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LE OPERE

DI

GALILEO GALILEI.


VOLUME DODICESIMO.

FIRENZE
G. BARBRA EDITORE

1965

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

SOTTO L'ALTO PATRONATO

DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

GIUSEPPE SARAGAT

PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE
IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO
COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO
CONSULTORI: V. CERRUTI - G. GOVI - G. V. SCHIAPARELLI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI
1890 - 1909


LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE
FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII
DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE
DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI
E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE


DIRETTORE: GIORGIO ABETTI
COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI
CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI - ENRICO FERMI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI
1920 - 1939

Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale
 promossa
dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative
del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei
1964

CARTEGGIO.

1614-1619

963..

GIO. ANTONIO MAGINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 1 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 13. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Mi meraviglio che a quest'hora V. S. non habbia potuto ricuperare il libro ch'io stesso consignai al Morbiolo, dal quale hebbi il nome del suo rispondente in questo polizzino ch'hora le mando(1), che mi scordai all'hora in mano.
Del S.or Papazzone(2) me n' incresciuto grandemente, s come a tutta la citt, ch'a punto questa mattina se ne ragionava nella casa del nuovo Gonfaloniero, che faceva l'entrata.
M'incresce grandemente che V. S. habbia dato nell'istesso male che afflige ancora me da tre anni in qua, delle reni et ardore d'orina; et doppo ch'io sono posto a regola di vivere, sto assai manco male. Bisogna che V. S. si guardi dal troppo moto, et massime da carrozza, et sopra tutto da vini grandi et dal coito, et cerchi di rimediarci quanto prima, non lo negligendo come feci io. Col qual fine le bacio le mani.

Di Bol.a, il p.o dell'anno presente 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Gio. Bat.a M[agini].

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, Math.co del Ser.mo G. Duca di Tosc.a
Firenze.



964..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 112. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'ordinario passato scrissi a V. S. a lungo circa il negotio di Pisa(3): hora m' parso inviarle certe conclusioni tenute qui al Colleggio, s per essersi il disputante valuto delle pietre lucifere per impresa, com'anco per esser trascorso ad accompagnar le macchie solari et apparenze lunari, et insieme dichiararle parte pi rare di quei lucenti corpi; al che s'aggiugne il compiacimento presosi in dar altro nome al telescopio, e qualch'altra galanteria.
Lo scarso maneggio di questi librai di Roma mi fa star in continua sete de'buoni libri ch'escono in luce e fanno per i studi delle mie compositioni, dandomene essi a pena i titoli e, dopo lungo tempo, la decima di quello dimando. Odo hora esser stampato in Firenze l'Arte Vetraria del P. Antonio Neri(4), et mi credo vi sia qualche cosa di buono. Prego V. S. ad inviarmelo, e mi creda che volentier li do briga, acci mi faccia gratia tal volta di commandarmi. Bacio a V. S. le mani, pregandole da N. S. Dio l'anno nuovo, con moltissimi altri appresso, felicissimo.

Di Roma, li 3 di Genn.o 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



965.

FILIPPO SALVIATI a GALILEO in Firenze.
Genova, 13 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 136. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re Oss.mo

Dissi al S.r Gio. Batista Baliano quanto la mi scriveva per conto di pesar l'aria. Mi rispose che desidera grandemente, con comodit di V. S., di saper il modo, o almeno quanto l'aria pesa respetto all'acqua(5). Di gratia, V. S., quando sar disoccupata, gli scriva et gli dia qualche sodisfatione, perch  gentil huomo garbato et stima assai V. S.  filosofo libero et ha molta opinione(6) di V. S., et a molte cose m'ha dato l'istesse ragioni che ho intese da lei; et se trattassi con V. S., in pochi giorni converresti in ogni cosa. Se la gli scrive, gli dia del molto Ill. solamente.
A me non risponda, perch le lettere non mi ci troveriano. Et baciandoli le mani, la prego a far mie racomandationi a'soliti, con dirli se vogliono niente di Spagna, me lo avisino.

Di Genova, li 13 di Gen.o 1614.
Di V. S. molto Ill.


[vedi figura 965.gif]

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



966...

SILVESTRO LANDINI a GALILEO in Firenze.
Padova, 17 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 138. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo mio S.re

Avanti che di qua si partisse, so che la si ricorda che l'uno all'altro promisse di lasciare le cirimonie da banda, ma secondo l'occorrenza scrivere liberamente. Onde, per non traviare dalle predette parole, prima la saluto di tutto cuore et mi rallegro dell buono stato suo; di poi la pregho (sforzato da persona che mi puole comandare) che per cortesia mi facia gratia di ragguagliarmi et insegnarmi come si faccia nella Galeria di Sua Altezza quel reflesso di quello specchio il quale  sopra il quadro del Gran Duca Francesco, il quale dirimpetto mostra la Gran Duchezza: et mi perdoni di tanto fastidio il quale le do, perch questo Signore  devoto servitore di Casa Medici et desidera sapere il modo; et havendomi, come gli ho detto, forzato a scrivere, non ho saputo trovar persona in Fiorenza, che meglio me ne possa dar conto. Per star aspettando questo favore, et che poi si vaglia dell'opera mia in quel modo che sa che ella puole. Intanto, non havendo qua di nuovo, solo la saluto da parte del S.r Conte Giulio(7) et Marco Antonio Mazzoleni, i quali meco gli preghano da Dio ogni bene.

Di Pad.a, li 17 Gena.o 1614.
Di V. S. molto I. et Ecc.ma
Aff.mo
Silvestro Landini.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo mio S.re Col.o
Il S.re Galileo Galilei, Matem.co di S. A. S.ma
Fiorenza.



967.

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 18 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 114. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ho inteso con sodisfazion particolare quello m'accenna nella sua gratissima del soggetto in Genova(8), quale sono molti mesi che sentii lodare, e vi feci qualche riflessione. Favorisca hora V. S. che il S.r Salviati intenda il pensiero e ci dia ragguaglio pienamente delle qualitadi, tentandone destramente l'animo d'esso, ch subito lo proporr a SS.ri compagni, assicurandomi siano per riceverne tutti contento.
Tengo un trattatello del S.r Lagalla sopra il celeste e notturno rossore che fu veduto in Roma et altri luoghi il mese di Novembre passato; quale, a richiesta del'istesso, l'inviar per il seguente procaccio con la sua lettera(9). Io ho osservato l'istesso spettacolo e questa et altre volte, et in particolare la notte precedente, n posso sentire con il detto; quale credo desideri V. S. veda la sua scrittura, perch veda che comincia a licentiarsi dal Peripato, avvedendosi che quei gran fogaracci eterei sono ridicoli totalmente.  cosa di gusto sentir come gli altri fedeli Peripatetici lo chiamino heretico nella filosofia. V. S. mi commandi, ricordandosi che son prontissimo et obligatissimo a servirla. E le bacio le mani, pregandole da N. S. Iddio ogni contento.

Di Roma, li 18 di Genn.o 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



968..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 131. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ringratio V. S. del libro della Vetraria(10), che mi riesce molto ricco d'esperienze e belli artificii. I cristalli verranno opportunissimi con sua comodit, e tanto pi che queste notti non sono punto godibili. Attender l'aviso del P. D. Benedetto(11), et far intendere al Lagalla quanto m'accenna. Intanto le mando il suo trattato, che il detto mi consegn, con la lettera che l'accompagna(12); e con ogni affetto di core bacio a V. S. le mani. N. S. Iddio ci consoli presto, concedendole compita sanit, e le dia ogni contento.

Di Roma, li 24 di Genn.o 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
con un ligaccietto.
Fiorenza.



969..

GALILEO a [GIO. BATTISTA BALIANI in Genova].
Firenze, 25 gennaio 1614.

Bibl. Braidense in Milano. Cassetta A. F. XIII. 13. I. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r et P.ron Oss.mo

L'Ill.mo Sig.r Filippo Salviati con le sue ultime lettere mi ha significato, come V. S. desiderava di veder certe mie lettere intorno alle macchie solari, le quali con questa gl'invio, sebene  lettura assai popolare e indegna dell'orecchie di V. S., non mi havendo porto il finto Apelle occasione di troppo sottilizzare, come ella dalle sue lettere comprender. Forse in breve, con opportuna occasione, tratter questo medesimo argomento pi esattamente. Il medesimo Signor mi scrisse, pi giorni sono, come V. S. haveva veduto quel mio trattatello delle cose che stanno sul'acqua, scritto, com'Ella vede, incidentemente; nel quale intendo che V. S. ha alcune cose che non gli satisfanno interamente(13), le quali io la supplico a conferirmi, assicurandola che io ricever per maggior favore le censure di quelle cose che non gli piacessero, che l'assenso o le lodi del resto, poi che quelle saranno di mio utile, e non queste. Al medesimo Signor mandai un modo, delli tre che ne ho, di pesar l'aria, acci lo conferisse con V. S.; ma perch non so se la mia lettera sar giunta avanti la sua partita, potr V. S. farmene avvisato, acci, in difetto di quella, le possi supplire con altra al comandamento di V. S.
Il Sig. Filippo, al quale ho conferito buona parte delle mie immaginazioni filosofiche, mi scrive haver trovato gran conformit tra le sue speculazioni e le mie; di che io non mi sono molto maravigliato, poich studiamo sopra(14) il medesimo libro e con i medesimi fondamenti.
Restami di dovere offerirmi a V. S., il che fo con ogni affetto di cuore e sincerit di animo; e la prego a gradire tale mio affetto et a darmene segno col comandarmi e col conferirmi alcuna delle sue contemplazioni: il che ricever per gratia singolare. E con questo gli bacio le mani, come fo anche al Sig. Giovanni Batista Pinelli, mio antico padrone; e dal Signor Dio gli prego somma felicit.

Di Firenze, li 25 di Gennaio 1613(15).
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Paratiss.o
Galileo Galilei.



970...

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 27 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 140. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Patron Oss.mo

Dal S.r Prencipe Cesis ho inteso che V. S. mi haveva significato con una sua la morte del S.r Papazoni(16), per saper la mia volont intorno a cotesta lettura, per la quale altra volta haveva richiesto il suo favore. La di V. S. non ho ricevuta; et al particolare rispondo che recever gratia singolare esser proposto e favorito da V. S. molto Ill.re in simile occasione, e ne la pregho, assicurandola che ne li terr obligo perpetuo, parte per haver io grande ambitione di servire cotesta Alteza, non solo per la sua grandeza e gloria de la casa regia et immortale, ma anche particolarmente per la magnianimit di questo Prencipe, unico mecenate di questi infelici tempi e vero imitatore de la virt de'sui antenati, parte anchora per esser proposto da la persona di V. S. e non per via de'favori e mendicati suffragii. E pertanto in questo negotio non voglio n intendo adoperare altri mezi che l'authorit di V. S., eccetto quanto a lei paresse espediente adoprarli; nel che e nel tutto alla sua prudentia mi rimetto.
Il S.r Gioan Battista Raimondo, tanto amorevole et osservante di V. S. e mio anche padrone, potr, parendo a V. S. che li fusse scritto per informatione de la persona mia, essendo lui anticho servitore de la Serenissima Casa, darne buon raguaglio, e coss il S.r Ambasciator Guicciardini(17): per in niente mi mover senza ordine di V. S., la quale, come per sua cortesia ha cominciato a favorirmi, coss spero ridurr anche il negotio a buon fine.
Credo habia V. S. ricevu[to] un mio Discorso, inviatoli li giorni a dietro(18): la pregho favorirmi de'sui avertimenti, sotto la cui censura volentieri sottometter sempre le cose mie. Con che pregandoli ogni contento, li resto servitore.

Da Roma, li 27 di Gennaro 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re Aff.mo
Giulio Cesare La galla.



971..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 133-134. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Scrissi l'ordinario passato a V. S. ch'ero occupatissimo in negotii di matrimonio; hora devo darle conto che n' seguita la conclusione, havendo fermati li capitoli col S.r Principe di Pelestrina, che mi d la S.ra D. Artemisia Colonna, sua figlia, per moglie. Ho voluto, V. S. lo sappia subito, poich, per sua cortesia e per mio obligo, tanto partecipa delle cose mie. Io certo non potevo haver maggior sodisfattione in altra persona di questa citt, n forsi di fuori, essendo questa per tutti i rispetti al mio proposito.
Del soggetto ch'ella scrive del suo discepolo(19), ho havuto particolar sodisfattione; e mentre ella lo giudica atto ad esser ascritto, m'assicuro tutti siano per concorrervi meco con particolar contento. Potr V. S. mandar nota del nome, patria e studii di quello e della sua mente, secondo risponder havuta la notizia che V. S. le ha data del nostro filosofich'instituto, acci, conforme al solito, venga da me proposto a tutti, per effettuarne l'ascrittione.
Non potrei facilmente esprimerle il gusto che ho sentito leggendo quanto mi scrive circa i notturni splendori. Mi trovavo apunto haver contradetto al S.r Lagalla nel parelio, consentito nel rifiutar l'abbruciamenti, anzi cominciato a convertir il detto nelle comete, che pria teneva co'Peripatetici suoi; et havevo gi, nelle mie contemplationi delle cose prodigiose e mirabili(20), disteso quello credevo di questi splendori e rossori, inalzando, a dispetto de'Peripatetici, sopra l'ombra della terra talvolta i vapori, ch'illustrandosi cagionassero simil spettacolo: tutto che hora mi vedo nella sua confirmato ad unguem dalla sua sentenza, e ne prendo non poco ardire e franchezza nel filosofare, veggendo haver in questo incontrato il vero, come mi rendo per lei sicuro, che non si ferma altrove che in quello.
Esposi quanto V. S. mi scrisse al S.r Lagalla, et dopo gli ricapitai la sua, subito riceuta. In somma non haveva riceuta la prima: scrive l'inclusa(21), et  desideroso pi che mai d'esser favorito da V. S. per il luogo che vaca. Io glie lo raccomando, perch mi rendo sicuro se ne mostrar degno e gratissimo. Mi far gratia particolare favorircelo. Egli  gran pezzo che ha mostrato desiderio d'esser Linceo; ma io con i SS.ri compagni habbiamo lasciato correr avanti, perch egli era troppo giurato Peripatetico, e per il libro che scrisse, che non sodisfece: con un poco di tempo, e massime ottenuto ch'havesse tal catedra, e trattato spesso disputando con V. S., sarebbe forsi preparato opportunamente all'ascrittione, che toccarebbe poi a suo tempo a V. S. a considerarlo. Io intanto restar baciando a V. S. le mani con ogni affetto di core. N. S. Iddio le conceda ogni contento, et in particolare il compimento di sanit, che tutti li desideriamo.

Di Roma, li 30 di Genn.o 1614.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



972...

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 141. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Patron Oss.mo

La prima di V. S. molto Ill.re non ho ricevuta; ben il S.r Prencipe Cesis mi signific l'altro hieri la vacanza et il favor(22) di V. S., et hieri consigniai a sua Ecc.za la mia risposta. Questa matina per la istessa via ho ricevuta una di V. S., alla quale anche separatamente ho voluto rispondere, acci, se l'altra si smarrisse, restasse questa. E dico che tengho obligho immortale a V. S. molto Ill.re, e la pregho a favorirmi per il loco, quale desidero tanto per servir cotesta Alteza, che stimo pi ottener questa lettura che diventar Cardinale, e principalmente ottenerla con il mezo di V. S., il che mi sar di pi ornamento che la lettura: la pregho dunque a favorirmi, ch so che la sua authorit superar la mia deboleza, assicurandola che favorir un servitore grato, nel quale niun altro havr parte che V. S. Io del tutto mi rimetto alla sua volunt e comandamento, quali non intendo preterire; e coss non far altro se non che star aspettando il suo favore e quanto da lei mi sia comandato.
Il S.r Prencipe molti d sono ha inviato a V. S. un mio trattato manuscritto(23), con una lettera mia: mi maraveglio, non sia stato a quest'hora consegniato a V. S. Mi far gratia havisarmi, che se sar perso, ne inviar un altro, acci sia favorito del suo giuditio, e parendoli degnio venghi in notitia di sua Alteza. Con che li fo riverenza, e li resto humilissimo servitore.

Da Roma, li 30 di Gennaro 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re Obligatissimo
Giulio Cesare La galla.



973.
GIO. BATTISTA BALIANI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 31 gennaio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 135-136. - Autografa.

Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Fra gli altri oblighi ch'io mi reputo di havere al S.r Filippo Salviati, tengo per principalissimo l'havermi data occasione d'acquistar l'amicitia di V. S., la quale io procurer con ogni mio potere di conservarmi, sicome V. S. conoscer ogni volta che mi favorir de'suoi comandamenti; ch, per poco ch'io mi sappia, non  per ch'io non sia fuor di modo amico delle scienze e per conseguenza di chi le possiede, quale ho conosciuto prima d'hora essere V. S. in quel suo dottissimo trattato delle cose che stanno su l'acqua, e di presente nelle Lettere che mi ha favorito mandarmi, che trattano delle macchie del sole: nelle quali cose tutte si scorgon infinite, bellissime e nuove oppinioni filosofiche, provate con sotilissime dimostrationi geometriche, senza le quali la filosofia non merita il nome di scienza, ma pi tosto d'oppinione. Et invero io mi son sempre riso di tutte le conclusioni filosofiche, che non dipendano (oltre quelle che sappiamo esser vere per lume di fede) o da dimostrationi matematiche o da esperienze infallibili; e se pochi si sono ritrovati sin al d d'hoggi che habbian(24) filosofato in cotal maniera, ci  per avventura avvenuto per esservi pochi che habbiano piena contezza delle due sudette scienze: la quale conoscendo io esquisita in V. S., non posso di meno di non far di lei grandissima stima e di non portarle, come gi ho detto, grande affettione, e tanto magiormente quanto ch'io conosco haver incartato(25) pi volte nel'istesse sue opinioni; il che, come io gi dissi al S.r Filippo e come mi scrive V. S., non  per altro che per haver ambidue studiato nello stesso libro(26), se ben con questa differenza, che V. S. vi sa legger meglio.
E per dirle qualche cosa delle sudette Lettere, io le ho lette con mio grandissimo gusto, e veduto l'historia che V. S. fa delle macchie del sole, e come pruova bene la loro vicinit al corpo solare, et i loro moti, augumenti, e che non sieno stelle, nel che si porge a'bell'ingegni occasione di speculare che cosa elleno sieno: che se ben V. S., a f. 142(27), accenna qualche cosa, pure ne parla molto dubbiosamente, come convien fare delle cose che non hanno certa pruova. Et in vero, oltre che non pare verisimile che sieno il nutrimento della fiamma del sole, vi sarebbe gran difficolt a ritrovare come si generino, se di matteria ellementare (a che non pare che tutti gli elementi potessino supplire per pochi giorni, ancor che tutti si convertissero in vapori), o se pure di celeste: nel che sarebbe dubbio come ella si oscurasse o si condensasse, e in virt di che ella andasse verso il corpo solare, poich non par verisimile ch'il sole operi in altra maniera che riscaldando, con che la matteria pi tosto si raref e divien diafana che si condensi e s'oscuri, e col detto calore non tira a s la matteria, ma rarefacendola la fa pi leggiera. Quindi  ch'ella va all'in su non verso il corpo solare, ma pi tosto verso il zenit. Ma comunque sia, si vede chiaro che queste cotali macchie impediscono in parte i raggi solari; onde non sarebbe per avventura cosa strana il giudicare che possa essere che di qui in parte proceda il maggiore o minor calore nelle stesse staggioni e nell'istesso clima.
Mi sarebbe stato caro che V. S. havesse dato cos minuto raguaglio delle piazzette chiare che sono nel sole, come delle macchie: il che sperer che V. S. debba fare.
Non posso negare di non haver un poco di difficolt a conceder quel che V. S. dice, a f. 51(28), del moto del sole: perch, tutto che si concedesse che la nave mossa, a cui si togliessero gli impedimenti estrinseci, si havesse a muover sempre, non ne sguita, s'io non m'inganno, che il sole si habbia sempre a muover, poich non par neccessario conceder che l'ambiente non gli debba dare qualche piccolo impedimento; n basta, per mio aviso, dir che anche egli se ne muova, poich l'aria, che  intorno ad una ruota che gira, si muove anch'essa per lo moto di lei, n perci credo che V. S. stimi che non le dia qualche puoco trattenimento.
Vedo che V. S. tiene che le stelle sieno opache e ruvide: nel che mi piace fuor di modo l'esperienza con che, a f. 135(29), si mostra che la terra, tutto che opaca, maggiormente risplende per la refflessione de i raggi solari che non fa la fiamma; se ben io, quanto a me, ho sempre giudicato che si pruovi pi tosto la ruvidit che la opacit nelle stelle: perch, se fussero polite e perfettamente(30) rotonde, farebbon quello che fa la palla di christallo, di cui si vede poca parte illuminata, la qual nelle stelle, per la lontananza, non si potrebbe vedere; dove che una palla di pietra, che sia ruvida, posta al lume, si vede illuminata per la mett. Per  da nottare che la palla del christallo, tutto che di matteria diafana, se haver la superficie ruvida, tanto se ne vedr la mett illuminata quanto di quella di pietra; onde l'istesso seguirebbe se le stelle fussero di matteria diafana, purch la superficie loro sia ruvida.
Vorrei sapere se V. S., che ha ricercato cos diligentemente tutte le regioni celesti, ha per avventura osservata col canone, o sie telescopio, la stella nuova che  nel petto del Cigno, per vedere se a sorte vi si scorgesse qualche differenza dalle altre stelle. Mi par di vedere che V. S. appruovi le oppenioni del Copernico; e pur io crederei che le osservationi che si fanno col cannone circa Venere e le Stelle Medicee e le macchie del sole pi tosto provassero la flussibilit della materia celeste, onde par che pi tosto venga ad essere pi provabile l'opinion del Ticone.
V. S. mi scrive ch'io le dica quel che non mi sodisfa nel trattato delle cose che stanno su l'acqua; et io l'assicuro che tutto quel Discorso mi parve dottissimo e bellissimo. Vi hebbi un sol dubbio, fondato(31) su che io sempre supposi per verissimo che il giacchio fusse acqua condensata, il quale perci havesse maggior peso dell'acqua, che per consequenza doverebbe andar a fondo; dal qual errore mi tolse il S.r Filippo, dicendomi che il giacchio occupa maggior luogo dell'acqua: il che io poi anche provai per isperienza, e gli dissi la mia oppenione(32), come possa essere che il giacchio si faccia dal freddo che condensi l'acqua e che ad ogni modo egli occupi maggior luogo; perch si condensa non uniformemente, ma pi tosto in diverse parti, fra le quali restano delle parti pi rare, onde egli tutto insieme viene ad essere pi raro dell'acqua, la qual difformit de parti  caggione che il giacchio perda in gran parte la diafaneit; et io credo haver a bastanza provato al detto S.r Filippo che tutti i corpi son diafani, la cui materia  totalmente uniforme, cio non pi rara da una parte che dall'altra.
Il S.r Filippo part prima di haver la lettera che tratta del peso dell'aria(33). Se V. S. mi ne far parte, e della proportione che ha ritrovato fra il peso dell'aria e quello dell'acqua, lo riputer a molto favore. E perch V. S. mi dice ch'io le scriva qualcheduna delle mie speculationi, come che io habbia fatto puoco di buono, le dir solo per hora che ho novamente ritrovato un modo, a parer mio nuovo, di cuocere senza fuoco, mediante il moto di due ferri che si riscaldano insieme; e fattane l'esperienza (sebene assai imperfettamente), m' riuscita assai bene. Procurer di farla di nuovo meglio; e questo et ogni altra cosa mia sar sempre a'suoi comandi, poich, come gi le ho detto, V. S. pu valersi d'ogni mia cosa e di me stesso; e mi ser gran favore, sempre che si compiacier di farlo.
M' di nuovo sovenuto, intorno a quello che ho detto di sopra, che le macchie del sole possono esser caggione di pi e men caldo, che anche pu essere che sien caggione della variet de'tempi e delle mutationi dell'aria; onde non sarebbe per avventura inconveniente farne qualche esperienza, poich prevedendos[i] le macchie alcuni giorni prima che sieno dirimpeto al centro del corpo solare, pu essere che per questa via si possano prevedere i tempi per qualche giorni, che sarebbe di grandissimo giovamento a molti, e principalmente a'marinari. Col qual fine il S.r Gio. Batta Pinelli, a cui ho fatte le sue racomandationi, et io le bacciamo le mani.

Di Genova, all'ultimo di Gennaio 1614.
Di V. S. Ecc.ma
Ser.tor Aff.mo
Giob.a Baliano.



974...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 5 febbraio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 137. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Il Sig.r Cav.r Aquilani(34) bacia le mani a V. S. Ecc.ma; anzi voleva scrivergli, ma io, perch sapeva che non voleva scrivere altro che compimenti, l'ho impedito, con dirgli che non occorrono questi termini con V. S.: e questo l'ho fatto per difendere le sue reni dal scrivere la risposta. Questo Signore sguita di amarmi ed honorarmi con ogni affetto.
Ho scritto al Sig.r Principe(35) intorno al negozio della casa(36): quando n'haver risposta, dar del tutto conto a V. S.
Qua io non ho possuto fare osservazioni di Giove per le continue pioggie: quando ne potr fare, glie le mander disegnate. Gli giorni passati viddi Venere di questa figura distintamente [vedi figura 974.gif]: l'ho fatta vedere a diversi, e ne restano meravigliati; ma per hora si attende a questo magro Carnevale, dove che spero a questa Quadragesima di havermi da pigliar qualche bel gusto. Sguito per a legger le mie ordinarie famigliari lezzioni d'Euclide e del suo veramente meraviglioso Compasso, la lezzione del quale  gradita sopra modo da questi Signori.
 stato qua da me quel navicella[io] che ha hauti i cantucci, e m'ha fatto fare un policino, con dire che non si sapeva trovare la casa di V. S., e m'ha promesso che li far havere: per io ne mandar delli altri, insieme con un poco di maccaroncelli, con la prima occasione. Tra tanto V. S. attenda a conservarsi in questi tempi fastidiosi, e lasci andare gli colombi, che da loro stessi si trasformaranno in cornacchie: dico, gli lasci andare con quello che si  fatto sin hora(37), del quale ne basteria una carta sola a confondergli, se havessero cervello, e non si stanchi, con offesa della sua complessione, a farci altro, perch a me, che so far di conto, mi riesce pi una picciola doglia di V. S. che la total rovina di tutte queste pecore. Michele li fa riverenza, ed io me li ricordo servitore.

Pisa, il 5 di Feb.o 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



975..

MARCO WELSER a GIOVANNI KEPLER [in Linz].
Augusta, 11 febbraio 1614.

Bibl. dell'Osservatorio in Pulkova. Mss. Kepleriani, Vol. L, XI.

.... Si illa in quibus te a Galilaeo dissentire scribis, commodo tuo in chartam breviter coniicias, mihi rem pergratam facias, et ipsi quoque Galilaeo, opinor....



976...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 febbraio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 26. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Mando a V. S. Ecc.ma le osservazioni de'Pianeti Medicei. Le distanze sono, al solito mio, numerate dalla circonferenza di Giove in diametri di Giove(38); e le hore, dell'horologio comune della notte seguente il giorno notato.
[vedi figura 976.gif]
Di quest'ultima io non m'assicuro, perch li vidi ben tutti quattro, ma non affermo resolutamente che le distanze siino giuste: ben  vero che tre erano gli orientali, ed uno occidentale.
Gli ne mandar dell'altre, acci lei habbi occasione di guardarsi dall'aria della notte e non osservi.
Sono occupatissimo, perch dimani si principia a leggere: per non sar pi longo; solo di nuovo li dir, qualmente fui a far riverenza a Monsig.r Arcivescovo(39), quale tratt meco molto amorevolmente, e non mi fece altra essortazione, come mi era stato intimato.
Il sugetto che io ho proposto a V. S. per humanista,  eminente, ed ha letto in collegii publici in Milano; ed  huomo da condur seco una ventina di gentilhuomini di quelli paesi. Ma di queste promesse andar scarso con gli nostri Ser.mi Padroni, e solo li trattar tanto quanto giudicar essere servizio dell'AA. loro.
V. Sig.ria mi favorisca far intendere a Gio. Batta(40) che se ne venga a'suoi studi, quando non sia per servizio di V. S. che resti; e me li raccomandi assai assai. E con questo me li ricordo obligatissimo servitore.

Di Pisa, il 12 Feb. 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo [Ser.re e Dis.]lo
D. Benedetto Cas.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o e Mat.co di S. A.
Firenze.



977..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 febbraio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 139. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Non tengo sin hora risposta di due scritte a V. S. l'ordinarii passati. Hora devo dirle solo che il S.r Gio. Batta Raimondi  passato a miglior vita, quale hebbe gi dal G. D.a Ferdinando in cura una libreria di manuscritti scelti Arabici et insieme stampa, essendo mente di quel buon Prencipe uscissero a publico utile in luce; ma egli n' stato solo strettissimo custode, havendo, a util delli nostri, poco o niente dato fuori, restando in ci da parte l'util publico e honore che a questa gran Casa ne veniva. Io haverei desiderio particolare che sei o otto volumi di cose naturali e matematiche, che non habbiamo in latino, fossero tradotti e si stampassero, acci non ne restassemo tanto tempo privi. Per mi far gratia V. S. d'intendere che mente habbia S. A. in queste cose del Raimondi; e se le parr ottenibile, veda d'impetrare che di questi volumi particolari si potesse far copia, a fine che fossero tradotti e stampati, dedicati a S. A. come conviene, ch noi abbiamo il S.r Don Diego d'Urrea(41) che lo farebbe benissimo. Il tutto si farebbe con ogni sicurezza del'opre, e solo a questo fine: per ho voluto accennarlo alla prudenza di V. S., che potrebbe con buona occasione trattar questo negotio come di letterati suoi amici. Et essendomi tutt'il tempo rubbato da moltissimi negotii del mio accasamento, del quale diedi conto a V. S. le passate(42), ho scritto la presente in grandissima fretta, giudicando bene V. S. fosse quanto prima avisata della sopradetta occasione. Bacio a V. S. le mani di core.

Di R.a, li 15 di Febr.o 1614.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



978...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 26 febbraio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 143. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Io non ho altro di nuovo da scrivergli, solo che ho hauti per novizii di matematica il Sig.r Abbate Grifoni, quale credo habbi a riuscire pi che ordinariamente, il Sig.r Federico Capponi, ed un gentilhuomo Pisano. Nel resto sguito a leggere, e gli scolari si mostrano infervorati, di modo che mi lasciano pochissimo tempo. Un prete Genovese, che si mostrava duro a credere il moto della terra,  restato persuaso, solo dal'havere sentite le frivole ragioni delli avversarii: ed in particolare uno li disse, che la terra non si poteva muovere perch egli ogni mattina, ogni mattina, ogni mattina, quando si alzava dal letto, si vedeva la porta della camera avanti, come l'haveva lasciata la sera; onde questo buon prete rest talmente scandalizato di questa balordagine, che disse che la quiete della terra non poteva essere, gi che simili huomini la diffendevano: e cos mi viene a trovare spesso con mio grandissimo gusto. Desidero poi di havere quella lettera scritta a V. S. da quel matematico Genovese(43), perch sar incitativo gagliardo a questi signori Genovesi, miei scolari. E non occorrendomi altro, li bacio le mani, pregandoli sanit e contento.

Pisa, 26 di Feb.o 614.

Qua havemo predicatore a'Cavalieri un Cappuccino, huomo miracoloso. Lo vo a sentire ogni mattina.

Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Ben.tto Cast.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.rn Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



979...

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 febbraio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 141, - Autografa.

Pax Christi.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or Oss.mo

Uno anno in circa dapoi che fui ritornato di Venetia, come haver sino allora sentito, mi risolsi di entrare nella Congregatione nostra(44); et a questo effetto venni a Roma, sono vicino a due anni, nel qual tempo non ho havuto occasione di scriverle. Con questa mi  parso di rompere il silentio, per dirle come, essendo quivi venuto a morte il S.r Gio. Batta Raymondo(45), del quale essa deve haver piena contezza per essere stata creatura di S. A. S. et huomo di tante lettere, sento che la sua libreria  obligata alla medesima A. S.; e fra essa V. S. deve sapere che teneva in lingua Arabica li otto libri di Apollonio et alcune altre opere che erano in qualche credito: ma perch mi immagino siano per venire nella bibliotheca di S. A. S., saria, a mio credere, beneficio universale, se per mezzo di V. S. facesse divulgare in qualche altro idioma li 4 libri ultimi di Apollonio, che mancano in latino; et senza una sopraintelligenza di un suo pari, temo non si vedr a'nostri giorni questa opera compita. Si compiacci di farci un poco di consideratione; e parendoli approposito il tentarlo, V. E. credo ne sar padrone. Et questo mio avviso nasce pure da quello antico affetto che hebbi a queste facolt; e se bene dismessi, per applicarmi a studii sacri, la continoatione, mi compiaccio di veder quello che esce di novo.
Pi mesi sono hebbi un'operetta sua delle cose che stanno su l'acqua, quale mi piacque sommamente per la sua acutezza; e veramente vi sono bellissime considerationi. Penso che havr poi stampato qualcosa altro: e quel suo Systema(46) desidero di sentire l'habbia perfettionato, nel quale spero sar quanto si desidera et che manca nella doctrina de'secondi mobili. Mi sar grato, dopoi tanto tempo, saper alcuna nova della sua salute; e prego N. S. Iddio a concederli il colmo di ogni felicit, con qual fine le bacio le mani.
Occorrendo scrivere, indrizzi le lettere(47) alle Schole Pie.

Di Roma, a'28 Febraro 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Aff.mo nel S.re
Antonio Santini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, in
Firenze.



980.

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 1 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 145-146. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Nel tardare la risposta di V. S., andavo dubitando le mie lettere fossero a sorte smarrite, il che mi sarebbe dispiaciuto; ma molto pi, e senza comparatione, duolmi la cagion del trattenimento, che nella sua cortesissima, hor a punto ricevuta, sento: ch ben sarebbe tempo che, a forza degli ardenti desiderii di tanti che l'amano et a utile delle buone e vere scienze, cessassero l'importune indispositioni di travagliar V. S. Hor sia lodato Iddio che sta meglio, e viene la miglior stagione a giovarle.
Il S.r Colonna m'ha significato che in Napoli un frate, in una sua opra di cose teologiche e miste, s'era posto con molta collera e risolutione a riprovar li scoprimenti di V. S. e particolarmente i nuovi Pianeti, come pregiudiciali al Settenario e non figurati nel Candelabro; ma che crede non sia per far altro, parendoli haverlo a bastanza dissuaso con le raggioni e spaventato con l'esperienze.
Intesi qui in una conversatione che un poeta moderno (credo barzellettista, bench n anco potei intenderne il nome) componeva sopra i nuovi Pianeti in lode d'un Principe, alludendo con essi (non altrimente che s'egli ci havesse qualche ius sopra) al'arme di quello stellata, servendosene a suo modo, senza nomarli Medicei. M' parso dover subito significar a V. S. l'uno et altro cos confusamente come l'ho inteso, ch intendendone poi a pieno, come procuro, sapr il tutto; se ben poco pensiero bisognar darsi di quella temerit che da s stessa si condanna.
Le dar un'altra nuova, se pur sarle nova: Apelle  uscito in publico, facendosi torre la tavola davanti. Francesco Aguilonio, Gesuita, nel suo volume d'Optica, dato in Anversa frescamente in luce(48), nel libro 5 et disputatione alla prop.e 56a, ha queste parole: Dicat alius, lunae maculas non earum rerum imagines esse quae in terris sunt, sed macularum quas superiore anno Christophorus Scheiner e Societate nostra, atque in Ingolstadiensi Academia matheseos professor, nomine Apellis post tabulam, primus in sole deprehendit; has, scilicet, una cum solis phantasia, in luna tamquam in speculo a nobis conspici: sed neque hoc recte affirmare quispiam poterit. Io certamente non so a che fine sia quest'Apelle venuto in palese; e resto maravigliato che pur gli pretendano il primato in questa osservatione i Padri, che sanno quanto prima V. S. ne tratt e le mostr.
Mi sodisfece certo il Cicognini(49), poich, trovandomi alla veglia o festino scenico nelle nozze della Principessa Peretti(50), mia cugina, vidi che fra l'altri pianeti haveva, con molto garbo, posti i Medicei in choro intorno Giove. Piacque lo spettacolo a tutti, e la novit inserta al suo luogo. Ben  vero ch'io mi feci sentire ad alcuni primati Peripatetici, che non potevano contenersi di ringhiare, come veternosi e nimici d'ogni cosa nuova.
Nel personaggio che V. S. m'accenna, conobbi anch'io, trattando seco, che non havea puro l'affetto verso di lei, poich, lodando li scoprimenti di V. S. e celebrandoli degni della protettion di tal Principe, soggiunse che non sapea poi se fossero cose da sussistere realmente. Io risposi quello mi parve a proposito, e confesso che non vi ho trattato pi volentieri.
Quant'a libri(51), invero che  notabil danno de'studiosi che dormano cos persi; e quelli ch'io desiderarei si traducessero, sono rarissimi, e sarebbono di non poco honore al Principe della cui libraria e sotto la cui protettione escono. La Camera qui pretende sopra detta libraria e stampe, et ha inventariato ogni cosa.
Quanto alli S.ri Antonini e Baliani, io sento con V. S.: aspettar suo aviso, perch possa conferir il tutto a'S.ri compagni, ch'altro non desiderano che soggetti di tale eminenza, acci, inteso il tutto, si venga al'ascrizione.
Al S.r Lagalla ho detto il tutto: resta obligatissimo a V. S., et attender altra volta il suo favore(52), sperando non debba tardarne molto l'occasione.
Il Cremonino Celeste, overo il Cielo del Cremonino(53), pur gionse a Roma, et  poco ben visto da'superiori per que'suoi animali celesti o cieli animati. Io, ancorch habbia pochissimo otio, pur lo vado tal volta leggendo, come V. S. mi accenn, gustando di s bel cielo che i Peripatetici ci hanno fabricato; poich io credo che deva distinguersi molto bene il peripatetico cielo dal reale, il rationale loro da quello che vediamo.
Hora non la tediar pi a longo. N. S. Iddio le conceda il compimento della sanit et ogni contento. Bacio a V. S. di tutto core le mani, e la prego a commandarmi.

Di Roma, il p.o di Marzo 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
S.r Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



981...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 5 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 28a e 28b. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Ho sentito quel dolore che V. S. si pu imaginare per la nova della sua indisposizione, tanto, come mi scrive, peggiorata. Per amor di Dio, Sig.r Galileo, lasciate andare tutte le stelle in malhora, e conservatevi la sanit, ch questa importa a V. S., a me, ed a tutti gli suoi cari. Io, che non patisco punto, osserver con gli occhii del corpo; e lei con quelli dell'intelletto potr conoscere senza danno quanto hora con tanto pericolo contempla.
Il primo di Marzo, la sera, osservai gli Pianeti Medicei, e ne feci la qui inclusa descrizione, notando le declinazioni, come V. S. potr vedere. Li mando a punto quella che notai originale(54), acci possa conoscere che io non mi ingannai punto in notare le strane declinazioni di queste Stelle, che  finalmente quella a punto che lei mi ha mandata, senza che io possa conoscervi una minima differenza. Il secondo giorno fui assasinato dalle nuole. Il terzo, a quattr'hore dell'oriolo comune, stando la Spica della Vergine alta dall'orizonte gr. 28, osservai Giove in questa costituzione
[vedi figura 981a.gif]
che  la medesima con quella che V. S. mi ha mandata. Nel resto le continue nugole mi hanno prohibito l'osservare. Se mi daranno licenza, far con ogni diligenza quelle altre osservazioni, come V. S. mi comanda. Tra tanto lei con ogni sicurezza (per quello che ho visto dalla constituzione del primo di Marzo) mi pu mandare le predizioni di tutto questo mese, calcolate dalle tavole vecchie.
Ho poi sentito con gusto che Madama Ser.ma si compiaccia della mia servit, nella quale assicuro ancor io V. S. che non manco in cosa che io conosca appartenersi al debito mio, purch non ecceda le forze mie.  certo che, levato il tempo del dire il mio officio, la Messa e la predica, sto sempre occupatissimo con questi signori scolari, tra'quali il Sig.r Camillo Pozzobonelli bacia le mani a V. [S.], s come ancora gli Sig.ri Ruschio, Cornachino e Cav.r Aquilani(55).
Gio. Batta ha quasi finito la scrittura(56): per V. S. potr mand[ar] altra robba con l'occasione della Corte o altra sicura, acci non si perda, perch veramente sono cose da non lasciar andar male. Di queste che havemo qua, io me n'ho presi quelli gusti che lei sa che mi danno le cose sue. E con questo baciandoli le mani, li prego sanit ed ogni bene.

Di Pisa, il 5 di Mar[zo] 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma


Non mi scriva lettere, ma solo la nova se lei  megliorata, e non pi che questo mi basta.


Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

[vedi figura 981b.gif]

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



982.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO [in Firenze].
[Napoli,] 8 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 147. - Autografa.

Al Sig.r Galileo Galilei.

Tutti filosofi del mondo prendono legge dalla penna di V. S., perch in vero non si pu filosofare senza uno vero accertato sistema della construttione de'mondi, quale da lei aspettiamo: e gi tutte le cose son poste in dubbio, tanto che non sapemo s'il parlare  parlare.
Assai mi duole, come li scrissi questa est passata(57), che s' posta a trattar delle cose galleggianti etc., e c'ha scoverto tutto atomi, e niente altro pi che relationi trovarsi etc., e molte propositioni che non pu assicurarle et dir che fosser vere, e molte che non si ponno sostenere cos facilmente; talch ha dato manica a'nemici di negar tutte le cose celesti che V. S. ci addita. Io scrissi 4 articoli sopra quel Discorso, et in molte cose semo d'accordo; e che tutti li corpi vadino al centro del proprio sistema, in quanto corpi, io dico con V. S., ma non in quanto tali: che la pianta naturalmente cresce in su etc., e 'l fuoco gitta i monti per salire; tantum abest che desideri star sotto o sia espulso, mentre espelle per salire etc. O Dio, qualche peccato fu questo, per humiliar la immensa superbia in che V. S. potea sormontare, scoprendo a'mortali tante gran cose tanto felicemente. Per vorrei che pigli questo da Dio, e ci vada scoprendo li teatri e scene nelle quali rappresenta il Senno eterno tanti gran giochi di rote sopra ruote.
Io fo la nova Teologia, dove mostro che la Scrittura Sacra e li Rabbini e'Padri antichi tutti sono di questa opinione; gi son al 4 libro. V. S. armi lo stile di perfetta matematica, e lasci li atomi per da poi etc.; e scriva nel principio che questa filosofia  d'Italia, da Filolao e Timeo in parte, e che Copernico la rubb da'nostri predetti e da Francesco Ferrarese(58), suo maestro, perch' gran vergogna che ci vincan d'intelletto le nazioni che noi havemo di selvagge fatto domestiche. Io, sepolto, fo quanto un vivo per V. S. e per l'honor commune. Per amor di Dio, lasci ogni faccenda d'altri scritti, e solo a questa attenda, ch non sa se morir dimane, etc.
Per le sue infirmit io m'offersi a quel che posso: dissi che mi scriva l'historia di quelle, e mi dia la sua nativit; e non l'ha fatto. Non sprezzi V. S. gli avvisi d'amici, perch non omnia possumus omnes. Anassagora vedea le stelle, e non lo fosso. Il Principe nostro(59) dice che per lui la chiese a V. S., e che non vol darla, dicendo che non ci crede. Io stupisco, perch, se V. S. non ci crede, perch nell'epistola dice al G. D. che [vedi figura giove.gif] in sua genitura li diede(60) etc.? Dunque l'ha burlato. Absit. Non  licito a V. S., come poeta, servirsi d'opinioni false, credute dal solo volgo, etc. Pur io son certo ch' piena di fallacie questa dottrina, ma ci stan dentro pur cose divinissime; n si pu negare che tanti sistemi, reflettendo le luci l'un all'altro, non faccino variet ordinaria non solo a'corpi grandi, ma anche alli piccioli: e si vede l'heliotropio e lupino e salce e tiglia haver simpathia col moto della latitudine o longitudine; e che il sito fa pur assai variet e naturalit,  chiaro anche ne'corpi morti, nuotanti con la faccia al cielo, secondo furo nell'utero materno, etc. Assai haveria che dire, e ne fei sei libri, e spiegai la superstitione. In questa dottrina si procede per scienza e per coniettura e per sospitione; distinguendo, non s'erra troppo: sia detto con sopportatione. All'ignoranti non parlo cos libero, ma alli savii, che ricevono meglio le riprensioni che l'adulationi, o correggeno a vicenda il riprensore. Et io tengo sempre in me quel principio del Vangelo: Quaecumque vultis ut faciant vobis homines, et vos facite illis, etc.
Resto al suo comando, e prego, quando manda qualche cosa fuori, ch'io sia delli primi ad haverla per via del Principe nostro inclito e del Sig.r Bartolino, che l'inviar questa. Il Signor Dio la conservi per benefitio universale. So ch'occorrendo col G. D., far etc. Dell'offerta di denari che mi disse il Tobia(61), la ringratio; tengali per s. Io non posso offerir a lei se non affetto, e quel poco di fatica che m' permessa dall'arcasinit a cui, per li peccati della giovent, Dio mi sottopose etc.


T. C.
8 di Marzo 1614.


Scrissi [...] in natura  composta di violenza e spontaneit nelli corpi.

Fuori: A Giovanni Bartolini, che Dio guardi.

Roma.
In casa dell'Ill.mo Card.l Cesi(62).



983..

GALILEO a GIO. BATTISTA BALIANI in Genova.
Firenze, 12 marzo 1614.

Bibl. Braidense in Milano. Cassetta A. F. XIII, 13, I. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re Osser.mo

Prima che risponder alla gratissima lettera di V. S., devo far mia scusa della tardanza nel riscrivergli, cagionata dalle varie mie indisposizioni che da molti giorni in qua mi travagliano assai pi del consueto: e come quelle che dependono in gran parte da disagi patiti per lo scrivere, cos da quello ricevo notabil danno; onde mi  forza pigliarmi spesso di quelle licenze con i miei padroni, che non prenderei s'io fussi in migliore stato di sanit. Per V. S. mi scuser, prima della dimora, e poi della brevit, la quale, contro a mia voglia, mi bisogna usar seco.
Io gli rendo grazie della fatica che si  presa in legger le mie Lettere e l'altro trattatello(63). E quanto all'essenza delle macchie solari, io veramente non ardirei mai di affermarne cosa alcuna, se non a quello che par che le si assimiglino, delle cose conosciute da noi: ma a quante pi cose hanno similitudine, tanto pi  dubbio l'affermar di loro quel che le sieno; oltre che posson esser mille cose ignotissime a noi. Quanto a le piazzette(64) pi lucide, le sono assai meno osservabili che le macchie, e non se ne veggono sempre di molto apparenti. Parmi ben di scorger tutta la faccia del sole di luce, per modo di dire, eterogenea, cio come circondata da una sottil nugola di disegual trasparenza. Quanto a quel ch'io scrivo a fac. 51(65), io veramente non ho hauto intenzione di dir che 'l corpo solare, rivolgendosi in s stesso, non fusse per ricever qualche impedimento dall'ambiente che stesse fermo; ma hebbi pensiero di dir che, dato che l'ambiente si girasse intorno al sole, esso ancora da tal rivolgimento sarebbe menato in volta: per V. S. mi favorir di riveder quel luogo, perch forse ne potr cavar questo senso che non ha dell'improbabile, s come l'altro sarebbe veramente erroneo.
Quanto alla sustanza delle stelle, io fo gran differenza tra le fisse e l'erranti; e tengo per fermo che le fisse sien lucide per loro stesse, siccome mi par esser certo che i pianeti ricevvino 'l lume dal sole: per quanto alle fisse, come splendidissime, non credo che agl'occhi nostri potessero esser trasparenti. La sustanza interna de'pianeti potrebbe esser diafana; ma bisogna di necessit por la superficie loro ruvida, la qual ruvidezza rende agl'occhi nostri opaca qualunque materia trasparente: talch, per quel che appartiene a noi, non credo che possiamo comprender tali corpi se non come opachi quanto una pietra, e che, in conseguenza, come tali devano esser giudicati e forse creduti, non apparendo ragion alcuna sin qui per la quale si devino stimar essenzialmente diafani, ma resi poi opachi con l'asprezza della superficie.
Non ho per ancora osservata la stella nuova del Cigno: lo far se mai verr in stato di potere star all'aria notturna, a me di presente perniziosissima.
Quanto all'opinione del Copernico, io veramente la tengo sicura, e non per le sole osservazioni di Venere, delle macchie solari e delle Medicee, ma per l'altre sue ragioni, e per molt'altre mie particolari che mi paiono concludenti. Che poi la sustanza celeste sia tenuissima e cedente, io l'ho creduto sempre, non havendo mai sentito forza alcuna nelle ragioni che s'adducono per provar il contrario. Nell'opinione del Ticone mi ci restano quelle massime difficolt che mi fanno partir da Tolomeo, dove che in Copernico non ho cosa alcuna che mi apporti un minimo scrupolo(66), e men di tutte le instanze quelle che fa Ticone contro alla mobilit della terra in certe sue lettere(67).
Il pensiero di V. S., di scaldar tanto con 2 ferri, mi  parso bellissimo, e credo che il modo sia altrettanto ingegnoso; il quale io sentir volentierissimo, quando V. S. havr determinato di farne parte ad altri amici suoi.
Per pesar l'aria, io piglio un fiasco di vetro AB, grande come la testa d'un huomo incirca, il quale nel collo habbia la strozzatura B, per potervi legar fermamente un ditale di cuoio CD; il qual ditale nel mezo habbia un'animella da pallone ben fermata, per la quale con uno schizzatoio caccio molt'aria nel fiasco AB, havendolo prima pesato in una bilancia esatta; e dopo havervi compressa molt'aria per forza, la quale in virt dell'animella resta carcerata, torno a pesare il fiasco e trovolo notabilmente pi grave: e per salvo appartatamente il peso che bisogna aggiunger di pi, il quale vien a esser il peso dell'aria straniera. E per assicurarmi che non ne vada traspirando punta, metto innanzi nel fiasco un poco d'acqua, e tenendolo sempre con la bocca in gi m'assicuro che l'aria non pu uscire, perch prima caccerebbe l'acqua et io la vedrei gocciolare. Resta hora che io misuri l'aria estranea. Per piglio un altro simil fiasco EFG, col collo strozzato in F e con un piccol foro in G, e con la bocca che termina sottile, come si vede in E, dove  il foro assai stretto. Questo lo lego nella parte inferiore del ditale, cio verso D, s che la punta E risponda incontro al foro dell'animella; e dopo haverlo saldamente legato, spingo la punta E contro al coperchietto che serra l'animella; et apertolo, l'aria compressa del vaso AB fa impeto e caccia fuora l'acqua dell'altro vaso per il foro G, e sguita di cacciarne tanta, quanta  la mole dell'aria che esce dal vaso AB: e questa  tutta quella che v'era compressa oltre alla costituzione naturale. Salvando dunque l'acqua che verr fuori del foro G, la peso poi diligentemente, e trovo quanto ella sia multiplice in peso all'aria che fu pesata nel vaso primo: la quale, per quanto mi ricordo, pesava circa 460 volte pi; ma non me n'assicuro. Si pu reiterar l'operazione molte volte, per venirne in certezza.
Torno a pregare V. S. che scusi il mio scriver alla laconica, perch non posso diffondermi conforme al desiderio e debito. Mi comandi e conservimi la grazia sua e del Sig. Pinelli; e ad amendue bacio le mani, e gli prego da Dio felicit.

Di Firenze, li 12 di Marzo 1613(68).
Di V. S. molto I.
Ser.re Parat.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e Pad.n Cole.mo
Il S. Giambat.ta Baliani.
Genova.



984...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 30. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Finalmente ieri sera hebbi grazia di vedere sua Maest, dico Giove, e vi si trovorono presenti diversi signori Genovesi, ne'quali camin del pari il gusto e la meraviglia in vedere riscontrare tanto per l'apunto il tutto. Furno presenti alle dua prime osservazioni; e cos, sicuri che il tutto dovesse caminare come V. S. prediceva, si partirono sodisfattissimi.
L'altezza di Giove e delle stelle fisse che io nomino, sono state prese da me con il quadrante del suo compasso, dalle quali poi ne ho cavate le ore dal tramontar del sole con la sfera agiustata a 43 gr. di elevazione di polo, supponendo che Giove sia intorno al 25 gr. della Libra con latitudine settentrionale di gr. 2, nel che non credo che possa essere errore notabile. Con altra pi esquisita maniera non ho potuto pigliare il tempo: a V. S. non mancar modo. Le osservazioni sono le poscritte(69), quanto pi diligenti si sono possute fare.
[vedi figura 984.gif]
Il Sig.r Federico Capponi studia matematica con suo grandissimo gusto e profitto. L'istesso fa il Sig.r Abbate Griffoni, il Nerli, Guadagni, Abbate Stufa, Minorbetti e Barducci. V. S. mi faccia grazia di darne nova, per particolar mio disegno, alli Sig.ri Niccol Arrighetti e Benedetto Pandolfini, a'quali mi ricordo servitore obligatissimo, insieme con tutti quelli altri Signori miei padroni; ed a lei bacio le mani, pregandoli dal Cielo ogni bene.

Pisa, il 12 di Marzo 614.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



985..

MARINO GHETALDI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 148. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.o

Questi giorni passati feci stampar il secondo libro del mio Apollonio redivivo(70), del quale mando a V. S. un essemplare per segno di riverenza che le porto et per memoria della nostra antica amicitia. So che per le sue occupationi delle intente osservationi celesti non haver tempo da legerlo; non di meno, per la ricreatione che portano agl'huomini le variet, non potr esser che non le dar una ochiata, se non per altro, almeno per censurarlo, perch non nego che non habi bisogno della censura. Con che fine baciandoli le mani, li prego da Dio ogni compita felicit.

Di Venetia, alli 15 di Marcio 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Marino Ghetaldi.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
con un libro.
Firenze.



986...

TOMMASO GIANNINI a GALILEO in Pisa.
Ferrara, 15 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 145. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Questa mia operetta(71), la quale ho data alle stampe pi tosto indotto da altri che per desiderio di lode alcuna, mando a V. S. Ecc.ma, accioch pervenendo alle sue mani goda di quell'honore che suol recare la sola vista de gli huomini illustri, e le sia segno della molta osservanza che le porto; in virt della quale sar sempre tanto pronto a'suoi comandamenti, quanto io la prego ad essere cortese nell'aggradir questo mio picciol dono. E le bacio le mani.

Di Ferrara, li XV di Marzo 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Tomaso Giannini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Pisa(72).



987.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 19 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 150. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Hebbi dal Sig.r Enea(73) il piego di V. S., con gli vetri esquisiti, constituzioni Medicee e 'l finale della Colombeide(74). Delli vetri feci prova in camera del Sig.r D. Antonio(75) la sera stessa in osservare Venere; e v'imbatt a punto Mons.r Ill.mo Arcivescovo(76), quale mostr meravigliarsi sopra modo di questo e delli altri ritrovati di V. S. Ma havendo soggionto il Sig.r D. Antonio non so che delle montuosit lunari, subito usc con dire che quello non poteva essere, e che sopra questa materia ne haveva hauto longo ragionamento con V. S. in casa del Sig.r Filippo Salviati; ed in somma invit me a farmi vedere che io non ero buono (e furono parole sue formali) n mi sarebbe bastato l'animo mai di persuaderlo simil cosa. Io, che sono di mente assai docile quando mi si parla chiaro, restai senz'altra prova, sicuro esser vero quanto S. S. Ill.ma della insufficienza mia pronunziava. Dopo questo entrassimo in discorso del stabilimento de'moti dei Pianeti Medicei; ond'io, presa in mano la carta, dopo havergli con ogni meglior modo dato ad intendere la esquisitezza di quelle constituzioni future, v'aggiunsi la cognizione delle declinazioni delle medesime stelle, che V. S. ha tanto essatta che non falla mai d'un punto in predirle: ed il tutto veniva con grand'affetto essagerato dal Sig.r D. Antonio, di modo che Monsig.r Ill.mo si pose anch'egli a dar parte delle meritate lodi(77) a V. S. Finalmente mi parti', ed a casa osservai gli Pianeti, quali caminano obedientissimi.
Lessi finalmente l'ultima crudele, non spennacchiatura, ma scorticatura, anzi anatomia sin all'ossa, del povero Colombo, e tutta  meravigliosa, ma bisogna metterci del buono a farlo passare, perch non ci mancaranno intrichi, che tentaranno con ogni via d'impedir che non si stampi(78).
Per la frequenza de'scolari, acci non fossi di fastidio alle signore del Sig.r Silvio, mi sono ritirato in casa del Sig.r Matteo Panzanini, mio scolare, sino che si far il capitolo de'Cavalieri; poi ritornar nel medesimo palazzo, dove ho lasciate ancora la maggior parte delle robbe. Hora poi sto male di catarro, e peggio son stato gli giorni passati; ma spero starmene meglio. La Corte  a Livorno. Altro non ho di novo; vivo tutto suo al solito, e con comodit sicura li mandar quattro cantucci. Tra tanto si conservi e mi comandi, ch sa bene quanto li devo; e li bacio le mani.

Pisa, il 19 di Marzo 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma


Quanto alli occhiali, se io ne havessi, li venderei senz'altro, quando fossero buoni; ma cos in aria non so come fare. Gio. Batta ha finita la scrittura, e la mandar con la prima occasione.


Oblig.mo et Aff.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.rn Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



988..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 152. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ricevo con la gratissima di V. S. il favor che mi fa de'christalli, accomodati da lei per telescopio celeste. Li porr al tubo, l'aggiustar alla mia vista, ci goder pienamente i suoi nuovi lumi, i suoi mirabili scoprimenti. Star in questo Liceo a pro de'Lincei, contemplatori della natura sublime, in celebration del'opre sue. Ne ringratio hora V. S. con ogni affetto, essendomi carissimo, e tanto pi quanto che tutti i miei, et altri che si fanno o vengono qui, che sin a questo tempo ho provati, non arrivaranno di gran lunga a tal perfezione. Ho lasciato io per non poco intervallo il farne a mio gusto lavorare, per il difetto della materia che qui viene e della diligente patienza in chi lavora. Haverei gusto particolare sentir che V. S. ne provasse in altre figure che si giudicano migliori ad ingrandire, poich non le saria punto difficile il far che restasse superata ogni difficult del lavoro.
Haver V. S. gi veduta l'optica del'Aguilonio che smaschera Apelle, come le accennai(79), et l'Apollonio redivivo, ultimamente dato in luce dal Ghetaldi(80). Altro non le dir hora; solo, ricordandomele obligatissimo e desiderosissimo mi commandi, bacio a V. S. le mani. N. S. Dio le conceda ogni contento.

Di Roma, li 21 di Marzo 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


[vedi figura 988.gif]

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



989...

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 23 marzo 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 147. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.re

Io e tutti questi Signori suoi affezionati stiamo afflitti per la nova della sua indisposizione, tra'quali il Sig.r Cav.r Girolami e 'l Sig.r Cav. Aquilani(81) particolarmente con V. S. si condogliono e li baciano le mani. Dal detto Sig.r Cav.r Girolami, con occasione di un'orazione che reciter al capitolo de'Cavalieri, vien fatta honorata menzione di V. S., e degnamente; ed in oltre favorisce ancor me con honorato passaggio, s come ho saputo da persona che ha vista quell'orazione. Questo scrivo a V. S., perch sappia che le cose mia gradiscono alle persone di garbo, s come, per essere indrizzate in bene, affliggono e tormentano gli invidi e maligni.
La Colombeide(82)  finita, e Gio. Batta la rimanda. V. S. mi faccia grazia, al latore, che  il Sig.r Federico Capponi, dar segno che lei mi ama, perch io fo gran conto di questo Signore, mio scolare e padrone, ultimo quanto al tempo, ma credo primo di spirito. Non altro: li pregio dal Cielo sanit con ogni bene, e li fo riverenza.

Pisa, il 23 di Marzo 1614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.
Fo profonda reverenza al S.r Canonico Nori(83) e l'istesso fa Giob.a(84)




990..

PAOLO POZZOBONELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 23 marzo 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 125. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Da dura necessit sono astretto di far camino contro mia voglia in questi giorni, et per non ho potuto essequire il mio proponimento di passar di cost. Prego V. S. a compatir la mortificatione che ricevo della privatione di tanto mio contento; ma ho giudicato ristorarla, se a Dio piacer, venendo a star cost qualche pi quantit di giorni con la compagnia del S.or Chiabrera(85) nostro. Io da casa scriver a V. S.; ella si compiaccia di tenermi per servitore, et in cose sue et di amici valersi del poco esser mio, acci mi possa honorare et pregiare di esser tale. Faccimi gratia a favorirmi de l'occhiale(86), mandandolo qui al nostro compitissimo Padre(87), perch a lui lascio forma et di sodisfare la spesa et di mandarmi detto occhiale. Li bacio le mani, e prego Dio che la feliciti.

Di Pisa, li 23 di Marzo 1614.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
S.re Aff.mo antich[..]
Paolo Pozzobonelli.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.r D.r Galileo Galilei.
Firenze.



991...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 2 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 154. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Hoggi solamente ho riceute le constituzioni dalli 21 di Marzo sino li 3 d'Aprile; e per essere stato il tempo nugoloso, non ho fatte osservazioni di sorte alcuna, da ieri sera in poi, che fu il primo d'Aprile, alle tre hore, e riscontra meravigliosamente con quella che V. S. mi ha mandata. Forsi questa sera sar a Palazzo da Madama Ser.ma, e far ivi l'osservazione.
Il S.r D. Antonio(88) sguita a favorirmi, e tratta meco molto domesticamente: ma io ogni giorno me li presento novo avanti, senza mostrare di avanzarmi in cosa alcuna per i favori che S. E. mi va facendo, e cos spero conservarmeli servitore.
Desidero intender nova della salute di V. S., della quale moltissimi di questi Signori e Cavalieri e gentil huomini ne sono gelosissimi, ed io sopra tutti, e per l'obligo che li tengo, e, per dire il vero, che dice ancora il Sig.r Niccol Arrighetti nostro, per l'interesse che habbiamo tutti nella conservazione di V. S. Il Sig.r Aquilani, S.r Cav.r Girolami, arditissimo e vivo diffensore della gloria di V. S., li baciano le mani, insieme con li Sig.ri Ruschi e Cornachini, S.r Pozzobonelli e Gio. Batta. Io me li ricordo obligatissimo servitore.

Di Pisa, il 2 d'Aprile 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.
Li ho mandata hoggi la copia delli sessanta cantucci che erano persi. Son tutti fini, e sono consegnati ad un tale Emilio navicellaio, che parte domattina.


Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A. S.
Fiorenza.



992.

GIO. BATTISTA BALIANI a GALILEO in Firenze.
Genova, 4 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 156. - Autografa.

Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Non mi ha dato per altro tanto gusto la lettera di V. S., che non mi habbia etiamdio apportato molto dispiacere il veder la poca sua sanit, che pur sarebbe il dovere che i pari suoi godessero di longhissima vita con buona salute, per potere con le loro fatiche apportar di quei giovamenti al mondo, come V. S. va facendo tutto il giorno.
Io risponder brevemente alla detta carissima sua lettera(89), e perch resto appagatissimo delle risposte che V. S. fa alle raggioni mie, le quali pi tosto io le scrissi per haver a imparar qualche cosa dalle sue risposte, che perch io mi havessi dubbio veruno che V. S. havesse detto cosa nelle sue Lettere che non stesse affatto benissimo, e tanto pi che l'essere cos piene di dottrina e novit  stato cagione che io, da che scrissi a V. S., ne rimasi privo e lo son tuttavia, perch non ho poco che fare in mandarle a questo e a quello curioso di vederle, ch non mancano a Genova di quelli che son curiosi di cose di mattematica, e principalmente di quelle di V. S.
Vedo che non dice cosa veruna intorno a quel ch'io le scrissi, che il variare delle macchie solari potrebbe per avventura esser cagione della variet de'tempi: e questi ultimi giorni di Marzo sono stati tempi pi freddi e turbati di quel che pare che comporti la stagione; e se bene io so che se ne pu dar la causa alla congiontion di Saturno col sole, io non mi posso per dar ad intendere che non possa essere che siano state questi giorni, e sieno tuttavia, pi macchie e pi dense nel sole, di quel che si fussero il mese di Gennaio.
Mi  stato oltre modo caro la ingegniosa maniera di ritrovar il peso dell'aria: e perch V. S. desidera ch'io le dica il modo di cuocer senza fuoco(90), io ho fatto far un vaso di ferro col fundo piano, rotondo, di diametro circa una spanna, et un altro ferro, pur rotondo e piano, dell'istesso diametro, il qual ferro io faccio voltar velocemente, o per mezo d'una ruota grande o di acqua corrente, sopra il quale faccio posare il fundo del detto vaso, che stia ben fermo. Hor donque con lo stropicciarsi insieme si riscaldan tanto i detti due ferri, che si riscalda anche e si cuoce ci che si pone dentro nel vaso. E per hora faccio fine, et a V. S. baccio le mani e le priego presta e longa sanit; e quanto prima vedr il S.r Pinelli, gli far le sue racomandationi.

Di Genova, alli 4 Aprile 1614.
Di V. S. Ecc.ma
Ser.tor Aff.mo
Giob.a Baliano.

Fuori: All'Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



993.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a MARCO WELSER [in Augusta].
Venezia, 4 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 65-66. - Copia di mano dello stesso SAGREDO (cfr. n. 997). In capo alla lettera si legge, d'altra mano sincrona: "Copia di lettera scritta al S.r Marco Velser"; e una terza mano, un po'pi recente, aggiunse: "dal S. G. F. Sagredo".

Molto Ill.re Sig.r mio,

Ho trascorso le lettere di Apelle(91), et parmi haver molto ben avvertito le conclusioni che egli tiene, gli argomenti con li quali si crede provarle, i schermi che egli adopera per coprirsi dalle opposizioni fatte al suo calcolo, et ancora le punture che usa per ferire la riputatione altrui: et in vero, sicome nella maniera di trattare egli mi  riuscito oltre modo pretendente et in tutto privo di quei termini che sono dovuti tra chi professa virt et nobilt, cos nella intelligenza si  scoperto manco provetto di quello che si mostr nel calcolo. Io scrissi sopra le sue equationi(92) modestamente, et scrissi il vero; egli scrisse sopra il mio giuditio arditamente, et conclude il falso. A lui non intendo dare alcuna risposta, poich le sue lettere sono piene di dottrina cos falsa, che io comprendo non poter o dover imparar da lui altro che fuggire i suoi errori; et all'incontro io lo trovo tanto colmo di pretensione, che quanto meno lo scorgo desideroso di apprendere la verit, tanto pi lo giudico indegno che gliela mostri.
Io son gentil huomo Venetiano, n spesi mai nome di litterato; portai ben affetto e tenni sempre la protetione de'litterati: n attendo avantaggiar le mie fortune, acquistarmi lodi o riputatione, dalla fama della intelligenza della filosofia et matematica, ma pi tosto dalla integrit et buona administratione de'magistrati et nel governo della Republica, al quale nella mia giovent mi applicai, seguendo la consuetudine de'miei maggiori, che tutti in quello si sono invecchiati et consumati. Versano i miei studii circa la cognitione di quelle cose, che come christiano devo a Dio, come cittadino alla patria, come nobile alla mia casa, come sotiabile agli amici, et come galanthuomo et vero filosofo a me stesso. Spendo il mio tempo in servire a Dio et alla patria, et essendo libero dalla cura famigliare ne consumo buona parte nella conversatione, servitio e sodisfattione degli amici, e tutto il resto lo dedico alle commodit et gusti miei; et se tal volta mi do alla speculatione delle scienze, non credi gi V. S. che io mi prosumi concorrere co'professori di quelle, e tanto meno garrire con loro, ma solo per ricreare il mio animo, indagando liberamente, sciolto da ogni obligatione et affetto, la verit di alcuna propositione che sia di mio gusto: onde non s'aspetti, che, essendo io provocato da Apelle, vogli hora transcurare i negotii o abbandonare i miei commodi et gusti per rispondere alle sue cavillose et false disputationi, o per difendere le mie opinioni dalli suoi paralogismi et maledicenze. Bastimi dire a V. S. che le assertioni da me scritte sono vere nella maniera apunto et al proposito che le scrissi; il calcolo di Apelle, errato nel modo che lo considerai; le lettere di lui, piene di errori, tra'quali inescusabilissimo  quello di credere che si possi instituire una solennit per tutto il mondo, senza che nella celebratione tra due luochi vicini o contigui vi sia effettual differenza, non dico di denominatione, ma ben di un giorno di tempo. Perde il semplice Apelle il tempo, la carta et l'inchiostro, in provare le cose chiarissime, forse per dare ad intendere a'semplici di essere difensore della verit; conculca il parlar commune con le puntualit indivisibili mathematiche per cavillare contra chi parla sodamente; et poi mette in disputa le cose dimostrative, concludendole con falsit, confidato per aventura nel suo nome incognito, come gli auttori del Filotheo(93) et del Squitinio(94), ma invano, perch si sa benissimo chi li scrisse, et con qual affetto et interesse.
Mi duole solamente che per questa occasione dispiacevole mi si convenga scrivere a V. S. et parlare in tal modo di amico, sicome credo, amato e stimato molto da lei: ma non si meravigli se io, per questa volta et in questo caso, non posso concorrere con l'affetto et voler suo, poich, sicome debbo lodare l'amicitia et la stima che ella fa di lui per haver sempre dimostrato seco buona dottrina et usato termini civili, cos parmi meritar scusa se essendo egli stato meco in tutto contrario, habbia in me partorito effetto diverso. Appelle si  acceso contro di me, perch non ho approbata la sua dottrina; et pur bastava che col dimostrarla m'havesse convinto, et in quanto egli si  forzato far questo, io non ne ricevo disgusto: ma la maniera, lo sprezzo et il mal modo usato in questo suo mal fondato tentativo, congionto con lo essersi dicchiarito incapace del mio quesito et con la falsit della sua conclusione, mi ha certo in qualche parte conturbato. Per supplico V. S. escusarmene e troncare seco ogni disputa per non accenderlo maggiormente, acci, trattando io per l'avenire con lei di materie pi dolci, fugga ogni sospetto di poterle apportar noia. Basta che io ami et riverisca V. S., e disideri servirla(95) et ubbedirla in tutto quello che si compiacesse commandarmi, et che mi dolga che la fortuna habbia voluto in questo caso dispiacevole interporvi la sua persona. Che sar fine di queste, etc.

In V.a, a 4 Ap.e 1614.



994..

CONTE CONTI a GALILEO in Firenze.
Parma, 11 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 108-109. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Per mio trattenimento vo facendo alcune considerationi sopra il Genesi, e parmi haver trovato il senso litterale per capire quello che Mois intende per firmamento: che sia (ci ) un corpo con tutte le sue dimensioni, il quale passando per il centro dell'universo, occupi tutto lo spatio che si comprende sotto i tropici, dentro al quale, come dentro ad una scattola (per dir cos), fussero poi collocati i pianeti e la terra che noi habitamo, e ciascuno faccia il suo moto sopra i poli del zodiaco. Da che cavo che l'arco iride, dato da Iddio a No per segno di non volere inondare mai pi il genere humano, sia un segno di ci per natura propria demostrativo, perch mentre quest'arco puol apparire,  impossibile che si facci diluvio, perch  segno che necessariamente suppone che non siano pi l'acque in quel loco nel quale, per la narratione litterale di Mois,  forza che fussero collocate quando Iddio cre il mondo; e non potendosi il diluvio fare naturalmente senza quell'acque, ne segue per necessit che l'apparenza dell'iride dimostri necessariamente che non si far pi diluvio. Tutto questo ch'io ho detto di sopra, si prova (secondo me) alla lettera con il testo di Mois, e si comprova con ragioni matthematiche e fisiche e con diversi lochi della Scrittura che confermano l'istesso; di modo che non mi pare che possa replicarsi. Ma io non me estendo a dirne le ragioni a V. S., n meno farlene le figure, perch passeria il termine di lettera se io volesse trattarne distintamente come conviene; ma spero in Dio ch'haver pur fortuna un giorno di rivederla e poterla servire, et all'hora a bocca confido di provarle questo mio pensiero per verissimo. In tanto son forzato di supplicarla a contentarsi di farmi gratia di mandarmi una positura de i pianeti conforme all'opinione ch'ella ha, ponendo il sole nel centro; perch, s come io credo senz'altro, per quello che V. S. mi ha honorato d'accennarmi altre volte (che per ci io ci ho dopo fatta consideratione), ch'in questa maniera stia veramente la positura, cos voglio fare le demostrationi mie con questo supposito: ma per non errare nella positura degl'altri pianeti, son forzato (come ho detto) a supplicarla che me la vogli mandare, non la ricercando gi d'accennarmi ancora qualche cosa de i moti, perch, sicome strapassa la mia speranza di poter ottenerlo, conoscendo molto bene di non meritar tanto, cos voglio fugire la nota seco di troppa presuntione. Ardisco ben di pregarla a farmi gratia, se puole, di mandarmi quelle due operette che V. S. fece, che l'una tratta delle cose che galleggiano sopra l'acqua, e l'altra delle macchie o nuvoli all'intorno del sole, perch, se bene io hebbi fortuna di legerle, ch'il S.r Prencipe di S. Angelo(96) me le diede, nondimeno desidero sommamente di poterle di novo ben godere, perch all'hora fui impedito, ch me priv de'libri chi haveva ahutorit di comandarmi, e li volse per s.
Signor mio, a me, che sono ammiratore delle sue scientie e delle sue rarissime qualit, si puol perdonare ogn'atto ch'in altri forse paresse troppo ardito; e per, se pure conoscesse in questa mia domanda qualche nota di questo vitio, la supplico a compensarla con il desiderio ch'io ho d'imparare da lei, e con la certezza (ch'io stimar sempre per favore) che V. S. mi comandi tutto quello che le torner comodo, perch io notar [..]lla partita di grandissimo acquisto il poterla servire. E le bacio la mano.

Di Parma, gl'XI Aprile 1614.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Cordialiss.mo come fratello e <...
Conte Conti.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
[.... G]alileo Galilei.
Fiorenza.



995.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 158. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo

Perch, dopo molte considerazioni e negozio, il nostro Bibliotecario(97) ha per concluso buon modo con un libraro (come in breve se ne dar conto a V. S. a pieno) circa la fedel impressione e diligente distribuzione de'libri che il consesso in commune, o alcuno de'compagni in particolare, vorr che per questa via pi sbrigatamente eschino in luce; e perci gran parte de'libri delle Macchie, che stavano trattenuti, dovranno a questo consegnarsi, e mandarsi fuori in pi luoghi; sarebbe molto a proposito se portassero seco altre cinque tavole, in vece delle gi passate, delle predizioni delle costituzioni de'Medicei per li mesi autunnali a venire, Ottobre e Novembre. Onde m' parso accennarlo a V. S., acci trovandosi tal fatiga fatta, o vero non essendole scommodo e parendole farla, possa arricchirne il libro, a nuova confusion delli invidiosi. Bisognarebbe per molto presto, acci s'intagliasse et imprimesse a tempo, ch i librari s'incaminano di Maggio per la fiera autunnale.
Altro non le aggiugner, riserbandomi scriverle pi a lungo con pi tempo; se non che sono desiderosissimo d'intender nuova di V. S., e che mi comandi. N. Signore Dio la conservi.

Di Roma, li 12 d'Aprile 1614.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
S.or Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



996...
BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 16 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 32. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Scrissi io a V. S. una lunga lettera del seguito tra me e l'Ecc.mo Sig.r Boscaglia(98) avanti a sua A., e come il tutto riusc con molta mia riputazione ed avantaggio. Sopra di che di nuovo li torno a dire che la cosa  caminata tanto bene, che per sino le persone interressatissime ed affezionatissime del S.r Boscaglii si sono ridotte a dargli il torto; tra'quali  il Sig.r Alessandro Medici, quale si  ridotto perci a pregare il Sig.r Enea(99), per degni rispetti, a voler far opera che la cosa non vada pi avanti, poi che e'Principi stessi sono sodisfattissimi: e perci il Sig.r Enea non ha voluto fare l'instanza a S. A., giudicando che non faccia bisogno e che sarebbe un disgustare quelli che restano sodisfatti del mio modo di trattare, s come hanno a nausea le transcendenze di qualch'altro; e m'ha detto che S. A. medesima gode vedendo la mia modestia: e che io gradisca, ne ho continui segni dalli Ser.mi G. D. e Mad.a
Sguito con mio grandissimo avantaggio la servit del Sig.r D. Antonio, quale mi favorisce straordinariamente. Nel resto son sano di corpo, ma afflitto di mente per l'infermit di V. S.: e se questa sua indisposizione travaglia tanti suoi amici e S. A. medema, dalla cui bocca io l'ho inteso, con ordine ancora di dargline spesse nove, V. S. s'imagini come io me ne stia, che pur posso dire di conoscere meglio di molti il danno che risulta al publico dal male di lei. Dio benedetto li conceda presto la desiderata sanit, acci possiamo questa estate vivere consolati, e tirare avanti le desiderate da tutto il mondo sue fatiche.
Quanto alle osservazioni de'Pianeti, son stato di continuo assasinato da'cattivi tempi, e non ho potuto servir V. S. come desideravo. Ho fatte solo le infrascritte, nelle quali mi pare di scoprire qualche cosa che meriti considerazione, come lei meglio potr vedere.

[vedi figura 996.gif]

Il G. D. ha comprato un astrolabio per trenta scudi, e spero haverne io l'usofrutto, dove che haver comodit di far l'osservazioni in diligenza. Bacio le mani a V. S., e me li ricordo obligatissimo servitore.

Pisa, il 16 d'Aprile 614.

Desidero sapere se ha riceuta la mia passata per il S.r Mario Guiducci.

Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma


Fo riverenza a tutti tutti cotesti miei signori e padroni.



Devot.mo et Oblig.mo Ser.e e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, primo Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



997.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 19 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 149. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.or Ecc.mo

Mando otto oncie e meza di cina et una libra di salsa(100), della pi eletta robba che sia nella citt: se questa restituir la pristina salute a V. S. Ecc.ma, me ne contento d'avantaggio; quando altrimenti, le confesso bene che vorrei pi tosto ch'ella m'havesse comandato che le inviassi una botte di moscato. In gratia, guardi che in luogo di medicarsi non pregiudichi maggiormente alla sua vita. Il viver sobriamente, di cibi buoni, con una stessa maniera di vita, senz'alteratione, parmi che sia unica et eccellentissima medicina de'corpi nostri. Io, per gratia di Dio, mi sono ridotto in stato che mi contento; n ho pregiudicato punto con questa maniera alli miei gusti, havendo per eletto una honesta moderatione per poterli continuare lungamente.
Le accennai con altre mie(101) la maniera del mio governo, et la pregai ad imitarlo, in particolare lasciando lo studio, o per meglio dire l'ambitione; al qual proposito le mando copia di una mia che scrissi al S.r Velser per rintuzzare l'ardire del finto Apelle(102) (il qual credo sia Francesco Aguilonio(103) Gesuita), dalla quale comprender che sebene non ho voluto cedere a questo compagno del Berlinzone, tuttavia non ho voluto manco scomodarmi per rispondergli. Mi far per gratia V. S. Ecc.ma non ne far altro moto, poich il S.r Velser mi ha scritto affettuosissimamente a questo effetto. Mi dia presto nuova del suo miglioramento, ch poi trattaremo alcun'altra cosa di gusto, ma non di fattica o di occupatione, havendo io al presente molte materie curiose. E per fine le prego dal Signor Dio perfetta sanit et contento.

In Venetia, a 19 Aprile 1614.
Di V. S. Ecc.ma


Il S.r Veniero e M.o Paulo si riporteranno per avventura a queste mie, sapendo ch'io ho fatta la provisione di quanto ella desiderava.


Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.or Ecc.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Firenze.



998...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 21 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 151. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Non havendo io hauto nova di V. S. Ecc.ma e del suo stato, ne son restato alquanto geloso, e non so che mi desiderare, perch se voglio le nove da lei, so di quanto danno li  il scrivere, se non le voglio, sto in continuo travaglio. Per tanto ho pensato che sar bene che V. S. mi mandi un foglio di carta bianco, con la sola soprascritta di sua mano, che tanto bastar per quietarmi.
Quanto a me, non so che dire altro se non che sto bene, bene, bene, di sanit e di contentezza d'animo. Desidero spedirmi di questi cinquanta giorni, e venirmene a goderla e servirla. Di novo li ho da dire che il Grego Salao, discorrendo alla tavola di sua A., si vantava di superar in teologia il P. Confessore di Madama Ser.ma ed il P. Lelio(104), in filosofia tutti, ed il Galesio in particolare, sfidando tutti a disputare; di modo che per questa eccellentia si merit da S. A. titolo o di grand'arrogante o di grande ignorante. Con tutto ci, senza sbigottirsi punto, seguit a discorrere, non come che havesse il sangue di Greco, ma il cervello ancora. Io tacqui, e restai con obligo a S. A. che non mi diede occasione di trattare con quell'animale.
Desidero saper nova della Colombeide. V. S. mi faccia grazia pregar da parte mia il Sig.r Niccol Arrighetti o altro di cotesti miei padroni, quali tutti riverisco, che me ne diano raguaglio. E con questo facendo fine, li prego sanit.

Pisa, il 21 d'Aprile 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.
S. Pancratio.



999..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 153. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Il dolore ch'io sento della perdita del Sig.r Salviati(105)  tale, che pi non si p dire; e tutti i compagni, quali ho convocati hoggi per darlene parte, concorrono meco, non cessando di lagnarsene. Stimavamo et amavamo questo soggetto da dovero, et conoscevamo bene quanto il mondo ne ha carestia e quanto V. S. ci havea fatto gratia darcelo. Hora le faremo qui essequie, secondo il debito, pregando il Signor Dio per lui, e che ce ne conceda de simili personaggi e ce li lasci godere lungamente.
Quanto alle costitutioni(106), pi in l si facessero, pi sarebbe mirabile e commodo per i libri: per qual si voglia tempo che V. S. elegesse del futuro o altro anno, e anco terzo, sarebbe a proposito, che altrimente passano prima che i libri siano distribuiti, facendosi la prima distributione al'autunno venente, nella fiera.
Quello che pi importa  la sanit di V. S. Oh Dio, quanto provo in me stesso il travaglio di cos lunga et importuna infirmit che la molesta! Per gratia, mi faccia avisare di s spesso; e lei non s'incommodi, ch'io far le scuse. Attenda ad haversi cura, ch, migliorando la staggione, spero non le sar difficile rihaversi presto, come bramiamo tutti.
Bacio a V. S. le mani di tutto core. N. S. Iddio le conceda la sanit et ogni contento.

Di Roma, li 26 di Aprile 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1000...

BERNARDINO GAIO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 26 aprile 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 155-156. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo

Mi duole che anco ella sia incorsa in indispositione, per la quale habbia bisogno di questa vaga et vana medicina di questo secolo, perch quantum mutata a priscis temporibus!, chi  versato nella lettura del gran vecchio Hipocrate, che pur merit che quel gran discepolo prorompesse in questo divino eloggio: Hipocrates, primus omnium quorum scripta ad nos pervenere, omnium scientiarum, omnium artium, fundamenta iecit, neque unquam frustra verbum dixit.
Io non fui a tempo di poterla servire nella eletion della china tanto famosa, perch l'Ill.mo S.r Gio. Francesco(107), volendo con la sua celerima benevogliendo scorrer al suo bisogno, non hebbe tempo di convenirmi. Ma se in ci per difetto di tempo non l'ho servita, doverrei anco in quest'altro offitio tacer, non essendo ricercato, onde iuxta illud Catonianum: In consilio non vocatus, ne accesseris, fermar il passo alla reverentia che le porto et al desiderio del ben suo. Ho voluto obedir un rigorosissimo comandamento di esso Ill.mo Sagredo: ma prima tra noi facciamo un inviolabile patto, che lei secondo il suo senso riceva questo offitio amorevolissimo, non divulgandolo.
Mi finge per le sue lettere il S.r Gio. Francesco, che V. S. sia opressa da una soverchia humidit di tutto il corpo, alla quale si congionge un mal renale di calcolo di sabia: a questi due mali sogliono accompagnarsi alcuni altri diffetti di testa, di stomaco, di fegato et di spienza. Come si sia, io la prego pensar a questi benedetti decotti; et nel rissolversi, pensi bene quello che questi due grand'huomini in molti luoghi penitus prope iusserunt, ne gli Aphorismi, ne'libri De temperamentis, nel libro De victus attenuante, nel 6 De tuenda sanitate. Hora comandano che ne'stati ineguali de'nostri corpi si fugano le medicine: imperoch gi statutum est quidquid med.m est, naturam vincere et in homini (?) simil.m simil.m tradicere (sic); nam si vita hominis similitudine earum rerum quibus sustinetur et alitur, contrarietate vero earundem coinquinatur, labefactatur et tandem destruitur, consequi necesse est, in iis inaequalibus statibus ut homines medicamentis laedantur, longo horum usu: et per ci il gran Galeno, nel principio de'libri De facultatibus alimentorum, apertissimis verbis docet, tutissimam vivendi rationem, nulla addito offensionum periculo, qua ii status inaequales corporum ad naturales temperationes restituantur; il che conferma con esempi de fierissimi mali nel principio del libro De victus attenuante. Et la ragion credo io esser quella che unum contrarium non possit esse nisi uni contrarium, nec pluribus; al che consguita di necessit che un contrario, ritrovando in un stato inaequale temperation simili a s, queste le acresce tanto, che non si pu poi moderare o vincere.
Sarei pi longo se non havessi chi m'ascolta di tanta ecelentia d'ingegno, che ha penetrato fin li cieli, non che la voce d'un huomo vicino. N si mi opponga che si vanno frenando la virt de'medicamenti et si fanno temperati; perch risponder due cose, una commune, et l'altra propria a lei. La prima  che questi freni exuunt medicamenta viribus, onde gli huomini, se mi perdoni, vanni intenti fanno, et sconcertano la cucina, cio il ventre, nel qual si fa la prima concoctione. So che se mi potriano adur pensieri di sudori. A ci assai giocosamente potrei dire, che chi gioca alla pala, corre et fa simili esercitii, suda. Ma forsi V. S. con ragione mi interrogher: Dunque devo viver eternamente infermo? No, Signor mio; ma bene che ricoriate all'ombra d'Hipocrate, il quale, con la sua solita gravit, si lasci un modo sicurissimo di viver sani et portar la nostra vita al fin della natura. Questo divino et grand'huomo a questi bisogni lasci questa sacra ncora, dicendo: Carnes habentibus famem adhibere oportet, quoniam fames exiccat corpora; et io credo necessariamente che s'intenda che voglia che l'usino cibi temperatissimi, li quali siano alla natura humana convenevoli, et arostiti, non lessi. La ragione  quella che insegna pi chiaramente Aristotile, che assa humidiora sint quam elixa; atamen exiccant, et in pauciori mole, quam elixa faciant, nutriunt magis. Queste sono cose tanto manifeste, che non hanno bisogno di parole, et per chiudo questo ragionamento; et in questo viver credo che V. S. far bene lasciar la parte esterna dell'arosto, et magnar solo l'interna. Commemorer solo quello che le occorse in Padova.
Io credo mandar Bernardo, vostro servitor, a Fiorenza, dove si fermer forse tre o quatro mesi. In questa occasione V. S. mi far grandissimo favore offerirlo a Sua Altezza, con le lettere che io lo accompagner. Denique illud addam, che V. S. non dia occasione a me d'esser ripreso d'alcuno. Vale, bene agere et laetari.

Di Venetia, li 26 April 1614.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Amorevol.mo
Bernardin Gaio.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron Oss.mo Sig.r
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1001..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 26 aprile 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 84. - Autografa la firma. Di fuori, accanto all'indirizzo, si legge, di mano di GALILEO: S. Sagredo, con una copia al finto Apelle(108); e poco pi sotto: S. Sagr.do, con la copia d'una al S. Velsero in proposito del finto Apelle.

Ill.re Sig.r Ecc.mo

Mandai la settimana passata la cina e la salsa(109) per ubidire alli comandamenti di V. S., seben ho sentito gran dispiacere ch'ella s'habbia voluto sottoponer al giuditio de'medici in materia affermativa; poich mi pare che a questi si possa credere solamente (et rare volte ancora) in materia negativa, quando prohibiscono questa e quell'altra medicina. Perci io, ammartellatissimo di questa sua risolutione, ne ho discorso col Gaio, et lo ho essortato, et quasi forzato, a scriverle il parer suo, il quale in essenza non  differente dal mio. Mando dunque alligato il suo consiglio(110), il quale essendo stato mostrato da me a diversi,  stato approbato, s che ho convenuto darlo a copiare a pi d'uno; di che potr accorgersi, essendo assai strapazzato. Si risolvi, in gratia, lasciare questi medicamenti ad altre persone, ch io tenir di haver ben speso il denaro se V. S. Ecc.ma li getter nell'Arno.
Non posso esser pi lungo: aspetto avviso del suo stato et di qualche buona risolutione, et le prego dal S.r Dio ogni contento.

In Venetia, a 26 Aprile 1614.

Bisogna venir alli fanghi di Padova(111).

Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: All'Ill.re Sig.r Ecc.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1002.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 4 maggio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 157-158. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Resto molto meravigliato che V. S. Ecc.ma non habbia riceute in questi passati giorni mie lettere, perch in questa settimana passata ne ho scritte due, e per segno nell'ultima(112) io li dimandavo un poco di danari, ritrovandomene asciutto, perch non ho ancora potuto riscuotere un quattrino del mio assignamento dalla Religione. Son stato questa sera tre volte da Mons.r Arturo(113) per il negozio delli danari(114), ma non l'ho mai ritrovato in casa: e perch il S.r Giuliano d'Avanzati, latore della presente, vole partire di qua di mattina alle nove hore, non posso dargli altra risposta intorno a questo particolare; solo che non mancar trattare il negozio, conforme a quanto mi comanda.
Nel resto sto bene; sguito le mie fatiche ogni giorno con pi credito, poich son pregato da pi degni sugetti a leggergli; ed in particolare diversi cavaglieri e gentilhuomini Pisani, vedendo l'applauso con che camina la mia scola, m'hanno richiesto per questo anno che viene: ed io di tutto con bel modo ne ho fatto consapevoli gli Ser.mi nostri Signori, con loro sodisfazione e mia non poca riputazione. Sguito la servit con il Sig.r D. Antonio e S.r D. Paolo(115), Sig.r Silvio ed Enea Piccolomini, ed ho aquistata l'amicitia di molti di questi Signori cortegiani, con mio grandissimo vantaggio, e spero tuttavia superare ogni difficolt; e di gi si va tuttavia conoscendo le qualit mia e di chi depende da V. S. Ecc.ma, quanto siino differenti da quelli pochi invidi e maligni che si sono voluti traversare alle cose mie. Vengo honorato da tutti, ed io non manco fare il debito mio con tutti.
Dal Gran Duca vengo spesso dimandato del stato di V. S. Ecc.ma, e mostra disgusto notabile della sua indisposizione. Questa mattina passata in particolare gli ho detto, che quando io sar in Firenze voglio levar a V. S. tutte le fatiche ed aiutarla a scrivere e terminare le cose sue; e S. A. m'essort a farlo, e mi disse che era bene; al che io soggiungendo che metteva conto il mantener V. S. in qualunque modo vivo, ancorch con continuo riposo, S. A. lo conferm, e mi diede occasione di dire, con mia reputazione e sodisfazione di S. A., parte delle lodi di V. S., quali furono sentite con benignissimo orecchio.
Il Principe D. Francesco va ritornando da morte a vita, per estorsione manifesta delle orazioni, elemosine ed altre opere pie di queste AA., ed in particolare di Madama Ser.ma, quale veramente fa, per dir cos, violenza a Dio benedetto. Si vede tutto questo popolo impiegato in devozioni, orazioni e processioni continue per la salute di questo Principe, con tanto segno d'affetto che non si pu dir pi. Se bene poco aiuto vi si vede humano, tuttavia quel poco si attribuisse al Scozzese(116), alias Coccamonna, del Sig.r D. Antonio, con sua grandissima riputazione e non poco scapito delli medici vulgari.
Ieri sera, con buona occasione, lodai alla tavola il valore del Sig.r Portoghese, medico di V. S., e se bene vi fu difficolt d'alcuni, rest superata con i testimonii, che io chiamai, del Sig.r Enea Piccolomini, mio signore, e del Cav.r Gio. Cosmo Cesis. Qua non ho altro di novo; per finisco ed di scrivere, e sguito riverirla, e li bacio le mani. Mi faccia scrivere del suo stato nove sicure, acci possa darle a S. A., perch cos m'ha imposto che spesso li ne dia nova.

Pisa, il 4 di Maggio 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Gal.o Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



1003.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 7 maggio 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 4. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.rn Col.mo

Mi ritrovo nelle mani i cinquecento scudi, e secondo che V. S. molto Ill.re et Ecc.ma mi commesse, ho procurato di inviarglieli. Il S.r D. Antonio mi ha promesso di fargli recapitare tra dieci giorni al pi nelle sue mani; e per quanto mi posso immaginare, nel dir di farglieli recapitare, non deve per ancora cader pensiero al G. D. di ritornarsene in Firenze. L'istesso S.r D. Antonio, col baciargli le mani, si condole seco della sua pertinace indisposizione.
Dal S.r Enea Piccolomini non ho potuto ritrarre particolare alcuno di queste AA.ze, quando sieno di ritorno. Star aspettando, con altra lettera, nuova commessione di quello in che io m'habbia a impiegare per causa de'denari di V. S.; alla quale, con baciargli le mani e pregarli da Dio sanit et ogni contento, me li ricordo servitore.

Di Pisa, li 7 di Maggio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Obbligat.mo e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.
Con due altre mie(117) ho pregato V. S. che mi favorisca di venticinque scudi, perch, non havendo potuto havere dalla Religione per ancora un quattrino, me ne ritrovo senza. Mi perdoni se io ardisco troppo; e mi faccia scrivere del stato suo, perch S. A. ogni giorno con affetto singolare me ne dimanda. V. S. mi scriva con la comodit continua delle staffette.


Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.rn [Co]len.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



1004..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 9 maggio 1614.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 186. - Autografa.

Molto Illustre et Ecc.mo S.ore

Rispondo a due lettere di V. S. de'19 et 26 Aprile giuntamente, per essermi capitate ambe solo questa settimana.
Grandemente mi duole la morte del S.or Filippo Salviati, che sia in gloria, s per le cause accennate da V. S., come perch mi si mostr sempre amorevolissimo. Gli scrissi per certa occasione hoggi otto et quindeci giorni sono, non sapendo che fosse partito per Ispagna; star aspettando se gli heredi si pigliaranno cura di risponder.
Assai mi pesa ancora la indispositione del S.or Galilei; ma parendomi comprendere dalla lettera di V. S. che l'avviso derivi da lui stesso, argomento che la febre continua non debbe esser molto intensa, permettendogli di scrivere doppo 800 hore di durata. Certo, parlando humanamente, et non mettendo in consideratione la volont di Dio, che non pu errare e contra la quale non si pu dire perch, sarebbe pur peccato ch'egli finisse gli giorni suoi senza haver prima spiegati tanti belli concetti intorno le cose celesti, che andava partorendo.
Prego V. S. non si scordi di dirmi qualche cosa sopra gli capricci dell'Albergotti(118) circa il lume della luna. Et non occorrendomi di presente altro, baccio la mano a V. S. Iddio la contenti.

Di Augusta, a'9 di Maggio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Servitore
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Gio. Fabro, Medico e Semplicista di N. S.
Roma.



1005..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 maggio 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 139. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio et P.ron Oss.mo

La mia venuta qui in Roma mi  parso notificarla a V. S., acci potendola qua servire in cosa alcuna, habbia occasione di commandarmi: ma havendo inteso dal nostro Sig.r Principe la sua lunga indispositione et con mio molto dispiacere, vorrei, insieme con i suoi commandamenti, sentir anco buone novelle di V. S. con la recuperata sanit. Questa buona nova dunque aspetto sentir da lei, come fa anco con molta voglia il detto Sig.r Principe, quale hora sta occupatissimo per dover, fra tre o quattro giorni, far le nozze(119). Appresso, havendo V. S. scritto qua la certezza della morte del Sig.r Salviati, che tutti con infinito cordoglio habbiamo intesa, desideriamo ancora ci favorisca di far notare da qualche suo amico informato le qualit, attioni, studii, virt et altre parti heroiche et notabili di detto Signore, et mandarci questa informatione, a fin che quello che qui deve fare l'oratione funerale sia bene instrutto, oltre quello che ne sappiamo noi. Che  quanto m'occorre dirle; et ricordandomele servitore, le bacio le mani.

Di Roma, li 10 di Maggio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo et vero
Franc.o Stelluti Linc.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1006..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 14 maggio 1614

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 5. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Ho inviati gli denari, cio S. 475, al Sig.r Ottavio Galilei, perch il S.r D. Antonio non poteva mandargli (e li voleva mandare per messo a posta) sino sabato per domenica. Mi dispiace sin all'anima di non haverla servita a suo gusto, e di essere stato necessitato a valermi delli 25 S.(120); ma li prometto che gli primi che io haver nelle mani, saranno al comando di V. S. Perch poi il stato del S.r Principe(121)  peggiorato, non ho passato altrimenti con S. A. termine di congratulazione per parte di V. S., ma solo li baciai la veste; ed essendo con ogni affetto interrogato come lei stava, gli ho dato conto del particolare del male, ed in universale de'disgusti che la travagliano.
Io sguito d'essere tuttavia ben visto ed honorato da questi Ser.mi Padroni, ed ogni giorno mi guadagno maggiori servit con diversi Signori cortigiani, ed in particolare ultimamente con il Sig.r Balduino del Monte(122), cavagliere di molta erudizione e che fa professione d'esser servitor di V. S.; anzi m'ha commesso espressamente che io baci le mani a V. S. da sua parte, e li dica che egli desidera, quando sar in Firenze, di servirla pi strettamente: e son state sue parole formali.
Io mi ritrovo spesso alla tavola di. S. A., ed ho hauto occasione di ragionare molte volte; e per quanto dall'esterno si pu comprendere, non solo il G. D., ma la Ser.ma Madama, mostrano gradire la mia servit. Gli Sig.ri Ecc.mi D. Antonio e D. Paolo(123) si condogliono della ostinata indisposizione di V. S., e la salutano caramente. Io me li ricordo servitore obligatissimo al solito, e la suplico a comandarmi, facendoli riverenza.

Pisa, il 14 di Maggio 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Oblig.mo ed Aff.mo Ser.re
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



1007.

GALILEO a MICHELANGELO BUONARROTI in Firenze.
Firenze, 15 maggio 1614.

Galleria e Archivio Buonarroti In Firenze. Filza 48, Lett. G, car. 931. - Autografa.

Molto Ill.re S. mio,

Consegnai pi giorni sono il libro(124) al Giunti, dandomi egli parola di cominciare a farlo stampare sino luned passato. Ieri mi rimand il libro a casa a 20 hore, facendomi dire dal suo fattore che alle 21 sarebbe stato da me per parlarmi; ma non l'ho poi veduto, n so immaginarmi che girandola sia questa. Per prego V. S., che passando da bottega sua quanto prima potr, dissimulando la notizia di questo fatto, anzi entrando a domandar se ne  gi stampata parte alcuna, vegga destramente di penetrar qual sia 'l suo pensiero, quali queste dilazioni e impedimenti, e d'onde derivino; e con sua comodit mi faccia intendere quanto ne ritrarr: et in grazia mi scusi delle tante brighe.
Io me ne sto al solito, e pi presto alquanto pi grave da 3 giorni in qua, ma, in ogni stato, paratissimo a servir V. S. giusta la mia possibilit. E gli bacio le mani.

Di casa, li 15 di Maggio 1614.
Di V. S. molto I.
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Col.mo
Il S. Michelagnolo Buonarruoti.
In casa.


1008..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 16 maggio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 160-161. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

Con grandissimo cordoglio ho inteso la morte del S.r(125) Salviati, che sia in Cielo, come speramo; et se pu doler certo tutto il consesso Linceo di haver perduto persona di tal qualit, che sar difficile trovar il contracambio. Nostro Signore doni salute et vita a quelli sono rimasti, et a V. S. anco ristauri, ch intendo sia stato anco indisposto, che non poco dispiace al commune, poich fa danno a tutti il non poter V. S. attendere a'suoi studii tanto illustri; che certamente siamo obligati pregar per la sua salute et vita, acci ci venga scoprendo sempre cose nove.
Scrissi a V. S(126) ringratiandola delli cristalli, quali per li mali tempi non ho possuto adoprarli a mio gusto, havendo interrottamente da quindici volte osservate le sue Pianete Medicee con grandissimo gusto, ma non perfetto, per non haver possuto vacare ad osservar per pi hore li moti, acci riconosca le stelle et particolar moto. Per hora non se riconosce se non una maggiore da me; et hier sera, che furono li 15 del presente, non potei veder se non tre di quelle, delle quali la pi prossima a Giove era dilatata, a mio giudicio, fuori della latitudine del corpo di Giove, che altre volte non l'ho veduta troppo distaccata dalla compagna, che sta per l'eclittica. Ho notato quattro giorni in questo foglio, come meglio ho saputo, desideroso de imparare et sapere che sia vero che la grandezza dell'ogetto proceda dalla pianezza maggiore della portione del circolo maggiore, che, per esser meno curva, fa cono luminoso maggiore, per la concomitanza de linee pi prossime et dritte alla media perpendicolare, quasi come parallelle, il che ho osservato facciano li convessi di maggior circolo; et che per, facendo un vetro di maggior sfera, la portione far sempre maggior l'obietto, tanto che possa crescersi quanto si voglia. Dubito dell'aria mezzana, che non impedisca; il che V. S. haver forsi provato. Et desidero saper se V. S. n'ha fatto far vetri di maggior sfera, et si riescono, ch io teneria pensiero questa estate far una forma che facesse un telescopio pi lungo assai, sperando quelle stelle che hora se veggono piccole, vederle doppie maggiori; et chi sa che scoprisse quel che non si vedesse per hora. In tanto se V. S. me favorir di qualche calcolo fatto in tavole del mese venturo, uscir di dubio, quando non si veggono tutte quattro le pianete, se sia per congiuntione o eclisse loro, o difetto mio o del cannone; ch per hora, non sapendo il lor corso, non mi sono accertato.
Io la prego quanto posso a conservarsi sana et procurar la salute con tutto il suo sforzo, perch cos  obligato, et tanto pi che la sua persona  tanto utile al mondo per la sua rara virt, che certo dir si pu tra noi fenice, cosa rarissima et unica, secondo la commune. La quinta stella de Apelle, credo che o se la sognasse, o forse sar stata quella fissa che se vede prossima a Giove, che all'hora forsi dovea esser pi vicina a quello, o altra simile: et gi trovo che alcuni Giesuiti qui anco se ne ridono, et non possono far di meno di accettar la verit con loro invidia, che intendo et vedo che si vogliono impadronire delle scientie dopo che altri l'ha ritrovate; et hora  uscito un gran volume di optica dell'Aguilonio(127), et cos dell'altre cose vogliono mostrar esser loro l'arca de scienze. Intanto non credo potranno mai offuscar la chiarezza delle sue fatiche et novi trovati, anzi pi l'illustraranno, come che la verit sempre  chiara. Con ci, havendo dato troppo trattenimento a V. S. con lunga diceria, la prego a perdonarmi, che l'affettione le porto  causa che me trasporta come se fusse rapito in Fiorenza in sua presenza. Et le bascio le mani, et prego N. S. la feliciti et conservi lungamente sana.

Di Napoli, li 16 di Maggio 1614.
Di V. S. molt'Ill.e
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.
[vedi figura 1008.gif]

Fuori: Al molt'Ill.e Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo, Filosofo et Matematico dell'Altezza Ser.ma di
Fiorenza.



1009..

MICHELE MAESTLIN a GIOVANNI KEPLER in Linz.
Tubinga, 17 maggio 1614.

Bibl. Palatina in Vienna. Mss. 10702, car. 40. - Autografa.

.... Galilaei scriptum, quod Italico idiomate editum scribis, optarem latine etiam prodiisse, praesertim si in eo, ut dicis, omne tulerit punctum. Doleo autem mihi nullum eiusmodi perfectum perspicillum obtingere, quo vel unum, nedum omnes Iovis satellites, videre valeam. Sic etiam per neutrum meorum perspicillorum (duo enim habeo, satis alioqui accurata) Venerem corniculatam videre possum, licet nuper ante eius occasum, caelo valde sereno, sedulo eam fuerim intuitus....



1010...

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 23 maggio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 159. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Si far ogn'opera per venire in luce di quanto V. S. desidera per servitio dell'amico suo, n si lasciar d'usare ogni possibile diligenza.
Mi duole che cotesta febre la tratti s male; ma voglio sperare nella bont della stagione, che dar luogo et se n'andar. Di qua noi pure habbiamo havuto a combattere con una pertinacissima e tediosissima invernata.
Mons.r Gualdo part alcuni giorni sono per Roma, dove far la state, se non pi. Il S.r Sandelli sta bene, et , al suo solito, gran servidore di V. S., alla quale bacia le mani di tutto cuore, et io con esso.

Di Padova, il d 23 Maggio 1614.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devotiss.o
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



1011..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 23 maggio 1614.

Arch. dell'ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 119. - Autografa.

.... Il giudicio che forma l'Ecc.mo nostro Principe sopra il discorso dell'Albergotti(128), parmi sia quasi universale di tutti gli valenthuomini.
Ho sentito la morte del S.or Salviati con infinito cordoglio. Iddio dia pace all'anima. La continua del S.or Galilei spero havr rimessa, voglio dire che l'havr lasciato, poich V. S. non ne dice altro. E certo se ci fosse tolto prima che ben fondare nell'opinione delli huomini gli suoi novi discorsi, ricevuti gi da molti intendenti con tanto applauso, si potrebbe riputare un singolar castigo di questo secolo....



1012.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 24 maggio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 161-162. - Autografi la firma e l'indirizzo.

Ill.re S.or Ecc.mo

V. S. Ecc.ma mi tiene per huomo troppo diverso da gli altri (per non dire pi eminente di tutti), poich mi ricerca consiglio per ricuperare la sua sanit, et vuole ch'io dica il vero senza rispetto, cosa che da alcuno mai si osserva: onde io sono solito a dire, che quando uno  portato dalla disperatione, s che sia risoluto morire, in caso che non voglia da s stesso ammazzarsi et volesse incontrare certamente la morte per mano altrui, bastarebbe che dicesse ad ogn'uno la verit: poich tratando con la voce, com'egli tiene intrinsicamente nel suo concetto, gli uomini potenti et nobili per ingiusti, vitiosi, infami, le donne per dishoneste, i mercanti et gli artefici per ladri, et quasi tutti per ingannatori del prossimo, come potrebbe incontrare in tanta patienza et honest, che in un giorno non fosse ucciso publicamente? Veda mo'se io haverei gran cuore a parlare contra i medici liberamente, invehendo contra di loro perch non sappiano conoscere il buono dal cattivo, restando ad arbitrio loro la mia vita, senza che potessi meno sperare vendeta dell'homicidio che potessero commettere? Oltrech, seben V. S. Ecc.ma  savia e prudente, tuttavia (mi perdoni) se ha fatto tanti disordini in pregiuditio della sua sanit, come potrei annoverarglieli et biasmarli senza ch'ella se ne ressentisse? Parlo di quelli che son manifesti et non hanno dubbio; che quando volessi discorrere anco sopra infiniti altri, fondati sopra la divulgatione, temerei di perder la sua gratia, quando l'affetto mio amorevole verso di lei, che mi persuadesse a parlar seco liberamente, non mi dasse speranza di escusatione appresso di lei. Tuttavia, acci sappia ch'io desidero servirla, quando si compiaccia confermarmi da nuovo il desiderio suo, mi accommodar a quanto mi comandar. Ben desidero che mi proponga qualche zifra over calmone per poter discorrere liberamente et impugnare l'oppinione de'medici; sebene quando anco ella si risolvesse di curarsi con li fanghi, raccordati da me(129), non  possibile pi havere quelle commodit che s'hebbero altre volte: si converr trovar casa et pagar l'affitto, et in conclusione la cura passata non sarebbe da mettere con la futura. Se a bocca potessi trattar seco questo negotio, mi darebbe l'animo nel discorso riuscirle un Galeno: dico nell'indovinare, ma non gi nel curare, il suo male; poich quando, o per l'et o per li disordini, si perdono certi benefitii della natura, non pu il medico provedervi con l'arte. Non altro. A V. S. Ecc.ma baccio la mano.
Il S.r Gaio d all'arma perch non ha risposta della sua lettera(130); n ha accettato la escusatione fattali per lei, dicendomi che poteva far scrivere per mano d'altri.

In Venetia, a 24 Maggio 1614.
Di V. S. Ecc.ma
[vedi figura 1012.gif]
Ecc.mo Galilei.


Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.moS.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze



1013..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 24 maggio 1614.

Bibl. Est in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 140. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Con la lettera del Sig. Principe(131) ho ricevuto l'informatione che desiderava, et inteso con disgusto la continuatione del suo male con l'augumento di pi, dove che aspettavo con desiderio sentire il suo miglioramento, quale gli lo prego dal Cielo con la pristina sanit.
Il Sig.r Principe gi celebr le nozze in Pelestrina, et consum felicemente il matrimonio(132). Si trattiene tuttavia in detta citt sono homai 12 giorni; ma la seguente settimana sar qui con la sposa, facendosi intanto quelli apparecchi necessarii per riceverli con ogni splendidezza. Furono sposati dal S.r Card.le Cesi, con intervento del S.r Duca et fratelli del S.r Principe, et anco S.r Duca Sforza et S.ra Duchessa sua moglie et Duca d'Onano suo figlio, et S.r Duca di Zagarola con la S.ra Duchessa sua moglie, quali poi tutti furono ritenuti dal S.r Principe di Pelestrina et lautamente banchettati, con musiche et altre feste et allegrezze. Che  quanto m'occorre. Le mando l'inclusa del S.r Colonna(133), et le bacio le mani.

Di Roma, li 24 di Maggio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti Linceo.



1014..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 31 maggio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 162. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo

Con altra mia(134) scrissi a V. S., haver ricevuto la sua diretta all'Ecc.mo Sig.r Principe Cesi con l'informatione che desideravo; hora, essendo tornato di Pelestrina detto S.r Principe con la sua Sig.ra sposa, ha letto la lettera di V. S., et con molto disgusto per sentire la continuatione del suo male, poi che S. E. et noi tutti non desideriamo altro che la sua sanit. La procuri dunque con ogni diligenza, et lasci intanto gli studii, lo scrivere e tutte l'altre fatighe della mente et del corpo.
Il detto S.r Principe  hora occupatissimo per ritrovarsi qui in sua casa il S.r Principe di Pelestrina et S.ra Principessa, con due figli, fratelli della sposa; et perci ha ordinato a me che scriva a V. S., et che la saluti di tutto cuore a suo nome, et di pi che le faccia sapere (sebene gi gli deve esser noto) che uno ha stampata un'opra nella quale si fa inventore de'Pianeti Medicei, come habbiamo visto nel Catalogo de'libri di Francofort; il titolo della qual opra  questo: Mundus Iovialis, anno 1609 detectus ope perspicilli Belgici, inventore Simone Mario, Brandeb. Mathematico(135). Ad cautelam se gli scrive. Ma qua il detto libro non  fin hora comparso. Che  quanto m'occorse. Star aspettando nuova della sua salute, et le bacio le mani.

Di Roma, li 31 di Maggio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti Linc.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.
Fiorenza.



1015..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 4 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 84. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Dopo le desperate pioggie ho fatte queste osservazioni, e tolto il tempo con diligenza, delle quali la prima mi pare bellissima.
[vedi figura 1015.gif]

Sguito tuttavia a leggere privatamente ad alcuni Signori, tra'quali , con mia grandissima sodisfazione, il Sig.r Pier Francesco Rinuccini, del quale li dir solo questo, che  persona che sente gusto incredibile dalla lettura di Ruzante: hor V. S. Ecc.ma faccia la conseguenza. Dell'acquisto di quest'anima vedo alcuni visi storti, che  da ridere.
Il Sig.r Gio. Ciampoli questa mattina si  dottorato con quella honorevolezza che si pu imaginare di un par suo.
Quando fui a Livorno gli giorni passati, mi fu proposto dal Cantagallina ingegnieri l'incluso problema(136), propostogli dall'Ill.mo Sig.r Conte di Varvich(137). Io l'ho risolto con il precedente lemma, e lo mando a V. S., acci lo emendi in buona forma e lo dia al Sig.r Niccol Arrighetti, mio padrone, con fargli intendere che quando verr a Firenze, li portar il Copernico. V. S. mi conservi la la sua grazia, e mi comandi: io li prego sanit.

Di Pisa, il 4 di Giugno 614.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Devotiss.o Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



1016.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 14 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 164-165. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Devo insieme risposta a tre sue gratissime, e m'assicuro che la cortesia di V. S. haver scusato le occupationi cagionate dalle mie nozze(138), s come m'ha favorito in esse di desiderarmi et augurarmi ogni felicit; di che le rendo gratie con tutto l'affetto.
Al S.r Stelluti ho ricapitato il tutto(139), e inviato al S.r Colonna la lettera et costitutioni, delle quali ho tenuto copia, per venirmi qua godendo con l'amici la puntual obedienza delle Medicee ad esse, o per dir meglio a V. S.; cosa mirabile a'buoni studiosi e noiosa agl'invidi.
Grandissimo  il mio dolore e di tutti i S.ri compagni, che tanto sia pertinace a molestarla s lunga indisposizione, n possiamo consolarci sin che non habbiamo nuova della sanit. Speriamo nella stagione, e che il Signor Dio esaudisca i nostri prieghi e sodisfaccia al desiderio di tanti letterati, che amano e riveriscono V. S. e la sua dottrina.
Il S.r Luca(140) sta bene: bacia le mani a V. S., ricordandosele vero servitore; attende ferventissimamente al compimento di molte sue opre, ch'invero saranno e utili e mirabili, dicendo sentirsi risvegliato e spronato in esse dal'ascrizion lincea, ch prima havea allentato.
De'libri che le accennai(141), non ho trattato con la persona che mi scrive, stando sin hora sospeso di non porre il negotio in riputatione o, per dir meglio, d'oprarvi poco, per non haverci intrinsichezza n molta pratica, cagionata da scarsa sodisfattion hautane nel principio, mentre ci trattai come vero servitore che sono del suo Prencipe per natura e per elettione; seben io non son tanto scrupoloso nelle vanit mondane, che non scusi l'esser nuovo e la poca informatione; che per ci io non ho mostro mai niente, solo ho tralasciato i frequenti complimenti che haverei fatti, contentandomi di far pienamente il mio debito di riverentissima fede e servit col'istesso Principe padrone.
Non posso ricordarmi del S.r Salviati, che non mi s'incrudisca il dolore. Qui s'attender a fargli gli ultimi uffici. Intanto m' piaciuto sentire il particolar che m'accenna, del gentilhuomo al quale egli ha mandato il suo anello, come cosa cara ad amico caro(142), e mi par che in questa maniera habbia quasi voluto proporlo; e si vede che s'egli havesse hauto in pratica le nostre costituzioni (che presto, piacendo a Dio, haver compite), l'haverebbe nominato e proposto per suo successore. Resta hora che, giudicandolo V. S. degno della Lince, ne mandi relatione secondo il solito, cio il nome, qualitadi etc., come fu fatto del S.r Mirabella(143) (del quale ho gi riceute le sottoscrittioni, et  compitamente ascritto); e l'istesso resto ancor desiderando delli S.ri Antonini e Baliani, ch io far subito la proposta: ch li compagni sentono gusto e contento particolarissimo che V. S. le dia soggetti, et hora par che particolarmente sia obligata a risarcir la perdita del S.r Salviati, ch'ella pur ci haveva dato; e quanto al concorrer tutti, mi rendo certo lo faranno con quella prontezza et allegrezza che hanno fatto del detto e S.r Ridolfi. Soglio per io servar lo stile di dar piena contezza a tutti della persona da ascriversi, acci, havendo ad accettar un vero fratello e compagno, ciascuno habbia prima questa sodisfattione, di participar nel'ascrittione in questa maniera.
Son stato pur assai longo a tediar V. S.; mi restar qui per hora, baciandole le mani con ogni affetto et pregandola a commandarmi. Nostro Signor Dio gli conceda la sanit et ogni contentezza secondo il suo desiderio.

Di Roma, li 14 di Giugno 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1017..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 14 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car, 166. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron Oss.mo

Dal libretto(144) inviatomi da V. S., di cui buona parte ho visto, son venuto in cognitione che quel Simon Mario Todesco per novellamente dispiacere a V. S. habbia composto quel Mundus Iovialis(145); ma restar chiarito ancor lui come il Capra, quale non so come di vergogna et confusione non morisse subbito per le gagliarde difese et risentimenti di V. S., n so come havesse pi faccia da farsi vedere. Et di poco giuditio, dico pochissimo, estimo il sudetto Todesco, mentre non gli serve per essempio la fine che hebbe il furto del Capra. Qua non sono per anco comparsi quei libri, sebene il Sig.r Principe l'ha messo in lista per haverlo; et subbito che qui capitaranno, gli ne mandar uno, acci veda il bel furto, ch per tale, senz'altra dichiaratione, sar finhora da tutti creduto.
Tutti questi SS.ri Lincei, et particolarmente il S.r Principe, desiderano havere un ritratto del Sig.r Salviati b. m.; per se cost ci fusse qualche pittore che n'havesse copia, ci far gratia avvisarlo, acci possiamo procurarlo, overo dar ordine V. S. che ci sia procurato.
Mi  piaciuto sentire che la sua febre faccia pure alle volte qualche pausa, et presto aspetto sentire che l'habbia lasciata libbera. N altro mi occorre, se non ringratiarla del libro mandatomi et ricordarmeli servitore: e le bacio con ogni affetto le mani.

Di Roma, li 14 di Giugno 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Nel fine della prefatione della Dioptrica di Keplero(146) si vede che il Mario pretendeva usurpare.


Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti Linc.[o]



1018.

GALILEO a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze, giugno 1614].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. I, car. 201. - Copia di mano sincrona. Nell'angolo superiore, a sinistra, del foglio, il copista scrisse: "Copia". Di fuori (car. 204t.) si legge, di mano di GALILEO: Supplica per l'impresto di S.di 500.

Ser.mo Gran Duca,

Galileo Galilei, humilissimo servo e vassallo di V. A. S., humilmente la supplica, stretto da'suoi urgenti bisogni, a volere esser servita di dar ordine che gli sia adesso pagato il semestre della sua provvisione che finisce alla fine d'Ottobre prossimo avvenire, contentandosi di pi che lo sconto di questo impresto si faccia nelle tre rate seguenti, il terzo per rata: del qual favore, oltr'al restargliene in perpetuo obbligatissimo, pregher Sua(147) Divina Maest per la somma felicit dell'A. V. Alla quale reverentissimamente s'inchina.

Rescr.
Concedesigli, et il Proveditor dello Studio ne dia gl'ordini opportuni.


Pietro Cavallo.

15 Giugno 1614.



1019..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 17 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 165. - Autografa la sottoscrizione.

Ill. et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Dal P.re D. Benedetto matematico mi fu presentata la lettera di V. S., con la supplica(148), segnata da S. A., del pagamento da farsele di 500 S.di del semestre da finirsi per tutto 8bre prossimo futuro: e perch queste gratie di prestanze S. A. non le suol mai fare senza haverne sicurt della sopravivenza e continuatione nel servitio, e nel rescritto si dice ch'il Proveditore dello Studio ne dia gl'ordini oportuni, per per maggior ispeditione ho fatto il mandato delli denari per lei al sudetto Padre, ma con parola ferma di non presentarli a V. S. senza participar prima al S.or Auditore Bardini, al quale ne scrivo, accioch appresso di lui V. S. ne possa far dare cost in Fiorenza la sicurt oportuna, quando non disponesse altrimenti S. A. Ella pu vedere intanto come io ho fatto quanto ho potuto perch resti servita. E baciando a V. S. le mani, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Pisa, li 17 di Giugno 1614.
Di V. S. Ill. et Ecc.ma
Al S.r Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la
Arturo d'Elci Prov.re

Fuori: All'Ill. et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei, p.o Mat.co e Filos.o di S. A.
Fiorenza.



1020..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 19 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 168. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

Non pu credere V. S. quanto dispiacere habbiamo non solo io in particolare, ma tutti, cio il S.r Porta et Stegliola, d'intendere che V. S. stia inferma: et certo che se io potesse, con prenderla in me, levarla a V. S. questa febre, lo farei volentieri; cos meritano le sue virt et qualit. Et tanto pi me se accresce il desiderio della salute di V. S., quanto che, havendomi favorito delle costitutioni(149) da lei fatte delle sue Pianete Medicee, essendomi pervenute a'18 del stante, trovo che esquisitissimamente(150) V. S. ha calcolato et designato le dette Pianete, conforme io qui havea osservato il giorno 15, 16 et 17; et hiersera osservai il 18, che, a mio giuditio, ad un'hora di notte non differ in altro se non che le due prossime a Giove non erano pi distante d'un diametro da Giove, et altro tanto l'altra da quella, et le due congiunte, cio la grande et la piccola, erano distante, al mio parere, cinque diametri dalla circonferenza di Giove, conforme stavano disegnate: solo la seconda, vicino Giove, era un poco pi lontano disegnata, che forsi sar stato scorso di penna. Et certo che pare ad ogni uno cosa incredibile che V. S. tanto ben habbi aggiustato li lor periodi, che non cos giusti son fatti quelli delle pianete maggiori, conosciute da tante migliaia de anni. Per tanto pi, conoscendo li meriti di V. S., che ha illustrato il mondo di cos rare novit, consistenti et solide, non, come altri fanno, pi in voce che in fatti, che per devo pi amarla et riverirla et desiderarle ogni bene: et per prego N. S. per la sua salute et lunga vita, per beneficio del mondo, acci le apra in tutto et per tutto il cielo, et resti a'posteri la verit delle cose. Intanto ringratio infinitamente V. S. del favore fattomi, del quale ne le resto obligatissimo; et procurer che alcuni amici ne habbino relatione et invidia, et che anco loro ammirino la sua scientia et le diano il trofeo che merita.
Et perch hiersera ancora volsi osservar quella parte cos lucida nella luna, che a punto se trovava nell'extremo illuminato, trovai che se ritrovava pi dentro dell'altro corpo meno lucido, et pur lei era lucidissima pi che altra in tutto il resto della luna; di modo che non  riuscito come pensava io, che l'havessi a ritrovar distante dal resto, come appareno le altre eminentie et seni pi lucidi, et particolarmente quel a lei superiore, che par come un manico di bocale o pignata(151), quando in quello giunge la prima volta il lume del sole, avanti cresca pi la luna. Ho voluto raccontarlo a V. S., acci me insegnasse, con tal occasione, che vol dire che alla prima crescenza della luna falcata se vede il resto del globo lunare et poi non si vede, dovendosi forsi, per star pi lontano dal sole et opposto, meglio vedere, ricevendo pi luce secondaria dall'ambiente, et pure perch, essendo corpo pi denso del cielo ambiente, non pare quella densit in qualche modo pi oscura del cielo.
Sono stato soverchio lungo et tedioso a V. S., non considerando che perder molto tempo et haver fastidio. La priego a perdonarmi, et anco a tenermi per suo affettionato servitore: et con ci finendo, le bascio le mani, et N. S. la feliciti.

Di Napoli, li 19 di Giugno 1614.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
[vedi figura 1020.gif]

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei Linceo,
D. Filosofo et Matematico del Sereniss.mo Sig.r Gran Duca di Toscana.
Firenze.



1021.

GIOVANNI BARDI a [GALILEO in Firenze]
Roma, 20 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 170. - Autografa.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Non posso se non accusarmi appresso V. S. della mia negligenza, usata gi tanto tempo, in salutarla e farli riverenza con mie lettere in molte occasioni, et in particulare nella morte del Sig.r Filippo Salviati, non mostrandoli dolore di perdita tale quale  stata quella; della quale non voglio parlare altro, per non rinovarli la memoria di cagione cos giusta di dolore. Solo dico che si pu assicurare, che se bene non l'ho mostrato con fargline sapere, tutta via ne ho sentito quel dolore che pu apportare una tal cosa, insieme con il dolore che sente una persona sopramodo amata, come son sicuro che har sentito S. V. Ma se per il passato ho manchato, non gi posso manchare adesso.
Li mando un problemma(152), il quale io far e reciter luned, dove in fra gll'altri assister l'Ill.mo Sig.r Marchese Cesi, il quale io inviter, essendosi lasciato intendere che come si faceva questo, voleva venire a sentirlo, havendo inteso che era intorno a questa materia. Ci saranno, oltre alle dipinte e stampate, tutte queste esperienze in sur un tavolino, acci si vegghino da tutti, di maniera che non potranno neghare quello che vegghono congll'occhi. L'occasione in su che si  fatto, non  stata altra se non che, dovendosi fare uno di questi problemi et essendo stato destinato a me, mi domand il Padre Ghambergier(153) di che cosa volevo farlo, proponendomi alcune altre cose; hora io gli dissi che haria desiderato di fare di qualche materia simile a questa, e cos lui prese questa, che non credo che sii per apportarli pocho gusto, perch  tutta conforme al suo parere, anzi quello istesso, con l'aggiunta di quelle doi esperienze che non possono se non conferire alla sua sentenza. E mi ha detto il Padre Ghambergier, che se non havessi hauto haver rispetto ad Aristotile, al quale loro, per ordine del Generale, non possono opporsi niente, ma lo devono sempre salvare, haria parlato pi chiaro di quello che ha fatto, perch in questo lui ci sta benissimo; e mi diceva che non  meraviglia che Aristotile sii contro, perch anchora si  ingannato chiarissimamente in quello che V. S. anchora mi diceva una volta di quei doi pesi che caschano prima o poi.
Ma non voglio esser tanto lungho e consequentemente importuno, riserbando a dire se altro occorrer quando sar seguito, ch non mancher che dire, poich credo senz'altro che questa cosa habbi a esser occasione di disputarne molto a tutti questi mastri et philosophi. E con pregarla ad accettarla benignamente, qualunque la si sii, far fine, pregandoli dal Cielo lungha sanit et il colmo di felicit.

Di Roma, il d 20 di Giugno 1614.
Di V. S. Ill.ma
Obligatiss.o Servitore
Gio. Bardi.
Il Padre Ghambergier m'ha detto che io la salutassi da parte sua, e che gli scriverebbe quando saria fatto. Nelli spatii vi andavano fatte le figure con le linee, ma non ci  stato tempo. Per V. S. scusi.




1022..

MATTEO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 20 giugno 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 172. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Il S.or Marco, mio fratello, ha havuto la lettera di V. S.a delli 7 stante, ma, per trovarsi oltra modo aggravato dal suo fiero et ostinato male, non pu scrivere; et per m'ha commesso di far la sua scusa con V. S.a et inviarle il Mondo Gioviale(154) che V. S.a disidera di vedere, come faccio, mandandolo all'Ill.mo S.or Gio. Francesco Sagredo insieme con questa, che glielo far pervenir alle mani. Et senza pi a V. S.a mi raccomando, et le prego da N. S. e perfetta sanit et ogni bene.

Di Aug.a, alli 20 di Giugno 1614.
Di V. S.a
Aff.mo Servitore
Mattheo Velseri.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1023..

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 giugno 1614.

L'autografo della presente appartenne al fondo menzionato nella informazione premessa al n. 37; pervenne poi in propriet del Principe D. BALDASSARRE BONCOMPAGNI, e fece parte (con la segnatura Busta 609, n. 40) della sua insigne Biblioteca(155). Prima della dispersione di questa noi avevamo potuto, per gentile concessione del possessore, collazionare il documento sull'autografo, del quale ignoriamo le sorti.

Molto Illustre et Ecc.mo Signore et Padron mio Oss.mo

Con occasione d'inviarle l'inchiusa lettera del Sig. Colonna(156), dir anco a V. S. come mercoled passato fui a sentire il problema, recitato dal Sig. Bardi (come dal detto haver inteso(157)) nel Collegio del Gies, et con gusto particolare per vedere favorita et difesa l'opinione di V. S. con molto applauso, oltre l'esperienze che fece poi il Padre Christoforo Gremberger alla presenza di tutti, havendo portati in sala (dove fu recitato il detto problema) tutti quelli istrumenti che vedr nell'inchiusa figura(158): et se bene vi fu qualche Peripatetico che crollava il capo, con tutto ci rest poi alla fine chiarito. Gli haverei mandato ancora tutto il discorso di detto problema, se il detto Bardi non havesse detto al Sig. Principe di voler mandarlo lui. Vi fu presente anco il detto Sig. Principe, con Mons. suo fratello(159) et altri Prelati et signori letterati, con il Sig. Valerii et Sig. Fabri(160), quali tutti restarono appagatissimi, s di questa buona dimostrazione giesuitica verso V. S., s anco dell'applauso che lei perci n'hebbe, a dispetto de'suoi emuli.
Stiamo ogni sera col Sig. Principe osservando et godendo le costituzioni Medicee che V. S. mand, havendo il detto gi fatto fare il cannone alli vetri de'quali gliene favor. Il simile far [a] Napoli il Sig. Colonna, come dal detto intender. Che  quanto mi occorre. Et salutandola a nome del Sig. Principe, le bacio con ogni maggior affetto le mani.

Di Roma, li 28 di Giugno 1614.
Di V. S. Ill. et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Francesco Stelluti Linceo.



1024.

GIOVANNI BARDI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 174. - Autografa.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Ricevetti la gratissima di V. S., e per quella intesi essere assai megliorata del suo male, del che ne ho sentito particular piacere, e pregho Iddio N. S. che la liberi affatto e la conservi sana. Sentii ancora come V. S. hebbe molto gusto e grad insieme il problemma fatto(161), il che mi anim e spron a fare quello che si trattava di fare e che m'era stato messo in consideratione, cio di stamparlo per poterlo mandare per tutto il mondo; come di fatto ander, ch tutti questi Padri ne mandano fuori, per essere un quasi compendio del suo trattato, il quale, per esser vulgare, non pu esser letto da gente straniera: e tanto pi volentieri l'ho fatto, quanto che tutto ridonda in V. S., per esserli (come V. S. har visto) scritto che io recito quello che da lei ho imparato. E ringratio molto Iddio d'havere occasione, almeno con le fatiche d'altri, di mostrarmeli grato, et in qualche parte sodisfare a tanti oblighi che li tengho, come  quello di quel pocho che so in questa materia, e, quel che  pi, dell'havermi eccitato a s belli studi, ne i quali spero, con l'aiuto suo, d'havere a ire innanti, se ci attender come ho animo di fare. E tanto pi me n' venuto voglia, quando ho trattato con l'Ill.mo Sig.r Principe Cesi, mio padrone (al quale, come vedr, l'ho dedicata, non sapendo trovar chi pi lo dovessi favorire che lui, come veramente ha fatto); perch quando gliene portai, ci stetti al men doi hore a discorrere, e mi mostr molte delle sue cose curiose che ha, riserbando il resto a un'altra volta, perch era tardi e ci ero stato, come dico, un gran pezo; e l'altra volta anchora, che ci andai a portargliene scritta a mano, ci stetti similmente un gran pezo a discorrere, con grandissimo mio gusto: e certo che desidero d'havere occasione spesso d'andarci, perch, oltre a quello che io imparo nel discorrere con una persona che sa come lui, mi parto sempre con un desiderio mirabile di studiare, et in particulare di queste scientie.
Ne mando dunque una a V. S.; e se verr occasione di qualcheduno che vengha cost, gliene mander pi quante lei vorr, acci ne possa dare o mandare a chi lei piacer.
Dissi quanto V. S. mi comisse al Padre Gramberger, il quale mi disse che io la salutassi, con dirli che se lui havessi potuto parlare a suo modo, haria detto anchor pi, ma che non poteva far altro, et haveva forse fatto pi di quello che poteva: per il che nella cosa dello stampare non ci si  intrigato niente, et  bisognato che io mi sii mostro risoluto di volerlo stampare, perch altrimenti era facil cosa che non se ne facessi altro, perch ci era chi inclinava pi al no che al s, se bene molti, e la maggior parte, l'hanno hauto a caro per poterne mandare, come ho detto, per tutto; et in particulare ne  ite a quel finto(162) Apelle.
Per tanto io resto con desiderio di servirla, per il che sommamente mi sar grato il darmi lei occasione, con qualche suo comandamento, di servirla. Spero di rivederla presto, se bene per poco tempo, ch ne ho sommo desiderio: e con tal fine pregho N. S. che li conceda il colmo di felicit.

Di Roma, il d 2 di Luglio 1614.
Di V. S. Ill.ma.
Humiliss.o Servo
Gio. Bardi.



1025..

LODOVICA VINTA a GALILEO in Firenze.
[Arcetri], 2 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 22. - Autografa.

Molto Ill.re S.or Galileo Oss.mo

Con la presente vengo a visitar V. S. Ill.ma, rallegrandomi che vadi recuperando la sanit, della quale abiamo auto gran passione; et io non ho manchato di far pregare conventualmente per V. S. Ill.ma Ma sendo venuto qui il S.or Dottore, con il quale sono stata seco in molti ragionamenti sopra delle sua figliuole, quale el nostro S.or Governatore non si contenta che pi stieno senza vestirsi e pigliar quel'habito santo; ma perch quella credo che sendo stata malata tanto tempo e molti altri anchora in casa, creder che li sia di gran fastidio, per desiderei che la si contentassi di vestirle, e quelle cose che manchano ridurle in danari, senza che V. S. ne avessi fastidio di provedere e far ragunate: ch molto pi utile sar alle vostre figliuole dar quella amorevolezza che vi piace alloro, senza che vi abiate a pigliar fastidio di condurre amici e parenti, che pare sia molto meglio s per V. S. e s per le fanciulle; e di tal pensiero el S.or Dottore molto conferisce, lodando assai che io insieme con la Maestra pigliamo questa buona resolutione, acci, piacendo a Sua Maest Divina, abbi grazia di lasciar acommodate, inanzi che io lasci questo ofizio. E di tanto la prego a dar questa sodisfazione a tutte.
La Virginia questa mattina  preso la medicina, e sta bene e saluta V. S.; et io di continuo dal N. Signore li prego ogni felice contento.

Il d 2 di Lug.o 1614.
Di V. S. Ill.re
Abb.a di S. Matteo
S. Lod.ca Vinta.

Fuori: Al molto Ill.re S.or
Galileo Galilei, sempre Oss.mo, in
Firenze.



1026.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 176. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Troppo lungo  questo nostro silentio, ond'io medesmo meco mi vergogno. Hors, il ben far non fu mai tardo, dicono i predicatori: ecco che dalla gran Roma, dove mi ritrovo gi alquanti giorni, vengo a render tributo a V. S. de'miei dovuti complimenti et affettuose offerte, pregandola compiacersi di volermi dare con una sua cortese lettera un'ampla relatione del ben esser suo, che compositioni ha per le mani, quando usciranno in luce, e se o da lei o d'altri mathematici  stata fatta nissuna nuova osservatione nelle sfere celesti.
Di questi paesi, per esser, si pu dire, ancora huomo nuovo, non saprei che dirle. Da Padova ho inteso che lo stampifero Bennio(163) ha mo'sotto il torchio un aureo, vago, dotto e bel commento sopra X canti della Gerusalemme del Tasso(164), e, di pi, presto far vedere due centurie di lettere in forbita e tersa lingua italiana, scritte da lui per dar norma a voi altri signori Toscani, e specialmente alli signori Cruscanti, del vero modo del parlare e del scrivere elegante, poich scorge che dal picciolo libricciolo intitolato Anticrusca(165) le Signorie loro non hanno ancora voluto accorgersi del loro errore, renderle gratie, e con humile e dimesso supercilio petere veniam del troppo loro ardire; e questa volta spera che non giover a voi altri signori haver gli Orlandi(166), che impugnino spade, lancie e brochieri per riparare i colpi della sua scutica e del magistral suo baculo. S' risoluto di stampare questo commento al Tasso prima che li ponga l'ultima mano, perch ha pur inteso che V. S. ha commentato l'istesso poema(167), onde ha dubitato esser prevenuto nell'editione, e cos da lei le fusse prerepta la gloria.
Hors, per questa volta habbiamo cicalato abastanza: mi far gratia, vedendo il S.r Ciampoli, racordarmeli devoto servitore, e dirle che sto pure aspettando che paghi certo debito, del quale, sin quando S. S. era in Padova, mi si rese, per cortesia sua, debitore. Mons.r Querenghi(168) sta bene, et  bramoso di saper cavelle di V. S., alla quale prego compita felicit, e le bacio le mani. Star in Roma, credo, sino ad Ottobre, per servire ambedue le VV. SS.

Dalla detta citt, il quinto di Luglio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1027...

VINCENZO MIRABELLA a GALILEO [in Firenze].
Siracusa, 7 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 167. - Autografa.

Molto Ill.e Sig.r Oss.mo

Non m'essendo concesso di poter dimostrare con altro effetto di servit il molto che devo a tutti SS.ri Lincei, e particolarmente a V. S., per aver principalmente concesso all'ammissione(169) della persona mia tra quell'ordine, vengo al meno a farlo con queste due righe di lettera, ringraziandola di tanta particolar e segnalata grazia gli  piacciuto di fare; la quale in vero quanto da me vien riconosciuta immeritata, tanto maggiormente viene altres l'obligo a farsi maggiore. E per intenda ch'egli  infinito, e come tale non solo non sar scemato dal tempo, ma non mi far giamai stanco in impiegarmi in cose di suo servigio, anzi in guisa sempre in quello col maggior affetto impiegandomi, che se non in altro, almeno nell'amore ed osservanza che terr sempre verso tutti, sar riconosciuto da loro per vero Accademico Linceo. Non per resto di prometterli con tutte le forze mie d'impiegarmi nell'imitazione delle loro eroiche virt, le quali con tanta eminenza si scorgono fiorir tra s degno ordine, e particolarmente nella persona di V. S.; la quale, non contentandosi di render manifeste le cose occulte qua gi della natura, ha voluto ascendere al cielo, e, come messagiero di quello, ci ha riferite tante e s nuove cose; n meno (o maraviglia) restando contenta di riferirle,  fatto(170) s che da gli altri quelle si riguardassero ed ammirassero, perfezionando quell'istrumenti con l'arte, che la natura per s gran cose lasci deboli. Intanto, baciando a V. S. con ogni affetto di cuore le mani, li prego da Nostro Signor Dio quel colmo di contento ch'ella medesima desidera, e che dia a me occasione di servirla.

Da Siracusa, li 7 di Luglio 1614.
Di V. S. molto Ill.e
Galileo Galilei.
Serv.re Aff.mo
D. Vincenzo Mirabella Linceo.

Fuori: Al molto Ill.e Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei Linceo, compita felicit.



1028...

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 178. - Autografa.

Pax Christi.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or Col.mo

Non dubitava io punto, che se V. E. si fosse ritrovata in meglior stato di sanit, havria, per sua bont, dato molto prima resposta alle mie lettere; n meno era necessario addur scusa, poi che pur troppo haveva sentito delle sua indispositione et grave et longa, cosa che, per riguardo della sua persona, mi attristava assai, come ancora per veder interrompere la fatica che si aspetta da ciascuno dalla sua diligente et compita mano intorno a questi moti. Spero pure che, con haver essa aggiustatamente ritrovato i periodi delli Medicei, vorr arricchir il mondo di qualche nuova hypothese de'secondi mobili, o vero saldare qualche altra, con dar l'ultima mano in questa et a parte cos difficile: non dimeno  peso che in conseguenza cade appresso alle sue osservationi, n pu disponer tavole di nuove stelle senza dar al mondo il fondamento di tutta la constitutione. Penso che sia occupatissimo: non dimeno io sono di quelli che non la esento da questa fatica.
Havevo commisso una certa operetta, che a'd passati si vidde sopra il Catalogo di Francofort, di un certo Simon Mario(171), dove si conosce che esso s'habbia assunto di esser inventore intorno a questi nuovi Pianeti: non ho possuto ancora veder detta opera, ma bene mi meraviglio di tanta presuntione. Si aggionger qualche fatica a V. S., se pure merita che gli sia resposto.
Ho ricevuto le constitutioni di tutto questo mese, che si  compiaciuto di participarmi, e mi prover per farci qualche osservatione, ancor che da qualche tempo in qua la vista mi sia debilitata molto; et ritrovandomi pure l'instrumenti con li quali altre volte ho osservato queste cose celeste, non rester, per defetto di questi, di non gustar delle sue vigilie. Ho participato all'Ecc.mo S.r Principe Cesis le medesime constitutioni, come mi comandava; et il S.r Duca, suo padre,  molto affettionato alla nostra Congregatione, et il S.r Cardinale(172)  stato molti anni titolare d'una delle nostre chiese che habbiamo in Roma, che fu la prima che havessimo, alla qual poi  successo il Ser.mo di Mantova(173). Scrivendomi, pu mandar le lettere sotto il detto S.r Principe.
Non havevo veduto quel suo trattato di lettere(174), ma ora le dar una lettura. Gi V. S. sa quanto mi gustino le cose sue; e veramente quel trattato De insidentibus(175) a me  piaciuto estraordinariamente. Mi meraviglio bene che non sii stato a quest'ora ristampato in lingua latina, per l'oltramontani.
Intorno a quei libri di Apollonio che in Arabico restorno di Gio. Batta Rajmondo(176), sentii dopoi che erano quivi in mano al S.r Nicolini(177) (s'io non faccio errore), agente di S. A. S., e che facilmente sariano transferiti cost. In effetto saria dignissima fatica il darli in luce: per ci V. S. non si ritiri dall'impresa, che a nissuno altro riuscir n pi facilmente n pi felicemente per l'intelligenza e per la commodit. Oltra li quattro de conis, vi sono de compositione et resolutione, de spacii sectione, et altri fragmenti, che, per esser d'Apollonio, non ponno esser che acuti et desiderabili. Senza la sua protectione et diligenza non spero di vedergli in luce; et se altri vanno con il radio smovendo qualche scintilla delle ceneri di quel valenthuomo, V. S. potr dargli la vita in integrum. Non per voglio dire che essa si affatichi tanto che non sparagni la sanit, ch saria troppo perdita senza avanzo: ma so che non deveno mancargli alumni e studiosi da sollevargli le molestie. Procuri donque restaurarsi in bona salute; et io prego il Signor Iddio a concederli colmo di felicit, b. le mani affettuosissimamente.

Di Roma, alli 11 Luglio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servo Aff.mo in Christo
Ant.o Santini.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.or Col.mo
Il Sig.or Galileo Galilei, in
Firenze.



1029.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 12 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 180-181. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Dalla sua gratissima mi vado persuadendo che le sue indisposizioni non le siano tanto moleste, ma che, stante anco il benefizio della stagione, vadano cessando. Piaccia a Dio che sia cos, e che V. S. resti sana e noi consolati.
M' caro grandemente che gi habbia pienamente scoperta l'usurpazione del Mario(178), e voglia anco farla restar scoperta al mondo, come  necessario, e quanto prima. Circa il modo, ne discorremmo hieri pienamente li S.ri compagni che son qui et io(179), e piace pi a tutti quello del scrivere a Keplero in forma d'epistola, come ad astronomo del'istessa Germania e ben informato, ch l'altro modo patisce qualche difficult.
Le lettere e costitutioni si sono subito ricapitate, come V. S. ordin, al P. Santini e S.r Colonna(180); e noi godiamo qui la nostra copia, e troviamo sempre giustissimo il tutto.
Quanto alli soggetti, mentre V. S. vole che se ne proponga alcuno, come hora l'amico(181) del S.r Salviati bo. me., mi far sempre gratia mandarmene pi piena relatione che sia possibile, et in particolare de'loro studii, compositioni, virt etc., acci io possa dar sodisfattione alli S.ri fratelli, servando il solito, quali hanno gran contento d'haver soggetti per man sua. Dalla parte di Napoli negotiano hora per doi soggetti Siciliani, de'quali hauta la relatione, la mandar a V. S., proponendoli.
Mala nova arrivar all'orecchie di V. S., com' arrivata alle mie, della perdita ch'habbiamo fatta del S.r Marco Velsero, che sia in Cielo.  morto intrepida e santissimamente, e con dolor di tutta la sua citt, della quale era padre. Buona e gran coppia c' mancata quest'anno: io certo ne sento tanto dolore che non posso dir pi, pi certo che se padri e fratelli mi fossero stato. Ciascuno di noi  obligato farli celebrare una messa: poi io far, si facciano qui l'offici funerali. E bisogna andiamo pensando a buon risarcimento di questa perdita.
Hora non dir altro a V. S., se non che di tutto core le bacio le mani e prego N. S. Dio gli conceda la sanit et ogni contento.

