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LE OPERE

DI

GALILEO GALILEI.

VOLUME UNDICESIMO.

FIRENZE
G. BARBRA EDITORE

1966

NUOVA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE

SOTTO L'ALTO PATRONATO

DEL

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

GIUSEPPE SARAGAT

PROMOTORE DELLA EDIZIONE NAZIONALE
IL R. MINISTERO DELLA ISTRUZIONE PUBBLICA

DIRETTORE: ANTONIO FAVARO
COADIUTORE LETTERARIO: ISIDORO DEL LUNGO
CONSULTORI: V. CERRUTI - G. GOVI - G. V. SCHIAPARELLI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: UMBERTO MARCHESINI
1890 - 1909


LA RISTAMPA DELLA EDIZIONE NAZIONALE
FU PUBBLICATA SOTTO GLI AUSPICII
DEL R. MINISTERO DELLA EDUCAZIONE NAZIONALE
DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI
E DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE


DIRETTORE: GIORGIO ABETTI
COADIUTORE LETTERARIO: GUIDO MAZZONI
CONSULTORI: ANGELO BRUSCHI - ENRICO FERMI
ASSISTENTE PER LA CURA DEL TESTO: PIETRO PAGNINI
1920 - 1939


Questa Nuova Ristampa della Edizione Nazionale
 promossa
dal Comitato Nazionale per le Manifestazioni Celebrative
del IV centenario della Nascita di Galileo Galilei
1964


CARTEGGIO.

1611-1613.

451.

GALILEO a [GIULIANO DE'MEDICI in Praga].
Firenze, 1 gennaio 1611.

Riproduciamo questa lettera dalle pag. 19-20 dell'opuscolo citato nell'informazione premessa al n. 427.

Ill.mo et Rever.mo Sig.re mio Col.mo

 tempo che io deciferi a V. S. Ill.ma et R.ma, et per lei al S. Keplero, le lettere trasposte(1), le quali alcune settimane sono gli inviai(2):  tempo, dico, gi che sono interissimamente(3) chiaro della verit(4) del fatto, s che non ci resta un minimo scrupolo o dubbio.
Sapranno dunque come, circa 3 mesi fa, vedendosi Venere vespertina, la cominciai(5) ad osservare diligentemente(6) con l'occhiale, per veder col senso stesso quello di che non dubitava l'intelletto. La veddi(7) dunque, sul principio, di figura rotonda, pulita et terminata, ma molto piccola: di tal figura si mantenne sino che cominci(8) ad avvicinarsi alla sua massima disgressione, tutta via and crescendo in mole. Cominci(9) poi a mancare dalla rotondit nella sua parte orientale et aversa al sole(10), et in pochi giorni si ridusse ad essere un mezo cerchio perfettissimo; et tale si mantenne, senza punto alterarsi, sin che incominci(11) a ritirarsi verso il sole, allontanandosi dalla tangente. Hora va calando dal mezo cerchio et si mostra cornicolata, et ander(12) assottigliandosi sino all'occultazione(13), riducendosi allora con corna sottilissime(14); quindi, passando ad apparizione mattutina, la vedremo pur falcata et sottilissima(15), et con le corna(16) averse al sole; ander poi crescendo sino alla(17) massima disgressione, dove sar semicircolare, et tale, senza alterarsi, si manterr molti giorni; et poi dal mezo cerchio passer presto al tutto tondo, et cos rotonda si conserver poi per molti mesi. Ma  il suo diametro adesso circa cinque volte maggiore di quello che si mostrava(18) nella sua prima apparizione vespertina: dalla quale(19) mirabile esperienza haviamo sensata et certa dimostrazione di due gran questioni, state(20) sin qui dubbie tra'maggiori ingegni del mondo. L'una , che i pianeti tutti sono di loro natura tenebrosi (accadendo anco a Mercurio l'istesso che a Venere): l'altra(21), che Venere necessariissimamente(22) si volge intorno al sole, come anco Mercurio et tutti li altri(23) pianeti, cosa ben creduta da i Pittagorici, Copernico, Keplero et me, ma non sensatamente provata, come hora in Venere et in Mercurio. Haveranno dunque il Sig. Keplero et gli altri(24) Copernicani da gloriarsi di havere creduto et filosofato bene, se bene ci  toccato(25), et ci  per toccare ancora, ad esser reputati dall'universalit(26) de i filosofi in libris per poco intendenti et poco meno che stolti(27). Le parole dunque che mandai trasposte, et che dicevano Haec immatura a me iam frustra leguntur o y, ordinate Cynthiae figuras aemulatur mater amorum, ci  che Venere imita le figure della luna.
Osservai 3 notti sono l'eclisse, nella quale non vi  cosa notabile: solo si vede il taglio dell'ombra(28) indistinto, confuso et come annebiato(29), et questo per derivare essa ombra da la terra, lontanissimamente da essa [vedi figura luna2.gif].
Voleva scrivere altri particolari; ma sendo stato trattenuto molto da alcuni gentilhuomini, et essendo l'hora tardissima, son forzato(30) a finire. Favoriscami salutare(31) in mio nome i SS. Keplero, Asdale et Segheti(32); et a V. S. Ill.ma con ogni reverenza bacio le mani, et dal S. Dio gli prego felicit.

Di Firenze(33), il primo di Gennaio, anno 1611.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei(34).



452.

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 7 gennaio 1611

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 38. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

La tardanza e negligenza o de'corrieri o di chi dovrebbe ricapitar le lettere, fa parere talvolta altrui discortese, come dubito possa esser avvenuto a me con V. S. Vero  che la sua di 9 9mbre(35) mi si mostra tanto cortese et benigna, che spero di trovar facilmente o scusa o perdono, secondo che o dell'uno o dell'altro potrei haver bisogno. Le dico donque, senza entrar in proemii di cerimonie, che ebbi finalmente la sua, et direi d'haverla havuta tardi, se giamai tardi capitassero grazie simili. Accetto con quella prontezza, che lei dona, la da me molto stimata offerta della sua amicitia; et se bene m'accorgo che si fonda in certo errore d'informatione delle mie qualit, presupponendo di ricever in cambio cosa equivalente o non molto inferiore, non mi reputo per ubbligato di disingannarla, non portando questi contratti privilegio di rescissione quando bene l'huomo resta soprafatto ultra dimidium iusti pretii: solo portando obbligo all'inferiore di supplire con ogni estremo di buona volont in quello le forze riescono manchevoli; et questo tanto prometto di osservare sempre sincerissimamente.
Al S.or Brenggero inviai subito la risposta di V. S.(36), et in breve dovremo sentire se ne rester appagato, come certo altro mio amico al quale la mostrai(37); il quale per entra in certa altra fantasia, che a me parrebbe molto plausibile, se venisse confermata col calcolo di lei et suoi pari. Dice costui: "Ex hactenus allatis arbitror ego nondum constare, ullos montes extra superficiem lunae maximam eminere; cum ipsa superficies lunae maxima potius a verticibus montium hactenus sit sumpta, non autem a depressioribus partibus. Hoc solum constat, esse voragines introrsum; effectum autem nondum est, praeeminere extra circulos maximos lunae montes. Ista etiam phaenomena philosophos necdum avertunt a sua communi sententia, quae tenet, lunam perfecte esse sphaericam: dicent enim, inaequales istas asperitates esse intra eam, sicut in vitreo vel crystalino globo variorum colorum lapides, variarum figurarum congeries etc., quae sententia hactenus istis phaenomenis labefactata nondum est." Ma forse l'istromento di V. S. ci caverebbe di questi dubbi a vista d'occhio; et le posso dire che il modo della fabrica  molto desiderato in queste parti: et havendo lei data intentione publicamente di divolgarne la theoria, si presuppone che le ne nasca obligo; di che per  il dovere rimettersi alla sua mera volont, come ancora il communicare al mondo tanti altri suoi trovati, de'quali corre sorda voce per tutto; ma io malamente mi risolvo di credere, se non quel tanto che lei stessa attesta. Et resto con bacciarle la mano, pregandole felicissimo Capo d'anno.

Di Augusta, a'7 di Gennaio 1611
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
[Il S.]or Galileo Galilei.
Firenze.



453.

MARCO WELSER a CRISTOFORO CLAVIO [in Roma].
Augusta, 7 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 20. Cfr. l'informazione premessa al n. 270.

Molto R.do S.or P. Oss.mo

Con pregar a V. R.za felicissimo Capo d'anno, vengo a dirle che, essendo io stato sempre ostinato a non creder gli pianeti novi, hora sono costretto di vacillare per il contenuto d'una lettera del S.or Galilei di 17 Xmbre, di questo tenore(38):
"Sono finalmente comparse alcune osservationi circa i Pianeti Medicei, veduti da alcuni Padri Giesuiti, scolari del P. Clavio, e dal medesimo P. Clavio scritte e mandate anco a Venezia. Io gli ho fatti pi volte vedere ad alcuni de'medesimi Padri qui in Firenze, anzi pur a tutti questi che ci sono et ad altri che ci sono passati; e questi se ne sono serviti in prediche et in orationi, con concetti molto graziosi. Tuttavia non mi confido poter espugnar alcuni di cotesti filosofi, o per dir meglio non credo che siano per esser cos facili a lasciarsi cacciar da me queste carote. A Pisa  morto il filosofo Libri, acerrimo impugnatore di queste mie ciancie, il quale, non le havendo mai voluto veder in terra, le vedr forse nel passar al cielo".
Desidero, V. R.za confermi l'aviso, in quanto tocca lei et suoi scolari, per cavarci totalmente di dubbio. Et bacciandole la mano, mi raccomando alle sue sante orationi.

Di Augusta, a'7 di Genn.o 1611.
Di V. R.za
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.



454..

MARCO WELSER a PAOLO GUALDO [in Padova].
Augusta, 7 gennaio 1611.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVIII della Cl. X It., car. 35. - Autografa.

.... Rendo a V. S. somme grazie per il capitolo della lettera del S.or Galilei communicatomi, se bene non penetro punto quel verso mistico(39), a me assai pi oscuro che non fu l'antico Aio et Aeacides, perch in quello il vincere era certo, consistendo la difficolt solo nello scambiamento dell'attivo et passivo, dove che questo o, y mi mette totalmente fuor di sesto, senza ch'io sappia pure sotto qual predicamento registrarlo. V. S. non mi manchi di conservarmi la grazia di questo valenthuomo, che a poco a poco fa condescender alle sue propositioni gli pi ritrosi; n mi pare di sentire pi que'tanti oppositori che gli minacciavano contra. Ho risposto alla sua lettera(40), e spero che le mie scuse, d'haverlo fatto un poco tardi, debbano passar per buone....



455.

GIOVANNI KEPLER a GALILEO [in Firenze].
[Praga], 9 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 7. - Autografa.

Quas ad Ill.m Magni Ducis Hetruriae Oratorem dedisti literas 11 Decembris(41), ipsius concessu legi. Mira me differs cupiditate cognoscendi, quodnam argumentum illud quod ex tertia tua observatione extrudis. Nam duae observationes praecedentes tantum habent raritatis, ut de tertia, quae titulis insuper commendatur, nihil vulgare praesumam. Obsecro, id ne nos diu celes, quicquid est: vides, tibi rem esse cum Germanis germanis. Ego, impatientia occulti, literas varie digessi. Nihil quod successerit habeo, nisi hoc:
Nam Iovem gyrari macula hem rufa testatur.
Caetera imperfecta:
Maculam rufam gyrari notavi etc.;
Macula rufa in Iove est, gyratur mathem. etc.;
Solem gyrari etc.;
Firmamentum maculas haret gyratur a Iove etc.;
Saturnum et Martem gyro maculae etc.;
Mercurium flamma haurit etc.;
Theatrum celeri gyratur fons avium etc.
Viden in quas me coniicias miserias, tua reticentia? Itaque desinam de his: ad tuarum literarum caput venio.
Petis responsum ad duas epistolas ultimas. Non accepi abs te nisi unam, scriptam 19 Augusti(42), ad quam respondi. Legisti responsum(43). Replicasti enim inde aliqua literis ad Ill.m Oratorem, scriptis 13 Novembris(44). Alteras expectare volui: audivi enim ab Ill.o Oratore, illas errare. Nunc, quia periise illas video, paucula respondebo ad illas de 13 Novembris ad Oratorem.
Plane mira est observatio vetuli illius tricorporis Geryonis, in quo vinciendo inque terras deducendo tu te alterum praestitisti Herculem. Etsi careo idoneis instrumentis dignoscendi tres hosce [vedi figura 455.gif] globos: neque quod Elector abs te habet, idoneum fuisset(45); quadrangulas enim exhibuit stellas, ipsumque adeo Saturnum. Caeterum, quod attinet speciem tricorporem, videre te iubeo etiam atque etiam, an perpetuo sit constans: superest enim, ut pictum vides in margine litera A, modus quo tres non contigui videantur contigui. Atque hoc si est quo pinxi, possibile sane est ut, si quieti sint C, D, E respectu sui ipsorum, transitu telluris ex A in B permutent situm, sitque C in consequentia ex B, qui erat ex A in antecedentia.
Hoc igitur esset argumentum motus terrae et sphaerae Copernicanae, at nondum Pythagoreae: pro qua, a me ante 13 annos publicata(46), quid tu ex visu possis promere aliud quam stationes et retrogradationes, mire cupio scire. Si sol gyratur ad sensum oculorum, est quod sibi Commentaria mea Martis(47) gratulentur; at nondum ideo vicit Pythagorica ordinatio, ac ne Copernicus quidem expresse plane. At si est quod pinxi ad marginem, aliquid lucratur sane motus terrae Copernicanus.
Caeterum nihil magis ad famam inventionum tuarum facere scito, nisi si miseris vitrum rotundum, maximae sphaerae portionem exquisitissime politam. Cavas lentes hic facile comparabimus.
Scripsi Dioptricen(48), quae superiori Septembri venit in manus Ser.mi Electoris. Puto nihil a me praeteritum, quod non ex suis causis demonstraverim. Equidem campus est exercendi ingenii: prodeat qui ex aliis demonstret principiis, quam quibus ego sum usus.
Typographus vester Phaenomenon Singulare decurtavit prius quam ad rem veniretur. Quatuor sunt paginae, cum ille vix unam aut duas(49) impresserit(50). Pro hoc reatu condemno ipsum in multam vitri convexi unius de sphaera diametri pedum 24 aut aequipollente, quam tu aequipollentiam procul dubio nosti. Puto te iocanti ignoscere velle; itaque te constituo exactorem. Sumptus fabriles ipse refundat, tu vitrum ex tua mitte fabrica.
Quae alia movisti deprecationis specioso gestu, civilitatem demonstrans, ea supra meum Germani captum sunt; eoque ignosces, quod rideo. Uno verbo: si nihil excudisti contra Horkyum(51), gratulor utrique, mihi gaudeo; sin est aliquid excusum, iure tuo usus es; non habeo quod querar, nisi quod oro, exemplum mittas. Vale.

9 Ian. 1611.
Ex. T.
Off.
I. Keppler.



456..

ODOARDO FARNESE a GALILEO in Firenze
Roma, 10 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 55. - Autografa la firma.

Molto Mag.co Sig.r

Ho ricevuto i due vetri mandatimi da V. S.(52), et spero che uno di essi almeno mi habbia da restituire l'uso di cosa che mi era tanto cara quanto l'occhiale di lei: la quale, nell'incontrare il mio desiderio, non ha fatta cosa che non mi promettesse la particolarissima inclinatione mia verso la sua persona; et nel darmi poi speranza di dover in breve capitare in Roma, non ha potuto se non recar molta sodisfattione al desiderio che ho di conoscerla di presenza. Nostro Signor Dio la conduca felice, et le conceda ogni vero contento.

Di Roma, li 10 Gennaro 1611.

S.r Galile[o Galilei].
Tutto di V. S.
Il Car. Farnese.

Fuori: Al molto Mag.co Sig.r
Il S.r Galileo Galilei
Fiorenza.



457..

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Padova.
Linghen, 11 Gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 8B e 8A. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Nel'altra mia V. S. havr hauta quella bilancia di braccia uguali, nella quale un'oncia d'acqua d'una parte pu solevare facilmente 100 libre di peso, dal'altra parte posto, con il mezo di quella forza per la quale potrebbe il galione nuotare in una inghistara d'acqua: non so se s'acorder con la sua. Di resto non ho cosa alcuna di novo, con tutto che qualche volta io m'afatichi d'impicciar la lucerna, per scoprir qualche cosetta nelle oscurissime tenebre nelle quali dalla natura le pi belle cose al'ingegno nostro son ascose; ma troppo debile  il mio lume alla folta nebbia. Pure, per testimonio della mia buona volont, V. S. havr qui inclusa una passioncina del triangolo rettangolo, in cercar cosa pi grave hor hora incontrata.
La prego farmi saper nuova di lei et del Sig.r Paolo Aproino (che Dio faccia siano felici), et insieme farmi degno vedere alcuna di quelle cose, que quidem prius in natura fuerant, sed antea a nemine cognite, le quali cos copiose piovono nel suo ingegno. Spero sentire qualche gran miglioramento nel'occhiale, sich le habbia manifestato alcun pi sotile secreto del cielo o della luna.
Sento da questi cervelli di questi soldati le pi ridicolose cose del mondo. Hieri, passeggiando con un ingegnere tanto stimato, che se venisse Archimede a domandar soldo, lo poriano per suo garzone, costui, doppo alcun raggionamento, disse queste parolle: Veramente io mi meraviglio che non si ritrovino le fortificationi di Euclide et di Archimede. Et perch?, le soggiunsi io; hano forsi scritto di fortificationi loro? O, replic egli, vuole V. S. che quelli cos grandi(53) huomini in mathematica habbiano tralasciata la pi importante parte di quelle scienze? Di qui pu veder V. S., che s'ella ha da far con teste che habent aliquid extra et nihil intra, ho io ancora poco miglior fortuna.
Facendomi degno d'alcuna risposta, potr inviar la lettera a Venetia al P. M.tro Fulgentio(54) de'Servi. Et pregandole ogni bene, le faccio riverenza.

Di Linghen, il d 11 Gen.o 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.r
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei
Padoa(55).



In omni triangulo rectangulo, unius lateris, eorum que circa rectum sunt angulum, quadratum equale est reliquorum laterum rectangulis, altitudinem habentibus equalem excessui quo recto angulo subtendens latus, reliquum(56), ipsum angulum continentium, superat.
[vedi figura 457.gif] Sit triangulum abc, cuius angulus acb rectus sit: dico, quadratum ac equale esse rectangulis, basim habentibus ipsa ab, bc latera, et altitudinem equalem excessui quo ab ipsum bc superat. Et ut demonstretur, centro b, distantia bc, describatur circulus cde, qui secat latus ab in d, ita ut bd ipsi bc sit equalis: ergo da erit excessus quo ab superat bc. Producatur nunc ab usque ad circunferentiam in e, cum ipsa ac tangat circulum et ae secet: erit quadratum tangentis ac rectangulo sub tota ae et eius parte extra circulum existente, nimirum ad, contento equale: sed rectangulo sub ad et ae contento equalia sunt rectangula sub ad et ab et sub ad et bc contenta, cum sit be ipsi bc equalis: ergo quadratum ipsius ac equale rectangulis bases habentibus ab, bc et altitudinem da, nempe excessum quo ab ipsam bc superat. Quod erat demonstrandum.



458..

GIO. ANTONIO MAGINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 11 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VII, car. 108. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Le lodi che V. S. ha date al mio trattatello dello specchio concavo(57), sono da me riconosciute per effetto della sua cortesia et amorevolezza, che eccelle tanto quanto manca l'opera di merito; perch'io veramente lo riconosco per parto immaturo, ch'haveva bisogno d'un poco pi d'otio et d'applicatione d'animo, la quale non ci ho potuto mettere, sendo io tutto intento alla mia descrittione dell'Italia, per volerla ad ogni modo espedire quest'anno(58). Onde ringratio V. S. di vivo cuore, che m'habbia dato tant'honore per questa bagatella, ma molto pi perch m'ha favorito straordinariamente di darmi parte dell'apparenze ch'ha vedute in Venere; di che io sono restato a pieno sodisfattissimo, rallegrandomi molto seco di questo discoprimento, che gli apportar molto honore per il lume che d all'astrologia et alla filosofia. Ho a punto prestata la lettera di V. S. al Cav.re Botrigaro(59) et ad altri, che l'hanno letta con molto gusto.
Le fo poi sapere che gi otto giorni mi scrisse il S.or Annibale Appiano d'haver havuto ordine da Praga di pagarmi 3 mila fiorini in nome della M.t Cesarea, di quelli che dover esborsare alla detta M.t per l'investitura del Principato di Piombino nella persona del S.or Carlo Appiano, suo fratello; onde io sto con questa buona bocca, aspettando questi denari(60).  ben vero che hanno quei ministri Cesarei preso errore nell'assignarmi m/3 fiorini, sebene dovevano dir m/3 taleri, ch cos sta il decreto che mi fece l'anno passato S. M.t, di che n'ho scritto a quella Corte, perch ci  differenza in tutta questa summa forse 666 taleri. Ma se bene io dar via quello specchio, non voglio per restare di farne fare un altro in maggior perfettione ancora, quando io haver da poter spendere allegramente.
Star poi aspettando con suo commodo d'esser raguagliato da lei di qualch'altra curiosa novit, essortandola a continuare(61) le sue osservationi, con proposito di communicarle al mondo. Et in tanto bacio a V. S. le mani, insieme al S.or Roffeni ch'hora  arrivato da me, augurandole la sua perfetta sanit.

Di Bol.a, li 11 Gennaro 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re di cuore
G. Ant.o Magini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, Math.co del Ser.mo G. Duca di Tosc.a
Firenze.



459..

BELISARIO VINTA a GALILEO in Firenze.
Pisa, 12 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 35. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Quanto alla gita di V. S. a Roma, queste Alt.e mi par che vi siano inclinatissime, ma non hanno per ancora voluto farne l'ultima resoluzione; ma la rammenter con ogni occasione. Et intanto, perch io potessi passare innanzi nella prattica per conto del Sig.r Dottor Papazzoni, sentendo io che qui si sollecita, in luogo del Sig.r Libri, di condurre un filosofo, et ci sono de'chieditori, vorrei che la mi avvisasse subito di che et egli sia, et di come buona et robusta sanit da poter durar fatica nel leggere, et che condizioni egli habbia nello Studio di Bologna et quello che pretendesse in questo; et bisogna far presto, perch hoggi s' fatta una sessione sopra questa deliberazione et sopra altri filosofi proposti, et ho fatta menzione del Sig.r Papazzoni, ma non ho potuto passar pi oltre, poich anche pi oltre non arriva la mia notizia dell'animo di quel Signore; et strignendosi qui il negozio, come ho detto, bisogna che la mi mandi ogni ragguaglio innanzi che la vadia a Roma. Et di tutto cuore le bacio le mani.

Da Pisa, li 12 di Gennaro 1610(62).
Di V. S. Ill.re
S.or Galilei.
Serv.re Aff.mo
Belis.o Vinta.

Fuori: All'Ill.re Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei
subito.
Firenze.



460..

TOMMASO CAMPANELLA a GALILEO [in Padova]
Napoli, 13 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 66-68. - Copia autografa di GALILEO, di cui mano pure si legge, sul tergo dell'ultima carta: "Lettera del P. Squilla T. C.".

Exce.mo D. Galileo Gali.o, Patavini Gymnasii Mat.co(63), S.

Sidereum Nuncium(64), quae recens vidisti in caelo arcana Dei, neque non licet homini loqui, narrantem, duabus horis iocundissime audivi: atqui pluribus sane diebus extensam narrationem optassem. Haud quidem Copernicus vel Thycon, vel alius quispiam, tam praepropere huiusmodi Nuncium emisisset, nisi prius omnes adhuc latentes stellas adnotasset, et distantias earum inter se et ad fixas patentes conscripsisset, et modum conversionum Astrorum Mediceorum et periodos metitus esset, et siqui alii caeteros planetas vel fixas circumeunt considerasset, et motus omnium stellarum, in quibus Copernicus et forte Thycon non potuerunt non errare, quia tam mirifici organi, quale a te inventum est, beneficio destituti erant, emendasset. Illud et maxime investigandum erat, num in superioribus absidibus planetae, propriis, inquam, non ad solem vel ad aliud sidus quod circumeunt nactis, vere eleventur, aut potius retardentur; et num tanta sit caeli, omnia continentis, peripheria, ut cuiuscunque planetae habitatores, quorum singulos oportet esse plenos ut Cybeles seu tellus nostra stella, putent sese in mundi centro positos esse; et num refractio visus in orbe fumoso seu vaporoso faciat videri supra horizontem ipsas caeli figuras, quae adhuc non emerserunt, unde semper supra sex, hac forte ratione, conspicimus; item, qualem habent astrologiam et astronomiam singulorum incolae astrorum; et tandem, num lateant corpora in aethere, quae nec a sole illustrentur nisi ubi fiunt vapores multi, unde crinita apparent super ipsos quoque planetas. Multa quoque disputanda sunt de figuris(65) fixarum et errantium, et de republica quam vivunt in astris habitatores, sive beati, sive quales nos. Nam si luna vilior est tellure, quod minoritas corporis et motus eius circa terram, quasi amantis et recipientis ab hac vigorem et influentiam, et inaequalitas maior, declarant, utique lunares incolae nobis infeliciores erunt: et tamen in [vedi figura luna2.gif] Beda, sacer Doctor, quasi Pithagorizans, ponit Paradisum terrestrem, quod Ariostus sequutus est. Sed hoc negocium est methafisicum, de quo ipse pluribus egi: quae autem matematicam tangunt negociationem, abs te expectabamus.
Displicet mihi, libellum tuum, antequam Methafisicos absolverem(66), non vidisse. Sed bene ibi docui, longe plura systemata in caelo latere quam pateant, et constructionem universi possibilem esse iuxta Coperniceas hypotheses, sed in pluribus ipsum falli, quia partim ex Pithagoreis(67), partim ex Ptholomaicis, in suis libris accepit, quae profecto consona non sunt. Item et sol mobilissimus ponendus erat, qualem calor, qui quaecunque corripit, attenuat et movet rapidissime, si potentissimus siet(68), ostendit: et cum nullum circa centrum feratur, in se ipsum circumvolvi videri debet, quod specula sub aquis representant, et ipse matutinus et vespertinus, quando oculorum aciem minus ferit. Itaque, quamvis sidera aliena luce et calore cuncta vigeant, sol tamen proprio gaudet; et eo tellurem gravidam reddit ad parturiendum secunda etiam.
Sic ergo stant principia doctissimi Telesii nostri, si motus telluris sit ab anima origenica(69). Tu vero omnes mortales tuae gloriae participes esse pateris: nemo enim tuo perspicillo nunc non utetur, et quae tu non docuisti declarabunt, et libros novae astronomiae implebunt, Laudo magnanimitatem tuam, nulli quippiam invidentem, et rogo ut, cunctis admodum pensiculatis, astronomiam novam ita cudas, ut nemo meliorem possit conficere; alioquin non Galilei dicentur huius doctrinae sequaces, sed ab illo qui primus quamoptime de his totum scientiae arborem producet. Equidem subirascebar Italiae nostrae, quod, cum imperii sit mater et religionis sanctae tribunal, in caeteris scientiis externorum ope indigeret; et licet tanquam domina utatur ancillis vocatis ad arcem, tamen vidi ancillas super dominam superbire. Aristoteles factus erat oraculum philosophorum, Homerus potarum, Ptolemeus astronomorum, Hippocrates medicorum, et ipse Virgilius palmam concedit:

Excudent alii spirantia mollius aera
(Credo equidem), vivos ducent de marmore vultus,
Orabunt causas melius, caelique meatus
Describent radio, et surgentia sidera dicent:
Tu regere imperio populos, Romane, memento
(Hae tibi erunt artes), pacique imponere...(70)
Parcere subiectis et debellare superbos, etc.

Sed cum et hae primariae artes ad Hispanos et Germanos migrassent, nulla nobis reliqua laus est; et quod peius, potae nostri falsos heroas et Deos nationum cantant, nostrates silent aut vituperant: hoc in cantione ad Italiam(71) deploravi. Sed profecto viget adhuc imperium Italicum: nam Pontifex Maximus supereminet cunctis principibus terrae, et theologia Romana cunctis scientiis prescribit leges. Toti est nota mundo Italiae virtus, sibi uni ignota: et quidem in doctrinis inferioribus Italia praepollet iam cunctis. Reliquum est ut infideles expellat ancillas, et ex propriis sibi paret auxiliares. Telesius expulit iuxtissime Aristotelem; sed tamen funera huius(72) adhuc honorantur: Virgilius et Danthes Homerum obscurarunt: habet et Celsum Hipocratem suum Italia, et Plinium(73) Dioscoridem: in iudiciis astrorum Cardanus Arabes profligavit. In astronomia nos Ptolemeus et Copernicus pudefaciebant(74): sed tu, Vir Clarissime, non modo restituis nobis gloriam Pythagoreorum, a Graecis subdolis subreptam, eorum dogmata resuscitando, sed totius mundi gloriam tuo splendore extinguis. Et vidi caelum novum et terram novam, ait Apostolus et Isaias: illi dixerunt, nos caecutiebamus; tu purgasti oculos hominum, et novum ostendis caelum, et novam terram in luna. Quidquid cecinit Ovidius de priscis astronomis foelicissimis, tibi soli et vere convenit:

Foelices animae, quibus haec cognoscere primum,
Inque domos superas scandere, cura fuit.
Admovere oculis distantia sidera nostris,
Aetheraque ingenio supposuere suo.

Elogium secundi distici tibi uni vere decantatum vides, aliis vero per hyperbolem. Sed vide ne, sicut Columbus invento novo orbi non imposuit imperium neque nomen suum, sed Hispanis dominatum et Florentinis nominationem cessit, ita et tu Thyconi aut alteri novae astronomiae decus prodas. Americus novo mundo terrestri nomen, tu novo caelesti, dabis: utrique Florentini, quorum semper suspexi indolem. Dantes prophetavit de stellis poli antartici, quae quadragesimam nonam figuram, dictam Cruciferum, effingunt; nam nescio unde potuerit, nisi a numine, hoc discere: nullam namque scripturam Hanno Carthaginensis, quem totam navigando perlustrasse Africam, teste Plinio, scimus, reliquit de Crucifero. Tu vero, spernens quasi ea quae vulgaribus cernuntur ocellis, ad invisibilia, numine praeeunte, penetrasti, eaque nobis visibilia reddis.

Semper honos nomenque tuum laudesque manebunt.

Foelix Medicea Domus, cui novum caelum per te arridet. S. Clemens Romanus, qui ultra Gades novos orbes esse docuit, et detegendos a novo Tyfi Seneca in Medea praedixit, ille idem Clemens, ex ore S. Petri, docet aliud esse caelum aliaque sidera, invisibilia nobis, quoniam fumosus circulus telluris ea nobis obtegit, et non nisi in fine mundi propalanda monet. Tu vero, huius vaporosi mundi cortices et velamina ante tempus rumpens, nos ad caelum illud Clementinum rapis, vel caelum ad nos inclinas. Gaudeamus: si murmuraverint theologi, prophetizantes defendent te patres theologiae, Chrysostomus, et Theodorus episcopus Tarsensis magister eius, et Procopius Gazeus, qui caelum stare, praesertim supremum, et stellas circumvolvi, docent; et Augustinus hanc opinionem suo tempore a mathematicis rite demonstratam fuisse docet, neque per Sacras Literas evertendam esse nobis, ne simus irrisui mathematicis: quod debuisset ipse observare, cum antipodas negavit. Habes Origenem, qui terram esse animal et sidera omnia docuit, et Pithagorica dogmata laudat et ex Scripturis probat. Scripsi et ego de phylosophia Pithagoreorum libros tres(75), et de his in Metaphysicis prolixe disputavi; scripsi libros 4 de motibus astrorum, potius physice quam matematice, contra Ptolemeum et Copernicum, et de sympthomatis mundi per ignem interituri(76), non tamen interitu totali, sed quadam renovatione, quam nova phaenomena ostendunt: utinam liceret mihi de his conferre tecum!
Quoniam vero ita petis, monebo te quod non videatur recte dictum, maculas lunae grandiores et patentes aqueas esse, et sicut mare in nostra Cybele: nam ex opposito sole lumen vividum emitterent(77). Lux enim in aqua, quoniam transpicua ac sibi pervia, quia similis (a calore enim liquefaciente et vincente, cuius lux est calor, efficitur), multiplicatur et augetur; et in nigris maribus directa lux, licet foedetur usque ad offuscationem in profundo, tamen vivida est in superficie: non modo enim resilit a fundo, sed a quacumque intercepti spacii particula. Quapropter aliud quidpiam tibi addendum est in huiusmodi dogmate enucleando. Desideratur quantitas deliquii telluris et solis ad lunam, et diameter umbrae lunaris ad nos. Cur autem centrum universale et peripheria stellata stent immobiliter, undecim vero sidera choreas ducant circa centrum alia aliud, abs te non requiro, nisi mathesim transcendas. Illud quoque mirum, si stellae omnes orbe vaporoso ambiuntur, cur planetae tantum videantur vere rotundi, non autem et fixae? numquid hae robore et copia lucis materiaque omnino similari constant, ita ut vapores nullos emittant? Et cur circa ipsas immotas alii non convertuntur planetae? Et cui usui quelibet(78) stella cuilibet sit? Causa scintillationis a Copernico et Aristotele reddita, puerilis est, ut nosti. Procul dubio, quaecumque propria non lucent luce, vaporem educunt aliena attenuate(79). Dabisne fixis lucem propriam atque centro, et privabis modo planetas? et cur, si ita est, non rotundae sunt fixae prorsus uti sol? Neque illud exacte declaras, cur sol et luna per vapores spectantur grandiores(80), non autem et caetere stellae: nam et hae sub modico forte vapore ad proportionem videntur grandescere. Praeterea, si circulus vaporosus Sidera Medicea in suprema(81) abside efficit longe minora quam ipsa potest efficere distantia, quaelibet stella prope lunam et alios evaporantes planetas conspiceretur minor quam solet; et hoc te observare oportet. Videntur quoque Copernico planetae in auge, ubi sese ipsorum intersecant orbes, minus ab invicem distare quam ipsa remotio requirit; quod non vaporoso dabis circulo, nisi et solem eodem circundes, quod ridiculum est affirmare: ipse enim fons est purissimi ignis, et visum stellarum non aufert vapore crasso, qui nullus apud eum esse potest, sed lucis robore, cui noster impar est sensus, neque posset esse in causa minuendae distantiae, sed quantitatis tantummodo. Quapropter te considerare cupio, et num circuli Medicearum in superiori abside mutuam habeant intersecationem, quae forficis instar coniungatur et disiungatur. Hoc autem dico ex hypothesi: nam circulos esse nullos sentio, sed per se ferri sidera, suo quodque numine ad primae mentis nutum.
Plurima Copernicea dogmata emendata tibi sunt: Tychonica nescio, quoniam non licuit hactenus eius commentarios videre, iniquae subiectionis freno cohibente. Nequaquam satisfecisse prorsus videris questioni, cur fixae et errantes non grandescunt, perspicillo conspectae, aeque ac luna: si enim fulgidi illarum crines (quorum causam nec doces) usque ad quintuplam rationem (ut ais) augent, non fiet ut, cum luna ad centuplam multiplicatur, non nisi ad quintuplam illae multiplicentur, perspicillo demente crines, sed usque ad vigecuplam crescant oportet. Id ergo emendes velim, aut declares.
Quod autem putas, Galaxiam visam esse priscis physiologis cunctis densiorem caeli partem, vide ne fallaris: nam stellulas esse, mutuis luminibus sese prope colluminantes, testatur Albertus in primo; Aristoteles vero, vapores ab iisdem stellis elevatos albefactosque. Quod mones, lunares montes et eminentias maiores esse terrenis, physica ratione probari etiam potest: quoniam nimirum fit soli propinquior tellure in synodis, et remotior in diametris; ergo actionem eius inaequaliorem valde suscipit, ac proinde inaequalior evaserit est opus.
Arbitror equidem(82), isthaec ac multo plura, in quos polliceris commentariis, praestiturum; quos cum edideris, obsecro, per virtutis amorem et per Domum Mediceam, cui et ipse aliquid debeo (ille enim ego, cui quondam in cenobio S. Augustini Patavini epistolas nomine Ferdinandi Magni Ducis tu reddidisti, quum primum(83) Patavium iam veneras), ut statim ad me mittas per virum optimum atque doctissimum, qui tibi has perferendas ab Urbe curabit. Scias quoque, me in predictione astrologica, in magna synodo 1603, novas scientias caelestes, praeter alia multa, in hoc seculo propalandas fore praedixi, quoniam prope augem Mercurii, eodem Mercurio adsistente, celebrata est synodus in Sagittario: eius praedictionis amicus te compotem forte facies. Nec quod et tu auguraris inficior, omnes sceintias iuxta hanc arcanorum reserationem reformatum iri. Probe cum tuo Dante pronosticaris:

Poca favilla gran fiamma seconda:
Dunque diretro a noi con miglior voci
Si pregher perch Cirrha risponda, etc.

Oblitus eram commonere te, ut Copernici hypothesim de obliquitatis et eccentricitatum restitutione corrigeres: id enim nunquam fieri posse, earum perpetua imminutio admonet, et librationum oppositarum et corollae intortae figmenta, de quibus(84) etc. Vale, et Deus caeli, cuius effectus es Nuncius, coeptis faveat tuis, etc.

Idib. Ianu. 1611, Neap.
T. C.



461.

GALILEO a BELISARIO VINTA [in Firenze]
Le Selve, 15 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 43. - Autografa.

Ill.mo Sig.re mio Sig.r Col.mo

Non posso per hora satisfare se non ad una parte delle dimande di V. S. Ill.ma intorno al S. Papazzoni(85): ci  che  di et di circa 6[0] anni, al mio giudizio, di complessione per assai robusta, gioviale [et] di graziosa conversazione, per quanto lo conobbi nel passare per Bologna 8 mesi sono. Quale stipendio habbia quivi, o quello che ei pretenda altrove, io non so; ma havendo pur hora ricevute lettere di Bologna dal medesimo(86) che mi scrisse l'altro giorno del medesimo negozio, io gli ho riscritto, et ordinatogli che quanto prima vegga di intendere l'animo di detto S. Dottore, avvisandomenlo su[bi]to, insieme con li altri particolari domandati da V. S. Ill.ma, et in br[e]ve ci dover esser la risposta; et sin hora ci saria stata, quando io havesse stimato che loro Alt.ze fussero per fare elezione et prov[i]sione cos presto.
Quanto all'altro negozio della mia anda[ta] a Roma, star attendendo l'ordine di loro Alt.ze Ser.me, ricordando per in tanto a V. S. Ill.ma come il tempo, prolungandolo molto, non saria cos oportuno come di presente, n accomodato a far toccar con mano ad ogn'uno tutte le novit delle mie osservazioni; le quali sono tante et di s gran consequenze, che tra qu[ello] che aggiungano et quello che rimutano per necessit nella scie[nza] de i moti celesti, posso dire che in gran parte sia rinovata et tratta fuori delle tenebre, come finalmente sono per confessare tutti gl'intendenti. Per se io, come professore di essa, me ne mostro a[n]sioso, devo non solo trovare scusa, ma aiuto in far vive et pales[i] le cose che, per il favor di Dio, ho scoperte.
Io al presente mi tr[ovo] alle Selve, villa del Sig. Filippo Salviati, dove dalla salubrit dell'aria ho ricevuto notabil giovamento alle molte indisposizioni che mi hanno i mesi passati grandemente travagliato in Firenze. Qui, et in ogn'altro luogo, vivo desiderosissimo de i comandamenti di V. S. Ill.ma, et di quegli la supplico instantemente: et con ogni humilt inchinandomi a loro Alt.e Ser.me, et a V. S. Ill.ma baciando le mani, li prego da Dio compita felicit.

Dalle Selve, li 15 di Gennaio 1610(87).
Di V. S. Ill.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



462...

LORENZO PIGNORIA a PAOLO GUALDO [in Vicenza].
Padova, 15 gennaio 1611.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVI della Cl. X It., car. 111. - Autografa.

.... Qui le genti s'affaticano intorno l'enigma che 'l S.r Galileo mand a V. S. per la sua nova osservatione(88) ....



463..

LORENZO PIGNORIA a PAOLO GUALDO [in Vicenza].
Padova, 19 gennaio 1611.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVI della Cl. X It., car. 112. - Autografa.

.... Il S.r Galileo  ricaduto; et la nova s'ha di buona banda. In somma, l'andare minutamente ricercando i secreti del cielo fu sempre attione poco meno che temeraria; e tanto pi, se egli ci havesse piantate delle carotte ....



464..

BELISARIO VINTA a GALILEO in Firenze.
Livorno, 20 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 37. - Autografe la lin. 21 [Edizione Nazionale] e la sottoscrizione.

Ill.re Sig.or mio Oss.mo

Si desidera et si aspetta con desiderio la risposta et informazione che V. S. potr havere per conto del Sig.r filosofo Papazzoni, perch si possa propor qua e farvi deliberazione, venendo anche proposti due o tre altri filosofi, et in particolare il Belloni di Padova(89).
Quanto all'andata di V. S. a Roma, havendo io detto a loro AA. che hora  il tempo, per respetto della speculazione et osservanza di quei Pianeti, et che perci non  da tardar pi, et che, chiaritosi ci in Roma, con la confermazione che si ha del Matematico dell'Imperatore, del Padre Clavio et d'altri, subito che in Roma la venga confermata et stabilita, si potr dire chiarita tal constituzione a tutto 'l mondo, et dandosene parte a S.a Santit, dover questa nuova osservanza et dichiarazione di Pianeti venir ricevuta dal consenso universale de'matematici et astrologi, hanno determinato che la vadia via a posta sua, et le daranno una lettiga et denari; che per il viaggio sia fatta la spesa a tutta la sua condotta, menando anche seco un suo proprio servitore a suo modo; et in Roma commetteranno al Sig.r Ambasciator Niccolini, che faccia le spese a V. S. et all'huomo che la merr per servizio della sua persona: et si daranno quest'ordini subito che la me l'avviser. Et le bacio le mani.

Di Livorno, li 20 Gennaio 1610(90).
Di V. S. Ill.re
et star in casa del S.re Amb.re



S.or Galileo
[vedi figura 464.gif]

Fuori: All'Ill.re Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei
Firenze.



465...

GIO. FEDERICO BREINER a [GALILEO in Firenze].
Roma, 22 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 175. - Autografa.

Nobilissime et Excellentissime Domine,
Pax Christi et paratissima officia.

Triplicibus ad D. V. Excell. datis literis Paduam absque recepto responso, quartas addo, easque non Paduam, quam D. V. Excell. deseruisse cognovi, sed Florentiam, quam D. V. Excell. pro tempore inhabitare a nonnullis Societatis Patribus, quibuscum de D. V. Excell., pro ea quam ipsi porto amicitia, non vulgariter sum conversatus, intellexi, per meliorem, ut potui, commoditatem dirigere volui. Et licet praeteritarum mearum, Paduam directarum, literarum nunc repeterem argumentum, quia tamen Professor Collegii Romani Mathemathices, Pater Societatis, Malchot(91) nomine, cum magna tum propria sua tum mea laetitia, D. V. Excell. huc brevi venturam ex unis D. V. ad Patrem Clavium datis mihi indicavit, omnia coram potius quam hisce literis cum D. V. Excell. peragere decrevi; haec solum addens, dignetur mihi D. V. Excell. non moleste mihi gratificari, et illa in inclusa hac schedula denotata, si possibile est, aut mittere, si adventus D. V. Excell. diutius forte tardaret(92), aut secum ipsa adfferat. Eum enim quem, authore D. V. Excell., cum mihi(93) simul cum D. Petingero(94) Paduae Compassum suum Militarem et Geometricum explicaret, ad [...] mathematicam apposui animum, non modo non deposui, sed in dies auxi: nec dubito(95) fore ut D. V. Excell., quam mihi affectionatissimam semper agnovi, et in hanc meam descendat petitionem, atque secum a me petita afferat, cui ego, cum summa gratiarum actione, omnia libentissime persolvam; sed etiam fore ut D. V. Excell. me qui, mutata sententia, pro aula Suae Sanctitatis Collegium Germanicum pro aliquo tempore, ad finiendam meam theologiam scholasticam, delegi, impetrata a Sua Sanctitate licentia, non gravate sit visitatura, quatenus dulcissima simul et doctissima D. V. Excell. conversatione aliquantulum frui, et multum ex illa utilitatis capere, possem. Interim D. V. Excell. pro itinere Romano omnia fausta et felicia precor, ac precibus meis apud Deum impetrare conabor, meque D. V. Excellen. amicissime commendo. Gratia Dei nobiscum.

Datum Romae, 22 Ianua. 1611.
D. V. Excellen.


Addictissimus et Sincerus Amicus ac Servus
Ioannes Fridericus Breiner,
Liber Baro, Suae Sanctitatis Camerarius
et Canonicus Olomucensis.

Notata.

Tractatus copiam unam in Compassum Militarem.
Syderium Nuncium.
Ac duos bonos circinos, qui Romae hic non inveniuntur.
Unum tale instrumentum, ut D. V. Excell. mihi supra moenia Paduana exhibuit videndi in longum.
Et si D. V. Excell. in promptu haberet instrumentum ipsum, seu Compassum Geometricum et Militarem, cuius usum mihi Paduae ante annum monstravit.
Quae omnia D. V. Excellen. cum summa gratiarum actione persolvam, meque vicissim D. V. Excell. ad omnia paratum et promptissimum offero.



466...

CRISTOFORO GRIENBERGER a GALILEO in Firenze.
Roma, 22 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 64-65. - Autografa.

Galileo Galileo, Viro Clarissimo, et novorum longeque admirabilium spectaculorum primo fortunatissimoque assertori, Christophorus Grienbergerus S.

Quod pluribus, ne dicam omnibus, hoc etiam mihi circa tuas caelestium prodigiorum observationes fateor accidisse. Nuncio enim tuo Sidereo etsi derogare fidem penitus nec potuerim nec debuerim, quia tamen in perspicillis multas inesse fraudes hallucinationesque plurimas non ignorabam, verebar inprimis ne saltem quatuor illa sidera, quae per vitra te primum adspexisse circa Iovem multis asserebas, vitrea potius essent nuncupanda, fragilitatique obnoxia, quam Medicea, et Medicea firmitate digna. Suspicabar enim, ex quatuor superficiebus duorum perspicillorum eiusdem Iovis quatuor simulachra a te conspecta fuisse, vitrique fuisse vitium potuisse, quod non eodem semper loco visa sint. Suspitioni ansam dederat experientia. Nam, praeter lumen duas inter tabellas vitreas inclusum, quatuor eiusdem luminis imagines, quatuor ex superficiebus (ut mihi videtur) reflexas, ipse cum aliis non semel adverti. Nec dubito me suspicioni huic firmius adhaesurum fuisse, si tunc etiam in astris eam multiplicationem observassem, quam non ita pridem videre contigit in Marte. Cum enim nostro in perspicillo, vitro acuto aliud multo acutius substituissem, eoque Martem, diligentius intuitus fuissem, vidi non unum sed duos Martes, eiusdem fere magnitudinis et splendoris, atque adeo clare ut iam credere inciperem, vere Martem duplicatum esse nec velle cedere tricipiti Saturno; idque omnino apud me statuissem, nisi alia quaedam observatio acutioris illius vitri vitium aperuisset: manifeste enim nunc expertus sum, ad diversum instrumenti situm, mentitum Martem nunc Martis veri dexteram, nunc levam(96), et pedes modo, modo caput, obsedisse.
Lunae quoque scabrositas inprimis nova mihi peneque incredibilis visa est, sed multo incredibilior ratio, quam Nuncius tuus eloquentissimus, tantae novitatis novam, ne dicam paradoxam, dabat; et quamvis satis probabiliter novorum effectuum(97) novas causas astruere videntur, montes tamen ac valles libenter cum aliis causis, minus montuosis, permutassem. Unde cum, narrando, eo Nuncius tuus devolutus fuisset, ubi de illo lumine agitur quod in noviluniis et prope novilunia luna e terris recipit, cogitare coepi, scabrositatis illius quae in luna apparet veram causam esse, non quod re vera partes aliae aliis in luna sint eminentiores vel demissiores, sed quod luna, veluti speculum sphaericum convexum, terrae nobis inaequalitatem repraesentet. Neque enim video, cur, si lumen e terris repercussum ad lunam pervenire possit, non etiam species rerum terrestrium, quarum lumen illud est instar vehiculi, ad eandem lunam perveniant, et si perveniunt, cur a nobis videri non possint: et quod de lumine solis repercusso tu ipse asseris, cur idem de lumine lunae in pleniluniis non asseratur, non video; ita ut, deficiente solis lumine in pleniluniis et prope plenilunia, ipsum lumen lunae, demissum in terras, e terris iterum ad lunam redeat, et vanam terrae faciem, secum deferens, speculo lunari appingat. Quo statuto, videbam etiam nullo negotio reddi posse causam, quare in pleniluniis orbita lunae non fracta et interrupta, ut ratio montium postulat, sed integra et circularis, deprehendatur. Ratio enim erit, quia luna non est rotunda et sphaerica, et ideo mirum non est si talis apparet; quod vero in partibus intermediis varietas et inaequalitas luminis appareat, hoc ideo contingit, quod solum ex illis partibus speculorum sphaericorum rerum obiectarum species ad visum nostrum perveniant, non autem ex partibus prope orbitam, ubi radii incidentes disperguntur potius quam uniantur. Sed instabat Nuncius tuus; et revera montes esse in luna, sic confrmabat: Quemadmodum in terris, sole oriente, primo montium vertices, tum partes mediae, et tandem infimae, vallesque ipsae, illuminantur, ita et in luna contingit videre partes quasdam illuminari, quae postea sensim lumine augentur, et denique reliquis partibus luminosis coniunguntur: indicium igitur est, etiam in luna partes illas, primo illuminatas, aliis esse eminentiores. Ego vero hanc confirmationem ita mihi infirmare videbar, ut etiam de experientia dubitarem. In terris enim id ideo contingere animadvertebam, quia sol, motu suo diurno, sensim supra horizontem elevatur, ideoque sensim alias atque alias montium partes immobiles illuminat. In luna vero, quamvis etiam montuosam concederem, non vidi quomodo similes mutationes fieri possint, cum ipsa immobilis non existat, sed una cum sole motu diurno rapiatur, atque adeo eodem semper modo a sole illuminetur: quod enim a sole motu proprio recedat vel accedat, id mihi non videbatur tanti momenti, ut tam notabilem quam asseritur facere mutationem eadem nocte paucisque horis queat.
Atque haec sunt quae tunc mihi occurrebant contra Nuncium tuum Sidereum, cum me superiori anno in Sicilia, duobus fere mensibus post quam a te discessit(98), Panormi convenisset, eramque omnino eius animi tecum, ut per literas de eisdem illico consultarem; quia vero propediem Romam reversurus eram, placuit tunc mutare propositum, et deferre mecum Romam officium scribendi. Cum vero superiori autumno Romam rediissem, atque ex Clavio intellexissem, eodem te quam primum venturum esse, iterum mutavi consilium, teque malui exspectare quam scribere ad te. Quamvis enim scribendo veteri meo desiderio ex parte satisfacere, explere tamen, nullo modo potuissem: explebitur vero, ut spero, ubi te, tuo famosissimo cum instrumento, coram conspexero, et te monstrante didicero quae hactenus discere diu multumque optavi. Sed placuit tamen etiam interea mihi satisfacere, praesertim quia ita postulare videtur tua benevolentia, quam postremis in literis ad Clavium datis erga me non obscuram monstrasti; quae etiam fecit ut tecum egerim liberius quam debueram, observationibus tuis, quas admirari potius suspicere ac defendere debueram, aliqua opponendo. Sed spero, facile dabis veniam quam hactenus pluribus dedisti, esque daturus multis aliis, quos adhuc sustines quidem adversarios, sed non times. Creditu difficillima, cuiusmodi sunt quae asseris, facile credi nec possunt nec debent; et sat scio quam durum sit, opiniones tot seculorum intervallo introductas, totque sapientum autoritate corroboratas, nunc demum deserere. Et certe nisi ipse, saltem eo modo quo per Romana instrumenta licuit, ea quae recenter et primus in orbem prodigia invexisti, ipse oculis propriis inspexissem, aliisque nonnullis commonstrassem, nescio si adhuc tuis rationibus assentirer. Sed iam experientia tandem didici, nequaquam hallucinationem esse, quod circa Iovem quatuor Iovianos satellites conspexeris, ultro citroque oberrantes; et quod de inaequalitate lunae asseris, vix aliter recte defendi posse; stellas etiam nebulosas et partes fere omnes caeli albicantes, minimarum quarundam stellarum copiam esse: et quamvis in Via Lactea non ubique tanta appareat multitudo quantam eiusdem amplitudo desiderat, id tamen ex aliis locis similibus concludi videtur, plurimas etiam illic esse, quamvis, prae nimia parvitate, per instrumenta hactenus fabricata non distinguantur. Iam Clavius, iam quotquot fere Romae nova phenomena inspexere, tecum sentiunt, vel minus certe quam antea a te dissentiunt; et ego sane plurimum mirarer, si quis reperiretur qui ea quae vidi viderit, non vero crediderit. Talis profecto non tecum, sed secum cumque sensu, volens atque ex industria, pugnaverit. Solis inexpertis aliquid concedendum putarem, si tamen quae alii, praesertim in observationibus practici, se vidisse affirmant, ipsi vidisse non negent.
Sed audire fortasse ex me desideras, quid quave ratione ea quae pauci videre praeter te, vel certe non sine te, ipse cum aliis viderim sine te. Sic ergo accipe. In Sicilia instrumentum quo novas viderem stellas, nullum offenderam; sed neque Neapoli, dum illic transirem: solum in luna inaequalitatem videre licuit, notatu dignam. Romani vero ut appuli, inveni ex nostris unum, Ioannem Paulum Lembum, qui, antequam quicquam intellexisset de tuis, perspicillis quibusdam, non tam ad imitationem alterius sed potius vi coniecturae factis, tum lunae inaequalitatem, tum stellas in Pleiadibus, Orione et aliis plurimas, observavit; Planetas tamen novos non vidit. Postea vero, non parvo cum labore ac diligentia, tantae perfectionis perspicilla fieri procuravit, ut etiam tuis, quae Romam ad diversos misisti, comparari vel etiam praeferri potuerint; quibus tandem novos Planetas, saltem puriore caelo, deteximus. Quod vero postea clarius eosdem agnoverimus, hoc omnino munificentiae Domini Antonii Santini tribuendum est, eiusque perspicillo quod secundo Patri Clavio Venetiis dono misit, quo quidem hactenus perfectius non vidi: quamvis enim non sit clarissimum, multiplicat tamen plus millies, immo millies et fere ducenties, facitque suum officium non male etiam cum diversis vitris concavis, quod in aliis non deprehendi. Hoc igitur instrumento iam fere a duobus mensibus non solum agnovimus manifestissime Iovialia Sidera, sed annotare etiam coepimus eorum varios situs; et antequam ex te intellexissemus modum tuum in notandis distantiis, usi sumus visa Iovi diametro, more tuo. Et quia saepius commoda offerebatur occasio inspiciendi Venerem, advertimus quidem illico nescio quid defectus in eius corpore: sed in principio id perspicillis potius adscripsimus quam astro; non multo tamen post, etiam ante quam a te moniti fuissemu[s], clarissime observavimus, non perspicillorum fuisse defectum, sed re vera Venerem, more lunae, sensim lumine deficere dum soli appropinquat. Et quidem per praedicta perspicilla videramus tunc Venerem non multo minorem dimidiata luna; postquam vero a te admoniti sumus, coepi etiam investigare modum ut eandem eo modo viderem quo lunam: id quod etiam ex parte assequutus videor; quamvis enim eius splendorem non penitus extinxerim, sustuli tamen eum qui umbrae luminisque confinia penitus distinguere non permittebat(99). Et denique idem perspicillum ea ratione temperavi, ut eandem Venerem, non ipse solus sed plures alii mecum, et Clavius ipse, inspexerimus non, ut ante, quasi dimidiatae, sed vel omnino lunae aequalem, vel non multo minorem; et hoc ita esse, omnino comprobavit observatio ad vesperam Sancti Antonii facta, quando lunam uno oculorum visam sine perspicillo, et Venerem altero cum perspicillo, componere inter se concessum fuit: omnes enim qui tunc ad spectaculum aderant et viderant, aequalia inter se, quae videbant, se fatebantur videre. Quantum tunc desiderabam tuam praesentiam, ut per te approbarentur nostrae, qui observationes tuas approbare conamur! praevidebam enim non facile eandem, sed nec similem, redituram. Forsitan tuo tunc perspicillo, praedicto modo temperato, multo vidissemus Venerem luna maiorem.
Sed video me, scribendo, longius provectum esse quam proposueram: quare finem facio, et illud tamen ad extremum a te peto, ut, si grave non sit, quam primum ad nos mittas formae illius, in qua praecipue tua perspicilla elaboras, semidiametrum, nisi forte cum ea coincidat, quam ex convexitate perspicilli Santini collegi esse palmorum 21/2. Pater Clavius, una cum reliquis matheseos(100) studiosis, te plurimum salutat et avidissime mecum exspectat. Vale, et mihi tuos inter vel ultimum locum concede.

Romae, 22 Ian. anni 1611.
T.ae D.
In Christo Servus
Christophorus Grienbergerus.

Fuori: All'Ill.e Sig.re Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



467...

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Padova, 27 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 177. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

Essendo debito mio far riverenza a V. S. alcuna volta con mie lettere, vengo con queste mie quattro righe a baciarle le mani, et avisarla come che, lodato Iddio, in Venetia se  retrovata una figlia speciale dal Cavaleto, abita in Realto, la qual puta ha receuto le stigmate; le quale ho vedute io questi giorni che sono stato a Venetia. Questa dalla fronte getta sangue, del quale diversi gentil'huomeni Venetiani ne hano hauti nelli facioleti; et si  veduto in questa un miracolo, che guardando una caldara da bugada, et essendo andata in estasi, casc con un bracio nella bolente caldara, et con la testa nell'ardente foco, et rechiamata poi da soi fratelli si risvegli, non essendo stata n toca dal foco n dall'aqua. Questo me  parso scrivere a V. S., per farla partecipe delle cose che qui occorono. Et non occorendomi altro, a lei di cuore baccio le mani, pregandola a favorirmi alcuna volta con sue lettere.

Di Padoa, li 27 Genaro 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Francesco Duodo

Fuori: Al molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



468...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 173. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio,

Non risposi per la passata, perch non avevo anchora presentata la lettera al Sig.r Luca(101), al quale  stata gratissima et me n' fatto partecipe: del che molto mi rallegro, et ne presi nota per poterla recitare ad altri, fra i quali  stato il Sig.r Giambatista(102) Strozzi et il Sig.r Ciampoli(103), che la salutano.
 inteso ancho di qua del Padre Clavio, che dice che  visto i nuovi pianeti, et cos uno altro suo compagnio, dicano(104) essere maggiore del Padre Clavio, il quale  non so che detto avere altre osservationi della mattina pi di quello di V. S. L' sentito da terze persone, perch non li conoscho, oltre che sono molto ocupato(105) per servizio della cappella di Sua Santit, nella quale tiro inanzi molto allegramente: n mi rimane altro di disgusto in questo mondo, se non di non la potere e godere et vedere anchor io et sentire di tante bellezze del cielo: ma se a Dio piacer, finito l'opera, che sar a Agosto, voglio venire a stare due mesi cost, et imparticolare per veder lei, alla quale cor ogni affetto le bacio le mani.

Di Roma, il d 28 di Gennaio 1611.
Saluti il Sig.r Amadori(106).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Fuori: Allo molto Ill.re et Eccl.mo Sig.r mio
[vedi figura 468.gif]
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



469..

LUCA VALERIO a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 gennaio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VII, car. 110. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Rallegromi moltissimo con V. S. et della sua racquistata sanit et delle sue mirabili osservationi fatte intorno a Venere, com'ancor fa la S.ra Margherita(107), rendendole li saluti duplicati, e dicendole che i compagni di Giove, scoperti da V. S., apporteranno grand'utile alli giudicii astrologici, poi ch' stato osservato molte volte che tal pianeta, con li medesimi aspetti o congiuntioni et altre circostanze, si  mostrato negli effetti da s medesimo molto differente, non sapendosi la causa della variet non per altro che per la ignoranza di quest'altri lumi, come si dee credere. Dunque V. S. sguiti pur l'impresa; ma la prego per a sollecitar l'opera De motu gravium, la quale grandemente desidero che venga in luce quanto prima s per l'honor di V. S. come per l'utilit publica, havendo io in ci riguardo pi alla velocit del suo pellegrino ingegno che alla difficult della materia: et se V. S. per mia consolatione si degner d'avisarmi a che termine l'habbia condotta, lo ricever per favore singularissimo.
Quanto alla venuta sua, non credo che sia in Roma chi la desideri pi di me; ma pregola a venirsene in tempo che quest'aria, ch'ogni d muta stagione, non le sia dannosa, come che questo cielo alle gambe sia salutifero. Ma io m'assicuro che la prudenza di V. S. si consiglier prima con Galeno.
Quanto all'Ill.mo S.r Filippo Salviati, gentilhuomo di bonissime lettere, come V. S. mi scrive, per esser tale, V. S. lo preghi ad accettarmi nel numero de'suoi servitori, bench inutile. N havendo altro che scriverle per hora, bacio a V. S. le mani, come fa ancor la S.ra Margherita, augurandole da Dio felicit.

Di Roma, li 28 di Gennaro 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Luca Valerio.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



470.

GALILEO a Marco Welser [in Augusta].
[Firenze, febbraio 1611.]

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 40-41. - Minuta autografa. A car. 41t. GALILEO annot: "Copia d'una lettera scritta da me al Sig. Velsero".

Ill.mo Sig.re et Pad.ne Col.mo

Altro stile che quello di un semplice, anzi rozo, matematico saria necessario per condegnamente rispondere alla gentilissima lettera di V. S. Ill.ma delli 7 del passato(108); ma bench dalle note della voce e della penna io resti di s lunga mano superato et confuso, procurer almeno che negl'affetti dell'animo io non sia(109) vinto, se non in quanto una sola stilla della grazia et del favore di V. S.  senza misura da pregiarsi pi che l'intera mia servit et devozione. Condoni pertanto la sua benignit le imperfezioni et mancamenti del mio ingegno alla prontezza et osservanza della buona volont; n meritando io di essere arrolato tra i suoi cortigiani(110) facondi, assai grato luogo mi sar tra i servidori sinceri: et tale gli sono et sar in perpetuo.
Io sto con desiderio aspettando risposta dal S. Brenggero, et tanto pi, quanto mi  nata speranza che ei possa restare appagato di quanto riscrissi, da l'intendere la satisfazione dell'altro amico di V. S.(111), s come ella mi avvisa; ancor che questo, in genere, non stimi per concluso necessariamente quanto ho scritto circa la inegualit della superficie lunare, di che adduce alcune ragioni, le quali io non interamente capisco. Per mi scuser V. S. se forse nel rispondergli io non interamente le satisfer.
Et dove nel principio dice "Ex actenus allatis etc.(112)", videtur in corpore lunari plures superficies considerare; particula enim maximam contradistintionem importare videtur ad alias superficies non maximas, ut in sphaera(113) circuli quidam maximi vocantur ad distintionem minorum, in eadem sphaera descriptorum: at in solido(114) quolibet plures superficies considerare, novum et inauditum mihi est. Veluti igitur corpus terrestre una superficie terminatur, quae non exacte(115) sphaerica, sed aspera est; ita dico ego, [vedi figura luna2.gif]ae superficiem non sphaericam exacte, sed asperam, lacunis, inquam, et eminentiis confertam. Atque inde improprie quoque dictum videtur quod sequitur: "cum ipsa superficies [vedi figura luna2.gif] maxima etc.": [vedi figura luna2.gif]ae enim superficies a verticibus montium, a montibus ipsis, a depressioribus partibus, et omnino ab omnibus extimis et apparentibus partibus, simul desumitur.
[vedi figura 470a.gif]
Prosequitur:"Hoc solum constat etc.". Omitto, quod improprie dicitur, praeeminere extra circulos maximos [vedi figura luna2.gif]ae montes: omnes enim eminentiae ad maximos circulos referuntur; mensurantur enim per perpendiculares lineas, iuxta quas maximorum tantum circulorum superficies extendutur. Considero autem, velle authorem, ex a me allatis phaenomenis lacunas potius ac voragines solum introrsum, non autem montes extra praeeminere; quod tamen falsum est. Nam si superficies [vedi figura luna2.gif], alioquin aequabilis ac perpolita, lacunis tantum hinc inde scateret, profecto in confinio luminis et umbrae sinus tantum aliqui obscuri intra luminosam partem(116) curvarentur, ut in apposita figura; nullae autem cuspides illuminatae, omnino a plaga lucida separatae, intra tenebras reliquae partis emicarent: cuius oppositum docet experientia. Amplius, omnes fere magnae et antiquae maculae, quae scilicet acie naturali videntur, iugis altissimis sunt circumvallatae; quod inde constat, quia, dum terminus illuminationis super ipsas maculas transit, supra infraque illas prominent veluti [vedi figura 470b.gif] promontoria quaedam, super tenebrosam partem scandentia longoque ductu extuberantia, ut altera prae se fert delineatio: quod nulla ratione in superficie aequabili, at cavitatibus tantum nonnullis corrosa, locum potest habere. Amplius, maculae illae nigerrimae(117) quae procul a confinio lucis intra partem luminosam creberrimae visuntur, si voragines solum, infra superficiem [vedi figura luna2.gif] excavatae, forent, nullis montium iugis circumseptae, earum orificia ex adverso solis posita nullam profecto proiicerent umbram: modo experentia contrarium docet. Ut enim in apposita figura cernitur, veniente illuminatione ex a, circumlimbus c clarius fulget; quasi enim montium dorsus, lumen directe magis recipit: hunc sequitur obscurissima lacuna D, obice montium c et propria profunditate obumbrata: post hanc habes alterum dorsum e, satis clarum, quem sequitur umbra f, quae quidem umbra una cum lucidiore parte c non adessent, si simplex lacuna D infra planum excavaretur. Huiusmodi autem figuras sexcentas videas licet in [vedi figura luna2.gif]. Scopuli quoque, quales circa notam B depictos habes, apparent plures, quorum pars soli exposita lucidissima conspicitur, aversa autem obscura; umbrae quoque eorum in plano extensae videntur.
[vedi figura 470c.gif]Concludit demum, phaenomena(118) a me allata phylosophos nondum avertere, qui meas maculas obscuras, lacunas potius intra [vedi figura luna2.gif]ae soliditatem, veluti lapillos diversicolores in cristallino globo, esse affirmabunt, extrema interim [vedi figura luna2.gif] superficie pellucida ac perpolita existente. Hic, primum, admoneo(119), meas istas nigerrimas maculas re vera nil aliud esse quam umbras; quandoquidem augentur, imminuuntur, abolenturque omnino, mutantur a destra in sinistram et e contra, prout solis iradiatio modo oblique, modo directe, modo ex occidente, modo ex oriente, in [vedi figura luna2.gif]am incidit: quorum effectuum nulla rationabilis assignabitur causa, nisi ipsius superficiei inaequalitas. Esse deinde lacunas istas repletas materia aliqua diafana, adeoque pellucida ut visum nostrum(120) et solis irradiationem nullatenus impediat, quominus et sol illas efficere nosque eas intueri possimus; philosophis ipsis demonstrandum relinquo. Ego enim dum assero, [vedi figura luna2.gif]ae superficiem esse asperam instar superficiei terrae, pro [vedi figura luna2.gif]a intelligo corpus illud per se tenebrosum atque opacum(121), quod, cum solis lumen recipere ac coibere sit potens, illustratur ac visibus nostris exponitur; ob idque toto caelo a pellucido et invisibili aetere, sibi circumfuso, discrepat: idque tale a nobis visum corpus eminentias cavitatesque innumeras in superficie habere, assero. At si quis pro [vedi figura luna2.gif]a, non corpus illud tantum quod videmus, sed circa(122) hoc invisibilem quandam materiam atque imaginatam, accipere velit; iste idem, nec minus rationabiliter(123), terram quoque perfecte sphaericam faciet, vallibus illius atque lacunis are circumfuso repletis, areaque et imaginaria superficie per altissima montium fastigia extensa, molem terrestrem ex suo determinans arbitrio. Dixissem, consimilem huic phylosophycae [vedi figura luna2.gif]ae extitisse terram, si tempore diluvii No gelu strictum mare relictum fuisset: at aquae, licet limpidissimae, tanta non inest pelluciditas ac transparentia, ut visibus nostris in tantam profunditatem prebeat transitum ad scopulorum infernorum umbras distinguendas. Obducant igitur necesse est visibilem(124) [vedi figura luna2.gif]am diafana quadam substantia, vitro, crystallo, adamante, aqua ipsa multis partibus pellucidiori, quale unum tantum esse aetera sensus nos docent. Verum, statim atque effectum id fuerit, quid aliud inde colligemus, nisi quod lunare corpus visibile superficie quidem aspera terminatur, sed in aethere locatur?
Ma forse troppo mi sono disteso, et, come ben dice ella, lo strumento eccellente per avventura rimoverebbe ogni dubbio, s come  accaduto de i Pianeti Medicei, li quali, dopo essere per lungo tempo stati negati fermamente da matematici eminentissimi, sono in ultimo stati conosciuti et confessati, dopo che sono stati veduti da essi(125). Ma quello di che mi meraviglio non poco,  che dell'havergli loro riconosciuti per verissimi pianeti, non ne adducono incontro alcuno che da me non sia stato scritto et publicato(126) innanzi: che se pure producessero qualche necessario requisito da me pretermesso, potrei credere che mi havessero reputato veridico, ma difettoso nell'arte; dove che(127) cos non veggo di poter fuggire la nota, da me abominatissima, di esser da loro stato reputato bugiardo.
Quanto alle nuove osservazioni fatte da me, posso dirgli, come da 8 mesi in qua ho osservato continuamente, Saturno non essere una stella sola, ma tre cos disposte [vedi figura 470e.gif], etc.



471.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze
Padova, 4 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 10. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io son di Padova, dove ho incominciato a divulgare la dechiaratione dell'enigma Venereo, con stupore di questi SS.ri filosofi, se bene si rendono pi facili a credere questa osservatione, che non fecero quella delle Stelle Medicee: credo che si vergognino, e dubitino che tanto maggiore non appaia la loro ignoranza, overo ostinatione. Sinhora V. S. ha penetrato i secreti della luna, di Venere, di Mercurio, di Giove e di Saturno; non veggo che ancora ella s'accosti al sole: sovvienle forsi il caso di Fetonte o d'Icaro, che l'uno e l'altro, per avvicinarsi troppo a quello, restorno malamente trattati. Mi piace anco vederla sinhora lontana dal furibondo Marte, tanto pi doppo ch'ella s' incominciata ad intricare con Venere sua favorita, acci non li venisse qualche furore di gelosia, e li facesse qualche strano incontro. Diedi subito parte al S.r Velsero di tutto: sar facil cosa che questa settimana ventura habbi qualche sua in tal proposito.
Ho referto anco a M.r Belloni(128) quanto V. S. mi scrissi, e cos al Dottore suo fratello, quali pure havevano ricevuto una cortesissima lettera di V. S.: e sappia che hanno collocate tutte le loro speranze in lei(129). Per la supplico io di nuovo a prestarle tutto quell'aiuto e favore che mai  possibile, acci detto Dottore ottenghi tal gratia, tanto da lui desiderata.
Ho fatto le sue raccomandationi con questi RR. Pignoria et Sandelli: amendua le baciano con ogni affetto le mani, s come pur facc'io, pregandole da N. S. ogni vero bene.
Di nuovo non so che vi sia cosa di momento.

Di Pad.a, alli 4 Feb. 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



472..

GIULIANO DE'MEDICI a GALILEO in Firenze.
Praga, 7 febbraio 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXX, n. 44. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Detti subito al Sig. Gleppero la lettera di V. S. con la dichiaratione di quella antecedente, che ne rest ammirato et contentissimo, s come egli mi dice volerlo scrivere da per s a V. S.; che se lo far di questa settimana, sar qui alligata la lettera. Ne feci ancora parte al Sig.r Consigliere Vaccher(130), persona singularissima in questi paesi, il quale  diventato innamoratissimo di V. S. a vedere che ella dimostri la verit di molte cose che dice egli havere sempre credute che stessero per quel verso; e spera che habbi ancora a passar molto pi oltre, et la pregha a continuarci de'lumi del suo singular ingegnio: et vorrebbe che V. S. dessi una volta una scorsa per la Germania, ch spererebbe(131) fussi per ritornarsene sodisfattissima.
Il Sig. Seghetti(132) se ne  ito in Pollonia a vedere que'paesi, in compagnia del Sig. David Riches(133); et il Sig.r Asdalio per mille volte risaluta V. S. Et baciandoli le mani, le pregher da Nostro Signor Dio ogni felicit.

Di Pragha, a'7 di Febbraio 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo
Giuliano Medici.

Fuori, d'altra mano: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Honor.mo
Il [Sig.] Galileo Galilei, Filosofo e Matematico di S. A. S.
Firenze.



473..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze
Padova, 10 febbraio 1611.

La lettera , autografa, nella Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 179; la poscritta (lin. 30-40 [Edizione Nazionale]), pur autografa, in un fogliettino a parte che  pure nei Mss. Gal., P. III, T. X, car. 52a.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Credevo haver questa settimana lettere dal S.r Velsero, in risposta della mia ch'io le scrissi a Vicenza, dandoli raguaglio dell'interpretatione della cifra; ma sinhora non  comparso niente, e me ne maraviglio. Ho mostrato detta interpretatione al giovane(134) che scrisse contra l'Orchi, il quale rest maravigliatissimo di tal osservanza, n seppe, cos all'improviso, farle altra oppositione se non che l'occhiale pu ben far che una cosa che non si vedeva senza quello, con quello si vegga, et anco quelle che si veggono, possino apparerci pi grandi; ma che una cosa che si vede, mutti forme e sembianze, differenti da quelle che si veggono, li par strana cosa: onde, vedendo noi, con la nostra vista ordinaria, Venere sempre piena e rotonda, senza accorgersi mai d'alcuna crescenza o dicrescenza, non la sapeva ben capire.
Qui ancora non s' fatta provisione di Mathematico. Intendo che il Conte Ingolfo(135) s'affatica a Venetia quanto pu: che se ottenisse, il nome di V. S. e la sua reputattione  speditta, succedendo nella sua cathedra un mathematico et un filosofo cos eminente. Non habbiamo nello Studio alcuna nuova di momento: va assai quieto, ma con molto pochi scolari.
Io son di nuovo sforzato a raccomandare, con quel maggior affetto ch'io so e posso, il S.r Dottor Belloni per la lettura di Pisa a V. S.: di gratia, vi metta tutto lo spirito, poich  opinione communissima di tutti, che se essa vorr adoprarsi vivamente, rester compitamente consolato. Qui, per dirlo confidentemente a V. S., s' detto ch'ella habbia racordato a S. A. Ser.ma il Papazzone(136). Per l'amore che V. S. porta et ha portato a Padova, adopri il suo favore a pro di esso Belloni, poich nella sua persona dar compita sodisfatione a molti altri suoi amici e servitori. Staremo a sentire qualche buona novella: in tanto le prego da N. S. compita sanit e felicit, e le bacio le mani.

Di Pad.a, alli 10 Feb. 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Havevo gi serrata la lettera, quando m' arrivata quella del S.r Velsero, che mi scrive:
"Rendo gratie a V. S. per l'aviso della nuova inventione del S.r Galileo circa la stella di Venere, che certo  curiosa e bella, se bene io non comprendo come ne segua necessariamente che Venere aggiri intorno al sole; perch, se bene tutti gli astrologhi veggono crescere e diminuire la luna, non inferiscono per, il sole esser centro del moto della luna. Ma il S.r Galileo debbe formar l'illatione non precisamente da questa sola osservatione. Credo ne haver dato parte subito al S.r Keplero, ma a cautela ne ho pur scritto ad un amico mio a Praga. Mi dispiace che la mia risposta tardi tanto a giongere a Firenze; pare habbia voluto far parallelo con la lettera del detto S.r Galileo."

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
franca.
Fiorenza.



474...

GIO. ANTONIO ROFFENI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 11 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 12. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio,

Ho inteso dalla sua delli 4 dello corente, come haveva receputo l'informatione che l'havevo mandato in matteria del negotio del S.re Pappazone, del quale n'haveva trattato con il G. D., aggiungendomi che v'erano altri, portati da eminentissimi personaggi; di che non mi maraviglio, n temo punto, poich so quanto caldamente haver portato il negotio; et mi persuado in modo che ne vedremo, come lei mi significa, buono essito. Ma se si ha da fare ellettione di sogeto che assai meriti et habbia fama et possi rendere la cattedra famosa e lo Studio insieme, non ho paura che alcuno passi inanti allo S.re Pappazzone, ch io confesso restare talhora stupito amirando la profonda dottrina di esso, con nuove espositioni et nuova filosofia ancora. Ho dato conto del successo et delli offitii fatti al detto Signore, quale mi ha di nuovo confirmato quanto io ho scritto a lei, rimetendosi alla prudenza sua; et haverebbe esso scrito ancora, se non restasse occupato in certe sue facende: et vive dessideroso di servirla in qualche occasione, per poterli mostrare quanto stimi e lei et il valor suo, et la saluta con ogni affetto. Non manchi dunque di favorirlo, ch l'assicuro io che favorisse persona meritevole; et io all'incontro le ne terr quell'obligo che devo.
Il Sig.re Magino le bacia le mani infinitamente. Cost in Firenze de me ipso multi multa loquuntur: non mancano censori in tutte le occasioni. Mi ami, et le facio riverenza.

Il d 11 Febraro, in Bologna, 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.rone mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei, Math.o del Serenis.mo Gran Ducca di Toscana, a
Firenze.



475.

MARCO WELSER a CRISTOFORO CLAVIO [in Roma].
Augusta, 11 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 20t. - Cfr. l'informazione premessa al n. 270.

Molto R.do S.or P. Oss.mo

Dalla lettera di V. R.za resto sincerato et assicurato con molto mio gusto de'miracoli trovati dal S.or Galilei circa le stelle di Giove, Saturno et Venere, perch sin hora, non ostanti le tante sue asseverationi, ne restai sempre con qualche scrupolo, sapendo quanto facil cosa sia l'ingannare s stesso ancora non pensando, et che per difficilmente si suol credere alli attestanti in causa propria. Hora resta solo di ammirare l'immensa bont et grandezza d'Iddio, humiliandoci sotto la potente Sua mano, che con questo mezo ci fa conoscere quanto poche siano le cose da noi conosciute a proporzione delle ignorate, eziandio tra quelle che dalla speculatione dell'humano ingegno sarebbon penetrabili....



476.

GALILEO a PAOLO SARPI [in Venezia].
Firenze, 12 febbraio 1611.

Riproduciamo questa lettera dall'edizione Padovana delle Opere di GALILEO, Tomo II, pag. 558-560, nella quale venne per la prima volta pubblicata, senza indicazione della fonte da(137) cui fu tratta.

Molto Rev. Padre e mio Signore Colendissimo,

 tempo che io rompa uno assai lungo silenzio; sebbene ove ha taciuto la lingua e quietato la mano, ha per continuamente parlato il pensiero, ricordevole in tutti i momenti della virt e dei meriti di Vostra Sign. Molto Rev., siccome degli obblighi infiniti che gli tengo. Io non innarrer perdono di questa mia apparente negligenza verso i debiti che ho seco, come quello che son sicuro che ella non dubiti che in qualunque occorrenza concernente al suo o mio bisogno avrei avuta la penna non meno pronta dell'animo e dell'effetto ad ogni debito dell'antica amicizia e della osservanza che ho alla sua persona. Ora, stimando io che ella, per l'affezione verso di me, sia per volentieri intendere dello stato mio, s quanto al corpo come quanto alla fortuna e quanto alla mente, vengo non meno volentieri a darle di ciascheduno di questi particolari contezza.
E prima, quanto al primo, non posso veramente dirle cosa n di suo n di mio gusto, provando, per il disuso di tanti anni, questa sottilissima aria iemale crudissima inimica alla mia testa ed a tutto il resto del corpo; s che le doglie per le mie freddure, il profluvio del sangue, con una grandissima languidezza di stomaco, mi tengono da tre mesi in qua debole, disgustatissimo, melanconico, quasi continuamente in casa, anzi in letto, ma per senza sonno e quiete. Solamente li giorni passati, che mi trattenni, mentre la Corte era a Pisa, per lo spazio di tre settimane coll'Illustrissimo Signor Filippo Salviati, gentiluomo di grandissimo spirito, in una sua villa in questi poggi, stetti assai bene, e conobbi immediate la bont di quell'aria, e in conseguenza la malignit di questa della citt; s che mi converr far pensiero di farmi abitator dei monti, se no de'sepolcri: ed in questa occasione, ritornato il Serenissimo Gran Duca ed inteso il mio stato, mi ha per sua benignit fatto offerta dell'abitazione di qual mi piacesse delle sue ville qui circumvicine, di aria perfetta. Ma non solo in questo, anzi in ogni altro particolare concernente al mio comodo, provo la benignit di questo Signor inclinatissima a favorirmi: onde non devo della fortuna querelarmi, come dell'abito del corpo.
Quanto alle occupazioni della mente, non mi  mancato che fare, a difendermi con la lingua e con la penna da infiniti contraddittori e oppositori contro alle mie osservazioni; sebbene non me la sono n anco presa con quell'ardore che pareva a molti che contro all'ardire degli opponenti fusse bisognato, essendoch ero certo che il tempo averebbe chiarite tutte le partite, siccome in gran parte  sin qui succeduto. Poich i matematici di maggior grido di diversi paesi, e di Roma in particolare, dopo essersi risi, ed in scrittura ed in voce, per lungo tempo e in tutte le occasioni e in tutti i luoghi, delle cose da me scritte, ed in particolare intorno alla luna ed ai Pianeti Medicei, finalmente, forzati dalla verit, mi hanno spontaneamente scritto, confessando ed ammettendo il tutto; talch al presente non provo altri contrari che i Peripatetici, pi parziali di Aristotele che egli medesimo non sarebbe, e sopra gli altri quelli di Padova, sopra i quali io veramente non spero vittoria. Queste occupazioni non mi hanno per interamente rimosso dalle inquisizioni celesti, s che io non abbia potuto investigare qualche altra cosa di nuovo: di che devo far parte a V. S. molto R., e per lei a quei miei Signori e Padroni che ella sa che sono per sentirla volentieri.
Parmi ricordare che sino l'Agosto passato io conferissi seco l'osservazione di Saturno: il quale non  altramente una sola stella, come gli altri pianeti, ma sono tre, congiunte insieme in linea retta parallela all'equinoziale; e stanno cos [vedi figura 476a.gif], cio la media circa quattro volte maggiore delle laterali, le quali sono tra di loro eguali. Non hanno, in sette mesi che le ho osservate, fatta mutazione alcuna; onde assolutamente sono tra di loro immobili, perch (giacch sono cos vicine che pare che si tocchino) ogni moto che avessero, bench minimo, si saria fatto sensibile. Perch, per mio avviso, il diametro delle due minori non arriva a quattro secondi: sicch, o si sariano totalmente congiunte con la media, o evidentemente separate, quando il lor moto fusse anco dieci volte pi tardo di quello delle stelle fisse; tuttavia, come ho detto, in sette mesi non hanno fatto mutazione alcuna, se non di mostrarsi pi piccole tutte tre per la maggiore lontananza dalla terra, ora che sono alla congiunzione, che quando erano all'opposizion del sole: la qual differenza  sensibilissima.
Stimando pure esser verissimo che tutti i pianeti si volghino intorno al sole come centro dei loro orbi, e pi credendo che siano tutti per s tenebrosi ed opachi come la terra e la luna, mi posi, quattro mesi sono, a osservar Venere, la quale, essendo vespertina, mi si mostr perfettamente rotonda, ma assai piccola; e di tal figura si mantenne molti giorni, crescendo per notabilmente in mole. Avvicinandosi poi alla medesima digressione, cominci a sciemare dalla rotondit nella parte verso oriente, ed in pochi giorni si ridusse ad esser semicircolare; e di tal figura si mantenne circa un mese, senza vedersi altra mutazione che di mole, la quale notabilmente si accresceva. Finalmente nel ritirarsi verso il sole cominci ad incavarsi dove era retta, ed a farsi pian piano corniculata: ed ora  ridotta in una sottilissima falce, simile alla luna quattriduana. La mole per della sua sfera  fatta tanto grande, che dalla sua prima apparizione, quando la veddi rotonda, a che si mostr mezza ed a quello che si vede adesso, ci  la differenza che mostrano le tre presenti figure [vedi figura 476b.gif]. Sciemer ancora sino alla occultazione, ed a mezzo quest'altro mese la vederemo orientale, sottilissima; e seguitando di lontanarsi dal sole, crescendo di lume e sciemando di mole, nello spazio di tre mesi incirca si ridurr a mezzo cerchio, e tale, senza conoscervi sensibile mutamento, si manterr circa un mese; poi, seguitando sempre di sciemare in mole, si far in pochi giorni interamente rotonda, della qual figura si mostrer per pi di dieci mesi continui, trattone quei tre mesi incirca che star invisibile sotto i raggi del sole.
Or eccoci fatti certi che Venere si volge intorno al sole, e non sotto (come credette Tolommeo), dove mai non si mostrerebbe se non minore di mezzo cerchio; n meno sopra (come piacque ad Aristotele), perch se fusse superiore al sole, non si vedrebbe mai falcata, ma sempre pi di mezza assaissimo, e quasi sempre perfettamente rotonda. E l'istesse mutazioni son sicuro che vedremo fare a Mercurio. Perch poi tali diversit di forme e di grandezze in Venere siano impercettibili con la vista naturale, so io benissimo per le sue cagioni non occulte all'ingegno di Vost. Riverenza: tra le quali la piccolezza e la gran lontananza di essa Venere, in comparazion della luna, ne  la principale, siccome anco l'esperienza ci mostra; perch rivoltando il cannone s che rappresenti gli oggetti piccoli e lontanissimi, la medesima luna, quando  corniculata di tre giorni e non pi, ci apparisce rotonda e radiante, similissima a Venere veduta con la vista naturale. Siamo in oltre da queste medesime apparizioni di Venere fatti certi come i pianeti tutti ricevono il lume dal sole, essendo per lor natura tenebrosi. Ma io di pi sono, per dimostrazione necessaria, sicurissimo che le stelle fisse sono per s medesime lucidissime, n hanno bisogno dell'irradiazione del sole; la quale Dio sa se arriva in tanta lontananza.
Ho finalmente investigato il modo di poter sapere le vere grandezze dei pianeti tutti: nell'assegnar delle quali, trattone il sole e la luna, si sono ingannati quelli che ne hanno trattato, in tutti gli altri pianeti grandissimamente, ed in taluno di loro di pi di seimila per cento.
Quanto ai Pianeti Medicei, vo continuando di osservargli; ed avendo migliorato lo strumento, gli scorgo pi apparenti assai che le stelle della seconda grandezza: di che ne  certo argomento il vedergli adesso poco dopo il tramontar del sole, ed un pezzo avanti che si scorghino i Gemelli o il Cingolo di Orione. E spero di aver trovato il modo da poter determinare i periodi di tutti quattro; cosa stimata per impossibile dal Keplero e da altri matematici.
Io speravo di esser per venir cost questa quadragesima, per ristampar queste mie osservazioni: ma mi sono tanto multiplicate per le mani, che mi sar forza indugiare a fatto Pasqua. Intanto non voglio mancar di dire a V. S. molto R. e all'Illustris. Sign. Sebastiano Veniero, che caso che gl'Illustriss. Signori Riformatori non abbino fin qui fatto provisione di Matematico per Padova, voglino proccurar di trattenergli; perch spero di esser per metter loro per le mani persona di grande stima(138), ed atta a poter difendere la dignit ed eccellenza di cos nobil professione contro a quelli che cercano di esterminarla, li quali in Padova non mancano, come benissimo sanno. E so che tali proccureranno che sia condotto qualche soggetto da poterlo dominare e spaventare, acciocch se mai si scuopre qualche cosa vera e di garbo, ella resti dalla loro tirannide soffogata. Ma mi giova sperare nella prudenza di tanti che intendono in cotesto Senato, che non seguir elezione se non ottima.
Ora io l'ho impedita assai: perdoni al diletto che ho di parlar con lei; e volendo favorirmi di sue lettere, potr mandarmele, come questa, sotto quell'Illustriss. Signor Veniero. Restami a pregarla di farmi grazia di ricordarmi servitore devotissimo a tanti Illustriss. miei Signori, dei quali vivo, come sempre fui, devotissimo servitore; e con ogni affetto gli bacio le mani.

Di Firenze, li 12 di Febbraio 1610(139).
Di V. S. molto R.
Servitore Devotissimo
Galileo Galilei.



477..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 12 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 181. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

La settimana passata non respuosi a V. S., sperando di potere haver quell'operetta del Sizio(140) da mandarli, la quale n anche  compita. Per quanto ho inteso dal proprio P. Inquisitore, ha bisognato che sii rimandata cost per acconciare alcune cose, in particolare dove asseriva che le nuove stelle mobili ritrovate erano de directo contra la Sacra Scrittura, e non portava autorit niuna: e parmi che quanto vi sia stato aggionto o acconcio, sia con senso mistico, e non fa al caso. Quando potr mandarne a V. S. l'essemplare, lo far subito, o lasser ordine che sia mandato, poi che penso passare verso la citt nostra ora al principio di quadragesima, credo per fermarmi qualche giorni o mesi; et in ogni loco, al solito, sono paratissimo et obbligatissimo per servirla. Di Roma anche io sono avvisato delle osservassioni che fanno; et ora non resta di huomini eminenti altri che contradichino alla verit asserta da V. S.
Il S.or Magagnati se la passa benissimo, et ha hauto parte da me di quanto mi ha ordinato. Attenda V. S. a conservarsi sano, e quanto prima faccia vedere alcuna cosa del suo; e non saria che molto approposito pensasse a far la fatica di nuove theoriche, ch certo V. S. si compareria perpetua gloria. V. S. faccia sapere al S.r Filippo Salviati, che quando sia in Lucca, penser trovare una copia De insidentibus aquae con il Commandino(141), e come ho fatto sapere al S.r Guadagni(142), ne li far havere. V. S. mi dia occasione di servirla, e li b. le m.

Di Ven.a, a 12 Febraro 1611.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Ser.re Aff.
Ant.o Santini.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, in
Firense.



478.

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze
Augusta, 18 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 42. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.r Oss.mo

La modestia di V. S., congionta colle qualit che sono palesi al mondo, mi fa sovenire un senso replicato pi volte da persone spirituali in insegnare la buona strada della vera virt: che gli edifici, quanto sono pi alti et maestosi, tanto pi tengono profondati gli fondamenti; n altro le voglio replicar in tal materia, riaffermando solo che quale me le offersi nella prima mia lettera, tale sono et sar sempre, riputandomi a molto favore se lei vicendevolmente non diminuir nulla dell'amore che di presente mi porta.
Dal S.or Brenggero non ho visto altro; il che interpreto per tacita confessione di restar appagato delle solutioni di V. S. Ma certa ingenuit richiedeva, a dir il vero, che questa confessione venisse ancora espressa in iscritto, s come ho pensiero di instare che segua.
All'altro amico(143) communicar quanto V. S. hora scrive. Io non dovrei anticipare di frametter la debolezza del mio giudicio; ma certo lei convince l'intelletto tanto chiaramente, et risolve gli dubbi dell'amico con tal sodezza, che stimo sia per arrendersi molto prontamente, riconoscendo l'obligo che tiene di esser insegnato con tal amorevolezza.
V. S. non si maravigli se per tutto incontra oppositori, poich l'inaspettata novit della sua dottrina non poteva esser accettata dal mondo senza nota d'ignavia, se non precedeva lo squittinio de'rigidissimi esami. Il R.o P. Clavio mi scrisse ultimamente, confessando con molto candore ch'egli era stato duro et renitente a creder questi miracoli, ma che finalmente, con un buon istromento pervenutogli, si era chiarito talmente a vista d'occhio, che non gli ne restava dubbio alcuno. Et cos dovranno fare poco a poco tutti gli maggiori della professione; o quando pure alcuno si ostinasse a negar il senso, non ne guadagnar salvo la propria vergogna.
Mons.or Arciprete di Padova(144) mi avis l'osservatione di V. S. della stella Venere soli quindeci giorni sono: mi parve cosa tanto vaga et curiosa, che nulla pi; se bene non comprendo ancora come se ne inferisca indubitatamente la centricit, per cos di[re], del sole. Aspettando che il libro di V. S. me ne dia tutto quel lume che bisogna, ne vivo con desiderio singolare. Et perch da Vinetia sono comparsi alcuni tubi visorii poco migliori delli ordinarii di qua, intendendosi che vi  maestro quale, coll'indirizzo di V. S., gli fa assai pi esatti, se la me ne dir il nome lo riputar a favore, dando subito ordine ad amici che con esso trattino. Finisco con baciarle la mano et pregarle ogni perfetto bene.

Di Augusta, a'18 di Feb.o 1611.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



479.

GALILEO a............
[Firenze] 25 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 52-55. - Copia di mano del sec. XVII. Di pugno di VINCENZIO VIVIANI si legge sulla carta che ora precede la lettera (car. 51): "Copie. 1 lettera del 1610. Dal Sig.r Abate Luigi Strozzi". E sul margine superiore, a destra, della car. 52 il copista scrisse: "Copia di lettera di M. Galileo Galilei", cui il VIVIANI soggiunse: "Di Fir.e, al Sig.r.....". Di mano di VINCENZIO VIVIANI sono pure poche postille, che, secondo il nostro istituto, non riproduciamo.

Molt'Ill.re Sig.re

Ad 25 di Feb.o 1610(145).

Quello che mi occorre dire a V. S. molt'Ill.re per informazione sua e del Sig.r suo figliuolo,  questo.
Tenendo io pur ferma opinione che i pianeti tutti, per s stessi, fussero corpi oscuri et opachi, come gi si era certo della luna, e pi stimando il sole esser centro di tutte le rivoluzioni d'essi pianeti, mi messi, 5 mesi sono, ad osservare col mio occhiale la stella di Venere, la quale si vedeva vespertina; e la veddi distintamente di figura rotonda e piccola assai, quale ero certo che doveva apparirci in quel tempo. Continuando poi di osservarla, andando ella verso la massima lontananza dal sole, cominci a diminuire dalla perfetta figura circolare, mancando dalla parte verso oriente; e continuando di diminuire dal cerchio perfetto, in pochi giorni si ridusse alla forma semicircolare appunto, e tale, senza alterare la forma, si mantenne circa un mese, mentre fu intorno alla massima digressione dal sole. Cominciando poi a ritirarsi et avvicinarsi verso il sole, cominci anco a diminuire dal mezzo cerchio e farsi falcata; et ha continuato sino ad ora ad assottigliarsi in guisa, che ora  come una sottilissima falce. Deve per V. S. sapere, che dal principio che la cominciai ad osservare, quando appariva rotonda, sino ad ora,  sempre notabilmente andato crescendo il suo globo, in guisa tale, che da quello che appariva ne i primi giorni, a quello che si mostrava quando era mezza, et a quello che apparisce di presente, ch' falcata, ci  la medesima differenza che si scorge tra le 3 figure poste qui appresso [vedi figura 479a.gif]. Fra 3 giorni, ch'ella sar alla congiunzione col sole(146), spererei in ogni modo di vederla, mediante la sua gran latitudine boreale, ch' 6 gradi, se i tempi non andassero cos torbidi come vanno: e si vederebbe con le punte delle corna volte verso settentrione, cosa che non avviene mai nella luna. Cominceremo poi a vederla, la mattina, orientale (e notisi, che se fusse il cielo serenissimo, non ho per impossibile che ella si potesse vedere la sera, occidentale, e la mattina prossima seguente, orientale, mediante la sua gran latitudine boreale); e la vedremo falcata e sottilissima: e secondo che ella si ander allontanando dal sole, ander anco ingrossando le corna, ma scemando la grandezza del globo; e vicino alla massima disgressione si mostrer mezzo cerchio, e tale si manterr circa un mese, diminuendo per sempre la mole apparente del suo corpo. Dopo, cominciando a crescere, la parte illuminata in pochi giorni s'empier, e mostrerassi perfettamente rotonda; e tale la vedremo circa 10 mesi continovi, nel mezzo del qual tempo ella star circa 3 mesi ascosta sotto i raggi del sole: e quanto pi ella gli sar vicina (nel tempo, dico, ch'ella si mostra rotonda), tanto pi si vedr piccola. Nell'allontanarsi poi dal sole, sendo tornata vespertina, ander crescendo di mole, ma diminuendo di lume, reiterando il periodo gi di sopra esplicato, il quale ella compisce in mesi 19 in circa.
Da queste apparizioni si viene in necessaria consequenza di 2 gran conclusioni: l'una, che Venere si raggira intorno al sole come centro della sua revoluzione; e l'istesso vedremo fare a Mercurio: l'altra, che essa Venere, sendo per sua natura tenebrosa, risplende, come la luna, in virt del sole; e ci indubitatamente  vero di tutti gl'altri pianeti. Io poi con ragioni necessarie concludo il contrario delle stelle fisse: cio che quelle sono per sua natura splendidissime, n nno bisogno d'illuminazione da i raggi del sole, i quali forse in tanta distanza non arrivano se non debolissimi.
Quanto al modo dell'usare l'occhiale per veder Venere, non ci vuol altro che fermarlo sopra qualche sostegno, perch sostenendolo a braccia non  possibile che stia fermo, mediante il moto della respirazione e dell'arterie. Bisogna anco che lo strumento sia eccellente, e che mostri grande assai. In oltre, ne i seguenti giorni, che Venere si vedr mattutina, sar bene andarla osservando e seguitando con l'occhiale sin dopo il levar del sole; perch quanto pi sar chiaro et alto il giorno, tanto pi distinta si vedr la figura, mancandoli, per la lucidezza dell'aria, quella irradiazione che nelle tenebre ce la fanno parere maggiore e dentro alla quale si asconde la vera forma di Venere, s che non si pu con la vista naturale distinguere.
Quanto a i Pianeti Medicei, ne ho fatte pi di 300 osservazioni, e bene spesso 2, et anco tal volta 3, nell'istessa notte. Veggonsi le loro mutazioni velocissime e grandissime; et essi Pianeti, mentre Giove  stato all'opposizione col sole, si vedevano con l'occhiale pi grandi e conspicui che stelle della seconda grandezza; e pochissimo manco si veggono adesso, bench pi lontani assai dalla terra. E per sodisfazione del figliuolo di V. S. e de i Reverendi Padri, gli metter alcune osservazioni fatte nell'istessa notte(147).
Li 29 di Xmbre, a 3 ore di notte, erano come nel primo esempio; all'ore 7, quello vicino a [vedi figura giove.gif] si era congiunto seco, e non appariva; all'ore 10, era passato dall'altra banda, e gl'altri si erano avvicinati o discostati, come nelle figure si scorge:

[vedi figura 479b.gif]

Alli 2 di Febbraio prossimo passato, a mezz'ora di notte, si vedevano due soli Pianeti orientali, sendo gl'altri 2 congiunti con Giove; continuando d'osservarli, li 2 congiunti si separorno da Giove, uno verso oriente e l'altro verso occidente, s che le 2 posizioni furono in questa maniera:

Or. 0.30.

Or. 4.

[vedi figura 479c.gif]

Molte altre di simili mutazioni potrei aggiugnere, che per brevit le tralascio: in somma dall'una all'altra notte ci sono sempre, di giorno in giorno, mutazioni grandissime, come, per esempio, si vede nelle 2 seguenti osservazioni, l'una alli 24 di Gennaio a ore 0.30, l'altra alli 25 del medesimo mese a ore 0.30:

[vedi figura 479d.gif]

Parimente alli 30 et alli 31 del detto mese si veddero nelle seguenti differenze, la prima alle 7 ore di notte, e la seconda all'ore 3:


[vedi figura 479e.gif]

Quanto alla Via Lattea et alle stelle nebulose, se averanno occhiale buono, fermandolo e dirizzandolo verso essa Via Lattea o nebulose, scorgeranno sempre stelle, le quali con l'occhio naturale non si veggono, et in particolare in notti serenissime e senza luna. Ma in tutte queste operazioni ci vuole pazienza, diligenza et un poco di pratica: le quali cose se si potessero insegnare con lettere, s come con lo strumento a mano, lo farei con ogni diligenza molto volentieri; ma non si potendo,  forza esercitarsi da per s, e sopra tutto procurare d'avere strumento eccellente, e fermarlo; ch quanto al resto, non si trover mai mancare un capello nelle cose che ho scritte e fatte vedere a molti.
Non so se averanno ancora inteso di Saturno, osservato da me da 9 mesi in qua; il quale non  una stella sola, ma sono tre, che pare che si tocchino, poste in linea retta, equidistante all'equinottiale. Quella di mezzo  maggiore circa 4 volte delle laterali; e sono tra di loro assolutamente immobili, e stanno in questo modo [vedi figura 479f.gif].



480..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 25 febbraio 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 83. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Non puoti, per diverse occupationi, rispondere all'ultima lettera di V. S., massime che non haveva da dirli cosa alcuna di momento, se non renderli infinite gratie delli favori alli SS.ri Belloni(148) appresso a cotesta Altezza Ser.ma: e veramente V. S. ha fatto opera degna di lei, solevando questi poveri gentilhuomini mal trattati per malignit altrui senza lor colpa; e come gratia che et essi e io riconosciamo affatto dalla molta bont et autorit di V. S., li restiamo senza fine obligatissimi.
Mi rallegro che ella habbia dalla sua, nelle sue osservationi, hormai tutti i maggiori intendenti della professione che sono in Europa, s che non so quello che vorranno dire questi nostri indiamantiti filosofi: alcuni de'quali, quanto pi V. S. porta innanzi la testimonianza di Padri Gesuiti, tanto pi si pervertono e si stabiliscono nella loro ostinatione.
Di nuovo, di questi paesi non saprei che dirli. Siamo ancora senza mathematici, n ancora s' data la lettura del Montecchio(149). Il Dottor Beni ha stampato un libro di historia(150), nel quale d giudicio di molti historici, specialmente di Tito Livio, qual tratta molto male; s che questi SS.ri Patavi son tutti alterati, n so come la diggeriranno.
Hors, attendi V. S. a star sano et allegro, et attendi a desingannare questi filosofoni di tante heresie c'hanno havuto sinhora nel capo: e se talhora mi consoler con qualche sua lettera in tal proposito, mi far singolarissimo favore. Stamo poi tutti con gran brama che mandi alle stampe tutte queste sue maravigliose osservationi, desideratissime da ciascuno. Il S.r Sandelli e S.r Pignoria(151) et io le baciamo con ogni affetto le mani, pregandole da N. S. compita felicit.

Di Pad.a, alli 25 Feb. 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
S.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
franca.
Fiorenza.



481.

FULGENZIO MICANZIO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 26 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VII, car. 112. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio P.rone Col.mo

Il Sig.r Antonini(152) crede che noi siamo pi fortunati di quello che siamo in fatti, poich non sa la perdita c'habbiamo fatto della conversatione tanto pregiata e soave di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma; di cui il P. M.ro Paolo et io spesso faciamo rimembranza nei raggionamenti, e particolarmente nei giorni passati, havendo coll'occhiale pienamente osservato che Venere  di punto una luna, et quanto s'accosta al sole, tanto pi s'assottiglia, et in somma fa precisamente come la luna, eccetto che li corni non sono tanto aguzzi, forsi per non essere tanto vicina quanto  necessario: che il nolo poi ci ha impedita la vista. Ma ella, c'ha fatte osservationi tanto pi degne, haver fatta esquisitamente anco questa.
Io non mi posso satiare di essaltar l'inventore di questo strumento, che qua nelle nostri parti  stata V. S., a cui assolutamente si deve la lode d'haverci dato con arte certa il miglioramento, e da cui, in cos honorato ocio, si deve aspettare la perfettione; come in altra scentia, tanto rara quanto incognita, si promettiamo di vedere, con stupore universale e sua comendatione, il tutto apparer insieme et inventato e perfetto: dico del moto, alla cui speculatione Dio e la natura l'ha fatta; et il bene comune mi sforza, come tante volte in raggionamenti cos anco per lettere, dargline questo motto, sicuro che, come sino a questa et il mondo non l'ha saputo, se lei non ci mette la sua fortunata mano, possi stare altrotanto tempo senza uscire delle tenebre o mosse e starsene quasi moto imobile senza vita, che da lei aspetta.
Tengo espressa comissione dal P. M.ro Paolo di far a V. S. i suoi pi affettuosi baciamani e salutationi; et io per fine, offerendo per sempre i miei humili ossequii a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma, gli prego da Dio Nostro Signore vero bene, e la supplico del mio luoco nella sua gratia.

Di Ven.a, li 26 Febraio 1610(153).
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Hum.mo Ser.re
F. Fulgentio, Servita.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



482...

GIO. ANTONIO ROFFENI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 26 febbraio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 183. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Mi pareva grave trascuragine che il S.re Pappazzone, che tanto viene favorito da lei nello suo negotio apresso di questa Altezza, non scrivesse a lei et non la ringratiasse di quanto ha fatto, se bene io a nome suo molte volte con lei ho essequito simil ringratiamenti. Hora dunque mi ha dato una lettera, che io gli la faccia capitare; nella quale mi persuado, se bene non ho vedutola, che adempisca a quanto havesse mancato, mandandogliela qui inclusa(154): et l'assicuro io in oltre, che l'istesso Signore gli vive servitore di cuore, et in occasione che il negotio sortesse per elettione nella persona sua, ne vederebbe V. S. molto Ill.re molti effetti in ogni occasione che se li appresentasse per honore suo; poich so io quanto lui habbia in ogni occasione celebrato le cose sue.
Il S.re Magino le bacia le mani di cuore; et io con ogni affetto le prego da Nostro Signore Iddio ogni contento.

Di Bolog.a, il d 26 Febraro 1611.

N voglio doppo <...  restare di raccordarli, che quando si tratta di condurre dottore alcuno, si ha ancora consideratione al viatico, per potersi transferire con la famiglia et robbe in altro luoco.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re Ecc.mo S.re e P.rone mio Oss.mo
Il S.re Galileo Galilei, Math.o del Sereniss.mo G. Ducca di Toscana, a
Firenze.



483..

FLAMINIO PAPAZZONI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 26 febbraio 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 111. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio S.r Oss.mo

Dal primo giorno ch'io cominciai a conoscere la soavit de'costumi, l'eruditione et destrezza di V. S. molto Ill. et Ecc.ma, io me li affettionai di maniera, che altro non bramavo che pigliar occasione di rendermeli in fatti devoto, come ero di animo: ma me felice, et ella feconda de i suoi favori verso li suoi sviscerati, che mi ha data ansa di salutarla con miei (sic), et non dir rengratiarla delli amorevoli ufficii usati per me con quest'Altezza Ser.ma, alla quale io vivo riveritissimo, ma di perpetuamente restarli ubligatissimo, come in effetto li resto. Et siami Dio cos favorevole, ch'io possi goder l'uno et servire a'cenni dell'altro. Bene sar in me impiagata (sic) la <... , se potr essere in me tale, che mi rendi degno di participare il splendore di Prencipe s raro et di impiegarme in esaltare il mio S.r Galileo, al (sic) cui col S.r Roffeno bacio l'honorata mane (sic).

Di Bologna, il 26 di Feb.o 1611.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
S.r Ub.mo
Flam.o Pap.i

Fuori: al molto Ill. et Ecc.mo mio S.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



484..

COSIMO II, Granduca di Toscana, a GIOVANNI NICCOLINI in Roma.
Firenze, 27 febbraio 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3502. - Autografa la firma. Nella filza Medicea 303, car. 98t.,  la minuta di questa stessa lettera.

Don Cosimo, Gran Duca di Tosc.na etc.

Ill.re Ambas.or nostro Dilett.mo

Venendo cost M. Galileo Galilei, primario nostro Matematico et Filosofo et da noi amatissimo, gli habbiamo ordinato che venga a posare appresso di voi in cotesto nostro palazzo; et vogliamo che raccettiate et spesiate la persona sua et un suo servitore, et che ne facciate tener conto per farvela rimborsare. Et vedendolo volentieri, l'accarezzerete per la sua bont et virt; et da lui vi sar conferito per qual cagione egli venga cost, et in tutto quello che gli occorra lo favorirete, secondo che egli vi ricercher et secondo che giudicherete bisognare, con il parere particolarmente del Sig.r Card.l dal Monte, a chi lo indirizziamo et raccomandiamo con lettera nostra. Et il negozio che tratter ci  a cuore et per benefizio degli studiosi et per gloria ancora. Et il Signor Iddio vi conservi et contenti.

Da Firenze, il 27 Febb.o 1610 ab Incarn.e

Ambas.r Niccolini.
Vostro
Il Granduca di Tosc.a

Fuori: All'Ill.re Sig.r Giovanni Niccolini,
Amb.re nostro Dilett.mo
Roma.



485..

COSIMO II, Granduca di Toscana, a FRANCESCO MARIA DEL MONTE [in Roma].
Firenze, 27 febbraio 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 303, car. 98t. - Minuta originale.

Febbraio 1610(155).

Al S.r Card.le del Monte, li 27 d.o

Il Dottor Galileo Galilei, mio primario accettissimo Matematico et Filosofo, conosciuto et amatissimo da V. S. Ill.ma per la sua eminenza nell'una et nell'altra professione, vien cost respetto alle osservationi di quei nuovi Pianeti scoperti da lui, et per stabilir bene ogni notitia et riscontro intorno a ci con il parere et aiuto delli eccellentissimi huomini che si ritrovano in cotesta citt, intelligentissimi di questa scienza: negotio che mi preme infinitamente, per la lode di lui, nato Fiorentino, et per la publica utilit et per la gloria della nostra et, laudandone sempre Iddio. Raccomando carissimamente(156) a V. S. Ill.ma; et appoggiandolo tutto al consiglio, all'opera et al patrocinio di lei, la prego a incamminarlo et introdurlo comunque et dovunque bisogni, d'una sorte che tanto facilmente gli riesca il dar sodisfattione di s et il chiarire(157) il vero. Et a V. S. Ill.ma bacio di cuore le mani.

Da Firenze.



486.

GALILEO a GIULIANO DE'MEDICI [in Praga].
[Firenze, febbraio 1611.]

Riproduciamo questa lettera dalle pag. 23-25 dell'opuscolo citato nell'informazione premessa al n. 427.

Ill.mo et Rev.mo Sig.re Col.mo

Ho ricevuto gusto et contento particolarissimo nella lettura dell'ultima di V. S. Ill.ma et Rev.ma delli 7 stante(158), et in particolare in quella parte dove ella mi accenna la favorevole inclinazione dell'Ill.mo Sig. Cons. Wacker verso di me, la quale io infinitamente stimo et apprezzo. Et poi che quella ha principalmente origine dall'havere io incontrate(159) osservazioni necessariamente dimostranti(160) conclusioni per avanti tenute(161) vere da Sua Sig. Ill., per confermarmi maggiormente(162) il possesso di grazia tanto pregiata da me, prego V. S. Ill.ma a fargli intendere per mia parte, come, conforme alla credenza di Sua Sig.ria Ill.ma(163), ho demonstratione certa, che s come tutti i pianeti ricevono il lume del sole, essendo per s stessi tenebrosi et opachi, cos le stelle fisse risplendono per loro natura, non bisognose della illustrazione de i raggi solari, li quali Dio sa se arrivano a tanta altezza pi di quello che arrivi a noi il lume di una di esse fisse.
Il principale fondamento del mio discorso  nell'osservare io molto evidentemente con l'occhiali, che quelli pianeti, di mano in mano che si trovano pi vicini a noi o al sole(164), ricevono maggiore splendore, et pi illustremente ce lo riverberano: et perci Marte perigeo, et a noi vicinissimo, si vede assai pi splendido che Giove, bench a quello di mole assai inferiore; et difficilmente se gli pu con l'occhiale levare quella irradiazione che impedisce il vedere il suo disco terminato et rotondo, il che in Giove non accade, vedendosi esquisitamente circolato: Saturno poi, per la sua gran lontananza, si vede essattamente(165) terminato, s la stella maggiore di mezo come le due laterali(166) piccolissime; et appare il suo lume languido et abacinato, senza niuna irradiazione che impedisca il distinguere i suoi 3 piccoli globi terminatissimi. Hora, poich apertissimamente veggiamo che il sole molto splendidamente illustra Marte vicino, et che molto pi languido  il lume di Giove (se bene senza lo strumento appare assai chiaro, il che accade(167) per la grandezza et candore della stella), languidissimo et fosco quello di Saturno, come molto pi lontanto(168), quali doveriano apparirci(169) le stelle fisse, lontane indicibilmente pi di Saturno, quando il lume derivasse dal sole? Certamente debolissime, torbide e smorte(170). Ma tutto l'opposito si vede: per che se rimireremo, per esempio, il Cane, incontreremo un fulgore vivissimo che quasi ci toglie la vista, con una vibrazione di raggi tanto fiera et possente, che in comparazione di quello rimangono i pianeti, e dico Giove(171) et Venere stessa, come un impurissimo vetro appresso un limpidissimo et finissimo diamante. Et bench il disco di esso Cane apparisca non maggiore della cinquantesima parte di quello di Giove, tutta via la sua irradiazione  grande et fiera in modo, che l'istesso globo tra i proprii crini si implica et quasi si perde, et con qualche difficult si distingue; dove che per Giove (e molto pi Saturno) si veggono et terminati, et di una luce languida et per cos dire quieta. Et per tanto io stimo che bene filosoferemo referendo la causa della scintillazione delle stelle fisse al vibrare che elle fanno dello splendore proprio et nativo dall'intima(172) loro sustanza, dove che nella superficie de i pianeti termina pi presto et si finisce la illuminazione che dal sole deriva et si parte.
Se io sentir qualche particolare questione ricercata(173) dal medesimo S. Wackher, non rester di affaticarmici intorno, per dimostrarmi, quale io sono, desiderosissimo di servire un tanto Signore(174), et non gi con speranza di aggiugnere al termine(175) consequito dal suo discorso; perch benissimo comprendo che a quanto sia passato pe il finissimo cribro del giudizio(176) suo et del Sig. Keplero, non si pu aggiugnere di esquisitezza, n io pretenderei(177) altro che, col dubitare e mal filosofare(178), eccitargli al ritrovamento di nuove sottigliezze. Gl'ingegni singolari, che in gran numero fioriscono(179) nell'Alemagna, mi hanno lungo tempo tenuto in desiderio di vederla; il qual desiderio(180) hora si raddoppia per la nuova grazia dell'Ill.mo Wackher, la quale mi farebbe divenir(181) grande ogni piccola occasione che mi si presentasse.
Ma ho di soverchio occupata V. S. Ill.ma et Rev.ma Degnisi per fine di offerirmi et dedicarmi devotissimo servitore all'Ill.mo S. Wackher, salutando anco caramente il S. Keplero: et a lei con ogni reverenza bacio le mani, et dal Signore Dio le prego somma felicit.

Di Firenze(182), li...... 1611(183).
Galileo Galilei.(184)



487..

FLAMINIO PAPAZZONI a GALILEO [in Firenze].
Bologna, 1 marzo 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 112. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo mio S.re Oss.mo

Se ben scrissi a V. S. molto Ill. et Ecc.ma l'altro giorno(185), nondimeno hora di novo la saluto et rengratio di tanta cortesia, ratificandole tutto quello li vene scritto dal S.r Roffeno(186), sperando che si haver anco risguardo al viaggio.
Mi far favore intendere dall'Ill.mo S.r Cavaglier Vinta se gli  stata inviata una del Ser.mo Prencipe di Modena all'Altezza del Ser.mo Gran Duca.
La certifico ch'haver un trombeta delle sue meritevoli laudi. Mi ami, mi commandi, et stia sana, conservandomi humilissimo del Ser.mo Gran Duca, da me amirato et riveritissimo.

Di Bologna, il p.o di Marzo 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Ub.mo
Flam.o Pap.i



488...

GIOVANNI BELLONI a GALILEO in Firenze.
Padova, 4 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 187-188. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io, per dir il vero, scrissi a V. S. parole piene di affetto et chiari segni dell'animo mio; ma da lei hebbi parole colme di amore et ministre di effetti. Io diedi a occasione a V. S. di esercitare una eccellente virt, che consiste nel benificare et aiutare i depressi, gli amici, i servitori; ella porge a me, a mio fratello, et a tutta la nostra casa, materia di perpetuamente celebrare la sua benignit, di pregar Dio per lei, come di continuo vo facendo, et di restarle eternamente obbligati. Sa Dio che parlo ex corde, et che mai si canceller dalla memoria et da cuori nostri il favore che V. S. ha fatto a mio fratello, confessando con ogni sincerit che tutto 'l bene di questo negocio  proceduto da lei. Et se bene habbiamo procurato i favori di Mons.r Nuncio Apostolico, del S.r Residente Vendramino, del S.r Residente in Venetia per il Ser.mo Gran Duca, et di altri, tutto s' fatto per servitio di mio fratello, acciocch il Serenissimo, promosso da tanti, si risolvesse far capo con V. S. per l'informatione del soggetto, nella quale stava la forma e 'l fine di tutto 'l negocio. Hors, per gratia di Dio, et co 'l mezzo di V. S., s come si comprende dalle sue lettere scritte dupplicatamente a Mons.r Arciprete(187) et da quella indirizzata a mio fratello, et anco dall'ultima scritta a me, la lettura vacata sar di mio fratello. Sig.r Galilei, non posso esprimere il contento del mio cuore: ben si pu pensare che essendo mio fratello da un naufragio, nel quale perd ogni cosa fuor che la vita, uscito nudo et ridotto in una solitudine, habbia poi ritrovato un porto, una patria, un ricovero, utile, honore, un vero amico, un principe cos grande, et ogni bene.
Mio fratello ha posto il suo cuore in pace, et comincia a pensare a'suoi studii, non mai per intermessi, havendo del continuo letto due et tre lettioni in casa. Adesso non ha altro nell'animo che di riuscire sopra l'ordinario nello Studio di Pisa, et di far conoscere s stesso non indegno servitore di cotesta Altezza, et insieme V. S. per fedele et leale al suo principe, al quale ha date di lui cos nobili et cortesi informationi. Egli sar suo servitore, dipender dal suo volere, et in somma non haver altra mira che di compiacere et di celebrare con ogni suo potere il S.r Galilei, come suo vero benefattore.
Poich non piace a coteste Ser.me Altezze di publicare l'elettione,  assai a mio fratello per adesso l'esser sicuro del luogo, per poter viver con l'animo quieto; se bene n meno havrebbe potuto egli venire al presente, per diversi rispetti, ma specialmente per non venire alla stanza di Pisa verso 'l caldo, essendo, per quanto ci vien detto, l'aria di quella citt molto diversa da questi paesi. Speriamo che V. S. non lasciar passar l'occasione senza valersene, per procurare l'espedittione; ma poich ha fatto il pi, piacer ancora a lei di far il meno, somministrando a noi quello che converr fare et a che tempo, s nello stipendio come in ogni altra cosa. In somma supplichiamo con tutto l'affetto dell'animo V. S. ad essere pi che mai nostra tramontana, et commandarci con ogni libert, perch di certo ha dominio assoluto sopra di noi: et s come il favore che ci ha fatto non  comune, ma passa di gran vantaggio i termini del consueto, cos mio fratello et io vorremmo trovar parole per ringratiarla; ma certo non habbiamo quasi affetto proportionato a tanta benignit. Dii persolvant grates. Et le baciamo con tutto 'l cuore le mani.

In Pad.a, a 4 di Marzo 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Obblig.o Ser.re
Gio. Belloni Can.co

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Col.o
Il S.r Galileo Galilei, Filosofo et Matematico del Ser.mo Gran Duca.
franca.
Fiorenza.



489.

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 4 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 185. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Nella mentione che V. S. fa in tante sue lettere, scritte a Mons.r Arciprette(188), della mia persona, io ho riconosciuto l'amore ch'ella per bont sua mi porta; et resto chiarito che n per havere gl'occhi tutto d in cielo, n per stare a lato a coteste terrene deit, V. S. non si scorda de'servitori che ha lasciati in Padova. Macte virtute: cos fanno i galant'homini. O quanti sono, che s'havessero scoperte le sole macchie della luna, non vorriano rispondere se non per interprete, dariano audienza sotto 'l baldachino, et non trattariano se non co'memoriali! Credami V. S. che la memoria de'Colombi et de'Vespucci si rinovar in lei, et ci tanto pi nobilmente, quant' pi degno il cielo che la terra. Si legger il nome suo, al dispetto dell'invidia, ne'pi famosi archivii del nostro secolo. Ad alcuni, sinistra quos in lucem natura extulit, qui ut putentur sapere, caelum vituperant, potr dire V. S., come gi quel valent'homo: Mihi et Musis.
Le bacio le mani, et le desidero per fine ogni contento.

Di Padova, il d 4 Marzo 1611.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te
Ser.e Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



490...

GIO. ANTONIO ROFFENI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 4 marzo 1611.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Non ho mancato dare di nuovo avviso allo S.r Pappazone di quanto V. S. Ecc.ma scrisse a me, et le ne resta obligatissimo; et io all'incontro ne ho sentito gusto particolare, vedendo che il negotio si va riducendo a buon termine: e per ci ho iudicato io bene, che havendo il S.r Pappazone posto me in mezo in questo negotio et confidato pienamente in lei, che li scrivessi(189) di nuovo, ratificando quanto gi io gli scrissi per sommario del tutto, et acci ancora che lei conosca che io camino cauto in simil negotio. In tanto sguiti pure in favorirlo; er in occasione di partenza sua per Roma, lasci lei il negotio a fidato amico. Che per non affastidirla, gli baccio le mani, come fa il Sig.r Magino.

