  stato qua, et ora credo sia per la via di tornarsene in cost, se  partito, come disse di fare, stamani. V. S. sentir da lui una briga che di qua se gli d, di andare con Mons.r Corsini(461) a rimediare all'acque di Ferrara e di Bologna.
Quanto al ritratto o, per dire meglio, a'ritratti che V. S. vorrebbe che fossero fatti di personaggi da'pari del S.r Tiberio Titi in questi paesi, non so che mi dire, se non che que'Casini(462) pittori, che vennero di cost, furono stimati e onorati sopramodo e sopra il merito loro, dove il S.r Tiberio, al quale essi non sono abili a macinare i colori, non ci ha avuto a gran pezzo l'onore che merita il valor suo. Da che si conosce che qua, pi che altrove, si ba i paesi.
Il ritratto suo far che sia veduto, e lo presenter a questi Sig.ri Sacchetti, i quali l'avranno carissimo(463).
Questa promozione(464) avendomi fatto trattenere di pi alcuni giorni, credo mi far anche risolvere a starci di pi qualche mese, poich essendo cos vicino l'Anno Santo, non pare conveniente di partirsi prima che s'aprano le Porte Sante, tanto pi che Giulio mio fratello, che faceva instanza di venirsene, se ne vien cost con Mons.r Corsini fra pochi giorni; s che avr tempo qua di pubblicare fra gli intendenti dell'arte il Discorso di V. S. in risposta all'Ingoli. Intanto le fo reverenza, e le prego dal Signore Dio sanit e ogni bene.

Di Roma, a'18 di Ott.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Mi vien detto che quel Cavaliere Chiaramonti ha stampato non so che opera(465) contro il moto della terra e contro il discorso di V. S. del flusso e reflusso. Se cost non  capitata, me lo avvisi, che proccurer d'averla; e non sarebbe se non bene dare una buona ripassata a quel Peripateticuccio freddo e scipito.


Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.



1673..

BARTOLOMEO BALBI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 25 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 237. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Acquistai molto cost in essermi dedicato servitore a V. S.; poco potei goder dell'acquisto; grandissimo mi rest il desiderio di servirlo; non seppi dimostrarglielo in parole, mentre, rapito dalla sua dolcissima conversatione, di quella mi pascevo; poco spero di saperglielo discriver con lettere; m'assicuro per che lo conoscer dalli effetti, se, come lo prego a voler fare, m'impiegher con suoi comandi. Gli do per ci nuova come son gionto qua con salute, acci, facendomene degno, sappi dove ritrovarmi.
Al Sig.or Bartolomeo Imperiale diedi la lettera di V. S., o, per meglio dire, mandai, poich la lontananza delle nostre ville non mi ha premesso dargliela. Dover assai pre[sto] vederlo, e le rifferir quanto mi favor d'imp[ormi].
Sto con desiderio attendendo il piccolo ochiale della nuova inventione, come promesse di favorirmi; e tutti aspettan di (?) veder in luce le opere in le quali ho dato nuova che sta travagliando, le quali, seben non potr acrescer fama alla sua vert, appagheran per ogn'uno delle dubiet et aport[eran] cibo a bei spiriti: nel numero de'quali mi desidero io, per poter celebrar le sue lodi, e farmi conoscer [con] mostrar di conoscere un tanto bene. Le bacio le ma[ni], e le auguro felice e longa vitta per beneficio del mondo.

Di Gen.a, a 25 Otto. 1624.
Di V. S. molt'Ill.re
Ser.e Aff.mo
Barto.eo Balbi.



1674.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 26 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 181-182. -- Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Ho ricevuto l'instrumento che V. S. nuovamente ha compito per le cose minime, et ho tardato sin hora a rispondere perch non prima i miei me l'hanno potuto ricapitare sicuro, et io volevo pure poterlene accennare qualche godimento; ma il nuvolo o caliginoso, la moltitudine delli negotii che da Roma mi sono sopravenuti, et il stato della Principessa mia, che dopo fastidiosissima gravidanza hoggi ha partorito, con bona salute poi, Dio gratia, una figliola, hanno fatto che apena posso dire d'haver cominciato a gustarlo: onde, riserbandomi a darle conto a suo tempo del'osservazioni di s mirabil artificio, le ne render hora solo gratie infinite, conoscendo molto bene quanto m'habbia voluto favorire, e restando sempre pi obbligatissimo.
Aspettar con infinito desiderio la risposta fatta ch'ella m'accenna(466), desiderando anco intendere la cagione di essa, e come sia venuta al proposito in questo tempo. Similmente aspettar e bramar l'opra del flusso e riflusso(467), cosa veramente ammiranda, e lodo sommamente che la solleciti al possibile.
Ho sentito poi con gusto l'aviso del Sig.r Guiducci(468), et ho riferto alla Sig.ra Principessa mia quanto V. S. la favorisce, quale le raddoppia i saluti con ogni maggior affetto; e pol imaginarsi se da me sar bramato il favore ch'ella venga a trattenersi qui con animo quieto almeno per un paro di mesi, che potr presentarli molte naturali osservationi, che spero li saranno di gusto notabile.
Premo nella stampa al possibile per l'opra Messicana(469), che non dovr tardar molto, e poi l'altre che susseguono di mano in mano. Delli altri negotii della Compagnia potr darle ragguaglio subito che sar in Roma, che sar presto, poich l voglio procurar, se  possibile, liberarmi da tante molestie di negotii domestici, che s poco mi lasciano quietare et attendere alli studiosi. V. S. mi favorisca commandarmi, e ristorarmi col darmi nuove, da me desideratissime, delli suoi studii e compositioni. Intanto di tutto core bacio per mille volte a V. S. le mani, insieme col Sig.r Stelluti, che  qui meco, e le prego da N. S. Dio ogni contentezza.

D'Acquasparta, li 26 8bre 1624.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Feo Cesi Linc.o d.c P.



1675.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 239. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

Non prima che oggi ho potuto avere il rinvolto del ritratto e la risposta all'Ingoli di V. S., avendo il S.r Cardinal Leni(470) tardato a arrivare sino a marted sera, e il S.r Lorenzo Petronio quest'altri dua giorni a trovarlo. Il ritratto(471), come V. S. scrive,  veramente benissimo fatto e similissimo, n saprei altro che apporgli, se non che mi pare che ella sia stata dipinta troppo bianca; ma debb'essere invecchiata da che si part di qua.
Non ho avuto tempo di entrare ne'meriti della scrittura dell'Ingoli, ma, per quel poco d'apparato che fa avanti, si pu argomentare che abbia il conto suo, se non quanto merita, almeno quanto conviene a un galant'uomo di dargliene. Io lo legger e vi far le figure, non ve ne essendo nessuna, e poi lo legger a Mons.r Ciampoli e altri amici; e al ritorno del P. Grassi da Frascati lo far sentire anche a lui. E in tanto aspetter che V. S. mi ordini se l'ho da far pervenire in mano al medesimo Ingoli, ch in tal caso prima ne farei fare una copia.
Mandai la lettera di V. S. al S.r Marcello(472) a Frascati, dove ancora si sta. Al S.r Cardinal Magalotti, non l'ho mandata, ma aspetto il suo ritorno per darla in man propria, s come far ancora d'altre che mi sono state mandate per S. S. Ill.ma Il P. Don Benedetto sar poi arrivato cost. V. S. mi faccia grazia di fargli in mio nome riverenza; et a lei baciando le mani, prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Roma, 26 di Ott.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1676...

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 26 ottobre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 210. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Se bene  peggio sdrucciolar con la penna che con la lingua, tutta volta io merito un poca di scusa, perch la grandissima fretta mi fece aggiunger l'unit al 5(473), e non so come, poi che la verit  che l'occhiale del Polacco scorgeva cinque miglia lontano una persona nota; et io stesso ho veduto quella donna, che sto per dire che se la vedessi ancor adesso, la riconoscerei, non avendola mai veduta. Viddi ancora una bandera, nella quale scorsi benissimo il legno a cui era appogiata; e l'amico che era meco affermava che travedeva la corda della bandera: io per quanto diligenze usassi, non mi venne veduta:  vero che egli si gloria di aver pi perfetta vista della mia. Non so pi ben ridir la lunghezza di quel telescopio, perch non la misurai: era per lunghissimo, perch vi era grandissimo fastidio ad accomodarlo in modo che rimanesse fermo e sodo; e da pi a meno poteva esser la sua lunghezza di 7 palmi, et io lo chiamava il padre di tutti i cannochiali, non avendo mai veduto altro di tanta lunghezza n migliore, perch rappresentava l'oggetto chiaro e grande. A quel che mi scrive, quello di V. S., che per sua cortesia vuol mandarmi, credo sar di pari bont, et io l'aspetto con grandissimo desiderio: e di gratia, mi favorisca di riporre i vetri in un cannocchiale dozinale e di poca consideratione, promettendole di non accetarlo se viene in altro modo, poi che n io merito tante cose, n la bont dell'occhiale consiste in quell'esterne apparenze, e pur troppo l'ho dato incomodo e dell'occhialetto di tutta perfettione e di questo ultimo, senza aggiunger a tanti fastidii altri novi; s che lo star aspettando senza cerimonie alcune. Con che baccio a V. S. le mani, e le tengo obligatione che l'occhiale dell'affetto che mi porta l'abbia fatto traveder in me quel che non , onde tegno uscite tante lodi con quei Signori della mia persona; il tutto ripongo alla sua gentilezza e non al merito mio, che so benissimo quanto vaglia poco. Mi ha fatto aroscire nell'impiegar tante parole in quella bagattella mandatagli(474), n son cos povero di spirito che non conosca la basezza del dono; ma in quello gradisca una buona volont ch'ho di servirla. E di novo a V. S. mi accomando.

Ge., 26 Ottobre 1624.
Di V. S. molto Il.e et Ell.ma
Aff.mo et Obg.mo S.re
Bar.o Imper.e



1677..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Genova, 26 ottobre 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 160. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo

Fu esseguito puntualmente l'ordine di V. S. de'30 di Settembre nel mandare quell'anello(475), e segu ponendolo in molti fogli di carta in forma di lettere, come allhora io le scrissi, et fatto il plico, sopra fu fatto una coperta, diretta all'Ill.mo S.r Curtio Picchena, primo Secretario di S. A. S.ma: e perch non ho ricevuto lettere di V. S., n meno sino la settimana passata ne haveva havuto il S.r Bartolomeo Imperiali, non manco di starne in qualche timore. Hieri il medesimo S.r Imperiali mi mostr un'altra sua, ove avvisa V. S. haverme scritto l'ordinario passato. La lettera in me non  pervenuta; pu stare per il defetto che patiscono le lettere de'religiosi; et se la lettera che per li Signori Balbi haveva scritto al S.r Imperiali conterr la ricevuta del piego, come non lascio di persuadermi, sar fuori di questo pensiero. Nel resto le vivo servo al solito, di molta obligatione, e desidero talvolta sapere della sua salute. Quando scriva al S.r Principe Cesis, le faccia un mio b. mano, come io faccio a V. S.

Gen.a, 26 Ottobre 1624.
V. S. mi dica se a sua notitia  che Keplero habbia stampato un suo Hipparco(476), che promette in qualche opere gi divulgate.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Obligat.mo
D. Antonio Santini, C. R. di Somasca.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1678.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 183-184. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Filippo Magalotti mi diede notizia che c'era un libro del Chiaramonti contro il moto della terra e contro l'opinione del flusso e reflusso del mare, che pigliava per fondamento questo moto(477); onde, avendolo io pregato che me lo facesse vedere, andammo insieme da uno che l'aveva detto a lui, il quale subito si messe su la negativa, che non sapeva che ci fusse tal opera, e finalmente disse di non volere esser causa che al Chiaramonti intervenisse quello che al P. Grassi: e finalmente da lui e da un altro ne cavammo che il libro si stampava. Ora, per non impaurire affatto l'amico, il quale  un S.r Alessandro Pollini, gentil uomo del Cardinal Santa Susanna, io gli ho detto che desideravo di vedere il libro, non per mandarlo a V. S., ma per vedere se si valeva de'medesimi argomenti dell'Ingoli, confutati da lei. Io so, senza domandarne al S.r Gio. Fabbri, che il Chiaramonti  stimato qua da personaggi principalissimi; anzi penso d'avermi a trovare presto con uno di questi a discorrere dell'Antiticone(478), che dovr seguire come la Corte torni a San Pietro, perch io non posso fare ancora a fidanza a vegliar fuora, e massimamente a Montecavallo, dove  grandissimo freddo. Ora, se V. S. avesse qualche notabile considerazione intorno a qualche palpabile errore preso dall'autore, io potrei avere occasione di dirla, dandone per la dovuta lode a chi l'avesse avvertita.
Ho letta e riletta pi volte la scrittura in risposta all'Ingoli(479), e m' parsa sempre pi bella, come ancora al S.r Filippo Magalotti. Ora l'ha in mano Mons.r Ciampoli. Come la riar, la mostrerr al P. Grassi, al quale ho gi detto che l'ho avuta, e promesso di leggergliela. Il ritratto(480) di V. S. non l'ho ancora consegnato al S.r Marcello, volendolo prima far vedere a pi amici. La settimana passata scrissi a V. S. che aspettavo che ella mi mandasse le figure che mancano alla scrittura; ma se V. S. non l'ha mandate, pu lasciare di farlo, essendo molto chiara(481), e per senza pericolo di fare errori.
Io non ho compreso bene, in quell'argomento del crivello(482), che moto sia quello che si fa in un cerchio il cui centro rimane tra le braccia e 'l petto, n mi son saputo figurare tal maniera di vagliare, parendomi che il vagliare ordinario sia tener distese le braccia e muovere il vaglio a destra e a sinistra; ma tal cerchio ha per semidiametro tutto il braccio: se gi non si dicesse che movendosi verso la destra parte, il destro braccio non si distenda interamente, e cos il sinistro a sinistra, et in tal guisa non abbia per semidiametro tutta la lunghezza del braccio, onde il centro rimane in quel mezzo. Se V. S. intende altrimenti, di grazia me l'avvisi, acci io possa soddisfare a chi dubita.
Ebbi la lettera di V. S. gioved sera di notte, alla quale seguiva la mattina d'Ognissanti, che era cappella, come ancora il giorno, doppo desinare, e anche stamani; e oggi il S.r Cardinal Magalotti s'era serrato a fare gli spacci della sua segreteria, s che non ho potuto per questa settimana ottenere per mezzo di S. S. Ill.ma la lettera del P. Vicario Generale per vestir quel fratino, nipote della sua M.a Santa(483). Non sono andato per via dell'Ecc.ma S.ra Donna Gostanza(484), essendo S. E. indisposta e in letto. Venerd prossimo cercher di mandare in tutti i modi detta lettera, s che l'avr poco doppo la presente.
Se il P. Don Benedetto non  andato a Pisa, V. S. mi faccia grazia di farle miei baciamani; e per fine a lei facendo riverenza, le prego dal Signore Dio sanit e ogni bene.

Di Roma, 2 di Novembre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.



1679..(485)

GIOVANNI VANNUCCINI a [GALILEO in Firenze].
Murlo, 2 novembre 1634.

Dobbiamo riprodurre anche questa lettera (vedi l'informazione premessa al n. 2) dall'edizione del CAMPORI, che per primo la pubblic a pag. 215-216 del suo Carteggio Galileiano inedito, non avendo noi potuto ritrovarne l'originale.

Quando ricevei l'onore della prima lettera di V. S. Ecc.ma con le brugne simiane, mi ritrovavo in letto, travagliato da febbre catarrale; e le brugne, come erano da me molto desiderate, cos mi furono gratissime. Sentii ed appresi il desiderio di V. S. Ecc.ma intorno al vino bianco che desiderava, e stimai a suo tempo di servirla, come avevo gi fatto delli sei barili di vino bianco, del migliore che si ricolga in questo paese. Del rosso non ho trovato cosa che mi paresse a proposito. Mentre stava aspettando l'addrizzamento del tempo e la commodit de'veturali, mi  comparsa la 2a lettera di V. S. Ecc.ma, con una di Mons.r Ill.mo Padrone(486), nella quale mi scrive ch'io li dia avviso se ho provisto il vino per V. S. Ecc.ma; e rispondendoli di s, gliene mandai anco il saggio, quale credo li sia piaciuto, poich ha dato ordine qui al suo fattore che mandi per li suoi mezzaioli li sei barili di vino a donare a V. S. Ecc.ma a suo nome, ed a me sia restituito altrettanto vino a denari, di che gi me ne sono aggiustato.
Se il vino ser buono e riesca di suo gusto, sar ogni anno al suo comando, mentre Dio mi dar vita. E ringraziando intanto V. S. Ecc.ma dell'onore de'suoi comandamenti e delle brugne, la prego a favorirmi di una presa delle sue pillole(487), mentre resto pregandole dal Signore Dio ogni maggiore felicit.

Di Murlo, li 2 Novembre 1634.



1680.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 8 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 185-186. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Come scrissi a V. S. la settimana passata(488), ho letta e riletta pi volte la scrittura mandatami, e sempre mi  piaciuta pi: la diedi a Mons.r Ciampoli, il quale l'ha ancora, e piace anche a lui assaissimo. Stamani, che andai per riaverla, mi disse che voleva pigliar sicurt con lei di accomodare dua periodi, che, se bene stanno bene e in effetto non contengono cosa cattiva, non di meno gli pare che potrebbero esser censurati, e a prima faccia potrebbero cagionare qualche concetto diverso dalla sua intenzione; e sono quelli, che a un buon cattolico non ha da importare che un eretico si rida et c.(489), ne'quali egli non intende di mutare il senso, ma portarlo con parole un poco pi speciose e che non possano apportare ombra nessuna alle persone male affette. Per, gi che V. S. non ha ancora inviata da per s all'Ingoli la detta scrittura, indugi un'altra settimana di pi a mandargliela. In tanto si va preoccupando gli animi delle persone pi intendenti, e anche pi potenti, s che quando l'Ingoli ne volesse far qualche romore troverr impaniato.
Dell'opera del Cavalier Chiaramonti scrissi a V. S. che non era ancora stampata, ma subito si avr, e da quel medesimo(490) che ne diede prima notizia, cio quel gentiluomo del Cardinale Santa Susanna, il quale, come scrissi, si messe su la negativa per non parere di pubblicare le cose che sono confidentemente scritte al suo padrone. Il qual padrone  poi quello che stima tanto il Chiaramonti(491), che spera d'aver per suo mezzo a vedere Aristotile rimesso nel suo primo ius di definire a suo modo le questioni naturali, senza che alcuno abbia da ardire d'opporsi alle sue sentenze; e da questo parere non mi pare anche affatto alieno qualche altro personaggio, oggid in Roma pi principale: di maniera che se V. S. havr alle mani suggetto assai debole in effetto, non dimeno sar di non mediocre stima.
Doppo aver avuta la settimana passata la sua, mi son messo a leggere anch'io l'Antiticone(492), e v'ho trovato di gran povert, come particolarmente a c. 152 e 153 etc., d'alcune soluzioni degli argomenti di Ticone; come nella risposta al 3 argomento del Sarsi dice che la luna con un occhiale assai buono che ha, non apparisce molto maggiore(493), e che l'occhiale ha la sua sfera d'attivit, dentro alla quale pu fare apparir maggiori gli oggetti, ma fuor di quella no; e l'esemplifica in certe inscrizioni, che non si vedendo con l'occhio semplice, si veggono poi con l'occhiale, che poi finalmente non si veggono n anche con l'occhiale, se si allontana pi il riguardante: nelle quali risposte son molte contraddizioni; e se V. S. me ne avvertir di alcun'altra pi palpabile, io ho occasione di dirla a persona di molta autorit.
Marted passato, secondo il solito degli altr'anni, fu fatto una prefazione(494), anzi un'invettiva, molto veemente e violenta contro a'seguaci di nuove opinioni e contrarie alle peripatetiche. Son dietro per averla, e forse ne mander copia cost, acci si veda che paralogismi piglino ne'loro discorsi: la postilleremo qua tra noi, e perch ell'abbia il suo resto, la mander a pigliarlo cost da V. S. e dagli amici nostri, che non dovranno mancare di giustizia.
Il S.r Carlo Magalotti mi promesse stamani che stasera avrei avuto la lettera per il P. Provinciale di S.ta Croce(495), ma non l'ho avuta. Domattina ne torner a fare instanza, per mandarla, se  possibile, domandasera per il procaccio.
Della prossima settimana partir per cost Mons.r Corsini(496), e con S. S. Ill.ma sar anche Giulio mio fratello, ma per rimanere in Firenze. Il P. Don Benedetto dovr, in cambio suo, seguitare il viaggio all'acque di Ferrara e di Bologna(497). Per la strada avr occasione di disputare, perch Monsignore tiene da i Peripatetici terribilmente, se bene poi non  persona ostinata, e credo che abbia a tornare in qua tutto rimutato d'opinione. Sono stato un poco troppo lungo, ma il gusto di discorrere con lei mi ha traportato. Le bacio le mani, e le prego dal Signore Dio ogni bene.

Di Roma, 8 di Novembre 1624.
Di V. S. molto Ill.re e Ecc.ma
Se.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.



1681...

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 8 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 212. - Autografa.

Molto Ill.e et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Non intendo che in niun modo V. S. s'incomodi intorno alla risposta del dubbio(498), perch vi sar tempo, non essendo necessario che si faccia al presente. Io al sicuro, se vi fussero persone qui che sapessero lavorar de'vetri, vorrei scapricciarmi, e veder ci che ne pu uscire dall'intento del Porta; e un giorno voglio transferirmi a Venetia, ove mi dicono che vi sono a ci persone atte. Basta: come ella con suo agio sar sbrigata, credo che debba colpir il segno, et io mi far intender pi chiaramente.
Intorno poi al favore che mi fa del cannocchiale(499), baster che V. S. mi mandi i vetri, con la misura della distanza dall'uno all'altro, secondo i palmi ordinarii della canna, ch qui si trover modo di far il cannone in uno o pi pezzi, in guisa che non vacilli. Potr inviar i vetri in uno scatolino ben guardati, e consignarli al corriero, dandomene separatamente aviso. Con che a V. S. bacio le mani, e dal Cielo l'auguro ogni felicit.

G.a, 8 Novembre 1624.
Di V. S. molto Il.re et Eccll.ma
Aff.mo Se.re
Bar.o Imper.le



1682..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 13 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 241. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Io non ho altri conti da dar a V. S. per il S.r Vincenzo(500) oltre quelli che li diedi l'anno passato, salvo che quel che spesi avanti il S. Giovanni in fargli certe maniche, comprargli un par di calze, fargli assettare i vestiti, un cappello, un mantello sottile per l'est, e varie spese minute, per tutte cose necessarie, come scarpe, foglii e simili; e perch mi ritrovavo senza danari, presi dal Camarlingo di Dogana 25 ducati, con i quali ancora diedi sodisfazione a certe poche spese fatte per lui da Mess.r Lorio(501), mentre io ero in Firenze al Natale e Carnevale passato, la nota delle quali tutte non arrivava interamente a 25 ducati, come mi pare che io dicessi a V. S. questa est passata. So bene che di tutto ne faceva particolar passata e instruzzione ancora al medesimo Sig.r Vincenzo, acci caminasse bene in spendere parcamente, come in effetto mi pareva che facesse. Il libretto dove erano notate queste spese a una a una, non lo ritrovo qua, ma deve essere cost in Firenze tra certe altre mie robbe, e presto gli ne dar conto. Quanto al Sig.r Camarlingo, non deve dar altro conto a V. S. che delli otto scudi che paga ogni mese a Mess.r Lorio e dei sodetti 25 ducati dati a me.
Il Sig.r Vincenzo m'ha detto che mandar la lista particolare a V. S., e che se lei non vole che attenda al leuto, che lasciar stare. Io con questa occasione gli ho data una stropicciata soda, con dirgli che sarebbe padrone d'altro che di sonare, ogni volta che si risolvesse di accommodarsi con V. S.: ma in somma, o non ha fatto errore, o sta ostinatissimo. Voglio ben significare a V. S. questo particolare, che ho fatta qualche diligenza per saper della sua vita, come la passa, e non ho ritrovato che faccia n indignit n mancamenti n scapigliature di sorte alcuna; s che resto fuor di me a pensare come possa essere che habbia fatto un errore s grave come quello che pretende V. S., e che poi stia tanto in cervello(502). Tuttavia non voglio affermare n negare cosa alcuna di certo, potendo io benissimo essere ingannato. V. S. con la sua prudenza e giudicio consideri il tutto, e se si risolve a venire, mi scriva due versi, che mi sar favore singolare. Con che li bacio le mani, e me li ricordo obligatissimo al solito.

Pisa, il 13 di 9mbre 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e Padrone Col.mo
Il [S.r Galileo] Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1683.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 22 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 187. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Mi duole sommamente che la mutazione de'tempi abbia travagliato e travagli ancora V. S., dandole impedimento al proseguire le fatiche incominciate. Piaccia al Signore Dio di renderle quanto prima la sanit, acci, continuando i suoi studi, tolga a questo secolo il nome di ignorante, che ha sino a ora.
Io non ebbi poi da Mons.r Ciampoli la correzione(503), n anche gliene ho fatto molta instanza, avendomi V. S. commesso che riponessi il Discorso sino alla pubblicazione di quello del Chiaramonti: procurer che la faccia e me la dia, e la mander a lei. Gi Mons.r Ciampoli l'aveva conferito con qualche amico, e in particolare con un gentiluomo Scozzese che serve il S.r Card.le Barberino, detto il S.r Giorgio Conneo, che V. S. debbe conoscere. Questo gentiluomo l'altra mattina nell'anticamera ne discorreva, lodandolo estremamente; ma biasimava bene all'incontro l'Ingoli, il quale non solo si fusse messo a scrivere d'una materia la quale non intendeva, ma in oltre avesse forzato V. S. a rispondergli, la quale per otto anni n'aveva tenuto silenzio per non avere a mostrare la sua ignoranza; e concludeva che tutte quelle staffilate gli stavano molto bene. Di qui cavo che  stato un buon punto quello che ha preso V. S., di scusarsi delle punture che gli d, dandogliene forzatamente, come s'argomenta dal silentio d'ott'anni.
Il detto Ingoli ha saputo che io ho questa scrittura, e m'ha fatto fare instanza che gliela mostri; a che io ho risposto che V. S. scrive a lui proprio, e che per egli l'avr da lei quando sar tempo, ma per ora ho ordine di non la mostrare a nessuno. So che c' stato chi ha detto che V. S. non si soddisfaccia delle risposte, e che per trattenga il lasciarla vedere; onde mi do ad intendere che egli tanto pi abbia a fare instanza d'averla, e cos s'andr tanto pi cercando d'essere scopato. Mons.r Ciampoli n'aveva prima parlato con N. S., e reso capace S. S.t che era bene di reprimere l'audacia di simil gente, che intraprende a scrivere quel che non intende, con iscapito di qualche poco di riputazione di queste Congregazioni qua. L'ufizio  stato buono, ch cos avendo preoccupato il luogo, se quest'altro si risentisse, troverrebbe informata come bisogna S. S.t
Star in orecchi per intendere quando esca fuora l'opera del Chiaramonti(504). La prefazione del Collegio(505) l'ho havuta poco fa, bench con fatica e stratagemma, e la mander a V. S. come l'abbia un poco considerata e letta qua. Il S.r Ascanio Piccolomini e 'l S.r Filippo Magalotti le baciano le mani; e io per fine, facendole reverenza, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Roma, 22 di Nov.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Obb.mo
Mario Guiducci.



1684...

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 29 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 218. - Autografa.

Molto Il.re et Eccll.mo S.r mio Oss.mo

Avr V. S. ragione di querelarsi meco, per non aver subbito con l'ordinario passato scritto a V. S. della ricevuta de i vetri dell'occhiale, tanto a me caro, e nell'aver mancato tanto all'obligo nel ringratiamento dovutogli di un tanto favore, per essersi ella privato di s rara cosa e fatto tanta gratia a chi tanto poco merita; e le sar parso strano ancora che non l'abbia avisato della consegna seguita del'occhialino al S.r Bartolomeo Balbi. Di tanti miei falli non volontarii ne dia la cagione a questi rumori o vero apparechi che si fanno di guerra nella nostra cit, essendomi stato necessario (per officio ch'nno in me malamente impiegato) di assoldar de'soldati, acci si facciano le compagnie che il nostro Ser.mo Signore ha comandato; e questa ancora sar la causa che con questo ordinario non le mander la copia di quella scrittura del Porta, e non potr di novo far qualche instanza alla sua dottissima lettera: e sono restato assaissimo, perch, avendo qualche opinione che potesse farsi quanto accenna il Porta, l'avermi ella accennato che stima non potersi arrivare, per esser impossibil il farsi, mi ha posto in disperatione che tal cosa possa riuscire; e l'argomento ha gran forza: Se il S.r Galileo non l'arri[va], daddovero che non  arrivabile. Pure mander, come ho detto, il testo del Porta, e del tutto mi sbrigher di questo pensiero.
Non ho poi ancora potuto far prova dell'ultimo cannocchiale, perch l'aria  stata tutti questi giorni tanto fosca, che niente pi; e non ho mai pi avidamente desiderato tempo chiaro pi d'adesso: ma gi mi presupungo gran cose, perch cos allo scuro ho vedute, s ben in poca distanza, oggetti chiarissimi e multiplicati assaissimo.
S.r mio, son tutto suo, e l'assicuro che non ha maggior servitor di me: con che le bacio le mani.

G.a, 1624, 29 Novembre.
Di V. S. molto Il.re et Eccll.ma
Aff.mo Se.re
Bar.o Imper.le

Il nostro S.re Santini bacia a V. S. le mani, e lo prega ad iscusarlo se non risponde subbito, e che tosto lo far, e che in tanto sta aspettando una certa scrittura di un Ingoli (non se (sic) dica bene): V. S. sapr qual sia.
Le do nova che cost viene il figlio(506) del Re di Polonia con alcuni suoi prencipi. Mio cugnato, che l'ha corteggiato, m'ha detto che  intelligente di cose di matematica. Qui  voluto essere sconosciuto: mi favorisca scrivermi se cost fa lo stesso.



1685..

LORENZO MAGALOTTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 191. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Io so che V. S. non mi ha espresso pienamente la sua allegrezza per la mia promozione al Cardinalato, bench habbia procurato di rappresentarmela grandissima; imperoch mi ha sempre amato senza misura. Io la ringrazio cordialmente; e desideroso di corrisponder co'fatti all'amor suo, attendo da lei occasioni di farle servizio, e prego Dio che la prosperi.

Roma, 29 Nov.re 1624.

S.r Galileo Galilei. Fir.e
Al piacer di V. S. sempre(507)
L. Card.le Magalotti.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1686..

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 novembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. XI, car. 31-32. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

L'altro giorno essendo io andato al Collegio Romano a visitare un Padre mio amico, mi trov il P. Grassi, e doppo molte cirimonie e scuse, mi domand se io mi contentavo d'esser nominato nella risposta che egli ha fatto al Saggiatore, che egli voleva stampare in breve. Io gli risposi che facesse quel che li piaceva, che in quanto a me ero indifferente tanto all'una quanto all'altra parte, e che non volevo dar consenso n dissenso. Mi fece poi una mano di scuse, che era forzato a scrivere, e che gliene sapeva male. Io non volli domandargli da che dependesse questa forza, ma presupponendomi che fusse per non voler restare con questa nota d'essere convinto, gli domandai se egli aveva veduto l'Antiticone del Chiaramonti, il quale ex professo confutava tutto il suo Problema, volendo tacitamente mostrargli che se si moveva a rispondere a V. S. per non essere tenuto convinto, doveva anche rispondere al Chiaramonti. Mi rispose che n'aveva avuto qualche notizia, e che aveva il libro, ma non l'aveva considerato molto. E con questa occasione, trovandomi avere in tasca la lettera di V. S. nella quale difendeva il Sarsi dalle opposizioni o pi tosto risposte date dal Chiaramonti a quel terzo argomento(508), gli lessi quello che atteneva a lui. Approv egli tutto il discorso, e lod grandemente la facilit che V. S. ha in ispiegare chiaramente il suo concetto. Not anche la lunghezza della lettera, e mi disse con maraviglia: Il S.r Galileo scrive molto a lungo. A che io risposi che V. S. era al presente in vena di scrivere, acci egli andasse considerato e avesse temenza di risposta fra poco tempo. Mi disse ancora che un gentiluomo Modenese gli aveva domandato se era vero che rispondesse al Saggiatore, e che, avendo risposto di s, aveva replicato: Che risponde V. R. a quello che il S.r Galileo dice contro Ticone circa alla dimostrazione del trovare il luogo e l'altezza della cometa? et il Padre aveva detto che ci non toccava punto a lui, e che V. S. stessa confessava di non credere in modo nessuno che il P. Grassi avesse s poca mattematica, che non si fosse accorto degli errori di Ticone. Mi disse ancora che non voleva toccare questioni nuove di nessuna sorte, come V. S. aveva cercato di tirarvelo; e concluse che desiderava sommamente la sua grazia, e pregava me a esserne mezzano: a che io soggiunsi che V. S. lo stimava d'ingegno eminente e libero, e che si poteva accorgere da quella difesa che gli avevo mostrata, che ella aveva ottima volont inverso di lui.
Questa risposta veramente mi  giunta molto nuova, perch avendo con tanti mezzi cercato di essermi amico, mi persuadevo che con la nuova amicizia si avesse a stabilire un accordo e un silenzio perpetuo delle cose passate. Ora, essendomi ingannato, sono andato pensando anch'io a qualche risentimento, il quale servisse come per caparra, da darglisi subito doppo la pubblicazione della sua scrittura, d'una risposta pi lunga di V. S. Io ho scorso un poco la censura del Chiaramonti al Problema del P. Grassi, e mi  parso, cos a prima vista, che, eccettuato quel terzo argomento, gli altri siano confutati assai bene. Ho disegnato di tradurlo in buona lingua vulgare, e subito che  pubblicata questa risposta (la quale senza dubbio il P. Grassi mi mander a donare), scrivergli io una lettera, ringraziandolo da principio del dono, e poi soggiugnere che, essendo in questo particolare di questa disputa congiunti di tal maniera gl'interessi di V. S. et i miei che ella aveva preso sopra di s tutta la briga di risquotermi dalle oppugnazioni e note fattemi nella Libra, non posso fare di non dolermi della nostra cattiva fortuna con S. R.a, poich, avendo io scritto e tenuto l'opinione di V. S. delle comete senza avere ex professo tassato n confutato niuno, se non quanto portava l'occasione del ragionamento (e tutto con ogni riguardo), non di meno contro di lei e di me si era rivolto ogni suo sforzo, lasciando di rispondere agli altri, i quali di proposito e pi vivamente l'avevano cercato atterrare; e che poi tutti questi sforzi e queste scritture non avevano altra mira che difendere un Problema del cui valore si poteva far coniettura dagli scritti del Chiaramonti e dalla confessione del medesimo P. Grassi intorno a quel terzo argomento; e cos inserirvi il discorso del Chiaramonti, sino a dove egli comincia a trattare contro al terzo argomento; e concludere che pigliasse quella lettera per caparra di quanto poi parr a V. S. di dargli per resto.
Io ho voluto scrivere a V. S. questo mio pensiero venutomi iermattina avanti che mi levassi, acci ella veda un poco diligentemente l'impugnazioni dette del Chiaramonti, se veramente sono necessarie, che poi io subito mi metter a tradurle e formare la risposta, prima che io veda la proposta, a fine che V. S. la riveda, e cos quattro o cinque giorni doppo rendergli stampata la risposta, che gli giugner, se non mi inganno, molto nuova e inaspettata, ma s bene molto meritata. Non gli ho poi voluto mostrare la scrittura dell'Ingoli, perch non mi voglio pi addomesticar seco. Se V. S. approva il mio pensiero, tengalo in s, acci non venisse all'orecchio di qualch'uno di questi Padri, e si guastasse il giuoco.
Stamani  partito per cost Mons.r Corsini(509), onde il P. Don Benedetto dovr tornar presto da Pisa. V. S. mi faccia grazia, come lo vede, di farli miei baciamani: e qui avendo finito il foglio, ancor io pongo fine, facendole reverenza e pregandole dal Signore Dio ogni felicit.

Di Roma, 30 di Nov.re 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo e Obb.mo Se.re
Mario Guiducci.



1687.

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 83 dicembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 243. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'I[ll.]re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo

Ritornato che son stato alla patria, posso dire d'haver cambiato la vita in una mezza morte, ch' stato non solo una perpetua sonnolenza, ma pi una flussione di catarro, che mi ha talmente debelitato che non mi ha lasciato campo ad alcuna operatione; n prima d'hora, che l'aria natia ha fatto tregua con me, ho potuto haver agio di fare riverenza a V. S. Ecc.ma, come sempre ho havuto in pensiero, et chiederle del suo ben stare. E perch non vorrei che la tardanza havesse faccia di oblivione de'favori ricevuti da lei, ho supplicato il S.re Claudio Guidotti che sia da lei a farne per me la scusa; se bene il non haverla io richiesto sino hora, anzi importunata, della risposta delle scritture dell'Ingoli che le lasciai e di qualche altra sua scrittura, tanto avidamente da me desiderate, ne pu a bastanza far piena fede. E perch la dolcezza dei frutti ch'io sentii nella sua villa, mi hanno fatto ambitioso del parangone, perci ho preso ardire d'inviarle quattro para di galli d'India vivi, una forma piacentina, et insieme alcune scatole di balle, acci D. Pedro non venghi defraudato della sua, supplicandola a goderle et conoscere il devoto mio affetto da questo poco segno che hora le porgo.
Subbito ch'io haver agio di mandarle le Tavole di Marte del gi S.re Gio. Antonio Magini(510), alle quali ho fatto un poco d'introduttione per publicarle, lo far volentieri, acci mi avisi cos della qualit dell'opera, come se mediante quelle, haver campo d'essere favorito dell'aggregatione nell'Accademia dei S.ri Lincei. Et a V. S. Ecc.ma con tal fine faccio riverenza.

Di Bolog.a, li 3 di Decembre 1624.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma


Le robbe sono state consegnate in Bologna a Pietro M.a e Cesare Landi, e veranno a Fiorenza in mano al Mag.co Pasquino Artimini, e si partino domani.

Div.mo Serv.re Vero
Cesare Marsili.



1688..

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 7 dicembre 1624.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta GG, Tomo 2, Lettere diverse al Sig.r Cesare di Filippo Marsilii. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

In questo punto, che sono hore 22, ho ricevuto qui in villa la gratissima di V. S., alla quale per strettezza di tempo non posso dar se non breve risposta. Dolgomi sommamente de i patimenti suoi dopo il ritorno alla patria, e mi assicuro che, come prudente e giovine di et, si ridurr col buon governo alla pristina sanit, la quale io gli auguro e desidero.
Havevo resoluto mandare a V. S. la mia risposta all'Ingoli insieme con le scritture che tengo di V. S.; ma l'havere inteso come il Cav. Chiaramonte stampava contro al moto della terra e contro a quel mio breve Discorso sopra 'l flusso e reflusso, ancorch non publicato, mi ha ritenuto di lasciar vedere, ancorch privatamente, detta mia risposta, perch potendo essere che il Chiaramonte arrechi de i medesimi argomenti dell'Ingoli, volevo che la sua opera fosse pubblicata, prima che potesse accadere ch'ei vedesse alcuna delle mie risposte. Con tutto ci la mander a V. S. per il prossimo ordinario, con pregarla a tenerla appresso di s sino alla detta pubblicazione. Manderogli anco insieme le scritture che tengo di suo, et i promessi vetri per il telescopio, li quali credo e spero che con la perfezzione compenseranno la tardanza.
Di Roma intendo che il P. Grassi  per stampare la risposta al Saggiatore, dicendo essere stato forzato a dover rispondere(511): la sto aspettando con desiderio. Intanto vo tirando avanti il mio Dialogo del flusso e reflusso, che si tira in conseguenza il sistema Copernicano(512), e, per la Dio grazia, mi sento in maniera di sanit, che posso impiegar qualche hora del giorno in questo servizio.
Procurer di veder quanto prima il Sig. Claudio Guidotti per fargli la prima dedicazion della servit mia, come ad amico di V. S.: procurer anco la ricevuta dell'esuberantissimo regalo di V. S.(513), il quale con la sua vastit mi desta qualche dubbio nel desiderio, che pur voglio credere che ella habbia, della mia sanit. Ne far parte a tutti gl'amici e parenti miei; et intanto, disperato del poterla contraccambiare, la ringrazio quanto conviene. Star aspettando le Tavole che mi accenna, e le vedr con quanta diligenza potr. L'Ecc.mo S. Pr. Cesi era per andare in breve a Roma, e quivi far l'ascrizzione di alcuni accademici Lincei, con speranza di essere favorito da V. S.; et io le dar ragguaglio del successo. Pi oltre non mi concede l'hora tarda, che io possa distendermi scrivendo. Gli bacio cordialmente le mani, e gli prego da N. S. intera felicit.

Da Bellosguardo, li 7 di Xmbre 1624.
Di V. S. molto I.
Dev.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1689..

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 7 dicembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 222 e 224. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

L'ordinario passato(514) ringratiai V. S. della ricevuta del cannocchiale, e per la stretezza del tempo non potei risponderle altro, sperando insieme che in questi altri giorni seguenti dovesse raserenarsi il cielo, onde io potessi dar raguaglio a V. S. della bont che avessi esperimentata de i vetri; ma la stagione, che si mischia ormai con l'inverno, n'ha tenuto il cielo occupato di nuvole, s che non ho potuto aver questo gusto, essendo fatto il cannone che non vacilla, bench sia in alquanti pezzi: et in fine ho risoluto di non volerne dar altro che un aviso a V. S., ma certo, essendo che l'aria fosca pu ieri avermi ingannato. Trattanto mando a V. S. il trascritto delle parole del Porta in alquanti luoghi che fanno al proposito(515), onde V. S. vegga che egli nel capitolo 11 mirava a pi alto fine che del cannone composto con lenti sferiche, avendo ci insegnato nel precedente; e dalle parole del capitolo 19 si vede chiaramente che egli era d'opinione che la figura parabolica unisse tutti i raggi in un ponto, intendendo della convessa; e per via di refratione, e per ragione, secondo i principii dell'istesso autor nel 2 libro della refratione, la parabolica concava disgregherebbe gagliardissimamente: s che, confermando ci che scrissi gi a V. S., parmi che tal forma migliorerebbe grandemente il cannochiale, tanto pi che veggo che V. S. con quella piastra di piombo ha ristretto il pertuggio, lasciando gran parte del cristallo inutile(516), non per altro, sol che per ischivare tanti concorsi, che verrebbero dalle parti coperte a cagionar i colori dell'iride, l dove se quel vetro fosse parabolico potrebbe lasciarsi tutto scoperto. E questo io miro principalmente in tal artificio, perch poi la difficult che V. S. introduce, che gl'occhi variamente si servano de i raggi solari, per ora non fa caso nel cannocchiale, essendo certo che consiste l'arte tutta nella qualit de i vetri, che in un modo o in un altro rompano i raggi: e non ha dubbio che quella virt stessa dell'occhio meglio valer nel passaggio pi utile de i raggi; e pi utile sar quando o s'uniranno tutti in un ponto, o fuggiranno tutti, ch quella mistura di sferici, che n tanti concorsi, non pu esser se non dannosa. Vero , come scrissi, che il Ceplero fa pi stima della figura iperbolica, e con quella s'ingegna adunar i raggi, come insegna ne i Paralipomini al capitolo 5, nella(517) prop. 24a e 25a(518); ma io ora vu cercando solo il pensiero del Porta, il quale declina alla parabola, se ben confesso insieme che egli abbia potuto accennare l'iperbole in quella parola del cap.o 11 trianguli vero obtusianguli, secondo l'opinione degl'antichi, come riferisce Barotio(519), che l'iperbole nascesse dal taglio del cono ottuso: non dimeno non se n'ha altra traccia nel Porta, tanto pi che egli adopr quelle parole in plurale sectionibus illis, quasi che delle tre due potessero servir. Il ponto ora  che V. S. mi favorisca di vedere se il testo del Porta porti questo sentimento, avendo tutti gl'altri stimato che egli parli in aria; di poi, che le piaccia applicar l'animo fuori di quest'autore a veder se potesse riuscire in forma parabolica, o fusse anco iperbolica; perch, se bene, come V. S. nota dottamente, in picciol spatio  difficil distinguer l'una dall'altra, per le rottondezze molto simili, con tutto ci spero che l'arte possa arrivare a distinguerle, sicome veggiamo che breve linea toccante un chierchio, bench per alquanta parte paia unirsi, per si discerne nel lavoro; et  certo che da quel punto, che il Ceplero chiam ingegnosamente foco, al fondo della parabola non si possono tirar pi linee eguali dall'una parte della saetta, e pure nella sferica  necessario.
Perdonimi V. S. se l'importuno con questa mia diceria: soppongo il tutto al suo esquisito giuditio, e pretendo che tanto ne sia vero e buono, quanto parer al S.r Galileo. Scusi insieme la molta curiosit, perch io vorrei pure che al nostro secolo si desse l'ultimo compimento a questo maraviglioso instrumento, e che V. S., che l'ha promosso tanto, gli desse l'ultima mano; ricordandole che a Leon Decimo huomini valenti fabricarono occhiali, per mezo de'quali (essendo egli mezo cieco) vedea, nell'uccellare, distintamente i colori delle penne, con maraviglia d'ogniuno(520). E perch, S.r Galileo, non si potrebbe riscusitar (sic) questa arte? Ruggero Baccone nella sua Perspetiva, inanzi al fine, scrive che si ponno figurar i cristalli in modo che un huomo paia una montagna(521), e questo con ampliar l'angolo; Ceplero nella Dioptrica propone un problema, nella prop.ne 116, Visibilia, pro lubitu magna reprehesentare(522); Dio buono! quest' quello che il mondo aspetta, o che il Ceplero, che  l'autore, il ponga in prattica, o che il S.r Galileo supplisca, s che possiamo un poco pi distintamente spiar quel che si fa nella luna. Par solo che sia difficult lavorar simil figura parabolica; ma, s come lo specchio parabolico, secondo il Porta et Orontio(523), si lavora con un ferro immobile, cos stimo io che col trapano ristretto e col vetro sottoposto immobile possa figurarsi e polirsi et illustrarsi: et ho inteso che gi la parabola incavata 15 anni sono fu lavorata in Venetia, la qual faceva un accrescimento incredibile; e l'autor fu il S.r Antonio Baldi, persona ingegnosa, che fe'parer la mamella d'una statuetta di cera una poppa ben formata di donna, et i maestri devono ancor viver in Venetia, e la relatione si ha avuta per via di persone intendenti e di molta stima.
Con comodit di V. S. andr aspettando risposta; et a V. S. bacio le mani, e le priego da N.o Signore ogni felicit.

G.a, li 7 Decemb. 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Eccll.ma
Aff.mo Se.re
Bar.o Imper.le



1690..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 dicembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 245. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Il Sig.r Ercole, Priore di S. Niccol, mi ha ultimamente resa una di V. S. del 14 d'Ottobre passato, e con le buone nuove che mi d di lei, mi ha accresciuto straordinariamente il contento sentito dal vedermi honorato dei suoi comandamenti. Come ho detto a lui medesimo, ove io potr m'ingegner di fargli conoscere quanto io stimi la sua raccomandatione, e quanto sia il desiderio di servirlo in ogni sua occorrenza, e per amor di V. S. e per le honorevoli qualit della persona sua, che non richiedono che io faccia altrimenti. La prego intanto a conservarmi la gratia sua et a consolarmi, quando ella pu, con il favore delle sue lettere, e con pi spessi comandamenti, mentre le bacio con reverente affetto la mano e le prego da Dio ogni pi desiderata felicit.

Di Roma, il d 14 di Dicembre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re et Obblig.mo
Gio. Ciampoli.



1691..

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 17 dicembre 1624.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col .mo

Ho aspettata l'occassione oportuna del molto Rev. P. Don Benedetto Castelli, Matematico dello Studio di Pisa, il quale se ne vien cost con Mons. Rev.mo Corsini(524): il qual Padre consegner a V. S. molto I. un legaccietto, entrovi le sue scritture attenenti all'Ingoli(525), con una copia della mia risposta a quelle; la quale per desidero, per alcuni miei rispetti, che resti a presso di V. S., senza mostrarla per adesso ad altri. Trover nel medesimo legaccetto 2 vetri per un telescopio, che sono i migliori che io habbia; e lo spago che vi  avvolto intorno  la lunghezza del cannone, o voglin dire la distanza che deve esser tra vetro e vetro. Gli harei mandato un occhialino per veder le cose minime da vicino, ma l'orefice che fa il cannone non l'ha ancora finito: subito fatto, lo mander a V. S.
Arriv il regalo di V. S.: i galli per non furon vivi, come mi scriveva, anzi morti e stivati in una piccola cassetta, onde per l'angustia del luogo, e anco per i tempi piovosi, patirono assai. Io per riconosco la cortesia di V. S., che di troppo intervallo eccede il merito mio, che  nullo; onde tanto maggiore  l'obbligo. Resto con desiderio aspettando l'opera che pensa di pubblicare, e non meno i suoi comandamenti; e perch dal P. D. Benedetto potr intendere dello stato et occupazioni mie, non mi distender in altro, salvo che in ricordarmeli servitore devotissimo: con che gli bacio le mani, e gli prego intera felicit.

Di Fir.ze, li 17 di Xmbre 1624.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1692..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 17 dicembre 1624.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 265. - Autografa.

.... Ho havuto una lettera dal Sig.r Galileo, quale mi scrive che hora sta intorno alla risposta al Sig.r Ingoli, et che ha scritto al P. Mostro, n sa se ha havuto la sua lettera, quale io voglio solecitare che risponda....



1693.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 dicembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 189. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

La gratissima di V. S. de'9 del presente non m' pervenuta prima che della presente settimana, per non le ho potuto dar risposta prima che ora. Ho sentito per essa con molto mio gusto che le sia stata grata la nuova della risposta al Saggiatore(526), della quale io non mi turbavo se non per suo rispetto, dubitando che a lei non fusse da piacer molto, vedendo d'avere a seguitare in queste contese, con tralasciamento di altri suoi studi pi desiderati dal mondo, o vero a cedere col silenzio. Ma gi che, mediante il buono stato di sanit nel quale V. S., per grazia del Signore Dio, si ritrova, e piaccia a S. D. M.t di conservarla lungo tempo, ella si rincuora di render buon conto al Sarsi, sotto qualunque nome si comparisca, me ne rallegro, e pi che mai proccurer di conservare la cominciata amicizia col detto Sarsi. E quanto a quel pensiero che le scrissi, di rispondere con l'opposizioni del Chiaramonti, anch'a me  poi riuscito un pensiero da non mettere in esecuzione, per il medesimo motivo che  parso a V. S., di non mostrare d'aver bisogno, per risquoterci, dell'aiuto d'altri.
Dell'opera del Chiaramonti non ho poi saputo n potuto sapere in che grado sia della stampa, n come sia per uscire in breve. M' stato detto che cost  stato condotto il detto Chiaramonti per leggere in Pisa la prima cattedra di filosofia, con secento scudi di provvisione, con carico per di leggere al Ser.mo Gran Duca, di che ne saranno meglio informati cost che qua, e io ho gran curiosit di saperne il vero.
Non mandai la prelezione del Padre Spinola(527), perch prima volevo finire un poco di censura che avevo cominciata; ma la mander con la prima occasione che venga di qualche amico.
La lettera di V. S. al S.r Card.le Magalotti, la diedi in propria mano del S.r Carlo suo fratello, insieme con altre s d'amici come di casa mia, scritte nella medesima occasione di congratularsi(528); e so che non sar andata male. N potrei intender qualcosa dal segretario di S. S. Ill.ma, ma non vorrei dar ombra che V. S. si fusse doluta di non avere avuto risposta.
Il P. Don Benedetto dovr esser poi venuto di Pisa, per andare con Mons.r Corsini(529); se non  partito, V. S. mi faccia grazia di farli miei baciamani e darli le buone feste in mio nome. Mons.r Ciampoli non m'ha poi dato la correzione di quel luogo(530); ma credo che si possa far senza, e che V. S. far bene a accomodarlo da s, con mutare qualche parola, in quel luogo scrittole, che potesse nelle persone non bene affette destare occasione d'interpretarle sinistramente. Prego a V. S. e queste prossime e molte altre appresso felicissime feste del Santo Natale di N. S., e le fo reverenza.

Di Roma, 21 di Xmbre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Il S.r Principe Cesi  in Roma; sono stato pi volte per visitare S. E., ma o non l'ho trovato in casa, o vero  stato nel letto, talch ancora non le ho parlato.


Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: [Al molto] Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.
[...G]alileo Galilei.
Firenze.



1694..

GALILEO a [FRANCESCO BARBERINI in Roma].
Firenze, 23 dicembre 1624.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 16. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ricercherebbono gl'obblighi che tengo alla benignit di V. S. Ill.ma e Rev.ma, che io le dessi maggior segni della devozion mia che l'augurarle felice capo dell'Anno Santo; ma non sendo io atto a passar oltre a questa cerimonia, sotto questo titolo me le presento, e vengo a ricordarle la devozion mia; io non dir la servit, perch, non sendo io buono n anco a minimi servizii, n lei bisognosa n anco de i massimi, vana sarebbe ogni mia obblazione. Ricevami dunque come suggetto in cui ella possa esercitare la sua potest e grandezza, e quando se le presenti occasione, favoriscami di presentar me e mio figliuolo a i beatissimi piedi et alla memoria di S. S.t, che mi assicuro che tanto solamente manchi per ottener dalla sua suprema potest l'effetto della speranza che gi mi diede(531), e del quale ella rest, per sua cortesia, mio proccuratore. Humilissimamente me l'inchino e li bacio la veste, e gli prego il colmo di felicit.

Di Fir.ze, li 23 Xbre 1624.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma
Humilis.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1695.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 27 dicembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 191. - Autografa.

Molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Quanto m'habbia rallegrato la gratissima di V. S., colma di s buone e desiderate nuove e del'affetto col quale ella mi favorisce, potr molto meglio da lei stessa considerarsi, che da me con parole esprimersi. Ricevo il felicissimo annuntio delle Sante Feste e del'anno e d'altri molti, e scambievolmente glie lo rendo molteplice con tutto il core. Godo grandemente della sanit e del corso dello scrivere materie s rare e mirabili, sperandone il desiato compimento e presto.
Il Sig.r Guiducci gi ha detto portarmi la scrittura(532), che V. S. m'accenna, che vedr con gusto particolarissimo. Per il seguente procaccio inviar del'altre copie delle Praescrittioni(533), acci possa inviarne anco una al S.r Marsilii e serbarne V. S. appresso di s per le occasioni. Intanto le invio un elogio(534) fatto al S.r D. Virginio.
Confesso che sin hora non ho potuto haver insieme li Sig.ri compagni di qua; ma nel primo collegio pigliar i voti per l'ascrizzione del detto Sig.r Marsilii. Intanto V. S. potr haver quello del Sig.r Pandolfini, e riscaldar un poco questo ancora nelle nostre cose. Qui io premo al possibile nelle stampe, e si finir il Messicano(535), e altre opre ancora, avanti passi questo Anno Santo. E procuraremo anco far una bona ascrizzione, per la quale V. S. pol andar pensando a qualch'altro soggetto ancora. I pi prossimi saranno li S.ri Guiducci, Marsilii e Rickio(536), come le scriver pi a pieno. Intanto bacio a V. S. affettuosissimamente le mani, e le prego da N. S. Dio ogni contentezza; e meco la mia S.ra Principessa le rende infiniti saluti.

Di Roma, li 27 Xmbre, festa del nostro Santo protettore(537), 1624.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te


Con la lettera di V. S. so che allegrar grandemente tutti li Sig.ri compagni.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1696.

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 27 dicembre 1624.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 226. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Mando a V. S. con questa la copia della Prefazione fatta al Collegio(538), e con altra occasione le mander un poco di censura che le ho fatto, perch da lei sia corretta e accresciuta. Come ella vedr, non era fatica a censurarla, perch  piena di contraddizioni e di paralogismi e altri errori. E non so da che procedesse un applauso che ebbe dall'universale quando fu recitata, essendomi stata lodata in maniera che io m'aspettavo di vedere ogni altra cosa che quello che m' poi riuscita.
Il P. Grassi sento che va adagio a stampare. Del Chiaramonti non ho sentito altro, doppo avere scritto a V. S. Il S.r Principe Cesis mi ha mostrato di desiderare assaissimo la scrittura di V. S. all'Ingoli, talch l'ho promessa a S. E., e domani gliela porter(539). Bacio le mani a V. S., e le prego dal Signore Dio felice capo d'anno con molti altri doppo questo e ogni felicit.

Di Roma, 27 di Dicembre 1625(540).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.



1697.(541).

CESARE MARSILI a GALILEO [in Firenze].
Bologna, 31 dicembre 1624.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 166. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, P.rone mio Oss.mo

Ho ricevuto dal P. D. Benedetto la lettera di V. S. Ecc.ma(542), con l'involglio ove erano inclusi i vetri e le scritture. Di tanti favori le ne rendo quelle gratie maggiori che posso; e l'assicuro che la sua risposta sar da me custodita come un thesoro, e non sar mostrata senza sua licentia.
Gl'avvisi che vengano delle feste che si sono per fare cost(543), mi hanno messo in cuore di venirmene in persona a godere qualche giorno la dottissima e gratiosissima conversatione di lei; e perci mi riservo a discorrere con V. S. Ecc.ma a bocca di molte cose, et a portare meco quelle quattro tavole del Magino, alle quali ho fatto io una breve introduttione(544). Fra tanto, restando ansioso di qualche suo commando come di qualche altra sua scrittura, le faccio per fine humilissima riverenza, e le prego da Dio il buon Capo d'anno.

Di Bologna, l'ult.o di Decembre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Gallileo Gallilei.
Aff.mo Serv.re Vero
Cesare Marsili.



1698..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 3 gennaio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 193. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Invio a V. S. con questa per il procaccio di Fiorenza un involto con le copie scritte la passata(545). Potr distribuir l'Elogii a suo piacer, e le sei copie del'altre serbarle appresso di s, dandone una solo al S.r Pandolfini(546) e l'altra al S.r Marsilii per loro maggior informatione, con suo commodo.
Ho qui meco il Ricquio(547) eruditissimo, e per far qualche honore al Sig.r Filippo Salviati bo. me. desidero far scriver la sua vita; e sebene nel'Oratione del Sig.r Arrighetti(548) e nelli capi che lei gi mi mand haver molto della materia, tuttavia sar necessario che V. S. mi mandi sopra ci pi notitia per ordine di tempi, sua educatione, esercitii, viaggi e progressi, e tutto quello che le parer a proposito: e mi pare che potrebbe far far tutta questa diligenza di relationi e ragguagli dal S.r Pandolfini, e quanto prima sia possibile.
Hoggi  stato meco il Sig.r Guiducci, e comincio a veder la scrittura di V. S.(549) con molto gusto. Non ho tempo scriver pi a longo questa sera. Haver V. S. ricevuta l'altra mia precedente. Bacio intanto a V. S. affettuosissimamente le mani. N. S. Dio le conceda ogni contentezza.

Di Roma, li 3 Genn.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1699...

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 gennaio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 5. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Mi  arrivato con questa ultima di V. S. il suo Discorso filosofico(550), ma tanto tardi, che stando immerso nello spaccio di questo giorno, non l'ho potuto gustare a voglia mia, bench non mi sia potuto contenere(551) di leggerne parte. Domane ricever la consolatione compita, sperando poterlo vedere con maggior commodit e quiete di mente.
Quanto a gl'interessi di V. S.(552), resti pur certa che non mancher di servirla, e che cercher anco d'incontrare l'occasione, finch mi venga fatto d'adempire il suo e mio desiderio, il quale non si estende ad altro che a veder collocato in lei ogni bene, come da Dio pregandolene, le bacio affettuosamente la mano.

Di Roma, il d 4 Gennaro 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Le occupationi e la fretta mi sforzano a differir la risposta a quest'altra settimana, nella quale scriver pi a lungo. Fra tanto la ringratio della prontezza mostrata in consolare(553) il mio debole ingegno.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obblig. Ser.re
G. Ciampoli.



1700.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 gennaio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 195. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Mi trovo due lettere di V. S., una ricevuta marted, che la dovevo avere della settimana avanti, e l'altra ricevuta iersera, de'30 del passato. Con la prima n'era una per l'Ill.mo S.r Cardinale Barberino(554), la quale presentai la sera medesima in man propria di S. S. Ill.ma Quella che ebbi per il S.r Marcello Sacchetti a'mesi passati, gliela mandai a Frascati, dove si trovava allora con S. S.t; e il ritratto(555) lo consegnai qui al S.r Matteo suo fratello: ma l'occupazioni immense che ha, forse gli avranno fatto dimenticar di rispondere. Ma se V. S. vuole, glielo ricorder.
Diedi al S.r Principe Cesis la scrittura in risposta all'Ingoli, e come rivedr S. E., sentir quel che le ne pare. Mi rallegro che i Dialoghi(556) vadan crescendo, e che V. S. si trovi in istato e direzione di scrivere.
Mi pare di intendere che il Sarsi abbia qualche difficolt da'suoi medesimi in stampare la risposta al Saggiatore; e per quanto ho potuto ritrarre per via di un altro Padre, gran parte delle sue repliche saranno intorno a minuzie di nomi, e di non essere stato inteso bene il suo senso in qualche bagattella, come in sul saltem aliquis(557), volendo provare che non sia ben dedotto che quel saltem aliquis significhi persona bassa e inferiore al P. Grassi. Io non so specificatamente che in dette repliche siano queste opposizioni; ma domandando il S.r Filippo Magalotti a un grande amico del Sarsi che cosa egli avrebbe potuto opporre e rispondere, quel Padre andava notando e censurando simili bagattelle, nelle quali per il S.r Filippo gli faceva conoscere che e'non aveva ragion nessuna.
Mandai a V. S. la prefazione del P. Spinola(558), ma non vorrei che, per rispondere a questa, i Dialoghi perdesser tempo. Io ho fatto alcune note sopra tutta la detta orazione, e come abbia un poco di tempo, le metter al netto e le mander a V. S., acci ella ne lievi o vi aggiunga quello che le piace. In tanto non vorrei che ella vi perdesse tempo intorno. Della stampa del Chiaramonti non ho inteso altro; ma seppi dalla persona che scrissi a V. S.(559), che il detto Chiaramonti dava conto al S.r Cardinale Santa Susanna che aveva scritto e stampava la detta opera.
Il S.r Ascanio Piccolomini e 'l S.r Filippo Magalotti e 'l S.r Tommaso Rinuccini (il quale da alcuni giorni in qua si trova con un poco di febbre) bacian le mani a V. S.; e io, facendole reverenza, le prego dal Signore Dio sanit e ogni bene.

Di Roma, 4 di Genn.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Dev.mo
Mario Guiducci.

Fuori: [Al molto Ill.re et] Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
[...Gal]ileo Galilei.
Firenze.



1701...

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 11 gennaio 1625.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Non mi poteva giugner nuova migliore che 'l sentir che V. S. era per venir a passar il carnovale in queste bande, per goder dell'occasione delle feste che si preparano per la venuta del Principe di Pollonia(560); et acci il favore sia compito,  necessario che V. S. venga a favorir la mia villetta per tutto 'l tempo che si tratterr qua, di che io la supplico con ogni maggiore instanza, e la star d'ora in ora aspettando. Potr portar seco le Tavole che mi accenna(561), ch di quello che pu depender da me ella ne  assoluto padrone. E perch spero d'haverla a riveder in breve, riserbo a discorrer seco a bocca; et intanto, riconfermandomegli servitore paratissimo, gli bacio le mani e gli prego intera felicit.

Da Bellosguardo, li 11 di Genn.o 1624(562).
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1702..

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 11 gennaio 1625.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 130. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Io ricevo straordinario contento, e lo partecipo a'padroni e amici, dal sentire per le lettere di V. S. il buono influsso che regna adesso in lei, mediante il suo buono stato di sanit, di scrivere a distesa e continuare i suoi Dialoghi. Lessi ieri la sua lettera al S.r Princ.e Cesis, che n'ebbe singolarissimo gusto; e cos S. E. come tutti gli altri suoi amici si contentano volontierissimo di non aver lettere di V. S., acci ella non si scioperi dal lavoro incominciato.
L'opera del Sarsi mi pare che sia raffreddata, e comincio a dubitare di qualche intoppo e ostacolo del Generale. Si trova in Roma l'Apelles post tabulam(563), e fu l'altra mattina nell'anticamera(564), ma io non lo veddi. Mi dice il S.r Cavalier del Pozzo, il quale ragion seco a lungo, che egli vuole stampare adesso un libro, dove vuol mostrare la fabbrica dell'occhiale con nuove invenzioni e usi di esso. Del Chiaramonti non n'ho pi sentito parlare.
Il S.r Ascanio Piccolomini, il S.r Filippo Magalotti e 'l S.r Tommaso Rinuccini baciano le mani a V. S.; e io, facendole reverenza, le prego dal Signore Dio continuazione di sanit e ogni bene.

Di Roma, 11 di Genn.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Obb.mo
M.o Guiducci.



1703...

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 gennaio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 193. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

 effetto solito dell'amorevolezza di V. S. verso di me l'annuntio delle buone Feste ch'ella m'invia con le sue lettere, del quale la ringratio di cuore, e le serbo la gratitudine e corrispondenza che devo. Non ho veduto il figliuolo di V. S.; ma quando egli mi si ricordar, non mancar di fargli ogni dimostratione della stima et affetto che porto al merito di V. S., che N. S. Dio conservi e prosperi.

Di Roma, alli 18 di Gennaro 1625.

S.r Galileo Galilei, a Fiorenza.
Affett.mo di V. S.
F. Card.1 Barberino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



1704..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 gennaio 1625.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 131. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

La settimana passata non risposi alla gratissima di V. S., per esser la sera tornato a casa assai tardi e non avere anche cosa alcuna da dirle. Ho ricevuto poi oggi l'altra sua, nella quale mi conferma di andare sempre scoprendo nuove scioccherie nella prefazione mandatale(565); e credo che cos si possa continuare un pezzo, essendone ella tanto abbondante, che le sue ricchezze non si possono vedere a un tratto.
Del Sarsi non ho saputo altro intorno alla stampa; e potrebb'essere, come V. S. dice, che dalla prudenza di chi governa fusse giudicato bene il non fare altro motivo, e potrebbe anch'essere che uscisse una mattina fuora inaspettatamente stampata.
Ho sentito dispiacere della cagione della vacanza dallo scrivere, e mi rallegro che abbia ricominciato. Il S.r Carlo Magalotti part luned mattina col Principe di Polonia(566), per servirlo sino a'confini, n so che ancora sia tornato. Come lo vedr, far l'ufizio che V. S. mi scrive per la lettera del P. Generale(567) Apostolico di S.ta Croce, e quanto prima l'invier a V. S.; alla quale facendo reverenza, prego dal Signore Dio ogni maggior felicit.

Di Roma, 25 di Genn.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
[.... Gal]ileo Galilei.
Firenze.



1705..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 febbraio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 197-198. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Tra l'occupazioni del S.r Carlo Magalotti, e la mia poca diligenza, non ho potuto questa settimana mandare a V. S. la lettera che ella desidera(568); ma la mander infallibilmente la prossima.
Il S.r Cavalier del Pozzo pi volte m'ha mostrato desiderio d'avere un cannone da occhiale, di quelli che fa Goro, della lunghezza che V. S. gli disse, per vedere quel gran multiplico dell'oggetto, di cento e dugentomila volte; e stamani nell'anticamera me l'ha replicato, e pregatomi a scriverlo a V. S., che glielo faccia fabbricare; e se anche avesse da favorirlo de'vetri a proposito, le ne resterebbe maggiormente obbligato. Ho scritto a Giulio(569) che vada pensando al modo di mandarlo, e che se viene occasione d'amici che vadano in lettiga (che per di qui a Pasqua non ne dovr mancare), veda di fare il servizio.
Intendo con molto mio gusto che V. S. sta bene e seguita di scrivere. E vorrei che con qualche occasione V. S. inserisse ne'Dialoghi(570) l'opposizione che fece Don Riccardo(571) alla sua scrittura delle cose che stanno su l'acqua, con una chiara risoluzione, per serrar la bocca a ognuno. Dico questo, perch alle settimane passate il P. Grassi disse al S.r Lodovico Serristori che Don Riccardo aveva fatto alcune opposizioni al detto Discorso di V. S., le quali il P. Granberger(572) da principio aveva stimato poco, ma poi consideratole pi maturamente, aveva giudicato che fussero valide; ma non disse che opposizioni fussero. Io pregai il S.r Lodovico a dire al detto Padre, che se egli o 'l Granberger si fussero voluti soscrivere a dette opposizioni, bench io non sapessi quali fussero, m'offerivo a far loro rispondere, e che se non lo facevano, riputavo una malignit e una falsit questo che essi dicevano; ma il S.r Lodovico non ha fatto altro. Io mi ricordo che una volta Don Riccardo mi disse che V. S. pigliava un granchio facendo la base o superficie dell'acqua piana, mentre costa che essa  sferica; ma non so se il P. Grassi volesse dire di questa contraddizione. Io non me ne posso chiarire, perch a me non direbbe cosa nessuna, per fare una cacciata, come al S.r Lodovico, il quale n pure gli domand che opposizione fusse, ma supponendo che tutto fusse vero, venne a domandare a me che cosa aveva scritto contro di V. S. il Don Riccardo.
Della stampa non sento cosa nessuna, ma n anche ho comodit di certificarmi di nulla, mentre essi dicono di stampar fuora, e non si sa dove. Ho domandato in casa del S.r Card.le Santa Susanna, se c'era avviso del libro del Chiaramonti, ma non sanno nulla; s che bisogner starsene a aspettar l'esito.
Al S.r Marcello Sacchetti non ho detto nulla del nipote(573) di V. S., perch ora si sta negoziando del continuo di soldatesca, e gli altri negozi si stanno. Il S.r Bernardino Capponi ha pigliato qua molti appalti, ne'quali avr da impiegare molta gente; se a V. S. parr, potr tentare per qualche mezzo, se non  provvisto, che facilmente gli potr riuscire. Io non mi esibisco a servirla, perch, avendo noi durato molti anni a litigar seco, non passa tra noi tanta confidenza da chiederci servizi l'un l'altro. V. S. attenda a conservarsi sana e a crescere i Dialoghi, de'quali si sta in universale e grandissima espettazione. E baciandole le mani, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Roma, al p. di Febb.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: [Al mol]to Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
[...] Galileo Galilei.
Firenze.



1706..

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 8 febbraio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 199. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Quando io ricevei la gratissima di V. S., che fu iersera di notte, le lettere che avevo domandato per mezzo del S.r Carlo Magalotti dal P. R.mo Generale de'Frati Conventuali(574), erano di gi fatte, talch non m' parso bene rimandarle in dietro; ma per maggior sicurezza che 'l negozio riesca, le mando a V. S., la quale le presenter se ne vedr bisogno.
Ho sentito con molto gusto la condotta del S.r Piero Strozzi alla prima cattedra di Filosofia in Pisa, se per la nuova sar vera, che ne ho gran dubbio, mentre non s' veduto altro saggio del suo valore che cotesta scuola che ha fatto in Firenze di putti. Oltre di ci non so come in quest'et egli sia per accomodar lo stomaco all'insolenze degli scolari, e gli orecchi alle fistiate. Sento con gusto parimente che i Dialoghi procedano avanti, e se bene non con quella velocit che presero da principio, pure la continuazione, ancorch di poco per volta, gli fa crescere assai.
Mi rallegro di intendere che V. S. sia cos spesso e cos ben visto dal Ser.mo Principe di Polonia(575).
Intendo da un Padre Giesuito che 'l Sarsi non ha ancora cominciato a stampare la sua risposta, ma che presto l'avrebbe mandata dove voleva che si stampasse. Io mostrai di averne dispiacere, cio dell'indugio, e che sapevo che anche a V. S. sarebbe dispiaciuto questa tardanza, desiderando ella sommamente questa replica, o per cedere ingenuissimamente, quando avesse veduto la ragione per la parte del Sarsi, o per rispondere, se non era miglior della Libra. E il Padre mi disse: Ci sar da dire per l'una e per l'altra parte, perch a molte cose il Sarsi non pu contraddire, e in alcune ha mille ragioni. E domandando io in oltre della grandezza dell'opera, mi disse che sar poco maggiore della Libra.
Gioved passato, nell'accademia che ogni settimana si tiene in casa del S.r Card.le di Savoia(576), il S.r Giuliano Fabbrizi, cio il Poeta del Caso, fece una lezione molto bella, e cocc tutti i Peripatetici, e particolarmente quelli che fanno gran fondamento nell'autorit degli scrittori; e vi fu presente, oltre al S.r Card.le di Savoia, il S.r Card.le Barberino(577), Magalotti(578), e altri della Corte, i quali con grand'applauso stettero a sentire. Fo reverenza a V. S., e le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Roma, 8 di Febb.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Obb.mo Se.re
Mario Guiducci.



1707..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 febbraio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 7. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Nell'inviare due settimane sono al Sig.r Gio. Batta Strozzi certa mia poesia, rappresentata in musica alla presenza di N. Signore e del Principe di Pollonia un giorno che gli diede il pranzo, ordinai che ne fusse data una copia ancora a V. S., acci, essendo stata favorita da molti amici, non restasse priva del particolar honore che le pu venire da lei, mentre le sia in grado, come tutte le altre cose mie. Desidero che, havendola ricevuta, si compiaccia darmene qualche nuova, e cos raddoppiarmi il suo favore.
Veddi la lettera di V. S. in materia del timone, e gustai mirabilmente il nobilissimo suo discorso(579). Resto tuttavia anzioso delle cose sue, come anco de i suoi comandamenti; de'quali mentre la prego, le bacio affettuosamente la mano e le auguro ogni maggior felicit.

Di Roma, il d 15 Febbraro 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Non manco d'interporre appresso N. S. quegli offitii che giudico a proposito, acci una volta si effettui la benigna intentione datale in favore del S.r suo figliuolo. Intendo con infinito mio gusto ch'ella scrive alla gagliarda, e non vedo l'hora di leggere i suoi Dialoghi che porteranno in luce le maraviglie di natura incognite all'antichit. Del restante viviamo qua lietamente, facendo in conversazioni virtuose, nel solito appartamento, molti brindesi al nostro S.r Galileo, al quale viver sempre


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1708..

MARIO GUIDUCCI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 22 febbraio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 201. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Ho sentito con piacere che le due ultime lettere non sian bisognate per far vestire il fratino(580), al quale il Signore Dio doni vero spirito e desiderio di servire a S. D. M.
Il S.r Cavalier del Pozzo mi dice, che volendo V. S. favorirlo di quel cannone(581), lo pu far mandare a Livorno al S.r Silvestro Buoncristiani, il quale sta l nel negozio de'SS.ri Orlandini, dal quale il S.r Cavaliere lo piglier con l'occasione di passaggio col S.r Card.le Padrone(582), il quale va Legato alle Corone di Spagna e di Francia per i presenti motivi di guerra, e disegna di far il viaggio sino a Marsilia per mare.
L'Apelle(583) arriv a Livorno col Ser.mo Arciduca di fe. mem.(584), ma non pass in Ispagna con S. A. Disse qua che a S. A. era stato rubato un telescopio eccellentissimo, statole donato in Firenze, che forse fu quello di V. S.
Il discorso del S.r Giuliano Fabbrizi(585) non fu direttamente contro alla prefazione che io mandai a V. S., la quale non credo che sia stata veduta n da Mons.r Ciampoli n dal detto Fabbrizi; ma sento bene che fu direttamente contraria alla intenzione de'Padri, avendo egli provato che era una vanit il fondarsi sopra l'autorit e moltitudine degli autori. Io la chiesi all'autore, ma l'aveva data al S.r Agostino Mascardi, il quale la voleva, insieme con altre, fare stampare.
Il S.r Ascanio Piccolomini part iersera per le poste per la Corte di Spagna, a dar conto al Re della legazione destinata del S.r Card.le Padrone; e per Francia  partito oggi il S.r Tommaso Salviati. Trovomi ancora d'avere a rispondere a molte lettere, per non sar pi lungo. Le fo reverenza, e le prego dal Signore Dio sanit e ogni bene.

Di Roma, 22 di Febb.o 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re Aff.mo e Obb.mo
M.o Guid.i



1709.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 28 febbraio 1625.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Con l'ordinario di questa settimana tengo lettere del Sig. Giovanni Fabbri, insieme con la nota di 3 suggetti da ascriversi nella nostra Accademia Lincea, li quali sono il S. Mario Guiducci, il S. Giusto Ricquio, e V. S. molto I.; sopra l'ascrizzion de i quali, conforme alle Costituzioni, l'Ecc.mo Sig. Principe ricerca l'assenso de i compagni, e gi l'haver hauto da tutti. Tengo ordine da S. E. di mandare a V. S. una copia delle Costituzioni stampate, insieme con un elogio per il S. D. Virginio Cesarino di f. m.(586), che tutto sar(587) con questa; e dando conto al S. Principe della ricevuta e del contento dell'ascrizzione, potr V. S. inviarmi la lettera, che la mander a buon ricapito.
Sono stato questo carnovale aspettando V. S. con grandissimo desiderio(588); ma quanto questo  stato grande, altrettanto  stato il disgusto nel non la veder comparire e nel non sentirne nuove. Havevo fatto disegno che 'l diletto di quei giorni fusse stato per me il goder della conversazion di V. S., non comportando l'et e lo stato mio ch'io compri il piacer della vista di quelli spettacoli col disagio che sempre gl' congiunto. Hora Dio sa quando si presenter altra occasione di rivederla; e per in questa mia bramosit la supplico a non mancare di consolarmi con qualche sua lettera, e pi con qualche comandamento, de'quali vivo con desiderio et ambizione: e per fine con ogni maggiore affetto gli bacio le mani, e prego da Dio il colmo di felicit.

Di Firenze, li 28 di Feb.o 1624(589).
Di V. S. molto I.
Ser.re Parat.mo
Galileo Galilei.



1710..

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Roma.
Roma, 7 marzo 1625.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n.o 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 295. - Autografa.

.... Ecco le lettere del Sig.r Galilei e Sig.r Fabio(590) nostro; et mando anche appresso la lista di 3 futuri Lyncei, se forse V. Ecc.za prima di me parlasse coll'Ill.mo Sig. Card.1e Barberino(591). Si potrebbono anche dare questi nomi al Sig.r Cavalliere(592), che parlasse col Sig.r Cardinale....



1711.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 marzo 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 9. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Ho sentito consolation particolarissima sentir che sia pervenuta a V. S. quella mia poesia(593). Il Sig.r Pieralli(594)  stato pronto in favorirmi di farnele parte, come lei troppo cortese in attribuirle quelle lodi, delle quali io non so in essa conoscere il merito. Rendole infinite gratie di tanta dimostratione dell'affetto suo, che non ad altro posso attribuire gl'eccessi della sua cortesia.
Circa alla pensione di suo figlio, non ho mai mancato di servirla in tutte quelle maniere che mi  stato permesso, et ultimamente l'ho di nuovo ricordata a Nostro Signore; ma non si maravigli V. S. di questa cos lunga dilatione, perch si trova scarsit incredibile di vacanze, n alcuno ancora de i participanti delle distributioni del Natal passato ha spedito la cedola di quel che gli viene assegnato da S. S.t Sia ella pur certa che io le sar il sollicitatore, e che non ne haver men pensiero che se havessi a procurar per me. La prego intanto ad haver memoria di me et ad honorarmi de i suoi comandamenti, mentre le bacio affettuosamente la mano e le desidero ogni felicit.