Di Roma, li 12 di Luglio 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Mi far gratia baciar le mani al S.r Ridolfi in mio nome, e notificarli il passaggio da questa vita del S.r Velseri.
Mi parrebbe molto bene, e forse anco necessario, che le tavole de'moti de'Medicei uscissero quanto prima in luce a confusion de'maligni, se per la sanit concedesse a V. S. il farlo.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1030..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
[Anversa], 18 luglio 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 86. - Autografa.

Molto Ill.re S.r, mio S.r P.ne Oss.mo, S.r Galileo,

Con questa occasione del mio S.r Priore Bontempi, che sta qua in Anversa, torno a scrivere a V. S., et ringratiarla del favor che ha fatto a me et al mio libro, di anteporlo a S. Aza Serenissima(182). Sappia, mio S.r Galileo, che ha fatta una de le maggior charit del mondo, perch io ho faticato dieci anni in questo libro, come si vede nelli disegni de le theoriche, et ho speso ducento scudi. Io spero in Dio che inspirar a S. A.za Serenissima di farmi qualche charit, mediante il favore di V. S. et del mio S.r Priore. L'Astronomico Cesareo di Appiano(183) non habet orbium symmetriam, n  stato homo al mondo che habbi disegnato la proportione de le theoriche in longitudine et in latitudine; sich supplico a V. S. per amor de Dio a pregar a S. A.za che mi voglia far qualche charit, perch io son povero gentilhuomo fore di casa mia, ho faticato assai, ho speso assai, et resto molto impignato, molto impignato, per la stampa de 'l libro. Il S.r Priore  testimonio.
Io ho fatto una nova sorte di mappamondi, mettendo in un cerchio tutto il globo in piano, cosa non fatta da nullo ancora. Io ho fatto uno di quelli occhiali che V. S., quasi nuovo et celeste Americo, have rivolto al cielo; ho fatto, dico, uno telescopio a due occhi(184), come li altri sono ad uno: il corpo  poco, e di figura ovale. Quando piacesse a S. A.za Serennissima farmi charit, io mandaria queste cose, et intitolaria a 'l suo Serenissimo nome. E, mio S.r Galileo, prego per amor de Dio V. S. cerchi la charit per me, et io la riceverr da S. A.za et da V. S. Facciami gratia respondermi che speranza di charit ci . Et li sono servitore affetionatissimo.

<....  18 di Luglio 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Servitore Affss.mo
Ottavio Pisani.

Fuori: Al molto Illustre S.r mio P.ne
S.r Galileo Galilei, che Dio guarde.
per dare in propria mano.
Fiorenza.



1031..

GIULIO CESARE LAGALLA a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 luglio 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVIII, n. 68. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Con grandissimo cordoglio ho inteso la lunga et noiosa indispositione di V. S. molto Ill.re, et non ho prima scritto ch'habbi hauto nova del suo meglioramento. Per non tediar V. S. con la presente, ho voluto solo renfrescar la memoria della servit ch'io li tengo, et renderli il saluto ch'a suo nome m'ha fatto Mons.r Pasquale(185), pregandola che non voglia pigliar briga di respondermi, perch assai sodisfatione me sar intendere della sua salute, del che al spesso son favorito dal Sig. Principe Cesis. Con che per fine a V. S. molto Ill.re bacio le mani.(186)

Di Roma, li 25 di Luglio 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Giulio Cesare Lagalla.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1032..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 29 luglio 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 182. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Obligatissimo resto alla cortesia et amorevolezza di V. S., che, ricordandosi di me, ha voluto augurarme quello che tutti ad invicem dovemo per l'obligo dell'institutione, ma pi di amor come fraterno. Io gi per mio obligo et per l'affettione particolare che ho a V. S., per suoi meriti et virt et per haver conosciuto che me ami, havea, molto tempo , anticipato l'ufficio; et credo che forsi ad un medesmo tempo V. S. haver ricevuto la mia, se il S.r Stelluti(187) non har mancato de favorirme de inviarcela. Et per supplire in caso tale, replico che prego Nostro Signore conceda a V. S. duplicate allegrezze et prosperit, et doni lunga vita con salute, acci non solo noi, ma tutto il mondo ne riceva utile de sue nobili et admirabili osservationi celesti.
Scrissi a V. S. che nell'osservationi delle sue Medicee, pochissimo nella prima carta mandata ci era di diversit in uno o due luoghi, cosa che non a tutti forsi sar stata da notare, et particolarmente nelli 10 de Luglio, che cos io havea apunto osservato prima me giongesse la sua seconda carta di constitutioni; et perch poi me si ruppe il convesso, et in tanto ho fatto preparationi de farne un simile, essendo Giove nell'occaso, la sua molta caligine se offerisce per obliquo, che ingrossa tanto che alle volte due, et hier sera una sola stella, delle Medicee ho possuto vedere. Et dubitando dell'imperfettione del telescopio da me fatto, ho procurato di far instrumento da farne megliori, anzi che debbiano assolutamente venir perfetti, havendo trovato modo di far la tazza tornita di una differente perfettione dell'ordinario torno, et pi esquisita: il che saper poi V. S. come sar. Et hora con l'aviso de V. S., che la vicinanza del sole le difficulti, me son quietato pi.
Havemo tenuto il S.r Porta nostro malissimo et disperato per causa di dolori nella fine dell'orinare, che io penso sia debilezza et ostruttione de viscosit vitreate, che ne suol fare, et di pietra o simile materia, perch  nella fine, et al principio lui dice haver quasi incontinentia de urina, di modo che non  ulcere n carnosit. Hora sta respettive bene, perch, havendo affatto perduto l'appetito, mangia benissimo, et non orina cos spessissimo, che se le iteravano tanto pi i dolori. La vecchiaia  il mal peggiore, et la propia opinione di non volersi medicare come doveria. L'altro giorno andai da lui, me dichiarasse la sua parabola per far un specchio che avanzasse li cavi de circolo perfetto: et come che stava esinanito dell'infirmit, non potei darle troppo fastidio; con tutto ci me insegn quel che poteva ricordarsi: il che me par una intersecatione de circoli maggiori che fanno un cono nella testa, per il che differente sar pigliarne la portione della testa dove  il cono, che quella laterale. Et per prego V. S., se havesse alcun bel pensiero sopra di ci, me offero a farne prova materiale et fonder di propia mano, gi che ho fatto esperienza de altre et so che non mancher per mia diligenza, se V. S. me far gratia di una delineatione perfetta, ma piccola, per farne prova in picolo, acci si veda respettive se dilunga li raggi del sole et cono luminoso da lontano pi del concavo de circolo, o pur unisce pi raggi nell'istesso punto, come dice. Io vorrei la distanza dell'effetto maggiore della quarta parte del circolo.
Me perdoni della confidenza di donar fastidio a V. S., sapendo che, essendo dottissimo nelle matematiche et amorevolissimo con tutti, non solo con me in superlativo, et che riuscendo cosa degna sar l'honor et gloria certa di V. S., da chi ricevessi la gratia della regola et misura; ch cos conviene che facessi, et cos le prometto osservare et publicare al mondo, come gi  di convenienza et obligo. Intanto prego V. S. a tenermi per suo affettionatissimo, et finendo le resto basciando le mani, pregando N. S. per la sua salute et longa vita.

Di Napoli, li 29 de Luglio 1614.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, D. Filosofo et Matematico dell'Altezza Ser.ma di
Fiorenza.



1033.

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 1 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 169. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

La morte dell'immortale S.r Velsero  doluta tanto a me, ch'io non ho saputo contenermi di non darne qualche segno con la penna. Quant'io ho fatto(188), viene a farsi vedere a V. S., per dolersi insieme con essa della perdita ch'habbiamo fatto in commune d'homo s grande. Il Signor Iddio doni a quella gloriosa anima luogo di riposo, et a V. S. et a gl'amici suoi termine di consolatione, ch certo il danno, che se n' ricevuto,  di sua natura inconsolabile.
Bacio le mani a V. S., a nome ancora del S.r Sandelli.

Di Pad.a, il d p.o d'Agosto 1614.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



1034...

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 184. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron mio Oss.mo

Il Sig.r Bardi fece finalmente risolutione di stampare il problema gi recitato da lui nel Collegio del Gies(189), come nell'altra mia(190) significai a V. S., et l'ha dedicato al Sig.r Principe, al quale son due giorni che l'ha portato; ma havendolo letto, non ha havuto molta sodisfatione dell'epistola dedicatoria, s per non haver notificato in quella che sia stato recitato publicamente nel Collegio sopradetto, s anco perch non fa quella menzione di V. S. che si richiede al suo valore, passandosela con detti molto languidi, come V. S. in essa epistola vedr. Inoltre nelle conclusioni stampate ultimamente da questi Padri Giesuiti, da tenersi da detti Padri publicamente nel salone del lor Collegio, dicono che le macchie del sole non son altro che le parti pi spesse di molti epicicli insieme fraposte et congionte, havendo novamente colas nel cielo o campo del sole moltitudine d'epicicli seminati: opinione affatto ridicola, et da non potere in nessuna maniera salvarsi. Altri s'aiutano col dar varie condensationi e rarefattioni in questi epicicli intorno al sole, limitate per in maniera che si faccino senza alcuna alteratione del cielo o pregiuditio della celeste incorruttibilit. Insomma si vede che l'esperienza delle macchie scotta molto alli Peripatetici, n hanno refugio.
Il nostro Sig.r Principe istesso diede conto a V. S. della perdita del Sig.r Velseri, sono due ordinarii(191). Veramente e per il Sig.r Salviati et per lui siamo molto dolenti; et  mancato poco che non habbiamo anco perduto il Sig.r Gio. Batta della Porta, sebene ancora non siamo in sicuro: tuttavia gi avvis il Sig.r Filesio(192) nostro, suo nepote, che stava malissimo, et dimand la benedizione di S. Santit, quale il Sig.r Principe subbito gli ottenne; poi, Dio grazia, habbiamo havuto nuova che migliorava tuttavia. Che  quanto m'occorre.
Il Sig.r Principe le bacia le mani di tutto cuore, e tutti ci siamo rallegrati intendendo miglior nuova della sua sanit. Con che me le ricordo servitore et prontissimo a'suoi comandamenti, baciandole con ogni affetto maggiore le mani.

Di Roma, li 2 d'agosto 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti Linc.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



1035..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 8 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 186. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Sono obligatissimo alla cortesia di V. S., che non solo me mand li cristalli, ma anco le constitutioni future, acci le osservassi: et veramente che con grandissimo mio gusto, et pi con grandissima ammiratione della sua virt et sapienza, ho osservato quelle da lei con grandissima verit anteviste et calcolate, et ultimamente recorrette in alcune minutissime avertenze, che credo non molti le haveriano considerate, et particolarmente quella del giorno del 10 di Luglio, che V. S. prima havea posto, forsi per errore del copista, le stelle orientali quasi equidistanti dal corpo de Giove, et nella ultima carta mandatami gi ho veduto che, conforme io con il mio poco giuditio havea segnato, erano tra loro molto pi vicine, cio a proportione de dui diametri, et da Giove tre diametri, et la stella picola sopra l'ultima lontana da Giove, pi orientale ancor essa. Cos l'osservai prima venisse la sua revisione, rimettendomi alla sanit del suo esquisito giuditio et tempo del calcolo: che veramente me ha fatto stupire che cos puntualmente habbi trovati il certo periodo de tal picole pianete, le quali, per mia disgratia, essendosi il d 11 de Luglio rotto il convesso mandatomi, non ho fin hora(193) potuto vederne se non due grandi; stando con apparecchio di farne uno adesso che son le ferie de'tribunali, che ho maggior tempo, vacando dalle liti che me tengono sollecito per ricuperar parte del patrimonio.
 anco tempo che auguri a V. S. questo et mille altri anniversarii della institutione Lincea felicissimi et con salute, che  quanto desidero io in particolare, che l'ho tanta affettione che non predico altro che la sua eccellenza, veramente admirabile nella nostra et, di haverci scoverto il cielo et quello che tanti migliaia de anni non se  saputo pensare non che vedere, sperando un giorno haver la vera constitutione della fabrica mundiale gi tanto controversa; et certo che  cosa da non solo illustrar la sua persona, gi fatta chiarissima, ma tutto il mondo et la sua et, veramente aurea per haver trovato cosa maggior assai dell'oro. Intanto la prego tenermi per suo affettionato et vero servitore, che la riverisco et honoro; et me comandi, non solo come Linceo et de meno sapienti, ma come particolar suo discepolo et servitore. Et con ci le bascio le mani, et le prego da N. S. salute et lunga vita.

Di Napoli, li 8 di Agosto 1614.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
S.r Galileo.
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio sempre Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo, Filosofo et Matematico della S.ma Altezza di
Fiorenza.



1036..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 9 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 188a e 188b. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

La gratissima di V. S. delli 26 di Luglio non m' stata resa prima che alli 6 del presente: e creda pure che vedendola e lunghetta e tutta di sua mano, mi son rallegrato molto, considerandone sua miglior sanit; ma non intendendone poi il compimento, non posso restar contento. Mi dichiaro espressamente ch'io son di quelli che sopra e prima d'ogn'altra cosa desidero ch'ella sia sana e che a questa attenda da dovero, e che se tal volta mostro desiderio ch'escano i suoi parti, questo  totalmente subalternato a quello.
Ragunai hieri il colloquio(194), nel quale fu fatta la proposta del S.r Pandolfini(195) e risoluto si trasmettesse alli assenti, come ho fatto far subito secondo il solito; e cos V. S. potr pigliarne il voto del S.r Ridolfi cost, ch'all'altri tutti s' scritto in grandissima diligenza, acci l'ascrizione segua quanto prima, ch'a tutti m'assicuro sar gratissima. Subito conclusa, l'avisar a V. S., acci possa compirla. Intanto, essendo sul ricominciare l'anno dalla nostra filosofica institutione, lo prego dal Signor Iddio felicissimo a V. S., desiderandolo colmo d'allegri e buoni successi per la commune impresa e studii, e mi ricordo prontissimo a'suoi commandamenti. Bacio a V. S. le mani di tutto cuore et al S.r Ridolfi.

Di Roma, li 9 d'Agosto 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


L'orazione per il S.r Salviati(196) m' stata gratissima, e m' piaciuta sommamente: me l'ha anco mandata l'autore. Presto sar fatta la nostra.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.o Cesi Linc.o P.

In questo annuo saluto V. S. non s'incommodi in modo alcuno a scrivere o rispondere, ch io far la sua scusa compitamente con tutti, quali pretendono pi la sua sanit che altro. Desiderarei s bene, con destrezza significasse al S.r Ridolfi che il solito degli ascritti  salutar con lettere tutti li altri, come gi fece il S.r Salviati f. m., e similmente in questo tempo scrivere a tutti; ond'egli, non havendolo fatto allhora, potrebbe in questa occasione supplire, per evitare anco cortesemente d'esser prevenuto. Non so se egli havesse il ristretto di quelle costitutioni nostre pi communi et il catalogo de'fratelli: potrebbe V. S. dargliene copia; o vole le si mandi?

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei Linc.o
Fiorenza.



1037..

CONTE CONTI a GALILEO in Firenze.
Parma, 15 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 110. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. delli X di Maggio, co i libri che si  contentata mandarmi, non mi  capitata prima di adesso; onde non ho potuto prima accusargliene la riceuta. Lo fo con questa, et insieme le rendo affettuosissime gratie di questa cortesia che mi ha fatta, e l'assicuro che nessuno pi di me vede con gusto l'opere sue, che la portano all'immortalit. Le rendo ancora gratie che si sia dichiarata meco nella sua lettera che crede che la costitutione del mondo stii come la pone il Copernico, perch se bene io di quella haveva notitia e l'haveva vista, nondimeno non sapeva se a lei fosse parso di mutarla in qualche parte; e per con questo presuposto io ander tirando innanzi quel mio pensiero che le accennai(197).
Io spero che il male che travagliava V. S. nel tempo che mi scrisse, sar passato, e con questa speranza mi consolo, e la prego, in ogni stato che si trovi, sempre di comandarmi, perch a nessuno servir pi volentieri di quello che far a lei. E le bacio la mano.

Di Parma, li XV Agosto 1614.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo S.re
Conte Conti.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1038.

GALILEO a PAOLO GUALDO in Roma.
Firenze, 16 agosto 1614.

Bibl. Marciana in Venezia. Cod. XLVII della Cl. X It., n. 19. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et molto Rev.do Sig.re et P.rn Colen.mo

Molto tardi mi  stata resa la cortesissima lettera di V. S. molto R.da: ma  ben vero ch'a un silenzio di due anni poca giunta  la proroga di un mese. Ho preso sommo contento nel vedermi ancor vivo nella memoria di V. S., e per avventura non mi  stato men grato che il ritrovarmi ancor fra'viventi dopo una molto lunga malattia, la quale mi ha in guisa interrotto il filo de'miei studi, che non posso accusar a V. S. opera alcuna, di nuovo risoluta. Si ritrovano solamente sotto il torcolo le risposte a i quattro oppositori del mio trattato circa alle cose che stanno su l'acqua, le quali risposte sono state scritte da un mio scolare, monaco di S. Justina, compagno di Cecco de'Ronchitti, et al presente lettor delle matematiche nello Studio di Pisa(198).
Il commento del Sig. Beni(199) viene aspettato ansiosamente da tutti li eruditi. Mi far gratia far giugnere i miei saluti a Monsig.r Querengo, mio Signore, insieme con un profondissimo et devotissimo baciamano; et un simile ne invio a lei medesima, con ricordarmegli servitore di cuore e con pregargli da Dio somma felicit.

Di Firenze, li 16 Agosto 1614.
Di V. S. molto Ill.re et molto R.da
Ser.re Affet.mo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Rev.do Sig.r et P.ron Colen.mo
Monsig.r Paolo Gualdo.
In casa del Vesc. di Padova.
Roma.



1039.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 190. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Scrissi a V. S. l'ordinario passato, che subito riceuta la sua lettera convocai il colloquio de'S.ri compagni presenti, e feci fare la proposta del S.r Pandolfini per l'ascrizione(200); poi subito per lettere la feci trasmettere alli assenti, sollecitando le risposte, di modo che presto dover seguirne la conclusione, come avisar subito a V. S., acci le dia compimento cost con l'istesso soggetto. Quest' il modo che s'usa; e mi par necessario, consistendo la forza e vigor della nostra impresa ne l'union e stretto vincolo de gli animi, che si conserva con l'amore, che, dandosi un fratello a tutti, tutti siano prima informati e richiesti a concorrer favorevolmente, acci v'habbiano parte, ne siano contenti e vedano che il negotio camina ordinatameute. Intanto che vengono le risposte, per avanzar il tempo, ho gi fatto por mano al'intaglio del simbolo;
Il ritratto del S.r Salviati mi sar caro sopra modo, sicome sopra modo mi dole non haver veduto lui stesso, e che s presto l'habbiamo perso.
Quanto al Problema(201), io non posso sodisfarmi; ch mentre si tratta de gl'huomini veramente grandi, vorrei se ne trattasse come conviene.
Ho visto con particolar consolatione l'elogio sopra 'l S.r Velsero nostro(202), e deve lodarsi certo con raggione.
Vorrei sentire che V. S. stasse bene affatto, e veramente sarebbe hora hormai che tanto ha patito; godo tuttavia sentendo il miglioramento, e mi contentarei che durasse questo caldo, ancorch noiosissimo, poich  giovevole a V. S. Sar ben necessario che si prepari a buon luogo e buonissima cura per il freddo che se ne verr.
Non sar hora pi longo, ma ricordandomi desiderosissimo de'suoi commandamenti, mi restar baciando a V. S. le mani di tutto core. N. S. Iddio le conceda ogni contento.

Di Roma, li 16 d'Agosto 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.r mio Oss.mo
[Il] S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1040...

VINCENZO MIRABELLA a [GALILEO in Firenze].
Siracusa, 19 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 194. - Autografa.

Molto Ill.e S.r mio P.ron Oss.mo

Molte cose giunte insieme mi rendono ardito di venir con questa a domandargli una grazia. La prima  l'affetto co 'l quale io vivo affezionato alla sua persona mediante le sue rare qualit e virt, che non lascerei cosa al mondo di fare per suo servigio. Seconda  il ritrovarmi io (bench indegnamente) onorato del nome di Linceo, il quale altres V. S. possedendo, la fratellanza di s degno ordine acresce e l'affetto e la servit. Finalmente la gentilezza sua mi rende sicuro di assai maggior grazie, la quale per me sarebbe l'accertarmi ella con qualche suo comandamento di tenermi per uno de'suoi servitori.
La grazia dunque ch'io desidero  due cristalli proporzionati ad una fabrica d'un telescopio: intorno alla quale avendomi io travagliato, bench con qualche ragione nella teorica, come sarebbe a dire proporzionando il concavo al convesso, con li gradi dell'ombra retta per congregare, e li gradi dell'ombra versa per disgregare, o vogliam dire parte concava, e tutto questo mediante la partizione del quadrante; tutta volta, perch in questa benedetta citt non ho la commodit dell'operazion prattica de'vetri per incavarli ed abbozzarli, conforme richiederebbe il bisogno, non ho potuto far cosa perfetta. E credami il mio S.r Galilei, che 'l desiderio d'aver un istromento perfetto, d'altro non mi vien cagionato, se non dall'aver letto le 3 sue pistole intorno alle macchie solari, inviate al'Ill.mo S.r Marco Velseri; perch avendo osservato, con questo istromento ch'io tengo, dette macchie quasi per due mesi, non posso accertarmi, mediante l'imperfezione dello stromento, di quanto io intorno a ci desiderirei; e per non ardisco a dir cosa intorno a dette osservazioni, s come n anche gli huomini co'quali ho dette osservazioni comunicate, bench huomini di qualche garbo, se ne possono assicurare. Ben s godiamo tutti del modo che V. S. nella 2a lettera insegna per poterle vedere, maravigliandoci dell'Apelle, ch'avendosi avvicinato tanto al detto modo, non avesse quello accertato. In quanto poi a gli scritti di V. S. e dell'Apelle, li dico ingenuamente, e per lo mio debole parere e per quello di molti altri di qualche stima,  troppo grande la differenza. Del tutto ringraziane V. S. il Signore, al quale prego per la lunga vita di V. S., affine che il mondo si vada arricchendo di giorno in giorno di somiglianti novit, che 'l suo raro intelletto li porta dal cielo. E baciandoli le molto illustri mani(203), con supplicarla mi vogli comandare, finisco.

Da Siracusa, li 19 d'Agosto 1614.

L'allegata mi far grazia far donare a chi va, dal quale, come mio conoscente, pu avere raguaglio in che mi posso impiegare per suo servigio.

Di V. S. molto Ill.e


In rispondere, V. S. lo potr fare per via del Ricevitore di Malta.


Serv.re Aff.mo
D. Vincenzo Mirabella Linceo.

Se V. S. scorgesse ch'io non fosse in istrada per la fabrica di questi cristalli, avvertiscamene per farmi grazia, non per farne, ma per goderne l'intelletto con qualch'altra raggione.



1041.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 agosto 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 171. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Rendo a V. S. gratie con ogni maggior affetto del favor che m'ha fatto, ch'io mi consoli con la vista del'imagine del S.r Salviati(204), insieme con questi S.ri compagni di qua, poich non c' stato concesso veder lui stesso e cos presto ne siamo restati privi. Desideriamo tutti l'anno, che ricomincia, felicissimo al consesso, e che questa felicit cominci con la sanit di V. S., come ne preghiamo il Signor Dio con tutto 'l core, dolendoci intanto delle minaccie ch'accenna delle sue indisposizioni, che speriamo con la buona cura, e particolarmente ben guardandosi ne'tempi freddi, restino totalmente superate.
Per l'admissione del S.r Pandolfini, gi i voti de'S.ri compagni di Napoli son gionti favoritissimi, onde pochi restano d'assenti ad aspettarsi, et al primo colloquio sar conclusa.
Bacio a V. S. le mani, e le prego dal Signor Dio ogni contento, restando sempre desiderosissimo de'suoi commandamenti.

Di Roma, li 23 d'Agosto 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



1042..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 13 settembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 173. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'ordinario passato non hebbi lettere di V. S., ma con questo ho riceuta la sua gratissima e compita: la lettera al S.r Mirabella l'ho fatta subito inviare, et anco la sua al S.r Porta.
Vorrei intender che lei stesse benissimo per rallegrarmi da dovero. Ho sentito anch'io grandissimo travaglio della indisposizione di S. A. Ser.ma, come mio signore particolarissimo, per essergli vero servitore e nato tale. Sia lodato Iddio che  in sicuro: star hora con desiderio d'intender sia affatto guarito.
I voti per l'ascrizione del S.r Pandolfini sono gionti tutti favoritissimi. Sollecito il simbolo per mandarlo quanto prima. Intanto, ricordandomi desiderosissimo de'commandamenti di V. S., resto baciandole le mani di tutto core. N. S. Dio le conceda ogni contento.

Di Roma, li 13 di 7mbre 1614.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1043...

ANTIOCO BENTIVOGLI a GALILEO in Firenze.
Osimo, 21 settembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 200.- Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Da molti giorni in qua leggo con grande ammiratione et indicibile delettatione li mirabili discorsi di V. S. intorno alle macchie solari; le quali se bene da principio mi parvero assai dificili a credersi, come nuovi et diversi dalla commune et gi invecchiata opinione non dico del vulgo ma anco di huomini dotti, nondimeno per le molte osservationi da me fatte et diligentemente esaminate so'sforzato confessare che V. S., non solo come Linceo, ma come un altro Prometeo, sia veramente salito nel cielo et habbi penetrato le pi secrete cose che possono riconoscersi in esso: onde ringratio Iddio che per mezzo di V. S. habbi voluto me ancora far partecipe di cognitione cos rara et per tanti seculi occulta. E perch nessuno virtuoso suole esser scortese, mi sono hora mosso, per l'amore che porto alle sue virt et per desiderio che ho di essergli servitore, a scrivergli la presente, con dargli anco qualche raguaglio di quello ch'io sento intorno a questa nuova et rara dottrina; et se si degnar rispondermi, conferir anco per l'avvenire quanto con il mio debbole ingegno mi sar concesso conoscere.
Dico dunque che le macchie da V. S. osservate nel disco solare, veramente si vedono; ma non per credo, come n meno lei affirma, che quelle siano nella sostanza o corpo del sole, non parendo convenevole che nel fonte della luce possa esser tal mancamento; et poi, se vi fussero, non sarriano mobili, come sono: n meno terminarei quanto a quello siano vicine, potendo esser pi et meno, senza dare inconveniente alcuno. Non concedo gi, come l'autore del finto Apelle asserisce, che sia Mercurio, Venere o altre stelle non conosciute, le quali si rivolgano intorno al detto corpo solare, perch le ragioni di V. S. pur troppo dimostrano l'impossibilit del fatto; et quando non ce fusse altra prova, bastarebbe il vedere che dette macchie non solo mutino luoco, crescono e diminuiscono, ma anco svaniscono a fatto, il che non accaderia se stelle fussero.  ben vero che non ardisco per(205) ancora, partendo dall'anticha filosofia et massime Peripatetica, dire che nel cielo si diano alterationi; anzi pi tosto mi induco a credere che quelle macchie siano causate da alcune parti delli cieli inferiori al sole, nelle quali non  gran cosa n absurda concedere che si trovino molte parti pi rare e pi dense, le quali non potendosi vedere per s stesse, opposte al sole si vedano, et faccino apparir quello macchiato, come otto anni fa mi ricordo haverlo veduto io, essendosigli opposta una cometa di quella sorte come carboni estinti, generata nell'aere: perch, s come in una tavola oltre li nodi, che ci rappresentano le stelle, sono anco altre imperfettioni et parti inequali, cos non  gran cosa che in tanta gran macchina siano molte parti fra loro dissimili, come nella luna, anco picciola parte del cielo, si vede, et il circulo latteo ne fa fede. N mi pare dover recedere da Aristotile et dare alteratione nel cielo senza bisogno: et questo tanto pi me induco a credere per la variatione et sparitione di esse macchie, dalli quali accidenti argumento che esse non crescano veramente o diminuiscano, ma perch subintrando(206) a dritto del sole altre parti del cielo di giorno in giorno,  facil cosa che appariscano altre macchie, diverse da quelle che si vedevano; perch essendo il Sole 166 volte maggior della terra, et occupando per gran parte del cielo, non  gran cosa che comprenda in tanto spatio varie imperfettioni di esso. Ma forse queste mie ragioni non vagliono, et per mi rimetto al giuditio di pi intendenti di me nell'astrologia, et massime a quello di V. S., alla quale attribuisco molto. Alcuna di queste macchie ho veduto senza occhiale, potendo, per Dio gratia, fissar l'occhio al sole anco nel mezzo giorno con poco fastidio.
Quanto poi alle stelle Medicee et al triplicato Saturno, non so che dire del certo, perch credo d'haverne vedute alcune, ma non ho havuto tempo di considerarle per le molte occupationi, stando io al servitio del Sig.r Card.l Gallo(207) nel suo collegio del Seminario, et massime per servitio de'suoi nepoti; oltre che non ho luoco molto commodo, n compagno che si diletti di simili speculationi. Ma il maggior difetto nasce dall'imperfettione dell'occhiale, il quale veramente non ho, come vorrei, buono, et di quella sorte di vetri che fa V. S., de'quali se mi fusse lecito haver commodit, sperarei veder maggior cose: ma non  a tutti concesso ire a Corinto, n io tanto presumo di poter ottenere. Aggiungo a questo che li nostri occhiali, per la troppa lontananza d'un vetro dall'altro, non si possono tener saldi, et si stenta a operare con essi grandemente. Pur me contentar di questo debbole stato, et reputar a somma gratia se potr tanto meritare appresso V. S., che mi riceva nel numero de'suoi servitori, et si degni leggere le mie lettere et a quelle dar breve risposta; il che mi giova sperare dalla sua molta cortesia.
Le altre opere di V. S. ancora non ho potuto haverle, ma ho scritto a Venetia et a Roma, perch, dovendo io presto far stampare un compendio di sfera, voglio pur vedere come la terra sia mobile, et altre cose fin qui tenute per false. Ma pur troppo per questa prima volta mi sono allungato, et dubito non essergli venuto in fastidio: per finisco et gli bacio le mani, pregandoli dal Signore Dio il colmo di ogni felicit.

Di Osimo, li 21 di 7mbre 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Antioco Bentivogli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo.
Firenze.



1044.

GIO. BATTISTA DELLA PORTA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 26 settembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 174. - Autografa.

Molto Ill.e S.or e Padron Oss.mo

Io stava anchora convalescente, ma la lettera di V. S.(208) e l'amor che mostra portarmi mi ha risanato del tutto. Ho questa salute molto a caro sol per essere affettionatissimo servitor di V. S., la qual prego mi mantenghi in sua gratia.
Gi risorto in sanit, son risorti gli antichi capricci. Fabricamo co 'l S. Fabio Colonna, che  molto ingegnoso e mecanico, una nuova forma di telescopio, il qual far centuplicato effetto pi del solito; che se con 'l solito si vede fin nell'ottava sfera, con questo si vedr fin nell'empireo, e piacendo al Signore spiaremo i fatti di l su, e faremo un Nuncio Empireo.
Supplico V. S., ritrovandosi col Seren.mo Gran Duca, ricordargli la mia servit, e parimente incontrandosi co 'l S. Benedetto Punta, degnissimo medico di sua Alt.a Ser.ma, ricordargli la mia affettione. E con ci li bacio le mani con ogni affetto, pregandogli dal Cielo ogni felicit.

Da Napoli, hoggi 26 di Settembre 1614.
De V. S. molto Ill.e
S.or di tutto core
Gio. Batt.a della Porta Lin.o

Fuori: Al molto Ill.e S.or e mio Padron Oss.mo
Il S. Galileo Galilei Lin.
Firenze.



1045..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 3 ottobre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 204a e 204b. - Autografa. A tergo della car. 204b, sul cui recto  la figura, si legge, di mano del COLONNA: "Per il Sig.r Galileo Galilei Linceo".

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho scritto a V. S. prima della sua amorevolissima, facendo l'ufficio dovevo secondo le nostre constitutioni, et dopoi risposto alla sua: non so se le sia ricapitata, havendole tutte due mandate per mezzo dell'Ecc.mo S.r Principe nostro, come anco questa. La quale non  per altro, se non che per tener viva la affettione che per le sue virt le porto: et per haver occasione di ricordarle la mia servit, le mando sei imagini dell'eclisse di hoggi, le quali, per haver havuto necessit di assistere a'tribunali per l'esigenza del vivere, che hoggi tanto  stretta in Regno che non se trova persona che paghi conti senza li sbirri et con mille sentenze de giudici, et con tutto ci con mille stenti et travagli et grossa spesa, pure la curiosit, con interrotti intervalli di esser a'tribunali due volte, et tornato in casa per tal osservatione, l'ho fatta alla peggio che ho possuto et saputo, s nello camino della luna, o per dir meglio del sole, che pi scorreva, come nel signare le macchie solari precise et con lor grandezza, che per la fretta et poco pensiere non ho possuto: pure si et in quantum V. S. vedr un sbozzo di ogni cosa grossissimo, et potr conoscere il vero et pigliarne quel che si pu, et drizzarle alla positione dritta, essendo quelle alla riversa uscite dal cannone. So che V. S. et altri suoi discepoli haveranno fatto il simile, et desiderarei veder alcuna di quelle, per imparare per un'altra volta a farne alcuna buona. Intanto la prego, oltre tante gratie che mi ha fatto, farme sapere se il pulimento de'cristalli convessi che lei fa fare, sono fatti alla rota, o pure al feltro in piano, come usano li artefici de occhiali; poich io trovo che al pulire fuori de lor forma in rota, con il feltro, come fanno li artefici, in piano, sfregandoli, se guasta la forma: il che me sar di favor particolare. Intanto le bascio le mani, et prego me tenghi per suo minimo discepolo et grandissimo servitore di core, che desidero poter servirla di tutto cuore. Et Nostro Signore la feliciti et guardi sana lungamente.

Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Se.re
Fabio Colonna Linceo.
Di Napoli, li 3 de Ottobre 1614.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o,
Filosofo et prim.o [Matem]atico del Sereniss.o Sig.r Gran Duca di Toscana.
Firenze.
occidentalis
pars
iuxta paginae
positionem
ad tubum




[vedi figura 1045.gif]



1046.

LUCA VALERIO a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 ottobre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 176. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Hora ch'io ho inteso con molta mia allegrezza dal nostro S.re Prencipe che V. S. sta sana, assicurandomi di doverle dar manco fastidio ch'io non haverei fatto prima, torno con questa a ramentarle ch'io le vivo quel devoto servitore et amico ch'esser le devo per molte cause, non facendo mai fine di pregar Dio per la sua sanit et lunga vita. N altro per hora sovviemmi che scriverle, se non pregarla a conservarmi nella sua gratia et a supplire al mancamento de'meriti ch'ella in me vede, o di quei segni che la mia humil fortuna non mi concede, ond'io possa mostrarle quanto io la stimi et ami. Con che bacio a V. S. le mani con ogni affetto del cuore.

Di Roma, li 3 d'ottobre 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Luca Valerio Linceo.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1047..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 ottobre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 178. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Tornato a Roma da Pelestrina e Tivoli, e sul partire per Acquasparta, ho ricevuta la gratissima di V. S.; e sentendo allegrezza grande della ricuperata sanit di S. A. Ser.ma, resto anco con desiderio intenso d'udire che V. S. sia libera affatto dalle sue indisposizioni. Scriver a lungo, subito che mi sia sbrigato da questi moti, che mi tengono occupatissimo per esser con tutta la famiglia, e risponder alla cortesissima del S.r Filippo Pandolfini, che m' stata(209) cara sopramodo. Intanto V. S. far seco scusa di questa tardanza, baciandole in mio nome le mani. Mi ricordo prontissimo a'comandamenti di V. S., e le bacio le mani.

Di Roma, li 4 d'8bre 1614.
Di V. S. molt'Ill.re


Viene inclusa una del S.r Porta(210). Non s' ricevuta la risposta del S.r Ridolfi al S.r Mirabella.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Non so se V. S. habbia trattato col S.r Ridolfi del'ascrizione del S.r Pandolfini, poich non ho saputo altro del suo voto. Il simbolo  quasi finito, e presto lo mandar.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o
Firenze.



1048...

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PAOLO GUALDO in Roma.
Aix, 5 ottobre 1614.

Bibl. Marciana in Venezia. Cod. LXVIII della Cl. X It., car. 62t.-63r. - Autografa.

.... Et se non le fosse troppo importuno, vorrei ben sapere.... che cosa habbia fatto il S.r Galileo doppo il suo Nuntio Sydereo, il quale ne diede dell'essercitio quasi un anno ad osservare i suoi Pianeti Medicei et a regolare i moti loro. V. S. mi far gratia singolare di volermi mandare quanto egli haver stampato in quella materia doppo il detto Nuntio Sydereo....



1049.

GALILEO a MICHELANGELO BUONARROTI in Firenze.
Firenze, 13 ottobre 1614.

Galleria e Archivio Buonarroti in Firenze. Filza 48, Lett. G, car. 932. - Autografa la firma.

Molto Ill.re Sig.re et P.ron Oss.mo

Prego V. S. a favorirmi appresso il P. Inquisitore, et ottenere ancora che l'opera(211), che insieme con questa ricever, sia data a rivedere a quel P. de'Servi(212), acci possa quanto prima darsi in mano delli stampatori: et in questo servasi dell'opera del'apportatore. Mi scusi del'incomodo, e mi comandi.

Di casa, li 13 di Ottobre 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Affet.mo Ser.re
Galileo G.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r et P.ron Oss.mo
Il Sig.r Michelangelo Buonarruoti.
In casa.



1050...

ANTIOCO BENTIVOGLI a GALILEO in Firenze.
Osimo, 19 ottobre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 208. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Non potrei esprimer con parole quanto la cortesissima risposta di V. S. mi sia stata grata, poich non solo si  degnata ricevermi nel numero de'suoi servitori, ma anco mi ha dato occasione che io arditamente gli possa scrivere altre volte; se ben non vorrei che le mie lettere, continenti cose che poco vagliono, gli apportassero tanto pi noia trovandola indisposta, come mi avvisa esser accaduto nello ricevere l'altra mia, perch io non intendo apportargli incommodo, anzi mi far gratia differire la risposta et anco tacere in tali occasioni.
In quanto poi al nostro proposito delle macchie solari, sappi pure V. S. ch'io tengo da lei et accetto per buone et belle le sue dotte ragioni et dimostrationi: n creda ch'io sia di quelli che iurarunt in verba magistri; anzi (come V. S. dice) faccio pi conto d'una ragione et vera demostratione che di tutti gl'huomini del mondo, dalle cose di fede in poi, nelle quali le demostrationi non s'ammettono. Ma quello ch'io procuro  di chiudere la bocca ad alcuni saputi, li quali, senza intendere che cosa sia cielo, vogliono riputare per impossibili le cose facili. In due cose principali desidero hora esser sodisfatto da V. S. La prima , che li nostri avversarii insistono nel fondamento principale di questa nuova dottrina, con dire che essendo il cielo da noi tanto lontano, non  possibile per l'indebita distanza poter fare che un vetro, il quale a pena per trenta miglia con l'approssimatione dell'oggetto fa parerlo come  a gl'occhi nostri, possa anco scoprir nel cielo, tanti milioni di miglia distante, le cose come veramente l su si trovano; anzi s come la semplice nostra vista s'inganna nel guardare al mare, il quale ci appare turchino, bench non sia, et questo anco cos apparisce con l'occhiale, cos pu molto pi ingannarsi in oggetto senza comparatione pi lontano del mare. Il secondo punto , che V. S., bench creda e dimostri che dette macchie appariscano nel sole, non dimeno non par che bene si risolva se siano contigue a lui, overo siano nell'istesso corpo solare; et di qui argumentano che non si deva, per salvare dotrina di cosa incerta, metter nel cielo alterationi, contro la sentenza di tutti i filosofi et astrologi che fin hora hanno scritto. Et io, se voglio dir a V. S. liberamente il mio parere, mentre non si pu dire che le dette macchie siano in orbi inferiori, terrei pi tosto che fussero nel'istesso corpo solare, et che con esso si rivolgessero, onde perci variassero grandezza e positura, perch questo non haveria dell'impossibile, come non ha dell'impossibile che siano nella luna et in altre parti del cielo; et cos non occorreria dare alterationi nel cielo. Ma a questo mio pensiero replicano anco questi tali, con dire che il corpo solare non ha del probabile che si rivolga in s stesso, mentre n la luna n le stelle o altri corpi celesti fanno tale rivolgimento, et che, se bene ci pare alla nostra vista, nondimeno questo viene dalla frequente scintillatione del sole, et dal nostro vedere molto di lontano sensibile eccedente di gran lunga il nostro senso. Dicono anco che  duro il credere che hoggi si sappia quello che da tanti valent'huomini per il passato non si  saputo. Ma di questa oppositione, come ridicula, non mi curo; quasi Iddio, quando diede a gli altri filosofi o astrologi l'ingegno di sapere molte cose, chiudesse la via a gl'altri d'inventar nuove dotrine: il che se fusse, non si sariano di nuovo ritrovati gli antipodi, da gli antichi negati, et tante altre cose le quali tuttavia si trovano et s'insegnano.
Di gratia, V. S. nel rispondere a questa dia qualche sodisfatione alle leggiere oppositioni di questi tali: et la prego con ogn'affetto di cuore a ricordarsi della cortese promessa che mi fa nella sua, cio che capitandogli per le mani un paro di vetri, se non esquisiti almeno buoni, me ne faccia gratia; et se bisogna pagarli, non guardi a spesa, perch io non tengo conto di danari dove ci  l'interesse del sapere: onde vorrei che V. S. fusse in Venetia, come  in Firenze, donde sperarei pi presto d'esser sodisfatto, poich questi nostri vetri sono troppo ordinarii, et in consideratione delle cose celesti danno pochissima sodisfatione. Il Signore Dio la conservi sana di corpo e di animo, et a me dia gratia di poterla in qualche cosa servire.

Di Osmo, a d 19 di Ottobre 1614.

Nel rispondere alla lettera, V. S. far: Ancona per Osmo.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Antioco Bentivogli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1051..

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 22 ottobre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 14. - Autografa.

Car.mo et Honor.do Sig.r Fratello,

Per lettera del nostro cognato  inteso con mio piacere dell'amorevolezza usata al S.r Ridolfo Tasso, per la quale ve ne resto obligatissimo et quanto so ve ne rendo gratie. Mi  stato di sommo contento l'intendere che vi troviate in buona sanit, che prego Dio, nostro Signore, vi mantenga lungo tempo.
Le vostre Lettere circa le macchie solari hanno messo in desiderio me et alcuni mia amici d'avere un di quei vostri trattati delle cose che stanno su l'acqua: per vi prego, con l'occasione del S.r Sini, mandarmene copia, non sapendo inmaginarsi che cosa sia questa. Vi prego di gratia a mandarmi ancora un vetro da occhiale, di quelli che ingrossano, avendone disgratiatamente perso uno andando a spasso fuor de la citt; e rimanendomi il piccolo solo, non so che ne fare. Vi avviso come di quelli che mi mandasti ne  dati quattro via, et n' cavato qualche fiorinuccio, fuora d'ogni mia credenza; et vi dico che di Venetia viene tanti di questi strumenti fuora, et tanto buoni, che  cosa di stupore, et gi son ridotti a vilissimo prezzo: et se quelli che m'avete mandato io l'avessi hauti circa un anno e mezzo fa, averei fatto bene il fatto mio. Pure ve ne resto con l'istesso obligo, e da qui inanzi non se ne far pi stima, se per non fossi di tale eccellenza non ancor veduta in queste parti; et non resto totalmente fuor di speranza che ancora n'abbiate a far de'migliori di quelli che avete fatto.
Ho, queste mattine adreto, osservato Venere, quale di presente  tonda. Saturno  desiderato osservarlo, ma non lo cognosco, et per consequenza inpossibile a trovarlo a me: di gratia, datemene qualche avviso. Altro non  per hora che dirvi. Circa la sanit sto assai bene, per gratia di Dio, con tutti di casa, quali di cuore vi ci raccomandiamo, et preghiamo a salutar da parte di tutti nostra madre e sorella et tutte le monachine: et di gratia, non mancate scrivermi spesso. Dio, Nostro Signore, vi feliciti.

Di Monaco, li 22 d'ottobre 1614.

Vostro Aff.mo Fratello
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1052..

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO in Firenze.
Pisa, 5 novembre 1614.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n. 53. - Autografa.

Molto Ill.re S.or mio Oss.mo

Ho molta pena che V. S. non possa ancora superare la pertinacia del suo male: mi giova bene di credere che sia ridotto a termine, che pochissimo hoggi manchi o niente all'intera sua sanit, la quale piaccia a Dio concederli, come questo suo servitore li desidera.
Circa il suo negotio, non ho fortuna di poterla servire, di che mi duole; ma mi consolo, poi che V. S. ha conseguito l'intento suo, come har sentito dal Padre D. Benedetto(213). Io sono e sar sempre, di forze debolissimo, ma devotissimo e prontissimo di volont, a quanto sia di gusto e servitio suo, come venendo occasioni V. S. vedr: e baciandoli le mani, con tutto l'affetto li prego da Dio ogni felicit.

Di Pisa, a'5 di Nov.e 1614.
Di V. S. molto Ill.re
S.or Galileo.
S.re Aff.mo
Girol.o da S.ia

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



1053...

LUCA VALERIO a FEDERICO CESI [in Acquasparta].
Roma, 7 novembre 1614.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 346. - Autografa.

.... Non  per tal gusto passato senza scotto di ramarico, causatomi dalla nuova indisposizione del mio Sig. Galileo, molto noiosa, com'egli stesso mi scrive, oltre a quel ch'io n'ho inteso dal Sig. Stelluti. Perch io non manco di far pregar Dio N. Signore da'suoi servi, allui cari, che lo liberi da s ostinata infermit, nemica della gloria del secol nostro; ch quanto utile al mondo apporti un tale splendore, V. Ecc.za sa meglio di me....



1054.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 novembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 180. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

Perch io non potei, avanti alla mia partenza, tornare a salutar V. S. Ecc.ma, vengo hora, subito dopo il mio arrivo, a ricordarle la mia affettuosissima servit e darle nuova di me.
Il viaggio non  stato totalmente avverso, havendo hauto pioggia una mattina solamente su la montagna di Viterbo:  ben vero che ella ci affront con s terribile accompagnatura di grandine, vento, tuoni e baleni, che ne havemmo la parte nostra; e ben che il cielo si rasserenassi, pe'fiumi e per le pianure havemmo che travagliar fino a Roma. Per gratia di Dio sono arrivato salvo, et anco robusto. Sono dal nostro S.r Chellino, che fa reverenza a V. S. Haviamo casa su 'l Tevere, nella Lungara, tal che la finestra della mia camera mi scopre molto nobile prospettiva su la riviera del fiume; e se ben molto inferiore, pur mi fa sovvenire di quella del Canal Grande in Venetia. Non ho per ancora lasciato rivedermi: desidero, come ella sa, andar a far reverenza all'Ecc.mo S.r Principe Cesis; ma per la supplico ad honorarmi d'introduttione con una sua lettera, la quale star attendendo. E con questo, facendo a V. S. Ecc.ma humilissima reverenza, le prego da Dio col pi intimo affetto del cuore, per gloria di cotesta patria e per publico benefitio delle lettere, lunga e felice vita.

Di Roma, il d 8 di 9mbre 1614.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galil.o Fir.
Devot.mo et Obblig.mo Ser.r
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.o
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1055...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 novembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 182. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Mando a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma ducente e ventisei piastre, restante della provisione che ho riceuta in nome di V. S. dalla Dogana: una piastra ho data al bidello; all'altra paga s'incontrar quel poco di resto.
Quanto a quello che V. S. mi scrive di Mons.r Sommaia, deve sapere che egli scrive(214) cos, di non haver hauto occasione di servir V. S., perch questa spedizione  stata fatta in nome del Proveditor morto(215), dove S. S.ria Rev.ma non ha che fare.
Ho cominciato a leggere al S.r Francesco Usimbardi con mio grandissimo gusto, perch mi son incontrato in un ingegno vivacissimo e docile e di tutto garbo. Hoggi son stato favorito alla lezzione dal S.r Galesio(216), vecchio molto honorato, e da Mons.r Proveditor. Il S.r Galesio, alla colonna, per honorarmi, havendo io trattato del modo d'argomentare secondo la permutata proporzione, mi disse che ancora Aristotile ne haveva parlato in un tale capitolo, dicendo: 4 a 8  come 16 a 32; adunque, permutando, 4 a 16  come 8 a 32; et io li soggiunsi che si era servito del medesimo modo ancora nell'Anima, con artificio meraviglioso concludendo che essendo l'intelletto all'intelligibile come il senso al sensibile, permutando, l'intelletto al senso era come l'intelligibile al sensibile: la qual cosa piaccque in colmo a S. S. Ecc.ma; e cos, offerendo io la pers[ona] mia alla sua nella medesima proporzione che era la matematica alla filosofia, gli restai servitore.
Il S.r Pier Francesco Rinuccini  qua in mia compagnia, e studia alla gagliarda, e bacia le mani a V. S. Nel resto io sto bene, e spero di star meglio: scolari non mancano, e son pregato da'maestri stessi e lettori, quali desiderano, e sono formate parole di alcuni di loro, di levarsi da questa servit de'libri e studiar al modo di V. S. Ecc.ma. Alla quale mi ricordo servitore obligatissimo e li bacio le mani.

Di Pisa, il 12 di 9mbre 614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o e Mat.co di S. A.
Firenze.



1056.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 novembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 214. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Pochi giorni doppo il mio arrivo in Roma, scrissi a V. S. Ecc.ma una mia, dandole parte di questa mia venuta(217), offerendomele per quell'antico servitore ch'io le son sempre stato; della qual lettera mai ho havuto risposta alcuna, e ne stavo con maraviglia, sapendo quanto V. S., e in questo et in ogn'altra sua attiene, sia cortese e compita(218), quando che dal S.r Gio. Batta Bottini, gentilhuomo Lucchese, che veniva da coteste parti, mi fu referto d'una grave indispositione che V. S. questi mesi adietro haveva havuto, ma che per gratia del Signore adesso si ritrovava in buoni termini: di che ne sia lodato Dio benedetto, che faccia che vadi sempre di bene in meglio.
Ho havuto questa posta due copiose lettere, da me molto tempo desiderate, del nostro S.r Nicol Fabritii Francese, Signor de Peiresc, in una delle quali mi prega ch'io voglia darle conto di V. S. e se doppo al suo Noncio Sidereo ella ha mai pi stampato cosa alcuna in tal proposito, e che di gratia tutto quello che si trova del suo stampato io glielo mandi quanto prima, scrivendomi che 'l suo Noncio Sidereo gli ha dato per un anno intiero grandissimo gusto nel far l'osservationi di quelli nuovi Pianeti(219). Io questa settimana le mando quelle Lettere mandate da V. S. al S.r Velsero di hon. mem.a, delle macchie del sole, stampate qui in Roma. Quel trattato delle cose che nuotano sopra l'acque, non l'ho potuto trovare; gliene mando per uno che si pu dire che sia come un compendio di quello, d'un Giovanni de'Bardi(220), stampato questi giorni pur qui in Roma, donatomi dal P. Gambergerio, il quale  molto affettionato a V. S., e ne parla con tanti encomii che pi certo non si pu dire. M'ha detto che a quest'hora in Golstadio sar stampato un trattato del sole di Apelle(221), il quale finalmente s' smascarato, mettendovi il suo proprio nome, essendo un Gesuita.
V. S. intende il desiderio del detto S.r Nicol: per se, oltre il Noncio Sidereo e le Lettere al S.r Velsero, ella ha dato fuori altro, mi far gratia mettermi su la strada di trovare ogni cosa(222), acci possi servire il detto Signore, che, come ella sa, merita molto.
Non so se le sia venuto alle mani un elogio del nostro S.r Lorenzo Pignoria in lode del Velsero(223), il quale  stato commendato molto e qui e in Germania et in Francia: gliene invio uno, che se pi non l'haver veduto, so che le sar caro.
Io star quest'inverno a Roma per servirla. Habbiamo qui il S.r Ciampoli, vestito in habito presbiterale; et il nostro Mons.r Querengo sta benissimo, allegro al solito, honorato ultimamente da S. Santit dell'habito pavonazzo, come suo prelato domestico. Hors, attendi V. S. a conservarsi, e si racordi ch'io le son gran servitore. Continui ad amarmi et a commandarmi dove mi conosce buono. Dio la feliciti, e le bacio le mani.

Di Roma, alli 20 di Nov. 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1057...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 26 novembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 184. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

A stare nel letto io vedr Giove a nascere, perch nella casa dove io abito, che  in via Fasoli, ho fatta assettare una stanza giusto a proposito: ma per hora bisogna haver pacienza con questi desperatissimi tempi e nugoli Peripatetici.
Di nuovo non ho altro che scrivere, se non che l'humanista(224) ha fatto il suo principio conforme alla speranza et al gran concetto che di lui si haveva: mi si mostra amorevolissimo, e vole che io legga a certi suoi nepoti. Ho principiato a leggere a certi Sig.ri Cievoli et altri, e non mi mancano scolari.
Desiderarei, se V. S. mi pu favorire, un occhiale di questi piccoli per un gentilhuomo, padrone della casa dove io habito: in contracambio mandar a V. S. due propositioni geometriche, una per il Padre D. Serafino, e l'altra per il primo ordinario, pregandola a castigarle.
Il Sig.r Pier Francesco(225) li bacia le mani; et io la suplico a favorirmi di dire a Gio. Batta(226) che ho riceuto il vino ben condizionato e 'l cannone rotto, e che io sto in via Fasoli, dove potr indrizzare il piede dell'occhiale. Facciami grazia ancora di mandare in Badia al Padre D. Adeodato una copia di Lettere Solari, le quali saranno da lui inviate a Piacenza. Mi scusi se son troppo importuno, e mi comandi dove mi conosce buono a servirla, ch sa bene quanto li devo. Attenda a conservarsi in questi tempi, e con occasione mi ricordi servitore al Sig.r Niccolo Arrighetti e a tutti gli altri Signori, miei padroni.

Pisa, il 26 di 9mbre 614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.
Monsig.r Sommaia bacia le mani a V. S.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A. S.
Firenze.



1058.

GALILEO a PAOLO GUALDO in Roma.
Firenze, 1 dicembre 1614.

Bibl. Marciana in Venezia. Cod. XLVII della Cl. X It., car. 20. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et molto Rev.do Sig.r Oss.mo

Il concetto che ha V. S. molto Ill.re et molto R.da(227), del mancare io del vitio di negligenza in dar risposta alle lettere, e massime a quelle che mi vengono da padroni cos cari come  V. S.,  concetto vero; et alla lettera che ella mi scrisse nel suo arrivo in Roma, detti subita risposta(228), e, se bene ho in memoria, l'indirizai all'istesso maestro de'corrieri di Firenze, acci fusse pi sicuramente recapitata: per scusi me, e ne incolpi la fortuna.
L'avviso ch'ella hebbe della mia grave malattia dal Sig. Bottini, fu pur troppo vero, e tale che per ancora me ne risento, e me ne risentir per un pezzo; e come l'indisposizioni passate mi hanno ritardato et impedito il finire e pubblicare alcune mie opere, cos temo che il continuarsi le presenti mi ritarderanno la medesima esecutione: per al Sig. Fabbritii(229) non ci  al presente da mandargli che 'l mio trattato delle cose che stanno su l'acqua, del quale gliene invio una copia, acci lo habbia assoluto e non tronco. In breve se gli potranno mandare le risposte ad alcuni oppositori che mi scrisser contro in questa materia(230).
L'elogio del Sig. Pignoria mi  stato gratissimo, se bene dall'istesso autore fui favorito di due copie(231).
Facciami grazia con la prima occasione di far riverenza in mio nome al P.re Granbergiero, assicurandolo che io gli son vero et affetionato servitore et ammiratore della sua bont e virt; e preghilo, sicome io ne prego V. S., che come prima arrivi cost la nuova scrittura del finto Apelle(232), ma ora smascherato, me ne faccia parte.
Godasi la conversatione del Sig.r Ciampoli, la quale non potendo io presentialmente godere, insieme con quella di V. [S.], mi consoler che la mia idea la goda essa nel loro cortese af[fet]to e grata memoria. Con che gli bacio le mani, e me gli ricordo servitore di cuore.

Di Firenze, il p.o di Xmbre 1614.
Di V. S. molto Ill.re et molto R.da
Affet.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re et molto Rev.do Sig.r et P.ron Oss.mo
Il Sig.r Paolo Gualdo.
Roma.



1059...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 3 dicembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 220. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Mando a V. S. Ecc.ma una constituzione de'Pianeti Medicei, non ne havendo potute far altre per la sceleratissima constituzione de'tempi; non gi che ogni mattina non sii in piedi alle dodeci hore, quando a punto Giove si leva. Vero  che, non so per qual cagione, con gran fatica li distinguo, ancorch io adoperi il mio occhiale: forsi deve essere per la gran lontananza, crepuscoli o vapori. Quella mattina che fu la congionzione di Venere e di Giove, non mi fu mai possibile il vedergli: tutte le altre mattine il tempo  stato nugoloso.
La costituzione  stata questa:
[vedi figura 1059a.gif]

La pi remota orientale mi  parsa congionta con un'altra, ma ne sto in dubio. Non mancar osservare con quella maggior diligenza sar possibile, e ne mandar, se mi servir il tempo, le costituzioni per ogni ordinario.
Quanto a quella lettera del Sig.r Agostino Seta, scrissi gi a V. S. per un carrozziere che non si trova in rerum natura, n questi signori Pisani conoscono chi sii Agostino Seta: per la lettera  appresso di me, e star aspettando ordine da V. S.
La mia scola camina bene e in publico e in privato, e sguito con il S.r Francesco Usimbardi, quale va ancora insegnando al fratello. Il Sig.r Ottavio Ciampoli ha resolto il problema de'due circoli etc. con un modo facilissimo, che  questo:
[vedi figura 1059b.gif]
Piglisi il punto g, et alzisi la gc perpendicolare alla ab, eguale alla gb, e descrivasi il circolo cbd, centro g e intervallo gb, e produchisi(233) cg in d; tirata la linea ac, dividasi in parti eguali in e, e sia ef perpendicolare alla ac; da f alli punti c, d siino tirate le linee fc, fd, quali saranno eguali alla fa: e perci, fatto centro f, descritto il circolo con l'intervallo fa, sar fatto.
Io poi ho ritrovato un teorema, con la sua demostrazione, quale mandar al P. D. Serafino. V. S. Ecc.ma lo vedr, et emender dalli errori. Nel resto sguiti ad amarmi, e mi comandi.

Pisa, il 3 di Xmbre 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.mo Philosopho di S. A. S.
Firenze.



1060..

GIOVANNI TARDE a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 dicembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 186. - Autografa.

Illust.mo ac Clariss.mo Viro Domino Domino Galileo Galilei, rerum mathematicarum peritissimo, Ioannes Tarde, Canonicus Ecclesiae Sarlatensis in Aquitania et earundem mathematicarum studiosus, S.

Laetor et magni perpendo, Clarissime Vir, tanto munere a Deo Optimo Maximo me fuisse donatum, ut in itinere meo Italico Dominationem Tuam potui videre et per quosdam dies alloqui, et ab eadem multa nova et praeclara viva voce discere(234). Multis spero me narraturum humanitatem tuam ingeniumque tuum, de mathematicis tam bene meritum. Quem Florentiae dedisti libellum de maculis solis, legi et perlegi Romae maxima cum delectatione, et spero mecum in Galliam deportare, ut ipsum Dominus Robertus Balforeus videat et legat. Caeterum recordor tibi dixisse Florentiae, nos esse Romae mansuros per duos menses; sed quia ob aliquam causam cogimur discedere, et re vera sumus discessuri circa finem huius mensis Decembris, volui te monitum esse quod si praefato Domino Balforeo es responsurus illique missurus literas, perspicillum aut aliquid aliud, necesse est ut ante diem Natalem, idest ante finem huius mensis, mittas: si enim in principio Ianuarii Romam appulerint, invenient nos iter arripuisse versus natale solum. Valetudinem tuam interim cura, ut mathematicarum studiosi te tuisque observationibus et inventis diutius frui valeant.

Romae, die 6 Decembris 1614.

Tuae Dominationis Devotissimus
Ioannes Tarde,
Canonicus theologus Ecclesiae cathedralis Sarlati,
in provincia Burdigalensi.

Dirigantur et suscribantur, si placet, litterae Dominationis Tuae: Al S.or Mathurino Le Paintre, sollicitatore, in Roma, alla calata di Monte Citorio, appresso il barbiero.

Fuori: Al molto Illustre Signor
Il Signor Galileo Galilei, nobil Fiorentino,
Filosofo e Matematico Primario del Serenissimo Duca di Toscana, in
Firenza.



1061.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 dicembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 225. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ho recevuto la gentilissima lettera di V. S. Mi rincresce nel cuore le sue indispositioni: piaccia a Dio benedetto di riconvalidarla, acci possa con le dottissime et honoratissime sue opere render celebre, come ha fatto sinhora, questa nostra et.
Io ho recuperato il libro(235) dalle mani del corriere: sto aspettando di giorno in giorno alcuni marinari Francesi, per li quali l'invier al S.r Nicol Fabricii insieme con alcuni altri libri. Non mancher anco di fare i complimenti di V. S. con 'l Padre Gambergerio, et intender a che termine stia l'opra di Apelle fuori della tavola(236).
Son spesso con 'l S.r Ciampoli gratiosissimo, con mio grandissimo gusto: spero anco poterlo godere pi frequentemente, havendomi dato intentione di pigliar stanza in queste nostre contrade.
Li nostri amici di Padova stan tutti bene, eccetto il Beni(237), che sta travagliato per cotesti vostri SS.ri Cruscanti. Voleva mandar fuori il suo commento sopra la Gerusalemme del Tasso, con altre sue opere; ma questo accidente l'ha talmente mortificato, che si crede non ne far altro(238). Mi rincresce, perch poneva V. S. in necessit di dar fuori ella ancora le argutissime e dotte sue postille, fatte sopra l'istesso auttore(239).
Mi scrivono che l'Acquapendente(240) stava nel letto con febre; e pochi giorni sono mor il medico Tarquinio Carpanedo.
L'accidente del Beni ha cagionato un poco di danno al Dottor Livello(241), il quale era deputato dalla Republica a rivedere li libri che si stampavano in Padova, con provisione di 150 S.di; e perch ha lasciato passare l'opera del Beni, l'han cassato dal detto officio, et han fatto una parte che de caetero non si possi pi stampar opra alcuna in nissuna citt del Stato se prima non si mandi la copia di tal opra da esser revista a Venetia: cosa ch' di grandissimo travaglio e longhezza per quelli che facevano stampare in detta citt. Hor veda V. S. a quanti ha fatto e danno e dispiacere il Bene con questo suo Cavalcanti(242). E questo basti per risposta della cortesissima sua lettera.
Io mi tratenir qui tutto questo inverno: s'io posso servire V. S. a cosa alcuna, si degni commandarmi. Mons.r Vescovo(243) sta bene, e la saluta caramente. Dio doni a V. S. compita sanit e felicit; e con ogni affetto le bacio le mani.

Di Roma, alli 13 Xmbre 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Di gratia, V. S. mi faccia un giorno sapere qualche cosa del S.r Giuliano de'Medici; e se li scrive mai, non si scordi farle a mio nome un affettuosissimo baciamano, vivendole gran servitore.


[vedi figura 1061.gif]

S.r Galilei.


Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1062...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 19 dicembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 190. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Mi scordai per l'ordinario passato scrivere a V. S., che finalmente haveva ritrovato che il Sig.r Agostino Seta  morto: hora gli ne do nova.
Ho fatto quanto V. S. m'impose col Sig.r Michel Angelo Bonaroti, e mi disse che voleva scrivere.
Spero di mattina osservare Giove, e gli mandar le costitutioni.
Quanto alla mia scola, camina tanto bene che  troppo. Ieri principiorono a sentirmi privatamente tre nepoti del Sig.r Giulio Bulingiero, humanista di questo Studio, giovani, per quanto posso conoscere, di molto garbo; e mostrano d'essere spiriti elevati. Gli Sig.ri Usimbardi seguitano al solito, e faran passata straordinaria, con mio sommo contento. Leggo al Sig.r Cap.o Ottavio Adami e due altri Cav.ri di Palazzo. Parimente un nipote del Cav. Giustiniani sente lettione privata. In oltre ho una scola di gentilhuomini qua Pisani, in modo che non mi manca occasione di faticare; e ogni giorno cresce il numero di scolari.
Questa sera ha presi i punti per dottorarsi il S.r Gio. Batta Rinuccini, quale s' degnato favorirmi e nella publica lettione e con privati comandamenti: di mattina si dottorar. Quanto al Sig.r Galesio(244), legge con molta sodisfazione de'scolari, e mostra nella conversatione d'essere un honoratissimo sugetto: ho sentite diverse sue lettioni, e S. S.ria s' degnato alcuna volta honorar la mia bassa scola con la sua presenza.
Quest'humanista ha eccitato grandissimo concetto del fatto suo, et  per dare gran sodisfazione: si mostra assai affabile e domestico nel trattare, mantenendo pure il suo grado e riputazione. Io ho sentite diverse sue lettioni, delle quali ancorch da me non ne possa dare giuditio, tuttavia da chi intende le ho sentite a lodare in sommo. A me dispiace(245) non poterle frequentare, per essere occupatissimo nel mio servitio particolare.
 gionto questa sera il Sig.r Marchese Botti(246). Altro non ho di novo. Io vivo suo servitore obligatissimo, e me li raccomando in grazia, pregandoli ogni bene.

Pisa, il 19 di Xmbre 614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Saluto carissimamente Gio. Batta(247), quale prego che intenda dal S.r Secretario se  venuta risposta a S. A. per il P. D. Flaminio, e mi dia nova del S.r Enea(248). Il Sig.r Pier Francesco Rinuccini li fa riverenza.


Devot.mo e Oblig.mo Ser.re
D. Bened.o Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o e Mat.co di S. A.
Firenze.



1063.

GALILEO a MICHELANGELO BUONARROTI in Pisa.
Firenze, 20 dicembre 1614.

Galleria e Archivio Buonarroti in Firenze. Filza 48, Lett. G, car. 933. - Autografa la firma.

Molto Ill.re Sig.re et P.ron Oss.mo

Ho preso dalla gratissima lettera di V. S. quel contento maggiore che si pu ricevere ne i casi tanto pericolosi e di speranza cos dubbiosa; la quale pure si fortifica in me per la confidenza nella divina grazia, nella giovent dell'infermo e nella diligente cura di loro che gl'assistono. E voglio credere, poi che da quattro giorni in qua non si sente qui altro di nuovo, che il Signore suo nipote sia a quest'ora in stato di sicurezza.
Resto poi sommamente obbligato a V. S. per la replicata e cortese offerta della sua villa(249), la quale ricevo e godo per ora con l'animo e col pensiero, con speranza di goderla anco in breve con la presenza corporale e con mio notabile benefizio; e se diversi impedimenti non mi tenessero occupato, gi ne haverei preso 'l possesso.
La ringratio de i particolari scrittimi, attenenti al Padre D. Benedetto et a cotesto Studio. Feci i suoi baciamani a questi Signori, li quali le rimandano multiplicati, et in particolare il Sig.r Giraldi(250), qui presente a favorirmi con la solita sua cortesia; e tutti aspettiamo con desiderio il suo ritorno, s per goderla, come per tirarsi in consequenza il fine e mancamento della causa molesta che lo trattien cost. Con che bacio con ogni affetto a V. S. le mani et al Sig.re Manfredi Macinghi, e dal Signore Dio le prego felicit.

Di Firenze, li 20 di Xmbre 1614.
Di V. S. molto Ill.re
Affet.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r et P.rn Oss.mo
Il Sig.r Michelangelo Bonarruoti.
Pisa.



1064.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 24 dicembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 192. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Sento particolar contento vedendo le gratissime di V. S., com'apunto  stato al ricever ch'io ho fatto(251) l'ultima sua del primo del corrente; all'incontro poi ho sentito grandissimo disgusto d'intender ch'ancora non si sia rihavuta dalla sua indispositione, percioch conosco esserle molto pi necessario attendere alla recuperatione della sanit ch'alla fatigha de'studii, qual facilmente pu esser cagione di tutto il suo male: e per, concorrend'anch'io con 'l parer de'medici, laudo che V. S. lasci un poco questa fatigha da banda. Mi dispiace anco sommamente esser fuori di Roma, per non poterla servire come desidera; tuttavia procurar far con lettere quell'officio che farrei a bocca se me ci trovasse presente. Vi ci si aggiunge maggiore il disgusto per non poter conoscere il S.r Ciampoli, che l'havrei visto veramente molto volontieri: non dimeno resto con desiderio particolare di conoscerlo et offerirmele pronto ad ogni suo servigio.
Ancor non ho visto il libro ch'ella mi scrive: se mi capitar per le mani, oprar anco che V. S. ne sia provisto. Altro non ho da dirli per risposta della sua: solo baciandoli per fine le mani, le prego dal Nostro Signore Dio ogni contento.

D'Acq.ta, li 24 Xmbre 1614.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Procuro il libro, con sete di vederlo e servirne V. S. Bacio le mani alli S.ri Ridolfi e Pandolfini con tutto l'animo. Mi faccia haver nuova di s e mi commandi.


Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1065...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
[Pisa,] 31 dicembre 1614.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 227. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Non mando osservationi a V. S., perch le signore nugole non vogliono, e qua le mattine de quei pochi giorni sereni passati son state tenebrose per certi nebbioni che m'hanno impedito l'osservare. Pure a'26 del presente, la mattina, a h. 13.45', viddi Giove in simile stato. Le misure sono semidiametri dal centro di [vedi figura giove.gif].
[vedi figura 1065.gif]

Questa sera mi d speranza per di mattina.
Quanto a quelli ladroni e vota borse etc. delli matematici, non so che dirgli. Per quanto ho inteso, il P. Lorino(252), che si ritrova qua, l'ha sentita male che quel buon Padre(253) si sia lasciato trascorrere tanto. Ma sia come si voglia, supplico V. S. a far intendere con la prima occasione a S. A. S.ma che il numero de tali ladroni mi va tuttavia moltiplicando in modo, che non mi potr partire punto questo carnevale, ma sar necessario che io resti qua, massime che vengono da me, oltre a'soliti scolari, molti Cavaglieri di S. Stefano; e spero di ravvivare questo studio delle matematiche, gi quasi morto: e forsi questi signori avversarii, che io havevo qua vicini, quasi restano riverenti, se non capaci delle nostre ragioni. Tra tanto mi dispiace ben sopra modo che l'ignoranza d'alcuni sia in tal colmo, che condannando scienze delle quali ne sono ignorantissimi, li diino attributi delle quali simili scienze ne sono incapacissime, conoscendo ogni mediocre intendente che non si d disciplina pi lontana dall'interesse e da'termini empii, quanto le matematiche. Ma pazienza, poi che queste impertinenze non son le prime n l'ultime.
Io li bacio le mani e me li ricordo servitore al solito, dandoli il buon capo d'anno.

L'ultimo di questo 1614.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Fil.o e Mat.co di S. A.
Firenze.



1066..

OTTAVIO PISANI a GIOVANNI KEPLER in Linz.
[1614].

Bibl. Palatina in Vienna. Mss. 10703, car. 90-91. - Autografa.

.... Mea Astrologia(254) iam eddita est, et inscripta Serenissimo Magno Aetruriae Duci, mediante favore Domini Galilei: ego appello Galileum coelestem Americum.
Meus globus planisphaericus, coelestis et terrestris, iam diu prodidit in lucem, et inscriptus est Serenissimo nostro Alberto Archiduci Austriae....
Quod dicis, quod vereris quod actum agam in theorica Iovialis motus, crede nil minus: nam ego delineavi theorica Iovis in sua orbium symmetria, et circa diametrum epicycli addidi circulum, in quo quatuor errones circa Iovem, satellitii instar, incedere ac stare delineo; et sic etiam scripsi Domino Galileo, et misi librum ad Serenissimum Magnum Ducem. Galileus mihi scripsit, quod veretur, unicum circulum non sufficere omnibus apparentiis: ego respondidi quod inaequalitates theoricae Iovis et unus ille circulus omnes apparentias salvat, seu exprimit; hoc autem clarius videbis in libro. Quod dicis de ephemeridibus Galilei, nil sane audivi: puto autem quod, si quid novi erit, ipse Galileus mihi scribet....



1067..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
[Acquasparta, dicembre 1614 - gennaio 1615.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 111. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig. mio Oss.mo

Dopo alcune digressioni di piccoli viaggi(255) me ne son venuto a trattenermi un poco in Acquasparta, s per sodisfattione di questi miei sudditi, come anco per fuggir alquanto le distrattioni Romane e goder di filosofico e salubre diporto. Qui m' giunta la sua gratissima, e m'ha recato non poco dolore intendere nuova malattia ove bramo sentire sanit; e li travagli et inquietudini di mente che le danno fastidio, creda pure che affliggono me anco in un istesso tempo, poich vorrei vederla e sana e quieta e colma d'ogni felicit. Pregar N. S. Dio che, conforme al suo e mio desiderio, glie la conceda, e V. S. che, conoscendo ch'in qualche cosa io possa servirla, mi commandi, ch me ne far gratia particolarissima, e non cessi di farmi haver nova di s spesso.
Fu concluso dal S.r Stelluti, nostro commune procuratore, partito con un libraro(256) [che] pigliasse sopra di s i libri che si stampavano dalla nostra filosofica compagnia, acci, a publico utile de'studiosi, caminassero e fussero trasportati e distribuiti per tutto, che altrimente ne dormiva la maggior parte. Questo pigli sopra di s i libri delle macchie del sole, e credo almeno n'habbia ancora quasi un migliaro da dar via, e se n' andato a negotiar in Venetia. Sar necessario, avanti che si ristampino latini, darli un poco di tempo di spedir pi avanti questi; altrimente non servirebbe. Subito che sar tornato, intender e sollecitar. Ma si potr subito por mano a stampar quelli delle cose stanno in su l'acqua, tradotti, ch non havendo il libraro che fare con i volgari, far il debito. Venuto che sia, ne avisar V. S., desiderando grandemente che, a commodo et utile di tutta Europa, escano quest'opre, e particolarmente essendo la traduttione d'esse del S.r Pandolfini(257), che non pol esser se non bonissima.
Questi S.ri compagni stanno tutti ferventi nelle fatighe delle compositioni; et io, per compir alcune mie esercitationi et operette, ho procurato rubbar un poco di quiete col ve....(258)



1068..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PAOLO GUALDO in Roma.
[Roquebrune], 2 gennaio 1615.

Bibl. Marciana in Venezia. Cod. LXVIII dalla Cl. X It., car. 64. - Autografa.

.... Star con impatienza grande aspettando il nome di quel finto Apelle, che molto mi dilett nelli suoi raggionamenti col S.r Velsero, et d'intendere che nuova osservatione haver fatto il S.r Galilei. Havevamo veduto et osservato la Venere falcata avanti che fossero stampati i libri suoi(259) et del Keplero(260), et molte altre curiosit celesti, anzi il moto intiero de'Pianeti Medicei; ma havendoci noi ricognosciuto qualche irregolarit, che voleva maggior assiduit et continuatione in osservare che non permetteva la proffessione che facciamo, bisogn lasciar ogni cosa. Se havessimo la continuatione delle osservationi fatte da lui doppo l'editione del suo Sidereo Nuntio, et che le potessimo conferire con quelle di queste bande, forsi che non gli sarebbe inutile....



1069...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 6 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 36. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Mando a V. S. queste tre constitutioni, osservate con qualche difficolt di vapori e fumi sollevati la mattina, s come  stato ancora nelle altre osservationi. Forsi in quella del 3 giorno del presente haver occasione di rincontrar meglio la prima vicina a Giove, la quale, se non m'inganno,  l'unica orientale
[vedi figura 1069.gif]

Questa mattina non m' stato possibile veder meno Giove.
Qua  stato il Sig.r Vincentio Salviati e Sig.r Filippo Pandolfini, e di gi son partiti per Firenze. Il Sig.r Michelangelo(261) parte dimani.
Il Padre Abbate di Badia m'invita, anzi mi prega, che io mi trasferisca sino a Firenze per suo servitio. Veda V. S. a che termine vengono finalmente le cose(262). Se fosse possibile, verrei volentieri, per miei negotii ancora, avanti S. Antonio. Tengo lettere del P. D. Flaminio, che il Padre Grillo ha scritta una lettera di bonissimo senso al Procuratore in Roma per conto mio, e mi s'offerisce a tener la totale protettione delle cose mie.
Le mie facende caminano sempre al meglio, quanto alle fatiche, dico, e sugetti a chi servo. Del nostro Dottor Greco(263) non ho scritto, perch  caso di compassione; ma gi che V. S. me ne ricerca, deve saper questo solo, che egli ha ogni giorno visioni di Santi e Sante, con tante revelationi che  un piacere: ma perch toccano di pazzie troppo solenni, non le scrivo. A'giorni passati voleva dir messa in Duomo, come sacerdote della Madonna.
Io son alle mani con il Padre Predicatore de'Bernabiti, affezionatissimo alla dottrina di V. S., e m'ha promesso certi passi di S. Agostino e d'altri Dottori in confermatione del sentimento dato da V. S. a Giosu(264). Quando gli haver, li mander; in tanto attenda a risanarsi, e vada in villa. Noi qua havemo come una primavera. Li bacio le mani e me li ricordo obligatissimo.

Pisa, il 6 di Gen.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o e Mat.co di S. A.
Firenze.



1070.

LUIGI MARAFFI a GALILEO in Firenze.
Roma, 10 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 193. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Dello scandolo seguito(265) n'ho sentito infinito disgusto, et tanto pi che l'autore n' stato uno frate della mia religione(266), poich per mia disgrattia sto a parte di tutte le bestialit che possono fare et che fanno trenta o quarantamila frati. Qua vol subito la nuova, non pure dal P. Antifassi(267), ma innanzi da due diversi gentilhuomini. Ancora che io sapessi la qualit dell'huomo, attissima a essere smosso, e le condittioni di chi l'ha forse persuaso, ad ogni modo non harei creduta tanta pazzia, tanto pi che il medesimo P. Antifassi mi dette certa speranza che non harebbe parlato. Qua chi lo porta ha per male che si sia sparsa, et che universalmente a'buoni et savi sia dispiaciuta, dubitando che non gli sia inpedimento di servire il Sig.r Cardinale Arrigone(268) di teologo, come intendo che trattavano suoi amici et parenti. Pigline informattione dal Cardinale Giustiniano(269), che essendo legato a Bologna, et il medesimo predicando in S.o Domenico, lo fece ricantare a forza di birri per una simile scappata fatta in pergamo. Hor di questo non pi, per non dire qualche cosa che non convenga, dovendo io pigliare exempio da V. S., che me ne scrive due versi soli, con tanta modestia et temperamento come non toccassi a lei. Se io eccedo, sono degnissimo di scusa, come et per lettere et a bocca ho detto altrove, parendomi che il farlo sia sacrifittio a Dio, almeno per non aprire una porta che ogni impertinente dica tutto quello che gli detta la rabbia di altri et la pazzia et ignoranza propria.
Qua  perseguitato (se per questa voce si conviene alle cose cattive) a tutto potere il libro del Cremonino(270), del quale V. S. molto Ill.e mi parl lungamente una volta. Io non l'ho veduto n posso vedere, ch  tolto via affatto; ma sento dire da huomo secolare et grave, che  uno cattivo libraccio.
Prego che mi faccia gratia di salutare il Sig.re Amadori, et in modo nessuno pigli briga di scrivere o rispondere, se gi non mi comandassi qualche cosa; ch sebene poco posso et manco vaglio, et qua sono huomini eminenti, anbittiosi di servirvi, ad ogni modo nel desiderio, nell'affetto et nella reverenzia, non cedo a nessuno di loro, nemeno al Sig.re Amadori. Si conservi et viva felice.

Di Roma, dalla Minerva, li 10 di Genn.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re
Servid.e Devotiss.o
Fr. Luigi Maraffi.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re
Il S.r Galileo Galilei, P.ron Colend.mo
Fiorenza
S.to Sisto.



1071.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 12 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 229. - Autografa. Facciamo seguire alla lettera il "parere", a cui il CESI allude alla lin. 14 [Edizione Nazionale], e che , d'altra mano, nello stesso codice, a car. 230-231. Sul di fuori del "parere" si legge, di mano di GALILEO "P. C." precisamente come sul di fuori della lettera  scritto, pur di mano di GALILEO: "Pr. Cesi".

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Mi tiene con molto travaglio d'animo l'infirmit, gi di due mesi, della S.ra mia consorte, dopo essersi sconcia di gemelli, seben hora va migliorando, ma adagio; onde non posso discorrer pienamente a mia sodisfattione con V. S. come vorrei, sodisfacendo alla sua gratissima delli 29 del passato, nella quale m' stato carissimo intender nuova di V. S., et insieme m' doluto non intender che sia libera dalle indispositioni di corpo e travagli di mente.
Questi nimici del sapere, che si pigliano per impresa il disturbarla dalle sue heroiche et utilissime inventioni et opre, sono di quei perfidi e rabiosi che non si quietano mai, n vi  miglior modo di abbatterli affatto, che, non stimandoli punto, attendere a rihaversi bene, per compire poi le sue opre e darle al mondo a dispetto loro: che se poi sanno o pretendono, escano fuori a far veder a'dotti le lor raggioni; il che non ardiranno, o faranno in proprio vituperio. Intanto sentir pi a pieno il mio parere circa il reprimere la loro esorbitanza et iniquit, e far risentimento conveniente e giusto.
Mi dispiace non esser in Roma, n in stato di potermici trasferire per adesso, ch potrei, circa il negotio che mi scrive, tastare con destrezza, et oprar poi, secondo trovassi riuscibile a sodisfattione, con ogni efficacia. Intanto non mi sovvien partito come vorrei io. V. S. consideri il tutto, e risolvendosi m'avisi, et in che devo fare il mio sforzo; e mi commandi alla libera quello li paresse, facendo conto che le sue o prosperit o travagli sono con me communi, et io le son sempre obligatissimo e prontissimo a servirla. N. S. Dio le conceda l'anno nuovo con altri moltissimi appresso felicissimi: con che bacio a V. S. affettuosamente le mani.

D'A.ta, li 12 di Genn.o 1615.
Di V. S. molt'Ill.re


V. S. ha tre mie in un tempo, e le mando l'anello per il S.r Pandolfini. Delle sottoscrittioni gi V. S. ha la forma e grandezza. Li potr dar copia delle cose attinenti, e significar alla sua cortesia il salutar tutti i S.ri compagni, come  solito et ultimamente ha fatto il S.r Mirabella.


Aff.mo per ser.la sempre
F. C. Linc.o P.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza.
--------

Conosco la sfacciatagine estrema di chi(271) ha ardito parlare com'ella m'ha riferito, et  certo cosa degna d'ogni risentimento; ma dubito, stante le cose della Corte e maneggi simili, che non si cavar quanto bisognaria dal risentirsi, e forsi si darebbe pi ardire alli altri, mentre non si negotiasse con molta cautela.
Quant'all'opinione di Copernico, Bellarmino istesso, ch' de'capi nelle congregatione di queste cose, m'ha detto che l'ha per heretica, e che il moto della terra, senza dubio alcuno,  contro la Scrittura: dimodo che V. S. veda. Io sempre son stato in dubio, che consultandosi nella Congregation del'Indice, a tempo suo, di Copernico, lo farebbe prohibire, n giovarebbe dir altro.
Quanto all'haver biasmata e vittuperata generalmente la matematica e'matematici, questo s che forsi castigarebbono; ma si devono considerar pi cose:
Prima; la religion della persona in questi fatti giudica e dispone, e l'un l'altro pi presto s'aiuteranno et scusaranno.
Seconda; con la prima, che giudicaranno facilmente haver detto con ragione, scusaranno la seconda, come transportato un poco pi oltre da fervor soperchio.
Terza; che il castigo che se ne potesse cavare, sarebbe poco e segreto.
Pure si potrebbe cautamente procedere in questo modo: Haver fede da quattr'o cinque huomini, in questo genere non scienziati, che provassero che questo tale alla presenza loro ha detto che la matematica  arte diabolica e che li matematici, come authori di tutte l'heresie, doverebbero esser scacciati da tutti li stati(272); e di questa solo valersi, non entrando punto nelle cose contro Copernico dette, in niun modo.
Di questa fede vorrei si valessero i due matematici delli Studii di quello stato(273), e che essi ne querelassero appresso a'superiori, ma che V. S. non ci fusse nominato in alcun modo: e se non si potesse fare che tutti due lo facessero, bastarebbe uno di loro; e convenientemente, come parte, doveriano esser intesi bene.
Se si potesse far buon colpo appresso al'Arcivescovo di cost, che lui procedesse al castigo, sarebbe meglio; e quando dalla parte del delinquente si ricorresse qua, l'Arcivescovo istesso farebbe assai con la sua relatione.
Sarebbe bene cercar nell'istessa Religione qualche adversario e contrario al delinquente, che giovarebe assai al negotio; e sempre ci sono le parti contrarie, delle quali si potria valere; et in questo caso sarebbe necessarissimo. Si potrebbe anco tirare in parte li matematici che fussero in detta Religione, e credo si trovi hora in Roma il Padre Paganelli, persona tale, stato gi matematico et architetto del Card.le Alesandrino; e se si potessero havere dell'istessa Religione testimonii, sarebbe ottimo.
Portandone querela a Roma per parte, come ho detto, da qualche procuratore, si dover trattare nella Congregatione de'Cardinali sopra vescovi e regolari, ove non ci sarebbono molti fautori del delinquente, e schivar affatto il parlare di Copernico, acci questa non sia occasione che si tratti in altra Congregatione se l'oppinione si deva lassiar correre o dannare; ch li fautori della parte contraria presto potrebbono forsi decider contro, e conseguentemente si disputarebbe nella Congregatione del'Indice se si dovesse prohibir il scrittore, e si perderebbe affatto, stante le cose dette e stante la moltitudine de'Peripatetici.
Di questo non occorrer poi temer tanto, quando l'oppinion di Copernico con ragioni approvate in theologia sar da qualcuno esaminata, e concordata con la Scrittura Sacra. Seben sappia V. S. che il prohibire o suspendere  cosa facilissima, e si fa etiam in dubio. Telesio e Patricio sono vietati: e quando l'altre non sono in pronto, questa ragione non manca mai, che ci son libri d'avanzo e troppi, che si leggano buoni e sicuri; e li contrarii ad Aristotile sono odiatissimi.
 vero che facilmente la parte del delinquente addurr haver parlato contro Copernico, e con questo cercar scusarsi: bisognar per star forte nel'addurli contro l'infamatione e calunnia della matematica e matematici. Si potria anco in tal caso dire che Copernico  stato sempre permesso dalla S.ta Chiesa da....(274) anni in qua, e non essendo dannato da quella, egli non dovea porvi bocca. Ma non vorrei si corresse rischio disputar Copernico, ch dubito gli l'attacchino a questo scrittore, e sarria pi la perdita che il guadagno.
Questi matematici delli Studii potrebbono avvisar anco l'altri matematici cathedranti d'Italia, acci facessero anch'essi rumore, almeno questi di Roma; ch veramente l'ingiuria  notabile contro questa scienza, e dar nel naso a tutti. Insomma mi parrebbe molto meglio cos, che se V. S. si dichiarasse lei; poich  pi riputation sua che operino gl'altri e lei non si mova punto, e che l'avversarii non habbino questo gusto, che lei se ne travagli.
Intanto mi piacerebbe grandemente e sarebbe molto a proposito, che altri predicatori, e sarebbe ottimo qualchuno del'istessa Religione, se si potesse havere, se non altri, di qualche nome, nel'istessa citt, non affettatamente, ma con bella e ben presa occasione, intrassero a lodare le scienze matematiche e li novi scoprimenti concessi da N. S. Dio al nostro secolo, e le belle fatighe che a gloria di Dio, nella contemplatione dell'opere Sue, hanno fatte Tolomeo, Copernico etc., non toccando per punto il moto della terra.
Questo  quanto ho in fretta in fretta considerato in questo negotio. V. S. scusi l'animo pieno d'infinite occupationi domestiche travagliosissime.



1072...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 13-14 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 88. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Non ho fatte altre osservazioni che le seguenti, quali mando per il presente Sig.r Ottavio Ciampoli, che m'ha sempre favorito in ogni mia occorrenza.

[vedi figura 1072a.gif]


Prego poi V. S. a far i miei baciamani a cotesti Signori miei padroni. Di novo habbiamo una nova occasione di conoscere il valore del Rev.mo nostro Proveditore(275); et , che ritrovandosi questo Studio provisto d'un Rettore Sardo, giovine di poco peso, era per nascere ieri sera gran disordine tra detto Rettore e la nation Genovesa, se Monsig.r Rev.mo, con la sua solita prudenza et, aggiugner, toleranza dei spropositi del Rettore per degni rispetti, non havesse sin hora rimediato al tutto: e veramente si va tuttavia pi conoscendo l'alto consiglio de'Ser.mi nostri Padroni in haver fatta questa provisione di Proveditore, e si spera che il Studio habbia da megliorare in doppio.
Io vo tuttavia faticando, e non credo di venir a Firenze, perch sono occupatissimo. Mi dispiace di Gio. Batta(276), al quale offerisco di novo la mia bassa sorte. Li scriver per l'ordinario: con che, pregandoli sanit, me li ricordo servitore.

Pisa, il 13 Gen.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.r e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Verte(277).
Perch gi era partito il Sig.r Ottavio, ho riaperta la lettera et aggiontovi la seguente constitutione:
[vedi figura 1072b.gif]

Di pi do nova a V. S. che il disordine delli soprascritti Sig.ri Genovesi s' accomodato in tutto, per opera e prudenza di Mons.r Rev.mo Sommaia, n ci voleva manco. Questo Signore mostra di conoscere le mie fatiche, e mi si mostra affezionatissimo: per quando V. S. con qualche bella occasione li facessi sapere che io mi lodo di S. Sig.ria Rev.ma, credo mi sarebbe gran vantaggio. Faccia lei: e non occorrendomi altro, finisco, e li bacio le mani.

Pisa, il 14 di Gen.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.r di cuore et Oblig.mo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: [....]mo Sig.r mio Col.mo
Il [....]i, p.o Fil.o di S. A.
Firenze.



1073...

NICCOL TASSI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 17 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 195. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

La vicinanza che tengo di stanze al Sig.r Horazio Gentileschi  stata cagione che ho havuta fortuna di prendere domestichezza con lui; donde son stato fatto degno d'esser ammesso a poter vedere le sue opere maravigliose, tra le quali  la Cleopatra, che egli ultimamente ha mandato a S. A. Io, in segno d'animo grato a tanta cortesia, ho fatto l'aggiunto Epigramma(278), non havendo stimato esser buon termine il tacere, mentr'ogn'uno ragiona(279) e celebra la bellezza di quel quadro. E perch V. S. s' degnata di prenderne, insieme con l'autore, particolar protettione, ho stimato parimente che non le sia per esser discaro il sentirne lodi, bench incomposte; e si degner di perdonarmi se ho preso ardimento d'inviarle a lei medesima, con la quale non ho alcun merito se non di devotione verso la persona et incomparabil suo valore. La supplico con tal opportunit a ricevermi nel numero de'sui servitori et a farmi partecipe della sua gratia, mentre io col fine bacio a V. S. affetionatamente le mani.

Da Roma, li xvij di Gen.ro 1615.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Devot.mo
Nicol Tassi.



1074...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 21 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VIII, 2, car. 40. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Mando a V. S. Ecc.ma le tre seguenti osservationi delle constitutioni Medicee, la prima delle quali, perch havendone io tenuto poco conto per essere poco atta alla correttione,  incerta, senza le misure, havendone io persa la nota; le altre due sono essatte.

[vedi figura 1074.gif]

Ieri mattina fui favorito da Monsig.re Rev.mo Sommaia, quale m'invit a pranso in compagnia del Cav.r Girolami(280) del Sig.r Cosimo Ridolfi, dell'humanista(281), e di Giovanni alchimista; nel qual congresso, dopo essersi beuto, per instanza di Monsignore, alla sanit di V. S. Ecc.ma e dopo essersi fatta da tutti quei Signori honoratissima rimenbranza dei meriti e valor suo, l'alchimista tocc non so che dell'opera di Simon Mario(282): della qual materia fui forzato, con quei termini che si conveniva, a dar piena contezza di questo fatto a quei Signori, quali mostrorono di restar poco sodisfatti dell'impertinenza del chimico, il quale si mostr d'haver ben letto s il titolo e forsi qualche parte del libro del Mario, ma ignorantissimo delle osservazioni di V. S. e quasi maligno laudatore del Todesco per defraudar le lodi a chi le meritava. Ma a tutto fu risposto da me in modo che gli uditori restorno sodisfatti.
Star aspettando la lettera(283) con devotione, come cosa sua e per la materia di che tratta. Quanto al particolare del legger la Sfera, come V. S. Ecc.ma mi consiglia, per crescer scolari, prima li dico che non ne ho bisogno, anzi tuttavia si cresce il numero; in oltre, il prescritto  di leggere il quinto libro e 'l sesto d'Euclide, e sin hora non ho letto altro che 'l V. Per sar preparato per leggerla almeno in casa. Mi vien fatta instanza grandissima del mio libro(284), se per si pu chiamar mio dove V. S. ha posto tanto del suo: per tanto la suplico a sollecitare il libraio. E con questo baciandoli le mani, me li ricordo al solito servitore.

Pisa, il 21 di Gen.o 1615.

Ho ritrovata l'inclusa al procaccio, e l'ho riscossa, acci non si perdesse.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Firenze.



1075...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 28 gennaio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 42. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Gioved passato venne qua l'Ecc.mo Sig.r Minadoi(285), e venerd fu in Sapienza a sentire diversi di questi Signori, tanto la mattina quanto la sera: volse parimente favorir la mia scola, nella qual occasione io hebbi pi di cento cinquanta auditori, per singolar favore delle nationi Genovesa, Piamontese, Pisana, con molti altri scolari, con tutto che hora il Studio, per le vacanze, si ritrovi assai diminuto di scolari. Basta: li dico, per sua consolatione e perch  vero, che nessuno di questi altri Signori con occasione simile alla mia hebbe simile auditorio. Mi successe di portar la lettione con solennit, in modo che questo gentilhuomo mostr restar sodisfattissimo, e mi disse, con occasione che io gli andai a far riverenza a palazzo, che haverebbe fatta honorata relatione delle mie fatiche a S. A.
Desiderarei, se cos giudica bene V. S., hor che si  visto l'honorato successo delle cose di Badia e del P. Abbate, che Madama Ser.ma ne fosse informata, acci da questo comprenda chi siino, e come conosciuti dalla Religione, i miei persecutori: e in tanto V. S. ancora ripensi, essersi verificato nel P. Abbate tutto quello che io li dissi(286). Per omnia benedictus Deus. Del successore ne spero bene, perch  tenuto per huomo giusto e timorato di Dio. Com'ho detto, havrei caro che V. S. ne facesse buona passata con Madama Ser.ma, e in tanto scoprir come io li stia in gratia. Di qua Monsig.r Sommaia mi si mostra affetionatissimo.
Due sole osservationi ho fatte di Giove, per le nugole che mi fanno disperare.
[vedi figura 1075.gif]
Io restai in dubio se da levante ne fosse una vicinissima a Giove: e per dirla, il mio occhiale non mi serve in quella eccellenza che desiderarei; anzi credo che delle vicine a Giove non sia per vederne se non quando sar all'opposizione col sole: e pure queste sono le pi importanti. Se V. S. giudica bene il mandarmi uno de'suoi occhiali, li prometto tenerne quella custodia che tengo della pupilla dell'occhi miei: per faccia come meglio giudica per suo servitio.
Favoriscami dire a Gio. Batta(287) che mi mandi la lista delle mutationi della Dieta, e solleciti il stampatore, perch qua son tormentato per questa scrittura(288). Mi conservi nella sua gratia, e attenda a risanarsi, lasciando ogn'altro pensiero da parte. Michele li bacia le mani, et io li prego ogni bene dal Cielo.

Pisa, il 28 di Gen.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e Padron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



1076..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 2 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 233 e 233b. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Sono due settimane che scrissi tre lettere in una volta a V. S., e li mandai l'anello per il S.r Pandolfini(289), consegnato al procaccio: non so se l'habbia ricevuto. Mi sar caro me lo facci intender quanto prima, e non havendolo ricevuto, facci ogn'opra per ricuperarlo.
Non m' potuto ancora capitar nelle mani il libro d'Appelle. Ho ben visto nel catalogo della fiera auttunale di Francforte che v' inserto il titolo, come mando qui incluso. V. S. s'imagini come sto con desiderio di veder che razza di fondamento habbiano queste sue contrattioni o ellipsi(290) solari.
M' ben hora appunto stato mandato di Roma un'operetta di stanze sopra le stelle e macchie solari scoperte col nuovo occhiale. L'authore di questa  un Sig.r Lorenzo Salvi, gentilhuomo Senese(291). Non l'ho ancor veduta, se non che in una guardata ho visto che parla anco di V. S., ma non quanto si converebbe, e mette Appelle a parte nel'invention delle machie. Di ragione V. S. gi l'havr veduta; caso che non, me l'accenni, che io far far diligenza se le mandi subbito. Intanto altro non m'occorre, se non baciar le mani di V. S. di tutto core, come faccio, desiderosissimo intender nuova di lei, alla quale N. S. Dio conceda ogni contentezza.

D'Acquasparta, li 2 Febraro 1615.
Di V. S. molto Ill.re


Le scrissi tre in una volta del negotio che lei m'accenn.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Lin.o P.

Sol ellipticus, hoc est novum et perpetuum solis contrahi soliti phaenominon, quod, noviter inventum, strenae loco D. Marco Velsero offert Christof. Scheiner, Soc. Ies. Augustae, in 4, apud Io. Krugerum(292).

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Lin.o
Fiorenza.



1077.

CRISTOFORO SCHEINER a GALILEO in Firenze.
Ingolstadt, 6 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 235. - Autografa.

Ihs.
Pax Christi.

Nobilis, Excellens atque Amplissime Domine etc.,

Quod saepe proposui, tandem, occasionem nactus, libenter facio, ut Tuam videlicet Amplitudinem epistola alloquar, munusculo satis vili interpellem. Disquisitiones nuper mathematicas discipulorum meorum unus propugnavit(293), quarum unum exemplar Tuae Dominationi etiam transmitto, non ut docere quidquam velim, sed ut animum meum bene affectum declarem, vicissimque litterarum aliquam communicationem, si par est, impetrem. Tametsi enim me non fugit, opinionem illam et hypotheses Copernicanas Dominationi Tuae multum arridere, mea tamen, aut potius discipuli mei, talia sunt, quae censuram doctiorum evitare non velint; unde, licet suam cuique hisce in rebus sententiam violenter eripiendam non existimem, rationibus tamen pro veritate eruenda parcendum non arbitror. Quod si Tua Amplitudo quidquam in contrarium significabit, nos nequaquam offendemur, sed quae contra afferentur libenter legemus, sperantes semper aliquid lucis amplioris veritati inde accessurum.
Novi iam in rebus astronomicis vix quidquam occurrit. Edidit quidam Simon Marius Mundum Iovialem(294), quem si Dominatio Tua non habet, significet mihi: dabo operam ut acquirat. Mirabitur hominis arrogantiam, et errores, si volet, merito retundet. Unum est quod hac vice peto, ut si habet, uti habere vix ambigo, tabulas revolutionum Siderum Medicaeorum, mihi communicare dignetur: ego omni vicissim obsequio paratum me offero. Valeat Tua Dominatio, et Deum per me oret.

Ingolstadii, 6 Febr. 1615.
Tuae Amplitudinis
[vedi figura 1077.gif]

Fuori:
Ihs.
Nobili, Illustri atque Amplissimo Viro
Galilaeo de Galilaeis, Philosopho atque Mathematico praestantissimo,
Patricio Fiorentino, Domino suo multum observando, etc.
Florentiam.



1078.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 7 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 237-238. - Autografe le lin. 66-68 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Hoggi, nel registrar alcune mie scritture, ho trovato una lettera di V. S. Ecc.ma scritta sino li 27 Settembre, alla quale non mi racordo haver dato risposta, n so come sia uscita del mazzo senza che me n'habbia acorto; tuttavia, gi che questo debito, fatto in ragion di contanti, non s' pagato subbito, si contenter V. S. Ecc.ma ricevere il pagamento nel termine di quattro mesi, usato tra mercanti di credito.
Prima io le dir che se V. S. Ecc.ma vuole che tra noi corrino lettere ogni settimana, non deve restare di scrivere anco ogni settimana, seben vedesse restar per una volta differita da me la risposta, perch io all'incontro le prometo di non mancare dalla mia parte, non tanto per compiacer lei, quanto per dar gusto a me stesso con leggere le sue lettere, tanto a me pi care di qualunque altre, quanto che l'affetto mio verso di lei e la stima che io faccio della sua persona avanza di gran lunga ogn'altra.
Il Padre Mastro Paulo sta benissimo, per gratia di Dio, et sempre che mi vede vuole sapere di lei. Il S.r Mula si trova podest a Verona, ma spero fra pochissimi giorni vederlo di qua. Il S.r Veniero sta bene, et l'ama al solito. Il S.r Francesco Moresini, a Dio piacendo, sar di ritorno di Candia fra due over tre mesi. Infati la compagnia  viva e sana e di buona voglia, et altro non desidera, per colmo de'suoi contenti, che la presenza di V. S. Ecc.ma, la quale non potendo in persona sodisfare al nostro desiderio, pu almeno con sue lettere consolarci.
Occhiali lunghi, o migliori de'primi, non mi sono capitati, o sia perch al maestro non ne siano reusciti, o anco perch  gran tempo che non lo solicito, n maneggio canoni. Quando l'aere s'indolcisca e si possano tener senza incomodo le finestre aperte, dissegno attendervi qualche volta; et se mi capiter cosa buona da novo, far parte con lei.
La condota del S.r Cremonino non  stata rinovata fin hora. Il S.r Procurator mio padre tiene pessimo conceto della sua persona, credendo che egli con la sua dottrina dell'anima habbia impresso l'ateismo in molta giovent(295); il qual conceto pare che sia divolgato assae tra la nobilt, onde molti lo giudichino huomo scandaloso, imprudente et indegno di essere confirmato nello Studio di Padova. Uscir nondimeno fra pochi giorni il S.r mio padre, et si far nuovo Riformatore in luogo suo.
Quanto a nuove speculationi, io ne haverei tante in capo, che mai mi mancarebbe matteria da speculare; ma non potendo digerire le vecchie senza l'agiuto di V. S. Ecc.ma et senza la sua presenza, attendo, pi tosto che a speculare, a procurare i miei comodi e qualche gusto, parendomi in questo modo non perdere inutilmente il tempo.
La prattica dell'istrumento per misurare il caldo et il fredo(296),  stata moltiplicata et assotilgiata da me, per quanto mi pare, a termine tale, che vi sarebbe assai da speculare; ma, come ho detto di sopra, senza l'agiuto suo malamente posso sodisfare al bisogno et a me stesso. Con questi istrumenti ho chiaramente veduto, esser molto pi freda l'acqua de'nostri pozzi il verno che l'estate; e per me credo che l'istesso avenga delle fontane vive et luochi soteranei, ancorch il senso nostro giudichi diversamente.
Scrissi questa lettera fin la settimana passata, ma perch la comedia m'imped il chiuderla et espedirla, io l'ho trattenuta fin hoggi: et mi occore dirle che gi due giorni, che nevig, mostrava il mio istrumento 130 gradi di caldo qui in camera pi di quello che era gi due anni in tempo di fredo rigorosissimo et straordinario; il quale stromento, immerso et sepolto nella neve, ne ha mostrati 30 meno, cio soli 100; ma poi immerso in neve mescolata con sale, mostr altri 100 meno: et credo che realmente mostrasse ancor meno, ma non si potea vedere per impedimento della neve et sale. Sich, essendo stato nel colmo del caldo dell'estate fino a gradi 360, si vede che il sale congionto con la neve accresse il fredo per quanto importa un terzo della differenza tra l'ecesivo caldo dell'estate et l'ecesivo fredo del verno; cosa tanto maravigliosa, che io non ne so apportare immaginabile cagione. Intenderei volentieri da V. S. Ecc.ma il parer suo, et ancora quello che ella ha veduto in prattica del fredo cagionato dal salnitro, perch, se bene io ne ho sentito a dir molte ciancie, tuttavia in effetto non ho mai veduto niente.
Il mandare cost istrumenti aposta, acci ella potesse vederne l'esperienza, credo sarebbe cosa difficile, e che potesse forse reuscire pi facile il fabricarne cost: tuttavia se da lei mi sar accenato il suo desiderio, la servir a suo gusto. Et per fine li baccio la mano.

In Venetia, a 7 Febraro 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.
Mi perdoni: non ho tempo di riveder queste.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Osser.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1079..

[NICCOL LORINI] a PAOLO SFONDRATI in Roma.
[Firenze, 7 febbraio 1615].

Cfr. Vol. XIX, pag. 297 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 2, (alfa).



1080.

SANTORRE SANTORIO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 9 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car, 239-240. - Autografe le lin. 48-50 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio,

Dia la colpa V. S. molto Ill.re et Ecc.ma al libraro di non haver havuta prima che hora la presente mia fatica, che si scord di mandarglila con un'altra mia sopracoperta.
L'opera(297)  ridotta in afforismi, i quali nascono da due principii certissimi. Il primo  la diffinition della medicina, proposta da Hippocrate nel libro De flatibus, dove dice: Medicina est additio et ablatio: additio eorum quae deficiunt, et ablatio eorum quae excedunt: diffinition degna di un tanto vecchio; et da questa nasce il primo afforismo, che  prova di molti altri. Il secondo principio di quest'arte  l'esperienza, la quale  prova del resto.
Che quest'arte, da me inventata, veramente sii importantissima,  cosa chiara, perch pu distintamente mesurar l'insensibile transpiratione, che, alterata o impedita, secondo l'opinion d'Hippocrate et Galeno,  origine quasi de tutti i mali; perch lei sola, come dice il nostro quarto afforismo della prima settione,  maggiore de tutti gli escrementi sensibili insieme del nostro corpo, ascendendo a quella quantit di evacuatione che  notata nel sesto afforismo, et pi et meno secondo le conditioni ricordate nel settimo seguente afforismo. Che quest'arte sii accennata da Galeno,  cosa chiara in molti luoghi, et spetialmente nel sesto De tuenda sanitate, cap.o 6, dove si leggono queste parole: Ubi quod ex corpore exhalat minus est iis quae accepit, redundantiae oriri morbi solent; ergo prospiciendum est, ut eorum quae eduntur ac bibuntur, respectu eorum quae expelluntur, conveniens mediocritas servetur. Sane is modus servabitur, si ponderabitur a nobis in utrisque quantitas. Ma se ben Galeno non l'havesse conosciuta, poco importa, pur che sii vera.
Per conservar o ridur un corpo convalescente al buon stato, non  possibile saperlo senza queste osservationi.
Li medici de'nostri tempi, che conchiudono di non far cosa alcuna al convalescente, procedono prudentissimamente, perch  cosa da savio il non far quello che non si sa, perch saria un inganar il patiente, il che  provato nel 2 afforismo della prima settione, et replicato nel 74 della terza, che serve al proposito ch'io voglio inferire; perch se il medico non sa di giorno in giorno quanto il patiente transpira, et quando pi et quando meno, senz'altro si rende vana la sua arte, come si ha provato nelli sopradetti afforismi. Dico quando pi et quando meno; perch non  lecito dar medicamento purgante o alterante, o il cibo quotidiano, nell'hora della maggior transpiratione, ma solo doppo essa, il che  ben insegnato nel 56 et altri della prima settione. Onde restano inganati queli che credono a quel medico che dir: Mangia questo o quell'altro cibo, o Bevi questo o quell'altro licore, in questa mesura, a questa o altr'hora, non sapendo di giorno in giorno quando et quanto il corpo transpira, et a che hora sia fatta la resolutione del precedente cibo; il che solo da questa statica si pu sapere: dico solo, perch  impossibile a pieno certificarsi per via de'polsi et per gli escrementi sensibili.
Ma io non tedier pi V. S. Ecc.ma, perch lei col suo mirabile ingegno, et con l'esperienza che far in detta mia fatica, scoprir gl'arcani suoi, da me anco communicati a tutti questi miei Signori suoi amici, come Mula, Sagredo, Barozzi(298), Maestro Paulo et altri, osservati per spatio di 25 anni in pi di diecimilla soggetti, tra'quali(299)  anco V. S. molto Ill.re et Ecc.ma Et le baccio le mani.

Da V.a, alli 9 Febraro 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo per ser.la
Santorio Santorii.



1081.

GALILEO a PIERO DINI [in Roma].
Firenze, 16 febbraio 1615.

Cfr. Vol. V. pag. 291-296 [Edizione Nazionale].



1082...

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX. car. 241. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Scrissi gi molti giorni a V. S., dandole conto della ricevuta del libro delle cose che stanno sopra l'acque, per inviare al S.r Nicol Francese Monsieur de Peiresc, qual le inviai subito, insieme con altri libri(300); dal quale sin hora non ho risposta alcuna che gli habbia ricevuti. Ho havuto ben doppo sue lettere(301), nelle quali mi scrive ch'io bacia le mani a V. S. a suo nome, e poi mi soggiunge queste parole:
"Star con impatienza grande aspettando il nome di quel finto Apelle, che fece quei ragionamenti con 'l S.r Velsero, e d'intendere parimente qualche nuova osservatione fatta dal detto S.r Galilei. Havevimo veduto et osservato la Venere falcata avanti che fussero stampati i libri suoi e del Cheplero, e molte altre curiosit celesti, anzi il moto intiero de'Pianeti Medicei; ma havendoci noi riconosciuta qualche irregolarit, che ricercava maggior assiduit e continuatione in osservare che non permetteva la professione che facciamo, bisogn lasciar ogni cosa. Se havessimo la continuatione delle osservationi fatte da S. S. doppo l'edittione del suo Nuntio Sidereo, e che le potessimo conferire con quelle di queste bande, forsi che non le sarebbe inutile."
Sin qui scrive il S.r Nicol. Se V. S. dunque ha da dirmi qualche cosa ch'io le possi scrivere in tal proposito, star aspettando per inviargliela. Io le scrissi il nome del finto Apelle, ch' il P. Christoforo Scheiner della Compagnia di Ges, che legge le mathematiche in Ingolstadio et ha stampato un'operetta intitolata: Sol ellipticus, hoc est novum et perpetuum solis contrahi soliti phaenomenon; la qual opera qui in Roma non so che sia comparsa.
Nel resto non ho che dire a V. S. di nuovo. Delle cose di Padova ella ne sar stata compitamente raguagliato dall'Ecc. S.r Minadoi(302).
Io son tuttavia qui in Roma, in casa di Mons.r Vescovo di Padova(303), a'servitii suoi. E con tal fine le bacio le mani, e le prego dal Signor buona sanit e compita felicit.

Di Roma, alli 18 Febr.o 1615.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Ser.re
Paolo Gualdo.

Fuori, d'altra mano: Al'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1083..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 20 febbraio 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXX, n. 6. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Son sicurissimo che trattando V. S. per me, in ogni occasione mi trattar da figliuolo e servitore, come ha fatto con Madama Ser.ma nella passata occorenza. Quanto a'Sig.ri Usimbardi, li dico che sono tanto sodisfatti e contenti, che il S.r Francesco (quale  il maggiore) mi ha promesso di voler raccomandarmi in modo al Sig.r Lorenzo, che ne sentir frutto singolare; e sopra questo punto havemo divisato molto bene, come si habbia da guidar il negotio. Sia per sempre mai Dio benedetto, che ci aiuti.
Scrivo al Padre R.mo Presidente, offerendomegli pronto ad ogni suo comandamento; la lettera l'ha nelle mani il Sig.r Cap.o Marino. Se pare bene a V. S., e se lo pu far senza scommodo, la prego che resti servita trasferirsi sin in Badia, e presentandogliela in man propria accompagnarla con quattro parole, et in particolare con una breve ma buona informatione del stato mio, perch questo Padre  persona di singolar bont, e credo che V. S. ne haver sodisfazione. Attenda alla sanit, si guardi da questi tempi tanto contrarii alla sua costitutione, mi ami e mi conservi nella sua buona gratia. Monsig.r Sommaia li bacia le mani, e mi tormenta di continuo del mio libro(304).

Pisa, li 20 di Feb.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re e Discepolo Oblig.mo
D. Benedetto C.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Firenze.



1084.

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 201. - Autografa.

Molt'Ill.e S.r mio Oss.mo

Questa mattina dal maestro delle poste mi  stato mandato il piego di V. S.(305), alla quale servir come sar possibile il meglio; e non mi fermer nel Padre Grembergero, ma ne parler ancora al medico Fabii Fiammingo, che spesso  in casa mia et  gran Galileista e da'dotti molto stimato; e dove vedr di poter far bene, non lascer occasione di parlare degli interessi di V. S., come sarebbe col S.r Ciampoli, che a'd passati tenne dalla sua alla presenza del S.r Abate Orsino(306), che dava orecchie alle solite dottrine del Dottor Grazia(307).
Nel resto io la compatisco molto, e alla giornata mi piglier pensiero d'avvisarla di queste cose, e soprattutto di quel che har fatto; e per hora finisco, con baciarli le mani e pregargli intera felicit.

Di Roma, li 21 di Feb.o 1615.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molt'Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1085.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 203-204. - Autografa.

Molt'Ill.re S.re e P.ron mio Col.mo

Io vivo tanto devoto servitore di V. S. Ecc.ma, che quasi mi pare d'essere accusato per sospetto d'instabilit mentre mi si domanda se io continuo ad amarla. Io non trovo, a praticare tanti gran Salamoni, che io deva stimar per oracoli infallibili i loro detti talmente, che, per parole proferite da loro o per poca informatione o per non molto affetto, io deva in un subito trasformare quella veneratione e benevolenza affettuosissima che verso la persona sua hanno generato in me le sue tanto eminenti qualit, conosciute da me in tante occasioni, et ammirate pure, ad onta dell'invidia, da tanti singolari ingegni delle pi nobili provincie d'Europa. A me non par possibile haverla praticata e non amarla; infino gl'avversarii suoi hanno detto ch'ella incanta le persone: e certo in un cuor nobile non credo che possa adoprarsi pi efficace magia, quanto la bellezza della virt e la forza dell'eloquenza. Io non so dichiarare a mio gusto quanto ho nell'animo: assicurisi che io reverisco il suo nome pi che mai, e che ancora io ho cuore che sa esser costante nell'amicitia, e non mi manca voce per difender dalle calunnie l'innocenza de gl'amici assenti.
Ma per venir pi al particolare, dir in poche parole: ne tantos mihi finge metus. Quelle grandissime orribilit sicuramente non vanno attorno, non trovando fin qui prelati o cardinali, di quei pure che sogliono sapere s fatte materie, che ne habbia sentito muover parola. Il medesimo mi conferma Mons.r Dini, affettionatissimo di V. S., col quale ragionai a lungo di questo negotio; e 'l P. F. Luigi Maraffi, che le  pi che mai servitore, mi dice haverci avvertito, e che i frati loro, che hanno la grande autorit, non ci pensano e non ne ragionano: s che la relatione data cost da quella persona(308), non mi so immaginare che possa esser uscita da malignit, ma dall'haver forse udito qua da tre o quattro della natione aggravar, discorrendo tra loro, quel che potesse recar di pregiuditio la predica fatta cost da quel frate(309), che  hora qua per pretensione, per quanto intendo, di non so che suo baccellierato.
Io hebbi nuove una sera, circa a tre settimane fa, di questa sua predica; n sapendo io che cosa si fusse, e se bene non omnia metuenda, mi ricordai pure del nihil spernendum. Bench fossero due hore di notte, non volli differire; andai subito a trovare il S.r Card.l Barberino(310), il quale conserva molto affetto verso V. S., e la saluta e ringratia dell'offitio che in nome di lei ho passato con S. S.ria Ill.ma Non ci  ancora stato tempo da fargli vedere la copia della lettera scritta al P. D. Benedetto(311), s come si far da Mons.r Dini o da me, o da tutti due insieme: il che ancora pensiamo che sia ben fare co 'l S.r Card.l Bellarmino.
Stia dunque certa che quel che io non facessi per lei, no 'l farei in verit per huomo vivente; particolarmente trattandosi di fare un torto cos incomportabile a persona tanto famosa per le sue virt, tanto benemerita delle lettere e di tutti gl'amici suoi. Ma questi torrenti rovinosi e muglianti, che le sono stati figurati, non si sentono qua; e pure io pratico in qualche luogo, che ancora io, che non son sordo, ne havrei a sentir lo strepito.  ben vero che bisogna ricordarsi sempre, acres esse viros, cum dura proelia gente, in queste materie dove i frati non sogliono voler perdere. Per quella clausula salutare, del sottomettersi alla S.ta Madre Chiesa etc., non si replica mai tante volte che sia troppo. So che sempre ella lo ha fatto, non solo con l'animo, ma anco con la voce e con lo scritto; ma l'infinito affetto che io le porto fa che io non possa astenermi di ricordarlo, ben che questo offitio sia molto sproportionato alla mia et.
Il S.r Card.l Barberino, il quale, come ella sa per esperienza, ha sempre ammirato il suo valore, mi diceva pure hiersera, che stimerebbe in queste opinioni maggior cautela il non uscir delle ragioni di Tolomeo o del Copernico, o finalmente che non eccedessero i limiti fisici o mathematici, perch il dichiarar le Scritture pretendono i theologi che tocchi a loro; e quando si porti novit, ben che per ingegno ammiranda, non ogn'uno ha il cuore senza passione, che voglia prender le cose come son dette; chi amplifica, chi tramuta; tal cosa esce di bocca dal primo autore, che tanto sar trasformata nel divolgarsi, che pi non la riconoscer per sua. Et io so quel che mi dico: perch la sua opinione quanto a quei fenomeni della luce e dell'ombre della parte pura e delle macchie, pone qualche similitudine tra 'l globo terrestre e 'l lunare; un altro cresce, e dice che pone gl'huomini habitatori della luna; e quell'altro comincia a disputare como possano esser discesi da Adamo, o usciti dell'arca di No, con molte altre stravaganze ch'ella non sogn mai. S che l'attestare spesso di rimettersi all'autorit di quei che hanno iurisditione sopra gl'intelletti humani nell'interpretationi delle Scritture,  necessarissimo per levar questa occasione all'altrui malignit. Parr bene a V. S. che io voglia far troppo il savio seco: perdonimi per gratia, e gradisca l'infinito affetto mio che mi fa parlare. Avvisimi pure all'occasione, e comandimi con libert: pi affettuoso amico e servitore di me, V. S. qui trover difficilmente, e forse non molti di pi efficacia e prontezza. Quando l' incommodo per la sua sanit lo scrivermi di proprio pugno, vagliasi della mano d'altri, o facciami scrivere: io sono servitore obligato, n meco ci vanno cerimonie.
Mons.r Gualdo si ricorda servitore a V. S., e cercher servirla per conto de gl'Apelli smascherati(312). Indugiai a rispondere alla lettera che mi mand pe 'l S.r Principe Cesis, perch speravo poterla presentare in sua mano; ma, per quanto intendo, la lontananza sua di Roma ander molto a lungo. A questa ultima sua non ho potuto prima rispondere, perch non mi fu recapitata prima di luned.
Io del restante, per gratia di Dio, mi conservo con assai buona sanit, s come desidero a V. S., che tanto ne  pi degna e tanto pi fruttuosamente l'impiegherebbe in benefitio delle scienze, che dall'inventioni del suo ingegno ricevono s nobili augumenti. Ricordimi servitore al P. D. Benedetto(313) et al S.r Niccol Arrighetti; e facendole humilissima reverenza, le prego da Dio vera felicit.

Di Roma, il d ult.o di Febb.o 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Al S.r Galileo. Firenze.
Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1086.

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 febbraio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 216. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccll.mo Sig.re Padron Oss.mo

Vengo con questa mia, costretto parte per il commandamento espresso del Sig.r Prencipe nostro, parte per il vincolo della fraterna nostra amicitia lyncea, dare parte a V. S. della dolorosa perdita che habbiamo fatta nella morte del Sig.r Gio. Battista della Porta, seguita su 'l principio di questo mese; et altra consolatione non habbiamo che questa, che possiamo assicurarci che sia andato a miglior vita, essendo morto santissimamente: et ne ha havuto anco un honor funerale tale, quale le rare sue vert meritavono. V. S. di quello ne dar anco parte all'altri Sig.ri compagni in Firenza, alli quali far anco riverenza in nome mio, rallegrandosi da parte mia con il Sig.r Pandolfini, che novamente fu ricevuto nel nomero nostro. A noi resta che preghiamo Iddio per l'anima del nostro confratello, et ci ingegniamo di procurare molti simili soggetti per l'Academia nostra, et imitiamo V. S. et detto Gio. B. b. m. nella compositione di tante eccellenti opere.
Altro non mi occorre a dirle. Il Sig.r Prencipe nostro si ritira con l'Eccll.ma Sig.ra sua consorte et tutta la famiglia a Roma, et vi sar postimane sera. Et per fine baccio le mani a V. S., pregandole da Dio ogni vero bene.

Di Roma, alli 28 di Febr. 1615.
Di V. S. molt'Ill.re et Eccl.ma
[vedi figura 1086.gif]


Fuori: Al molto Ill.re et Eccll.mo Sig.r et Padron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galileo, Matthematico Celeberrimo et Lynceo.
Fiorenza.



1087..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
[Anversa], 2 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 15. - Autografa.

Molto Ill.re S.r, mio S.r, P.ron Oss.mo, S.r Galileo Galilei,

Poich io ottenni per mezo de 'l S.r Priore Bontempi(314) la gratia di V. S., et per mezo di V. S. la gratia di sua Altezza Serennissima de intitolar la mia Astrologia(315) a suo Serennissimo nome, io intitulai il mio libro, lo mandai per la posta, et, come me disse il S.r Priore Bontempi, hebbe Sua Altezza Serennissima il mio libro. Dopoi sono venuto, per mezo de 'l S.r Gioseppe Camorrini mio patrone, a domandar mercede a Sua Altezza Serennissima, ci  qualche elemosina per la spesa che ho fatto a la stampa, la quale, come si vede ne 'l libro,  ducento scudi, et per la faticha di dieci anni, come si vede ne l'istessa opera: la elemosina serria di trecento scudi, perch ducento ne ho speso a la stampa, et cento per la fatica di dieci anni in detto libro. S.r Galileo, mio S.r, se V. S. mi ottene questa elemosina da Sua Altezza Serennissima, io restar obligato a V. S. e riconoscer da V. S. questa gratia, et si venerr l'occasione, io la reservirr a V. S., perch trovandomi pover gentil'huomo fuore de mia casa, riconoscerei V. S. per mio benefattore. Sempre li ricordo quelle parole che dice Idio: Quaecunque minimis ex meis feceritis, et mihi feceritis: e li sono servitore obligatissimo, affetionatissimo.

Hoggi, 2 di Marzo 1615.
Di V. S. molto Ill.re
Se.re Aff.mo Obl.mo
Ottavio Pisani.

Fuori: Al molto Ill.re S.r, mio S.r et P.ron Oss.mo,
Il S.r Galileo Galilei, che Dio guarde.
Fiorenza.



1088..

OTTAVIO PISANI a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Marzo 1615.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 51. - Autografa.

Serennissimo Signore,

Ottavio Pisani supplicando espone qualmente ha ottenuta gratia de intitulare al suo Serennissimo nome la sua Astrologia per mezo del S.r Galileo Galilei; et havendo gi il supplicante intitulato suo libro a Vostra Altezza Serennissima, supplica che li faccia qualche charit per la spesa di ducento scudi ne la stampa et per la fatica di molti anni in detta opera di Astrologia. Et Idio remunerar Vostra Alteza Serennissima, come ha promesso Idio a chi fa charit: Quaecunque minimis ex meis feceritis, et mihi feceritis.



1089.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 7 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 243-244. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Mi son trasferito in Roma, ove continuo ancora con travaglio per l'indisposition della S.ra mia consorte di tanti mesi gi; sto ben con speranza, per l'asserzion de'medici e sopravenenza della miglior stagione, che presto sia per esser guarita. Intanto mi trovo due carissime di V. S., non quieto punto della sua sanit, che vorrei sentirne buone nove, e che lei trasandasse ogni cosa e solo a quella attendesse, che poi haver tempo di sodisfarsi nel compimento delle sue heroiche imprese e mortificatione de'suoi invidi e rabidi contrari, quali hora a questo solo fatigano, di nocerli nella sanit con apportarli occasione di disgusto e fatiga. Di gratia, li lasci gracchiare, ch poi ci sar tempo; e mi faccia saper nova di s, che ne sto ansiosissimo, n s'affatighi lei, ma facciami scrivere.
Scusi li miei moti et travagliose occupationi anco con il S.r Pandolfini, alla cui cortesissima risponder subito che possa respirare. Intanto ho inviate le altre a'S.ri compagni(316), notando la sua molta cortesia.
Mando a V. S., per il procaccio partito questa mattina, un invoglio in carta, nel quale sono le stanze(317) et un libro uscito in luce hora a punto, cio una lettera d'un Padre Carmelitano, che difende l'opinion di Copernico salvando tutti i luoghi della Scrittura(318); opra certo che non poteva venir fuori in miglior tempo, se per l'accrescer rabbia alli avversari non sia per nocere, il che non credo. Lo scrittore reputa per Copernicei tutti i S.ri compagni, ancorch ci non sia, professandosi solo communemente libert di filosofare in naturalibus. Hora predica in Roma. Io trattar con Mons.r Dini e con questo e con il P. Torquato de Cuppis, Gesuita, nobile Romano, che  del'istesso senso, e con altri; et ho pensato a buoni motivi, e credo non si correr a furia, e saremo a tempo, et io far il possibile: e V. S. mi creda che, in questa et in ogni altra occasione, mi  a core il servirla ferventemente, come devo. Sar molto a proposito e mia sodisfattione particolare, ch'io habbia la lettera che V. S. mi avisa haver scritta in proposito(319), e la sto aspettando con desiderio, e se altra scrittura le par a proposito. Con che bacio a V. S. le mani, salutandola di tutto core. N. S. Dio la contenti.

Di Roma, li 7 di Marzo 1615.
Di V. S. molt'Ill.re


Il nostro Cancelliero(320) gi le haver dato conto della perdita ch'habbiamo fatta del nostro S.r Porta. Pass a miglior vita santissimamente il mese passato. N'habbiamo persi tre buoni(321): bisogna pensiamo a rimetterne simili.


Aff.mo per ser.la sempre
F. C. L. P.



1090.

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 205-206. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Questi giorni di carnovale, e le molte rappresentationi e altre feste che si sono fatte m'impedirono il trovar le persone che bisognava; per, in quel cambio, feci fare molte copie della lettera di V. S. al P. Matematico(322), e l'ho poi data al P. Grembergero, con una lettura di quella che V. S. scrive a me(323): e cos ho poi fatto con molt'altri e con l'Ill.mo Bellarmino, col quale parlai a lungo delle cose che V. S. scrive; delle quali mi assicur non ne haver mai pi sentito parlare in conto nessuno, da che ella ne tratt seco a bocca. E quanto al Copernico, dice S. S. Ill.ma non poter credere che si sia per proibire, ma il peggio che possa accaderli, quanto a lui, crede che potessi essere il mettervi qualche postilla, che la sua dottrina fusse introdotta per salvar l'apparenze, o simil cose, alla guisa di quelli che hanno introdotto gli epicicli e poi non gli credono; e con simil cautela potrebbe parlar V. S. in ogni occorrenza di queste cose, le quali se si fermano secondo la nuova constitutione, non pare per adesso che habbino maggior nimico nella Scrittura che Exultavit ut gigas ad currendam viam(324) con quel che segue, dove tutti gli espositori sino hora l'hanno inteso con attribuire il moto al sole: e se bene io replicai che anche questo si potrebbe dichiarare col nostro solito modo d'intendere, mi fu risposto non esser cosa da correrla, s come non  per corrersi a furia n anche a dannare qualsivoglia di queste opinioni. E se V. S. har messo insieme in questa sua scrittura quelle interpretationi che vengono ad causam, saranno vedute da S. S. Ill.ma volentieri: e perch so che V. S. si ricorder di rimettersi alle determinationi di S. Chiesa, come ha fatto a me et ad altri, non li potr se non giovare assai. E havendomi detto il S.r Cardinale che harebbe chiamato a s il P. Grembergero per discorrer di queste materie, stamattina son ritornato da questo Padre per sentire se ci era novit alcuna; e non trovo altro di sustanza, oltre al detto, se non che harebbe hauto gusto che V. S. havesse prima fatto le sue dimostrationi, e poi entrato a parlare della Scrittura. Io li risposi, che se V. S. havesse fatto in questa maniera, harei creduto che ella si fusse portata male a far prima i fatti suoi e poi pensare alla Scrittura Sacra; e quanto agli argumenti che si fanno per la parte di V. S., dubita detto Padre non siano pi plausibili che veri, poi che li fa paura qualch'altro luogo delle Sacre Carte.
Stamattina ho mandato una di dette copie al S.r Luca Valeri, col quale ancora non mi sono abboccato. Sono bene andato a trovare il S.r Card.le Del Monte(325) per informarlo; ma per havervi trovato gente che non mi piaceva, ho discorso seco d'ogn'altra cosa: ma vi torner, perch  molto affezzionato a V. S., e sar ancora col S.r Card.le Barberino, per lasciarli una di quelle copie, che di gi sta aspettando, essendo in parte da me stato avvisato cos alla sfuggita. Ma a quest'hora forse sar stato del tutto informato dal S.r Ciampoli, che a tal fine da me era stato ragguagliato(326). E cos andr facendo simili ofizi dove vedr poter giovare alla causa, della quale li parlo, come vede, confusamente, perch per ancora ogniuno sta all'erta in negotio di tanta portata: ma i matematici non la sentono tanto dubbiosa come i professori d'altre scienze. Che  quanto per hora posso dirle: e senza pi le bacio le mani, pregandole dal Signore Iddio quanto desidera.

Di Roma, li 7 di Marzo 1615.
Di V. S. molt'Ill.e
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1091..

LELIO MARZARI a GIO. GARSIA MILLINI [in Roma].
Pisa, 7 marzo 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 306 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 5).



1092..

FRANCESCO BONCIANI a GIO. GARSIA MILLINI [in Roma].
Pisa, 8 marzo 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 306 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 5).



1093.

GALILEO ad ANDREA CIOLI in Firenze.
Firenze, 10 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 50. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Sono circa 16 mesi che questo Ottavio Pisani mi scrisse d'Anversa(327) che harebbe voluto dedicar al S. G. D. nostro Signore un suo libro attenente ad alcune operazioni astronomiche, desiderando di dedicarlo pi a S. A. che ad altro Principe, perch in esso trattava de'nuovi Pianeti Medicei; e per mi pregava che io vedessi d'havere il placet da S. A. Cos feci, e l'hebbi. Di l a 6 mesi incirca venne l'opera stampata, et inviata a S. A. insieme con una lettera(328), et l'una e l'altro presentai al G. D.: e perch il libro haveva patito assai per il viaggio, mediante le piogge, et  in fogli grandissimi, mi fu comandato da S. A. che io lo facessi raccomodare; per di suo ordine lo detti a quel legatore Romano che serve al Palazzo, acci lo sciogliesse, asciugasse e diligentemente lo rilegasse, e cos fece: e perch io allora ero molto indisposto, gli dissi che lui medesimo lo riconsegnasse al G. D., e cos mi par ricordarmi che lui mi dicesse d'haver fatto. Per il libro sar appresso S. A.
Quanto al giudizio dell'opera, io poco gli posso dire, perch appena hebbi comodit di scorrerla assai superficialmente: so bene che vi sono molti intagli di figure astronomiche in rame, e grandissimi, che di necessit sono state di grande spesa. Se S. A. comander che io lo rivegga, V. S. mi far grazia di farmi mandare il libro, poich ritrovandomi io, oltre all'altre indisposizioni, con una fastidiosissima infreddatura, non posso uscir di camera, e appena di letto. Con che gli bacio le mani, e me gli ricordo servitore devotissimo.

Di casa, li X di Marzo 1614(329).
Di V. S. molto I.
Ser.re Obl.mo
Galileo G.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re e mio Pad.ne Col.mo
Il S. Andrea Cioli, Seg.rio di S. A. S.
Ne'Pitti.



1094.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 207. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Gionto che fui in Pisa, andai a far riverenza a Monsig.r Ill.mo Arcivescovo(330), dal quale fui benignissimamente riceuto; poi, introdotto in camera, fatto sedere, fui di primo interrogato del stato di V. S. Ecc.ma; e a pena finita la risposta, S. S.ria Ill.ma cominci caritativamente a essortarmi che io lasciassi certe opinioni stravaganti, et in particolare del moto della terra, soggiongendomi che questo sarebbe stato il mio bene, e non lo facendo la mia rovina, perch queste opinioni, oltre l'essere scioccherie, erano pericolose, scandalose e temerarie, essendo di diretto contro la Sacra Scrittura. Io non potetti far altro, vinto da tanta benignit, che rispondere che la mia volont era prontissima a'cenni di S. S.ria Ill.ma, e che mi restava solo accomodarmi l'intelletto con le ragioni, il che io poteva sperare dal profondo sapere e saldo discorso di S. S. Ill.ma; e cos con una ragione sola, tralasciandone molte, quasi mi tir dalla sua, la somma della quale fu questa, che essendo ogni creatura stata fatta in servitio dell'huomo, per necessaria conseguenza restava in chiaro che la terra non si puoteva muovere come le stelle: e se qui io havessi hauto sentimento tanto capace di potere apprendere questa dependenza, forsi mi sarei mutato d'opinione; onde fu necessario a Monsignore replicare che queste opinioni erano scioccherie e mere pazzie, e che questa era stata la rovina di V. S., e che egli gli ne aveva dato salutifero aviso, e che l'haveva convinta: anzi disse di pi (riscaldandosi veramente d'affetto), che era pronto a far conoscere e a V. S. e a S. A. S.ma e a tutto il mondo, che queste sono tutte frascherie e che meritano essere dannate. Poi mi preg che di gratia li facessi vedere quella lettera(331) che V. S. mi scrisse; e dicendogli io che non ne havevo copia, mi preg a farne instantia a V. S., come fo con questa, pregandola ancora a dar l'ultima mano alla scrittura(332), la quale copiaremo qua subito se V. S. comandar cos, e forsi questo Illustrissimo potria quietarsi. Io dico forsi, non che ve l'accerti(333).
Monsig.r Sommaia li bacia le mani, et io me li ricordo servitore al solito. Gli cantucci saranno sabato o domenica in Firenze.

Pisa, il 12 di Marzo 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Ho poi inteso con mio grandissimo gusto che le ciancie di Roma non sono tanto grandi quanto si diceva. E a me pare che il romore fatto in Roma non sia Romano, ma che sia stato forestieri: voglio dire che  stato fatto da questi signori che l'hanno fatto ancora in Firenze.
Il Sig.r Giorgio(334) li bacia le mani.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1095.

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 143. - Autografa.

Molt'Ill.e S.r mio Oss.mo

Scrissi a V. S. la settimana passata(335), e di casa mia doverr haver ricevuto la lettera; e io questo giorno mi trovo l'altra sua de'9 stante(336), e non ho potuto abboccarmi col S.r Ciampoli. Ho ben di poi trattato con l'Ill.mo Barberino, il quale mi disse l'istesse cose che si ricordava haver detto a V. S., cio del parlar cauto e come professore di matematica, e m'assicur che non n'haveva sentito parlar mai di questi interessi di V. S.; e pure o nella sua Congregatione o in quella di Bellarmino capitano i primi discorsi di s fatte cose; onde andava dubitando che qualche poco amorevole le andasse accrescendo: ma non per questo  da non ci pensar pi. Al S.r Car.le Del Monte(337) non ho di poi parlato, ma seguir forse domattina; e stante le cose sopradette andr pi temperato a discorrerne, parendomi che non sia cos necessario come pareva nel primo ingresso di questa causa, della quale piaccia a Dio che V. S. ne riceva ogni contento e il mondo ogni utile. Come per fine gli prego quanto desidera, e li bacio le mani.

Di Roma, li 14 di Marzo 1615(338).

Di V. S. molto Ill.e, la quale desidero che col nuovo anno e migliore stagione si liberi dal suo male; ma quando non segua, lasci gli studi nocivi, perch l'assicuro che il mondo  arcicontento di lei;


S.r Galileo.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1096.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 15 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 245-246. - Autografe le lin. 87-88 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Cos valesse molto la gratia mia, come V. S. Ecc.ma ne  padrona senza altro istrumento di donatione inter vivos; o, per meglio dire, cos potesse ella trarne per cento anni continui quella vera letitia che mi significano le sue lettere, come io mi contentarei fargliene sollenissima hipoteca, dandole piena auttorit di appropriarsela tutta, torchiarla et distilarla et cavarne la quinta essenza, quando questa potesse, come ella mi scrive, aggiongere gli anni et secoli alla sua vita, apportarle et conservarle perpetuo contento et godimento.
Mi duole in estremo delle sue molestie di mente et di corpo; et pi che quelle(339) dell'animo mi travagliano le corporee, poich in queste trovo il rimedio pi difficile et recondito s come nelle altre parmi che, adoprandosi la prudenza et valendosi della fondata et vera filosofia, dalla volont nostra sola dipende la salute, non essendo alcun dubbio che quando l'huomo facia un cuore generoso et si spogli di certe upinioni inventate dall'humana legerezza, pu tolerare molto facilmente ogni sinistro incontro, pur che di questo non partecipi la massa corporea, la quale non pu con le speculationi ricevere il caldo, il freddo, gli alimenti, i gusti et le altre cose necessarie per sostentamento della vita et per gusto et solevamento de'sensi. Continui perci V. S. Ecc.ma la lettura del Berni et di Ruzante, et lasci per hora da una parte Aristotile et Archimede; speculi in letto, dove la mente participi della commodit del corpo; contempli cose di gusto, et attendi alla sanit, non con medicine, non con dieta, ma con la quiete et con una prudente sobriet; fugga quei cibi che per esperienza ha conosciuto apportarle nocumento, et scielga i pi giovevoli et gustosi al suo senso, serbando in ogni pasto un poco di apetito per maggior gusto del sussequente: n dubiti con questa regola di non superare ogni indispositione, poich, per gratia di Dio, le mancano molti anni alla vecchiaia.
Io, per divina clemenza, col mezo di questa medesima osservatione sto bene, pi sano et pi gagliardo assai che non ero gi due anni; et nel resto, quanto all'animo, vivo allegramente, lontano in tutto da ogni travaglio: niuno accidente mi par nuovo o inaspetato; sono tutti i miei desiderii limitatissimi et moderatissimi; ricevo allegramente ogni bene che mi succede, et, per renderlo gustoso maggiormente, reputo che non mi si convenisse o non fosse cosa mia, onde non come rendita ordinaria et dovuta, ma come donativo, anzi impresto, della fortuna, lo ricevo con tanta maggior letitia, et per la stessa ragione facilmente mi accomodo a disposessarmene, se il caso lo ricercasse. Havrei ancor io, quando non mi valessi della vera filosofia, buona occasione di cruciarmi per l'ambitione, quinto elemento(340) della nostra nobilt; non gi perch comparando gli honori, i titoli et la riputatione mia con l'universale di quelli della mia et non fossi de gli avantaggiati et primi tra questi, ma per cagione pi tosto che, essendo piovute le gratie de gli honori nella nostra casa tanto piene et estraordinarie, non havendo io di queste participato cos largamente come hanno fatto l'avo, il padre et tutti miei fratelli, potrebbe parere, anzi so certo che pare a molti, che qualche mio diffetto ne sia stato cagione: ma tenendo io piena cognitione della radice di questa differenza, n mi dolgo, n per questo scemo punto i miei contenti, poich sicome reputerei scioca ingratitudine il dolermi delle fortune della mia casa, cos reputo pazzo chi pone la sua felicit nel concetto sregolato et scioco del volgo; et tratanto, libero da infinite gravezze et fastidiose occupationi che seco portano gli honori della nostra patria, godo la libert, et dispenso il mio tempo conforme al gusto et bisogno mio; et se non participo di certa estraordinaria veneratione, poco anzi nulla conforme al genio mio, vivo essente dalla invidia et dalle detrationi.
Discorro seco queste cose della persona mia, acci ella, che  savia et prudentissima, vedendo il fonte dal quale provengono i miei gusti, dal medesimo, che  abbondantissimo, con le machine della sua prudenza facia scaturire anco per lei un nuovo rivo di felicit, dandomi, per mia consolatione maggiore, spesso nuova delle inondationi che seguiranno. Et tanto basti hora in questo proposito.
All'istrumento per misurar li temperamenti(341) io sono andato giornalmente aggiongiendo et mutando, in modo che quando havessi a bocca et di presenza a trattare con lei, potrei, principiando ab ovo, facilmente racontarle tutta l'historia delle mie inventioni(342), o, per meglio dire, miglioramenti. Ma perch, come ella mi scrisse et io certamente credo, V. S. Ecc.ma  stata il primo auttore et inventore, perci credo che gli istrumenti fatti da lei et dal suo esquisitissimo artefice avanzino di gran lunga i miei; onde la prego con prima occasione scrivermi qual sorte di opere fin hora ella habbia fatto fare, che io le scriver quel di pi o di meno che fin hora s' operato di qua; et toccando in ogni nostra lettera alcuna cosa in questo proposito, io le scriver alcune mie imperfette speculationi, le quali da perfetissimo suo giuditio et intiligenza saranno senza studio, et ancora con gusto, perfettionate. Quello che si fa inventore di questi stromenti(343),  poco atto, per non dir in tutto innetto, per instruirmi conforme al bisogno et desiderio mio, s come io vanamente mi sono affaticato a dargli ad intendere la cagione de gl'effetti che si vedono in alcuni de'miei istrumenti (dir cos) compositi et moltiplicati.
Qui non si trova il libro di Apelle(344), n questa ultima fiera sono stati librari Venetiani in Francfort. Se V. S. Ecc.ma mi dar maggior lume, procurer di servirla.
Vetri lunghi della bont che ella desidera, non si sono fatti certamente fuor che due, come intendo, esquisitissimi, che ha havuti l'Ill.mo S.r Vicenzo Gussoni, che fu ambasciator in Savoia, et li fece lavorare di un suo vetro che cav di uno specchio rotto, del quale ne ha fatto fare ancora molti altri esquisitissimi pi corti; n  possibile cavarglieli dalle mani. Egli professa che superino di gran lunga la bont del mio; tuttavia Maestro Antonio, che li lavor, mi dice non esservi differenza.
 ritornato da Verona l'Ill.mo S.r Agustin da Mula, al quale sono stati rubati tutti i suoi; credo che ne far lavorare con estraordinaria diligenza. Io non mancher valermi dell'occasione per mandarne uno almeno cost, poich la forma  mia. Et per fine le prego dal Signor Dio ogni prosperit et contento.