Di Bologna, il d 4 di Marzo 1611.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.rone mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, Math.co del Sereniss.o G. Ducca di Toscana, a
Firenze.



491.

GALILEO a CRISTOFORO CLAVIO in Roma.
Firenze, 5 marzo 1611.

Cfr. l'informazione premessa al n. 8.

Molto Rev.do P.re et mio Sig.r Col.mo

La speranza di dover trasferirmi sin cost per alcuni miei affari, mi ha di giorno in giorno trasportato sino a questo tempo senza rispondere alla cortesissima e dottissima lettera del molto Reverendo Padre Cristoforo Griembergero, alla quale mi pareva di non poter pienamente satisfare se non a bocca, per le molte repliche che mi potriano esser fatte; ma prima un poco di malattia, poi alcune estraordinarie occupazioni, et insieme una pessima et fastidiosissima stagione lungamente durata et che ancor dura, mi hanno condotto a questo tempo. Finalmente, per grazia di Dio et del Serenissimo G. Duca mio Signore, sono ridotto in termine di spedizione et in procinto di partirmi, come spero alla pi lunga fra 8 giorni, concedendomi la benignit del G. Duca ogni comodit nel venire, nello stare et nel ritorno. Con tutto questo non ho voluto restare di scrivere a V. S. molto R. et al molto Reverendo Padre Griembergero insieme, acci pi lungamente non prendessero ammirazione del mio silenzio, proceduto solamente perch  pi di un mese che sono, come si dice, col piede in staffa per partire. Subito giunto, sar con le Reverenze loro a far mio debito, et a satisfare, almeno col reverirle, al'obbligo et all'animo mio. Intanto si compiaccino di continuarmi la gratia loro, nella quale con ogni affetto mi raccomando, mentre dal S. Dio gli prego felicit.

Di Firenze, li 5 di Marzo 1610(190).
Di V. S. molto R.
Servitore Devotissimo
Galileo Galilei.

Fuori: Al molto Rev.do mio Sig.or Col.mo
Il P.re Cristoforo Clavio, Giesuita.
Roma.



492..

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 7 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 57. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Ho ricevuto le rime mandatemi da V. S. et insieme la sua cortese lettera; che perci rendole molte gratie dell'amorevol briga che si  presa e del conservato suo buono affetto verso di me. Che per fine saluto V. S. affettuosamente.

Da Pisa, il d 7 di Marzo 1611.

Aff.mo di V. S.
Paolo Giord.o Orsino.

Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.te Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



493..

CRISTOFORO DI ZBARAZ a GALILEO in Firenze.
Bologna, 8 marzo 1612(191).

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 59. - Autografa.

Eccellentiss.mo Sig.r Dottore,

Mi rincrese molto di non haverla trovato a Padova come mi pensavo, per poter godere la sua dolcissima conversatione, della qualle, per esser tant'anni privo, con questa occasione della mia venuta in Italia credevo di poter sodisfare al'animo mio. Ma poi che questo per adesso non m' lecito, non ho voluto mancare almeno con queste poche rige di salutarlo, con l'offerirmeli per suo amico desideroso di servirlo in quello mi comander.
Le sue lucidissime Stelle Medicee sono pervenute fina in quella fredissima zona di Moscovia. Un amico mio mi haveva mandato d'Italia il suo libretto, veramente degna osservatione di un cos raro ingegno. Non haver il Ptolomeo quel vanto di haver posseduto tutta questa dottrina(192): la nostra etade sar, al parangone con l'antica, cos da tutti celebrata. Io, come amico et servitor suo, mi ralegro molto che 'l suo nome alla imortalit sar consacrato, e da tutti honorato e admirato. Se non fosse con suo discomodo, io la pregerei che si degnase farmi partecipe di queste sue osservationi, rimetendomi per alla sua buona volont; alla qualle per fine, desiderandogli ogni suo gusto, gli baccio le manni et m'offero.

Di Bologna, li 8 Marzo 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Aff.mo Amico et Ser.re
Christophoro Duca di Sbaras.

Fuori: Al Ecc.mo et Amico mio Oss.mo
Il S.r Dott.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



494..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze
Lucca, 9 marzo 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 164. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Sono alquanti giorni che mi trovo gionto qua alla patria, ma non anche accomodato per la quiete; ch nullo altro negocio che la villa non mi preparo. In ogni loco sempre sa quanto habbia obbligo di servirla.
Qua  stata mandata l'operetta del Sizio(193), molto spropositata e di nullo fundamento. Io l'incarico di far quanto prima uscire qualche altra sua fatica, e far tacere tanti o siano invidiosi o vero ignoranti. Desidero saper qualche bona nova di lei; et mi conservi in sua gratia, che per fine le b. le mani.

Di Lucca, a 9 Marzo 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo
Ant. Santini.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, in
Firenze.

La risposta di questa lettera si desidera sia mandata nella libreria de'Giunti a Santi Bacciolini, dal quale  mandata questa a V. S.



495..

GIUSEPPE D'ACQUAVIVA a GALILEO in Padova.
Napoli, 12 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., T. XIV, car. 61. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

Partendo io gl'anni passati da Padova, portai meco tanta cognitione del valore di V. S., che in sentire ultimamente questo suo artificioso parto dell'occhiale, mi posi in curiosit di cosa singolare (come in atto prattico mi  veramente riuscito), et communicato il tutto con Mons.r Vescovo di Feltre(194) e Sig.r Livelli(195). Hora l'uno e l'altro mi assicurano della cortesia di V. S., ma molto pi la sua modestissima lettera, con la quale accompagna detto occhiale. Onde a s gran demostrattione dell'animo suo corrispondo per hora con ringratiamenti efficaci; che appresso, aiutato da occasioni di suo servitio, ella conoscer di qual sorte sia l'affetto mio verso la sodisfattione di lei. E per fine N. S.re contenti V. S.

Di Napoli, li 12 di Marzo 1611.

S.r Galileo.
Al commando di V. S.
Gioseppe d'Acq.va

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.or Galileo Galilei.
Padova(196).



496...

SEBASTIANO VENIER a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 12 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 189. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.r H.do

Io ho vedutto le lettere che scrive al nostro P. M. Paulo con infinito gusto, et ne la ringrazio quanto posso pi. Sul S.r Sagredo li posso dir che si hanno sue lettere de 26 Xbre, con aviso del suo buon stato, et che alla fine di Aprile disegnava mettersi in viaggio per qua. Vivo, al solito, affezionatissimo alle sue virt, et bramosissimo di adoperarmi, in quello che posso, per suo servizio. Si vagli di me con ogni maggior confidenza. Con che, pregandole da N. S. ogni maggior prosperit, le bacio le mani.

In Venetia, li 12 Marzo 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.re di core
Sebastiano Veniero.



497.

GALILEO a BELISARIO VINTA [in Pisa].
Firenze, 19 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 44. - Autografa.

Ill.mo Sig.re et Pad.ne Col.mo

Io sono stato ansioso aspettando la lettiga per inviarmi a Roma, la quale non  comparsa, n meno nuova alcuna di essa. Dispiacemi che il tempo va fuggendo, s che non potr (poco pi che si tardi) esser l per i giorni Santi, come desideravo, gi che per altri rispetti ancora si era stabilito che io andassi; et cos mi pareva che fussi necessario per serrare una volta la bocca a i maligni. Io prego per tanto V. S. Ill.ma a farmi grazia di scrivermi quanto prima quello che devo fare circa questo particolare, et se forse coteste Alt.ze Ser.me hanno o in tutto o in parte per avventura mutato pensiero, acci non habbi a star con l'animo sospeso, ma sappia come esequire la loro volont. Le raccomando anco il negozio di mio fratello(197), conforme a quella memoria che lasciai a V. S. Ill.ma notata; di che gli viver perpetuamente obbligato. Et qui, baciandole con ogni reverenza le mani, gli prego dal Signore Dio somma felicit.

Di Firenze, li 19 di Marzo 1610(198).
Di. V. S. Ill.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



498..

BELISARIO VINTA a GALILEO in Firenze.
Pisa, 19 marzo 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XCIII, n. 48. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re et molto Ecc.te Sig. mio Oss.mo

Arrivai l'altra sera in Pisa, et trovai che la Corte era partita per Livorno; et visto che innanzi che io potessi seguitarla, dovevo esequire qualche commessione qui, spinsi innanzi M. Matteo Bartolini, mio nipote, con ordinargli, fra l'altre cose, che ricordasse a Madama Ser.ma la spedizione di V. S. Et havendo S. A. inviatone l'ordine a me, perch io lo mandassi al maestro di casa Peretti, lo faccio in questo punto; et l'avviso a V. S., perch la possa andare a trovarlo et mettersi a sua posta in viaggio, che il Signor Iddio glielo conceda buono et felice. Et le bacio le mani.

Di Pisa, li 19 di Marzo 1610(199).

A V. S. propria invio l'ordine suddetto.
S.r Galilei.
Serv.re Aff.mo
Belisario Vinta.

All'Ill.re et molto Ecc.te Sig. mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



499..

MICHELANGELO BUONARROTI a MAFFEO BARBERINI in Roma.
Firenze, 22 marzo 1611.

Bibl. Barberini in Roma. Cod. LXXIV, 6, 12. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pat.ne mio Colendiss.o

La venuta cost del Sig.r Galileo Galilei mi porge occasione di far reverenza a V. S. Ill.ma, e di darle le buone feste, gi prossime. Il merito singolare della persona, che far questo ufizio per me, mi potr far pi degno della sua benigna e consueta gratitudine....



500...

ERNESTO, Elettore di Colonia, a CRISTOFORO CLAVIO in Roma.
Wolbeck, 24 marzo 1611.

Di una copia di questa lettera andiamo debitori alla gentilezza del P. FRANCESCO EHRLE, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Rev.do in Christo Padre,

Mi viene mandato un estratto di una certa sua lettera, quale va qui unito(200); et ricever per favore se V. P.t mi aviser di ci, se la ha osservato simil cosa, et essendo cos, che mi mandi pi ampia informatione sopra questo particolare: del che glie ne sapr grato, piacendomi molto di tenere seco alquanto di corrispondenza in simil cose, degne veramente d'ogni osservatione. Hora, dal detto estratto si vede, che per mettere simil effetto in prattica, necessariamente  ricercato un istromento d'ogni perfettione, come il suo mandatoli de Vinegia(201). Ma se bene credeva di haverne di gran perfettione, trovandomi in mano uno che mi viene mandato dal Sig.r Galilei(202), con tuttoci non lo trovo bastante per simil effetto; et perci la mi far sommo piacere se la vorr pigliar assonto di scriver a quell'amico suo in Vinetia, o ben avisarmi chi sia, poich desidero sommamente haverne un simile, a che prezzo che sia: di che gliene restar con obligo. Et raccomandandomi alle sue orationi, prego Iddio che dopo questa vita li conceda il Cielo immobile.

Di Wolbekallio, 24 di Marzo 1611.
R.dae Paternitatis Vestrae
Addictissi. Amicus
Ernestus, Elector Coloniensis.

Fuori: Al R.do in Christo Padre
Christophoro Clavio, della Societ di Gies.
Roma.



501.

MARCO WELSER a GALILEO in Roma.
Augusta, 25 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 44. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or Oss.mo

Il S.or Brenggero non rispose mai, il che io interpretai ingenuamente, come scrissi, per confessione di chiamarsi vinto; ma poich V. S. ne tira senso diverso, non mancar di fare nova instanza, per cavare o confessione formale espressa, o replicata instanza di quanto gli paresse non restar intieramente sodisfatto(203).
Al Padre Giesuita ho mandato la lettera di V. S.; et hora staremo aspettando ci che vorr dire, perch penso communicarle il poco et l'assai, che in questo genere mi perviene, vedendo quanto cortesemente il tutto  da lei ricevuto. Et in tal proposito le debbe esser capitata all'arrivo della presente, o le capitar poco appresso, la lettera che inviai a Mons.or Arciprete di Padova(204) hoggi otto.
Il vincer V. S. l'ostinatione di tanti oppositori, et guadagnar l'assenso delli huomini palmo a palmo, la assicura meritamente della certezza dell'inventione, et le serve di capparra che passar senz'altro intoppo alla posterit; di che molto pi havrebbe havuto a dubitare, se si fosse imbattuta in un secolo semplice et credulo, che havesse admesso il tutto senza alcuna crivellatura. La nova sua opera, che mi accenna,  desiderata di qua quanto merita; ma perci non le ne voglio esser importuno, vedendo che non perde tempo in continue osservationi, et che la tardanza sar finalmente molto ben rifatta dalla perfettione. Resto con bacciarle la mano et pregarle ogni bene.

Di Augusta, a'25 di Marzo 1611.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
[il S.]or Galileo Galilei.
Roma.



502..

FRANCESCO SIZZI a GIO. ANTONIO MAGINI in Bologna.
Firenze, 26 marzo 1611.

Arch. Malvezzi de'Medici in Bologna. Carteggio di G. A. Magini. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio,

Veggo che V. S. Ecc.ma non desidera che io stia in capitale con lei, poich, non bastandoli l'obligo che di gi li tengho, m'ha volsuto di nuovo con s grandi benefizi legare, a'quali mi conosco incapabile, n con la volont n con gl'effetti, poter mai satisfare. Da un canto, le mie deboli forze per gl'effetti non sono bastanti, et il mio piccolo ingegno non pu salir tanto alto, che con la volont pervenghi a quel segno di servit che meritano i suoi grandissimi favori, riceuti in tanta copia dalla cortese e benigna mano sua; i quali maggiori sono stati dell'espettazione mia, ma non gi minori di quelli che V. S. Ecc.ma spartisce agl'altri. Grande utilit in questo caso m'ha apportato la mia prosontuosaggine, la quale con s vile et indegno dono(205) m'ha spinto a venire alla presenza sua. Har in tale occasione assomigliato a'pescatori, i quali con l'esca d'un vil vermicello ne ritirano un grande et exquisito pesce; ma molto pi, poich d'un nonnulla son diventato qualch'cosa, et in cosa imperfetta ha riceuto la sua perfezzione, havendomi di grazia sua et con singolar favor mandatomi la tavola della equazione del moto della stellula pi tarda, a che il mio basso ingegno non era potuto pervenire, et insieme la demonstrazione, la quale tanto dottissima quanto che ella procede dalla dotta mano di V. S. Ecc.ma: ma mi mette dua dubbi nel mio rozzo ingegno. L'uno , che nella sua lettera lei cos scrive: "Nel 2 quadrante EC, che  orientale, sar l'equazione adiettiva, ma la stella sar retrograda; nel 3 quadrante CD, occidentale, sar l'equazione da sottrare, secondo per il moto retrogrado; et nel'ultimo quadrante sar l'equazione da sottrare, sendo poi la stella diretta". Questo dubbio mi vien cagionato, perch non intendo in che modo lei pigli questa retrogradazione; poich mi pare che dalla sua tavola dell'equazione io cavi che la stella nel 3 quadrante sia diretta, e nel quarto retrogada, intanto che la stella ritorna a Giove, come ella fa nel 2 quadrante. L'altro , che io veggo la sua equazione sempre semplice, pigliandola (come io credo) nell'arco della via di Iove, et non havendo riguardo a moti aequali o apparenti; donde io stimo che lei non abbia riguardo alle linee del moto aequale o del vero, che sono dagl'astronomi notate nelle loro theorice dei pianeti: et per, per confessar l'ignoranza mia, non posso pervenire alla cognitione delle sue dotte demonstrazione, se lei, di benignit maggiore, non piglia questa faticha, di insegnar un ignorante pi distintamente et facilmente. La giudichi che per questa volta la guadagner l'opere di misericordia, insegnando colui al quale ella s' degnato participar tanti favori, aggiungendo cortesie et favori a tanti da lei gi comunicatimi; d'onde lei potr vedere quanta brigha la sia per ricevere da me, prosontuoso et ignorante. La scusi la mia ignoranza per la molta sua cortesia et benignit.
Non occorre che V. S. Ecc.ma entri meco in escuse per cagione di Martino(206), perch, essendo padrona, non  necessario dia conto ad un servitore, come io li sono, delle sue azzioni, massimo in tal conto: per V. S. mi fa vergognare, entrando in tali cerimonie meco. In quanto al tener secreto quel che V. S. Ecc.ma conferisce meco, s'assicuri che altri che il P.re Don Horazio(207) non sar partecipe di questo negozio; n anco una minima parola uscir della bocca, poich cos V. S. Ecc.ma comanda: et in questo caso mi stimo felice, perch V. S. potr riconoscere da questo mio silenzio quanto io le sia affezzionato, perch in cosa di tanta mia necessit, che dimostrar al mondo che opinione habbia lei circa questa nuova invenzione, da me non sar dichiarata. Ma mi dispiace bene, per util commune, che lei non habbia concesso che i litterati habbino, per cagione di V. S. Ecc.ma, restato di essaminare lo scritto del Sig.re Galilei, perch so che grande utilit nel'uso commune ne sarebbe accaduta; perch per tal cagione potranno pullulare di molte opinioni absurde et erronee, fabricandosi sopra cattivi fondamenti.
Ho considerato la radice che V. S. piglia a 26 di Gennaio, nel che ci ritrovo grand dubbio, essendo(208) di bisogno presupporre che la stella distante da Giove un minuto verso l'occidente sia la pi tarda; il che non si pu rettificare. Io crederei pi presto, che tal radice (stando per tutti i supposti che da lei sono stati messi) nella sua maggior lontananza da Giove occidentale, nel qual luogo apparisce alli 2 di Febbraio a hore 7, nel qual luogo bisogner sempre presupporre la radice di nove segni del'anomalia, et secondo tal radice ho fatte di molte osservazioni, et non conviene in nessun modo il moto il quale si piglia con la vostra dottissima tavola con quello che l'osservazioni ci mostrano: le quali osservazioni, per non essere noioso, non glele mando, perch, stante che sieno i corellarii del Galileo veri, che tale stellula faccia il suo circuito in 15 giorni, l'observazioni sono false; et volendo poi, per far pi piacere, constituire il moto periodico di tale stellula di 17 giorni, nella qual opinione son condotto dalla osservazione fatta a 2 di Febbraio a hora 7 et dalla osservazione fatta a 19 del medesimo a hore 0 e minuti 40, nella quale la detta stellula si ritrova occidentale, 13 minuti distante da Giove; perch se bene a compire 17 giorni pare che manchi qualche cosa, cio 6 hore e 20 minuti, niente di meno potendo noi dire, la detta stellula non essere arrivata ancora nella lunghezza(209) maggiore, perch in capo a dua giorni noi la veggiamo per l'osservazione, cio de 21 giorni di Febbraio, nel medesimo luogo dove ella era il giorno innanzi, per meritamente a tal hora si pu conchiudere, tale stella non esser arrivata alla sua maggiore lunghezza. Hora, secondo tal tempo periodico mando a V. S. Ecc.ma una tavola(210) calcolata per il moto dell'anomalia, il quale presuppongo esser di 21 gradi, 10 minuti et 35 secondi etc. mancho di quello di V. S. Ecc.ma di 2 gradi e 49 minuti e 25 secondi quasi; hora servirse di questa tavola, la quale pare avvicinarsi pi alla verit delle osservazioni, ma discostarsi dalla verit de i corellarii del Galileo; n anche la confronta (servendosi della equazione che V. S. Ecc.ma m'ha mandato, perch io giudicho con la mia ignoranza che tal cosa possa stare), come V. S. potr riconoscere da questo essempio. A'quattro di Febbraio, a hore 7, sono scorsi dal principio della mia radice giorni dua, che mi danno di gradi d'anomalia, per la mia tavola, g. 42. 21'et 10'': hora nel tal tempo l'equazione , aggiunto la radice, di 4 sex. et 30 gradi; fanno 5 sex. e 12 gradi: l'equazione  9'et 40''fere, alla quale aggiungo l'eccentricit di Giove; viene ad essere a 10 minuti e 40'': hora l' segnata nella osservazione 7 minuti.
Credo haver tenuto troppo a disagio, con tal scortese ragionamento, quella et havere abusato della sua cortesia; et per finir la presente, pregandola a darmi occasione che io possa mostrarli quanto io li sia servitore. Et con questo pregher il sommo Iddio per ogni sua maggior felicit.

Di Firenze, alli 26 di Marzo 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo
Francesco Sitii.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Oss.mo
Il Sig.r Gio. Ant.o Magini, in
Bologna.



503.

GIOVANNI KEPLER a GALILEO in Firenze.
Praga, 28 marzo 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 69. - Autografa.

S. P. D.

Hac ipsa discessus postae hora, Galilaee celeberrime, D. Hasdalius mihi retulit quid per ipsum a me peteres. Quantum igitur potero, tibi satisfaciam.
Libellum Sitii, ex concessu D. Welseri nactus, legi, seu pervolitavi potius, idque somnolentus. Titulo Dianoas Astronomicae in catalogum venit nundinarum Francofordensium autumnalium. At iam auctus est titulus hisce verbis: qua Nuncii Siderii rumor de 4 Planetis vanus redditur.
Dedicatur Magno Hetruriae Duci(211), miro argumento: rem sibi esse cum fortissimo illius Ducis heroe Galilaeo, se vero imbecillem; clientela igitur indigere.
Invehitur in Horkyum; queritur de iniuria accepta; narrat quid inter ipsos actum. Ostendit, sibi displicere hominis petulantiam iocandi et cavillandi et maledicendi. Reipsa videtur in Horkyi sententiam abire; nisi quod ait, ista se disputare exercitii causa, quod cum titulo quidem male convenit. In genere id agit quod tu ad Hasdalium scripsisti: repudiato mundo sensibili, quem nec ipse vidit nec expertis credit, ratiunculis puerilibus spaciatur Peripateticus in mundo chartaceo: negatque solem lucere, quia ipse coecus est. Allegat mea scripta saepius honorificentissime, ac si praeceptor ipsi fuissem; et uno loco talibus utitur verbis, ex quibus ignarus colligat, multa illum mecum per literas communicasse: quod factum tamen nunquam, te monitum volo. Stilus paulo emendatior est quam Horkii; iuveniliter tamen haeret in obscuritatum dumetis. Ratiocinationes suas tingit speculationibus opticis, sed pessimis; at plus illum in hoc genere apprehendisse puto, quam Horkyum. Sed quia commenta sua opponit veritati oculorum, quid aliud expectabit quam ut cordati omnes dicant, illum cum ratione iuveniliter insanire? Neque tamen memini omnium; erunt fortasse multa acriori censura digna, quae si serio librum legero, et si tempus ad hanc operam impendere potero, pauculis verbis consignabo. Contumeliosius nihil deprehendi, quam verba tituli, supra allegata. Denique talis libellus videtur, qui et sine veritatis iactura negligi, et salva gravitate viri cordati refelli publice, possit, si talis refutatio suscipiatur instituendi causa iuvenem non sane malum, nec indoctum impolitumve, et cum illo multos alios in eodem luto haerentes. Ita mihi visum. Plura forte alias.
Tuam incrementorum Veneris decrementorumque observationem, ante nostros tumultus magna iu[cun]ditate legi, cum literarum et philosophiae cultoribus communicavi, etiamque Caesari nunciandum curavi. Cupio spectator esse. Instrumentum habet Ill.mus Orator caetera optimum, et quo heri, Dominica Palmarum, vidi, ni fallor, omnes quatuor, forma et dispositione hic adiuncta, [vedi figura 503.gif] sed quod non amplius quam septuplicat diametrum: luna enim nudo oculo visa aequat maximam lunae maculam in instrumento. Hoc instrumentum non suffecturum puto ad Saturni Venerisque figuras dignoscendas.
Inopinata mihi quodammodo fuit tua observatio; nam propter ingentem claritatem Veneris opinabar proprium in illa lumen inesse. Itaque multum mecum meditor, quali superficie globum hunc oporteat esse praeditum. Mirum nisi Cynthia tota aurea est, aut, quod in Fundamentis Astrologicis(212) dixi, electrina. Atque illa te, nisi tetrico vultu aversaris, blande respiciat. Vale.

Pragae, 28 Martii anno 1611.
Ex. T
Observant.
I. Keplerus.
S. C. M.tis Mathematicus.

Fuori: Nobili Excell.mo
D. Galilaeo Galilaeo,
Ser.mi Magni Hetruriae Ducis Mathematico, amico meo.
Florentiam.



504..

GIOVANNI NICCOLINI a COSIMO II, Granduca di Toscana, in Firenze.
Roma, 30 marzo 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3325. - Autografe le linee 11-12 [Edizione Nazionale].

Ser.mo unico mio Sig.re

Hieri arriv qua Mess. Galileo Galilei, al quale, conforme al comandamento della lettera di V. A. S. de'27(213), si  dato alloggiamento, insieme con due suoi servitori che ha menato, in questo palazzo di V. A.: e si far loro le spese, et il detto Mess. Galileo sar ben visto, honorato et accarezzato, come servitore di V. A. e per il valore insieme ben noto a ognuno. E quando mi conferir la cagione della sua venuta, non mancher di porgergli ogn'aiuto in tutto quello che gli potesse bisognare. Egli fu hiersera dal S.r Card.le del Monte, accompagnato da uno delli miei; e cos procurer che segua in avvenire, dando conto alla giornata all'A. V. di tutto quello che seguir. Et humilissimamente a V. A. et a Mad.a Ser.ma m'inchino.

Di Roma, a'30 di Marzo 1611.
Di V. Alt.a Ser.ma
Humiliss.o et Devotiss.o Ser.re
Giovanni Niccolini.

Fuori: Al Ser.mo Gran Duca di Toscana
Unico mio Sig.re



505.

GALILEO a [BELISARIO VINTA in Firenze].
Roma, 1 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 44. - Autografa.

Ill.mo Sig.re et Pad.ne Col.mo

Giunsi qua il marted Santo(214) con buona salute, et presentai la lettera del Ser.mo G. D. all'Ill.mo S. Ambasciatore(215), dal quale fui cortesissimamente ricevuto, et qui mi trattengo. Fui l'istesso giorno dall'Ill.mo et Rev.mo S. Card.le Monte(216), al quale parimente resi l'altra lettera di S. A.(217), et trattai sommariamente del negozio per il quale son qua; il che da S. S. Ill.ma et Rev.ma fu attentamente ascoltato et cortesemente abbracciato, con ferma speranza che io non sia per partire di qua senza ricevere et dare compita satisfazione et giustificazione delle verit integrissime di quanto ho scoperto, osservato et scritto. Fui il giorno seguente da i Padri Giesuiti, et mi trattenni lungamente col Padre Clavio et con due altri Padri intendentissimi della professione(218) et suoi allievi(219): li quali trovai occupati in leggere, non senza gran risa, quello che ultimamente mi  stato scritto contro et stampato dal S. Francesco Sizii(220): et credami V. S. Ill.ma, che ne sentii gran dispiacere in vedere scritte, et in mano di huomini tanto intendenti, cose degne di scherno come sono queste, per esser loro di autore Fiorentino, et anco per altre cause che per hora lascio sotto silenzio(221).
Ho trovato che i nominati Padri, havendo finalmente conosciuta la verit de i nuovi Pianeti Medicei, ne hanno fatte da 2 mesi in qua continue oservazioni, le quali vanno proseguendo; et le haviamo riscontrate con le mie, et si rispondano giustissime. Loro ancora si affaticano per ritrovare i periodi delle loro revoluzioni; ma concorrono col Matematico dell'Imperatore(222) in giudicare che sia per esser negozio difficilissimo et quasi impossibile. Io per ho grande speranza di havergli a ritrovare et definire, et confido in Dio benedetto, che s come mi ha fatto grazia di essere stato solo a scoprire tante nuove meraviglie della Sua mano, cos sia per concedermi che io habbia a ritrovar l'ordine assoluto de i suoi rivolgimenti; et forse al mio ritorno haver ridotto questa mia fatica, veramente atlantica, a segno di poter predire i siti et le disposizioni che essi nuovi Pianeti siano per havere in ogni tempo futuro, et habbino anco hauto in ciascuno tempo passato; pur che le forze mi concedino di poter continuare sino a molte hore di notte le osservazioni, come ho fatto sin qui.
Io rimando a V. S. Ill.ma la lettera per l'Ill.mo et Ecc.mo S. D. Virginio(223), poi che, per mia sventura, sono arrivato tardo. Io non occuper pi lungamente V. S. Ill.ma: solo la pregher a farmi grazia di baciar la vesta in mio nome a loro S.me Al.e; et a V. S. Ill.ma, con ricordarmeli servitore devotissimo, prego da Dio felicit.

Di Roma, il p.o di Aprile 1611.
Di V. S. Ill.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



506..

MAFFEO BARBERINI a MICHELANGELO BUONARROTI in Firenze.
Roma, 2 aprile 1611.

Galleria e Archivio Buonarroti in Firenze. Filza 42, Lett. B, car. 268. - Autografa la firma.

.... Il S.r Galileo, per la virt ond' ornato, si rende meritevole della mia buona dispositione verso di lui; al quale mi sono essibito, come a V. S. mi ricordo prontissimo in tutte l'occasioni di suo servitio, con pregarle ongi contento.

Di Roma, li 2 di Aprile 1611.
Di V. S.
S.r Michel Ang.lo Buonarroti.
Come fratello Aff.mo
Il Card.l Barberino.

Fuori: Al molto Ill. S.re
Il S.r Michel Ang.lo Buonarroti.
Firenze.



507..

MAFFEO BARBERINI ad ANTONIO DE'MEDICI [in Firenze].
Roma, 2 aprile 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 5131, n. 81. - Autografa la firma.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re

L'efficace raccomandatione che V. Ecc.za ha passata meco della persona del S.r Galileo Galilei, et la dependenza che ha da cotesta Ser.ma Casa, mi rendono disposto a giovargli in tutto quello che potr, come me gli sono essibito ancor tanto pi volentieri, quanto pi eminente  la fama delle virt sue. Resta che l'E. V., dove mi conosce atto a servirla, si compiaccia di non risparmiarmi, perch possa havere soddisfattione il particolare desiderio che ne ho. Et bacio a V. E. le mani, pregandole ogni prosperit.

Di Roma, li 2 di Aprile 1611.
Di V. E.
S.r D. Ant.o Medici.
Ser.re
Il Card.l Barberino.



508...

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 2 aprile 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3790, n. 99. - Autografa la sottoscrizione.

Ser.mo Sig.re e P.ron mio Col.mo

Il Dottor Galileo mi trovar sempre prontissimo in tutto quello che potr giovargli, s perch' mio amico vecchio e stimo molto l'eminenza del suo valore, s per essermi comandato da V. A. S., alla quale desidero e devo servire in tutte l'occasioni. Resta ch'esso Galileo si vaglia di me dove gli occorre, che ne vedr gli effetti. Intanto humilmente bacio le mani a V. A. S.

Di Roma, a'2 d'Aprile 1611.
Di V. A. S.
G. Duca etc.
Obl.mo Ser.re vero
Il Card.le dal Monte.

Fuori: Al Ser.mo Sig.or e P.ron mio Col.mo
Il Gran Duca di Toscana.



509...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Brescia, 3 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 73. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re e P.ron Col.mo

Son quasi sicuro di venire a stanziare in Firenze, gi che tengo lettere di promessa dal R.do Abbate di Badia. V. S. Ecc.ma pensi al giubilo mio: altro non m'aggrava che l'aspettar questi doi mesi.
Qua in Brescia da diversi gentil'huomini, da D. Serafino(224) e da un Padre D. Silvio Stella, Priore qua in Brescia d'un nostro Monasterio, tutti osservantissimi(225) del nome e scienza di V. S. Ecc.ma, si va facendo semplici osservationi dell'apparenze di Venere, mossi dalla lettera che lei mi scrisse: et in fatti nel vedere che si va verificando ad unguem tutto quello che nella lettera(226)  pronontiato dell'apparenza mattutina, come ancora della vespertina, restano fuori di s; et il P. Priore disse: Felice il nostro secolo, nel quale dal S.r Galilei si sono scoperte s stupende cose! Di Saturno crediamo solo, ma non habbiamo ancora visto, per la debolezza delli strumenti, cosa alcuna.
Non so poi se V. S. Ecc.ma habbia riceuta una mia, data circa il principio del passato(227). E non occorendomi altro, la prego a mantenermi nella sua gratia; e se mentre son qua posso servirla, mi comandi, ch sa lei quanto son obligato, et io so che desiderio tengo di servirla. E li bacio le mani.

In Brescia, il d di Pasca 611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re [...] e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, Filosofo di S. A.
Firenze.



510...

GALILEO a [VIRGINIO ORSINI in Firenze].
Roma, 8 aprile 1611.

Arch. Orsini in Roma. Corrispondenza di Virginio 2, dal 1610 al 1611. IIC. Prot. XXI. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re Col.mo

Sapendo io quanto sia l'affezione con la quale V. E. Ill.ma risponde a i meriti della devotissima servit del molto Illustre Signor Giovambatista Strozzi, et scorgendomi havere occasione di scriver nuova di gusto a lei et di honore al Sig.r Giovambatista, non mi  parso di pretermettere di farla consapevole della meravigliosa azione fatta due giorni sono da Sua Signoria nella Academia dell'Ill.mo et Rev.mo S.r Card. Deti, trattando, con erudizione et insieme vaghezza incomparabile, della superbia; alla quale intervennero, sopra molti altri Prelati, li Ill.mi et Rev.mi Card.li Aldobrandino, Bandini, Tosco e San Clemente, invidiati poi da molti altri, che, per varii accidenti et per poca ventura del S.r Giovambatista, non vi potettero intervenire: tra i quali l'Ecc.mo S.r Ambasciator Niccolini, prevenuto da uno spontaneo invito di quello di Savoia, ne  restato con dolore non piccolo. La bellezza dell'opera ha dato et d occasione a tutta Roma di celebrare la dottrina del S.r Giovambatista; et io, che come forestiero qua son muto, desidero di parlare in cotesta Corte, et farvi pervenire in parte la meritata gloria di questo mio Signore: et bench la mia attestazione sia di piccolissima autorit, ricevila come relazione dell'applauso universale di Roma.
Io poi, bench speri di esser per quietare ogn'uno et levare tutti gli scrupoli circa la verit dei miei scoprimenti, tutta via mi dolgo della mia sventura, mancandomi il favore et protezione di V. E. Ill.ma, la quale con la sua autorit mi haverebbe agevolate tutte le difficolt. Vagliami il suo medesimo favore in coteste parti, se per vi resta ancora contradittore: et come io infinitamente confido nel suo patrocinio, cos ella si accerti della devotissima et humilissima mia perpetua servit. Et qui, inchinandola, gli prego dal Signore Dio il colmo di felicit.

Di Roma, li 8 di Aprile 1611.
Di V. E. Ill.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.



511..

FRANCESCO MARIA DEL MONTE ad ANTONIO DE'MEDICI [in Firenze].
Roma, 8 aprile 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 5131, n. 83. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo

Io mi sono offerto prontamente al Sig.or Galileo d'adoperarmi per lui in tutto quello ch'io possa giovargli; et s'egli vorr valersi di me, gli riuscir pi in fatti che in parole, s per l'eminenza del suo valore et perch' mio amico vecchio, come per li comandamenti del Gran Duca e di V. E., a'quali devo sempre obedire.
Tardi rispondo alla sua lettera, perch 'l Sig.or Galileo non me l'ha resa prima di questa settimana: et il medesimo mi ha mostrato l'ingegno della fontana da lei mandatami, che ogn'hora mi riesce pi bella; et io le ne resto con particolarissimo obligo, pregandola vivamente che mi comandi, acci che io possa, servendola, sodisfare in qualche parte a tanti debiti che ho con lei. Le bacio la mano, e dal Signor Iddio le prego il colmo d'ogni bene.

Di Roma, il d 8 d'Aprile 1611.
Di V. E.
S.or Don Antonio Medici.
Ser.re Aff.mo
Il Card.le dal Monte.



512.

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 9 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 16. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Non io se lingue cento e bocche cento
Havessi e ferrea lena e ferrea voce,

potrei abastanza esplicare il gusto che della lettera di V. S. molto Ill.re de'5 di Marzo ho riceuto. Delle meraviglie ch'ella ha in cielo scoperte, tanto maggiormente ne godo, quanto che si confrontano, anzi sono veraci testimonianze, della verit delle sue passate filosofationi; n mi leva punto di gusto l'ostinatione di quei testoni, pieni d'imbrogli: ch'anzi son sicuro che la verit, da'propri occhi di ciascuno veduta, far conoscere la loro mamaluccaria.
In queste parti non si ritrovano occhiali che crescano pi che 5 volte in circa la linea: tutta via i giorni passati feci io lavorarmi certi ferri, et doppo molta fatica m' riuscito un occhiale, il qual porta pi che tre braccia et mezo di canone, et con un mediocre concavo cresce la linea circa 40 volte, et fa assai chiaro: di maniera che ho potuto osservar benissimo i Pianeti Medicei et le inugualit nella luna. Hora m'accinger a osservare le altre cose da V. S. avisate.
Non mi son punto meravigliato che 'l Ser.mo G. D. l'habbia richiamata alla patria, anzi m'era di meraviglia, che un Prencipe cos virtuoso sopportasse perdita di tal gioia. N meno mi meraviglio che, richiamata, ella habbia lasciata la lettura di Padova, perch, oltre che son certo ch'ella havr hauto partito conforme ai suoi meriti et alle virt di quel Ser.mo P., so anco che la divotione, che verso il suo Prencipe tiene, era atta a farle abandonar cosa maggiore.
Con tutto ch'io habbia coss bella comodit, non posso (credo per qualche mio pecato) applicarmi a questi gravi studii di fortificatione: non dormo per, ma circa cose leggiere vado alcuna volta travagliando l'ingegnaccio. Pensavo questi giorni circa l'effetto di questi occhiali: et dietro alla mia speculatione parevami, che il solo vetro convexo dovesse fare questo effetto, et in maggior perfettione, di quello che dal convexo et concavo insieme far veggiamo; et questo seguivami, suponendo che il vetro convexo, nel rifranger i raggi, li unisse tutti in un punto: et preso un tal vetro in mano, vedevo che nell'alontanarlo dal'occhio mi cresceva l'oggetto mirato, ma sempre pi me lo confondeva; sich ho creduto poi, et credo ancora, che quel confondersi del'oggetto non sia per altro che perch i raggi franti non concorano nello stesso punto, ma in diversi, alle quali diversit di concorsi rimedii poi in parte il concavo: a tal che potendo noi fare un convexo di tal natura che mandi i raggi fratti ad unirsi in un sol punto, a me pare che, senza altro concavo, mettendo l'occhio nel punto del'unione, vederemo una cosa infinitamente lontana, non maggior per s stessa che il vetro, nello stesso angolo che veggiamo il vetro. Hora di tal natura parmi che debba essere un vetro che habbia la superfitie parabolica; et sicome la forma parabolica concava riflette i raggi tutti in un punto, il che non fa la sferica, coss debba anco l'istesso che nella riflessione serbare nella refrattione.
Ho pensato alcuna volta a quella sua propositione: Mobile secundum proportionem distantie, a termino a quo movetur velocitatem acquirens, in instanti movetur(228): la quale essendomi parsa sempre pi vera et dimostrabile, son andato considerando se potesse farsi un moto almeno simile a questo; et mi pare cos hora, che questo, che le dir, sia non solo simile, ma l'istesso: et se bene non fit in instanti, pu poi venire dalla imperfettion della materia et dal'aria. V. S. s'immagini un canaletto, del quale stando fermo un termine, l'altro si mova in giro equivelociter, sicome fa la linea d'Archimede, che nel destricar la spirale mostra; et vicino al centro di questo mobil canaletto mettassi una ballina: questa sicuramente si mover sopra quel canale, come nella linea detta il punto che descrive la spirale, ma non equivelociter; anzi par a me che acquistar vellocit secondo la proportione della distanza dal centro: perch il moto circolare del canale eccita questo retto sopra il detto canale: ma ciascuna parte di quel canale si move secondo la proportion della distanza dal centro; dunque pare che quella ballina ancora, alla quale dal moto di quelle parti  dato il moto, debba moversi secondo quella proportione.
Se in queste mie debilissime considerationi c' qualche fallatia che m'inganni, so che V. S. me la scoprir, acci che un suo coss affetionato servitore non camini per l'ordinaria strada di coss gran concorso.
Sar di qui in poi a Brusseles (se non susita qualche moto di guerra), dove maggior di tutti i gusti mi sar l'intender nuova di V. S. et delle sue nuove contemplationi; delle qualli in farmene gratia ch'io n'habbia parte, caldamente la suplico, com'anco la prego conservarmi tra'suoi servitori. Et le baccio le mani.

Di Brusseles, il d 9 April 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.r
Daniello Antonino.

Post scripta.

Questo Ser.mo Arciducca(229) ha voluto veder la lettera di V. S., et m'ha detto che le debba mostrar tutte quelle che da lei havr. Per prego V. S. a darmi ocasione di potergliene mostrar spesso, perch questo Prencipe gode assai di queste novit, et assaissimo ammira le sue virt. Non dia per, di gratia, segno nella lettera di saper questo. Le baccio le mani.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



513..

OTTAVIO BANDINI ad ANTONIO DE'MEDICI [in Firenze].
Roma, 9 aprile 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 5131, n. 85. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo et Ecc.mo S.re

Conoscevo per fama il S.r Galilei, et stimavo, sicome tuttavia stimo, il merito delle sue virt. Hora mi  stato carissimo il vederlo qui et conoscerlo di presenza, massime essendovi intervenuto il mezo di V. E., alla quale devo renderne gratie. Et poich all'inclinatione che per me stesso havevo verso di lui, s'aggiunge hora il gusto che ho di poter servire a V. E., deve ella restar certa che con tanto maggior affetto piglier ogni occasione che mi verr d'impiegarmi per interesse di esso. Intanto bacio a V. E. le mani, et le prego dal Signore ogni contento.

Di Roma, li IX d'Aprile M.D.C.XI.
Di V. E.
S.r D. Ant.o Medici.
Serv.re
Il Card. Bandino.



514..

TIBERIO MUTI ad ANTONIO DE'MEDICI [in Firenze].
Roma, 9 aprile 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 5131, n. 84. - Autografa la firma.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re

Ero per me stesso inclinatissimo a compiacer e gratificare, ovunque io potessi, il Dottor Galileo Galilei; hora aggiungendovisi la raccomandatione di V. Ecc.za, l'inclinatione si  convertita in obligo: sich non lasciar opportunit alcuna, che mi si offerisca, di giovarli; nel che sentir particolar contento, servendo V. Ecc.za et adoperandomi a profitto di persona cos meritevole. Intanto le bacio le mani, e nella solita buona gratia sua mi raccomando.

Di Roma, alli 9 d'Aprile 1611.
Di V. Ecc.za
S.r D. Anton de'Medici.
Serv.re
Il Car. Muti



515.

ROBERTO BELLARMINO ai MATEMATICI DEL COLLEGIO ROMANO.
[Roma], 19 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. III, car. 2. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Rev.di Padri,

So che le RR. VV. hanno notitia delle nuove osservationi celesti di un valente mathematico per mezo d'un instrumento chiamato cannone overo ochiale; et ancor io ho visto, per mezo dell'istesso instrumento, alcune cose molto maravigliose intorno alla luna et a Venere. Per desidero mi facciano piacere di dirmi sinceramente il parer loro intorno alle cose sequenti:
Prima, se approvano la moltitudine delle stelle fisse, invisibili con il solo ochio naturale, et in particolare della Via Lattea et delle nebulose, che siano congerie di minutissime stelle;
2, che Saturno non sia una semplice stella, ma tre stelle congionte insieme;
3, che la stella di Venere habbia le mutationi di figure, crescendo e scemando come la luna;
4, che la luna habbia la superficie aspera et ineguale;
5, che intorno al pianeta di Giove discorrino quattro stelle mobili, et di movimenti fra loro differenti et velocissimi.
Questo desidero sapere, perch ne sento parlare variamente; et le RR. VV., come essercitate nelle scienze mathematiche, facilmente mi sapranno dire se queste nuove inventioni siano ben fondate, o pure siano apparenti et non vere. Et se gli piace, potranno mettere la risposta in questo istesso foglio.

Di casa, li 19 d'Aprile 1611.
Delle RR. VV.
Fratello in Christo
[vedi figura 515.gif]


516..

FRANCESCO SIZZI a CRISTOFORO CLAVIO [in Roma].
[Firenze], 20 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 27. - Copia di mano di GALILEO.

Doctiss.o Viro Christophoro Clavio eu prttein.

Officio me defuisse fateor; etenim te iam pridem convenire debueram. At deerat occasio, nec solum, verum amicus, qui erga te hoc munere fungeretur. Postquam vero a iuvene ut nobilissimo, sic omnibus virtutum numeris absolutissimo, accepi, occasionem mihi se praebiturum te conveniendi et dron kai doron tibi offerendi, occasionem oblatam libentissime arripui: unde statim diem dixi, ut pollicitis staret; quod libentissime se facturum promisit. Qua de re hanc ad te mittere decrevi. Miraberis forsan(230) hominis ignoti audaciam; at desiderium discendi, quo trahor, ad hoc facinus impulit, et humanitas tua, iam in Galliis ex fama mihi nota, calcar addidit. Magna te invisendi atque inserviendi cupiditate ducor, ut familiaritate tanti viri, hoc agoetetos accipe, frui possem; sed in Galliam redire coactus, cum coram non liceat, per litteras obsequium meum, qualecumque sit, offero. Tibi pili erit, fateor; donatoris voluntas, non munus, spectandum: in magnis enim voluisse sat est. Hac spe fultus, te adii. Quid insuper? hoc animi donum cum certa aliqua tesserula sociare decrevi. At non aurum aut ebur Indicum mea curta supellex largiri potest; quid, queso? meam Dinoian(231), vagientis tenellulique ingenii mei foetum: nam quid carius, quid preciosius, nunc offerat, non habet. Parentibus chari sunt proprii liberi; nobis, qualiscunque sit, ingenii foetus longe gratior. Hunc, si lubebit, amicitiae obsequiique mei obsidem habebis certissimum. At foeneratorem me dices. Ingenue, verum est. Eum enim offero tibi, ut, esamini tuo subiectus, gratior, ornatior, ad dominum vel parentem suum inde accedat, si gratus fuerit; e contra vero, ut occasionem auctori suo praebeat palinodiam canendi, erroremque suum recognoscendi. His te rogatum velim. Si impetravero, ut hoc ex benignitate tua mihi polliceor, foenus hoc meum erit: restituere cogar. Agnosco, id fiet iis modis quibus, a natura edocti, cum a magnatibus principibusque accepta munera fuerint, utimur. Sit hoc facinus, eucharistero expiabo. In gratiam igitur ut me recipias, rogatum volo. Vale.

xii Kal. Mai., anno Chrest. MDCXI.

Tuus
Franciscus Sitius.



517.

GALILEO a [FILIPPO SALVIATI in Firenze].
Roma, 22 aprile 1611.

Riproduciamo questa lettera dall'opuscolo Due lettere di Galileo Galilei ed una del Keplero inedite, con note di PIETRO BIGAZZI, Firenze, presso l'editore, 1841, pag. 7-11. Ignoriamo dove ora sia la "copia del tempo", che l'editore possedeva e della quale si valse. Ad ogni modo ristampiamo il capitolo della lettera del KEPLER conforme l'autografo (cfr. n. 503), limitandoci a registrare in variante le lezioni diverse dell'editore.

Molto Illustre Signor mio Osservandissimo,

Non avendo io tempo di scrivere a tutti gli amici e padroni particolarmente, scrivendo ad un solo far conto di scrivere a tutti.
Io sono stato favorito da molti di questi Illustrissimi Sigg. Cardinali, Prelati e diversi Principi, li quali hanno voluto vedere le mie osservazioni e sono tutti restati appagati, s come all'incontro io nel vedere le loro meraviglie di statue, pitture, ornamenti di stanze, palazzi, giardini ec.
Questa mattina sono stato a baciare il piede a Sua Santit(232), presentato dall'Illustrissimo ed Eccellentissimo Sig. Ambasciator nostro(233), il quale mi ha detto che io sono stato straordinariamente favorito, poich Sua Beatitudine non comport, che io dicessi pure una parola in ginocchioni.
Tra i litterati reputati in queste corti, ne ho trovati alcuni veramente dotti, ma anco all'incontro de'molto sori, come a bocca sentir V. S. Circa al mio particolare, tutti gl'intendenti sono a segno, e in particolare i Padri Gesuiti, come per alcuni segni evidenti conoscer ognuno in breve. Sapr V. S. poi, come non son mancati alcuni de'soliti amici, che hanno di cost scritto qua diverse cose: alcuni, che io mi son partito in mala sodisfazione dei Serenissimi Padroni, onde  bisognato produr le lettere di loro Altezze al Cardinale dal Monte e all'Ambasciatore; altri, che io sono scappato per fuggir l'acqua calda venutami addosso per le pubblicazioni di scritti e stampe contro di me, e disperato di poter rispondere e render buon conto delle mie asserzioni. Ma volesse Dio che non fosser pi vere le piene, che io veggo muoversi a sommergere i miei avversari. Dispiacemi dell'essere stato troppo vero indovino dell'esito dell'opera del Sig. Sizzi, scritto gi al Sig. Sertini, e procurato per quanto ho potuto che non segua, con il procurar di mettergli, o che gli fosse messo, avanti l'esemplo di Martino Orchi, s per una sua propria reputazione come della nazione, siccome esso Sig. Sertini e altri amici comuni possono esser sempre buoni testimoni. Senta V. S. il giudizio che fa il Keplero sopra la Dianoia, con tutto venga il suo nome sommamente esaltato in tale opera da esso Sig. Sizzi. Io, disperato di esser per veder questo libro e sentendo come era stato mandato in Francoforte, scrissi al Sig. Asdale a Praga che mi avvisasse il giudizio che ne faveva il Keplero; ora il medesimo Keplero mi scrive la seguente lettera.


S. P. D.

Hac ipsa discessus postae hora, Galilaee celeberrime, D. Hasdalius mihi retulit quid per ipsum a me peteres. Quantum igitur potero, tibi satisfaciam.
Libellum Sitii, ex concessu D. Welseri nactus, legi, seu pervolitavi potius, idque somnolentus(234). Titulo Dianoas Astronomicae in catalogum venit nundinarum Francofordensium(235). At iam auctus est titulus hisce verbis: qua Nuncii Siderii(236) rumor de 4 Planetis vanus redditur.
Dedicatur Magno Hetruriae Duci(237), miro argumento: rem sibi esse cum fortissimo(238) illius Ducis heroe Galilaeo(239), se vero imbecillem; clientela igitur indigere.
Invehitur in Horkyum(240); queritur de iniuria accepta; narrat quid inter ipsos actum. Ostendit, sibi displicere hominis petulantiam iocandi et cavillandi et maledicendi. Reipsa videtur in Horkyi sententiam abire(241); nisi quod ait, ista se disputare exercitii causa, quod cum titulo(242) quidem male convenit. In genere id agit quod tu ad Hasdalium scripsisti: repudiato mundo sensibili, quem nec ipse vidit nec expertis credit, ratiunculis puerilibus spaciatur Peripateticus in mundo chartaceo; negatque solem lucere, quia ipse coecus est. Allegat mea scripta saepius honorificentissime, ac si praeceptor ipsi fuissem; et uno loco talibus utitur verbis, ex quibus ignarus colligat, multa illum mecum per literas communicasse(243): quod factum tamen nunquam(244), te monitum volo. Stilus paulo emendatior est quam Horkyi(245); iuveniliter tamen haeret in obscuritatum dumetis. Ratiocinationes suas tingit speculationibus opticis, sed pessimis; at plus illum in hoc genere apprehendisse puto, quam Horkyium(246). Sed quia commenta sua opponit veritati oculorum, quid aliud expectabit quam ut cordati omnes dicant, illum cum ratione iuveniliter insanire? Neque tamen memini omnium; erunt fortasse multa acriori censura digna, quae si serio librum legero, et si tempus ad hanc operam impendere potero, pauculis verbis consignabo. Contumeliosius nihil deprehendi, quam verba tituli, supra allegata. Denique talis libellus videtur, qui et sine veritatis iactura negligi, et salva gravitate viri cordati refelli publice, possit, si talis refutatio suscipiatur instituendi causa iuvenem non sane malum, nec indoctum impolitumve, et cum illo multos alios in eodem luto haerentes. Ita mihi visum. Plura forte alias, etc.

Ho voluto conferir con V. S. questo giudizio, acci si sappia per qualcuno quello che si dice di l da'monti. Prego V. S. a non lo comunicar con molt'altri, perch io non mi curo di procurar lo scorno, n anco appresso a una citt, a quelli che hanno tentato di procurarlo a me appresso al mondo tutto; perch, come altre volte ho detto a V. S. e a molti altri, pi presto vorrei guadagnarmi l'amicizia del Sig. Sizzi col rimettergli ogni vilipendio, che averlo con vittoria per inimico. E per tal rispetto ho anco procurato di scusarlo appresso i Padri Gesuiti, che con gran risa leggono le sue puerizie.
Ho pieno il foglio, per finisco. Saluti tutti gli amici e mi conservi nella sua buona grazia e liberalit.

Di Roma, alli 22 Aprile 1611.



518...

GIO. ANTONIO MAGINI a SPINELLO BENCI in Mantova.
Bologna, 22 aprile 1611.

Arch. Gonzaga in Mantova. Rubrica Bologna E. XXX. 3. - Autografa.

Ill.mo et R.mo S.r, mio Sig.re e Patrone Col.mo

Subito ch'ho veduto il commandamento di V. S. Ill.ma, mi sono posto a copiargli di mia mano quel'esperimento che lei mi ricerca, e gli lo mando; avisandola, che se bene io feci copiare molte altre cose per V. S. Ill.ma, mi furono poi portate via da quel Tedesco ch'io cacciai via all'improviso per amor del S.r Galilei....



519..

GIOVANNI NICCOLINI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Roma, 23 aprile 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3325. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Illus.re Sig.r mio Oss.mo

Io sono stato questa mattina(247) alla solita audienza di S. S.t, per introdurre a baciare i piedi alla S.t S. (come ho fatto) il S.r Galilei; il quale ha ricevuto gratissima cera da S. S.t, havendo fatto l'istesso il S.r Card.le Borghesi per fino la settimana passata....



520.

I MATEMATICI DEL COLLEGIO ROMANO a ROBERTO BELLARMINO in Roma.
Roma, 24 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. III, car. 2bis. - Autografe le firme. A tergo, di mano di GALILEO, si legge: Attestazione de'PP.i Giesuiti al Rever.mo Card. Bellarmino.

Ill.mo et R.mo Sig.r et P.ron Col.mo

Responderemmo in questa carta conforme al commandamento di V. S. Ill.ma(248) intorno alle varie apparenze che si vedono nel cielo con l'occhiale, et con lo stesso ordine delle proposte che V. S. Ill.ma fa.
Alla prima,  vero cha appaiono moltissime stelle mirando con l'occhiale nelle nuvolose del Cancro e Pleiadi; ma nella Via Lattea non  cos certo che tutta consti di minute stelle, et pare pi presto che siano parti pi dense continuate, bench non si pu negare che non ci siano ancora nella Via Lattea molte stelle minute.  vero che, per quel che si vede nelle nuvolose del Cancro et Pleiadi, si pu congetturare probabilmente che ancora nella Via Lattea sia grandissima moltitudine di stelle, le quali non si ponno discernere per essere troppo minute.
Alla 2a, habbiamo osservato che Saturno non  tondo, come si vede Giove e Marte, ma di figura ovata et oblonga in questo modo [vedi figura 520a.gif]; se bene non habbiam visto le due stellette di qua et di l tanto staccate da quella di mezzo, che possiamo dire essere stelle distinte.
Alla 3a,  verissimo che Venere si scema et cresce come la luna: et havendola noi vista quasi piena, quando era vespertina, habbiamo osservato che a puoco a puoco andava mancando la parte illuminata, che sempre guardava il sole, diventando tutta via pi cornicolata; et osservatala poi matutina, dopo la congiontione col sole, l'habbiamo veduta cornicolata con la parte illuminata verso il sole. Et hora va sempre crescendo secondo il lume, et mancando secondo il diametro visuale.
Alla 4a, non si pu negare la grande inequit della luna; ma pare al P. Clavio pi probabile che non sia la superficie inequale, ma pi presto che il corpo lunare non sia denso uniformemente et che abbia parti pi dense et pi rare, come sono le macchie ordinarie, che si vedono con la vista naturale. Altri pensano, essere veramente inequale la superficie; ma infin hora noi non habbiamo intorno a questo tanta certezza, che lo possiamo affermare indubitamente.
Alla 5a, si veggono intorno a Giove quattro stelle, che velocissimamente si movono hora tutte verso levante, hora tutte verso ponente, et quando parte verso levante, et quando parte verso ponente, in linea quasi retta: le quali non possono essere stelle fisse, poich hanno moto velocissimo et diversissimo dalle stelle fisse, et sempre mutano le distanze fra di loro et Giove.
Questo  quanto ci occorre in risposta alle domande di V. S. Ill.ma: alla quale facendo humilissima riverenza, preghiamo dal Signor compiuta felicit.

Dal Collegio Romano, li 24 d'Aprile 1611.
Di V. S. Ill.ma et R.ma

[vedi figura 520b.gif]


521.

GALILEO a [BELISARIO VINTA in Firenze].
Roma, 27 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 52. - Autografa.

Ill.mo Sig.re et Pad.ne Col.mo

Perch l'Ecc.mo S. Ambasciador Niccolini si va apparecchiando per la partita di qua et ritorno a Firenze, et per quanto intendo, il successore(249) dover essere in Roma tra pochi giorni, anzi in questo punto  arrivato un suo mandato a cominciare a preparar la casa et altre provisioni; et desiderando io, gi che son qua, di non guardare in 8 o 10 giorni pi o meno per finire di dare intera satisfatione ad ogn'uno, come sin qui l'ho data a moltissimi; per tanto supplico V. S. Ill.ma a farmi grazia di supplicar S. A. S. a favorirmi di dar ordine qua, che in assenza dell'Ecc.mo S. Amb.or Niccolini io potessi, per quelli 8 o 10 giorni che mi potessero mancare alla mia spedizione, esser ricevuto et alloggiato al Giardino della Trinit de'Monti: perch, se bene haverei molti amici et padroni dove stanziare, tuttavia, per ogni rispetto, deisidero di non uscire delle case di S. A. S.ma; come anco non vorrei esser di disturbo al nuovo Amb.re, et massime in questi principii, che pur troppo dover haver disturbi per i proprii accomodamenti di casa. Et questo  anco parere et consiglio dell'Ecc.mo S. Niccolini.
Io poi, come sempre ho dato intenzione a loro A.ze Ser.me, son sicuro di tornare con haver ricevuta et data compitissima et intera satisfatione a tutti, s come in breve saranno accertate, ancor che la novit et grandezza della mia impresa habbia dato che dire a tutto il mondo. Et tanto basti per hora. Bacio reverente la veste a loro A.ze Ser.me, et a V. S. Ill.ma mi ricordo devotissimo servitore.

Di Roma, li 27 di Aprile 1611.
Di V. S. Ill.ma
Supplico V. S. Ill.ma di subita risposta.

Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



522.

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Roma.
Monaco, 27 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 192-193. - Autografa.

Car.mo et Hon.do S.r Fratello,

La vostra gratissima mi  stata resa insieme con quella della Ser.ma Arciduchessa, quale a vostra requisitione(250)  scritto al Ser.mo Duca Guglielmo(251) in mia raccomandatione; et per ancora non l' possuta consegnar a S. A., mediante la sua absenza. La lettera la tiene il Sig.r Dottor Mermano(252) appresso di s, quale alla tornata del Duca gnene presenter con comoda occasione; et di quello che sia per fruttarmi, vi avviser a suo tempo, ringratiandovi(253) intanto per mille volte del'ufitio che avete fatto per me; et mi vi raccomando di cuore a volermi aiutare in qualche maniera, poi che Iddio vi  dato la gratia di poterlo fare. Et essendo voi in tale felice stato, non vi sdegnate a riguardar in dreto verso i vostri che sono in bisogno, n voler vendicarsi de'disgusti ricevuti; ch a l'ultimo, se vorrete considerare alle cose passate, tutto in quello che vi contrariavo(254) era solo pregiudizioso a me solo: et in somma l'animo mio  stato sempre affetionatissimo verso i mia, et in particolare verso di voi; et voglio credere che non abbiate mutato quella vostra solita benigna natura, et che vi ricorderete del povero Michelagnolo vostro fratello, et oltra alle infinite vostre lodi, che sono sparse per il mondo, creder che vorrete che la carit verso i vostri non rimanga in dreto, et quella faccia pi manifesto le vostre virt. Io non so esprimer il mio concetto; ma havendo a trattar con voi, basta per esser inteso. Ho presente da pi bande, in che consideratione et stima siate, non solo alle Ser.me Altezze di Toscana, ma di tutta l'Europa; et oltra a gl'honorini e carezze che vi vien fatto, siate stato da diverse bande presentato molto largamente; et in conclusione che siate in stato di poter soccorere i vostri senza alcuno vostro incomodo. Et hora che il mio Vincenzino  qui a tavola, vi si raccomanda di cuore; che se voi lo vedessi, son certo che diresti non potersi veder la pi gratiosa e bella creatura: et so che l'affetione non m'inganna.
Mi dite in questa vostra ultima, come mi havete scritto 3 lettere senza averne risposta. Io l' ricevute tutte, et a tutte  dato risposta. Tutte le cose scoperte da voi sono state molto grate intendere a queste Altezze et a molti in questa citt, a'quali  fatto vederne parte, ci  li Pianeti et le cose della luna, che n'hanno ricevuto gran meraviglia: et se io non fussi stato, molti(255) non haveriano creduto n visto mai niente; et in particolare queste Altezze, poi che hanno inteso come io  fatto vedere tutte queste cose a diversi, l' messe in desiderio d'affaticarsi ancora esse; et intendo come hanno hauto il loro intento, con molta lor meraviglia e gusto. Il Ser.mo mio Padrone(256)  un comodo istrumento, dove posa su la canna; et l'occhiale che li mandasti, lo porta sempre seco quando va fuora della citt, et gl' fatto fare una bellissima(257) canna d'ebano. L'occhiale del Ser.mo Duca Guglielmo lo tengo ancora appresso di me; et havanti che io intendessi quello che  occorso, stupivo vedendo che S. A. non lo domandava: salvo che, circa 2 mesi fa, disse al S.r Dottor Mermano che cosa era del suo occhiale. Li rispose che l'aveva il Galilei, con l'aiuto del quale 4 giorni havanti aveva visto ottimamente cose lontanissime, et che li pareva uno strumento rarissimo. S. A. allora non disse altro, solo che credeva che non dovessi servir per la sua vista. Et perch il Dottor Mermano  sempre mille negotii inportantissimi da trattar con S. A., da l'ora in qua non s' pi parlato d'occhiale, et ancora perch S. A. sta il pi del tempo fuori.
Quello che volevo dirvi , che il mio padron di casa, ch' pittore del Duca Guglielmo et molto suo domestico, mi disse a questi giorni che si trov presente quando S. A. ricevette l'occhiale; et per haver esso pittore visto pi volte il mi[o], et per consequenza qualche poca di pratica, subito si messe a metterlo insieme; et senza star a guardar se i vetri erano netti, o vero aggiustar lo strumento, et pi senza alcun sostegno, si messeno a guarda[r] fuori d'una finestra; et quello che aiutava questo bel maneggio, era un giorno(258) che fioccava la neve a pi pottere: a tale che S. A. et il pittore si risolvettero a dire di non haver visto niente. Et io li dissi et mostrai tutte le circustanze che bisognava osservare in mettere in opera tale strumento. Io mi sono accorto che il Duca, non havendo potuto veder allora cosa alcuna, si inmagini che non sia strumento per i suoi occhi, et per questo non se ne curi n ci pensi pi. Ma io  informato del tutto il S.r Mermani, il quale con comodit informer S. A.; et crede che presto lo vorr vedere, tanto pi ch' fatto fare uno strumento da poter maneggiar con grandissima comodit il cannone, secondo che altre volte v' scritto(259).
Io poi non  mancato n manco di goderlo, in fino che mi resta nelle mani: et la mattina sono stato pi volte, all'aprir della porta, fuori per osservar Venere lunata, la quale appariva(260) in circa un'ora avanti lo spuntar del sole; ma sempre che l' osservata,  stata l'ora troppo tarda, a tale che non  potuto discerner quello che mi scrivete, per la chiarezza del giorno. Credevo ancora poter osservar Saturno, non essendo molto lontano da Venere; ma n anco quello  potuto veder niente, a tale che per l'avvenire mi voglio risolvere andare a dormir fuori della citt, qui poco lontano in un luogo d'un mio amico: et voglio usar ogni diligentia di veder tutte quest'altre cose, acci quando haver un altro occhiale da voi, secondo che m'avete promesso, io possa far veder le dette cose a'mia amici, s come  fatto veder quest'altre.
 inteso con molto mio piacere che i vostri avversari si sieno resi vinti: et l'haverli hauti un pezzo per contrari, et poi restati chiariti, maggior honore e gloria  la vostra.  di pi inteso la vostra andata a Roma et la maniera che andate, et del tutto sento infinito contento, del qual luogo so che ne riporterete honore et utile; et di quello che seguir mi farete sommo piacere tenermi avvisato, consegnando cost in Roma le lettere al S.r Giovanbatista Crivelli, per la via del quale riceverete questa, non vi scordando per le corde, ch ne sono in gran necessit. M. Cristoforo(261) me ne mand da Padova dui mazzetti, che non son buone a niente. Quando tornerete a Firenze, aspetter che mi mandiate i ritratti, quali molto desidero d'avere. Io non posso far di manco di non tornar a pregarvi a volermi haver per raccomandato, et a soccorermi adesso che Dio vi d gratia di poterlo fare et che io sono in bisogno, senza dire ch'havete fatto assai per me: lo confesso; ma non  gi tanto quello ch'avete fatto, che non sia maggiore la vostra amorevolezza et le vostre presenti forze. Et pensate che non  pi che 220 fiorini l'anno, et se non fussino stati alcuni scolari che  hauto, mal per me: et al presente non  pi che dui, et Dio sa quanto dureranno: oltra che il mio mal vecchio mi torna a travagliare, et hora m' tenuto in letto 3 giorni. Oggi mi son pur levato, et sono stato a trovar il Sig.r Mermani, quale vuole ch'io faccia una purga che mi coster qualcosa.
Vi torno a ringratiar de l'occhiale che mi mandasti, per il quale il Ser.mo Elett[o]re(262), a riquisitione di mio suocero, mi don 100 scudi, che quelli m'hanno sollevato un poco. Il Sig.r Mermani vi si raccomanda con ogni affetto, et insomma  tutto vostro, et vi celebra sommamente; et a suo tempo vi prego a ricordarvi di lui circa l'occhiale, et credetemi che sar bene inpiegato. Et per fine io con tutti di casa vi ci raccomandiamo di vivo cuore, con pregarvi da nostro Signor ogni felicit, et in particolare la sanit.

Di Monaco, li 27 d'Aprile 1611.

Vostro Aff.mo Fratello
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
In palazzo del Ser.mo(263) G. Duca di Toscana.
Roma.



523..

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 29 aprile 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T, VI, car. 194. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Non conosco la mia poltroneria solo che quando devo scrivere a V. S. molto Ill.re, che mi vergogno non haver alcuna cosa di novo: parlo di intrinseco, bench d'estrinseco ancora non sia nulla; ma quello non agrava me. Pure non mi manca scusa; ch bisogna corteggiare, atender a raggioni di stato, et altre vanit, ad comode, o pi tosto ad ambitiose, vivendum indirizzate. Vorei haver ocasione un giorno di servir quel Ser.mo G. D., per poter ritornare a godere delle meravigliose contemplationi di V. S. Per Dio, che alle volte sto in pensiero di venirmene in Italia et far Fiorenza mia patria, per questo. Non dubito per che ella non mi dia consolatione di farmene alcuna volta parte.
Doppo che questo Ser.mo ha veduta la sua lettera, tutto il mondo la vuol vedere; et io ho gusto estremo in mostrarla, ch vedendo tutti stupire et ammirar la virt di V. S., pare a me ancora participar di questa gloria, essendo suo servidore. Mi conservi tale, ch tale le vivo. Et le baccio le mani.

Di Brusseles, il d 29 Ap.le 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r et P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.

D'altra mano: fr.ca fin a Mantova.



524..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 29 aprile 1611.

Archivio dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 12. - Autografa.

.... Confesso che il Nunzio Sidereo del S.or Galilei a prima vista mi riusc molto incredibile; e trovando che molti principalissimi mathematici concorrevano in tal incredulit, impuntai lungo tempo la mia ostinatione, sino che questi istessi mathematici oppositori furono convertiti, in particolare il P. Clavio, quale mi assicur talmente della verit, che non mi resta pi scrupolo alcuno, maggiormente aggiungendovisi il testimonio di V. S.
Della gentilezza del S.or Galilei non mi pu dire cosa nova, poich egli si mostra tale verso me in tutte le sue lettere; e io l'honoro anco et osservo altrettanto per questa sua bellissima parte, quanto per la dottrina et per l'inventione di tante cose mirabili in cielo, che bastaranno a far admirabile il nostro secolo a tutta la posterit....



525..

FEDERICO CESI a FRANCESCO STELLUTI in Fabriano.
Roma, 30 aprile 1611.

Bibl. Vaticana. Cod. Vat. 9684, car. 87. - Autografa la sottoscrizione.

.... Se mai fu tempo che V. S. fosse in Roma,  hora; et se io ce la desiderai, hora tanto pi la desidero: il perch, ella stesso lo saprebbe in parte, ma io glie lo dir a pieno.
Ogni serena sera vediamo le cose nuove del cielo, officio veramente da Lincei: Giove co'suoi quattro e loro periodi, la luna montuosa, cavernosa, sinuosa, aquosa. Resta Venere cornuta, e 'l triplice suo Saturno, che di mattino devo vederli. Delle fisse non dir altro. Si conclude tra'filosofi, o il cielo flussile e non differente dal'aere, overo, conforme alla vecchia sentenza de'Pitagorici et nova osservatione di hoggigiorno, l'orbi in questa forma di pianeti. Non  per piccola difficolt, se la terra sia il centro dell'orbi....
.... Se vol ire a Napoli, tanto pol farlo, et anderebbe assieme con l'istesso Galileo, che pensa andarci fra 15 giorni in circa; et l non sarebbe anco inutile alle cose comuni(264)....

[vedi figura 525.gif]



526.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 6 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Par. I, T. VI, car. 196. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Imaginandomi che V. S. sia ritornata a Fiorenza, prendo ardire di scriverle, poich in quelle altitonanti grandezze di Roma malamente questa mia sarebbe potuto penetrare alla sua abbagliatissima vista.
Ho sentito grandissimo contento nel leggere li molti honori e gratissime accoglienze fatte in quella gran Corte alla meritevolissima sua persona; s che m'imagino che sar ritornata alla patria carica di gratie humane e divine, onde  bene il dovere che ne participi anco con gli amici e servitori suoi.
Vengo adunque a racordarli, se ben so che non ve n' bisogno, il negotio de'nostri SS.ri Belloni, poich ho penetrato che in Pisa si son fatti gran brogli per alcuni filosofi, specialmente, credo, per un Aretino. Di gratia, V. S. con la sua autorit e diligenza operi che non siano scavalcati, e non restiamo defraudati della gagliarda speranza che in tutte le sue lettere sinora ci ha data, essendo gi quasi divulgata l'elettione di questo gentilhomo.
Scrissi al S.r Velsero quanto V. S. mi scrisse da Roma intorno alla stella di Venere per risposta a quel Gesuita(265): non ho ancora sue lettere: se venir cosa alcuna, ne dar parte a V. S. Parlai allongo, un di questi giorni, con 'l Cremonino(266), il quale si burla affatto di queste sue osservationi, e si maraviglia che V. S. le dica come cose vere. Presto dar fuori alcuni suoi trattati De facie lunae, De Via Lactea, De denso et raro, e di altre cose del cielo, come anco del moto della terra, nelli quali piglia a diffendere Aristotile, che sanno tutti contra a V. S., s ben non la nominer; et a tutti dice quell'autorit di Plutarco, come autorit irrefragabile intorno all'inganno de gli occhiali.
Habbiamo qui l'Ill.mo S.r Andrea Moresini, il quale non pu patire che 'l Cremonino, mentre V. S.  stata qui, non habbia procurato n voluto vedere queste sue osservationi, avendole io detto ch'ella se gli era offerta d'andar sino alla sua propria casa per fargliele vedere; onde le pare che abbia torto contrariarle senza haverne fatto qualche esperienza. Io dissi a S. S. Ill.ma come il Cheplero, il Clavio e molti altri mathematici approvano le osservationi nella luna e quelle delle Stelle Medicee: in somma discorressimo assai di V. S., e mostra esserli molto affettionato, et haverli rincresciuto molto ch'ella sia partita.
Ancora siamo senza mathematici. Al Magini non badano, perch pretende troppo stipendio. Par ch'egli inclini al Conte Giulio Zabarella. Il Conte Ingolfo(267) s'aiuta esso ancora per quanto pu. Staremo a vedere.
Che la terra giri, sinhora non ho trovato n filosofo n astrologo che si voglia sottoscrivere all'opinione di V. S., e molto meno lo vorrano fare i theologi: pensi adunque bene, prima che asseverantemente publichi questa sua opinione per vera, poich molte cose si possono dire per modo di disputa, che non  bene asseverarle per vere, massime quando s'ha l'opinione universale di tutti contra, imbibita, si pu dire, ab orbe condito. Perdonami V. S., perch il gran zelo ch'io ho della sua reputatione mi fa parlare in questo modo. A me par che gloria s'habbia acquistata con l'osservanza nella luna, ne i quattro Pianeti, e cose simili, senza pigliar a diffendere cosa tanto contraria all'intelligenza e capacit de gli huomini, essendo pochissimi quelli che sappiano che cosa voglia dire l'osservanza de'segni et aspetti celesti.
Di nuovo in questo Studio non habbiamo cosa di momento. Attendi V. S. a conservarsi sana et allegra; e se son buono a servirla, mi commandi; e quando potr, si lasci un poco rivedere in questi nostri paesi. Il S.r Baldino(268)  a Verona; lo salutai per, prima che partisse, a nome di V. S., e cos li SS.ri Sandelli e Pignoria(269), che amendua con ogni affetto le baciano le mani, s come pur io faccio affettuosissimamente. Dio la feliciti. Non si scordi, di gratia, il negotio dell'Ecc. Belloni, perch si sente che le cose fluttuano, s'ella non le aiuta.

Di Pad.a, alli 6 Maggio 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



527..

GIOVANNI NICCOLINI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Roma, 6 maggio 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3325. - Autografa la sottoscrizione.

.... Il Galilei tiene impedito la camera ch' nel salone dove stavo io quando venne il S.r Don Antonio(270), che vi son mie masseritie; e perch, per quel che veggo, tarder dopo di me a venire in cost, et io non solo gli ho fatto il commodo delle stanze, ma anche spesatolo, conforme all'ordine datomi da S. A., per, dovendo io partir prima, sar ben che V. S. ordini se ha da tenere la medesima stanza, e chi sia quello che gl'habbia da far le spese dopo di me....



528.

PIERO DINI a COSIMO SASSETTI in Perugia.
Roma, 7 maggio 1611.

Non conoscendo alcuna fonte manoscritta di questo capitolo di lettera, lo riproduciamo dalla prima edizione, che  a pag. 22-23 dell'opuscolo intitolato Lettera del Portoghese autore delle Riflessioni sopra il Memoriale presentato dai PP. Gesuiti alla Santit di Papa Clemente XIII, al Romano autore della Critica alle medesime Riflessioni, con un saggio della morale specolativa e pratica de'moderni impugnatori de'PP. Gesuiti, tratta dalla Critica alle Riflessioni e dalla Neomenia Tuba Maxima. Tomo decimoterzo. [In Fossombrone.] 1760. Per Gino Botagriffi e Compagni. L'editore, che  il P. FRANCESCO ANTONIO ZACCARIA, possedeva l'"originale" di questa lettera.

Del Sig. Galileo non saprei dove mi cominciare a darne ragguaglio a V. S., bastando malamente una lettera. Per cominciare e per abbreviare, posso dire a V. S. che ogni giorno converte degli eretici che non li credevano, restandoci, ancorch pochi, qualche capone, che, per non restar chiariti in particolare delle stelle intorno a Giove, non vogliono n anche guardare: e se a me ne viene alcuno per le mani, voglio esortarlo a guardare, e dire che non le vede; ch a questo non ci  riprova.
Il Sig. Cardinal Bellarmino ha scritto una polizza ai Gesuiti(271), dove li dimanda informazione di alcuni capi di queste dottrine del Galileo; e i detti Padri hanno risposto(272) una delle favorite lettere che si possa, e sono grandi amici suoi: e in questa Religione sono grandissimi uomini, ed i maggiori sono qua.

Fuori: Al Molt'Illustre Sig. mio Osservantiss. (sic)
Il Sig. Cosimo Sassetti.
Perugia.



529..

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 14 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 14. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio P.rone Oss.mo

Sono stato questi giorni passati in Anversa, dove ho veduta una cosa degna di scriversi a V. S. Un certo, il quale  sopra la zecca di questo Ser.mo(273), fa (a chi vuol vederla) questa tal prova. Lui piglia una pallina d'oro, et la fa pesare a chi vuole, sopra una bilancia giustissima et esatta; poi batte detta pallina et ne fa una focaccietta; si ritorna a pesare, et pesa sempre 3 et anco 4 granni pi che prima. La comune opinione di costoro  che la forma pesi. Non mancano di quelli che dicono che vi resta del ferro del martello nell'oro: ma sono opinioni ridicolose, par a me. Questa cosa mi conferma l'opinione di V. S., che ci siano de'vacuetti ne'corpi, i quali, per il battere del martello(274), si riempino, onde il corpo non ocupi poi tanto loco nel'aria, et per conseguenza non sia tanto sostenuto dal medio, et pesi pi. Non so quello che circa questo giudicar V. S.
Non ho altro di nuovo. La prego, se in queste parti io son buono a servirla in alcuna cosa, honorarmi di qualche comandamento; et le baccio le mani. La suplico far un baciamano al Sig.r Apruino(275), scrivendole.

Di Brusseles, il d 14 Maggio 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.r Aff.mo
[vedi figura 525.gif]
Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio P.rone Oss.mo
[Il] Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.

D'altra mano: fra.ca fin a Mantova.



530.

COSIMO SASSETTI a PIERO DINI [in Roma].
Perugia, 14 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 18. - Copia di mano di GALILEO, che sul margine superiore, a sinistra, annot di suo pugno: "Copia di una lettera scritta di Perugia a Mons. Dini".

.... Qua  un gran romore contro al S. Galileo; e a dua de'principali, a'quali ho parlato, n meno Tolomeo li convertirebbe, se bene si convertisse prima lui. Desidererei se non la risposta a una ragione quale sento, che mi pare assai concludente: ci , che o l'occhiale faccia apparire quello che non , o s vero, quando pur sieno, sieno tanto minimi, che non influischino; delle quali pare a me che dichino che non ne manca in cielo. Questa ragione  fortificata da moltissimi argomenti e probazioni, cominciandosi dalla creazione di Adamo etc., come V. S. Rev.ma sa meglio che non saprei per tradizione raccontar io. Ho sentito addurre alcune altre ragioni, ma io le stimo troppo sottili e facili a ributtarsi; e per ci, se si levasse loro la suddetta, credo che sarebbe vinta la lite. E con questo le fo reverente fine, pregando per ogni sua felicit.

Di Perugia, li 14 Maggio 1611.
Di V. S. molto I. et Re.ma
Dev.mo et Oblig.mo Ser.re
Cosimo Sassetti.



531..

LUCA VALERIO a MARCANTONIO BALDI [in Roma].
Roma, 20 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 29. - Copia autografa, in capo alla quale LUCA VALERIO scrisse: "Copia scritta et sottoscritta da Luca Valerio di sua propria mano". A tergo, di mano di GALILEO, si legge: "Attestaz.ne del S. Luca Val.io" La carta  stata molto corrosa dall'inchiostro.

Molto Ill.re et molto R.do S.r
Marcant.o Baldi, P.ron mio Oss.mo

Perch V. S. hieri sera mi domand se l'osservationi del cielo, che il S.r Galileo col suo occhiale alli giorni passati ha fatto fare a me et a molti altri in Roma, sono vere o apparenti per forza di refrationi, io non [tanto] per V. S. rispondo in carta, quanto per alcuni che si [...] dati a credere ch'io, per l'amicitia del S.r Galile[o] et come [suo] p[artig]iano, dica esser vere, et non vana apparenza, qu[...] per [...] occhiale si rappresenta.
Dicole adunque, da filosofo p[i] a[mico] della verit che di qualsivoglia huomo del mondo, non mi esser mai caduto nella mente, ch'il medesimo vetro, drizzato nel medesimo modo verso una stella medesima, come quella di Giove, potesse farla apparire, in un istesso luogo del cielo, ci[nta] da quattro stelle che sempre l'acc[ompa]gnano, invisibili al semplice occhio naturale, in modo tale ch'[una] sera apparissero, s com'io(276) le ho osservate, tre occidentali et la quarta orientale, et la seguente, tre orientali et l'altra occidentale, et al[tre] volte in siti diversissimi; non consentendo la dimostration metafisica, che una finita e terminata causa, mentre resta la medesima et nel medesimo modo disposta o circonstantionata, possa mostrarsi varia negli effetti. Nemeno  cosa da purgato giudicio il creder che l'occhiale potesse causar tale apparenza intorno a Giove solo, e non intorno ad alcun'altra stella od altro obietto, d'infiniti che con l'occhiale si scernono semplici, come sapiamo che sono in s medesimi, variandosi solamente la grandezza per la convessit del vetro. S che V. S. stia pur sicura ch'io sia tanto lontano dal creder che [......] queste cose celesti, n[uo]vamente dal gran Galileo, et non prima di lui da alcuno, state osservate, possano essere apparenze cagionate da inganno d'instrumento, quanto sono lontano dal creder che il sole non luca, ma che a noi cos paia. Le cagioni di perspettiva, se gli avversarii, che senza [...]ione et espe[rie]nza alcuna dell'occhiale s arditamente parlano e legi[erm]ente ridono, ne fussero capaci, le havrei stese in questo foglio, dimostrando [non (?) esser] impossibile per la [...] di tal vetro la moltiplicatione apparente dell'obietto, et [...] ch'ella fusse possibile, seguirne un molto grande inco[nveniente], e se la figura dell'occhio naturale dovesse ad ogni huo[mo causar] simile inganno, onde si revocasse in dubio tutto quel che intendiamo per mezo del vedere.
Ho voluto spiegare a V. S. il mio parere con queste quattro righe, non tanto per lei, com'io dissi da principio, con la quale discorrer pi al lungo a bocca sopra il medesimo soggetto, quanto perch, venendole occasione, ella possa, con questa mia scrittura di mia mano, assicurare alcuni di questi ritrosi, atti a sparger la fama, ch'io non sono di contrario parere a quel ch'io mi contento che, come mio, apparisca per iscrittura. Et con tal fine bacio a V. S. le mani, pregandole da Dio felicit.

Di casa, a d 20 di Magio 1611.
Di V. S. molto Ill.re e molto Rev.da
Ser.re Aff.mo
Luca Valerio.



532.

GALILEO a PIERO DINI [in Roma].
Roma, 21 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 18-22. - Minuta autografa, ricorretta da GALILEO fors'anche in un tempo alquanto posteriore a quello della stesura della lettera. A car. 22t. si legge, di mano di GALILEO: "Risposta mia a una di Perugia, scritta a Mons. Dini(277)". Una copia, di mano del sec. XVII,  a car. 403-425 del cod. Trivulziano 595, e ne abbiamo fatto diligente collazione; ma possedendo l'autografo, crediamo inutile tener nota delle varianti che essa presenta, commiste a numerosi e gravi errori che derivano in buona parte da false letture, poich non sapremmo qual valore attribuire a quelle varianti, e dovremmo giudicarle, con molta verisimiglianza, semplici arbitrii o negligenze dell'amanuense.

Ho vedute le occasioni di dubitare circa i 4 Pianeti Medicei de i Signori principali in lettere di Perugia, et conforme al comandamento di V. S. molto I. et Rev.ma, bench occupatissimo in altri affari, risponder quanto mi occorre in questo proposito; stimando utilmente impiegata questa fatica, la quale al cenno di V. S. ubidisce, et mi d in un tempo speranza di conciliarmi l'assenso, non pur di uno particolare, ma di una Universit intera di Studio(278) tanto celebre e famoso. Et se bene la questione  de fatto, la cui vera decisione dal senso et dall'esperienza doveria dependere, tutta via, poi che le dubitazioni et instanze derivano da discorsi et imaginazioni, n posso in tanta distanza dar la vera e propria satisfazione, che sarebbe la sensata, tenter discorrendo rimuovere le cause del dubitare, quelle cio che espressamente sono contenute nella lettera del S. Sassetti.
E prima, che possino quei Signori dubitare che nell'occhiale sia inganno, parmi veramente mirabil cosa: perch so che non mi negheranno che il ritrovare le decettioni e fallacie di uno strumento o altro artificio appartiene et  facolt propria di chi sia intendente in quella arte dalla quale tale strumento depende, et in oltre(279) che del medesimo strumento habbia fatte molte esperienze; hora, sapendosi che et la fabrica et la teorica di questo occhiale depende dalla cognizione delle refrazioni, che  parte delle scienze matematiche, mia particolare professione, n si potendo dubitare che io, per lo spazio hor mai di 2 anni, habbia del mio strumento, anzi pur di decine(280) di miei strumenti, fatte centinara di migliara di esperienze in mille e mille oggetti, et vicini e lontani, e grandi e piccoli, e lucidi et oscuri(281), non so vedere come ad alcuno possa cadere in pensiero che io troppo semplicemente sia rimasto nelle mie osservazioni ingannato, e che tra la perspicacit dell'ingegno di un altro e la stupidit del mio possa cader tanta discrepanza, che quelli, senza pur mai haver veduto il mio strumento, habbia in lui scoperte quelle fallacie, delle quali io, che cento mila esperienze ne ho fatte, accorto non mi sia, anzi non pure io solo, ma niuno di quelli molti che insieme meco l'hanno(282) adoprato. Ci sarebbe un presuppor tanto di s stesso, e s poco del compagno, che non credo che simil concetto caschi in mente di persona ragionevole.
Forse potrebbe dire alcuno, che io, accortomi pur troppo dell'inganno del mio strumento, non inganni me, ma mi prenda gusto di ingannare gl'altri. A questi io rispondo, dichiarandomi primieramente, protestando(283) e confessando di non conoscere tali inganni: s che se mai accadesse che qualche ingegno sublime facesse palesemente conoscere tali fallacie, io non intendo di separarmi dal numero degl'ingannati, n di volere col manto dell'astuzia coprire la mia ignoranza; anzi mi dichiaro in quella occasione tanto pi ignorante degl'altri, quanto la continuata esperienza doveva meglio et in pi breve tempo rendermi accorto. Aggiungo poi, che non  il mio solo occhiale, o gl'altri fabricati da me, che faccino vedere li 4 Pianeti Gioviali, ma tutti gl'altri, fatti in qualsivoglia luogo e da qualunque artefice, pur che siano ben lavorati et che mostrino gl'altri oggetti grandi e distinti; et con tutti questi strumenti, in ogni luogo adoprati, si veggono le medesime mutazioni di sera in sera et le medesime costituzioni a capello di essi Pianeti: tal che quelli che vorranno mantenere che pur tali fenomeni siano illusioni, haveranno gran briga in ritrovar cagioni per le quali tutti gli strumenti, e grandi e piccoli, e lunghi e corti, siano cos conformi nelle fallacie, et nel mostrarle, tra l'innumerabilit degl'oggetti visibili, circa la sola stella di Giove. E di pi soggiungo, che se pure alcuno havesse ferma opinione che si potesse fabricare un occhiale di tal virt, che intorno a qualche stella o lume o qualunque altro oggetto particolare facesse apparire per illusione altri lumi o altre multiplicazioni di specie, che poi realmente non vi fussero, et che tale apparenza accadesse intorno ad un oggetto solo et ad altri no; procuri pure di fare un tale strumento, perch io mi obligo di farglielo pagare 10000 scudi. Et se il mio occhiale havesse facult di far vedere altro che quello che realmente , non lo permuterei con qualsivoglia tesoro. Et questo basti haver detto circa il levar la credenza delle fallacie, la quale con una sola occhiata che si dia con lo strumento, si rimuove da ogn'uno.
Quanto all'altra parte, ci  che tali Pianeti, quando pur realmente siano, restino per la loro picciolezza inefficaci, ci non veggo io come sia contro di me, il quale mai non ho mosso parola dell'efficacia o influssi loro; tal che se pure alcuno gli reputa superflui, inutili(284) et oziosi al mondo, muovane pur lite contro la natura o Dio, et non contro di me, che non ve ne ho che fare nulla, n sin qui ho preteso altro che il mostrare, loro essere in cielo, et di movimenti proprii raggirarsi intorno alla stella di Giove. Ma se, come avvocato della natura et per servire a V. S. R.ma, io devo dir qualche cosa, dir che io, per me, anderei molto riservato in asserire, questi Pianeti Medicei mancar di influssi, dove le altre stelle ne abbondino; et parrebbemi arditezza, per non dir temerit, la mia, se dentro a gl'angusti confini del mio intendere volessi circuscrivere l'intendere et l'operare della natura. Adunque dovevo io li giorni passati, quando in casa l'Ill.mo et Ecc.mo S. Marchese Cesi(285), mio Signore, veddi le pitture di 500 piante Indiane, affermare, o quella essere una finzione, negando tali piante ritrovarsi al mondo, o vero, se pur fossero, essere frustratorie et superflue, poi che n io n alcuno de i circostanti conosceva le loro qualit, virt et effetti? Certamente che io non credo che negl'antichi e pi rozzi secoli la natura si astenesse di produr l'immensa variet di piante et di animali, di gemme, di metalli et altri minerali; di fare ad essi animali ogni lor membro, muscolo et articolo; in oltre, che ella mancasse(286) di muover le celesti sfere, et in somma di produrre et operare i suoi effetti; perch quelle inesperte genti le virt delle piante, delle(287) pietre e de i fossili non conoscevano, gl'usi di tutte le parti degl'animali non intendevano, et i corsi delle stelle non penetravano: et veramente parmi che saria cosa ridicola il credere, che allora comincino ad essere le cose della natura, quando noi cominciamo a scoprirle et intenderle. Ma quando pure l'intender degl'huomini dovesse esser cagione della esistenza delle cose, bisognerebbe, o che le medesime cose fussero et insieme non fussero (fussero, per quelli che le intendono; e non fussero, per quelli che non l'intendono), o vero che l'intender di pochi, et anco di un solo, bastasse per farle essere: et in questo secondo et meno esorbitante caso, baster che un solo intenda la propriet de i Pianeti Medicei per fargli essere in cielo, et che gl'altri per hora si contentino del vedergli solamente.
Ma quel dire che non influischino perch sono cos piccoli, per dedurne poi (per quanto mi immagino) che, come superflui et inefficaci, non siano degni di esser considerati e stimati; parmi detto pi per scusarsi dalla fatica dell'osservargli et dell'investigare i loro periodi, difficilissimi et quasi inesplicabili, che perch veramente convenga reputare opere di Dio, et opere tanto sublimi, supervacanee, oziose e contennende. Et quali regole o osservazioni et esperienze, per grazia, ci insegnano che l'efficacia, la nobilt et l'eccellenza delle operazioni, dalla grandezza solamente de gli strumenti con i quali la natura et Iddio operano, attender si debba? Chi di sano intelletto misurer dalla sola mole la virt e perfezione delle cose? Io, per me, non diffiderei di poter numerare altrettante cose, nell'universit della natura, piccolissime et efficacissime nel loro operare, quante alcuno ne potesse assegnar delle grandi: et s come le arti, per la variet delle loro operazioni, hanno bisogno non meno dell'uso di cose piccolissime che delle grandi, cos la natura nella diversit de'suoi effetti ha bisogno di strumenti diversissimi, per poter quelli accomodatamente(288) produrre; et tali operazioni con piccolissime machine si effettuano, che con maggiori, o non cos bene, o pure in conto nissuno(289), effettuar non si potrebbono. E chi dir che l'ancora, per esser ferramento di cos vasta mole, presti uso grandissimo nella navigazione, et che all'incontro l'indice(290) magnetico, come cosa minima, resti inutile et di niuna considerazione degno?  vero che per fermar la nave l'aiuto dell'indice  nullo; ma non meno  inutile l'ancora per drizzarla et governarla nel suo viaggio: anzi per avventura la operazione di quello  pi eccellente et ammiranda che questa. Un palo di ferro, accomodato a far fosse e smuover pietre, non oscura il gentile uso dell'ago, col quale artificiosa mano di leggiadra donna lavora vaghissimi trapunti(291). Che se la piccolezza della mole sciemasse o togliesse l'efficacia et eccellenza nelle operazioni, quanto men nobile saria il quore che il polmone, et le pupille de gl'occhi che altre parti del corpo molto grandi et carnose? Et chi dir che le zucche vinchino di nobilt il pepe o i garofani, o che le oche tolghino il pregio a i rosignuoli? Anzi pure, se noi vorremo riguardare pi sottilmente gl'effetti(292) della natura, troveremo, le pi mirabili operazioni derivare et esser prodotte da mezi tenuissimi. Et discorrendo prima per le cause(293) motrici de i nostri sensi pi perfetti, quello che ci muove il senso dell'udito, et per esso trasporta in noi i pensieri, i concetti e gl'affetti altrui(294), che altro  che un poco di aria, sottilmente increspata dal moto della lingua et delle labbra di quello che parla? et pure niuno sar che non conceda, questa leggerissima affezione dell'aria superare di gran lunga in eccellenza e nobilt quella grande agitazione de i venti, che scuote le selve e spinge i navilii per l'oceano(295). Quale  la picciolezza e sottilit delle specie visive, che dentro all'angustissimo spazio della nostra pupilla racchiude la quarta parte dell'universo? et qual mole hanno i fantasmi che alterano il nostro cervello, hora eccitando l'imaginativa a farci presente quanto haviamo veduto, sentito o inteso in vita nostra, hora svegliando la memoria a ricordarci di tante cose passate? Io potrei raccontare mille e mille grandissimi affetti et effetti, che da picciolissime cause dependono; ma credo bastar questo poco, che ho accennato, per mostrare come la sovranit della virt non si deve solamente dalla grandezza del corpo misurare(296), anzi che molti et molti sono gli effetti(297), nella perfezzione(298) de i quali si ricerca et  necessaria la picciolezza e tenuit delle cause efficienti: et tali par che siano i pi spirituali, et in consequenza quelli che, per cos dire, pi della divinit sono partecipi.
Et se noi(299) volessimo discorrere per le cause inferiori, motrici degl'affetti, delle potenze et delle virt dell'anima nostra, non ci mancheriano mille esempi sensati e certi, come alcune facult sono eccitate in noi da cause massime et veementi, le quali cause non solo non sono accomodate a commuovere in noi alcune altre virt, ma totalmente le impediscono et le destruggono, n possono se non da i loro contrarii essere promosse et attuate. Ecco l'ardire nel(300) cuore, l'animosit negli spiriti, il disprezzo dei pericoli e della morte stessa, desto prima dal vino(301), poi mirabilmente eccitato dallo stridore(302) delle argute trombe et dal suono(303) de i tamburi tra gli strepiti d'armi e di cavalli, ne i tumultuosi movimenti d'armate(304) squadre, per l'aperte campagne, al pi lucente sole; et all'incontro, eccovi nella pi profonda e tenebrosa notte, dal muto silenzio di deserta solitudine soppresso l'ardire, et promosso il timore e la paura. Ma se attenderemo quali cose rischiarino, e quali perturbino, la facult discursiva et speculativa dell'intelletto nostro, troveremo come le tenebre, la quiete, il digiuno, il silenzio et la solitudine mirabilmente la eccitano; dove che i tumultuosi movimenti, gli strepiti, et i fumi del vino l'ottenebrano e totalmente impediscono. Se dunque, tra le cause inferiori, diametralmente contrarie sono quelle che l'audacia del cuore et la speculazione dell'intelletto promuovono,  ben anco ragionevole che differentissime siano le cagioni superiori (se pure operano in noi), da le quali l'ardire o la speculativa facult(305) dependono; et se le stelle operano et influiscono principalmente col lume, potrassi per avventura con qualche probabile coniettura(306) dedur l'ardire et la bravura dell'animo(307) da molto grandi(308) et veementi stelle, et(309) l'acutezza et perspicacit dell'ingegno da lumi sottilissimi(310) et quasi invisibili.
Lascinsi dunque a i corpi celesti pi vasti(311) le operazioni pi grandi nelle cose inferiori, come le mutazioni delle stagioni, le commozioni de i mari e de i venti, le perturbazioni dell'aria, et (se hanno operazione sopra di noi) le costituzioni e disposizioni del corpo, le generali qualit e complessioni, et simili altri influssi(312); ch non mancheranno in terra mille e mill'altri particolari effetti da referirsi a pi sottili et spirituali influenze da quelli che vorranno in simili curiosit occuparsi. Et se pure qualche impaziente volesse stringermi a dire qualche particolare influsso che io creda da questi, nuovamente da me scoperti, Pianeti dependere; io gli risponderei, che tutti gl'influssi li quali egli sin qui ha stimati essere(313) stati di Giove solo, sono derivati non pi da Giove che da i suoi satelliti(314), et che l'havere egli creduto che Giove operasse solo, et il non haver saputo che havesse 4 compagni, niuna autorit ha posseduto nel fare(315) che Giove cessasse di havergli appresso et di cooperare con loro. Distinguere pi particolarmente i loro effetti non saprei io, se prima qualcuno non gli rimovesse i suoi satelliti dal fianco, et per qualche tempo lo facesse operar solo. E chi vorr sapere se l'ira, l'amore, l'odio, et altre tali passioni, siano affezioni residenti nel cuore, o pure nel cervello, se prima non prova a viver qualche tempo senza cervello o senza quore?
Io non voglio in questo proposito tacere a V. S. quello che li giorni passati risposi a uno di quei genetliaci, che credono che Dio, nel creare il cielo e le stelle, non pensasse a niuna cosa di pi che quelle alle quali pensano loro(316), per liberarmi da una tediosa(317) instanza che ei mi faceva acci che io gli dicessi gl'effetti di tali Pianeti Medicei, protestandosi che(318) altramente gl'haveria rifiutati come oziosi, e perpetuamente negati come superflui (credo che questi tali, conforme alla dottrina del Sizii, stimino che gl'astronomi habbino conosciuto, essere nel mondo(319) li altri 7 pianeti, non per haver veduti i lor corpi in cielo, ma solo i loro effetti in terra; in quella guisa appunto che non per mezo della vista, ma da gl'effetti stravaganti, si scuoprono alcune case essere occupate da maligni spiriti). Io gli risposi, che ritornasse a considerare quei cento o mille(320) giudizii li quali haveva a i suoi giorni notati, et in particolare che esaminassi bene gl'eventi che da Giove haveva predetti; et se trovava che tutti precisamente fossero succeduti conforme alle sue predizioni, che seguitasse allegramente a pronosticare secondo le sue vecchie et usitate regole, ch io lo assicuravo che i Pianeti nuovi non haverebbero alterate punto le cose passate, et che egli per l'avvenire non saria men fortunato indovino di quello che stato era per il passato; ma se, all'incontro, vedesse, gl'eventi dependenti da Giove in alcune piccole cosette non havere risposto a i dogmi et aforismi prognosticali, procurasse(321) di trovar nuovi calcoli per investigar le costituzioni de i quattro Gioviali circolatori in ogni passato momento, ch forse dalle diversit di esse habitudini potria, con accurate osservazioni et multiplicati riscontri, trovare le alterazioni et variet di influssi da quelle dependenti: et gli soggiunsi, che non in tutti i secoli passati si erano con poca fatica imparate le scienze a spese di altri sopra le carte scritte, ma che i primi inventori trovarono et aqquistarono le cognizioni pi eccellenti delle cose naturali e divine con gli studii e contemplazioni fatte sopra questo grandissimo libro, che essa natura continuamente tiene aperto innanzi a quelli che hanno occhi nella fronte e nel cervello; et che pi honorata e lodevole impresa era il procurar con le sue proprie vigilie, studii e sudori, di ritrovare qualche cosa admiranda e nuova tra le(322) infinite che ancora nel profondissimo abbisso della filosofia restano ascose, che, menando vita oziosa et inerte, affaticarsi solo in procurar di oscurar le laboriose invenzioni del prossimo, per escusar la propria codardia et inettezza alle speculazioni, esclamando che al gi trovato non si possa aggiugner pi altro di nuovo. Ma ci sia detto come per digressione, et non come punto che direttamente appartenga alle risposte de i dubbi scritti: et perdonimi V. S. R.ma questa scorsa di penna.
Et ritornando al proposito della inefficacia attribuita a i Pianeti Medicei mediante la picciolezza loro, io soggiugner quell'istesso che pure con un altro astrologo qui in Roma mi occorse li giorni passati. Il quale havendo detto(323) che loro nell'arte non tenevano un conto al mondo delle stelle dalla terza grandezza in gi, fu da me, dopo un lungo circuito di parole, interrogato, come loro facevano gran capitale delle stelle nebulose: et egli mi rispose, quelle essere di efficacia grandissima nello ottenebrare la vista, et anco offuscare l'intelletto, di coloro che nelle lor nascite le havessero haute pravamente costituite. Allora io gli replicai: Come dunque direte voi pi, che le stelle minori della terza magnitudine non operino, sendosi ultimamente da me scoperto che le nebulose non(324) sono, come si credeva per l'addietro, una sola stella ingombrata da parte di cielo alquanto pi densa, et per ci atta a rifrangere e dilatare il suo lume, ma sono una congerie di minutissime stelle, minori non solo di quelle del terzo honore, ma di quelle della sesta et anco decima grandezza? Taqque; et contro al costume di quelli che disputano, non per scoprire il vero, ma per restare nelle contese superiori, si quiet, et mostr di restare satisfatto.
Hora io soggiungo, di pi, che se  vero quello che essi astrologi et molti filosofi affermano, che le stelle operino lumine et motu; et pi se  vero che i lumi pi grandi pi efficacemente influischino; dover anco la velocit del moto et le celeri et frequenti mutazioni vantaggiarsi(325) molto sopra la pigrizia e tardit delle stelle che lentamente caminano: et se questo , le operazioni de i 4 nuovi Pianeti doveranno essere veementissime, sendo loro dotati di periodi cos veloci, che il pi tardo di essi finisce la sua revoluzione intorno a [vedi figura giove.gif] in poco pi di 16 giorni, et il pi veloce in meno di giorni 2. Quello dunque che mancasse in loro per la tenuit del lume, pu benissimo esser compensato dalla velocit del moto; et se tutti 4 insieme sono, v. g., la met di Saturno, ei sono bene, all'incontro, mille e mille volte pi veloci di lui. Quanto poi ei possino coadiuvare(326) et alterare le operazioni dell'istesso Giove (se pure noi lo vogliamo porre per primario tra loro cinque), potr dalle osservazioni future particolarmente esser raccolto, et al presente in generale stimato da chi pu conietturare quello che importi l'haver quattro stelle, hora congiunte, hora divise, hora tutte orientali, hora tutte verso occidente, hora parte a destra e parte a sinistra, hora tutte o parte dirette, hora all'incontro retrograde, hora ripiene di luce et hora ottenebrate et eclissate; le quali tutte diversit si vanno di giorno in giorno alternando.
Ma quando(327) pure alcuno volesse ristringersi a negare gl'influssi dove non arrivi il lume de i corpi celesti influenti, et pertanto(328) a dire, il moto senza il lume essere inefficace ad operare, io, prima, gli domanderei che lume hanno quei luoghi del cielo, dove non  pure stella alcuna, non che suo lume; come  l'ascendente, il mezzo cielo, la parte della fortuna, et poi tutti quegl'altri luoghi che loro per direzzioni muovono, et che, senza havervi stella veruna, sono di tutti gl'effetti che seguono, per lor sentenza, operatori. Di pi, doveriano le stelle sotto il nostro orizzonte mancare di effetti, non pervenendo il lor lume al nostro emisfero; o se pure sono potenti, con la lor forza, di penetrare il terrestre globo, non doverebbono le tante e cos grandi fisse australi, ascose sotto il nostro orizonte, restar neglette. In oltre(329), chi vorr dire il lume de i Pianeti Medicei non arrivare in terra? Vorremo ancora far gl'occhi nostri misura dell'espansione di tutti i lumi, s che dove non si fanno sensibili a noi le specie de gl'(330)oggetti luminosi, l si deva affermare che non arrivi la luce di quelli? Forse tali stelle veggono le aquile o i lupi cervieri, che alla debile vista nostra rimangono occulte. Ma concedasi in grazia pi che non sanno domandare gl'avversarii, n sia cosa alcuna al mondo fuori che quanto  veduto o inteso da noi: non per ci manca di arrivare in terra il lume delle nominate stelle. Imper che, non sendo le spezie visibili altro che luce figurata, o al meno(331) non si diffondendo senza luce, l dove arrivano esse specie, arriva(332) il lume ancora: hora, se le specie de i 4(333) Pianeti Medicei, nel diffondersi, svanissero et si perdessero avanti che arrivassero in terra, non basteriano quanti cristalli ha Murano(334) a renderle visibili, perch quello che non  nulla, non si pu multiplicare, et la dilatazione et augumento suppongono l'esistenza di quello che si ha da dilatare et augumentare: per tanto, vedendosi col telescopio le spezie de i 4 Pianeti Medicei molto grandi et luminose, non si pu negare che il lume loro assai vivamente sino in terra si diffonda. Soggiungo finalmente, che quando per effettuare(335) gl'influssi bisognasse una molto apparente et sensata illuminazione, gl'effetti di Mercurio veramente resteriano o nulli o debilissimi, poi che la luce sua il pi del tempo et quasi sempre resta incospicua; e Marte vicino al sole, dove a pena  una delle 60 parti, in grandezza visuale, di quello che apparisce nella opposizione, s che(336) in mole cede anco all'apparente grandezza delle stelle del quarto ordine, pochissimo o niente doverebbe influire. Concludasi dunque, che se le altre stelle influiscono, le Medicee ancora non restano di operare.
Ultimamente, a quello che soggiungono quei Signori, dicendo che di tali stelle, per loro credere, non ne manchino in cielo, non posso negare n affermare cosa alcuna, ma solamente dire che per la parte mia non ne ho sapute scoprire et osservare altre che queste quattro intorno a Giove, et le due immobilmente congiunte a Saturno; et prego che se altri ne ha scoperte altre, non gli dispiaccia farmene parte, ch gliene terr obligo particolarissimo. Io non credo gi, che quei Signori intendino di altre stelle che delle mobili et vaganti, quali sono i Pianeti Medicei, perch il parlare delle fisse innumerabili saria fuori del caso; et io gi ho scritto, immensa esser la moltitudine delle fisse invisibili al semplice occhio naturale: ma queste, come che non ci inducono a por nuovi orbi et a variare il sistema dell'universo et a conoscere necessariamente che non un solo  il centro al quale hanno rispetto tutte le revoluzioni delle stelle, possono con meno scrupoloso esame esser trapassate. Et se, com'io pure stimo(337), delle erranti intendono questi Signori quando dicono credere che di tali non ne manchino, onde  che nell'istesso tempo si rendono cos difficili a concedere queste quattro?
Gl'argomenti poi per confirmare le loro gi prodotte et da me esaminate ragioni, tolti in grandissimo numero sin dalla creazione di Adamo, non sendo specificati, ma supposti come benissimo intesi da V. S. R.ma, et per tanto in certo modo indirizzati a lei, da lei lascier che siano esaminati, et ponderato qual momento habbino in farle credere di non haver veduto quello che pi di una volta ha visto.
Ho, per obedire al cenno di V. S. R.ma, scritto sin qui: essa, se stima questo poco discorso potente(338) a satisfare alle dubitazioni et instanze di quei Signori, glielo invii, et con lui una spontanea esibizione della devozione e servit mia; altramente lo doni al fuoco, n resti di scusare appresso i medesimi Signori l'impotenza mia et di fargli l'istesso dono. Et con ogni reverenza gli bacio le mani.

Di casa, li 21 di Maggio 1611.
Di V. S. molto I. et Rev.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei



533.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 27 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 198. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Heri ricevei la lettera di V. S. delli 21 da Roma, dalla quale mi pare che V. S. non si sappia sviluppare; onde io concludo che la conversatione de'preti non  tanto contentibile come in questi nostri paesi si crede. Ho referto al S.r Canonico(339) quanto ella mi scrive; in somma ogni lor speranza  collocata nel S.r Galilei.
Dal S.r Velseri hebbi heri lettere delli 20 del presente(340). Mi scrive:
"Mi fu tanto pi cara la communicatione di quel capitolo della lettera del S.r Galilei, che V. S. mi partecipa, quanto che gi molti giorni manco a non haver sue; e pure mi vado sempre pi affetionando a'suoi dogmi, vedendo che a poco a poco si rendono le prime teste della professione. Quanto a Venere, la ingiotisco facilissimamente; ma circa il moto della terra vorrei esser dispensato ancora un pezzo, essendo in effetto punto che merita esser considerato maturamente: e malamente posso captivare l'intelletto fin a l. Aspetteremo quello dir il S.r Cremonino, bench, essendo il suo thema del cielo(341), non so se caler a liberarci da questa vertigine. De gli honori fatti al S.r Galilei in Roma tengo diversi scontri; et in particolare m'avisa un amico(342), stato presente ad un banchetto fattoli dal Duca di Acquasparta(343) in compagnia di diversi theologi, filosofi, mathematici et altri, in un suo luoco assai sopra a S. Pancratio, che doppo che 'l S.r Galilei mostr loro quei compagni di Giove, con parecchie altre maraviglie celesti, fece vedere co 'l suo stromento la loggia della beneditione di S. Giovanni Laterano, con le lettere dell'inscrittione di Sisto V, espressissimamente; e pure scrive questo tale che vi era intervallo di 3 miglia."
Questo  quanto scrive il S.r Velsero pertinente(344) a V. S.; onde si vede che le sue attioni sono osservate per minuto, e si vanno publicando per universum orbem.
Qui s' detto che uno in Venetia habbia perfettionata assai questa sorte d'occhiali; ma io non so se sia vero, n chi sia l'artefice.
In questo Studio non vi  novit alcuna, n cosa degna di lei. L'Ill.mo Moresini Andrea  andato a Venetia: habbiamo qui il S.r Donato Moresini, che pur ha gusto di saper di V. S. Non mancher di complire a suo nome. Se  qui cosa in che possa servirla, mi commandi. Che N. S. la feliciti; e le bacio le mani.

Di Pad.a, alli 27 Maggio 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza(345).



534.

LODOVICO DELLE COLOMBE a CRISTOFORO CLAVIO [in Roma].
Firenze, 27 maggio 1611.

Non conoscendo alcuna fonte manoscritta di questa lettera, la riproduciamo dalla prima Edizione Fiorentina delle Opere di GALILEO, T. II, pag. 80, dove fu per la prima volta stampata.  molto probabile ch'essa sia stata mutilata da quegli editori: cfr. n. 555 e la nota ivi.

Molto Rev. Sig. mio,

Ho veduto la risposta che le Paternit vostre danno all'Illustriss. Cardinale Belarmino(346); e mi piace ch'ella in particolare non approvi che la luna sia di superficie ineguale e montuosa, come crede e vorrebbe persuadere il Sig. Galileo. Quelle montuosit che appaiono nella luna, possono essere vere, perch mostrano, dall'ombre(347) e lumi e dalle mutazioni di quelle, che siano reali e abbiano le dimensioni corporee, e non siano solo superficiali, come se dipinte fossero. Ma il punto consiste pi della differenza tra me ed il Sig. Galileo, ch'egli tiene ch'elle siano nella superficie, a guisa della terra ch' circondata dall'aria; ed io tengo ch'elle siano per entro quel corpo, e non nella superficie, perch sono parti pi dense, e il restante del corpo sia ripieno di parti pi rare, sicch sia tutto un corpo, con una sola superficie liscia e in niuna parte diseguale o dentata; ma perch il senso viene in tanta distanza ingannato, non si vedendo quelle parti rare, perch il sole non vi reflette con i suoi raggi, di qui  che quel corpo pare ineguale, e non polito e sferico, perch non si termina la vista in quelle parti; siccome farebbe una gran palla di cristallo, dentro la quale fossero molte variet di figure fatte di smalto bianco, ed esposta in alto lontana dai nostri occhi, che non parrerebbe tonda, non si vedendo le parti pure di quel cristallo, siccome non si vede la pioggia guardando verso il cielo. Dubito ancora che Saturno non possa essere ovato, ma che appaia tale perch quelle stelle a lui congiunte siano veramente staccate, ma non si possa di qua gi vedere, ovvero per cagione di parti pi rare che siano in quel corpo, o per causa del moto, o ch'altro si sia. Mi muovo a dir questo, perch nei corpi celesti, dove non  la mistione, non v' ragione d'inegualit di figura, massimamente ch'essendo la figura sferica la pi perfetta,  conveniente che l'abbiano i corpi e globi celesti; e tanto pi, quanto sono pi supremi. Desidero ch'ella mi degni di qualche risposta, acciocch io insiememente impari e sii onorato da lei; e mi comandi, che la servir di cuore. E le bacio le mani.

Di Firenze, alli 27 di Maggio 1611.
Di V. P. molto R.
Servit. Affezionatiss.
Lodovico delle Colombe.



535.

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
Roma, 31 maggio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 39. - Copia di mano sincrona.

Ser.mo Sig.r P.ron mio Col.mo

Il Galileo, ne'giorni che  stato in Roma, ha dato di s molta sodisfatione, e credo che anche esso l'habbia ricevuta, poi che ha hauto occasione di mostrare s bene le sue inventioni, che sono state stimate da tutti li valent'huomini e periti di questa citt non solo verissime e realissime, ma ancora maravigliosissime; e se noi fussimo hora in quella Republica Romana antica, credo certo che gli sarebbe stata eretta una statua in Campidoglio, per honorare l'eccellenza del suo valore. Mi  parso debito mio accompagniare il suo ritorno con questa lettera e far testimonianza a V. A. S. di quanto di sopra, assicurandomi che ella sia per sentirne gusto, per la benignia volunt che tiene verso i suoi sudditi e valent'huomini, come  il Galilei. E per fine bacio humilmente le mani a V. A. S.

Di Roma, a'31 di Maggio 1611.
Di V. A. S.
Gran Duca etc.
Obl.mo Ser.re vero
Il Car.le dal Monte.

Fuori: Al Ser.mo Sig.r e P.ron mio Col.mo
Il Gran Duca di Toscana.



536..

GUIDO BETTOLI a CRISTOFORO GRIENBERGER in Roma.
Perugia, 4 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 28. - Copia di mano di GALILEO. Di suo pugno si legge sul margine superiore, a sinistra: "Copia".

Al molto R.do P.re et mio Pad.ne Osser.mo
Il P.re Christoforo Griemberger(348).
Roma.

Molto R.do P.re,
Non so se per la distanza del tempo di quando fui in Roma con la buona memoria dell'Ecc.mo S. Marchese della Corgna, mio Signore, sin qui si sia dimenticata di me; et se fusse in oblio, si ricordi di quel suo devotissimo servitore che gli prest l'opere dell'Ecc.mo Ticon Brae(349), il quale io sono. Et s come la trovai allora gentilissima et cortesissima, spero non meno hora di trovarla (merc la virt sua); et perci fatto ardito, ho preso la penna e scritto questi quattro versi, et incluseli dentro la presente lettera, la quale  capitata qua, desiderando sapere se ella sia vera, et anco qualche cosa intorno alli mirabili effetti dell'occhiale, o instromento che dir vogliamo, del S. Galileo Galilei, et sapendo per prova quanto ella sia eccellentissima nelle scienze matematiche et in ritrovarsi in compagnia dell'Ecc.mo Padre Clavio, lucidissimo specchio di queste scienze, e d'altri Padri eccellenti di cotesto virtuosissimo Collegio, che a quest'hora n'havranno fatte mille prove, et con vive dimostrazioni haveranno visto se quello che si vede in cielo sia cosa reale o apparente, o refrazzioni o veri corpi celesti. Tal lettera inclusa(350)  stata stimata finta, poi che il Sig. Galileo ha scritto una lettera, o discorso(351), che  capitata qua, nella quale dice che i virtuosi o Universit dello Studio di Perugia gl'habbino scritto contro alcune cose: la qual cosa non  vero; et se alcuno si fusse allacciato tal nome, per haverne poco lui, ha fatto male, poi che n l'Universit o Academia nessuna di Perugia non solo non ha scritto tal cosa, n tampoco pensata. Per prego Vostra P.t molto R.da, oltre al favorirmi di risposta, ma anco di disingannare il S. Galileo di haver tale opinione dello Studio di Perugia; che gliene rester obligatissimo. Et con questa di nuovo ravvivata la mia servit verso di lei, la prego a farmi degno di suoi comandamenti, baciandogli le mani.

Di Perugia, li 4 di Giugno(352) 1611.
Di V. P.(353) molto R.da
Ser.re Aff.mo
Guido Bettoli.



537..

GUIDO BETTOLI a MARGHERITA SARROCCHI in Roma.
Perugia, 4 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 31. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.ra et P.rona Oss.ma

Li mirabili effetti che di continuo si odono del cannone, o occhiale che dir volemo, del S.r Galileo Galilei, di continuo d da dire ad ogn'uno l'openione sua, mi ha fatto esser prosuntuoso di pigliar la penna et far riverenza a V. S., et pregarla a favorirmi del'openion sua. Essendo ella perfettamente compita d'ogni scienza, ne spero perfetta notitia del vero, poich di gi anc'ella n'haver fatto mille prove et sentito intorno a ci il giuditio di molti, essendo la casa sua ricorso et academia d'i primi virtuosi di Roma, et con il suo perfetto giuditio et sapere haverne determinato la verit.
Qua son giunte alcune lettere delle quali non so che dirmi; tra le quali ce ne  una del S.r Galileo, nella quale pretende di rispondere a una che(354) gle si  stata scritta dal'Universit di questo Studio: la qual cosa non  vero, che quest'Universit habbi scritto n detto cosa alcuna del S.r Galileo; et se alcuno si  voluto, per autenticare i suoi scritti, farlo con nome de'virtuosi di Perugia, ha fatto male, ch questi Signori di questo Studio et Accademie di Perugia sin qui non solo non hanno scritto, n men pensato di scriver lettere contro il S.r Galileo; che quando il soglion fare, in altra maniera scrivono.
Con questa digressione ho voluto disgannare V. S., se alle purgate orecchie di lei o d'altri virtuosissimi fusse capitata tal lettera o openione, che il S.r Galileo pretende di rispondere; della quale qua da questi Signori non se ne sa se non quanto dal S.r Galileo ne vien tocco: cosa che veramente ha dato non poco disturbo, n so come se la passeranno. So quanto ella sia magnanima et virtuosissima, et defendetrice de'virtuosi, et per questo non mi stender pi in longo; solo star spettando risposta, et che mi facci degno di suoi comandamenti. Perch bacio le mani con una mia al S.r Luca Valerio, non far di lui altra memoria, essendo al'uno et l'altro devotissimo servitore. Et di nuovo facendogli riverenza, gli bacio le mani.

Di Perugia, li 4 di Giugno 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Se.re De.mo
Guido Bettoli.

Fuori: Alla molto Ill.re Sig.ra et P.rona mia Oss.ma
La S.ra Margherita Sarrocchi.
Roma.



538..

PIERO GUICCIARDINI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Roma, 4 giugno 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3326. - Autografa la sottoscrizione.

.... Questa mattina si  partito di qua il Galileo, che se ne viene a cotesta volta, il quale io ho hospitato in mia casa e procurato d'honorare et accarezzare, come persona dependente e grata al Ser.mo Padrone; et il S.or Gio. Batista Strozzi se n' venuto in sua compagnia....



539.

GIANGIORGIO BRENGGER a GALILEO [in Padova].
Augusta, 13 giugno [1611].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 46-49. - Autografa.