Di Roma, il d 8 Marzo 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Io desidero tanto di rivederla, che non posso non consigliar V. S. a venire a pigliar l'Anno Santo, sperando che la sua presenza sia per facilitare et accelerare l'effettuatione della benefica volunt di N. S. Gli offerisco le stanze habitate dal S.r Gio. Batta(595), e me le ricordo


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obblig. Ser.re
Gio. Ciampoli.



1712.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 8 marzo 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 11. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo

Giunto ch'io fui da Ferrara, ove son stato alcuni giorni per intervenire alla visita generale dell'acque, a'preghi dei Signori del Reggimento, insieme con il Padre D. Benedetto, il quale si trova con buona salute, ritrovai una(596) di V. S. Ecc.ma, a me sopramodo cara, s per avvedermi da quella il suo ben stare, ch' uno dei principalissimi gusti ch'io possi ricevere, s anche per l'aviso ch'ella mi d di essere favorito dai S.ri Lincei della sua communanza. Vidi l'elogio, e perch con i matematici bisogna essere sincero, le dir in confidenza che non mi parve cosa fuori dell'ordinario. Lessi ancora le leggi, quali sono mutate in parte da quelle ch'io vidi in Roma, alle quali sar pronto ubidire, parendomi ch'impediscano solo l'ingresso d'altre accademie, e non tolgano che non si possi essere d'accademie ove prima si sia ascritto, perch io mi trovo, come le dissi a Roma, essere nell'Accademia de'Gelati, accademia di lettere in Bologna, et nell'Accademia de'Torbidi, accademia d'arme, l'una e l'altra delle quali non hanno constitutioni ch'impedischino il poter essere Linceo.
Il Cav.r Chiaramonte mi ha fatto fare, per un Padre della Carit, il quale tiene sue lettere, una raccomandatione, come a persona che professa le matematiche; nelle quali dice che l'ipothesi del Copernico  falsa, perch non  capace d'assegnare il medio luogo, e il medio moto a i pianeti. Io per me, parlando cos strettamente, non so quello si voglia dire, anzi lo tengo per un argomento molto peggiore di quello che si faccia Alessandro Tassoni nel suo libro della Variet dei pensieri(597). In tal proposito se potr haver notitia maggiore di questo (che procurer), le ne dar subito parte; e s'assicuri V. S. Ecc.ma che se haver campo di poter andare alla villa e vivere a me stesso, e non sempre a gl'amici o alla patria, come faccio stando in Bologna, la tempester di continue lettere. Fra tanto continui, la prego, ad amarmi, come io l'osservo e la riverisco; e con baciare a V. S. Ecc.ma le mani, le invio anche la qui allegata per l'Ecc.mo S.re Prencipe.

Di Bolog.a, li 8 di Marzo 1625.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ecc.mo S.re Galileo Galilei.
Div.mo Serv.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo
Il S.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



1713...

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 marzo 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 13. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.rone mio Oss.mo

Alcuni giorni sono pagai al Sig.r Giovanni Silvi scudi cinquanta per parte dell'ordine che V. S. mi fece, e procurer che quanto prima sia sodisfatto del resto, per non vivere pi con tanti mancamenti verso di lei, alla quale devo tanto per tanti rispetti: e sebene, come V. S. sentir, sono per far viaggio lungo, in ogni modo creda che trover modo di pagar quanto prima questo debito, e forse da lontano haver pi commodit che da presso. Se V. S. mi vorr far grazia di risposta, potr mandarla in Avignone, poich domattina partir a quella volta, andando a servire il Sig.r Card.le Barberino(598) nella sua legazione; e se conosce che in Francia io possa servire V. S. in cosa alcuna, comandi liberamente, ch non posso haver maggior fortuna che servirla. E per scarsezza di tempo non dico altro, e fo a V. S. reverenza, pregandole ogni felicit.

Di Roma, li 16 di Marzo 1625.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Gal.o Galilei.
Obl.mo Ser.e
Tommaso Rinuccini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1714.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Acquasparta].
Firenze, 17 marzo 1625.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 153. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Il S. Cesare Marsili ha sentito estremo gusto del favore che riceve da V. E. e dalla Compagnia nell'essere stimato degno del consesso, come credo che ella intender per la sua qui alligata(599); et io lo reputo suggetto da apportarne splendore, essendo dotato di tutte le ottime condizioni desiderabili.
Mi  stato forza intermettere per qualche tempo lo scrivere, rispetto a i dolori di schiene et altre indisposizioni risvegliatesi in me dall'essermi affaticato soverchiamente: tuttavia vo giornalmente acquistando miglioramento, e spero in breve rimettermi all'opera. Intanto, havendo veduta la prelezione fatta quest'anno dal professor di filosofia nel Collegio(600) cost, mi era venuto in pensiero di introdurla oportunamente in un dialogo, con rivedergli il conto assai minutamente; ma considerata poi l'estrema sua insipidezza e gli enormi spropositi de i quali  ripiena, non so quello che far; perch mi pare impossibile che l'ignoranza nell'universale habbia ad esser tanto smisurata, che si possa trovare chi gli applauda. Per quando di questa ancora accaggia come di quella dell'Ingoli, io non gliela perdoner, e seguir il comandamento di V. E., che pu sentire in che concetto ella sia cost e favorirmi di toccarmene un motto. Finisco con restargli sempre l'istesso servitore devotissimo, e con pregare a lei e all'Ecc.ma S.a P.a intera felicit.

Di Fir.ze, li 17 di Marzo 1624(601).
Di V. S. Ill.ma et Ecc.ma
Ser.re Dev.mo et Obblig.mo
Galileo Galil[ei].



1715..

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 marzo 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 202. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Oss.mo

Mi sa male dell'indisposizione di V. S., perch l'indugio a rispondere alla mia lettera, quando fusse stato per altra cagione, non m'importava niente, bench le sue lettere mi siano sopramodo gratissime; ma con tutto ci antepongo, come conviene, ogni suo comodo a'miei gusti.
Se l'occhiale per il S.r Cavalier del Pozzo non sar a tempo a Livorno(602), credo che V. S. lo potr serbare al ritorno. M' stato carissimo l'avviso del P. Don Benedetto, che faccia matematico Mons.r Corsini(603), il quale mi rendo sicuro che abbia a gustar sommamente di questa scienza, essendo ingegno molto vivo: e mi sa male che al suo ritorno in Roma io non ci sar, ch proccurerei di confermarlo quanto sapessi e potessi. Io ho deliberato di tornarmene in cost con la Compagnia di San Benedetto(604), la quale, fatto Pasqua, vien qua a pigliare il Giubbileo. Dalla partenza del S.r Card.le Padrone(605) in qua io non so che mi fare in Roma, perch gli amici con i quali conversavo se ne sono andati, talch ora mi par mill'anni di tornare in cost.
Del Sarsi non so niente. La risposta che dovevo dare all'Ingoli(606), la volse Mons.r Ciampoli per farne fare una copia per s, e per correggere, anzi agevolare, un poco pi alcune parole di V. S. nel luogo scrittole gi un pezzo fa(607). Non l'ho ancora riavuta, perch  stato tanto occupato in far brevi, con l'occasione di questa partenza del S.r Cardinale, che non ha potuto attendere. Io dar all'Ingoli poi un'altra copia, acci non si veda scancellamenti n rassettamenti, e dar del seguito avviso a V. S.; alla quale facendo riverenza, prego dal Signore Dio, con ogni felicit, la Santissima Pasqua.

Di Roma, 22 di Marzo 1625.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo e Obb.mo Se.re
Mario Guiducci.

Fuori: [Al molto Ill.]re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Oss.mo
[...]r Galileo Galilei.
Firenze.



1716.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 5 aprile 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 204. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

M' giunta gratissima la lettera di V. S.(608) con quella del Sig.r Marsilii, al quale rispondo l'alligata(609), e presto spero sar compita l'ascrizzione e mandar il smeraldo. Intanto V. S. pol esporli l'affetto di tutti, e la stima che facciamo della sua persona e del favor che ci fa.
La cagione del'intermissione delle sue desideratissime compositioni mi dole grandemente, e sperar meglior nuove in questa miglior stagione; nella quale per devo pregarla a pigliar corso pi temperato, acci possa felicemente continuarlo senz'alcun danno della sanit, quale sommamente mi preme. Circa poi l'insipidezza di quella scrittura(610), io veramente concorro col pensiero di V. S., cio che non sia di bisogno ch'ella ci si trattenga a rivedergli il conto, e tanto pi che de'tre soggetti che V. S. hebbe la relatione questi giorni adietro, il primo(611) le ha dato con la penna una buona ripassata, come mostrar, credo, a V. S. subito che sar cost.
Inviai a V. S. l'elogii funerali del S.r D. Virginio(612) bo. me., et alcune pi copie delle nostre Prescrittioni: non so se l'habbia ricevute.
Perch il Rickio, che  qui presso me, scriver la vita del S.r Filippo Salviati bo. me., accennai a V. S. mi facesse gratia procurar qualche nota a proposito, con la serie de'tempi, e mandarmi una di quelle orationi che le furon fatte. Altro hora non aggiungo, bacio a V. S. le mani e la prego a commandarmi.

Di Roma, li 5 Aprile 1625.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te


V. S. potr veder l'acclusa, e poi, parendoli a proposito, serrarla e mandarla, o avisarmi.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1717...

[FEDERICO CESI a CESARE MARSILI in Bologna].
[Roma,] 5 aprile [1625].

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Cod. Volpicelliano B, car. 56r. - Minuta, di mano di amanuense(613). Cfr. n. 1716.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Il Sig.r Galilei(614), che gi mi signific l'affetto con che V. S. si compiaceva favorirmi, haver potuto accertare anco lei della mia corrispondenza di tutto cuore, et insieme della stima ch'io facevo de'suoi molti meriti et particolarmente d'un s vivo ardore de'studii d'ogni virt. Inviandomi hora l'istesso l'humanissima di V. S.(615), toccar similmente a lui l'esprimergli quanto dalla banda mia e de'Signori compagni sia conosciuto il favore ch'ella si compiace farci, e sia lodata la prontezza con la quale ella abbraccia questa filosofica impresa. Della modestia poi e gentilezza sua taceremo et io e lui, quanto pi queste, con l'altre eminenti doti dell'animo suo, per s stesse parlano e si fanno conoscere. Gli oblighi saranno nostri, e Mons.r mio fratello(616) non lascia(617) ancor lui di ricordarsi quanto le sia tenuto; ma io dover esser pi di tutti, e pi di tutti desidero sempre servirla, come affettuosissimamente me le essibisco, pregandola a comandarmi. Il Sig.r Galileo le dar avviso per il compimento; io(618) intanto bacio a V. S. cordialmente le mani.

5 Aprile.
Ser.re Aff.mo



1718.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 12 aprile 1625.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Invio a V. S. molto I. la risposta(619) dell'Eccellentiss. Sig. Pr.e Cesi alla lettera di V. S., et insieme le do conto del gusto particolare ricevuto da tutti gl'Accademici del favore et onore che si riceve per l'ascrizzione di V. S.; la quale in breve sar spedita, et intanto s'intaglia lo smeraldo per mandarglielo subito.
Son molti giorni che non ho nuove del molto R.do Padre Don Benedetto, onde la prego a darmi qualche avviso dell'essere e progressi suoi, stimando che, per la vicinanza, ella ne sia informata a pieno; et quando V. S. havesse qualche occasione di fargli vedere la risposta mia all'Ingoli(620), mentre si trattiene appresso Mons. Ill.mo Corsini(621), l'haverei caro per qualche mio interesse.
Nel resto io me la passo assai comodamente di sanit, e vo lavorando passo passo intorno a i miei Dialogi, dove toccherei, porgendosi l'occasione, qualche cosa dell'instanza contro al moto terrestre promossa dal C. Ch.(622), se io l'intendessi; ma da quel poco che  stato accennato a V. S. e che ella mi ha participato(623), non so ritrarne cosa che faccia in tal proposito; n meno scorgo dalla qualit di altri discorsi del medesimo, che si possa aspettar cosa di gran momento: tutta via la prego a favorirmi di farmi parte, se altro ha inteso di pi. E sopra tutte le cose la supplico a continuarmi la sua buona grazia et a favorirmi di suoi comandamenti; et di vivo cuore gli bacio le mani e prego felicit.

Da Bellosguardo, li 12 di Aprile 1625.
Di V. S. molto Ill.re
Dev.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1719...

GIOVANNI FABER a FEDERICO CESI in Acquasparta.
Roma, 13 aprile 1625.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 240. - Autografa.

.... Ho voluto avertir quest'ancora a V. E.za, che lei dia una vista solamente a quello che io ho scritto delle nove inventioni del Sig.r Galileo: io ho messo ogni cosa; o se si ha da levare, che faccia a modo suo. Et perch io fo anche mentione di questo novo ochiale di veder le cose minute, et lo chiamo microscopio, veda V. E.za se gli piace, con aggiungere che li Lyncei, s come hanno dato il nome al primo, telescopio, cos hanno voluto dare il nome conveniente a questo ancora, et meritamente, perch sono stati li primi qui a Roma che l'hanno havuto....



1720.

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 aprile 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 206-207. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Sono pi settimane che non le ho scritto, n ricevute lettere da V. S., se bene ho sempre avuto avviso di lei e del suo bene stare e del seguitare tuttavia a scrivere i suoi Dialoghi.
Mi son trovato pi volte col S.r Principe di Sant'Angelo(624) a ragionamento di lei e delle sue opere fatte e che si fanno. Per consiglio di S. E. ho differito di dare all'Ingoli la lettera scrittagli, e andr differendo sino a che da V. S., non ostante le considerazioni del S.r Principe, non ordina (sic) in contrario. Le considerazioni son queste. Prima, che, alcuni mesi sono, alla Congregazione del Sant'Ufizio fu da una persona pia proposto di far proibire o correggere il Saggiatore, imputandolo che vi si lodi la dottrina del Copernico in proposito del moto della terra: intorno alla qual cosa un Cardinale si prese assunto di informarsi del caso e referire; e per buona fortuna s'abbatt a commetterne la cura al P. Guevara(625), Generale d'una sorte di Teatini, che credo si chiamino i Minimi, il qual Padre  andato poi in Francia col S.r Cardinal Legato(626). Questo lesse diligentemente l'opera, et essendoli piaciuta assai, la lod e celebr assai a quel Cardinale, et in oltre messe in carta alcune difese, per le quali quella dottrina del moto, quando fusse stata anche tenuta, non gli pareva da dannare: e cos la cosa si quiet per allora. Ora, non avendo questo appoggio che appresso a quel Cardinale potrebbe fiancheggiarci, non pare da mettersi a rischio di qualche sbarbazzata, perch nella lettera all'Ingoli l'opinione del Copernico  difesa exprofesso, e se bene vi si dice apertamente che mediante un lume superiore  scoperta falsa, nondimeno i poco sinceri non la crederranno cos, e tumultueranno di nuovo; e mancandoci la protezione del S.r Card.le Barberino assente, e di pi avendo contrario in questa parte un altro signore principale, che una volta si fece capo a difenderla, e di pi essendo in questi garbugli di guerra assai infastidito N. S., onde non se gliene potrebbe parlare, rimarrebbe sicuramente alla discrizione e all'intelligenza de'frati. Per tutte queste cagioni  parso bene, come ho detto, soprassedere e lasciare un poco addormentata questa questione, pi tosto che tenerla desta con delle persecuzioni e con avere a schermirsi da chi pu dare de'colpi franchi. In tanto il tempo pu giovare alla causa.
Come scrissi a V. S., l'opera del Sarsi ancora non si stampa, e credo che anch'egli, in questi garbugli de'Genovesi, sia in pensiero per la sua patria.
Spero d'esser cost avanti mezzo Maggio. Alla mia partenza lascer in mano al S.r Filippo Magalotti la lettera scritta all'Ingoli(627), acci la serbi per presentarla quando V. S. vorr.
Mi ha detto il S.r Principe Cesi che l'Accademia Lincea m'ha destinato un singolar favore, di ascrivermi nel numero degli Accademici. So che questo  stato principal motivo di V. S.: per da lei ne riconosco in principal luogo la grazia, e a suo tempo, come sar seguito, ne la ringrazier. In tanto serva per cominciamento, o vero per ringraziamento della nuova datamene. E per fine baciando a V. S. le mani, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Roma, 18 di Aprile 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Ieri stetti un pezzo con l'Ill.mo S.r Card.le Orsino(628), il quale mi domand che uomo fusse Cosimo Lotti in materia di far fontane, perch era stato proposto a S. S. Ill.ma per uomo singolare in questo mestiero. Io risposi che sapevo che era pittore, ma altro non sapevo. Mi domand poi se io sapevo nessuna persona insigne a questo servizio; e dissi che io non ne conoscevo nessuno, ma che gi avevo sentito dire a V. S. che in Roma c'era uno il quale era ingegnosissimo e d'invenzione, ma che non sapevo se era pi vivo. Se V. S. ha da propor qualchuno per ci, me lo avvisi, e mi dia anche informazione di Cosimo Lotti, il quale m' poi stato detto che ha lavorato a Castello. Il S.r Cardinale si conserva tuttavia affezionatissimo a V. S., ma per ha gran parte in S. S. Ill.ma l'Apelle(629).


Aff.mo e Obb.mo Ser.re
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1721.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 aprile 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 15. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Sono in notabil augumento di consolatione con la lettera di V. S., la quale mi d speranza di doverla vedere e goder di presenza in queste parti. Non posso dirle altro se non che sto aspettandola con grandissimo desiderio, e sopratutto la prego a farmi honore di venire a smontare alle mie stanze, che sono egualmente sue. Quanto all'audienza, non ha ella da haver dubio che le sia per mancare; ma essendo in questi tempi cos tumultuosi, quali partoriscono molti negotii e continue occupationi, non so come le potr succedere cos prestamente l'haver occasione di discorrere a lungo in materia di lettere, per quei riguardi che ella pu imaginarsi. Io sar qua per servirla sempre con tutto il cuore, e ne sto tuttavia attendendo l'occasione da V. S., alla quale bacio con reverente affetto la mano e prego da Dio ogni pi desiderata consolatione.

Di Roma, il d 19 Aprile 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Aspetto V. S. con eccessivo desiderio. Spero ch'ella sar consolata di poter parlare lungamente con S. B.ne, se bene i negotii correnti, che ogni giorno miserabilmente si accrescono con occasione delle guerre, hanno da un pezzo in qua costretto a por tregua alli ragionamenti di lettere. Con tutto ci non posso immaginarmi che doviamo essere tanto scarsi di otio, che non s'habbia a trovar tempo per una lunga udienza, particolarmente che N. S. conserva affetto pi che mai verso la persona di V. S. Venga dunque, che staremo parecchi giorni allegramente.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obblig.o Ser.re
G. Ciampoli.



1722.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 22 aprile 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 208. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.rone mio Oss.mo

Io vorrei poter havere la veridica eloquenza di Mimnermio poeta (dir, Copernicano), il quale, come referisce Celio Calcagnino nel Discorso del moto della terra(630), finse ne'suoi poemi, il sole giacere in letto, e cos essere rapito da luogo a luogo, alludendo allo stabile moto di quello nel mezzo del cielo, perch sperarei havere ragionevole maniera da potere ringratiare il mio Sig.re Galileo; ma vaglia il silente affetto in vece d'un furore poetico, e credasi pi a una sincerit matematica, quale  il ringratiamento cordialissimo che nudamente io porgo con la presente a V. S. Ecc.ma dell'honore ricevuto dal S.re Prencipe Cesis nell'havermi ascritto al rotolo de'S.ri Lincei col mezzo di lei: del quale honore come ne rendo gratie a S. Ecc.a, cos sar pronto a far a'compagni, quando mi sar inviato la nota de'nomi e de'luoghi ove io habbia da indrizzare le mie lettere. Fra tanto aspettar da la di lei cortesia l'aviso delle cerimonie, e di quello ch'io dover, e da chi ricevere l'annello, non essendo questa parte toccata nelle leggi che V. S. Ecc.ma m'invi per commissione di S. Ecc.a
Del Padre D. Benedetto gliene do aviso felice, poich pochi giorni sono io mi partii da godere la terza volta la sua conversatione per occasione della visita generale dell'acque fra'S.ri Bolognesi e Ferraresi. Spero che fra poco possa essere a Bologna con Mons.re suo padrone(631), al quale sar pronto mostrare il Discorso che V. S. Ecc.ma m'honor d'inviarmi(632). Intorno al quale, se potr haver agio, ardir mandarle alcuna mia consideratione.
Circa il S.re Chiaramonte, non dispero di haver maggiore cognitione di quanto egli pretende contro il moto della terra(633). Ne far parte a V. S. Ecc.ma come  mio debito. Fra tanto, non tediandola pi, faccio humilissima riverenza, pregandola anche d'inviare la qui inclusa.

Di Bolog.a, li 22 d'Aprile 1625.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma


Prego V. S. Ecc.ma a mandarmi l'inscrittione del S.r Prencipe, acci non li sia ogni volta di tedio.


Dev.mo Serv.re di cuore
Cesare Marsili.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo
Il S.re Galileo Galilei.
Firenze.



1723.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 26 aprile 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 210-211. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Visto nella gratissima di V. S. quanto m'accenna del dar una scorsa sin qua, con l'allegrezza di ci ch'ella si pol imaginare, me n'andai, conforme al suo cenno, da Monsig.r Ciampoli subito, per intenderne pi apieno la certezza et il resto, come mi communic con scambievole et infinita sodisfattione, e mi disse anco haverla invitata nelle sue stanze in Palazzo(634). Entrando poi ne'suoi fini e desiderii con questa venuta, e considerando il tutto con quel'affetto che le siamo avvinti et obligati, ci fu forza porre da parte la sollecitudine del nostro proprio gusto e godimento, e pensar, per pi sicuro compimento del tutto et adempimento del'intentione di V. S., di differirlo, acci ella potesse restar servita, e noi e per l'uno e per l'altro rispetto pi sodisfatti. Fu pensato dunque, quanto poco opportune fussero le congionture presenti, e quanto poco o niente di luogo lasciassero alli negotii, e massime studiosi, vedendosi veramente tutta la Corte assorbita nelli gravissimi romori che corrono, senza momento di tempo libero; et insieme che il benefitio del tempo sino a rifrescata, al Settembre o Ottobre, poteva per molte cagioni apportar dalla parte de'padroni maggior serenit e quiete, massime per i frutti ragionevolmente sperati dalla legatione del Sig.r Card.l Barberino, e dalla parte di V. S. magg[ior] sodisfattione, col poter intanto compir, senz'interrompimento o distrattione alcuna dal presente corso, li discorsi tutti che ella scrive; il che di che momento possa esser al tutto, ella stessa considerar meglio di noi. Aggiongo che il ritorno del Sig.r Mario(635) cost le comprobar meglio e pi apieno con la voce viva il tutto. So quanto maggior sodisfattione lei haver dal portar seco la fatiga compita: per dico solo che l'acquietarsi noi a questa dilazione di tante consolationi insieme, prima di veder V. S. e goder della sua presenza e dottrina, seconda di gustar i discorsi posti sin hora da lei in carta, pol credere che nasca veramente dalla viva forza della contrariet di tempi veramente tempestosi, quali esperimentiamo noi stessi; e perci ho riputato mio debito significarli subito queste necessarie considerationi, acci poi possa risolversi a quello che l'istessa sua prudenza molto meglio potr dettarli che alcuno di noi.
Le notationi in proposito delle attioni del S.r Filippo Salviati bo. me. verranno molto a proposito per sodisfar alli nostri debiti verso quel personaggio, e le aspettar con desiderio(636).
L'ascrizzione de'tre soggetti fu gi conclusa con tutti i voti favorevolissimi: hora s'attende alla scoltura delle pietre, qual compita V. S. sar subito avisata, che intanto potr con occasione accertarne il gentilissimo Sig.r Marsili, che con tanto affetto ci favorisce.
Altro non aggiugner con la presente per non esser pi longo: affettuosissimamente bacio a V. S. le mani, e le prego da N. S. Dio ogni contentezza, come fa anco la mia S.ra Principessa. E di noi posso avisarle, che, Dio gratia, ce la passiamo bene, e pensiamo trattenersi in Roma quest'anno tutto e parte del seguente.

Di Roma, li 26 Aprile 1625.
Di V. S. molt'Ill.re


Il S.r Stelluti  qui meco e le bacia le mani, et insieme attendiamo a tirar avanti le stampe gagliardamente, e massime del Messicano(637).


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi L.o P.



1724...

MARIO GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 maggio 1625.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ier sera ricevei la gratissima di V. S. de'28 del passato, insieme con un piego per l'Ecc.mo S.r Princ.e di S. Angelo(638), al quale lo mandai subito, ma non era in Roma, e per questo si differir il trovarci con S. E., Monsignor Ciampoli, etc.; il che seguir subito che sia tornato, e io porter a V. S. avviso di quello che avranno discorso, facendo pensamento d'esser cost tra pochi giorni, dove desidero di trovarla con buona sanit, che il Signore Dio gliela conceda con ogni altro bene. E le bacio le mani.

Di Roma, 3 di Maggio 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Io non so d'essere ancora dichiarato dell'Accademia de'Lincei, bench io sappia d'esser destinato a quest'onore: per non ho ancora avuto la nota de'SS.ri Accademici, per complire con essi e ringraziarli dell'onore fattomi. Se l'avr avanti la mia partenza, l'arrecher meco, e le ne dar copia.


Ser.re Aff.mo e Obb.mo
Mario Guiducci.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1725.

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 7 maggio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 17. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re P.rone mio Oss.mo

Domenica gionse Mons.re Cursini(639) con il(640) Padre D. Benedetto con buonissima salute. Fui dal Padre subbito, ch la disicupatione publica mi concesse agio di poter uscire privatamente di Palazzo, ove di presente stanzo per essere stato eletto de'Signori nel presente bimestre; e le significai il gusto di V. S. Ecc.ma circa il fare vedere a Monsignore, col suo mezzo, la di lei risposta all'Ingoli, che si compiacque favorirmi: al che mi rispose che fosse io quello che per ogni maniera gliela presentasse; e conoscendo le ragioni che addusse per buone, pressi risolutione di seguire quello che poi tanto pi mi successe meglio fatto, quanto fu incidentemente: essendo per altri interessi da Monsignore, e richiedendo da un mio staffiere alcune pistole, che le havevo fatto portare per mostra d'altre ch'egli desiderava che fossero fatte a sua instanza, pigliando il staffiero equivoco, present la risposta di V. S. Ecc.ma e la proposta dell'Ingoli in vece delle pistole; ond'io hebbi buona occasione di farle una ricercata intorno alla poca cognitione dell'Ingoli in materia d'astronomia. Gliele lasciai, volendole portar seco il giorno seguente a Ferrara, incaricando per il Padre D. Benedetto della cura della restitutione. Spero bene che Monsignore, con tutta la terribile ferrocia del suo ingegno, difficile ad essere captivato, rester persuaso della verit del fatto, come le potr meglio a bocca riferrire il Padre. Fratanto star attendendo da V. S. Ecc.ma aviso di quanto sar necessario ch'io esequischi nel ricevere l'annello promesso, perch'io non sono n pi n meno informato delle loro cerimonie e consuetudini Lincee, di quanto sono o sar avisato dalla cortesia di V. S. Ecc.ma; la quale pregando dell'aviso del ricapito delle mie antecedenti inviatele(641), bacio per fine humilmente le mani.

Di Palazzo, li 7 di Maggio 1625.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.r Vero
Cesare Marsili A<... .



1726.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 27 maggio 1625.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Passa in questo punto di qua il S. Benedetto Hetz Todesco, scultore in avorio e mio amicissimo, e per le sue qualit degno d'esser servitore di V. S.; e perch ieri appunto ricevei dall'Ecc. Sig. Pr. Cesi l'anello con lo smeraldo per inviarlo a V. S., con questa occasione glielo mando. Dal S. Mario Guiducci aspetto la nota de i compagni Lincei, e subito gliel'invier. Penso che l'apportator di questa, che se ne torna in Alemagna, si tratterr 2 giorni in Bologna per veder la citt: se gli bisognasse in alcuna cosa il favor di V. S., la prego a fargliene grazia, che sar bene impiegato, et io glie ne terr obbligo particolare. E perch  col pi nella staffa, non sar pi lungo: gli bacio affettuosamente le mani, ricordandomegli vero servitore.

Da Bellos.do, li 27 di Maggio 1625.
Di V. S. molto I.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1727.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Lodi, 28 maggio 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 212. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Credo che V. S. sapr il motivo fatto dal molto R. P. D. Benedetto in Bologna per la persona(642) mia circa la lettura di matematica; per il qual effetto gi, conforme all'ordine datomi dal sudetto Padre D. Benedetto, ho mandato ad un(643) di quei Signori Bolognesi due propositioni: la prima , dividere un parallelogrammo in 4 pezzi, come gli pu mostrare il parallelogrammo af, [vedi figura 1727.gif] i quali sieno spatii uguali, restando pur le ab, cd, uguali; la seconda , che lo spatio compreso dalla prima spirale e linea retta, principio della rivolutione, sia 1/3 del primo circolo; il che dimostro diversamente da Archimede(644). Mi ha risposto quel Signore, che le ha trascorse, ma che non le ha potuto leggere attentamente, e che desideraria da me qualche discorso o pensiero astronomico. Io, perch m' convenuto un pezzo fa attendere ad altri studii, come dir di predica, per compiacere a'miei superiori maggiori et anco per non haver in questa citt con chi conferir della proffessione, non mi trovo cos hora (mancandomi anco i libri, massime moderni) da poter dar sodisfattione in questo a quei Signori, massime che forsi desiderano sentir qualche cosa della constitutione mondiale, intorno alla quale io non saprei che mi dire, perch lei sa come sia difficile trattarne. A me bisognarebbe una commodit di veder le cose moderne, la quale mi succederebbe co 'l negotio promosso, quando riuscisse. Gi trascorsi tutto l'Almagesto; ma che mi giova, se da molto tempo in qua non ho havuto con chi conferirlo? s che mi son ben restati i principii geometrici, ma del resto non m'assicuro se non con un puoco di studio; e dovendo pur dare adesso qualche sodisfattione a quei Signori, gliene do parte, chiedendoli suo consiglio et agiuto, proponendomi lei ci che li parrebbe a proposito ch'io gli mandassi. Desidero un puoco che veda se questo mio pensiero s'accosta al vero: gi (se ben mi ricordo) credo facessi computo della mole corporea de'pianeti e terra, e ch'io trovassi la somma della corporeit di tutt'i pianeti, compresavi la terra, adeguarsi al corpo solare, puoco pi o meno, quanto si potria attribuire alla loro ignorata precisa quantit; pur potrebb'esser che quel computo fosse o errato o mal fundato. Per prego V. S. dia un puoco un'occhiata a questo(645). Mi favorisca(646) poi per gratia salutar il molto R. P. D. Benedetto, pregando per tanto V. S. a darmi risposta, o il sudetto Padre per lei; e di gratia non manchi, e mi perdoni se li do fastidio. Finisco basciandoli le mani.

Di Lodi, alli 28 Maggio 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri Gesuato.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Gal.ei
Fiorenza.



1728.

CESARE MARSILI a GALILEO [in Firenze].
Bologna, 4 giugno 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 21. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re P.rone mio Oss.mo

Mentre l'amico di V. S. Ecc.ma(647) gionse con l'annello, io non mi trovavo a Bologna, onde non ho havuto campo di servirlo in alcuna parte, come sarebbe stato mio desiderio et debito. Lo lasci per ad alcuni mercanti Tedeschi, che all'arrivo della sua, sotto l'ultimo di Maggio, mi fu ricapitato. Ringratio per, V. S. Ecc.ma, e ne ringratiar similmente il S.re Prencipe.
Mi piace poi sommamente intendere il sano arrivo del Padre D. Benedetto, al quale ella si compiacer, se per  cost, salutarlo a nome mio, e ricordarmeli per tutto suo.
Finito questo mese(648), forsi piacer a N. S. ch'io possi satisfare il mio genio e servire a me medesimo col ritirarmi in villa. Procurer havere l'obiettioni(649) che V. S. Ecc.ma desidera contro il Copernico, e tanto pi spero d'haverle, quanto che i fratelli di Mons.re Ghiseglieri, governatore di Cesenna, mi favoriranno di mezzo per farmele ottenere. Saranno di breve a Bologna, essendosi partiti di Roma. Et con pregare a V. S. Ecc.ma ogni meritato bene dal Cielo, le bacio anche le mani e me li ricordo partialissimo servitore.

Di Bolog.a, li 4 di Giugno 1625.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
S.re Galileo Galilei.
Serv.r Dev.mo
Cesare Marsili.



1729.

PIETRO GASSENDI a GALILEO [in Firenze].
Grenoble, 20 luglio 1625.

Da PETRI GASSENDI ecc. Epistolae, ecc. Lugduni, sumptibus Laurentii Anisson et Ioannis Baptistae Devenet, M.DC.LVIII, pag. 4-6.

Viro Incomparabili Galileo Galilei, Magni Hetruriae Ducis Eximio Mathematico,
Petrus Gassendus S.

Quod ego te hac epistola iam tandem conveniam, humanissime Galilee, causa tum recens, tum antiqua, est. Mihi certe nihil est antiquius, quam colere summam sapientiam ac eruditionem tuam. Ex quo enim tempore tuus ille Caelestium Interpres tam incognita generi humano patefecit mysteria, dici non potest quo tacito cultu memet tibi devoverim. At vero, cum mihi nuper carissimus tibi mihique Deodatus(650) candorem illum exposuisset, quo cum amicis agere soles, dispeream nisi ad ineundam tecum non levem amicitiam illico inflammatus sum. Etsi enim tibi abs me, tum aetate, tum doctrina, tum aliis multis nominibus inferiore, nihil aliud quam observantiam singularem polliceri liceat; abs te vero nihil aliud quam ingenitam erga bonos studiososque propensionem exigere; facile tamen mihi persuasi, fore ut mihi non postremum amicitiae tuae concederes gradum, cum me observantissimum tuae virtutis esse agnosceres. Stupebis quidem, et merito, cum hominem incognitum tanta fiducia te adorientem considerare coeperis: at hic appello nativam illam animi tui sinceritatem; appello Uraniae amorem, qui te deduxit, et fama notum super(651) aethera reddidit; appello Deodati nostri, qui fuit ingenuae meae simplicitatis spectator testimonium; appello tandem superos omneis, si ita fari liceat, ad fidem tibi ingerendam, qua admirari desinas. Voluit quidem amicus is noster provinciam hanc sibi demandatam, ut et tibi significaret undenam ego aut quis essem, et cum hac epistola transmitteret tibi editi a me, libelli exemplum, quod esset mei erga te affectus quasi pignus et symbolum: at cum necesse habuerim tali amico morem gerere, sensi tamen singularem tuam humanitatem fuisse aliunde consilium meum aequi bonique consulturam; et donariolum quod attinet, ita volui acciperes, ut, cum indignum ego iudicarim quod in tuas incideret manus, ille tamen impenso studio curaverit incidere.
Nunc, cum ista primum scribenti viderentur sufficere, attamen, quod mihi videor non iam cum recente amico sed cum antiquo agere, agam ecce liberalius, eroque paulo diffusior, quam si diffidens amicitiae tuae timidiuscule scriberem. Imprimis ergo, mi Galilee, velim sic tibi persuasum habeas, me tanta cum animi voluptate amplexari Copernicaeam illam tuam in astronomia sententiam, ut exinde videar mei probe iuris factus, cum soluta et libera mens vagatur per immensa spatia, effractis nempe vulgaris mundi sistematisque repagulis. Utinam vero hactenus frui tuo illo recens instituto Mundi Systemate(652) licuisset? Quam adiutus enim promotusque fuissem in conceptis illis a me de mundo opinionibus? Somniasse quippe me aliquid circa hoc argumentum pervidebis facile, si digneris forte legere quod tribus dumtaxat verbis in praefatione libelli ad te missi polliceor me quarto libro tractaturum. Quamobrem etiam intelliges, quam ardenti desiderem studio, quid tu hac in parte sentias, quamprimum accipere, cum tu caelestium arcanorum sis sagacissimus scrutator particepsque consultissimus. Cur porro foetum, quem iam parturiebas cum Nuntium praemitteres, huc usque non emiseris(653), etsi assequor forte coniectura, nondum tamen plene didici. Hoc saltem fortassis profiteri liceat, magnam factum iri rei literariae cordatisque divinissimarum scientiarum studiosis iniuriam, si tantum opus suppresseris. Certe nisi obstiterit legitimum impedimentum, oratum te atque utinam exoratum esse noveris, ut rem adeo desideratam bonis amplius non invideas. Quod si, vel certo consilio tuo, vel fatis ita ferentibus, sic te continere debeas, ut ne quidem etiam cum amicis institutum tuum per literas communices, absit a me ut sperem postulemve conscius illius fieri. Sic me tamen habeo, ac in gradu adeo eminenti benevolentiam tuam colloco, ut, si vel vacet vel liceat, quidpiam sis mihi significaturus, ubi me inardescere hoc desiderio rescieris.
Perlegi, praeter Nuntium tuum, treis illas De maculis solis ad Welserum(654) epistolas, quas profecto, quam sint dignae acumine et iudicio tuo, non est quod multis explicem. Sufficiat subscribere me ratiocinationi tuae circa macularum materiam, genesim, figuram, locum, motum, dissipationem, et si quae alia eiuscemodi accidentia macularum sunt. Doleo vero e nostra Gallia, et specialis etiam meae professionis, deinceps prodiisse, qui adeo infoeliciter de iisdem sit ratiocinatus(655). Non haereo, quin ipsius liber ad te usque pervenerit: ego dignum uberiore refutatione nunquam iudicavi, quam quae praemissa in tuis illis continentur Epistolis. Profecto, cum illa tua de maculis philosophia testem tot accidentium (quibus probe satisfacere alia ratione non licet) experientiam habeat; quid potius illi planetarum perpetuitati obiici possit, quam quod ne ipse quidem author observare potuerit vel unius reditum (qui menstrua tamen circiter revolutione fieri debebat) ex tanta multitudine? Caeterum librum qui a te de cometis scriptus perhibetur, nondum est datum conspicere; at quo ardore videre peroptem, dictu mihi facile non est. Cum susceperim enim defendendum, cometas esse corpora perpetua, eiusmodique opinioni phaenomena omnia cometarum speciali quadam ac propria ratione accommodem, coniector solertiam tuam posse mihi ad hoc plurima suggerere argumenta(656): neque enim dubito, quin pro ea qua coepisti philosophari libertate, quamplurima protuleris, vel in quae ego genio quodam foelici inciderim, vel certe ex quibus non parum coniecturae meae possint promoveri. Observationum a me factarum circa cometam qui sub finem anni 1618 affulgere telluri coepit nihil feci publici iuris, contentus si ex iis possim circa defectum parallaxeos, itemque circa directionem caudae in solis oppositum cum quadam eaque variabili deflexione, philosophari. Eadem ratione et de observatis solaribus maculis emittere nihil in animo est, nisi quod iuxta principia tua conducere videbitur ad impugnandum Aristotelismum adhortandumque homines ad aliquam verisimiliorem sanioremque philosophiam. Quandoquidem vero in memoriam observationum incidi, communicabo ecce unam, quam, ut equidem coniicio, non iniucunde accipies. Ea est eclipseos solaris quae postrema nobis Europaeis contigit, anno nempe 1621 aera et stylo qui vobis nobisque est usui.
Illam enim Aquis Sextiis observavi admodum exacte, nihilque ambigo quin tu, pro tuo caelestium amore (dum caelum vobis fuerit serenum), exactissime observaveris. Ego eadem methodo, qua et maculas, observavi; nisi quod circa maculas meridianum tempus expecto, ut, aliunde noto meridiani cum eccliptica angulo, verum in disco [vedi figura sole.gif] situm macularum accipiam. Radios solis itaque, per telescopium traiectos, in occlusam cameram excipiebam inferius, chartaceo albo bene complanato, descriptoque in eo circulo in quem radii cogerentur; cum adesset interim prope telescopium qui motaret ac centra vitrorum(657) soli semper opponeret. Diameter circuli, quae erat unius pedis Parisiensis, sic divisa fuerat in duodenas parteis, ut sexagenas etiam singularum per divisiones minutiores liceret adhuc colligere. Sed et circumferentiam in 360, hoc est heinc inde in 180, diviseram parteis, initio facto qua parte digiti primi erat initium; tum ut in magna occultatione liceret semper, usurpata heinc inde aequali limborum obscurationis distantia, cogere radios in circulum, et tumorem umbrae maximum in diametrum reiicere; tum ut exinde haberi posset diametrorum luminaris utriusque inter se proportio. Cum Tychonicae porro tabulae exhiberent nobis initium eclipseos circa horam matut. 7, observaturus praesto adfui ab hora circiter sexta. Aderat porro extra cameram excellens mathematicus Iosephus Galterius(658) (is scilicet ad quem primi libri Exercitationum mearum praefationem dirigo), qui statim atque appareret ac desineret obscurationis vestigium, solis altitudinem, quam sedulo sectabatur, ictu parieti impacto ceu ligno dato, acciperet. Contigit igitur eclipseos initium sole elevato 25 grad., 30 min.; finis vero, elevato 51 grad., 17 min.; hoc est, eclipsis [vedi figura sole.gif] coepit hora 7, min. 5, sec. 28; desiit hora 9, 31 min., 12 sec., numerando a media nocte quae praecessit meridiem praedictae diei 21. Digiti vero ecliptici maximae obscurationis exstiterunt 9 grad., 23 min., tuncque deficiebant utrinque ex circumferentia grad. 77, min. 30, unde elicere est aequaleis apparuisse luminarium diametros.
Iam si istheic observata eclipsis haec fuerit, habebimus saltem parallaxeos [vedi figura luna3.gif] pro varietate latitudinis locorum differentiam. Et cum latitudo Aquensis observata sit 43 grad., 33 min., ex discrimine istius cum vestra, ac differentia parallaxeos, colligemus quae fuerit tunc lunae a terris distantia. Hora etiam nos proxime (subductis nempe rationibus) certiores efficiet differentiae longitudinis Florentiam inter et Aquas Sextias. Certiores sane efficeremur, si istheic fortassis foret observata lunaris illa eclipsis quae contigit mense Iunio an. 1620, aut alia quae mense Novembri an. 1621; sciremus et differentiam Florentiam inter et Diniam, si alia rursus mensis Aprilis an. 1623, Florentiam vero inter et Parisios, si nupera illa huius anni quae contigit mense Martio: siquidem has omneis ego observavi, consignatasque habeo. Tu si easdem aut alias forte observatas communicare non gravabere, reponam ego, tibique gratias habebo sane quamplurimas.
Rogo te quam maximo possum animi conatu, ut saltem velis communicare cum Willebrordo Snellio, cuius ignota tibi non est in restituenda geographia sagacitas et sollicitudo. Perscripturus sum ad illum (quod voluit) proximis his diebus non pauca quae habeo huius generis, una cum exacta Aquensis, Genevensis, Lugdunensis, aliorumque pedum, longitudine. Certus vero propemodum sum, ut, cum etiam pedis Florentini desiderarit magnitudinem, imploraverit industriam et humanitatem tuam: seu fecerit seu non fecerit, non poenitebit me egisse apud te illius patronum; ita novi, utrumque vestrum bonarum artium promovendarum perquam studiosum existere. Certe si in regula lignea aut alia ratione transmittere Leydam ad ipsum digneris delineatum pedem, qualem apud vos asservari publice et interest et dubium non est, cautionem me do, te in homine non ingrato beneficium collaturum. Ego quid hic adiiciam praeter verecundiam nihil habeo, quamquam etiam erubesco ruborem meum profiteri apud hominem candidissimum: tu, quidquid id est, boni consule; agam imposterum uti voles. Interea me, quo non est tui observantior, Vir optime, ama, et de ingenuis artibus mereri nunquam desine.

Dabam Gratianopoli, Diniam meam brevi concessurus, XIII grad. Kal. August. anno M.DC.XXV.
Vale.



1730.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 agosto 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 23. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

So che V. S. non si scorda di me, e lo provo di pi con il testimonio delle sue cortesissime lettere. Le rendo affettuosissime gratie dell'uffitio che ha voluto passar con me, conforme al nostro instituto, e pu rendersi certa che se mi ha prevenuto con lettere, non mi ha per prevenuto con l'animo, con il quale io son sempre seco.
Il trattato che giunse a V. S. le settimane passate, fu di ordine di N. Signore medesimo, il quale, ragionando di mandarlo a i pi letterati, nomin lei il primo di tutti gl'altri. Sento poi particolar piacere che ella vada tirando avanti i suoi Dialoghi, sperando di gustare anco in questo il mirabil ingegno di V. S., alla quale bacio con reverente affetto la mano, e le desidero ogni prosperit.

Di Roma, il d 30 Agosto 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


alla quale io vivo partialissimo servitore, come anco tutti li virtuosi che frequentano li miei appartamenti, nelli quali bene spesso come miracolo di natura e splendore d'Italia si celebra l'ingegno del S.r Galileo. Ella mi d felicissimo avviso mentre mi accerta del progresso delli suoi Dialogi. Noi qua siamo molti che desideriamo rivederla e servirla, et allora s pretenderei che delle mie conversationi si potesse parlare con stupore. N. Signore mi parla della persona sua con singolare affetto, e si ricorda della intentione data(659), et a'giorni passati mi disse, scusandosi del passato, che quanto prima l'haverebbe effettuata. Del resto io me ne vivo con sanit e con letitia, nelli medesimi termini ne'quali ella mi lasci e con le medesime opinioni intorno al governo del genere humano.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obl. Ser.re
Gio. Ciampoli.



1731.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 26 settembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 214. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Trattenevo questa risposta alla gratissima di V. S. per poterle inviar qualche cosa di nuovo de'nostri continui lavori, et anco insieme darle nuova d'alleviamento delle mie noiosissime molestie. Mi riesce, col mandarle l'accluso foglio(660), la prima parte; ma la seconda posso solo accennarlene la speranza, della quale la detta espressione ne sia buon auspicio e hieroglifico. Questo  fatto per significar tanto pi la nostra divotione a'Padroni, et esercitar il nostro particolar studio delle naturali osservationi. Non  ancora potuto presentare, e perci V. S. mi far doi gratie: la prima, di non mostrarlo ad altri sino al'aviso di qua della presentatione, che le ne mandar poi molte; seconda, di avisarne se vi osserva qualche minutia di pi, o corregge qualche cosa, e ci subito, acci sia in tempo.
Sig.r mio, per quanto posso sottrarmi alle continue noie che da venticinque anni in qua mi danneggiano e tengono quasi sommerso, non lascio d'attendere alle mie particolari fatighe et alle communi del'impresa e stampe, e si fa quanto si p; e da che sono in Roma, nel Messicano(661) sono stampati pi di cinquanta fogli, con aggiunta di molte novit. Questo  quanto posso dirle di me al presente, e che, Dio gratia, con la famiglia sto con bona sanit.
Goderei di sentir che V. S. stasse bene, e le sue scritture a buon porto: voglio sperare, come sommamente desidero, l'uno e l'altro. Intanto le rendo infinite gratie del saluto, e molteplice glie lo rendo di tutto cuore, sperando anco sentir qualche cosa circa la sua venuta, come gi accennava.
Con grandissimo gusto sento, insieme con la mia S.ra Principessa, le buone nuove che V. S. mi d del Sig.r Mar.se mio cognato(662); e lei et io baciamo a V. S. le mani con ogni maggior affetto. N. S. Dio le conceda ogni contentezza.

Di Roma, li 26 7mbre 1625.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1732.

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 ottobre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 25. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Se il S.r Galilei  stato mio partialissimo per il passato, ha da esser molto pi adesso, che nella vita che ho da fare sar molto pi disoccupato per godere delle sue lettere, opere, e perch non anco della conversazione per molti mesi? Io so bene che la b. m. di Mons.r Dini(663) l'havrebbe desiderato a Fermo con l'occasione di Loreto(664); e se V. S. non lo metter in esecutione a tempo mio, quando io gliela perdoni per me, non potr gi perdonarla per lui, del quale io son obbligato per tanti titoli a far vive tutte le dispositioni e volont, e V. S. non meno, per il bene che le portava.
La ringratio della congratulatione affettuosissima, e le ricordo l'haversi cura della salute per il ben publico, e lasciar far i disordini al nostro P. D. Benedetto, che  venuto qua con una sanit infinita, e non teme d'aria n di fiumi. Del resto io desidero in estremo di rivederla, e lo spero in qualche luogo presto, con qualche lettione de'suoi Dialoghi, a'quali desidero luce quanto prima. Et a V. S. bacio per fine le mani.

Roma, 10 Ottobre 1625.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Ser.re
Gio. b., eletto di Fermo.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei,
Firenze.



1733..

GALILEO ad [ELIA DIODATI in Parigi].
[Firenze,] 20 ottobre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. V, T. VI, car. 83r. - Copia di mano di VINCENZIO VIVIANI. In capo a questo frammento si legge di mano dello stesso VIVIANI: "20 Ottobre 1625. Risposta ad una de'.... (sic), che non ci ".

Io poi, per quanto mi concede l'et, ch' molta, e la sanit, ch' poca, mi vo trattenendo in iscriver alcuni Dialogi intorno al flusso e reflusso del mare, dove per diffusamente saranno trattati i due sistemi Tolemaico e Copernicano, atteso che la causa di tale accidente vien da me referita(665) a'moti attribuiti alla terra, etc.



1734..

GALILEO a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze, ottobre 1625].

Arch. di Stato in Pisa. Universit, Filza n. 21. (Negozi dello Studio, Filza n. 5), car. 440r. - Autografa.

Ser.mo Gran Duca,

Galileo Galilei, devotissimo servo e vassallo di V. A. S.ma, humilmente la supplica che voglia restar servita di concedergli un luogo nella Sapienza di Pisa per Vincenzio suo figliuolo(666); della qual grazia gli rester perpetuamente obbligato, e ne pregher il S. Dio per ogni sua maggiore felicit.



1735..

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 novembre 1625.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 42. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Poich V. S. mi d nuova cos buona di voler esser qui prima che finisca l'Anno Santo, ne voglio dar un'altra a lei, cio che tengo sicuro ch'ella mi trover qui, pensando assolutamente di non poter essere sbrigato dalla Corte a Natale. Me ne rallegro per con me stesso, et aspetto con desiderio particolarissimo V. S., la quale mi trover al giardino del S.r Card. Bandini(667), dove mi son ritirato doppo che ho lasciato quegli strepiti delle liti, che hebbono forse da assordarla.
Ho fatto quella diligenza che V. S. pu credere con i Padri Lateranensi per l'olio ch'ella desidera; e perch non se ne trovano niente al presente, mi mandano hoggi a dire che fra otto giorni sar qui un Padre che ne ha: e V. S. s'assicuri che subito gli sar attorno, e vedr con ogni diligenza di haverlo ed inviarglielo. Cos fussi io buono, col calore dell'affetto partialissimo ch'io porto al suo merito, per riscaldare e risolvere quell'humore che la travaglia, che crederei di spender bene ogni cosa. Sapr il tutto con le prossime lettere, et intanto di tutto cuore le bacio le mani.

Roma, p.o Nov.e 1625.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Ser.re
Gio. b., eletto di Fermo.



1736.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 novembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 27. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Il Padre Maestro Fra Leonardo della Vacchia haver potuto per s stesso referire a V. S. quanto io stimi i cenni suoi, e quanto ardente si conservi in me l'affetto et il desiderio di servirla, potendosi veramente render certa che mentre non potr impiegarmi per lei, non mancher di farlo con ogni premura per gl'amici suoi. Fu introdotto a baciare il piede a N. Signore, il quale con tal occasione fece benigna mentione di V. S. Io poi, vivendo con ardente brama di godere i suoi discorsi ripieni de meraviglie, senza mai finir di reverirla, le bacio affettuosamente le mani e le prego la pienezza d'ogni contento.

Di Roma, il d 8 Novembre 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1737...

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 novembre 1625.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re S.re mio,

Ho in casa l'olio che desidera V. S.(668), e vedr di mandarlo per qualche fidata occasione, se lei medesimo non me ne suggerisce qualcuna a suo modo. L'averlo trovato e servito a V. S. con diligenza non  niente, se non ne seguisse l'effetto che si spera; per di questo ne pregher Dio quanto posso: e sto con particolar desiderio attendendo di sapere s'ella sar qui prima che finisca l'Anno Santo. Baccio a V. S. le mani, e prego felicit.

Roma, 8 Nov.e 1625.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Ser.re
Gio. b., eletto di Fermo.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.re mio
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1738...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 novembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 216. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Con la lettera di V. S. molto Ill.re non ho riceuta l'altra per il loco di Sapienza per il Sig.r Vincenzo(669), come lei mi accenna. Nel resto non mancar somministrare al medesimo Sig.r Vincenzo dinari ne'suoi bisogni sino ad altro avviso.
Ieri sera tornai di Livorno, dove andai venerd e vi sono dimorato il sabato, la domenica e luned, giorni tutti di vacanza; e perch hoggi si  letto, non ho voluto mancare, massime che in Livorno non si haveva nova nessuna del S.r Card.l Legato(670).
In questi giorni ho dimostrato geometricamente la seguente propositione, con assai facilit: Che la quantit di acqua che scorre per un fiume, mentre  in una altezza d'acqua, alla quantit dell'acqua che scorre nel medesimo fiume mentre si ritrova in un'altra altezza d'acqua, ha la proportione composta della velocit alla velocit e della altezza all'altezza. Nel resto sto bene, e tutto al servizio di V. S.; e li bacio le mani.

Pisa, il 12 di 9mbre 1625.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Cast.li

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1739.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 14 novembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 218. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re P.rone mio Oss.mo

Hor hora mi  capitata l'inclusa, la quale ho havuto carissima per molti rispetti, e particolarmente per haver occasione di salutarla, chiederle del suo ben stare, et dirle ch'io resto ansiosissimo di qualche sua scrittura. Subito che haver il discorso del S.re Chiaramonti, l'inviar a V. S. Ecc.ma; ma di gratia, questo stia tra noi.
Il nostro S.re Achilini(671) fa stupire il mondo con le sue erudite lettioni, ancorch di legge. Mi favorir, la prego, di tenermi in gratia del S.re Prencipe nostro, et far a mio nome una raccomandatione al S.re Mario et al Padre D. Benedetto.
Non posso con questa occasione non significarle un mio pensiero contro l'inalterrabilit del cielo, venduta d'Aristotile: qual , che se il cielo non fosse alterabile, non saprei che ufficio se havesse il lume della luna quando  nuova, essendo che in quel tempo tutto sta rivolto verso il cielo; anzi che sempre, ancorch piena, non si pu negare che pi lume non diffondi verso il cielo che ver la terra: et perch non m'indur mai a credere che solo per rendere le scambievolezze(672) delle mutationi delle faccie il sopravanzo sia gettato, non essendo la natura, nelle sue attioni, n superflua n manchevole, se dunque haver ufficio, per ci occorrer, che in quella parte sia materia nella quale ella possi operare altro effetto che la semplice illuminatione, della quale, a mio credere, non ne ha bisogno il cielo; poich, che cosa pu pregiudicarle l'ombra, dir, di Venere, s'egli  inalterabile? l onde, s'operar altro che illuminare, lo alterar, ch' quanto pretendo. So che il simile si potria dire dei raggi solari e degl'altri pianeti, nel passare per lo cielo prima che giongano al concavo della luna; ma pare in un certo modo che meglio stringa l'argomento nella luna nuova, che non manda lume in quel tempo verso la terra, che non fa negl'altri pianeti o nel sole, che sempre parte del suo lume mandano verso lei, quando sono veduti.
La prego scusare questo tiro di penna, scritto curenti calamo. Scuser l'imperfettione della ditatura, ne pigliar il senso del ditatore, ch tanto porge ardire la sua cortesia di chiedernele il suo senso. Et a V. S. Ecc.ma per fine bacio le mani.

Di Bolog.a, li 14 di Nov.bre 1625.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
[vedi figura 1739.gif]

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.rone mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



1740...

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Genova, 15 novembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 220. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Col.mo

Il mio silenzio appresso di V. S. spero non sar per chiamarmi contumace; e cessando urgenti occasioni, non so come non si rubbi il tempo ad occupare gli amici e padroni in complimenti di lettere. Confido ancora che dalla sua cortesia mi sar liberalmente condonato quando alcun defetto mi si dovesse imputare.
Viene a cotesta citt il P. D. Bartolomeo Tiberii nostro, e suo compatriotto. L'ho pregato a far(673) reverenza a V. S. a mio nome. Egli saria curioso di uno occhiale piccoletto; supplico V. S. volerle assistere, acci lo consegua, che sodisfar il mastro; solo vuol esser assicurato che sia stato nelle mani di V. S., come vero authore di questo strumento. Mi far gratia di degnarsi favorirlo non pi che del suo aiuto e sapere.
Questi rumori fastidiosi di guerra hanno fatto depuonere la curiosit del studio a molti: e veramente il motivo  stato efficace. Il S.r Imperiali le fa reverenza. V. S. nell'ultime sue lettere mi accenn che haveva non so che opera per mano; et io sono molto avido delle cose sue. Mi  occorso riveder quell'operetta sua delle cose che stanno su l'acqua, et mi  stato nuovo che gi tre anni la ristampasse(674) con aggrandirla nobilissimamente. Se poi del suo Saggiatore  uscito altro, desidero esserne avvisato. Supplico V. S. volermi far participe delle tavole che spero habbia adornato delli Pianeti Medicei, tenendo che non si sar contentato di accennar solo li periodi, ma vorr far pubblico cos nuovo et delicato studio. Delli accidenti di Saturno similmente ella haver digesto i suoi ritrovamenti, e parimente la supplico dirmene quel pi che dalle cose sue stampate haver aggiustato.
Desidero haver nuova della sua salute, la quale le bramo molto longa: e le faccio reverenza, b. le mani.

Di Genova, a'15 Novembre 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


[vedi figura 1740.gif]

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze(675).



1741..

SCIPIONE CHIARAMONTI a GALILEO in Firenze.
Cesena, 16 novembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 222. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron mio Oss.mo

M' finalmente venuto in mano il libro scrittomi contra dal Keplero(676), ch' pi tosto una filippica ch'una scrittura matematica: e perch ha aggiunta al libro da lui intitolato Iperaspiste di Ticone una appendice sopra il libro di V. S. Ecc.ma contra la Libra Astronomica(677), dove alcune cose nota, se bene l'occasione principal  stata l'attestatione da lei fatta al mio Antiticone(678), n'ho voluto dargliene questo conto, se per aventura altronde non le fosse venuto; se bene non credo ch'alla gloria di lei possa venir ostacolo da leggiero oppositore, bench sopra il suo merito celebrato. Riceva in tanto l'aviso mio per segno della mia servit, e le baccio di vivo cuore le mani.

Di Cesena, il d 16 Novembre 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


In questo tempo, meno di due settimane c'ho havuto il libro, ho fatto progresso nel rescrivere. La maggior fattica  scoprire li suoi nascondagli: del resto sa V. S. la poca sodezza della persona. Vi attizza il P. Grasso(679) a rispondermi, et i parenti di Ticone a chiamarmi in duello cavalleresco; che le servir per ridere.


Oblig.mo Ser.re
Scipione Chiaramonti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.ron mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1742.

GALILEO a BENEDETTO CASTELLI in Pisa.
Firenze, 21 novembre 1625.

Biblioteca Palatina in Parma. Bacheca. - Autografa.

Molto R. Padre e mio Sig.r Col.mo

Mi rallegro assai del progresso idraulico, et aspetter con desiderio le 3 ultime proposizioni con le lor dimostrazioni: dico di queste 3, perch la prima  assai chiara, atteso che, stante la medesima altezza l'acqua che passa  come la velocit, e stante la medesima velocit l'acque che passano son come l'altezze; e per, mutate altezza e velocit, l'acque che passano hanno la proporzione composta delle 2 dette etc.(680)
Quanto al mandato, non lo mando, perch voglio procurar, se sar possibile, di venire sul mio di qua, senza la perdita di 4 o 5 per 100. Ricevei i piatti, ma inferiori assai a quelli della P. V., e con pagar di condotta il doppio di quello che si paga per l'ordinario, che cos fu pattuito in Perugia dal P. D. Angelo(681): ma questo poco importa. Mi avviser della prima spesa, et io sodisfar il tutto.
Scrivo in fretta, in casa del S. Niccol Aggiunti, essendo l'ora tarda, per essermi trattenuto ben 2 hore col nostro Ser.mo Padrone in dar principio alle mecaniche.
Qua mi  comparso 4 fiaschi di greco e 50 cantucci, mandati non so da chi: favoriscami d'intender se dal S. Lorio(682) o da altri, e me l'avvisi, acci possa renderne grazie. Mandai la palandrana a Vincenzo(683), e non mi scrive la ricevuta: desidero intender quello che fa.  notte, et io ho a tornare in villa: gli bacio le mani insieme col S. Niccol.

Di Fir.ze, li 21 di 9mbre 1625.
Della P. V. molto R.
Ser.re Aff.mo
G. G.

Fuori: [....].mo
Don [... .]i Studio, in
Pisa.



1743.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 22 novembre 1625.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho letta con gusto la lettera del S. C. Ch.(684), e la rimando a V. S. qui alligata, et insieme una mia in risposta di una sua ricevuta da me questo giorno dal medesimo Sig. Cav., il quale mi d conto d'haver hauto la risposta del Keplero contro all'Antiticone, intitolata Iperaspiste(685), della quale havevo gi hauto avviso di Roma, e la sto con desiderio aspettando, perch intendo che in ultimo vi  anco un'appendice per il mio Saggiatore. Con non minor curiosit vedr la scrittura che V. S. sta attendendo, et il tutto rester coperto, come ordina.
Il discorso di V. S. contro all'impassibilit del cielo mi piace assai, et io ho di gi, ne'Dialogi(686) che vo scrivendo, inserito altre considerazioni circa la medesima conclusione. E veramente quando i cieli fussero quali se gli figurano i Peripatetici senza sapere perch, credo che non sarebbon buoni n per loro n per noi, n potrebbono operar cosa veruna; et in somma sarebber giusto qual sarebbe il nostro globo terreno, quando in esso non si facesse nulla, ma fusse un corpus iners et inutile pondus, tanto pi ignobile di quello che  al presente, quanto un cadavere di un animal morto  inferiore al medesimo vivente. V. S. a suo tempo vedr quanto scrivo in questo proposito.
Saluter in voce il S. Mario, e con lettere il P. Don Benedetto, per parte di V. S.; alla quale per fine bacio cordialmente le mani, e gli prego intera felicit.

Da Bellosguardo, li 22 di Novembre 1625.
Di V. S. molto I.
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei.



1744..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 10 dicembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 224. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Rendo molte grazie a V. S. che si sia degnata di mandarmi le sue considerazioni intorno al moto de'fiumi(687), e maggiore sar il mio obligo se lei applicar la mente a quelle chiavi per aprire ingressi ad accidenti maggiori, come mi accenna nella sua; e non solo io rester obligato, ma tutti i galanthuomini, e si verificar un mio detto in Ferrara, in Bologna e ultimamente in Roma, che questa era materia per l'ingegno di V. S., e non per il mio, come ogni d pi vo conoscendo.
Mi occorre significargli un garbuglio che mi passa per il capo, il quale  stato in gran parte, e forsi totale, causa che io non dimostrassi i due ultimi pronunziati, e che nel dimostrare la terza proposizione tenessi il metodo che ho tenuto. Il garbuglio  questo: che non ho mai potuto saldare la partita, n trovo modo di saldarla, Se l'acqua corra con la medesima velocit nelle parti superiori come nell'inferiori. E per tanto, per sfuggire questo punto, o, per dir meglio, per non haverne bisogno, ho tralasciato il concetto di quei prismi d'acqua che passano per le sezioni etc., perch se queste correnti non sono le medesime nelle parti superiori che nelle inferiori, non ritrovo quei prismi: e so che nasce dalla mia debolezza; per V. S. mi scusi, e apra la mente, perch doven[to] matto intorno a questa materia.
Ho fatta l'ambasciata al S.r Vincenzo. Ieri sera tardi, a 23 hore, Livorno spar tutta l'artiglieria, s che il Sig.r Card.l Legato(688) deve esser gionto; et io hora voglio partire per Livor[no], gi che non fui a tempo ieri sera, e far riverenza a S. S. Ill.ma da parte di V. S. Con che li bacio le mani.

Pisa, il 10 di Xmbre 1625.
Di V. S. molto [Ill.re et] Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castel[li].

Ho mandata al P. Abate di Badia una copia di queste mie cosette, nella quale ci  un poco di gionta, con ordine che la dia al Sig.r Mario. Se la vole vedere, lo dica al Sig.r Mario.

Fuori: Al molto Ill.re [et] Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
[....] Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1745..

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 10 dicembre 1625.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 167. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo

Il S.re Dott.re Claudio Achillini  divenuto talmente partiale, dopo haver viste le opere et scritture di V. S. Ecc.ma, che ardisco dire non cedi a me medesimo: per io sto con gran desiderio ch'ella si compiaccia che per una sera (se cos  di suo gusto) le facci vedere la risposta ch'ella fece all'Ingoli, che si compiacque favorirmene.
Inviai la lettera che ricevei da V. S. Ecc.ma al Cav.re Chiaramonti, al quale anche adimandai il libro del Keplero(689) scrittole contro, sapendo che ne haveva due copie; il quale mi ha significato che me lo inviar quanto prima, con le scritture promesse. Se V. S. Ecc.ma comandar, far far copia dell'appendice contro il suo Saggiatore, e gliela recapitar.
Tenendo in obligatione di risposta di una del Padre D. Benedetto, perci non incaricar V. S. Ecc.ma di salutarlo. E con tal fine le faccio humilissima riverenza e le bacio le mani.

Di Bolog.a, li 10 di Dec.bre 1625.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Galileo Galilei.
Oblig.mo Ser.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.rone mio Oss.mo
Il S.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



1746.

MARIA CELESTE GALILEI a [GALILEO in Bellosguardo].
Arcetri, 19 dicembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 51. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Del cedro che V. S. m'ordin ch'io dovessi confettare, non ne  accomodato se non questo poco che al presente gli mando, perch dubitavo che, per esser cos appassito, non dovessi riuscir di quella perfezione ch'io havrei voluto, come veramente non  riuscito. Insieme con esso gli mando dua pere cotte per questi giorni di vigilia. Ma, per maggiormente regalarla, gli mando una rosa, la quale, come cosa straordinaria in questa stagione, dovr da lei esser molto gradita, e tanto pi, che insieme con la rosa potr accettar le spine, che in essa rappresentano l'acerba passione di Nostro Signore; et anco le sue verdi fronde gli significheranno la speranza che (mediante questa santa passione) possiamo havere, di dover, doppo la brevit et oscurit dell'inverno della vita presente, pervenire alla chiarezza e felicit dell'eterna primavera del Cielo: il che ne conceda Dio benedetto per sua misericordia. Et qui facendo punto, la saluto insieme con S.r Archangela affettuosamente; et stiamo ambe dua con desiderio di saper come stia V. S. al presente di sanit.

Di S. Matteo, li 19 di Xmbre 1625.
Di V. S. molto Ill.re


Gli rimando la tovaglia nella quale mand involto l'agnello; et V. S. ha di nostro una federa, che mandammo con le camice, una paniera et una coperta.


Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.



1747.

GALILEO a BENEDETTO CASTELLI in Pisa.
Bellosguardo, 27 dicembre 1626.

Biblioteca Palatina in Parma. Bacheca. - Autografa.

Molto Rev.do Padre e mio Sig.r Col.mo

Con l'augurargli felice Capo d'anno e rallegrarmi che si sia liberata dal suo male, assai da me hauto in orrore, vengo a rispondere alla gratissima sua, significandole che mi piace che Vincenzo si porti bene, come anche mi significa il S. Pieralli(690), e che spenda quello, che ella gli somministra, onoratamente; avvertendo per che si potrebbe spendere onoratamente molto pi di quello a che le mie forze si estendono: per, essendo uscito di quelle spese straordinarie che sono state necessarie farsi su questo principio, io mi contento, e di tanto deve contentarsi esso ancora, che per l'avvenire, cominciando con l'anno nuovo, habbia 3 scudi il mese, da impiegargli nelle sue spese minute; e di tanto faccia capitale, e ne compri figure di gesso, corde, carta, penne et altre cose di suo gusto: e dovr contentarsi di havere tanti scudi, quanti io della sua et havevo giuli. Di grazia si governi, e tema il suo nimico, perch  formidabile.
Non ho ancor vedute l'ultime sue scritture; ma intendo che sono in mano del S. Mario(691), e le vedr presto. Io ancora vo ghiribizando; e tra gli altri problemi sono attorno all'investigare come camini il negozio dell'accelerarsi l'acqua nel dover passar per un canale pi stretto, ancor che il letto habbia l'istessa declivit nel largo e nell'angusto.  tardi, e non posso esser pi lungo: gli bacio le mani e gli prego felicit.

Da Bell.do, li 27 di Xmbre 1625.
Della P. V. molto R.
Ser.re Aff.mo
G. G.

Fuori: Al molto R. Padre e mio Sig.r Col.mo
D. Ben.to Castelli, Lettore di Studio, in
Pisa.



1748.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze
Roma, 28 dicembre 1625.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 29. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Haverei passata la fine di questo Anno Santo con notabilissimo augumento di consolatione, se havessi havuta fortuna di veder e goder V. S. in queste parti nel serrarsi le Porte Sante, come ella accenna haverne gi fatto proponimento(692). Confido per tanto nel mio desiderio e nella futura stagione, che ben spero di veder di nuovo honorata la nostra conversatione de gl'ammirabili discorsi di V. S. Mentre ander nutrendo questa speranza con i buoni auspicii della benevolenza conservatale tuttavia da Nostro Signore, non resto di render a V. S. affettuose gratie del contrassegno inviatomi del continuato amor suo; e baciandole con tutto l'animo le mani, prego Dio che le augumenti ogni bene.

Di Roma, il d 28 Dicembre 1625.
Di V. S. molto Ill.re


Io non mi sono scordato mai dell'intentione datale da N. S.re per conto del S.r suo figliuolo(693), e l'ho ricordata. Trovo in S. S.t la medesima volunt, ma la scarsit dell'occasioni rende scusabile la dilatione nell'eseguirla. Io premo oltre modo acci ella resti consolata, e fra tanto le ricordo la mia obligatissima servit.


[S.]r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo et Oblig.mo Se.re
G. Ciampoli.



1749.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 dicembre 1624(694).

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 31. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

La sua lettera mi  stata gratissima, cos per darmi avviso della sua sanit, come anco per promettermi il discorso intorno a i problemi del timone(695). Ella non mi pu fare regalo pi pretioso, perch i parti del suo intelletto soprhumano sono stimati da me come tesori di sapientia celeste.
Mi rallegro poi che il Dialogo(696) sia quasi perfettionato e che la materia soprabbondi, perch quanto maggiori viaggi far la penna di V. S., tanto pi luce porter agl'ingegni.
Io lessi la risposta fatta all'Ingoli, e ne referii anco gran parte a N. S.re che gust molto dell'esempio del vaglio e di quei corpi gravi giudicati poco atti al moto, con quelle gratiose esperienze ch'ella ne adduce(697). Non mi scordai, con questa occasione, di rammemorar la promessa fattale per il S.r suo figliuolo, la quale mi fu rinovata: ma l'incontro malo fin qui  stato, che da qualche mese in qua, in una eccessiva penuria di vacanze, la Dataria ha fatto un poco di raccolta per poter dare la solita mancia alla famiglia pontificia. Subito che questo sar effettuato, io torner a ricordar gl'interessi del S.r Vincenzo, e procurer che si riduca all'atto la benigna intenzione di N. S.re. Prego Dio che conceda a V. S. ogni prosperit, con felice principio di questo e molti anni appresso.

Di Roma, il d 28 di Xmbre 1624.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.
Dev.mo et Obl.mo Se.re
G. Ciampoli.



1750..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 1 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 7. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Non scrissi a V. S. per l'ordinario passato, perch non havevo riceuta la sua dei 27(698), e non havendo cosa di nuovo se non due appendice al mio Trattatello del moto de'fiumi(699), le mandai al nostro Sig.r Mario, pregandolo che le comunicasse a V. S. In una toccavo un particolare scritto da Giulio Frontino, antico scrittor illustre, De aqueductibus Romae, nel quale mi pare che Frontino [...] haver errato nella misura dell'acque per non haver considerata la velocit; e tocco volentieri questo punto, perch insieme vengo a significare che il mio pensiero non  stato messo in campo da nessuno sin hora: nell'altra appendice noto il mancamento specificatamente de gli ingegneri del nostro tempo, e pi di quei di Ferrara, i quali, nel concludere l'alzamento che pu fare il Reno in Po, non tengono conto della variazione della velocit. Nel resto, quanto al problema che V. S. mi accenna, potrei dirli quello che ho considerato qui in Pisa nelle piene d'Arno, mentre l'acqua passa sotto gli archi dei ponti (minore sezione di quelle che sono avanti il ponte e dopo passato il ponte): ma perch ci vorrebbe pi presto comodit di voce che di penna, mi riserbo a dirli questo, con alcune altre cosette a bocca. In tanto se V. S. ritrova cosa alcuna, me ne favorisca, e mi conservi la sua grazia; con che li bacio le mani.

Di Pisa, il p.o del 1626.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Ho fatta [...]mbasciata al Sig.r Vincenzo, il quale si contenta di quel che piace a V. S.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il [...Galileo Ga]lilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1751.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 10 gennaio 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho ricevuto 2 hore fa il plico mandatomi da V. S.(700), e gli ho dato una scorsa, nella quale mi si sono le cose contenutevi rappresentate di non molta efficacia: e di che altra condizione possono esser le instanze ad una fermissima verit? Le rivedr pi posatamente, e se non faranno pi di quello che mi soglino far simili contradizzioni, so che mi andranno sempre calando tra le mani. La ringrazio intanto del favore, e sto aspettando la mia parte di Keplero(701). E perch l'hora  tarda, finisco con baciargli reverente le mani, con ricordarmi servitor di cuore e con pregargli da Dio intera felicit.

Di Fir.ze, li X di Genn.o 1625(702).
Di V. S. molto I.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1752..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 10 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 9. - Autografe le lin. 19-24 [Edizione Nazionale]. Ci che precede  di mano di FRANCESCO STELLUTI.

Molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Ringratio V. S. dell'augurio di felicit inviatomi in queste sante Feste di Natale, e prego il Signor Dio che di altrettanti beni consoli V. S., e la conservi sana, ch, come vedo nella gratissima sua, questi tempi cos humidi non la trattan troppo bene: per deve astenersi dalle fatiche, e non far se non quanto comporta il suo presente stato.
Circa all'Hiperaspistes del Keplero(703), dal nostro Stelluti intender che presto V. S. l'havera, non potendo io dirgliene cosa alcuna, non m'havendo permesso li miei travagli di poterlo vedere.
La sua venuta qui io non la desideravo se non quanto fusse stata di suo gusto e commodo e senza pregiudizio della sua sanit, la quale stimo tanto quanto la propria, onde ci studii pure per conservarla. Io apena posso respirare dalli tanti negotii e travagli e di corpo e di mente; con tutto ci non lascio qui dormire le stampe, lavorandosi continuamente, come V. S. poi vedr. Son sicuro che lei mi desidera ogni bene, et io con tutto l'animo le corrispondo, desiderosissimo mi comandi sempre: e con questo con ogni affetto di cuore le bacio le mani, e prego da N. S. Dio ogni contentezza.

Di Roma, li 10 di Gennaro 1626.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te


Li travagli presenti non mi permettono lo stendermi quanto io vorrei. Bacio a V. S. le mani, e la prego a commandarmi sempre.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1753.

CESARE MARSILI a GALILEO [in Firenze].
Bologna, 10 gennaio 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 168. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo

Hieri per un Padre Giesuato(704) inviai a V. S. Ecc.ma l'Iperaspiste del Kapleri(705), et alcuni spatii sono, le scritture di quel Cavaliere(706) contro la positione del Copernico. Spero che l'uno e l'altre saranno gionte sane; ma perch il libro mi  stato mandato in presto, perci non ho campo, mentre non ne capitasse qualcheduno nelle nostre librarie, del che subito l'avisar, di lasciarglielo per molto tempo. Haver caro d'intenderne la ricevuta, et anche, se non fosse troppo ardire il mio, il suo giuditio, s intorno a questo come anco intorno alle scritture, da poter, come me, scrivere al S.re Cavaliere, acci paia che queste cose da lui mandate siano da me state vedute. Et non havendo altro per hora che scrivere a V. S. Ecc.ma, per fine le faccio riverenza, et me le ricordo servitore partiale.

Di Bologna, li 10 di Genaro 1626.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
S.re Galileo Galilei.
Dev.mo Ser.re
Cesare Marsili.



1754..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 10 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 11. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Per le molte mie occupationi io non ho altrimente letto il libro del Keplero contro il Chiaramonti(707) se non in alcuni luoghi; e realmente il detto Chiaramonti vien mal trattato dal Keplero. Nel fin del qual libro fa un'aggiunta di otto carte, e la chiama Spicilegium ex Trutinatore Galilei: dice, essergli capitato alle mani il Saggiatore di V. S. dopo finito questo contro il Chiaramonti, e che, vedendoci il proprio nome e quello di Ticone spesso replicato, lo volse leggere e rispondere ad alcune cose in quello accennate di Ticone. Non per tratta V. S. in maniera che n'habbia a fare un libro et apologia formata, anzi in alcuni luoghi la loda; e tratta anco del Sarsi, ma si dichiara che non vuol esser giudice in questa causa. Si maraviglia che V. S. lodi il Chiaramonti, e che danni il sistema Copernicano, sopra che va scherzando e motteggiando. E qui sotto noter li capi principali dove tratta di V. S., cavati dal suo indice(708):

Galileus geometra.
Guiduccii sui personam substinet, dum ab observationibus(709) excipit.
Aestimator idoneus observationum.
Rigidus Tychoniani Pseudographematis censor.
Galilaei observata de coeli novitatibus et maculis Solis praestantissima.
Cur laudet Anti-Tychonem Claramontii.
Cur contra hypothesin Copernici loquatur.
Eius oscitatio.
Sarsio suspensa verba obiicit.
Negat solidos orbes.
Eius existimatio de Tychone mitigata.