In Venetia, a 15 Marzo 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1097.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 18 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 247. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Scrissi per l'ordinario passato(345) a V. S. Ecc.ma, dandoli conto del cortese avviso fattomi dall'Ill.mo Sig.r Arcivescovo, et insieme la pregai a nome suo che mi mandasse la lettera(346) inviatami sin l'anno passato sopra il portar la Sacra Scrittura in quistioni naturali, e particolarmente intorno al passo di Giosu. Di novo la suplico del medesimo favore, poich di novo S. S.ria Ill.ma me n'ha fatto instanza; e ieri in particolare fui con lui per citt in carrozza, e trattandomi di questa materia, mi disse che il Padre Gori, predicator qua nel Duomo, biasima et ha biasimato il brutto termine usato dal Padre Caccini(347). Mons.r Sommaia mi fa instanza della scrittura; mostra portarmi singolarissimo affetto et alle cose mie, e desidera ancora di veder la lettera et insieme quest'altra scrittura che V. S. ha per le mani(348).
Questa notte passata, alle otto ore in circa, ho osservato Giove, n mi son curato di notar molto diligentemente l'hora, perch non vi era cosa notabile: solo dico questo, che havendo alle 6 hore in circa osservato, l'haveva visto solo con tre stelle occidentali(349), in questa positura:
[vedi figura 1097.gif]
poi, osservatolo alle otto, viddi la quarta assai lontana da [vedi figura giove.gif] , che forsi potrebbe esser stata nell'ecclisse. Alla seconda osservatione vi furno presenti il S.r Giorgio(350), qual bacia le mani a V. S., il S.r Miglior Guadagni et il paggio Tornabuoni. E non occorrendomi altro, me li ricordo al solito servitore.

Pisa, il 18 di Marzo 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A.
Firenze.



1098..

ALESSANDRO D'ESTE a GALILEO in Firenze.
Modena, 18 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 112. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.ore

Ho ricevuto l'opere di V. S.(351), che con tanta amorevolezza s' compiaciuta mandarmi, e pu credere che mi siano accette al pari della stima ch'io faccio del valor suo. Tali riusciranno ancora l'altre che m'offerisce(352), e di tutte le conserver obligo con una dispostissima volunt di mostrarglielo in tutte l'occorrenze di suo piacere. Et a V. S. auguro per fine molta contentezza.

Di Mod.a, li 18 Marzo 1615.

S.r Galileo Galilei.
Al piacer di V. S.
Il Card.le d'Este.

Fuori: All'Ill.re Sig.ore
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1099.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 211-212. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.mo

Torno a confermarle quanto le scrissi pochi giorni fa(353). Quei gran rumori credo che habbiano fatto strepito nell'orecchie di quattro o cinque e non pi. Per diligenza che si sia fatta da Mons.r Dini e da me, di scoprire se ci era moto considerabile, non si trova assolutamente nulla, e non si sa che ne sia stato parlato; s che io mi vado immaginando che i primi autori di questa voce si siano dati a credere d'essere una gran parte di Roma, havendo publicato per cosa notoria quel che non si trova chi ne habbia parlato: s che quanto a questa particolarit V. S. cominci pure a quietarsi, ch a lei non mancano amici affettuosi e che pi che mai sono ammiratori dell'eminenza de'suoi meriti.
Sono stato questa mattina con Mons.r Dini dal S.r Card.l Dal Monte, il quale la stima singolarmente e le mostra affetto strasordinario. S. S.ria Ill.ma diceva d'haverne tenuto lungo ragionamento col S.r Card.1 Bellarmino: e ci concludeva che quando ella tratter del sistema Copernicano e delle sue dimostrationi senza entrare nelle Scritture, la interpretatione delle quali vogliono che sia riservata a i professori di theologia approvati con publica autorit, non ci dover essere contrariet veruna; ma che altrimenti difficilmente si ametterebbero dichiarationi di Scrittura, bench ingegnose, quando dissentissero tanto dalla comune openione de i Padri della Chiesa. Insomma, per non le replicar lo stesso, si discorsero ragioni assai simili a quelle che nell'altra mia lettera io le toccai da parte dell'Ill.mo S.r Card.1 Barberino. Non ho fin qui parlato con alcuno che non giudichi grande impertinenza il volere che i predicatori entrino su pe'pulpiti a trattare, fra le donne e 'l popolo, dove  s poco numero d'intelligenti, materie di cattedra e tanto elevate.
Intendo esser uscito ultimamente un libretto, stampato in Napoli, che tratta non esser contraria alle Scritture Sacre et alla religion cattolica l'openione del moto della terra e della stabilit del sole(354).  ben vero che per entrar, come le ho detto, nelle Scritture, il libro corre gran risico nella prima Congregatione del Santo Offitio, che sar di qui a un mese, d'esser sospeso. Far il possibile per trovarne uno e mandarglielo, avanti che segua altro. Se ci sar niente di nuovo, ne far subito avvisato V. S.
Ricevei la sua lettera hiersera, et hoggi la giornata  stata tutta impiegata col S.r Card.1 Dal Monte, con Mons.r Dini e col P. F. Luigi Marrani per questo servitio: per non ho potuto andare ancora a far reverenza al S.r Principe Cesis, come far quanto prima. V. S. mi conservi la sua benevolenza, e credami in verit che io ambisco come titolo di molta gloria l'essere amato da lei; alla quale humilissimamente inchinandomi, prego da Dio vera tranquillit d'animo e felicit.

Di Roma, il d 21 di Marzo 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo. Firenze
Devot.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.



1100.

GALILEO a PIERO DINI in Roma.
Firenze, 23 marzo 1615.

Cfr. Vol. V, pag. 297-805 [Edizione Nazionale].



1101...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 25 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 213. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Son sforzato a ripregar V. S. di questa benedetta scrittura(355), perch cos ho in mandatis da Mons.r Ill.mo Arcivescovo: e mi sar carissima la lettera del Padre Carmelitano(356), della quale quando diedi nova a Mons.re Ill.mo, parve che restasse tutto d'un pezzo, e massime che il Padre Gori, predicatore qua in Duomo, come nell'altra li scrissi(357), biasima alla libera il Padre Caccini della dichiaratione che fece in S. Maria Novella(358); di modo che sentendosi uscir sopra quest'altra lettera, non credo che sappia pi che si dire. Hoggi son stato a visitare il detto Padre Gori, quale m' riuscito in privato persona di molto garbo, s come in publico riesce con sodisfazione universale e con frutto singolare; e veramente si pu dir di lui che predica la parola di Dio. Io non lascio le sue prediche n le lascier, perch vi sento spirituale utile e diletto. Per questa prima volta non son entrato con S. P.t a trattare del Padre Caccini, ma con la prima occasione voglio sentire da lui proprio la sua sentenza, e ne spero bene, perch si mostra affezionatissimo alli miei signori e padroni S.r Giacopo Soldani e S.r Giacopo Giraldi et altri del buon taglio.
Monsig.r Sommaia li bacia le mani, et ha sentito con me dispiacere della sua indisposizione, e m'ha imposto che li dia particolar nova del stato di V. S.: per non la vorrei incommodar del scrivere. Il Sig.r Giorgio(359) ancora li bacia le mani, et  entrato in un ardente desiderio di conoscerla di presenza. Io li faccio riverenza, ricordandomeli servitore obligatissimo.

Pisa, il 25 di Marzo 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Non fo altra scusa del non mandargli osservazioni, poich le nugole la fanno per me: forsi questa sera, se si mantiene il tempo, osserver.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A.
Firenze.



1102..

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 27 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 215. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Non scrissi a V. S. della passata, perch ritrovandosi meco il Sig.r Ciampoli dall'Ill.mo Del Monte, a lui, come a miglior dicitore, ne lasciai la cura, sforzato ancora da qualche negotio che mi soprafaceva; e gi V. S. ne deve essere informata dalla ricevuta delle sue lettere(360): e non havendo cosa da vantaggio, gli accuso questa sua ultima(361), con la quale far scoperta dell'animo, e capitale del consiglio, dell'Ill.mo Bellarmino, al quale son per mostrarla, con promessa per che non ne pigli copia se prima non mi har favorito di risposta del senso che ha S. S. Ill.ma intorno a queste cose, perch non vorrei che, in caso che non piacesse che lei interpretasse, altri poi se ne facesse honore in questa o altra occasione. Et io non mancher in ogni tempo, con tutti quei personaggi che andr a servire, di tener ricordato il merito e la bont di V. S., alla quale non mando il trattato del P. Carmelitano perch intendo esserli stato mandato(362); e l'autore  qua predicante, e s'offerisce con prontezza a disputarne con chi bisogni. Far vedere la sua lettera al S.r Principe Cesis, perch non credo di far male; e secondo che io vedr, cos far, essendomi non meno a cuore l'honore et esaltatione di V. S. che l'interesse mio proprio. E senza pi baciandoli le mani, la prego a risalutarmi quei Signori(363) che si trovorno al serrar delle sue lettere, con pregare a lei da Dio quanto desidera.

Di Roma, li 27 di Marzo 1615.
Di V. S. molt'Ill.e
S.r Galileo Galilei.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1103.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 marzo 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 217.- Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.mo

Andai a far reverenza all'Ecc.mo S.r Principe Cesi; stetti con S. Ecc.za pi hore; hebbi un gusto da muovere invidia a chiunque sente diletto di eminente virt, nobilt e cortesia. Non si pu parlare con maggior veneratione et affetto di quel ch'ei faccia di V. S. Ecc.ma. Mi disse, haverle mandato il libro del P. Foscarino(364), et io l'ho letto con molta soddisfattione, e fui subito a visitare il Padre, molto affettuoso ammiratore del merito di lei. Ha trovato di pi autorit di Padri, e mi disse voler perfettionare il libretto, e ristamparlo, e difenderlo da qualunque scrupoloso oppositore.
Hiermattina con Mons.r Dini lessi la sua modestissima et ingegnosissima lettera sopra il passo del Salmo Coeli enarrant(365). Quanto a me, non so conoscere che possano opporvi. Siamo affatto chiari che della opinione non si  trattato qua tra pi che quattro o cinque non molto affettionati suoi; e niuno di loro ha parlato col Maestro di Sacro Palazzo, ma con un Padre, amico di detto Maestro, il che mi fu confermato dal Gratia(366) istesso: per  forse bene non ne trattare molto; che cos pareva al S.r Principe Cesi, per non parere d'incolparsi col voler tentare le difese ove non  chi muova guerra.
Desidererei intendere il miglioramento della sua sanit, quanto al restante essendo certo che l'eminenza del suo merito sia per trionfare d'ogni invidiosa detrattione. E facendole con la debita humilt affettuosissima reverenza, prego Dio per ogni sua contentezza maggiore.

Di Roma, 28 di Marzo 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo. Firenze.
Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
Gio. Ciampoli.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1104..

FRANCESCO BONCIANI a GIO. GARSIA MILLINI [in Roma].
Pisa, 28 marzo 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 311 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 8).



1105..

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 aprile 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 30. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Non  stato possibile che io mi sia abboccato ancora con l'Ill.mo Bellarmino con agio proportionato al bisogno di V. S., ma ho differito a farlo di questa settimana. Intanto al S.r Principe Cesi ho fatto vedere, con molto suo gusto, la lettera che ella ultimamente mi scrisse(367); e per assicurarla della ricevuta di essa, e non altro, gli rispondo cos brevemente com'ella(368) vede. E gli bacio affettuosamente le mani, con pregargli felicit.

Di Roma, li 3 d'Aprile 1615.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Ser.re Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1106.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 9 aprile 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 219. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Mando il libro(369) e la lettera di V. S.(370)
Quanto alla lettera,  stata vista, senza uscirmi per di mano, da diversi nostri ordinis, a'quali  piacciuta in colmo. La lessi a Monsig.r Ill.mo, essendovi presenti diversi Sig.ri canonici. Da S. S.ria Ill.ma fu lodata con maest e decoro; dico, con poche parole e asciutte: da quelli altri Signori fu approvata la maniera del dire, il bel modo di trattare, la sottigliezza della interpretatione, e sopra ogni cosa la modestia e riverenza con che V. S. tratta della Sacra Scrittura. Io credo che Mons.re Arcivescovo, dall'haver visto che finalmente il frate teologo ha stampato, e con solennit grande di Crocifissi e di Santi(371), in difesa di questa opinione, sia restato attonito pi per questo che per le ragioni, come quello che forsi non si credeva che ci potesse essere. Basta: S. S.ria Ill.ma non dice pi che siano scioccherie, ma hora comincia a dire che Copernico fu veramente un grand'huomo e un grand'ingegno.
Quanto poi alla Lettera del frate Carmelitano, io l'ho letta con mio grandissimo gusto, e mi  parso bello il modo che tiene di considerare questa materia, evacuando, si pu dire, tutta questa questione; ma haverei voluto che fosse pi informato delle cose di V. S. Ecc.ma, perch quella Venere tricorporea e quel Giove quadricorporeo non l'intendo. Vero  che questo non importa alla principal causa che si tratta: tuttavia  un intricar le cose belle. In oltre parmi che resti ancora grandissimo campo per le considerationi di V. S., molto pi elevate e pi vere e pi, in conseguenza, conformi alla Sacra Lettera. Sopra gli altri passi che mi sono piacciuti nella Lettera del Frate, mi par bello quello che comincia a fac. 12, verso 18; e honorato, ma dovuto, quello a fac. 13, ver. 25; vivo, quello a fac. 20, versi 3, e tutta la faccia 20 e 21; degno di gran consideratione, dal verso 24 della fac. 30 per tutta la trentunesima, 32, 33 e trentaquattresima. Nella trentacinque e trentasei vi  di peso la mia risposta data l'anno passato a Mad.a Ser.ma(372) In somma tutta  bella, ma la chiusa  bellissima: Quam magnificata sunt opera tua, Domine: nimis profundae(373) factae sunt cogitationes tuae: VIR INSIPIENS non cognoscet et STULTUS non intelliget haec. E questo, quanto alle lettere.
Quanto al Sig.r Giorgio(374), V. S. non ha occasione di sentir dispiacere di me, perch non ho fatto attione se non con consiglio di Mons.r Rev.mo Sommaia, quale dar sempre buon conto di me e delle mie operationi, come di quelle che son state indrizzate solo in servitio di S. A.: anzi credo che Monsignor voglia scrivere a V. S. lettera tale, che la potr esser mostrata et a S. A. (dove non credo n anche che bisogni) et a altri che fossero mal informati de'fatti miei; non dico, a'maligni, co'quali non si trova rimedio. In somma V. S. resti consolata, perch, a dirgliela, Monsig.r Rev.mo mi tiene che io sia stato mezzo efficace a quietare i romori et a rendere questi signori obedienti a'suoi comandi. Con che li bacio le mani e me li ricordo, al mio solito, servitore obligatissimo.

Pisa, il 9 d'Aprile 1615.
Di V. S. molto Ill.re e Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.



1107..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 11 aprile 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 190. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'assicurarmi che la cortesia di V. S. e l'amor che mi porta fa la mia scusa, mi lascia tacere, oppresso dalli continui travagli e cure che m'arrecano le gravi infirmit della Principessa mia consorte e Duchessa mia madre, alle quali assisto et insisto di continuo. Piaccia al Signor Dio concedermi in esse la desiderata sanit.
Non lascio in questo tempo di far quanto posso, servendo V. S. conforme al mio debito; e mi par le cose passino assai bene, e si potr tuttavia oprar qualche cosa a proposito, come poi le scriver. Il Padre(375) le bacia le mani, e credo le scriver. Intanto io, rallegrato assai della nova che V. S. mi d di miglioramento nella sua sanit, le bacio affettuosamente le mani. N. S. Dio ci doni contentezza.

Di R.a, li 11 di Aprile 1615.
Di V. S. molt'Ill.re


Bacio le mani alli S.ri Ridolfi e Pandolfini.


Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1108.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 11 aprile 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 251-253. - Autografe le lin. 96-102 [Edizione Nazionale]. Alla lettera facciamo seguire un appunto, ad essa attinente, che si legge, di mano di GALILEO, sul tergo dell'ultimo foglio della missiva del SAGREDO.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ho ricevuto le lettere di V. S. Ecc.ma de'quattro stante col solito mio gusto et consolatione; e se ben sono state per la maggior parte di aliena mano, che mi d sospetto che ella non si trovi in perfetta sanit, nondimeno le sei over otto righe ultime di sua mano mi han fatto credere che almeno ella sia a buon termine della recuperatione della sua, da me desideratissima, sanit: la qual prego il Signore che le conceda quanto prima et per molti anni.
Del suo negotio col S.r Cremonino ne procurer buon essito col mezo del Giudice del Malefficio(376), che  mio confidentissimo; et ne scriver questa sera.
Quanto a gl'istrumenti di vetro per misurare i temperamenti(377), i primi che io feci furono della maniera che V. S. Ecc.ma ha fatto fare i suoi, ma doppo ho multiplicata l'inventione in varii modi, che tutti non posso scrivere nelle presenti, non essendo io tanto otioso quanto sono stato quindici giorni fa, essendo rimasto di Pregadi et havendo havuto carico alli cinque Savii della Mercantia. Ma il partire questo negotio in pi lettere, non portando alcuna fretta, dar occasione di visitarci pi spesso, non intendendo io che l'occupationi mie interrompano i soliti et scambievoli nostri uffitii, che sono di solevamento al nostro animo et non di gravezza, ancorch, consumandoci il tempo, ci prohibissero alcun'altra operatione.
Ho intesa l'oppinione sua circa la cagione dell'operare di essi istrumenti, la quale m' riuscita carissima et molto ingegnosa, et ardirei quasi di dire anco vera, se non fosse che questa non  per s stessa palese al senso, n credo che per le cose palesi al medesimo senso si possi perfetamente provare; ma appaga assai pi la ragione che i discorsi de'Peripatetici: poi che, se col calore esterno l'aere, che si trova nella palla di vetro riscaldata, si dillatta evidentemente in modo che spinge fuori l'acqua,  ben credibile che il calore(378) penetri dentro il vetro, et che ivi penetrato in maggior o minor quantit, richieda pi o manco luoco; il quale non potendo in un istesso tempo capire l'aere et lo spirito tenue et igneo,  constretta l'aere a dar luoco: s come, raffredandosi l'ambiente esterno,  credibile che lo spirito igneo, che soprabonda nella palla, esca fino che si equilibri con l'ambiente; onde, evacuandosi il luoco che lo capiva, convien succedere l'aere, et dopo di esso l'acqua o vino. Ma per  ben cosa chiara che s'habbia ancora a concedere il vacuo: il che io ho fatto vedere con la sottoscritta esperienza.
Alle fornaci di Murano ho fatto fare un vaso di vetro con un palmo di collo; et essendo ben caldo, l'ho fatto rinchiuder, s che tutto l'aere che v'era dentro rinchiuso, pieno di calore, non potesse pi uscire; et doppo, raffredato e per consequenza uscito lo spirito igneo e restatavi dentro l'aere di ugual temperamento(379) all'ambiente, persuasi chi erano presenti che dentro vi fosse pochissima aria, s come al senso era manifesto che non vi fosse lo spirito igneo. Le prove furno due. La prima, che havendovi fatto rinchiuder dentro un sonaglio da sparaviero, questo, mosso, non faceva suono alcuno, se non in quanto percoteva nel vetro et, per conseguenza, faceva un suono esterno; il che fu assai facilmente creduto che non avenisse per altro che per lo mancamento dell'aere nel vaso sudetto, et tanto pi che, essendosi rotto detto vaso, si trov il sonaglio sonoro, secondo l'ordinario. La seconda, perch havendo io posto esso vaso col collo in una mastella di acqua, con un ferro gentilmente appersi la bocca, per la quale salendo entr tant'acqua, che pareva che volesse riempire in tutto il detto vaso, se ben l'impatienza, che fu cagione che si rompesse affatto, non permesse che si vedesse totalmente riempito.
[vedi figura 1108a.gif] Quanto alla differenza o disugualit dell'ascesa dell'acqua o vino, se ben da principio io fecci un'esperienza in tutto simile alla sua dell'applicatione della canella pi grossa, ma per senza vino, regolata da un'altra misura equivalente, tuttavia usai altra maniera, che fu col lasciar attraer nella canella una terminata quantit di liquore, et levato il vasetto di sotto lasciavo ascendere et discendere quel liquore: maniera per che fu da me tralasciata in poco tempo, s come un'altra, che fu il torcere ad angoli retti il capo della canella verso la palla, et parimenti dalla parte contraria l'altro capo, s che posto a questo il vasetto la canella restasse a livello, in questo modo
Ma perch queste due mie cautelle non possono servire communemente anco a gl'istrumenti che havessero la canella molto grossa, che certamente sono i pi perfetti, le ho dismesse(380), come sottilit imperfette, e tanto pi che veramente, per l'esperienza fatta da me, come forse in altre mie le scriver pi distintamente, non trovo che sia la differenza troppo grande; onde, se ben ho havuto animo di usare l'altra cautella scrittami da V. S. Ecc.ma, di andar diminuendo i gradi pi alti, tuttavia non mi sono mai posto all'impresa, perch veramente non ho saputo speculare la regula per theorica: onde se V. S. Ecc.ma me ne dar qualche lume, lo ricever a molta gratia.
Li milgiori et pi perfetti stromenti che ho fatti, sono stati con una canella grossa un dito, voglio dire nella parte del vano di dentro, in capo alla quale, alla fornace di Murano, ho fatto soffiare un vaso di tenuta di tre o quattro bichieri, adopperando poi detto stromento nella maniera che V. S. Ecc.ma scrive. Di questa maniera io me ne trovo tre di grandezze diverse, che gi quasi tre anni lavorano con tanta proportione tra di loro, che  meraviglia. Questi sono stati osservati da me, per un anno in circa, una, 2, 3, 4, 5, 6, fin otto volte il giorno, con tanta corrispondenza, che havendo io dalle osservationi sudette cavata una tariffa delle corrispondenze et equationi tra loro, ho prima veduto che assolutamente caminano con la medesima proportione tanto nel sommo caldo quanto nel sommo fredo; s che ogni volta che ne guardo uno, con la tariffa indovino il grado de gl'altri due, ma per con la variatione qualche volta di due over tre gradi, poco pi poco meno. Il che occorre ancora a quelli che, partendosi da Firenze, vanno a S.n Giacopo di Galitia in peregrinaggio, i quali ritrovandosi a cavallo, qualche volta o per capritio o per bisogno fanno una carriera avanti il compagno, overo arrestano adietro due tiri di arcobuggio, ma per ogni sera si trovano all'osteria all'istessa tavola: cos questi istromenti alterandosi alquanto per minimi accidenti, s'alterano pi e meno secondo che pi o meno sono esposti a detti accidenti, o per la vicinanza dei fori delle stanze, o delle persone, o dei lumi etc.; oltrech essendovene alcuni pi grossi, altri pi sotilli di vetro,  da credere che non tutti si alterino nell'istesso tempo, onde, facendosi alcuna mutatione nel temperamento dell'ambiente, il pi sotile  primo a sentirla et dimostrarla. Ma ne gl'istromenti di canella sottilissima, come quelli di V. S. Ecc.ma, creda pure che anco la viscosit dell'acqua et del vino fa variatione; onde mi sono apigliato ad istrumenti di tanta grandezza, che quando si leva di soto il vaso, la canella si svoti. Un'altra volta le scriver alcun altro particolare, et per fine li baccio la mano.
Il S.r Gagio(381)  qui in camera, et mi sturba, et io non voglio che vedi ci che scrivo; per queste mie le reusciranno forse troppo confuse, havendo io la mente occupata in pi parti.

In V.a, a 11 Ap.e 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

La posta ventura li scriver circa quel giovane che ella mi propone(382).

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Tengasi un gozzo voto sopra 'l fuoco, e dalla bocca (che sia angustissima) osservisi con una volandina se esca lo spirito igneo continuamente.
[vedi figura 1108b.gif]
Metti nel gozzo x pochissimo vino, inchiostro, argento vivo, etc.;
[vedi figura 1108c.gif]

poi, postolo sopra 'l fuoco, vedi se si consuma(383) detto vino etc., o quello che fa.



1109..

CRISTOFORO SCHEINER a GALILEO in Firenze.
Ingolstadt, 11 aprile 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n. 39. - Autografa.

Ihs.
Salutem plurimam opto.

Vir clarissime,

Post nuperas Disquisitiones(384), nunc Solem Ellipticum(385) mitto tibi, sperans non ingratum fore, tametsi exile sit, munusculum. Quaeso, si vacabit et operae precium iudicabis, ne graveris sententiam tuam super eo ferre et mihi indicare: neque est quod offensam meam verearis; libenter audiam, sive pro me sive contra facias. Veritas enim uti neminem palpat, ita agnita, grata est: nam quando odium parit, cognita non est, neque ut cognoscatur impetrat. Vale, et me tuum servum esse patere.

Ingolstadii, 1615, 11 April.
Dominationis Tuae
Servus in Christo
Christophorus Scheiner m. p.a

Fuori:
Ihs.
Nobili atque Clarissimo Viro atque D.no
D. Galilaeo de Galilaeis, Philosopho atque Mathematico praeclarissimo,
D.no suo plurimum colendo.
Florentiae.



1110..

ROBERTO BELLARMINO a PAOLO ANTONIO FOSCARINI [in Roma].
Roma, 12 aprile 1615.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Cod. Volpicelliano A, car. 159r.-160r. - Copia di mano sincrona. In capo alla car. 159r. si legge: "Copia", e a car. 160t.: "Copia della risposta dell'Ill.mo S.r Card.le Bellarmino. Al P. M.ro Paolo Antonio Foscarini, Provinciale de'Carm.ni di Calab.a, sopra la sua lettera stampata della mobilit della terra".

Al Molto R.do P.re M.ro F. Paolo Ant.o Foscarini,
Provinciale de'Carmelit.ni della Provincia di Calabria.

Molto R.do P.re mio,

Ho letto volentieri l'epistola italiana e la scrittura latina che la P. V. m'ha mandato: la ringratio dell'una e dell'altra, e confesso che sono tutte piene d'ingegno e di dottrina. Ma perch lei dimanda il mio parere, lo far con molta brevit, perch lei hora ha poco tempo di leggere et io ho poco tempo di scrivere.
P.o Dico che mi pare che V. P. et il Sig.r Galileo facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il Copernico. Perch il dire, che supposto che la terra si muova et il sole stia fermo si salvano tutte l'apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli,  benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere affermare che realmente il sole stia nel centro del mondo, e solo si rivolti in s stesso senza correre dall'oriente all'occidente, e che la terra stia 3 nel cielo e giri con somma velocit intorno al sole,  cosa molto pericolosa non solo d'irritare tutti i filosofi e theologi scholastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante; perch la P. V. ha bene dimostrato molti modi di esporre le Sante Scritture, ma non li ha applicati in particolare, ch senza dubbio havria trovate grandissime difficult se havesse voluto esporre tutti quei luoghi che lei stessa ha citati.
2. Dico che, come lei sa, il Concilio prohibisce esporre le Scritture contra il commune consenso de'Santi Padri; e se la P. V. vorr leggere non dico solo li Santi Padri, ma li commentarii moderni sopra il Genesi, sopra li Salmi, sopra l'Ecclesiaste, sopra Giosu, trovar che tutti convengono in esporre ad literam ch'il sole  nel cielo e gira intorno alla terra con somma velocit, e che la terra  lontanissima dal cielo e sta nel centro del mondo, immobile. Consideri hora lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso contrario alli Santi Padri et a tutti li espositori greci e latini. N si pu rispondere che questa non sia materia di fede, perch se non  materia di fede ex parte obiecti,  materia di fede ex parte dicentis; e cos sarebbe heretico chi dicesse che Abramo non habbia havuti due figliuoli e Iacob dodici, come chi dicesse che Christo non  nato di vergine, perch l'uno e l'altro lo dice lo Spirito Santo per bocca de'Profeti et Apostoli.
3.o Dico che quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel 3 cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole, allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e pi tosto dire che non l'intendiamo, che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non creder che ci sia tal dimostratione, fin che non mi sia mostrata: n  l'istesso dimostrare che supposto ch'il sole stia nel centro e la terra nel cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verit il sole stia nel centro e la terra nel cielo; perch la prima dimostratione credo che ci possa essere, ma della 2a ho grandissimo dubbio, et in caso di dubbio non si dee lasciare la Scrittura Santa, esposta da'Santi Padri. Aggiungo che quello che scrisse: Oritur sol et occidit, et ad locum suum revertitur etc., fu Salomone, il quale non solo parl inspirato da Dio, ma fu huomo sopra tutti gli altri sapientissimo e dottissimo nelle scienze humane e nella cognitione delle cose create, e tutta questa sapienza l'hebbe da Dio; onde non  verisimile che affermasse una cosa che fusse contraria alla verit dimostrata o che si potesse dimostrare. E se mi dir che Salomone parla secondo l'apparenza, parendo a noi ch'il sole giri, mentre la terra gira, come a chi si parte dal litto pare che il litto si parta dalla nave, risponder che chi si parte dal litto, se bene gli pare che il litto si parta da lui, nondimeno conosce che questo  errore e lo corregge, vedendo chiaramente che la nave si muove e non il litto; ma quanto al sole e la terra, nessuno savio  che habbia bisogno di correggere l'errore, perch chiaramente esperimenta che la terra sta ferma e che l'occhio non s'inganna quando giudica che il sole si muove, come anco non s'inganna quando giudica che la luna e le stelle si muovano. E questo basti per hora.
Con che saluto charamente V. P., e gli prego da Dio ogni contento.

Di casa, li 12 di Aprile 1615.
Di V. P. molto R.
Come fratello
Il Card. Bellarmino.



1111..

CORNELIO..., Inquisitore di Firenze, a GIO. GARSIA MILLINI in Roma.
Firenze, 13 aprile 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 312 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 9).



1112..

PIERO DINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 18 aprile 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 221. - Autografafa.

Molto Ill.e S.r mio Oss.mo

Dopo che io accusai la ricevuta lettera di V. S. da mostrarsi all'Ill.mo Bellarmino(386), non ho, si pu dir, fatto altro a favore di questo negozio, perch havevo proprio gusto di trattarne io col detto Ill.mo, ma una raucedine grande m'ha tolto il poter discorrere con galantuomini, n d'altri mi son voluto fidare. Hora in questi santi giorni, che stanno occupati, m' parso lasciarli stare, tanto che finiscono queste fazioni cardinalizie. Intanto V. S. dall'aggiunta lettera(387) potr vedere l'umore di questi Signori; e io a questo Padre, in ricompensa d'altre sue cortesie, ho dato la lettera di V. S., che ancora non l'ho lasciata in altre mani che del S.r Principe Cesis. Scusimi V. S. di quello che non ho fatto per lei; e le bacio le mani, con pregarle felicissime feste e ogni altro bene.

Di Roma, li 18 di Aprile 1615.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

In vedendomi il S.r Card.le Barberino, mi disse spontaneamente queste parole: Delle cose del S.r Galileo non sento che se ne parli pi; e se egli seguiter di farlo come matematico, spero non gli sar dato fastidio.



1113...

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 aprile 1615.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.e S.r mio Oss.mo

Scrissi sabato sera quanto m'occorse, e di poi mi trovo la gratissima di V. S. delli 14 corrente, rallegrandomi che m'habbia scritto per segretario: cos vorrei che ella facesse tutte le scritture o la maggior parte.
Passato domani proccurer d'essere con l'Ill.mo Bellarmino, al quale soggiugner ancora le cagioni del mio indugio, acci non credesse che V. S. havesse stentato a mettere insieme quelle dottrine etc.
Mi ricordo servitore a V. S.; e trovandomi occasione straordinaria d'apportatore, son brevissimo, tanto pi che il mio catarro non mi lascia fare quel che vorrei. Il Signore la feliciti.

Di Roma, li 20 d'Aprile 1615.

S.r Galileo.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.e Sig.r mio
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1114.

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 aprile 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 223. - Autografa.

Molt'Ill.e S.r mio Oss.mo

So che V. S. con ragione aspetta di sentir da me l'esito del negoziato con quell'Ill.mo(388); ma la mia voce, con havermi tenuto nello stato scritto pi tempo ch'io non credevo, n'ha tutta la colpa, e son ancor qui dov'ella sente. Ho ben parlato al S.r Falconieri(389), che mi dice non saper pi di quello ha scritto cost, n meno haverne sentito pi favellare; il che credo verissimo per s stesso, e ancora perch feci capitale di quanto scrissi di bocca dell'Ill.mo Barberino(390): e hora, per buona gionta, dico che il Padre Matematico (non mi ricordo del nome), compagno e in compagnia del P. Grembergero, venne due d sono alla volta del mio cocchio, che andavo a messa, dicendomi con grande allegria: "Mi rallegro che le cose del S.r Galileo sono accomodate"; ma non volsero dirmi pi, forse perch ero con gente da loro non conosciuta. Aggiungo questo contrassegno: che il S.r Filippo Arrighetti m'ha parlato pi d'una volta, da poco in qua, di certa maniera ch'io veggo che egli ha caro ch'e'si creda che egli habbia parlato di questo negozio poche volte e come Aristotelico, e non per aderire per picca ad alcuna fazione, e simili cose dir cost; ma da me V. S. se ne vaglia solo per suo avviso, acci non si creda che io voglia troppo sottilizzare sopra le parole degli amici. Gli altri non sono appresso di me in tanta stima; per non parlo di loro. E a V. S. per fine bacio le mani e prego ogni contento.

Di Roma, li 25 di Aprile 1615.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.e S.r mio Oss.mo
[Il] S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1115.

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 maggio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 225. - Autografafa.

Molt'Ill.e S.r mio Oss.mo

Fu da me, son due giorni, il S.r Principe Cesi, e lungamente discorremmo quasi sempre di V. S., e ci distribuimmo alcune cose da farsi qua; e nel ragionare parve al S.r Principe che io non presentassi quella lettera a quel personaggio(391), poich essendo esso, e altri molti d'autorit, pretti Peripatetici, si dubita di non gli irritare in un punto gi guadagnato, cio che si possa scrivere come matematico e per ragion d'ipotesi, come voglion che habbia fatto il Copernico: il che se bene non si concede da'suoi seguaci, basta a gli altri che l'effetto medesimo ne risulta, cio del lasciare scrivere liberamente, purch non s'entri, come s' altre volte detto, in sagrestia. Hora, se bene s' detto di far cos, si eseguir non dimeno l'ordine che ella ne dar. In tanto posso dirgli questo, che io non so ch'e'ci sia novit alcuna, se non quella che potesse partorire un continuo sfatamento, per cos chiamarlo, di questi Aristotelici, i quali ragionando dell'altra setta dicono: "Questi mettono il sole nell'inferno, noi nel 3 cielo", et similia: le quali tutte cose (se bene non si dicono in quella guisa che essi le profferiscono) posson nondimeno dar gran fastidio alla causa; ma se non cagioneranno se non lunghezza, sar poco male.
Il P. predicatore(392) si part con pensiero di ristampare, conforme a che ella forse sa; e per esser della protezione dell'Ill.mo Mellino(393), non credo har gran fastidi, tanto pi che nella religione  persona graduata e di sapere non ordinario.
Trovomi qui al giardino di Monte Cavallo dell'Ill.mo Bandini(394), dove V. S. mi fece vedere per la prima volta le macchie del sole: hora ci sono per ritrovar la voce, la perdita della quale se sar seguita per utile di V. S., cio perch intanto io sia stato a ragione impedito a dar quella lettera, la chiamer guadagno non piccolo; e fra quattro giorni torner al basso. V. S. procuri la sanit e dar a me occasione di servirla. Il Signore la feliciti.

Di Roma, li 2 di Maggio 1615.
Di V. S. molto Ill.e


[vedi figura 1115.gif]
S.r Galileo.


Fuori: Al molto Ill.e S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1116..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
[Anversa], 2 maggio 1615.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Ecc.mo et Oss.mo, Sig. Galilei,

Ho ricevuta una di V. S. de li 4 di Aprile, et ringratio V. S. per mille et mille volte de la memoria che tiene di me, et ringratio l'Ill.mo S.r Andrea Cioli de la carit che have impresa per aggiutarmi. Dio remunerar V. S. et detto S.r Andrea, perch dice: Quaecunque minimis ex meis feceritis, et mihi feceritis.
Mi dispiace assai della sua infirmit, et in quella io mi sento afflitto, poich ho tanto obligo a V. S. et, come dice Horatio, me querelis exanimas tuis; et cos ancora di Sua Altezza Serennissima, per la quale sto pregando Idio.
Mi rallegra assai quel che scrive V. S., cio che con ogni spirito et desiderio de mi aggiutare si tratter il mio negotio. Sia benedetto Idio, sia benedetto Idio; forse Idio mi aggiuterr in tal negotio: perch in somma non  altro che una carit, una elemosina, che io cerco a Sua Altezza Seren.ma per le fatiche di dieci anni et per 200 scudi di spesa a la stampa, s che seriano 300. Credami, credami, credami, mio Sig.re Galilei, che se io non mi trovasse impegnato per la stampa di detto libro, s'io non mi trovasse impegnato, io non importunarei n V. S. n S. A. Serenissima. Io non dico che me si deve incensi; solo, solo cerco carit, solo cerco elemosina, et la elemosina non mira n a chi si fa, non mira che si fa, ma solo perch si fa, cio per amor de Dio: questo  lo scopo di chi fa carit, ci  non mirare ad altro che a far carit per amor de Idio. Et li sono obligatissimo et affetionatissimo.

Alli 2 di Maio 1615.
Di V. S. molto Ill.re
Servitore Aff.mo et Obbl.mo
Ottavio Pisano.

Fuori: Al molto Illustre Sig.re et P.ne Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, che Dio guarde.
Fiorenza.



1117.

BENEDETTO CASTELLI a ENEA PICCOLOMINI D'ARAGONA [in Firenze].
Pisa, 2 maggio 1615.

Cfr. Vol. IV, pag. 403 [Edizione Nazionale].



1118.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 6 maggio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 227-228. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Ho riceuto la lettera di V. S. Ecc.ma, e subito ho ritrovato Mons.re Sommaia per fargli spedire l'ordine del pagamento del suo semestre; ma S. S. Rev.ma si scus con dire che teneva ordine da cotesti Signori ministri di Firenze di non pagare a V. S. Ecc.ma altro che un terzo dei scudi 500, se prima da V. S. non era data sicurt del servizio e della sopravivenza: e sopra questo mi mostr otto o dieci lettere delli detti Signori ministri, con questo ordine espresso e replicato. Per tanto star attendendo il suo comandamento di novo, e la servir subito. Monsignore m'ha detto di volergliene scrivere; e questo  quanto posso dirgli di questo particolare.
Della mia malatia, mi fu di noia assai, massime che dovevo, per servire Monsignore, fare, come feci si pu dire con la febre, il viaggio di Genova, nel qual viaggio il mare nell'andare mi fu medico e medicina; di modo che ritornai gioved passato sanissimo, con haver fatto compitamente il servitio per il quale io ero andato: di modo che Monsignore mi mostra d'essermi obligato. In Genova hebbi occasione di conoscere il S.r Gio. Batta Bagliani, quale mostr restare sodisfattissimo delle cose mie; mi tratt di molti particolari di V. S., e si dichiar di fare grandissima stima del valor suo; mi impose che li baciassi le mani per parte sua, offerendosi prontissimo ad ogni suo comandamento. Trattai parimente con altri signori di molto garbo, che mi dimandorono informatione delli meravigliosi scoprimenti di V. S., a'quali procurai dare sodisfazione con i semplici racconti, aggiungendovi solo quelle poche conseguenze che loro m'andavano ricercando; e questo, per fuggire le dispute con i spropositati: e cos la cosa m' riuscita assai felicemente.
Non gli mando osservazioni di Giove, perch da che son ritornato non ne ho fatto altro che una di quelle senza guadagno; nel resto i signori nugoli non vogliono consolarmi. Il S.r Massinio(395), dottore primario di legge, li vidde con suo grandissimo gusto, essendo la prima volta che li ha osservati; e vidde ancora con stupore la luna, trattando di V. S. con molta riputatione: e veramente hora posso dire che, per quanto io sento, gli ignoranti non sanno che si dire, e gli huomini di garbo vanno tuttavia sempre pi honorando e ammirando le virt di V. S. Quanto alla lettera del Padre Carmelitano(396), ero sicuro che dal santissimo giuditio di S.ta Chiesa non poteva nascere altra deliberatione; e godo che questi meschini siino cascati nel laccio che hanno teso. A che rifuggio si siino per dare non lo so, ma direi che se li bastasse l'animo, che si metteriano volentieri all'arme per sfogar la lor rabbia. E con pregare a loro cervello e a V. S. sanit, me li ricordo servitore, non potendo scrivere pi in longo, perch Monsignore m'aspetta a cena, dove li faremo inviti etc.

Il 6 di Maggio 1615, Pisa.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aspetto l'Apologia(397).
Ser.re Oblig.mo e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Il Sig.r Giorgio(398) li bacia le mani, e spera vederla in breve.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Eccell.mo mio Sig.re Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.ma
Firenze.



1119..

CORNELIO..., Inquisitore di Firenze, a GIO. GARSIA MILLINI in Roma.
Firenze, 11 maggio 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 313 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 10).



1120...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 13 maggio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 44. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio.

Mando a V. S. Ecc.ma un sacchetto, dentrovi novecento e trenta quattro testoni, quarantacinque zecchini, e dieci grazie, che sono in tutto trecento trenta due scudi, due lire, sei soldi e otto dinari, havendo dato un scudo di colletta al bidello. Il sacchetto  sigillato con due sigilli et arme mie, presente Gio. Batta(399), quale bacia le mani a V. S. L'istesso fa Michele.
Le osservationi che ho fatte son queste:
[vedi figura 1120.gif]
Se non mi fosse sopravenuta una furia di nugole, haverei osservata la congiontione del pi vicino a Giove. Se V. S. ha constitutioni future in ordine, me le mandi, perch le osservar con diligenza: in tanto questa sera non credo si potr osservare per le nugole.
Haverei a caro che V. S., con suo comodo, s'abboccasse con il S.r Lorenzo Usimbardi, col quale entrando in ragionamento di me, vedesse di ridurli in mente di trattare con Mad.a Ser.ma d'impiegarmi questa estate nel servitio del Principe D. Lorenzo(400), come S. S.ria mi disse di voler fare. Per in tutto mi rimetto alla prudenza di V. S., alla quale per fine bacio le mani da parte del S.r Giorgio(401) e li prego dal Cielo ogni bene.

Pisa, il 13 di Maggio 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
con un sacchetto di danari.
Firenze.



1121..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 maggio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 229-230. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

La prima lettera che V. S., con l'alligata per il Padre(402), mi scrisse questi giorni passati, mi capit finalmente; et essendo il detto partito per la sua provincia, gi li ho inviate le sue.
Mi dolo che non sento che V. S. stia affatto bene, cruciandomi delle sue cos lunghe e ostinate indispositioni: la stagione hora  buona, e spero certamente sia per rihaversi affatto, mentre eseguisca quanto mi scrive, di ritirarsi fuori e riposarsi sino che stia bene, alienato totalmente da ogni fatiga et inquietudine. La prego dunque con tutto l'animo ad effettuarlo quanto prima.
I miei ammalati(403) di qua seguitano a migliorare, bench a poco a poco: Dio sa che necessaria perturbatione di tanti mesi e che continuo travaglio  stato il mio, e da quante parti: sia ringratiato Lui che s' compiaciuto liberarmene, ch certo nelli aiuti humani e medicinali poco c'era da sperare. Hora seguitiamo l'acquisto con allegrezza.
Nelle conclusioni dello smascherato Appelle(404) noto quanto V. S. m'accenna: l'affetto  evidentissimo; e sempre vorrebbe mettersi a parte, si lascia trasportar molto.
Godo per gratia di V. S. della amicitia del gentilissimo Sig.r Ciampoli, al quale non mancar, per il cenno di V. S. e per il suo merito, d'ogni prontezza in suo servigio. Spesso con essolui, spesso con Mons.r Dini, mi trovo, e communichiamo quanto passa, oprandoci per ogni verso e con ogni efficacia e destrezza insieme, acci V. S. resti servita; quale desidero sempre mi commandi, per sodisfare al mio perpetuo obligo. Con che le bacio le mani, pregandole da N. S. Dio ogni contentezza.

Di Roma, li 15 di Maggio 1615.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.

Fuori: Al molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



1122.

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 maggio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 231. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Non so pensare qual sia stata la cagione che tanto habbia commosso V. S., mentre qua non si tratta rinovatione alcuna. E quanto al Copernico, hormai non se ne dubita pi; e quanto all'opinione di V. S., li dico che per adesso non  tempo di voler con dimostrationi disingannare i giudici, ma s bene  tempo di tacere e di fortificarsi con buone e fondate ragioni, s per la Scrittura come per le mathematiche, et a suo tempo darle fuora con maggior sodisfatione: e non sar se non bene che V. S. dia l'ultima mano a quella scrittura(405) che mi dice haver abbozzata, se la sua sanit glie lo comporta; e fra tanto dal S.r Principe e da me s'andr destreggiando con questi Ill.mi, che potremmo trovar qualche via facile da far ottenere a V. S. l'intento suo. E della Lettera del frate Carmelitano, mi dice il S.r Principe che presto si veder con(406) aggiunta d'altre authorit, per maggior chiarezza della sua interpretatione.
Intanto V. S. proccuri di ricuperar le forze, e stia di buon animo, perch non si sente n pure un minimo motivo contro di V. S.; e se a Dio piacessi che lei potessi venir qua fra qualche tempo, son sicuro che darebbe gran sodisfatione a tutti, perch intendo che molti Gesuiti in segreto sono della medesima opinione, ancorch taccino: e con questi e con ogn'altro non mancher mai di fare quanto sapr, per benefizio universale de'letterati, rincrescendomi solamente l'haver poche forze a tanta carica.
La dichiaratione del sole(407) non la fo vedere se non a persone che sono con V. S., perch per ancora non pare che possi haver ricapito buono la necessit che terra moveatur. E senza pi li bacio le mani, e pregoli da N. S. ogni bene.

Di Roma, li 16 di Maggio 1615.
Di V. S. molt'Ill.e
S.r Galileo.
Ser. Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1123...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 20 maggio 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 46. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Feci l'osservatione delli 13 del corrente, nella quale vedendoli tutti quattro assai lontani da Giove, mi fece passar il desiderio di replicar l'osservatione, come ho fatto gli altri giorni, massime dove vedevo qualche cosa di bello. Notai bene, e mi parse strano, nella costitutione delli 13 il lontanissimo Pianeta Mediceo occidentale, che mi parse lontano quasi tre(408) volte pi dell'altro pur occidentale, e questo mi pareva dal centro undeci semidiametri di Giove. Per tanto V. S. Ecc.ma potr farvi sopra quella consideratione che li parr oportuna; et io, hora che sar lontanissimo orientale, non mancar farvi diligenza. L'hore le piglio precisamente dal tramontare.
[vedi figura 1123a.gif]
[vedi figura 1123b.gif]
Questo  quanto li posso scrivere intorno le osservationi, fatte, si pu dire, a dispetto delle nugole, con aspettar Giove tra una nugola e l'altra: per se non fossero cos essatte, mi scusi. Deve poi sapere V. S. che l'Ill.mo Sig.r Giorgio Giorgi, eletto gi Rettore di questo Studio con applauso universale, ha accettato il carico, onde io mi ritrovo occupatissimo. S. Sig.ria Ill.ma bacia le mani a V. S. E.ma, et io me li ricordo servitore al solito.

Pisa, il 20 di Maggio 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Disce.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Fil.o di S. A.
Firenze.



1124..

[GALILEO a PIERO DINI in Roma].
[Firenze, maggio 1615.]

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Cod. Volpicelliano A, car. 177r.-178r. - Copia di mano sincrona.

Io scrissi 8 giorni fa a V. S. molto I. e Rev.ma rispondendo alla cortesissima sua delli 2 stante(409), e la risposta fu brevissima; perch mi trovavo, come anco di presente, tra medici e medicine, travagliato di corpo e di mente per molti rispetti, e in particulare per non veder venire a un fine di questi rumori, promossi senza nissuna mia colpa contro di me, e recevuti, per quanto mi pare, da'superiori come se io fussi il primo motore di queste cose; le quali per me sariano dormite sempre, parlo dell'entrare nelle Scritture Sacre, nelle quali non  mai entrato astronomo nessuno n filosofo naturale che stia dentro a i suoi termini: e mentre io seguo la dottrina di un libro ammesso da S.ta Chiesa, e mi escono per traverso filosofi nudissimi di simili dottrine e mi dicono che in esse son propositioni contro alla fede, et io voglio, per quanto posso, mostrar che forse loro s'ingannano, mi vien serrata la bocca et ordinato ch'io non entri in Scritture; che  quanto a dire, il libro del Copernico, ammesso da S.ta Chiesa, contiene in s eresie, e si permette a chiunque per tale lo vuol predicare il poterlo fare, e si vieta a chi volesse mostrare che e'non contraria alle Scritture l'entrare in questa materia.
Il modo, per me speditissimo e sicurissimo, per provare che la posizion Copernicana non  contraria alla Scrittura, sarebbe il mostrar con mille prove che ella  vera, e che la contraria non pu in modo alcuno sussistere; onde non potendo 2 veritati contrariarsi,  necessario che quella e le Scritture sieno concordissime. Ma come ho io a poter(410) far ci e come non sar ogni mia fatica vana, se quei Peripatetici, che doverebbono esser persuasi, si mostrano incapaci anco delle pi semplici e facili ragioni, et a l'incontro si vedon loro far grandissimo fondamento sopra propositioni di nissuna efficacia? Tutta via non despererei(411) anco di superar questa difficolt, quando io fussi in luogo di potermi valer della lingua in cambio della penna: e se mai mi redurr in stato di sanit, s che io possa trasferirmi cost, lo far, con speranza almanco di mostrare qual sia l'affetto mio circa S.ta Chiesa, e il zelo che io ho che in questo punto non sia, per gli stimoli di infiniti(412) maligni e nulla intendenti di queste materie, presa qualche resoluzione non totalmente buona, qual sarebbe il dichiarare che il Copernico non tenesse vera la mobilit della terra in rei natura, ma che solo, come astronomo, la pigliasse per ipotesi accomodata al render ragioni dell'apparenze, ben che in s stessa falsa, e che per ci si ammettesse l'usarla come tale e proibire il crederla vera, che sarebbe appunto un dichiararsi di non haver letto questo libro, s come in quella mia altra scrittura ho scritto pi diffusamente. E per, se bene ho lodato a V. S. il non haver mostrato tale scrittura a quel personaggio(413), s come glielo lodo ancora, tutta via non vorrei che l'haver alcuni grandi cost opinione che io non applauda alla posizion del Copernico se non come ipotesi astronomica, ma in effetto non vera, e stimando loro che io forse sia de'pi additti alla dottrina di questo autore, s che tutti gl'altri suoi seguaci ancor la reputin tale, gli fusse stato pi facilmente scorrere al dichiararla erronea quanto alla verit naturale; che, s'io non mi inganno, sarebbe forse errore, perch prima la verit  che in altre dimostrationi. Per sopra questo punto desidererei(414) che fosse con S. P., e lo andassero esaminando.(415)
Ma, per concluderla finalmente, se io, mosso da pari zelo verso la reputatione di S.ta Chiesa, et havendo imparato da Santo Agustino e da altri Padri quanto grave errore sarebbe il dannare una propositione naturale che non sia prima convinta, per necessarie dimostrationi, di falsit, anzi che tardi o per tempo si potrebbe dimostrar vera, mi offerisco, in voce e in scrittura, di produr quelle ragioni che hanno persuaso me, e tutti gli altri che l'hanno intese, a creder tal posizione, che perdita (?) ci  nel sentirle? come non sar facilissimo il confutarle? Chi, disinteressato, sar cos poco avveduto che non scorga che quei che fanno le furie per far dannar quest'autore senza sentirlo e questa dottrina senza esaminarla, fanno ci pi per mantenimento del proprio errore che della verit? e che, non potendo n sapendo rispondere alle ragioni non capite da loro, cercano in ogni possibil modo di precider la strada di dover venire a trattarne?



1125..

ALESSANDRO D'ESTE a GALILEO in Firenze.
Modena, 9 giugno 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 114. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Ho ricevuto il libro(416) che V. S. m'ha mandato, e ne la ringratio altrettanto quanto m' stato accetto e quanto stimo la sua virt. All'amorevolezza sua corrispondo con un'ottima volont, e corrisponder anche con gl'effetti, se non sar trattenuto dal mancamento dell'occasioni: pu per V. S. accelerare il mio gusto con la sua confidenza, come havr caro che faccia sempre in ogni cosa di suo piacere. E le auguro ogni prosperit.

Di Modena, li 9 di Giugno 1615.

S.r Galileo Galilei.
Al piacer suo
Il Card.le d'Este.

Fuori: All'Ill.re Sig.r
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1126.

GIOVANNI BATTISTA BALIANI a [GALILEO in Firenze].
Genova, 17 giugno 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 254-255. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Farei mia scusa con V. S. d'haver fatto partenza di cost senza licentiarmi da lei, se non fusse ch'io m'assicuro che V. S. sa benissimo ch'io l'haverei fatto pur troppo volentieri per mio proprio interesse; ma mancai di farlo per non dar noia a V. S., pur troppo travagliata dalla sua infirmit: ch pu pure imaginarsi ch'io sia rimaso con l'estrema curiosit di saper la vera cagione di quelle tante conclusioni, e cos belle, delle velocit de i moti. Per mi conviene haver patienza, e pregar il Signor Iddio che li doni quanto prima l'intiera sanit, accioch, oltre mille altre cose belle, possa quanto prima darne in luce il trattato che mi disse haverne sbozzato; e se non le rincrescesse un giorno darmene qualche lume per lettere, lo riputerei a molto favore.
Hier sera osservai le Stelle Medicee, e le vidi benissimo. Facevano quasi una cotal figura [vedi figura 1126a.gif] e vorrei pure che V. S. ne mandasse in luce la teorica.
Io, venendo a Genova, hebbi molto gusto per la strada, perch a Pisa trattai col gentilissimo Padre Don Benedetto suo. Gionto qui, ritrovai di nuovo un che ha ritrovato il tanto desiderato moto perpetuo. Egli  il vero ch'io non gli credo punto. Cerca privileggio dalla nostra Republica, e si obliga di porlo in atto fra sei mesi; per prima vuole il detto privilegio da tutti i prencipi: dice per d'haverlo gi ottenuto dalla pi parte.
Perch mi parve che V. S. desiderasse vedere la propositione del Vieta, della proportione della forza che si richiede a tirar un peso sopra piani variamente inclinati,  la seguente.
Intendasi il cerchio, et in esso il diametro ABC et il centro B, et due pesi d'eguali momenti nelle estremit(417) A, C, s che essendo la linea AC un vette o libra mobile intorno al centro B, il peso C verria sostenuto dal peso A. Ma se ci imagineremo, il braccio della libra BC essere inclinato al basso secondo la linea Bf, in guisa tale per che le due linee ABf restino salde insieme et continuate nel ponto B, all'hora il momento del peso C non sar pi eguale al momento del peso A, per essersi diminuita la distanza del ponto f dalla linea della direttione che dal sostegno B, secondo la BI, va al centro della terra. Ma se tiraremo dal ponto f una perpendicolare alla BC, quale [vedi figura 1126b.gif]  la fK, il momento del peso in f sar come se pendesse dalla linea Kf; et quanto la distanza KB  diminuita dalla distanza BA, tanto il momento del peso f  scemato dal momento del peso A. Et cos parimente, inclinando pi il peso, come saria secondo la linea Bl, il suo momento verr sciemando, et sar come se pendesse dalla distanza BM secondo la linea Ml; nel qual ponto l potr esser sostenuto da un peso posto in A tanto minore di s, quanto la distanza BA. Vedesi dunque come nell'inclinare a basso per la circonferenza CflI il peso posto nell'estremit della linea BC, viene a scemarsi il suo momento et impeto d'andare a basso di mano in mano pi, per esser sostenuto pi e pi dalle linee Bf, Bl. Ma il considerare questo grave descendente, et sostenuto dalli semidiametri Bf, Bl hora meno et hora pi, et costretto a caminare per la circonferenza Cfl, non  diverso da quello che saria imaginarsi la medema circonferenza CflI essere una superficie cos piegata et sottoposta al medesmo mobile, sich apoggiandovisi egli sopra fusse costretto a descendere in essa, perch s nell'uno et nell'altro modo disegna il mobile il medesmo viaggio: niente importer s'ei sia sospeso dal centro B et sostenuto dal semidiametro del cerchio, o pure se, levato tal sostegno, s'apoggi e camini su la circonferenza CflI. Onde indubitatamente potremo affirmare, che venendo al basso il grave dal ponto C per la circonferenza CflI, nel primo ponto C il suo momento che discende si  totale et integro, perch non viene in parte alcuna sostenuto dalla circonferenza, et non  in esso primo ponto C in dispositione a moto diverso di quello che libero farebbe nella perpendicolare et contingente DCE; ma se il mobile sar costituito nel ponto f, all'hora dalla circolare via che gli  sottoposta viene in parte la sua gravit sostenuta, et il suo momento d'andare al basso diminuito con quella proportione con la quale la linea BK  superata dalla BC. Ma quando il mobile  in f, nel primo ponto di tale suo moto  come nel piano elevato secondo la contingente linea GfH, perci che l'inclinatione della circonferenza nel ponto f non differisse dall'inclinatione della contingente fG altro che per l'angolo insensibile del contatto. Et nel medesmo modo trovaremo, nel punto l diminuirsi il momento dell'istesso mobile come la linea BM si diminuisce dalla BC; s che nel piano contingente il cerchio nel ponto l, qual saria secondo la linea Nlo, il momento di calar(418) al basso scema nel mobile con la medesma proportione. Se dunque sopra il piano HG il momento del mobile si diminuisce dal suo totale impeto, quale ha nella sua perpendicolare DCE, secondo la proportione della linea KB alla linea BC et Bf, concluderemo, la proportione del momento integro et assoluto, che ha il mobile nella perpendicolare all'orizonte, a quello che ha sopra il piano inclinato Hf, havere la medesma proportione che la linea Hf alla linea fK, cio che la longhezza del piano inclinato alla perpendicolare che da esso cascheria sopra l'orizonte. Sich passando a pi distinta figura, quale  la presente, il momento di venire al basso che ha il mobile sopra il piano inclinato FH, al suo total momento con il quale gravita nella perpendicolare all'orizonte FK, ha la medesma proportione che essa linea KF alla FH; et se cos , resta manifesto che sicome la forza sostenente il peso nella perpendicolare FK deve essere ad esso uguale, cos per sostenerlo nel piano inclinato FH basteria che fusse tanto minore quanto essa perpendicolare FK manca dalla linea FH. Et perch la forza per movere il peso basta che insensibilmente superi quella che lo sostiene, per concluderemo questa propositione: Sopra il piano elevato la forza al peso haver la medesima proportione, che la perpendicolare dal termine del piano tirata all'orizonte alla longhezza d'esso piano.
V. S. mi favorisca di baciar le mani in nome mio al S.r Andrea Salvadori, e dirgli che non gli scrivo sin hora, perch desidero di accompagnar la lettera con quel serpente ch'ei mi richiese; e credo che seguir fra pochi giorni. E vorrei anche che non le fusse incomodo dar miei bacciamani al S.r Giacopo Giraldi et al S.r Filippo Sertini, come anche al Coccapani(419). Nel resto io vivo e viver sempre servitore di V. S., e con molto desiderio di esser favorito de'suoi comandamenti; e pregandole dal Signor Iddio intiera sanit e longhi anni, le baccio le mani.

Di Genova, alli 17 di Giugno 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.tor Aff.mo
Gio. B.a Baliano.



1127.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Firenze, 20 giugno 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 257. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire un foglietto, pur autografo del CESI, che presentemente nel ms.  ad essa allegato (car. 256), quantunque potrebbe dubitarsi (cfr. lin. 6-7 e lin. 47-49 [Edizione Nazionale]) che sia stato veramente inviato con altra, di poco a questa antecedente, la quale, come avvenne d'altre lettere del CESI, sia andata smarrita.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Son stato fuori di Roma alcuni giorni per negotii de'miei luoghi, et in questo tempo ho ricevuto doi gratissime di V. S.; una, accompagnata con la risposta a'suoi maligni aversarii, nella materia del galleggiare, del Padre suo discepolo(420), che certo  non meno dotta e soda che arguta, et in somma tale quale si ricercava; l'altra, con la scrittura per il Padre. Questa capitar sicura, et m' piaciuta sommamente; quella seguitar tuttavia a godere, havendo a pena cominciato.
La Duchessa mia madre e Principessa mia consorte sono convalescenti; ma ho ritrovato nel ritorno qui il Duca mio padre con accidenti di apoplessia, seben, Dio gratia, migliorato: di modo che son parecchi mesi che sono fra medici e medicine. V. S. si quieti un poco dalle fatighe, e mi dia buona nova della sua sanit e mi commandi, ch le son sempre servitore, e le bacio le mani di tutto core.

Di Roma, li 20 di Giugno 1615.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.
---------------
Ho sentito gusto grandissimo delle prediche fatte cost, e che per esse, e per parole de'Padroni et altro, gl'invidiosi malignanti restino ben mortificati e repressi, e che anco la Lettera del Padre(421) habbia s ben operato.
Qui non s' lasciato di fare ci che s' considerato a proposito; e finalmente, havendo oprato e scoperto paese per tutte le vie, ci par d'haver sicurezza che n il primo autore, n la Lettera del Padre, n l'opinion stessa (stando con la debita cautela), correranno alcun pericolo.
Cautela necessaria sar, sino che detto Padre habbia compita la sua fatiga(422), che sar pieno e diffuso trattato in lingua latina, usar silentio qui, non trattando pi oltre di questa opinione, e altrove ancora trattarne poco, per non stuzzicare in quest'interim la passione de'potentissimi Peripatetici; e trattandosene da altri in qualunque modo, dir che non si tratta della verit e realt d'essa, ma, lasciandosi da parte e sottoponendola al giudicio de'superiori, si usa solo ex hypothesi, per salvar pi commodamente e semplicemente tutte le apparenze, come gi fece l'autor primo: in somma non contrastar della verit d'essa, n dir di tenerla per vera.
L'opra del Padre presto arrivar, e sar tanto ben munita, per la diligenza ch'egli ci vol fare e risposte pienissime a tutte le obiettioni che le sono state opposte qui e tanti luoghi de'Santi Padri con i quali egli si corrobora, che credo bastar a quietar per sempre e saldar il negotio, e restaranno gl'aversarii quieti, e li superiori, che giudicano, sodisfatti dell'istessa o raggione o autorit che vogliano, n potranno ostare le passioni e invidie; et il tutto creda pure che si guidar e fortificar con ogni maniera possibile, ch noi pratichiamo continuamente quello che qui si ricerca.
Allhora, tolte le difficult e levato ogni attacco alla passione, l'opinione restar permessa et approvata tanto pienamente, che chi vorr tenerla potr liberamente farlo, come, nelle cose meramente fisiche e matematiche tali, va.
E questa fatiga  bene, anzi necessario, che esca di mano a professor teologo e religioso, di molto nome nella sua religione, come  il Padre.
E perch il Padre far presto, V. S. potr inviarmi tutto quello che havea steso sopra ci e quanto le parer a proposito, che al Padre credo sar di somma gratia et utile. E avisi la riceuta di questa. Ho scritto in fretta.



1128..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 20 giugno 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori, Autografi, B.a LXXXVIII, n. 52. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Io sono debbitor di risposta alle sue gratiosissime lettere, da me ricevute gi molte settimane; et sicome ho diferito pagar questo debbito per non havermi ritrovato mai con l'animo libero e per carestia di tempo, cos hora manco posso, come vorrei, supplire al bisogno per la stessa cagione, rispetto che non ho, per attendere a'miei negotii, un'hora al giorno di libera doppo che sono rimasto di Pregadi et che mi  stato adossato l'ufficio delli cinque Savii sopra Mercantia(423). Per prego V. S. Ecc.ma escusarmi et compassionarmi.
Mi scrisse V. S. Ecc.ma di quel suo giovane che le scriveva le sue lettere: hora le dico in risposta, che noi habbiamo bisogno di un fattore per montagna, il quale attendesse a'nostri negotii sotto la disciplina et obedienza di un altro nostro fattore. In questo ministerio habbiamo bisogno di persona che habbia l'animo suo interessato nel nostro servitio, et attendi con amore et assiduit alle cose nostre; che sia leale et habbia fedel cura delle robbe nostre, che saranno maneggiate da lui. Ci sar caro che sappia tenir scrittura doppia, o almeno sia atto ad impararla, assiduo et diligente in tenirla. So di haverli altre volte scritto, che quando habbiam havuto bisogno di cosifatti soggetti et siamo ricorsi agli amici perch ci trovino alcuno, questi, conoscendo che quelli che ci servono sono prontamente pagati et ben trattati, hanno subito applicato il loro pensiero a trovare alcun amico suo per beneficiarlo, come appunto se havessero havuto da dar via un'abbatia o una comenda, n mai habbiamo trovato alcuno che abbia pigliata cura per ritrovare persona che ci potesse ben servire. Io perci scrivo a V. S. Ecc.ma, che intende bene il vero termine dell'amicitia et che  mio cordiale amico, acci ella, guidata dal desiderio che ella tiene della buona riuscita de'miei negotii et della mia sodisfattione, vedi se il soggetto raccordatomi da lei potesse, sapesse et volesse, ben servirci con avantaggio delle cose nostre, o se si trovasse cost altri soficiente per questo servitio; et sicome io li do parola che possi promettere a chi venisse a servirci che troveranno buoni patroni, cos desidererei che ella potesse prometterci che saremo fedelmente et con diligenza serviti.
Ho anco bisogno di un cameriero buono, poich doppo la mia venuta di Soria credo haverne cambiato una decina, senza haverne incontrato pur uno che sia tolerabile. Il mio cameriero deve servirmi alla camera in tutto et per tutto, scrivere e tenir all'ordine tutte le cose mie. Ha buone spese, conforme l'uso di questa citt, et ha una stanzetta sua propria. Il salario  stato sempre dalle  10 il mese fin 16, secondo i soggetti; et quando fosse huomo di giuditio, assiduo et diligente, che mi dasse sodisfattione, non guarderei cos per sottile. Mi far gratia scrivermi subito l'attitudine et le pretensioni di quel suo giovane, ch li darei subita rissolutione. Non posso esser pi lungo; et facendo fine, a V. S. Ecc.ma baccio la mano.
Ho a cuore il negotio di V. S. Ecc.ma col S.r Cremonino(424), ma non gli ho fatto molta violenza, aspettando che sia fatta certa provisione di danaro per pagar li dottori dello Studio.

In V.a, a 20 Giugno 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag. in fretta.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza



1129..

DESIDERIO SCAGLIA a GIO. GARSIA MILLINI in Roma.
Milano, 24 giugno 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 313 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 11).



1130..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 4 luglio 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori, Autografi, B.a LXXXVIII, n. 50. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire il "memoriale", d'altra mano, di cui  cenno a lin. 2, e che anche presentemente  allegato.

Molto Ill.re S.re Ecc.mo

Dall'ocluso memoriale, formato dal S.r Zaccaria mio fratello, veder V. S. Ecc.ma il bisogno et pensier nostro circa il fattore che le ricercassimo(425); n aggionger altro, se non che Cadore  luogo alpestre, salvatico, freddissimo, dove non si pu dissegnare sopra alcuna delicatezza. Se creder V. S. che il giovane proposto sia per accommodarsi a'nostri pensieri, potr subito inviarlo, perch n'habbiamo instante bisogno.
Quanto all'amico suo venuto in questa citt, so che si  abboccato con quel gentil'huomo suo padrone, che l'ha benissimo veduto; ma per scuopro che l'accoglienza fattagli ha fondamento pi tosto sopra le qualit sue, che per alcun pensiero che habbia a valersi di lui. Non  per alcuno che si possa far savio a dire certamente ci che seguir, perch non  possibile penetrare il cuore degli huomeni; onde, essendo costume di quel gentil'huomo in tutte le cose prender il parere degli amici, che son molti, et essequire quello che  consigliato dalla maggior parte, sarebbe temerit, chi non parlasse con tutti, l'affermare certamente quello che dovesse seguire: ma se egli si valesse del mio consiglio, al sicuro farebbe elettione di persona pi tosto di minor condittione, dalla quale potesse promettersi un servizio certo, che fermarsi in questo, che l'ha abbandonato con evidente sprezzo. Oltre che i parenti suoi, che per altro sono degni di gran stima, si sono dimostrati poco zelanti della sodisfattione di questo gentil'huomo, in particolare quando fecero ripresaglia di un levriero dalmatino che non ha molto fugg in casa sua, che non fu possibile rihaverlo, ancor che fosse bestia di niun valore. S'aggiunge ancora che da'suoi bravi fosse fatta una scandalosa insolenza ad un parente di detto gentilhuomo, che andava per viaggio con molti denari, di che essendosi fatta condoglienza, non s' veduto nessuna dimostratione contro gl'insolenti, sotto scuse ridicole che non fosse conosciuto per parente di esso gentil'huomo: di che (parler di me solo) io sono rimasto cos mal edificato, che sicome nel primo caso non ho potuto prender sodisfattione della prudenza e tanto meno dell'affetto suo verso questo gentil'huomo, cos nel secondo son venuto in opinione che non faccia punto di conto dell'amicitia sua. S che, tornando al proposito nostro, per mio consiglio dovr l'amico sperare poco di ritornare nel primiero carico, ancorch per debbito di buona creanza ricever buone parole e trattamento honorevole.
Scriver a Padova per trattare col S.r Cremonino(426), l'amicitia del quale di buona voglia io rinoncier, purch faccia il debbito pagamento a V. S., alla quale baccio la mano.

In V.a, a 4 Luglio 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.

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Il giovane che si desidera per il servitio di Cadore doveria haver queste qualit: principalmente, che fosse persona trattabile, che sapesse con destrezza et avvertenza trattar con persone povere, et che non si sdegnasse di somministrar a quelle il loro vito, che  pane, vino, farine e formaggio, ad uso de'boschieri; che sapesse tener buon conto, e per interesse nostro e per interesse suo ancora, perch potesse render buona ragione di quanto gli fosse stato consignato et havesse dato fuori.
Quanto al salario o trattenimento suo, prima che parti de dove , sar bene intendersi con lui, perch, andando in Cadore, non venisse a pretendere quanto guadagna il nostro fattore principale, al quale furno prima assignati ducati quaranta all'anno; ma essendosi poi dimostrato amorevole et diligente molto nel nostro servitio, gli furono assignati scudi cento all'anno, che se gli danno per nostra urbanit et cortesia, non per salario ordinario. Tre altri fattori che noi habbiamo, oltre questo principale, in Cadore, guadagnano tra i quaranta et sessanta ducati all'anno; e dentro questo termine si dover stabilire la mercede di quest'altro. In Cadore haver buone spese. Mentre stasse in questa citt per poco o molto tempo, conforme all'uso della nostra casa non haver la tavola; ma volendo per pochi giorni viver separato dai camarieri di nostro padre et nostri, che non si crede, si potr anco dargli sodisfattione. Sar bene di tutto far moto al S.r Galileo, pregandolo sopra ogni cosa essaminar nel giovane la sofficienza, inteligenza et attitudine, perch quando l'huomo intende et si maneggia bene anco nelle cose picciole, riesce poi in tutti li negotii convenientemente; che noi appunto nella persona del nostro fattore principale habbiamo esperimentato, perch essendo venuto in casa nostra con pensiero solamente di scrivere et servire quasi nei servitii manuali, ch'egli faceva con molta attitudine et diligenza, si  fatto conoscere huomo buono da tutto, onde, con sodisfattione dell'animo nostro, non habbiamo dubitato di porgli in mano la somma di tutti li nostri negotii. Il S.r Galileo  savio, e baster accennargli ogni poco il nostro pensiero.



1131..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 18 luglio 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori, Autografi, B.a LXXXVIII, n. 51. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Seben io credeva haver dato soficiente commissione a V. S. Ecc.ma per fermar l'ordine di mandar il giovane ch'ella ci propose, quando fosse delle qualit contenute nel memoriale che le inviai(427), nondimeno, poich ella nell'ultime sue mi ricerca pi espresso ordine, le dico che, sperando ella che questo giovane riesca utile per il nostro servitio et si contenti della provisione accennata nel suddetto memoriale, immediatamente lo invii, che sar ben veduto da noi. E perch egli ha da maneggiare la nostra robba et il nostro denaro, desidererei che egli venisse ben accompagnato di lettere di alcuno de'suoi parenti o amici, i quali facessero fede per lui, perch, sicome queste attestationi aqueterebbono molto l'animo nostro et ci darebbono occasione di valersi di lui in maneggio pi importante, cos queste apportarebbero a lui maggior riputatione, poich quanti pi un huomo ha chi volontieri prometti per lui, tanto riesce di maggior stima.
Dell'amico, a me pare che il negotio non sia in quella disperatione che le scrissi; et io stesso mi sono rimosso dalla prima opinione, poich il suo mancamento  di natura pi comportabile di quello che mi fu rapresentato. Ben credo che se il mantenersi nel primo stato  cosa molto ragionevole, et per consequenza faccile da conseguire, cos il sperar di avanzarsi al presente sar molto difficile. Che sar fine di queste, bacciando a V. S. Ecc.ma la mano.

In V.a, a 18 Luglio 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1132..

GIO. BATTISTA CHIODINO a GIO. GARSIA MILLINI in Roma.
Belluno, 24 luglio 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 314 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 12).



1133...

NICCOL FABRI DI PEIRESC a PAOLO GUALDO in Padova.
Aix, 30 luglio 1615.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVIII della Cl. X It., car. 73t. - Autografa.

.... m' incresciuto grandemente d'intendere l'indispositione del Ecc.mo S.r Galilei, pregando a S. D. M.t di volerlo risanare quanto prima....



1134..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 14 agosto 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 85. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio,

Ho pi volte scritto a V. S. et fattolo riverenza, et una volta le mandai l'imagine dell'eclisse del sole, pigliata con l'occhiale, con le macchie solari in 6 figure(428), et dopo scritto altre volte; ma dubito che le lettere il Sig.r Prencipe nostro l'haver commesse a persona poco diligente, ch io desiderava imparar qualche osservatione sopra di quelle. Ho osservato le Stelle di Giove per due mesi per gusto, et anco per haver fatto di man propria uno vetro, gi che quel che V. S. me fe'gratia mandarmi, dopo haver rincontrate le constitutioni che V. S, me mand anticipate, che le ritrovai esatte et conforme la sua ultima revista, il vento me lo fe'cadere et rompere con grandissimo dolore, s per esser buono, come per haverlo havuto da sua mano per sua cortesia particolare. Hora sto travagliando di uno di diametro de palmi 14, et per esser difficile far la tazza di rame in quella perfettione che deve stare, ancor non  riuscito perfetto alcuno, poich ritrovo mille occasioni che li cristalli non riescono, et particolarmente per la parte piana non perfetta et per le vene della pasta, oltre l'imperfettione della parte convessa et della tazza di rame, che non sia uniforme circolare per tutti li versi; il che ancor nel torno  difficile a fare, tanto pi che qui pochi vi sono maestri tornitori, oltre che n meno il torno fa perfetto. Hora, s perch io la riverisco, come che sia lei degnissima di esser da tutti riverita per le sue virt et cortesie, s perch sono anco invitato dalla Institutione, che me le fa esser pi servitore et affettionato, ho voluto salutarla et ricordarle che le vivo servitore et ammiratore della sua virt, et anco augurarle questo et altri mille anniversarii della Institutione nostra(429) felicissimi, che Nostro Signore a V. S. conceda goderli con salute, come anco al nostro Sig.r Prencipe Ecc.mo et Institutore, con li altri fratelli Lincei. Et per non tediarla, finisco et le basio le mani, con pregarle salute et lunga vita.

Di Napoli, li 14 d'Agosto 1615.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo.
Fiorenza.



1135..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Tivoli, 25 agosto 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 211. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Tengo la gratissima di V. S. delli 8 del presente, e perch mi trovo ne'soliti travagli(430), scusar la mia brevit. Le scritture(431) tardorno un poco ad andar in mano del Padre(432), per haver sicuro inviamento; onde ancora non ho nova le siano capitate, che presto l'haver, per esser mandate con ogni diligenza. Egli havea intenzione di scrivere, come gi io accennai a V. S.(433); non so hora come si sia risoluto a maggior impresa. Io lo persuader secondo la mente di V. S.; intanto nelle lettere che m'ha scritte non m'accenna altro. V. S. m'ami e mi commandi, e mi tenga per quel'obligatissimo che le sono. Bacio a V. S. le mani.

Di Tivoli, li 25 d'Ag.o 1615.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.
Bacio le mani alli S.ri compagni, pregando il present'anno(434) felice a tutti, ch il passato veramente  stato travaglioso. Includo doi del S.r Stelluti(435).




1136...

LUCA VALERIO a GALILEO [in Firenze].
Roma, 10 settembre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 260. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Oltre al venire a rallegrarmi con V. S. dell'anniversaria memoria dell'institution Lincea, come fo, mi congratulo altres della sua sanit, che da pi d'uno ho intesa; onde V. S. continuer li pellegrini suoi componimenti: ch quanto alli miei studi, da tanti et cos strani impedimenti sono stati interrotti, che se non fusse il nome di Linceo e 'l suo fine che mi pungesse, havrei, credo, sdrucita l'amicitia co'libri et con la penna, solo attendendo a quel che pi mi importa per lo mio principal fine. Dunque, animato e spinto dal commune interesse del consesso, et invitato dalla nuova stagione, et per non essere, a mio potere, dell'amicitia di V. S. indegno riputato, mi metter a copiare le mie fatighe fatte et finir l'imperfette. Et altro non havendo che scriverle, fo fine et le bacio le mani, pregando V. S. a tenermi in gratia, e Dio N. S. ch'amandola la renda felicissimo.

Di Roma, li 10 di 7mbre 1615.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Devotiss.o


S.r Galileo.
[vedi figura 1136.gif]



1137..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 10 ottobre 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 53. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Mando a V. S. Ill.ma il mio vetro, poich non ho potuto haverne alcun altro n migliore n pari a questo. Potr ella tenerlo come cosa sua, ch sar pi utilmente adoperato che da me. M.o Antonio va dietro tirando a perfetione certa forma, sopra la quale io ho giuriditione. I vetri di questa tirano dieci braccia veneziani(436): et lavorandosi lenti per la met, che sono venti quarte di questa lunghezza, veramente fin qui non ne  riuscito alcuno; ma per le lenti lavorate da una parte con questa et dall'altra con quella da 14, fanno buona riuscita di quarte dieci. Se ne riuscir alcuno di 5 braccia, far che ella sia la prima ad haverne.
La esperienza dimostra che le lenti lavorate sopra l'istessa forma rendono il canone per la met della lunghezza che ricercano le meze lenti. La forma da 14 quarte da una parte, et la forma da sei quarte dall'altra, risponde quattro quarte. La forma da 40 quarte con quella da sei risponde un braccio incirca. Mi sarebbe caro haver alcuna regola per saper quanta lunghezza rispondino qualunque due date forme. Se dalle sperienze soprascritte, le quali sono certe et presso che giuste, potr ella cavarne la ragione, mi far gratia darmi alcuna instrutione.
Non ho ancora trovato nuovo cameriero, sperando alcuna cosa da lei.
Mi trovo haver un altro assai buon pezzo di calamita, et disegno forse la ventura posta indrizzarlo a V. S. Ecc.ma, acci, armandolo a modo suo et osservando in quello alcun particolare, mi favorisca di ridurlo nella miglior apparenza che sia possibile. Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio la mano.
Hebbi le sue lettere mandate col Sig. Michiel Angelo(437), che molto volentieri veduto da me, seben come baleno spar, che non potei apena salutarlo.

In Ven.a, a 10 Otto. 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Tutti i vetri lavorati da ambe le parti risponde canon per la met delle meze lenti. Parimente due lenti rispondono il quarto. Non ho provato una lente et meza.

forma di
q.te 14
con quella di
q.te
40
risponde q.te
10.

q.te 14
...............
q.te
6
... risp.e q.te
4.

q.te 20
...............
q.te
6
... risp.e q.te
5.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1138...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 17 ottobre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 233-234. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Ecc.mo

Il nostro Doge  moribondo, et pretendendo mio padre concorrer alla successione di quello, gi due giorni mi trovo occupatissimo; tuttavia non ho voluto mancar con queste di salutar V. S. Ecc.ma, et dirli che, subito espedite le lettere della posta passata, mi posi a speculare la regola della lunghezza de'canoni rispetto la multiplicit delle lenti; et trovai che il numero de'vetri della medesima sorte, partendo il numero delle misure della longhezza di un vetro solo, d il numero della lunghezza di tutti i vetri: v. g.a, 8 vetri di 40 quarte l'uno ricercano il canone lungo quarte 5; medesimamente, proposto quanti vetri di 40 quarte ricerchino il canon lungo quarte 4, partendosi il 40 per 4 ne viene il 10, numero de'vetri che ricercano il canon di quarte 4. Se dunque ci viene proposto che diciamo quanto dovr esser lungo il canone con un vetro da 40 et l'altro da 14, prima divideremo 40 per 14, che ne rissulta 2 6/7, et cos havremo trovato che due vetri et 6/7 da quarte 40 sono equivalenti al vetro da quarte 14; onde aggiongendosi un vetro da quarte 40, diremo far l'istesso effetto il predetto vetro et quello da 14 quarte, quanto 3 6/7 da 40; et dividendo 40 per 3 6/7, ne venir 10 10/27, lunghezza del canone proposto. Scrivo con l'animo in mille parti: mi escusi se non ho saputo ben esplicare, ma ella havr forse ritrovata prima questa medesima et altra miglior regola; suplir al mio difetto.
Se a Dio piacesse che questo broglio havesse buon essito, vorrei tornar a goderla da dovero, almeno con lettere, poich vestendo li figliuoli del Prencipe l'habito senatorio solamente et essendo esclusi da ogni magistrato et regimento, io sarei libero dal broglio et dall'ocupatione che porta seco il governo delle cose publiche, et haverei per un doppio principato questa honorata maniera di ostracismo.
In questo punto un mio balordissimo cameriero, che io non posso pi soportare, mi ha dato le lettere di V. S. Ecc.ma scritte a Mess. Camillo(438), et per mostrar sofficienza di conoscer il suo carattere, nel porgermele m'ha detto: "Lettere del Galileo"; onde io, senza attender punto alla soprascritta, le ho aperte con molta avidit, credendo che fossero per me, et accortomi che erano scritte a Camillo, m' rincresciuto assai, con tutto che, letta la loro continenza, m'accorgo che sono scritte per conto mio: tuttavia, per non dar disgusto a detto Camillo, non gliele mander, poich non contengono altro che il mio negotio del cameriero, del quale ho veduto il carattere, che m' riuscito. Il resto dell'informatione non m' piacciuta troppo: tuttavia tanti sono i difetti de'nostri Venetiani, che quando questo si moderasse, et per l'absenza degli amici et per la diversit della usanza di qua, lo pigliarei volontieri. Una sol cosa voglio conferire: che io tengo, conforme il mio solito, un casino qui appresso, dove, per custodia ho una mora, con un'altra persona bianchissima di anni 18, n posso far di meno di non mandar per diversi miei servigi il mio cameriero ad esso casino; et facendo per le settimane continue venir essa custode a stare nelli miei mezadi, io non vorrei che essendo il camariero pi giovane di me, pensasse farmi servigio a supplir per conto mio: per se il giovane facesse il lascivo o havesse del vistoso, non voglio tentar la fortuna. Hor, havuto riguardo a questo avvertimento, mi far gratia V. S. Ecc.ma trattar co 'l Bellini, et parendo a lei buono, potr inviarlo subito, promettendogli fin tre ducati il mese et buon trattamento, conforme l'uso ordinario della citt et delle miglior case. Mando qui inclusa(439) certa polizza che io feci scrivere al presente mio cameriero: sar bene che quest'altro la vedi et consideri, acci, venuto qui, non si lamentasse di lei o di me. Aspetto subito risposta.
Mess. Camillo and col S.r Zaccaria(440) in Cadore, et  restato al suo carico: ha detto di farlo allegramente et di contentarsi di tutto, havendogli il S.r Zaccaria pi tosto protestato che dica liberamente la sua volont, offerendosi, quando non gli piacesse servire, di rimandarlo a spese nostre fino a Firenze: ha risposto voler restare, et cos  restato. Vederemo ci che ne seguir. A noi  riuscito il giovane molto buono: dubbitiamo che quegli altri fattori et famigli, che sono parte di loro di natura contraria, siano per far qualche cattivo uffitio. Ci sar caro che con sue lettere lo ammonisca ad essere prudente et circonspetto. Non altro. A V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In V.a, a 17 Ott.e 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto al suo servitio
G. F. Sag.



1139..

DESIDERIO SCAGLIA a GIO. GARSIA MILLINI in Roma.
Milano, 21 ottobre 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 315 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 13).



1140..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 24 ottobre 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 54. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

In questo punto ricevo le gratissime lettere di V. S. Ecc.ma Ho inteso le conditioni del Bellini, et invero io resto molto sospeso. La suficienza et l'ingegno mi piace; ma quando questo non sia accompagnato da sodezza et patienza, non credo che possi riuscire. Mandai la settimana passata un memoriale, che feci gi per instrutione del cameriero che al presente mi serve. Se il Bellini in vedendolo si sgomenta punto, sar segno che non sia per darmi sodisfattione. Del salario gi ho scritto nelle stesse lettere. Circa poi a levarlo, questa  condittione molto considerabile non solo per la spesa, ma ancora perch questa sarebbe troppo grande sua riputatione, et a me pericoloso assai, non sapendo le sue condittioni. Per quando V. S. Ecc.ma stimasse che costui havesse buona volont et si contentasse del mio partito, bastarebbe dirgli che venisse allegramente a servirmi, perch continuando alla mia servit et guadagnando l'affettione mia, sarebbe per altro verso a suficienza rifatto. Inoltre sarebbe necessario informarsi se costui ha fatto mai cosa dishonorata, et particolarmente truferie et cose simili, perch, essendo forastiero, non vorrei un giorno havergli a correr dietro, dovendo egli haver in sua libert le cose mie, nelle quali spesso ve n' di molto valore; che quando non vi fosse questo pericolo, stimerei poco il provarlo. M. Thomaso Landini, nostro fattore, che mi raccord questo Bellini, mi disse che egli era molto inclinato e quasi rissoluto di venire in questa citt, et me lo propose per cameriero, aggiongendomi che me n'haverei potuto valere anco per scrivere, havendo carattere perfettissimo et essendo molto assuefatto a scrivere, come egli mi disse, giorno et notte; per intendendo io dalle lettere di V. S. Ecc.ma che egli desiderava sapere qual dovesse essere il suo servitio, non vorrei che egli credesse che il principal servitio fosse lo scrivere per patto espresso, con tutto che, quando vedessi potermene valere nel negotio et potermene assicurare non solo per suo commodo ma per mio ancora, mi valerei pi in quello che in altri servitii pi bassi: ma temo che il metterlo in cotali speranze lo guasti totalmente. Da 20 mesi in qua credo haver combiatato 6(441) di questi animaluzzi, et giuro a V. S. Ecc.ma, per Dio giusto, haver incontrato in gente cos stolida, che se le sue sciochezze fossero in una commedia rappresentate, haverebbono dell'affettato; et in particolare questo attuale non so come non m'habbia fatto impazzire: onde se trovassi un huomo spiritoso, mi parerebbe esser felice; ma se questa suficienza fosse accompagnata con qualche scioca pretensione, sich havessi a pigliar sempre la scritta in mano per sapere se  obligato a far questo o quell'altro servigio, misurar o pesar i servigi di un giorno per saper se sono troppi, o compassar le mie parole per agiustarle alla sua pretensione, crederei presto perdere la patienza et restarmi col mio ragazzetto solo, che altre volte in sede vacante mi ha servito esquisitamente.
Da questa indigesta faragine di ciancie credo che ella comprendi in uno stesso tempo il desiderio ch'io tengo di incontrar in persona che sia atta a servirmi discrettamente et sappia incontrar il mio gusto, et il timor grandissimo che ho di dar in alcuno che, col portarmi via cosa di momento, oltre il danno nella robba, mi apporti anco detrimento nella riputatione, havendo fidato in persona sconosciuta et forastiera le cose mie; ch quanto all'insolenza o poca voglia di servire, con licentiarlo si rimediarebbe al bisogno. Rimetto perci questo negotio, che molto mi preme, nelle mani di V. S. Ecc.ma, aspettando subita rissolutione.
Oggi ho havuto lettere di Cadore da M. Camillo(442), il quale mostra haver gran desiderio di servirci et darci ogni maggior sodisfattione; il che mi  piacciuto assai, perch pareva che gli ministri c'habbiamo in quel luogo ci havessero fatto capitar gentilmente alle orecchie che egli era troppo delicato, che l'asprezza del luogo non gl'haverebbe conferito, sicome la qualit del servitio non corrispondeva al suo nascimento, con altri simili concetti, che m'havevano veramente dato qualche ombra. Chi pu esser servito da altri,  pazzo andar a servire; ma quando si mette al servitio d'alcuno, deve far buon cuore et lasciare l'albagie, perch io tengo quel servitore pi honorato, che meglio serve et che pi incontra la sodisfattione del padrone, il quale ben devesi scieglier tale che possi e vogli ricompensare la buona servit. Che sar fine di queste, bacciandoli affettuosamente la mano.

In V.a, a 24 Ott.e 1615.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1141..

LELIO MARZARI a FABRIZIO VERALLI in Roma.
Firenze, 15 novembre 1615.

Cfr. Vol. XIX, pag. 315 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 14, alfa).



1142..

[COSIMO II, Granduca di Toscana,] a PIERO GUICCIARDINI [in Roma].
[Firenze], 28 novembre 1615.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3505 (non cartolata). - Minuta di mano di segretario.

All'Amb.re Guicciardini.
28 9mbre 1615.

Il Galilei matematico ci ha chiesto licenza di venir a Roma, parendogli necessaria la presenza sua per giustificarsi da alcune opposizioni fatteli da'suoi emuli intorno alle opere che egli ha mandato fuora, et spera di haver a render buon conto di s. Noi gliel'habbiamo conceduto volentieri, et anch'ordinato che gli siano date due stanze nel palazzo della Trinit de'Monti, havendo egli bisogno di far vita ritirata e sobria, rispetto alle sue indisposizioni. Et se bene principalmente l'acompagniamo con una lettera nostra al Sig. Cardinale dal Monte, nondimeno vogliamo che voi ancora l'aiutiate e favoriate in tutto quello che gli possa occorrere, come da lui medesimo giornalmente intenderete. E Dio vi conservi.



1143.

[COSIMO II, Granduca di Toscana,] a FRANCESCO MARIA DEL MONTE [in Roma].
[Firenze], 28 novembre 1615.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 87, car. 281-282. - Minuta dettata da CURZIO PICCHENA.

Al Card.le Dal Monte.
28 Nov.re 1615.

Il Galilei, matematico molto ben conosciuto da V. S. Ill.ma, mi ha detto che essendosi sentito aspramente pugnere da alcuni suoi emuli, i quali lo vanno calunniando di haver nelle opere sue tenuto opinioni erronee, s' risoluto spontaneamente di venirsene a Roma, et me n'ha chiesto licenza, con animo di giustificarsi da tali imputazioni et far apparir la verit et la sua retta e pia intenzione. Io me ne son contentato molto volentieri, perch, havendolo sempre tenuto in concetto d'huomo da bene et che stima l'honore et la coscienza, mi persuado che con la presenza et voce sua render buon conto di s, et ribatter agevolmente le opposizioni che gli vengono fatte. In questa parte io stimo che egli non habbia bisogno della mia protezzione, s come non prenderei mai a protegere qualsivoglia persona che pretendesse ricoprire col mio favore qualche difetto, massimamente di religione o d'integrit di vita; ma l'accompagno solamente a V. S. Ill.ma con questa mia lettera, acci che ella, vedendolo volentieri come mio grato et accetto servitore, si contenti di favorirlo per il giusto, e particolarmente in haver l'occhio che egli sia udito da persone intelligenti et discrete et che non diano orecchie a persecuzioni appassionate e maligne: perch quando egli, conforme alla speranza che io ne ho, sar trovato netto da ogni sorte di sospizione la quale possa macchiare la sua virt, tengo per certo che V. S. Ill.ma sia per fare stima pi che ordinaria di lui e riceverlo nella benevolenza et grazia sua, con dargli maggiore animo di continuare i suoi studii et condurre a fine le sue opere, le quali si pu credere che accresceranno honore et reputazione a lui, et giovamento ed utile all'universale. Et con questo bacio a V. S. Ill.ma affettuosamente la mano.



1144...

COSIMO II, Granduca di Toscana, a PAOLO GIORDANO II ORSINI in Roma.
Firenze, 28 novembre 1615.

Arch. Orsini in Roma. II, D. Prot. XIII. - Autografa la sottoscrizione. Nella Filza Medicea 87 dell'Arch. di Stato in Firenze, a car. 284, si ha la minuta, dettata da CURZIO PICCHENA, di questa lettera.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re, mio Nipote Amat.mo

Venendo a Roma il Galileo matematico per l'occasione che V. E. intender da lui, ho voluto accompagnarlo con questa mia lettera all'E. V., s perch ella sappia che egli viene con buona licenza et grazia mia, come per pregarla a vederlo volentieri et favorirlo in tutto quello che gli possa occorrere. Et sapendo V. E. quanto egli sia virtuoso et meritevole et da me amato, stimo superfluo di allungarmi da vantaggio in raccomandargliene, poich ella lo farebbe anche senza esserne richiesta da me. Et le bacio la mano.

Di Fiorenza, a'28 di Novembre 1615.
Di Vostra Eccellenza
A M.r Paolo Giordano.
Aff.mo zio per servirla
Il Granduca di Toscana.



1145..

[COSIMO II, Granduca di Toscana,] ad ALESSANDRO ORSINI [in Roma].
[Firenze, 28 novembre 1615].

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 87, car. 284. - Minuta dettata da CURZIO PICCHENA.

Al S.r abate Orsino.

V. S. Ill.ma  naturalmente tanto inclinata alla virt, et conosce cos bene il merito e valore del Galilei matematico, che, venendo egli hora a Roma per l'effetto che V. S. Ill.ma intender da lui, io stimavo superfluo di raccomandarlo al suo favore et alla sua protezione; ma nondimeno non ho voluto lasciarlo venire senza l'accompagnatura di questa mia lettera, la quale almeno servir a me per occasione di ricordare a V. S. Ill.ma il mio solito desiderio di servirla. Et quanto al Galilei, io le dir solamente che impegnandosi ella in favorirlo per il giusto, voglio essere a parte dell'obbligo che egli ne havr alla cortesia sua: et rimettendomi nel resto alla voce di lui, bacio a V. S. Ill.ma la mano con tutto l'animo.



1146..

CURZIO PICCHENA ad ANNIBALE PRIMI [in Roma].
[Firenze], 28 novembre 1615.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 87, car. 285. - Minuta. In margine si legge: "Scrisse il Picchena".

A Annibal Primi.
28 Novembre 1615.

Il S.r Galileo Galilei, Filosofo e Matematico del Gran Duca nostro Signore, viene a Roma per suoi affari; et S. A. mi ha comandato di scrivere a V. S. che gli dia per suo alloggiamento due stanze honorevoli e commode in cotesto palazzo della Trinit de'Monti, et lo faccia provedere di vitto conveniente per lui, uno scrittore, un servitore et una muletta, tenendone diligente conto, perch l'A. S. comander che ella ne sia rimborsata. Egli non  interamente sano, et per ha bisogno di qualche commodit pi che ordinaria; et la mente di S. A.  che V. S. gli dia sodisfazzione, secondo che ella vedr essere il suo gusto. Et io con questa occasione la saluto di cuore, e le bacio la mano.



1147..

[COSIMO II, Granduca di Toscana,] a SCIPIONE BORGHESE [in Roma].
Firenze, 2 dicembre 1615.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 87, car. 294. - Minuta dettata da CURZIO PICCHENA.

Al Cardinale Borghese.
2 Dicembre 1615.

Viene a Roma il Galilei matematico, et viene spontaneamente per dar conto di s di alcune imputazioni, o pi tosto calunnie, che gli sono state apposte da'suoi emuli; et io, che lo conosco molto bene, ho voluto accompagnarlo con questa mia lettera a V. S. Ill.ma, per farle fede che io l'ho sempre tenuto in concetto di huomo da bene et molto osservante et zelante nella religione. Prego adunque V. S. Ill.ma a vederlo volentieri et favorirlo in tutto quello che li possa occorrere, perch nel resto io m'assicuro che egli giustificher molto bene le sue azzioni, et che le sue opinioni non sono punto erronee, come altri hanno voluto dare ad intendere; et spero che V. S. Ill.ma, restando chiara della sua buona mente, habbia a giudicarlo degno della protezione et grazia sua: et io rester a parte dell'obligo de'favori che egli ricever dalla cortesia di V. S. Ill.ma Alla quale io bacio la mano con tutto l'animo etc.

Di Fiorenza, etc.



1148..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 5 dicembre 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 55. - Autografa la firma.

Molt'Ill.re Sig.r Ecc.mo

 finito il nostro broglio(443) con una pessima fortuna. Siamo entrati in quarantauno con diecisette creature. Quattro ne ha havuto il Sig. Proc.r Lando, quattro il Sig. Proc.r Cornaro, et sedeci il Nani. Sono stati in conclave venticinque giorni: et sendo il Nani bugiardo et perfido, ancorch havesse pi volte, con inescusabile simulatione d'amore, promesso favorire, ha con mille insidie escluso nostro padre(444); et havendo tirrato a s i favori del Cornaro, s come noi habbiamo fatto quelli del Lando, per tutto il tempo predetto han sempre havuto li decinove voti per ciascuno, essendo per malattia uscito del conclave uno di quelli del Lando, in modo che finalmente han capitato in un terzo, cio nel Sig. Proc.r Bembo(445). Mi ha questa coglioneria tenuto occupato un mese continuo; onde V. S. mi escuser se io ho usato silentio in tutto questo tempo. Procurer per l'avenire essere pi diligente, et per fine le bacio le mani.

In Venetia, a 5 Dec.re 1615.
Di V. S. molt'Ill.re
Ecc.mo Galilei.
Desiderosiss. di ser.la
Gio. F. Sag.do

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1149..

PIERO GUICCIARDINI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Roma, 5 dicembre 1615.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3330 (non cartolata). - Originale. In capo al foglio si legge, della stessa mano di segretario: "Inserto de'5 di Dicembre 1615".

Sento che vien qua il Galilei(446). Annibale Primi mi ha detto che, d'ordine del Ser.mo Padrone, ricevuto per mezzo di V. S., l'aspetta al Giardino(447). Al principio che io venni qua, ce lo trovai, et egli stette alcuni giorni in questa casa(448). La sua dottrina, et qualche altra cosa, non dette un gusto che sia a'Consultori et Cardinali del Santo Offizio; et fra gli altri Bellarmino mi disse che era grande il rispetto che si doveva a ogni cosa di coteste Serenissime Altezze, ma che se fosse stato qua troppo, non harebbono potuto far di meno di non venire a qualche giustificazione de'casi suoi: et dubito che qualche cenno o avvertimento che allora egli havesse da me, perch era in questa casa, forse non le desse intero gusto. Io non so se sia mutato di dottrina o d'humore: so bene che alcuni frati di San Domenico, che han gran parte nel Santo Offizio, et altri, gli hanno male animo addosso; et questo non  paese da venire a disputare della luna, n da volere, nel secolo che corre, sostenere n portarci dottrine nuove. Et perch io sento che viene in casa di S. Altezza nostro Signore, et so che  suo servitore, ancorch io non ne sia stato da V. S. avvertito n ella me n'habbia detto nulla, tuttavia ardisco, per bene, di dirne questo motto, perch, secondo che egli viene qua o per curiosit o per negozi suoi o per alcuno servizio di S. A., si possa haver lume et cercar sempre che tutte le cose dependenti da cotesta Serenissima Casa ci camminino di maniera d'haverci il loro pieno et da poter dare et ricevere quella sodisfatione che conviene et  ragione.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Curzio [Picchena], p.mo Seg.rio di Stato di S. A. S.ma
Firenze.



1150..

PIERO GUICCIARDINI a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 11 dicembre 1615.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3330 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

Ser.mo Signore,

Il Galilei, arrivato qua, mi ha porto lettera dell'A. V. S., et anco in voce, sendo stato da me, mi ha esposto le molestie dalle quali li pare esser tocco e travagliato. Et se bene  misera cosa stare con sospetto di doversi giustificare in certa sorte di materie, io in ogni bisogno che gli venga gli porger tutta quella assistenza et aiuto che sar possibile et che  ragione, come servitore dell'A. V. S. et huomo di molto sapere et merito, et come l'A. V. S. mi accenna et comanda. Alla quale humilissimamente m'inchino.

Di Roma, li xi di Dic.re 1615.
Di V. Alt. Ser.ma
Humil.mo e Devot.mo Ser.re
Piero Guicciardini.

Fuori: Al Ser.mo Gran Duca di Toscana,
Mio Signore.



1151.

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 11 dicembre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 52. - Autografa la sottoscrizione.

Sereniss.mo S.r et P.ron mio Col.mo

Il Galilei matematico  tanto mio amico, che per questo rispetto solo, et per la cognitione che ho del suo valore, mi sarei mosso a prestargli ogni sorte di servitio; ma per l'avvenire mi trover tanto pi pronto ad aiutarlo et proteggerlo dove sar bisogno, quanto che il commandamento di V. A. S. mi si converte in violenza. Con che le ricordo la mia solita constantissima servit, et le bacio humilissimamente le mani.

Di Roma, li xi di Xmbre 1615.
Di V. A. S.
L'A. S.ma di Toscana.
Obl.mo Ser.re Vero
Il Card.le dal Monte.



1152.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 12 dicembre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 56. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Non posso per ancora dare avvisi particolari a V. S. Ill.ma circa i progressi delle cose mie, ma solo in generale, da quello che mi posso accorger d'havere operato negl'animi di tutti quei Signori con i quali mi sono abboccato, mi confermo gagliardamente nella speranza che la sincerit mia non sia per restare oppressa da chi malignamente ha cercato e fa forza di progiudicarmi. La mia venuta qua  stata sommamente laudata da tutti questi Ill.mi e Rev. mi Prelati a i quali sin hora sono stato a far reverenza, e oltre a loro anco da tutti gl'amici miei, che desiderano il mantenimento della reputazion mia. Creder bene che a tal uno, che volentieri mi harebbe veduto in travagli, ella sia stata molesta, e che forse con mente simulata non la lauder, e per avventura, quando havesse potuto, l'harebbe impedita; ma spero che l'esito del negozio mostrer, con l'effetto stesso, quanto io ragionevolmente habbia presa questa resoluzione, e quanto prudentemente ella sia stata approvata e concedutami da coteste Al.ze Ser.me, e da V. S. ancora. Io mi trovo talmente con l'animo contento, mentre veggo spianarmisi la strada al mantenimento et agumento della mia reputazione, che non poco mi sento andare avanzando nella sanit; al qual mio acquisto viene a parte l'amorevole trattamento del Sig.re Annibal Primi, il quale con altrettanta diligenza esequisce il comandamento del S. G. D. nella persona mia, con quanta benignit S. A. S. gliel'ha ordinato. Io non soggiugner altro a V. S. Ill.ma, se non una nuova confessione degl'obblighi che gli tengo e una ratificazione della mia(449) devotissima servit, pregandola con oportunit ad inchinarsi humilmente in mio nome a loro A. S.me; e per fine gli prego dal Signore il complimento di ogni suo desiderio.

Di Roma, li 12 di Xmbre 1615.
Di V. S. Ill.ma


La supplico a presentar l'alligata.
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1153...

LUIGI MARAFFI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 dicembre [1615].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 188. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Fui forzato di partirmi di Firenze cos repentinamente, che non potetti baciare le mani a V. S. n salutare il Sig.re Amadori: questa mia servir per compire al debito, et insieme per darli conto di quello che forse saperr per altra strada. Qua  uno certo Flamminio Figliucci, che manda fuori uno libretto di rime et prose sotto nome di Lorenzo Salvi (ambidue, secondo me, Sanesi), intitolato(450): Stanze sopra le nuove stelle scoperte col nuovo occhiale, con una breve dichiarattione, dedicate all'Ill.mo Card.le Aldobrandino. Fa due canti, il primo di 54 ottave, il secondo di 68, et poi se gli dichiara et se gli comenta da s medesimo. Io l'ho letto tutto, ma quanto al darne giudittio non posso dirne niente, perch non  mia professione la materia della quale egli ragiona. Dir solamente che fa notomia et rende le ragioni di tutto quello che si fa lass ne'cieli con tanta sicurt, che bisogna che ci sia qualche cosa di grande, perch con tanta sicurt non possono parlare se non gli huomini di gran sapere o di grande ardire. Quello che pare a me,  che molto scarsamente sia proceduto con la lode dove et con chi la meritava, tanto pi che, vestendosi da poeta, poteva maggiormente allargarsi. Inculca pi volte che l'occhiale  stato trovato in Fiandra, migliorato in Italia, ma non dice da chi; che con l'occasione delle stelle di Giove altri hanno osservate altre stelle, come sono i matematici del Collegio Romano Giesuiti; che il primo osservatore delle macchie solari  dubbio chi sia, ma per che la sta nel finto Apollo Giesuita et in V. S.; et perch debbe havere la procura dalle parti, si fa arbitro, et giudica che l'uno et l'altro  il primo, ma uno in Germania et l'altro in Italia. Dove parla delle stelle intorno a Giove (le quali mai, che io mi ricordi, chiama Medicea), dice pure che l'inventione  di V. S.; et quanto dice e s'allarga  questo poco d'ottava, dalla quale vedr, come da uno saggio, la S. V. la qualit del verso:

Ma quale spirto pellegrino il primo
Fece di gloria s pregiati accquisti?
Tu, Galileo, sopra il terrestre limo
Il sentier chiuso a noi primiero apristi;
Tu co i cristalli, che io ne'canti esprimo,
Di nuove stelle il ciel ricco scopristi;
Mentre altri al terreo suol, tu il core alzasti
A merci eterne, e 'l mar del ciel solcasti(451).

Non ho tempo di dire pi oltre a V. S., che  notte et voglio rendere il libro. Resti servita non nominarmi, et scusi la fretta. Mi conservi suo servitore, et mi comandi.

Di Roma, dalla Minerva, la vig.a di S.a Lucia.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devotiss.o
Fr. Luigi Maraffi.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei, P.ron Oss.mo
Fiorenza(452).
S.to Sisto.



1154..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 19 dicembre 1615.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 21. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

V. S. m'ha dato un contento grande con la sua lettera de'12(453), dandomi nuova che le cose sue cominciavano a pigliare buona piega; et havendone io dato conto a loro Altezze, ne hanno havuto particolare gusto, e non si persuadevano altrimenti. Et io la prego a continuare di darmi ragguaglio di quello che di mano in mano ella far, sperando io che gli avvisi saranno tali, che tutti i suoi amici haveranno cagione di rallegrarsene: e se di qua le occorre qualche altra cosa, accennimelo pure liberamente, perch s come ella sa che le AA. LL. sono pronte a favorire e protegere V. S., cos ella sa ancora quanto io desideri di servirla. E con tutto l'animo la saluto, e le bacio la mano.

Di Firenze, li 19 di Dicem.e 1615.
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1155.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 26 dicembre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 57. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Io rendo grazie infinite a V. S. Ill.ma dell'affetto cortese che veggo che ella va continuando verso la persona mia, n mancher all'occorrenze di ricorrer sempre a lei come mio fautore e protettore. Qui non ho cosa di momento che dirgli di nuovo, se non che sono occupatissimo in finir molte visite, delle quali mi se ne vanno giornalmente scoprendo molte nuove, comandato da diversi Cardinali e altri personaggi grandi. Quanto a i miei negozii, per quello che aspetta all'individuo mio particolare, non veggo scaturir difficolt fuori della mia espettazione; ma nel generale vo scoprendo essere state fatte gagliardissime impressioni, le quali per esser addolcite e rimosse ricercano gran tempo e placidit nel trattarle, col passar per molti e molti mezi prima che arrivare a gl'ultimi termini. Scusimi se non posso venire a pi distinte particolarit. Quanto alla sanit, vo scorrendo assai mediocremente, e meglio starei se le molte visite e fatiche mi lasciassero godere le comodit concedutemi dalla benignit di S. A. S.: ma in ogni stato sono paratissimo ad ogni suo comando; e con augurargli le buone feste et il compimento d'ogni suo desiderio, con ogni reverenza gli bacio le mani.

Di Roma, li 26 di Xmbre 1615.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1156.

ANTONIO QUERENGO ad [ALESSANDRO D'ESTE in Modena].
Roma, 30 dicembre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 38. Riproduciamo questo e gli altri capitoli di lettere di ANTONIO QUERENGO ad ALESSANDRO D'ESTE da copie di mano del sec. XIX, le quali sono tratte da manoscritti gi esistenti nella Biblioteca Estense, ma che presentemente pi non vi si rinvengono. In capo alla copia della presente lettera si legge, di mano di GIAMBATISTA VENTURI: "Lettere Querenghi nella Bibl.ca Estense".

.... Abbiam qua il Galileo, che spesso in ragunanze d'uomini d'intelletto curioso fa discorsi stupendi(454) intorno all'opinione del Copernico, da lui creduta per vera, che 'l sole stia nel centro del mondo, e la terra e 'l resto delli elementi e del cielo con moto perpetuo lo vadano circondando(455). Si riduce il pi delle volte in casa de'SS.ri Cesarini, per rispetto del Sig. D. Virginio, ch' giovanotto d'altissimo ingegno....



1157..

ONOFRIO CASTELLI a [GALILEO in Roma].
Graz, 31 dicembre 1615.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 235-236. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Bench V. S. Ecc.ma s lungamente ha lasciato di tenermi honorato con il comandarmi, non per in me  restato che io non le habbia del continovo portata una grande osservanza, et che non mi sia sommamente rallegrato mentre in varii tempi et in diversit di occasioni ho sentito, per li riporti, delli aumenti del valore di V. S. Perch dal 1604 in qua, che non ci siamo pi veduti, ho seguitati li studi et abbracciato lo scrivere, che si vede dalla alligata(456) a'lettori et altro, chi dedicato a N. S., chi al Ser.mo Prencipe di Spagna, chi a cotesta Ser.ma Altezza, chi all'Ill.mo Montalto(457), della quale mia attitudine di valere a tali abbilit  V. S. stata il fondatore et formatore in s gran parte; per il che dissi in Polonia al Sig.r Tomaso Vandeni che me le confermasse obligatissimo: la quale confirmatione acci sia di maggior efficacia, vengo a farla anche con la presente, in occasione di questo santo tempo et capo di anno, che le auguro felicissimo con altri molti appresso.
V. S. se mi procurasse copia della Vita del Ser.mo Ferdinando, ne spargerei molto per il volumetto Del bene publico, nel quale gi fino hora  tanto delli Ser.mi Gran Duchi, che il lettore ne raccoglie che niuno principe pi si avvicina di loro Altezze alla perfettione del prencipe apportatore dell'intero bene publico, che io (mi credo) formo. Et nel precetto che il prencipe non deve mettere datii pi del dovere, et dimostrarvisi qual sia il dovere, si vede che l'A.ze loro non trapassano, anzi n anche arrivano a quel segno. V. S. se sia per haverla per via dell'Ill.mo Geraldini(458), non pu se non coadiuvare il dirli che  per me, ch esso  parente de'miei parenti, lasciando io di scriverne all'Ill.mo Marchese Bartolomeo del Monte, che lo reputo a'sui castelli.
Mando a V. S. questa, che  la dedicatoria per Sua A. Ser.ma, che potrebbe lei favorirmi di accrescerla et rimandarmela, desiderando io con continovati segni di mostrarmi s devotissimo della Ser.ma A. S., che sono per stato in Polonia una volta a pericolo di essere ucciso. Et pregai con il mio Sig.r padre, sei anni sono, l'Ill.mo Montalto di ottenermi logo di servire l'Ill.mo Card.e de'Medici(459), quando si fosse creato cardinale; al che S. S. Ill.ma rispose farlo, dopoi di che ci rifer l'abate Tritonio, l'Ill.mo Cardinale che io vi dica. Gi io ho scritto per una lancia spezzata; ma mentre scriver per un pari suo, et che dir che grandemente l'amo, mostrerei, con il volere prevenire, di diffidare di non potere rompere un bicchiero come posso con quei Serenissimi.
La dedicatoria detta potrebbe V. S. Ecc.ma, in rimandarmela, farla diretta a Venetia all'Ill.mo Montauti(460), che me la mander qui. Ma la Vita del Ser.mo Ferdinando, che non potr haversi cos di breve, scriver a V. S. dove potr inviarsi, perch al ritorno fra due mesi da Praga dell'Ill.mo Ecchenberg, partir per Napoli con lettere di questa Altezza a quel Vicir, che faranno havermi S. S. Ill.ma et li Padri Gesuiti, raccommandatoli io dal general loro, mio parente. Per le quali lettere, et li talenti di che io non sono senza, potendo in varie cose essere fruttuosi a quel regno, devo credere che esso Ecc.mo Vicir mi accetter (et con trattamento che si richieda alla qualit et alle abilit che l'homo ha) al suo servitio, lasciando io quello dell'Ill.mo Card.e de'Medici; ch quando sono in Roma, mi danno s occupatione le genti del mio paese per loro occorrenti, che non posso quasi punto studiare.
S. A. S.ma poi che si diletta havere omini boni a qualche cosa in tutte le professioni, et vedendo che io sto in procinto di pregare di servire detto Vicir, et che sono cos devoto di S. A. Ser.ma, forsi potrebbe dimandarla se io servirei alla Ser.ma A. Sua. Al che prego V. S. a favorirmi rispondere che io li ho scritto che lei dica di s, et che lo reputerei per favoritissima gratia, et che potrei anche dargli delli omini nelle occasioni, et che io potrei essere avantagiato nel stipendio dalli altri signori et baroni pari miei per la qualche attitudine che mi trovo. Se gli seguisse l'effetto, ne sentirei consolatione, particolarmente per stare appresso a V. S. Ecc.ma, s per riportarne novi frutti di imparare, come per poterle meglio servire. Il che essendo qui il fine, bacio vivamente a V. S. Ecc.ma le mani(461), pregandola delli desiderati et dolci sui comandamenti.

Di Graz, 31 Decembre 1615.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Obblig.mo Ser.re
Onofrio Castelli.

Fuori: A V. S. Ecc.ma(462)



1158.

GALILEO a CRISTINA DI LORENA in Firenze.
[Firenze, 1615].

Cfr. Vol. V, pag. 309-348.



1159..

[PAOLO ANTONIO FOSCARINI (?) a GALILEO].
[1615-1616].

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Cod. Volpicelliano A, car. 169r.-171t. - Di mano del sec. XVII.

Dovendo io scrivere il mio parere in questa opinione con quella debita circospettione che si conviene, non mi pare bene ch'io per hora mostri esser talmente inclinato a quella, che altri giudichi ch'io faccia (per modo di dire) prevenire l'atto della volont a quello dell'intelletto; e potendo vestirmi in qualche guisa in questa controversia l'habito di giudice, non devo vestirmi quello della parte. Perci mi sono deliberato di fare che l'opra mia(463) sia una disputa overo discussione, nella quale, ordinatamente procedendo, io incominci da principio a separare le cose pi certe et ammesse da tutti dalle pi incerte et controverse, dico fra Tolomaici et Copernicani, over Peripatetici e Pittagorici; et venendo all'opinione Copernicana, io distingua in quella ci ch' pi probabile da quello che pare meno probabile, e questo in tutte quelle materie (o siano filosofiche o astronomiche) le quali si veggono essere antecedenti o consequenti o concomitanti o che habbiano qual si sia connessione con lo stabilimento del sistema mondano. Onde primieramente mi  nell'animo di trattare della forma et figura del mondo, delle sue parti integrali, del numero de gl'elementi e del ciel e se si deve ammettere la sfera del fuoco o la moltitudine de gl'orbi ne'corpi celesti, della distintione che si trova tra la materia de'cieli e de gl'elementi, e simili cose. Nelle qualli discussioni dovendosi stabilire (s come  il vero, quantumque contradica alla setta de'Peripatetici), che le parti integrali del mondo non sono altro che il cielo, il quale non  pi che uno, et gl'elementi, quantumque siano quattro, nondimeno n in tutto dal cielo differenti n con quel sito disposti che comunemente si tiene, e per consequenza che la materia del cielo et de gl'elementi  l'istessa, e cos soggetta alla generattione et corrottione et ad ogni mutatione l'una come l'altra, non essendo altro il cielo che un spatio, per dir cos, sferico, pieno di corpo dell'istessa figura, tenue et aereo, nel quale si muovono la terra et gl'altri pianeti, levato il sole, il quale non  pianeta, ma  il centro (immobile ad locum, ma mobile in loco) di tutto questo spatio corporeo e sferico, attorno il quale sole, come intorno a proprio centro, con varii periodi si muovono (esplicando una indicibile harmonia e sapientissima distributione delle cose, fatta dal sommo Architetto) tutti i globi de'pianeti e delle stelle fisse nel predetto spacio che chiamiamo cielo; n  altro la quinta essenza, corrispondente al quinto corpo o figura regolare de'mathematici, se non che il cielo empireo, corpo di sovrana e differente natura da ogn'altra corporea, e da s inalterabile et incorrottibile e privo d'ogni sensibile qualit, e di quegli attributi dotato che la commune filosofia Peripatetica ha applicati promiscuamente, ma senz'alcun fondamento, a questo cielo visibile nostro, nel quale nondimeno tutto d veggiamo mille alterationi di comete e di altre impressioni e spettacoli, che vanamente gli Aristotelici hanno attribuito alla terza regione dell'aere; tutte queste cose, per ci che per il pi vengono a contra[dire] ad Aristotele et alla comune filosofia, mi apriranno la strada a trattare del methodo et vera ragione del filosofare, e quanto ella debba essere aliena dalla pertinacia di seguire qualsivoglia auttore, e quanto in ogni cosa deve ricercare la nuda verit, sia pure ella detta da chi si voglia: et qui si tratter de gl'errori d'Aristotele e della sua filosofia, la quale si mostrer con varii essempi non essere tanto perfetta n cos mirabile come i suoi seguaci la fanno, al che si aggiugneranno testimonianze di molti de gl'istessi Peripatetici e persone gravissime et religiose e pie.
Quindi me ne verr alla dichiaratione di varie openioni de'sistemi del mondo, riprovando ciascuna in ci che mi parer meno probabile, et approvando la parte di lei che sar pi, a mio giuditio, verisimile. E qui per il sistema Copernicano, e particolarmente per la mobilit della terra, dalla quale pare ch'egli principalmente dependa, addurr una grandissima selva di ragioni et argomenti, che gi me ne trovo havere raccolti non pochi, includendovi molte osservazioni fatte da me, tra'quali non mancher alcuna ragione di mia inventione, che forsi havr non piccola forza di demostrazione et di argomento necessario; oltre gl'altri probabili, che saranno cavati dalle allegorie profundamente nascoste nell'antichissime favole de'primi et pi vecchi poeti, da'quali ogni filosofia hebbe principio, da oracoli di Dei gentili e di sibille e di altri, da molte note ieroglifiche de gl'Egittii, da molte imagini misteriose et altri attributi di Dei gentili, dal consenso di molti antichi et moderni filosofi, ove saranno anco inclusi de'Peripatetici, come furono Nicol Cardinal Cusano, eccellentissimo mathematico, Celio Calcagnino, huomo universale, et Andrea Cesalpino, moderno filosofo, et altri degni auttori. Ultimamente si addurranno molti misterii cavati dalle Scritture Sacre, et molte autorit, fra le quali sar anco quella di V. S. mandatami, di Iob al cap. 9, interpretata da quel Padre Agostiniano Diego Astunica di Salamanca(464): e qui con questa occasione si tratter della interpretatione delle Scritture et de'Padri, in che modo e senso si debba ella fare quando le ragioni o l'evidenza del fatto ci persuadono l'opposito di quello che pare che l'autorit accenni nella scorza delle parole, e per qual cagione le opinioni nuove nelle cose dottrinali e filosofiche che non trascendono i limiti naturali et dependono in tutto dal senso, ma per contrario le vecchie nelle cose appartenenti alla Fede, sempre si deono pi tosto seguire et abbracciare; finalmente, del pericolo che pu apportare all'autorit sacrosancta del Vicario di Christo il decidere et determinare, alcuna cosa essere di Fede o no, in materia naturale et dependente dal senso, ove il tempo pu talvolta, a lungo andare, scuoprire il contrario. Questa  la testura dell'opra che sto facendo.
Hor, perch tra i molti argomenti gi detti per la mobilit della terra, ne considerai talvolta uno, leggendo le Relazioni del Butero(465), che mi apport alcuna materia di dubitare e di richiederne il parere di V. S., ne vengo brevemente alla narratione di quello, lasciando per hora gl'altri molti e pi efficaci, de'quali a luogo e tempo V. S. ne sar fatto partecipe. Riferisce il Butero, che sotto l'equinottiale, l dove pi l'oceano si allarga et  senza alcuno impedimento di terra o isole o scogli, vi venga un perpetuo e continuo levante, il quale senza alcuno interrompimento, sempre a s stesso uniforme, spira, il quale non pu essere vento caggionato dalla essalatione della terra, come de i venti ordinarii vuole la meteorologia Aristotelica, s per la lontanissima distanza dal continente della terra, s per la perpetua uniformit del detto vento; onde, secondo la comune filosofia, tanto il Butero quanto altri attribuiscono questo effetto alla violenza del primo mobile, al cui moto vogliono che insino questa nostra bassa regione dell'aere sia soggetta. Ma io, che con varie ragioni conchiudo et demostrativamente provo, non darsi il moto ratto del primo mobile, e nell'istessa via Aristotelica (nella quale egli comunemente si concede) mostro, non potere n anco defendersi almeno che passi la sfera del fuoco, ho giudicato questo accidente, di vento perpetuo orientale sotto la linea equinottiale, non essere altro che un poco di resistenza dell'aere, che fa egli incontra il moto della terra, la quale, dentro di lui e da lui concordata, si muove dall'occidente all'oriente, facendo la notte et il giorno. Et che ci sia il vero, si  osservato, il detto vento quanto pi s'allontana dalla linea equinottiale, tanto pi esser debile, e finalmente sotto i tropici et altri minori circoli dividersi in varie difformit; il che non per altro si deve credere avenire, se non perch l'impeto dell'aere che resiste, e perci in alcun modo va incontro al moto della terra, l si scorge pi, ove parimente la terra fa maggiore impeto all'incontro di lui: hor la terra maggiore impeto fa ne'circoli maggiori che ne i minori, perci che maggior spazio passa ne i circoli maggiori che ne i minori: perci dunque non  maraviglia che sotto il circolo equinottiale si scorga tale vento uniforme et perpetuo, tanto pi ove cessano gl'impedimenti d'isole, monti, scogli, valli, canali, promontorii et simili cose, le quali in altre parti fanno in varii modi spezzarsi et ragirarsi il detto vento, il quale, anco per fare altrove minori circoli, non ha tanta forza n vigore. Sopra questa mia imaginatione desidero sapere ci che ne sente V. S.
Ma se per caso si havesse pi tosto da dire in questa opinione, che non la terra sola si muova particolarmente del moto nictimerino, ch'ella fa in s stessa raccogliendosi in 24 hore et caggionando la nocte et il giorno, ma si muove con l'aggregato de tutti quattro gl'elementi, all'hora sarebbono molti dubii da sciogliersi.
Primieramente, io dubito che non bisogna concedere la sfera del fuoco: percioch non mi pare troppo ragionevole che questa sfera habbia n il moto nictimerino n anco l'annuo; per ci che, tanto con l'uno quanto con l'altro, in poco tempo bisognarebbe che passasse tanto immensi spazii che apena l'imaginazione li pu capire, et essendo il fuoco corpo tanto tenue et dissipabile, sarebbe impossibile, per la sua rarit e poca resistenza, mantenersi nella sua consistenza sferica, conpenetrare tanto aere, corpo tanto pi denso et sodo del fuoco quanto  l'acqua dell'aere e la terra dell'aqua: oltre che sarebbe un grande e sovercio confarcinamento il porre una congerie tanto grande di terra, aqua, aere et fuoco, conglobati l'uno sopra l'altro, andar ravvolgendosi et caminando oltre per l'aura etherea senza punto di disconciamento, e cos fare un moto velocissimo di molte migliaia di migliaia l'hora, senza punto variare n disturbare loro siti n le loro simmetrie, ove sono per lo pi tenuissimi.
Secondariamente, se non si muove tutto l'aggregato de gl'elementi, per ci che non si dona la sfera del fuoco, dunque si mover solo il globo della terra e dell'acqua, che fanno una perfetta sfera; e l'aere non sar elemento che si muova con il moto della terra et dell'acqua, ma sar quel corpo continente nel quale si ricever per immensi spazii il moto della terra e dell'acqua: il che mi pare pi raggionevole che non  porre sopra l'aere l'elemento del fuoco, et fare ch'esso fuoco disopra e disotto habbia aere, disotto come sfera elementare, et di sopra come corpo continente et universalmente ambiente tutti i corpi planetarii et stellari, insieme con i moti loro. Ma posto questo modo di dire, all'hora io dimando, nel moto nictimerino overo di 24 hore, che fa la terra rivolgendosi in s stessa, quante migliaia fa l'hora: perci che me pare che, essendo la circonferenza maggior della terra, secondo una delle pi famose opinioni, vintidue mila miglia o pi, non far in spatio d'un'hora nel suo maggiore circolo, quale  sotto l'equinottiale, meno di ottocento o pi miglia; la qual velocit  tanto grande, che non pare che possa essere insensibile, e le nubi, le quali non si muovono dell'istesso moto, se non vogliamo che anco l'aere vicino a noi si muova insieme dell'istesso moto con la terra, ne dovrebbono dare indicio, con vedersi continuamente abandonare il primiero sito et luogo e mutarlo in altro nuovo, senza mai, per qualsivoglia cagione, da tal mutatione cessare: il che non si vede. Ma se l'aere che contiene le nubi si muove dell'istesso moto della terra, per che cagione anco le nubi non si muovono dell'istesso moto? E se mi adduce per cagione il vento, io dir che  maggiore l'impeto che porta il natural moto dell'aere insieme con la terra, che non  qualsivoglia impeto di vento: poich essendo la circonferenza dell'aere pi ampia di quella della terra, se la terra fa ottocento miglia l'hora o pi, l'aere ne far forse mille e cinquecento; alla quale velocit nissun vento, per impetuoso che sia, pu arrivare. Nondimeno che l'aere non si muova all'istesso moto della terra, pare che lo manifesti espressamente l'osservatione poco avanti detta dal Butero, dell'uniformit del vento levantino sotto la linea equinottiale nel mar Pacifico, il qual vento mostra l'aere andare contro il moto della terra, il che non  altro che quel poco di resistenza che fa l'ambiente aere al velocissimo moto della terra. Se dunque l'aere non si muove al moto della terra, anzi per la resistenza piutosto all'incontro di lei e del suo girare, e la terra fa ottocento miglia l'hora e pi, che vuol dire che veggiamo talvolta una e due o pi hore le nubi nell'istesso luogo e nell'istesso sito nell'aere senza alcuna mutatione? Questa ragione astringe molto pi sotto la linea equinottiale che in altra parte, percioch il maggiore circolo che faccia la terra, e nel maggiore spatio trapassi,  l'equinottiale: gli altri circoli che ella fa verso tropici e verso i poli, essendo sempre minori e minori, non richieggono in lei tanta velocit; onde la terra nel suo moto nictimerino (come dal greco lo denomina il Copernico) sotto i tropici non fa ottocento miglia l'hora, come gli fa sotto l'equinottiale, ma di gran lunga ne fa molto meno, e poi assai pi meno sotto i circoli arctico et antarctico; ma sotto i poli direttamente ne fa tanto pochi (secondo la distanza o vicinanza de'poli), che vi  luogo che non solo non ha bisogno di far la terra ottocento miglia l'hora, come fa sotto l'equinottiale, ma apena in tutte 24 hore non fa mezo miglio. Ma in ogni modo a rispetto di noi, che stiamo tra il tropico del Cancro et il circolo arctico, bisogna che ci sia nelle nubi alcuna sensibile mutazione, proportionata alla velocit del moto della terra, che poco varia in meno delle ottocento miglia l'hora in simil clima; che se bene fossero non pi che quattrocento o cinquecento miglia, pure dovrebbono fare una notabile variet nell'aspetto delle nuvole e di simili altre cose che si veggono nell'aere.
Questo  quanto mi occorre dubitare con l'occasione dell'osservatione del Butero; nel che non dubito che alla risposta che V. S. mi far cessare (sic) ogni dubiet.
Mi sar caro poi intendere se con l'occhiale di prospettiva V. S. ha scorto di nuovo alcuna cosa degna di sapersi o nel corpo lunare o pure del sole e sopra le macchie di lui; e cos se vi  alcuna cosa scoperta di nuovo sopra i compagni di Giove, Pianeti Medicei, oltre di ci che V. S. pose nel publico gli anni passati; di pi, se nell'auge appaiono di notabile quantit minori, o nell'opposito maiori, i pianeti, per ci che per la proportione dell'altezza bisognarebbe essere molto sensibili le variet; ultimamente, in qual spacio un huomo, ascendendo a'globi del sole o luna o Venere o Mercurio, voltarebbe i piedi verso qual globo e la testa verso la terra, et per contrario, scendendo di l a noi, farebbe l'opposito. N occorrendomi altro per hora, fo fine, etc.



1160.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 1 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 58. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Conosco pi l'un giorno che l'altro come ero grandemente bisognoso di trasferirmi qua per poter una volta ridurmi in stato di quiete, la quale spero in Dio d'esser per ottenere, non perch io creda che i miei nimici si sieno per placar mai, ma perch non dovr rimaner loro pi campo dove esercitar le loro calunnie contro di me, quando le pi gravi gli saranno riuscite vane, come tutte l'altre macchine sin qui.
Il venire a i particolari sarebbe cosa lunghissima per me e tediosa per V. S. Ill.ma, occupata sempre in negozii gravissimi: per differendo a bocca i miei casi varii e gl'accidenti particolari, solo terr ragguagliata V. S. sopra i generali; n per hora gli dir altro se non che, se bene continuamente mi si vanno scoprendo intoppi, tutta via altrettanti se ne vanno superando, n mi spavento punto nelle tempeste, le quali col tempo e con la sofferenza, e prima con l'aiuto divino, superer tutte.
Bacio reverentemente a V. S. Ill.ma le mani, augurandogli felice Capo d'anno insieme con molti altri, e la supplico a baciar humilissimamente la veste a loro AA. Ser.me in mio nome.

Di Roma, il p.o dell'anno 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1161.

ANTONIO QUERENGO ad [ALESSANDRO D'ESTE in Modena].
Roma, 1 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 53. Cfr. l'informazione premessa al n. 1156.

.... A quello che scrissi mercord sera(466) del Galileo, aggiungo ora che la sua venuta a Roma non , come si credeva, affatto voluntaria, ma che si vuole farli render conto come solvi il movimento circolar della terra e la dottrina, in tutto contraria, della Sacra Scrittura....



1162..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 2 gennaio 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 22. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Io non ho il maggior desiderio che di sentir qualche buona nuova de'negozii di V. S., et vivo con una sicura speranza che ella habbia a disingannare tutti quelli che havessero conceputo opinione sinistra contro di lei dalli suoi emuli. Per la prego a favorirmi alle volte delle sue lettere, perch il medesimo desiderio, la medesima speranza, hanno anche lor Altezze. Che  quanto posso dire a V. S. in risposta della sua de'26(467); et augurandole il buon Capo d'anno con molti et molti altri appresso, le bacio la mano con tutto l'animo.

Di Fior.a, a'2 Gennaio 1615(468).
Di V. S. Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1163..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 7 gennaio 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 23. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Le lettere di V. S. mi son sempre carissime, stando io con molta ansiet di havere spesso nuova del successo de'suoi negozii; et mi rallegro di sentire che camminino con buona speranza, se bene, com'ella dice, non possono certe impressioni spontarsi se non con un poco di lunghezza di tempo.
Ci era una lettera di V. S. per il nostro piovano Scarperia(469), il quale questa mattina, che io la ricevei, era appunto a desinar meco insieme col Sig.r Cosimo Ridolfi; et tutti i nostri ragionamenti non hebbero quasi altro suggetto che della persona di V. S., s che ella pu credere come fu trattata. Sopratutto mi piace d'intendere che ella stia hora con buona salute, il che  anco segno d'un animo scarico et tranquillo. Et con questo le bacio la mano con tutto l'animo.

Di Fiorenza, a'7 Gennaio 1615 a Inc.ne
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1164.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 8 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 59. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Io vo tutto 'l giorno pi e pi scoprendo quanto utile inspirazione e ottima resoluzione fusse la mia nel risolvermi a venir qua, poi che trovo che mi erano stati tesi tanti lacci, che impossibil era che io non restassi colto a qualcuno, dal quale poi tardi o non mai, o non senza grandissima difficolt, io mi fussi potuto distrigare; onde io ringrazio Dio e la somma benignit di loro Alt.ze Ser.me che mi hanno conceduta tal grazia, che non solo mi sar mezo oportuno a giustificarmi in modo che non havr da temer pi in vita mia, ma far honorata vendetta de'miei nimici, solamente col fargli restar confusi et oscurati per lor medesimi in quelli stessi luoghi dove havevano macchinato contro alla mia reputazione con tante e s gravi calunnie, che per haverne, come si dice, voluto troppo, si sono da lor medesimi scoperti e rovinati. Et havendo, tra le altre macchine, seminato in luoghi eminentissimi segreto concetto che io per miei enormi delitti fussi del tutto caduto di grazia di loro Al.ze, e che per me ne stavo ritirato in una villa, onde il proceder senza riguardo alcuno contro la persona mia sarebbe stato non solamente senza disgusto di loro Alt. ze, ma che pi tosto saria loro stato grato il vedermi castigato da altri anco delle offese loro; hora, che io sono stato veduto comparir qua tanto honorato da i miei Ser.mi Signori, e favorito di lettere amorevolissime e ricevuto nella lor propria casa, si , con lo scoprimento della iniquit di cos grave calunnia, rimosso tutto 'l credito a tutte l'altre false imputazioni de'miei nimici, et a me si  aperto cortese adito et orecchio, e facolt di poter sincerare ogni mio fatto, detto, pensiero, opinione e dottrina, solo ch'io habbia tanti giorni di tempo da portar le mie giustificazioni, quante settimane o mesi hanno hauto i miei avversarii per imprimer i sinistri concetti della persona mia. Ma spero che il tempo non mi sar abbreviato, se bene mi arrivano qui alcuni motti, li quali potrei ricever per comandamenti della partita, se il non ne veder vestigio alcuno nelle lettere di V. S. Ill.ma non mi togliesse simil timore. Per la supplico, per quanto pu meritare la mia devotissima e reverentissima servit verso di lei, che ella mi assicuri in questo dubbio, perch io desidero e spero di poter partir di qua non solo con la redintegrazione pari della mia reputazione, ma con triplicato agumento, e con haver condotta a fine un'impresa di non piccol momento, maneggiata da molti mesi in qua da personaggi supremi di dottrina e di autorit. Ma e di questo e di molti altri particolari conviene che io mi riserbi a bocca. Intanto mi scusi se, assicurato dall'ultima sua cortesissima, sono stato troppo prolisso, e ricevalo per certo segno della intera confidenza che ho nella sua benignit e protezzione, e con occasione inchini humilmente in mio nome loro A. ze Ser.me, e saluti la S.ra sposa, sua dilettissima figliuola(470).
Il S. Annibale(471) si trova in letto, con una mano un poco sinistrata per una caduta, ma l'impedimento sar breve: in tanto non potendo scrivere, gli fa humilissima reverenza; et io, restandogli servitore devotissimo e desiderosissimo de'suoi comandamenti, gli bacio le mani, e gli prego da Dio somma felicit.

Di Roma, li 8 di Gen.o 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1165..

ONOFRIO CASTELLI a ASDRUBALE BARBOLANI DI MONTAUTO [in Venezia].
Graz, 10 gennaio 1616.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4477. - Autografa.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

La gentilezza da V. S. Ill.ma piaciuta usarmi.... a me  occasione che io vada alle volte pregandola, come ora fo, del ricapito all'alligate, et a scusarmi, ch l'andare di presente cos infallo le lettere mi costringe ad inviargliele. Del Galilei, perch si  ultimamente qui inteso che sta male, se fosse per passato all'altra vita, il piego(472) pu inviarsi a qualche servitore di S. A., perch, atteso che l'Altezza Sua vorr la materia inclusa in esso, possa esso aprirsi come S. A. la dimandi, et darsegli....



1166..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 12 gennaio 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 24. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

In risposta della lettera di V. S. delli 8(473), le dir brevemente haverla letta a lor Altezze, le quali hanno sentito particolare gusto della buona speranza che ella mostra delle cose sue. Et quanto a i motti che V. S. dice esserle arrivati cost per conto della sua partita, all'Altezze loro sono interamente nuovi, poich non ci hanno pur mai pensato, et dicono che ella stia pur cost quanto comportano li suoi negozii et quanto ella vuole, perch sar con loro intera buona grazia. Et io di cuore le bacio la mano.

Di Fiorenza, a'12 Gennaio 1615 ab Inc.ne
Di V. S. Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1167.

ANTONIO QUERENGO ad [ALESSANDRO D'ESTE in Modena].
Roma, 13 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 54r. Cfr. l'informazione premessa al n. 1156.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re P.ron Col.mo

Quel che per via di scherzo mi dice V. S. Illustrissima intorno all'opinione del Galileo,  pieno di tanta grazia, ch'egli medesimo, se l'udisse, si pregierebbe d'aver porta occasione a lingua cos faconda di trasferire dall'aggiramento del suo cervello la stessa passione all'immobilit della terra....



1168.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 16 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 60. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

L'ordinario passato scrissi assai diffusamente a V. S. Ill.ma che sar causa di tanto maggior brevit al presente, e massime non ci essendo di nuovo cosa di momento, che io sappia. Solo intendo che il molto R.do P. Lorino(474) vien qua, non gli parendo che l'impresa incominciata da lui, o al meno fomentata, proceda conforme al suo desiderio: ma spero che, se vorr trattar di simil negozio, haver ventura di chi con grande autorit muter in meglio il suo consiglio; in meglio, dico, per la sua reputazione, se bene a disfavor della sua causa.
Sto con ansiet attendendo suoi avvisi sopra i particolari che gl'accennai nell'ultima mia: e poi che dalle sue cortesissime lettere veggo con quanto affetto si applica a i miei interessi, non far altre scuse se forse con troppa frequenza e libert gl'arreco occupazione; ma solo gli dir, che s come per tanta cortesia haver me per sempre obbligatissimo e devotissimo servitore, cos dal Signore Dio sar premiata d'haver favorita una causa giusta e degna d'esser protetta da i buoni e giusti. Con che reverentemente gli bacio le mani, e gli prego dal Signore Dio somma felicit.

Di Roma, li 16 di Gen.o 1616.
Di V. S. Ill.ma
Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1169..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 19 gennaio 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 25. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho ricevuto una lettera di V. S. de'16, e resto maravigliato che allora ella non havesse havuto quella che io le scrissi la settimana passata, per la quale l'assicuravo che loro Altezze non havevano havuto pur pensiero che V. S. havesse da partirsi di cotesto luogo; anzi mi comandarono di scriverle ch'ella vi stesse pure tanto quanto ricercavano i suoi negozii, perch era con intera loro buona grazia: il che ho voluto replicarle con ogni caso.
Quanto a quel frate(475) che V. S. dice havere inteso voler venir cost, io non lo posso credere, perch, essendo egli stato pur oggi a parlare a Madama Ser.ma, l'A. S. nel venir poi dentro dal Gran Duca haverebbe detto qualcosa, sicome io sentii ch'ella disse non so che d'un altro negozio. Et a V. S. bacio la mano.

Di Firenze, li 19 di Gennaro 1615 ab Inc.ne
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Osser.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1170.

ANTONIO QUERENGO ad [ALESSANDRO D'ESTE in Modena].
Roma, 20 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 56. Cfr. l'informazione premessa al n. 1156.

.... Del Galileo avrebbe gran gusto V. S. Illustrissima se l'udisse discorrere, come fa spesso in mezzo di xv e xx che gli danno assalti crudeli, quando in una casa e quando in un'altra. Ma egli sta fortificato in maniera che si ride di tutti; e sebbene non persuade la novit della sua opinione, convince nondimeno di vanit la maggior parte degli argomenti co'quali gli oppugnatori cercano di atterrarlo. Luned in particolare, in casa del Sig. Federigo Ghisilieri, fece pruove maravigliose; e quel che mi piacque in estremo fu, che prima di rispondere alle ragioni contrarie, le amplificava e rinforzava con nuovi fondamenti d'apparenza grandissima, per far poi, nel rovinarle, rimaner pi ridicoli gli avversari....



1171.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 23 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 61. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Devo rispondere a due gratissime lettere di V. S. Ill.ma, scritte nel medesimo tenore et in mia consolazione: n si meravigli se io non risposi subito alla prima, poi che la ricevei oggi fanno 8 giorni, a 5 hore di notte, in tempo che havevo gi mandate le lettere alla posta; ma ci harebbe importato poco, se non che il mio servitore torn tardissimo, et il tempo era estremamente piovoso. S come dunque io la prego a scusar la mia tardanza, cos doppiamente la ringrazio, mentre veggo con quanto eccesso di cortesia ella abbraccia le cose mie, che  a me il sigillo d'ogni mia sicurezza. Devo anco rendere infinite grazie alla benignit di loro Al.ze Ser.me, che tanto humanamente mi onorano e favoriscono in una tanta mia urgenzia; poi che il mio negoziar vien reso pi difficile e lungo per accidente di quel che sarebbe per sua natura, e questo perch non posso andar direttamente a scoprirmi con quelle persone con chi devo trattare, per sfuggire il progiudizio di qualche amico mio, s come n anco quelle persone possono aprirmisi a nulla senza il rischio d'incorrere in gravissime censure: talch mi bisogna andar, con gran fatica e diligenza, cercando di terze persone, le quali, senza anco sapere a che fine, mi sieno mediatrici con i principali a far che, quasi incidentemente e richiesto da loro, io habbia adito di dire et esporre i particolari de'miei interessi; et anco alcuni punti mi bisogna distendergli in carta(476), e procurare che segretamente venghino in mano di chi io desidero, trovando io in molti luoghi pi facile concessione alle scritture morte che alla voce viva, le quali scritture ammettono che altri possa senza rossore ammettere e contradire e finalmente cedere alle ragioni, mentre non haviamo altri testimonii che noi medesimi a i nostri discorsi; il che non cos facilmente facciamo quando ci convien mutare opinione notoriamente. E tutte queste operazioni, in una Roma, et a un forestiero, riescono laboriose e lunghe; ma, come altra volta ho accennato a V. S., la speranza certa che ho di condurre a fine impresa grandissima, e che gi haveva fatta gagliarda impressione in contrario in quelli da chi depende la determinazione, mi fa tollerare con pazienza ogni fatica: al che si aggiugne la consolazione che sento nel veder quanto Dio benedetto gradisca l'integrit e purit della mia mente, poi che fa risultare in mia reputazione quei medesimi artifizii che i miei avversarii havevano orditi per mio ultimo detrimento. Ma pi chiaramente di tutti i particolari a bocca. Degnisi in tanto V. S. Ill.ma di continuarmi l'amor suo, e con occasione s'inchini in mio nome humilissimamente a loro Al.ze Ser.me; e con ogni reverenza gli bacio le mani, e dal Signore Dio gli prego somma felicit.