S. P.

Doctissimae tuae literae(355), Clarissime et Excellentissime Galilee, maiorem in modum me delectarunt, quibus nonnulla, quae Nuncius tuus Sydereus de facie lunae minus clare protulit, dilucidius mihi explicare dignatus es; pro quo humanitatis et benevolentiae officio magnas tibi habeo gratias. Tardius quidem respondeo, quia interim aliis studiis et occupationibus detentus, nec non itineribus quibusdam impeditus, ad mathemata animum attendere mihi non licuit; a quibus, et praesertim ab hac materia inter nos agitata, facilius abstrahi me passus sum, cum ipse intelligerem, recte et vere a te scriptum esse, hanc disputationem de montium altitudine non magni esse momenti. Etsi autem lubens fatear, parum utilitatis inde ad nos redundare, non possum tamen quin de eadem denuo ad te scribam, saltem ut humanissimis tuis literis respondeam, ac negligentiae et ingratitudinis notam devitem.
Ostendi nuper, ex duplici a Nuncio tuo proposita hypothesi, quarum una tangentem DC facit 1/20 diametri CB, altera arcui AC dat spatium horarum trium, diversas erui montis AD altitudines, quarum una est 4 987/1000, altera 0 354/1000 miliar. Italic.; has vero simul stare non posse monui, utpote [vedi figura 539a.gif] quae 4 integris miliaribus inter se discrepant. At tu in literis negas, ullam hic subesse discrepantiam; ais enim, in luna, non secus ac in nostra tellure, dispares reperiri montium altitudines, ideoque absonum non esse, si uno monte comperto 4 miliarium, alius vix 1/3 miliarii deprehendatur: quo responso innuere videris, alteram illam hypothesim, quae arcum AC posuit 3 horarum, non de maximis, sed de humilioribus duntaxat, montibus, esse accipiendam. Atqui ego ex verbis Nuncii tui nil tale colligere potui, qui, tanquam de re magna et admiranda sermonem habens, sic scripsit: Sed, quod maiorem infert admirationem, permultae apparent lucidae cuspides intra tenebrosam lunae partem, omnino ab illuminata plaga divisae et avulsae, ab eaque non per exiguam intercapedinem dissitae: quae paulatim, aliqua interiecta mora, magnitudine et lumine augentur; post vero secundam horam aut tertiam, reliquae parti lucidae et ampliori iam factae iunguntur etc.(356) Quis est qui haec verba Nuncii non de maximo temporis spatio, tunc quidem comperto, prolata credat, cum id tanta admiratione dignum praedicet? Si enim aliud, tribus horis maius, perspectum et cognitum habuisset, id certe, velut quod maiorem admirationem induceret, silentio non praeteriisset. Vides igitur, non immerito aut absque ratione hanc quoque hypothesin a me de maximis lunae montibus fuisse acceptam. At quia tu iam doces, reperiri montes ibi, qui post sextam vel etiam octavam horam demum lucis termino iungantur, lubens cedo, nec amplius moror: id tamen moneo, ne sic quidem huic negocio omnino satisfactum esse, etiamsi arcum AC sumamus 8 horarum. Nam angulus CED fit 4. 4'. 4", qui secantem DE offert 1002 1/2, unde mons AD resultat miliar. 2 1/2 duntaxat; quae mensura adhuc multum deficit a 4 987/1000. Optarim, nisi molestum tibi esset, ut tangentem saepe dictam denuo observationi subiiceres, eiusque mensuram absolute in scrupulis primis et secundis (pro ratione anguli quem nobis, e terra illam intuentibus, exhibet), potius quam in proportione ad diametrum lunae, proponeres.
Accusas me deinde, doctissime Gallilee, at immerito, quasi universaliter affirmarim, punctum veri contactus semper cadere inter verticem illustratum et terminum lucis flexuosum. Sed falleris: non enim me latet, id tres admittere positionis differentias. Potest etenim cadere, vel in ipsam lineam confinii apparentem, quod rarius fit; vel extra illam, quod frequentius: idque dupliciter, tum citra, tum ultra. Verum in meo discursu non opus erat ut de omnibus verba facerem, sed sufficiebat eius solum meminisse, quae mihi visa erat tibi in observando imposuisse: frustra igitur laboras, demonstrando id quod nunquam negavi. Quin immo, si recte attendas schema tuae demonstrationis, animadvertes id tuo instituto non satisfacere: dum enim radium solis ex FE transfers in IE, punctum contactus C fixum manere nequit, sed necessario et illud loco movendum est. De quo tamen non libet plura adiicere.
Accedo nunc ad id quod maxime inter nos controversum est: cum duae sint viae quae montium lunarium geodaesiae inserviunt, quarum altera tangentem DC (in figura supra posita), altera arcum AC considerat, utra earum sit certior et ad usum accommodatior. Ego in meo discursu posteriorem priori praetuli, cuius pronunciati hanc accipe rationem. Cum viderem, arcui AC tribui tempus horarum 3, tangentem autem DC 1/20 diametri lunae positam consistere non posse nisi arcus [vedi figura 539b] ille AC sumatur horarum 11 1/4, scilicet horis 8 1/4 maior quam positus(357) erat, animum inducere non potui ut crederem, te in observatione anticipationis luminis tot horis, nempe 8 1/4, aberrasse; immo si quid hic erratum sit, id unam vel alteram horam excedere non posse mihi persuadebam: hinc mensuram arcus AC minus a vero recedere quam tangentis DC, et proinde hic plus quam illic peccatum esse, colligebam. Deinde, cum animadverterem, si quis, e terra mensurus tangentem lunae DC, in observatione anguli DHC unius saltem scrupuli primi errorem committeret, tantum inde vel etiam plus incommodi sequi quam si in observatione arcus AC, scilicet morae connexionis luminis, tribus horae quadrantibus aberraret; at quam sit arduum et difficile, in capiendis astrorum intervallis, vel prima scrupula, nedum secunda (quae tamen hic maxime observanda veniunt) notare et discernere, norunt omnes qui eiusmodi epicheirsei aliquando operam dederunt; his rationibus adductus sum, ut illam quam dixi viam alteri praeferrem: ita tamen, ut non iuraverim in hanc sententiam, sed firmioribus argumentis in contrarium allatis, vel ipsi experientiae, sponte sim cessurus. Attamen, utut sit, utramque methodum probo, et ambas coniunctim adhibendas censeo, ut altera alteri bene vel male peractae observationis testimonium exhibeat.
Pergis tandem, optime Galileo, et conaris ostendere, meam methodum, qua ex mora coniunctionis luminum montes lunae metior, plane ad hanc geodaesiam esse inutilem. Et primo quidem ostendis, inter montana lunae nullum eius esse usum, eo quod illustratio montis unius ab alio interveniente intercipi et retardari queat: quod quidem non inficior; at memineris velim, tuam methodum in simili casu nihilo feliciorem esse, sed idem incommodum pati. Desine igitur id a me flagitare quod possibile non est, nisi velis iniquus haberi. Ubi vero in plano mons assurgit, mea methodus, ut opinor, tua non est inferior; immo, ni fallor, hoc praestantior, quod non tantum circa quadraturas lunae (ut illa), sed aliis quoque temporibus, usurpari possit.
[vedi figura 539c] Obiicis tu mihi luminum copulationem nunc tardiorem, si mons sit praeruptus, ut AB, nunc maturiorem, si sit acclivus, ut AC. At hoc nihil me impedit, neque lateralis ista montis AC illustratio a me perpenditur, sed ut inutilis negligitur. Non enim quaevis luminum connexio nostro instituto congruit (quod te, acutissime Galilee, non latere scio), sed illa duntaxat quae fit termino lucis vero seu rationali per montis verticem et radicem simul transeunte: haec est quam requiro. Itaque sole radium EDA proiiciente ad verticem A, eiusque latus acclivum AC illustrante, terminus lucis verus est DF, qui adhuc procul abest a monte A; ideo haec connexio luminis, ut infructuosa, contemnitur. At quando radius solis fit GB, et terminus lucis verus ABF transit per ipsum montem AB, tunc demum vera accidit luminis copulatio, cuius tempus notandum venit.
[vedi figura 539d.gif] Sed fortasse per alias figuras mentem meam rectius explicavero. Esto igitur facies lunae falcata n. I, in qua mons A parti luminosae lunae copulatur quidem, sed ita, ut cuspis A promineat, et exhibeat speciem promontorii AD: talem figuram efficit casus ille quem tu proponis, haec est illa luminis connexio quam mihi obiicis. At quis est qui in tali apparentia vel primo intuitu non animadvertat, cuspidem A adhuc extra partem lunae lucidam LMDNOP in umbrosa subsistere, nec dum vero lucis termino naturali aut rationali (vocetur ut libet) subiici? Hanc difficultatem tantam putabas, quam declinare non possim; at vides, me ea non constringi, quin facile me explicare queam. Quod si Nuncius tuus de tali luminum coniunctione locutus est, non miror iam cur meus computus a tuo tantum discrepet, et observationes illae inter se dissentiant. Verum hac reiecta aliam expecto, dum scilicet totum promontorium A a parte luminosa aucta obtegatur et absumatur, ut amplius apparere desinat; quod fit quando terminus lucis verus super ipsum apicem A transit, eumque sibi subiicit, ut in schemate n. II, ubi promontorium AD est nullum, sed A et D coincidunt. Haec demum est vera copulatio, quae sola spectanda est, et cuius tempus cum primo cuspidis illustratae tempore conferendum est.
[vedi figura 539e.gif] Etsi autem non ignorem, verum seu rationalem lucis terminum exacte sensu percipi non posse, tamen quia sub apparenti et sinuosa confinii linea latet, non dubito quin industrius et discretus artifex illius ductum utcunque imaginatione apprehendere, et ita tempus transitus eius super verticem montis, saltem vero propinquum, artificiosa coniectura venari, possit. Verum de hac re, tu, mi Galilee, qui experientia praestas, omnium rectissime iudicare poteris, cuius sententiae lubens acquiescam.
Unum rogo, Vir Praestantissime, ut quae interim in caelo et inter astra notasti, nova et prius non cognita, ea, non secus ac pridem per Nuncium fecisti, nobis communicare et publicare pergas: ne graveris insuper loca caeli duo intueri, in quibus anno 1572 et 1604 novae stellae illuxerunt, num forte earum ullum ibi restet vestigium. Vale.

Augusta, Idib. Iunii.
Excel. Tuae
Addictissimus
Ioannes Georgius Brenggerus.

Fuori: Nobili ac Clarissimo Viro
Galileo Galileo, Patricio Florentino, Mathematico Patavino(358) Excellentissimo,
Domino suo Honorando.



540..

BELISARIO VINTA a PIERO GUICCIARDINI in Roma.
Firenze, 13 giugno 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 3503. - Autografa la sottoscrizione.

....  ritornato il Sig.re Galilei, et infinitamente si loda dell'honorevolezza et dell'amorevolezza di V. S. Ill.ma Et quanto a i nuovi Pianeti scoperti, par che da cotesti pi eminenti litterati et intelligenti di quella professione venga molto autenticata la sua opinione, et tanto maggiormente illuminata et fortificata....



541.

GIUSEPPE BIANCANI a CRISTOFORO GRIENBERGER in Roma.
Parma, 14 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 68. - Copia di mano di GALILEO. Di sua mano si legge, sul margine superiore, a sinistra: "[Co]pia".

Al molto R.do in Christo P.re
II P.re Christoforo(359) Grembergero, della Compagnia di Gies.
Roma.
R.do in Christo P.re,
Pax Christi.

Altrettanto cara mi  stata la lettera di V. R., quanto discara l'occasione di scriverla: quella, cara per venire da persona da me, seben per altro molto amata, in particolare per, per esser gi conosciuta, anzi celebre, ne'studii matematici, la somiglianza de'studii me le rendono sopra modo affezionato, et perci anco desideroso di sue lettere; discara  stata l'occasione, e tanto pi quanto pi lontana dal genio mio, il quale amo sommamente la sincerit et aborrisco in estremo l'offendere altrui. Ho sentito gran dispiacere che il Galileo si sia offeso, massime che cognosco che egli ha ragione; massime che io ci previdi e cercai di impedirlo, ma non mi riusc compitamente; massime che amo et ammiro il Galileo, non solo per la sua rara dottrina et invenzione, ma anco per l'antica amicizia che gi contrassi con lui in Padova, dalla cortesia et amorevolezza del quale restai legato: n credo sia stato alcuno che habbia pi publicato, confirmato et difeso le sue invenzioni di me, in publico et in privato, tanto in questa Corte di Parma quanto in quella di Mantova, col far vedere col canocchiale la luna, le Medicee et l'altre, sino anco alli stessi Principi di Mantova; et al Card.l Gonzaga(360) confirmai molto tali invenzioni, per tutto con somma lode del Galilei. Testimonio ne pu essere una mia, scritta a lui in confirmazione et congratulazione delle sue invenzioni, se pure le fu ricapitata(361).
Ma dir la R. V.: Bene currebatis; quis vos fascinavit, o insensati Galatae(362)? Sappia dunque che di questo Problema(363) io sono stato pi tosto revisore et assistente, che autore. Avvisai l'autore che non dovesse dire contro al Galilei quella parte che l'offendeva, et egli accett il consiglio; onde n avanti il Duca di Mantova n avanti il Cardin.e lo disse, n vi si sent altro che lodi et ammirazioni del Galilei, come ponno testificare i Padri della Congregazione che vi erano: il che alleggerisce molto la colpa, poi che non furono dette in tam praeclaro principum virorum consessu.  vero che quando lo disse in publico, ove non vi fu Principe alcuno, le scapp detto non so che che mi dispiaqque, et l'avvisai(364), massime per haver fatto contro al mio volere. Quando se ne faceva copia per Roma, l'avvisai di nuovo che avvertisse di cancellare quell'insulto contro al Galilei: mi disse che lo farebbe, et poi anco che l'haveva fatto; ma non fece quanto conveniva. Io non poteva far altro, perch egli  Padre, et aetatem habet. Li voglio oggi mandar la lettera di V. R.a, acci che vegga il frutto della sua propria volont.
Quanto alla controversia, se bene ella dice il vero, che, poco pi o meno che si pigli il diametro lunare, corre la dimostrazione, il punto della difficolt non vien posto da noi in questo, ma s bene in altro, ci  che ponendo monti nella periferia, fa che la periferia lunare passa per le cime de'monti et che il diametro arrivi alla cima di quelli: se suppone che arrivi alla cima di quelli, come potr provare che lo avanzino, et di quanto? Che poi veramente non vi siano monti in quel giro, lo dimostra l'osservazione, massime quando la luna  s vicina al plenilunio che pare tonda, perch allora non si veggono adombrazioni verune, se non poche, nella parte per opposta al sole, le quali poi poco dopo spariscono, et resta il giro della luna tutto lucido senza alcuna ombra o segno di inegualit. Hora io la ringrazio molto della cortese ammonizione, et gliene resto obligato.
Risaluto molto caramente il Padre Clavio, et mi dispiace che egli sia in letto; il simile faccio con gl'altri Matematici. Alle orazioni et SS.i Sacrificii suoi molto mi raccomando.

Di Parma, alli 14 di Giugno 1611.
Di V. R.
Servo in Christo Aff.mo
Gioseffo Biancano.



542...

MARCO WELSER a GALILEO [in Firenze].
Augusta, 17 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 200. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Non so quello si faccia il S.or Brengger; questo so, ch'io arrossisco in sua vece d'haver tardato tanto a rispondere: et Dio voglia poi che la risposta sia molto a proposito. Di che per ne lascio il pensiero a lui, essend'io puramente ministro et mezano del ricapito.
Resto avisato assai particolarmente delli honori fatti a V. S. in Roma dalli Ill.mi SS.i Cardinali, Ambasciatori et altri Principi, quali hanno fatto conoscere che, se bene pare siamo sull'estrema feccia del mondo, ci restano per reliquie d'anime ben nate, che si pregiano di honorare le virt di grand'huomini. In particolare mi rallegro con lei del trionfo (non trovo parola pi a proposito) conferitole nel Collegio Romano, che pure dovrebbe smorzare ogni scintilla d'invidia, se pure ne resta alcuna.
V. S. ci favorisca a farci vedere le sue nove osservationi quanto prima, et mi conservi la sua grazia; ch'io resto con bacciarle la mano et pregarle ogni bene.

Di Aug.a, a'17 di Giugno 1611.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Affett.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.



543...

GIO. ANTONIO ROFFENI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 18 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 201. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Hieri a punto arrivai di Vinegia, insieme con il S.re Magino, et receveti la di V. S. Ecc.ma; sentete gusto infinito dello ritorno suo, e con sanit; intesi il contenuto circa il negotio dell'Ecc.mo Pappazzone, et se bene mi persuadevo che non occoreva il parlarli, per essere il negotio riduto a baso termine, non dimeno volsi io ritrovarlo, e le narrai il fatto: il che inteso, ordinomi che ringratiasse lei di tanto offitio; et le ne resta con tanto obligo, quanto deve di s affettuosa volont. Et in particolare mi disse, che in Bologna lui haveva trattenimento di scudi quattrocento, e ancora qualche cosa meglio, in letura, et il Colleggio(365); e che l'avantaggiarsi egli solamente li scudi 200, et uscendo fuori di casa, non poteva con questo stipendio mantenersi; oltre che non sarebbe suo decoro l'uscire fuori ad una cattedra, in et d'anni 60, nella quale ha quanto mai pu circa la fama, havendo letto in Pavia, et tanti anni l'ordinario di filosofia in questo Studio, con stipendio delli 600 scudi. Ma quanto alli partiti prima proposti a lei, quando paresse all'Altezza Ser.ma condurlo con l'istessi, sarebbe molto pronto; ma in altro modo non lo pu fare: e consideralo lei. Quanto alli sogetti che pretendono, ne potrano fare elettione forsi con puoca somma di denari; ma che sii alcuno, e lo dico, che sii per honorare simil cattedra meglio di lui, non lo credo. S che il S.re Pappazzone non pu pigliare risolutione a cos debole partito; ma, come ho gi detto, conforme alli primi gi scritti a lei, si tirrarebbe il negotio a buon segno. In tanto vedendo lei che non possi riussire conforme a quello che si dessidera, potr con la prudenza sua destreggiare, scavalcando la pratica di esso et lasciando campo ad altri che possino salire l'impresa: et a lei teneremo obligo infinito di tanti favori, aspetando occasione che in opera de'suoi servig[..] potiamo corrispondere a cos affetuosa volont. In tanto tengami vivo appresso la gratia sua, alla quale m'offro e dono di cuore, baciandole con ogni affetto le mani, come fanno il S.re Pappazzone et il S.re Magini, che la salutano infinitamente.

Di Bologna, il d 18 Giugno 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.



544.

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 24 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 23. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Mi fu hieri resa la sua scritta di Roma il d 28 di Maggio: se m' stata di gusto somo, non ocor ch'io gliel dica.
Del'haver V. S. ritrovati et distinti li avvilupati periodi de'Pianeti Medicei, non mi meraviglio, ch tali opre meravigliose suole partorir l'ingegno suo; sebene stupisco sopra la grandezza della inventione, tanto pi ch'ero anch'io di quelli che ci istimavano cosa impossibile, non vedendo strada da poter arivar a questo, non essendomi parso che quelli possano per niun modo l'uno dal'altro distinguersi, al meno tutti. Mi rincresce non haver osservato nissuno aspetto di quelli che V. S. m'ha mandato, perch S. A.(366) se n' ito un pezzo fa in vila, et s'ha portato seco l'occhiale; ma in ogni modo, senza altra isperienza, molto lo credo.
Non ho veduto ancora l'opra scritta contro V. S.(367); ho cercato qui in Brusselles, et non l'ho trovata, onde ho mandato in Anversa per haverla, et anco scritto a certi pochi mathematici per haver i loro pareri: ma m'immagino che sar una Cremoninata. O come camina bene la osservation di Plutarco contro V. S.! Possibile che si ritrovino al mondo huomini cos goffi, et quel ch' peggio, che sian quelli stimati li saputi? Che cosa si potrebbe far al mondo per farli confessar la verit, se il fargliela veder con gl'occhi proprii non basta? D'una parte me ne rido, dal'altra mi vien colera et voglia quasi di dire, come disse quel buon religioso: Se io fussi Meser D. Dio, non soportarei che vivesse tal razza d'huomini irragionevoli. Ma credo che questo Meser D. Dio, che regna, lasci costoro acci servano per bufoni alla madre natura.
Quanto al'occhiale d'un solo vetro, che V. S. crede che pi tosto s'acosti al'iperbole che alla parabola, perch mi pare che quello che unir tutti i raggi che sopra quello cadono, l'un l'altro paraleli, in un punto, quel tale sar l'ottimo, et parendomi tale effetto dover esser fatto dal parabolico, perci mi credeti, quella esser la forma a ci atta(368): pure mi rimetto al suo infalibil giuditio. Et quanto al fabricarlo, io m'ero pensato molte vie; ma pure una che pi delle altre mi par riuscibile, era il pigliar uno specchio concavo parabolico, de'quali se ne trovano di molto perfetti, et in quello gettar della materia del vetro liquefatta, et spianarlo poi dal'altra parte: et cos credo che neanco si guastarebbe lo specchio. V. S., che n'ha comodit apresso quel Ser.mo tanto virtuoso (se li par riuscibile), potrebbe provarlo, et veder un poco che effetto facesse il parabolico.
V. S. s'assicuri poi, che non desidero cosa al mondo maggiormente che ocasione di poterla presentialmente servire, et godere della sua conversatione et participar delle sue stupende contemplationi; le quali cose io antepongo ad ogni altra cosa che di gusto mi potesse incontrar al mondo. Ma poi ch'io mi son dedicato al mestier del'armi, voglio provar di aspetar tanto che venga ocasione ch'io possa veder alcun anno di guerra; perch insoma tra soldati non si guarda a nulla altro, se non alla pratica et al tempo che alcuno  stato in guerra, sebene fano cose grandissime certe bagatelle da ridere: ma Dio guardi dir cos fra loro. Come poi io habbia veduta un po'di guerra, non mi terebono catene ch'io non venissi a starmene in Firenze; habbia ocasione di servir quel Ser.mo o no, so bene che non mi sar mai levato ch'io non serva V. S. molto Ill.re, alla quale di tutto cuore baccio le mani, pregandola farmi degno de'suoi comandamenti.

Di Brusselles, il d 24 Giugno 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Affmo. Ser.re
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Col.mo
II Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



545.

CRISTOFORO GRIENBERGER a GALILEO [in Firenze].
Roma, 24 giugno 1611.

Non conoscendo alcuna fonte manoscritta di questa lettera, la riproduciamo dalla prima stampa, che  nel vol. II (pag. 104) dell'edizione Bolognese delle Opere di GALILEO.

Galilaeo Galilaeo
Amicissimo S.

Post discessum Dominationis tuae, scripsi Parmam ad eum(369) quem putabam authorem fuisse problematis De lunarium montium altitudine(370): ab eo accepi responsum hac septimana, quod Domin. tuae una cum hisce meis transmitto(371), ut et Patri illi et D. tuae, atque adeo utrique mihique, ipse satisfaciam. Mitto etiam alteram epistolam Perusianam(372), in qua non solum auctor epistolae, sed Perusium ipsum, apud te se se purgare videtur, vel potius se se probare D. tuae. Ego eam accepi quatuor vel quinque diebus post quam scripta fuit, non in Iulio, sed Iunio(373); nec statim ad te misi, quod tunc scribere certas ob occupationes non potuerim. Hodie ad eandem respondebo, saltem ad ea quae ad me spectant: nam reliqua a D. tua expecto.
P. Clavius adhuc ibidem fixus est, ubi postremo salutatus est: incipit tamen quandoque oriri et occidere. Planetas, et si ex parte fatigati, fatigare tamen ocularibus non desistimus. In Mercurio, nisi Mercurium agnoscere non potuimus; scilicet vaferrimus agnosci non vult. Adhibitis acutioribus, atque cum Iove comparatus, visus est per vitra Iovi par sine vitro viso; nec defectum ullum certo discernere potui. Moveri circa solem esseque Venere sublimiorem, vel ex eo adducor ut credam, quod multiplicationem perspicilli, quantam Venus, cum nobis est vicina, libenter admittit, ipse non admittat; quin fixas simulet, et scintillatione imitetur. Et quamvis non putem, alia a D. tua in Mercurio visa esse, quidquid tamen illud est quod Galilaicum perspicillum viditque Florentia, fac saltem ut etiam Roma vidisse Galilaeum sciat.
Non ero hac vice longior: hisce salutasse reversum in patriam, sat est. Ubi per occupationes licuerit atque rescripserit, vellem una remitteret quam cum hisce meis misi. Salutant Dominationem tuam omnes quos toties in Collegio Romano salutavit, et saluto in primis ego, meque D. tuae commendo; et se commendat(374) etiam perspicillum Clavianum, expectatque avide sociari cum Galilaico(375). Mihi Clavianum sensim consenescere videtur cum Clavio. Vale, D. Galilaee, multosque in annos tibi, nobisque, imprimisque Deo optimo maximo, vive.

Romae, 24 Iunii 1611.
Observantissimus
Christophorus Griembergerus.



546.

GALLANZONE GALLANZONI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 26 giugno 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 50. - Copia di mano del sec. XVIII.

Molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo

Mando a V. S. la copia d'una lettera scritta al Sig.r Clavio(376), dove intender l'opinione di questo Lodovico(377) intorno all'inegualit della luna, che pare(378) a molti probabile. Io sono in una curiosit estrema della verit, s come anco  l'Ill.mo nostro Padrone(379); et per ci, s'havr mai tempo, ne scriva dui parole, che ne dar(380) parte al Cardinale, qual m'ha comandato(381) ch'io la saluta in suo nome, s come faccio. Et io per fine li bacio le mani, pregandoli dal Cielo il compimento d'ogni felicit.

Di V. S. molto Ill.re
Di Roma, alli 26(382) di Giug.o 1611.

Aff.mo Serv.re
Gallanzone Gallanzoni.



547.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 203. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio salute.

Mi dispiace la sua indisposizione, raconsolandomi con la speranza della presta(383) recuperazione; il che credo li verr fatto guardandosi dalla neve et dal bere fuor di pasto: nel resto credo che sia continente.
Il Padre Banbergiera(384) dice che li  scritto due lettere(385), spinto da certi signori Perugini, che per lo arrivo della sua lettera li mette in isgomino, dicendo che le sia stata mandata una lettera finta, et che sono molto servitori a V. S. Ecc.ma, et ne lo pregano procuri con lei, sapendo quello essere suo amico.
Non  ancora visto il Sig.r Luca(386): far le saluti, quali so che li saranno grate. Mi abbattei una sera cor un satrapo, che somigliava Pilato: disprezzando con grand'impeto V. S., afront il Sig.r Luca, dove egli con non men furore li rispose; et imbreve, facendo una gran ritirata, disse che non se ne intendeva. Ma intanto, oltre alla devozione che mostrava al Magino, rimase goffo, igniorante et ostinato, dicendo che apresso al Cardinale Farnese(387) era uno altro che li aveva presentato uno ochiale che mostrava tutto il contrario: et noi li dicemo che lo stesso Cardinale non solo vi aveva favorito e banchettato in Roma, ma che fino a Caprarola(388) vi aveva onorato, et che era otto d fa, attale che questa sua si scorgeva una fiaba e spantacata romanescha. Et sebene si adusse del Padre Clavio, che era nella medesima oppinione, et poi, chiaro con tutti e'sua, se n'era fatta lezione pubrica, egli rispose che gli avevano dette delle altre pazzie. Pure con tutto ci rimase mutolo, con certi ochi gonfiati, che se io avessi a dipingere la ignioranza, non ritrarrei altro che lui: dicendo egli, che se si metteva due, non 10, gradi pi basso Marte, che i pronostichi tornavano giustissimi; dove se questa cosa fusse vera, la andava del tutto per terra. Ora, sebene ve la scrivo, non per questo fatene stima, perch io, che non ne so niente di queste cose, nelle sue ragioni vedevo ch'egli era uno dottore di quegli che ne sanno tanto, di quella professione, che serve per farsi ucellare, i quali, quando trovano rincontro, come fu quello del Sig.r Luca, o non imbarchano, o imbarchati fanno ritirate vigliache: non dimeno bisognia temerli, perch dietro alle spalle ti fanno le mine: et di questi malefici se bene ne abbiamo per tutto, credo cost ne sia, se non in numero, almeno in isquisitezza malefica, di gran lungha superiori a questi qua di Roma. Per state all'erta con essi, et chiariteli, ma in pubricho: et quando verr la disputa di quello(389), la pregho a darmene aviso del seguito.
Intendo che cost apresso al Sig.r Don Giovanni(390) v' un suo segretario, detto il Sig.r Pietro Acolti(391) Aretino, gran professore di prospettiva. Desidero sapere se lla sta cos come intendo.
Nel resto io attendo a salire 150 scalini a S.a Maria Maggiore, et a tirare a fine allegramente, a questi caldi estivi che disfanno altrui; et ivi, senza esalare vento n punto di motivo di aria, tra il caldo e l'umido che contende, me la passer tutta questa state. Intanto dove io(392) posso servirla, mi comandi. Le prego da Dio ogni onore e felicit.

Di Roma, il d p.o di Luglio 1611.
Di V. S. Ecc.ma
Umilissimo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al'Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



548...

GIO. LODOVICO RAMPONI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 1 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 4, 5a e 5b - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Invitando la chiarissima fama di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma, gi sparsa dal suo Sidereo Nuntio, ciascuno ad amarla e riverirla, non si meravigli se anch'io a questo universale invito habbia preso ardire di darle un segno dell'affettione che porto grandissima al suo valore, inviandole queste mie osservationi(393), qualunque elle siano, fatte da me ne i tempi soprascrittivi, con un instromento nel quale adopro hor una hor due lenti cave, delle quali ciascuna, insieme con la convessa superiore, moltiplica dodici o tredici volte, in modo che, giuntene due insieme, nella distanza di cento trenta passi incirca veggionsi gli oggetti maggiori almeno venti cinque volte. Queste osservationi adunque parte sono state fatte con due lenti, e parte con una sola, come in esse appare; nelle quali so che non bisogna esporle che cosa sia il circolo con gli descritti diametri, essendone essa il primo e vero maestro. Dirolle solo (cosa che credo necessaria) che il delineato circolo non  quello che, transmettendo la vista per obliquo alla circonferenza del forame superiore dello stromento, viene descritto dall'occhio girato intorno, ma  quello che, tenendo l'occhio fermo nel centro della lente cava, si vede contornato a Giove postovi nel centro: nel qual circolo ho delineato li duoi diametri secantisi ad angoli retti, per determinare il sito [e la] distanza delle Stelle Medicee in quel pi commodo e breve modo che ho saputo imaginarmi per venir semplicemente in cognitione della reale essistenza di esse stelle. Delle quali V. S. vede (se questa non  illusione dello stromento) che me ne sono apparse hor una, hor due, hor tre, sempre in quella linea obliqua che sta segnata con punti, la quale, cos alla grossa, ho giudicata disposta secondo la eclittica; ma non ne ho mai potuto veder quattro, s come anche non ho havuto satisfattione di haverne vedute tre due volte sole, sapendo che pi frequentemente e tre e quattro apparivano a V. S. quando fece le osservationi descritte nel Nuntio. Del che io stava molto ammirativo, non sapendo perch a me non avvenisse il vederle tutte quattro almeno una volta, quando mi  tale admiratione stata levata dal vedere che a poco a poco queste da me osservate stelle siano andate perdendosi, in modo che quando intermisi l'osservare, non pi si vedevano n con una n con due n con [..]tro; per il che giudicai, che giungendo Giove quasi alla sommit dell'epiciclo, fossero le sue stelle rese tanto piccole, che al mio stromento non pi potessero apparire: adunque nello stato di mezo  ragionevole che mancasse la vista di quelle, che forse mi appariranno quando Giove sar nella pi bassa parte dell'epiciclo. Se questa sia la vera causa di ci, mi rimetto a lei.
Ma nelle distanze di queste stelle da Giove non sono io stato per qualche tempo men dubbioso, non pensando quello che mi  sovvenuto di poi, che, per essersi nel tempo delle mie osservationi molto pi allontanato Giove dalla terra per il sito s nello eccentrico come nello epiciclo,  necessario che le loro distanze, stando le medesime, mi apparissero minori. Per misurar le quali, giudicai doversi prender la misura di tutto lo spatio visto per tale stromento, stando l'occhio fermo nel centro della lente cava; nel che fare, esporrolle il modo da me tenuto: nel quale s'io prendo errore, piacendole, per gratia sua, a farmene avvertito, le ne restar obligatissimo.
Nella distanza di venti tre passi ho posto un segno circolare, il quale sono ito tanto ampliando, che occupava tutto quello che l'occhio, cos posto, puote vedere; comparata di poi la quantit del semidiametro di tal circolo con la quantit della distanza, e notata la proportione loro, ho ritruovato, per le tavole de i sini, corrispondere a tal semidiametro m. 4'. 18", poste nello stromento due lenti; postane una sola, il segno viene duplicato, e similmente l'angolo della visione, perci che vi corrispondono m. 8'. 25" (condono la differenza all'operare): ho di poi mutata la distanza, e quella presa di trenta passi, e fatta la istessa operatione; con la lente sola ho ritrovato convenirgli m. 2 1/3, minore dell'altra un minuto e pi; alle due pongo convenirgli la met: dal che mi  parso di vedere, che quanto le distanze sono maggiori, tanto lo spatio compreso si vada variando, apparendo maggiori quelli che sono pi vicini.
Questo parmi che confermi una osservatione ch'io feci appunto per chiarirmi se lo spatio che si vede in una piciola distanza sia lo stesso che il veduto in una grandissima, come sarebbe nel cielo di Giove. Perci che, havendo la luna dimidiata quasi nel meridiano, misurai il suo diametro con queste lenti, e vidi che le due lo misuravano cinque volte, et l'una sola due volte e mezo appunto: or essendo il diametro della luna dimidiata circa trenta minuti, se per le due lenti si divida tal quantit in cinque parti, gli converrebbono m. 6, et alla lente sola m. 12, quantit minori di quelle che competivano all'istesse nelle sopraposte brevissime distanze: l onde sarebbe ragionevole che lo stesso spatio nel cielo di Giove fusse molto minore. Ma dato che fusse quanto si misura in queste piciolissime distanze, non havendo io osservato alcuna di queste stelle fuori della circonferenza de i circoli proposti, et importando il semidiametro di quello, alle due lenti, nella distanza di 23 passi, m. 4 1/2, appare che non si dovriano mai essere allontanate di pi da Giove: il che paiono confermare anche le cinque ultime osservationi, nelle quali, contenendo il circolo formato da una lente sola, nella istessa distanza, m. 8'. 25", vedesi che non hanno mai di molto passata la met del semidiametro. Se ci fusse, grande sarebbe la differenza da quello che coll nel Nuntio  posto da V. S.; la quale differenza senza dubbio sarebbe causata dallo essersi fatta maggiore la lontananza di Giove dalla terra. Ma se tanta si possa esser fatta questa diversit, e se tali distanze habbia V. S. in questo stesso tempo osservato, mi farebbe grandissimo favore a darmene avviso.
Sono, di pi, tenuto da un altro desiderio molto pi importante: et , c'havendomi lo Ecc.mo S. Dott.r Roffeni detto che V. S. ha fatto una certa osservatione, da lei chiamata ammiranda, per levare molte controversie che sono nell'astronomia, pensando io quale potesse essere tale osservatione, mi  sovvenuto che quella forse concerna le hipothesi; onde, concetta speranza che per tale osservatione si sia dimostrata mathematicamente la hipothesi Copernicana, impatiente di aspettare in luce l'opera sua, desiderarei (n per questo se le torrebbe quello di che si mostra, e ragionevolmente, molto zelante, mentre n esprime n d un minimo segno del modo in che consiste il tutto) che mi favorisse di avvisarmi semplicemente se questa hipothesi sia confirmata o per tale osservatione o per altra: il che per hora, sino all'uscir in luce dell'opra sua, bastarebbemi per levarmi una certa ambiguit che molto mi affligge qual hora mi convenga propormi in qualche mio discorso il sistemma mondano, il quale vorrebbe l'intelletto comprendere secondo che veramente sta in natura; tardi poi l'opera sua a venir in luce quanto deve e quanto le piace.
A questi honesti desiderii pregola caldamente ad aspirare, et io all'incontro mi eshibisco a lei paratissimo a'suoi commandi; e basciandole riverentemente la mano, le prego dal Signor Iddio ogni suo contento.

Di Bologna, il d p.o di Luglio 1611.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Affett.mo Ser.re
Gio. Lodovico Ramponi.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Oss.mo
II Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.

[vedi figura 548.gif]



549..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 1 luglio 1611.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 11. - Autografa.

.... Ho proposto ad amico, che fa professione di filosofia, la difficolt dello scattolino(394) del S.r Galilei, e spero risposta, quale poi a lei comunicar(395)....



550...

CAMILLO BORSACCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 205. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.te Sig.re Patron mio Col.mo

Ho ricevuto la gratissima lettera di V. S. delli 21 di Giugno, et insieme l'allegata per il Sig. Galanzoni, Maestro di Camera dell'Ill.mo Sig. Cardinale Gioiosa(396), la quale, con haver prima fatto il soprascritto, presentai in propria mano, et se ne rallegr molto, soggiungendo: Sar forse la risposta di una mia scrittale. Poi la lesse, et insieme discorremmo delle sue ottime qualit et rarissime virt, et mi disse queste parole: Il Sig. Cardinale lo stima et honora molto, et  il primo mathematico d'Italia. Et io soggiunsi che non solo era il primo in questa nobilissima scienza, ma raro in molte altre, et complitissimo in ogni sorte di virt; a tale che bene un terzo d'hora, con gusto particolare d'ambi duoi, passammo in discorso delle sue meritevol lodi.
Mi increscie della sua indispositione, come mi rallegro della sua convalescenza, pregandola ad haversi cura, ch non  proceduto da altro se non dalla mutation dell'aria in questi tempi estivi. Io anchora stetti 3 giorni malato, non di febbre, ma di una fiacchezza tanto grande che non potevo stare in piede; et nella prima uscita di casa mi incontrai nel suo piccol servitore, e domandandole di V. S., rispose essersi partita, et egli restato con un gentil homo de'Guidetti. Feci il saluto da parte sua a Mess. Nuntio banderaro, il quale, per esserle devotissimo servitore, non tanto gliene rende duplicato, ma humilmente et con ogni reverenza se le inchina, pregando Iddio nostro Signore che faccia felici i suoi nobilissimi desiderii et le assista sempre con la Sua santissima gratia.
Finir di scrivere, et continuer in amarla et riverirla con quel puro affetto che  in me, suo devotissimo servo; supplicandola che in ogni occasione, tanto sua quanto de'suoi amici, me favorisca de'suoi comandamenti, ch mi trover prontissimo, et io me ne sentir honoratissimo dalla persona sua, a cui bacio humilmente le mani.

Di Roma, alli 3 Luglio 1611.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.te
Humiliss.o e Devotiss.o Servo
Camillo Borsacchi.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.te Sig.re Patron mio Col.mo
II Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



551...

GIO. ANTONIO ROFFENI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 5 luglio 1611.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ho inteso dalla sua quanto m'accenna circa il negotio dello S.r Pappazone: in risposta di che non posso dirle altro, poich esso S.r Pappazone  in villa, e lontano sino a 14 miglia; che se fosse stato un poco pi vicino, sarei montato a cavalo, e per il fresco l'haverei ritrovato: ma mi referiscono che questa sera o domattina potrebbe arrivare, e subito non mancar persuaderli quanto mi scrive; et se io fossi lui, al sicuro pigliarei questa occasione, perch, fornite le prime conditioni, vorrei starmene poi su la mia. Intanto s'attendi a conservare sano, ch noi in Bologna stiamo male di caldo: e di nuovo la ringratio di tanti offitii. Che per fine pregola ad amarmi; e le bacio le mani, come fa il S.r Magini, che la saluta.

Di Bologna, el d 5 Luio 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Serv.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo P.rone mio Oss.mo
II Sig.r Galileo Galilei, Mathem.co del Sereniss.mo G. Ducca di Toscana, a
Firenze.



552..

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 9 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 23. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

N qui n in Anversa ho potuto trovar quel libro di quel bel nome Diagnia Astronomica etc.(397) La prima fera di Francfort l'havr. N meno ho ritrovato che alcuni di questi mathematici di qua l'habiano veduto, anzi non m' stato possibile persuadere ad un Michel Cugnetti(398) (huomo assai stimato nella professione delle mathematiche) che ci sia questo libro, con tutto ch'io le habbia mostrato la lettera di V. S.; tanto istima impossibile il poter contradire alle cose da V. S. scritte. Stupiscono poi tutti che ella habbia ritrovati i periodi de'Pianeti Medicei, et molti non potevan crederlo; ma l'haverle mostrata la sua lettera li ha fatti non pi dubitare, ma credere et stupire.
Gi 15 giorni sono le scrissi per via del Padre M.tro Fulgentio de'Servi: non so se le sar capitata. Mander questa diritto a Firenze, ove spero ch'ella sar ritornata: del qual ritorno et della sua salute, nec non d'alcuna sua speculatione o inventione, la prego farmene parte, ch'io l'assicuro che cosa al mondo non mi pu esser pi grata di questa. Le baccio le mani.

Di Brusselles, il d 9 Luglio 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio et P.ron Col.mo
II Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.
D'altra mano: fra.ca fin a Mantoa.



553..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Vicenza, 12 luglio 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 84. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. Ecc.ma mi capit in Vicenza sabato della 7.na passata, in tempo ch'io, per la partita del corriere, non puoti a quella rispondere: la lettera, dico, delli 2 del presente, nella quale mi d raguaglio della ricevuta della mia con l'inclusa del S.r Velsero; poich quella che dice havermi scritta assai lunga, con una dentro per il S.r Cremonino, io non l'ho ricevuta, che mi rincresce assai, e se io sapessi, dove poter fare inquisitione per haverla, lo farei volentieri.
M' dispiacciuto assai intender del suo male: spero nel Signore che a quest'hora deve haver recuperata la pristina sanit, e potr godere il gusto de'meloni e del buon trebiano felicemente. Qui habbiamo havuto questi giorni pi che caniculari, e tanto noiosi, che se non si fussimo aiutati co 'l bere, saressimo speditti: par che con l'occasione di certa grandine l'aria si sia alquanto rinfrescata. Star qui ancora tutta questa 7.na, e sabato, piacendo al Signore, ritorner a Padova, per servire V. S., alla quale con ogni affetto bacio le mani e prego da N. S. compita sanit e felicit. Non mancher di scrivere al S.r Velsero.

Di Vicenza, alli 12 Luglio 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.r Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



554..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 15 luglio 1611.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber, Filza 419, car. 9. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re

Quel mio amico mi attese la promessa, risolvendomi circa la scattola del S.r Galilei(399) in questo modo:
"De scatula Galilaeana eiusque lapillis, liquidius quid dici posset, si sciretur cuiusnam lapilli illi essent speciei: hoc enim expressum non est. Interim haec accipiat. Tota istarum obiectionum congeries solvitur unico isto admisso fundamento, videlicet, lumen in fieri dependere a caussa sui productiva, in conservari non item, sed posse illud ad breve tempus, etiam caussa productrice ablata, in subiecto conservari; id quod et praeceptor meus in philosophia, vir doctissimus, asseruit, et ratio experientiaque multa comprobat, et Aristoteles ipse nequaquam negat: unde ipse adhuc vegetis salvisque pedibus, nullisque (ut isti arbitrantur) succisis genibus, et absque ulla Peripateticorum perturbatione, inambulat, caputque suum in dulcem sane, ut ante, quietem reclinat. Nam similes huic experientiae sunt quamplurimae, et in philosophorum scholis tritae: tametsi non diffitear, hoc in hac esse peculiare, quod tanto tempore subiecta ista, lapilli videlicet, lucem semel conceptam retineant, quae ab iisdem deperit, non aliter atque calor in aqua, abscessu caussae generantis et conservantis. Haec de his hactenus".
V. S. metter queste ragioni in bilancia per vedere quanto pesano...



555.

GALILEO a [GALLANZONE GALLANZONI in Roma].
Firenze, 16 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 1, car. 51-55. - Minuta autografa, ricorretta da GALILEO fors'anche in un tempo alquanto posteriore a quello della stesura della lettera. Sul margine superiore, a sinistra, della car. 51 si legge, scritto a matita di mano di VINCENZIO VIVIANI: "Al Sig. Gallanzone Gallanzoni".

Molto Ill.re Sig.re Osser.mo

Per ubidire al cenno dell'Ill.mo et Rev.mo S. Card.le(400) mio Padrone(401), et satisfare al comandamento di V. S., procurer di rispondere quanto mi occorre in proposito del contenuto nella(402) lettera scritta al molto R.do Padre Clavio dal S. Lodovico dalle Colombe(403), della quale ella mi ha mandato copia(404); et questo fo io tanto pi volentieri, quanto veggo, questo esser l'ultimo refugio di quei filosofi, li quali vorriano pure accomodare le opere della natura alle loro inveterate opinioni(405). Questa nuova introduzione di uno(406) ambiente molto perspicuo intorno al corpo lunare, per riempiere et adequare le sue visibili cavit et eminenze, mi fu, molti mesi sono, scritta dall'Ill.mo S. Marco Velsero d'Augusta, come pensiero di alcuni filosofi di quelle parti; io gli risposi, et forse con quietare et persuadere i suoi autori (non havendo io poi sentito replicare altro): non so quello che mi succeder in Roma, dove questo medesimo concetto trova, come bene ella mi scrive, molti che gli applaudono.
Hora, per dire brevemente quanto mi occorre, dico che io ho sin qui, insieme con tutti i filosofi et astronomi passati, chiamato LUNA quel corpo, il quale, sendo per sua natura atto a ricevere et ritenere, senza trasmettere, il lume del sole, alla vista del quale egli  continuamente esposto, si rende per tanto a noi visibile sotto(407) diverse figure, secondo che egli  in varie posizioni situato rispetto al sole et noi, le quali figure, hora falcate, hora semicircolari et hora rotonde, ci rendono sicuri, quello essere globoso et sferico: et di questo tale corpo, dal sole illuminato et da noi veduto, hanno sin qui la maggior parte de i filosofi creduto che la superficie(408) fusse pulita, tersa et assolutissimamente sferica; et se alcuno disse di credere che ella fusse aspra et montuosa, fu reputato(409) parlare pi presto favolosamente che filosoficamente. Hora io di questo istesso corpo lunare, da noi veduto mediante la illuminazione del sole, asserisco il primo(410), non pi per immaginazione, ma per sensata esperienza et per necessaria dimostrazione, che egli  di superficie piena di innumerabili cavit et eminenze, tanto rilevate che di gran lunga superano le terrene montuosit. Le osservazioni dalle quali io deduco le mie dimostrazioni, non occorre che in questo luogo racconti, s per haverle io altrove scritte et in voce moltissime volte dichiarate, s perch gli avversarii, con li quali si tratta al presente, non negano(411) n quelle, n tampoco le apparenti inegualit lunari; ma vengono, in sustanza del loro discorso, a dire che la LUNA sia hora non solamente quel globo che noi sensatamente con gl'occhi veggiamo et sin qui havevamo veduto, ma che, oltre al veduto da gl'huomini, vi  intorno un certo ambiente trasparentissimo, a guisa di cristallo o diamante(412), totalmente impercettibile da i sensi nostri, il quale, empiendo tutte le cavit et cimando le pi alte eminenze lunari, cinge intorno intorno quel primo et visibile corpo, et termina in una liscia et pulitissima superficie sferica, non vietando in tanto il passaggio a i raggi del sole, s che eglino possino nelle sommerse montuosit reflettere et dalle parti averse causare le proiezioni delle ombre, rendendo intanto l'antica luna al senso nostro suggetta. Veramente l'immaginazione  bella; solo gli manca il non essere n dimostrata n dimostrabile. Et chi non vede che questa  una pura et arbitraria finzione, che nulla pone in essere, et solo propone una semplice non repugnanza? Che se il chimerizare del nostro cervello dovesse havere azione nelle determinazioni della natura, a me sar lecito con altretanta(413) autorit dire che la terra  di superficie perfettissimamente sferica e pulita; intendendo per terra non solamente questo corpo opaco dove si terminano i raggi solari, ma insieme con questo quella parte dell'ambiente diafano che riempie tutte le valli, et con altezza eguale a i pi sublimi gioghi delle montagne sfericamente lo(414) circonda. N sia chi mi dica, che questo nostro ambiente inferiore non ha reale distinzione con quello che sopra i monti si inalza, et che per non circoscrive un globo particolare, ma che s bene ci fa l'ambiente della [vedi figura luna2.gif]; perch questo sar un andare di difficult in difficolt, di finzione in finzione, anzi un introdurre inconvenienti maggiori in quella medesima filosofia con la quale si cerca di salvar la pulitezza della superficie lunare: et bisogner gi porre nel cielo almeno 4 gradi di materie differenti(415), ci  li due opachi che compongono la [vedi figura luna2.gif] visibile, uno pi splendente dell'altro, et li 2 diafani, de i quali l'uno riempie le cavit della [vedi figura luna2.gif] et la serra con superficie politissima, et l'altro che si diffonde pel(416) resto degl'immensi spazii celesti. Et veramente io crederei che molto meno progiudiziale saria a quelli che della purit eccellenza et divinit della sustanza de i cieli sono cos gelosi, l'ammettere qualche irregolarit nella figura, accidente molto poco essenziale, che l'introdurre tanta diversit di raro e denso, diafano et opaco; et son(417) ben sicuro che se(418) la sensata vista delle visibili et antiche macchie lunari non havesse costretto a porre il denso e 'l raro nella sua materia, mai nella imaginata purit di quella non vi haverebbono i nostri filosofi riposti tali accidenti(419).
Ma seguitando il nostro primo proposito, se noi pur vorremo farci(420) lecito l'imaginarci(421) quello che ci piace, se altri dir che la [vedi figura luna2.gif]  circondata sfericamente da un trasparente ma invisibile cristallo, io volentieri lo conceder, pur che con pari cortesia sia permesso a me il dire che questo cristallo ha nella sua superficie grandissimo numero di montagne immense, et trenta volte maggiori che le terrene, le quali, per(422) esser di sustanzia diafana, non possono da noi esser vedute; et cos potr io figurarmi un'altra [vedi figura luna2.gif] dieci volte pi montuosa della prima(423). Et chi vorr giudicare questo mio assunto chimerico, senza condennare della medesima nota la posizione dell'avversario? Pare in oltre che questo diafano, nuovamente introdotto a riempiere le cavit della [vedi figura luna2.gif], non possa esser differente dal resto della sustanza celeste che per l'espansione del mondo superiore si diffonde; atteso che i medesimi filosofi n anco tra l'istesse stelle et il resto del cielo pongono maggiore o altra differenza che di pi o meno raro e denso, pi o meno diafano et opaco: hora, poich(424) niuna di tali differenze si scorge tra 'l prossimo ambiente lunare et il resto del cielo, adunque il termine et la distinzione tra il corpo lunare et il resto del cielo ambiente si dover prendere dalla superficie che finisce et rinchiude il corpo della [vedi figura luna2.gif] tenebroso, denso et opaco, et per ci differentissimo dall'ambiente suo raro et trasparentissimo, e non da questo nuovamente imaginato cristallo, in tutto e per tutto similissimo anzi istessissimo col resto dell'etere(425). Et qui(426) si noti l'incongruenza dell'esempio addotto della palla di smalto bianco, ma(427) di superficie montuosa, rinchiusa dentro ad un cristallo trasparente et di superficie tersa et pulita: nella quale niuno intoppo ritrova il nostro discorso, mentre dal concepito(428) globo di smalto opaco trapassiamo al cristallo diafano, che lo circonda et con sferica et liscia superficie lo termina; il qual poi subito distinguiamo(429) dall'altro ambiente, che  la nostra comune, familiare(430) et notissima aria; ma dopo il passaggio dall'interno corpo lunare opaco al diafano cristallino, suo prossimo(431) ambiente, a quale altro terzo corpo, pur diafano, doviamo noi senza intoppo trapassare? Bisogna che avvertiamo come il globo cristallino addotto nell'esempio pu benissimo esser da noi locato non solo nell'aria ma nell'aqqua, nell'olio, nel vino, nel fuoco, et in altri diafani da noi per l'esperienza conosciuti et intesi; ma in cielo, di che altro diafano haviamo noi contezza, fuori(432) di questo solo che per quella immensit si diffonde? Hora, s come il pigliare l'addotta palla cristallina et immergerla(433) in un grandissimo vaso pieno di altro simile cristallo, nel confondere, anzi levare totalmente, i termini de i 2 cristalli, dico del primo, che con superficie tersa terminava la palla, e dell'altro nel(434) quale si immerge il primo(435), verrebbe a fare che in verit altro non havessimo che uno smalto groppoloso, chiuso dentro una gran massa di cristallo; cos non sapendo noi essere in cielo altro che una sola sustanza diafana et omogenea, che altro potremo con verit affermare, se non che il corpo lunare  opaco e montuoso, ma locato nel cielo?
Ma forse alcuno non cos scrupolosamente additto ad ogni parola di Aristotile, mi potrebbe dire di non haver per inconveniente alcuno il credere che l'etere celeste sia un liquido tenue et sottile come l'aria, ma pi puro et permeabile, per il quale vadino i pianeti vagando, et che la [vedi figura luna2.gif], che per esso discorre, sia rinchiusa dentro una corteccia cristallina solida et liscia, et per ci(436) distinta dal resto dell'ambiente liquido; distinta, dico, se non per la trasparenza, almeno per la solidit e durezza(437). A chi tale opinione producesse io potrei rispondere, che havendo egli ardito tanto, quanto  il porre il cielo fluido et permeabile, senza riguardo alcuno della impenetrabilit e impermeabilit del cielo d'Aristotile, non si peritasse in por la [vedi figura luna2.gif] di superficie aspra; licenza assai pi tollerabile dell'altra, come quella che altera con leggerissima offesa una minima parte del cielo, e quella con gravissimo danno(438) mette in scompiglio(439) et in rovina tutto 'l mondo: et egli sa bene in coscienza che niun'altra cosa lo persuade a voler mantener(440) la pulitezza della superficie lunare, fuor che un semplice detto d'Aristotile. Aggiungo di pi, che se noi ci volessimo governare(441) in cielo con l'analogia dei nostri corpi elementari, ponendo l'etere omologo alla nostra aria, et il cristallo lunare proporzionato a qualche altro corpo solido et trasparente de i nostri, o sia vetro o gemma; noi veramente non troveremmo appresso di noi diafano alcuno, n anco l'aqqua stessa pi di ogni gioia(442) trasparente, il quale, circondando la terra et alzandosegli intorno sino alle maggiori altezze de i monti, non togliesse, a chi di lontano la riguardasse, il poter(443) vedere tutte le particolari variet di altezze e bassure, di lumi et di ombre et di qualunque altra cosa che dentro a tale profondit fusse contenuta. Rimirisi, per prova di ci, da qualche eminenza qual si sia limpidissimo et tranquillo stagno o lago, che, ben che non molte braccia profondo, tutti i segreti del suo letto ci asconde: hor che faria una profondit di dieci o dodicimila braccia? Noi dunque non haviamo, dall'aria et l'etere(444) celeste in poi, cognizione di diafano alcuno il quale oltre una piccola(445) grossezza non impedisca il passaggio alla nostra vista, et forse anco alla illuminazione del sole. Di qual cristallo dunque riempieremo noi le cavit profondissime della [vedi figura luna2.gif], il quale sia cos limpido che ci lasci penetrar con l'occhio a distinguere esattamente anco minutissime inegualit? certo, s'io non m'inganno, niente altro che l'istesso tenuissimo et purissimo etere riporre vi si potr. Et se cos , ragionevolissimamente si pu concludere, la [vedi figura luna2.gif] esser indubitatamente di superficie ineguale et montuosa, ma circondata da(446) purissimo et trasparentissimo etere, nella cui profondit ella et gl'altri pianeti sono contenuti.
Potranno per avventura persuadersi gl'avversarii di arrivare con l'efficacia del discorso et delle ragioni l dove il senso in modo alcuno n si conduce n si avvicina, et credersi di poter demostrativamente concludere, esser necessario che la [vedi figura luna2.gif] sia di figura esattissimamente sferica, per essere ella corpo celeste et in consequenza purissimo et immisto, et per convenirsi a tali corpi perfettissimi figura perfettissima, quale tra le solide vien reputata la sferica? Il discorso  assai trito per le scuole Peripatetiche, ma dubito che la sua maggiore efficacia consista solamente nell'essere inveterato nelle menti de gl'huomini, ma non gi che le sue proposizioni siano n dimostrate n necessarie; anzi creder io che le siano molto titubanti et incerte. Et prima, che la figura sferica sia pi o meno perfetta delle altre, non veggo io che si possa assolutamente asserire, ma solo con qualche rispetto(447): come, per esempio, per un corpo che si habbia a poter raggirare per tutte le bande, la figura sferica  perfettissima; et per gl'occhi et i capi degl'ossi delle cosce sono stati fatti dalla natura perfettamente sferici: all'incontro, per un corpo(448) che dovesse consistere stabile et immobile, tal figura saria sopra ogn'altra imperfettissima; e chi nella fabrica(449) delle muraglie si servisse di pietre sferiche, faria pessimamente, et perfettissime sono le angolari. Che se assolutamente la figura sferica fusse pi perfetta delle altre, et che a i corpi pi eccellenti(450) si dovessero le figure pi perfette, doveva il cuore, e non gl'occhi, esser perfettamente sferico; et il fegato, membro tanto principale, doveva egli haver dello sferico, pi tosto che alcune(451) altre parti del corpo vilissime. Pi, io non veggo che la inclinazione et appetito che hanno molti corpi naturali di terminarsi con figura sferica, derivi solamente da loro perfezione o purit: anzi pure vediamo, la terra et l'aqqua, corpi da i medesimi filosofi reputati impurissimi et imperfettissimi, in comparazione massime de i celesti, ridursi loro ancora sotto figura sferica, et ci non per alcuna perfezione che sia in loro, ma solo per esser gravi et per cospirare tutte le loro parti ad un solo termine; et l'aqqua, che alla gravit aggiugne l'esser liquida et fluida, tanto pi perfetta rotondit conseguisce, n dalla sua mistione et impurit (arguita dalla salsedine) vien ella punto nella sua figurazione impedita; n impedita saria quando anco ella fusse cento volte pi impura, mista et imperfetta, purch gli restasse il peso et la flussibilit. Resta parimente ambiguo se sia ben detto, i corpi celesti essere cos puri, immisti et eccellenti in comparazione de i nostri elementari, perch veramente questi et gl'altri attributi di inalterabili, ingenerabili, incorruttibili, impassibili etc.(452), concessigli da i filosofi, dependono tutti da un altro fonte et principio, che  l'haver loro soli da natura il muoversi di moto circolare; il che da Aristotile non  stato dimostrato, come io altrove(453) dichiaro: s che se alcuno sosterr che il movimento circolare competa non meno alla terra et a gl'altri elementi che a i corpi superiori, cessano tutte le ragioni di dover porre quella quinta essenza celeste, eterna et non generata(454), immortale e non caduca, impassibile, inalterabile etc., diversissima dalle nostre inferiori sustanze; et sar dottrina non solo pi salda, ma pi conforme alla verit delle Sacre Lettere, che della creazione et mutabilit del cielo ci assicurano. Lascio stare la inconvenienza grande che  nel volere che i corpi celesti siano cos eccellenti et divini, et la terra, quasi feccia del mondo, imperfetta, impura et vilissima, et a canto a canto dire i movimenti et le azioni de i cieli esser solamente indirizzati alle nostre cose inferiori, senza il quale indirizzo oziosi e vani resteriano tutti i movimenti et operazioni del sole et delle stelle(455). Ma l'entrare in s vasto oceano non  materia da potersi in una lettera ristrignere. Basti per hora, quanto appartiene al nostro proposito, haver mostrato di quanta poca efficacia siano quelle proposizioni, che la figura sferica sia pi perfetta delle altre, che questa competa a i corpi perfetti, et che la luna, come corpo celeste et perfettissimo, deva esser di figura sferica, et non come la terra solamente, ma tanto pi liscia et esquisita, quanto ella  corpo pi eccellente che la terra: discorso tutto vanissimo et niuna cosa concludente, s come pessimamente concluderebbe chi discorresse circa la terra e dicesse(456): La terra  sferica, ma non perfettamente, essendo di superficie aspra et ineguale; sarebbe bene la sua figura sferica perfettissima, quando ella fusse liscia, tersa et egualissima; et pertanto la terra sarebbe allora assai pi perfetta di quello che l' hora. Tal discorso  mendoso et equivoco: perch  vero che, quanto alla perfezion della figura sferica, se la terra fusse liscia, saria una sfera pi perfetta che essendo aspra; ma quanto alla perfezione della terra, come corpo naturale ordinato al suo fine, non credo che sia alcuno che non comprenda quanto ella sarebbe non solo meno perfetta, ma assolutamente imperfettissima. Et che altro resterebb'ella che un immenso deserto infelice, voto di animali, di piante, di huomini, di citt, di fabriche, pieno di silenzio(457) e di otio, senza moti, senza sensi, senza vite, senza intelletti, et in somma privo di tutti gl'ornamenti li quali cos spettabile et vaga la rendono? Certo, che saria stato un discorso mirabile quello di colui, che mentre le aqque del diluvio havevano ingombrato tutta la nostra mole terrestre, adequando le cime de i pi alti monti(458), si fosse posto a consigliare la natura che ella convertisse in ghiaccio o saldissimo cristallo tutta la aqqua, n si lasciasse fuggire(459) s oportuna occasione di perfezionare con una ben pulita et sferica superficie questo globo inferiore, rendendolo simile alla luna del Sig. Colombe(460).  vero che la luna saria corpo di figura sferica pi perfetta se la superficie sua fusse liscia et non aspra; ma l'inferirne poi: "Adunque la luna, come corpo naturale, saria pi perfetta"  una consequenza stravolta. Et chi sa che l'inegualit della superficie lunare non sia ordinata per mille e mille meraviglie, non intese n intelligibili da noi, non imaginate n imaginabili? Altrettanto grande quanto frequente mi pare l'errore di molti, i quali vogliono fare il loro sapere et intendere misura dell'intendere et sapere di Dio, s che solo perfetto sia quello che loro intendono esser perfetto. Ma io, per l'opposito, osservo, altre perfezioni essere intese dalla natura che noi intendere non possiamo, anzi pure che pi presto per imperfezioni giudicheremmo: come, per essempio, delle proporzioni che cascano tra le quantit, alcune ci paiano pi perfette, alcune meno; pi perfette, quelle che tra i numeri pi cogniti si ritrovano, come la dupla, la tripla, la sesquialtera, etc.; meno perfette quelle che cascano tra'numeri pi lontani e contra s primi, come di 11 a 7, 17 a 13, 53 a 37, etc.; imperfettissime, quelle delle quantit incommensurabili, da noi inesplicabili et innominate: talch quando ad un huomo fusse toccato a dovere a sua elezione stabilire et ordinare con perfette proporzioni le differenze de i prestantissimi movimenti delle celesti sfere, credo che senza dubbio gl'haverebbe moderati secondo le prime et pi rationali proporzioni; ma all'incontro Iddio, senza riguardo alcuno delle nostre intese simmetrie(461), gli ha ordinati con proporzioni non solamente incommensurabili et irrazionali, ma totalmente impercettibili dal nostro intelletto. Uno poco intendente di geometria si lamenter che la circonferenza del cerchio non sia stata fatta o tripla a punto del suo diametro, o rispondentegli in qualche pi conosciuta proporzione, pi tosto che tale che non si sia per ancora potuto esplicare qual rispetto sia tra di loro; ma uno che pi intenda, conoscer che sendo stati(462) altramente di quello che sono, mille e mill'altre(463) ammirabili conclusioni si sariano perdute, e che nessuna delle passioni dimostrate del cerchio saria stata vera: non la superficie della sfera sarebbe stata quadrupla del cerchio massimo, non il cilindro sesquialtero della sfera, et insomma nissun'altra cosa della geometria sarebbe stata vera e quale ella (464). Uno de i nostri pi celebri architetti, se havesse hauto a compartire nella gran volta del cielo la(465) moltitudine di tante stelle fisse, credo io che distribuite le haverebbe con bei partimenti di quadrati, esagoni et ottangoli, interzando le maggiori tra le mezzane et le piccole, con sue intese corrispondenze, parendogli in questo modo di valersi di belle proporzioni; ma all'incontro Iddio, quasi che con la mano del caso le habbia disseminate, pare a noi che senza regola, simmetria o eleganza alcuna le habbia sparpagliate(466). Et cos a punto, quando noi fanciullescamente havessimo hauto a formare la luna, galantissima ci saria parso di figurarla dandogli una rotondissima et pulitissima superficie; ma non gi cos ha inteso di far la natura, anzi tra quelle diversissime scabrosit  credibile che ella mille misterii, da lei sola intesi, habbia rinchiusi. Et non  dubbio alcuno, che se nella luna fussero giudizii simili a i nostri, rimirando di l la superficie della terra, nella quale altro che la disparit de i mari et de i continenti et la inequalit della parte terrea non distinguerebbono, altrettanta ragione haveriano di nominarla meno perfetta che se fusse di superficie pulitissima, quanta ha il S. Col. di desiderar che la superficie lunare sia ben tersa, per maggiore perfezione di quella; poi che tutti gl'ornamenti et vaghezze particolari, che s mirabilmente la terra abbelliscono, resteriano di l su invisibili et inimmaginabili. Cos a punto, fermandosi il nostro vedere et intendere nella sola montuosit et disegualit della luna, senza vedere o poterci immaginare quali particolari tra esse eminenze et cavit possino esser contenuti(467), parci che ella da una pulitissima superficie riceverebbe perfezione e bellezza.
Io credo haver a bastanza dimostrato la debolezza del discorso avversario; et se bene molte altre considerazioni potrei soggiugnere, tutta via i termini di una lettera, li quali parmi anco di haver trapassati, non permettono che io continui pi la fatica di V. S. nel leggere. Solamente, per fine di questo discorso, voglio additare a V. S. a quali gradi di sconvenevolezze si lasci traportare il nostro S. C. dalla immoderata brama del contradire; dalla quale allucinato non si accorge, che mentre egli vuol trovar ripiego per mantener la equabilit et lisciezza ne i corpi celesti et rimuover l'asprezza dalla [vedi figura luna2.gif], in cambio di veramente levar quest'una scabrosit che io gli attribuisco, gli n'addossa due: perch, ammettendo che la superficie della parte opaca et interiore della [vedi figura luna2.gif] sia aspra e montuosa, di necessit bisogna che ei conceda che aspra sia parimente la superficie dell'altra parte diafana e cristallina, la quale contermina con le montuosit interiori, et a riempiere le traposte cavit si adatta.  dunque asprissima la visibil parte della [vedi figura luna2.gif], densa et opaca; et tale ancora  l'invisibile, rara et trasparente(468).
Non voglio gi passare alcuni altri particolari che nella lettera del S. Col. si contengono: l'uno de i quali , che io non veggo s grande occasione di rallegrarsi che il molto R. P. Clavio non approvi la montuosit della [vedi figura luna2.gif], poi che il medesimo Padre  altres molto differente da esso Col. nell'assegnare la causa della apparente inegualit, attribuendola al denso et al raro. Et se il S. Col. ha caro che il P. Clavio dissenta da me,  forza che egli habbia altrettanto discaro che gl'altri tre Padri(469) inclinino a favor della mia opinione, bench egli di tal suo disgusto non faccia menzione. Et non sa il S. Col. che facil cosa mi saria stata, mentre fui in Roma, il persuadere et ridurre nella mia sentenza il Padre Clavio, se la gravissima et et la sua continua indisposizione havessero tollerato che noi insieme fussimo di queste materie stati in trattamento(470) et fatte le necessarie osservazioni: ma saria stato poco meno che sacrilegio l'affaticare et molestare con discorsi et osservazioni un vecchio, per et, per dottrina et per bont cos venerando(471), il quale havendosi con tante et s illustri fatiche guadagnata una fama immortale, poco importa alla sua gloria che egli in questo solo particolare trapassi e resti con opinione falsa et assai facile a convincersi.
Quello che il medesimo Colombe dice intorno a Saturno, non intendo io n punto n poco, n so che proposito vi possa cadere di denso o di raro, di moto o di altro: so ben questo, che il voler contrastar(472) di una cosa, senza haverla mai veduta, con chi l'ha osservata mille volte, par che habbia un poco dell'arditetto. Et quanto a Saturno, V. S. lo potr cominciar a veder comodamente; et havendo occhiale esquisito, vedr che sono 3 stelle poste cos [vedi figura 479f.gif], et tra di loro immutabili.
Ultimamente, io non so vedere a qual proposito scriva nella lettera(473) il medesimo S. Col., che io habbia veduti i suoi scritti contro di me in materia della montuosit della [vedi figura luna2.gif] et ancora della mobilit della terra et stabilit del sole(474), et che per ancora io non gli habbia risposto cosa alcuna; perch quando pure io seguissi la posizione del Copernico et dissentissi da Aristotile e Tolomeo, ragionevol cosa saria che io contro Aristotile e Tolomeo scrivessi, autori pi antichi et forse pi gravi et di maggiore autorit che il S. Colombe, et massime non producendo egli altre ragioni o esperienze che quelle che da i nominati autori sono prodotte(475): perch, se tralasciando Aristotile et Tolomeo io mi mettessi ad impugnare il S. Col., darei al mondo occasione di dubitare, che, come inetto ad intendere le materie et questioni ne i loro gravi antichi e proprii fonti(476), mi fusse gettato a voler far (come si dice) l'huomo addosso a scrittori vulgari e di nissun grido. Di pi, nelle medesime scritture del S. Col. si contengono le soluzioni delle ragioni di Aristotile e di Tolomeo, le quali, esplicate da me in diversi tempi et occasioni ad alcuni amici miei, sono a gl'orecchi, pi che all'intelletto, del S. Col. pervenute; et se gi sono ne gli scritti suoi contenute, ma non da lui capite, a che proposito devo io affaticarmi in replicargliele inutilmente? et perch devo io esplicar conclusioni et dimostrazioni sottilissime, insegnar dottrina singolare et scoprir misterii admirandi della natura, a chi non gl'intende, non gl'apprezza, anzi gli deride? producendoti, all'incontro, risposte puerili, soluzioni spropositate et ragioni irragionevoli, et quello che  peggio, mordendo con inurbanit villanesca chi mai non ha pensato al caso suo, non che parlato o scrittogli contro, chiamando i seguaci del Copernico (che in mente sua sono io solo) hora huomini che sognano et che tremano a intendere Aristotile, hora mal arrivati et avvezzi a tirar linee e perdersi nelle girelle, hora insensati e scempi, et hora peggio(477). Questo sarebbe un giocare con uno che all'incontro de'miei scudi dal sole, mettesse su chiose di piombo, o quattrini di tacconi di scarpe vecchie.
Et finalmente, devo io prendere ad impugnare, per difesa del Copernico, uno che gli scrive contro senza haverlo inteso, letto, n pur mai veduto? et qual gloria deverei io aspettare dal convincerlo? Certo niuna. Ma acci che V. S. non creda che io scagli o aggiunga pure un minimo che alla verit, ecco che io gli fo toccar con mano come il nostro S. Colombe non ha pur vedute le 2 prime et pi facili carte ad essere intese, dove il Copernico per sua principalissima hipotesi pone che la sfera stellata sia altissima di tutte et totalmente immobile; come anco pone stabile il sole, et all'incontro mobile la terra di due moti principalmente (lascio per hora il terzo, che niente importa al nostro proposito), ci  del diurno in s stessa circa il proprio centro, descrivendo l'equinoziale, et del moto annuo sotto il zodiaco. Ma il S. Col. ha creduto che il Copernico ponga che la terra sia mossa in 24 hore, rapita, insieme con la sfera stellata, dal primo mobile, e(478) non solo questo, ma che ella possa anco, in dottrina del medesimo Copernico, ricevere il moto annuo dal ratto del medesimo primo mobile; scrivendo in un luogo in questa guisa(479):
(480)..... menti e corpi resultanti da quelli, e tutti si volgono intorno al sole, come intorno a lor centro, dicono essi, portati dal moto del primo mobile o da che che altro si sia, che nulla per hora importa, con tutte le altre sfere celesti."
Gi vede V. S. come egli stima che il Copernico possa anco attribuire il moto annuo alla terra, communicatogli dal primo mobile; vede anco l'altro puerile assurdo, di credere che, posto il [vedi figura sole.gif] nel centro, se gli possa egualmente far succedere intorno immediatamente tanto Mercurio quanto Venere; et come, per dichiararsi ben bene incapacissimo di ogni intelligenza, gli piace di dar il primo orbe a Venere et il secondo a Mercurio, non sapendo ancora che le digressioni di Venere, maggiori circa il doppio che quelle di Mercurio, costringono necessariamente a porre Mercurio prossimo al sole, e non Venere, non si potendo dentro di un cerchio minore descriverne un altro maggiore(481). Questi, come ben vede V. S., sono errori tanto grossolani, che generano meraviglia immensa come possino ritrovarsi al mondo cervelli cos stolidi, che di s solenni scempiaggini siano capaci. Et sappia V. S. di pi, che questo  tutto quello che il S. Col. apporta della dottrina del Copernico, che(482) egli prende ad impugnare. Giudichi hora V. S. se metta conto ad huomo che habbia scintilla di senso e di giudizio ingaggiar contesa, in materie tanto difficili et eccellenti, con huomini di(483) discorso cos stupido e stravolto. E da qual fine sospinto, o da quale speranza allettato, dovevo io intraprender la briga d'insegnar l'oscurissima dottrina di Niccol Copernico a chi, dopo il dispendio di cinquanta e tanti anni di vita, non  stato capace d'intendere i primi et semplicissimi principii et le pi facili ipotesi della di lui scienza? anzi, per pi ver dire, a chi mi ha reso certo, col suo passare et ammettere incompatibili contradizioni, s esser d'ogni vero e di ogni falso, di tutti i possibili et de gl'impossibili, egualmente et indifferentemente conceditore?(484)
Io mi sono lasciato trasportare in tanta lunghezza, che non so se mai l'Ill.mo et Rev.mo S. Car.le haver tanto di ozio di poter sentire queste mie ciancie: quando V. S. non possa fargli sentire il tutto, al meno non gli taccia l'ultima conclusione, che  il ricordare a S. S. Ill.ma et Rev.ma la devotissima et humilissima servit mia, con la quale reverentemente l'inchino, et a V. S. di cuore bacio le mani.

Di Firenze, li 16 di Luglio 1611(485).



556..

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Lucca, 20 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Nuovi Acquisti Galileiani, n. 7. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Ho sentito particolar gusto del ritorno di V. S. Ecc.ma e che sia anche restaurata dal male sopravenutoli. Non l'ho salutata prima con miei lettere, poi la sua partenza per Roma, non sapendo quando arrivasse. Ora le dico, haver riceuto li due libri del Keplero(486); ma haveo carissimo, V. S. li ritenesse, tanto pi che ne ero provisto; et io desidero che disponga di ogni mia cosa ad ogni sua volont. Sento anche gusto grandissimo, V. S. si sia messo alla fatica delle theoriche de'periodi e tabule de'nuovi pianeti da lei scoperti, e non dubito punto che sia per assestarli come conviene, di modo che per ci sia fatto il nome di V. S. immortale nella republica letteraria.
Non posso esser longo, havendo il piede in staffa per la volta di Livorno; e di l passer con queste galere sino a Messina o vero a Palermo per certo negotio urgente, e fra un paro di mesi spero esser qua, come dar avviso a V. S., per ricevere li suoi comandamenti. Quando V. S. scrive a Venetia al S.r Magagnati, li facci sapere in gratia come in questo viaggio dover trattenermi a Napoli e conoscere il S.r Porta, tanto suo intrinseco. V. S. mi conservi in sua gratia; e le b. le mani.

Di Lucca, a'20 Lug.o 1611.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma

Ser.re Aff.
Ant.o Santini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, in
Firenze.



557..

FRANCESCO NICCOLINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 21 luglio 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXII, n. 106. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re e molto Ecc.te S.r mio Oss.mo

Ha molta ragione V. S. di dolersi della morte del S.r Giovanni, mio padre, che sia in Cielo, perch'ella ha perso un amico che l'amava e stimava grandemente; et ella, mentre  stata qua in Roma, pu haverne veduto, se non effetti convenienti al suo merto, almeno un cordiale affetto d'amore e d'ottima volont. Ma poich Dio l'ha voluto per S,  debito di christiana prudenza a rimettersi in S. M.t, ricevendo tutto per il meglio.
Io rendo a V. S. grazie infinite della memoria che conserva di me, e del pietoso ufficio che l' piaciuto far meco; e l'assicuro ch'io professo d'esser restato herede di quella stima e ben affetta volont del S.r mio padre verso di lei, in augumento della mia particolare, la quale per s stessa  grandissima, come si richiede al valore e virt di V. S. Ben la prego di cuore a pigliarne il possesso con il comandarmi; ch'io fra tanto, restando con desiderio di sentire ch'ella totalmente habbia ricevuto la sanit, le bacio per fine le mani.

Di Roma, a'21 di Luglio 1611.
Di V. S. Ill.re e molto Ecc.te
S.r Galilei.
Ser.re Aff.mo
Francesco Niccolini.

Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.e S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze



558..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 22 Luglio 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 85. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Finalmente m' capitata la lettera lunga di V. S. Ecc.ma, con l'inclusa pel S.r Cremonino, qual mandai subito: et ecco la risposta(487).
Ritornai heri a Padova; dissi a Mons.r Belloni quanto V. S. mi scrive, che ha sentito con grandissimo gusto, vedendo e la memoria e l'affetto che ella ha alle cose loro. Di gratia, V. S. continua, perch far un'opra di gran carit e n'haver honore.
Ho fatto parte al S.r Velsero di quanto V. S. in questa sua lettera lunga mi scrive; ho fatto anco i suoi complimenti con li SS.ri Sandelli e Pignoria, che amendue le baciano affettuosamente le mani.
In questi paesi non habbiamo altro di nuovo, che sia di momento, se non la venuta delle popone e meloni, che quest'anno sono comparsi pi presto e migliori del solito, per rifocillare le arsiccie fauci, per gli eccessivissimi caldi straordinariamente inaridite. Habbiamo, S.r Galileo mio, provato li giorni passati caldi tali, che quello descritto da Ovidio, cagionato per lo mal guidato carro di Fetonte, si stimava un non covelle.
Del S.r Magini non habbiamo pi sentito altro, se bene ci diede intentione di ritornare. Sar facil cosa che lo faccia quest'autunno.
Sto con desiderio attendendo che V. S. si sia ben rihavuta, che cos piaccia al Signore. Se qui son buono a servirla, la prego a commandarmi. E con ci li bacio le mani.

Di Pad.a, alli 22 Luglio 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
S.r Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig. mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



559.

GIO. BATTISTA DELLA PORTA a FEDERICO CESI [in Roma].
[Napoli, luglio 1611].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 26. - Copia di mano sincrona, in capo alla quale si leggono, di mano dello stesso copista, queste parole: "Giuditio del Sig.r Gio. Bat. Porta sopra il libro del Sig.r Sitii, scritto al Sig.r Marchese Monticelli, figliuolo del Duca d'Acquasparta". Cfr. n. 560: il presente capitolo di lettera non fu mandato per dal CESI a GALILEO in questa copia a noi pervenuta, la quale  d'una mano che ricorre anche in altre copie che si trovano oggi nella collezione dei Mss. Galileiani.

Ho ricevuto il libro contro il Sig.r Galilei, del quale non ho visto cosa pi spropositata al mondo. In esso si sforza l'autore con tanti argumenti provare il contrario, e non ne vale niuno; e mentre ha pensato torgli l'autorit, ce l'ha pi confirmata. Attesta me nella prospettiva molte volte(488), e mai a proposito: conoscesi, non sapere prospettiva.



560.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 25. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Se bene la gratissima di V. S. non m'apporta nuova della sua intera sanit, tuttavia, venendo a predirmela vicina col narrarmi notabil miglioramento, devo, come d'essa desiosissimo et d'ogni suo bene, rallegrarmene non poco.
Mi sar carissimo veder la lettera in difesa delle asserzioni lunari(489), quali se bene poco n'hanno di bisogno, tuttavia non  se non bene fermar alcuni intelletti vaganti, et rimover gl'altri troppo ostinati e veternosi. Sollecito il S.r Lagalla a mostrarmi il suo Discorso(490), et spesso lo persuado a non starsi cos imprigionato ne'chiostri del Peripato, ma contentarsi d'uscirne tal volta fuori, poich a'degni intelletti devesi la libert, et egli istesso  visto che Nifo concede nella luna etherei monti e bassezze, indotto da necessit assai minori.
Il nostro S.r Porta, visto il libro scritto contro i Medicei Pianeti di V. S., se ne burla con le quattro righe ch'io gli mando qui accluse(491), et con pi tempo scriver, conforme al'intento. Saluta V. S.; et quest'altri Signori anco se le ricordano servitori. Il S.r Demisiani(492) dolevasi d'esser cos presto uscito della memoria di V. S., ch'a richiesta del suo S.r Cardinal Gonzaga ella havesse negato conoscerlo, poich cos li veniva detto; ma s' consolato, vista la sua. Ha fatto bellissimi epigrammi(493), ma ha bisogno essere solleticato(494).
V. S. mi commandi, et sguiti pure a adunare conforme al pensiero. Bacio a V. S. le mani, e le prego dal Signor ogni contento.

Di Roma, li 23 di Luglio 1611.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te



Il P. Christoforo scrive non so che sopra le cose da lei osservate, et gi si stampa(495).


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



561...

GIO. LODOVICO RAMPONI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 28 luglio 1611.

Bibl Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 28-29. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Ho ricevuto la risposta di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma, la quale mi  stata sopra modo grata, s per haver compreso con quanta benignit ell'habbia, fuori di ogni mio merito, accettata la mia(496), bench di cose leggieri, come per la infinita satisfattione c'ho sentito dalle sue dotte e gratiose ressolutioni di quanto presi ardire di chiederle.
E prima, mmi stato molto charo di esser fatto certo che le da me vedute siano veramente di quelle Stelle Medicee, e che tali apparenze non siano illusioni dello stromento, come il S.r Sitii et altri hanno havuto opinione; i quali se vedessero la dispositione di quelle in quella linea obliqua secondo la eclittica, con il confronto di tante osservationi fatte da diversi in diversi luoghi e con diversi stromenti, e considerassero quelle mutationi delle distanze proportionate alla lontananza di Giove dalla terra, non so se stessero persistenti nella loro opinione. Che se non ho havuto gratia di vederle tutte quattro, per diffetto dello stromento, troppo bene da me conosciuto anche in altro, per hora poco m'importa, non havendo io havuto in queste mie osservationi altro pensiero che di vedere con gli occhi proprii se realmente coll vi si rivolgano stelle, come veramente me ne sono assicurato, rimettendomi poi, e quanto al numero e quanto alle distanze et altre loro passioni, a chi tiene stromenti esquisitissimi e fa proffessione di trattarne compitamente, cosa che pare che Dio habbia destinata a lei in questi tempi, acci ne sia maestro a noi altri; e perci aspettar di apprender il tutto dall'opera sua, quando uscir in luce.
Ho, di pi, sentito grandissimo gusto dello esser stato accertato che l'angolo che abbraccia lo stromento si varii secondo la diversit delle distanze piciole sino a un certo segno, oltra il quale non pi patisca diversitade alcuna che sensibil sia: del che ne ho havuto qualche sperienza, vedendo che quanto pi le distanze sono vicine, tanto la diversit sia maggiore. Circa che, parmi ragionevole ch'io emendi un errore, anzi duoi, ch'io commisi nella mia prima.
Le scrissi, che quanto le distanze si prendono maggiori, tanto l'angolo riesce minore; e veramente cos havevo compreso: ma in questo mezo tempo volli iteratamente pigliar le istesse misure; e statuite le medesime distanze, mi  riuscito tutto il contrario, ci  che quanto le distanze sono maggiori, tanto l'angolo viene maggiore: et eccole. Posta allo stromento una lente sola, nella distanza di 17 passi, il semidiametro del circolo importa m. 6.15"; nella distanza di passi 23, importa m. 7.4"; nella distanza di passi 29, contiene m. 7.24". La causa di questa diversit credo che sia stata, che nel prender le prime misure io tenessi il tubo nella istessa lunghezza, l dove in queste seconde io andava mutando la sua lunghezza fin ch'io vedea che l'oggetto fusse appreso pi distintamente che si potesse in tal distanza; da che forse nasce questa passione, che fora dimostrabile di tale stromento quando altri volesse trattarne theoricalmente. Ma communque sia, le credo che queste diversitadi in lunghissima distanza svaniscano, restando fermo un angolo determinato che ci serve per misura delle quantit degli oggetti compresi. Per certificatione del qual angolo dissi di haver misurato il diametro della luna, ponendolo min. 30; ma in questo commisi il secondo errore: ch bisognava un poco pi precisamente determinar il suo diametro secondo la distanza ch'all'hora teneva dalla terra; il che si dovrebbe fare qualunque volta, per mancanza di altra commodit, si elleggesse questo modo, ch'io non giudico essere del tutto fuor di proposito.
Son restato in oltre molto contento di haver inteso apertamente (cosa che non chiedeva, n sperava), qual sia quella osservatione per la quale si levano molte controversie nell'astronomia: la quale in vero  bellissima, e conferma in parte la hipothesi Copernicana, ma non la dimostra compitamente, come io havea dentro di me concetto che le fusse avvenuto: e perci, per il desiderio che tengo di esser certo di ci, mi piace di scuoprirle quello c'ho havuto et ho nell'animo che si potrebbe osservare per venirne in qualche cognitione; il che se le parr convenevole (se non l'ha fatto sin hora, ch temo di portar vasi a Samo), qualhora si truova con lo stromento in mano, potr muoverlo anchora a questo effetto.
Parmi di haver letto che Saturno ammetta la parallasse, per causa del semidiametro della terra, di una terza parte di minuto; adunque le stelle fisse, qualunque si supponga il sistemma, essendo pi lontane, o non l'ammetteranno che punto sia sensibile, o molto minore. Or con questo stromento, che puote vedere e distinguer quello che non pu la vista diretta, si osservino alcune stelle fisse, che siano giudicate atte a questo, in una semplice rivolutione diurna, prima nell'oriente, indi nel meridiano e poi nell'occidente, e si noti se si scuopra parallasse alcuna. Se vi se ne faccia qualche piciola sensibile, non credo che resti luogo alla hipothesi Copernicana, giudicando che per la immensit della distanza delle stelle fisse non possa cadervi alcuna parallasse, per causa del semidiametro della terra, che sia sensibile n per vista diretta n per reffratta; ma se nulla vi se ne veggia, doppo lo spatio di cinque o sei mesi osservinsi le medesime stelle: nelle quali se vi si scuopra parallasse alcuna, non potendo ci avvenire se non dal moto annuo della terra, credo che sarebbe mathematicamente dimostrata questa hipothesi Copernicana, o altra che in questa guisa proceda; ma se non se ne scorga alcuna, niente sar dimostrato per la istessa hipothesi n contra, rimanendo quanto a questo il poter stare nell'uno e nell'altro modo. Per far questo, giudicarei che fussero molto a proposito quei luoghi ne i quali si veggiono le stelle frequentissime, come V. S. ha di gi dissegnato nel Nuntio(497), perci che per la loro quasi contiguit, per la quale sono comprese con lo stromento tenuto immobile, potrebbesi vedere con pi facilit e sicurezza se mutino le configurationi e distanze tra loro; il che se fia, ecco dimostrata a un tratto la mobilit della terra, la distanza delle stelle fisse, da molti per la grande vastit abhorrita, e il sito delle stelle fisse, l'una pi lontana dell'altra dalla congerie di questi nostri corpi, che solo credo poter essere cagione di questo truovamento, come appare qui accennato: dove, al sito della terra in D vedesi la stella A congiunta con la C, et la B antecedere la C; l dove poi nel sito E vedensi le due A et C disgiunte, et la B seguire alla C. Quando in quelle stelle cos frequenti apparisse una tale disordinanza nelle figure e distanze loro, parmi che la hipothesi Copernicana sarebbe dimostrata.
In ultimo, lo intendere che V. S. per molte sue ragioni inchini a tale hipothesi pi che ad ogn'altra, mi ha apportato grandissimo sodisfacimento, e messomi insieme grandissimo desiderio di veder quanto prima l'opera sua, nella quale spero di truovarci, oltra le fondate ragioni che la dimostrino, la rissolutione di un dubbio, il quale parrebbemi che dovesse esser rissoluto da quei che tengono tale hipothesi o simile, et  quello che mosse principalmente il S.r Thicone a partirsi da questa hipothesi: ci , che si siano vedute comete nell'opposito del sole, non tanto distanti, come le stelle fisse, che havessero ad esser libere dalle passioni de i tre superiori, e con tutto ci non vi siano state soggette, com'ei dice nel primo libro dell'Epistole(498), fol. 149 (ch per non havere di questo auttore altro libro che questo, et il secondo della cometa del 77(499), non posso allegarlo in luogo dove pi ex professo tratti di ci); il che se fusse vero, come essere persuadono l'essatte sue osservationi, particolarmente nello essame delle parallassi, parmi che veramente restarebbe abbattuta, quando non si truovi modo di salvare le loro apparenze: il che se sia stato fatto, io non l'ho potuto risapere n anche da alcuni che professano astronomia; ma gli scuso, per non tener essi tale opinione. Alla quale vedendo V. S. inchinevole, sto in speranza di havere a restar appagato intorno a dubbio cos importante.
Ho tenuto homai la penna troppo lungamente in mano, e temo che non le sia venuto anzi tedio che no di tante ciancie: ma in questi giorni estivi, il leggere tai leggierezze nell'hore del diporto arrecca anzi diletto che no. Conosco bene che le sarebbe grave il rispondervi, come la somma sua gentilezza, fattami in questa sua prima risposta soprabondantemente palese, la muoverebbe a fare; ma io, che le compatisco, e per le occupationi gravi s de i studii suoi come di rispondere alle moltissime lettere che le deveno volare ad honorarla e riverirla come n' meritevole, e per la indispositione sua che molto mi dispiace, ne la ritiro, e prego che n per hora n mai, se cos le piace, si prenda incommodo di darmi altra risposta. Restarebbe ch'io mi affaticassi a truovar modi e parole per ringratiarla di tanta cortesia usatami in dar compitissima satisfattione a quanto ardii di proporle; ma conoscendo non potere far cosa che fusse sofficiente, le dir semplicemente senza ceremonie che la ringratio quanto pi so e posso, e che le vivo amantissimo e bramoso di servirla ad ogni suo commando. Con che fine le bacio le mani, et le prego dal Signor Iddio ogni bramato contento.

Di Bologna, il d 23 di Luglio 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Affett.mo Ser.re
Gio. Lodovico Ramponi.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



562..

GREGORIO DE SAINT-VINCENT a GIACOMO VAN DER STRAETEN in Bruges.
Roma, 23 luglio 1611.

Arch. di Stato in Bruges. Papiers des Jsuites, carton n. 7. - Autografa.

.... Nescio, utrum in Belgio tantus rumor de novis sideribus quantus hic est Romae, inventis beneficio specilli cuiusdam oblongi.
Hic in Collegio Romano P. Odo Malcot hac de re problema exhibuit(500), coram authore huius novitatis, Galilaeo Galilaei nomine, maximo certo applausu et concursu virorum doctorum et nobilium; ita ut, praeter plurimos nobilissimos viros, Comites et Duces, praeter Praelatorum magnum numerum, tres ad minimum ex Purpuratis Patribus sua praesentia et auribus cohonestare et gratificari voluerint. Rem breviter totam exponam.
Saturnus apparet nobis non esse rotundus, sed figurae ovalis, diametro maiori huius figurae(501), aequinoctiali parallela.
Iupiter continuum habet satellitium quatuor planetarum, qui eum semper comitantur, et in girum circa ipsum continuo aguntur, et singulis horis diversas habent positiones et aspectus ad invicem; semper autem in linea apparent. Ipse autem Iupiter est omnino rotundus semper.
Mars nihil habet singulare.
Venus omnino circa solem verti, similiter et Mercurium, compertum est, ita ut centrum illorum motus sit centrum solis; Venusque nova Cynthia vocata est, eo quod omnino sicuti luna crescat et decrescat.
In luna maculas non satis posse per raritatem et densitatem salvari, etiam plus quam probabile habemus.
Mercurium satis diu consideravimus, quamvis raro; sed cuius figurae sit, adverti non potuit propter scintillationes nimias: valde enim scintillat hoc astrum.
Pleiades triginta trium stellarum constellatio est; Nebulosa Praesepis, 37.
Si apud vos huiusmodi (?) specilla non extant(502), quandoquidem (?) hic illa nos ipsi, mathesis studiosi, construimus, mittam ad V. R., cuius precibus et Sacrificiis me enixe commendo.

Romae, 23 Iulii 1611.

Vester in Christo Servus
Gregorius a S.to Vincentio.

Fuori: Reverendo in Christo Patri
Iacobo Stratio, Rectori Collegii Brugensis.
Brugas.
In Flandria.



563..

MARGHERITA SARROCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 8. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig. mio Col.mo

Molti giorni prima che V. S. me favorisse con la sua gentilissima lettera, havea inteso dal Sig.r Cigoli la indespositione sua, che a me et al Sig.r Luca(503) havea apportato grandissimo dispiacere: l onde l'haver inteso da lei che ella sia gi in sicuro di recuperare la salute ci ha oltra modo consolati, et in particulare me, che in honorarla et in istimarla non voglio cedere a nessuno. Et cos ringratio Dio del suo miglioramento, et la prego ad haversi buon riguardo per lo avenire.
In quanto a quello che V. S. me scrive delle pitture et del poema, s io come il Sig.r Luca ci appigliamo al suo consiglio, perch, oltre al purgato giudicio che sappiamo che ha V. S., ella, che  cost nel negotio, sa meglio gli humori(504), et per consequenza come si devono le cose guidare. Dico bene a V. S. che il favore che io prencipalmente desidero da lei,  che rivegga il mio poema(505) con quella diligenza che sia maggiore et con occhio inimico, acci che ella vi noti ogni picciolo errore: et creda che io lo dico davero, et che tutto quel male die ella me ne dir io lo pigliar a segno di gran bont et di grande affettione, perch il nostro Signore Iddio mi ha fatto gratia che io non sono inamorata punto delle miei compositioni, et mi ha fatto conoscere che s come la stampa mostra il saper de gli huomini, cos alcuna volta mostra il poco giudicio; l onde io, che non vorrei incorrere in simile errore, in propria causa advocatum quero. Riveduto poi che l'haver V. S., se le parer cosa conveniente, circa alla dedicatione potr d'esso fare quello che pi le piacer, ch io me rimetto in tutto et per tutto al suo sano consiglio.
Il poema  fornito et reveduto, per quanto le mie debole forze si sono potute stendere in picciol tempo, con i travagli domestici et con le continove malattie.  bene il vero che la rassegna de gli Italiani che hanno da andare in aiuto di Scanderebech, non l'ho fatta, per non havere a pieno determinato tutti coloro che vi vorr mandare, et ancora per lasciare alcun loco [da] lodare alcun prencipe; s che se V. S. mi mander alcun[o] de'suoi, io honorar le mie carte del nome della sua casa, et ancora con buona occasione far mentione di V. S., come di cosa futura. Cotal rassegna non fa nulla l'haverla sospesa, perci che a persona tanto essercitata in simil materia, come io sono, sar fatica de quindici o venti giorni.
S'attende in tanto a rescrivere il poema, nel quale io ho molta fatica per haver a trovar chi lo scriva corretto: per potr tardare alcun giorno; il che torner bene, ch si dar tempo a V. S. d'essere interamente sana, prima che ella si metta a questa fatica. Et per la riprego che ella si governi bene et cerchi tosto di risanarsi; et mi tenghi in gratia, et mi commandi, ch i[o] le sono serva davero, et il mio Sig.r Luca servitore: et come tali, ambiduo facciamo a V. S. reverenza, che N. S. conservi et feliciti

Di Roma, ad 29 di Luglio 1611.
Di V. S. molto Ill.re

Serva Affettionatiss.a
Margherita Sarrocchi de Biragh[i].

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r et P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



564.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 29 luglio 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 30. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Per la lettera scritta da me a V. S. la settimana passata, haver inteso come recevei la sua con l'inclusa per il S.r Cremonino, et haver anco avuto la risposta di quella.
Mi piace ch'ella sia ritornata nella pristina sanit.
Fui uno di questi giorni dal detto S.r Cremonino, et entrando a ragionare di V. S., io le dissi, cos burlando: Il S.r Galilei sta con trepidatione aspettando ch'esca l'opra di V. S. Mi rispose: Non ha occasione di trepidare, perch io non faccio mentione alcuna di queste sue osservationi. Io risposi: Basta ch'ella tiene tutto l'opposito di quello che tiene esso. O, questo s, disse, non volendo approvare cose di che io non ne ho cognitione alcuna, n l'ho vedute. Questo  quello, dico, c'ha dispiacciuto al S.r Galilei, ch'ella non habbia voluto vederle. Rispose: Credo che altri che lui non l'habbia veduto; e poi quel mirare per quegli occhiali m'imbalordiscon(506) la testa: basta, non ne voglio saper altro. Io risposi: V. S. iuravit in verba Magistri; e fa bene a seguitare(507) la santa antichit. Doppo egli proruppe: Oh quanto harrebbe fatto bene anco il S.r Galilei, non entrare in queste girandole, e non lasciar la libert Patavina! Sopravenero alcuni, onde finissimo il nostro dialogo. Questa sua opra non uscir se non quest'inverno(508). Non faccia V. S. che le penetri ch'io le scriva queste cose.
Di Germania non ho lettere, questa posta. La nuova della lettura Pisana ha sconcertato assai questi nostri amici(509), che la speravano. Non si pu far altro: si volteranno a quest'altra(510), e se V. S. potr farli qualche giovamento, non se lo scordi di gratia.
Doppo quel noiosissimo caldo siamo stato alquanti giorni, con un poco di ventarello e certe pioggette, assai bene. Par che da heri in qua ritorni il caldo a repigliar le forze. Si sentono molti infermi, ma per senza morte; vi  un poco di sospetto di peste verso Trento, contra la quale s'attende a far buone guardie e provisione.
Li RR. Sandelli e Pignoria stan bene et a V. S. bacian le mani, s come facc'io con ogni affetti, pregandole dal Signore compita felicit.

Di Pad.a, alli 29 Luglio 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Sr. Galilei.
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



565.

INNOCENZO PERUGINO a GIROLAMO PERUGINO in Roma.
Perugia, 30 luglio 1611.

Bibl Naz. Fir. Mss. Gal., Par. I, T. XV, car. 41. - Autografa.

.... In materia delle novit del Sig.r Galileo, ero informato della sua scrittura(511) mandata qua, e per ci desideravo intendere l'opinione della Sig.ra Margarita(512); ma dalla vostra lettera ho conosciuto ch'ella  troppo affettionata al Sig.r Galileo, onde si lascia trasportare pi dall'affettione che forsi dalla verit. Qua sono molti di quelli occhiali, e con nessuno si vedono queste stravaganze; onde i nostri, fin tanto che non vedano, non si possano indurre a credere novit cos grandi, et in particolare come Venere possa andare sopra il sole, per essere tutta illuminata: oltre che il libro di Francesco Sitio(513), pur Fiorentino, ci persuade il contrario, le ragioni del quale sono molto probabili. Per sar bene che la Signora lo veda, se non l'ha visto, e poi giudichi secondo che li dettar il suo acutissimo intelletto: et avisatemi quello ch'ella ne sente, perch'io per hora non ve ne dir altro....



566..

GIOVANNI KEPLER a NICCOL WICKENS [in Wolfenbuttel].
[Praga, luglio 1611].

Riproduciamo questo capitolo di lettera dalle pag. 331-332 delle Epistolae ad Ioannem Kepplerum ecc. scriptae, insertis ad easdem responsionibus Kepplerianis, edite da M. G. HANSCH.

.... Aliud opus Mario(514) sub manibus esse, iucunda mihi auditio; sed festivum iuxta, tanto ipsum studio sibi cavere a personalibus, quasi res sit scandali plena et cum pericolo coniuncta, aut quasi argumentis suis infamiam personis sit conciliaturus. Dico ego Mario, non Keplerum tantum et Galilaeum, sed plerosque hodie mathematicos ex iis qui aliquid curae ponunt in sua professione, philosophorum profundissimos, plurimos medicos, non paucos iureconsultos, qui scilicet haec studia inter delicias privatim habent, nec minus et ex theologis aliquos, penes me in numerato esse, huic haeresi mobilitatis terrae addictos.... Imprimis gaudeo, esse in Germania qui cum Italo Galilaeo in certamen veniat aperiendi nobis arcana coelestia, et rogo D. Tuam, adhorteris Marium, ut obtrectandi affectus, inter nationes usitatos, tanta diligentia excludat, quantum sibi cavendum statuit prius a personalibus: veritatis enim res agitur. Galilaeus Pragam scripsit ante menses aliquot, stellam Canis non obtinere quinquagesimam partem de quantitate Iovis(515). Opinor, discos, ut solet, inter se comparat, quorum diametri sunt in ratione septupla. Haec sunt Marii instituto plane consentientia. De Veneris phsesi Galilaeus, mense Novembri superioris anni, scripsit Pragam hoc aenigma Haec immatura a me iam frustra leguntur o y:(516); post tres menses aperuit aenigma sic: Cynthiae figuras aemulatur mater amorum(517). Ecce consensum inter Galilaeum et Marium.
Oportet Mario esse perfectissimum ex Belgio instrumentum, quali quidem ego careo; nam Itali perfecta sua nimis aestimant. Opinor, non neglecturum esse Marium argumentum, quod ex hac illuminationis Veneris ratione extruitur pro Copernico, Braheo, Urso, Capella, quod Galilaeus multa cum festivitate explicavit literis Italicis, quae coniungentur, ut spero, cum mea Dioptrice(518), quae Augustae imprimitur. Quod si interim consuli potest Marius, consulatur; ego enim hanc epistolae Marianae particulam adiungam Galilaei literis(519), nisi diversum interea Marius a me petierit.
Velim scire, an et in Saturno novi quid agnoscat Marius. Gratulor etiam de inventis duorum Iovialium satellitum periodis. Scripsit Galilaeus superiori Decembri: Spero che haver trovato il metodo etc.(520) Ego mensibus Aprili et Maio, instrumento non valde excellenti, quo supremum rarissime cernere potui, periodum pene-supremi invenisse videor. Octo dierum spacio circumit; Galilaeus supremo dies, ni fallor, 15 dedit. Inventis duorum motibus, oportet et reliquorum tandem inveniri posse, ope boni instrumenti....



567.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 207. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Havendo gi per l'altra lettera sentito la sua indisposizione, n havendone mai hauto altra nuova, ne vivea non com meno martello di lei che ella si faccia di me, et con molta pi ragione, s per la diferenza grande del merito, come ancho perch sapete che qua ordinariamente ci sono ogni giorno le quattro stagioni, onde ci d sempre campo(521) di qualch'ora di respirazione; oltre che ci  due o tre volte piovuto, et allo intorno molte volte, onde nno partorito molto refligierio; sebene da quindici giorni adreto erano stati da venti giorni caldi eccessivi, dove io stavo in cupola(522) a stillare. Sono stato alcuni giorni a casa intorno a'cartoni; stamattina torno di nuovo; et cos interponendo, vo di quando in quando(523) ripigliando un poco di fiato, fino che la conduca al fine, della quale sono a pi dei due terzi fatto; et se non avessi da Sua Santit interrompimento di alcuni quadretti, et dal Cardinale Borgesi a Monte Cavallo una sua logetta del suo giardino, che mi interrompono, tra due mesi mi sarei spedito della cupola, che mi pare millanni per vedere di che morte io  da morire.
Nel resto stiamo tutti allegramente, et Cosimino  del continuo imperatore, a cinque volte raffermato, e studia come un disperato. Il Sig.re Gismondo Coccapani  sentito con gusto la visita del fratello(524), il quale V. S. lo troverr bonissimo giovane et ingegnioso in giribizzi di macchine; che se forse avesse atteso, arebbe fatto buona riuscita. Ma  giovane rispettoso e timido; imper V. S. le faccia carezze.
Sento com molto gusto la conversazione che ella  di cotesti gentilomini virtuosi, et imparticolare del Sig.r Filippo Salviati, al quale mi favorischa baciar le mani. Mi piace grandemente; et se ella  poi travagliata da gente arrabbiata(525), peggio saria se non se ne parlasse: per viva contenta, perch questi sono principii, un poco duri a chi  incallito a credere solo quello che passa per la comune in giu[di]cat[o], et se ne ridono, n vogliono le cose nuove n vederle n credere, cor una massima, che quello che non  saputo n detto Aristoti[le] et Tolomeo(526) et altri grandi omini, non pu stare; come il Sig.r Luca(527) fieramente alla mia presenza, et una altra volta fuori di me, so che in difesa di V. S. si port con certi satrapi nob[il]mente(528).
Ebbi dal segretario del Cardinal dal Monte la nota della domanda del Ill.mo Bellarmino fatta ai Giesuiti,(529) nella quale restai molto maravigliato del giudizio del Padre Clavio intorno alla luna, ch'ei dubiti della sua inegualit, parendoli pi probabile ch'ella non sia densa uniformemente. Ora io ci  pensato et ripensato, n ci trovo altro ripiegho in sua difesa, se non che un matematico, sia grande quanto si vole, trovandosi senza disegnio, sia non solo un mezzo matematico, ma anche uno huomo senza ochi. Imper, Sig.r Galileo, la verit  per suo propio, quanto pi si rimesta, pi presto si squopre: s che rallegratevi delle perseguzioni; basta che abbiate l'ochio che non vi impedischino il corso dei vostri studi, il che vi si[a] sopra tutte le cose a quore, poi che la vita  breve. Et baciandoli le mani, le prego da Dio ogni felicit e contento.

Di Roma, il d 11 di Agosto 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Umilissimo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Allo Ecc.mo Sig.re et Patron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



568..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 31. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Non ho per ancora veduto la lettera di V. S. sopra le asprezze lunari(530): per mi credo esser ci causato dalla assenza del Sig.r Card.le Gioiosa, e subito che ritorni, far diligenza eguale al desiderio che ho di vederla.
Il S.r La Galla non ha ancora compito il suo discorso(531), del quale mi fece vedere la met; et in essa, doppo haver difesa la verit del telescopio, perch (come egli dice) potrebbe alcuno per le nove apparenze lunari credersi che la luna sia un altro globo terreo, et a ci par che l'opinione di Copernico faccia molto, che pone la terra quasi un'altra stella mobile, egli si pone a confutar detta opinione, disputando per li Peripatetici: n altro ho visto sin hora. Le ho ben detto quel che V. S. mi scrive in questo particolare, et quello che m' parso: vedr il resto, et poi glie ne dar raguaglio.
Ho mostra la sua al S.r Demisiani, il quale li  pi devoto che mai, et credo ben sapr dimostrarlo. Se uscir cosa alcuna da'PP. Giesuiti, o altri, a proposito, l'inviar subito a V. S., alla quale non son men desioso che obligato servire. N. S. la conservi; e le baccio le mani.

Di Roma, li 13 d'Agosto 1611.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Gallileo Galilei.
Firenze.



569.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 13 agosto 1611.

Le prime due carte dell'originale sono nella Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 15-16, e giungono fino alle parole "lavorati in India di"; il resto  nella Bibl. Est. in Modena, Raccolta Campori, Autografi, B.a LXXXVIII, n. 41. Quest'ultima parte, comprese la data e la sottoscrizione autografa, vede ora per la prima volta la luce.

Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Imaginatio facit casum. Il sabbato passato feci una lista di tutti quelli a'quali volevo scrivere per dar loro aviso del mio ritorno. Tra questi havendo posto prima V. S. Ecc.ma, quando fui per essequire il mio intento, diedi principio a scrivere a certi dalli quali desiderava pi tosto sbrigarmi, che occupare il mio animo nel tratenirmi con loro, et lasciai V. S. per ultimo, desiderando star un pezzo con lei. Ma tanta e cos intensa fu la imaginatione (anco mentre scrivevo ad altri) di essere a ragionar seco, che, per Dio giusto, essendomi sopra venuta la note, et havendo con molta fretta chiuse et espeditte le lettere, ho creduto haver scritto ancora a lei; fin che la domenica seguente, essendo a Consiglio, incominciai a dubitare, et dopo lungo pensamento mi accorsi di haverle scritto per imaginatione, et non in effetto.
Per gratia divina, il mio viaggio  riuscito felicemente per via di Marsiglia, di dove mi sono inviato per terra alla patria, et con questa occasione ho veduto molte citt, con mio grande gusto; s come anco qui ricevo piacere in vedere et avvertire tutte le fabriche et sitti, et ancora qualche usanza a ragion di huomo nuovo et forestiero, in comparatione delle altre citt: et veramente parmi che Iddio mi habbia concessa molta gratia, facendomi nascere in questo luoco tanto bello et cos dissimile da tutti gli altri, che, per mio giudicio, chi havesse veduto tutto il mondo, trasferendosi poi qui, potrebbe esser certo di vedere molte cose degne e non pi vedute. Qui la libert et la maniera del vivere in ogni stato di persona parmi cosa ammiranda, et forse unica al mondo. Perci, mentre che io consumo il tempo in pensare a queste cose, creda pure V. S. Ecc.ma che io son corso con l'animo subito alla sua persona, considerando che si sia partita di qua; et le mie considerationi sono tutte fondate sopra il suo et mio interesse.
Quanto al mio, io non vi trovo rimedio o consolatione sofeciente, perch dalla absenza alla presenza vi  tropo gran passaggio; et s come in alcuni gusti, che ella mi intende, pare che con l'imaginatione et con qualche manuale agiuto l'huomo gode in absenza quasi tanto come se fosse presente, non dimeno  impossibile haver il gusto del trattenimento et della conversatione, con altri accidenti i quali sono quasi pi essentiali che quell'ultimo diletto che da quasi tutti viene reputato come ultimo fine. Ors, io mi posso ben imaginare di essere con il mio Sig.r Galileo, posso volgermi nella memoria molti de'suoi dolcissimi ragionamenti; ma come  possibile che l'imaginatione mi serva per rapresentarmi et indovinar tante giocondissime novit che nella sua gentilissima conversatione io soleva trarre dalla sua viva voce? Possono forse queste essere compensate da una letteruccia alla settimana, letta da me s con molto gusto, ma scritta forsi da lui con troppo incommodo? In questo capo adunque, che  fondato sopra l'interesse mio, mi riesce la partenza di V. S. Ecc.ma di inconsolabile et incompensabile(532) dispiacere.
Quanto poi a'suoi interessi, io mi riporto al suo giudicio, anci al suo senso. Qui lo stipendio et qualche altro suo utile non era, per mio credere, in tutto sprezzabile(533); l'occassione della spesa credo molta poca con assai gusto, et il suo bisogno certo non tanto che dovesse meterla in pensiero di cose nuove, per aventura incerte et dubbiose. La libert et la monarchia di s stessa dove potr trovarla(534) come in Venetia? principalmente havendo li appoggi che haveva V. S. Ecc.ma, i quali ogni giorno, con l'accressimento della et et auttorit de'suoi amici, si faceva pi considerabile. V. S. al presente  nella sua nobilissima patria; ma  anco vero che  partita dal luogo dove haveva il suo bene. Serve al presente Prencipe suo naturale, grande, pieno di virt, giovane di singolar aspettatione; ma qui ella haveva il commando sopra quelli che comandano et governano gli altri, et non haveva a servire se non a s stessa, quasi monarca dell'universo. La virt et la magnanimit di quel Prencipe d molto buona speranza che la devotione et il merito di V. S. sia agradito et premiato; ma chi pu nel tempestoso mare della Corte promettersi di non esser dalli furiosi venti della emulatione, non dico sommerso, ma almeno travagliato et inquietato? Io non considero la et del Prencipe, la quale par che necessariamente con gli anni habbia da mutare ancora il temperamento et la inclinatione col resto di gusti, poi che gi sono informato che la sua virt ha cos buone radici, che si deve anci sempre sperarne migliori et pi abondanti frutti; ma chi sa ci che possino fare gli infiniti et imcomprensibili accidenti del mondo, agiutati dalle imposture de gli huomeni cattivi et invidiosi, i quali, seminando et alevando nell'animo del Prencipe qualche falso et calunnioso concetto, possono valersi(535) appunto della giustitia(536) et virt di lui per rovinare un galanthuomo(537)? Prendono per un pezzo li Prencipi gusto di alcune curiosit; ma chiamati spesso dall'interesse di cose maggiori, volgono l'animo ad altro. Poi credo che il Gran Duca possi compiacersi di andar mirando con uno de gli occhiali di V. S. la citt di Firenze et qualche altro luoco circonvicino; ma se per qualche suo bisogno importante gli far di mestiere vedere quello che si fa per tutta Italia, in Francia, in Spagna, in Allemagna et in Levante, egli poner da un canto l'occhiale di V. S.: la quale seben con il suo valore trover alcun altro stromento utile per questo nuovo accidente, chi sar colui che possi inventare un occhiale per distinguere i pazzi da i savii, il buono dal cattivo consiglio, l'architetto intelligente da un proto ostinato et ingnorante? Chi non sa che giudice di questo dover esser la rota di un infinito numero de millioni di sciochi, i voti de'quali sono stimati secondo il numero, e non a peso?
Non voglio pi difondermi nel suo interesse, perch gi da prencipio mi obligai stare al suo giudicio et volere. Gli altri amici di V. S. Ecc.ma parlano molto diversamente; anzi uno, che gi era de'suoi pi cari(538), mi ha protestato di rinonciare alla mia amicitia, quando io havessi voluto continuare in quella di V. S.: la quale, sicome non pu ricuperare il perduto, cos mi persuado che sapia conservare l'aquistato(539). Ma quell'essere in luogo dove l'auttorit degli amici del Berlinzone(540), come si ragiona, val molto, molto ancora mi travaglia.
Se questo auttunno ella si lascier vedere, sentir grandissima(541) consolatione. Di Levante non ho portato nissuna cosa curiosa: solo ho un tavoliere et uno scrittorio lavorati in India, di fattura maravigliosa. Quattrini di l non si sono portati, anzi saranno certamente restati ben tremille ducati de'miei; tutta via me ne contento, essendo sano alla patria, haver veduto qualche cosa di questo mondo. In India ho tenuta stretta corrispondenza con li fratelli de M. Roco(542), et ho un altro picciolo registro da aggiongere a quello di Mad.a Anzola Colomba(543).
Vedo essere troppo lungo e tedioso: la settimana ventura sequir il resto, et dar risposta alle sue gentilissime lettere, hor hora riceute. Et cordialmente me le raccomando.

In V.a, a 13 Ag.o 1611.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galileo(544).
Desiderosiss.o di s.la
Gio. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Ecc.mo
Il Sig.r Gal.o Galilei, Mathem.co di S. Alt.a
Firenze.



570.

MATTEO BOTTI a GALILEO in Firenze.
Parigi, 18 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 33. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Oss.mo

Havendo io presentato alla Maest della Regina(545) lo strumento di V. S., ho fatto vedere a S. Maest che  meglio assai d'un altro che era venuto prima(546), forse non cos ben condizionato. S. M.t n'ha havuto(547) gran gusto, et si  messa fino a ginocchioni in terra, in presenza mia, per veder meglio la luna. Gli  piaciuto infinitamente, et ha aggradito assai il complimento che io ho fatto in nome di V. S., il quale  stato accompagnato da molte sue lodi, non solamente dalla parte mia, ma dalla parte di S. Maest ancora, che mostra di conoscere et di stimar V. S. com'ella merita. Et io vorrei poter havere occasione di servirla, come io ho desiderato sempre, et come mi par d'essere in obligo non solamente alla buona volont che mi ha sempre mostrato, ma ancora alle sue rarissime qualit. Et pregandole da Iddio ogni maggior contento, le bacio con molto affetto le mani.

Di Parigi, li 18 di Agosto 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Monsig.or Bonsi(548) m'ha detto che alla Fleccia, dove  quel grande Studio di Gesuiti, et dove uno de'suoi nipoti ha un di questi strumenti, si  fatto grandi osservationi sopra a quel che V. S. ha scritto in questo proposito, e tutto  stato approvato per verissimo.


S.or Galileo Galilei.
Ser.re Aff.mo
Matteo Botti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



571...

MATTEO BOTTI a COSIMO II, Granduca di Toscana, in Firenze.
Parigi, 18 agosto 1611

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4624, car. 320. - Originale, e in parte autografa. I capitoli che pubblichiamo non sono autografi.

...  cosa di tanto stupore l'allegrezza che fa S. M.t d'ogni cosa che li venga da V. A., che hiersera hebbi gusto grandissimo che vi fusse presente Mons.r Bonsi, quando gli mostrai l'occhiale del Galilei et il disegno di mattoni di Montelupo. Quando io arrivai al Lovre, Sua Maest era tornata di fuora e faceva qualche servizio necessario nel piccol gabinetto: io feci intanto mettere sopra la tavola del gabinetto grande l'occhiale et il disegno. Sua M.t venne l con la Marchesa di Garcivil; e subito guardando verso la tavola, mi disse: che cose son quelle? voi venite sempre a rallegrarme con qualcosa. E mostrandogli io il disegno del pavimento, Sua Maest si fece dar da sedere, e ne fece tanta gran festa, e tante cose disse, e tanta sodisfazion ne mostr, che, come sopra ho detto, hebbi gusto grandissimo che Monsig.r Bonsi vi fussi presente, perch non vi era quasi nessun altro: e creda V. A. che senza questo testimone io mi vergognerei a dire che S. Maest non harebbe potuto mostrare maggior gusto se i mattoni fussin arrivati e fussin tutti di diamanti, rubini e smeraldi; et a detta sua, questi pavimenti hanno a essere una delle belle cose di Francia.... Doppo questo, S. Maest si rizz e prese con molto gusto l'occhiale del Galilei, et andamo a una finestra; et quivi S. Maest si messe fino inginocchioni in terra, per veder meglio la luna: lo lod assai, e disse che era meglio dell'altro. Rizatasi in piedi, cominci a passeggiar con me per il gabinetto, e si dur tanto, seben venne il Re e molti Signori, che fu pi d'una grossa hora....



572..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 35. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.re Oss.mo

Il Sig.r Lagalla non m'ha per ancor mostro il restante della sua opera, e tutt'hoggi habbiamo in terzo, con il S.r Terentio(549), discorso sopra la sua opinione: dice ne scriver a V. S. Non siamo stati per sin hora bastanti a rimoverlo dalla sferale perfettione Peripatetica. Il libro, che si stampa qui, solo ho potuto sapere esser pieno di tavole, di numeri, forse per i calcoli di Pianeti Medicei.
Devo, per ogni buon rispetto, essortar V. S. a dar quanto prima in luce il supplemento del suo Nuntio Sydereo. Ella non ha ancor scritto cosa alcuna della cornuta Venere e del tripplice Saturno. Faccialo, per gratia, quanto prima, acci i suoi figli non trovino qualche sfacciato padre che ardisca adottarseli; ch se bene ci infelicemente gli riuscirebbe presso gl'huomini di giudicio, pure sarebbe con qualche applauso de gl'emuli et invidiosi della virt.
Sollecito il S.r Porta, et procuro di veder la lettera delle cose lunari(550).
Baccio a V. S. la mano, et me le riccordo non meno desioso che obligato di servirla. N. S. la conservi.

Di Roma, li 20 d'Agosto 1611.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



573.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 209. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio,

 tornato di Bolognia uno molto virtuoso Monsigniore(551), il quale dice che il Magino  ancho esso uno ochiale, et che non fa mai altro che mirare la luna et le stelle, ridendosi di questi bachiochi che dichino ch'elle non ci siano, et di questi non ne tiene conto nissuno; et gi vedetelo che non diede risposta a quello che gi io scrissi a V. S. di Roma. Dice ancho che poco importa l'avere o non avere scoperto prima queste cose, ma che bene importa ora il trovare il corso di queste quattro stelle di Giove, et che in questo sar tutta la lode, nel quale lui, per ritrovar, fa del continuo le sue osservazioni con continua diligenza, e spera in breve di conseguire il suo fine; et questo Mons.re se lo crede, perch dice essere del Magino sua propia professione pi che di nissuno altro. Imper V. S. solleciti, perch, sebene io  detto che la gli  ritrovati, nondimeno, come homo di poca autorit, non mi danno fede; s che sollecitate, n vi ritardino cotesti malefici, acci che il Magino od altri non vi trapassino, m[a] siate il primo, s come siate stato allo scorgerli, et in questo et in altro, s come spero in Dio le abbia da sucedere: del che ne lo prego, come per mio servizio propio.
 inteso come con il Pippione(552) la aveva, in casa il Sig.r Nori(553), a venire alle mani, dove egli non  poi comparso. Non so se del passato venisti mai alla dicisione: di grazia, avisatemi; et vi ricordo a venire una volta sola, et poi levarve[....] da torno, et atendere con quelli che sono gi famosi e noti al mondo a concorrere, perch cotesti ucellacci si vogliono far luogho, non per valore propio, ma per la elezione del rivale. Per protestatevi che per una volta farete buono, ma che poi di grazia badi a fare i fatti suoi; et fatela publicha, et non solo colle semplice pratiche, ma principalmente con le buone teorice, acci poi non vi possino mordere chome fanno, acci sia manifesto per sodisfazione et degli amici et del Principe; n gli dar poi pi orechia, ma attendere ai suoi studi et a ritrovare i periodi dei quattro Pianeti, s come fa il Magino, reputando che in questo stia tutto l'onore, et non nella prima scoperta. Ora, avendo sentito, non , come amicho e servitore di V. S., volsuto mancare del'obligho mio di darli conto di quello che segue.
Il Sig.r Luca Valerio, la Sig.ra Margerita et quel pretino virtuoso, segretario di Monsignior Dal Borgo, la saluta, cio il Sig.r Moric[...]; et io con questa le bacio le mani.

Di Roma, il d 23 di Agosto 1611.
Di V. S. Ecelentissima.


V' volsuto scrivere gi pi volte a V. S, ch'ella di grazia mi faccia le soprascritte semplici, et non di eminenza sopra gli altri, perch si aquista pi tosto delle invidie(554), et in cambio di giovare nuochano.



Aff.mo Serv.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Allo Eccel.mo Sig.re et Patron mio Oss.mo
[Il]Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



574..

MARGHERITA SARROCCHI a GUIDO BETTOLl [in Perugia].
Roma, 27 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 33. - Fuori, al posto dell'indirizzo, si legge, della stessa mano che scrisse la lettera: "Copia della risposta scritta dalla Sig.ra Margherita Sarrochi al Sig.r Guido Bettoli"; e pi sotto, di mano di GALILEO: "Tratta dell'occhiale e de'nuovi scoprimenti". Tale copia  della mano stessa dalla quale la SARROCCHI fece scrivere parecchie delle lettere a GALILEO.

Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho recivuto la di V. S. de 4(555) di Giugno, che mi  parso un miracolo che me sii capitata cos tardi, poich ogni ordinario io mando alla posta del Papa, et la lettera non la recevetti prima di hieri; et per non se maravigli se ancora io tardi le rispondo. Gli  vero che due mesi sono n'hebbi una da un frate, alla quale non resposi, per irritrovarmi in letto ammalata et perch il Sig.r Luca(556) scrisse a V. S. che per saper la mia opinione ne domandasse a Padre Innocentio del'ordine di S.to Agostino, che sta cost in S.ta Maria Novella. Hora le dico(557) a V. S., che tutto quello che se dice del ritrovamento delle stelle del Sig.r Galileo  vero, cio che con Giove son quattro stelle erranti con moto proprio, sempre egualmente distante da Giove, ma non fra di loro; et io con li proprii occhi l'ho vedute mediante l'occhiale del Sig. Gallileo, et fattele vedere a diversi amici: il che tutto il mondo il sa. Con Saturno sono due stelle, una da un lato et l'altra dal'altro, che quasi lo toccano. Venere, quando si congiunge col sole, gi vede illuminare et diventar, come la luna, corniculata, infino a tanto che la si vede poi tutta piena; et mentre si va [e]mpiendo, appar minore, chiaro segno, anzi demostratione geometrica, che ella s'aggira intorno al sole; et quando  piena, gli  sopra, et per la gran distanza appar minore: questo, dico, si sa per demostratione geometrica, poi che non pu apparir piena per oppositione che habbia col sole. Molti matemateci grandi, et in particulare il P.re Claudio col P.re Gambergere(558) negavano questo da principio, et dipoi si sono disdetti, essendosene certificati, et ne hanno fatte publiche lettioni.
Quanto poi che cotesti Signori dello Studio et Achademici non habbino scritto contra al Sig.r Gallileo, io lo credo, et lo far sapere al Sig.r Gallileo; anzi gli mandar la lettera di V. S. In tanto V. S. gli assicuri che il Sig.r Gallileo, oltre alla sublimit dello ingegno mirabile che ha,  di tanta buona conditione, che quando ancora eglino gli havessero scritto contra, s'acquetarebbe ad una minima loro scusa, essendo che egli non pretende altro che giovare al mondo; ch se fusse avido di haver fama, ne pu haver molto maggiore da molte singolari compositioni che egli in diverse scientie ha fatto.
Questo  quanto mi occorre dire in risposta della sua domanda: del resto la ringratio del cortese affetto che ella dimostra verso di me, et delle lodi che, oltre al mio merito, mi d; et cos la prego a valersi di me in ogni sua occorrenza, che mi trover prontissima et grata alla sua buona volunt. N. S. la guardi.

Di Roma, a d 27 di Agosto 1611.



575..

INNOCENZO PERUGINO a GIROLAMO PERUGINO in Roma.
Perugia, 27 agosto 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 43. - Autografa.

Girollamo Carissimo,

Havrei prima d'hora dato risposta alla gratissima vostra, ma il dubio di non fare sdegnare la Sig.ra Margarita(559) m'ha trattenuto. Per tanto li direte ch'io ho scritto quelle cose per imparare, e non per contradirli, onde non doverebbe sdegnarsi, ma considerare che cos si ritrova meglio la verit; et poi una novit tanto grande non pu cos alla prima esser riceuta da tutti, massime ch'ha difficult pi ch'ella non pensa, come alla giornata si mostrar da altri dotti anco in geometria con figure geometriche: e gi vi  chi vi scrive, e si far vedere a tempo debito; onde giudico mal fatto il chiamare ignoranti e vulgari quelli che non sono dell'opinione del Galileo. Io non fo questa professione, n mai ho studiato geometria, ma ho una semplice infarinatura d'astrologia; con tutto ci, fin che non vedo la cosa pi chiara, l'intelletto mio non si pu acommodare a capire questa novit; e questa forsi sar una di quelle opinioni stravaganti che la Signora m'ha praedette nella mia genitura: e quel che pi importa, non sono solo. Per tanto mi scusi, ch quando havessi veduto, come havete fatto voi, non sarei cos incredulo: oltre che per questo mi doverebbe lodare, e non biasimare, dicendo Salomone: Qui cito credit, levis est corde....



576.

GALILEO a CRISTOFORO GRIENBERGER [in Roma].
Firenze, 1 settembre 1611.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta, dalla prima stampa, che  nel Vol. II dell'edizione Bolognese delle Opere di GALILEO, dove forma un opuscolo col frontespizio: "Lettera del Sig. Galileo Galilei al Padre Christoforo Grienberger della Compagnia di Gies, in materia delle montuosit della luna. In Bologna, MDCLV, per gli HH. del Dozza", e con pagine numerate da 103 a 123. Dall'edizione Bolognese sono derivate le posteriori, le quali per l'hanno alterata con errori e numerose mutazioni arbitrarie.

Molto Reverendo Padre, mio Sig. Colendissimo,

Rispondo tardi alla gratissima lettera di V. S. M. R. delli 24 di Giugno(560), perch in un mese che, parte avanti la ricevuta e parte dopo, sono stato in letto ammalato, il cumulo delle lettere arrivatemi da diverse bande si  fatto cos grande, che mi tiene sbigottito come e quando io possa rispondere(561) a tutte; rendendomisi di pi tal debito difficile in una convalescenza molto languida, et da gl'estremi et insoliti caldi travagliatissima. Aggiugnesi che molte delle dette lettere, come quelle che contengono alcune difficolt promossemi intorno alle cose scritte et osservate da me, ricercano non solamente necessarie, ma assai lunghe, risposte; et forse ne haver V. R. gi veduta qualcheduna cost in Roma(562). Ho differito di mano in mano pi il rispondere a quelli amici, della cortese familiarit de i quali mi pareva poter prendere maggiore sicurt; per lo che non diffido da lei scusa e perdono della dimora et silentio tenuto per questo tempo, et tanto pi, quanto mi bisogner essere alquanto prolisso, volendo, se potr, dar sodisfattione a i dubbii del molto R. P. Gioseffo Biancano, et dell'altro molto R. P. autore del problema De lunarium montium altitudine(563); per il quale uffitio male la mano, e peggio la testa, mi haveriano ne i passati giorni servito. Ho veduto la lettera del P. Biancano scritta alla R. V.(564), et ne ho preso particolar contento, scorgendo in essa non solamente la continuata affettione di S. R. verso di me, ma il dispiacere che mostra essersi preso per le mordacit che in pi di un luogo pone contra(565) di me nel sopranominato problema il suo autore, le quali, per confessione di S. R., sono fuori della ragione et del mio merito, anzi rendono sospette di simulatione et fintione le altre parole che paiono esservi poste in mia lode; perch non  nissuno cos semplice, che non intenda come le laudi possono essere per ironia o per adulatione, et insomma con affetto di animo contrario a quello della lingua, profferite, ma non gi i biasimi o gl'insulti, li quali sempre procedono ex corde. Et se bene, considerata l'occasione delle rampogne in s stessa, io potevo senza pregiuditio alcuno della reputation mia disprezzarle e trascurarle, essendo pur troppo chiaro, a chi haver veduto il mio Avviso Astronomico et il detto Problema, quanto immeritamente mi erano opposte; tuttavia rispetto al luogo onde elle escono, et a i luoghi dove furon pronuntiate et inviate, non conveniva che io le trasandassi o dissimulassi: perch l'attestatione di uno de i Frattelli di una Congregatione, per somma scieltezza di lettere et perfettione di dottrina gi fatta di assoluta autorit nel persuadere et arbitra nel determinare circa i particolari di tutte le scienze, deve essere stimata non poco; e tanto pi, venendo pronuntiata(566) in publici concorsi di litterati, et mandata sino nelle Rome, che tanto  quanto nel cospetto del mondo tutto: onde pare che di non minor difesa mi fosse necessario che di quella di alcuno de i medesimi Fratelli, quale  il Padre Biancano, la R. V. et qualche altro professore del vostro famosissimo Collegio(567). Per quanto dunque aspetta a questa parte, io resto infinitamente obligato al P. Biancano, et dispiacemi che la lettera, la quale S. R. accenna havermi gi scritta, si sia persa, n mi sia pervenuta in mano; il qual disordine mi haver, senza mia colpa, fatto apparire poco diligente in rispondere a i debiti che ho a S. R.
Quanto poi all'altra parte della lettera, dove il P. Biancano mostra di concorrere con l'autor del Problema in haver due difficult nelle cose determinate da me circa la [vedi figura luna3.gif]; cio, che io con methodo impossibile habbia tentato di misurar le altezze di alcuna delle eminenze di quel corpo; et l'altra, che falsamente et senza alcuna necessit habbia creduto e posto che le dette eminenze si distendino sino all'estrema visibile circonferenza di essa [vedi figura luna3.gif]; gi che le medesime difficolt sono anco scritte nel Problema, tenter di solverle nell'esaminare unitamente anco le altre cose che in esso Problema mi sono scritte contro: se bene in effetto et essentialmente niun'altra contrariet vi ritrovo, eccetto che alcune tagliate di parole veementi, pronuntiate forse per agumento del suo credito et diminutione del mio ne gl'animi de gl'uditori, di quelli per che non havessero veduto il mio Avviso Astronomico; perch qualunque veduto lo havesse, haveria ben anco riconosciuto come il detto Problema, e nel tutto et in ciascuna sua parte,  l'istesso a capello, senza pure un minimo punto di pi o di meno, che quello che scrivo io nel mio Avviso: et non posso a bastanza meravigliarmi che un Padre, ripieno di tanta eloquenza, di tanta dottrina e, come io stimo, ornato di ottime qualit et santissimi costumi, si sia indotto a voler impugnare un trovato di altri come mal fondato et mendoso, et a palesarlo per tale col porgliene a fronte un altro perfetto et, come diciamo, numeris omnibus absolutum, et che poi in ultimo non si vegga produrre altro che l'istessa cosa ad unguem biasimata e condennata.
 il primo assunto o fondamento del Problema, che le eminenze nella [vedi figura luna3.gif] siano veramente reali, et non fittitie; il che prova con una ragione presa da una certa esperienza. Io dico l'istesso nell'Avviso, et con la medesima esperienza puntualmente lo dimostro.
Suppone nel secondo(568) luogo, che la circonferenza estrema della [vedi figura luna3.gif] non habbia di tali eminenze, ma sia perfettamente circolare. Or questo pare veramente che sia detto pi per un poco di occasione di tassarmi, che per bisogno che ve ne sia per fabricar la dimostratione, la quale di tal principio niente si serve n pu servirsene, gi che in essa circonferenza tali eminenze non si scorgono; et il medesimo autore, nel fabricar la dimostratione, imagina un altro cerchio massimo, il quale, passando per il vertice dell'eminenza da misurarsi, seghi ancora le parti pi depresse et, come diremo noi, le pianure di essa [vedi figura luna3.gif].
Or qui voglio, prima ch'io passi alle altre considerationi, fermarmi alquanto, et tentare di purgarmi appresso l'autor del Problema, semai occorrer che S. R. possa veder questa lettera, dimostrando che per avventura non (come esso scrive) lapsus est Galileus, quod, nullis rationum momentis coactus, lunarem sphaeram montuosa superficie undequaque(569) circumambiri voluerit: itaque, in maximas difficultatum angustias coniectus, ea respondere conatus est, quae eum magis in laqueos inducant quam eximant. Ac nos ipsi multiplex ac maximum rationum agmen brevi quodam comentariolo, memoriae atque exercitationis gratia, explicuimus, quos eius rationes labefactari ac profligari necesse est(570). Dispiacemi bene di non haver queste tali ragioni et obietioni, per potere o rispondergli, o cedendo quietarmi et mutar opinione; et se per mezo della R. V. mi potesse succedere di vederle, gliene terrei obligo particolarissimo. Ma tornando al caso, dico che non senza niuna ragione mi son mosso a dire che le asprezze della superficie lunare si estendono sino all'ultima visibil circonferenza, anzi pure che et la ragione et anco in parte il senso mi persuadono a ci credere; perch, scorgendosi come la parte pi chiara della [vedi figura luna3.gif]  ripiena di montuosit, dove che le gran macchie ne hanno pochissime, et essendo che esse parti chiare si dilatan sino all'ultima visibil circonferenza, alla quale non si vede che arrivino le gran macchie, perch non devo io con ragione credere che anco quella parte sia montuosa?
Risponde l'autor del Problema: Apparent in ea [vedi figura luna3.gif] facie, quae terras aspicit, tumores? est igitur ratio cur eos inibi esse affirmemus. Non apparent in extrema periphaeria? non est igitur ratio cur eos inibi esse affirmemus; cum si inibi essent, nulla sufficiens ratio prohibeat quin apparerent(571). Ma io domando al Padre, come ei fa a vedere che nelle parti di mezo della [vedi figura luna3.gif] vi sono eminenze? Mi risponde nel Problema: perch vede alcune cuspidi nella parte tenebrosa, vicine al confine della luce, illuminate, bench interamente separate da essa parte lucida. Hora io metto in consideratione a S. R., come simile effetto non pu accadere, n haver luogo nell'estrema circonferenza, n meno nelle parti assai vicine a quella, et ci per due ragioni: prima, perch quando il confine della luce  vicinissimo all'estrema circonferenza et che la parte oscura della [vedi figura luna3.gif]  verso noi, allora le parti montuose della [vedi figura luna3.gif] hanno la parte illuminata avversa a noi, et ci volgono l'oscura, onde i loro vertici solamente un poco per fianco potriano farcisi visibili; ma ci  anco impossibile, quando bene fussero tutti lucidi, per la seguente seconda ragione: cio perch gli spatii et intervalli tenebrosi e bassi, che separano le cuspidi illustrate dal confine del lume, restano invisibili a noi nelle parti estreme della luna mediante la loro bassezza e lo sfuggimento(572) et il vedersi, come dicono i perspettivi, in scorcio l'ultime parti della superficie lunare, che piegano verso l'estrema circonferenza, per lo che tali cuspidi devono apparire attaccate e congiunte co'i lumi vicini posti sopra l'istesso termine e confine della luce; il che non accade quando il detto confine passa sopra le parti pi interiori del disco lunare, dove i raggi dell'occhio, cadendo meno obliqui, comprendono benissimo le separationi di tali cuspidi luminose dal confine delle tenebre. Non val dunque l'illatione del Padre: Apparent tumores in medio? ergo ibi sunt: non apparent(573) in circumferentia? ergo inibi non sunt; perch non ci  ragione per la quale nella circonferenza devino apparire.
Soggiungo: Scrive il Padre: Apparent(574) in [vedi figura luna3.gif] facie, quae terras aspicit, tumores? Rispondo io di no, et dico che i tumori et eminenze della [vedi figura luna3.gif] (come eminenze) non solamente non si veggono o possono vedere da tanta distanza, ma non si scorgerebbero n anco dalla vicinanza di 100 miglia; s come i nostri colli et le maggiori montagne niente si discernerebbero sorgere da i piani, da un'altezza e lontananza di 50 miglia et di meno ancora. Come dunque sappiamo noi, la [vedi figura luna3.gif] esser montuosa? Lo sappiamo non col semplice senso, ma coll'accoppiare e congiungere il discorso coll'osservationi et apparenze sensate, argumentando in simil guisa. La linea od arco che distingue la parte oscura della [vedi figura luna3.gif] dalla illuminata, si vede crestata, sinuosa, merlata et in somma inequabilissima; adunque ella non pu esser termine dell'illuminatione in una superficie sferica, tersa et eguale, ma s bene di una montuosa et ineguale. Di pi, veggonsi nella parte illuminata della [vedi figura luna3.gif] moltissime macchiette negre et assai maggiori, pi frequenti et pi oscure vicino al confine della luce che pi lontano; veggonsi in oltre tutte le dette macchie oscure distendersi verso la parte opposta all'irradiatione del sole, et circondate verso la parte del sole da alcuni dintorni pi chiari che le parti circonvicine, et di altri simili dintorni ancora dall'altra parte opposta, dopo i quali seguitano alcune proiettioni oscure: et tali macchie si vanno diminuendo secondo che il confine dell'illuminatione va procedendo avanti, cio secondo che il sole pi se gli eleva, [vedi figura 576a.gif]s che finalmente si perdono del tutto et si annichilano, restando nel plenilunio lucida ogni parte; et all'incontro, nel voltar del sole et nel decrescer la [vedi figura luna3.gif], tornano a vedersi vicino al confine della luce altre simili macchie negrissime, le quali nell'abbassarsegli il sole vanno [vedi figura 576b.gif]allungandosi, mostrandosi parimente circondate da alcuni dintorni molto lucidi. Et finalmente, dentro a la parte non illuminata di essa [vedi figura luna3.gif], alquanto lontano dal termine della luce, appariscono in guisa di stelle alcune particelle illustrate, le quali crescendo appoco appoco si vanno a congiugnere col termine della luce, che parimente camina verso di quelle, quando per la [vedi figura luna3.gif]  crescente; et per l'opposito, nella decrescente simili stellette si separano pi e pi, et finalmente si estinguono e si perdono. Ma tali accidenti et apparenze in niun modo possono accadere in una superficie sferica, che sia liscia et eguale; ma ben rispondono ad unguem in una ineguale e montuosa: adunque con necessaria dimostratione si conclude, la superficie lunare esser piena di eminenze et bassure.
Queste sono le apparenze e fenomeni, li quali fatti, suppositioni et ipotesi del discorso, necessariissimamente convincono altrui a tenere senza niuna dubitatione che la superficie lunare, che risguarda verso la terra, sia montuosa et ineguale. Ma che simili montuosit et prominenze fossero a noi visibili (rimosse le narrate mutationi di ombre e di lumi) mediante il loro sporgere et rigonfiare verso la vista nostra,  del tutto impossibile; s come apertamente si scorge nelle parti di essa superficie lunare lontane assai dal confine del lume, et in tutta la medesima superficie nel plenilunio, quando per esser dall'altezza de i raggi solari sopra essa superficie tolte tutte le ombre, et ripiena di luce tutta quella superficie che  esposta alla nostra vista, ci si rappresenta solamente un piano di parti egualmente distese. Hora, perch delle sopranarrate apparenze di lumi et ombre, quando bene, sicome io assolutamente credo, siano ancora circa l'estrema circonferenza non meno che nelle parti pi interne, niuna pu in modo alcuno da noi scorgersi e distinguersi; per niuna coniettura, inditio ed argomento ci possono elle somministrare dell'essere o non essere la detta circonferenza montuosa. Et che le narrate variet di ombre et lumi non possino nell'estrema circonferenza da noi vedersi (ancorch realmente vi siano quando la [vedi figura luna3.gif]  vicina alla congiuntione col sole, et anco nell'istessa oppositione e plenilunio), procede dallo sfuggimento et inclinatione della sferica superficie lunare, sopra la quale i raggi della nostra vista niente si elevano ne gl'istessi toccamenti che si fanno nell'estrema circonferenza, et pochissimo si inalzano sopra le parti ad essa ultima circonferenza vicinissima; onde le ombre, che solamente occupano le parti pi depresse et circondate dalle eminenze, ci restano totalmente ascose, et le cuspidi luminose, bench separate dal confine della luce, ci appariscono congiunte con quello, restando gli spatii tenebrosi et bassi, che tra esse cuspidi et il confine della luce s'interpongono, non toccati da i raggi della vista, e per tanto invisibili a noi(575). Io dichiarer con una particolar dimostratione pi apertamente l'intention mia, et ci non per intelligenza della R. V., ch so che anco il detto sin qui  a lei et a'suoi simili superfluo, ma per meglio esplicarmi a qualche altro che non fusse esercitato nella prospettiva quanto bisognerebbe, se per accidente questa mia lettera gli pervenisse alle mani: per S. R. et gli altri suoi Fratelli intendentissimi mi perdonino et scusino se io troppo mi diffondo.
[vedi figura 576c.gif] Dico dunque, che qualunque volta una superficie ineguale e montuosa viene illuminata dal sole o da(576) altro lume particolare, s che vi restino le eminenze illustrate et le bassure tenebrose, il sole, o chi nel sole fusse collocato, assolutamente non vedr alcuna delle parti ombrose, ma solo le illuminate; perch procedendo in tal caso i raggi della vista et della illuminatione per le medesime linee rette, n potendo esser ombra dove arriva il raggio illuminante, adunque niuna delle parti oscure potr esser veduta; ma bisogner che per vederle il raggio visuale si elevi sopra la detta superficie pi del raggio solare: come nella presente figura si scorge, sendo il punto O il luogo del corpo illuminante, e la superficie montuosa BC, le cui eminenze vengono illustrate, et le parti basse restano adombrate. Qui  manifesto, che l'occhio posto in O non vedr alcuna delle ombre della superficie BC, avvenga che i suoi raggi procedino con quelli del corpo illuminante; ma per veder le parti ombrose  necessario che l'occhio si elevi sopra i raggi luminosi, come per esempio nel punto A. Dico di pi, che quando il corpo illuminante fussi lui pi elevato sopra la superficie da illuminarsi, et l'occhio meno, come se l'occhio fusse in O et il sole in A, allora molto pi resteriano le parti adombrate di essa superficie ascose alla vista. Hora, perch i raggi visivi che abbracciano l'estrema visibil circonferenza del corpo lunare, non hanno elevazione alcuna sopra essa, ma toccano in lei la superficie della luna, manifestamente si scorge come, costituito il sole in qualsivoglia luogo, mai non potranno da noi esser vedute le ombre delle bassure alla detta circonferenza vicinissime; anzi, restando tali parti oscure celate tra le eminenze circonvicine illuminate, altro non si scorger che una continuazione tutta luminosa.
Io sento l'autor del Problema dirmi, che il detto da me sin qui, ben che concluda di necessit che le montuosit nella circonferenza lunare quando ben veramente vi fossero, come nelle parti da essa circonferenza remote concluse, et non possino da noi per via delle medesime apparenze(577) essere dimostrate, non per inferisce che necessariamente elle vi siano; et che sin hora io non haverei pi ragione di affermare che quelle vi siano, che egli si habbia di negarlo: anzi di pi mi soggiugne, che se bene le diversit di lumi et di ombre non hanno(578) luogo nella circonferenza lunare per farci conoscere se sia montuosa o no, pur vi ha luogo altra apparenza, per suo credere necessaria, la quale scorger da noi si dovrebbe, se veramente la detta circonferenza fusse montuosa; e questa , che si doveria veder dentata in guisa di sega, et non egualmente piegata senza tumore o cavit veruna; il che non si scorgendo da noi, pare a S. R. che io et habbia detto il falso, et che senza necessit nissuna mi sia andato ad inviluppare in intrighi da i quali impossibil mi sia lo sciogliermi et svilupparmi. Resta dunque, che io dichiari, come i motivi et le cause che mi hanno(579) indotto a credere che le montuosit lunari si distendono sino all'ultima visibil circonferenza, et forse pi oltre, non son state arbitrarie, ma necessarie; et poi, che io di nuovo mi affatichi in dichiarare pi lucidamente et diffusamente che non feci nel mio Nunzio Sidereo, come nissuna dentatura od asprezza si pu n si deve scorgere nell'ultimo cerchio visibile della [vedi figura luna3.gif].
Dico per tanto, tre principalmente esser le cause, dalle quali persuaso e convinto ho stimato e stimo che le montuosit lunari siano per tutta la sua visibil circonferenza. La prima delle quali , che essendo la superficie della [vedi figura luna3.gif] distinta in due parti, per cos dire, integrali, cio in quella che meno vivamente riceve il lume solare (per lo che vulgarmente la domandiamo le macchie) et nell'altra pi chiara et splendente, delle quali due parti questa, e la pi lucida, si diffonde sino all'ultima circonferenza, et le macchie si raccolgono nelle parti pi interne, senza che alcuna di loro (per quanto si vede) si distenda s ch'arrivi alla circonferenza; in oltre, scorgendo noi col telescopio come le macchie lunari sono egualissime, ritrovandosi solamente in alcune di loro sparse alcune poche quasi isolette o scogli (che altro esempio pi simile per hora non mi soviene(580)); et all'incontro vedendosi, frequentissime esser le eminenze et le cavit nelle parti pi chiare, s che (siami lecito usar questa parola) le pianure et piccole e rare vi si ritrovano; io non so qual ragione deva persuadermi a negare che simili asprezze si distendino sino all'estrema circonferenza, la quale dalle parti pi chiare solamente (per quanto l'occhio ci mostra)  ingombrata. Ci veramente non haverei io mai potuto fare senza defraudare la propria coscienza, la quale poi continuamente mi haverebbe mormorato all'orecchio queste parole: Fratello, tu neghi le inegualit nell'ultima circonferenza lunare, perch tu non puoi assegnar ragioni, che quietino, all'obbiezzione, onde  che quelle non si veggono?; et ben che forse tu satisfacia a qualcuno, tu sai bene che non satisfai a te stesso.
[vedi figura 576d.gif] La seconda e pi potente ragione  questa. Il termine e confine che divide la parte illuminata della [vedi figura luna3.gif] dall'oscura, col mostrarsi anfrattuoso, merlato et tortuoso, , come di sopra si  dichiarato, uno de gl'argomenti potentissimi et necessariamente concludenti l'asprezza della superficie lunare: ma tali anfratti, merlature e tortuosit si scorgono sempre in detto confine, ancorch ei sia vicinissimo all'ultima circonferenza visibile della [vedi figura luna3.gif]; il che accade in quattro termini, ci  nella prima et nell'estrema apparizione della [vedi figura luna3.gif], quando avanti e doppo il novilunio si dimostra falcata, ma sottilissima, et un giorno avanti et uno doppo il plenilunio: adunque le lunari montuosit gi indubitabilmente si spargono et estendono vicino all'ultima circonferenza lunare. Ma perch in tali luoghi le dette merlature et adombrazioni si veggono in scorcio, mediante lo sfuggimento et incurvazione della globosit della luna, appariscono solamente lunghe, ma strette et sottili, come nella presente figura si scorge: dove le medesime inegualit del confine, che nella quadratura, per esser vedute in faccia o maest, appariscono grandissime tanto per lunghezza quanto per larghezza, trasferite vicino all'ultima circonferenza lunare, dove si veggono in scorcio et quasi in profilo, perdono assai della larghezza, et appariscano lunghe s, ma strette et sottili, perch pochissimo se gli eleva il raggio visuale. Ma trasferendole finalmente sin all'ultima circonferenza, sopra la quale la vista non ha elevazione alcuna, quivi in consequenza totalmente si perdono; il che accade nell'esquisito plenilunio.
Qui non posso dissimulare un poco di ammirazione che mi apportano alcune parole del P. Biancano, quando nella lettera(581) a V. R. scrive: Che poi veramente non vi siano monti in quel giro, lo dimostra l'osservazione, massime quando la [vedi figura luna3.gif]  s vicino al plenilunio che pare tonda, perch allora non si veggono adombrazioni verune, se non poche, nella parte per opposta al sole; le quali poco doppo spariscono, e resta il giro della [vedi figura luna3.gif] tutto lucido, senza alcuna ombra o segno di inegualit(582). Meravigliomi, dico, come S. R. habbia trascorso di notare, che procedendo nel plenilunio i raggi della nostra vista per le medesime linee rette con i raggi del sole, impossibil cosa  di veder alcuna delle parti ombrose, s come impossibil cosa  che resti ombra dove arrivano i raggi solari: anzi che, per essere il diametro del sole assai maggiore dell'intervallo tra le nostre pupille, i raggi solari abbracciano et illuminano maggior parte delle bassure vicine alla circonferenza lunare che quello che noi veder possiamo, essendo che i nostri raggi visivi si parton dall'occhio nostro come da vertice e conicamente si vanno allargando sino al perimetro lunare, et quei del sole, per l'opposito, derivando dal corpo solare come base, conicamente si vanno verso la [vedi figura luna3.gif] ristringendo; s che maggior parte della [vedi figura luna3.gif] abbraccia l'illuminazione del sole, che non fanno(583) i raggi della nostra vista. Io ho gran sospetto che questi PP. discorrino circa la faccia della luna veduta da noi, come se ella fosse non il convesso di una meza palla, ma una superficie circolare distesa in piano; nel qual caso si vedrebbono le proiezzioni dell'ombre, procedenti dalle eminenze, non meno spaziose e grande verso l'estremit, che intorno alle parti di mezzo.
Conoscesi dunque sin qui, in virt di sensata apparenza presa dal mescolamento di lumi et di ombre, come le montuosit et asprezze lunari si estendono vicinissime all'ultima circonferenza visibile; et pi s'intende come tal mescolamento, bench ne i plenilunii si ritrovi nell'estrema circonferenza, non vi si potendo scorgere mediante lo sfuggimento della curvit lunare, non ci pu in consequenza arguire la montuosit; ma solamente restano alla nostra vista esposti i dorsi tutti illuminati delle eminenze, che in multiplicate falde l'una doppo l'altra con lunghissimi ordini si distendono.
Finalmente la terza ragione, che mi ha forzato, non che persuaso, a porre le montuosit sino nell'estrema circonferenza della luna,  tale. Quando la parte illuminata della luna ci si dimostra sotto la forma di una sottil falce, la circonferenza cava et interiore di essa falce non  parallela all'altra periferia esteriore e convessa; anzi nelle parti di mezzo, le quali potriano chiamarsi il ventre della falce,  ella assai larga, et verso i corni si va ristringendo, s che nell'una et nell'altra estremit termina in due acutissime et sottilissime punte, nelle quali la cava et la convessa circonferenza, unendosi insieme, ristringono e serrano la parte lucida tra angustissimi spazii: et gi in queste estreme corna il confine dell'ombra et della luce doventa quasi l'istesso ultimo cerchio che termina l'emisferio della luna da noi veduto; il qual cerchio, per la sua sottigliezza, non sarebbe da noi ritrovato in cielo senza la scorta del ventre pi spazioso e lucido, che a quello ci guida e conduce. Osservisi hora tanto nella crescente quanto nella decrescente luna, et tanto nel superiore quanto nell'inferior corno; et vedrannosi incontro all'una et all'altra estremit di esse(584) corna, per assai lunghe distanze, poste nell'ultima circonferenza una, due e tre cuspidi illuminate, staccate non solamente dalla punta del corno, ma tra di loro divise e distinte: il quale effetto in modo alcuno non accaderebbe, quando l'esteriore et ultima visibil circonferenza della luna fusse eguale e non montuosa. Ma che tali cuspidi illustrate si vegghino per grandi intervalli disgiunte solamente dall'estremit delle corna, et non dal confine dell'ombra incontro alle parti di mezzo, cio incontro al ventre, la ragione sar manifesta a chi delle diverse vedute in virt della prospettiva sar capace, et se considerer che le cuspidi incontro al ventre non solamente ci volgono la parte di loro aversa al sole, et per tenebrosa, ma che gli spatii ombrosi, che dalla parte luminosa le separano e distinguono, si perdono, per esser da noi veduti in scorcio; ma le cuspidi e cime poste incontro all'estremit delle corna non solamente ci mostrano, almeno per fianco, la loro parte illuminata, ma gli spatii tra esse et il confine della luce ci si rappresentano non in scorcio, ma in proffilo, et secondo la loro massima lontananza da esso confine; e gli staccamenti, cio gli spatii tra l'una e l'altra cuspide, non sono perch esse sieno realmente discontinuate e separate, ma perch la parte della superficie lunare tra quelle frapposta resta adombrata, e per ci invisibile.
Da quanto sin qui ho narrato credo che ciascheduno che mediocremente intenda i termini et gl'effetti di prospettiva, haver sentito che non senza momento alcuno di ragione, come assai resolutamente pronunzia l'autore del Problema, ma spinto e forzato da manifeste apparenze et necessarie conietture, ho affermato, le montuosit lunari distendersi fino all'ultima visibil circonferenza. Resta hora che con ogni possibil chiarezza io tenti di rimover le difficolt che perturbano alcuni, a i quali sembra pur necessario che dette eminenze dovessero farsi visibili anco nell'estrema circonferenza col renderla dentata in guisa di una sega o di una ruota da carro, et che io dimostri come in modo nissuno pu una simile dentatura et scabrosit esser veduta da noi.
Io non credo che alcuno sia per negarmi che non ogni piccolo oggetto  da la medesima lontananza egualmente visibile come un grandissimo, anzi che infiniti per la loro picciolezza restano da gran distanze insensibili. Supposto questo, io considero che delle tre dimensioni de i corpi solidi alcuna pu esser grandissima et immensa, et altra piccolissima; et nella [vedi figura luna3.gif] possono essere, et veramente sono, alcune continuazioni di monti lunghe centinaia et centinaia di miglia, larghe non tanto, ma per avventura 50 o 60, ma di altezza 3 o 4 miglia solamente: et di tale montuosit vastissime sono principalmente circondate le macchie boreali della [vedi figura luna3.gif], restando esse macchie egualissime in guisa di pianure immense, et solamente una di loro con alcune poche eminenze et cavit. Soggiungo appresso, che quando simili montuosit dovessero esser vedute secondo la loro lunghezza et larghezza, da tal lontananza si potranno benissimo distinguere, che veder non si potrebbono in conto alcuno quando per la sola altezza loro si havessero a far visibili.
[vedi figura 576e.gif] Consideriamo adesso, che le montuosit locate nelle parti della luna remote dall'estrema circonferenza ci si espongono alla vista secondo la loro lunghezza et larghezza; ma quelle che sono nella circonferenza non possono diversificare la perfetta rotondit dell'arco, se non con la disparit delle loro altezze. Hora, stante questo, qual meraviglia sar se l'immense lunghezze et larghezze delle montuosit lunari si rendono sin dalla terra visibili, con tutto che le loro piccole altezze distinguere non si possino? Et accioch pi apertamente io mi dichiari, veggasi la presente figura, nella quale la linea DAE sia il confine dell'illuminazione, et sia CNA una delle macchie della [vedi figura luna3.gif], sopra la quale passi il detto confine, segandola equabilmente, per esser lei pulita e non aspra; et perch ella  circondata da grandissime montuosit, restano li due dorsi ABC lunghissimi et larghi, che in guisa di promontorii si distendono sopra la parte ancora tenebrosa: et perch sono grandissimi, luminosi et circondati da oscurissime tenebre, distintissimamente si fanno(585) a noi visibili. Ma se noi ci imagineremo, i medesimi esser trasportati nell'estrema circonferenza DFG, altro di loro non rester esposto alla nostra vista se non le due eminenze FG, FG; le quali non importando pi di 4 miglia, cio pi che la cinquecentesima parte di tutto 'l diametro lunare, resteranno del tutto impercettibili(586). Soggiungo di pi, che ritrovandosi nella luna, s come manifestissimamente il senso ci dimostra, le pi alte et discoscese rupi intorno alle macchie superiori, et vedendosi sensatamente che niuna macchia si ritrova nell'estrema circonferenza, molto ragionevolmente possiamo concludere et affermare che nissuna delle massime eminenze sia posta in essa circonferenza, ma solamente asperit simili a quelle che il resto della parte pi lucida ingombrano; le quali quando ascendino all'altezza perpendicolare di 2 miglia, verranno(587) ad elevarsi intorno alla detta circonferenza la millesima parte del diametro lunare, che  cosa insensibilissima in una tanta distanza, come potremo anco dall'esperienza comprendere, formando due cerchi concentrici, il maggiore de i quali si allontani fuori dell'altro la millesima parte del suo diametro; perch se tra le due circonferenze vorremo segnarne una linea flessuosa e dentata, non potremo fare inegualit cos grandi, che in non molta distanza non svanischino. Ma procediamo pi oltre in fortificar la nostra dimostrazione, la quale conclude, che quando bene nell'estrema circonferenza fusse un solo ordine di dentature che s'innalzassero sino all'altezza di 2 miglia, non per sariano visibili dalla terra: hor che doviamo dire, quando non un ordine solo di monti, ma molte e molte falde, l'una contraposta all'altra, vi se ne trovano, le quali, alternatamente interponendosi, et facendo queste ostacolo con le loro eminenze all'incavature di quelle, vengono in certo modo a pareggiarsi et adequare tutti i lor vertici secondo la medesima linea?
Io sento farmi da persona di acutissimo ingegno et esquisita perspicacit una gagliarda instanza, e dirmi: Tu affermi che quelle isolette lucide che, quasi piccole stelle, nella superficie della [vedi figura luna3.gif] non ancora illuminata si veggono lontane dal confine del lume, sono vertici di eminenze gi illustrati dal sole, li quali sopra le minori montagne si elevano, e poi a poco a poco si allargano, illuminandosi le parti pi basse e pi spaziose: hora se tali piccole escrescenze si rendono visibili nelle parti medie della superficie lunare, per qual cagione visibili non sariano anco nell'ultima circonferenza, se veramente ella fosse montuosa? Se io risponder che tali punte luminose si fanno visibili nelle parti di mezo perch quivi sono circondate intorno intorno da un campo oscuro e tenebroso, che le fa spiccare, il che non avviene delle sopraeminenze dell'estrema circonferenza, le quali sono impiantate sopra lucidissimi gioghi; sentir all'incontro acutamente soggiugnermi, che se bene le cuspidi supreme dell'ultima circonferenza non sono interamente divise dall'altre parti lucide, sopra le quali si elevano, pur sono, al meno per la loro esterior met, circondate dal tenebroso campo del cielo notturno, non meno oscuro della parte ombrosa della [vedi figura luna3.gif]: per lo che o queste ancora doveriano vedersi, o le altre interiori, non meno che queste, restare invisibili per la piccolezza loro.  la replica, non meno che la prima instanza, ingegnosa e sottile; tutta via (tale  il privilegio della verit) non credo che mi sia per mancar risposta potente a rimovere ogni dubbio: oltre che la natura non ha obbligo o convenzione alcuna con gl'huomini, et massime con me, di fare che l'opere et effetti suoi non siano se non quando io gl'intendo et posso diffendergli da quelli che volessero negargli o destruggergli; et il mio ignorare la causa per la quale noi non veggiamo le asprezze nella circonferenza della [vedi figura luna3.gif], non inferisce che tal causa non ci sia, potendo esserne molte incognite a noi. Tuttavia rispondo doppiamente: et prima dico, che i vertici luminosi che sono nelle parti medie della [vedi figura luna3.gif], per la sola lor posizione sono di assai maggiore grandezza che altri simili a loro, ma posti nella circonferenza; et la diversit deriva dal vedergli allora in faccia, et hora in profilo: s come, per esempio, la superficie sferica compresa dentro a uno de i cerchi polari, a chi habbia l'occhio perpendicolarmente eretto sopra il polo, apparisce un cerchio [vedi figura 576f.gif] perfetto; ma a chi havesse l'occhio nella linea che tocca la medesima sfera nel suo polo, il medesimo cerchio si rappresenterebbe sotto la figura di una sottilissima porzione di cerchio contenuta sotto l'arco di gradi 47 in circa; et il primo dal secondo aspetto sarebbe in grandezza differente, quanto  il cerchio ABCE dalla portione dell'altro cerchio ADC. Hora, perch i vertici de i monti hanno per lo pi del rotondo e globoso, posto che due di loro habbino, per cos dire, la cherica illuminata; ma che uno, sendo posto vicino al mezo della [vedi figura luna3.gif], ce la mostri in maest, simile al cerchio BAEC; et l'altro, situato nella circonferenza, ce la esponga in profilo, simile alla porzione ADC; la sola diversit di positura, caeteris paribus, far che l'area visibile e luminosa nel primo caso sar eguale al mezo cerchio ABC, et nel secondo si mostrer piccolissima et in proporzione quale  la porzione del cerchio ADC. Considerisi dunque la differenza grande che  tra 'l vedere la verticale escrescenza illuminata di un monte locato nelle parti medie della [vedi figura luna3.gif], al vederla posta nella circonferenza. Ma fermiamo con maggior saldezza i fondamenti della verit della nostra asserzione, e diciamo: Ogni corpo luminoso, mentre  veduto da vicino, ci si mostra sotto la sua vera et real figura; ma da lontano pare che s'inghirlandi di alcuni raggi ascitizii, tra i quali i termini della sua figura si perdono, et pare che la sua mole si accresca. Esperienza sensata di tale accidente ci porgono tutti i lumi, et le stelle medesime: perch quelli, le cui fiammelle da presso si veggono profilate in guisa di lucide linguette, da lontano ci appariscono assai maggiori e raggianti, et la lor figura tra s grande irradiazione del tutto si smarrisce; e queste, che nel tramontar del sole o poco doppo piccolissime si veggono, nel crescere delle tenebre si accrescono esse ancora in grandezza et di raggi s'incapellano, ascondendo tra quelli i termini delle lor forme: le quali forme quanto mirabilmente si alterino, veggasi nella stella di Venere, la quale, vicino al suo occaso vespertino e l'orto matutino, si mostra, come l'altre stelle, rotonda e radiante, bench la sua real figura sia di una sottilissima falce, simile alla [vedi figura luna3.gif] quando non eccede l'et di due giorni. Tale irradiatione o capellatura si fa maggiore o minore, secondo che la luce  pi gagliarda o meno: onde Mercurio, per esser vicinissimo al sole illuminator di tutti i pianeti, riceve il suo lume tanto vivo e cos fieramente s'incorona di raggi, che n anco col telescopio si pu spogliare di cos splendida capellatura; l'istesso quasi accade a Marte; ma Giove, e pi Saturno, ricevendo il lume, per la molta lontananza, assai pi languido e fiacco, s'inghirlandano s, ma non come Marte e Mercurio, et con l'occhiale assai distintamente si scorgono le lor figure, tosandogli et removendogli la loro capellatura. Da cos fatto accidente non resta esente la [vedi figura luna3.gif]; anzi ella ancora di una simile ghirlanda si incorona, et massime in quelle parti dove ella pi direttamente riceve la solare irradiazione. Vero  che la sua figura non si deforma, mediante la sua molta grandezza; perch i crini della medesima lunghezza ingombrando una piccola figura l'alterano pi che una grande, in quella guisa che i peli ascondono e tolgono totalmente i dintorni della pelle et la muscolatura di un piccolo ghiro, ma poco celano le fattezze di un gran cavallo. Hora, perch la [vedi figura luna3.gif] s'incorona ella ancora, come ogn'altro corpo luminoso, de i suoi raggi, qual meraviglia sar se i piccolissimi colmi et i cavi che potessero intaccare la sua ultima circonferenza, resterano tra la propria capellatura celati? Siaci di ci argomento Venere, la quale quando  cornicolata, pur ci apparisce circolarmente irradiata, come se i suoi crini havessero radice sopra una luce rotonda. Se dunque tra i raggi di Venere si asconde e perde il grandissimo cavo della sua falce,  ben ragionevole che le piccolissime asprezze che nel perimetro lunare potessero da qualche cima di monte un poco pi sublime de gl'altri cagionarsi, rimanghino ingombrate, et dalla propria irradiazione celate.
Qui forse potria dirmi alcuno, che questo discorso conclude quando noi riguardiamo col semplice occhio naturale, ma non usando il telescopio, il quale toglie via la irradiatione e ci rappresenta gl'oggetti luminosi con la loro vera figuratione.
Io rispondo, che l'effetto del telescopio non  altro se non di approssimare le specie de gl'oggetti visibili, portandocele vicine secondo la decima, vigesima, trigesima od altra minore o maggior parte della loro vera et reale lontananza, rappresentandoci i medesimi oggetti tali, quali in simili picciole distanze li vederemmo; et l'effetto de i lumi o corpi illuminati  di incoronarsi di raggi quando sono collocati oltre una certa lontananza, la quale si ritrova essere e maggiore e minore, secondo che il lume  pi vivo o meno, s che i lumi gagliardissimi in poca distanza si irraggiano, et i pi languidi in maggiore; et oltre a questo, la irradiatione de i lumi pi fieri  maggiore, et de i pi debili minore. L'ambiente ancora altera grandissimamente questi medesimi effetti: imper essi medesimi corpi lucidi, circondati da un campo tenebroso, di molti et lunghi raggi si incoronano; ma situati in spatii chiari, da pochi e piccolissimi raggi si veggono inghirlandati. Habbiamo di tutti questi accidenti essempi da esperienze manifestissime. La fiammella di una candela, veduta da vicino 4 o 6 braccia, si vede terminata et proffilata da la sua propria figura; ma in distanza di 100 o vero 200, apparisce assai maggiore, aggrandita da molti raggi, tra i quali la sua forma si perde: et questa variatione accade molto pi ne i luoghi tenebrosi che ne i chiari; et ogni stella, fuori che la [vedi figura luna3.gif], di giorno, o mentre che l'aria  ancor molto chiara, si vede piccolissima et con pochissimi raggi, ma nelle tenebre della notte appare molto grande et radiante. I pianeti pi vicini al sole molto maggiormente si irraggiano che i pi remoti, perch ricevono il lume del sole pi gagliardo e potente; et per Marte si illumina pi fieramente che Giove o che Saturno: et di qui avviene che il telescopio ci mostra il corpo di Giove assolutamente rotondo, senza crini, e di luce alquanto languida; il che assai pi accade in Saturno, il quale ci mostra i suoi piccolissimi globi linearmente terminati et senza irradiatione alcuna, ma di lume debolissimo illuminati; all'incontro il globo di Marte difficilmente si pu distinguere tra la sua incapellatura, la quale non si pu rimuovere col telescopio se non in parte; et Venere quando  superiore al sole, et che ci mostra il suo emisfero tutto illuminato di luce vivissima, perch dal sole suo vicino la riceve(588), si irraggia di fulgori cos potenti, che non basta la virt del telescopio per avvicinarcela, s che noi possiamo perfettamente distinguere il suo vero globo, et separarlo dalla sua irradiatione; ma, all'incontro, quando  sotto al sole et presso alla sua congiunzione, perch allora  vicinissima alla terra, s ancora perch ci mostra una piccola parte del suo emisferio illuminato, et quella anco di luce obliquamente ricevuta et perci pi languida, ancor che alla vista naturale ci apparisca irradiata, tuttavia il telescopio ci porta la sua specie cos vicina, che comodissimamente distinguiamo la sua figura cornicolata, simile a quella della [vedi figura luna3.gif] tre giorni doppo il novilunio veduta con la vista naturale.
Hora applicando queste considerazioni al nostro proposito, dico che la [vedi figura luna3.gif], illuminata dal sole, si irraggia et incapella di fulgori lei ancora, ma non tanto quanto Venere, per esser pi di quella remota dal sole, et perch la sua capellatura non solamente  pi corta di quella di Venere, ma  aggiunta et attaccata intorno a un grandissimo globo che tale per la sua vicinanza, ci si rappresenta il corpo lunare; e quindi  che la figura di essa [vedi figura luna3.gif] non solo tra la sua irradiatione non si smarrisce, ma pochissimo et quasi insensibilmente si altera, et solamente si vede che la circonferenza della parte illuminata, alquanto si eleva sopra la circonferenza della parte oscura, s che questa pare termine di un cerchio minore, et quella di uno alquanto maggioretto: et questo apparente ricrescimento della parte lucida sopra la oscura non  altro che la irradiatione ascitizia. La quale irradiatione, se bene non  bastante, per la sua brevit, ad alterare o nascondere la total figura della [vedi figura luna3.gif], s come ella onninamente cela quella di Venere, non  per che ella non sia di soverchio potente a rimuovere e confondere quelle minimissime inegualit et asprezze le quali in uno immenso cerchio di due mila miglia di diametro potessero alterare la sua assoluta rotondit: et bench il telescopio toglia in gran parte la detta irradiazione, col portarci la specie della [vedi figura luna3.gif] molto vicina, non  per tanta la vicinanza, n s poca la irradiatione, che non ve ne avanzi soprabbondantemente pi di quello che basterebbe per adeguare la scabrosit delle escrescenze di alcune rupi che in qualche parte soverchiassero le eminenze disposte in molti(589) e lunghissimi ordini intorno al perimetro lunare.
N sia chi mi opponga, dicendo che questa tale irradiatione deve essere intorno intorno a tutta la parte illuminata di essa [vedi figura luna3.gif], e che per ci, sendo essa potente a rimuovere le scabrosit et asprezze che deveriano vedersi nella esteriore circonferenza, doveria far l'istesso anco nella interiore, cio nel confine dell'illuminatione, rimovendo ogni apparente inegualit e dentatura, s che il detto confine si scorgesse regolare et equabile. A chi instasse in cotal forma io risponderei, che grandissima  la disparit tra le cagioni per le quali le asprezze collocate in questo o in quel luogo devono farsi al nostro senso suggette: imper che quelle cime che possiamo credere che s'inalzino sopra la continuatione de gl'altri gioghi posti nella circonferenza, probabilissima cosa  che di poca altezza si elevino et sormontino sopra la comune altezza di essi gioghi, la quale sopraeminenza assai saria che noi ammettessimo che fusse un terzo di miglio; dove che i dorsi delle montuosit li quali, oltre al confine della luce, cavalcano, gi tocchi dal sole, sopra il nero della parte tenebrosa, et in guisa di promontorii sporgono infuori dentro a quel mare di tenebre, essendo veduti da noi non secondo la loro altezza, ma per la larghezza et lunghezza, ci si mostrano lunghi dieci, venti, trenta, cinquanta e pi miglia, et di cos immense disegualit e dentature intaccano il confine delle tenebre. Aggiugnesi che presso al detto confine, et nella parte illuminata, si veggono innumerabili cavit oscurissime, di lunghezza non solo di decine di miglia, ma alcune anco di centinaia; et finalmente, delle cuspidi luminose che dentro a la parte oscura si scorgono, separate totalmente dal termine della luce e circondate da tenebre, molte se ne veggono parimente per molte miglia da detto termine lontane: s che, posto che queste ancora si irraggino intorno intorno, et che l'istesso faccino gli argini illuminati che circondano le sopradette valli, et i lunghissimi dorsi che sporgono gi luminosi sopra la parte della [vedi figura luna3.gif] tenebrosa, non per tale irradiatione pu allargarsi tante miglia, che venga ad unire le parti illuminate con l'altre sue circonvicine, di maniera che tante et s grandi disegualit si pareggino, et si dimostrino al senso continuatamente et equabilmente distese. Conceder bene, senza difficult veruna, che molte cuspidi illuminate, et vicinissime al termine della luce, apparischino ad esso congiunte, ben che per avventura siano veramente talvolta da quello separate per qualche angusta interpositione di tenebre; et cos, che alcune piccolissime vallette oscure non si scorghino, mediante il congiugnimento delle irradiationi de gli argini illuminati, da i quali vengono circondate: ma le cuspidi e denti della circonferenza, che, sendo impiantati e congiunti col cerchio lucido, pochissimo sporgono sopra il campo tenebroso del cielo, restano necessariamente ingombrati dalla irradiatione, la quale inghirlanda tutto l'ambito lunare; et se una tale irradiazione  potente a nasconderci la immensa cavit di Venere, quando  cornicolata, et che noi la rimiriamo con la vista naturale mostrandocela similissima alle altre stelle, ben si pu senza un minimo scrupolo ammettere et senza alcuna ombra affermare, che i piccolissimi cavi e colmi dell'immensa circonferenza lunare siano talmente dalle loro scambievoli irradiationi ingombrati, che del tutto si perdino, veduti ancora col telescopio. Et per non lasciare luogo alcuno di dubitare, questo che assai necessariamente mi pare di haver dimostrato, voglio che anco l'esperienza stessa lo faccia manifesto a chi haver gusto di vederlo.
[vedi figura 576g.gif] Prendasi una piastra di ferro assai sottile, et in essa s'intaglino due fessure, simili a queste due segnate appresso, una delle quali sia contenuta tra due linee che egualmente siano distese, et l'altra sia tra linee tortuose et aspre; costituiscasi poi la detta piastra in luogo tenebroso, et doppo di lei si ponga una fiamma, grande a bastanza per allargarsi quanto  lo spatio delle due fessure, et celisi poi intorno intorno a lo splendore della detta fiamma, s che non si vegga altra luce che quella che trapassa per le fessure. Hora, se noi riguarderemo tali fessure da vicino, vedremo distintamente due strisce lucide, una terminata tra linee pulite, et l'altra tutta aspra et quale  la fessitura; ma se ci discosteremo 100 o 150 passi, ci appariranno amendue irradiate intorno intorno nell'istesso modo, et tra i raggi si perderanno le inegualit dell'una, s che amendue ci faranno il medesimo aspetto; ma se da tale distanza le guarderemo col telescopio, torneremo a vederle differenti, come prima quando le guardavamo da vicino. Ma se finalmente ci allontaneremo 1000 o 1500 braccia, non baster il telescopio per avvicinarci tanto le loro specie, che noi le veggiamo differentemente terminate; n pi si potrano distinguere le scabrosit et asprezze di quella che veramente le ha.
Credo, s'io non m'inganno, havere a bastanza dichiarato, come non senza momenti di ragioni, come vuol l'autore del Problema, ma da cagioni assai necessarie spinto, ho affermato che le montuosit lunari si distendono anco sino all'estrema sua circonferenza; et parimente stimo, havere assai probabilmente dimostrato, non esser necessario che tali montuosit siano vedute da noi: in confirmatione di che non ho voluto replicare la causa del diafano alquanto pi denso, che probabilmente pongo che circondi la [vedi figura luna3.gif], in quella guisa che la sfera vaporosa circonda la terra; s perch a bastanza ne ho parlato nel mio Avviso, s perch l'autor del Problema non ne muove parola. Ma per quanto mi vo imaginando, questo  uno di quegli scogli ne i quali S. R. stima che io habbia fatto naufragio; et forse di questa parte intende, quando scrive: Itaque, in maximas difficultatum angustias coniectus, ea respondere conatus est; quae eum magis in laqueos inducant quam exuant. Ac nos ipsi multiplex ac maximum rationum agmen brevi quodam commentariolo, memoriae atque exercitationis gratia, explicuimus, quo eius rationes labefactari ac profligari necesse est(590). Hora, se mai mi sortir di poter vedere queste tali ragioni, sar prontissimo a mutare opinione, se mi sentir convinto, o a rispondere, se mi parr di poterlo fare.
Ma ritornando all'altra parte principale della mia intentione, che fu di manifestare che io non sono cos semplice che non conosca, la dimostratione, posta dall'autor del Problema per suo trovato, esser a capello la medesima che io pongo nel Nuntio Sidereo; dico che S. R. suppone nel terzo luogo, il corpo lunare esser quasi perfetta sfera, et il suo diametro contenere 2000 miglia italiane: et io il medesimo suppongo nell'Avviso. Finalmente suppone nel quarto luogo, esser vero che alcuna delle cuspidi che si scorgono gi illuminate dentro alla parte tenebrosa della [vedi figura luna3.gif], sia lontana dal termine della luce la vigesima parte del diametro lunare, cio miglia 100: et io suppongo l'istesso nell'Avviso. Passa ultimamente alla demostratione; et in virt della penultima del primo d'Euclide, col medesimo metodo ad unguem(591) che tengo io nell'Avviso, conclude quello che io ancora concludo, cio che il detto vertice si eleva pi di quattro miglia. Vero  che nel dimostrare si allarga in dichiarare con molte parole il suo argomento, come se parlasse con fanciulli di pochissima intelligenza; et contro al costume de i geometri, segna nella figura tre quadrati, senza bisogno alcuno et solo per avventura per render la figura pi riguardevole: dove che io, supponendo di parlar con persone di qualche intelligenza, non pongo altre parole che le necessarie, et massime essendo la dimostratione in s stessa facilissima et breve. Hora, se le premesse, la dimostratione et la conclusione sono ad unguem l'istesso che io suppongo, dimostro e concludo, io per me resto sommamente meravigliato, come altri possa e voglia condennare et come falsa confutare ne'miei scritti quella medesima cosa, la quale ne'suoi propone per giusta e perfetta.
Parmi che altro non mi resti, per purgarmi dalle macchie additatemi dall'autore del Problema, che il tor via quello che nel fine mi oppone in luogo di corollario, et che anco pare al P. Biancano che sia la somma del mio difetto: cio, che non si potendo formar la dimostratione se non col pigliare il semidiametro della [vedi figura luna3.gif] solo, senza l'altezza del monte che s'intende di misurare, io habbia preso il semidiametro insieme con la detta altezza, et che perci io non habbia potuto concluder nulla. Ma io domando a le loro RR., donde esse cavino che io pigli il semidiametro insieme con l'altezza del monte, et non il semidiametro solo? Mi rispondono, che dicendo io che l'estrema circonferenza veduta da noi  montuosa, et servendomi di quella nella dimostratione come di cerchio massimo per il quale passi il raggio tangente del sole, chiara cosa resta che tal raggio non potr incontrare, oltre al contatto(592), vertice alcuno eminente et lontano dal contatto non solo le 100 miglia poste da me, ma n anco un palmo. Ma io di nuovo domando, da qual luogo della mia scrittura essi raccolghino che io nella dimostratione mi serva dell'ultima circonferenza visibile della [vedi figura luna3.gif] per cerchio massimo che passi per il contatto del raggio solare nel confine della luce e per il vertice del monte remoto dal detto contatto 100 miglia? Certo che dalla mia scrittura non raccorranno mai tal concetto, n mai lo potranno raccorre se non dal loro arbitrio. E se quando io scrivo Intelligatur lunaris globus, cuius maximus circulus CAF(593), loro hanno voluto intendere che io pigli questo massimo cerchio per quello che termina l'emisferio lunare da noi veduto, et non un altro de gli infiniti che sono nel corpo, ci  stata loro eletione, ma non gi mia intentione; perch se gi ho detto che l'estrema circonferenza veduta  tutta montuosa, et che in essa, per le ragioni assegnate da me, non si veggono vertici pi eminenti dell'altre parti, saria bene stata semplicit pi che puerile il volermi servire di un cerchio che solo  inetto al mio bisogno, tra infiniti altri che sono all'intento mio accomodatissimi.
Forse mi replicheranno che io dovevo pi diffusamente dichiararmi, con dire che bisognava intendere un piano che segasse il globo lunare per il contatto del raggio et per il vertice illuminato, il quale facesse nella settione il cerchio massimo CAF et l'altezza del monte AD. Io, come di sopra ho detto ancora, ho sempre supposto di parlare a persone di(594) qualche prattica nella geometria, le quali, esercitate in Euclide, in Archimede, in Apollonio, in Tolomeo et altri, sappino come nelle dimostrationi delle passioni de i solidi frequentissimamente si segano con piani, et sopra le loro settioni si formano le figure et le dimostrationi insieme; onde in questa mia, semplicissima et facilissima, ogni maggior allargamento di parole saria stato altrettanto superfluo et indecente, quanto fu conveniente et a proposito il distendersi a pi larga dichiaratione sopra una cattedra, a numero di uditori non tutti capaci egualmente di quanto doveva dichiararsi.
Io voglio finire di tediar la R. V., ma non senza pregarla di nuovo, che ella voglia essermi intercessore appresso l'autor del Problema, acci che S. R. mi favorisca che io possa vedere gli altri suoi argomenti contro di me, li quali scrive essere et in numero et in peso grandissimi: la qual cosa io mi prometto di esser per ottenere tanto pi facilmente, quanto il zelo et la carit christiana commandano che i primi ammoniti siano i peccatori, li quali se poi, sprezzando le correzzioni, perseverano ne i loro errori, allora si devono scoprire e pubblicare per delinquenti. N di poco momento mi dover essere, per conseguire questa mia domanda, il chiedere io spontaneamente, anzi supplichevolmente pregare, di esser gratificato di tali avvertimenti; li quali se mi fossero negati, haverei occasione di dubitare che il Padre, nel raccorgli e palesargli havesse havuto pi la mira alla mia vergogna che alla mia emenda. Per tal rispetto dunque, et per quella generale e perfetta intentione di vero filosofo, che  di venire in cognitione delle verit recondite, mi giova di sperare il compimento di questo mio desiderio, il quale avidamente resto attendendo.
Quanto all'altra lettera scritta alla R. V. da Perugia sotto li 4 di Giugno(595), io non posso dir altro se non che, spinto da una lettera scritta di Perugia a Roma al molt'Illustre et Rever. Monsig. Dini, nella quale si contenevano, tra le altre, queste parole: Qua  un gran romore contro al S. Galilei, et a due de'principali, a i quali ho parlato, n meno Tolomeo li convertirebbe, se bene si convertisse prima lui etc.(596), seguendo poi gli argomenti, a i quali procurai di rispondere; mosso, dico, da tal lettera, scrissi quanto mi occorse a detto Monsig. Dini(597), et non tanto per giustificarmi appresso quei Signori di Perugia, quanto appresso di infiniti altri, li quali apertamente parlavano contro alle mie assertioni; de i quali, come bene sa V. R., il numero  stato infinito, et ancora non ce ne mancano. Hora, s come io non mi sono mai tenuto aggravato da chi, non solo in pensiero, ma in parole et in scrittura ancora, mi ha contradetto, cos desidero che ogn'uno et in particolare que'Signori di Perugia non prendino a male che io habbia cercato di mostrarmi veridico, se per  vero che alcuni di loro habbino havuto et habbino opinioni contrarie alle cose scritte da me; il che quando anco sia falso, ricevino la mia scrittura non come scritta a loro Signorie, ma ad altri, li quali, senza offendermi punto, mi sono stati contrarii: et s come io non haverei restato di esser servitore affettuosissimo alle Signorie loro quando bene havessero creduto diversamente dalla mia scrittura, cos desidero che restino sicuri della medesima devotione mia. Qui finisco, con pregarla a salutare il molto R. P. Clavio; e con ogni reverenza li bacio le mani.

Di Firenze, il primo di Settembre 1611.
Di V. S. molto R.
Servitore Affetionatiss.
Galileo Galilei.



577.

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 2 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 37. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Ho hauta questa settimana la lettera di V. S. de'29 di Luglio, dalla quale, per singolare effetto, ho compreso esser V. S. tanto pronta in favorirmi, quanto io caldo in amarla et riverirla; et perch ai fatti con i fatti corisponder si deve, istimando superfluo lo stendermi in parole di ringratiamento, pregar Dio che mi dia ocasione di poter con fatti dimostrar l'obligo et la gratitudine mia.
Hora, poich ella mi dice ch'io posso con lei conferir ogni cosa (bench questo lo sapessi io molto bene), sappia V. S. che il desiderio mio  sempre stato d'avanzarmi (se pure debba meritar avanzamento) nelle cose militari; s che, havendomi io proposto questo fine, et sapendo che sicome uno non sar mai stimato buon medico se con medici et nelle scole de'medici non versa, cos d'un soldato anco aviene, fei risolutione di venirmene in Fiandra, dove, per comune opinione,  la vera scuola di questa arte militare: et poich la fortuna vuole ch'io sia quivi in tempo di vacanze, conviemmi haver patienza d'atender qualche tempo, per vedere se vogliono una volta finire. M'aletta molto ancora a questa patienza il vedere che dalli Olandesi sia somamente desiderata la guerra, et che facciano et tentino di giorno in giorno mille ocasioni per romper questa ociosa tregua, et l'esser parimente dalla nostra parte da tutti desiderata, fuorch dal Capo; et se la cosa succede, come io la desidero, potr poi forsi servire il Ser.mo G. D. con pi sua utilit et con maggior mio honore, assicurando V. S. ch'io sopra tutte le cose desidero quel servitio, s per particolar mia devotione verso quel'Al.za, s anco per lo somo gusto che nella conversation di V. S. sento. In oltre pu ella assicurarsi ch'io travaglio per l'honesto solo, lasciando in tutto et per tutto da parte ogni pensiero ch'al'utile pu declinare; sich, dovendo lei alcuna volta favorirmi, potr a quel solo haver risguardo.
Non mi sono poi meravigliato delle stravaganze di que'filosofi, essendo gi assuefatto a sentir tante loro strambarie. Le rincresce ch'altri pongano una disugualit nella luna et loro ne pongono due; perch, sebene la parte opaca con la diafana (a loro modo) fano poi un corpo liscio, non resta per questo la opaca per s esser aspra, et di pi la diafana ancora nella parte che s'acomoda alla asprezza del'opaca. Insoma non mi son io mai persuaso che la luna sia di superficie liscia et pulita, perch non potressimo mai vedere tutta la faccia di quella iluminata, ma vi vederessimo dentro un picciol sole reflesso, sicome ne'specchi convessi si suol vedere. Questo  facile dimostrare, che nissuno oggetto riempir mai quella parte veduta d'uno specchio sferico, se per aventura l'oggetto non circonda quasi tutto allo intorno lo specchio.
Ho poi sentito somo gusto che habbia guadagnati que'pi stimati ingegni nel sistema Copernicano, la qual cosa stimai sempre dificile al pari del'illuminar ciechi; ma questi sono miracoli soliti del Sig.r Galileo.
Ho veduti de'pi esquisiti occhiali che si fabrichino in queste parti; ma non vagliono nulla a rispetto di quello di V. S. ch'io vidi a Padova, perch non  niuno che multiplichi la linea in pi che 10. Ben n'ho io fatto uno che l'acresce circa 45 volte, ma non fa chiaro quanto faceva il suo con il minor concavo, ben un poco pi (se ben mi ricordo) che non faceva con il concavo maggiore. Oltre di questo, egli  dificile molto al maneggiarsi, per esser lungo quasi 4 braccia, et vede pochissimo spatio in una volta, come saria a dire la quarta parte del diametro della luna. Questo  quanto di buono sia in questa materia per queste parti. N'ho veduti di quegli del proprio primo inventore, dati poi a questo Ser.mo(598); ma son tutti dozinali.
Non ho cosa alcuna di nuovo: in resto, se di qua posso servir V. S. in cosa alcuna(599), la prego usar altretanta libert in comandarmi, quanta usa prontezza in favorirmi. Le baccio le mani.

Di Brusselles, il d 2 7.bre 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.

D'altra mano: fr.ca fin a Man.



578.

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 9 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 39. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Una sol volta hebbi per ventura di essere con V. S. et alle stanze sue et alla Trinit de'Monti, con la guida del S.r Luca Valerio; ma hebbi tanta certezza della singolare humanit sua, come se vi fossi stato ben mille volte: onde io non ho da dubitare di pregarla confidentemente.
Un Signor principale mi strigne a farle un'impresa di cose celesti; et io ho pensato di prender per corpo le nuove Stelle Mediche o Galilee, che mi mettono innanzi un bel concetto, sicome un autor grave il motto(600). Ma percioch egli desidera ancora, che non meno per dichiaratione che per ornamento della cosa io le aggiunga un poco di discorso, perch ella si dee presentare ad un'Accademia fuori di Roma, io vorrei, con pi sicurezza di quel che la memoria mi d, poterne formare la figura et esprimere la grandezza de gli orbi che girano; percioch mi mostr ben V. S. cortesemente la figura di quegli, e dissemi ancora i minuti del loro diametro; ma come che io possa da vicino figurare gli orbi, non mi sovviene per quasi punto della misura di essi. Per tanto io la prego a favorirmi di significarlami pi particolarmente, et aggiungervi oltreacci in quanto spatio di tempo ciascuna delle stelle compia suo orbe.
Si aspetta poi con grandissimo desiderio, non che da me, ma da tutto 'l mondo, l'intiera teorica loro; per la qual cagione, ma pi per rispetto di lei stessa, io fra tutti, come il S.r Luca sa, mi son preso grave dispiacere della sua passata infermit, e grande allegrezza ho sentita della ricuperata salute. Questa con ogni altro bene le prego dal Signor Iddio, anche per benefcio publico. E sicome io non ho cosa ch'io non stimi dovuta al suo merito, cos tengo un efficace volont di adempire ci che a me saria di debito, col servirla. Et a V. S. bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, li 9 di Settembre 1611.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


[vedi figura 578.gif]
S.r Galilei.


Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



[579]..

MARGHERITA SARROCCHI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 10 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 10. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re mio Col.mo

Credo che gi V. S. molto tempo fa habbia recivuto una delle mie in risposta alla sua gratissima. Hora io le torno a rescrivere, principalmente per farle di nuovo riverenza, desiderosa di sapere di sua salute et di suo stato, ma ancora per narrarle quanto m'occorre per conto di V. S. con questi SS. Perugini.
Scrisse gi un Padre Innocentio, frate di S.to Agostino, che sta in Perugia in S.ta Maria Novella, ad un mio servitore, che desiderava che io vedessi una sua certa nativit, et insieme mi fece pregare, da parte dello Studio di Perugia, che io gli dicessi la mia opinione circa le nuove stelle ritrovate da V. S. Io le feci il piacere della nativit, [et] egli ne fece chiedere un'altra d'una fanciulla, alla quale era succeduto un accidente maraviglioso; la cui madre, pensando haverla strangolata, la gett in una chiavica, et la fanciulla fu poi sentita piangere, et pigliata se risan benissimo, et vive. Il caso successe in Perugia, dove si trova detto Padre, al quale io scrissi che mi mandasse la nativit. Egli me la mand calculata; et havendogli ancora scritto io la verit delle Stelle, et lodato lo ingegno di V. S., se non quanto , almeno quanto per me si potea, egli me rispose una lettera, la quale m'alter molto; et per ci gli replicai, come pareva a me che convenisse, et per ragione, non dovendo io far torto al valore di V. S. et alla osservanza che le porto. Egli replic, come potr V. S. vedere, percioch le mando ambe due l'ultime sue lettere(601). Le mie non le mando, non havendone io tenuto copia, non pensando che si dovesse venire a tanto duello. Le mando bene la copia d'una che io rispondo ad un certo Guido Bettoli, come la veder dalla sua, che pur le mando(602). La lettera sua  vecchia, ma io l'ho hauta nel tempo che la veder che io gli rispondo: credo che la data sia fintione. Ho voluto che V. S. veda tutto quello che passa.
Il Sig.r Luca sta bene di salute, et la vede con la mente, et la honora con la lingua et con la penna. Il simile fo io: dico il simile, perch se egli avanza me nel'eloquenza, sia detto con sua pace e d'ogni altro, io avanzo lui d'affetto verso V. S.
Il poema si attende a porre in netto; et cos credo di mandarlo presto a V. S., per iricevere il favore che ella mi vuol fare del suo purgatissimo giudicio.
Facciami gratia di risposta, et mi tenga in gratia: col qual fine a V. S. senza fine bascio le mani. N. S. la guardi.

Di Roma, a d 10 di 7mbre 1611.
Di V. S. molto Ill.re


Sig.r Galileo mio, io scrivo a V. S. alla carlona, come si suol dire: per V. S. accetti la buona volont, et creda ch'io le sono serva davero. Al mio Sig.r Nori bascio le mani tanto tanto.


Serva, che la servir sempre,
Margherita Sarrocchi.

Fuori: Al molto Ill.re S.re et P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.



580...

GIO. ANTONIO ROFFENI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 11 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 213. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Parte di Bologna per la volta di queste bande il S.re Fabritio Bartoletti, persona di qualitadi non ordinarie, che a punto  l'anima mia, e degno d'essere amato et veduto volontieri, con il quale intercede stretta amicitia, invechiata con molti anni e commintiata sino dalle fascie. E perch, mentre egli sta in Bologna, vedolo spesso e godo dell'honorata conversatione, partendo, ancora non posso mancare di accompagnarlo con l'animo, et raccommandarlo ancora con lettere, dove arrivar, a'padroni miei, nello cui numero tengo lei, et osservola per tale. Appresentar egli la presente a V. S. Ecc.ma, e mi sar gratissimo lo vedi volontieri, pregandola quanto posso (valendo molto lei in questa Corte) a procurare che vedi quelle cose che sono degne di essere vedute in Firenze, poich dessidera sommamente il vedere le cose notabili: di che non dubito punto, sapendo quanto lei ami simili huomini, et ancora quanto sii solita a favorirmi in ogni occasione; assicurandola che, oltre la memoria continua che servar di questo favore, s'obligar ancora persona meritevole di ci. In che non star estendermi pi oltre, havendo di gi hauto molti segni della cortesia sua, etc.
Dello S.re Pappazzone non so che dire, se non che si prepara, e comparir con sattisfatione di chi l'ascolter: e questa mane siamo stati insieme sino a tre hore, et consultato molte cose sopra il viaggio et altro. Nel resto le vivo quello servitore che sempre, pregandola a porgermi occasione di poterla servire; che per fine gli bacio riverentemente le mani.

Di Bolog.a, il d 11 di 7mbre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.



581..

FRANCESCO DI JOYEUSE a GALILEO in Firenze.
Tivoli, 15 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 63. - Autografa la firma.

Ill. S.re

Io ho gradito l'occhiale che V. S. m'ha mandato, non meno per la bont sua et bellezza, che per haver appresso di me questo testimonio della sua cortesia. Le ne rendo le gratie ch'io devo; et sicom'ella m'ha non poco obligato, cos desidero ch'ella mi porga occasione di mostrarle la grata memoria ch'io son per tenerne, con adoprarmi in suo servitio, ch'io son per farlo altrettanto volentieri, quanto me le offero di cuore. Et le prego dal Signor vero bene.

Di Tivoli, li XV di Sett.re MDCXI.
Di V. S.
[S.]r Galileo Galilei.
Come fratello
Il Car.al de Joyeuse.

Fuori: All'Ill. Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



582...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 41. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio,

Volevo scriverli sino per la passata, come il Passigniano, avendo auto da uno amico suo in Venezzia uno ochiale simile a quello di V. S., con il quale dice avere osservato gi molte volte nel sole la mattina, al mezzo giorno et la sera; et il figliuolo et il genero dice che la vista non li resiste, [vedi figura 582.gif] n io mi sono ardito, oltre al non avere auto occasione n tempo di tentare se la vista mi resiste(603); dove dice il Passigniano, che guarda, et leva l'ochio, et per un pezzetto non vede, ma poi, tornando, vede benissimo et com molta commodit; et che  osservatovi nel sole insino a otto machie, et quando pi et quando meno, et in varii aspetti, et quando pi scuri, et quando pi spenti, quasi come se fussero infusi pi o meno(604) nel centro e nel mezzo del corpo luminoso: ma uno imparticolare nerissimo l' osservato la mattina, come per esempio vederlo in A, il mezzogiorno in B, et la sera in C. Et tre giorni sono, che ero a S.ta Maria Maggiore, mi disse che la mattina avea guardato et ne aveva visti 4 insieme, come nel secondo esempio, et uno, d sempre detto di sopra, da s separato, oscurissimo. Et dice del certo che girano dentro alla detta sfera del grobo del sole: dove io li disse che lo osservassi una settimana, et le disegniassi et ne desse aviso a V. S.  detto di farlo, ma che assolutamente tiene vi girino dentro, et che per quella vadino vagando per il detto corpo. Per tutto le dico per aviso.
Dissi a Ms.re Dini quanto la mi scrivea, ma non ci siamo ancora stati. Egli  a mia posta, ma io sono stato la cagione della tardanza, per alcuni impedimenti. Credo domenica, che sar posdomani, andr, et insieme vedremo dal Padre Ganbergiera(605) quanto scrive. Il Sig. Luca(606) la saluta, et gli amici tutti le baciano le mani et le pregano da Dio vita e felicit.

Di Roma, questo d 16 di Settembre 1611.
Di V. S. Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Allo Ecc.mo Sig.re et Patron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



583..

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Padova, 16 settembre 1611.

Bibl. Estense in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 70. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio Sig.r

Gi alcuni giorni scrissi una mia a V. S. Ecc.ma, della qual non vedendo risposta, vo dubitando che se sii smarita, poi che se lei l'havesse riceutta, sono certo, anzi certissimo, che (per l'amore che lei mi porta) mi haverebbe di gi risposto, se per aventura non fosse travagliata da suoi affari, i quali, per quanto posso intendere, sono grandissimi. Ma sia come si voglia, mi  parso debito mio scriverli questa mia altra, renovandomele nella memoria servitore perpetuo; arecordandole insieme che per sua gratia si vogli degnare favorirmi di un poco de vetri, li quali gradir per amor suo, et tanto pi mi sarano grati, quanto che vengono dalle sue mani, dalle quali sono certo che non pu uscire se non cosa buona.
Non occorrendomi altro, a V. S. molto Ill.re baccio le mani, offerendomele ad ogni suo commando.

Di Padoa, li 16 Settembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo
Francesco Duodo.

Fuori: Al molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Appresso S. Altezza.
Fiorenza.



584..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 17 settembre [1611].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 45. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.r Oss.mo

Ho ricevuto et vedo con molto mio gusto i discorsi, che li  piaciuto mandarmi, delle sue difese(607); et ne la ringratio. Conosco con V. S., s per le raggioni che mi scrive nella sua, come anco per quello ch'io consideravo, ch'ella  sicura a bastanza de'suoi inventi contra qualsivoglia maligno, presso i giusti giudici; per desideravo, ci fosse anco presso l'ingiusti et l'istessa moltitudine; ch sa bene, quanto questa suol moversi dalle parole di qualche sacentone, et sa quanto i Peripatetici siano poco amici di novit et n'odiino gl'autori. Spero, per quello mi scrive, la sua prestezza non sia per lasciar luoco a giudicio o controversia alcuna. Mi trovo con l'istesso desiderio di godermi la lettione delle sue lettere lunari(608).
Non potei fornir di veder il libro del S.r La Galla(609): intesi mandava a farlo stampar fuori: m'ha pregato invii l'inclusa(610) a V. S. Questi altri Signori studiosi sono con la solita divotione verso di lei, et aspettano le sue opere con grandissimo desiderio. Il S.r Demisiani ha fatto galantissimi epigrammi: per, come l'accennai, conosco che ha di bisogno d'esser stuzicato(611). Sollecito il S.r Porta per una lettera a proposito, et credo haverla presto, se bene la vechiaia lo fa andar un puoco adagio. Di novo, devo dirle ch'ho fatto incominciare a stampar il libro delle piante Indiane(612), che V. S. vide(613); et il S.r Terentio ci fa un puoco di commento. Bacio a V. S. le mani, et me le ricordo al solito desiderosissimo et obligatissimo a servirla. N. S. Iddio li conceda ogni bene.

Di Roma, li 17 7mbre 1[611].
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Mar.se di Mont.li



585...

GALLANZONE GALLANZONI a GALILEO [in Firenze].
Tivoli, 17 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 43. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re mio Oss.mo

Ho riceuto l'occhiale, et appresentatolo in nome suo al Sig.re Cardinale(614), quale la ringratia infinitamente, come cosa che venghi dalla sua mano. L'habbiamo esperimentato, et trovato bonissimo, ma non cos bono come uno che fu mandato da Venetia al Cardinale, che veramente crediamo che sia quasi cos bono come il suo; et l'habbiamo parangonato con molt'altri, in fatti passa tutti.
Scrivo in questo medesimo tempo a Roma, che sia portata la sua lettera al Marchese Cesis. Quando vedr il Padre Christophano(615), lo pregar che mi facci gratia della lettera(616), che la desidero con ogni passione. Li mando la lettera del Sig.re Cardinale(617), quale m'ha detto a bocca che li scriva ch'egli desidera grandemente d'havere occassione da potersi impiegare per suo servitio, che conoscer che non  persona al mondo che sia per farlo(618) di cos bon core che lui. Et con tal fine li bacio le mani.

Di Tivoli, alli 17 di 7mbre 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Gallanzone Gallanzoni.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re P.ron Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.



586.

GIULIO CESARE LAGALLA a LUIGI CAPPONI [in Roma].
Roma, 22 settembre 1611.

Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 313-314 [Edizione Nazionale].



587.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 settembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 215. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio,

Andai con Mons. Dini dal Padre Grienbergiero, et per impedimento non si lesse, ma ce la prest(619); et io l' copiata, perch mi pare bellissima, et mi pare sia da lasciar vedere, et tanto pi per cagione del parere dato il Padre Clavio, del quale ebbi copia dal segretario dell'Ill.mo Sig.r Cardinal Dal Monte: et la vo'legare davanti, et cos se ar, come mi  promesso Monsignore, quella di Perugia. Il qual Monsignore dice, che saria bene che poi V. S. le facesse stampare tutte insieme. Sto aspettando quella del Colombo(620); per la se ne ricordi.
Li scrissi gi come il Cavalier Passigniani  fatto le osservazioni del sole la mattina e la sera, et che le machie che vi sono le vede in diversi aspetti, et n' viste gi et notate molte; et mi dice che le vole mandare a V. S., et che oltre alla diversit degli aspetti le vede pi apparenti et pi spente le nere(621), et maggiori che se siano nella superficie di verso noi, et poi girando ora verso il mezzo(622) et ora verso la circonferenza per linee spirali si inmergano nel corpo luminoso. Io non so: non  visto, et malvolentieri mi risolvo e mi ardischo a tentare se l'ochio mi serve, sebene egli dice che guarda un pocetto, et levato la vista, ritorna di quivi a un poco, et vede benissimo e quanto egli vole.
Ci  comparso molti ochiali di Venezzia(623): n' visto uno assai ragionevole, et se mi intendevo della bont, la quale senza paragone io non conoscho, lo compravo. Il Passigniano n' uno che  ragionevole, ma non mi pare ottimo, con il quale  veduto quanto  detto di sopra. Questo  quanto l' da dare per nuova: sebene ne scrissi per l'altra(624), l' replicato, se fusse ita male.
Il Sig.r Gualterotti(625) alla richiesta di due paesetti, ch'egli accatt gi da me quattro anni sono, alla richiesta che  stata di sei in sei mesi, ha sempre bravato mio fratello; et che pretende, oltre a molte cose che io li  donate, questi, et altre pretensioni di quadri e disegni; et per farmi spaventare, che  stato gente di mia conversazione, che apresso alloro Altezze nno fatto male ofizio, et che, se non era lui che l' ritocce di bella maniera et ricolorite, che io la faceva male. Pensando di farmi cagliare,  fatto peggio, perch, come li  scritto, io mi sono partito di Firenze per dar luogho alla invidia et ai mali dicenti, et confidatomi nella mia innocenza non  paura di simil mostri, anzi mi adirerei quando tali dicessino bene di me: per non mi scriva(626) pi di tal novelle, et mi lasci vivere nella mia quiete, et mi renda cortesemente quello ch'egli  accattato da me, e con amorevoleza, e non com bravate come  fatto. Et perch dice che io guardi quello ch'io chieggo, a chi i'llo chieggo, et perch io lo chiegho, li rispondo che il Gran Ducha(627), quando si  servito di me et delle cose mie, mi  pagato con molta cortesia, et pure  il mio signor naturale: pensate quello che deve fare il Gualterotti et altri. Se mi risponde pi, come credo, con imperio, vi vo'far ridere, perch io mi vo'cavar la maschera e chiarirlo, poi che me ne  fatte tante, che io  lo stomaco carico, e perci  necessario una buona medicina da purgarci. Sig.r Galileo, stategli lontano, gli  huomo molto malefico.
Non  visto ancora il Sig.r Luca n la Sig.ra Margerita(628): far le saluti. Et il Sig.r Passigniani et io le baciamo le mani.

Di Roma, questo d 23 di Settembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servitore
Lodovico Cigoli.

Fuori: Allo Ecc.mo Sig.r et Patron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, in
Fiorenza.



588.

GALILEO a LODOVICO CARDI DA CIGOLI [in Roma].
Firenze, 1 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VI, car. 20. - Copia di mano sincrona.

Sono in obligo di rispondere a due gratissime di V. S.; ma perch sono occupatissimo per finire una scrittura di 15 fogli, in proposito di certa contesa stata tra certi di questi filosofi Peripatetici e me questi giorni passati(629), la quale fo per il G. Duca e forse si stamper, mi  forza esser brevissimo con lei.
Ho caro che V. S. habbia veduta la risposta mia mandata al P.re Granbergero, et che li sia piaciuta. Quando il Sig.r Card.le di Gioiosa sar in Roma, V. S. potr vedere quello che scrivo in materia del Colombo circa l'asprezza della luna, perch tal mia scrittura  una lettera che scrivo al Maestro di Camera(630) del detto Cardinale. Harei ben caro vedere quello che rispose il P. Clavio al medesimo Colombo.
Ho caro che il Sig.r Passignani vadia osservando il sole e le sue revolutioni: ma bisogna che V. S. li dica, che avvertisca che la parte del sole la quale nel nascere  la pi bassa, nel tramontare poi  la pi alta; perloch gli potrebbe parere che perci il sole havesse qualch'altro rivolgimento in s stesso, oltre a quello che veramente credo che egli habbia, e che mi pare d'osservare mediante le mutationi delle sue(631) macchie. Haver molto caro l'osservationi fatte in ci dal Sig.r Cavaliere, per confrontarle con le mie, etc.

Di Firenze, il p. d'8bre 1611.
Di V. S. Ill.e
Al S.r Cigoli.
Ser.re Aff.mo
Galileo Galilei



589.

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 47. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Gentilmente in ogni modo e con l'usata cortesia V. S. mi favorisce, et a pieno sodisf se non al desiderio, che in s fatte cose non ha quasi misura, certo al bisogno mio. Io m'avvidi nel vero di pregarla di troppo, chiedendole de'periodi degli orbi delle Stelle Medice; ma mi persuase a farlo l'haver udito che alcuno ne havesse havuta notitia da lei. Tocca dunque a me di scusarmi intorno a ci, poich V. S. con molta ragione non ha da publicare a pochi quel che malagevolmente si pu comprendere da chi che sia, etiandio osservando con diligenza le stelle istesse. Nel rimanente rendo a V. S. affettuose gratie della parte che mi ha significata; e comech io sia per vivere in questo mentre con grandissima voglia di vedere in publico l'opera che da V. S. si aspetta, molto maggiore l'havr sempre di servire alla persona sua, che per mille rispetti il richiede: e se intanto altro non mi sar permesso di fare, ne loder almeno e l'humanit e 'l valore, quanto io potr il pi. Et a V. S. con ogni affetto bacio le mani.

Di Roma, li 7 di Ottobre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Ser.re
Gio. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



590..

SEBASTIANO VENIER a GALILEO in Firenze.
Venezia, 9 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 217. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r

 statto superfluo l'ufficio che V. S. Ecc.ma ha fatto meco per non mi haver vedutto nel suo partire di questa citt: non tengo conto de certe apparenze con quelli massime che amo di vivo core, come fo la sua persona, la quale pu essere certa di havere il medesimo affetto che ho sempre havuto di adoperarmi per suo servicio. Quanto alla voce che la perturba, de qualche condoglienza che d'alcuni se facci de qua per la sua partita, parendole che habbia comesso mancamento almeno de ingratitudine(632), egli  verissimo che in alcuni regna questo concetto, dicendo loro che l'haver V. S. Ecc.ma ottenutto dalla Republica una demostratione insolitissima de stima et de affetto, la doveva persuader a recognoscerla con la continuatione del suo servizio et con qualche altro termine anchora: et a quello che ho detto ben spesso in sua diffesa, che si  retirata per finir alcune sue opere, mi respondono che a Padova haveva tanto ozio, et la sua ett frescha anchora le suministrava tanto quanto potteva desiderar per questo fine. Ma, S.r Ecc.mo, non si pu tenir che cadauno non dica quello le pare. Le posso dire che quelli del governo, et che hanno gran senno, non ne parlano, come se fusse negozio delle Indie, et li suoi amici, tra'quali io non mi contento del secondo loco, si contentano et godono de quello che le torna conto, et haverano gusto che la resolutione le aporti gusto, reputatione et contentezza perfetta. Quanto a me, le replico che son tutto suo, che dandomi occasione de adoperarmi in suo favore, lo veder dalli effetti chiaramente. In tanto me le raccomando affettuosamente, et le auguro ogni maggior contento.

In Venetia, li 9 Ottobre 1611.
Di V. S. Ill.e et Ecc.ma

Aff.mo per ser.a
Sebastiano Veniero.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



591.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 11 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 65. - Autografa la firma.

Molto Ill.re Sig.re

Mi dispiace molto che V. S. non fusse in stato da potermi vedere quando io parti'di cotesta citt, non perch reputassi necessaria qualunque dimostratione dell'amorevolezza sua, da me molto ben conosciuta, ma per il male che la sopraprese. Io prego il Signor Iddio che la preservi, poich gl'huomini(633), come ella , di gran valore meritano di vivere longo tempo, a benefitio publico; oltre che a ci mi muove ancora il mio particolare interesse dell'affettione che le porto et le comprobar sempre, come me le offero con tutto l'animo, ringratiandola dell'offitio che ha passato meco.

Di Bologna, li XI di Ottobre 1611.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo(634)
Il Card.l Barberino.

Fuori: Al molto Ill. Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



592...

GIO. ANTONIO ROFFENI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 11 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 49. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re mio Oss.mo

Sono stato in villa, et erano molti giorni che non ero nella citt, e per questo non ho potuto rispondere all'ultima sua: hora ringratiola quanto so dello cortese offitio che si compiacque in parole usare con l'amico(635); essendoli stato vietato il poterli, conforme alla sua solita gentilezza, mostrarli l'effetto, fu assai: et ancora io cercar in sue occasioni far quanto mi si deve.
Sono stato uno pezo con il S.re Pappazzone, che a punto gli scriveva della partita che debbe fare, et il quando, s che la povera citt perde quanto haveva di buono, e tanto me ne duole, che non voglio vederlo partire al sicuro: et se il negotio si commintiasse di nuovo a trattare, mi credi che mi sforzerei di disturbarlo(636). Ma non  pi tempo: utinam dulcis patria eius habeat illius ossa. In questo ultimo di vitta sua, gli aggrava quanto a me di abandonare le proprie comoditadi. Allo comparire, leger il soprascritto, e ne far il iuditio. Et de his hactenus.
Ho lettere da uno patrone mio, che m'addimanda certe dichiarationi d'una maravigliosa proposta fatta, nella citt dove egli si trova, da persona di valore. Non truovo sogetto che mi dii lume: forse potr lei sapermene dar qualche puoco.  proposta fatta ad un'Altezza, e l'amico, di ordine suo, devesi abboccare seco, et avanti ne ricercava qualche dichiaratione. Senti, per cortesia. Professa di dare in luce un maraviglioso theatro di stupenda armonia, col vero termine del genere multiplice, dal quale ogni professore dell'arte musica potr in un momento impatronirsi del maraviglioso secreto d'accordare l'otto con il nove, vero contrapunto, et di divider l'unit di tutti li tuoni, di tutti li semituoni, di tutti li diesis, e di cavare la radice quadrata e di moltiplicare per tutti i lati, che servir per la cognitione di tutte le dodici parte della musica, non conosciuta sin hora se non una parte sola.
Mi conservi in gratia sua, e ne dica il parere suo; che per fine me le offro servitore al solito.

Di Bolog.a, il d 11 8bre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Se.re di cuore
Gio. Ant.o Roffeni.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.rone mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei, Math.o del S. G. Ducca di Tosc.na, a
Firenze.



593..

MARGHERITA SARROCCHI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 12 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 12. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et P.ron mio Col.mo

Ho recivuto una di V. S. de'29 di 8bre (sic) che me ha dato per pi cagioni infinita consolatione, et perch in essa mi pare che V. S. stia con salute et che sia ricordevole di me tanto sua serva, et perch mi ha dato nuova del mio Sig.r Nori, al quale io pur di nuovo mi racconmando et pregolo a tenermi in gratia.
Quanto a'Signori di Perugia(637), mostrano d'esser molto mortificati, et dicano pur tutta via che non hanno mai pensato scrivere contro a V. S.; et io mostro di accettar le scuse, e ho scritto loro che similmente V. S. l'ammette.  bene il vero che quel frate par che la vogli meco, et che mi voglia pigliare in parole, volendo intender da me la significatione d'alcuni vocaboli, mentre che io voleva applicar le stelle di nuovo trovate alla astrologia, quasi che voglia dire che non sia vero il ritrovamento di queste stelle. Ma io ho chiarito altra barba delle sue, et cos spero di far lui, avegna che io sia donna et egli frate maestro.
Io ringratio sommamente V. S. della buona volunt di rivedere il mio poema. Io lo sto ponendo in netto, et presto lo mandar a V. S., perch ella co gli amici lo censuri con ogni rigore, perch per haverne fama bisogna far cos; et mi voglio in tutto et per tutto rimettere al suo purgatissimo giudicio.
In tanto si rammenti che io le vivo serva affettionatissima et desiderosa de'suoi commandamenti, a'quali se non potrano arrivare le forze, arrivar l'affettione, quando ella me ne far degna.
Del Sig.r Luca io non le dir altro, scrivendo egli medemo a V. S.(638) Alla quale con ogni affetto di cuore bascio le mani, con tutti questi Signori che la conobbero in casa mia. N. S. la guardi.

Di Roma, a d 12 di 8bre 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Serva Affettionatiss.a
Margherita Sarrocchi.



594.

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 51-52. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Col favore di V. S. mi  quasi venuto fatto quanto io desiderava: poich e da quello che mi fu accennato qui da lei intorno alla figura e movimento de'Pianeti Medici, e da quanto ella mi ha significato al presente della proportione degli orbi stessi, sono stato invitato a considerare attentamente i luoghi osservati di essi, che si trovano nel suo Nuntio Sidereo; e m' paruto che se ne possano trarre da vicino e le grandezze de gli orbi stessi et anche i periodi delle Stelle.
Perci, havendole riconosciute e distinte tutte quante ad una ad una, ho raccolto, che la prima della sfera pi piccola, che non pare si allontani mai pi di min. 2, sec. 40 da Giove, fa suo giro in ispatio d'un giorno et hore diciotto et un terzo, o poco poco pi; parendomi che in giorni sette et hora una e mezza ella il compia quattro volte, con picciola differenza dal pi al meno. E la seconda mi mostra che 'l faccia in giorni tre et hore quindici, due volte girandolo in giorni sette et un quarto o in poco manco. Della terza poi, la quale in quel tempo non diede segno di discostarsi pi di minuti otto da Giove, ho stimato che sia il periodo giorni sette et hore quattro in circa, s che ella vi spenda quasi il doppio del tempo che v'impiega la seconda; e per ad ogni sette giorni et hore quattro o poco pi si congiongono partialmente (?) insieme. L'ultima finalmente mi sembra che si rivolga intorno all'orbe in giorni sedici et hore vinti; e mi  stato anche avviso di comprendere che questa retrogradi alquanto nella dimora o statione sua occidentale, poich due volte in 34 d torn da i dieci a gli otto minuti: onde mi ha fatto cadere nel pensiero che possi havere qualche cerchietto, quasi epiciclo, intorno al quale si raggiri; e forse per simil cagione avviene che tall'hora si sieno vedute piegare all'ostro, tal volta alla tramontana.
Hor da tali misure mi  stato facile di comprendere, non per appunto, ma da presso, quante parti caminino in un giorno secondo il moto vero, et anche il mezzano: ma non  gi s agevole di stabilire le portioni del moto apparente; onde io riguardo quanta diligenza et avvedimento conviene che V. S. habbia usata per aggiustare tutte queste cose minutissimamente: e per tanto io attendo, con maggior desiderio di prima, ch'ell'habbia ridotto il tutto a certissime leggi. Fra questo mentre io prego V. S. grandemente, non a farmi palese quali sieno i giusti periodi di esse(639), ma ad accennarmi solo ch'io non mi sia abbagliato di troppo, o che li sopradetti da me espressi si appressino da vicino al vero: perch mi basta di tanto accostarmi al segno, che non si reputi il mio per troppo errore, quando la certezza se ne conoscer da tutti.
Egli  ben vero ch'io dubito che l'impresa, per la quale io usava cotal diligenza, non si vorr pi portare da quel Signore che me ne ricerc(640), perch, per certi avvenimenti, ha cambiato soggetto, et un'altra me ne richiede: la qual cosa, bench io habbia gi fatto il discorso, non mi dispiace punto; perch, essendo il concetto ch'io intendo d'esprimere molto bello et a mio proposito, e recandomi la figura piacere, penso di usarla per me stesso. Anzi mi sar caro di haverla dipinta in casa, per tenere quasi del continuo dinanzi a gli occhi come un'imagine della gloria del trovatore e dimostratore di essa, che a punto fin a quelle Stelle perviene.
Prego V. S., poich  tutto gentilezza, ad iscusarmi, se con queste ciance vengo come ad interrompere l'occupationi sue. Sopra ogni cosa ambisco di servirla, ma non so a che io mi sia buono. Ella mi agevoli la via con le cose piccole, se per le grandi io non vaglio; che io le bacio intanto affettuosamente la mano.

Di Roma, li 14 di Ottobre 1611.

S'io non chiedo di soperchio, di grazia mi favorischi di significarmi ancora di qual grandezza possino esser le Stelle (supponendo per hora che sieno tutte quattro d'una stessa grandezza), et ci o paragonandole con quelle della sesta magnitudine, o esprimendo quanti minuti secondi possino havere di diametro.


Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Aff.mo Ser.re
G. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



595...

GIOVANNI DEMISIANI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 219. - Autografa.

Molto Ill.e et molto Ecc. Sig.r mio Oss.mo

Trionfar pure una volta della modesta ostinatione di V. S., e mi potr gloriare d'essere stato honorato dall'oracolo, insieme con Socrate; quantunque ella nomini questa honorevolezza servit, la quale senza dubio  simile a quella delle sue stelle, che servono bene alla terra, ma con abbellirla, fecondarla et illuminarla. In somma, a dirla com'io la sento, io mi stimo da qualche cosa potendo favellare con gli heroi, e tengo d'essere maggior di colui qui concoquere magnam foelicitatem non potuit, sed saturitate accepit damnum immensum, come canta Pindaro; perch non mi satiar gi mai io delle gratie che V. S. m'ha fatto e fa, n pretender altro che felicitarmi con i suoi comandamenti. N mi dica qui, che le mie parole sono nella superficie colorate, e non altamente tinte, perch le giuro per la crambe di Socrate e per la cappari di Zenone, ch'io la riverisco e stimo quanto si pu desiderare da un humile e riverente affetto; e se il S. Conte Montalbano(641) non ha fatto il dovuto inchino a V. S. a nome mio, gliel perdono, sapendo ch'egli habbia havuto l'animo occupato insieme con Testili. Mi spiace che quel Cavaliere sia stato tanto poco ricordevole delli miei prieghi, e tanto poco felice spositor dell'animo et intentione mia. Io mi contento che l'Ill.mo S. Marchese(642) sia commune giudice; e s'egli giudicar ch'io sia degno di castigo, ricever la sentenza per beneficio, perci che quanto fosse maggior la pena che mi volesse imporre, tanto s'accrescerebbe il favore: anzi io voglio scommettere che il mio desiderio sar sempre maggiore di obedir a V. S., dell'ordine che quel Signore mi potrebbe dar in questo particolare. N occorre accusarmi come inventore di favolette e poco divoto osservatore del suo valore, perch in vero il S. Cardinale(643), senza ch'io gliel domandassi, afferm, con sommo mio stupore, ch'ella habbia detto di non conoscermi. Hor se quel Prencipe habbia voluto co 'l suo bello e fecondo ingegno partorire questa novella, a guisa di molti altri nobili pensieri, non so: l'autorit di V. S. mi persuade, l'osservanza che le porto me 'l fa credere, e quel suo puro e limpido affetto mi necessita a tenere per sicuro, ch'egli habbia finta la storietta. Ma sia come si voglia,  stato tanto grave errore l'haver accennato al S. Marchese, con particolar tenerezza e soavissimo lamento, che il S. Galileo habbia scancellata la memoria del povero Demisiani dal suo animo? Io no 'l niego di non haver sentito affanno per tal cagione, perch, s come me ne pregio d'essere in quel sacrario della sua memoria riposto, cos ne sentirei estrema afflittione d'esser levato: n sarebbe uguale il suo et il mio danno, poco, anzi nulla, importando a V. S. la perdita della mia servit; a me s, che sarebbe d'infinito danno il non havere un padrone tale, quale non saprebbe generare la stessa Cortesia: alla protettione e favori di cui mi raccomando, baciando le mani a V. S., pregandole dal Cielo ogni maggior e miglior felicit.

Da Roma, li 14 di Ottobre 1611.
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.

Oblig.mo Ser.
Gio. Demisiani.

Fuori: Al molto Ill.e et molto Ecc. Sig.r mio Oss.mo
Il S. Galileo Galilei.
Fiorenza.



596..

MARGHERITA SARROCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 14. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Sono alcuni giorni che io hebbi una di V. S., nella quale rispondeva a quelle oppositioni fatele da'Perugini: io non le risposi subito, sperando di poter far questo offitio per mezo del Sig.r Spinello Benci; ma la partita del Card.l Gonsaga fu cos di ripente, che non potei scrivere a V. S., come havea designato. Hora con questa me le ricordo serva, et la prego a tenermi per tale, assicurandola che potr havere chi me avanzi di forza et di merito, ma non di affetto verso lei.
Il Sig.r Spinello mi ha scritto la buona volunt che ha V. S. di favorirmi nella revisione del mio poema, del che mi sono sommamente rallegrata, ancora che io non ne fusse in dubbio. Et chi potrebbe dubitare della cortesia del mio Sig.r Galileo, ornato di tante vert et amatore cos de'letterati? Io non l'ho per ancora fatto fornir di cupiare, ci manca poco, s che spero di poterlo mandar presto a V. S. per irricever questa gratia dal suo purgato giudicio, che sar la maggiore che io possi desiderare.
La lettera che V. S. dice di havermi scritto, io non l'ho hauta, per mia desgratia; per V. S. supplisca a questo difetto con non essermi parca delle altre.
Di Perugia non le dir nulla: credo che gi la verit habbia lor messo il senno.
Il Sig.r Luca, come gi scrissi a V. S.(644), continova a vederla col core, et ad honorarla con la lengua et con la penna: credo che V. S. ne veder effetti, che non le despiaceranno.
Non sar pi lunga: la prego a basciar le mani da mia parte al mio Sig.r Francesco Nori, et favorirmi di risposta, et arraguagliarmi dello stato et salute di lui. In tanto a V. S. con ogni affetto di cuore bascio le mani. N. S. la conservi.

Di Roma, ad 15 d'8bre 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Serva, che sempre la servir,
Margherita Sarrocchi ne'Biraghi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



597..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Tivoli, 21 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 53. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'haver tutti questi bei giorni minutamente visitato et ricerco il mio Monte di Giano qui vicino, con quattro eruditissimi botanici, ha cagionato che sin hora non ho potuto dar risposta alle sue gratissime. Feci ricapitare l'incluse. Procurai veder la lettera scritta al Grunberger(645), desideroso non meno per interesse proprio di dottrina et gusto, che per l'osservanza che tengo a V. S. et ammiratione alle cose sue, di goderla; come feci l'altra scritta al S.r Gallanzoni(646), che ultimamente mi fece recare. Non era in mano del Padre, per esserli stata, avanti la leggesse, rapita et non ancor resa; alla tornata mia, o per l'una o per l'altra via, vorr senz'altra tardanza vederla: et aspettar con desiderio il Discorso che V. S. mi dice haver fatto sopra le sentenze Peripatetiche nel quarto celeste(647).
Il S.r La Galla ha scritto della luce per causa delle pietre ch'ella li fece vedere(648). La materia  difficile, et difficilissimo sempre il ritrovar le cause senza partirsi delle inveterate opinioni.
Il S.r Terrentio et li altri Lincei et amici scriveranno per il proposito, et io sollecitar. Il libro delle piante Americane va tuttavia preparandosi alle stampe(649). I vecchi filosofi, pi nimici delle novit che amici della verit, non cessano darmi materia di ridere delle loro calunnie, et scoprirle et impugnarle al possibile.
V. S. si conservi sana, mi dia spesso nuova di s et suoi studii, et mi commandi. Le bacio le mani.

Di Tivoli, li 21 d'8bre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



598...

ENEA PICCOLOMINI D'ARAGONA a GALILEO in Firenze.
Siena, 23 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 221.- Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill. Sig.r mio Oss.mo

Presentai a S. A. S. li ochiali mandati da V. S., quali sono riusciti molto bene; e la medesima A. n'ha preso molto gusto, e graditoli maggiormente.
Del terremoto che V. S. desiderava sapere, qua mi dicono essersi sentito, et assai bene(650). Altro di qua non le posso dire, se non che hoggi si trasporr la Madonna di Provenzano, e luned si far una giostra al Saracino. Ricordo a V. S. l'affettuosa mia volont verso di lei, esposta sempre a quanto mi comander; e le bacio le mani.

Di Siena, li 23 di Ott.re 1611.

Ser. Aff.mo
Enea Piccolo.ni Arag.na

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re mio Oss.mo
Il S.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



599...

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 55. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Molte gratie io rendo a V. S. della cortese risposta che si  contentata di darmi, la qual  del tutto conforme a quanto mi conveniva di aspettare; e m' piaciuto di esser da V. S. fatto certo, che quantunque non sieno giusti per appunto i luoghi delle Stelle Mediche da lei osservati nel principio dello scoprimento loro, non di meno io n'habbia da vicino tratti i periodi: perch, quanto al maggior orbe, io era veramente in forse se fosse il suo giro di hore 18, overo di hore 20 in circa, oltre a 16 giorni; ma io m'appigliai alle 20, perch in giorni 51, ne'quali la stella il fe'tre volte, una mi mostr le 18 o poco meno, e l'altre due l'hore vinti. E quanto alla retrogradatione, quattro volte la dimostra manifestamente, tre dalla parte occidentale, et una dall'orientale: e per, non essendo cos il fatto, bisogna affermare che i luoghi non sieno giusti.
Nel rimanente, debbo dire a V. S. che son ben sempre stato desideroso della notitia di tali stelle e del lor movimento, ma ho anche moderato il mio affetto con la speranza di quello che V. S. sar per insegnare a tutti. L'occasione per di quell'impresa, che mi veniva dimandata da un Signore grande, e l'haversi ella da presentare ad una Accademia nobile, accompagnata da discorso, mi pose in animo di sapere al presente qualche cosa di pi delle dette stelle di quel che se ne sa in comune; e tra per questo, e per poter dissegnare la figura degli orbi, mi assicurai, per la cortesia di V. S., di darne a lei molestia; e poi cercai di trarne i periodi da vicino: i quali venendomi da lei approvati, ho fornita qui la mia operatione; n io ho gi mai pensato di mettermi ad osservare i moti di queste stelle, s perch non  opera da me, come perch, appresso alla diligenza et al sapere di V. S., stimo che non che la mia fatica, che niente vale, ma quella d'ogni perito matematico riuscirebbe se non del tutto vana, almeno soperchia. Non nego gi di non andare tal'hora per mio diletto, da poi che Giove  orientale, riguardando le medesime stelle; ma perch io non ho strumento troppo buono, per ogni piccolo impedimento d'aria turbata mi fuggono dalla vista. Ma col trattarne questo poco, ho almanco compreso che  difficillissima cosa da raccorne il movimento giusto, et ho non solamente fatta stima grande dell'opera di V. S., ma l'ho predicata dove mi  accaduto di favellarne; perch lo scoprire delle stelle fu certo virt, per rispetto dell'istrumento fabricato, ma accompagnata da sorte; ma lo stabilirne la teorica  opera di gran valore: e per tanto, se ho per l'adietro havuta gelosia che qualch'uno innanzi a V. S. non tentasse di darla in luce, hora, non ostante quel ch'io ne senta dire in contrario, mi sono quasi assicurato che non sar per avvenire; e dall'altro lato mi allegro che V. S. truovi nuove vie da rendere la cosa perfetta, e prego Iddio che cos le faccia felicemente accadere, per sua gloria e per publico beneficio.
Frattanto io non ho comunicato ad alcuno la vicina misura de'periodi, nemeno sar per farlo, o se non forse a qualche persona molto amorevole di V. S., perch quanto all'occasione della gi detta impresa  intervenuto quel ch'io le accennai. Quel Signore mut pensiero, e ne dimand un'altra, la quale gli ho gi fatta; e questa  rimasa a me, che l'ho subito fatta dipingere in forma assai grande, perch  molto opportuno il concetto ad esprimere la somma de'miei pensieri. Egli  vero che non diedi intiero fine al discorso, poich io seppi che pi non era per bisognare; ma gi che V. S. mi favorisce di volerlo vedere, coll'accomodarlo a me stesso, il compir, e gliele invier con altre: ma si persuada pure che sia una piacevolezza accademica, che da per s vale poco e niente, essendo distesa da me, onde pi noia che diletto le apporter. E qui, tutto volto col desiderio al servitio suo et alla sua felicit, le prego questa da Dio, et aspetto ch'ella mi dia cagione di adempire quello; e di cuore le bacio le mani.

Di Roma, li 29 d'Ottobre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Lessi, molti d sono, con mio gran piacere la lettera scritta da V. S. il primo di Settembre a questo Rev. P. Bamberger(651): dove mi pare ch'ella sodisfaccia a pieno ad ogni dubbio; anzi mi sembra, che per mostrare le cagioni perch non si veggan nella circonferenza lunare l'eminenze de'monti, ella conceda quasi e pruovi di troppo; e mi maravigliai anche non poco di quell'autore del Problema(652). Ho fatta pi volte ancor io, per considerare se vi sieno monti, la medesima osservatione delle cuspidi che appaiono nella stessa circonferenza in quei quattro tempi, e ne son rimaso persuasissimo; ma di pi mi son dato a credere che vi possi anche esser qualche pianura: perch, se si riguarda tutta la grandezza dell'orbe e quanta sia la parte del cerchio luminoso che l' dintorno e che da noi si vede in iscorcio, bisogna che sia tanto ampio lo spatio che vi si racchiude, che 'l mezzo possa ben contenere qualche pianura, coperta da i continui dorsi de'monti, senza che noi la possiam vedere. Me ne rapporto tuttavia al suo parere, e di nuovo le bacio la mano.



S.r Galileo Galilei.
Ser.r Aff.mo
G. B. Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill. et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



600.

ANTONIO DE'MEDICI a GALILEO in Marignolle.
Calappiano, 31 ottobre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 67. - Autografa.

Molto Mag.co et Ecc.te Sig.re

Havendo io saputo che V. S. si trova alla villa di Marigniolle(653), et perch vado credendo che li tordi devino haver finito il loro passaggio, ho volsuto mandarli un poco di caccia che ho fatto qua, che d'un porcho insieme con quatro cotornice, le quale la le goda per mio amore. Et har molto caro di sentire dallei se li piace il logo di cotesta villa; con che per fine li prego colmo d'ogni contento.

Di Calapiano(654), li 31 d'Ott. 1611.
Di V. S. molto Ecc.te
Aff.mo per farle ser.tio
Don Ant.o Medici.

Fuori: All'molto Mag.co et Ecc.te Sig.re
Il Sig.re Galileo Galilei.
In Fiorenza,
per Marigniolle.



601...

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Padova, 11 novembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 225. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio Sig.r

Sono parechi giorni che con mie lettere non ho fatto a lei reverenza; et perci hora vengo con queste quattro righe a suplire al debito meo, recordandomele quel servitore che sempre le sono stato, et pregarla a volermi alcuna volta favorire co'suoi comandamenti, ch certo non potr recever maggior favore di questo.
Non mancher tornarla a suplicare che si vogli aricordare del mio ochiale, ci  di inviarmelo, al che fare la ne prego con prima commodit, essendo io desideroso di portarlo meco a Venetia, dove spero andare per queste feste di Natale. La prego donque a non voler mancare, et a favorire un suo servitore che cotanto l'amma. Se le do troppa noia, di gratia mi escusi, poich ci nasce per desiderio di goder alcun frutto del suo valore, ancorch questi stimi de'minimi, essendo la sua natura inclinata(655) a cose maggiori. Non ocore che mi mandi il canone, ma li vetri soli, poi che di quello di qui proveder. Et non occorendomi altro, a V. S. molto Ill.re di cuore baccio le mani, offerendomele servitore perpetuo.
Se non me li po'mandare li vetri, mi avisi, se cos li piace(656).

Di Padoa, li 11 Novembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Serv.re Aff.mo
Francesco Duodo.

Fuori: Al molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
appresso S. Altezza.
Fiorenza.






602.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 novembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 227. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecel.mo Sig.r mio,

 gi un tempo che non  scritto a V. S., esendomi stato promesso e trattenuto di speranza di avere la lettera, se per il Padre Clavio haveva scritto al Pippione(657); ma finalmente averati et quasi certificati che il Padre Clavio non  scritto lui in risposta al Colombo, ma uno altro Padre in suo cambio. Poi quanto alla scrittura di V. S., andamo Monsig.r Dini et io al Gambergiera(658), et perch diceva avere molto da fare non la havea letta; noi dicemo che saremo tornati, et egli ce la volse dare, acci a nostro agio la leggiessimo; dove a Monsignore le parve, doppo che la avemo letta, del prenderne copia et darla ancho per Roma ad altri, et cos ancora io: et di pi habbiamo auto da quel Maestro di Camera di Gioiosa(659) la copia del Problema latino, et tradotto anchora(660), et di pi la risposta di V. S. sopra il Colombo(661), della quale  auto molto gusto. L' tutte insieme legate, et la prestai al Sig.r Luca Valerio, la quale non l'o ancora riauta. La scrittura mandata da V. S. al Gambergiera, quando(662) la avevo, la portai al Marchese Cesis, et gli era in villa; poi apunto in quello che l'avevo resa, torn. Pregai il Padre a mandarla; mi disse(663) che lo farebbe: non so poi il seguito.
Sono stato molte volte con il S. Passigniani, et l' pregato a mandare a V. S. quanto aveva osservato del sole: mi , doppo molte volte promesso, detto che mander, insieme con il Sig.r Luca Valerio, che mi dice le vol mandare non so che sue cose. Questo  quanto le  da dire: del fatto solo ci resta che parlai a quel Maestro(664) di Camera, et volevo la scrittura mandatali dal Colombo(665): me la promesse, e che vedrebbe di riaverla, ma dubito mi desse parole; pure me ne chiarir. Ne discorremo un poco, et egli pareva che lo difendesse, dicendo che l'era quasi cosa che si poteva anche credere come diceva questo Pippione, che quasi mi pareva da acompagniarlo secho, per lo annaspare che faceva per difender tale oppinione pippionica.
Harei finito tutto lo affrescho della cupola(666), se il Cardinal Borgese non mi havesse fatto cominciare una sua logetta. Pur  impetrato un poco intervallo, tanto che finischa lo afrescho della cupola, et poi, mentre rasciuva, torner a finire la logetta; che credo mi sar spedito fra quindici giorni di tutto lo afrescho della cupola, che me ne par millanni.
Intanto mi comandi, et mi favorischa a baciar le mani al Sig.r Filippo Salviati et al Sig.r Iacopo Giraldi, dal quale, per mano di Monsig.r Dini, ebbi il sonetto gentilissimo del Sig.r Ottavio Renucini fatto sopra V. S., il quale ho copiato davanti alle copie delle sue scritture: nelle quali guardate a non vi ocupar tanto, che perdiate il filo di tanti bei pensieri: per il Sig.r Luca grida che li lasciate abaiare, et attendete a tirare a finir(667) di quelle cose, che li avete detto(668). Per avvertiteci molto bene, ch dice il vero.
Et con questo baciandoli le mani, Idio la feliciti.

Di Roma, questo d 11 di Novembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecel.ma

Umil.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio
Il Sig.r Galileo Galileij.
Fiorenza.



603.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 11 novembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 57. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Onde tanto silenzio?  possibile che V. S. si sia affatto scordata di questi paesi? Se io non gli ho scritto, sappia che  pochi(669) giorni ch'io son ritornato a Padova, essendo stato a Vicenza quasi sinhora per travagli domestici: hora mi par di repigliare la penna, et eccitarla con questa mia a darci qualche nuova dell'esser suo, che piaccia al Signore che sia prospero e felice.
Qui s'era divulgato che V. S. pensava di ritornare all'antica quiete e libert Patavina, che mi era di grandissima consolatione, quando fusse stato di suo gusto; ma poi questa voce s' svanita. Per un tempo habbiamo pensato che almeno venisse a vederci, e forsi anco a stampare le sue osservationi; ma questo ancora ci  andato fallito. Hor, poi che non ha voluto consolarci con la persona, ci consoli almeno con sue lettere, e ci dia speranza di farci vedere le nobilissime sue osservationi, da tutto 'l mondo aspettate e desiderate; e se oltre le cose gi scrittemi ha inventato altro, non mi defraudi di darmene nuova.
Qui s' detto che ha trovato modi eccellentissimi per perfettionar pi l'occhiale, se bene in Venetia, dove io son stato questi giorni, dicono che non si pu perfettionar pi di quello che sinhora s' fatto, e specialmente dalli mastri di detta citt.
Vene questi giorni al R. Pignoria avvisi del S.r Velsero, che in Germania erano di quelli che incominciavano a mirare anco nel sole. Hor, inteso questo, il Pignano(670), che ha gran gusto di questi occhiali, et un gentilhuomo di Dotti(671) hanno mirato, e trovano che nel centro del sole non vi sono raggi, s che vi si pu mirare, ma che li raggi in grandissima copia sono intorno alla circonferenza, e che hanno osservate in detto centro due macchie simili a duoi occhi, et una per lungo, che pare appunto formi il naso. Questa veduta l'ha fatta subito passato il mezzogiorno: vogliono mirarlo anco nell'orto e nell'occaso, per notare se vi scorgono l'istesse macchie.
Il S.r Dottor Coradino(672) ha fatto con estrema diligenza mettere in dissegno la luna sotto diverse apparenze, con tutte quelle macchie e segni che in quella si vanno in diverse hore e tempo scorgendo; s che V. S. vede che qui tuttavia l'humore seguita.
Harrei altre cose da dirle, ma il tempo non mi serve. Gli amici di V. S. tutti son sani, e facciamo spessissimo commemoratione di lei; et il S.r Velsero in ogni sua lettera mi stimola ch'io la soleciti a mandar fuora le sue osservationi. M.r Querengo(673) ci d speranza di venire a stare un mese di questo inverno a Padova, dove habbiamo dua lettori nuovi: uno, nel luogo del Montecchio(674), detto il Dottor Marta(675), che altre volte ha letto in Pisa; l'altro il medico Santorio(676), che stava in Venetia, in luogo del gi Massaria(677) o Eugenio(678). Dicessi che trattano di condurre alle Mathematiche un Francese(679).
E questo basti per hora; il Signor la feliciti e li faccia fare un soave S. Martino, nel qual giorno io scrivo questa a V. S. da Padova del 1611.

Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



604.

LUCA VALERIO a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 novembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 223-224. - Autografa.

Molto Ill.re S.re et P.ron mio Col.mo

Hoggi la S.ra Margherita m'ha letta la lettera di V. S., della quale non manco a me communi ho stimate tutte l'altre sue, scritte alla detta Signora; s come credendo io che V. S. dovesse tener per mie tutte quelle che le scrive la S.ra Margherita, non mi son curato, dopo la sua partita, di farle riverenza con alcun'altra mia particolare; o pi tosto non ho voluto, oltre alla detta causa, per non darle fatiga di rispondermi in particolare, vedendola tanto occupata in rispondere a tante et s strane oppositioni. Ma credo ch'hora, che V. S. ha data piena sodisfattione all'autor del Problema, commune a tutti quelli che dell'asprezze della luna potessero mai dubitare, non le sar di tanta noia il mandarmi(680) le ricevute del canone dovutole dell'osservanza et riverenza mia.
Quanto a quel che V. S. teme, ch'io dia troppo eccessive lodi al valer suo, da una mia elegietta, pi che dall'incluso epigramma, potr vedere, se vor conoscer s stessa, quanto il mio dir sia lontano dal potere agguagliar la menoma parte delli meriti di V. S. Mander l'elegia per quest'altro ordinario, insieme col teorema della superficie della sfera gi promessole, s'io haver havuto(681) tempo di copiarlo.
Per non esser pi lungo, con poche parole, ma col magior affetto che sia possibile, priego V. S. et supplico che, poich la Scanderbeide della S.ra Margherita, gi copiata del tutto, sta in procinto d'inviarsi a V. S., ricevuta che l'habbia, a rivederla con ogni diligenza, et pregar anco il S.r Nori a fare il medesimo; ch, oltre alla S.ra Margherita, obligheranno ancor me con tal legame, che, per la testimonianza della detta Signora senza dubio, et per la mia forse anco, dalla memoria degli huomini mai non si scanceller: tanto in me la grandezza del desiderio inalzer la bassezza dell'ingegno.
Et per fine, pregando V. S. molto Ill.re a conservarmi in sua gratia, le bacio le mani con ogni affetto di cuore, come ancor fo al S.r Nori; et Dio N. S. le conservi lungamente et feliciti.

Di Roma, a d 11 di Novembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Se.re Devotiss.o
Luca Valerio.

Dum radio, Galilee, tuo coelum omne retectum
Spectat, et insolito murmure Terra fremit,
Quod contra tempus solido non aere resistit,
Aeterna in fragili stat tibi fama vitro(682).

Fuori: Al molto Ill.re S.r et P.ron mio Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



605..

DARIO TAMBURELLI a CRISTOFORO GRIENBERGER in Roma.
Parma, 11 novembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 45. - Autografa. Sul tergo, accanto all'indirizzo, si legge, di mano di GALILEO: P. Dario Tamburelli. A GALILEO la presente fu inviata dal GRIENBERGER con la lettera del 5 febbraio 1612.

Molto R.do in Christo P.re,

Pax Christi.

Gi che il Sig.r Galileo hebbe per mezzo mio, ma senza mia colpa, il Problema fatto in Mantova(683), m' parso bene indrizzar a V. R. queste poche righe, qui incluse, acci per mezzo mio sappia quanto qui in Parma lo stimiamo e riveriamo; e V. R. mi far gratia a mandarglile. S' fatta qui nello Studio di Parma quest'anno l'oratione della rinovatione de'studii da un nostro Padre ch'insegna Rettorica, alla quale oratione son stati presenti il Duca di Poli(684), il Marchese Cesarini(685), con altri duoi suoi fratelli Don Alessandro e Don Virginio, i Conseglieri dello Stato di S. Altezza, i Dottori dello Studio, con quasi tutta l'Universit de'studenti; e parte di questa oratione  quest'istesso ch'io gl'invio(686), in lode del Sig.r Galileo, non mai a bastanza lodato. Con quest'occasione ho voluto ancora salutar V. R., pregandola a far l'istesso in mio nome col P. ministro, P. Lembo, P. Clavio, P. Malcotio(687), e raccomandandomi all'orationi e Santi Sacrificii.
V. R. per carit mi faccia gratia d'avvisarmi se alcun autore ha fatto diligenza in dichiarar i loghi d'Aristotile e di Platone, dove toccan esempi di mattematica, e come si chiami l'autore, che circa l'esservi, credo certo che vi sia.