Questi capi son notati nell'indice, ma non star a dirgliene altro, perch presto V. S. potr vedere il tutto nell'istesso libro; perch, essendo andato questa mattina dal libraro del Sole, che appunto sballava i libri forastieri venuti ultimamente, et havendogli dimandato se vi era l'Hyperaspistes del Keplero, e dettomi di no, me ne lamentai fortemente, perch sempre m'havea detto che veniva con questi libri: vi era per buona sorte presente il Padre D. Oratio(710), monaco di S. Prassede di Roma o di Vallombrosa, quale, sentendomi nominare V. S. e lamentare, volse sapere la cagione, la quale intesa, mi disse che lui gi compr uno di detti libri e che l'haveria mandato a V. S., giach tanto lo desiderava, e cos mi promise di fare senz'altro; et io ne sar il sollecitatore, se tarda a venire.
Si trova qui tuttavia il Padre Scheiner(711) Giesuita, che credo stampi le sue osservationi delle macchie solari(712); e disse alcuni giorni sono al nostro Sig.r Fabri, che cosa stampava di nuovo V. S.; a che rispose di non saperlo; e lui replic c'haveva inteso che stampava del flusso e reflusso del mare, e che desiderava di vederlo, e concorre con l'opinione di V. S. circa al sistema mondano.
Il Sig.r Principe fa stampare alcune cose intorno alla materia d'api(713), quali mander insieme con altre copie di quelle figure. Il detto Signore sta travagliato, poich mercord passato la Sig.ra Principessa partor un figlio maschio, e questa mattina  andato al Paradiso, non essendo arrivato al terzo giorno, e non  morto d'infantigliole come gli altri; di modo che di 3 parti c'ha fatti ultimamente la Signora, tutti son morti il terzo over quarto giorno: ond'io molto lo compatisco. Sia lodato il Signore, quale priego che conceda a V. S. e buona salute e lunghezza di vita con ogni altro desiderato bene: e le bacio le mani.

Di Roma, li 10 di Genn. 1626.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Se.r Aff.mo et Vero
Franc. Stelluti.



1755..

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 197. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Richiede l'affettione che V. S. mi porta, e che ha voluto di nuovo farmi palese nell'oportunit delle Sante Feste, ch'io le continovi quella dispositione della mia volont che si deve alle qualit di lei, la quale potr conoscere in ogni sua occasione. E per fine le prego felicit.

Roma, 14 Gennaro 1626.

S.r Galileo Galilei. Firenze.
Al piacer di V. S.
F. Card.l Barberino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1756...

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 20. - Autografa.

Molto Ill.re S.re

Mando a V. S. la licenza per tener in educatione la fanciulla ch'ella desidera nel monastero d'Arcetri; con tutto che io dubiti di non esser a tempo, havendo riceuto tardissimo la lettera ch'ella mi scrive.
Non hebbi mai avviso se capitassi a V. S. l'olio d'Artena(714) che le inviai: per mi far gratia di scrivermene una parola. E con tutto l'affetto per fine le bacio le mani.

Di Roma, 16 Genn.o 1626.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Aff.mo Ser.r
Gio. b., Arciv.o di Fermo.



1757.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 17 gennaio 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Per mano del P. Fra Buonaventura Gesuato ho ricevuto ieri sera il libro del Keplero(715), e dato una scorsa all'appendice che appartiene a me; e pochi giorni avanti(716) mi fu resa la scrittura del C. C.(717) contro all'ipotesi Copernicana: e se io devo a V. S. dir liberamente il parer mio, l'una e l'altra mi par cosa debolissima. Vero  che dell'appendice ne intendo pochissima parte, merc non so se della mia poca capacit, o pur della stravaganza dello stile dell'autore, del quale dubito che non potendo egli difendere il suo Ticone dalle mie imputazioni, si sia messo a scrivere quello che altri, n forse egli stesso, possa intendere. Quanto poi all'altro scrittore, haver largo campo ne'miei Dialogi(718) di confutare quel poco pi che ei produce oltre a i discorsi comuni de gl'altri, che veramente  pochissimo. In somma, Sig. Ceseri mio, i discorsi di questi primati rinfrancano in parte quella tenue, e dir pusillanima, opinione che ho sempre hauta del mio ingegno; e pi tosto che spavento, mi sento accrescere animosit a seguitar la cominciata impresa e procurar di condurre a fine detti Dialogi, pure che il Cielo mi conceda forze pi valide che quelle che mi trovo al presente, che pur son troppo debili per la mia mala sanit, alla quale appunto lo scrivere  capitalissimo nimico: il che serva anco per mia scusa con lei, se non mi distendo pi allungo.
Rimander a V. S. con la prima occasione l'una et l'altra scrittura; e trattanto, facendogli affettuosissima reverenza, insieme col P. Fra Buonaventura che  da me, gli prego intera felicit.

Di Fir.ze, li 17 di Genn.o 1625(719).
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1758..

SCIPIONE CHIARAMONTI a [GALILEO in Firenze].
Cesena, 18 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 13. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Diedi a V. S. Ecc.ma conto d'haver principiata l'Apologia(720) per l'Antiticone contra il Keplero: le do hora aviso d'haverla compita. Resta solo s'oltre la diffesa dottrinale io voglia nel fine reprimere la sua impertinenza con qualche giusta amarezza. Tuttavia non credo che sar la modestia soprafatta dalla molta occasione che me ne d. Non credo, in disputa matematica esser occorsa pi pi scrittura simile alla sua, nella quale per credo havr espressa la colomba d'Esopo, che vol all'acqua dipinta e roppe l'ali: tanti errori puerili in matematica ha commessi; se bene non m'era nova la poca sua accuratezza nel dimostrare geometricamente, e nel 3 mio libro delle(721) stelle fisse, e nel supplemento dell'Antiticone, non ancora stampati, havevo cotal suo genio scoperto.
Riceva V. S. questo aviso per segno della mia molta osservanza alla sua persona. Io porr l'opera all'ordine della stampa con farne far buona copia, e poi subito la trasmetter allo stampatore che l'aspetta, ristampando insieme, credo, per l'infinit degli errori occorsi, l'Antiticone. Subito stampato, ne mander un corpo a V. S. Ecc.ma, alla quale baccio di vivo cuore le mani.

Di Cesena, il d 18 Genaro 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Riport il S.or Card.le Orsino(722) che molti treconelli havevano conspirato di scrivermi contra; ma potranno accorgersi, che s'in due mesi ho risposto al capo, in altretanto risponder loro.


Divot.mo Ser.re
Scipione Ch.



1759..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 gennaio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 33. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Se io non sperassi in breve poter render pago il mio desiderio con la conversatione del nostro Padre Fra Buonaventura, invidierei V. S., che nella somma quiete di cotesta sua villa gode i suoi discorsi e la communicatione de i suoi nobilissimi pensieri. Mentre star attendendo il giorno del suo arrivo, prego V. S. a conservar viva memoria di me et a pensar di honorarmi, con occasione della sua venuta, di alcun comandamento; che io con tal fine le bacio con reverente affetto le mani.

Di Roma, il d 24 Genn.o 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Io non posso se non render gratie a V. S. del trattenere il P. F. Buonaventura. Egli arriver qua ricco non solo de'proprii meriti, ma de'pensieri ammirandi del S.r Galileo. S che in questo particolare io non posso se non approvare quanto faranno intorno alla dimora, s come invidio la loro conversatione, che da me si anteporrebbe a tutti i titoli de la fortuna.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1760...

TOMMASO RINUCCINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 gennaio 1626.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r P.rone Col.mo

Se tardi rendo gratie a V. S. della cortesissima sua lettera de'22 del passato, la prego ad incolparne la congiuntura nella quale la ricevei, che fu sei giorni doppo il mio arrivo, mentre havevo gli stivali in piedi per andare a servire la Sig.ra Duchessa a Cortona, dove gi si trovava il Sig.r Principe, con il quale m' riuscito trattenermi pi di quello credevo, sicch non prima di pochi giorni sono ritornato; e perci mi rendo appresso di V. S. capace di qualche poca scusa, con tutto che io non conosca di meritar condonazione alcuna, essendole per molti rispetti infinitamente obligato. Le ne rendo dunque adesso quelle maggior grazie che posso, con assicurarla della stima che fo in ogni tempo de'suoi favori.
La lettera per l'Ill.mo Sig.r Cardinale Padrone(723) la mandai subito ad un suo servitore mio amico, acci la ricapitasse, gi che, per la congiuntura che ho detto, io non potevo servirla doppo il mio ritorno, per aver trovato S. S.ria Ill.ma in negoz[...] per Spagna non ho hauto commodit di lunghi discor[......] assicurarla che il Sig.r Cardinale riverisce le sue virt, e stima e commenda la sua persona, quanto lei merita, in ogni occasione. Io torno a servirlo ancora in quest'altro viaggio, nel quale vorrei aver fortuna migliore che nel passato circa a servire V. S.; e questo solo ha da dipendere dal favorirmi lei di qualche comandamento, sicome con ogni umilt la suplico. La partenza sar intorno a mercoled; e questo tempo breve e la spesa replicata del viaggio m'impedisce ancora adesso di sodisfarla di quello le devo: ma confido tanto nella sua bont, che son certo che mi compatir e mi scuser, con sicurezza dell'eterna mia obbligatione. E con questo, augurandole ogni intera prosperit con piena salute, le fo con ogni affetto reverenza.

Di Roma, li 24 Genn.o 1626.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Obbl.mo Ser.re
Tommaso Rinuccini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.rone Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1761.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 31 gennaio 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Accennai con altra mia(724) il concetto che mi formai del libro e della scrittura mandatami da V. S. molto I. nella prima scorsa: hora gli soggiungo che, nel rileggerli pi posatamente, mi sono ancora pi caduti di mano. Haver ne'miei Dialogi campo di difendermi dalle leggerissime opposizioni del Keplero, e di mostrare la nulla concludenza de gl'argomenti assai comuni dell'altra scrittura: per di presente me la passer di cos.
Il S. Francesco Stelluti mi scrive di Roma haver in traccia di mandarmi il libro del Keplero quanto prima, e subito ricevutolo rimander l'altro a V. S.(725), insieme con l'altra scrittura. Per mi perdoni questo poco d'indugio, cagionato anco dal poter io poco applicarmi a letture, e massime di libri scritti in stile tanto duro e oscuro. Gli raccomando l'alligata per il S. C. Chiaramonte, la risposta del quale al Keplero sto attendendo con desiderio; e per fine a V. S. molto I. con reverente affetto bacio le mani, e gli prego intera felicit.

Di Fir.ze, l'ult.o di Genn.o 1625(726).
Di V. S. molto I.
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei.



1762..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Firenze].
Arcetri, 26 febbraio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 49. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'haver V. S. lasciato, li giorni passati, di venir a visitarne (essendo stato il tempo assai quieto, lei, per quanto ho inteso, con sanit, et senza l'occupazione della Corte) sarebbe bastante a causar in me qualche timore che fossi in parte diminuito l'amore che grandissimo ne ha sempre dimostrato; se non che gl'effetti dell'amorevolezza sua in verso di noi tanto frequenti mi liberano da questo sospetto: s che pi presto m'inclino a credere ch'ella vada differendo la visita mediante la poca satisfazione che riceve dal venirci, tanto da noi che, mediante la nostra non so s'io mi dica dappocaggine, non sappiamo dargliene pi, quanto dall'altre che per altre cagioni poca gliene danno. Et per questo lascio di lamentami con lei, come farei se non havessi questo pensiero; et solo la prego a conformarsi, con il lasciarsi da noi rivedere, se non in tutto al suo gusto, almeno al nostro desiderio, il qual sarebbe di star continuamente da lei, se ne fossi lecito, per farle quelli ossequii che i suoi meriti et il nostro debito ricercherebbono. Et poi che questo non ci  concesso, non mancheremo gi di satisfare a questo debito con tenerla raccomandata al Signore, che gli conceda la sua grazia in questa vita et il Paradiso nell'altra.
Dubito che Vincentio non si lamenti di noi, perch indugiamo tanto a mandarli i collari che ci mand a domandare, dicendo che ne haveva carestia. Di gratia, V. S. ci mandi un poca di tela batista, acci gliene possiamo cucire, et anco ci dia qualche nuova di lui, che lo desideriamo. Et se a lei occorre qualche cosa per suo servitio, nella quale possiamo impiegarci, si ricordi che ci  di gusto grandissimo il servirla. E qui facendo fine, a V. S. mi raccomando, insieme con Suor Archangela.

Di S. Matteo, il primo giorno di Quaresima del 1625(727).
Di V. S. molto Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.



1763..

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 27 febbraio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 15. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Il mio Padre Santini(728), che mi ama daddovero, quando  certo di favorirmi straordinariamente, non tralascia l'occasione, che al presente  stata delle pi disiderabili che mi potesse offrire, nel dimostrarmi la gentilissima lettera di V. S., nella quale si compiace di far s cortese memoria di me, che le vivo tanto obligato. L'avrei preocupata, S.r mio Galileo, come soleva prima, se le guerre e qualche cura publica me l'avessero conceduto: il danno  stato il mio, perch nel corso di questo tempo, con l'occasione delle sue risposte sempre dotte, avrei imparato quel che non so, e da chi sa assaissimo. Se ella cos si compiacer in l'avenire, mi rifar del disavantaggio, perch del resto io faccio profesione di esserle vero servitore e partiale.
Io in tanto incomincio a far triegua co'libri, ma non con molti e varii. Mi  saltato il capriccio d'intender le mirabili propriet degli specchi. La dir come l'intendo: non trovo autori che abbiano ex professo trattata questa bellissima scienza: Vitellione, come V. S. sa, ha trascurato molte cose: vorrei veder alcun moderno: ella sapr il nome di qualcheduni: di gratia, mi faccia gratia a scrivermene, perch io li commetter dove saranno. E se V. S. avesse alcuno scritto o trattato, massime se fusse suo, mi sarebbe di grandissimo gusto per imparare, con avergliele a rimandare quanto presto comandasse. Scusi l'incomodo, la curiosit e la sigurt. Al Padre Grassi ho fatto la medema richiesta; ma si  scusato che non s'intende molto di questa scienza.  stato tre giorni a Genova, e si  partito l'altrieri per Siena; non mi venne veduto altra volta. Si parl di V. S., et egli ne fece onoratissima commemorazione, e mi disse che l'anno passato cerc di riconciliarsi con esso lei, ma che ella non se ne compiacque; si duole del Mostro Ricardi(729), che, indovinando una risposta che altri diceva farsi dal Grassi contro l'opposizioni di V. S., disse: Vicisti, Galilaee(730). Vuol fare stampare in Lione la risposta il detto Padre, avendo ritrovate difficolt in Roma: l'ho pregato a desister insino a tanto che l'avisi. Ho voluto dargliene parte, perch se io fussi buono per questa riconciliazione, mi terrei quasi felice. Le penne, de'religiosi particolarmente, non si denno aguzzare cos acerbamente: io ne sento disgusto, e se bene so che V. S. sa risponder per le rime, tutta volta dispiaciono l'occasioni. Io mi dichiaro in tutto per tutto del mio S.r Galileo, al qual bacio le mani e son servitor fin che vivr.

Genova, 27 Feb.o 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Aff.mo Ser.
Bartolomeo Imperiale.



1764..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 febbraio 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 134. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig. P.ron mio Oss.mo

La gratissima di V. S. delli 2 del presente non mi  capitata prima di questa settimana; per non si maravigli se ho tardato fin hora a darli risporta. Ho visto che il Padre D. Horazio(731) non havea peranco mandato a V. S. il libro del Keplero(732), come disse di fare; e per hoggi apunto sono andato a S.ta Prasede, et ho havuto sorte d'incontrarcelo: et havendogli detto che V. S. stava aspettando detto libro con desiderio, mi rispose che voleva mandarlo per un gentilhuomo Fiorentino, ma che non essendo fin hora partito, non l'havea perci mandato. Gli dissi c'havevo io a mandare a V. S. alcuni altri libri, e che se me l'havesse dato l'haverei mandato, onde subito me lo consegn; e perch son tornato tardi a casa, non ho potuto consegnarlo al procaccio, ma lo mander la seguente settimana insieme con alcuni fogli di quegli api da me osservati, con altri fogli del S.r Principe stampati pure in materia apina(733), per usar questa parola, e similmente alcuni versi del nostro Sig.r Riquio(734): et haver ogni cosa insieme.
Ho fatto fede al Sig.r Principe e Sig.ra Principessa del cordoglio sentito da V. S. della morte del loro 3 figlio, che l'uno e l'altra baciano le mani a V. S. Mi dispiace sentire che questi tempi la travaglino tanto, e che perci non pu attendere alle sue scritture, quali stiamo aspettando con molto desiderio; ma per procuri prima alla sanit, e mi comandi, che son desiderosissimo di servirla. E le bacio le mani, insieme col Sig. Fabri(735) e Sig. Ricquio.

Di Roma, li 28 di Febraro 1626.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Ser.re Aff.mo et Vero
Franc. Stelluti L.o



1765.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 29 febbraio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 17. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Hebbi viaggio molto cattivo per pioggia, vento, fango, acque alte da passare, hosterie pessime, e molt'altre cose: pure arrivai finalmente qua sano e salvo per gratia d'Iddio, come pur sin hora mi vado mantenendo. Ho visitato molte volte e sono stato a pranso con Mons.r Ciampoli, prelato invero di molto nobili qualit, facendo spesso di lei commemoratione; il qual mi disse che il P. D. Benedetto doveva venir qua per stantiarvi (cos essendo la mente di N. S.), e che havrebbe lasciata la lettura di Pisa. Hora, se questo , sono per supplicarla (se non li paressi in tutto indegno sogetto), che trattandosi di metter altri a quella lettura, voglia appresso l'A. S.ma degnarsi di favorirmi, acci possa ottenere cotal gratia, che sarebbe forsi pi fortunata occasione per me che lo star qui a stillarmi il cervello per indovinare di trovar cosa che gusti a questi svogliati Signori, eccettuandone per il S.r Ciampoli, sogetto in ogni conto riguardevole; poich se questa occasione passasse in altri, non occorrebbe forsi ch'io ci pensassi per un pezzo, o per dir meglio pi, e mi converebbe poi pensare in altro. Per tanto la prego che tenga memoria di questo, e ch'io li vivo servitore di cuore e desideroso di far cosa che ci li dimostri chiaramente, e perci me ne dia qualche occasione con i suoi commandi: e si ricordi dell'opera sua de gli indivisibili, che gi determin di compore, quale sar gratissima al S.r Ciampoli e ad altri, che ammirano le cose sue per cose rare e sopra quelle di tutti gli altri.
Ho cominciato a pensare al moto, per far qualche cosa, e sopra le refrazzioni, a gusto del S.r Ciampoli, e mi vado trattenendo sino che venga il P. D. Benedetto per agiustarsi circa l'insegnare o trattenersi, comunque porger l'occasione. Fra tanto attenda a conservarsi, e mi tenga nella sua memoria e gratia insieme; con che riverentemente la saluto e li bascio le mani, salutando insieme il suo nipote, il S.r Nicol Agiunti et il medico, del nome del quale non mi ricordo, cio di cui  'l libro de'logaritmi.

Di Roma, alli 29 Feb.ro 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri di Mil.o



1766..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 marzo 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 135. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Scrissi la settimana passata(736) a V. S. che il P. D. Horazio m'havea dato il libro che lei desiderava, e che l'haverei mandato la presente settimana. Gi l'ho consegnato al procaccio, che lo porti a V. S., ma non ho potuto haver all'ordine l'altre cose che le scrissi. Ho perci voluto mandar questo, gi che lei tanto lo desiderava. Se lo far consegnare, con avvisarmi poi la ricevuta di esso. Ho sollecitato ancora di mandarlo, perch questi Signori vogliono andare in un lor castello vicino al mare per 15 o 20 giorni; che se havessi aspettato fino al ritorno, haverei tardato troppo.
Il Sig.r Principe bacia le mani a V. S., qual gi hebbe la lettera di quel Padre Gesuato(737), ma per non parl seco, perch lasci la lettera in casa n aspett il ritorno del S.r Principe che torn tardi, sich non gli ha peranco parlato. N altro m'occorre dirle, se non che di cuore le bacio le mani, e le prego da N. S. Dio ogni bramato bene.

Di Roma, li 7 di Marzo 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.r Aff.mo
Franc. Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig. P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.
Fiorenza.



1767..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 14 marzo 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 136. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Con il procaccio passato inviai a V. S. il libro del Keplero havuto dal Padre D. Horatio, che gi voglio credere l'habbia ricevuto; et con questo procaccio ho indrizzato al Sig.r Guiducci un involto, dove sono alcuni fogli che il Sig.r Principe manda a V. S.: cio un suo foglio grande, che  l'Apiario(738), fatto da S. E. per far cosa grata a N. S.re, trattando diffusamente degli api, ma per in ristretto, non comportando il foglio maggior lunghezza; tre operette del Sig. Ricquio nostro, dove in versi spiega il significato di alcune medaglie antiche ritrovate con la figura dell'ape, e sei fogli di quelle api intagliati in rame: che dal detto Sig.r Guiducci si far consegnare il tutto. Il Sig.r Principe non ha voluto publicare detto suo foglio se non a N. S.re, ad alcuni di Palazzo et ad amici, essendo questo una parte della sua opera grande. Ha per voluto mandarlo anche a V. S. et al Sig. Guiducci. Le bacia le mani, e non le scrive per essere in punto di partire di Roma, per andare appresso al mare per dieci o dodici giorni, ma per in luogo vicino, non essendo andati prima per le piogge che sono qui state.
Heri fu qui quel Padre Giesuato matematico(739), e non prima, et il Sig.r Principe lo sent con molto gusto, et io parimente, se bene non ci fu troppo tempo, perch venne il Sig.r Principe Savelli in casa a visitare il Sig.r Principe, et esso si licenti: ma ci sar tempo altre volte a trattar seco. N potendo per fretta dir altro a V. S., le bacio per fine le mani.

Di Roma, li 14 di Marzo 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Ser.re Aff.mo
Franc. Stelluti L.o



1768.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 21 marzo 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 19-20. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Molto mi spiace che V. S. Ecc.ma non habbi ricevuto una mia lettera che gi molti giorni gli scrissi, s per non mancare del debito mio di salutarla e darli nuova di me, come anco per dirli altri particolari. Replico dunque come arrivai qua e mi mantengo pure, per l'Iddio gratia(740), sano, e mi vado trattenendo spesso co 'l S.r Ciampoli, prelato invero di gran valore e spirito, essendo spesso con lui a pranso e facendo moltissima commemoratione di V. S. Siamo stati sin hora aspettando il P. D. Benedetto, il quale finalmente  arrivato; e nel primo ingresso a N. S. ha ottenuto scudi 150 di pensione, et il piatto da D. Antonio(741), al quale dovr forsi insegnar.
Sin hora non ci  per me impiego veruno, e malagevolmente credo ci debba essere, quantunque il Sig.r Ciampoli mi dia speranza d'agiuto: tuttavia non mi diffido della fortuna. Sono entrato a comporre qualche cosetta sopra il moto, a gusto del S.r Ciampoli: arrivato poi al provar che il mobile, che ha da passar dalla quiete a qualche grado di velocit, debba passar per gli intermedii, non ritrovo ragione che m'aquieti, quantunque in universale mi para che sia cos. Se V. S. ce ne havesse qualche dimostratione, mi sarebbe di molto gusto sentirla; e l'haver ci che V. S. ha gi trovato in quelle materie non compite, alle quali non fosse V. S. per applicar l'animo, mi saria occasione di molto essercitio e di avanzar il tempo, che spender mi conviene in ritrovar le medesime di nuovo, che pi fruttuosamente per aggiungerli qualche altra cosa sarebbe forsi impiegato.
Quanto all'opera delli indivisibili(742), harei molto grato che ci si applicasse V. S. quanto prima, acci potessi dare ispedittione alla mia, quale fra tanto ander limando, acci sia di quella essattezza che conviene che sia, e per poter pi presto che sia possibile compir in parte la cortesissima attestatione che con sue lettere si degn fare di me a questi Signori, della quale gliene terr obligo perpetuo.
Gli scrivevo nell'altra per la lettura di Pisa, gi lasciata dal P. D. Benedetto, ma dall'istesso ho inteso come  superfluo ch'io pi ne scriva: perci star attendendo altra fortuna. Mi favorisca di gratia V. S. di risposta, inviandola o al convento o al P. D. Benedetto, come pi li piace; e saluti il S.r Nicol Agiunti, il S.r Mario(743) et il suo nipote in nome mio, s come saluto io V. S., facendoli riverenza et offerendomeli prontissimo servitore.

Di Roma, alli 21 Marzo 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri di Mil.o

Doppo scritto, ho ricevuta la sua gratissima: et in somma solo mi resta di ringratiarla della prontezza dell'animo suo, e dirli come son sicuro che all'occorrenza far quel tanto che sempre mi son supposto della sua molta affettione verso di me. Tuttavia, non succedendo cosa alcuna a mio profitto, mi dovr pi tosto rallegrare che tal luogo sia occupato da persona meritevole, come stimo il S.r Nicol, che dolermi che la fortuna non habbi corrisposto al desiderio suo et al mio pensiero. Ho anco inteso che vien procurato per il S.r Scipion Claramontio. V. S. sapr meglio di me queste cose, alle quali pi non penser, ma a sortir qui qualche buona fortuna, poich io ci sono. V. S. mi conservi nella sua gratia e memoria.



1769.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 marzo 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 37. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Mercoled mattina a hore 14 gionsi in Roma sano e salvo, con viaggio felicissimo, havendo presa la lettiga in Arezzo. L'isteso giorno feci riverenza a Mons.r Ciampoli, al quale non ho detto ancora altro del negozio che V. S. mi disse, perch non mi ricordo se lei precisamente mi comandasse o no che ne parlassi, massime che l'istesso Monsignore  stato travagliato gioved e venerd da dolori di corpo con vertigini: hoggi, per grazia di Dio, sta meglio. Se mi scriver, non mancar far il debito mio.
Fui gioved a'piedi di Nostro Signore, quale mostr gusto della mia venuta, e mi diede cento cinquanta scudi di pensione nello Stato Veneto, la parte, e (quello che stimo sopra tutto) mi deput servitore del Sig.r Don Taddeo(744). Nel ragionare con S. Beatitudine nominai V. S., e subito S. S.t mi dimand di lei e del suo stato con molto affetto.
Altro non ho di novo, solo che Fra Bonaventura lavora alla gagliarda, e credo che voglia far honore alla bottega. Non occorrendomi altro, la prego a dar nova di me a Madama Serenissima e ricordargli la mia devozione, mentre a V. S. bacio le mani.

Roma, il 21 di Marzo 1626.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo [Galilei, p.o] Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1770..

BARTOLOMEO IMPERIALI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 21 marzo 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 21-22. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo S.r mio Oss.mo

Il motivo di V. S. di non aver voluto accettar la riconciliazione del Padre Oratio Grassi(745), prima che non abbia dato alle stampe quel suo libro, ha del nobile e del generoso, come nno tutte le azioni sue; n punto mi duole della poca ventura del Padre, meritando di pagare il fio, per essere stato il primo a provocare con opporsi cos rabbiosamente alla verit. Suo sar il danno, se con altra risposta per le rime sar sferzato, onde una volta abbia a confessare: Vicisti, Galilaee(746), come il Mostro(747) in Roma ha di gi profetato. Il S.r Gio. Batta Baliano, servitor di V. S. et intendente della professione, mi diceva l'altro giorno, conforme il parer universale, che il Grassi aveva preso un granchio, e che aveva disgusto di non essersi abboccato con esso nel tempo che si ferm per alcuni pochi giorni in Genova, per trarlo o convincerlo d'errore.
Con questa occasione trattai col Baliano della scienza de gli specchi, disiderando io alcun moderno che con pi ordine e chiarezza l'avesse ridotta a perfezione; ma come non abbia di fresco simili soggetti alle mani, avolto massime in cure publiche, non ho avuto l'intento. Et in vero, come ella accenna, l'ordine di quei tre autori nominati  assai confuso et intricato: ma quel che pi d fastidio, i principii di questa scienza zoppicano in modo, che non  maraviglia se il rimanente della fabrica vada crollando. E per tacer d'alcune della Prospetiva, a cui cotesta  subordinata, l'apparenza prima della specularia  stata posta in dubbio. Il Magino, in quel suo libretto dello specchio concavo(748), la condanna; Vitellone pure in tanto si persuade che non sia vera, che ne'teoremi 16, 17, 18(749) si serve d'altra prova, tanto intricata quanto lo stesso Magino afferma; e, quel che mi ha fatto meravigliare, il Keplero dice che Euclides assumit falsum(750). Il nostro P.e Santini(751) difende Euclide, ma non so se colpisca: m'assicuro che una parola di V. S. far chiaro il tutto.
Con questa occasione viddi nel Keplero alcune cose del cannochiale: ma non so se il difetto venga dal mio poco intendere; non ho imparato gran cosa, di cosa che disiderava sommamente. Avr ella, che ne  stato l'inventore, instituito un qualche trattato, che mi sarebbe di gran giovamento, quando si compiacesse di favorirmene, per dover far la ristituzione con fedelt et ad ogni suo cenno. Mi dicono che il vescovo di Spalatro(752) n'ha composto un libro intiero(753); ma perch intendo esser proibito, non mi prendo briga di cercarlo. Quando ancora si potesse aver il modo di lavorargli, voglio metter bottega qui in Genova, e per cagion di V. S. diverr ricco.
A tanti incomodi aggiungierei un altro, se non dovessi abusare della sua molta cortesia: et , che avendo io letto nel fine della Sfera del P.e Blancano Gesuita(754) il modo di fare un'ecco con lo specchio concavo, vorrei che V. S. mi facesse gratia di farmi pi chiaro il modo, acci potessi porre in esecuzione la prova, avendo a questo effetto compro uno specchio assai grande e bello. Ho gran difficult che la parola si rifletta nel punto del fuoco, come fanno i raggi del sole; ma pure non mi do a credere che l'autore mentisca, col testimone addotto del Caravagio(755), che dicono esser vivo: e sappia che se ci riuscisse, ho un chiribizzo in testa di gran curiosit.
Scusi V. S. di gratia tante mie importunit, e mi comandi alla libera; con che a V. S. bacio le mani.

G.a, 21 Marzo 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Aff.mo Se.re
Bart.o Imper.e



1771.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 28 marzo 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Ricever V. S. molto I. con questa il libro del Keplero(756) e la scrittura del S. C. Chiaramonte, e mi scusi dell'indugio, poich, desiderando io di havere a mia richiesta il detto libro, non prima che oggi ne ho ricevuto uno di Roma(757). Mi pareva d'essere in obbligo di rispondere all'Appendice del Keplero, s per sua come per mia reputazione, bench le risposte sieno tanto facili, che ogni mediocremente pratico in questi studi pu vedere che egli ha tutti i torti; ma non sapeva come poi pubblicar la risposta, che non pu esser se non cosa breve. Mi era venuto in pensiero di scriverla in una lettera all'istesso S. Chiaramonti, e che egli, come una appendice, la mettesse nel fine della sua replica; ma ho poi considerato che sendo totalmente discorde nelle opinioni da esso S. C. Chiaramonti, e che perci mi converr in altra mia opera confutarle, non sia bene dar tal segno di esser, in questo caso, suo aderente: e forse sarebbe meglio (quando V. S. volesse prestarmi il suo favore) che io ne scrivesse a lei, e che da lei, come incidentemente, passasse la mia lettera in mano del S. Chiaramonti e che egli la soggiugnesse alla sua risposta. Prego dunque V. S. a fare un poco di reflessione sopra questo punto, e condonando qualche cosa al mio ardire, dirmene il suo senso; con che, ricordandomele servitore devotissimo, gli bacio le mani.

Di Fir.ze, li 28 di Marzo 1626.
Di V. S. molto I.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.

Tengo lettere del P. D. Benedetto di Roma, dove, subito giunto, hebbe da N. S. una pensione di d.ti 150, parte, e titolo di maestro di suoi nipoti(758).



1772..

CESARE MARSILI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 3 aprile 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI., T. XI, car. 23. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re et P.rone mio Oss.mo

Ancorch mi sia stato caro l'haver ricevuto il libro con l'altre cose che V. S. Ecc.ma mi ha inviato, acci lo possi restituire al S.re Cav.ro Chiaramonti, col qual Signore mi ero preso confidenza, senza sua licenza, d'inviarglielo, come feci, molto pi mi saria caro ricevere il suo senso intorno ad esso, acci lo possi conferire confidentemente a molti litterati, che per mio mezzo avidamente l'aspettano. Se V. S. Ecc.ma mi far questo honore, sar collocato tra i molti oblighi che tengo alla sua cortesia, al suo merito et al suo valore. Quanto poi a quello che mi tocca nel fine della lettera, non son tale ch'io non possi se non approvare ogni suo senso per isquisito et per porgerle la presente per fede ch'ella si possi valere di me, d'ogni mio detto o scritto(759), come ella giudicher conveniente, mandandomene per aviso; e meglio  che V. S. Ecc.ma sia pregata, a mio giuditio, che ch'ella procuri quello che sar procurato da lei avidamente.
Non le tralasciar di dire che a Bologna  capitato un certo ingegniero, qual pretende con certa acqua salsa o marina mostrare in certe ampolle i moti dei flussi et reflussi de'mari, cagionati per celeste et intrinseca virt. Procurer vederlo in ogni modo, e n'avisar, potendo, V. S. Ecc.ma, alla quale di nuovo sottopongo ogni mia volont.

Di Bolog.a, li 3 d'Ap.le 1626.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma


Sento gusto d'ogni bene del Padre Don Benedetto(760), e l'aviso che tutte l'opere del Kepleri sono lasiate vedere dificilmente dal R.mo Padre nostro Inquisitore.


Aff.mo et P.mo Se.re
Cesare Marsili.



1773..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 aprile 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 7. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Hoggi 15(761) diedi conto a V. S. molto Ill.e del mio arrivo in Roma e dell'infinita benignit che ho incontrata in Nostro Signore, etc.; ma perch non ho hauto risposta di altre lettere scritte pur nel medesimo tempo in Firenze, dubito del ricapito. Per replico che sto benissimo, e Nostro Signore m'ha fatto grazia di 150 d.ti di pensione, la parte per me e per il servitore, le stanze in Palazzo, e, quello che pi stimo, m'ha deputato servitore dell'Ecc.mo Sig.r Don Taddeo(762); e tutto il giorno sento che S. S.t fa tanta stima di me, che resto spaventato, e dubito di non poter corrispondere al concetto che ha fatto dell'opera mia. Dio benedetto mi aiuti.
Mons.r Ciampoli sta benissimo, e mi favorisce senza modo: nel resto, quanto all'acque, le ho d'havere sino alla gola; ma voglio che siino exclusive, e il vino inclusive. Mi commandi, che li sono obligatissimo, e dopo Dio benedetto conosco e riconosco ogni mia fortuna da V. S., alla quale bacio le mani.

Di Roma, il 4 di Aprile 1626.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1774..

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 4 aprile 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 25. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Credo che V. S. Ecc.ma havr ricevuto una mia lettera, nella quale gli davo qualche raguaglio di me, con insieme avisarla della ricevuta di una sua, a me gratissima per haver inteso il ben stare di V. S. et il seguito circa la lettura di Pisa(763). Hora di nuovo vengo con questa mia a salutarla cordialissimamente, e a dirli come le cose mie stano pure sin hora nei medesimi termini di prima, n sono punto migliorate per la venuta del P. D. Benedetto. Spero per nelle molte promesse fattemi dal S.r Ciampoli, che, quanto al suo potere, la mia venuta non debba essere stata indarno: ma le cose vano lunghe, e certo qua bisogna esser spagnuolo e non franzese. Le strade sono lunghe; le occupationi del S.r Ciampoli mi privano di tutto quel refrigerio che potria havere per i miei studii; altri non vi sono pari a lui. Del P. D. Benedetto non parlo, ch credo, come mio maestro, sia per aiutarmi all'occasioni, se altro non lo trattiene. Hora lascio fare alla fortuna e a Dio, poich ci che ha da esser non mancher, e attendo a mettere in registro il mio trattato de'solidi. Mi disse il P. D. Benedetto che sarebbe stato gradito molto a scriverlo in lingua volgare, onde in questa io lo scrivo, e ne aviso V. S., acci, se li pare bene, anchora lei cos facci del suo de gli indivisibili(764). Se anco non li paresse bene, mi favorisca di avisarmi, ch mi accorder con V. S.: ma di gratia la prego ad applicarvisi presto, acci quanto prima possi mostrar qualche cosa del mio, e per poter poi applicarmi, sbrigato di questa, ad altre materie. E di gratia V. S. mi scusi se gli paressi troppo importuno, s come anco di ci che nell'altra mia gli dimandai. Finisco confermandomeli devotissimo servitore, e augurandoli felicissima Pasqua, pregandola a salutar il S.r Nicol Agiunti, il medico et il suo nipote.

Di Roma, alli 4 Aprile 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Quanto al dedicar l'opera, desidero saper il suo gusto, e s'ella concorresse meco nel S.r Ciampoli, non havendo io pi amorevole patrone di lui.


Dev.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri



1775..

ORAZIO MORANDI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 17 aprile 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n. 148. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio S.re e P.ron Oss.mo

Parmi aver dato a grand'usura il libretto(765) che ho mandato a V. S., avendone ricevuto l'interesse della sua gentilissima lettera di ringraziamento, da me stimatissima, venendo da padron mio tanto singolare come  V. S.: e se a lei  piaciuto ricevere il libretto per contrasegno della continuazione della mia devota servit verso la persona sua, et io ho ricevuto immortal consolazione, avendo dalla sua lettera conosciuto la continuazione del suo amore verso di me. La supplico a non me ne lasciar mai privo et a coltivare la servit mia con qualche suo commandamento, mentre con ogni affetto le bacio le mani e le prego dal Signore il compimento d'ogni suo desiderio.

Di Roma, il d 17 Aprile 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Dev.mo et Obblig.mo Serv.re
Don Orazio Morandi.



1776.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 25 aprile 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Aggiunto al mio primo pensiero quello che mi accenna V. S. molto I. esser suo desiderio e di altri gentil'huomini litterati amici suoi, ho risoluto di scrivere il parer mio circa le cose trattate in controversia dal S. C. Chiaramonti e 'l Keplero, trattandone per per quella parte che pu annettersi alla risposta che devo fare all'Appendice di esso Keplero; et onorandomi della concessione di V. S.(766), ne scriver a lei medesima, in potest della quale sar il disporre a suo beneplacito della mia scrittura. Glie n'ho voluto dar conto avanti, acci non prendessi meraviglia della tardanza in rispondere all'ultima sua lettera, e se ancora tarder qualche giorno a mandar tal risposta.
Quanto al flusso e reflusso di che mi accenna, ne sentir volentieri l'effetto; il quale, per mio parere, non credo che possa dependere da altra cagione celeste che dallo scaldarsi l'aria il giorno e rinfrescarsi la notte; e l'elezzione dell'acqua salsa credo che sia una coperta all'artifizio, e che l'istesso farebbe la dolce: et un tale scherzo feci io 20 anni sono in Padova; ma non ha che far col flusso e reflusso del mare, salvo che nel nome impostogli arbitrariamente dall'artefice.
Vivo, al solito, suo devotissimo servitore, et altrettanto desideroso quanto obbligato di servirla; e con vivo e reverente affetto gli bacio le mani.

Di Fir.ze, li 25 di Aprile 1626.
Di V. S. molto I
Ser.re Dev.mo
Galileo G.



1777...

ORAZIO MORANDI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 2 maggio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 39. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re mio Sig.r P.ron Oss.mo

Nell'ultima compitissima e gentilissima di V. S. ho visto, come essendo ella stata pregata caldamente dalla Sig.ra Francesca Caccini per conto della dispensa di Fra Damiano, nostro novizio e suo cugino, desidererebbe che io, in grazia sua, gli facessi ottenere simil dispensa. Non era necessario, n anco a bene esse, mettermi tali padroni alle costole, poich ci sono sempre mai andato di buonissime gambe, e c'ho durato pi fatica che s'havessi avuto quattro cause in Rota. Nientedimeno non m' stata discara la raccomandazione di V. S., non desiderando io altro in questo mondo che l'esser comandato da lei; e se prima il negozio m'era a core ut octo, mi sar da qui avanti assai pi. Ma ha da sapere che non si puol fare senza la Congregazione del Concilio, quale da Gennaro in qua non s' fatta se non una volta sola sola; e apunto oggi s'haveva da fare, e senz'altro si sarebbe ottenuta la grazia, ma l'Ecc.mo Sig.r Don Carlo e Donna Costanza Barberini l'hanno fatta differire a quest'altro sabbato, perch hanno volsuto che si facci quella de'Riti per una canonizazione di non so che Santo. Se si fusse potuto andare per via di supplica a N. S., a quest'hora si sarebbe ottenuto quanto si brama. Non si ci puol far altro: bisogna necessariamente passar per la Congregazione del Concilio, e non si puol mettere i piedi avanti la fortuna. Assicurisi pur V. S. che c'invigeler sopra ogn'altra mia cosa, e tengo fermamente che questo altro sabbato si spedir senz'altro. Per fine, pregandola a continuarmi perpetuamente nella grazia sua, me gli ricordo servitor sincerissimo e me gli raccomando con tutto l'affetto. Dio benedetto le conceda ogni vero bene.

Di Roma, il d 2 Magg.o 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
[...] Galileo Galilei.
Devot.mo et Obblig.mo Serv.re
Don Orazio Morandi.



1778...

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Genova, 8 maggio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 27. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo

Par a me, S.or Galilei mio, che tra galanthuomini e veri amici bisogni anco sino a'pensieri manifestare. Voglio dire, una lettera de'7 di Decembre passato a me comparve li 7 di Febraro: e crede V. S. ch'io pensi questo viaggio di tanta tardanza? Io dissi subito: Per certo che'pianeti son retrogradi a questa fiata; mi rifar con aspettar tanto e qualche giorni di pi. Vero o falso il pensar mio, hactenus.
V. S. vidde che subito participai al S.r Imperiali quanto mi comandava. Egli so che ha rescritto: non le approvai il voler mettersi di mezzo, quando il P. Grassi fu qua, quale io non viddi. V. S.  prudentissima in tutto, et  maestro. Io aspetto avidamente questi discorsi suoi: se vi fosse qualche trattenimento, superi ogni difficult, perch quelli chi hanno gusto di ben filosofare desiderano apparare da lei. Non ho mai possuto veder quel'Hyperaspistes del Keplero(767): l'ho fatto comprare in Germania: ancor non mi  capitato. La ringratio de'ragguagli di Saturno et di ogni altro favore(768) che sempre mi fa.
Ora di novo mi occorre che il S.r Francesco Seta, huomo di sessanta anni, che ha sempre essercitato le rote civili e criminali in pi parti, ha finito quivi, e si sta spedendo: desidera haver luogo cost appresso le SS.me Altezze.  di gran valore, e vorrei che V. S. mi facesse gratia, per quel miglior mezzo che potr, e potr se vorr, farlo portare, assicurando V. S. che conoscer un filosofo poi nel conversar domesticamente, che non le sar discaro.  huomo di buonissima penna, e meritevole che V. S. lo protegga:  del Stato d'Urbino, o di quella citt propria, ch'io bene non mi raccordo. V. S. faccia del buono, e non tardi a scrivermi, acci possa far veder all'amico che l'ho servito. Il S.r Imperiali non  molto che l'ho visto:  servitore di V. S. Ecc.ma, come lo sono io partialissimo. E le bacio le mani.

Gen.a, 8 Maggio 1626.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma


Non so se il nostro compar Manucci(769)  pi al mondo, o se sta in Venetia.


Servo Oblig.mo
D. Antonio Santini C. R. S.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo
Il [S.or Gali]leo Galilei, in
Firenze.



1779.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 9 maggio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 29-30. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Dal molto R. P. D. Benedetto questa mattina ho inteso quanto  passato fra V. S. et il S.r Card.le Aldobrandino(770) circa la persona mia; e la ringratio sommamente di quanto si degn con detto Prelato spiegare in mia lode (il che ricevo come effetto della sua molta amorevolezza verso di me), non ostante i puochi miei meriti, e massime in materia di scienze et in particolare della filosofia la mia debolezza e puoco fondamento, senza la quale  una vanit voler persuadersi di saper cosa alcuna. Ma resti chi ha tal pensiero con la sua filosofia senz'alcuna invidia, ch'io non mi curo punto di farci alcun fondamento. Haver fra tanto V. S. potuto vedere quanto a proposito per mio profitto sar stato il suo discorso, e quanto sia vero ci che li dicevo inanzi ch'io venissi qua. In somma gli resto obligatissimo della passata che ha fatto, havendo fatto pi che non gli havrei saputo chiedere.
Vado poi, quanto a'miei studii, continuando di mettere in sesto il mio trattato: et ho di nuovo ritrovato, circa la parabola, che se prenderemo quel trilineo, o cornetto, della parabola che  l'avanzo del parallelogrammo circonscritto alla semiparabola, e stando fermo di quello il lato parallelo all'asse della parabola, si rivolger intorno esso trilineo, il solido descritto nella intiera revolutione sar la sesta parte del cilindro che fosse nell'istessa base del solido descritto e intorno all'istesso asse; e nel circolo, se haveremo un quadrante di esso e il quadrato circonscrittoli che ha con esso commune i semidiametri di esso quadrante, se stando fermo uno de'lati di detto quadrato che tocca la circonferenza del quadrante, si rivolger intorno a quello come asse il detto quadrato e quadrante, il cilindro descritto dal quadrato al solido descritto dal trilineo o cornetto di esso quadrante sar prossimamente come 21 a 2: dico prossimamente, perch ci demostro supposto che il quadrato al circolo al quale  circonscritto sia come il 14 all'11; il che per non mi pare n anco da gettar via, quantunque non sia preciso, s come non spreziamo la sudetta proportione del quadrato al circolo per non essere precisa. Quella per del cornetto della parabola  precisamente come li dico: quella poi del cornetto dell'iperbola non la so, poi che non so che proportione habbi il parallelogrammo posto sopra l'istessa base e intorno l'istesso diametro della iperbola ad essa iperbola. Credo che queste cose li devano piacere, massime che non credo che sin hora sieno state dimostrate da altri, ch'io sappi. Non vego poi l'hora di finire di attendere a queste pure matematiche per poter pur far qualche trascorsa nella filosofia vera, per poter havere alle mani cose che siano di gusto a pi di un paro d'huomini, e non siano cos ristrette che restino quasi incommunicabili.
Mi scusi V. S. della lunghezza mia, e mi conservi nella sua memoria; e se vedesse il P. F. Lutio di Pistola, che fu meco a desinare da V. S., il quale sar pure di stanza in Firenze, et intendo che  stato fatto Generale, mi far V. S. favor particolare a raccomandarmi alla sua protettione; al quale non iscrivo anchora, perch non so anco troppo bene come passino le cose della nostra religione. Sguito, quanto alla pratica esteriore, al solito, sperando di havere per scolaro il S.r D. Ferrante Cesarini, e sto per cominciarli a dar lettione di giorno in giorno. Basta, sia ci che Dio vole; solo mi favorisca V. S. di conservarmi nella sua memoria e gratia, e di commandarmi, offerendomeli io devotissimo servitore, e di darmi qualche nuova di s e delli indivisibili(771), ch mi far favore particolare.

Di Roma, alli 9 Maggio 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Di gratia, mi favorisca salutare il S.r Mario, il S.r Nicol Aggiunti et S. Gio. Batta Fachetti, dicendoli ch'io risposi gi ad una sua, bench tardi da me ricevuta, che per etc.


Devot.mo Ser.re
F. Bon.ra Cav.ri



1780..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 maggio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. I, T. IX, car. 41. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.re e P.ron Col.mo

Con grandissima ragione V. S. molto Ill.re si pu dolere di me, che ho mancato tanto a scrivere: mi perdoni per, perch son stato fuori di Roma, mandato da Nostro Signore, e non ho hauta la sua se non tardi.
Prima sapr come ho ricuperati i cinque scudi d'oro dal S.r Giulio(772): cio spende per me nella mia spedizione la detta somma, et io ne resto debitore a V. S.; per mi comandi come li devo rimborsare. Quanto alla pensione(773), non li posso dire altro, solo che Mons.r Ciampoli porta V. S. scolpita nel cuore. Nel resto io sto bene e contento, e credo che non mi mancar da travagliare. Nostro Signore e tutti questi padroni mostrano fare pi stima assai del dovere della mia servit. I giorni passati feci riverenza al Sig.r Card.l Boncompagno(774), col quale hebbi infinito gusto, s come ancora un altro giorno col Sig.r Duca(775) suo fratello: in oltre ho preso amicizia, in casa del medesimo Sig.r Duca, di un gentilhuomo molto intendente delle professioni e tutto tutto di V. S., cio della sua dottrina et opere. Gli ho fatto conoscere il nostro P. Fra Bonaventura, quale gli  parso cosa celeste. Nel resto me la vado passando alla meglio.
Mi far grazia, con qualche occasione, significare a Madama Ser.ma che in breve sar sodisfatta intorno al negozio delle Chiane, e che Nostro Signore preme che sii fatto il giusto et osservate le capitulazioni, e l'istessa mente ha il Sig.r Don Carlo(776). E con questo faccia humilissima riverenza a S. A. in nome mio et al Ser.mo Gran Duca.

Di Roma, il 30 di Maggio 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o C.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1781.

RAFFAELE AVERSA a GALILEO [in Firenze].
Castel Durante, 1 giugno 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 31. - Autografa.

I. M.
Molto Ill.e et Ecc.mo Signor mio Oss.mo

Ben che ignoto a V. S. Ecc.ma, prendo licenza dalla filosofia, e confidenza dalla sua cortesia, di conferirle cosa, tanto pi che credo non le sar ingrata.
Ho osservate per qualche tempo le macchie del sole, con quella pratica, tra le altre proposte da V. S. nelle sue Lettere, di ricevere per il cannocchiale la mostra del sole in una carta(777). Ho ritrovato verificarsi esattamente le osservationi tutte publicate da V. S. Ho cercato in particolare di certificarmi se le macchie col sole facevano alcuna parallasse, e per tal effetto le ho voluto osservare in diverse hore del giorno, la mattina, nel mezo d, e la sera. Mi pare, in vece di parallasse, haver trovata un'altra notabile mutatione, degna da esser considerata. Pare che ogni giorno ciascheduna delle macchie vada girando intorno alla faccia visibile del sole, o pure che esso sole giri con le macchie: di maniera tale che questo moto par che si faccia considerando una linea dal centro del mondo, che passi pe 'l centro del sole; et intorno alli due punti estremi del sole, toccati da questa linea nel suo entrare et uscire, come circa poli, et intorno ad essa linea, passante pe 'l sole, come circa asse, si faccia questo moto. Pare che compisca un'intiera rivolutione nello spatio di un giorno naturale. Ma ho notato che questa mutatione non corrisponde uguale per tutte l'hore, ma in alcune maggiore et in altre minore, et in particolare che nel tempo diurno non faccia tanta portione del giro quanta nel tempo notturno, secondo la proportione delle hore; poi che nei giorni pi piccoli non faceva in spatio di otto hore la terza parte del giro, n poi nei giorni pi grandi ha fatto la met in spatio di dodeci hore.
Questo  quel che mi pare di haver osservato. Stimarei per molta mia ventura, sentire da V. S. alcuna cosa degna di lei in questo proposito, acci, s come ho costumato di leggere le sue opre publiche con somma mia sodisfattione et ammiratione, cos possa anco apprendere da qualche sua lettera privata. E quando vedr che questa mia non le sia stata molesta, le dar qualche conoscenza di me, acci possa lei vedere di haver impiegato i suoi favori verso persona molto devota del suo sapere; et in parte le pu essere di ci segno questa mia.
Io dimoro in Casteldurante, in un loco fondato da questo Ser.mo Duca(778), detto il Crocefisso, dove ha egli eletta la sua sepoltura. Mi avvaglio della commodit della libraria di S. A., dove ho fatto anco venire alcuna delle opre di V. S., che vi mancava; et io insieme con gli altri Padri del mio ordine attendemo qui a servire questo Principe, dal quale ricevemo sommo honore. Compiacendosi V. S. di risposta, come ne la supplico, la potr inviare direttamente sotto il mio nome. E mi sarebbe assai caro intender subito quando havr ricevuta questa mia, e poi potrebbe pigliare il suo commodo per favorirmi pi pienamente. E pregandola in fine a scusare questa mia o semplicit o audacia, et accettare la confidenza, le bacio affettuosamente le mani.

Da Casteldurante, il primo di Giugno 1626.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

All'Ecc.mo Sig.or Galileo.

Servo Affett.mo nel Sig.re
Il P. Raffaele Aversa, de'Ch.ci Minori.




1782..

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 20 giugno 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 33. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.re et P.ron Coll.mo

Mi pare che scrivessi a V. S. Eccell.ma che quanto le havevo scrito di quel'ampole, che mostravano il flusso e riflusso del mare(779), era riuscito una vanit, ma havevano uso differente, il quale per sin ad hora non ho potuto vedere, ancorch fra poco lo speri. E perch ho inteso che il Sig.re Cavalier Chiaramonti si ritrova a Venetia per far stampare la risposta all'Iperaspiste del Kepleri(780), ho voluto dargliene parte, e tanto pi havendo occasione di rimandarle il medesimo libro, hora da lui richiestomi, che gi feci cappitare a V. S. Eccell.ma
Il Sig.re Cardinal de'Medici(781) si trova incognito in questa citt. Altro non m'occore per hora, che retificarle la mia divota servit, et a V. S. Eccell.ma facio riverenza.

Di Bologna, li 20 di Giugno 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma

Sig.re Galileo Galilei. Fiorenza.

Suo Parcialis.mo Serv.re
Cesare Marsili L.



1783..

ORAZIO MORANDI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 20 giugno 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n. 147. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re mio Sig.r P.ron Oss.mo

Tengo per cosa pi che certissima che 'l modello della mia fortuna si fabrichi nella mia persona dalli commandamenti di V. S.: consideri poi se gli stimo e se mi son grati. Mi creda che ne vivo parzialissimo, e che la non potr mai favorirmene tanto, che non mi paia far poco, essendo che fra quelli e la stima che ne tengo vi sia quella differenza quale suol essere fra la circonferenza e 'l punto. E quel poch'atto di servit in quella dispensa di Don Damiano Caccini(782) gli sia per qualche caparra della mia devozione che le devo: se la si degner adoprarmi, vedr effettivamente che la n' in pacifico possesso con despotichissimo dominio. Per fine, pregandole da Dio benedetto ogni sua maggior fortuna, me le raccommando in perpetua grazia, e le bacio le mani.

Di Roma, il d 20 Giugno 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Il S.r Galileo Galilei.

Devotiss.o Serv.re di cuore
Don Orazio Morandi.



1784.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Bellosguardo, 27 giugno 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Dalla gratissima di V. S. molto I. delli 20 stante(783) mi par comprendere che un'altra sua, scrittami ultimamente, si sia smarrita, poich non prima che da questa ho inteso, l'uso delle ampolle etc. per mostrare il flusso e reflusso essere riuscito una vanit: non dovr pertanto meravigliarsi se non ne ha vista mia risposta.
Il Sig. Cav. Chiaramonti, come pi interessato di me, ha sollecitata la risposta al Keplero; ma io, impedito da varii disturbi, sar pi tardo nella mia, la quale per son per spedire in breve nella forma che altra volta(784) scrissi a V. S., ancor che mi dispiaccia l'havermi a occupar sempre su queste contradizzioni.
Io sono, da 3 mesi in qua, sopra un maneggio ammirabile, che  di multiplicar con artifizio estremamente la virt della calamita in sostenere il ferro: et gi sono arrivato a fare che un pezzetto di 6 oncie, che per sua forza naturale non sostiene pi di un'oncia di ferro, ne sostiene con arte once 150, e spero di havere a passare ancora a maggior quantit; e ne dar conto a V. S. come a persona specolativa e che gusta di simili accidenti, de i quali io non posso abastanza stupirmi, mentre veggo farsi tanto arrabbiatamente una congiunzione con una semplice virt immateriale: e tanto pi mi pregio in questo affare, quanto che io veggo il Gilberti(785), che tanto si profond in questa specolazione e tanto speriment e con tanta diligenza scrisse, non pass a far che un simil pezzo di calamit che per s stesso reggesse non pi di 1 oncia, con l'artifizio poi potesse regger pi di o. 3, come si legge nel 2 libro suo De magnete, al cap. 17. Questo acquisto, che di giorno in giorno sono andato a poco a poco facendo, mi ha talmente adescato col gusto e con lo stupore, che son quasi doventato un magnano, et occupandomi in questo ho quasi del tutto messo da banda ogn'altra cura; e doventando continuamente pi avaro et ingordo, non posso saziarmi, e quando da principio mi pareva un guadagno grandissimo il fargli sostener 40 volte pi del suo innato vigore, hora l'usura di 150 non mi contenta, e per ogni nuovo agumento, ancor che piccolo, mi vo travagliando, et intanto imparando qual sia l'affetto e l'insaziabilit de gli avari. Bacio a V. S. le mani e finisco, senza finir di reverirla e supplicarla ad amarmi e comandarmi.

Da Bellosguardo, li 27 di Giugno 1626.
Di V. S. molto Ill.re
Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1785..

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 5 luglio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 35. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccellentiss.mo Sig.re P.ron Collen.mo

Non ha mai preteso la mia penna se non riverire il mio Sig.re Galilei, e non mai constituirlo in alcuna obligatione di risposta, ancorch ogni sua lettera sia da me stimata un tesoro. Ringratio per tanto Vostra Eccellenza del'honore fattomi nel'havermi dato parte delle sue glorie in proposito del straordinario augumento della virt della calamit; e tanto pi quanto sentivo predicare per amirabile l'inventione di Bartolomeo Sovaro(786) Svizero, il quale si vantava con un capelletto d'acciaio finissimo sopra una sfereta di calamita farle multiplicar la virt sesanta volte pi del'inata. Ma che ha che fare sesanta con cento cinquanta? E Dio sa se fosse vero, ch io non ne ho veduto la prova, come non ho neanco potuto vedere Gilberto(787), che pure l'ho fra'miei libri. E qui a V. S. Eccellentissima resto il solito suo parcialissimo servitore.

Di Bologna, li 5 di Lulio 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Sig.re Galileo Galilei. Fiorenza.
Parciali.mo suo Serv.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re P.ron mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



1786...

RAFFAELE AVERSA a GALILEO [in Firenze].
Castel Durante, 6 luglio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 37. - Autografa.

I. M.

Molto Ill.e et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo

Desideroso di conferire a V. S. Ecc.ma certa osservatione che ho considerata nelle macchie del sole, le scrissi un'altra mia(788); ma dal non vederne effetto, conosco non le sia capitata. Per tanto ho voluto replicar quest'altra, se forsi incontrer miglior fortuna per mia consolatione. Ma non essendo certo se le lettere di qua per questo mezo del procaccio siano per capitar sicure a V. S. Ecc.ma, per tanto mi contento in questa di far solo questo tentativo, per intendere se potr sicuramente scriverle per questa strada, et anco se a V. S. Ecc.ma sia grata questa mia confidenza e questa risolutione di conferirle la mia osservatione, come spero li debba essere. Et in tanto le dar questa sola notitia di me, che ammiro e leggo frequentemente le opre di V. S. Ecc.ma, stimo sommamente il suo sapere, desidero apprendere da lei, le desidero lunghissima vita e di veder sempre opre delle sue lettere. E con ci per fine le bacio affettuosamente le mani.

Da Casteldurante, nel convento del S.mo Crocifisso, li 6 di Luglio 1626.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

S.or Galileo.

Servo Aff.mo nel Sig.re
Il P. Raffaele Aversa, dell'Ordine de'Chierici Minori.



1787.

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 7 luglio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 38-39. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re P.ron mio Coll.mo

Un certo Mess. Giovanni, il quale pretende, doppo la morte d'un Mess. Cesare Caravaggi(789) Bolognese (il quale negl'esperimenti e secreti della natura, come nel'ingegno, pi che nello studio, era eccellentissimo), di essere unico suo herede nel modo di fabricar spechi, tanto di christallo, che operano per refratione, quanto d'altre materie, che operano per refflesione, mi port alcuni giorni sono l'incluso disegno(790), acci l'inviassi a V. S. Eccell.ma; ov'ella vede ch'egli pretende poter far un spechio concavo, che non solo nella quarta, come dicono i moderni, ma nel centro, come dicevano gl'antichi, et oltre ancora, come anco dentro della quarta in due loghi, possi accendere il foco, et in tutti i loghi in un medesimo tempo e in un solo, come a lui pi piace. Questi due erano quelli che si vantavano, come egli anco professa di presente, se bene con gran tempo e con gran dispendio, di poter far un spechio il quale per refflesione possi fare, anzi facia, l'effetto del perspiciolo.
Io mai per, ancorch il morto fosse mio stretissimo amico, ho potuto vedere lo spechio, che poi da loro fu presentato al Re di Francia, non che l'effetto, ancorch sia stato veduto e quello e questi da cavalieri et altri di giuditio, che possono attestare verdadieramente la verit del fatto, ma per son lontanissimi da ogni principio di matematica o philosofica cognitione. Vidi per alcuni mesi sono, come per furto, un spechio de'suoi di christallo, del quale ne era rimasto herede, con altre sue supeletili, una sua sorella vedova: guardai la luna falcata; il mio ochio distava dallo spechio, il quale era di diametro poco pi d'un palmo, circa vinti piedi, e in verit che mi parea pareggiasse la grandezza che si vede coi picioli canochiali di tre palmi. Vien per da Mess. Giovanni sopradetto beffatto come cativo, se bene  melior di quello che tiene il Gran Duca in dono da loro, per esser stato quello di Sua Altezza il primo, il quale, se non fosse troppo ardire il mio, havrei particular gusto che da V. S. Eccell.ma, et anche dal Spinola, latore della presente, fosse veduto (ancorch ogn'eccellenza d'effetto sia da lui collocato in quelli che operano per refflesione); il quale, incidentemente questa matina havendomi detto voler esser da lei, mi ha dato occasione di farle riverenza con la presente pi presto di quello che io desegnavo per non incommodare i suoi gloriosi studii.
Spero fra non molto d'haver di folio in folio occultamente la risposta del Chiaramonte al Kepleo, e liela inviar, mentre non sia per disturbarla o distraherla dal suo genio. Ho hauto gusto di conoscer questo nostro Bolognese per suo servidore, poich non sento maggior contento che parlar con chi amira Vostra Eccellenza. E qui, conoscendo esser stato tedioso, le chiedo perdono, e le facio riverenza.

Di Bologna, li 7 di Lulio 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Parci.mo Serv.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re P.ron mio Coll.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza



1788.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 17 luglio 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n. 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Col.mo

Ho veduto il disegno dello specchio ustorio, mandatomi da V. S. molto I. a richiesta di Mess. Giovanni suo autore(791): il quale primieramente ringrazio della confidenza con la quale mi conferisce il suo pensiero, che sar veramente cosa da stimarsi, tutta volta che riesca conforme all'intenzione. Mi vo poi immaginando che le diversit dell'accendere in diversi luoghi possino nascere dal tenere scoperte del medesimo specchio diverse parti, collocate per tutte intorno al suo centro e comprese tra circonferenze concentriche; ma se questo fusse, pare che dovesse accendere per tutto il diametro, e non in quei soli cinque luoghi segnati e nominati dall'autore: tuttavia me ne rimetto all'esperienza et a quanto ne affermasse V. S. de visu.
Quanto all'altro specchio, che per reflessione faccia l'effetto del telescopio, lo stimerei per cosa meravigliosa, e molto volentieri la vedrei: ma che il G. Duca habbia un tale specchio, non l'ho potuto penetrare, e solo mi fece veder gi S. A. una lente di un palmo di diametro, la quale, collocata tra l'occhio e l'oggetto, accresceva la spezie quanto un telescopio di mezo braccio in circa, ma, per non esser stata lavorata perfettamente, rappresentava gl'oggetti ondeggianti; e l'uso suo  assai incomodo, essendo bisogno di collocarla distante dall'occhio 25 o 30 piedi, per quanto mi ricordo: et in somma l'effetto suo  commune con tutte le lenti sferiche convesse, che si adoprano per i cannocchiali. Ma che S. A. habbia specchio che per reflessione faccia un tale effetto, non l'ho potuto ritrarre, e per non l'ho potuto far vedere al Spinola, apportator della lettera di V. S.; n pure gl'ho potuto dir cosa alcuna sopra di ci, essendosi partito con lo specchiaro Veneziano senza che io gli habbia potuti rivedere: del quale specchiaro mi fu resa una sua poliza, ma per esser (credo) scritta assai in fretta, non ho potuto da essa comprender molto distintamente l'intenzion sua, e non vi essendo anco sottoscrizione, che pur mi indicasse il suo nome, s che io potesse scrivergli. Quando V. S. incontri comodit, mi favorisca fargli intendere che mi replichi quello che vuole che io faccia qua per suo servizio, ch non mancher di aiutarlo di quel poco che potr.
Vedr a suo tempo la risposta del Sig. Chiaramonti; e mi rincresce che le molte occupazioni e le piccole forze mi prolunghino la mia risposta a quella parte che tocca a me, ancor che ella sia facilissima n ricerchi molta specolazione. Resto molto obbligato a V. S., che con tanto affetto vadia occupandosi in affari che possa stimare esser di mio gusto, e mi duole di non essere in stato di poter con pari effetti contraccambiare la sua cortesissima vigilanza; si appaghi della prontezza dell'animo e scusi la povert de'concetti, e mi continui la sua grazia, nella quale mi raccomando, mentre con vero e vivo affetto gli bacio le mani e gli prego felicit.

Di Fir.ze, li 17 di Luglio 1626.
Di V. S. molto I.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1789...

GIOVANNI PIERONI a [GALILEO in Firenze].
Praga, 24 luglio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car, 43-44. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re P.rone Oss.mo

Molto prima che hora havrei preso occasione di salutare V. S. con qualche lettera, per l'affetto et osservanza particolare ch'io conservo sempre al sommo merito suo, se quel rispetto che assai cost, qua ancora non mi havessi ritenuto, di non impedirle il tempo, tanto nelle mani sue pretioso. Hora con tutto ci, porgendomisi l'occasione della venuta cost del Sig.r Giuliano Pandolfini, mio amicissimo, ho preso confidenza, con scusarmi con lei dell'ardire presente, poi che  fondato nella molta gentilezza sua. Il trovarmi in citt ove non conosco molti che si dilettino delle speculationi pi gentili di filosofia e matematiche, come ho conosciuti in Italia, mi fa star(792) privo di quei gusti e di quell'utile che se ne trae, e, quel che  pi, di molti di quei libri che ne trattono, non essendo qui se non un libraio, pi provveduto di libri di controversie dogmatiche che di curiosi e nuovi: e per, per le diligenze che io habbia fatto, non mi  stato possibile l'havere il libro di V. S. della cometa del 1618, che ella voleva intitolare Il Saggiatore, desiderando pur molto di leggerlo, come se ne mostr curioso il Sig.r Kepplero quando io gliene diedi notitia, che per doppo l'havr forse havuto, non sapendo egli nulla all'hora n anche della Libra Astronomica. Oltre alla materia propria di esso libro desidero di leggere et intendere, se V. S. in palesando come li fussero state tolte le tavole delle Stelle Medicee da Simon Mario, ella scopra ancora in lui errore nella longitudine di essi, oltr'a quello che ha commesso delle latitudini, perch, o per difetto di lui o per mia ignoranza, avviene che le osservationi non mi corrispondono se non forse nel 2.do vicino a [vedi figura giove.gif]. Per prego V. S. a farmi favore d'inviar questo mio amico ove possa provvedermi di uno de i detti libri suoi, per portarmelo al suo ritorno, che mi sar gratia singolarissima e gliene rester con obligo grandissimo; e maggiore poi sarebbe se ella degnasse darmi lei stessa qualche cenno donde proceda il mio errare, o nel calculo o nelle osservationi, poi che, se bene io non so la vera misura delle massime digressioni de'pianetini da [vedi figura giove.gif], non di meno, osservandole a occhio, non mi corrispondono a molto, ancorch io adopri strumento assai buono, credo uscito dalle mani di V. S., poi che non mi pare inferiore a quello che il Sig.r Conte, il nipote(793) del Sig.r Generale Tilli(794), mi dice haver ricevuto da lei.
Se V. S. habbia messo mano a scrivere quell'opera della sua mirabile inventione che mi disse voler intitolare Fluxus atque refluxus maris etc.(795), la supplico a voler darmene avviso; come ancora se la fertilit del suo ingegno ne habbia prodotta qualche altra, favorirmi di darmene al meno un solo cenno, che non mi potr far gratia pi desiderata.
Di qua non saprei hora che dirli, se non che uno di quei restati valenthuomini, trattenuti qua dall'Imperatore Ridolfo, chiamato Iusto(796), horivolaio e valentissimo matematico, dimostra la divisione d'ogn'arco nelle parti uguali proposte, ma per algebra. Non so se da altri per simil via sia stato dimostrato questo: potrebbe accertarmene V. S., la quale io non voglio tediare d'avantaggio, ma assicurarla che, se bene io non posso aggiunger luce al sole, con tutto ci in dimostratione del mio affetto e del mio debito non manco in ogni occasione di celebrare il colmo della sua virt e del suo merito, quanto a me  possibile, come non mancher mai di servirla con tutte le forze, mentre mi honorer de'suoi comandamenti, de'quali supplicandola, con ogni affetto gli bacio le mani e gli prego dal Cielo ogni felicit.

Di Praga, li 24 di Luglio 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo et Aff.mo Ser.re
Giovanni Pieroni.



1790..

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 26 luglio 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 40. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re P.ron mio Oss.mo

Ancorch l'innata cortesia del Sig.re Galilei sia tale che rendi superfluo ogni uffitio (non ostante la solita ritiratezza) per renderlo affetionato a chi si sia, havendo per parso al Sig.re Andrea Taurelii di volersi valere della presente per introdursi nella sua buona gratia, ho esseguito volentieri questo suo desiderio, e ne son restato ambitioso, sapendo di indrizarle persona di molte lettere e di molto merito.
Ho poi inteso in confidenza da Mess. Gioanni(797) il modo come il spechio concavo accende in tanti luoghi. Non ho veduto l'effetto, ma lo vedr; e senza vederlo, lo credo. Non riferisco il modo, per havermelo detto in confidenza. Intorno allo spechio nel quale si vedi per refflesione, che io non ho mai potuto vedere, per pi che mai sicuri indicii non  il spechio d'aciaio solo che faci l'effetto, ma al sicuro vi si aggiungono o lenti o traquadri di christallo o ambedue. Di gratia, mi scusi se tanto l'importuno di questo spechio, perch da persone ch'hanno giuditio m' stato lodato sommamente. E qui a V. S. Eccell.ma facio humilissima riverenza.

Di Bologna, li 26 di Lulio 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccel.ma
S.re Galileo Galilei. Fiorenza.
Parc.mo Serv.re
Cesare Marsili.



1791..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 agosto 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 45. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Subito riceuta la lettera di V. S. molto Ill.re, andai ieri da Mons.r Ciampoli a trattargli di quanto lei mi comandava; e restai con S. S. Ill.ma che il nepote(798) di V. S. si sarebbe potuto accomodare in casa del Sig.r Gio. Gieronimo Kaspergero, musico eccellente e di buoni et honoratissimi costumi, in casa del quale si fanno continove accademie di musica, dove il giovine haver occasione di studiare. Quanto al secondo figliuolo, credo che V. S. haver occasione prima di me di trattare con l'Ill.mo Barberino, perch qua  voce che sia per passare per Firenze; ma se toccar a me, non mancar servirla, conforme all'infinito obligo mio.
Io non mi ritrovo unguento fatto; per V. S. pu indrizzare il Francese a Mess.r Gio. Batta Fachetti, ch lui sa la ricetta.
Non scrissi altro della buassagine dell'Abate Lunghena, perch di simili elefanti  gran dovizia in questi paesi, e per non mi porgono pi meraviglia. Bacio le mani al Sig.r Vincenzo(799) e al Sig.r Aggiunti(800), dal quale desidero sapere i particolari della sua condotta. Mons.r Ciampoli bacia le mani a V. S. et al medesimo Sig.r Aggiunti, et io me li ricordo obligatissimo servitore.

Di Roma, il p.o d'Agosto 1626.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r [Galileo Ga]lilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1792.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Parma, 7 agosto 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 47. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron Col.mo

Le occupationi che mi apporta la dignit del Priorato son state causa che sin hora non li habbi dato nuova di me; ma non voglio gi che pi m'impedischino ch'io non la saluti con ogni affetto con questa mia, dicendoli insieme come in quanto alla lettura di matematica, se qui non fossero i Padri Gesuiti, ne haverei molta speranza per la molta inclinatione del Sig.r Card.le Aldobrandini(801) a favorirmi, come ha dimostrato nell'honorarmi con molte lodi appresso quest'A. S., alla quale mi fece due volte far riverenze e me li fece conoscer; ma poich  sotto la disciplina de'Padri Gesuiti, non posso sperar pi in l che d'esser conosciuto da quella.
Non ho tempo adesso di mandarli quelle dimostrationi da me nuovamente ritrovate; quando habbi maggior commodit, non mancher di darli gusto, s come la prego me ne voglia dare anco a me con favorirmi una volta qua a Parma della sua presenza, ch mi sarebbe gratissimo poterla qui servire, conforme al molto desiderio che ne tengo. Mi favorisca di gratia salutar il S.r Gio. Batta Fachetti, e dirli che mi ricorder bene di scriverli quando habbi manco occupatione di adesso. Finisco confermandomeli devotissimo servitore.

Di Parma, alli 7 Agosto 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bonav.ra Cavalieri.



1793..

SCIPIONE CHIARAMONTI a GALILEO in Firenze.
Cesena, 8 agosto 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 41. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Quindici giorni sono ritornai da Venetia con l'Apologia(802), stampata senza errori gravissimi, ma non senza errori: non  possibile ottenerlo da'compositori, che l'emenda s'eseguisca senza menda. Non prima l'ho mandata a V. S. Ecc.ma, alla quale l'haveva prima destinata, per non haver prima commodit di portatore. Si degner honorar il libro della sua lettura, per esser ella tanto principale fra'giudici di questa controversia, la qual senza dubbio de'esser giudicata da letterati scielti et isquisiti, e non volgari.
Quanto al mottivo ch'ella gi fece di non esser ella aderente ad Aristotele, gi sa ch'io non fondo su principii suoi la mia dottrina, ma su principii matematici, i quali mi conducono a questa commune conclusione, che sian le comete sotto la luna. Quanto al resto, dichiarer altre volte il mio parere, formato questo del luogo loro. Oltre le cose scritte uscir una opera in due parti divisa: l'una, delle tre nove stelle del 1572, 1600, 1604(803); l'altra, delle comete dal 77 in qua, contenente le cose e le opinioni non tocche nell'Antiticone(804). Che serva per termine della mia osservanza, in darne a lei questo raguaglio; e con questo fine le baccio riverentemente le mani.

Di Cesena, il d 8 Ag. 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Divot.mo Ser.re
Scipione Chiara[..]ti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or P.ron mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Con un invoglio.
Fiorenza.



1794.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 agosto 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 49. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Io non volevo cos presto dar conto a V. S. molto Ill.re delle cose mie, perch pensava di dargliene parte con pi gusto; ma hora, con occasione di rispondere alla sua, li fo sapere come io servo l'Ecc.mo Sig.r Don Taddeo(805) con incredibile mio gusto, perch servo un principe dotato di ogni sorte di virt e di grazie; e, quel che importa per la bottega, intende mirabilmente, e di gi habbiamo finito il libro primo, e S. E. lo replica con ogni esquisitezza; e in tanto io leggo il secondo, del quale hormai habbiamo fatte nove proposizioni e replicate in eccellenza.
Adesso verr col fatto mio nel vostro. Oggi, subito riceuta la lettera di V. S., son stato al solito per servire S. E., e fatto un poco di proemio delli infiniti oblighi che tengo con V. S., ho raccontato a S. E. quanto pass gi del motu proprio di S. S. intorno alla promessa della pensione(806), e non essendosi essequita la sua volunt, implorai il suo favore; e cos mi ha promesso di fare con ogni efficacia che lei resti servita e si adempia la volunt di Nostro Signore. Ho poi dato conto subito a Mons.r Ill.mo Ciampoli di tutto, perch possa, come far con tutto il spirito, ricordare a tempo il negozio. E per pagamento supplico V. S. che mi faccia grazia di quelle scritture fatte sopra il moto perpetuo e sopra i pistoni(807), perch sono in obligo di leggerle a S. E., havendoli letta con molto gusto tutta la lettera di V. S. Nel resto la ringrazio infinitamente dell'onore che mi fa a ricordare al Ser.mo Gran Duca la mia devotissima servit, e la supplico a replicare questo favore spesso. Sto aspettando risposta del negozio del figliuolo del Sig.r Michel Angelo(808). Bacio le mani al Sig.r Aggiunti e al Sig.r Vincenzio(809), et a V. S. mi ricordo obligatissimo servitore, facendoli riverenza.

Di Roma, il 21 di Ag.o, idest d'estate, 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1795.

GALILEO a [CESARE MARSILI in Bologna].
Firenze, 29 agosto 1626.

Arch. Marsigli in Bologna. Busta citata al n.o 1688. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.on Col.mo

La gratissima lettera di V. S. molto I. delli 26 di Luglio, che doveva essermi resa dal S. Andrea Taurelii, non mi  pervenuta se non 3 giorni sono per mano di un frate Cinturone, al quale esso S. Andrea la lasci nel partirsi per Roma, ordinando al medesimo Padre che mi dicesse come per fretta del partirsi non mi haveva potuto trovare, ma che al suo ritorno sarebbe stato da me: per V. S. non si meravigli della tarda risposta che ne riceve; e quando mi(810) succeda il veder il S. Taurelii, reputer a mio guadagno e ventura il dedicargli la mia servit, come a persona di molta stima e degna delle lodi del S. Marsilii: et intanto resto a V. S. con particolare obbligo de gl'acquisti che mi va procacciando.
Quanto alle varie invenzioni dello specchio ustorio, non so immaginarmi altro che quello che altra volta gli scrissi, n graverei V. S. a manifestarmi quello che tiene in confidenza, ancor che la conclusione e l'effetto meriti di esser desiderato. Dell'altro effetto concorro con lei, che il semplice specchio concavo non basti, ma vi bisogni l'aggiunta di lente o traguardo; ma perch non ho specchio concavo, non posso tentare esperienza alcuna.
In osservanza delle costituzioni Lincee, porgo a V. S. l'anniversaria congratulazione, con augurio di continuargliela per molti anni.
Credo che V. S. habbia cognizione di quelle pietre, che, calcinate, concepiscono e ritengono per un poco di tempo la luce, le quali nascono non molto lontane da Bologna: se ella non ne ha intera notizia, io gli mander la mostra delle pietre et il nome della contrada dove si trovano, perch desidero haverne, essendo l'effetto loro, appresso di me, tra le massime meraviglie di natura.
Ho ricevuto lettere dal S. C. Chiaramonte, insieme con la sua Apologia(811), e gli rispondo con l'alligata, pigliandomi sicurt della cortesia di V. S., gi che non saprei altra via per il sicuro ricapito. La gravo anco dell'altra per lo specchiaro(812); e supplicandola scusarmi, reverentemente le bacio le mani, e gli prego da Dio intera felicit.

Di Fir.ze, li 29 d'Agosto 1626.
Di V. S. molto I.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



1796..