Di Roma, li 23 di Gen.o 1616.
Di V. S. Ill.ma

[vedi figura 1171.gif]
La supplico a favorirmi d'inviar l'alligata a buon ricapito.




1172.

ANTONIO QUERENGO ad [ALESSANDRO D'ESTE in Modena].
Roma, 27 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 54t. Cfr. l'informazione premessa al n. 1156.

.... Il Galileo, che vide, due giorni sono, quanto di gloria ella gli prometta se gli succede di mandar per terra un'opinione approvata dal consenso di tanti secoli, si confida in maniera di poterlo fare, che si offerisce ad ogni cenno di V. S. Illustrissima di venir fin a Modena a far toccar con mano e a lei e a ciascun altro ch'ella vorr, esser verissimo il dogma difeso da lui; ma a lei particolarmente, dell'ingegno della quale, non mai pertinace contro l'evidenza della ragione, dice d'esser molto bene informato. Vede V. S. quanto ella sia presso a girar con la terra da oriente in occidente in un mezzo d naturale. Io l'ho invitato per un di questi giorni con tre o quattro suoi contrari a un conflitto inter pocula; ed allora scriver da me stesso come io cammini. Bacio intanto umilmente le mani a V. S. Illustrissima....



1173.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 30 gennaio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 62. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Continuo, per la Dio grazia, in assai mediocre stato di sanit e nella solita quiete di mente, scorgendo tutto 'l giorno guadagno notabile nella reputazione e concetto, contrario a quel che havevano procurato di imprimere i miei nimici, i quali si trovano molto confusi; et il principale degli esecutori delle machine(477) mi ha fatto pregare ch'io voglia esser contento che ei mi venga a trovare e discorrer meco. Credo che vedendo in quanto sinistro concetto e'sia appresso tutti questi personaggi, consapevoli della sua azzione, possa sperare che io deva esser buono strumento a temperar l'indignazione, a s molto dannosa: sentir quanto dir, et a che fine si incaminer(478), e di tutto ne dar conto a V. S. Ill.ma Alla quale intanto ricordandomi servitore devotissimo, bacio reverentemente le mani, e gli prego dal Signore Dio il colmo d'ogni bene.

Di Roma, li 30 di Gen.o 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1174.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 6 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 63. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Continuando, conforme al desiderio che altre volte mi ha accennato V. S. Ill.ma di havere et al debito insieme e desiderio mio, di dargli ragguaglio de'progressi miei, gli dico, il mio negozio esser del tutto terminato in quella parte che riguarda l'individuo della persona mia; il che da tutti quelli eminentissimi personaggi che maneggiano queste materie mi  stato libera et apertamente significato, assicurandomi la determinazione essere stata di haver toccato con mano non meno la candidezza et integrit mia, che la diabolica malignit et iniqua volont de'miei persecutori: s che, per quanto appartiene a questo punto, io potrei ogni volta tornarmene a casa mia. Ma perch alla causa mia viene annesso un capo che concerne non pi alla persona mia che all'universit di tutti quelli che da 80 anni in qua, o con opere stampate o con scritture private o con ragionamenti pubblici e predicazioni o anco in discorsi particolari, havessero aderito o aderissero a certa dottrina et opinione non ignota a V. S. Ill.ma, sopra la determinazione della quale hora si va discorrendo per poterne deliberare quello che sar giusto et ottimo; io, come quello che posso per avventura esserci di qualche aiuto per quella parte che depende dalla cognizione della verit che ci vien sumministrata dalle scienze professate da me, non posso n devo trascurare quell'aiuto che dalla mia coscienza, come cristiano zelante e cattolico, mi vien sumministrato. Il qual negozio mi tiene occupato assai; pur volentieri tollero ogni fatica, essendo indirizzata a fine giusto e religioso, e tanto pi quanto veggo di non affaticarmi senza profitto in un negozio reso difficilissimo dalle impressioni fatte per lungo tempo da persone interessate per qualche proprio disegno, le quali impressioni bisogna andar risolvendo e removendo con tempo lungo, e non repentinamente. Che  quanto per hora posso deporre a V. S. in scrittura.
Hieri fu a trovarmi in casa quell'istessa persona(479), che prima cost da i pulpiti, e poi qua in altri luoghi, haveva parlato e machinato tanto gravemente contro di me: stette meco pi di 4 hore, e nella prima mez'hora, che fummo a solo a solo, cerc con ogni summissione di scusar l'azzione fatta cost, offerendomisi pronto a darmi ogni satisfazione; poi tent di farmi credere, non essere stato lui il motore dell'altro romore qui. Intanto sopraggiunsero Mons. Bonsi(480), nipote dell'Ill.mo e Rev.mo S. Cardinale(481), il S. Can.co Venturi(482) e 3 altri gentil'huomini di lettere; onde il ragionamento si volt a discorrere sopra la controversia stessa, e sopra i fondamenti sopra i quali si era messo a voler dannare una proposizione ammessa da S.ta Chiesa tanto tempo: dove si mostr molto lontano dall'intendere quanto sarebbe bisognato in queste materie, e dette una poca satisfazione a i circostanti, i quali dopo 3 hore di sessione partirono; et egli, restato, torn pure al primo ragionamento, cercando di dissuadermi quello che io so di certo.
Sin che il negozio mio particolare  stato in pendente, non ho voluto, conforme a che dissi a loro AA.ze Ser.me, usar favore di nissuno, non si potendo n anco parlare o aprirsi punto con quelli che maneggiano queste cause; hora il negoziare  pi aperto, trattandosi in certo modo causa pubblica, se bene rispetto a gl'altri tribunali questo, anco in queste azzioni,  molto segreto: per non ho voluto, e cos  parso ad altri miei Signori, presentar la lettera di S. A. all'Ill.mo S. Card. Borghesi(483) sino a questo tempo; ma la presenter marted prossimo, con attissima scusa della dilazione. E poi che ho facult di trattare con pi libert, ho trovata una singolare inclinazione e disposizione a protegermi e favorirmi nell'Ill.mo S. Card.le Orsino(484), e tanto pronta e ardente (promossa non da mio merito, ma dalla lettera di favore del S. G. D.), che mi  parso farne particolar conto a S. A. S.ma, et insieme per mezo di V. S. Ill.ma supplicar la medesima A. S.ma a favorirmi di quattro altre righe al medesimo S. Cardinale, in segno dell'avviso che tiene da me di quanto siano con prontezza da S. S. Ill.ma effettuate le sue richieste e di quanto S. A. resti gustata di sentir la protezzione della persona mia: la qual lettera mi sar di grandissimo utile e sollevamento di fatiche, e mi varr ad effettuar prontamente quello che non potrei fare senza una lunghissima pazienza e gran dispendio di tempo. Per supplico V. S. Ill.ma, e per lei S. A. S.ma, a far ch'io resti favorito di tal grazia, che gliene terr obbligo particolarissimo, e la star aspettando quanto prima(485). Che sar il fine di questa, con fargli humilissima reverenza e con pregargli da Dio il colmo di felicit.

Di Roma, li 6 di Feb.o 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obb.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1175..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 6 febbraio 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 17. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Le buone nuove di V. S. sono sentite sempre volentierissimo non solamente da me, ma anche dall'AA., alle quali io sono solito di farne parte; per desidero che V. S. m'avvisi di mano in mano i progressi delle cose sue, e sopratutto attenda alla conservazione della sanit, senza la quale ella non potrebbe fare cosa buona.
Siamo tutti immersi nel carnevale, e gioved prossimo si far quel balletto a cavallo, se il tempo lo permetter, perch ci  di molto diaccio; e questa mattina, che il Gran Duca voleva provare il detto balletto su la propria piazza di S.ta Croce,  bisognato zapparla quasi tutta per levare il diaccio che vi era. Ma ci consoleremo poi con esso questa estate. Et io saluto V. S. di cuore, e le bacio la mano.

Di Firenze, li 6 di Febbraio 1615 ab Inc.e
Di V. S. Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Roma.



1176..

COSIMO II, Granduca di Toscana, ad ALESSANDRO ORSINI [in Roma].
[Firenze], 12 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 50. - In capo al foglio si legge, della stessa mano: "Copia di lettera del Ser.mo Gran Duca al Card.le Orsino. 12 Febb.o 1615(486)"; e fuori, di mano di GALILEO: "Copia. Al C. Orsino. Scrive il G. D. Cos.o". Cfr. n. 1178.

Il matematico Galilei, doppo che  in Roma, m'ha pi volte fatto fede con le sue lettere de'favori che ha ricevuto da V. S. Ill.ma et della protezione che ha tenuto di lui et della riputazione sua, tanto che egli mostra di riconoscere in gran parte da lei il buon esito del suo negozio. Et perch io l'amo quanto V. S. Ill.ma havr potuto conoscere, e faccio quella stima che conviene delle sue pi che ordinarie virt, conosco d'esser in obbligo di render grazie a V. S. Ill.ma di tutto quello che ella ha operato in benefizio del detto Galilei, et di riconoscerlo io stesso come se ella si fusse impiegata in cose di mio proprio interesse. Per questo io stimo superfluo di raccomandarlo di nuovo a V. S. Ill.ma; ma voglio bene che ella sappia che io sentir particolar gusto che da lei gli venghino facilitate le strade da spedirsi di cost pi presto et con maggior sodisfazzione sua che sia possibile. Et di cuore le bacio la mano, etc.



1177.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 13 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 64. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

La cortesissima lettera di V. S. Ill.ma delli 6 stante mi  stata di tanto maggior consolazione, quanto per li 2 ordinarii precedenti non ne havevo ricevute altre; per la supplico di un verso solo in ciascuno ordinario, che tanto mi baster.
Scrissi per l'ultima mia(487), come per quello che aspettava alla persona mia ero stato reso certo che tutti i superiori erono restati sinceratissimi esser senza un minimo neo, come, all'incontro, de i miei persecutori si era fatta palese la malignit e impiet; e di questo ne  stato principalissima cagione la cortesia del S. G. D., senza che forse S. A. ne sappia la maniera. Ma il tutto mi riserbo a bocca, havendo da fargli sentire istorie inopinabili, fabbricate da tre fabri potentissimi, ignoranza, invidia et impiet. E bench i miei nimici si vegghino del tutto finiti et esterminati nel potere offender me, tuttavia non cessano di procurar, con ogni sorte di machine e stratagemmi iniqui, di sfogarsi almeno sopra l'opere di altri, che mai non hebber riguardo alla loro ignoranza n pensorno al fatto loro, cercando non solo di oscurar la fama di quelli, ma di annichilar(488) l'opere e gli studii loro, s nobili e utili al mondo. Ma spero nella bont divina che n anco in questa parte otterranno il lor fine; poi che quasi miracolosamente si vanno scoprendo e tutta via pi conoscendo i trattamenti loro, lontani assai dal zelo di Dio e dalla piet christiana.
Desideravo, come per l'altra scrissi a V. S. Ill.ma, una lettera del S. G. D. all'Ill.mo S. Card. Orsino, per la quale S. S. Ill.ma non solo continuasse, come fa, efficacemente a favorir questa causa, comune di tutti i litterati, ma sentisse insieme quanto S. A. resta gustata della protezione che S. S. Ill.ma presta per amor di quella a i suoi servitori et alle cause giuste, ch so che sua S. Ill.ma sentir particolarissimo contento di tal cenno di S. A. S.ma; per la sto con desiderio aspettando.
Qua tra l'instabilit dell'aria, hor chiara hora scura, hor ventosa et hor con pioggia, va continuando una costituzione fredda assai, e quale rarissime volte suole essere in questo luogo; dal che argomento gl'eccessivi freddi che sono cost, e de'quali poi V. S. mi ha dato avviso: onde tra gl'altri benefizii che devo riconoscere dalla mia venuta qua, questo ne  uno di considerazione, d'haver fuggiti i rigori di cotest'aria, tanto contrarii alla mia complessione. Io pensavo al mio ritorno quando il viaggiare, per la stagione manco aspra, fusse ritornato meno incomodo; e questo, quando, o per la venuta qua dell'Ill.mo S. Cardinale(489) o per qualche servizio di loro AA. S.me, non comandassero in contrario: nel qual caso, s come il mio poco valere mi fa riservato nell'offerirmi, cos il desiderio di servire a'miei Signori mi fa desiderare i lor cenni. Havrei anco, dopo il servizio di loro AA., hauto qualche pensiero di dare una passata sino a Napoli, e nel ritorno poi di qua, arrivare anco sino alla S.ma Madonna di Loreto: e ben che io non possa del tutto risolvermi, dovendo riguardare a quello che mi permetter la mia sanit, tuttavia mi sar di somma grazia l'intendere se, risolvendomi per altro, ci potesse esser con buona grazia di loro AA. S.me, ch in altro modo non intendo di farlo. Sopra di che ne star aspettando un motto da V. S. Ill.ma; alla quale in tanto, ricordandomi servitore devotissimo, bacio reverentemente le mani, supplicandola ad inchinarsi humilmente in mio nome a loro AA. Se.me, alle quali et a V. S. Ill.ma prego da Dio il colmo di felicit.

Di Roma, li 13 di Feb.o 1616.
Di V. S. Ill.ma


Presentai marted passato la lettera del S. G. D. all'Ill.mo S. Card. Borghesi(490), introdotto et accompagnato dall'Ill.mo S. Card. Orsino, la quale fu ricevuta con somma cortesia, et anco la mia persona, ricevendo amorevolissime offerte etc.; onde di nuovo rendo grazie a S. A. S. di tanto favore.


Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1178..

CURZIO PICCHENA a GALILEO [in Roma].
Firenze, 13 febbraio 1616,

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 26. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Io posso far fede a V. S. che loro Altezze hanno sentito grandissimo gusto quando io ho letto loro la sua lettera de'6(491), che conteneva l'avviso che tutto quello che apparteneva alla persona sua era terminato con sua sodisfazzione; e nel resto hanno caro ch'ella habbia da essere impiegata cost in quel che tocca all'universale del negozio, poich veggono non potergliene risultare se non accrescimento di riputazione. E perch hiermattina fu a desinare da me lo Scarperia(492), io gli detti conto di tutto, accioch egli ne potesse ragguagliare anche gli altri amici di V. S.
Il Gran Duca si  contentato molto volentieri di scrivere al Sig.r Card.le Orsino nel modo che V. S. m'ha accennato; et io mando in sua mano la lettera con questa, et anche la copia(493), acci ella sappia il tenore di essa. E di cuore le bacio la mano.

Di Firenze, li 13 di Febbr. 1615(494).

Mando a V. S. la descrizzione del balletto a cavallo che si  fatto qui(495), che riusc una bellissima festa.

Di V. S. Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.



1179.

SCIPIONE BORGHESE a COSIMO II, Granduca di Toscana [in Firenze].
Roma, 13 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 57. - Autografa la sottoscrizione.

Ser.mo S.r mio Oss.mo

Al Galilei, che se n' venuto a Roma per alcuni suoi negotii, prestar volentieri l'opera mia in tutto quel che la stimer opportuna, cos eccitatone dalla cognitione che ho de i suoi meriti et dal testimonio cos amplo che me ne fa V. A. con sue lettere. Ma il rispetto principale, che a ci mi dispone,  il calore con che vien egli protetto et raccommandato da V. A., a cui desideroso di servire in altre occorrenze, le bacio per fine affettuosamente le mani.

Di Roma, li 13 di Febraro 1616.
Di V. A.
S.r Gran Duca di Toscana.
Aff.mo Serv.re
Il Card.l Borghese.



1180..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 17 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 197. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Ho ricevuto questa mattina l'ultima lettera di V. S.(496), et la legger a lor Altezze col primo commodo; et io gi ho mandato a lei quella che ella ha chiesto(497) per il S.r Card.le Orsino(498). Hora non ho da dirle altro, se non che, essendomi capitato da Venezia un pieghetto suo(499), ho voluto inviargliene con questa mia coperta. Et le bacio la mano.

Di Fiorenza, a'17 Febb.o 1615 ab Inc.ne
Di V. S. Ill.re
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Roma.



1181..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 19 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 199. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

All'ultima lettera di V. S.(500) non ho da dire altro in risposta, se non che quanto al disegno che ella ha fatto di passare fino a Napoli, lor Altezze ne sono contentissime, ma mostrano che havrebbono caro che quando il S.or Cardinale(501) verr a Roma, V. S. fusse tornata cost, per poter trovarsi alle volte a visitare S. S. Ill.ma, et particolarmente quando saranno persone di(502) qualit alla tavola sua, per havervi uno che con li suoi ragionamenti et discorsi possa dar gusto a quei Signori; al quale effetto lor Altezze giudicano che V. S. possa essere instrumento attissimo. Per mi pare che il tempo sia tanto lungo, che V. S. possa molto commodamente fare il viaggio disegnato e trovarsi poi in Roma doppo Pasqua, quando vi arriver il S.r Cardinale. Et le bacio la mano.

Di Fiorenza, a'19 Febb.o 1615 ab Inc.ne
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Osser.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1182.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 20 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 65. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

La lettera del Ser.mo G. D. nostro Signore(503) fu presentata da me subito in mano dell'Ill.mo e Rev.mo S. Car. Orsino, il quale la lesse con infinito gusto, e volse che io stesso la rileggesse in sua presenza, e disse non veder l'hora di abboccarsi con l'Ill.mo e Rev.mo Borghesi per mostrargli detta lettera, e si mostr ardentissimo in favorir la causa publica che hora si tratta, e disposto a trattarne sino con S. S.t medesima, havendol'io bene informato dell'importanza del negozio, e di quanto ci era bisogno (oltre al merito e equit della causa stessa) di una autorit non ordinaria contro all'implacabile ostinazione di quelli che per mantenimento del lor primo errore non lasciano ([de]posto ogni zelo di religione e piet) di por mano ad ogni machina e stratagemma per ingannare gli stessi superiori, a i quali sta il deliberare. Ma io spero in Dio benedetto, che s come mi fa grazia di arrivare allo scoprimento delle loro fraudi, cos mi dar facult di potergli ostare, e ovviare a qualche deliberazione dalla quale ne potesse succeder qualche scandalo per S.ta Chiesa. E bench io sia solo contro all'impeto di tanti, che vorrebbono con le medesime malizie macc[hiare] anco la mia riputazione, tutta via so che si sforzano in vano: poich, non proponendo io mai cosa alcuna che io non la dia anco in scritture, al contrario de'miei avversarii che ascosamente e furtivamente vanno tramando, le medesime scritture faran sempre palese a gl'huo[mi]ni giusti del santissimo mio zelo e rettissima mente.
Io scrissi p[i] giorni sono(504) a V. S. Ill.ma dell'abboccamento che fece meco il P. Caccini, con simulato pentimento e scuse delle offese fattemi cost, e con volermi(505) assicurare di non haver mosso qua lui; e come allora ne'suoi ragiona[men]ti io mi accorsi non meno della sua grande ignoranza che di una mente piena di veleno e priva di carit, cos i successi dopo di lui e di alcuni altri suoi aderenti mi vanno facendo conoscere quanto sia pericoloso l'havere a trattar con simil gente, e sicuro l'havergli lontani: e ci sia detto senza progiudizio de'buoni, de i quali tengo certo che molti ne sieno in quella religione e nell'altre.
Sono in Roma, dove, s come l'aria sta in continue alterazioni, cos il negoziare  sempre fluttuante: per ringrazio Dio che in uno stato di poca sanit mi concede forze di resistere a continue fatiche e non piccole. A i particolari non vengo, perch il poco tempo non mi basterebbe a lunghe scritture; ma mi riserbo a bocca. Intanto prima rendo grazie al S. G. D. del favore tanto benignamente concedutomi, del quale so quanto ne devo restare obbligato anco a V. S. Ill.ma; e come confesso l'obbligo essere infinito, cos star con desiderio aspettando di pagarne parte con l'esequir prontamente ogni suo comandamento. Rendogli anco grazie della descrizione delle feste mandatami(506), la quale mi ha recato un'hora di grandissimo gusto e trattenimento. E per fine baciandogli reverentemente le mani, gli prego da Dio somma felicit.
In questo punto ho ricevuta l'ultima sua, insieme col plico inviatemi da Venezia(507), e gliene rendo grazie. Ho anco ricevute lettere del S. Antonio Speziali; ma perch l'hora  tarda, risponder col prossimo ordinario.

Di Roma, li 20 di Feb.o 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1183.

ALESSANDRO ORSINI a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 20 febbraio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 58. - Autografa la sottoscrizione.

Ser.mo Sig.r mio Oss.mo

Nelle cose di servitio di V. A. io non ho maggior mortificatione, che quando non posso pareggiar gli effetti alla volont, bench a questa parte soccorre la benignit di V. A.: la quale nel particolar del matematico Galilei sodisfacendosi di quant'io ho potuto operar finhora, mi d animo a sperare che del successo habbia a tenersi compitamente servita. Con che baciando di cuore le mani a V. A., le prego da Dio continova felicit.

Di Roma, a'20 di Feb.o 1616.
Di Vostra Alt.za Ser.ma
Ser.mo Gran Duca.
Aff.mo et Obbl.mo Ser.re
A. Card.le Orsino.



1184.

GALILEO a GIACOMO MUTI in Roma.
Roma, 28 febbraio 1616.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta, dal Tomo III, pag. 474-475, della prima edizione Fiorentina delle Opere di Galileo, dove vide per la prima volta la luce.

Illustriss. ed Eccellentiss. Sig. e Padron Colendiss.

Li giorni passati, quando feci reverenza all'Illustrissimo e Reverendissimo Signor Cardinal Muti, fu discorso, in presenza di Vostra Eccellenza, dell'inegualit della superficie della luna; ed il Sig. Alessandro Capoano, per impugnarla, in materia di discorso propose che quando il globo lunare fosse di superficie ineguale e montuosa, si potrebbe in conseguenza dire, che avendo la natura prodotto la montuosit nella terra per benefizio di varie piante e d'animali, indirizzati al benefizio dell'uomo, come creatura pi perfetta dell'altre, cos anco nella luna vi fossero altre piante ed altri animali, indirizzati al benefizio d'altra creatura intellettiva pi perfetta; quali conseguenze essendo falsissime, concludeva che n meno vi fosse montuosit. A questo io risposi, dell'inegualit della superficie della luna averne noi sensata esperienza per mezzo del telescopio; quanto alle conseguenze, non solamente non esser necessarie, ma assolutamente false e impossibili, potendo io dimostrare che in quel globo in conto alcuno non solamente non vi potevano esser uomini, ma n animali, n piante, n altra cosa di queste o simili a queste, che si trovano in terra: e la mia dimostrazione fu la seguente.
Prima dissi, e dico, che non credo che il corpo lunare sia composto di terra e di acqua; onde mancandovi queste due materie, di necessit conviene che vi manchino tutte le altre che senza questi elementi non possono essere n sussistere. Di pi aggiunsi, che quando bene alcuno, bench molto improbabilmente, volesse dire, la materia del globo lunare essere come la terrestre, non per vi poteva essere niuna delle cose che in terra si producono. Imperocch alla produzione delle piante e degli animali che in terra si generano, non(508) solamente vi concorre la materia della terra e dell'acqua, ma il sole ancora, come ministro massimo della natura, il quale colle sue vicissitudini delle diverse stagioni, calde, fredde e temperate, e pi colle alternazioni degli spazi vicendevoli de'giorni e delle notti, efficacemente concorre alla produzione delle cose terrene. Ma tali vicissitudini, dependenti dall'illuminazion del sole, sono diversissime nella luna(509): poich, dove alla terra il sole, per far le diversit delle stagioni, si alza ed abbassa pi di 47 gradi(510), passando dall'uno all'altro tropico, nella luna tal variazione  cinque gradi solamente di qua e di l dall'ecclittica; e dove in terra il sole ogni 24 ore l'illumina tutta, nella luna l'illuminazione totale si fa in un mese, toccando a ciascuna parte della superficie lunare ad esser ferita dal sole per 15 giorni continui, e poi per altrettanto tempo restare in tenebre e nella privazione de'raggi solari. Onde, siccome appresso di noi quando le nostre piante e i nostri animali dovessero esser percossi dal sole ardentissimo ogni mese per giorni quindici continui, cio per 360 ore, e poi per altrettanto tempo restar nell'orrore e nella freddezza della notte, in modo alcuno non potrebbono conservarsi, e molto meno prodursi e generarsi; cos per necessaria conseguenza si conclude, nessuna delle cose che tra noi, cio in terra, si ritrovano, poter prodursi e ritrovarsi nel globo lunare.
E questo, come bene pu avere a memoria Vostra Eccellenza, fu quel tanto che in quel giorno fu detto, senza che s'entrasse in altro discorso filosofico, n che nella detta materia fosser dette altre parole. E con ogni umilt le bacio le mani, e dal Signore Dio le prego il colmo di felicit.

Roma, 28 Febbraio 1616.



1185.

PIERO GUICCIARDINI a [COSIMO II, Granduca di Toscana, in Firenze].
[Roma], 4 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 3-4. - Originale. In capo al foglio si legge, della stessa mano di segretario: "Inserto de'4 di Marzo 1616".

Il Galileo ha fatto pi capitale della sua opinione che di quella de'suoi amici: et il Sig.or Card.le dal Monte et io, in quel poco che ho potuto, et pi Cardinali del S.to Offizio l'havevano persuaso a quietarsi, et non stuzzicare questo negozio; ma se voleva tenere questa openione, tenerla quietamente, senza far tanto sforzo di disporre e tirar gl'altri a tener l'istesso, dubitando ciascuno che la sua venuta qua gli fusse pregiudiziale et dannosa, et che non fusse venuto altrimenti a purgarsi et a trionfare de'suoi emuli, ma a ricevere un fregio. Egli, parendoli che per questo altri fusse freddo nella sua intenzione et ne'suoi desiderii, doppo havere informati et stracchi molti Cardinali, si gett al favore del Cardinale Orsino, et per questo procur cavare una lettera molto calda di V. A. S. per esso(511); il quale mercoled(512) in Concistoro, non so come consideratamente et prudentemente, parl al Papa(513) in raccomandazione di detto Galileo. Il Papa gli disse che era bene che egli lo persuadesse a lasciare questa openione. Orsino replic qualcosa, incalcando il Papa, il qual mozz il ragionamento et gli disse che havrebbe rimesso il negozio a'SS.ri Cardinali del S.to Offizio; et partitosi Orsino, fece S. S.t chiamare a s Bellarmino, et discorso sopra questo fatto, fermorono che questa openione del Galileo fusse erronea et heretica: et hier l'altro, sento fecero una congregazione sopra questo fatto, per dichiararla tale; et il Copernico, o altri autori che hanno scritto sopra questo, o saranno emendati et ricorretti, o prohibiti: et credo che la persona del Galileo non possa patire, perch, come prudente, vorr et sentir quello che vuole et sente S.ta Chiesa. Ma egli s'infuoca nelle sue openioni, ci ha estrema passione dentro, et poca fortezza et prudenza a saperla vincere: tal che se li rende molto pericoloso questo cielo di Roma, massime in questo secolo, nel quale il Principe di qua aborrisce belle lettere et questi ingegni, non pu sentire queste novit n queste sottigliezze, et ogn'uno cerca d'accomodare il cervello et la natura a quella del Signore; s che anco quelli che sanno qualcosa et son curiosi, quando hanno cervello, mostrano tutto il contrario; per non dare di s sospetto et ricevere per loro stessi malagevolezze. Il Galileo ci ha de'frati et degl'altri che gli vogliono male et lo perseguitano, et, come io dico,  in uno stato non punto a proposito per questo paese, et potrebbe mettere in intrighi grandi s et altri, et non veggo a che proposito n per che cagione egli ci sia venuto, n quello possi guadagnare standoci. La Seren.ma Casa di V. A., lei benissimo sa quel che in simili occasioni habbia ne'tempi passati operato verso la Chiesa di Dio, et meritato con essa per persone o cose toccanti la S.ta Inquisizione. Mettersi in questi imbarazzi et a questi risichi senza cagione grave, donde possa resultare utile nessuno, ma danno grande, non veggo per quel che sia fatto; et se ci segue solo per sodisfazione del Galileo, egli ci  appassionato dentro, et, come cosa propria, non scorge et non vede quello bisognerebbe, s che, come ha fatto sin a hora, ci rester dentro ingannato, et porter s in pericolo et ogn'uno che seconder la sua voglia o si lascer persuadere da lui a quelle cose che egli vorrebbe. Questo punto, questa cosa, hoggi nella Corte  vergognosa et aborrita; et se il Sig.or Cardinale(514) nella sua venuta qua, come buono ecclesiastico, non mostra ancor lui di non si opporre alle deliberazioni della Chiesa, non seconda la volunt del Papa et d'una Congregazione come quella del S.to Offizio, che  il fondamento et la base della religione et la pi importante di Roma, perder assai et dar gran disgusto. Come ambisca per le sue anticamere o ne'circoli huomini che si appassionino, et con le gare voglino sostenere et ostentare le loro openioni, massime di cose astrologiche o filosofiche, ogn'uno fuggir, perch, come ho detto, il Papa qua ne  tanto alieno, che ogn'uno procura di farci il grosso et l'ignorante: s che tutti i litterati, che di cost verranno, saranno, non ardisco di dire dannosi, ma di poco frutto et pericolosi, et quanto meno ostenteranno le loro lettere, se non lo faranno con estrema discrezione, tanto sar meglio. Et se il Galileo aspetter qua il Sig.or Cardinale, et l'intrigher punto in questi negozii, sar cosa che dispiacer assai; et egli  vehemente, ci  fisso et appassionato, s che  impossibile che chi l'ha intorno scampi dalle sue mani. E perch questa  causa et cosa non di burla, ma da poter doventare di conseguenza et di gran rilievo (se a quest'hora non  diventata), come benissimo la prudenza di V. A. S. potr comprendere, et l'essere anco quest'huomo qua in casa dell'A. V. S. et del S.or Cardinale et sotto il loro amparo et protezione, et spacciar questo nome; per questo mi  parso, per sodisfazione del mio debito, rappresentare all'A. V. S. quel che  passato et quello che si sente intorno a ci.



1186.

ANTONIO QUERENGO ad [ALESSANDRO D'ESTE in Modena].
Roma, 5 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 55t. Cfr. l'informazione premessa al n. 1156.

.... Le dispute del Sig. Galileo son risolute in fumo d'alchimia, avendo dichiarato il Santo Ufficio che 'l sostenere quella opinione sia un dissentir manifestamente dai dogmi infallibili della Chiesa. Ci siamo dunque assicurati una volta che, dall'andar attorno in fuori che si fa con le girandole del cervello, possiamo star fermi a nostra posta, senza volar con la terra come tante formiche sopra un pallone che andasse per aria....



1187.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 6 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 53-44. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Io non scrissi la posta passata a V. S. Ill.ma, perch non ci era cosa di nuovo da avvisargli, essendo che si stava sul pigliar resoluzione sopra quel negozio che gliel'havevo solamente accennato per negozio pubblico, e non di mio interesse, se non in quanto i miei nimici mi ci volevano havere, fuor d'ogni proposito, interessato. Questa era la deliberazione di S.ta Chiesa sopra il libro et opinione del Copernico intorno al moto della terra e quiete del sole, sopra la quale fu mossa difficolt l'anno passato in S.ta Marianovella, e poi dal medesimo frate qui in Roma, nominandola egli contro alla fede et heretica; il qual concetto ha egli co'suoi aderenti, in voce e con scritture, proccurato di far rimaner persuaso: ma, per quello che l'esito ha dimostrato, il suo parere non ha trovato corrispondenza in S.ta Chiesa, la quale altro non ha risoluto se non che tale opinione non concordi con le Scritture Sacre, onde solo restano proibiti quei libri li quali ex professo hanno voluto sostenere che ella non discordi dalla Scrittura; e di tali libri non ci  altro che una lettera di un Padre Carmelitano(515), stampata l'anno passato, la qual sola resta proibita. Didaco a Stunica, eremita Agustiniano, havendo 30 anni fa stampato sopra Iob(516) e tenuto che tale opinione non repugni alle Scritture, resta sospeso donec corrigatur; e la correzzione  di levarne una carta nell'espositione sopra le parole: Qui commovet terram de loco suo etc. All'opera del Copernico stesso si leveranno 10 versi della prefazione a Paol terzo, dove accenna non gli parer che tal dottrina repugni alle Scritture; e, per quanto intendo, si potrebbe levare una parola in qua e in l, dove egli chiama, 2 o 3 volte, la terra sidus: e la correzzione di questi 2 libri  rimessa al S. Card. Gaetano(517). Di altri autori non si fa menzione.
Io, come dalla natura stessa del negozio si scorge, non ci ho interesse alcuno, n punto mi ci sarei occupato, se, come ho detto, i miei nimici non mi ci havessero intromesso. Quello che io ci habbia operato, si pu sempre vedere dalle mie scritture, le quali per tal rispetto conservo, per poter sempre serrar la bocca alla malignit, potendo io mostrare come il mio negoziato in questa materia  stato tale che un santo non l'haverebbe trattato n con maggior reverenza n con maggior zelo verso S.ta Chiesa: il che forse non hanno fatto i miei nimici, che non hanno perdonato a machine, a calunnie et ad ogni diabolica suggestione, come con lunga istoria intenderanno loro AA. Ser.me, e V. S. ancora, a suo tempo. E perch l'esperienza mi ha con molti rincontri fatto toccar con mano con quanta ragione io potevo temere della poca inclinazione di taluno verso di me, del quale mi par che io gli dessi qualche cenno, onde anco posso credere che il medesimo affetto rappresenti a lui, e forse faccia rappresentare ad altri, le cose mie alquanto alterate; per prego V. S. che mi conservi sino al mio ritorno quel concetto, dove bisogna, che merita la mia sincerit: se ben son sicurissimo che la sola venuta qua dell'Ill.mo e Rev.mo S. Cardinale(518) mi lever il bisogno di dover pure fare una parola; tal nome sentir di me per tutta questa Corte. Ma sopra tutto conoscer V. S. con quanta flemma e temperanza io mi sia governato, e con quanto rispetto io habbia hauto riguardo alla reputazione di chi, per l'opposito, senza veruno riserbo ha acerbissimamente sempre proccurata la destruzzione della mia; e la far stupire. Questo dico a V. S. Ill.ma, in evento che sentisse da qualche banda giugner cost cosa che paresse aggravarmi(519), che assolutamente sarebbe falsissima, s come spero che da altre bande non alterate si intender.
Quanto alla mia scorsa sino a Napoli(520), sin hora i tempi e le strade sono state pessime; se si accomoderanno, vedr quello che potr fare, volendo anteporre il ritrovarmi qui alla venuta del S. Cardinale ad ogn'altro mio affare. In tanto rendo grazie alla benignit di loro AA. Ser.me, le quali trovo sempre tanto humanamente inclinate a favorirmi; et a V. S., come mio singolarissimo padrone e protettore, resto infinitamente obbligato, e con ogni reverenza gli bacio le mani.

Di Roma, li 6 di Marzo 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1188.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Roma.
Venezia, 11 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 237-238. - Autografi la sottoscrizione e l'indirizzo.

Molto Ill. Sig.r Ecc.mo

Segu gi un mese et mezzo in circa la morte del Sig.r mio padre(521) per accidente di apoplesia, la quale s come fu improvisa et inopinata, cos per la grave perdita mi afflisse in estremo, et particolarmente perch essendo io rimasto il pi vecchio di tutta la nostra famiglia, conosco avicinarsi il tempo di passar all'altra vita, principalmente conoscendo la debolezza della mia complessione, esposta a ricevere danno gravissimo da picciolo et inevitabile patimento di freddo nel tempo del verno, seben nel resto mi sento, Iddio lodato, assai bene, essendo libero et sollevato dall'offesa ricevuta dalla passata staggione; per rispetto del quale et per la soverchia malinconia ho usato silentio con V. S. Ecc.ma per tante settimane(522). Hora mi ralegro seco del commodo et honore ch'ella riceve da S. A.za in questo viaggio di Roma, et del beneficio ch'ella spera conseguire dalla felicit di cotesta aria et buona qualit de'vini; et tanto maggiormente me ne ralegro, quanto che qui s' sparsa voce esser lei transferita cost con incommodo, sforzatamente, per mali ufficii di quelli nostri amici confederati con Mess. Rocco Berlinzone(523), i quali han fatto passar qui voce che sia stata ella chiamata all'Inquisitione per render conto se il sole si muove(524) o pur se stia immobile nel centro dell'universo; aggiongendosi che, per schermire, convenga ella far palesemente il collo torto. Credo che questi ladroni facciano anco altrove il lor potere contro di noi; ma Iddio, s come spero, dissipar i suoi mali et ingiusti consegli.
Heri solamente parlai con Maestro Antonio specchiaro per li vetri desiderati da lei, poi che, a confessarle il vero, fin qui non ho saputo muovermi dalla mia stanza, n operare alcuna cosa n per me n per altri. Da qui inanzi lo sollecitar; et havendo alcuna cosa buona, glie la far capitare per la via che V. S. Ecc.ma mi scrisse.
Intender volontieri quando V. S. Ecc.ma sia per passare a Firenze, perch vorrei per mezzo suo procurar d'haver una cagna et un cane gentile. Ho scritto di questo a Bologna, ma di l mi scrivono il prezzo tant'alto che mi sono sgomentato. Mi vien detto che in Firenze S. A. et Don Antonio(525) ne ha quantit; et che coloro che n'hanno la cura, alcuna volta per convenientissimo prezzo ne danno a qualche amico di palazzo. Se questo fosse vero, desiderarei che V. S. Ecc.ma trattasse con questi, et me ne facesse havere di bella sorte, giovanetti, subito levati dal latte, poi che io pensarei, contro l'universal costume, d'allelevarli con abbondanza di cibo, acci venissero forti et gagliardi et riuscissero pi atti alla generatione, desiderandoli io per razza et non per godimento particolare di essi.
Il mio casino  fatto l'arca di No, et  ben monito d'ogni sorte di bestie, n mi manca altro che questa sola.
Nel Friuli habbiamo una guerra formalissima, et per gratia di Dio va il nostro essercito ingrossandosi di bellissima gente, oltre quello che forse molti si credevano. L'esito di questi motti  nella mente divina; poi che non desiderando altro la Republica ch'esser liberata dalle continue et insopportabili ingiurie di Uscocchi, in conformit della promessa fatta da Cesare, non so vedere quali possino essere i suoi fini et speranze, incontrando, piutosto che essequire, di ricever danni et ingiurie et addossarsi una guerra nella quale, per quanto si pu scorgere, non pu avanzar altro che publicar al mondo una hereditaria et ingiusta mala volont verso la Republica. Mi sarebbe caro intendere ci che se ne discorre cost. Che sar fine di queste, augurando a V. S. Ecc.ma dal Signor Iddio sanit et contento.

In Venetia, li XI di Marzo 1616.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Al Giardino de'Medici.
Rac.ta al S.r Ruggiero Ruggieri,
M.ro delle poste di Toscana.
Roma.



1189.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Roma, 12 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 66. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Gi ho dato conto(526) a V. S. Ill.ma della determinazione presa dalla Congregazione dell'indice sopra il libro del Copernico, che  che la sua opinione non sia concorde con le Scritture Sacre, e per vien sospeso donec corrigatur; e la correzzione si haver presto, n sar toccato altro che un luogo della prefazione a Papa Paol 3, dove egli accennava la sua opinione non contrariare alle Scritture, e si rimoveranno alcune parole nel fine del cap. X del primo libro, dove egli, dopo haver dichiarato la disposizione del suo sistema, scrive: Tanta nimirum est divina haec Optimi Maximi fabrica.
Ieri fui a baciare il piede a S. S.t, con la quale passeggiando ragionai per 3/4 d'hora con benignissima audienza. Prima gli feci reverenza in nome delle Ser.me Alt.ze nostre Signore; la quale ricevuta benignamente, con altrettanta benignit hebbi ordine di rimandarla. Raccontai a S. S.t la cagione della mia venuta qua; e dicendogli come, nel licenziarmi da loro A. S.me, rinunziai ad ogni favore che da quelle mi fosse potuto venire, mentre si trattava di religione o d'integrit di vita e di costumi, fu con molte e replicate lodi approvata la mia resoluzione. Feci constare a S. S.t la malignit de'miei persecutori et alcune delle loro false calunnie; e qui mi rispose che altrettanto era da lui stata conosciuta l'integrit mia e la sincerit di mente: e finalmente, mostrandomi io di restar con qualche inquiete per dubbio di havere ad esser sempre perseguitato dall'implacabile malignit, mi consol con dirmi che io vivessi con l'animo riposato, perch restavo in tal concetto appresso S. S.t e tutta la Congregazione, che non si darebbe leggiermente orecchio a i calunniatori, e che vivente lui io potevo esser sicuro; et avanti che io partissi, molte volte mi replic d'esser molto ben disposto a mostrarmi anco con effetti in tutte le occasione la sua buona inclinazione a favorirmi. Io ne ho dato volentieri conto a V. S. Ill.ma, stimando che ne sia per sentir contento, come anco loro AA.ze Ser.me, per loro humanit.
Io son continuamente favorito dall'Ill.mo et Ecc.mo S. Principe di S. Angelo(527), figliuolo del Duca d'Acquasparta e devotissimo servitore delle nostre AA.ze Ser.me, come quello che  benissimo consapevole di quanto la sua casa  obbligata alla casa Medici, con la quale grandemente desidera di strigner pi la sua servit; di che gli darebbe buona occasione l'imparentarsi con la casa dell'Ill.mo S. Marchese Salviati(528), come si va trattando. Se una santit di vita, una mente angelica et una indicibile soavit di maniere nobilissime meritano di esser messe in qualche conto con la nobilt del sangue e con le ricchezze, questo Signore ne  grandissimamente adornato; et io lo so per lunga et intrinsechissima pratica, et ho voluto che V. S. lo sappia anco da me, perch non si essendo per concludere il negozio senza la satisfazione di loro AA. S.me, in occasione che si presentasse a V. S. Ill.ma campo di favorir questo Signore, ella sappia che impiegher l'opera sua per un suggetto da far viver felice quella con chi si accompagner. So che la bassezza della mia condizione dovrebbe ritenermi dal por bocca in questi negozii; ma se la benignit di questo Signore fa stima di me sopra il merito, io non potrei renunziare senza nota di scortesia alla confidenza che ha meco: per V. S. scusi me, e gradisca l'affetto col quale vorrei servire i miei padroni. E qui ricordandomegli servitore devotissimo, gli bacio reverentemente le mani, e gli prego dal Signore Dio somma felicit.

Di Roma, li 12 di Marzo 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1190..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Livorno, 12 marzo 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 27. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

L'ultima lettera di V. S. de'6(529)  stata letta da me al Gran Duca nostro Signore alla presenza di Madama e dell'Arciduchessa, e la sentirono attentissimamente; et io veramente non so che sia stato scritto a loro Altezze in biasimo della persona di V. S. E. Quando ci fusse stato fatto, ella pu credere che poco orecchio gli sar dato.
Il Sig.r Cardinale(530) fa disegno d'andarsene a Firenze alla fine della settimana prossima, e partir poi per Roma l'ottava di Pasqua al pi lungo. E con questo bacio a V. S. la mano con tutto l'animo.

Di Livorno, li 12 Marzo 1615 ab Inc.ne
Di V. S. Ill.re
S.r Galilei.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1191..

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Livorno, 20 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 209. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.or mio Oss.mo

L'ultima lettera di V. S. de'12(531)  stata letta da me a lor Alt.ze, le quali hanno havuto molto contento di sentire che ella havesse havuto da S. S.t cos benigna audienza; et parendo loro che V. S. habbia hora la sua riputatione in tutti i conti, m'hanno comandato di esortarla per parte loro che si quieti et non tratti pi di coteste materie, et pi tosto se ne torni. V. S. sa che l'Alt.e loro l'amano, et le dicono questo per suo bene et per sua quiete: et a me intorno a ci non occorre dirle altro, se non che qui si erano sparse voci molto diverse(532), per quanto io sentii dallo Scarperia, piovano di Fagna, che era qua i giorni passati; et io gli mostrai le due ultime lettere di V. S., acci che egli potesse disingannare ogn'uno. Et con questo saluto V. S. di cuore, et le bacio la mano.

Di Livorno, a'20 Marzo 1615 ab Inc.ne
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo.
Aff.mo SerV.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Osser.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1192.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Livorno (?)].
Roma, 26 marzo 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 67. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Il ridurmi horamai in stato di quiete, al quale la benignit di loro AA. Ser.me per mezo di V. S. Ill.ma mi esorta,  da me sommamente desiderato, e certo ne  tempo. Io, come lo desidero, cos lo spero, poi che consiste nella prudenza et humanit delle medesime AA. Ser.me; le quali, aggiugnendo alla loro propria e naturale circospezzione quello che l'esperienza nel mio caso particolare gli pu haver dimostrato, ben possono haver toccato con mano a che segno si distenda la malignit di qualcuno, mentre, accecato da strane passioni, si applica alla persecuzione del prossimo: e molto pi se ne accerteranno, quando sentiranno da me altri particolari che non  bene che io metta in carta. Lo sperare altronde la desiderata quiete sarebbe del tutto vano, s per esser la invidia immortale, s per haver trovato i miei nimici modo di travagliarmi impune, col mascherar s stessi di simulata religione per fare apparir me spogliato della vera: ma ringrazio Dio che quanto ho detto l'ho prodotto sempre con scritture, delle quali restano copie appresso di me, molto pi atte a manifesta[re], a chi le vedr, la mia religione e, ardir di dire, santit nel negozio tr[at]tato, che le maligne calunnie a persuadere il contrario.
Del negozio gi terminato da i superiori non si tratta pi, n si aspetta altro che la pubblicazione della correzzione del libro gi fatta, conforme a che scrissi a V. S.(533), la quale se sar sollecitata, o almeno non ritardata, da qualcuno d'autorit, dover uscir presto. Quanto al mio ritorno, non ordinando loro AA. S.me in contrario, aspetter, conforme al comandamen[to] loro, la venuta dell'Ill.mo e Rev.mo S. Cardinale(534), havendo io dato conto di tal commissione a molti, et a S. S.t medesima. Dopo la venuta di S. S. Ill.ma rester quanto piacer a loro AA.ze o all'istesso S. Cardinale. E perch punto principalissimo della mia reputazione  l'affetto di loro AA. Ser.me, del quale ne ha dato e d continuamente segno la magnificenza e liberalit loro usatami nella venuta e dimora qui in casa loro, sar necessario, per mantenimento del[la] mia medesima reputazione, che V. S. con la solita sua cortesia mi impetri d'esser anco nel ritorno honorato del comodo d'una lettiga da loro AA. Ser.me, di che et a quelle et a V. S. rester singolarmente obbligato; et in tanto V. S. Ill.ma andr pensando di comandarmi alcuna cosa nel ritorno, essendo io desideroso quanto obbligato a servirla sempre. Con che reverentemente(535) gli bacio le mani, e dal Signore Dio gli prego il colmo di felicit.

Di Roma, li 26 di Marzo 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1193..

PAOLO SFONDRATI all'INQUISITORE di Modena(536).
Roma, 2 aprile 1616.

Arch. di Stato in Modena. Inquisizione. Lettere della Sacra Congregazione di Roma. - Autografa la firma.

Molto Rev.do Padre,

Essendo stati prohibiti dalla Sacra Congr.ne dell'Indice, d'ordine anco di Sua Santit, alcuni libri giudicati molto perniciosi, et fattone perci l'inchiuso decreto, con questa si manda a V. P., acci quanto prima lo facci stampare, intimare e pubblicare in tutta la sua iurisdizione, conforme al solito, n manchi in questo usare ogni sollecitudine e diligenza, et quanto prima dare avviso del tutto; racordandole con tal occasione l'invigilare di continuo sopra ogni osservanza delle regole dell'Indice, et scoprendo di nuovo qualche libro, darcene subito avviso. Con che, assieme con questi miei Ill.mi colleghi, le prego da Dio il vero bene.

Di Roma, 2 d'Aprile 1616.

Al piacer suo
Il Card. di S.ta Cecilia.



1194..

RAFFAELLO GUALTEROTTI a GALILEO in Roma.
Firenze, 3 aprile 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 249. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.te Sig.re

Da uno mio confidente, e forse amico di V. S., mi  stato accennato che dubita che io non habbia scritto contro a le sue oppinioni. Quello che io dissi gi a V. S., quello ridir anchora, cio che l'invenzione di tale strumento, che ella concede a un Fiammingo, molto pi giustamente si deve a me che a niuno altro de'tempi nostri. Poi, molti anni sono havendo stampato che le stelle sono nere, e percosse dal sole risplendono, io non potr hor negare a V. S. che Venere non somigli la luna. Che nela luna si vegghino alcune macchie che paiono un paesaggio, non pure io ho detto esser vero, ma esse macchie ho molte volte disegnate di mia propria mano; ma che detto paesaggio vi sia di rilievo, non oser mai d'affermare, perch, come dice V. S., le parti pi oscure e le parti pi luminose per lo pi non si mutano mai: quelle che si mutano d'ombre e di lumi sono poche, e pi legittimamente del loro mutamento pu essere cagione un'altra cosa naturale, che l'essere di rilievo. Ma a voler ragionar bene di cos fatta cosa, egli bisogna principalmente fabbricare migliore occhiale, perch l'arte pu e deve soccorrere ala manchevole natura in questo caso: e solo dir che io adopro tre occhiali; uno, che molto conforta la vista, fa chiarissimo, distingue molto bene i colori e perfettamente disegna gl'idoli dele cose; io ne adopro uno che fa molto maggiore, sicch per esso si veggiono molto bene le stelle picciolette intorno a Giove, ma fa torbido grandemente. Hora, con questi tre strumenti mirando nela luna, io veggio generalmente le medesime cose, ma in specie con qualche diferenza. Per, quando egli si haver uno occhiale che faccia chiaro e ben distinto come il mio primo, e grande come il mio terzo, allora io terr che si possa discorrere dele macchie dela luna, di quelle di Venere, e de'i moti e dele grandezze dele picciole stelle intorno a Giove, e sopratutto con s fatto strumento aspettare di vedere una grande eclisse, et allora si potr conoscere dirittamente da quello che nasce: ch'i' veduta alcuna volta Venere(537) congiunta con la luna, e bench la luna sia densa e nera, non ha possuto ritenere a gli occhi miei ch'io Venere non veggia, e come scrive Gio. Villani(538) che altri hanno veduto.
Poi, quanto al moto dela terra, io certo molto volentieri mi accorderei che la si movesse: e dove alcuni dicano che nel metterla nel quarto luogo non si pu, perch noi metteremmo l'inferno nel cielo, io direi ch'egli si pu, e direi molte cose molto belle; et dove altri ponessero inanzi lasciar cadere da una torre un sasso, e volessero provare che la terra non si muove, io con la medesima torre e col medesimo sasso proverei che la terra si muove; e dove questa prova fussi falsa, assai sarebbe ella vera s'ella dimostrassi che quella prima fussi falsissima. Ma il mio vero e natural dubbio , che se la terra si movesse, noi doveremmo ogn'hora mutare altezza di polo, la qual cosa per sei anni continui io ho sperimentato che non si fa: percioch il S.mo Gran Duca et il Ser.mo D. Francesco favorinno il vescovo Ignazio Danti che facessi un regolo d'ottonne di dodici braccia di lunghezza, in forma di un corrente voto, con sostegni, posari e sue appartenenze ed un pezzo d'arco nela cima in croce, in cui erano segnati i gradi, i minuti e i secondi molto grandi, ne'traguardi del quale strumento erono due vetri non dissimili a quegli che V. S. mette ne'i suoi occhiali, al quale strumento io accennai a V. S. due anni sono, sula piazza dela Nunziata, che voleva aggiungere molte cose e farne un altro pi uffizioso, ma simile; con questo strumento ogni sera si misurava in quei tempi l'altezza del polo, e come egli fermato (sic) che il polo alzassi 43 gradi e 45 minuti sopra Fiorenza, per molti mesi che l'istrumento stette fermo, non si vide mai fare ad esso polo alcun mutamento, e pure l'istrumento per la sua grandezza poteva dimostrare ogni minimo mutamento: sich questo solo mi riterr che io non creda che la terra si muova. V. S. forse dubiter che un vetro non possa pigliare e rendere gl'idoli per la distanza di dodici braccia. Se la toglie un vetro la cui superficie sia un pezzo di cerchio che habbia per diametro dodici braccia, gliene render subito; ma la lente vicina al'occhio vorr essere fabbricata con grand'arte, a volere che l'aiuti, e non disaiuti. Tanto ho volsuto scrivere a V. S. per mia giustificazione, anchora che le medesime cose io gliele habbia dette a bocca. E le bacio le mani, pregando il Signore per ogni sua felicit.

Di Firenze, li 3 di Aprile 1616(539).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.te
Aff.mo Se.re
Raffael Gualterotti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.te
Sig.r Galileo Galilei, mio Sig.re Oss.mo
Roma.
e d'altra mano: In Corte di Sig.r Amb.re di Firenza.



1195..

[BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Roma].
Pisa, 20 aprile 1616.

Arch. segreto Vaticano in Roma. Bellarmino. Lettere e miscellanee, n. 19 (gi Mlange n. 71), car. 193r. - Copia di mano di GALILEO.

Di Pisa, li 20 d'Aprile 1616.

Ma quel che pi importa  che qui  stato scritto dal medesimo B. che V. S. ha abiurato(540) segretamente in mano dell'Ill.mo C. Belarmino: il che se  passato, bisogna che sii stato santamente; ma se non  successo, non essendo questo altro che frutto di quella medesima sorte che furno quelli pubblicatori contro due anni fa in Pisa in voce, e poi con lettere in Firenze, in materia del discorso che io hebbi in camera di S. A. etc.



1196..

TOBIA MATTHEW a FRANCESCO BACONE in Londra.
Bruxelles, 21 aprile 1616.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta, dal Tomo VI, pag. 91, della edizione di Londra, 1824, di The works of Francis Bacon.

I presume to send you the copy of a piece of a letter, which Galileo, of whom, I am sure, you have heard, wrote to a monk(541) of my acquaintance in Italy, about the answering of that place in Joshua, which concerns the sun's standing still, and approving thereby the pretended falsehood of Copernicus'opinion. The letter was written by occasion of the opposition, which some few in Italy did make against Galileo, as if he went about to establish that by experiments, which appears to be contrary to holy Scripture. But he makes it appear the while by this piece of a letter, which I send you, that if that passage of Scripture doth expressly favour either side, it is for the affirmative of Copernicus'opinion, and for the negative of Aristotle's. To an attorney-general in the midst of a town, and such a one, as is employed in the weightiest affairs of the kingdom, it might seem unseasonable for me to interrupt you with matter of this nature. But I know well enough in how high account you have the truth of things, and that no day can pass, wherein you give not liberty to your wise thoughts of looking upon the works of nature. It may please you to pardon the so much trouble which I give you in this kind; though yet, I confess, I do not deserve a pardon, because I find not in myself a purpose of forbearing to do the like hereafter. I most humbly kiss your hand.

Brussels, this 21st of April, 1616.

Your most faithful and affectionate servant
Tobie Matthew.



1197.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze (?)].
Roma, 23 aprile 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 68. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Bench per un poco di indisposizione, che da 3 giorni in qua mi travaglia, io sia male atto a potere scrivere, tuttavia non ho voluto mancare di significare a V. S. Ill.ma in genere e con brevit quello che da molte altre bande havr distintamente inteso: e questo  che l'entrata e cavalcata dell'Ill.mo e Rev.mo S. Cardinale(542)  stata tale, quale non ci  memoria in Roma che altra ne sia seguita con tanto applauso e pompa; s che in tutta la citt si  subito ravvivata la memoria dello splendore del Ser.mo Ferdinando, e la speranza che per questo Ill.mo suo successore si habbia, con pari grandezza, a continuare in questa Corte.
Fu iersera S. S. Ill.ma e Rev.ma qui al Giardino(543), accompagnato da i SS.i Card.li Monte e Orsino; vedde con diligenza il palazzo e tutto il resto, e mostr restarne molto satisfatto. Qui hebbi oportunit di baciarle di nuovo la veste, e per quanto compresi dal ragionamento di S. S. Ill.ma, non gli sar discaro che io la serva mentre si tratterr qua, nel che io mi sono dichiarato prontissimo ad ogni suo cenno, e tale ordine tenere da S. A. Ser.ma: per in questo particolare mi ander governando secondo che vedr l'inclinazione e 'l gusto di S. S. Ill.ma, pensando in questo modo di fare anco la volont di loro A. Ser.me, al cenno delle quali io sono sempre prontissimo. Intanto mi sento in necessit di fare un poco di purga, ma la far leggiera e breve.
Si trova qui il Rettor di Villa Hermosa(544), secretario dell'Ecc.mo Conte di Lemos(545), di ordine del quale mi  venuto a trovare; e tra le altre cose haviamo trattato della mia invenzione della longitudine(546). Fra 6 giorni torna a Napoli, e di l passa subito in Spagna, onde mi penso che mi bisogner rattaccar quel filo che gi fu promosso, di consenso del S. G. D., pure in questa materia(547): ma non mover niente senza nuovo assenso di S. A., n senza il consiglio e favor di V. S., come meglio a suo tempo gli dir a bocca, non potendo, come ho detto, scrivere a lungo senza nocumento. Gli bacio reverentemente le mani, insieme col S. piovano Scarperia(548), e la supplico a continuarmi la sua grazia et a favorirmi di qualche suo comandamento.

Di Roma, li 23 di Ap.le 1616.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1198.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Roma].
Venezia, 23 aprile 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 239-240. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.r Ecc.mo

Mi hanno le lettere di V. S. Ecc.ma levato di gran pensiero, poich quelle stesse calunnie che i suoi nemici han procurato far credere cost, furono, la settimana seguente ch'io le scrissi, divolgate in questa citt, dicendosi lei essere stata violentemente tirata a Roma per rendere conto al S.to Offitio delle sue opinioni, et finalmente essere state queste dichiarate per eronee et heretiche, et licentiata V. S. con severissime ammonitioni et comminationi, aggiongendo ancora che le fossero state imposte diverse penitenze salutari, di digiuni, frequentationi di sacramenti etc.(549); et ancorch io, illuminato dalla ragione, dalla conoscenza ch'io ho di lei, et dalle sue lettere scrittemi da Roma al suo gionger col, procurassi di levar in molti questa falsa credenza, nondimeno, essendo esse lettere pi vecchie de gl'avvisi venuti posteriormente, a fatica in alcuni pochi potei far sospendere queste false divolgationi(550). Hora mo', che dalle sue a me carissime lettere ho inteso i particolari delle maligne et diaboliche machinationi et congiure fatte contro di lei, insieme con l'esito in tutto contrario ai pensieri de'suoi ignorantissimi et malitiosissimi nemici, io resto consolatissimo, s come sono rimasti tutti gl'amici nostri di qua, a'quali ho fatto parte delle sue lettere, con le raccomandationi impostemi da lei; et tutti insieme seco se ne rallegriamo, sperando ancora che con la divolgatione, ch'io procuro far ad ogn'uno, della verit, rimanga scancellata la falsa fama sparsa li passati giorni.
Volevo risponderle la passata settimana, ma la strettezza del tempo, congionta con le occupationi mie, non me l'ha permesso; procurai nondimeno trovar li vetri desiderati da V. S. Ecc.ma, il che non essendomi riuscito, consignai a quell'amico suo alcuni pochi che mi trovavo tra li miei, i quali mi parvero migliori de gl'altri, stimando che con questi, seben non potesse dar intiera sodisfattione ad alcun amico suo meritevole et galant'huomo, le dovessero almeno riuscir commodi per liberarsi dalle importune instanze di qualche indiscreto, che per avventura si persuade che ella con la sua benedittione possi trasformare i vetri delle finestre in questi per vedere da lontano. Quando ella havesse troppo carica da cos fatte persone, crederei haverne in pronto tra li miei una dozina, per liberarsi dalla seccagine di costoro, et gli li mandar ad ogni suo cenno. Il Bacci l'altr'heri me ne diede 22 di quarte 8, riusciti (diceva egli) eccellentissimi in una quantit di 300 lavorati da lui. Io gl'ho fatti vedere et veduti, n tra questi n'ho ritrovato pi che tre che a mio giudicio meritino nome di buoni, ancorch non in tutto perfetti. Di questi le ne mando un paro, essendomi il terzo stato levato con l'auttorit da chi fu presente a vederlo. Maestro Antonio specchiaro s' affaticato invano tutta questa settimana; m'ha detto nondimeno che spera avanti la speditione di queste darmene uno di 14 quarte assai buono. Se cos sar glie lo invier con le presenti, et procurer per la settimana ventura haver alcun'altra cosa.
Quanto ai cani(551), io ne desidero di quella sorte che qui chiamiamo cani gentili, che sono con lungo pelo, bianchi, macchiati di rossetto, i quali ancorch riescano pi belli quanto pi piccioli, nondimeno sono desiderati da me di mediocre grandezza, desiderandone due, un maschio et l'altro femina, per farne razza, parendomi che quelli che con la soverchia astinenza non sono lasciati pervenir alla natural loro grandezza possino riuscire deboli et quasi inhabili alla propagatione: anzi se si potessero havere subito levati dalla madre, mi sarebbe caro allevarli io stesso a modo mio, nel solito mio casino, il quale al presente, per cagione d'un nuovo humor peccante,  fatto l'arca di No; et in particolare mi trovo un ucellino mai pi veduto certamente in Italia, il ritratto del quale sar con questa. Il predetto animaletto fu condotto da me di Soria con un altro di diversa specie, che mor: mi fu mandato di Babilonia dal mio Viceconsule, et  nato in Agr, citt regia del Gran Mogor, situata tra l'Indo et Gange, condotto con una incredibile patienza in un viaggio d'un anno fatto per terra da un Francese capriccioso, che diceva portarli al re di Franza. Questo non canta, n tiene altra virt che di vivere con semplice meglio et acqua, senza governo; et occorrendo, come pi volte  accaduto, ritrovarsi senza vittuaria, fa tanto strepito per la gabia, sia di giorno o di notte, che con la sua insolenza m'ha sempre avertito del suo bisogno. Io, a dir il vero a V. S. Ecc.ma, lo apprezzo poco o niente, poi che, oltre la rarit, in che  riguardevole molto, non trovo cagione d'haverlo pi caro d'un gardellino; ma tante sono state l'instanze che ho havute di darlo via, che mi sono posto in obligo, gi che non l'ho dato al primo che me l'ha richiesto, di non donarlo ad altri. Tuttavia mi parerebbe ricever sollevamento a darlo a V. S. Ecc.ma, perch, col presentarlo ad alcuna persona curiosa che l'havesse caro, mi liberasse dalla seccagine di tanti che me l'han richiesto, et insieme m'assicurasse di non ricever disgusto, caso che lo vedessi morto di fame per mancamento di chi ha cura del suo governo. In fatti restar obligato a V. S. Ecc.ma che mi liberi da questa bestiola, s come prego il Signor Dio che liberi V. S. Ecc.ma da quelle tante bestiazze che continuamente la travagliano, e che, scrivendomi spesso, mi assicuri che la loro diabolica natura non vaglia per impedir la memoria di quelli che l'amano. Et per fine le bacio la mano.

In Ven.a, a 23 Ap.le 1616.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1199..

PIERO GUICCIARDINI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Roma, 13 maggio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 5. - Autografa la sottoscrizione. Il secondo foglio della lettera, con la sottoscrizione,  nella filza Medicea 3331 dell'Arch. di Stato in Firenze.

.... Strano e scandoloso lavoro  quello che si  fatto nella lunga dimora che ha tenuto il Galileo al Giardino(552) in compagnia e sotto il governo di Annibale Primi, il quale  stato licenziato dal Sig.r Cardinale(553); et il Galileo attende a tener duro con lo star l su. Annibale dice haver fatto una grossa spesa. Nel resto ognuno vede et sa che vi hanno tenuto una pazza vita. Io ricevei ordine di pagarli il danaro che occorreva per le sue spese. Annibale dice che non ha tenuto altro conto che quello che io credo egli mander a V. S., cio a occhio e croce. La spesa  grossa, e per tutti gli altri risguardi e rispetti  dannosa; per giach il caso  qui, li far pagare il suo resto, et al Galileo si continuer a pagargli quel che vorr e dir haver di bisogno. Ma egli ha un humore fisso di scaponire i frati, et combattere con chi egli non pu se non perdere: per un poco prima o poi V. SS.rie sentiranno cost che sar cascato in qualche stravagante precipizio, sebene, almeno cacciato dalla stagione, non dovrebbe tardar molto a venirsene; et lo stare absente da questo paese li sarebbe di gran benefizio et servizio....



1200..

PIERO GUICCIARDINI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Roma, 14 maggio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. II, car. 7. - Autografa la sottoscrizione.

.... Perch V. S. vegga il particolare di quelle spese fatte da Annibale Primi per il Galileo, sebene egli mi ha detto volergliene mandare, mi  parso, havendomele date, per ogni buon rispetto farle pervenire in mano di V. S.(554)....



1201.

GALILEO a BARTOLOMEO LEONARDI D'ARGENSOLA in Napoli.
Roma, 16 maggio 1616.

Riproduciamo questa ed altre lettere, relative al negozio della longitudine, delle quali non conosciamo alcuna fonte manoscritta, dal Tomo III della prima edizione Fiorentina delle Opere di Galileo, dove videro per la prima volta la luce. La presente  a pag. 129.

Di Roma, 16 Maggio, 1616.(555)

Approssimandosi la mia partita per Firenze, e, per quanto mi ha riferito il Sig. Cav. Vestri(556), quella di V. S. molt'Ill. per Ispagna insieme coll'Illustriss. ed Ecc. Sig. Conte di Lemos, mi  paruto mio debito venire con questa a fargli reverenza, con ricordarmegli servitore devotissimo e molto obbligato alla sua cortesia, che mi ha dato occasione di iniziare appresso di lei quella servit che io desidero di perpetuare.
Subito giunto a Firenze, dar conto al Sereniss. Gran Duca mio Signore di quanto  passato tra lei e me, e procurer che Sua A. S. rimetta in piedi(557) il negozio che a bocca accennai qui a V. S.; e mi rendo sicuro che S. A., come desideroso del servizio di Sua Maest, procurer ogni agevolezza acci l'esecuzione di questa opera non venga impedita o perturbata. Sar dato ordine al Sig. Imbasciatore residente l che tratti con V. S., e che insieme (facendo principalissimo fondamento sopra la prudenza ed avvedimento dell'Illustriss. ed Ecc. Sig. Conte di Lemos) procurino di rimuovere quegli ostacoli che potessero guastare questo maneggio: li quali, per quanto mi si rappresenta, si riducono ad un sol capo, e questo  che sia levato ogni dubbio che io venendo in Ispagna non debba, in vece di soddisfazione conveniente alla grandezza della cosa, riceverne alcun disgusto, non per bont che altri possa desiderare in Sua Maest ovvero in alcuni de'suoi ministri nobili e grandi, ma perch bene spesso accade nelle Corti il dover essere alcuno giudicato da persone poco intelligenti nella materia che si tratta, cosa che per molte esperienze ho provata in me per la pi dura che soglia accadere agli uomini a i quali da Dio benedetto  stato conceduto di sollevarsi, con qualche invenzione non vulgare, sopra la vulgare capacit. Ora, nell'et in che io mi trovo, e con una costituzione di sanit non molto robusta, e di pi provveduto dalla munificenza del Principe mio Signore di quanto mi basta, non volentieri mi avventurerei per ottenere che fosse posto(558) alla prova un trovato, nel quale appresso le persone intelligenti e di mente sincera non casca dubbio alcuno. Per, rispondendo il mezzo e il fine a quel concetto che mi sono formato dell'Ecc. Sig. Conte e di V. S. molt'Ill., spero di esser per effettuare il tutto con mia soddisfazione, e con accrescimento di qualche gloria al nome di Sua M.; al quale non saprei vedere che si potesse fare altra giunta, che questa minima che gli pu venire dal mio trovato. Con che reverentemente le bacio le mani, e per lei alli Illustriss. ed Eccellentiss. SS. Conte di Lemos e Don Francesco de Castro umilmente m'inchino; e dal Signore Dio gli prego il colmo delle felicit.



1202.

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Roma.
Firenze, 23 maggio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 241. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

V. S., che ha assaggiato le persecuzioni fratine, sa di che sapore elle sono; et lor Altezze temono che lo star V. S. in Roma pi lungamente possa causarle de'disgusti, et per loderebbono che, essendone ella fino a hora uscita con honore, non stuzzicasse pi il cane che dorme et che se ne tornasse quanto prima qua, perch vanno a torno delle voci che non ci piacciono, et i frati sono onnipotenti: et io, che le sono servitore, non ho potuto mancare di avvertimela, oltre al significarle la mente di lor AA. Et le bacio la mano.

Di Fior.a, 23 Mag. 1616.
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Roma.



1203.

BARTOLOMEO LEONARDI D'ARGENSOLA [a GALILEO in Roma].
Napoli, 31 maggio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 243. - Copia di mano di GALILEO.

Quando ricevetti la lettera di V. S. de'16 di Maggio(559), havevo dato largo conto alli SS.i Conti di Lemos e di Castro del negozio che V. S. mi haveva trattato. Credo che io lo referii a loro Ecc.ze con particolarit, e che risposi alle loro domande di maniera che restorno capaci. Dopo la ricevuta di essa lettera, e con occasione del discorso d'essa, son tornato a far gl'offizii che mi son parsi necessarii, accioch, arrivando noi a Madrid, possa il negozio tirarsi avanti, poi che, a quel ch'io intendo,  stato sino ad hora in silenzio, come orivolo a cui mancasse la corda. Il Conte mio Signore, come quello che  stato presidente del Supremo Consiglio dell'Indie e che sa assai di navigazioni, ha preso molto piacere d'intender la proposizione, estimandola di sorte(560), che tengo per certo che aiuter il progresso e successo di essa; e questa  la intenzione che mi ha dato. In questa conformit (serbando per ci la lettera di V. S.) lo ricorder a S. E., e per il restante parler con l'Ambasciator del G. Duca, e per suo mezo scriver a V. S., o, come adesso, per mezo del S. Ottaviano Vestrio Barbiano.
Mi duole molto che V. S. non si ritrovi con intera sanit: per mi dice l'animo che V. S. la ricuperer in arrivando a respirare l'aria di Firenze, ch la patria ha potere in maggior cose. Adesso quello che resta che dire a V. S.  che preghi Dio che ci dia buon viaggio, poi che ha da resultar da esso questo negozio, che io porto a mio carico. Desidero similmente che V. S. mi comandi altre cose di suo servizio, perch vo con ansiet d'impiegarmi in esso, come lo manifesteranno le occasioni. E perch ho notato quanto V. S. mi honora nelle cortesie della sua lettera, la supplico che habbia per bene che io le scriva secondo lo stile della pragmatica(561) di Spagna, perch mi  pi familiare e pi breve: non ostante questo, se V. S. guster del contrario, seguir il gusto suo, che a me sar precetto inviolabile. Guardi Dio V. S., come io desidero.

Di Napoli, li 31 di Maggio 1616.

Bartol. Lionardo di Argensola.



1204.

NICOL ANTONIO STELLIOLA a GALILEO in Roma.
[Napoli,] 1 giugno 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 245a e 245b. - Autografi la firma e il poscritto.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.re

Le invenzioni athlantee di V. S., non mai a bastanza lodate, hanno irritato l'invidia de'sofisti de'nostri tempi in tanto, che li professori di scienze sono per restarne in grave danno, se non si procuri di far manifeste le lor calunnie et imposture. Et perch siamo certi che la mente de'superiori sia santa et giusta, per ci essendovi intravenuto decreto senza esser state intese le parti, nel che sono interessate le nazioni tutte et gli huomini migliori delle nazioni, si deve procurar per ogni mezo che venga la causa revista, et decisa dopo l'essere state intese le parti; et stimo che sia bene, per la manifestazion della giustizia et per lo debito decoro, che vi intravenga memoriale de'professori scienziali forastieri. Il resto rimetto alla prudenza di V. S. Che la Maest Divina le doni ogni contento.

Il d primo di Giugno 1616.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Nicol Antonio Stelliola Lynceo.

A me par spediente, con ogni prudenza fare avvisati li Signori che governano il mondo, che coloro che cercano metter dissidio tra le scienze et la religione siano poco amici dell'una et dell'altra parte; stando che la religione et la scienza, essendo ambe divine, sono di conseguenza concordi. Et per quanto intendo,  stato in Napoli un Iesuita, cognominato il P. Staserio, che si  molto affatigato in seminar dette zizanie; et  verisimile, perch in detto Padre sono di pari l'arroganza et la ignoranza.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo Sig.re
Il S.r Galileo Galilei, Patrizio Firentino et Lynceo.
Roma.



1205...

ALESSANDRO ORSINI a [COSIMO II, Granduca di Toscana, in Firenze].
Roma, 1 giugno 1616.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea, 3796, n. 133. - Autografa.

Ser.mo Sig.r mio Oss.mo

Se ne ritorna da V. A. il S.or Galileo Galilei, con l'havere qua non solo con la sua presenza disfatte tutte le calunnie evidenti de'suoi avversarii, ma ancora con essersi acquistata somma reputatione appresso questi Illu.mi Cardinali, i quali hanno sommamente stimato d'havere occasione di conoscere pi intimamente le sue virt. E perch di questo ne tocca ancora parte a V. A., per la particolare protettione che ella tiene di cos degno virtuoso, et a me per gl'ordini datimi in questo affare da V. A., ho stimato mio debito dargnene minuto ragguaglio; mentre per fine la supplico ad honorare la mia servit de'suoi comandamenti, de'quali mi pregio sopra ogni altra cosa. E qui bacio a V. A. affettuosamente le mani.

Di Roma, il p.o di Giugno 1616.
Di V. A.
Aff.mo et Obbl.mo Serv.re
Il Card. Orsino.



1206..

PIERLUIGI CARAFFA a GIO. GARSIA MILLINI in Roma.
Napoli, 2 giugno 1616.

Cfr. Vol. XIX, pag. 323 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 19).



1207.

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 4 giugno 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 59. - Autografa la sottoscrizione.

Sereniss.mo S.r et P.ron mio Col.mo

Ritornandosene il Galileo, Matematico di V. A. S., il quale nel venir qua mi fu raccommandato da lei, ho voluto accompagnarlo con questa mia, et significare a V. A. S. come ei si parte di qua con sua intiera reputazione et con laude di tutti quelli che hanno trattato seco, poi che si  toccato con mano quanto a torto era stato calunniato da'suoi nemici, li quali, come afferma egli medesimo, non hanno havuto altra mira che di pregiudicargli ne la gratia di V. A. S. Io, che molte volte ho parlato con lui et ho anco sentito quelli che sono consapevoli di quanto  passato, assicuro V. A. S. che ne la sua persona non  da imputarvi un minimo neo, et egli medesimo potr dar conto di s et reprimer le calunnie de'suoi persecutori, havendo in scritture tutto quello che gli  occorso di produrre. Ho voluto darne conto a V. A. S., affinch la mia testimonianza non lasci luogo in lei a le persuasioni degl'inimici del Galileo, li quali  da credere che non siano per desistere da le machine, non havendo per questa via conseguita la loro intentione. Et a V. A. S. bacio humilissimamente le mani.

Di Roma, li 4 Giugno 1616.
Di V. A. S.
L'A. S.ma di Toscana.
Obl.mo Ser.re vero
Il Card.le dal Monte.



1208..

MATTEO CACCINI ad ALESSANDRO CACCINI in Pisa.
Roma, 11 giugno 3616.

Arch. Ricci Riccardi in Carmignano. Carte Caccini. - Autografa.

... Io vi do nuova che il P. fr. T.(562) la passa bene,  molto ben visto dal Generale, et viene da'frati stimato pi che non penseresti: queste cose non le so da lui, ma da altri; e quella cosa del Galilei gl'ha dato molta reputatione, perch pass con molto suo onore, et se havesse pazienza, Roma gli potria una volta fare del bene....
Fra T. da amici, per quanto ho inteso, fu ricercato di abboccarsi con il S.r Galilei(563), et del mese di Febbraio passato succedette nel palazzo del G. Duca alla Trinit de'Monti, alla presenza di Mons. Bonsi(564), nipote del Cardinale(565), et del S.r Francesco Venturi, auditore di S. S. Ill.ma, et di altri gentilhomini de'nostri et di Siena, dove si disput il punto, et per quanto si vidde, il S.r Galilei non satisffaceva alli argomenti: et mi viene detto che gli astanti dissono al Padre Tom. che il S.r Galilei era uscito fuori di s. Il giorno poi di S. Tommaso d'Aquino(566), la Sacra Congregatione dell'Indice, d'ordine del Papa, pubblic il decreto contra la oppenione del Galilei, dicendo essere omnino avversa alla Sagra Scrittura, doppo l'essersi consultata nella Congregatione del Santo Offizio coram Summum Pontificem; et in questa Congregatione il S.r Galilei fece l'abiuratione(567). Il decreto, se lo vorrete, lo haverete cost dal P. Priore di S.a Caterina....



1209.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 25 giugno 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 7. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Hebbi grandissima allegrezza del suo felice arrivo, e mi dole sentir che, dopo, la mutazion del'aere le habbia nociuto: spero bene che si rinfrancar col'haversi buona cura, al che la prego quanto posso.
Non  maraviglia che i maligni e invidi di V. S. seguitino al loro solito; poich sicome il mutar conditione, o per dir meglio natura, gl' totalmente impossibile, cos, durante questa, l'acquietarsi  ad essi difficilissimo. Lasciamoli abbaiar in vano, e glie ne venga la dovuta pena e mortificatione di tanta rabbia che mostrano.
Ho trattato col S.r Butio(568), e cercar d'intendere. L'alligata che V. S. nella seconda delle sue gratissime dice mandarmi, non  comparsa.
Il negotio di Spagna(569), ho gusto grande che s'incamini con speranza di buon compimento. Io sto involto nelli negotii come V. S. mi lasci, quali pare che s'avvicinino a buona conclusione(570): quest'altro ordinario forse haver qualche cosa da poterle avisare.
La scrittura rihavuta dal S.r Buzio, io la diedi al S.r Stelluti, che la portasse a V. S.: la cerchi che non sia smarrita, et io in tanto ne scrivo a lui (che  gi partito per Fabriano) per intendere. E con questo di tutto core a V. S. bacio le mani, desiderosissimo mi commandi sempre.

Di Roma, li 25 di Giugno 1616.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1210.

ALESSANDRO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 giugno 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 116. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Se bene io non potevo credere che li cortesi offizii di V. S. dovessero riscontrare altra buona disposizione di quella che lei mi scrive d'havere trovata, con tutto ci carissimo m' giunto il suo testimonio. La ringrazio sommamente del particolare pensiero che ha hauto di compiacermene, e del molto affetto co 'l quale gl'ha accompagnati, per maggiore confermazione del mio verso la persona di V. S., alla quale resto desideroso pi che mai di dichiararlo co'vivi effetti in suo servizio, sempre ch'ella me ne porga l'occasione o mi si scuopra alcuna di quelle ch'io medesimo andr incontrando. Star attendendo con molto desiderio il S.r Giannozzo Attavanti(571) a quel tempo che spera essere libero da'negozii che con ragione tanto gli premono: et intanto a V. S. quanto pi affettuosamente posso mi offero e raccomando.

Di Roma, li 26 di Giugno 1616.

[Sig.] Galileo Galilei.
Aff.mo di V. S.
A. Card.le Orsino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



1211.

CURZIO PICCHENA a ORSO D'ELCI in Madrid.
[Firenze, 30 giugno 1616.]

Dal Tomo III, pag. 125-127, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201. Crediamo di non andar lontano dal vero, giudicando che questa e la seguente lettera, o memoriale, siano stati stesi dietro minuta di GALILEO (cfr., p. e., le lin. 63-68 della presente con n. 1201, lin. 19-25 [Edizione Nazionale]).

Sono circa quattro anni, che d'ordine del Sereniss. Gran Duca fu scritto a V. Ecc.(572) d'un negozio molto desiderato da S. M. C., come necessarissimo ed unico per ridurre all'ultima perfezione le navigazioni per tutto il mare; e questo fu il modo di potere in ogni tempo trovare la longitudine, la quale, congiunta colla latitudine, ci determina la situazione precisa nel globo della terra di qualsivoglia punto di mare, d'isola o di continente. Questo si scrisse essere stato ultimamente ritrovato da Galileo Galilei, Filosofo e Mattematico primario del Sereniss. Gran Duca nostro Signore. Ebbesi da V. Ecc. per risposta, come gi era stato mosso a Sua Maest trattamento sopra la medesima materia da un altro, e che prima bisognava spedire quello, che intraprendere negozio di altri(573). Ora  ultimamente accaduto, che ritrovandosi il predetto Galileo in Roma, si  abboccato col Sig. Rettore di Villa Ermosa(574), segretario dell'Eccell. Sig. Conte di Lemos, e con esso  venuto a discorso di questo suo trovato; del quale dandogliene una tale universale informazione, l'ha fatto assai capace della sicurezza della riuscita: nella quale opinione mostra anco d'essere venuto l'istesso Sig. Conte di Lemos, come si comprende per lettere scritte ultimamente dal detto segretario al Galilei(575). Voleva il Sig. Conte, insieme col suo segretario, parlarne con Sua M., e tirare il negozio alla spedizione; ma il Galilei ha detto e scritto a i medesimi SS., che sendo il negozio stato principiato da V. Ecc., da lei ancora fosse tirato a fine, conferendone per col Sig. Conte e col Sig. Rettore, con i quali V. Ecc. aver occasione di trattare: ed acci ella possa parlarne conforme alla qualit del trovato ed alla volont del G. Duca, se ne manda la seguente informazione.
L'operazione  infallibile e sicura, dependendo da movimenti particolari di alcune stelle vaganti, state occulte agli uomini sino a questa et. Di queste nuovamente scoperte stelle dal Galilei, ne son anco dal medesimo stati trovati i periodi esattissimamente, con lunghe vigilie e fatiche grandissime. Da quelle e da i loro movimenti si hanno, in ciascheduna notte, congiunzioni ed aspetti differenti e momentanei, da i quali, con molta maggiore esattezza che dagli eclissi lunari, che anco sono rarissimi, si hanno le differenze ed intervalli de'meridiani, che sono in somma le desiderate longitudini. Con queste osservazioni primieramente, mandando S. M. gente ad osservare nell'une e nell'altre Indie e in tutte l'isole, porti ed altri luoghi di mezzo, in tanto tempo quanto basta a fare il viaggio ed il ritorno si emenderanno ed aggiusteranno puntualmente tutte le carte nautiche e geografiche, le quali al presente si trovano piene di errori; e per la somma esattezza delle predette celesti osservazioni, si aggiusteranno in maniera tutti i luoghi particolari del mondo, che non vi sar assolutamente errore di quattro miglia in qualunque massima lontananza. E questa prima operazione  tanto sicura, che ogni persona di mediocre intelligenza subito ne resta capace.
Aggiustati che sieno i luoghi, si potr, navigando, ogni notte riconoscere colle medesime osservazioni in che longitudine sia la nave, servendosi del benefizio di alcune tavole de i movimenti ed aspetti delle sopraddette nuove stelle, fabbricate e calcolate di anno in anno dal medesimo Galileo, e ridotte a tal facilit, che altre cose pi sottili sono intese e maneggiate da i periti nocchieri; onde non casca dubbio che i medesimi potranno benissimo intendere e maneggiar queste. E sappia di pi V. Ecc., come il Galilei ha pensato e provveduto a tutte quelle difficolt che forse ad alcuno potessero sovvenire: per non si resti per qualche immaginato impedimento di abbracciare e condurre a fine s(576) nobile impresa.
Il Gran Duca, come desideroso del servizio di S. M., e come quello che da i ragionamenti avuti col Galilei  restato capacissimo della verit del fatto, non rester di comandare ad esso Galilei, che senza riguardo di tempo, di fatica o di viaggio mandi ad esecuzione una tanta impresa; e poi che la distanza di qui a cost  grande, onde la conferenza per lettere riesce tarda, e di pi il Galilei, oltre al non essere d'intera sanit,  anco in l coll'et, per saria bene prender presta deliberazione, acci un tanto negozio per qualche infortunio non si perdesse. Proccuri dunque V. Ecc. d'estrarne quanto prima quella generale resoluzione che si pu, usando il mezzo dell'Ecc. Sig. Conte di Lemos, stato gi Soprintendente alle cose di mare e dell'Indie ed ora Presidente delle cose d'Italia, acciocch incamminandosi il negozio alla spedizione, il Galilei possa far qua le provvisioni necessarie per l'effettuazione del negozio, e poi incamminarsi cost, insieme con persone atte ad aiutarlo nella instruzione che si dover dare a quelle persone che doveranno poi, in mare ed in terra, ridurre all'atto pratico ed all'effetto stesso tutto il maneggio.
Di pi, intendendo noi come S. M. e suoi antecessori hanno, molto tempo fa, stabilito e deputato certo premio di onorevolezza(577) ed utile a chi portasse una tale invenzione, desideriamo sapere puntualmente la qualit della recognizione: e sopra tutto soggiungo a V. Ecc. (quello che assai specificatamente  stato significato dal Galilei in voce e per lettere al Sig. Rettore, e per esso al Sig. Conte di Lemos), che si proccuri, caso che il negozio si abbia a trattare, di sfuggire quanto  possibile che il detto Galilei, in luogo di ricevere quello onore e premio che si conviene alle sue fatiche, non incontrasse qualche disgusto, di quelli che spesso si affrontano nelle Corti, e massime quando una persona intelligente di qualche professione nobile ed ingegnosa ha da essere giudicato da chi poco o niente intende di quelle materie. Il Galilei, che a bocca ha trattato col Sig. Rettore e conosciutolo per persona molto intelligente e discreta, e che per relazione di altri ha il medesimo concetto del Sig. Conte, spera, aggiuntovi il favore, intelligenza e destrezza di V. Ecc., di avere a sfuggire e superare queste difficolt.



1212.

CURZIO PICCHENA a BARTOLOMEO LEONARDI D'ARGENSOLA (?) [in Napoli (?)].
[Firenze, 30 giugno 1616.]

Dal Tomo III, pag. 127, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201. L'edizione a cui attingiamo intitola questa scrittura: "Ricordo al Rettore di Villa Ermosa, segretario del Conte di Lemos, Vice Re di Napoli". Cfr. pure l'informazione premessa al n. 1211.

Sono circa quattro anni che il Sig. Cav. Vinta di felice memoria, primo Segretario di Stato del Sereniss. Gran Duca di Toscana, scrisse, d'ordine di S. A. S., al Sig. Imbasciatore residente alla Corte di S. M.(578), come Galileo Galilei Fiorentino, primo Filosofo e Mattematico di S. A. S., aveva sicuramente trovato il modo di prendere la longitudine de'luoghi in qualsivoglia notte dell'anno, con modo pi sicuro che quello che si fa, meno di una volta l'anno, per gli eclissi lunari, e che per, sendo questo negozio importantissimo per Sua M., lo dovesse proporre e trattarne. Si ebbe per risposta, che in quel medesimo tempo gi si era cominciato a negoziare con un altro per simile invenzione; che per sino alla spedizione di quello non si sarebbe intrapreso trattamento con altri(579). Ora, dato che non si sia effettuato con quello, si torner a mettere in campo ed in considerazione a Sua M. il medesimo Galilei, scrivendone di nuovo all'Imbasciatore del Sereniss. G. Duca, e si far anco capo al Sig. Rettore di Villa Ermosa, come quello che di presenza aver conosciuto in Roma il Galilei(580) e con quello trattato a bocca sopra questa materia ed altri particolari; il quale potr agevolare la spedizione di questo maneggio, conoscendovi il servizio e l'utile grandissimo di Sua Maest.



1213..

COSIMO II, Granduca di Toscana, ad ORSO D'ELCI in Madrid.
Firenze, 30 giugno 1616.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4948. - Minuta.

Al Conte Orso d'Elei.
30 Giugno 1616.

Il Galilei Matematico  amatissimo da Noi per il merito della sua eminente virt, et per (sic) gli desideriamo ogni augumento di bene, et gliene procureremo ancora nelle occasioni che ci si offeriranno. Egli ha havuto qualche trattamento col Conte di Lemos sopra il negozio che egli vorrebbe proporre a S.a Maest Cattolica, del quale egli gli scrive hora lungamente; et Noi ci contentiamo et vogliamo che voi ne abbracciate la protezzione, aiutandolo et favorendolo con quelli che havranno la cura di trattarne, come se fusse cosa di Nostro proprio servizio. Et Dio vi conservi etc.

Di Fior.za



1214..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 16 luglio 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 58. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Creder che a quest'hora V. S. Ecc.ma haver ricevuto l'ucelino Indiano(581), che li ho inviato per il Cl.mo Ressidente(582) nuovo che vien cost, dandomi a credere c'haver usato ogni diligenza per condurglielo sano, essendo egli amico mio amorevolissimo et galanthuomo, che si valer della partenza de'suoi famigliari per non riuscir a V. S. Ecc.ma tanto men diligente di quell'huomo da bene che lo condusse di Agr in Aleppo, quanto  quest'ultimo viaggietto da quello differente. Desidera esso S.r Ressidente la gratia di V. S. Ecc.ma, et m'ha pregato scriverli in sua raccomandatione: onde mi far somo favore, quando s'abboccar seco, fargli sapere che non ho transcurato questo uffitio.
De'cani(583), ho inteso la sua buona volont; onde sono entrato in grande speranza di ricevere il desiderato favore nella maniera che la ricercai. Se l'amico suo verr qui per far stampare la sua opera, sar favorito et protetto da me anco senza la promessa de'cani, bastandomi un solo cenno del desiderio di V. S. Ecc.ma
Al S.r Cremonino(584) ho scritto, et parmi impossibile che non mi dia qualche risposta. Se avanti il chiuder di queste la ricever, li aggiunger quanto occorrer.
Il Germini(585) si porta bene, e per quello che so, d buona sodisfattione al S.r Zaccaria(586). Gl'altri fattori, vedendo forse l'attitudine sua al nostro servitio, han procurato di attraversarlo et metter qualche male con noi, descrivendolo troppo pretendente et perci non atto a maneggiare i nostri negotii; tuttavia egli con la prudenza e patienza sua ha superato ogni difficolt, et aquistata appresso di noi reputatione di huomo incomparabilmente pi savio di loro, et dir anco pi accorto, seben pi giovane et non tanto malitioso quanto essi sono.
Il Bellini(587) mi scrisse, gi molte settimane, alcune lettere per eccitarmi a riceverlo al mio servitio; ma perch io non voglio, come altre volte li scrissi, intricarmi in putane convertite, non gli ho dato altra risposta. Mi sarebbe caro haver una persona di buona volont, simile apunto al Germini, di mediocre vivacit, et che mettesse spirito et s'interessasse, per dir cos, nelle cose mie. La fatica corporale deve essere pochissima, l'assiduit molta, sicome ancora la diligenza et la cura delle cose mie. Se la mia buona fortuna le facesse capitare alcun soggetto stimato da lei a mio proposito, mi far gratia darmene aviso. Quanto al carattere, se non havesse quello del Bellini, mi basterebbe anco quello del Germini.
Per gratia di Dio mi trovo in assai buona sanit; tuttavia, essendomi passata in tutto la voglia de'cibi et vini gustosi forastieri, havendone qui di soverchio di paesani, che per timore sono anch'essi abbandonati da me, non occorre in nessun modo che V. S. Ecc.ma si prendi cura di mandarmene: et veramente  stata inspiratione divina lo scropulo di coscienza che ha havuto(588), di non inviarmi alcuna cosa senza mio aviso; onde le confermo lo stesso scropulo, con aggionta di un monitorio sub poena escommunicationis maioris latae sententiae.
Ho fatto le sue raccomandationi, le quali sono rese a lei centuplicate. Et io le baccio la mano.

In V.a, a 16 Luglio 1616.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag. in fretta.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1215.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 23 luglio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 8. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Gi il S.r Butio(589) haveva chiarito che qua non c'era ordine alcuno circa le risposte del P. Castelli. Dopo tengo la gratissima di V. S., e vorrei intender che stasse benissimo; al che credo che la stagione deva favorire, et i caldi credo sian molto pi benigni l che qua.
Saria mia felicit grande il trovarmi a godere delle celesti contemplationi che V. S. fa di continuo. M' stato carissimo intender che il negotio in Spagna(590) passi inanzi. Di me devo dirli, che il negotio matrimoniale(591) sta per concludersi, et hora si stendono i capitoli. Subito firmato, V. S. ne haver aviso, che son sicurissimo sente contento d'ogni mia allegrezza, et di questa particolarmente, per i rispetti discorsi qua. Succeder il tutto per la benignit con che S. A. Ser.ma s' compiaciuta favorire, ricordandosi della mia antica servit e vera divotione. Intanto a V. S. di tutto core bacio le mani, e le prego ogni contento, ricordandomeli obligatissimo e prontissimo a servirla sempre.

Di Roma, li 23 di Luglio 1616.
Di V. S. molt'Ill.re


Il S.r Butio le bacia le mani.


Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1216..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 luglio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 247. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Li capitoli del matrimonio concluso tra me e la S.ra D. Isabella Salviati furono firmati il giorno di S. Giacomo con reciproca satisfattione, restando io carico delle gratie e favori di S. A. Ser.ma, che verso la persona mia s' mostra benignissima; onde V. S. pol considerare s'io ne sento contento. In fretta ho voluto significarle questo subito; e scusi le infinite occupationi, se hora non mi stendo pi a lungo. Bacio a V. S. le mani di tutto core.

Di R.a, li 28 Luglio 1616.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1217...

GIO. ANGELO ALTEMPS a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 luglio 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 118. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Il valor di V. S. merita che se ne faccia sempre mentione, s come avvenne l'altra sera fra 'l S.r Prencipe di S.to Angelo(592) e me, da quale pu giudicare con che honore fu ragionato della sua persona, sapendo quanto congiuntamente l'amiamo. Mi dispiacque bene d'intender ch'ella sia stata qua e d'improviso partitane, s che non habbia havuto campo d'haver qualche discorso seco, poi che havend'io atteso per lo spatio di due anni alle matematiche, nelle quali V. S.  di tanto grido, son certo ch'ogni poco c'havessi pratticato con lei, haverei acquistato notabilmente.
Se ben io ho prospicilio o toloscopio (sic), o, come volgarmente dicono, occhiale, assai buono, haverei nondimeno caro d'haverne uno di quelli a cui d ella titolo di perfetto, fabricato di mano di lei, che n' stata l'inventore. La prego dunque a farmene piacere, sicurissima che le ne terr obligo. E Dio la feliciti sempre.

Di Roma, li 30 di Lug.o 1616.
Di V. S.
[...] Galileo.
Aff.mo
Il Duca Altymps.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il S.re....(593) Galileo.
Fiorenza.



1218...

GALILEO a FEDERICO CESI [in Roma].
[Firenze, 27(?) agosto 1616].

Cfr. n. 1222.



1219.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 27 agosto 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 249. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.or Ecc.mo

Sono mill'anni che non ricevo lettere di V. S. Lascio pensare a lei in quale stato io mi trovi. Intendo essere giunto cost il Ressidente Trivisano(594), et havere condotto sano et salvo l'uccelino a lui consignato per dare a V. S. Sarebbe gran cosa che fosse stato felice il suo viaggio dalla corte del Gran Mogor in Soria, di Soria a Venetia, da Venetia a Firenze, et che poi dalla casa del Ressidente a quella di lei corresse nauffraggio.
Io le raccordo i cani, pregandola escusarmi se io fossi per avventura troppo importuno, poich mi trovo all'orrecchie di continuo una cagna che me li tiene addimandati(595).
Al S.r Magini  stato mandato, gi 23 mesi, un libro stampato in Ingolstadia, intitolato Disquisitiones mathematicae de controversiis et novitatibus astronomicis(596), il quale mi ho fatto prestare per mia curiosit, havendo inteso che ex proffesso impugnava l'oppinione del Copernico. Se V. S. Ecc.ma non lo ha veduto prima che hora, credo le sar caro il vederlo, essendo questa opera del P. Cristofforo Scheiner Gesuita, che  quell'amico del S.r Velser, al quale una volta lavai la testa senza sapone(597) per l'indiscreta maniera usata scrivendo della persona mia: perci vado trattenendo esso libro per poterlo mandar a V. S. Ecc.ma, caso che non lo havessi pi veduto. Io ne ho letto pochissima parte, havendo hora altre occupationi, n fin hora mi trovo sodisfatto dalla dottrina di quest'huomo pretendentissimo. Che sar fine di queste, bacciando a V. S. Ecc.ma affettuosamente la mano.

In Venetia, a 27 Agosto 1616.
Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.or Hon.mo
L'Ecc.mo S.or Galileo Galilei.
Firenze.



1220.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 3 settembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 10. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Rendo duplicato e con tutto l'animo a V. S. l'annuo saluto, e prego N. S. Dio conceda felice corso alla nostra impresa e communi studii, e liberi me affatto da ogni molesta occupatione e briga, acci possa con ogni opra impiegarmi in essa conforme al desiderio e debito mio.
Mi trovo tutto involto nelli preparamenti nuzziali, sendo sempre pi contento di questo accasamento; e sarebbe mia compita consolatione il potere anco sodisfare alli miei oblighi e volont, col trasferirmi almeno con una scorsa cost. V. S., che sa le mie cose domestiche, sa anco quanto poco mi lasciano promettere e disporre di me stesso: sappia anco fermamente, che mentre non mi riesce, a me dole pi che ad alcuno; e quanto pi mi sar trattenuto, pi anco sar il dispiacere che sentir di questi noiosi viluppi che m'impediscono, quali spero pure superare. Intanto supplisca V. S., testificando sempre della mia mente e desiderio di servire.
La novit celeste di Saturno(598) m' veramente stata d'ammirazione e gusto, e n'ho dato parte a molti amici, quali meco staranno aspettando con desiderio intendere che la continuazione delle osservationi discopra qualche cosa di pi, e V. S. ne faccia subito participare di questi suoi mirabili scoprimenti et invenzioni.
Sollicitar la publicatione dell'espurgatione(599), ch'hormai i negotii della Corte cominciaranno a frequentarsi. V. S. si ricordi quanto le son servitore e quanto desideroso mi commandi. Bacio a V. S. le mani di tutto core.

Di Roma, li 3 Settembre 1616.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1221.

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 settembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 12. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re et Padron mio Oss.mo

Mi ho da rallegrare con V. S. doppiamente, et che lei, felicemente giunta nella patria sua, la gode, et che  giunta al giorno dell'instituto felicissimo della nostra Academia. Iddio la faccia vedere et godere moltissimi anni questa commemoratione, et arrichisca per lei il mondo di novi fenomeni come fa, s come hieri il Sig.r Prencipe mi ha dato parte di quelli nella stella di Saturno, che io non mancar di commonicare subito con l'amici et inimici nostri, accioch non possino levare questa gloria a V. S. Li mander ancora al Sig.r Cardinale Borromeo(600), curiosissimo di queste novit, col quale ho contratto qualche servit per mezzo del P. Terrentio(601), che di presente si trova col P. Nicol in Augusta. Et non occorrendomi altro a dire a V. S., con ogni divoto affetto gli baccio le mani.

Di Roma, alli 3 di 7mbre 1616.
Di V. S. molt'Ill.re
Divotiss. Ser.
Gio. Fabro Lynceo.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r et Padron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Mathe. et celeberrimo Lynceo.
Firenze.



1222...

GIOVANNI FABER a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].
Roma, 3 settembre 1616.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Carteggio del Card. F. Borromeo. Cod. G 228 Inf., car. 165. - Autografa.

Ill.mo et R.mo Sig.r Padrone Colendissimo,

Sono debitore a V. S. Ill.ma et Rev.ma della risposta ad una sua letera, non giorni, n settimane, ma mesi, et confessarei in ci haver peccato gravemente, se non havessi voluto portar il debito rispetto a V. S. Ill.ma, non comparendole dinanzi con letere di poco momento, atteso che non ho mai havuto materia conveniente. Ma hora mi si presenta occasione di un aviso che hieri mi ha mandato a casa il Sig.r Principe Cesi, datogli per letere dal Sig.r Galileo, il quale al solito suo, come curioso Lynceo, ha scuoperto un altro nuovo fenomeno nella stella di Saturno. L'istesse parole del Galileo mando qui inserite a V. S. Ill.ma, come Prencipe letteratissimo et ammirator delle cose nove celesti. Ho speranza che per mezzo di questo instrumento visorio habbiamo d'arricchire la philosophia et mathematica. Se altro il Sig. Galileo soggiunge, io di man in mano dar conto diligentissimo a V. S. Ill.ma, la quale in tanto potr communicare questa novit con li mathematici di l....

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"Non voglio restare di significare a V. E. un nuovo et stravagante fenomeno osservato da me da alcuni giorni in qua nella stella di Saturno, li due compagni del quale non sono pi due piccioli globi perfettamente rotondi, come erano gi, ma sono di presente corpi molto maggiori, et di figura non pi rotonda, ma come vede nella figura appresso [vedi figura 1222.gif], cio due mezze ecclissi (sic) con due triangoletti oscurissimi nel mezzo di dette figure, et contigui al globo di mezzo di Saturno, il quale si vede, come sempre si  veduto, perfettamente rotondo(602)."



1223.

PIETRO IACOPO FAILLA a GALILEO in Roma.
Napoli, 6 settembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 251. - Antografa.

Molto Ill.e Sig.re Oss.mo

Grandissimo obligo invero devo a chi mi d occasione ch'io facci questo ufficio con V. S., dandomi occasione di dedicarmi appo lui per servitore. Il P. Fra Thomaso Campanella, oppresso di varii pensieri, mi comanda ch'io dovessi fare l'ufficio suo con V. S., dicendoli che mand all'Ill.mo Sig.r Card.l Caetano(603), per mezzo del Sig.r Giovanni Bartholino(604), un'Apologia(605) in difesa del modo del filosofare di V. S., dimostrando che non  contra unanimem consensum Sanctorum Patrum et Sanctae Scripturae, ma che chi proibisce questo modo di filosofare, proibisce al senno christiano l'essere christiano. Lui desidera sapere di questo il parere di V. S. e che le ne pare di quella Apologia, se l'ha vista, o vero se la facci mostrare dal detto S.r Bartholino. La priega anche l'avvisi qualche novo osservato, ch l'haver per favore particolare di V. S., a cui fa mille riverenze, e spera un giorno esser fuora di travagli e seco esser alla difesa della virt Italiana, oppressa dalla invidia etc. Et io me li dedico per servitore, bench di presenza non lo conosca, cio esteriormente, sendo ammiratore particolare del valore di V. S., a cui bacio le mani.

In Napoli, li 6 di 7mbre 1616.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
Ser.re Divotiss.o
Pietro Giacopo Failla.

Fuori: Al Sig.r Galileo Galilei,
N. S. feliciti.
Roma(606).



1224..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 10 settembre 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 59. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Gran disgratia  stata quella dell'ucelino Indiano(607), et certamente fatale, poich in Aleppo tre ne giunsero in una stessa gabbia, et nel mutarli di stanza, avanti che io li potessi vedere, uno sgratiato fug di mano a chi n'havea la cura et cade in bocca ad un'altra maledetta gatta. Per, dovendosi ubbedire ai cieli, conviensi portar anco quest'ultimo accidente con patienza.
Io ringratio V. S. Ecc.ma de'cagnoli(608), che sopra modo mi riusciran cari; ma non mancher di dirle che desidero pi tosto differire ad haverli, che metterli a manifesto pericolo di perderli per viaggio, essendo io informato che muoiono facilmente(609) quando non siano condotti da persona pratica et diligentissima. Onde io prego V. S. Ecc.ma metter molto studio per attender occasione della venuta di persona discretta, che s'interessi nel nostro desiderio et si prendi briga per condurli sicuramente; et se questa fosse alcun corriero, condottiero di robbe o altro mercenario, V. S. Ecc.ma gli prometti una terminata et buona mancia quando giongano qui sani et salvi, che pagar volentieri la taglia. Per questo rispetto si converr aspettare che i cagnoli di qualche giorni habbiano fornito di prendere il late, et mangino francamente.  stato bene havergli fatto scavezzo il muso leggiermente, poich, volendoli per razza, mi  pi caro non havergli debilitata la natura, s come non intendo che si faccia con l'astinenza et in particolare con l'usarli a poco cibo masticato, piacendomi questi animali che mangino di tutto, come fanno anco i mastini.
Non ho avuto commodit di veder il libro, e quando io l'habbia veduto, mi rissolver conforme al suo aviso. Ho veduto l'epigramma et l'elegia, della quale dir col Poeta: Giunto Alessandro alla famosa tomba Del fiero Ulisse (sic) ecc.
Di quell'amico suo non posso dirle quello che possi essere, poich io non sono di quelli che sono partecipe de'suoi negotii; ben ho sentito a dire tra alcuni galanthuomeni che(610) egli non sia huomo che s'habbia a tenere in nessun prezzo, perch  fantastico, caviloso et senza termine di virt, perch cavillosamente tratta con troppo avantaggio le cose sue, vuole esser pagato, et sotto vani pretesti et ridicoli, a chi intende, nega adoprarsi in servitio di chi lo paga, il quale non essendo niente servito, pare ancora vilipeso et ingannato: vuole per la pantalonica prudenza che si disimuli. Io nondimeno, se le cose riferitemi fossero vere, non vorrei tanta dissimulazione, quando fossi interessato, perch in fine io non correrei mai dietro ad uno che mi sprezzasse. So che ella m'intende, et le baccio la mano.

In V.a, a 10 Sett.e 1616.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagr.

Il Cremonino(611) promise pagare cole prime paghe dell'anno venturo, et mandar le sue lettere a V. S. Ecc.ma



1225...

MALATESTA PORTA a [GALILEO in Firenze].
Rimini, 13 settembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 78-82. - Autografa.

Molto Ill.re et Ec.mo S.re Os.mo

Io non so, Ecc.mo Sig.re, se a me sia cos paruto perch'io non habbia bene osservato e se pure sia vero, come mi son fin hoggi persuaso, che dalli 22 d'Agosto dell'anno andato 1615 Marte non pure celossi a gli occhi nostri, ma all'artificiosissimo telescopio ancora, maraviglia dell'ett presente e dell'ingegno singolarissimo di V. S. Lo vidi io il d 20 del gi mentovato Agosto in congiontione con Venere, e fino alla sera delli 22 del medesimo, che poi pi non mi apparve; e prima che si coprisse, cos piccolo si mostrava, che non era per aventura maggiore di stella della quarta grandezza, secondo gli astronomi. Intorno a che due dubbiet mi nacquero: l'una delle quali , che Marte  corpo grande, et oltre al testimonio del Padre Clavio, l'ho veduto io, anni sono, che al cader del sole nel Leone sorgeva esso in Acquario di tanta apparenza et ardore, che da molti venne stimato nuova stella o cometa; e se allhora fosse stato l'uso del telescopio, non sarebbe stato gran cosa che si fosse trovato essere il suo diametro visivo di quattro o di sei volte maggiore che quando  lontanissimo: ch cos vengo osservando degli altri pianeti, i quali tutti sopra l'horizonte, o matutini o vespertini, di qualsivoglia nascimento visibile, si mostrano pi e men grandi; ma con diversit simile a questa, non giammai. La seconda, molto pi considerabile,  la totale occoltatione di Marte in sito del cielo et in lontananza s fatta dal sole, che non so capere come ci possa naturalmente accadere; et in conseguenza vengo riconoscendo non vera la dottrina che fin qui credei buona, del ricorso a gli epicicli, a i deferenti, a gli eccentrici, a gli augi et a gli opposti o appogei, o vero che, se pur sono, non salvino gli ascondimenti: percioch, se questi cerchi vengono da Marte discritti, non mi pare ch'ad altro servire dovessero, che a difendere la diversit dell'apparenze; ma che bastino per difendere le occoltationi, io non li stimai, n so ch'altra stella si sia mai occoltata, se non quella che si vide in Cassiopea l'anno 1572 e sparve il seguente, che ch'ella si fosse o dove; e se que'circoli havessero a servire anche a salvare le occoltationi, gran fatto mi parrebbe che prima di questo sparimento di Marte non ne fosse mai altro seguito in tante migliaia d'anni (giach quello ch'avenne di Giove sotto 'l corpo lunare non si deve porre qui in costrutto, che fu spacio brevissimo), s come si veggono tuttavia le diversit delle apparenze in loro con la discrittione di que'cerchi salvate. Non  donque vero che soli sian quelli da'pianeti aggirati, anzi  necessario ch'altri ne formino, come V. S. accenn nel suo trattato delle macchie nel sole; e tanto men vera quella dottrina mi si reca inanzi, quanto  certo che le apparenze di Marte non si sono mai alla diversit di questa appressate: percioch bene qualche sensibile diversit si  vista nel suo diametro, come in quello degli altri erranti; ma che l'habbia fatto s piccolo vedere che simigliasse stella della quarta grandezza, non so che sia accaduto fin hora mai, in tanta lontananza massime dal sole, che si trovava allhora in parti 28.30 s del Leone, e Marte in 9.24 della Libra, secondo il calcolo del S.r Magini. So che Tolomeo assegna spacio di gr. 26, m. 14 (se male non mi sovviene) a Marte, nel quale ha l'occaso eliaco; ma fuori di quello, e di tanto, come si  visto, non so per quale ragione debbia togliersi il nascimento eliaco a questo pianeta. N mi salda il Padre Clavio, che non sa risolversi della distanza di questa o di quella stella dal sole per mostrarsi, adducendo che non ciascuna  d'una stessa grandezza, n ciascuna  nella medesima latitudine dall'ecclittica; percioch favella egli solo per aventura delle fisse, come da'luoghi di Vergilio e di Ovidio ch'ei porta resta assai provato: e se ci piacesse pure di non torre dal favellar suo l'erranti, non resto perci soddisfatto, perch non dobbiamo inforsare ch'altra fiata Marte habbia havuta molto menor latitudine dall'ecclittica e molto menor lontananza dal sole di che hebbe il d 22 d'Agosto 1615 et ha pur hoggi, che  di gr. 60, due minuti meno, presso al menzonato S.r Magini; epure si vide molto ben grande e ben noto, ed hoggi non appare. Che ci arrivi l'arco della visione o 'l vaporoso, presso di me  impossibile; e la stessa cagione milita, che per tante migliaia d'anni  stato a que'termini, e non ha fatto di questi giochi di cieca. Bisogna donque conchiudere con V. S., essere necessario che discrivano i pianeti altri cerchi che gl'inventati fin hora, et uno sia quello che, gi scorso  l'anno, discrive, e nel quale  sparito Marte.
Ma, di grazia, come direm poi ch'egli habbia tanto questo suo nuovo viaggio indugiato? perch, se doveva rivedersi l verso li 4 del Maggio prossimo andato, secondo le regole di Tolomeo, si trattiene egli pur anche tanti mesi? Non direm gi che Spagnuoli, hoggi tutti in arme, l'habbiano a loro soldo condotto, giach' uno de'padroni del Trigono, ov' la Spagna tutta? se per non fosse stato il povero cavaliere in queste rivolte spogliato dell'arme, e da'masnadieri Uscocchi rubato, onde si rechi a vergogna il comparire in farsetto. Ma per uscire di scherzo, dico a V. S. che mi son sempre persuaso di dover sentire alcun suo parere intorno a cos notabile effetto di las; e per dirgliele senza punto di adulatione, se da lei, quasi da nuovo Alessandro, non si discioglie questo nodo, a me pi dell'antico Gordiano intricato, io non so farmi a credere ch'altri (con pace sempre e riverenza di ogni elevato ingegno) basti a svilupparlo. Ho gi veduti tre discorsi, mandatimi dal molto Rev. Padre Inquisitore di Ancona, mio riverito padrone, sopra questa fuga di Marte; ma, vaglia il vero, si ricappa anzi spirito d'imaginata profetia e di fin predire saeculum per ignem, che ragione filosofica o matematica della piccolissima apparenza e poscia dello sparimento totale di Marte. Ma perch fin hora V. S. tace, e la mia curiosit o 'l natural disiderio di sapere non sa pi oltre rattennersi, ho risoluto scriverle questo poco, ancorch'ella non mi conosca anche per aventura di nome, affidato nella cortesia di cui la sento per molte bocche segnalatamente lodare, e per dar di mano a questa occasione di accennarle la riverenza ch'io porto al suo nome e la stima ch'io tengo prencipalissima dell'opre sue, le quali son tutte da me con diligenza procurate, e le tre stampate non solo, ma altre a penna ho con mio incredibil diletto viste. Vengo donque a vivamente pregarla in luogo di grazia singolare a voler dirmi, con suo agio, qualche cosa intorno a questa materia, et a benignamente permettermi ch'io le dica: Quamdiu animam nostram torques? Promise V. S. nel suo Aviso Sidereo d'insegnare il modo vero di formare il telescopio, s che potessero vedersi tutte le forme che sono alla natural vista invisibili; n fino a questo giorno l'ha fatto.  il vero che pare se ne voglia scusare nel suo trattato delle cose che stanno su l'acqua o si muovono in quella; et il mondo haver la scusa ammessa e quella proroga, fatta anche senza citar la parte e da giudice troppo interessato, ch' V. S. stessa: ma non so poi quanto volentieri senta la seconda dilatione, molto pi lunga, e pur senza essere citato. Tuttavia cessino queste contese e questi tribunali, e si rimetta la cognitione della causa al suo giudice, ch' V. S. medesima. Io le confesso di havere havuto per le mani pi di venti telescopi, e tutti giudicati buoni e che intorno a gli oggetti di quagi hanno data qualche sodisfatione, e coi quali ho vista la luna anfrattosa et i quattro Medicei, e massime col mio, che per telescopio ordinario  molto buono; ma di due soli ho havuto maggior gusto che degli altri: il primo de'quali hebbi per qualche giorno dal S.r Galanzone Galanzoni, gentilhuomo di questa citt, che si trovava e si  trovato a'servigi dell'Ill.mo S.r Card.le di Gioiosa(612), passato ultimamente a miglior vita, et era l'occhiale di quell'Illustrissimo; il secondo, fatto in Vinetia a mia requisitione e mandatomi, machina di dodici pezzi, lunga soverchio, e molto sconcia a maneggiarsi. Con questo ho visto il corpo di Giove molto maggiore che con tutti gli altri, e parimenti i Pianeti Medicei; ma non arriva a mostrarmi Saturno triforme, come V. S. lo vede et io debbo credere essere cos fermamente: me lo figura bene in forma ovata, quale essa lo mostra lineato nel suo libro delle macchie nel sole(613). Venere cornicolata non ho possuto vedere, perch il giorno apunto che detto telescopio mi capit, l'Agosto dianzi passato, si coperse ella sotto i raggi del sole; e perch molte notti sono poi state oscure di nuvole, e quando pure erano chiare, lo splender grande della luna mi toglieva la Galassia, non ho fatta sperienza in quella; ho per congetturato, che non mostrando le tre stelle di Saturno, meno mi haverebbe di quel cerchio latteo certificato. Me ne chiarir nondimeno, se bene alla prova della moltiplicatione e dell'avicinamento, ch'ella nel suo Messaggiero Sidereo insegna, non arriva.
Io sono, Ec.mo S.re, hoggimai nell'et di cinquanta e quattro anni; e se molto ella indugia a farne grazia al mondo, io lascier con questa brama la vista o la vita. Scusi, per vita sua, questa mia non so se virtuosa o impronta curiosit, poich pure qualche apparenza ritiene di essere sul fondamento della virt appoggiata. E non isdegni intanto l'affetto col quale faccio di lei mentione in certo mio prencipiato poema, in luogo dove un angelo custode racconta il passaggio che fanno le preghiere de'fedeli di Christo contra Aureliano imperatore, alzandosi al trono di Dio nel cielo empireo; e nel farle da cielo a cielo ascendere, scuopre le maraviglie che nella luna, nel sole o intorno al sole, in Venere, intorno a Giove et in Saturno, ha V. S. nuovamente trovate; e di Saturno si dice:

Ma son gi dove il pi sublime e tardo
Lume errante l su, non ben riluce,
E sembra, a cui v'alza ed affisa 'l guardo,
Sparger ne'raggi suoi pallida luce,
Ch'il funesto di lui nero stendardo
Segue, ch'il prende horrida schiera in duce;
E tra voi grido  ch'egli fa per tutto
La Fame errar, la Pestilenza, il Lutto.
Meraviglia dir: s' finto in terra
Triforme Gerion, Saturno  'n cielo,
C'hor tre lucidi globi unisce, ed erra,
Hor solo ruota, e fassi a gli altri velo.
Ma di tanto saper vaneggia et erra
Altri, e ci sol per grazia a te rivelo,
Finch LINCEO mirar verr, che scopra
Quelle, ch'ignote son, forme l sopra.
Tu, GALILEO, l 've fond primiero
Generoso Troian l'eccelse mura
Del Medoaco in su la riva, altero
Saprai con l'arti tue vincer Natura;
Di contemplar negli ampi cieli il vero
Fia ch'a te solo il mio Signor dia cura,
E penetrar co'tuoi christalli ogni ombra,
Ch'a s lontani oggetti il guardo adombra.

E perch il faticare in virtuose occorrenze i pari suoi anzi  lodevole che no, giach si essercita la virt e si giova al mondo, non voglio restarmi dal pregarla con tutto l'animo di nuovo favore, che sar: se questa mia patria ha lo Scorpione in horoscopo, secondo la commune degli astrologi antichi e moderni, e ho possuto vedere fino al modernissimo Errico Ranzovio, o se ci fosse alcuno ch'altro ascendente le assegnasse; e se giudica V. S. pi sicuro partito l'attennersi alla comune, che ad alcuno (se ci fosse) di parere diverso. Potrebbe ci parere altrui materia difficile, ma non pu dubitarsi che sia facilissima a lei, il cui parere servir a me per quasi decisione di Ruota: cos stimola io nell'opre sue. Et in ricambio di quanto mi giova dalla benignit sua sperare intorno a queste mie motive, non posso altro promettere che obligation singolare e continovata divotione, accompagnata con desiderio incredibile di poter servirla in cose di suo pieno gusto et essere da lei honorato che me lo comandasse, come di vero cuore ne la supplico. E col pregarle felicit et, a servigio della republica de'virtuosi, lunghi anni, le faccio riverenza.

Di Rimino, questo d 13 di Settembre 1616.
Di V. S. molto Ill.re et Ec.ma


Divotissimo e perpetuo Ser.re
Malatesta Porta, Seg.rio di Rimino.



1226...

FEDERIGO BORROMEO a GIOVANNI FABER in Roma.
Milano, 21 settembre 1616.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 646.- Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.re

Con la lettera di V. S. delli 3(614) ricevo l'osservatione del S.r Galileo sopra la stella di Saturno, che l' piacciuto participarmi, et insieme la lettera per il S.r Scioppio(615), col quale, venendo, come si tiene, a queste parti in breve, tratteremo di queste et d'altre cose del medesimo genere. La ringratio in tanto della memoria che tiene di me e dell'affettione che mi porta, di cui contracambiandola io d'affetto particolare, le auguro per fine vera contentezza.

Di Milano, a'21 di Sett.re 1616.
Di V. S.
Come fratello Aff.mo
F. Car. Borromeo.

Fuori: All'Ill.re Sig.r Giovan Fabro.
Roma.



1227...

ALESSANDRO CAPOANO a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 settembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 253. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io devo tanto all'infinito valore de V. S., c'ho giudicato haver mancato assai dal debito mio in non haverla salutata in tanto tempo ch'ella part da Roma con universale disgusto di chi bene la conosce: per vorrei che 'l molto affetto di questa, con la quale li bacio le mani, supplisse al passato mancamento, certificandola che siccome io conosco li suoi molti meriti, coss me forzer in ogni occasione far demostratione di quel che a quelli se deve.
Il S.r Duca(616), quale con il S.r Cardinale(617) spesse volte la nominano, m'ha imposto particularmente che la saluti in nome di S. E., come fo; ed io baciando le mani a V. S., desideroso de haver avviso della sua salute, fo fine.

Di Roma, 'l 29 di 7mbre 1616.
De V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Serv.re di cuore
Aless.o Capoano.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.ne Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1228..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 8 ottobre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 14. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Invio per il procaccio di Fiorenza a V. S. un fagotto con quattro delle opre del S.r Fabio Colonna pure hora finite di stampare, cio la prima et 2a parte delle Piante pi rare(618), et la Purpura da lui osservata et ritrovata(619). V. S. potr darne una alli SS.ri compagni per ciasch'uno.
Hebbi la scrittura(620) che V. S. m'avisa, et la diedi a coppiare per poterla mandare a V. S., come far subito ch'io la rihabbia: intanto non gliene so dire cosa alcuna, non havendo havuto tempo di vederla.
Il Sig.r Card.l Caetano(621) si tratterr ancor tutto questo mese fuori di Roma nel suo stato: al suo ritorno, credo havr effetto l'emendatione(622), come sapr subito et l'avisar a V. S.
La morte del Padre Maraffi(623) apport qui dolor grande a ciascuno che lo conosceva, et a me grandemente per l'affetto che so egli portava a V. S.
Il Padre Grembergero et il Padre Gulden(624), molti giorni sono, furno trovarmi, mostrando buon affetto verso V. S. et disgusto dell'essito de'passati negotiati, et massime il Padre Gulden, quale ha dato fuori un diffuso et pieno trattato(625) in diffesa del calendario contro il Calvitio, che intendo  molto lodato, che io sin hora (ancorch detto Padre me l'habbia cortesemente recato) non ho potuto legerlo, poich le mie foltissime occupationi domestiche non mi concedono quella libert ch'io mi vado tuttavia procurando. Con che ricordandomeli obligatissimo et desiderosissimo di servirla, bacio a V. S. le mani, pregandole da N. S.r Iddio ogni contentezza.

Di Roma, li 8 8.bre 1616.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1229..

ORSO D'ELCI a CURZIO PICCHENA [in Firenze].
[Madrid], 13 ottobre 1616.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4945. - Autografa la firma.

.... Al Sig.r Galilei gi ho scritto d'haver parlato col Sig.r Conte di Lemmos della sua invenzione; e siamo restati ch'egli scriva due lettere, una al Sig.r Duca di Lerma, e l'altra al Conte medesimo, offerendosi di venir qua a proporla e dimostrarla e dar tutti quegli ordini che saranno necessarii per usarla....



1230..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 ottobre 1616.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 60. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Dal corriero ho ricevuto i cagnolini(626), con la scatola, tutto ben condittionato. Io rendo infinite gratie a V. S. Ecc.ma non solo a nome mio, ma ancora a nome di chi fu cagione che glieli ricchiesi, restandole l'uno et l'altro di noi obligatissimi. Si procurer custodirli et conservare non tanto i loro individui, quanto ancora di propagar la spetie.
Mi duole non haver alcuna gentilezza della qualit che ella desidera, et che sia degna della persona alla quale haveva pensiero di darla, poich quanto di raro io mi ritrovo  impossibile che egli non ne habbia.
Di quell'amico suo mi occorre aggiongere che potrebbe per aventura esser aperta la via che quel gentil'huomo si valesse di lui; il che m'imagino che facilmente potesse seguire, se dal suo canto non saranno promosse, come si dice haver fatto altre volte, nuove difficolt. Io per parlo per publica voce et fama, et non perch quel gentil'huomo communichi meco alcuno de'suoi negotii, de'quali manco io sono punto curioso, bastandomi che le cose sue passino bene, senza che mi siano communicate.
Sto aspettando con desiderio il suo Discorso circa il flusso et riflusso del mare(627), per imparare qualche cosa in questo proposito, nel quale confesso non saper nulla. Non mancar di pensarvi sopra, ma pu ella comprender qual debba essere il frutto delle mie speculationi. Et per fine le baccio affettuosamente la mano.

In V.a, a 15 Ott.e 1616.
Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo S.r Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.re Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1231.

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 3 novembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 50. - Autografa.

Io ho mandato a Roma et a V. S. una questione(628), dove si prova theologicamente ch'il modo di filosofare da lei tenuto  pi conforme a la Divina Scrittura che non lo contrario, o al meno assai pi che non l'Aristotelico; e questo, per via del'Ill.mo Gaetano(629): e non ho hauto risposta di V. S., come li piacesse. Hora m' capitato in mano un discorso di un Ravennate, contrario al filosofar suo e di Copernico(630), et haverei risposto se V. S. si fosse degnata significarmi c'habbia hauto a caro la questione mia, e se li argomenti theologici non fossero stati da me sciolti, et li mathematici da Plutharco e Copernico et altri: et credo ch'a V. S. pareranno assai fragili et imbecilli, e furo anche sciolti nel primo libro de le questioni mie contra li settarii di tutte nationi(631).
Hora io son forzato da un amico a scriver a V. S. Costui  Fra Pietro di Nocera, huomo di sagace giuditio, c'ha fatto un mirabil vascello, ressistente ad ogni vento et artiglieria; e vorrebbe, poi che qua s' fatta prova, dar la sua fatica al Serenis.mo G. Duca, per mille rispetti che lui scriver, et anche la forma e l'uso. Pertanto supplico a V. S. che negotii questo col G. Duca, e mi n'avvisi quel che deve succedere e che farsi. Resto al suo comando, e sto quasi in libert, e desidero vederla, e prego Dio per lei.

Nap., 3 di 9mbre 1616.
[vedi figura 1231.gif]
Fuori: A Galileo Galilei,
Filosofo e Mathem.co del G. Duca.
Fiorenza.



1232...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 12 novembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 255. - Autografi la sottoscrizione e l'indirizzo.

Molto Ill.re S.or Ecc.mo

Gi due giorni solamente ho ricevute le sue de'22 e 29 del passato, le quali mi sono state portate per mano del portalettere da Udine; perci sar bene per l'avenire, per evitare cos fatto disordine, che V. S. Ecc.ma invii le sue lettere al M.co S.or Giulio Caopenna alla bolla, che esso me le far capitare(632) subito sicuramente.
Circa il suo Discorso del flusso et refflusso del mare(633), scorso da me, posso dire, a volo, non posso dirle altro se non che il principio trovato da lei  sotillissimo, verissimo e neccessario con tutte le consequenze considerate da lei, stante l'hipotesi del motto della terra et sua rivolutione et stante la natura de'proggetti et fluidi, per la quale non pure si verrificarebbe il flusso et refflusso sensibile de'mari, ma ancora l'insensibile dell'acque che sono rincchiuse in minime caraffine, le quali, proportionatamente alla loro grandezza, neccessariamente devono sentire l'accelleramento et rittardatione del motto della terra, e per consequenza patire i loro minimi et insensibili flussi et refflussi. Ma se questa dottrina s'havesse a divolgare, so che l'humana ignoranza di tanti infiniti huomini, incapaci delle sottilit del vero et della ragione, farebbe una bestiale ressistenza. Con prima commodit di tempo rillegger esso Discorso, e l'avisar alcuno altro particolare.
Heri sera nell'Ecc.mo Senato fu espedito il S.or D. Giovanni(634) al campo in Friuli con honoratissime condittioni. Prego il Signor Dio che prosperi le sue attioni, a sua gloria et servitio della Republica.
Per la partenza di mio fratello al suo regimento di Verona, sono caduti sopra di me tutti i pesi della casa e de'nostri negocii; onde se la natural mia negligenza  stata sin qui sempre begnignamente escusata da lei, spero che per l'avenire debba escusare maggiormente le mie occupationi.
Hebbi, gi molti mesi, lettere da quel Gio. Batta Bellini che desiderava venire al mio servitio; ma le condittioni che ho inteso di lui, mi hanno sgomentato, s che non gli ho data alcuna risposta. Haverei bisogno di un giovane quetto et savio, della natura del Germini, ma di riputatione inferiore, volendolo con titolo di cameriere, et non di fattore n di cancelliere o scrittore, seben quando le condittioni sue et i buoni suoi portamenti lo ricercassero, col tempo verrebbe anco migliore occasione di valersi di lui.
Quel tale Ascanio Pieroni non s' pi veduto: non so per qual accidente: con tutto ci se V. S. Ecc.ma haver hauto informatione, mi sar caro intenderla. Et ringraciandola della diligenza usata fin qui, le bacio la mano.

Di Venetia, a 12 Nov.re 1616.
Di V. S. molto molto Ill.re
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1233.

GALILEO a PIETRO DI CASTRO, Conte di Lemos, [in Madrid].
Firenze, 13 novembre 1616.

Dal Tomo III, pag.137, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201.

Di Firenze, 13 Novembre 1616.

Il desiderio di presentare a Sua M. Cattolica il mio trovato circa il modo di prendere in ogni tempo e luogo la longitudine, fu ravvivato in me dal Sig. Rettore di Villa Ermosa(635), mentre mi dette speranza che tal negozio potesse essere intrapreso e favorito da V. Ecc.: e reputai a mia grandissima ventura che egli avesse a cadere in mano di persona di tanta intelligenza, cortesia ed autorit, senza le quali condizioni io averei diffidato l'esecuzione del mio disegno. Di questo, oltre a quanto ne passai in voce e per lettere con detto Sig. Rettore(636), ne scrissi anco a V. Ecc., e consegnai le lettere a Monsig. Reverendiss. Vescovo Bonsi(637), che fu favorito di passaggio sino a Marsilia dalle galere sopra le quali V. Ecc. ultimamente pass in Spagna. Ora, poich sento che il Sig. Rettore non  appresso V. Ecc., n son sicuro del recapito delle altre mie lettere, torno con questa a far nuova oblazione della mia invenzione a Sua Maest per mezzo di V. Ecc., e ne scrivo anco all'Illustriss. ed Eccellentiss. Sig. Duca di Lerma(638), con speranza che siccome non poteva far capo a SS. di maggiore autorit, prudenza ed umanit, cos il negozio abbia a sortire l'esito desiderato. Io mando sopra questa materia una generale relazione(639) al Sig. Imbasc. di Toscana(640), acci la conferisca all'Eccellenze loro quando le sia di minore incomodo, non mi parendo di doverla di presente soverchiamente tediare. Io supplico V. Ecc. a degnarsi di ricevermi nel numero de'suoi pi devoti servitori ed ammiratori di quelle virt che tanto accrescono la sua grandezza originaria, e con ogni umilt me l'inchino, e gli prego dal Signore il colmo di felicit.



1234.

GALILEO a FRANCESCO DI SANDOVAL, Duca di Lerma, [in Madrid].
Firenze, 13 novembre 1616.

Dal Tomo III, pag. 136, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201.

Di Firenze, 13 Novembre 1616.

La ferma speranza che ho di porgere a Sua M. cosa lungamente cercata e desiderata, come quella che contiene l'ultima perfezione della navigazione, mi ha dato animo di far capo a V. Ecc. ed all'Illustriss. ed Eccellentiss. Sig. Presidente d'Italia(641), come quelli che coll'autorit, intelligenza e somma benignit possono essere ottimo mezzo a collegare il benefizio e l'utile di Sua M. coll'interesse e soddisfazione mia, sicch quella esibizione che io con sincerissimo affetto fo a Sua M., possa incontrar quella grazia colla quale ella  solita di abbracciare la devozione ed affetto de'suoi umilissimi servi. Quello che io offerisco,  il modo di potere in ogni luogo e tempo prendere la longitudine; ed in questo proposito scrivo a lungo al Sig. Imbasc. di Toscana(642) e ne mando una generale relazione, per comunicarla con V. Ecc. in tempo che gli possa essere di minor tedio, non intendendo io in questo di noiarla, ma solo di dedicarmegli per devotissimo servitore ed ambizioso di avere avuto occasione di far pervenire il mio nome alle sue orecchie. E qui umilissimamente inchinandomegli, gli bacio la veste, e dal Signore Dio gli prego il colmo di felicit.



1235.

GALILEO ad ORSO D'ELCI [in Madrid].
[Firenze], 13 novembre 1616.

Dal Tomo III, pag. 133-136, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201.

13 Novembre 1616.

Mando a V. Ecc. l'esplicazione in genere del mio trovato(643), insieme colle due lettere per gli Illustriss. ed Ecc. SS. Duca di Lerma e Conte di Lemos(644). Ora mi  paruto necessario soggiugnere a V. Ecc. alcuni particolari, per servirsene secondo che gli parr l'occasione ricercarlo nel maneggio di questo negozio.
E prima, V. Ecc. levi pure con resolutezza ogni dubbio che altri potesse mettere sopra la verit e sicurezza del principal fondamento dell'opera: perch, se tutto(645) ci che hanno conseguito i periti di queste professioni ne'passati tempi,  stato mediante il benefizio degli eclissi lunari, bench cos rari n in tutto accomodati a prestarci quella esattezza di cui siamo bisognosi, non dovr mettersi dubbio sopra il poter cavar benefizio mille volte maggiore da questi altri accidenti celesti, mille volte pi frequenti e mille volte pi puntuali di detti eclissi; oltrech il dubbio sar da me levato immediatamente col mostrare il fatto di sera in sera, e le stelle ed i loro aspetti da me previsti e notati anticipatamente, siccome io gli ho molte e molte volte fatti vedere a queste Altezze Serenissime.
Bisogna bene, secondariamente, che non sia preteso da alcuno con chi fusse ordinato che io trattassi questo negozio, che io possa in uno o due giorni instruire ogni soggetto propostomi, che ne divenga cos padrone come lo sono io che ci ho consumato sei anni nel ritrovarlo; perch gli artifizi grandi ed illustri non sono mai esposti in tutto ad ogni maggior grossezza del vulgo, e questo, che  sottilissimo e pur ora nascente, ricerca d'esser maneggiato con pazienza e studio, siccome avviene degli altri esercizi nobili: perch mai non si sarebbono introdotte tra gli uomini la pittura, la scultura, la musica, l'arte del cavalcare e mille altre di grande ingegno, se tutti quelli a chi non succede di farsi in sei giorni perfetto scultore o pittore, musico eccellente e gran cavallerizzo, l'avessero disprezzate e dismesse; e l'arte stessa del navigare mal si sarebbe ridotta a tanta perfezione, se chi prima l'esercit con un piccolo e mal composto legnetto, l'avesse deposto, disperato del poter mai contrastare e superare Eolo e Nettunno. Dico bene nondimeno che l'uso pratico della mia invenzione non  pi difficile che molt'altri che da migliaia e migliaia d'uomini sono appresi e esercitati; anzi, stando nella marinaresca stessa, dico che non  pi difficile che l'uso della carta e del pigliar la distanza dalla linea, cio la latitudine, per via di stelle fisse o del sole, col mezzo della balestriglia e coll'intervento delle tavole del moto e della declinazione del sole, operazioni giornalmente esercitate da'marinari. Di pi, siccome nell'osservare puntualmente i movimenti di queste stelle, e nell'applicargli all'uso del descrivere con somma esquisitezza tutte le carte geografiche e nautiche, io ho superato tutte le difficolt, sicch nulla ci  da desiderare, essendo operazioni che si fanno in terra col mezzo dell'occhiale o telescopio da me trovato per tale uso, cos ho anco trovati mezzi da poterle fare in nave, rimediando al disturbo dell'agitazione dell'acque.
Finalmente, perch i trattamenti per lettere, per la distanza de'luoghi, sono lunghi, ed  bene che il negozio si abbrevi quanto si pu, non mi permettendo n l'et n la robustezza del corpo che io mi prometta lunghe dilazioni, soggiugner a V. Ecc. quanto aveva pensato intorno al modo di effettuare questo negozio.
Prima, non si potendo fare alcuna di queste cose senza l'osservazione delle nominate stelle, e non essendo queste n visibili n osservabili senza perfettissimi telescopi (chiamo telescopi questi occhiali con i quali io moltiplico la vista quaranta e cinquanta volte sopra la vista naturale),  necessario che io abbia ordine e tempo di farne fabbricare almeno un centinaio, per condurli cost, acci sieno distribuiti a chi ne aver di bisogno. Ho pensato poi di venire, e di condurre anco meco persona intelligente ed in buona parte instrutta in questa materia, di complessione forte, e atta a quelle fatiche che gi cominciano a superare le mie forze. Penso di restar cost sinch io abbia fatto vedere il tutto a S. Maest ed a cotesti SS., che senz'altro ne riceveranno diletto, e massime facendogli io vedere molte altre novit, ritrovate da me in cielo pur col medesimo telescopio. Dopo questo comunicher tutta l'invenzione a chi piacer a Sua M., con lasciare anco, bisognando, la medesima persona in luogo opportuno per instruire quanti e quanto sar necessario, acci si possa perpetuare questa opera; ed in tanto mi obbligher, durante la mia vita, di dare ogn'anno al tempo debito l'effemeride degli aspetti di queste stelle, calcolati di giorno in giorno ed ora per ora, onde ogni notte ed in ogni luogo si possa conoscer la longitudine. Di pi, oltre all'instruire e lasciare chi in atto ed in voce instruisca quelli che debbono esercitare la professione, dar a Sua M. copioso e chiaramente spiegato discorso e trattato in iscrittura di tutta questa parte della nuova astronomia, acci gli astronomi futuri possano perpetuare la scienza, e ne'tempi avvenire non solo continuare le calcolazioni di tali movimenti, ma andarle di tempo in tempo emendando e raggiustando sempre pi, come accade de'movimenti degli altri pianeti, gi migliaia d'anni osservati.
Circa l'aggiustamento delle carte nautiche e geografiche, si far con questo nuovo artifizio in pochissimi anni infinitamente pi che non si  fatto in tutti i secoli decorsi, poich non ci si ricerca altro che l'andar una volta per luogo e dimorarvi due o tre giorni; e questo potr esser fatto da quelli che ci vanno per altri loro negozi. Ma quando Sua M. fusse desiderosa di effettuare in breve tempo una impresa cos nobile qual sarebbe una giustissima descrizione di tutti i suoi regni e della maggior parte del mondo, col mandare uomini apposta, presto si spedirebbe, non vi bisognando pi tempo di quel che si consumasse nell'andata e nel ritorno; essendoch per fare ne'luoghi particolari quelle osservazioni che sono necessarie, non ci bisogna aspettare occasioni e tempi(646) opportuni, essendo le mie osservazioni in pronto ogni notte.
In somma, questa  impresa illustre e magna, poich  intorno a suggetto nobilissimo, riguardando la perfetta descrizione dell'arte navigatoria; ed il mezzo con che procede  ammirabile, servendoci de'movimenti ed aspetti di stelle osservate con instrumento che tanto e tanto perfeziona il nostro pi nobil senso. Io in questa materia ho fatto quanto da Dio benedetto mi  stato conceduto di poter fare: il resto non  impresa da me, che non ho n porti n isole n province n regni, n anco navili che gli vadano visitando, ma  impresa da un gran monarca e dotato d'animo veramente regio, che voglia col favorirla aggiugner all'immortalit del suo nome il farlo vedere scritto per tutti i futuri secoli in tutte le descrizioni de i mari e della terra; n altra corona si trova ora al mondo a ci pi proporzionata che quella di Spagna. Tale fu il giudizio di queste Sereniss. Altezze, subito che io conferii loro la mia invenzione.
Restami per ultimo il raccomandare di nuovo alla prudenza di V. Ecc. la mia reputazione e quiete. Non che io ci metta dubbio alcuno, per quel che depende dalla persona di Sua M. e di questi due Eccellentiss. SS. a i quali io scrivo, della benignit, umanit e grandezza d'animo de i quali canta palesamente la fama; ma perch talvolta accade, e massime nelle gran corti, il dovere uno eminente in qualche professione soggiacere a'giudizi di tali che intendono sotto la mediocrit, infelicit la quale io ripongo tra le maggiori che accadano a gli uomini, e perch colla poca intelligenza va sempre accompagnata l'invidia, fregiata anco bene spesso con qualche poco di malignit, n io credo che si trovi nel mondo odio maggiore che quello dell'ignoranza contro il sapere, per non  senza ragione se io ci fo sopra gran reflessione, e ne ricorro per iscudo al favore dell'accortezza e prudenza di V. Ecc.: e sebbene io son sicuro che, palesando io il mio trovato, egli  per essere resolutamente messo in uso e sommamente stimato in questo o in altro tempo, poich altro modo non ci , n miglior di questo si pu anco immaginare o desiderare, nulladimeno io non vorrei aggiugnere alle fatiche durate un travaglio all'animo e nuovo disagio alla vita, per ricompensarlo una volta con quel poco di gloria che dopo morte fusse renduta al mio nome. Il mio fine  di apportare a Sua M. cosa nobile ed utile: questa mia buona intenzione  stata laudata e fomentata da queste Sereniss. Altezze, desiderose d'ogni piacimento di Sua M.: non debbono questi affetti altro contraccambio ricevere che di grazia, e questo si spera da Sua Maest, e dall'umanit di chi proporr e manegger questo negozio.

Poscritta.

Io ho scritto altre volte al Sig. Conte di Lemos, e consegnai la lettera al nipote del Sig. Card. Bonsi(647), che pass a Marsilia sopra le medesime galere che condussero ultimamente in Spagna detto Sig. Conte. Dubito che si sia smarrita, poich non ho inteso nulla, n anco dal suo segretario(648), al quale pure scriveva: e forse questa  la causa che il Sig. Conte non si  mostrato cos acceso come ne aveva data intenzione detto suo segretario, il quale mi aveva detto, insieme con altri di casa del Sig. Cardinal Borgia(649), che gi era stata stabilita pi tempo fa certa recognizione di onore ed utile a chi avesse portata l'invenzione che io propongo; il che potr V. Ecc. facilmente intendere. Quando il negozio si annodi e che io debba venire cost provvisto delle cose(650) necessarie, sar conveniente che io possa farlo senza dovere aggravare n il mio Padrone n la mia tenue fortuna; il che metto solo in generale in considerazione a V. Ecc., intendendo io di avere sopra tutto riguardo alla mia reputazione, non meno per quello che ha da derivare da me stesso, e massime essendosi, sin dalla prima volta che se ne scrisse a V. Ecc., interessato in certo modo il Sereniss. nostro Padrone. Scusimi se sono stato nello scrivere prolisso, e forse in alcuna parola troppo libero; perch la distanza de'luoghi ed anco il negozio stesso, per diversi rispetti, non ammettono il poter ritornare per molte repliche sopra le medesime cose; e quello che liberamente scrivo, non dee passare oltre la vista di V. Ecc.(651), alla quale fo devotissima reverenza.



1236...

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 16 novembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 16. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re e P.ron Col.mo

Servir V. S. con mandargli i cantucci e gl'aranci per Michele, questa settimana che entra; ma per non fare errore o spirituale o temporale, gi che hanno da servire per le monache(652) in quest'Avvento, desidero sapere se hanno scropolo che siino con l'ova o senza.
Quanto al Sucellotto (sic), non occorre che li dica che pu disporre della vita mia in ogni conto, e tanto pi trattandosi di servire i nostri Ser.mi Padroni: per mi sar carissimo il sentir di questo negozio nova. Et io all'incontro, per dar gusto a V. S., li mando l'inclusa(653) di D. Eugenio, scrittami di Perugia: e sappia che io tengo ancora lettere particolari di quel molto Rev.do Abbate, che mi ringrazia dell'officio che passai col Ser.mo Gr. Duca nel mio ritorno da Perugia; e venendogli occasione, desiderarei che V. S. ne passasse parola con Madama Ser.ma, anzi col Ser.mo Gr. Duca stesso et con l'Ill.mo Sig.r Cardinale(654), acci conoschino la particolar devozione che porta la Congregazione Cassinense a questa Ser.ma Casa. Quanto poi alla scola, sappia V. S. che ogni giorno mi crescono le fatiche, ma con tanta riputazione della bottega, che non so che desiderar pi.
Ho osservata di novo la constellazione della prima delle tre stelle nella coda dell'Orsa maggiore post eductionem caudae, e mi  parsa tale la constituzione con quella(655) che se li vede vicinissima con la vista naturale e quell'altra visibile solo con l'occhiale: quella notata A  la prima delle tre etc.; quella notata B  la vicina etc., e finalmente quella notata C  la visibile con l'occhiale. Ma se mal non mi ricordo, questa estate a Bellosguardo la C era talmente situata con l'altre due, che in lei si formava un angolo retto, tirando le linee dalla C alla B et A. Per V. S. ci faccia un puoco di reflessione, quando ne habbia comodit; et in tanto mi conservi suo servitore, come li sono.
[vedi figura 1236.gif]
Pisa, il 16 di 9mbre 1616.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.