Di Parma, 11 di Novembre 1611.
Di V. R.
P. Granberger. Roma.
Servo in Christo
Dario Tamburelli.

Fuori: [A]l molto R.do in Christo P.re
Il P. Christoforo Granberger, della Comp.a di Gies.
Roma.



606.

[CRISTOFORO SCHEINER] a MARCO WELSER [in Augusta].
[Ingolstadt],12 novembre 1611.

Cfr. Vol. V, pag. 25-27 [Edizione Nazionale].



607..

GIULIANO DE'MEDICI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Praga, 14 novembre 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4366. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.re mio Oss.mo

Doppo essere sigillate le lettere et essere un gran pezzo di notte,  venuto qui un Fiammingo alchimista(688), molto favorito di Sua Maest Cesarea, a dirmi per parte sua che io scrivesse al Gran Duca nostro Signore, pregandolo in nome suo a volergli mandare due di quei vetri da fare occhiali del Galileo et del vetro appresso, il quale egli far poi lavorare qui, conforme a due vetri lavorati che desidera, cosa nella quale preme Sua Maest pi che in nessun'altra....



608.

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 novembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 69. - Autografa la sottoscrizione.

Ill. Sig.or

Ho visto quanto V. S. mi scrive circa le difficult che ha di monacare le due sue figliuole(689): et in risposta le dico, ch' vero che Papa Leone XI, quando era cardinale, cav un breve, che in Fiorenza non potessero essere accettate due sorelle nel medesimo monasterio; nondimeno io, per amor di V. S., operarei con la Sacra Congregatione de'Vescovi e Regolari, o, se bisognasse, con la S.t di N. S., che le facesse gratia di poterle mettere ambedue in uno istesso monasterio. Et se si havessero a monacare altrove che a Fiorenza, non ci sarebbe questa difficult.
Quando il monasterio ha pieno il numero delle monache che vi  prescritto, bisogna, per monacarvisi, dare la dote duplicata; e cos se ne d licenza, se altro non osta.
La terza difficult  del tutto insuperabile; perch non si otterrebbe mai di dare l'habito a fanciulla alcuna innanzi l'et legitima: che se io ci vedessi via da spuntarla, mi ci metterei con ogni prontezza e con ogni sforzo, e non pretermetterei diligenza veruna acci V. S. fusse compiacciuta, perch l'amo e la stimo grandemente, come ben merita il valor suo, accompagnato con tante altre honorate qualit; ma, come ho detto, si tratta dell'impossibile, et a me ne incresce per amor suo. Che 'l Signor Iddio la contenti.

Di Roma, a'18 di Novembre 1611.
Di V. S. Ill.
S.or Galileo Galilei.
Come fratello
Il Card.le dal Monte.

Fuori: All'Ill. Sig.or
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



609...

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 18 novembre 1611.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 149. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.ore

Certi miei amici hanno osservato col tubo ottico(690) certe macchie apparenti nel sole con tanta conformit, che le tengono per cosa indubitata: ma avertisca V. S. che dico apparenti, non esistenti nel sole, perch con certi buoni argomenti si persuadono che siano stelle, che, per esser di sotto o a canto del sole, incorrendo nella linea nostra visuale, faccino tal mostra. Desidero sapere se cost ci  nova di questo, et se alcuno ne ha fatto osservationi....



610..

GIULIANO DE'MEDICI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Praga, 21 novembre 1611.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4366. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo Sig.re mio Oss.mo

Mi vien di nuovo ricordato di Sua Maest Cesarea quegl'occhiali et vetri del Galileo, che scrissi a V. S. la settimana passata; che per sodisfare tanto pi a questa voglia di Sua Maest, se parr cos a V. S., si potranno facilmente mandare per la posta, nella stessa forma che si fa delle cassette d'olii. Et V. S. da questo potr giudicare l'humore dell'Imp.re, di attendere in questi frangenti a queste cose et stare sul volere impedire i maritaggi, come le scrissi la settimana passata. Et nuovamente  arrivato dell'Imperio un alchimista(691), col quale sta tutto il giorno in quel tempo che egli non sta travagliato dal timore d'un successore....



611..

MARCO WELSER a PAOLO GUALDO in Padova.
Augusta, 25 novembre 1611.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVIII della Cl. X Ital., car. 41. - Autografa.

.... Non so come il S.or Galilei stia senza lasciarsi sentire. Scrivo al S.or Pignoria appresso, che ancora di qua andiamo non cercando il pelo nell'uovo, ma s bene trovando le macchie, saltem apparenter, nel sole. Credo che Iddio permetta o disponga questi trovati, per confonder la superbia humana et farle toccare quasi con mano la propria ignoranza....



612.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 3 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 59. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te Sig.r Oss.mo

Non vorrei che col longo silentio, cominciato da che le scrissi di Tivoli, V. S. potesse persuadersi, che, scemandosi l'amore et osservanza che le porto, commettessi grave errore nella Lincealit, et fussi meno ricordevole di tanto che le devo. Parmi per dover romperlo col salutarla et inviarli l'acclusi epigrammi del S.r Demisiani(692), che finalmente hoggi m'ha dati et le bacia le mani; promettendoli d'inviarli di mano in mano quelli ornamenti per la sua gloria che d'altri potr accapare, che spero, in confusione delli aversari, tanto pi saranno, quanto meno ella n' bisognosa: n credo tardar molto il S.r Porta a sodisfare con l'epistola, et altri amici darne a proposito. Et credo, facilmente mi creda che molti delli ingegnosi hanno bisogno di sprone.
Il S.r Terrentio, nel tempo ch' stato Linceo libero, ha illustrato l'historia de'semplici Indiani, che V. S. vidde et hora  molto ben incaminata alla stampa(693). Finalmente si trova egli a pregar Dio per noi tra'Gesuiti(694).
Il S.r Fabri(695), anch'egli de'nostri, et molto dotto et erudito, ha riceuto lettere da quei filosofi d'Alemagna, che dicono osservarsi ivi da molti le macchie solari; del che, perch egli stesso n'avisar V. S., non dir altro(696).
 qui il S.r Teofilo Molitor(697), filosofo molto dotto et diligente, et che mostra, per la poca et, grandissima cognitione et esperienza di tutta la natura, et ardentissimo fervore d'imparare, onde se ne deve sperare gran riuscita; et di gi  condotto con straordinaria provisione per professore botanico d'Ingolstat. Desidera esser de'nostri Lincei: penso d'ammetterlo et ne do conto a V. S., conforme al debito.
Viddi finalmente, con molto mio gusto, la lettera di V. S. al Padre Grunberger(698); et cos come ne ricevei grandissimo gusto et conobbi dover esser molt'utile a risolver alcune obiettioni delli Peripatetici, feci legerla al S.r La Galla, n ho ancora sentito come resti sodisfatto nel suo limbo lunare non montuoso. N volendo per hora esser pi longo, restar aspettando risposta et buona nuova di V. S. et di suoi studii, et desideroso mi commandi. Bacio a V. S. le mani.

Di Roma, li 3 di Xbre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li



613.

GIROLAMO MAGAGNATI a GALILEO in Firenze.
Murano, 10 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 229. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo

Ho inteso la difficolt, anzi impossibilit, che V. S. trova nella prestanza delli 10/m S. senza le solite sicurt(699), e lodo, come cosa buona e benfatta, l'osservanza delle regole del buon governo, ottimamente intesa da que'prudentissimi Signori che assistono a gl'interessi di S. A. Ser.ma; se bene, per l'utile che n'avrebbe tratto il suo Stato, e massime ora che l'Indie cominciano a suscitar negozio, non saria stato fuor di proposito un piccico di quel sal politico, che in extraordinariis ordo est ordinem non servare. Parlo per con ogni debita riverenza, e mosso solo dalla consolazione, ch'io desidero nell'animo, di quell'A., a cui per lo eterno Dio ho consacrata tutta la mia divozione; ch in fine la modestia della mia fortuna non ha necessit di miglioramento, e posso contentarmi di esser, per grazia di Dio, esposto anzi all'invidia che alla compassione.
E se mi  vietato il poterla goder e servire in Toscana, non  per interdetto a lei il favorirmi a Murano, dove l'attendo questa estate a goder meco il palazzotto de'Giuliani, che ho tolto ad affitto: il quale ha un giardino quanto la piazza di S. Marco, copiosissimo di ottimi frutti, e nella pi bella e pi deliziosa vista di tutto il paese, dove la tranquillit della stanza m'ha porto occasione di finir il mio Idilio(700), il quale ho gi ricuperato dall'Inquisitore, e si stampa (ben che sia prosunzione) donato a S. A. Ser.ma
A tempo novo spero goderla insieme con gli amici, e particolarmente co'SS.ri compari Ferrari e Mannucci(701), a'quali desidero dar alcuna volta, questo carnevale, salciccia che superi la Vicentina, et olive che superino le Veronesi e Bolognesi: per la prego a inviarmene un barlotto, e siano di quelle gigantesse e polpute che mi dava l'anno passato a Firenze, e sei over otto lib. di ottimissima salciccia, per ora, consignando, spezialmente l'olive, a Mess. Lorenzo Belcorpi corriere, il qual per amor mio le condur con particolar diligenza.
Mi mantenga l'amor suo, e Nostro Signor Dio la faccia contenta.

Di Murano, a'Xci di Xmbre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Gir.mo Magagnati.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.re S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



614...

GIOVANNI FABER a GALILEO in Pisa.
Roma, 15 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 61. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re et Padron mio Oss.mo

Credo che V. S. ancora habbia fresca memoria de i nostri ragionamenti che delle volte hebbessimo del Sig.(702) Marco Velsero, commone amico nostro, et che si ricordi pure delle letere sue, che io a V. S. mostrai, dalle quali facilmente poteva comprendere quanto esso la stimava, et meritamente. Hora, scrivendomi lui nell'ultima sua letera(703) alcuni quesiti, et fra l'altri uno del quale V. S. facilmente potrebbe dare conto o a lui stesso o a me con sua bona commodit (in altra maniera non lo voglio n lo dimando, sapendo quante sono le sue honoratissime occupationi), sono stato quasi forzato a ricercarglilo; oltra che ho occasione, anco con questa mia letera, di offerirle la mia servit, come commone membro del Lyncaeo nostro, della quale V. S. si potr prevalere quando et dovunque le torner commodo. Et sono le parole del Sig.r Velsero queste:
"Certi amici mei hanno osservato col tubo ottico certe machie apparenti nel sole con tanta conformit, che le tengono per cosa indubitata: ma avertisca V. S. che dico apparenti, non esistenti nel sole, perch con certi boni argumenti si persuadono che siano stelle, che, per essere di sotto o a canto del sole, incorrendo nella linea nostra visuale faccino tal mostra. Desidero sapere se cost ci  nova di questo, et se alcuno ne ha fatto osservationi".
Finhora il Sig.r Velsero, alla cui lodevolissima curiosit pare che V. S. non possa mancare, quando havr agio.
Altro non mi occorre di dire a V. S., se non dargli conto che il Sig.r Marchese(704) di fresco ha aggregato al Lyncaeo Theophilo Molitore, futuro Lettore di Semplici, Anatomia et Chirurgia in Ingolstadio, giovine tanto curioso nell'indagine delle cose naturali, che io posso bene affermare che nello studio di animali forse hoggid non ha pare. Si trova hora in casa mia, et fra poche settimane torna in Germania, dove sar al servitio di V. S., come io a Roma al suo commando.
Il Sig.r Terrentio nostro attende hora alle speculationi celesti non del firmamento, ma del Cielo Empyreo, et  ben voluto da quelli Padri Giesuiti al Noviziato di S. Andrea in Monte Cavallo(705). Iddio lo mantenga in questo suo santo proposito, et a V. S. conceda ogni compita felicit.

Di Roma, alli 15 di Xmbre, anno 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Divotiss.o Ser.re
Giovanni Fabro,
Semplicista di N.ro Sig.re

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re et Padrone mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Mathematico Celeberrimo.
Pisa.



615...

TEOFILO MUELLER a GALILEO [in Firenze].
[Roma, dicembre 1611].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 20. - Autografa.

Perillustris et Clarissime vir,

Quamvis ego nec de facie nec de nomine D. V.ae notus existam, duae tamen praecipuae sunt causae, quae, etiam renitentem, me possent impellere, ut hanc legendi meas literulas molestiam ipsi crearem: quarum prima est celebris illa D. V.ae fama, quae in tota Europa, sed maxime in Germania, ubi ego natus sum, percrebuit, quae certe quamvis ignotum ad sese posset allicere; altera vero est vinculum quo iam D. V.ae teneor, cum Ill.mus et Excell. Princeps Fridericus Caesius, Montis Caelii Marchio, iuvenis ad maxima quaeque natus, et perspicacissimo ingenio dotatus, dignatus me fuerit Lyncaeo suo associare, cui fidelissimam meam operam, veluti et D. Vestrae(706), in Germania, quo intra paucas septimanas Ingolstadium, nempe Medicinae professor, abiturus sum, sancte spondeo. Quare si qua in re opera mea ibidem indiguerit, offero me et promptissimum et fidelissimum, et D. V.ae(707) Lyncaeos oculos ad nova sydera invenienda diu incolumes opto: cuius gratiae et favori, me submisse commendo.

Clarissimae D.n. V.ae

Addictissimus
Theophilus Molitor.

Fuori: Perillustri et Clarissimo Viro
Galileo Galilei, Mathematico celeberrimo.



616..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 65. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Di dua altre mie, che gli ho inviate per il corriero di Milano, non havendo aviso alcuno, mi fa dubitare che sia stato ritardato il ricapito. Potr V. S. farci usare diligenza, perch in esse vi erano molti particulari, oltre l'haverci alligati l'epigrammi che, per sodisfare a lei, procurai et hebbi dal Demisiani: et acci lei in ogni maniera venga servita, di novo gli ne rimando copia, congiunte con dui lettere(708) di altri due nostri Lincei. Mi sar carissimo intenderne nova, come del'essere suo, che prego il Cielo sia sempre di bene et d'ogni suo contento. Con che li bacio le mani.

Di Roma, li 16 di Decem.re 1611
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.te


Il S.r Porta et questi altri Lincei scrivono, et presto credo mandar a V. S. delle epistole a proposito. Il S.r Fabri, professore botanico di questo Studio, eruditissimo nostro Linceo, le d conto delle macchie solari viste in Germania. Il S.r Teofilo, giovane di dottrina et fervore nelle scienze maraviglioso, et perci condotto allo Studio d'Ingolstadio con straordinaria provisione di 400 (, ha desiderato esser de'nostri Lincei: ne diedi conto, molti giorni sono, a V. S. conforme al debito, et finalmente, parendomi attissimo a farci honore, l'ho connumerato. Desidero sopra modo nova di V. S., et che mi comandi.


S.r Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill. et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



617.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 231. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Ecc.mo

Vi dovea scrivere per la passata la risposta dello Ill.mo Sig.r Cardinal Montalto, come non mancerebbe di proporre quel Padre; ma non avendo potuto andare il sabato per la lettera, mi disse il segretario avervela mandata: per credo, meglio ar sentito dalla sua lettera la risposta. Feci le racomandazione a il Sig.r Luca(709) et al Sig.r Domenico Passigniani: dicano di scriverli et di mandar ciascuno quanto avevano promesso, come pi volte li  ricordato.
Da un mio amico, et  un galante Padre et molto affezionato a V. S., mi vien detto che una certa sciera di malotichi et invidiosi della virt et dei meriti di V. S. si ragunano e fanno testa in casa lo Arcivescovo(710), et come arrabbiati vanno cercando se vi possono apuntare in cosa alcuna sopra il moto della terra od altro, et che uno di quelli preg un predicatore che lo dovesse dire im pergamo che V. S. dicesse cose stravaganti; dal qual Padre scorto la malvagit di colui, li rispose come conveniva a buono cristiano et buon religioso. Ora gliene scrivo, acci apra gli ochi a tanta invidia e malignit di cos fatti malefici, parte dei quale avete dei loro scritti satirici et ignioranti; per mi intendete a un di presso quali si siano. Et con questo le prego da Dio ogni felicit e contento, et che la difenda dalla invidia, perch sopra ogni altro n' di bisognio.

Di Roma, questo d 16 di Dicembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



618..

FRANCESCO DUODO a GALILEO in Firenze.
Padova, 16 dicembre 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 72. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

Invitato dal tempo, scrivo a V. S. molto Ill.re, pregandoli felici queste feste di Natale et felicissimo un longo corso d'anni, suplicandola a ricever questo tributo della mia devotione, come offerta fattale da uno de pi partiali et pi sviscerati servitori che ella habbia. Haverei pi spesso scritto a V. S., se non havessi giudicato di esserle molesto, come temo haver fatto con le mie passate, delle quali mai ho hauto risposta. Et qui fo fine, baciando humilmente le mani a V. S. molto Ill.re

Di Padoa, li XVI Decembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc. ma
S.re Aff.mo
Francesco Duodo.

Fuori: Al molto Ill.re mio Sig.r Oss.mo
L'Ecc.mo Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



619..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 16 dicembre 1611.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXVII, n. 86. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io son debitore di rispondere a due lettere di V. S., una datami dal S.r Ciampoli(711), gentilissimo e quale V. S. me lo dipinge, et una havuta questa settimana, l'una e l'altra a me sommamente cara: quella prima, per havermi fatto pigliare amicitia e conoscenza di gentilhuomo cos virtuoso e dotto; l'altra, per li molti particolari che s' compiacciuta di darmi, de'quali ne stavo bramosissimo: onde dell'una e dell'altra ne rendo gratie infinite a V. S. D'una cosa mi son attristato in queste sue lettere, et  delle sue indispositioni. Prego la M.t Divina a ritornarla nella pristina sua sanit, acci possa con franchezza attendere a cos nobili e nuove osservationi e farne parte al mondo, che ne sta con grandissima brama.
Le giornate curte e l'occupationi molte non m'hanno ancora lasciato communicare quest'ultima lettera di V. S. con questi nostri amici, che so che goderanno straordinariamente: come essi l'habbiano veduta, ne far anco parte al S.r Velsero, che so che  per sentire grandissimo gusto, poich in ogni sua lettera mi fa sempre affettuosissima commemoratione di V. S. Hors, attendi a star allegra, e pensi, se non prima, a primavera di lasciarsi vedere in questi nostri paesi, ch li prometto che ritorner nel suo primiero vigore. Staremo intanto aspettando il Discorso(712) che ci promette; e se qui siamo buoni per servirla, ci commandi. Il Signor la feliciti e li doni queste sante Feste, con mille altre appresso, felicissime: e li bacio le mani, raccomandandoli l'inclusa di buon recapito.

Di Pad.a, alli 16 Xmb. 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



620.

FORTUNIO LICETI a GALILEO in Firenze.
Padova, 16 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 63. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Haver V. S. inteso che 'l S.or Vincenzo Dotti e 'l S.or Pignani(713) con un loro occhiale hanno osservato molte macchie nere nel corpo solare, e ci senza veruna offesa nella vista dallo splendor del sole. Io non ho ancora potuto essere a parte di tale osservatione, per non gnene posso dare pi minuto ragguaglio; procurer di vederle pi volte, e le dar contezza dell'osservato: questo solo ho veduto nelle descritte osservationi da essi Signori, che dette macchie variano molto da un giorno all'altro nel numero, nel sito e nella figura, pochissimo nella grandezza. Che  quanto di nuovo adesso le posso scrivere.
Nel resto, havendo io all'Ecc.mo S.or Od.o Dias, portatore della presente, date certe commissioni, se da S. S. le saranno ricchieste lire sette di moneta, mi far gratia a sborsargliele, che saranno a sconto di quelle che l'anno passato io spesi di ordine di V. S. Ecc.ma nelle scritture del S.or Quaratesi(714). E con tal fine le b. l. m., pregandole da N. S. ogni contentezza.

Di Pad.a, alli 16 di Xmbre 1611.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma


Hebbi l'altro giorno dal S.or Ciampoli la vesticcina pe 'l S.or Vincenzo(715), a cui la feci subito ricapitare.


Aff.mo Se.re
Fort.io Liceti.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



621.

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 71. - Autografa la sottoscrizione.

Ill. Sig.or

Ho ricevuto la lettera di V. S., et inteso quanto ella mi replica circa il fare accettare le sue figliuole(716) nel monasterio. In risposta le dico, che io havevo inteso molto bene che V. S. non domandava che le sue figlie fussero velate di presente, ma che solamente per hora fussero accettate, ad effetto di monacarsi poi, quando fossero in et legitima; ma, come gi le ho scritto, non si accettano anco in questa forma per molti rispetti, et in particolare per dubbio che sia poi da gl'interessati messo a punto d'honore alle fanciulle il non farsi monache; e questo  un punto insuperabile, n V. S. potr mai ottenere tal cosa, perch la Sacra Congregatione non vuole a modo veruno dare s fatte licenze.
Quando poi le figlie di V. S. saranno in et legitima, se 'l monasterio, nel quale entraranno, non havr pieno il numero prescritto delle monache, potranno essere accettate con la dote ordinaria; ma se entraranno sopra numero, sar necessario dar loro la dote duplicata, ancorch le monache si contentassero di pigliarle con la dote ordinaria; et se V. S. non vorr dare la dote duplicata, bisognar aspettare che in quel monasterio sia qualche luogo vacante del numero prescritto, perch non si possono assegnare ad alcuna zittella i luoghi che hanno da vacare, sotto gravi pene, et in particolare della privatione per la badessa, come si vede in un decreto di Papa Clemente, fatto l'anno 1604.
Il mettere ambedue in uno istesso monasterio  difficult superabile: cos fossero l'altre, ch'io ci havrei fatto ogni sforzo, desiderando fare ogni servitio a V. S.; e di ci pu esser sicura. Che 'l Signor la contenti.

Di Roma, a'16 di Dicembre 1611.
Di V. S. I.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello
Il Card.le dal Monte.

Fuori: All'Ill. Sig.or
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



622..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 16 dicembre 1611.

Archivio dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 146. - Autografa.

.... Spero che il mio amico(717) publicar le sue osservationi solari; et allhora lei ne sar partecipe.
Mi dispiace d'intender, non so se con verit, che la virt del S.or Galileo non sia stimata et honorata quanto il dover ricerca, ritrovandosi egli non troppo sodisfatto della stanza della patria et desiderando di ritornar al primo luoco in Padova; ma che gli Signori Vinitiani si mostrano difficili, parendo loro d'essere stati da lui sprezzati; et quando pure lo riconduchino, gli vorranno diminuire il salario, che, a mio giudicio, sarebbe affronto del S.r Galilei et poco honor loro. Ma io non mi assicuro di creder queste ciancie, sapendo che per tutto ci sono invidi et maligni....



623..

GIROLAMO MAGAGNATI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 17 dicembre 1611.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re, S. mio Oss.mo

Invio a V. S. l'alligata per S. A. Serenissima, nella quale  incluso il mio Idilio(718), se consentir presentarlo a S. A. e conservarmi nella solita grazia; ch'io di vivo cuore le bacio le mani, riserbandomi al prossimo ordinario di mandarle la sua parte di cos fatta composizione, per aver avuto a gran fatica il primo.

Di Vinegia, a'17 di Dicembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Girolamo Magagnati.

Fuori: Al molt'Ill.re S.or, S.r mio P.ne Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



624.

GIOVANNI REMO a GIOVANNI KEPLER in Praga.
Roma, 17 dicembre 1611.

Bibl. dell'Osservatorio in Pulkowa. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

.... Et in hypothesi lunari maxima difficultas oritur, licet non desint hic in Roma, qui librationem illam lunarem motui alicui terrae recto, in suo tamen centro, ascribant. Ego credo planetas gyrari, prout in Marte(719) mentionem quidem fecisti, hoc modo [vedi figura 624.gif]. Sed cur sol non gyrum epicyclicum efficeret?(720) Adde et hoc, quod per perspicillum illud (Galilaeo Galilaeo alias ascriptum, in quo luna maxima et clarissima apparet, et per idem 4 planetae iuxta Iovem ab eodem conspecti sint, sed refutatus est a Sitio Florentino) inveniam, maculas certas lunares in forma quasi satyri in luna nova sive paululum corniculari, et quadrata et plena etiam, fore, semper in eodem loco manentes, hoc est iuxta meum situm versus dextram sive occasum; ideoque luna non rotabitur, sive instar motus terreni circumvolvetur, quod tamen necessario quasi omni hora fieri deberet....



625.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Roma].
Firenze, 19 dicembre 1611.

Bibl. della R. Accad. dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi cod. Boncompagni 580), car. 135. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

La mia anzi le mie molt'indisposizioni m'hanno ritenuto dal dar subita risposta alla cortesissima di V. E., con la quale ricevei gl'epigrammi del S. Demissiani, al quale con l'alligata rendo parte delle debite grazie.
La nuova del S. Terenzio m' altrettanto dispiaciuta per la gran perdita della nostra Compagnia(721), quanto all'incontro piaciuta per la santa resoluzione e per l'aqquisto dell'altra Compagnia, alla qual io devo molto; et alla nostra V. E. haver trovato compensa con l'aggregazione del S. Teofilo, del valor del quale basta il testimonio di V. E.
Ho sentito contento che ell'habbia letta la lettera scritta al Padre Grembergero(722) con qualche gusto, s come io ho auto per fine di non disgustar alcuno, ma solo dir mie ragioni e mie scuse. Io non so come 'l Padre l'habbia ricevuta, poi che non ho hauto sua risposta. Saprei anco volentieri se il S. Lagalla vi ha trovato cosa di sua satisfazione e che gli diminuisca qualche scrupolo, et sto con gran desiderio attendendo la sua scrittura in questo proposito, et intanto gli vivo, al solito, servitore affezionatissimo.
All'ultima parte della sua, dove mi domanda avviso particolar dello stato mio, non posso dirgli cos'alcuna di buono, attenente alla costituzion del corpo, poi che mi trovo da 2 mesi in qua con dolori continui di rene e di petto, e con altri intermittenti di gambe, braccia et altre parti, et pi, da 15 giorni in qua, con gran profluvio di sangue, che mi ha quasi votate le vene et reso molto debile. Ho in tutto perso il gusto e l'appetito, il sonno quasi inter[o]; e tutti i mali referisco alla contrariet di quest'aria, et in part[ico]lare a chi non la fugge totalmente la notte. Queste cose mi conturbano la mente et arrecano melancolia, et essa poi agumenta loro: tutta via v[o], cos zoppicando, facendo qualcosa, et tra pochi giorni mander a V.[E.] un Discorso di certa disputa hauta con alcuni Peripatetici(723); e spedito da que[sto], voglio attender per qualche giorno ad alcune risposte di lettere, non inter[met]tendo tra tanto le osservazioni celesti, con qualche aggiunta di esquisitezz[a.] Ma ben che impedito in tutte l'altre operazioni, sono speditissimo nell'o[sser]vare e reverire V. E., della quale vivo il solito servitore devotissimo: et con ogni rev[erenza] gli bacio le mani.

Di Firenze, li 19 di Xmbre 1611.
Di V. E. Ill.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Gali[lei].



626.

[CRISTOFORO SCHEINER] a MARCO WELSER [in Augusta].
[Ingolstadt], 19 dicembre 1611.

Cfr. Vol. V, pag. 28 [Edizione Nazionale].



627.

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 67. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Si compiacque V. S., per favorirmi, di mostrare desiderio di veder l'impresa e 'l discorso, ch'io le scrissi di haver quasi del tutto fatto sopra la figura de gli orbi delle Stelle Medice; et io, bench conoscessi esser una piacevolezza accademica, non acconcia a comparirle davanti, m'avvidi per ch'io non poteva fare assai stima del suo favore senza inviargliele, qualunque si fosse: onde le scrissi che con le prime gliele harei mandata, perch mi conveniva di aggiungerle una parte, e di pi addattarla al mio dosso, poich fu prima tagliata alla misura d'altra persona. Ma mi sopravenne poco appresso un'occupation necessaria, che per alcune settimane mi tenne fra s stessa involto; e mi prese da poi un indisposition di catarro, che non mi ha permesso per buona pezza di attendere a cosa veruna. Non  per molto che ho potuta compiere la scrittura; ma fattala trascrivere, l'ho riveduta con occhio assai diverso da quel ch'io la vedea nel distenderla: laonde, havendo creduto fermamente che non sia in modo alcuno da lasciare venire alle mani di V. S., sono stato per pi giorni in pensiero di farne seco una giusta scusa; ma questo santo tempo ha havuta forza di levarmene. Sono giorni ne'quali si presentano, per segno d'amore e di rispetto e per annuntio di felicit, anche le cose di poco prezzo, e si hanno care etiandio da i grandi le picciole dimostrationi delle povere persone. Con s fatto titolo in fronte ella viene dunque a pararsele davanti(724); n per certezza ch'io habbia che V. S. sia per raccorla humanamente, dovrei lasciare di pregarla ad haver patienza nel leggerla, quando pur convenisse che la leggesse: ma la prego pi tosto a non mettersi a perdervi tempo intorno, desiderando io che le basti che in ci io le habbia ubbidito; e se pure ne vuol sapere il soggetto, potr farla vedere a qualche giovine, che gliele riferischi. Nel vero, quand'io seppi che non doveva pi esser presentata a quell'Accademia, n veduta da alcuno, s come io deliberai d'usarla per me, cos non posi mente alla lunghezza, et invece di fare un poco di discorso per dichiaratione d'un'impresa, feci un discorso da per s, e gli appiccai, quasi per ornamento, un'impresa. Furono l'uno e l'altra mal disposti, ma pi per difetto dell'artefice che della materia: perch non si pu negare che questa non sia bella, e che non habbia almeno di singolare in s, che niun altro concetto, ch'io mi creda, poteva convenire per appunto a simigliante figura, n alcun'altra figura ci haveva che potesse acconciarsi a cotal concetto.
Ma qualunque ella sia, non si prenda, di gratia, V. S. noia di leggerla; ma riceva solamente da me questo debito con l'usata sua cortesia, et habbia nel rimanente per certissimo ch'io preghi Iddio per la sua prosperit, accioch fra l'altre cose, e per gloria di S. D. M.t e per beneficio publico e per la perpetua nominanza del valore di V. S., le faccia riuscire felice quanto ella intende di operare. E se ci in altri tempi io adempio, molto pi son tenuto di mandarlo ad effetto in questi santi giorni, la felicit de'quali desidero per che copiosamente piova sopra la persona sua. Et a V. S. bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, li 23 di Dicembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Aff.mo Ser.re
Gio. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



628..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Acquasparta, 24 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VI, car. 233. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.e et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Non vorrei ch'il dubio che ho che V. S. non riceva le mie lettere, che molte gli n'ho scritte senza haverne aviso di ricapito, mi facesse dubitare anco ch'ella credesse ch'io vivesse immemore del'ottime qualit sue et virt, le quale tanto preggio quanto ogn'altra cosa di questo mondo. Per non lasciar io di scrivere sin tanto che mi accertar del fido recapito, come spero sar di questa con l'alligata(725) del S.r Francesco Stelluti, nostro Linceo, che desidera estremamente conoscere lei di presentia, come l'ama et osserva per fama. Ch' quanto m'occorre; et li bacio le mani.

Di Acquasparta, li 24 di Decem.re 1611
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.te
[S.r] Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li



629...

FRANCESCO STELLUTI a [GALILEO in Firenze].
Acquasparta, 24 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 69. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Sono pi mesi che l'Ill.mo et Ecc.mo Sig.r Marchese Cesi, nostro commun Prencipe, mi scrisse haver arricchita la nostra Accademia d'un s degno soggetto(726) come  quello di V. S. Ecc.ma, il che m'obligava a rallegrarmene seco et ad offerirmele in ogni suo servizio; ma perch, essendo chiamato a Roma da detto Signore, sperava di ci fare con la presenza, per questo restai, et son restato ancora, d'effettuarlo con lettere per la mia assenza di Fabriano et per altre mie occupationi: dalle quali disciolto, me ne venni qui subbito in Acquasparta, dove detto Sig.r Marchese ancora si ritrova. Dal detto intesi apieno tutti i suoi studii circa l'osservationi celesti, con mio non poco contento, se bene amareggiato dal dispiacere di non haver potuto, in quel tempo che lei fu in Roma, participare ancor io d'un s gustoso e curioso studio. Godo non dimeno estremamente che V. S. vada tuttavia nuovi lumi discoprendo et osservando, per vederla incaminata per la via dell'immortalit, con suo eterno nome e fama. Et per mostrarle io in parte questo mio contento, et il gran desiderio che ho di lodarla et honorarla (se pur non scema l'honore e la gloria lode di rozi detti, ove  merito tanto), feci l'accluse compositioni(727), quali, come elle siano, la prego a gradirle, a scusar la Musa, et appagarsi di quanto le viene da chi pi non le pu dare.
Mi resta hora a dirle, che subbito ch'io intesi il grido del suo valore(728), all'hora me le dedicai per servo, oltre modo affettionandomele, con non picciolo desiderio di conoscerla e far di presenza quel che hora mi convien fare con lettere; onde con questa di nuovo per tale me le ratifico, e me le offerisco prontissimo per servirla in ogni sua occorrenza, come doppiamente devo, e come Linceo e come al suo molto valore e merito obligato. E qui restando, le bacio con ogni affetto maggiore le mani(729).

Di Acquasparta, li 24 di Decembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Devotiss.mo et Aff.mo
Franc.o Stelluti.



630.

[CRISTOFORO SCHEINER] a MARCO WELSER [in Augusta].
Ingolstadt, 26 dicembre 1611.

Cfr. Vol. V, pag. 28-31 [Edizione Nazionale].



631...

ANTONIO SANTINI a GALILEO in Firenze.
Lucca, 29 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 71. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Dopoi che ritornai di Sicilia, che fu con le galere di cotesta A. S., sopra le quali quasi naufragammo, sono stato tanto impedito, che mi sono astenuto di far mio debito con li amici e patroni, particolarmente con V. S. in non salutarla et rinovarli la memoria della mia servit. Lo faccio hora con l'occasione di annunciarli le Sante Feste et il bon Capo di anno, desideroso di servire a V. S., sicome me ne trovo molto obbligato.
Mi vo persuadendo che V. S. havr ridotto a perfettione quell'opere sue, o bona parte, e che dovr publicarle, come si desidera dalli curiosi, ma pi da'partiali servitori suoi, come professo essere io. Havr per caro sentire da lei ci che vada fabricando a benefitio della republica litteraria. Li do poi nova che in Palermo mi fu parlato da alcuni cavalieri e signori principali del suo occhiale; ove mi piace, si faccia il nome suo segnalato.
Mi favorisca V. S. di avvisarmi che nuove tiene del Keplero, e se sa alcuna cosa di una opera che faceva circa un anno fa De Hypparchi observationibus(730), ch questo mi pare il titolo, se la memoria male non mi serve. Haver particolar gusto di sentire la sua salute, e che l'aria natia li prohibisca quelle indispositioni che fra l'autumno et il verno lo impedivano in Padova. Faccio reverenza a V. S., b. le mani con ogni affetto.

Di Lucca, a'29 Decembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Paratiss.o
Antonio Sant.ni

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il [S.r] Galileo Galilei, in
Firenze.



632...

DOMENICO PASSIGNANI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 dicembre 1611.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 75. - Autografa.

Molto Ill.re S.r et P.ron mio Oss.mo

Credo che dal S.r Cigoli li sar stato fatto molte reverenze et baciamani in mio nome, da poi che la si part di qua, s come da esso mi  stato dato nuova di lei, et che la va tirando avanti li sua studi; et anchora ho visti alcuni sua scritti sopra la luna, drizati al P. Panberger(731), veramente molto bene esplicato il suo pensiero, cosa che ho sentito molto gusto.
Credo che il S.r Lodovico li aver scritto, come con un mio ochiale ho fatto alcune osservationi di nobi nel sole, li quali in questa ne mando copia a V. S.(732); dove la vedr il giorno et l'ora che sono visti. Ora io li  mostri alli Padri Panbergero et Malcotto(733), li quali dicano che si vedano, et mi nno ditto come posso sofrire la vista del sole: li  ditto che avanti il vetro piccolo ci metto un vetro azurro, che mortifica il calore del sole. Ora vorrei si degnassi vederli, et ancora avisarmi se con le sue osservationi si riscontrano, et dove manchano, che mi sar gratia.
Li do nuova come il S.r Luca Valeri sta benissimo, et li bacia le mani et  molto osservatore del suo valore, sicome sono ancora io, et desiderosissimo vivo di servire a V. S. Il S.r Cigoli li bacia le mani: quanto  suo, non occorre scriverlo. Et per non la tediare, con ogni affetto li bacio le mani, con pregarli il colmo di ogni contento dal Signor Dio.

Di Roma, li 30 di Dicembre 1611.
Di V. S. molto Ill.re
Servitore Aff.mo
Domenico Passignani.

Mi favorisca far un baciamani al S.r Michelagnolo Bunaroti, al S.r Amadori(734) et altri amici.

Fuori: Al molto Ill.re S.r et P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



633...

ENEA PICCOLOMINI D'ARAGONA a [GALILEO alle Selve].
Firenze, 1 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 5. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re S.re mio Oss.mo

Hebbi l'ochiale che V. S. mi mand per S. A. S., quale ho fatto scortare apunto come mi diceva per la sua; ma a me pare che facesse meglio in quella lunghezza, che scortato tanto. Tuttavia l'ho fatto accomodare apunto come avvisava, e fattoli fare i coperchietti e tutto.
Della lettera che V. S. mi diede, ne feci passata con la medesima Alt.za, la quale mostr haver gran gusto, e desiderare di provare il segreto; et all'hora poi, segondo la riescita e la qualit della persona, non mancher di darle satisfatione, come m'ha mostrato.
Nel resto, se posso servire in altro a V. S., sa che non ha se non a comandarmi. E rincrescendomi non poco della sua indispositione di rene, resto pregandoli da Nostro Signore l'intiera salute et ogni felicit che sa desiderare.

Di Fir.e, il p. di Gen. 1612.
Di V. S. molto Ill.


Detti conto a Sua A. della indisposition(735) sua, et feceli riverenza a suo nome, che molto lo grad.


[S.]r Galileo Galilei.
Ser.r Aff.mo
Enea Piccolomini Arag.na



634..

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 2 gennaio 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 37. - Autografa.

Ill.re Signor Ecc.mo

Qui con questi fredi riesce cos incommodo lo scrivere, che non si deve V. S. meravigliare se le sue lettere sono rimaste due settimane senza risposta. Li tartufi sono riusciti gratissimi, et goduti nel solito casino con parte della compagnia antica. Diferisco il renderle gratie di tanta sua amorevolezza in tempo che lo scrivere riesca di minor fatica. Aspetto con inesplicabile desiderio le sue lettere nel proposito che ella sa, perch certo il martello che io ho di lei, passa di gran lunga quello che io habbia mai sentito per alcun'altra persona. Vorrei poter esser con lei cento anni, solamente per poter accennarle qualche mio concetto. Non altro. Le prego dal Signore Dio ogni contento. Il Berlinzone(736) la saluta.

In Venetia, a 2 Gennaio 1611(737).
Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo Galileo.
Desiderosissimo di servirla
Gio. F. Sag.

Fuori. All'Ill.re Sig.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



635...

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 76. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Per tre cagioni io scrissi a V. S. con lettere delli 23 del passato(738), ch'io haveva differito fin all'hora d'inviarle l'impresa da me fatta delle stelle di Giove: due furono quasi necessarie, di faccende e di indispositione; ma la terza, bench volontaria, doveva haver pi forza di trattenermi dell'altre, perch non mi si conveniva mai, o se non per sodisfare al suo desiderio o per ubbidire al suo comandamento, mandarle cosa che non meritava in modo alcuno di comparirle davanti. L onde tanto pi io arrosso in questo punto, che ricevo, per via dell'ordinario di Genova, la sua gentilissima lettera delli 19, trattenutasi non so io dove, e che veggo in essa la cortese espettatione che haveva V. S. della detta impresa; perch'ella havr potuto a ragione grandissima dire di essa e di me: Parturient montes etc., bench nel vero io dichiarassi fin da prima ch'essa non era cosa di lei degna. Per tutto ci contentandomi che i miei difetti sieno nelle mani della sua humanit, mi godo poi e mi pregio del favore che V. S. mi ha fatto di mostrarne novamente desiderio, et oltre acci di farmi parte del suo felice processo nell'osservare le sue Stelle (ch cos si vuol dire), e di pi della prosperit che in questo Santo tempo ella mi ha pregata. Sono tre gratie che non possono con un sol atto di animo grato esser riconosciute(739): nondimeno io ringratio V. S. con affetto che potrebbe tutte agguagliarle, se potesse apparire; e la rendo certa che non per altro che per ubbidirle le inviai alli 23 l'impresa, e che sento sommo piacere delle sue felici operationi, tanto da me bramate, e che le ho corrisposto con tutto 'l cuore nel pregarle da Dio ogni bene, come pur hora faccio. Et a V. S. bacio affettuosamente le mani.

Di Roma, li 6 di Gennaro 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Aff.mo Ser.re
Gio. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



636..

MARGHERITA SARROCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 16.- Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r P.ron mio Col.mo

Per lo procaccio prossimo che verr, che sar quest'altra settimana, mandar la mia Scanderbeide a V. S., acci che la rivegga, corregga, et finalmente castichi: per la supplico a stare in aviso, acci non vada in sinistro. La mandar franca di porto. Confido molto nella sua cortesia et nel suo sapere, et so che non me inganno. Curi la sua sanit, et tenga memoria di me, che le son serva da vero. Con qual fine, senza fine a V. S. bascio le mani. N. S. lungamente la conservi.

Di Roma, ad 6 di Gennaio 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Serva affettionatiss.a et obligatiss.a
Margherita Sarrocchi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r P.ron mio Col.mo
Il Sig.r [Galileo] Galilei.
Firenze.




637.

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 6 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 3. - Autografa. Cfr. Vol. V, pag. 93 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

Regnum caelorum vim patitur, et violenti rapiunt illud. V. S.  stato il primo alla scalata, et ne ha riportato la corona murale. Hora le vanno dietro altri, con tanto maggior coraggio, quanto pi conoscono che sarebbe vilt espressa non secondare s felice et honorata impresa, poich lei ha rotto il giaccio una volta. Veda ci che si  arrischiato questo mio amico; et se a lei non riuscir cosa totalmente nova, come credo, spero per che le sar di gusto, vedendo che ancora da questa banda de'monti non manca chi vada dietro alle sue pedate. Le baccio le mani, con annunzio di felice capo d'anno, et la prego che, uscendo le sue osservationi nuove, non lasci di farmene parte.

Di Augusta, a'6 di Genn.o 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio [Oss.]mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



638..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 6 gennaio 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 152. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.ore

Il tempo et le occupationi non mi permettono di allargarmi; per le dico solo, che per mano de'miei nipoti V. S. ricever certe osservationi solari, quali forse non sar discaro di vedere all'Ecc.mo S.or Marchese Cesis. Io me ne feci beffe da principio; ma confesso di restar convinto. Aspetto con desiderio ci che ne dir il S.or Galilei, quale so che n'hebbe qualche odore; ma la diligenza del mio amico(740) parmi sia passata assai avanti. Iddio la feliciti.

Di Augusta, a'6 di Genn. 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Eccma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Gio. Fabri, Medico et Semplicista di N. S.
Roma.



639...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 7 gennaio 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 139. - Autografe le lin. 5-6 [Edizione Nazionale].

.... Nel particulare che detto S.r Velsero scrive(741) havere inteso del S.r Galilei, come lo reputo malignit inventata da emoli, cos lodarei, con l'istessa dubitatione, che lei, com'amico, ne avisase il S.r Galilei, et nel rispondere al S.r Velsero tenesse l'isteso modo, sperando che presto si chiarir della verit.
.... Mi parrebbe che V. S., per mostrar pi strettezza col nostro S.r Galilei, potesse mandarli l'istessa lettera del S.r Velsero, o almeno copiarli il suo particolare....



640.

GALILEO a [ANDREA CIOLI in Livorno].
Firenze, 9 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 53. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.n Col.mo

Subito ricevuto l'ordine di V. S. molto I., me ne venni a Firenze, non havendo alla villa(742) comodit di poter servir S. A. S. Hora gl'invio lo stuccetto, et in supplemento del cristallo che mancava, ne mando due a maggior cautela, de'quali uno mostra alquanto maggior che l'altro, ma amendue fanno in eccellenza. Nel renderlo a S. A., favoriscami V. S. di baciargli la veste in nome mio; e ricordimi servitore devotissimo all'Ill.mo S. Cav. Vinta. E restando desiderosissimo di servir V. S., con ogni affetto di quore(743) gli b. le mani.

Di Firenze, li 9 di Genn.o 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



641..

GIO. ANTONIO MAGINI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 10 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 6. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Havevo molto opportuna occasione un pezzo fa di rompere tanto lungo silentio con V. S. Ecc.ma, mentre ch'io l'havessi voluta ragguagliare che doveva comparire a quella Corte Mess. Gasp.o Bindoni, con un specchio falso di quei grandi ch'ha fatto fare di nascosto dall'artefice che fece gi quei miei, per presentarlo al Ser.mo G. Duca; ma sono restato per non mancar di parola et di fede al S.or Gio. Ant.o Roffeni, tanto mio caro amico, che m'haveva scoperto questo fatto in confidenza, astringendomi a promettergli di non mi intrometter punto per impedir costui, ch'haveva conferito il tutto con esso S.or Roffeni, dal quale voleva una lettera di raccomandatione per V. S., il che non parve honesto ad esso di fargli. Io non ho dunque procurato d'impedirlo, perch'ero sicuro ch'haverebbe dato in scoglio et che si sarebbe scoperta la sua rasa, confidando io molto nell'accortezza et prudenza di V. S., che si sarebbe facilmente chiarita che il detto specchio era lavorato senza misure et buone regole et che non meritava di cader in mano di tanto Prencipe. Hora mi pare di farle sapere, ch'io sono restato altretanto sodisfatto et edificato di lei, quanto sono restato contaminato dell'indiscretezza et del sinistro modo di trattar di quest'huomo, che porta scolpito in faccia, di carattere di fuoco, l'idea della sfacciataggine et dell'aroganza, che lo fa comparire sino davanti a gran prencipi con tanta confidenza e importunit, che non se ne vuol partire senza cavarne qualche buon construtto: il che V. S. haver benissimo scorto. Quest'huomo  a punto quello da me adombrato nel mio trattatello dello specchio concavo(744), ch'ha portato a volta per molte parti d'Europa di quei miei primi specchi, lavorati similmente di nascosto senza adoprare sagome o misure, le quali erano appresso di me. L'occasione che quest'huomo s' <...  a venire a quella Corte,  nata dall'haver veduto quel mio specchio grande, mentre ch'io gli ho dato alquanti de i miei Primi Mobili(745) et dell'Italie(746), ch'erano nell'istessa stanza ch'io teniva detto specchio: onde costui, prendendo detto specchio in mano, mi ricerc s'io l'haverei dato ad un prencipe ch'egli mi proponerebbe; et lasciandomi io intendere d'haverlo destinato alla Maest Cesarea, et quando non fosse toccato a quella speravo col mezo di V. S. di darlo al G. Duca, prese questo parabolano animo, et procur di farne gettare uno nell'istesse forme che furono fatti i primi grandi et un altro ultimamente per il Card.le Borghese(747) ad instanza del Card.le Giustiniano(748), al quale l'artefice diede ultimamente parola di non ne far d'altri, dicendo che le forme erano rotte: et veramente le vidi io crepate nel mezo, sendo saltata via una parte di pietra in tre o quattro luoghi, s che non mi sarei mai imaginato che si fosse assicurato di farle armar di ferro, et valersene, come ha fatto; et son sicuro che non saranno ritornati quei pezzi in buona continuatione di superficie sferica: et per  necessario che detto specchio sia molto sconcio et difforme, et so ch'anchora l'artefice non ci haver usata quella diligenza che soglio usarci io, di provar spesso con la sagoma se vengono giusti nel lavorare.
Subito ch'io intesi questo fatto, che costui s'era incaminato a Firenze, diedi parte all'Ill.mo S.or Card.le Giustiniano, per impedire costoro che non procedessero pi oltre; dal quale ho tratta la risposta che lei vede nell'occlusa, et ho di nuovo replicato all'istesso Cardinale come deve fare per ponersi in sicuro che l'artefice non n'habbia a far d'altri. Supplico dunque V. S. a darmi parte della qualit del detto specchio, che l'ha benissimo veduto et essaminato, et lo pu di nuovo vedere, perch' restato nella guardarobba di S. A. Ser.ma sino che il Bindoni lo fa levare; et quello che lei mi scriver in confidenza, restar sepulto in silentio, mettendogli per in consideratione che deve tenir pi conto di me che del Bindoni, et che puoco gli pu pregiudicare ch'all'occasioni io dica che detto specchio  stato da lei scoperto per falso et mal lavorato: per quando vorr ch'io lo taccia, lo far, et bastar a me saper la pura verit per certo mio fine.
Mi dispiace che sia nato questo disordine, et ch'io sia in obligo di farne qualche honorato risentimento. Non son pi lungo che in raccordarmi desiderosissimo di servirla sempre, et sto con molti altri qui aspettando con gran desiderio di goder qualche sua fatica intorno alle sue inventioni et scoprimenti celesti. Il S.or Roffeni le bacia le mani, sendo convalescente d'una ferita ricevuta un mese fa in testa, nell'andar di sera a casa, da 4 armati; et io fo l'istesso, dandogli l'augurio di felicit et contentezza del presente anno nuovo, che lo possa per Divina Bont godere con molt'altri appresso. Et mi favorir di rimandarmi l'istessa lettera del S.or Card.le Giustiniano.

Di Bol.a, li 10 Gennaro 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Gio. Ant.o Magini.



642..

ANDREA CIOLI a GALILEO in Firenze.
Livorno, 12 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 8. - Autografa.

Molt'Ill. et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Nel rendere a S. A. l'astuccio(749) rimandato da V. S. Ecc.ma, le ho letta la lettera di lei, perch habbia tanto meglio potuto vedere et gradire la diligenza sua, come ha fatto. Et a V. S. Ecc.ma bacio le mani, confermandomele servitore.

Di Liv.o, li 12 Gen.o 1612.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Ser.re Ded.mo
And. Cioli.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, P.o Mathematico et Filosofo di S. A.
Firenze.



643..

MARGHERITA SARROCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 18. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.r P.ron mio Col.mo

Io ho dato hoggi la mia Scanderbeide(750) al procaccio: spero che sar renduta a V. S. ben condittionata, et le la mando franca. De la cortesia di V. S. non  giusto diffidare, et non credere che sia compitissima: per non le star a dire altro, se non che sottopongo talmente questo poema al giudicio di V. S., che s'ella, con la sua solita sincerit, me dirr che non val nulla, io lo dar pi tosto a Vulcano ch'al Sole, sapendo molto bene che s come le stampe mostrano il saper del'huomo, cos palesano altres l'ignoranza. Per supplico V. S. a dirmene liberamente il parer suo et esserme in ci rigorosissimo giudice, et favorirmi di trasponere et mutare i versi secondo che pi le piacer, et in quelli che non vorr durare tanta fatica, avisarmene, ch io mutar le parole et le cose secondo che ella me imponer. Facciame ancora gratia di riveder la lingua et emendarla, perch io vorrei che la fusse toscana pi che fusse possibile, almeno nelle frase, pur che non guasti la grandezza del dire, essendo che la toscana  molto dolce: il perch dove ella suol levar gli r, qualche volta io hoccioli lasciati, come sarebbe, per essempio, che dove toscanamente si suol dire trincea, io ho detto trincera, et cose simili. Pure del tutto me rimetto a V. S., che muti, gietti a sua voglia.
La lettera  mal corretta, perch chi ha scritto non intende, n si trova di questi scrittori chi intenda, n ci  rimedio, tanto pi quanto l'opera  longa: per vorrei che V. S. la rivedesse ancora quanto alla ortografia. Vi trover ancora molte rimesse et molti versi mutati quanto alle parole prime o poi: ci sono e'segni et i numeri, et V. S.  intelligente. Mi perdoni della fatica.
Il poema  compito, se non che ci manca la rassegna del soccorso di Scandarebech, la quale ho lasciata per potervi poner dentro de'miei amici et padroni, come V. S. vedr in molti nomi, e'quali io havea posto a caso, et poi hogli mutati in nome de gli amici miei. A me la rassegna sar una fatica d'8 o vero 10 d.
Dessiderarei ancora che V. S. me favorisse de devidere questo poema, col suo giudicio, in pi canti, perci che questi me paiono troppo longhi. Le dir ancora che io mi sono forzata di far questo poema secondo le regole di Aristotile, di Falereo, di Hermogene, di Lungino(751) et di Eustatio, i quali convengano tutti in uno; et per mi sono forzata col verso d'immitare le cose, et cos nelle cose di guerra ho cercato inalzarlo, et nelle cose d'amore addolcirlo, et insomma non mi  parso di tenerlo eguale, se non in quanto che sempre sentisse della tromba. Se io haver conseguito questo mio pensiero, V. S. ne sar giudice. Et per fine le conchiudo che io sempre sono stata affittionata a cotesta citt di Firenze, come a genetrice de tutti i begli ingegni; ma hora che V. S. mi fa questa gratia di rivedere il mio poema, le sar non solo affittionata, ma obligata, come patria di V. S., dalla quale ricevo tanta gratia et tanta cortesia, che solo in lei ho potuto trovare. Il Sig.r Luca bascia a V. S. le mani, con tutti questi Signori che l'hanno conosciuta in casa mia, et io in particulare, come fo ancora al mio Sig.r Nori. N. S. la guardi lungamente.

Di Roma, ad 13 di Gennaio 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Serva Affettionatiss.ma et Obligatiss.ma
Margherita Sarrocchi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



644..

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta,13 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T, X, car. 52b. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

All'amico che fece stampare le osservationi solari, sopravenne circa la coniuntione Solis et Veneris lo scrupulo che porta l'incluso polizino, quale desidera sia collato nell'ultima pagina(752), per non esser prevenuto da questi oppositori. Et io resto sempre con desiderio di servire V. S. Iddio la feliciti.

Di Augusta, a'13 di Gennaro 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma

[vedi figura 644.gif]

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



645..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 13 gennaio 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 150. - Autografa.

.... Il mio amico, che ha osservato le macchie solari,  entrato in certo scrupolo, al quale ha voluto rimediare coll'inclusa cartolina, che desidera sia collata nell'estrema pagina delle Epistole. V.S. si contentar di darne una a Mons.or Cobelluzzi(753), l'altra al P. Clavio, ritenendo la 3a per s....



646...

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 20 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 78. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Ha voluto V. S. con le prime linee della sua gentilissima lettera levarmi il giusto timore ch'io haveva, che 'l discorso dell'impresa delle nuove stelle non le dovesse arrecare noia; n contenta di ci, mi ha ancora assicurato, col leggerlo due volte e mentre veniva molestata da dolori, che le sia piaciuto; ma si  anche fatta assai pi avanti, honorandolo con diverse lodi. Certo che, conoscendo io la bont di V. S. et insieme il giudicio, l'una e l'altro grandissimi, sono stato da prima in forse, a qual di loro io dovessi pi tosto attribuire tanto favore. Ma la cognitione di me stesso mi ha spinto a riconoscerlo principalmente dall'humanit; onde tanto pi a V. S. ne so grado, quanto debbo pi haver caro che la volont sua mi sia favorevole, che 'l conoscimento, perch desidero pi di esser da V. S. amato, che stimato. Non lascio per di ricevere in alcun modo il favore etiandio dal giudicio, perch tanto egli vale verso di s, che quantunque inchinato a seguire la cortesia, mi fa quasi a credere che la cosa sia pi di quel ch': e pertanto pi mi pregio di haver un testimonio e un honore da persona tale, che non mi riputerei se 'l ricevessi da mille e mill'altri grandi. Ma il piacere da me sentito per questo favore, ha havuto il contrapeso d'un maggior dispiacere per l'indispositioni e molestie di V. S. E nel vero che ne vivo con pensier travaglioso: ma confido che la Divina Bont non permetter che cotesti suoi mali privino pi oltre il mondo del beneficio che da lei attende, e lei stessa della gloria che merita, et i suoi servidori et amici della contentezza che ne riceveranno. Io non lascio intanto di fare quel che mi si conviene: cos si degni il Signore di gradire il mio affetto. E qui di cuore le rendo gratie, e le bacio le mani.

Di Roma, li 20 di Genn.o 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo.
Aff.mo Ser.re
G. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill. et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



647..

GALILEO a [MARGHERITA SARROCCHI in Roma].
Le Selve, 21 gennaio 1612.

Arch. Gonzaga in Mantova. Raccolta di autografi. - Autografa.

Molto I. Sig.ra et Pad.na Cole.ma

Il poema di V. S. mi  pervenuto ben condizionato(754), ma ben ha trovato me in malissima condizione, travagliato da molte e molte indisposizioni, e tutte gravi e fastidiose. E perch io stimo che la prima origine dependa dalla malignit dell'aria iemale di questa citt, mi sono da 10 giorni in qua ritirato in una villa di aria pi salubre: con tutto ci il male ha preso tanto piede, e siamo in tempi tanto austeri, che per ancora non posso sentir benefizio alcuno, ma me ne sto travagliando, con molti dolori di petto, di rene, con una grande effusione di sangue, del quale ho quasi vote le vene, et con una continua vigilia; le quali cose, insieme con altre ancora, mi rendono inetto ad ogni operazione di corpo, e di mente ancora. Per se io sar breve in rispondere alla sua cortesissima lettera, et in rendergli le debite grazie del continuar ella con tanta benignit in conferirmi de'suoi favori, scuser l'impotenza mia, la quale non mi permette di affaticare il pensiero, non che la mano, senza grandissimo nocumento. Ma perch lei non stesse con pensiero del buon ricapito del poema, li ho voluto scriver queste poche righe, ricordandogli insieme la servit mia, e pregandola a conservarmi la gratia del S. Luca(755) et di quegl'altri SS.i litterati che conobbi in casa V. S. Et per fine, con ogn'affetto di cuore gli bacio le mani, et dal S. Dio gli prego felicit.

Dalla Villa delle Selve, li 21 di Gennaio 1611(756).
Di V. S. molto I.
Ser.re Dev.mo
Galileo Galilei.



648...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [alle Selve].
Firenze, 24 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 10. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r mio.

Perch il negozio trattato da V.S. Eccell.ma per favor mio con l'Ill.mo Mont'Alto(757)  riuscito oltre ogni speranza mia e merito felicemente, hora con questa facendone parte a V. S., insieme gli ne rendo quelle grazie maggiori che posso. E perch dell'istesso grado di Decanato  stato parimente honorato il nostro P. D. Gironimo di Padoa(758), con dua altri matematici, cio un D. Lorenzo di Genoa, et un D. Agostino Napoletano, a consolazione sua gli ne do nova, baciandoli le mani e facendo humile riverenza all'Ill.mo Sig.r Filippo(759).

Di Badia, il 24 di Gennaio 612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Oblig.mo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccell.mo Sig.r e P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.



649..

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 26 gennaio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi acquisti, n. 8. - Autografe le lin. 28-32 [Edizione Nazionale].

Ill.re S.r mio Ecc.mo

Ho ricevuti i tartufi benissimo conditionati, et in tempo che pi opportuno non potevo desiderarlo, poich il giorno seguente doppo ch'io gli hebbi, convitassimo i nostri parenti (fra'quali fu annumerato il S.r Veniero)(760), che come provisione estraordinaria se li portorno crudi a casa.
Della febre et delli dolori sopravenuti a V. S. Ecc.ma ne ho sentito infinito dispiacere: ricevo nondimeno consolatione dalla speranza ch'io tengo che al giunger di queste ella si trovi in perfetta sanit, come io le desidero.
Ho comprato una mapa universale di Pietro Plancio(761), molto ben colorita e vaga tanto che non saprei trovar n altra mapa o parte del mondo, che l'accompagnasse di vaghezza: tuttavia havendo ordine da lei di comprarne due, non ho voluto senza sua nuova commissione comprarne un'altra dell'istessa sorte e bellezza, dubitando forse che ella desiderasse variatione: per mi avisi quanto prima quello ch'io havr da fare. La spesa non  pi che lire venti, et ho voluto avisargliela, perch, s come da l'un canto, per esser cosa minima, non se ne haverebbe a far moto, cos, essendo questa la prima cosa che mi  stata ordinata da lei et da quel Signore al quale dovr ella servire, non ho stimato bene, col far cerimonia sopra una coglioneria, troncargli forse la strada di comandarmi. Essa mapa si consigner alli SS.ri Guadagni, con ordine che sia inviata cost.
Mi  stato carissimo sopramodo l'intendere che V. S. Ecc.ma stia col suo animo quieto, et che non senti altra perturbatione che quella degl'ignoranti e maligni de'quali con animo intrepido et filosofico(762) non bisogna prendersi cura. Ho fin hora sgannato molti che credevano il contrario, et ho consolati diversi amici, come il S.r Veniero, Maestro Paolo, Maestro Fulgentio et simili, che non si muovono dall'aura populare. Aspetto aviso della ricuperata sanit, et le prego dal Signor Dio ogni contento.

In Venetia, a'26 Genaro 1612.
Di V. S. Ecc. ma
Ecc.mo Galilei.
Pront.mo al solito
G. F. Sag.

Fuori: All'Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei, Mathem.co et Filosofo di S. Alt.a
Firenze.



650...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER in Roma.
Acquasparta, 31 gennaio 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 73. - Autografa la sottoscrizione.

.... Il S.r Galileo nostro mi scrive sol quattro versi, che non contengono altro se non il scusarsi, con una lunghissima et molestissima infirmit che non lo lascia far niente, se non risponde subito alle lettere di V. S., S.r Teofilo(763) et S.r Stelluti(764) et mie a pieno: mi prega, porga io la scusa, et preghi il perdono et la prorogatione, come faccio....



651...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 12. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Io non li ho scritto prima, perch non mi pareva havere che dire, se bene poco sia da dirli ancora; ma con questo libretto stampato(765), di cose lette qui publicamente nella Sapienza et fatte stampare da lui stesso, mi  parso dimandarle(766) se  cosa buona o cattiva: io non intendo se sar buona a niente; so che vole stampare non so che altro de'sogni, et non so che: se li parr a proposito, lo scriva; quando verranno fuori, li vedr di provedere.
Il Padre Ganberghiera  stampato non so che(767), che l' lui: non l' hauta: forse gnie n'ar mandato: se non l' auta, et la vole, vedr d'averla. Lo vidi non  molto, il quale venne improposito ch'ella non debba rispondere a questi can botoli, perch li impediranno il corso, et che gli aveano nel Collegio recitato non so che problema del moto della terra, il quale a chi era piaciuto et a chi non, e che gli starebbono freschi, per che la gli lasciasse dire.
[vedi figura 651.gif] Il Passigniano(768) fa gran cose e gra'romori e millantamenti, appropiandosi del guardare et del havere scoperto nel sole le machie e le osservazioni; et in oltre mi disse iarsera che  gran cose per le mani, et cor una sua invenzione, qual non mi volse dire, n ancho al Sig.r Luca, che saperr dire cose minutissime, et che Giove lo vede montuoso. Vidi bene con il suo ochiale nel dintorno della luna due merlature assai evidenti; et questo fu l'altra notte, quando ella era quasi piena. Imper me ne  fatto venire voglia d'uno; et ci  qui uno che ne fa venire, et gli ho dato l'ordine, et i Padri Giesuiti me lo scierranno: imper datemi qualche avertimento, come io  da fare, haverlo buono da vedere Saturno, il quale dicie il S. Passigniano che i Padri Giesuiti li hanno detto che si vede cor una stella pi staccata del'altra, et non eguali(769), come dice V.S.
Circha a quanto gi li scrissi, non  altro da dirli, se non che il Padre Fra Luigi Marraffi di S.a Maria Novella gli  molto servitore, et  qua per servirla, et tal volta ragioniamo di lei; et in un certo ragionamento li sovenne avere letto questo, il quale l'incrudo di sua mano(770): sebene credo lo sappia, gnie ne mando in ogni modo, perch cita il luogho.
Altro non  che dirli, se non che io attendo a rivedere dimmano immano di quanto va seccando la pittura a frescho della cupola(771), la quale mi trattiene perch secca adagio, che ne sarei gi spedito. Nel resto io sono sano e lieto, n altro mi mancha che lei, la quale io amo, et le desidero ogni bene; et le prego da Dio ogni contento, baciandoli le mani.

Di Roma, questo d 3 di Febraio 1612.
Di V.S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



652...

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 4 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 82a e 82b. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Pad.ne Oss.mo

 tanto tempo ch'io non ho nuova di V. S. molto Ill.re, che comincio con gran pena ingelosire della gratia sua, et pi m'andrei di questa perdita dubitando, se 'l mio proprio diffetto d'esser assai negligente nello scrivere et far riverenza a V. S. non mi soccoresse; ma poi ch'io conosco haver commesso il pecato, convien anco ch'io me conosca obligato alla penitenza: ancor che non fui negligente perch io mi scordi de gl'oblighi infiniti ch'io le tengo et del mio debito, ch quello che dalla sua cortesia tanto vivamente nel animo mi fu impresso, non potr per tempo scancellarsi; ma il dover venir con ciancie, senza cosa alcuna degna io delle sue orecchie, temendo pi ch'altro d'esserle disturbo a'suoi studii, m'ha reso poco sollecito al ricordarle ch'io le vivo sempre affezionatissimo servitore.
Tutti questi passati giorni ho ateso a far vedere a questi increduli parte di quelle cose che V. S. scoperse nel cielo, a'quali ho fatto finalmente confessare, il tutto esser vero. Ho poi in un'altra cosa un contrasto grande; et viene da questo. Molti giorni sono, io intesi che il Re d'Inghilterra haveva un moto perpetuo(772), nel quale entro un canale de vetro si move certa acqua, hor alzandosi hor abassandosi, a guisa (dicevasi) del flusso et reflusso del mare. Sopra il che considerando io, caddi in pensiero che questo non fusse altrimenti flusso et reflusso, ma cos si dicesse per coprir la vera causa; et la verit fusse che questo moto f[uss]e dalla mutatione del'aria, cio di caldo et fredo fosse causato, cavando questo dalle speculationi di quelle isperienze del bellicone che V. S. sa: et perci m'ingegnai di fare anch'io uno di questi moti, et fecilo non come m'era stato dissegnato quel d'Inghilterra, ch'ha il canale rotondo a guisa d'un annello, ma con il canal retto, come V. S. potr, dal profilo ch'io le mando, vedere:

[vedi figura 652.gif]

dove il cannaletto ab intender di vetro, il resto di metallo ben chiuso; nel vaso b sta il liquido, il quale mentre dal constringersi del'aria nel vaso grande chiusa  attratto, sale per lo canale di vetro, et mentre quella si raref, scende. Dietro poi al canale ho posta una tavoletta, attraversata con spesse linee ugualmente distanti, con i loro numeri segnate, acci si possa notare il movimento. L'apertura c nota un picciol pertuggio, acci l'aria possa subintrare quando il liquido nel vaso b sale per lo canale. Lo feci, come dico a V. S., per mio cappriccio; ma poi venendo al'orecchie di questo Prencipe(773), l'ha voluto vedere, il quale non solo mostrato, ma gliel'ho ancora donato. Hora il contrasto c'ho in questo  ridicoloso; perch questi bei spiriti Italiani non vogliono in maniera alcuna che e'sia, dicendo queste formali parolle: Com' possibile che quello che tanti grandi huomini non hanno potuto fare, hora l'habbia questo giovinaccio, che poi non ha mai veduto guerra, fatto? Hor ved[a] V. S. s'ho ocasione di ridere pi che di disputare. Ma lasci[amo] i loro contrasti, ch se parlassero diri[tta]mente, io li darei raggione; che so bene che da questo moto a quello d'un molino d'acqua non  altra diferenza, se non che la caggione del moto di quello  da tutti veduta, ove questa non cos. Ho ritrovato maniera, ad istanza di questa Altezza, d'applicar questo moto irregolare ad un regolare, per far caminar un horologgio. Son apunto hora sul cominciar ad porla in opra: sar machina assai artificiosa, et spero che riuscir; il che se riesce, io ne mandar poi il dissegno a V. S. Fra tanto mi conservi suo servitore, et mi favorisca d'alcuna sua nova speculatione alcuna volta. Le baccio le mani.

Di Brusselles, il d 4 Feb.io 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Servidor Aff.mo
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Pad.ne Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.
D'altra mano: fr.ca fin Mantoa.



653..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Acquasparta, 4 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 80. - Autografe le lin. 19-43 [Edizione Nazionale].

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Con ogni pi interno disgusto a me et a tutti i Lincei  dispiaciuta la continuata indispositione di V. S., per essere amata da tutti con particulare affetto; et per da tutti con uguale desiderio si star aspettando sentire la recuperatione della sanit, per la quale non si cessa pregarne il Datore di quella, sperandosi che ben tosto ciascun ne remarr consolato, et che con duplicato contento favorir i Lincei delle sue dotte et carissime lettere, havendo ciascun per hora accettata la scusa da me fattoli(774), vivendo ciascun obligato alla sua gentilezza et cortesia.
Il S.or Marco Velsero avis che le macchie solari in Germania venivano di continuo osservate da un mathematico suo amico, come V. S. intese dal S.r Fabri nostro(775). Doppo avis ch'il detto mathematico ne havrebe dato alla stampa; il che, per quanto intendo, ha gi fatto con una epistola al P. Clavio(776): et coprendo il suo nome, chiamasi Apelles post tabulam. Non ho potuto vederla, per non ritrovarmi in Roma: subito che potr, V. S. ne haver copia o raguaglio. Aspettiamo che, recuperata la sanit conforme al desiderio nostro, compisca i suoi celesti et veramente lincei scoprimenti. Che il Signor Dio ce la prosperi, s in questo come in ogn'altra sua attiene, et le bacio le mani.

D'Acquasparta, li 4 di Febraro 1612.

Il Sig.r Fabri scrive, et anco il Sig.r Porta(777), in confirmatione della verit del telescopio et derisione dell'aversari di V. S.: provocato dal S.r Butio(778), mio amico, con un'epistola, ho scritto non so che anch'io. Scriveranno altri de'nostri, et procurar sia presto et con lettere multiplicate, per il pensiero proposto(779). Il S.r Stelluti  andato dal S.r Porta a Napoli, havendomelo egli dimandato per trattar seco molte cose per la nostra compagnia Lincea. Credo desideri Linceo un suo nipote(780), quale fa attendere con fervore alle scienze, acci li succeda. Intendo vorrebbe anco facessimo de'nostri il S.r Fabio Colonna, gentilhuomo di buone lettere latine et greche et eccellente naturalista, come si vede per doi suoi volumi stampati, politico anco assai perito; similmente il S.r Nicol Antonio Stelliola, filosofo, medico, matematico (et credo Coperniceo), di bellissime lettere, et greche specialmente. Hora detto Stelluti si trova l, et aspetto da lui ragguaglio di quanto sar trattato, del quale far subito parte a V. S., come devo. Mi far gratia V. S. di presta risposta, et darmi in essa, et poi continuamente, nova della sua sanit, che ben pol creder grandissimamente mi prema, essendole tanto obligato et stretto con tanti vincoli, et ammirando tanto le sue tanto rare virt et operationi.

Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

La stampa del libro delle piante Indiane(781) va tuttavia inanzi, et ne sono gi intagliate presso il centinaro: gionto in Roma, le ne mandar le mostre.


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.



654...

CRISTOFORO GRIENBERGER a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 84. - Autografa. A questa lettera facciamo seguire uno dei "duo excerpta ex orationibus", che ad essa erano allegati, e che si trova a car. 71 del T. III della P. VI dei Mss. Galileiani. Il titolo che ad esso precede: "Excerpta ex Oratione habita in instauratione studiorum Collegii Romani"  di mano del GRIENBERGER; e a tergo del foglio (car. 72t.) si legge, di mano di GALILEO: "Estratta d'un'Oraz.e de'PP. Gies.ti". L'altro excerptum non abbiamo rinvenuto nei Mss. Galileiani.

Galileo Galileo, Viro Clarissimo Doctissimoque,
Christophorus Grienbergerus S.

Apologia, quam plures ante menses misisti(782), quod longior esset, meque in aliis occupatissimum offendisset, legi tunc a me non potuit; concessa tamen aliis fuit, quibus eam communicari voluisti. Postquam iterum domum rediit, perlecta statim est ea diligentia qua debuit; eandem etiam Clavius totam simul perlegit. Quid tunc senserit, nunc non memini; ego nunc idem sentio quod tunc: pluribus mihi persuasisti, quod multo ante paucioribus persuaseras; et credo etiam aliis persuasisti. Sententiam Patris Biancani ab ipso Biancano quam primum recipies; idemque procul dubio exspectandum est ab authore Problematis, ad quem nunc temporis pervenisse apologiam puto.
Ante duas circiter septimanas pervenere ad P. Clavium Domini Marci Velseri literae, una cum tribus Epistoli(783) ad eundem Velserum exaratis, Apellis cuiusdam nomine post tabulam latitantis, in quibus, praeter schema, quod, aere incisum, apparentes solis maculas duorum circiter mensium spatio observatas, rationes adferuntur, nequaquam solem maculosum esse, sed neque id vel aris vel vitrorum vitium esse, sed satellitium solis esse, qui eum perpetuo circumeundo studiosius observent. Qua de re Dominus Velserus iudicium Clavii expostulat in suis. Sed bonus Clavius aliud nunc cogitat, alio properat; itaque ad me delata est res. Respondi, epistolarum et observationum authorem non improbabilia(784) adferre, atque ingeniose solem vindicare a maculis, recte arem purgare, et a vitris naevos abstergere: me vero nunc temporis non habere quod certo affirmem; maculas satis notabiles et numero 7 semel tantum observasse, non ea qua par erat diligentia ac circumspectione, et maculas similes aliquando per quaedam vitra viciosa in are vidisse; non tamen ari, sed vitro, adscripsisse, iisdem indiciis quibus ipse maculas a vitris abstergit; ita ut in promptu haberem nihil, quod rationibus ab authore prolatis opponerem. Illud vero monui, eum 11 Decembris anni superioris frustra Venerem infra solem inquisivisse; scilicet eo in congressu necessario super solem extitisse, ut observationes hactenus in Venere, beneficio tubi optici, factae postulare videntur. Quod enim solem circumeat, clarissime demonstrant mutationes annuae, menstruis lunae mutationibus quam simillimae; fuisse vero tunc in auge epicycli, et Magini calculus et observationes ipsae adeo firme persuadent, nulla ut ratione dubitari possit: semper enim dum ad coniunctionem illam accederet, magnitudine apparente diminuta est, et nunc ab eadem recedens, sensim apparet maior.
Dum hic paulisper scribendo subsisto, ecce accurrit qui Clavio nostro dandum Viaticum nunciat, quod etiam hoc vespere, prima noctis hora, accepit. Ne igitur mirere quod intempestivius literas abrumpo: diutius his immorari tanta novitas non sinit. Disces plura ex harum latore, qui est P. Odo Malcotius, qui, Flandriam repetens, scholae mathematicae me iterum alligavit. Mitto cum epistola Patris Darii(785) duo excerpta(786) ex orationibus a nostris in instauratione studiorum habitis, eisque addidi(787) aenygma de perspicillo(788), tale quale quod ab academicis studiosis propositum exercitii causa et solutum fuit. Vale et me, inprimisque Clavium nostrum, commendatum habe.

Romae, 5 Febru. 1612.

Literas P. Darii poteris remittere cum commoditate, faciesque rem eidem Patri non ingratam si authores, si quos novisti quosve ipse petit, subscripseris.


Tui Observantiss.us
Christophorus Grienbergerus.

Fuori: Al molto Mag.co Sig.r mio et P.ron Oss.mo
II Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.

Excerpta ex Oratione habita in instauratione studiorum Collegii Romani.

At ille longe oculatissimus, qui minutissima sydera vitreo specillo deprehendit. Solem, credo, superabimus, ad quem plebes illa inanium Deorum, rerum quae fierent ignara, olim perhibetur confugisse. Quid enim amplius deesse potest? vel tempori ad gloriam, vel sapientibus ad scientiam? Non altitudines montium, non vallium profunditates, non interiacentium immensitates corporum, non ar sublimibus spatiis interfusus, non ultimus et omnia corcens caeli complexus, tanto locorum intervallo recessit, ut mihi si forte individua Democriti(789) corpora coalescant, infinitis prope partibus multiplicata, aciem fugere possint intuentium. Visum est pene ante oculos (et ridemus antiquitatem, portentosis opinionibus refertissimam), menstruis spatiis vagari, cornu aspero et inaequali, obscuris maculis tamquam fluctibus undulatum, curvatis hemicyclis identidem conspersum, splendidis globulis quasi gemmis distinctum, sparsim regesta luce oppacatum, angulis tanquam incisum, eminens, lacunosum, lunare corpus. Volui uno lacteo circulo minusculos orbes strictimque conglobatas formas lactentium stellarum crescere Pleiadum choros, iniectoque noctis terrore manere in mundi vigilia ignotum ante populum internitentium astrorum; aemulam lunae, mutuari a sole faces, inductisque in arctum cornibus, Venerem, prodire communicato commercio crescentis lucis ac senescentis; Saturnum triplici sydere coronari; Iovem, omnium fortunatissimum, Mediceorum Planetarum comitatu, disparibus motionibus antecedentium, subsequentium, abeuntium, insistentium, tutum elatumque procedere. O posteris invidam vetustatem, quae fabulosa monstrorum prodigia toto consperso caelo syderibus obstruseras, stellarumque lucentes domos inanibus belluis oneraveras, num te futuram nostris ingeniis industriam putasti, neque homines fuisse facturos, ut excellentissimis altissimisque animis atque heroicae virtuti novae syderum faces elucerent; quique, gentibus fructuosi, ad servandum humanum genus opes suas viresque contulissent, illos non usque co moraretur, dum

brachia contrahit ardens
Scorpius, aut iusta caeli plus parte relinquit,

(quod ante nostram aetatem promittere solebant), sed in recenti frequentissimoque stellarum concilio statim, sapientum beneficia referentium suffragio, collocarentur?



655...

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Bruxelles, 11 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 85-87. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio P.rone Oss.mo

La posta passata mandai a V. S. molto Ill.re il profilo et la pianta del nostro moto perpetuo(790), sebene mi scordai dirle la misura; et  che il canaletto di vetro  circa 2 braccia lungo: hora le invio il dissegno del moto perpetuo che si
[vedi figura 655.gif]

ritrova appresso il Re d'Inghilterra. Il cerchio interiore nota una sfera vacua di metallo, la quale per lo canaletto D comunica dentro il canale eAB di vetro, nel quale  il liquido, che hora da una, hora da un'altra parte con tardo moto si vede esser montato: la parte ef del canal vitreo  con certe foglie di metallo coperta; ma io m'immagino che stia come io l'ho dissegnata, dinotando per la eG una trapartita, et in o un buco, acci l'aria possa subintrare quando il liquido B scende, et uscire quando monta. Che la causa di questo moto sia la rarefation et condensatione del'aria chiusa nella sfera metalica, credo ch'anco a V. S. sar assai manifesto, s che se sentisse o havesse sentito dire alcuna cosa di questo moto, lo potr credere. La misura di questo, ch'io l'ho hauto, in dissegno grande come , da buon mezo,  il canal di vetro di diametro di un piede o poco pi.
Qui non  cosa alcuna di nuovo: solo si van preparando l'essequie per lo Imperatore(791). Ogni giorno mi bisogna disputar con alcun di questi sotili ingegni per questo moto, che  uno spasso. Apunto hoggi, uno voleva argomentare che non dureria, dicendo che sar necessit che l'acqua si corrompa; al quale io ho risposo che non far, perch io v'ho messo da principio acqua corrotta. Conservimi V. S. in sua gratia, et si ricordi alcuna volta che non ha servitor pi affetionato di me. Le baccio le mani.

Di Brusselles, il d 11 Feb.o 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.tor Aff.mo
Daniello Antonin[o].

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Pad.ne Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.
D'altra mano: fr.ca fin Mantoa.



656...

DOMENICO PASSIGNANI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 88. - Autografa.

Molto Ill.re S.or et P.ron mio Oss.mo

Avendo visto un discorso venuto di Alemagna sopra le machie che si vedono nel sole, et anchora una dimostratione di alcune osservationi, et avendone parlato con il P. Panberger(792), il quale  del'istesso(793) parere di quello che scrive, che  questo: dice che le machie che si vede, sieno stelle, come quelle che si vedono attorno a Giove; io sono di contraria oppinione, perch avendone fatto per cinque mesi osservationi, non ho potuto comprendere che sieno fuora del corpo del sole, et dico che sono dentro nel corpo del sole, perch in detto tempo non  possibile che non avessi visto qualcheduna che mi occupassi il dintorno del sole, s come farebbe se le fussino fuora del corpo del sole: ma non ho mai viste vicino a ditto dintorno, anzi cominciano un poco lontano et si vedono poco, et di mano a mano, quanto pi si avicinano al mezo, si vedono pi; et anchora ne  viste da un giorno al'altro venire apresso al mezo in un tratto, et poi fare il suo corso in pi giorni et svanire: et anchora ne  viste che quando sono a mezo venute, in parechi giorni(794) svanire, et non si vedere pi: et con queste dimostrationi non so capire che le sieno staccate dal sole. Se quando in un tratto le si vedono apresso il mezo, et poi fare il corso in pi giorni, qui averrebbe che in un tratto venissero et poi mutassero corso et se ne andrebbono adagio, et per contrario ne  viste venire adagio, et poi sparire quando sono vicine al mezo svanire. Di qui averrebbe, che avessino corso veloce et adagio et non seguente, la qual cosa non credo che possa stare, ch tengo che tutti e'corpi celesti abbino il loro corso seguente et che non si muti. Io tengo che sieno dentro il corpo del sole, non solo in superficie, ma che si incentrino dentro et venghano in superficie: et al P. Pamb. ho detto questo che ho veduto, che adesso che si  risoluto di far le oservationi, che trover tutte queste cose che ho ditte. Et cos da lei vorrei sapere se nelle oservationi che ha fatto, la ci  trovato queste cose che dico: la me ne far gratia, et dirmi in questo quello la ne sente. Crede il P. che sar stato mandato ancora a lei questo discorso; che se non l'aver auto, la mi avisi, ch ne le mander copia. Non le sono pi tedioso: solo le dir che il S.r Cigoli et il S.r Luca Valeri li baciano le mani et le desiderano sanit, pregandone il Signore Dio, s come fo io con tutto il cuore per benefitio universale et particulare.

Di Roma, li 17 di Febraio 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Servitore Aff.mo
Domenico Passignani.

Fuori: Al molto Ill.re S.r et P.ron mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



657..

FRANCESCO MARIA VIALARDI a [FERDINANDO GONZAGA in Parigi].
Roma, 17 febbraio 1612.

Arch. Gonzaga in Mantova. Rubr. E. XXV, 3. - Autografa.

.... Mor Clavio, matematico insigne tra'Gesuiti, tra'quali  gloria, cavando di qua e di l, far libracci senza ingegno e senza invenzione. Si  stampato un libro contro le Stelle Medicee del Galilei, mostrandosi che Giunio Ornano(795) Gallo Belga le trov prima che il Galilei se le sognasse, onde si tiene che di detto luoco le ha cavate....



658...

GIOVANNI BARTOLINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 febbraio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Par. VI, T. VIII, car. 90. - Autografa.

Molt'Ill.re et E.mo Sig.r mio Oss.mo

Gi scrissi a V. S. che il S.r Antonio abbate Persio, mio Signore e Padrone e di lei amico e servitore, era passato di questa a miglior vita, essendo stato indisposto di febre maligna nove giorni, e che li suoi scritti li farria stampare l'Ecc.mo Sig.r Marchese Cesi, quale s'aspetta di giorno in giorno, ritrovandosi egli al ducato del padre, cio Acquasparta: non so se V. S. l'habbia ricevuta(796).
Hora ardisco di pregar V. S. a favorirmi d'una gratia: quale , che essendosi degnata di inviare quelli Discorsi Astrologici all'Ecc.mo S.r D. Francesco(797) a Pisa, che mi favorisca di intendere se l'ha ricevuti, e se l'ha havuti cari, poi che la Corte tiene che l'habbia havuto a male, non havendo dato risposta; e ne potr V. S. parlare col secrettario di detto S.r D. Francesco: et havr caro ancora d'intendere che titolo si d al detto, poi che se se li d del Serenissimo, sarria necessario di scriverle una lettera con adimandarli perdono et escusarmi, essendo che ci ho fatto seguitando il stile di tutta la Corte di Roma, che non passa l'Eccellentissimo, fuor che a S. A. Ser.ma: e se potesse haver resposta per honor mio, mi sarria sommo favore, e ne le restarei in etterno obligatissimo. E qui fine le bacio le mani, con pregarle dal Cielo compita felicit.

Di Roma, li 24 di Febraro 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Humiliss.o Ser.re
Giovanni Bartholino.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r P.ron mio Colend.o
II Sig.r Galileo Galilei, Mathem.co di S. A. Ser.ma di Toscana.
Fiorenza.



659...

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO alle Selve].
Firenze, 2 [marzo] 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. VII, 2, car. 25. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Mando a V. S. Ecc.ma quelle osservazioni che ho fatte alli 28, 29 di Feb.o e primo di Marzo. Se sono fatte con la solita imperfezione, ne dii la colpa non solo alla insufficienza mia, ma alla debolezza ancora dello strumento. I numeri significano diametri interi(798).

Die 28,
hora p.a
[vedi figura 659a.gif]
Altera corrigenda venit propter sequentem

ho. 2da.
[vedi figura 659b.gif]
apparentiam in hora 4a.
Or.
ho. 4a.
[vedi figura 659c.gif]
Oc.

ho. 5a, m. 30.
[vedi figura 659d.gif]


ho, 6a. m. 20.
[vedi figura 659e.gif]



Die 29,
ho. 0, m. 40.
[vedi figura 659f.gif]

Or.
ho.(799) m. 30.
[vedi figura 659g.gif]
Oc.


Die pa., Martii
ho, 0, m. 50. merid
[vedi figura 659h.gif]


ho. 2, m. 30.
[vedi figura 659i.gif]

Or.
ho. 3, m. 30.
[vedi figura 659l.gif]
Oc.

ho. 5, m. 20.
[vedi figura 659m.gif]


ho, 6, m. 0.
[vedi figura 659n.gif]



Se poi V. S. Eccell.ma giudica bene il scrivere a Mastro Paolo in materia della lettura(800), la prego a favorirmi, ch gli ne rester obligatissimo. Questi Padri li mandano mille saluti, e stanno aspettando l'occasione di servirla con scrivere quelle cose da mettersi in stampa; come fo ancor io, baciandoli le mani.
Di Badia, il 2 di Feb.o (sic) 612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Disce.lo e Ser.re Oblg.mo
D. Benedetto Castelli.



660..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 marzo 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 92. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Illre et molto Ecc.te S.r Oss.mo

Le scrissi, sar forsi un mese, d'Acquasparta(801), et li diedi conto di molti particulari, desideroso d'haverne risposta et intendere nova della sua sanit, che mi premeva et preme molto, et masime havendomi V. S. prima dato aviso d'una sua longa et fastidiosa indispositione, che molto mi dolse. Non ho ricevuto risposta n'altra sua, et crescendomene per ci il desiderio, ho voluto con questa salutarla, et dimandarli si ricevette quella et come si trovi. Mi sar carissimo mi sodisfaccia subito, che poi li dar conto di quanto passa. Con che di core a V. S. bacio le mani.

Di Roma, li 3 di Marzo 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Apelles latens post tabulam chi sia, ancor non lo so: ha scritto al S.r Marco Welseri tre epistole De maculis solaribus(802), et crede siano stelle erranti, che girando circa il sole, si vadano variamente interponendo tra l'occhio nostro et il sole. Riceuta risposta, haver molto che scrivere a V. S.










Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.r Oss.mo
II S.r Galileo Galilei.
Firenze.



661..(803)

PAOLO GIORDANO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Napoli, 13 marzo 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 73. - Autografa la firma.

Ill. Sig.re

Mi ricordo che quando io fui cost ultimamente in Firenze, mi lod e propose V. S. una giovine zittella Romana molto virtuosa, che, oltre al sonare e cantare, si delettava di disegnare, e mi fece vedere alcuni disegnetti che dalle stampe detta giovine haveva copiati(804). Adesso facilmente ci potrebbe in casa esser occasione di haverne a pigliare una. Mi far dunque piacere V. S. di darmi notitia di detta giovine, dove stia e come si chiami, et anco il nome del padre; mentre per fine le prego da Dio ogni contento.

Da Napoli, a'13 di Marzo 1612.

S.r Galileo.
Aff.mo di V. S.
Paolo Giord. Orsino.

Fuori: All'Ill. Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



662..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 16 marzo 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 154. - Autografa.

.... Non le so dire ci che paia al S.or Galilei delle macchie solari, perch non ebbi mai risposta: causa ne debbe esser l'indispositione, et certo travaglio d'animo che mi si dice lo tiene sossopra(805). Non credo che possa contradire il fatto; ma forse si lamentar, che essendo egli stato il primo ad osservare queste macchie gi molti mesi prima, altri se ne attribuisca la gloria: il che per ad summam rei non rileva nulla, et di pi posso affermare con verit, che il mio amico, che si batteza Apelle(806), non seppe nulla delle osservationi del S.or Galilei; n si debbe stimare cosa nuova che nelle cose naturali s'incontrino diversi inventori, senza che l'uno habbia notizia dell'altro. Oltre che, se l'opinione che tengo della modestia di Apelle non m'inganna, credo che ceder facilmente quest'honore a chi che si sia, purch de veritate rei constet....



663.

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 17 marzo 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 94-95. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Dalla sua desideratissima delli 9 di Marzo, riceuta questo ordinario, fornisco di conoscere che doi mie, scritteli dopo la prima d'Acquasparta, non le sono altrimente capitate; et similmente una delle sue a me non  gionta: qual cosa tanto pi m'ha noiato, quanto l'ultima sua mi lasci con nuova di sua grave indispositione et intenso desiderio d'udir presto miglioramento e compita sanit. Ho scritto a'miei amici di quelle parti, mi dassero nova di V. S.; ho dimandato, gionto in Roma, a communi amici, quali a me stesso ne ricercavano, presupponendo ne fossi meglio informato. Di maniera che la sua  arrivata molto a proposito, et molto pi se havesse recato nova della ricuperata sanit: pur portandone col miglioramento certa speranza, ha dato a me et a tutti i Lincei molto contento. Risarcir dunque con questa il mancamento cagionato dalla perdita del'altre, narrandole quanto passi.
Il S.r Gio. Batta della Porta, havendo mostro sempre grandissimo desiderio che la nostra studiosa Compagnia andasse avanti et cominciasse ad effettuarsi et stabilirsi secondo la mia intentione, finalmente mi preg a mandarli quanto prima alcuno de'nostri per trattarli sopra ci alcune cose necessarie. Mandai il S.r Stelluti, dichiarato procuratore de'Lincei; et conoscendo che primieramente detto Porta desiderava, alcuni suoi amici et compatrioti fossero ammessi tra di noi, scrissi a V. S. il tutto(807), et le proposi le persone ch'io intendevo et loro qualit, per sentirne il suo parere; et dissi al Stelluti che, non scrivendoli altro in contrario, sentita bene la volont delle persone, se se li faceva istanza et fretta, avanti la sua partita gl'ammettesse, sodisfacendo apieno le loro buone qualit. Questi erano: Il S.r Nicol'Antonio Stelliola, medico, filosofo e matematico di gran dottrina et inventione, raro nel'architettura, erudito di lettere greche, che gi ha composto molti libri di proprio e non alieno intelletto, e di continuo fatiga operando e scrivendo; il Sig.r Fabio Colonna, erudito anch'egli di belle lettere latine et greche, et d'esquisitissimo giuditio sopra le cose naturali e cognition d'esse, massime delle piante, come si vede per doi suoi libri stampati; possiede anco assai bene le mechaniche et spiritali, et  buon iurisconsulto, che questo anco pol giovar nella attiva; il S.r Filesio Costanzo della Porta, nipote del S.r Gio. Batta, giovane di 18 anni, di buon ingegno et ottima natura, che segue i vestigi del'avo, et perci egli se l'ha eletto et lo fa studiare ferventemente; poi anco il S.r Don Diego d'Urrea, cavalier nobile et di dottrina non ordinaria, poich, oltre la filosofia et buona cognition d'altre scienze, ha compitamente la lingua arabica, persiana et turchesca; fu prima secretario del re di Fez, hora  di quello di Spagna di dette lingue, provigionato di cinque mila S. l'anno, come mi scrivono.
Pregai V. S. di subita risposta, come ricercava il negotio; non capit, n sin hora, ancorch reiterassi, ho visto altra sua che la sopradetta. Ricev adunque il S.r Stelluti, non parendoli bene il trattenere, essendo gi di ritorno, dopo essersi trattenuto in Napoli quasi un mese. Hora m'ha riferto, che oltre la connumeratione di questi tali, il Porta ha trattato seco molti particolari, che non scrivo hora per non allungar tanto questa: li sapr di mano in mano: solo dir ch'il principale  ch'instantissimamente dimanda, si facci quanto prima il Liceo di Napoli, per avviarlo lui, promettendo donarli tutta la sua libraria et studio; onde, per dar sodisfattione a lui et principio al'opra in cos buona occasione, ho scritto al Porta che con l'altri Lincei di l cerchi sito o luogo fatto a proposito nostro, et trovatolo avisi, che io mandar subito il Stelluti a comprar et dar l'ordini necessarii(808). Mando copia di doi lettere di nuovi Lincei(809); l'altre, una  in Arabico, l'altra non ha cosa di particolare, essendo di ringratiamenti et offerte. Scorger V. S. qualch'indicio del'ingegno di questi doi, seben forse dal nome che hanno et dalli scritti li conosce; et possiamo di tutti certo haver gusto, ch non mancaranno di farsi honore.
Ho visto con altrettanto gusto quello V. S. scrive del libro del S.r Lagalla, con quanto dispiacere vidi l'istesso libro(810), et principalmente il titolo, che voleva la modestia istessa, oltre la verit, che fosse in altra maniera, et io le ne haveo pi volte parlato molto, conforme a quello che V. S. hora ne scrive, et propostole obiettioni a sufficienza: hora le mostrar l'istessa sua lettera per compimento. Et perch mi pare che V. S. nel fine, dicendo che saluta tutti i Lincei et lui in particolare, mostri forse di credere sia anch'egli Linceo, per sappia che non , et che se fosse stato non havrebbe in alcun modo scritto contro le sue opinioni; ch ciascuno di noi scriver sempre per lei, seben non ve n' di bisogno et quelli istessi che li scrivono contro le accrescono lode, come ben disse il Porta del Sitio(811). In oltre V. S. sa quelli che sono Lincei, et non se n'ammetter mai alcuno senza sua saputa; et quelli che s'haveranno ad ammettere non saranno schiavi n d'Aristotele n d'altro filosofo, ma d'intelletto nobil e libero nelle cose fisiche.
Hora, in conformit di ci, fo saper a V. S., che me se ne propongono in Roma doi: il S.r Luca Valerio, che lei molto bene conosce, n occorre io m'affatighi per dipignerglielo; il S.r Angelo de Filiis, giovane come di famiglia nobile et antichissima, cos d'ingegno acuto et gi versato nella filosofia, di molta cognitione delle cose naturali et secreti, desiderosissimo di far gran profitto ne'studi et attissimo a ci, et da potersi anco adoprar ne'nostri officii attivi. Volentieri tanto pi l'ammetterei per haverne in Roma sofficiente numero, dovendosi incaminar il negotio con haver primieramente gl'huomini degni, n essendo qui altri Lincei che li SS.ri Fabri, Stelluti, Molitor(812), che  di partenza(813), et Terentio, che  Gesuita. Non far altro se prima non sento che le ne pare, et le scriver di mano in mano altri particolari et il successo di tutte le cose.
Per l'ordinario seguente vorrei le capitasse subito et sicura una lettera con una scatoletta di questi affari, che le mandar per il procaccio di Firenze; per mi far gratia farci esser subito, e cos ogn'ordinario, per tre o quattro a venire almeno, al'istesso procaccio. V. S. non s'affatighi a scrivere, ch'io pi stimo la sua sanit ch'altra cosa; e due versi, o scritti o fatti scrivere, mi bastano. Mi rallegri presto con nuova della sua sanit, ch'io con i compagni sommamente desideriamo; et le baciamo le mani.

Di R.a, li 17 di Marzo 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.



664..

GIOVANNI KEPLER a GIOVANNI REMO in Roma.
Praga, 18 marzo 1612.

Blbl. dell'Osservatorlo in Pulkova. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

.... Et Iupiter procul dubio rotatur circa axem, ut hac rotatione secum circumire faciat quatuor suos satellites: quos certissimo intuitu videmus etiam in Germania, videmusque Sicium vestrum nostrumque Horkyum manifesta negantes....



665..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 22 marzo 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 96. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

L'ordinario passato le scrissi una longa di molti particolari per il corriero di Milano, che credo le sar capitata; et in essa le accennavo di questa ch'ho risoluto inviarli per quello di Firenze, poich, desiderando le sue et che le mie le capitino, m' parso necessario usar maggior diligenza che per il passato. Spero et desidero grandemente preste nove della sua sanit et felici studii.
L'opra del S.r Lagalla(814) partorisce a V. S. molti difensori, e fa che molti, prima renitenti, hora, vedendo dal detto esser in vano fatto il possibile per toglier la scabrezza lunare, confessino quello prima negavano. Questi rumori per sono nella classe scolastica, et massime peripatetica, poi che i filosofi reali dal suo Nuncio in qua, o almeno dalla veduta telescopica, non si sono punto rimossi dalla certezza delle sue osservationi et evidenza dell'assertioni, et in essi non rimane se non desiderio ch'ella sguiti a scoprire. Il detto Lagalla desidera risposta, et mi pregava ne scrivessi a V. S. Credo nel volume epistolico(815), sia per haver sodisfatione a pieno.
Il S.r Persio(816), che era tutto di V. S. fuor che nel'opinione di Copernico, pass, com'havr inteso, a miglior vita, con disgusto di tutti, tanto pi che molte settimane avanti, parlando con i nostri et intendendo parte delle cose Lincee, mostr gran desiderio d'esservi annumerato, et ne tratt con loro, essendo io assente; onde, sapendo di che natura, nome et valore fosse, pensavo, datone conto, sodisfare, al ritorno, numerandolo tra'Lincei. Successe il caso; et egli sapendo in questa parte il nostro fine, di tener conto e promover le studiose fatighe et opre, non prima s'accomod a morire, che per codicillo m'hebbe raccomandato le sue opre a vederle, et essendovi mancamento supplirle, et far che quanto prima si stampino. Hora li parenti, sapendo l'intention sua et l'affetto mostro verso noi, fanno istanza si faccia mention di lui, dove occorre, come Linceo. Ho voluto prima pregar V. S. m'avisi il suo parere, dovendo particolarmente regolarmi con la sua prudenza in questa nascente opra, che spero habbia esser grande et grandemente da lei illustrata.
Le mando, tra alcune figure delle piante Indiane del libro che si stampa(817), il segno e sigillo che ciascuno de'Lincei di continuo deve portare in dito(818), servendosene anco per segnar le studiose epistole et spettanti alle cose Lincee in qualsivoglia modo; avertendola per che primieramente scusi la tardanza del scultore longhissima, poi consideri che la pietra et la grandezza non hanno potuto corrispondere alli meriti, ma al solito fraternale, poi che per le qualit et doti naturali et significationi fu eletta tal pietra, et per commodit di tal grandezza. Tale il S.r Gio. Batta della Porta, quest'altri Lincei pi vecchi et io, di continuo portiamo, ch per i nuovi, che le scrissi esser ammessi, si lavorano hora, V. S. mi far gratia honorar detto segno col portarlo, considerando che la Lince, che da esso gli vien rappresentata, spera nel suo valore et prudenza grandemente. Non dir altro per hora, se non che desidero mi commandi et dia nova della sua sanit. Bacio a V.S. le mani.

Di Roma, li 22 di Marzo 1612.
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.te



Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi P. L., Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
II Sig.r Galileo Galilei.



666...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 marzo 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 61. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Ricevo grandissimo disgusto il sentire la sua indisposizione: per la prego nel miglioramento a darmene nuova. Feci le scuse con tutti: con la Sig.ra Margerita(819), la quale rispose lo vegga a suo comodo(820), dispiacendoli il suo male; et con il Padre Granbergero(821), et ancho egli li risponda a sua commodit; et il Sig.r Luca(822)  tutto suo, et cos il Sig.r Passigniani; et io sto aspettando a suo comodo la lunga lettera promessami intorno al Copernico.
Non credo avere scritto a V. S. come io  uno ochiale, et  assai buono, tanto che veggo da Santa Maria Maggiore l'orivolo di S.o Pietro, la lancetta dello orivolo, ma i numeri del'ore non cos distinte et intelligibile come vedevo con il suo; per se mi  da dare qualche avertenza di pi squisitezza, me ne avisi. La luna la veggo benissimo, e nel dintorno, pur di verso la parte luminosa, qualche inegualit: le stelle di Giove me le mostra benissimo; Saturno non lo conoscho, n Venere non l' provata. Del vedere de'paesi come Fraschati, che ci  10 miglia(823) o 12, si vede non solo le porte e le finestre, ma in sulla porta di Fraschati gli huomini, ma confusi; et Tigoli, che ci  da 16 o diciotto miglia, le porte e finestre scolpite, attale che mi par sia assai buono. Le machie del sole, con il vetro biancho piccolo non potevo fissar l'ochio, che mi lagrimava; ma poi cor un vetro verde grosso, et perch  incavato, come il biancho, ve ne pongo sopra uno altro piano, similmente verde, di maniera che non mi d fastidio niente attutte l'ore il guardarlo: et per la commodit a Santa Maria Maggiore  fatto queste 26 osservazioni incluse. Sopra le quali poi che gli altri pittori incogniti e cogniti nno detto il loro parere, mi fia lecito ancora a me il dirlo, che siano nel sole, come bruscholi dentro una caraffa, che vagando per quella si acostino ora alla circunferenza et si faccino visibili, et ora si incentrino et cos si vadino spegniendo. Non lo conoscho, ma mi pare pi verisimile che siano stelle che passando si interponghino fra noi e 'l sole, se bene anche in questo ci  qualche dubbio. L'una, che io non  mai vedute in sulla circonferenza apunto, ma ben vicine, e sempre entrare (se per passano) di verso oriente et andare verso occidente, et molte spegniersi, n mai nissuna condursi al fine della estremit della circonferenza. Molte ne  viste ovate, massimo negli estremi; dove dice il Padre Grembergero che viene che noi aquistiamo della parte luminosa, et per ci pare ovata: la qual ragione mi quieterebbe, se per non fusse in contrario a quel che il senso mi mostra; che le ovate, che io  viste, mi apparivano cos [vedi figura 666a.gif], con la parte ombrosa verso il centro del corpo solare, in queste contrasegniate cos [vedi figura 666a.gif], et altre tonde chiaramente. Ora se mi  parso, non lo credo, perch l' fatte vedere ad altri ancora; n credo sia imperfezione dello ochiale, poi che le veggo varie, et delle tonde et delle bislunghe: n credo siano un cumolo di stelle, se per fra di loro facendo un cerchio non lasciassero uno spazio di spiracolo di foro del corpo solare. Ma mi d noia quel sempre esser la parte pi carica di scuro verso il centro del corpo solare: per non essendo pasto da mia denti, ci lascier pensare a voi.
Li mando queste poce osservazioni: non so se saranno bene agiustate, perch il non le vedere tutte in una ochiata mi ar fatto forse male agiustare: per pigliate la buona volunt, et ricordatevi della promessa della lettera. Et intanto mi favorischa al gentilissimo S. Filippo Salviati et al Sig.r Iacopo Giraldi fare un baciamani: et con questo pregho Dio, li recuperi la sanit et le dia forze del condure l'opere affine, per gloria sua et utile publico.

Di Roma, questo d 23 di Marzo 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.


[vedi figura 666b.gif]



667...

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 23 marzo 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 53. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

Scrissi a V. S. a'6 di Gennaro(824), con mandarle certi brevi discorsi sopra le macchie solari, et supplicarla del suo parere. Ma perch non mi capit mai risposta, cosa molto insolita alla sua amorevolissima cortesia, sto in dubbio che stanti le presenti strettezze, per causa della sanit, o il mio piego o la sua risposta si sia smarrita. Per torno a pregarla, se questi fogli stampati sotto nome di Apelle le sono pervenuti, o col mio piego o per via di altri amici, poich ne sono andate molte copie in Italia, la mi faccia grazia di dirmene liberamente il suo parere, se giudica tali macchie stelle o altro, dove crede siano situate, et quale sia il lor moto. Il mio amico si trova molto impacciato che dette macchie non tornino; per mi scrive con sua di 19 stante:
"Maculae solares antiquate necdum visuntur: paulatim de reditu haereo: quid dicam ambigo. Unum enim hactenus argumentum, et illud unicum, me torquet: videlicet, quod cum a sole multum non absint, quod probari potest evidentissime, et partim in editis probatum est, fieri vix possit ut tamdiu emanere debeant. Quo dato, simul illo posito, ut perpetuo tamen aliquae appareant, quod ordinarie fit, difficillimum est sese extricare, ut non statuantur aliae interire aliae oboriri. De qua tamen re suo loco ex instituto."
Baccio la mano a V. S., et le desidero ogni bene.

Di Aug.a, a'23 di Marzo 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



668...

FILIPPO SALVIATI a GALILEO in Firenze.
Le Selve, 2 aprile 1612.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio,

Credevo che a questa ora V. S. dovesse avere spedito le sue visite e altre faccende, per potersene ritornar da noi; ma non la vedendo comparire, n sapendo qual se ne possa esser la cagione, mi son risoluto a scrivergli, per saper da lei se io devo servirla in cosa nessuna, accioch ella se ne possa venire, o almeno per dargli qualche stimolo di farlo quanto prima: e per lo meno questo gli serva, che qui non si pu pigliare ricreazione del piacevolissimo Ruzzante senza la sua esposizione(825). Avvisi dunque V. S. se io gli devo mandar carrozza o chinea, perch, oltre al desiderio che molti hanno di goder V.S., a me medesimo ella sar gratissima. E gli b. le mani. Dio la guardi.

Dalle Selve, adi 2 d'Aprile 1612.
Di V.S . molto Ill.re
Ser.e Aff.mo
Filippo Salviati.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio
Il S.r Galileo Galilei, a
Firenze.



669...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 13 aprile 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 16. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Quanto alle osservazioni, ne  fatte delle altre; e quanto alla medesima ora, mi ingegnier, ma ci sono bene spesso(826) o nuvole che si interpongono, o per qualche mio impedimento che bene spesso non mi vien fatto: ch la mia intenzione sarebbe la mattina e la sera sempre, perch ci veggo qualche variazione nello istesso giorno in alcune, et altre pi giorni vi riconoscho per le stesse. Basta: mi ingegnier, per quanto io posso, di far quanto la dice.
Del buono ufizio fatto per me, la ringrazio; et sebene nel dipigniere a frescho io  bisognio di difesa, mi basta qua che la duri il non aver questo bisognio, tanto che io acomodi un poco la necessit. Quello poi che sogiunse quella sparata, mi pare sia della maniera del G.(827), che la notte le sognia e la mattina le d fuora per vere, se per la cosa escie di cost; ma se viene di qua, non pu essere uscita se non da qualcuno di que'mia persecutori per burlarmi, perch io non solo non  scoperto, ma n ancho fornito; ma son bene a buon termine, et credo questa Pasqua sar forzato a scoprire tutta la parte di verso la Madonna, la qual cosa mi sar di giovamento, il veder da basso, per ricoprire poi et per ritoccar, bisogniando. Quanto al prezzo, non siamo ancora a conclusione alcuna; ma se mi sar dato finalmente, senza altro donativo, quanto dagli huomini da bene e periti sar giudicato, mi chiamer sadisfattissimo, che a Dio piaccia. Fino a ora non mi posso punto dolere di quello che io  auto, a buon conto. Harei finito un mese fa, ma per la grossezza della muraglia et frescha va adagio al seccar, per ritoccar un poco con aquerelli gli apostoli che mi restano a rivedere, e raguagliare le commettiture o qualche machia come fanno le calcie. Il resto, tutto il cielo, la Madonna, e tutti gli angioli, et ogni restante,  fornito, et con sadisfazione del Sig.r Cardinal Serra(828) et degli altri. Ci resta ora il pi e 'l meglio, che  Sua Santit, et anco come nella veduta da basso torner. Io mi sono ingegniato di colorirle gagliardo, et le figure non azuffate e ammontate, et le amontate separate con chiari e scuri: per non credo mi abbino da mancare per la distanza. Et questo  quanto  fino a ora.
Bacio le mani a V. S., et dal Signore Dio le prego felicit.

Di Roma, questo d 13 di Aprile 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.r mio
II Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.(829)



670.

FEDERIGO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 14 aprile 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 18. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.e et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Non ho voluto ch'il passagio del Bartholini(830) per cotesta volta sia senz'i miei cordiali saluti a V. S.: cos salute dal Cielo conseguisse, come io preghi continovi v'invio. La stagione tuttavia favorevole spero la restituir nel pristino stato, et all'hora potrassi con lettere comunicare quello che hora tralascio, dicendoli solo che ho ricevuto la sua con il recapito dell'altra. Ricever a sommo gusto, che mentre ella non pu affatigarsi in scrivere, mi faccia d'altri avisare di lei. Con che pregandoli da Dio N. S. ogni vero bene, li bacio le mani.

Di Roma, li XIIII di Aprile 1612.
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.te


Fatte le feste, il S.r Stelluti andar a Napoli per effettuar quello le avisai(831), gi che, per la diligenza de'S.ri Lincei di l, gi si sono trovati luoghi a proposito, de'quali s'elegger il migliore. Del tutto intender pi a longo e pienamente. Desidero nova della sua sanit.


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li



671..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 16 aprile 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 95. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho fatta la poliza di mille scudi per la provisione di V. S.(832) per un anno da fornirsi per tutto questo mese di Aprile 1612, e data al S.r Filippo Calippi, ministro de'Sig.ri Salviati con banco in Pisa, conforme alla lettera scrittami da V. S. di Fiorenza sotto li 9 stante. Desidero bene che V. S. da qui innanzi dia ordine della sua poliza per restar pagata l'ann per tutto il mese di Ottobre, perch, rivedendosi di Novembre i conti delle spese dello Studio, non resti acceso il suo credito, e si faccia men confusione ne'libri che si tengono; e da un Novembre all'altro potr con suo commodo esser servita e sodisfatta. Intanto me le offerisco a servirla, come io la stimo e honoro molto; e baciandole le mani, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Pisa, li 16 Aprile 1612.
Di V. S.
S.re Aff.mo
Arturo d'Elci.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, Matematico Primario di S. A.
Fiorenza.



672.

GALILEO a MARCO WELSER [in Augusta].
Le Selve, 4 maggio 1612.

Cfr. Vol. V, pag. 94-113 [Edizione Nazionale].



673.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 maggio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 98. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Sto con grandissimo desiderio et speranza della sua sanit, et non intendo ancor la nuova, et se sia ritornata in Fiorenza(833) et quando goder i suoi scritti e dispute. Il non sentire mi fa dubitare che l'indispositione sguiti, il che mi dorrebbe troppo.
Le cose Lincee, per Dio gratia, vanno molto bene avanti, et il Porta non cessa scrivermi ch'io non ammetta altri filosofi in Napoli, poi che, havendo scelti i meglio, molt'altri, che hanno intesa la cosa, vorrebono connumerarsi; ma in ci io vado adagio per me stesso, et essendone ivi cinque, mi ci bastano. Il detto Porta  tuttavia in cerca d'un luogo per il Liceo da farsi l, ma sin hora non s' trovato in tutto al proposito; non potr mancare, et presto.
Fu ammesso il Filiis, et dovea ammettersi domenica passata il Valerio; ma per la disgratia del Fabri cancelliero, che, per esserli caduta sopra la carrozza nel'andare alle chiese, si trova con un braccio slocato in letto immobile, non fu fatto: sar fra pochi giorni sano, et si far. Et questa sera habbiamo trattato lungamente di V. S., et c'ha recitato un epigramma, che le ha mandato(834). Il gusto che si siamo presi nel burlarsi de'suoi aversari, non lo dico.
Le mando in una scatola un catalogo de'Lincei: mi far gratia scrivere il suo nome nel modo ch'ivi vede osservato, al suo luogo, che  immediatamente dopo il S.r Porta per raggion di tempo, per la quale notar l'anno 1611, che trattammo assieme(835). Ci fatto me lo rimandar subito, ritenendosene copia. Mi resta ricordarmi al solito desiderosissimo di servir V. S., et baciarle le mani.

Di Roma, li 4 di Maggio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

L'opra Indiana va tuttavia innanzi(836): quelle del Persio(837) son belle, et anco loro non tardaranno troppo a veder la luce. Tutti i Lincei s'affatigano et scrivono: anch'io pongo in carta non so che, che se non servir ad altro, almeno mostrar al mondo l'affetto ch'io porto a V. S. et alla stessa verit.


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
II Sig.r Galileo Galilei.
Con una scattola.
Firenze.



674...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [alle Selve].
Firenze, 8 maggio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 55. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Nel negozio della stampa il Sig.r Bastian de'Rossi  tanto diligente, che pi non si pu desiderare; ma egli stesso reputa per impossibile che questa stampa possa riuscire corretta: e la principalissima cagione  che il stampatore o non sa o non vole legger in piombo. V. S. Ecc.ma per rester servita in questo, che io, avanti se ne venda copia, rimetter tutte le correttioni a'loghi suoi; e sar manco male, gi che non si pu far altro.
Mando a V. S. Ecc.ma le incluse osservazioni(838), designate alla meglio che ed io ho saputo e 'l mio occhiale me l'ha mostrate: credo per che i centri delle macchie siino alli suoi lochi, massime che avendo descritti separatamente e'diametri de'cerchi che descrivono, se si movono sopra il corpo solare, e partiti i semicerchi in quindeci parti, le mutazioni loro in 24 hore corrispondono alli eccessi successivi de'sini versi di detti archi; di modo tale che non vi trovo errore che o non si possa attribuire all'imperfettione del mio osservare o a qualche diffetto della supposizione della velocit de'moti; anzi have pi tosto dell'insensibile che altrimente.
Mosso poi da s bella occasione di filosofare, dico prima, che se mi fosse lecito filosofare del corpo lucido solare dai corpi luminosi nostri, direi che non solo  necessario che queste macchie siino nel corpo solare, ma che io non posso pensare altrimente. Per dichiararmi meglio, piglio il lume che si fa dalla carta bianca accesa dal fuoco: chiaro  che a quella lucidezza precede una negrezza o dir oscurezza del pabulo di quella luce, quale, a puoco a puoco passando per l'azurro e puoi al rosso, finalmente diventa luce; e questo accidente  comunissimo a tutti que'corpi che spandono per s stessi luce. Se donque dal sole si spande luce, non  meraviglia se si fa il passaggio dal nero et oscuro, et apparischino quelle macchie. Aggiongo (e conforme alle mie suppositioni della luce), che non essendo altro corpo lucido, che un corpo che vibra di continuo e scaglia corpuscoli velocissimi, ed essendo il sole lucido, e conseguentemente saettando di continuo corpuscoli velocissimamente, e non potendo e'corpi principiare a partirsi con somma velocit, non mi faranno al sicuro quella apparenza che io chiamo luce, mentre con tardit si movono: saranno donque le macchie di necessit nel sole, che  quello che noi vediamo. E cos meraviglia sar appresso dei Peripatetici che il corpo immutabile si muti, e sii hor scuro hor chiaro; ma appresso di me meraviglia sarebbe se il corpo lucido non havesse dentro di s, come fonti della lucidezza sua, parti oscure e maculose. E non occorrendomi altro, li rendo i baciamani da parte del P. Priore e di tutti questi Padri, duplicati, et io me li offero, come sono, servitore obligatissimo.

Di Badia, l'8 di Maggio 612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Fo riverenza all'Ill.mo Sig. Filippo, mio Patrone.


Oblig.mo Ser.re e Dis.lo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.



675.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Roma].
Le Selve, 12 maggio 1612.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta antica, dalle Lettere memorabili, istoriche, politiche ed erudite scritte e raccolte da ANTONIO BULIFON, ecc. Raccolta quarta. In Napoli, presso Antonio Bulifon, 1697, pag. 31-34, dove vide per la prima volta la luce. Una copia di mano del sec. XIX, trascritta quando fu messa insieme la raccolta Palatina dei Mss. Galileiani,  nella Bibl. Naz. di Firenze, Mss. Gal., Par. VI, T. VI, car. 27-28, e deriva probabilmente dall'edizione del BULIFON.

Io non posso per ancora dar a V. S. Illustrissima nuove della mia sanit; anzi pur vanno continuando le mie indispositioni, et tuttavia mi trattengo alla Villa, dove ho cominciato a purgarmi per veder di superar il male. Ho notato il mio nome conforme al suo comandamento, e le rendo gratie di tanto favore, sendosi ella degnata di darmi luogo tra uomini di tanta eccellenza(839).
Il mio Discorso intorno alle cose che stanno sopra l'acqua si va stampando, e ne sono finiti 5 fogli: tra 15 giorni dover esser finito del tutto, et lo mander a V. S. Illustrissima et Eccellentissima.
Col prossim'ordinario le mander(840) una lettera che scrivo al Signor Marco Velserio in materia delle macchie solari, pregato da S. Signoria di dover dir il parer mio intorno alle 3 lettere mandategli dal finto Apelle, le quali V. S. Ecc. avr vedute cost in Roma. Circa le quali macchie io finalmente concludo, e credo di poterlo necessariamente dimostrare, che le sono contigue alla superficie del corpo solare, dove esse si generano e si dissolvono continuamente, nella guisa appunto delle nugole intorno alla terra, e dal medesimo sole vengono portate in giro, rivolgendosi egli in s stesso in un mese lunare con revolutione simile all'altre de i pianeti, cio da ponente verso levante intorno a i poli dell'eclittica: la quale novit dubito che voglia essere il funerale o pi tosto l'estremo et ultimo giuditio della pseudofilosofia, essendosi gi veduti segni nelle stelle, nella luna e nel sole; e sto aspettando di sentir scaturire(841) gran cose dal Peripato per mantenimento della immutabilit de i cieli, la quale non so dove potr essere salvata e celata, gi che l'istesso sole ce l'addita con sensate manifestissime esperienze: onde io spero che le montuosit della luna sieno per convertirsi in uno scherzo et in un solletico, rispetto a i flagelli delle nugole, de i vapori e fumosit, che su la faccia stessa del sole si vanno producendo, movendo e dissolvendo continuamente. Io ne ho scritto questa lettera di sei fogli, che sar buona per il volume(842); ma con altra occasione ne scriver pi risolutamente e demostrativamente. V. E. e l'altri SS. Lincei avertiscano, nello scrivere intorno alle cose mie, di non pregiudicare a quella stima nella quale l'hanno poste(843) appresso il mondo le loro tant'altre condizioni eccellentissime.
Perch la scatola in che venne la nota de i Lincei, arriv in pezzi, e qui in Villa non ce ne sono, n ci  tempo di mandare a Firenze, glie la rimando accomodata in quest'altro modo, insieme con alcune osservationi notate delle macchie solari(844), fatte con somma giustezza s delle forme come de i siti. Prego S. Ecc. lasciarne pigliar copia al Signor Cigoli pittore, che verr a domandargliele.
Gli bacio con ogni reverenza le mani, et la supplico a conservarmi la sua buona gratia e quella di quei Signori Lincei a i quali sono ancor debitore di risposta: ma scrivo con tanto incommodo e danno della sanit, che ben merito scusa della dilatione, e per sua intercessione spero d'ottenerla.

Dalla Villa delle Selve, li 12 di Maggio 1612.



676.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 maggio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 100. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Hor a punto, per il corriero di Genoa, ho riceuto la gratissima sua, con il catalogo honorato del suo nome(845); et essendo restato, per non haver sue lettere et nuova ch'ella fusse alla citt, di mandarle la scrittura del proponimento de'Lincei(846), hora, sicuro del ricapito, la mando per questo ordinario di Milano, acci, similmente honoratola che l'havr del suo nome, me la rimandi, facendola consignare al procaccio, acci venghi pi sicura.
Il non poter ancora haver nuova della sua sanit, mi dole grandemente: star sperandola et aspettandola. Il Discorso(847) et la lettera al S.r Velsero mi saranno carissime, sicome l'opinione delle macchie solari a confusione de'pseudofilosofi m' sopramodo piaciuta(848). N io n gl'altri Lincei in questi rumori scriveranno cosa che prima non passi per le mani di V. S., per la quale et sue cose non si p dir tanto che basti. L'intento  di sbacchettar questi veternosi ostinati, e celebrar pro viribus le sue inventioni et scoprimenti.
Il S.r Porta la saluta, et brama veder presto le sue lucubrationi: tutti i Lincei le sono servitori, et desiderano solo la sua sanit. Ho veduto con gusto grande le macchie solari, et ne ringrazio V. S. Il S.r Cigoli potr copiarle a suo gusto. Altro per hora non dir, se non che mi commandi, et le bacio le mani.

Di Roma, li 17 Maggio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
franca.
Fiorenza.



677...

GIULIANO DE'MEDICI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Praga, 17 maggio 1612.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea, 4366. - Autografa la sottoscrizione.