CESARE MARSILI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 2 settembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 43. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Illustre et Eccell.mo Sig.re P.ron Oss.mo

Alla riceuta della gratissima di V. S. Eccel.ma(813) ricapitai l'inclusa al spechiaro, come far hoggi l'altra del Sig.re Chiaromonti. Intorno alle pietre ch'ella mi richiede, ho fatto diligenza acci me ne siano portate, il che non succeder prima di luned, havendomi promesso un pitore che le conosce d'andarvi domenica matina su l'alba, poich solo in quel tempo si conoscono le migliore, e tutte quelle che sarano scoperte mi sarano portate. Vero  ch'a Bologna non se ne fa caso; ma per esser in quel luogo altre pietre stimate a Venetia et altrove, non pu scoprirsi pietra che non sia levata. Il nome della pietra non lo so; il monte  Paderno, e mi ricordo quindici o vinti anni fa haver veduto l'effetto che V. S. Eccel.ma mi scrive, et haver anco veduto un'aqua o lisia fatta di quella pietra, la quale fa cascare i pelli. Se ella per ne mandar la mostra, sar forsi pi sicuro la scielta delle buone, ancorch chi mi ha promesso scielierle sia persona che le sa calcinare e ponerle ne'scatolini. Altro non mi occore per hora che salutar V. S. Eccell.ma cordialmente e pregarla commandarmi.

Di Bologna, il d 2 di Settembre 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma
Sig.re Galileo Galilei. Fiorenza.
Div.mo e Pa.mo Se.re
Cesare Marsili.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re P.ron Coll.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



1797..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 settembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 51. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio e P.ron Col.mo

Tengo per fermo che V. S. molto Ill.re haver la grazia da Nostro Signore della pensione(814), perch il Sig.r Don Taddeo(815) mi ha promesso di far l'officio.
 ben vero che Mons.r Ciampoli non giudica bene che il Sig.r Vincenzio(816) venga a Roma in questa prima rifrescata, come credo che ne faccia scrivere ancora al Sig.r Pieralli(817), non solo per le molte infirmit e morti che corrono di presente, ma perch Nostro Signore  per trasferirsi a Castel Gandolfo al principio di 8bre, dove si tratter 15 o venti giorni, e andar ancora con S. S. Mons.r Ciampoli. Io poi feci presentare a S. S.t il memoriale del Sig.r Federico, nel quale si dimandava la grazia di potere far celebrare nella sua capellina, e che V. S. ancora potesse sentire la Messa nella medesima le feste etc. Il Sig.r Cardinale Bentivoglio(818) mi fece il favore di presentarlo luned passato in Concistoro, e lo fece volentieri, ricordandosi di essere stato scolaro di V. S. in Padoa. Nostro Signore rispose che voleva in ogni modo fare la grazia, soggiongendo molte lodi della persona di V. S. con particolar affetto. Resta hora di far spedire il breve, il che far quanto prima.
Il Sig.r Don Taddeo rende molte grazie a V. S. della riverenza che io li ho fatta per parte sua. Sguita alla gagliarda e studia, dilettandosi di replicare le dimostrazioni puntualissimamente. Io poi sto benissimo, per grazia di Dio, e il simile penso e desidero di V. S., alla quale fo humile riverenza.

Di Roma, il 12 di 7mbre 1626.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo e Devotis.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r [Galileo Ga]lilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Fiorenza.



1798..

GIOVANNI DI GUEVARA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 21 novembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 45. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Allettato dalle Muse co 'l saggio che n'hebbi, per mezzo di V. S., nel Bello Sguardo che mi sta sempre in cuore, dopo baciato i piedi a Sua S.t in Castel Candolfo, dove all'arrivo nostro co 'l S.r Cardinal Barbarino(819) dimorava, me ne ritirai l appresso a Marino, fra le cui selve cominciava a ripigliar l'arme filosofiche antique; quando, chiamato dalli negotii della Corte, ecco che mi ritrovo in Roma da pochi giorni in qua al servitio di V. S., alla quale mando un volume della mia opra De interiori sensu(820), et un altro dell'Horologio spirituale(821), quali ricever con la comodit d'un altro che invio al Ser.mo S.r Gran Duca. Resta che V. S. m'accenni i mancamenti notati da S. A. e da lei medesima, per non farmeli commettere di nuovo nell'altro libro che sto scrivendo De appetitu sensitivo.
Trattiamo alla libera: mi perdoni della tardanza, e non lasci di comandarmi, perch se V. S. sapesse quanto di continuo sto con lei, direbbe che non ho mala memoria, n sono ingrato: dicolo per il desiderio c'ho di servirla.
Viddi il Sig.r Prencipe Cesis in Peruggia; mi diede un suo Apiario(822): parlammo un pezzo di V. S., come poi qui co 'l Sig.r Ciampoli. Tutti desideramo goderla e servirla, ma io pi d'ogn'altro, come pi obligato et affettionato. Con che gli bacio per mille volte le mani.

Di Roma, 21 di 9mbre 1626.
Di V. S. molto Ill.re

Affett.mo e Devot.mo Ser.re
Giovanni di Guevara, Generale de'Chier. Min.ri



1799..

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 13 dicembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 53. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Il S.or Giovanni Andrea Dano m'ha detto, che quando venne qua, fece reverenza a V. S. et di nuovo al suo ritorno pensa fare l'istesso, come quello che gli  molto servitore et ammira il raro merito di V. S. Hora con questa occasione gli voglio baciar le mani, et dare anco nuova come il detto Dano, in due lettioni d'anatomia che ha fatto et in diverse occasioni et discorsi, ha dato gran saggio di s et concitato grandissima espettatione; onde perci piglio animo di pregare V. S. ad haverlo in protettione, perch favorir huomo che credo certo lo meriti, et se restassi in Pisa spero che saria d'ornamento e servitio grande allo Studio, come ho scritto anco al S.or auditore Cavallo.(823)
Il S.or Aggiunti cominci, come V. S. sa, et sguita, come forse har inteso, felicissimamente, con gran frequenza di scolari et con grandissimo applauso universale. Et li bacio le mani.

Di Pisa, a'13 di Dic.re 1626.
Di V. S. molto I.e et Ecc.ma
S.or Galileo.
S.re Aff.mo
Girol.o da S.ia



1800..

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Milano, 16 dicembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 47. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Sono stato aggravato di lunga infirmit, che mi ha finalmente, con l'essermi trasferito a Milano, lasciato libero, per gratia di Iddio. Ritornar a Parma passate le feste di Natale subito, piacendo a Dio. Quanto alli studii miei, ho ritrovato molte altre cose di pi che non havevo trovato, come: Se star ferma la base della portion maggiore del circolo overo ellissi, poi si rivolger intorno a quella, come asse, detta portione sin che ritorni onde si part, il solido prodotto al pezzo di sfera o sferoide generato dalla istessa portione havr una proportione tale da me notificata, ma che hora non mi sovviene; cos anco, che proportione habbi il solido generato dalla minor portione, che pur si rivolga intorno alla base come sopra, al pezzo di sfera o sferoide generato dalla medesima; e molte altre cose belle. Non posso per hora mandargliene copia, come voluntieri farei, perch non posso far la fatica di trascriverle, ch son cose lunghe, n meno ho persona a proposito da chi farla fare.
Desidero di intendere qualche nuova dell'esser suo, e che Iddio gli conceda prospera e longa vita, et in particolare gli siano felicissime le presenti feste di Natale e Capo d'anno; con che fine me li confermo devotissimo servitore.

Di Mil.o, alli 16 Dec.bre 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.



1801...

DOMENICO GRINI a [GALILEO in Firenze].
Mirandola, 19 dicembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 55. - Autografa.

Molto Ill. S.r S.r e P.ron Col.mo

Ho scritto al S.r Guiducci(824), et pregata la sua gratia a volere rappresentare per me appresso V. S. quegli offici ch'io le devo. La sua lingua et la sua cortesia potranno farlo a pieno, ch'io, quanto a me, se ben conosco che dovrei immediatamente sodisfare, nondimeno resto mezzo confuso, mentre penso al cominciamento stesso; poi che il merito di V. S., che mi pongo davanti, trovo in verit tanto eminente, che l'animo mio col suo riverente affetto, a ben che si estenda senza fine, non mi pare per che ben v'arrivi, et quelle parole le quali verso d'altri, usate per espressione del mio interno, mi parerebbono hiperboliche, se voglio usarle verso di lei, mi paiono nanne: ond'il pensiero si trasforma tutto in vera ammiratione et divotissima osservanza et ossequio, con un sommo giubilo degli eccessi suoi sopra tutto il raro degli altri. Le quali cose se sono degne di comparire nel conspetto della gratia sua et del suo valore, accompagnato sotto il mantello dei cortesi et possenti offici del S.r Guiducci, queste ancora presento a V. S. a parte dell'obligationi mie infinite, col supplicarla ch'ella, esercitando il solito della sua amorevolissima istimatione verso i leali servi suoi, et servi di pi della sovrana memoria dell'Ill.mo S.r Gio. Francesco Sagredo e del merito indicibile dell'Ecc.mo S.r Procuratore(825), si compiaccia di gradirmi tra i suoi ben amati et cari: che sar quello ch'io da lei bramo, per havere loco nella grandezza singolare della sua mente. Et io, pregando a V. S. da Nostro Signore Dio felicissime le santissime Feste et tutti gli anni, i quali pure sieno molti e molti a pro del mondo con la sua gloriosa vita, le fo humilmente riverenza.

Mirandola, 19 di Xmbre 1626.
Di V. S. molto Ill.
Humil.mo e Div.mo Ser.
Domenico Grini.



1802.

NICCOL AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 23 dicembre 1626.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 49-50. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Col.mo
Non mi scuser del non havere scritto a V. S. Ecc.ma, perch credo che il mio silentio gli sia stato pi di commodo che di noia: prima, perch non gl'havendo scritto non vengo a haver gravato la sua cortesia a rispondermi; di poi, perch ella cos viene ad havere schivata la mia importunit con la quale gli harei per tutte le lettere rimproverato la troppo supina infingardaggine che la ritiene dal ripigliare l'intermessa, per non dir pretermessa, opera del suo Sistema. La buona filosofia, da molti secoli in qua, non ha conosciuto altro padre che lei, ma in questa azzione V. S. se le dimostra pi tosto patrigno che padre. Hors,  bene che io entri in altro, perch in questa materia affliggo me stesso e disgusto lei.
Gl'altri vengono a Studio per imparare, et io se vorr imparare bisogner che parta da Studio e torni da lei. Da che io son qua, non ho imparato nulla nulla penitus; dal che ne cavo due conseguenze: una  che io so assaissimo, poich qua non ci  chi mi possa insegnare; et l'altra  che io sono ignorante e dappochissimo, poich di tanti milioni di cose trovabili, io non ne trovo pur una: e questa seconda  quella vera, et quella che mi fa vivere in continuo tormento.
Intendo dal Sig.r Dottor Accarigi(826), che mi pare, al discorrere, molto Gesuitista, che il P. Grassi ha stampato la risposta(827) in parti oltramontane, e che a Roma ne son venute alcune copie. Desidero sapere se le sia capitata in mano ancora, e che cosa sia, se bene io me l'immagino.
Io sin qui ho hauto la scuola frequente, perch non ho mai letto senza quarantacinque o cinquanta scolari. In casa vengono molti alle lezzioni private, ma tutti sono principianti: cerco (bench con molto dispendio di tempo e poco mio frutto) di sodisfare a tutti; e se io resto inferiore alla mia carica, non sar colpa mia, che non posso pi, ma della sua troppa benevolenza, che s'ingann nel procurarmela.
Non mi trovo altro da dirgli, se non che io desidero che V. S. mi occupi con qualche suo comando, perch l'occupazzioni prese per amor suo mi saranno di sollevamento e consolazzione dell'altre. E con questo, augurandole felicissime le prossime Feste, come fanno meco tutti questi signori di camerata, le bacio con ossequiosa reverenza la mano.

Di Pisa, 23 di Xmbre(828) 1626.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Obblig.mo et Devot.mo S.re
Niccol Aggiunti.

Se ci fussero problemi, quesiti e gentilezze solite di V. S. di nuovo, non occorre che io dica con quanta dolcezza le riceverei.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron Oss.mo
[...Ga]lileo Galilei, Fil.o et Mat.o p.o di S. A. S.
Firenze.



1803...

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Milano, 30 dicembre 1626.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori, Autografi, B.a LXX, n. 2. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Con l'occasione che io son venuto a Milano, ho visitato e fatto riverenza all'Ill.mo S.r Card.le Borromeo(829), dal qual fui amorevolmente ricevuto; e doppo alcuni discorsi, fatti in parte intorno la persona di V. S., nel prender licenza egli m'impose che, scrivendo a V. S., la salutassi in nome suo, com'io faccio, con insieme avisarla che volendo scrivermi invii(830) la lettera a Parma, in S. Benedetto, dove sar, credo, fra otto o dieci giorni. La fretta con che scrivo non mi permette l'estendermi pi in longo, che perci finisco, augurandoli da N. S. il compimento de'suoi desiderii, confermandomeli devotissimo servo.

Di Mil.o, alli 30 Dec.bre 1626.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo Ser.re
F. Bonav.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Gali.ei
Fiorenza.



1804.

[ORAZIO GRASSI] a FRANCESCO BONCOMPAGNI [in Roma].
[1626].

Cfr. Vol. VI, pag. 377 Edizione Nazionale.



1805.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 6 gennaio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 57. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Frat.lo

Ho ricevuto l'amorevolissima vostra, per la quale sono restato consolatissimo, non solo perch scorgo continuarsi l'amor vostro verso di me e mia, ma ancora perch mi pare vederlo agumentato, poi che mostrate pi che mai desiderio di volermi aiutare, et anco, se possibil fia, avermi appresso di voi. Se ci seguir, come non dispero, vederete con effetti che pi fedele creatura di me non havete in questo mondo; per lo che renderebbe tollerabili li altri miei difetti, conoscendo haverne la mia parte. Di mia moglie non dico altro, solo che  l'istessa bont, la quale di soverchio supplisce agl'altri (in fine) vani mancamenti. Dalle mie creaturine spero ne riceveresti gusto, poi che sono, per la grazia di Dio, dotate di tali qualit da contentarsene: e vi dico che l'Anna Maria, banbina di 18 mesi non si pu desiderar pi graziosa creaturina; di Albertino mi dispiace non poterlo inpiegare totalmente al liuto, perch se io lo volessi hora levar da le scuole, saria un provocarmi un immenso odio di quei Padri, cosa che qua mi potria progiudicar non poco: ma perch spero in breve dover aprirsi la strada a mutar paese e condizione, non star a tentar altro, attendendo pi oltra vostri ordini.
Pensavo mandarvi il figliuolo quanto prima, solo perch non ardivo contradirvi, ma da l'altra parte mi dava assai da pensare che averia perso cost il tempo; per, come bene dite, lo riterr in fino a tanto che altro si appresenti, volendomi sempre conformare a quanto da voi mi sar ordinato. E se per sorta ci toccassi a venircene cost, vederei condurci anco la Massimiliana(831), quale, per amar sommamente sua sorella e figliuoli, so che si disporria a ci facilmente; et tra il suo e quel poco di mia moglie, metteremmo qualche cosellina insieme, per poi inpiegar cost in quello paressi pi approposito. Qua si stenta d'ogni cosa, e passa il tutto s strettamente che  cosa indicibile, causandolo queste guerre; e per quest'A.za  piena di travagli e gravi affari, e circa il vostro negotio della calamita si  soccintamente toccato qualche tasto, e non si scorge inclinazione, s che penso vi sar caro si lasci cos, per parer non occorra buttarsi troppo oltra.
Di Parigi ho auto lettera dal nostro S.r Renatto, quale cortesemente si offerisce voler mostrar al figliuolo con ogni fedelt quel tanto potr e sapr, dicendomi che ora suona di differente maniera di quando era cost in Italia, e non sono stimate pi che le sue composizioni, come invero so da altri: et hora che  moglie, penso piglier il ragazzo in casa, s come in questo proposito li  scritto; e sar cosa ottima per pi rispetti, giudicando sar anco benissimo sia raccomandato a quel vostro amico(832).
Sentir con molto gusto che il vostro mal di rene sia passato, non mancando noi tutti di pregar Iddio per voi giornalmente. La mia Clara  vicina al suo parto: piaccia al Signore segua felicemente; e se partorir un(833) mastio, il S.r Antonio(834) mi favorisce di nuovo compare, e qua in suo luogo supplir il S.r Abundio, quale con vivo affetto vi si raccomanda.
Sento con sommo gusto l'eccelenti qualit di Suor Maria Celeste; e la mia Mechilde si agura poterla vedere e servire, come tutti noi, e di cuore la salutiamo con tutte l'altre monache nostre parenti. Delle vostre amorevoli offerte infinitamente vi ringrazio; et invero far capitale de'vostri aiuti, perch vivo con molta strettezza, mediante la carestia di questo paese e il grave carico che  di famiglia. Da me e mia non potete sperarne altro che una fedel servit, se a Dio piaccia sortischa quello accennate voler tentare: pregheremo per la vostra sanit, e che segua quello sia per il meglio. La scatola con gl'Agnusde[i] non  ancor comparsa, e pure d'Ispruch scrive il P. Vicario, fratello del S.r Benevieni, che me l' inviata, et  paura non capiti male; cosa che non poco perturba le donne, quali di nuovo vi ringraziano et infinitamente vi si raccomandano, s come fo io con il restante della mia brigata. Dio nostro Signore vi feliciti e conservi lungamente con buona sanit.

Di Monaco, li 6 di Gennaio 1627.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.
Al S.r Vincenzo vostro un affetuoso saluto.


Fuori: Al molto Ill.re e Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1806.

GIO. BATTISTA BALIANI a BENEDETTO CASTELLI [in Roma].
Savona, 20 febbraio 1627.

Dalla Nuova Raccolta d'Autori che trattano del moto dell'acque. In Parma, MDCCLXVI, per Filippo Carmignani, Vol. IV, pag. 63-64, dove questa lettera vide per la prima volta la luce.

.... Io altre volte feci un trattato de'moti dei solidi, e della loro maggiore o minore velocit ne'piani pi o meno declinanti: volli poi far quello de'liquidi, e lasciai l'opera imperfetta, perch mi si accrebbero le difficolt. La causa principale  la seguente. Facendo il trattato de'solidi che ho detto, avvenne che, senza cercarla, mi riusc, a parer mio, ben dimostrata una proposizione per una via molto stravagante, la quale gi il Sig. Galileo m'avea detta per vera senza per addurmene la dimostrazione; ed , che i corpi di moto naturale vanno aumentando le velocit loro con la proporzione di 1, 3, 5, 7, ec., e cos in infinito: me ne addusse per una ragione probabile, che solo in questa proporzione pi o meno spazi servano sempre l'istessa proporzione. Non mi dichiaro maggiormente, perch so che parlo con chi intende. Per io l'ho dimostrata con princip molto diversi; ma comunque sia, non mi pare che i corpi liquidi vadan nell'istesso modo come i solidi, per la natura diversa che hanno, non in quanto gravi, ma in quanto aventi le parti disgiunte: e sebbene io so che nel canale del molino l'acqua quanto  pi bassa si va pi assottigliando e facendo minor sezione, mentre all'incontro sia un canale lungo o un fiume che declini circa sei o otto per cento, non mi pare che l'acqua si vada aumentando di velocit con quella proporzione che correrebbe una palla sferica in un piano perfettamente declinante. So che il fiume, terminando al mare, non casca, ma ritrova intoppo dell'acqua che lo va trattenendo, onde l'acqua del fiume, da questo trattenimento, fa anche resistenza a quella di dietro: per non mi pare che questa sia bastante cagione per un tal effetto....
Mi far ancora molto favore a darmi notizia se il Sig. Galilei fa qualche cosa di bello, e se ha data fuori cos'alcuna dopo l'opere delle cose che stan sull'acque e della cometa, come anche se cost sia comparsa qualche bell'opera....



1807...

GIOVANNI DI GUEVARA a GALILEO [in Firenze].
Roma, 6 marzo 1627.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Aggiungendosi al valore et al merito di V. S. la mia particolare affettione, ho stimato convenevole la parte, che hora le do, della promotione mia, benignamente fatta dalla S.t di N. S.re, al vescovado di Theano, per il contento che si prender V. S. dal vedermi posto in avanzamento tale, che senza fallo dovr accrescermi maggior modo di servirla. Si compiaccia ella intanto di gradire la dimostratione, e di serbare a me stesso l'usato suo amore, che le bacio fra questo mentre le mani.

Di Roma, li VI di Marzo 1627.
Di V. S. molto Ill.re


alla quale vorrei aggiungere molte cose, ma non ho tempo. Spero di poter supplire appresso, e desidero qualche comandamento suo prima che parti da Roma, che sar dopo Pascha. Solo prego V. S. intanto ad avisarmi che potrei fare per havere un paio di cristalli buoni per un cannocchiale, perch farei usare in Venetia ogni diligenza; e ne vengo richiesto da persona grande, a chi non posso mancare. V. S. mi scusi; e gli sono


S.r Galileo Galilei.
Affett.mo Ser.re
Giovanni di Guevara, Generale de'Chier. Minori.



1808...

GALILEO a FERDINANDO II Granduca di Toscana [in Firenze].
[Firenze, marzo 1627.]

Arch. di Stato in Firenze. Monte di Piet, Filza 1050 (d'antica numerazione 85), n. interno 501. - Autografa.

Ser.mo Gran Duca,

Galileo Galilei, humilissimo servo e vassallo dell'A. V. S.ma, la supplica che voglia restar servita di fargli grazia di poter comprar venti luoghi di Monte di Piet(835), in una o pi volte, con ritrarne i soliti emolumenti; di che rester perpetuamente obbligato all'A. V., e ne pregher il S. Dio per ogni sua maggior felicit.

Di mano di FERDINANDO II:

Fer.

E di mano di ANDREA CIOLI:

Concedesi come domanda: et il Proveditore gli faccia rispondere de'frutti a beneplacito.


Andrea Cioli.
23 Marzo 1626(836).



1809.

ANDREA GERINI a TOLOMEO NOZZOLINI [in S. Agata in Mugello].
Firenze, 24 aprile 1627.

Dalla prima edizione Fiorentina delle Opere di Galileo Galilei, Tomo III, pag. 55.

Di Firenze, il d 24 Aprile 1627.

Io mi son trovato alli giorni passati in una conversazione, dove si disputava un punto di mattematica(837); e perch la gente si pugneva, sono ricorsi per la sentenza al Sig.r Galilei(838): e perch una parte non si quieta, mi  venuto in pensiero di scrivere a V. S. per sentire la sua opinione, della quale se ne vuol favorire, so che sar gradita, quando per sia con suo commodo e senza interrompimento di altri suoi studi.
Il punto  questo: Un cavallo vale veramente cento scudi: da uno  stimato mille scudi, e da un altro dieci scudi; si domanda, chi abbia di loro stimato meglio e chi abbia fatto manco stravaganza nello stimare. Se a V. S. pare farci sopra un poco di discorso con sua opinione, a lei me ne rimetto; e ho preso questa sicurt, sapendo che si diletta di curiosit. Nuove non ho da darne; che per far fine, con ricordarmeli servitore e da Dio pregarli lunga vita in sua grazia.



1810.

TOLOMEO NOZZOLINI ad ANDREA GERINI [in Firenze].
S. Agata in Mugello, 26 aprile 1627.

Cfr. Vol. VI, pag. 569-572 [Edizione Nazionale]



1811.

BENEDETTO CASTELLI ad ANDREA ARRIGHETTI [in Firenze].
[Roma, aprile 1627.]

Cfr. Vol. VI, pag. 577-578. [Edizione Nazionale]



1812..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 aprile 1627.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 19. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

 stata riservata sopra la Theologale di Brescia 60 scudi Romani di pensione a favore del Sig.r Vincenzo, figliuolo di V. S. molto Ill.e; sopra di che l'Ill.mo Sig. Card. Padrone(839) ne scriver ancora a V. S. Non si  potuto per hora far pi, per rispetto delle distribuzioni che si sono fatte a quelli che hanno servito il Sig. Cardinale nelle legazioni; e credami che il Sig.r Cardinale conserva particolar memoria e affetto verso la persona di V. S., lodando in molte occasioni il singolare merito suo. In tanto non mancar ancora di procurare per il resto, e forsi con qualche vantaggio. Per hora lei si compiacer di dare ordine che si possino spedire le bolle, et io non mancar farla servire.
Ho poi scritto una lettera(840), in risposta al Sig. Andrea Arrighetti, sopra la Decisione(841) fatta da V. S. nella controversia tra il Sig.r Arrighetti e il Sig.r Incontri; dove scrivo alcune cose che mi sono venute in mente, insieme con la dimostrazione di una proposizione geometrica(842), mandatami pure dal medesimo Sig.r Arrighetti. Se mi favorir di dare una lettura alla detta mia risposta, aspettar il suo parere, havendo io scritto non per confirmare la Decisione di V. S., ma per mostrare quanto la verit habbia da ogni banda le riprove; massime che il Sig.r Andrea mi scrive che il Sig.r Incontri sta risoluto di voler scrivere e far scrivere contro di V. S. E non occorrendomi altro, li fo humile riverenza.

Di Roma, l'ultimo d'Aprile 1627.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1813.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Parma, 30 aprile 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 51-52. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Scrissi a V. S. E. alcuni giorni sono, avisandola come per il prossimo passato Natale essendo stato a Milano, et havendo fatto riverenza all'Ill.mo S.r Card.le Borromeo, gli havevo pure scritto, salutandola in nome di S. S.ria Ill.ma per ordine di quella(843). Hora, perch non son sicuro se habbi ricevuto le mie lettere, perci con questa occasione di salutarla ne lo aviso di nuovo. Ho ricevuto i suoi benigni saluti dal P. Vicario di cost, che mi sono stati gratissimi, e di sentir ch'ella sia con sanit, del che mi rallegro, come di persona che vorrei vivesse immortalmente, come so che la fama senz'altro supplir al mio desiderio. Non creda che l'intermettere per qualche tempo di scriverli nasca da puoco ricordanza che tenga di lei, de'suoi meriti e delle ricevute cortesie e dell'affetto dimostratomi, ma pi tosto dal non volerla infastidire, non mi occorrendo pi necessit che di salutarla; ch quanto al mandarli qualch'una delle mie compositioni, se io lo potessi fare, lo farei pi che voluntieri; ma l'occupatione del convento, e l'attendere a finire il resto dell'opera mia di geometria, fa che non possi impiegar tempo per trascrivere qualche cosa e mandargliela.
Ho gi fatto un libro del circolo et ellissi, un altro della parabola, e quasi finitone un altro dell'hyperbole e dei solidi che da queste ne vengono: resta ch'io registri i libri delle propositioni lemmatiche, che gi stano in confuso, che poi sar l'opera finita, piacendo a Dio. Hora non li posso dir altro, se non che ho ritrovato molte altre cose dei solidi ch'io non mostrai a V. S., e dei piani, massime della parabola segata in varii modi, del cono comprehendente il conoide hyperbolico, cio che proportione habbi quello a questo; similmente, fatto un parallelogrammo sopra la base di una delle hyperbole o settioni opposte e intorno al medesimo asse con le opposte settioni, che proportione habbi(844) il lato opposto alla base, che sia pur base della contraposta hyperbola, e fatto rivolgere detto parallelogrammo intorno al detto asse, che proportione habbia il cilindro generato dal parallelogrammo al resto di lui, levati da quello i duoi contraposti conoidi hyperbolici; parimente, ritenuta la detta figura, cio il parallelogrammo et opposte settioni, e descritte le altre due, che si chiamano con queste congiugate, che proportione habbi il cilindro gi detto al resto, levati da lui i due gi detti opposti conoidi hyperboli, et anco il solido generato dalle altre due, che si chiaman con queste congiugate; e molte altre cose simili. Et ho anco trovato la demostrazione ostensiva che il cilindro sia triplo del cono, che non havevo trovata se non ad impossibile, cio nella mia strada provando che tutti i quadrati del parallelogrammo siano tripli di tutti i quadrati di qualsivoglia dei due triangoli constituiti dal diametro tirato nel parallelogrammo, essendo regola commune un de'lati; al che mi ha servito la 9 del 2do libro d'Euclide; e molte altre cose nove, che, per non esser longo, tralascio.
Prego V. S. ad inanimarmi maggiormente, co 'l favorirmi di sue lettere e de'suoi commandi insieme; che con tale fine me li confermo devotissimo et obligatissimo servitore, pregandola a salutare il nostro P. Vicario, se lo vedesse, il S.r Gio. Batta Facchetti, il S.r Nicol Aggiunti, e conservarmi nella sua memoria.

Di Parma, alli 30 Aprile 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.



1814.

TOLOMEO NOZZOLINI ad ANDREA GERINI [in Firenze].
S. Agata in Mugello, 1 maggio 1627.

Cfr. Vol. VI, pag. 574-577 [Edizione Nazionale].



1815.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 5 maggio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 61-62. - Autografa.

Car.mo et Honor.do S.r Fratello,

Io non vi ho scritto da alcune settimane in qua, perch so avete sentito spesse nuove di me dal S. Benevieni, s come  hauto io di voi con molta consolazione, poi che  sentito del vostro bene stare. Hora mi conviene per creanza e debito salutarvi con questa mia, et insiememente mi  parso scoprirvi un mio pensiero, che mi si va volgendo da alcune settimane in qua per la mente e tocca la vostra e mia persona: et  il ricordarmi che gi desiderasti haver appresso di voi per governo la Massimiliana(845), quale non fu possibile, come vi dissi, disporla ad accettar il partito, con il compiacere in un medemo tempo a voi et a me; e perch pur desideravo restassi servito, vi offersi in loco suo la mia Chiara, quale senza dubbio alcuno so non vi saria stata men grata e utile; e se bene da voi non fu rifiutata, pure alcune considerazioni fatte annull i nostri disegni, e fu il principale che io sarei rimasto con li figliuoli privo di governo. Hora che sono scorsi alcuni anni, e che il vostro presente bisogno sar forse pi grande che allora, e tanto pi lo credo quanto che ne l'ultima vostra ben chiaramente vi siate lasciato intendere che al vostro governo conoscete non havere altri da chi lo possiate sperar migliore che da me e mia famiglia, nel qual particolare penso non v'inganniate punto; e per mi dicevi, a tutte le maniere voler tentare col mezzo del favore del S. G. D. di rimpatriarmi con qualche honorato trattenimento, acci voi fussi ne'vostri bisogni ben servito, et io ricevessi gusto et utile d'esservi appresso e godervi quel tempo che piacessi al Signore lasciarci ancora in questa vita. Vi risposi subbito che ero prontissimo ad essequire ogni vostro comando con sommo piacere, quale tutta via attendo. Ma perch i disegni tal volta soglion fallare e riuscir vani, son andato pensando che quando ci non potessi succedere (ci  di rimpatriarmi con tutta la famiglia, come disegnate), voler ad ogni modo (se per da voi sar approvato) condurvi cost la Chiara, a ci vi governi e serva; la qual cosa penso possa riuscire felicemente, poi che  creatura dotata di s buone qualit, che mi prometto di certo che si saperia guadagnar la vostra grazia: et hora l'antiponere il vostro governo al mio  debito e cordiale mia volont, quale se sar da voi accettata, come spero, ne seguiranno beni comuni, che sar in un medemo tempo soccorrere a'vostri e mia bisogni; intendo, che voi fussi governato con fedelt e amore, come indubitatamente conseguiresti, et io fussi imparte alleggerito della intollerabile spesa; che ci seguiria quando anco con la Chiara ne venissi qualch'uno de'figliuoli, che penso sariano per voi di passatempo, et alla madre consolazione et alleviamento, poi che se restassi priva di tutti in una volta, li parria cosa (come potete ben credere) molto dura. Per questo si lascer determinare a voi, con dimandare quelli che vi potessino essere i pi grati, pensando non vi abbia a dar molto fastidio una o dui bocche di pi, poi che penso altri, che pur dovete aver attorno, non meno vi costino, e forse saranno meno bisognosi di me e meno congiunti con voi. Io poi me ne resterei qua con il resto della famiglia, sperando nelle mie occorenze che la Massimiliana mi sovveniria. Hora, piacendovi, potrete pensare un poco sopra questa mia proposta (senza per annullare il vostro primo pensiero, ciascuna volta voi lo stimassi riuscibile), e dirmene il vostro parere, non ci trovando io cos'alcuna che mi paia repugnante per non essequirla, ma bene per l'una e l'altra parte di molto utile: pure potrei inganarmi, et per ci n'attender il vostro giudizio, come da quello che sa e intende meglio di me.
Qua si  fatto un vivere dispietato, e bisogna consumarsi stentando, massimamente io che mi trovo carico di sette figliuoli. Il primo  Vincenzo, del quale per ancora non  risoluzione alcuna dove sia per voltarsi, ma penso pure sar a Roma, volendo quest'Altezza pi presto suggetti atti per servizio della sua cappella che di camera, cosa che in Francia non potria conseguirsi, per non sonarsi l di musica. Ci  poi Mechilde, che va alla scuola di certe monache Iesuitiche che poco tempo fa furno fatte venire da Roma da quest'Altezze: impara latino et altre cose, mostrando haver mirabile ingegno, et  sommamente amata da esse Madri. Ci  poi Albertino, che tutta via sguita le scuole con molta laude de'Padri Iesuiti; poi Michelagnolo, Cosimo, Anna Maria, e Maria Fulvia, tutti in vero figliuolini degni di contentarsene; et fra tutti l'Anna Maria si mostra la pi graziosa, et ha una faccia d'angelino.
Io non mi star ad affaticare pi in lungo a descrivervi il mio pensiero, quale credo averete benissimo compreso, sperando sia per esser da voi approvato, perch mi pare sia vera imspirazione divina che m'abbia mosso a scrivervi cos; e forse questo sar principio di condurmi poi cost con tutto il resto della famiglia, pensando che quando la Chiara sar stata da voi qualche mese e preso prattica nel governarvi, vi sia per riuscir gratissima; e per compiacere a lei e a me penso che con maggior ardore proccurerete di ottenermi quello che gi havete in animo: la qual cosa sia pur rimessa totalmente nella volont santissima del Signore, invocando con ogni vero affetto il Suo divino aiuto, indirizandoci a effettuare quello sar pi in honore e gloria Sua e comun bene. Finir attendendo con molto desiderio sentire quello vi conpiacerete dirmi sopra questo negozio, per poi sapere il modo di governarmi e provvedere a'bisogni. In tanto state sano, non mancandosi di qua pregar per voi. Vi prego a salutar caramente tutte le monache da parte di tutti noi, et in particolar Suor Maria Celeste, quale la Mechilde desidera sommamente vedere e servire, essendosi innamorata nel sentire delle sue s rare qualit e virt; e finendo, con la Chiara di tutto cuore mi vi raccomando, come facciamo a tutti li parenti: e cos Nostro Signore vi conceda ogni desiderato bene.

Di Monaco, li 5 di Maggio 1627.
Di V. S.
Parendovi, potrete conferire questo negozio col S.r Benevieni.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1816.

FRANCESCO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 maggio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 199. - Autografa la firma.

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Ancorch io non habbia finhora risposto con lettere al buon augurio che V. S. m'invi per le feste del santissimo Natale, ella potr per conoscere ch'io ne ho havuta continua memoria, dalla gratia ch'io le ho impetrata dalla S.t di N. S. d'una pensione di 60 scudi per il S.r suo figliolo(846). In che com'io ho cercato di sodisfar al suo desiderio, cos corrispondo abbondantemente all'affetto ch'ella mi dimostra con ripregarle dal Signor Dio ogni bene.

Di Roma, li 12 di Maggio 1627.

Aff.mo di V. S.

[vedi figura 1816.gif]
S.r Galileo Galilei.


Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.te S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1817.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 16 maggio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 53-54. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Col.mo

Ogni minimo cenno di V. S. Ecc.ma  bastante a farmi far qualsivoglia gran cosa, pur che a me possibile, non che una bagattella come  questa di star quindici d pi a Pisa. Io facevo pensiero di venirmene a Firenze a principio di Giugno, perch questa mia camera, dove dormo,  volta (come sa benissimo V. S.) verso certi horti i quali mi mandano nuvoli di zanzare, dalle quali malamente mi schermisco alternando a me stesso tutta notte mostaccioni; e anco tornavo a Firenze volentierissimo per rivedere V. S., della quale finalmente veggo ch'io ne sono innamoratissimo, e sopporto duramente questa lontananza. Ma hora che V. S. mi consiglia a star qua, e che la vicina partenza de'miei concameranti mi dar commodit di mutare stanza, senza pensarci punto son risolutissimo di star sino allo sgocciolo delle lezzioni, alle quali in quest'ultima terzeria ho hauto et ho, per mia buona fortuna, maggior frequenza di scolari che mai. Dopo la solita lezzione di geometria ho cominciato a proporre e risolvere qualche problema fisico, la qual cosa a chi d gusto, a chi disgusto, et a chi n l'uno n l'altro, secondo che altri  intelligente, altri maligno, altri balordo. Ma io de'balordi non ne tengo conto; i maligni, V. S. non dubiti, quando mi viene il taglio, che io non gli staffili; vedr V. S. le mie post-lezzioni al ritorno che far; gli intelligenti son quelli che io stimo, a'quali per sodisfare non cesso di affatigarmi, et sin qui le mie fatighe non sono state vane; molti, a mia persuasione e fedele et ingenua scorta alla via del buono e vero modo di studiare, si sono apostatati chi dal Peripatecismo et chi dal Iustinianismo.
Tra quelli che hanno fatto profitto nelle matematiche, uno  il figlio del Sig.r Iacopo Cicognini, il quale ha inteso mirabilmente i primi sei libri et l'XI et XII di Euclide, et adesso vediamo i Conici di Pergeo. Questo mi ha pregato che io voglia supplicar V. S. di questo: che essendo suo padre adesso su 'l deliberare se sia bene o no di fargli havere quest'altro anno una lettura di Instituta qui in Pisa, V. S. sia quella che dia il tratto alla bilancia, e dica che sarebbe benissimo fatto e lo consigli al s. Il giovane non ci ha altro fine se non di poter anco quest'altri anni esser meco, e dopo quelle lezzionacce (adopro le sue parole), che con poca fatiga se ne disbratter, potere ex toto corde attendere alle matematiche, le quali non finisce mai mai di lodare e predicare per tutto; et quando gli dico qualche discorso di V. S., impazza per allegrezza, et  devotissimo adoratore del nome di V. S.
Ci godiamo allegramente tutti tre, il Sig.r Vincentio suo figlio, il S.r Dino(847) et io, il vino, ottimo di sapore odore e vigore, che ella ha mandato; et il Sig.r Dino ed io le ne rendiamo gratie infinite. Un doloraccio di capo che ho, l'importunit delli scolari che mi stuzzicano intorno, et l'hora tarda, fa che io finisco; et con tutte le viscere me gli raccomando, e me gli ricordo servitore devotissimo et amico internatissimo.

Di Pisa, 16 di Maggio 1627.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Obblig.mo et Cordial.mo S.re
Niccol Aggiunti.



1818.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 maggio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 63. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Son restato stordito nel leggere la lettera di V. S. e appresso quella del Sig.r Vincenzo(848), nella quale si vede un odio avvelenato, non una semplice aversione d'animo, al clericato; e io per me con mal animo proseguir a servirlo, non mi parendo giusto procurare beni di Chiesa per chi si mostra tanto mal affetto alla Chiesa: e questa non  la prima volta che io ho sentito, con mio dispiacere, questo odore. Sono per informato che non sar obligato a portar l'habito, ogni volta che la pensione non passa 60 S.di, come  nel caso nostro. Quanto al cavalerato, io ne ho uno per le mani che valer intorno a mille scudi, e render intorno a otto per cento; ma il capitale si perde con la morte. Per l'ordinario che viene scriver pi di sicuro, perch hora non ho tempo d'informarmi a pieno.
Ieri sera il Sig.r Card.l Barberino(849) mi comand che io accettassi la lettura dello Studio di Roma; e perch non si pu, conforme allo statuto, havere di condotta pi di 100 (di, anzi, per dir meglio, non si pu arrivare alli 100 (di, per il Sig.r Cardinale ha segnata la provisione di 95 (di, con promettermi agumenti in tutte l'occasioni. Io non ho potuto far di meno di non obbedire, massime che legger pochissimo, et ho pensiero di caricarla al Padre Fra Bonaventura nostro.
Non ho lettere del Sig.r Arrighetti(850), e lo sto aspettando a gloria. Supplico poi V. S. a farmi grazia di significare al Ser.mo Gran Duca, che li vivo servitore di cuore, obligatissimo e devotissimo, e che desidero pi che mai di lasciar le mie ossa in Badia servendo S. A., ma che hora ho troppo catene a'piedi; e credami, che se bene ricevo continovi honori da questi Padroni, i quali mi commandano assai frequentemente, e di ordinario questa Corte suole imbriacare gli huomini di mille speranze, tuttavia io non mi ci so accommodare, e quanto al mio gusto particolare mangerei pi volentieri i pesciolini d'Arno che i storioni del Tevere. E li bacio le mani.

Di Roma, il 21 di Maggio 1627.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col .mo
Il Sig.r Gal[ileo] Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1819..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 maggio 1627.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 8. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.

Hieri scrissi(851) a V. S. che credeva che bastasse haver la prima tonsura, senza portar habito clericale, per godere la pensione, purch non passasse 60 scudi: il medesimo li confermo hora, havendone hauta pi sicura informazione. Per tanto V. S. potr intendere se il Sig.r Vincenzo si contenta di questo, e cos finiremo il negozio; e mi avvisi. Credo che il Sig. Cardinale far la grazia delle bolle, come mi ha data intenzione; che sar qualche vantaggio, se bene vi vanno diverse altre spese, quali far io, poi glie ne dar conto. E li bacio le mani.

Di Roma, il 22 di Maggio 1627.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1820.

GIO. BATTISTA BALIANI a BENEDETTO CASTELLI in Roma.
Savona, 28 maggio 1627.

Dalle Memorie e Lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei, ordinate ed illustrate con annotazioni dal Cav. GIAMBATISTA VENTURI, ecc. Parte Seconda, ecc. Modena, per G. Vincenzi e comp. M. DCCC. XXI, pag. 98. Il VENTURI trascrisse questa lettera dalla Biblioteca Reale di Parma, nella quale l'abbiamo inutilmente cercata.

Savona, 28 Maggio 1627.

La lettera di V. P. de'28 del passato mi  stata carissima al solito, reputandomi io a gran favore che voglia consumare il tempo e la fatica in scrivermi. L'ho avuta tardi, perch sono stato qualche giorno a Genova, ed il Signor Paolo Pozzobonello me l'ha data al mio ritorno qui. Mi dispiace che si sia smarrita la longa lettera che dice d'avermi scritta in risposta dei miei dubbi, nei quali per mi d soddisfazione compita anche in questa. L'offerta che mi fa dell'amicizia di Monsignor Ciampoli mi  tanto pi cara, quantoch sono molt'anni ch'io faccio grandissima stima di quel prelato per le sue rare virt, per non dire che in quel genere di scriver brevi io lo stimo unico al mondo: desidero oltremodo di servirlo, e V. P. mi far favore d'offerirmegli. Mi duole bene oltremodo di non poterle mandare il mio trattato del moto de'gravi, attesoch per una certa mia natura son pi inclinato a cercare le invenzioni delle cose e farne una certa sbozzatura malfatta, che a ripulirle: e questo trattato  tale che non l'ho mai ridotto in netto, e non solo ha bisogno di tempo per dargli ripulimento, ma a ricopiarlo cos come sta sarebbe cosa difficile senza la mia assistenza, n io per ora posso attendervi. Mi dispiace bene che V. P. sia cos lontana da me e che non possiamo vederci, perch lo porrei volentieri sotto la sua censura, come anco di quella di detto Monsignore.
Dell'offerta che mi fa delle cose del Signor Galileo, ne la ringrazio grandemente, e l'accetto; e mi sar molto caro il discorso che riduce passi di Sacra Scrittura in quistioni naturali, al che anch'io ho applicato l'animo alle volte, massimamente se fosse del primo capitolo della Genesi. La ringrazio anche dell'offerta che mi fa della risoluzione del quesito, se l'acqua aggionta all'argento vivo faccia che il ferro o si attuffi o galleggi maggiormente(852). Stimo per, che ritrover esser vero il secondo. Se il ferro non fosse pi grave dell'acqua, non  dubbio che in tal caso sarebbe tutto fuori dell'argento vivo; ma perch  pi grave, uscir fuori dell'argento vivo alla rata, cio per l'ottava parte della sua propria quantit, attesoch il ferro pesa pi dell'acqua otto volte tanto, come sa meglio di me. Per aver molto a caro di vederne la dimostrazione pi distinta, come anche mi saran sempre carissime tutte le sue cose. Non perder tempo in attendere all'espedizione del negozio del suddetto Signor Paolo per pi conti, fra'quali vi sar anche il desiderio di servire V. P., alla quale bacio le mani.



1821.

TOLOMEO NOZZOLINI ad ANDREA GERINI [in Firenze].
[S. Agata in Mugello, maggio 1627].

Cfr. Vol. VI, pag. 578-582 Edizione Nazionale.



1822.

GALILEO ad ANDREA ARRIGHETTI [in Firenze].
Bellosguardo, 10 giugno 1627.

Cfr. Vol. VI, pag. 582-598 Edizione Nazionale.



1823.

TOLOMEO NOZZOLINI ad ANDREA GERINI [in Firenze].
[S. Agata in Mugello, giugno 1627].

Cfr. Vol. VI, pag. 598-609 Edizione Nazionale.



1824.

TOLOMEO NOZZOLINI ad ANDREA GERINI [in Firenze].
[S. Agata in Mugello, giugno 1627].

Cfr. Vol. VI, pag. 609-611 Edizione Nazionale.



1825.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 giugno 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 55. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Presentai la lettera di V. S. al Sig.r Card.l Padrone(853), quale mostr gradire assai che lei lo tenga per padrone e protettore. Li parlai ancora di assegnare la pensione in testa del Sig.r Vincenzo nepote di V. S., e n'hebbi l'assenso; e similmente feci opera che S. Sig.ria Ill.ma desse ordine che la spedizione delle bolle si facesse gratis, s come benignamente fece, e questa grazia importa un'annata della pensione: il resto della spesa che ci va, che potrebbe ascendere a venti scudi o poco pi, la far io; poi ne dar conto a V. S.
Mi son messo attorno ai Pianeti Medicei, e dal suo libro Delle cose che stanno a galla(854) ho distese le tavole dei loro moti medii e fattone la teorica, quale mi riesce assai bene, ancorch io non habbia sicure radici, n meno la quantit dei circoli loro, e similmente mi manchino le tavole per correggere le irregolarit e per il moto della terra e per la inegualit de'giorni. So che questi sono i tesori di V. S. principali; per non ardisco chiederli, massime le tavole ultime. A me ieri sera, per quella strada grossa che io posso caminare, mi parvero, h. 0, m. 30 post oc., il primo, in gr. 198. 24'del suo circolo; il 2, in gr. 319. 24'; il 3, in gr. 210. 36'; e il 4, in gr. 1. 56'. So che ardisco troppo, ma scrivo per mostrare a V. S. che continovo a lavorare nelle cose sue, facendo spesso con di questi Signori ricordanza honoratissima di lei e del suo gran valore. E non occorrendomi altro, li bacio le mani.

Roma, il 12 di Giugno 1627.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1826..

FRANCESCO PECCI a [GALILEO in Firenze].
Milano, 23 giugno 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 57. - Autografa.

Molto Ill. Sig.r mio Oss.mo

Bench per altri tempi non mi sia dato a conoscere a V. S, per uno di quelli che honorano e stimano grandemente le sue eminenti qualit, non  per che io habbia mai mancato intrinsecamente di esserle di affetto servitore e amatore delle sue virt. Per questo ho desiderato occasione per la quale potesse e significarle la disposizione dell'animo mio e participare della sua amicizia e del suo valore; et essendomisi quasi che adesso presentata, non manco di afferrarla e valermene. Per questo vengo con questa mia a farmele vero et affettuosissimo servitore, et insieme a pregarla che si compiaccia riconoscere et esaminare questi principii meccanici e dimostrazioni che le mando incluse(855), con favorirmi appresso del suo parere intorno essi; ma lo desidero libero e intero, perch lo stimo sopra ogni altro. E per grazia habbia l'occhio a quella dimostrazione contrassegnata [vedi figura 1826.gif] (856), e sappia che se quella stesse bene, sarebbe trovata una dimostratione mai pi sentita; ma se, come io dubbito,  falza, come appresso vien dimostrato(857), va per terra quanta fatica ho fatto nella mia tenera et. Compiacciasi honorarmi di pigliar questa briga per farmi favore, et io le ne rester con tanta obbligatione quanta ricapir possa. Per fine a V. S. prego N. S. che la conservi.

Di Milano, il 23 Giugno 1627.
Di V. S. molto Ill.tre
Aff.mo Servitore
Francesco Pecci.



1827..

MALATESTA BAGLIONI a GALILEO in Firenze.
Pesaro, 26 giugno 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 65. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re Oss.mo

Havend'io inteso che presso l'Ecc.mo S.or Don Carlo Barberini si trova un bicchiere inventato dall'alto giuditio di V. S., che mostra i gradi del caldo e del freddo che si bevono, son entrato in desiderio d'haverne un disegno. Per, confidato nella sua ben da me conosciuta cortesia, vengo a pregarla di questo favore, che potr farlo consignare all'essibitor della presente; assicurandola che crescer non meno perci l'obligo mio verso di lei, di quel che via pi s'augomenti sempre il desiderio che tengo di servirla. E le bacio le mani.

Di Pesaro, a'26 di Giugno 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.or Gallilei.
Serv.re Aff.mo
M. Baglioni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1828..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 luglio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 65. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Ho procurato e procurer sempre di servir V. S. appresso N. S., per satisfare al debito dell'antica e devota servit mia, non perch ella habbia bisogno appresso S. S.t che le sia ricordato il merito suo, essendo quello notissimo non solo appresso questi Padroni, ma anco appresso di tutti che hanno notitia del nome suo.  per superfluo ogni ringratiamento che mi venga da lei di quel pocho che ho operato in suo servigio; ma ella, che soprabonda sempre con me in cortesia, non ha potuto contenersi di aggiungermi quest'honore. La prego ad essermi per l'avvenire cos sollecita nel comandarmi come mi  stata sempre liberale della sua gratia, alla quale mi raccomando, e co 'l fine le bacio reverentemente le mani.

Di Roma, il d 10 Luglio(858) 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


V. S. mi ringratia, mentre io mi vergogno. Dopo tanta dilatione mi arrossisco in vedere l'effetto s scarso. Io certo per servirla non solo sono stato diligente, ma anco importuno. La penuria delle occasioni e la moltitudine delle richieste dureranno lungo tempo (per quanto io vado conietturando) a non permettere che la mano del benefattore corrisponda alla generosit dell'animo(859). Ma per passare ad altro, arriv qua il S.r Pieralli(860), il quale pot ben testificarmi per esperienza la liberalit delle offerte fattegli. Io entro con lui a parte dell'obbligo eternamente dovuto per legge di gratitudine al S.r Galileo. Pass poi a darmi nuova della sua sanit. Sia per mille volte benedetta l'aria di cotesta villa, che ha esaudito i pubblici desiderii con restituirle quel vigore di complessione che, accompagnato con quel dell'ingegno, produrr frutti aspettati dalla fama e gloriosi per l'Italia. Sig.r mio, con questa opportunit io voglio ardire di scoprirle il zelo che ho della sua gloria. Arrivano qua avvisi che il corso de'suoi Dialogi si muova con lentezza, e noi, sentendo ci, sospiriamo la perdita di s rari tesori. Non vediamo l'hora di leggerne almeno qualche particella, s che nel medesimo tempo molti suoi amici, e fra questi come capo il P. D. Benedetto, uniamo le nostre preghiere e le chiediamo instantemente due gratie: una, che ci lasci gustare qualche cosa del fatto fin qui; l'altra, che ella voglia vincere i consigli della quiete con gli stimoli della gloria e con l'esortationi de'suoi amici. Risolvasi una volta V. S. a condurre al fine desiderato l'opera felicemente incominciata, e non defraudi l'espettatione del mondo col tenere avaramente racchiuse dentro al suo intelletto quelle ricchezze di subblimi specolationi che dal Cielo le sono state comunicate perch ella ne arricchisca la republica litteraria. Io per me ne sono s smisuratamente desideroso, che mi stimer fortunato quando potr veder perfettionata s nobil fatica. E qui facendole reverenza, le ricordo la mia obbligata servit.


S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Se.re
G. Ciampoli.



1829.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 14 luglio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 69-70. - Autografa.

Car.mo et Honor.do S.r Fratello,

Dalla lettera di V. S. del 14 del passato veggo havevi ricevuta la mia, nella quale vi dicevo i mia pensieri che avevo circa il tempo e modo del trasferirmi cost da voi: e poi che li veggo approvati e di cos vi contentate, mi governer conforme al dettovi, et, a Dio piacendo, pochi giorni dopo S. Bartolomeo disegno fare la levata, e ce ne veniremo fino a Bolzano in carrozza; nel qual luogo, con l'aiuto del Signore, arriveremo in tempo di fiera, e di l haveremo buona comodit di venircene per aqqua fino a Verona, poi che i mercanti in tal tempo inviano le lor robe in tal modo: et in vero sar cosa molto appreposito, scansandosi in un medemo tempo quella cattivissima strada che si fa per terra, et anco il pericolo de'malandrini, che per ordinario fra Trento e Verona spesso si fanno sentire. Di detto loco ce ne veniremo fin a Bologna in carrozza, e di l fino cost, come gi dissi, ci serviremo delle ceste; e se la fortuna ci fusse tanto favorevole che c'incontrassimo in qualche lettiga di ritorno, mi valerei de l'occasione, lasciando star le ceste. Questo  il miglior modo che io possa tenere in questo viaggio, e di cos vengo consigliato da persone pratiche; e se come spero nella grazia e misericordia del Signore concederne a tutti buona sanit con felice viaggio, spero che saremo da voi alla pi lunga a mezzo Settembre.
Circa la serva, ne haviamo una che servir per la cura de'figliuoli e far altre faccende di casa: e toccante il cucinare, la Chiara la stimo sufficiente quanto la Massimiliana; e vi far le cose di sua mano pulitamente, e spero che vi abbiate a chiamar contento, poi che sarete servito con sommo affetto, amore e sincerit, perch l'averete sempre appresso di voi: la bont et anco suffizienzia della quale arriva a tal segno, che poche forse la passano; e per stimo vi abbia a essere di notabil sollevamento ne'vostri bisogni, e tanto pi quando abbia fatto un poco di pratica e preso una certa domestichezza nel governarvi. E perch questo ch'io dico speriamo s'abbia da mettere in opera, non star a dirci sopra altro.
Della Mechilde veggo havete voi, come S. M. Celeste, fatto un conccetto d'essa, che v'abbia a riuscir cosa troppo eccellente; il che forse l' causato avendomi io lasciato trasportar da l'affezione paterna nel'avervela laudata troppo: ma, come ben sapete, facil cosa  a ingganar s stesso; per bisogna che diate quella tara si convenga alle mie relazioni. Spero bene che abbia a far profitto, massimamente quando sar favorita e graziata da S. M. C. de'suoi prudentissimi documenti, e sia per far honore a s rara e dotta maestra, con util della figliuola e consolazion nostra. Pochi giorni sono recit in commedia conposta dalle sue monache dove va a scuola, et inpar tanti versi a mente in poco tempo, e recit s sicuramente, presente anco queste AA. Ser.me, che dette non poco gusto alla sua maestra, quale con l'altre superiori monache ebbono a dire che se lei sapessi sonar di liuto tanto quanto Albertino, l'averebbono volsuta monaca senz'altra dote; et saria ancora cosa facile a riuscire: ma da poi che tutti venghiamo cost, vuol esser con noi, n rimanere qua sola a conto nessuno; et io non intendo farli violenza, e tanto pi non avendo prima vostro consenso, sperando d'essa, come de gl'altri figliuoli, che quando mutino paese, sieno per aqquistar assai di vigore, essendo in vero, per li cibi grossi e continuo di bere aqqua, alquanto meschinelli di vita e poco colore in viso; e per ci  bisogno di ristoro, quale spero si conseguir cost da voi.
La Massimiliana smania di passione per la nostra di qua partenza, e troppo malamente s'accomoda a perder la sorella; et almeno havessi appresso di s Mechilde, che pure si consoleria alquanto; e tutta via persiste a restarsene: et io lo giudico bene per pi rispetti.
Veniremo dunque, invocando il divino aiuto; et avanti partiamo di qua, attendo altro vostro avviso, e se alcuna cosa vi occorressi; et non mancher dirvi del giorno della nostra partenza di qua, e di mano in mano arrivando in luogo principale vi scriver. In tanto sono in proccurare appresso questo Serenissimo la licenzia, et appresso la grazia [per] Vincenzo che sapete, e spero che il tutto succeder felicemente, che di tanto piaccia a Nostro Signore concederci il Suo divino aiuto e favore, come in tutto il resto delle nostre cose; e Quello vi mantenga con buona sanit, s come giornalmente non si manca per ci far orazione per voi, pregandovi con tutto il cuore a raccomandarci con vivo affetto a tutte le monache et in particolare a S. M. C., alla quale viviamo tutti svisceratissimamente affezionati, e la preghiamo a volerci bene, che pu star sicura sar contracanbiata. Et con tant'altro affetto inpetriamo anco tal grazia da V. S., alla quale per fine di nuovo e di tutto cuore ci raccomandiamo, pregando il supremo Nostro Signore a concedervi ogni desiderato bene.

Di Monaco, li 14 di Luglio 1627.
[vedi figura 1829.gif]

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1830...

MALATESTA BAGLIONI a GALILEO in Firenze.
Pesaro, 17 luglio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 71. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

A me, che  nota la cortesia di V. S., non reca maraviglia il veder ch'ella mi faccia favor maggiore di quel ch'io ho saputo domandarle; e gi ch'ella me ne d campo, volontieri accetto la cortesissima offerta che mi fa di far lavorar cost il bicchiero(861), non essendoci in questi paesi huomini che faccino simili lavori. E per esser io tanto pi sicuro d'haver salvo il favore, perch la distanza del paese pu cagionar sinistrezza, la prego a farmi gratia di farmene lavorar due, e lasciar poi il pensiero nel rimanente all'essibitor di questa, al quale ho dato ogn'ordine necessario. Confesso a V. S. che mi sento molto obligato all'amorevolezza sua di questa nuova dimostratione, e certo che mi far cosa gratissima se mi porger occasione di servirla spesso, di che la prego quanto pi posso; e le bacio le mani.

Di Pesaro, a'17 di Luglio 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.or Galileo Galilei.
Serv.re Aff.mo
M. Baglioni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1831..

GIOVANNI DI GUEVARA a GALILEO [in Firenze].
Teano, 17 luglio 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 67-68. - Autografi la sottoscrizione e il poscritto.

Molto Ill.re S.or mio Oss.mo

La moltitudine de'negotii proprii et alieni, con la presidentia che mi diede ultimamente N. S.re del Capitolo generale di S. Lorenzo in Lucina, mi assorbirono talmente il tempo e l'intelletto, che non mi rest luogo da consolarmi, come solevo, per lettere con V. S. Dopo partito un mese e mezo fa per la residenza, appena quasi giunto in Theano, mi sopragiunse un'infirmit lunga e mortale, della quale non sono ancora affatto rihavuto, bench sia netto di febre e mi cominci a levare. Per, e ne gl'affari e nell'infirmit, ho havuto sempre V. S. nel cuore, e ricordatamene tanto spesso, quante volte ho desiderato di rivederla e di servirla in qualche occasione.
Qui ho ritrovato una bell'aria, comoda habitatione e bellissime viste, che ho da tutte le mie fenestre occasione di contemplar spesse volte il cielo, le campagnie e le colline e di ricordarmi di Bellosguardo di V. S., ma sopra tutto di desiderare la sua dolcissima conversatione, come desidero di tutto cuore. Col Sig.r Principe Cesis prima della mia partenza facessimo molte passate della persona di V. S.; ma la stima grande et il desiderio di goderla pi tormenta quando non se gli aggiunge qualche speranza, la qual per in me non manca, ancorch ci vediamo tanto lontano.
Quel Signore che gl'accennai(862)  figliuolo del S.r Ambasciador di Spagna; et cos come stima sommamente tutte le cose di V. S., havendo visto alcune delle sue opere, cos riceverebbe a sommo favore un par di vetri per un cannocchiale da mirar la campagna o certe distantie mediocri, non essendo ancora molto osservatore delle cose del cielo, bench sia di bellissimo ingegno et intelletto elevato: che per quando a V. S. venisse alla mano un par di detti vetri che fussero a proposito, gli farebbe un singolar favore a mandarglieli, dentro un scatolino, con la nota della distantia che doveranno haver fra di loro, perch egli si farebbe poi accomodare il cannocchiale a modo suo; e per via del Sig.r Ambasciador di Toscana o del Sig.r Card.l Bandino(863) gli potrebbe andar sicuro, bastando ponere al soprescritto: Al Sig.re D. Beltrano di Guevara, figliolo del Sig.r Ambasciador di Spagna in Roma, essendo egli di habito lungo e facendo profession di lettere. Tutto questo ho detto, quando venghi a V. S. un tal vetro alla mano(864), perch altrimente non se ne ha da pigliare un fastidio al mondo, non essendo cosa necessaria n che inporti. Ad ogni modo scuser me della briga e dell'ardir che mi d la sua gentilezza, supplicandola a comandarmi con altretanta libert, se da queste parti io valesse in qualche cosa a servirla: con che fine, senza fine gli bacio affettuosamente le mani.

Da Theano, li 17 Luglio 1627.
Di V. S. molto Ill.re

S.r Galileo Galilei(865).

Affett.mo e Cordialiss.o Ser.re
Gio. di Guevara, Vesc.o di Theano.

Con buona occasione supplico V. S. a ricordare la mia devota et affettuosa servit a S. A. Ser.ma Gi in Roma si cominciorno a stampare le mie Mechaniche(866), ma certe figure che mancano tengono impedita hora la stampa, e gl'intagliatori mai finiscono.



1832.

GALILEO a BENEDETTO CASTELLI in Roma.
Bellosguardo, 2 agosto 1627.

L'autografo di questa lettera fu un tempo nella Biblioteca Palatina in Parma, alla quale si riporta GIAMBATISTA VENTURI, che per primo la pubblic nelle Memorie e lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei, ecc. Parte seconda, Modena, per G. Vincenzi e Comp., M. DCCC. XXI, pag. 99. In un esemplare dell'opera del VENTURI posseduto dalla citata Biblioteca Palatina e distinto col n. 12993, a pag. 99, di fronte all'edizione della lettera, si legge questa nota: "Cambiata contro una lettera del Machiavelli, data dal S.r Carlo Riva di Milano". L'autografo fu poscia venduto all'asta a Parigi nel 1862 e nel 1863 (cfr. A. FAVARO, Serie quarta di scampoli galileiani, negli Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova, Nuova serie, Vol. V, Padova, tip. G. B. Randi, 1889, pag. 28-29), e ignoriamo dove ora si trovi. Sui margini del detto esemplare delle Memorie furono, non sappiamo per cura di chi, segnate pure le differenze tra l'autografo e l'edizione del VENTURI; e noi riproduciamo la lettera conformandoci a questa collazione. Una copia di mano del sec. XVII, in capo alla quale, della stessa mano, si legge: "Copia dell'originale", se ne ha nei Mss. Galileiani della Bibl. Nazionale di Firenze, P. VI, T. VI, car. 63; e le diversit che presenta a confronto del testo, quale resulta dalla collazione suaccennata, non hanno alcuna importanza.

Molto Rev.do P.re e mio S.r Col.mo

Io vo conietturando che la spedizione ordinaria delle bolle(867) deve esser cos lunga, che il pi delle volte i benefiziati devono prima morire che cominciare a godere del benefizio, gi che queste, che sono straordinariamente procurate da un s accurato procuratore quale  la P. V. molto R., non si spediscono mai. Io, che son fuori di speranza di vederla in vita mia, attender a far orazione, nel tempo che mi avanza, per mio nipote, che  giovinetto, acci il Signor Dio gli conceda tanti anni di vita, che possa, almeno nella sua vecchiaia, ricever questo sollevamento.
Quanto ai cerchi delle Medicee, il minore ha 'l suo semidiametro grande semidiametri di Giove 5 11/16; il semidiametro del seguente  di tali semidiametri di Giove 8 5/8; l'altro ne contiene 14, et il massimo quasi 25, per quanto io ho potuto sin qui comprendere: e sento con piacere che ella si sia applicata a queste osservazioni, gi da me tralasciate.
Le staffilate non son penetrate cos al vivo, che il medesimo non abbia recalcitrato, e con una assai lunga risposta(868) procurato di sostenersi; e credo che il Signor Andrea Arrighetti la mander alla P. V., avendo resoluto esso et gli altri nostri amici che io non ci stia a far altro, giudicando tal risposta esser troppo frivola e non metter conto a perderci tempo, conoscendosi apertamente che l'autore ha resoluto di voler esser l'ultimo a parlare in tutte le maniere. E questo  quanto mi occorre dirgli. Favoriscami di far reverenza a Monsignor Ciampoli, e mi continui la sua grazia; et il Signor la prosperi.

Da Bell.do, li 2 d'Agosto 1627.
Della P. V. molto R.
Ser.re Obblig.mo
Galileo G.

Fuori: Al molto Rev.do P.re e mio Sig.re Col.mo
D. Benedetto Castelli.
S. Calisto.
Roma.



1833...

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 4 agosto 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 73. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Fratello,

Gi circa 3 settimane fa risposi(869) alla gratissima di V. S., dicendoli come disegnavo, con l'aiuto del Signore, inviarmi a cotesta volta verso la fine del presente mese; come tutta via confermo, e son in procurar la licenzia, che dover in breve ottenere. Et intanto mi conviene dirli che le monache di qua, poi che hanno scorto che da dovero ne meno meco la Mechilde, e che le loro esortazioni di lasciarla qua non habbino fruttato cos'alcuna, hora mi hanno assaltato con offerta di volerla pigliar in dozzina o serbo senz'alcun pagamento; e se a suo tempo la figliuola si volessi far monaca, si accetter senza pretender cos'alcuna, grazia che ad altre non si suol fare; e non volendo entrare nella religione, sia sempre in sua libert; basta che sguiti li studi, e poi, come sar da qual cosa, faccia quel tanto che Iddio l'inspiri, dispiacendo solo a queste Reverende che il buon principio che ha si abbia a perder e buttar via interamente. Io ne  volsuto dar conto a V. S., senza la volont del quale non ardirei risolvere cos'alcuna, intendendo ubbidire a quanto comanderete; e se subbito alla ricevuta di questa me ne dir il suo volere, penso che ancora la risposta potr trovarmi qua: e cos con intero gusto m'invier, quando sappia la vostra intera satisfazione. La figliuola in vero non inclina a restare, ma si mostra desiderosissima di venir con noi; et io anco non intendo farli violenza, s che mi trovo non poco confuso, et aspetto che essa mi cavi di questo intrigo, perch non so che risolvere, parendomi anco non si doverla buttarsi (come si suol dire) dietro alle spalle un tal partito. Non ci dir sopra da vantaggio, ricorendo a l'ottimo rimedio, che  l'invocazione divina, e pregar quella ad inspirarci a risolver quello sar per il meglio.
Il S.r Cosimo(870) mi scrive d'Agusta che un certo barone, venuto da Vienna, li abbia detto che in mano de l'Inbasciatore di Spagna  veduto un nuovo uso d'occhiale, quale rappresenta le cose lontane assai vicine come l'ordinario, ma con quello si vede ogni oggetto subito senza alcuna fatica, e questo viene da voi; s che m'inmagino, sia quello che gi 10 anni fa ritrovasti e si riguarda con tutta dui gl'occhi, e serviva benissimo su le galere, s come mi dicesti averne fatto a Livorno l'esperienza. E se  divolgato, ve asorterei mandarne a presentar uno a questo Ser.mo, avanti li pervenisse per mano d'altri.
Questo  quanto per hora mi occorre dirle, sperando a bocca a suplire a quello occorra: e intanto tutti di vivo cuore ci raccomandiamo a V. S. e alle monache, vivendo con estremo desiderio di arrivare a quel'ora di rivedervi e rallegrarci con tutti. Iddio vi conservi sano, e ci conceda per Sua grazia la Sua santissima benedizione.

Di Monaco, li 4 d'Agosto 1627.
Al S.r Antonio mille affettuose raccomandazioni.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1834..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 agosto 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 69. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Non si meraviglii V. S. della tardanza delle spedizioni delle bolle per la pensione(871), perch Mons.r Ciampoli nostro non ha ancora hauta la cedola del Natale passato per una sua pensione. Penso per che n'uscir avanti mezo il mese: in tanto sar maturato, cred'io, un semestre.
La ringrazio infinitamente del tesoro che mi ha mandato dei Pianeti Medicei(872), che sar tenuto da me per tale.
Ho osservata la stella settentrionale delle tre della fronte del Scorpione, quale ha una stellina vicinissima, pi settentrionale di essa, nella continovazione dell'arco delle tre della fronte, in questa maniera: [vedi figura 1834.gif]
V. S. mi faccia grazia di scrivermi che gioco dover fare, movendosi la terra, caso che lei sia assai pi lontana dalla terra della altra compagna, visibile con la vista naturale.
Quanto a quel galant'huomo N.(873), mi pare che habbia tanto poca vergogna quanto cervello: per giudico ancor io ben fatto che V. S. non stia a replicare altro. Nel resto io sto bene, e mangio citrioli alla distesa, non havendo borsa da comprare melloni, bevo freddo a molino, e passo i caldi come posso, e questi Padroni mi continovano la lor grazia. Con che li bacio le mani.

Di Roma, il 7 d'Ag.o 1627.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1835..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 14 agosto 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 71. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Dal Padre D. Benedetto Castelli hieri appunto hebbi buone nuove di V. S., che mi fu di molto gusto, havendolo trovato tutto immerso ne'calcoli de'Pianeti Medicei, quali sta osservando ogni sera, trovandoli giustissimi, conforme alle regole di V. S. Vengo dunque con la presente a rallegrarmi con lei del suo buono stato; e gi che siamo vicini al tempo della nostra stituzione Lincea, l'auguro a V. S. tutto propizio e felice, s come ogni altro tempo et ogni suo successo, poich godo e goder sempre d'ogni suo bene.
Devo poi dire a V. S., che con occasione del ritiramento c'han fatto il Sig.r Principe e Sig.ra Principessa con parte della famiglia qui in Monte Cavallo nel giardino del Sig.r Card. Bandino(874), per farvi un poco di purga, dove poi han risoluto di passarvi tutta questa estate, si  fatto perci qualche sforzo ne'studii, e tirata assai avanti la stampa del libro Messicano(875), quale fra pochi mesi speriamo sia finito di stampare, havendolo assai arricchito il Sig.r Fabio Colonna (quale bacia le mani a V. S., che cos mi scrive quest'ordinario) e similmente il Sig.r Fabri(876) con le loro annotazioni; e vi sar anco qualche cosa del Sig.r Principe nell'istessa materia, che dar gusto e sar un principio di quel che deve seguire nella seconda parte di detto libro. Et io ho gi finito la traduzzione di Persio in verso sciolto, con la dichiarazione de'luoghi pi oscuri, onde presto si dover stampare(877). V. S. si conservi e mi mantenga la sua gratia; e le bacio, insieme col Sig.r Principe, le mani.

Di Roma, li 14 d'Agosto 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo et Vero
Franc.o Stelluti L.o



1836.

GALILEO a [GIOVANNI KEPLER in Graz].
[Bellosguardo], 28 agosto 1627.

Bibl. Palatina di Vienna. Cod. 10702, car. 80. - Autografa la firma.

Vir eruditissime,

Plerunque homines longinqua itinera suscipiunt, ut suarum mercium dinundinatione augeant patrimonium, et domum redeant pecuniosiores: sed Ioannes Stephanus Bossius Mediolanensis, qui has tibi reddet, in remotissimas istas regiones proficiscitur, non divitias perquirens sed doctrinas, nec studet patrimonium sed virtutes, quae nulla nobis haereditate contingunt, augere; immo libens patrimonium impendat (sic) ut scientiam comparet, et parvi pendit si domum redeat pauperior factus, dummodo virtutibus auctior revertatur. Praecipue vero matheseos scientia pervellet erudiri: ideo, ad te properans, me summopere obsecravit, ut se tibi de meliore nota commendarem. Quod ego longioribus verbis non sum facturus: sat enim fuerit, qua de causa se tibi commendari voluerit indicasse. Si urgerem acrius, iniuriam tibi facerem: perinde quasi vererer, ne tam rarae mentis, tam praeclari spiritus, tuique reverentissimum, virum non tuopte ingenio fores perhumaniter amplexurus. Hoc tamen non tam illius, quam mea, causa adiiciam: Bossium ita officiose et prolixiore beneficentia velim prosequaris, ut ad ea quae tua sponte facturus fueras, non parum mea commendatione videatur accessisse. Vale.

V Kal. Septembris 1627.

Tibi Addictissimus
Galileus Galilaeus.

Mitto, cum his complicatam literis, Orationem Nicolai Adiunctii(878), adolescentis in omni humaniore et severiore literatura excultissimi: eam sat scio te magna cum voluptate lecturum, et mirifice futuram ad tuum palatum et gustum. Vale iterum.



1837.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 4 settembre 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 73. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

La gratissima di V. S. m'ha recata grandissima sodisfattione col sentir in essa buona nova di lei e delle sue opre, tanto da me e da tutti gl'innamorati da dovero delle scienze desiderate. Bramo pi di lei stessa la sua quiete per tutte le cagione, e particolarissimamente per publico beneficio; e confesso che contuttoci io glie l'haverei turbata spesso con le mie lettere, se non fussi stato sempre pi, da che lei fu a favorirmi, sommerso nelle mie domestiche turbulenze, tanto pi noiose quanto invecchiate di pi di vinticinque anni, ch' pur la misura d'un picciol secolo. Mi trovo al presente nel colmo di esse et insieme nel colmo della speranza di superarle affatto; e ne piglio per bonissimo auspicio il felice annunzio che V. S. m'invia in questo tempo di circolar regresso da'principii della nostra impresa. Glie lo rendo millecuplo con le dovute gratie sopranumero, e gli ricordo gl'obblighi miei et il continuo desiderio che ho di servirla.
La fatiga delle stampe, e particolarmente del Messicano, bolle pi che mai(879); et io non ho tralasciato di premerci e adoprar le mie forze in questo et altri nostri correnti negotii, per quanto non m'hanno soprafatto le sopradette molestie. Presto sar fuori il primo tomo del detto Messicano, la ricchezza del quale si chiama dietro il secondo e forse il terzo, per le diligenze fatte dopo da'nostri. Il primo viaggio di esso sar venir a trovar V. S.; quale anco devo pregare o pi tosto farle ricordo del desiderio che ho di participar subito de'suoi parti: subito, dico, che, o compiti o in parte, ella si compiaccia siano godibili e communicabili. Il riflusso del mare m'ha lasciato con la sete di Xanto, ch'io n'assorbirei non solo il crescimento, ma il tutto sin al fondo, con la mente per. Altro non aggiungo: son a V. S. quel vero servitore di sempre, e le bacio per mille volte le mani, come fa il S.r Stelluti meco, pregandole da Dio N. S. ogni contento.

Di Roma, li 4 7mbre 1627.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


La mia S.ra Principessa la ringratia del saluto e glie lo rende con ogni affetto.


Aff.mo et Obblig.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1838.

ALFONSO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
L'Aia, 25 ottobre 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 75. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Quando io giunsi a casa mia in Friuli di ritorno da Firenze, scrissi a V. S. per cominciare la corispondenza ch'ella mi haveva mostrato desiderare, e che io incontro volontieri per la suprema stima che facio de'suoi meriti. Ma io mi tratenni poco a casa, ch la curiosit mi condusse a fare un viaggio in Francia, e di l son passato in questi paesi: tra per il moto continuo del viaggiare, e tra per non haver incontrato cosa che mi desse materia, non ho pi scritto a V. S. Qui io sperava di trovar ocasione di scriverle nella curiosit delle osservationi che costoro fanno nelle loro nuove et ardite navigationi, e l'ho trovata, ma in soggetto molto diverso da quello che io cercava.
Trovo che le Compagnie de'Mercanti e gli Stati hanno messo insieme una grossa somma di oro e depositata (dicono che sia intorno a m/30 scudi), per darli a chi potr insegnare il modo di trovare la longitudine per uso della navigatione. Sentendo questo, mi  sovenuto che un Padre D. Costanzo Bresciano, dell'ordine di S. Benedetto, col quale ho hauto conversatione, che credo sia stato auditore di V. S. et  certo amiratore delle cose sue, mi disse ch'ella haveva trovato la inventione per conoscere le longitudini, e mi aggiunse certo pensiero ch'ella haveva di presentarla a qualche gran prencipe, pure per l'uso della navigatio[...], e che ne haveva gi tenuto proposito con un[...]mbasciatore (?) ch'era passato per cost. Ramentandomi [...]uesti particolari, ho risoluto di scrivergliene et avisarla. Ella potr prender sopra l'afare quella risolutione che le parer: se vor abbracciar la ocasione, che a me pare bella e grande, io goder non solo di haverle fatto la propositione, ma d'impiegarmi per far riuscire il negotio con tutta la prontezza maggiore. Et se desiderar per aventura ch'esso negotio passi con secretezza, si asicuri della mia fede, che non ha mai mancato a persona del mondo e non mancar mai. E le bacio le mani.

Dall'Haya in Olanda, li 25 Ott.bre 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo
Alfonso Antonini.

L'istesso che presenter questa, havr cura di farmi capitare la risposta per via di Venetia, senza per ch'egli sapia che la lettera passi Venetia. Se non volesse valersi di quello, pu racomandarla a cotesto residente Veneto, che la facia capitare al S.r Ambasciatore Soranzo(880) qui.

Fuori: [Al] molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1839..

GIOVANNI DI GUEVARA a GALILEO in Firenze.
Teano, 15 novembre 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 76-77. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Sono molti mesi che io non ricevo lettere di V. S., ancor che due volte l'habbia scritto, pregandola a darmi qualche avviso della sua salute, tanto da me desiderata con ogni altra sua prosperit per beneficio publico e per consolatione mia particolare, che sommamente godo della luce della sua dottrina, cortesemente in pi occasioni communicatami. Dubito assai di qualche naufragio delle sue o delle mie lettere, stante la residenza dove io mi ritruovo, alla quale non vi capitano lettere se non col corriere di Benevento, il che non a tutti  noto; et basta far ricapitare le lettere in Roma nella posta del Papa per fare che mi venghino sicure: et questo sia a V. S. per avviso, accioch sappia per qual via comandarmi, quando voglia recare a me alcuna cagione di servirla.
Hora la prego vivamente a favorirmi di qualche cenno sopra la materia che parlassimo insieme l'anno passato in Firenze, del vigesimo quarto problema mecanico di Aristotile, significandomi se vi  autore alcuno che ripruovi la solutione di Aristotile et con che raggione si muova, gi che quelli pochi che io ho veduto non l'impugnano, e poi ci che V. S. mi disse in voce di haver pensato per sciogliere la medesima difficolt del detto problema con maggior chiarezza per altro termine, gi che all'hora, per le molte distrattioni ch'io tenevo e per la alienatione da tali studi, non feci tutto il concetto che bisognava di quel che V. S. mi disse in voce alla sfuggita, et per conseguenza non posso haverne in tutto memoria. Non manchi, di gratia, V. S. di aggiungere questo nuovo favore a tanti altri che mi ha fatto, et sia senza apparato di parole n di cerimonie, con la medesima confidenza che io glie lo ricerco, che le ne rester con grandissimo obligo. Et facendo al Ser.mo G. Duca mio Signore humilissima riverenza, a V. S. per fine di questa bacio affettuosamente le mani da un sito simile assai a quello del suo Bello Sguardo, dove mi pare spesso di essere, et godo almeno della memoria de'discorsi havutici con V. S., alla quale prego insieme dal N. S.re Dio perfetta felicit.