1237..

GIO. BATTISTA BONSI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 novembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 120 - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re e molto Ecc.te S.re

La cortese dimostratione che V. S. ha voluto darmi, per la gratissima sua, della memoria che tiene di me e della particolar affezzione che ella mi porta, eccede tanto il merito della prontezza ch'io posso haverle mostrata nelle sue occorrenze, ch'io la ricevo pi presto in testimonio della sua amorevolezza che in segno di quanto ella confessa dovermi. Ne la ringrazio per tanto con tutto l'animo, e l'assicuro che in corrispondenza dell'ottima volont ch'ella mi conserva, mi trover sempre paratissimo ad impiegarmi in ogni occasione di suo servizio. Che cos mi offero a V. S. con tutto l'affetto, e le prego da Nostro Signore Dio quanto io desidera.

Di Roma, alli 28 di Nov.re 1616.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo
Il Card.l Bonsi.

Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.te S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1238...

MALATESTA PORTA a GALILEO [in Firenze].
Rimini, 24 dicembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 17. - Autografa.

Molto Ill.re et Ec.mo S.re P.rone Oss.mo

Con l'ordinario di Roma ricevei gioved prossimo scorso la lettera di V. S. Ec.ma delli 12 del passato, e doveva capitarmi per via di Bologna; onde mi faccio a credere che sia stata portata inanzi, e poi rimessa. Tardi o per tempo, non poteva essermi che gratissima per ogni rispetto, ma particolarmente perch mi ha levata la dubiet che mi dava pensiero intorno all'occoltatione di Marte(656): e mi vengo accorgendo essere verissimo quello che disse il Padre Clavio intorno al senso del Copernico, di emendare i periodi de'pianeti, ut mirum sane sit, Deum optimum maximum planetarum motus tantis difficultatibus obstruere voluisse, ut nemo hominum eos perfecte assequi possit etc; poich dopo tanti secoli si  compiacciuta la Divina Maest di scoprire, col mezo di V. S., tante e s fatte maraviglie nella luna, nel sole e ne'pianeti, ch'io, per me, non so qual pensiero humano avisi di pi oltre avanzarsi, e troppo si restano mal sicure le dimostrationi di Tolomeo e tanti altri assiomi. Il sistema del Copernico, oltre alla difficilezza del capersi, non si approva da pi alta scienza, et il Padre Foscarini(657) viene, in quella sua lettera al suo Generale sopra questo e l'altro de'Pittagorici, espressamente mortificato. Ma ci che sia che l'adoperi, non veggo pi dimostrativa cagione per difendere e salvare e la passata fuga di Marte e l'altre apparenze, su le quali si sono formati pi circoli che non seppero mai formare Malagigi et Ismeno. Ma non posso io fare l'osservationi ch'ella scrive, della minore o maggiore apparenza de'pianeti apogei o perigei, perch non posso incontrare in telescopio che ci arrivi, con tutto che ci ho speso parecchi scudi, n veggo Saturno se non di questa figura [vedi figura 1238.gif], e l'ombroso pare di color ben azuro, effetto del cristallo. Dio lo perdoni a V. S. Non ho fatta diligenza per riveder Marte per le mie troppe occuppationi, alle quali s' aggiunta una lite diabolica, oltre all'essere sempre il cielo carico di nebbie o di nuvoli: ma voglio ad ogni modo vederlo, s' visibile.
Mi confesso intanto singolarmente ubligato all'amorevolezza di V. S., alla quale desidero anche dover obligo maggiore, quando ella si compiacer favorirmi intorno all'altro motivo dell'ascendente di Rimino, s'ella tiene che sia lo Scorpio con la comune, o se ha visto alcuno che le dia il Granchio, e se giudica il meglio accostarsi ad essa comune o almeno alla pi parte, che a particolare opinione o congiettura e traditione. Torno a supplicarla di questa grazia con ogni suo agio, et a persuadersi di havere in Rimino un cos divoto servitore e tale ammiratore del valore di V. S., quant'altri c'hoggi viva: e col pregarle felicissime le feste del Santissimo Natale, e cos pieno di felici conseguenze tutto il nuovo anno, con molti appresso, quanto si sapr la prudenza di V. S. desiderare e sperare, le faccio riverenza.

Di Rimino, li 24 di Decembre 1616.
Di V. S. Ill.ma et Ec.ma
All'Ec.mo S.r Galileo Galilei.
Divotis.mo e perpetuo Ser.re
Malatesta Porta.



1239.

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 31 dicembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 257. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Mi giunse gratissimo l'arrivo del S.r Giovanni Ciampoli, unito con la cortesissima lettera di V. S., nella quale ella si mostra meco prodigo di quelle lodi che da me appresso lei non sono meritate se non in picciola parte, cio mentre l'ammiro e formo giusto concetto di riverenza verso la dottrina che 'n lei ho veduto risplendere; la quale, ancorch sia di materie sublimi e sopra la sphera degli intelletti vulgari, contuttoci viene da V. S. s dolcemente dichiarata, che a me non si cel, ancorch pochissimo esperto nelle mathemathiche, quando ella l'inverno passato mi honorava della sua desideratissima conversatione, in cui quanto maggiore conobbi la differenza de gli suoi ragionamenti dagli consueti, tanto superiore fu il concetto che mi rest impresso di lei; dal quale son sforzato, bench lontano, a rivederla con l'osequio dell'inteletto spesse volte et a desiderarla presente, tanto pi che la sanit pi felice che ora godo mi renderebbe pi atto ascoltatore delle sue contemplationi, da cui l'anno passato conobbi nelle sue visite un maraviglioso rimedio, che mi sospendeva l'animo dalle molestie della infermit. Ma gi che a me non si concede questa fortuna, che bramerei sopra ogni altra, non mancher spesso ne'ragionamenti, che abbiamo di continuo il S.r Ciampoli et io, di honorare con la nobile commemoratione di lei i nostri studi, poich ambedue concoremo del pari in riverirla et a sottomettere gli ingegni ofuscati al suo chiarissimo lume, il quale non meno partorisce in me et in altri tenebre d'una ingenua et allegra confusione, di quello che asperga chiarissimi raggi di gloria al suo nome; il quale (se l'humilt, congionta alla sua prudenza, le lascia scorgere sinceramente il vero) di gi gode sicura caparra dell'inmortalit, mentre si  scritto nel cielo con stelle avanti non conosciute, e fra noi risuona seguito da infinite speculationi, intentate(658) ag[li] spiriti eminenti. Quanto dunque pi ardente e giusto [] il desiderio ch'havrei di satiare gli orechi delle sue parole, tanto pi facile, in luogo di quelle, sia l'impetrare da V. S. le sue lettere; di che mentre la suplico d'onorarmi, le bacio le mani, augurandole felicissimo l'anno novo.

Di Roma, il d ult.o del 1616.			
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Virginio Cesarini.



1240.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 31 dicembre 1616.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 259. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

Vivo pi che mai devoto servitore di V. S., e vorrei che, conforme all'affetto et alla veneratione che io le porto, mi si porgesse occasione di testificarle la mia servit. Se i suoi comandamenti vorranno una volta provarsi a vedere se io devo esser messo nel catalogo de i servitori disutili totalmente, io non recuso di venire a questo cimento, anzi ne la supplico, perch io spero che dalla prontezza del desiderio siano per ricevere augumento le mie poche forze, s che in qualche parte ella non si havesse a distorre dal reiterarmi le gratie d'altri suoi comandamenti.
Io qua mi trovo con ottima sanit. Venni per alloggiar dal S.r Don Virginio(659) due giorni, e la cortesia di questo Signore non mi vuol lasciar partire; s che mi credo che per questa invernata ricever il commodo e la gratia profertami con s affettuosa instanza che non mi par lecito il ricusarla, anzi al genio mio  desiderabilissima, particolarmente seguendo ci senza una minima diminutione della mia solita libert.
Le lettere di V. S. son desiderate da noi infinitamente; e s'ella si risolvessi a farci gratia di qualche suo discorso, come tanti ne ha fatti per lettere ad amici suoi, io non so dove ella possa inviare le maraviglie del suo intelletto, dove pi siano ammirate e stimate. Al S.r Don Virginio ella farebbe piacere singolarissimo; e principalmente per potere bene comprendere le sue specolationi, si vuol tutto applicare questo inverno alle matematiche. Signor mio, noi chieggiamo cose di prezzo inestimabile, a chieder frutti della sua mente: il merito del S.r Don Virginio, e quel devotissimo affetto con che io la reverisco, non facciano riuscir vana la nostra petitione. Con questa speranza io finir per non tediarla, pregandole felicissimo principio di questo e molti anni appresso, con augumento di sanit e d'ogni altro pi bramato bene.

Di Roma, il d ult.o di Xmbre 1616.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Gal.o
Devot.mo Ser.re
Giovanni Ciampoli.



1241...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 7 gennaio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 62. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Per l'osservazione della Canicola ho ritrovato un luogo nel quale si potr collocare il lumicino, e di poi allontanarsi 150 braccia in circa per osservare: e quanto prima il tempo me ne dia licenza, mi metter all'impresa. Venere lavora tuttavia, ma non  ancora ridotta al semicircolo(660). Non manco d'andar in busca di stelle fisse; ma non trovo cosa al proposito, fuor che le avvisate nelle passate. Desiderarei che V. S. Ecc.ma, concedendoglielo la sanit, una sera desse un'occhiatina a quella stella di mezo delle tre che sono nella coda dell'Orsa maggiore, perch  una delle belle cose che sia in cielo, e non credo che per il nostro servizio si possa desiderar meglio in quelle parti.
Quanto alla scola mia, a dire il vero,  pi in fiore che mai, havendo quattro giorni sono cominciato a leggere a cinque gentilhuomini Genovesi, tutti delle familie nobili. Gli meglio scolari di filosofia del Bo(661) vengono alla mia bottega, con grandissima sodisfazione e loro e mia; e non passa giorno che non si faccia la comedia dei spropositi, et universali della Peripateticheria, e particolari del prelibato Bo: e credami V. S. che io posso dir d'haver messo il piede della riputazione nelle fantasie di questi Signori, di modo che non ho occasione d'haver timore di lingue maligne. Sto eternamente in casa, e quasi sempre occupato con scolari. Il tutto gli scrivo, perch so quanto siino a V. S. a cuore le cose mie; e credami che  tutto vero, da quell'obligatissimo servitore che li sono.

Pisa, il 7 di Gennaio 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ec.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.





1242..

GIO. ANTONIO ROFFENI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 7 gennaio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 16. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.rone,

L'Ecc.mo S.re Gio. Antonio Magini, suo servitore, fra poche hore se ne passa di questa a megliore vitta, oppresso da male di pietra, ardore d'orina, continua febre, mancamento di forze e mille gravi e noiosi accidenti che lo precipitano e fanno volare alla morte. Io ho risoluto darne conto a lei, e insieme ancora ad avisarla se havesse alcuna pretensione nella prima cattedra di questo Studio di mathematica, e che ci voglia applicare l'animo e che dichiari a me lo dessiderio e pensiero suo. L'assicuro che a me dar l'animo farle sortire con molta reputatione et honore il tutto. Dissidero sommamente servirla in ogni interesse, e gli bacio le mani.

Di Bologna, li 7 Genaro 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e vero Ser.re
Gio. Antonio Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.rone mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei, Math.o del Ser.mo G. Ducca di Toscana, a
Firenze.



1243..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 20 gennaio 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 56. - Autografe le lin. 27-30 [Edizione nazionale].

Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Ringratio molto V. S. Ecc.ma della diligenza usata da lei per haver l'informationi ch'io desiderava(662); ma s come quelle ch'ella ha potuto havere versano circa le qualit occulte et impenetrabili, cos quelle che sono apparenti et certe riescono tanto incompatibili al mio bisogno, che non credo certo poterle comportare: onde se cost ella potesse havere soggetto pi a proposito, stimerei grandemente questa buona fortuna. V. S. Ecc.ma la prima volta ha havuto molta buona mano; se ella potesse haver la medesima ancora in quest'altra occorrenza, mi stimerei molto fortunato.
I cagnolini(663) son venuti molto grandi; ma il barbino si fa tanto bello, che  una maraviglia. La cagnola  alta et lunga, ha brutto pelo, n lungo n corto, e macchia rovana pi tosto che rossa; in conclusione non pare sorella del barbino, gratiosissimo et bellissimo. Io non di meno, che mai pi ho veduto di questa razza di cani se non di ett maggiori d'un anno, non saprei far certo giuditio; s come ancora quattro poledri comprati in un anno mi sono riusciti di bellezza tale, che ancora mi pare impossibile che siano quelli che mio fratello comper. Mi sarebbe caro, se V. S. Ecc.ma se lo raccorda, sapere quando nacquero essi cagnolini.
Credo haver mandato a V. S. Ecc.ma, gi alcuni mesi, una lettera del S.r Cremonino, nella quale, se ben mi raccordo, prometteva pagarla a questo principio di Studio(664): hora, solecitato da me, ha scritto gi due setimane le incluse(665), le quali io mando a V. S. perch mi scrivi quello che se gl'habbia a rispondere, temendo io che la cosa debba andare molto alla lunga.
Delle mie occupationi io non le dico altro, se non ch'io fo la penitenza dell'otio de gl'anni passati, et mi consolo con la speranza di quello de gl'anni venturi, doppo il ritorno di mio fratello(666).
Non altro, per freta; faccio fine, et le baccio la mano.

In V.a, a 20 Gen. 1616(667).
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.




1244.

TOBIA ADAMI a GALILEO in Firenze.
Norimberga, 26 gennaio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 7. - Autografa.


Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

S come hebbi grandissimo contento, stando in Firenze, di conoscer le segnalatissime virt di V. S. e quella eccelsa industria che prima ci ha scuoprita le celesti meraviglie, a tanti secoli nascondite, ed restai insieme sommamente tenuto alla sua cortesia e amorevole affettione verso di me; cos hora, havendo finalmente a buon termine ridutto (grazia a Dio) i lunghi nostri viaggii, e trovandomi in patria alcuni mesi sono, non posso mancare di non sospirar molte volte per la felice vostra conversazione ed affettuosissima gentilezza; e questo tanto pi, quanto manco l'occasione mi volse far commodit di saper delle osservazioni vuostre, senza ogni dubbio con somma diligenza continovate mentre sto fuora d'Italia.
D'Inghilterra erano, se non m'inganno, l'ultime mie a V. S., raccommendate in mano del molto Ill.re S.r Francesco Quaratesio, mio gran amico, residente allhora nella corte di quel Re de parte del Seren.mo Gran Duca. Stava io aspettando con singolar desiderio di trovar qualche belle cose della vuostra celestial guardia alla mia tornata in Alemagna; ma ancor che io havessi posto ogni diligenza di spiar ancor in Francofurto per tutte le librarie, se dalli parti di l dall'ingegno di V. S. fusse venuto qualche parto, con tutto ci non ho potuto penetrar fin qui nulla. Credendo per cosa impossibile che in tanto tempo da V. S. non sia cosa vista, bench noi di qua de i monti siamo privi, supplico dunque officiosamente, se V. S. tra tanto, o del suo gran sistemate o delle altre osservazioni o ragionamenti e disquisizioni philosophiche, havesse publicato qualche cosa, si degni di avisarmi e farmene parte, almanco como ci  succeduto con li movimenti delle due stelle Saturnie dopo la mia partenza.
Del nostro Campanella, si  vivo o morto, si libero o nella prigion anticha, non sento nulla; spero medesimamente, V. S. non lasciar di dirmi quel che sa, pregandola a porgermi occasioni di servirla, come ne son desiderosissimo. Con questo bacio cordialissimamente a V. S. le mani, ed al S.r Cavalliero Cosimo Ridolfi, ed al Padre D. Benedetto de Castellis. Il Nostro Signore Dio vi conceda ogni felicit e contento, e buon Capo di anno.
Di Norimberga, li XXVI di Gennaio, che mese come tutto questo inverno a noi fa tempo molto strano, s che quasi adesso havemo la primavera, con li fiori e calore non usato altramente in questi paesi, di che ognuno si maraviglia. 1617.

Di V. S. molto Ill.re

Le sue piacer a V. S. raccommendar in Pisa alli S.ri Scheurlin e Pfaut, mercanti Todeschi di Norimberga, chi tengono casa l, de donde sicuramente ricapiteranno nelle miei mani, bench rade volte mi trovo in questa citt di Norimberga.


Serv.re Affett.mo
Tobia Adami.

Fuori: Al molto Ill.re S.re mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, Nobil Fiorentino,
Filosofo e Matematico primario del Seren.mo Gran Duca di Toscana.
Fiorenza.



1245.

FABIO COLONNA a GALILEO [in Firenze].
Napoli, 3 febbraio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 19. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Carissima m' stata la lettera di V. S., per conoscere che molto me ami et me tenga per suo affetionatissimo, come certo che le sono, ammirandola per la sua rara virt, che certo non potr mai esserle oscurata.
Qui non  chi parla di cose appertenenti alle cose celesti, s perch non vi  persona ne sappi veramente, se non il nostro Stelliola, il quale sta anco animoso, et haver V. S. a quest'hora potuto saperlo dall'indice stampato, che forsi, se n'have anco havuto V. S., le mander il S.r Prencipe quanto prima, che detto S.re Stelliola ha stampato in Napoli della sua Enciclopedia(668), nella quale si conteneno molti trattati appartinenti a tali cose; et sta in animo, se haver il S.r Prencipe volunt, di far stampare il trattato De dimensione caelesti quanto prima, donde chi l'intender, conoscer la verit del sistema qual sia per quella strada, come anco dal trattato della propriet del centro et delle apparenze de'movimenti, che ha posti nella XI partitione della sua Enciclopedia, di che credo V. S. haver gusto.
La lettera del S.r Pietro Giacomo Failla per ancor non ho data, perch fin hora non ho possuto haverne nova tra'amici virtuosi et librari. V. S. me far gratia avisarmi di che natione sia o paese, et chi sa tenga per amici o per prattica, ch cos facilmente ne haver nova; in tanto ho commesso tra'Calabresi se ricerchi, gi che n meno fra questi Padri del Carmine ci n' notitia, che vi sono amici di quel Padre et della natione.
Io sto intorno alli Spiritali di Herone, perch se possano mandar fuori, havendo riformate quasi tutte le machine, mancandovi proportioni et raggioni, quali dichiaro come ho saputo trovar per experienza. Con ci, aspettando da V. S. sempre alcun comandamento, le fo riverenza et baso le mani, et prego Nostro Signor le doni lunghissima vita con salute, per beneficio de'virtuosi et chiarezza della verit.

Di Napoli, li 3 de Febr.o 1617.
Di V. S. molt'Ill.e et E.
Aff.mo Se.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Matem.co del Sereniss.o S.r Gran Duca di Toscana.



1246..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 7 febbraio 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 57. - Autografe le lin. 84-90 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Non sapendo in qual miglior modo ricrearmi quest'ultimo giorno di carnevale, vengo a scrivere a V. S. Ecc.ma, la memoria della quale pi mi consola ch'ogn'altro gusto, et tanto maggiormente, quanto che ricevendo io spesso lettere da lei, m'accerto pi dell'amor suo et della sua salute.
Il Germini(669) m' stato sempre raccommandato, cos per la buona riuscita, fondata sopra la bont della sua natura, come ancora per dipendere da lei; n si mancher di incaminarlo in quei maneggi pi importanti, onde a lui et a noi possa riuscirne maggior benefitio. Egli al presente si trova in Cadore, appresso il primo fattore; si trattiene ad haver cura della dispensa delle robbe che teniamo in quel luogo, scrive le lettere et raguaglia le partite nei libri, rivedendo ancora col proprio occhio tutti li nostri negotii ivi circonvicini, s che ha molta commodit di impossessarsi di tutto quel maneggio: ma tra tanto che il primo fattore serve, non possiamo cambiargli il carico, perch veramente  huomo esquisito, intende et scrive benissimo, usa diligenza singolare,  zelantissimo del nostro utile, s che ne riceviamo buona sodisfattione, ancorch egli sia di natura aspra con ciaschuno et ostinato in modo, che quelli che contrattano con lui gli sono poco amici; il che m'immagino essere in parte seguito ancora con l'istesso Germini, il quale, con la bont della sua natura et per quel desiderio ch'egli tiene di continuare al nostro servitio, mi vien detto che vadi prudentemente dissimulando et portando con pacienza un poco di indiscretione del compagno, il quale credo che non molto volentieri vedi il Germini incaminarsi a termine di poter maneggiarsi in luogo suo. Sono i nostri negotii moltiplici, grandi et importanti per molte decene di migliara di ducati, e di tal natura che, senza particolar pratica di essi, non possono esser retti da persona nuova, ancorch sufficientissima, onde conviene al nostro interesse havere in pronto sempre almen un altro per tutto quello che potesse occorrere; et il nostro disegno  sopra l'istesso Germini, il quale quanto pi sar stimato sufficiente dal suo compagno, tanto maggiormente sar cagione che egli si trattenga in officio, liberandoci per questa via da quella tiranide che potrebbe essercitare contro di noi quando ci vedesse privi di persona che se gli potesse sustituire: et perci, quanto nella pratica de'nostri negotii e nel maneggio di essi il Germini si scoprir pi intelligente et accurato, potr egli tanto pi meritar con noi, e per quel servitio che riceveremo dalla sua persona, et per quel di pi che ci prestasse il suo compagno, spronato dalle conditioni sue; n col tempo si mancher per ci di rimunerarlo. Tra tanto V. S. Ecc.ma potr tenerlo consolato et confirmato nell'incomminciata sua buona volont, accertandolo che a conto lungo gli sar posto in credito anco la patienza che haver sostenuta per conservarsi in pace et unione col compagno, perch questa non si pu interompere senza notabile confusione delle cose nostre.
Esso Germini sarebbe ottimo per lo ministerio che mi bisogna qui in Venetia, in luogo del Pieroni(670), il quale assolutamente non pu continuare; ma s come qui ogn'huomo di mezano giuditio, che sappia tener scrittura o sia atto ad imparar a tenerla, potr servire, cos in Cadore  necessaria sufficienza et intelligenza maggiore, congionta con la pratica: onde non ricerca il nostro et il suo servizio levarlo di l per impiegarlo di qua, e tanto pi che questa citt per i giovani porta seco gran tentatione. Perci convengo di nuovo pregarla, gi che ha havuto s buona mano di provedermi di quello che pi difficilmente si trova, mettere qualche studio per havere alcuna persona fedele et sofficiente per tenere il conto, in una bottega di legne et legnami, di tutta la robba che entra et esce di bottega e del danaro speso et riscosso, lasciando poi la cura ad altri di vendere a contadi o in credenza. La particolar conditione che si convienne,  la fedelt e l'assiduit, convenendosi di continuo star sempre ove sono i legnami, e non potendo riuscire persona impaciente, delicata et dedita ai piaceri. Dovr maneggiar denaro, andar a riscuotere, e far altre simili operationi che non si possono commettere a persone poco sicure et dedite a'piaceri. Dovr la matina molto per tempo transferirsi alla bottega, che  lontana quanto da Santa Giustina di Padoa al Portello, et la sera ritornarsene a casa al principio della notte. Se gli far la spesa in casa e se gli dar salario conveniente, et tanto maggiore quanto la persona fosse di minor sussiego e pretensione. La giovent pregiudicarebbe, per l'incertezza che si potesse havere della riuscita del soggetto, et ancora per pericolo che il lusso della citt invitasse il fattore a gl'immoderati gusti et spese: tutta via quando i commandamenti et l'auttorit del padre et la buona natura di un figliuolo potessero in parte assicurarci da questo pericolo, si metteressimo a rischio di qualche cosa, entrando per il padre o altri per malevadore. N restar di dirle che il maneggio dissegnato nella persona di questo che io ricerco, ha da essere di giorno per giorno, senza che se gli lassi altro denaro in mano che dalla matina alla sera. La provisione di quest'huomo mi preme assai, et quando lo trovassi, rimarei grandamente sollevato et consolato. Ma certamente un molto giovane non pu riuscire.
Al Cremonino oggi ho repplicata una instanza nuova, assai efficace(671). Veder quello che egli mi risponder, et ne sar ella avisata.
Il cagnolino maschio riesce di singolar bellezza (se per non fosse troppo grande), et per certa gratia che gli danno i mostacchi e gl'occhi impediti dalla lunghezza del pelo, si rende tanto caro alla patrona, che non lo darebbe per cento cechini; ma veramente la cagnola, e per la cortezza del pelo, per la sua altezza et lunghezza della vita, accompagnata da nessuna gentillezza, pare mutare nelle nostre mani da quella che appariva da principio tutta gratiosa et gentile.  nondimeno, per esser sorella de Mess. Barbino, anch'essa ben veduta; et quando senza nessun incommodo di V. S. Ecc.ma non si possi proveder di altra pi bella, sar anch'essa tenuta cara, con speranza che la prole rasomigli il padre. Che sar fine di queste, augurando a V. S. Ecc.ma ogni felicit.

In Venetia, a 7 Feb.o 1616(672).

Scrissi marted otto fin qua, per avanzar tempo; ma, da valenthuomo, sabato mi scordai mandarla. Hora aggiongo le lettere havute dal S.r Cremonino(673), al quale, se cos le paresse, mi offrirei farle la piezaria per trovar i denari a cambio, o procurerei che mi rinonciasse in scrittura i denari del suo stipendio, acci non trovasse alcun altro termine. Et per fine le baccio di nuovo la mano.

Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1247.

GIO. ANTONIO ROFFENI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 14 febbraio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 9. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Pass a pi sicura vitta il Sig.re Magino(674) sabbatho sera all'h. 2, e con tanto mio dolore che non credo per un pezo potermelo scordare, essendomi mancato uno precettore di tanto valore com'lei sa, e conoscendo d'havere puoco conosciuto questa gratia, havendo getato il tempo, e nella perdita dello maestro essere restato innetto scolare. Pensavo perci dovere servire sugetto simile; ma hora che nella sua mi segnifica apertamente, non dovere alcuno credere che lei si levi di dove , ha aggiunto nuovo fastidio, per vedere abbandonato la lettura da chi meritamente poteva sostenerla. Ma pacienza. So quello havrei trattato, e con quanta prontezza l'havrei servito in ogni occasione, come far sempre quando si degner porgermi campo farlo col commandarmi e valersi di me. Che per fine gli bacio le mani e auguro da Dio longa vitta et ottima salute.

Di Bologna, li 14 Febraro 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Vero Ser.re
Gio. Ant.o Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re P.rone mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Math.o dello S.o G. Ducca di Toscana.
Firenze.



1248...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 22 febbraio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 21. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Col.mo

L'osservazione accennatami da V. S. in Orione non m' riuscita, perch non ho mai ritrovate le stelle che lei mi nota.  ben vero che havendo ai 30 di Gennaio osservato tra 'l Cane maggiore e la spalla sinistra d'Orione circa 'l mezo un triangolo e nell'angolo orientale una stella, restai in dubbio, dopo diligente e replicata osservazione, se era una o due; et hora, ritornato alla medesima osservazione, le ritrovo chiaramente due, sich il gioco si fa. Similmente le due della coda dell'Orsa si sono tra di loro allontanate, se ben poco; ma io che so benissimo come stavano, almeno quanto alla vicinanza tra di loro, non ho dubbio dell'essersi allontanate. Io ho ancora certe altre osservazioni, delle quali meglio trattaremo a bocca, compiacendosi lei di trasferirsi sin qua; e cos ancora potr dar ordine all'altro capo dell'osservazioni, il che riuscirebbe esquisitamente di qua e di l d'Arno, stando noi a osservare nel Long'Arno esposto al mezo giorno, et il segno sopra le case che sono di l d'Arno. Haverei ancora qua nel giardino de'Padri di S. Girolamo qualche sito per il Can maggiore, ma dubito che la distanza non basti; tuttavia, se lei si risolve di venire, trattaremo e concluderemo qualche cosa. Con che fine li bacio le mani.

Di Pisa, il 22 di Feb.o 1617.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Ben.tto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1249..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 marzo 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 11. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Il S.r Stelluti nostro m'ha rallegrato grandemente con darmi buona nuova di V. S., ch'io n'ero in gran desiderio, sicome son sempre di servirla, come devo.
Spero ch'hormai, dopo tanti travagli et inquietudine cos continua e di mente e di corpo, N. S. Dio sia per concedermi alquanto del felice otio desiderato per esser un poco a me stesso, poich, trovandomi accomodato e ben contento della compagnia che V. S. stessa m'ha desiderato(675), mi pare di cominciare a respirare. Questo hora di me posso scriverle: mi dia ella nova di s e di suoi studi, ch so, o almeno mi rendo certo, che e l'estate e l'inverno non habbia lasciato di contemplare e sperimentare et in cielo et in camera; cos potesse io assisterle e participarne. Con che per hora a V. S. affettuosamente bacio le mani, pregandola a salutare in mio nome i S.ri compagni.

Di Roma, li 11 di Marzo 1617.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.
Fiorenza.



1250..

PIETRO DI CASTRO, Conte di Lemos, a GALILEO [in Firenze].
Madrid, 18 marzo 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 122. - Autografa la firma.

El Embaxador del S.r Duque de Toscana me di su carta de V. M., y comunic el deseo que tenia de declarar a su Mag.d el modo que a hallado para tomar en qual quiera tiempo con certidumbre la longitud; holgu mucho de oirle, y de ver la relacion general que d'esto me ha embiado V. M.; lo qual es de tanta consideracion, que a mi parezer no dexar su M. d de acetar la oferta que le haze, a que deve tener por cierto que en lo que me tocare ayudar con el gusto que se promete, y que con el mismo acudir siempre a qual quiera cosa suya. G. de Dios a V. M. muchos aos.

Madrid, a 18 de Marzo 1617.
S.r Galileo de Galiley.
El Conde de Lemos y de Andrade.



1251.

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Pisa, 22 marzo 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 55. - Autografa.

Ill.mo Sig.mo e Pad.n mio Col.mo

Fui a Livorno, e perch non vi era alcun vassello fuori del molo, non potetti veder l'effetto dell'occhiale se non sopra una navetta dentro del molo, dove il moto dell'acqua era poco, bench il vento fusse gagliardissimo, e quel poco movimento non apportava impedimento alcuno all'uso di esso occhiale: dico, senza nissuno aiuto di strumento che ovviasse ad esso moto, onde maggiormente vengo in confidenza di havere a superar tutte le difficolt con l'aiuto delle machine da me imaginate, delle quali ne  di gi fatta una(676) qui nell'arsenale, e quanto prima ne far l'esperienza. Questa che ho fatta, non  veramente quella delle due nella quale conietturalmente ho pi speranza che sia per servire in nave per la longitudine; ma l'ho voluta fare, perch credo che sia per servire molto bene anco per le galere di S. A. S.ma, per scoprire e conoscer vasselli in mare navigando, nella quale speranza  venuto anco il S. Cav. Barbavara(677) e M.ro Lorio(678), con i quali ho discorso a lungo et esaminato minutissimamente questo negozio. Et havendo da loro inteso di quanto gran benefizio sarebbe al corseggiare delle nostre galere il potersi nelle occasioni servire dell'occhiale, mi sono applicato con ogni spirito a proccurar di superar tutte le difficolt et ridurre il suo uso proporzionato alla capacit di questi marinari; e mi rendo quasi sicuro di esser per conseguirlo, pur che questi che l'hanno a maneggiare voglino applicarsi per otto o 10 giorni alla disciplina e pratica che io gli dar: nel che  necessario che quelli che hanno l'autorit gli comandino, poi che  servizio di tanto momento che maggiore non si pu desiderare. Per gi che il S. Ammiraglio(679) si ritrova cost, saria forse bene che V. S. Ill.ma procurasse che loro AA. Ser.me se gli mostrassero desiderose che si tentasse, con l'occasione che io son qua, ci che si pu fare in questa materia, acci che io havesse anco da S. Sig.a comodit di fare esperienze sopra qualche galera, nelle quali esperienze il S. C. Barbavara mi si  prontamente offerto di venire meco a Livorno e travagliare quanto sia possibile. Tanto mi  parso di significare a V. S. Ill.ma, rimettendo il tutto alla sua prudenza; et inchinandomi humilmente a loro AA. S.me, et augurandogli la buona Pasqua, come anco a V. S. Ill.ma et alla sua dilettissima S. figliuola(680), me gli raccomando in grazia e ricordo servitore devotissimo.

Di Pisa, li 22 di Marzo 1617(681).
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1252..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 7 aprile 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 65. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ricevo le lettere di V. S. Ecc.ma scritte in Pisa a 22 del passato, dalle quali comprendo che ella non habbia ricevute cos quelle(682) che le scrissi diffusamente in proposito de'fattori, come dell'operato col S.r Cremonino, seben io non m'assicuro che possa il tempo servire, non tenendo ben a memoria il tempo della data di esse mie lettere, che voglio sperare le siano fin ora capitate. Hora mi occorre aggiongerle, che il fattore che prese licentia ha promesso fermarsi ancora due anni, in capo a'quali voglio sperare che il Germini debba riuscir atto in luogo suo, e tanto pi che si sono dati al suo compagno ordini espressi et efficaci che participi seco tutti i negotii e lo instruisca di tutte le cose nostre; il che aggionto all'attitudine et buona volont del Germini, ne succeder certamente l'effetto che egli et noi desideriamo et pretendiamo.
Ho ridotto il S.r Cremonino a farmi procura per poter pigliar a cambio li 124 cechini, et volevo pagar io l'interesse, perch il negotio si espedisse in una sol fiera; ma egli mi d intentione di aspettar un anno a pagare, n ho rifiutato il partito, stimando in altra maniera potesse riuscire la dilatione maggiore. Potr dunque V. S. Ecc.ma dar ordine se vuole che io rimetta il danaro cost, o pure valersene di qua, ch subito sar sodisfatta. La scrittura, come ella sa,  di cechini 248, et ancorch non si veda sotto di quella nessuna ricevuta, nondimeno il S. Cremonino pretende gli sia restituita, asserendo haver esborsato la met e restar li soli 200 ducati. Per sar necessario che ella m'avisi subito come m'havr a governarmi.
Tengo pi bisogno che mai del fattore per questa citt, havendo licenziato il Pieroni, huomo inettissimo(683). Scrissi gi le qualit che si ricercavano per nostro servitio, le quali seben per necessit non sono dell'esquisitezza che ricerca il ministerio di Cadore, tuttavia quanto maggiore fosse l'attitudine et il giuditio di chi accettasse il nostro servitio, per aventura si potrebbe impiegarlo anco in cose pi importanti, nascendo improvisamente de gli accidenti per li quali s'havessero a cambiare i nostri agenti, come pareva fosse per seguire del Paderno; oltre che l'occupatione della scrittura che teniamo per li nostri negotii, con gran nostro commodo e sodisfattione si potrebbe dare a questo fattore che io ricerco. Ma sopra il tutto convengo desiderar che la persona proposta sia molto soda, sicura e non sottoposta alle leggerezze e piaceri, perch in questa citt il precipitio della giovent e de gli huomini dediti a'piaceri  tanto facile, che la speranza del contrario  vanit indubitata. Et per fine le baccio la mano.

In Venetia, a 7 Aprile 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1253..

PIETRO FRANCESCO MALASPINA a GALILEO [in Firenze].
Parma, 18 aprile 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 124. - Autografa la sottoscrizione. Alla lettera facciamo seguire la scrittura inedita alla quale il mittente accenna, e che si legge a car. 126 del medesimo codice.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Non scrissi il dubbio ch'io proposi a V. S. in Pisa, per esser tanto tardi che non hebbi tempo di poterlo fare, essendomi sopragionto, doppo la partita di V. S., alcuni amici miei che m'occuporono per molto spatio di tempo. Glielo mando hora, con desiderio d'imparare quello ch'io confesso di non sapere; n ho vergogna di palesare l'ignoranza mia, poich viene congionta co 'l desiderio di scacciarla co 'l mezzo del sapere e della cortesia sua, della quale m'assicuro, poich le persone che sanno devono desiderare di communicare il suo sapere, et io odo da tutti che V. S.  per sua natura gentilissima. Io per aventura le sar spesso importuno, ma l'assicuro anco che non sar meno desideroso di servirla, ove mi dia occasione di poterlo fare o io sappia di poterla incontrare. E le bacio per fine le mani.

Di Parma, li 18 Aprile 1617.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Ser.re di core
Pietro Fran.co Malaspina.

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Nella prova del fondamento delle mecaniche, distesa da Guido Ubaldo nel primo degli Equiponderanti alla prop.ne 6a(684), pare che quando s'arriva alla difficolt principale cessi l'evidenza in tutto: percioch, doppo lunghissima construttione, sempre approvata con distribuire magnitudini d'ugual grandezza e peso in spetie et in distanze eguali, e dessignar i centri delle gravit s di ciascheduna come de'varii composti di loro, mostrando che il centro commune dell'aggregato sarebbe in C(685), quello del composto delle quattro S, T, V, X in E, dell'altre due Z, M in D, e che la proportione della distanza di D a C con quella di E all'istesso C  come la proportione della gravit del composto di S, T, V, X a quella del composto di Z, M, vuol conchiudere che se quando le magnitudini uguali stavano disposte in distanze uguali, e cos facendo la magnitudine X la sua gravitatione di l dal punto di mezzo C, in compagnia delle altre due Z, M, contrapesanti le altre tre parti S, T, V, similmente disposte di qua dal C, allhora il centro commune, circa del quale si sono mostrate uguali ponderationi, era il punto C, l'istesso resti quando la magnitudine X s'intender trasferita di qua dal C, lasciando di l le sole Z, M, mutando la dispositione d'uguali momenti, con la quale sola si era provato il punto C esser centro di gravit di tutto l'aggregato, senza portare nova prova o dimostrare veruna difficolt in cosa nella quale pare che consista il punto della dimostratione che in simil materia si dovrebbe fare. Desidero dunque che mi favorisca d'insegnarmi come si proverebbe a chi negasse il centro commune esser l'istesso C, trasportando il peso X dalla parte di S, T, V; poich con tal variatione non veggo che le prove fatte siano bastevoli, o almeno l'ingegno mio non le riconosce per tali. Dico nondimeno ch'io non dubito del quod, atteso che la detta propositione si mostra vera con l'isperienza.
L'istesso intopo ritrovo in Luca Valerio(686), quando arriva a simil passo, e nell'auttore d'un trattato delle Mecaniche che, venuto da Roma, va a torno con molto credito(687), il qual facendo la demostratione con pesi legati con funicelli al vecte, quando slega il funicello che prima era di l dal centro commune, all'hora mi pare che ritorni nella stessa difficolt.
Circa alla velocit del moto de'corpi gravi, verbigratia della stessa gravit in spetie, quantunque molto disuguali in grandezza e nel peso, che porta seco la maggior mole di sostanza grave, pare ad alcuni haver avertito per replicate prove da non mediocre altezza che non vi sia differenza sensibile, arrivando insieme al piano, lasciati cader insieme, e si ode esser stato provato da altri; onde viene in pensiero che la velocit del moto in detti corpi non sguiti tanto conforme alla proportione del peso totale d'uno al peso totale dell'altro, quanto dell'eccesso sopra la resistenza del mezzo: per il che, havendo una palla di piombo d'un'oncia quella proportione d'eccesso, o centupla o altra, alla resistenza del mezzo che riempie e spartisse, che una pur di piombo d'un peso a quanto le corrisponde, perci l'una et l'altra con ugual velocit si move. V. S. me ne dica il suo parere, anco con qualche sperienza che far con maggior essatezza, perch i corrolarii che da ci ne verrebbero non sono di puoco conto.



1254.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 16 maggio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 23. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Sin hora non  ancora gionto in Pisa, di ritorno di Livorno, il navicellaio Angelo di Matteo da Capraia: quando verr, lo spedir subito, acci V. S. resti servita.
La medesima sera che V. S. part di Pisa, alloggi qua un Padre D. Placido Mirto, Napoletano Teatino, lettore di filosofia, e predicatore e teologo singolare, e, quello che mi diede l'ultimo gusto, laudatore miracoloso dei meriti e valore di V. S. Ecc.ma Legge filosofia peripatetica s, ma reputa ben fatto il mutare le opinioni che non si possono accommodare alle nove osservazioni; si contenta di confessare il cielo generabile e corruttibile, di sustanza duttile e cedente pi che l'aria stessa; si ride della superstiziosa multiplicit delli orbi; osserva a dilongo le macchie solari; ha rincontrati i Pianeti Medicei, fatte le osservazioni di Saturno, et in somma non ha difficolt a dire che Aristotile habbi fallato e in questo et in moltissime cose. Mi disse d'essersi imbattuto pi volte a diffendere la dottrina di V. S. sino nel particolare del moto della terra, tenendo il libro del Copernico sospeso, ma la opinione non dannata n dannabile; s che io hebbi grandissimo gusto. In questi ragionamenti mi signific che in Roma, di novo e di presente, questi nemici delle verit non cessano di tentare nove machine: per se V. S. procurasse di saperne l'intero, non sarebbe se non bene. E perch non m'occorre altro di novo, li bacio le mani, rallegrandomi del felice arrivo, che m' stato significato da Mess. Gio. Batta.

Pisa, il 16 di Maggio 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Bened.tto Castelli.

Il Padre Teatino sar presto di ritorno da Genova, dove  andato a far l'orazione nell'incoronazione del Duce. Desiderarei haver quel maggior numero di costituzioni che si potr con commodo di V. S.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Firenze.


1255..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze
Venezia, 20 maggio 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 66. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ricevo pi mani di lettere da V. S. Ecc.ma, mandatemi da Pisa; e le continue e molestissime occupationi mie mi han fatto differire la risposta.
Mastro Antonio specchiaro s' affaticato molte settimane per far alcuni vetri buoni per lei, n in tanto tempo glie n' potuto riuscire pur uno che arivi alla mediocrit. Heri solamente me ne port egli uno di lunghezza di sette quarte, stimato da lui di estraordinaria bont. Me lo fece vedere, mi parve buono, ma non tanto miracoloso quanto me lo faceva. Volevo mandarglielo hoggi, ma perch  assai grande, non mi sono arischiato inviarlo senza accommodarlo con qualche diligenza; il che non ho potuto fare di mano mia per la stretezza del tempo. Lo mander la posta ventura, et forse con qualche cosa altro.
La sorella di Barbino(688)  aspettata da me con sommo desiderio. Il fratello  riuscito di esquisita bellezza, ma grande; la sorella gentilletta, minuta, careta, ma alta di gambe, scarma oltre misura, et lunga di muso; in somma non par sorella di Barbino, il che fa desiderare quest'altra, con speranza di allevare bellissima razza.
La lettera per India sar fedelmente capitata, havendo io in quelle parti amici e corrispondenti. Col mandai il tratto della calemita che V. S. Ecc.ma mi fece vendere, con ordine che mi fossero mandate curiosit solamente; ma quel ribaldo che n'hebbe la cura, mi mand mercantie delle quali ho apena ritratto il primo capitale. Doppo che io ritornai in questa citt, mandai ad un altro amico dieci cannoni, che mi costorono, guarniti, dieci cechini; et doppo mille lettere e disperationi, che non si potessero vendere, rispetto che ne fossero giunti molti e che havessero in quelle parti imparato a farli, finalmente ho havuto lettere che mi inviava ducento drame di rubini minuti: sicch giongendo queste, spero trarne almeno cento ducati, che mi rimborseranno di buona parte le male spese fatte in vetri e cannoni che ho convenuto donare a questo et quello per la buona reputatione che io tengo di ben conoscerli, come amico di V. S. Ecc.ma
Se venir il Piovano(689) galant'huomo che ella mi scrive, lo veder volentieri, e lo servir ancora in tutto quello che occorresse.
Sto ancora in aspettazione del fattore, essendo stato da me licenziato gi molte settimane quel tal Ascanio(690), huomo inetto al bene et assai accorto nei proprii, ancorch ingiusti, avantaggi; il quale se non fosse absentato di qua, haverebbe ancora da far qualche conto meco, che si pensava dover passar in silentio.
Mi mand il S.r Cremonino la procura per pigliare li ducente ducati a cambio(691), ma ricercato da me della riforma di quella per poter scriver in banco, mi ha pregato soprasedere, promettendomi sodisfare in contadi in breve tempo. Ho fatto procuratore di ci il Mersi, il quale a fatica gli ha cavato dalle mani quattrocento lire correnti. Non si manca di sollicitarlo et importunarlo, aspettando io da lei il conto che la mi scrisse. Et per fine le bacio la mano.

In Venetia, a 20 Maggio 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1256...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 21 maggio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 25 e 27. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Finalmente  venuto il navicellaio(692), e dimattina, che sar luned, sar spedito dalla Dogana.
Quanto al mio venire in Firenze, ci verrei volentierissimo, e massime per haver a servire un intelletto tanto miracoloso come  quel giovine che V. S. m'accenna; ma haverei a caro che ci si facesse con qualche nostro vantaggio: non parlo d'interesse di danari, ch in questo son pronto io per spendere del mio, come ho fatto sin hora; ma dico vantaggio di servit con i nostri Ser.mi Padroni, cio d'esser honorato con qualche titolo di servitore particolare, ch del resto poco o niente mi curo. So che V. S.  prudentissima e che intende e sa l'animo mio, et in oltre comprende che le cose mie particolari sono ancora sue; e finalmente lei, che m'ha allevato dalla bassissima ignoranza, pu a buona chiera dire che io so fare il mestieri, e che  ben fatto l'adoprarmi. Mi perdoni se parlo alla libera, ch con lei, che m' padre, maestro e padrone, cos devo fare. In tutto per mi rimetto in lei, e star aspettando novo avviso, e mi sar carissimo.
Questa notte ho osservato i Pianeti Medicei a ott'ore e un terzo, e stavano cos:

[vedi figura 1256.gif]
Fra Buonaventura(693) li ha visti, e li fa riverenza insieme con il Padre Priore e tutti questi Padri, quali aspettano il vino quanto prima: et io li bacio le mani.

Pisa, il 21 di Maggio 1617.
Di V. S. molto Ill.re

Si pu ancora aggiugnere che son stato ricercato da quei paggi e signori pur di questa lettura etc.





Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1257...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 24 maggio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 28. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Ieri mattina part di qua Angelo di Matteo da Capraia navicellaio con le robbe di V. S., cio mattarasse e lino, al quale diedi l'ordine conforme a quello che da lei qua mi fu lasciato.
Io compongo due occhiali fra quattro regoli, come V. S. pu nella figura sottoposta vedere, in modo tale che restando il cannone A fermo, l'altro B possa muoversi avanti e indietro, ma sempre parallelo al cannone A. Preparato questo strumento, appostai il sole, che si andava scoprendo, a me che stava qua in monasterio di S. Girolamo, si andava scoprendo, dico, fuori del campanile di S.ta Catterina; et esposti i cannoni al sole come quando si osservano le macchie, mi accommodai con gli occhiali in modo, allontanandoli e avvicinandoli fra di loro, che da uno si scopriva per l'appunto tutto il disco del sole, s che se fosse stato pi vicino all'altro cannone sarebbe restato il detto disco intaccato dal campanile; e nel medesimo tempo l'altro cannone non mi mostrava se non una picciolissima parte del disco del sole, restando tutto per l'apunto coperto dietro al campanile. Fatto questo, conclusi che dal loco dove io ero sino al campanile vi era d'intervallo cento e sei in circa di quei spazii che restavano tra le due bocche dei cannoni: e perch so che la ragione del tutto  nota a V. S. Ecc.ma, non sar longo a scriverla; ma solo li dir, che essendo il detto spazio per l'apunto tre braccia, ritrovai con misura propria la distanza tra me e 'l campanile essere trecento e venti braccia: e veramente  una cosa galante e di molto gusto e che riuscirebbe a misurar distanze grandissime, come di isole in mare etc. Ma perch sono al fine del foglio, rimetto il tutto alla censura di V. S., e finisco restandoli servitore al solito.

Pisa, il 24 di Maggio 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re e Dis.lo
D. Ben.tto Castelli.

Fra Buonaventura(694) fa riverenza a V. S. Ecc.ma, e la prega a conservarli la sua buona grazia.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di A. S.
Firenze.



1258.

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO [in Firenze].
Milano, 14 giugno 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 127. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Nel presente ritorno del Dottor Giggio(695) ricevo da V. S. in grado di particolar sodisfattione la cortesissima sua lettera e le molte dimostrationi della volont et affettione sua verso di me, ch'egli mi testifica haver chiaramente conosciute. Per, come io faccio conto della persona e valore di V. S. et ho havute care l'osservationi che l' piacciuto inviarmi, cos l'assicuro di serbarle particolar obligatione, con prontezza di darle contrasegni di questa stima e volont mia verso di lei in qualunque cosa che le possi esser di gusto e servitio. E qui, riserbandomi di dir anch'io alcuna cosa sopra le medesime osservationi, raccomando a V. S. Fra Bonaventura Milanese(696), affine che con l'aiuto di V. S. egli lo possa giungere a quel termine della professione che ci promette l'inclinatione et habilit ch'egli mostra haverci tanto singolare. Con pregare a V. S. per fine ogni vero bene.

Di Milano, a'14 Giugno 1617.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo
Fed.o Car. Borromeo.

Fuori: All'Ill.re S.re
Il S.r Galileo Galilei.


1259..

GALILEO ad ANDREA CIOLI [in Firenze].
Firenze, 16 giugno 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 68b. - Autografa la firma.

Molto Ill.re Sig.re e P.ron mio Col.mo

Ho parlato a lungo con l'huomo mandatomi da V. S. et inteso il suo pensiero, intorno al quale parler domattina a bocca con V. S., poich il medicamento che ho preso hoggi non mi permette di potere uscir di casa. E tra tanto ander meglio esaminando se nel pensiero di quest'huomo ci sia cosa di fondamento, acci S. A. non tralasci le cose buone n dia molto orecchio alle vane. E questa serva per mia scusa con V. S. e per ricordarmegli devotissimo servitore: con che reverente gli bacio le mani.

Di casa, li 16 di Giugno 1617.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galile[i].

Fuori: Al molto Ill.re S. e P.ron mio Col.o
Il S. Cav.r Andrea Cioli, Segr.io di S. A.
In sua mano.



1260.

GALILEO ad ORSO D'ELCI in Madrid.
[Firenze, giugno 1617.]

Dal Tomo III, pag. 143-147, dell'edizione citata nell'informazione premessa al n. 1201. In questa edizione, dopo le ultime parole che qui riproduciamo, "il che serva per avviso a V. S. Ecc.", la Poscritta continua ancora con un altro brano, il quale per, come  manifesto dalle parole con cui comincia: "Vede da quanto  scritto di sopra, come sono circa quattordici anni che io faceva offerta di trasferirmi, bisognando, in Siviglia o Lisbona per incamminare il negozio alla pratica ", non pu essere assegnato al 1617, e perci sar da noi pubblicato pi avanti, secondo il criterio cronologico.

Mentre io andava pensando a i modi di superare quelle difficolt che ritardano l'effettuare il mio trovato circa il navigare per la longitudine, mi  accaduto d'incontrare un'altra invenzione di grandissima utilit per la navigazione delle galere per questi nostri mari, della quale io vorrei servirmi per mezzo d'agevolarmi con Sua Maest la conclusione dell'altro trovato. Narrer succintamente a V. Ecc. la nuova invenzione, ed anco la maniera del prevalersene con Sua Maest.
Ritrovandomi tre mesi fa a Livorno, cadde, tra il Sig. Ammiraglio(697) ed alcuni capitani di galere e me, ragionamento sopra l'utilit grandissima che apporterebbe al corseggiare delle nostre galere il potersi, navigando, prevalere dell'uso dell'occhiale sopra l'istesse galere ed in cima dell'albero o del calcese, poich potrebbero scoprire e riconoscere i vascelli nemici, e loro qualit, numero e forze, molto tempo avanti che essi riconoscessero i nostri; onde con gran vantaggio, anzi con intera sicurezza, potremmo prender quella resoluzione di caccia o di fuga che fosse opportuna. Ma dicevano, tale uso essergli del tutto impedito dalla continua agitazione della galera, e massime nella sommit dell'albero, il qual movimento impedisce del tutto il poter col cannone trovar l'oggetto e fermarvi, anco per minimo tempo, la vista. Io, dopo i discorsi fatti, m'appressai alla speculazione intorno a questo servizio, e finalmente ho ritrovato una maniera d'occhiale differente dall'altra, col quale si trovano gli oggetti coll'istessa prestezza che coll'occhio libero, e trovati si seguitano quanto ci piace senza perdergli, sicch si ha tempo di numerargli e riconoscergli benissimo con grandissimo nostro vantaggio: poich questo mio nuovo modo augumenta la vista pi di dieci volte sopra la naturale, sicch quello che si scorge naturalmente, v. g., nella lontananza d'un miglio, si vede nell'istesso modo in distanza di cento; e guardasi con amendue gli occhi nell'istesso tempo, con gran facilit ed anco con diletto del riguardante. Questa invenzione  stata tanto stimata da queste AA. SS., che per tenerla segreta, sicch non possa venire in notizia dell'inimico, hanno deputato due cavalieri nobilissimi all'uso di questo strumento sul calcese, dove per la scoperta ordinaria si suol tener solo gente di vil condizione, alla qual non sarebbe bene fidar cosa di tanto momento; e questo strumento  fabbricato in maniera che si pu tener occulto, sicch solamente quello che l'adopra ne pu intender la struttura. Apportaci l'istesso strumento un'altra utilit, stimata grandemente da'medesimi SS. periti del mare: ed  che nello scoprire vascelli si pu, senza nessuna fatica e dispendio di tempo, sapere immediatamente la lontananza tra loro e noi. E questo  quanto all'invenzione. Quanto poi al servirmene appresso Sua M. per agevolar la conclusione dell'altra per la longitudine, ho pensato questo.
Mi scrive V. Ecc., che avendo Sua M. sborsato molt'altre volte grosse somme di danari anticipatamente su le semplici promesse d'altri, che si sono offerti di darle invenzioni intorno al medesimo effetto, le quali poi son riuscite vane, ha finalmente risoluto non voler pi per l'avvenire far simili sborsi se non dopo la sicurezza della riuscita del negozio: al che io non replico altro; ma all'incontro dico che n alle mie facult n alla mia reputazione conviene ch'io mi esponga ad un viaggio lungo ed incommodo, di grande spesa, per presentare ad un Principe grandissimo cosa di suo utile notabile e da esso molto desiderata, con dubbio d'incontrar di quelle difficolt e di quei disgusti che spessissimo volte incontran quelli(698) che hanno a superare o l'invidia o la malignit o qualche altro difetto che talvolta risiede in persone a'giudizi delle quali si riportano i gran signori. Per, ed acciocch Sua M. possa assicurarsi di non buttar via il suo, e che io possa con minor incommodo e maggior mia reputazione trasferirmi cost, per dimostrare in Siviglia o Lisbona o dove fosse pi opportuno, sinch appieno si effettuasse la mia promessa, ho pensato, e ne ho ottenuta licenza dal Gran Duca mio Signore, di offerire alla Maest Sua questo mio ultimo trovato, gi del tutto fatto sicuro ed effettuato, per sicurezza delle galere di Sua M., e che quella all'incontro mi dia 1500 doppie, le quali mi debbano servire per la spesa del viaggio, dimora in Ispagna e ritorno per me e per quelle persone che mi sar necessario condurre per aiuto al compimento del negozio della longitudine, e per la spesa di strumenti che di qua mi bisogner condurre: e che io sia per impiegar questo danaro per tal servizio, ne dar a Sua M. ogni sicurezza, fino alla parola dello stesso Gran Duca. Sicch, come V. Ecc. vede, il rischio resta tutto sopra di me, e Sua M. premia solamente un'invenzione utilissima; ed anco il premio  assai leggero, se si riguarda all'utilit che si trae dall'invenzione: ma il desiderio che ho d'effettuare l'altro trovato, da me assai pi stimato, fa che io mi metta a segno sopra il quale non debbano cader repliche con dispendio di tempo, del qual mi conviene essere avaro rispetto all'et ed alla corporal disposizione.
Resta ora che io dica qualche cosa intorno alle difficolt che V. Ecc. m'accenna che io posso incontrar cost; delle quali alcune riguardano l'essenza stessa del mio trovato, ed altre risiedono in quelle persone dalle quali esso dee esser giudicato e praticato. Quanto alle difficolt che sieno essenzialmente nel trovato stesso, doverebbe ciascheduno restar sicuro, che sovvenendo quelle ad essi improvvisamente e senza praticar questo negozio, possano esser sovvenute a me ancora nello spazio di molt'anni che continuamente lo maneggio: e tanto pi, che questo non  un trovato che casualmente sia caduto in mano (come spesso d'altri suole accadere) a persona di professione lontana da quella dove questo  fondato, ma l'ho incontrato io che per tutto il corso della mia vita ho per professione esercitato questi studi; onde non dee aver del verisimile che io prenda di quegli errori che ben si vedono continuamente prender da coloro che, mancando de'veri fondamenti e buona intelligenza di qualche professione, si applicano per certa vivacit o piuttosto leggerezza d'ingegno a voler effettuar conclusioni le quali sono impossibili in natura, e per tali son conosciute dagli intelligenti al primo motto che ne sentono: e di questa sorta d'uomini io ne ho continuamente alle mani. Dico dunque, che le difficolt che erano nella cosa stessa, le ho superate tutte; le quali erano diverse e molto maggiori che quelle per avventura non sono che ad alcuno improvvisamente e cos ab extra possono sovvenire. Mi accenna V. Ecc. che cost gli vien mossa gran difficolt circa l'aver io detto di servirmi d'alcune stelle invisibili all'occhio naturale, comecch sia per esser cosa o impossibile o impraticabile l'incontrarne in cielo molte, mentre con tedio infinito s'hanno a cercare col telescopio o cannone. Questa difficolt, la quale io rimuovo sei mesi dopo l'esser proposta, se io fossi stato presente l'averei rimossa in tanto tempo quanto basta a dir sei parole: perch averei detto all'oppositore che queste stelle invisibili s'incontrano con quella agevolezza che qualsivoglia delle pi grandi e risplendenti, e che la luna e il sole stesso; e questo, perch elleno son sempre vicinissime ad una delle maggiori stelle del cielo, sicch trovata quella, son per necessit trovate tutte queste ancora. L'istesso son sicuro che accaderebbe d'altre obbiezioni, se altre ne fossero state proposte a V. Ecc., e per lei a me. Ben  vero che il desiderare e domandare che questa operazione sia ridotta a tal facilit e vilt, che ogni pi stolida ed insensata persona l'abbia, subito vista, a intendere e praticare, e che non essendo tale ella debba esser rifiutata e disprezzata, mi par che sia un volere che quello che per la sua gran difficolt ha stancati senza frutto sin qui infiniti grandissimi ingegni, si risolva poi in una cosa delle pi grossolane che sieno al mondo: n mi so a bastanza maravigliare, come praticandosi tra gli uomini tante arti assai manco utili e necessarie della navigazione, come pittura, scultura, musica, l'arte del tesser broccati, del ricamare, e cento e mill'altre, tanto difficili che ricercano, per esser imparate, lo studio di molt'anni, e pure vi si applicano tanti uomini quanti bastano, in questa sola, tanto necessaria per la navigazione, s'abbia a(699) desiderare e ricercare tanta facilit, che ogni pi grosso cervello la capisca in un istante, senza veruno studio o esercitazione.
Io non ho avuto fortuna d'incontrar tal cosa: ma per trovare il modo, che assolutamente  solo al mondo, di riconoscere in mare e in terra ogni giorno la longitudine, prima mi  stato necessario trovare modo di accrescer la virt visiva, e non un poco, ma trenta e quaranta volte sopra i termini della natura, e questo ho io fatto, ed  cosa mirabile; ma ci non bastava, se la natura non aveva collocate in cielo alcune stelle vaganti, ed invisibili a tutti quelli che sono stati avanti di me, le quali colle continue e frequenti mutazioni de'loro aspetti potessero servire al bisogno nostro. Erano, e sono, tali stelle in cielo; ma erano invano, se io non le ritrovava. Io le ho scoperte, ed  stato incontro nobilissimo; perch  stato un ritrovare un altro piccol mondo in questo gran mondo. Ma tutto questo era poco o niente, se io di pi non trovava esattissimamente i momenti loro ed i periodi; il che pure colle vigilie e con diligentissime osservazioni di cinque anni continui ho conseguito, con grande scapito della sanit e pericolo della vita. Ma n anco tutto questo bastava, se non mi veniva in mente l'applicar tutta questa gran macchina all'uso della navigazione, provvedendo a quelle difficolt che potevano ostare al porla in atto; e questo ho similmente fatto. Ora, che questa operazione, che depende da princip s grandi e nobili, s'abbia a ridurre proporzionata alla stolidit di cervelli eletti tra i pi stupidi, io non lo so n vorrei saper fare: ma dico bene a V. Eccell. ed a Sua M., che l'ho ridotta a tale agevolezza, che i marinari medesimi, che prendono l'altezza della linea, del polo, del sole e che maneggiano la bussola e la carta, faranno anco tutti in eccellenza questa operazione della longitudine dopo l'instruzione di dieci o quindici giorni al pi, mentre io d'anno in anno gli dar scritte o stampate le constituzioni ed aspetti di esse nuove stelle, che son per seguire continuamente d'ora in ora; una sola delle quali constituzioni basta che essi riscontrino in quella notte che desiderano di ritrovare la longitudine, e subito la sapranno, solo col saper contar l'ore dopo il lor tramontar del sole. Ma pi dir, per non aver a ritornar con dispendio di tempo sopra le medesime cose, che io mi obbligher a condur meco persone gi instrutte, ed anco attissime a instruir altri, e che di pi navigheranno anco sino nell'Indie, per maggiormente ammaestrar chi ne aver di bisogno. Quella fatica che ricerca qualche cognizione d'astronomia e di calcoli per fabbricar le tavole d'anno in anno, l'ho da far io, e non i marinari, a'quali s'hanno a dar le tavole belle e fatte(700); e mancando io, ed anco in vita, dar le regole per calcolar dette tavole ad altri astronomi: le quali regole e teoriche non si perderanno mai, siccome non si son perdute n si perderanno quelle degli altri movimenti celesti, bench Tolomeo, Alfonso e gli altri inventori e professori sien mancati essi. E questo  quanto alle difficolt che fussero nella cosa stessa; le quali veramente io reputo per niente, siccome all'incontro stimo assai quelle che, bench nulla attenenti all'essenza e realt di questo negozio, mi potrebbero essere opposte da taluno che, o per poca intelligenza o per invidia o per qualche suo interesse, proccurasse d'attraversarlo e disturbarlo, e che fosse di tanta autorit e credito appresso Sua M. e cotesti SS. principali, che interamente deferissero al suo giudizio e alla relazione. Ma n di questo temerei ancora, quando Sua M. e gli SS. Grandi medesimi volessero risolversi di applicar l'animo a questa cognizione; perch assolutamente in brevissimo tempo, col discorso, colle ragioni e coll'esperienza stessa sensata, gli potrei far rimaner del tutto capacissimi e soddisfatti. Ma quando non si possa sfuggire di soggiacere a i giudizi d'altri (cosa che io non solo non schiverei, ma la cercherei, quando si avesse a trattar con persone intelligenti e di mente sincera), io domando bene che ogni contradizione e opposizione, che altri voglia farmi, mi sia data in iscrittura, acci in ogni occasione io potessi prevalermene per mia giustificazione appresso il mondo, acci non dall'esito solo, come per lo pi suol fare, ma dalle mie proposte e dall'altrui opposizioni potesse meglio restar capace e far giudizio pi retto delle cose mie.
Finalmente, quanto alla recognizione che Sua Maest pensi di dare al ritrovator di questo artifizio, quella che mi viene accennata da V. Ecc., dei duemila ducati di rendita perpetua,  molto inferiore a quella che aveva intesa in Roma in casa l'Illustriss. Sig. Card. Borgia(701), che era di ducati seimila, con una croce di S. Iago, e che tal premio era gi gran tempo fa stato in tal modo stabilito. Per prego V. Ecc. ad accertarsi di ci: ed essendo come intesi in Roma, questo si potr stabilire; ma quando ci non fosse, io rimetter in V. Ecc. il serrare il partito con ogni mio maggior vantaggio, concernendo anco l'onorevolezza del premio alla reputazione: con questo per, che il pi basso segno al quale V. Ecc. descenda, non sia meno di scudi quattromila di rendita l'anno durante la vita mia, li quali dopo la mia morte si riduchino e si perpetuino in duemila a'miei eredi e successori, a mia disposizione; intendendo anco che io sia onorato del sopraddetto grado di Cavaliere di S. Iago, se per  vero che nell'intenzione di Sua M. e de i re antecessori sia stato questo pensiero, di onorare il ritrovator di questo negozio di tal grado.

Poscritta.

Come per altre ho scritto a V. Ecc., questo negozio fu ravvivato da me in Roma in casa l'Illustriss. e Reverendiss. Sig. Card. Borgia, trattando io col Sig. Rettore di Villa Ermosa(702), Segretario dell'Eccellentiss. Sig. Conte di Lemos: e perch l'istesso Sig. Cardinale, discorrendo con un Cavaliere Romano(703), suo intrinseco e molto mio amico, si  mostrato desideroso di favorir questa impresa, come per pi repliche mi ha il detto Cavaliere avvisato, esortandomi a far capitale del favore di esso Sig. Cardinale, per ho determinato (e cos  anco paruto al Sig. Picchena) di non lasciar di prevalermi di tal favore, e per mezzo di questo Cavaliere mio affezionatissimo ho dato conto al Sig. Cardinale di quanto tratto cost per mezzo di V. Ecc.; il qual Sig. Cardinale aver scritto cost a di cotesti SS. principali di corte, e forse a Sua Maest medesima: e per la sua relazione ed informazione intorno alle condizioni mie, potr esser che si accresca qualche cosa di credito al negozio che si tratta. Il che serva per avviso a V. Ecc.



1261..

G1OVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 8 luglio 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 67. - Autografe le lin. 25-46 [Edizione Nazionale].
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Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Ho scritto heri in banco ducati 100 a'Capponi, che mi han fatta la inclusa(704) di cambio di (di 80 1/2, che tanto dicono haver fatto hoggi il cambio per cost. Li detti ducati cento sono per cechini sessanta due che mi scrivono i Mersi haver ricevuti dal S.r Cremonino a conto del scritto; et se bene fin hora non ho havuto il danaro, et mi venga scritto li cecchini essere scarsi, tuttavia ne ho posto in banco di buoni, acci V. S. Ecc.ma et il S.r Cremonino resti servito. Solliciter destramente per riscuotere anche il resto.
Mando una scatola con due docine di vetri da 3 quarte, datimi da M.o Antonio per buoni. Ho aggionto in un'altra scatola sette altri vetri di diverse lunghezze, che ho trovati nel mio studio, seben credo che non possine servire ad altro che a sbrigarsi da alcuna persona ignorante et importuna, che ne volesse per forza alcuno da lei.
Con questi saranno 4 copie d'un dissegnetto(705) di quella parte del Friuli che  ingombrata dalla guerra, et contiene i confini et tutte le fortificationi che son fatte al presente. Non ha scala, essendo fatto d'aviso, ma per  esquisitissimo, diligente, disegnato et intagliato ad istanza mia. Ho creduto che ella possi vederlo volentieri, e tanto pi che li confini son posti dalla virt et valor di D. Giovanni(706), il quale s come con la forza batte valorosamente l'inimico nella miglior maniera che concede la contrariet di tempi et difficolt de'siti, cos con la prudenza e desterit sua superando le difficolt et impedimenti frapposti da quelli che dimostrano poco zelo del servitio publico, si  sopra modo avanzato nel concetto d'ogn'uno et ha acquistata compitamente la gratia pubblica et di tutta la nobilt.
Mi sono capitate alcune rime del Marini, che mi paiono degne di lei; perci saran con queste lettere(707).
Il Germini mi raccommanda instantissimamente il ricapito delle alligate; per V. S. Ecc.ma mi far gratia procurarne la risposta et mandarmela, accusandomi la ricevuta.
Bagatella cresce molto in grandezza et bruttezza, et gioca sempre; ma Barbino  fatto uno de'belli et nobil cani che sia mai nato in Bologna. Parmi impossibile che questa Bagatella sia sua sorella, e ne intenderei volontieri il vero, perch, verificandosi il parentado, vorrei sperare che col tempo, se ben grande, potesse esser non brutta.
Non altro: a V. S. mi raccomando.

In V.a, a 8 Luglio 1617.

Io non ho chi mi scriva, se non quello che ha principiato queste mie, il qual  tanto inetto che maggior fatica faccio a detar che a scrivere, oltre che non  buono manco da far una suma n copiar un conto. Non so se cost si trovasse persona assidua et quieta per questo essercitio et servire alla camera, seben altri mi fanno quasi tutti li servitii. Il titolo  di cameriere; le spese a tinello, da servitore; il salario, di L. 14. Ma se vi fosse persona che fosse atta a tenir libri da conti, si pagherebbe anco tre scudi; et il tener i nostri libri se gli insegnerebbe presto.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.(708)



1262...

ASCANIO TURTORINI a GALLANZONE GALLANZONI [in Rimini].
[Rimini], 12 luglio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 37. - Autografa.

Sig.re Galanzone Amatiss.o

Hieri V. S. motivava il nobile pensiero del'Ecc.mo S.re Galileo sopra la mobilit della terra; ma non ne intesi le ragioni(709), che pure devono essere degne di sapersi, se me ne vorr favorire, come ne la prego. In tanto non le seppi d'improviso risponder altro che: Terra stat et in aeternum permanet, dice Chi non erra.
Se altrimenti fusse, che la terra non conservasse una perpetua quiete, ma si movesse circolarmente, struggerebbonsi le apparenze, rovinariano le moli, coprirebbesi d'acqua la parte discoperta, et sovvertirebbonsi molti ordini gi costabiliti della natura, cui piacque dare alla terra un corpo semplice et un solo moto naturale intrinseco, a basso et, come dicono le scole, ad medium. Ch, movendosi circolarmente, ella havrebbe due moti, uno naturale, l'altro violento, n so quale potesse figurarsi l'agente violento; oltrech tale moto non potrebbe essere perpetuo. Et se lo volessimo considerare preternaturale, bisognarebbe assegnarlo naturale a qualc'altro corpo; che non convenirebbe se non al cielo, cui solo  concesso il moto diurno, et non a gl'altri elementi, quali hanno il loro proprio moto naturale et retto.
Se lo stesso moto havesse circolare, in tale caso la terra et il cielo sarebbono sempre nel medesimo sito, et un aspetto del cielo guardarebbe la medesima parte della terra.
Se si dica che l'acqua si mova con lo stesso moto della terra et con la stessa velocit con essa terra, et cos anco gl'altri elementi, in ta[le] caso non si comprenderebbe il moto loro: et pure sensatamente proviamo il moto diurno del'aere sopra gl'altissimi monti, quali nondimeno vediamo immobili starsene et perpetui con la quieta terra.
Tra gli moti circolari, quanto pi l'inferiore  distante, da tanti pi moti viene mosso, come ci si fa manifesto in tutte le sfere; ch la prima, propinquissima a semplicissimo et immobile Ente, movesi d'unico moto, semplicissimo et regolato: che perci la terra, se circolarmente si movesse, dovrebbe moversi di pi moti, massime diurno et di quello che si fa nel zodiaco. Ma tale moto non si scorge nella terra, poich sempre le stelle fisse appariscono e tramontano dalla medesma parte del cielo; il che non succederebbe, se la si movesse di questi due moti.
Sperimentisi co 'l gittare un sasso in alto, che sempre cascher diametralmente nello stesso luogo donde fu lanciato; che se la terra si movesse con tanta velocit diurna, caderebbe molto lontano, come si prova nella nave quasi volante, che 'l sasso cade fuori d'essa nave. Et gi consideriamo che la terra di gran lunga si moveria pi veloce della nave, se havesse tale moto circolare.
Parmi havere visto un luogo d'Aristotile De causa motus animalium, che n anco tutti i Dei potrebbono movere tutta la terra, essendo necessario che ella sia in mezo et quiescente; perch, movendosi il cielo secondo li suoi principii naturali, et essendo necessario che ogni moto ritrovi onde s'acquieti, forza  che la terra sia, fuori della quale niun altro corpo quiescente sarebbe sofficiente al moto del cielo che si fa intorno al mezo et ha la sua quiete nel suo mezo: ch tutti acconsentono che la terra sia il mezo et il centro del'universo.
La natura del moto o  a medio o ad medium. Se la terra si movesse, ascenderebbe dal mezo, n pi sarebbe nel mezo, come pure tutti s'accordano. Et se si movesse intorno al mezo circolarmente, non si potria discernere il moto circolare del cielo, perch quello della terra parerebbe del cielo.
La verit dunque pare irrefragabile, che la terra sia immobilmente quieta, per la natura della sua gravezza, di moversi al basso, non ad alto; conciosiach ogni grave tenda al centro, che  un punto, et quel punto in mezo al firmamento, havendo natura tale da Saturno, pianeta di tutti pi freddo et secco; come Marte influisce al fuoco, caldo et secco; Mercurio domina l'aria, indifferente ad ogni dispositione, calda co'calidi, et fredda con le cose frigide; et la luna, l'acqua, che con la sua frigidit et humidit agge ne gl'altri elementi, che per in ventiquattro hore, per la grande affinit con la luna, si move ogni d quattro volte.
Volentieri vedr le ragioni [del] S.re Galileo, cui gi tanto m'affettionai pe 'l suo Sidereo Nonzio, sopra il quale feci anco alcune mie considerazioni, come suo discepolo, per impararne qualche cosa di pi dal suo elevato ingegno; et mi finger d'essere seco in trattandone con V. S., che s gli  familiare. Et le bacio la mano, ringraziandola della occasione apprestatami.

Di casa, li 12 Luglio 1617.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re Aff.mo
Ascanio Turtorini.



1263..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 21 luglio 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 68. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire la "replicata di cambio", che  anche presentemente allegata.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo
Ricevo le sue lettere, et le mando la replicata di cambio. La prima(710) fu mandata con un gran piego et due scatole per via del Ressidente(711); voglio creder che l'habbia ricevute.
Circa allo Stecchi, il S.r Zaccaria mio fratello parve che restasse adombrato dalla variet della sua vita, et non molto sodisfatto della lettera. Noi certo siamo in gran bisogno, et per attendere al terreno, et per Cadore in un carico di dispensa di vittuarie, al quale da principio fu applicato il Germini; et finalmente ho bisogno qui in Venetia di uno con nome di cameriero, ma che servisse e potesse accommodarsi a tenir conti, poich questo che hora mi serve  cos inetto che non posso pi sopportarlo, facendo io pi fatica a fargli scrivere che a scrivere di mio pugno. A questo non do pi che  14 il mese, e le spese a tinello come gl'altri servitori; se il soggetto che si trovasse valesse anco per servitio de'conti, potrebbesi arrivare alli 3 ducati il mese. Che sar fine di queste, pregandole dal Signor Dio felicit.

In V.a, a 21 Luglio 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
Gio. Fran. Sag.

Al dispensiero di Cadore diamo ducati 10 al mese, a tutte sue spese.
Al fattore per il terreno disegniamo dar le spese e 30 ducati all'anno, o cosa simile.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.

________________

Agl'8 di Lug.o 1617. In Ven.a

d.ti 100 a s. 80 e mezzo <... .

A uso, non avendo per la prima, pagate per questa seconda di cambio al S.r Galileo Galilei d.ti 100 a s. 80 e mezzo <... , cambiati con l'Ill.mo S. Gio. Franc. Sagredo del'Ecc.mo Procuratore(712), e ponete come per la di avviso. A Dio.

Amerigo, Piero Capponi.

Fuori: A'Mag.ci SS.ri Lucantonio, Ubertino et Esa Martellini.
In Firenze.



1264..

ANTONIO GIGGI a GALILEO in Firenze.
Milano, 26 luglio 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVI, n. 115. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.rone mio Oss.mo

Non  convenevole che V. S. voglia fare scusa della tardanza, dove l'errore  mio, che ardisco ai gravissimi negotii di V. S. aggiungere importuno travaglio di scrivere; e perci protesto a V. S. che mi sar di favore singolarissimo che col mezzo del P. F. Bonaventura(713), se occorrer, mi faccia avisato di quello forsi ricercar con mie lettere.
L'Ill.mo Sig. Card.e Borromeo ringratia V. S. della cortesia sua del volere mandare i suoi libri, e priega V. S. a non fare altro se non mandarci la nota di quanto sino al presente  stampato. Si trova nella libraria di S. S. Ill.ma la Difesa, le Considerationi(714), l'Historia e Dimostrazioni, Sydereus Nuncius. Potr dunque V. S. avisarci del resto, che si procurar da Milano.
Quando V. S. si risolvesse venire a godere la Lombardia, offerisco con vivo affetto la mia persona e casa; et il ricapito sar vicino alla libraria mirabile(715), dove si potr fare mirabile trattenimento. Tratanto V. S. si conservi con cura singolare, essendo la sua persona troppo utile e necessaria alle lettere. E per fine con vivo affetto le bacio le mani.

Di Mil.o, il 26 Luglio 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Humiliss.o
Ant.o Giggi.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.rone mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1265...

GALLANZONE GALLANZONI a [GALILEO in Firenze].
Rimini, 28 luglio 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 30. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re P.ron mio Oss.mo

Avanti ch'io partissi di Roma, lessi tutt'il libro(716) che V. S. mi don in Fiorenza, e l'amirai come soglio fare tutte le cose del Sig.re Galileo, e compatii grandemente questo vostro Sig.re Colombo, perch parmi che fra gl'homini di lettere egli sia sotterato. V. S. deve in conscienza restituirli quella picciola reputatione ch'haveva fra i professori, et  tenuta in quella guisa apunto ch' tenuto quello che divulga una impudicit d'una bella dama, che forsi per passione d'amore havr fatto un fallo.
Son pregato da un mio grand'amico, qual non gusta molto questo moto della terra, di rispondere all'obietioni che mando(717) a V. S., cio, come astronomo, se si potesse rispondere a questi dubbii, lasciando per la verit ch'habbi il suo loco, con tralasciare anco di rispondere a i passi della Scritura, parlando sempre come puro matematico. La prego avisarmi come salva la maggiore e minore paralasse del sole, o la maggiore o minore grandessa d'esso corpo solare. V. S. pigliar ogni commodit, havendomi a tratenermi ancora doi mesi nella patria, sperando a Novembre tornarmene a Roma, dove vorei essere bono pure una volta a servire V. S.; alla qua[le] per fine bascio le mani, con recordarmeli servitore di core.

Di Rimini, a'28 di Luglio 1617.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re di core
Gallanzone Gallanzoni.



1266..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 5 agosto 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 69. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Soleva esser tempo che io, vivendo a me stesso, erano tutti i miei negotii et occupationi volontarie; ma la lunghezza del conclave per l'elettione del presente Prencipe, adossata a mio padre che haveva la esclusione, ha in modo essacerbata la citt contro di noi, che per pura vendetta, subito dopo la morte di esso mio padre(718), fu mandato mio fratello Podest a Verona, dove per aggionta sostenendo anche il carico del Capitano mancato di vita, riposano hora sopra di me tutti li negotii nostri: onde ambedue restiamo, l'uno per li publici et l'altro per le private occupationi, angustiati in modo, che non habbiam tempo da respirare. Pensi mo'V. S. Ecc.ma qual sia il mio ramarico affaticar tanto, non essendo stimolato alla fatica dall'avaritia n dall'ambitione, ma solo da un estremo desiderio che tengo di sodisfare a mio fratello; et per ci ancora m'escusi se non solo diferisco, ma ancora manco molte volte di rispondere alle sue, o, rispondendole, havendo l'animo a mille negotii, e molti ancora travagliosi, non so quasi quello che io mi scriva.
Ho inteso il desiderio che ella haverebbe di poter mostrar alcun'opera di Spuntino(719) a S. Altezza: le mando perci tre chiavi et un anelletto per tenerne molte insieme, lavori che possono scorrere, ma non sono de'suoi diligenti da dovero. Mi far singolar gratia rimandarle, perch l'una serve all'armaro degli argenti, l'una alla mia camera, et la terza ad uno scrignetto. Ho havuto da costui altri lavori esquisitissimi, ma o con buone parole o con fraudi mi sono stati levati di mano. Lavora egli benissimo; ma sicome in questo pu haver e pari et superiori ancora, cos nell'inventione et nell'ingegno credo non habbia paragone tra le persone manuali(720). Come persona bassa ch'egli , ha nondimeno molti buoni termini civili et honorati, et  pi tosto liberale che avido, n mai con persone di conto l'ho udito patuire. Con tutto ci non  generale, thesoriero, governatore o altro personaggio, che sia stato in Palma, che non gli sia nimico per la sua lunghezza et infedelt nell'attendere quanto promette di lavorare. Credo che certamente egli sia in Palma ancora, dove, oltre le molte provisioni che tira come bombardiero, armarolo et horologiaro publico, riceve molte paghe di lavoranti et figliuoli, et sente grandissimo utile nel lavoro di tutte le ferramente per uso della fortezza, et nella presente guerra nel vendere et acconciar armi d'ogni sorta, non affaticando in altro che in comandare a'suoi lavoranti et bever un secchio al giorno del miglior vino che produca il Friuli. Egli si trova diffinitivamente sbandito dalla mia gratia per la sua ingratitudine, perch, havendo ricevuto da me, oltre gl'altri benefitii, buona parte delle sudette provisioni, un imprestito di 1200 ducati per due anni gratis, con li quali ha fabricato una casa che affitta ducati 120 all'anno, e la sua liberatione assoluta dalla giustitia di delitto grave, che fu, a caso pensato, di haver assalito con un gran martello il capo delli bombardieri presso un corpo di guardia et haver offeso quelli che lo ritenero; all'incontro mi ha tenuto tre anni a fornirmi fuor di tempo alcune serraturine che gl'ordinai, sicch, scacciatolo dalla mia presenza, non ho pi voluto sapere alcuna cosa di lui. Si trova qui in Venetia un lavorante allevato nella sua bottega, che  ingegnoso assai et lavora chiave di ugual bellezza a queste. Egli ancora nella lunghezza rassomiglia a Spuntino, et  meco in contumatia per la stessa cagione. Hora lavora in casa di un mercante Fiamengo, mio compare, che lo spesa con la moglie, et lo paga, per quanto intendo, generosamente.
Subito ricevute l'ultime lettere di V. S., ho presa informatione da diversi gentil'huomini che si dilettano di frutti d'estraordinaria belezza; et ho finalmente inteso che il Cl.mo S.r Andrea Moresini, nipote del generale Lando, si trovava delli nospersici descritti da lei, et in Pregadi mi sono aboccato seco. M'ha detto che n'haveva due piante grandi et belissime, che quest'anno han fatto quantit di fiori molto per tempo, ma sopravenuto un freddo grande, non solo siano caduti i fiori, ma una sia totalmente morta, et l'altra, mal viva, habbia gettato dal piede, offerendomi tutto quello che a suo tempo se ne possa trare per servire a V. S. M'ha detto, il frutto essere con osso di persico, gialo affatto, perfettamente tondo come il pomo, senza pello, di mirabil gusto et odore, di grandezza di una picciola naranza, et dal suo giardiniere essere chiamato alberges, che credo sia parola spagnola corotta, et mi d inditio che sia pianta di Spagna, di dove forse potrebbesi havere ci che si desidera. In Soria certamente non v' alcun frutto buono, fuor che il pistacchio, la musa, che non mi piace, et il dattolo, che ivi maturisce malamente.
Ho scritto, quando mi trovavo in quelle parti, alli fratelli di M. Rocco Berlinzone(721) nell'Indie, acci mi mandassero semi di fiori o altre piante che non sono in Italia; ma da loro non ho havuto altro che ciancie et promesse. Pu esser V. S. certissima che sento infinito dispiacere non poterla servire, et per rispetto ancora del soggetto cos grande(722) che li desidera. Non abbandoner la pratica, et se in queste parti si trover cosa degna, spero conseguirla. Et per fine le prego dal Signore Dio felicit.

In V.a, a 5 Agosto 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re Sig.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Con un fagotino con tre chiavi.
Firenze.



1267..

FABIO COLONNA a [GALILEO in Firenze].
Napoli, 10 agosto 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 31. - Autografafa.

Molto Ill.e Sig.r mio sempre Oss.mo

 obligo de'Lincei di augurar felice anniversario alli S.ri compagni nel mese di Agosto; et perch io desidero osservar, in quanto posso, l'institutione, con questa ho voluto far il mio debito con V. S., con pregar Nostro Signore le conceda a V. S. altri cento di questi anniversarii felicissimi, per beneficio de V. S. et de'virtuosi, che aspettano le sue osservationi dottissime.
Il S.r Stelliola nostro ha cominciato a stampar sopra il telescopio(723), et ne mander il foglio a V. S., acci l'avisi delli mancamenti, come a maestro, et che lo favorisca poi nelle altre occasioni, come ne scrive a V. S. Et io intanto le basio le mani, accertandola che le vivo affettionatissimo, con sempre lodar la sua gran virt; et finendo, le resto servitore, con pregar N. S. per la sua salute et lunga vita.

Di Napoli, li 10 de Agosto 1617.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma

Vi sono in Firenza alcuni Sig.ri Lincei, come intesi; ma non ricordandomi i lor nomi, non scrivo: V. S. me scusi, et facci, per farme gratia, l'ufficio da mia parte.





Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.



1268..

ORSO D'ELCI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 10 agosto 1617.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4945 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Ho letto tutto il discorso che mi fa il S.r Galilei(724), con quel pi che mi dice V. S. in attestazione del suo merito e dell'esperienza ch'ella dice haver visto di tutto quel ch'egli propone; e bastandomi sapere che V. S. resti capace delle ragioni del sudetto Sig.r Galilei, mi sforzer tanto pi di persuadere al S.r Duca di Lerma ch'egli sia chiamato qua con l'aiuto di costa che il S.r Galilei m'accenna: e V. S. l'assicuri che lo servir, per il suo merito e per comandarmelo V. S. medesima, con tutto il poter mio. Ma non gli posso gi risponder hora, perch non ho tempo, facendomi avvisato il Segretario Arostigui che il corriere partir questa mattina inanzi desinare....



1269...

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Fabriano, 11 agosto 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 33. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Di Acquasparta scrissi un'altra mia(725) a V. S., di dove fui necessitato partire e tornar qui in Fabriano con occasione delle nozze d'una mia sorella, e penso di trattenermici per tutto Ottobre: per qui intanto, occorrendole, potr comandarmi.
Scrissi in detta mia a V. S. l'osservationi fatte in cielo col telescopio del S.r Principe, quale riesce assai buono; et perch dopo osservai anco Saturno, lo vidi ovato: non so poi se ci procede dall'imperfettione dell'occhiale, opure cos apparisce anco a V. S., che desiderarei saperlo. Et in simil forma apunto me lo mostra anco hora qui un occhialaccio che mi trovo: per mi far gratia dirmene sopra questa apparenza qualche particolare, et se altro ha di nuovo, e come si trovi di sanit, giach  un pezzo che non tengo avviso alcuno di V. S.; et mi dir se ha ricevuti quei miei epitalamii(726), fatti in occasione delle nozze del S.r Principe, che di Roma ordinai gli fussero mandati. N occorrendomi altro, se non pregarla che mi comandi, le bacio per fine le mani, augurandole dal Cielo ogni bramato contento.

Di Fabriano, li 11 di Agosto 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Perugia per Fiorenza.



1270..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 12 agosto 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi. B.a LXXXVIII, n. 70. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Per servire ad un amico mio fui malevadore di circa 400 ducati di un cambio; ma perch non volli in tutto mettermi a rischio di pagarlo, accettai l'offerta fattami da lui di un deposito di 4 Stagioni dell'anno del Bassan vecchio(727), apprecciate da lui mezo migliaio di ducati. Dopo qualche tempo ho fatta instanza per l'estintione di detto cambio, et hebbi licenza di procurar la vendita di dette Stagioni, come ho fatto col mezo del S.r Girolamo Bassano, figliuolo dell'auttore di esse, il quale ha negotiato con un mercante Dalla Nave(728), accordato il prezzo, con consenso del padrone, in quattrocento scudi. Volendosi levar li quadri, io non acconsentii senza la parola di detto mercante, il quale mi promise senza alcuna eccettione, passato un mese, contarmi scudi 400. Hor, passato il mese, quando credeva rimborsarmi del denaro per estinguer il cambio,  venuto a trovarmi il Bassano, dicendomi essere stati comprati li quadri dal detto Dalla Nave per commissione di cotesto Ill.mo Cardinale(729), et gionti quelli a Firenze, essere stati giudicati copie, et perci dover esser rimandati, non prestandosi fede all'attestatione fatta dalli figliuoli del Bassan vecchio, che detti quadri siano di propria mano del padre, come verissimamente sono. Di ci ho presa infinita meraviglia, non potendo persuadermi che huomo vivente possi conoscerli meglio delli proprii figliuoli, delli quali uno anco  testimone di veduta mentre il padre li dipingeva: onde ho pensato che qui sotto possi esser qualche fraude o avantaggio dell'istesso mercante, per detrar per aventura alcuna cosa del prezzo stabilito. Io qui dentro non ho altro interesse che per la piezaria fatta, della quale o per una o per l'altra via assicuratami, poco m'importa che sia accresciuto o diminuito il prezzo. Solo mi spiacerebbe che, ritornando i quadri con titolo di copie, convenisse restar scoperto di molto, non sapendo in qual altra maniera assicurarmi, overo per forza di giustitia astringer il mercante all'esborso promesso; poich quanto alli quadri io non ho contrattato seco alcuna cosa, ma solo presa et accettata la parola per il denaro predetto, et concessogli il poter levare i quadri, senza nessun patto di ripigliarli. Ma li pittori Bassani danno all'arma, che non sia creduto ad una loro fede sottoscritta con giuramento, di cosa che, per cos dire, niuno del mondo pu sapere meglio di loro. Ma perch in questo caso parmi non esser bene che io venga a nessuna rissolutione senza esser informato se veramente li quadri siano stati condotti cost, et se per ordine dell'Ill.mo Cardinale predetto o di altri, la prego favorirmi di prendere, con la solita sua destrezza, particolar informatione, sich io sappia non solo se la difficolt sia vera et non imaginata, ma ancora il vero prezzo che si sia scritto cost haverli pagati, dubbitando che vi sia qualche artifitio a pregiuditio del padrone di essi o del compratore.
Scrivo queste in Pregadi in molta fretta, n so dove habbia la testa, per haver mille che mi stanno atorno. Mi raccordo di quanto mi ha comandato, et al ritorno del S.r Antonio Longo et del S.r Giovanni Cornaro, ambedue che molto si dilettano di giardini, sapr scriver a V. S. Ecc.ma ci che si possa prometter in queste parti(730).
Se il cameriero ha le condittioni altre volte scritte, mi sar carissimo. Et le baccio la mano.

In V.a, a 12 Ag.o 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
Gio. Fran. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Gal.o Galilei.
Firenze.



1271..

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 16 agosto 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 17. - Autografa.

Car.mo et Honor.do S.r Fratello,

Io risposi a una vostra scrittami in materia de l'occhiale ridotto a altra perfetione: ne senti'gusto particolare, et pensando me ne potessi mandar uno per S. A., lo stavo aspetando con desiderio; ma non essendo conparso altro, m'inmagino sia cosa non comune, e per mi quieto, credendo che quando sia cosa da participarne altri, ne sia per toccare uno ancor a me.
La mia Clara si trova gravida, et dover partorire circa mezzo Novembre. Desidereremmo ci volessi inpetrar gratia cost dal Ser.mo G. D. o vero Ser.ma Arciduchessa, secondo a quello mander il Signore, di fare dessino ordine fussi la creatura tenuta a battesimo in nome delle loro Altezze; et spero, se vorrete solamente spenderci una minima parola, seguir sicuramente, sendo cosa quasi inlecita il ricusarla. Per vi prego a far questo piacere alla Clara e a me; et non potendo seguire, almeno avvisatemelo, acci si provegga da altra banda.
Il S.r Giovanni Sini vi sborser 4 scudi: vi prego vogliate comprarmi 4 grosse di coteste corde di Firenze, per mio bisogno et de'mia scolari. Io do il fastidio a voi, perch conprerete de le migliori, e un altro forse non ci averia n cura n inteligenza. Il S.r Sini di Norinbergo me ne fece vinire una grossa, e non mi son riuscite cattive, e per  animo di prevalermene spesso, e a voi dar la briga di comprarmele; et vi prego per qualche sicuro mezzo inviarmi quanto prima sia possibile queste 4 grosse.
Star aspettando con desiderio avviso del negotio, et d'intendere del vostro buon essere con tutti di casa. Altro non so che dirvi: noi qui, per la Dio gratia, stiamo tutti bene, et di cuore vi ci raccomandiamo, pregandovi a salutar le monache(731) da parte mia, madre e sorella e tutti; et cos il Signore, vi conceda ogni bene.

Di Monaco, li 16 d'Agosto 1617.
Di V. S
Aff.mo Fratello
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1272..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 22 agosto 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 13. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Sono da quattro mesi che non ho lettere di V. S., e solo dubito d'intercettioni, e tanto pi che io le ho scritto pi volte, et anco il S.r Stelluti(732), in questo tempo, n intendiamo cosa alcuna; onde ne sto con travaglio desiderosissimo. V. S. mi levi di esso quanto prima.
Di me non posso darli altra nuova, se non che, assente da Roma, non son n anco libero da molestissimi affari che di l mi corrono a ritrovare: pur mi riesce ricrearmi talvolta con le naturali contemplationi. Mi creda che il non haver di lei nova mi tiene in fastidio grande, essendo privo della consolation che ricevo intendendo di lei, alla quale devo tanto. L'aspetto ogn'ordinario; e pregandole da N. S. Dio ogni bene e quest'anno(733) felicissimo a'suoi studii e pieno d'ogni contentezza, a V. S. di tutto core bacio le mani.

Di Acquasparta, li 22 Agosto 1617.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Lin.o P.



1273...

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 agosto 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 35. - Autografa.

Molt'Ill. Sig.re et Padron mio Oss.mo

Vengo con questa a compire con V. S. il debito mio di congratulatione dell'anniversario dell'institutione academica nostra, con augurare a V. S. sanit, prosperit et progresso nelli suoi studii heroichi et incremento felicissimo all'Academia nostra, per la quale il Prencipe nostro non  manco solecito che per li proprii negotii domestichi, nelli quali per hora si trova molto immerso.
Il Sig.r Stelliola nostro ha principiato a stampare il suo Telescopio(734), del quale ho gi visto il primo foglio: lo stampa a Napoli, et presto sar finito. Altro non mi occorre a dire a V. S., se non che mi gli offero prontissimo servidore et bramo molto d'esser favorito de i suoi commandamenti.

Di Roma, alli 26 d'Agosto 1617.
Di V. S. molt'Ill.
Divotiss. Se.
Giova. Fabro Lynceo.

Fuori: Al molt'Ill. Sig.r et Padron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Lynceo.
Fiorenza.



1274..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 26 agosto 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 71. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

L'occupationi mie non mi permettono ogni settimana rispondere alle lettere di V. S. Ecc.ma, la quale per ci prego escusarmi.
Procurer intender dove siano le cappe, spugne et altro, per metter nelle grotte(735) che ella mi scrive; ma, per dir il vero, poca speranza tengo di poterla servire, perch in Genova et a S. Pietro d'Arena ho vedute cose cos degne, delle quali m'immagino che cost chi le desidera ne habbia copia grande, che qui in Venetia non credo che si trovi cosa comparabile. Pur veder.
Parimente de'frutti, oltre quanto le ne scrissi, ho inteso un gentil'huomo, amico mio, havere persichi con mandole buone come le ambrosine. Egli  fuori; come ritorni, intender se la relatione datami sia vera, et ne avisar V. S. Ecc.ma
De semenze de cauli fiori procurer haverne dal fratello del consule di Cipro, et le mander la ventura settimana. Quanto a quelle di poponi di Damasco, stimo che non se ne trovi certo, perch mai l'udii nominare non solo qui, ma n anco in Soria, dove non sono meloni se non sgratiatissimi, et li migliori son portati di Emit tanto maturi, che si aprono et mangiano con cucchiari; et sono di quella sorte che qui in Venetia chiamiamo meloni da inverno, lunghetti et lissi come le zuche, alquanto giali, della quale specie intendo ritrovarsene a Bologna, e per consequenza credo anco cost.
L'eminenza della persona(736) per la quale V. S. Ecc.ma desidera queste cose  tale, che gran fortuna stimerei poterla servire, conoscendo in quanta stima s'habbia a tenere et come le sia debbita ogni servit. Nondimeno io, per li miei rispetti, convengo in queste cose affatticarmi pi acci resti quella servita et V. S. sodisfatta, che per acquistarmi per conto mio alcun merito; onde non intendo che debba mai esser nominata la mia persona, cos ricchiedendo l'osservanza delli neccessarii et ottimi ordini della Republica, che molto importano et devono sopra tutte le cose esser radicati nell'animo et nel cuore de'suoi buoni cittadini. Comandi per V. S. Ecc.ma in tutto quello che mi conosca buono, ch il desiderio che ho di servir lei, et sapendo che il mio servitio possi riuscire di gusto a chi prima d'ogn'altro ella desidera servire, far sempre quel pi che sar in poter mio, acci dagli effetti conosca la sincerit et grandezza dell'amor mio verso lei.
Quanto alli quadri(737), m' stato caro l'aviso havuto da lei. Io vorr che il S.r Bortolo Dalla Nave mi attendi la parola delli 400 scudi promessomi senza nessuna eccettione, et lasciar poi ch'egli faccia lite con chi gli ha venduti essi quadri. Ben convengo maravigliarmi dell'ignoranza e temerit di cotesti pittori, che ardiscano negare ad un Principe, quelli non essere di propria mano del Bassan vecchio, riputando per spergiuri li proprii figliuoli dell'autore, ambi pittori di conto, et per ignoranti tutti li proffessori di pittura di questa citt, col consiglio de'quali, ambasciatori de Principi, diversi personaggi et altri mercanti intendentissimi, Fiamenghi, Francesi et Venetiani, hanno pi volte tentato di comprarli, trattando sempre dalli 300 scudi in su: cosa che non potrebbe seguire quando s'havesse havuto minimo scropulo che fossero copie, ben sapendosi che, come tali, non possono valere pi di cento scudi. Io non dimeno di ci non tengo per mio interesse alcun pensiero, poich li quadri non sono miei, n mai furono miei: ben mi sono stati assegnati per sicurt di un cambio, del quale ne fui et ne sono sin hoggi malevadore; e tenendo assoluta parola di ricever alla fine del presente dal S.r Bortolo Dalla Nave scudi 400, senza condittione imaginabile o mentione alcuna di mercato de'quadri, ma solo per ottenere licenza da me di levarli, mi persuado che, nascendo in questo negocio quante controversie et liti si possano immaginare, meco egli non possi ritrattar la sua parola: il che mi basta quanto all'interesse mio, lasciando che gli altri si scapriccino a lor modo.
Hebbi le chiavi(738): et per fine a V. S. Ecc.ma affettuosamente mi raccomando.

Di Venetia, a 26 Agosto 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1275..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 9 settembre 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 72. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Mando un poco di semenze di caulifiori, che ho havuto dal fratello del console di Cipro, le quali non sono di quest'anno, perch non ne son venute. Mi afferma per, haverne gi pochi giorni seminate, et esser nasciute. Non posso esser pi lungo: et li baccio la mano.

Di V.a, a 9 Sette. 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Con un sachetto bolato.
Firenze.



1276.

ANNIBALE GUIDUCCI a GALILEO in Firenze.
Civitavecchia, 11 settembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 15. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Con la presente li far reverenza, ricordandomeli servitore, dandoli nova come venerd partimmo di Livorno per il viaggio destinato con le quatro galere, et il sabato havemmo un cattivissimo tempo con mare grandissimo, in modo dette fastidio a tutti li marinari vechi di galera, et in particulare al Padre Don Benedetto(739), quale la saluta, havendomi cos lui imposto; et l'alter in modo, che li dette la febre, quale li ha durato dua giorni con qualche travaglio pi che ordinario: et per il mare grosso, che continuamente ha durato, non  uscito ancora ad alto, se bene  stato consigliato a rimanere in Civitavechia, ma non ha voluto acconsentire, sendo disposto volere servire S. A. in tutti modi. Li d nova che il S.r Capitano Tomaso Inghirami, nipote del S.r Amiraglio, intende benissimo il modo di adoperare il segreto(740); et in caso, che Dio non voglia, che il Padre Don Benedetto non potessi, satisfar il detto S.r Capitano, et  con molta satisfatione del S.r Amiraglio. Credo che non har male, essendoli allegerita la febre, in modo che, se non fusse un pocho di travaglio di mare, sarebbe rimasto del tutto libero. Lui saluta assai V. S. et tutti li sua amici. Altro non ha che dirli, et io vorrei poterla servire in qualche cosa, se bene  troppo rispettoso; et a lei per fine, ricordandomeli servitore, li bacio le mani, pregandoli dal Signore Dio quanto desidera.

Di Civitavechia, per poche hore, il d 11 di Settembre 1617.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Fra Anibale Guiducci.

Dice il Padre Don Benedetto che la facci sapere al'Abate la sua indispositione et che li faccino oratione.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1277..

ORSO D'ELCI a [FRANCESCO DI SANDOVAL, Duca di Lerma, in Madrid].
Madrid, 11 settembre 1617.

Arch. generale delle Indie in Siviglia. Estante 140, cajon 3, legajo 9, intitolato: "Indiferente general. Reales Decretos. Aos de 1511  1617".

Exc.mo Seor,

Galileo Galilei, natural de Florencia y Mathematico famoso en toda Italia, dize que en sus especulaciones y largos estudios ha hallado como poder graduar la longitud para el beneficio de la navegacion de las Indias, cosa muy necessaria y hasta ora no inventada.
Promete que brevemente y con facilidad har capazes los pilotos y marineros del uso de un istrumento que ha inventado para esso; y en premio de sus trabajos se contenta de la merced que su Magestad ha declarado para otros.
Solamente pide que se le de y seale como poder venir a Espaa y entertenerse a si y a los oficiales que fueren necessarios para esso, y hazer los gastos que pidieren los instrumentos d'esta invencion. Para todo lo qual y para su buelta a Italia y de sus oficiales se contentar con tres mil escudos, y para que este subsidio y merced no sea de balde, ofrece de presentar luego enllegando a los pies de su Magestad otra invencion para las galeras y armadas del Mediterraneo, es a saber unos antojos hechos de tal forma y figura, que sin embargo del movimiento y trepidacion de la galera se podrn descubrir los baxeles del enemigo diez vezes mas des lexos que con la vista ordinaria y natural, de suerte que los nuestros se pueden prevenir anticipadamente a las armas o a salvarse conforme a la occasion; el qual instrumento y antojos ya se ha provado en las galeras del Gran Duque mi Seor, y ha salido bien y se tiene secreto.
Vea V. E. si su Magestad gusta de que se haga prueva de invencion tan importante, come lo es el asegurar la navegacion del Oceano, que el Gran Duque dar licencia al dicho Matematico de venir a Espaa y llegarse a Lisboa o Sevilla, como su Magestad mandare, y da parte del Matematico se darn todas la satisfaciones que el dinero que se le diere ser empleado para este efecto. Nuestro Seor me guarde la vida y salud de V. E., lo que desseo.

En casa, a 11 de Setiembre 1617.
Ex.mo Senor,
Besa a V. E. las manos su mas devoto servidor
El Conde Delchi.



1278.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Civitavecchia, 18 settembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 37. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio,

Essendomi cessata la febre, e ridotta in buon termine la gamba, ho giudicato bene imbarcarmi di nuovo, per servire, sin che haver forza, ai nostri Ser.mi Padroni. E veramente sopra questi vascelli non mancar altro che l'uso dell'occhiale; non parlo tanto dell'invenzione mirabile di V. S., quanto dell'ordinaria maniera di maneggiare questo strumento, il quale  trattato peggio che un bellissimo cavallo dai gondolieri di Venezia. Ma se Dio benedetto mi concede ritorno, come spero, proporr a V. S. et a S. A. S. alcuni particolari, facilissimi a esser essequiti e senza spesa, i quali saranno di grandissima conseguenza. In tanto lei si conservi, e mi raccomandi al Padre Abbate e Padri di Badia, dandoli nova che siamo trattenuti da cattivi tempi in Civitavecchia.

Il 18 di 7mbre 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Ben.tto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A.
Firenze.
Alla Corte(741).



1279..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Fabriano, 29 settembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 18. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Con questa vengo a significare a V. S. la ricevuta di due sue lettere in un istesso tempo, cio una de li 17 di Luglio, che m' stata mandata di Roma, et l'altra de li 28 di Agosto; che l'una et l'altra mi  stata gratissima, accennandomi in esse la ricevuta delli epitalamii(742) et l'osservatione dell'apparenza di Saturno, che mi pare stravagantissima. Mi piace poi sommamente che la villa presa(743) sia di sua sodisfatione et che gli conferisca assai per la sanit, conoscendo fin hora il benefizio di quell'aria, della quale sappia homai servirsene, fuggendo quelle lunghe vigilie notturne, che a me sar sempre caro sentire buone nove della sua salute e che mi comandi, ch sar sempre prontissimo.
Il Sig.r Principe sta hora parimente bene, et se  vero (come mi s'accenna) che la Sig.ra Principessa sia gravida, forse non ritornar altrimente a Roma al Novembre, come disegnava di fare; et a me piace, sapendo con quanto gusto dimora in quel luogo per le comodit et per la quiete, tanto da lui desiderata. Con che, non altro occorrendomi, bacio a V. S. affettuosamente le mani.

Di Fabriano, li 29 di Settembre 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser. Aff.mo
Franc. Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Perugia per Fiorenza.



1280.
GIROLAMO MAGAGNATI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 30 settembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 17. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. Ecc.ma delli 12 del passato segue lo stile de'favori ch'ella mi fa scrivendomi, i quali lenti se ne vengono com'ella tardi  arrivata, essendomi stata portata a casa, n si sa da chi, solamente l'altr'ieri, che fu a'28 del corrente.
Il sentirmi vivo nella benigna memoria del Ser.mo Gran Duca m'ha tutto consolato, e il giudicarmi S. A. Ser.ma abile a farle alcuna servit nel pensiero della grotta che dissegna fabricare, mi rende ansioso di saper qualche particularit del suo gusto per incontrarlo. Mi sar caro anco intender se la machina ha da esser molto grande, se in luogo chiuso o allo scoperto, et appresso se saran di buon proposito vaghezze e stravaganze di poca spesa o pur materie di prezzo, ch'io poi con questa instruzzione m'adoprer con ogni studio per ben servire il mio Signore.
Le delizie del poggetto(744) di V. S. m'han mosso una disonesta invidia et un gran prurito di venirmene a lussureggiarle, tutto ch'io abiti nello stesso casino sopra il Canal Grande, dove con gli amici ne sto godendo la vista, e, con la carit da lei imparata, bevendo per que'barcaroli che vanno in su e in gi, sacrificando spesso tazze ben piene di buon liquore(745) freddo e spumante alla salute di V. S., che per, Dio grazia, si va avanzando nella sanit con mia somma allegrezza.
I miei studii, come esercitii del mio ozio, son pochi, e la mia Musa, accortasi che  una cialtrona dopo la modestissima correzzione fattale dal benigno silenzio del Principe Cardinale, se ne sta tutta vergognosa con la piva nel sacco, sbadigliando(746), a poltrire sonnacchiosa in un cantone, e non che co're di Roma(747), ma n anco co'facchini di dogana osa pi domesticarsi. Esalt solo, alcuni mesi sono, con la modestia usatale, anco la virt cortesissima dell'Ecc.mo S.r Don Giovanni(748) con un sonetto, che non lo invio a V. S. per esser egli una bestia, e con la coda ben lunga. Stamper fra pochi giorni un volume di lettere: e perch la vera via d'immortalarsi  il trattar con uomini celebri, scrivo l'occlusa al S.r Gio. Batta Strozzi, ambizioso di farmeli servitor di qualche effetto, come gli son di molta divozione; il che spero che otterr col grazioso lenocinio di V. S., come puttanissimamente ne la prego. Baci caramente le mani al S.r Ottavio Rinuccini, se  in Firenze, e mi conservi l'amor suo.

Di Ven.a, a'30 di 7mbre 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.m.o Ser. di tutto cuore
Gir.mo Magagnati.



1281...

G1OVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 20 ottobre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 19-20. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Mi furono rese le gratiosissime lettere di V. S. Ecc.ma in villa, dove mi sono trattenuto a piacere le due prime settimane di questo mese, accompagnato dalla guardiana del mio casino; et intesa l'offerta cortese fattami da lei del brachetto, ancorch io non volessi dar a V. S. Ecc.ma altro disturbo, mi sforz nondimeno colei a prometterle di scrivere per haverlo. Ma tra tanto  accaduto che, infastidito io dalla sua ingordigia in tutte le cose insoportabile, mi sia liberato da lei, havendola immediate(749) fatta sgombrare con tutte le robbe dal casino, rinonciato subito al nostro S.r Dottor Cavalli per levar a costei la speranza di ritornare. Hor in questa transmigratione ho perduto, con questa grande et voracissima, tutte l'altre bestie, et in particolare Barbino(750), belissimo et gentilissimo, che mi ha doluto pi d'ogn'altra cosa: onde, per passar martello, mi sono rissoluto accettare, sicome faccio, la cortese oblatione fattami da lei della brachetta o brachetto, quando per si possa ottenerlo con gusto compito di lei et del padrone ancora, ch altrimente non mi sarebbe grato. Haver caro che abbia acconcio il muso, conforme l'abuso comune, et ne rester molto obligato a V. S. Ecc.ma
La licenza che ho dato alla sudetta bestiaccia  stata con ferma intentione di non addossarmi pi cos gran caric[a] come quella che ho sostenuta fin hora, non tanto per la spesa, che certo trappassava 500 scudi all'anno, quanto per l'intrico et servit di custodirla et guardarla, perch, essendo giovanetta et di esquisita bellezza, ho convenuto invigilar con mille insolite et sottilissime cautelle perch non fosse da altri goduta a spese mie; il che essendomi, per quanto ho potuto sapere, assai bene riuscito per quattro anni continui, et essendomi di gi passati li furori et lo stimolo, voglio godermi della quiete et con picciolo interesse sodisfar al bisogno della natura, che certo  pochissimo: di che tanto pi me n'assicuro, quanto che in questa transmigratione non ho sentito patir punto il mio animo, et conosciuto chiaramente esser maggiore l'amore che io porto a me stesso di quello che portavo a lei, ancorch stimata da me esquisitamente bella. Per questo accidente mi  cessata parte considerabile delle mie occupationi, perch seben veramente io non havevo molto gusto della sua conversatione se non al tempo del mio bisogno, tuttavia non passava giorno che io non convenissi lasciarmi vedere, per mantenerla in fede et secondare il suo gusto, per quanto estrinsecamente dimostrava. Teneva ella occupati sempre li miei servitori, et mi era di tal impedimento, che certo parmi haver fatto s grande acquisto col liberarmi da lei, che con ragione parmi doverne discorrer tutti questi particolari con V. S. Ecc.ma per darli parte di una grande mia felicit, che so doverle riuscir molto cara per amor mio. Ben le confesso havere in ci sentita una sola mortificatione, simile a quella che hebbi il giorno che feci testamento, nel quale mi commossi parlando di quello che doveva essequirsi doppo la mia morte; perch, considerando esser venuto in questa deliberatione per mancamento di stimolo, con fermo pensiero che questa sia l'ultima prattica di simil natura, mi sono in un medesimo tempo aveduto gi esser fatto vecchio et, per dir cos, morto alli piaceri giovanili. Se a questo male si potesse con l'ingegno provedere, io ricorrerei a V. S. Ecc.ma, come a quella che vale in tutto quello che si pu valere, et non, come ella mi scrive, solo in trovar servitori et cani; ma conoscendo il male incurabile, convengo accommodarmi alla necessit, et non potendo godere de'piaceri giovanili, goder i commodi proprii de'vecchi, i quali anch'essi hanno certi particolar gusti.
Mi rallegro in estremo della nuova servit contratta con l'Ecc.mo Prencipe D. Lorenzo(751), che, come intendo d'altra parte, essendo di indole grande, potr far grand'honore a V. S. Ecc.ma et giovarli molto, conoscendo la grandezza della sua virt. Mi rallegro ancora del possesso havuto di cotesta villa di Bellosguardo, nella quale spero che ella attender, come dice il Savio, a vivere et laetari: hoc est enim donum Dei.
Il Germini mi  raccommandatissimo et per suo proprio merito et per quello che V. S. mi commanda, et in tutte le cose che convenientemente si potr, rester sempre sodisfa[tto.]
Ho havute alcune mandole che maturano al tempo de'perseghi: come mandole son buone, ma come persighi non vagliono(752) se non per curiosit, havendo un non so che di garbetto et di color rosso di dentro. Se cost non fossero cose ordinarie, le ne manderei fin una docina da piantare, et al tempo dell'inestare manderei qualche calmella che intendo riuscire, mestata sopra mandolari et perseghi. Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In Ven.a, a 20 Ottobre 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1282..

GIROLAMO MAGAGNATI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 4 novembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 93. -

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo

Scrissi molte settimane sono a V. S. Ecc.ma(753), e le inviai una lettera diretta al S.r Gio. Batta Strozzi, pregandola che si degnasse ricapitarla(754), n ho sentito nova alcuna che m'habbia fatto questa grazia; n meno ho sentito alcun particolare del gusto di S. A. Ser.ma circa la grotta, della qual, come havr inteso, hebbi tardissimo la lettera che mi significava il servizio, o per dir meglio la servit, che volontieri e di buon cuore le havrei prestato, quando del bisogno io n'havessi havuto pi chiara notizia, come ne la pregai. Ora vivo con gran desiderio di saper se ha data la lettera al S.r Strozzi(755), del che di cuore la supplico avisarmi, come d'ogni altra cosa in ch'io potessi valere per servir il Ser.mo Padrone et insieme V. S. Ecc.ma, la grazia di cui temo havere smarrita per l'ostinatissimo e lunghissimo suo silenzio.
Prego Dio nostro Signore che le conceda ogni prosperit, e che mi mantenga l'amor suo e me ne dia segno con qualche suo comandamento, et affettuosamente le bacio le mani, come anco fa l'Ecc.mo S.r compare Ferrari.(756)

Di Vin.a, a'4 di 9mbre 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.r di vivo cuore
Gir.mo Magagnati.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r, S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1283..

FRANCESCO DI SANDOVAL, Duca di Lerma,
al Presidente del Consiglio delle Indie [in Siviglia].
Pardo, 6 novembre 1617.

Arch. generale delle Indie in Siviglia. Estante 140, cajon 3, legajo 9, intitolato; "Indiferente general. Reales Decretos. Aos de 1511  1617."

Su Magestad a visto el papel yncluso del Embaxador de Florencia(757). Prometiendo que har benir de quel Estado a un Mathematico famoso que ha benido a alcanar como poder graduar la longitud para el beneficio de la navigacion de las Yndias y asigurar la del Mar Oceano, y me a mandado embiarle a V. S., para que se vea en la Junta de Guerra de Yndias y que se le consulte lo que pareciere(758). Dios guarde a V. S.

En el Pardo, a 6 de Noviembre 1617.
Sr Presidente de Yndias.
El Duque.



1284...

TOBIA ADAMI a GALILEO in Firenze.
Trebsen(759), 10 novembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 39. - Autografa.

S. P. D.

Annus fere est, Clarissime Galilaee, cum literas ad te Norimberga dabam(760), quas et per mercatores nostrates Pisanos redditas tibi esse nullus dubito. Desideravi summopere ut ne filum amicitiae nostrae, quod tanta cum voluptate mea Florentiae tecum et cum P. Benedicto de Castellis nere incepi ego et Dominus Rudolphus de Bina, qui tunc mecum aderat, per locorum et temporis intercapedinem disrumperetur. Non ignoro gravioribus longe negociis te distineri, quam ut ad talia et ultramontana advertere tibi quidem semper liceat: scio tamen et hoc, te horulam (quam saepe tibi, dum praesens aderam, suffuratus sum) amicis aliquando dare posse, si velis. Quapropter denuo rogo, Excellentissime Vir, per sanctum amicitiae nomen, ut hanc communicationem, nobis tam desiderabilem, tua ex parte intermittere ne dedigneris, et de observationibus vestris coelestibus ac disquisitionibus philosophicis, si quae intercurrunt, interdum nos reddere certiores; quod si feceris, fortassis fastidii huius literarii te non paenitebit, et de nostratibus rebus vicissim tibi, si quae occurrent, abunde satisfaciemus, in aliis etiam rebus, quibus gratificari queamus, non intermissuri.
Me quod attinet, Campanellae philosophia ut typis tota evulgetur, iam laboro. Praemisi nuper Prodromum(761); mox Epilogismus philosophiae naturalis et moralis(762) insequetur: quae si grata tibi fore scivero, posthac ad te mittam. Utrum autem ille bonus vir Campanella in vivis adhuc sit an mortuus, in carcere an liber, resciscere dudum nihil potui: si quid de eo tibi constabit, cum aliis iterum obsecro ne me celes. B. V.
Dedi Trebae ex Misnia, a. d. X Novemb. anno epochae nostrae (MCXVII.
T.
Tobias Adami.

[S]cheurlini et Pfauthii, mercatores Pisani, curam habebunt de tuis ad me mittendis.

Fuori: Al molto Ill.re S.re mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, Nobil Fiorentino,
Filosofo e Matematico primario del Sereniss.o Gran Duca di Toscana.
Fiorenza.



1285..

ORSO D'ELCI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 30 novembre 1617.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4945 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Ho visto quel che V. S. mi scrive per conto del Galilei, e l'ho voluto anche leggere al Segretario Arostigui, poich nel medesimo tempo che hebbi la sudetta lettera di V. S., mi mand il Sig.r Duca di Lerma un ordine del Re(763), che l'offerta e proposizione del Galilei si vedesse in Consiglio di Stato e si consultasse a S. M. quel che ne paresse al Consiglio. Il Segretario hebbe per bene ch'io gli facesse un breve traslado in Castigliano di quel che V. S. mi scrive, che servirebbe a eccitare il Consiglio e dar credito alla proposizione.
Io fo tutto quel che posso perch l'offerta si accetti; ma havrei ben caro che l'invenzione riuscisse poi praticabile e da potersi usare a tutte le hore e da tutte le persone, come ha bisogno la navigazione. Per il discorso di V. S. tocco con la mano che dalla diversit dell'hore nelle quali si vedr un medesimo aspetto di quelle stelle intorno a Giove, si conoscer subito la vera longitudine che habbiano quelle citt o luoghi tra loro; ma per saper questo,  cosa forzosa e necessaria veder prima le sudette stelle et i loro aspetti, la qual cosa non so come si potr fare in mare, o almeno tanto spesso et tanto prontamente quanto la necessit di chi naviga ha bisogno: perch, lasciando a parte che l'uso del telescopio non potr haver luogo nelle navi per il movimento loro, ma quando anche ve lo potesse havere, non potrebbe egli servire n di giorno n in un tempo serrato di notte, che non appariscono le stelle; e chi naviga ha bisogno di sapere hora per hora il grado della longitudine in che si trova. Questo  quanto dubbio mi s'offerisce nella materia; e perch la difficult pu nascere pi dalla mia imperizia che dalla cosa, seguiter d'aiutarla caldamente, fidato nel buon giudizio di V. S. e nel valore del S.r Galilei, che haver pensato a tutto.
Per quel che m'ha detto hoggi il predetto Segretario Arostigui, gi si  visto in Consiglio il negozio e se n' fatta consulta al Re, sich presto dovr sapersi la risoluzione di S. M., della quale dar subito conto a V. S.; et allora risponder al S.r Galilei....



1286.

GALILEO a CURZIO PICCHENA [in Pisa].
Firenze, 4 dicembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. V, car. 6-7. - Copia di mano del sec. XVIII, in capo alla quale si legge, della stessa mano: "Copia di lettera di Galileo Galilei al Segret. Curzio Picchena, in data de'4 Xmbre 1617, di Firenze".

Tocca a me a scusarmi con V. S. Ill.ma, se non fui a farle reverenza quando ultimamente pass di qua; ma tal mancamento ammetter ella facilmente, mentre intender essere accaduto per ritrovarmi io in letto con febbre, siccome mi ci ritrovo ancora qui in Firenze: ma sono con speranza di uscirne presto.
Quanto al negozio del Padre Don Benedetto, egli non si  niente slargato pi meco di quello che si facesse con V. S. Ill.ma alla Petraia, anzi forse manco, non mi avendo Sua Paternit detto altro se non che la suprema autorit in terra di comandare agli uomini delle galere  del Sig.r Commissario, siccome in mare  del Sig.r Ammiraglio; in oltre, che si credeva che esso Sig.r Ammiraglio fosse per l'avvenire per riposarsi dalle sue tante fatiche e s gloriose; e sommamente si lod delle cortesie straordinarie ricevute dal medesimo Signore: tal che io non posso congetturare che Sua Paternit(764)... per il Sig.r Commissario per altro, che per avere un protettore e fautore di pi, e che per avventura con molta vivezza sia per adoprarsi in fare che si superino quelle difficolt che incontrano gli esercizi nuovi. Sicch quando, senza dare ombra o scrupolo ad alcuno, si possa ingarbare che anco il Sig.r Commissario s'interessi in questo negozio, credo che sar gratissimo al Padrone; siccome all'incontro n io n, credo, anche Sua Paternit lauderebbamo o domanderebbamo che si mostrassero difficolt di nessuno, e molto meno di quegli da chi non si  ricevuto altro che cortesie. Per il tutto si rimette alla prudenza di V. S. Ill.ma, la quale per amore del Padre e mio si degner prendere quello spediente che pi le parr opportuno, assicurandola che di tutto rester sodisfatto. E con tal fine riverentemente gli bacio le mani, e la supplico a baciare la veste in mio nome al Seren.o G. D. ed all'Ecc.o Sig.r Principe Don Lorenzo, facendo mie scuse con Sua Eccellenza se non fui a pagare tal debito quando pass di qua.



1287..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 9 dicembre 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 73. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re S.r Ecc.mo

Dal procaccio mi  stato consegnato il bracchetto, tutto sano et allegro, che mi  riuscito s bello, che quando anco non havessi inteso altro, dovevo comprendere questo venire da altissima mano. Ne rendo perci a V. S. Ecc.ma affettuosissime gratie, promettendole che non vi sar in Venetia puttana che me ne levi di possesso, come  succeduto degl'altri.
Mi duole in estremo che ella non si trovi in ottimo stato di salute, et prego il Signor Dio che all'arrivo di queste la febbre habbia consumati li cattivi humori et le habbia stabilita la buona salute, dovuta certamente a quelli che sono galant'huomini di tutto peso, come ella .
Ho fatta sollicitare la lana per V. S. Ecc.ma; ma chi ne ha la cura, o che dice non haverne trovata di buona, o si nasconde in casa: s che, per diligenza usata, non s' potuto ridurre a fine s poco negotio; ma si condurr al certo quanto prima.
Il Germini, scrittore di questa, venuto qui per certi suoi negotii, le bascia la mano, et mi sar in ogni tempo raccomandatissimo per rispetto suo proprio et per le affettuose raccomandationi di V. S. Ecc.ma; et spero che, incontrando la sua con la nostra buona volont, restern tutti contenti.
Scritto sin qua, ricevo lettere dal S.r Zaccaria mio fratello, che mi d conto haverle scritto in raccomandatione del fratello del maestro de'suoi figliuoli, miei nepoti(765), et mi commanda che replichi l'istesso uffitio anco per mio nome; onde, premendo infinitamente questo negotio ad esso mio fratello per li rispetti accennati nelle sue lettere, la supplico mettervi ogni spirito acci resti favorito.
Scrivo questa sera al S.r Cremonino per li cechini che restano, et sar avisata V. S. Ecc.ma della risposta che dar; et per fine le baccio la mano.

In V.a, a 9 Xbre 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
Gio. Fran. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.


1288..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 22 dicembre 1617.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 21. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.re mio Oss.mo

Scrissi a V. S. li giorni passati, et a quest'hora dovevo haverne ricevuta la risposta; ma non vedendo sue lettere, vado dubitando che le mie non le capitino. Ho voluto soggiungerle con questa il desiderio che io tengo di sentir qualche nuova della sua salute; et con pregarle da N. S. Dio felicissime le Sante Feste et l'anno nuovo con altri infiniti appresso, le bacio affettuosamente le mani.
Di Roma, li 22 di Xmbre 1617.

Di V. S. molto Ill.re

Non posso star senza travaglio mentre non ho nova di V. S., e tanto pi quando ci segue per molto tempo. Il P. Castelli  stato in Roma, e credo partito avanti il mio arrivo, poi che io non ho potuto vederlo, che m' doluto grandemente, poich desideravo conoscerlo di presenza e intender da lui a pieno di V. S. Star con desiderio intensissimo aspettando lettere di V. S. e che mi commandi.

S.r Galileo Galilei.











Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1289..

GALILEO a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].
Bellosguardo, 23 dicembre 1617.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Cod. G 225 Par. Inf., car. 93a. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re P.ron Col.mo

Il benigno affetto di V. S. Ill.ma e Rev.ma verso la persona mia, del quale per molti segni vengo assicurato, mi obbliga ad accrescer molto a quel desiderio di servirla al quale son tenuti tutti gl'huomini, et in particolare gli studiosi di qualsiasi scienza; onde tanto maggiore si fa il mio dispiacere, quanto pi per varie cagioni vengo disturbato dall'effettuare tal mio desiderio e debito: tra le quali potentissima  la poca sanit nella quale continuamente mi ritrovo, come forse har V. S. Ill.ma e Rev.ma inteso dal S. Giggi(766), il quale, cortesemente visitandomi d'ordine di V. S. Ill.ma e Rev.ma, mi trov in letto con febre; et in poco migliore stato mi ha trovato anco pochi giorni sono il S. Marchese d'Oriolo(767), che pure mi ha honorato e favorito di visita due volte et attestatomi la cortese inclinazione di V. S. Ill.ma e Rev.ma verso di me, col quale discorsi a lungo sopra il telescopio e suoi effetti: e s da sua Signoria come dal S. Giggi ho intesi alcuni dubbi che restano a V. S. Ill.ma e Rev.ma, tanto circa l'istesso strumento, quanto circa le(768) cose osservate col mezo di quello nel cielo; le quali difficolt io non diffiderei di poter rimuovere, quando a lungo potessi discorrer seco e vicendevolmente udire e rispondere, cosa che per lettera a lei sarebbe troppo laboriosa e di tedio, et a me, nello stato in che mi trovo, quasi impossibile. Tuttavia non riguarderei a nessuna fatica per servirla anco in questa maniera, se non fusse una assai ferma speranza di poterla, e forse in breve, servir di presenza, o per passaggio di cost per pi lungo viaggio, o a posta per visitar S. Carlo e V. S. Ill.ma stessa. Intanto la supplico a prestarmi tanto di credenza, che non metta dubbio alcuno circa le cose osservate da me ne'corpi celesti, le quali, piacendo al Signore Dio, vederemo una volta insieme; et intanto, pregandole da Sua Divina Maest le buone feste del Suo Natale e felice Capo d'anno con molti altri appresso, et il compimento d'ogni suo desiderio, humilmente me li inchino, e reverentemente gli bacio la veste.

Dalla Villa di Bellosguardo, li 23 di Dicembre 1617.
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma

Dev.mo et Obblig.mo Servitore
Galileo Galilei.



1290.

GALILEO ad ORSO D'ELCI in Madrid.
Firenze, 25 dicembre 1617.

Dal Tomo III, pag. 139-141, dell'edizione citata nell'informazione promessa al n. 1201.

Firenze, 25 Dicembre 1617.

Avr forse V. Ecc. ricevuta sin ora un poco di scritturetta(769), che repentinamente mandai all'Illustriss. Sig. Picchena dopo che mi ebbe fatta parte di quanto V. Ecc. gli scriveva nell'ultima sua de'30 di Novembre(770), dove per la strettezza del tempo, poich un'ora dopo doveva partire un corriere per cost in diligenza, non potetti se non brevissimamente accennare alcuno particolare intorno le difficolt che promuove V. Ecc. circa la mia proposta; intorno alle quali ora pi posatamente le dir quanto mi occorre, sebbene simili discorsi doveriano veramente esser fatti presenzialmente, per la comodit del rispondere all'altre instanze che successivamente vanno nascendo.
Se bene comprendo, le difficolt che perturbano V. E. si riducono a due capi: l'uno , che la mia operazione non si possa praticare in ogni tempo e a tutte le ore e da ogni sorta di persona, come, secondo che ella accenna, ricerca la necessit della navigazione; l'altra , che l'uso dell'instrumento in nave, per la continua agitazione dell'acque, resti impedito e nullo.
Quanto al primo, fondandomi sopra quello che, parte per mia coniettura, parte per esperienza, e parte per informazione di persone che hanno lungamente viaggiato per l'Oceano alle une ed all'altre Indie e diligentemente osservate le pratiche e maneggi marinareschi, dico primieramente che il prender la longitudine non pu aver bisogno di maggior frequenza di quel che s'abbia l'osservazione della latitudine, la quale, facendosi per via di strumenti mattematici, come l'astrolabio e la balestriglia, non si pu fare n in tempi nuvolosi n nelle gran commozioni del mare; n perciocch ella non possa ad ogn'ora esercitarsi, vien disturbata e messa in disuso. Ma pi parmi che non solo non sia assolutamente necessario d'ora in ora, ma n anco di giorno in giorno, osservare n la longitudine n la latitudine; perch se, v. g., fatta in questa ora l'osservazione, ci troveremo, per esempio, lontano venti gradi dalla linea, sapendo poi che ogni sessanta miglia ci danno un grado di latitudine, e pi conoscendo i marinari esperti assai aggiustatamente quanto cammino per ora con questo e con quel vento si faccia, e vedendo dalla bussola verso che parte si muovono, poco potranno deviare dal vero in un giorno o due nel prescrivere la latitudine; anzi di presente, non potendo loro prender giammai la longitudine, si regolano in questo solo colla coniettura, che pigliano da una diligente osservazione del viaggio che d'ora in ora fanno colla qualit de'venti che gli soppraggiungono; la qual coniettura siccome in due o tre giorni non devierebbe esorbitantemente dalla vera precisione, cos nel corso di settimane o mesi l'errore si fa notabile e grandissimo: e per nel Mediterraneo, dove i vascelli non restano mai molti giorni senza scoprire terreno cognito, si naviga anco senza l'uso della latitudine, coll'uso della bussola solamente e col coniettural viaggio che si fa colle diversit de i venti che vanno spirando. Concludo per tanto, che quando anco non si potesse prendere la longitudine se non ogni due o tre giorni, tanto basterebbe e sarebbe d'estrema utilit, perch ne i tempi tramezzi la consueta osservazione del cammino ci manterrebbe in cognizione propinqua e bastante del vero sito in che ci troviamo. Ora, come altra volta ho scritto a V. Ecc., nel mio trovato noi abbiamo in ciascuna notte due, tre, quattro, ed anco talvolta pi, aspetti accomodati per prendere la longitudine, e questo per dieci mesi dell'anno. Ma che pi? se il mondo  stato sin ora senza potere avere cognizione alcuna delle longitudini, fuor che nelle ore degli eclissi lunari, che, ragguagliato, non danno appena una volta l'anno tal notizia, n per si  restato di navigare per i mari vastissimi, ne i quali per tal mancamento spesso si smarriscono i vascelli, come non ci sar d'infinita utilit l'averla mille volte in ciascheduno anno, e molto pi precisa che dagli eclissi lunari? Perch possa accadere una volta in cento che n anco dal mio trovato si ottenga il desiderato comodo, non dee indurci nel disprezzo di tutte le volte che trar ne lo potremo, poich tante e tant'altre arti pur si esercitano, bench molto pi frequentemente ci defraudino; n disprezziamo la medicina bench non guarisca tutti gl'infermi, n depongono le navi l'artiglierie, ancorch de'cento tiri novanta sieno fallaci, n si lascia l'istessa navigazione, perch alcuni vascelli periscono; anzi, se noi considereremo bene, troveremo in ciascheduno esercizio farsi gran capitale d'ogni minima aggiunta di perfezione, perch in simili civanzi finalmente si fanno gli acquisti grandi. E se i marinari non si potranno prevalere di tal uso nelle fortune di mare, non perci l'hanno a rifiutare, perch in tali accidenti non solamente perdono anco la latitudine, ma bene spesso le mercanzie, le navi e lor medesimi, e pure non si dismette il navigare. Io non solamente diffiderei di poter trovar cosa che totalmente soddisfacesse a i desider umani, sicch non lasciasse luogo alla curiosit di desiderare pi oltre, ma mi pare che n anco la natura stessa l'abbia saputo o almeno voluto fare; perch, sebbene ella per l'essere e il mantenimento nostro ci ha ordinato il sole, le piogge, le vicissitudini de'tempi e delle stagioni, senza le quali n noi n altra cosa necessaria al nostro mantenimento si produrrebbe, contuttoci non passa mai anno n mese che alcuno non si lamenti o della troppa pioggia o della aridit o del caldo o del freddo, ed in somma non desideri miglioramento nel corso della natura. Ed in qual cosa in questo mondo troviamo compita soddisfazione?
Vengo all'altro capo: nel quale primieramente ammetto a V. Ecc. che l'uso del telescopio in nave ne'tempi procellosi sia impossibile; ma considero che allora mancano parimente tutti gli altri usi necessari: ma all'incontro, se in una burrasca di quattro o sei giorni si confondono in modo tutte le cose che resta il legno del tutto perduto, quanto si dovr stimar pi il poter nella prima seguente serenit ritrovarsi con molta giustezza? Concedo anco che nelle tranquillit il medesimo uso sarebbe difficile, quando io non avessi pensato al modo di spogliarsi di quella universal commozione che vien partecipata da tutte le cose che sono in nave: ma a questo ho io trovato rimedio, come V. Ecc. a suo tempo intender. Che poi questa operazione debba esser tale che ogni sorta di persone(771) la possa eseguire, io veramente non vedo tal necessit; e parmi che quando uno o due per nave la possano fare, tanto basti, perch non credo che anco negli altri usi principali della bussola, del carteggiare e della balestriglia, s'impieghi maggior numero di persone, anzi per avventura pu essere che un solo basti per tutti; e se si trova sufficiente numero di uomini per queste nominate operazioni, si trover anco per questa, non pi difficile di quelle, come mi pare altra volta aver significato a V. E.; anzi i medesimi potranno fare e quelle e queste: oltre che io non credo che al genere vile, rustico o plebeo manchi altro che l'occasione dell'applicarsi agli esercizi di giudizio e d'ingegno, il mancamento della quale applicazione faccia loro apparir poi di cervello meno svegliato che i nobili. L'operazione dunque sar senza fallo praticabile ancora in nave e da'marinari, oltre a gli altri due notabilissimi usi che ne trarremo in terra ferma: l'uno de'quali  l'emendazione ed aggiustamento puntualissimo di tutte le carte nautiche e geografiche, sicch assolutamente le massime lontananze non svarieranno dal vero pure una lega; e per gli scoprimenti nuovi di terre incognite, il vero sito delle quali in una sola notte si aver.
Quello in che principalmente bisogna che noi insistiamo  in persuadere a i principali, come questa  una arte intera e pur ora nascente, fondata su princip e mezzi nuovi, ma degni e nobilissimi, ed ha bisogno di essere abbracciata, coltivata e favorita, acciocch con l'esercizio e col tempo se ne traggano quei frutti de i quali ella ha in s i semi e le radici. E credami pure V. E. che se questa fusse impresa che io per me solo potessi condurre a fine, non sarei mai andato mendicando i favori esterni: ma in camera mia non sono n mari, n Indie, n isole, n porti, n scogli, n navi, onde mi conviene participarla con personaggi grandi, e durar fatica per fare accettare quello che con instanza mi doverebbe essere domandato. Ma mi consolo col vedere di non esser solo, e che sempre  accaduto che, da un poco di gloria in poi, anco bene spesso offuscata e denigrata dall'invidia, la minima parte dell'utile  stata quella de'primi ritrovatori delle cose, le quali hanno poi apportato ad altri onori, ricchezze e comodit immense. Contuttoci io non rester dal canto mio di fare ogn'opera possibile, e lasciar qua tutti i miei comodi e la patria e gli amici ed i parenti, transferendomi in Spagna per fermarmi quanto bisogner in Siviglia o in Lisbona o dove sar opportuno per piantare questa disciplina, purch dalla parte di chi la dee ricevere e di chi la dee fomentare e sollecitare non si manchi delle debite diligenze e d'aiuti.



1291..

ANTONIO GIGGI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 27 dicembre 1617.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVI, n. 116. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Perdonimi V. S. della tardanza in fare il debito mio di raccordarmele servitore, essendo io stato negligente per havere io inteso dal P. D. Benedetto(772) che V. S. era aggravato da febre lenta, e, per non essere troppo medico, non volendo comparire avanti gli infermi. Ora che dallo stesso intendo che si  rihavuta, me ne congratulo; e le desidero felice fine dell'anno col felicissimo cominciamento dell'altro.
Assicuro V. S. che sar di gusto grandissimo all'Ill.mo Borromeo il vedere lettere di V. S., del quale ne fa stima grandissima. E per fine a V. S. con vivo affetto le bacio le mani, e le priego da N. S. ogni vero bene.

Di Pisa, il 27 Xmbre 1617.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devotiss.o
Ant.o Giggi.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1292...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 30 dicembre 1617.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ricevo due mani di lettere di V. S. Ecc.ma, alle quali son debitore della risposta. Prima, affettuosamente la ringratio del favore prestato a Mess. Sisto Finelli(773), del caso del quale posso darle maggior informatione di quella che le scrissi quando gli lo raccomandai: solo aggionger che per lui desiderarei che s'impetrassero calde raccomandationi in generale et per la presta et per la favorabile sua espeditione, sia l'imputatione sua di qual natura si voglia, eccettuata la colpa d'infamia et ribbellione, che non merita d'esser protetta da galant'huomeni. L'interesse nostro con questo carcerato , che intesasi la sua carceratione da un suo fratello, ch' precettore de'miei nepoti, voleva egli transferirsi cost per agiutarlo; il che non potendo seguire senza danno di essi miei nepoti, che sono assai bene ammaestrati da lui, lo ha mio fratello trattenuto, promettendogli di impetrare favori pi profittevoli per la liberatione di quello che la stessa sua presenza: et le promissioni si sono fondate sopra l'auttorit et amorevolezza di V. S. Ecc.ma, alla quale perci raccomando et rimetto tutto questo negotio.
S'indugiar a comprar la lana a miglior stagione, essendosi anco indugiato ad espedirla, perch per la mala piega del negotio di Cipro non se ne trova di perfetta et vale un quinto pi dell'ordinario.
Quanto al Germini, seben io non debbo ritrattare quanto le scrissi circa la bont sua, convengo ben dirle che della sufficienza di lui nel servizio nostro, in quelle poche hore che ho parlato seco, son rimasto malissimo contento, perch, interrogato da me del governo delle cose nostre, non solo ha confessato di non saperle, ma quello che m'ha dato occasione di riprenderlo acerbamente  stato che egli non intende manco li semplici nomi della ferramenta raccomandata alla sua custodia. In conclusione l'ho veduto cos lontano dal poter manegiar li negotii nostri, che vorrei pi tosto arrestarli tutti che continuarli sotto il suo governo. L'ho ammonito acci per l'avvenire vi applichi il pensiero, che, con indicibile et inaspettata meraviglia mia,  stato fin qui lontanissimo dall'intendere quale sia l'ufficio de gli agenti nostri et in qual cosa consisti l'avantaggio et il beneficio de'negotii maneggiati da loro; et star attendendo il profitto che far in questo proposito. Potr V. S. Ecc.ma, per maggiormente stimularlo, scrivergli ch'io mi sia seco escusato di non poter per lungo tempo applicarlo al carico desiderato da lui, affermando che in due anni di servizio prestato non habbia appreso altro che la prattica di mettere di giornale in libro, copiar lettere, pesar, misurare et simili altri uffitii manuali pi tosto che speculativi, eshortandolo ad applicar l'animo suo dadovero alli nostri negotii et imparare a guidarli come se fossero suoi proprii, poich, altrimenti facendo, non potr da noi riccevere le sodisfationi che desidera.
Dal Cremonino, per la negligenza del Mersi(774) che ha havuto lo scritto, non ho potuto riscuotere alcuna cosa: replico questa sera le mie instanze, et procurer in ogni modo por fine a questo negotio. Et le bacio affettuosamente la mano.

In Venetia, a 30 Dicembre 1617.
Di V. S. Ecc.ma
Sig.r Galileo.
Devot.mo S.re
G. F. Sagredo.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1293..

LELIO D'ORIOLO a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 gennaio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 129. - Autografa.

Ill.e Sig.or

Non prima di pochi giorni sono ho havuto occasione di discorrere del negotio(775) di V. S. col Sig.or Cardinale Borgia(776); et havendolo inteso con gusto, mi disse che gli rincresceva non poterne scrivere, perch il negotio non era incaminato dal principio per mezzo suo, e che, come a ministro, gli era necessario andar molto circonspetto in scrivere de'negotii che non erano incaminati al principio per sua mano. Ho voluto scriverlo a V. S., acci gli sia per aviso.
Mi  stato molto caro che il vetro sia atto a dar satisfatione a V. S., del quale, senza nessun protesto di restitutione, mi far favore servirsene come cosa sua, stimando haverlo molto bene impiegato nelle sue mani. Desidero s bene che mi faccia favore avisarmi per lettera l'osservatione celeste che per la sua mi significa, non potendo fra breve tempo intenderla a bocca, essendo costretto, per lo stesso negotio che venni qui a Roma, giongere anco sino a Napoli, dove potr V. S., piacendoli, scrivermi a dirittura, assicurandola che gli restar con obligo grandissimo di servirla in ogni occasione. E bacio a V. S. le mani, pregando il Signore la conservi felice come disia.

Da Roma, ad 2 di Gennaio 1618.
Di V. S. Ill.e
S.re
Il Marchese d'Oriolo.

Fuori: Al Ill.e Sig.or
Il Sig.or Galileo Galilei, a
Fiorenza.



1294..

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO [in Firenze].
Milano, 3 gennaio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 131. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Non deve V. S. prendersi un minimo pensiero, non che incomodo alcuno, di rispondere alle difficolt accennatele dal Dottor Giggi(777), poich, oltre che si proposero per modo di discorso, senza disegno d'aggravarla, io preferisco la salute e buon stato suo a qualunque cosa. E come sento dispiacere della presente sua indispositione, cos le desidero e prego dal Signor Iddio intera sanit et ogni contentezza, con ringratiarla dell'ottima sua volont verso di me et offerirmele di tutto cuore.

Di Milano, a'3 di Gen.o 1618.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo
F. Car. Borromeo.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.



1295..

CESARE CREMONINI a GIOVANFRANCESCO SAGREDO [in Venezia].
Padova, 7 gennaio, 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII n. 62. - Copia di mano di GIOVANFRANCESCO SAGREDO: cfr. n. 1299.

Ill.mo S.r mio S.r Oss.mo

V. S. Ill.ma ha tocco il buon punto, ch'io faccia i conti col S.r Galileo; ma egli ha mancato, c'havendomi scritto:
"Gli ducati 200, che gli SS.ri Volti pagarono ultimamente d'ordine di V. S. al Sig. Baldino Ghirardi a conto del credito c'havevo con V. S. di ducati 400, mi sono stati pagati qua.
Intanto mi far gratia, alla ricevuta di questa, far pagar cost(778) a M.a Marina Bertolucci(779) ducati venti, che sono per gli alimenti d'un mio figliuolo(780) che tiene cost, li quali li mener buoni nel nostro conto."
doveva anco, dando a lei lo scritto, commetterli appresso questo conto, ch di questi venti ducati se n' pagato tre volte: ha avuto il Mazzoleni(781) scudi diece; M. Gio. Antonio Tara ha dati per me ducati vintiquattro; io medesimo, altri ventiquattro.
Hora questo conto non si vede; et questo, tanto pi  mancamento del S.r Galileo, quanto che, vedendomi dare lo scritto co i cento, gli scrissi il tutto, dicendoli che mi dicesse tutto quello che voleva di pi, ch'io era prontissimo, secondo la parola fra di noi, et non ho havuto risposta.
Non doveva anche dar lo scritto senza avisarmi di tutto: senza parole era accomodato.
Bench cento ducati non erano di tanto conto, che n anche V. S. Ill.ma havesse a pigliar disturbo di scriverne, come ha fatto; tanto pi essendo io qui servitore della Republica, che non ci  pericolo perderli: oltre ch'io mi terrei di non essere, quando pensassi di far disconvenevolezze. Del cambio, ella sa di non havermi mai avisato, che pure mi sarebbe stato caro per saper le cose mie. La prego dar ordine a'SS.ri Mersi, acciocch io possa trattare per dar sodisfatione. Nel resto poi sar un giorno a Venetia, e trattar con V. S. Ill.ma: alla quale per fine mi raccomando in gratia.