.... Il Marescial Wolski ancora ricorda non so che occhiali di Galileo, che altra volta ha chiesti a V. S.....



678.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 maggio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 19. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Con questo medemo ordinario di Milano ho congionta ad un'altra mia una scatola, coperta di tela incerata, rinchiusovi una scrittura diretta a V. S.; et perch pervenghi presto et sicura alle mani sue, et ch'ella possa altres rimandarmela, ho qua fatta fare ogni possibile diligenza, consegnandola con promessione che sar portata in proprie mani(849) a V. S. Mi  parso anco replicarli ch'ella medema vi facci usare avertenza. Per l'altro seguente ordinario di Firenze l'inviar anco alcune cose del S.r Persio, stampate per adempire la sua volunt(850); et credo saranno molto noiose a'Peripatetici. Del tutto mi sar caro havere aviso subito, come della sua sanit, nella quale il Signor la prosperi.

Di Roma, li 19 di Maggio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Il S.r Fabri(851) nostro si va tuttavia liberando dal dolore et impedimento del suo braccio(852), et speriamo presto star bene. Bacia le mani a V. S., et come medico dice che V. S. con una diligente purga discacci il suo catarro che l'offende le reni, che hora per la stagione le dovr esser facile, come desideriamo.


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



679..

GIO. LODOVICO RAMPONI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 21 maggio 1612.

Bibl Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVI, n. 10 - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re

L'occasione di M. Franc.o Magnanini, che, alloggiato in casa del molt'Ill.re S. Cav.re Ercole Bottrigari (dove spesso all'hore di diporto mi truovo per honesta conversatione), dimani s'invia verso Fiorenza, mi ha invitato a fare un'altra volta riverenza a V. S. molto I. ed Ecc.ma doppo il lungo corso di molti mesi ch'io (non so se troppo audacemente) le scrissi una mia(853) e replicatamente la risposta(854) a quanto lei benignissimamente, senza mio merto invero, si degn di rispondere; la quale tanto pi volentieri ho abbracciato, quanto ch'io sono sicuro che la lettera capiter in mano sua, il che l'altra volta sospettai molto che non avvenisse: il qual sospetto mi fu levato s che la prima le pervenisse, ma non gi se la seconda, della quale se bene, havendo io riguardo alla sua indispositione ed alle molte sue occupationi, la pregai ad astenersi dalla risposta, tutta via non havendone mai sentito pur un minimo segno, mi ha fatto dubitare o che V. S., ricevutala, non habbia scritto, o che la lettera non sia stata ricapitata a me. Se quello fosse, quando lo havesse trattenuto lo scommodo suo, mi sarebbe molto caro, ch altro non amo che ogni suo commodo; ma quando fosse stato per mio demerto, li chiederei perdono del fastidio apportatole: ma se questo, il che temo grandemente, o sia stato caso o opra altrui, troppo mi dispiacerebbe, perci che, avendole io in quella mia chiesto due gratie, l'una circa l'osservatione delle stelle fisse con lo stromento suo, per notarvi se vi si veggia mutatione alcuna nelle distanze, l'altra circa la rissolutione di quel dubio delle comete apparse in opposto del sole, che fu potente a cacciar dall'animo del S.r Ticone la hipotesi Copernicana, quando V. S. me le havesse concesso, oltre la privatione delle dette sue rissolutioni, di che non mi poteva essere cosa pi grata, non havrei potuto far con lei il debito compimento di ringratiarla e attribuirle ogni dovuta lode, il che mi si potrebbe ascrivere ad incivilitade; per il che schifare, godo che occasione cos opportuna e sicura mi si sia presentata di riverirla, e raffermare la servit allhora con lei contratta, con l'offerirmele pronto a'suoi commandi.
Creder che V. S. habbi havuto novella delle macchie osservate nel sole (beneficio pure di quel suo non mai abbastanza lodato istromento), cosa da molti riputata per favolosa: se mi facesse gratia di darne qualche avviso di quanto ella ne sente, mi sar gratissimo.
Io vidi poi, con duoi stromenti ottimi commodatimi dall'Ecc.mo S. Gio. Ant.o Roffeni, la vigilia della festa di S. Lucia, tutte quattro le Stelle Medicee, cosa che per la debolezza del mio non havea potuto sin allhora vedere; del che ne sentii grandissimo contento, non perch io ne dubitassi, ma per havere una volta ottenuto la bramata satisfattione di vederle con gli occhi proprii. N questa essendo per altro, me le raccomando in gratia, e le prego dal S.re Iddio ogni contento.

Di Bologna, il d 21 Maggio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Affett.mo Ser.re
Gio. Lodovico Ramponi.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r et Padron Oss.mo
Il Sig. Galileo Galilei.
Fiorenza.



680..

GIULIANO DE'MEDICI a BELISARIO VINTA in Firenze.
Praga, 21 maggio 1612.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea, 4366. - Autografa la sottoscrizione.

.... L'agente del Duca di Sassonia diceva al Segretario d'havere ordine dall'Elettore suo Padrone di cercare degl'occhiali del Galileo, et domandava che modo s'havrebbe havuto a tenere per comprarne; sich se fosse commodit a V. S. di mandarne, si pu credere che sarebbe cosa gratissima a cotesto Elettore....



681.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Roma].
Firenze, 26 maggio 1612.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta antica, dalle Lettere memorabili, ecc. (citate nell'informazione premessa al n. 675), pag. 34-36, dove vide per la prima volta la luce. Una copia di mano del sec. XIX  nella Bibl. Naz. di Firenze, Mss. Gal., Par. VI, T. VI, car. 29-30.

Ricevei la scatola con la scrittura(855), circa la quale ho per mio sommo honore esequito quanto V. E. comandava; e per il presente procaccio dover riceverla ben conditionata, havendogliela io consegnata in propria mano e caldamente raccomandata. Sto con desirio aspettando le cose del Signor Persio(856) per vederle e sentire quello che il Peripato ne dir; ma dubito che hor mai sia, non dir per rimoversi dall'ostinatione, ma per ammutirsi, ch cos mi pare che faccia in proposito delle macchie solari. Intorno al quale argomento mando a V. E. copia della lettera che scrivo al Signor Marco Velseri, dove veder accennata l'opinion mia, nella quale sono per resolutissimo et sicuro che non si  per trovare che il fatto sia altramente da quel che io dico; cio che le dette macchie sono nella superficie dell'istesso corpo solare, dal quale sono portate in giro, rivolgendosi egli in s stesso nello spatio d'un mese lunare incirca da ponente verso levante, conforme a tutte l'altre conversioni celesti; quivi se ne produchino continuamente e se ne dissolvano, sendo altre di pi lunga et altre di pi breve duratione, secondo che noi le veggiamo maggiori o minori, e pi o meno dense et opache: vannosi per lo pi mutando di giorno in giorno di figura, e spesso una si divide in due o tre e pi, et altre, prima separate, si uniscono; imitando in somma i particolari sintomi delle nostre nugole, le quali, sendo ubbidienti a'massimi et universali movimenti della terra, diurno et annuo, non restano per d'andarsi mutando di figura e di sito tra di loro, ma dentro a picciolissimi confini. Sopra di ci non ponga V. E. dubio alcuno, perch ne ho dimostrationi necessarie.
Sono alla fine della mia purga, e domattina credo che piglier l'ultima medicina; non per spero di essere per ridurmi nel pristino stato di sanit, non havendo usato troppo esquisita diligenza nell'astenermi da i disordini, et in particolare dall'aria notturna, dalla vigilia e da continua fatica et agitatione di mente: s che in questo sono stato, e posso essere, poco ubbidiente al consiglio del Signor Fabri(857); ma non sar gi tale in eseguir gli altri suoi comandamenti concernenti al commodo suo, qualunque volta le piacesse di honorarmene, s come desidero. Quando scrive al Signor Porta, la prego ad offerirmegli per servidore, e per tale mi ricordi(858) a tutti questi Signori Lincei; et a V. E. con ogni debita reverenza bacio le mani, et dal Sig. Iddio le priego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 26 di Maggio 1612.



682..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 26 maggio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 102. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'inviai, l'ordinario passato, con l'istesso di Milano, il proponimento de'Lincei, ove tutti siamo sottoscritti, pregandola a porvi il suo nome et rimandarmelo sicuro; et sebene credo le sia gi capitato, et l'aspetto di ritorno l'ordinario seguente, tuttavia m' parso bene, in ogni cautela, accennarlo anche adesso.
Aspetto con desiderio veder la sua epistola al S.r Velseri. Il Cigoli fu da me, et le diedi i disegni delle macchie, acci ne prenda copia(859). Raggionammo assieme pi di due hore di V. S., prendendoci non poco piacere e riso de'suoi arrabbiati aversarii, desiderando V. S. altres faccia che questi sono stromenti d'accrescer gloria co'lor spropositi cavilli.
II S.r Valerio  tutto di V. S., e questa altra settimana credo l'ascriveremo tra'nostri, con pensiero per di lassarlo speculare ne'suoi recessi, contentandoci vederlo una decina di volte l'anno; tanto, egli  solitario et de'suoi pensieri: ma gl'assicuro non perde tempo, et  di buonissima conditione. Pensavo mandarli un indice delle materie trattate dal Persio stampato(860), ma i revisori ancor me lo trattengono, per esser grandemente contrario ad Aristotele, che da questo pol considerarsi quanto domini hoggid: credo mandarlo per il seguente procaccio.
Non sar pi longo questa volta. Bacio a V. S. le mani.

Di Roma, li 26 Maggio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



683.

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 1o giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 5. - Autografa. Cfr. Vol. V, pag. 114-115 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

Grossa usura paga V. S. per dilatione di poco tempo, mandandomi in risposta di poche righe di lettera s copioso et diffuso discorso(861). Lo lessi, anzi, posso dire, lo divorai, con gusto pari all'appetito et desiderio che ne haveva; et le affermo che mi serv d'allevamento d'una lunga et dolorosa indispositione che mi travaglia straordinariamente nella coscia sinistra, non havendo sin hora gli medici saputo trovarvi efficace rimedio, anzi havendomi detto uno de'principali d'essi in termini molto chiari, che gli primi della professione havevan lasciato scritto di questo male: Alii aegre curantur, alii omnino non curantur: di che conviene rimettersi alla paterna dispositione della bont di Dio: Dominus est; faciat quod est bonum in oculis suis. Ma troppo mi diffondo in materia maniconica. Torno a dire che il discorso mi fu charo sopra modo, et, per quel poco ch'io posso discernere in questo proposito, mi pare scritto con s buone et fondate ragioni, spiegate modestissimamente, che Apelle(862), con tutto che V. S. contradica per il pi la sua opinione, se ne debbe stimar honorato molto. Ci vorr del tempo a farlo capace del contenuto, poich non intende la lingua italiana, et gli interpreti intendenti della professione, come il bisogno richiede, non sono sempre alla mano; ma si cercar di superare ancora questa difficolt. Ho scritto al S.or Sagredi, et lo replico a lei, che s'io fossi in citt dove si trovassero stampatori italiani, sperarei d'impetrare dalla gentilezza sua di poter publicare subito questa fatica, credendo di poterlo far sicuramente; poich essa procede con maniera tanto giudiciosa e circospetta, che quando bene si scuopra all'avenire in questo proposito cosa alla quale di presente noi non pensiamo, non sar mai tassata di precipitanza n di haver affermato cose dubie per certe: et sarebbe beneficio publico che di mano in mano uscissero trattatelli circa questi novi trovati, per tenerne la memoria fresca et per inanimar maggiormente altri ad applicarvi la lor industria, essendo impossibile che tanto gran machina sia sostentata dalle spalle d'una sola persona, quantunque gagliarda. Prometter ad Apelle, sopra la parola di V. S., le osservationi et disegni delle macchie solari di assoluta giustezza, che so da lui saranno stimate un tesoro. Io per hora non mi posso pi difondere, restando con bacciarle la mano et pregarle ogni bene.

Di Augusta il p.o di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.



684..

GALILEO a [MAFFEO BARBERINI in Bologna].
Firenze, 2 giugno 1612.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 1-3, con disegni a car. 18-26. - Autografa la firma.

Ill.mo et Rev.mo Sig.re et P.ron Colen.mo

Tra i molti favori riceuti da V. S. Ill.ma et R.ma, mi resta fisso nella memoria quello che ella mi fece alla tavola del Ser.mo Gran Duca mio Sig.re nel passar ella ultimamente di qua, quando, disputandosi di certa quistion filosofica, lei sostenne la parte mia contro all'Ill.mo e R.mo Sig.re Card.l Gonzaga et altri di opinione contraria alla mia; e perch mi  convenuto, per comandamento di S. A., mettere pi distintamente in carta le mie ragioni, et appresso publicarle con la stampa, che pur hora si  compita, mi  parso di doverne mandare una copia a V. S. R.ma, et appresso supplicarla che con sua comodit resti servita di vedere o sentire quanto io propongo in questo trattato(863), dove credo che ella non meno scorger che prese il patrocinio tanto di un suo servitore quanto della verit stessa.
Credo che haver inteso il romore che va a torno in proposito delle macchie oscure che continuamente si scorgono et osservano con l'occhiale nel corpo del sole; e perch di cost mi viene scritto che huomini di molta stima di cotesta citt se ne burlano come di paradosso et assurdo gravissimo, mi  parso di toccare brevemente a V. S. Ill.ma quanto passa circa a questo negozio.
Sono circa a diciotto mesi, che riguardando con l'occhiale nel corpo del sole, quando era vicino al suo tramontare, scorsi in esso alcune macchie assai oscure; e ritornando pi volte alla medesima osservazione, mi accorsi come quelle andavano mutando sito, e che non sempre si vedevano le medesime, o nel medesimo ordine disposte, e che tal volta ve n'eron molte, altra volta poche, e tal ora nessune. Feci ad alcuni mia amici vedere tale stravaganza, e pur l'anno passato in Roma le mostrai a molti prelati et altri huomini di lettere; di l fu sparso il grido per diverse parti d'Europa, e da quattro mesi in qua mi sono state mandate da varii luoghi(864) varie osservazioni disegnate, et in particolare tre lettere circa a questo argomento scritte al Sig.r Marco Velsero d'Agusta, e date alle stampe con un nome finto di Apelles latens post tabulam(865); le quali lettere mi furon mandate da l'istesso Velsero, il quale mi ricerc del mio parere intorno alle dette lettere, e pi circa a quello che io stimavo di poter sapere dell'essenza di esse macchie. Io gli scrssi una lettera di sei fogli in tal proposito, confutando l'opinione del finto Apelle e di quelli che sin qui ne havevano parlato; e finalmente, dopo molti e varii pensieri che mi sono passati per la fantasia, mi risolvo a concludere et indubitatamente tenere, che le dette macchie siano contigue alla superficie del corpo solare, e che quivi se ne generino e se ne dissolvino continuamente, essendo altre di pi lunga et altre di pi breve durata: sonvene delle pi dense et oscure, e delle meno; per lo pi si vanno di giorno in giorno mutando di figura, la quale  il pi delle volte irregolarissima; frequentemente alcuna di loro si divide in due, tre o pi, et altre, prima divise, si uniscono(866) in una; e finalmente, in virt di un loro universale e comune movimento, son venuto in certezza indubitabile che il sole si rivolge in s stesso da occidente verso oriente, cio secondo tutte le altre revoluzioni de'pianeti, terminando un'intera conversione in un mese lunare in circa. E per quanto ho osservato, la moltitudine massima di tali macchie si genera tra due cerchi del globo solare che rispondono ai tropici, e fuori di tali cerchi non ho quasi mai osservata alcuna di tali macchie; le quali, quanto alla generazione e dissoluzione, rarefazione, condensazione, distrazione e mutamenti di figura et ogn'altro accidente, se io dovesse agguagliare ad alcuna delle materie nostre familiari, non se ne troverebbe altra che pi l'immitasse che le nostre nugole.
Tutto questo che dico a V. S. Ill.ma et R.ma  talmente vero, e per tanti e tanto necessari riscontri da me confermato, che non mi perito punto a darlo omai fuori per sicuro; et il burlarsene molti, come intendo, non mi spaventa punto, perch siamo in materie che sempre potranno da infiniti et in tutte le parti del mondo esser osservate, e di mano in mano da quelli di miglior senso riconosciute per vere: onde io animosamente ardisco di esser il primo a dar fuora conclusioni che hanno sembianza di s strani paradossi. Solo mi dispiace che quelli che se ne burlano, giuocano, come si suol dire, al sicuro, certi di non perdere e con rischio di guadagnar assai; perch, se quanto io affermo et loro negano si trovasse esser falso, loro senza fatica nessuna havrebbono il vanto di haver meglio inteso, che altri doppo molte e laboriose osservazioni; e quando si venga in certezza che quanto io dico sia vero, essi restano scusati dal non havere prestato l'assenso a cose tanto inopinate. Se V. S. Ill.ma haver vedute le tre lettere del finto Apelle, io gli potr mandare copia della lettera che scrivo al Sig. Velsero in tal materia: intanto gli mando alcuni disegni delle macchie solari, fatti con somma giustezza tanto circa al numero quanto circa alla grandezza, figura e situazione di esse di giorno in giorno nel disco solare. Se occorrer a V. S. Ill.ma trattare di questa mia resoluzione con i litterati di cotesta citt, haver per grazia il sentire alcuna cosa de i loro pareri, et in particolare de i filosofi Peripatetici, poi che questa novit pare il giudizio finale della loro filosofia, poi che iam fuerunt signa in luna, stellis et sole; onde, insieme con la mutabilit, corruzione e generazione anco della pi eccellente sustanza del cielo, tal dottrina accenna corruzione e mutazione, ma non senza speranza di rigenerarsi in melius.
Ho tediato a bastanza V. S. Ill.ma e R.ma: scusimi per la sua infinita benignit, et per la medesima mi conservi il luogo che si  degnata donarmi nella gratia sua. Et humilmente me l'inchino.

Di Firenze, li 2 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma e R.ma
Devot.mo et Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.

[vedi figura 684a.gif]
[vedi figura 684b.gif]
[vedi figura 684c.gif]
[vedi figura 684d.gif]
[vedi figura 684e.gif]



685.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Par. VI, T. VIII, car. 104. - Autografa. Sul tergo del secondo foglio della lettera (car. 105) si legge, di mano di GALILEO: Lynceorum Constitutiones. Cfr. lin. 9 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

 stato questa sera meco il S.r Luca Valerio, contentissimo d'esser ammesso tra di noi, e me n'ha ringratiato grandemente. Io comincio a sodisfarmi del numero che ne sono qui e in Napoli, et pensare a farne fuori; et gi in Germania ho qualche notitia, come l'avisar con pi tempo. Ho voluto hora solamente soggiongerli, che havendo qualche soggetto o in Fiorenza o in Padoa, che gli paia a proposito, o capitandogli tale, mi far gratia particolare farci riflessione et propormelo, che mi sar carissimo. Le mando perci qui accluso un ristretto delle costitutioni(867) necessarie ad osservarsi, che gi mandai al S.r Porta.  cavato dal Linceografo, quale presto sar finito et verr da V. S., acci lo favorisca di rivederlo et avisarmi quello li parer ci si muti o accomodi, desiderando quest'impresa, s come da lei vien tanto illustrata, cos al valor suo particolarmente s'appoggi. Ammettiamo de'dottissimi et che gi hanno operato molto nella republica litteraria, per reggere, guidare, esser d'essempio et illustrare; de'giovani, ch'hanno gi fatto i studi ordinari e mostrano gran ingegno, per operare, seguitare et succedere; et l'uni et l'altri, per poter godersi il star ne'Licei, quando saranno fatti, secondo il loro puro arbitrio et quello de'superiori, regolato dalle costitutioni, et ivi studiare con tutte le forze.
Per il Liceo di Napoli mi propongono un luogo nobilissimo, che credo sar a proposito, et sar per concludersi: ma prima ne mander a V. S. la relatione, et non far cosa alcuna senza lei.
 tardissima l'hora, et io havr pur troppo distratta V. S. da'suoi degnissimi studi. Restar dunque col mandarle alcune piante Indiane, che per la lor bellezza et macchie di lince  parso gi al Terentio nostro, commentator di quell'opra(868), ornarle del nostro nome.
Il ristretto delle Costitutioni  copiato in fretta, e perci male. V. S. lo scusi. S'habbia cura alla sanit, et le bacio le mani.

Di Roma, li 2 Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li



686...

ANGELO DE FILIIS a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 21. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r P.ron Oss.mo

Ho amato e riverito il nome di V. S., assieme con tutti che conoscono il suo molto valore e l'utilit grande che ella, co'suoi mirabili scoprimenti, ha apportato et apporta al nostro e futuri secoli, et ho assieme desiderato esser da lei conosciuto per uno de'suoi servitori et ammiratori, sperandone l'occasione; n megliore o maggiore potea venirmi che questa, d'esser, per gratia del Sig.or Principe, di V. S., e delli altri S.ri Lincei, ammesso a compagnia tanto nobile, de spirti s dotti e s sublimi; per la quale devo correndo venir a palesarmeli d'obligo, d'amore, di fede, di devotione, vero servitore, e non minor d'alcun altro che V. S. habbia. Pregola per tale voglia conoscermi: e l'assecuro che tale mi trover sempre a'suoi commandi, che grandemente bramo; e che non mancher con tutte le forze oprarmi ne'studii delle nobili scienze, per poter degnamente servirli. Bacio le mani a V. S., pregando N. S. Iddio le conceda longa e felice vita con ogni contento.

Roma, 2 Giug.o 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo e Dev.mo Serv.re
Angelo de Filijs.
S.r Galileo Galilei. Firenze.



687.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 2 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 16. - Autografe le lin. 86-87 [Edizione Nazionale].

Ill.re Sig.or Ecc.mo

Pu essere molto ben certa V. S. Ecc.ma, che s come le sue lettere mi riescono sempre carissime, cos l'ultime di 12 Maggio mi hanno dato la vita, perch avanti la ricevuta di quelle un Thedesco bestia port nuova al Bacci ch'ella era morta; onde intendendo io da lei stessa la ricuperata sanit, mi  paruto essere seco risusitato. Lodato Iddio che le nuove cattive siano false, et le buone vere.
Io la ringratio senza fine della memoria ch'ella tiene di me, et della continuatione dell'amor suo verso la mia persona; et per ci desidero che sia dato d'accordo da noi per l'avenire un severissimo bando al silentio, et che ogni settimana ci scriviamo scambievolmente. Et io per la mia parte mi sottoporr ad ogni pena, quando che non osservi questa capitulatione.
Mandai la settimana passata le lettere di V. S. al Sig.or Marco Velser(869), col quale, gi quattro mesi, feci amicitia per via de'R.di Padri Gesuiti, suoi svisceratissimi. Ho ancora inviata la copia heri a Mons.or Arciprete(870), et quando dall'uno et dall'altro mi capiti la risposta, le inviar subito a V. S.
Sopra le macchie del sole io ne ho fatto pochissima speculatione, rispetto che in tanto ho creduto che egli sia tutto lucido, in quanto che egli mi appariva tale; onde apparendomi poi altrimenti, poco travaglio ho recevuto a mutarmi di opinione, restando persuaso di quanto V. S. scrive nel suo discorso.
Io mi trovo diversi occhiali di mediocre bont, o, per meglio dire, buoni come gli altri. Il Bacci ha un'ottima forma di quattro in cinque quarte, et un'altra mezana di otto quarte. Un pover'huomo, amico mio, ne tiene una di sei, che riesce benissimo, et lo specchiaro dalla R[...]a ne ha una di sette, assai buona. Per mi avisi V. S. di qual longhezza desidera li suoi vetri, ch ne far subito provisione. De'longhi se ne trovano fin quatordeci quarte et anco venti, ma non riescono chiari, per non esser le forme molto esquisite, et ancora perch la longhezza porta seco oscurit.
Aspeto il suo discorso stampato(871), et se bene pi caro mi sar il riceverlo per mano di V. S. medesima, tuttavia la prego mandarlo(872) subito che sia fornito di stampare; et potr farlo consignare al Sig.r Residente, al quale io ho raccomandate queste mie.
Io non ho osservati li Pianeti Medicei: ben, essendo in Soria, osservai le Stelle Medicee col primo instrumento che io hebbi; anzi avanti che io l'havessi, restava in grande aspetatione per osservare le istesse costellationi, che a punto ella ha osservato: onde leggendo poi il Sidereus Nuncius, restai con qualche maraviglia d'havere incontrato cos puntualmente la istessa parte del cielo. Se mi sar da lei mandato le sue osservationi de'sudetti Pianeti, sar cagione che io li osservar.
Io, come ho scritto qui sopra, vorrei che continuamente si scrivessimo; et gi che la separatione et lontananza nostra mi vieta il poter godere la soavissima conversatione sua et l'imparare da lei, come facevo gi qualche anno, prego V. S. Ecc.ma al meno esser contenta con sue lettere ristorare in parte la mia perdita, rispondendomi alli quesiti che io le far. Et perch io intendo affaticarla poco, et valermi io solo delle sue risposte et instrutioni, per ci baster ch'ella si compiacia rispondermi brevemente, tanto che io possa intendere la risposta, perch poi io repplicher li dubii che mi nasceranno, et le dir l'opinione mia.
Versa hora la mia speculatione, anzi dir meglio il mio desiderio di speculare, sopra il modo col quale si faccia la vista, et come gli occhiali, cos ordinarii, come questi della nuova inventione, siano di aiuto per acrescer et migliorarla. Et perch (come V. S. Ecc.ma sa) io sono mathematico di nome et niente di essenza e verit, perci non havendo veduto n Vitelione n altri auttori che trattano della prospetiva, io non ho in testa altra dottrina che quella che mi ha dettato il proprio discorso, della quale nondimeno io resto molto [pa]go, s come all'incontro il S.r Mulla(873) et Maestro Paolo tengono per falsa l'opinione mia: alla quale havendo io preso qualche affettione, ma per non volendo mettermi hora a studiare n Vitelione n altri, prego perci V. S. scrivermi brevissimamente et senza dimostrationi la opinione degli auttori circa la vista; et se non vuole affaticarsi tanto di scriverle tutte in una volta, si compiacia al meno ogni posta dicchiarirmene con dieci sole sue righe una al meno. Et perch io stimo pi lei et il suo giuditio che quello delli scrittori, in particolare la prego con le prime scrivermi sommariamente la sua.
Ho inteso con molto contento che V. S. habbia trovato luoco di buono aere per la sua complessione, et in particolare che ricevi questo commodo dalla cortesia del S.or Salviati, godendo in un istesso tempo della felicit dell'aere et della soavissima conversatione di un tanto Signore, amato et stimato da me per molte relationi del merito suo venutemi da pi parti, ma certamente per lo infalibile testimonio di V. S., la quale, s come, guidata dalla verit, m'ha fatto cenno delle sue nobilissime conditioni, cos devo io ringratiarla che, per ecesso di benevolenza et per favore particulare, habbia, con offitiosa bugia, procurato di metermi in gratia di quel Signore; il quale acci in alcun tempo non habia a scemare quella credenza ch'egli ha alle parole di lei, scoprendomi nudo di quele buone qualit ch'ella mi ha atribuito, deve V. S. procurarmi alcuna occasione di servirlo, s che restando pago della prontezza mia et vedendomi inclinatissimo a servire chi merita, pi facilmente condoni a lei et a me li miei mancamenti.
La morte del Sig.r Paulo mio fratello seguita questo carnevale passato, et una incredibile opressione che io ho patito dal soverchio freddo di questo verno, mi hanno oltre modo sbigottito; ma, lodato Iddio, da un mese in qua io sono alquanto rihavuto, et spero ritornare alle solite speculationi et gusti, alla perfettione de'quali manca solamente la persona di V. S. Ecc.ma, et perci convengo pregarla far sforzo a s stessa(874) di lasciarsi un poco vedere; che sar fine di queste, preghandole dal Signor Dio perfetta sanit et contento. Tutti gli amici la risalutano, rallegrandosi della recuperata sanit.

In Ven.a, a 2 Giugno 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Desiderosiss.o di ser.1a
Gio. Fran. Sag.



688.

GALILEO a BELISARIO VINTA [in Firenze].
Firenze, 4 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IV, car. 54. - Autografa.

Ill.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho mandato al Ligozzi(875) per havere il cannone, e gl'ho anco mandata la lettera di V. S. Ill.ma, acci ch'ei vegga con quanta instanza(876) venga chiesto da S. A. S.: in somma il cannone non  ancora miniato, e per mio credere non si minier cos per fretta, se non si gliene fa maggior instanza. Io vi sono stato molte volte, ma veggo che poco mi giova: per V. S. Ill.ma vegga di farlo sollecitare per qualche altra banda. Io ho i cristalli all'ordine, gi 4 mesi sono, per detto cannone, et quanto prima far che siano in pronto per due altri strumenti, s che per me non si resti di servire S. A. S., et lei ancora; alla quale con ogni reverenza bacio le mani, e gli prego felicit.

Di casa, li 4 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma
Oblig.mo Ser.re
Galileo Galilei.

Fuori: All'Ill.mo Sig.r Ca. Vinta



689.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 23. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Mons.r Magi(877), vescovo di Lucera, passandosene a Milano per cotesta volta, si  mostrato desiderosissimo conoscere V. S. di presensa, come l'ha stimata et amata per fama; et io, che honoro molto le peregrine virt di S. S.ria R.ma mi  parso con questa significarlo a V. S., acci lei, non solo conforme alla sua nobil natura, ma anco per mio rispetto, partecipe detto Monsignor del suo singolare valore et dell'ammirande speculationi celesti, sicuro che ne sentir quel gusto che prova ogni dotto ingegno. Ch' quanto m'occorre; et a V. S. prego continua prosperit.

Di Roma, li 4 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.te

Monsignor desidera di veder egli proprio, poi che non credendo prima, ha cominciato poi a farlo per l'autorit di molti, et vol finir di sodisfarsi al'istesso fonte. Bacio a V. S. le mani.


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



690.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 5 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 75. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill S.re

M' pervenuto il trattato composto da V. S. sopra le differenze che nacquero mentre ero cost nella questione filosofica(878), et con molto piacere l'andr vedendo, s per confermarmi nell'opinione che havevo simile alla sua, come per amirare questa con l'altre opere del suo rarissimo ingegno.
Ho v[eduto] quello che V. S. m'ha scritto(879) dell'osservatione fatta da lei delle macchie scortesi nel sole, et la distintione che si contiene nelle figure mandatemi, et la conclusione ch'ella ne cava; et non mancher di pigliar occasione da ritrarne il parere de gl'intelligenti di questa citt per avvisarglielo. Non viddi gi le tre lettere del finto Apelle(880); et per se con esse V. S. mi favorir della risposta data da lei al S.r Valsero, mi sar accettissimo di sapere tutto quello che passa in questa materia, et potr tanto pi fondatamente discorrerne. Fra tanto la ringratio particolarmente ch'ella si compiaccia di comunicarmi le cose sue, da me stimate quanto richiede il suo valore, et le ne resto obligatissimo, pregandola a continuare, dandomi occasione di mostrarle il mio affetto verso di lei, alla quale prego da Dio ogni felicit.

Di Bologna, li 5 di Giugno 1612.
Di V. S.

la quale io ringratio dell'affettuosa dimostratione ch'ella s' compiaciuta di far verso di me.

S.r Galileo Galilei.





Come fratello aff.mo
Il Card.l Barberino.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



691...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 27. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Credo, fino due settimane fa da il Sig.r Marchese sappia con quanto gusto noi rincontramo le sue giustissime machie con le mia, le quali, sebene sono abbozzate, nondimeno si riconoscieva benissimo la principale; sebene ancho le mie erano osservate a diverse ore, per lo impedimento che  del continuo a Monte Cavallo alla loggia di Borchese(881), per la quale mi affretta s che non mi lascia dar fine alla cupola di S.a Maria Maggiore.
Quanto alla sua oppinione, che ella  di queste machie, mi piace et mi quieta del tutto, et nelle altre  molti scrupoli; ma credo bene che sar dura a persuadere l'universale inveterata oppinione. Per dice il Sig.r Marchese, il Padre Ganberghiere(882) che non vorrebbe in queste sue oppinioni andasse cos a un tratto dichiarandosi, ma per via di disputa dicesse lo istesso, e stesse a udire. Non  ancora detto dell'ultima sua, perch dice che io la taccia; et cos  fatto. Ci siamo maravigliati, non sia comparso ancora la promessa et della lettera et delle cose sotto la stampa: per ricordatevi della promessa, perch non ci  di me chi pi l'ami et le desideri; s che non le mettete nel dimenticatoio. Delle machie, le osserverei con giustezza, ma non  commodit di casa, et sono ancho molto impedito dalla fretta de'lavori, i quali camminano inanzi allegramente, non con tante spanpanate, ma immodo che mi contento e onoratamente, con grandissimo disgusto di alcuni pochi malefici, i quali stanno molto rintuzzati. Io delle loro abbaiate ne fo poca stima: fo il meglio che io so, et Dio mi aiuta. Et con questo le bacio le mani, et Dio la feliciti; et saluti il Sig.r Filippo(883) et cotesti Signori.

Di Roma, questo d 8 Giugnio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig. Galileo Galilei.
Firenze.



692.

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 8 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 106. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc. S.r mio Oss.mo

Non potrebbe credere V.S. il gran gusto ch'ho sentito in leggere l'ultima lettera di V. S., poich n'ero bramosissimo per esserne stato digiuno tanto tempo dubitando senz'altro che ci avvenisse per qualche sua corporale indispositione, di che sentivo grandissimo travaglio. Lodato il Signore del notabile miglioramento che V. S. ha fatto: spero nella divina Sua bont che con le prime haver aviso ch'ella sia perfettamente risanata.
Dal Cl.mo S.r G. Fr.co Sagredo ho havuto, insieme con la lettera, anco la scrittura che V. S. ha scritto al S.r Velsero intorno alle macchie solari, ci  copia di quella; la quale lessi subito con grandissima avidit, per esser materia molto curiosa. L'ho poi data a leggere a questi nostri amici, s che adesso va prae manibus con molto lor gusto: andar poi raccogliendo l'opinioni loro, che con altre mie pi distintamente le scriver. Intanto le dico ch'ella con tal sua scrittura ha eccitato gran contrasti in queste librarie fra questi filosofi; uno de'quali, che l'ha veduta, disse al S.r Cremonino ch'io volevo mostrarla anco a S. E., a che rispose: Io non la voglio vedere. Dubita pure che V. S. gli infraschi il cervello, e sia necessitato a non prestar quella pienezza di fede alla sua filosofia come sinhora ha fatto. Il suo libro De caelo(884) ancora non s' incominciato a stampare: subito che sia stampato, procurer che V. S. sia de'primi ad haverlo, se bene meriterebbe che ella facesse l'honore alle cose sue, che egli fa a quelle di V. S.
Quell'opera di quel S.r Giulio Cesare(885), che ella dice, non pervenit ad aures nostras, non che ad manus, s che non se le pu dir cosa alcuna. Il S.r Ciampoli(886) part un giorno prima che venisse la scrittura di V. S. per la volta di Milano, per tratenirsi con quel S.r Cardinale(887) qualche giorno, e poi venirsene alla volta di Fiorenza. Il S.r Lorenzo, cugino del S.r Baldino(888), va con 'l Prencipe Peretti in Germania, Fiandra e Francia et altri paesi vedendo del mondo, servendolo per guida fedele.
Ho fatto le raccomandazioni di V. S. a gli amici: resta il S.r Livello(889), il quale pur sta bene: e tutti la risalutano di cuore. Era sparsa voce che ella veniva a stare un mese con noi in queste parti, ch'era di gran consolatione a tutti, e forsi li gioverebbe molto per ricuperare le forze.
Di nuovo non saprei che dire a V. S. Morse questi giorni qui in Padova il S.r Giorgio Cornaro, figliuolo primogenito del S.r Nicol e nipote di Mons.r Vescovo nostro, quello che, per esser dottore et in et di 30 anni hormai, doveva essere il fondamento di questa casa; onde questi Signori sono restati addoloratissimi. Ancora siamo senza mathematici, e non si sente moto alcuno: e questo basti per questa volta. Il Signor la feliciti, e le bacio le mani.

Di Pad.a a gli 8 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc. S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



693..

GIROLAMO MAGAGNATI a GALILEO in Firenze.
Murano, 8 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 25. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo

Ho ricevuto il Discorso di V. S.(890) che m' stato carissimo in sommo, e particolarmente perch, non sentendola lamentar d'indispositioni, argomento che sia fatta del tutto sana, che ne sia ringraziato Dio.
Il S.r Giacomo Badovere  qui, e far le sue raccomandationi quanto prima lo vedr.
La ringrazio delle nove, e sento infinita consolazione, per gl'interessi di S. A., che quelle famiglie Portughesi si riduchino a Pisa e Livorno, perch sendo quelle genti attissime al negozio e molto pratiche, non potranno se non essere di gran giovamento al paese e sodisfattione di S. A. Ser.ma; e s come il sito per le navigazioni  di gran lunga pi commodo d'ogni altro dell'Europa, niuno eccettuato, cos chi v'introducesse industrie e traffichi, senza dubbio diverrebbe in poco tempo un emporio del mondo; e s come il colmo della navigazione per le Indie si  ridotto in Olandesi, e gran parte del negozio di Levante in Marsilia, onde Venezia e dell'una e dell'altro  poco men che priva, cos il tutto si ridurrebbe a Livorno e Pisa. Et io, che per molti discorsi havuti co'primi pratici di negozio, e per qualche mio natural giudicio, ho conosciuto il medesimo, havevo gi determinato di menar il poco rimanente di mia vita in que'paesi, e tanto pi di buon cuore, quanto ch'io vi haveva cos caro amico e padrone com' V. S.; ma conosciuto a pi d'un segno ch'io non ho merito o qualit da potermi render grato(891), ho stabiliti qui i miei pensieri e radicatili per negozii interpresi pi profondamente di prima, poi che l'indizione corrente cos apporta, per esser le ceneri d'Alicante e di Soria, nerbo principale del mio negozio, in grandissimo smacco, con certezza, Dio lodato, di molto utile, tutto ch'io sia astretto da dura necessit, per opera d'Ill.mi a chi non ho potuto negarlo, di partir il guadagno con tre Muranesi(892), e solo goder la quarta parte de'miei sudori.
Ho ricevuta una lettera di Torino dal Cav.r Marino, al quale  nato pensiero di far un discorso, nel quale piglia a persuader i Prencipi di Germania ad eleggere Re de'Romani il Duca di Savoia, e mi d conto del metodo che tiene e delle materie pi importanti che tratta, pregandomi che in questo proposito io scriva alcuna cosa. L'ho servito, e m' venuto fatto non so se discorso o pronostico, per quel ch'io credo di curiosa se ben brevissima lettura; e se non che si disconviene lasciarmi uscir di mano scritta nata per lui, che in confidenza me l'ha richiesta, glie la havrei inviata, perch vedesse fin dove arriva la poesia Napolitana e la politica mista d'astrologia Veneziana: ma rideremo un giorno, se le promesse di V. S., di venir a goder per qualche mese il mio orto Muranese, non riescono vane, il che non vorrei; per, caro el m bel compare, z che no s vegn a magnar delle burgarelle, no me lass slanguire da vuoia de verve, e vegn a regiottar dell'a e starghe chin al tempo delle polente e an tutto el tempo d'i ravol, s' vol verme a vegnir grasso co  un porcato, per no dir co s v. Ors  posso dir: Cant el galo, e p f d; l' un insonio el m, ma anche in insonio se galde qualche bota, e de tanto besogna contentarse, al s malenazo despetto.

Di Murano, agl'8 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Gir.mo Magagnati.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



694..

GALILEO a [MAFFEO BARBERINI in Bologna].
Firenze, 9 giugno 1612.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 4. - Autografa la firma.

Ill.mo et R.mo Sig.re e P.ron Colen.mo

Mando a V. S. Ill.ma et Rev.ma le tre Lettere scritte al Sig. Marco Velsero in proposito delle macchie solari, e stampate sotto nome finto di Apelle(893); gli mando appresso copia della lettera(894) che scrissi al medesimo Sig.re Velsero, concernente le cose contenute nelle dette tre lettere: et adesso sono intorno ad un'altra lettera al medesimo Signore, dove pi resolutamente confermo e con efficaci ragioni stabilisco quanto in questa prima ho accennato; e finita che io l'habbia, la far vedere a V. S. Ill.ma E perch di queste tre Lettere del finto Apelle non ne sono qui altre copie, supplico V. S. Ill.ma, che dopo che con suo comodo le haver vedute, resti servita di mandarmele indietro. E perch l'hora  tardissima, finir con baciarle con ogni reverenza la veste, pregandogli da Dio il compimento d'ogni suo desiderio.

Di Firenze, li 9 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma et R.ma
Devot.mo et Obbligat.mo Ser.re
Galileo Galilei.



695.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 9 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 108. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Questa mattina ho riceuto i libri(895), de'quali la ringratio, et hora sto avidamente leggendoli.
Il S.r Fabio Colonna, al quale ho dato cura di negotiare in quel Liceo di Napoli, m'ha mandato un ragguaglio del luogo da comprarsi: ho voluto mandarle acclusa la copia(896), acci ne dica il suo parere. Io v'inclino, seben la spesa  maggiore di quello vorrei spendere in casa, poich ha molte buone qualit. Havremo tempo a risolvere sino a rinfrescata, ch allhora mandar il S.r Stelluti, nostro procuratore, a pigliar questo o altro, come risolveremo.
Il S.r Luca Valerio fu ascritto gioved. Scrissi a V. S. per la passata di propagar altrove: favoriscami andarlo a bel agio considerando. Resta qui il S.r Demisiani, mio amico vecchio et conosciuto da V. S.; ch, gi che non s'astringono i Lincei tutti ad altro che a quelle general constitutioni che l'inviai la passata, et il vivere ne'Licei sotto le regole studiose toccar a quelli che vorranno ritirarcisi solamente, et a'giovani particolarmente, sar soggetto molto riguardevole, come ch' eruditissimo. N'aspetter da V. S. risposta, et hora, per non trattenerla pi in longo, le bacio le mani.

Di Roma, li 9 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Se vorr che le due lettere al S.r Velsero si stampino e publichino qui, sole o accompagnate, et in quel modo vorr, accenni, ch si far subito; et commandi, ch tutti desideramo servirla, et io particolarissimamente, come devo.


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



696..

MARGHERITA SARROCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 9 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIII, car. 20. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re Sig.re et P.ron Oss.mo

In questo punto ho recevuto la lettera di V. S., co 'l trattato(897) che ella mi ha favorito mandare. Io et il Sig.r Luca lo leggeremo con ogni affetto et con ammiratione, come meritano tutte le cose di V. S., et le rendemo amboduo infinite gratie della gratia che ci ha fatto. Mi sono ancora infinitamente rallegrata che la stia con ferma speranza di salute.
Quanto al mio poema, V. S., come gi le ho scritto, mi far favore rimandarmelo, perch ci ho fatto molte mutationi, di modo che quello non  pi buono. Io lo far di nuovo copiare et lo mandar a V. S., et sar in miglior tempo, perci che spero che ella all'hora star con sanit. Se intanto con cotesta Altezza si pu far nulla, V. S. favorir una sua serva. Nel tempo che le mandar il mio poema, la pregar a riveder le cose mie liriche. Intanto leggeremo il suo trattato, et scriver pi lungo poi a V. S., alla quale con ogni affetto di cuore bascio le mani.

Di Roma, a'9 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re
Serva Affettionatiss.a davero
Margherita Sarrocchi.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Galileo Galilei.
Firenze.



697.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 13 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 77. - Autografa la firma.

Molt'Ill.re Sig.re

Quando mi pervenne la lettera di V. S. con le scritte al Velsero(898) et la risposta fattagli da lei, apunto havevo finito di vedere il discorso ch'ella m'haveva prima inviato(899); nel quale mi pare ch'ella con ottime ragioni, tanto filosofiche naturali, quanto mathematiche, sostenta egregiamente la sua opinione, se bene a me non sta il darne giudicio, dovendosi aspettar da persone pi intendenti di me in queste materie. Et quanto alle macchie solari et a quello ch'ella ne discorre, veggo parimente che tocca cose nuove e curiose con molto buoni fondamenti, et ch'ella  arrivata col suo raro ingegno a quella cognitione che in s breve tempo di osservatione si pu havere; e certo  che l'opinione reprobata da V. S., al parer mio, per le considerationi che V. S. ne adduce, non  subsistente. Ho letto e considerato il tutto con mio grandissimo diletto, e star aspettando la replica che V. S. fa in questo proposito, per cavarne dupplicato piacere. Et fra tanto rendendole gratie infinite di quanto si compiace di participarmi, le ne resto con obligatione et le rimando le dette tre lettere(900); et prego che Dio Nostro Signore la feliciti.

Di Bologna, li 13 di Giugno 1612.
Di V. S
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Come fratello Aff.mo(901)
Il Card.1 Barberino.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.


698..

GALILEO [a FERDINANDO GONZAGA in Roma].
Firenze, 15 giugno 1612.

Arch. Gonzaga in Mantova. Autografi. - Autografa.

Ill.mo e R.mo Sig.e e P.ron Colen.mo

Si compiaqque il Ser.mo Gran Duca mio Signore di comandarmi che io mettessi in carta le mie ragioni intorno a certa disputa che cadde alcuni mesi fa tra certi litterati di questa citt e me, della quale anco incidentemente V. S. Ill.ma e R.ma ne intese alcune cose una mattina alla tavola del Gran Duca(902): et essendosi pur hora finito di stampare tal mio Discorso, mi  parso mio debito d'inviarne una copia a V. S. Ill.ma et R.ma, non senza speranza di guadagnarmi il suo assenso, se mai accader che ella mi honori di dargli una vista; il che reputer mia somma ventura e favore, come, e molto pi, se ella mi degner di qualche suo comandamento, vivendogli io humilissimo servitore. Con che, reverente gli bacio la veste, e dal sommo Dio gli prego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 15 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma et R.ma
Devot.mo et Obbligat.mo Ser.re
Galileo Galilei.



699.

GALILEO a [PAOLO GUALDO in Padova].
Firenze, 16 giugno 1612.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. XLVII della Cl. X It., n. 18. - Autografa.

Molto Ill.re e molto R.do Sig.re Osser.mo

Ho inteso per la gratissima sua(903) quanto passa sin hora in proposito della lettera mia circa le macchie solari; di che mi prendo gusto, et in particolare di quelli che, per non havere a credere, non vogliono vedere: et il gusto procede perch io sto sempre sul guadagnare e mai sul perdere, perch continuamente si vien convertendo qualche incredulo, e de i gi persuasi mai non se ne ribella veruno; perch tutto 'l giorno si vanno scoprendo nuovi rincontri in confermazion della verit; la quale chi l'ha dalla banda sua, sta bene, e pu ridere nel veder gl'avversarii sbattersi et affaticarsi in vano. Ho anco un'altra consolazione: che queste macchie solari, e gl'altri miei scoprimenti, non son cose che col tempo passino via e non ritornino cos per fretta, come le stelle nuove del 72 et 604 o come le comete, che pur finalmente si perdono e danno agio, con la lor mancanza, di riposarsi a coloro che, mentre esse furon presenti, stettero in qualche angustia; ma queste gli terranno sempre al tormento, perch sempre si vedranno: et  ben ragione che la natura mandi una volta a vendicarsi contro l'ingratitudine di coloro che tanto tempo l'hanno bistrattata, et che per certa loro sciocca ostinazione voglion tener serrati gl'occhi contro a quel lume ch'ella, per loro insegnamento, gli tien sempre davanti. Ecco che ella finalmente con caratteri indelebili ci mostra chi ell' e quanto ella sia nemica dell'ozio, ma che sempre et in ogni luogo gli piace di operare, generare, produrre e dissolvere, e queste sono le sue somme eccellenze. Ma non voglio hora entrare in materie da non esser capite in una lettera.
Ho ricevuto dal S. Velsero avviso(904) come la mia gl' pervenuta, e che gl' stata grata; ma che Apelle per hora non potr vederla, per non intender la lingua. Io l'ho scritta vulgare perch ho bisogno che ogni persona la possi leggere, e per questo medesimo rispetto ho scritto nel medesimo idioma questo ultimo mio trattatello(905): e la ragione che mi muove,  il vedere, che mandandosi per gli Studii indifferentemente i gioveni per farsi medici, filosofi etc., s come molti si applicano a tali professioni essendovi inettissimi, cos altri, che sariano atti, restano occupati o nelle cure familiari o in altre occupazioni aliene dalla litteratura, li quali poi, bench, come dice Ruzzante, forniti d'un bon snaturale, tutta via, non potendo vedere le cose scritte in baos, si vanno persuadendo che in que'slibrazzon ghe suppie de gran noelle de luorica e de filuorica, e conse purass che strapasse in elto purass; et io voglio ch'e'vegghino che la natura, s come gl'ha dati gl'occhi per veder l'opere sue cos bene come a i filuorichi, gli ha anco dato il cervello(906) da poterle intendere e capire. Contutto ci vorrei che anco l'Apelle e gl'altri oltramontani potessero vederla; e qui, per esser io occupatissimo, haverei bisogno del favore di V. S. e del S. Sandeli(907), il quale mi facesse grazia di trasferirla quanto prima in latino e mandarmela poi subito, perch in Roma  chi si  preso cura di farla stampare insieme con alcune altre mie. Io intanto ander finendo la seconda per farne l'istesso, e parimente l'invier a V. S.; e caso che il S. Sandeli voglia favorirmi, perch so che alcuni termini proprii et alcune frasi dell'arte potriano dargli qualche fastidio, non occorre che guardi a ci, perch io in questa parte la ridurr a i proprii nostri termini. Se io potr haver tal grazia, V. S. me n'avvisi subito, et ne procuri quanto prima l'espedizione; et intanto si comincer a fare stampar la italiana in Roma, et il tutto resti inter nos. Che sar per fine di questa, con baciar a V. S. e a tutti gl'amici con ogni affetto le mani, pregandogli da Dio ogni contento.

Di Firenze, li 16 di Giugno 1612.

Poich, il S. Ciampoli sar qua di corto, V. S. sar contenta dar l'altro mio Discorso al Clar.mo S. Francesco Duodo, insieme con l'alligata.

Di V. S. molto I. et molto R.da
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



700.

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 16 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 111-112. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Mi duole che V. S. non possa comprendere quanto io stimi la persona sua, perch intenderebbe ancora da per s qual favore ella mi habbia fatto nello scrivermi la cortesissima lettera delli 4, et inviarmi il Discorso(908) che ad essa era congionto. Per io debbo prima rendere a V. S., come fo, affettuosissime gratie del pensiero, che la sua propria humanit le ha messo nell'animo di favorirmi, e poi dirle che le havrei scritto pi volte e sarei ricorso a lei per esser fatto chiaro di alcune cose, se non mi fossi dato a credere di noiarla. Non gi ch'io porti opinione che la gentilezza di V. S. venghi meno nel sodisfare agli altrui honesti desiderii, ma perch'io intendo che sono tanti coloro, che da tutte le parti le scrivono e le muovono dubbii, che le trattengono molto il corso delle principali opere et occupationi sue; ond'io non ho voluto accrescerle impedimenti con cose di poco momento, dove io bramo pi tosto di servirla per metter fretta al medesimo corso: la qual cosa io adempio almeno col pregare il Signor Iddio che lo renda felice, secondo il desiderio di V. S. stessa e l'aspettatione de'servitori suoi e degli amatori della verit delle scienze.
Io mi trovava a Frascati, alla villa del S.r Card. Aldobrandino, per occasione delle nozze della nipote che vi si sono celebrate, quando mi fu renduto col su e la lettera e 'l Discorso di V. S., in tempo ch'io non potei per l'ordinario passato risponderle; ma n meno, fra quella frequenza e quasi tumulto di persone e strettezza di luogo, ho potuto mai ritirarmi a leggerlo, bench io n'ardessi di voglia: onde havendolo solamente cominciato da poi che io ne son tornato, non posso ancora dirle d'haverlo finito, e per la brevit del tempo e per la qualit della materia, che, essendo sottilmente trattata, ma non meno sodamente, vuole una particolare attentione. Con altre dunque ne le scriver; e intanto io sento grande allegrezza che V. S. habbia ridotto i calcoli del moto delle Stelle Medicee a perfettione, opera veramente grande et insieme eterna: et ancorch mi basti di aspettare di vederne le determinationi quando essa le publicher al mondo, poich io spero che ci sia per accadere fra non lungo tempo, nondimeno, per incominciare a partecipare pi presto del beneficio del suo valore, la prego a favorirmi delle costitutioni di quindici d solamente innanzi che Giove si occulti, perch con l'aiuto di qualche amico havr diletto, hora che la stagione  buona, di raffrontarle; e bench io sia certo di non poterlo fare con l'isquisitezza che fa V. S., nondimeno da vicino io mi avvedr della giustezza loro e ne goder grandemente.
Egli  gi pi d'un anno, che V. S. mi diede notitia a bocca delle macchie solari e del moto loro intorno al corpo del sole; da poi vidi l'Epistole scritte al Velsero da quell'autore non nominato, et una lettera del medesimo Velsero, nella quale ben mostrava di sapere che V. S. n'havesse cognitione, ma si persuadeva ch'ella non fosse arrivata tanto oltre in s fatta specolatione quanto il predetto autore(909): il quale certamente argomenta bene, ch'elle sieno vicine al corpo solare e si girino intorno a quello, e bene ha compreso che si unischino insieme e si dividino; ma la conclusione che poi ne fa, che sieno stelle, s come a me non parve buona per pi ragioni, cos mi  piaciuto di sapere hora, dalla lettera di V. S., ch'ella sia falsa, con altre cose di pi che mi hanno empiuto di maraviglia: e nel vero fra quante celesti apparenze si sono scoperte da lei, questa mi sembra la maggiore e di maggiore conseguenza. Io l'ho vedute molte volte, e mi  stato avviso di scorgerle distintamente, quali V. S. le mi rappresenta, et in particolare le mutationi che fanno da un giorno all'altro. Ma io spero di dovere anche intendere le ragioni, che la persuadono e costringono a prononciarne ci che n'afferma; e mi era per stato detto che si dovevano stampare alcune lettere di V. S. in questo proposito, con le figure delle macchie osservate e quelle delle dimostrationi ch'ella ne fa, che io non so se io dovr pi aspettare: ma se non per tempo, almeno tardi, io mi assicuro di haverne a vedere da V. S. molta dottrina. Fra questo mentre sommamente mi ha dilettato l'intendere la sostanza che V. S. me n'ha significata, e ne la ringratio senza fine, obligato rimanendole non meno per ci, che per la memoria che di me tiene, il quale certo le corrispondo nell'osservarla e nel desiderare di servirla: e con ogni affetto le bacio la mano.

Di Roma, li 16 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
G. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



701.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 16 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 113-114. - Autografa.

Ill.e Sig.r Oss.mo

Hebbi il libro, et ultimamente le sue de'9 del presente. Io ringratio V. S. Ecc.ma senza fine. Del Discorso poco le posso dire, poich il S.r Mula me lo ha tenuto, sich apena l'ho transcorso in diversi luoghi con l'occhio. Della dottrina, non credo che ella aspetti che io dica che sia vera, perch gi ella sa che io non sono Peripatetico n pazzo; ma pi tosto mi far lecito dirle con la solita mia libert, che mi sono meravigliato che ella habbia scritto in cos fatta materia per via di discorso, et, col rispondere a quelli che di essa non intendono niente, habbia quasi posto in dificolt la verit patente e dimostrata, dando riputatione alle goferie filosofiche de'presenti tempi.
Il S.r Mula et qualche altro m'ha fatto instanza per haver copia delle calculationi fatte da lei delle Stele Medicee; ma invero mi  spiacciuto che queste siano di questi prossimi giorni, perch in questa brevit di tempo non posso dar sodisfattione a tutti. Per se per l'avenire V. S. Ecc.ma ne facesse anticipatamente di quattro o ver sei settimane, mi far gratia mandarmene copia subito, perch metterei ancora all'ordine buoni stromenti.
Degli occhiali che ella desidera, ne far la provisione per la prossima posta. Quanto alle imperfettione che ella mi scrive essere in tutti i vetri,  molto tempo che  stata avvertita, ma non s' trovato il modo di far meglio: pure vi penser un poco insieme con questi artifici.
Gi che ella non vuole significarmi la sua opinione circa il modo che si fa la vista, almeno la prego scriver la volgata per modo historico senza dimostrationi, ma per in modo che io, che sono grosso molto, la possi intendere.
Io non so se ella habbia veduto un trattatello dell'arcivescovo di Spalatro(910) circa l'occhiale. Se cost non si trova, m'avisi, ch le ne mander uno subito, perch mi serebbe caro intender il giuditio di V. S. sopra esso trattato.
Haver a singolar favore che mi avisi delle osservationi che si possono fare in proposito della vista, perch queste mi apriranno la strada a conoscer la verit et mi daranno cuore di dirle il mio senso, sebene fin qua riprobatissimo dal S.r Mula et da Maestro Paolo.
In gratia mi ami et si raccordi di me; et col rispondermi sopra le cose proposte, seben con qualche incommodo, si contenti che la godi lontana, gi che i Pianeti Medicei mi vietano poterla goder davvicino. Et per fine le baccio la mano, pregandole dal Signor Dio sanit.

In V.a, a 16 Giugno 1612.
Di V. S. Ecc.
S.r Galileo.
Tutto suo
G. F. Sagredo, in fretta.

Fuori: All'Ill.re Sig.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei, Filosofo et Mathem.co di S. Alt.a Ser.ma
Firenze.



702...

GIOVANNI TALENTONE a GALILEO in Firenze.
Fivizzano, 18 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 29. - Autografa.

Ill.re e molto Sig.r mio,

Mi doglio della mia ria fortuna, che mi fa hora tanto lontano da V. S. Ill.re e molto Ecc.te, che si truova in Toscana, perch non posso, come vorrei e come altre volte ho fatto, mostrarle qualche amorevolezza: ma poi che co'fatti darle sodisfattion non posso, vengo per far con questa quel supplimento che posso.
Sar facil cosa che le sia detto cost quel che per lei feci l'anno passato dopo Pasca, ch'essendo in Pisa, fui chiamato a ragionare mentre S. A. S. mangiava; poi che, fra le altre cose, dissi che pochi pari ella haveva nell'intendere Euclide, e per che havrebbe fatto bene a condurla per Matematico in Pisa con grosso emolumento: e se ben S. A. S. mi rispose che per hora ne hanno un volgare dalle Pomearanze(911), mostr per d'haver di lei buonissima opinione, poi che mi ragion dell'invention di quel suo occhiale che fa veder le cose lontane, e della nuova stella. E perch so che occorrer a lei hora all'incontro ancora di ragionare avanti a quella A. S., la prego che vacando il primo luogo di Teorica Medicina in Pisa, et essend'io da molti proposto, mi faccia gratia di farle saper che questi anni adietro fui proposto in Senato per la medesima carica in Padova dagli Ill.mi Sig.ri Reformatori, cio dal Clariss.o Sig.re Andrea Moresini e suoi colleghi, e che 'l partito riusciva senza fallo se 'l Doge non si fusse opposto, col propor Bernardino Enio, Venetiano, suo medico, in guisa che 'l luogo ha a me tolto, che a lui non ha per potuto fare havere. Perch, dicendo questo, dir grandissima veritade, e favorir un suo gi amorevol dottore(912), et hora dolcissimo amico. N essendo questa mia per altro, facendo fine le bacio la mano, pregandole dal Signore Iddio ogni bene.

Di Fivizano, il d 18 di Giugno 1612.
Di V. S. Illl.re e molto Ecc.te
Ser.re Affett.mo
Giovanni Talentone.

Fuori: All'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galilei.
Fiorenza.



703.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Villa di S. Polo, 20 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 115. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo



Haver riceute molte delle mie quasi insieme; onde hora non dir altro, salvo che, per esser a diporto in un mio Polo, e perci talvolta considerando cose celesti e mondiali,
[vedi figura 703.gif] veggio che m'aggradarebbe molto il sistema Coperniceo quando togliesse via affatto gl'eccentrici e l'epicicli, quali, s come benissimo in tutte l'altre parti leva, cos nella terra et luna par che ammetta; poich per l'inegual lontananza del sole et della luna dalla terra, questa in epiciclo overo eccentrico, la luna in epiciclo d'epiciclo, par che riponga. Non so che habbiano in ci stabilito l'astronomi che l'hanno seguito, n se d'accordo. N meno vedo che Copernico tratti mai della solidit del'orbi, quale Tichone ha destrutta, appresso il Coperniceo Keplero, a sufficienza. Desiderarei un cenno da V. S., solamente che non intendo con ci interrompere le sue utilissime occupationi, se dobbiamo nel sistema Coperniceo considerare la disposition de'moti secondo la prima o seconda figura, e se con gl'orbi o no, o pure se s' trovata altra maniera.
Procuri V. S. la sanit et mi commandi. Bacio a V. S. le mani.

Di S. Polo, li 20 di Giugno 1612
Di V.S. molto Ill.e et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.1a sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, a
Firenze.



704..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 22 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Nuovi Acquisti Galileiani, n. 9. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Hor hora ho recevuto la lettera di V. S. qui in casa del S.r Baldino(913), in casa del quale ho pransato con Mons.r Nuncio di Venetia, con 'l quale io son stato quattro o cinque giorni a Liviano, senza il detto S.r Baldino; il quale si ritruova in letto con un poco di febre catedrale gi sei o sette giorni, con una tosse assai fastidiosa, ch' cagione, per quanto m'ha detto, che non pu solecitare il negotio di V. S., di riscuotere quei quattrini di ragione di V. S.
Ho havuto lettere dal S.r Velsero, il qual mi scrive che harrebbe fatto stampar la sua scrittura se non fusse stata volgare(914), poi che quei stampatori non sanno stampare in tal lingua. Quella copia che mi mand il Cl.mo Sagreo  in mano di questi che di queste materie hanno gusto, e non la posso recuperare: credo che la copiano, s come il suo libro dell'acqua(915) va pur per le mani di tutti questi filosofi; ma stanno chiotti n ardiscono parlare, se non che bisognerebbe venire alla pratica delle cose che ella sottilmente discorre(916), molte delle quali senza la pruova non vogliono concedere. In fatti V. S. mette loro certi sirupi in corpo, che li fan molto contorcere.
Non posso per fretta esser pi lungo. Far capitare il libro al Cl.mo Duodo(917). E con ci le bacio le mani, pregandole compita felicit, come fa il S.r Baldino.

Di Pad.a, alli 22 Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Paolo Gualdo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



705..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 22 giugno 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 189. - Autografa.

.... Il discorso del S.r Galilei sopra le macchie solari mi riusc di tanto gusto, che lo desidero veder in luce; et se di qua havessimo commodit di stampa italiana(918), havrei tentato d'impetrar licenza dall'autore di publicario. Forse ch'egli stesso si risolver di farlo un giorno....



706.

GALILEO [a GIULIANO DE'MEDICI in Praga].
Firenze, 23 giugno 1612.

Bibl. Palatina in Vienna. Cod. 10702, car. 78. - Autografa.

Ill.mo e Rev.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Con l'occasione del mandare a V. S. Ill.ma e R.ma una copia d'un mio trattato, scritto intorno alle cose che stanno su l'aqqua o che in quella si muovono, vengo a ricordargli la mia devozione e servit, rompendo quel silentio che varii accidenti, et in particolare una mia molto lunga indisposizione, mi hanno fatto usare per molti mesi. Mi  convenuto scriver questo Discorso in lingua italiana, acci possa esser inteso, almeno in gran parte, da tutta la citt, perch cos ha portato l'occasione di certa disputa, come nel principio dell'opera intender, se mai haver ozio di dargli una lettura, s come io sommamente desidero. Ben mi dorr se il S. Cheplero, mancando della nostra lingua, non lo potr vedere; del qual S. Cheplero  gran tempo che non ho nuova alcuna, e suppongo che i tumulti passati ne siano stati cagione: hora, in questa quiete, haver molto caro intender di lui e quello che fa, se per ella ne har notizia; il quale credo che sentir con gusto come io ho finalmente trovati i periodi de i Pianeti Medicei, e fabbricate le tavole esatte s, che posso calcolare le lor costituzioni passate e future senza errore di un minuto secondo. Sapia di pi V. S. Ill.ma come gli scoprimenti celesti non hanno ancora finito, ma sono circa 15(919) mesi e pi che cominciai a vedere nel sole alcune macchie oscure, e pur l'anno passato, del mese d'Aprile, essendo in Roma, le feci vedere a diversi Prelati et altri Signori; onde poi, sendosi sparso questo grido, sono state in molti luoghi osservate, e dette e scritte diverse opinioni intorno a questo particolare, ma tutte lontane dal vero. Io mi sono finalmente accertato di quello che nel primo aspetto gli parr forse cosa assai stravagante, et  che tali macchie sono non pur vicine al sole, ma contigue alla superficie di quello, dove continuamente altre se ne producono et altre se ne dissolvono, essendo altre di breve et altre di lunga durazione; cio alcune si disfanno in 2, 3 o 4 giorni, et altre duran 15, 20, 30 et ancor pi. Vannosi mutando di figura, le quali figure sono per lo pi irregolarissime; si condensano e si distraggono, sendo talhora alcune oscurissime et altre non cos negre; spesso una si divide in 3 o 4, ed altra volta 2 o 3 o pi si aggregano in una sola: hanno poi un movimento regolato, secondo 'l quale uniformemente vengono tutte portate in giro dall'istesso corpo solare, il qual si muove in s stesso in un mese lunare in circa, con moto simile a quelli delle sfere celesti, ci  da occidente verso oriente. Tali macchie non cascano mai vicine a i poli del rivolgimento del sole, ma solamente intorno al cerchio massimo di mezo, n da quello se ne trovano in maggior lontananza di 28 o 29 gradi in circa, tanto verso l'uno quanto verso l'altro polo; il quale spazio risponde giusto alla zona torrida, o per meglio dire a quella fascia che comprende le massime declinazioni de i pianeti. Furon scritte circa 6 mesi fa alcune Lettere in questa materia al S. Marco Velsero in Augusta, e poi si stamporno sotto nome finto di Apelle, et il medesimo S. Velsero me le mand, pregandomi che io dovessi scrivergli il parer mio sopra tali lettere: il che feci, reprovando l'opinione del detto Apelle e accennando la mia. Hora gliene scrivo un'altra pi resoluta, e fra pochi giorni far che V. S. Ill.ma vegga l'una et l'altra. Intanto voglio finir di tediarla, et con baciargli reverentemente le mani, gli prego da Dio ogni maggior felicit.

Di Firenze, li 23 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma
Ser.re Oblig.mo
Galileo Galilei.



707..

PIETRO ALDOBRANDINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 79. - Autografa la firma.

Molto Mag.co S.re

Ho ricevuta la scrittura di V. S., la qual m' sommamente piacciuta, perch  sua e perch per s stessa  mirabilmente bella. Io per godo a un tempo e della sua virt e della sua amorevolezza, e dell'una e dell'altra ringratio V. S. infinitamente. Se poi verr fuori quella della parte, V. S. mi far accettissimo piacere a mandarmene copia, sicura che mi obligar alla sua cortesia molto e molto. In tanto resto con desiderio ben grande che mi si porga occasione d'adoprarmi in servigio di V. S. Qui di cuore le mi raccommando.

Roma, 23 Giug.o 612.

Galileo Galilei. Fior.a
Al piacere di V. S.
Il Car. Aldobrandino.

Fuori: Al molto Mag.co S.r
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



708...

OTTAVIO BANDINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 81. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Sapendo V. S. la stima ch'io fo di lei e della sua virt, potr facilmente persuadersi che mi  stato carissimo il libro da lei mandatomi, nel quale tratta delle cose che si movono e quietano nell'acqua, massime parendomi materia non meno utile che curiosa. Vengo per a ringratiarnela, con farla certa ch'io godo grandemente d'ogni frutto del suo ingegno.
Mi ha poi reso il Can.co Petrozzi da Chiusi l'altra lettera di V. S. di XXI del passato, dalla quale mi  stato caro il sentire che il S.r Filippo Salviati si trovi con intiera sanit, e che habbia commodit di godere della gentil conversatione di lei. Al sudetto Canonico non mancher di dar ogni aiuto che potr ne'suoi negotii: e a V. S. intanto mi offero.

Di Roma, li XXIII di Giugno M.D.C.XII.

S.r Galileo Galilei.
Al piacer di V. S.
Il Card. Bandino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



709.

ROBERTO BELLARMINO a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 83. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Con la lettera di V. S. ho riceuto il trattato suo circa le cose che si muovono et si quietano nell'acqua; et come sar visto da me volontieri, per esser certo che sia cosa degna d'un tanto autore, cos ne rendo molte gratie alla cortesia di V. S., assicurandola che all'affetto che mi dimostra, ne riceve da me corrispondenza, et lo conoscer occorrendo ch'io possa cosa di suo servitio. Che con questo mi offero a V. S., et da Dio gli prego ogni bene.

Di Roma, il d 23 di Giugno 1612.
Di V. S. Ill.re
S.r Galileo Galilei. Firenze.
Per fargli servitio
Il Card.le Bellarmino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.or Galileo Galilei.
Firenze.



710..

GIO. BATTISTA DETI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 23 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 87. - Autografa la firma.

Ill.re S.re

Ho veduto il trattato mandatomi da V. S. e con molto mio gusto, per contener cose belle e curiose: e com'io la ringratio della sua cortesia, cos l'assicuro che le continuo la mia buona volont per giovarle sempre. Et a V. S. mi raccomando.

Di Roma, li 23 Giug.o 1612.
Di V. S.
S.or Galileo Galilei.
Come fratello
Il Card.l Deti.



711..

FERDINANDO GONZAGA a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 85. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

N cosa di maggior mio gusto, n tanto cara, poteva venirmi da V. S., quanto m' stato il suo Discorso mandatomi. Ho cominciato leggerlo; ma non ho cominciato scorger adesso le vivezze dell'intelletto suo, perch prima d'hora mi sono note: ben  vero ch'in leggendolo mi si rinuovano alla memoria. Mi rallegro per con V. S. di cos nobile fatica, et la ringratio della parte che me n'ha fatta. Et qui offerendomele in ogni sua occorrenza, le desidero felicit.

Di Roma, a'23 di Giugno 1612.

S.r Galileo Galilei.
Per fare piacere a V. S.
Il Card. Gonz.a

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



712..

GIO. ANTONIO MAGINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 23 giugno 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 48. - Autografa.

Molt'Ill.re e Ecc.mo S.or mio Oss.mo

L'Ecc.mo S.or Dott. Papazzoni, sendo ritornato di Toscana con cos buona e allegra ciera, ha consolato molto e rallegrato tutti gl'amici suoi, tra'quali non mi tengo per l'ultimo, e maggior allegrezza sarebbe la nostra, s'egli si lasciasse goder da noi tutta questa estade. Per haveremo patienza, quando si parta da noi, sapendo quanto sia ben veduto da quelle Ser.me Altezze e da tutti quei Signori. Ho ricevuto dal detto S.or Papazzoni la lettera di V. S. insieme col suo dottissimo Discorso, il quale sar da me veduto con molta avidit, se bene non potr esser il primo, poich m' convenuto prestarlo ad un cavaliero hoggi, che ha voglia di vederlo. Intanto rendo infinite gratie a V. S. della sua cortesia e della memoria e conto che tiene di me, che professo d'essergli partiale servitore, baciandogli con molto affetto le mani.

Di Bologna, li 23 Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Il Magini.

Fuori: Al molto Ill.re e Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo(920) Galilei, Mathematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Firenze.



713..

GALILEO a LODOVICO CARDI DA CIGOLI in Roma.
Firenze, 26 giugno 1612.

Arch. Masetti in Firenze. Cod. col titolo Lettere di Galileo. - Copia della seconda met del sec. XVII. Dubitiamo gravemente dell'autenticit di questa lettera; sia perch della questione in essa trattata non  alcun ricordo nelle numerose lettere del CIGOLI a GALILEO, e, per contrario, dei molti argomenti di cui queste discorrono non  qui che un cenno d'un solo (lin. 101 [Edizione Nazionale]); sia perch lo stile non ha sempre sapore galileiano.

Al S.r Lod.o Cigoli.
Roma.

Molt'Ill.re Sig.r P.ron mio Oss.mo

 tanto falso che la scultura sia pi mirabile della pittura, per la ragione che quella abbia il rilevo e questa no, che per questa medesima ragione viene la pittura a superar di maraviglia la scultura: imperciocch quel rilevo che si scorge nella scultura, non lo mostra come scultura, ma come pittura. Mi dichiaro. Intendesi per pittura quella facolt che col chiaro e con lo scuro imita la natura. Ora le sculture tanto avranno rilevo, quanto saranno in una parte colorate di chiaro et in un'altra di scuro. E che ci sia il vero, l'esperienza stessa ce lo dimostra; perch se esporremo ad un lume una figura di rilevo, et anderemola in modo colorendo, col dar di scuro dove sia chiaro, sinch il colore sia tutto unito, questa rimarr in tutto priva di rilevo. Anzi quanto  da stimarsi pi mirabile la pittura, se, non avendo ella rilevo alcuno, ci mostra rilevare quanto la scultura! Ma che dico io quanto la scultura? Mille volte pi; atteso che non le sar impossibile rappresentare nel medesimo piano non solo il rilevo d'una figura, che importa un braccio o due, ma ci rappresenter la lontananza d'un paese, et una distesa di mare di molte e molte miglia. E quelli che rispondono che il tatto poi ne dimostrerebbe l'inganno, certo che e'par ch'e'parlino da persone debili; quasi che le sculture e pitture sieno fatte per toccarsi non meno che per vedersi. In oltre, que'che stimano il rilevo delle statue, credo certo che ci facciano, credendo che con questo mezzo possano esse pi facilmente ingannarci e parerci naturali. Or notisi questo argomento. Di quel rilevo che inganna la vista, ne  cos partecipe la pittura come la scultura, anzi pi; poich nella pittura, oltre al chiaro et allo scuro, che sono, per cos dirlo, il rilevo visibile della scultura, vi ha ella i colori naturalissimi, de'quali la scultura manca. Resta dunque che la scultura superi la pittura in quella parte di rilevo che  sottoposta al tatto. Ma semplici quelli che pensano che la scultura abbia ad ingannare il tatto pi che la pittura, intendendo noi per ingannare l'operar s che il senso da ingannarsi reputi quella cosa non quale ell', ma quella che imitar si volle! Ora chi creder che uno, toccando una statua, si creda che quella sia un uomo vivo? Certo nessuno: et  ben ridotto a cattivo partito quello scultore, che non avendo saputo ingannar la vista, ricorre a voler mostrare l'eccellenza sua col voler ingannare il tatto, non si accorgendo che non solamente  sottoposto a tal sentimento il rilevato e il depresso (che sono il rilevo della statua), ma ancora il molle e il duro, il caldo e 'l freddo, il delicato e l'aspro, il grave e 'l leggiero, tutt'indizi dell'inganno della statua.
Non ha la statua il rilevo per esser larga, lunga e profonda, ma per esser dove chiara e dove scura. Et avvertasi, per prova di ci, che delle tre dimensioni, due sole sono sottoposte all'occhio, cio lunghezza e larghezza (che  la superficie, la quale da'Greci fu detta epifania(921), cio periferia o circonferenza), perch delle cose che appariscono e si veggono, altro non si vede che la superficie, e la profondit non pu dall'occhio esser compresa, perch la vista nostra non penetra dentro a'corpi opachi. Vede dunque l'occhio solamente il lungo e 'l largo, ma non gi il profondo, cio la grossezza non mai. Non essendo dunque la profondit esposta alla vista, non potremo d'una statua comprender altro che la lunghezza e la larghezza; donde  manifesto che noi non ne vegghiamo se non la superficie, la qual altro non  che larghezza e lunghezza, senza profondit. Conosciamo dunque la profondit, non come oggetto della vista per s et assolutamente, ma per accidente e rispetto al chiaro et allo scuro. E tutto questo  nella pittura non meno che nella scultura, dico il chiaro, lo scuro, la lunghezza e la larghezza: ma alla scultura il chiaro e lo scuro lo d da per s la natura, ed alla pittura lo d l'arte: adunque anche per questa ragione si rende pi ammirabile un'eccellente pittura di una eccellente scultura.
A quello poi che dicono gli scultori, che la natura fa gli uomini di scultura e non di pittura, rispondo che ella gli fa non meno dipinti che scolpiti, perch ella gli scolpe e gli colora, ma che questo  a loro imperfezione, e cosa che scema grandissimamente il pregio alla scultura: perciocch quanto pi i mezzi, co'quali si imita, son lontani dalle cose da imitarsi, tanto pi l'imitazione  maravigliosa. Era anticamente molto pi stimata quella sorta d'istrioni che co'movimenti soli e co'cenni sapevano recitare una intera storia o favola, che quelli che con la viva voce l'esprimevano in tragedia o in commedia, per usar quelli un mezzo diversissimo et un modo di rappresentare in tutto differente dalle azioni rappresentate. Non ammireremmo noi un musico, il quale cantando e rappresentandoci le querele e le passioni d'un amante ci muovesse a compassionarlo, molto pi che se piangendo ci facesse? e questo, per essere il canto un mezzo non solo diverso, ma contrario ad esprimere i dolori, e le lagrime et il pianto similissimo. E molto pi l'ammireremmo, se tacendo, col solo strumento, con crudezze et accenti patetici musicali, ci facesse, per esser le inanimate corde meno atte a risvegliare(922) gli affetti occulti dell'anima nostra, che la voce raccontandole. Per questa ragione dunque, di qual maraviglia sar l'imitare la natura scultrice coll'istessa scultura, e rappresentare il rilevato coll'istesso rilevo? Di niuna certo, o di poca; et artificiosissima imitazione sar quella che rappresenta il rilevo nel suo contrario, che  il piano. Maravigliosa dunque, per tal rispetto, si rende pi la pittura che la scultura.
L'argomento poi dell'eternit non val niente, perch non  la scultura che faccia eterni i marmi, ma i marmi fanno eterne le sculture; ma questo privilegio non  pi suo, che d'un ruvido sasso: bench e le sculture e le pitture sieno forse egualmente soggette a perire.
Soggiungo che la scultura imita pi il naturale tangibile, e la pittura pi il visibile; perocch, oltre alla figura, che  comune con la scultura, la pittura aggiugne i colori, proprio oggetto della vista.
Finalmente, gli scultori copiano sempre, et i pittori no; e quelli imitano le cose com'elle sono, e questi com'elle appariscono: ma perch le cose sono in un modo solo, et appariscono in infiniti, e'vien perci sommamente accresciuta la difficult per giugnere all'eccellenza della sua arte. Di qui  che sommamente pi ammirabile  l'eccellenza nella pittura, che nella scultura.
Tanto per ora mi sovviene poter ella rispondere alle ragioni di cotesti fautori della scultura, partecipatemi questa mattina di ordine di V. S. dal S.re Andrea nostro. Ma io per la consiglierei a non s'inoltrar pi con essi in questa contesa, parendomi ch'ella stia meglio per esercizio di spirito e d'ingegno fra quei che non professino n l'una n l'altra di queste due veramente ammirabili arti, quando in eccellenza sono praticate; poich oramai V. S. nella propria s' resa cos degna di gloria con le sue tele, quanto il nostro divino Michelagnolo co'suoi marmi.
E qui cordialissimamente le b. l. m., e la prego a continuarmi il suo amore, e l'osservazioni ancora delle macchie.

Di Firenze, 26 Giugno 1612.
Di V. S. molt'Ill.re
Obbl.mo Ser.re Aff.mo
Galileo Galilei.



714.

ALESSANDRO D'ESTE a GALILEO in Firenze.
Roma, 27 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 88. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.re

L'amorevolezza di V. S.  tanto grande, che le fa giudicar necessarie certe dimostrationi, le quali non hanno altr'obligo che quello vien prescritto loro dalla disposta sua volont. Carissima m' stata la copia del Discorso che mi ha mandata, e lo legger con ferma opinione di trovarlo bellissimo. Intanto ne la ringratio, e le offero l'opera mia per ogni sua occasione. Co 'l qual fine auguro a V. S. vero contento.

Di Roma, li 27 di Giugno 1612.

S.or Galileo Galilei.
Al piacer suo
Il Card.le d'Este.

Fuori: All'Ill.re Sig.ore
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



715..

PIERO DINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 giugno 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 29. - Autografa.

Molto Ill.e S.r mio Oss.mo

Marted sera fui qua di ritorno da Venetia, e in quella citt hebbi speranza di riveder V. S., con molto mio gusto; ma, come avviene il pi delle volte, non hebbi allora tutto quello che stavo aspettando. Ma non aspettavo gi d'esser tanto favorito, come mi trovo, dalla sua gentilissima lettera e dotto libro, il quale m'ha fatto scordare in gran parte il disgusto che hebbi di non mi poter trovare con V. S. e goderla; ma per sua gratia lo posso fare, e lo fo hora, col mezzo di questo suo libro, del quale le rendo molte gratie, pregandola a darmi occasione di servirla e a fare un baciamano al S.r Filippo Salviati. E io prego a lei intera felicit.

Di Roma, li 29 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.e
S.r Galileo.
S.re Aff.mo
P. Dini.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



716.

GALILEO a FEDERICO CESI in Roma.
Firenze, 30 giugno 1612.

Riproduciamo questa lettera, della quale non conosciamo alcuna fonte manoscritta antica, dalle Lettere memorabili ecc. (citate nell'informazione premessa al n. 675), pag. 36-39, dove vide per la prima volta la luce. Una copia di mano del sec. XIX  nella Bibl. Naz. di Firenze, Mss. Gal., Par. VI, T. VI, car. 33-34.

Ho sentito con gusto che V. E. Illustriss. si occupi tal volta nella contemplatione del sistema di Copernico, et non senza inclinatione all'anteporlo al Tolemaico, e massime se con quello si potessero totalmente levar gli eccentrici e gli epicicli.(923) Circa il qual particolare, io voglio solamente rappresentare a V. E. quello che egli sa molto meglio di me, et  che noi non doviamo desiderare che la natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto et ordinato a noi, ma conviene che noi accomodiamo l'intelletto nostro a quello che ella ha fatto, sicuri tale esser l'ottimo et non altro; e perch ella si  compiaciuta di far muover le stelle erranti circa centri diversi, possiamo esser sicuri che simile costitutione sia perfettissima et ammirabile, et che l'altra sarebbe priva d'ogni eleganza, incongrua e puerile. Et bench il Signor Lagalla nomini per stolti quei filosofi che veramente tenessero per veri gli eccentrici e gli epicicli, io mi contento esser riposto in tal numero, havendo la sensata esperienza e la natura dal mio, pi presto che negar quel che io toccher(924) con mano, col sguito di gente infinita. Et se per movimenti eccentrici noi intendiamo quei moti circolari che abbracciano la terra, ma si fanno circa altro centro che quel di lei, e per moti epicicli quelli che si fanno in cerchi che non includon la terra; se alcuno vorr negare questi, converr che neghi le revolutioni delle Stelle Medicee intorno a Giove, e le conversioni di Venere e di Mercurio intorno al sole, et in conseguenza che Venere non si vegga tal'hora rotonda e tal'hora falcata; et negando quelli, converr dire che il vedere Marte hora vicinissimo alla terra et hora lontanissimo sia una illusione, bench ci siano i tempi determinati e previsti de i suoi appressamenti e discostamenti, li quali sono cos differenti, che ci mostrano tale stella, quando  vicinissima, 60 volte maggiore che quando  remotissima.
Non son dunque chimere l'introduttioni di tali movimenti; anzi non pur ci sono moti per cerchi eccentrici e per epicicli, ma non ce ne sono d'altri, n si d stella alcuna che si muova(925) in cerchio concentrico alla terra. Io potrei addurre a V. E. cent'altre ragioni necessarie, se il tempo et l'occupationi infinite me lo permettessero, o se la questione n'havesse maggior bisogno. Che poi la natura per eseguire tali movimenti habbia bisogno di orbi solidi eccentrici et epicicli, ci reputo io una semplice imaginatione, anzi una chimera non necessaria.
Quanto alle due figure notate da V. E., dico che il Copernico si serve dell'una e dell'altra in diverse occasioni senza considerare solidit alcuna di orbi, ma solo i semplici cerchi descritti dalle revolutioni delle stelle. Pi ne haver in breve in una lettera che scrivo, circa le contradittioni del Signor Lagalla, per il volume etc.(926)
Non posso essere pi seco, per mi scusi; et in difetto di non l'haver fatto altra volta, la ringratio infinitamente de i 2 volumi della Magia(927), et mi scusi, perch ho la testa divisa in 30 parti. Baciogli con ogni riverenza le mani, e dal Signore Dio gli prego somma felicit.

Di Firenze, li 30 di Giugno 1612.



717...

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 119. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Io haveva gi letto e riletto il Discorso di V. S. ch'ella m'invi con la sua delli 4, quando me ne fu presentato un altro legato, et accompagnato da un'altra sua delli 15. Riconobbi la diligenza sua nel favorirmi, et hora ne le rendo molte gratie; assicurandola, che non  stato di soperchio il secondo, poich gli ho potuti comunicare a pi d'un amico, e fare a pi palese non meno l'esatta et isquisita dottrina di V. S., che la cortesia verso di me. Io n'ho havuto grandissimo diletto, poich vi ho imparato molto, et affermo che la materia non si poteva trattare con pi soda sottigliezza e diligenza per giungere all'individuo della verit; e certamente alcuni di questi amici si sono in su le prime opposti con grande ardore ad alcune determinationi ch'ella va facendo; ma in fine, vinti dalle pruove matematiche e dalle sperienze che V. S. va producendo, si sono renduti, confessando essersi da lei trovato e detto quanto si poteva. Altri hanno creduto di poter trovare diversa ragione dello stare a galla di alcuni solidi che, pi gravi in ispetie dell'acqua, vanno a fondo; ma fin hora non hanno recata cosa che vaglia, n credo l'apporterranno. Mi fu detto che 'l Lagalla pensava di scrivere in contrario: non so se sia vero, e se vorr acquistarsi la medesima lode che fece nello scrivere delle macchie lunari. Intanto, se gli avversari della quistione risponderanno, mi far V. S. spetiale favore a farmi vedere la risposta: ma parmi ch'ella habbia per modo messa la falce alla radice del dubbio, che non possa germogliare di leggieri.
Mi  giunta la terza lettera di V. S. delli 25 col foglio delle costitutioni delle Medicee, le quali ander vedendo ogni sera, purch l'aria serena il permetta, con mio gran piacere; e perch con la dichiaratione del moto loro, posta all'incontro, ho facilmente riconosciuto di quali orbi elle sieno stelle, tanto maggior diletto ne prender: anzi se Giove non fosse cos vicino all'occultarsi, tenterei di formare delle costitutioni per altro tempo futuro, per avvedermi tanto pi della difficolt dell'opera, e riconoscere lo studio di V. S. nel determinarle cos per appunto.
Alle macchie solari sta tutta volta la mia curiosit. Da poi che hebbi la sua prima lettera, le ho guardate pi diligentemente per dodici mattine continuate: e truovo in somma esser vero, per quanto io posso comprendere, ci che V. S. n'afferma. E perch quel che fa la maggior maraviglia  che si disfaccino e produchino di nuovo, parmi anche di essermi chiarito a sufficienza di questa parte, la quale o non fu conosciuta o creduta dall'autore delle Lettere scritte al Velsero, sicome anche ch'elle non eschino dello spatio delli due tropici. Ma il passare pi oltre nel considerare che cosa elle sieno, e quale sia la materia, e l'efficiente et il fine loro, non  cosa da esser determinata se non dall'ingegno di V. S., e di pi perch solamente in quel ricinto, et non dai lati, si truovino. Intanto io desidererei di sapere se si possa raccoglier da altro, che dal movimento universale delle macchie, che 'l sole si muova intorno al suo centro, perch si potria talvolta affermare che 'l suo ambiente si movesse, et [egli] stesse fermo; e di pi, se la contiguit delle macchie pervenghi al corpo solare, o pure siano esse vicine al medesimo come le nuvole alla terra, perch in tanta distanza pare che non si possa determinare una differenza di s piccolo intervallo; et oltreacci, se di quelle che si sono ascose nell'occaso V. S. ha mai veduto nascerne alcuna dall'orto doppo quindici giorni, s che dalla figura loro si potesse affermare essere quelle di prima nascostesi; e finalmente mi faccia gratia di significarmi se le macchie che si veggono nel corpo di Giove patischino alcuna alteratione, o sieno immobili et sempre d'una forma, a guisa di quelle della luna. E mi scusi V. S. per sua bont se troppo ardisco nel darle molestia, perch la sua cortesia mi rende tale, senza poterle io rendere alcun merito di tanti favori; se per ella non accetta un animo pieno di affetto, e una mente colma di stima verso la persona sua, et un desiderio singolare di servirla. E qui di cuore le bacio le mani.

Di Roma, li 30 di Giugno 1612.
Di V. S. molto Ill.re Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
G. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



718...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 giogno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 117-118. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Ricevetti, e gi un pezzo fa, il libretto dal maestro della posta et la sua lettera, et ne ho hauto grandissimo gusto, sebene a qualche mal passo  bisognio del bastone del Sig.r Luca Valerio. Il Sig.r Marcese(928)  fuori di Roma, n per ancora so quando si torni; et il Sig.r Luca s' mutato di casa et molto lontano, n so ancora la casa: per mi  di qualche dificult a trovarlo, massimo esendo io da molta fretta impedito.
Quanto ella dice della sua oppinione intorno alle machie del sole, mi quieta quanto alle apparenze(929) sensate totalmente; resta solo la dificult, se si pu ammettere che lass si faccia e disfaccia: per sto con molto desiderio aspettando il suo discorso intorno acci promessoci; del quale mi basta scriva a chi lo manda, ne possa pigliar copia, se sar scritta a mano; ma se  in stampa, mi favorischa come del'altro.
Il Pasigniano, huomo molto di sua oppinione,  sentito da non so chi questa sua; et l'altra sera me la diceva, che lo avete chiaro, tenendo ancora duro la sua, et che non guarda pi sole, ma che attende ai movimenti delle stelle, et che vede visibilmente che la terra si move in 24 ore, et d'altro moto che fa la state e 'l verno, et il sole sta fermo: dove li soggiunsi che V. S. dice che si rivolgie in s stesso ancora lui; dove egli se ne rise, et io ancora delle sue sentenzie cos dintornate e risolute, senza mai dire altro che le cose ch'egli sente da il Signior Lucha o 'l Padre Gambergier, e le vole lucidare, e le storpia, che  cosa ridicola, et che si fa fare uno ochiale a Venezia, che sar lungho tre braccia, con il quale spera da avere a vedere e speculare cose minimissime et nella luna e nel cielo.
V. S. desidera delle machie del sole. Io non  fatte di poi, da che osservai quella gran machia in qua, rincontra, come ella scrisse, con le sue; et perch di quelle ne avevo fatte avanti tre figure, le mando nella inclusa a V. S., come segue.


La domenica ad 29 di Aprile,a ore 22.

Ad 30, ore 14.
Ad primo di Maggio,
ore 22.


29-22
[vedi figura 718a.gif]
[vedi figura 718b.gif]
[vedi figura 718c.gif]

Nelle quali machie ci ho una dificult: che V. S. nella lettera al Sig.r Marchese dice che il sole, se ben mi ricordo, le porta da ponente verso levante, et a me mi pare in contrario, cio che le comincino sempre dalla parte A, et si vadino acostando sempre verso la parte B, che  verso ponente. I disegni si rincontrono e camminano sempre verso la parte B; ma cozzo nella parola: per se per lettera mi pu fare capace, lo desidero, come acostandosi verso la parte B s' da intendere. Le tre osservazioni di tre d avanti alle sue mandate al Sig.r Marchese, sono queste seguenti,

Questa  dove cominciono le sue.
Gioved ad 3, a ore 22.
Il d 6, ore 18; et il giorno avanti, quasi lo istesso.
[vedi figura 718d.gif]
Questi due la vede con le sue la diferenza; ma, come  detto, sono fatte cos a ochio.


delle quali solo notai quella gran machia, per seguitarla fino al fine, per vedere che esito faceva, senza molta oservanza di quelle sparse.
Le seguenti(930) sono fatte da Cosimino maggiori e pi giuste, ma porche e massicce.
Mi favorischa di baciar le mani al Sig.r Filippio, al Sig.r Giraldi(931), et tutti cotesti Signori e patroni; et allei cor ogni affetto le bacio le mani, et Dio le dia sanit lungha et si immortali.

Di Roma, questo d 30 di Giugnio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Ossmo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



719.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 30 giugno 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 18-20. - Autografe le lin. 46-60 [Edizione Nazionale].

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r

Io rendo infinite gratie a V. S. Ecc.ma delle costitutioni dei Pianeti Mediceii, che si  compiacciuta mandarmi, delle quali ne far parte all'Ill.mo Mula(932), et a qualche altro amico, s come feci anco l'altra volta. Io sto con gran desiderio attendendo la sua instrutione circa la vista, et mi sar caro che ella non si scordi scrivermi il suo parere sopra il libro intitolato De radiis visus et lucis dell'arcivescovo di Spalatro(933), il quale a carte 15 confuta con assai famigliarit la mia oppinione che gli communicai, cio che la vista si faccia dentro dell'occhio per le refrattioni che fanno le spetie passando per l'humore cristalino. Et se V. S. Ecc.ma si compiacer farmi altre instanze pi fondate di quelle dell'arcivescovo, lo ricever a gran favore, perch io sono assai affissato in questa oppinione, la quale quando sia falsa desidero lasciarla, illuminato da quelle istesse ragioni per le quali ella, che bene intende tutte le cose, non volesse(934) approvarla. Il Padre Maestro Paulo ha molto sobriamente discorso meco in questo proposito, et solo mi ha detto non farsi, per suo giuditio, la vista di questa maniera; ma le sue et le mie occupationi hanno sempre impedito il discorrere seco da nuovo in questa materia.
L'Ill.mo Mula  distrato molto dai publici negotii, dalla cura famigliare, et da qualche altro affetto che lo invita ad altri pensieri: tuttavia egli, sin da principio che arrivai in questa citt, mi fece vedere un numero grandissimo di tavolette di legno intagliate con diverse dimostrationi, che dovevano servire per un suo trattato, scritto di propria mano, in foglio, de forse 100 carte; ma non mi volle permettere che leggessi alcuna cosa, con tutto che mostrasse gran desiderio de conferire meco i suoi pensieri, per levarsi de alcuni minimi scropuli, che, come esso disse, gli restavano per dimostrare compitamente tutta la sienza della vista, la quale era ex opposito contraria a quello che fin hora si trovava scritto da Vitelione et altri. Gli dissi il mio pensiero, et more solito non volse intendere altro, affermandomi ch'il mio pensiero era falso. Ma doppo tre mesi, havendomi egli communicati in secretezza i fondamenti della sua dottrina, non mi seppe negare che alli tre modi con li quali egli me haveva detto fare la vista, non si potesse aggionger anco il mio per quarto: et da quell'hora in qua non ha pi tenuto meco proposito in questa materia, ancorch avanti mi stimolasse essere seco per mostrarmi il suo libro.
Niuna delle cose intese n da lui n da altri mi fanno dubbio sopra la mia speculatione, et sto aspettando solo quella de V. S., la quale  stata eletta da me per giudice inapellabile di questa causa.
Il S.r Mula fu al Santo(935), et mi rifer haver veduto uno stromento dal S.r Santorio(936), col quale se misurava il fredo et il caldo col compasso, et finalmente mi communic questo essere una gran bozza di vetro con un colo lungo, onde subito me sono dato a fabricarne de molto esquisiti et belli. Gl'ordinarii li faccio con spesa di  4 l'uno, cio una inghistara, un'ampoletta et un sione de vetro; et la mia fattura  tanta, che in un'hora ne accommodo fin dieci. Il pi bello che ho fatto  stato lavorato alla lume, et  della grandezza et disegno qui ocluso in tutte le sue parti(937). Aspetto intendere ch'ella habbia fatto mirabilia magna.
Bacci tra i miei vetri ha cernito questi tre, che le mando per buoni. Due di sei quarte incirca sono del mio pover huomo(938), et l'altro di otto  di Bacci, il quale mi ha promesso darmene un buono di 4 1/2, ma poi mi ha mancato. Se quest'altra settimana egli mancher, ne mander uno delli miei due, che mi trovo(939) a quella misura.
La Diagnia(940) nel mio ritorno fu comperata da me a Milano, et letta in carrozza come solennissima bufoneria, giudicata da me in tutto indegna di risposta. Se haver tempo da perdere, legger anco quell'altro libretto del Lagalla(941) et di quel Martino(942). Non posso esser pi lungo: le baccio la mano.

In V.a, a 30 Giugno 1612.
Di V. S. Ecc.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: All'Ill.re Sig.or Hon.mo
Il S.r Galileo Galilei, Filosofo et Mathem.co di S. Alt.a
con uno scatolino.
Firenze.



720.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Monticelli, 4 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 121. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo

Particolar contento m'ha apportato la sua, per esser stato molti giorni senza nuova di V. S. Del soggetto(943) che mi propone, devo grandemente ringratiarla, conoscendo et ammirando l'ingegno, il valore, le qualit, che d'esse assai mi basta un cenno di V. S. Per la seguente scriver come potr compirmi la gratia di effettuar questo acquisto. In Germania mi vien proposto da questi Lincei Germani(944) il S.r Velsero istesso. V. S. sa di quanto merto egli sia, et oltre le lettere proprie(945)  in quelle parti mecenate de'letterati. Non mi movo senza il parer di V. S.
Passo ad un altro mio particolare, che vole la strettezza, ch'io ho seco, le avisi. Questi miei maggiori di casa hanno per le mani trattato di darmi moglie. La persona  la primogenita del S.r Duca Sforza; forse seguir, ch'io per la parte mia mi ci sono mostro inclinatissimo, et solo per esser maggiormente servitore dichiarato di S. A., al quale, per esser la casa mia risorta per beneficio della sua, mi trovo nato tale, e confirmato per propria inclinatione et dedicatione et puramente, per non haver la mia casa n io attacco con Francia o Spagna. La persona io non ho veduto, se bene so esser proportionatissima. Di gran dote, per il rispetto sopradetto, io non ho fatto caso: et gi sarebbe seguito, se i miei, postisi in questo ad un conveniente segno, secondo il secol d'hoggi, non havessero un poco difficultato. Si negotia assai, et io vado facilitando, ch non mi lece far meno caso de'maggiori et finirla subito.
M' parso dovere, V. S. ne sia consapevole, et possa anco favorirmi di conseglio, ch poi l'avisar quanto passa. Non mi stender hora pi a longo. Bacio a V. S. le mani, salutandola di core.

Di Monticelli, li 4 di Luglio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



721...

LUIGI CAPPONI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 92. - Autografa la firma.

Ill.re e molto Ecc.te Sig.re

Ho ricevuto, con la sua de'25 del passato, il libretto di V. S., che m'ha trovato appunto ne'medicamenti che io piglio d'alcune acque di Lucca: non mi sono potuto non di meno contenere di non ne havere visto e sentito leggere qualcosa; dove io ho riconosciuta la sua singolare et esquisita maniera di trattare simili materie di matematica con quella chiareza che pare quasi impossibile a potersi adattare alle sue sottili demostrationi. La ringratio per infinitamente che m'habbia voluto honorare in questa occasione, e darmi gusto che io veda trattato, come V. S. lo chiama, sterile da per s, cos arrichito dall'ingegno suo, che per me lo chiamerei sempre abondantissimo. Con qual fine me le offero di core.

Di Roma, il d 6 di Luglio 1612.
Di V. S.
S. Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo(946)
Il Card.l Capponi.

Fuori: All'Ill.re e molto Ecc.te Sigre
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



722.

FRANCESCO MARIA DEL MONTE a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 90. - Autografa la sottoscrizione.

Ill. Sig.or

Ho letto con avidit il Discorso mandatomi ultimamente da V. S., e ne ho havuto grandissimo gusto, s per la dottrina di che tutto  pieno, come per molte belle esperienze che vi sono sparse, et che a me erano ignote. In somma  opera degna dell'ingegno di V. S. Io la ringratio di questo dono, il quale stimo anco particolarmente per l'amorevolezza ch'ella mi conserva. Et offerendomele in ogni sua occorrenza, di core la saluto.

Di Roma, a'6 di Luglio 1612.
Di V. S. I.
S.or Galileo Galilei.
Come fratello
Il Card.le Dal Monte.

Fuori: All'Ill. Sig.or
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.


723.

CARLO CONTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 94. - Autografi il poscritto e la firma.

Ill.re et molto Ecc.te Sig.re

Le questione mosse da V. S. nel suo libro sono molto belle et curiose, fondate in assai ferme ragione et esperienze certe: per, come sono le cose nove, non vi mancaranno impugnatori, quali spero serviranno solo a fare pi chiaro l'ingegno di V. S., et la verit pi certa.
In quanto poi a quello che me rechiede, se la Scrittura Sacra favorisca a'principii de Aristotele intorno la constitutione dell'universo; se V. S. parla dell'incorrottibilit del cielo, come pare che accenni nella sua, dicendo scoprirse ogni giorno nove cose nel cielo, le respondo non essere dubbio alcuno che la Scrittura non favorisce ad Aristotele, anzi pi tosto alla sentenza contraria, s che fu comune opinione de'Padri che il cielo fosse corruttibile. Se poi queste cose che di nuovo si scorgono in cielo, dimostrino questa corruttibilit, ricerca longa consideratione, s perch il cielo essendo da noi s distante,  difficile affermare di lui cosa di certo senza longhe osservatione, s anco perch se  corruttibile, bisogna habbi determinate cause di queste mutatione, quale a certi et determinati tempi si debbino vedere, n salvare si possino senza che il cielo patisca corruttione, come facilmente alcuni pensaranno potersi salvare le macchie che si vedono nel sole con il moto de alcune stelle che sotto de lui se aggirino. Queste ragione, et altre molte, penso siino state da V. S. molto ben considerate et essaminate; et per aspetto haver da lei pi longa dechiaratione delle sue osservatione et ragione.
Quanto poi al moto della terra et del sole, si trova che de due moti della terra puol essere questione: l'uno de'quali  retto, et fassi dalla mutatione del centro della gravit; et chi ponesse tal moto, non dirrebbe cosa alcuna contro la Scrittura, perch questo  moto accidentario alla terra: et cos la not Lorino sopra il primo recto (sic) dell'Ecclesiastico (sic)(947). L'altro moto  circolare, s che il cielo stii fermo et a noi appare moversi per il moto della terra, come a'naviganti appare moversi il lido; et questa fu opinione di Pittagorici, seguitata poi dal Copernico(948), dal Calcagnino et altri, et questa pare meno conforme alla Scrittura: perch, se bene quei luoghi dove se dice che la terra stii stabile et ferma, si possono intendere della perpetuit della terra, come not Lorino nel luogo citato, nondimeno dove si dice che il sole giri et i cieli si movono, non puole havere altra interpretatione la Scrittura, se non che parli conforme al comun modo del volgo; il qual modo d'interpretare, senza gran necessit non non si deve ammettere. Nondimeno Diego Stunica(949), sopra il nono capo di Giob, al versetto 6, dice essere pi conforme alla Scrittura moversi la terra, ancor che comunemente la sua interpretatione non sia seguita. Che  quello si  potu[to] trovare fin hora in questo proposito; se bene quando V. S. desideri di havere altra chiarezza d'altri luoghi della Scrittura, me lo avisi, ch gli lo mandar.
Et quanto a quelle macchie negre che V. S. vede nel sole, ho voluto mandarle copia(950) di quanto si trova scritto in un libro non comune, dal quale si ricava che sono stelle che lo girano. Et rengratiando V. S. della parte che ha voluto darne de questa sua nobile fatiga, fo fine, et me le raccomando di cuore.

Di Roma, li 7 di Luglio 1612.
Mio fratello(951)  a Parma, et presto dover esser a Roma, et gli far parte del libro, che, come parto del suo ingegno et dottrina, gli apportar molto gusto.


S.r Galileo Galilei.
Al piacere di V. S.
Il Car.l Conti.

Fuori: All'Ill.re et molto Ecc.te Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



724.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 7 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 123. - Autografe le lin. 33-39 [Edizione Nazionale].

Molt'Ill.e et Ecc.mo S.r

Io credo che quando si volesse stare sopra il rigore dello statuto, saressimo ambedue incorsi nella pena(952), perch, se non mi inganno, habbiamo uno et l'altro trascorsa una settimana senza scriversi; per conviensi usare per questa prima volta clemenza, con espressa legge di radoppiare per l'avenire la pena al transgressore.
Mandai la settimana passata a V. S. Ecc.ma tre vetri, et le diedi conto ancora di certo stromento per misurare il caldo(953). Hoggi io pensava poterle inviare un paro di vetri del nostro Baci; ma l'asinaccio con iscusationi di non havere cosa degna di lei, mi ha portato avanti tre settimane, et levata quasi la speranza di essere servito la quarta.
Le mando il trattato dell'Arcivescovo di Spalatro(954), et prima le haverei mandato se havessi creduto che da altra parte ella, sin da principio che fu stampato, non lo havesse ricevuto. Con questa occasione ho comprato il libretto del Keplero, quello di Martino Orchi et di Giulio Cesare La Gala(955), per leggerli quanto prima potr; ma con maggior desiderio io sto aspettando l'instrutione di V. S. Ecc.ma, della quale, e non di altri, voglio essere scolare, per assicurarmi di apprendere buona dottrina.
Quanto a quello che ella mi scrive de i raggi visivi et delle spetie, io non so trattare della differenza tra loro, poich io non credo che vi siano raggi visivi, n per ancora io comprendo come questi siano necessarii per vedere; ma s come il suono nelle nostre orechie si fa per la percussione causata dall'aere nel timpano, senza che da esso timpano parti cosa alcuna, cos credo che succeda nell'occhio. Et circa a quello che mi scrive della inversione delle macchie del sole, che si vedono nella carta, io non metto dubio che l'istesso non occorri nell'occhio, il quale, per essere avezzo ad aprendere tutte le spetie roverscie, le giudica dirite.
Spontino(956) gi una settimana si trova nel mio casino, con dui lavoranti, per farmi certe bizarie, et con tutto ci non mi assicuro che le fornisca, perch lavora mal volontieri. Nondimeno gli ho proposto il partito scrittomi da V. S. Ecc.ma; ma egli, veduto l'invito per lavorar, assolutamente ha refiutato ogni guadagno.
Un'altra settimana sar pi lungo; et li baccio la mano.

In V.a, a'7 Luglio 1612.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galileo.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: All'Ill.re Sig.r S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei, Filosofo et Mathem.co di Sua Alt.a
con un libretto.
Firenze.



725...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER [in Roma].
S. Polo, 7 luglio 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 69. - Autografa la sottoscrizione.

Dottissimo Sig.r Fratello Carissimo,

Ho visto con molto gusto la lettera del S.re Velsero(957); et perch fra quattro o cinque giorni tornar in Roma, et potremo sopr'essa discorrer assieme, V. S. trattenga la risposta, gi che p anco farlo, non ricercandola la lettera cos subito.
Il S.r Galilei resta consolatissimo del sito per il Liceo di Napoli, et ci propone un suggetto nobilissimo et dottissimo in Fiorenza, che  il S.r Filippo Salviati, del quale discorreremo et anco d'altre cose che scrive il S.r Porta di Napoli, quale veramente  troppo prolifico.
Io, per porre quanto prima in chiaro tutto il modo di governarci et le cose d'osservarsi, qui non ho atteso ad altro che al Linceografo, et ne ho gi compita la terza parte. Il S.r Galilei vol che stampiamo in Roma le lettere et discorsi scritti al S.r Velsero, dando principio al volume epistolico delle novit celesti(958), di maniera che bisogna che pensiamo che ci porremo noi del nostro, et che scriviamo qualche cosa....



726...

GIULIO CESARE LAGALLA a [GALILEO in Firenze].
Roma, 8 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 125-127. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Padron Oss.mo

La cortesissima di V. S. molto Ill.re ho ricevuta molti d sono, assieme col libro, e mi scusi di coss tarda risposta per occasione de indispositione et anche per avidit di legere il libro, ben che picciolo di mole, grande per di momento, a guisa de'gravi in specie, e per ci di non coss presta digestione, quantunque felicissimamente sia stata da V. S. masticata e facilitata alla intelligenza ogni difficolt. Ringratio V. S. infinitamente, s perch mi tien vivo nella sua memoria, cosa da me tanto stimata, s anche per havere inparato tanto dal suo dottissimo trattato; intorno al quale per hora dir confusamente alcuna cosa, quantunque mi riserbi il luogho di altra scrittura, pi consideratamente fatta.
Che le cose che vanno al fondo, habiano tal moto dalla magior graveza in specie rispetto al mezo nel qual si moveno, e questa sia la causa immediata del descendere e non altra, lo ho per verit irrefragabile; ma ritrovo che Aristotele ha scrito l'istesso, nell'ultima somma, nel capitolo 2 del 4 del Cielo, da V. S. ben considerato(959), cio nel testo 28, 29 et 30: nel qual conchiude che le cose o misti che han predominio di terra, vanno sempre a fondo nelle acque, e quelle che han predominio d'aria soprastanno nell'acque, come anche quelle che hanno predominio d'acqua si affondano nell'aria, o per dir meglio vanno in gi. Dalla qual doctrina si scioglie la prima questione, occasione del tractato, ci  perch il giaccio vadi a galla nell'acqua: e la causa , perch nell'acqua non va a fondo l'altra acqua, essendo di equal gravit, tal che il giaccio, essendo acqua, bench congelata, non andar a fondo. N stimo sopra a ci la risposta d'alcuni, che questo venghi dalla mistione di exalatione, perch ci saria causa di gravit, essendo la exalatione terrestre e per mista, causando gravit, come si vede in tutti minerali, et in particolare nel piombo.
Quanto al resto, che la figura non sia causa di far stare a galla, stimo vero tutto quanto V. S. scrive, e credo sia mente d'Aristotele, quantunque pare che affirme il contrario nel 4 del Cielo, al capitolo ultimo. E che questo sia vero, lo racoglio dalle parole d'Aristotele da V. S. citate(960), dove dice che le figure non son causa di moto sinpliciter, ci  assolutamente, al'in gi o vero al'in su, ma ben di pi veloce o pi tardo, le quali parole manifestamente escludono questa conseguenza, ci  che per alcuna figura restino le cose gravi di andar al fondo; poich se le figure non son causa de levitare o stare a galla, che  l'istesso, come Aristotele qui dice, talch le figure non son causa de inpedire che le cose gravi in spetie non vadino al fondo; e bench Aristotele par che dichi contra, assignando la latitudine o figura piatta causa al ferro o piombo di non discendere, tutta volta credo non dica questo esser causa principale, ma accessoria. E che sia ci vero, lo racolgo da questo, ci  che presupposto siano doi corpi de la stessa gravit in specie, ma pochissimo gravi di gravit assoluta, messi in una bona quantit d'acqua, se saranno di diversa figura, quello che sar di figura largha si tuffar pi diffcilmente, e quello di figura stretta pi facilmente; e tutto ci, perch la figura piana divide meno la superficie dell'acqua, la quale, bench di corpo humido e cedente, tutta volta  di corpo continuo e che resiste al men grave, e quello di figura pi stretta divide pi facilmente il continuo de l'acqua, in modo che, sommerso, sempre vien pi aiutato dalla gravit del'acqua che lo sommerge e lo manda al'in gi, come le cose che vanno a galla sempre venghono aiutate dalle parti pi gravi di essa acqua, che non solo resistono, ma sospingono al'ins, come da V. S. dottissimamente vien dimostrato: tal che giudico l'opinione di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma non discordar dalla verit n da Aristotele, se per malamente non ho inteso la mente di V. S. Havr sommamente caro intender la solutione dell'argumenti d'Aristotele, nei quali prova la legiereza come qualit positiva nelli elementi e toglie la pulsione, e la confirmatione della positione de li antichi.
Il S.r Marchese Cesis non  in Roma, che sta a diporto in un suo castello(961): quando verr, sar favorito del discorso di V. S. sopra le machie solari. Deve ogni uno haver obligho a V. S., che d occasione de sollevarsi alla cognitione del vero, sin hora inaccessa per l'inpedimento della assentatione e vilt. Mi perdoni della lungheza e della mala scrittura. Del resto io li vivo devotissimo et osservantissimo servitore, et la pregho favorirmi dell'ombra di cotesta Serenissima Casa, e, se possibil sia, mettermi in numero de i servitori da farsi per l'Ill.mo e Serenissimo S.r Cardinal futuro: il che tutto rimetto alla sua gentileza e prudenza. Havendo ragionato con il S.r Cardinal Capponi del libro di V. S., del quale era stato io favorito, me ne fe'richiesta, come  curioso questo Signore de lettere; ma havendoglielo portato, trovai che V. S. mi haveva prevenuto(962). Non voglio pi fastidirla, ma li resto servitore.

Di Roma, li 8 di Luglio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Devotissimo
Giulio Cesare Lagalla.



727..

GIO. LODOVICO RAMPONI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 11 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti, n. 10. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Hieri, che fu il d 10 del presente, hebbi avviso entro una lettera di Mess. Francesco Magnanini, magliaro di S. A. S., come V. S. molto I. et Ecc.ma haveva dato una risposta di duoi fogli alla mia scrittale, la quale non mi essendo stata ricapitata, fui preso da doppio dispiacere: l'uno, di esser restato privo de'suoi dottissimi discorsi, che con grande avidit io desideravo, non tanto per godere della sua esquisita dottrina, quanto perch dovevano contenere la rissolutione di quello che gi hebbi ardire di proporle; l'altro, perch V. S. havesse sopportato cos lunga fatica per rispetto di me indegno, fatta riuscir vana forse da persone c'hanno discaro ch'io viva virtuosamente e c'habbi amicitia di persone insignite di quelle honorevolissime virtudi quali si truovano in lei. Ma patienza: e perch accennava la lettera, c'havesse Mess. Francesco, per satisfar l'amico, fattole qualche moto per nuova risposta, io, che so quanto sia grave a scrivere cos lungamente e di soggetto altre volte trattato, particolarmente da'suoi pari, de'quai gl'ingegni, intenti ad altre et altre cose, difficilmente riedono alle istesse, havrei voluto in quel momento potere distornar la voglia che l'havesse preso di pi prender la penna in mano per scrivermi lettere; tanto pi ch'io conosco, esservi genti pronte ad impedire che non mi arrivino, acci, sopra gli altri miei mali, io resti anchora senza questo bene: e Dio voglia che tai lettere non siano ingannevolmente da cotai trattenute appresso di s per qualche fine stravagante, di dare ad intendere a qualcuno o di essere appellati di tal nome e cognome, o di haverle da me ricevuto, per dimostrare ch'io habbia commercio con loro, il che non  vero: e i danni che mi possono esser fatti, io gli comprendo in parte. Ma quanto prima ho potuto, ho rissoluto di scriverle questa forse ultima mia, nella quale chiegole perdono di tanto disturbo, ch'io, vilissimo, sonomi arrischiato di darle, e insieme la prego a desistere da scriver altro, s per esser ci indarno, come acci che per l'odio ch' a me portato, non fosse fatto a lei qualche nocumento, se bene V. S.  talmente appoggiata, che non ha da paventare di cosa alcuna: cos foss'io! Fra tanto le viver devotissimo servo, amar et honorer le dignissime sue virtudi; e pregher del continovo il Signor Iddio per il compimento delle sue contentezze.

Di Bologna, il d 11 di Luglio 1612.
Di V. S. molto I. et Ecc.ma
Divotiss.mo Ser.re
Gio. Lodovico Ramponi.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



728...
MARCO WELSER a [PAOLO GUALDO in Padova].
Augusta, 13 luglio 1612.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVIII della Cl. X It., car. 43. - Autografa.

.... Non occorre che mi mandi il Discorso del S.or Galilei uscito ultimamente, essendomene gi capitata una copia per altra via. Ho cominciato a leggerlo, et per quanto ho visto sin hora, mi riesce fatica bella, curiosa et utile, che stuzzicar di novo gli filosofi della scola ordinaria, et ci sar da fare et da dire: sed vincat veritas, et per l'amor di Dio non facciamo questo torto al nostro secolo, di voler preferire gli errori invecchiati alle verit di novo ritrovate.
L'altro scritto delle macchie solari, mia intentione non era che fosse trasferito in latino(963), ma che si divolgasse nella volgare, come si ritrova; perch a voler far altrimente, oltre forse la difficolt di ritrovar cos subito interprete che servisse bene et pulitamente, ci sarebbero diverse oppositioni. Per se S. V. crede di poter impetrare dall'autore licenza di publicarlo, le sar molto facile di ritrovar subito uno stampatore in Vinetia, che havr di grazia di esser honorato di opera di tal argomento et autore, dovendola l'uno et l'altro render vendibilissima....



729...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 14 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 128-129. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Il Sig.r Marchese, secondo me, subito auto la lettera di V. S., se ne and a Tivoli, n so che sia anchora tornato, se non  tornato oggi: et il Sig.r Luca(964) lo vidi, et li lessi come avevamo a essere insieme al ritorno del Sig.r Marchese per legger la lettera insieme: per non li posso dir niente.
Del libretto stampato(965), sentii da uno di lettere che a questi filosofi dava un poco gusto; et mi credo avengha lo istesso come quando Micelagniolo cominci a architetturare fuori del'ordine degli altri fino ai suoi tempi, dove tutti unitamente, facendo testa, dicevano che Micelagniolo avea rovinato la architettura con tante sue licenze fuori di Vitruvio; per lo che sentendone io alcuni, li risposi che gli scambiavano, perch Micelagniolo non aveva rovinato la architettura, ma gli architetti, perch se non avevano disegnio come lui, volendo scerzare come l'asino d'Apuleo, ad imitazione del canino cascavano nel precipizio, et se facevono le loro architetture come prima cos semplice, apparivano cose triviali. Per non si sbigottischa; sguiti allegramente, perch non per questo dicano che la non sia valentuomo.
Cosimo li manda alcune osservazioni delle machie del sole(966). Io non  mai potuto atenderci pur ancho i giorni delle feste, n egli le pu fare a altra ora, per lo scomodo della casa che non si vede: per accetti il buono animo. Si andr adestrando; et io far, quando posso, fuori di questa furia, la quinta figura, dove  tre machie grandi. Dice che la vedde cos presto presto(967), che il nuvolo lo imped: per non si assicura cos bene se sta cos.
 letto il libretto mandatomi, tre volte, tanto mi  piaciuto; solo arei bisognio, a quelle dimostrazioni geometriche, del Sig.r Luca; ma gli [] tanto stravagante diventato, che se ne pu far poco capitale: sebene gli  tanto detto aperto per il resto(968), che in ogni modo si intende.
[vedi figura 729.gif] Mi sono innamorato della arguta risposta del Sig.r Filippo Salviati, al quale farete umilissima reverenza. Mi ero scordato di dire che le machie sono cavate dal'ochiale cos dentro la stanza: per credo tutte venghino da rovescio. Si faranno in un cerchio simile al suo, delle sue mandateci.
Non  visto il Padre Gamberghiera, perch torno ogni sera a [....] quattro ore; attale che non li  da dir niente del parere di questi.
Il Sig.r Domenico Passigniani  in valigia, s perch la non gi  dato risposta alla sua, come ancho della diversit della sua risoluzione delle machie del sole; atteso che egli  huomo molto amico di sua oppinione, et ne dice alle volte di quelle che mi fa ridere solennemente. Quanto al modo da tenersi nel ritrarre le machie, di lei non  auto lettere, ma bene dal Coccapani(969), che dice per una sua che cos facevi; per mi avisi: oltre che, lo occhiale non  molto esquisito; ma vedr, come posso, di far io. Circha al viaggio delle machie,  inteso, et la ringrazio. Nel resto sto con molto desiderio aspettando, et in tanto godo le passate scritture; et al ritorno del Sig.r Marchese vedr di essere insieme per sentire la lettera, et intanto si ricordi della altra, et Dio(970) le dia forza e vita di farne molte e grandi(971), come spero. Et baciandoli le mani, le prego da Dio ogni contento.

Di Roma, questo d 14 di Luglio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecel.ma
Umilissimo Servitore
Lodovico Cigoli.



730..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI
a MARIA MADDALENA D'AUSTRIA [in Firenze].
Pisa, 15 luglio 1612.

Cfr. Vol. IV, pag. 147 [Edizione Nazionale].



731..

DANIELLO ANTONINI a [GALILEO in Firenze].
Bruxelles, 21 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 132-134.- Autografa.