Di Theano, li XV di Nov.re 1627.
Di V. S. molto Ill.re


la cui opinione nel particulare c'ho detto stimar quanto devo; e se ricordi che me n'ha gi dato in parte il possesso.


[vedi figura 1839.gif]



S.or Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.



Firenze.



1840.

ALFONSO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
[L'Aia, novembre 1627].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 7. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Intorno a quello che V. S. desidera sapere nel negotio del quale io l'ho avertita(881), sapr che quelli coi quali si ha da trattare sono i SS.ri Stati Generali; cos chiamano il magistrato supremo che governa queste Provincie Unite. Essi hanno l'auttorit sovra tutte le cose, et medesimamente sopra la navigatione et i marinari, che sono quelli che dovrebbono mettere in prattica la invenzione.
Dell'inteligenza loro non saprei che giudicare; ma io gli ho pi tosto per huomini intendenti di cose di stato che di queste materie, delle quali quando altre volte gli  occorso trattare, si rimettono alla relatione del loro lettore delle matematiche nella universit di Leiden (che  Lugdunum Batavorum) e di un altro che hanno qui. Questo  quello ch'io le so dire intorno a quello desidera esser informata.
Del resto ella sa la grande aplicatione che questi paesi hanno alla navigatione, poi che le poche citt che vi attendono possedono pi di m/12 navi a tre arbori, che corrono l'oceano, e i trafichi che ne fanno e la utilit che ne tirano  immensa. Hora questi, pensando di poter migliorare assai le cose loro e facilitare la navigatione col modo di misurare le longitudini, hanno fatto un editto e publicato in stampa, con promesse di molto oro a chi potr trovar questa invenzione.  stato un Francese che ha scritto un libro grosso della Mecometria(882) per il mezo delle variationi e declinationi dell'indice calamitato; ma in fine si trova che tutto quel che mostra non val niente. Un altro huomo ancora dopo l'editto  comparso, professando di have[r] la inventione; ma rimesso ai matematici, si  trovato che s'ingannava. Se troveranno chi li dia la invenzione reale e sicura per le ragioni matematiche, se ben vi fusse qualche dificolt nell'uso, pur che non sia afatto sopra la capacit dei marinari et impossibile a servirsene in mar[e] (come gli acade quando vogliono servirsi di una linea meridiana, che non la san tirare senza andar in terra), non dubit[o] che impiegheranno ogni diligenza et industria per valersene, potendoli tornare a s gran comodo e profitto, come essi pensano et  ragionevole.
Se V. S. vor altre informationi che io possa havere, gliele dar volentieri; e se vor aplicare a questo negotio, potr fare un passo all[a] volta, come le parer, per evitare gl'inconvenienti di ch'ella teme non senza ragione. Mi havr sempre pronto, mentre star in queste parti, a servirla in questo particolare et in ogni altra cosa ch'io possa qui et in ogni altro luogo, che  molto poco, rispetto a quello che si deve al suo gran merito.
Ho trovato questi giorni passati a Leiden un libretto di F. Tomaso Campanella, Apologia pro Galileo, stampato a Francfort del 22(883). Lo tolsi per il nome di V. S., e ne ho hauto gusto, perch la dottrina mi pare buona, e le sue ragioni eccellent[i] et a parer mio inespugnabili. Bacio a V. S. le mani.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.r Aff.mo
Alfonso Antonini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1841...

MALATESTA BAGLIONI a GALILEO in Firenze.
Pesaro, 12 dicembre 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 77. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re Oss.mo

Con mio particolar gusto ho ricevuto il favore che V. S. m'ha fatto(884), non senza accrescimento dell'obligo mio e non senza augomento anche di desiderio di corrispondere a V. S. con l'opere, come faccio molto compitamente con l'animo. Rendo gratie alla sua cortesia di questo favore; e mentre le bacio le mani, la prego a comandarmi spesso con quella libert che sa di poter fare.

Di Pesaro, a'12 di Dec.re 1627.
Di V. S. molto Ill.re et E.ma
S.or Galileo Galilei.
Serv.re Aff.mo
M. Baglioni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1842.

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Parma, 17 dicembre 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 78. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron Col.mo

Non posso far di meno di non esser nemico capitale delle sue infinite occupationi, che sono causa ch'io non possa godere pur una minima sillaba di risposta alle mie lettere; la quale mentre pur andavo aspettando, nel venir perci differendo lo scrivere, sono arrivato a quel tempo che non mi  lecito trapassare senza ch'io li facci riverenza, com'io faccio, dandoli nuova come gi un mese fa inviai l'opera che gi componeva, qual V. S. sa, a Mons.r Ciampoli, havendola terminata nel miglior modo che ho saputo e potuto, non havendo mutato quel mio fondamento di quelle che chiamo tutte le linee di una figura piana o tutti i piani d'una solida, poich a me pare che sia con evidenti e salde ragioni stabilito a bastanza. [vedi figura 1842.gif] Tuttavia mi ha scritto detto Monsignore che la vede il P. D. Benedetto; e se giudicar che non possi stare a martello, la riputer per non fatta.
Doppo mandata la detta opera, pensando sopra la parabola, ho ritrovato e dimostrato in lei una passione simile a quella dell'elissi: cio, che s come in questa le composte delle linee tirate dalli duoi punti, che Apollonio chiama ex comparatione factis, a qualsivoglia punto dello elissi sono uguali all'asse, cos le composte delle linee tirate, una dal punto nell'asse dell'unione de'raggi incidenti nella parabola paralleli all'asse, l'altra tirata come si voglia parallela all'asse da un punto preso in una retta linea che sega l'asse, tirat[e], dico, a qualsivoglia punto della parabola, sono eguali alla composta delle due parti dell'asse che giacciono fra il vertice della parabola e li duoi punti ne'quali l'asse vien segato(885); come nella presente figura, che le due em, mo sono eguali alle due ca, ao, etc.; quale sin hora non ho visto demostrata in alcun auttore.
Di gratia, mi favorisca di scrivermi almen due righe, acci senta qualche nuova di lei, quale tanto amo, riverisco et ammiro; e si goda le presenti feste di Natale con felicit, quale io li desidero, con il principio del seguente anno, anzi di moltissimi, ch'Iddio la conceda a'suoi amici e servitori, come io li vivo. E li bascio le mani.

Di Parma, alli 17 Xmbre 1627.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Servo
F. Bon.ra Cavalieri.



1843..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
Arcetri, 24 dicembre 1627.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 61. - Autografa.

Molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre,

Desiderando io che in queste santissime feste di Natale et in molte altre ancora V. S. arrivi al colmo d'ogni bramata consolatione, vengo con questi(886) pochi versi a fargliene felicissimo augurio; et prego il Signor Iddio che in questi benedetti giorni il suo animo goda tranquilla pace, et il simile a tutti di casa.
Mando alcune coserelle per i fanciullini del zio(887): il collare maggiore con i manichini sar di Albertino, gl'altri due de gl'altri pi piccoli, et il canino della bambina, le paste di tutti, eccetto i mostacciuoli che sono per V. S. Accetti la buona volont, che sarebbe pronta per far molto pi.
Ricevei il vino, et anco il rabarbaro: la ringratio, et prego il Signore che le rimeriti tante sue amorevolezze con l'aumento della Sua santa gratia. Con che per fine mi raccomando a tutti molto affettuosamente.

Di S. Matt.o, la vigilia di Natale del 1627.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.ma Fig.la
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.e et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.



1844..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo (?)].
[Arcetri, 1627 (?)]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 292. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Con mio grandissimo contento intesi l'altro giorno che V. S. stava bene; il che non segue gi di me, poi che da domenica in qua mi ritrovo in letto con un poca di febbre, la quale (secondo che dice il medico) saria stata di considerazione, se un poco di flusso di corpo sopraggiuntomi non gl'havessi tagliata la strada e ridotta di presente in poca quantit. Io, gi che Dio benedetto mi fa gratia di mantenermi V. S., prevalendomi di questa habilit, a lei ricorro in tutte le mie necessit, con quella confidenza che pi un giorno dell'altro mi somministra la sua cordiale amorevolezza; e particolarmente adesso, che mi trovo bisognosa di governarmi mediocremente bene per rimediare alla mia estrema debolezza, havrei caro che V. S. mi somministrassi qualche quattrino per provvedere a i miei bisogni, che sono tanti che a me saria troppo faticoso l'annoverargli et a lei quasi impossibile in altra maniera il sovvenirgli. Solo gli dir che la provvisione che ci d il monastero  di pane assai cattivo, di carne di bue, e di vino che va in fortezza. Io mi godo il suo, del quale ne ho ancora un fiasco e mezzo; e non me ne fa di bisogno per ancora, perch bevo pochissimo. Basta, lo partecipo anco con le altre, come  il dovere, e particolarmente con Suor Luisa, alla quale gust fuor di modo l'ultimo fiasco che V. S. mand, che fu assai chiaro, ci  di poco colore e assai valore.
Se nel suo pollaio si trovass[i] una gallina che non fossi buona per uova, sarebbe buona per farmi del brodo, che devo pigliar alterato. In tanto, non havendo altro, gli mando 12 fette di pasta reale, acci se la goda per mio amore; e la saluto, insieme con tutte le amiche e particolarmente la Madre badessa, mia molto cortese e favorevole amicha. Nostro Signore la conser[vi].


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M. Celeste.



1845.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 81. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Gioved a sera gionse il Sig.r Vincenzo, nipote di V. S., sano e salvo, e mi conobbe dalla lontana, cosa che mi diede gran gusto, perch fu segno manifesto che io sono poco invecchiato da che fu fatto il mio ritratto cost in Firenze, alla similitudine del quale fui conosciuto. Lo condussi subito da Mons.r Ill.mo Ciampoli nostro, col quale si trattener alloggiato per sino che sar accomodato in casa di un amico del medesimo Monsignore, dove star bene e sar servito d'ogni suo bisogno, di bucato e imbiancatura di collari e di vitto, con spesa solo di sei S.di il mese; e credami V. S. che da altri non sarebbero bastati otto scudi. Quanto allo studio, il Sig.r Orazio dell'Arpe (col quale non ho ancora potuto parlare) insieme con Monsignore lo raccomandaranno a persona che lo potr far guadagnare assai nella musica. Questa settimana che viene, presentaremo le lettere al Sig.r Card.l Padrone(888) e alli altri, e lo far vestire di longo, e procurar che la spesa non sia spropositata, col consilio del drappieri amico di V. S. Per questo primo arrivo Monsignore  restato sodisfattissimo del costume e tratto del giovane, e li pare che quanto alla musica habbia da dare gusto e fare profitto. Per hora non ho che dirli altro: quest'altro ordinario li dar pi minuto raguaglio di tutto. Ho dato al procaccia sette piastre fiorentine, ch tanto m'ha detto che doveva havere; e nel resto non mancar all'infinito obligo che devo a V. S. e al Sig.r Michel Angelo(889), a'quali bacio le mani.

Di Roma, l'8 di Gen.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re


Le corde saranno perse; ma ne mandar dell'altre, e mi servir per sensale del Sig.r Vincenzo.


Oblig.mo e Devotiss.mo Ser.re e Dis.[lo]
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r [Galileo G]alilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1846..

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 79. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

 arrivato con la desideratissima lettera di V. S. il Sig.r Vincentio suo nepote, al quale non ho fin hora mancato di fare tutte quelle affettuose dimostrationi che ho potuto, bench non quante vorrei e quante egli merita. Veggo risplendere in esso nobilissime qualit; et essendo del lignaggio di V. S., non pu non manifestarsi singolare in virt et amabile in costumi. Io m'ingegner di mostrare, servendo a lui, quanto io viva servitore devoto a V. S., a cui non rester mai di pregare aumento di felicit; e le bacio intanto reverentemente le mani.

Di Roma, il d 8 Genn.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei. Fir.e
Dev.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio
[...] Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1847..

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Parma, 14 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 80. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Resto molto obligato all'affetto che mi va tuttavia conservando, e mi dole sopramodo dell'havuta infirmit, che habbi non men nocciuto a me che a lei, poich mi ha per tanto tempo privato del'immenso gusto che dalla sua finalmente scrittami ho ricevuto. Mi rallegro per seco della ricuperata sanit, come prego Iddio che gliela conservi per molti e molti anni; e la ringratio del gusto che sente delle cose mie. Quanto alla dimostratione della passione della parabola, che di gi li scrissi(890), per darli, conforme alla sua richiesta, sodisfattione, se bene non  molto difficile, gliela mando nell'incluso foglio(891).
Il P. D. Benedetto mi accenna non so che di andar io a Roma, in proposito di far stampare l'opera mia: tuttavia sin hora non ne sento altro. Star aspettando qualche nuova, e glie ne dar aviso. Fra tanto la prego a conservarmi nella sua buona gratia e commandarmi, che altro non desidero che di manifestarli evidentemente con quanto riverente affetto io l'ami e desideri servirla, E li bascio le mani.

Di Parma, alli 14 Gennaro 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Servitore
F. Bon.ra Cavalieri.



1848.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 19 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 59. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Col.mo

Sono due mesi e mezo che io mi ritrovo in Pisa; e sapendo quanto, oltre al commune debito di reverenza che ha tutto l'universo con V. S. Ecc.ma, quanto, dico, io mi ritrovi da i particolari benefizzi riceuti astretto a mostrargli segni di ossequio et osservanza, non dimeno sono stato tanto scortese e mal creato, che in tanto tempo non gl'ho pure scritto un minimo verso, ma ho con ostinato silenzio ingratissimamente taciuto. Questo s grave fallo mi tien di maniera martirizzato, che son necessitato a depor la vergogna et usar nuova impertinenza con pregarla a volermi quanto prima scriver una lettera et in essa mostrarmi (cosa che ella sapr, come tutte l'altre, fare ottimamente) che il mio errore  leggiere et escusabile. In tanto, perch ella vegga che io comincio a esser diligente, dove che il Sig.r Dino(892) voleva stasera scrivere a V. S. per s et per me, ho voluto scriver io per me e per lui, perch a questo modo io comincer a pagar il fio della mia negligenza, e V. S. verr quel manco infastidita.
Gli dico dunque per parte del S.r Peri, come sabato passato egli consegn a Baldo di Agnolo Tosi dalla Castellina cinquanta cantucci e 6 fiaschi di greco, franco di porto ogni cosa. Il greco era del meglio che si trovi a Pisa, dove, fuor di quel greco, non c' cosa buona di sorte alcuna: per, mentre a V. S. piacesse estremamente il detto greco, c' da servirla, et io gne ne mander quanto ne vorr; ma caso che cotesto non sodisfaccia a V. S. pienamente, io gli mander d'un'altra sorte di vino migliore, per quel che ne promettono i grecaioli, che presto si aspetta dal mare. Piaccia a Dio benedetto che V. S., degna non solo di questi vini, ma del nettare e dell'ambrosia, ne possa bever tanto a lungo quanto io desidero per lei e per me. Con questo finisco, et insieme col Sig.r Peri gli faccio ossequiosissima reverenza, raccomandandomi a lei svisceratissimamente.

Di Pisa, 19 Gennaio 1627(893).
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Devot.mo et Obblig.mo S.re
Niccol Aggiunti.



1849..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Sant'Angelo, 20 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 83. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Sento che vaca la lettura, et anco prattica, d'anatomia nello Studio di Pisa, e che per quest'anno solo si fa esercitare da persona particolare per interim(894) dovendosi poi proveder onninamente per l'anno futuro professor fermo; onde, essendo appresso di me il Sig.r Gio. Batta Vintieri(895) germano, mio medico da quattr'anni in qua, quel'istesso che arriv a servirmi in Acquasparta mentre V. S. fu l a favorirmi, e havendolo trovato, in questa parte particolarmente, non meno versato che sedulo e diligente, che in Padova sotto l'Aquapendente(896) e Spigelio(897) l'ha molto ben appresa, e praticata anco dopo in Roma col Sig.r Fabri(898) e, di mio ordine, etiam in animali stravaganti, oltre l'esser di grandissimo studio nella medicina et historie naturali e d'eruditione latina non ordinaria, non posso lasciare di non proporlo e raccomandarlo efficacissimamente a V. S., acci si compiaccia procurarli questo loco, che mi par d'esser sicuro che difficilmente potranno trovar pi sufficiente di lui a tal effetto, perch io so a Padova et a Roma a che si sta in tal professione: e sebene in questo non haveranno quel'et, presenza e sonora gravit, che sol ornare le catedre, credo per che saranno contenti d'havere straordinaria e ben erudita cognitione e diligenza di quello che professar; e con la penna ancora potr far honore alli Padroni, havendo gi un'opra di ricche annotationi sopra Sereno(899), poeta e medico, fatta in casa mia, e talento e spirito e studio continuo di far simili fatighe. Prego V. S. a favorirlo dove e con chi bisogna, che ne far a me anco particolarissima gratia, e nel'istesso tempo spero restaranno ben serviti i Padroni e sodisfatti i studiosi di questa scienza.
Prendo volentierissimo questa occasione per visitar anco V. S. con questa mia e ricever buona nova di lei e delle sue compositioni, tanto da tutti desiderate e da me particolarissimamente bramate, e darli nova di me e del mio silentio, cagionato da una infinit di molestissime e travagliosissime occupationi, accompagnate insieme da indispositione lunga, di modo che pi di due anni son stato inquieto per ogni verso. Hora, per gratia di Dio, sto un poco meglio e vado rihavendomi, e sto con il solito desiderio di servir V. S. sempre, conforme a'miei obblighi. Il libro Messicano(900)  quasi al fine, e si tirano avanti anco li altri componimenti, non essendosi perso tempo con fatigare al possibile. Non ho tempo stendermi con la presente in altro. Bacio a V. S. di tutto core per mille volte le mani, e la prego a comandarmi.

Di S. Angelo, li 20 Genn.o 1628.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo et Obblig.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o Princ.e



1850.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 85-86. - Originale, di mano di GIULIANO LANDUCCI (cfr. lin. 40 Edizione Nazionale).

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Col.mo

Io ho gi presentato il S.r Vincentio(901) al S.r Crivelli(902), il quale l'ha ricevuto con molto gusto per servire all'Altezze di Baviera, a V. S. Ecc.ma, al S.r Vincentio et al S.r Michelangnolo; et siamo anco restati in appuntamento di quanto occorre, havendomi detto il medesimo S.r Crivelli d'haver ordine di provvedere il S.r Vincentio di quanto bisogni per il vitto e per i maestri: et hora ch'egli  tornato in casa del S.r Francesco Benedettonio, giudicherei bene che ella ringratiasse Monsig.r Ciampoli del favore che S.a S.ria Ill.ma ha fatto al S.r Vincentio, di riceverlo in casa con tanta amorevolezza.
Fui a questi giorni dal S.r Ambasciator di Venetia(903), con il quale hebbi diversi ragionamenti di V. S. Ecc.ma; et egli mi disse ch'io le scrivessi da sua parte ch'egli se le ricorda scolare e che se le offerisce a favorirla in ogni occasione: la quale offerta  stata accettata da me, acci che se il pensionario facesse mai difficult ne i pagamenti, possiamo meglio stringerli i panni addosso; et ho di pi detto a S. Ecc.za, che quando ella sente parlar di Venetia e di loro SS.rie, giubila e riverentemente osserva quella Ser.ma Republica, alla quale professa obligationi infinite: la qual cosa fu sentita con grandissimo gusto da S. Ecc.za
Si  finalmente superata ogni difficult della pensione(904), con avvanzo d'un'annata, e gi ho dato danari per l'espedition delle bolle, quali credevo poter haver hoggi; ma essendo hieri stata festa di Palazzo, non  stato possibile: ma della prossima settimana le haver infallibilmente, e scriver a Brescia per il pagamento, e far ancora che scriva il S.r Vincentio, al quale ho di gi provveduto di dui para di scarpe, acci si possa mutare, et anco d'un paio di pianelle; e cos ander facendo di mano in mano in tutti i suoi bisogni, et in fine spero che le cose passeranno bene.
Ho ricevuto la lettera di V. S. Ecc.ma: e torno a replicare che sar mia particular cura il servir lei et il S.r Michelangelo in persona del Sig.r Vincentio, al quale s'andar provvedendo di maestri con intervento di Monsig.r Ciampoli e del S.r Crivelli, il quale ha esquisito gusto nella musica et ha altre volte servito quell'Altezze di Baviera in simili occasioni; e finalmente s'esseguir di mano in mano gl'ordini che sopra ci dar il Ser.mo Sig.r Duca, dal quale dice il Sig.r Crivelli non haver ordin'alcuno dello scrivere.
Io ho letto qualche volta, con occasione d'haver veduto in casa di Monsig.r Ciampoli, il libro del Sarsi(905); ma mi stomacano talmente le sue sciocche ignoranze e di molti altri che le prestano orechie, che non mi son curato di leggerlo pi, con tutto che i pi sensati conoschino molto bene le sue impertinenze: ma gi ch'ella me lo comanda, torner a leggerlo, e sar col P. Mostro(906), il quale altre volte m'ha detto che quelle cose non li davano fastidio alcuno, e che a lui bastava l'animo di difender sempre la parte di V. S.; quali cose ha dette ancora al S.r Piero de'Bardi.
Scrivo per mano di Giuliano Landucci (il quale si ricorda servitor devotissimo a V. S. Ecc.ma et al S.r Michelangiolo, s come s' anco fatto qua servitore del S.r Vincentio), per non haver io possuto, per esser stato hoggi travagliato da diversi colpi di vertigini. La prego a scusarmi e le fo riverenza.

Di Roma, 22 Gen.io 1628.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Ser .re e Discepolo Oblig.mo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Colen.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. S.
Firenze.



1851..

GIOVANNI DI GUEVARA a GALILEO in Firenze.
Teano, 24 gennaio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 22. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.or mio Oss.mo

La lettera di V. S. mi  stata d'infinito favore, ma non d'intero contento, mentre da essa ho intesa la sua indispositione, dalla quale voglio credere che a quest'hora ne sar libera affatto. Ho goduto quel che mi ha significato del suo pensiero intorno a quel luogo di Aristotile; et perch mi prometteva di vantaggio, sto hora attendendo di esser favorito compitamente da V. S., et di sapere buone nuove della sua salute, essendomi questa cara al pari della mia propria. La prego vivamente a mantenermi nella sua gratia, et di comandarmi con l'assoluta autorit che sa di poter usare meco, mentre a V. S. bacio insieme le mani, et col suo mezzo faccio humilissima riverenza al G. Duca Ser.mo

Di Theano, li 24 di Genn.ro 1628.
Di V. S. molto Ill.re


la quale prego quanto posso a favorirmi, subito che sar possibile, di qualche cenno sopra quel particulare, come una linea minore si possi proportionare ad una maggiore, ancorch tutte dua costino d'infiniti punti, stante che la commensuratione s'attendi secondo le parti divisibili.


S.r Galileo Galilei.
Affett.mo Ser.re di cuore
G. di Guevara, Vesc.o di Theano.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1852..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 febbraio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 89. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Il Sig.r Vincenzo ha cominciato a attendere al contrapunto sotto la disciplina del maestro di cappella di S. Pietro, e va alla scuola del liuto dal principale sonatore che sia in Roma, il qual serve il Sig.r Card.l Lodovisio(907); e il Sig.r Crivelli(908), che conosce benissimo tutti questi musici, ha giudicato bene il seguitare queste scole. Gli avvisi che V. S. mi d per servizio del Sig.r Vincenzo sono utili e santi e necessarii, e io non ho mancato sin ora conforme al bisogno fare il debito mio, e spero bene. Parlar ancora col Sig.r Silvii(909), e far quanto potr acci lei sia servita.
Non ho ancora visto il Padre Mostro(910), ma credo che l'haveremo dalla nostra. Io poi sto bene, e da oggi a 15 in qua non ho sentito cosa di momento, ancorch la testa non mi paia ancora ridotta allo stato solito mio. Questa mattina ho riceuta la lettera di V. S., e consegnata al S. Vincenzo la lettera di V. S. diretta al S.r Crivelli, insieme con l'altra. Bacio le mani a V. S. e al S.r Michel Angelo.

Roma, il 5 di Feb.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1853..

BONAVENTURA CAVALIERI a [GALILEO in Firenze].
Parma, 8 febbraio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 82. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo

Doppo haverli mandato la mia demostratione della passione della parabola di gi accennatali(911), havendone discorso con un altro amico delle matematiche e di molto ingegno, volse anch'egli affaticarsi in ritrovarne varia demostratione; la quale havend'egli conseguito, me l'ha mandata, acci con tale occasione non solo palesi a V. S. l'ardor che ha verso le sudette scienze, ma l'affettuosa osservanza con la quale meco l'ama et honora. Gradisca V. S. questo effetto, che viene da persona che fra gli altri, massime in genere di geometria,  singolare, et  partialissimo di V. S. e delle cose sue; e mi favorisca di darli qualche saggio d'haver gradito questo uffittio, che a me parimente sar gratissimo. Questo  soggetto che fu favorito et amato per le sue qualit singolarmente dal S.r Marchese degli Edifitii(912) di fel. m., et  arciprete di un luogo su 'l Piacentino, detto Carpaneto. Volendo scriverli, potr inviar la lettera a me, che gliela far havere: et essendo di fretta, finisco di scriver, ma non di riverirla et amarla, alla cui buona gratia mi raccomando.

Di Parma, alli 8 Feb.ro 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Dev.mo
F. Bon.ra Cavalieri.



1854..

MARCANTONIO PIERALLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 9 febbraio 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 44. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.mo

Il S.r Nicol Aggiunti per ordine di V. S. Ecc.ma ha discorso meco del dottorato del S.r Vincentio(913), e per esser assai occupato mi ha commesso che io le risponda in nome suo. Per questo le dir brevemente e ingenuamente, che io non ci conosco difficolt di sorte alcuna, s per la facilit grande che si ha nell'addottorarsi, come per l'attitudine che ha il S.r Vincenzio a far tutto quel che vuole, e, quel che importa assai, per la resolutione che gl'ha fatto di studiare le leggi diligentemente tutto questo tempo che ci resta innanzi alle vacanze. Egli, prima che ne scrivesse a V. S., n'haveva discorso pi volte meco, e pregatomi ch'io lo voglia aiutare e servire in questa occasione, cosa che a me sar di gusto e di consolatione particolare; e come ella sar resoluta che si dottori, comincer a distendergli di quei testi civili e canonici che probabilmente gli possono essere assegnati, e che si ristringono a due titoli soli, e lo far esercitare con imparargli a mente e recitargli, s che non gli giugner punto nuovo questo cimento.
V. S. in questa parte si riposi sopra di me, che col desiderio e obbligo che ho di servirlo, supplir alla mia insufficienza, e lo terr del continuo stimolato a studiare. Mi ha detto, che havendo scritto assai a lungo a V. S., aspettava con molto desiderio risposta, e non havendola ricevuta mi par che sia rimasto mortificato. V. S. lo consoli questa settimana, perch lo merita, portandosi benissimo e non havendo, per quel ch'io veggo, altro fine che di obbedire e dar gusto a lei: alla quale io mi ricordo servitore obbligatissimo e prego dal Signor Iddio felicit.

Pisa, 9 Febbraio 1627(914).
Di V. S. Ecc.ma
Devot.mo e Obb.mo Serv.
Marcant.o P.li



1855..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 19 febbraio 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 9. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ho date finalmente le bolle della pensione al Sig. Vincenzo(915), nella qual spedizione ho hauto mille stenti e disgusti; ma il tutto si  superato con spesa solo di 25 scudi di questa moneta, havendone noi avanzati novanta con grandissimo stento, non ostante la ottima disposizione de'Padroni. Credo che noi haveremo in breve da Brescia la risposta del pensionario, quale dover pagare tre semestri decorsi, che saranno 90 scudi.
Io non ho potuto ancora parlare al P. Mostro(916), perch tre volte che sono andato a ritrovarlo, non ho mai hauto fortuna di ritrovarlo: non mancar fare che lei sia servita. Ho bisognato valermi di venti scudi dal Sig. Silvii(917) per le bolle. E non occorrendomi altro di novo, li bacio le mani, dandoli nova che il Sig. Vincenzo si porta bene e si affatica.

Di Roma, il 19 di Feb.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o Gal.o
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.



1856.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 febbraio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 35. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

In presenza del Sig.r Ascanio Piccolomini parlai al P. Mostro(918), ricercandolo che dicesse il suo parere intorno alle opposizioni del Sarsi: il qual disse che le opinioni di V. S. non erano altrimenti contro la Fede, essendo semplicemente filosofiche, e che lui haverebbe servito V. S. in tutto quello che lei li havesse commandato, ma che non voleva comparire, per poterla servire in ogni occorrenza che li fosse dato fastidio nel Tribunale del S.to Officio, dove lui  qualificatore, perch se si fosse prima dichiarato, non haverebbe poi potuto parlare; e raccont ancora che haveva patito un poco di borrasca per V. S. dai suoi frati: e in somma concluse che era tutto di V. S., e che se lei li havesse mandati particolarmente i dubbii nei quali haveva bisogno di risposta, che lui li haverebbe risoluti. In tanto star aspettando il suo commandamento.
Il Sig.r Vincenzo(919) attende bene e fatica, ed hoggi ho parlato col mastro di contrapunto, quale ne resta soddisfatto assai. E non occorrendomi altro, li bacio le mani.

Di Roma, il 26 di Feb.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
[...Gali]leo Galilei, Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1857..

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
[Venezia], 26 febbraio 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVI, n. 9. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Fratello,

Giunsi qui in Venezia gioved sera, per grazia del Signore sano e salvo, et luned al pi lungo m'invier alla volta di Monaco, havendomi qui incontrato di buona compagnia che va pure fino l: ma invero manco non ci vuole che 22 ungari, spesa invero grossa; ma bisogna accomodarcisi, poi che andar solo mi saria di fastidio troppo grande, come bene potete considerare. Scrissi a V. S. di Bologna, e non mancher scriver spesso quanto sia possibile, acci viviate con animo quieto di me; e pure che io senta che tutti stiate bene, e che la mia cara Chiara stia allegra, mi star ancor io contento.
Saperete come il S.r Giovanni Bertolucci pass di questa a miglior vita fino l'Ottobre passato, s che a'miei bisogni mi  convenuto servirmi d'altri mezzi. Il S.r Mannucci(920) saluta V. S. di cuore, et iermattina desinai da lui. Di grazia, tenete consolata la Chiara, perch mi conturberei grandemente se io sentissi che si pigliassi troppo affanno di me; che facci pur orazione per me, con ferma speranza che le cose abbino a passar bene; che la scriva ogni settimana, ch tanto far io di l. E qui per fine vi prego a salutarla da parte mia di vivo cuore, come faccio voi et i figliuoli, et di grazia le sia raccomandata la mia binbina carissima; e cos Nostro Signore feliciti V. S. e conservi lungamente.

Di Monaco (sic), li 26 di Febbraio 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

Saluto tutti di casa. Credo che le chiavi di casa, che poco fuor di porta mi trovai in tascha, vi saranno state riportate da un contadino al quale detti, che si chiama Matteo Matucci, abitante l verso Pratolino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1858.

PIETRO GASSENDI a GALILEO in Firenze.
Aix, 2 marzo [1628].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 83-84. - Autografa.

Viro incomparabili Galilaeo Galilaei,
qui est Magni Hetruriae Ducis eximius Mathematicus,
P. Gassendus F.

En longissimi sane temporis, suavissime Galilaee, foenus perexiguum. At malui tamen paucis hisce lineis, extemporaneam nactus occasionem, finem facere diuturno silentio, quam continua procrastinatione ad nanciscendum otiosam quandam scribendi opportunitatem nihil tandem perscribere. Commodum certe adfui in hac civitate, cum Senator plane nobilis Nicolaus Fabricius, dominus Peiresci, omnigenae vir literaturae ac artibus bonis promovendis impensissime deditus, aliquot Romam literas daret. Rogatus quippe, num et Romae nosset qui curam suscipere vellet transmittendi ad te schedulam, exultavit, ut qui eminentem virtutem tuam merito miretur, et recepit ultro in se hanc provinciam; ac pergerem tantum, si quid vellem scribere, author extitit. Hoc ipsum ergo est quod facio; ac caetera quidem, quae concepta habeo, in aliud tempus differens, duo tantum sunt quae te scire velim. Unum est, longum esse tempus, ex quo, ubinam sit gentium aut quid agat noster Deodatus(921), rescire non potui. Quamprimum quidem ex Italia rediit, transmisit ad me libros illos quibus tu me beare voluisti (ita me Deus adiuvet, ut munus eiusmodi tuum sum exosculatus, meque gratiis tibi exsolvendis sensi esse imparem); at quas ex te literas erat mihi consignaturus, nescio quo miserando fato expectare adhuc contingat. Haec sane fuit praecipua caussa, cur tandiu et rescribere, et grates pro tuis illis libris rependere, distulerim. Praestolabar videlicet, num forsan ex me, bona mea sorte, officii quidpiam exigeres, ut simul tibi et meam sententiam circa libros tuos aperirem, et circa omnia (quae mea est in te observantia) obsequendo satisfacerem. Alterum, cum et heic nuper, tempore defectus lunaris, ob negotia quaedam diversarer, defectum illum a me simul et a Iosepho ilio Gaulterio, cuius tibi mentionem feci prioribus literis(922), fuisse sedulo observatum. Scilicet existimo, cum coelum tibi fuerit nostro saeculo ex voto Hipparchico in haereditatem datum, laetaturum te cum acceperis, praesto esse qui tuis auspiciis velint ipsum excolere. Accipe ergo paucis, quae fuerit nostra eclipseos observatio; cuius tanto alacrius tibi copiam facio, quanto et ad manum est, pergrata quoque tibi futura, quae ab amicis aliquot nostris est facta Parisiis.
Ad nostram quod attinet, dicenda multa iam haberem circa varietatem colorum qui in luna observati sunt; itemque circa umbellam illam quae et limbi lunae temerationem initio praecessit et eiusdem restitutionem ad finem subsecuta est, caeteraque huiusmodi, quibus probe explicandis sola tua illa philosophia potest esse par. Verum sufficiet nunc temporis designare momenta illa quae deduximus ex fixis in quatuor praecipuis eclipseos cardinibus. Exinde nempe efficietur, ut si forte aliquod illorum observatum fuerit Venetiis, Romae et, quod non dubito, Florentiae, aut alio loco celebri, cuius tibi facile fuerit habere notitiam, liceat nobis tandem praecipuarum saltem quarundam Europae nostrae urbium differentiae longitudinalis habere certitudinem.
Quid tamen moror? Initium eclipseos nobis contigit hoc Salutis anno 1628 secundum aeram Dionysianam ac stylo quidem Gregoriano, die Ianuarii 20, hora a meridie 7, min. 49: scilicet fuit tunc Canis Maior, seu stella Syrius dicta, alta ad ortum in tangente quadrati circiter quadrupedalis partibus 3870, hoc est 21. 9'; supponitur autem haec stella habuisse ascensionis rectae 97. 15', declinationis vero australis 16. 12', et sol fuisse in 0. 25'[vedi figura acquario.gif] cum ascensione recta 302. 38', existente nobis aliunde poli altitudine 43. 33'. Totalis obscuratio, seu eius principium, hora 8, min. 48: quia scilicet fuit tum Cor Hydrae altum ad ortum partibus tangentis 2525, hoc est 14. 10', existente ascensione recta huius stellae 137. 25', et declinatione australi 7. 5', cum promotione ascensionis rectae [vedi figura sole.gif] duorum circiter minutorum. Recuperatio prima luminis, hora 10, min. 25: existente nempe eadem stella, Cor Hydrae, alta ad ortum partibus 5440, seu 28. 33', ac [vedi figura sole.gif] interim promoto secundum ascensionem rectam min. 3 aut 4. Finis denique, hora 11, min. 24: quia nempe fuit tunc ad occasum altus sinister Orionis Pes partibus 5010, seu 26. 37', cuius ascensio recta est 74. 12', et declinatio australis 8. 40', ac fuit [vedi figura sole.gif] amplius promotus 2'circiter. Iam vero perscriptum nude Parisiis est, eclipsin cepisse cum esset alta Canicula 28. 3'. 20", et totalem obscurationem cum eadem stella esset alta 36. 20': de initio recuperationis nihil habitum est: circa finem scriptum est, illum contigisse circiter cum Arcturus esset elevatus 9. 30'. Attamen, supponendo altitudinem polarem Parisiensem 48. 45', et ascensionem rectam Caniculae 109. 58', cum declinatione boreali 6. 8', Arcturi vero ascensionem rectam 209. 42', cum declinatione boreali 21. 10', ratiocinati exinde sumus, contigisse Parisiis eclipseos initium hora 7, min. 35, principium totalis obscurationis hora 8, min. 34, finem hora 11, min. 7 1/2; refractionum porro caussa, minuta sex detracta sunt altitudini Arcturi. Atque ex collatione quidem observationum istarum cum nostris, et cum duae priores ex istis potiores certioresque sint (postremam enim illud circiter suspectam et incertam facit, quanquam in ipsa quoque non est parasangis multis aberratum), hoc saltem habemus, iam Parisiensis et Aquensis (qui idem prope est cum Massiliensi, nonnihil occidentaliori) meridianorum differentiam esse grad. 3 1/2, cum differentia temporaria sit min. 14 (mirum certe videri potest, quod priores illae duae observationes in minuto consentiant). Et nostrarum quidem earundem observationum collatio cum Origani ephemeride inducit quandam circa durationem eclipseos differentiam: nobis quippe tota eclipsis 5 min. extitit(923) contractior, totalis vero oscuratio 5'min. productior, quam praescribat supputata ex Tychone ephemeris. Adde et alternis differentiam temporariam esse 33'et 38'.
Verum et hoc ipsum nosse foret operae pretium, an eadem eclipseos momenta quae praescripta sunt in ephemeri, Francofurti fuerint observata; et hoc posito, explorandum an penumbra illa et quasi nubecula praecedens et subsequens in eclipsin veniat computanda, quantumvis illam telescopium a perfecta disci lunaris illustratione submoveat.
At ecce iam prope excedo magnitudinem epistolae iustam (ita praeter expectationem institutumque exspatiatus sum), et vereor ne illustris Senator causari possit hanc prolixitatem, cum iam praesertim semel miserit cui haec perscripta crederentur. Alias igitur et plura de his, et de studiis meis interruptis (utinam vero leviore otio mihi frui tandem concedatur) sermonem largiorem instituam. Vale interea, vir optime, proque candore ingenito devotum plane tibi virum ama. Si mihi quidpiam rescribere fortassis volueris, literas illis committas licet, quibus nobilis Senator curaturus est ut ad te istae perveniant. Iterum vale.

Dabam Aquis - Sextiis, VI Non. Mart.

Fuori: Al molto Ill.tre Sig.r
Il Signor Galileo Galilei, Mathematico del Sereniss.mo Gran Duca di Toscana, en
Fiorenza.



1859..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 4 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 52. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Credo veramente che l'amor paterno in verso de i figliuoli possa in parte diminuirsi mediante i mali costumi e portamenti loro; e questa mia credenza vien confermata da qualche indizio che me ne d V. S., parendomi che pi presto vadia in qualche parte scemando quel cordiale affetto che per l'addietro ha in verso di noi dimostrato, poi che sta tre mesi per volta senza venire a visitarne, che a noi paion tre anni, et anco da un pezzo in qua, mentre per si ritrova con sanit, non mi scrive mai mai un verso. Ho fatta buona esamina per conoscere se dalla banda mia ci fossi caduto qualche errore che meritassi questo castigo, et uno ne ritrovo (ancorch involontario); e questo  una trascuraggine o spensieritaggine ch'io dimostro verso di lei, mentre non ho quella sollecitudine che richiederebbe l'obligo mio, di visitarla et salutarla pi spesso con qualche mia lettera: onde questo mio mancamento, accompagnato da molti demeriti che per altro ci sono,  bastante a somministrarmi il timore sopra accennatoli, se bene appresso di me non a difetto pu attribuirsi, ma pi tosto a debolezza di forze, mentre che la mia continua indispositione m'impedisce il poter esercitarmi in cosa alcuna, e gi pi d'un mese ho travagliato con dolori di testa tanto eccessivi, che n giorno n notte trovavo riposo. Adesso che, per gratia del Signore, sono mitigati, ho subito presa la penna per scriverle questa lunga lamentatione, che, per esser di carnevale, pu pi tosto dirsi una burla. Basta in somma che V. S. si ricordi che desideriamo di rivederla, quando il tempo lo permetter; in tanto gli mando alcune poche confetioni che mi sono state donate: saranno alquanto indurite, havendole io serbate parecchi giorni con speranza di dargliene alla presenza. I berlingozzi sono per l'Anna Maria e suoi fratellini. Gli mando una lettera per Vincentio, acci questa gli riduca a memoria che siamo al mondo, perch dubito ch'egli non se lo sia scordato, poi che non ci scrive mai un verso. Salutiamo per fine V. S. e la zia(924) di tutto cuore, et da Nostro Signore gli prego vero contento.

Di S. Matteo, li 4 di Marzo 1627(925).
Di V. S. molto Ill.re
Fig.la Aff.ma
S.r M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1860..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 18 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 54. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Perch non saprei indovinare che cosa potessi mandargli che gli gustassi, ho pensato che forse gli sar pi grato qualche cosa per presentare alla Sig.ra Barbera et altre che la governano, alle quali ancora io (per amor di V. S.) mi confesso molto obligata. Per questo adunque gli mando queste poche paste, acci le godino per amor nostro in questi giorni di digiuno; et se V. S. ne mandassi a chieder qualche cosa che gli fossi di gusto, non potrebbe farne maggior gratia di questa, che pur desideriamo d'esser buone in qualche minima cosa per lei.
Hieri mi cavai un altro dente, che mi dava grandissimo travaglio, s che adesso, per gratia del Signore, resto libera da i dolori che per due mesi m'hanno tormentata, ancorch resto ancora con la testa non troppo sana. Spero per, con progresso di qualche poco di tempo, di dover restarne libera, se piacer a Dio, il quale io prego che a V. S. conceda perfetta sanit; et per fine a lei, a Vincentio, alla zia et a tutti di casa mi raccomando, insieme con S.r Archangela.

Di S. Matteo, li 18 di Marzo 1627(926).
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
S.r M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1861.

NICCOL AGGIUNTI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 21 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 91. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo

Queste frutte, per s stesse di poco prezzo e facilmente corruttibili, son rese di miglior condizione e di maggior durata dalla confettura del zucchero. Con queste voglio accennar a V. S. Ecc.ma, che la vilt del mio merito e le mie poco pregiabili qualit possono dalla conserva della sua buona grazia(927) e della sua benevolenza acquistar perfezzione et immortalit.
Io gli vivo al solito devotissimo servitore, ma ogni giorno divengo maggior ammiratore delle sue rare dottrine, perch ogni giorno pi con esse discaccio la mia ignoranza e mi rendo pi perspicace in esse. Desidero sapere la sua buona salute, e se ella ha rimesso mano alla sua opra veramente atlantica(928), ma da lei, con timor dell'universal delli scienziati e con vacillamento della mole astronomica, ingiustamente abbandonata. Qui per fine reverentemente me gli offero prontissimo ed osservantissimo servitore.

Di Pisa, 21 Marzo 1628.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Oblig.mo e Devot.mo S.re
Niccol Aggiunti.

Fuori: Al molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Fil.fo e Mat.o p.o di S. A. S.
Firenze.



1862..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 22 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 56. - Autografa.


Amatiss.mo Sig.r Padre,

Gli mando l'acqua di cannella, che, per esser fatta di fresco, non so se gli piacer. Se non ha pi stillato, potr far render la guastada al nostro fattore, ch gliene mander dell'altro; et se la pera cotta gl' gustata, lo dica, ch ne accomoder un'altra; ma dubito che, mediante la stagione, non siano adesso poco buone.
Saluto la zia et tutti di casa; non dico Vincenzio, perch non so se sia partito; havr ben caro d'intenderlo. V. S. stia allegramente, acci possi guarir presto affatto et venir da noi, s come lo desideriamo et ella c'ha promesso; et se gl'occorre qual cosa, avvisi. Il Signore gli doni la Sua santa gratia.

Di S. Matteo, li 22 di Marzo 1627(929).
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
S.r M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Da S.to Spirito.



1863.

MICHELANGELO GALILEI a [GALILEO in Firenze].
Monaco, 22 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 93. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Fratello,

L'ordinario passato detti a V. S. avviso del mio qui salv'arrivo; hora lo confermo, con soggiugnerli che sto bene (per la grazia del Signore) di sanit, ma vivo con passione, poi che dopo la mia partita di cost non  inteso nuov'alcuna di voi. Desidero sommamente che la Chiara mia carissima mi scriva alla pi lunga ogni 15 giorni, e se mancher mi dar travaglio. Noi stiamo tutti bene, et Mechilde tengo con la Massimiliana appresso di me, avendo confermato la casa vecchia; e me ne star cos fino a tanto che Dio disponga altro. Di andare in dozzina  considerato non saria stato appreposito, n l'averla durata, e godo hora con questa piccola parte della mia brigatina, con speranza di conseguire compita allegrezza. Mechilde  levata dalle monache per degni rispetti, come a suo tempo intenderete; hora attende al latino, sonare d'istrumento e liuto; sta bene di sanit et  assai bella, s che son sicuro che il suo aspetto fussi per piacervi. La binba  graziosina, ma in fatti non arriva all'Anna Maria, bench abbia pi belle carni d'essa. La Massimiliana si  disposta (dopo considerato il bisogno) pigliarsi il carico di casa, che altrimenti, avendo Mechilde appresso di me, non  potuto negare: so che la Chiara rester consolata, quale vorrei stessi allegramente, poi che di qua non  causa di pigliarsi affanno, mediante che stiamo tutti bene e con speranza ci siamo per rivedere con allegrezza. A suo tempo desidererei facessi, con parere de'medici, una buona purga, acci, se possibil fussi, si liberassi da quel suo dolor di testa; attendendo sentire con infinito desiderio che restiate sodisfatto d'essa come de'figliuoli.
Il S.r Cavallerizzo Maggiore mi dice tener lettere di Roma dal S.r Crivelli, come bisogna far la provvisione per la paga de'maestri di Vincenzo; ma perch scorgo che li 220 fiorini non potriano supplire al tutto, procurer che da S. A.za venghino detti maestri sodisfatti. Intanto bisogna pure mandar qual cosa per il tempo decorso. Io mi trovo molto consumato e  bisogno di respirare, e tanto pi che  pur notabil spesa per la carestia di questi paesi, maggior che mai nel vino, e pur son necessitato a berne. Star con desiderio attendendo sentire che Vincenzo faccia profitto e che corra la pensione, s come che Albertino non dimentichi; il quale se dover fermarsi in lungo cost, li bisogner il precettore, quale spero non metter difficult in venire.
Qua, come vi dissi, ebbi benignissima audienza(930) da'Serenissimi, che mi  stato di somma consolazione. La Massimiliana e Mechilde vi rendono infinite grazie delle vostre amorevolezze; e con pregar Iddio per voi, di tutto cuore vi si raccomandano. Tutti di cuore salutiamo le monache e la S.ra Barbera(931) con la S.ra Caterina, quale penso sar gi fatta sposa; et se ci  seguito, li diamo il buon pro. Al Sig.r compar Antonio mi ricordo servitore, et la sua catenina tengo appresso di me; e subito io presenta il ritorno del S.r Lini in queste parti, subito, conforme a l'ordine di S. S., l'invier. Credo che averete fatto venir corde da Roma, come vi pregai, e l'attendo con desiderio; e per fine vi prego a salutar la Chiara caramente in mio nome e tutti li figliuoli, e la binba li sia raccomandata. Saluto anco Filippo e Mona Piera e tutti, come anco vi prego, scrivendo a Pisa, a far mie raccomandazioni al S. Vincenzo, e tutti i parenti di Firenze. Di grazia, vi prego, se per sorte la Lisabetta fussi insolente, a tenerla bassa, n comportar che strapazzi la Chiara, perch non lo merita. Finir con raccomandarmivi di tutto cuore con tutti di casa, attendendo con infinito desiderio intender del vostro buon essere: e cos Nostro Signore vi conservi con buona sanit.

Di Monaco, li 22 di Marzo 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Fratello e Ser.r
Michelag.lo Galilei.



1864..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze
[Arcetri], 24 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 58. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Non potendo io assisterle con la persona, s come sarebbe il mio desiderio (che non per altro mi pare alquanto difficile la clausura), non tralascio gi d'accompagnarla continuamente con il pensiero et desiderio di sentirne nuove ogni giorno; et perch hier l'altro il fattore non potette vederla, lo rimando oggi, con scusa di mandargli due morselletti di cedro. In tanto V. S. potr dirgli se vuol qual cosa da noi, et se la pera cotogna gl' niente piaciuta, acci possa accomodarne un'altra. Finisco, per non noiarla di soverchio, senza finir mai di raccomandarmeli e di pregar Nostro Signore per la sua intiera sanit; et il simile fa Suor Archangela et l'altre amiche.

Li 24 di Marzo 1627(932).

Sua Fig.la Aff.ma
S.r M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1865.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 95. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

L'allegrezza grande che io ho hauta da una lettera del Sig.r Dottore Facchetti, e da un'altra del Sig.r Andrea Arrighetti, della sicura salute di V. S. molto Ill.re  stata, come lei si pu imaginare, grandissima; ringraziato Dio benedetto, dal quale viene ogni nostro bene. Qua si era sparsa la voce che il male fosse stato molto maggiore, e quasi caso disperato: consideri lei come io ero restato. Iterum atque iterum benedictus Deus. Attenda hora V. S. prima alla quiete dell'animo per tutti i versi, ch questo  punto principale, poi alla regola del vitto, come lei sapr fare; e quanto alle medicine, non posso se non lodarli il santo tabacco: per mi rimetto alla sua prudenza. Questo li dico bene risoluto, che io ne provo utile grandissimo: e in particolare ero solito ogni quindeci giorni di havere la notte, dormendo, un trabocco di cattarro, con tanto profluvio che quasi non potevo rihavere il fiato; ed hora ne resto libero. Fugga quanto pu il soggettarsi a'beveroni cavallini dei medici vulgari. Lodo certi preservativi; e la prego a scusarmi se fo il medico, perch l'affetto che li porto mi farebbe fare arte peggiore.
Quanto al Sig.r Vincenzo, sguita ardentemente a studiare, e fa profitto notabile con soddisfazione de'maestri. E non occorrendomi altro, li fo riverenza, e dar nova di lei alli amici, s come ho di gi fatto a molti con gusto loro singolare.

Di Roma, il 25 di Marzo 1628.
Di V. S. molto Ill.re


Il Sig.r Gio. Batta Doni mi ha data l'inclusa lettera di V. S., venutali di Francia, e li b. le mani, s come fa il nostro Sig.r Ascanio Piccolomini.


S.r Gal.o
Aff.mo Ser.re e Oblig.mo Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



1866..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
Arcetri, 25 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 67. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'allegrezza che sentiamo del suo progresso in sanit  inestimabile, et con tutto il cuore ne ringratiamo il Signore Iddio, dator d'ogni bene.
Per non trasgredir al suo comandamento tanto amorevole, gli dico ch'io, per comandamento del medico, non fo quaresima, et che, per esser sdentata avanti tempo, havr caro s'ella mi mander un poca di carne di castrato, che sia grassa, ch pur di questa ne mangio qualche poca. Suor Archangela si contenta di qualche cosetta per far colatione la sera; et particolarmente un poco di vino bianco ci sar molto grato. Tanto gli dico per obedirla; e certo che resto confusa ch'ella, mentre si ritrova indisposta, pigli di noi tanto pensiero: ma non si pu dir altro se non ch'ella  padre, e padre amorevolissimo, nel quale, dopo Dio benedetto,  riposta ogni nostra speranza. Piaccia pur all'istesso Signore di conservarcelo ancora, se cos  per sua salute. Et qui per fine me le raccomando di cuore.

Di S. Matteo, li 25 di Marzo 1628.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1867...

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 29 marzo 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 94. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Fratello,

Di qui di Monaco questa  la terza(933), dopo il mio qui salvo arrivo, che vi scrivo. Ieri comparse una lettera della Chiara, dalla quale con dispiacer grand[issimo i]ntendo essere voi stato molto travagliato dalle vostre doglie; ma da nostro cognato(934) peggio  anco inteso, ci  che siate, il luned di carnovale passato, stato assalito da altro strasordinario e pericoloso male, quale v'abbia tenuto privo de l'udito fino al primo gioved di quaresima, e che poi, alquanto riavuto[...], vi siate fatto portar a Firenze in casa la S.ra Barbara(935), poi che casa vostra (mi soggiugne)  gi occupata da l'Anna. Sento dolore del vostro male; et in somma sono afflittissimo, poi che da tante bande mi veggo travagliato, et  particolar grazia di Dio che io viva. Mi  pure stato di consolazione che la riconciliazione con nostro cognato sia a buon termine, poi che mi dice che, a vostra richiesta, vi  stato a visitare, et che avete tenuto lungo discorso seco delle differenze passate. Spero fin ora il tutto sia tra [voi] aggiustato e pacificato, che sto attendendo sia seguito con scanbievole [...]sfazione. Intesi anco, come dubitando voi di maggior male, che per huomo apposta facesti venir da Pisa il S. Vincenzo. Sto attendendo con desiderio che siate libero, che di tanto piaccia al Signore concedervene la grazia.
Io  scri[tto] al S.r Antonio, e conferitoli i miei pensieri. Dover in grazia abboccarsi con esso voi, acci si vegga liberarmi da tante angustie che sento s per voi come per la mia famiglia et i figliuoli, che perdono il tempo: non posso pi[] soffrire; et in particolare desidero Albertino, et anco, con vostra buona grazia, tutti ritornino qua, poi che penso che la Chiara a lungo andare non potria stare senza di me, et io cost non  che fare e n[] anco  voglia di tornarci, poi che scorgo vi sarei pi tosto di travaglio che di sollevamento. Della Chiara ancora mi pare abbiate poco bisogno, non vi mancando altri suggetti (forse pi a proposito) ne'vostri bisogni: e in somma concludo che la mia venuta cost  stata un sommo disordine, per non dire pi oltra.
Di Roma il S.r Crivelli  scritto qua pi volte, e si lamenta non si facci provvisione di denari per Vincenzo. Sapete che vi  lasciato per quest'effetto 105 scudi, che  un'annata della paga che tiro per lui: vi prego a farli rimettere a esso S.r Crivelli, acci io di qua non sia travagliato. Della pensione potria pagarsi il me[r]cante; e delli debiti che  io lasciato cost col merciaio(936) e lina[...]lo, potresti cavar il denaro delle robe della casa di Firenze, nella quale, oltra a tanta fatica fattaci per metterla in ordine, ci  speso pi di 50 scudi; et il dovere mi pare che voglia che chi god[e] la roba, la paghi. In fatti mi trovo consumato e distrutto, e di peggio  paura, e non vorrei lasciar pericolar la Chiara, poi che voi stesso m'avete detto che essa senza di me, mancando voi, potria esser mal trattata, et io ne son pi che sicuro che questo seguiria: per[] desidero liberarla da tal pericolo, perch so moriria di passione. Spero acceterete le mie ragioni, e scuserete se scrivo con troppo affanno.
Come con altre v' scritto(937),  raffermato la casa. Mi trovo Mechilde appresso e la Massimiliana: mi bisogna spender assai, perch in dozzina non averei potuto durare: il vino  balsamo, e bisogna berne pochissimo: me la passo il meglio che posso, con speranza di sentir [....].
Il titolo del S.r Crivelli  Ill.mo, e serva per avviso. Li spenditori di Vincenzo prego non siano tanto liberali, perch pur troppo  da fare a vivere, e per aver pagato alcuni debiti e per trovarmi la casa molto sfornita mi bisogna fare nuove spese e provvisioni, e tanto pi con la tornata della mia famiglia, quale desidero, se bene dar occasione di farmi uccellare: ma pazienzia, abbracciar il minor danno. Finir con raccomandarmi con tutti li mia, e saluto di cuore le monache e tutti: e cos Nostro Signore vi conceda ogni bene.

Di Mo[naco], li 29 di Marzo 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

Fuori: All'molt'Ill.re et Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1868..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Firenze.
[Arcetri, marzo-aprile 1628.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 290. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

I cedrati mandatimi da V. S. accomoder conforme al suo gusto molto volentieri: et per farne l'agro et i morselletti penso che vi bisogneranno dua libre di zucchero e, caso che gli sia di gusto, un poco di musco buono. Il tutto mi sar caro, perch mi ritrovo assai scarsa di danari: et se vuole che gl'accomodi dei fiori di ramerino, che tanto soglion gustarli, potr mandar pi quantit di zucchero.
La sottocoppa non l'haviamo havuta; ma cost vi hanno bene di nostro una guastada et una piattellina bianca.
Non vorrei gi ch'ella si prendessi tanto pensiero di noi, ma pi tosto attenda a proccurar di conservarsi in sanit; et di gratia, quando ritorna in villa, lasci di star nell'orto, fino che non siano miglior tempi, perch credo che questo gl'habbia nociuto assai. Perch ho molta fretta, finisco, e la saluto con tutto il cuore. Il Signore gli conceda la Sua gratia.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Aspetto il zucchero quanto prima, perch i cedri patirebbono; et se per sorte gliene venissi qualcun altro alle mani, mi sar gratissimo per un altro mio bisogno, che gli dir a bocca, che non vedo l'ora.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1869..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
[Arcetri, marzo-aprile 1628.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 295. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Il tempo d'oggi, tanto quieto, mi dava mezza speranza(938) di riveder V. S. Poi che non  venuta, ci  stata molto cara la venuta del gratioso Albertino, havendoci egli dato nuova che V. S. sta bene et che presto verr a vederci insieme con la zia; ma (questo ma guasta ogni cosa) quel sentire ch'ella sia ritornata cos presto al solito esercitio dell'orto mi dispiace non poco, perch, essendo ancora l'aria assai cruda e V. S. debole dal male, dubito che non gli faccia danno. Di gratia, V. S. non si scordi cos presto in che termine ella sia stata, et habbia un poco d'amore pi a s stessa che all'orto; ancor ch'io creda che, non per amore che habbia all'orto, ma per il gusto che ne piglia, si metta a questo risico. Ma in questo tempo di quaresima par che si convenga far qualche mortificatione: V. S. facci questa, privisi per qualche poco di questo gusto.
Scrissi l'altro giorno a V. S., che se per sorte haveva qualche altro cedro, mi sarebbe stato grato; et hora di nuovo la prego, che se havessi comodit di provvedermene uno o due, mi farebbe grandissimo piacere; quando non fossino nostrali, non importerebbe; perch, dovendo il Cavalier Marzi, che  tornato nostro governatore, venir a darne l'acqua santa questa settimana santa, siamo in obligo, Suor Luisa et io, di regalarlo di qualche galanteria nella nostra bottega, et vorremmo farli 4 di quei morselletti che tanto gli piacciono. Quelli di V. S. non sono ancora asciutti, perch il tempo non mi ha servito se non oggi.
Gli mando parecchie uve accomodate, e 6 pine che saranno per i ragazzi. La ringratio della carne, e perch sto adesso tanto bene, penso di ripigliar la quaresima venerd prossimo; perci V. S. non piglier pensiero di mandarmene pi. Per fine la saluto, insieme con la zia. Dio benedetto la feliciti.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.



1870.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 5 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 97. - Autografa.

Car.mo et Honor.do S.r Frat.lo

Questa gita tengo avviso dalla Chiara, con molta mia consolazione, che del male havete hauto eri libero e fuori d'ogni pericolo, del che Iddio sia sempre laudato. Veggo che, oltra l'orazioni fatte cost per voi, v'eri votato alla Santissima Madonna de l'Oreto, quale disegnate visitare e con voi menarne la Chiara, cosa che sento con infinito gusto. Qua non si  mancato fare (come tutta via si fa) orazione per voi, et insiememente satisfare a Dio al votato cost dalla Chiara.
L'ordinario passato(939) vi scrissi quello havevo sentito da nostro cognato, e che vivevo con sommo affanno; che se voi (che Dio guardi) fussi mancato, in quanto cordoglio e travaglio saria restata la misera Chiara e tutti noi di qua! E per non parendo a proposito [per] me tornar pi in coteste parti, disegnavo, con vostra buona gratia, si facessi tornar qua la famiglia, per non lasciarla cost in pericolo d'esser un giorno malamente trattata; parlo, quando Dio disponessi altro di voi, perch tengo per fermo averci molti pochissimo bene affetti, e per ci le mie tanto care creature no[n] vorrei restassino in pericolo. Per non intendo disgustarvi, e se[mp]re sar pronto ad accomodarmi a quanto piacer a voi, pe[....] che in quanto alla mia cost tornata poco v'inporter [....] segua, perch conosco vi sarei pi tosto di qualche molestia [....] alcun sollevamento. Se la Chiara vi sar grata, resti pure, che il rimanerne io privo d'essa per gradir a voi non mi parr grave. Solo Albertino non potrei pi soffrire che perdessi il suo tempo, et a questo bisogneria provvedere, acci seguitassi li studi e sopra tutto il liuto, e se cost non c' occasione, veder di mandarlo in qualche luogo; et in ultimo mancando ogni comodit, bisogneria rimandarlo qua con prima buona occasione.
Di Roma il S.r Crivelli tempesta di continuo con lettere, lamentandosi che Vincenzo non havendosi ancora fatta per esso alcuna provvisione di denari, restano mal sodisfatti chi  d'avere per conto suo; per vi prego a far fare la rimessa al P. D. Benedetto(940) o ad altri a chi vi parr pi a proposito; e di grazia non indugiate pi, acci io di qua non ne abbi a patire appresso i Padroni e riceverne pi travaglio.
Io sono in bisogno non piccolo, et  spesa pur gagliarda alle spalle, rovinandomi col vino, e pur non posso far senza. Ho fermato la casa vecchia; tengo la Mechilde appresso di me, avendola cavata di monistero per degne cause; la Massimiliana  tutto il governo di casa, et in vero ne  bisogno, non si potendo l'huomo troppo fidar di serve; s che voglio inferire che 5 bocche coston qual cosa; e per  bisogno d'esser lasciato rispirar qualche poco, havendo speso nella mia cost venuta 800 fiorini, s che sono in gran bisogno. Circa la Chiara non star a affaticarmi molto a raccomandarla, perch penso ne tenghiate conto e che gli vogliate bene, e per ci non conporterete sia da nessuno strapazzata, perch in vero non lo merita, et io eternamente non potrei (risapendolo) soffrire; e per vi prego (in particolare) a farla rispettare dalle serve, e che gli sieno ubbidienti: e perch  rispettosissima, pi tosto che dirvi niente a voi, per non vi travagliare, patiria ogn'oltraggio, ma drento si consumeria di passione. Finir, attendendo di sentire con infinito desiderio del vostro bene stare come di tutti. La Massimiliana e Mechilde di cuore vi si raccomandano, come fo io, et vi preghiamo a salutar caramente le monache in nome di tutti noi: e cos Nostro Signore vi conceda ogni bene.

Di Monaco, li 5 d'Aprile 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Fratello e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

Il bisogno del purgarsi la Chiara(941), credo che continui, e desidero sia aiutata; e oltra vi raccomando le corde, perch delle sottili non ne  quasi pi; e se potessi aver cost di quei cantini turchini qualche dozzina, non sariano fuori di proposito. L'inclusa  per la Chiara. Si aspetta qua il nostro G. Duca, e si va preparando per riceverlo.
Al S.r Abundio mille saluti, dandoli nuove che i suoi stanno tutti bene.

Fuori: Al molto Ill.re e Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1871..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO [in Bellosguardo].
[Arcetri,] 8 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 69. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

La ringratiamo infinitamente, Suor Luisa et io, de i cedri, a noi gratissimi, s perch vengono da lei, s anco perch non havevamo miglior mezzo per haverli.
I cibi da quaresima ci sono stati gratissimi, e particolarmente(942) a Suor Archangela. Io vivo tanto regolatamente, per desiderio che ho di star sana, che V. S. non deve dubitare ch'io disordini(943); e dell'vuova ne manger per obedirla. Le immagini mi sono state molto care, et havr caro che quando V. S. risponde alla Mechilde(944), la ringratii per nostra parte et gli renda dupplicate salute.
Rimando i collari de i ragazzi, et nel fondo della paniera vi sono 8 morselletti, et due ne haviamo presi per noi, gi ch'ella, per sua amorevolezza, ce li concede. Ho fatto anco (del zucchero che mand) un poca di conserva di agro di cedro e di quella di fiori di ramerino, ma non sono ancora in ordine per poterli mandare.
Mi rallegro del suo progresso in sanit, et prego Nostro Signore che gliela renda perfettamente, se  per il meglio. Et per fine(945) me le raccomando, insieme con Suor Arcangela e Suor Luisa. (La zia, ci si intende.(946))

Li 8 d'Aprile 1628.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei.



1872..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 10 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 71. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

La liberalit et amorevolezza di V. S. in alcuna maniera non compatisce d'esser paragonata con l'avaritia del Papazzoni(947), ma pi tosto (quando ci fossin forze corrispondenti all'animo) a quella di Alessandro Magno; o, per dir meglio, io, quanto a me, assomiglierei V. S. al pellicano, che s come egli per sostentar i suoi figliuoli sviscera s stesso, cos lei per sovvenire alle necessit di noi sue care figliuole non havrebbe riguardo di privar s stessa di cosa a lei necessaria. Hor quanto meno dovr io dubitare che gli dia molestia il pensiero di dovermi mandare 3 o 4 libre di zucchero, acci ch'io possa condir per lei i cedri mandatimi? Certo ch'io non temo punto che questo pensiero et affanno habbia havuto forza di causargli una minima palpitation di cuore, et con questa sicurt ho tardato a dargli risposta; oltre che, sopragiungendo il medico (appunto quando mi ero messa a scrivere), chiamato da me per causa della nostra maestra che si ritrova ammalata gi sono parecchi giorni, e convenendomi assister a lei e doppo a tre altre ammalate, mi fu impossibile il poter all'hora satisfare all'obligo mio, gi che in quell'atione non mi era lecito mandar altri in mio scambio. Scusimi per ci V. S. della tardanza: et la prego che per carit mi mandi (per detta mia maestra) questo fiaschetto pieno di vino di casa sua; che basta che non sia agro, gi che il medico glielo vieta, et il nostro del convento  assai crudo.
Ancora desidero di sapere se V. S. potessi farmi havere da Pisa, quando vi sar fiera, parecchie braccia di calisse per due monache poverette che mi si raccomandano. Caso ch'ella possi farmi il servitio, mander la mostra e otto scudi, che hanno voluto gi consegnarmi per questo effetto. Perch ho molta fretta, non dico altro, se non che prego Nostro Signore che gli doni la Sua santa gratia; et a lei, alla zia e a tutti i rabacchini mi raccomando.

Di S. Matteo, li 10 d'Aprile 1628.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1873..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri,] 19 aprile [1628].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 73. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

I cedrati sono bellissimi, e della vista loro mi compiaccio assai, s come anco della diligenza e manifattura che si ricerca in accomodarli, s perch questo esercitio mi gusta, e molto pi perch ho occasione d'impiegarmi in servitio di V. S., cosa a me pi grata che altra del mondo.
Gli mando l'altro barattolo di conserva di fiori di ramerino, che appunto havevo fatto del zucchero avanzatomi de i morselletti, li quali non sono ancora in stagione ch'io glieli possa mandare, s come anco l'agro, il quale non  per riuscito male affatto.
Quanto alla quantit del zucchero che ricercano i vasetti simili a questo che io gli mando, non vuol esser manco di sei once per ciascuno, anzi che l'altro che gli mandai ne prese sette; e credami(948) che non dico la bugia, se bene ho detto in caffo, come si suol dire in proverbio: ma V. S. vuol la burla meco, perch sa bene che non gli direi bugie, in questo genere in particolare. In tanto, se V. S. ha votati 3 vasi di vetro che ha di mio, potr mandarmeli quando mander i fiori, acci li possa riempiere. Et vorrei anco che facessi una buona rifrusta per casa, adesso che si d l'acqua santa, e se vi fossi qualche vasetto o ampolle vote, che siano per la spetieria, si levassi questo impaccio, che a noi servirebbono di gratia, o qualche scatola: basta, V. S. m'intende.
Quanto a i cantucci, faremo il conto che ne avvisa V. S., gi che la quaresima  finita. Gli mando un poca di pasta reale per s, e quattro pasterelle per i ragazzi. La ringratio del vino, il quale participer con la nonna e amiche, ch veramente non  per me. La saluto con tutto l'affe[tto], insieme con la zia, e prego il Signore che la conservi.

Li 19 d'Aprile.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1874..

FILIPPO D'ASSIA a GALILEO in Firenze.
Butzbach, 20 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 201. - Autografa la firma.

Nobilissime et Excellentissime,

Recepimus tuas literas, nobis sane gratissimas, et ex iis quatuor distinctas telescopiorum species probe intelleximus: unam longiorum, ad observationes rerum coelestium, solis, scilicet, lunae, Saturni et reliquarum prope adsistentium stellarum; alteram breviorum, ad evidentiorem repraesentationem rerum terrestrium, seu sublunarium, longius remotarum; tertiam brevissimorum, ad discretionem e propinquo rerum minutissimarum ac subtilium; quartam denique ad dignotionem obiectorum mediocriter distantium, videlicet picturarum, scripturarum, ad intervalla cubitorum 20, 30 vel 50.
Quas cum singulas suos insignes usus et egregias commoditates in vita communi habere haud difficulter agnoscamus, tu vero benigne in communicandis eiusmodi instrumentis officia tua nobis offeras, nolumus unam prae altera eligere, sed potius de qualibet modo enumeratarum specierum unicum elaboratissimum telescopium a te petimus.
Nupera vero nostra commissione talem lentem intelleximus, quae extremitati ab oculo remotiori tubi quinquaginta pedum longitudinis radios solis exceptos ita immitat, ut ad oculum imagines macularum solarium evidentissime pateant; quam ipsam etiamnum, si commode obtineri possit, haud parum desideramus.
Demum gratum nobis esset aliquid solidi recognoscere de artificio optico, quo per certum vitrum, seu lentem (quemadmodum nonnulli putant) convexam, rerum in luce positarum species, in obscuram cameram immissae, erectae (non eversae, ut communiter) appareant, siquidem tuae perspicacitati et in rebus opticis longae experientiae de tali machinatione constare nihil dubitamus. Hisce valeat.

Dab. Buzbaci, 20 Aprilis a.o 1628.

Philippo Landgravio d'Hassia

Fuori: Nobilissimo et Excellentissimo, nostro singulariter dilecto,
Galilaeo Galilaei, Mathematico celeberrimo,
Florentiae Hetruscorum degenti.
Cito
Cito
Florentz.



1875..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri, prima della Pasqua (23 aprile) del 1628.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 299. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Ringratiamo V. S. delle sue molte amorevolezze, le quali ci goderemo per suo amore.
I fiori che ha mandati, al mio conto faranno 4 barattoli; et perch sono assai umidi, aspetteremo gl'altri, gi che gl'adopriamo alquanto appassiti e V. S. dice volergli mandare. Vo appunto adesso lavorando intorno a i duoi cedri mandatimi ultimamente, che credo riusciranno meglio de gl'altri.
Gl'annuntio felicissima la santissima Pasqua, questo e molti anni appresso, e me le raccomando di tutto cuore insieme con Suor Archangela.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al mio Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1876...

MICHELANGELO GALILEI a [GALILEO in Firenze].
Monaco, 27 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 98-99. - Autografa.

Car.mo et Honor.do(949) S.r Fratello,

Ho sentito minutamente il sguito del vostro male, quale in vero bisogna che sia stato molto pericoloso: laudato e ringraziato sia sempre il Signore Iddio, poi che pure siate ridotto in buono stato; e vi prego in grazia a voler una volta cominciare da dovere a viver regolatamente et astenersi da quelle cose che vi possono generare tante flemme, quali penso vi causino quella molestia tanto frequente delle vostre doglie. Per l'amor di Dio, riguartatevi quanto potete.
Scorgo da la lettera della Chiara, come da l'ultima mia, capitatavi dopo le dui accennatemi, vi siate non poco alterato verso di me, s che per quest'altr'ordinario m'aspetto sentire da voi una gran bravata; ma spero, poi che voi non m'avete potuto risponder subbito per brevit di tempo, sarete alquanto mitigato, e tanto pi che vi saranno comparse altre mie lettere, nelle quali scrivo non tanto straportato dalla passione: e se nostro cognato non m'havessi detto del sguito della cosa (et io, quasi per necessit, fatto drento di me alcune consequenze), ma che la Chiara o voi me n'avessi detto qual cosa, non vi arei scritto in quella maniera. Pure mettasi ciascuno in mio pi, considerando al caso mio: e prima, si pensi la spesa che  fatto da poi che mi parti'di qua, che mi son pure spogliato d'ogni mia sustanzia, patito tanti disagi e scorso innumerabili pericoli nel viaggio con le mie creaturine, e poi, giunto e stato cost un pezzo, in ultimo, dato e anco ricevuto poco gusto. Ma intendetemi che non parlo dalla vostra persona, perch sempre mi sono chiamato di voi satisfattissimo, tanto in vostra come fuori della vostra presenza; e se io non  accettato li vostri amorevoli partiti e offerte, penso haver legittime cause e che ci non mi possa con ragione essere attribuito a mancamento, s anco se non inclino a ritornar pi cost. Ma quello che sopra tutto mi  mosso a scrivervi in quella maniera, fu l'aver considerato, se voi (che Dio guardi) fussi mancato senza aver determinato le cose vostre, hoim che rovina sarebbe stata la mia, e in che miseria indicibile mi sarei trovato! Prima, haver perso voi; di poi, speso ogni mia sostanzia: la mia povera brigatina, lontana e priva d'ogni aiuto e conforto, come sarebbe stata stranata e scacciata! dove sarebbero andati li 105 S. che vi lasciai contanti! dove li 50 e passa, spesi nella casa di Firenze! E pur che le miserie fussin finite qui, e che non fussi poi convenuto pagar la dozzina di tanti mesi spesati le mie creature, e poi pensar con che aver a far ricondur qu[..] la famiglia! E questo potria essere stato il mio guadagno e aqquisto della mia cost venuta; e se qua e cost haverei dato occasione di far dir di me e farmi beffare, lo lascio considerar a voi(950): e scusatemi se mi vo figurando queste cose, perch mi pare non inpossibili a poter essermi incontrate. Ringratio il Signore d'ogni cosa, quale spesso suol mandar qualch'avversit o male per cavarne poi del bene, come appunto  seguito hora con voi, quale forse non pensavi a stabilire cos'alcuna di testamento per un pezzo.  dunque sentito con gusto sia seguito(951), s che voi et altri averanno questo pensiero di manco. Scusatemi dunque se, vinto da passione, vi  scritto in quella maniera, di rimandar la C[hiara], quale, come per altre lettere poi averete inteso, se la giudicate appreposito per vostro governo, e che vi sia cara, resti pure da voi, et a me non parr strano pa[tir] incomodo per amor e servizio vostro, pure che siate sodisfatto, e non intendo voler mancare a quanto una volta mi sono esebito; e poi che pare che in altra maniera non si sieno potute concertar le nostre cose, bisogner contentarsi di cos, credendo che questa sia la divina volont: et in somma io non veggo altro, solo che quando mi dovessi trasferir per istanziar cost senza haver esercizio e avviamento alcuno, mi pare che marcirei ne l'ozio et consumeria di malinconia. Attender sentire il vostro parere; sperando non mi darete tutti i torti.
Di Albertino sento con dolore che il suo sonare vadia in dietro, e bisogneria, se possibil fussi, rimediarci; e con l'occasione della venuta qua del Ser.mo G. Duca, che arriver qua sabato, vedere di parlar al S.r Cont'Orso(952), e significarli come per legittime cause non disegno cos tosto passarmene a Firenze, e che saria necessario che S. A.za se continua a voler il figliuolo per suo servitore, di trovar modo di somministrarli maestri, acci si tirassi ne l'inparare inanzi, poi che cos si scorderia in breve quel poco che egli sa; e li toccher di Vincenzo, quale a Roma fa progresso notabile, e, secondo l'occasione mi dar il ragionamento, parler, il meglio che io sappia: et con altra vi dar intero ragguaglio del seguito, acci voi cost possiate tanto meglio poi trattare con coteste AA. questo negotio. Io sentirei con gusto che il figliuolo andassi a Roma; et in tanto bisogneria, se non vuole studiare, che lo facessi staffilare da sua madre alla vostra presenza, acci non andassi il tutto in rovina. La vostra considerazione circa il mandar cost il precettore si confronta totalmente con la mia, come con altre mie lettere haverete gi visto, e per questo non ci far sopra altro discorso.
Circa quel particolare scrittovi di Bologna, dove dicevo pensare havervi alleggerito il fastidio per la mia di cost partenza, il senso mio s'indirizava, poi che alcune volte ne'nostri discorsi posso havervi dato poca sodisfazione; et in particolare sapete che, per non haver io accettato quella parte della vostra provvisione che mi offerivi volere assegnare quando io mi fussi risolto fermarmi del tutto cost, mi dicesti che ci vi recavi a ingiuria, come anco l'abborimento del poter stanziare a Firenze senza di voi: cose a l'ultimo che mi pare, quando fussino prese per quel verso che l'intendo io nel mio cuore, forse non ne meriterei tanto biasimo; e se sono cos nelle mie cose dubbio e anbiguo, bisogna scusarmi, perch in vero son pieno di confusione, et in somma il mio intendimento  debolissimo, come ben sapete, n si estende pi oltre, e bisogna (come dice il proverbio) pigliar l'amico col suo difetto: basta bene restar sicuro che in me non troverrete mai inganni n fraudi, e che son tutto pieno di buona e sincera mente.
Ho sentito che avete hauto piacere che io abbia levata la Mechilde da quelle monache. La causa principale  stata perch le maestre in latino sono poco suffizienti, e pi  dimenticato che inparato: l'altra causa  stata, che havendo (penso) preso esse orgoglio sopra la figliuola, per essere esente del pagare la dozzina, volevano che mettessi le mani in cose attenenti solo alle pi vile e inferiori serve. Ci inteso, l' cavata subito fuora, s che  volsuto che quelle Reverende vegghino che tengo pi conto delle mie creature di quello forse pensavano. L' volentieri appresso di me, et essa altrettanto gode essere da suo padre e zia: sguita il latino, inpara a sonare di strumento e di liuto, s che questa compagnia mi alleggerisce assai il travaglio, e ce la passiamo con buona pace e carit. Il denaro che mi desti per conprar li smanigli alla Mechilde, quando sono arrivato a Venezia et inteso la grossa spesa mi conveniva fare nel viaggio, fui necessitato valermi di quel denaro: qua poi  supplito, e  compro dalla Massimiliana quelli che gi gli don la Ser.ma Alberta. Costano qual cosa di pi, ma poco inporta, perch si  avanzato la fattura. Ve ne rende essa Mechilde con tutti noi nuove e infinite grazie, e non manca pregar Iddio per voi.
Ho caro sentire che la Chiara si sia per purgare, e veder si raqquisti la sanit: Nostro Signore gnene conceda la grazia. Di Vincenzo intendo con gusto faccia profitto; e il P. D. Benedetto aspettassi in breve la rimessa di 3 semestri, per rinborsarsi di quello  speso per esso. Ma qua ogn'ordinario si sentono lamenti del S.r Crivelli, e scrive che il figliuolo patisce; e sapendosi in Roma che questo Ser.mo lo spesa, viene a intaccarsi la sua reputazione, e mal per me se ci venissi a l'orecchie di S. A.: quanto ne patirei io! Per vi prego a provvedere il denaro senza pi indugio, poi che a quest'effetto vi consegnai li 105 ( in contanti, e  bisogno di esser lasciato per qualche tempo un poco respirare; e benissimo potevo rispiarmar tutte quelle spese che  fatte, senza denudarmi s prontamente d'ogni havere: e comodamente vi potevo rispondere, quando mi scrivesti, avanti la mia cost venuta, che non mi facevi provvisione di denari per il viaggio, perch credevi che io dovessi cavar tanto de'miei arnesi di casa che suplissi per detto viaggio, dico vi potevo (come sicuramente stimo avessi fatto ogn'altro) rispondere che il disfar la casa non mi pareva cosa approposito, poi che non potevo esser certo di haver a incontrarmi in partito tale di potermi fermamente accasar cost; s che in tal caso saresti stato necessitato a mandarmi il denaro per il viaggio (ogni volta per che a voi fussi piaciuto la mia cost venuta). Sono stati i primi denari, spesi nel viaggio e poi cost in quelli primi mesi, passa 400 fiorini, n vi dico bugie; dopo ne son venuti altri 400; e tutti  lasciati cost: voglio inferire, che quando io avessi detto di non haver denari, bisognava pure che voi vi quietassi. Ma io non so n posso dissimulare, se bene credo non haverei fatto peccato quando vi havessi tenuto, quel poco che havevo, celato; ma io me ne vo alla reale e buona, senza pensar pi oltra, e perci non vogliate che io resti pi aggravato e sconcertato di quello che sono. N forse mi vogliate dire che ancor voi havete speso e spendete giornalmente per i miei, ch lo so benissimo; ma bisogna in gratia considerare il vostro e mio stato, e che se volessimo mettere in disputa i nostri interessi, so che la perderei; e sapete che io  bisogno d'esser aiutato da voi, e non voi da me, e credo che la vogliate per questo verso. Ma in somma delle somme fin ora non  ricevuto altro che spesa, disagi grandissimi e travagli di mente inmensi: per vi prego a far un poco di reflessione e considerar se parlo con ragione(953) [..............] Perdonatemi se troppo liberamente io dicessi il mio concetto; e se non vi piacessi cos, ditemelo, che volentieri mi lascer correggere et accetter in buona parte i vostri avvertimenti. Altro per hora non  che dirvi; solo replico che circa la Chiara, piacendovi per vostro governo, ve la lascio liberamente, et sentir con gusto che vi serva bene, come spero pur che non venga da altri strapazzata, perch ci, risapendolo, mi saria inpossibile il tollerarlo. Di voi resta sodisfattissima, e desira sommamente che voi altretanto restassi di lei. Io con la Massimiliana e Mechilde di vivo cuore ci raccomandiamo a V. S., come alle monache, Sig.re Barbera e Caterina(954), dolendomi di questa della perdita del S.r dottore, suo carissimo amante, s che Filippo dev'esser tornato pi in gratia che mai, e mi par di vederlo tutto raffazonato et aspettar quel felice giorno di S. Martino, per far le nozze, con grand'affanno. Al S.r Antonio e S.r Abundio mille saluti; e Nostro Signore vi conceda ogni bene.