Di Padova, il d 7 Genaro 1618.
Di V. S. Ill.ma
Prontiss.mo Ser.re
Cesare Cremonino.

Lo scritto  trovato, e sar in mano de'SS.ri Mersi ad ogni sua volont.



1296..

ORSO D'ELCI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 11 gennaio 1618.

Arch. di. Stato in Firenze. Filza Medicea 4945 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

.... Ho visto le repliche che fa il Sig.r Galilei(782) a quel poco che m'era sovvenuto di motivare intorno all'uso della sua invenzione; e mi pare che egli dica tutto quel che si pu dire in risposta delle obiezzioni. Per se qui scuoprino che cotesta arte di graduar la longitudine non pu servire se non di notte, quando  sereno e non tira vento, non parr loro di quel profitto che haverebbono bisogno, perch se bene la suddetta notitia  necessaria alle navi che vanno e tornano dall'Indie in tutta la loro navigazione, per saper di mano in mano in che parage si trovano, tuttavia  loro molto pi necessaria in tempi di burasca, rotti e fortunosi, come ognun pu credere; e se allora l'uso dell'occhiale gli abbandona, parr loro di poco utile, ancorch possa servire fuor di questo a molto, come ben dice il Sig.r Galilei. Il Re non m'ha fatto anche rispondere nulla, perch il Consiglio di Stato deve prima volersi informare da huomini periti quel che convenga di fare, che cos mi accenna il Segretario Arostigui; e subito che io habbia qualche risposta, la significher a V. S....



1297..

ALESSANDRO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 gennaio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 133. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Si persuade molto bene V. S., che l'affezione che io le porto sia cos vera e costante, che non habbia bisogno d'essere fomentata con alcuna cortese dimostrazione; che per si sarebbe potuto rispiarmare V. S. la briga che s' presa su i santi giorni di Natale d'augurarmeli lieti e felici. Ma gratissima ad ogni modo m' giunta questa testimonianza del suo buono affetto verso di me, per havere visto con quanta sincerit mi corrisponda.
Al P. D. Benedetto Castelli, come a creatura di V. S., far sempre ogni piacere, non solo per questo rispetto, ma per quello che se le deve ancora in risguardo del suo proprio merito. V. S. si conservi, viva felice, e vagliasi di me.

Di Roma, li 12 di Gennaro 1618.

[...] Galileo.
Al piacere di V. S.
A. Card.le Orsino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



1298..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Bellosguardo].
Roma, 13 gennaio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 23. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho ricevute le due di V. S. con l'alligata del S.r Lagalla, quale ho subito fatta ricapitare. L'una e l'altra mi sono state gratissime, e m'haverebbono apportata gran consolatione, gi che era un pezzo che non havevo alcuna nuova di lei, se insieme havessi inteso buon stato della sua sanit, come gli lo desidero con tutto il cuore. Per la prego che, deposto ogn'altro pensiero, attenda a rihaversi et conservarsi, ch questo, com' il fondamento di tutte le sue imprese, cos deve principalmente procurarsi, e tralasciar intanto ogni cosa nociva per miglior tempo. Io pu credere che niente pi bramo sempre che intendere della sua buona salute; et quando non possa ella stessa, per non incomodarsi tanto, darmene spesso avviso, me lo facci dare da qualche suo, per mia consolatione.
Quanto a quello gli scrissi sapere del foglio che desideravo, quando non possa semplicemente trovarsi, non occorrer domandarlo a chi mi scrive. Questo  quanto per hora m'occorre dire a V. S., alla quale bacio affettuosamente le mani e prego da N. S. Dio ogni compita contentezza.

Di Roma, li 13 Gen.io 1618.
Di V. S. molto Ill.re

Far gratia ordinar che si ricapiti l'acclusa del S.r Fabri




Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1299..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a CESARE CREMONINI [in Padova].
Venezia, 13 gennaio 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi. B.a LXXXVIII, n. 61. - Copia di mano di GIOVANFRANCESCO SAGREDO: cfr. n. 1300.

Molto Ill.re Sig. Ecc.mo

Mi piace che si sia trovato lo scritto; et assicuro V. S. Ecc.ma che 'l pi proprio rimedio che si possi usare in questo negotio  il restituire quanto prima esso scritto al Mersi, facendosi far sotto la ricevuta delli 62 cecchini che ella ha dati al suo giovane. Il che  quanto m'occorre dirle.

In Venetia, a 13 Genaro 1617(783).
Di V. S. Ecc.ma
Prontiss.mo per ser.la
Gio. Fran. Sagredo.



1300..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Bellosguardo.
Venezia, 13 gennaio 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi. B.a LXXXVIII, n. 61. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Il Cremonino, risvegliato da me, ha ritrovato lo scritto che diceva havere stracciato, et se ben nega esser debitore, tuttavia pare che si vadi humiliando. Vedr V. S. Ecc.ma quanto egli mi scrive(784) et quello che gl'ho replicato(785). Tra tanto ho fatto scrivere in questo banco una partita di 100 d.ti ch'appaiono tolti a cambio da esso Cremonino, et converr egli al suo dispetto pagarli al principio di Marzo; al qual tempo spero che s'accorger, non havergli bene la sua filosofia servito in questo negotio. Che sar fine di queste, pregandole dal Signor Iddio felicit e contento.

In Venezia, a 13 Genaro 1617(786).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.do

Fuori: Al molto Ill.e Sig. Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze per Bellosguardo.
e d'altra mano: franca per Firenze.



1301..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a CESARE CREMONINI [in Padova].
Venezia, 19 gennaio 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 75. - Copia dell'amanuense di GIOVANFRANCESCO SAGREDO: cfr. n. 1304.

Molto Ill.re S.re Ecc.mo

Gi ho pi volte scritto a V. S. Ecc.ma che io non tratto con lei altro se non del saldo dello scritto delli 400 ducati, che ella hebbe dal Galilei; et per la forma di esso scritto, come presentadore, io devo certamente riceverli, quando non per altro per la promessa fattami di 200 ducati, che ella voleva che io trovassi a cambio. Sar bene per ogni rispetto che lo scritto ritorni, com'ella si essibisce, in mano del Mersi(787): et che sia straciato, poco importa, gi che con sue lettere confessa non haver esborssato a conto del debito et della promessa che cento soli; de'quali se ella non vuole il ricevere, poco a me importa, sicuro che quest'acortezza non sar a lei di alcun giovamento. Quanto poi alli calcoli che ella mi fa di usi, dovrei tacere, poi che io non ho seco imaginabile negotio di questo: ma gi che ella tanto prontamente mi fa parte del convenuto in parola col S.r Galilei, asserendo havergli promesso l'uso di sei per cento et havergli ancora contato circa cento ducati a quest'effetto, convengo dirle che, se cos fosse et io havessi ordene di riscuotere anche gli usi, sarebbe V. S. Ecc.ma (concesso anche l'esbresso scritto da lei, che con ragione si potria metter in dubio) debitrice di buona suma, la quale non pu ritenere senza grande intacco della sua coscienza et de l'honor suo; perch l'attaccarsi a quella regola, che danaro non pu far danaro, et alle leggi contro gli usuratici,  cosa che nel caso nostro non le riuscirebbe, perch il lucro cessante et il danno emergente accomoda tutti questi negotii, et il ricorrere alla giustitia per mancar di parola, per dannegiar un amico e per rubargli il suo,  cosa propia d'infami, che per l'utile del denaro abbandonano l'honore et la riputatione. Per, come amico suo, io la consiglio et la esorto restituire lo scritto, apparecchiar li sessantadue cechini per saldarlo, et se ha promesso uso deli denari per alimento delle figliuole del S.r Galilei, farne il conto e saldarglielo intieramente, acci da questo atto generoso, ma per giusto e debito, si possa credere che anco il resto delle parole dette non sia diffetto di volont, ma di memoria, perch l'assicuro che non restando alcun intaccato, facilmente si creder ogni bene di lei, et riguarder ai fatti et non alle parole. Et a V. S. Ecc.ma affettuosamente mi offero e raccomando, et le mando le incluse, riceute hor hora da Firenze(788).

In Ven.a, 19 Genaro 1617(789).



1302..

CESARE CREMONINI a GIOVANFRANCESCO SAGREDO [in Venezia].
Padova, 20 gennaio 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 75. - Copia di mano di GIOVANFRANCESCO SAGREDO (cfr. n. 1304), il quale vi scrisse in capo: "Risp.a", e in fine aggiunse: "Non se gli  replicato altro".

Non accade che io replichi altro a V. S. Ill.ma Dia ordine a'Sig.ri Mersi, che sar preso partito. Io scrivo in risposta al S.r Galileo, che non si raccorda bene, come, fornito il negotio, gli raccorder poi io. Ringratio V. S. Ill.ma che mi raccordi dell'honore et della reputatione: ma io credea intendermene molto bene. Cos le genti s'ingannano.
 venuto il giovane de'SS.ri Mersi; gli ho dato lo scritto, che mi ha fatto ricevuta, dove apparir che me l'ha dato di ordine de'SS.ri Mersi; et che sia stracciato o no, non importa; basta che si sappia che io non habbia havuta prestanza, ma pagati usi suficienti, i quali non haverei pagati se fosse stato mandato lo scritto un pezzo fa, come si ricerc. Quanto a'danari a cambio da esser tolti da lei, ho le sue lettere. Et con questo le baccio le mani, e mi raccomando in gratia.

Di Pad.a, il d 20 Gen.o 1618.



1303.

CURZIO PICCHENA a GALILEO in Firenze.
Pisa, 25 gennaio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 5. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho havuto molto contento d'intendere che quel prigione di Siena(790) fusse stato liberato: et veramente se noi ce ne stavamo alla diligenza che si fece nel principio, noi saremmo ancora alle medesime, perch anche qui in Pisa quell'amico mi disse che non n'haveva ancora havuto risposta.
Per conto delle cose di V. S.(791), ho havuto lungo ragionamento col Sig.r Giovanni Medici, il quale mostra di non esserne stato informato et haverne solamente sentito parlare un poco dal Conte Orso(792): et havendolo io ragguagliato di molte particolarit, mostra di restare assai capace, et che havr gusto di ragionar con V. S., quando egli sar tornato in Firenze.
Ho sentito dal Padre Don Benedetto che V. S. stava assai bene di sanit, di che ho grandissimo contento. Et di cuore le bacio le mani.

Di Pisa, 25 Genn.o 1617(793).
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo.
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.

Fuori: All'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1304..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Bellosguardo.
Venezia, 3 febbraio 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 63. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Spero che l'ardire et l'astutia del Cremonino certamente non sia per prevalere alle ragioni di V. S. Si procurer il pagamento della lettera de'cento ducati, che ho presi per lui, alla fine del presente mese o al principio del venturo, et converr certo pagarla. Se egli poi pretender alcuna cosa da me, mi far cittare, ch gli risponder in giuditio come ho fatto in lettere.
Mandai quelle di V. S. ad esso Cremonino, e con queste ella havr la risposta(794), la quale ho aperta per mia informatione, caso che costui volesse meco la picca, et perci ne ho tenuto anco la copia.
Qui acclusa sar anco la copia di altre lettere passate tra lui et me(795), nelle quali mi persuado che ella sia per vedere che tratto questo negotio con pi ardore che se fosse mio proprio. Risponder anco all'ultima di esso Cremonino, ma mi risserbo farlo vicino al tempo delli pagamenti di Besenzone(796).
Ho mandato le lettere di V. Ecc.za al S.r Zaccaria, sicome ancora mandai tutte l'altre che ella mi mand con l'aviso della liberazione del carcerato(797). Et per fine le prego dal S.r Dio felicit.

In V.a, a 3 Feb.o 1617(798).

Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
A Bellosguardo.
Firenze





1305.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 7 febbraio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 40. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Per l'ordinario passato scrissi a V. S., ma non havendo hauto altra risposta, penso che la mia sia capitata male. Prima li diedi conto d'esser stato pi volte col Sig.r Giovanni de'Medici(799), e d'havergli, d'ordine del Sig.r Picchena, mostrato il celatone, visto e provato da S. S. con grandissimo piacere, e giudicata questa invenzione pi importante che il ritrovamento del medesimo occhiale. La pregai ancora che mi mandasse gli occhialini longhi un palmo o poco meno, acci possa con la prima occasione andare a Livorno a essercitare alcuni di quei giovani, de'quali di gi se n' fatta scielta.
Di novo hora non ho altro, solo che hoggi dopo desinare son stato fatto chiamare a Palazzo dal Sig.r Giovanni Boni, e dopo esser stato interrogato della scola mia, de'scolari e delle hore nelle quali io leggevo, mi dimand a che hora haverei potuto continuare a leggere al Sig.r Principe(800) la lezzione d'Euclide cominciata da V. S. Ecc.ma(801); et havendo io risposto che non occorreva pensar ad altro che alla comodit di S. E., finalmente si termin che io andassi la mattina alle sedeci hore: e cos io cominciar di mattina, havendo promesso al Sig.r Giovanni di scrivere a V. S. e pregarla a darmi di quelli avvisi che lei giudicar opportuni per servizio di S. Ecc.za Mi son ben protestato che non sapr n potr servire con quella esquisitezza che ha fatto V. S., della quale il Sig.r Giovanni mostra di restar sodisfattissimo. De'particolari che m'occorreranno, alla giornata ne dar conto a V. S.
Ieri mattino si dottor in theologia il Sig.r Gio. Batta Fabroni alla nobilista, havendo fatta la spesa S. A. S. Si port valorosissimamente, tanto nel recitar i punti quanto nell'orazione. Fu favorito straordinariamente dal Studio; ma il condimento d'ogni cosa, o per dir meglio la maggior pompa, fu che intervenne al dottorato l'Ill.mo Sig.r Cardinale(802) e l'Ecc.mo Sig.r Principe. Io lo visitai il giorno medesimo che gionse, e l'accompagnai a casa dall'Arcivescovato. Altro non ho di novo: solo me li ricordo servitore al solito.

Di Pisa, il 7 di Feb.o 1618.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1306.

[BENEDETTO CASTELLI] a GALILEO in Firenze.
Pisa, 14 febbraio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 25. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Lessi quella parte della lettera di V. S. molto Ill.re che s'apparteneva al Sig.r Giovanni Medici, la lessi, dico, all'istesso Sig.r Giovanni, quale mi disse che haveva non minor desiderio di lei di vederla, e che li voleva esser servitore. Il Ser.mo Gran Duca (quale sta hora assai meglio) e Madama Ser.ma e tutta la Corte tien gran conto di questo Cavaliere, e meritamente, perch  dotato, oltre al sapere, d'una gentilezza singolare. Io per me gli son restato schiavo.
Il Sig.r Picchena m'ha detto che ha inviato a V. S. una lettera di Spagna. Se v' di novo, mi far grazia darmene parte, se bene, per dirla, pi non mi curo d'andare ad Garamantas et Indos(803), poich la servit che io ho cominciata col Sig.r Principe(804) mi riesce con particolar sodisfazione di S. Ecc.a, con gusto del Sig.r Giovanni Boni, e Mess.r Hercole va in sugo di regolizia: ma quel che importa assaissimo in questo fatto,  che Madama Ser.ma  sodisfattissima, e tanto che non si pu dir pi, et io ne ho hauti diversi segni; uno de'quali  che l'altreri mi fece chiamar in camera, e dopo havermi fatto discorrere alla presenza del Principe, con quella sua somma benignit e con singolar affetto materno mi preg che io volessi leggere a'paggi in quell'hora che pi mi fosse stata commoda, rinonziando lei la servit stessa de'paggi la mattina alle torcie, acci havessero comodit di attendere. Ma essendosi terminato che pi comoda hora fosse dopo pranso, il mastro de'paggi, con la confermazione di S. A., voleva che io restassi a desinare da'paggi. Io ricusai per all'hora, e mi scusai con Madama Ser.ma con dire che mi conveniva per quel giorno far certi negozii et in particolar assegnar altr'hore a certi Sig.ri scolari; s che per all'hora mi salvai. Ieri poi fui aspettato et invitato pur a pranso, ma volsi contentarmi del mio pentolino; e mi lasciai intendere chiaro col Sig.r mastro, che per obbedir S. A. voleva esser servitore a quei signori e non compagno, maestro e non fratello, e lo resi capace che cos mi conveniva a fare, e mostr restar sodisfatto. Ieri cominciai, e seguitar. Piaccia a Dio di mantenermi in quei termini che so benissimo che son necessarii.
M'ero scordato di dirgli un altro particolare, segno chiarissimo che S. A.  benissimo affetta alle cose nostre. Questo  che il Sig.r Giulio Parigi, che altre volte a pena si degnava farmi motto, quando mi vidde ieri, mi fece certe riverenze profonde et accoglienze liete, con risi e proferte straordinarie.
Non posso esser pi longo, perch mi conviene andar a Palazzo. Li bacio le mani; ma prima li ho da dire che lessi la lettera di V. S. al Sig.r Principe, che fu sentita con gusto e con grazia particolare. Di gi per ordine di Madama e consiglio del Sig.r Giovanni si era dato principio di novo, conforme a quanto V. S. mi ordina.

Pisa, il 14 di Feb.o 1618.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1307..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 1 marzo 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 27. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo

Ora s che voglio dar nove a V. S. da farli andar la febre lontana mille millia. Ieri sera la Ser.ma mi fece chiamare alla sua camera, e dopo haver fatta collazione col Ser.mo Arciduca Leopoldo, mi fece introdurre nella sua intima camera, dove erano loro AA. sole; e quivi fui trattenuto in longhissimo e familiarissimo discorso, gran parte del quale fu speso intorno ai meriti di V. S. Fu sentita con dolore la indisposizione di V. S., e mi disse il Ser.mo Arciduca che voleva in ogni modo veder V. S. (perdonatemi se replico tanto V. S.), e mi replic pi di due volte che voleva visitarla a letto. Si discorse assai della pietra conservatrice della luce, e S. A. desidera haver il segreto di prepararla. Io significai alla Ser.ma che il S. Don Antonio(805) l'haveva, e che ne havrebbe fatto parte a S. A.
Perch non ho tempo, non sar pi longo: solo gli dir che la Ser.ma mostr restar tanto sodisfatta, che mi disse che voleva che io legessi, quando fosse tempo, al Gran Principe. E con pregarla a dar nova di me ai nostri carissimi padroni Giraldi, Soldani, Arighetti, Guiducci, Bonaroti etc., li bacio le mani, sperando in breve rivederla sana.

Di camera del Sig.r Principe, il 2 di Quaresima 1618.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re
D. Benedetto Castelli.

Il S. D. Ricardo(806) con ogni affetto li bacia le mani.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r e P.ron Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, p.o Filosofo di S. A. S.
Firenze.



1308..

ALESSANDRO D'ESTE a GALILEO [in Firenze].
Modena, 2 marzo 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 135. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Con la confidenza che mi promette l'amorevolezza di V. S. le mando l'inclusa nota(807), pregandola di fare la nativit, conforme a quello che vedr in essa. Di qui argomenti V. S. la stima che fo della sua virt; e creda che altrettanta sar l'obligatione che le ne havr, per contracambiarle questo piacere in ogni cosa sempre di suo gusto. E le auguro somma prosperit.

Di Mod.a, li 2 di Marzo 1618.

S.or Gallileo Gallilei.
Al piacer suo
Il Card.l d'Este.



1309...

FRANCESCO PINELLI a PAOLO GUALDO in Padova.
Napoli, 15 marzo 1618.

Bibl. Marciana in Venezia. Cod. LXV della Cl. X, Ital., car. 41a. - Autografa la sottoscrizione.

.... In tanto, perch mi giova tenere essercitata la cortesia di V. S., la priego che mi procuri dal S.r Gallileo Gallilei uno di quelli occhiali mattematici ch'egli compone, insieme col libro dell'osservatione che con detto instromento (come mi dicono) ha fatto....



1310.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 18 marzo 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 64. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

L'absenza del S.r Zaccaria(808) mi tiene in modo angustiato, che posso dire con verit di non haver tempo da respirare; onde convengo escusarmi con lei, se differisco qualche settimana la risposta alle lettere di V. S. Ecc.ma
Io le rendo molte gratie della cura presa per farmi havere la cagnolina, che certo mi sar carissima per ogni rispetto.
De'vetri, procurar sodisfarla; ma questo negotio parmi ridotto a tale, che oltre i vetri docinali non ne posso havere alcuno, et occorre a me quello a punto che ella mi scrive avvenire alla sua persona, perch sebene a tutti liberamente dico non solo di non haver partecipatione nell'opera di questi vetri, ma ancora nego haverne molta cognitione, nondimeno ricevo una fastidiosa et continua molestia da molti, che credono che quando un vetro sia tocco da me, divenga raro et eccellentissimo; seben altri pi intendenti vengono alla libera a dimandarmene uno, sapendo haverne io molti, per isparmiare la spesa, e non valendomi rispondere di non haver cosa buona, son ridotto a tale, che bisognandomi un canone, convengo andar per mano di qualche amico che ne ha di migliori de'miei: onde essendo stata V. S. Ecc.ma troppo rispettosa, temo che l'aviso del suo desiderio mi sia pervenuto tardo. In un anno che io sono in questa casa, non ho ancora accommodate le cose mie: so di haver alcuni vetri abbandonati, e quanto prima io possa, veder di trovarli et mandarglieli; e con M.o Antonio mio compadre far efficacissimo offitio, perch dia qualche soddisfattione a V. S. Ecc.ma Egli ha ordine da me di darmi li vetri migliori che gli riescono;  pagato da me prontissimamente et mi  debitore, riceve ogni giorno qualche favore e donativo ancora da me, gli procuro guadagno mandando tutti alla sua bottega, la sua buona forma da sei quarte et da quatordici gli  stata donata da me, et tuttavia si escusa non haver cosa buona: pur veder con la mia sollecitudine, assegnando carico ad un servitore di molestarlo ogni giorno, molestarlo tanto che se ne cavi qualche cosa da lui. Bacci  amico mio, et sempre che lo ricerco mi d quanti vetri io voglio, e me li d sempre per esquisiti; ma lo trovo sempre in buggia, et il prezzo suo  sempre di  3 l'uno, onde non mi vaglio pi di lui.
Aspetto con le prime navi di Soria ducente drame di rubini minuti, avute a cambio di una cassettina di canoni mandati gi quattro anni in India. Se giongeran salvi, spero del tutto rinborsarmi della spesa di quelli, e di due altre cassette che mi son andate a male. Mi scrive il mio corrispondente che col se ne facevano a vilissimo prezzo, et essere stata gran sorte la mia haverli mandati per tempo.
Quanto al fattore, se quello che serve il Cl.mo Dolfino fosse stato a proposito(809), non mi sarei schiffato di altro, se non che non havrei acconsentito a disviarglielo, s per non essere tale attione lodabile, come ancora perch una persona levata in tal maniera perde i tre quarti della sua bont. Non mi spiacerebbe il fratello del Germini, perch spererei che l'et del maggiore dasse qualche sodezza ai nostri negotii col calore della intelligenza e della pratica la quale tiene M. Camillo; et in questa maniera sperarei evitare il disgusto che egli accenna dover ricevere preferendosi a lui nuova persona: onde in caso che V. S. Ecc.ma si potesse promettere la stessa buona volont et attitudine in questo suo fratel maggiore, v'inclinerei, con tutto che io sia persuaso da altri a non fidare le cose nostre in una fraterna; ma havendole altre volte fidate a due da Pistoia, vi caderei anco la seconda volta, purch vi concorressero le qualit bisognose al nostro negotio. Il ministerio di M. Camillo  veramente il maneggio di diverse robbe et vittuarie consignate a lui per dispensarle a'nostri lavoranti, e questa  la maggior bassezza a che egli  sottoposto, che per non riesce con fatica et opera da servitore, perch quelli che ricevono o consegnano le robbe fanno quello che egli commanda; nel resto maneggia egli la pena solamente e commanda, s come il fattore principale scrive et commanda solamente, et se mette la mano in qualche cosa, lo fa per proprio gusto, e perch il mantener sussiego, in alcune persone,  cosa ridicola et vitiosa: in quel paese ove sono ambi due, ogni persona li riverisce, sono stimati et honorati, s per rispetto nostro come per l'auttorit che tengono nei nostri negotii, onde quella gente che vive con noi li riconosce come padroni e mercanti principali. Vorrebbe M. Camillo subintrare in luogo di quello che parte, et mi ha scritto assai chiaramente dovergli riuscire molestissimo che alcuno gli sia superiore. Confidiamo assai nella bont che dimostra, e ci pare ancora in qualche parte incaminato nell'intelligenza dei nostri negotii; ma la giovent sua s come spaventa noi a commettergli la somma delle cose nostre, che son moltiplici e di grand'importanza, cos parmi che potesse persuaderlo ad havere patienza di lasciar passare(810) qualche tempo a pervenire al segno che egli pretende: et in questo mi sar caro che V. S. Ecc.ma dolcemente lo ammonisca.
Scritto fin qui, ricevo in un medesimo punto le lettere di V. S. Ecc.ma di 11 del presente et le alligate del S.r Cremonino(811), al quale mandar la copia dello scritto et offerir la piezzaria, seben dissegno di valermene in apparenza per cambiare il suo debito nel nome di qualche nobile, spronandolo col danno dell'interesse, desiderando io far che V. S. Ecc.ma resti servita quanto prima.
Delli soggetti proposti in queste ultime, il vecchio per l'et sua mi sgomenta assai, et il giovane mi d sospetto per l'inclinatione accennatami, poich questa assolutamente basta a metter noi in gelosia e le cose nostre in confusione et forse ancora a corrompere la buona riuscita del Germini, al fratello del quale inclino molto, parendomi che l'et, il nascimento suo, con la buona relatione datami da lei, mi dia giusta speranza di buona riuscita, s come ancora che questo possi levare tutti li disgusti a M. Camillo. A'nostri fattori, ancorch principali, habbin usato dar, oltre le spese, ducati 60 all'anno: a due soli, cio al Sanini da Pistoia, huomo singolare, et al presente, habbin dato cento scudi, che non intenderessimo dare a persona inesperta et nuova. Le spese solevano esser limitate da noi, et il S.r Zaccaria lev quest'usanza sei mesi fa, per sospetto che il fattor principale, che n'havea l'appalto, facesse ingiusto guadagno a pregiuditio del Germini; onde ha commandato che le spese a'fattori siano fatte a conto nostro, et sia tenuta anco una massara per servire a'fattori. Il che  quanto mi occorre dirle in questo proposito; e per fine le baccio la mano.

In Ven.a, a 18 Marzo 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1311.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 3 aprile 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 29. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io non so da qual parte sia il torto in questo nostro cos lungo silentio; ma venga da qual parte si voglia, io non posso pi contenirmi, ma voglio romperlo io, sperando che V. S. si compiacer di fare il medesmo meco. Hor la prima cosa ch'io desidero saper da lei  intorno alla sua sanit, desiderando grandemente di saper che sia V. S. compitamente sana e gagliarda, per bene anco della republica letteraria, alla quale essa ha apportato et apporta tanto ornamento con le sue dotte e curiose opere; delle quali io pur son bramoso d'intendere, e che cosa al presente per le mani essa habbia, e quando si daranno in luce, e se con 'l suo maraviglioso occhiale ha fatto alcuna nuova osservanza. A proposito del qual occhiale debbo dire a V. S., come havendo inteso che a Napoli era morta quella nostra S.ra Duchessa Pinelli, la S.ra Nicoletta Grilla, essendo che mai havevo scritto al S.r Duca suo figliuolo(812), che adesso  fatto un huomo, mi parse con tal occasione di scriverle una lettera di condoglienza, rinovando l'antica amicitia e servit c'havevo con 'l S.r G. Vincenzo(813) e con 'l Duca suo padre(814); in proposito del qual S.r Gio. Vincenzo, le ho racordato il debito che ha, di farle un monumento nobile nella chiesa del Santo(815). Egli m'ha risposto con una cortesissima lettera, havendo minuta memoria di tutto quello che all'hora feci, e m'ha scritto che in ogni maniera vuole che si faccia una sepultura condegna all'honorate qualit(816) del detto S.r G. Vincenzo; et perch egli crede che V. S. sia tuttavia in Padova, mi commette ch'io complisca a suo nome con lei, e che la prega a volerle provedere d'uno di detti occhiali che sia buono, insieme con 'l libro dell'osservationi che con detto stromento V. S. ha fatto(817). Io non so in questo quello che voglia dire; V. S. intender meglio di me. Mi sar carissimo ch'ella mi scriva che cosa dover risponderle. Mi scrive ch'io lo raguagli che spesa vi potr andare s nell'occhiale come nel libro, che subito mander quanto far di mestieri. Star adonque aspettando la risposta di V. S. intorno a questo particolare, come anco del resto che di sopra io gli ho scritto.
Di nuovo, di questo Studio, credo che V. S. haver intesa la morte del Dottor Gallo(818), successa questi giorni con estremo dispiacere di tutto lo Studio, poich certo era soggetto per tutti i rispetti dignissimo.
Li scolari sono tutti in gran moto, essendo questi SS.ri Rettori molto alterati per haver essi ammazzato un sbirro su la porta del palazzo del Podest. Andorno heri al numero di dugento a Venetia per procurar la liberatione d'un scolare gentilhuomo Bresciano, qual fu posto pregione per certe insolenze scolaresche, per la pregionia del quale alcuni suoi compagni uccisero quel sbirro: non so quello che faranno a Venetia. Hoggi il Podest n'ha fatto chiamar otto a presentarsi alle pregioni, credo per la morte del detto sbirro et per altri disordini.
Mons.r Ill.mo(819) sta bene, et adesso ha in casa i primi musici d'Italia, s di voci come di stromenti. Habbiamo fatto un Carneval spirituale solennissimo, e tutta questa Quaresima ogni sera si sono fatti concerti e musiche rare.
Altro non ho che dirle di nuovo. Non so se V. S. habbia entratura alcuna con cotesto Mons.r Noncio(820): se non l'ha, procuri d'haverla, perch guster un Signore ripieno d'ogni nobil qualit; e le far riverenza a mio nome.
Hebbi, pochi giorni sono, lettere da Roma dal S.r Ciampoli, con una bellissima sua canzone, fatta al fratello(821) del Duca Ceserini.
Hors, V. S. si conservi e mi comandi, e se havesse composto qualche opera nuova che non mi fusse pervenuta, in gratia mi metta su la stradda di haverla. Dio la feliciti, e le bacio le mani, augurandole le prossime feste felicissime et ogn'altro vero bene.

Di Pad.a, alli 3 Apr. 1618.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma

Intorno all'occhiale per il detto Duca, potrebbe scrivere all'Ill.mo Sagredo o ad altro suo amico, che me ne provedesse d'un buono, dicendomi il costo di esso: ma vorrei cosa degna di quel Signore.






Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1312..
GALILEO a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Bellosguardo, 19 aprile 1618.

Arch. di Stato in Firenze. Negozi e relazioni dell'Auditore Lorenzo Usimbardi dal 1616 al 1618. Filza 5a, car. 252. - Autografa.

Ill.mo Sig.re Pad.n Col.mo

Quando io sperava che le mie tante e s moleste indispositioni mi havessero a conceder tanto di tregua che io potessi almeno venire a baciar la veste alle Ser.me AA.ze e dar loro la buona Pasqua, come anco a V. S. Ill.ma et ad altri Padroni, io sono stato pi fermamente legato in casa da un poco di febbre, sopraggiuntami di pi la sera di Pasqua, la quale ancora mi fa star rinchiuso in camera. Speravo anco poter, senza darne briga a V. S., ottener da S. A. S.ma un privilegio(822) del quale vengo instantemente ricercato dall'Ecc.mo S. Principe Cesi, per un libro che fa stampare delle piante dell'Indie nuove(823), opera bella, curiosa et utile; ma gi che non posso venire alla citt, son forzato ricorrere al favor di V. S. Ill.ma e supplicarla a favorir detto S. Principe e tutta la sua compagnia per ottener da S. A. S.ma detto privilegio, del quale gli mando l'occlusa formula(824), del tenor di quello che gi si  ottenuto da S. Santit e dall'Imperatore. E perch spero che col favor suo non ci habbia da esser difficolt, la prego solamente a procurarne l'espeditione per sabato o vero per luned prossimo, al qual tempo vorrei poterlo mandare a S. E. a Roma. E la supplico con questa occasione a baciar la veste humilissimamente in mio nome a loro AA. S.me, et a lei con ogni vero affetto mi ricordo servitore devotissimo.

Da Bellosguardo, li 19 di Ap.le 1618.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obb.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Di mano di COSIMO II, Granduca di Toscana:

Ita est.
C.
e di mano di CURZIO PICCHENA:

L'Auditore delle Riformagioni faccia fare il privilegio nella solita forma.

Curzio Picchena.
19 Aprile 1618.

Fuori: All'Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo
Il S. Curzio Picchena P.o Segr.o etc.
In sua mano.



1313..

CURZIO PICCHENA a [GALILEO in Bellosguardo].
Firenze, 19 aprile 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 36. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Sebene si concedono qui difficilmente privilegii di libri che s'hanno da stampare altrove, nondimeno il Gran Duca, in grazia del Principe Cesis, lo conceder; ma bisogna che V. S. sappia che questa cosa ricerca molti giorni di tempo, perch s'ha da distendere un privilegio in cartapecora col sigillo in piombo, per esser sottoscritto poi dal Gran Duca et da altri ministri. Oltre di questo, havendo io fatto chiamare il Cancelliero delle Riformagioni, egli non finisce d'intendere se quel Franciscus Stellutus sia lo stampatore, et che cosa voglia dire Procurator Lynceorum, et che cosa sieno questi Lincei, chi fusse quel Francesco Hernando; oltre che quivi pare che manchi una parola, cio o libris o opere o hystoria o cosa simile, se gi non vuole che la vi s'intenda. Insomma vorrebbe che questo negozio fusse dichiarato meglio, per poter distendere il privilegio senza fare errori. Bisogner ancora che qualcuno habbia poi ordine di sollecitare i ministri delle Riformagioni che lo spedischino, et paghi quelle rigaglie che vi vanno, che dovranno essere qualche scudo; et io non mancher di far la parte mia in pregarli che lo spedischino presto, et non sar poco se si potr havere per il sabato della settimana prossima.
V. S. potr rimandarmi la scrittura con la risposta: et le bacio le mani.

Di casa, li 19 di Aprile 1618.
Di V. S. Ill.re
Aff.mo Serv.re
Curzio Picchena.



1314..

GALILEO a [CURZIO PICCHENA in Firenze].
Bellosguardo, 20 aprile 1618.

Arch. di Stato in Firenze. Negozi e relazioni dell'Auditore Lorenzo Usimbardi dal 1616 al 1618. Filza 5a, car. 253. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.ne Col.mo

Per intera informazione del S. Cancelliere delle Riformagioni(825), gli dico che i Lincei sono una compagnia di Accademici cos chiamati, instituita dall'Ecc.mo S. Principe Cesis, il quale  anco al presente capo di essa; et essi compagni hanno per fine gli studii delle buone lettere, et in particolare di filosofia et altre scienze a quella conferenti, et in oltre attendono i pi intendenti a scrivere e pubblicare loro fatiche, a utilit della republica litteraria. Di questa compagnia il S. Franc.co Stelluti ne  Proccuratore, e come tale sopra intende alla pubblicazione di questa presente opera, e per quella ne procura i privilegii. Francesco Hernando port dall'Indie Occidentali un libro di piante, raccolte, dipinte e descritte da s medesimo in quei paesi, e questo libro consegn poi al S. Principe Cesis, intorno al qual libro si  poi affaticato Nardo Antonio Recco, in riordinarlo, farlo latino et illustrarlo etc. Et a quella particola ex Francisci Hernandi etc. si potr aggiugnere hystoria, o vero collectionibus, o vero descrictionibus, o cosa tale. E questo  quanto a i dubbii.
Se il S. Filippo Pandolfini sar in Firenze, procurer che, come Accademico Linceo, solleciti i ministri etc.; se no, lo far il Padre D. Benedetto: e quanto alla spesa, satisfar io. Et intanto restando a V. S. Ill.ma obbligatissimo del favore, la ringrazio, e reverentemente gli bacio le mani.

Da Bellosguardo, li 20 d'Ap.le 1618.
Di V. S. Ill.ma
Dev.mo et Obblig.mo Se.re
Galileo Galilei.



1315.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Bellosguardo].
Roma, 20 aprile 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 31. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Sento dalla gratissima di V. S., con mio gran dolore, l'indisposition di febre che l'ha tenuta tanto tempo in letto, et solo mi vado consolando con la speranza nella stagione e miglioramento cominciato. Godo per grandemente della mortificatione data da N. S. Dio, per mezzo del Ser.mo Leopoldo(826), a quelli maligni che con s rabiosa invidia contrariano a V. S., o, per dir meglio, all'eminenza della sua virt, quali bisognar pur che, lor mal grado, soffriscano vederla sempre maggiormente conosciuta e colma di gloria.
Mando per il procaccio cinque copie delle Lettere Solari che havevo alle mani, e reiterar l'ordine al libraro di mandarne cost quantit.
Non so se V. S.(827) haver veduto il S.r Demisiani, che veniva desiderosissimo di vederla. Io sto con il solito desiderio che V. S. mi commandi, e le bacio le mani, pregandole ogni contento.

Di Roma, li 20 Aprile 1618.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1316..

ORSO D'ELCI a CURZIO PICCHENA in Firenze.
Madrid, 23 aprile 1618.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4945 (non cartolata). - Autografa la firma.

.... Nella medesima lettera(828) domandai a S. E.(829) risposta sopra la proposizione del Sig. Galileo Galilei; et il Duca mi risponde cos, attaccando a questo capitolo anche il dispaccio del S.r Marchese di Bagno, che raccomandai a S. E. da parte di S. A.
"D'esto se va tratando; y de la resolucion que S. Md. fuere servido tornar, se avisar a V. S. por la via de Antonio de Arostegui, y lo mismo seren lo que toca al Marques de Bao y en todo olgar siempre de servir a V. S."
Quanto a quel che tocca al S.re Galileo, m'haveva detto il medesimo poco prima il Segretario Arostegui, cio che la proposizione si era messa in mano di alcuni huomini periti e che se n'aspettava il lor parere, del quale mi darebbe subito conto....



1317..

GIROLAMO DA SOMMAIA a GALILEO [in Bellosguardo].
Pisa, 25 aprile 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIX, n. 54. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or Oss.mo

Con questa invio a V. S. il mandato del suo semestre, che credo sar dato al camarlengo pagare quanto prima, perch salda i suoi conti al fine di questo mese.
Ho sentito con molta pena che V. S. habbi cos lungamente travagliato con le sue indispositioni, et che hora anco non sia di esse del tutto libero. Mi giova di sperare che in breve, se gi non  seguito, come vorrei, acquister ottima salute, la quale gli sar anco pi grata per esserne stato privo cos lungo tempo: il che gli conceda la Bont divina, come con tutto l'affetto io gli desidero.
Duolmi anche assai che il Padre D. Benedetto, mio caro patrone, habbi hauto cos mala visita, come mi scrive V. S., di quella febbre. Mi rallegro bene che sguiti la servit del S.or Principe(830) con tanta satisfattione, cosa che non mi  giunto nuova, s per sapere il suo molto talento, come anco perch cominci qui. E gli bacio le mani, e prego il Signore che la prosperi.

Di Pisa, a'25 d'Aprile 1618.
Di V. S. molto I.e et Ecc.ma
S.or Galileo.
S.re Aff.mo
Girol.o da S.ia



1318.

PAOLO GUALDO e LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 26 aprile 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 38. - Autografi, cos la lettera del GUALDO come il poscritto del PIGNORIA.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Tralasciando le ceremonie, alle quali noi altri preti non si sapiamo accommodare se non in chiesa, vengo a dar risposta alla cortesissima lettera di V. S., c'ho letto con infinito mio contento, poich era molto tempo che bramavo intender di lei.
M' rincresciuto intendere che tutta via sia travagliata da certa sua indispositione. Venga a star qualche giorno a Padova, ch forsi quest'aria le sar pi proficua che la natia, e sar veduta con eguale e forsi con maggior affetto che nella propria patria.
Non so se V. S. invier il cannocchiale al S.r Duca(831) a Napoli overo a me qui a Padova: faccia quello che essa giudica meglio; et inviandolo a me, mi far gratia dirmi il prezzo di esso, poi che basta haver il favore che venga dalle sue mani, sapendo che ancor ella li compra e non son fatti dalle sue mani. E se in compagnia del detto occhiale mander qualche instruttione intorno all'uso di esso, et anco alcuno de'suoi libri ne'quali si tratta dell'osservationi fatte da V. S. con detti occhiali, sar al detto Signore di duplicato gusto, poi che anco di questo me ne fa instanza.
Invio a V. S. i semi delle zatte. Mi dispiace che la lettera di V. S. mi capit la settimana passata un giorno doppo la partita del corriere, ch haveressimo avanzati otto giorni; se bene credo che verrano a tempo, poi che per le pioggie continue, che sono state tutti questi giorni, n'anco qui ancora l'hanno seminate.
Di nuovo non saprei che dirle. Ancora non s' fatta elettione alcuna alla lettura del D.r Gallo(832). Qui tutti gli amici di V. S. stan bene, e la salutano caramente. Non so s'ella intendesse come il Dottor Corradino(833) hebbe la lettura delle Pandette, nella quale si porta molto bene. Il S.r Acquapendente  tutta via in tuono, et attende a stampar libri. Mons.r Ill.mo(834) sta bene, et  tutto di V. S. Tutti nominati nella sua lettera le baciano con ogni affetto le mani, come facc'io con tutto lo spirito.
Non mi scordar de gli ossi di nospersici, sapendo benissimo di quali intende. V. S. va cercando semi di frutti, et io semi di fiori: desidero adunque che facciamo questo bazarro insieme, buscando ella da cotesti giardinieri semi di qualche fior galante. Di gratia, non si scordi di scrivermi di qualche sua compositione novella. Sar notato il nome de i semi sopra le carte dove saranno involti. Il Signor la feliciti.

Di Pad.a, alli 26 Apr. 1618.

Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Io ribacio le mani a V. S., a nome ancora del S.r Sandelli, e stiamo tutti due bene per servirla.


Lorenzo Pignoria.


Fuori, di mano di PAOLO GUALDO:
All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
con una scatola.
Fiorenza.



1319..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Bellosguardo].
Roma, 28 aprile 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 34. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Tengo la gratissima di V. S., e vedendola di sua mano, ho preso allegrezza, congetturandone miglior stato di sanit, quale io le desidero con tutto l'animo.
I S.ri compagni tutti meco conosceranno il favor fattole da V. S. nel'impetrar il privilegio(835), e la diligenza del S.r Pandolfini(836).
Le inviai per il procaccio precedente le copie delle sue Lettere Solari(837). Al presente devo darli nuova che la S.ra Principessa, mia consorte, domenica mi partor una figlia, con buona salute d'ambidoi. Et con questo prego da N. S. Dio a V. S. ogni contentezza, e le bacio affettuosamente le mani.
Di R.a, li 28 Aprile 1618.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1320..

GIROLAMO MAGAGNATI a GALILEO [in Bellosguardo].
Venezia, 28 aprile 1618.

Riproduciamo questa lettera dalle pag. 130-131 del Carteggio Galileano Inedito (Memorie della R.. accademia di scienze, lettere ed arti in Modena, Tomo XX, Par. II, in Modena, 1881), pubblicato da GIUSEPPE CAMPORI, non essendosi pi trovato l'originale nella raccolta di autografi legata dal CAMPORI stesso alla Biblioteca Estense di Modena. Nota il CAMPORI: "In questa lettera, scritta da mano aliena, la sottoscrizione del Magagnati  malamente tracciata. Nell'occhietto si legge: Girolamo Magagnati cieco."

L'affettuosa lettera di V. S. m'adoppia l'obligo di ringraziarla dell'amore che m'ha sempre portato (com'io faccio vivamente), ed insieme debito di dichiararmi molto tenuto alla virt e cortesia del Sig.r Antonelli per l'esatta informazione e metodico discorso del mio male, il quale si conclude esser impedimento di cattarata: che se fra le cose recondite ed isquisite della fonderia del Ser.mo G. D. mio Signore se ne trovasse alcuna per mio sollevamento, la prego con tutti gli affetti del cuore a supplicar umilmente in nome mio di propria voce S. A. Ser.ma, che per la ingente eroica sua qualit si degni sufraggarmene.
Scrissi, per debito d'antica riverenza, l'acclusa lettera al Ser.mo Principe Donato(838), e ne mando due copie a V. S. Ecc.ma, che l'una si degner farla capitare al S.r Gio. Battista Strozzi, al quale molti giorni sono ho scritto, restando sin ora senza sua risposta. Mi conservi l'osservatissima grazia sua, e caramente le bacio le mani.

Di Venezia, a'28 d'Aprile 1618.



1321..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Bellosguardo].
Roma, 5 maggio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 38. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Tengo la gratissima di V. S. delli 30 passato con il privilegio, et in nome di tutti i S.ri compagni et in mio proprio le ne rendo con ogni maggior affetto le gratie che devo, ringratiando similmente il S.r Pandolfini della sua cortesia e diligenza.
Sento mal volontieri che V. S. continui nel travaglio del male, et tanto pi mi dispiace l'asprezza della staggione quanto le ritarda il debito miglioramento, quale con tutto il core le prego e spero presto da N. S. Dio. E con questo bacio a V. S. affettuosamente le mani, ricordandomeli prontissimo a'suoi commandamenti.
Di Roma, li 5 Maggio 1618.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1322..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Bellosguardo].
Roma, 11 maggio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 40. - Autografa.

Molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Ho ricevuto il foglio con le notazioni che desideravo, e rendo gratie a V. S. della diligenza. Della ricevuta del privilegio scrissi la settimana passata.
Godo grandemente del'aviso che V. S. sia in stato di poter viaggiare, il che senza dubio credo le sar di giovamento, quando dia qualche giorno pi di tempo alla stagione, che ancora  rigida; il che desidero anco per mio particolare interesse, poich sento particolar contento favorisca i miei luoghi d'Acquasparta, e tardando alcuni giorni credo che potr, sbrigato dalle cose di Roma, trasferirmi l con la famiglia, ove riceverei quella allegrezza che si p dir maggiore, poterla vedere e servire. Ma quando ci non mi sia concesso, sar servita da'miei amici e ministri, et a veder li precipitii del Velino particolarmente, che mi ricordo V. S. pensava gi osservare. Per m'avisi subito la risolutione et il tempo della sua partita. Con che ricordandomeli servitore di core, bacio a V. S. le mani.

Di Roma, li 11 Maggio 1618.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1323..

GALILEO a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].
Bellosguardo, 16 maggio 1618.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Cod. G, Par. Inf. 227, car. 95a. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re Pad.n Col.mo

Ancor che il pi valido testimonio della devotissima servit mia verso V. S. Ill.ma et Rev.ma che io le possa di presente arrecare, sia l'istessa attestazione del S. Dott. Giggi(839), col quale ho hauto grazia di esser qualche ora nel suo passaggio per Firenze, tuttavia non ho voluto mancare di confermargli l'istesso con la presente, la quale ricever per sua mano; con supplicarla appresso, che di quello che sin qui non gli  stato da altro significato fuori che dall'altrui voce e dalla mia penna, voglia restar servita di porgermi occasione che qualche effetto gli possa esser pi sensato argomento: il che trover certo V. S. Ill.ma et Rev.ma, tuttavolta che si degner di honorarmi di qualche suo comandamento, di che instantissimamente la supplico, mentre reverentemente l'inchino e dal Signore Dio gli prego il colmo di ogni vera felicit.

Dalla villa di Bellosguardo, li 16 di Maggio 1618.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma
Dev.mo et Obblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1324.

GALILEO a LEOPOLDO D'AUSTRIA [in Innsbruck].
Firenze, 23 maggio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 57-58. - In capo a car. 57r. si legge, di mano di GALILEO, Copia e pur di sua mano sono alcune correzioni e la firma, e a car. 58t., l'annotazione: Copia.
Mia al'Arcid.ca Leop.do


Ser.mo Sig.r e P.ron Col.mo

Io mi ritrovo ancora involto nelle medesime indisposizzioni nelle quali l'A. V. S.ma mi trov quando dalla sua infinita benignit fui, tanto sopra il mio merito, favorito et honorato: et al travaglio di queste mie corporali afflizzioni se n' aggiunto un altro pi molesto di mente, che  il non haver potuto n potere per ancora, al meno in parte, satisfare a i cenni dell'A. V. co 'l mettere insieme, secondo che haverei havuto in pensiero, alcuni discorsi intorno a'problemi che io posso giudicare che non sarebbono alieni dal suo gusto. Per lo che sono necessitato a supplicarla humilissimamente che voglia condonare alla mia impossibilit la dilazzione che mi conviene prendere in ubidire pi pienamente a i suoi commandamenti, et a gradire tra tanto queste poche mie cose, le quali con la presente le invio: che sono due telescopii, uno pi lungo e l'altro meno; et il maggiore potr servire all'A. V. et ad altri sui familiari per le osservazzioni delle cose celesti; e veramente  l'istesso cristallo co 'l quale da tre anni in qua sono andato io osservando, e, s'io non m'inganno, gli dover riuscire eccelente: l'altro minore sar pi commodo a maneggiarsi, e per le scoperte in terra sar molto buono; se bene in queste ancora il pi lungo gli mostrer gli oggetti e maggiori e pi distinti, ma con un poco pi di fatica si incontrano.
Mandogli ancora un altro pi piccolo cannoncino, formato in una testiera di ottone: ma questo  fatto senza alcuno adornamento, perch non pu servire all'A. V. se non per modello et esemplare da farne fabricare un altro, che meglio quadri alla forma e grandezza della testa di lei o di chi l'havesse a adoperare; il quale strumento et ordigno non  possibile accomodarlo, senza la presenziale assistenza della testa e de gli occhi di quel particulare che usare lo deve, perch l'aggiustamento consiste in differenze di posizzioni di pi alto o pi basso, pi o meno inclinato alla destra o alla sinistra, quasi che indivisibili: et all'A. V. non mancheranno artefici, che sopra questo modello la serviranno esquisitamente. La supplico bene a tenerlo quanto ella pu occulto, per alcuni miei interessi.
Mandogli appresso una copia delle mie Lettere Solari(840) stampate; e pi, insieme con la presente, ricever un mio breve discorso circa la cagione del flusso e reflusso del mare, il quale mi occorse fare poco pi di due anni sono in Roma, comandato dall'Ill.mo e Rev.mo Sig.r Card.le Orsino(841), mentre che tra quei signori teologi si andava pensando intorno alla prohibizzione del libro di Nicol Copernico e della opinione della mobilit della terra, posta in detto libro e da me tenuta per vera in quel tempo, sin che piacque a quei Signori di sospendere il libro e dichiarare per falsa e repugnante alle Scritture Sacre detta opinione. Hora, perch io so quanto(842) convenga ubidire e credere alle determinazioni de i superiori, come quelli che sono scorti da pi alte cognizzioni alle quali la bassezza del mio ingegno per s stesso non arriva, reputo questa presente scrittura che gli mando, come quella che  fondata sopra la mobilit della terra overo che  uno degli argumenti fisici che io producevo in confermazione di essa mobilit, la reputo, dico, come una poesia overo un sogno, e per tale la riceva l'A. V. Tuttavia, perch anco i poeti apprezzano tal volta alcuna delle loro fantasie(843), io parimente fo qualche stima di questa mia vanit: e gi che mi ritrovavo haverla scritta e lasciata vedere da esso Sig.r Cardinale sopranominato e da alcuni altri pochi, ne ho poi lasciate andare alcune copie in mano di altri Signori grandi(844); e questo, acci che in ogni evento che altri forse, separato dalla nostra Chiesa, volesse attribuirsi questo mio capriccio, come di molte altre mie invenzioni mi  accaduto, possi restare la testimonianza di persone maggiori di ogni eccezzione, come io ero stato il primo a sogniare questa chimera. Della quale questa che gli mando  veramente una tal poca abozzatura, perch fu da me frettolosamente scritta e mentre speravo che il Copernico non havesse, ottant'anni doppo la publicazzione della sua opera, a essere giudicato per erroneo; s che havevo in pensiero di ampliarmi, con maggior comodit(845) e tempo, molto e molto pi sopra questo medesimo argomento, apportandone altri riscontri e riordinandolo e distinguendolo in altra migliore forma e disposizzione: ma una sola voce celeste mi risvegli, e risolvette in nebbia tutti li miei confusi(846) et avviluppati fantasmi. Per lo accetti l'A. V. S. benignamente, cos incomposto come sta; e se mai mi sar conceduto dalla divina piet di ridurmi in stato di potere qualche poco affaticarmi, aspetti da me qualche altra cosa pi reale e ferma: e tra tanto resti sicura che io mi conosco tanto altamente obligato all'infinita sua cortesia, che s come ho per impossibile il poter mai sciormi da tanto obligo, cos sono sempre per adoperarmi ad ogni suo minimo cenno, per dimostrarmegli servitore grato.
E qui humilissimamente inchinandomegli, con ogni reverenza gli bacio la veste, e la supplico alle occasioni a raccomandare alla Ser.ma sua sorella e mia Signora(847) la devotione con la quale io amendue le AA. loro(848) reverisco. Et il Signor Iddio gli conceda il colmo di felicit.

Di Firenze, li 23 di Maggio 1618.
Dell'A. V. S.
Humiliss.o(849) et Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1325..

COSIMO II, Granduca di Toscana, a FRANCESCO MARIA DELLA ROVERE in Urbino.
Firenze, 23 maggio 1618.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4066 (non cartolata). - Autografa la sottoscrizione.

Ser.mo Sig.re

Il Galilei Matematico, mentre sene va a visitare la Santa Casa di Loreto(850), desidera di venire a far riverenza a V. A. Et se bene io credo che ella habbia cognizione delle sue qualit, et che essendo naturalmente inclinata a favorire tutti i virtuosi, vedrebbe volentieri lui di sua propria spontanea cortesia, nondimeno ho voluto accompagnarlo con questa mia lettera; la quale almeno mi servir per occasione di baciare all'A. V. le mani, come faccio di cuore, pregando il Signor Iddio che la conservi lunghissimamente felice.

Di Fiorenza, 25 Maggio 1618.
Di V. Alt.za
S.r Duca di Urbino.
Ser.re
Il Granduca di Toscana.

Fuori: Al Ser.mo Sig.re
Il Sig.r Duca di
Urbino.



1326..

CESARE CREMONINI a GIOVANFRANCESCO SAGREDO [in Venezia].
[Padova, 26 maggio 1618.]

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 76. - Copia di mano di GIOVANFRANCESCO SAGREDO: cfr. n. 1328.

Ho letto nella sua quello che occorre per lo cambio. Io sono prontissimo, ma per li sei del futturo mese non le posso dar parola, perch si legge sino ali 13, n io posso pensar ad altro che alla lettura. Sia sicurissimo che sar di tutto quello che comander sodisfatta. Desidero solo questo favore, di non esser molestato sino finito lo Studio, come sarebbe a dire per tutto Giugno; che sebene non si saldano le bolette sino a Santa Malgherita, che  a tanti di Luglio, io nondimeno procurer la sodisfattione di V. S. Ill.ma, e sar compita. Se questo non si pu, mi convien prolungare; un'altra fiera, se cos a lei piace, io pagar tutto. Resti sicura d'ogni sodisfatione, et mi favorisca avisarmi della risolutione, ch secondo il suo volere sar sodisfatta. Con qual fine le faccio riverenza, etc.



1327.

NICCOL RICCARDI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 maggio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 42. - Autografa. Sul tergo della seconda carta (car. 43), che  bianca, si legge, di mano di GALILEO: P.re Mostro.

Molto Ill.e Sig.re e P.ron mio Col.mo

Ricevei hieri la cortesissima di V. S. per mezzo del S.r Mario(851); e certificandola prima di non haver ricevuto prima alcuna sua, ch del certo non havrei indugiato a darli risposta, la ringrazio del gusto che mostra nelle cose mie, infine come fanno i buoni padroni in quelle dei servitori. L'occupazione datami nelle cose del S. Uff.o viene stimata da me per sommo honore, e sebene superiore a'meriti, non posso per negar di haverla ambita come occasione di servir N. S.re e S. Chiesa. Pertanto stimo doppiamente il contento che lei ne mostra; et assicurandola che gli vivo divotissimo servidore e vero discepolo, finisco facendole profondissima riverenza e pregando N. S. per ogni sua felicit.

Roma, 28 di Maggio 1618.
Di V. S. molto Ill.e
Ser.r e Discepolo Divotiss.o
F. Nicol Riccardi.

Far quanto lei mi comanda col S.r Scioppio,
in vedendolo.



1328.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 2 giugno 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 76. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Le lettere di V. S. Ecc.ma mi rallegrano sempre, et quest'ultime m'haveriano rallegrato pi dell'altre per la speranza che mi d di rivedere questa citt, se non havessi dalle medesime inteso il fastidioso impedimento nuovamente sopravenutole. Prego Iddio che mi faccia gratia di poterla veder presto.
Il S.r Cremonino mi promette certamente pagarla alla fine di questo. Gli sar al pelo; dover pagar l'interesse dell'ultime due fiere, che saran almeno cinque ducati. Ella veder la copia(852) di quanto mi scrive, in tutto diversamente da quello ha fatto gi sei mesi(853). Mi pare esser un huomo, havendo convinto un filosofo peripatetico, capo della setta di Malpaga. Ma forse le Stelle Medicee da lei scoperte m'haveran cagionato s buon influsso.
Io, per gratia del Signor Dio, sto benissimo, e tanto meglio quanto che fra un mese aspetto mio fratello da Verona, dal quale rester solevato delli 3/4 delli negotii.
Haver ella inteso le machinationi scoperte in questa citt(854), che pur doveriano levar dal sonno tutto il mondo, perch hodie mihi, cras tibi. Temo, la rovina comune esser fatale, poich la prudenza humana, che potria porgervi opportunissimo rimedio, resta del tutto inutile et morta. Che sar fine di queste, pregandole dal Cielo sanit et contento.

In V.a, a 2 Giugno 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1329..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 23 giugno 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 77. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Vivo con martello, non vedendo risposta alle mie ultime lettere scritte a V. S. Ecc.ma, dubitando della sanit sua; onde quanto pi spesso ella m'aviser del buon suo stato, tanto maggiore sar la mia consolatione.
Accennai gi a V. S. Ecc.ma come il Germini, essendo venuto in questa citt gi alcuni mesi(855), mi manc, come si suol dire, nelle mani. Hora debbo dirle pi chiaramente che mi riusc una gioia falsa, perch mentre consideravo solo l'estrinseca apparenza delle sue lettere, che me lo rappresentavano di giuditio, formai concetto ch'egli havesse appreso li nostri negotii, e potesse, fermata un poco pi la et sua, subintrare nella sopraintendenza di tutte le cose nostre in quelle parti ove egli attende; et havendo per una moltitudine di sue lettere scoperto in lui un ardentissimo desiderio di succedere al Paderno con mille promesse, credeva ch'egli si trovasse, dir cos, forte in gambe: ma ragionando seco, vidi che poco, anzi nulla, ne intendeva, et ultimamente anco mi son chiarito che il desiderio di questa successione non era guidato da altro che da una estrema avvidit di accrescere il suo salario et forse ancora altri pretesi utili, introdotti contra i patti dal vecchio fattore. Pure non ho ardito mai di credere ch'egli non fosse diligente et zelante nei nostri interessi; ma ultimamente per un aviso havuto da lui comprendo, non voglio dire ch'egli sia sprezzatore del nostro servitio, ma ben incapace di saperlo procurare, poich, contro l'espressa mia commissione et li protesti fattili dalli zattari, ha voluto stracaricare un zattuol di ferro, et  stato cagione che si sia perduto nella Piave, accidente che in quattordeci anni non ci  pi occorso, et in questi ultimi tre volte ci  accaduto, con perdita notabile di molti centinara di ducati: onde con mie lettere non solo ho avvertito il pericolo, ma ancora strepitato et minacciato senza frutto. Scrivo a V. S. Ecc.ma questo, per sfogare il mio giusto sdegno. La prego per tenerlo in s, et valersene solo caso che esso Germini la molestasse con le solite instanze, invero improprie al suo merito, seben propriissime alla sua leggierezza, per non dire pazzia.
Aspetto il S.r Zaccaria fra pochi giorni, con infinito mio giubilo(856). Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In Venetia, a 23 Giugno 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1330.

GIULIO GERINI a [GALILEO in Firenze].
Pescia, 9 luglio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 46. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ron mio Col.mo

Con molto mio gusto ho inteso il felice ritorno di V. S. Ecc.ma dalla Santa Casa di Loreto(857), et il benefizio che ha ricevuto dalla vista di varii e nuovi paesi per dove  passata, scrivendomi ritrovarsi in migliore stato di sanit che quand'ella si part. E perch gi conosce per isperienza che l'andare un poco vagando per nuove arie conferisce assaissimo alla sua indisposizione di stomaco, l'essorto a seguire il suo pensiero di trattenersi tutta state per questi contorni, il che non li puole essere se non d'utile grandissimo; ma soprattutto la prego e supplico con ogni mio potere a non mancar in alcuna maniera di passar di qua, conforme a che ha gi disegnato di fare e che mi promette per la sua, cosa da me estremamente desideratissima e gratissima, s per conoscere un cos grand'homo di presenza, quale fin qui m' stato noto solamente per fama, s anche per godere de'suoi amorevolissimi e dottissimi ragionamenti, dove li prometto da questi poggi diletto et agumento di sanit. Ben  vero ch'io desidererei sommamente che venisse in sua compagnia il molto R.do P. Don Be[nedetto](858), che cos spererei che maggior gusto fosse per havere in andar veden[do] questi luoghi verdeggianti, sebene mio nipote sar sempre prontissimo a servirla. Per supplico V. S. Ecc.ma ad essortarlo a venire, [se] la servit dell'Ecc.mo S.or Principe(859) non lo ritiene talmente, che non possi per otto o dieci giorni allontanarsi da quella.
Li salsicciotti, bench lei per cosa grossolana li reputi, sono a mio gusto assai gentili; de'quali non la voglio ringraziare adesso, aspettandolo a far di presenza, il che desidero sia quanto prima. E mentre sto con questo desiderio, me li offerisco di tutto core, facendoli appresso humilissimamente riverenza per mio nipote, il quale prega V. S.ria Ecc.ma si voglia degnare d'ascriverlo nel numero de'suoi humilissimi servitori, ch cos desidera d'esser e di vivere.

Di Pescia, li 9 di Luglio 1618.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Devotiss.mo Ser.re
Giulio Gerini.



1331.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 10 luglio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 42. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio sempre Oss.mo

Sono molti mesi ch'io non ho nuova alcuna di V. S.; e 'l non haverla io procurata con lettere,  proceduto dalla moltitudine di negotii che m'hanno tenuto questo tempo in Roma oltra modo oppresso, raddoppiati nel volermene io sbrigare per venirmene in questi miei luoghi a rubbar quel pi di quiete et otio che potr; ma pu ben esser certa ch'ansiosissimo son stato sempre e sono d'intender della sua buona salute. Mi doglio che per questa stagione sia svanita la speranza ch'ella sia per favorir me e questi luoghi, che m'era di grandissima consolatione: almeno sia a rifrescata.
Gli scrissi nell'ultima della ricevuta del privilegio(860), rendendole le debite gratie insieme con i S.ri Compagni. Gl'accennai anco della ricevuta delle memorie di quei parentadi, e resto con desiderio di quelle di casa Salviati, e massime le pi antiche che il S.r Filippo nostro gi volea far stampare, facendo io registrar da pittori in questo mio luogo tutte le memorie de'maggiori e parenti, in ricordo della posterit.
Qui sono da alcuni giorni, e, Dio gratia, con bona salute con tutta la famiglia; n per si tralascia alcuna delle faccende di Roma, premendosi nella stampa(861) al solito. Devo per avisar a V. S. che avanti la mia partita, delli soggetti proposti et ammessi, fu ascritto il S.r Don Virginio Cesarini, et con lui il S.r Ciampoli; di ch son sicurissimo V. S. sentir molto gusto, e tanto maggiore intendendo con quanto affetto, anzi ardore, habbiano abbracciata e lodata l'impresa, e quanto si siano mostri contenti della compagnia: in corrispondenza di che, V. S. mi far gratia mostrarli quel'affetto di pi con lettere, che giudicher doverseli, che son sicurissimo che saranno buoni compagni, e massime per la buona dottrina conferitale da V. S. Mi far anco gratia premere che il S.r Ridolfi e S.r Pandolfini corrispondano anco affettuosamente, a'quali baciar le mani in mio nome.
Nel resto non mi stender pi in longo: sa quanto io son desideroso che mi commandi. Conceda N. S. Dio a V. S. ogni contento, et io con ogni maggior affetto le bacio le mani e me le ricordo servitore al solito.

Di Acquasparta, li 10 Luglio 1618.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



1332.

LEOPOLDO D'AUSTRIA a GALILEO [in Firenze].
Saverna, 11 luglio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 137. - Autografafa la firma.

Charo Galilei,

Doppo haver potuto godere la grata presenza vostra nel passato mio viaggio, venne qua la sua delli 23 di maggio(862) per la quale s'haveva a condolermi la continuatione di cotali indispositioni, affine ch' stata et sar sempre a me cosa pi desiderosa, acci per sua convalescenza si possa giuvare et far progresso il publico bene secondo le qualit et eminenza sua, la quale mai pi super la presenza che la fama gi sentita da me. Intanto ho visto gl'ambedue telescopii et il canoncino con la testiera, del quale stromento me ne alquanto inform nel passaggio a Pisa il Frate Don Benedetto, il ricordar di cui me molto rallegra. Tutte queste cose arrivarono salve, et si sono trovate giuste.
Intorno le Lettere de'Solarii, et il Discorso del flusso et reflusso del mare con le censure della opinione del Copernico sopra la mobilit della terra, me adoprer a poter col tempo gradire qualche giudicio di quelle cose, et a communicarvi dipoi 'l parer mio et le sentenze scoprite da'soggietti pi eruditi in questo proposito; mentre, ringratiandovi grandemente d'averme fatto partecipe delle medesime cose, starete pure sicuro ch'io ne resti a farvi ogni favore et a compiacervi in quelle occorenze che saranno da voi bramate, havendo fatto in una mia la particolar instanza appresso la Ser.ma Gran Ducchessa acci degnissi di conservarvi in viva sua gratia. Et qui facendo fine, Iddio Signore vi conceda la intiera sanit et prosperit continua.

Di Saverna, li 11 di Luglio 618.
Leopoldo.



1333.

VIRGINIO CESARINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 luglio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 50. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo

Piacque, alcuni giorni sono, al S.r Principe Cesis d'inserirmi con infinito mio gusto nel numero de'Lincei, radunanza da me sempre riverita per molti titoli, ma particolarmente per risplendere in fronte di essa il nome di V. S., il cui favore nel farmi cos segnalata grazia so che  stato di molta autorit ed efficacia. Per io che mi vedo debitore a lei d'infiniti oblighi per la stima che ha mostrata tener di me, vengo a significarle per mezzo di questa la gratitudine singolare d'animo che sempre in me viver verso lei, et ad assicurarla insieme, che s come tanto non mi inganna l'amor proprio ch'io non scorga che per honorarmi ella ha voluto testificare in me quei meriti che non vi sono, cos anco mi riputar sempre tenuto di cercare, con l'assiduit del studio et con l'ammiratione del suo ingegno, di non abusarmi sempre de gli eccessi de la sua benignit; la quale godo che questa volta, per singular mio privilegio, habbia offuscata in V. S. quella luce di giudizio ch'n tutte l'altre attioni cos gloriosamente l'accompagna. E per fine le bacio con ogni affetto le mani.

Di Roma, il d 21 di Luglio 1618.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo Gallilei.
Aff.mo Ser.re
D. Virg.o Cesarino Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.re S.r P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze



1334.

GIOVANNI CIAMPOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 luglio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal, P. I, T. VIII, car. 48. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Oss.mo

Il S.r Principe Cesi, partendo ultimamente di Roma, mi favor di aggregarmi nel numero de'SS.ri Accademici Lincei. Io stimo questo honore come titolo di molta gloria al nome mio, e so che la cortese testimonianza di V. S.  stato il maggior merito e la pi efficace intercessione che me lo habbia impetrato. Vengo per a renderlene le debite gratie con la presente, s come spero, fra poco pi di un mese, di potere io venire a servirla in coteste parti per due mesi, e godere nelli suoi ragionamenti quelli frutti singolari di sapienza ammiranda che io, per molto che pratichi, non so trovare altrove che nel giardino suo.
Il S.r D. Virginio le scriver, e le vive tanto partiale che al certo non si pu pi. Poi che la sent parlare,  restato sitibondo de i discorsi suoi et ha perduto l'appetenza degl'altri.
Qua vive pi che mai glorioso il nome di V. S., et io ne sento in luoghi alti far frequente commemoratione. Alli giorni passati fui a Frascati col S.r Card.l Aldobrandino(863): si ragion pi volte di lei, non con sola lode, ma con ammiratione. S. S.ria Ill.ma mi commise che io salutassi lei in suo nome; poi, con occasione di quelle belle prospettive, dove ci dava molto trattenimento il suo occhiale, mi domand se era possibile l'haverne alcuno, per mezzo di V. S., che fosse di singolare esquisitezza, e mi disse che io le ne scrivessi. Veramente s'ella potesse far compiacere questo Signore per mezzo di qualche raro artefice, il favore giungerebbe desiderato e sarebbe gradito oltre modo.
Io poi supplico V. S. a ricordarsi che una volta ella mi amava; voglio inferire che, se non per forza di mio merito, almeno per costanza del giuditio suo, ella non deve in questa lontananza permettere che, con tanto pregiuditio di mia riputatione, mi si diminuisca l'affetto suo. Mi ricordo servitore affettuosissimo al Padre D. Benedetto, al quale et a V. S. prego da Dio lunghezza di vita et accrescimento d'ogni pi desiderato bene.

Di Roma, il d 21 di Luglio 1618.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galil.o Fir.e
Devot.mo et Obblig.o Ser.re
Giovanni Ciampoli Linc.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o
Il S.r Galileo Galilei, Linceo.



1335..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 28 luglio 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 78. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Finalmente ho cavati dalle mani cinquanta scudi d'argento dal S.r Cremonino(864), che mi d speranza in breve saldar la partita. Se cos egli far, io rimetter l'intiera soma a V. S. Ecc.ma; altrimenti, le far capitar questi cinquanta a buon conto: o se volesse che io facessi qualche spesa, mi comandi, che sar servita.
Il Germini, veduto fermato il fattor vecchio et scoperta la sua inertia, ha perduto le sue speranze della successione(865), et, non so se per questo o per altro, ci ha causato altri nuovi danni, contro il protesto fattogli da'paesani et contro il mio espresso commandamento.
Circa poi le trattazioni che le accennai, in lettere non  bene discorrere: basti ch'ella sappia che in quelle non vi poteva essere altro consultore che l'inimico della humana generatione. Il negotio ancora di quell'amico(866) di V. S. Ecc.ma non  da trattarsi in lettere: bisogna ringratiar Dio che in fine protegge la giustitia.
Li quadri(867) che furono rimandati di cost come copie, sono stati ultimamente riconosciuti et pagati come autentichi et originali di mano del Bassan vecchio; et qui s' fatta gran meraviglia che cotesti Academici della pittura gl'habbiano s mal conosciuti.
Hora in questa citt si fanno alcuni cannoncini corti, di due terzi di quarta, assai buoni. Io li uso per vedere pitture da vicino. Le ben fatte rapresentano il naturale, et l'altre maggiormente si scoprono imperfette. Faccio fare il cannone lungo una quarta et meza, et pongo nel mezo il vetro, sicch resti il vetro colmo in ombra, perch in alcuni siti senza questo aiuto non si pu vedere. Alcune volte ancora bisogna ombreggiar con la mano il vetro cavo, perch, riflettendo come specchio, confonde la vista. Qui faccio punto per non voltar carta, et le baccio la mano.

In V.a, a 28 Luglio 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagr.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1336..

ROBERTO UBALDINI a GALILEO in Firenze.
Montepulciano, 29 luglio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 138. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.or

La perfettione dell'occhiale, resomi in nome di V. S. dal Sig.or Minerbetti(868), ricompensa abondantemente quella poca dimora che  seguita nel mandarlo; et seben ci non deve cadere in consideratione, massime trattandosi della difficult dell'opera con tanti altri impedimenti occorsili, nondimeno con questo modo ella scuopre maggiormente la sua cortesia, della quale io la ringratio con tutto l'affetto, e l'assicuro che il desiderio che tengo di farle sempre ogni servitio, corresponde al concetto che ho del sapere e valor suo et alla stima che fo della persona e virt di V. S. Alla quale offerendomi, mi raccomando con tutto l'animo.

Di Montepulciano, li 29 Luglio 1618.
Di V. S.,
la qual ringratio con tutto l'animo, et gi le
posso dire che l'occhiale riesce perfettissimo.

Al S.r Galileo Galilei. Fiorenza.



Come fratello Aff.mo
Il Card. Ubaldini.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1337..

FILIPPO D'ASSIA a GALILEO in Firenze.
Butzbach, luglio [16]18.

Arch. Granducale d'Assia. - Minuta.

Philippus, Dei gratia Hassiae Landgravius, Comes in Cattenelnbogen, Dietz, Ziegenhain et Nidda, etc.

Ab eo tempore quo nos Italicas oras reliquimus, non omnia iisdem in locis utiliter hausta reposuimus, sed et a te edocta sedulo coluimus. Prae aliis(869) vero circuli tui proportionalis (ut appellari solet) operationes nobis magis magisque placent; et quum non ignoremus, plures sibi plura de eodem polliceri(870), ideo(871) minus dubitamus et tibi ad plurium hactenus incognitorum(872) secretorum lustrationem, exquisitissima ingeniositatis tuae opera, aditum patuisse, praeterquam publicata alia adhuc compendiose istius instrumenti beneficio agenda(873) nova inventa fuisse. Quapropter clementer a te petimus et rogamus, ut et ista, si quae habes noviter inventa, nobis fideliter communicare et certis tabellariis(874) vel Francofortum, unde facile ad nos pervenire possunt, nobis transmittere(875), et pro communicatione illa largam a nobis munerationem(876) indubitato expectare(877), velis. Vale.

Dab. Butisbachii...(878) Iulii anno 18.

Ad Gallilaeum Gallilaei,
Mathematices professorem in Academia Padaviensi.

All'Eccellentissimo et Dottissimo Signore,
Signore Gallileo Galilei,
Nobil Fiorentino, Lettore delle Mathematiche nello Studio di Padova.



1338..

NICCOL FABRI DI PEIRESC a GIOVANNI VITTORIO DE'ROSSI.
Parigi, 3 agosto 1618.

Bibl. d'Inguimbert in Carpentras. Registro 411, car. 436.-Minuta autografa.

....Depuis votre passage, mon frre de Vallavez est revenu avec un extrme regret de n'avoir eu le bien de vous voir.... principallement pour ce qui regarde le Sig.r Galileo Galilei, dont j'avois oubli de vous parler, attendu qu'il m'a dict que le dit Sig.r Galilei avoit l'honneur de vous appartenir. J'ay eu le bien de le voir autresfois  Padoue, et je l'ay toujours tenu en singulire vnration, et serois bien aise qu'il vous pleust l'assurer que je suis son serviteur trs-humble et trs-affection, si j'en avois les moyens, ayant port avec un extrme regret les nouvelles de l'indisposition qui l'a travaill depuis quelque temps et reeu un contentement non pareil d'apprendre sa gurison, priant Dieu qu'il lui conserve et confirme sa sant de bien en mieux, et qu'il lui donne les moyens d'achever les merveilleux ouvrages qu'il a entrepris  la suite de tant de rares descouvertes qu'il a faictes dans le ciel....



1339.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Marocco, 4 agosto 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 44-47. - Autografa.

Molto Ill.e S.r Ecc.mo

Haver V. S. Ecc.ma ricevute le mie della passata settimana(879), et da quelle inteso il buono mio stato et lo esborso fatto dal S.r Cremonino di scudi cinquanta. Le ho scritto ancora alcuna cosa del Germini et alcun'altra di quell'amico suo. Lungo sarebbe del Germini scrivere tutti li particolari de'suoi mancamenti, sicome dell'altro amico: tanta  la variet delli discorsi fatti et cos importante la materia, che meglio  tacere che dirne poco et senza fondamento sicuro. Ogn'uno degli interessati forma il suo particolar concetto, et l'universale un misto di tutti questi. Io non nego di non haver formato il mio in alcuni punti molto fermo et immutabile. Le cose probabili sono discorse da ciascuno a modo suo, et io in quelle non mi fermo; ben, come avezzo alla forma discorsiva mathematica, quando alcuno mi dice per vere alcune sue propositioni, vere o false che si siano in effetto, formo le necessarie consequenze da quelle, et certo di non ingannarmi nella forma silogistica, non admetto all'avversario il negare le conclusioni; et se le nega, non disputo pi con lui.
Per la venuta del S.r Zaccaria(880) sono rimasto solevato quasi in tutto dalli negotii, et per ristorarmi dalle fatiche passate mi sono dato questi ultimi giorni all'otio; il che m'ha fatto con lei parere negligente. Il gusto che io ricevo dalle sue lettere et dallo scriverle  pari apunto a quello che ella riceve dalle mie; et in questo mi assicuro che non siam punto l'uno dall'altro differenti. Duolmi infinitamente la sua lontananza, alla quale potrebbesi provedere col venir a curarsi in queste parti. Non si raccorda quello che diseva Ruzante di Pava et del Pavan? che i muorti vien a Pava con le casse al culo, e in puochi d i arsuscita et vien sani come pesce. Faccia in gratia questa esperienza, n offendi la dovuta autorit ad un tanto auttore, che ne parlava fondatamente con la sperienza; le prometto che dar la vita a s stessa et a'suoi amici ancora. Attendi alla sua sanit, bevi poco per bever lungamente; si raccordi di esser galanthuomo, et che i galanthuomeni han bisogno di viver al men cent'anni per far lunga penitenza et aquistarsi il paradiso. Onde perch anch'io professo, seben indegnamente, esser galanthuomo, la prego non mandar n marzolini n saladi, perch veramente sono petra scandali et mi fan mangiar quel di pi doppo pasto con pregiuditio della sanit. Mi contento privarmi volontariamente di alcuni gusti, per goder pi lungamente degl'altri.
Quanto agli occhiali, io ne ricevo il solito piacere, sebene l'occupationi per venti mesi mi han fatto lasciarli da parte. In questo tempo nondimeno ho avvertito quello che per altre scrissi a V. S. Ecc.ma, cio che aggionto alcun canone all'ultimo vetro, che lo copri dal lume, si vede molto pi chiaro et distinto. Nel veder con li corti le pitture, ho scoperto mirabil effetto, trovando che quelli che imitano il naturale, inganano l'occhio in modo che rappresentano il vivo maravigliosamente; et essendovi alcun lume od ombra affettata et superflua, se nel resto la pittura  buona, pare questo un neo o simili, postavi per accidente. In conclusione parmi che con questo occhiale s'accreschino parimente li diffetti et le perfettioni delle pitture. Ho osservato ancora che i riflessi del vetro concavo impediscono alcune volte la vista, et particolarmente in casa rimirandosi alcun quadro di pittura, quando il detto vetro  vicino a qualche finestra o altro lume, il quale eclissato o con mano o con capello od altro, si radoppia la vista. Di pi, sicome le pitture accrescono la loro qualit vedute con questi occhiali corti, cos ancora succede alli corpi veri: le donne, riguardate con essi in buon sito poco lontane, appaiono molto pi vaghe et belle. Et mi sar caro che sopra questi particolari mi scrivi l'esperienze che le reusciranno. Per temperare i lumi che vanno riflettendo dentro i cannoni, che generanno vista nevolosa, ho trovato buon rimedio, nell'ultimo canone in conveniente distanza et grandezza porre un riparo di un circoletto forato.
Della materia de'vetri  vero quello che V. S. Ecc.ma scrive, poich li maestri di questa citt havendo aggiustate molte lor forme, et apparato il modo di lustrare assai bene, altra difficolt non incontrano che nel trovar buoni vetri. L'esperienza ha dimostrato che il colore pi o manco bianco non fa effetto di molta consideratione; le vessiche, chiamate puleghe da questi Muranesi, non fan molto danno, ma solo i torticci, che sono alcune verghe tortuose che si veggono spesso nei vetri, le quali nascono da mescolanza di vetri diversi. Devesi adonque por studio in far il vetro homogeneo, similissimo in tutte le sue parti, perch nella variet de'vetri  credibile che ve sia diversit di durrezza, la quale per consequenza cagiona che i raggi, che nel vetro doveriano caminar rettamente, si rifrangano, et refratti facciano poi diverso viaggio del bisogno et diverso tra di loro, onde si veggano le imagini doppie et nevulose. Per questo fin gi un mese in circa feci prova di cuocere in una fornace a Murano un padelino di vetro, preparato alla mia presenza nella mia sala. Feci dunque portare molta cenere della migliore ben pesta, et con sedaccio sottilissimo ne cavai di lib. 200 sole lib. 100, et poi di queste in un'altra sedacciata la met, et questa fatta passare la terza volta, ridussi in lib. 16 alla sottile. L'istesso feci di giara macinata del Tesino, cavandone lib. 15; et mescolate queste due materie sottilissime et quasi impalpabili, le feci passare per sedaccio quattro volte, sich la mistione fosse fatta esquisita. Poi la mandai a Murano a fare la frita; questa fatta, fu macinata nella macina dalli colori, et poi sedacciata due volte, et poi posta nel padelino. Ma perch hanno queste operationi similitudine con le alchimistiche, per il diavolo fece andar fuori il padelino, n se ne  potuto veder la esperienza desiderata, e tanto maggiormente che hoggi si cava il fuoco dalle fornaci, che staran ociose tutte fin Ottobre. Vi entra nel vetro il manganese, nel che mi riportai al vetraro che n'ebbe la cura, avvertito da me per ottenere la necessaria omogeneit. La settimana ventura mi abboccher con questi principali da Murano, et li scriver alcun altro particolare in questo proposito, acci faccia cost la sperienza, promettendole che riuscendo buona la materia, qui far lavorarla esquisitamente da M.o Antonio et altri ancora, n mancheran forme d'ogni sorte e squisitissime.
Io sono in villa: questa sera sar a Venetia; far tutte le sue salutationi. Il P.re Maestro(881) sta benissimo; cos ancora il S.r Veniero et Mula e il S.r Cavalli. Il Veniero  perpetuamente in Collegio, quando savio del Consiglio et quando savio di Terraferma, con infinita sua occupatione et mortificatione. Il Mulla anch'esso, doppo essere stato le sue mude senza interutione savio di Terraferma,  stato creato savio del Consiglio; et il S.r Cavalli, fatto avocato di Collegio, s' maritato, et gi un mese hebbe un figliuolo maschio, che fu batteggiato in S. Giminiano con molti compadri, et in particolare quattro di Collegio, il S.r Conte di Levestein con quattro colonelli suoi clienti, et io, credo, per ultimo; pure, come compadre dall'anello, n'hebbi la paga doppia di zuccheri.
Mi sono scordato dirle che il vetro per purificarsi vorrebbe stare al meno un mese in fornace a fuoco gagliardo, conforme l'uso delle fornaci di vetri; nel che per non metto grande difficolt, tutto importando l'omogeneit, fin hora malamente incontrata. Ma perch vedo il secondo foglio fornito, faccio fine, et a V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In villa di Marocco, a 4 Ag.o 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1340..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Fabriano, 10 agosto 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 141 - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo

 un pezzo ch'io non tengo nuova particolare di V. S., poi che non son pi tornato dal nostro Sig.r Principe,  homai l'anno, et hora gi sarei seco in Acquasparta, dove mi sta aspettando, se non fussi stato ritardato dalle future nozze di mio fratello et di mia sorella, che si devono fare all'ultimo di questo, havendo maritata un'altra mia sorella, che m'era rimasta, e dato moglie a mio fratello(882), quale, per esser minore di me, voleva gi cedermi il luogo, onde ho havuto fatiga a farcelo condescendere; et a me hora pare essermi sgravato d'un grandissimo peso, per l'uno e l'altro maritaggio fatto. Sbrigato che mi sar di queste nozze, me n'andr, piacendo al Signore, a trovare il S.r Principe, dove, e in qualunque parte sar, havr sempre l'istessa volont di servire V. S. e mi trovar sempre con una medesima prontezza. Intanto, conforme al nostro instituto, vengo con questa a salutarla con ogni pi vivo affetto et a baciarle le mani, con pregarla a darmi nuova della sua buona salute et a farmi parte de'suoi studii, e se ha scoperto altra novit in cielo e se trova pi Saturno ovato(883).
Mi resta a dirle c'ho occasione di lamentarmi di V. S., non m'havendo favorito di passar di qui nel viaggio di Loreto(884), havendo inteso dal fratello del S.r Cavalier Sabbatini, nostro paesano, che l'incontr li mesi passati ad Arezzo, che gi era in viaggio per la S.ta Casa: che s'io l'havessi saputo a tempo, sarei venuto ad incontrarla; ma lo seppi molti giorni dopo, e mi dispiacque assai. A me sarebbe stato favore particolare che fusse passata per Fabriano, per dove la strada  pi dritta e pi breve; e sarebbe stato in casa sua, quale gli l'offerisco per un'altra volta, acci non habbia scusa alcuna in avvenire non passando di qui, come potrebbe far hora se dicesse di non haver saputo il viaggio. Sa V. S. quanto io sia desideroso di servirla; per non me ne tolga l'occasione. Che  quanto devo dirle; e per fine di nuovo le bacio le mani.

Di Fabriano, li 10 di Agosto 1618.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo et Vero
Franc. Stelluti L.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o, in
Perugia per Fiorenza(885).



1341...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 18 agosto 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 54. - Autografa.

Molto Ill.e S.r Ecc.mo

La settimana passata, mentre ero in villa(886),  gionto il bariletto con le marzoline et salcizzotti, ben conditionato. Ringratio affettuosissimamente V. S. Ecc.ma di questa dimostratione d'amore; ma siccome  superflua, cos in questo genere la supplico compiacersi che sia l'ultima, promettendole che occorrendomi et queste et altre(887) simili gentilezze di coteste parti, io glile ricercar liberissimamente senza nessun rispetto.
Ho trattato con M.o Antonio del venire a servirla per due o tre mesi, ma per nessun partito ho potuto persuaderlo. All'incontro il Baci, ancor che col carico di bottega assai grande con famiglia considerabile, non s' mostrato in tutto alieno, et dimandato del prezzo m'ha detto che si rimetterebbe a V. S. Ecc.ma, con la quale non intendeva trattar di mercato.
Aspetto con sommo desiderio risposta da V. S. Ecc.ma circa quello che le scrissi del modo per purificar il vetro, nella compositione del quale entra anco il manganese(888), che si mette doppo fatta la fritta; et non cos facilmente mescolandosi, pu disturbar assai l'intento nostro. Io nondimeno spero poter ritrovar opportuno rimedio anco a questo; ma non mettendosi qui fuoco se non l'Ottobre venturo, convengo aspettare a quel tempo a far l'esperienza.
Mando a V. S. Ecc.ma quattro vetri per canoni corti(889), l'uno di meno d'una quarta et gl'altri del doppio. Li scontri non vogliono esser di maggior acutezza della mostra che le invio. L'hora  tarda: fo fine, et a V. S. Ecc.ma prego dal Signor Dio felicit et contento.

In V.a, a 18 Ag.o 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
con un invoglietto.
Firenze.



1342..

GIUSEPPE NERI a GALILEO in Firenze.
Perugia, 22 agosto 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 52. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Vorrei ringraziar V. S. della grazia che mi fece in darmi occasione ch'io la potessi conoscere di presenza, cosa da me stimata assai; et ancorch questo officio sia molto necessario, tuttavia credo certo che sia per essere pi opportuno s'io mi scuser seco, e la pregher che si degni a perdonarmi s'io non honorai la sua persona conforme al merito, certo, secondo me, grandissimo. Voglio ad ogni modo ch'ella mi honori a credere che la sua sola presenza mi sostenne in pi nella mia indisposizione; e che sia vero, la sua partita il manifest, dopo la quale io giacqui, e travagliai non poco. Quanto alla citt poi, sappia che sono e saranno qua molti da'quali il suo nome  riverito e stimato come merita, e che gi mi dicono che s'ella mai per ventura ricapitasse, havranno di grazia di salutarla. Mons.r Comitoli(890) Vescovo et altri, ne'ragionamenti di lei tenuti, mostrano un simile desiderio. Io so che ella merita che le citt escano a popolo a riceverla, et io vorrei quanto V. S. merita; ma imputi ogni mancamento al mio accidente et alla sua modestia, che furono li due impedimenti per li quali ella ad un tratto non pot esser conosciuta et honorata. Ho desiderio che il tutto condoni a me et alla patria, poich questa pecc quasi universalmente per ignoranza, io errai per accidente e per fortuna. La volont innocente sta pronta e desiderosa della sua grazia e de'suoi comandamenti, de'quali la prego; e per fine con affetto le bacio le mani.

Di Per.a, a'22 di Ag.o 1618.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
S.r Galileo. Fior.a
Certiss.mo e Parzialiss.mo Serv.re
Gios.e Neri.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1343...

GIOVANNI CIAMPOLI a FEDERICO CESI [in Acquasparta].
Roma, 24 agosto 1618.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Cod. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 338t.-339r. - Autografa.

.... Non posso negare non sentir gran martello di allontanarmi, bench per poco tempo, dal Sig. D. Virginio(891); ma la speranza di riportare in qua qualche nuova speculazione del nostro Sig. Galileo mi  di grandissimo conforto....



1344..

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO in Firenze.
Milano, 27 agosto 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 140. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Nel ritorno del D.or Giggi ricevei la cortesissima lettera di V. S.(892), con un pieno ragguaglio della salute sua e testimonio dell'ottima volont ch'ella mi va continuando: il che come viene da me grandemente stimato e gradito per il conto ch'io fo della persona e virt di V. S., cos mi obliga a ringratiarnela, hora che intendo esser ella giunta a coteste parti. Lo faccio per con tutto l'animo, e con un particolar desiderio di poter in alcuna cosa palesare quanto io honori et ami V. S.; con pregarle per fine ogni vera contentezza.

Di Milano, a'27 d'Ag.to 1618.
Di V. S.
S.r Galilei.
Come fratello Aff.mo
F. Car. Borromeo.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



1345..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 6 settembre 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 79. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Mando a V. S. Ecc.ma il suo vetro lavorato, il quale, ancorch non sia riuscito molto buono, tuttavia  migliore assai di quello che il Baci credeva. Fu ancora consignato il grograno, pezza doppia, a quel gentil'huomo ch'ella mi scrisse, et costa  82, sono scudi d'argento 10 1/4. Mi  paruto assai bello, et  stato comprato con l'assistenza di persona perita.
Io non rispondo all'ultime sue, perch convengo hoggi partire per villa, et il fattore al quale diedi il carico di consegnare il grograno mi ha smarite le sue lettere: dice per, haverle riposte et che le trover. Si conservi sano et allegro, et mi comandi: et le baccio la mano.

In V.a, a 6 Settembre 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagr.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
con una piastrella di vetro.
Fiorenza.



1346..

GIOVANNI FABER a [GALILEO in Firenze].
Roma, 7 settembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 58. - Autografa.

Molto Ill. Sig.re et Padron mio Oss.mo

 gran tempo che io non ho nova da V. S., alla quale per con questa mia vengo ad augurare quella maggior contentezza d'animo et sanit di cuorpo che lei pu desiderare, et insieme felicissimo progresso de i nostri studii Lyncei, li quali V. S. con le sue rare et profundissime opere va illustrando. Aviso anco V. S. che il Sig.r Marchese Muti(893) et il Sig.r Don Virginio Cesarini, gi aggregati insieme col Sig.r Ciampoli, vivono divoti servidori di V. S.; alla quale ancora io, et in questo anniversario della nostra Institutione academica et sempre per l'avenire, mi dedico svisciratissimo servidore, et mi gli raccommando in gratia.

Di Roma, alli 7 di 7bre 1618.
Di V. S. molt'Ill.re
Divotiss. Ser.
Giovanni Fabro Lynceo.



1347...

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.
Canemorto, 7 settembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 56. - Autografi la sottoscrizione e il poscritto.

Molto Ill.re Sig.re Oss.mo

Prego V. S. che mi perdoni se ho tardato tanto a scriverle e darle conto, come fo con questa, dell'onore, che ho ricevuto dal Sig.r Prencipe e loro Signori in unirmi a s onorato numero di Lincei, che di gran lunga trascende ogni mio merito. Credo che questa tardanza havr trovata appresso di lei qualche scusa o perdono: per non mi stender in significargliene la cagione. La voglio ben pregare a passar questo medesimo offitio con cotesti altri SS.ri compagni, senza ch'io dia loro altro incomodo di complimenti, desiderando per sommamente che ci non mi sia ascritto a mala creanza. Sono altrettanto alieno di simili dimostrationi, quanto volonterosissimo di servirli di vivo core. E con ogni affetto le bacio le mani.

Di Canemorto, a'sette di Sett.re 1618.
Di V. S. molto Ill.re
[....] Galileo Galilei. Firenze.
Aff. S.re
Carlo Muti Lynceo.

Pi volte ho hauto memoria cara del discorso hauto al Giardino de'Medici, del'impossibilit del moto perpetuo e dela magior velocit del moto naturale nel fine; ma non mi son potuto ricordar bene delle ragioni: piglio ardire di pregarla ad accennarmele solamente, et havermi per suo discepolo e fratello. Il S.r Alessandro Capoano, dopo una malatia mortale, ho avviso che sta bene. Gli ne do conto, perch le vive servitore, come son io.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1348.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 14 settembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 60. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Sino alli 27 del mese d'Aprile(894), cos ricercato da V. S., io gli inviai una scatoletta con semi di zatte e di meloni, n mai doppo ho havuto da lei avviso alcuno della ricevuta. Andavo pensando che V. S. diferisse a scrivermi al tempo della stagione di essi meloni, per darmi conto della riuscita di quelli; ma ormai siamo fuori della detta stagione, e non compaiono sue lettere. Nell'istesso giorno inviai un'altra scatola al S.r Duca d'Acerenza(895) a Napoli: n pure dal detto Signore ho mai havuto raguaglio alcuno; s che bisogna che quello fusse un giorno fatale, o di far perdere le lettere e gli tramessi, o di levar la memoria, a quelli che gli hanno ricevuti, di rispondere: e perci ho pensato hoggi, ch' il giorno dell'Essaltatione della Croce, rescrivere all'uno e l'altro, perch se ci fusse cagionato da qualche prestigio, restassero liberi in virt di detta Santa Croce, e rompessero il scilinguaggio, poi che troppo martello sin hora m'han dato con cos lungo silentio.
Desidero adunque sapere del buon stato di V. S., come se la passi con le venerande Muse, se ha posto o  per porre cosa alcuna nuova alle stampe; e di gratia, non ci defraudi, sapendo pure quanto ci sono care, e quanto volontieri son lette in questi paesi.
Di nuovo qui non habbiamo cosa di momento: ancora non s' fatta elettione d'alcun dottore nel luogo del Gallo(896): il S.r Vic.o Contarini, che legge l'humanit in concorrenza del Beni, ha dimandato licenza, professando non voler pi leggere, ma attendere a comporre certe sue historie.
Qui le zatte quest'anno non son state molto buone. Nel resto, tutti gli amici di V. S. son sani, et io le vivo al solito affetionatissimo servitore e le prego compita felicit.

Di Pad.a, alli 14 Sett. 1618.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Non ho mai saputo se V. S. habbia mandato il canocchiale al S.r Duca d'Acerenza.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1349.

VIRGINIO CESARINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 1 ottobre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 62-65. - Autografafa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Tornandosene cost il S.r Giovanni Ciampoli, commune nostro amico, ho volontieri accettata l'occasione oportuna che mi si rappresentava di bacciar a V. S. le mani e ricordarle l'osservanza che professo al suo nome. Compiacciasi dunque ch'io per mezzo di queste righe la riverisca, e l'esponga il desiderio intenso che vive in me d'esser stimato da lei non indegno della sua grazia; il che mi promette la singolare sua cortesia, da me esperimentata, a cui se non attribuissi la stima ch'ella ha mostrato di fare di me e del mio poco ingegno, havrei gi dato luogo nel'animo mio a qualche pensiero di vana gloria, essendo pi volte stato favorito dalle onorate testimonianze di lei: le quali se bene da me non erano meritate, voglio credere che in me non sieno state inutili, perch dalla conoscenza di lei meravigliosamente mi sentii infiammare al desiderio di sapere qualche cosa, e con la guida de'suoi discorsi elessi strada migliore alla filosofia e conobbi una certa logica pi sicura, i cui sillogismi, fondati o su le naturali esperienze o su le dimostrationi mathematiche, non meno aprono l'intelletto alla cognitione della verit, di quello che chiuggano le bocche ad alcuni vanissimi e pertinaci filosofi, la cui scienza  opinione, e, quel ch' peggio, d'altrui e non propria, e forsi di tal huomo, che se per sorte fusse ora presente a poter godere dele contemplationi di nuovo trovate, sarrebbe egli il primo a partire dalla opinione gi da lui scritta.
Io non posso negare che i discorsi che da lei udii, mentre si trattenne in Roma, non fossero in me semi fecondi di molte considerationi, da me poi fatte: e mi avvenne nel'ascoltar lei quel che succede a gli uomini che sono morsi da piccioli animali, i quali ancorch nel'atto del pungere non sentano il dolore, dopo l'impressione della ferita s'accorgono del danno ricevuto; perch io, non mi accorgendo d'essere ammaestrato, m'avvidi, dopo i suoi discorsi, haver fatto l'animo alquanto filosofico. Et in vero nella pratica de'grandi huomini avviene (s come diceva Seneca) che spesso gl'ingegni, ben che rozzi, di chi con essi conversa, non se ne avvedendo, restano mutati e coltivati, come anco quei che escono dalle botteghe de'profumieri, ove habbian dimorato per qualche spazio di tempo, bench non habbiano comprati odori et unguenti, contuttoci odorano e seco di l portano una qualit soave, che ad altri porge diletto. Io non dirr che spontaneamente non applicassi l'animo a'ragionamenti di V. S. e che da quelli non cercassi trarne qualche utilit per l'intelletto, perch mentirei e mi dechiararei seco per huomo di troppo mal gusto e d'infinita trascuragine; ma applico a me la similitudine narrata, in quanto che, senza haver frequentato molto i fonti della scienza di lei, ho contuttoci participato della salubrit che le acque di quegli sogliono arrecare a gli intelletti, i quali molte volte, non altrimente che i corpi infermi hanno talora bisogno di acque de'bagni minerali, cos anco havrebbero necessit d'essere mondati e sanati di stolidit e frenesia aspergendosi in fiumi limpidissimi, quale  l'eloquenza e scienza di V. S., per mezzo del'una delle quali s come ella conosce le pi tenebrose dimostrationi che sieno nella natura, cos per l'altra rende le medesime habili all'altrui capacit: perch non meno io ho sempre ammirato in V. S. quello ch'ella intende, del modo con che ella lo esplica, rischiarando col lume dell'ingegno suo non solo le contemplationi oscurissime, ma illuminando anco le menti caliginose, al che fa di mestieri una eminenza di luce intellettuale che a pochi si legge concessa.
Ma io non pretendo lodar V. S. cos di passaggio, in componimento cos vile come sono le lettere. Credami dunque che l'haver ragionato di lei con qualche ammiratione de'suoi pregi,  stato effetto dello stupore che in me vive delle qualit sue, pi tosto che di volont ora determinata di celebrarla. Voglio che l'haver narrato gli utili che ricevei dalla cognitione di lei, li persuada ch'io da quel tempo in qua non son vivuto affatto ozioso dalle fatiche litterarie, come le potr raccontare il S.r Ciampoli, e che sebene la debbolezza della mia distempratissima complessione impedisce quel fervore negli studii, ch'io per natura havrei e per neccessit nudrirei in me, contuttoci non mi lascio marcire nella negligenza. Narro a V. S. qual sia stata la conditione mia, s perch so ch'ella gode che gli amici suoi le siano rivali nell'amore della scienza, come anco per esser instituto del nostro consesso Linceo il raguagliarci per lettere delle fatiche studiose. Non vengo per a riferire specialmente in che mi sia affaticato, perch, s'ella havr curiosit di saperlo, dal S.r Giovanni nostro collega lo sapr: le accenno solo che, se negli studii di lettere humane e particolarmente di poesia (ne'quali il S.r Ciampoli et io havemo qualche pensiero di novit non affatto disprezzabile) mi accorger d'haver fatto qualche profitto, il far commemoratione in essi di lei sarr mia principalissima impresa, e le prometto che nel frontespicio delle mie fabriche poetiche risplender per ornamento mio il suo nome.
Tratanto ella favoriscami, in virt dell'amicitia comune di ascoltare alcuni de'componimenti del S.r Ciampoli, ornati delle novit e vaghezze greche ch'io ho accennate: e s come ella ne'studii di mathematica e filosofia ha con tanta felicit tentato et arrivato a cose nuove, finch apieno sar raguagliato de'nostri pensieri dal S.r Ciampoli, sospenda il suo giuditio dalla inclinatione verso i poeti antichi lirici toscani, e non attribuisca tanto alla veneratione dell'antichit, che l'arbitrio resti corotto dalla falsa grazia delle opinioni vulgari. Attribuisca, di grazia, V. S. alla chiarezza del suo ingegno questo pregio non affatto vulgare, di non haver disprezzato la musa argiva del S.r Giovanni adottata nell'Italia, e degnisi di sospettare che forsi, non altrimente ch'ella in Aristotele et in Tolomeo ha scoperti molti mancamenti, cos anco qualche altro ingegno habbia potuto riconoscere l'imperfettioni de'poeti toscani che fin ora havevano scritto. Di ci il S.r Gioanni  per raggionare con esso lei pi assai di quello che io sapessi o potessi dire. Bastimi solo d'haverle in parte dimostrato il segno a cui s'indrizzano i miei pensieri circa la professione di lettere humane. Favoriscami ella di raguagliarmi del suo parere intorno a ci, assicurandosi che dal giuditio suo il S.r Ciampoli et io siamo(897) per ricevere particolare norma e regola a gli intelletti nostri. Et per fine le bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, il d p.o di 8bre 1618.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo.
Aff.mo Ser.r
Virg.o Cesarino.

Fuori: Al molto Ill.r Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, Linceo.



1350..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 13 ottobre 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 80. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Non dover V. S. Ecc.ma meravigliarsi del mio silentio, perch sono stato fuori queste passate settimane a piacere col Cavaliere Bassano, una sua sgualdrinotta, un suo bufone magro et una mia putella, con mezo il suo parentado. Ho portato meco tutti i canoni per farne una scielta et accommodamento generale, et al Cavalliere ho fatto portare i suoi peneli, spatole, colori. Io non ho havuto tempo di attendere alli canoni neanco per un'hora, perch dicendo il Cavaliere di voler star allegramente, ha bisognato secondare tutti li suoi humori fernetichi. Voleva ritrare la casa, le teze, la cantina, la stala, i cavalli, tutti i frutti et ammali che vedeva; ma infine a fatica ho fatto abbozzare la putta et fare la mia testa, un piato di tartufi, un altro di persichi. Una volta si siamo rivolti in carozza, et precipitati in un fosso asciuto. Il bufone s' tutto ammacato, gl'altri tutti salvati senza offesa, et habbiam preso gusto da questo accidente, perch habbiamo fatto rinegare et maledire mille volte da lui la nostra incredulit, mostrando ogn'uno di noi di credere che li suoi gridi et lamenti fossero da burla per farci ridere: onde credo che se fossimo stati alli confini di Turchia, si fosse fatto musulmano da disperatione. A me poi questa mattina  toccato in una grande scossa cadere solo dalla carozza, sendosi levata la portella, ma per, Iddio lodato, senza minima offesa; et quello che  stato stimato miracolo, havendo io in mano il piato di tartufi dipinto questa mattina solamente, et freschissimo per consequenza, l'ho preservato dal fango che ivi era grandissimo, come fece Cesare i suoi Comentarii: il che mi ha fatto confirmare in gratia del Cavaliere, parendogli che in questa attione io habbia dimostrato maggior cura di preservare un'opera sua, che la mia stessa vita. Mi ha promesso ritrare Arno, che cos chiamo il bracco mandatomi da V. S. Ecc.ma, con altri quattro cani che havevimo con noi.
Mi duole che li suoi vetri non siano riusciti, e disegno fermarmi nella citt et metter un poco di spirito in questo negotio, nel quale, caso che incontrassi alcuna buona sorte, saran consecrate a lei le primitie.
Del Germini restiamo pessimamente sodisfatti, non tanto per la dannosa servit ricevuta da lui, quanto per l'insolenza con la quale si licentia dal nostro servitio, pieno di rapacit et di vanissime pretensioni. Egli, con le sue cianciette et con una malitiosa humilt, nell'absenza nostra s'haveva guadagnato con noi un mirabile concetto, nel tempo che adoperandosi in picciolo ministerio, si doleva con noi che il principale nostro agente non gli communicasse i negotii et ricusasse adoperarlo; ma dopo che l'habbiamo fatto partecipe di tutti gl'ordini nostri, di tutte le scritture, et si siamo arrischiati, malgrado nostro, di raccommandare alla sua persona alcuni particolari negotii, l'habbiamo scoperto ignorante, pravae dispositionis, disubedientissimo e tanto pretendente et rapace, che non habbiamo, di tanti che ci servono, a chi compararlo. Hora sgarbatissimamente ci getta in occhio le fatiche fatte nel nostro servitio, dimanda doppio salario, oltre il convenuto, dice volersi partir subito, et in conclusione si scopre il pi pazzo et impertinente huomo che io conoscessi giamai, stimando forse, nella congiontura della partenza del principal fattore, ridurci a qualche suo disegno, per non restar senza chi in quelle parti facciano li nostri negotii. Noi siamo rissoluti cortamente di licentiarlo, et potr V. S. Ecc.ma dargli questa mala nuova, aggiongendo che delle pretensioni sue non ricever imaginabile sodisfattione, perch troppo mercede sar dargli il convenuto tra noi. Bisogna che rendi conto del maneggio, che porter qualche tempo, et forse ancora provedi di saldare, perch ha mandati alla sua casa di molti scudi a centinara, di nostro consenso et senza ancora. E tanto basti per hora in questo proposito; et a V. S. Ecc.ma affettuosamente mi raccomando.

In Ven.a, a 13 Ottobre 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagr.



1351..

GIOVANNI REMO a GIOVANNI KEPLER in Linz.
Vienna, 20 ottobre 1618.

Bibl. dell'osservatorio in Pulkowa. Mss. Kepleriani. L. XI. - Autografa.

....Adsunt aliquae dubitationes in novis illis tirociniis astronomicis, scilicet quomodo sol posset pertingere luce sua usque ad stellas fixas, et an detur orbis stellatus. Certe Galilaeus multa habet iam edita, quae opponet. Edidit D. Sirturus telescopii(898) absolutionem, et iam Viennae moratur. Procul dubio iam T. E. vidit illud opusculum: non mihi displicet....



1352..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Bellosguardo.
Venezia, 27 ottobre 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 81. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ricevo hoggi le lettere di V. S. Ecc.ma de'20 del corrente, et ho mandato subito a chiamare M.o Alvise Dalla Luna, il quale ha promesso dimattina venir a trovarmi. Parler seco di quanto ella mi scrive, et se procurer far molte esperienze per chiarirsi se con diligenza si pu perfettionare la materia per far gl'occhiali desiderati. Io ho posto all'ordine un padelino di ritagli di cristallo, esperienza non pi fatta, che potr forse riuscire. Quanto al cristallo di montagna pesto, in luogo di cuogolo, questo  pensiero che gi havevo fatto, anzi di buona parte mi trovo preparata la materia, la quale disegnavo mescolare con sale di tartaro; ma perch ogni giorno trovo alcuna cosa da fare, il tempo  passato inanzi: ma anco questo si far presto. La settimana passata ho fatto inutilmente prova di lavorare al torno i vetri et polirli, onde ho perduta la poca speranza che io havevo in questo particolare; pure sono ressoluto fare un altro tentativo.
M. Lodovico Dalla Luna, zio di M.o Alvise, ha gran pensiero questo Luglio venturo transferirsi cost a far qualche lavoro. Egli  persona sufficiente et di buona fama in Murano, vecchio dell'arte et molto praticabile. Lo mantengo in questa buona dispositione, perch egli  huomo che credo dar molto gusto a V. S. Ecc.ma et a S. A.
Quanto prima il Bassano habbia fornito il mio ritrato, lo mander a V. S. Ecc.ma con una copia per lei, che per sar fatta di mano del fratello del Cavalier et ritocata da lui; et ella mi far gratia (perdonandomi se la proposta  usuratica) mandarmi il suo ritrato, fatto per mano di alcuno de'suoi pi famosi pittori, sich al gusto che ricever vedendo la sua imagine s'aggiongi anco quello che sentir per la belezza della pittura. Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In V.a, a 27 Ottobre 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagr.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.e S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
A Bellosguardo.
Firenze.





1353.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 3 novembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 48. - Autografa.

Molto Ill.e Sig.r Ecc.mo

Mi sono abboccato con M.re Alvise Dalla Luna, dal quale ho cavato poca sostanza nel proposito del vetro purissimo da lei desiderato, onde quanto al suo mezo vi fo pochissimo fondamento.
Mi trovo qui in casa certa fritta di cristal di monte, et disengno farne una buona quantit, che servir, quando non per altro, per far specchi, et principalmente di questi tondi, lavorati sopra le forme di canoni da 14 quarte, con li quali io ho grandissimo gusto nel mirarvi dentro figurine di cera che, accresciute dallo specchio, rapresentano il naturale; al qual effetto conviene il cristallo essere netissimo di pulega, altrimente appariscono l'imagini velate.
Esso M.re Alvise mi ha celebrato assai un lavorante di cost, che fa vetri alla lucerna. Mi sarebbe carissimo havere alcuna sua operetta, che fosse stimata da V. S. Ecc.ma delle migliori et pi artificiose che egli sappia fare, poich qui in questa bellissima arte non habbiam huomini di alcun valore, et quando m'occorre far far alcuna cosa, convengo io soprastare et insegnar loro molte cose.
Non s' mai lasciato vedere il Bortolucci(899); ad ogni sua ricchiesta saran pronti li denari scossi dal S.r Cremonino, al quale ho scritto perch provedi del resto. Attender la risposta, et ne dar aviso a V. S. Ecc.ma
Sollecito il mio ritratto dal Bassano(900); ma egli lavora s poco, et  da tanti altri importunato, che convengo haver la patienza di Giob. Io non so se ella pener tanto ad haver il suo da cotesti pittori, tra'quali intendo esservene uno, chiamato il Bronzino, molto famoso, del quale non ho veduto alcun'opera. Se il suo valore consiste nella diligenza, io ne sono poco curioso; ma se nella naturalit et similitudine, ne vederei alcuna molto volentieri, per chiarirmi se arrivi a questi del Cavaliere et degl'altri Bassani.
Qui habbiamo una mala influenza contro la sanit, onde vi sono infiniti amalati et il doppio pi morti degl'anni passati, il che mi d un poco da pensare; ma, lodato Iddio, mi trovo in molto buono stato.
Da M.re Alvise Dalla Luna ho inteso con somo contento l'ottimo stato di V. S. Ecc.ma della quale vivevo molto ingelosito, parendomi che in tutte le sue mi accenni sempre qualche indispositione. Prego il Signor Dio che la prosperi lungamente et la inspiri venir a dar una volta di qua, a star due para di mesi a Murano, dove faressimo di belle esperienze; et veramente questo sarebbe il vero modo di trovar(901) il perfetto vetro che ella desidera, altrimente io temo affaticarmi in vano.
In questo punto un amico mio mi ha fatto condur qui in casa ducento libre di rotture di cristallo di monte, et mi d speranza farmene havere altre ducento a prezzo conveniente. Et per fine a V. S. Ecc.ma affettuosamente mi raccomando.

In V.a, a 3 9.e 1618.
Di V. S. Ecc.ma

Heri furono impicati quattro di casa di D. Giovanni(902) per haver assalito alcuni buletti Venetiani con li terzaruoli: due ne furono morti nel fatto, et gl'altri due presi vivi, e tutti quattro impicati ad essempio d'altri. D. Giovanni  a Padova, n ha saputo l'accidente se non questa mattina. Il popolo  mal animato contra la sua famiglia, dicendosi che tutti portino sempre gl'arcobugi.

Tutto suo
G. F. S.
In V.a, a 3 9.e 1618.

Di V. S. Ecc.ma
Heri furono impicati quattro di casa di D. Giovanni(903) o per haver assalito alcuni buletti Venetiani con li terzaruoli: due ne furono morti nel fatto, et gl'altri due presi vivi, e tutti quattro impicati ad essempio d'altri. D. Giovanni  a Padova, n ha saputo l'accidente se non questa mattina. Il popolo  mal animato contra la sua famiglia, dicendosi che tutti portino sempre gl'arcobugi.

Tutto suo
G. F. S.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.r Hon.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza(904).



1354...

...... a.......
Roma, 23 novembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. XI, car. 43. - In capo alla car. 43, della stessa mano, si legge: "Copia" ed alla fine: "La lettera, di Roma,  de'23 di Nov.e 1618 ".

Da Macerata sino dalli 12 stante fu avvisato che si vedeva gran prodigio per aria etc. Il prodigio  fatto come un pesce capone, di color subflavo, non micante, di larghezza circa due gradi: comincia dalle stelle del fondo del cratere o vaso dell'Idra e finisce sopra il Corvo, e va alla volta di Sagittario. Si leva adesso a hore nove e mezzo: si muove da levante a ponente, e in s sta fermo. Si tiene che sia un vapore asceso alla suprema regione dell'aria, cagionato da gran caldi e gran freddi extra tempus; e le grandi esalazioni seguite nella terra aiuta questa opinione. Molti vogliono che sia cometa, ancorch non sia; e per V. S. non resti di vederla, perch  cosa curiosissima. Dio sia quello che avertat omne malum.



1355..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 30 novembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 66. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io resto grandemente maravigliato intendere che a V. S. non capitasse la scatola con li semi di meloni, quali io le inviai sino alli 27 d'Aprile(905), e mi pare (se ben mi racordo) che, accioch le capitasse pi sicura, io l'inviassi a Venetia in mano del S.r Residente di cotesto Ser.mo Nell'istesso giorno inviai un'altra scatola, con semi di fiori et con occhiali da vista corta, al S.r Duca d'Acerenza(906); et dubito che quella ancora sia andata a male, non havendo mai havuto aviso alcuno dal detto Signore.
Mi rincresce infinitamente dell'indispositioni di V. S., poich oltre il patimento suo patisce tutta la republica letteraria, non potendosi per tal rispetto godere de'suoi dottissimi e felicissimi parti.
Qui s' scoperta gi duoi o tre giorni una cometa, che si vede la mattina innanzi giorno. Credo che anco V. S. l'haver osservata.
Nello Studio non vi  altro di nuovo. Morse gi il Dottar Corradino(907), che haveva la lettura delle Pandette, la qual s' data al Dottor Boato(908) Padovano. Vaca, per la morte di esso Corradino, una bellissima serie di medaglie et gran quantit di pitture molto insigni. La lettura del Dottor Gallo(909) non s' ancora data, non comparendo soggetti per tal cathedra, desiderando questi Signori di metterle persona che sia insigne assai.
Mons.r Ill.mo(910) sta bene, et  tutto di V. S., s come io me le racordo affetionatissimo servitore.
Il S.r Cremonino  stato questa settimana a Venetia a congratularsi, a nome dell'Universit de gli Artisti, per la creatione del Prencipe Prioli; e si dice c'habbia fatto una gratiosissima oratione. Ch' quanto per hora m'occorre dirle. Il Signor Dio la feliciti e le doni compita sanit; e le bacio le mani.

Di Pad.a, l'ult.o di Nov. 1618.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdi.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1356...

....... a.......
Roma, 30 novembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. XI, car. 34. - In capo alla car. 34 si legge, della stessa mano: "Copia", e la mano  la medesima che trascrisse il capitolo di lettera che pubblichiamo sotto il n. 1354. Sul tergo della car. 35, che forma un foglio con la car. 34, si legge, di mano di GALILEO: In materia della Cometa.

Di nuovo habbiamo una cometa, la quale se cost non  stata osservata, potr V. S. farla osservare, e la vedr appunto.

Supra Lancem borealem. Eius longitudo est circa undecimum cum dimidio Scorpionis gradum: latitudo autem septentrionalis circiter gradus decem, cum declinatione meridionali quasi sex graduum. Cauda cometae, obliqua radiatione diffusa, tendit in dexterum pedem Virginis versus genua et Spicam. Quantitas caudae per 23 gradus protenditur. Meditullium caudae distinguit linea radiosa et maioris claritatis a centro per non longissimum intervallum.
Et e regione quasi parallelo appare il Trabe, che stamattina a lucida cordis Ydrae usque ad humerum sinistrum Centauri protendebatur.
Romae,
die 30 9bris,
hora 12.13.4

Roma, 30 Nov.e 1618.



1357.

VIRGINIO CESARINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 1 dicembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, e. 52. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ricevei la gratissima sua in risposta della mia lettera, e con molto e singolare mio piacere intesi l'approbatione ch'ella fa delle compositioni del S.r Ciampoli, da cui so che la testimonianza favorevole dell'ingegno di V. S.  anteposta a qualunque publica lode ch'egli ottenesse. Spiacquemi bene altretanto l'intendere per la medema, ch'ella sella passi cos malamente di sanit per la continua fiacchezza che cos tediosamente la molesta: contro il qual travaglio non posso somministrarle altra consolatione fuori che quella che nella mia continua indispositione, per quanto posso, a me ho procurato: questa  una generosit filosofica, di cui qualunque si arma puol contrastare con la fortuna, et anco arrivare a tal fortezza che, come dice Seneca, ardisce di sfidarla a battaglia e ne riporta gloriosissima vittoria. So che a lei non manca questo presidio, per quanto le forze humane possono haverlo; perci l'essorto a servirsi di cos felice istrumento in tali occorrenze.
Le novit vedutesi ne'giorni passati per il cielo svegliano gli huomini anco non curiosi, e sforzano a levarsi di letto i pi sonnachiosi e pigri della citt di Roma, in cui non potrebbe V. S. imaginarsi che movimento habbia fatto l'apparitione di due comete, e che raggionamenti sciocchi e popolari abbia suscitato. Io, ancorch mi trovi ora occupato e trattenuto in una rigorosa et noiosa purga, come credo che il S.r Ciampoli le habbia detto, non ho perdonato per alla fatica di stare una notte ad avvertire queste apparitioni; e ci fu hieri a notte, che fu venerd, trovandosi per buona sorte il cielo purissimo, e mondato da una potente tramontana. Notai quello che mando a V. S. scritto nella inclusa carta(911) et ho hoggi (non fidandomi della mia poca esperienza) conferito con li mathematici de'PP. Gesuiti, che sono stati qui da me a favorirmi, dal parere de'quali confirmata le mando la gi detta scrittura. Potr V. S., se havr cost avvertito, conferirne le sue osservationi, e degnisi di nominare l'audacia ch'ho havuto dell'incomodarla, rispetto di curiosa osservanza verso persona a cui con ogni humilt s'inchina il mio intelletto; e s'ella havr qualche particolarit intorno alle dette apparenze che non le paia bene porla in carta, degnisi a bocca di conferirla al S.r Ciampoli, il quale al suo ritorno me ne farr partecipe.
Mi era scordato dirle che quella cometa vicina all'Idra, che altri hanno chiamata Tripula o Trabe, a noi  parso chiamarla Xiphia, con l'autorit di Plinio nel lib. 2, c. 25, il quale attribuisce alcune circostanze che si sono avvertite in questa nostra, dicendo egli: easdem breviores et in mucronem fastigiatas Xiphias vocavere, quae sunt omnium pallidissimae et quodam gladii nitore ac sine ullis radiis; ancorch a me quella circostanza di brevit pare che alla presente nostra non convenga.
Degnisi V. S. di avvertirmi del suo parere e porgerci occasione d'imparare con mio stupore; et per fine le bacio affettuosamente(912) le mani.

Di Roma, il p.o di Xbre 1618.
Di V. S. molto Ill.
Aff.mo Se. di core
Virg. Cesa.o



1358..

GIOVANNI KEPLER a GIOVANNI REMO in Vienna.
Linz, 1 dicembre 1618.

Bibl. dell'osservatorio in Pulkowa. Mss. Kepleriani. Vol. L. XI. - Autografa.

.... Quae dicas(913) nova illa tirocinia astronomiae, non capio: num editam a me doctrinam sphaericam, an paginam illam primam doctrinae theoricae quam coram vidisti. Ubi convenerimus, audiam Galilaei obiectiones, cuius Epistolas ad Velsereum italicas habeo: puto vero, nullam inter nos esse dissensionem, nisi forte in coniecturis, ultra sensilia sese altius, qua redargui non amplius possunt, efferentibus....
Opusculum D. Sirturi (si recte lego) videre pervelim....



1359...

GIUSEPPE NERI a GALILEO in Firenze.
Perugia, 12 dicembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 68. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Ho dato principio a stampare alcune mie cosette appartenenti alla dottrina legale, ma trattata con mistura di buone lettere e di lingue, come accennai a V. S. di voler fare quando ella pass di qua. Vengo con libert e candidezza, senza nessuna scusa o cerimonia, a conferirlo con V. S., nella quale, oltra l'eccellenza della dottrina, lontana dalla volgare, assai a me nota prima, scopersi ancora una sincerit grande et un proceder libero, che m'invita ad usar seco questa libert. Desidero da lei consiglio et aiuto: prima quello, havendo risoluto di volermi attenere ad esso, se V. S. si degner a darmelo et a far certissimo supposto ch'io mi voglia tutto regolar secondo che da lei mi verr prescritto.
Il mio pensiero era di dedicar il libro al S.r Card. Medici. V. S. si fermi. Io so benissimo come da'Principi hoggi per lo pi si ricevano queste cose, e che talhora  meglio di far capitale di un minuto prelato che le ambisca, come a me (dico vero) di presente senza merito accade. So ancora, che per esser il libro piccolo, pu parer pi leggiere il dono. So la scarsezza delle cose, e come di rado si trova Principe che da vero fomenti le lettere, e massime queste che volgarmente chiamano belle, et in Italia, non senza infamia della nazione appresso le genti straniere, e da Principi e da altri mal trattate e poco stimate. Ma per l'altra parte ho urgenti rispetti che mi tirano a questa risoluzione di elegger persona grande, e questa casa in particolare. Il primo  che nell'opera si fa qualche menzione di libri Fiorentini o Medicei, et io per questa via ho particolar genio a quella stirpe, gli antenati della quale leggo haver rimesse le lettere Greche e Latine in Italia, e se volemo dir il vero, la filosofia in buona parte, e massime la Platonica, essendo da Lorenzo de'Medici chiamati gli huomini dalla stessa Grecia. Dipoi, per haver havuti cenni da alcuni Prelati, s'io eleggo pi uno che l'altro, ragionevolmente incorrer nello scoglio di cader dalla gratia degli altri; cosa che non avviene s'io eleggo personaggio grande, dovendo gli altri cos restar capaci. Il libro poi potrei farlo maggiore assai, ma stimo bene di tentar prima li giudizii: e poi io non son molto amico di empir volumi grandi, non parendo a me che habbiano tenuta questa strada gli antichi, riguardando per opra per opra. Questi sono li motivi principali, che finalmente si riducono ad un centro solo, che sar la grazia di V. S. in animar questo negozio in qualche maniera. Questa io non chiedo se non in caso ch'ella approvi il pensiere. Allhora con tanta prontezza la procurerei, con quanta pace sosterrei la repulsa, sapendo di non haver altro merito appresso V. S. per conseguirla se non la divozione. Per hora non sar poco s'ella si degner a mettermi per la via et ad ammonirmi liberamente, supplicandola che voglia trattarmi da servitor vero, cio a consigliarmi con libert e segretezza(914).
In cielo ci  da legger molto di nuovo, per quanto vedo; ma io per lo pi guardo in terra, massime occupato per ancora in quattro lezzioni che restano, e vo pensando che V. S. scopra il tutto distintamente con diligenza. Piaccia a N. S. che questi segni sieno indizii di salute e di bene, o indifferenti. Prego l'un e l'altro a V. S., e raccomandandomele in grazia, per fine le bacio le mani.

Di Per.a, a'12 di Dec. 1618.

Aspettava una risposta dal P. D. Benedetto, per haver un'occasione prossima, alla quale non mi muover senza suo aviso, per non operar contra la sua volont et in tempo non opportuno.

Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
S.r Gal. Gal. Fior.a
Div. e Certiss.mo S.re
Gios.e Neri.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1360..

ZACCARIA SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Cadore, 12 dicembre 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 94. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Haverei molto tempo fa scritto a V. S. molto Ill.re alcun particolare sopra la persona di M. Camillo Germini, se 'l S.r fratello(915) non m'havesse, sin quando io era a Verona, significato d'havergliene dato distinto aviso coll'occasione che, essendo esso Germini capitato a Venetia, haveva scorta colla insofficienza la vanit et instabilit di lui. Hora ch'io l'ho licentiato et deve venirsene cost, convien che V. S. molto Ill.re si compiaccia ricevere il tedio delle presenti, per rimaner informata del seguito tra noi.
Venne questo giovane mandato da lei a me: il condussi in queste parte inespertissimo di tutte le cose, con somma toleranza nascondendo all'istesso mio fratello l'incapacit di lui: il sofferei un anno e mezzo, pur pensando che s'assuefacesse ai negozii nostri. Convenni, come V. S. molto Ill.re sa, partir per il regimento di Verona; et quando io mi persuadeva riconoscesse la mia patienza, e dir discretezza ancora, usata seco, mi scrisse egli pur a Verona sue impertinentissime puerili lettere, con che mi accenna essersi di gi fatto un gran bacalare, negotiatore doppo la partita mia, voler perci intraprendere e sostener solo tutti li negozii nostri, ma desiderar da me il bene che si palpa et aspettar la ricompensa delle fatiche sue, con altre simili inettie che mi comossero non poco a ridere. Successe, poco innanzi 'l mio ritorno, che, impedito l'agente nostro principale fuori di questo luogo, rimase a lui la cura di espedire per la Piave certe ferramenta. Il galanthuomo, non ostante una grandissima escrescenza d'acque et gli avertimenti e protesti (che io tengo in scrittura) de'marinari, volle carricar la ferramenta, la quale necessariamente pericol; ma per tutto ci si ostin ancora a fare la seconda espeditione, della quale segu l'istesso, con danno nostro di 200 ducati incirca. Li marinai si risolverono andarsene, e costui voleva da nuovo espedir altra ferramenta, quando io, avisato da loro della bestialit (che per altro nome non so chiamare cotale attione), scrissi e rescrissi, et protestai che se havesse proseguito innanzi, l'haverei sottoposto ad ogni venturo danno, sicome lo intendeva obligato al passato, seguito senza fallo per sua propria pazzia et ignoranza et ostinatione ancora. Mi rispose che vedeva non saper darmi sodisfattione, onde prendeva licenza, et io incontrai prontamente l'occasione et gliela concessi; ma perch per sue facende l'altro agente nostro s'era partito per casa sua, dissi che aspettasse il ritorno di quello, che per gratia del Germini era persuaso, o cos mi scriveva per ingelosirmi, a non ritornare pi al nostro servitio: et per tutto ci si  mostrato difficilissimo di aspettar, se non che questo ritornasse, almeno me ne venissi io queste parti; dove ulteriormente giunto e fatto levar il suo conto, mi ha richiesto d'accrescimento di provisione, di bonificationi insolite et inusitate et di donativi ancora, perch si  veduto debitore sopra libre milli e quattrocento de piccoli. L'ho ammonito anzi con carit che con altro, come meritava; oltre l'ordinario et l'usato con tutti quei che ci han servito, gli ho bonificato pi di L. 400, quattrocento, et mi  rimaso debitore libre mille, che pregar V. S. molto Ill.re volere riscuotere, siccome credo li ne sar fatta instanza dal S.r mio fratello; gli ho detto, et cos  in effetto, che se non mi fosse stato inviato da lei, senza fallo l'haverei obligato al risarcimento delle ferramenta perdute e non gli haverei fatta minima bonificatione. In quanto alla provisione, sappia V. S. molto Ill.re che li ducati 5, cinque, al mese promessi  provisione anco considerabile.  vero che al fattor principale, per nostra urbanit et non richiesti da lui, gliene habbiamo assegnati cento; ma tiene egli tutti li nostri negozii sopra s, sono dieci anni o pi che ci serve, et ha di quelle qualit che non haver il Gelmini se vivesse cento anni. Ma sei fattori che habbiamo, oltre questo principale, non  alcuno che habbia maggior provisione dei ducati cinque promessi ad esso Germini, ma ben minore assai. Maneggiano tre la robba, come ha fatto esso, et non pretendono altre bonificationi che l'usate. In ogni modo mi piace haverlo, per il mio senso, oltre ogni dovere sodisfatto. Mi ha anche hor hora presentata la scrittura d'obligatione e richiestomi tempo alla sodisfattione delle  1000 a Giugno venturo, et me ne sono contentato, seben ultimamente trasse dalle mani del S.r mio fratello pur libre mille, e cinquanta scudi appresso dal fattore principale, per mandar, come anche ha fatto, a casa sua.
Mi escusi V. S. molto Ill.re del tedio: mi conservi il suo amore et mi commandi. Con che fine le auguro dal Signor Dio felicit, et li bacio la mano.

In Cadore, a 12 Decembre 1618.
Di V. S. molto Ill.re
S.re Aff.mo
Zacc.a Sagredo.



1361...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 15 dicembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, 2, car. 54. - Autografa.

Molto Ill.e S.r Ecc.mo

Pensava hoggi poter inviare a V. S. Ecc.ma alcun vetro della mia 1a esperienza; ma invero, trovo che anco questa professione di virt si pu mettere con l'ordinaria di alchimia, che sempre incontra in qualche disgratia. La compositione era di cristallo di monte in luogo di cuogolo; il vaso si  rotto; pure, havendosi ricuperata parte della materia  stata tramutata in altro vaso, il quale essendosi anch'esso rotto, a fatica si sono fatte circa 30 cilele, et per non esservi stata data la debbita proportione di zafaro, son riuscite verdi assai, et mentre due se ne sono volute lavorar, han fatte diverse crepature, per non essere ben ricotte. Per certa esperienza fatta frettolosamente, parmi questa materia essere assai pi legiera del vetro ordinario, che mi fa credere potervi esser dentro infiniti invisibili vacui, i quali forse renderanno la refrattione irregolare et per dannosa al nostro bisogno. La settimana ventura le ne mander alcuno, buono o cattivo che reuscir. Hora si trova un patelato di cristallo ordinario al fuoco: spero in un mese possi riuscir buono.
Il S.r Zaccaria si trova in Cadore e spedisce li conti col Germini, rapacissimo et impertinentissimo. Egli mi scrive di lui ogni male, et in particolare che habbia intaccato pi di 200 scudi. La posta ventura le sapr dire alcun maggior particolare; et per fine a V. S. Ecc.ma baccio la mano. Il fredo mi ha impedito il vedere la cometta, poich la poltroneria sofoca la curiosit et la filosofia.

In Venetia, li 15 Dec.e 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1362..

DOMENICO BONSI a GALILEO in Firenze.
Parigi, 18 dicembre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 142. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo

Sendomi trovato questi giorni passati in compagnia di alcuni mathematici, dove si discorreva della cometa che si  vista et si vede di continuo, di comune consenso fu detto che altri che V. S. non poteva farne l'osservatione, tanto per havere perfetta notitia di simili materie et per bont del suo occhiale, che per havere il G. Duca instrumenti eccellenti per far questa osservatione; et il S.r Alehaume(916), Mathematico regio, disse l'istesso al Re, che gli comandava di farne l'osservatione, et si scus col dire che non havea instrumenti a proposito, et che solo il G. Duca poteva farla fare a V. S. Non ho voluto manc[are] di darne avviso a V. S., tanto per rallegrarmi seco della stima che viene fatta per tutto della sua persona, che per incitarla a sodisfare alla publica espettattione et curiosit, offerendoli ancora l'opera di parecchi mathematici di qua, quando si risolvesse di scriver in questa o altra materia et che volessi far stampare qua, dove mi pare che riesca meglio che cost, massime quando ci sono persone che ne hanno la cura. Di me si pu assicurare che il suo merito, conosciuto et stimato infinitamente da me, et la sua dolc[e] conversatione di Roma mi hanno legato a esserli servitore et a offerirmi[gli] prontissimo in ogni occasione, come fo con la presente. Et per fine le bacio la mano.

Di Parigi, a'18 Dicembre 1618.
Di V. S. molto Ill.re

Quando V. S. haver qualche cosa di bello, la supplico di favorirne queste parti settentrionali, che ancor qua  stimata et [hon]orata la virt, et forse pi sinceramente et liberamente che altr[ove].







Serv.re Aff.mo
Il Vescovo di [Cesarea].

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



1363..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 22 dicembre 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 82. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

A quello che accenna a V. S. Ecc.ma il S.r Zaccaria mio fratello nelle aligate sue lettere(917), haverei da aggiunger molte cose, poich, siccome certa simulatione del Germini, mescolata con mille promesse et essibitioni, ad altro non mirava che ad impatronirsi, per suoi disegni, de'nostri negotii, cos noi, ingannati da una falsa opinione c'havevimo della sua bont, pi volte l'habbiam lodato a V. S. Ecc.ma, non prevedendo che tutta l'amorevolezza et humilt ostentata era effetto della sua ingordigia. Parte egli debbitore per intacco fraudolentemente fatto, mentre egli haveva deliberato partire sotto pretesto di esser necessitato andar alla patria, ma in effetto perch era disperato haver da noi il supremo governo de'nostri negotii, essendo stato scoperto inetto a quel servitio.  partito con poca gratia del Sig. Zaccaria mio fratello, et  venuto in questa citt senza pur una sua riga.  venuto a trovarmi, fingendo volersi partir subito per cost, seben s' poi fermato per trovar padrone. Potrebbe essere che partisse hoggi: et ad ogni buon fine ho voluto far cenno del seguito a V. S. Ecc.ma del seguito (sic); et se venisse a trovarla, sappia come passa il negotio.
Sta a Murano in fuoco un nuovo patelato: non credo sia all'ordine per un mese.
Mando a V. S. Ecc.ma un vetro de'miei non riusciti. Il colore  verde, per mancamento di zafaro; ha torticci, per esser fatto in cilela; ma nel resto apparisce fatto apunto di cristallo di monte senza pulega et chiaro. Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio affettuosamente la mano.

In V.a, a 22 Dicembre 1618.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1364..

FEDERICO CESI a [GIOVANNI FABER in Roma].
Acquasparta, 24 dicembre 1618.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 213.- Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r come fratello,

Rispondo al S.r Cesarini l'inclusa, qual V. S. potr vedere e poi chiudere e presentare. L'ho scritta frettolosamente, et in essa vedr che per ancora non posso dir d'haver osservato niente a mio modo il cometa, stando preparato di farlo, e molto a proposito per la mia fatica celeste(918).
M' stato caro intender quanto m'avisa tam de rebus externis quam urbanis e de'ragionamenti fatti. Mi piace che V. S. habbia havute quelle accoglienze che se li devono, et insieme che habbia ben conosciuto il genio della persona, come poi, piacendo a Dio, discorreremo a bocca.
Credo a quest'hora havr presentato la Sambuca(919): desidero intender la risposta ad verbum, et in Roma che se ne dice dalli musici.
Quanto al S.r Galileo,  certissimo che non havr riceuta la lettera del S.r Mar.se Muti(920), ch haverebbe risposto senz'altro; e dubito pi d'intercettione, che della sanit. Li altri S.ri compagni Fiorentini, il S.r Pandolfini  in continuo moto, et il S.r Ridolf sempre fuori....



1365..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 25 dicembre 1618.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 142. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo

Scrissi un'altra mia a V. S. il mese d'Agosto prossimo passato(921); dopo non gli ho pi scritto, per non darle occasione di sottrarla a'suoi studii; ma perch vivevo desiderosissimo d'haver nuova di lei e della sua buona salute, ho sollecitato con ogni diligenza di spedirmi dalli negotii di casa per venirmene qui in Acquasparta, dove hora mi trovo, sono homai da 10 giorni, per essere almeno dall'Ecc.mo Sig.r Principe nostro ragguagliato dello stato di V. S., persuadendomi che spesso tenesse V. S. di s stessa detto Sig.r Principe avvisato, per il gran vincolo degl'animi che  tra di loro. Ma havendo inteso da S. E. che  un pezzo che non tiene lettere di V. S., et parimenti che il S.r Marchese Muti(922) non teneva da lei risposta d'una sua lettera scrittale, son restato perci in qualche sospetto della sua sanit, insieme con gl'altri, non essendo alcuno tra noi che voglia dubitar punto di diminutione della gratia di V. S., essendole tanto congionti e desiderosi tutti di servirla con ogni potere. Mentre dunque lei possa, non manchi alle volte farci avvisati dello stato suo, che ci sar di particolare consolatione; e non potendo lei, ce lo faccia scrivere da altri.
Le nuove apparenze celesti del Trave e del cometa danno da dire e da speculare a molti, e particolarmente a chi pi minutamente le va osservando, non vedendosi col telescopio crescer punto, o pochissimo pi di quello che si vede con la semplice vista; onde mi fa credere che il detto cometa sia sopra tutti li pianeti, gi che questo non si vede crescere in quella guisa che fanno Giove e Saturno. Sar dunque da noi assai pi di detti pianeti lontano. Ma n'aspettiamo con maggior raggione sentirne qualche cosa da V. S., che ci sar a tutti gratissima. Con che per fine baciandole a nome del S.r Principe le mani, io fo l'istesso con ogni affetto maggiore.

Di Acquasparta, li 25 di Decembre 1618.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo et Vero
Franc. Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S. P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



1366..

IPPOLITO ALDOBRANDINI a GALILEO in Firenze.
Parma, 5 gennaio 1629(923).

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 144. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Io faccio quella stima che devo del merito del Padre F. Bonaventura Cavalieri, et per, conforme anche al desiderio di V. S., non ho lasciato di darne testimonianze ripiene di molta lode; et come il soggetto riconosce da V. S. il suo avanzamento nella virt, cos spero io che raccorr buon frutto dall'uffitii miei, che sono stati ornati dall'autorit del nome di V. S., alla quale prego che Dio benedetto conceda ogni maggior bene.

Di Parma, li 5 di Genn.o 1629.

S.r Galileo Galilei.
Al piacere di V. S.
Il Car. Aldobrandini.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1367...

ALBERTO GONDI a GALILEO in Firenze.
Lione, 5 gennaio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 56. - Autografa.

Clarissimo aeque ac Doctissimo Viro Galilaeo de Galilaeis
Albertus Gondius
S. P. D.

Nominis ac doctrinae tuae fama, quae, totum iam orbem pervagata, iampridem aures nostras implevit, animum quoque impulit vehementius, ut dum tui amore aestuaret, occasiones etiam tecum, saltem per literas, colloquendi et quaereret diligentius et inventas non minus studiose captaret et amplexaretur. Hinc factum est ut, dum affine tuo D. Roberto Galilaeo utor perquam familiarissime, in eam spem venerim, fore ut ex eius consuetudine in tuam amicitiam feliciter insinuarem; ideoque hominem rogavi etiam atque etiam ut has ad te mitteret literas, et pro ea benevolentia quae mihi cum illo intercedit, aditum ad tuam amicitiam, qua nihil sane gratius accidere mihi potest, aperiret. Impetravi, ni fallor, ab illo, dummodo tu nobis faciles aures accommodes, et commercium hoc nostrarum literarum pergratum tibi evenire patiaris. Scientiarum illarum studia, quibus inter peritissimos quosque gloriosissime flores, ut me sibi iampridem penitus rapuerunt, ita quoque me tibi strictissime devinctum addixerunt. Gratulor patriae meae, quae tantum orbi lumen protulit; sed gratulor vereque gratulor iis qui tua coram frui possunt consuetudine. Nos, tanto a te divisi intervallo, hanc iacturam literarum frequentia, si tibi grave non erit, resarciemus; ideoque primis his peto ut, pro tua humanitate, si quid super cometa qui nuper apparuit annotaveris, ad nos mittere velis. Nos quoque nostras observationes, si cordi tibi futuras intelligamus, deinceps mittemus: in presentiarum enim iter, quod Parisios adornamus, astronomicis calculis diutius immorari non patitur. Sed ubi primum illuc pervenero, et quietiorem sedem et tranquillius otium nactus ero, in opus incumbam sedulo, et quidquid elucubravero, si tibi gratum fore mihi persuasero, quamprimum ad te defere[nd]um curabo; et si quid in nobilissima urbe, et doctorum virorum frequentia celeberrima, tua dignum cognitione didicero, non patiar eo vacuas meas literas ad te permeare. Interea hominem ignotum quidem, tui tamen amantem, redama, et aeternum bene vale.

Lugduni, Nonis Ianuar. an. 1619.

Servus tibi Addictissimus
Albertus Gondius.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Osser.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Firenze.



1368...

GIOVANNI REMO a GALILEO in Firenze.
Innsbruck, 12 gennaio 1619.

Bibl Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, Car. 83-84. - Autografa.