Molto Ill.re Sig.r mio Col.mo

Se io volessi esprimer il gusto che dalla lettera di V. S. de'16 di Giugno ho hauto, converebbemi senza dubbio spender tutto il foglio, et poi anco so che sarei stato scarso nel dire: per tanto non m'affaticar mostrarglielo, spetialmente potendo con una sola parola darglielo a considerare, cio che m' stata nuova la osservation delle macchie solari; hor pensi V. S. se n'ho hauto gusto haver anco in nello stesso tempo la maniera di osservarle et notarle cos essattamente, oltre poi la lettura del sotilissimo suo Discorso et della lettera al Valsero. Cominciai, subito doppo hauta la lettera di V. S., a dipinger il sole, ma non ho potute far le osservationi continuate, per le nugole nostrane, tanto comuni in questi paesi d'ogni staggione. Le mando dunque questi pochi ritratti(972), ne'quali veramente non mi son curato di tanta essattezza nel color delle macchie: ho ben usata diligenza in porle giusto ne'loro siti, tanto rispetto l'una al'altra, quanto rispetto alla circonferenza. Continuer osservandole quest'altra settimana. Per tanto prego V. S. mandarmene 4 over 5 d'oggi in poi, ch son curioso anch'io di veder se fano paralasse; ma non le mandi gi in Fiandra, perch hoggi a otto credo che sar partito di qui per Italia. Per tanto potr V. S. favorirmi mandarle a Udine, ch le ritrovar l senza dubbio, s'altro non m'obsta.
In quanto alla speculatione che V. S. mi d della figura che sopra la carta si inverte et non sopra l'occhio, a me non pare che perci ne segua che siano diversi que'raggi ch'apportan le 'mmagini da quegli co'quali si fa la vista. Et prima, io nego che quelle immagini che s'invertono sopra la carta non s'invertan anco sopra l'occhio. Et che sia vero, inmaginisi V. S. che l'occhiale sia fermo verso qualche oggeto grande: se V. S. vor scoprire una parte di quello oggetto pi bassa, lasciando fermo l'occhiale, non alzer ella l'occhio? et se ne vor scoprire una a man dritta, non metter ella l'occhio pi a man sinistra? Questa mi pare che non sia altro che inversione: et che sia la inversione a questa maniera,  chiaro, perch, per esempio, col mio occhiale io non posso veder in una volta pi che la quarta parte del diametro della luna, et in questa osservatione m'apporta sopra la carta tutta la faccia del sole, et ancora c'avanza qualche spacio allo 'ntorno. Mi si potrebbe rispondere, che almeno quella parte che veggiamo con l'occhio, non dovrebbe invertersi. Al che io dico che forse cos , ma non  parte sensibile nella distanza che notiamo sopra la carta le immagini. Hora, il considerare dove si faccia questa inversione m'apport qualche fastidio, perch suponevo che il vetro concavo fosse entro la distanza del concorso de'raggi del convesso; et il concavo per s tantum abest che inverta, che separa et alarga i raggi: ma ho poi trovato che il mio suposito in due maniere era falso: cio, che il concavo si collocasse entro la distanza del punto del concorso, o delli punti del concorso; l'altra, che se non eran concorsi fino al concavo, che poi il concavo li separasse et non li lasciasse concorere: le quali falsit nella inclusa figura credo potr mostrarle. Sia il canone AgBh, nel quale sia il convesso gh et il concavo AB, l'oggetto luminoso che manda i raggi a, b, et il piano che li riceve pq; cadano i due raggi eg, fh sopra le estremit del convesso, et sian refranti gr, hs sopra 'l concavo: chi dubita che duo altri raggi cg, dh, presi pi al largo di quelli, concorerano prima che giungano al concavo, et spetialmente se i due gr, hs cadessero sopra 'l concavo in un punto? Concoran dunque in l, et cadan sopra il concavo in m, n, et sian da quello refranti in p, q: non sar dunque meraviglia se la parte del'oggetto d, sar veduta in p, et la parte e in q. Cos tengo per fermo che infiniti raggi, che pi al largo cadono sopra il convesso, s'invertano et non vengano a cadere sopra il concavo, come i raggi ag, bh, che concorendo in i s'invertono et vano a cadere in u, x, et di qui venga quello splendore quasi irremediabile che veggiamo ne'cannoni. Alla altra fallacia, i raggi gr, hs, che non s'invertono o non concorono nel canone, pu ben esser che concorano fuori del concavo, ma che se, per essempio, non vi fosse il concavo concoressero in o, et col concavo concorano in t, et cos i due raggi che da'punti y, k procedessero, andassero a concorer in z: et di qui viene che quanto [pi] lontano dal concavo mettiam l'occhio, tanto meno quantit dell'oggetto veggiamo.
[vedi figura 731.gif] In questa maniera pare a me che camini il negotio, rimetendomi alla sentenza di V. S., se per mi parer meglio di questa, ch non vuo'promettere quello che al sicuro non potrei atendere. Se questa mia speculacione  vera, ne segue che le parti del'oggetto, spetiamente le medie, rapresentate sopra la carta, habbino minor proportione al tutto di quello che hano in effetto; et di qui ne seguir forse che le macchie del sole si moverano, o pareran moversi, pi tarde nel mezzo che vicine alla circonferenza, il che dovrebbe esser tutto al'oposito, quando servassero la istessa proportione.
Non star pi a thediarla, ma ringratiandola senza fine del favor fattomi, pregar Dio che le conceda sanit, acci che, novo Ercole nelle cose di natura, possa finir di spegner tutte le peripatetiche mostruosit che per quella scorrono. Le baccio le mani.

Di Brusselles, il d 21 Luglio 1612.

Forse forse non passer molto che potrei esser a Firenze, almeno per visitar V. S.

Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.r
Daniello Antonino.

In alcuno di questi dissegni m' bisognato far tanto presto, per le nugole ch'hora lasciavan vedere hora coprivano il sole, che ho lasciato di notare alcune picciole macchie.



732..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 21 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 130-131. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Restai di scriverle circa il suggetto degnissimo da lei proposto, et devo risponder anco alla sua intorno a'pensieri Copernicei.
Cominciai, quanto al primo, subito a ringratiarla che offerisse al nostro ordine persona s carica di tutte le sorte de'beni, et s pienamente di quelli dell'animo et de'pi scelti. Sguito hora l'istesso offitio, insieme anco con tutti gl'altri nostri, assicurando V. S. del'obligo particulare che di ci gli habbiamo; et la prego baciar le mani, a mio nome in particolare et poi di tutti gl'altri Lincei, al'istesso S.r Filippo Salviati, dicendoli similmente che haveremo noi grandissimo contento ricever nella nostra studiosa compagnia la persona sua che tanto stimiamo et ammiriamo, et egli haver tanti veri fratelli et servitori: et certamente ch'il nome suo era appo tutti dal'istessa virt reso celebre, quando la relatione di V. S. ce lo confirma et maggiormente notifica per tale. Verr con commodit il segno(973) e i fogli, acci V. S., come promotore, dia l'ultimo compimento linceale, ch'intanto gi l'habbiamo per Linceo, fratello e signore.
Quanto alle qualit del sistema Coperniceo, non  dubio alcuno che una delle grandi sodisfazzioni che dia  col rimover la multiplicit de'moti et orbi, et loro s grande e s intrigata diversit, et sarebbe questa anco maggiore, se, come ci fa in gran parte, lo facesse totalmente; ch non senza causa l'intelletto humano ove vede s fatta farraggine d'orbi et rivolutioni, et ch'ella, non punto stabile o sufficiente, vien accrescendosi, minuendosi, variandosi giornalmente, come nel Tolemaico aviene, difficilmente s'accomoda a creder sia opra della natura, ma pi tosto se l'immagina aborto d'huomo cerebroso o miscuglio di strani fantasmi, e alla pi pura e semplice dimostratione volentieri s'accosta, credendo tale l'opificio della natura. Non credo cos habbia fatto il S.r Lagalla, negando l'eccentrici et epicicli, ma pi tosto al contrario lasciando un poco d'intrigho per ingolfarsi nelle bizzarrie di Fracastorio e, in vece delli 33 orbi Tolemaici, prenderne da quello una schiera di 77, negando, per affatigarsi meno, gl'apogei et perigei, con il stiracchiamento delle refrattioni e co'cicli pezzati e 'ntarsiati a foggia nuova. Non posso per non lodare, senza partirmi dall'opinione di V. S, l'odio delli eccentrici et epicicli: orbi per, non orbite o motioni, poich se queste la natura non secondo le regole ch'a noi paiono belle, ma a suo modo, ha drizzato, cos devono da noi conoscersi et riceversi, et credersi anco tali esser perfettissime, come V. S. benissimo dice(974) et io in alcuni miei scartafacci, per stabilimento maggiore del mio chaos naturale, ho in qualche parte considerato, credendo con Keplero che l'obligar l'erranti alla giustezza de'circoli sia un attaccarli contro lor voglia al pistrino et chiuderli onde spesso scappino; et perci conobbi con V. S. molte motioni non concentriche n al sole n alla terra, alcune alla terra, alcune al sole, et forse tutte, se la via de'pianeti  elliptica, come vol Keplero. Mi dispiacquero per gl'orbi adamantini, ch tali eccentrici et epicicli nelle Peripatetiche o almeno Tolemaiche scuole si celebrano et propongono con tanto fasto per certissimi; et chimera con V. S. riputandoli, v'ho speculato alquanto d'intorno, come mi far poi gratia vedere: onde primieramente dimandavo se solidi orbi voleva Copernico, et intendendo d'essi, o pure delle semplici motioni, se poneva in epiciclo di concentrico al sole, o pure in eccentrico semplice, la terra, et se alcuno di suoi seguaci havea osservato meglio e variato in ci, poich Keplero, ancorch Coperniceo, dal'istesso Copernico varia, havendo le osservationi migliori di Tichone, et variandosi nelli moti della terra et luna poteva sperarsi sodisfattione maggiore al'intelletto in quella parte che sola restava con moltiplicit di giri et motioni, n la novit pol desiderarsi nella natura, ma nella cognitione nostra, migliorandosi l'esperimenti. Desiderava un matematico da Ticone, che li sbrigasse il giro del sole da quello di Marte. In somma, vista ben la cosa, deve accettarsi et considerarsi com'ell', et conoscere che la natura spesso burla e rompe le regole che da gl'huomini le son poste.
Assai per hora l'haver trattenuta, et solo per esprimerle a pieno quello l'altra volta, di montagna(975), in fretta le scrissi delle mie speculazioncelle celesti. Resto dunque baciando a V. S. le mani. N. S. Dio le conceda ogni contento.

Di Roma, li 21 di Luglio 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.mo Cesi, Mar.se di Mont.li



733..

GIROLAMO MAGAGNATI a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 21 luglio 1612.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molt'Illustre Signore, Sig.r mio Oss.mo

Siamo in sede vacante, e li soggetti che pi sono in predicamento per futuro Principe sono il Procurator Mocenigo, il Procurator Priuli, il Procurator Memo, il Procurator Bembo e 'l Procurator Sagredo, tutti cinque pretendenti alla scoperta. Si vuole che il Mocenigo si abbia il meglio, n se gli fa altra obiezzione che l'esser troppo giovane. Il Procurator Moro fa broglio per non essere, asserendo che per la sua decrepit non si deve eleggerlo, per non dar cos presto novo disturbo alla Repubblica di fargli successore. Si vuole che, in caso di discordia ne'sopranominati, possa cader la sorte sopra Nicol Ferro, o vero Francesco Loredan, detto Campanon, soggetti di purissima bont.
L'Ecc.mo Sig.r Cris.ro Ferrari, autor degli acclusi componimenti(976) (non gi del sonetto ed ottava), caramente la saluta; et io, con l'occasione d'inviarle queste curiosit, me le ricordo il solito divotissimo servitore, et aspettando la pezza da stomaco, affettuosamente le bacio le mani.

Di Venetia, ai 21 di Luglio 1612.
Di V. S. molto Illustre et Ecc.ma
Aff.to Servitore
Girolamo Magagnati.



734...

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 21 luglio 1612.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografe le lin. 19-23 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Queste serviranno per accusare a V. S. Ecc.ma la ricevuta delle sue lettere, et non per darle risposta, poi che, essendo morto il Prencipe, hora sono occupatissimo nel broglio per mio padre, se ben con poca speranza di riuscita, essendo la concorrenza di cinque(977), et s come io credo, la nostra parte manco delle altre; oltre che anche tra quelli che non dimandano, vi  pi d'un sogetto riuscibile.
Mi trovo per lei un vetro scielto dal Bacci per isquisito al pari d'ogn'altro; ma per infine confessa, non essere il migliore di quelli che gli mandai, et havendo veduta la lettera ch'ella mi scrive, m'ha detto non poter essere che quelli del Nuntio Grimani siano migliori di questo, ma ben uguali: et quasi che io gli lo credo, perch ho osservato che questi della forma di cinque quarte poco meno, fatti da esso Bacci, che incontrano in buon vetro, sono tutti di pari bont, et sopportano lo scontro doppio della sua pi picciola palla, et fanno chiaro; il che  quel pi che si possa havere, perch con la istessa forma di colmo et di convesso non vi pu essere uno che faccia maggiore dell'altro, se bene, malguidati dal nostro senso, faccessimo alcuna volta giuditio contrario.
Et per fine a V. S. Ecc.ma baccio affetuosamente la mano.
Io intenderei volentieri la lunghezza del suo dominicale(978), et in che consista la sua eccelenza sopra gli altri.

Di Venetia, a'21 Lug.o 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Desiderosiss.o di s.la
Gio. F.o Sagredo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r Hon.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Filosofo e Mathem.co di S. A.za
Firenze.



735.

[CRISTOFORO SCHEINER] a MARCO WELSER [in Augusta].
Monaco, 25 luglio 1612.

Cfr. Vol. V, pag. 39-70 [Edizione Nazionale].



736...

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 28 luglio 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 31. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Li mando le osservazioni fatte parte da me et parte da Cosimo(979), il che  avenuto per non essere del continuo a casa, le quali conoscier come elle sono fatte: solo ci  una cosa, che mentre si fanno, il sole scorre tanto veloce, che con tutto che con la mano si sguiti a tirare il foglio, non si fa cos giusto. Pure vedr se si potr acomodare un regolo unito con l'ochiale, che si possino fare pi giuste. S'ella  modo megliore, me ne avisi.
Fui finalmente, saputo il ritorno del Sig.r Marchese, da lui; et rimanemo, come egli aveva l'altra lettera, fussimo insieme con il Sig.r Luca(980): del quale pure se ne pu far poco capitale, perch  pi imerso che mai in quello umore solito della S.a M.t S.(981), la quale  im molta necessit, et lui vuole per sovenirla e mancare alle sue propie; et talmente v' immerso, che si pu dire imbestialito. Per lo aiuto che havevo per bene intendere quelle dimostrazioni geometriche del libretto di V. S.(982), non potendo da lui,  trovato, mentre sono a S.a Maria Maggiore, il Padre proccuratore Don Orazio di Santa Persedia(983), monico di S.a Trinit; et credo che sia quello. Basta: mostra di leggerlo con molto gusto, et mi serve molto bene, et lo trovo molto cortese, et m' pregato al farli per parte sua caldamente un baciamani. Se le rimanderete in qua, l'ar caro, per mostrargliele.
Fui dal Padre Ganberghier, il quale mi disse che havea auto i duoi libretti, ma che non l'avea ancor finito di leggiere. Credo lo facesse per fuggire di dirmi il suo parere, sebene gli usc a dire che nella maggior parte V. S. aver ragione, ma che lo aveva cos scorrendo letto. Basta: io vi veggo un modo sempre sospetto e non libero.
Il Sig.r Marchese  da sei giorni che io non l' visto, ma mostra d'essere tutto suo. Vi debbe avere scritto il suo desiderio, che le due lettere le arebbe fatte stampar qua et che li pareva passare meglio et con pi honor suo. Ora la sa lei quello che sia meglio: scriva, e non perda tempo, e lasci stare e'chiachieroni e le pippionate; et intanto mi tengha vivo nella sua memoria, et mi favorischa di un baciamani al Sig.r Filippo Salviati, con dirli che il dubbio che mand a domandare a quello amico,  fatto ridere pi di quattro galantomini. Et con questo, Dio la feliciti.

Di Roma, questo d 28 di Luglio 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccellentiss.o Sig.r mio
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



737.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 4 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 135. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Conosco l'assidue occupationi di V. S., et la compatisco in fatighe s grandi, ammirando la sua diligenza nel sodisfare a s gran parte d'esse, col porre anco a sbaraglio la propria sanit. Quello che mi promette del Sistema Massimo, mi contentar poi vederlo a suo tempo nel'istesso trattato(984).
Il Porta, visto il libro del Lagalla, intendo li scrisse l'haverebbe desiderato matematico.
Il trattato di V. S.(985) ragionevolmente vien lodato et approvato da'sani giudicii; et questi tutti giudicano che V. S. non debba risponder ad alcuno ex professo, n intorno a questo n ad altra delle sue speculazioni o osservationi, ma solo in altri trattati, o scrivendo altro, obiter possa sodisfarli secondo il merto.
Aspetto la seconda al S.r Welsero, ch ciascuno parla della novit solare, e i Peripatetici, al solito, storcono e schivano. V. S. procuri la sanit, e mi commandi.

Di Roma, li 4 d'Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.re Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.


738...


GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 4 agosto 1612.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa la firma.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Le lettere di V. S. Ecc.ma mi hanno trovato a letto con un poco di febretta cottidiana, la qual mi leva dal numero de'sani, se ben totalmente non voglio confessarmi amalato: basta c'hora io sono in letto, mal contento et dubbioso della mia salute. Queste sue lettere mi hanno dato sommo gusto, et se bene con qualche mia difficolt et incommodo, ho voluto darle qualche risposta, sentendo infinito contento mentre m'imagino essere seco.
Lo scatolino mi  stato carissimo(986), ma per non ardisco darmi alla speculatione della causa di cos mirabile effetto, poich questa a me pare speculatione per li sett'ottavi fisica, e per consequenza da me in tutto posta da parte, poich delle cose fisiche io ne parlo solo per negationem. Ma quanto al modo col quale si fa la vista, sebene v' qualche fondamento fisico, et nella speculatione pare che vi sia incorporata la geometria con la fisica, io nondimeno in tanto vorrei specularvi sopra, in quanto che la mia intentione  di suporre le propositioni fisiche, o miste di fisica, le quali sono patenti al senso, et doppo, speculando con termini sicuri geometrici et con esperienze, venire in cognitione del vero: il quale quando dalla moltitudine, cos del volgo come ancora de gli huomini stimati intelligenti, non fosse creduto, poco travaglio me ne prenderei, s come ancora quando mi si opponesse che in alcuni ordini o consuetudini osservate nelle scienze, io, in questa mia speculatione, per haverli transcurati, fossi biasimato, purch da questi ordini non dipendesse fallacia o mancamento di verit nella conclusione.
Quanto a Spontino(987), se mai io l'ho havuto in concetto di huomo di sommo ingegno et d'isquisita arte nella sua professione, creda pur V. S. Ecc.ma ch'io ho sempre maggiormente confermata et certificatomi di quest'opinione della sua persona; ma, all'incontro, tanta  la sua inimicitia col lavorare, che assolutamente il dedicarlo al servitio d'un Prencipe sarebbe un procurargli la morte, perch huomo grande et di autorit non potrebbe tolerarlo senza venire un giorno a qualche termine, non so s'io debbo dire di crudelt o di giustizia. Io, essendo a Palma, gli ho procurati et ottenuti benefitii importantissimi, et di pi gli ho prestato per la fabrica di una casa mille ducento ducati gratis, et finalmente, tra paghe che se gli sono procurate, lavori et imprestidi di S. Marco, s' sgravato da questo debito; oltre che la protettione mia et della mia Casa, anco in questa mia absenza, gli  stato, di continuo et importantissimo giovamento: tuttavia, in nuove mesi susseguenti al mio ritorno, da lui non ho potuto havere lavoro di un quarto d'hora, ancorch e l'instanza dalla parte mia e le promesse dalla sua siano state continue e grandissime: onde io, mosso a sdegno contro di lui, scrissi a Palma che tutte le cose mie, che gli havevo dato per accommodare, gli fossero levate dalle mani, con una intimatione della mia total disgratia; per maggior espressione della quale scrissi all'ingegnero di quella fortezza, che subito facesse levare dalla porta della sua(988) casa la mia arma, ch'egli fece scolpire da principio che fabric. S'interpose subito l'istesso ingegnero et altri amici communi, i quali fecero che, gi 2 mesi, egli si transferisse di qua con 2 lavoranti per servirmi ad saturitatem; ma con tutto questo, in tanto tempo, non ho havuto da lui se non quattro serraturine, ed altre cosuccie di accommodamenti di poca importanza, s che per satiare il mio desiderio non basterebbero 3 anni, se ben credo perder la patienza avanti un altro mese. Per accommodare le machine di S. A., io raccordarei pi tosto un suo zio, habitante in Udine, huomo che lavora di lima non volgarmente, persona soda, di grande inventione, che lavora di horologi et s'ingegna di tutte le cose quasi tanto come questo Spontino. Ma a levarlo di casa vi sar forse qualche difficolt, perch questi sono huomini avezzi nella loro citt a bevere i miglior vini del Friuli, mangiar meglio et essere pagati et accarezzati da tutti oltra misura. Tuttavia, se V. S. Ecc.ma haver caro che tratti con lui, mi scrivi il partito ch'io gli posso promettere cos appresso poco, ch'io trattar con ogni avantaggio, si che resti luogo ancora alla liberalit del Padrone, restando sodisfatto. Scrivendo pi lungo, affattico lei et me senz'utile; per le baccio la mano.
Qui alligati saranno dua vetri del Bacci, datimi da lui per li pi squisiti c'habbia mai fatto, confessando per ancora che di ugual bont gli ne sono usciti li migliara dalle mani.

In Venetia, a 4 Agosto 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Desiderosiss.o di servirla
Gio. F.o Sagredo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r Hon.mo
Il S.r Galileo Galilei, Matematico e Filosofo di S. A.
con un ligazzetto tondo.
Fiorenza.



739..

FRANCESCO DI JOYEUSE a GALILEO in Firenze.
Gioiosa, 6 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 96. - Autografa la firma.

Ill.re Sig.r

Ho ricevuto, con la sua lettera, il Discorso, che V. S. m'ha mandato, delle cose che nuotano sopra l'acqua, et per una mia solita indispositione, cagionatami da'caldi, che m'ha fatto tardare la risposta alla sua lettera, non ho potuto ancora leggerlo a mio gusto. Ringratio V. S. della cortese memoria che tiene di farmi godere cos belli parti del suo ingegno, il quale s come merita d'esser stimato da ogn'uno, cos vorrei haver occasione di darle prova della stima ch'io fo d'esso et della sua persona, in occorrenze di suo servitio; come, offerendomele di cuore, le prego dal Signor ogni bene.

Di Gioiosa, li VI d'Ag.to MDCXII.

S.r Galileo Galilei.
Al piacer di V. S.
Il Car.al De Joyeuse.


Fuori: All'Ill.re Sig.or
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



740..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Fabriano, 13 agosto 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n. 137. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Scrissi un'altra mia a V. S. pi mesi sono d'Acquasparta: hora torno a salutarla, s per rinovarmeli nella memoria et quanto per le sue virt le debba, s anco per l'obligo a che m'astringono le nostre Constitutioni Lincee, havendo in questi giorni havuto principio la nostra Academia(989), per il fermo stabilimento et essaltatione della quale dobbiamo pregare, per benefitio et utile commune. Io partii di Roma sono homai due mesi incirca, ma prima hebbi fortuna di vedere il suo libretto delle cose che stanno a galla nell'acqua, et quelle epistole scritte al S.r Velsero sopra le macchie solari, di che hebbi gusto particolare, per haver anco lette quelle del finto Apelle, quale mi pare che V. S. lo vada toccando con tanta destrezza che meglio non si possa desiderare. Dopo non ho di V. S. inteso altro, havendomi il Sig.r Marchese scritto poco, per essere stato pi giorni fuori di Roma. Mi persuado bene che V. S. non desista dalle sue fatighe e studii et osservationi sideree, di che mi sarebbe caro, con sua commodit, sentirne qualche particolare, se altro ha ritrovato di nuovo.
Intesi del Sig.r Salviati, proposto da V. S.(990), e con gusto particolare; quale, come dal detto Ill.mo intendo, dover in breve, insieme con alcuni altri, essere ammesso. Non ci mancheranno de'buoni soggetti per illustrare questa nostra Academia: resta solo che si stabilisca con sodo fondamento, conforme al pensiero del nostro Ecc.mo Prencipe, acci possa eternarsi; a che con ogni cura attende, et null'altro con pi ardore procura. Intanto una delle maggior lampadi sar V. S. per illustrarla, e la pietra quadrangolare per fermarla, e supplir al difetto mio in particolare, che non son buono e non potrei servire, n per una debile scintilla di luce n per un granello di minuta arena. Lascio dunque tal peso a lei, per la buona salute et lunga vita della quale pregher sempre il Cielo con non meno caldezza e con non meno devoto affetto che della propria. E con questo resto, e le bacio le mani.

Di Fabriano, li 13 di Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Fratello e Ser.re Affetionatissimo e vero
Franc.o Stelluti.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



741.

GALILEO a MARCO WELSER in Augusta.
Firenze, 11 agosto 1612.

Cfr. Vol. V, pag. 116-141 [Edizione Nazionale].



742...

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 33. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccll.mo Sig.r mio Oss.mo

Volesse Iddio che io cos prontamente potessi dare la compita sanit a V. S. et al Sig.r Welsero, commone amico nostro, come io di buon cuore le ne vado augurando: il quale hieri, fra l'altro, mi scrisse queste parole:
"Del mio stare, l'affermo questo, che il male continua ad affligermi con lunghe et dolorose tirate et con brevissime intermissioni, quae tamen ipsae non sono totalmente sincere; onde mi persuado che gli miei mancamenti del non risponder, o del responder succintamente, debba trovare appresso alli amici piet, non che perdono, come disse il buon poeta."
Et veramente s'ha d'havere compassione a questo buon Signore, come anco a V. S., che, con tutto ci che stanno male, non tralasciono d'affatigarsi per il bene publico. Per prego Iddio, poich non posso altro, che da qui a molti anni mi possa rallegrare con ambedue in questo giorno solennizzato per la institutione dell'ordine nostro(991), poich anco il Sig.r Velsero  delli nostri(992), et spero d'havere fatto un buon guadagno per li Lyncei. Sono certo che V. S., per la stretta amicitia che tiene seco, haver piacere. Et per fine baccio le mani a V. S., pregandola che mi faccia questa grazia a non affatigarsi a rispondere n a me n all'altri Lyncei, atteso che habbia pi cara la sua salute che le sue letere, le quali per altro rispetto ci sarebbono carissime.

Di Roma, alli 17 d'Augusto 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Eccll.ma
Aff. Ser.
Giovanni Fabro Lynceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccll.mo Sig.r mio Oss..mo
Il Sig.r Galileo di Galilei.
Fiorenza.



743.

CARLO CONTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 18 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 98. - Autografa la firma.

Ill.re et molto Ecc.te Sig.re

Le osservationi di V. S. sono molto diligenti et belle; et siino che si voglia queste macchie, sono cosa fuor di quello che sin hora  stato creduto. Ma come che  cosa di gran consequenza, et in parte s lontana da noi, ha bisogno de osservationi di lungo tempo, massime che alcuno pigliando occasione dalle Stelle Medicee da V. S. osservate, potrebbe fingere nascere quelle macchie da stelle, ma per s minute, che tra di loro separate non si vedino, et congiunte faccino apparire quelle macchie, et che siino tante in numero et habbino s diversi moti intorno al sole, che, diversamente congiungendosi, faccino quella diversit di macchie: et per convincer questi  necessaria lunga osservatione, come molto pi per osservare che altra cosa siino queste macchie, et quando facciamo il cielo corrutibile, donde noi habbiamo che queste macchie non siino nell'istesso corpo solare, ma in altra parte del cielo. Bene spero che V. S., con la sua diligenza et ingegno, sii per dar luce a tutto questo.
Intorno poi alla Sacra Scrittura, desidero sapere pi in particolare, in qual cosa V. S. cerchi sapere che ella non favorischi ad Aristotele: perch se V. S. parla della corrutibilit del cielo, non vi  dubbio che in molti s'accenni; se parla d'altri dogmi,  certo esser contrario ad Aristotele, come intorno all'eternit et governo dell'universo. Ma questo non ha che fare con le presente osservationi: facciami per intendere quanto desidera, che non mancar procurare che resti sodisfatta. Et Dio la guardi.

Di Roma, li 18 di Agosto 1612.

[S.r] Galileo Galilei.
Al piacere di V. S.
Il Car.l Conti.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.te Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



744...

GALLANZONE GALLANZONI a GALILEO.
Gioiosa, 18 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 139. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re P.ron mio Oss.mo

Non ho riceuto altre lettere di V. S. se non quest'ultima scritta sotto li 26 di Giugno, et scrivo a mio fratello che veda se si trovano pi alla posta di Fiorenza, perche non  perdita che sia mai per dispiacermi tanto che perdere le sue lettere, s perch amo et honoro la persona di V. S., com'anco ch'ho in veneratione ogni cosa (per minima che sia) scritta da lei, ringratiandola infinitamente delle conclusioni che mi manda intorno alle macchie del sole, quali furno lette da me al Sig.re Cardinale(993), mentre desinava con l'assistenza di molti signori Francesi: con la quale occasione l'Ill.mo Padrone disse della persona sua tutto quello si potea dire, et non solo dell'inventione d'haver trovato in cielo i quattro Pianeti etc., ma parl lungamente de'suoi costumi et maniere, dicendo ch'anco fuori della matematica non havea gustato la conversatione d'alcuno Italiano come la sua.
Le tre lettere scritte al Sig.re Marco Velsero(994) non mi sono capitate, n so come ricuperarle, et ne scrivo a Roma con quest'ordinario a mio fratello; et se la risposta che V. S. li fa, n'ha mandato copia ad alcuno suo amico, la prego avisarlo a Roma a mio fratello, che si chiama Giovanbatista Gallanzoni, con fare la coperta al Sig.re Giulio Pavoni, Maestro di Camera di Borghesi, acci li sia recapitata la sua lettera; et s'havesse anco fatte altre scritture da cinque mesi in qua, la prego avisarglielo, perch li scrivo che prega quelli c'he l'haveranno, di contentarse che ne pigli copia, et me le mandi subitto. Hora son fuori di scola, et le cose sue solamente pu rimettermi, perch le veggio sempre con una estrema curiosit, trovandole d'un altro spiritto che l'altre; et son cos apassionato per le sue opinioni, che credo se per suo piacere volesse inganarmi, potrebbe farlo con molta facilit. Ho di gi letto tre volte, con mio grandissimo gusto, il suo trattato intorno alle cose che stanno sopra l'aqua, ma ho penato nelle dimostrationi, perch non havevo mai veduto cos'alcuna in questa materia; et certo non ho mai letto cosa che m'habbi tanto contentato. Il Cardinale ancora non l'ha veduto, ma da me ha quasi inteso tutto il contenuto, et l'amira come cosa degna del Sig.re Galileo.
In queste parti di Franza, dove io sono, non ho trovato grandi mathematici, n ch'habbino osservato cos'alcuna in cielo, per non havere occhiali boni; et dettoli l'osservationi che V. S. ha fatte, hanno fatti qualche dubbio, ch'io con la sua dotrina gl'ho resoluti. Ma andando alla Corte, forse non mancaranno dubbii, che se saranno degni di consideratione, l'inviar a V. S. Alla quale per fine basciar le mani, con recordarmeli servitore di core.

Di Gioiosa, alli 18 d'Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.re


S'inviar le lettere a mio fratello in Roma, saranno pi sicure. S'havesi mai scritto cos'alcuna intorno all'opinione del Copernico della mobilit della terra, n'havrei gran gusto per poterla ricuperare, perch  gran tempo ch'ho questa curiosit, parendomi dificil cosa il respondere a gl'argomenti di quelli della contraria opinione. Ma per non pigli pena alcuna, se prima non havea fatta la fatica et fattone parte a qualche suo amico, dal quale io potessi haverla.


Al Sig.re Galileo.
Aff.mo Ser.re
Gallanzone Gallanzoni.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re P.ron mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



745.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 18 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 137. - Autografe le lin. 50-55 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re Sig.re Ecc.mo

Spontino, per confirmatione di quanto scrissi di lui a V. S. Ecc.ma(995),  finalmente partito per Palma, richiamato dal generale, havendo lasciati imperfetti li due terzi de'miei lavori:  vero che ha promesso ritornar presto, ma di questa promessa non ho fin hora trovato malevadore.
Delle sue opere non mi trovo cosa degna et estraordinaria, perch quanto che io haveva, cos delle fatture di questo huomo come di curioso, tutto ho mandato a presentare al Re di Persia, ad instanza del quale  rimasto il mio studio totalmente spogliato delle cose che io haveva pi care; s come per la stessa cagione si  risentita molto la mia borsa, havendo io speso assai centinara di ducati in diverse curiosit, per presentare il detto Re: il quale, se ben mi ha corisposo con lettere molto cortesi et honorate, non di meno (ch'io sappia) non mi ha mandato altro che un tapeto, che non paga un terzo il mio presente et delle spese che ho fatte per lui; oltre che il tapeto  ancora in Persia, et corre gran pericolo che mi sia trattenuto dal Bass di Bagadet.
Lodato Idio, mi sono liberato dalla febre; et il modo  stato non ascoltare i medici, ritornare a bever vino, et non mettervi acqua, mangiando secondo l'ordinario de'sani.
Finalmente ho trovato che la opinione ch'io haveva circa la vista  stata scritta dal Porta et dal Keplero, i scritti de'quali in questo proposito ho deliberato leggere con qualche diligenza, sperando che forse si possi aggiungere alcuna altra cosa buona, non restando io sodisfatto della maniera dello scrivere n dell'uno n dell'altro, parendomi che si discostino senza necessit dallo stile matematico, et abbraccino quello de'filosofi: et perch (come ella sa) io ho bisogno di aiuto per intendere questi libri, mi ho provisto di certo Napolitano, chiamato il Sig.r Gio. Camillo Glorioso, che habita qui in Venetia, col quale ho stabilito che venga due over tre giorni della settimana a dichiarirmi questi autori. Veda mo'V. S. Ecc.ma se io ho perduto l'amore alle mattematiche, gi che in questa et ho voluto ritornare scolare. Et se bene nelle mie lettere, che le scrissi, ho distinto i filosofi da i mattematici (di che ella mostra havere ricevuto qualche scandalo), vorrei pure ch'ella sapesse che mi sono valuto di questi due nomi conforme alla volgare interpretatione del popolaccio, il quale chiama filosofi quelli che, non intendendo niente delle cose naturali (anzi essendo incapacissimi d'intenderle), fanno professione di essere segretarii della natura, et con questa riputatione pretendono instupidire tutti i sensi degli huomini, et privarli ancora dell'uso della ragione. Questo nuovo maestro, che mi ho dissegnato, lever a V. S. Ecc.ma il travaglio di darmi diverse instrutioni(996), sopra le quali havevo disegnato darle occuppazione; ma potrebbe essere che, all'incontro, lo studio della prospettiva mi eccitasse a dimandarle spesso la solutione di qualche dubbio. Ma come si sia, voglio et intendo che continui la obligatione reciproca di scriversi ogni settimana, perch ogni giorno io scopro essere in questo mondo tanto grande la carestia de gli uomini, che non mi pare perduta la fatica, non dir di scrivere, ma quasi di caminare da Venetia a Firenze, per abboccarsi con uno che meriti nome di huomo.
Scritto fin qua, ho letto otto propositioni del Porta, nelle qual se ben vi  qualche verit, tuttavia resto persuaso che vi siano ancora molte falsit, et parmi havere compreso che il suo cervello non sia molto fino: pure haver pacienza di vedere qualche cosa pi inanzi, per fare pi certo giudicio sopra la scrittura et lo scrittore. Et a V. S. Ecc.ma baccio affetuosamente la mano.

In V.a, a 18 Ag.o 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Desiderosiss.o di ser.la
Gio. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei, Filosofo et Mathem.co di S. Alt.a
Firenze.



746.

LUCA VALERIO a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 36. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

L'havere io tardato tanto a rispondere all'ultima delle passate di V. S.,  stato per voler legger prima il suo Discorso(997) inviato alla S.ra Margherita, n haverlo ancor potuto fare, havendolo ella dato a legare per mezo d'uno, che non gli  sin qui bastato l'animo di farselo rendere almen sciolto com'era; n dice qual si sia il legatore, ma che presto lo rihaver: forse l'haver prestato, n cos facilmente certa sorte di libri si ricuperano. Ma non per questo solo prego V. S. a perdonarmi(998) della tardanza, ma per due cause ancora pi importanti. L'una , ch'havendo io sempre nell'animo la sua imagine, et ragionando spesso di lei col nostro S.r Cigoli et altri ammiratori del valor di V. S., parmi di star con lei; onde cos sfogandomi, viemmisi ad impigrire il mestiero della penna. L'altra, che V. S. dee provar meglio di me,  che noi altri filosofi, sovente astratti nella contemplation delle cose ch'alla misura del tempo non soggiacciono, la lunghezza di esso, ch'a molti suol parer grande, riputiamo per nulla, o al pi un momento.
Ma quanto al suo Discorso, per quel poco che la S.ra Margherita m'accenn, certo che V. S. move un gran dubio contra i Peripatetici nella materia del giaccio: n della sua legierezza, come che io in varii modi habbia tentato di render la ragione conforme alli principii d'Aristotele, ho potuto trovarla sin qui tale che mi sodisfaccia, et non mi tiri in un pelago di dubii sempre magiori. Ma qualunque si sia la verit, in somma mi piace molto, al mio solito, il filosofar libero, et non come per regole d'una certa grammatica filosofica, o filosofia grammaticale, se per filosofia se dee chiamare quella che per lo pi hoggi d s'usa per tedio di starsi a roder l'unghie in contemplando con vero disidero di saper la verit, et non per acquistar cicalando apparenza d'huomo dotto. Quanto che la figura non giovi per s stessa allo star de'corpi gravi a gala, V. S. ha ben ragione; et non dubito che le ragioni di V. S., che quanto prima di veder procurer, non siano per darmi magior sodisfatione di quelle che mi sovengono.
V. S. havr havuta la nova della mia lynceatura, et di quella del S.r Demisiano; quanto alla mia, merc della buona relatione data da V. S. al nostro S.r Prencipe Marchese Cesis.
Mando a V. S. l'inclusa elegia(999), desiderosa di correr per le lodi di V. S., ma lenta et zoppa: ch'il teorema della superficie spherica non m' ancor bastato l'animo di copiare, per tanta moltitudine di travagli che questo anno m'affligono et gran parte del passato m'hanno afflitto, che sarebbe lunga cosa il raccontarli. Sarei pi lungo, se gran moltitudine d'occupationi non m'inpedissero, et non temessi di noiar V. S.: perci fo fine, baciando le mani a V. S. et raccommandandomi a la sua buona gratia senza fine. Et N. S. la mantenga sana et le accresca ogni d felicit.

Di Roma, a d 23 di Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Se.re Affettionat.mo
Luca Valerij Linceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



747...

GIOVANNI DEMISIANI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. i, T. VII, car. 38. - Autografa.

Molto Ill.e et molto Ecc.e Sig.r Padron mio Oss.mo

Io dubito che l'Ill.mo S. Marchese de'Monticelli, principe delle buone e vere lettere, mi habbia dato occasione d'insuperbirmi, perch, havendomi ascritto nel numero de gli heroi, mi ha fatto quasi credere ch'io mi sia qualche cosa. Il generoso mancamento sar di quel Signore; l'obligo di non lasciarmi nel mio nulla, per termine di soavissima gentilezza, sar di V. S.; la riverenza che et a lui, come a mio benefattore, et a lei, come a monarcha de'letterati Lyncei, si dee offerire, sar mia. Io non mi confido in altro che nella benignit de'nostri SS.i Lyncei e nella filosofica dolcezza di V. S., perch il comune splendore di voi altri dottissimi personaggi illuminer me, che fra loro mi truovo.
Dio N. S. feliciti V. S.: et io, come fratello Lynceo, le bacio le mani; come ammiratore del suo alto valore, la riverisco; e come obligato servidore, le offero il suo del suo.

Da Roma, li 24 di Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.
S. Galileo.
Fratello e Veriss.mo Serv.
Gio. Demisiani Lynceo.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.re mio Oss.mo
Il S.re Galileo Galilei Lynceo, a
Firenze.



748..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 25 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 141. - Autografa la sottoscrizione.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.re mio Oss.mo

Riceute assieme con la gratissima di V. S. le poco considerate Considerationi sopra il suo Discorso(1000), mi posi con molto gusto a rilegger quello et ponderare esse, et sguito tuttavia, godendo ch'i suoi aversarii non possono altro che discoprire la loro livida et arrabbiata invidia. Subito compito, mander il trattato a Mons.r Agucchia, com'avisa. Scriva pure intanto chi vole, che non credo sia per essere punto pi felice.
Aspetto con desiderio la seconda lettera circa le macchie, et tuttavia pi ammiro la sua fervente et mai otiosa diligenza; et compatendo grandemente a tante et cos assidue fatighe, mi dole che l'occasione delli scambievoli saluti de'Lincei circa questo principio di novo anno della Lincealit, instituiti per mantenere fra distanti il vincolo del'amore, come nel ristretto delle communi constitutioni mandateli havr veduto, sia hora per apportare occupatione di risposte alla sua cortesia, dalla quale certamente (tant' la brama ch'essi hanno d'essere dalla sua domestica penna favoriti) io non vaglio sollevarla.
Il S.r Valerio haver scritto, et mandatole una galante elegia che ci recit(1001). Scrivono l'accluse(1002) il S.r Fabri, S.r Stelluti et S.r Demisiani, nuovamente ascritto, qual si prepara con straordinarii carmi alle lodi di V. S. Credo, facilmente per il seguente ordinario haver lettere di tutti i Lincei Napolitani. La saluto io hora di core; et pregandole non solo il presente anno, ma infinit'altri, a'suoi utilissimi studii, nobilissime speculatione et osservationi et a tutte le sue attione, felicissimi et pieni di contento, bacio a V. S. le mani, et me le ricordo non meno pronto ch'obligato a servirla.

Di Roma, li 25 di Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.e et molto Ecc.te


Il S.r Cigoli m'ha mostro un corso di bellissime osservationi solari, et fra l'altre d'una macchia vista entrare, ch'hor a punto, ch' il XIII giorno, esce.


Aff.mo fratello per ser.la sempre
F. Cesi Linceo P., M. di M.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei Linceo, a
Firenze.



749.

GIULIANO DE'MEDICI a GALILEO in Firenze.
Praga, 25 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 40. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re et Ecc.mo Sig.re

L'havere vagato molto tempo in questo viaggio al convento elettorale di Franchfortt, ha fatto che la cortesissima lettera di V. S., ricevuta insieme con il suo Discorso, habbi corso ancor ella la medesima fortuna, et per non mi habbia raggiunto se non doppo essere arrivato in Praga, dove anco ho ritrovato il Sig.r Gleppero partito; il quale, altretanto quanto  ricco de'beni dell'animo, tanto essendo facilmente povero di quelli di fortuna, ha accettato un partito che li ha fatto la provincia d'Austria superiore con risedere in Linz, dove con meno ansiet delle cose domestiche potr attendere a'suoi studii. Onde in suo cambio mostrai il Discorso di V. S. al Sig.r Vaccher(1003), il quale me l'ha poi lodato grandemente, dicendomi di concorrere nella medesima opinione di lei, et in oltre  restato meco di mandarlo(1004) a Linz al Sig.r Gleppero insieme con la lettera di V. S.: la quale posso solo ringraziare di questo favore che mi ha fatto; che nel resto, per quella parte che pu toccare a gl'ignoranti, non posso se non grandemente lodare e stimare le cose di V. S. Alla quale baciando di tutto cuore le mani, le pregher da Nostro Signore Dio ogni contento.

Da Praga, li 25 d'Agosto 1612.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re
Giuliano Medici.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Hon.mo
Il S.or Galileo Galilei, Filosofo et Mattematico di S. A. S.
Fiorenza.



750..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI a FEDERIGO BORROMEO in Milano.
Firenze, 27 agosto 1612.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Cod. G. 210 P. Inf., car. 625. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo e R.mo S. P.ron mio Col.mo

Essendomi trattenuto quest'anno in Pisa quasi tutto Agosto, presi a fare certe brevi Considerationi sopra il Discorso del S.or Galileo Galilei(1005), solo per mio trattenimento e per esercitio di stile, e per prova se una volta io mi potessi mettere a scrivere alcuna cosa pi grave. So certo, non esser degne di comparire inanzi al cospetto di V. S. Ill.ma, non che d'esser proposte all'ottimo et isquisito giuditio di lei. Nondimeno l'affetto dell'antica mia servit verso V. S. Ill.ma mi muove a prendere occasione, ancora dalle cose minime, di farle riverenza, come desidero e son in speranza di potere fare personalmente tra breve tempo. E baciando reverentemente le mani a V. S. Ill.ma, le prego dal Signore Dio ogni maggiore felicit.

Di Fiorenza, li 27 d'Agosto 1612.
Di V. S. Ill.ma e R.ma
Al S.or Card.le Borromeo.
Ser.re Humiliss.mo e Devo.mo
Arturo d'Elci.

Fuori: All'Ill.mo e R.mo S. P.ron mio Col.mo
Il S.or Card.le Borromeo.
Milano.



751..

FABIO COLONNA a GALILEO in Roma.
Napoli, 28 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 143. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.re

Il nostro instituto vuole che io con questa saluti V. S., come fo allegramente, et che l'auguri, se ben sia gi passato, come spero, felice a V. S., il giorno 17 di questo: hora le auguro gli altri seguenti simili da Nostro Signore Dio felicissimi con lunga vita, come al nostro S.r Principe, et con augumento delle cose lyncee: et la tardanza  stata per ricapitar questa a V. S. sicura.
Hora resta che io, come minimo de'Lyncei, me rallegri che sia stato numerato tra quelli, dove V. S.  il vero Lynceo, poi che have superato l'Argonauta di gran lunga, havendo per hora disseminato la sua virt lyncea al mondo, cosa veramente unica et sola, tanto degna sopra l'altre cose quanto la luce dalle tenebre. Per la prego a tenermi in sua bona gratia, pregandola me comandi, se sia, in suo servitio, buono a cosa alcuna, et me infonda per sua gratia qualche scintilla del suo lume, gi che io in particolare l'ammiro et riverisco la sua virt. Et perch non voglio tediarla, resto con basciar a V. S. le mani et pregar N. S. la feliciti et mantenghi lungamente, in benefitio de'virtuosi.

Di Napoli, li 28 de Agosto 1612.
Al comando di V. S.
S. Galileo.
Sempre Ser.re
Fabio Colonna Lynceo.

Fuori: Al molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.re
Il Sig.r Galileo Galilei Lynceo, mio Oss.mo
Roma(1006).



752...

NICOL ANTONIO STELLIOLA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 30 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 145. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.re
Io era obligato di scrivere a V. S. per pi cause: l'una de'quali  l'instituto della nobilissima Academia Lyncea, che invita li suoi Academici, assegnatamente nel presente mese di Agosto, a congratularsi, in commemorazione del d che fu instituita(1007); il che io hora faccio et con V. S. et con gli altri S.ri Academici, loro augurando adempita felicit. La seconda causa  propria della persona di V. S., alla quale io et li studiosi tutti communemente debbono far riverenza, con ringraziarla degli alti avvisi datici dal suo Nunzio Celeste, cosa che con ogni ragione deve annumerarsi alle opere herculee. Alle quali due cause io aggiungo la terza, dipendente da'proprii miei affetti, atteso che, ritrovandomi io occupato nell'essercizio della nobil professione di architettura, et havendo, per la communicanza de'principii, trasferito li miei studii dalla architettura fabrile alla architettura animale et indi alla architettura celeste, mi consolo molto che, a mio tempo et nel concorso de'miei studii, vegga venire in luce la verit di cose molto profittevoli alla intelligenza della fabrica mondana, la notizia delle quali per molti passati secoli era stata sepolta in densissima caligine, et perch havendo io, alcuni anni sono, fatta composizione di una opera il cui titolo  Della investigazion celeste(1008), mi viene non lieve aiuto dal consenso delle sue diligentissime osservazioni. La prego perci a seguir le sue alte imprese in gloria del nostro secolo, et a ponermi nel numero de'suoi affezzionati. Che la Maest Divina le conceda ogni felicit.

Di Napoli, il d 30 di Agosto 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Devotiss.o
Nicol Ant.o Stelliola.

Fuori: Al S. Galileo Galilei,
Patrizio Firentino et Filosofo Eminentissimo, mio S.re
Firenze.



753.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a [GALILEO in Firenze.]
Roma, 31 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 35. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Non  scritto a V. S. aspettando la seconda lettera delle machie del sole, la quale poi che vegho non compariscie, li mando, di tredici giorni, le osservazioni di dodici(1009): ne mancha una per la interposizione dei nuvoli. Basta che ne contenghano di una machia dal suo nascimento fino che si  ocultata(1010), per quanto mostra il mio ochiale; et se bene  andata variando sempre di forma e di sito con l'altre, non di meno si  mantenuta grandissima sempre, fuori che negli estremi, quasi mostrandomisi in iscorcio, e nel mezzo in faccia. Imper a quanto  detto della sua oppinione io non trovo, per quanto il senso mi mostra, repugnianza, come a tutte l'altre. Gniene mandai gi altre tante delle dette machie: no ne  auto nuova della riceuta. Se volete si sguiti a farne pi, scrivete, che si far; ma non mi pare si possino fare giustissime, per il continuo moto del sole, che non ti lascia fare un punto, ch'egli scorre avanti: pure io spingo il foglio, seguitandolo e tenendolo il meglio che io posso dentro a quella circonferenza gi fatta, conforme alle sue gi mandatemi.
Vidi un poco, cos alla sfuggita, in casa sua il Sig.r Marchese(1011), che dice avere riceuto non so che scrittura fattale contro di autori o academici incogniti(1012), mandata da V. S. Non l' letta: ma le dico che se la vuole rispondere a tutti, ch'ella non far mai nulla. Per il Sig.r Marchese si offeriscie a risponder lui, et di gi  visto non so che scartafascio, che dice essere in sua difesa. O bene o male che si sia, lasciate fare a loro, et voi attendete(1013), perch vi impediranno il corso, che altro non desiderano.
Non  visto il Padre Gambergier(1014) ne il Sig.r Luca(1015) se non cos alla sfuggita, perch sta molto lontano, et sempre impedito per vettureggiare, carico, in servit della Sig.ra Margerita(1016), tralasciando, per quanto dice, gli studi; et cos, beffeggiato da molti, si sotterra per tale umore; n io mi sono ardito a persuaderlo pi che tanto, perch lo veggo troppo impreda a tal umore; anzi mi sfugge, perch sempre  sotto, che io lo trovo, o carne o cose siffatte, che le porta l da questa cogliona, et si scusa mecho con dire che gli  molto obligo, perch gli  insegniato. O pensate se lei avesse insegniato a lui, quanto e'li parrebbe d'essere in obligo di servirla.
Nuove non  che darli, se non che io sono tutto suo al solito, et le pregho da Dio sanit e contento.

Di Roma, questo d 31 di Agosto 1612.

Mi favorischa di un baciamani al Sig.r Filippo Salviati, et al Sig.r Iacopo Giraldi et al Sig.r Micelagniolo(1017).


Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Lodovico Cigoli.



754.

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 31 agosto 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 42. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Vedendo io nelle lettere che V. S. ha scritte del continuo a Mons.r Arciprete(1018), come mantiene fresca e viva memoria di me per sua benignit, non mi sono arrischiato fin a quest'hora di traviarla con lettura di mie lettere dall'importanza de'suoi studi, per non peccare (come disse gi un galant'homo) contro l'utile publico; anzi che non osavo n anco nella presente occasione dar di mano alla penna, se non vedevo Mons.r Gualdo intricatissimo in certi suoi negocii di giurisdittione, che speravo pure ch'esso accennasse a V. S. l'infrascritto mio desiderio, et ne ottenesse il compimento che si desidera da lei. Hora sappia che, per fine honoratissimo, alcuni miei amici et io bramiamo sapere se alcuno cost ha scritto la vita di Pietro Vittorio l'humanista et di Gio. della Casa, o latina o italiana che sia, o stampata o non stampata. Io mi ricordo vedere certo libro scritto in lingua toscana, stampato cost gl'anni passati, nel quale erano come elogii degl'huomini illustri di Firenze, ma non mi ricordo il titolo; et lo viddi in mano di Mons.r Querengo il vecchio(1019), et era stampato in forma di 4. foglio, se male non mi ricordo; e forse conteneva quello che noi andiamo cercando. Hora tutto questo si vorrebbe sapere et havere, se si potr: et io rimborsar volentieri la spesa a V. S., o facciasi in copiare, o facciasi in comperare cose stampate. Se ci potr favorire, sar contenta far capitare il tutto in mano al Mag.co Michel Angelo Sermartelli, che con qualche commodit mi far capitare il tutto sicuro. Mi scordavo dirle, che quando altro non ci sia a proposito nostro, ci serviranno per le orationi recitate in funere, o siano latine o siano volgari. Quello ch'io ho detto del Vittorio e del Casa, intendo di qual si voglia altro homo illustre in lettere de'tempi nostri. E s'io non m'inganno, quel libro ch'io viddi appresso Mons.r Querengo, gli conteneva tutti.
V. S. vede che filza di brighe io le do: se non le pare scusarmene, potr facilmente vendicarsene co 'l non lasciarmi cos inutile servidore come per sua modestia mi lascia. Io la prego instantemente a cos fare, che l'essere honorato de'suoi commandamenti mi sar favore del quale io mi pregiar molto. Bacio le mani a V. S., et le desidero ogni contento, a nome ancora di Mons.r Arciprete et del S.r Sandelli.

Di Padova, il d 31 Agosto 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te


Se cost nella galleria di S. A. Ser.ma overo appresso qualche gentil homo, si trovasse qualche idolo dell'Indie Orientali overo Occidentali, io riceverei molta gratia ad haverne un poco di schizzo, di penna o di lapis, con qualche poca informatione appresso del quid rei et quid nominis; et rimborsar la spesa del disegno di buona voglia.


Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



755..

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 147-148. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re mio Oss.mo

Io non mi credeva che s agevolmente si dovesse scrivere contra il Discorso di V. S., come ho veduto dalle Considerationi(1020), che, insieme con la cortese sua lettera, il S.re Marchese di Monticelli mi ha favorito di farmi rendere; ma nel vero tale  anche l'oppositione, che, quando pur meriti che si ribatta, non ha da recare altra noia a V. S., che la sola opera dello scrivere, e di replicare nel pi le medesime cose gi dette. Perch, lasciamo stare che l'autore ha tralasciati o fuggiti tanti luoghi e ragioni principali, a'quali non ha risposto, n ha forse saputo che si opporre contra le pruove matematiche, et pi cose ha affermato senza sofficiente pruova o dimostratione; a me pare, che dove si  faticato pi per la difesa di Aristotele, non habbia manco levato in individuo l'obiettioni, ma solo habbia tentato di farlo generalmente, e schifato con de gli scherzi il vigore di quelle, avendo pur anche dato segno in alcun luogo che n anche quel che afferma Aristotele della larghezza della figura sia del tutto vero e sicuro; s come le risposte fatte per difendere ci ch'egli ha detto dell'ago che si affonda, delle cose che si muovono pi velocemente come sono di maggiore peso, bench sieno della stessa spetie, et altre tali, non mi sono parute bastevoli. Io mi son avvisato, per la maniera del trattare, che l'autore sia facilmente il Papazzoni, condotto, non  molto, a leggere a Pisa, il quale  veramente riputato gran Peripatetico: ma, qualunque egli sia, potea fare meglio l'officio suo; o contra chi ha la dimostratione sensata dalla sua, non ha saputo che dirsi di pi forte. Delle cose che qui si disputarono fra gli amici miei, quando V. S. mi favor di mandarmi il suo Discorso, fu la prima, s come  anche nel principio di quello, se sia vero che l'acqua, nel congelarsi, creschi di mole: perch si apport in contrario l'autorit d'Hippocrate nel libro De are, aquis et locis, il quale dice che manca di mole, et allega l'esperienza, et il medesimo viene pur hora affermato dall'incognito oppositore; onde V. S. mi favorirebbe di significarmi s'ella n'habbia fatta sicura pruova, perch questi medici non vogliono credere che Hippocrate non l'havesse ancor egli sperimentato, n hora siamo in tempo da chiarirci con nuova sperienza.
Con grandissimo desiderio io sono stato attendendo la Lettera, overo Discorso, di V. S. intorno alle macchie solari; ma vorrei ben hora che ogni altro accidente l'havesse impedita, fuorch la sua indispositione, di che tanto pi mi doglio, quanto pi io bramo ch'ella si conservi sana, anche per publico beneficio. Ma rinovandomi V. S. la speranza ch'io sia pure, per sua bont, per vederla, mi acqueter intorno alla voglia ch'io porto di chiederle pi cose, le quali spero mi saranno da quella insegnate. Intanto, perch non posso negare che ne'due mesi passati ogni mattina per tempo, per l'opportunit della stanza d'onde si scorge il sol nascente (perch le vicine case o palazzi mi togliono la vista dell'occidente), non sia andato guardandolo, e riconoscendo la verit delle cose che V. S. mi signific, e particolarmente ho veduto che tanto tempo spendono a girare la met del corpo solare quelle che nascono nella linea di mezzo, e, per dire cos, nell'equatore, quanto quelle che sorgono ne'tropici, non ostante che i cerchi che scorrono sieno diseguali; e per due di esse, da me osservate dalli 12 per tutto il d 23 d'Agosto, spuntarono nel medesimo tempo dalla parte orientale del perimetro, et essendo proportionatamente caminate ciascuna nel suo cerchio, mi sparvero dalla vista anche nel medesimo tempo, nel passare il perimetro occidentale, bench havessero assai diseguale latitudine o declinatione; anzi quelle stesse apparenze di figura e di movimento che vicendevolmente mostrerieno due macchie simili che si dipingessero sopra un globo, e si facesse voltare, come credo che si giri il sole, sono a punto state da quelle mostrate, come se al corpo solare fossero state affisse, il che ho poi anche osservato nel moto di alcune altre: laonde, senza riguardare ad altri argomenti che vi sieno, parmi che da questo solo si possa conchiudere, ch'elle vengono portate dal particolare moto del sole, et sieno a quello tanto vicine, che si possano dire contigue, perche la distanza  insensibile e di niuna consideratione. Quanto a gli altri accidenti delle medesime macchie, ho pur veduto che si conformano a quello che V. S. me ne scrisse; ma havendo intorno ad essi qualche dubbio, attender, come ho detto, di vederne la chiarezza nella sua lettera. E qui, rendendole gratie del favore, che mi ha fatto, di farmi vedere le Considerationi dell'Incognito, desiderosissimo che 'l suo valore sia conosciuto e stimato da tutti come da me, suo spetialissimo servitore, ma che non ho alcun modo di servirla, le bacio con ogni affetto le mani.

Di Roma, il primo di Settembre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re di cuore
G. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



756...

ANGELO DE FILIIS a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 44. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or P.ron Oss.mo

Se io giudicasse, scrivendo pi spesso a V. S. molto Ill.re, di non noiarla o d'avanzar qualche cosa nella sua gratia, io lo farrei; ma dal timor vengo retardato, perch so quali e quante siano le sue occupationi; oltre che il desiderio non me spinge, perch pur troppo mi pare haver ottenuto fin hora da lei. Nulla di meno il desiderio de conservarmi vivo nella sua memoria mi d ardire che io parli, e che io melli recordi quel vero servitore che pretendo esserli, et all'hora massimamente che il tacere vien dispensato, e che il silentio sarebbe reputato pi presto contumacia o mancamento che rispetto o virt. Invitato dunque dall'occasion de questo tempo, prego a V. S. felicissimo questo capo d'anno, nel quale nove anni sono hebbe prencipio la nobilissima Academia Lyncea, con un lungo corso d'anni appresso, acci il mondo resti via pi beneficato dalle sue rare virt. Pregola tra tanto a recever questo novo pegno dell'amor che le porto, del quale all'hora mi terr esser contracambiato, quando me farr gratia de qualche suo commando. Viva felice.

Roma, p.o 7bre 1612.
Di V. S. molto Ill.ma et Ecc.ma
Ser.re Oblig.mo sempre
Ang.lo de Filijs Lynceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or P.ron Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



757.

BELISARIO VINTA a ORSO D'ELCI in Madrid.
Firenze, 7 settembre 1612.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4943. - Il capitolo di lettera che pubblichiamo per primo  tolto da una minuta della Segreteria di Stato. Ad esso facciamo seguire una informazione che si ha, autografa di GALILEO, nella medesima Filza e in capo alla quale BELISARIO VINTA scrisse: "Mandata in Spagna sotto d VII di Sett.re 1612".

.... Propone anche, come V. S. Ill.ma vedr nella seconda scrittura, di fare rimostrare et insegnare cost il modo del misurare la longitudine(1021) a qualsivoglia hora della notte et quasi tutto il tempo dell'anno; che coloro che s'intendono della navigatione affermano che questo importi infinitamente al servitio del Re per tutta la navigatione delle Indie, et che l'habbino a stimare sommamente....

----------

Piace anco a S. A. S. far intanto pervenire all'orecchie di S. M. di un nuovo trovato, il quale, messo in uso nella navigazione, pu apportar quell'ultima perfezione che sola  mancata sin ora in tal, esercizio: e questo  un modo di misurar la longitudine a qualsivoglia ora della notte e quasi in tutto 'l tempo dell'anno, ritrovato ultimamente da Galileo Galilei, vassallo di quest'Altezza e suo Filosofo e Matematico Primario; et  quell'istesso che col mezzo del suo telescopio, ci  con l'occhiale che scuopre lontanissimo, ha ritrovate molte novit nelle stelle e moti celesti, incognite a tutti i nostri antecessori; le quali havend'egli con meraviglia fatte veder molte volte a queste Altezze et agl'intendenti d'Italia di tal professione, gl'hanno aqquistato tanta fede, che noi non mettiamo dubbio nella verit di quant'ei propone, e massime dependendo, come egli medesimo ci afferma, tutta la somma di questa operazione da un suo nuovo scoprimento celeste, stato sino a questa et indeprensibile, il che fa cessar la meraviglia, che in alcuno potrebbe nascere, del non haver potuto gl'astronomi e geografi passati venire in tal cognizione. Quando piaccia a S. M. di porgere orecchio a questo negozio, si comander a detto Galilei che formi con distinta scrittura una minuta informazione di tutti i particolari concernenti a questo maneggio, e si mander a S. M. per determinare e concludere quanto sar di suo piacimento.



758..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 8 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 149. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Non prima ch'hoggi ho riceuto la sua gratissima, con la copia della seconda al S.r Velsero, quale con particolar sodisfattione si gode gi da me e si godr dall'altri Lincei; n credo sar alcuno che non desideri che si stampi subito, come si far, parendo cos a V. S., il cui giudizio non ha altrimente bisogno d'aiuto alcuno. I disegni e si gustano per la meraviglia dello spettacolo, e per la diligenza del'espressione. A'suoi aversari molto ragionevolmente tocca ricever sbarbazzate con l'istesso esperimento del senso, mentre, sofisticando contr'esso, abusano la raggione.
Mons.r Agucchia hebbe le Considerationi(1022), et ve[dr] l'epistola; similmente il S.r Cardinal Conti, quale sentir anco a che inc[lina.] I Signori Lincei restano delle sue consolatissimi, et s come sono oblig[atissimi] al valor suo, che tanto l'honora, cos le saranno sempre veri servitori.
Ricevei la cortese del S.r Filippo(1023), e le risposi subito, conforme. L'ordinario seguente inviar il simbolo, che V. S. potr darli; et perch i fogli(1024) patiscono e corrono rischio, andando in volta, bastar ch'in [alcu]ne schedule proportionate, delle quali mander misura, noti i[l] suo nome, che si porr al suo luogo, sino che vi sia occasione [di] qualche Linceo, ch'andando in volta possi trasportare l'istessi fogli sicuri: cos a punto facciamo col S.r Velsero. Intanto mi far gratia baciar le mani a S. S. in mio nome, che veramente sento gran contento haver acquistato tal Signore, et a V. S. ne sono oltre modo obligato. Le mando l'accluse di doi de'nostri Lincei di Napoli(1025)

Di Roma, l'8 di 7mbre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Il S.r Porta  stato molti giorni male; hora comincia a star fuor di letto.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li



759.

GIORGIO CORESIO a FRANCESCO DE'MEDICI [in Firenze].
Firenze, 10 settembre 1612.

Cfr. Vol. IV, pag. 201 [Edizione Nazionale].



7
60..
BENIAMINO URSINO a GIOVANNI KEPLER in Linz.
[Praga], 11 settembre 1612.

Bibl. Palatina in Vienna. Mss. 10702, car. 298. - Autografa.

.... Heri fui cum Wackerio.... Dedit mihi librum italicum, Galilaei novum Discursum de rebus quae sub aqua accidunt quaeque in ea moventur. Hunc ego per otium proximis diebus latinitate donabo. Videbam enim, Wackerium hoc velle....



761.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 14 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 160. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

M' sommamente piaciuta la seconda al S.r Velsero, parendomi che V. S. habbia spianata affatto la materia delle macchie. Hora ne lascio gustare i Signori Lincei, et poi la vedranno gl'altri che V. S. accenn. Lei non solamente dice il vero, e dottissimamente secondo il suo solito, ma lo porge con gusto et util grande di chi legge. Di ci m' testimonio l'istesso S.r Velsero, che di pi scrisse ch'havrebbe (chiestane prima licenza a V. S.) fatta stampar subito la prima, se in quelle parti havessero stampato bene in lingua italiana(1026); ma che sperava noi non l'haveremmo lasciato di fare qui. Non si tardar dunque la stampa, non essendo n anco bene che ciascuno parli, e nelle scuole publicamente di queste macchie si disputi, e non se ne veda cosa alcuna in luce del loro vero scopritore.
Un Padre Dominicano la domenica passata, nelle publiche dispute al Colleggio de'Gesuiti, difendendo, il sole esser nel centro et girarsi circa lui tutti i mobili, n'addusse per indicio dette macchie, materia, come lui dicea, solubile et vaporosa, che propinquamente le gira attorno. Le risposero i Gesuiti, esser stelle minutissime, che congionte in folta schiera si veggano, separate non possano distinguersi. Replic egli, le stelle esser rotonde, et le macchie di figure stravaganti et irregolari. Le fu fiaccamente risposto, la lontananza non lasciarci distinguer la figura. Soggionse benissimo, che quando ci avviene, ogni cosa par tonda, e non mai le cose tonde d'altra figura. Si lamentavano altri, che al'obiettion della figura non era stato ben risposto; che sia ben la stella stessa rotonda, esser necessario, ma non gi la congerie di stelle; esserne nella Galassia et Nebulose l'essempio. Questo scopro sar il rifugio de'Peripatetici, che con meno difficult concederanno il cielo fluido, che corrottibile et alterabile; et posto quello, non si daranno molta briga del confuso e inordinato moto delle stelluccie, dicendo con la medema facilit l'ordine et via d'esso esserci ascosta, che propongono l'istesse stelle impercettibili. Ho voluto di ci darle conto, acci, se le pare, tronchi anco questa via di sfuggir la verit, o interserendo in queste lettere subito qualche cosa al proposito, o in altra occasione riserbandosi a farlo.
 gionto, mentre scrivevo questa, da me il S.r Luca Valerio, che conferma le cose sopradette, piacendoli grandemente si stampino subito le lettere. Le figure far farle in rame, della grandezza da lei mandate, perch siano tutte le macchie conspicue; e perci, per inserirle nel'istesse lettere a'suoi luoghi, bisognar stamparle in foglio: che seben sar poco volume, pur sar principio del volume epistolico, che sar poi grande(1027). V. S. avisi subito se le pare altramente, et l'altri avertimenti. Mando per il presente procaccio in una scattola il simbolo per il S.r Salviati: mmi riuscita la pietra un poco grande, non havendo hora trovato altra pi a proposito; pure credo non sar scomoda a portare. Come abbia a compire il favor che in ci m'ha fatto V. S., le scrivo per l'ordinario presente di Milano. Intanto di tutto core le bacio le mani.

Di Roma, li 14 di 7mbre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Mar.se di Mont.li

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.re Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



762...

FEDERICO CESI a GIOVANNI FABER [in Roma].
[Roma, settembre 1612].

Arch. dell'ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 423, car. 52bis. - Autografa la sottoscrizione.

Doctiss.e et Chariss.e Fr. S. P.

Mitto Adriani Romani Trigonometriam(1028). Non vidit adhuc D. Valerius noster, nec ego per bene, frater. Tempus non deerit postea, Deo favente. Quaeso Sidereum Nuncium Galilei nostri ad me remittat, ut possim caelatori macularum solarium ibidem lunares caelatas ad exemplum ostendere.
Lynceographum sollicitum me tenet. Festinet in eo pervidendo et D. V., ut res nostras Lycaei Neapolitani recte procedant et stabiliantur.
Misi symbolum Salviato(1029).
Valeat D. V. etiam atque etiam.

D. V.
Fr. toto pectore amans
F. Caes. Lync. P.

Fuori: Doctis.o et Chariss.o Fratri
D. Ioanni Fabro Lyn.



763..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 15 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 152. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Per il procaccio di Firenze ho inviato a V. S. il simbolo per il S.r Filippo Salviati in una scatoletta: potr dunque ricuperarlo, et in mio nome et luogo porlo a detto Signore, giongendoci un fraterno complesso. Noti egli il suo nome in pezzi di carta pecorina, come avisai V. S. per l'altra mia, in spatii simili al'acclusi et secondo l'istessa forma(1030). Diale anco l'accluso ristretto di quelle costitutioni pi necessarie a sapersi hora, che ciascuno di noi osserva(1031); et rappresentandole il contento che sentiamo del favore che ci fa, l'assicuri pure che tutti i Lincei le saranno servitori di vero affetto e divotione, et fratelli di vera fede et amore. Con che baciando al'uno et altro le mani, di tutto core li saluto.
N. S. Dio li conservi, et feliciti tutta via pi le loro nobilissime speculationi.

Di Roma, li 15 di 7mbre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

Aff.mo fratello per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei Linceo.
Firenze.



764..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 21 settembre 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 137. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

Mal volontieri et di rado soglio dar conto alli amici della mia indispositione, poich lo scriver il falso non starebbe bene e scrivendo il vero, conosco che sarei causa di maggior loro afflittione.
Mando appresso la lettera ringraziatoria al S.or Marchese, tale quale il presente mio stato permette, pregando V. S. si contenti di supplire pi diffusamente con S. E. et con gli altri SS.i Lincei, che si sono mossi a favorirmi con tanta schietta bont, senza altro interesse, poich non possono attender alcun frutto da questo sterile agro. Bene spero poter dar loro un poco di gusto la settimana prossima con alcuni fogli Accuratioris Disquisitionis(1032) sopra le macchie solari, fatti stampare da un mio amico.
V. S. non si scordi di mandarmi il catalogo di tutti gli Lincei, s viventi come morti; et se han fatto stampar cosa alcuna in tal qualit, me lo denoti. Inclusi vengono gli cinque polizini col mio nome(1033): se non stanno bene, V. S. si faccia intender meglio; et mi dica il nome del S.or Marchese, et il titolo del Marchesato.
La 2a lettera, che il S.or Galilei dice havermi scritta circa le macchie(1034), non comparse mai di qua: debbe trovarsi cost, per esser publicata; in qual caso V. S. mi favorir d'una copia. Desidero sapere in che termini si trovi il libro de materia medica dell'Indie Occidentali(1035)....



765.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 22 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 154. - Autografe le lin. 20-24 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.re Sig.re Ecc.mo

Questa settimana si siamo mutati di casa, essendo venuti a stare qui a S. Marco nella Procuratia gi habitata dal Ser.mo Prencipe, onde a mala pena ho saputo ritrovare la penna et calamar, non che le lettere alle quali son debitor di risposta: perci V. S. Ecc.ma si contenti con queste ricever solo le mie cordialissime salutationi, con l'aviso della ricevuta delle sue lettere e scritture, a me carissime.
Ho fatto copiare la lettera per Augusta(1036), insieme con le figure; ma per questa mutatione di casa ho perduta l'occasione di mandarla heri al suo viaggio, havendo equivocato dal venere al sabato, per la similitudine de'cibi che si mangiano in questi giorni quadragessimali: ma al sicuro venerd prossimo saranno incamminate.
Ho veduto il libro del Porta(1037), gofissimo al possibile. Ho scorso il Paralipomenon ad Vitelionem del Keplero(1038), huomo veramente dotto; ma tra'matemateci a me pare che si possi chiamare peripatetico(1039) et enigmatico, sicome il Porta tra'dotti stimo che egli tenga il luogo che tengono le campane tra gli instrumenti di musica. Mi  capitato ultimamente un trattatello sopra gli occhiali, fatto dal Keplero(1040), e per quanto ho veduto, habbiamo oppinioni molto conformi. Ma con maggior commodit le scriver altri particolari: e per fine le baccio la mano.

In Venetia, a 22 7mbre 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei, Filosofo et Mat.co di S. Alt.a
Firenze.



766.

TOLOMEO NOZZOLINI ad ALESSANDRO MARZIMEDICI in Firenze.
[?], 22 settembre [1612].

Cfr. Vol. V, pag. 289-293 [Edizione Nazionale].



767...

LORENZO PIGNORIA a PAOLO GUALDO in Vicenza.
Padova, 25 settembre 1612.

Bibl. Marc. in Venezia. Cod. LXVI della Cl. X It., car. 116. - Autografa.

Molt'Ill.re et R.mo S.r mio P.ron Oss.mo

Tengo lettere dal S.r G[alilei], che bacia le mani a V. S., et desidera sapere se ha veduto la sua seconda lettera scritta al S.r Velsero in determinatione delle macchie solari, perch i Peripatetici haveranno in [...] lo stoma[co] loro, tuttoch lo havessero di struzzo....



768..

CRISTOFORO DI ZBARAZ a GALILEO in Firenze.
Bologna, 27 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 100a e 100b. - Autografa la firma.

E.mo Sig.or Dotore Galileo etc.

Passando per di qua verso la Madona di Loreto, non m' parso se non di visitar V. S. con queste quatro righe, salutandolo et insieme relegrandome del suo buon e felice stato, come  fatto pi volte; ma non hebbe la risposta delle mie a lei scritte. Piacendo al Nostro Signore, nel ritorno ch'io far da Roma, mi ver a pigliar la via di Fiorenza, dove che a bocca la salutar et in persona. In tanto desidero di saper del'esser suo: et volendomi scrivere, potr inviare la sua a Loreto alli Padri Gesuiti, che l mi sar data, perch io spero di esservi in 8 giorni al meno. Et con ci gli bascio le mane, et me gli offero et riccomando.

Di Bologna, ad 27 Sette.o a.o 1612.
Di V. S. molto E.tiss.a

Aff.mo Amico e Servitor(1041)
Christophoro, Duca di Zbaras,
Cavalerizzo Magior del Renio di Polonia.

P. S.

 cerco a Ven.a, a Padova et qui finalmente uno di quelli occhialli della sua faticha et inventione, et non mi son possuto intopar in nisuno che vaglia. La prego che alla mia tornata mi faccia gratia di procurarmi di un che sia, al iuditio suo, buono et perfetto, che per amor suo lo tenir a caro, come cosa della virt sua.
Se V. S. mi potesse mandar li cristalli solo per hora; se non, alla mia venuta, la prego.

Fuori: Al'E.mo Sig.or Dottor Galileo Galilei,
Sig.or mio Oss.mo
Fiorenza.



769.

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 28 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 156. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Rendo molte gratie a V. S. di quanto la sua cortesia m'ha procurato cost per la memoria di que'galant'homini(1042); e star attendendo il tutto dal M.co Sermartelli, al quale di qua s' dato ordine particolare in questo proposito.
A commodo di V. S. attender pure qualche nova delle bizarrie Indiane.
Del libro del S.r Cremonino non sono stampati altro che quattro fogli, co 'l principio, il quale porta questo titolo in fronte: Caesaris Cremonini etc., Disputatio de coelo, in tres partes divisa, de natura coeli, de motu coeli, de motoribus coeli, de abstractis. Adiecta est apologia dictorum Aristotelis de Via Lactea, de facie in orbe lunae. Sich V. S. apparecchi pure un fino usbergo, et faccia bene arruotare le sue armi. Stampato che sia, io ne mandar uno a V. S. in diligenza. Mons.r Arciprete(1043) sta in villa, n ho mancato di salutarlo a nome di lei l'altr'hieri, sicome ho pur fatto 'l medesimo con tutti questi altri miei Signori. Bacio le mani a V. S., et le desidero dal Signor Iddio ogni contento.

Di Pad.a, il d 28 Settembre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te
Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



770..

MARTINO SANDELLI a GALILEO in Firenze.
Padova, 28 settembre 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 128. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio S.re Oss.mo

I cortesi saluti datimi da Mons.r Arciprete(1044) e dal S.r Pignoria a nome di V. S. Ecc.ma, dovevano prima d'adesso avisarmi del mio debito di renderglieli duplicati, non solo con la penna di que'Signori, come ho pur sempre fatto, ma con la propria mano. Credami nondimeno V. S. Ecc.ma, che in questo mio mancamento non vi ha havuto alcuna parte la negligenza, ma pi tosto un mio natural rispetto di non esserle molesto con lettera di semplice complimento, massime sapendo quanto ella sia occupata ne'suoi nobilissimi studi et quanto sia stata travagliata da una lunga et ostinata indispositione, del che ne ho sentito quel dispiacere che si conviene all'amore e riverenza che le porto. Hora essendo io pur novamente provocato dalla gentilezza di V. S. Ecc.ma con un saluto inviatomi nella sua al S.r Pignoria, non ho potuto contenermi di non darle con questa mia qualche segno, quanto mi sia cara la memoria che si compiace tener di me, et a quanto onore mi rechi di havere qualche parte della sua gratia: anzi che, invitato dalla sua natia gentilezza, ardir di pregarla di un favore, per un bisogno mio di qualche momento.
V. S. Ecc.ma ha da sapere che io, da un tempo in qua, ho fatto la vista tanto debole, che il giorno non posso leggere o scrivere senza occhiali, e la notte, al lume della lucerna, neanche con quelli, senza molto patimento della testa e della vista. A questo incommodo non credo si possa rimediare altrimenti che con qualche ingegno cavato dall'optica, col quale si rinvigorisca la vista, o adombrando il lume, o ripercotendolo, o aggrandendo le specie dell'oggetto visibile, o in altra maniera che io non so n dire n imaginarmi. Supplico pertanto V. S. Ecc.ma di soccorrere a questo mio bisogno con qualche argomento del sottilissimo ingegno suo, col quale per tante reali et maravigliose prove, al dispetto della invidia, mortal nemica della virt, si ha acquistato titolo immortale di Archimede celeste. Intanto se la mia debolezza pu essere atta ad impiegarsi qui in alcuna cosa di suo servigio, la prego con ogni istanza ad honorarmi de'suoi comandamenti. E col fine a V. S. Ecc.ma bacio affettuosissimamente la mano.

Di Padova, li 28 Settembre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Deditissimo
Martino Sandelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo mio S.re Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Firenze.



771.

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 28 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 21. - Autografa. Cfr. Vol. V, pag. 183 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

La mia greve indispositione continua a travagliarmi tuttavia, s che non posso visitare gli amici con spesse et copiose lettere, come sarebbe mio obligo et desiderio, particolarmente verso V. S., colla quale discorrendo sento tanto gusto; ma l'impossibilit me lo vieta, et in lucro reputandum est quando Iddio mi fa grazia di salutarli brevemente con poche righe, come segue per la presente. Mando a V. S. alcune nove speculationi del mio amico circa res caelestes(1045), quali ho consentito siano stampate principalmente rispetto alle osservationi che mi do a credere siano per esser grate a tutti gli amatori et investigatori del vero, non mi arrischiando di pender nella decisione del resto pi da una parte che dall'altra, poich manco il mio affetto non mi permette di applicarvi l'animo debitamente. Intendo che V. S. ha scritto una seconda copiosa lettera sopra questa materia, diretta a me, quale non mi  ancora venuta vista(1046), ma la sto aspettando con singolar desiderio; restando fra tanto con bacciar a V. S. la mano cordialissimamente et pregarle ogni bene.

Di Aug.a, a'28 di 7mbre 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



772.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 29 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 157-158. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Mandai subito a Mons.r Agucchia l'operetta del lettor di Pisa(1047), havendola per prima veduta et ponderati i scarsi rifugii del'autore.
Quanto alla dedicatione delle sue osservazioni solari, concorro seco nella dignit e nobilt del'opra, stimandola et conoscendo debbia esser da tutti stimata sopramodo; et farei anco il rimanente, quando non mi trovassi haver quasi compito un mio trattato, dove pienamente dimostro l'importanza delle celesti osservazioni e novit scoperte da V. S., et l'obligo che deve haverseli da tutti i dotti et studiosi, e quanto ne godano l'intelletti liberi, tacciando a bastanza l'invidia, che fa gridar gl'altri e la poca sicurezza de'loro fondamenti, che li fa temere e risentirsi; quale pensai da principio, visto che sia da V. S., dedicar al'istesso Granduca: di maniera che, dovendo cos pi pienamente sodisfarmi e servirla in opra propria, non potrei ripeterlo in semplice lettera dedicatoria. Potr s bene giugner a queste epistole in fine una mia, che far al S.r Porta (se le parr) con la risposta d'esso, ove possiamo dir delle sue osservazione quello che doviamo, e riderci un poco del scompiglio de gl'obligati alle sette; et havr per ci qualche motivo.
L'opra, ch'io ho fatta et chiamo Celispicio, contiene molte materie celesti, come V. S. vedr, quali vado scorrendo anche teologicamente, e sbatto particolarmente la sodezza e durezza e molteplicit d'orbi e copia de'moti. Il tutto star a giudicio di V. S. Et quanto alla dedicatione di queste Lettere Solari, per evitar ogn'ombra d'affettatione, che, essendo lettere, potrebbe ad alcuno parere non dovessero dedicarsi, essendo gi indrizzate a chi son scritte, n potessero dedicarsi da chi non ha parte in esse, sarebbe forse a proposito che il Bibliothecario della nostra Compagnia, al qual spetta far che si stampino l'opre de'Lincei, facesse la dedicatione alla Gran Duchessa Madre, dicendo ch'essendo queste lettere, scritte da V. S. privatamente, utilissime e necessariissime al publico, e volendo egli, conforme alla sua cura, d'ordine anco degl'altri, farle stampare, a niuno meglio l' parso dedicarle ch'a S. A., dalla cui persona et casa, mediante la protettione de'sapienti, procedono simili frutti e beneficii alli studiosi, etc. Quando le paia, io lo proporr come mio motivo anc'a questi altri Lincei, e far quanto a V. S. parr.
L'opra, ho pensato possa intitolarsi Helioscopia, qual nome ho proposto al S.r Demisiani, et l' piaciuto sommamente. Il nome di Linceo sar anco attribuito al S.r Velsero, e si dichiarar meglio nella dedicatoria; et hora si fornisce di stampar quelle materie del Persio(1048) con l'istesso. Quanto alle osservationi et aggiunte, si osservar quanto V. S. avisa. Alla spesa(1049) non si guardar in conto alcuno, e le figure delle macchie si faranno tutte in rame, anco di nuovo quelle di Apelle, che non  breve n facile il farle venire; e perci con la presenza del S.r Cigoli hoggi ho convocato tre intagliatori di rame, et scelto un tedesco(1050), che sar il meglio, e gi comincia. Si stampar in quarto, e non potranno venir pi che quattro figure per foglio, cio una per carta, e bisognar porle tutte assieme nel fine. Le mander quest'altro ordinario una scorsa d'un innominato Hollandese(1051) con Apelle, che essendovene una sola in Roma, prestatami, l'ho fatta copiare, credendomi V. S. non l'habbia hauta.  poca cosa, e non v' quasi niente di fisico, niente di matematico, e portasi malissimo, non nominando V. S. e gloriandosi che col telescopio (che egli chiama Batavica Dioptra) si siano da nationi estere fatte gran cose nel cielo.
Qui non si perder tempo, acci l'epistole si stampino presto, conoscendolo, con i Lincei et altri amicissimi di V. S., necessariissimo. Avisi e commandi. Non mi pare haver accennato al S.r Filippo(1052) d'altro suggetto d'annumerarsi: potr bene in ci V. S. ir considerando a bel agio, et avisarne. Ho scritto in fretta, che non ho pi tempo. Bacio a V. S. le mani, salutandola di core.

Di Roma, li 29 di 7bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te


Avisi se in che luogo devono stamparsi le lettere d'Apelle, cio prima o poi.
Il S.r Demisiani difende gagliardamente l'opinion di V. S., espostali da me, del giaccio e della figura. Il S.r Valerio affretta Compositioni bellissime.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi. L. P., Mar.se di M.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



773...

FLAMINIO PAPAZZONI a [GALILEO in Firenze].
Pratolino, 30 settembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 159. - Autografa.

Molto Ill. et Ecc.mo S.r mio,

Ho letto et a me et a questi Signori la prudentissima lettera di V. S. molto Ill. et Ecc.ma In risposta della quale, prima le dico ch'ho a nome suo fatto riverenza all'Ecc.mo S.r P. Don Carolo(1053), mio Signore, all'Ill.mo S.r Averardo(1054) et Ecc. S.r Tromba, quali tutti la rissalutano, com'io di tutto cuore. Poi le dico che ci mancano anco doi quinterneti del suo libro ristampato(1055), essendo quello si compiacque darmi va sino a carte 56, et quelli mi ha hora mandati cominciano da carte 65, onde vi mancano carte otto: per si degnar inviarcele, acci non le manchi all'opera mandatami(1056) per sua singolarissima cortesia. Quanto poi al scriver sopra ci,  un pezzo ch'io havevo cominciato un'opereta in esplicatione di cose Aristotelice, la quale si agumenter con quest'occasione con quella modestia conviene; et se ho mai detto, alcuni non intendere Aristotile, tutto  stato detto per mio parere, senza haver pensiero di offendere [a]lcuni, massimo miei Signori: et sappi V. S. molto Ill. et Ecc., ch'io ho ricosati molti volere intorno a ci discorrere; ma era ci interpretare, perch io cedessi in credere Aristotile havere errato. Ma hora  ben vero che s per entrare a leggere la Posteriore all'Ecc.mo S.r P. D. Carolo, materia tanto difficile et nella quale io sono molto differente dalle communi espositioni, s perch si avicina l'andare a leggere a Pisa, n io mi contento mai delle fatiche fatte, massimo dovendo cominciare a capite la philosophia naturale, non potr cos presto effettuare il mio et suo desiderio: nel che ella  senza questo fastidio, di dovere legere publicamente, onde pu liberamente attendere alle sue cose. Potrebbe per essere, mandassi almeno in luce qualche principio, il quale vedendo essere accettato, andare avanti per la verit. V. S. molto Ill. mi riami, et si conservi.

Di Pratolino, l'ult.o di Settemb. 1612.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
S.r Aff.mo
Flam.o Papazzoni.



774..

DANIELLO ANTONINI a GALILEO in Firenze.
Udine, 1 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 160. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

L'haver per strada incontrato alcuni impedimenti, che m'han ritardato il camino, et poi alcune altre ocupationi, doppo giunto a casa, sono state caggione che cos tardi aviso V. S. molto Ill.re et del mio arivo et della sua lettera riceuta con le immagini del sole, le quali per l'apunto rincontrano a quelle che nelli stessi giorni feci io in Brusselles; s che poco m'importa pi la sua demostratione, per assicurarmi che siano contigue alla faccia del sole quelle macchie che in esso appaiono. Ben  vero che per altro mi saria carissimo 'l vederla pure, n ardisco domandargliela, tanto giusta mi pare la sua offerta di mostrarmela s'io vengo a vederla; n oso prometterle di venir per quest'anno, del che son molte le caggioni, ma principalmente una ambascieria che deve far mio fratello(1057), oltre certe inimicitie et brighe, et cose cos fatte. Pu bene V. S. assicurarsi che con la prima comodit io sar l, et spero che sar meco ancora il Sig.r Paulo Apruino, che cos m'ha promesso mentre passai per Treviso; del quale direi a V. S. alcuna cosa miracolosa, et degna insoma d'un tanto discepolo del Sig.r Galileo, se non l'havessi a credenza. Ricordisi V. S. che io le vivo servitore, et mi comandi.

Di Udine, il d 1 Ottobbre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Aff.mo
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



775..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 4 ottobre 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 125. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.ore

Finalmente mi  capitata la 2a lettera del S.or Galileo, quale non ho havuto tempo di poter leggere a modo mio, ma, per quanto veggio cos alla sfuggita, mi par una gran bella cosa, et la stimo degnissima di luce, insieme colla prima; se bene dubito che questa patir un poco di difficolt per le tante osservationi solari che vanno aggionte, quali per si possono ridurre in forma assai minore, come ha fatto Apelle, s che non occupino pi di mezo foglio. Se il S.or Marchese si contenta d'aggionger una sua lettera, come V. S. accenna, non ha dubbio che le due del S.or Galilei ne riceveranno molto lustro.
Il Discorso del S.or Galilei delle cose che stanno sopra aqua mi sodisfa molto, et mi pare cos ben munito di ragioni et di esperienze da tutti i lati, che converr vi metta del buono chi pretende convincerlo. Mala bestia  l'invidia, che dove vede qualche scintilla di verit suscitata da altri, corre a smorzarla, in luoco che dovrebbe metterci ogni studio per farla crescere in lucidissima fiamma.
Il S. Cremonino in Padova intendo che stampa de caelo(1058), et che si conosce sino dal titolo che la vuol attaccare col S.or Galilei. Non so se sia per negare le macchie, che certo mi parrebbe hormai troppo ardire. Ma se discorda solo nel discorrere ci che si siano queste macchie, sar cosa assai tolerabile. Staremo a vedere....



776.

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 6 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 23. - Autografa. Cfr. Vol. V, pag. 184-185 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

Comparve finalmente la 2a lettera di V. S. di 23 Agosto(1059), mandatami dal S.or Sagredo: creda pure che ricevuta come manna; tale et tanto era il desiderio di vederla. Sin hora non ho havuto spazio di leggerla consideratamente; ma per un poco di scorsa data, le affermo sinceramente che ne ricevo grandissimo gusto. Et se bene mi conosco sempre inetto per esser giudice in s grave causa, et hora manco l'infermit mi permette di applicare gran fatto l'animo alla speculatione, osar pur dire che gli discorsi di V. S. procedono con molta verisimilitudine et probabilit. Che arrivino la verit precisamente, non ci permette di poter affermare la debbolezza humana, sino che Iddio benedetto ci far la grazia di mirare d'alto in gi ci che hora contempliam in su in questa valle di miserie. Rendo infinite gratie a V. S. del favore che mi usa in questa occasione: et il S.or Marchese Cesis far cosa degna della professione che tiene, di esser protettore delle virt et buone lettere, facendo stampar l'una et l'altra lettera quanto prima, come intendo che ha risoluto. Le figure delle osservationi faranno un poco di difficolt; ma se si ristringeranno in forma minore, occuperanno poco spazio. Desiderarei grandemente che Apelle havesse visto questa scrittura, prima che stampare gli suoi ultimi discorsi; et pure considero che per qualche rispetto  forse meglio a questo modo. Io non manchar di communicargliela, saziato che me n'habbia prima un poco: ma egli patisce una grand'incommodit, di non intender la lingua italiana; et le traslationi, oltre che procedono lentamente, spesse volte perdono non solo l'energia dell'originale, ma pervertono ancora il senso, se l'interprete non  molto perito.
Il S.or Sagredo ritenne per alcuni giorni il trattato delle cose che stanno sopra acqua, cos pregato da un senatore suo amico, che gli fece molta instanza di poterlo leggere: forse sar stato Protogene. Io lo ne dispenso tanto pi facilmente, quanto che ho havuto sorte di veder un'altra copia, la cui lettura mi convert in modo, et non mi vergogno di confessarlo, che ci che da principio mi parve paradosso, hora mi riesce indubitato, talmente incastellato et imbastionato de ragioni et isperienze, che certo non so discernere come et dove gli adversari siano per assaltarlo; se bene sento che non se ne possono dar pace. V. S. continui di honorare s et il secol nostro, con tirare una verit dietro all'altra dal cupo pozzo dell'ignoranza; et non si lasci sgomentare da invidi et emoli, conservando a me sempre la sua grazia. Iddio la feliciti.

Di Augusta, a'5 di Ottobre 1612.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



777..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 162. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Haver gi riceuto una mia in proposito della stampa: tard una settimana, per essermi giunte le sue un po'tardi. Rispondo hora l'acclusa al S.r Salviati, et mando qui incluso a V. S. il catalogo de'Lincei, acci, ritenutosene copia, possa darglielo; suggerendoli che  solito de'Lincei nuovamente ammessi salutar con lettere e riconoscer l'altri fratelli. Sar opra della sua cortesia, et potr venirsi facendo di mano in mano. Al'Echio e Molitor(1060), che sono in studiosa peregrinatione, non occorrer per hora; l'altre le ricapitar io. Ricevei le sottoscrittioni. Mi dole l'infirmit del S.r Salviati; ma spero, per esser familiare, sar a quest'hora superata.
Hieri hebbi le lettere e sottoscrittioni del S.r Velsero, quale  tutto nostro. Ho riceuto i doi trattati di V. S. circa le cose che stanno su l'acqua, et la ringratio: di questi, et altri che gi mi mand, ne far parte al S.r Porta et altri Lincei quando saran stampate le lettere solari, acci, vedendo in quelle il nome di Linceo, conoschino che ne'Discorsi non fu lasciato a posta; e questa cagione mi trattenne ch'io non feci subito la distributione. M'assicuro, tutti sentiranno con V. S. e si moveranno contra suoi aversari; a'quali sempre  stato mio pensiero V. S. non risponda, ma si facci risponder da gioveni, per mortificarli: e quelli che faranno le risposte possono esser in parte, e anco in tutto, aiutati, et anco farli adottare l'opre compite.
Le lettere solari, che, se le parer, si chiameranno Helioscopia, si stamparanno in quarto; e acci veda come riesce il Greuter intagliatore, le mando doi figure gi fatte et un'altra d'un intagliator non accettato, che non facea a modo. Si possono far pi o meno carche di colore, come vedr l'essempio, e giudicar il meglio. Si lavora gagliardo. Il S.r Velsero promette di mandar una pi diligente investigation delle macchie solari(1061), che V. S. la vedr subito da noi, s'egli istesso non gliela mander. Non ha veduta la seconda lettera di V. S., per quanto scrive. Io mandai a V. S. per il procaccio la scrittura del Holandese(1062) innominato, fatta copiare per poterla haver stampata. Ho scritto in fretta: bacio a V. S. le mani, salutandola di core.

Di Roma, li 6 di 8bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li



778.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 46. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Hebbi finalmente le due lettere, per leggere, di V. S., et subito, come volse, le restituii, le quali mi parvono bellissime: la prima, aperta e chiara, et la seconda, perch non havevo le figure davanti, restai un poco; pure le si stamperanno, et allora con comodit la potr comprendere a mio gusto: nella quale havendomi favorito, ne resto infinitamente obligato. Ho visto poi la scrittura dello Academico Incognito, la quale, per quanto l' potuta intendere,  piena di ciance e doviziose iscempiaggini: come sarebbe, ad esempio, di Alessandro Magnio, che per distruggere le fallace delle inveterate oppinioni, favor Aristotile, et questo nuovo Alesandro perci disfavorischa questo altro, che tende al medesimo fine; et altrove, che i maestri, seguaci di Aristotile, faccino testa per non rimaner soli nelle squole; onde si vede non aver per fine la verit, come lo istesso lor maestro comanda, ma la ostinazione. Et stando in sul fuso, con bellissimi epiteti fratini, e traslati o metafore (perdonimi il Sig.re Archidiacano Bonciani(1063), che  qua presso al Sig.re Abate Orsino, che lo difende), va facendo un cumulo di fondamenti, che se non vi fabrica sopra, e'soldati nimici enterranno dentro senza schala. Dissi al Sig.r Marcese che queste erano cose da far rispondere a qualche giovane, o al meno sotto tal nome: credo ne scriverr a V. S., et intorno al principio dato dello intagliare le machie solari, e forse ne mander il primo esempio a V. S., perch ne dica il suo parere(1064) m. Nel resto sono tutto suo, et insieme baciando le mani a lei, al Sig.r Filippo(1065), al Sig.r Iacopo Giraldi, al Sig.r Micelagniolo Buonaruoti e tutti cotesti Signiori, le prego da Dio ogni contento.

Di Roma, il d sei di Ottobre 1612.

Il Sig.r Coccapani(1066) schambi dalle machie del sole a quelle della luna.


Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Umilissimo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



779..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 6 ottobre 1612.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIV, n. 96. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Come dissi a V. S. in Fiorenza, io haverei desiderato che innanzi al mese di Novembre V. S. havesse preso ordine e riscossa tutta la sua provisione per tutto questo mese d'Ottobre, per pareggiare il suo conto ne'libri che mando ogn'anno a Fiorenza. Per V. S. potr ordinare chi deve riscuotere i denari per lei, che io dentro a questo tempo ne far il mandato. Aspetto con desiderio che V. S. mi favorisca d'un volume del suo Discorso ristampato, come la mi promisse; e baciandole le mani, le prego dal Signore Dio ogni felicit.

Di Pisa, li 6 d'Ottobre 1612.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Al S.r Galileo Galilei.
Aff.mo per servirla
Arturo d'Elci.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



780...

SIGISMONDO di Cologna a BENEDETTO CASTELLI in Firenze.
Monreale, 10 ottobre 1612.

Bib. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 35-36. - Autografa. A car. 85t., di mano di GALILEO Si legge: D. Sigismondo.

Molto Ven. et Oss.mo P.re

Doppo ch'io fui gionto in Sicilia, cos per gusto mio come anco per obbedire a V. P. molto V. che me l'impose, ho atteso ad osservare le macchie del sole con quella maggior esquisitezza che fosse possibile, qual hora invio in questo foglio.

[vedi figura 780a.gif]
[vedi figura 780a.gif]

Desidero che per premio della mia fatica V. P. mi faccia parte di quelle risposte che l'Ecc.mo Sig.r Gallilei scrisse gi mesi a quello Apelle; et se 'l volume eccedesse, che mandandolo per la posta io fossi per fare disordine nella spesa, me ne faccia brevemente un estratto delle cose pi degne, ch'io l'assicuro che quivi saranno accette, havendo famigliarit di persone che, come intelligenti et perspicaci, stupiscono hora della nuova cognitione da me portata, et scrivono giornalmente: il che tutto sar a parte di V. P. molto V. Alla quale giontamente col Sig.r Galilei bacio le mani, et alla loro gratia mi raccomando.

Di Monreale, X Ottobre 1612.
Di V. P. molto V.
Aff.mo fig.lo
D. Sigis.do di Cologna.

Fuori: Al molto Ven. et Oss.mo P.re
D. Benedetto di Brescia, Decano mer.mo di
In Badia.
Fiorenza.



781..

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 12 ottobre 1612.

Bib. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 163. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. de'29 del passato m' arrivata s fuor di tempo, ch'io le posso rispondere a pena.
La lista delle Orationi sar a proposito, et l'attender con commodo suo.
In Galleria io stimavo che ci fosse qualche Idolo Indiano, perch nella Vigna di S. A. in Roma io viddi pitture di que'paesi; et dalle gallerie degl'altri Prencipi io ho pure havuto qualche curiosit di questa sorte. Et noti V. S. ch'io non domando cose Egittie, ma Indiane, come della China, del Giapone, del Peg, et parti simili dell'Indie Orientali; dell'Occidentali ancora, come Per, Mexico, Nova Spagna etc. Et questi idoli sono o di legno o di mistura, et molte volte miniati in carte con acquerelli et oro.
Messer Christoforo Vendelino  morto; pure sono rimasi i suoi giovani, et io metter studio accioch V. S. resti servita del liuto. Proveder ancora delle pillole.
La cathedra ch'essa lasci  per ancora vuota; e dubito che si rimaner cos un'eternit, se V. S. non torna a riempirla. Intendo che un hebreo(1067) la ambisce; se gli riuscir, haveremo la cabala in pulpito, e 'l preputio sopra i traguardi della dioptra. Bacio le mani a V. S., et le desidero ogni contento.

Di Padova, il d 12 Ottobre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te


Se la Chimera di Galleria non portasse gran fattura per disegnarla, io ne vederei volentieri un
poco di copia.


Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



782.

PAOLO APROINO a GALILEO in Firenze.
Treviso, 13 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 52. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r, mio Sig.r Col.mo

Bella fortuna  stata la mia, che il Sig.r Danielle(1068), ritornando di Fiandra, sia capitato a Treviso, havendomi eccitato a dar conto a V. S. molto Ill.re et Ecc.ma dello stato mio, dopo tanto tempo ch'ella non ne ha havuto nova. Et in vero in parte io ne sono da iscusare, per haver travagliato quasi due anni in mare, et in parte ne sono in colpa da alquanti mesi in qua, che sono ritornato a casa, non havendo pigliato a ricordarmele, come hora faccio, per quel servitore obligatissimo che le sono. So ch'ella haver piacere di sentir nova del mio ben essere: cos potessi io dimostrarmi non indegno del molto amore che si  compiacciuta sempre di portarmi, se non in altro, almeno in qualche buon frutto degli studii ch'ella medesima ha piantato con buona mano. Ma qual arbore potrebbe nei nudi scogli fermarsi con buone radici, non che render frutto alcuno, anzi non seccarsi del tutto nell'afflusso continuato delle acque salse? Io ho procurato per sempre con diligenza, et procuro tuttavia, quando arrivo pure alcuna volta a qualche tranquillit di animo, di non tralasciar quella poca coltura ch'io posso, per mantenervi il verde almeno alla radice, et per non perder in tutto la speranza di mandar fuori pur un giorno qualche virgulto. Piaccia intanto a V. S. Ecc.ma, come io le vivo devotissimo servitore, cos haver memoria di me, degnandomi di qualche sua gratia; che per fine le facio riverenza, et le mando qui occluse le lettere del Sig.r Danielle a lei drizzate, ch'egli dal Friuli ha inviato qui da me gi alquanti giorni(1069), seben mi sono capitate solamente l'altro hieri.

Treviso, 13 8bre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Devot.mo et Oblig.mo
Paulo Aproino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r, mio Sig.r et P.ron Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



783.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 13 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 48. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Mi mand il S.r Marco Velsero l'altr'opra d'Apelle ascosto(1070); e appunto l'havevo fornita di scorrere, e consideravo ricercasse una terza lettera da V. S., quando m' gionta la sua delli 8 del presente, nella quale m'accenna il suo pensiero di sodisfarli, che molto mi piace. Parmi per sia necessario sollicitare per pi rispetti; et i Germani sono prestissimi, e facilmente prevengono. Aspettare dunque ella avisi come et a chi deve esser la dedicatione, e s'altro vol avertire. Intanto saranno forniti l'intagli, havendomene gi il Greuter recati dieci: le ne mando un paro per mostra. Se le pare bisogni ristampar l'ultime d'Appelle, si far.  degna di consideratione la differenza della lingua, e per forse potrebbe inserirsi alcuna delle lettere del S.r Velsero, acci apparisse che la risposta segue alla proposta. Bacio a V. S. le mani et al S.r Salviati. Stia sana, et mi commandi.

Di Roma, li 13 d'8bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li



784.

FILIPPO MANNUCCI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 13 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 50. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r Compare,

La presente sar resa a V. S. Ecc.ma da Gio. Iacopo, mio figliuolo, et ha strettissimo precetto dal padre, di poi fatto il primo suo debito d'ossequio e reverenza a Mess. Cosimo suo zio, in secondo luogho deva far l'istesso con lei, e dedicarseli per servitore affezionato in primo grado, come professa suo padre; qual glie lo raccomanda con quel pi vivo affetto che sa per esperienza che si pu far verso i figliuoli, acci d'opera e di buon consigli et avvertimenti l'aiuti, come creatura del maggior servitore che abbia e come proprio suo. Del S.r compar Magagnati non li porta altro che una semplicie raccomandazione, poi che ha scritto per mano del Priuli e Grillo musici. Il S.r Conte Ingolfo(1071) le fa reverenza:  uno de'pretensori della lettura che gi fu sua; e quei Signori Padovani hanno un'eresia in testa, che V. S. Ecc.ma la proccuri di nuovo, e che desidera tornar a Padova. O quanto son lontani, per mio credere, dala verit! Cos gl'ho detto, e credo non m'ingannare, tanto pi che intendo che fa condurre a Fiorenza il suo figliuolo(1072). Finir con farle umilissima reverenza, baciandole le mani.
Ho visto una sua lettera per occasion d'un Fidia, volsi dir Apelle, molto bella. Dicami se presto  per vedersi alle stampe cosa alcuna di suo. Perdonimi il tedio. Iddio con lei.

Di Ven.a, li 13 Ott.e 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re e Comp.re Oblig.mo
Filippo Mannucci.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.r e P.ne Col.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fior.za



785..

ORSO D'ELCI a [BELISARIO VINTA in Firenze].
Madrid, 16 ottobre 1612.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea 4942. - Autografa.

.... Quanto all'invenzione del S.r Galilei, di poter navigare da levante a ponente(1073), gi  stata proposta qua da un altro matematico Spagnuolo, et si  offerto di farne esperienza; la qual cosa finch non resti chiarita, et disingannato il matematico et questi ministri, non si pu entrare con nuove propositioni.



786.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 54. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Sono stato dal Sig.r Marchese, il quale mi dice che aspettava lettere di V. S., et si dispera, et domani, che  sabato, ne far cercare di nuovo a tutte le poste. Imper se non  risposto, risolvete presto, perch tutti e'vostri(1074) amici giudicano che sia bene che quanto prima le vadino fuori. Anzi sarebbe meglio ella l'avessi fatto quando ella fu qua, che la disse di queste machie, acci non avesse auto campo il finto Apelle di vestirsene, come si vede ch'egli si ingegnia; et dove non pu far di meno di nominarvi, vi mette in dozzina, et il Clavio per il pi sublime; et a molti contrasegni e modi di parlare, et imparticolare nel fine, pare a molti sia Giesuito(1075); in oltre che il Padre Gambergier difende e tiene cotale oppinione, che le siano stelle. Ora sollecitate, e mandate al Sig.r Marchese quello volete, acci le possa dare a'riveditori, et cos selle stampette delle machie vi piacciono, et tutto con sollecitudine(1076), perch lo intaglio  a buon termine. Et risolvetevi da qui inanzi a stampare e vulgare et latino le stesse cose, et in copia grande, e non, come avete fatto, con tanta scarsit, et di molte far capitale del Sig.r Marchese, perch lo desidera, per quanto e'dimostra. Ora l'essere stampate in Roma, non mi dispiace punto, et imparticolare di queste due lettere delle machie del sole; che credo, nella pistola o lettera davanti, che si far qua, sar bene si accenni come lei, quando fu qua a Roma, lo disse a tutti. Et di Saturno e di Venere pare anchora si voglia osurpare: per sollecitate a prevenire, e non dar campo ai malefici et agli invidiosi. Nel resto io non  che dire, se non che stiamo sani et allegri. Sono al fine dalla cupola, e se non fusse che va adagio a seccare, arei datoli fine fino sei mesi fa, ch questo  quello che mi  trattenuto, n altro. Mi favorischa di salutare gli amici e cotesti Signori; et allei cor ogni affetto baciandoli le mani, le pregho da Dio ogni grandezza.

Di Roma, questo d 19 di Ottobre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc..ma
Umilissimo Servitore
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or mio
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



787..

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [alle Selve].
Firenze, 28 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 56. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Mando a V. S. Ecc.ma gli errori del Coresio, che ho raccolti per sino a quel bello bello contro al Mazoni, perch non lo voglio notare se non sono con V. S.(1077) Star aspettando un giorno di questa settimana(1078) la carrozza, o altra comodit, e verr a far riverenza al S.r Filippo(1079) e concludere quanto si ha da fare in questa scrittura: tra tanto la potr vedere e correggere dove li pare, che in tutto mi rimetto in lei; e li bacio le mani. Gio. Batta(1080) li fa riverenza.

Di Badia, il 28 d'8bre 612.
Di V. S. molto Ill.ma
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r
Il S.r Gal.o Galilei, mio Sig.r Oss.mo



788.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze.]
Roma, 28 ottobre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 165. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Dopo la sua delli 22 ho riceuto quella delli 12 del presente, cagione che l'ordinario passato non hebbi sue, e mi rammaricavo col S.r Cigoli della tardanza di queste sue solari osservationi e lettere al'uscir in luce, vedendo quanto frettoloso sia l'inapellato G.a(1081) a mandar fuori le sue, e procurar di fraudar lei del debito titolo dello scoprimento, e mantener s nel possesso che gi crede d'haverne: che sebene appresso e'dotti e s'affatiga in vano, tuttavia, oltre gl'emuli et invidiosi di V. S., la plebe filosofica et altri lontani (come l'Olandese(1082)) facilmente se gl'accostano. Son sicuro, le lettere di V. S. gli troncaranno onninamente l'applauso, e porranno un duro boccone fra'denti al Cremonino et Peripatetici. Per unitamente sollicitiamo a darli da rodere quanto prima.
La dedicatione si far come commanda. Il nome(1083), io pensai, e lo communicai al S.r Demisiani e S.r Valerio prima che mi giongesse il novo discorso d'Apelle; ove vedendolo simile, n'hebbi non poco dispiacere, havendomelo quelli grandemente approvato. Mi nacque perci lo scrupolo che V. S. accenna. Ma essendo sicuro che Apelle habbia tolto il suo Helioscopio(1084) dal nostro Telescopio(1085), per il libro di Lagalla(1086), gionto in quelle parti, et un altro di Girolamo Sirtori(1087), che da me qui l'intese, ambidoi registrati nel catalogo della passata fiera vernale di Francfort, mi cessa alquanto. E veramente io vorrei, per la dignit stessa e nobilt del'opra, vi fosse altro titolo che di Lettere solamente. Potr ella considerare, et noi anco discorreremo di qua, gi che lassaremo il primo foglio al'ultimo a stamparsi, com' solito. Invero se li S.ri Cruscanti stimassero pi la lingua nostra della Latina, dalla qual deriva, mi parrebbe facessero grand'errore. La latina delle voci greche, come di gioie, sol molto bene adobbarsi. Ma che dic'io? la nostra parimente da quella piglia tutti i nomi e termini delle scienze; e se non ha preso ancora quelli ch'hora tentiamo comporre, nasce che non ha hauto l'occasione. Lodo tuttavia l'avertimento, e tanto pi per il primo scrupolo, e forse non sarebbe male servirsi di nome Toscano, come Scoprimenti solari, Contemplazioni solari, o simile. V. S. commandi. Il Greuter seguita gagliardamente, et credo quest'altro ordinario mander tutte le figure fornite a V. S., con quelle prime d'Apelle rifatte. Bacio a V. S. le mani, pregandola a far l'istesso in mio nome al S.r Salviati. N. S. Dio ci conceda l'adempimento de'nostri desiderii.

Di Roma, li 28 d'8bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li



789.

MARTINO SANDELLI a GALILEO in Firenze.
Padova, 2 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 166. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio S.re Oss.mo

Con troppo grossa usura la gentilezza di V. S. Ecc.ma mi ha ricambiato l'officio che per ragion di debito feci seco li giorni passati con una mia; poich non solo mi significa la non volgare affettione, che, la sua merc, mi porta oltre ogni merito mio, condolendosi meco cos humanamente della mia indispositione de gli occhi, ma di pi mi attribuisce quelle lodi, che con rossore di me stesso sono sforzato dalla conscienza a riconoscere molto pi dalla cortese affettione che mi porta, che dal giudicio. Ma che meraviglia che V. S. Ecc.ma sia cos liberale nelle parole? se avanza ne'vivi effetti, dandomi cos amorevoli ricordi e cos eccellenti istruttioni per la debolezza della mia vista, alla quale vedo che non si pu humanamente provedere con altra maniera o istromento che con quello ch'ella mi propone, ci  con li cristalli colmi, eccellentemente lavorati. Onde io ho pensato, come prima possa trasferirmi a Venetia, di fornirmi dal Baci di quelli che pi saranno acconci alla vista mia.
Farei torto alla somma gentilezza di V. S. Ecc.ma s'io credessi riuscirle noioso pregandola d'un altro favore, pur quasi nello stesso proposito della vista. Io soglio usare in camara la lucerna dall'oglio, poich le candele non solo col vibrar della vampa m'offendono la vista, ma con la loro fumosit, cagionata dalla materia, m'infiammano la testa; e perch il lume della lucerna  debole, n pu allumare la stanza quanto io vorrei, quindi  che la mia naturale maninconia vien accresciuta da quel lume mezzo morto. Per ci, se occorresse a V. S. Ecc.ma qualche inventione di stromento col quale, o con la moltiplicatione del lume, o col reflesso o in altra maniera, si potesse spargere per la stanza, dove io siedo o passeggio, una luce viva ed allegra, mi sarebbe in vero di grandissimo sollevamento, perch passarei quelle hore della notte senza la noia, la quale m'offende non poco la sanit e la testa in particolare, che viene molto debilitata dalla maninconia, la quale cagiona afflittione d'animo e risolutione de'pi puri spiriti. So che all'altezza dello 'ngegno di V. S. Ecc.ma questi sono puri scherzi; onde con maggior ardire vengo a pregarla di cos fatti favori, e tanto pi che la sua benignit mi ci tira, offerendosi con tanta prontezza. Alla quale per segno di ricognitione dir solo, che se le forze mie corrispondessero al desiderio grande che tengo di servirla, io sarei forse il maggior servitore ch'ella avesse; ma se mi vengon meno le forze, sia certa ch'in affetto di riverenza non conosco superiore: che sar il fine, con baciarle affettuosamente la mano.

Di Pad.a, li 2 Novembre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Deditiss.o
Martino Sandelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Firenze.



790..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 3 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 170-171. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

La sua delli 29 8bre mi capit a punto hier sera, mentre stavo col S.r Cigoli et Greuter rivedendo i tagli delle macchie, quali, ancorch forniti, non gli mando, havendoli al'istesso artefice riconsegnati con i rami e gl'originali istessi, acci, riconoscendovi certi diffettuzzi, li riduca alla perfettione de'primi; e ci fatto, le mander le mostre impresse. Nel stamparle non sar difficile far pi negre quelle del mezzo, et io ci far usar ogni diligenza; e le stamper l'istesso Greuter. Aspetto le lettere del S.r Velsero, et che m'avisi i luoghi dove le vol inserte alle sue, et anco se vol che quelle d'Apelle si pongano avanti o pur dopo le sue, poich l'uno et l'altro parmi possa farsi con qualche raggione. Questi particolari hanno trattenuto il cominciar a stampare et anco la cosa del titolo, che mi pare l'opra lo merti particolare e di qualche consideratione. Solleciti dunque, che non mi par bene lasciar ch'Apelle pigli pi campo; et son sicuro non dorme hora, vedendo la sua seconda lettera.  favorito da'Peripatetici et da tutti i suoi compagni etc., ch'invero invidiano la gloria di tante inventioni; et oltre il Problemista(1088), scopro io qui in altri l'istesso affetto, e sento ben spesso nelle prefationi e proemii parlar de'nuovi scoprimenti e tacerne l'authore, e talvolta attribuirli in genere alli matematici: ma io in tali occasioni non taccio, ancorch doglia. Il buon Todesco ch' qui(1089), invero  molto leale.
Se le pare in questa terza epistola toccar l'opinion ch'io l'accennai, che le macchie fossero congerie di stelle, non sar forse male, poich, com'io a punto pronosticai, i Peripatetici tutti vi si gettano dentro, n si vergognano dire che quelle stelluzze invisibili stiano in alcuni orbicelli, o pi presto crostarelle celesti, che co'loro movimenti le(1090) congregano e disgiungono, dolendoli non meno di perder la diamantina(1091) solidit celeste ch'il privilegio dell'incorruttibilit. Sar anco materia da scherzare; e non  male toglier la radice di s fatte, ancorch vane, sfuggite, che, poste in campo da famosi e loquenti catedranti, facilmente nel filosofico volgo hanno sguito, e appo i men dotti et infarinati, e finalmente ignoranti. I buoni intendenti nel mondo sono pochissimi; la gloria s'acquista per la voce di molti. Qui si tratta di sradicare i principali dogmi della dottrina hoggid magistrale, contr'il Maestro di color che sanno.
La libert ch'ella mi porge, mi d ardire di dirle che non mi pare sia bene in alcun modo tacciar la nazione, ma s ben la persona e la classe, sotto mano. La nazione  amicissima delle lettere e letterati, e colla moltiplicit de'libri e stampe sostiene la gloria di quelli, e i Lincei particolarmente devono haverla amica: sono liberi nel filosofare, et vedo honorano molto l'Italiani, mentre non hanno particolar passione o invidia. Nel catalogo di Francfort  ristampato il libro del'instrumento delle proportioni di V. S., con commenti di Matthia Perneggero(1092); e son sicuro che le sue opre li saranno stimate conforme al dovere, et haveranno altro honore che quelle d'Apelle, ancorch ei sia della nazione.
Le mando l'incluso foglio rifatto d'Apelle. V. S. mi commandi, e presto. Le bacio le mani, et anco al S.r Salviati, mio Signore.

Di Roma, li 3 di 9bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te


Nella dedicatoria si porr quello che discorsi col S. Cigoli, delle vedute delle macchie fatte in Roma. La minuta d'essa se le mander, prima si stampi, acci sia a suo gusto; e se V. S. vorr vi s'accenni altri particolari, l'avisi; e se le pare meglio, pol anco mandarne minuta o ristretto o capi da toccarsi, ch sar servita. Perdoni alla longhezza di questa e fretta.

Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Linc.o P., M. di M.li

Fuori: Al molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.



791.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 168. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Delle due prime lettere di V. S. mandate al Sig.r Marchese, ebbe prima la seconda e poi la prima, et dal maestro della posta iarsera la terza, che io v'ero; et in questo giunse lo intagliatore con il resto delle machie, le quali sono finite; solo le vole un po'rivedere. Dice il Sig.r Marchese, che non pu cominciare a stampare la scrittura se la non gli manda la lettera del Velsero, che va davanti. Circha alla notizia data delle machie del sole, io me ne ricordo ch'ella lo disse qua; intanto sar com Mons. Dini. Et del finto Apelle, il farsi vivo con quella destrezza ch'ella sa, piace; ma toccar lui, e non la nazione oltramontana; anzi quella onorarla, poi che con lo stampar le sue opere, e tradotte latine e comentate(1093), ci pare li apporti molto onore. Ma ci pare bene che lei ne abbia fatto molta scarsit, poi che dice il Sig.r Marchese che a Roma non ce ne arriv se non quattro, che ne ebbe due lui, e oggi non  nessuna e non sa dove ne avere: per bisognia la ne mandi, et se la pensa che io sia capace dello intendere, me ne mandi uno ancora a me, et dar ordine al mio fratello che rimborsi dello strumento(1094) V. S. della spesa. Dalla quale scarsit, a Napoli un certo Giesuito, non ve ne essendo, se ne faceva bello, et delle stelle di Giove e d'altro.
Mons. Agucchia la saluta, e si scusa per l'impedimento del male; et per questa  preso la briga di rispondere io per lui, et per la seguente dice che le dar risposta; et le bacia le mani, et le  affezionatissimo.
Quanto alla nuova pervenuta di me cost(1095),  la istessa per Roma et non  del tutto vana, ma non le ne davo conto per non essere ancora conclusa; il che sarebbe, se non che, avendo io nepoti,  volsuto alcune condizioni di libert, le quali non potendo dare il Gran Maestro,  convenuto il breve di Sua Santit per darli tale autorit; et il Sig.r Cardinale Borgese l' mandato con sue lettere molto favorevoli; et perch le prime andorno male alla posta(1096), lui a bocca l' racomandate allo imbasciatore qui di Malta, et allui mandatele. Lui  lo autore, sollecitatore; et l' voluto fare con il consenso del Gran Maestro, perch di quelli fatti dal Papa ne a fatto la Religione tal volta qualche remore. Ora ci  il placet del Papa e del Gran Maestro: ma perch le lettere stanno, fra lo andare e tornare, vicino a tre mesi, nel qual tempo pu sucedere varii accidenti, perci non ne avevo dato(1097) conto a V. S. et al Sig.r Amadori(1098); al quale se non scrivo,  perch, non avendo altro che parole non necessarie, mi parrebbe di far torto a tanta vechia amicizia. Io sto bene et allegro, e non senza disgusto de'mia nemici, sentendo e veggendo andare le cose contrarie al loro desiderio, et dello affrescho ancho a canbiare oppinione che io non sapesse dipigniere; anzi dicano pur di quelli alcuni, che le paiano fatte a olio. Io fo la gatta morta, fingo di non sapere nulla, e rido drento; n mai dico mal di loro n di loro opere, attale che vanno scapitando, et io guadagniando molto del campo. Basta: Dio mi fa meglio ch'io non merito, et non  altro desiderio che di vederla e goderla; nel resto non mi curo di nulla: per Dio ci dia sanit, e grazia di goderci insieme con il Sig.r Amadori, al quale mi faccino un brindisi, et vivino felici.

Di Roma, questo d 3 di Novenbre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Umilissimo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio
Il Sig.r Galileo(1099) Galilei.
Fiorenza.



792.

GALILEO a [FEDERICO CESI in Roma].
Le Selve, 4 novembre 1612.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi Cod. Boncompagni 580), car. 136. - Autografa.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

Ho ricevuto grandissimo alleggerimento dall'intender, per l'ultima di V. E.(1100), la ricevuta delle mie, che per la tardanza gl'avevano data occasione di querelarsi della dilazione nel mandar fuori le Lettere Solari, il che rincresce a me ancora; ma non posso farci altro, perch varie occupazioni, e le molte cose che mi passano per la testa per altre occasioni ancora, non mi lasciano esser tutto qui. Credevo con questo ordinario mandargli la terza, ma non l'ho ancora finita, riuscendomi pi lunga di quello che credevo: ma non per questo si pigli pensiero che mi venga usurpato molto, perch spero di far vedere quanto scioccamente sia stata trattata questa materia dal G.(1101), col quale voglio far quel risentimento che conviene; ma il volerlo far senza disgusto del S. V.(1102) mi apporta difficolt non piccola, e mi  cagione di tardanza. V. E. l'ha benissimo accompagnato con quell'altro eiusdem ordinis(1103). Ma si stupirebbe oltre a modo se vedesse una lunga scrittura che questo medesimo mi ha mandato ultimamente, in risposta di quella mia che gli capit in mano; dove  cosa mirabile il veder l'audacia e franchezza con la quale e'persiste in asserire, quella materia essere stata da lui trattata diversissimamente da quello che la scrissi io, ancor che possa costare ad ogn'uno che e'l'ha copiata dal mio Nunzio. Certo che son restato storditissimo in veder la resolutezza che egli usa meco, come si dice, a quattr'occhi, e penso ci ch'e'direbbe per difendersi in palese.
Solleciti pur V. E. quanto pu la pubblicazione, che la 3a lettera sar finita fra 4 giorni, e gliela mander insieme con quelle del S. Velsero. La ragione che mi adduce in proposito del titolo(1104), mi appaga: per accomodilo come pi gli piace, che di tutto mi rimetto, come sempre ho fatto, al suo prudentissimo consiglio.
Desidero che nella prima lettera, 20 versi in circa dopo che comincio a trattar di Venere, aggiunga dopo le parole meno che la sesta parte di quello che si mostrer nell'occultazione, aggiunga, dico: mattutina, o esorto vespertino(1105).
Il Sig. Filippo(1106) bacia le mani a V. E., e va scrivendo a i fratelli(1107). Et io con ogni reverenza gli bacio le mani, e dal S. Dio gli prego felicit.