Di Monaco, li 27 d'Aprile 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.



1877.

NICCOL AGGIUNTI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 27 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 85-86. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Singul.mo

Per Iacopo di Francesco da Brozzi navicellaio gli mando 60 cantucci, quali si goder per amor mio. Gi verso la fine di carnevale gli mandai per Baldo navicellaio otto fiaschi, parte moscatello e parte razzese amabile; ma perch io non ho mai potuto rivedere quel navicellaio, n di cost ho mai saputo niente, sto in dubbio del fedel recapito: per vorrei haverne qualche avviso da V. S., acci, se questo Baldo fusse stato ribaldo al par di quell'altro in legge, io possa valermi dell'azzione che mi compete contro di lui.
Se la resoluzzione, fatta da lei nell'ultima malattia, di tirar a fine i Dialoghi havesse effetto, da vero che Plutarco haverebbe ragione a dire che tal hora da gli inimici si cavi utilit grandissima. Deh, Sig.r Galileo, se non la move il desiderio di eterna lode, almeno per l'affezzione che porta a me et ad altri suoi pi degni amici, per l'honestissimo amore che porta alla verit, per il giusto sdegno che ha contro l'ignoranza e la malignit, e finalmente per l'obbligo che tiene al sommo Dio di tante e s eccelse prerogative che ha posto in lei, cessi horamai di assassinare con tanta perfidia et ostinazzione s stessa e tutti i galant'huomini del presente e de'futuri secoli. Quel ch'ell'ha fatto sin qui  stato un arrotare et aguzzare i denti all'invidia; ma con quest'ultim'opera tengo per fermo che ella gli romper e fracasser sino a gl'ultimi mascellari. Faccia dunque che per la prima sua lettera io sappia di certo che ell'ha rimesso la penna in carta, e tronchi ogni impedimento, perch in questi affari l'indugio  sempre causa di maggior indugio.
Presi occasione di parlar delle macchie solari col Chiaramonte, il qual mi disse che non ne haveva fatto menzione nelle sue opere perch non ne havea per ancora osservazioni sufficienti; onde io subito compresi l'animo suo, che  (s'io non mi inganno) di andar cercando tanto, fin che egli si abbatta in osservazzioni cos storpiate che si possino accommodare alle sue sconce opinioni, un pezzo fa concepite.
Se V. S. verr, s come io la invito et aspetto con sommo desiderio, a questa fiera in Pisa, potremo e di questo e d'altre simili cose, che son tediose a scriversi, con gusto discorrerne. Con questo finisco, e gli bacio le mani reverentissimamente.

Di Pisa, 27 Aprile 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Obblig.mo et Devotiss.o S.re
Niccol Aggiunti.



1878..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 28 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 75. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'haver visto, qualche giorno adietro, il tempo assai quieto, e che V. S. non sia venuta da noi, mi fa sospettare, o ch'ella non si senta troppo bene, o vero che sia andata a Pisa. Per certificarmene mando questa donna cost, et con questa occasione gli mando tutti i morselletti che ho fatti: quelli cinque separati da gl'altri sono de i due cedrati che mand ultimamente, e credo che saranno di maggior bont de gl'altri, s per esser stati migliori i cedri e pi freschi, come anco perch  il zucchero pi raffinato, che perci sono anco pi bianchi; et me l'ha donato Suor Luisa, gi che del suo non ne havevo pi. Dubito che V. S. non si sia scordata di mandarmi gl'altri fiori di ramerino, i quali aspetto ogni giorno, s come mi disse V. S. nell'ultima sua: glieli ricordo, perch penso che siano per durar poco.
Se V. S. va a Pisa avanti che venga a vederci, si ricordi del mio servitio, ci  del calisse del quale gi gl'ho trattato(955). Vorrei anco che V. S. vedessi se per sorte havessi in casa da mandarmi un pochetto di lucchesino, tanto che mi facessi un panno da stomaco, perch adesso, che si cavano gl'altri panni da verno, patisco assai, per haver lo stomaco fredo e debole. Perch mi ritrovo molto occupata, non dico altro, se non che me le raccomando di tutto cuore, et prego il Signore che gli conceda vera felicit(956).

Di S. Matteo, li 28 d'Aprile 1628.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: All'molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Con 25 morselletti.
Bello Sguardo.



1879.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 aprile 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 100-101. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col .mo

Perch la lettera del penultimo ordinario, scrittami da V. S. molto Ill.re, non mi fu data prima di luned prossimo passato, per sono in obligo di rispondere a due.
E prima, all'ultima dove mi scrive delle corde, gi credo le haver haute, essendole state inviate dal Sig.r Landucci(957). Ho inteso dal S.r Vincenzo che sono meglio le corde di Perugia; tuttavia non ho voluto mancare a servirla, s come far sempre.
Quanto alla prima lettera, devo scrivere il consulto intorno al medicamento del tabacco(958): intorno alla quale materia mi occorre a dir poco, ancorch si possa fare il trattato longo, con discorrere prima della diffinizione, nella quale entrando per genere (herba), si potrebbe fare un trattatino delle erbe; e perch le herbe sono viventi vegetabili, si potrebbe trattare dell'anima e delle diversit delle anime, e in particolare della razionale, e disputare se il cielo sia animato di anima sensitiva o intellettiva solamente, e se sia informante o assistente, dove sarebbe opportuna occasione di scrivere delle intelligenze, e di quelle erranti e di quelle non erranti; e ricominciando da principio, sopra la parola "genere" vi entrerebbe un bel trattato di tutta la logica; e cos di mano in mano potrei dire assai. Ma per non tediarla, verr alla breve; e lasciando queste burle, li dico che il tabacco sarebbe una nova herba a chi non l'havesse pi veduta, e che io la piglio a tutte l'hore indifferentemente, avanti pasto, dopo pasto, la sera, la mattina, di notte, il giorno, e in somma a tutte l'hore, e sempre ne sento beneficio. Alle volte purga poca, alle volte assai materia; dopo la prima tirata alle volte replico la seconda, e tal volta la terza, nella medesima funzione, massime se il tabacco sar di poca forza. E quanto alle mie vertigini, il Sig.r Landucci si trov presente quel giorno che io hebbi il trabocco, e mi vidde a tabaccare pi che mai, e replicai le sorbite solite pi volte, e non hebbi altro, e hora sto bene; s che non posso dar la colpa di quell'accidente al tabacco, anzi con ragione posso pretendere che mi habbia sollevato. Io non voglio affirmare se i giorni avanti mi fossi astenuto dal medicamento, perch non me ne ricordo bene; ma questo so di sicuro, che nel male adoperai il tabacco senza timore. Per credo sicuramente che V. S. lo possa adoperare francamente, s come fo io tuttavia.
Nel resto star aspettando se questa settimana verr l'ordine da Brescia della pensione, senza incommodare V. S.; e il S.r Silvii(959) si contenta aspettare. Io per non voglio nelle spese minute servirmi del Sig.r Silvii, perch, se bene  amico di V. S.,  per mercante; e il Sig.r Vincenzo sar servito senz'altro. Qua non habbiamo nove se non le ordinarie, e che il Sig.r Card.l Magalotto  stato designato vescovo di Ferrara, con quattro milla scudi di pensione al Sig.r Card.l Antonio Barberino. E li bacio le mani.

Di Roma, il 29 di Aprile 1628.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o Gal.i
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Disc.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Firenze.



1880.

FRANCESCO CRIVELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 maggio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T, IX, car. 102-103. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Oss.mo

Non so se sarr degno di scusa apresso di V. S. per haver tardato a rispondere alla sua delli 17 del passato, dovendo pagar questo debbito la settimana antecedente; ma non mi bast l'animo per rispetto dello spaccio di Baviera, per amor del quale mi bisogn star a scrivere sino alle 4 hore di notte. La prego dunque che voglia acettar questa per risposta anco d'un'altra scrittami da V. S. un pezzo fa; e volendogli rispondere, mi fu detto che casc amalato, e in questa maniera differii questo debbito, che dovevo pagare un pezzo fa. Hora che, lodato il Signore, si  riauto del suo male, rallegrandomene seco vengo a fargli riverenza et offerirmegli per servitore, havendo fatto l'istesso di persona al Sig.r Vincenzo suo nipote, il quale mi fu raccomandato dal Sig.r Baron Fuggaro(960) da parte del Ser.mo Elettore di Baviera mio Signore, havendo procurato di consegnarlo a'megliori maestri, tanto di leuto quanto di contrapunto, che siino in Roma; se bene de'maestri di leuto n'habbiamo carestia, et hora non vi  cosa sforgiata.
Il giovane si cognosce(961) che ha spirito; ma gi che V. S. vole che gli dica la mera verit, parlando de'suoi portamenti, e parendomi d'esser obligato per ogni rispetto e per la gelosia e cura che ho del giovane, gli dico che il Sig.r Vincenzo non gusta troppo le correttioni e boni ricordi; studia tanto poco, che non farr profitto in pochi anni; va volentieri a spasso e in conversatione; e 2 giorni sono, tanto il maestro di leuto quanto quello di contrapunto mi dissero che il giovane non atende alle lettioni. Lui se fonda in 4 sonate che sa alla mente; ma s'inganna, perch, se non si sa e possiede il fondamento, non potr riportarne honore. Per gli fo intendere quanto passa, da vero amico e servitore; e in conclusione mi pare sarrebbe necessario di tenerlo un poco pi sotto, e non lasciarli tanta libert. Io non posso pi che tanto, perch da principio fu dato in cura al P. Don Benedetto, il quale l'accommod con un certo Sig.r Benedettonio(962); per non mi par che mi convenga di passar avanti. Anzi, perch la settimana passata dissi non so che al detto Padre de i portamenti del giovane, e perch il Padre gli lo rifer, il Sig.r Vincenzo venne a trovarmi, e quasi si lament che havevo detto mal di lui con il P. D. Benedetto; per il che ritornai dal Padre e gli dissi quello che mi haveva riportato il Sig.r Vincenzo. Hor veda V. S. se ha gusto d'esser ripreso. Caro padrone, la prego che, s come vengo con lei procedendo con ogni fedelt, cos voglia contracanbiarmi con ogni secretezza, non facendo motivo di quanto scrivo a V. S. con questa, per toglier via ogni sorte di occasione de disgusti tra di noi. Questo  quanto posso dir a V. S. intorno al Sig.r Vincenzo, il quale se da dovero si mettesse a studiare, farrebbe ogni profitto; ma se la persona si comincia a disviarsi, si pol dire bona notte, e massime in Roma, che le occasioni sono infinite. Nel resto son pronto pi che mai di servire a V. S. in tutto quello che mi cognoscer atto, e l'istesso farr alla persona del suo nipote, e mi reputar favorito(963) e regalato mentre da persona colma de meriti sarr inpegato (sic) a'suoi servitii.
Il Sig.r Barone Fuggaro mi scrive che il Sig.r suo fratello haveva havuto assegnamento per il Sig.r Vincenzo, e che l'haveva lasciato a V. S. acci lo provedesse qui in Roma; ma in quanto a questo mi rimetto: gli dico ben certo che ogni settimana ho sollecitato in Baviera acci venisse qualche provisione, ma sin hora non ho veduto niente. Finisco con ricordarmegli servitore di core, con pregar il Signore gli conceda il compimento di salute e d'ogni bene.

Di Roma, li 13 di Maggio 1628.
Di V. S. molto Ill.re


Doppo scritto. Incontrandomi a caso in Banchi con il Sig.r Benedettonio, che tiene in sua casa il Sig.r Vincenzo, mi ha detto in confidenza che non pol resistere in casa con i fatti suoi, e che havendo donne in casa, non gli porta alcun rispetto di parole, non risparagnandosi niente per la presenza loro. Per gli serva d'aviso; e il tutto gli confido con ogni secretezza, perch desidero di servir V. S. e ho gelosia del suo nipote.


Affe.mo Servitore
Francesco Crivelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e P.ron Oss.mo
[....]r Galileo Galilei.
Firenze.


1881..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 maggio 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 10. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Sto di ordinario in ordinario aspettando la rimessa della pensione da Brescia, quale sar pagata profumata; ma  stato necessario mandare le bolle e ultimamente le attestazioni del clericato del Sig.r Vincenzo. Intanto io ho pagati i maestri di contrapunto e di leuto per tutto il presente mese, a due scudi il mese per uno, cos accordati dal Sig. Crivelli, e di pi ho dato quindeci scudi a quello che tiene in casa il Sig.r Vincenzo a conto della dozzina, e di pi ho provisto di scarpe e di altre cose necessarie il medesimo Sig.r Vincenzo: e credo sar bene che le spese del vestire e di altro siano fatte per man mia, perch credo di poterle fare con ogni vantaggio. Del resto io non manco di essortarlo a studiare e fuggire le compagnie, le quali sono sempre pericolose, ma pi qui in Roma: tratto con lui sempre severamente, perch mi pare che li sia di buon servizio, e mostra di havere paura di me, e va seguitando il suo studio.
Il Sig. Ascanio Piccolomini e l'Ill.mo Ciampoli li b. l. m., ed io me li ricordo servitore obligatissimo.

Roma, il 14 Maggio 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Cast.

Non credo che sia necessario che rimetta dinari per hora, perch fra tre settimane penso sicuro che haver la pensione da Brescia, poich hoggi ho mandata l'attestazione del clericato.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p. Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1882.

MARCANTONIO PIERALLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 17 maggio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 104 e 106. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire la Nota delle spese per il dottorato, che lo scrivente mandava inclusa e che  anche presentemente allegata (car. 105).

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.o

Per lettera del S.r Iacopo Peri intendo che V. S. Ecc.ma desidera una nota delle spese necessarie al dottorato del S.r Vincenzio. Hora, per servirla complitamente, le dir prima che, conforme a una famosa distintion peripatetica, bonissima in tutti i discorsi, due sorte di spese necessarie si trovano, cio le necessarie simpliciter e le necessarie secundum quid. Necessarie simpliciter, chiamo io quelle spese senza le quali non si pu conseguire il dottorato in modo alcuno; necessarie secundum quid, quelle che fanno di bisogno per conseguirlo honorevolmente e conforme all'uso degl'altri della medesima conditione. Io son sicurissimo che la generosit di V. S. non vorr che il S.r Vincentio si dottori nella prima maniera, cio che dia i guanti solamente a i dottori, e de i peggio che si trovino, che dia scarsissima mancia a i bidelli, nulla a i servitori di casa etc., come hanno fatto alcuni del mio Collegio, ma per gente o di conditione o d'animo assai basso. Mando dunque a V. S. qui inclusa la nota di quanto bisogna per dottorarsi nella seconda maniera, cio senza superfluit e con la solita e debita honorevolezza. Pu essere che queste spese le apparischino troppo grandi rispetto a quelle di 40 anni fa; ma in riguardo di quel che si fa per gl'altri, non veggo che possino esser minori per un figliuolo del S.r Galileo. Ne ho discorso pi volte col S.r Vincentio e col S.r Dino(964), e io medesimo gl'ho consigliati a non la guardar in dieci scudi, e particolarmente comprar i guanti assai belli per i dottori, molti de i quali si son pi volte lamentati meco e pubblicamente con altri d'essere stati mal trattati. Domenica ne comprmo in fiera tre dozzine per il S.r Vincentio, che doveranno sodisfare. Fu mio consiglio il valersi della commodit della fiera, e credo che sia stata buona spesa. Se piacer a V. S. ch'io serva il S.r Vincentio ne gl'altri suoi bisogni di accomodargli denari, o che queste spese passino per mia mano, io lo far diligentemente e render a V. S. minutissimo conto; e di lui son sicuro che si rimetter a quanto ella comanda in tutto e per tutto.
In una cosa sola non convengo col Sig.r Vincenzio, ed  questa. Sento che, mosso da sua natural cortesia, vuol aggiugner alla mia nota non so che spesa per la laurea del dottorato. A conto di questa V. S. non gli dia pur un soldo, perch non  tra le necessarie anco secundum quid, ma tra le superfluissime, mentre che il suo laureante sar un amico domestico e servitor obbligatissimo al Sig.r Galileo, che s come riceve honore di poter servir il suo figliuolo, cos riceverebbe troppo ingiuria d'esser trattato del pari con gl'altri dottori. Per in questa parte V. S. non dia fede al Sig.r Vincenzio, che senz'altro la vuol gabbare, e io lo so di certo.
Bacio a V. S. reverentemente la mano, e dal Signor Iddio le prego intera sanit e lunghissima vita.

Pisa, 17 di Maggio 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

A i dottori V. S. sa che convien portar l'anello; per quel ch'ella vuol provvedere al S.r Vincentio par che sia bene il mandarlo, acci se ne serva nella cerimonia del dottorato senza haverlo a pigliar in presto.


Aff.mo e Obblig.mo Se.re
Marcant.o Pieralli.


Nota delle spese per il dottorato.


Deposito per l'Arcivescovo, Vicario e altri ministri

65

Guanti per il Rettore, Vicario, dottori, cancellieri

56

Guanti per gli scolari

28

Mancia a i bidelli

14

Mancia a i trombetti

4

Mazzolini per dottori e scolari

10

Ellera e altra verdura per in casa e fuora

4

Privilegio del dottorato(965)

30

Desinare che si fa in Collegio il d del dottorato

35

Mancia a tutti i servitori di Sapienza

21



267
Ci bisogna un anello per la cerimonia del dottorato.





1883..

SCIPIONE CHIARAMONTI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 24 maggio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 87. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron Col.mo

Io ho mandato a V. S. Ecc.ma il libro(966) per segno dell'osservanza mia verso la sua persona e 'l suo eminente merito, non perch la noiasse, che di questo ne sento dispiacere grandissimo, stante massimamente la presente sua indispositione. Ben poi mi rincresce, che convenendo io seco nel credere che le matematiche siano scala certa a molte cognitioni naturali e che una altra scala sia l'esperienza, sia poi trasportato dalla picciolezza d'ingegno a cose difformi dalla opinione delle persone sapienti, fra'quali ella ha tanto celebre grido. Tuttavia io devo in questo dire a V. S. Ecc.ma, che buona pezza ho cercato nel giro della scienza naturale quella necessit che forse volle adombrar Platone con quella sua colonna adamantina; ma non essendovi arrivato, mi son lasciato portar al corso commune, overo fra 'l commune al meno rilasciato.  proprio di lei e della sua altezza d'ingegno inalzarsi tanto che si faccia via propria; io, dove per mia debolezza non trovo neccessit contraria, et ho perci da seguir la probabilit, ricevo per molto probabil l'opinione stabilita fra'principali dottori e scienziati. A'pari suoi pu piacere quel detto: Libera per vacuum posui vestigia princeps; ma non  da tutti. Io confido intanto che nelle distanze de'fenomeni da noi, supposte le osservationi di Tichone e de gli altri, non sar fra noi differenza; ch' quello che principalmente pretendo nell'opera. Questo mi consola nel disgusto che sento; e le bacio riverentemente le mani.

Di Pisa, il d 24 Maggio 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devot.mo Ser.re
Scipione Chiaramonti.



1884.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 27 maggio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 107-108. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Tengo il comandamento di V. S. molto Ill.re di scrivergli fedelmente e liberamente quanto passa del Sig.r Vincenzo, come gli prometto di fare: e se prima non l'ho fatto, sappia che mi sono trattenuto perch credevo di potere, e con le essortazioni continove e con le gagliarde riprensioni e severe minaccie, rimediare a quei mancamenti e disordini che di mano in mano andavo scoprendo; ma perch hora mai ritrovo ogni cosa riuscirmi vana, li dar parte del tutto.
E prima deve sapere, che nel bel principio che venne qua il Sig.r Vincenzo, mi cominci a dar qualche sospetto di essere ostinato e di poca devozione, perch bisognai con gran fatica adoperarmi a farli fare la chierica, e con qualche difficolt si ridusse a recitare l'officio della Madonna, al che  obligato, oltre il peccato mortale, alla restituzione de'frutti della pensione. Secondariamente, cominci a trattare, senza dirmi cosa alcuna, di volere comprare un anello con un diamantino. Io lo seppi, e gli ne feci una bona passata con ogni termine. Terzo, per mezo del suo ospite e del Sig.r Giuliano Landucci non  stato mai possibile a poterlo indurre a devozione di sorte alcuna, e si ridusse al sabbato santo a sera a confessarsi. Le prediche e sermoni sono aborrite da lui come cose di niente. Sopra di queste cose pi volte l'ho fatto chiamare, e gli ho parlato con quel maggiore affetto che ho saputo e potuto; ma se ha mostrato per due o tre giorni farne qualche conto, non ho visto meglioramento nessuno: anzi essendoli stato avvertito e da me e dal Sig.r Crivelli, cavaglieri assai compito, che debba con maggiore diligenza attendere ai studii, gli  bastato l'animo di dire che la quaresima  passata e che non vol prediche, e che le parole che gli entrano per un'orecchia escono per l'altra, e che non  un frate n una monaca; e in somma lo ritrovo tanto indisciplinabile e ostinato e ribelle, quanto possa essere un giovane della sua et. Ma quello che mi ha finito da chiarire , che havendo da me ordine espresso di non stare fuora di casa la notte, questi giorni passati stette una notte senza ritornare a casa; et havendolo io fatto chiamare per farli la correzzione, come andava fatta, mi cominci a volere stampare scuse di certi compagni tedeschi musici; delle quali scuse non ne volsi sapere altro, ma li ricordai quello che nel principio li haveva detto, che queste prattiche sarebbero la ruvina sua nel corpo, nell'anima e nella riputazione, e che io l'haverei abbandonato, e che sarebbe abbandonato da tutti i boni e da V. S. in particolare. Le risposte proterve e insolenti furono tali, che mi parvero pi da matto che da vizioso. Mi replic in faccia che non voleva prediche, che quello che li dicevo in un orecchio usciva per l'altro, e, quel che fu peggio di tutto, mi disse queste precise parole: Perch credete voi che mio padre e mio zio mi habbino mandato qua? forsi che mio padre non mi poteva insegnar meglio d'ogn'altro? l'hanno fatto perch non vogliono haver cura di me. Io restai stordito; con tutto ci lo minacciai per sino di castigarlo di mia mano come un matto, e che se non pensava di mutar stile, che haverei fatta risoluzione di dar conto d'ogni cosa al Ser.mo di Baviera e a V. S., e che io mi era trattenuto per non amareggiarla; e in somma feci il debito mio, e li dissi che questa sarebbe stata l'ultima volta di adoperar parole. Di quanta amarezza mi sia stato questo negozio, pensilo V. S.; e sappia che il spavento che io hebbi della nova della sua infermit, mi ha principalmente trattenuto che io non li habbia scritto sin hora alla libera; ma perch vedo che il male  grande, e si deve temere del peggio, e massime che V. S. me lo comanda, glie lo scrivo fedelmente e sinceramente: mi perdoni se li sono di disturbo. Per compimento d'ogni cosa, quando penso di ricevere il ricapito per la pensione, ritrovo che le lettere di mio fratello mi danno la nova della morte improvisa di Mons.r Vicario di Brescia, che la doveva pagare, seguita a'15 del presente; tal che non haver manco letta la mia ultima, nella quale li mandavo la fede del chiericato del Sig.r Vincenzo. Per tanto V. S. potr dar ordine che Il Sig.r Silvii sia sodisfatto di quello che ha speso sin hora. Quanto al conto mio, aspettar il pagamento della pensione, essendo sin hora sodisfatti i maestri e la dozzina dell'hospite, con diverse altre spesette necessarie di scarpe e calzette e altre cosette necessarie. Ho per detto questa mattina al Sig.r Silvii che non li dia denari, n paghi cosa alcuna(967) senza mia saputa, per tenerlo pi in freno; e cos far.
Mi scrive mio fratello che tutte le robbe e effetti del defonto Vicario sono sequestrate, e che ci  da pagare profumatamente, ma che  necessario far scrivere a Mons.r Vescovo di Brescia(968) che ordini che la pensione sia pagata. Per crederei che Madama Ser.ma sarebbe il caso di fare questo officio, poi che Mons.r Vescovo professa servit con S. A. S. sino dal tempo che fu Nuncio in Firenze. Facendo scrivere, potr inviare la lettera in Brescia a Carlo Castelli mio fratello, il quale pigliar la briga di fare il servizio.
Quanto poi alla dispensa, sapr che la spesa  di venti cinque scudi di questa moneta, come a andare al fornaio; e questi sono negozii che non si trattano per favori. Se fosse seguita la copula, essendo poveri, la spesa sarebe di sei scudi e 60 baiocchi; ma  necessario far fare la fede da Mons.r Vicario di Firenze: e tanto ho informazione non solo da questi spedizioneri, ma dal Padre Procuratore nostro, che ne fa spedir di simili dispense continovamente per la diocesi di Monte Cassino. Per star aspettando altro suo comandamento.
Il Sig.r Piccolomini(969) e Mons.r Ciampoli li b. le mani; ed io, supplicandola a perdonarmi se l'ho amareggiata, l'assicuro che quello che io ho fatto per il Sig.r Vincenzo non l'ho voluto fare per un mio nepote carnale, che mio fratello mi voleva raccomandare. Mi ero scordato di dirli che l'hospite non manca, con le bone e con le cattive, al debito suo, ma ritrova l'istesse difficolt, in modo che ha trattato di non volerlo pi in casa. Per staremo a vedere se vi sar speranza d'emenda, come ne prego Dio, il quale conceda ancora a V. S. compita sanit. Io ho hauta una stretta crudele dell'orina, ma adesso sto benissimo senza essermi medicato. Con che li bacio le mani e me li ricordo obligatissimo servitore di cuore.

Di Roma, il 27 Maggio 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.



1885.

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER [in Roma].
Sant'Angelo, 1 giugno 1628.

Dalle pag. 731-732 della Rosa Ursina, sive Sol ex admirando facularum et macularum suarum phoenomeno varius, necnon circa centrum suum et axem fixum ab occasu in ortum annua, circaque alium axem mobilem ab ortu in occasum conversione quasi menstrua, super polos proprios, libris quatuor mobilis ostensus a CHRISTOPHORO SCHEINER ecc. Bracciani, apud Andream Phaeum ecc. Impressio coepta anno 1626, finita vero 1630 Id. Iunii.

Dottissimo Sig. Fabri mio,

Quello ch'io posso testificar per la verit  questo: che essendo la felice memoria del Sig. Cardinal Bellarmino molto mio Signore e che mi portava particolar affetto, voleva spesso sentir da me delli miei studii e compositioni; e dandoli ragguaglio della mia opra del cielo(970), e particolarmente ch'io tenevo che fusse fluido, qual opinione mi pareva molto ben confermata dalla Sacra Scrittura e dall'auttorit de'Santi Padri, ma per non volevo assecurarmi nell'interpretation de'luoghi sacri senza l'approvatione di theologo di tal eminenza come era S. Sig. Illustrissima, ne mostr grandissima allegrezza, e mi disse che questo haveva tenuto lui sempre come conforme alle Sacre Carte et interpretationi de'Santi Padri, e che in ci non haveva dubio; ma che non haveva premuto in promoverla, per l'oppositione che communemente facevano le scuole coll'allegar dimostrationi matematiche in contrario, e particolarmente che senza gli orbi solidi et il loro moto fusse totalmente impossibile il salvar le apparenze. Al che replicando io, non solo haver sodisfatto a pieno quanto alla parte fisica e matematica et a tutti li fenomeni, ma che, per il contrario, era totalmente impossibile il sodisfar et il salvar, come dicono, le apparenze col porre li orbi, tanto maggior gusto ne riceveva, e me sollecitava al compimento dell'opera. N mi vidde mai dopo tal ragionamento, che non me ne domandasse e non mi ricordasse il darle compimento, con mostrarne desiderio grande e dispiacere che le mie infinite domestiche occupationi me lo ritardassero: in conformit di che anco passorno fra lui e me lettere, mentre io ero in Acquasparta. Cos V. S. potr francamente asserire a chi glie ne ha dimandato, facendogliene piena fede, mentre di tutto cuore a V. S. bacio le mani.

Dalla mia rocca di S. Angelo, questo d primo di Giugno 1628.
Di V. S.
Affettionatiss. sempre
Federico Cesio Linceo, Prencipe di S. Angelo.



1886.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 110. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Credo che il nostro Sig.r Giuliano Landucci habbia dato parte a V. S. molto Ill.re di una stravaganza del Sig.r Vincenzo, la quale mi fa cascare le braccia totalmente, e resto confuso e disperato totalmente di potere da me solo aiutarlo; e per mi sono risoluto raccomandarlo alla bont di Dio con tutto il cuore, e darne ancora io conto a V. S. Sappia dunque che quel vizio che nell'altra mia(971) chiamai poca devozione trapassa all'ultimo segno d'impiet, perch, mentre era ammonito con carit dal suo ospite, proruppe a dire che non era mica un pazzo come noi altri a adorare un pezzo di muro dipinto. Prudentemente li fu risposto dal'ospite, che credeva che dicesse quelle parole fuori del serio, ch quando le havesse dette da dovero, lui era obligato a denunciarlo al S.to Officio, e che sarebbe abbrusato vivo in Campo di Fiore. Mostr di spaventarsi un poco: con tutto ci sguita i suoi costumi alla peggio senza rispetto, ed ha hauto a dire di pi queste parole formate: Hora che il P. D. Benedetto sa le cose mie, non mi curo pi n di lui n di Mons.r Ciampoli n di nessuno, e voglio fare a mio modo; e mio zio (intendendo di V. S.) mi ha mandato qua, perch pi non mi poteva governare. Qui noto l'animo perverso e la pazzia espressa; e perch il negozio  gravissimo e per s stesso e per le consequenze, giudico necessario venire a'ferri e forze, e prego V. S. a fare che ritorni a Firenze, e, bisognando, lei medesima lo denunzii a chi s'aspetta, non solo per liberarlo dalle mani del diavolo, se sar possibile, ma per fare lei il debito suo e sgravarsi da quelle note che li sarebbero date ogni volta che per altra strada si scoprisse questa piaga, che puzza avanti a Dio e nel cospetto del mondo di fetore intolerabile. E non dubito punto che la pazzia di costui non sia per dar occasione ben presto che si scopra, perch oltre alla malizia, come ho detto, ci  congionta una imprudenza troppo spropositata: e credami pure che il male  vecchio, e lui medesimo lo dice. Per tanto faccia risoluzione di richiamarlo: credo bene per che sia necessario farlo con qualche pretesto sovave, sino che si sar condotto a Firenze, acci non precipiti in qualche stravaganza, come si pu aspettare dalla sua pazzia congionta con la malizia. Mi perdoni se scrivo schietto, perch cos sono obligato e cos lei mi comanda; tanto pi che avanti all'ultime riprensioni (come scrissi nell'altra mia) una sola volta haveva dormito fuor di casa, ma dopo, in questi pochi giorni,  stato fuori di casa la notte quattro o cinque volte: s che si vede che il male incancherisce coi medicamenti leggieri, come sono le parole, e ci sono necessarie le bastonate. Torno a pregarla che mi scusi; e baciandoli le mani da parte di Mons.r Ciampoli e del Sig.r Piccolomini, li fo riverenza, ricordandomeli obligatissimo servitore.

Di Roma, il 3 di Giugno 1628.
Di V. S. molto Ill.re


Li do poi nova come mi ritrovo libero dal mio male dell'orina affatto; e perch non ci ho fatto rimedio nessuno humano, e la sanit  venuta in tempo che stavo in estremo bisogno, con i maggiori dolori che habbia mai hauti, la riconosco tutta dalla mano onnipotente di Dio, e per l'intercessione di S. Filippo Neri, al quale fui raccomandato con gran caldezza da un amico mio. E questo confesso e testifico a gloria di Dio e del Santo.


Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1887.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 6 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 112. - Autografa

Car.mo e Onor.do S. Frat.lo

Delli mali portamenti di Vincenzo a Roma non mi  cosa nuova il sentirlo, poi che qua ancora (come per altra mia haverete inteso) ne scrisse qua il S.r Crivelli al S.r Cavalerizzo Maggiore, quale  risoluto proccurar di levar il ragazzo di l e mandar altrove, e tanto pi per non trovarsi di presente a Roma suggetto che vaglia nel liuto. E se questo, come ben dite,  negozio che inporta e che potessi esser dannoso (quando non ci si rimediassi) al figliuolo e a me, tanto maggiore mi pare scorgere esser il danno di perdimento di tempo di pi figliuoli, che gi se ne stanno tanti mesi cost alla villa in continuo ozio. E perch questa  cosa che in estremo mi affligge e tormenta, non quieto mai di pensare al modo di riparar a un tanto male; e se il viaggio lungo e difficilissimo non mi sgomentassi, mediante la mia poca sanit e grossa spesa che non posso fare, certo che contr'ogni mio disegno me ne verrei cost per ricondur i figliuoli a Monaco, acci si mettessino a inparar qual cosa: e quando da voi (come mi par sentire) sar detto che a questo disordine altro rimedio non c', solo ricondurli qua, risolver, ben che dovessi venire a pi a levarli. Non posso dissimular il mio dolore, n pi in lungo a questa maniera menar mia vita, n mi posso dar ad intender di star bene; e mi spavento quando penso al mio infelice stato, e per quante angustie ancora mi converr passare. A buon dire a chi non tocca, e nessuno prova il mio male che io solo: e se voi mi dite che avete molti fastidi, ve lo credo, tra i quali questo potrebbe esserne uno de'principali, ci  veder andar di male queste infelici creature. Adunque spero che aiuterete e presterete il vostro consiglio per cavar voi e me di questo travaglio, approvando il mio giusto desiderio. Vi prego a scrivermi liberamente l'animo vostro e quello giudicate che sia a preposito per riparare senza pi indugio a tanto sconcertamento, ch mi sforzer a far quanto mai mi sar possibile; et in un medemo tempo verrei a far l'obligo mio appresso Iddio e il mondo, e in parte alleggerire l'inmensa mia aflizione.
Fo fare l'orivolo per le monache, e sar un quadrato di pi di 1/2 braccio per ogni banda; come sia finito, e che rieschi buono, veder di mandarlo con prima sicura occasione: et intanto saluto esse Reverende, con la Massimiliana e Mechilde, caramente. Vi prego a non dir niente alla Chiara della mia indisposizione, per non turbarla. Non manco di medicarmi per veder di alleggerire il mio solito aggravato stomaco e tremor di cuore, quale a questi giorni mi ha dui volte terribilmente travagliato per lo spazio di molt'ore; e questo  frutto delle mie allegrezze che giornalmente vanno moltiplicando. Dio sia sempre ringraziato. Finir con raccomandarmivi di cuore, s come fa la Massimiliana e Mechilde; e il Signore vi feliciti.

Di Monaco, li 6 di Giugno 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

So che vi parr di strano il sentire miei nuovi lamenti; ma vi dico liberamente che inpossibile saria che io potessi dissimular questo mio troppo e violento male: per scusatemi.
Mi pare che non saria male far la medesima istanzia al P.e D. Benedetto, acci sinceramente vi dicessi anc'esso de'portamenti di Vincenzo: e mi par pure cosa strana haver sentito da tante bande e tante volte che faceva studio e progresso, et ora in un subbito scrivono tutto l'opposito. Sarebbe bene che non vi valessi per mandar qua le lettere (se non di rado) del S.r Ammirati, per non infastidir troppo chi qua le riceve e poi a me consegna.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1888.

GALILEO a [BENEDETTO CASTELLI in Roma].
Bellosguardo, 11 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P, I, T. IV, car. 71. - Autografa(972).

Molto Rdo P.re e mio Sig.r Col.mo

Prima per la lettera(973) della P. V. molto R.da e poi, 4 giorni dopo, per una del nostro amorevole S. Landucci(974), ho inteso con mio grandissimo dolore quanto passa circa i fatti di V.(975), al quale scrivo l'alligata; e la mando alla P. V. aperta, acci la legga e da quella comprenda quello che io desidero che si faccia, gi che, per sentirmi da 6 giorni in qua assai indisposto, non posso scrivere senza grande offesa. La supplico a fare eseguir subito quanto scrivo: e quanto alla pensione, gi che si vede che con questo cervello non ci  da sperar se non male, sarebbe forse bene renunziarla a qualcun altro, con veder di cavarne pi che fusse possibile per aiutarmi a sodisfare a una grossa somma di debiti che mi trovo addosso per mio fratello e per la sua famiglia, la quale tutta via si trova qui alle mie spalle, con spesa veramente intollerabile. Per, di grazia, havendo fatto tanto, procuri anco questo restante, con sicurezza di non esser per ricever da me mai pi simili aggravii, ch a mie spese ho imparato quello che sia l'addossarsi impacci di questa sorte. Gli bacio le mani, e per non poter pi scriver, finisco, e gli prego felicit. Di grazia, mi scusi col S. Landucci se non gli scrivo in particolare, e serva la presente per amendue. Scrivo all'Ill.mo S. Crivelli, che Vincenzo sar a fargli reverenza, n partir senza sua buona grazia e licenzia.

Da Bell.do, li 11 di Giugno 1628.
Della P. V. molto Rev.da


[vedi figura 1888.gif]



1889.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 113. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ho presentata la lettera di V. S. molto Ill.re al Sig.r Vincenzo(976), quale mi ha pregato che lo lasci stare qua per la festa del Corpus Domini; e perch io penso di rimandarlo col procaccia, mi sono contentato che resti sino a dimani a otto, massime che ha bisogno di un paro di calzoni, quali far con ogni rispiarmo. Alla nova che li diedi, rest mezo confuso: io trattai con lui senza asprezza, perch lo conosco tanto matto che sarebbe buono da far qualche risoluzione stravagante; e V. S. far bene a sbrigarsene quanto prima, acci non gli dia qualche gran disgusto, perch non teme n Dio n gli huomini, n stima altro che le proprie bizarrie. Ha detto al suo ospite che in questi otto giorni non vole fare altro che scrivere e copiare cose di musica, per mostrare a V. S. di havere studiato e fatto qualche cosa: buono per lui se l'havesse fatto sempre! Sar necessario, avanti che parta di Firenze, fargli fare una carta di procura(977) per riscuotere la pensione e per estinguerla, che quanto al rinonziarla(978) non tornarebbe il conto; e in tanto poi io trattar a Brescia con il successore del defonto Vicario, se si contenta estinguerla per sei annate, che sarebbero trecento sessanta scudi, e V. S. potr rimborsare il dinaro speso. Per non manchi farsi fare la procura in buona forma, con facolt di sostituire etc.
L'Ill.mo Sig.r Ascanio Piccolomini  stato designato arcivescovo di Siena, e m'ha ordinato che ne dia particolar avviso a V. S., offerendosegli di tutto cuore. Mi dispiace che le sue indisposizioni la travaglino; io sto assai meglio, e prego Dio che conceda compita sanit anco a V. S., e li bacio le mani.

Di Roma, il 17 di Giugno 1628.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Devotis.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galil.o Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1890..

GIOVANNI SILVI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 115. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Da'SS.ri Tovagli ebbi aviso la passata delli scudi 30 di giuli X che V. S. li haveva pagato per me in conto di quello V. S. mi deve per le robbe date al S.r Vincenzo suo nipote, et ne ho dato credito al suo conto; e questa sera mi ha parlato il P. D. Benedetto et mi ha detto che io dia al S.r Vincenzo robba di poca spesa per far un paro di calzoni, quale il primo giorno, e come venghi, ce la dar; et con altra li dar nota del costo. Io li ho detto che non potevo dar nulla senza l'ordine di V. S.; ma mi  soggionto che ne ha di necessit, et che della prossima lo rimander cost per il procaccio: et mostra haver poco ghusto dal giovane, che fa haver patienza, poi che la giovent vuol fare il corso suo. Mi dispiace del disgusto che sentir V. S., et la sua prudenza superer ogni cosa. Il Signor Dio lo riduca nella sua strada, et a V. S. dia patienza: et mi comandi sempre in ogni occasione. Li bacio le mani et li pregho dal Signor Dio ogni vero bene.

Roma, 17 Giug.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Gio. Silvj.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1891..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 119. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Ho accordato il procaccio che riconduca il Sig.r Vincenzo a sue spese per otto scudi, le sue robbe e un leuto: per tanto V. S. potr pagare, ch io non ho hauto commodo qui in Roma. Il Sig.r Giuliano Landucci ha fatto il patto, e per esserci carestia di cavalcature non si  potuto far meno. Se il medesimo Sig.r Giuliano non mi fosse buon testimonio di quanto ho fatto in servizio del Sig.r Vincenzo, come quello che ad instanza mia e per sua cortesia si  adoperato sempre in beneficio del detto S.r Vincenzo, starei in qualche dubbio che V. S. potesse pensare che io fossi stato pi tosto negligente che sollecito in servirla; ma mi creda che non era possibile pi.  stato necessario farli fare un paro di calzoni, come ha fatto fare il Sig.r Silvii. Di scarpe l'ho sempre provisto, n mai mi ha dimandato cosa che io non li habbia dato sodisfazione: e mi creda che per un mio nepote carnale non haverei fatto tanto. Mi scusi dunque se pi non ho potuto.
Quanto alla pensione, V. S. faccia fare la procura, e, se li pare, in persona di Carlo Castelli mio fratello, che possa essigere in Brescia; ma forsi sarebbe meglio che se la facesse fare a lei medesima, ampla, con facolt di estinguer la pensione e di sostituire procuratore, come gli accennai(979). In tanto io aspettar queste paghe per aggiustare il conto delle spese fatte da me; e cos V. S. non s'incommodar se non per quello che dover havere il Sig.r Silvii. Scriver per l'ordinario un'altra mia: per hora li bacio le mani.

Di Roma, il 24 di Giugno 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo .
Il Sig.r [Galileo Ga]lilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1892.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 giugno 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 117-118. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Io non posso far di meno di non significare a V. S. la natura del Sig.r Vincenzo indisciplinabile, acci stia ben avvertita e non si lasci ingannare. Qua si lasciava a piena bocca intendere che voleva fare a suo modo, e che quello che gli era detto per un orecchio usciva per l'altro, e si rideva di qualsivoglia severissima riprensione. Le prattiche cattive, contro la volont del suo ospite, contro i miei ordini e del Sig.r Crivelli, sono state inseparabili, ma quel che mi spaventa e fa tremare,  la temerit grandissima e inconsiderata con che tratta delle cose della religione: che se fosse nato e allevato in Ginevra, sarebbe almeno pi cauto, se non savio. Sig.r Galileo, stia avvertita a questo punto, perch  atto, e per malizia e per pazzia, a dare in grandissimi scoglii. Dopo che ha hauta la nova di dovere ritornare a Firenze,  andato a dimandare denari in prestito, e in grossa somma, sino a cento scudi, per quanto mi vien riferto, a uno in casa di Mons.r Ciampoli, e si ridusse a un scudo: io non so che disegno fosse il suo. Ha ricercato altri, e non so nessuno gli ne habbia dati, se non uno che intendo che gli ha dato cinque scudi; e credo che pochi pi ne possa havere ritrovati. Io diedi ordine al Sig.r Silvii che andasse lento a dargliene, n credo habbia con lui fatto colpo: e se fossi in V. S., non vorrei pagare nessuno di questi, perch sono di quei medesimi che, se io li havessi pregati, non mi haverebbero hauto credito di un giulio. Haverei che dire assai: bastili questo, che l'ho tolerato con grandissima pacienza, e cercato di ridurlo, e per me e per mezo di altri, al ben fare; e sempre ha mostrato tale avversione alle cose di Dio e della religione, che non ho hauto ardire di pratticar seco troppo spesso, dubitando che sempre mi mettesse in necessit, in presenza di altri, di uscire a qualche stravaganza. In somma  ostinatissimo nel male, e non ho altro rimedio che raccomandarlo a Dio: ed egli da s stesso dice che n V. S. n suo padre lo ponno governare; la qual cosa se fosse vera, crederei che le Stinche o altra prigione fosse il suo vero castigo. Mi dispiace di amareggiarla, ma sappia che non dico a bastanza; e Dio voglia che io apparisca bugiardo, ch me ne contento e ne haver gusto. In tanto lei non cessi di comandarmi dove mi conosce atto a servirla, e li bacio le mani.

Roma, il 24 di Giugno 1628.

Di V. S. molto Ill.re

Io ho scritta questa separata, perch ho dubitato che non fosse aperta da questo spirito, come minacci di fare un'altra che io mandai al S.r Crivelli. E hora ho inteso che ha detto che si vole fare le belle scapricciate con suo cugino del fatto mio. Veda mo'V. S. che peccato ho fatto io, che questi due sgraziati m'habbino da far purgare.


S.r Gal.o
Aff.mo Ser.re e Dis.lo Oblig.mo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1893..

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO [in Firenze].
[Monaco, giugno 1628].

Raccolta Lozzi in Roma. - Autografa.

Carissimo et Onorando Sig. Fratello,

Rispondendo brevemente ad alcuni particolari della vostra del 30 del passato, dico primieramente dispiacermi in estremo del continuo fracasso de'miei figliuoli, che vi priva d'ogni vostro studio e riposo; in oltra mi tormenta che anco doviate spesare 6 o 7 persone di pi del solito; e sopra modo mi duole l'esser voi necessitato da me a scrivermi lettere s lunghe e spesso, con tanto vostro incomodo e danno della sanit. A questo non si sarebbe venuto, se voi non m'avessi dissuaso di ricondur qua subbito la famiglia, s come inclinavo; o pure vogliam dire che molto meglio sarebbe stato che mai ce l'avessi condotta. Hora ditemi il modo di liberarvi da un tanto disagio, ch di quanto per la mia parte sar possibile, nulla recuser di fare, dicendovi che io assai pi di voi desidero che i figliuoli si levin di cost, s per liberar voi da questa molestia, come anco acci essi non perdin pi tempo e vadin di male, s come con altra mia haverete inteso. Io mi trovo con pochissima sanit e nessun denaro; con tutto ci la persona mia non rispiarmer mai per levarvi da torno un tanto fastidio.
Vi prego a non v'affaticar voi stesso di scriver di quanto risolverete che si faccia per rimediar a questo disordine, ma commetetelo alla Chiara; et io attender risposta a questa e a l'altra, per far quello che vi parr et a me possibil sia, desiderando in estremo veder un fine a tante miserie. E qui finendo, di cuore con la Massimiliana e Mechilde mi vi raccomando: e Nostro Signore vi contenti.

Di V. S.
Affezionatissimo et Oblig.mo Fratello e Servitore
Michelagnolo Galilei.

Poscritta.  arrivato qua il Sig. Giorgini e il servitor del nostro Sig. Antonio, quale mi  consegnato le corde; e ve ne ringrazio molto. Detto Sig. Giorgini sar cost di ritorno circa mezzo Agosto, s che, potendo e facendo bisogno, me ne verr con esso per levar la famiglia: intanto se qual cosa v'occorressi di qua, fatemi avvisare. L'orivolo delle monache(980), se potr, condurr meco; et in tanto le saluto, con la Massimiliana e Mechilde, di cuore. Con l'occasione di rimaner qua la famiglia, spero anco seguir di Vincenzo per mandarlo poi di qua in Fiandra.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo
S.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana
Fiorenza.



1894..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 luglio 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 11. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Aspettar avvisi di Brescia se il successore della Teologale sar entrato in possesso, e poi far trattare l'estinzione della pensione con tutto il vantaggio possibile; ma in tanto V. S. non faccia partire Vincenzo, se prima non haver fatta carta di procura sufficiente per questo servizio(981). Quanto al conto mio, non lo posso ancora mandare, perch aspetto il conto di quanto devo all'ospite per la dozzina e di quanto si deve pagare a'maestri; e poi mandar ogni cosa insieme.
Desidero sapere nova del ritorno del Ser.mo Gran Duca; e se V. S. mi honorasse, con qualche occasione, di ricordarmi devotissimo servitore al Ser.mo S.r Principe Don Lorenzo(982), mi sarebbe carissimo. Con che li bacio le mani.

Di Roma, il p. di Luglio 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Bacio le mani al S.r Aggiunti e Facchetti(983).

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il [....] Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1895.
MICHELANGELO GALILEI a GALILEO [in Firenze].
Monaco, 5 luglio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 121. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Frat.lo

La resoluzione fatta di levar quel sciagurato di Roma mi piace, e gi dover trovarsi cost, dove vorrei si trattenessi fino al mio arrivo, ch, come  detto con altre(984), disegno venirmene al principio di quest'altro mese, per levarvi anco da torno il fastidio di tutta l'altra famiglia; ma, come  detto, non  da spender pi, n crediate che io abbondi cos di denari, che a richiesta di Benedetto sborsassi cos subito 20 S. Vi dico che non  da vivere, e lo doveresti credere. Gi sapete che la mia provvisione  solo 300 fiorini, e con questi soli bisogna ch'io mi mantenga con tutta la mia famiglia; li pochi denari che  su la lega si riducono nella met, che cos si fa ad ognuno, e perch  tirato gl'interessi alquanti anni interi, ora mi bisogner scontarli, non pagandosi quelli che la met, conforme al capitale: e queste son cose vere. So bene che vi pare che tirando io la paga di Vincenzo da 9 mesi in qua, deva trovarmi comodissimo, senza pensar che  speso 7 volte tanto(985) e rovinatomi del tutto. Ma perch spero di condurmi cost, mi riserbo a bocca a dirvi dello stato mio interamente, e farvi toccar con mano nella miseria che mi trovo. La provvisione di Vincenzo mi par vederla gi annullata, et a me abbia a toccare a rifar le spese decorse a S. A.za, che di ci mi accenna il S.r Cavallerizzo Maggiore, quale anc'esso  intera relazione dal S. Crivelli delli portamenti del ragazzo; s che  da consolarmi non poco. Io  parlato a lungo col S.r Cavallerizzo Maggiore, quale malissimo volentieri vederia conparir qua Vincenzo senza prima averne auto licenzia dal Padrone, quale in tal caso vorrebbe sapere minutamente la causa di questa resoluzione, e risapendola saria finita la cosa: per di grazia ritenetelo fino alla mia cost venuta, che in tanto veder col favore del S.r Cavallerizzo di maneggiare questo negozio con meno pregiudizio sia possibile.
Io mi trovo d'animo e di corpo aflittissimo, e doverei pigliar una cert'aqqua simile a quella del Tettucio; ma perch si porta da lontano e costa assai, mi bisogna tralasciarla e tirar cos la mia vita inanzi miseramente: e se Iddio per Sua misericordia mi conceder grazia di poter venir, e tornarmene qua con la brigata a salvamento, non sar poco. Credo che vegghiate benissimo il bisogno estremo che c' di riparar a un tanto vostro e mio disordine e danno, e per spero che vi conpiacerete di porgiermi quel'aiuto che ci va, s come instantemente ve ne prego.
Circa Alberto, come con altre  detto, mi pare che bisogna che io l'abbia appresso di me, n mi piaceria che abbandonassi il liuto; e se bene il G. Duca lo pigliassi in casa con inpiegarlo in altri servizi,  cosa incerta che potessi guadagnarsi la grazia del Padrone(986); et il ragazzo mi pare abbia pi tosto, per la sua tenera et, bisogno d'esser esso servito, che lui servir altri, e il saper qualche virt , al mio parere, cosa pi sicura; e meglio mi piaceria che S. A.za mi concedessi qualche poca di provvisione per esso, e, tenendolo io appresso di me, farei ogni maggiore sforzo acci si tirassi inanzi: e di ci v' scritto con altre.
Attendo con desiderio sentire il vostro volere, et in tanto mi ander mettendo a l'ordine per mettermi in camino. Di quel'altro animalaccio veder poi liberarmene il meglio che potr; e se  cos empio e pazzo, so tal cose non  inparato da me n da nessun de'suoi, ma penso che abbia preso vizio dal latte della sua balia, quale fu una gran poltronaccia puttana. Finir con replicarvi che in estremo desidero veder un fine a tante angustie e tribulazioni; e se ancora dureranno, spero durar poco io, gi aflittissimo dal male. Saluto tutti di cuore et in particolar V. S., alla quale prego da Nostro Signore ogni bene.

Di Monaco, li 5 di Luglio 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo
Michelag.lo Galilei.

Ho sospetto che quel bricconaccio, sentendosi richiamare di Roma, non entri in paura d'esser qua gastigato per i suoi portamenti, e che non vogli venire a modo alcuno. In tal caso bisogner lasciarlo andar dove vuole e privarlo d'ogni cosa, perch so che mai si emender; et  necessario lasciarlo ridurre in miseria et abbandonato da ognuno, che forse potria ravvedersi. A me so che  da toccare a rifar quest'A.za delle spese, e per non bisogna farne per esso pi; e vi prego a scriver, bisognando, a Roma in questo preposito. Alberto a tutti modi lo vorrei qua, e desidero non concludiate niente col G. Duca fino al mio cost arrivo, per scoprirvi prima un mio pensiero in questo proposito(987).



1896..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 9 luglio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 122. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

Piaccia a Dio benedetto consolar V. S. nel Sig.r Vincenzo suo figliuolo; e gi che ha ottenuta la corona dei studii(988), conseguisca ancora quell'honorato premio che si conviene a chi camina avanti per le buone strade.
Quanto alle bolle, non le posso mandare hora, perch fui necessitato mandarle a Brescia, perch Mons.r Vicario bon. mem. le voleva vedere avanti pagasse la pensione, come era di dovere; poi  seguita la sua morte, ed io ho ordinato a mio fratello che le recuperi, e le conservi per poterle mostrare al successore. In tanto V. S. potr far fare la procura(989) ad extinguendam pensionem in persona di V. S., con facolt di sostituire altri, lasciando in bianco da inserire il contenuto nelle bolle(990), perch [le] mandar quanto prima.
Io ho finito da pagare i maestr[i] del contrapunto e del leuto, del mio: mi resta solo da pagare intorno a diecinove scudi per la dozzina, quali pagarei se mi trovassi il commodo, e poi aspettarei questa benedetta pensione. Per tanto lei restar servita rimettermi questi pochi, ch poi l'altro conto sar da me mandato a V. S. con la prima occasione, non havendo ancora hauto certo conticino di alcune poche spese fatte dall'ospite del Sig.r Vincenzo. Io poi sto bene, per grazia di Dio, e il simile desidero di lei. Mons.r Piccolomini(991) e Mons.r Ciampoli li b. le mani, e io li fo riverenza.

Di Roma, il 9 di Luglio 1628.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Gal[ileo Galilei], p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1897..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 luglio 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 124. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Ho riceuta la lettera di V. S. molto Ill.re, nella quale mi d nova dell'arrivo felice del nostro Ser.mo Gran Duca, che Dio ce lo conservi sino all'ultima sua vecchiaia; e li giuro che qui in Roma ha lasciato a questi preti tal saggio del suo sapere, che ognuno tiene per fermo che habbia da essere un ottimo principe. Li rendo infinite grazie dell'honore che mi ha fatto in ricordargli la mia devotissima servit. Quanto all'Ill.mo Piccolomini(992), lei sar sempre a tempo col scrivere. Della disfida del Ser.mo di Parma(993) non ho che dire altro, solo che una volta, gi non so quanti anni, hebbi grazia di fare riverenza a quell'Al., e mi parve all'hora un giovinetto di ottima indole; e tengo per fermo che se V. S. li parlasse al lungo, lo guadagnarebbe totalmente.
Mando poi i conti(994) delle spese fatte per il Sig.r Vincenzo suo nepote, distinte.  ben vero che V. S. pu vedere raccolto tutto il bilancio nel rovescio del foglio delle mie spese, le quali potr con ogni suo comodo, per la parte mia, sodisfare: solo la prego a rimettere quelle del Sig.r Benedittonio hospite, il quale certo si  portato bene, perch si trattava di otto scudi al mese per la dozzina sola, e vi sarebbero voluti bucati, assettamenti di panni, di collari e simili minutie, delle quali non si  speso cosa alcuna; tal che mi pare che meriti che V. S. mi dia particolar commissione che lo ringrazii, massime che sempre ha fatti buoni officii col S.r Vincenzo, e mi ha tenuto avvisato d'ogni cosa. Nel resto io son sicurissimo che il detto Vincenzo far qualche strana uscita ancora con V. S., havendola fatta con la madre, perch simile gradazione ha fatta qui in Roma, havendomi lasciato nell'ultimo loco. Per sarei di parere che alla prima V. S. non trattasse con altro che con farlo mettere prigione, senza dir altro, nelle Stinche, e dopo pochi giorni concederli per passatempo il liuto, perch al sicuro la pazzia e malizia di costui  per dare nelle scartate bene bene, non havendo cosa che lo ritenga. Qua ogni giorno ne sento qualche d'una, tal che credo che li sar di servizio la severit. E non occorrendomi altro, li fo riverenza.

Di Roma, il 22 di Luglio 1628.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Aff.mo e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1898.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 agosto 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 89. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Non occorre che V. S. si prenda altra briga del conto mio(995), perch son risoluto di volere di quelli di Brescia in tutti i modi. Per hora non si pu havere il pagamento, perch, essendo morto il canonico, il beneficio  stato conferito dal Vescovo a un Conte Capriolo(996), e qua in Roma la Dataria l'ha dato a un altro: sino che non si chiarisce di chi deve essere, non si pu trattar cosa alcuna.
Io diedi la lettera al Sig.r Benedittonio, quale risponde l'inclusa(997); e m'ha detto a bocca che V. S. potr dare il dinaro a qual si voglia di cotesti banchi, e mandarli la poliza di cambio.
Nel resto, quanto al Chiaramonte intesi dal Sig.r Stelluti che haveva visto solo il titolo del libro(998), e che prometteva dimostrazione, in virt della parallasse, concludente che le stelle apparse in Cassiopea e nel Serpentario sono state sublunari, in diffesa dell'opere d'Aristotile, cosa che a me pare ridicolosa e impossibile; e per credo che V. S. lo possa haver rifiutato facilissimamente. Ma il punto sta che quest'huomo da bene, non intendendo n s stesso n V. S., pensar in ogni modo di havere mille ragioni e che lei habbia tutti i torti, e si metter a schiamazzare, senza concluder mai cosa che vaglia; per sarei di parere che V. S. non ci perdesse tempo, massime con faticar la mente in pregiudicio della sanit.
Io non ho altro di novo, solo che il caldo si fa sentire alla gagliarda. Mons.r Ciampoli li bacia le mani insieme con Mons.r Piccolomini, et io me li ricordo servitore devotissimo.

Di Roma, il 5 d'Agosto 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Devotiss.o e Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1899.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 23 agosto 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 126. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Frat.lo

Ho tralasciato di scriver a V. S., mediante che speravo gi essere in camino a cotesta volta, per suplire a bocca a quanto bisognassi; ma per mancamento di compagnia mi  convenuto restarmene. A Dio piacendo, me ne verr col S. Giorgini nostro paesano, quale mi scrive di Norinbergo che al principio di quest'altro mese se ne verr qua, per passarsene poi a Firenze; s che l'aspetter per tener a S. S. compagnia, a me (nello stato che mi trovo) carissima e necessaria.
Dal S.r Antonio et anco dalla Chiara mi viene accennato che questa mia resoluzione non vi gradischa. Ci, mi pare, non deve proceder da altro, solo perch non date fede a quanto a voi et ad altri  pi volte scritto, ci  nel misero stato che mi trovo s d'animo come di corpo; s che se pi oltra [...] convenissi trasferire il porgere aiuto a chi devo et a me, mi pa[...] veramente che non arriverei all'anno nuovo, che sarei nella f[... V]err dunque con l'aiuto del Signore; e quando a Quello piaccia, come [...] che io arrivi cost e che pi attentamente porgiate l'orecchie [... a]vete fatto fin hora alle urgentissime cause che mi sforzano [...] questo, spero vi quieterete e resterete sadisfatto, con approvare [..] laudare la mia resoluzione. Io intendo e desidero ad ogni maniera di voler con voi trattare le cose nostre con ogni maggior amore e quiete che sia possiblle, s perch cos conviene, come anco perch non  bisogno di maggior disturbo di quello nel quale gi mi trovo. Il perdimento di pi tempo mi progiudicherebbe troppo, ch saria (oltra molti altri grandissimi mali) la perdita della vita, cosa che non sarebbe appreposito per i miei figliuoli, e per me peggio sarebbe pericolassi l'anima. E tanto basti per hora, pregandovi a scusarmi, sperando nel Signore che col Suo divino aiuto s'abbi a por fine a'nostri disgusti e rammarichi, con restar tutti con buona sadisfazione et interamente consolati: e tanto piaccia a Nostro Signore che segua. La Massimiliana e Mechilde si raccomandano a V. S. e a le monache di tutto cuore, et altretanto fo io con tutti di casa: et il Signore vi conceda ogni bene.

Di Monaco, li 23 d'Agosto 1628.
Di V. S.
Aff.mo e Oblig.mo Frat.lo e Ser.re
Michelag.lo Galilei.

Fuori: All'molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1900..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 agosto 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 12. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron Col.mo

Il Sig. Benedettonio, non havendo riceuti i danari,  stato a ritrovarmi, e fattomi instanza che io ne scriva a V. S., come fo, pregandola a rimettere quanto prima quel poco di conto(999); e credami che non scriverei, ma pagarei di mia borsa, se mi trovassi commodo.
Qua non ho cosa di nuovo, solo che si va navicando in questo Mare Pacifico, dove non spira vento contrario, n meno in favore; e la bont de'Padroni  tale, che non si pu pretendere di andare avanti se non con remi di meriti e di virt: e per io ho occasione di contentarmi di poco e sperar meno.
Quanto alla sanit, ho hauto una stretta, al solito, di orina, ma la passo bene. Ora ho beuto tre fiaschi di Aqua Acetosa, che mi  stato detto esser buona per me: Dio lo faccia. M.r Lorenzo, che gi stava con V. S., sta bene: ha moglie, figliuoli, e vive comodo, e di pi si aiuta assai in copiare scritture e memoriali, e mi ha pregato che io baci le mani a V. S. in nome suo al Sig. Vincenzo suo figliuolo. E non occorrendomi altro, me li ricordo servitore come sempre.

Di Roma, il 26 d'Ag.o 1628.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Gal.o
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Sig.r Galileo Galilei, p.o filosofo di S. A. S.
Firenze.



1901..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 settembre 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori, Autografi, B.a LXX, n. 13. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Ieri sera hebbi la lettera di V. S. molto Ill.e, nella quale mi comandava che io procurassi la licenza per la consacrazione di quelle due monache della Nunciatina, acci potessero havere la dispensa per tre mesi avanti il tempo. In risposta, per oggi, non li posso dir altro, solo che il Sig.r Bernardino Capponi, familiarissimo, come lei sa, di N.o Signore, non l'ha potuta ottenere(1000), per quanto mi  stato detto, in simile caso: per dubito che il negozio sar difficile. Scrivo oggi per l'ordinario di Genova; dimani, se potr havere pi essatta informazione, gli ne dar parte per il procaccio.
Non occorre che V. S. si pigli briga n incommodo di quelli dinari spesi per Il Sig.r Vincenzo, perch non li voglio se prima non ho riscossi quei di Brescia. Nel resto mi  stato gratissimo sentire che sia fatta la rimessa per il Sig. Silvii e per il Sig. Benedettonio. Ma sopra tutto la ringrazio dell'avviso del palio corso da quei R. R.; e bacio le mani al Sig.re Aggionti, e a V. S. mi ricordo servitore al solito.

Di Roma, il p.o di 7mbre 1628.

Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1902.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 9 settembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 127-128. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Non potrei facilmente esprimere l'allegrezza che m'ha arrecato la gratissima di V. S. delli 28 del passato, giuntami hoggi, havendo in essa buone nove della sua sanit e rivedendo il solito affetto col qual mi favorisce nel'inviarmi s caramente l'annuo saluto, con s felici annunzii per il nostro filosofico consesso e me particolarmente. Di che mentre le rendo quelle maggiori gratie che devo e posso e le riprego a lei da Dio benedetto ogni maggior contentezza e felice(1001) compimento di quelli studii et opre che tanto possono esser di beneficio e giovamento non solo a noi, ma anco al publico de'letterati, e viventi e posteri, non devo lasciare di aggiugnere quello che conosco a proposito per conseguir felicemente questo intento e desiderio. E per la sua sanit principalmente devo pregarla di due cose: prima, di lasciar da parte ogni operatione e pensiero che in qualsivoglia modo le apporti briga o noia, e seguir, con diletto per e senza fatiga, le sue compositioni, in modo che possa, senza travaglio di soverchio lavoro, ridurle a compimento: seconda, d'eleggersi aria per quest'inverno ove non senta alcuna offesa d'humidit o di rigore; e crederei che migliore non potesse essere che sul mare istesso, in luogo pi tosto basso che ventoso; e di gratia, prema in questo, perch l'aria  tutta l'importanza.
Circa li studii poi, io credo che ciascuno conosca molto bene che V. S.  fuor di giostra, e che non  obbligato a discender in arena o entrar in steccato, come si dice, con alcuno. Non biasmo le repliche che lei mi dice haver fatte, ma vorrei non li levassero punto il tempo per l'altre scritture maggiori, il compimento delle quali  d'altro momento et aspettativa nella cognition delle cose e problemi maravigliosi, e massime della natura di tutti i moti. A questi io devo in nome di tutti sollecitarlo, e quanto alle risposte sopradette sinceramente dirle, che s come gi son fatte et  bene vengano da maestro, cos mi parebbe benissimo fusser portate da discepolo che fatigasse a'cenni di V. S., e lei non havesse a metterci pi n tempo n fatiga. L'istesso parere  di Mons.r Ciampoli e altri palatini e letterati che amano e stimano le cose di V. S. come conviene, oltre tutti gl'altri letterati disappassionati. Ancorch sia in tutti certezza che qualsivoglia cosa che venga da V. S. non pol esser se non dignissima per s stessa, tutta via par che l'aversario habbia pur troppa sodisfattione, mentre la fa uscir in campo.
Mi resta un'altra parte, et  l'allegar le cagioni del mio silenzio. V. S. s'imagini pure, oltre l'intronamento della sanit per male di reni da tre anni in qua, del quale sto meglio, Dio gratia, un cumulo di brigosissimi e molestissimi negotii, che mi tengono continuamente avviluppato et inquieto. Con tutto ci non lasciamo di premer di continuo con i Sig.ri compagni nelle stampe, che si tirano avanti, e presto verranno fuori le longhe fatighe nella natura Messicana(1002) et altre. E sempre ricordevole degl'obblighi che tengo a V. S., e desiderosissimo sempre mi commandi, resto con brama et ansiet delle sue opre mirabili sopradette, e d'intenderne nova del compimento, et imprimis della conservatione della sua persona con sanit, per la quale ricordo quanto ho scritto di sopra, dettatomi da vero e sincerissimo affetto. E bacio a V. S. per mille volte le mani, pregandoli da N. S. Dio ogni maggior contentezza.

Di Roma, li 9 7mbre 1628.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo et Obblig.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o Princ.



1903..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 settembre 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 14. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Sono horamai tre hore sonate, che ho aspettato un spedicioniere mio amico per il negozio delle Madri della Nunziatina(1003), quale mi deve portare risposta di quanto si potr fare in questo servizio; e perch non  ancora venuto, mi son messo a scrivere a V. S. molto Ill.e per accusare almeno che io ho riceuto il suo comandamento: e si assicuri che se  possibile impetrare questa grazia, non mancar; e dar avviso del tutto per il Sig. Giuliano Landucci nostro, quale partir di qua luned prossimo.
Le bolle(1004) sono ricuperate e sono in mano di mio fratello, e me le mandar ogni volta che io gli ne scrivo, come far per il primo ordinario, perch questa sera non posso pi, ch l'hora  tarda: e per li bacio le mani, e me li ricordo devotissimo.
Hoggi ho hauto ordine da'Padroni di far stampare la mia scrittura dell'acque(1005), e fa la spesa la Camera. Stampata che sar, gli ne mandar copia, e vedr una moltitudine di stravaganti particolari, tutti dependenti da medesimo principio. Son per stato necessitato ridurla a chiarezza tale, che possa essere intesa ancora da quelli che non hanno mai inteso niente di bello: non so se mi sar riuscito.

Roma, il 16 di 7mbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo e Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



1904..

ASCANIO PICCOLOMINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 16 settembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 129. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

I favori che mi vengono dalla cortesissima mano di V. S. non son mai tardi, n ha per bisogno di scusarse dell'indugio, perch io, conoscendoli pieni di vero affetto, in ogni tempo li ricevo per molto particolari e sinceri. Dunque dell'officio di congratulatione che V. S. ha volsuto passar meco per la Chiesa di Siena conferitami da Sua Santit, glie ne resto con accrescimento di tanta obligatione, che doverei rendergliene gratie affettuosissime col servirla, e non con le parole. Tuttavia in quest'altra forma riserbo a farlo a suo tempo e quando V. S. mi favorir, come la prego, de'suoi comandamenti. E le bacio le mani.

Di Roma, li 16 di Settembre 1628.
Di V. S. molto Ill.re
[...] Galileo Galilei.
Aff.o e vero Ser.
A., Arci. eletto di Siena.



1905..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 novembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 131. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Mando a V. S. molto Ill.re la copia delle bolle della pensione(1006), acci possa mandare la procura a Brescia per riscotere quella decorsa dalli eredi del defonto Canonico. La procura deve essere fatta in persona del Sig.r Carlo Castelli, figliuolo del quondam Sig.r Aniballe Castelli(1007). Mi scrive il detto mio fratello, che pensa di riscuotere detta pensione senza fallo, e tentar ancora di riscuotere quella rata decorsa dal novo Canonico, il quale si chiama il Sig.r Conte Carlo Capriolo. Per V. S. potr senza altro scrivere a Brescia al detto mio fratello.
Nostro Signore  tornato da Castel Gandolfo, ma dimani parte di nuovo per Monte Rotondo, dove si trattener tre giorni al pi; poi spero daremo spedizione al negozio delle Madri(1008). In tanto veda se io la posso servire in cosa alcuna, e mi comandi. Per l'ordinario che viene mandar la mia scrittura stampata Della misura dell'acque correnti(1009); e li bacio le mani.

Di Roma, il 3 di 9mbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. Ser.ma
Firenze.



1906...

FABIO COLONNA a FEDERICO CESI [in Roma].
Napoli, 10 novembre 1628.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 96. - Autografa.

.... Al Signor Galilei, come scrissi un'altra volta a V. S.,  bene avisarlo che nelle cose scritturali non se allarghi, et particolarmente nel miracolo della fornace nella quale si vedevano li tre figlioli caminare et lodar Dio; ch questi tali cercano trovar luogo de prohibir le sue opere, per farsi loro avanti inventori di tutte le invenzioni sue, gi che non poterono sopra il moto della terra, et luna non lucente di propria natura....
Son rallegrato assai della salute del Signor Galilei, et le prego dal Signore lunga vita con salute, che spero N. S. la conceder per beneficio de'studiosi.
Se usciranno le stampe del P. Castello(1010), saran ben vedute da noi, curiosi di cose nove....



1907.

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 11 novembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 79. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Essendo io stata tanto senza scriverle, V. S. potrebbe facilmente giudicare ch'io havessi dimenticato, s come potrei io sospettare ch'ella havessi smarrita la strada per venir a visitarci, poi che  tanto tempo che non ha per essa caminato; ma s come son certa che non tralascio di scriverle per la causa sudetta, ma s bene per penuria e carestia di tempo, del quale non ho mai un'hora che sia veramente mia, cos mi giova di creder ch'ella non per dimenticanza, ma s bene per altri impedimenti, lasci di venir da noi; e tanto pi adesso che Vincentio nostro viene in suo scambio, e con questo c'acquetiamo, havendo da esso nuove sicure di V. S., le quali tutte mi sono di gusto, eccetto quella per la quale intendo ch'ella va la mattina nell'orto: questa veramente mi dispiace fuor di modo, parendomi che V. S. si procacci qualche male stravagante e fastidioso, s come l'altra invernata gl'intervenne. Di gratia, privisi di questo gusto che torna in tanto suo danno; et se non vuol farlo per amor suo, faccilo almeno per amor di noi suoi figliuoli, che desideriamo di vederla giugner alla decrepit; il che non succeder, s'ella cos si disordina. Dico questo per pratica, perch ogni poco ch'io stia ferma all'aria scoperta mi nuoce alla testa grandemente: hor quanto pi far danno a lei?
Quando Vincentio fu ultimamente da noi, Suor Chiara(1011) gli domand 8 o 10 melarance; adesso ella torna a dimandarle a V. S., se sono mediocremente mature, havendo a servirsene luned mattina.
Gli rimando il suo piatto, drentovi una pera cotta, che credo non le spiacer, e questa poca pasta reale.
Se hanno collari da imbiancare, potranno mandarli insieme con un'altra paniera e coperta che hanno di nostro. Saluto V. S. e Vincentio molto affettuosamente, et il simile fanno Suor Archangela e le altre di camera. Il Signore gli conceda la Sua santa gratia.

Di S. Matteo, il giorno di S. Martino del 1628.
Di V. S.
Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, S. Oss.mo, a
Bello Sguardo.



1908..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 novembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 133-134. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

Se V. S. perde la pacienza, glie la perdono, perch io che sono necessitato per voto a portarla, mi viene alle volte voglia di attaccarla a un albero, e non pensarci pi. Dopo haver usato tutte le diligenze per servire quelle Madri(1012), il negozio mi  svanito, ed ho hauta una negativa con un affronto stravagante. Mi dispiace sin all'anima, che non si possa havere questa grazia. Io non ho presentata la lettera al Sig.r Silvii, perch non ho hauto bisogno del dinaro, gi che non si poteva ottenere quel che si desiderava. V. S. mi perdoni, e pensi che il Sig.r Bernardino Capponi non pot mai ottenere una grazia della medesima natura di questa che noi chiedevamo.
Quanto al leuto del Sig.r Vincenzo, non ho voluto fare l'ambasciata al Sig.r Crivelli, perch so che l'haverei disgustato. Veder di fare essito del leuto al meglio che potr, e soddisfar io al debito, perch io non ho mai trattato col Sig.r Crivelli a nome del Sig.r Michelangelo; il quale far saviamente se proveder che suo figliuolo stia poco in Italia, perch ogni giorno mi vengono dette diverse stravaganze, e tali che se non muta stile, dar che pensare a suo padre, a sua madre e a tutti quelli che trattaranno per lui e con lui. Io compatisco V. S. pi di quello che lei pu imaginarsi, perch conosco benissimo quanto lei haver patito.
Quanto al tremendo Paganino(1013), io fui pregato scrivere a V. S. in raccommandazione sua; ma non lo volsi fare, perch era sicuro che questo ingegno haverebbe ai primi incontri dimostrato che era vana ogni raccommandazione, e che da s medesimo si haverebbe fatta la sua fortuna col proprio valore ed ardire. Qui in Roma si ritrovano persone che intendono assai e lo stimano molto, a'quali mi sottoscriverei pi volentieri che a quelli che lo trattano per ingegno rotto; e questo dico, perch voglio pi presto ingannarmi con quelli, che rompermi il capo con questi. L'huomo sa assaissimo, ogni volta che il sapere consista, come io credo e so che V. S. crede, in havere prattica di molti libri, massime delli antichi e di quelli che non sono troppo maneggiati e intesi. Desidero per havere nova de'suoi progressi, perch di gi qui in Roma si  sparso fama che il Ser.mo Gran Duca si compiacque assai di questo sugetto, cosa che io creder facilmente, sapendo in quanti modi si pu dar gusto a un ingegno sublime come  quello di S. A., alla quale V. S. mi far grazia di inchinare il mio nome, come di suo humilissimo servitore.
Per l'ordinario che viene, non havendo potuto prima per diversi rispetti, mandar il mio trattato Della misura dell'acque correnti(1014), e ne mandar alcune copie a V. S. da distribuire a cotesti Signori miei Padroni. In tanto bacio a V. S. le mani, e la prego di novo a scusarmi se non l'ho servita, perch  stato assolutamente impossibile.