Admodum Illustris ac Eccell.me Vir,

Tua laus per totum volat orbem. Te ante decennium Patavii cognovi, tu autem me non item: statim etiam discessisti. Magnam de te spem et opinionem concepi, quod te vidi transscendisse communes astrologorum, vel potius astronomorum, hypotheses, et ad summum usque volitasse. Certe non cuivis patet adire Corinthum. Ego misereor quandoque communis Peripateticorum scholae; sed quis vult esse omnium paedagogus et, vel invitus, doctor?
Ill.mus noster Dux Caesius aliquoties me exhortatus est et serio ut tibi scriberem: certe temporis iniuria me semper detinuit. Iam celerrimo advolo calamo, et compendium quoddam exhibeo ex meo discursu Ser.mo Archiduci Leopoldo tradito, non ut te doceam, sed ut offeram ad examen et iudicium haec qualiacunque, saltem ad minus aliquid inerit boni. Observationes per azimutha et altitudines in scrupulis etiam transscribere non licuit, propter temporis angustiam; quotiescunque autem petierit vel opus habuerit, ego libenter omnia communicabo. Extruxi schema Copernicanum, sed correctum in motibus et eccentricitatibus, Ill.mo Card.li S. Susannae(924) in Pergameno; credo quod audiverit: similiter, Ill.mo D. Caesio, motus [vedi figura venere.gif] et [vedi figura mercurio.gif] correctiores: novam prae manibus habeo restitutionem motuum caelestium. Libenter audirem opinionem V. D. de distantia solis a terra in semidiametris terrae. Observationes etiam eclipsium transmisi ante aliquot tempora; sed responsum neque iudicium habui ullum.
Hic cometa visus est, in Germania saltem, mense Novembri et Decembri. Ascendit a plaga meridionali per primam decuriam [vedi figura scorpion.gif] et Bootem usque ad Ursam maiorem ad latera. Non observavit plene ductum circuli maximi, sed incurvatus fuit cursus eius versus meridiem circa finem per 2 circiter, concurrente hic causa aliqua optica, ut fit in reliquis planetis et maxime Saturno in consimilibus commutationibus anomaliae gradibus 20 ultimis circiter. Nullam habuit parallaxin sive diversitatem aspectus: procul dubio ipse notasti 13 Xmbris, hora 4.15'post mediam noctem: fuit semper, ante et post, eadem distantia proportionaliter, ratione motus diurni, tunc quidem 20'vel 25'per tubum a stella parva 4ae magnitudinis, tam in humili quam elatiori situ. 16 Xmbris mediatio caeli cum 5. 55'[vedi figura scorpion.gif]; declin. 40. 16'1/3; latit. 49. 33'1/2; long. 12. 25'vel 30'[vedi figura bilancia.gif] mane hora 5. 34'post mediam noctem: elevatio poli 46. 45'per altitudines et azimutha diligenter per aurichalcicum quadrantem. Fuit positus cometa, meo iudicio, circa semitam Saturni, similis stellae 3ae magnitudinis; per tubum similis factus stellae lae magnitudinis (idque circa medium Xmbris), occupavit 30" circiter in diametro capitis: distantia eius a [vedi figura 1368a.gif] 30000 semid. terrae, hoc est 20 miglioni e mezo leghe todesche. Caput cubice fuit decies maius terra. Caudae longitudo maxima erat 35, et latitudo 4 circiter: ergo caudae longitudo 9000 diam. terrae, latitudo 1050 diam. terrae.
[vedi figura 1368b.gif] Materia eius fuit ex maculis solaribus, sensim aggregatis, dissipatis, et de novo coagulatis in certo et proportionato caeli ambitu sive profundo convenienti. Generatio et forma ac lux eius, prout videmus in speculis ustoriis. Circa finem caudae fuit materia illa opaca instar lentis (talis adhuc restat de 1572). Caput sive punctum lucidum (licet etiam laceratum propter inaequalitatem lentis) fuit punctum concursus sive focus (a); caudam effecerunt radii incidentes et reflexi cum tangenti ad pares semper angulos, ut omnium repercussionum regula est in speculis. In meditullio linea valde lucida fuit, quia radii incidentes et reflexi erant iidem et concurrebant. Ipse focus agitavit lentem, et semper ac necessario in oppositum solis ob hanc speculationem. Adiuvit etiam potentia solis in medio mundi et versus orientem commovit eum: alias motus eius longe velocior contra signorum ordinem effectus fuisset. Cursus enim eius fuit retrogradus respectu zodiaci per [vedi figura scorpion.gif] [vedi figura bilancia.gif] [vedi figura vergine.gif] effectus.
Potius est signum praeteritorum malorum et instantium sive praesentium, quam futurorum, ut crux posita in signum demortui. Est pestis maioris mundi. Etiam caelum excrementa et alterationes sua patefacit: nihil enim creatura sub sole perpetuum, fixum, incorruptibile, excepto illo quod regeneratur per [vedi figura acquario.gif] et spiritum, et est materia sulphurea, tenax, ex magno Aethnaeo solari Archaeo congesta. Totus mundus a circumferentia usque ad centrum ultra suum gradum commotus est. Non necessario sequuntur pestes, mors principum, etsi ex aliis causis aliqua magna capita anno praesenti periclitabuntur. Nova haeresis excitabitur cum haereticis antiquis, et florebunt per tempus; sed arescent et evanescent, ut hic cometa. Ab oriente et meridie omne malum ad nos; sed et flagellum super eosdem veniet. Mundus titubabit per 4 1/2 annos usque ad magnam [vedi figura congiun.gif] [vedi figura saturno.gif] [vedi figura giove.gif]; ibi omnia reformabuntur, et forte seculum redibit ad antiquum silentium: florebunt artes (qualium tu non minimus es prodromus et praecursor in mathematicis et physicis), veritas, pax, iusticia plane ignea, et otium abscindetur: ac qui iam in spiritu animali ac calliditate politica florent, confundentur in astutiis et adinventionibus suis; qui autem Deum timebunt et sapientiam suam inde haurient, non confundentur in aeternum, nec est quod timeant ab angelo isto percutiente, sine negocio perambulante in tenebris, hoc est a cometa tali.
Bene valeat admodum Ill.ris et Eccell. T. D., et me sibi commendatum habeat, et si per valetudinem licet, respondeat quamprimum; rem faciet non mihi, sed Ser.mo Archiduci ac nunquam satis laudato Principi Leopoldo, gratissimam, qui te valde amat.

Datum Oeniponti raptim, 12 Ian. 1618.(925)
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma


Aff.mo Ser.re
D. Gioan. Remo Quietano,
Med. et Math.o di S. Caes. Mai.
et pro tempore Ser.mi Archid. Leopoldi, m. p.

Fuori: Admodum Illustri ac Eccell.mo
D. Galilaeo de Galilaeis,
Magni Ducis Hetruriae Mathematico, Domino meo Observando.
Fiorenza.



1369..

LEOPOLDO D'AUSTRIA a [GALILEO in Firenze].
Innsbruck, 13 gennaio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 146. - Autografi la firma e il poscritto.

Charo Galileo,

Che non vi ho scritto alcuno tempo in qua,  stato questo silentio da mia parte causato del mancamento di materia. Hora, essendomi consignato un discorso sopra la cometa(926), vi la mando con la presente, et vi prego avisarmi quanto prima il suo parere saggio, che aspettar con desiderio. Et con questo vi assicuro della solita mia gratia.

Di Isprug, alli 13 di Gennaro 1619.
Leopoldo.

Ho sentito con grandissimo dispiacere la vostra indispositione. Dio vi concede con questo anno nuovo meglior sanit et tutto quello che possiate desiderar [in] questo mundo. Saperia ancor volontiero il parer del P. Benedetto sopra questo cometta.



1370...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 14 gennaio 1619.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 78.- Autografa.

.... Piacemi oltre modo che il S.r D. Virginio(927) nostro vada al'aere pi dolce(928), non essendo miglior rimedio nelli mali di flussioni et essendo necessarissimo fuggir l'humidit e crudezze del'aria romana; e mi sarebbe carissimo arrivasse prima della sua partita il S.r Fabio(929), e col S.r Marchese Muti(930) et altri S.ri compagni facessero un colloquio e godessero di quello ch'io per l'assenza son privo.
Le dispute filosofiche che vanno interserendo, o quanto sono belle e conformi al senso mio! Quella delle proportioni musicali et della rispondenza delle corde nelli istrumenti, che V. S. m'accenna, passammo gi copiosamente col S.r Galilei nostro in Tivoli; et veramente sarebbe bene, fusse pienamente distesa in carta....



1371...

OTTAVIO BANDINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 gennaio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 148. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Per il bisogno che ha di monache serventi il monastero di S. Matteo in Arcetri, sicome V. S. mi scrive, s'aspetta da Mons.r Arcivescovo l'informatione, doppo la quale io non mancher d'aiutar il negotio in Congregatione, non solo per aiuto e sodisfattione dell'istesso monastero, ma per corrisponder anco al gusto di V. S., alla quale intanto di cuore mi offero.

Di Roma, li XIX di Gennaro MDCXIX.

S.r Galileo Galilei.
Al piacer di V. S.
Il Card. Bandino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1372.

GIO. BATTISTA RINUCCINI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 19 gennaio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVII, n. 39. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Il S.r Card.1 Bandini propose nell'ultima Congregatione il desiderio delle monache di S. Matteo(931), e i SS.ri Cardinali hanno fatto rescrivere a Mons.r Arcivescovo di cost per informazione di quello che le sudette monache espongono nel memoriale, essendo cos l'uso di tutti questi negozi. Ho procurato per di poter mandar con la lettera qui inclusa, acci V. S. col farla presentare a Mons.re possa far opera seco che aiuti il negozio con buona relazione; e hauta la risposta, non dubiti V. S. che subito si spedir il negozio, per il quale il S.r Card.1 mio Signore far tutto quello che potr, vedendo che risulta in gusto e servizio delle sue figlie, oltre all'inclinazione particolare che ha al merito et alla persona sua propria. Se io poi sar parso negligente in servirla, la supplico a scusarmi, perch sotto le feste di Natale non si  potuto ragunar la Congregatione, e doppo se ne sono fatte solamente due, alla prima delle quali il S.r Card.le non and per causa dell'esame de'vescovi, che s'affront la medesima mattina; credendo nel resto di non haver bisogno di persuader V. S. della mia servit e desiderio di viverle in grazia, perch a bastanza pu certificarsene dalla conoscenza ch'io le ho mostrato d'havere delle sue qualit. E qui in Roma posso dire ch'io mi son trovato spesso con lei, perch nell'esser con il S.r Principe Cesi e con il S. D. Virginio Cesarini non mi pu riuscire di non parlar di lei, e con quella lode che non  inferiore al suo merito. Tutti per aspettiamo di sentire ch'ella si risani affatto dalla sua indisposizione, sicome io credo ch'il medesimo S. D. Virginio deva in breve migliorare della sua, che per questo effetto due d fa part per Gaeta; e se io havr queste due consolazioni nel medesimo tempo, non mi parr poco aqquisto. Per restar, continuamente pregando Iddio, et a V. S. per fine bacio le mani.

Roma, 19 Genn.o 1619.
Di V. S. molto Ill.re
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo e Vero Ser.re
Gio. Batta. Rinuc.ni



1373..

LEOPOLDO D'AUSTRIA a GALILEO in Firenze.
Saverna, 12 febbraio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 150. - Autografa la firma.

Charo Galilei,

Mentre che m'ho trovato passare qualche condolenza per la sua indispositione, fa un tempo, me ne aggrav d'oltre la prossima con intendere quella continuatione, la quale Nostro Signore per il publico bene degnissi rimediare, s come desidero, acci glielo dia di viver lungamente nella medesima stima che vi sia uguale al famoso et condegno merito vostro.
S' stata a me pi grata l'offerta d'informarme li discorsi della cometa passata, nel quale non lasciar di communicarvi tutto quello che si scoprir in questi contorni d'esso soggietto, desiderando acci si possa per vostro mezzo disporre il Fra Benedetto Castelli di publicar alla mia informatione il suo giudicio sopra questa cometa. Fra tanto vi assicuro della mia continua benivolenza et gratia che vi porto, priegando Iddio che le benignamente conceda la intiera convalescenza et conservatione della sanit, quanta per vostra contentezza si desidera.

Di Saverna, li 12 di Feb.o 619.


Sig.r Galileo Galilei.
[vedi figura 1373.gif]

Fuori: Al Mag.co Mess. Galileo Galilei,
nostro Dilettiss.mo
Fiorenza.



1374.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze).
Acquasparta, 15 febbraio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 58-59. - Autografa.

Molt'Ill.re e molt'Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ero stato privo delle gratissime di V. S. sin da Luglio, quando questi giorni a dietro, e quasi insieme, me ne capitorno due, e poco prima una al S.r Stelluti, che  qui meco. Sentivo travaglio grande nel silenzio per molte cagioni, ma particolarmente tenendo non venisse da altro che da pertinace continuazione della sua indisposizione, del che tanto pi mi dole la confirmazione havuta nelle sue, e solo mi ristora la speranza che ho nella miglior stagione che sguita. Pregar, insieme con i S.ri compagni N. S. Dio, ci consoli con la sanit di V. S., che tanto bramiamo, e n'aspettar da lei buone nove. Intanto attenda pur lei a questo con ogni pensiero e cura, et lasci affatto ogni cosa che potesse nocerli, ch tutti non solo compatiscono al suo male, ma se ne cruciano grandememente.
Il Sig.r Cesarini s' trasferito ad aria pi dolce, vicino Gaeta, per liberarsi dalle moleste distillationi e rihaversi alquanto. Il Sig.r Marchese Muti, et altri Sig.ri compagni di qua se la passano bene.
Sento, con quel dolore che V. S. pol imaginarsi, la perdita del Sig.r Cosimo Ridolfi, e mi si raddoppia con l'aviso della morte similmente del S.r Teofilo Molitor(932), anatomista e botanico insigne, che nel'istesso tempo mi giugne di Germania. Habbiamo persi doi compagni: resta che preghiamo Dio per loro, come qui far nelle esequie, e che pensiamo a risarcire le perdite con le ascrizioni.
Mi sar molto caro veder li discorsi in materia delle comete, ch veramente il spettacolo di questi mesi passati  stato bellissimo, et haverei goduto grandemente esser appresso V. S. e conferirle i miei pensieri, e massime trovandomi ingolfato pi che mai nelle celesti contemplazioni.
Le mando una particola della lettera del Remo, medico e matematico di diligenza non ordinaria nelle osservationi celesti, scritta al S.r Fabri nostro. V. S. quando le sar commodo, potr riscrivermi secondo le parer.
Il S.r Fabio Colonna nostro, nel'esser venuto per quattro soli giorni in Roma, ha voluto favorirmi di venir sino qua a vedermi, che invero m' stato di grandissima consolatione, e massime vedendolo sempre pi infervorato e nelle sue assidue compositioni e nella commune impresa. Bacia a V. S. le mani, e l'invia tre copie della sua Sambuca(933), che potr darne una al S.r Pandolfini.
Non mi stender io pi in longo. V. S. sa che con l'animo son sempre appresso di lei, e che desidero sempre servirle. Mi commandi, mentre di tutto core le bacio le mani.

D'Acquasparta, li 15 Febr.o 1619.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1375...

ROBERTO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Lione, 16 febbraio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 60. - Autografa.

Molto Ill. Sig.re mio Oss.mo

Ha sempre in me regnato un desiderio che si porgessi qualche occasione per mostrare l'animo mio verso di lei; il quale se fussi secondato da qualche suo comandamento, per potergli fare vedere con effetti questa mia buona volunt, lo reputerei a mio grande favore. Et acci che V. S. habbia maggiore animo di farlo, piglio ardire di scriverli questi quattro versi, spinto parte da una mia curiosit e parte di quella di amico caro, cupido e amator di virt, per pregarla di farsi sapere brevemente la sua openione e le sua observatione sopra il gran cometa apparso a'giorni passati verso l'oriente e finito dalla banda del settantrione, stato visto dalla maggior parte del mondo; delle quale se ne far tanto maggior conto, quanto V. S. di grand lunga va superando la doctrina e l'industria di quelli che hoggi consumano il tempo loro in questi studi cos belli et nelle occupatione che solo sono stimate degne del'huomo. Et perch credo che V. S. haver caro di sapere quello che s' observato di qua, li mando con questa le observatione astronomique di questo come[ta], state fatte di grosso in grosso da un mio amico, e una lettera del medesimo suggetto del S.re Alberto Gondi(934), nostro Fiorentino, il quale, havendo havuto da molto tempo in qua grandissimo desiderio di conoscere V. S. per lettere, non lo potendo per ancora fare altrimenti,  pigliato tanto volentieri questa occasione per scriverli quanto ardentemente egli brama di farli intendere la divotione sua verso di lei, come di persona la pi virtuosa e pi dotta del'Europa. Per lui m'a pregato di supplicar V. S. d'accettare la sua buona volunt e farli parte ancora a lui delle observatione e openione circa il sudetto cometa; e io lo scriver nel numero delle obligatione che gi li tengo, se li far conoscere che questa mia habbia servito di qualcosa. Intanto, se altra cosa ci viene fra le mane di queste bande che io stimi degna d'esserli mandata, non mancher di farlo; e spero dalla cortesia sua che la scuser volentieri questa mia giusta curiosit, se io piglio tanto ardire di darli la brigha di volermi scrivere le sopradette observatione.
Il S.re Ottavio, mio zio, mi ha comesso alcuni aghi per V. S. e me li racomanda caldamente, che  stato superfluo, ch mi era pure assai in raccomandatione ogni volta che sapevo che devevano servire per suo servitio o per persone da lei dependente: e glie n' mandati qualche pochi, che haver caro sentire che sieno riusciti a suo gusto; pregandola di nuovo di volermi fare parte di qualche suo comando che mi giudicher atto a servirla, et di conservarmi il titolo che ho preso di V. S. molto Ill.

Di Lione, alli 16 Febraio 1619.

Ser. Hum.mo e Cord.mo
Ruberto Galilei.

Fuori: Al molto Ill. Sig.re mio Oss.
Il S.re Galileo Galilei.
Firenze.



1376..

GALILEO a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Firenze], febbraio 1619.

Arch. di Stato in Firenze. Filza 6a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 32. - Autografa.

Ser.mo Gran Duca,

Galileo del q. Vincenzio Galilei, humilissimo vassallo e servo di V. A. S., ritrovandosi un figliuolo, nominato Vincenzio, di et di anni 11 in circa, aqquistato di donna soluta, oggi morta, n mai maritata, essendo egli parimente soluto, n mai ammogliato, e desiderando che detto figliuolo resti sollevato e libero da i difetti de'suoi natali, ricorre alla benignit di V. A. S., humilmente supplicandola che voglia restar servita di legittimarlo con la sua regia mano, e renderlo capace di qualunque successione cos del padre naturale come di qualsivoglia altro parente o strano, per testamento et ab intestato, tanto per disposizione di ragion comune e leggi imperiali, quanto delli statuti e leggi delli stati di V. A., come fosse nato legittimo e naturale in tutto e per tutto; et in oltre di potere usar l'arme e cognome della famiglia del padre, e godere i magistrati e onori che pu godere il supplicante. E tal grazia non torna in pregiudizio considerabile di persona alcuna, non havendo il supplicante n padronati, n beni fideicomessi o livellari o di altra sorte, che necessariamente andassino in altre persone, caso che non seguisse tal legittimazione; ma tutto quello che egli ha, l'ha aqquistato da s medesimo con la sua propria industria: et un fratello unico, che egli si trova, hora assente, che succederebbe ab intestato, non ci farebbe difficolt, e consentirebbe. Per la qual grazia esso supplicante e suo figliuolo gli resteranno in perpetuo obbligati, e pregheranno il S. Dio per ogni sua felicit.

Di mano di CURZIO PICCHENA:

L'Auditore delle Riformagioni informi.
Curzio Picchena.
18 Feb.o 1618(935).



1377..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 22 febbraio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 143. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S. P.ron mio Oss.mo

Gi ricevei la gratissima sua delli 15 del passato; ma non le ho dato prima risposta, per essere, in questi giorni carnevaleschi, poco entrato in studio, havendo il Sig. Principe, per dar gusto alli suoi vassalli, tenuto quasi una corte bandita, havendo quasi per un mese continuo fatte feste in casa, hora con far recitar comedie, hora con diversi balli, hora con cene et collazioni, et hora con altri varii trattenimenti, con diversi suoni e canti. In somma l'habbiamo passata allegrissimamente et con applauso universale di tutta questa terra. Ci habbiamo havuti per alcuni giorni il Sig.r Fabio Colonna, quale era venuto in Roma per alcuni negotii e si trasfer sin qui, et habbiamo fatto ballare ancora a lui. Gi fece stampare la Sambuca Lincea(936) , et con queste si dovr mandare di Roma a V. S.
Mi  poi dispiaciuto grandemente sentire nella sua quanto sia stata mal trattata dal male, et che ancora ne stava travagliata: per attenda pure ad haversi buona cura per conservare l'individuo, ch potr poi, essendo sana, con pi fermezza seguitare i suoi studii. E se il suo amico(937) havr compito l'osservatione intorno alla cometa, mi sar caro d'haverne una.
Il Sig.r Principe rescrive a V. S., havendo ricevuto ultimamente una sua dove gli d conto della repentina morte del Sig. Ridolfi(938), che il Signore l'habbia in gloria. Veniamo a poco a poco mancando di numero; per  bene d'aggregarne degl'altri. Et V. S. intanto cerchi pure con ogni studio di recuperare la sanit, ch'io non mancher pregarne il Signore, offerendomele anco prontissimo in ogni altra sua occorrenza. Et per fine le bacio le mani.

Di Acquasparta, li 22 di Febraro 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti L.o

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



1378...

GIO. BATTISTA RINUCCINI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 marzo 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 70. - Autografa.

Molto Ill.re e molto Ecc.te S.r mio Oss.mo

Scrissi la settimana passata che mio fratello avvisassi V. S. della favorevole spedizione che s'era hauta nel negozio delle monache di S. Matteo(939), ma non potei mandarne la lettera, perch Mons.r Vulpio, segretario della Congregatione,  stato indisposto parecchi giorni. La ricever per V. S. inclusa con questa, e doppo che mi havr perdonato la lunghezza della spedizione, la supplico in ogni modo a valersi di me in tutte l'occorrenze e ricordarsi quanto di cuore io le viva servitore.
Voglio dire a V. S. come qui s'aspetta con gran desiderio il discorso che dicono haver ella promesso sopra la cometa; et io lo desidero sopra gl'altri per mia particolar curiosit, oltre all'esser parziale di tutte le cose sue.
I Gesuiti n'hanno pudicamente fatto un Problema, che si stampa(940), e tengono fermamente che sia nel cielo; et alcuni fuora de'Gesuiti spargono voce che questa cosa butta in terra il sistema del Copernico e che egli non ha il maggior contrario argomento di questo: per s'io dicessi a V. S. che mi par mill'anni di saper l'opinion sua, credo che me lo perdoner.
Ho nuove di Gaeta, ch'il S.r D. Virginio Cesarini stava meglio della sua indisposizione. L'istesso e maggior miglioramento vorrei sentir in V. S., alla quale desidero vita e sanit proporzionata al suo merito; e le bacio le mani.

Di Roma, 2 Marzo 1619.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
Ser. Aff.mo
Gio. Batta Rinuc.ni



1379.

BONAVENTURA CAVALIERI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 6 marzo 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 62. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron Col.mo

Non ho pi scritto a V. S., perch ho sempre giudicato di far meglio non attediandola con lettere, quando non ne havevo occasione, non mi parendo dovere, per semplicemente salutarla, di porgerli questo incommodo. Hora che mi s' presentata occasione di esser favorito da lei in un negozio(941), gli scrivo con salutarla con ogni affetto di cuore, et avisarla come, per l'Iddio grazia, sono assai bene rihavuto dal mio male; et mi ha dato tal agio l'indisposizione ch'havevo, che di presente ho studiato Appollonio con i libri di Sereno, et proseguir, bench realmente nello studio di Tolomeo io ci senta molto gran fatica, del quale ho visto tre libri soli, et mi bisognerebbe il comercio di V. S. per intenderlo: pure non perdoner a fatiga per poter restar capace di s alta dottrina.
Il negozio non scrivo a V. S., perch ne sar informata dal P. D. Benedetto. Pregola a favorirmi se pu, come mi persuado, et perdonarmi se gli do quest'incommodo, perch ne sono pregato instantemente da'miei parenti. Mi comandi, se in cosa alcuna la posso servire, ch sar sempre prontissimo ad ogni suo cenno; e li bacio le mani.

Di Pisa, il d 6 di Marzo 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re di cuore
F. Buon.ra da Mil.o Gesuato.


Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Gal.eo Gal.ei, Fil.fo et Mat.co di S. A. S. e P.ron mio Col.mo
Firenze.



1380...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 8 marzo 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 64-65. - Autografa.

Molto Ill. S.r Ecc.mo

Quel tale(942) che a nome di V. S. Ecc.ma, doveva venire a pigliar i denari havuti dal S.r Cremonino, mai s' lasciato vedere: solo, gi otto giorni, egli mi si diede a conoscere. Subito che egli venga, sar pienamente sodisfatto. Al S.r Cremonino ho fatta instanza del resto: mi ha supplicato indugiare alquanto, promettendomi che con la prima commodit senza altro sprone uscir di debbito.
Credeva certamente hoggi poterle mandar qualche esperimento de'mei vetri; ma in vero l'arte del vetrificare non  molto dissimile da quella dell'alchimia. Un padelato c'havevo di ritagli di cristallo mai s' voluto pulire, et a pena sar fornito la settimana ventura. Della riuscita ne spero pochissimo, perch mi pare di brutto aspetto. Un'altra gran padella di christallo di monte in otto giorni ha mostrato miracolo di bellezza et pulitezza; ma andando fuori il vaso, ha bisognato traghettarlo in un altro. Spero non dimeno gran cose di questo, non dico per occhiali, ma per specchi di maravigliosa belezza. Sto di buon animo, che un solo quaro che mi riesca, mi paghi cinquanta ducati di spesa c'ho fatto.
Il povero Cavalier Bassano ha queste settimane passate(943) corsa gran borasca di impazzire per martello datogli da una sua ribaldella serva da letto et da cucina; et per sospetto che la sciagurata ha havuto che io inanimassi il pover'huomo a scacciarla, mi ha posto ella finalmente in gran diffidenza con l'istesso Bassano, il quale per mi va prolungando il finire il mio ritratto e diverse opere principiate per conto mio. Tuttavia ha condotta assai bene la mia testa, la quale desidero mandar quanto prima a V. S. Ecc.ma per haver poi maggior ardire a farle instanza per la sua.
Ho veduto un S. Francesco di mano del Bronzino(944), et m' riuscito opera diligente, vaga et ben intesa oltre quanto io credeva. Intenderei volentieri se fosse possibile havere per honesto prezzo alcun'opera del suo, non dico da farsi, per non entrare in un labirinto, ma delle gi fatte, sia rittrato od altro, ma cosa naturale et bella, et se fosse anco possibile haverne alcuna da copiare, poich il S.r Girolamo Bassano sarebbe suficientissimo a questo effetto et vi lavorarebbe d e notte per farmi servitio.
Il Padre Maestro(945) la saluta cordialmente: spesso mi dimanda di V. S. Ecc.ma, et m'ha pregato ad eccitarla a scrivere alcuna cosa sopra il moto. Et per fine le baccio la mano.

In Ven.a, a 8 Marzo 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag

Fuori: All'Ill.mo S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Giovanni Sega.
Este.
e pi a basso; Al molto Ill. S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1381..

GIOVANNI REMO a GIOVANNI KEPLER [in Linz].
Innsbruck, 13 marzo 1619.

Bibl. dell'Osservatorio in Pulkowa. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

.... Galilaeus mecum concertabit de cometa, prout scripsit; sed male habet bonus vir, fere ad mortem....



1382..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Bellosguardo.
Venezia, 30 marzo 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 83. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ho volontieri diferito a scrivere a V. S. Ecc.ma questa santa settimana, poich nelle due precedenti, maladette et infelici, non ho saputo accommodarmi a pigliar la penna in mano, sendomi accaduti in quelle tutti accidenti cattivi et dispiacevoli. Prima sono stato improvisamente assalito et oppresso da uno sferdore cos fastidioso ed insolente, che m'ha levato ogni gusto et fatte riuscire tutte le cose moleste e noiose, fuorch il buon vino, col quale ho scacciata la febre causata da quello. Poi il mio Arno, cio quel belissimo bracco che V. S. Ecc.ma mi mand gi quindici mesi, il quale era il mio perpetuo buffone, il pi festoso, il pi piacevole di quanti cani io vedessi giamai, in un punto s' scoperto rabbioso: ha morduto prima un gentil'huomo forastiero, poi immediatamente due servitori, poi la cagnola di casa, una marmota, una fuina, et finalmente un mio lupo cerviero, col quale soleva fare una perpetua caccia nelle mie camere, dove stava slegato, et veniva a farmi compagnia al fuoco pi domesticamente di qualonque gatto habbia veduto. Gli huomeni morduti parte son guariti, parte ancora ne portano il segno. La fuina, la cagna, stan bene; la marmotta  morta, anco per altro ridicoloso accidente, et il lupo s' convenuto incatenare per buon rispetto. Il cane, incatenato, ancorch piccolo, ha rotte tre catene; finalmente, chiuso sciolto in una camera, doppo haver malamente corrosa la porta,  morto anch'esso. Ma per colmo de'miei guai, mentre sperava consolarmi con la riuscita de'miei cristalli che s'andavano preparando a Murano, han quegli sciagurati Muranesi mandato ogni cosa in rovina. Han rotto il padelotto delli ritagli di cristallo, et han cavato solo dodici lastre, cos torte e sottili che non si possono lustrare. Ma quello che mi preme oltre misura,  che han disipato un gran vaso di cristallo di monte avanti fosse cotto, cavandone, senza mia licenza(946) o saputa, quattro soli specchi grandi, havendo tutto il resto fatto andar in rotture; et pur mi costava pi di cinquanta scudi, et era materia bastante per fare dieci specchi di braccio, che se havessero corrispose alle mostre che si son cavate da principio, si faceva giuditio che potessero valere cento cechini l'uno, perch di colore et di politezza mostravano dover quasi pareggiare il vero cristale di rocca. Fu cavato un quaretto picciolo, avanti fosse porgato et posto a colore, et n'ho fatto lavorare 7 vetri da Bacci, che son tutti riusciti cattivi; sette da Armano occhialer, che son riusciti di sei quarte mediocri, ma di sei riusciran buoni; et altri sette da M. Antonio, de'quali dui son riusciti buoni da sei quarte, et il resto pur buoni da 3 quarte: sich si vede che questa materia, seben non riuscisse di quella estraordinaria et perfetta bont che andiam cercando, almeno  molto meglio della ordinaria, nel lavorar della quale si perdono i due terzi della fattura, perch per l'ordinario 1/3 di vetri non riesce di mediocre bont. La cagione che quelli di Baci non sian riusciti, credo certamente proceda dal suo lavorare; che poi di sei quarte non sian tutti riusciti, credo certamente procedi perch, havendo uno specchiaro lustrato malamente il quaro da una parte, non habbia fatto il debbito. Questo cattivo accidente certamente mi persuade essere stato malitiosamente procurato da quei ladri Muranesi, timorosi forse che, riuscendomi, come si credeva, il far specchi di meravigliosa bellezza, dovesse far concorrenza a'lor negotii. Mi ha invero questa inaspettata disgratia sgomentato in modo, che ero affatto rissoluto non tentar altro; pur voglio andar alla caccia a cristallo di monte et farne un'altra prova grande et diligente, protestando su la vita a quei ribaldi, che forse, vedendomi alterato molto per questa prima burla che mi han fatto, non ardiran forse farne la seconda.
Dal Cremonino ho havuto l'altro ieri venticinque scudi d'argento, et mi scrive creder haver saldato. Gli risponder quanto bisogna per cavargli anco il resto. Il Bortolucci non si vede(947); et se io sapessi dove sta, gli manderei tutto questo denaro.
Del Germini, ancorch non possi dubitare della sua incapacit et dapocagine, tuttavia non mi  stato nuovo intendere quanto ella mi scrive, perch anch'io da principio restai ingannato dalla sua chiachiera et dall'apparenza molto estraordinaria della sua bont; ma infine la esperienza ha fatto conoscere, tutto essere un artifitio per suo particolare interesse. Egli haver, con la multiplicit de'nomi et con la ramemorazione di tante cose vedute alli nostri edificii, confuso l'animo del suo padrone, il quale per avventura l'haver creduto un Vulcano dotorato; ma quando sul sodo veder costui perduto in mezo a poche facende, non conoscere il buono dal tristo lavoro de'fabri, non sapere che cosa sia colare, cotizzare et far i mascelli del ferro, in che consiste l'avantaggio de'patroni, come vadi accommodato il bocame de'mantici per far buon lavoro, come si governi il fuoco, in che consisti la bont de'carboni, quali vagliano per colare, quali per bolire, quali per ferro tenero et quali per il duro et per l'azzale, la qualit de'legnami per far carboni, quali legne siano ben stagionate et di che luna tagliate, come si faccia una carbonara, con qual maniera se gli dia il fuoco, i fumi, la coperta, il vento, et ci che importino tutti questi particolari, non so se seguiranno di lui le medesime lodi. Non metto a conto la disubedienza intolerabile, la transcuragine in provedere et prevedere a bisogno, la poca cautella nel trattare con lavoranti. N mi rimuove da questo giuditio quello che V. S. Ecc.ma mi scrive, che cost gli artefici non arrivino alla sottigliezza de'nostri; perch le dico solamente, in parola di verit, che il Germini tanto s'intende del governo di una fucina et d'un negotio di ferrarezza, quanto sono perfetti matematici li scolari Alemani che sono sotto la disciplina del Pignano(948), che pur heri da certo scolare Veronese, che fu da me,  stato lodato per un gran matematico et per un gran testone che di tutto s'intende, non per altro che per haverlo udito a parlare arditamente di sfere, cilindri, coni, parabole, paralelepipedi, eccentrici, epicicli, eclitiche et mill'altri nomi novissimi non intesi dagli ascoltanti, si pensava forse ch'egli fosse il pi bell'ingegno del mondo, a saperne cos facilmente discorrere. Ho ben io havuto un altro fattore da Pistogia, che tanto avanzava di intelligenza et sottigliezza i nostri lavoranti, quanto supera l'oro di perfettione il rame. Ma questo poco m'importa; basta che a debbito tempo il galanthomo paghi l'intacco furtivamente fattoci. Tutte queste cose io scrivo palesemente; et perch son verissime, haver anco a caro che sian dette a mio nome al medesimo Germini, aggiongendogli che dopo la sua partita il nuovo dispensiero, venuto in luogo di lui, ha fatto pescare il ferro, sparso gi pi di un anno per l'inobedienza del Germini, et n'ha ricuperati undici fasci et una cassa d'azzal, dandoci speranza che si ricuperer anco il resto, se la molta grava, sopravenutagli in tanto tempo, non impedir.
Il Cavaliere Bassano ha finalmente, tra la mal'hora et mal punto, fornita la testa del mio ritratto. Temo grandemente che ne'vestimenti debba stentarmi, perch non sono punto in gratia della sua dama, la quale sa che ho fatti cativi ufftii contro di lei. Andavo pensando, per haverlo presto, farne far una copia al S.r Gerolimo suo fratello, et mandarglielo subito in abito consulare, simile ad uno che esso M. Gerolimo fece gi sett'anni, che non mi spiace.
Prego Iddio che con la mutatione della stagione V. S. Ecc.ma ricuperi la pristina sanit, onde io ricevi il gusto della sua da me desiderata salute, et godi ancora il suo ritratto con miglior ciera.
Avanti parti il pittore ch'ella mi scrive, procurer conoscerlo et abboccarmi con lui, acci possi riferirle il mio desiderio circa le pitture, dalle quali gi un anno in qua prendo inestimabile dilettatione. Qui fo fine, augurandole la buona Pasqua, miglior Assensione, ottimo Natale et principio d'anno per molti anni; et le baccio la mano.

In V.a, a 30 Marzo 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
Gio. Fran. Sagredo.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
A Bellosguardo.
Firenze.



1383..

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 aprile 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 72. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Il nome di V. S. molt'Ill.re  cos celebre non solamente in Italia, ma appresso li popoli settentrionali, che anche molti prencipi di Germania desiderono havere l'amicitia sua: et ultimamente, che fu a Roma il Prencipe Landgravio d'Hassia, al quale io allhora servi'et lo introdussi dal Papa, fu spessa volta ragionato del valore di V. S.; et esso Prencipe Landgravio mi disse, che venendo a Fiorenza (dove credo sia gi stato) haverebbe voluto conoscere V. S. Il portatore anche di questa mia, Giovanni Ravio, medico et mathematico eccellentissimo, desidera molto di far riverenza a V. S., et spera per mezzo mio d'ottener tal gratia da lei; et io raccomando detto Sig.r Giovanni Ravio a V. S. in meglior forma, pregandola che per amor mio gli voglia dar adito, accioch, tornando in Germania alli suoi Prencipi, tanto maggiormente possa (sic) le rare vert, scienza et benevolenza di V. S. Alla quale per fine con ogni divoto affetto di cuore baccio le mani.

Di Roma, alli 3 d'Aprile 1619.
Di V. S. molt'Ill.re
Divotiss. Se.
Giovanni Fabro Lynceo.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r et Padron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Lynceo.
Fiorenza.



1384..

TOBIA MATTHEW a FRANCESCO BACONE in Londra.
Bruxelles, 14 aprile 1619.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta, dal Tomo VI, pag. 217, dell'edizione di Londra, 1824, di The works of Francis Bacon.

Most honourable Lord,

It may please your Lordship, there was with me this day one Mr. Richard White, who hath spent some little time at Florence, and is now gone into England. He tells me that Galileo had answered your discourse concerning the flux and reflux of the sea, and was sending it unto me; but that Mr. White hindered him, because his answer was grounded upon a false supposition, namely that there was in the ocean a full sea but once in twenty-four hours. But now I will call upon Galileo again. This Mr. White is a discreet and understanding gentleman, though he seems a little soft, if not slow; and he hath in his hands all the works, as I take it, of Galileo, some printed, and some unprinted. He has his discourse of the flux and reflux of the sea, which was never printed; as also a discourse of the mixture of metals(949). Those which are printed in his hand are these: the Nuncius sidereus; the Macchie solari, and a third Delle cose che stanno su l'acqua, by occasion of a disputation, that was amongst learned men in Florence about that, which Archimedes wrote de insidentibus humido.
I have conceived, that your Lordship would not be sorry to see these discourses of that man; and therefore I have thought it belonging to my service to your Lordship to give him a letter of this date, though it will not be there so soon as this. The gentleman hath no pretence or business before your Lordship, but is willing to do your Lordship all humble service; and therefore both for this reason, as also upon my humble request, I beseech your Lordship shall vouchsafe to ask him of me, I shall receive honour by it. And I most humbly do your Lordship reverence.

Your Lordship's
most obliged servant,
Tobie Matthew.

Brussels, from my bed, the 14th. of April 1619.



1385...

COSIMO GIUNTI a GALILEO in Bellosguardo.
Firenze, 16 aprile 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. XI, car. 22. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio et P.ron Oss.

Perch io son forzato di metter insieme tutti li mia effetti, per valermene in accomodamento di mia creditori, pregho V. S. molto Ill.re che mi faccia gratia di farmi valere del poco credito tien la mia bottega con essolei; che me ne far gratia particulare, et gnene rester con obligho. Et li bacio le mani, et N. S. Dio la feliciti.

Di Fir., alli 16 Aprile 1619.
Di V. S. molto Ill.e
Aff.mo Ser.re
Cosimo Giunti.

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te
Sig.r Galileo Galilei, Sig.r Oss.mo
In villa.



1386..

LORENZO USIMBARDI a COSIMO II, Granduca di Toscana, in Firenze.
Firenze, 18 aprile 1619.

Arch. di Stato in Firenze. Filza 6a di Negozi ecc. dell'Auditore Lorenzo Usimbardi, car. 31r. - Autografa la firma.

Per informatione.

Per l'ordinario non si suole concedere le legittimationi in cos ampia forma come domanda il supplicante(950), ma solo habilitare i legittimati al cognome, a l'arme, a l'agnatione et alla successione ne'beni del padre liberi, non livellarii n fidecommissi, e talvolta con la clausula sine preiudicio venientium ab intestato; et  solito anco citare et sentire quel che occorra dire alli pi prossimi agnati, che succederebbono ab intestato. Tuttavia, trattandosi di persona cos virtuosa et di tal qualit come  il supplicante, et di legittimatione di semplice naturale, nato di soluti dal matrimonio, e trovandosi anco qualche esempio di simili privilegii nella forma che si domanda, spediti al tempo de'Serenissimi predecessori di V. Alt.za, Ella comander se lo vuole esaudire. Solo si potr limitare la domanda quanto alli offizii et magistrati di Firenze, che si sogliono sempre eccettuare per concederne poi l'habilit a parte, in tempo che si possa conoscere il merito e vedere la riuscita del legittimato. Et si potr anco aggiugnere la clausula sine preiudicio filiorum legitimorum et naturalium, se mai il supplicante n'havessi, il quale dice che ha un solo fratello che gli succederebbe ab intestato, che si trova in Alemagna, e che, se fussi presente, consentirebbe. Al tempo del'Alt.za Paterna si sono concesse legittimationi anco quando i fratelli o lor figliuoli hanno contradetto, quando si  trattato di legittimare semplici naturali, come si tratta al presente. Comander dunque quel che sia di sua volunt, et essequirassi. Et humilmente le bacio la mano.

Di casa, alli 18 d'Aprile 1619.
Di V. Alt.za Ser.ma
Humil.mo Servo
Lorenzo Usim.di

Di mano di COSIMO II, Granduca di Toscana:

Ita est.
C.

e di mano di CURZIO PICCHENA:

Concedesi come si propone, et in conformit se ne distenda il privilegio(951), quale si mandi a S. A. secondo il solito.
Curzio Picchena
22 Aprile 1619.



1387..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 11 maggio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 85. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ho fatta pausa alquante settimane di scrivere a V. S. Ecc.ma, perch pur volevo alle mie lettere aggionger il ritratto promesso. In conclusione l'ammartellato Cavalliere(952) non vi ha voluto attendere, ma di bizaria mi ha dipinte due Note(953), in parangone, assai belle: una  gi del tutto fornita, et  stata veduta e comendata dal Varotari(954); l'altra  a buon termine. Per, vedendolo impiegato in opera molto desiderata da me, ho dato a copiare la testa gi fornita al Sig. Gerolimo suo fratello, il quale ha fatto assai bene l'habito che io portava in Soria, che ha alquanto del nuovo et del maestoso; n credo sia in tutto per spiacerle, et l'haver questa prossima posta.
Col Varotari ho fatta una buona amicitia, et gi ho fatto che la sua sorella(955) fornisca un ritratto di certa mia amica, che ha una faccia assai gentile. Il S.r Gerolimo Bassano ne ha formata di quella una Diana, che pu scorrere.
Ancorch non si possi sperare alcuna cosa del Bronzino, tuttavia sto curioso d'intendere che egli stia meglio et si conservi in vita, perch parmi huomo degno di vita per s stesso, anco quando non possi impiegarsi in servitio et sodisfattione altrui.
Il Bortolucci(956) non compare da alcuna parte per ricevere i denari di V. S. Ecc.ma Se io sapessi dove sta, glieli farei capitare: per m'avisi se vuole che glieli rimetta cost, ch inteso il suo cenno, si faran capitar a lei o alla stanza del Bortoluzzi, quando si sapia dove stia.
Intenderei volontieri se il Sig. Roberto Obizzo si trovi cost, et qual mezo si potesse tenere per rimborsarmi di 250 scudi che ho prestati cortesemente al Sig. Obizzo(957) suo figliuolo per mantenir la sua compagnia di corrazze al campo. Io gli ho scritto: non ne d risposta, fingendo, cred'io, di non haver ricevuto le mie lettere.
Ho fatto lavorare, per fare uno specchio, una mezza lente di diametro di una spana, del mio vetro fatto del cristallo. Non  riuscita a gran gionta della bont et bellezza di un'altra, che io tengo, di buon vetro ordinario, et la spesa in lavorarla  stata per il doppio, per esser riuscita questa materia dura grandemente; onde confesso esser molto sgomentato.
Et per fine le baccio affettuosamente la mano.

In V.a, a 11 Maggio 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.ma
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Firenze(958).



1388..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 24 maggio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 86. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Gi che il mastro che lavora alla lucerna si mostra cos ritroso a lavorar alcuna cosa per conto mio, si potr procurar di haver solo uno o due lavori delli pi gentili che sappia fare, che si serberan per reliquia, et saran tenuti tanto pi cari quanto maggiore  la dificolt ad haverli.
Mi duole in estremo che V. S. Ecc.ma sia necessitata star di continuo con medici, pigliar medicine et rinovar purghe, le quali sicome sono abborite da me nella mia persona, cos io sento dispiacere quando per le sue intendo, lei sempre consumarsi ne'medicamenti. Desidero perci che quanto prima se ne liberi, sperando che senza quelli possi ricuperare la sanit et la sua buona ciera, la quale, veduta da me nel suo ritrato, mi consoli, et non m'attristi.
M. Girolamo, fratello del Cavalliero(959), ha fornito di copiare il mio ritratto; ma perch egli s'ha voluto pi tosto accostarsi ad un altro, gi fatto da lui, che a quello del fratello, non ho voluto mandarlo hoggi a V. S. Ecc.ma: ma senza nessun falo lo invier, accommodato, hoggi otto. Trattanto le invio una copia delle mie lettere scritte al Berlinzone(960). Il copista era oltramontano, onde vi sar alcun errore, seben spero di poco momento.
Il Varotari(961) era qui presente quando ho ricevuto l'ultime di V. S. Ecc.ma Mi ha detto, esser involto in gran impedimenti, che non permettono per adesso la sua partenza per cost, et non tener a memoria quali siano li due ritratti che ella desidera siano copiati dal Cl.mo Contarini(962), raccordandosi di un solo: per aspetta avviso da lei, per poterla quanto prima servire. Egli qui  in assai buon credito, si fa pagar molto pi del Caval.r Bassano, et professa esser gran studioso di Titiano. Ha una sorella che non dipinge male, et mi sono valuto di lei in fornire et vestire certo ritratto di una assai gentil figliuola. Discorre egli assai fondatamente della profession sua, et mi d sodisfattione.
Il Sig. Zaccaria mio fratello, a gran fatica persuaso da me, s' finalmente contentato di lasciarsi ritrar in quadro cum tota familia. Il Caval. Bassano, come apunto mi scrive,  ottimo per far ritratti, ma per nelle inventioni et ne'gesti alquanto rustico. Vorrei perci (desiderando io far far un bellissimo quadro) havere alcun huomo di spirito et ingegnoso, che l'aiutasse nella inventione. Io penserei che si facesse una Madonna, alla quale paresse che S. Gerardo Sagredo raccommandasse la sua famiglia, mostrando mio fratello, la moglie, sei figli maschi, che vivono, et una femina, oltre cinque altri maschi et un'altra femina morti, che si potriano forse rapresentare come angioletti che soprastassero alli figli vivi. I ritratti tutti vorrei fossero alla grandezza naturale, et che il quadro in altezza non eccedesse tre braccia e mezzo, al pi quattro a cotesta misura, che credo cali poco dalla nostra; et ho voluto communicar con V. S. Ecc.ma questo mio desiderio, acci, se potesse, col suo raccordo et col mezo di alcuno di cotesti suoi pittori, mi favorisse di qualche schizzetto, non dico di testamento, come fece il Berlinzone, ma di un quadro.
Tenir i denari di V. S. Ecc.ma fin ad altro suo ordine, come con le sue mi scrive; e se nell'absenza del Bortolucci mi commandasse alcuna (sic), procurerei servirla con ogni maggior vantaggio. Et quanto alla perdita che teme fare nella rimessa, mi occorre dirle che dal Cremonino ho ricevuti 75 scudi d'argento, i quali seben se spendono in ragion di  8. s. 4 l'uno, tuttavia io non sono per bonificarglieli pi che  7, in ragion di buona valuta, nella quale  tenuto rimborsarmi per li cento ducati che in banco appariscono essere stati pigliati da me a cambio con sua commissione; anzi pretender che mi rimborsi di 62 cechini di giusto peso, che hora vagliono  12.8 l'uno, et in questo caso si potriano valutare li suoi scudi  8.4. Ma perch hora io non tratto pi con lui in nome di V. S. Ecc.ma, ma in mia spetialit, havendogli scritto che presi il cambio sopra di me(963) per sodisfarla di tutta la scritta che hebbi da lei, per non havr ardire di andarla seco sottigliando, anzi mi sono offerto che l'interesse del cambio corri sopra di me. Ultimamente mi fece egli scrivere dal Gloriosi Mathematico che era pronto sodisfare del resto, ma che, trovandosi in strettezza, mi pregava scorrere qualche mese; di che gli ho data buona intentione, per non perdere la sua amicitia et acci non mi calunniasse per troppo avido.
Non scrivo all'Obizzo(964), perch il ressidente mi scrive da Siena che egli era venuto al Cattaio. Scriver a Padova, et intesa la verit gli far capitar mie lettere.
Sar il mese venturo, tempo della maturatione del debbito del Germini. V. S. mi far gratia fargliene motto; et quando il denaro sia pronto, occorendoli far capitar l'obligatione fattaci da lui in scrittura, onde essa potr rimborsarsi delli denari che io tengo qui di suo conto.
Il Padre Maestro(965) sta, per gratia del Signor Dio, molto bene: la rissaluta, et aspetta con desiderio la lettione stampata che mi promette V. S. nell'ultime sue(966).
Vedo che ella indrizza le sue lettere a San Francesco: per ho giudicato bene avvisarla che hora habito in C Foscari sopra il Canal grande, nella casa che fu assegnata al Re di Francia; et sebene habbian fatto accordo con li SS.ri Foscari, cognati di mio fratello, per diecci anni, tuttavia credo che si fermaremo breve tempo, riuscendosi l'habitatione alquanto incommoda. Li tre anni ultimi siamo stati a S. Stino nella casa del Doge Donato, et prima in Procuratia, sendosi partiti da S. Francesco l'anno 1611: han nondimeno sempre le sue lettere havuto ricapito, et per mai pi le ho scritto in questo proposito.
Doppo il lupo cerviero(967) mor anco una mia cagnola, che non ha mai voluto saltare per amor di M. Rocco Berlinzone n de'suoi compagni, sich sono affatto senza bestie; onde non ho voluto rifiutare la oblatione fattami da lei di rimmettere il cane, se ben convengo restringerla con due condittioni: la prima, che in questo negotio V. S. Ecc.ma non si incommodi punto, n, come si suol dire, stanchi gl'amici; l'altra, che io sia gratiato di cagna, et non di cane maschio, perch fa troppo danno sopra tapeti, tapezzarie et altri mobili. Vedo riuscir troppo lungo: per facendo fine le baccio la mano.

In V.a, a 24 Maggio 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Con un rotolo di scritture, segnate G. G.
Firenze



1389.

GALILEO a CURZIO PICCHENA in Pisa.
Bellosguardo, 26 maggio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. V, car. 8. - Copia di mano del sec. XVIII, in capo alla quale si legge, della stessa mano: "Al Sig.r Curzio Picchena, Seg.rio di S. A. S. Pisa. 26 Mag.o 1619". Abbiamo qualche sospetto sull'autenticit di questa lettera.

Ill.mo Sig.r e P.rone Coll.mo

Io desideravo di scrivere a V. S. Ill.ma a lungo, avvisandogli tutti i particolari accaduti doppo la sua partita intorno alli studi, trattenimenti et altri progressi della sua dilettissima figliuola; ma la moltitudine delle cose, che tutte sarebbon di suo grandissimo gusto,  cresciuta tanto, ch'io veramente mi sbigottisco, anzi dispero di poterle pi descrivere. Per ritirandomi a'generali, ella primieramente sta con ottima sanit, dispostissima della persona, gustosa in estremo di tutti quei modesti e lodevoli esercizii che alla vivezza del suo spirito, freschezza degli anni, ottima costituzione del corpo e nobile educazione sono proporzionati: i trastulli non impediscono gli studi n le devozioni, n questi gli offendono la sanit. Io la visito spesso, e pi spesso lo farei s'io non temesse d'infastidirla: ho procurato di dargli qualche trattenimento di suo diletto, e credo mi sia riuscito, non per la qualit delli spassi, ma per la sua puerile et, che sa anco da minime bagattelle cavar gusto. L'invigilare acci, traportata dalla fanciullezza, non cadesse in qualche disordinetto, m' stato di lunga mano preoccupato dalla providenza di M.a Maddalena: per ella in questa parte ne pu vivere riposatamente. Il ritrovarsi con gentildonne non gli manca, essendone per queste ville circonvicine; e mia sorella  stata da me alcuni giorni per servirla, e torner ancora. Dell'altra sua dimestica conversazione, non accade che io dica a V. S. chi sia la Caterina e la Cecchina, n quanto la Sig.ra sposa ne stia sodisfatta e contenta; e al suo ritorno sentir qualche gusto de'loro studi rusticali. In somma tutta la casa sua  un organo, tanto ben temperato di grave e d'acuto, che non vi si sente mai altro che una soavissima armonia, la quale il Signor Dio gli perpetui.
Ho fatto 'l saggio de'piselli de'quali V. S. Ill.ma mi favor, e sono quali ella disse per appunto, cio ch'egualmente si mangiano, essendo cotti, i grani e 'l guscio. Io gli fo custodire con diligenza, acci l'anno venturo ne possiamo fare in maggior quantit. E questo  quanto a gli avvisi delle ville.
Le nuove della citt non devon mancare in Corte; per io non gli dir altro, se non che si va stampando il Discorso sopra le Comete e quanto prima sia finito lo mander a V. S. Ill.ma, e per lei a loro AA. Ser.me: alle quali con occasione la prego ad inchinarsi umilmente e a nome mio, ed a lei con ogni reverenza bacio le mani, e me gli ricordo devotissimo servitore.

Di V. S. Ill.ma
Da Bellosguardo, li 26 Mag.o 1619.


Dev.mo Serv.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



1390..

CAMILLO GERMINI a GALILEO in Bellosguardo.
Firenze, 1 giugno 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 74. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re mio P.ne Col.mo

Non  possibile che io mi trasferisca in villa di V. S. Ecc.ma, poi che il tempo che io consumerei nel viaggio, troncherebbe forse il filo del mio ben incominciato negozio. Questa sera credo assolutamente di ultimar il contratto della mia casa: et quando per lo sborso dei danari io dovessi aspettar ancor due giorni, mi risolvo di non partir domattina per la volta di Campiglia, ove son continuamente chiamato da'SS.ri affittuarii miei maggiori: ma quando toccher con mano che tal mio servitio comporti nuova dilatione, mi partir domattina, per ragguagliar la scrittura di quegl'edifitii e tirar a fine altre cose per ben formare un bilancio: et al mio ritorno ripiglier l'impresa di man del mio S.re zio, a cui io la lascer; et ultimata, sodisfar gl'Ill.mi SS.ri Sagredi, ai quali si compiacer V. S. Ecc.ma scrivere che costituischino qui persona per loro SS.rie Ill.me interveniente, alla quale mandino quella cautione scritta ch'io le feci in Cadore. Et col fine a V. S. Ecc.ma bacio affettuosamente et reverentemente la mano.

In casa di V. S. Ecc.ma, ad p.mo Giugno 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Dev.mo Ser.re
Camillo Germini.

Fuori: Al molt'Ill.re S.re mio P.ne Col.mo
L'Ecc.mo S.re Galileo Galilei.
Bellosguardo.



1391.

GIOVANFRANCESGO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 7 giugno 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 76-77. - Autografa.

Molto Ill.e S.r Ecc.mo

Mi spiace sommamente che V. S. Ecc.ma non resti compitamente servita della copia delle lettere del Berlinzone(968) che le mandai. Mi pervenne essa copia nelle mani con occasione che, havendo prestato un mio originale, ottimamente scritto in esquisita lettera, ad un francese amico mio, egli lo prest all'ambasciatore d'Inghilterra, che me lo fece richiedere poi in dono, rissoluto di non restituirlo; onde havendomi dimostrato ritroso, fingendo non haverne altra copia, mi feci poi dare quella che ho mandata, la quale, sendo scritta(969) da un oltramontano,  per scorettissima. Ho appresso di me la originale delle stesse lettere, di pugno del ribaldo Gesuita, tra le quali ho fraposta la copia delle mie; et l'offerisco impresto a V. S., non volendo assolutamente privarmene, tenendolo grandemente caro, per poter con quello assicurare gl'increduli della verit dell'historia, acci non la riputassero per favola. Principiai gi un comento, nel quale volevo particolarmente raccogliere et comprobare diversi grandi et inescusabili errori di Mess. Roco, parimente l'artificio dell'auttore per condure nell'imboscata l'ingordo et rapace hipocrito; ma nelle mutationi di casa si  smarito, e temo di non rifarlo se non in capo dell'anno grande, acci di nuovo si perdi.
Al Varotari(970) ho fatto l'ambasciata di V. S.; et prima che io ricevessi le sue lettere, feci moto del desiderio suo al S.r Contarini(971), il quale mi disse che sapeva benissimo quali fossero li due quadri, offerendoli, sempre che il Varotari voglia attendervi. Hor esso Varotari s'escusa di non poter andar a casa del S.r Contarini se non con grande incommodo, onde procurer che gli siano dati i quadri a casa.
Questo pittore  in qualche credito; egli per si stima un secondo Titiano, et si fa pagar le opere sue di gran lunga pi del Cav.r Bassano, il quale in alcune costellationi  molto trattabile; ma hora si trova in grande imbarazzo per cagione della sua donna, per la quale  occorso in casa un fatto d'arme col S.r Gerolimo suo fratello. Si sono adoperati legni, sassi, pugnali, spade et arme d'aste, et sono intervenuti al conflitto servitori, massare, puttane, li giovani pittori, et anco certi della vicinanza: non ci son per state ferite. Si sono fatti tra loro commandamenti penali dell'Avogaria; volevano dar querelle et far cose grande; onde la passata settimana ho havuto fatica concluder tregua tra loro, n vi  stato tempo da dipingere, et a fatica hoggi ho havuto la copia del mio rittrato molto fresca, che con qualche pericolo si potr mandar con queste. La questione, per mio senso,  stata cagione che il fratello non ha voluto imitare perfettamente l'originale del Cavalier, il quale per mi ha promesso far la testa in rame, acci V. S. l'habbia di sua mano, et, come egli dice, sommigliante a me.
Del Cavalier ho havuti due quadri in paragone, per mio giuditio molto belli et artificiosi. Sono ambedue rapresentanti notte(972), con chiari et oscuri che rendono molta vaghezza: li scuri non son dipinti, ma la pietra scoperta supplisce, onde non credo che ne sia dipinta o coperta da'colori una terza parte. L'artifitio  grande, n pu esser fatta quest'opera se non da maestro molto sicuro, perch il paragone, lievemente tocco da'colori, non si lascia pi nettare; et il Varottari, tutto che si stimi grandemente, mi ha confessato esser la fattura cos diffcile, che non ha manco voluto mettersi alla prova. Voglio procurare fargli far alcuna cosa anco per V. S., perch non so se cost s'usi simile fattura.
Li dissegni del quadro(973), che mi scrive haver ordinati, sono da me aspettati con desiderio, sicome ancora il quadretto di pietra, non potendo io rifiutar cosa che venga da lei, et per consequenza degnissima, et compenser le docinali bagatelle che sono in questo mio studio senza studente. Dalle sue lettere comprendo essere detto quadretto di certa pietra, della quale un tale, gi pochi mesi, ne port qui gran quantit, et ne vend per vilissimi prezzi, senza che io il sapessi a tempo. Doppo, capitata in mano di gentil'huomeni et altre persone intendenti, non ho potuto haverne della bella, ma solo di mediocre, et a prezzi essorbitantissimi et eccedenti la mia curiosit.
Scrivo al S.r Residente, perch mi invii il detto quadro, conforme l'ordine di V. S.
Far ogni inquisitione per ritrovar il Bortoluzzi(974), et procurer che siano comprati con ogni maggior avantaggio i rasetti, et dar il denaro che bisogner.
Del Gelmini(975), sar bene solecitarlo: et se ha fatta, come sapevo, l'investita nella casa, pu ben V. S. Ecc.ma comprendere se habbia saputo ben far il fatto suo mentre  stato al nostro servitio.
Un'hora avanti che ricevessi le lettere di V. S. fu qui Maestro Paulo col Padre Maestro Fulgentio, et ragionassimo lungamente di lei. Sta egli curioso di vedere le lettioni che si stampano(976), ma pi ancora il suo trattato de'moti, et in niun modo vorrebbe che ella abbandonasse l'impresa.
L'hora  tarda: bisogna accommodar il ritratto per consignarlo al procaccio, et per facendo fine le baccio la mano.

In V.a, a 7 Giugno 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.



1392.

MARIO GUIDUCCI a LEOPOLDO D'AUSTRIA [in Innsbruck (?)].
Firenze, 8 giugno 1619.

Cfr. Vol. VI, pag. 41 [Edizione Nazionale].



1393..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Bellosguardo.
Venezia, 22 giugno 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 87. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ho ricevuto il Discorso(977) ben condittionato, et mentre principiavo a leggerlo, essendo andato a visitattione di M. Paulo et di M. Fulgentio, convenni lasciarglielo. L'Ill.mo Mula ha voluto ch'io prometti lasciarlo prima a lui vedere, sich io sar l'ultimo a leggerlo. Se V. S. Ecc.ma me ne mandasse un altro, mi far favore; ma per sar contenta dar ordine che non sia fatto in piego, perch il porto costa s. 50, dove, fatto in rotolo, si pagher il decimo solamente.
Mi  stato detto che a Milano si sia stampato sopra la stessa cometa in modo di canata, dandosi la burla ad Aristotile e Tolomeo, fingendosi un'assemblea(978) fatta in Parnaso avanti Apollo; et per questo, mi riferisce un gentil'huomo, viene difesa la opinione di Ticone. V. S. Ecc.ma forse l'havr veduta.
Qui fa gran caldo, et credo il S.r Contarini essere in villa: quanto prima io lo vedi, gli far instanza che dia li quadri a casa a copiare al Varotari(979); altrimenti ander la cosa in lunga, n per hora si veder la fine.
Ho veduta una testa fatta di mano di cotesto Bronzino(980), la quale parmi che trappassi di gran lunga li moderni et antiqui pittori; onde sono venuto in un estremo desiderio di havere alcuna cosa del suo, et pi volontieri un ritrato od altra cosa alla grandezza naturale che in forma picciola, poich io apprezzo nella pittura la naturalit, la quale mi d anco sodisfattione maggiore quando sia uguale pi tosto che di misura proportionata alla cosa dipinta: et quanto al prezzo, tanta  la mia curiosit che voglio non haver cura al risparmio. Caso che non si possi haver un pezzo autentico, mi contenter di alcuna buona copia.
Ho ricevuto anco lo schizzetto, et la ringrazio, stando ad aspettare gl'altri(981). Credo che V. S. Ecc.ma haver fin hora havuto il ritratto che le mandai(982), et sto con desiderio attendendo il suo. Che sar fine di queste, bacciandole affettuosamente la mano.

In V.a, a 22 Giugno 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
A Bellosguardo.
Firenze.





1394..

GALILEO a [MAFFEO BARBERINI in Roma].
Firenze, 29 giugno 1619.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 8. - Autografa la firma.

Ill.mo e R.mo Sig.re e P.ron Col.mo

La cometa ultimamente veduta ha data occasione a molti di farci intorno discorsi, il quale effetto cagion ella ancora in me, ancorch in tutto il tempo ch'ella si vidde, io restassi in letto ammalato: et in particolare 'l Sig.r Mario Guiducci, gentilhuomo di questa citt e molto litterato, pens di honorarmi co 'l formarne un Discorso, e di poi in publica Accademia recitarlo et ultimamente darlo alle stampe. E perch la benignit di V. S. Ill.ma e R.ma mi ha molte volte dato segno di gradire le cose mie, ancorch di piccolissimo merito, non ho voluto mancare di mandargliene una copia, pigliando intanto occasione di ricordarmegli humilissimo servitore, siccome fo baciandogli reverentemente la veste e pregandogli dal Signore Dio il colmo di felicit.

Di Firenze, li 29 di Giugno 1619.
Di V. S. Ill.ma e R.ma
Devot.mo e Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



1395..

GALILEO a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].
Firenze, 29 giugno 1619.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Cod. G Par. Inf. 229, car. 427a. - Autografa la firma.

Ill.mo e R.mo Sig.re e P.ron Col.mo

La cometa ultimamente veduta ha data occasione a molti di farci a torno discorsi, il quale effetto cagion ella ancora in me, ancorch tutto il tempo ch'ella si vidde, io restassi in letto ammalato: et in particolare col (sic) Sig.r Mario Guiducci, gentilhuomo di questa citt e molto litterato, pens honorarmi co 'l formarne un Discorso, e di poi in publica Accademia recitarlo et ultimamente darlo alle stampe. E perch la benignit di V. S. Ill.ma e R.ma mi ha molte volte dato segno di gradire le cose mie, ancorch di piccolissimo merito, non ho voluto mancare di mandargliene una copia, pigliando intanto occasione di ricordarmegli humilissimo servitore, siccome fo baciandogli reverentemente la veste e pregandogli dal Signore Dio il colmo di felicit.

Di Firenze, li 29 di Giugno 1619.
Di V. S. Ill.ma e R.ma
Devot.mo e Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei



1396.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 152. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill. S.re

Con la lettera di V. S. delli 29 del passato(983) non  altrimente capitato a me il Discorso nuovamente dato in luce intorno all'apparitione dell'ultima cometa; e per ogni diligenza usata, s alla posta come al procaccio, non s' trovato. Io lo vedr molto volentieri, se le piacer di supplire al mancamento per sinistro ricapito, o altro accidente, con la sua cortesia; la quale si duplicher in me con tanto pi stretto vincolo, quanto maggiore stima faccio delle cose di lei, la quale ringratio et me le offero cordialmente, pregandole qualunque bene.

Di Roma, li 5 di Luglio 1619.
Di V. S.,
la quale io ringratio, et le resto con particolare obligatione della viva memoria che tien di me, et le corrispondo col desiderio di servirla,
S.r Galileo Galilei.
[vedi figura 1396.gif]

Fuori: Al molto Ill. S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1397..

ALESSANDRO D'ESTE a GALILEO in Firenze.
Modena, 6 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 154. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Stimo tanto i parti di virtuosi pari a V. S., che sono nell'animo mio in luogo di gran tesoro; e per ci con quanto gusto harrei letta l'opera sua delle comette, con altrettanto dispiacere mi duole d'haverla perduta, se pur  perduta tra via, non mi essendo con la sua lettera giunta alle mani. E perch non vorrei provar gl'effetti delle comete in perdite di questa sorte, prego V. S. a vincer la malignit dell'influsso col radoppiarmi i segni dell'amorevolezza sua, rimandandomi il libro, che glie ne terr obligatione particolare. Et offerendomi prontissimo ad ogni commodo suo, me le raccomando di cuore.

Di Mod.a, li 6 di Luglio 1619.

S.r Gallileo Gallilei
Al piacer suo
Il Card.e d'Este.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



1398..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 6 luglio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 88. - Autografe la intestazione, la data e la sottoscrizione.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Questa settimana ricevo tre mani di lettere di V. S. Ecc.ma, cio di 15, 22 e 29 del passato, et queste ancora accompagnate non so se io debba dire da un barilotto o pure da una botte di marzolini et salziotti. Non  per ancora gionta la cassetta co 'l quadretto della pittura naturale, consignata da lei al Sig.r Ressidente, che per mi scrive dovermi capitare la ventura settimana.
Per rispondere, non so veramente da qual capo incomminciare. Mi conosco obligato a ringratiarla del contento ricevuto da lei per la mia bona ciera, che ha veduto nel ritratto(984) che li mandai, et ancora del nobile regallo che mi ha mandato, persuasa dall'apparenza di esso ritratto; ma sicome in questo conosco la grandezza dell'amor suo verso di me, cos non potendo con le parole arrivar al debito segno, mi risolvo con altrettanta confidenza seco tralasciare questo uffitio, e tanto pi, che potendo parere, co 'l diffondermi in parole, che questi novi testimonii del suo affetto mi havessero arecata alcuna maggior certezza della affettione che mi porta, dubitarei di cader in concetto d'ingrato, che non havessi da tante antiche demonstrationi una certissima scienza della qualit della nostra antica, sincera, reciproca et incorporabile amicitia: in virt della quale convengo ammonirla di un giuditio temerario fatto da lei, che io habbia detto bugia affermando che co 'l mandarmi marzoline e salciciotti mi potesse preiudicare alla sanit, perch io ho acquistata la buona ciera dal buon governo, dal quale havendo ricevuto s grande benefitio, non debbo per niun modo scostarmi.
Il Bortoluzzi(985) fu a trovarmi, et mi ha detto in conformit di quanto V. S. Ecc.ma mi scrive: per egli et io aspettaremo novi ordini da lei, e tra tanto solecittar il Cremonino per quel poco resto.
Ho ricevuto il secondo schizzetto, et l'ho posto insieme con altri per far ellettione del migliore o per comporne un misto(986).
Del Bronzino ho veduto due sole opere, le quali nella naturalezza del collorito avantano certamente tutte le antiche e moderne vedute sin hora da me, s come nel rimanente non ho saputo avertire nissun errore, come faccio in quelle di ogni altro. Se sar possibile haver alcuna copia di qualche sua opera, mi contento spendere ogni dinaro, et ne restar a V. S. Ecc.'ma obligatissimo.
L'opinione di cotesto suo Accademico(987) sopra la cometta mi riesce alquanto dura, et se l'autthorit di V. S. Ecc.ma non facesse forza al mio discorso, ardirei quasi negarla, se co 'l rileggere pi attentamente quel Discorso non mi liberassi da molti dubii. Et per non essere pi longo, a V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In V.a, a 6 Luglio 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. S.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1399.

GIOVANNI CIAMPOLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 12 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal, P. I, T. VIII, car. 78-79. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

La settimana passata trovandomi a Frascati col S.r Card. Aldobrandino(988), non ricevei la sua lettera; et in questa essendo stato costretto da un poco di catarro in una gamba a non passare i confini della mia camera, non la ho potuta servire per conto del prete che vuol quella assolutione; non mancher gi quanto prima, premendo io oltre modo di servirla.
Il S.r Mario Guiducci haveva pi giorni sono mandato il Discorso(989) al S.r D. Virginio. Io lo lessi tutto subito con avidit; poi tornai a studiarlo con diligenza, e l'ho riletto pi volte, s che hora mai poco ne manca che non lo so tutto alla mente. Di qui V. S. potr immaginarsi quanto mi sia piaciuto. Il medesimo  intervenuto al S.r D. Virginio: et a dirne il vero, quella semplice linea retta del moto cometario serve a tante operationi, che noi ne siamo innamorati; e ben che le osservationi che si fanno intorno alle comete habbiano tante variet di moti, credo al certo che difficilmente sia per trovarsi chi ne salvi pi, e con maniera pi facile, e con quella simplicit di operare che mi par propria della natura. Ma io, che poco intendo, posso pi ammirare che discorrerne. Quel trattato della luce e del capillitio delle stelle mi pare che convinca, se bene qua haverebbero desiderato qualche parola di pi nel provare che l'aria non si illumina n pu illustrarsi, asserendosi solamente; perch se bene a lei deve esser tanto noto che ci  superflua la prova, con tutto ci quelli che havevano bisogno di quel discorso, et a'quali era ignoto questo splendore adventitio esser refrattione nell'occhio, seguono ancora a dubitare di questa propositione. Assolutamente il discorso  parso mirabile, et a me miracoloso: roba nova, propositioni paradosse al vulgo filosofico, probate con tanta evidenza, in chi non dester maraviglia? Poi che ella mi domanda liberamente, le dir bene una cosa che qua non  finita di piacere, et  quel volerla pigliare col Collegio Romano, nel quale si  fatto publicamente professione di honorar tanto V. S. I Giesuiti se ne tengono molto offesi, e si preparano alle risposte; e ben che in questa parte io sappia e conosca la saldezza delle sue conclusioni, con tutto ci mi dispiace che tanto si sia diminuita in loro quella benevolenza et applauso che facevano al suo nome.
Il S.r D. Virginio  stato costretto dalli suoi catarri a deporre gli studi per questo inverno; e se bene a lui  impossibile il privarnelo totalmente, con tutto ci si  poi lasciato persuadere a non impiegarsi in fatiche particolari.
Io, trovandomi a Mola questa invernata nelle rovine dell'antica villa Ciceroniana, ho risvegliato un poco lo spirito latino, et ho fatto lunga compositione in prosa, intorno alla quale voglio lavorare al presente per poter poi ritornare alle muse Italiane. Urania mi piacerebbe oltre modo: ma io non ho cervello da imparar molto da me, e l'haver sentito discorrer lei mi ha totalmente levato il gusto di parlar con altri di queste materie. Io non penso per hora venirmene a Firenze, ma V. S. facciami gratia che le lettere et i comandamenti suoi vengano a trovarmi a Roma, donde le fo humilissima reverenza questo d 12 di Luglio 1619.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Devot.mo et Obblig.mo Ser.re
G. Ciampoli.



1400..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 12 luglio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 89. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Ho ricevuto il bellissimo quadro inviatomi da V. S. Ecc.ma col mezo del S.r Ressidente, et sicome per la relatione havuta dalle sue lettere io stavo con grande aspettatione attendendolo, cos, vedutolo, ha pienamente corrisposto al concetto formato di lui, et tutti questi antiquarii l'hanno essaltato pel pi bello di quanti n'habbino veduti. Onde quanta sia la mia obligatione verso V. S. Ecc.ma, lascio che ella stessa lo comprendi, senza che mi estendi in parole.
V. S. Ecc.ma mi scrisse che mi haverebbe provisto di alcuni pezzetti della stessa pietra, per aiutarli con colori. Non osai accettar l'offerta, dubbitando esserle troppo molesto et abusar la sua gentilezza, e tanto pi che non sapevo chi mi potesse servire nella pittura; ma essendomi capitato certo Fiamengo assai sufficiente, ho voluto mandar una sua operetta per mostra a V. S. Ecc.ma, acci mi consigli se porta la spesa affaticarla in trovar pietre per farle dipinger a costui: protestandole per che intendo rimborsarla della spesa che far; altrimenti non occorre che me le mandi, perch certamente gliele rimanderei, restando abastanza favorito di questo grande pezzo che mi ha mandato.
Ho qui intorno tutti miei nepotini, che non mi lasciano scriver; per convengo finire, et le baccio la mano.

In V.a, a 12 Luglio 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo.
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Hon.o
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Con un disegno tra due tavolette.
Firenze.




1401..

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO in Firenze.
Milano, 16 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 156. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Se bene il Discorso fatto sopra la cometa, che V. S. con la sua de'29 Giugno(990) mi scrive d'inviare, non mi  capitato, n tampoco ritrovatosi alla posta, ove si  fatto particolar diligenza, conservo ad ogni modo a lei la dovuta obligatione della nuova dimostratione che si  compiacciuta in ci darmi della molta sua cortesia verso di me, e ne la ringratio assai.
Il Dottor Giggio ha mandato a V. S. il trattato ch'ella desiderava(991). E qui resto, pregandole ogni felicit.

Di Milano, a'16 Lug.o 1619.
Di V. S.




S.r Galileo Galilei.
[vedi figura 1401.gif]

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1402..

ALESSANDRO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Bracciano, 19 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 158. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Ricevei il Discorso del Sig.re Mario Guiducci intorno alla cometa, inviatomi da V. S., e tardi ne la ringrazio, merc delle passate gravi occupazioni, sebene tardo non fui a gradire la prontezza della sua cortesia, n tardo sar mai ad impiegarmi per ogni soddisfazione e servizio di V. S., poich cos mi rende ella tenuto con la sua gentilezza. Et intanto me le offero con tutto l'animo.

Di Bracciano, li 19 di Lug.o 1619.

[S.r] Galileo Galilei.
Al piac.re di V. S.
A. Card.le Orsino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re Il Sig.re
Galileo Galilei.
Firenze.



1403..

GIOVANNI REMO a GIOVANNI KEPLER in Linz.
Vienna, 23 luglio 1619.

Bibl. dell'osservatorio in Pulkowa. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa: il manoscritto  assai deteriorato, massime nell'orlo, e perci di lettura mal certa.

.... Galilaeus, sub nomine Guiduccii, edidit dissertationem italicam de cometis, dedicatam Serenissimo nostro Leopoldo(992), ubi varia paradoxa; sed mecum quasi convenit. Si certe scirem quod T. D. adhuc Lincii maneret, ego summam ipsi transmitterem.
Desiderat Galilaeus habere librum tuum Copernicanum(993), quia est prohibitus etiam Florentiae, et non haberi potest, unde petiit a Serenissimo nostro eundem librum: se enim facile habiturum licentiam asserit. Ille exagitat Apellem, improbat Aristotelicos, et impugnat eos longe aliis argumentis usitatis: asserit motum non producere nec frigus nec calorem, sed attritionem: professorem Mathematum Collegii Romani confutat cum Tychone, et ipsum Tychonem accusat quod inutiliter ephemeridas et tabulas cometicas construxerit. Dicit esse fallacissimum velle iudicare altitudinem cometae ex parallaxi: dicit enim, in realibus unicis veris et immobilibus subiectis valere parallaxin, sed in apparentiis, reflexionibus luminosis, imaginibus et simulacris vagantibus, nullam posse parallaxin esse validam vel certam; et cometam (est enim in opinione Pythagorica et mecum, uti video, sed parum diversa, quod scilicet reflexio luminis [vedi figura sole.gif] medio materiae cuiusdam in aethere extensae, uti vidisti in meo tractatu cometico(994)) in elementari regione ubique sub eodem loco caeli conspici posse affirmat, ut halones, parelia, irides, radii solis ex nubibus per mare instar gladii discurrentes, ubique iidem videntur. Dicit etiam, falsum et dubium esse argumentum a multiplicatione tubi in stellis sumptum; nec verum esse absolute, vicina multum, remota parum, multiplicare. Vexat Romanum Mathematicum, quod illum posuerit circa solem [vedi figura venere.gif] et [vedi figura mercurio.gif], cum tamen ultra 90 devenerit: sed an non [vedi figura marte.gif] [vedi figura giove.gif] et [vedi figura saturno.gif] etiam in Tychone agnoscunt [vedi figura sole.gif] pro centro? Tandem dicit, cometam ascendisse in linea recta et aequalia confecisse spacia linearia; refutat Tychonem in cometa 1577 propter caudam ad [vedi figura venere.gif] directam. Curvitatem caudae ex refractionibus deducit. Praeterea nihil novi habet.
Eclipsin huius anni non vidi: fui a Brugk in Styria: coelum per totam noctem nubilosum. Secundum meum calculum, duratio 1h. 1'. Commisi in Alsatia cuidam ut observaret eandem, sed adhuc non habui literas.
Legi tuam Ephemerida 1617 Molzhemii, et valde placuit. Certe in [vedi figura mercurio.gif] [vedi figura congiun.gif]crede mihi quod haereamus adhuc forte per 2, ex observationibus meteorologicis. Quaeso aperias mihi tuum iudicium de novitate illa parallactica Galilaei: ego capere non possum....



1404..

ANTONIO GIGGI a [GALILEO in Firenze].
Milano, 24 luglio 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVI, n. 117. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ringratio V. S. con vivo affetto della memoria che si compiace conservare di me, suo poco utile servitore. Le mando L'assemblea della cometa(995). Desideriamo tutti vedere le sue grandi e mirabili cose, le quali sino hoggi non sono capitate all'Ill.mo Padrone(996), che voluntieri ce ne far parte. E di cuore le bacio le mani.

Mil., il 24 Luglio 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Se.re
Ant. Giggi.



1405.

ALESSANDRO D'ESTE a GALILEO in Firenze.
Modena, 27 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 160. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

 finalmente comparsa nel nostro clima la cometa di V. S., ed  anche bellissima nell'horrore, perch non ispande se non raggi di dottrina e d'ingegno, per l'acquisto, non per la perdita, del ricco tesoro della scienza. Ne la ringratio di cuore, et aspettando che mi si presenti occasione di ricompensare i suoi virtuosissimi doni con effetti di prontissima volont verso gl'interessi di V. S., con tutto l'animo me le raccomando e le prego da Dio benedetto ogni vero bene.

Di Mod.a li 27 di Luglio 1619.

S.or Galileo Galilei.
Al piacer di V. S.
Il Card.e d'Este.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1406..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 28 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 66. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Questa mia assenza da Roma mi concede in vero non poco di quiete e di libert nelle contemplationi; ma perch non sol haversi gusto compito, mi toglie gran parte della dolcezza delle tanto utili et a me care conversationi, et anco dal'haver spesso e presto nova di chi desidero e particolarmente di V. S. Hebbi finalmente la sua gratissima, e poi le copie del Discorso formato dal S.r Guiducci dalli pensieri e ragionamenti di V. S., quale legger e goder pi volte, come cosa che vien dalla dottrina sua, da me sempre ammirata. L'istesso far qui meco il S.r Stelluti, et in Roma e Napoli li altri S.ri compagni, conforme lei m'avisa si distribuisca.
Quanto alli miei studii, vado sollecitando il compimento d'alcune mie fatighe, che poi dovranno subito correre a V. S.; e, Dio gratia, me la passo con buona sanit, insieme con tutta la famiglia, alla quale  accresciuta un'altra figlia femina, natami alli 20 del presente.
Mi  di molta sollevatione la compagnia del S.r Stelluti nostro e mi sar di ristoro e consolatione grande l'intender spesso nuove di V. S. e che mi commandi. Del Remo non ho inteso altro: so che ha scritto delle comete(997), e si trova in Germania, molto favorito fra l'imperiali. Mi dispiace, la Sambuca(998) del S.r Colonna nostro non le capitasse: procurar haverne altre et fargliele inviare. Intanto con ogni maggior affetto invio a V. S. l'annuo saluto, pregandoli sempre da N. S. Dio ogni contentezza e desiderando intender nuova che sia sana e felice; e voglio credere che hormai le indispositioni cedano alla buona cura e rimedii, al che V. S. prema con ogni studio, perch restiamo consolati tutti. Bacio a V. S. di core le mani.

D'Acquasparta, li 28 Luglio 1619.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori: Al molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
[Il] Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1407..

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO in Firenze.
Milano, 31 luglio 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I., T. XIV, car. 162. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re

Ricevendo hora con la lettera di V. S. de'16 il Discorso sopra le Comete, che l'altra volta rest a dietro, vengo a ringratiarnela come conviene et ad offrirmi a lei per quello ch'io posso a suo servitio. V. S. continui ad amarmi, ch'io honoro lei conforme a'suoi meriti: e le auguro per fine ogni contentezza.

Di Milano, l'ult.o di Lug.o 1619.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo
F. Car. Borromeo.

Fuori: Al molto Ill.re S.re
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1408..

VIRGINIO CESARINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 agosto 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I., T. VIII, car. 80. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Io non voleva ringraziare V. S. del libretto mandatomi, fino che, havendolo studiato e bene inteso, non havessi potuto, insieme con il ringraziamento, pagarli quel giusto tributo d'ammirationi che merita la nobilt e novit delle propositioni in esso contenute; ed apunto era in procinto per risponderle, quando mi sopravenne il fiero accidente della infermit della S.ra Duchessa mia madre, che terminossi con la sua morte, per il quale io son restato s gravemente percosso tutti questi giorni passati, che, affatto dimenticatomi d'ogni mia obligatione, quasi con il troppo affligermi m'era ancora scordato di me stesso. Quanto prima ho potuto sollevarmi ed applicar l'animo infermo altrove, subito ho preso la penna per ringraziarla, come faccio, della stima che si degna far di me inviandomi le sue fatiche; le quali s'ella vuol mandare ove siano con infinito stupore lette, so di certo che in altro luogo non puole indrizzarle ove pi a pieno conseguisca il suo intento, perch dal S.r Ciampoli e da me ad alcuno non si cede nella riverenza del suo nome. Sono d'ambedue noi ben bene studiate; e dal medemo S.r Gioanni V. S. havr inteso quel che occorre circa essa lettione(999): per io non le soggiungo altro; solo l'assicuro che in cotesta citt, appresso le persone di maggiore autorit, ella e la sua dottrina che ha publicata mi ha et haver per difensore, quanto si deve da un scolare affettionato. So che questa protettione pi aggiunge a me d'ornamento che a V. S. di sicurezza; contuttoci, perch  segnale del mio ossequio, la voglio professare in questa lettera, persuadendomi che la cortesia di V. S. non giudicher il titulo, che mi arrogo, superbo, ma parto (?) di bona volont. Et per fine a V. S. bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, il d 3 d'Agosto 1619.
Di V. S. molto Ill.e
Ser.re Aff.mo
Virginio Cesarini.

Fuori: Al molto Ill.re S.r mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, a
Firenze.



1409..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 6 agosto 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 68. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron mio Oss.mo

Ho con molto mio gusto letto il Discorso del S.r Guiducci intorno alle comete, mandatomi da V. S., poich non solo ho gustato quanto in esso vi  sopra detta materia, ma anco quelle buone cose che vi sono di filosofia e di prospettiva, conoscendosi chiaramente che tutti son pensieri di V. S. Hieri fu mandato al S.r Fabri et al Sig.r Colonna, come lei ha ordinato; il qual Colonna ancor lui l'aspettava con desiderio, havendo scritto pi volte se sopra questa materia di comete vi era fuori alcun trattato di V. S. Ne vanno molti in volta stampati, et uno in particolare del Keplero(1000), ma in Roma non  capitato, che si sappia; et quel del Remo(1001) forse V. S. l'haver visto.
Il S.r Fabri non ci d troppo buone nuove del S.r D. Virginio Cesarini et del S.r Ciampoli, standosene hora l'uno e l'altro con poca sanit. Aspettiamo sentire il contrario di V. S. Altro non mi resta a dirle, se non che al S.r Principe alli 20 del passato nacque la seconda figlia femina. Et perch homai siamo vicini al tempo annuo del nostro instituto Linceo, vengo perci a pregarle dal Cielo tutti gl'anni seguenti di sua vita felicissimi et pieni d'ogni sanit desiderata, acci possa con pi quiete et con maggior forze li suoi studii proseguire. Et per fine ricordandomele servitore, le bacio le mani.

Di Acquasp.ta, li 6 di Agosto 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Franc.o Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
[Il] Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1410.

GIO. BATTISTA BALIANI a GALILEO in Firenze.
Genova, 8 agosto 1619.

Bibl.Naz.Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 70-73. - Autografa la sottoscrizione. Sui margini dell'originale GALILEO scrisse di sua mano due postille che riproduciamo, richiamandole ai luoghi ai quali si riferiscono.

Molto Ill.re et Eccell.mo mio Sig.re Osser.mo

Mi  capitato alle mani un Discorso delle Comete del Sig.r Mario Guiducci(1002), e veduto che contiene dottrina di V. S., l'ho letto con grande avidit; il quale mi ha dato occasione d'alcuni dubii, che se non glie li proponessi per haverne la solutione, mi parrebbe di privar me stesso di quelle gratie che tal hora  stata solita, per sua gentilezza, di concedermi. Parler senz'altro ordine, fuori che quello che mi porger l'istessa lettura del libro.
Et incominciando, dico che mi pare bellissima l'esperienza accennata a fog. 10(1003) del vaso concavo rotondo, che velocemente giri intorno al suo centro, in cui l'aria contenuta rimane quieta, come per la fiammella della candela accesa, che non si piega, si conosce chiaramente; da che si conosce l'error di coloro che vogliono che non solo il fuoco, che pongono nel concavo della luna, ma l'aria etiamdio, si muova col moto del cielo.
Mi pare sottilissimo il discorso, pure cominciato a fog. 10(1004) del caldo generato dal moto; intorno a che dico, stimare fondatissima la suoa sentenza, dove crede che qualunche cosa mossa velocemente per l'aria non si riscaldi: anzi mi sono meravigliato di qualche istorici, ma pi di Giusto Lipsio che lo confermi nel suo trattato della Militia Romana(1005), dove dicono che le palle di piombo tirate da'fiondatori romani, per la gran velocit riscaldate si struggeano. Tengo donque per cosa certissima, che non dalla velocit del moto, ma dallo stroppicciamento di due corpi insieme se ne produca il calore.  ben il vero ch'io non ho ben potuto capire la suoa opinione, posta a fog. 13(1006), come si senta il caldo; n posso intendere in che modo quelle sottilissime parti del corpo sminuzzato, penetrando nella nostra carne, si facciano sentire soavemente se sono tarde, con dolore se violenti; perch vediamo pure, oltre il dolore che produce in noi s fatta dissolution de parti, produce anche nel corpo che si dissolve quella cosa che dimandiamo fuoco, sia ella sostanza o accidente: del che bisognarebbe pure addurne la cagione, e dimostrare in che modo la detta dissolutione vien prodotta. Et  da notare che se i legni, la cera e l'oli scaldando si consumano, si dissolvono in vapori, cio a dire in parti molto diverse da quelle ne'quali  da credere che V. S. presupponga che si dissolvano i ferramenti et altri corpi duri con il fregarsi insieme [.].

[.] Noi haviamo 1000 sorti di fluidi come acqua, 1000 di solidi come terra, 1000 come l'aria, sicome ci mostrano, non che altro, le evaporazioni di 1000 odori; e perch non 1000 come il fuoco? s che il calore che noi sentiamo provenga non dalla sostanza, ma dalla figura, grandeza e moto del corpo dissoluto in parti minime? Per ferire e bucar la carne, non  necessario che 'l coltello sia pi di acciaio che di rame, di pietra, d'osso o di rovere; basta che sia acuto e tagliente: e cos, che i minimi ne i quali si dissolve la cera sieno di sostanza diversi da quelli ne'quali si dissolve 'l ferro, poco importa per generare in noi il caldo, pur che amendui si dissolvino in parti sottilissime, acute e mobili, cio atte a penetrar per i nostri pori.

Io non mancher di dire d'havere sempre stimato che la sensatione del caldo e del freddo si faccia, perch per esso gli spirti animali, immediato stromento di qualonche sensatione, a guisa di tutti gli altri corpi fluidi si rarefacciano o condensino; e che dal fregamento di due corpi si generi caldo, perch due corpi insieme arrotati assotiglino in modo l'aria che  fra loro, che la facciano pi esposta all'ingiurie del calor celeste, il quale  in qualunche parte dell'universo et a cui tutti gli altri corpi, e l'aria stessa, per haver qualche densit, fa resistenza tale che non ne pu ricevere notabile nocumento. Quindi ne nasce che due vetri o due diamanti, per istropicciarsi fra loro, non si riscaldano, perch comprendono troppo poca aria. So che V. S. gi haver considerato che due corpi duri non si toccano per lo pi fuorich per ponti: perch se si vuol dire che due superficie di due corpi duri si toccano continuatamente, io dico o che una di loro  piana, o no; se il primo, non si possono toccare che l'altra non sia anche perfettamente piana; se il secondo, o che una  convessa, o no: se niuna di loro  convessa,  cosa chiara che due superficie concave non si possono toccare insieme; ma se una  convessa e l'altra  parimente convessa, non si possono toccare fuorich in un punto: in modo tale che  forza che di queste due superficie una sia concava, l'altra convessa. Ma ci non basta, perch bisogna che la convessit dell'una sia totalmente simile alla concavit dell'altra, perch altrimente si toccherano in un ponto. Donque ne segue quel che ho proposto da principio, che le superficie de'corpi duri per lo pi si toccano per ponti, perch questo segue ogni volta che le dette due superficie non sono overo ambidue perfettamente piane, overo una concava e l'altra convessa, e che la concavit dell'una non sia totalmente simile alla convessit dell'altra, e che queste tali superficie sieno opposte per a ponto l'una all'incontro dell'altra; le quali cose quanto di rado possano succedere, lo lascio giudicare a chi  atto a penetrare il vero, come  V. S. N mi si dica che queste ragioni militano in due superficie grandi, le quali tutte non si toccheranno insieme, ma ben si toccheranno le particelle dell'una superficie con quelle dell'altra; perch non seranno due particelle di superficie tanto piccole, che havendosi a toccare non militino in loro l'istesse difficolt. Quindi  ch'io ho detto che i vetri et diamanti comprendono poca aria nello stroppicciamento che fanno fra loro, come quei che si toccano in soli ponti.
Per quello che apertiene alle sottili sue considarationi intorno alla materia, luogo e movimento della cometa, dico, che presupposta per verissima la suoa bella consideratione a fog. 18(1007), che la paralasse non opera ne gli oggetti apparenti e non reali, il ponto consiste in vedere se la cometa sia una di quelle imagini vaganti nelle quali non ha luogo la paralasse. Non sarei gi cos facile a concedere ci che si propone a fog. 20(1008), cio che quei raggi di sole che escono da qualche rottura di nugole, et indi si vanno dilongando sempre pi larghi e men luminosi, siano di s fatta sorte; perch io credo che questi non pi siano immobili di quelli che tal hora entrano per una finestra d'una stanza per altro oscura, che illuminano solo quella parte dell'aria che a loro si oppone; da loro solo differenti, in quanto che questi della finestra provengono immediatamente dal sole, dove che quei delle rotture delle nugole non dal(1009) sole immediatamente, ma da lume del sole, che si rifletta da altre nuvole, vengon prodotti, e per venir dall'oggetto mediato vicino si vanno in quella guisa dilatando; in quel modo a punto che farebbe il lume d'una candela non molto lontana da una finestra che per aventura fusse due o tre palmi in quadro, che, da essa uscendo, si anderebbe slargando tuttavia. Non ho gi dubbio ch'all'incontro non sia oggetto mobile la striscia luminosa che si fa nel mare, di cui si fa mentione all'istesso fog. 20(1010), e che l'istesso non avenisse se una superficie simile a quella del mare fusse elevata in alto, et il sole sotto l'orizonte, come si dice a fog. 21(1011). Per  ben il vero che non so vedere come di qui si possa trare che cosa sia la cometa, posciach s fatta striscia  sempre neccessariamente per linea diritta fra il sole e gl'occhi nostri, perch l'onde del mare sono in quel caso a guisa di tanti specchi che ci rappresentano il sole; e s come se sopra un gran piano si ponesse una grandissima quantit di specchi, per irregolari di quella sorte d'irregolarit che hanno l'onde sudette, rappresenterebbono l'imagine del sole solamente quei specchi che fussero nel mezzo tra il sole et il riguardante, facendo una striscia nel modo che fa il mare nel caso proposto, cos similmente, per non esser l'onde del mare, come s' detto, altro nel detto caso che una gran quantit di detti specchi,  forza che parimente la facciano per linea che sia fra il sole e'risguardanti. La cometa non solo non ha la coda per dirito fra noi et il sole, ma n anche essa, se non  per accidente,  fra noi et il sole; non pu adonque esser formata in cotal modo, come  la sudetta striscia nel mare.
Mi piacerebbe fuor di misura la sottile consideratione, cominciata a fog. 36(1012), del moto della cometa all'in su per linea retta, se non mi desse noia la dubitatione fattale contra a fog. 44(1013), che doverebbe sempre caminare verso il nostro zenit, la quale poi non si scioglie; oltre che non so vedere come si possa salvare il tanto gran moto da lei fatto; posciach l'arco AE della figura a fog. 41(1014) overo  piccolo, o molto grande; se piccolo, la cometa nel ponto S doveva esser molto presso alla terra, e perci molto vicino a noi, e perci la cometa si doveva molto diminuire inalzandosi, pi di quel che pareva che facesse; se l'arco AE all'incontro  molto grande,  gran cosa che la cometa habbia potuto inalzarsi tanto, che l'angolo FAS sia mai potuto esser tanto grande quanto  quello dell'arco che apparentemente ha fatto la cometa. Io non so vedere che difficolt sia in dire che la cometa  un corpo generato di quell'istessa materia che i pianeti, ma non cos ben conglutinata insieme, e perci facile a dissolversi; n so vedere che difficolt possa essere che Chi produsse quelli nel principio del mondo, perch cos Li piacque, non possa andar producendo dell'altri, ora di maggior durata, come la stella che  nel petto del Cigno, hora di minore, quali sono le comete, le quali si vadano dissolvendo perch, per esser la materia loro men soda, sia loro fatta maggior resistenza dall'ambiente. Similmente non so vedere che difficolt sia il dire che Chi diede il moto regolare a'pianeti lo habbia dato alla cometa [..], e che l'andare ritardando di essa nel suo moto possa procedere overo perch il circolo del suo viaggio sia a noi eccentrico, overo perch, per la ragion sudetta, quanto pi essa si va dissolvendo e rarefacendo, tanto maggior resistenza le venga fatta dall'ambiente.

[..] In tutte queste proposizioni non cade difficult veruna; anzi quando quello che ho detto io, repugnasse a questo, bisognerebbe reputarlo non solamente per falso, ma per eretico. Dico pertanto che non solamente tutte queste cose si posson dire, ma che questo  il pi facile, semplice e spedito modo di risolver questi e qual si sieno altri pi difficili problemi.

In quanto alla coda, l'esser sempre opposta al sole, mi par pure che troppo chiaro ci dia a divedere ch'essa non sia altro che i raggi del sole che per lo corpo della cometa siano trappassati, il che a'pianeti non adviene per la opacit loro. Il dubbio mi pare, in questo fatto, che sia onde avenga che si vedano i raggi che hanno trapassato per la cometa, e gl'altri no. Io crederei ci avenire, prima perch i raggi si tingono facilmente del colore de i corpi per li quali passano, il che si conosce da quei che passano per diversi vetri di varii colori; 2 perch tanto pi si fanno sensibili, quanto che son tinti di color pi chiaro, cio pi bianco. Presupposto questo, non ha dubbio che la notte si riflettono raggi del sole dalle varie parti dell'ampia materia che occupa la immensit del cielo; ma poco ci si fanno sensibili, perch, oltre la rarit d'essa materia, non vengono essi tinti di color alcuno; dove quei ch'han passato per la cometa, e del colore bianco di essa si son colorati e divenutine bianchi, ci si rendono sensibili. La detta coda si va sempre slargando, perch i detti raggi non tutti passano per lo detto corpo della cometa diretti, ma molti di essi rifratti; e perch tal hora pi se ne rifrangono da una parte della cometa che dall'altra, per la varia diafaneit di essa in dette sue parti, perci tal hora pare che detta suoa coda sia torta.
E questo  quello che, per modo di dubitare, ho voluto accennare a V. S. in s fatta materia, per sottoporlo al suo retto giuditio, certissimo che, con quella sincerit che le  propria, me ne dir liberamente il suo parere; pregandola ad iscusarmi se il sapere di parlare con persona di tanto intendimento mi ha fatto tal hora esser troppo brieve. Desidererei sommamente sapere l'opinione di V. S. del flusso del mare: alla quale per fine bacio le mani e priego dal Signore ogni contento.

Di Genova, alli 8 di Agosto 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.tor Aff.mo
Gio. B.a Baliani.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



1411..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 8 agosto 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 82. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r P.ne Oss.mo

Ho sempre dimandato a'compagni nuova della sua salute: hora  tempo che con questa la preghi che lei si compiaccia farmene parte, poich, essendo lei cos degna di honorarsi et di esserli desiderata salute et lunga vita per le sue virt eccelse, da me in particolare  venerata et amata, non solo come compagno del consesso Linceo, ma come particolar mio padrone. La prego dunque a favorirme di tal gratia, tanto pi che in questi tempi siamo obligati far congratulatione nel'anniversario della nostra Institutione; et io con questa similmente auguro a V. S. questo et mille anni altri felicissimi et con salute, acci della sua persona se honori il nostro consesso et possi anco mandar fuori dell'altre reconditissime sue osservationi, da'quali il mondo viene istrutto. Piaccia al sommo Iddio cos concedere a V. S. come le desio; et finendo, le basio le mani.

Di Napoli, li 8 de Agosto 1619.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
S. Galileo.
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo.
Fiorenza.



1412..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 10 agosto 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 90. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Doppo la ricevuta dell'esquisitissimo quadro mandatomi da V. S. Ecc.ma, io le scrissi la ricevuta(1015), accennandole in parte la mia grandissima obligatione, et insieme le inviai una piccola pietra, machiata dalla natura et aiutata dall'arte con alcuni colori et figurine. Hor, non vedendo comparire alcun altro avviso di lei, resto grandemente ammartellato della sua buona salute; et seben il martello  temperato da grande speranza che alcun altro accidente m'habbia impedito l'intender di lei, tuttavia la prego consolarmi con le sue lettere, giach per lungo tempo mi ha mal usato ad haverne quasi ogni settimana.
Il Cremonino, come parmi haverla raguagliato con altre, mi fece capitare altri dieci scudi d'argento di peso, et mi scrive in breve dover contar il resto, che sono altri otto scudi, s che saran in tutto novantatre. Quando egli habbia effettuata questa sua promessa, lo avviser subito a V. S. Ecc.ma, la quale mi far gratia a quel tempo scrivergli una lettera di quitanza, in modo per che egli possi credere che ella sia stata sodisfatta molto prima da me col mio proprio denaro, et questo perch io l'ho astretto a pagarmi fingendo haver pigliato a cambio a questo effetto cento ducati per conto di lui; perch altrimenti, quando havesse egli creduto che l'interesse fosse stato di V. S. Ecc.ma, certamente egli non havrebbe dato un quattrino, doppo che con inganno usurp la scritta all'agente del Mersi(1016), al fondamento della quale egli si credeva essere appoggiate tutte le ragioni di V. S. Ecc.ma; ma sendomi valuto di una sua procura vecchia, et con quella havendo fatta passar per banco publico una partita di cambio, vide non poter fuggir il pagamento, n restarvi altro scampo, per ristorarsi, che l'astringer me in giuditio a render conto di quel danaro: impresa che, giudicata da lui altrettanto ingiusta quanto difficile, lo fece rissolvere a ricorrere alle preghiere per havere qualche commodit.
Al Bortoluzzi diedi dieci scudi d'argento per conto di lei, et credo che le ne haver dato avviso.
 passato il tempo dell'obligo del Gelmini: perci mi farebbe gratia farsi esborsar il denaro cost, et rimborsandosi di ottantatre scudi d'argento per li denari riscossi dal sudetto Cremonino, far poi rimetter il resto di qua.
I Luna di Murano(1017) dovevano, avanti la loro partenza per cost, venir a trovarmi, perch volevo mostrargli diverse bagatelle et dargliele per portar cost: ma ci si far alla venuta del Varotari qui presente, il quale dice certamente voler essere presto con lei.
Questa giornata mi  stata rubbata da diversi che son venuti a trovarmi; per faccio fine, et le baccio la mano.

In V.a, a 10 Agosto 1619.
Di V. S. Ecc.ma

G. Franc. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.r mio
L'Ecc.mo Sig. Galileo Galilei.
Firenze.



1413..

GIOVANNI REMO a GIOVANNI KEPLER in Linz.
Vienna, 13 agosto 1619.

Bibl. dell'osservatorio in Pulkowa. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

.... Epitome(1018), recta cum literis Ser.mi(1019) ad Galileum quamprimum perferetur; nec alio modo, ut credo, prohibitus erit iste liber, quam quod contra diploma S. Officii, ante biennium affixum(1020), loquatur. In causa erat quidam religiosus Neapolitanus(1021), qui italice spargebat in vulgus hanc opinionem publico scripto, unde periculosae consequentiae et opiniones nascebantur: tum Galileus etiam nimis rigorose causam suam pertractabat eodem tempore Romae. Eodem modo et Copernicus correctus est(1022), saltem in p.o primi libri per aliquot lineas. Possunt tamen iidem, et hic quoque liber (uti puto), Epitome scilicet, legi cum licentia a doctis et peritis in hac arte Romae et per totam Italiam....



1414..

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 agosto 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n. 176. - Autografe la sottoscrizione e le lin. 13-16 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re Sig.re

Ho fin qui con particolar desiderio aspettato, ma indarno, il Discorso, che scriveva V. S. di havermi mandato intorno alle comete. Alla voglia ha supplito la curiosit, con la quale io me ne sono procacciato uno d'altra parte. Non l'ho ancor letto; ma son certo che nella sottigliezza delle cose e nella variet anche habbia a corrispondere allo 'ngegno non meno che al giuditio dell'autore. Rendo intanto gratie a V. S. della memoria che tien di me, assicurandola ch'io merito questo affetto per la stima che sempre io ho fatto e fo tuttavia della sua persona. E con ci le bacio le mani.

Di Roma, a'16 di Agosto 1619.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo di core
Carlo Muti.

Io son stato fori di Roma un poco, et ho aspettato il trattato della cometa per rispondere poi alla cortesissima sua. Me n' capitato uno nelle mani, quale andar studiando e godendo. Mi piace si dia occasione a'Padri Gesuiti di scrivere, per haver copia di dottrina.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1415.

RICCARDO WHITE a [GALILEO in Firenze].
Londra, 16 agosto [1619].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 7. - Autografafa.

Molto Illustre Sig.re

Se bene la lingua non mi basta di far la vera espressione della mia affettione verso di lei, non mi manca per il cuore di salutarlo et ricognoscere i molti favori che io, essendo in Firenze, ho riceuto da V. S.; et per non poteva passar questa occasione senza pagar quel mio debito, pregandolo di scusar le imperfettione del mio scrivere e del fastidio che io l'ho dato con essa.
Mi rallegro molto di sentir la nuova della sanit di V. S. et del stampar del suo libro(1023), il quale io ho grandissimo desiderio di vedere, sperando di vederlo fra pochi giorni, essendomi avvisato che sta qui in Londra in mani di un Sig.r Deodati(1024), il quale non mancher di far ogni diligenza di trovarlo. Prego V. S. di bacciar le mani al Padre Don Benedetto in nome mio, quando V. S. lo vedr o haver occasione di scriver a lui: et cos, preghandolo ogni felicit, gli baccio le mani, et resto

Di V. S.ria
Londra, il 6to Augusti stilo veteri.


Servitore affettionatissimo
Ricardo Bianchi.



1416.

GIOVANNI BARTOLUZZI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 17 agosto 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 84-85. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho inteso con mio dispiacere che quei ultimi vedri che le mandai non siano riusiti buoni, et di ci me ne ho doluto con il Bazzi(1025), dicendogli che, oltre il disturbo et spesa che si fa nel mandarli cost, resto ancor io burlato, poich, prestando io fede alle sue parole, ho preso ardire di scriver a V. S. molto Ill.re che quei fusero stupendi, et pur con verit resto bugiardo. Questo homazzo per sustenta la sua openione, dicendomi che quelli erano bonissimi, et riusendo a lei all'incontrario, va perci dubitando che per viaggio o vero cost qualcheduno gl'habbia combiatti, cosa ch'io non lo voglio credere; et pertanto mi saria di gusto che V. S. mandasse quelli quanto prima, aci possi disganare questo maestro, et massime perch lui me disse che conosser quelli senza falo.
Gi quatro settimane, e perch cos lei mi comand, et perch all'hora me ritrovavo in qualche bisogno de quatrini rispeto alle buone venture che de quando in quando mi corrono dietro, me ne andai, dico, dall'Ill.mo S.r Gio. Francesco Sagredo, perch si compiacese darmi alquanti pochi dinari che gi, come lei die saper benissimo, che ho speso del mio, come la vedr dal qui occluso conto. Quel Signore per, contra ogni mio volere, me ha voluto dare sino dieci ducatoni, cio  82 delle nostre, dicendomi che tanti appunto ne i conti di lei ne haveva de rotti, et che per tanto me comanda a dover tuor questi. Il resto per de quelli sar da me conservati per impiegarli in quello che lei si compiacer comandarmi, o in marcanzia o vero in robbe per la nostra cara Madre Suor Maria Celeste(1026), la qual tanto bramo di vederla: et se in questo suo bisogno de ubidienza lei mi conose buono di poterla favorire de qui in qualche cosa, sapi V. S. che io desidero d'impiegarmi in suo servitio; et in sto tanto continuer a pregar Dio benedetto che doni forze et aiuto tale a quella povera figliuola (la qual veramente in questa sua convalesenza non haveva bisogno di questo aiuto), acci possi far buon prencipio et meglior fine in questo suo caricho.
Della mia venuta cost non posso scoprire sinhora il quando potr partirmi; lo sapr per alla pi lunga a mezzo il foturo mese.
 verissimo quello che V. S. mi scrive, che la nipote che fu del q. S.r Acqua Pendente sia acasata in tun germano de sangue del Cl.mo mio padrone(1027), con una dotte che passa di gran lunga a m/100 duccati.
N mi restando che aggiongerli, fenisco col baciarli le mani et con il far le solite mi raccomandationi.

Di Ven.a, ad 17 Agosto 1619.
Di V. S. molto Ill.re
Al S.r Galileo.
Se.re Affetuoss.mo et Cordialiss.mo
Giovanni Bortolucci.

1618, ad 8 Ott.o

1618, ad 28 Luglio.

Per tanti contadi(1028) de suo ordine a M.ro Giacomo Bazzi,d. 4.

 24.16
All'incontro deve havere per resto de conto vecchio

   6.14

23 9bre, per contadi de suo ordine a M.ro Antonio dal S.r Lorenzo


 12. 8
1619, ad 20 Luglio, per tanti mi cont l'Ill.mo S.r Gio. Francesco Sagredo


 82. -
_____________
21 Feb.o, contadi a M.ro Antonio sudetto

 10. -


 88.14
13 Ap.le, contadi al Bazzi per pera tre de occhiali

   3
______
batto
 50.  4
______________

 50.4
resto
 38.10

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenza.



1417..

GIOVANNI REMO a [GALILEO in Firenze].
Vienna, 24 agosto 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 74-76. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Gi due lettere ha ricevute la S. A. S.(1029) da V. S; in materia della cometa: nella prima, scusandosi che non habbia risposto alle mie per causa della sua indispositione, et che il mio compendio overo parafrase(1030) era troppo succinta et abbreviata, et anco oscura per diffetto del carattere; nell'altra, che pur gli piaceva il mio pensiero, se per non mi turbassero alcune ragioni le quali son tocche nel Discorso suo dedicato a S. A., la quale l'ha accettato con gran gusto et sodisfattione; et come veramente stima V. S. per persona che lo merita, sempre fa honorifica mentione di lei. Io pur credo che V. S., overo per mezo dell'Ecc.mo Sig.re Principe Cesio, o vero per mezo del S.r Fabro, Lincei, habbia havuto il mio trattato intiero della cometa(1031), bench fu stampato in Todesco in Inszprugg, et anco in fretta et scorretto. Come io offersi l'originale a S. A. al principio di Gennaro, et fui absente in Alsatia quando si stampava, pur fu alquanto corretto da me, et mandato all'Ill.mo Card.1 S.ta Susanna(1032), et tradotto in italiano dal S.r Willio, mio discepulo; ma per dir la verit, le cose sono ancora generali, et molte da provare, perch l'importunit del tempo et de'viaggi continui non m'hanno lasciato luogo ni commodit di rivederli. Nientedimeno se nasceranno alcune difficult, esse saranno sciolte ad ogni riquisito, secondo le forze mie.
Il S.r Kepplero ha visto cos il suo (ma solamente per estratto) come il mio trattato, et mi ha risposto, come V. S. potr vedere dalla copia(1033). Io veramente resto troppo favorito et obligato da V. S., che pi mi stima ch'io non meriti et apena resto discipulo suo anco indegno, la quale continuamente proferisce tanto belle inventioni et ornamenti della matematica, che tutta la professione gli cede la palma. Se adesso l'Apelle(1034) depinger meglio, vedremo nel suo discorso che presto verr fuora sopra la medesima cometa; ma, per dire il vero, io ho gran voglia sempre imparare dall'uno et dall'altro, anzi da ognun valente mathematico, et tanto pi che li doni sono diversi, et uno  eccellente nell'una, l'altro nell'altra materia. Vengo con buona licentia per trascorrere brevemente il suo Discorso, fundato da lei, et messo in ordine et con buon giuditio raccolto et publicato dal S.r Guiduccio; ma pi presto voglio favellare et far moti et dubbii, che rifiutare o concludere cosa alcuna.
[Pag. 5(1035)] La Via Lattea veramente pare una congerie di minutissime stelle (come  anco per molti anni adietro ha accennato il Collegio Conimbricense); ma quindi non sguita che l necessariamente siano stelle o corpi reali, perch potest esse densior caeli vel aetheris pars, instar canalis vel aquosae, concretae aut glacialis materiae et merae stellarum fixarum reflexionis, ut in speculo; difficile enim mihi videtur, Deum tot stellas reales in unum congessisse; has enim si in quadratum reducas et compares cum reliquis, ordine decenti dispersis, longe maiorem numerum quam dispersarum invenies: onde parlava ben Aristotele, bench s stesso non intendeva overo dalli Pittagorici malamente tirava questa opinione a sua partita. Io mi rallegro che l'Hipocrate Chio et Eschilo (amatore delli quali io sono particolare) stiano a parte mia, cosa ch'io non ho letto mai per ancora, bench li vapori (senza bisogno) hanno ingombrato ancora l'opinione loro.
[Pag. 17(1036)] Io mi maraviglio che V. S. concede la paralasse et l'adopera per s nelle comete per argomento, et poi  tutto contrario et dubbio; pur io vedo ultimamente che V. S. vole essercitar l'ingegni speculativi: et veramente rationes dubitandi non mancano. V. S. fa distintione fra li obietti visibili, veri, reali, et apparenze, imagini overo reflessioni di lumi etc.: cosa veramente molto sottile et acuta, et, per dire il vero, io non lo capisco bene. Pur tanto io conosco delli essempi, che lei non d termini n circonscriptioni sensibili a quelle reflessioni, come per essempio sono i raggi del sole (et anco l'ombra terrena), li quali estremi non si conoscono sensualmente se non per ragioni, speculationi et intervento di qualche corpo reale. Cos V. S. crede che la nuvola nella quale si riflettono li raggi del sole, come anco delli parelii, iridi, longhissimi tratti et raggi del sole visti nella superficie del mare etc., non faccia altra paralasse che il sole istesso (la quale non trapassa l'1/8 (sic) cosa insensibile), cosa veramente molto inviluppata, principalmente al primo aspetto.
Sit corpus solis ABC; nubes rorida vel vaporosa, que lumen solis excipit et repercutit in formando halone, DEF; duo loca terrae G, H diametraliter opposita, ex quibus quilibet sibi fingat suum halonem: alter in H videbit halonem sub angulo EHF, alter in G sub DGE, et sic intermedii suos quoque videbunt halones. Sed quis non videt, ex conicis, longe maiorem debere esse superficiem vel planum nubis ipsa superficie vel hemispherio terrestri, et per consequens semper dimidium hemispherium debere esse obductum nubibus? Atqui saepius visi halones, ut ipse notavi 1619 in fine Ianuarii, unica saltem nube lunae opposita, caelo alioquin satis sereno. Vel oporteret, tale planum esse vicinissimum soli: tunc enim angulus evanesceret; esset enim proportio laterum ut 1 ad 3000. Uti maculae solares, forte etiam vapores circa solem et lunam, ut circa terram, generari possunt, et tunc facilis halonum esset demonstratio: nam quod aliquando in ecclypsibus solis stellae in caelo visae fuerint, et obscuritates de die noctibus similes, luna quoque apud solem de die visibilis. Hoc Keplerus in libro De stella nova ex aetheriis alterationibus pulchre deducit; et io credo che come in molte altre cose naturali habbiamo gran diffetto et pure et probabili conietture, cos principalmente nelle cose meteorologice io trovo un mare pieno di dubitationi: et V. S. in questo et altri particolari, essendo gran speculativo et che sguita il lume della natura et essempi prattici, potria fare cosa grata alla posterit.
[vedi figura 1417a.gif] L'altra difficolt che mi turba  questa: che V. S. propone essempi di reflessioni, nelli quali tutti l'occhio, il piano repercusso et il sole sono in una linea retta; ma questo non avviene nelle comete: fuit enim ultimo angulus ad solem ultra centum gradus, anzi all'hora non si vede coda hisce tribus in unam lineam concurrentibus, nec caput in [vedi figura congiun.gif], ut latius Tycho in Progimnasmatis.
Di pi, 3, l'essempio delli raggi del sole anco ha sue difficoltadi: perch dal sole viene illuminato tutto l'hemisphero della terra et anco vicino al sole una parte dell'aria, il diametro del quale, secondo me, occupa pi di 16 diametri della terra, overo cinque e mezo secondo Tolomeo, et poco meno secondo Ticone, unde ben pol giocare l'occhio in questo profondo per tutta la mezza terra; ma tanto largo non  il plano cometico, principalmente quando V. S. lo ponga sotto la luna.
4. La cometa  terminata da'suoi estremi, come ogn'uno vede, cum termino a quo, per quem, et ad quem; si pol misurar la longhezza della coda, la larghezza, il capo etc., il quale non procede, n si pol fare nelli raggi del sole, cum eius termini sint invisibiles et inobservabiles: adunque la cometa  un obietto reale, visibile, terminato, et, per consequens, observabile et parallactico.
5. Si ha da provar per certe observationi che li haloni, parelii, et massimamente l'iridi (li quali non possono esser osservati altramente, quoad parallaxes, se non per instromenti acimutali), si vedono in un medesimo tempo, voglio dire solamente per tutta l'Europa. Et acci che V. S. habbia un paro delle mie osservationi, e ci 1619 alli 29 di Gennaro: in altitudine lunae orientis 20 proxime grad. vidi in itinere, in confinibus Sueviae et Tirolis, magnum halonem quatuor in diametro circiter graduum, et unicam nubem ipsi oppositam, instar nebulae. Duravit dimidiam horam. Praecesserat Serenissimus per postam per unicum saltem diem, et ego residuam conducebam familiam; atqui nemo eorum qui praecesserant quicquam viderat. Hoc ipso tempore, quo haec scribo, 19 Augusti, nocte sequente, ab hora 7 usque ad 10 apparuit halo Viennae circa lunam, latior versus cornua quam versus partem rotundam, ut in figura: [vedi figura 1471b.gif], signum evidens, oculum Viennae non fuisse plane in eadem linea recta cum luna et nube refrangente, adeo quod septentrionaliores forte nihil penitus viderint, melius australiores. Notavi etiam yrides; sed librum mearum observationum iam non habeo ad manus. T. E., quaeso, diligenter observet: idem et ego, idem Scheinerus prestabit, ut possit fieri collatio et huius rei decisio.
6. Credo che V. S. habbia visto parecchi volte nelle fontane salienti, quali fanno quasi un chao overo rorida nube, come c' una in Piazza di S. Pietro a Roma; l si pol veder sempre l'iride, massime quando il sole vol tramontare: ma  bisogno stare ad una positura sola, et non mutar loco. Se fosse vero che quel plano o superficie rorida per tutto a ciascheduno facesse veder l'arco, all'hora si potria far argomento al piano cometico.
7. Io trovo ordinariamente, in historiis, che li parelii sono stati visti in un loco solo determinato: come 1613, 11 Iannuarii, Cassellis; a Roma io non ho visto niente in quel tempo: cos 1618 tre soli in Bronsviga, referente Kepplero in tractatu quodam germanico; niun altro l'ha visto in altri luoghi, come credo che manco V. S. ne havr visto cosa alcuna: cos 1541, scrive il Cronico Augustano che nel principio di Novembre, appresso Ulma et Geislinga siano stati visti tre soli, con testimonio di certe persone; ma niente in Augusta.
La scrittura del Mathematico del Collegio Romano(1037), quale V. S. cita, io l'ho ben vista, ma non l'ho per adesso appresso di me, n manco mi ricordo de'suoi argomenti; pure io credo che lui forse poner il circulo cometico come il Marte, il quale, come anco [vedi figura giove.gif] et [vedi figura saturno.gif] ha il sole per centro et principio motivo, et che circondi ancora il circulo annuo, et non che trapassi il centro della terra per amore della elongatione pi di 100 gradi a sole, et non che sia epiciclico, come fa Tichone in [vedi figura venere.gif] et [vedi figura mercurio.gif]. Io, come ho inteso, credo che l'abbia composto il Padre Grasso(1038), Genoese.
Che le comete ascendino per linee rette ut per brevissimam viam,  stato sempre opinione di Kepplero et anco mia; anzi io do la ragione, come V. S. ancora vedr da la sudetta lettera di Kepplero: alias, si circulariter moverentur, cur non a sole, comuni omnium planetarum motore, ad ductum zodiaci invitarentur?
Della refrattione mi nasce un dubbio, perch io non so se V. S. anco ammetta rifrattione oltra li 40 gradi d'altezza: la cometa anco in altezza di 50 o 55 gradi  stata un poco arcuata: De his alias.
Restaria da provare come la luce si faccia visibile (cum lux non luceat nec coloretur, nisi densa recipiatur materia), la quale, reflettendo, formi la cometa, et molti altri dubbi: come dire, che la lente recipiente i raggi solari circa finem caude fosse magior o poco meno del sole stesso, bench ogni poco di pianura stesa basta; onde tal materia sia generata et come (poi esser l'ethere stesso congelato sopra [vedi figura saturno.gif] per defecto delli raggi et forza del sole, come si prova della fiacca illuminatione di [vedi figura saturno.gif], et anco l'oscurit et densit di tal luogo pol bastare per render visibili li raggi ripercussi: certe materia lucis cognitu est difficillima): ma il tempo per adesso non lo permette, n il genio mio lo concede, il quale tutto turbato di questi tumulti et ribelli, et che quasi non habbiamo luogo permanente: dabit Deus his quoque finem aut funem gallicum. Se V. S. habbia osservato l'ecclisse lunare di questo anno, la prego mi communichi l'osservatione: secondo il mio calculo novo doveva esser tutta la duratione un'hora et un minuto; secondo Kepplero, mezz'hora. In Stiria all'hora furno nuvole et piogge continue.
Anco io ho mandato un pezzo fa la commensuratione de'diametri delli pianeti al S.r Fabro et principe Cesio. Credo che V. S. n'habbia havuta copia: di gratia, mi faccia tanto favore di comunicarmi il suo parere. Mando qui a V. S. l'Epitome di Kepplero(1039); li altri libri non sono stampati ancora, et l'Harmonica(1040) verr fuora questo autunno. Con questo faccio fine, baciando le mani a V. S., pregandole sanit et il colmo della vera felicit, espettando risposta quanto prima.

Di Vienna, li 24 d'Agosto 1619.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Prontiss.o per servirla
Gio. Remo Quietano m. p.



1418..

GIOVANNI REMO a GALILEO in Firenze.
Vienna, 24 agosto 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 77. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re

Questa sera la S. A. Ser.ma(1041) m'ha commandato che io saluti V. S. da parte sua et la scusi che non habbia scritto stesso appresso, perch tante e infiniti occupationi di negocii e governi, li quali adesso tutti stanno sopra di S. A., che anco apena pu mangiar un boccon senza continui disturbi et commandamenti, l'hanno impedito ch'anco non l'ha potuto leger il Discorso suo, ma solamente per compendio inteso da me il contenuto. Certe inter arma studia silent: ma con la prima occasione scriver stesso. L'ha piaciuto assai l'opera et l' stata gratissima, e subito l'ha mandato al P. Scheiner il quale rispose che pagar V. S. con la medesima moneta. Basta: haveremo qualche cosa per essercitar i ingegni e svegliar l'Aristotelici e Tolomaici, tutti pieni di sonno.
Il tempo non permette pi: baccio le mani a V. S., e me ricommando.

1619. Di Vienna, alli 24 d'Agosto, unica hora ante discessum postae.
Di V. S. molto Ill.re et Eccell.ma


Prontiss.o per servirla
G. Remo Quiet.
Medicus et Math.us a cubic. Ser.mi Leopoldi, m. p.


Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re
Il Sig.r Galilaeo Galilaei, Math.co del Ser.mo Granduca di Toscana.
Fiorenze.



1419..

FEDERICO CESI [a GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 10 settembre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 79. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Dalla gratissima di V. S. conosco ch'ella non ha ricevute le mie, nelle quali le accusavo la ricevuta delle sue copie del Discorso delle Comete, che hebbi con molta mia soddisfattione, e con ogni maggior affetto le porgevo l'annuo saluto, come hora con tutto il core le confermo.
Godo nella sua d'intender nuova di lei, e se ben non  compita di sanit perfetta, tuttavia essendo alquanto migliore di prima, ci d occasione di sperarla. Piaccia a N. S. Dio concedergliela, come io con tutto l'animo glie la prego e desidero sempre.
Sa V. S. benissimo come il mio gusto sia avido de'frutti della sua dottrina, e quanto sia solito a goderne; e perci pol da s stessa imaginarsi quanto mi siano piaciuti li suoi pensieri esposti nel trattato delle comete. Nelli particolari di questa materia io procuro sodisfarmi nella mia opra delle celesti contemplazioni(1042), nella quale, come in ogn'altra mia cosa, si vedr la stima ch'io faccio de'suoi pensieri et opre.
Habbiamo perduto, come gi haver inteso, il Sig.r Demisiani(1043), mancato di questa vita in Parigi per infirmit dissenterica: resta che preghiamo N. S. Dio per lui, com'io gi qui ho fatto farne esequie, e procuriamo risarcire le perdite fatte con nuovi soggetti.
Dal Sig.r Colonna nostro presto haveremo novi parti. Intanto sto con particolar desiderio d'intender se V. S. ancora ha havuta alcuna copia delle sue Sambuche(1044), che di Roma ho procurato di nuovo se li mandino.
Il S.r Cesarini sta debole di sanit, con mio grave dolore; e la morte della S.ra Duchessa sua madre l'ha afflitto assai(1045), e con raggione, per esser signora di gran merito et ancor d'et fresca. Pure spero sempre pi, quel che desidero con tutto il core, che debbia rinfrancarsi e rihaversi.
Di me le diedi nuove che, Dio gratia, me la passavo bene, con un'altra figlia femina. Mi ritrovo similmente con il S.r Stelluti nostro, con pi gusti di casa che di campagna, per le stravaganze di cos stemperati tempi.
Non aggiugner altro per hora. Replico il continuo desiderio che ho d'intender buone nuove di lei e di servirla, e con tutto il core le bacio le mani. N. S. Dio conceda a V. S. ogni contentezza.

D'Acquasparta, li 10 7bre 1619.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Saluto il S.r Pandolfini di tutto core.



Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



1420..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 21 settembre 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 91. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Io sono mezo disperato con questo Varottari. Egli mi d intenzione di partire per cost di settimana; ma portando il tempo inanti nelle copie, non credo parti manco all'ultimo di questo mese.  vero che il S.r Contarini  stato fuori: ma se havesse voluto, haverebbe gi molto fatto il servitio. Ha per dato principio; ma convenendo andar a dipinger a C Contarina, l'opera va in lungo(1046).
Volevo mandar a V. S. Ecc.ma quelle bagatelle che le scrissi, che sono alcuni pezzi di pitture sopra cartoni, fatti dal Bassano s naturali che ingannano; ma il Varotari m'ha fatta s grande instanza di portarli egli stesso, che non ho voluto scontentarlo.
Circa il P. V., di che ella mi scrive, ho gi parlato con diversi; ma l'esser forastiero, et non potersi per l'assensa sua dimostrare a chi n'ha bisogno, impedisce il negotio. Qui n'abbian in casa uno di non molta nostra sodisfattione. Io non so a che si rissolver mio fratello. In ogni caso mi sar caro haver particolar informatione delle pretensioni et della suficienza sua.
Le raccordo il nostro credito col Gelmini, al quale quando V. S. Ecc.ma comandi, si condonner qualche settimana et mese; ma ben la prego fare che non porti il tempo molto alla lunga.
Non rispondo circa il ritratto, la copia del Bronzino et le pietre, perch vedo che ha bisogno pi di freno che di sprone, et vanno accrescendo in modo i miei debbiti con lei, che temo cader falito. Che sar fine di queste, bacciandole affettuosamente la mano.

In V.a, a 21 Sette. 1619.
Di V.S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



1421..

CARLO MUTI a GALILEO in Firenze.
Canemorto, 24 settembre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 86-88. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Per la prossima sua viddi la memoria che tiene di me, e con questa vengo a ringratiarnela sommamente, e le dico come molti giorni sono ricevei il volumetto del Discorso della Cometa, del quale V. S. ha voluto favorirmi particolarmente, e subito mi posi di novo a leggerlo con gusto mirabile, sebene  molto che non leggo niente per dubbio della sanit, per altro bona, ma mi priva di molta satisfatione, facendomi restar in questa vita cos come sono. Questo trattato mi  gratiosissima medicina, per la chiarezza e variet di cose stimatissime e nove. Mi sovenne a dovernela ringratiar subito per la parte mia, ma perch erono precorse altre mie lettere di ringratiamento di quello che ero io certo d'havere, e per non so qual negligenza trascurai di replicare al'orecchie sue occupatissime altro offitio, se bene doveo farlo, e non trascurarlo, per accusarli almeno la receuta di questa gratia, e non l'haverei dato cagione di scrivere sua scusa, quale io non potevo aspettar n v'ha loco, perch sono sempre a tempo l'eccessi delle gratie che mi fa, che son tante, che rimprovano a me le colpe mie. Dubito ancora di haver trascurato simile offitio quando hebbi, per gratia che lei me ne fece, i Discorsi del moto perpetuo e naturale(1047), resimi per mano del S.r Ciampoli, quali m'hanno dato rimorso per l'incomodo che si prese, non douto a me che non son bono a servirla, se bene pur douto al'infinito amor et osservanza che le porto. La ringratio infinitamente con questa d'ogni sua cortesia con ogni mio maggior affetto, e la prego ad assecondare la mia volont, che  che lei non faccia stima de'mei defetti esteriori, e non aspettare se non scarse ignoranti demostrationi del mio desiderio grandissimo di servirla.
Il S.r Card. Muti(1048)  a Roma; mio padre(1049)  qui, e venne per complire col fratello di N. S., qual ha voluto honorar questo loco di sua presenza. Mi disse il Duca mio padre quello ch'io replico spesso, che bisognarebbe haver dalla mano di V. S. tutta la filosofia, ch ben potrebbe darla, almeno una virt efficace di produrla, e che ci fosse designato quello che con Seneca V. S. in questa opera ci dice(1050) bisognare al mondo per intelligenza delle cose del celo. Staremo poi aspettando la scrittura de'Padri Gesuiti: intendo che  andato a Perugia per stamparla l(1051). Sto con aspettativa grande, perch sono valenthomini. Non ho potuto sapere nissun particolare, n mi son curato, perch presto uscir al mondo. Mi dissero alcuni che non faceva tanto sterile il moto, e diceva qualche cosa in favor della parallasse, e che con un esempio veniva a render sospetto l'esempio della candela accesa dentro la conca etc., del quale si ricerca verit, e che si lamentava con dire che lei non ha hauto causa di cos acerbamente lacerarlo: ogn'altra cosa pare a me che V. S. faccia: non so ch'ancora del'obliquo e curvo di Ticone e del'effetto del'occhiale: insomma mi veniva detto che s'andava raggirando intorno ogni cosa che V. S. ci ha donata, se bene chi m'ha parlato non so come possa sapere questi inaccessibili secreti, e credo che siano immaginationi sue. Ho cercato di sapere, perch non si potrebbe imaginare quanto con questa aspettativa la curiosit mi trasporti.
Ho scritto queste ciance troppo longhe, desiderando pi presto mortificarmi con lei in questo modo, che passar pericolo d'ingrato o scordevole o negligente affatto. Io poi dal S.r Marcello Sacchetti ho relatione del perfettissimo giuditio et ingegno del S.r Mario Guiducci; e facendone argomento e fede il nome che tiene in questa opera delle comete, e dicendomi V. S. che riconosca da lui la miglior parte, veramente sar sogetto meritevolissimo di questa perpetua gloria e d'ogni altra. Non sar pi longo e mi perdoni: e N. S. la feliciti a pieno e conceda, fra l'altre gratie, perfettissima sanit, ancora per molti interessi nostri.

Di Canemorto, li 24 di 7bre 1619.
Di V. S. molto Ill.
Aff.mo per ser.la di core sempre
Carlo March.se Muti Lyn.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenze.



1422.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 10 ottobre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 90. - Autografa.

Car.mo et Honor.do S.r Fratello,

La vostra carissima, scrittami del 7 di Settembre, mi  capitata 6 giorni dopo l'ultima vostra del 16 del detto: et ne la prima mi discorrete pi a lungo che ne l'altra, circa il publicare il mio libro; e se bene il vostro parere m'abbia confortato poco, con tutto questo confesso che mi dite la verit: ma da poi che la spesa  fatta, bisogna procedere pi innanzi, e procurare di rifarsi; et se non avanzassi altro che far conoscere al mondo che so qual cosetta, non m' da parer poco. Io credo risolvermi a dedicar il libro qua, poi che il venir cost hora ci trovo molte difficult; et la prima saria lasciar Vincentio senza istrutione nel liuto, nel quale mostra grandissima inclinatione, et  sona[to] avanti l'Inperatore, dove erano 8 altri [pr]incipi, che per vedere sonare un fanciullino cos [pic]colo et s arditamente e bene per la sua et, hanno mostro riceverne gran gusto, et in particolar il mio padrone, che sorridendo non li lev mai l'occhio da dosso: s che mi ha dato animo d'insegnarli con pi diligenzia. Non poco mi fece maravigliare li mesi passati, che ordinariamente, quando andavo fuori di casa, gl'accordavo senpre il liuto, acci potessi studiare; s che mi disse una volta che non occoreva, perch lo sapeva accordar da s: io ne volsi vedere l'esperienzia, et s l'accord mirabilmente, cognoscendo ogni minimo mancamento, s che rimasi stupito. Oltra fa per suo trastullo carrozze, cavalli et altre cose di cera, che io a mille miglia non saprei far tal cosa, sendo che non lascia addietro nissuno ordigno, s che mostra aver bellissimo ingegno; come con gusto  inteso del vostro Vincentio ancora, et me ne rallegro con esso voi.
Io mi consumo di voglia di rivedervi, ma ci trovo tante difficult che non so che fare. Hora dico tra me: La spesa e il viaggio [ g]rande; lascio un poco di avviamento di scolari, che fan[no] andar la barca innanzi; oltra il perdimento di tempo che faria Vincentio, et altri incomodi non piccoli. Da l'altra parte vorrei pur consolarmi con esso voi: et insomma sono in un gran laberinto, et vivo inresoluto, s che ci vuole il vostro consiglio, del quale far sicuro capitale.
Veggo che desiderate haver nota della mia famiglia, s che ve la mando qui inclusa(1052). Di nostra madre intendo, non con poca maraviglia, che sia ancora cos terribile; ma poi che  cos discaduta, ce ne sar per poco, s che finiranno le lite.
Di gratia, considerate un poco sopra il mio stato, e datemi qualche consiglio; et per l'amor de Dio e de'miei figliolini non mancate a l'occasione del vostro aiuto, e credetemi che Dio m'a mandato una famigliola gratiosa e degna d'esser amata. Non sar pi lungo, avendovi scritto dui giorni fa per via di M.r Pietro, corriere di cotest'Altezza. Vivete allegramente, con darmi avviso spesso di voi et di tutti, alli quali con tutti i mia di cuore mi raccomando, et prego da Nostro Signore sommo bene.

Di Monaco, li 10 d'Ottobre 1619.
Di V. S.
Aff.mo Fratello
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo
Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



1423..

GIOVANNI CIAMPOLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 18 ottobre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 91. - Autografa.

Molto Ill.re S.r e P.ron mio Oss.mo

Il P. Grassi Giesuita, tornato ultimamente da Perugia, ci ha questa sera portato il suo Discorso intorno alla cometa(1053). Non ho ancora potuto leggerlo, n voglio differire di mandarlo a V. S., dalla quale so che era aspettato. Dicemi il Padre, haver proposto le sue ragioni il meglio che haveva saputo, ma per che ha sempre trattato di lei honorandola. Ella potr vedere il tutto in fatto.
Desidero intendere particolare avviso della sanit di V. S., la quale mi pare che deva essere un pudico voto di tutti quelli che sono desiderosi di sapere; acci ella possa far gratia al mondo di quei mirabili concetti che nascono nell'eminenza del suo ingegno.
Il S.r D. Virginio(1054) si ricorda a lei per affettuosissimo servitore, stimando infinitamente la gratia di V. S., alla quale io vivo devoto pi che mai; e supplicandola ad honorarmi della sua benevolenza, le prego da Dio ogni pi desiderata contentezza.

Di Roma, il d 18 di Ottobre 1619.
Di V. S. molto Ill.re
Devot.mo(1055) et Obblig. Ser.re
Gio. Ciampoli.



1424..

GIOVANNI KEPLER a GIOVANNI REMO in Vienna.
[Linz, ottobre] 1619.

.... Quicquid tu de tubo, de observatorum consensu, iam ante vos Galilaeus in Epistolis, quae publice habentur, ostendit, quam ineptus sit tubus ad determinanda discrimina lucis et umbrae in lunae corpore....



1425...

FRANCESCO STELLUTI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 2 novembre 1619.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 59. - Autografa.

.... Scrivo al S.r Ciampoli l'inclusa, poich habbiamo vista in stampa una scrittura contro il Sig.r Galileo, intitolata Libra Astronomica(1056). Si vende cost da un libraro incontro la chiesa della Annuntiata del Collegio del Gies:  opra, credo, del Padre lettore di Matematica di detto Collegio, cio del Padre Horatio Grassi, sebene va sott'altro nome(1057), che vuol dire l'istesso mutate le lettere, come si suol fare. Insomma mostra non poca rabbia contro detto S.r Galileo per quel trattato delle comete fatto dal Sig.r Mario Guiducci, facendo professione di contrariare tutta la sua dottrina. Gi credo che detto S.r Ciampoli l'habbia veduta, nominandoci in quella il S.r Cesarini(1058) et il nome Linceo, quasi che il S.r Galileo, come Linceo, non habbia saputo ben vedere. Insomma mi pare che lo strapazzi oltre ogni dovere; et per questo il S.r Principe desidera sapere come l'habbia intesa il Sig.r Galileo, et se far rispondere dal S.r Guiducci: la qual risposta non credo che gli dar nessun fastidio; ma  male che si occupi in queste cose, potendo scrivere cose migliori, sebene qui ancora si pu far valere e nelle matematiche et nella filosofia. Vedr di recapitare detta lettera e sapere quanto si desidera....



1426..

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER [in Roma].
Acquasparta, 12 novembre 1619.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423. car. 57t. - Autografa.

.... Le nove che mi d, mi sono molto care. Aspetto d'intendere della Libra Astronomica contro il S.r Galilei che ne dicono cost, e particolarmente il S.r Ciampoli, e che s'intenda del S.r Galilei sopra questo....



1427..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 novembre 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 92. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Io non credo che si siano smarite mie lettere scritte a V. S. Ecc.ma, perch veramente son passate molte settimane che non le ho scritto, non gi per soverchie occupationi, ma perch, havendo sempre diferito a supplire a questo debbito uffitio al giorno del sabbato, venendo poi a 20 hore la mattina a casa, ogni poco di affare o altro negotio che mi habbia sviato,  sopravenuta l'hora d'andar alla comedia, s che sono andato sempre diferendo alla seguente posta. Hora mi pervengono le sue de'8 del corrente, a me gratissime et carissime al solito, alle quali dar breve risposta.
Quanto al suo P. V.(1059), non essendo egli atto ad insegnare almeno l'humanit, riesce il suo negotio difficilissimo, perch per semplicemente accompagnar i figliuoli, pochi sariano che volessero entrar in spesa; e se havesse ritrovato recapito, io, per l'ardentissimo desiderio che io tengo di servire V. S. Ecc.ma, haverei tralasciato ogni gusto per dartene avviso. Non mancher di star su la pratica, ma senza fallo riuscir difficilissimo il ritrovar occasione.
Delle pietre io la ringratio sommamente, et parendole, potr consegnarle al Sig. Ressidente, gi che il Varottari ha diferito la sua venuta, veramente con mio disgusto, perch l'ho eccitato sempre a venire, et sempre ancora gli ho fatte le ambasciate di V. S. Ecc.ma Ho veduto la Scapigliata in copia, et l'originale ancora, n in vero mi  piacciuta n l'una n l'altra(1060). Ho fatto che egli mi copii certo ritratto di un fraticello fatto dal Bronzino; et veramente s' egli luntanato in modo dall'essemplare, che ho convenuto accrescere di molto il concetto c'havevo del Bronzino. Per, volendo anco esperimentar il Caval.ro Bassano, gli ho portato l'uno co l'altro, et in un'hora egli l'ha in modo ridotto, che dico e dir sempre ch'egli sia vero maestro del dipingere, sicome altrettanto tedioso nel finire l'opere principiate; il che  stato cagione che non habbia mandato mai a V. S. Ecc.ma quei pezzi che disegnavo, perch volendone far far una copia, egli mi va di palo in frasca.
Da Roma mi vengono promesse copie meravigliose di pitture rarissime. Sto aspettandole con desiderio. Se cost vi fossero copiatori buoni, et si potessero haver buoni originali, spenderei volentieri una cinquantina di scudi, cavando io un singolarissimo gusto dalle belle pitture: et belle intendo quelle che son fresche, moderne, vaghe et naturali, s che ingannino l'occhio, lasciando le affumicate, antiche, artificiose, malinconiche et originali a gli altri pi belli ingegni di me.
Nel dispiacer ch'io sento per l'aviso datomi da V. S. Ecc.ma dello stato cativo del Germini, godo almeno imaginandomi che ella si possi esser assicurata che le ho sempre scritto il vero di questo soggetto, e che sia hora conosciuto da lei di quelle condittioni che tante volte li ho avvisata. Ho stimato bene spronarlo con mie lettere indirizzate al S.r Ressidente, acci le accompagni con quattro parole, poich con lei havr forse qualche baldanza maggiore che col S.r Ressidente.
Non mi meraviglio che i Gesuiti habbiano risposto fredamente al Discorso delle Comete, perch i travagli della Germania, cagionati da i loro cattivi consigli, gl'hanno mossa la malinconia. Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio la mano.

In V.a, a 15 Novembre 1619.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1428..

ALESSANDRO TADINO a [GALILEO in Firenze].
Milano, 29 novembre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 81. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Oss.mo

L'osservanza che ho portato a V. S. sino nel mio tempo di studio in Padova, quando V. S. legeva matematica, fa che al presente di novo vivifichi seco la servit mia, se ben per la longhezza de molti anni haver presso di s scanzellato la memoria della persona mia; e perci havendo nella professione sua imparato io qualche cosa, mentre V. S. legeva in detto Studio, cos, per obligo et di natura et di servit, nelle ocasioni son tenuto honorarlo et riverirlo, n lasciar oltregiare la professione da persone mal dicenti. Hor donque occorre che quel Baldesarre Capra, quale furtivamente fece stampare le sue fatiche in materia della nova inventione del Compasso Geometrico, s' messo in posto ancora trattarne alle volte nelle congregationi de'studiosi; s che, parendomi il dovere che eruat veritas veritatem, vengo pregar V. S. restar servita voler far gratia di mandarme uno para di quelli soi libri, sopra quali appare il dolo et la sentenza che detero li Reformatori del Studio di Padova, acci me ne possa servire nelle ocasioni di mostrar al mondo il valor suo, e per lo contrario la temerit di questi tali che ardiscono violare la virt et fatiche d'altri. Prego donque V. S. farmene gratia, ch gline restar con perpetuo obligo. Alla quale, facendo fine, gli prego da N. S. ogni bene.

Da Milano, alli 29 9mbre 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.e
Alessandro Tadino,
fisico collegiato.



1429.

GIOVANNI CIAMPOLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 dicembre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 97. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re e P.ron mio Col.o

Dalla ultima lettera che V. S. mi scrive, veggo ch'ella non pu indursi a credere che il P. Grassi sia l'autore della Libra Astronomica; ma io torno a confermarle di nuovo che S. R. e li Padri Giesuiti vogliono che si sappia esser opera loro, e sono tanto lontani dal giuditio che ella ne fa, che se ne gloriano come di trionfo. Il P. Grassi tratta di V. S. con molto pi riserbo che non fanno molti altri Padri, a'quali  fatto molto familiare il vocabolo di annihilare; ma la verit , che dal P. Grassi non ho mai sentito uscir simil voce; anzi egli tratta tanto modestamente nel parlare, che tanto pi mi fa stupire nell'haver fatto la sua scrittura tanto gloriosa e con tanti scherzi mordaci. La risposta di V. S. si aspetta con gran desiderio, sapendosi hora mai universalmente che dalla mano sua non escono se non gioie pretiose, che sono incognite a gl'altri; e son certo che quanto pi sar copiosa di nuove conclusioni, tanto maggior maraviglia recher, la quale sar sempre accompagnata da quelle armi invincibili che sogliono essere nelli suoi discorsi.
Il S.r D. Virginio(1061) si ricorda servitore a V. S. et  partialissimo suo pi che mai, e tra persone grandi ne fa quella testimonianza che le pare di dovere. Il S.r March.e Muti(1062) la ringratia della memoria che ne conserva. Io non veggo l'hora di veder la risposta ch'ella d intentione di fare, perch sono certo che l'annihilare certe opinioni per universale inconsiderat[amente] talora ricevute con applauso, suole essere opera consueta delli suoi ragionamenti. V. S. mi conservi la gratia sua, e si persuada che io le vivo servitore svisceratissimo, con quella singolar reverenza che si deve all'eminenza delli meriti suoi.

Di Roma, il d 6 di Dicembre 1619.
Di V. S. molto Ill.re
Dev.mo et Obblig. Ser.re
Gio. Ciampoli.



1430..

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 21 dicembre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. X, car. 83-84. - Autografa la firma.

Molto Ill.re et Eccel.mo Sig.r mio P.ron Oss.mo

Il degno rispetto che ho sempre hauto di non impedire li suoi profittevoli et honoratissimi studii mi ha trattenuto lungo tempo di fargli riverenza: non ho possuto per in questa occorrenza, della quale li do raguaglio, far di meno di non affaticarla et ricorrere al saviissimo et prudentissimo suo giuditio, desiderando da V. S. sapere se ella ne ha qualche cosa vista et osservata.
La sera delli vinti setti del passato, alle due hore di notte, fu vista in occidente, tra l'equinotiale et il tropico di Capricorno, ma pi vicina al tropico, una cometa barbata, con il principio poco sopra l'orizzonte, cio da quattro gradi in circa, ma con la sua longitudine verso levante, longhissima, et a mio giuditio pi di 30 gradi. Il giorno seguente appar all'istessa hora, della istessa lunghezza, ma di latitudine grandissima della base o ver fine della barba; et in queste due notte che apparve conspicua, fu sempre il cielo nuvoloso, oscuro, et con pioggia minuta et con molto vento, principalmente in quella parte dove la cometa appariva. Le due sere seguenti non si vidde, per esser stato tempo sereno. Il primo et il secondo di Decembre si vidde insignimente, et cos appar sino alla matina. Per sempre and accostandosi verso il sole, dal quale non era molto discosta nel suo primo apparire, essendo la cometa comparsa circa li otto gradi di Capricorno, mentre il sole si ritrovava nelli quattro et cinquanta minuti di Sagittario; ma per questo suo moto verso il sole  stato molto tardo, et per questo si  vista, si bene pi e meno, sino alli dieci del presente: ma da mezzo giorno a tramontana si  mossa assai velocemente. Queste cose sono state da me prima osservate in Roma, habitando io in una casa molto alta nel pi sublime loco di Monte Cavallo. Di Grazz ancora si scrive, per una venuta ad un mio amico, esser stata vista alli 25, la notte alle undeci hore, con il principio sopra la Carintia et la coda verso l'Austria Superiore. Qui li Patri Giesuiti mi hanno levata una calunnia, con una persequtione al loro solito, che io sia stato l'autore di questo, ma che sia una cosa vana et finta da me, et che non sia stato altro che il foco di una fornace che brugiava fuor della Porta de'Cavalliggieri; et non ostante che infiniti huomini et quasi tutta Roma la vedessero nelli primi giorni con la sua stella sopra l'orizzonte, et continuamente l'habbiano vista sopra le nuvole, le quali li passavano di sotto et cos alle volte la ricoprivano, tutta volta sono stati ostinatissimi, et con il gran sguito che hanno han ritrovata tanta fede, che non pochi pertinacemente seguitano il lor parere. Per tanto ho voluto affatigar V. S., acci mi favorisca avisarme del suo giuditio.
Io son restato tanto sodisfatto del Discorso delle Comete fatto dal(1063) Sig.r Figliucci(1064), che non posso satiarmi di lodarlo et predicarlo: et veramente  degno sugetto di cotesta Ill.ma Accademia, la quale  stata sempre ripiena di mirabili e supremi ingegni; et mi son confirmato nella opinione che ho sempre tenuta, et che anche scrissi del sei cento et tredici(1065), et inviai, si ben mi ricordo, a V. S. Eccl.ma, quale hora si d alla stampa con tre altri miei libri De immortalitate animorum ex sententia Aristotelis(1066) et altri opusculi di filosofia, che le comete non siano esalationi accese, ma refrattioni de lumi del sole fatte da vapori o da parte alcuna pi densa del cielo: e bench li Reverendi Padri Censori et Aristarchi di tutto l'universo habbino sentito aspramente la forza delle vivacissime ragioni, et habino procurato qui con argumenti di parole tirare a s molta turba, tutta volta non hanno possuto a tutti persuadere, perch la forza della verit  troppo grande. Et perch intendo che V. S. Eccl.ma ha scritto ultimamente un trattato delle comete(1067), il quale non troppo si vede in Roma, con tutto che habbi usata molta diligenza di haverlo; per tanto ho voluto supplicarla, come fo con questa, si degni farmene gratia di uno, et inviarmelo per via dell'Eccl.mo Sig.r Ambasciatore o altra commodit sicura, come meglio parer alla cortesia di V. S. Eccl.ma, et potr indirizzarla colla mia soprascritta al bidello del nostro Studio della Sapienza. Mi scusi del lungo tedio, et mi conservi nel numero de'pi devoti et affettionati servitori; con che fine, pregandoli dal Signore queste et infinite altre bone feste, li bagio le mani.

Da Roma, li 21 di Decembre 1619.
Di V. S. molto Ill.re et Eccl.ma
Servitore Devotis.mo
Giulio Cesare Lagalla.



1431.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 21 dicembre 1619.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 93. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Scrissi gi alcune settimane al S.r Ressidente, et gli mandai una mia per il Germini, pregandolo veder di riscuotere il nostro credito c'habbiamo con lui; ma, per la risposta che io tengo, non s' mai potuto ritrovarlo, et di lui et del fratello s'hanno pessime relationi. Prego V. S., a nome anco del S.r Zaccaria(1068), adoperar l'auttorit sua, acci questo ribaldello non ci faccia stare.
Al Varottari io voleva dar sodisfattione della Scapigliata(1069): ma sicome egli usa modestia nel dire con V. S. Ecc.ma, et come non tiene conto, negando di far dimanda alcuna, cos all'incontro io so che pretende molto pi del Bassano dell'opere sue. Ho essaminato un suo giovane, mostrando voler il suo consiglio, e m'ha voluto persuadere a dargli venti ducati o almeno quindici; il che non ho voluto fare, se prima non ho aviso da V. S. Ecc.ma, parendomi che se il Bassano fa un ritratto per dieci scudi, possi questo contentarsi di dieci ducati. Io sono alquanto impedito: non posso esser pi lungo; le baccio la mano.

In V.a, a 21 Xbre 1619.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



1432..

LORENZO PIGNORIA a GALILEO GALILEI in Firenze.
Padova, 27 dicembre 1619.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 99. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io non so trovare l'et del figliolo(1070) di V. S. ne'nostri libri, et sar necessario ch'io habbia il nome del figliolo et della madre(1071).
Il S.r Sandelli le vive servidore, et Mons.r Gualdo sta bene, allegro al solito et di buona voglia. Il P. D. Girolamo Spinelli, alias Cecco d'i Ronchitti(1072),  Priore qui in S.ta Giustina. Io mi prendo licenza di baciar le mani a V. S. a nome di esso et de i sopradetti fin che lo ratificaranno, come so che faranno ben volontieri, et io fo 'l simile, desiderandole ogni contentezza.

Di Pad.a, il d 27 Dec.re 1619.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.o
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza


FINE DEL VOLUME DUODECIMO.




INDICE CRONOLOGICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XII
(1614 - 1619).


963
Gio. Antonio Magini a Galileo
1 gennaio 1614
964
Federico Cesi a Galileo
3 gennaio 1614
965
Filippo Salviati a Galileo
13 gennaio 1614
966
Silvestro Landini a Galileo
17 gennaio 1614
967
Federico Cesi a Galileo
18 gennaio 1614
968
Federico Cesi a Galileo
24 gennaio 1614
969
GALILEO a Gio. Battista Baliani
25 gennaio 1614
970
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
27 gennaio 1614
971
Federico Cesi a Galileo
30 gennaio 1614
972
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
30 gennaio 1614
973
Gio. Battista Baliani a Galileo
31 gennaio 1614
974
Benedetto Castelli a Galileo
5 febbraio 1614
975
Marco Welser a Giovanni Kepler
11 febbraio 1614
976
Benedetto Castelli a Galileo
12 febbraio 1614
977
Federico Cesi a Galileo
15 febbraio 1614
978
Benedetto Castelli a Galileo
26 febbraio 1614
979
Antonio Santini a Galileo
28 febbraio 1614
980
Federico Cesi a Galileo
1 marzo 1614
981
Benedetto Castelli a Galileo
5 marzo 1614
982
Tommaso Campanella a Galileo
8 marzo 1614
983
GALILEO a Gio. Battista Baliani
12 marzo 1614
984
Benedetto Castelli a Galileo
12 marzo 1614
985
Marino Ghetaldi a Galileo
15 marzo 1614
986
Tommaso Giannini a Galileo
15 marzo 1614
987
Benedetto Castelli a Galileo
19 marzo 1614
988
Federico Cesi a Galileo
21 marzo 1614
989
Benedetto Castelli a Galileo
23 marzo 1614
990
Paolo Pozzobonelli a Galileo
23 marzo 1614
991
Benedetto Castelli a Galileo
2 aprile 1614
992
Gio. Battista Baliani a Galileo
4 aprile 1614
993
Giovanfrancesco Sagredo a Marco Welser
4 aprile 1614
994
Conte Conti a Galileo
11 aprile 1614
995
Federico Cesi a Galileo
12 aprile 1614
996
Benedetto Castelli a Galileo
16 aprile 1614
997
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
19 aprile 1614
998
Benedetto Castelli a Galileo
21 aprile 1614
999
Federico Cesi a Galileo
26 aprile 1614
1000
Bernardino Gaio a Galileo
26 aprile 1614
1001
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
26 aprile 1614
1002
Benedetto Castelli a Galileo
4 maggio 1614
1003
Benedetto Castelli a Galileo
7 maggio 1614
1004
Marco Welser a Giovanni Faber
9 maggio 1614
1005
Francesco Stelluti a Galileo
10 maggio 1614
1006
Benedetto Castelli a Galileo
14 maggio 1614
1007
GALILEO a Michelangelo Buonarroti
15 maggio 1614
1008
Fabio Colonna a Galileo
16 maggio 1614
1009
Michele Maestlin a Giovanni Kepler
17 maggio 1614
1010
Lorenzo Pignoria a Galileo
23 maggio 1614
1011
Marco Welser a Giovanni Faber
23 maggio 1614
1012
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
24 maggio 1614
1013
Francesco Stelluti a Galileo
24 maggio 1614
1014
Francesco Stelluti a Galileo
31 maggio 1614
1015
Benedetto Castelli a Galileo
4 giugno 1614
1016
Federico Cesi a Galileo
14 giugno 1614
1017
Francesco Stelluti a Galileo
14 giugno 1614
1018
GALILEO a Cosimo II, Granduca di Toscana
giugno 1614
1019
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Galileo
17 giugno 1614
1020
Fabio Colonna a Galileo
19 giugno 1614
1021
Giovanni Bardi a Galileo
20 giugno 1614
1022
Matteo Welser a Galileo
20 giugno 1614
1023
Francesco Stelluti a Galileo
28 giugno 1614
1024
Giovanni Bardi a Galileo
2 luglio 1614
1025
Lodovica Vinta a Galileo
2 luglio 1614
1026
Paolo Gualdo a Galileo
5 luglio 1614
1027
Vincenzo Mirabella a Galileo
7 luglio 1614
1028
Antonio Santini a Galileo
11 luglio 1614
1029
Federico Cesi a Galileo
12 luglio 1614
1030
Ottavio Pisani a Galileo
18 luglio 1614
1031
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
25 luglio 1614
1032
Fabio Colonna a Galileo
29 luglio 1614
1033
Lorenzo Pignoria a Galileo
1 agosto 1614
1034
Francesco Stelluti a Galileo
2 agosto 1614
1035
Fabio Colonna a Galileo
8 agosto 1614
1036
Federico Cesi a Galileo
9 agosto 1614
1037
Conte Conti a Galileo
15 agosto 1614
1038
GALILEO a Paolo Gualdo
16 agosto 1614
1039
Federico Cesi a Galileo
16 agosto 1614
1040
Vincenzo Mirabella a Galileo
19 agosto 1614
1041
Federico Cesi a Galileo
23 agosto 1614
1042
Federico Cesi a Galileo
13 settembre 1614
1043
Antioco Bentivogli a Galileo
21 settembre 1614
1044
Gio. Battista Della Porta a Galileo
26 settembre 1614
1045
Fabio Colonna a Galileo
3 ottobre 1614
1046
Luca Valerio a Galileo
3 ottobre 1614
1047
Federico Cesi a Galileo
4 ottobre 1614
1048
Niccol Fabri di Peiresc a Paolo Gualdo
5 ottobre 1614
1049
GALILEO a Michelangelo Buonarroti
13 ottobre 1614
1050
Antioco Bentivogli a Galileo
19 ottobre 1614
1051
Michelangelo Galilei a Galileo
22 ottobre 1614
1052
Girolamo da Sommaia a Galileo
5 novembre 1614
1053
Luca Valerio a Federico Cesi
7 novembre 1614
1054
Giovanni Ciampoli a Galileo
8 novembre 1614
1055
Benedetto Castelli a Galileo
12 novembre 1614
1056
Paolo Gualdo a Galileo
20 novembre 1614
1057
Benedetto Castelli a Galileo
26 novembre 1614
1058
GALILEO a Paolo Gualdo
1 dicembre 1614
1059
Benedetto Castelli a Galileo
3 dicembre 1614
1060
Giovanni Tarde a Galileo
6 dicembre 1614
1061
Paolo Gualdo a Galileo
13 dicembre 1614
1062
Benedetto Castelli a Galileo
19 dicembre 1614
1063
GALILEO a Michelangelo Buonarroti
20 dicembre 1614
1064
Federico Cesi a Galileo
24 dicembre 1614
1065
Benedetto Castelli a Galileo
31 dicembre 1614
1066
Ottavio Pisani a Giovanni Kepler
1614
1067
Federico Cesi a Galileo
dic. 1614 - genn. 1615



1068
Niccol Fabri di Peiresc a Paolo Gualdo
2 gennaio 1615
1069
Benedetto Castelli a Galileo
6 gennaio 1615
1070
Luigi Maraffi a Galileo
10 gennaio 1615
1071
Federico Cesi a Galileo
12 gennaio 1615
1072
Benedetto Castelli a Galileo
13-14 gennaio 1615
1073
Niccol Tassi a Galileo
17 gennaio 1615
1074
Benedetto Castelli a Galileo
21 gennaio 1615
1075
Benedetto Castelli a Galileo
28 gennaio 1615
1076
Federico Cesi a Galileo
2 febbraio 1615
1077
Cristoforo Scheiner a Galileo
6 febbraio 1615
1078
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
7 febbraio 1615
1079
Niccol Lorini a Paolo Sfondrati
7 febbraio 1615
1080
Santorre Santorio a Galileo
9 febbraio 1615
1081
GALILEO a Piero Dini
16 febbraio 1615
1082
Paolo Gualdo a Galileo
18 febbraio 1615
1083
Benedetto Castelli a Galileo
20 febbraio 1615
1084
Piero Dini a Galileo
21 febbraio 1615
1085
Giovanni Ciampoli a Galileo
28 febbraio 1615
1086
Giovanni Faber a Galileo
28 febbraio 1615
1087
Ottavio Pisani a Galileo
2 marzo 1615
1088
Ottavio Pisani a Cosimo II, Granduca di Toscana
marzo 1615
1089
Federico Cesi a Galileo
7 marzo 1615
1090
Piero Dini a Galileo
7 marzo 1615
1091
Lelio Marzari a Gio Garsia Millini
7 marzo 1615
1092
Francesco Bonciani a Gio. Garsia Millini
8 marzo 1615
1093
GALILEO ad Andrea Cioli
10 marzo 1615
1094
Benedetto Castelli a Galileo
12 marzo 1615
1095
Piero Dini a Galileo
14 marzo 1615
1096
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
15 marzo 1615
1097
Benedetto Castelli a Galileo
18 marzo 1615
1098
Alessandro d'Este a Galileo
18 marzo 1615
1099
Giovanni Ciampoli a Galileo
21 marzo 1615
1100
GALILEO a Piero Dini
23 marzo 1615
1101
Benedetto Castelli a Galileo
25 marzo 1615
1102
Piero Dini a Galileo
27 marzo 1615
1103
Giovanni Ciampoli a Galileo
28 marzo 1615
1104
Francesco Bonciani a Gio. Garsia Millini
28 marzo 1615
1105
Piero Dini a Galileo
3 aprile 1615
1106
Benedetto Castelli a Galileo
9 aprile 1615
1107
Federico Cesi a Galileo
11 aprile 1615
1108
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
11 aprile 1615
1109
Cristoforo Scheiner a Galileo
11 aprile 1615
1110
Roberto Bellarmino a Paolo Antonio Foscarini
12 aprile 1615
1111
Cornelio..., Inquisitore di Firenze, a Gio. Garsia Millini
13 aprile 1615
1112
Piero Dini a Galileo
18 aprile 1615
1113
Piero Dini a Galileo
20 aprile 1615
1114
Piero Dini a Galileo
25 aprile 1615
1115
Piero Dini a Galileo
2 maggio 1615
1116
Ottavio Pisani a Galileo
2 maggio 1615
1117
Benedetto Castelli a Enea Piccolomini d'Aragona
2 maggio 1615
1118
Benedetto Castelli a Galileo
6 maggio 1615
1119
Cornelio..., Inquisitore di Firenze, a Gio. Garsia Millini
11 maggio 1615
1120
Benedetto Castelli a Galileo
13 maggio 1615
1121
Federico Cesi a Galileo
15 maggio 1615
1122
Piero Dini a Galileo
16 maggio 1615
1123
Benedetto Castelli a Galileo
20 maggio 1615
1124
GALILEO a Piero Dini
maggio 1615
1125
Alessandro d'Este a Galileo
9 giugno 1615
1126
Gio. Battista Baliani a Galileo
17 giugno 1615
1127
Federico Cesi a Galileo
20 giugno 1615
1128
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
20 giugno 1615
1129
Desiderio Scaglia a Gio. Garsia Millini
24 giugno 1615
1130
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
4 luglio 1615
1131
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
18 luglio 1615
1132
Gio. Battista Chiodino a Gio. Garsia Millini
24 luglio 1615
1133
Niccol Fabri di Peiresc a Paolo Gualdo
30 luglio 1615
1134
Fabio Colonna a Galileo
14 agosto 1615
1135
Federico Cesi a Galileo
25 agosto 1615
1136
Luca Valerio a Galileo
10 settembre 1615
1137
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
10 ottobre 1615
1138
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
17 ottobre 1615
1139
Desiderio Scaglia a Gio. Garsia Millini
21 ottobre 1615
1140
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
24 ottobre 1615
1141
Lelio Marzari a Fabrizio Veralli
15 novembre 1615
1142
Cosimo II, Granduca di Toscana, a Piero Guicciardini
28 novembre 1615
1143
Cosimo II, Granduca di Toscana, a Francesco Maria del Monte
28 novembre 1615
1144
Cosimo II, Granduca di Toscana, a Paolo Giordano II Orsini
28 novembre 1615
1145
Cosimo II, Granduca di Toscana, ad Alessandro Orsini
28 novembre 1615
1146
Curzio Picchena ad Annibale Primi
28 novembre 1615
1147
Cosimo II, Granduca di Toscana, a Scipione Borghese
2 dicembre 1615
1148
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
5 dicembre 1615
1149
Piero Guicciardini a Curzio Picchena
5 dicembre 1615
1150
Piero Guicciardini a Cosimo II, Granduca di Toscana
11 dicembre 1615
1151
Francesco Maria del Monte a Cosimo II, Granduca di Toscana
11 dicembre 1615
1152
GALILEO a Curzio Picchena
12 dicembre 1615
1153
Luigi Maraffi a Galileo
12 dicembre 1615
1154
Curzio Picchena a Galileo
19 dicembre 1615
1155
GALILEO a Curzio Picchena
26 dicembre 1615
1156
Antonio Querengo ad Alessandro d'Este
30 dicembre 1615
1157
Onofrio Castelli a Galileo
31 dicembre 1615
1158
GALILEO a Cristina di Lorena
1615
1159
Paolo Antonio Foscarini a Galileo
1615- 1616



1160
GALILEO a Curzio Picchena
1 gennaio 1616
1161
Antonio Querengo ad Alessandro d'Este
1 gennaio 1616
1162
Curzio Picchena a Galileo
2 gennaio 1616
1163
Curzio Picchena a Galileo
7 gennaio 1616
1164
GALILEO a Curzio Picchena
8 gennaio 1616
1165
Onofrio Castelli ad Asdrubale Barbolani di Montauto
10 gennaio 1616
1166
Curzio Picchena a Galileo
12 gennaio 1616
1167
Antonio Querengo ad Alessandro d'Este
13 gennaio 1616
1168
GALILEO a Curzio Picchena
16 gennaio 1616
1169
Curzio Picchena a Galileo
19 gennaio 1616
1170
Antonio Querengo ad Alessandro d'Este
20 gennaio 1616
1171
GALILEO a Curzio Picchena
23 gennaio 1616
1172
Antonio Querengo ad Alessandro d'Este
27 gennaio 1616
1173
GALILEO a Curzio Picchena
30 gennaio 1616
1174
GALILEO a Curzio Picchena
6 febbraio 1616
1175
Curzio Picchena a Galileo
6 febbraio 1616
1176
Cosimo II, Granduca di Toscana, ad Alessandro Orsini
12 febbraio 1616
1177
GALILEO a Curzio Picchena
13 febbraio 1616
1178
Curzio Picchena a Galileo
13 febbraio 1616
1179
Scipione Borghese a Cosimo II, Granduca di Toscana
13 febbraio 1616
1180
Curzio Picchena a Galileo
17 febbraio 1616
1181
Curzio Picchena a Galileo
19 febbraio 1616
1182
GALILEO a Curzio Picchena
20 febbraio 1616
1183
Alessandro Orsini a Cosimo II, Granduca di Toscana
20 febbraio 1616
1184
GALILEO a Giacomo Muti
28 febbraio 1616
1185
Piero Guicciardini a Cosimo II, Granduca di Toscana
4 marzo 1616
1186
Antonio Querengo ad Alessandro d'Este
5 marzo 1616
1187
GALILEO a Curzio Picchena
6 marzo 1616
1188
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
11 marzo 1616
1189
GALILEO a Curzio Picchena
12 marzo 1616
1190
Curzio Picchena a Galileo
12 marzo 1616
1191
Curzio Picchena a Galileo
20 marzo 1616
1192
GALILEO a Curzio Picchena
26 marzo 1616
1193
Paolo Sfondrati all'Inquisitore di Modena
2 aprile 1616
1194
Raffaello Gualterotti a Galileo
3 aprile 1616
1195
Benedetto Castelli a Galileo
20 aprile 1616
1196
Tobia Matthew a Francesco Bacone
21 aprile 1616
1197
GALILEO a Curzio Picchena
23 aprile 1616
1198
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
23 aprile 1616
1199
Piero Guicciardini a Curzio Picchena
13 maggio 1616
1200
Piero Guicciardini a Curzio Picchena
14 maggio 1616
1201
GALILEO a Bartolomeo Leonardi d'Argensola
16 maggio 1616
1202
Curzio Picchena a Galileo
23 maggio 1616
1203
Bartolomeo Leonardi d'Argensola a Galileo
31 maggio 1616
1204
Niccol Antonio Stelliola a Galileo
1 giugno 1616
1205
Alessandro Orsini a Cosimo II, Granduca di Toscana
1 giugno 1616
1206
Pierluigi Caraffa a Gio. Garsia Millini
2 giugno 1616
1207
Francesco Maria del Monte a Cosimo II, Granduca di Toscana
4 giugno 1616
1208
Matteo Caccini ad Alessandro Caccini
11 giugno 1616
1209
Federico Cesi a Galileo
25 giugno 1616
1210
Alessandro Orsini a Galileo
26 giugno 1616
1211
Curzio Picchena a Orso d'Elci
30 giugno 1616
1212
Curzio Picchena a Bartolomeo Leonardi d'Argensola
30 giugno 1616
1213
Cosimo II, Granduca di Toscana, ad Orso d'Elci
30 giugno 1616
1214
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
16 luglio 1616
1215
Federico Cesi a Galileo
23 luglio 1616
1216
Federico Cesi a Galileo
28 luglio 1616
1217
Gio. Angelo Altemps a Galileo
30 luglio 1616
1218
GALILEO a Federico Cesi
27 agosto 1616
1219
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
27 agosto 1616
1220
Federico Cesi a Galileo
3 settembre 1616
1221
Giovanni Faber a Galileo
3 settembre 1616
1222
Giovanni Faber a Federigo Borromeo
3 settembre 1616
1223
Pietro Iacopo Failla a Galileo
6 settembre 1616
1224
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
10 settembre 1616
1225
Malatesta Porta a Galileo
13 settembre 1616
1226
Federigo Borromeo a Giovanni Faber
21 settembre 1616
1227
Alessandro Capoano a Galileo
29 settembre 1616
1228
Federico Cesi a Galileo
8 ottobre 1616
1229
Orso d'Elci a Curzio Picchena
13 ottobre 1616
1230
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
15 ottobre 1616
1231
Tommaso Campanella a Galileo
3 novembre 1616
1232
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
12 novembre 1616
1233
GALILEO a Pietro di Castro, conte di Lemos
13 novembre 1616
1234
GALILEO a Francesco di Sandoval, duca di Lerma
13 novembre 1616
1235
GALILEO ad Orso d'Elci
13 novembre 1616
1236
Benedetto Castelli a Galileo
16 novembre 1616
1237
Gio. Battista Bonsi a Galileo
28 novembre 1616
1238
Malatesta Porta a Galileo
24 dicembre 1616
1239
Virginio Cesarini a Galileo
31 dicembre 1616
1240
Giovanni Ciampoli a Galileo
31 dicembre 1616



1241
Benedetto Castelli a Galileo
7 gennaio 1617
1242
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
7 gennaio 1617
1243
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
20 gennaio 1617
1244
Tobia Adami a Galileo
26 gennaio 1617
1245
Fabio Colonna a Galileo
3 febbraio 1617
1246
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
7 febbraio 1617
1247
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
14 febbraio 1617
1248
Benedetto Castelli a Galileo
22 febbraio 1617
1249
Federico Cesi a Galileo
11 marzo 1617
1250
Pietro di Castro, conte di Lemos, a Galileo
18 marzo 1617
1251
GALILEO a Curzio Picchena
22 marzo 1617
1252
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
7 aprile 1617
1253
Pietro Francesco Malaspina a Galileo
18 aprile 1617
1254
Benedetto Castelli a Galileo
16 maggio 1617
1255
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
20 maggio 1617
1256
Benedetto Castelli a Galileo
21 maggio 1617
1257
Benedetto Castelli a Galileo
24 maggio 1617
1258
Federigo Borromeo a Galileo
14 giugno 1617
1259
GALILEO ad Andrea Cioli
16 giugno 1617
1260
GALILEO ad Orso d'Elci
giugno 1617
1261
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
8 luglio 1617
1262
Ascanio Turtorini a Gallanzone Gallanzoni
12 luglio 1617
1263
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
21 luglio 1617
1264
Antonio Giggi a Galileo
26 luglio 1617
1265
Gallanzone Gallanzoni a Galileo
28 luglio 1617
1266
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
5 agosto 1617
1267
Fabio Colonna a Galileo
10 agosto 1617
1268
Orso d'Elci a Curzio Picchena
10 agosto 1617
1269
Francesco Stelluti a Galileo
11 agosto 1617
1270
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
12 agosto 1617
1271
Michelangelo Galilei a Galileo
16 agosto 1617
1272
Federico Cesi a Galileo
22 agosto 1617
1273
Giovanni Faber a Galileo
26 agosto 1617
1274
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
26 agosto 1617
1275
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
9 settembre 1617
1276
Annibale Guiducci a Galileo
11 settembre 1617
1277
Orso d'Elci a Francesco di Sandoval, duca di Lerma
11 settembre 1617
1278
Benedetto Castelli a Galileo
18 settembre 1617
1279
Francesco Stelluti a Galileo
29 settembre 1617
1280
Girolamo Magagnati a Galileo
30 settembre 1617
1281
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
20 ottobre 1617
1282
Girolamo Magagnati a Galileo
4 novembre 1617
1283
Francesco di Sandoval, duca di Lerma, al Presidente del Consiglio delle Indie
6 novembre 1617
1284
Tobia Adami a Galileo
10 novembre 1617
1285
Orso d'Elci a Curzio Picchena
30 novembre 1617
1286
GALILEO a Curzio Picchena
4 dicembre 1617
1287
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
9 dicembre 1617
1288
Federico Cesi a Galileo
22 dicembre 1617
1289
GALILEO a Federigo Borromeo
23 dicembre 1617
1290
GALILEO ad Orso d'Elci
25 dicembre 1617
1291
Antonio Giggi a Galileo
27 dicembre 1617
1292
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
30 dicembre 1617



1293
Lelio d'Oriolo a Galileo
2 gennaio 1618
1294
Federigo Borromeo a Galileo
3 gennaio 1618
1295
Cesare Cremonini a Giovanfrancesco Sagredo
7 gennaio 1618
1296
Orso d'Elci a Curzio Picchena
11 gennaio 1618
1297
Alessandro Orsini a Galileo
12 gennaio 1618
1298
Federico Cesi a Galileo
13 gennaio 1618
1299
Giovanfrancesco Sagredo a Cesare Cremonini
13 gennaio 1618
1300
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
13 gennaio 1618
1301
Giovanfrancesco Sagredo a Cesare Cremonini
19 gennaio 1618
1302
Cesare Cremonini a Giovanfrancesco Sagredo
20 gennaio 1618
1303
Curzio Picchena a Galileo
25 gennaio 1618
1304
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
3 febbraio 1618
1305
Benedetto Castelli a Galileo
7 febbraio 1618
1306
Benedetto Castelli a Galileo
14 febbraio 1618
1307
Benedetto Castelli a Galileo
1 marzo 1618
1308
Alessandro d'Este a Galileo
2 marzo 1618
1309
Francesco Pinelli a Paolo Gualdo
15 marzo 1618
1310
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
18 marzo 1618
1311
Paolo Gualdo a Galileo
3 aprile 1618
1312
GALILEO a Curzio Picchena
19 aprile 1618
1313
Curzio Picchena a Galileo
19 aprile 1618
1314
GALILEO a Curzio Picchena
20 aprile 1618
1315
Federico Cesi a Galileo
20 aprile 1618
1316
Orso d'Elci a Curzio Picchena
23 aprile 1618
1317
Girolamo da Sommaia a Galileo
25 aprile 1618
1318
Paolo Gualdo e Lorenzo Pignoria a Galileo
26 aprile 1618
1319
Federico Cesi a Galileo
28 aprile 1618
1320
Girolamo Magagnati a Galileo
28 aprile 1618
1321
Federico Cesi a Galileo
5 maggio 1618
1322
Federico Cesi a Galileo
11 maggio 1618
1323
GALILEO a Federigo Borromeo
16 maggio 1618
1324
GALILEO a Leopoldo d'Austria
23 maggio 1618
1325
Cosimo II, Granduca di Toscana, a Francesco Maria della Rovere
23 maggio 1618
1326
Cesare Cremonini a Giovanfrancesco Sagredo
26 maggio 1618
1327
Niccol Riccardi a Galileo
28 maggio 1618
1328
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
2 giugno 1618
1329
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
23 giugno 1618
1330
Giulio Gerini a Galileo
9 luglio 1618
1331
Federico Cesi a Galileo
10 luglio 1618
1332
Leopoldo d'Austria a Galileo
11 luglio 1618
1333
Virginio Cesarini a Galileo
21 luglio 1618
1334
Giovanni Ciampoli a Galileo
21 luglio 1618
1335
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
28 luglio 1618
1336
Roberto Ubaldini a Galileo
29 luglio 1618
1337
Filippo d'Assia a Galileo
luglio 1618
1338
Niccol Fabri di Peiresc a Giovanni Vittorio de'Rossi
3 agosto 1618
1339
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
4 agosto 1618
1340
Francesco Stelluti a Galileo
10 agosto 1618
1341
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
18 agosto 1618
1342
Giuseppe Neri a Galileo
22 agosto 1618
1343
Giovanni Ciampoli a Federico Cesi
24 agosto 1618
1344
Federigo Borromeo a Galileo
27 agosto 1618
1345
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
6 settembre 1618
1346
Giovanni Faber a Galileo
7 settembre 1618
1347
Carlo Muti a Galileo
7 settembre 1618
1348
Paolo Gualdo a Galileo
14 settembre 1618
1349
Virginio Cesarini a Galileo
1 ottobre 1618
1350
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
13 ottobre 1618
1351
Giovanni Remo a Giovanni Kepler
20 ottobre 1618
1352
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
27 ottobre 1618
1353
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
3 novembre 1618
1354
.......... a ...........
23 novembre 1618
1355
Paolo Gualdo a Galileo
30 novembre 1618
1356
.......... a ...........
30 novembre 1618
1357
Virginio Cesarini a Galileo
1 dicembre 1618
1358
Giovanni Kepler a Giovanni Remo
1 dicembre 1618
1359
Giuseppe Neri a Galileo
12 dicembre 1618
1360
Zaccaria Sagredo a Galileo
12 dicembre 1618
1361
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
15 dicembre 1618
1362
Domenico Bonsi a Galileo
18 dicembre 1618
1363
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
22 dicembre 1618
1364
Federico Cesi a Giovanni Faber
24 dicembre 1618
1365
Francesco Stelluti a Galileo
25 dicembre 1618



1366
Ippolito Aldobrandini a Galileo
5 gennaio 1629
1367
Alberto Gondi a Galileo
5 gennaio 1619
1368
Giovanni Remo a Galileo
12 gennaio 1619
1369
Leopoldo d'Austria a Galileo
13 gennaio 1619
1370
Federico Cesi a Giovanni Faber
14 gennaio 1619
1371
Ottavio Bandini a Galileo
19 gennaio 1619
1372
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
19 gennaio 1619
1373
Leopoldo d'Austria a Galileo
12 febbraio 1619
1374
Federico Cesi a Galileo
15 febbraio 1619
1375
Roberto Galilei a Galileo
16 febbraio 1619
1376
GALILEO a Cosimo II, Granduca di Toscana
febbraio 1619
1377
Francesco Stelluti a Galileo
22 febbraio 1619
1378
Gio. Battista Rinuccini a Galileo
2 marzo 1619
1379
Buonaventura Cavalieri a Galileo
6 marzo 1619
1380
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
8 marzo 1619
1381
Giovanni Remo a Giovanni Kepler
13 marzo 1619
1382
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
30 marzo 1619
1383
Giovanni Faber a Galileo
3 aprile 1619
1384
Tobia Matthew a Francesco Bacone
14 aprile 1619
1385
Cosimo Giunti a Galileo
16 aprile 1619
1386
Lorenzo Usimbardi a Cosimo II, Granduca di Toscana
18 aprile 1619
1387
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
11 maggio 1619
1388
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
24 maggio 1619
1389
GALILEO a Curzio Picchena
26 maggio 1619
1390
Camillo Germini a Galileo
1 giugno 1619
1391
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
7 giugno 1619
1392
Mario Guiducci a Leopoldo d'Austria
8 giugno 1619
1393
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
22 giugno 1619
1394
GALILEO a Maffeo Barberini
29 giugno 1619
1395
GALILEO a Federigo Borromeo
29 giugno 1619
1396
Maffeo Barberini a Galileo
5 luglio 1619
1397
Alessandro d'Este a Galileo
6 luglio 1619
1398
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
6 luglio 1619
1399
Giovanni Ciampoli a Galileo
12 luglio 1619
1400
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
12 luglio 1619
1401
Federigo Borromeo a Galileo
16 luglio 1619
1402
Alessandro Orsini a Galileo
19 luglio 1619
1403
Giovanni Remo a Giovanni Kepler
23 luglio 1619
1404
Antonio Giggi a Galileo
24 luglio 1619
1405
Alessandro d'Este a Galileo
27 luglio 1619
1406
Federico Cesi a Galileo
28 luglio 1619
1407
Federigo Borromeo a Galileo
31 luglio 1619
1408
Virginio Cesarini a Galileo
3 agosto 1619
1409
Francesco Stelluti a Galileo
6 agosto 1619
1410
Gio. Battista Baliani a Galileo
8 agosto 1619
1411
Fabio Colonna a Galileo
8 agosto 1619
1412
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
10 agosto 1619
1413
Giovanni Remo a Giovanni Kepler
13 agosto 1619
1414
Carlo Muti a Galileo
16 agosto 1619
1415
Riccardo White a Galileo
16 agosto 1619
1416
Giovanni Bartoluzzi a Galileo
17 agosto 1619
1417
Giovanni Remo a Galileo
24 agosto 1619
1418
Giovanni Remo a Galileo
24 agosto 1619
1419
Federico Cesi a Galileo
10 settembre 1619
1420
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
21 settembre 1619
1421
Carlo Muti a Galileo
24 settembre 1619
1422
Michelangelo Galilei a Galileo
10 ottobre 1619
1423
Giovanni Ciampoli a Galileo
18 ottobre 1619
1424
Giovanni Kepler a Giovanni Remo
ottobre 1619
1425
Francesco Stelluti a Giovanni Faber
2 novembre 1619
1426
Federico Cesi a Giovanni Faber
12 novembre 1619
1427
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
15 novembre 1619
1428
Alessandro Tadino a Galileo
29 novembre 1619
1429
Giovanni Ciampoli a Galileo
6 dicembre 1619
1430
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
21 dicembre 1619
1431
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
21 dicembre 1619
1432
Lorenzo Pignoria a Galileo
27 dicembre 1619


INDICE ALFABETICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XII
(1614 - 1619).




N.
Adami Tobia a Galileo
26 gennaio 1617
1244
Adami Tobia a Galileo
10 novembre 1617
1284
Aldobrandini Ippolito a Galileo
5 gennaio 1629
1366
Altemps Gio. Angelo a Galileo
30 luglio 1616
1217
Assia (d') Filippo a Galileo
30 luglio 1618
1337
Austria (d') Leopoldo a Galileo
11 luglio 1618
1332
Austria (d') Leopoldo a Galileo
13 gennaio 1619
1369
Austria (d') Leopoldo a Galileo
12 febbraio 1619
1373



Baliani Gio. Battista a Galileo
31 gennaio 1614
973
Baliani Gio. Battista a Galileo
4 aprile 1614
992
Baliani Gio. Battista a Galileo
17 giugno 1615
1126
Baliani Gio. Battista a Galileo
8 agosto 1619
1410
Bandini Ottavio a Galileo
19 gennaio 1619
1371
Barberini Maffeo a Galileo
5 luglio 1619
1396
Bardi Giovanni a Galileo
20 giugno 1614
1021
Bardi Giovanni a Galileo
2 luglio 1614
1024
Bartoluzzi Giovanni a Galileo
17 agosto 1619
1416
Bellarmino Roberto a Paolo Antonio Foscarini
12 aprile 1615
1110
Bentivogli Antioco a Galileo
21 settembre 1614
1043
Bentivogli Antioco a Galileo
19 ottobre 1614
1050
Bonciani Francesco a Gio. Garsia Millini
8 marzo 1615
1092
Bonciani Francesco a Gio. Garsia Millini
28 marzo 1615
1104
Bonsi Domenico a Galileo
18 dicembre 1618
1362
Bonsi Gio. Battista a Galileo
28 novembre 1616
1237
Borghese Scipione a Cosimo II de'Medici
13 febbraio 1616
1179
Borromeo Federigo a Giovanni Faber
21 settembre 1616
1226
Borromeo Federigo a Galileo
14 giugno 1617
1258
Borromeo Federigo a Galileo
3 gennaio 1618
1294
Borromeo Federigo a Galileo
27 agosto 1618
1344
Borromeo Federigo a Galileo
16 luglio 1619
1401
Borromeo Federigo a Galileo
31 luglio 1619
1407



Caccini Matteo ad Alessandro Caccini
11 giugno 1616
1208
Campanella Tommaso a Galileo
8 marzo 1614
982
Campanella Tommaso a Galileo
3 novembre 1616
1231
Capoano Alessandro a Galileo
29 settembre 1616
1227
Caraffa Pierluigi a Gio. Garsia Millini
2 giugno 1616
1206
Castelli Benedetto a Galileo
5 febbraio 1614
974
Castelli Benedetto a Galileo
12 febbraio 1614
976
Castelli Benedetto a Galileo
26 febbraio 1614
978
Castelli Benedetto a Galileo
5 marzo 1614
981
Castelli Benedetto a Galileo
12 marzo 1614
984
Castelli Benedetto a Galileo
19 marzo 1614
987
Castelli Benedetto a Galileo
23 marzo 1614
989
Castelli Benedetto a Galileo
2 aprile 1614
991
Castelli Benedetto a Galileo
16 aprile 1614
996
Castelli Benedetto a Galileo
21 aprile 1614
998
Castelli Benedetto a Galileo
4 maggio 1614
1002
Castelli Benedetto a Galileo
7 maggio 1614
1003
Castelli Benedetto a Galileo
14 maggio 1614
1006
Castelli Benedetto a Galileo
4 giugno 1614
1015
Castelli Benedetto a Galileo
12 novembre 1614
1055
Castelli Benedetto a Galileo
26 novembre 1614
1057
Castelli Benedetto a Galileo
3 dicembre 1614
1059
Castelli Benedetto a Galileo
19 dicembre 1614
1062
Castelli Benedetto a Galileo
31 dicembre 1614
1065
Castelli Benedetto a Galileo
6 gennaio 1615
1069
Castelli Benedetto a Galileo
13-14 gennaio 1615
1072
Castelli Benedetto a Galileo
21 gennaio 1615
1074
Castelli Benedetto a Galileo
28 gennaio 1615
1075
Castelli Benedetto a Galileo
20 febbraio 1615
1083
Castelli Benedetto a Galileo
12 marzo 1615
1094
Castelli Benedetto a Galileo
18 marzo 1615
1097
Castelli Benedetto a Galileo
25 marzo 1615
1101
Castelli Benedetto a Galileo
9 aprile 1615
1106
Castelli Benedetto a Galileo
6 maggio 1615
1118
Castelli Benedetto a Galileo
13 maggio 1615
1120
Castelli Benedetto a Galileo
20 maggio 1615
1123
Castelli Benedetto a Galileo
20 aprile 1616
1195
Castelli Benedetto a Galileo
16 novembre 1616
1236
Castelli Benedetto a Galileo
7 gennaio 1617
1241
Castelli Benedetto a Galileo
22 febbraio 1617
1248
Castelli Benedetto a Galileo
16 maggio 1617
1254
Castelli Benedetto a Galileo
21 maggio 1617
1256
Castelli Benedetto a Galileo
24 maggio 1617
1257
Castelli Benedetto a Galileo
18 settembre 1617
1278
Castelli Benedetto a Galileo
7 febbraio 1618
1305
Castelli Benedetto a Galileo
14 febbraio 1618
1306
Castelli Benedetto a Galileo
1 marzo 1618
1307
Castelli Benedetto a Enea Piccolomini d'Aragona
2 maggio 1615
1117
Castelli Onofrio ad Asdrubale Barbolani di Montauto
10 maggio 1616
1165
Castelli Onofrio a Galileo
31 dicembre 1615
1157
Castro (di) Pietro, conte di Lemos a Galileo
18 marzo 1617
1250
Cavalieri Buonaventura a Galileo
6 marzo 1619
1379
Cesarini Virginio a Galileo
31 dicembre 1616
1239
Cesarini Virginio a Galileo
21 luglio 1618
1333
Cesarini Virginio a Galileo
1 ottobre 1618
1349
Cesarini Virginio a Galileo
1 dicembre 1618
1357
Cesarini Virginio a Galileo
3 agosto 1619
1408
Cesi Federico a Giovanni Faber
24 dicembre 1618
1364
Cesi Federico a Giovanni Faber
14 gennaio 1619
1370
Cesi Federico a Giovanni Faber
12 novembre 1619
1426
Cesi Federico a Galileo
3 gennaio 1614
964
Cesi Federico a Galileo
18 gennaio 1614
967
Cesi Federico a Galileo
24 gennaio 1614
968
Cesi Federico a Galileo
30 gennaio 1614
971
Cesi Federico a Galileo
15 febbraio 1614
977
Cesi Federico a Galileo
1 marzo 1614
980
Cesi Federico a Galileo
21 marzo 1614
988
Cesi Federico a Galileo
12 aprile 1614
995
Cesi Federico a Galileo
26 aprile 1614
999
Cesi Federico a Galileo
14 giugno 1614
1016
Cesi Federico a Galileo
12 luglio 1614
1029
Cesi Federico a Galileo
9 agosto 1614
1036
Cesi Federico a Galileo
16 agosto 1614
1039
Cesi Federico a Galileo
23 agosto 1614
1041
Cesi Federico a Galileo
13 settembre 1614
1042
Cesi Federico a Galileo
4 ottobre 1614
1047
Cesi Federico a Galileo
24 dicembre 1614
1064
Cesi Federico a Galileo
dic. 1614 - genn. 1615
1067
Cesi Federico a Galileo
12 gennaio 1615
1071
Cesi Federico a Galileo
2 febbraio 1615
1076
Cesi Federico a Galileo
7 marzo 1615
1089
Cesi Federico a Galileo
11 aprile 1615
1107
Cesi Federico a Galileo
15 maggio 1615
1121
Cesi Federico a Galileo
20 giugno 1615
1127
Cesi Federico a Galileo
25 agosto 1615
1135
Cesi Federico a Galileo
25 giugno 1616
1209
Cesi Federico a Galileo
23 luglio 1616
1215
Cesi Federico a Galileo
28 luglio 1616
1216
Cesi Federico a Galileo
3 settembre 1616
1220
Cesi Federico a Galileo
8 ottobre 1616
1228
Cesi Federico a Galileo
11 marzo 1617
1249
Cesi Federico a Galileo
22 agosto 1617
1272
Cesi Federico a Galileo
22 dicembre 1617
1288
Cesi Federico a Galileo
13 gennaio 1618
1298
Cesi Federico a Galileo
20 aprile 1618
1315
Cesi Federico a Galileo
28 aprile 1618
1319
Cesi Federico a Galileo
5 maggio 1618
1321
Cesi Federico a Galileo
11 maggio 1618
1322
Cesi Federico a Galileo
10 luglio 1618
1331
Cesi Federico a Galileo
15 febbraio 1619
1374
Cesi Federico a Galileo
28 luglio 1619
1406
Cesi Federico a Galileo
10 settembre 1619
1419
Chiodino Gio. Battista a Gio. Garsia Millini
24 luglio 1615
1132
Ciampoli Giovanni a Federico Cesi
24 agosto 1618
1343
Ciampoli Giovanni a Galileo
8 novembre 1614
1054
Ciampoli Giovanni a Galileo
28 febbraio 1615
1085
Ciampoli Giovanni a Galileo
21 marzo 1615
1099
Ciampoli Giovanni a Galileo
28 marzo 1615
1103
Ciampoli Giovanni a Galileo
31 dicembre 1616
1240
Ciampoli Giovanni a Galileo
21 luglio 1618
1334
Ciampoli Giovanni a Galileo
12 luglio 1619
1399
Ciampoli Giovanni a Galileo
18 ottobre 1619
1423
Ciampoli Giovanni a Galileo
6 dicembre 1619
1429
Colonna Fabio a Galileo
16 maggio 1614
1008
Colonna Fabio a Galileo
19 giugno 1614
1020
Colonna Fabio a Galileo
29 luglio 1614
1032
Colonna Fabio a Galileo
8 agosto 1614
1035
Colonna Fabio a Galileo
3 ottobre 1614
1045
Colonna Fabio a Galileo
14 agosto 1615
1134
Colonna Fabio a Galileo
3 febbraio 1617
1245
Colonna Fabio a Galileo
10 agosto 1617
1267
Colonna Fabio a Galileo
8 agosto 1619
1411
Conti Conte a Galileo
11 aprile 1614
994
Conti Conte a Galileo
15 agosto 1614
1037
Cornelio.... Inquisitore di Firenze a Gio. Garsia Millini
13 aprile 1615
1111
Cornelio.... Inquisitore di Firenze a Gio. Garsia Millini
11 maggio 1615
1119
Cremonini Cesare a Giovanfrancesco Sagredo
7 gennaio 1618
1295
Cremonini Cesare a Giovanfrancesco Sagredo
20 gennaio 1618
1302
Cremonini Cesare a Giovanfrancesco Sagredo
26 maggio 1618
1326



Dini Piero a Galileo
21 febbraio 1615
1084
Dini Piero a Galileo
7 marzo 1615
1090
Dini Piero a Galileo
14 marzo 1615
1095
Dini Piero a Galileo
27 marzo 1615
1102
Dini Piero a Galileo
3 aprile 1615
1105
Dini Piero a Galileo
18 aprile 1615
1112
Dini Piero a Galileo
20 aprile 1615
1113
Dini Piero a Galileo
25 aprile 1615
1114
Dini Piero a Galileo
2 maggio 1615
1115
Dini Piero a Galileo
16 maggio 1615
1122



Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Galileo
17 giugno 1614
1019
Elci (d') Orso a Francesco di Sandoval, duca di Lerma
11 settembre 1617
1277
Elci (d') Orso a Curzio Picchena
13 ottobre 1616
1229
Elci (d') Orso a Curzio Picchena
10 agosto 1617
1268
Elci (d') Orso a Curzio Picchena
30 novembre 1617
1285
Elci (d') Orso a Curzio Picchena
11 gennaio 1618
1296
Elci (d') Orso a Curzio Picchena
23 aprile 1618
1316
Este (d') Alessandro a Galileo
18 marzo 1615
1098
Este (d') Alessandro a Galileo
9 giugno 1615
1125
Este (d') Alessandro a Galileo
2 marzo 1618
1308
Este (d') Alessandro a Galileo
6 luglio 1619
1397
Este (d') Alessandro a Galileo
27 luglio 1619
1405



Faber Giovanni a Federigo Borromeo
3 settembre 1616
1222
Faber Giovanni a Galileo
28 febbraio 1615
1086
Faber Giovanni a Galileo
3 settembre 1616
1221
Faber Giovanni a Galileo
26 agosto 1617
1273
Faber Giovanni a Galileo
7 settembre 1618
1346
Faber Giovanni a Galileo
3 aprile 1619
1383
Failla Pietro Iacopo a Galileo
6 settembre 1616
1223
Foscarini Paolo Antonio a Galileo
1615- 1616
1159



Gaio Bernardino a Galileo
26 aprile 1614
1000
Galilei Michelangelo a Galileo
22 ottobre 1614
1051
Galilei Michelangelo a Galileo
16 agosto 1617
1271
Galilei Michelangelo a Galileo
10 ottobre 1619
1422
Galilei Roberto a Galileo
16 febbraio 1619
1375
Galileo a Leopoldo d'Austria
23 maggio 1618
1324
Galileo a Gio. Battista Baliani
25 gennaio 1614
969
Galileo a Gio. Battista Baliani
12 marzo 1614
983
Galileo a Maffeo Barberini
29 giugno 1619
1394
Galileo a Federigo Borromeo
23 dicembre 1617
1289
Galileo a Federigo Borromeo
16 maggio 1618
1323
Galileo a Federigo Borromeo
29 giugno 1619
1395
Galileo a Michelangelo Buonarroti
15 maggio 1614
1007
Galileo a Michelangelo Buonarroti
13 ottobre 1614
1049
Galileo a Michelangelo Buonarroti
20 dicembre 1614
1063
Galileo a Pietro di Castro, conte di Lemos
13 novembre 1616
1233
Galileo a Federico Cesi
27 agosto 1616
1218
Galileo ad Andrea Cioli
10 marzo 1615
1093
Galileo ad Andrea Cioli
16 giugno 1617
1259
Galileo a Piero Dini
16 febbraio 1615
1081
Galileo a Piero Dini
23 marzo 1615
1100
Galileo a Piero Dini
maggio 1615
1124
Galileo ad Orso d'Elci
13 novembre 1616
1235
Galileo ad Orso d'Elci
giugno 1617
1260
Galileo ad Orso d'Elci
25 dicembre 1617
1290
Galileo a Paolo Gualdo
16 agosto 1614
1038
Galileo a Paolo Gualdo
1 dicembre 1614
1058
Galileo a Bartolomeo Leonardi d'Argensola
16 maggio 1616
1201
Galileo a Francesco di Sandoval, duca di Lerma
13 novembre 1616
1234
Galileo a Cristina di Lorena
1615
1158
Galileo a Cosimo II de'Medici
giugno 1614
1018
Galileo a Cosimo II de'Medici
febbraio 1619
1376
Galileo a Giacomo Muti
28 febbraio 1616
1184
Galileo a Curzio Picchena
12 dicembre 1615
1152
Galileo a Curzio Picchena
26 dicembre 1615
1155
Galileo a Curzio Picchena
1 gennaio 1616
1160
Galileo a Curzio Picchena
8 gennaio 1616
1164
Galileo a Curzio Picchena
16 gennaio 1616
1168
Galileo a Curzio Picchena
23 gennaio 1616
1171
Galileo a Curzio Picchena
30 gennaio 1616
1173
Galileo a Curzio Picchena
6 febbraio 1616
1174
Galileo a Curzio Picchena
13 febbraio 1616
1177
Galileo a Curzio Picchena
20 febbraio 1616
1182
Galileo a Curzio Picchena
6 marzo 1616
1187
Galileo a Curzio Picchena
12 marzo 1616
1189
Galileo a Curzio Picchena
26 marzo 1616
1192
Galileo a Curzio Picchena
23 aprile 1616
1197
Galileo a Curzio Picchena
22 marzo 1617
1251
Galileo a Curzio Picchena
4 dicembre 1617
1286
Galileo a Curzio Picchena
19 aprile 1618
1312
Galileo a Curzio Picchena
20 aprile 1618
1314
Galileo a Curzio Picchena
26 maggio 1619
1389
Gallanzoni Gallanzone a Galileo
28 luglio 1617
1265
Gerini Giulio a Galileo
9 luglio 1618
1330
Germini Camillo a Galileo
1 giugno 1619
1390
Ghetaldi Marino a Galileo
15 marzo 1614
985
Giannini Tommaso a Galileo
15 marzo 1614
986
Giggi Antonio a Galileo
26 luglio 1617
1264
Giggi Antonio a Galileo
27 dicembre 1617
1291
Giggi Antonio a Galileo
24 luglio 1619
1404
Giunti Cosimo a Galileo
16 aprile 1619
1385
Gondi Alberto a Galileo
5 gennaio 1619
1367
Gualdo Paolo a Galileo
5 luglio 1614
1026
Gualdo Paolo a Galileo
20 novembre 1614
1056
Gualdo Paolo a Galileo
13 dicembre 1614
1061
Gualdo Paolo a Galileo
18 febbraio 1615
1082
Gualdo Paolo a Galileo
3 aprile 1618
1311
Gualdo Paolo a Galileo
26 aprile 1618
1318
Gualdo Paolo a Galileo
14 settembre 1618
1348
Gualdo Paolo a Galileo
30 novembre 1618
1355
Gualterotti Raffaello a Galileo
3 aprile 1616
1194
Guicciardini Piero a Cosimo II de'Medici
11 dicembre 1615
1150
Guicciardini Piero a Cosimo II de'Medici
4 marzo 1616
1185
Guicciardini Piero a Curzio Picchena
5 dicembre 1615
1149
Guicciardini Piero a Curzio Picchena
13 maggio 1616
1199
Guicciardini Piero a Curzio Picchena
14 maggio 1616
1200
Guiducci Annibale a Galileo
11 settembre 1617
1276
Guiducci Mario a Leopoldo d'Austria
8 giugno 1619
1392



Kepler Giovanni a Giovanni Remo
1 dicembre 1618
1358
Kepler Giovanni a Giovanni Remo
ottobre 1619
1424



Lagalla Giulio Cesare a Galileo
27 gennaio 1614
970
Lagalla Giulio Cesare a Galileo
30 gennaio 1614
972
Lagalla Giulio Cesare a Galileo
25 luglio 1614
1031
Lagalla Giulio Cesare a Galileo
21 dicembre 1619
1430
Landini Silvestro a Galileo
17 gennaio 1614
966
Leonardi d'Argensola Bartolomeo a Galileo
31 maggio 1616
1203
Lorini Niccol a Paolo Sfondrati
7 febbraio 1615
1079



Maestlin Michele a Giovanni Kepler
17 maggio 1614
1009
Magagnati Girolamo a Galileo
30 settembre 1617
1280
Magagnati Girolamo a Galileo
4 novembre 1617
1282
Magagnati Girolamo a Galileo
28 aprile 1618
1320
Magini Gio. Antonio a Galileo
1 gennaio 1614
963
Malaspina Pietro Francesco a Galileo
18 aprile 1617
1253
Maraffi Luigi a Galileo
10 gennaio 1615
1070
Maraffi Luigi a Galileo
12 dicembre 1615
1153
Marzari Lelio a Fabrizio Veralli(.)
7 marzo 1615
1091
Marzari Lelio a Fabrizio Veralli
15 novembre 1615
1141
Matthew Tobia a Francesco Bacone
21 aprile 1616
1196
Matthew Tobia a Francesco Bacone
14 aprile 1619
1384
Medici (de') Cosimo II a Scipione Borghese
2 dicembre 1615
1147
Medici (de') Cosimo II ad Orso d'Elci
30 giugno 1616
1213
Medici (de') Cosimo II a Piero Guicciardini
28 novembre 1615
1142
Medici (de') Cosimo II a Francesco Maria del Monte
28 novembre 1615
1143
Medici (de') Cosimo II ad Alessandro Orsini
28 novembre 1615
1145
Medici (de') Cosimo II ad Alessandro Orsini
12 febbraio 1616
1176
Medici (de') Cosimo II a Paolo Giordano II Orsini
28 novembre 1615
1144
Medici (de') Cosimo II a Francesco Maria della Rovere
23 maggio 1618
1325
Mirabella Vincenzo a Galileo
7 luglio 1614
1027
Mirabella Vincenzo a Galileo
19 agosto 1614
1040
Monte (del) Francesco Maria a Cosimo II de'Medici
11 dicembre 1615
1151
Monte (del) Francesco Maria a Cosimo II de'Medici
4 giugno 1616
1207
Muti Carlo a Galileo
7 settembre 1618
1347
Muti Carlo a Galileo
16 agosto 1619
1414
Muti Carlo a Galileo
24 settembre 1619
1421



Neri Giuseppe a Galileo
22 agosto 1618
1342
Neri Giuseppe a Galileo
12 dicembre 1618
1359



Oriolo (d') Lelio a Galileo
2 gennaio 1618
1293
Orsini Alessandro a Galileo
26 giugno 1616
1210
Orsini Alessandro a Galileo
12 gennaio 1618
1297
Orsini Alessandro a Galileo
19 luglio 1619
1402
Orsini Alessandro a Cosimo II de'Medici
20 febbraio 1616
1183
Orsini Alessandro a Cosimo II de'Medici
1 giugno 1616
1205



Peiresc (di) Niccol Fabri a Paolo Gualdo
5 ottobre 1614
1048
Peiresc (di) Niccol Fabri a Paolo Gualdo
2 gennaio 1615
1068
Peiresc (di) Niccol Fabri a Paolo Gualdo
30 luglio 1615
1133
Peiresc (di) Niccol Fabri a Gio. Vittorio de'Rossi
3 agosto 1618
1338
Picchena Curzio a Orso d'Elci
30 giugno 1616
1211
Picchena Curzio a Galileo
19 dicembre 1615
1154
Picchena Curzio a Galileo
2 gennaio 1616
1162
Picchena Curzio a Galileo
7 gennaio 1616
1163
Picchena Curzio a Galileo
12 gennaio 1616
1166
Picchena Curzio a Galileo
19 gennaio 1616
1169
Picchena Curzio a Galileo
6 febbraio 1616
1175
Picchena Curzio a Galileo
13 febbraio 1616
1178
Picchena Curzio a Galileo
17 febbraio 1616
1180
Picchena Curzio a Galileo
19 febbraio 1616
1181
Picchena Curzio a Galileo
12 marzo 1616
1190
Picchena Curzio a Galileo
20 marzo 1616
1191
Picchena Curzio a Galileo
23 maggio 1616
1202
Picchena Curzio a Galileo
25 gennaio 1618
1303
Picchena Curzio a Galileo
19 aprile 1618
1313
Picchena Curzio a Bartolomeo Leonardi d'Argensola
30 giugno 1616
1212
Picchena Curzio ad Annibale Primi
28 novembre 1615
1146
Pignoria Lorenzo a Galileo
23 maggio 1614
1010
Pignoria Lorenzo a Galileo
1 agosto 1614
1033
Pignoria Lorenzo a Galileo
26 aprile 1618
1318
Pignoria Lorenzo a Galileo
27 dicembre 1619
1432
Pinelli Francesco a Paolo Gualdo
15 marzo 1618
1309
Pisani Ottavio a Galileo
18 luglio 1614
1030
Pisani Ottavio a Galileo
2 marzo 1615
1087
Pisani Ottavio a Galileo
2 maggio 1615
1116
Pisani Ottavio s'Giovanni Kepler
1614
1066
Pisani Ottavio a Cosimo II de'Medici
marzo 1615
1088
Porta (della) Gio. Battista a Galileo
26 settembre 1614
1044
Porta Malatesta a Galileo
13 settembre 1616
1225
Porta Malatesta a Galileo
24 dicembre 1616
1238
Pozzobonelli Paolo a Galileo
23 marzo 1614
990



Querengo Antonio ad Alessandro d'Este
30 dicembre 1615
1156
Querengo Antonio ad Alessandro d'Este
1 gennaio 1616
1161
Querengo Antonio ad Alessandro d'Este
13 gennaio 1616
1167
Querengo Antonio ad Alessandro d'Este
20 gennaio 1616
1170
Querengo Antonio ad Alessandro d'Este
27 gennaio 1616
1172
Querengo Antonio ad Alessandro d'Este
5 marzo 1616
1186



Remo Giovanni a Galileo
12 gennaio 1619
1368
Remo Giovanni a Galileo
24 agosto 1619
1417
Remo Giovanni a Galileo
24 agosto 1619
1418
Remo Giovanni a Giovanni Kepler
20 ottobre 1618
1351
Remo Giovanni a Giovanni Kepler
13 marzo 1619
1381
Remo Giovanni a Giovanni Kepler
23 luglio 1619
1403
Remo Giovanni a Giovanni Kepler
13 agosto 1619
1413
Riccardi Niccol a Galileo
28 maggio 1618
1327
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
19 gennaio 1619
1372
Rinuccini Gio. Battista a Galileo
2 marzo 1619
1378
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
7 gennaio 1617
1242
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
14 febbraio 1617
1247



Sagredo Giovanfrancesco a Cesare Cremonini
13 gennaio 1618
1299
Sagredo Giovanfrancesco a Cesare Cremonini
19 gennaio 1618
1301
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
19 aprile 1614
997
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
26 aprile 1614
1001
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
24 maggio 1614
1012
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
7 febbraio 1615
1078
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
15 marzo 1615
1096
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
11 aprile 1615
1108
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
20 giugno 1615
1128
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
4 luglio 1615
1130
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
18 luglio 1615
1131
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
10 ottobre 1615
1137
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
17 ottobre 1615
1138
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
24 ottobre 1615
1140
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
5 dicembre 1615
1148
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
11 marzo 1616
1188
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
23 aprile 1616
1198
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
16 luglio 1616
1214
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
27 agosto 1616
1219
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
10 settembre 1616
1224
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
15 ottobre 1616
1230
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
12 novembre 1616
1232
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
20 gennaio 1617
1243
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
7 febbraio 1617
1246
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
7 aprile 1617
1252
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
20 maggio 1617
1255
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
8 luglio 1617
1261
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
21 luglio 1617
1263
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
5 agosto 1617
1266
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
12 agosto 1617
1270
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
26 agosto 1617
1274
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
9 settembre 1617
1275
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
20 ottobre 1617
1281
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
9 dicembre 1617
1287
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
30 dicembre 1617
1292
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
13 gennaio 1618
1300
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
3 febbraio 1618
1304
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
18 marzo 1618
1310
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
2 giugno 1618
1328
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
23 giugno 1618
1329
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
28 luglio 1618
1335
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
4 agosto 1618
1339
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
18 agosto 1618
1341
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
6 settembre 1618
1345
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
13 ottobre 1618
1350
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
27 ottobre 1618
1352
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
3 novembre 1618
1353
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
15 dicembre 1618
1361
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
22 dicembre 1618
1363
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
8 marzo 1619
1380
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
30 marzo 1619
1382
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
11 maggio 1619
1387
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
24 maggio 1619
1388
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
7 giugno 1619
1391
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
22 giugno 1619
1393
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
6 luglio 1619
1398
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
12 luglio 1619
1400
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
10 agosto 1619
1412
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
21 settembre 1619
1420
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
15 novembre 1619
1427
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
21 dicembre 1619
1431
Sagredo Giovanfrancesco a Marco Welser
4 aprile 1614
993
Sagredo Zaccaria a Galileo
12 dicembre 1618
1360
Salviati Filippo a Galileo
13 gennaio 1614
965
Sandoval (di) Francesco, duca di Lerma al Presidente del Consiglio delle Indie
6 novembre 1617
1283
Santini Antonio a Galileo
28 febbraio 1614
979
Santini Antonio a Galileo
11 luglio 1614
1028
Santorio Santorre a Galileo
9 febbraio 1615
1080
Scaglia Desiderio a Gio. Garsia Millini
24 giugno 1615
1129
Scaglia Desiderio a Gio. Garsia Millini
21 ottobre 1615
1139
Scheiner Cristoforo a Galileo
6 febbraio 1615
1077
Scheiner Cristoforo a Galileo
11 aprile 1615
1109
Sfondrati Paolo all'Inquisitore di Modena
2 aprile 1616
1193
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
5 novembre 1614
1052
Sommaia (da) Girolamo a Galileo
25 aprile 1618
1317
Stelliola Niccol Antonio a Galileo
1 giugno 1616
1204
Stelluti Francesco a Giovanni Faber
2 novembre 1619
1425
Stelluti Francesco a Galileo
10 maggio 1614
1005
Stelluti Francesco a Galileo
24 maggio 1614
1013
Stelluti Francesco a Galileo
31 maggio 1614
1014
Stelluti Francesco a Galileo
14 giugno 1614
1017
Stelluti Francesco a Galileo
28 giugno 1614
1023
Stelluti Francesco a Galileo
2 agosto 1614
1034
Stelluti Francesco a Galileo
11 agosto 1617
1269
Stelluti Francesco a Galileo
29 settembre 1617
1279
Stelluti Francesco a Galileo
10 agosto 1618
1340
Stelluti Francesco a Galileo
25 dicembre 1618
1365
Stelluti Francesco a Galileo
22 febbraio 1619
1377
Stelluti Francesco a Galileo
6 agosto 1619
1409



Tadino Alessandro a Galileo
29 novembre 1619
1428
Tarde Giovanni a Galileo
6 dicembre 1614
1060
Tassi Niccol a Galileo
17 gennaio 1615
1073
Turtorini Ascanio a Gallanzone Gallanzoni
12 luglio 1617
1262



Ubaldini Roberto a Galileo
29 luglio 1618
1336
Usimbardi Lorenzo a Cosimo II de'Medici
18 aprile 1619
1386



Valerio Luca a Federico Cesi
7 novembre 1614
1053
Valerio Luca a Galileo
3 ottobre 1614
1046
Valerio Luca a Galileo
10 settembre 1615
1136
Vinta Lodovica a Galileo
2 luglio 1614
1025



Welser Marco a Giovanni Faber
9 maggio 1614
1004
Welser Marco a Giovanni Faber
23 maggio 1614
1011
Welser Marco a Giovanni Kepler
11 febbraio 1614
975
Welser Matteo a Galileo
20 giugno 1614
1022
White Riccardo a Galileo
16 agosto 1619
1415



.......... a ...........
23 novembre 1618
1354
.......... a ...........
30 novembre 1618
1356


(1) Non  presentemente allegato alla lettera.
(2) FLAMINIO PAPAZZONI. Cfr. n. 970.
(3) Cfr. n. 952.
(4) L'Arte Vetraria, distinta in libri sette del R. P. D. ANTONIO NERI Fiorentino. Ne'quali si scoprono effetti meravigliosi, et s'insegnano segreti bellissimi del vetro nel fuoco et altre cose curiose, ecc. In Firenze, nella stamperia de'Giunti, MDCXII.
(5) Cfr. n. 973 e n. 983.
(6) molte opinione - [CORREZIONE]
(7) GIULIO ZABARELLA.
(8) GIO. BATTISTA BALIANI.
(9) Cfr. n. 968.
(10) Cfr. n. 964.
(11) BENEDETTO CASTELLI.
(12) Cfr. n. 967. La copia del trattato del LAGALLA, che fu inviata a GALILEO,  nei Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 116-129, col titolo: Tractatus Iulii Cesaris Lagalla, Philosophiae in Romano Gymnasio Proffessoris, de metheoro quod die nona Novembris anni presentis 1613 in Urbe apparuit supra collem Pincium. La lettera accompagnatoria del LAGALLA non  presentemente nei Mss. Galileiani.
(13) Cfr. n. 961.
(14) Le parole studiamo sopra sono sottolineate nell'autografo, con una linea molto sottile e, a quanto pare, con inchiostro diverso. Cfr. n. 983.
(15) Di stile fiorentino.
(16) Cfr. n. 963.
(17) PIERO GUICCIARDINI.
(18) Cfr. n. 968.
(19) FILIPPO PANDOLFINI.
(20) Cfr. n. 922.
(21) Cfr. n. 972.
(22) Cfr. n. 970.
(23) Cfr. n. 968.
(24) che habbiam -- [CORREZIONE]
(25) incertato -- [CORREZIONE]
(26) Cfr. n. 969.
(27) Cfr. Vol. V, pag. 280 [Edizione Nazionale].
(28) Cfr. Vol. V, pag. 134-135 [Edizione Nazionale].
(29) Cfr. Vol. V, pag. 222-223 [Edizione Nazionale].
(30) perffetamente -- [CORREZIONE]
(31) dubbio, fondata -- [CORREZIONE]
(32) mia oppenioni -- [CORREZIONE]
(33) Cfr. n. 965.
(34) SCIPIONE AQUILANI.
(35) FEDERICO CESI.
(36) Cfr. n. 952.
(37) Cfr. Vol. IV, pag. 13-14 [Edizione Nazionale].
(38) Noi riproduciamo, al solito, esattamente le distanze, conforme alle proporzioni degli autografi. Cfr. Vol. XI, pag. 279, nota 1 [Edizione Nazionale].
(39) FRANCESCO BONCIANI.
(40) Cfr. n. 787.
(41) DIEGO DE URREA CONCA.
(42) Cfr. n. 971.
(43) Cfr. n. 973.
(44) Dei Chierici Regolari Somaschi.
(45) Cfr. n. 977.
(46) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 75, lin. 8, e pag. 96, lin. 2 [Edizione Nazionale]; e cfr. pure n. 737.
(47) Fra lettere a alle si legge, cancellato: a S.ta M.a in Portico, o vero. - [CORREZIONE]
(48) FRASCISCI AGUILONII. e Societ. Iesu, Opticorum libri sex, philosophis ac mathematicis utiles. Antverpiae, ex officina Plantiniana, apud viduam et filios Ioannis Moreti, 1613.
(49) Amor pudico. Festino e balli danzati in Roma nelle nozze degl'Ill.mi ed Eccell.mi Sigg.ri Principe di Venafro e Sig.ra Principessa D. Anna Cesi, l'anno 1614, nel Palazzo della Cancelleria. Del Sig. IACOPO CICOGNINI, ecc. In Viterbo, per Girolamo Discepolo, 1614.
(50) ANNA MARIA CESI, sposa a MICHELE PERETTI, Principe di Venafro.
(51) Cfr. nn.i 977, 979.
(52) Cfr. nn.i 970, 971, 972.
(53) Cfr. nn.i 564, 769.
(54) Le costituzioni del 27 e 28 febbraio e 1 marzo sono notate su di un polizzino allegato alla lettera.
(55) GIOVANNI RUSCHI, ORAZIO o MARCO CORNACCHINI e SCIPIONE AQUILANI.
(56) Accenna alla Risposta alle opposizioni del S. Lodovico delle Colombe e del S. Vincenzio di Grazia, che GIOVAMBATISTA (cfr. n. 976) andava copiando.
(57) La lettera alla quale qui accenna, e che non giunse insino a noi, fu da GALILEO comunicata al CESI: cfr. n. 920.
(58) FRANCESCO SILVESTRI.
(59) FEDERICO CESI.
(60) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 56, lin. 25-31 [Edizione Nazionale].
(61) TOBIA ADAMI.
(62) BARTOLOMMEO CESI.
(63) Cfr. n. 973.
(64) Le parole che qui, e appresso, stampiamo in corsivo, sono sottolineate nell'autografo, con una linea molto sottile e d'inchiostro, a quanto pare, diverso. Cfr. n. 969.
(65) Cfr. Vol. V, pag. 135 [Edizione Nazionale].
(66) minimo crupolo - [CORREZIONE]
(67) Cfr. n. 561.
(68) Di stile fiorentino.
(69) Queste parole si leggono sul recto del foglio; le osservazioni sono sul tergo.
(70) MARINI GHETALDI, ecc. Apollonius redivivus, ecc. Liber secundus. Venetiis, apud Baretium Baretium, MDCXIII.
(71) THOMAE GIANINII Ferrariensis, ecc. De mentis humanae statu post hominis obitum. Disputatio Aristotelica. Patavii, MDCXIII, apud Nicolam Albanensem.
(72) Il GIANNINI avr creduto che GALILEO dimorasse a Pisa, perch aveva il titolo di Lettore di quello Studio.
(73) ENEA PICCOLOMINI.
(74) Cio delle Considerazioni intorno al Discorso apologetico di Lodovico delle Colombe. Cfr. Vol. IV, pag. 455 e seg. [Edizione Nazionale].
(75) ANTONIO DE'MEDICI.
(76) FRANCESCO BONCIANI.
(77) meritati lodi - [CORREZIONE]
(78) Cfr. n. 1007.
(79) Cfr. n. 980.
(80) Cfr. n. 985.
(81) PIERO GIROLAMI e SCIPIONE AQUILANI.
(82) Cfr. n. 987.
(83) FRANCESCO NORI.
(84) Questo poscritto  d'altra mano, e precisamente di quella dell'amanuense che spesso fa gli indirizzi delle lettere del CASTELLI, e che probabilmente era lo stesso GIOVAMBATISTA (cfr. n. 976 e n. 981).
(85) GABRIELLO CHIABRERA.
(86) Cfr. n. 948.
(87) BENEDETTO CASTELLI.
(88) ANTONIO DE'MEDICI.
(89) Cfr. n. 983.
(90) Cfr. n. 973.
(91) Le lettere a cui qui accenna, non sono pervenute insino a noi.
(92) Cfr. nn.1 826, 893, 901, 904, 911, 915.
(93) Con lo pseudonimo di Giovanni Filotheo da Asti si hanno pi pubblicazioni del P. ANTONIO POSSEVINO, concernenti le polemiche sollevate dall'interdetto lanciato da Papa PAOLO V contro la Signoria di Venezia.
(94) Squitinio della libert Veneta, nel quale si adducono anche le ragioni dell'impero Romano sopra la citt et signoria di Venetia. Stampato in Mirandola, appresso Giovanni Benincasa.
(95) Prima aveva scritto Basta che io amo et riverisco V. S., e disidero servirla; poi corresse amo e riverisco in ami e riverisca, senza per correggere disidero. -- [CORREZIONE]
(96) FEDERICO CESI.
(97) ANGELO DE FILIIS.
(98) COSIMO BOSCAGLIA.
(99) ENEA PICCOLOMINI.
(100) Intendi, di salsapariglia.
(101) Cfr. n. 915.
(102) Cfr. n. 993.
(103) Cfr. n. 980.
(104) Due erano, intorno a questo tempo, i lettori di teologia dello Studio di Pisa che avevano il medesimo nome, cio il P. LELIO MARZARI e il P. LELIO BAGLIONI.
(105) FILIPPO SALVIATI.
(106) Cfr. n. 995.
(107) Cfr. n. 998.
(108) Cfr. n. 993.
(109) Cfr. n. 997.
(110) Cfr. n. 1000.
(111) Cfr. n. 901.
(112) Questa non  pervenuta insino a noi.
(113) ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI.
(114) Cfr. n. 1003.
(115) D. ANTONIO DE'MEDICI e D. PAOLO GIORDANO ORSINI.
(116) IACOPO MACCOLO.
(117) Di queste, una soltanto  pervenuta insino a noi: cfr. n. 1002.
(118) Cfr. n. 950.
(119) Cfr. n. 971.
(120) Cfr. nn.i 1002, 1003.
(121) FEDERICO DE'MEDICI: cfr. n. 1002.
(122) BALDUINO DAL MONTE SIMONCELLI.
(123) Cfr. n. 1002.
(124) Cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale], e n. 987.
(125) la morte dell S.r - [CORREZIONE]
(126) Cfr. n. 953.
(127) Cfr. n. 980.
(128) Cfr. nn.i 950, 1004.
(129) Cfr. nn.i 901 e 1001.
(130) Cfr. n. 1000.
(131) FEDERICO CESI.
(132) Cfr. n.i 971, 1005.
(133) Cfr. n. 1008.
(134) Cfr. n. 1013.
(135) Mundus Iovialis, anno M.DC.IX detectus ope perspicilli Belgici: hoc est, quatuor Iovialium planetarum cum theoria tum tabulae, propriis observationibus maxime fundatae, ex quibus situs illorum ad Iovem, ad quodvis tempus datum, promptissime et facillime supputari potest. Inventore SIMONE MARIO Guntzenhusano, Marchionum Brandeburgensium Mathematico, puriorisque medicinae studioso. Cum gratia et privil. Sac. Caes. Maiest. Sumptibus et typis Iohannis Lauri, civis bibliopolae Noribergensis, anno M. DC. XIV.
(136) Non  presentemente allegato alla lettera.
(137) ROBERTO DI NORTHUMBERLAND.
(138) Cfr. nn.i 971, 1005, 1013.
(139) Cfr. n. 1017.
(140) LUCA VALERIO.
(141) Cfr. nn.i 977, 980.
(142) FILIPPO PANDOLFINI.
(143) VINCENZO MIRABELLA.
(144) Cfr. Vol. II, pag. 515-601, e in particolare pag. 519 [Edizione Nazionale].
(145) Cfr. n. 1014.
(146) Cfr. n. 796.
(147) preger Sua - [CORREZIONE]
(148) Cfr. n. 1018.
(149) Cfr. n 1016.
(150) esquitissimamente - [CORREZIONE]
(151) Cfr. n. 953.
(152) un prolemma - [CORREZIONE]
Cfr. Vol. IV, pag. 195, nota 1 [Edizione Nazionale].
(153) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(154) Cfr. n. 1014.
(155) Catalogo di manoscritti ora posseduti da D. Baldassarre Boncompagni, compilato da ENRICO NARDUCCI. Seconda Edizione, ecc. Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1892, pag. 421.
(156) Cfr. n. 1020.
(157) Cfr. n. 1021.
(158) Questa, nella Busta della Biblioteca Boncompagni, non era allegata alla lettera.
(159) BARTOLOMMEO CESI.
(160) LUCA VALERIO e GIOVANNI FABER.
(161) Cfr. n. 1021.
(162) a quell finto - [CORREZIONE]
(163) PAOLO BENI.
(164) Cfr. n. 1061.
(165) Cfr. n. 800.
(166) Risposta d'ORLANDO PESCETTI all'Anticrusca del molto Rev. et Eccellentiss. Sig. D. Paolo Beni, pubblico Lettore nello Studio di Padova, dedicata al Serenissimo Cosimo II de'Medici, Gran Duca di Toscana. In Verona, Nella stamparia di Angelo Tamo, 1613.
(167) Cfr. Vol. IX, pag 12 [Edizione Nazionale].
(168) ANTONIO QUERENGO.
(169) Cfr. n. 1016.
(170) riferirli a ffatto - [CORREZIONE]
(171) Cfr. n. 1014.
(172) BARTOLOMMEO CESI.
(173) FERDINANDO GONZAGA.
(174) Cio l'Historia e dimostrazioni intorno alle macchie solari ecc.
(175) Cio il Discorso intorno alle cose che stanno in su l'acqua ecc.
(176) Cfr. n. 979.
(177) GIOVANNI NICCOLINI.
(178) Cfr. n. 1014.
(179) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII, c, 2), lin. 6-10 [Edizione Nazionale].
(180) Cfr. nn.i 1020 e 1028.
(181) FILIPPO PANDOLFINI. Cfr. n. 1016, e Vol. XIX, Doc. XXII, c, 2), lin. 4-5 [Edizione Nazionale].
(182) Cfr. n. 958.
(183) Cfr. n. 958.
(184) a due occhi  sottolineato nell'autografo. Cfr. n. 958.
(185) SCIPIONE PASQUALE COSENTINO.
(186) le mano - [CORREZIONE]
(187) Cfr. n. 1023.
(188) Accenna ad un foglio volante che comincia Marce Velsere, te fortem, pium, beatum, etc., ed ha in fine la firma: LAURENTIUS PIGNORIUS patrono et amico optimo inferias calamo solvebat XVI Kal. Aug. M. DC. XIV. Patavii, curante Petro Paulo Tozzio.
(189) Cfr. nn.i 1021, 1024.
(190) Cfr. n. 1023.
(191) Cfr. n. 1029.
(192) FILESIO DELLA PORTA.
(193) non fin hora - [CORREZIONE]
(194) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII, c, 2), lin. 17-23 [Edizione Nazionale].
(195) Cfr. n. 1029.
(196) Delle lodi del Sig. Filippo Salviati. Orazione di NICCOL ARRIGHETTI, Accademico della Crusca, cognominato il Difeso, recitata da lui pubblicamente in essa Accademia. In Firenze, 1614, nella stamperia di Cosimo Giunti.
(197) Cfr. n. 994.
(198) BENEDETTO CASTELLI. Cfr. Vol. IV, pag. 13-14 [Edizione Nazionale]; e cfr. pure n. 928.
(199) Cfr. n. 1026.
(200) Cfr. nn.i 1029, 1036.
(201) Di GIOVANNI BARDI. Cfr. nn.i 1021, 1024.
(202) Cfr. n. 1033.
(203) le molte illustre mani - [CORREZIONE]
(204) Cfr. n. 1039.
(205) non ardiscono per - [CORREZIONE]
(206) subitrando - [CORREZIONE]
(207) ANTONMARIA GALLI.
(208) Cfr. n. 1042.
(209) ch'e m'e stata - [CORREZIONE]
(210) Cfr. n. 1044.
(211) Intendi la Risposta alle opposizioni del S. Lodovico delle Colombe ecc.: cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale].
(212) Cfr. Vol. IV, pag. 789, lin. 11-15 [Edizione Nazionale].
(213) Cfr. n. 1055.
(214) Cfr. n. 1052.
(215) ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI.
(216) AGOSTINO GALLESI.
(217) Cfr. n. 1026.
(218) GALILEO aveva risposto fin dal 16 agosto: cfr. n. 1038.
(219) Cfr. n. 1048.
(220) Cfr. n. 1021.
(221) Sol ellipticus; hoc est novum et perpetuum solis, contrahi soliti, phaenomenon, quod noviter inventum, strenae loco ecc. Domino Maximiliano, Archid. Austriae ecc., offert, dicat, donat CHRISTOPHORUS SCHEINER, ecc. Anno Domini, MDCXV, Augustae Vindelicorum, typis Christophori Mangii.
(222) di trovare ogni osa - [CORREZIONE]
(223) Cfr. n 1033.
(224) Cfr. n. 1062.
(225) PIER FRANCESCO RINUCCINI.
(226) Cfr. n. 976 e n. 981.
(227) Cfr. n. 1056.
(228) Cfr. n. 1038.
(229) NICCOL FABRI DI PEIRESC.
(230) Cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale].
(231) Cfr. n. 1033.
(232) Cfr. n. 1056.
(233) centro gb, e produchisi - [CORREZIONE]
(234) Cfr. Di Giovanni Tarde e di una sua visita a Galileo dal 12 al 15 novembre 1614 per ANTONIO FAVARO (Bullettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche, Tomo XX, pag. 345-371). Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1887.
(235) Cfr. n. 1058.
(236) Cfr. n. 1056.
(237) Cfr. n. 1026.
(238) Il commento dei primi dieci canti della Gerusalemme usc alla luce nel 1616, sotto il titolo: Il Goffredo overo la Gierusalemme Liberata del TASSO, col commento del BENI ecc. In Padova, per Francesco Bolzetta, l'anno M. DC. XVI.
(239) Cfr. Vol. IX, pag. 12 [Edizione Nazionale].
(240) GIROLAMO FABRIZIO D'ACQUAPENDENTE.
(241) OTTAVIO LIVELLO.
(242) Il Cavalcanti, overo La difesa dell'Anticrusca di MICHELANGELO FONTE. Al Sereniss. e Generosiss. Granduca di Toscana Cosmo II ecc. In Padova, per Francesco Bolzetta, MDCXIV. - Sotto lo pseudonimo di MICHELANGELO FONTE si nasconde il BENI.
(243) MARCO ANTONIO CORNARO.
(244) Cfr. n. 1055.
(245) A me dispiae - [CORREZIONE]
(246) MATTEO BOTTI.
(247) Cfr. n. 976 e n. 981.
(248) ENEA PICCOLOMINI.
(249) A Settignano.
(250) IACOPO GIRALDI.
(251) io fatto - [CORREZIONE]
(252) NICCOL LORINI.
(253) TOMMASO CACCINI.
(254) Cfr. n. 909.
(255) Cfr. n. 1047.
(256) Cfr. n. 995.
(257) FILIPPO PANDOLFINI. Circa la traduzione delle Galleggianti di FILIPPO PANDOLFINI, cfr. A. FAVARO, Documenti inediti per la storia dei Manoscritti Galileiani nella Biblioteca Nazionale di Firenze nel Bullettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche. Tomo XVIII, Roma 1885, pag. 20, nota 1.
(258) Qui termina il primo foglio della lettera, e nei Mss. Galileiani non  il resto. Si sarebbe indotti a pensare che il secondo foglio fosse staccato dal primo fin dal tempo di GALILEO, poich questi scrisse sul tergo del primo foglio "S. P. Cesi", cio quella notazione del nome del mittente ch'egli per abitudine segnava sul di fuori delle lettere, accanto all'indirizzo (cfr. Vol. X, pag. 10, nota 5 [Edizione Nazionale]). Sotto a "S. P. Cesi" si legge d'altra mano "XXX Gen.", la qual data per,  che ignoriamo da chi sia stata soggiunta, non sembra si possa assegnare alla lettera (cfr. n. 1071).
(259) Cfr. Vol. IV, pag. 63; Vol. V, pag. 98 [Edizione Nazionale].
(260) Intendi, la Dioptrice.
(261) MICHELANGELO BUONARROTI. Cfr. n. 1063.
(262) Cfr. nn.i 945, 947.
(263) GIORGIO CORESIO. Cfr. Vol. IV, pag. 453, lin. 18-20 [Edizione Nazionale].
(264) Cfr. Vol. V, pag. 285-288 [Edizione Nazionale].
(265) Cfr. nn.i 1066, 1071, e cfr. pure Lettere inedite di uomini illustri, In Firenze, MDCCLXXIII, nella stamperia di F. Moucke, pag. 47, nota 1. Ricordo pi antico della famosa invettiva: Viri Galilaei, quid statis adspicientes in coelum?, non abbiamo trovato.
(266) TOMMASO CACCINI.
(267) VINCENZIO ANTIFASSI.
(268) POMPEO ARRIGONI.
(269) BENEDETTO GIUSTINIANI.
(270) Intendi il De coelo: cfr. n. 769. Vedi a questo proposito D. BERTI, Di Cesare Cremonino e della sua controversia con l'Inquisizione di Padova e di Roma (Atti della R. Accademia dei Lincei, Anno CCLXXV, 1877-78, Serie terza, Memorie della classe di scienze morali, storiche e filologiche, Vol. II, pag. 273-299, e tude historique sur la philosophie de la renaissance en Italie (Cesare Cremonini), par LEOPOLD MABILLEAU. Paris, librairie Hachette et C.ie, 1881, pag. 349-366.
(271) TOMMASO CACCINI. Cfr. nn.i 1065, 1070.
(272) Cfr. n. 1065.
(273) Intendi, degli Studi di Firenze e di Pisa.
(274) I puntolini sono nel manoscritto.
(275) GIROLAMO DA SOMMAIA.
(276) Cfr. n. 1062.
(277) La poscritta  sul tergo.
(278) Si legge, di mano del TASSI, a car. 338 della Filza che nell'Appendice ai Mss. Galileiani della Bibl. Nazionale di Firenze  segnata: "9. Galileo. Lavori per servire alla vita di Galileo, raccolti dal Viviani e dal Nelli": "In effigiem Cleopatrae aspidem pectori admoventis, ab Horatio Gentilesco de Lomis, pictore insigni ac celeberrimo, depictam et ad Magnum Ducem Hetruriae, Serenissimum Cosmum Secundum, Florentiam Roma trasmittendam. Audiit ut cari fatum Cleopatra mariti ecc."
(279) mentr'ogn'ragiona - [CORREZIONE]
(280) PIERO GIROLAMI.
(281) Cfr. n. 1062.
(282) Cfr. n. 1014.
(283) Cfr. Vol. V, pag. 291 [Edizione Nazionale].
(284) Cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale].
(285) GIO. TOMMASO MINADOI.
(286) Cfr. n. 1069.
(287) Cfr. n. 1062.
(288) Cfr. n. 1074.
(289) FILIPPO PANDOLFINI.
(290) queste sue contratt.ni ellipsi - [CORREZIONE]
(291) Cfr. n. 1089.
(292) Cfr. n. 1056.
(293) Disquisitiones mathematicae de controversiis et novitatibus astronomicis. Quas sub praesidio CHRISTOPHORI SCHEINER de Societate Iesu, sacrae linguae et matheseos in alma Ingolstadiensi Universitate professoris ordinarii, publice disputandas posuit, propugnavit mense Septembri, die 5, nobilis et doctissimus iuvenis IOANNES GEORGIUS LOCHER, Boius Monacensis, artium et philosophiae baccalaureus, magisterii candidatus, iuris studiosus. Ingolstadii, ex typographeo Ederiano apud Elisabetham Angermariam, anno M. DC. XIV.
(294) Cfr. n. 1014.
(295) Cfr. n. 1070.
(296) Cfr. n. 719.
(297) Ars SANCTORII SANCTORII ecc. de statica medicina et de responsione ad staticomastium aphorismorum, sectionibus septem comprehensa. Venetiis, MDCXIV.
(298) GIACOMO BAROZZI.
(299) in pi di diecimilla soggetti, tra'quali  aggiunta marginale autografa. - [CORREZIONE]
(300) Cfr. n. 1061.
(301) Cfr. n. 1068.
(302) Cfr. n. 1075.
(303) MARCO ANTONIO CORNARO.
(304) Cfr. n. 1074.
(305) Cfr. n. 1081.
(306) ALESSANDRO ORSINI.
(307) VINCENZIO DI GRAZIA.
(308) NICCOL LORINI.
(309) TOMMASO CACCINI.
(310) MAFFEO BARBERINI.
(311) Cfr. Vol. V, pag. 281-288 [Edizione Nazionale].
(312) Cfr. nn.i 1056, 1077.
(313) BENEDETTO CASTELLI.
(314) Cfr. nn.i 909, 930.
(315) Cfr. n. 910.
(316) Intendi, il saluto del nuovo Linceo FILIPPO PANDOLFINI ai colleghi.
(317) Stanze sopra le stelle e macchie solari scoperte col nuovo occhiale, con una breve dichiaratione. Dedicate all'Illustriss. e Reverendiss. Sig. Card. Aldobrandino, Camarlengo di Santa Chiesa, da FLAMINIO FIGLIUCCI. In Roma, per il Mascardi, 1615. - Autore delle stanze, come risulta dalla dedicatoria,  LORENZO SALVI.
(318) Lettera del R. P. M. PAOLO ANTONIO FOSCARINI Carmelitano sopra l'opinione de'Pittagorici e del Copernico della mobilit della terra e stabilit del sole e del nuovo Pittagorico sistema del mondo, ecc. In Napoli, per Lazaro Scoriggio, 1615.
(319) Cfr. Vol. V, pag. 281-288 [Edizione Nazionale].
(320) GIOVANNI FABER: cfr. n. 1086.
(321) Cio, oltre al PORTA, il WELSER e il SALVIATI.
(322) BENEDETTO CASTELLI: cfr. Vol. V, pag. 281-288 [Edizione Nazionale].
(323) Cfr. Vol. V, pag. 291-295 [Edizione Nazionale].
(324) Salm. 18, v. 7: cfr. Vol. V, pag. 301-305 [Edizione Nazionale].
(325) FRANCESCO MARIA DEL MONTE.
(326) Cfr. n. 1085.
(327) Cfr. n. 909.
(328) Cfr. n. 958.
In luogo di con una lettera prima aveva scritto col libro. - [CORREZIONE]
(329) Di stile fiorentino.
(330) FRANCESCO BONCIANI.
(331) Cfr. nn.i 960, 1092.
(332) Accenna molto probabilmente a quella che, in forma di lettera, fu indirizzata da GALILEO a Madama CRISTINA di LORENA. Cfr. Vol. V, pag. 309-348.
(333) Le parole Io... accerti sono sottosegnate nell'autografo con puntolini.
(334) GIORGIO GIORGI.
(335) Cfr. n. 1090.
(336) Questa non  giunta insino a noi.
(337) FRANCESCO MARIA DEL MONTE.
(338) La data nell'autografo  incerta, anche per corrosione della carta, fra 1614, che sarebbe di stile fiorentino, e 1615 di stile comune, secondo il quale il DINI soleva datare. Forse prima scrisse 14 di marzo 1614, e poi corresse 1615.
(339) che quelli - [CORREZIONE]
(340) Tra quinto e elemento  nell'autografo uno spazio bianco. - [CORREZIONE]
(341) Cfr. nn.i 719, 1078.
(342) delle miei inventioni - [CORREZIONE]
(343) SANTORRE SANTORIO.
(344) Cfr. n. 1077.
(345) Cfr. n. 1094.
(346) Cfr. n. 960.
(347) Cfr. nn.i 1065, 1070.
(348) Cfr. n. 1094.
(349) Nella configurazione che, al solito, riproduciamo esattamente, le tre stelle non sono occidentali, ed  incerto se la pi orientale sia cancellata.
(350) GIORGIO GIORGI.
(351) Intendi, le Lettere delle macchie solari.
(352) Cfr. n. 1125.
(353) Cfr. n. 1085.
(354) Cfr. n. 1089.
(355) Cfr. n. 1094 e n. 1097.
(356) Cfr. n. 1089.
(357) Cfr. n. 1097.
(358) Cfr. n. 1070.
(359) GIORGIO GIORGI.
(360) Cfr. n. 1099.
(361) Cfr. n. 1100.
(362) Cfr. n. 1103.
(363) Cfr. Vol. V, pag. 305, lin. 20-22 [Edizione Nazionale].
(364) Cfr. n. 1089.
(365) Cfr. Vol. V, pag. 301-305 [Edizione Nazionale].
(366) Cfr. n. 1084.
(367) Cfr. Vol. V, pag. 297-805 [Edizione Nazionale].
(368) com'elle - [CORREZIONE]
(369) Intende, la Lettera sopra l'opinione de'Pitagorici ecc. del P. Carmelitano PAOLO ANTONIO FOSCARINI, (cfr. n. 1089; e cfr. pure n. 1101).
(370) Accenna o alla lettera ad esso CASTELLI del 21 dicembre 1613 (cfr. Vol. V, pag. 281-288 [Edizione Nazionale]; e cfr. pure nn.i 1094, 1097, 1101), oppure a quella a PIERO DINI del 28 marzo 1615 (cfr. Vol. V, pag. 297-305 [Edizione Nazionale]).
(371) Allude agli emblemi e alle figure che sono sul frontespizio, e a tergo del frontespizio, della citata Lettera del FOSCARINI.
(372) Cfr. n. 956.
(373) nimis profondae - [CORREZIONE]
(374) GIORGIO GIORGI.
(375) PAOLO ANTONIO FOSCARINI: cfr. n. 1089.
(376) Tra le carte del "Giudice del Maleficio", che tuttora si conservano nell'Archivio del Comune di Padova (a questo tempo tale Magistrato non esisteva in Venezia), non si rinvenne alcuna traccia della pratica alla quale qui accenna il SAGREDO.
(377) Cfr. nn.i 719, 873, 906, 1078, 1096.
(378) Di fronte alla linea del manoscritto che contiene le parole "evidentemente... calore", si legge, di mano di GALILEO, sul margine: "pallina di cera rugiadosa".
(379) di ugal temperamento - [CORREZIONE]
(380) perfetti, li io dismessi - [CORREZIONE]
(381) BERNARDINO GAIO.
(382) Cfr. n. 923.
(383) se si consumo - [CORREZIONE]
(384) Cfr. n. 1077.
(385) Cfr. n. 1056.
(386) Cfr. n. 1102.
(387) Ora non  allegata alla presente; ma  probabile fosse una copia di quella che noi pubblichiamo sotto il n. 1110. E il "Padre" a cui accenna,  probabilmente il P. PAOLO ANTONIO FOSCARINI.
(388) Cfr. nn.i 1112, 1113.
(389) OTTAVIO FALCONIERI.
(390) Cfr. n. 1112.
(391) Cfr. nn.i 1090, 1105, 1112, 1113, 1114.
(392) PAOLO ANTONIO FOSCARINI: cfr. n. 1089.
(393) GIOVANNI GARSIA MILLINI.
(394) OTTAVIO BANDINI.
(395) FILIPPO MASSINI.
(396) PAOLO ANTONIO FOSCARINI.
(397) Cio la Risposta alle opposizioni del S. Lodovico delle Colombe e del S. Vincentio di Gratia; cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale].
(398) GIORGIO GIORGI.
(399) Cfr. n. 787, n. 976, ecc.
(400) LORENZO DE'MEDICI.
(401) GIORGIO GIORGI.
(402) PAOLO ANTONIO FOSCARINI.
(403) Cfr. n. 1127.
(404) Cfr. n. 1056.
(405) Intendi, la lettera a Madama CRISTINA di LORENA.
(406) si vender con - [CORREZIONE]
(407) Cfr. Vol. V, pag. 301-305 [Edizione Nazionale].
(408) Tra quasi e tre si legge, cancellato, due volte. - [CORREZIONE]
(409) Cfr. n. 1115.
(410) puoter - [CORREZIONE]
(411) desperarei - [CORREZIONE]
(412) gli stimoli de infiniti - [CORREZIONE]
(413) Cfr. n. 1115.
(414) desiderarei - [CORREZIONE]
(415) Il testo di questo periodo evidentemente  corrotto. - [CORREZIONE]
(416) Cio la Risposta alle opposizioni del S. Lodovico delle Colombe ecc.; cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale].
(417) nella estremit - [CORREZIONE]
(418) la linea Nlo di calar - [CORREZIONE]
(419) GIOVANNI COCCAPANI.
(420) Cfr. Vol. IV, pag. 451 e seg. [Edizione Nazionale].
(421) PAOLO ANTONIO FOSCARINI: cfr. n. 1089.
(422) Cfr. n. 1122.
(423) Cfr. n. 1108.
(424) Cfr. n. 1108.
(425) Cfr. n. 1128.
(426) Cfr. nn.i 1108, 1128.
(427) Cfr. n. 1130.
(428) Cfr. n. 1045.
(429) Cfr. n. 742.
(430) Cfr. n. 1127.
(431) Cfr. n. 1121 e n. 1127.
(432) PAOLO ANTONIO FOSCARINI.
(433) Cfr. n. 1122.
(434) Cio l'anno linceo. Cfr. n. 742.
(435) FRANCESCO STELLUTI. Queste due lettere non si trovano nei Mss. Galileiani.
(436) Cfr. n. 889.
(437) MICHELANGELO GALILEI.
(438) CAMILLO GERMINI.
(439) Non  presentemente allegata alla lettera.
(440) ZACCARIA SAGREDO.
(441) haver combitato 6 - [CORREZIONE]
(442) CAMILLO GERMINI.
(443) Cfr. n. 1138.
(444) NICCOL SAGREDO.
(445) GIOVANNI BEMBO, che riusc eletto Doge.
(446) Le parole che stampiamo in corsivo sono scritte in cifra, e tra le linee ne  la traduzione.
(447) Cfr. n. 1146.
(448) Cfr. nn.i 538, 540.
(449) ratificazione delle mia - [CORREZIONE]
(450) Cfr. n. 1089.
(451) Stanze sopra le nuove stelle e macchie solari, ecc. st. XIII, pag. 9.
(452) Il MARAFFI non sapeva che, quando egli scriveva, GALILEO era in Roma.
(453) Cfr. n. 1152.
(454) fa diversi stupendi - [CORREZIONE]
(455) lo vadano circondando: il copista postilla: "Nel testo  la, ma dev'essere un error del copista". - [CORREZIONE]
(456) Non  presentemente unita alla lettera.
(457) ALESSANDRO PERETTI DA MONTALTO.
(458) GIO. COSIMO GERALDINI.
(459) CARLO DE'MEDICI.
(460) ASDRUBALE BARBOLANI DI MONTAUTO: Cfr. n. 1165.
(461) le mano - [CORREZIONE]
(462) Sic, n altro  aggiunto.
(463) Cfr. n. 1127.
(464) Cfr. n. 723.
(465) Delle relationi universali di GIOVANNI BOTERO ecc. Prima parte ecc. In Roma, appresso Georgio Ferrari. MDLXXXXI. - Parte seconda ecc. In Roma, appresso Georgio Ferrari. M.D.XCII.
(466) Cfr. n. 1156.
(467) Cfr. n. 1155.
(468) Di stile fiorentino.
(469) Cfr. n. 1191.
(470) CATERINA PICCHENA ne'BUONDELMONTI.
(471) ANNIBALE PRIMI.
(472) Cfr. n. 1157. Vedi A. FAVARO, Serie duodecima di Scampoli Galileiani (Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Vol. XIII, pag. 17-22). Padova, tip. G. B. Randi, 1897.
(473) Cfr. n. 1164.
(474) NICCOL LORINI.
(475) Cfr. n. 1168.
(476) Cfr. Vol. V, pag. 277 [Edizione Nazionale].
(477) TOMMASO CACCINI: cfr. n. 1174.
(478) a che fine si incamir - [CORREZIONE]
(479) Cfr. n. 1173.
(480) DOMENICO BONSI.
(481) GIO. BATTISTA BONSI.
(482) FRANCESCO VENTURI.
(483) Cfr. n. 1147.
(484) ALESSANDRO ORSINI. All'ab. ALESSANDRO ORSINI, (cfr. n. 1145) creato allora allora cardinale, GALILEO aveva dedicato il Discorso del flusso e reflusso del mare, scritto "in Roma, dal Giardino de'Medici, li 8 di Gennaio 1616". Cfr. Vol. V, pag. 373 e seg. [Edizione Nazionale].
(485) Cfr. n. 1176.
(486) Di stile fiorentino.
(487) Cfr. n. 1174.
(488) annihilar - [CORREZIONE]
(489) CARLO DE'MEDICI.
(490) Cfr. nn.i 1147, 1174.
(491) Cfr. n. 1174.
(492) Cfr. nn.i 1163 e 1191.
(493) Cfr. n. 1176.
(494) Di stile fiorentino.
(495) Balletto fatto nel battesimo del terzo genito delle Ser.me Altezze di Toscana dai SS.ri paggi di S. A. S. Fiorenza, 1615. Cfr. n. 1174.
(496) Cfr. n. 1177.
(497) che ella chiesto - [CORREZIONE]
(498) Cfr. n. 1176.
(499) Cfr. nn.i 1157, 1165.
(500) Cfr. n. 1177.
(501) Cfr. n. 1177.
(502) saranno persona di - [CORREZIONE]
(503) Cfr. n. 1176.
(504) Cfr. n. 1174.
(505) con velermi - [CORREZIONE]
(506) Cfr. n. 1178.
(507) Cfr. n. 1180.
(508) si genera, non - [CORREZIONE]
(509) diversissime dalla luna - [CORREZIONE]
(510) pi 47 gradi - [CORREZIONE]
(511) Cfr. n. 1176.
(512) 24 febbraio.
(513) Cfr. n. 1182.
(514) CARLO DE'MEDICI: cfr. n. 1177.
(515) Cfr. n. 1089.
(516) Cfr. n. 723.
(517) BONIFACIO CAETANI.
(518) CARLO DE'MEDICI.
(519) Cfr. n. 1185.
(520) Cfr. n. 1177.
(521) NICCOL SAGREDO.
(522) Cfr. n. 687.
(523) Cfr. nn.i 185, 246.
(524) se il suole si muove - [CORREZIONE]
(525) ANTONIO DE'MEDICI.
(526) Cfr. n. 1187.
(527) FEDERICO CESI.
(528) Cio sposando ISABELLA SALVIATI.
(529) Cfr. n. 1187.
(530) CARLO DE'MEDICI.
(531) Cfr. n. 1189.
(532) Cfr. nn.i 1195, 1198, 1208.
(533) Cfr. nn.i 1187, 1189.
(534) Cfr. n. 1181.
(535) Con chi reverentemente - [CORREZIONE]
(536) Con simili circolari fu inviato anche agli altri Inquisitori il decreto della Congregazione dell'Indice del 5 marzo 1616. Un'altra di tali circolari  nel Museo Copernicano in Roma.
(537) ch'io veduta alcuna Venere: cfr. n. 267. - [CORREZIONE]
(538) Cfr. n. 267 e n. 268.
(539) L'autografo ha 1615, certamente per trascorso fra lo stile comune e il fiorentino, secondo il quale il millesimo era da poco mutato. Ma che la lettera sia dell'aprile 1616,  dimostrato dall'essere indirizzata a Roma.
(540) Cfr. nn.i 1198, 1208.
(541) BENEDETTO CASTELLI.
(542) CARLO DE'MEDICI.
(543) Cfr. nn.i 1142, 1146, 1149.
(544) BARTOLOMEO LEONARDI D'ARGENSOLA.
(545) PIETRO DI CASTRO.
(546) Cfr. Vol. V, pag. 413 e seg. [Edizione Nazionale].
(547) Cfr. nn.i 757, 785.
(548) Cfr. n. 870 e n. 1191.
(549) Cfr. nn.i 1195, 1208.
(550) Nel codice dell'Archivio segreto Vaticano con la segnatura "Bellarmino, Lettere e miscellanee, n. 19 (gi Mlanges, n. 71)", a car. 193r., si ha copia, di mano di GALILEO, delle lin. 2-13 [Edizione Nazionale] della presente lettera. GALILEO diede comunicazione di questo squarcio e di quello da noi riprodotto sotto il n. 1194 al Card. BELLARMINO, il quale gli rilasci la nota dichiarazione in data del 26 maggio 1616. Notiamo ancora che GALILEO in capo al brano di lettera del SAGREDO da lui trascritta appose la data: "Di Venezia, li 25 d'Aprile 1616".
(551) Cfr. n. 1188.
(552) Cfr. nn.i 1142, 1146, 1149.
(553) CARLO DE'MEDICI.
(554) Il conto a cui qui si accenna (cfr. anche n. 1199), non  ora allegato alla presente; e indarno ne abbiamo fatto ricerca nell'Arch. di Stato in Firenze.
(555) Di Roma, 20 Maggio 1616. Cfr. n. 1203. - [CORREZIONE]
(556) OTTAVIANO VESTRI BARBIANI.
(557) Cfr. n. 1197.
(558) che posto - [CORREZIONE]
(559) Cfr. n. 1201.
(560) proposizione, e stimandola - [CORREZIONE]
(561) pregmatica - [CORREZIONE]
(562) TOMMASO CACCINI.
(563) Cfr n. 1173.
(564) DOMENICO BONSI.
(565) GIO. BATTISTA BONSI.
(566) Del 5, e non del 7 Marzo,  il Decreto al quale qui si accenna: cfr. Vol. XIX, pag. 322 [Edizione Nazionale], Doc. XXIV, b, 18).
(567) Cfr. nn.i 1195, 1198.
(568) Cfr. Vol. V, pag. 74, lin. 11 [Edizione Nazionale].
(569) Cfr. n. 1201.
(570) Cfr. n. 1189.
(571) Cfr. Vol. XIX, pag. 316-320 [Edizione Nazionale].
(572) Cfr. n. 757.
(573) Cfr. n. 785.
(574) Cfr. n. 1201.
(575) Cfr. n. 1203.
(576) condurre affine s - [CORREZIONE]
(577) di onorevolenza - [CORREZIONE]
(578) Cfr. N. 757.
(579) Cfr. n. 785.
(580) Cfr. n. 1197.
(581) Cfr. n. 1198.
(582) FRANCESCO TREVISAN.
(583) Cfr. nn.i 1188, 1198.
(584) Cfr. nn.i 1128, 1130.
(585) CAMILLO GERMINI.
(586) ZACCARIA SAGREDO.
(587) GIO. BATTISTA BELLINI.
(588) che avuto - [CORREZIONE]
(589) Cfr. n 1209.
(590) Cfr. nn.i 1211, 1212, 1213.
(591) Cfr. n. 1189.
(592) FEDERICO CESI.
(593) I puntolini sono nell'originale.
(594) Cfr. n. 1214.
(595) Queste parole che stampiamo in corsivo, sono sottolineate nell'originale.
(596) Cfr. n. 1077.
(597) Cfr. n. 993.
(598) Cfr. n. 1222; e cfr. pure A. FAVARO, Intorno alla apparenza di Saturno osservata da Galileo Galilei nell'agosto dell'anno 1616 (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LX, Parte seconda, pag. 415-432). Venezia, tip. Ferrari, 1901.
(599) Intendi, del libro del COPERNICO: cfr. n. 1189.
(600) Cfr. n. 1222.
(601) Cfr. n. 572.
(602) A car. 94t. del Tomo IV della Par. III dei Mss. Galileiani trovasi, senza che null'altro vi sia ad essa relativo, la figura che qui esattamente riproduciamo. Quantunque non possa con piena certezza affermarsi che quel disegno sia dovuto alla mano di GALILEO, pure  molto ragionevole attribuirglielo, trovandosi in mezzo a calcoli, configurazioni ed appunti relativi alle Medicee, che sono dello stesso inchiostro e di suo pugno, e appartengono ai mesi da giugno a ottobre 1616. Sulla carta 95r., di fronte alla 94t., e che forma con essa un solo foglio, sono le date "1616. Octob. Die 9", "Di. 23 Sept.", "D. 22"; sulla stessa car. 94t. si leggono le date "Iun. D. 13", "Octob. Die 20".
[vedi figura 1223.gif]
(603) BONIFACIO CAETANI.
(604) Cfr. n. 982.
(605) Fu data alla luce sei anni dopo, col titolo: F. THOMAE CAMPANELLAE, Calabri, Ordinis Praedicatorum, Apologia pro Galilaeo mathematico, ubi disquiritur utrum ratio philosophandi, quam Galilaeus celebrat, faveat Sacris Scripturis an adversetur. Francofurti, impensis Godefredi Tampachii, typis Erasmi Kempfferi; anno M. DC. XXII.
(606) Lo scrivente ignorava, come  chiaro, che GALILEO era ormai tornato a Firenze. - Accanto all'indirizzo sono segnate, di mano di GALILEO, due schemi di configurazioni delle Medicee senza data n altre indicazioni.
(607) Cfr. nn.i 1198, 1214, 1219.
(608) Cfr. nn.i 1188, 1198, 1214.
(609) che muiono facilmente - [CORREZIONE]
(610) alcuni galanthumeni che - [CORREZIONE]
(611) Cfr. n. 1214.
(612) FRANCESCO DI JOYEUSE.
(613) Cfr. Vol. V, pag. 110 [Edizione Nazionale].
(614) Cfr. n. 1222.
(615) GASPARE SCIOPPIO.
(616) GIACOMO MUTI.
(617) TIBERIO MUTI.
(618) FABII COLUMNAE Lyncei minus cognitarum rariorumque nostro coelo orientium stirpium ekphrasis, qua non paucae ab antiquioribus Theophrasto, Dioscoride, Plinio, Galeno aliisque descriptae, praeter illas in fytobasano editas, disquiruntur ac declarantur. Item de aquatilibus aliisque nonnullis animalibus libellus, ad Ill.mum et Excell.mum Dominum Martium Columnam, Zagarolae et Columnae Ducem etc. Omnia fideliter ad vivum delineata atque aeneis typis expressa, cum indice in calce voluminis locupletissimo. Romae, MDCXVI, apud Iacobum Mascardum.
FABII COLUMNAE Lyncei minus cognitarum stirpium pars altera. In qua non tam novae plures plantae, eaeque rariores, a nomine hactenus aut animadversae aut descriptae, nunc primum proponuntur, quam nonnullae aliae apud antiquos dubiae atque obscurae dilucidantur. Ad Ill.mum ac Rever.mum Principem ac Dominum Odoardum Farnesium, S. R. E. Cardinalem Amplissimum. Cum imaginibus ex typis aeneis, elencho rerum initio et indice in fine locupletissimo. Romae, MDCXVI, apud Iacobum Mascardum.
(619) FABII COLUMNAE Lyncei Purpura. Hoc est de purpura ab animali testaceo fusa, de hoc ipso animali aliisque rarioribus testaceis quibusdam. Ad Ill.mum et Rever.mum Principem ac Dominum Iacobum Sannesium, S. R. E. Cardinalem Amplissimum, cum iconibus ex aere ad vivum representatis, elencho rerum et indice. Romae, MDCXVI, apud Iacobum Mascardum.
(620) Intende, l'Apologia del CAMPANELLA. Cfr. n. 1223.
(621) BONIFACIO CAETANI.
(622) Cfr. nn.i 1187, 1189.
(623) LUIGI MARAFFI.
(624) PAOLO GULDINO.
(625) Refutatio elenchi calendarii Gregoriani a Setho Calvisio conscripti et opera Davidis Origani editi ecc., auctore PAULO GULDINO. Moguntiae, ex officina typographica Ioannis Albini, MDCXVI.
(626) Cfr. n. 1224.
(627) Cfr. Vol. V, pag. 377-395 [Edizione Nazionale].
(628) Cfr. n. 1223.
(629) BONIFACIO CAETANI.
(630) Cfr. Vol. V, pag. 403-412 [Edizione Nazionale].
(631) Furono date alla luce ventidue anni dopo, col titolo: Expositio super cap. IX Epistolae Pauli Apostoli ad Romanos, contra sectarios. Ad petitionem Ioann. de Galand, Comitis de Brassac, Christianissimae Maiestatis in Romana Curia oratoris contra sectarios disputantis. Parisiis, Thoussani Debray, 1636.
(632) far capitar - [CORREZIONE]
(633) Cfr. n. 1230
(634) GIOVANNI DE'MEDICI.
(635) BARTOLOMEO LEONARDI D'ARGENSOLA.
(636) Cfr. nn.i 1201, 1203, 1212.
(637) DOMENICO BONSI.
(638) Cfr. n. 1234.
(639) Cfr. Vol. V, pag. 423-425 [Edizione Nazionale].
(640) ORSO D'ELCI.
(641) Il conte di LEMOS.
(642) Cfr. n. 1235.
(643) Cfr. Vol. V, pag. 423-425 [Edizione Nazionale].
(644) Cfr. nn.i 1229, 1233, 1234.
(645) perch tutto - [CORREZIONE]
(646) occasioni a tempi - [CORREZIONE]
(647) Sig. Cav. Bonsi - [CORREZIONE]
DOMENICO BONSI, nipote del Card. GIO. BATTISTA BONSI. Cfr. n. 1233.
(648) BARTOLOMEO LEONARDI D'ARGENSOLA.
(649) GASPARO BORGIA.
(650) provvisto dalle cose - [CORREZIONE]
(651) vista V. Ecc. - [CORREZIONE]
(652) Intendi, del monastero di S. Matteo in Arcetri, dov'erano le figlie di GALILEO.
(653) Non  presentemente allegata alla lettera.
(654) CARLO DE'MEDICI.
(655) la constituzione con con quella - [CORREZIONE]
(656) Cfr. n. 1225.
(657) Cfr. n. 1106.
(658) intentante - [CORREZIONE]
(659) VIRGINIO CESARINI.
(660) Cfr. n. 476 e n. 479.
(661) Col nome di Bo, cio Bue, chiamavasi ancora fino a pochi anni or sono l'universit a Padova.
(662) Cfr. n. 1237.
(663) Cfr. n. 1230.
(664) Cfr. n. 1224.
(665) Non sono presentemente allegate alla lettera.
(666) Cfr. n. 1232.
(667) Di stile veneto.
(668) Encyclopedia Pythagorea mostrata da NICOL ANTONIO STELLIOLA Lynceo. In Napoli, appresso Constantino Vitale, MDCXVI.
(669) Cfr. n. 1138.
(670) ASCANIO PIERONI.
(671) Cfr. n. 1241.
(672) Di stile veneto.
(673) Non sono ora allegate alla presente.
(674) Cfr. n. 1240.
(675) Cfr. n. 1189.
(676) Allude al celatone. Cfr. Sulla invenzione dei cannocchiali binoculari, nota del prof. ANTONIO FAVARO (Atti della S. Accademia delle Scienze di Torino. Vol. XVI, pag. 585-594). Torino, 1881.
(677) MARCO BARBAVARA
(678) LORIO LORII
(679) IACOPO INGHIRAMI
(680) CATERINA PICCHENA.
(681) Prima aveva scritto 1616, e poi corresse 1617. - [CORREZIONE]
(682) Cfr. n. 1246.
(683) Cfr. n.i 1230, 1246.
(684) Cfr. n. 10.
(685) Manca la relativa figura.
(686) Cfr. n. 217.
(687) Cfr. Vol. II, pag. 161-162 [Edizione nazionale].
(688) Cfr. nn.i 1243, 1246.
(689) Cfr. n. 1197.
(690) ASCANIO PIERONI
(691) Cfr. n. 1252.
(692) Cfr. n. 1254.
(693) BONAVENTURA CAVALIERI
(694) Cfr. n. 1256.
(695) ANTONIO GIGGI
(696) BONAVENTURA CAVALIERI
(697) IACOPO INGHIRAMI: cfr. n. 1251.
(698) volte incontrar quelli - [CORREZIONE]
(699) s'abbiano a - [CORREZIONE]
(700) le scuole belle e fatte - [CORREZIONE]
(701) GASPARO BORGIA
(702) Cfr. n. 1197.
(703) LELIO D'ORIOLO. Cfr. n. 1293.
(704) Non  presentemente allegata alla lettera.
(705) Neppur questo  allegato alla lettera.
(706) GIOVANNI DE'MEDICI: cfr. n. 1232.
(707) Non sono ora allegate alla lettera.
(708) Sul tergo della seconda carta, che del resto  bianca, si legge, di mano di GALILEO:
"foglia sorbile.
Mascherarsi.
Instruz.e da Mad.ma".
(709) Prima aveva scritto la ragione, poi corresse ragione in ragioni, ma non corresse la in le. - [CORREZIONE]
(710) Cfr. n. 1261.
(711) FRANCESCO TREVISAN.
(712) NICCOL SAGREDO, Procuratore di S. Marco, padre di GIOVANFRANCESCO
(713) BONAVENTURA CAVALIERI
(714) Cfr. n. 750.
(715) Intendi, l'Ambrosiana.
(716) Cfr. Vol. IV, pag. 455-691.
(717) Cfr. n. 1262.
(718) Cfr. n. 1188.
(719) Cfr nn.i 738, 745.
(720) persone maluali - [CORREZIONE]
(721) Cfr. n. 185.
(722) Intende, il Granduca.
(723) Cfr. n. 752.
(724) Cfr. n. 1260
(725) La lettera a cui qui si accenna non pervenne insino a noi
(726) Il Pegaso, Epitalamio in sesta rima nelle nozze di Federico Cesi e d'Isabella Salviati. Roma, per Giacomo Mascardi, 1617.
(727) Il pittore GIACOMO DA PONTE, detto il BASSANO.
(728) BARTOLOMEO DALLA NAVE.
(729) CARLO DE'MEDICI.
(730) Cfr. n. 1266.
(731) Intendi, le figlie di GALILEO.
(732) Cfr. n. 1269.
(733) Intende, il nuovo anno Linceo: cfr. n. 1267.
(734) Cfr. nn.i 752, 1267.
(735) Cfr. n. 1280.
(736) Cfr. n. 1266.
(737) Cfr. n. 1270.
(738) Cfr. n. 1266.
(739) BENEDETTO CASTELLI.
(740) Cfr. n. 1251.
(741) Accanto all'indirizzo si leggono questi appunti, di mano di GALILEO:
"Pesci d'Arno, granchi, anguille e lucci,
Funghi, raviggiuolo, zatte.
Seleni, pesche, vuova, acciughe.
Fichi, azeruole, vino 3 fiaschi.
Pane, limoni, uva, lente.
Erbe da trapiantare.
Trovare il fattore".
E in altro luogo della stessa carta, insieme con calcoli e abbozzi di costituzioni dei Pianeti Medicei, prive di data, si legge, pur di mano di GALILEO:
"Crusca.
Pane.
Vino.
Studiuolo".
(742) Cfr. n. 1269.
(743) A Bellosguardo; cfr. Vol. XIX, Doc. XIII, c, 8.
(744) Cfr. n. 1279.
(745) liqure - [CORREZIONE]
(746) sbadigliano - [CORREZIONE]
(747) Allude a La vita di Tulio Ostilio, terzo re Roma, scritta facetamente in terza rima da GIROLAMO MAGAGNATI. Al Principe Don Carlo Cardinal de'Medici. In Venetia, MDCXI, appresso Pietro Farri. Cfr. anche n. 872.
(748) GIOVANNI DE'MEDICI.
(749) lei, havendola havendola immediate - [CORREZIONE]
(750) Cfr. n. 1246.
(751) LORENZO DE'MEDICI.
(752) non vaglonono - [CORREZIONE]
(753) Cfr. n. 1280.
(754) si deg ricapitarla - [CORREZIONE]
(755) al S.r S.r Strozzi - [CORREZIONE]
(756) CRISTOFORO FERRARI.
(757) Cfr. n. 1277.
(758) Che la risoluzione del problema fosse tenuta come cosa di gran momento dal governo spagnuolo, lo dimostra anche una "Minuta de consulta del Consejo de Estado hecha  7 de Junio de 1618, sobre lo que escribi el Duque de Monteleon acerca de un istrumento matematico", la quale  nell'Archivio generale di Simancas, Segreteria de Estado, Legajo 264, f.o 182. Cfr. FAVARO, Nuovi Studi Galileiani, Venezia tip. Antonelli, 1891, pag. 134.
(759) Meissen?
(760) Cfr. n. 1244.
(761) Prodromus philosophiae instaurandae, id est Dissertationis de natura rerum compendium secundum vera principia, ex scriptis THOMAE CAMPANELLAE praemissum. Cum praefatione ad philosophos Germaniae. Francofurti, excudebat Ioannes Bringerus sumptibus Godefridi Tampachii, M.DC.XVII. - La prefazione  di TOBIA ADAMI.
(762) F. THOMAE CAMPANELLAE Calabri, O. P., Realis philosophiae epilogisticae partes quatuor, hoc est de rerum natura, hominum moribus ecc., cum adnotationibus physiologicis a Thobia Adami nunc primum editae ecc. Francofurti, impensis Godefridi Tampachii, anno MDCXXIII.
(763) Cfr. n. 1283.
(764) Paternit per - [CORREZIONE]
(765) Cfr. n. 1292.
(766) ANTONIO GIGGI.
(767) LELIO D'ORIOLO.
(768) quanto cica le - [CORREZIONE]
(769) Questa non pervenne insino a noi
(770) Cfr. n. 1283.
(771) di persona la - [CORREZIONE]
(772) BENEDETTO CASTELLI.
(773) Cfr. n. 1287.
(774) Cfr. n. 1261.
(775) Cfr. n. 1260.
(776) GASPARO BORGIA.
(777) Cfr. n. 1287.
(778) pagar cos a - [CORREZIONE]
(779) MARINA GAMBA ne'BARTOLUZZI.
(780) VINCENZIO.
(781) MARC'ANTONIO MAZZOLENI.
(782) Cfr. n. 1290.
(783) Di stile veneto.
(784) Cfr. n. 1295.
(785) Cfr. n. 1299.
(786) Di stile veneto.
(787) Cfr. n. 1295.
(788) Cfr. n. 1302.
(789) Di stile veneto.
(790) Cfr. n. 1292.
(791) Intendi, delle trattative per la longitudine con la Corte di Spagna.
(792) ORSO D'ELCI.
(793) Di stile fiorentino.
(794) Non  giunta fino a noi. Cfr. n. 1302
(795) Cfr. nn.i 1301, 1302.
(796) Intendi, al tempo della fiera di Besanzone.
(797) Cfr. nn.i 1292, 1303.
(798) Di stile veneto.
(799) Cfr. n. 1303.
(800) LORENZO DE'MEDICI.
(801) Cfr. n. 1281.
(802) CARLO DE'MEDICI.
(803) Cfr. . n. 1260.
(804) Cfr. n. 1305.
(805) ANTONIO DE'MEDICI.
(806) Riccardo White.
(807) Non  presentemente allegata alla lettera.
(808) ZACCARIA SAGREDO: cfr. n. 1266.
(809) Assai probabilmente quel GIOVANNI BARTOLUZZI, che aveva condotta in moglie MARINA GAMBA, madre dei figli di GALILEO. Cfr. n. 1416.
(810) lasciar passere - [CORREZIONE]
(811) Non sono presentemente nella raccolta CAMPORI.
(812) FRANCESCO PINELLI.
(813) GIOVANNI VINCENZO PINELLI.
(814) COSIMO PINELLI.
(815) Intendi, nella basilica di S. Antonio in Padova, dove il PINELLI venne sepolto. Cfr. n. 86 e n. 445.
(816) all'honarte qualit - [CORREZIONE]
(817) Cfr. n. 1309.
(818) IACOPO GALLI
(819) Il vescovo MARCO ANTONIO CORNARO.
(820) PIETRO VALIER.
(821) VIRGINIO CESARINI.
(822) priviligio - [CORREZIONE]
(823) Cfr. n. 584.
(824) , di mano di FRANCESCO STELLUTI, a car. 254 della stessa Filza che contiene la lettera di GALILEO. Occupa circa una pagina e mezza, e comincia: "Franciscus Stellutus Lynceus, Fabrianensis, Procurator Lynceorum ecc."
(825) Cfr. nn.i 1312, 1313.
(826) Cfr. n. 1307.
(827) Non se se V. S. - [CORREZIONE]
(828) Dei 13 di marzo.
(829) Il Duca di LERMA.
(830) Cfr. n. 1305.
(831) Cfr. nn.i 1309, 1311.
(832) Cfr. n. 1311.
(833) LUIGI CORRADINI.
(834) Cfr. n. 1311.
(835) Cfr. nn.i 1312, 1313.
(836) FILIPPO PANDOLFINI. Cfr. n. 1314.
(837) Cfr. n. 1315.
(838) Lettera di riverente congratulazione di GIROLAMO MAGAGNATI al Sereniss. Nicol Donato, Doge di Venetia. Venetia, Deuchino, 1618.
(839) ANTONIO GIGGI.
(840) Cfr. Vol. V, pag. 71 e seg. [Edizione Nazionale].
(841) Cfr. Vol. V, pag. 377-395 [Edizione Nazionale].
(842) quanto  aggiunta interlineare, di mano di GALILEO. - [CORREZIONE]
(843) fantasie  scritto di mano di GALILEO, in sostituzione di chimere che  cancellato. - [CORREZIONE]
(844) Cfr. Vol. V, pag. 374 [Edizione Nazionale]. Tra i parecchi esemplari manoscritti del Discorso sul flusso e reflusso del mare, i quali dimostrano la diffusione che ebbe questo trattato,  l'autografo, che si conserva nel Cod. Vaticano Latino 8193, p. 2a B. Cfr. Intorno all'autografo galileiano del "Discorso sul flusso e reflusso del mare" nuovamente ritrovato nella Biblioteca Vaticana. Nota di ANTONIO FAVARO (Rendiconti della R. Accademia dei Lincei. Classe di scienze fisiche, matematiche e naturali. Vol. VIII, pag. 353-360). Roma, tip. della R. Accademia dei Lincei, 1899.
(845) Le parole con maggior comodit e tempo sono aggiunte in margine, di mano di GALILEO. - [CORREZIONE]
(846) confusi et  aggiunta interlineare, di mano di GALILEO. - [CORREZIONE]
(847) MARIA MADDALENA D'AUSTRIA, Granduchessa di Toscana.
(848) loro  aggiunta interlineare, di mano di GALILEO. - [CORREZIONE]
(849) Humiliss.o  sostituito, di mano di GALILEO, a Devot.mo, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(850) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVI.
(851) MARIO GUIDUCCI.
(852) Cfr. n. 1326.
(853) Cfr. nn.i 1295, 1302.
(854) Intendi, la congiura del Duca di BEDMAR.
(855) Cfr. n. 1292.
(856) Cfr. n. 1328.
(857) Cfr. n. 1325.
(858) BENEDETTO CASTELLI.
(859) Cfr. n. 1305.
(860) Cfr. n. 1321.
(861) Intendi, dell'opera sulle piante Indiane. Cfr nn.i 584, 1312.
(862) Cfr. n. 1324.
(863) PIETRO ALDOBRANDINI.
(864) Cfr. n. 1328.
(865) Cfr. n. 1329.
(866) Cfr. n. 1130.
(867) Cfr. n. 1270.
(868) COSIMO MINERBETTI.
(869) Prae aliis  sostituito a Inprimis, che leggesi cancellato. - [CORREZIONE]
(870) Prima era stato scritto et quamvis plures sibi plura de eodem polliceantur; poi fu corretto et quum.... polliceri. - [CORREZIONE]
(871) In luogo di ideo prima era stato scritto eo. - [CORREZIONE]
(872) incognitorum  sostituito ad abscondita, che  cancellato. - [CORREZIONE]
(873) agenda  corretto in luogo di perficienda, cancellato. - [CORREZIONE]
(874) In luogo di tabellariis prima era stato scritto nunciis. - [CORREZIONE]
(875) Dopo transmittere si legge, cancellato, velis. - [CORREZIONE]
(876) munerationem  stato corretto in luogo di munerem, cancellato. - [CORREZIONE]
(877) pro.... expectare  stato sostituito a communicationem illam nos largo munere compensare non intermittemus, indubitato statuere, che leggesi cancellato. - [CORREZIONE]
(878) I puntolini sono nell'originale.
(879) Cfr. n. 1335.
(880) ZACCARIA SAGREDO.
(881) PAOLO SARPI.
(882) GIO. BATTISTA STELLUTI.
(883) Cfr. n. 1222.
(884) Cfr. n. 1325 e Vol. XIX, Doc. XXVI.
(885) Accanto all'indirizzo sono, di mano di GALILEO, alcune configurazioni, prive di data, dei Pianeti Medicei.
(886) Cfr. n. 1339.
(887) queste altre - [CORREZIONE].
(888) Cfr. n. 1339.
(889) per cononi corti - [CORREZIONE]
(890) NAPOLEONE COMITOLI.
(891) VIRGINIO CESARINI.
(892) Cfr. n. 1323.
(893) CARLO MUTI.
(894) Cfr. n. 1318.
(895) FRANCESCO PINELLI.
(896) Cfr. n. 1311.
(897) il S.r Ciampoli siamo. - [CORREZIONE]
(898) Cfr. n. 788.
(899) GIOVANNI BARTOLUZZI: cfr. n. 1310.
(900) Cfr. n. 1352.
(901) modo di di trovar - [CORREZIONE]
(902) GIOVANNI DE'MEDICI.
(903) GIOVANNI DE'MEDICI.
(904) Accanto all'indirizzo sono parecchi calcoli, concernenti i Pianeti Medicei, di mano di GALILEO. Fra questi calcoli si legge; "ho, 12. 54'[vedi figura 1353.gif] incidet in umbram".
(905) Cfr. n. 1318.
(906) FRANCESCO PINELLI.
(907) LUIGI CORRADINI.
(908) GIOVANNI BOATO.
(909) Cfr. n. 1311.
(910) MARCO ANTONIO CORNARO.
(911) Questa non  presentemente allegata.
(912) le facio affettuosamente - [CORREZIONE]
(913) Cfr. n. 1351.
(914) libert e segretezza  sottolineato nell'autografo.
(915) GIOVANFRANCESCO SAGREDO.
(916) GIACOMO ALEAUME.
(917) Cfr. n. 1360.
(918) Cfr. n. 772.
(919) La Sambuca Lincea, ovvero dell'istrumento musico perfetto. Lib. III di FABIO COLONNA Linceo, ecc. In Napoli, appresso Costantino Vitale, nell'anno MDCXVIII.
(920) CARLO MUTI: cfr. n. 1347.
(921) Cfr. n. 1340.
(922) CARLO MUTI.
(923) Questa lettera porta la data 5 gennaio 1629, ma viene mantenuta con questo numero d'ordine per non alterare i numeri delle successive e l'indice del carteggio. Cfr. nn.i 1910, 1917, 1918, 1923.
(924) SCIPIONE COBELLUZZI.
(925) Che questa lettera appartenga all'anno 1619, lo dimostra il trattarvisi di una delle comete apparse alla fine dell'anno 1618.
(926) Cfr. n. 1417.
(927) VIRGINIO CESARINI.
(928) Cfr. n. 1372.
(929) FABIO COLONNA.
(930) CARLO MUTI.
(931) Cfr. n. 1371.
(932) TEOFILO MUELLER.
(933) Cfr. n. 1364.
(934) Cfr. n. 1367.
(935) Di stile fiorentino.
(936) Cfr. n. 1364.
(937) MARIO GUIDUCCI.
(938) COSIMO RIDOLFI.
(939) Cfr. nn.i 1371, 1372.
(940) Cfr. Vol. VI, pag. 23-35 [Edizione Nazionale].
(941) Aspirava alla lettura di matematica nello Studio di Bologna. Cfr. ANTONIO FAVARO, Bonaventura Cavalieri nello Studio di Bologna. In Bologna, tip. Fava e Garagnani, 1888, pag. 35.
(942) GIOVANNI BARTOLUZZI: cfr. n. 1353.
(943) Prima aveva scritto questi giorni passati; poi corresse giorni in settimane, ma non questi in queste, n passati in passate. - [CORREZIONE]
(944) CRISTOFORO ALLORI.
(945) PAOLO SARPI.
(946) mi licenza - [CORREZIONE]
(947) Cfr. n. 1380.
(948) GASPARO PIGNANI.
(949) Intendi, la Bilancetta. Cfr. Vol. I, pag. 215-220.
(950) Cfr. n. 1376.
(951) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXVII [Edizione Nazionale].
(952) LEANDRO DA PONTE.
(953) Cfr. n. 1391.
(954) ALESSANDRO VAROTARI, detto il Padovanino.
(955) CHIARA VAROTARI.
(956) Cfr. n. 1382.
(957) OBIZZO OBIZZI.
(958) Accanto all'indirizzo si legge, di mano di GALILEO:
"Maniscalco.
Bullettine.
Tessitore.
Santo.
Pillole".
(959) Cfr. n. 1387.
(960) Cfr. n. 185.
(961) Cfr. n. 1387.
(962) GIOVANNI CONTARINI.
(963) Cfr. nn.i 1295, 1301.
(964) Cfr. n. 1387.
(965) PAOLO SARPI.
(966) Intendi, il Discorso delle Comete: cfr. Vol. VI, pag. 39-105 [Edizione Nazionale].
(967) Cfr. n. 1382.
(968) Cfr. n. 1388.
(969) sendo scritto - [CORREZIONE]
(970) Cfr. n. 1387.
(971) Cfr. n. 1388.
(972) Cfr. n. 1387.
(973) Cfr. n. 1388.
(974) Cfr. n. 1388.
(975) CAMILLO GERMINI.
(976) Cfr. n. 1388.
(977) Cfr. Vol. VI, pag. 39-105 [Edizione Nazionale].
(978) Assemblea, ovvero Comizi astronomici intorno alle comete. Anonimo e senza indicazione d'anno e di luogo, ma del P. GIOVANNI RHO d. C. d. G., e in Milano, 1619.
(979) Cfr. n. 1391.
(980) Cfr. n. 1380.
(981) Cfr. n.i 1388, 1391.
(982) Cfr. n. 1391.
(983) Cfr. n. 1394.
(984) Cfr. n. 1393.
(985) Cfr. n. 1391.
(986) Cfr. nn.i 1388, 1391, 1393.
(987) MARIO GUIDUCCI.
(988) PIETRO ALDOBRANDINI.
(989) Cfr. Vol. VI, pag. 39-105 [Edizione Nazionale].
(990) Cfr. n. 1395.
(991) Cfr. n. 1404.
(992) Cfr. Vol. VI, pag. 41 [Edizione Nazionale].
(993) Epitome astronomiae Copernicanae, usitata forma quaestionum et responsionum conscripta, inque VII libros digesta, quorum tres hi priores sunt de doctrina sphaerica. Habes, amice lector, hac prima parte, praeter physicam accuratam explicationem motus terrae diurni ortusque ex eo circulorum sphaerae, totam doctrinam sphaericam nova et concinniori methodo, auctiorem additis exemplis omnis generis computationum astronomicarum et geographicarum, quae integrarum praeceptionum vim sunt complexa. Auctore IOANNE KEPLERO, ecc. Lentiis ad Danubium, excudebat Iohannes Plancus, anno MDCXVIII.
(994) Cfr. n. 1368.
(995) Cfr. n. 1393.
(996) FEDERIGO BORROMEO: cfr. n. 1401.
(997) Cfr. nn.i 1368, 1403.
(998) Cfr. n. 1364.
(999) Cfr. n. 1399.
(1000) De Cometis. libelli tres, ecc. Autore IOANNE KEPLERO, ecc. Augustae Vindelicorum, typis Andreae Apergeri, sumptibus Sebastiani Mylii, bibliopolae Augustani, MDCXIX.
(1001) Cfr. n. 1417.
(1002) Cfr. Vol. VI, pag. 35 e seg. [Edizione Nazionale].
(1003) Cfr. Vol. VI, pag. 53 [Edizione Nazionale].
(1004) Cfr. Vol. VI, pag. 54 [Edizione Nazionale].
(1005) IUSTI LIPSII De militia romana libri quinque, commentarius ad Polybium. Antverpiae, ex officina Plantiniana, apud viduam et Ioannem Moretum, M. D. XCVI.
(1006) Cfr. Vol. VI, pag. 56 [Edizione Nazionale].
(1007) Cfr. Vol. VI, pag. 65 [Edizione Nazionale].
(1008) Cfr. Vol. VI, pag. 67 [Edizione Nazionale].
(1009) nugole nol dal - [CORREZIONE]
(1010) Cfr. Vol. VI, pag. 69 [Edizione Nazionale].
(1011) Cfr. Vol. VI, pag. 69 [Edizione Nazionale].
(1012) Cfr. Vol. VI, pag. 86 [Edizione Nazionale].
(1013) Cfr. Vol. VI, pag. 98 [Edizione Nazionale].
(1014) Cfr. Vol. VI, pag. 95 [Edizione Nazionale].
(1015) Cfr. n. 1400.
(1016) Cfr. nn.i 1295, 1299, 1300.
(1017) Cfr. n. 1353.
(1018) Cfr. n. 1403.
(1019) LEOPOLDO D'AUSTRIA.
(1020) Cfr. Vol. XIX, pag. 323, Doc. XXIV, b, 18) [Edizione Nazionale].
(1021) PAOLO ANTONIO FOSCARINI.
(1022) Cfr. Vol. XIX, pag. 400, Doc. XXIV, c. 1) [Edizione Nazionale].
(1023) Cfr. n. 1384.
(1024) ELIA DIODATI.
(1025) GIACOMO BACCI.
(1026) VIRGINIA GALILEI.
(1027)(1027) Della famiglia DOLFIN.
(1028) Per tanti condati de - [CORREZIONE]
(1029) LEOPOLDO D'AUSTRIA.
(1030) Cfr. n. 1368.
(1031) A car. 32-89 del cod. Volpicelliano A, presentemente nella Biblioteca della R. Accademia dei Lincei in Roma (ed ivi segnato col n. 1), si ha copia di una traduzione latina di questo trattato, data in luce nel medesimo anno 1619, col titolo "Observationes et descriptiones duorum cometarum, qui anno Domini 1618, mense Novembri, usque ad finem anni currentis in aetherea regione visi sunt, et de materia, forma, causa et effectu utriusque. Per D. IOANNEM REMUM Quietanum Thuringium, Sacrae Caes.ae M.tis Medicum et Mathematicum. Oeniponti, apud Danielem Paur, anno 1619".
(1032) SCIPIONE COBELLUZZI.
(1033) La lettera a cui qui si accenna  nei Mss. Galileiani, P. VI, T. XIV, car. 38-39.
(1034) CRISTOFORO SCHEINER.
(1035) Cfr. Vol. VI, pag. 50 [Edizione Nazionale]
(1036) Cfr. Vol. VI, pag. 63 [Edizione Nazionale]
(1037) Cfr. Vol. VI, pag. 23 e seg. [Edizione Nazionale]
(1038) ORAZIO GRASSI.
(1039) Cfr. n. 1403.
(1040) IOANNIS KEPPLERI Harmonices mundi libri V, ecc. Lincii Austriae, sumtibus Godofredi Tambachii bibl. Francof. excudebat Ioannes Plancus, Anno MDCXIX.
(1041) LEOPOLDO D'AUSTRIA.
(1042) Cfr. n. 772.
(1043) GIOVANNI DEMISIANI
(1044) Cfr. n. 1364.
(1045) Cfr. n. 1408.
(1046) Cfr. n. 1391.
(1047) Cfr. Vol. II, pag. 261-266 [Edizione Nazionale].
(1048) TIBERIO MUTI.
(1049) GIACOMO MUTI.
(1050) Cfr. Vol. VI, pag. 50-51 [Edizione Nazionale].
(1051) Cfr. Vol. VI, pag. 111 [Edizione Nazionale].
(1052) Non  presentemente n allegata alla lettera n in altro tomo dei Mss. Galileiani. Cfr. Serie quinta di Scampoli Galileiani raccolti da ANTONIO FAVARO (Atti e Memorie della R. Accademia di scienze lettere ed arti in Padova. Vol. VII, pag. 70-79), Padova, tip. G. B. Randi, 1890; e cfr. pure l'albero genealogico della famiglia GALILEI nel volume intitolato: Galileo Galilei e Suor Maria Celeste per ANTONIO FAVARO, Firenze, G. Barbra, editore, 1891.
(1053) Cfr. Vol. VI, pag. 111-180 [Edizione Nazionale].
(1054) VIRGINIO CESARINI.
(1055) Prima aveva cominciato a scrivere Aff, che poi corresse nel D di Devot.mo - [CORREZIONE]
(1056) Cfr. Vol. VI, pag. 111-180 [Edizione Nazionale].
(1057) LOTARIO SARSI. Cfr. Vol. VI, pag. 6 [Edizione Nazionale].
(1058) Cfr. Vol. VI, pag. 157 [Edizione Nazionale].
(1059) Cfr. n. 1420.
(1060) n l'una nell'altra - [CORREZIONE]
(1061) VIRGINIO CESARINI.
(1062) CARLO MUTI.
(1063) Comete fatte dal - [CORREZIONE]
(1064) Intendi GUIDUCCI.
(1065) IULI CAESARIS LAGALLA, Tractatus de cometis, occasione cuiusdam phaenomeni Romae visi supra montem Pincium die nono Novembris 1613. Romae, apud Mascardum, 1613.
(1066) Furono dati alla luce due anni pi tardi, col titolo: IULI CAESARIS LAGALLA, ecc. De immortalitate animorum ex Aristotelis sententia libri III ecc. Romae, ex typographia Camerae Apostolicae, MDCXXI.
(1067) Il LAGALLA, vedendo, in fronte al Discorso delle Comete il nome di MARIO GUIDUCCI, credeva, a torto, che questo Discorso fosse diverso dal trattato che universalmente si attribuiva a GALILEO per la parte che questi vi aveva avuto.
(1068) ZACCARIA SAGREDO.
(1069) Cfr. n. 1427.
(1070) VINCENZIO.
(1071) MARINA GAMBA. Cfr. Vol. XIX, pag. 220, Doc. XVI, c) [Edizione Nazionale].
(1072) Cfr. Vol. II, pag. 272 [Edizione Nazionale].
(.) In realt, questa lettera  indirizzata a Gio. Garsia Millini.

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