Di Roma, il 17 di 9mbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re e Dis.o Oblig.mo
Don Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1909..

GIO. CAMILLO GLORIOSI a GALILEO in Firenze.
Napoli, 20 novembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 91. - Autografa.

Molto Ill.re S.r

A tempo che partii di Padova, mandai fuora un trattato delle comete, anzi ordinai et ampliai alcune lettioni fatte in quello Studio quando apparse il cometa del 1618(1015). Ne indirizzai uno(1016) a V. S. per mezo di Modesto Giunti. Non so se quello capitasse nelle sue mani, atteso da lei non ne hebbi risposta; o forse ella mi scrisse, e la sua lettra non fu ben recapitata. Sapr che in alcuni luoghi toccai Fortunio Liceti, senza per nominarlo, tassandolo che non haveva inteso bene alcuni testi d'Aristotele(1017). Egli ha stampato una scrittura(1018) contro di me tanto indecente e brutta, c'ha stomacato tutti i letterati che l'hanno letta. Non so se V. S. l'ha vista. A questa scrittura feci risposta due anni sono, e se stamp in Venetia(1019), ordinando a'librari che la mandassero per le citt principali d'Italia; e perch dubito che in Fiorenza non ci ne siano comparse, mi sono compiaciuto mandargline una adesso, bench tardi, accompagnandola con un'altra operetta stampata qui in Napoli di quesiti matematici(1020), appartenente pure in un certo modo alla sopradetta controversia.
Io, S.r Galilei, mi ritrovo qui in Napoli, e mi godo la libert, cio non attendo n a letture publiche n a private. Si bene un poco mal sano, sto con desiderio grande di recevere qualche commandamento da V. S. e da altri huomini illustri suoi pari. La saluto con ogni affetto.

Di Napoli, 20 9mbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Gio. Camillo Gloriosi.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1910.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Parma, 24 novembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 135. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo

L'affetto singolare con il quale ho conosciuto ch'ella mi ha sempre amato, fa che hora, che l'auttorit sua pu unicamente giovarmi in un negotio, venghi a pregarla del presente favore.
Essendo adunque venuto qua il S.r Card.le Aldobrandino(1021), et essendovi per venire anchora il S.r Card.le Ludovisio(1022), che tanto pu in Bologna, et havendo dall'altra parte considerato di quanto giovamento e commodo a'miei studii et a stampar le mie opere sarebbe s'io potessi ottenere la lettura delle matematiche in tale Universit; sapendo insieme quanto ella fosse inclinata a favorirmi per quella di Pisa, se ben pi conveniva che fosse impiegata nel S.r Nicol Aggiunti, come fu; et in somma perch so ch'haver caro che io, come suo scolaro, habbi quell'occasione che pu singolarmente svegliarmi a far cose degne(1023) di simil maestro; perci vengo a pregarla (se li pare di poter con sicurt dir qualche bugia appresso il sudetto Sig.r Card.le Aldobrandino) che voglia con la sua auttorit far con sue lettere appresso il detto S.r Cardinale quella fede di me che li parer, acci possi ottenere tal lettura, et ancho appresso qualcheduno di quei SS.ri bolognesi suoi amici, come appresso il S.r Cesare Marsilii o altri. Vorrei dire, che venendo a Parma la S.ra Duchessa nuova sposa(1024), sarebbe unica per raccomandarmi al detto S.r Cardinale; ma perch so che sapr meglio di me se sia espediente il farlo o no, lascier che, se giudica bene, vogli con una parola raccomandarli tal negotio: che del tutto gli rester obligatissimo, e far con le mie fatiche in maniera che non impieghi malamente le sue raccomandationi, e viva sempre, per mia bocca anchora, la fama delle sue virt et il lume della sua rara dottrina. Alla quale fra tanto faccio divotamente riverenza, raccomandandomeli di tutto cuore.

Di Parma, alli 24 9mbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ob.mo Ser.re
F. Bonaventura Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1911..

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 25 novembre 1628.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 15. - Autografa la firma.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron Col.mo

Non scrivo di propria mano, perch questa notte passata ho havuto un crudele assalto della mia indispositione dell'orina: spero passarla bene questa notte seguente. Tengo lettere da mio fratello di Brescia, che ha agiustato il negotio della pensione con gli heredi del defunto, et sar pagato senza altro ogni volta che V. S. gli mandi carta di procura. Il nome suo  Carlo Castelli del q. Annibal Castelli, Bresciano(1025). Mi scrive ch' necessario entrar prima in posessione exigendi con questi heredi, avanti di presentar le bolle al Canonico vivente: per V. S. non manchi mandare detta procura(1026).
Invio a V. S. una copia sola del mio libro(1027): con qualche commodit ne mandar una donzina di copie, senza aggravarla di spesa. Non occorendomi altro, gli fo riverenza, ricordandomegli obligatissimo servitore.

Di Roma, li 25 Novembre 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Obligatiss.o Se.re et Dis.
Don Bened.o C.



1912..

GALILEO a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze, novembre 1628].

Arch. di Stato in Firenze. Archivio delle Tratte, Filza 479 (Filza 3a d'informazioni del Clar.mo et Ecc.mo Sig.r Pier Francesco de'Ricci da 27 di Febbr.o 1627 a 28 d'Ott. 1629), car. 449. - Autografa.

Ser.mo Gran Duca,

Galileo del q. Vincenzio de'Galilei, antica e nobil famiglia di Firenze, desiderando tornare sul corso del poter godere la civilt et honori della Citt, intermesso per varii accidenti, supplica, come humilissimo servo e vassallo dell'A. V. S., che ella voglia restar servita di fargli grazia d'esser descritto a gravezze secondo la regola e stile de'cittadini Fiorentini, e tutto per partito delli Clar.mi SS.i Luogotenente e Consiglieri, con il porsi fiorini dua sopra la testa sin che aqquisti tanti beni che paghino la detta somma; e nel medesimo tempo, d'esser visto di Collegio: della qual grazia gli rester con obbligo perpetuo, e pregher N. S. per ogni sua maggior felicit e grandezza.

Di mano di FERDINANDO II:

Fer.

E di mano di LORENZO USIMBARDI:

Mess. Pier Fran.co de'Ricci informi quanto prima(1028).


Lor.o Usim.di
24 9mbre 1628.



1913..

PIERFRANCESCO DE'RICCI a FERDINANDO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Firenze, 1 dicembre 1628.

Arch. di Stato in Firenze. Filza citata al n. precedente, car. 448. - Autografa.

Ser.mo Sig.re

Galileo di Vincentio Galilei domanda grazia d'esser descritto a gravezze alla regola de'cittadini Fiorentini, con imporsi f. 2 di decima sopra la testa, da ritenergli sin ch'acquisti tanti beni che paghino la detta decima, e nel medesimo tempo esser visto di Collegio, e tutto per partito de'Consiglieri.
Secondo gl'ordini, chi vuole acquistare la civilt deve haver habitata la citt di Firenze per conveniente spazio di tempo, e havere tanti beni che almeno paghino f. 2 di decima, e di poi ricorrere all'A. V. S. per ottener grazia d'esser descritto a dette gravezze; et ella  solita rimettere i supplicanti al Consiglio de'200; se bene per special grazia ella ha conceduto ad alcuni accetti servitori et a persone di qualche merito, in luogo del detto Consiglio, d'andare a partito ne'Consiglieri, dove se vincono, sono di poi obligati far descrivere a queste gravezze tutti i loro beni, in qualunque luogo posti, ancorch da esse esente; et alcune volte ancora a quelli che non hanno havuto beni  stata solita conceder grazia di porsi dua fiorini di decima sopra la testa, da ritenersi fin tanto che acquistino tanti beni che sopportino la medesima decima, i quali quando hanno conseguita tal grazia, perch non hanno f. 10 di decima, devon indugiare diec'anni a poter supplicare d'esser veduti di Collegio; et qualche volta avanti detti diec'anni  stata concessa l'informazione con la clausula non ostante, e di poi, per special grazia di V. A. S., hanno ottenuto d'esser veduti di Collegio, sicome domanda il supplicante.
Il quale ha habitata la citt di Firenze da sua nativit, sicome anco li sua antenati; asserisce esser della nobil famiglia e casata de'Galilei, la quale ne'tempi antichi ha havuto 18 Priori e un Gonfaloniere; et egli  di qualit note. Et li fo humilissima reverenza.

Di casa, il p. Dic.re 1628.
Di V. A. S.
Humilis.mo e Devotis.mo Serv.re
Pierfrancesco de'Ricci.

Di mano di FERDINANDO II:

Fer.

E di mano di ANDREA CIOLI:

Descrivasi a gravezze per partito de'Clar.mi Luogotenente et Consiglieri, con imporli fiorini due sopra la testa(1029).


And. Cioli.
3 Xmbre 1628.



1914..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 dicembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 93. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron Oss.mo

L'acclusa  del Sig.r Camillo Gloriosi(1030), quale me l'ha inviata di Napoli il Sig.r Fabio Colonna, acci la mandi a V. S. insieme con un involto di cartone con due libri dentro di detto Sig.r Gloriosi; quale l'ho gi consegnato a questo procaccio che se ne viene cost, e per lo far recuperare.
Stiamo tutti con molto desiderio aspettando di sentir buone nove di V. S. e come se la passi di sanit; e il Sig.r Principe m'ha ricordato che in ogni modo lo persuada a passar l'inverno in qualche luogo di aere pi dolce di cotesta di Fiorenza, che sarebbe molto a proposito per lei, e che le baci affettuosamente le mani, come faccio.
Di qui devo dirle, che bench l'occupationi siano grandissime, contuttoci non si perde tempo. Si stampano hora le tavole del S.r Principe in materia delle piante, che vanno aggiunte al libro Messicano(1031), e senza perdimento di tempo si seguitaranno a stampare, a finch si possa quanto prima dar fuori la prima parte di questo libro, che tuttavia vien molto desiderato.
Hoggi, essendo stata la festa di San Francesco Saverio, si  fatta nella Chiesa del Gies solennissima; e mentre v'ero a vespro insieme col S.r Principe, v'era anco presente il Sig.r Pietro della Valle, quel gentil huomo Romano ch' stato in Persia et in India; e raccontando varie cose del suo viaggio e navigationi, disse che un Padre Giesuita Portughese haveva hora trovato un instrumento, come un horivolo con polvere, da poter con esso osservare le longitudini delle citt et altre parti del mondo, e che perci era stato chiamato in Spagna. Ma a quest'instrumento non ci credo, non sapendo che possa esser tale come forse si persuade, e che giustamente possa dare le dette longhezze. M' parso nondimeno avvisarlo a V. S., acci non tardi pi a dar fuori il suo modo da osservare dette longitudini, perch, come pi facile e vero degli altri trovati sin qui, sar da tutti abbracciato e di grandissimo utile alla navigatione et alle carte di geografia, che Dio sa se nessuna  vera in quel modo che si vedono stampate: e poi potrebbe qualch'un altro havere il medesimo pensiero di V. S.; onde non estimo bene tener pi occulta questa sua inventione: e mi perdoni se forse entro troppo avanti. Intanto attenda a conservarsi. Mi comandi; e le bacio con singolar affetto le mani.

Di Roma, li 2 di Decembre 1628.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.ma
Ser.re Aff.mo .
Franc.o Stelluti.



1915..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
Arcetri, 10 dicembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 77. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Dovrei continuamente ringratiar Iddio benedetto, il quale, compiacendosi di visitarmi con qualche travaglio, insieme insieme mi d molte consolationi; una delle quali, anzi la maggior in questo mondo,  il mantener in vita V. S., e mantenerla, dico, con pronta volont di sovvenirmi in ogni mio bisogno: ch veramente s'io non conoscessi in lei questa prontezza, malvolentieri mi arrisicherei ad infastidirla cos spesso. Ma per finirla hormai, gli dico che Suor Archangela da otto giorni in qua si ritrova ammalata; e se bene nel principio ne feci poca stima, parendomi che fossi il suo male d'infreddatura, finalmente vedo adesso ch'ella ha necessit di purgarsi, poi che, oltre al cader nella solita maninconia,  anco soprapresa da un catarro in tutta la vita, ma in particolare nelle gambe, che gli causa certi enfiati piccoli e rossi, s che non pu muoversi senza estrema fatica. Conosco che il suo bisogno  di cavarsi sangue (gi che non ha mai il benefitio necessario), e per questa causa aspetto questa mattina il medico; ma perch non ho assegnamento nessuno di danari per questo bisogno, la prego, per amor di Dio, che mi cavi di questo pensiero con mandarmene qualcuno, essendo io in molta necessit per molte cause, le quali sarei troppo tediosa se volessi raccontarle. Se il tempo lo concedessi, havrei caro che ci venissi Vincentio, con il quale potrei dir liberamente i miei affanni, che non sono per superflui, venendo da Dio.
Gli mando una pera cotta, di quelle cos belle che mi mand ultimamente. Ho imparato questa nuova foggia di cuocerle, che forse pi le piacer; et havr caro che mi rimandi la coperta, che non  mia. La saluto per fine affettuosamente, e prego il Signore che la conservi.

Di S. Matteo, li 10 di Xmbre 1628.

Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, S. Oss.mo, a
Bello Sguardo.



1916.

LORENZO CECCARELLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 16 dicembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 137-138. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio P.ron Col.mo

Sicome quo semel est imbuta recens, servabit odorem testa diu, cos io non posso scordarmi della prima impressione scolpita in me del suo partiale affetto fin da quando mi trovavo nel suo attual servitio, ratificatomi poi da V. S. ultimamente che fu a Roma con tanti benefitii e favori. Vengo per con questa a dichiararli la continua rimembranza mia di un tanto Padrone, mediante l'annuntio delle buone feste del Santo Natale con felice Capo d'anno alla romana, assieme con altri infiniti appresso; con pregarla a volere, ad imitatione di quel Signore che in questi giorni ci apporta la vera pace, il quale non dedegn esser visitato et adorato da rozzi pastori, gradir parimente questo mio devoto ossequio mediante il favore de'suoi commandamenti: quali stando intanto attendendo, a V. S. per fine bacio di vivo cuore le mani, e dal Signore Dio li prego continua tranquillit d'animo e salute di corpo.

Di Roma, li 16 Xmbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Io mi ritrovo da pi di due anni in qua tenere aperta la copistaria alli Borghesi, nel servitio ancora di quel Cardinale(1032), con ottimo progresso, Dio laudato; una cum coniuge et filiabus ambabus.
Saluto cordialmente il mio S.r Vincenzo; al quale fo un presente di questa poca poesia curiosa, scritta qui versa pagina(1033), non potendomi mai astenere da quest'humor peccante di poetare o poco o assai.


Devot.mo et Oblig.mo Ser.re
Lorenzo Ceccarelli.

Saluto caramente:
Il S.r Benedetto Landucci, mio singolar Patrone;
Il Sig.r Vincenzo Landucci, con la S.ra Anna(1034) sua consorte;
Il S.r Cosimo Dieciaiuti e Signora Cassandra sua consorte, con tutti li altri;
Il Sig.r Lodovico Tedaldi et la S.ra Bartholomea(1035) sua madre,
etc.


Prima li uccelli porteranno i zoccoli,
E su per l'aria voleranno i bufoli,
Le rose e i gigli produrranno broccoli,
E le ranocchie soneranno i zufoli,
Il d de'morti sar senza moccoli,
La neve negra, e bianchi i taratufoli,
Vedranno i ciechi, e sentiranno i sordi,
Prima ch'il mio pensier di voi si scordi.

PUERPERAE PECCATORUM PATRONAE.

Pulchra Palaestinae Proles, Preciosa Piorum
Progenies, Pennis Pollicitata Patrum;
Principibus Prognata Piis, Patrisque Perennis
Progeniti Pueri Pura Pudica Purens;
Percipe Proclivi Praeconia Prodita Plectro,
Porrectas Prono Pectore Praende Preces;
Per Plagas, Per Puncturas Placata Patrona,
Plangentes Propero Protege Presto Pede.
Porta Poli Patefacta Patens, Peccata Precantis
Propitians Populi Parce, Puella, Pii.
Pacis Prima Parens, Paradisi Proemia Pande,
Pravaque Plutonis Praelia Pelle Potens.



1917..

GALILEO a [IPPOLITO ALDOBRANDINI in Parma].
Firenze, 18 dicembre 1628.

Arch. Vaticano. Fondo Borghese, I, 975. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Il valore del molto Reverendo Padre Fra Buonaventura Cavalieri nelle scienze matematiche  tale, che appresso quelli che di esso hanno cognizione non  punto bisognoso dell'altrui attestazione; e molto meno la mia  necessaria appresso V. S. Ill.ma e Rev.ma, come quella che ben conosce il detto Padre, e pi volte ha da me inteso in voce la stima che io fo grandissima della sua dottrina. Tuttavia, ancor che sia superfluo, ho volsuto anco in scrittura replicargli e confermare l'istesso, acci che, se la mia testimonianza potesse in alcuna occasione aggiugner qualche momento alla assoluta autorit di V. S. Ill.ma e Rev.ma ella possa spenderla nel favorire il detto Padre in quella parte di predicarlo per ingegno subblime nelle scienze matematiche; et io, che mi glorio che esso dica di riconoscer qualche prima introduzzioncella(1036) in tale studio dalla mia conversazione, rester in perpetuo obbligatissimo a V. S. Ill.ma e Rev.ma di ogni favore che gli prester. Alla quale intanto inchinandomi et augurandogli felicissime le Sante Feste prossime, reverentemente bacio la veste.

Di Firenze, li 18 di Xmbre 1628.
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma
Dev.mo et Obblig.mo Servitore
Galileo Galilei.



1918...

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Parma, 19 dicembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 139. - Autografa.

Molto Ill.tre et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo

Alli giorni passati scrissi(1037) a V. S., acci mi volesse favorire o di raccomandarmi alla S.ra Duchessa novella sposa, o con sue lettere far di me quella testimonianza che altre volte s' compiacciuta per sua gratia di fare; e ci con l'occasione ch'io volevo procurare, per mezo del S.r Card.le Aldobrandino, appresso il S.r Card.le Ludovisio la lettura di Bologna, con l'occasion parimenti di ritrovarsi ambedue qua a queste nozze. Se non havesse havuto la lettera, di nuovo vengo a pregarla che voglia favorirmene, essendo richiesta, s come spero che far, et anco di scrivermi il suo pensiero circa di questa; facendoli fra tanto devotissima riverenza, con desiderarli da N. S.r ogni bene. Ma, di gratia, mi scrivi almen due iotarelli in risposta. E con questo gli auguro felicissime Feste.

Di Parma, alli 19 Dec.bre 1628.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo Ser.re
F. Bon.ra Cavalieri.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo
Il S.r Gal.eo Gal.ei
Fiorenza.



1919..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri, prima del Natale del 1628].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 301. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

Non saprei come meglio ringratiar V. S. di tante cortesie, se non con dirle che prego Nostro Signore che la rimeriti con l'aumento della Sua santa gratia, e le conceda felicissime le presenti Feste, questo e molti anni appresso, e similmente a Vincentio nostro, al quale mando, per adesso, duoi collari e 2 para di manichini nuovi: la carestia del tempo non mi ha concesso che possa far il merlo da per me, e per ci mi scuser se non saranno a sua intiera satisfatione; non mancher anco di fargliene con la trina, s come ho promesso.
Suor Archangela se la passa alquanto meglio, ma per se ne sta in letto; et hora appunto viene il confessore da lei, e per ci non sar pi lunga. Si godino stasera questi pochi calicioni per colatione: et qui di tutto cuore mi raccomando ad ambeduoi.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molt'Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Bello Sguardo.



1920.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 dicembre 1628.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 95. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron Col .mo

Mando a V. S. molto Ill.re cinquanta copie della mia scrittura(1038), acci le dispensi a quei Signori miei Padroni che lei sa che sono la mia corona, a'quali mi ricordar servitore obligatissimo(1039). Quanto al scropolo che V. S. mi scrive, che nel 4 Appendice(1040) pare che io ammetta che altri habbino hauto considerazione della velocit, mentre noto che alcuni hanno hauto pensiero che mettendosi il Reno in Po non sarebbe cresciuto il Po; sappia che non nego che non sia stata avvertita la velocit nell'acqua, ma dico bene che non  stata mai bene intesa: e nel particolare di quell'Appendice tocco un Bolognese, il quale semplicemente dice che il Reno non farebbe crescere il Po, mettendo certe ragioni ridicole, senza considerare la forza della velocit. Nel resto la ringrazio delle lodi che d a questa scrittura, nella quale ho cercato di seguitare (se bene l'ho fatto dalla lontana) i vestigii di V. S., alla quale, se ci  cosa di buono, tutto riferisco. E li bacio le mani.

Di Roma, il 29 di Xmbre 1628.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
Don Bened.o Castelli.

Dimattina parto per Civita Vecchia con li Mons.ri Auditore, Tesorieri, Commissario della Camera, Cesis e Serra.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1921..

MARIA CELESTE GALILEI a GALILEO in Bellosguardo.
[Arcetri, fin di dicembre 1628].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 293. - Autografa.

Amatiss.mo Sig.r Padre,

L'improvvisa nuova datami da Vincentio nostro della conclusione del suo parentado, e parentado cos honorato, ha causata in me tale allegrezza, che non saprei come meglio esprimerla, salvo che con dirle, che tanto quanto  grande l'amore che porto a V. S., tanto  il gusto che sento d'ogni suo contento, il quale suppongo che in questa occasione sia grandissimo; e per ci vengo di presente a rallegrarmi seco, e prego Nostro Signore che la conservi per lungo tempo, acci possa godere quelle satisfationi che mi pare che gli promettino le buone qualit di suo figliuolo e mio fratello, al quale io accresco ogni giorno l'affetione, parendomi giovane molto quieto e prudente.
Havrei fatto con V. S. pi volentieri questo offitio in voce; ma poi ch'ella cos si compiace, la prego che almanco mi dica per lettera il suo gusto circa il mandar a visitar la sposa(1041): ci  se sia meglio il mandar a Prato quando vi andr Vincentio, o pure aspettar ch'ella sia in Firenze, gi che questa  ceremonia solita di noi altre, e tanto pi che per esser lei stata in monastero sapr queste usanze. Aspetto adunque la sua resolutione, e fra tanto la saluto di cuore.


Sua Fig.la Aff.ma
Suor M.a Celeste.

Fuori: Al molto Ill.re et Amatiss.mo Sig.r Padre
Il Sig.r Galileo Galilei, S. Oss.mo, a
Bello Sguardo.





FINE DEL VOLUME DECIMOTERZO.

INDICE CRONOLOGICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XIII
(1620 - 1628).

1433
Federico Cesi a Galileo
4 gennaio 1620
1434
Antonio Santini a Galileo
10 gennaio1620
1435
GALILEO a Fortunio Liceti
11 gennaio 1620
1436
Giovanni Faber a Galileo
18 gennaio 1620
1437
Lorenzo Pignoria a Galileo
24 gennaio 1620
1438
Fortunio Liceti a Galileo
26 gennaio 1620
1439
GALILEO a Giuliano de'Medici
1620
1440
Giuliano de'Medici a Curzio Picchena
26 gennaio 1620
1441
Francesco Stelluti a Galileo
27 gennaio 1620
1442
Filippo III, re di Spagna, a Pedro Tellez y Giron, duca di Ossuna
28 gennaio 1620
1443
Giuliano de'Medici a Curzio Picchena
28 gennaio 1620
1444
Lorenzo Pignoria a Galileo
31 gennaio 1620
1445
Giuliano de'Medici a Curzio Picchena
4 febbraio 1620
1446
Giovanni Faber a Galileo
15 febbraio 1620
1447
Giuliano de'Medici a Curzio Picchena
20 febbraio 1620
1448
Federico Cesi a Giovanni Faber
23 febbraio 1620
1449
Curzio Picchena a Giuliano de'Medici
23 febbraio 1620
1450
Federico Cesi a Galileo
4 marzo 1620
1451
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
6 marzo 1620
1452
Zaccaria Sagredo a Galileo
14 marzo 1620
1453
Paolo Gualdo a Galileo
26 marzo 1620
1454
Lorenzo Pignoria a Galileo
27 marzo 1620
1455
Antonio Santini a Galileo
3 aprile 1620
1456
Francesco Stelluti a Galileo
4 aprile 1620
1457
Zaccaria Sagredo a Galileo
14 aprile 1620
1458
Carlo Muti a Galileo
18 aprile 1620
1459
Paolo Gualdo a Galileo
20 aprile 1620
1460
Giuliano de'Medici a Curzio Picchena
22 aprile 1620
1461
Camillo Germini a Zaccaria Sagredo
25 aprile 1620
1462
Girolamo da Sommaia a Galileo
29 aprile 1620
1463
Giulio Inghirami a Curzio Picchena
30 aprile 1620
1464
Francesco Maria del Monte a Galileo
3 maggio 1620
1465
Zaccaria Sagredo a Galileo
5 maggio 1620
1466
Federico Cesi a Galileo
18 maggio 1620
1467
Giovanni Ciampoli a Galileo
18 maggio 1620
1468
Buonaventura Cavalieri a Galileo
20 maggio 1620
1469
Francesco Maria del Monte a Galileo
6 giugno 1620
1470
Mario Guiducci a Federico Cesi
19 giugno 1620
1471
Mario Guiducci a Tarquinio Galluzzi
20 giugno 1620
1472
Zaccaria Sagredo a Galileo
1 luglio 1620
1473
Federico Landi a Galileo
10 luglio 1620
1474
Giovanni Ciampoli a Galileo
17 luglio 1620
1475
Zaccaria Sagredo a Galileo
25 luglio 1620
1476
Giovanni Ciampoli a Galileo
2 agosto 1620
1477
Federico Cesi a Giovanni Faber
11 agosto 1620
1478
Elia Diodati a Galileo
27 agosto 1620
1479
Maffeo Barberini a Galileo
28 agosto 1620
1480
Zaccaria Sagredo a Galileo
29 agosto 1620
1481
GALILEO a Maffeo Barberini
7 settembre 1620
1482
Carlo Muti a Galileo
25 settembre 1620
1483
Giulio Inghirami a Curzio Picchena
6 ottobre 1620
1484
Tommaso Stigliani a Galileo
30 ottobre 1620
1485
Giuliano de'Medici a Curzio Picchena
1 dicembre 1620
1486
Lodovico Settala a Galileo
16 dicembre 1620
1487
GALILEO e Elia Diodati
30 dicembre 1620
1488
Federico Cesi a Galileo
4 gennaio 1621
1489
Buonaventura Cavalieri a Galileo
13 gennaio 1621
1490
Iacopo Giraldi a Galileo
21 gennaio 1621
1491
Tiberio Spinola a Galileo
22 gennaio 1621
1492
Giovanni Ciampoli a Galileo
20 marzo 1621
1493
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
27 marzo 1621
1494
GALILEO a Leopoldo d'Austria
16 aprile 1621
1495
Buonaventura Cavalieri a Galileo
28 aprile 1621
1496
Giovanni Faber a Galileo
1 maggio 1621
1497
GALILEO a Giovanni Faber
12 maggio 1621
1498
Giovanni Brozek a Galileo
28 maggio 1621
1499
Angelo Rota a Galileo
13 giugno 1621
1500
Tiberio Spinola a Galileo
15 giugno 1621
1501
Virginio Cesarini a Galileo
23 giugno 1621
1502
Giovanni Ciampoli a Galileo
3 luglio 1621
1503
Leopoldo d'Austria a Galileo
17 luglio 1621
1504
Buonaventura Cavalieri a Galileo
28 luglio 1621
1505
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
30 luglio 1621
1506
Giovanni Faber a Galileo
7 agosto 1621
1507
Carlo Muti a Galileo
15 agosto 1621
1508
Tiberio Spinola a Galileo
25 agosto 1621
1509
Federico Cesi a Giovanni Faber
28 agosto 1621
1510
Francesco Stelluti a Giovanni Faber
7 settembre 1621
1511
Giovanni Ciampoli a Galileo
11 settembre 1621
1512
Giovanni Ciampoli a Galileo
23 ottobre 1621
1513
Giovanni Ciampoli a Galileo
26 novembre 1621
1514
Federico Cesi a Galileo
2 dicembre 1621
1515
Buonaventura Cavalieri a Galileo
15 dicembre 1621
1516
Giovanni Ciampoli a Galileo
18 dicembre 1621
1517
Benedetto Castelli a Galileo
12 gennaio 1622
1518
Giovanni Ciampoli a Galileo
15 gennaio 1622
1519
Buonaventura Cavalieri a Galileo
16 febbraio 1622
1520
Giovanni Ciampoli a Galileo
26 febbraio 1622
1521
Buonaventura Cavalieri a Galileo
22 marzo 1622
1522
Lorenzo Pignoria a Galileo
6 maggio 1622
1523
Virginio Cesarini a Galileo
7 maggio 1622
1524
Filippo Magalotti a Galileo
7 maggio 1622
1525
GALILEO ad Alessandro Sertini
20 maggio 1622
1526
Paolo Giordano Orsini a Galileo
27 maggio 1622
1527
Paolo Giordano Orsini a Galileo
30 giugno 1622
1528
Paolo Emilio Boiardi a Cesare d'Este, Duca di Modena
19 luglio 1622
1529
GALILEO a Fortunio Liceti
30 luglio 1622
1530
Fabio Colonna a Galileo
8 agosto 1622
1531
Francesco Stelluti a Galileo
16 agosto 1622
1532
Buonaventura Cavalieri a Galileo
17 agosto 1622
1533
Muzio Oddi a Piermatteo Giordani
2 settembre 1622
1534
Francesco Duodo a Galileo
29 settembre 1622
1535
GALILEO a Federico Cesi
19 ottobre 1622
1536
Virginio Cesarini a Galileo
28 ottobre 1622
1537
Niccol Dolfin a Galileo
29 ottobre 1622
1538
Federico Cesi a Giovanni Faber
19 novembre 1622
1539
Lodovico Lodovici a Galileo
22 novembre 1622
1540
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
novembre 1622
1541
Buonaventura Cavalieri a Galileo
21 dicembre 1622
1542
Virginio Cesarini a Federico Cesi
22 dicembre 1622
1543
Federico Cesi a Galileo
27 dicembre 1622
1544
Giovanni Ciampoli a Galileo
7 gennaio 1623
1545
Virginio Cesarini a Galileo
12 gennaio 1623
1546
GALILEO a Federico Cesi
23 gennaio 1623
1547
Virginio Cesarini a Federico Cesi
28 gennaio 1623
1548
Virginio Cesarini a Galileo
3 febbraio 1623
1549
Federico Cesi ad Angelo de'Filiis
7 febbraio 1623
1550
Virginio Cesarini a Galileo
25 febbraio 1623
1551
Giovanni Faber a Galileo
3 marzo 1623
1552
Virginio Cesarini a Galileo
20 marzo 1623
1553
Giovanni Ciampoli a Galileo
1 aprile 1623
1554
Francesco Stelluti a Galileo
8 aprile 1623
1555
Buonaventura Cavalieri a Galileo
9 aprile 1623
1556
Federico Cesi a Galileo
aprile 1623
1557
Giovanni Ciampoli a Galileo
6 maggio 1623
1558
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 maggio 1623
1559
Giovanni Ciampoli a Galileo
27 maggio 1623
1560
Federico Cesi a Galileo
29 maggio 1623
1561
Maffeo Barberini a Galileo
24 giugno 1623
1562
Giovanni Ciampoli a Galileo
22 luglio 1623
1563
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 agosto 1623
1564
Francesco Stelluti a Galileo
12 agosto 1623
1565
Maria Celeste Galilei a Galileo
13 agosto 1623
1566
Buonaventura Cavalieri a Galileo
16 agosto 1623
1567
Maria Celeste Galilei a Galileo
17 agosto 1623
1568
Virginio Cesarini a Galileo
18 agosto 1623
1569
Giovanni Ciampoli a Galileo
18 agosto 1623
1570
Giovanni Faber a Galileo
19 agosto 1623
1571
Maria Celeste Galilei a Galileo
21 agosto 1623
1572
Maria Celeste Galilei a Galileo
28 agosto 1623
1573
Maria Celeste Galilei a Galileo
31 agosto 1623
1574
Carlo Barberini a Galileo
2 settembre 1623
1575
Francesco Stelluti a Galileo
8 settembre 1623
1576
GALILEO a Francesco Barberini
19 settembre 1623
1577
Francesco Barberini a Galileo
23 settembre 1623
1578
Maria Celeste Galilei a Galileo
30 settembre 1623
1579
Francesco Stelluti e Federico Cesi a Galileo
30 settembre 1623
1580
GALILEO a Francesco Barberini
9 ottobre 1623
1581
GALILEO a Federico Cesi
9 ottobre 1623
1582
Maria Celeste Galilei a Galileo
autunno del 1623
1583
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
13 ottobre 1623
1584
Francesco Barberini a Galileo
18 ottobre 1623
1585
Maria Celeste Galilei a Galileo
20 ottobre 1623
1586
Tommaso Rinuccini a Galileo
20 ottobre 1623
1587
Accademici Lincei ad Urbano VIII
20 ottobre 1623
1588
Federico Cesi a Galileo
21 ottobre 1623
1589
Virginio Cesarini a Galileo
28 ottobre 1623
1590
Francesco Stelluti a Galileo
28 ottobre 1623
1591
Maria Celeste Galilei a Galileo
29 ottobre 1623
1592
GALILEO a Federico Cesi
30 ottobre 1623
1593
Tommaso Rinuccini a Galileo
3 novembre 1623
1594
Giovanni Ciampoli a Galileo
4 novembre 1623
1595
Francesco Stelluti a Galileo
4 novembre 1623
1596
GALILEO a Federigo Borromeo
18 novembre 1623
1597
Maria Celeste Galilei a Galileo
21 novembre 1623
1598
Virginio Cesarini a Galileo
22 novembre 1623
1599
Lorenzo Magalotti a Galileo
23 novembre 1623
1600
Benedetto Castelli a Galileo
29 novembre 1623
1601
Girolamo da Sommaia a Galileo
29 novembre 1623
1602
Tommaso Rinuccini a Galileo
2 dicembre 1623
1603
Federigo Borromeo a Galileo
6 dicembre 1623
1604
Benedetto Castelli a Galileo
6 dicembre 1623
1605
Giovanni Faber a Federico Cesi
9 dicembre 1623
1606
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 dicembre 1623
1607
Pietro Francesco Malaspina a Galileo
12 dicembre 1623
1608
Giovanni Faber a Federico Cesi
16 dicembre 1623
1609
Mario Guiducci a Galileo
18 dicembre 1623
1610
Leopoldo d'Austria a Galileo
26 dicembre 1623
1611
Maria Cristina di Lorena a Carlo de'Medici
14 gennaio 1624
1612
Giovanni Faber a Federico Cesi
27 gennaio 1624
1613
GALILEO a Federico Cesi
20 febbraio 1624
1614
Federico Cesi a Galileo
20 febbraio 1624
1615
Giovanni Faber a Federico Cesi
21 febbraio 1624
1616
Federico Cesi a Galileo
23 febbraio 1624
1617
Giovanni Faber a Federico Cesi
24 febbraio 1624
1618
Ferdinando II, Granduca di Toscana, a Francesco Niccolini
27 febbraio 1624
1619
Giovanni Faber a Federico Cesi
2 marzo 1624
1620
Giovanni Faber a Federico Cesi
8 marzo 1624
1621
Giovanni Ciampoli a Galileo
16 marzo 1624
1622
GALILEO a Federico Cesi
4 aprile 1624
1623
Federico Cesi a Galileo
5 aprile 1624
1624
Gio. Camillo Gloriosi a Galileo
13 aprile 1624
1625
Giovanni Faber a Federico Cesi
13 aprile 1624
1626
Gio. Battista Guazzaroni a Galileo
20 aprile 1624
1627
Maria Celeste Galilei a Galileo
26 aprile 1624
1628
GALILEO a Curzio Picchena
27 aprile 1624
1629
Niccol Aggiunti a Galileo
29 aprile 1624
1630
Federico Cesi a Galileo
30 aprile 1624
1631
Giovanni Faber a Federico Cesi
11 maggio 1624
1632
Fabio Colonna a Federico Cesi
13 maggio 1624
1633
GALILEO a Federico Cesi
15 maggio 1624
1634
Federico Cesi a Galileo
18 maggio 1624
1635
Giovanni Faber a Federico Cesi
24 maggio 1624
1636
Giovanni Faber a Federico Cesi
1 giugno 1624
1637
GALILEO a Federico Cesi
8 giugno 1624
1638
Urbano VIII a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
8 giugno 1624
1639
Francesco Barberini a Maria Maddalena d'Austria, Granduchessa di Toscana
8 giugno 1624
1640
Francesco Barberini a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
8 giugno 1624
1641
Federico Cesi a Galileo
10 giugno 1624
1642
Mario Guiducci a Galileo
21 giugno 1624
1643
Giovanni Ciampoli a Galileo
22 giugno 1624
1644
Giovanni Faber a Federico Cesi
giugno 1624
1645
Girolamo Mattei a Galileo
giugno 1624
1646
Maria Maddalena d'Austria, Granduchessa di Toscana a Francesco Barberini
2 luglio 1624
1647
Antonio Santini a Galileo
4 luglio 1624
1648
Bartolomeo Imperiali a Galileo
5 luglio 1624
1649
Giovanni Faber a Federico Cesi
6 luglio 1624
1650
Mario Guiducci a Galileo
6 luglio 1624
1651
Girolamo Mattei a Galileo
13 luglio 1624
1652
Tommaso Rinuccini a Galileo
20 luglio 1624
1653
Antonio Piccolomini Aragona a Galileo
27 luglio 1624
1654
Tommaso Rinuccini a Galileo
27 luglio 1624
1655
Benedetto Castelli a Galileo
3 agosto 1624
1656
Antonio Santini a Galileo
9 agosto 1624
1657
Tommaso Rinuccini a Galileo
10 agosto 1624
1658
Bartolomeo Imperiali a Galileo
17 agosto 1624
1659
Francesco Stelluti a Galileo
23 agosto 1624
1660
Bartolomeo Imperiali a Galileo
5 settembre 1624
1661
Mario Guiducci a Galileo
6 settembre 1624
1662
Antonio Santini a Galileo
6 settembre 1624
1663
Mario Guiducci a Galileo
13 settembre 1624
1664
Giovanni Faber a Galileo
14 settembre 1624
1665
GALILEO a Federico Cesi
23 settembre 1624
1666
Mario Guiducci a Galileo
28 settembre 1624
1667
Bartolomeo Imperiali a Galileo
28 settembre 1624
1668
GALILEO a Francesco Ingoli
settembre 1624
1669
Bartolomeo Imperiali a Galileo
4 ottobre 1624
1670
Antonio Santini a Galileo
4 ottobre 1624
1671
Mario Guiducci a Galileo
15 ottobre 1624
1672
Mario Guiducci a Galileo
18 ottobre 1624
1673
Bartolomeo Balbi a Galileo
25 ottobre 1624
1674
Federico Cesi a Galileo
26 ottobre 1624
1675
Mario Guiducci a Galileo
26 ottobre 1624
1676
Bartolomeo Imperiali a Galileo
26 ottobre 1624
1677
Antonio Santini a Galileo
26 ottobre 1624
1678
Mario Guiducci a Galileo
2 novembre 1624
1679
Giovanni Vannuccini a Galileo(1042)
2 novembre 1634
1680
Mario Guiducci a Galileo
8 novembre 1624
1681
Bartolomeo Imperiali a Galileo
8 novembre 1624
1682
Benedetto Castelli a Galileo
13 novembre 1624
1683
Mario Guiducci a Galileo
22 novembre 1624
1684
Bartolomeo Imperiali a Galileo
29 novembre 1624
1685
Lorenzo Magalotti a Galileo
29 novembre 1624
1686
Mario Guiducci a Galileo
30 novembre 1624
1687
Cesare Marsili a Galileo
3 dicembre 1624
1688
GALILEO a Cesare Marsili
7 dicembre 1624
1689
Bartolomeo Imperiali a Galileo
7 dicembre 1624
1690
Giovanni Ciampoli a Galileo
14 dicembre 1624
1691
GALILEO a Cesare Marsili
17 dicembre 1624
1692
Giovanni Faber a Federico Cesi
17 dicembre 1624
1693
Mario Guiducci a Galileo
21 dicembre 1624
1694
GALILEO a Francesco Barberini
23 dicembre 1624
1695
Federico Cesi a Galileo
27 dicembre 1624
1696
Mario Guiducci a Galileo
27 dicembre 1624
1749
Giovanni Ciampoli a Galileo
28 dicembre 1624
1697
Cesare Marsili a Galileo
31 dicembre 1624
1698
Federico Cesi a Galileo
3 gennaio 1625
1699
Giovanni Ciampoli a Galileo
4 gennaio 1625
1700
Mario Guiducci a Galileo
4 gennaio 1625
1701
GALILEO a Cesare Marsili
11 gennaio 1625
1702
Mario Guiducci a Galileo
11 gennaio 1625
1703
Francesco Barberini a Galileo
18 gennaio 1625
1704
Mario Guiducci a Galileo
25 gennaio 1625
1705
Mario Guiducci a Galileo
1 febbraio 1625
1706
Mario Guiducci a Galileo
8 febbraio 1625
1707
Giovanni Ciampoli a Galileo
15 febbraio 1625
1708
Mario Guiducci a Galileo
22 febbraio 1625
1709
GALILEO a Cesare Marsili
28 febbraio 1625
1710
Giovanni Faber a Federico Cesi
7 marzo 1625
1711
Giovanni Ciampoli a Galileo
8 marzo 1625
1712
Cesare Marsili a Galileo
8 marzo 1625
1713
Tommaso Rinuccini a Galileo
16 marzo 1625
1714
GALILEO a Federico Cesi
17 marzo 1625
1715
Mario Guiducci a Galileo
22 marzo 1625
1716
Federico Cesi a Galileo
5 aprile 1625
1717
Federico Cesi a Cesare Marsili
5 aprile 1625
1718
GALILEO a Cesare Marsili
12 aprile 1625
1719
Giovanni Faber a Federico Cesi
13 aprile 1625
1720
Mario Guiducci a Galileo
18 aprile 1625
1721
Giovanni Ciampoli a Galileo
19 aprile 1625
1722
Cesare Marsili a Galileo
22 aprile 1625
1723
Federico Cesi a Galileo
26 aprile 1625
1724
Mario Guiducci a Galileo
3 maggio 1625
1725
Cesare Marsili a Galileo
7 maggio 1625
1726
GALILEO a Cesare Marsili
27 maggio 1625
1727
Buonaventura Cavalieri a Galileo
28 maggio 1625
1728
Cesare Marsili a Galileo
4 giugno 1625
1729
Pietro Gassendi a Galileo
20 luglio 1625
1730
Giovanni Ciampoli a Galileo
30 agosto 1625
1731
Federico Cesi a Galileo
26 settembre 1625
1732
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
10 ottobre 1625
1733
GALILEO e Elia Diodati
20 ottobre 1625
1734
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
ottobre 1625
1735
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
1 novembre 1625
1736
Giovanni Ciampoli a Galileo
8 novembre 1625
1737
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
8 novembre 1625
1738
Benedetto Castelli a Galileo
12 novembre 1625
1739
Cesare Marsili a Galileo
14 novembre 1625
1740
Antonio Santini a Galileo
15 novembre 1625
1741
Scipione Chiaramonti a Galileo
16 novembre 1625
1742
GALILEO a Benedetto Castelli
21 novembre 1625
1743
GALILEO a Cesare Marsili
22 novembre 1625
1744
Benedetto Castelli a Galileo
10 dicembre 1625
1745
Cesare Marsili a Galileo
10 dicembre 1625
1746
Maria Celeste Galilei a Galileo
19 dicembre 1625
1747
GALILEO a Benedetto Castelli
27 dicembre 1625
1748
Giovanni Ciampoli a Galileo
28 dicembre 1625
1750
Benedetto Castelli a Galileo
1 gennaio 1626
1751
GALILEO a Cesare Marsili
10 gennaio 1626
1752
Federico Cesi a Galileo
10 gennaio 1626
1753
Cesare Marsili a Galileo
10 gennaio 1626
1754
Francesco Stelluti a Galileo
10 gennaio 1626
1755
Francesco Barberini a Galileo
14 gennaio 1626
1756
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
16 gennaio 1626
1757
GALILEO a Cesare Marsili
17 gennaio 1626
1758
Scipione Chiaramonti a Galileo
18 gennaio 1626
1759
Giovanni Ciampoli a Galileo
24 gennaio 1626
1760
Tommaso Rinuccini a Galileo
24 gennaio 1626
1761
GALILEO a Cesare Marsili
31 gennaio 1626
1762
Maria Celeste Galilei a Galileo
26 febbraio 1626
1763
Bartolomeo Imperiali a Galileo
27 febbraio 1626
1764
Francesco Stelluti a Galileo
28 febbraio 1626
1765
Buonaventura Cavalieri a Galileo
29 febbraio 1626
1766
Francesco Stelluti a Galileo
7 marzo 1626
1767
Francesco Stelluti a Galileo
14 marzo 1626
1768
Buonaventura Cavalieri a Galileo
21 marzo 1626
1769
Benedetto Castelli a Galileo
21 marzo 1626
1770
Bartolomeo Imperiali a Galileo
21 marzo 1626
1771
GALILEO a Cesare Marsili
28 marzo 1626
1772
Cesare Marsili a Galileo
3 aprile 1626
1773
Benedetto Castelli a Galileo
4 aprile 1626
1774
Buonaventura Cavalieri a Galileo
4 aprile 1626
1775
Orazio Morandi a Galileo
17 aprile 1626
1776
GALILEO a Cesare Marsili
25 aprile 1626
1777
Orazio Morandi a Galileo
2 maggio 1626
1778
Antonio Santini a Galileo
8 maggio 1626
1779
Buonaventura Cavalieri a Galileo
9 maggio 1626
1780
Benedetto Castelli a Galileo
30 maggio 1626
1781
Raffaele Aversa a Galileo
1 giugno 1626
1782
Cesare Marsili a Galileo
20 giugno 1626
1783
Orazio Morandi a Galileo
20 giugno 1626
1784
GALILEO a Cesare Marsili
27 giugno 1626
1785
Cesare Marsili a Galileo
5 luglio 1626
1786
Raffaele Aversa a Galileo
6 luglio 1626
1787
Cesare Marsili a Galileo
7 luglio 1626
1788
GALILEO a Cesare Marsili
17 luglio 1626
1789
Giovanni Pieroni a Galileo
24 luglio 1626
1790
Cesare Marsili a Galileo
26 luglio 1626
1791
Benedetto Castelli a Galileo
1 agosto 1626
1792
Buonaventura Cavalieri a Galileo
7 agosto 1626
1793
Scipione Chiaramonti a Galileo
8 agosto 1626
1794
Benedetto Castelli a Galileo
21 agosto 1626
1795
GALILEO a Cesare Marsili
29 agosto 1626
1796
Cesare Marsili a Galileo
2 settembre 1626
1797
Benedetto Castelli a Galileo
12 settembre 1626
1798
Giovanni di Guevara a Galileo
21 novembre 1626
1799
Girolamo da Sommaia a Galileo
13 dicembre 1626
1800
Buonaventura Cavalieri a Galileo
16 dicembre 1626
1801
Domenico Grini a Galileo
19 dicembre 1626
1802
Niccol Aggiunti a Galileo
23 dicembre 1626
1803
Buonaventura Cavalieri a Galileo
30 dicembre 1626
1804
Orazio Grassi a Francesco Boncompagni
1626
1805
Michelangelo Galilei a Galileo
6 gennaio 1627
1806
Gio. Battista Baliani a Benedetto Castelli
20 febbraio 1627
1807
Giovanni di Guevara a Galileo
6 marzo 1627
1808
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
marzo 1627
1809
Andrea Gerini a Tolomeo Nozzolini
24 aprile 1627
1810
Tolomeo Nozzolini ad Andrea Gerini
26 aprile 1627
1811
Benedetto Castelli ad Andrea Arrighetti
aprile 1627
1812
Benedetto Castelli a Galileo
30 aprile 1627
1813
Buonaventura Cavalieri a Galileo
30 aprile 1627
1814
Tolomeo Nozzolini ad Andrea Gerini
1 maggio 1627
1815
Michelangelo Galilei a Galileo
5 maggio 1627
1816
Francesco Barberini a Galileo
12 maggio 1627
1817
Niccol Aggiunti a Galileo
16 maggio 1627
1818
Benedetto Castelli a Galileo
21 maggio 1627
1819
Benedetto Castelli a Galileo
22 maggio 1627
1820
Gio. Battista Baliani a Benedetto Castelli
28 maggio 1627
1821
Tolomeo Nozzolini ad Andrea Gerini
maggio 1627
1822
GALILEO ad Andrea Arrighetti
10 giugno 1627
1823
Tolomeo Nozzolini ad Andrea Gerini
giugno1627
1824
Tolomeo Nozzolini ad Andrea Gerini
giugno 1627
1825
Benedetto Castelli a Galileo
12 giugno 1627
1826
Francesco Pecci a Galileo
23 giugno 1627
1827
Malatesta Baglioni a Galileo
26 giugno 1627
1828
Giovanni Ciampoli a Galileo
10 luglio 1627
1829
Michelangelo Galilei a Galileo
14 luglio 1627
1830
Malatesta Baglioni a Galileo
17 luglio 1627
1831
Giovanni di Guevara a Galileo
17 luglio 1627
1832
GALILEO a Benedetto Castelli
2 agosto 1627
1833
Michelangelo Galilei a Galileo
4 agosto 1627
1834
Benedetto Castelli a Galileo
7 agosto 1627
1835
Francesco Stelluti a Galileo
14 agosto 1627
1836
GALILEO a Giovanni Kepler
28 agosto 1627
1837
Federico Cesi a Galileo
4 settembre 1627
1838
Alfonso Antonini a Galileo
25 ottobre 1627
1839
Giovanni di Guevara a Galileo
15 novembre 1627
1840
Alfonso Antonini a Galileo
novembre 1627
1841
Malatesta Baglioni a Galileo
12 dicembre 1627
1842
Buonaventura Cavalieri a Galileo
17 dicembre 1627
1843
Maria Celeste Galilei a Galileo
24 dicembre 1627
1844
Maria Celeste Galilei a Galileo
1627
1845
Benedetto Castelli a Galileo
8 gennaio 1628
1846
Giovanni Ciampoli a Galileo
8 gennaio 1628
1847
Buonaventura Cavalieri a Galileo
14 gennaio 1628
1848
Niccol Aggiunti a Galileo
19 gennaio 1628
1849
Federico Cesi a Galileo
20 gennaio 1628
1850
Benedetto Castelli a Galileo
22 gennaio 1628
1851
Giovanni di Guevara a Galileo
24 gennaio 1628
1852
Benedetto Castelli a Galileo
5 febbraio 1628
1853
Buonaventura Cavalieri a Galileo
8 febbraio 1628
1854
Marcantonio Pieralli a Galileo
9 febbraio 1628
1855
Benedetto Castelli a Galileo
19 febbraio 1628
1856
Benedetto Castelli a Galileo
26 febbraio 1628
1857
Michelangelo Galilei a Galileo
26 febbraio 1628
1858
Pietro Gassendi a Galileo
2 marzo 1628
1859
Maria Celeste Galilei a Galileo
4 marzo 1628
1860
Maria Celeste Galilei a Galileo
18 marzo 1628
1861
Niccol Aggiunti a Galileo
21 marzo 1628
1862
Maria Celeste Galilei a Galileo
22 marzo 1628
1863
Michelangelo Galilei a Galileo
22 marzo 1628
1864
Maria Celeste Galilei a Galileo
24 marzo 1628
1865
Benedetto Castelli a Galileo
25 marzo 1628
1866
Maria Celeste Galilei a Galileo
25 marzo 1628
1867
Michelangelo Galilei a Galileo
29 marzo 1628
1868
Maria Celeste Galilei a Galileo
marzo-aprile 1628
1869
Maria Celeste Galilei a Galileo
marzo-aprile 1628
1870
Michelangelo Galilei a Galileo
5 aprile 1628
1871
Maria Celeste Galilei a Galileo
8 aprile 1628
1872
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 aprile 1628
1873
Maria Celeste Galilei a Galileo
19 aprile 1628
1874
Filippo d'Assia a Galileo
20 aprile 1628
1875
Maria Celeste Galilei a Galileo
23 aprile 1628
1876
Michelangelo Galilei a Galileo
27 aprile 1628
1877
Niccol Aggiunti a Galileo
27 aprile 1628
1878
Maria Celeste Galilei a Galileo
28 aprile 1628
1879
Benedetto Castelli a Galileo
29 aprile 1628
1880
Francesco Crivelli a Galileo
13 maggio 1628
1881
Benedetto Castelli a Galileo
14 maggio 1628
1882
Marcantonio Pieralli a Galileo
17 maggio 1628
1883
Scipione Chiaramonti a Galileo
24 maggio 1628
1884
Benedetto Castelli a Galileo
27 maggio 1628
1885
Federico Cesi a Giovanni Faber
1 giugno 1628
1886
Benedetto Castelli a Galileo
3 giugno 1628
1887
Michelangelo Galilei a Galileo
6 giugno 1628
1888
GALILEO a Benedetto Castelli
11 giugno 1628
1889
Benedetto Castelli a Galileo
17 giugno 1628
1890
Giovanni Silvi a Galileo
17 giugno 1628
1891
Benedetto Castelli a Galileo
24 giugno 1628
1892
Benedetto Castelli a Galileo
24 giugno 1628
1893
Michelangelo Galilei a Galileo
giugno 1628
1894
Benedetto Castelli a Galileo
1 luglio 1628
1895
Michelangelo Galilei a Galileo
5 luglio 1628
1896
Benedetto Castelli a Galileo
9 luglio 1628
1897
Benedetto Castelli a Galileo
22 luglio 1628
1898
Benedetto Castelli a Galileo
5 agosto 1628
1899
Michelangelo Galilei a Galileo
23 agosto 1628
1900
Benedetto Castelli a Galileo
26 agosto 1628
1901
Benedetto Castelli a Galileo
1 settembre 1628
1902
Federico Cesi a Galileo
9 settembre 1628
1903
Benedetto Castelli a Galileo
16 settembre 1628
1904
Ascanio Piccolomini a Galileo
16 settembre 1628
1905
Benedetto Castelli a Galileo
3 novembre 1628
1906
Fabio Colonna a Federico Cesi
10 novembre 1628
1907
Maria Celeste Galilei a Galileo
11 novembre 1628
1908
Benedetto Castelli a Galileo
17 novembre 1628
1909
Gio. Camillo Gloriosi a Galileo
20 novembre 1628
1910
Buonaventura Cavalieri a Galileo
24 novembre 1628
1911
Benedetto Castelli a Galileo
25 novembre 1628
1912
GALILEO a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
novembre 1628
1913
Pierfrancesco de'Ricci a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
1 dicembre 1628
1914
Francesco Stelluti a Galileo
2 dicembre 1628
1915
Maria Celeste Galilei a Galileo
10 dicembre 1628
1916
Lorenzo Ceccarelli a Galileo
16 dicembre 1628
1917
GALILEO a Ippolito Aldobrandini
18 dicembre 1628
1918
Buonaventura Cavalieri a Galileo
19 dicembre 1628
1919
Maria Celeste Galilei a Galileo
prima del Natale 1628
1920
Benedetto Castelli a Galileo
29 dicembre 1628
1921
Maria Celeste Galilei a Galileo
fin di dicembre 1628


INDICE ALFABETICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XIII
(1620 - 1628).





N.
Accademici Lincei ad Urbano VIII
20 ottobre 1623
1587
Aggiunti Niccol a Galileo
29 aprile 1624
1629
Aggiunti Niccol a Galileo
23 dicembre 1626
1802
Aggiunti Niccol a Galileo
16 maggio 1627
1817
Aggiunti Niccol a Galileo
19 gennaio 1628
1848
Aggiunti Niccol a Galileo
21 marzo 1628
1861
Aggiunti Niccol a Galileo
27 aprile 1628
1877
Antonini Alfonso a Galileo
25 ottobre 1627
1838
Antonini Alfonso a Galileo
novembre 1627
1840
Assia (d') Filippo a Galileo
20 aprile 1628
1874
Austria (d') Leopoldo a Galileo
17 luglio 1621
1503
Austria (d') Leopoldo a Galileo
26 dicembre 1623
1610
Austria (d') Maria Maddalena a Francesco Barberini
2 luglio 1624
1646
Aversa Raffaele a Galileo
1 giugno 1626
1781
Aversa Raffaele a Galileo
6 luglio 1626
1786



Baglioni Malatesta a Galileo
26 giugno 1627
1827
Baglioni Malatesta a Galileo
17 luglio 1627
1830
Baglioni Malatesta a Galileo
12 dicembre 1627
1841
Balbi Bartolomeo a Galileo
25 ottobre 1624
1673
Baliani Gio. Battista a Benedetto Castelli
20 febbraio 1627
1806
Baliani Gio. Battista a Benedetto Castelli
28 maggio 1627
1820
Barberini Carlo a Galileo
2 settembre 1623
1574
Barberini Francesco a Maria Maddalena d'Austria, granduchessa di Toscana
8 giugno 1624
1639
Barberini Francesco a Galileo
23 settembre 1623
1577
Barberini Francesco a Galileo
18 ottobre 1623
1584
Barberini Francesco a Galileo
18 gennaio 1625
1703
Barberini Francesco a Galileo
14 gennaio 1626
1755
Barberini Francesco a Galileo
12 maggio 1627
1816
Barberini Francesco a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
8 giugno 1624
1640
Barberini Maffeo a Galileo
28 agosto 1620
1479
Barberini Maffeo a Galileo
24 giugno 1623
1561
Barberini Maffeo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
8 giugno 1624
1638
Boiardi Paolo Emilio a Cesare d'Este, Duca di Modena
19 luglio 1622
1528
Borromeo Federigo a Galileo
6 dicembre 1623
1603
Brozek Giovanni a Galileo
28 maggio 1621
1498



Castelli Benedetto ad Andrea Arrighetti
aprile 1627
1811
Castelli Benedetto a Galileo
12 gennaio 1622
1517
Castelli Benedetto a Galileo
29 novembre 1623
1600
Castelli Benedetto a Galileo
6 dicembre 1623
1604
Castelli Benedetto a Galileo
3 agosto 1624
1655
Castelli Benedetto a Galileo
13 novembre 1624
1682
Castelli Benedetto a Galileo
12 novembre 1625
1738
Castelli Benedetto a Galileo
10 dicembre 1625
1744
Castelli Benedetto a Galileo
1 gennaio 1626
1750
Castelli Benedetto a Galileo
21 marzo 1626
1769
Castelli Benedetto a Galileo
4 aprile 1626
1773
Castelli Benedetto a Galileo
30 maggio 1626
1780
Castelli Benedetto a Galileo
1 agosto 1626
1791
Castelli Benedetto a Galileo
21 agosto 1626
1794
Castelli Benedetto a Galileo
12 settembre 1626
1797
Castelli Benedetto a Galileo
30 aprile 1627
1812
Castelli Benedetto a Galileo
21 maggio 1627
1818
Castelli Benedetto a Galileo
22 maggio 1627
1819
Castelli Benedetto a Galileo
12 giugno 1627
1825
Castelli Benedetto a Galileo
7 agosto 1627
1834
Castelli Benedetto a Galileo
8 gennaio 1628
1845
Castelli Benedetto a Galileo
22 gennaio 1628
1850
Castelli Benedetto a Galileo
5 febbraio 1628
1852
Castelli Benedetto a Galileo
19 febbraio 1628
1855
Castelli Benedetto a Galileo
26 febbraio 1628
1856
Castelli Benedetto a Galileo
25 marzo 1628
1865
Castelli Benedetto a Galileo
29 aprile 1628
1879
Castelli Benedetto a Galileo
14 maggio 1628
1881
Castelli Benedetto a Galileo
27 maggio 1628
1884
Castelli Benedetto a Galileo
3 giugno 1628
1886
Castelli Benedetto a Galileo
17 giugno 1628
1889
Castelli Benedetto a Galileo
24 giugno 1628
1891
Castelli Benedetto a Galileo
24 giugno 1628
1892
Castelli Benedetto a Galileo
1 luglio 1628
1894
Castelli Benedetto a Galileo
9 luglio 1628
1896
Castelli Benedetto a Galileo
22 luglio 1628
1897
Castelli Benedetto a Galileo
5 agosto 1628
1898
Castelli Benedetto a Galileo
26 agosto 1628
1900
Castelli Benedetto a Galileo
1 settembre 1628
1901
Castelli Benedetto a Galileo
16 settembre 1628
1903
Castelli Benedetto a Galileo
3 novembre 1628
1905
Castelli Benedetto a Galileo
17 novembre 1628
1908
Castelli Benedetto a Galileo
25 novembre 1628
1911
Castelli Benedetto a Galileo
29 dicembre 1628
1920
Cavalieri Buonaventura a Galileo
20 maggio 1620
1468
Cavalieri Buonaventura a Galileo
13 gennaio 1621
1489
Cavalieri Buonaventura a Galileo
28 aprile 1621
1495
Cavalieri Buonaventura a Galileo
28 luglio 1621
1504
Cavalieri Buonaventura a Galileo
15 dicembre 1621
1515
Cavalieri Buonaventura a Galileo
16 febbraio 1622
1519
Cavalieri Buonaventura a Galileo
22 marzo 1622
1521
Cavalieri Buonaventura a Galileo
17 agosto 1622
1532
Cavalieri Buonaventura a Galileo
21 dicembre 1622
1541
Cavalieri Buonaventura a Galileo
9 aprile 1623
1555
Cavalieri Buonaventura a Galileo
16 agosto 1623
1566
Cavalieri Buonaventura a Galileo
28 maggio 1625
1727
Cavalieri Buonaventura a Galileo
29 febbraio 1626
1765
Cavalieri Buonaventura a Galileo
21 marzo 1626
1768
Cavalieri Buonaventura a Galileo
4 aprile 1626
1774
Cavalieri Buonaventura a Galileo
9 maggio 1626
1779
Cavalieri Buonaventura a Galileo
7 agosto 1626
1792
Cavalieri Buonaventura a Galileo
16 dicembre 1626
1800
Cavalieri Buonaventura a Galileo
30 dicembre 1626
1803
Cavalieri Buonaventura a Galileo
30 aprile 1627
1813
Cavalieri Buonaventura a Galileo
17 dicembre 1627
1842
Cavalieri Buonaventura a Galileo
14 gennaio 1628
1847
Cavalieri Buonaventura a Galileo
8 febbraio 1628
1853
Cavalieri Buonaventura a Galileo
24 novembre 1628
1910
Cavalieri Buonaventura a Galileo
19 dicembre 1628
1918
Ceccarelli Lorenzo a Galileo
16 dicembre 1628
1916
Cesarini Virginio a Federico Cesi
22 dicembre 1622
1542
Cesarini Virginio a Federico Cesi
28 gennaio 1623
1547
Cesarini Virginio a Galileo
23 giugno 1621
1501
Cesarini Virginio a Galileo
7 maggio 1622
1523
Cesarini Virginio a Galileo
28 ottobre 1622
1536
Cesarini Virginio a Galileo
12 gennaio 1623
1545
Cesarini Virginio a Galileo
3 febbraio 1623
1548
Cesarini Virginio a Galileo
25 febbraio 1623
1550
Cesarini Virginio a Galileo
20 marzo 1623
1552
Cesarini Virginio a Galileo
18 agosto 1623
1568
Cesarini Virginio a Galileo
28 ottobre 1623
1589
Cesarini Virginio a Galileo
22 novembre 1623
1598
Cesi Federico a Giovanni Faber
23 febbraio 1620
1448
Cesi Federico a Giovanni Faber
11 agosto 1620
1477
Cesi Federico a Giovanni Faber
28 agosto 1621
1509
Cesi Federico a Giovanni Faber
19 novembre 1622
1538
Cesi Federico a Giovanni Faber
1 giugno 1628
1885
Cesi Federico ad Angelo de'Filiis
7 febbraio 1623
1549
Cesi Federico a Galileo
4 gennaio 1620
1433
Cesi Federico a Galileo
4 marzo 1620
1450
Cesi Federico a Galileo
18 maggio 1620
1466
Cesi Federico a Galileo
4 gennaio 1621
1488
Cesi Federico a Galileo
2 dicembre 1621
1514
Cesi Federico a Galileo
27 dicembre 1622
1543
Cesi Federico a Galileo
aprile 1623
1556
Cesi Federico a Galileo
29 maggio 1623
1560
Cesi Federico a Galileo
21 ottobre 1623
1588
Cesi Federico a Galileo
20 febbraio 1624
1614
Cesi Federico a Galileo
23 febbraio 1624
1616
Cesi Federico a Galileo
5 aprile 1624
1623
Cesi Federico a Galileo
30 aprile 1624
1630
Cesi Federico a Galileo
18 maggio 1624
1634
Cesi Federico a Galileo
10 giugno 1624
1641
Cesi Federico a Galileo
26 ottobre 1624
1674
Cesi Federico a Galileo
27 dicembre 1624
1695
Cesi Federico a Galileo
3 gennaio 1625
1698
Cesi Federico a Galileo
5 aprile 1625
1716
Cesi Federico a Galileo
26 aprile 1625
1723
Cesi Federico a Galileo
26 settembre 1625
1731
Cesi Federico a Galileo
10 gennaio 1626
1752
Cesi Federico a Galileo
4 settembre 1627
1837
Cesi Federico a Galileo
20 gennaio 1628
1849
Cesi Federico a Galileo
9 settembre 1628
1902
Cesi Federico a Cesare Marsili
5 aprile 1625
1717
Chiaramonti Scipione a Galileo
16 novembre 1625
1741
Chiaramonti Scipione a Galileo
18 gennaio 1626
1758
Chiaramonti Scipione a Galileo
8 agosto 1626
1793
Chiaramonti Scipione a Galileo
24 maggio 1628
1883
Ciampoli Giovanni a Galileo
18 maggio 1620
1467
Ciampoli Giovanni a Galileo
17 luglio 1620
1474
Ciampoli Giovanni a Galileo
2 agosto 1620
1476
Ciampoli Giovanni a Galileo
20 marzo 1621
1492
Ciampoli Giovanni a Galileo
3 luglio 1621
1502
Ciampoli Giovanni a Galileo
11 settembre 1621
1511
Ciampoli Giovanni a Galileo
23 ottobre 1621
1512
Ciampoli Giovanni a Galileo
26 novembre 1621
1513
Ciampoli Giovanni a Galileo
18 dicembre 1621
1516
Ciampoli Giovanni a Galileo
15 gennaio 1622
1518
Ciampoli Giovanni a Galileo
26 febbraio 1622
1520
Ciampoli Giovanni a Galileo
7 gennaio 1623
1544
Ciampoli Giovanni a Galileo
1 aprile 1623
1553
Ciampoli Giovanni a Galileo
6 maggio 1623
1557
Ciampoli Giovanni a Galileo
27 maggio 1623
1559
Ciampoli Giovanni a Galileo
22 luglio 1623
1562
Ciampoli Giovanni a Galileo
18 agosto 1623
1569
Ciampoli Giovanni a Galileo
4 novembre 1623
1594
Ciampoli Giovanni a Galileo
16 marzo 1624
1621
Ciampoli Giovanni a Galileo
22 giugno 1624
1643
Ciampoli Giovanni a Galileo
14 dicembre 1624
1690
Ciampoli Giovanni a Galileo
28 dicembre 1624
1749
Ciampoli Giovanni a Galileo
4 gennaio 1625
1699
Ciampoli Giovanni a Galileo
15 febbraio 1625
1707
Ciampoli Giovanni a Galileo
8 marzo 1625
1711
Ciampoli Giovanni a Galileo
19 aprile 1625
1721
Ciampoli Giovanni a Galileo
30 agosto 1625
1730
Ciampoli Giovanni a Galileo
8 novembre 1625
1736
Ciampoli Giovanni a Galileo
28 dicembre 1625
1748
Ciampoli Giovanni a Galileo
24 gennaio 1626
1759
Ciampoli Giovanni a Galileo
10 luglio 1627
1828
Ciampoli Giovanni a Galileo
8 gennaio 1628
1846
Colonna Fabio a Federico Cesi
13 maggio 1624
1632
Colonna Fabio a Federico Cesi
10 novembre 1628
1906
Colonna Fabio a Galileo
8 agosto 1622
1530
Crivelli Francesco a Galileo
13 maggio 1628
1880



Diodati Elia a Galileo
27 agosto 1620
1478
Dolfin Niccol a Galileo
29 ottobre 1622
1537
Duodo Francesco a Galileo
29 settembre 1622
1534



Faber Giovanni a Federico Cesi
9 dicembre 1623
1605
Faber Giovanni a Federico Cesi
16 dicembre 1623
1608
Faber Giovanni a Federico Cesi
27 gennaio 1624
1612
Faber Giovanni a Federico Cesi
21 febbraio 1624
1615
Faber Giovanni a Federico Cesi
24 febbraio 1624
1617
Faber Giovanni a Federico Cesi
2 marzo 1624
1619
Faber Giovanni a Federico Cesi
8 marzo 1624
1620
Faber Giovanni a Federico Cesi
13 aprile 1624
1625
Faber Giovanni a Federico Cesi
11 maggio 1624
1631
Faber Giovanni a Federico Cesi
24 maggio 1624
1635
Faber Giovanni a Federico Cesi
1 giugno 1624
1636
Faber Giovanni a Federico Cesi
giugno 1624
1644
Faber Giovanni a Federico Cesi
6 luglio 1624
1649
Faber Giovanni a Federico Cesi
17 dicembre 1624
1692
Faber Giovanni a Federico Cesi
7 marzo 1625
1710
Faber Giovanni a Federico Cesi
13 aprile 1625
1719
Faber Giovanni a Galileo
18 gennaio 1620
1436
Faber Giovanni a Galileo
15 febbraio 1620
1446
Faber Giovanni a Galileo
1 maggio 1621
1496
Faber Giovanni a Galileo
7 agosto 1621
1506
Faber Giovanni a Galileo
3 marzo 1623
1551
Faber Giovanni a Galileo
19 agosto 1623
1570
Faber Giovanni a Galileo
14 settembre 1624
1664



Galilei Maria Celeste a Galileo
10 maggio 1623
1558
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 agosto 1623
1563
Galilei Maria Celeste a Galileo
13 agosto 1623
1565
Galilei Maria Celeste a Galileo
17 agosto 1623
1567
Galilei Maria Celeste a Galileo
21 agosto 1623
1571
Galilei Maria Celeste a Galileo
28 agosto 1623
1572
Galilei Maria Celeste a Galileo
31 agosto 1623
1573
Galilei Maria Celeste a Galileo
30 settembre 1623
1578
Galilei Maria Celeste a Galileo
autunno del 1623
1582
Galilei Maria Celeste a Galileo
20 ottobre 1623
1585
Galilei Maria Celeste a Galileo
29 ottobre 1623
1591
Galilei Maria Celeste a Galileo
21 novembre 1623
1597
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 dicembre 1623
1606
Galilei Maria Celeste a Galileo
26 aprile 1624
1627
Galilei Maria Celeste a Galileo
19 dicembre 1625
1746
Galilei Maria Celeste a Galileo
26 febbraio 1626
1762
Galilei Maria Celeste a Galileo
24 dicembre 1627
1843
Galilei Maria Celeste a Galileo
1627
1844
Galilei Maria Celeste a Galileo
4 marzo 1628
1859
Galilei Maria Celeste a Galileo
18 marzo 1628
1860
Galilei Maria Celeste a Galileo
22 marzo 1628
1862
Galilei Maria Celeste a Galileo
24 marzo 1628
1864
Galilei Maria Celeste a Galileo
25 marzo 1628
1866
Galilei Maria Celeste a Galileo
marzo-aprile 1628
1868
Galilei Maria Celeste a Galileo
marzo-aprile 1628
1869
Galilei Maria Celeste a Galileo
8 aprile 1628
1871
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 aprile 1628
1872
Galilei Maria Celeste a Galileo
19 aprile 1628
1873
Galilei Maria Celeste a Galileo
23 aprile 1628
1875
Galilei Maria Celeste a Galileo
28 aprile 1628
1878
Galilei Maria Celeste a Galileo
11 novembre 1628
1907
Galilei Maria Celeste a Galileo
10 dicembre 1628
1915
Galilei Maria Celeste a Galileo
prima del Natale 1628
1919
Galilei Maria Celeste a Galileo
fin di dicembre 1628
1921
Galilei Michelangelo a Galileo
6 gennaio 1627
1805
Galilei Michelangelo a Galileo
5 maggio 1627
1815
Galilei Michelangelo a Galileo
14 luglio 1627
1829
Galilei Michelangelo a Galileo
4 agosto 1627
1833
Galilei Michelangelo a Galileo
16 febbraio 1628
1857
Galilei Michelangelo a Galileo
22 marzo 1628
1863
Galilei Michelangelo a Galileo
29 marzo 1628
1867
Galilei Michelangelo a Galileo
5 aprile 1628
1870
Galilei Michelangelo a Galileo
27 aprile 1628
1876
Galilei Michelangelo a Galileo
6 giugno 1628
1887
Galilei Michelangelo a Galileo
giugno 1628
1893
Galilei Michelangelo a Galileo
5 luglio 1628
1895
Galilei Michelangelo a Galileo
23 agosto 1628
1899
Galileo a Ippolito Aldobrandini
18 dicembre 1628
1917
Galileo ad Andrea Arrighetti
10 giugno 1627
1822
Galileo a Leopoldo d'Austria
16 aprile 1621
1494
Galileo a Francesco Barberini
19 settembre 1623
1576
Galileo a Francesco Barberini
9 ottobre 1623
1580
Galileo a Francesco Barberini
23 dicembre 1624
1694
Galileo a Maffeo Barberini
7 settembre 1620
1481
Galileo a Federigo Borromeo
18 novembre 1623
1596
Galileo a Benedetto Castelli
21 novembre 1625
1742
Galileo a Benedetto Castelli
27 dicembre 1625
1747
Galileo a Benedetto Castelli
2 agosto 1627
1832
Galileo a Benedetto Castelli
11 giugno 1628
1888
Galileo a Federico Cesi
19 ottobre 1622
1535
Galileo a Federico Cesi
23 gennaio 1623
1546
Galileo a Federico Cesi
9 ottobre 1623
1581
Galileo a Federico Cesi
30 ottobre 1623
1592
Galileo a Federico Cesi
20 febbraio 1624
1613
Galileo a Federico Cesi
4 aprile 1624
1622
Galileo a Federico Cesi
15 maggio 1624
1633
Galileo a Federico Cesi
8 giugno 1624
1637
Galileo a Federico Cesi
23 settembre 1624
1665
Galileo a Federico Cesi
17 marzo 1625
1714
Galileo e Elia Diodati
30 dicembre 1620
1487
Galileo e Elia Diodati
20 ottobre 1625
1733
Galileo a Giovanni Faber
12 maggio 1621
1497
Galileo a Giovanni Kepler
28 agosto 1627
1836
Galileo a Francesco Ingoli
settembre 1624
1668
Galileo a Fortunio Liceti
11 gennaio 1620
1435
Galileo a Fortunio Liceti
30 luglio 1622
1529
Galileo a Cesare Marsili
7 dicembre 1624
1688
Galileo a Cesare Marsili
17 dicembre 1624
1691
Galileo a Cesare Marsili
11 gennaio 1625
1701
Galileo a Cesare Marsili
28 febbraio 1625
1709
Galileo a Cesare Marsili
12 aprile 1625
1718
Galileo a Cesare Marsili
27 maggio 1625
1726
Galileo a Cesare Marsili
22 novembre 1625
1743
Galileo a Cesare Marsili
10 gennaio 1626
1751
Galileo a Cesare Marsili
17 gennaio 1626
1757
Galileo a Cesare Marsili
31 gennaio 1626
1761
Galileo a Cesare Marsili
28 marzo 1626
1771
Galileo a Cesare Marsili
25 aprile 1626
1776
Galileo a Cesare Marsili
27 giugno 1626
1784
Galileo a Cesare Marsili
17 luglio 1626
1788
Galileo a Cesare Marsili
29 agosto 1626
1795
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
novembre 1622
1540
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
ottobre 1625
1734
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
marzo 1627
1808
Galileo a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
novembre 1628
1912
Galileo a Giuliano de'Medici
1620
1439
Galileo a Curzio Picchena
27 aprile 1624
1628
Galileo ad Alessandro Sertini
20 maggio 1622
1525
Gassendi Pietro a Galileo
20 luglio 1625
1729
Gassendi Pietro a Galileo
2 marzo 1628
1858
Gerini Andrea a Tolomeo Nozzolini
24 aprile 1627
1809
Germini Camillo a Zaccaria Sagredo
25 aprile 1620
1461
Giraldi Iacopo a Galileo
21 gennaio 1621
1490
Gloriosi Gio. Camillo a Galileo
13 aprile 1624
1624
Gloriosi Gio. Camillo a Galileo
20 novembre 1628
1909
Grassi Orazio a Francesco Boncompagni
1626
1804
Grini Domenico a Galileo
19 dicembre 1626
1801
Gualdo Paolo a Galileo
26 marzo 1620
1453
Gualdo Paolo a Galileo
20 aprile 1620
1459
Guazzaroni Gio. Battista a Galileo
aprile 1624
1626
Guevara (di) Giovanni a Galileo
21 novembre 1626
1798
Guevara (di) Giovanni a Galileo
6 marzo 1627
1807
Guevara (di) Giovanni a Galileo
17 luglio 1627
1831
Guevara (di) Giovanni a Galileo
15 novembre 1627
1839
Guevara (di) Giovanni a Galileo
24 gennaio 1628
1851
Guiducci Mario a Federico Cesi
19 giugno 1620
1470
Guiducci Mario a Tarquinio Galluzzi
20 giugno 1620
1471
Guiducci Mario a Galileo
18 dicembre 1623
1609
Guiducci Mario a Galileo
21 giugno 1624
1642
Guiducci Mario a Galileo
6 luglio 1624
1650
Guiducci Mario a Galileo
6 settembre 1624
1661
Guiducci Mario a Galileo
13 settembre 1624
1663
Guiducci Mario a Galileo
28 settembre 1624
1666
Guiducci Mario a Galileo
15 ottobre 1624
1671
Guiducci Mario a Galileo
18 ottobre 1624
1672
Guiducci Mario a Galileo
26 ottobre 1624
1675
Guiducci Mario a Galileo
2 novembre 1624
1678
Guiducci Mario a Galileo
8 novembre 1624
1680
Guiducci Mario a Galileo
22 novembre 1624
1683
Guiducci Mario a Galileo
30 novembre 1624
1686
Guiducci Mario a Galileo
21 dicembre 1624
1693
Guiducci Mario a Galileo
27 dicembre 1624
1696
Guiducci Mario a Galileo
4 gennaio 1625
1700
Guiducci Mario a Galileo
11 gennaio 1625
1702
Guiducci Mario a Galileo
25 gennaio 1625
1704
Guiducci Mario a Galileo
1 febbraio 1625
1705
Guiducci Mario a Galileo
8 febbraio 1625
1706
Guiducci Mario a Galileo
22 febbraio 1625
1708
Guiducci Mario a Galileo
22 marzo 1625
1715
Guiducci Mario a Galileo
18 aprile 1625
1720
Guiducci Mario a Galileo
3 maggio 1625
1724



Imperiali Bartolomeo a Galileo
5 luglio 1624
1648
Imperiali Bartolomeo a Galileo
17 agosto 1624
1658
Imperiali Bartolomeo a Galileo
5 settembre 1624
1660
Imperiali Bartolomeo a Galileo
28 settembre 1624
1667
Imperiali Bartolomeo a Galileo
4 ottobre 1624
1669
Imperiali Bartolomeo a Galileo
26 ottobre 1624
1676
Imperiali Bartolomeo a Galileo
8 novembre 1624
1681
Imperiali Bartolomeo a Galileo
29 novembre 1624
1684
Imperiali Bartolomeo a Galileo
7 dicembre 1624
1689
Imperiali Bartolomeo a Galileo
27 febbraio 1626
1763
Imperiali Bartolomeo a Galileo
21 marzo 1626
1770
Inghirami Giulio a Curzio Picchena
30 aprile 1620
1463
Inghirami Giulio a Curzio Picchena
6 ottobre 1620
1483



Lagalla Giulio Cesare a Galileo
6 marzo 1620
1451
Lagalla Giulio Cesare a Galileo
30 luglio 1621
1505
Landi Federico a Galileo
10 luglio 1620
1473
Liceti Fortunio a Galileo
26 gennaio 1620
1438
Lodovici Lodovico a Galileo
22 novembre 1622
1539
Lorena (di) Maria Cristina a Carlo de'Medici
14 gennaio 1624
1611



Magalotti Filippo a Galileo
7 maggio 1622
1524
Magalotti Lorenzo a Galileo
23 novembre 1623
1599
Malaspina Pietro Francesco a Galileo
12 dicembre 1623
1607
Marsili Cesare a Galileo
3 dicembre 1624
1687
Marsili Cesare a Galileo
31 dicembre 1624
1697
Marsili Cesare a Galileo
8 marzo 1625
1712
Marsili Cesare a Galileo
22 aprile 1625
1722
Marsili Cesare a Galileo
7 maggio 1625
1725
Marsili Cesare a Galileo
4 giugno 1625
1728
Marsili Cesare a Galileo
14 novembre 1625
1739
Marsili Cesare a Galileo
10 dicembre 1625
1745
Marsili Cesare a Galileo
10 gennaio 1626
1753
Marsili Cesare a Galileo
3 aprile 1626
1772
Marsili Cesare a Galileo
20 giugno 1626
1782
Marsili Cesare a Galileo
5 luglio 1626
1785
Marsili Cesare a Galileo
7 luglio 1626
1787
Marsili Cesare a Galileo
26 luglio 1626
1790
Marsili Cesare a Galileo
2 settembre 1626
1796
Mattei Girolamo a Galileo
giugno 1624
1645
Mattei Girolamo a Galileo
13 luglio 1624
1651
Medici (de') Ferdinando II, Granduca di Toscana, a Francesco Niccolini
27 febbraio 1627
1618
Medici (de') Giuliano a Curzio Picchena
26 gennaio 1620
1440
Medici (de') Giuliano a Curzio Picchena
28 gennaio 1620
1443
Medici (de') Giuliano a Curzio Picchena
4 febbraio 1620
1445
Medici (de') Giuliano a Curzio Picchena
20 febbraio 1620
1447
Medici (de') Giuliano a Curzio Picchena
22 aprile 1620
1460
Medici (de') Giuliano a Curzio Picchena
1 dicembre 1620
1485
Monte (del) Francesco Maria a Galileo
3 maggio 1620
1464
Monte (del) Francesco Maria a Galileo
6 giugno 1620
1469
Morandi Orazio a Galileo
17 aprile 1626
1775
Morandi Orazio a Galileo
2 maggio 1626
1777
Morandi Orazio a Galileo
20 giugno 1626
1783
Muti Carlo a Galileo
18 aprile 1620
1458
Muti Carlo a Galileo
25 settembre 1620
1482
Muti Carlo a Galileo
15 agosto 1621
1507



Nozzolini Tolomeo ad Andrea Gerini
26 aprile 1627
1810
Nozzolini Tolomeo ad Andrea Gerini
1 maggio 1627
1814
Nozzolini Tolomeo ad Andrea Gerini
maggio 1627
1821
Nozzolini Tolomeo ad Andrea Gerini
giugno1627
1823
Nozzolini Tolomeo ad Andrea Gerini
giugno 1627
1824



Oddi Muzio a Piermatteo Giordani
2 settembre 1622
1533
Orsini Paolo Giordano a Galileo
27 maggio 1622
1526
Orsini Paolo Giordano a Galileo
30 giugno 1622
1527



Pecci Francesco a Galileo
23 giugno 1627
1826
Picchena Curzio a Giuliano de'Medici
23 febbraio 1620
1449
Piccolomini Aragona Ascanio a Galileo
27 luglio 1624
1652
Piccolomini Aragona Ascanio a Galileo
16 settembre 1628
1904
Pieralli Marcantonio a Galileo
9 febbraio 1628
1854
Pieralli Marcantonio a Galileo
17 maggio 1628
1882
Pieroni Giovanni a Galileo
24 luglio 1626
1789
Pignoria Lorenzo a Galileo
24 gennaio 1620
1437
Pignoria Lorenzo a Galileo
31 gennaio 1620
1444
Pignoria Lorenzo a Galileo
27 marzo 1620
1454
Pignoria Lorenzo a Galileo
6 maggio 1622
1522



Ricci (de') Pierfrancesco a Ferdinando II de'Medici, Granduca di Toscana
1 dicembre 1628
1913
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
27 marzo 1621
1493
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
13 ottobre 1623
1583
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
10 ottobre 1625
1732
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
1 novembre 1625
1735
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
8 novembre 1625
1737
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
16 gennaio 1626
1756
Rinuccini Tommaso a Galileo
20 ottobre 1623
1586
Rinuccini Tommaso a Galileo
3 novembre 1623
1593
Rinuccini Tommaso a Galileo
2 dicembre 1623
1602
Rinuccini Tommaso a Galileo
20 luglio 1624
1652
Rinuccini Tommaso a Galileo
27 luglio 1624
1654
Rinuccini Tommaso a Galileo
10 agosto 1624
1657
Rinuccini Tommaso a Galileo
16 marzo 1625
1713
Rinuccini Tommaso a Galileo
24 gennaio 1626
1760
Rota Angelo a Galileo
13 giugno 1621
1499



Sagredo Zaccaria a Galileo
14 marzo 1620
1452
Sagredo Zaccaria a Galileo
14 aprile 1620
1457
Sagredo Zaccaria a Galileo
5 maggio 1620
1465
Sagredo Zaccaria a Galileo
1 luglio 1620
1472
Sagredo Zaccaria a Galileo
25 luglio 1620
1475
Sagredo Zaccaria a Galileo
29 agosto 1620
1480
Santini Antonio a Galileo
10 gennaio 1620
1434
Santini Antonio a Galileo
3 aprile 1620
1455
Santini Antonio a Galileo
4 luglio 1624
1647
Santini Antonio a Galileo
9 agosto 1624
1656
Santini Antonio a Galileo
6 settembre 1624
1662
Santini Antonio a Galileo
4 ottobre 1624
1670
Santini Antonio a Galileo
26 ottobre 1624
1677
Santini Antonio a Galileo
15 novembre 1625
1740
Santini Antonio a Galileo
8 maggio 1626
1778
Settala Lodovico a Galileo
16 dicembre 1620
1486
Silvi Giovanni a Galileo
17 giugno 1628
1890
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
29 aprile 1620
1462
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
29 novembre 1623
1601
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
13 dicembre 1626
1799
Spagna (di) Filippo III a Pedro Tellez y Giron, duca di Ossuna
28 gennaio 1620
1442
Spinola Tiberio a Galileo
22 gennaio 1621
1491
Spinola Tiberio a Galileo
15 giugno 1621
1500
Spinola Tiberio a Galileo
25 agosto 1621
1508
Stelluti Francesco e Federico Cesi a Galileo
30 settembre 1623
1579
Stelluti Francesco a Giovanni Faber
7 settembre 1621
1510
Stelluti Francesco a Galileo
27 gennaio 1620
1441
Stelluti Francesco a Galileo
4 aprile 1620
1456
Stelluti Francesco a Galileo
16 agosto 1622
1531
Stelluti Francesco a Galileo
8 aprile 1623
1554
Stelluti Francesco a Galileo
12 agosto 1623
1564
Stelluti Francesco a Galileo
8 settembre 1623
1575
Stelluti Francesco a Galileo
28 ottobre 1623
1590
Stelluti Francesco a Galileo
4 novembre 1623
1595
Stelluti Francesco a Galileo
23 agosto 1624
1659
Stelluti Francesco a Galileo
10 gennaio 1626
1754
Stelluti Francesco a Galileo
28 febbraio 1626
1764
Stelluti Francesco a Gileo
7 marzo 1626
1766
Stelluti Francesco a Galileo
14 marzo 1626
1767
Stelluti Francesco a Galileo
14 agosto 1627
1835
Stelluti Francesco a Galileo
2 dicembre 1628
1914
Stigliani Tommaso a Galileo
30 ottobre 1620
1484



Vannuccini Giovanni a Galileo(1043)
2 novembre 1634
1679



(1) FABIO COLONNA e FRANCESCO STELLUTI: cfr. n. 1441.
(2) Intendi, quello che poi fu il Dialogo dei Massimi Sistemi.
(3) Cfr. n. 979.
(4) Cfr. n. 1222.
(5) CARLO MUTI.
(6) Forse FILIPPO ANGELI detto LIANI.
(7) Fu data in luce con la data del 1625 e come supplemento all'opera dell'HERNANDEZ gi citata: cfr. n. 584.
(8) VIRGINIO CESARINI.
(9) di ce saper - [CORREZIONE]
(10) Cfr. n. 1432.
(11) Cfr. Vol. XIX, Doc. XVI, c).
(12) Cfr. n. 1444.
(13) Cfr. n. 1454.
(14) Cfr. n. 1435.
(15) IACOPO GALLO.
(16) ALESSANDRO GALVANI.
(17) IACOPO ANTONIO MARTA.
(18) Nessuna pubblicazione del MARTA con tal titolo ci  nota.
(19) TADDEO PISONE SOAZZA.
(20) FRANCESCO POLA.
(21) LUIGI CORRADINI.
(22) GIOVANNI BOATO.
(23) IACOPO CESANA.
(24) GIOVANNI GALVANI.
(25) FAUSTINO SOMMI.
(26) INNOCENZO FIORINI.
(27) LUIGI PACI.
(28) LUIGI ALBERTI.
(29) LIVIO LEONI.
(30) BENEDETTO BOVIO.
(31) GIO. CAMILLO GLORIOSI.
(32) PROSPERO ALPINI.
(33) GIOVANNI PREVT.
(34) TOMMASO MINADOI.
(35) RODRIGO FONSECA.
(36) ALESSANDRO VIGONZA.
(37) BENEDETTO SELVATICO.
(38) Consultationum medicinalium tomus primus, ecc. Auctore RODERICO A FONSECA, ecc. Venetiis, MDCXVIII, apud Ioannem Guerilium.
(39) SAMUELE GEYFUSS.
(40) CAMILLO NOALE.
(41) GIROLAMO FABRIZIO d'ACQUAPENDENTE.
(42) Non fu pubblicato se non molti anni pi tardi, col titolo: De lucernis antiquorum reconditis  Libb. sex, ecc. earum causae, proprietates, differentiaeque singulae, ecc. Autore FORTUNIO LICETO, ecc. Utini, ex typografia Nicolai Schiratti, MDCLII.
(43) fondemento - [CORREZIONE]
(44) nella Terzere - [CORREZIONE]
(45) separasi - [CORREZIONE]
(46) nelle sua - [CORREZIONE]
(47) Cfr. Vol. VI, pag. 111-180 Edizione Nazionale.
(48) Cfr. n. 1433.
(49) Questo memoriale non fu rinvenuto nell'Archivio Generale di Simancas: crediamo per si tratti della scrittura che pubblichiamo sotto il n. 1277.
(50) Cfr. n. 1442.
(51) Cfr. n. 1437.
(52) Cfr. n. 1443.
(53) Cfr. n. 1436.
(54) CARLO MUTI.
(55) Cfr. n. 1436.
(56) N il memoriale n la lettera sono presentemente nell'Archivio di Stato in Firenze, e forse non furono mai mandati.
(57) Cfr. nn.i 1442, 1445.
(58) Cfr. n. 1430.
(59) Intende la Libra Astronomica, opera dei Gesuiti.
(60) Cfr. n. 1430.
(61) Cfr. n. 1055.
(62) Il 5 marzo.
(63) Ne sono giunte tre insino a noi. Cfr. nn.i 1318, 1348, 1355.
(64) Intende il Discorso delle Comete, dato in luce sotto il nome di MARIO GUIDUCCI alla fine del giugno 1619.
(65) IACOPO GALLO.
(66) BALDASSARE BONIFACI.
(67) MARCO ANTONIO CORNARO.
(68) Cfr. n. 1437.
(69) Cfr. n. 1417.
(70) Cfr. n. 1441.
(71) finirla mia, e - [CORREZIONE]
(72) FRANCESCO PINELLI: cfr. n. 1311.
(73) GIO. VINCENZIO PINELLI.: cfr. n. 86, n. 445, n. 1311.
(74) NICCOL TRENTO.
(75) Cfr. n. 1452.
(76) MARCO ANTONIO CORNARO.
(77) Cfr. Vol. XIX, pag. 257, Doc. XXI, d), lin. 130-144 Edizione Nazionale.
(78) Cfr. nn.i 1442, 1445, 1449.
(79) Cfr. n. 1461.
(80) Cfr. n. 1461.
(81) Cfr. nn.i 1447, 1449.
(82) la affetto. In luogo di affetto prima aveva cominciato a scrivere un'altra parola, che, a quanto pare, cominciava da b; poi corresse questa parola, ma non la precedente. - [CORREZIONE]
(83) BENEDETTO CASTELLI.
(84) Cfr. n. 1464.
(85) Cfr. n. 1471.
(86) sdegniato - [CORREZIONE]
(87) Signiore - [CORREZIONE]
(88) Cfr. nn.i 1457, 1465.
(89) Cfr. n. 1461.
(90) Cfr. nn.i 1461, 1465.
(91) Cfr. n. 1467.
(92) Questa lettera non  giunta insino a noi.
(93) Cfr. n. 1467.
(94) Non  presentemente allegata alla lettera.
(95) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(96) GASPARE PIGNANI.
(97) CAMILLO GERMINI.
(98) OTTAVIANO VESTRI BARBIANI.
(99) A quanto pare, prima aveva scritto il d p.o e poi corresse p.o in 2. - [CORREZIONE]
(100) VIRGINIO CESARINI.
(101) CAMILLO GUIDI.
(102) Non  presentemente allegato alla lettera. Si tratta della ben nota Adulatio perniciosa; cfr. MAPHAEI S. R. E. Card. BARBERINI, nunc URBANI PP. VIII Poemata. Antverpiae, ex officina Plantiniana Balthasaris Moreti, M.DC.XXXIV, pag. 278-282.
(103) Cfr. n.i 1472, 1475.
(104) Cfr. n. 1479.
(105) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVIII.
(106) TIBERIO MUTI. Cfr. n. 514.
(107) GIACOMO MUTI. Cfr. n. 1184.
(108) Cfr. nn.1 1442, 1446, 1449, 1463.
(109) Cfr. Vol. II, pag. 515-599 Edizione Nazionale.
(110) Cfr. Vol. XIX, pag. 321-322 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 17, alfa e beta).
(111) FEDERIGO BORROMEO.
(112) ANTONIO GIGGI.
(113) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIX.
(114) Di stile fiorentino.
(115) Cfr. n. 581.
(116) Intendi, GIROLAMO FRACASTORO.
(117) PIETRO ALBOBRANDINI.
(118) Cfr. nn.i 1474, 1476.
(119) LODOVICO LUDOVISI, di cui il CIAMPOLI era stato nominato segretario per le lettere latine.
(120) GREGORIO XV.
(121) COSIMO II.
(122) Intendi, all'arcivescovato di Fermo.
(123) FRANCESCO RINUCCINI.
(124) GIACOMO CRISTOFORO KEMPFF.
(125) MARIA MADDALENA D'AUSTRIA.
(126) Questa non  pervenuta insino a noi.
(127) LUIGI fratello di MARCO BARBAVARA.
(128) Logarithmorum Canonis Descriptio et Constructio. Authore et inventore IOANNE NEPERO. Lugduni Batavorum, apud Barth. Vincentium, 1620.
(129) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII, c, 2).
(130) CLAUDIO ACHILLINI.
(131) GIOVANNI BARCLAY.
(132) L'ODESCALCHI (Memorie istorico-critiche dell'Accademia de'Lincei, ecc. Roma, MDCCCVI, nella stamperia di Luigi Perego Salvioni, pag. 142) non scrive di questo, intorno al quale molto probabilmente il FABER cadde in errore, ma nomina al luogo di lui NICCOL FABRI DI PEIRESC.
(133) CASSIANO DAL POZZO.
(134) NICCOL VILLANI.
(135) MARINO GHETALDI.
(136) GIUSEPPE FAVORINI.
(137) GIUSEPPE NERI.
(138) IUSTI RYCQUI De Capitolio romano commentarius, ecc. Gandavi, apud Cornelium Marium, anno Christiano (.DC.XVII.
(139) GIACOMO CRISTOFORO KEMPFF.
(140) in ville - [CORREZIONE]
(141) Cfr. n. 1496.
(142) do dova a V. S. - [CORREZIONE]
(143) m'honer di - [CORREZIONE]
(144) il Pencipe - [CORREZIONE]
(145) LUIGI D'ESTE.
(146) Cfr. n. 1496.
(147) FRANCESCO RINUCCINI.
(148) Non si  ritrovata nel carteggio della Granduchessa MARIA MADDALENA, nell'Archivio Fiorentino di Stato.
(149) Cfr. n. 1494.
(150) Cfr.Vol.V, pag. 237-238 Edizione Nazionale.
(151) BENEDETTO CASTELLI.
(152) Cfr. nn.i 1430, 1451.
(153) PIERO GUICCIARDINI.
(154) CARLO DE'MEDICI.
(155) Cfr. n. 1436.
(156) Cfr. Vol. VI, pag. 183-196 Edizione Nazionale.
(157) Cfr. n. 1500.
(158) Non  presentemente allegata alla lettera.
(159) VENCESLAO COEBERGHER.
(160) DANIELLO ANTONINI.
(161) Erano CLAUDIO ACHILLINI, CASSIANO DAL POZZO e GIUSEPPE NERI.
(162) cos sapemo a - [CORREZIONE]
(163) Cfr. n. 1502.
(164) LODOVICO LUDOVISI.
(165) Cio il Saggiatore.
(166) MAFFEO BARBERINI.
(167) Vergino - [CORREZIONE]
VIRGINIO CESARINI.
(168) GIO. BATTISTA AGUCCHI.
(169) Cfr n. 1511.
(170) TADDEO GALLETTI.
(171) CARLO MUTI.
(172) questi piano gli - [CORREZIONE]
(173) Cfr. n. 1511.
(174) ROBERTO UBALDINI.
(175) FRANCESCO BONCOMPAGNI.
(176) IPPOLITO ALDOBRANDINI.
(177) LODOVICO LUDOVISI.
(178) VINCENZIO di GALILEO GALILEI.
(179) carrozzia - [CORREZIONE]
(180) Intendi la risposta al SARSI, cio alla Libra Astronomica del GRASSI.
(181) Cfr. n. 1521.
(182) con fram'intendere - [CORREZIONE]
(183) Il P. Don BENEDETTO CASTELLI.
(184) Cfr. n. 1513.
(185) Cfr. n. 1518
(186) Cfr. n. 1519.
(187) tratatto - [CORREZIONE]
(188) Cfr. n. 1529.
(189) PAOLO GUALDO.
(190) MARTINO SANDELLI.
(191) RODRIGO FONSECA.
(192) GIORGIO RAGUSEO.
(193) CURZIO PICCHENA.
(194) Non  presentemente allegata alla lettera. Si legge nella raccolta Septem illustrium virorum poemata, Antverpiae, ex officina Plantiniana Balthasaris Moreti, M.DC.LXII, pag. 338-345, col titolo: "Cynthio Clementio, Archiatro Romano, cum vocis usum recuperasset".
(195) Videro la luce col titolo Poesie liriche e toscane di D. VERGINIO CESARINO, In Roma, per Angelo Bernab dal Verme, MDCLXIV.
(196) Cfr. n. 1524.
(197) CASSIANO DAL POZZO.
(198) Cfr. n. 1523.
(199) Cfr. n. 1490, e Vol. XIX, Doc. XXIX.
(200) Cfr. n. 1435.
(201) Cfr. n. 1522
(202) Cfr. n. 1522.
(203) Scandaglio sopra la Libra Astronomica e Filosofica di Lotario Sarsi, nella controversia delle comete e particolarmente delle tre ultimamente vedute l'anno 1618, del Sig. GIO. BATTISTA STELLUTI da Fabriano, Dottor di legge. In Terni, app. Tommaso Guerrieri, 1622.
(204) Accanto all'indirizzo si hanno alcuni disegni informi, forse di soggetto astronomico, che probabilmente sono di mano di GALILEO. Non hanno alcuna relazione con l'argomento della lettera.
(205) GUIDOBALDO DEL MONTE.
(206) Cfr. n. 1531.
(207) GIO. BATTISTA RINUCCINI.
(208) Cio il Saggiatore: cfr.Vol.VI, pag. 199-372 Edizione Nazionale.
(209) GIOVANNI DOLFIN.
(210) FELICI CENTINI.
(211) possar metter - [CORREZIONE]
(212) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXX.
(213) Cfr. Vol. V, pag. 377-395 Edizione Nazionale.
(214) Intendi il Saggiatore: cfr. n. 1536.
(215) Cfr. n. 1536.
(216) CASSIANO DAL POZZO.
(217) F. THOMAE CAMPANELLAE Calabri, Ordinis Praedicatorum, Apologia pro Galilaeo, mathematico Florentino, ubi disquiritur utrum ratio philosophandi, quam Galilaeus celebrat, faveat Sacris Scripturis an adversetur. Francofurti, impensis Godefredi Tampachii, typis Erasmi Kempfferi, anno MDCXXII.
(218) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXIV, b, 18).
(219) Cfr. n. 1543.
(220) Cfr. n. 1544.
(221) Conte ONOFRIO CASTELLI; cfr. n. 1543.
(222)  manoscritta nella Biblioteca Barberiniana in Roma, Cod. XLVIII, 145, car. 1-13. Cfr. Serie duodecima di Scampoli Galileiani, raccolti da ANTONIO FAVARO (negli Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Nuova Serie, Vol. XIII, pag. 17-22), Padova, tipografia Gio. Batt. Randi, 1897.
(223) Di stile fiorentino.
(224) ANGELO DE FILIIS.
(225) CESARE GHERARDI.
(226) Cfr. n. 1545.
(227) NICCOL RICCARDI.
(228) Cfr. Vol. VI, pag. 200 Edizione Nazionale.
(229) Cfr.Vol.VI, pag. 205-206 Edizione Nazionale.
(230) ADRIANO VAN ROOMEN.
(231) BARTOLOMEO PITISCO.
(232) Benedetto Bertz. Cfr. n. 1552. - [CORREZIONE]
(233) GIO. BATTISTA STELLUTI.
(234) Cfr. n. 1531.
(235) Cfr. n. 1543.
(236) Cfr. n. 584.
(237) Cfr. Mss. Galileiani, Discepoli, Vol. II, car. 14-26.
(238) Cfr. n. 1521.
(239) Cfr. n. 1554.
(240) Cfr. nn.i 1543, 1554.
(241) Cfr. n. 197.
(242) Prima aveva scritto de i frati, poi cancell, e corresse del vulgo. - [CORREZIONE]
(243) Cfr. n. 1554.
(244) VIGINIA GALILEI ne'LANDUOCI: cfr. Vol. XIX, Doc. XXXI.
(245) FRANCESCO di CARLO BARBERINI.
(246) Oratio de Pontifice maximo eligendo. Ad Illustrissimos et Reverendissimos S. R. E. Cardinales, post obitum Gregorii XV Vaticanum Conclave ingressuros. Habita Romae, die XIX Iulii, in Sacrosancta Principis Apostolorum Basilica, a IOANNE CIAMPOLO, Secretario Apostolico domestico et eiusdem Basilicae Canonico. Anno 1623. Romae, ex typographia Iacobi Mascardi.
(247) MAFFEO BARBERINI che, eletto Papa, prese il nome di URBANO VIII.
(248) LIVIA GALILEI. Cfr. Vol. XIX, Doc. XXV, b).
(249) CESARE GHERARDI.
(250) con nostro conon dispiacere - [CORREZIONE]
(251) FRANCESCO BARBERINI.
(252) Intende, il Saggiatore.
(253) Accanto all'indirizzo vi sono figure e abbozzi di computi geometrici e numerici, di mano di GALILEO.
(254) che mi fossibile. Hors - [CORREZIONE]
(255) Cfr. nn.i 1550, 1551.
(256) Al secolo VIRGINIA di BENEDETTO LANDUCCI.
(257) BENEDETTO LANDUCCI.
(258) letto con con gusto - [CORREZIONE]
(259) VINCENZIO GALILEI.
(260) Cfr. n. 1564.
(261) Cfr. Vol. VI, pag. 199 Edizione Nazionale.
(262) FRANCESCO VILLAMENA.
(263) Cfr. Vol. VI, pag. 203 Edizione Nazionale.
(264) MARCO ANTONIO GOZZADINI.
(265) FRANCESCO SACRATI.
(266) FRANCESCO BARBERINI.
(267) Cfr. Vol. VI, pag. 13-17 Edizione Nazionale.
(268) CARLO BARBERINI.
(269) Intendi, la Badessa del Monastero.
(270) Non  ora allegato alla lettera. Cfr. n. 1575.
(271) Cfr. n. 1579.
(272) Cfr. n. 1580.
(273) Card. Berberino - [CORREZIONE]
(274) Prima pare avesse scritto Di V. Rev.za, poi corresse Rev. in Sig., rimanendo il za in alto. - [CORREZIONE]
(275) Intende, com' probabile, dell'autunno, e allude alla regola dell'Ordine Francescano.
(276) Intendi, l'elezione a Luogotenente civile del Cardinal Vicario.
(277) TOMMASO RINUCCINI.
(278) Il grembiule del quale si serviva GALILEO, quando attendeva a lavori manuali.
(279) Un servo di GALILEO.
(280) fattaci, di di venire - [CORREZIONE]
(281) e protr star - [CORREZIONE]
(282) Non  presentemente allegata alla lettera.
(283) conceda inteira felicit - [CORREZIONE]
(284) Cfr. Vol. VI, pag. 201 Edizione Nazionale.
(285) Cfr. n. 1581.
(286)  a pag. 120, nel testo della Libra Astronomica.
(287) Cfr. Vol. VI, pag. 207-211 Edizione Nazionale.
(288) oratine - [CORREZIONE]
(289) Cfr. n. 1604.
(290) Cfr. Vol. VI, pag. 279-281 Edizione Nazionale.
(291) GIO. BATTISTA MARINI.
(292) BENEDETTO CASTELLI.
(293) ANGELO GRILLO.
(294) LORENZO MAGALOTTI.
(295) CAMILLO RINUCCINI.
(296) GIO. BATTISTA RINUCCINI.
(297) Cfr. n. 1589.
(298) Cfr. n. 1593.
(299) CARLO DE'MEDICI.
(300) Cfr. n. 1593.
(301) Canto X, st. 43-47.
(302) GIO. BATTISTA STELLUTI.
(303) mi tine - [CORREZIONE]
(304) Il Saggiatore.
(305) Cfr. n. 1596.
(306) Cfr. Vol. VI, pag. 13 Edizione Nazionale.
(307) uffici chi da - [CORREZIONE]
(308) Cfr. Vol. VI, pag. 14 Edizione Nazionale.
(309) Accanto all'indirizzo sono figure geometriche e computi aritmetici e geometrici, di mano di GALILEO.
(310) Intendi, l'Errata corrige: cfr. Vol. VI, pag. 14 [Edizione Nazionale].
(311) FRANCESCO BARBERINI.
(312) GIO. BATTISTA RINUCCINI.
(313) Cfr. n. 1596.
(314) CAMILLO ACCARISI.
(315) Cfr. n. 1591.
(316) TOMMASO CACCINI.
(317) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXI, d), lin. 206 Edizione Nazionale.
(318) BENEDETTO LANDUCCI.
(319) Cfr. n. 1571.
(320) tali; oh se - [CORREZIONE]
(321) TARQUINIO GALLUZZI.
(322) Cfr. Vol. VI, pag. 13-14 Edizione Nazionale.
(323) Intendi, l'Errata corrige.
(324) IULII CAESARIS LAGALLAE De coelo animato disputatio, Leonis Allatii, amici ex animo cari, opera publicae utilitati procurata. Typis Voegelianis, M. DC. XXII. Cfr. n. 1451.
(325) Cfr. Satire del senatore IACOPO SOLDANI, Patrizio Fiorentino, con annotazioni, date ora in luce la prima volta. In Firenze, MDCCLI, nella stamperia di Gaetano Albizzini, pag. 49-57.  la Satira IV, Contro i Peripatetici.
(326) A quanto pare, sotto "Arg. et Pass. Eps.i proprium" era scritto dell'altro; se non che la carta, che  guasta, non permette di leggere.
(327) Di stile fiorentino.
(328) GIOVANNI REMO.
(329) VIRGINIA GALILEI ne'LANDUCCI: cfr. n. 1558.
(330) salutandi di core - [CORREZIONE]
(331) Di stile fiorentino.
(332) Cfr. Vol. VI, pag. 14 Edizione Nazionale.
(333) PIERO DINI.
(334) Sul tergo del secondo foglio (car. 216) della lettera, che del resto  bianco,  segnato, d'altra mano, l'itinerario Firenze, Perugia, Todi, Acquasparta, Roma.
(335) VIRGINIO CESARINI.
(336) Cfr. n. 572.
(337) GASPARE SCIOPPIO.
(338) VIRGINIO CESARINI.
(339) Cfr. n. 1615.
(340) Cfr. nn.i 1615. 1619.
(341) GASPARE MATTEI.
(342) Cfr. Vol. VI, pag. 111 Edizione Nazionale.
(343) Cfr. n. 1438.
(344) Cfr. n. 1529.
(345) De Cometis. Dissertatio astronomico-physica, publice habita in Gymnasio Patavino, anno Domini MDCXIX, a IOANNE CAMILLO GLORIOSO, ecc. Venetiis, ex typograpbia Varisciana, MDCXXIV.
(346) VIRGINIO CESARINI.
(347) FERDINANDO CESARINI.
(348) FRANCESCO BARBERINI.
(349) ANGELO DE FILIIS.
(350) luogo del fuoco del fuoco maggiore - [CORREZIONE]
(351) Cfr. n. 1625.
(352) BENEDETTO LANDUCCI.
(353) Cfr. n. 1625.
(354) CARLO BARBERINI.
(355) FRANCESCO BARBERINI.
(356) Cfr. n. 1611.
(357) Cfr. n. 1546.
(358) FEDERICO EUTEL DI ZOLLERN.
(359) Cfr. nn.i 1615, 1619, 1620.
(360) NICCOL ANTONIO STELLIOLA.
(361) Cfr. n. 752.
(362) Cfr. n. 1630.
(363) ANGELO CESI.
(364) SCIPIONE COBELLUZZI.
(365) ALESSANDRO D'ESTE.
(366) CESARE MARSILI.
(367) Cfr. n. 1633.
(368) Quanto segue si legge in un poscritto.
(369) Cfr. n. 1632.
(370) NICCOL RICCARDI.
(371) GASPARE SCIOPPIO.
(372) FRANCESCO NORI.
(373) FRANCESCO BARBERINI.
(374) CARLO BARBERINI.
(375) ANTONIO e TADDEO BARBERINI.
(376) SCIPIONE COBELLUZZI.
(377) FRANCESCO BONCOMPAGNI.
(378) Cfr. n. 1636.
(379) Cfr. n. 1635.
(380) Cfr. n. 685, n.o 1644.
(381) GIOVANNI FABER.
(382) Cfr. n. 1637.
(383) FRANCESCO BARBERINI.
(384) Cfr. Vol. V, pag. 399-412 Edizione Nazionale.
(385) GIOVANNI BARTOLINI.
(386) OTTAVIO CORSINI.
(387) SFORZA PALLAVICINI.
(388) Cfr. n. 1637.
(389) Cfr. n. 1606.
(390) CESARE MARSILI: cfr. n. 1637.
(391) ANGELO CESI.
(392) Cfr. n. 1687.
(393) che qualche - [CORREZIONE]
(394) Cfr. n. 1648.
(395) Il SANTINI credeva, manifestamente, che GALILEO non fosse ancora tornato a Firenze.
(396) Cfr. n. 1647.
(397) L'IMPERIALI credeva erroneamente, insieme col SANTINI (cfr. n. 1647), che GALILEO fosse tuttavia a Roma.
(398) Cfr. n. 1642.
(399) Cfr. Vol. V, pag. 403-412 Edizione Nazionale.
(400) Cfr. Nuovi studi galileiani per ANTONIO FAVARO (Memorie del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Vol. XXIV). Venezia, tipografia Antonelli, pag. 158-159.
(401) Cfr. n. 1663.
(402) MARIO GUIDUCCI.
(403) GIO. BATTISTA RINUCCINI.
(404) Cfr. n. 1654.
(405) FRANCESCO BARBERINI.
(406) Cfr. n. 1637.
(407) Cfr. n. 1652.
(408) Cfr. n. 1652
(409) Cfr. n. 1657.
(410) OTTAVIO RIDOLFI.
(411) OTTAVIO BANDINI.
(412) Cfr. nn.i 1658, 1660.
(413) Cfr. n. 1654.
(414) Cfr. nn.i 1652, 1654.
(415) Cfr. n. 1661.
(416) abbastanta - [CORREZIONE]
(417) Cfr. Memorie istorico-critiche dell'Accademia dei Lincei e del Principe Federico Cesi, secondo Duca d'Acquasparta, fondatore e principe della medesima, raccolte e scritte da D. BALDASSARE ODESCALCHI, ecc. Roma, MDCCCVI, nella stamperia di Luigi Perego Salvioni, pag. 167 e seg.
(418) Cfr. n. 1657.
(419) TARQUINIO GALLUZZI.
(420) Euripus, seu de fluxu et refluxu maria sententia MARCI ANTONII DE DOMINIS, ecc. Romae, apud Andream Phaeum, MDCXXIV.
(421) ONOFRIO CASTELLI.
(422) Cfr. n. 1650.
(423) Cfr. n. 1658.
(424) Cfr. n. 1660.
(425) Intendi, quella che fu poi il Dialogo dei Massimi sistemi.
(426) adretio - [CORREZIONE]
(427) Cfr. n. 1661.
(428) ANDREA EUDAEMON-IOANNES.
(429) Cfr. Vol. VI, pag. 509-561 [Edizione Nazionale].
(430) Cfr. n. 1637.
(431) Cfr. n. 1650.
(432) NICCOL RICCARDI.
(433) Che fu poi il Dialogo dei Massimi Sistemi: cfr. Vol. VII, pag. 4 Edizione Nazionale.
(434) MARCO ANTONIO DE DOMINIS: cfr. n. 1661.
(435) SCIPIONE COBELLUZZI.
(436) DESIDERATO SCAGLIA.
(437) SCIPIONE CHIARAMONTI.
(438) FRANCESCO SFORZA.
(439) Cfr. nn.i 1661, 1663.
(440) Prima aveva scritto entrandogli, poi corresse il li finale in mi, senza per cancellare g, cosicch si legge entrandogmi. - [CORREZIONE]
(441) Cfr. n. 1671.
(442) Cfr. n. 1663.
(443) Cfr. n. 1663.
(444) Cfr. nn.i 1660, 1669.
(445) San Pard'Arena. - [CORREZIONE]
(446) Cfr. n. 1676.
(447) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 109, lin. 3-9 Edizione Nazionale.
(448) IO. BAPT. PORTAE Neapolitani, Magiae Naturalis libri XX, ab ipso authore expurgati et superaucti, in quibus scientiarum naturalium divitiae et delitiae demonstrantur, ecc. Neapoli, apud Horatium Salvianum, D.D. LXXXVIIII, pag. 270.
(449) Cfr. n. 230.
(450) Cfr. n. 1667.
(451) Cfr. n. 1662.
(452) Cfr. n. 1680.
(453) Antitycho SCIPIONIS CLARAMONTIS Caesenatis, in quo contra Tychonem Brahe et nonnullos alios, rationibus eorum ex opticis et geometricis principiis solutis, demonstratur cometas esse sublunares, non coelestes, etc. Venetiis, M.DC.XXI, apud Evangelistam Deuchinum.
(454) L'esemplare al quale accenna qui  presentemente nella Biblioteca Barberiniana, con la segnatura; "N. VII. 68 (Olim Sc. LII. c. 4)".
(455) La lettera a cui qui si accenna non  pervenuta sino a noi.
(456) Cfr. Vol. VI, pag. 505, nota 6 Edizione Nazionale.
(457) Cfr. Vol. VI, pag. 542, lin. 2-7 [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti.
(458) Cio l'Apologia.
(459) LEOPOLDO D'AUSTRIA, che fu in Firenze in occasione del suo matrimonio con la Principessa CLAUDIA DE'MEDICI, sorella del Granduca COSIMO II.
(460) GIO. BATTISTA LENI.
(461) OTTAVIO CORSINI.
(462) VALORE e DOMENICO CASINI.
(463) Cfr. nn.i 1650, 1663.
(464) Intendi, quella de'Cardinali, ch'ebbe luogo li 7 ottobre 1624 e che fu la seconda del Pontificato di URBANO VIII.
(465) Cfr. n. 1671.
(466) Intendi, la lettera all'INGOLI: cfr. Vol. VI, pag. 509-561 Edizione Nazionale.
(467) Cfr. nn.i 1664 e 1665.
(468) Cfr. n. 1665.
(469) Cfr. n. 584.
(470) GIO. BATTISTA LENI.
(471) Forse quello dipinto da ALESSANDRO VAROTARI, detto il Padovanino, nel tempo in cui, per mediazione di GALILEO e di GIOVANFRANCESCO SAGREDO, fu a Firenze. Ignoriamo dove presentemente si trovi il ritratto del pittore Padovano:  per stato inciso ed inserito nella raccolta intitolata: Galerie historique des hommes les plus clbres de tous les sicles et de toutes les nations, contenant leurs portraits, gravs au trait d'aprs les meilleurs originaux, avec l'abrg de leur vie et des observations sur leurs caractres ou sur leurs ouvrages; par une socit de gens de lettres. Publie par C. P. LANDON. Tome V. A Paris, chez C. P. Landon, de l'imprimerie des Annales du Muse, An XIII - 1805.
(472) MARCELLO SACCHETTI.
(473) Cfr. n. 1667.
(474) Cfr. nn.i 1662, 1670.
(475) Cfr. n. 1670.
(476) Hipparchus, seu de magnitudinibus et intervallis trium corporum, solis, lunae et telluris: cfr. IOANNIS KEPLERI Opera omnia edidit Dr. CH. FRISCH. Volumen III, Francofurti a M. et Erlangae, Heyder et Zimmer, MDCCCLX, pag. 520-544.
(477) Cfr. n. 1672.
(478) Cfr. n. 1671.
(479) Cfr. n. 1668.
(480) Cfr. n. 1675.
(481) molto chiare - [CORREZIONE]
(482) Cfr. Vol. VI, pag. 505 [Edizione Nazionale] e n. 1671.
(483) Cfr. n. 1671.
(484) COSTANZA BARBERINI.
(485) A questa lettera il Campori erroneamente attribu la data dell'anno 1624. Per le ragioni altre volte esposte, anche nella Ristampa la manteniamo nell'ordine errato, avvertendo che la lettera si trova ancora riprodotta nel posto assegnato dall'ordine cronologico, cio in data 2 Novembre 1634.
(486) CARLO DE'MEDICI.
(487) Cfr. Vol. XIX, Doc. XIII, e), pag. 202 Edizione Nazionale.
(488) Cfr. n. 1678.
(489) Cfr. Vol. VI, pag. 511, lin. 28-29 Edizione Nazionale.
(490) ALESSANDRO POLLINI: cfr. n. 1678.
(491) Cfr. n. 1664.
(492) Cfr. n. 1671.
(493) Antitycho SCIPIONIS CLARAMONTII, ecc. Venetiis, M. DC. XXI, apud Evangelistam Deuchinum, pag. 259-260.
(494) Cfr. nn.i 1683, 1693.
(495) Cfr. nn.i 1671 e 1678.
(496) OTTAVIO CORSINI.
(497) Cfr. n. 1672.
(498) Cfr. n. 1669.
(499) Cfr. n. 1667.
(500) VINCENZIO, figliuolo di GALILEO.
(501) LORIO LORII.
(502) Cfr. n. 1604.
(503) Cfr. n. 1680.
(504) Cfr. n. 1671.
(505) Cfr. nn.i 1680, 1693.
(506) VLADISLAO, figliuolo di SIGISMONDO.
(507) sempre  aggiunto di mano del MAGALOTTI.
(508) Cfr. n. 1680.
(509) OTTAVIO CORSINI: cfr. n. 1672.
(510) Cfr. Carteggio inedito di Ticone Brahe, Giovanni Keplero e di altri celebri astronomi e matematici dei secoli XVI e XVII con Giovanni Antonio Magini, tratto dall'Archivio Malvezzi de'Medici in Bologna, pubblicato ed illustrato da ANTONIO FAVARO. Bologna, Nicola Zanichelli, 1886, pag. 110, nota 4.
(511) Cfr. n. 1686.
(512) Cfr. n. 1674.
(513) Cfr. n. 1687.
(514) Cfr. n. 1684.
(515) Questo "trascritto"  anche oggi allegato alla lettera e forma la car. 223 del medesimo Tomo dei Mss. Galileiani: comprende, come nella lettera  accennato, un tratto del cap. 10 dal lib. 17 della Magia Naturalis di GIO. BATTISTA DELLA PORTA (cfr. n. 1669), dalle parole Concavae lentes, quae longe sunt fino a clara videbis, "quibus verbis", soggiunge l'IMPERIALI, "telescopium clare describit", l'intero cap. 11, e un breve tratto del cap. 19, verso la met, da Parabolam cristallinam omnium vehementissime a speculo accendit.
(516) Cfr. n. 446.
(517) capitolo 3, nella - [CORREZIONE]
(518) Ad Vitellionem paralipomena, quibus astronomiae pars optica traditur, ecc. Authore IOANNE KEPLERO, ecc. Francofurti, apud Claudium Marnium et haeredes Ioannis Aubrii, anno M. DCIV.pag. 198-199.
(519) Admirandum illud geometricum problema, tredecim modis illustratum, quod docet duas lineas in eodem plano designare, ecc. FRANCISCO BAROCIO, Iacobi filio, Patritio Veneto, autore, ecc. Venetiis, apud Gratiosum Perchacinum, MDLXXXVI, pag. 20, lin. 13.
(520) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 238, lin. 37-38, e pag. 289, lin. 1-2 Edizione Nazionale.
(521) ROGERII BACCONIS Angli, Viri Eminentissimi, Perspectiva, etc. nunc primum edita, opera et studio Iohannis Combachii. Francofurti, typis Wolffgangi Richteri, M. DC. XIV, pag. 167, lin. 26.
(522) IOHANNIS KEPLERI, ecc. Dioptrice, seu demonstratio eorum quae visui et visibilibus propter conspicilla, non ita pridem inventa, accidunt, ecc. Augustae Vindelicorum, typis Davidis Franci, MDCXI, pag. 62.
(523) ORONZIO FINE.
(524) Cfr. n. 1672.
(525) Cfr. n. 1650.
(526) Cfr. n. 1686.
(527) FABIO AMBROGIO SPINOLA. Cfr. nn.i 1680, 1683.
(528) Cfr. n. 1685.
(529) Cfr. n. 1672.
(530) Cfr. n. 1671.
(531) Cfr. n. 1637.
(532) Cfr. n. 1696.
(533) Cfr. n. 883.
(534) Forse quello stampato col titolo In funere Virginii Caesarini Oratio ALEXANDRI GOTTIFREDI e Soc. Iesu ad S. P. Q. R., dum ei in aede Virginis Capitolinae publico sumptu parentaret. Apud Alexan. Zannettum, 1624.
(535) Cfr. n. 584.
(536) Cfr. n. 1496.
(537) Cfr. A FAVARO. Notizie sui cataloghi originali degli Accademici Lincei tratte dalla storia inedita di Francesco Cancellieri (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo V, Serie VII, pag. 1324). Venezia, tip. Ferrari, 1894.
(538) Cfr. nn.1 1680, 1683, 1693.
(539) Cfr. n. 1695.
(540) Intendi, a Nativitate.
(541) Prima di questa lettera viene in ordine cronologico quella del n. 1749 in data "Roma, 28 dicembre 1624".
(542) Cfr. n. 1692.
(543) In occasione della venuta a Firenze del Principe VLADISLAO di Polonia. Cfr. n. 1684.
(544) Cfr. n. 1687.
(545) Cfr. n. 1695.
(546) FILIPPO PANDOLFINI.
(547) GIUSTO RICQUES.
(548) Cfr. n. 1036.
(549) Cfr. n. 1696.
(550) Intendi, il discorso del timone, cfr. n. 1707.
(551) contenenere - [CORREZIONE]
(552) Cfr. n. 1643.
(553) mostrata il consolare - [CORREZIONE]
(554) Cfr. n. 1694.
(555) Cfr. n. 1672.
(556) Intendi, quelli che furono poi il Dialogo dei Massimi Sistemi.
(557) Cfr. Vol. VI, pag. 223 Edizione Nazionale.
(558) Cfr. n. 1693.
(559) Cfr. n. 1678.
(560) Cfr. n. 1684.
(561) Cfr. nn.i 1687, 1697.
(562) Di stile fiorentino.
(563) Intendi il P. CRISTOFORO SCHEINER.
(564) Intendi, del Card. FRANCESCO BARBERINI: cfr. nn.i 1671, 1715.
(565) Cfr. n. 1700.
(566) Cfr. n. 1684.
(567) Tra P. e Generale leggesi, cancellato, Vicario. - [CORREZIONE]
(568) Cfr. n. 1704.
(569) GIULIO GUIDUCCI.
(570) Cfr. n. 1700.
(571) RICCARDO WHITE.
(572) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(573) Cfr. n. 1520.
(574) Cfr. n. 1704.
(575) Cfr. n. 1684.
(576) MAURIZIO DI SAVOIA.
(577) FRANCESCO BARBERINI.
(578) LORENZO MAGALOTTI.
(579) Cfr. Vol. VIII, pag. 609, lin. 3-4 Edizione Nazionale.
(580) Cfr. n. 1706.
(581) Cfr. n. 1705.
(582) FRANCESCO BARBERINI.
(583) Cfr. n. 1702.
(584) CARLO D'AUSTRIA.
(585) Cfr. n. 1706.
(586) Cfr. n. 1695.
(587) che tutta sar - [CORREZIONE]
(588) Cfr. n. 1701.
(589) Di stile fiorentino.
(590) FABIO COLONNA.
(591) FRANCESCO BARBERINI.
(592) CASSIANO DAL POZZO.
(593) Cfr. n. 1707.
(594) MARC'ANTONIO PIERALLI.
(595) GIOVANNI BATTISTA RINUCCINI.
(596) Cfr. n. 1709.
(597) Variet di pensieri d'ALESSANDRO TASSONI, divisa in IX parti, nelle quali per via di quisiti, con nuovi fondamenti e ragioni, si trattano le pi curiose materie naturali, morali, civili, poetiche, istoriche e d'altre facolt, che soglian venire in discorso fra cavalieri e professori di lettere. In Modona, appresso gli eredi di Gio. Maria Verdi, M.DC.XIII.
(598) Cfr. n. 1708.
(599) Cfr. n. 1712.
(600) Cfr. nn.i 1700, 1704.
(601) Di stile fiorentino.
(602) Cfr. n. 1708.
(603) OTTAVIO CORSINI; cfr. n. 1680.
(604) In Santa Maria Novella.
(605) FRANCESCO BARBERINI.
(606) Intendi, la copia dalla risposta di GALILEO a FRANCESCO INGOLI.
(607) Cfr. n. 1680.
(608) Cfr. n. 1714.
(609) Cfr. n. 1717.
(610) Cfr. nn.i 1700, 1704, 1714.
(611) MARIO GUIDUCCI.
(612) VIRGINIO CESARINI. Cfr. n. 1695.
(613) Un'altra bozza, a quanto pare, della medesima lettera  a car. 71r. del citato codice Volpicelliano B.  scritta dalla stessa mano di copista, ma cassata con un frego trasversale; ed  del seguente tenore:
"Haver, credo io, il Sig.r Galileo significato a V. S. l'affetto che io porto alla persona sua, e la stima ch'io facevo del suo valore; e perci pu lei credere che io, insieme con questi miei compagni, a cui son note le sue virt et i molti meriti suoi, habbia sentito gusto del favore fattoci in abbracciare con tanta prontezza e fervore questi nostri instituti, de'quali con migliore occasione ne sar pi apieno ragguagliata. Dal medemo Sig.r Galileo m' stata inviata la cortesissima sua, dove mi d conto della ricevuta delle nostre Constituzioni e del contento sentito nell'essere ascritto nella nostra Accademia; onde il detto suo contento viene a raddoppiare anco il gusto mio, quale anco si far maggiore mentre con tale occasione haver comodit di poterle mostrare con vivi effetti il detto affetto mio verso di lei."
Avanti alla prima linea di questa bozza si legge, in una riga a s e cancellato: Sar.
(614) Tra Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo e Il Sig.r Galilei si legge, in una riga a s, quest'altro principio: Il Sig.r Galilei, che haver potuto significare a V. S. l'affetto mio verso di lei; e le parole haver.... lei sono cassate. - [CORREZIONE]
(615) Cfr. nn.i 1712, 1714.
(616) ANGELO CESI.
(617) Tra non e lascia si legge, cancellato, si satia. - [CORREZIONE]
(618) Tra compimento e io si legge, cancellato, et. - [CORREZIONE]
(619) Cfr. n. 1717.
(620) Cfr. Vol. VI, pag. 501-561 Edizione Nazionale.
(621) OTTAVIO CORSINI.
(622) Intendi, il Cav. SCIPIONE CHIARAMONTI.
(623) Cfr. n. 1712.
(624) FEDERICO CESI.
(625) GIOVANNI DI GUEVARA.
(626) FRANCESCO BARBERINI.
(627) Cfr. n. 1715.
(628) ALESSANDRO ORSINI.
(629) Intendi, il P. CRISTOFORO SCHEINER.
(630) Quod caelum stet, terra moveatur, vel de perenni motu terrae, CAELII CALCAGNINI commentatio:  a pag. 388-395 in CAELII CALCAGNINI, ecc. Opera aliquot, ecc. Basileae, MDXLIIII.
(631) OTTAVIO CORSINI.
(632) Intende, la risposta all'INGOLI.
(633) Cfr. n. 1718.
(634) Cfr. n. 1721.
(635) MARIO GUIDUCCI.
(636) Cfr. n. 1716.
(637) Cfr. n. 584.
(638) FEDERICO CESI.
(639) OTTAVIO CORSINI.
(640) Cursini col il - [CORREZIONE]
(641) inviatole - [CORREZIONE]
(642) prersona - [CORREZIONE]
(643) CESARE MARSILI.
(644) Cfr. Bonaventura Cavalieri nello Studio di Bologna per ANTONIO FAVARO. In Bologna, coi tipi Fava e Garagnani, 1888, pag. 9.
(645) Il computo non  presentemente allegato alla lettera.
(646) Vi favorisca - [CORREZIONE]
(647) Cfr. n. 1726.
(648) Cfr. n. 1725.
(649) obettioni - [CORREZIONE]
(650) ELIA DIODATI.
(651) fama natum super - [CORREZIONE]
(652) Cfr. n. 1487.
(653) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 73, lin. 30; pag. 96, lin. 1-2 [Edizione Nazionale].
(654) Welseum - [CORREZIONE]
(655) Borbonia Sidera, idest Planetas qui solis limina circumvolitant motu proprio ac regulari, falso hactenus ab helioscopis maculae solis nuncupati, ex novis observationibus IOANNIS TARDE. Parisiis, apud Ioannem Gosselin, 1620.
(656) plurima suggere argumenta - [CORREZIONE]
(657) centra vitiorum - [CORREZIONE]
(658) GIUSEPPE GAULTIER.
(659) Cfr. n. 1637.
(660) "Apiarium ex frontispiciis naturalis theatri Principis FEDERICI CAESII Lyncei ecc. depromptum, quo universa melificum familia, ab suis prae-generibus derivata, in suas species ac diferentias distributa, in phisicum conspectum adducitur. Nel frontespizio si legge: Urbano VIII Pontifici Maximo cum MELISSOGRAPHIA a Lynceorum Academia in perpetuae devotionis symbolum ipsi offeretur. FRANCISCUS STELLUTUS Lynceus Fab.is microscopio observabat. Romae, superiorum permissu, anno 1625. M. GREUTER delineab. incid." Cfr. Breve storia della Accademia dei Lincei scritta da DOMENICO CARUTTI, Roma, coi tipi del Salviucci, 1883, pag. 167-168.
(661) Cfr. n. 584.
(662) IACOPO SALVIATI.
(663) PIERO DINI.
(664) Cfr. n. 1325.
(665) Fra me e referita s legge, cancellato, attribuita. - [CORREZIONE]
(666) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, b).
(667) OTTAVIO BANDINI.
(668) Cfr. n. 1735.
(669) Cfr. n. 1734.
(670) FRANCESCO BARBERINI.
(671) CLAUDIO ACHILLINI
(672) scambiovolezze - [CORREZIONE]
(673) pregato a a far - [CORREZIONE]
(674) Non se ne ha alcuna ristampa dopo la "Seconda editione" del 1612. Cfr. Vol. IV, pag. 58-59 Edizione Nazionale.
(675) Accanto all'indirizzo si legge, di mano di GALILEO:
"far motto al S. Pier Tosi nel fondaco di Lodovico Cassi".
(676) Tychonis Brahei Dani Hyperasptistes, adversus Scipionis Claramontii Caesennatis Itali, doctoris et Equitis, Anti-Tychonem, in aciem productus a IOANNE KEPLERO, Imp. Caes. Ferdinandi II Mathematico. Quo libro doctrina praestantissima de parallaxibus, deque novorum siderum in sublimi ethere discursionibus, repetitur, confirmatur, illustratur. Cum indice rerum memorabilium. Francofurti, apud Godefridum Tampachium, M.DC.XXV.
(677) A pag. 185-202: "Appendix Hyperaspistis, seu Spicilegium ex Trutinatore Galilaei".
(678) Op. cit., pag. 185-186.
(679) ORAZIO GRASSI.
(680) Cfr. n. 1738.
(681) ANGELO ROTA.
(682) LORIO LORII.
(683) Suo figliuolo.
(684) Cfr. n. 1718.
(685) Cfr. n. 1741.
(686) Cfr. n. 1700.
(687) Cfr. n. 1742.
(688) FRANCESCO BARBERINI.
(689) Cfr. n. 1741.
(690) MARC'ANTONIO PIERALLI.
(691) Cfr. n. 1744.
(692) Cfr. n. 1721.
(693) Cfr. n. 1637.
(694) L'anno deve essere 1624; cfr. nota al n. 1697.
(695) Cfr. n. 1707.
(696) Cfr. n. 1700.
(697) Cfr. Vol VI, pag. 505 Edizione Nazionale.
(698) Cfr. n. 1747.
(699) Cfr. n. 1922.
(700) Cfr. n. 1753.
(701) Cfr. n. 1743.
(702) Di stile fiorentino.
(703) Cfr. n. 1741.
(704) BONAVENTURA CAVALIERI. Cfr. n. 1757.
(705) Cfr. n. 1741.
(706) SCIPIONE CHIARAMONTI.
(707) Cfr. n. 1741.
(708) Incomincia a pag. 202 col seguente titolo: "Index rerum in hoc libro memorabilium".
(709) dum ad observationibus - [CORREZIONE]
(710) ORAZIO MORANDI.
(711) CRISTOFORO SCHEINER.
(712) Nelle note di stampa dell'opera, che fu poi la Rosa Ursina (cfr. n. 876), alla quale qui si accenna, si legge infatti: Impressio coepta anno 1626, finita vero 1630 Id. Iunii.
(713) Cfr. n. 1731.
(714) Cfr. n. 1737.
(715) Cfr. nn.i 1741 e 1753.
(716) Cfr. n. 1751.
(717) Intendi, il Cav. CHIARAMONTI.
(718) Cfr. Vol. VII, pag 245, 293, 309, 652 [Edizione Nazionale].
(719) Di stile fiorentino.
(720) Apologia SCIPIONIS CLARAMONTIS, Caesenatis pro Antitychone suo adversus Hyperaspisten Ioannis Kepleri. Confirmatur in hoc opere, rationibus ex parallaxi praesertim ductis, contrariisque omnibus reiectis, cometas sublunares esse, non caelestes. Venetiis, apud Evangelistam Deuchinum, M.DC.XXVI.
(721) mio libro libro delle - [CORREZIONE]
(722) ALESSANDRO ORSINI.
(723) FRANCESCO BARBERINI.
(724) Cfr. n. 1757.
(725) Cfr. n. 1753.
(726) Di stile fiorentino.
(727) Di stile fiorentino.
(728) ANTONIO SANTINI.
(729) NICCOL RICCARDI.
(730) Galileae - [CORREZIONE]
(731) ORAZIO MORANDI.
(732) Cfr. n. 1741.
(733) Cfr. n. 1731.
(734) GIUSTO RICQUES.
(735) GIOVANNI FABER.
(736) Cfr. n. 1764.
(737) BONAVENTURA CAVALIERI.
(738) Cfr. n. 1731.
(739) Cfr. n. 1766.
(740) gratio - [CORREZIONE]
(741) ANTONIO BARBERINI. Cfr. per nn.i 1769 e 1773.
(742) Cfr. n. 1765.
(743) MARIO GUIDUCCI.
(744) TADDEO BARBERINI.
(745) Cfr. n. 1763.
(746) Galileae - [CORREZIONE]
(747) NICCOL RICCARDI.
(748) Cfr. n. 641.
(749) VITELLIONIS, Mathematici doctissimi, PERI OPTIKES, id est de natura, ratione et proiectione radiorum visus, luminum, colorum atque formarum, quam vulgo perspectivam vocant libri X, Norimbergae, apud Ioann. Petreium, Anno MDLI, car. 200-201.
(750) Ad Vitellionem paralipomena, ecc. Authore IOANNE KEPLERO. Francofurti, apud Claudium Marnium et haeredes Ioannis Aubrii, Anno MDCIV, pag. 56.
(751) ANTONIO SANTINI.
(752) MARCO ANTONIO DE DOMINIS.
(753) Cfr. n. 701.
(754) Sphaera mundi, seu Cosmographia demonstrativa ac facili methodo tradita ecc. Authore IOSEPHO BLANCANO ecc. Bononiae, typis Sebastiani Bonomii, 1620.
(755) CESARE CARAVAGGIO.
(756) Cfr. n. 1740.
(757) Cfr, n. 1767.
(758) Cfr. n. 1769.
(759) detto, ho scritto - [CORREZIONE]
(760) Benedetti - [CORREZIONE]
(761) Cfr. n. 1769.
(762) TADDEO BARBERINI.
(763) Cfr. n. 1768.
(764) Cfr. nn.i 1706, 1768.
(765) Cfr. n. 1767.
(766) Cfr. n. 1772.
(767) Cfr. n. 1740.
(768) altra favore - [CORREZIONE]
(769) FILIPPO MANNUCCI.
(770) IPPOLITO ALDOBRANDINI.
(771) Cfr. nn.i 1765, 1768, 1774.
(772) GIULIO GUIDUCCI.
(773) Cfr. n. 1637.
(774) FRANCESCO BONCOMPAGNI.
(775) GREGORIO BONCOMPAGNI.
(776) CARLO BARBERINI.
(777) Cfr. Vol. V, pag. 136, lin. 18-34, pag. 137, lin. 1-21 Edizione Nazionale.
(778) FRANCESCO MARIA DELLA ROVERE.
(779) Cfr. nn.i 1772, 1776.
(780) Cfr. n. 1741.
(781) CARLO DE'MEDICI.
(782) Cfr. n. 1777.
(783) Cfr. n. 1782.
(784) Cfr. nn.i 1771, 1776.
(785) GUGLIELMO GILBERT. Cfr. n. 83.
(786) BARTOLOMEO SOUVEY.
(787) Cfr. n. 1784.
(788) Cfr. n. 1781.
(789) Cfr. n. 1771.
(790) Non  presentemente allegato alla lettera.
(791) Cfr. n. 1787.
(792) mi far star - [CORREZIONE]
(793) WERNER TSERCLAES.
(794) GIOVANNI TSERCLAES, Conte di TILLY.
(795) Cfr. Vol. VII, pag. 7 Edizione Nazionale.
(796) IOBST B_RG.
(797) Cfr. nn.i 1787, 1788.
(798) VINCENZIO di MICHELANGELO GALILEI.
(799) VINCENZIO di GALILEO GALILEI.
(800) NICCOL AGGIUNTI.
(801) IPPOLITO ALDOBRANDINI.
(802) Cfr. n. 1758.
(803) De tribus novis stellis, quae annis 1572, 1600, 1604 comparuere, libri tres SCIPIONIS CLARAMONTIS,Caesenatis, ecc. Caesenae, apud Iosephum Nerium, MDCXXVIII.
(804) Cfr. n. 1671.
(805) TADDEO BARBERINI.
(806) Cfr. n. 1637.
(807) Cfr. Vol. VIII, pag. 585-587 Edizione Nazionale.
(808) VINCENZIO GALILEI. Cfr. n. 1791.
(809) Cfr. n. 1791.
(810) e quandi mi - [CORREZIONE]
(811) Cfr. n. 1793.
(812) Cfr. n. 1788.
(813) Cfr. n. 1795.
(814) Cfr. n. 1794.
(815) TADDEO BARBERINI.
(816) VINCENZIO di MICHELANGELO GALILEI.
(817) MARCANTONIO PIERALLI.
(818) GUIDO BENTIVOGLIO.
(819) FRANCESCO BARBERINI.
(820) IOANNIS DE GUEVARA Clericorum Regularium Minorum De interiori sensu libri tres. Romae, ex typographia Iacobi Mascardi, MDCXXII.
(821) Horologio spirituale di Prencipi, composto dal P. GIOVANNI DI GUEVARA de'Chierici Regolari Minori. In Roma, appresso Giacomo Mascardi, MDCXXII.
(822) Cfr. n. 1731.
(823) GIULIO CAVALLI.
(824) MARIO GUIDUCCI.
(825) ZACCARIA SAGREDO.
(826) CAMILLO ACCARISI.
(827) Cfr.Vol.VI, pag. 375-500 Edizione Nazionale.
(828) A quanto pare, prima aveva scritto 22 di Xmbre, e poi corresse 22 in 23. - [CORREZIONE]
(829) FEDERIGO BORROMEO.
(830) inii - [CORREZIONE]
(831) MASSIMILIANA BANDINELLI.
(832) ELIA DIODATI.
(833) se portir un - [CORREZIONE]
(834) Atonio - [CORREZIONE]
(835) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXX, a).
(836) Di stile fiorentino.
(837) Cfr. Vol. VI, pag. 563-612 Edizione Nazionale.
(838) Cfr. Vol. VI, pag. 572-574 Edizione Nazionale.
(839) FRANCESCO BARBERINI.
(840) Cfr. n. 1811.
(841) Cfr.-Vol. VI, pag. 572-574 Edizione Nazionale.
(842) La lettera del CASTELLI all'ARRIGHETTI non ci  pervenuta per intero, nell'unica fonte che ne conosciamo: cfr.Vol.VI, pag. 578, lin. 7, e pag. 565-566 Edizione Nazionale.
(843) Cfr. n 1803.
(844) che habbi - [CORREZIONE]
(845) Cfr. n. 1809.
(846) Cfr. n. 1812.
(847) DINO PERI.
(848) VINCENZIO di GALILEO GALILEI.
(849) FRANCESCO BARBERINI.
(850) ANDREA ARRIGHETTI.
(851) Cfr. n. 1818.
(852) Cfr. A. FAVARO, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei, VII. Giovanni Ciampoli (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LXII, Parte II, pag. 141-145). Venezia, tip. Ferrari, 1903.
(853) FRANCESCO BARBERINI.
(854) Cfr. Vol. IV, pag. 63-64 Edizione Nazionale.
(855) Sono allegate anche presentemente alla lettera, nelle car. 58-62 del medesimo manoscritto.
(856)  a car. 60t.
(857) A car. 61r. si legge; "Ma quel che haviamo dimostrato nell'antecedente, potiamo dimostrar esser falzo in questo modo, cio:", e segue la dimostrazione della falsit della proposizione che prima  stata provata vera.
(858) Prima era stato scritto, a quanto pare, 12, e poi fu corretto 10. Era pure stato scritto Giugno, e fu corretto in Luglio. - [CORREZIONE]
(859) Cfr. nn.i 1748, 1749, 1812.
(860) MARCANTONIO PIERALLI.
(861) Cfr. n. 1827.
(862) Cfr. n. 1806.
(863) OTTAVIO BANDINI.
(864) alle mano; cfr. lin. 24 Edizione Nazionale. - [CORREZIONE]
(865) Galileo Galei - [CORREZIONE]
(866) IOANNIS DE GUEVARA Cler. Reg. Min. In Aristotelis Mechanicas commentarii. Romae, apud Iacobum Mascardum, MDCXXVII.
(867) Cfr. n. 1825.
(868) Cfr. Vol. VI, pag. 375-500 Edizione Nazionale.
(869) Cfr. n. 1829.
(870) COSIMO BARTOLINI.
(871) Cfr. n. 1832.
(872) Mediceci - [CORREZIONE]
Cfr. n. 1825 e n. 1832.
(873) ORAZIO GRASSI. Cfr. n. 1832.
(874) OTTAVIO BANDINI.
(875) Cfr. n. 584.
(876) GIOVANNI FABER.
(877) Persio tradotto in verso sciolto e dichiarato da FRANCESCO STELLUTI Accad. Linceo da Fabriano. All'Ill.mo et R.mo Sig.re il Sig. Cardinale Barberino. Appresso Giacomo Mascardi. In Roma, M.DCXXX.
(878) NICOLAI ADIUNCTII Burgensis Oratio de mathematicae laudibus. Romae, ex typographia Iacobi Mascardi, MDCXXVII.
(879) Cfr. n. 1835.
(880) GIOVANNI SORANZO.
(881) Cfr. n. 1838.
(882) Mecometrie de l'eymant. C'est a dire la maniere de mesurer les longitudes par le moyen de l'eymant. Par laquelle est enseign un tres certain moyen, auparavant inconnu, de trouver les longitudes geographiques de tous lieux, aussi facilement comme la latitude. Davantage, y est monstree la declination de la Guideyment pour tous lieux, ecc. De l'invention de GUILLAUME DE NAUTONIER, Sieur de Castelfranc en Languedoc. Dedi au Roy. Imprim  Venes, chez l'Autheur. M. DC. III, avec privilege du Roy pour dix ans. Par Raimond Colomies, imprimeur en l'Universit de Tolose, et par Antoine de Courteneufve, aux frais de l'Autheur.
La Mecographie de l'eymant. C'est  dire la description des longitudes trouves par les observations des declinations de l'eymant. En laquelle, par un moyen tres certain et cy devant incognu, est monstr combien la Guideymant se destourne de la ligne meridienne, en quel lieu que ce soit de la terre ou de la mer, et quelle en est la longitude geographique, descrite de degr en degr par table continuelles, ecc. De l'invention de GUILLAUME DE NAUTONIER, Sieur de Castelfranc en Languedoc. Dedi au Roy. Imprim a Venes, chez l'Autheur. M. DC. III. Avec privilege du Roy pour dix ans. Par Raimond Colomies, imprimeur en l'Universit de Tolose, et par Antoine de Courteneufve, aux frais de l'Autheur.
(883) Cfr. n. 1545.
(884) Cfr. nn.i 1827, 1830.
(885) Cfr. n. 1847.
(886) vengo che questi - [CORREZIONE]
(887) MICHELANGELO GALILEI.
(888) FRANCESCO BARBERINI.
(889) MICHELANGELO GALILEI.
(890) Cfr. n. 1842.
(891) Cfr. Mss. Gal., Discepoli, Tomo II, car. 5.
(892) DINO PERI.
(893) Di stile fiorentino.
(894) Cfr. n. 1799.
(895) GIO. BATTISTA WINTER.
(896) GIROLAMO FABRICIO D'ACQUAPENDENTE.
(897) ADRIANO SPIGELIUS.
(898) GIOVANNI FABER.
(899) QUINTO SERENO SAMMONICO.
(900) Cfr. n. 584.
(901) Cfr. n. 1845.
(902) FRANCESCO CRIVELLI.
(903) ANGELO CONTARINI.
(904) Cfr. nn.i 1816, 1819, 1832.
(905) Cfr. Vol. VI, pag. 375-500 Edizione Nazionale.
(906) NICCOL RICCARDI.
(907) LODOVICO LUDOVISI.
(908) FRANCESCO CRIVELLI.
(909) GIOVANNI SILVI.
(910) Cfr. n. 1850.
(911) Cfr. nn.i 1842, 1847.
(912) PIER FRANCESCO MALASPINA.
(913) VINCENZIO di GALILEO GALILEI.
(914) Di stile fiorentino.
(915) VINCENZIO di MICHELANGELO GALILEI.
(916) Cfr. nn.i 1850, 1852.
(917) GIOVANNI SILVI.
(918) Cfr. nn.i 1850, 1852, 1855.
(919) VINCENZIO di MICHELANGELO GALILEI.
(920) FILIPPO MANNUCCI.
(921) ELIA DIODATI.
(922) Cfr. n. 1729.
(923) extititit - [CORREZIONE]
(924) ANNA CHIARA BANDINELLI ne'GALILEI.
(925) Di stile fiorentino.
(926) Di stile fiorentino.
(927) buon grazia - [CORREZIONE]
(928) Cfr. n. 505.
(929) Di stile fiorentino.
(930) benignissima audidenza - [CORREZIONE]
(931) Cfr. n. 1860
(932) Di stile fiorentino.
(933) Non  pervenuta a noi la prima delle tre lettere a cui accenna: cfr. n. 1863.
(934) BENEDETTO LANDUCCI.
(935) Cfr. nn.i 1860, 1863.
(936) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIV, a).
(937) Cfr. n. 1863.
(938) mezza spranza - [CORREZIONE]
(939) Cfr. n. 1867.
(940) Bendetto - [CORREZIONE]
(941) Cfr. n. 1863.
(942) particoramente - [CORREZIONE]
(943) disorordini - [CORREZIONE]
(944) MECHILDE di MICHELANGELO GALILEI.
(945) per fime - [CORREZIONE]
(946) Le parole La zia, ci si intende sono state aggiunte dalla scrivente in calce con segno di richiamo. - [CORREZIONE]
(947) FLAMINIO PAPAZZONI.
(948) cradami - [CORREZIONE]
(949) Hnor.do - [CORREZIONE]
(950) Le linee che comprendono da Ma quello a lo lascio considerar a voi sono segnate in margine con virgolette.
(951) Abbiamo ricercato diligentemente, ma senza frutto, le disposizioni di ultima volont, che GALILEO avrebbe preso durante la malattia del marzo 1628.
(952) ORSO D'ELCI.
(953) Dopo questa parola  tagliata la met inferiore della seconda carta della lettera. Il tergo della parte tagliata conteneva probabilmente l'indirizzo.
(954) Cfr. n. 1860 e n. 1863.
(955) Cfr. n. 1872.
(956) felicicita - [CORREZIONE]
(957) GIULIANO LANDUCCI.
(958) Cfr. n. 1865.
(959) GIOVANNI SILVI.
(960) GIORGIO FUGGER.
(961) cognossce - [CORREZIONE]
(962) Cfr. n. 1850.
(963) fovorito - [CORREZIONE]
(964) DINO PERI.
(965) Cfr. Vol. XIX, Doc XXVII, c).
(966) Cfr. n. 1793.
(967) cose alcuna - [CORREZIONE]
(968) MARINO ZORZI.
(969) ASCANIO PICCOLOMINI.
(970) opra dal cielo  - [CORREZIONE]
Cfr. n. 772.
(971) Cfr. n. 1884.
(972) Sul tergo della lettera  una configurazione dei Pianeti Medicei, priva di data, con alcuni calcoli, tutto di mano di BENEDETTO CASTELLI.
(973) Cfr. n. 1886.
(974) GIULIANO LANDUCCI.
(975) Il nipote VINCENZIO.
(976) Cfr.n. 1888.
(977) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 2).
(978) Cfr. n. 1888.
(979) Cfr. n. 1889.
(980) Cfr. n. 1887.
(981) Cfr. n. 1889.
(982) LORENZO DE'MEDICI.
(983) NICCOL AGGIUNTI e GIO. BATTISTA FACCHETTI.
(984) Cfr. n. 1893.
(985) La linea che comprende da comodissimo a tanto  segnata in margine, e le parole comodissimo, senza pensar sono inoltre sottolineate.
(986) Le linee che comprendono da Circa Alberto a Padrone sono segnate in margine.
(987) Tutto il poscritto  segnato in margine con una serie di virgolette; e le linee che comprendono da Alberto alla fine del poscritto sono inoltre segnate con una seconda serie di virgolette.
(988) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, c).
(989) Cfr. n. 1889.
(990) Le linee che comprendono da Quanto alle bolle a il contenuto nelle bolle sono segnate in margine.
(991) ASCANIO PICCOLOMINI.
(992) ASCANIO PICCOLOMINI.
(993) Sembra alludere a La disfida d'Ismeno, abbattimento a cavallo con pistola e stocco. Festa fatta in Firenze nelle Reali nozze del Serenissimo Odoardo Farnese e della Serenissima Margherita di Toscana, Duchi di Parma e di Piacenza, etc. Invenzione d'ANDREA SALVADORI. In Fiorenza, nella stamperia di Zanobi Pignoni, 1628. - Fu ristampata nello stesso anno: La Flora, o vero Il natal de'fiori, favola del Sig. ANDREA SALVADORI, rappresentata in musica recitativa nel teatro del Sereniss. Gran Duca per le Reali nozze del Sereniss. Odoardo Farnese e della Serenissima Margherita di Toscana, Duchi di Parma e di Piacenza, etc. Aggiuntovi La Disfida d'Ismeno, festa a cavallo del medesimo autore. In Firenze, appresso Zanobi Pignoni, 1628. All'insegna dell'arme di Palle. In questa ristampa la Disfida d'Ismeno ha frontespizio (che riproduce, con lievissime differenze, quello dalla prima edizione) e numerazione delle pagine a parte.
(994) Questi conti non sono presentemente allegati alla lettera.
(995) Cfr. n. 1897.
(996) CARLO CAPRIOLO.
(997) Questa non  nei Mss. Galileiani.
(998) Cfr. n. 1793.
(999) Cfr. n. 1897 e n. 1898.
(1000) potuta ottene - [CORREZIONE]
(1001) felici - [CORREZIONE]
(1002) Cfr. n. 584.
(1003) Cfr. n. 1901.
(1004) Cfr. n. 1896.
(1005) Della misura dell'acque correnti. In Roma, nella Stamparia Camerale, 1628. Il nome dell'autore "D. BENEDETTO CASTELLI, Monaco Cassinense"  in testa alla pag. 1.
(1006) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 1).
(1007) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 3).
(1008) Cfr. nn.i 1901, 1903.
(1009) Cfr. n. 1903.
(1010) Cfr. n. 1903.
(1011) Cfr. n. 1571
(1012) Cfr. nn.i 1901, 1903, 1905.
(1013) GAUDENZIO PAGANINI.
(1014) Cfr. n. 1903.
(1015) Cfr. n. 1438.
(1016) Cfr. n. 1624.
(1017) Cfr. n. 1624.
(1018) Controversiae de cometarum quiete, loco boreali sine occasu, parallaxi Aristotelea, sede caelesti et exacta theoria Peripatetica, in quibus prima Nemesis meas ad Aristotelem interpretationes ab oppositionibus cuiusdam mathematici liberat, alienasque ab eodem intrusas radicitus evellit, ecc. Autor FORTUNIUS LICETUS Genuensis, philosophus medicus, ecc. Venetiis, MDCXXV, apud Georgium Valentinum.
(1019) Responsio IO. CAMILLI GLORIOSI ad controversias de cometis Peripateticas, seu potius ad calumnias et mendacia cuiusdam Peripatetici. Venetiis, apud Variscos, 1626.
(1020) IOANNIS CAMILLI GLORIOSI Exercitationum mathematicarum decas prima, in qua continentur varia et theoremata et problemata, tum ei ad solvendum proposita, tum ab eo inter legendum animadversa. Neapoli, ex tipographia Lazari Scorigli, M. DC. XXVII.
(1021) IPPOLITO ALDOBRANDINI.
(1022) LODOVICO LUDOVISI.
(1023) cose degno - [CORREZIONE]
(1024) MARGHERITA DE'MEDICI, sposa di ODOARDO FARNESE.
(1025) Cfr. n. 1905.
(1026) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXIII, a, 3).
(1027) Cfr. nn.i 1903, 1908.
(1028) Cfr. n. 1913.
(1029) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXXV.
(1030) Cfr. n 1909.
(1031) Cfr. n. 584.
(1032) SCIPIONE BORGHESE.
(1033) La lettera e il primo poscritto occupano il recto del primo foglio (car. 137), il secondo poscritto e i versi italiani sono scritti sul tergo dello stesso foglio, e i versi latini sul recto del secondo foglio (car. 138).
(1034) ANNA di COSIMO DIOCIAIUTI.
(1035) Cfr. nn.i 5, 6.
(1036) introdizzioncella - [CORREZIONE]
(1037) Cfr. n. 1910.
(1038) Cfr. n. 1903.
(1039) obigatissimo - [CORREZIONE]
(1040) Vedi a pag. 30-31, "Appendice quarta", dell'opera del CASTELLI.
(1041) SESTILIA BOCCHINERI: Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII, d).
(1042) Cfr. nota alla lettera n. 1679.
(1043) Cfr. nota alla lettera n. 1679.
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