Dalle Selve, li 4 di 9bre 1612.
Di V. E. Ill.ma
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei, Linceo.



793.

NICCOL LORINI a [GALILEO alle Selve].
Firenze, 5 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 58. - Autografa.

Molto Ill. mio Sig.re e Pad.ne Col.mo

Potr V. S. molto Ill. dal'effetto conoscere, come il sospetto che io la mattina de'Morti fussi per entrare a favellar in materia di filosofia contro di veruno, fu in tutto falso e senza veruno fondamento n vero n verisimile, poi che io non sono punto uscito del mio filo e proposito, e non solo non ho mai sognato di voler entrare in simil cosa, ma mai ho io profferito parola ch'habbia accennato quello n col S. Pandolfini(1108) n con altri; e sono restato stupito dove si sia fondato detto sospetto, poi che mai ci ho pensato. Ben  vero che, non per disputare, ma per non parere uno ceppo morto, sendo da altri cominciato il ragionamento, ho detto due parole per esser vivo, e detto, come dico, che quella opinione di quel'Ipernico, o come si chiami, apparisce che osti alla Divina Scrittura. Ma a me poco monta, che ho altri fini, e mi basta che non si dia occasione di creder quello che noi non siam[o]; perch confido che tutta la nostra nobilt sia ottimamente cattolica, e che molto tempo fa si spegnessi la Compagnia del Piano e de'Ghignoni(1109).
Io desidero di compiacer e servir V. S. come a mio padrone, e mentre che la non comanda qualcosa, come desidero, prego per l'agumento d'ogni sua felicit spirituale e temporale.

Del suo Convento di S. Marco, add 5 di Nov.re 1612.
Di V. S. molto Ill.
Servo di tutto quore.
F. Nicc.l Lorini.



794..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER [in Roma].
Augusta, 9 novembre 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 143. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.ore

Mi trovo con due di V. S. di 19 et 27 Ottobre, capitatemi ambe giuntamente questa settimana. In risposta le dico, che per l'amor di Dio non pensi che di presente io possa complire n col S.or Demisiano n con altri SS.i Lincei; anzi pare miracolo, non dico a me, perch sarei giudice troppo parziale, ma a chi sa et vede il mio stato, ch'io supplisca con semplicissime lettere, quale  la presente, verso gli amici.
V. S. mi fa venir l'aqua alla bocca, dipingendomi inanzi tratto l'editione delle Lettere sopra le macchie solari colle risposte del S.or Galilei, tanto polita. Ma dicami di grazia se le une et le altre restaranno nella lingua Latina et Italiana, come furono scritte, o se si accorderanno per via di traslatione. Apelle ne ricever gusto indicibile, scrivendomi egli ultimamente in tal proposito:
Epistolam, una cum Galilaei observationibus, accepi. Oblector incredibiliter, quando video eas cum meis, meas cum ipsius, ad unguem convenire. Intueberis, conferes, miraberis, delectaberis, cum animadvertes, in tanta locorum distantia, alterum cum altero tam belle concordare, quoad numerum, ordinem, situm, magnitudinem et figuram macularum. Quod si tam bene mihi cum Galilaeo, vel ipsi mecum, conveniret de corporum istorum substantia, pulchrior coniunctio excogitari non posset. Interim, dum discrepamus sententiis, amicitia conglutinemur animorum, praesertim cum ad unum scopum tendamus utrique, qui est Veritas; quam nos eruturos, nequaquam diffido.
Sar bene che V. S. ne avvertisca il S.or Galilei(1110), poich io non posso far il debito....



795..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 10 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 172. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

La sua delli 4 del presente m'accresce il desiderio di veder la terza solare quanto prima, e che la vegga con l'altre il mondo a honor della verit e biasmo dell'invidi e di quelli che tiranneggiano le filosofiche scole. Hauta risposta alla mia precedente, far por mano alla stampa, essendo ogni cosa all'ordine. Le mando le mostre(1111) delle macchie impresse, nella correttion delle quali il Greuter non m'ha sodisfatto; e con tutti i miei spessi avvertimenti, e tal volta del S.r Cigoli, non s' potuto pi: se l'occorre in essi cosa da correggerli, l'avisar in tempo, dovendosi stampar nel'ultimo. Mi dir anco quello ch'io debba fare in caso che non possa superar con le raggioni la volont de'revisori circa l'incorrottibilit celeste, ch'ella dice repugnante alle Sacre Lettere, nella 2a lettera al fine, poich sin hora, havendo approvato tutto il resto, non ci vogliono questo in modo alcuno(1112). Io m'aiutar co'luoghi della Scrittura e col'esplicatione de'S. Padri, havendole a punto alle mani per haver ci trattato nel mio Celispicio(1113); e mi  sola difficult l'esser loro Peripatetici e Tomisti. S'assicuri ch'in tutte le cose dette in questa e nel'altre io non havr sodisfattione, se non so la volont sua in tutti i particolari. Il titolo forse sar buono: Scoprimenti solari del etc., compresi in tre lettere al etc., aggiuntevi quelle del finto Apelle. Per scoprir l'errori di questo G.ta(1114), a V. S. non mancano modestissimi modi, e sa che pi scottano le correttioni fatte con parole dolci e raggioni vive, che con le acerbe; e di quelle niuno pol lamentarsi. Bacio a V. S. le mani, ricordandole il conservarsi sana e commandarmi.

Di Roma, li 10 di 9bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li



796..

GIOVANNI KEPLER a SIMONE MAYR [in Ansbach].
Praga, 10 novembre 1612.

Riproduciamo questa lettera dall'edizione delle Opere del KEPLER curata dal FRISCH, Vol. II. pag. 473-475. Teniamo a riscontro anche le Epistolae ad Ioannem Kepplerum ecc., ediz. HANSCH, pag. 550-553.

S. P. D.

Aiun'tu, Mari doctissime(1115), male tibi cessisse literas ad amicum, quibus significasti, te invenisse periodos circulatorum Iovialium? Et apud eum quidem, qui motum terrae defendit? nimirum apud Keplerum? O rem abiiciendam! Tibine ego vitio vertam indagationem periodorum harum eiusque professionem, qui te unicum ex Germania nostra testem produxi huius veritatis de Iovialibus circulatoribus? At cur, inquis, me vellicasti in margine(1116)? Nimirum fateris, textum ipsum ad tuum pertinere honorem. Nomen et encomium, incuria typographi omissum, repone ex catalogo erratorum. Marginibus vero omnino monstranda fuit genuina mea sententia de motu terrae, quem obiter impugnabat tuus textus, ne opinione cedere viderer, quam animo retineo. At offensionem, inquis, peperit nominis Kepleriani mentio, sententiae eius contradictio? Minime gentium. Si offendisses, potuissem tuum textum mittere. Et quid aliud est primum marginale, quam exprobratio ineptissimae huius civilitatis (in philosophicis quidem disputationibus), dum putas parcendum esse nominibus in refutatione dogmatum? Vellem tibi, Mari, persuadere posse, ut quoties tibi videor errare ratiocinando, toties et errorem et auctorem publice proderes, vicissimque easdem leges patereris. Nam quae haec lex in philosophia, cum umbris veluti luctari, dogmata impugnare quae nullos habeant defensores, quod equidem est secum ipso chartis aut area ludere? De acerbitate et probris quae criminibus meremur, non erroribus ratiocinationum, tibi omnino assentior, non esse deformanda nomina adversariorum inter disputandum: atque hic Rslinus(1117) non plane sibi temperat, vicissimque meam excitavit salsam(1118) dicacitatem. At quid huius est in meis marginalibus? Nullum tibi probrum dixi, nullum convitium....
Galilaeus rerum suarum sategit: bene sibi consuluit, inquam, quippe qui rerum suarum satagebat. Bene fecit, quod mature nos certiores reddidit de inventis suis; per gryphos, tamen. Nam si non mature, tu praevenisses: ita Galilaeo laus primae inventionis periisset. Si non per gryphos, statim nos, ad quos ille scripsit, dicere potuissemus, nos eodem tempore eadem vidisse, vel etiam antea. Tibi quoque, Mari, bene cessit gryphus seu anagrammatismus iste. Nam si Galilaeus dare scripsisset tanto antea, nemo facile credidisset tuam esse secundam huius observationis palmam. Nunc eodem tempore et Galilaeus Florentiae sua nobis aenigmata scripto detexit, et tu in Franconia observare eadem coepisti, ut impossibile sit te tua ex Galilaei laboribus habere. Agnoscis, ni fallor, sensum postremi marginis(1119). Desine igitur te furti insimulatum queri ab eo loco, qui te furti manifestissime absolvit. Nam quae haec consequentia esset: Quo tempore Galilaeus Florentiae futuras Veneris apparentias praedixit, eodem Maius illas eodem ordine osservare coepit; ergo Marius sua ex Galilaei monitis habuit? Numquid enim Alpes intersunt, et longum iter, et 20 dierum mora, priusquam literae, Florentia digressae, Pragam appellant? quando nondum tamen in Franconiam communicata(1120) sunt Praga a nobis....
Nec minus commendabilis est tua perseverantia in indagandis circulatorum Iovis periodis. De pene-summo existimaveram, me paulo minus 8 dies invenisse in eius periodo: at rariores observationes habui, ob oculorum et instrumenti defectum. Interim tu dum ad solem regulares invenis illorum motus, non ad terram, quo pacto orbes ipsorum iam lenti incederent, iam veloces, stante terra? Quid aliud quam novum argumentum exhibes physicum pro motu terrae et quiete solis? Tunc enim velocitas orbium eadem perpetuo esse potest....
Maculas solis inde ab anno observavi pulcherrime, nisi fallor, eodem quo tu modo. Nec satis mirari possum, esse homines qui oculos per instrumentum in solem ipsum dirigant continuata consuetudine. Existimo esse analogon quippiam nubium terrestrium, quod solis globus suopte aestu coctus excernat, materiam forte cometarum, qui forte a sole prodeunt. Cum autem 30 Maii solis eclipsin in hunc modum observassem, mira mihi res accidit, quae tamen non caret sua demonstratione. Vidi duos colliculos in interiori speciei solaris circulo, quem formabat luna corpore. Sunt igitur etiam in circumferentia lunae montes, quibus aegre carere se Galilaeus haud obscure significaverat....



797..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, VIII, car. 174. - Autografa.

Molt'Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'istesso maestro delle poste mi rec la sua col'incluse copie delle lettere del S.r Velsero: e certo che non  stato se non bene procurar sicuro e presto ricapito, trascurando altrimente i corrieri, come m' avvenuto con quei di Napoli, che, dopo haver a molte lettere aspettato risposta, ho in vece d'essa riceuto lamenti che non li scrivevo, onde v'ho preso(1121) buon partito.
 mancato poco non habbiamo perso il Porta, e avanti l'effettuatione delle cose di l; pure, Dio gratia,  guarito, e attende a sbrigar alcuni impicci ch'erano nel luogo da comprarsi, acci non corriamo pericolo di perdervi la spesa, cosa in quella citt molto pericolosa: m'avisa per esserne a buon termine.
Nella stampa seguir per a punto l'ordine che lei avisa, nel quale non parlando V. S. delle seconde d'Apelle, m'imagino non li voglia dar luogo. Sapendo l'uso di qua nel rivedere, dubito del'approvatione di quel testo sagro posto metaforicamente nel principio della prima, Regnum etc.(1122): non ammettendosi, bisognar accomodarvi altro principio, che conservi il concetto; n si mancar farlo con ogni accuratezza. Trattar col Grenbergero per accaparne il consenso, e seguir a servirla con ogni affetto, come devo, pregandola a comandarmi.
Domenica mattina mi ritrovai alla prima lettione di quest'anno del nostro S.r Fabri, dove alla presenza di molti prelati, e, quel che pi importa, de'migliori e primi letterati che siano in questa citt, in scola piena, senza che si sentisse pur un minimo strepito, si port da libero filosofo e buon Linceo, inserendovi anco molto ben a proposito una honoratissima mentione di V. S. e delle sue opre e lodi, secondo il dovere; qual finita, in nobilissimo circolo il nostro S.r Valerio recit anco un epigramma bellissimo per V. S.
Resto baciando le mani a V. S. et al S.r Salviati, mio Signore.

Di Roma, li 17 9bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li

Fuori: Al molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



798...

MICHELANGELO GALILEI a GALILEO in Firenze.
Monaco, 21 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 60. - Autografa.

Car.mo et Onor.do S.r Fratello,

Ben che pochi giorni sono io v'abbia scritto assai a lungo, non per questo posso lasciare di replicarvi, come resto stupefattissimo non aver vostre lettere gi passa un anno; et se di questo vostro s lungo silentio io non me ne pigliassi fastidio, non starei con tante repliche a seccarvi cos spesso, et se pure io sapessi la causa di tanta mutazione che vi veggo fare, essendo che mi solevi scriver spesso, participandomi minutamente s del vostro bene stare come ancora de'vostri nuovi trovati, le quali cose mi arrecavano grandissima consolatione. Di gratia, vi prego scrivermi o farmi scrivere quello ch' di voi, et non vogliate esser meno amorevole verso di me di quello siate stato per il passato.
M' forza molestarvi per fare un'opera di carit, la quale sar che vi piaccia far chiamar da voi quel paggetto tedesco del S.r Vincentio Giugni, al quale direte o farete dire come ricevei, gi molti mesi fa, una sua lettera che scriveva a suo padre, quale ho tenuta sempre appresso di me, non havendo io mai haute occasione [di] mandargnela. Hora dico che fu, 4 giorni fa, qui [...] madre, alla quale detti la lettera; et mi preg caldamente, [... in] nome suo dovessi darli avviso come suo padre, circa [...] 10 del mese di Luglio passato, pass di questa a miglior vita, a tale ch' rimasta una povera vedova; et lo prega con tutto il cuore che, potendo, la voglia soccorere di qualche cosa, che lei et sue sorelle non mancano n mancheranno pregare Iddio per lui; et di pi soggiugne, non haver ricevuto cosa alcuna di quello che dice averli mandato, per per l'avvenire cerchi pi sicura strada che non  fatto per il passato. Et in nome mio lo saluterete.
Il S.r Francesco Rasi si trova di presente qui, quale, essendo stato a Praga con l'Ecc.mo S.r D. Vincentio Gonzaga, li fu forza restarsene l mediante una malattia sopraggiuntali: pure si  riauto in maniera che s' condotto sin qui, dove di nuovo si  tornato a rammalare, et per 6 giorni hauto gran dolori colici; pure comincia a stare assai bene, et quanto prima potr si far sentire a quest'Altezze, et poi tornarsene a Mantova, con fermo proponimento di non uscir mai pi d'Italia. In tanto vi si raccomanda con affetto, et in breve lui stesso vi scriver pi a lungo circa l'esser suo(1123).
Sto aspettando che mi mandiate un trattato sopra il vostro nuovo istrumento, et sopra tutto mi diate nuova de l'esser vostro con tutti di casa, con dire al nostro cognato(1124) che mai ebbi avviso della ricevuta di certe cosette che mand mia moglie alla Verginia(1125) per via d'un certo S.r Domenico, credenziere di cotesta Corte. Ancora da esso non  nuove gi tanto tempo: pazientia.
Di gratia, raccomandatemi di cuore a mia madre, et il simile a tutti di casa; et a voi, insieme con mia moglie, facciamo altretanto, con pregarvi a darci nuova di voi spesso. Et per fine da Dio nostro Signore vi prego ogni felicit maggiore.

Di Monaco, li 21 di Novembre 1612.

Vostro Aff.mo Fratello
Michelag.lo Galilei.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana.
Fiorenza.



799...

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 23 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 176-177. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccll.mo Sig.re mio Oss.mo

Io scriverei pi spesso a V. S., come parte  il debito mio et parte forse lo ricercarebbe delle volte la corrispondenza che tengo con il commone amico nostro Sig.r Velsero, se non temessi che V. S., per l'innata sua cortesia, si distogliesse dalle sue honorate et utilissime imprese a volermi rispondere; il che protesto di non volere n anco adesso: oltra che le letere che lei d al Sig. Marchese, mi sono quasi tutte commoni, et so che V. S. non sta sempre con perfetta sanit; la quale causa fa che anco il Sig.r Velsero non pu complire con li Sig.ri Lyncei, et mi commanda in quest'ultima sua(1126) che io da parte sua scriva a V. S. Le parole sue sono queste:
"V. S. mi fa venire l'aqua alla bocca, depingendomi inanzi tratto l'editione della Letera sopra le machie solari colla risposta del Sig.r Galilei, tanto polita. Ma dicami, di grazia, se l'une et l'altre resteranno nella lingua Latina et Italiana, come furono scritte, o se si accorderanno per via di traslatione. Apelle ne ricever gusto indicibile, scrivendomi egli ultimamente in tal proposito: Epistolam, una cum Galilei observationibus, accepi. Oblector incredibiliter, quando video eas cum meis, meas cum ipsius, ad unguem convenire. Intueberis, conferes, miraberis, delectaberis, cum animadvertes, in tanta locorum distantia, alterum cum altero tam belle concordare, quoad numerum, ordinem, situm, magnitudinem et figuram macularum. Quod si tam bene mihi cum Galileo, vel ipsi mecum, conveniret de corporum istorum substantia, pulchrior coniunctio excogitari non posset. Interim, dum discrepamus sententiis, amicitia conglutinemur animorum, praesertim cum ad unum scopum tendamus utrique, qui est Veritas; quam nos eruturos, nequaquam diffido. Sar bene che V. S. avertisca il Sig.r Galilei, poich io non posso fare il debito."
Finhora scrive il Sig.r Velsero, il quale pure sento dire vada alquanto migliorando. Spero che queste operette stampate in Roma gli debbano dare la vita; et credo gli debba anco piacere che le sue letere si stampono appresso, bench io finhora non glil'ho voluto avisare.
Il P. Grunberger otto giorni fa fu in casa mia, et mi disse che non havea visto ancora l'ultima operetta dell'Apelle(1127): ma in vero, se bene sa che esso  Giesuita, consente assai pi con V. S. che con Apelle, parendogli l'argumenti colli quali V. S. butta a terra il fondamento che non siano stelle, molto efficaci. Per, come figliuolo di santa obedienza, non osa dare la sentenza. Altro non m'occorre a dire a V. S., salvo che pregarla, in nome mio faccia riverenza all'Ill.mo Sig.re Salviati. Iddio le conceda compita sanit et felicit.

Di Roma, alli 23 di Novembre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Eccll.ma
Divotiss. S.re
Gio. Fabro Lynceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccll.mo Sig.re et Padrone mio Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



800..

PAOLO GUALDO a GALILEO in Firenze.
Padova, 23 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Nuovi Acquisti Galileiani, n. 11. - Autografa.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Troppo lunga  stata la pausa et il silenzio sinhora tenuto fra noi: la colpa, dal canto mio, l'esser stato veramente a Vicenza et in villa, tratenuto, pi di quello ch'io volevo, dalle acque e da i diluvii che sono stati in questi paesi. Lodato il Signore, io son in Padova et a'servitii del S.r Galilei.
Ho inteso dal S.r Baldino(1128) che V. S. sta bene, e me ne rallegro molto. Stavo pure aspettando d'intendere che fusse uscita qualche nuova sua opra, bramatissime dal mondo.
Il S.r Velsero gi alcuni giorni mi mand un trattato stampato in Augusta De maculis solaribus(1129). Intendo anco esser usciti altri discorsi in simili propositi, quali non ho veduto. Il libro del S.r Cremonino non credo che ancora sia finito di stampare(1130); me n'informer, e gliene dar conto. Il S.r Ciampoli(1131) ci  stato rapito in Bologna dal S.r Car.le Barberino, almeno sino a Natale. Credo poi che V. S. haver veduto il libro del Beni, intitolato L'Anticrusca(1132); ma pi tosto si potrebbe chiamare una fiera invettiva contra 'l Boccaccio e contra la forbitissima lingua di voi altri signori Fiorentini, n so come starete saldi.
Ho inteso che il libro del S.r Cremonino era gi stampato in certa lettera minuta, s che il volume restava molto picolo, onde s' risoluto di farlo ristampare in lettera pi grossa, perch pari opra maggiore. Con ci le bacio le mani, e le prego da N. S. ogni bene.

Di Pad.a, alli 23 Nov. 1612.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Ser.re
Paolo Gualdo.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



801.

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 23 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 61. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

A quest'hora io stimo che V. S. haver ricevute le pillule, che si mandarono un pezzo fa.
Del liuto, questi heredi di M. Cristoforo(1133) mi dicono che haveranno cosa a proposito; ma mostrano di dubitare se V. S. vuole o liuto tiorbato o liuto veramente con due manichi, s che sar contenta a dirmene due parole, o tirare due segni con la penna nella lettera di risposta: ch hora, essendo passato il diluvio(1134), si potr mandare a buon viaggio.
Ricevei gl'Elogii del Bocchi(1135), nel quale s'haver a bastanza tutto quello che si desiderava sapere; et ne rendo gratie infinite a V. S., con rimanerle obligato all'equivalente.
Il libro sopra 'l Cielo, del S.r Cremonino, era poco meno che stampato; ma perch riusciva libricciuolo, s' posto da banda per ingrandirlo co'caratteri: s che V. S. sar oppugnata con machine; et s'apparecchi pure.
Qui s' veduto un libro del S.r Beni, con titolo d'Anti-Crusca(1136), et non pu fare che non sia arrivato fin a quest'hora cost. Haver caro sapere con che bon occhio sar stato veduto. Bacio le mani a V. S., et le desidero ogni contento.

Di Pad.a, il d 23 Novembre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te
Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignori[a].

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



802.

MARTINO SANDELLI a GALILEO in Firenze.
Padova, 23 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 178. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo mio S.re Oss.mo

Poich cos , come appunto dice V. S. Ecc.ma, che non si possa moltiplicare il lume d'una candella s che illumini tutta una stanza, ho pensato se la lente grande e colma, ricordatami da lei, potesse servirmi per riflettere il lume della lucerna in un libro di foglio o d'altra forma, ch'io havessi avanti, in modo che io potessi leggerlo distintamente in ciascuna sua parte senza abbagliarmi; poich i libri di foglio in particolare mi riescono impossibili di esser letti ad altro lume che di giorno. Pertanto prego V. S. Ecc.ma a favorirmi cos della instruttione della positura reciproca del lume e della lente, come d'un poco di dissegno della sagoma o misura dello stromento. So che V. S. Ecc.ma mi perdoner, anzi mi haver compassione, se le riesco noioso per occasione di cosa, senza la quale la vita non mi pare altro che una viva morte.
Le cortesie, che tuttavia ricevo da V. S. Ecc.ma, mi hanno fatto uscir della penna il sonetto che hora le invio(1137), il quale, bench sia molto inferiore al gran merito suo, spero nondimeno che sar gradito da lei, come testimonio dell'amore e riverenza grande che io le porto; alla quale se in me si pareggiasse il talento poetico, non haverebbe ella da invidiare a quei pi famosi dell'antichit, la quale fu non pur cortese, ma prodiga, delle lodi degli huomini valorosi, dove la nostra misera et si pu dire pi che avara, perch, havendo tutti i suoi pensieri fitti nella terra, poco mostra di curarsi del cielo e de i nobilissimi segreti di lui. Ma non potr per l'invidia presente, n il tempo futuro, oscurare punto il nome di V. S. Ecc.ma, il quale, per lo gran valore di lei, passer chiarissimo a i secoli che succederanno. Che sar il fine, con baciare a V. S. Ecc.ma con ogni affetto la mano, et pregarle dal Signor Dio quanto a s medesima pu disiderare.

Di Pad.va, li 23 di Novembre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Deditiss.o
Martino Sandelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo mio S.re Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



803..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 novembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 180b e 180a.- Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ho riceuta la sua, con la mutation di quel luogo che credo bastar; e, per poterle rescriver a tempo, l'ho gi data al revisore. Luned si comincia a tirare i fogli, havendo il primo verso, Regnum etc.(1138), causata la dilatione; quale finalmente non havendo ammesso, ancorch lo lodassero,  bisognato, col parer di tutti i Lincei di qua, accomodar come vede incluso. Si stampar cos, per non trattenere, e se parer a V. S.; altrimente, poco  rifar il primo foglio.
Il Cardinal Conti e Duca(1139) erano fuori, e diedi la lettera seconda in mano de'revisori, che rihebbi ultimamente: per non l'hanno ancor veduta; far la vedano prima sia stampata, havendola fatta per ci copiare.
Ho communicata la novit Saturnina(1140) hoggi alli S.ri Valerio, Fabri, Filiis Lincei, in oltre al S.r Butio(1141), P. Grenberger e suo compagno matematico, e altri galant'homini: a tutti  stata nuova e stupenda. L'ho scritt'anc'al Porta, che far l'istesso.
De'libri penso farne stampar tre mila, o almeno doi(1142), per serbarne da inserire anco nel volume epistolico(1143). Il Bibliotecario(1144) ha tre opre che fa stampare. Quella raccolta delle materie del Persio(1145) l'hanno addormentata i revisori con alcune difficult; vi manca solo un foglio; credo si spedir presto. Il libro Indiano(1146) va adagio, non potendo altrimente. Alle solari si attender con ogni fretta e diligenza. Bacio a V. E. le mani, non potendo esser pi longo.

Di Roma, li 24 di 9mbre 1612.
Di V. S. Molto Ill.re e molto Ecc.te


Bacio le mani al S.r Salviati.


Aff.mo per ser.la sempre.
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li


.d'Horatio.
"Virtus recludens immeritis mori
"Caelum, negata tentat ire via..

.Petrarca.
"Gi gl'humani intelletti dadovero fan. forza al cielo, e i pi gagliardi se'l vanno acquistando. V. S.  stato il primo alla scalata, etc."

Fuori: Al molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



804.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 novembre 1612.


Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. VI, T. VIII, car. 182b e 182a. - Autografa.

Molt'Ill.re e Molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Godo grandemente che V. S. con la sua terza, conforme al mio desiderio, sia per chiuder totalmente le vie de gl'aversarii e chiarir l'emuli. I maligni et invidiosi son sicuro ch'in gran parte restaranno mortificati da'suoi scritti, e particolarmente da questi che di qua usciranno stampati, de'quali gi  fatto il primo o, per dir meglio, secondo foglio. Le prime e seconde d'Apelle si porrano(1147) nel fin del'opra, com'ordina.
La Dioptrica del Keplero(1148) mi venne sono otto mesi, et io n'hebbi particolar gusto, servendomi in molte occasioni del suo sincer testimonio de'primi scoprimenti di V. S.: non glie n'ho poi avisato altro, credendomi ella molto prima di me l'havesse havuta.
La novit di Saturno tanto pi mi par strana, quanto che V. S. qui mi disse, non haver i suo'laterali moto alcuno, e nella prima lettera solare dice, non essersi in essi scorta mutatione alcuna, n dovervisi vedere se non forse qualche stravagantissimo accidente etc.(1149)
Bacio a V. S. le mani, pregandole ogni contento.

Di Roma, li 30 di 9bre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li

Conobbi seco che ragionevolmente i revisori dovevano restar sodisfatti del temperamento che V. S. mi mand: ma in somma non si p se non pian piano ir togliendo di possesso i Peripatetici. Scrissi in iure (per dir cos), adducendo da diece luoghi della Scrittura, e altrettanti S. Padri, in confirmation del detto di V. S., che la corruttibilit celeste fosse conforme alla Scrittura e da quella additata(1150). Non bast; e risposero, i luoghi esser assai ben interpretati da altri peripateticamente, e bisogn haver patienza: ch'in somma non vogliono si dica in quel luogo niente della Scrittura. Per avisi come vol che stia.
Il luogo del S. Velsero, V. S. havr veduto come fu rimesso(1151): avisi, se gli paia in altra maniera. Se vorr stender a sua sodisfattione qualche cosa della lettera al lettore nelle macchie solari o della dedicatoria, o mandar e'capi che gli paia bene esporvi, non sar se non a proposito.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



805..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 30 novembre 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 142. - Autografa.

.... Al S.or Galilei non mancar che fare, poich tanti se gli aventano contra per diversi rispetti: et apunto ricevei gli giorni adietro il Discorso del Coressio(1152), lettore nello Studio di Pisa, sopra il galleggiare de'corpi solidi. Ma il tempo non mi ha servito ancora a poterlo leggere.
All'arrivo della presente stimo che Mons.or Illustriss.o di Bamberga si ander avicinando a Roma. Mi assicuro che la natione ricever honore di questo soggetto, et in particolare gli Bamberghesi havranno causa di tenersi buoni. Voglia Iddio che egli resti altretanto edificato dal procedere della Corte, et termini in bene alcuni importanti negozi che si crede porti in groppa....



806.

GALILEO a MARCO WELSER in Augusta.
Le Selve, 1 dicembre 1612.

Cfr. Vol. V, pag. 186-239 [Edizione Nazionale].



807...

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 184-186. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Hebbi di Settembre passato due lettere di V. S.: l'una, intorno all'aumento di mole che acquista il ghiaccio, et all'espositione di un luogo d'Hippocrate sopra il medesimo argomento; l'altra, per cagione del Discorso delle macchie solari ch'ella mi favor di farmi comunicare, e dell'altro Discorso stampato contro di V. S., scritto da quel professore greco, per difesa di Aristotele(1153). Amendue mi furono rendute nel principio d'una mia malatia, la quale perch io credeva che dovesse andarsene in brieve, e io haveva in animo di risponderle a lungo, tralasciai di scriverle incontinente almen qualche cosa; ma il male fu poi s fatto, perch la testa n'era spetialmente offesa, che fui costretto ad abbandonare ogni opera e studio di mente: il che anche nella convalescenza, che  stata lunga, et dapoi per buona pezza, ho continuato a fare, per consiglio de'medici. Laonde io priego V. S. ad iscusarmi, per sua bont, se non ho potuto corrispondere a i favori suoi, che ben ne ho portato un continuo pensiero e dispiacere, e se ho tardato fin hora a ringratiarla, perch questa dimora non me n'ha levato n l'obbligo n l'affetto, anzi ha l'un e l'altro aggrandito; e per vorrei hora pi tosto con qualche opera, che ne le desse segno, che con parole supplire a questo ufficio. Ma in ogni maniera V. S. possiede tutto l'animo mio, dietro al quale seguono necessariamente quelle poche forze che mi truovo, che per sono tutte quante obbligate al suo servigio.
Ma vengo al soggetto delle nominate lettere. Io rimasi chiarissimo, per alcuna pruova fatta, che 'l ghiaccio cresce di mole: e questi credentieri, che con della neve fanno dentro al vetro delle forme di vasi di ghiaccio, me n'hanno ancora renduto un sicuro testimonio; perch se non sono avvisati di lasciare alquanto scemi d'acqua gli stessi vasi di vetro, per dare luogo al suo accrescimento, si rompono subito. Perci li medici, che repugnavano, si sono attaccati volentieri all'espositione che V. S. d alle parole d'Hippocrate, quantunque nuova appresso di loro, amando di salvare l'autorit di s grand'huomo in qualunque modo si pu; et havrebbero voluto che V. S. havesse tentato di fare il medesimo verso Aristotele: ma credo ancora che si avveggano ch'ella non haveva eguale opportunit. Mi son per maravigliato e di questa e di alcun'altra tal cosa, che, potendosi chiarire agevolmente col fatto, vien nondimeno negata da coloro che contro le hanno scritto.
Il S.r Marchese di Monticelli mi mand il Discorso di V. S. sopra le macchie solari, sicome ho detto, nel principio del mio male; e perch io non potei leggerlo per me stesso, n ritenerlo molto tempo per considerarlo o farne fare copia, poich S. S. Ill.ma havea da farlo vedere ad alcuni SS.ri Cardinali, mel feci solamente leggere, e per quanto mi fu possibile il considerai attentamente, e guardai insieme le figure delle macchie. Il primo piacere fu questo, di vedere che in molti giorni ch'io l'havea pur guardate e notate, le sue note si confrontavano con le mie, eccetto che non havevano le mie figure tante picciole macchiette e s ben distinte come le sue, perch io non haveva adoperato, nell'osservarle, istromento troppo eccellente. Il secondo fu di sentire gli argomenti, che cinque mi parvero, co'quali V. S. pruova, per quanto io stimo, a sufficienza, ch'elle sono contigue al corpo solare, n veggo ch'ell'habbia lasciata alcuna ragione a dietro, che si potesse aggiunger di pi, che espressamente o virtualmente non sia compresa nelle sue; et intorno a questo mi son anche rallegrato, ch'io haveva innanzi considerate, se non tutte n con tale dottrina, certo la pi parte delle medesime cose; e credo che a qualunque persona che intenda pur un poco la prospettiva, o che habbia giuditio naturale, si parranno le medesime. Ma perch mi sovviene che V. S. muove un dubbio di una sferetta che si mettesse dinanzi al sole, e lo scioglie ancora, non si potrebbe egli porre una sfera s fatta intorno al medesimo sole, tanto vicina che l'apparenze delle macchie si salvassero (perch, con tutto che fosse distante la sola centesima parte del disco, saria in ogni modo lontana da quello pi di 300 miglia delle nostre), e cos allogare nella medesima sfera le macchie, e fare che 'l corpo solare stesse fermo, in quella guisa che si pu affermare che 'l corpo di Giove stia fermo in s stesso, e le sferette de'pianeti, bench un pezzo pi distanti, se gli girino intorno? Ho per fermo che ci non sia vero, e tengo esser pi conforme alla ragione che 'l sole col suo movimento tragga seco l'etera ambiente: non dimeno io la prego a rispondere ancora a questo altro dubbio. Di pi, V. S. suppone alcune volte che le macchie discorrano il disco nello spatio di quindici giorni in circa; ma io non l'ho potute vedere se non per tredici d intieri et un poco di pi(1154), n mai arrivare al decimo quarto. Non so se ci mi sia avvenuto per difetto dello strumento, overo perch veramente non spendano pi di 27 in 28 giorni, che  appunto un mese lunare, a girare tutto il globo. Appresso io non so meno se tutta la parte del disco che si vedeva nella passata state, si vedr hora che 'l sole si avvicina all'altro solstitio, perch pare che al presente si debba scorgere minore portione del tropico australe che non appariva all'hora, per la declinatione sua verso quel polo; onde le macchie che fanno i loro cerchi verso quel tropico in minor tempo che non facevano alcuni mesi sono, habbiano da discorrere la parte che noi ne veggiamo. Io non ho potuto osservarlo, ma parmi che le figure dell'osservationi fatte dal finto Apelle mostrassero quel ch'io dico, massimamente in quel paese, pi settentrionale del nostro; e forse per tal cagione non si avvide che 'l solo spatio a i tropici corrispondente, fosse alle macchie sottoposto.
Ma quanto alla cagione onde possano nascer le stesse macchie, bench V. S. prudentemente ne lasci il giudicio ad altri, non dimeno parmi ch'ell'apra altrui gli occhi dell'intendimento a specolarne, mentre mette in consideratione che i pianeti, i quali si girano intorno al sole solamente sopra i suoi tropici, potrebbero elevare la lor materia dal corpo di esso. E certo, se noi guardiamo a quel che avviene fra i nostri tropici, ci accorgiamo, contra l'opinione degli antichi, che l dove passa il sole perpendicolarmente, ivi sono perpetui nuvoli e pioggie, et ivi  la stagione del verno, per la gran forza che ha il sole di trarre a s i vapori dal mare e dalla terra; e questa  ancora la sola cagione dell'innondatione del Nilo e del Negro nell'Affrica, s come dottamente dimostra il Fracastoro(1155) nel discorso che ne fa. Nella guisa istessa, bench gli altri pianeti non habbiano tanta virt e forza quanta il sole, nondimeno sono in numero di pi, et alcuni ad esso pi vicini ch'egli non  alla terra; e traggono poi anche minor copia di materia, rispetto alla grandezza del corpo solare, che non fa il sole dalla terra, la quale in quello spacio che da lui  percosso, sta quasi del continuo tutta coperta da'nuvoli: onde si pu pi probabilmente congetturare che cotal virt de'pianeti elevi la materia delle macchie dal sole, la qual  dapoi risoluta e disfatta dal suo lume, che 'l sole istesso la tragga fin a s stesso da'medesimi pianeti e dalla terra, che gli sono tanto distanti; perch in s lungo camino non potrebbe resistere al proprio splendore di quello, che non venisse tutta consumata, prima di accostarsegli. Sono alcuni che, concedendo in fatti quanto da V. S. si pruova, portano opinione, che le macchie non sieno altro che condensatione di quell'aria, fatta dal violente moto del sole, che la discioglie poi anche: ma a me non sembra che con questo presupposto si potessero verificare tutti gli accidenti dell'apparenze loro, le quali sono del tutto conformi a gli accidenti delle nostre nuvole. Me ne rimetto all'ottimo giudicio di V. S.
Mi ricordo che notai alcun'altre cose nel suo Discorso, che mi facevano qualche dubbio, delle quali mi sono dimenticato; ma bench mi corressero alla mente, non mi valerei per hora di maggior licenza di noiarla con le mie ciance, di quel che ho fatto sin qui: anzi mi scusi di queste, e mi favorischi, come la prego, di rispondermi, quando n'havr l'agio, e non prima; se per ne potr havere tanto che basti, fra le sue pi gravi e continue occupationi, per rispetto delle quali mi fo quasi scrupolo a scriverle: ma la cortesia di V. S. vince ogni difetto d'altri. E qui di cuore le bacio le mani, e le prego da Dio una perpetua prosperit.

Di Roma, il primo di Decembre 1612.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
G. Batta Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



808.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 63. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ho riceuto hoggi un'altra sua con l'accluse copie delle due lettere de'matematici(1156), quali mi paiono a proposito; ma bisognar far cader qualche occasione del'inserirle nel'opra, n, a prima consideratione, mi par bene che s'inducano per testimonio, che non apparisca a'malevoli che di quello s'habbia bisogno. Mutarei il titolo della pi breve ad ogni modo, et levarei dal titolo del'altra quel Fortunatissimo. Si p venir considerando.
Poco dopo mi son stati ricapitati li vinti trattati delle cose che sopranuotano al'acqua(1157), de'quali la ringratio assieme con tutti gl'altri Lincei, che goderanno della soprabondanza della cortesia di V. S. E le bacio le mani, pregandole ogni contento.

Di Roma, il p.o Xmbre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Bacio le mani al S.r Salviati.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P., M. di M.li

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Gallileo Gallilei.
Fiorenza.



809..

LODOVICO DELLE COLOMBE a FILIPPO SALVIATI alle Selve.
Firenze, 10 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 46. - Autografa. A car. 47t., accanto all'indirizzo, si legge, di mano di GALILEO: Il Colonbe.

Ill.mo Sig.r mio Oss.mo

Quando la terra  bene inzuppata e pregna da lunghissima e abbondante pioggia niun giovamento le apporta la sopravvegnente rugiada. Il medesimo debbo stimare adesso che operi verso di lei quseto mio Discorso(1158), in comparazion dell'abbondanza delle dottrine e concetti che sono in quello del Sig.r Galilei, se gi la sua innata gentilezza non le facesse gustare oltre al bisogno un sorso di pi, per gradir l'affetto con che gliel'invio, bench il gustarlo non apporti diletto. Favoriscami fra tanto presentar per mia parte quest'altro al Sig.r Galileo, poi che  cost da lei. E con tal fine bacio la mano a V. S. Ill.ma, e le prego il colmo d'ogni felicit.

Di Firenze, alli 10 di Xmbre 1612.
Di V. S. Ill.ma


S.re Aff.mo

[vedi figura 810.gif]

Fuori: All'Ill.mo Sig.r Filippo Salviati, Pad.ne Oss.mo
Alle Selve.



810.

ODDO VAN MAELCOTE a GIOVANNI KEPLER [in Linz].
Bruxelles, 11 dicembre 1612.

Bibl. dell'Osservatorio in Pulkova. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

Ignotus licet, deducente me Dn. Scillerio, et viva ipsius voce et hisce litteris D. T. salutatum venio. Notissima mihi sunt opera tua, Dioptrice, Nix sexangula(1159), Dissertatiuncula cum Galilaeo, at prae ceteris opus de stella Martis, quod hisce diebus nactus, iterum atque iterum perlegi, et quod iuvat usque tueri. Deus bone! quam sublimia et mira in illo latent opere; et quam bene, non modo de Copernico sed etiam de Tychone et Ptolemaeo, eorumque asseclis, mereris! Sed nihilne novi D. Tuae circa motum illum solis in centro suo maculae illae solares aperuerunt? Quas etsi mihi Romae Galilaeus, et in Germania alii, ostendissent (ne oculum ureret, specillum tecum veritus), observare neglexi, donec eas, lecto tuo artificio, eoque nonnihil immutato, facilius contemplari didici in tabella aut carta, a sole aversus: transmisso nimirum per arundinem dioptricam, debite diductam et utroque suo vitro cavo et convexo instructam, ipso radio solis. Miror valde, hasce maculas non recurrere eodem situ et ordine, si motu moventur epicyclico; cum tamen sub sole ad occidentem eadem velocitate tendere videantur. Quaeso D. T. quid de his sentiat....



811.

LODOVICO DELLE COLOMBE a GIOVANNI DE'MEDICI [in Livorno].
Firenze, 12 dicembre 1612.

Cfr. Vol. IV, pag. 316 [Edizione Nazionale].



812..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 14 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VIII, car. 187. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

L'essermi hieri capitata la sua seconda, nella quale m'accenna della prima mandatami con la terza da stamparsi, m'ha cagionato non poco travaglio, sin che non ho recuperato questa, ch' stato finalmente questa sera; e perch mi trovo, nel leggerla, tutto d'essa invaghito, brevemente le dir che:
Non mancar scriver al S.r Velsero in proposito d'Apelle. Mi pare che si potrebbe forse far aggiugner le lettere de'Padri(1160) nel fine allo stesso stampatore. Nelle lettere dedicatoria e al lettore, si osservar quanto commanda. Mi piace grandemente il pensiero delle fatiche circa 'l centro della gravita de'solidi, e ne discorrer col S.r Luca(1161), quale se ne terr honoratissimo. Gustaranno tutti i Lincei del dottissimo volume della terza lettera, e se conosceranno qualche cosa resavi dalla fretta migliorabile, l'avisaranno subito, conforme al suo ordine. V. S. s'assicuri, ch'occorrendo difficolt, io instar appresso i revisori con ogni efficacia possibile. Le scritture d'Apelle saranno stampate ambedue, et ogni particolare da lei accennato s'osservar. I stampatori non sono tanto solleciti com'io vorrei, n posso pi sollecitarli se non permetto errori, di maniera che per il compimento vi vorr un mese o poco meno, e massime per il rispetto delle Feste: per potr calculare e mandar in tempo le costituzioni delle Medicee. Son stampate le prime d'Apelle, pensando andassero nel principio: hora molto meglio le serbiamo per l'ultimo, e faremo forse che l'istesso stampatore dica haverle aggiunte(1162), come a V. S. parer. Il primo foglio netto le mando accluso, e di mano in mano havr gl'altri. I revisori han ritardato non poco, ma hora correr: per ricordo a V. S., mi scriva subito come vol che si ponga il luogo per il qual non  bastato il temperamento(1163), che faremo intanto un salto per aspettar il suo ordine. Qui non vogliono che vi si attesti la Scrittura. Bacio a V. S. le mani, et al S.r Salviati, con ogni affetto.

Di Roma, li 14 di Xbre 1612.
Di V. S. molto Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



813.

GIO. FRANCESCO SAGREDO a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 15 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 189-190. - Autografa a partire dalla lin. 41 [Edizione Nazionale].

Ill.re S.or Ecc.mo

Io sono debitore di risposta a molte lettere di V. S. Ecc.ma: et veramente non so s'io debba dire che li miei negotii, o pure i pensieri travagliosi del mio animo, mi habbino impedita, o almeno prolungata, la risposta; ma qualunque ne sia la cagione, io le ne dimando perdono.
Delli discorsi scritti contra di lei, mi pare il tempo perduto a leggerli, considerarli et opponerli, poich sono per s stessi, a chi intende, cos pieni d'ignoranza, che chi vuole correggerli mostra farne di loro maggior stima del dovere.
In Padova non si  provisto di Mattematico, perch li SS.ri Rifformatori vorrebbono uno che havesse letto in altri Studii et fosse huomo di gran fama, et all'incontro dissegnano pagarlo come principiante. Nella stessa citt di Padova sono diversi pretendenti questa lettura, et con molto stipendio: primo, un Zabarella(1164), per quello c'ho inteso, figliuolo gi del Co. Giacomo; l'altro, il Co. Ingolfo de'Conti, et il terzo un hebreo(1165): qui in Venetia vi  il Glorioso(1166), al quale pare che inclinino i SS.ri Rifformatori; ma egli ancora pretende oltre i trecento fiorini, et  spesso qui da me perch io porti la sua causa con essi Signori. Si  sparsa fama ancora che V. S. Ecc.ma, provando cost l'aria et alcun'altra cosa contraria, si ridurrebbe da nuovo in Padova; et io, per ogni buon rispetto, mi son in molti luoghi affatticato di persuadere diversi che questo sarebbe il meglio che potesse occorrere per honorevolezza dello Studio: ma certo che, s come io trovo compagni in lodarla e stimarla, cos in questo particolare della sua ricondotta non  possibile credere il disgusto che gli huomini dimostrano per la sua partenza, et molto pi ancora per la maniera che viene detto essere stata tenuta nel partirsi(1167). Io nondimeno, che misuro le cose col mio desiderio, mi vado nutrendo una credenza che possi essere vera la divulgatione, et che anco si possi rimettere questo mal animo che hanno diversi contra di lei.
Mi piace che ella habbia ricevuto il libro del Cheplero(1168), et mi sar caro intendere le oppositioni ch'ella fa alla sua oppinione. Il Cremonino non ha fornito di stampare: n mancar a suo tempo mandar a V. S. Ecc.ma uno de'suoi libri.
Io, che bevo per l'ordinario il pi tristo vino che sia in casa, sono divenuto studioso di raccoglierne et servarne di molte et delle miglior sorti per farne parte agli amici; et perch mi resta una confusa memoria del gusto del nero di sopra di cost, havrei gran piacere poterne assagiare un sol fiasco: e questo mio desiderio lo comunicai a V. S. Ecc.ma sopra un cerchielo che fraposi nelli vetri che le mandai; ma mi sono accorto che, mentre ella  stata intenta a riguardare gli occhiali, le spetie che partivano dal circoletto non hanno havuto audienza da lei: per ho voluto repplicargliele.
Le sue lettere mi sono sempre carissime; per, sebene io incorro nella pena(1169), non vorrei ch'ella volesse riffarsi col silentio, ma pi tosto che, visitandomi spesso con le sue, commettesse alcuna essecutione contra di me.
Ho inteso con gusto peripatetico la voracit di Saturno(1170), la quale dovr stimarsi tanto maggiore, quanto che, non havendo masticato il cibo, converr appunto renderlo intiero come lo trangugi: di che li Peripatetici doveranno restar molto contenti, perch, sicome uscendo senza alterationi l'ossa delle cerese, si argomenta da questo che siano incorruttibili in breve spatio dalla calidit dello stomaco, cos, essendo infinite volte in infiniti secoli state da Saturno divorate due fritelle celesti senza che habbiano patita alcuna diminutione, chi non vede et comprende chiaramente che sono di materia eterna et incorruttibili? Tuttavia star attendendo l'opinione di V. S. Ecc.ma
Le sue lettere, mandatemi per mano del S.r Giovanni Ciampoli, non mi sono fin hora capitate; et capitandomi, ho gi inteso il suo desiderio.
Aspetto con molto desiderio la primavera et l'Assensa, per la speranza che mi d della sua venuta col S.r Salviati, il quale quanto sia amato et stimato da me, gi pu ella argomentarlo dalla grandezza del suo merito et dall'inclinatione che io tengo a tali sogetti; dell'amor de'quali non mi reputo indegno almeno per questa mia buona dispositione, seben nel resto nudo di quell'altre qualit che sarebbono bisognose per esser degnamente colocato nella lor gratia.
Questi primi fredi mi hanno trattenuto in casa per fuggire i mali incontri dell'anno passato, et perci non ho potuto in persona vedere le carte che ella desidera, onde convengo differire alla settimana ventura a darle raguaglio di quanto ella desidera. Non manco di salutar in nome suo il P. Maestro, il S.r Mula, Veniero(1171) et altri amici; et per fine le baccio la mano.

In V.a, a 15 Decembre 1612.
Di V. S. Ecc.ma
Ecc.mo Galilei.
Tutto tutto suo
G. F. Sag.

Doppo scritto ho havuto informatione che de'napamondi del Mercatore non se ne vedono pi.
Delle sue Europe manco se ne  vedute, se non una ritagliata da Iodoco Ondio.
Si trovano del medesimo Ondio le 4 parti, le quali in fogli costano  28, et colorite costerano almeno ducati 8(1172).
Si trova un napamondo molto grande in due emisferii di Gioansonio Alcamar; et in fogli coster  18, et colorito ducati 7.
Si trova il napamondo di Pietro Plantio in due emisferii; colorito, costa ducati 4(1173).



814.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 23 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 191. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Quest'ordinario ho solamente riceuto una sua brevissima delli 16 corrente; e dicendomi in essa, havermi mandate alcune mutationi nella seconda lettera per sodisfare i revisori, le replico non haverle riceute altrimente e starle con desiderio aspettando, facendosi in tanto in quel luogo un salto, trattenendo per ci il foglio. Nella faccia 53 ho fatto accomodare come avisa(1174), e si spedisce hora questa terza da'revisori. Sono acclusi doi fogli, che 'l terzo non s' potuto haver a tempo questa sera, ma  gi fatto.
Il S. Cigoli s' portato divinamente nella cupola della capella di S. S.t a S. Maria Maggiore, e come buon amico e leale, ha, sotto l'imagine della Beata Vergine, pinto la luna nel modo che da V. S.  stata scoperta, con la divisione merlata e le sue isolette. Spesso siamo insieme, consultando contro l'invidi della gloria di V. S.
N. S. Iddio li conceda felicissime queste sante Feste, l'anno seguente et infiniti altri appresso. Bacio a V. S. le mani.

Di Roma, li 23 di Xbre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



815.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 28 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. VIII, car. 193. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Non pervenendomi alle mani la terza moderazione del luogo della lettera seconda(1175), et avisandomene V. S. in pi lettere, non posso se non starne ansio, e tanto pi arrivando fra doi giorni a quel luogo la stampa, e bisognando per ci sospender quel foglio.
Si emendaranno l'errori nella sua tabella nel fine; n si maravigli se i stampatori son poco toscani, che, con tutto che vi si stia sopra, et il correttore corregga due volte e talvolta tre, pur fanno delli errori. Quello del vespertino(1176) veramente io v'hebbi scrupolo, ma il copiatore della sua lettera cos l'havea posto.
Per pi gravit del negotio, l'aggiunta delle Apellee scritture si far dallo stesso stampatore(1177), e non dal Bibliotecario(1178) che fa stampar quelle di V. S.; e nel fine lo stampatore, pigliando scusa di non lasciar vota qualche parte di foglio che a bella posta si far avanzare, porr le due lettere de'Padri(1179).
V. S. non lasci di pensare al titolo di tutta l'opra, che  necessario sia nobile e conveniente ad ogni modo.
Il Bibliotecario invia a V. S. et al S.r Salviati le materie del Persie, e per la fretta a V. S. non scrive altro: ricuperi il fagotto, che s' consegnato al procaccio.
Bacio a V. S. le mani, pregandoli il nuov'anno felicissimo et ogn'altro bene.

Di Roma, li 28 di Xbre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Viene un altro foglio, che le Feste non hanno lasciato compire altro.
Hora a punto, dopo haver scritta la presente, m' gionta la lettera di V. S. delli 12 Xbre con la mutazione del luogo, che credo non potr se non piacere.
Il viluppo del Colombe(1180) m'ha stomacato, havendone solo visto qualche parola guardando in qua e in l.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



816..

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 28 dicembre 1612.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 65. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Io ho veduto quanto V. S. comanda nella lettera a Mons.r Arciprete(1181) circa 'l liuto tiorbato(1182); et tanto s'eseguir.  ben vero ch'io non m'intendo cos a punto di queste cose; pure m'ingegnar di servirla co 'l parere di qualche amico, et credo che sar a proposito il S.r Antonio Terzo.
La lettera di V. S., predicente i periodi delle nove stelle, fa spiritare questi nostri. Et o non si fosse ella mai partita di qua! io dico per noi, non per lei, che so pur troppo per prova quanto sia desiderabile l'ocio et la quiete che nella patria si provano.
Del libro dell'amico(1183) si far ogni prova, acci che V. S. lo vegga; ma vado credendo che a poco a poco andar dileguandosi, n tornar forse pi, al contrario delle stelle Saturnie.
Un mio conoscente desidera sapere se a Livorno, nel bagno de'sforzati, si ritrova un Steffano da Padova. Questi fa professione di soldato; et per havere, contro 'l bando fatto, provatosi di saltare su'bergantini in una tale presa,  stato posto alla catena. Io desidero che V. S. mi favorisca di fare intendere se questo  in rerum natura; s' sforzato; se per la causa detta; se 'l caso suo  rimediabile; et se si trattenir a Livorno lungo tempo. Quando la sua colpa non sia altra che la raccontata, io sperarei bene: pure mi rimetto. Mi perdoni quest'imbroglio, et mi conservi la sua buona gratia: che con il fine di questa le bacio con ogni affetto le mani.

Di Pad.a, il d 28 Xmbre 1612.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te
Ser.re Devotiss.o
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Firenze.



817..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 28 dicembre 1612.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 140. - Autografa.

.... Consegnar al S.or Gregorio Archingher que'fogli della Thaumatologia che le mancano, pur che gli possa havere, perch al libraro parr strano di guastare dieci copie per un solo foglio; et certo non so come possa esser questo errore. All'incontra, V. S. mi mander per mezo d'esso S.or Gregorio gli fogli del S.or Galilei, secondo si anderanno stampando, ch ne sto con qualche desiderio....



818..

[FEDERICO CESI a FRANCESCO STELLUTI(?) in Roma].
[Roma, dicembre 1612].

Bibl. della R. Accad. dei Lincei in Roma. Cod. Volpicelliano A, recto d'un cartellino incollato alla car. 97t. - Autografa. La lettera, o biglietto,  cassata con tre linee trasversali.

quest' la mutazione del luogo che finalmente il S.r Galileo m'ha mandata(1184): se a V. S. piace, come credo, potr per l'istesso rimandarmela subito(1185).



819..

[FRANCESCO STELLUTI(?) a FEDERICO CESI in Roma].
[Roma, dicembre 1612].

Bibl. della R. Accad. dei Lincei in Roma. Cod. Volpicelliano A, sul medesimo cartellino sul quale  scritto il biglietto che pubblichiamo col n. 818, e immediatamente sotto ad esso. - Autografo, a quanto ci sembra, di FrANCESCO STELLUTI. Anche questo biglietto  cassato con tre linee trasversali.

mi pare non habbia difficolt alcuna a passarsi(1186): per nelle parole che seguono appresso queste, non si ha da fare alcuna mentione di Sacre Lettere, ma sempre parlare come filosofo, etc.



820...

[GIOVANNI CIAMPOLI] a ......
[Bologna, 1612].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 67-68. - Copia di mano sincrona, con correzioni di mano di GALILEO.

Credo sia bene che prima io le narri una storietta con brevit et in sostanza, se potr. Stimo huomo singolarissimo il Sig.r Galileo: cos ne ho parlato assai e per tutto. Ragionandone altri, a'quali non era noto se non per relazione di puri Aristotelici, ho affermato, e lo scrivo, che il Sig.r Cremonino delle sue osservationi non ne vuole parlare, a me pare per ragion di stato; in oltre ho sentito i congressi seco del Sig.r Libri(1187) gi, e l'anno passato del Sig.r Papazzoni(1188), a me  parso con gran disuguaglianza, portando uno esperienze acute et evidenti, e rispondendo gl'altri con distinzione molto succinta et arida in apparenza d'un per accidens o secundum potentiam o secundum quid. Et in Bologna particolarmente, in honore del Sig.r Galilei, senza depressione dell'altro, di cui ho affermato haverlo, come lo ho, per uno de'primi Peripatetici d'Italia, ho, in via di discorso, con varii amici, ragionato di quelle gratiose dispute dell'acqua che si hebbero tra questi due alla tavola del G. Duca(1189); nel che io restai (qual se ne sia la cagione) molto pi sodisfatto delle prove del Sig.r Galilei, che delle risposte del Sig.r Papazzoni. Tanto ho detto, e non so perch non lo dire: anzi, hor che mi ricordo, il Sig.r Andrea Alamanni la mattina d'Ogni Santi, a desinar col Sig.r Cardinale(1190), me ne sent ragionare alla lunga, senza che io biasimassi persona. Hora, tornando io qua e nelle prime sere incontrandomi con il Sig.r Papazzoni, e salutandolo et offerendomeli, per senza adularlo, egli tutto ridente mi offerisce con molta affettuosa cortesia che io vada a prender possesso della casa sua: indi immediatamente, facendomi sovvenire di quei personaggi che questa citt somministra alle scene a corrispondenza de'nostri Cecco Bimbi, comincia a riscaldarsi, inviperirsi, lasciarsi mezzo cadere il ferraiolo, a soprabbondar co'gesti, dicendomi maravigliarsi che io havessi sparlato di lui. Io, a questo inaspettato complimento, lasciandolo dire e sfogare un pezzo, non essendo n il luogo n l'hora proportionata, essendo in Piazza su le 23 hore e mezzo, altro non dissi che: "S.re Ecc.mo, io la prego a sospender questo sdegno, che mostra meco, fino a domattina, che io venga a trovarla con pi opportunit; che io son certo che ella scorger che io non l'ho offesa, se per non si stimassi offesa sua le lodi date al S. Galileo". Qui si rispondeva con una stravagantissima mistura di rinnovar meco i primi complementi; di passar poi, che io di lettere non potevo dar giuditio, e che per altro mi stimava, honorava, etc., ma in ci che non mi reputava niente; di trascorrer poi alle lodi proprie, d'haver insegnato al Cardinal Bonromeo(1191) tutto quello che ei sa; di volersene lamentare col Card.l Barberino (parenthesi: V. S. rida fra tanto, perch questa termina in commedietta gustosa); di tornar a vilipendere l'opinioni del S. Galileo, di vergognarsi di scrivergli contro; che haveva intese queste mie relationi da cavalieri principali: et il tutto con una rabbiuzza senile, di quei furoretti(1192) alati che presto si quietano, soggiugnendomi poi l'offerte della casa sua e di s. Io replicai altra volta le medesime parole scritte di sopra, e che altro non le poteva esser stato detto se non quanto su 'l principio di questa commedietta ho scritto. Qui, mezzo tra lo sdegno e la cortesia, fin l'atto primo; sebene entr poi in un circolo a far l'intermedio, per quanto intendo, magnificando le sue risposte, con vilipendere la fallacia dell'altrui esperienze, inserendo parole di me quali profferirebbe uno che per geloso sdegno voglia mostrar di disprezzare, e stimi troppo. Io da un Cavaliere mio amicissimo (fa di nostra camerata a Pisa; ella s'immaginer chi) intesi, non ci esser per tra'Bolognesi mala sodisfatione, ma pi tosto riso, per il vehemente riso dell'ira concitata del buon vecchietto. Per, doppo haverne parlato a chi doveva stando dove sto, mi risolvei a non trattarne; quand'il giorno seguente, doppo desinare, essendo in anticamera, eccoti il principio lietissimo dell'atto 2. Comparisce tutto cortese; mi prende per mano, me la vuol baciare; si discorre di varie cose; fin che io, non sapendo ove tendessi questa subita mutatione, non so come, sorridendo inserii ragionamento che io la stimavo, e nell'honorarlo non ero quella mala persona che S. Signoria Ecc.ma si figurava: dove, seguitandosi questo discorso, io prima le domandai che nuove consuetudini voleva introdurre tra gl'ingegni d'Italia, che sentendosi disputare due dottori, non si possa dire: "Un mi piace pi; le risposte dell'altro, a mio gusto, non sodisfanno, etc.". Sebene non intendevo, et in ci era d'accordo con esso, "io non so che ella dia precetto a'suoi scolari che aspettino d'haver letto venti anni in catthedra, prima che dire: L'esperienze o i discorsi del tale son favole da ridere", come conportava che dicessero con tanta libert. In oltre, havendo S. Signoria Ecc.ma riseduto tant'anni su le cattedre, e per scordatosi della consuetudine corrente ne i banchi dell'udienza, che s'informassi da quei suoi signori scolari presenti quivi, se  lecito il dire a uno "L'opinione del vostro dottore non mi piace" o "Il tale diede la tal risposta, che a me pare non concludente". Replicando egli, e pi volte interrompendomi, con dire che questo era fargli torto, compararlo con chi non sa n intende Aristotile, non haver ammirato le sue risposte, io rispondevo che questa era debolezza del mio ingegno; che io restavo maravigliato della Signoria S. Ecc.ma, come, dicendo che io non sapeva niente, ei s'alterasse poi tanto d'una mia oppinione, come se la mia voce havessi autorit di fare i decretali, qual fusse il primo dottor d'Italia. Qui, con una cortesissima escandescenza, si rispose che la voce di ordinario scolare non si sarebbe stimata da lui, ma di un soggetto eminentissimo, che pu honorar le cattedre, che Principi e Cardinali grandi stiman tanto e reputano delitie singulari la sua conversatione, etc. Non  questa amplification gratiosa. Entrammo poi in cocchio col S.r Cardinale, n si tratt altro. La sera poi, raccomandandomi con un affetto tutto amoroso, ma dentro al quale scintillava di volta in volta qualche favilluzza di sdegno, la reputazione e la fama sua, alla quale la mia voce poteva aggiugnere e detrarre, dopo molti circuiti mi lasci con amantium irae, amoris redintegratio; e fin l'atto 2. Io per sempre parlai con flemma quietissima, senza parlar riscaldato n pure una parola, ma in guisa di discorso, come se havessi ragionato per terza persona incognita. L'altra mattina fin questa commedietta per atto 3 in un banchetto, dove l'invit il Sig.r Cardinale, senza entrar per in questi particolari. Poi doppo alla dipartenza, ricordandogli che io lo stimavo, come  veramente, per gran Peripatetico etc., entr ad amplificarmi le laudi del S.r Galileo, non solo in matematica ma in filosofia, e che e'gli haveva tant'obblighi. E cos faccemmo dipartenza da innamorati. Ma in somma, disse il Satiro a Corisca, io non ti credo; cio, quando l'occasione portassi un riscaldamento simile, che in mia assenza non si rinnovasse l'atto primo.



821...

GIOVANNI CIAMPOLI a ........
[Bologna, 1612].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. IX, car. 66. - Copia di mano sincrona. A car. 67t. si legge, di mano di GALILEO: "S. Ciampoli: parla del Papazzone".

Vengo alla terza parte della sua lettera. In verit che io sento disgusto pi che ordinario dell'essersi divolgata quella mia che ella intende(1193), non havendola io scritta ad altri che a lei, e, se ben mi ricordo, accennando pur nel fine che io la scrivevo per cautela, in occasione che il buon filosofo Peripatetico havesse mai fatto, avanti a cotesti Ser.mi Principi, simili escandescenze. Supplico V. S., dove ella vede il bisogno, a favorirmi in ci, che intention mia non  stata d'offendere alcuno. E chi  tanto severo poi, che in un caso simile, occorsomi fuor d'espettatione e giusto anco, come lo scrissi, scrivendo a un Padrone tanto confidente(1194), non voglia che, in un particolare dove ho havuto cagion di disgusto, possa, narrandolo ad un solo, inserir qualche facetia? Ma in fatti nelle lettere non si scrive mai tanto cauto che basti. Quel ch'io possa fare, ella  che nell'occasione presente lo scorger meglio di me; e non gli manca benignit et affetto da favorirmi. Intender volentieri ogni particolarit, e se pervenne ad Iovis aures e che se ne disse. Dubito non esser a tempo alla posta, per finisco: sabato scriver pi a lungo. A Monsig.r Dini fo reverenza, com'anco al S.r suo nipote; e a tutti gl'amici di cuore mi raccomando. N. S. la feliciti.



822..

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO alle Selve].
Firenze, [1612?].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. V, car. 18. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Dal S.r Cosmo Ridolfi mi fu ordinato, per parte di V. S., che facessi le osservazioni de'Pianeti Medicei alle 6 e 13 hore. Le ho fatte e notate, al solito mio intendendo delle hore di Piazza; ed in tutte dua apparisce una congionzione del maggiore con un altro: ma io non so se sia il medesimo in tutte dua; sospetto per che sia diverso. Nella prima osservazione viddi una stella da donare al Welsero, come ho notato. Non posso esser pi longo: bacio le mani a V. S., e fo riverenza all'Ill.mo Sig.r F.(1195)

Di Badia, hoggi gioved.

[vedi figura 822.gif]

Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Disc.lo
D. Benedetto Castelli.



823..

RAFFAELLO GUALTEROTTI a GALILEO in Firenze.
[Firenze, 1612?].

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 13. - Autografa.

Molto Mag.co Mess. Galileo,

Il non havere io da molti anni in qua adoperato quelle particolari parole che ai filosofanti pare che convengano, potr torre molto di autorit al vero ch'io dir; pure non vo'mancare di replicare pi pesatamente quello che brevemente e in fretta io havessi detto, e seguo cos:
Che se il moto naturale  quello che in s ha la cagione che lo muove al suo termine, cos come il moto al'ingi har per termine il centro, cos il moto al'ins har per termine la circonferenza: e sicome il grave tendente al centro allora si fermer che egli troverr contrasto (bench non giunto al centro), cos quello che sar pi leggiero si discoster verso la circonferenza, et allora giunger al suo termine che egli riscontrerr una cosa di s pi leggieri: e se ogni corpo che pesi pi del'aqqua tanto pi tende al centro, cos ogni corpo che sia pi leggiero li soprastar, e di grado in grado li soprastar tanto, quanto sar la sua leggerezza, e la soprastanza sar il suo termine, perch d'un legno gravetto non  centro il centro del'aqqua, ma una lontananza dalla sua superficie, corispondente alla gravezza propria verso di quella del'aqqua; e questo  vero rispetto al patiente, non al'agente(1196), et a questi bassi corpi elementari sino al corpo lunare, ove si comincia un altro mondo: che per altra strada tanto  vero che non sia se non il moto al'ingi, quanto  vero che non  se non un solo superiore motore di tutti i moti sino al centro inmobile. Ma  un confondere i termini, o trapassare i principii del filosofo naturale. E tanto intendo circa questo, e le son servitore.

Di casa.

Raffael Gualterotti.

Fuori: Al molto Mag.co Mess. Galileo, in
Fiorenza.

[In] Porta Rossa, nella Torre di quei del Meglio.



824.

GALILEO a TOLOMEO NOZZOLINI [in Pisa].
[Le Selve (?), gennaio 1613].

Cfr. Vol. IV, pag. 297-310 [Edizione Nazionale].



825..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 4 gennaio 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 7. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Poco fa m' gionta la sua con quelle del S.r Salviati. La facult che mi d, dovr pigliarla conforme alla cortesia s abbondante che scopro tuttavia maggiormente in quel virtuoso Signore; e ne mandar nota. L'errori de'fogli non sono venuti; potr mandarli di mano in mano, che s'aggiugneranno nel fine, e 'ntanto serviranno al compositore per avertimenti. Assicurisi certo che gli s' sopra, e si far pi hora, che lo forzaremo esser toscano, se sar possibile. Vedr nell'acclusi fogli la mutazion ammessa(1197): e credami ch'udendo contrariar alli peripatetici dogmi, si turbano un poco; ma bisogna si vadano accomodando. Si rider delle due lettere: le scrissi, viste l'opre del'amico, mosso da giusta collera, in fretta in fretta, e forse appropriate a doi giovanotti di questi Scolastici peripatetici, uno che sia in Roma, l'altro in montagna (che non ve ne mancheranno): potranno mettersi in un cantone del'epistolico volume. Si finge il Peripatetico e non amico del'opinion di V. S., acci che concordando nella raggione, s come fa nel fatto, non apparisse troppo partiale di V. S. Ho voluto ben che dia segno della debbolezza della setta e propria. Le mando non reviste; et il scrittore le havr (dubito) maltrattate.
Il S.r Demisiani nostro, andando al suo Cardinale Duca(1198), visiter V. S. et il S.r Salviati: credo, luned o marted partir di qua; fors'anco far riverenza a S. A. Hoggi, nel licentiarsi, S. S.t l'ha honorato molto. Non m'allongar pi per la fretta. Bacio a V. S. le mani, pregandole dal Signor Dio l'anno presente et infinit'altri felicissimi.

Di Roma, li 4 di Genn.o 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



826.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 4 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 8. - Autografe le lin. 18-22 [Edizione Nazionale].

Molt'Ill.e S.r Ecc.mo

Sono mille e cinquecento anni che non ho scritto a V. S. Ecc.ma, parte per ocupatione, parte per negligenza, et parte per quella confidenza philosofica ch'habbiamo insieme.
Hebbi il vetro; ho fatto offitio con M.ro Antonio per fargline havere un simile, et altri boni di sei et sete quarte: ma egli  pigro, et io non so partirmi dal fuoco.
Scrissi al Velser, acci mi facesse fare dal finto Apelle la equatione del ponto d'una nativit in vintiquatro meridiani, distanti successivamente quindici gradi l'uno all'altro: et veramente, sicome tutti gli altri matematici che sono stati tentati da me con l'istesso quesito, hanno vacillato senza penetrare il fondamento et l'essenza di questa difficolt(1199), cos egli, volendo strafare, mi  riuscito manco intelligente et pi trascurato degl'altri, havendo, in corso di venti quatro meridiani, mutato l'ordine tre volte; che mi ha fatto argomentare in lui anco un'ingnoranza delle cose vulgatissime. Sto con disiderio aspettando le sue nove osservationi; et per fine gli bacio la mano.

Di Venetia, 4 Genaro 1613.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



827.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Roma].
Le Selve, 6 gennaio 1613.

Riproduciamo questa lettera dalle Lettere memorabili ecc. (citate nell'informazione premessa al n. 675), pag. 20-23, dove vide per la prima volta la luce. Una copia di mano del sec. XIX, e derivata probabilmente dall'edizione stessa del BULIFON,  nella Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Par. VI, T. VI, car. 22-23.

Ho, con la cortesissima sua lettera, ricevuto il quarto foglio, e notate quelle poche scorrettioncelle che sono fuggite dalla diligente cura dello stampatore, il quale  veramente un Tullio, rispetto a questi di qui o di Venetia: li mander(1200) poi tutti per farne il suo indice in fine. Continuo intanto i calcoli delle costitutioni future(1201), i quali mi tengono occupatissimo, e penser(1202) di estendergli sino a due mesi, cio fargli per Febraio e Marzo(1203), perch avanti che sia finita la stampa, e che siano poi mandati et arrivati dove bisogna, non vorrei che fosse passato il tempo del potergli rincontrare; se bene, quando publicher le tavole e 'l loro uso, ciascheduno potr rincontrargli, calcolandogli per l'addietro. La dichiaratione appartenente a queste costitutioni, penso farla latina, e separata dalle lettere, sich anche sola si possa speditamente mandare in luoghi remoti.
Quanto al titolo, rimettendomi alla determinatione di V. E. e degli altri Signori Lincei, mi par che si potrebbe far cos: Historia e Dimostrationi intorno alle macchie solari e loro accidenti, comprese in tre lettere scritte all'Illustriss. Sig. Marco Velseri, Duumviro d'Augusta, da G. G., Nob. Fiorentino e Matematico Primario del Sereniss. D. Cosmo Gr. Duca di Toscana etc.(1204)
Ho sentito piacere che la terza mutatione di quel luogo gli sia finalmente pervenuta in tempo, e che speri che la sia per passare(1205). Sarebbe bene avvertire il compositore, che non distinguesse con punti le lettere maiuscole che indicano le figure matematiche, se non quando ci propongono linee o angoli o figure differenti, come per esempio: Io vorr dire sia il triangolo ABC; essendo una figura sola, non  bene fare le tre note A. B. C. cos divise con punti, ma cos ABC; ma se dir siano le due linee AB. CD,  bene che tra 'l B e 'l C sia la distintione del punto, perch si denotano due cose differenti. Io so che il mio copista ci haveva errato quasi sempre, et io ne emendai quei luoghi che potetti per la fretta, ma so che molti mi saranno fuggiti; tuttavia quest'errore non  tale, che quando non si potesse far che il compositore se n'astenesse con poco tedio, metta conto a farci gran fatica.
Quando habbia parlato al Signor Luca di quel particolare(1206), sentir volentieri la sua resolutione, perch in effetto non par bene che io butti via una fatica non piccola gi fatta: et il Signor Salviati, che ultimamente l'ha veduta, non vuol per niente che la resti morta. Ma spero che il Signor Luca non dover ricusar ci, perch, a mio potere, tender pi alla sua gloria che alla mia; n io mi asterr di celebrarlo, e di conceder la preminenza alle sue veramente divine inventioni; le quali sicome mi concitorono a bramar la sua amicitia, cos mi faranno vivergli sempre servitore, et ammiratore del suo felicissimo ingegno.
Io rendo gratie a V. E. et all'amico mio carissimo(1207) delle provvisioni su che stanno continuamente per mia sicurezza contro alla malignit, la quale qua ancora non resta di macchinare, e tanto pi quanto il nimico  pi vicino(1208); ma perch son pochi in numero, e della lega (che cos la chiamano lor medesimi tra di loro) che V. E. pu scorgere nelle loro scritture, io me ne burlo.  stato in Firenze un goffo dicitore, che si  rimesso a detestar la mobilit della terra; ma questo buon huomo ha tanta pratica sopra l'autor di questa dottrina, che e'lo nomina l'Ipernico(1209). Hor veda V. E. dove e da chi viene trabalzata la povera filosofia.
Ma io attendo a scriver assai, e i calcoli aspettano(1210), e mi ricordano la strettezza del tempo. Per augurando a V. E. il buon capo d'anno et molti altri prosperi e felici, mi conceda ch'io torni alla fatica, e m'impetri quindici giorni di proroga per complire con li Signori Lincei, de i quali tutti vivo divotissimo servidore; et a V. E. con ogni riverenza bacio le mani. L'istesso fa il Signor Salviati, dal quale dover gi V. E. haver ricevuto le lettere che l'ordinario passato gl'inviai per 12 Lincei.

Dalle Selve, li 5 di Gennaio 1612(1211).



828..

CRISTOFORO SCHEINER a GIO. ANTONIO MAGINI in Bologna.
Ingolstadt, 9 gennaio 1613.

Arch. Malvezzi de'Medici in Bologna. Carteggio di G. A. Magini. - Autografa.

IHS.
Pax Christi.

Nobilis, Excellens atque Amplissime Vir, et Magister mihi plurimum honorande (nam Doctorem te meum agnosco, e cuius scriptis plurimum quotidie disco), Magine sane magne, tanta est mea in te benevolentia, tua in me humanitas, ut ulterius me non contineam, quo minus litteris id declarem, praesertim quod animadvertam, tibi Apellem nunc esse notum, quem tu tam officiose salutatum cupias: inurbanus igitur et perquam paganus essem, si tantae comitati officiis nullis penitus responderem. Gratias igitur tibi ago immortales pro tam aequis iudiciis, quibus inventiones meas de maculis solaribus tanto patrocinio saepe propugnasti. Ego quod rependam non habeo, nisi ut me semper beneficii memorem ostendam et ad te saepe confugiam, meque et Societatem nostram tantae auctoritatis nomini frequenter commendem.
Eodem die et P. Blancani epistolam, inque illa tuam latinitate donatam, et D. Galilaei de maculis solaribus commentationes, accepi. Quid in illis sit, primum videbo: hactenus haud licuit, temporis et interpretum penuria. Spero autem fore, ut suo tempore iterum aliquid prodeat; quod si fiet, inter primos particeps eris. Interim quaeso te, Vir Clarissime, si quid observationum de maculis solaribus habes, praeter eas quas mensis Augusti anno praeterito accepi per D. Marcum Velserum, mihi communicare ne graveris, addita, quantum fieri potest, linea ecliptica: servirent enim mihi plurimum, egoque tui honorificentissimam mentionem gratanter faciam in iis quae fortasse aliquando lucem merebuntur. Quod si hanc meam animi grati significationem tibi acceptam esse intellexero, meque in servum tuum admiseris, audebo in subsecuturis epistolis plura promere. Sed unum te obtestor interim, ne Apellem aliis prodas, donec suo tempore sponte prodibit. Nosti enim, religiosos a cellis suis et in cellis suis libenter celari. Vale, Vir Humanissime, et me Societatemque nostram solito favore amplectere.

Ingolstadii, 9 Ianuarii 1613.
Tuae Excellentiae
Servus in Christo Officiosissimus
Christophorus Scheiner, Societatis Hiesu,
manu propria.

Fuori:
IHS.
Nobili, Excellenti Amplissimoque Viro
Ioan. Antonio Magino, Mathematico Philosophoque Peritissimo,
Domino suo plurimum Observando.
Franco per Mantova.
Bononiam.



829..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 11 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 10. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ho veduto con molto gusto nella sua, che estenda i calcoli per tutto Marzo(1212), poich il stampatore, nostro mal grado, s'allunga e scusa; e poi i libri non si spacciano tanto subito, che a molti possano pervenire a tempo; che ci ben potr succedere di quelli ch'i Lincei doneranno, ma non gi di quelli ch'esporrano a'librari a publico commodo.
Col S.r Luca parlai gi di quel particolare(1213), e se ne mostr sodisfattissimo: glie lo dir di nuovo risolutamente. Parlai col S.r Duca di Poli(1214), e lo trovai molto ben disposto verso le opinioni di V. S. Le mandai le due lettere stampate con i disegni, acci anco le mostrasse al S.r Cardinale(1215): sentir quello ne dice. Non fu possibile fargliele veder a penna, per la stampa e revisori che l'occupavano. Mi rifer mio padre in confuso, che dopo il Duca l'havea detto, non piacerli che le macchie si tenessero pi lucide della luna. Le mando incluse le figure geometriche della terza, et una per il S.r Salviati, qual non ha cos subito le risposte per esser io stato tardi nel'havere e distribuire le sue(1216). Il S.r Demisiani vien a Firenze(1217): havrei caro, in tutti i modi facesse riverenza al G. Duca, e si trovasse con V. S. e S.r Salviati, come vol fare. Qui  stato molto honorato, e p e sa servir e far honor alli amici, e massime hora che  caro a potente Signore(1218). Non distrarr pi a lungo V. S. dalle sue nobilissime fatighe. Le bacio le mani.

Di Roma, li 11 di Genn.o 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Occorrendo error alcuno o avertimento sopra le figure, l'avisi, che per dar tempo a queste e la terza lettera, si attender a ristampar Apelle.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc. P.



830.

ANGELO DE FILIIS a FILIPPO SALVIATI [in Firenze].
Roma, 13 gennaio 1613.

Cfr. Vol. V, pag. 75-78 [Edizione Nazionale].



831.

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 18 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 12. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Il fine della sua lettera mi ha arrecato molto travaglio, sentendo con infinito dispiacere l'indisposizione sopragiuntoli; e se bene la speranza, il desiderio, i prieghi, che sia per restarne V. S. presto libera e tornarne fresca alli sui studii utilissimi al nostro secolo, m'acquieta in parte, pur vorrei presto sentirlo; n posso, sin che non l'odo, quietarmi.
Sin hora haver veduto il S.r Demisiani(1219), quale part volonterosissimo di salutarla.
Habbiamo qui Mons.r Vescovo di Bamberga(1220), orator Cesareo, Principe che con la potenza ha congiunta una somma bont et humanit e grand'amor de'letterati. Mi s' mostro amicissimo, et m'ha particolarmente ragionato di V. S. e dimandatomi delle cose celesti da lei scoperte, mostrando di farne quella stima che si deve; poi con grand'istanza mi [so]ggiunse, com'havrebbe potuto far ad haver un buon telescopio. Io me la passai con dir ch'in Roma non se ne poteano far buoni; ma ho considerato che se V. S. n'havesse alcuno di mediocre bont, sufficiente in qualche parte alli spettacoli celesti, le sarrebbe, donandoglielo, di non poco honore, massime nella Germania, e n'acquistarebbe un buon amico, Principe delle qualit ch'ho detto. Potrei in tal caso io farglielo qui ben guarnire, e farglielo in suo nome presentar dal S.r Fabri nostro, che  suo suddito(1221) et intrinsechissimo. Quando non habbia questa commodit, m'avisi chi in Venetia ne lavora de'buoni, acci possa veder di procacciargliene uno. Subito stampata l'opra di V. S., le ne far dar una.
Faccio tuttavia sollicitar la stampa; e stampandose per una parte i rami, hora si stampa la seconda d'Apelle, dando tempo acci V. S. avisi che le pare circa l'avertimenti del S. Valerio(1222). Bacio a V. S. le mani, aspettando con grandissima ansiet nova della sua sanit. N. S. Iddio la conceda con ogni contentezza.

Di Roma, li 18 di Genn.o 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei Linceo.



832..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 18 gennaio 1613.

Arch. dell'ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 138. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio,

La di V. S. di 29 xbre 1612 mi capit solo questa settimana. Resto con molto obligo alla gentilezza del S.or Galilei, che mi dispensa s largamente. Desidero mi sia conservata la sua grazia, quale stimo un thesoro: per V. S., se mi ama, vi si affatichi. Non occorre che mi mandi la terza lettera scritta, poich in ogni modo la dovr veder in breve stampata, se V. S. me ne vorr favorire, come la ne prego; et resto maravigliato come non siano comparsi gi gli primi fogli.
Dicono che Mons.or Illustriss.mo di Bamberga rimanda a casa parte delle sue genti, quali forse non si graveranno di portare qualche invoglietto. Voglio dire, che se l'opera del S.or Galilei fosse finita, mi si potrebbe far capitar per questa via due o tre copie, per servigio d'amici. In ogni modo pare, la ragion voglia che Apelle habbia la sua propria copia. Vede V. S. con quanta libert procedo seco, per darle animo di far reciprocamente il simile all'occorrenze...



833.

GALILEO a FEDERICO CESI [in Roma].
Le Selve, 26 gennaio 1613.

Riproduciamo anche questa lettera (cfr. n. 828) dalle Lettere memorabili, ecc., pag. 24-31. Nella Bibl. Naz. Fir., Mss. Gal., P. VI, T. VI, car. 24-26, ne  una copia, di mano del sec. XLX.

Come per l'altra mia scrissi a V. E., mentre venni, giorni fa, alle Selve assai maltrattato da i miei dolori di gambe et da una febre cagionatami dall'aere di Firenze, molto contraria in questa stagione alla complessione mia, qui ho cominciato a rihavermi, e son tornato a i calcoli, i quali far per li 2 mesi Marzo e Aprile(1223), gi che la spedition della stampa va pi lenta che ne credevamo.
Con l'altra mia mandai a V. E. la mutatione di quelle due parole che davano fastidio al revisore; ed hora gli dir quanto mi occorre circa le prudenti notationi del Signor Luca.
Quanto alla prima, sopra 'l luogo della faccia 9 nel principio(1224), pareva al Signor Salviati, et anco a me, che non si trattando quella materia teologica ex professo, si potesse oratoriamente dire che Dio per Sua benignit, potendoci fare un verme o niente, ci haveva fatti huomini, onde noi dovevamo ringratiarlo etc.; et io so d'haverlo pi volte sentito dire sopra i pulpiti da predicatori stimati assai: tuttavia per fuggire ogni scrupolo, quando loro determinano che si rimuova, si potr levar quel concetto, e dire: Hor, qualunque, si sia il corso della vita nostra, doviamo riceverlo per sommo dono dalla mano di Dio, et anco dell'afflittioni render gratie alla Sua bont, la quale con tali mezzi etc.
Quanto alla difficult dell'esperimento a facc. 22 nel fine(1225), rispondo, che tocca prima all'avversario il provare che i raggi procedenti dalle parti di mezzo del disco solare sien pi gagliardi; di poi l'esperienza che si potrebbe domandar da me non  per avventura impossibile, n anco molto difficile, perch riguardando noi 'l sole nascente o occidente, non lo scorgeremo punto pi lucido nel mezzo che nell'estremi, o vero facendo passar la sua specie per lo telescopio sopra la carta, si vede il cerchio tutto equalmente lucido. Per io non crederei haver molta difficult in sostenere questa propositione, che io stimo verissima.
Alla facc. 29, linea 3, et facc. 30 nel fine,  bene che si emendi come dice il Signor Valerio, dicendo(1226) nel primo luogo: e congiungasi la linea retta ND(1227); e nel secondo luogo si leveranno le parole: producasi la linea ND(1228). In tanto il Signor Luca scuser la mia inavertenza, et il non haver pur potuto rileggere una sol volta la lettera, et io ringratier la sua diligenza.
Quanto alla notatione della facc. 48, lin. 9(1229), dico essere quasi impossibil cosa il trattare materia alcuna, fuorich le pure matematiche, tanto saldamente e demostrativamente, che del tutto si tronchi la strada ad altri di potere, almeno con apparente ragione, contradire, et massime dove le materie non si trattano ex professo, ma si vanno trascorrendo quasi incidentemente. Io son sicurissimo che la reflessione della terra  di gran lunga pi efficace che quella della luna, et ho molte ragioni necessarie da dimostrarlo, quando ex professo mi verr occasione di farlo: vero  che tali ragioni vogliono essere sminuzzate con grand'esquisitezza e patienza, il che non conviene farsi dove solo per un passaggio mi viene occasione di toccar tal problema, come  in questo luogo. Per che si lasci attacco di contradire, n lo posso sfuggire, n credo che sia necessario, poich io mi sento veramente tanto in sicuro di poter rispondere ad ogn'istanza, et io non haver punto per male che gli avversarii mi opponghino.
Quello che tocca il Signor Luca  verissimo, che il medesimo corpo lucido pi vivamente illumina da vicino che da lontano; ma  anco vero che lucidi di grandezza diseguali, ma di luce egualmente intensa, non illuminano egualmente, ma il maggiore da eguale distanza illumina pi, et illuminer egualmente da distanza maggiore. Quando dunque io considero la reflessione che ci vien da un muro, e la comparo con quella che ci vien dalla luna,  vero che quella che ci vien dal muro  vicina, ma quella luna  ben da un corpo incomparabilmente maggiore: et io ho sempre havuta intentione che si paragoni la reflessione della luna con la reflession d'un muro tanto minor della luna, quanto quella  pi lontana di lui; sicch il luogo tenebroso, dove si ha da ricevere il riflesso della luna e del muro, non sia illuminato da un muro di superficie apparentemente maggior del visual disco della luna. Onde, per meglio spiegar il mio concetto, si potranno aggiugner nel luogo citato le seguenti parole. Dopo le parole e tocco dal sole(1230) cancellinsi la qual, e aggiungasi poi(1231): ancorch tale reflessione passi per un foro cos angusto, che dal luogo dove ella vien ricevuta non apparisca il suo diametro sottendere ad angolo maggiore che il visual diametro della luna; nulladimeno tal luce secondaria  cos(1232) potente etc.
Il luogo della facc. 57, lin. prima e seconda, levisi interamente(1233), e credamisi che io non havevo penetrata l'argutia.
Quanto all'ultima notatione, per levar la contradittione tra questi due luoghi et dichiarar meglio l'intentione mia, nella facc. 45(1234) cancellinsi(1235) le parole: io non solo lo stimo tale per sino a in questo luogo, dicendo che; et in vece loro scrivasi: intendendo per per habitatori gli animali nostrali et sopra tutto gli huomini, io non solo concorro con Apelle in reputarlo tale, ma credo di poterlo con ragioni necessarie dimostrare. Se poi si possa probabilmente stimare, nella luna o in altro pianeta essere viventi e vegetabili diversi non solo da i terrestri, ma lontanissimi da ogni nostra imaginatione, io per me n lo affermer(1236) n lo negher(1237), ma lascier(1238) che pi di me sapienti determinino sopra ci, et seguiter(1239) le loro determinatoni; sicuro che sieno per esser meglio fondate della ragione addotta da Apelle in questo luogo, cio che sarebbe assurdo etc.
Favoriscami V. E. di render gratie infinite al Signor Luca per gli avertimenti, che sono testimonii di vera amicitia et affetto puro.
Il Sig. Demissiani(1240) fu qui per poche hore, ma, con disgusto particolare del Sig. Salviati e mio, non volse passare altramente a Livorno, per dove il Signor Salviati gli haveva apparecchiata una delle sue carrozze(1241) per condurlo e ricondurlo.
Io resto con infinito obligo a V. E. della gratia procuratami presso cotesto orator Cesareo(1242). Dispiacemi di non haver cristalli che vagliano per un telescopio degno di tanto Signore: dovendo io ritornar fra pochi giorni a Firenze per l'occasione del ritorno del G. D., tenter se potr farne un paro sopra la mediocrit, se bene ci  grandissima difficult in trovar cristallo puro: se mi succeder di potergli fare, l'invier(1243) a V. E. Intanto favoriscami di baciar la veste in nome mio ad un tanto Prelato, offerendomegli servitore devotissimo. Ho tediato assai V. E.; finir con restarle il solito servitore obligatissimo, e con baciarle le mani in nome del Signor Salviati.

Dalle Selve, li 25 di Gennaro 1612(1244).

Sono in necessit di far sapere a V. Eccellenza come havendo mostrato le due lettere mandatemi da lei(1245) a diversi amici letterati, sono state giudicate per finte, per del medesimo autore, e per di V. E., cosa che mi ha fatto maravigliare. L'istesso m' accaduto poi qui col Sig. Salviati, al quale havendo io poi confessato il tutto in confidenza, e pi detto che il medesimo giuditio havean fatto altri amici in Firenze, gli  caduto in consideratione, che venendo, stampate, in mano de'miei detrattori, se gli potrebbe dare un attacco di mordere terribilmente, opponendo che per palliare le mie menzogne(1246) mi fosse necessario l'andar con fintioni e fraudi ingannando il mondo; del quale artificio(1247) non sendo io punto bisognoso, bastandomi che solo si sappia la pura verit, pareva a detto Signore che ogni detto di V. E., mio e di altri, deve essere schiettissimo(1248) e nulla palliato; onde il contenuto di esse lettere, che per altro  piaciuto infinitamente, pareva che per avventura fosse stato meglio porgerlo sotto forma pi libera, e sicura di non dar attacco alcuno alla malignit. Io per mi rimetto a quanto determiner la sua prudenza, et in tanto si fanno maggiori i miei oblighi nel veder con quanto affetto ella invigili nel mio patrocinio(1249).



834.

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 25 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 66. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio P.rone Oss.mo

Tengo due lettere di V. S., una de'5, l'altra de'12 del presente. Alla prima rispondo, che 'l liuto era in ordine per eccellenza: tuttavia gl'heredi di M. Cristoforo(1250) si contentano di tenerlo per s alla ventura, per servire a V. S. Et i denari, ch'erano S. otto da  7 l'uno, si sono contati a M.a Marina Bartoluzzi(1251), secondo l'ordine dato.
Alla seconda, la risposta sar un affettuoso ringratiamento per l'operato in servitio di quel meschino(1252). Prego il Signore che ricompensi questa bon'opera con sanit e felicit di V. S.: alla quale bacio per fine le mani, con desiderarle ogni vero contento.

Di Padova, il d 25 Genn.o 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te


Mons.r Arciprete(1253) fa quanto pu, et io non manco, per rinvenire quel benedetto semilibro(1254): ma si tiene con gran guardia, et in maggior gelosia che non tenevano i Romani il Palladio. Il S.r Sandelli  gran servidor di V. S., et le desidera sanit e felicit.





Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Firenze.



835..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 25 gennaio 1613.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 133. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.ore

All'Illustriss.mo S.or Salviati rispondo a drittura, et per il S.or Angelo de Filiis viene la risposta inclusa: V. S. si contentar di farla capitar bene. Et sempre mi conservi la grazia dell'Ecc.mo S.or Principe(1255). Noti che dico signanter "me la conservi", perch di presente pretendo d'haverne tanta, che il volerla aumentare sarebbe troppo ingordigia. Aspetto che mi mandi le Lettere stampate del S.or Galilei. Et se mi vorr favorire di quella petruccia risplendente in loco obscuro, mi dir ancora il modo che debbo tenere per conseguir tal effetto.
Il P. Grienberger havr poi dato il suo parere circa l'accordo de'Calendarii. Comprendo dal S.or Card.l Bellarmino che ancora N. S. vi tiene ancora poca inclinatione. Et io mi rimetto. Ma desiderarei che Mons.or Ill.mo di Bamberga(1256), come prattico delle cose di Germania, fosse interrogato quel che tal accordo, quando segua non solo senza pregiudicio ma eziandio con acquisto di reputatione della Sede Apostolica, possa importare.
Baccio la mano a V. S. Iddio la feliciti.

Di Augusta, a'25 di Genn.o 1613.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Gio. Fabri, Medico e Semplicista di N. S.
Roma.



836.

PAOLO APROINO a GALILEO in Firenze.
Treviso, 26 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 16. - Autografa.

Molto Ill.re et Ec.te Sig.r, mio Sig.r et P.rone Col.mo

Ringrazio infinitamente V. S. Ec.ma dell'operato per mio conto con l'Alt. Ser.ma del G. Duca; et senza altro io lo eleggo fin da hora per doverne aggrandir la mia invenzione, publicandola al nome suo. Disegno per inanci di venir io stesso a Firenze, et per veder cotesta Corte et per far gustar di mia presenza l'effetto dello istrumento(1257). Ma la cosa ander un poco a longo, perch hora mi tiene distornato del tutto un negocio ch'io non posso n debbo tralasciare(1258); il quale nondimeno io spero che per Pasca sia ispedito, et in tal caso non passer questa primavera ch'io sar cost. Intanto le scriver poi qualche particolare dello istromento, che, per dir il vero, io non veggo l'hora di metterglielo in mano. Per hora ben le dico che n io posso fermarmi in cotesti paesi, come le dir poi a longo, n meno con cotesto Ser.mo Principe io intendo di conseguir altro che un semplice segno et argomento di existimatione dell'opera, lontano da altra utilit, et acquistar per me et per la mia casa la protezion di lui, che io tengo per unico et incomparabile sostegno della gloria d'Italia. Con che le faccio riverenza, et le auguro longhi et felici anni.

Di Trivigi, li 26 di Gen.o 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Obl.mo
Paulo Aproino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r, mio Sig.r et P.rone Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



837..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 26 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 14. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.^ S.or mio Oss.mo

La sua delli 21 del presente(1259) ha rallegrato me et gl'altri Lincei fuor di modo, liberandoci dal dolor che dalla precedente n'era stato arrecato. Sia lodato Dio, che V. S. s' liberata dalla febre et dolore, sperando rinfrancarsi, come desideriamo.
Aspetto risposta alle notationi del S.or Luca(1260), e s'altro vuole avvisare circa alla terza lettera, che nella stampa in tanto non si perde tempo. La mutatione  stata subito accettata dal revisore, bastando si parli naturalmente, senza mescolarvi sopranaturalit alcuna, che cos vogliono in simil cose. Lodo ch'i calcoli si tirino pi avanti(1261), non lasciando in tanto d'affrettar la stampa; et essendo i cinque fogli in mano del Greuter per l'impressione de'rami, le mando il seguente ad essi. Si sta anco a torno alle seconde d'Apelle; et quelle figure che si sono potute far in legno e pi piccole, si son fatte.
M' parso necessario inviarle subito l'acclusa demostratione dello specchio ustorio, nuovo pensiero del Padre Gremberger(1262), alla celebratione della quale mi trovai gioved al Collegio, essendovi il Prencipe di Bamberga, del quale le scrissi con la precedente.
Il S.or Horatio Baglioni, mio parente et affetionatissimo di V. S., trovandosi uno de'suoi compassi geometrici et militari, ci haveva anco l'esplicatione dell'uso, scritta a penna, et havendosela smarrita, mi prega le ne mandi una copia della mia stampata, che qui ha veduta; il che far, quando V. S. non habbi un altro esemplare stampato, da potermene favorire. Con che mi restar, baciando le mani a V. S., pregandole da N. Signore Dio ogni contento.

Di Roma, li 26 di Gen.ro 1613.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



838...

FRANCESCO RASI [a GALILEO in Firenze].
Mantova, 28 gennaio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 68-71. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.or, mio S.or Osserv.mo

Ha molto tempo che V. S. non havr havuto novelle di me, n meno io di lei, perch, da ch'io la veddi gli anni adietro in coteste parti, essendo poi corse tante mie disgrazie e travagli acerbissimi, sono stato costretto a penar pi tosto che far godere altrui, non potendo con mie lettere, come particolarmente io soleva far con V. S.(1263), porgendole alcuna materia di piacere, e non di noia: che se io le havessi significato lo stato mio, ella m'harebbe forte compatito, essendomi puntualmente occorse (cosa di stupore) tutte quelle disgrazie che gi V. S., in facendo molti anni sono in quel mio studio in Mantova la mia figura(1264), quasi da scherzo in un subito mi diceva. Ma s come, per Dio grazia, sono in parte passate (come disse che dovevano passare, e venire i d pi lieti), cos sto aspettando quel d che, dopo tante tenebre, mi scopra il desiderato sole, di cui non voglio dir ch'io cominci da lungo a scorgerne l'alba, ma poco meno. Almeno sto con la speranza di vederlo, se Mantova vedr, come desidera, il Ser.mo S.or Cardinale(1265) assoluto padrone, e, come si spera, di nuovo di Mantova con Firenze non mai a bastanza l[oda]to ristringimento.
Per le disgrazie occorsemi cost con mia matrigna, mi convenne non solo assentarmi da cotesta amatissima patria, ma anco da questa Corte, un anno e pi tenuta a Turino(1266) dal Ser.mo S.r Duca Francesco (che sia in Cielo); poi fui richiamato, havendo fatto l n[on] poca penitenza, dal Ser.mo S.or Duca Vincenzo (che pur sia in Cielo), e tornai qua; d'onde essendo partito il 7bre passato con l'Ecc.mo S.or D. Vincenzo per la Corte Cesarea, sono stato 4 mesi e pi di viaggio, essendo stato anco infermo in Praga in casa dell'Ill.mo e Rev.mo Mons.r Giuliano Medici, ambasciatore di cotesto Ser.mo nostro Signore, e con tanta singolare humanit e cortesia da lui trattato, ch'io son tenuto ad haverne eterna memoria. Io rimasi quivi dopo la partita di S. E., e fui favorito da S. M.t e dall'Imperatrice tre volte in camera loro, dopo la lor cena, 2 hore; et al mio partire fui honorato (cosa insolita l) d'una collana e d'una lor medaglia. In Monaco m'avvenne il medesimo, poich'havendo que'SSer.mi e Grand. mi Prencipi desiderato per avanti conoscermi, m'honorarono e mi donarono assai; e quivi anco avanti io m'infermai degl'istessi dolori colici; e quivi a grand'agio e con mio grandissimo gusto riveddi il S.r Michelangelo(1267), fratello di V. S., dalla amorevolezza del quale io fui tante volte visitato, consolato e favorito, che m'ha dato per sempre occasione di restarli con grandissimo obligo: e certamente dico a V. S. ch'egli  tanto amato e stimato per la modestia e virt sua, che V. S. deve et  in obligo d'haverlo carissimo (come credo che l'habbia). Egli ha il pi bel puttino(1268) e la pi bella puttina(1269) che sieno in quelle parti, e la sua moglie, bench ciaschedun sappia non esser stata per avanti sua pari, tuttavia tanto modesta, savia, e l'ama tanto, e tanto valorosa, ch'ogn'un la riverisce. Et io spesso scrivo al S.r Michelangelo (come V. S. vedr dall'inchiusa sua(1270)); e non mi rimarr di pregarla a scriverle e dargli novella di lei, con cui in sua casa spesse volte con grandissima giocondit habbiamo ragionato di V. S. e degli amici e degli anni passati: et egli sta in casa pulitissimamente et acconcio, et  parco e liberale, come il suo giudizio e la sua fortuna gli concede. Passai poi, senza uscir di strada, per la via di Salspurgo, da quel gran Prencipe et Arcivescovo, mio antico Signore e prencipalissimo Padrone, dove ricevei honori e cortesie e regali pi che in qualsivoglia altro luogo. Me ne tornava in Italia assai tranquillo, quando intesi la morte in Trento del S.r Duca sopradetto; mi conturb s, ma pi mi rallegr la presenza del Ser.mo S.r Cardinale, dal quale fui amorevolissimamente raccolto: e cos sto attendendo ci che porter il tempo, raccomandandomi a Dio e confidando prima in Lui, e poi negli altri. Mi mancherebbe solo chi mi rammentasse tal volta alla real piet del gran Cosimo, per cui ho pur fatigato e fatigo e fatigher, sperando in brevissimo tempo mandar fuori alcune canzoni eroiche e diverse altre cose, le quali, bench sieno di niun momento, pur potrebbero esser lette quand'egli non legger pi; il che sia tardi il pi che si pu. Voglio perci affettuosamente pregare e supplicar V. S. a ridurmi alla memoria ad alcun di cotesti Ser.mi Padroni, et al p[...] istesso per forte pentito e per degno (se S. A. sapesse la verit) d'alcuna piet, e che, per qualsivoglia humile preghiera et offerta fatta alla matrigna, non  stato possibile ancora mitigarla: odium novercale, guid peius? S'usi le preghiere verso di lei di nuovo, e le supplichevoli dimostrazioni verso i Padroni. E desiderando per l'istessa strada risposta da lei, le bacio di core la mano.

Di Mant.a, li 28 di Genn.o 1613.
Di V. S. molto Ill.ma
Ser.re antico et Oblig.mo
Franc.co Rasi.

Scritta di poi.
Di qua non le dir altro, se non che per la lunga dimora che fanno qua il Prencipe di Savoia, il Principe d'Ascoli, e l'Ambasciatore di Savoia e l'Ambasciatore di Francia et altri forestieri, che si spende vicino a duemila scudi il giorno. Per alcuni si dice, l'Infante non esser gravida; alcuni altri dicono di s; ma ci si dice esser artificio del Duca di Savoia, il quale si dubita che faccia cos per tirare a poco a poco il Cardinale a'disegni suoi et a prender un'altra delle sue figlie: e qua sono dottori Piemontesi, per le pretendenze che dice haver la puttina nel Monferrato; e cos procurano di metterli paura, e volevano far tentativo. Per questo si dubitava di menar via la puttina; ma  stato aperto gli occhi, e s'apron pi tuttavia: e questa anfibologia di governo  molto cattiva. Il S.r Cardinale  prudentissimo e si governa ottimamente; e qua, chiarito che saranno queste cose, ognun desidera comuni omnium, consensu Toscana Toscana. Altre cose potrei dire, ma le taccio.



839..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 1 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 18. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Spero, la stampa sia per esser finita fra quindici giorni, essendo quasi fornite le cose d'Apelle e stampandose i rami; e vengono acclusi alcuni fogli: nel'altri s'eseguir quanto m'avisa nella sua.
Quanto alla proposta e risposta(1271), io solo pensai che forse nel volume Epistolico grande(1272), che dover esser raccolto da persona ordinaria per levar ogn'ombra, applicate a doi reali Scolastici, havessero potuto haver luogo, e non altrimente. Furon solo fatte per sfogamento: per mi piace l'avertimento che scrive; e non  dubio alcuno che bisogna contro l'invidia e malignit de'suoi aversarii andar con molta cautela.
Il S.r Valerio  contentissimo che V. S. delle sue fatighe cominciate del centro della gravit de'solidi(1273) faccia come avisa a me, e se ne reputa honoratissimo. Mons.r di Bamberga  Principe di s gran qualit et ama tanto le virt, che mi par mill'anni presentarle questo libro, sapendo n'haver gusto e conoscer tuttavia maggiormente il valor di V. S. Veramente del telescopio, due o tre volte, parlandone, ha mostrato intensissimo desiderio d'haverne un buono. Crediamo sia per trattenersi sino a Quadragesima, per ir poi alla Dieta; e si crede sia per ottener anc'un altro ricchissimo vescovato, et poi a suo tempo l'elettorato per terzo, essendo buonissimo e benignissimo e amato da tutti.
Bacio a V. S. le mani, pregandole ogni contento.
Di Roma, il p.o di Febbraro 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te


Il P. Grenberger non mostr sodisfarsi molto che si stampasse la sua: forse sar meglio stampar solo quella del P. Clavio, che dar anco men ombra(1274). Se le pare, vedere di scoprir di novo l'animo del Grenberger; o pure porremo quella del Clavio, ch' anco(1275) molto pi famoso.
I fogli di rami sono di carta ordinaria; ma se ne fanno molti, che serviranno per donare, di carta doppia, acci non traspaiano.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



840.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 72. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Affannato da'travagli di cost, et qua affrettato dallo Ill.mo Borgese alla sua loggia, della quale sono presso al fine, sono stato impedito del none scrivere a V. S.; oltre che non havevo che dirli, se non ringraziarla della cortese offerta per servizio de'mia fratelli: nella quale rovina non si pu fare altro se non di racomandazione di spedizione a questi dottori od altri giudici, perch lo indugio muntiplica la spesa, con danno di chi avere, per non v'essere il pieno; et la speranza di me non li trattengha, perch non far poco adossarmi tutta la sua famiglia et loro, se usciranno. Mi dispiace bene pi di Bastiano(1276), perch fa la penitenzia del peccato del'altro; et tutto procede dallo havere fatto tacitamente contro al mio comandamento; per la quale rester sotto a molti centi di scudi: che se non era la venuta di Roma, io vi so dire che io ero rovinato ancora io. Purre Idio mi  aiutato, che io n'abbia guadagniato qualcuno per sovenire al mio bisognio.
Nel resto io non  che dirli, se non che il libro delle machie del sole si tira inanzi; et al Sig.r Marchese, con pi lungezza che non si pensava, pure va con suo gusto. Mi fu mostro il libro stampato del Cheplero(1277) delle sue lettere, con molto onore di V. S.; per lo che mi parrebbe, per fare crepare la legha del Pippione(1278), che cotesti librai ne avessero, acci che non potessero voltare ochio che non vi percotessero dentro. Per la legga et capo del quale, mi  sovenuto una impresa: et questa  un cammino senza sfogo della sua gola, nel quale facendovi fuoco, il fumo per quella non trovando esito, tornasse indreto e riempiesse la propia abitazione, nella quale si ragunano Gente a chui si fa notte inanzi sera. Ho letto ancora mezzo il Colombo accio, di quello suo Discorso contro a V. S.(1279), nel quale non so se si mostr[i] d'essere pi sfacciato che igniorante; dove mi sono molto maravigliato, che i superiori lo comportino si sia lasciato stampare. Lui si vede che tutto fa per entrare in dozina; et io vorrei, per farlo arrabbiare, non ne ragionar mai. Non  che dire altro, se non suplicarla a volermi bene al solito, et salutare il Sig.r Filippo e 'l Sig.r Amadori(1280): et si conservi sana, et solleciti a scrivere, perch il tempo  breve. Et Dio la feliciti.

Di Roma, questo d p.o di Febbraio 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



841...

CRISTOFORO GRIENBERGER a GALILEO in Firenze.
Roma, 1 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 20. - Autografa.

Non ego hanc ad te scribo, Vir Observantissime, quod prima sit quam tibi deberi putem. Scio te literis obruissem, si quoties volui, toties te tuaque studia interpellassem. Quas iam pridem agere debuissem, aliquando tandem gratias ago quam maximas pro libello tuo, in quo verissime ingeniosissimeque de iis disputas quae aquis insident. Nec est quod hisce pluribus tua commendem, vel de ipsis iudicium feram. Talia sunt, quae etiam malevolorum iudicium tutissime sustineant. Iam ab aliis(1281) intellexisti, ut opinor, saepius, quid senserim, quid iudicaverim. Si ut caepisti, ita progrediare, vide ne te ipsum superes.
Avide exspecto ea quibus te ornant Romani Principes. Libentissime maculas inspiciam, quas tanti viri suo nomine illustrant. Interea vero etiam tu a me accipe quod Ioannes Godefredus, Princeps Illustrissimus, illustrare dignatus est: Speculum scilicet Ustorium Ellipticum, quod ab Ill.mo D. Francisco de Ghevara publice nuper demonstratum est(1282). Scio tibi novum non esse, quod iam olim Romae a me acceperas: quia tamen iam factum est publicum, fortassis etiam novum videri poterit. Vale, et, quod hactenus humanissime fecisti, mihi locum inter tuos aliquem concede.

Romae, 1a Februarii 1613.
Domi.onis T.
In Christo Servus
Christophorus Grienberger, e Societ.e Iesu.

Fuori, d'altra mano: Al molt'Ill.re et Eccell.mo Sig.r
Il Sig.r Galileo Galilei, Mathematico del Sereniss.mo Gran Duca di Toscana.
Fiorenza.



842..

BENEDETTO [CASTELLI] a GALILEO alle Selve.
Firenze, 2 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 22. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Con mio grandissimo gusto ho osservate le constituzioni dei Pianeti Medicei che V. S. mi mand, e di pi l'infranotata; ed in somma bisogna che ogn'uno confessi una delle dua: o che le stelle sono obedientissime a V. S., e che s'accomodano ai pensieri suoi e terminazioni; o che lei sa essattissimamente i moti loro, e meravigliosissimamente  arrivata alle ultime precisioni delle constituzioni di quelle, cosa che non credo mai che sia stata concessa a un huomo solo, ma compartita alla forza di molti intelletti e diligenza, con beneficio della pluralit de'secoli, e non in altro modo.
Son poi stato violentato dal S.r Iacopo Soldani, S.r Benedetto Pandolfini e S.r Nicol Arighetti, a non far quella passata col Colombo per hora; ma non so che potr pi in me, o il comando e consiglio di questi Signori, o il giusto sdegno che dalla lettura di quella vilissima scrittura ognora pi mi vien concitato.
Il S.r Amadori ha fatto un bel tiro. Dopo haver detto al Colombo che il Papazzoni l'ha burlato, l'ha consigliato e ristretto a questo, di fare che il Papazzoni sottoscriva alla lettera, che gi ha scritta al Colombo, queste parole: Ed io mi obligo a difendere per vere tutte le proposizioni scritte in questo Discorso Apologetico, con dirgli: "In questo modo il S.r Galileo risponderebbe, e sar chiaro che il Papazzoni non vi ha burlato". Ma se egli ricusa di far questo, resta altres manifesto che quello che il Papazzoni scrive, lo scrive non con saldezza filosofica, ma con leggerezza di cerimonia o derisione adulatrice. Questo partito non  poi stato accettato dal Colombo per un degnissimo rispetto che V. S. intender, cio (e fu pensier del Palmerino(1283)) per non mettere in necessit quel grand'huomo (dico il Papazzone) di far studii novi sopra questa materia. Nel qual consiglio io scopro che loro stessi, gloriandosi dell'applauso ed assenso del Papazzoni, conoscono di gloriarsi della lode datagli da un barbagianni, poich tengono che egli habbia lodato per buono un discorso senza haver in pronto le ragioni di tal loda.
Hor veda V. S. a che termini stanno questi meschini, che giudici hanno; e consideri, chi  dalla loro come viene meritamente da loro stessi vilipeso e strazziato. O l' bella! Il Papazzone dice che io ho ragione, ma il Papazzoni non lo sa, ed ha bisogno studiar di novo. Hors, non pi, per amor di Dio. Prego V. S. a mandarmi il suo Discorso con le postille, e cos le notazioni del S.r F.(1284), perch luned andar alle Campora(1285) ed haver tempo di mettere ogni cosa insieme. Li bacio le mani, e fo riverenza al S.r F.

Di Badia, il 2o di Feb.o 613.
Di V. S. molto Ill.re ed Ec.ma
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto.

[vedi figura 842.gif]

Favoriscami V. S. fare che il cavallino mi sia mandato o questa sera o dimattina, che il S.r F. me ne fece grazia quando io fui cost.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio
Il Sig.r Galileo Galilei.
Alle Selve.



843...

CRISTOFORO GRIENBERGER a GALILEO in Firenze.
Roma, 5 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 24. - Autografa.

Vir Clarissime plurimumque Colende,
Pax Christi.

Occasionem nactus scribendi ex discessu unius e nostris Patribus, qui crastino vel postridie Senas vel etiam Florentiam profecturus est, volui superiori etiam hanc attexere, et Problemati(1286), quod cum superiori mitto, huic alia quinque annectere. Reservavit sibi auctor in eodem Problemate aliqua quae propediem fusius explicaturus est, et inter alia locum suum speculo hyperbolico dabit, non quod ipsum aliis praeferendum putet, sed ne quae ellipsi in plerisque proprietatibus persimilis est, in hac dissimilis esse existimetur. Erit enim fortasse quispiam, cui radii solares arrideant qui ab hemisphaerio solari speculo incidunt, et per imaginationem producti ultra speculum ad unum aliquod punctum conveniunt. Quo posito, si speculum fiat hyperbolicum, cuius unus focorum, qui a tergo est, sit praedictum punctum concursus, reflectentur omnes illi radii, speculo incidentes, ad focum anteriorem, per eandem 48 tertii Conicorum ex qua speculum ellipticum demonstratum est. At vereor ne speculativum potius sit quam practicum. Ego enim, si qui sunt proprii, eos puto esse radios, qui ex centro sunt. Quia tamen apud opticos inter alia hoc etiam supponitur, ab omni puncto corporis luminosi ad quodlibet punctum, ad quod recta duci potest, etiam radium educi; poterit et cono radioso, cuius basis solaris circulus seu potius hemisphaerica solis superficies est, et vertex in altero duorum focorum oppositarum sectionum, suum speculum obiici. Te vero, Vir clarissime ac perspicacissime, dicam etiam Lincee, qualem tua te effigies praedicat, non est quod pluribus doceam, tuaque studia magis seria speculis istis, fortasse non tam practicis quam speculativis, interrumpam. Monere tamen de bis volui, ne, quod facile accidit, ex occasione elliptici de hyperbolico ipse cogitares, et speculationes maioris momenti vel ad horulam intermitteres.
Si Keplero haec communicare volueris, rem mihi feceris non ingratam; et gratiorem, si meo nomine etiam unum esemplar Problematis mittas. Vale, nobisque et Reipublicae Mathematicae diu atque incolumis vive. Neque mirere quod de tuis sileam: non est mihi eadem quae tibi libertas. Iterum vale.

Romae, 5 Februari, ipsoque amantissimi nostri P. Clavii depositionis anniversario(1287) die, 1613.
Domi.is T.ae
Servus in Christo
Christophorus Grienberger.

In fasciculo quem ad(1288) Tuam Dominationem mitto, inclusi literas cum aliis quinque problematis pro Domino Magino, quae vellem ipsi per T. D.em mitterentur, sine tamen tuo incommodo: alioquin, dari poterunt nostris Patribus Florentiae, ut Bononiam perferant.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.or in Christo Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei, Mathe.co del Sereniss.mo Gran Duca di Toscana.
Fiorenza.



844.

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 8 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 14. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo

Tengo la sua breve, dolendomi grandissimamente della sua indisposition colica, e sperando a quest'hora ne debbia esser libera, di che sto aspettando nuova con grandissimo desiderio. Come vedr, la stampa fra otto giorni esser finita, et si star aspettando mandi quanto prima le constitutioni delle Medicee, senza pregiuditio per della sanit, quale prima d'ogn'altra cosa si desidera; pregandola perci a rallentar tal volta il soverchio fervore delle studiose fatiche, essendo la sua sanit utilissima al mondo, carissima a quelli che l'amano, et a me sopr'ogn'altro: il quale bacio a V. S. affettuosamente le mani, et prego da Dio sommo contento.

Di Roma, li 8 di Febbraro 1613.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te


Bacio le mani al S.r Salviati con ogn'affetto.


S.or Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



845.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 15 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. TI, T. IX, car. 26-28. - Autografi la sottoscrizione e il poscritto, il quale si legge su di un foglio separato e ch'era incluso nella lettera.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo

Ricevuta hoggi la gratissima sua con le constitutioni delle Medicee e la dedicatoria con li avvertimenti, ho dato subito ordine s'esiguisca il tutto, conforme V. S. avvisa. Le lettere del Clavio et altre si lascieranno(1289). Le costitutioni pare che vorranno cinque faccie, e dovranno farsi in cinque tavole di rame(1290), gi che queste venute si fanno in due. Riusciranno bene, e senza dubio non potevano farsi altrimente. Vengono inclusi li dui fogli, et hora a punto si tira l'ultimo, et anco l'ultimo Apelle. Aspetto il seguente ordinario il restante delle constitutioni, la nota de gl'errori, insieme con la prefattione al lettore, che subito saranno messi in opra.
Mi duole infinitamente delle sue indispositioni, che tanto travagliano lei e li suoi amici insieme, e tanto dannose sono al publico: dovremo per sperare, ch'entrando gi la buona stagione, sia per ricuperare intieramente la sanit.
Da Mons.r di Bamberga V. S.  stimatissima, e secondo il dovere: per tanto io non lascier d'esporle un altro desiderio ch'ho in lui scoperto, acci, se non gl' difficile, possa maggiormente gratificarlo. Vedde un pezzetto di quella materia che riceve e conserva la luce, in mano del Sig.or Fabri, e con grandissima diligenza li dimand come havrebbe potuto fare a haverne, n volse accettar quella. Io le havrei fatto parte di quella che V. S. mi fe'gratia, ma da alcuni mesi in qua ha perso molto del suo primo vigore.
Habbiasi V. S. buona cura, e ci consoli presto con la desiderata nuova della sua sanit. Con che bacio a V. S. le mani con ogni affetto.

Di Roma, li 15 di Feb.ro 1613.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Le mando la prefazione sbozzata dal'autore, havendoci procurato toccar tutti i luoghi da V. S. avisati, et altri che son parsi a proposito. S'aspetta rimandi cos questa come la dedicatoria, la quale qui anco si va accomodando, come anco si far questa. E le rimandi casse, aggiunte, mutate, rifatte, e onninamente come le pare, che essendo di qualche gran momento simil publicatione, s'aspetta il suo giudizio e ordine. Sopra tutto sia ridotta in buon toscano, che qui ci non  facile n proprio.
E se le spesse trasposizioni e lo stile un po'poetico d noia, si riduca.
Le cose d'Apelle son fornite di stampare: non se ne sono mandati i fogli per esser come l'altri, salvo che sono di caratter corsivo, e le figure impiccolite e intagliate in legno tutte, da quelle delle macchie in fuori. Le mando hora il principio, acci veda il modo col quale s'inseriscono nel'epistoletta.
Di queste se ne sono stampate mille sole, poich, per il privilegio delle prime, non potevano ir in Germania. Delle lettere di V. S. doi mila, poich, oltre le molte da donarsi,  bene vadano per tutto e si diffondano(1291).
Viene un foglio; l'altro verr dimani.
Giudico che sia bene, e forse necessario, che V. S. invii la terza lettera manuscritta al S.r Velseri, acci non v'entrasse ombra che a qualche fine si sia voluto non la veda se non stampata; e cos mandandola molto prima, con anteriorit che siano per pervenirli i libri stampati, sar bastanza, scusandosi la fretta d'haver dato il primo essemplar alla stampa che allhora correva. Havendo dimandato qua che con alcuni Germani, che partivano, se le mandassero i fogli(1292), se le sono date tre copie delli primi sei, cio le 2 prime lettere.



846..

FRANCESCO STELLUTI a FEDERICO CESI in Roma:
Fabriano, 16 febbraio 1613.

Riproduciamo questo capitolo di lettera dalle pag. 52-53 della raccolta citata nell'informazione premesia al n. 675.

Con l'ordinario passato gli mandai un madrigale fatto per le Lettere del Signor Galileo in proposito delle macchie solari; et gi che V. E. mi dice che se non viene con quest'ordinario non sar pi a tempo, perci di nuovo glie lo replico con questo, caso che fosse l'altro andato a male:

Nessun ci che non ha pu dare altrui:
Fu pria detto verace,
Ma si rende hoggi al tuo valor mendace.
Poich qual luce haver pu macchia et ombra,
Se ogni chiarezza adombra?
E pur dan l'ombre e dan le macchie in tanto
Una perpetua luce al tuo gran vanto.

E se bene in queste Lettere non trattasse d'ombre, n'ha per trattato nell'altro libro, parlando dell'ombre della luna. E giach non vi  luogo n tempo per maggior compositione, si servir di questa(1293).....



847.

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 15 febbraio 1613.

Arch. dell'ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 134. - Autografa.

.... Ebbi gli tre fogli B delle scritture del S.or Galilei. L'haver mutato il passo della mia prima lettera Regnum caelorum vim patitur(1294), non solo non ricerca scusa dalla parte di voi altri Signori, ma dal mio canto merita grazie: perch, a che proposito lasciarvi quelle parole, che appresso il Maestro del Sacro Palazzo potevano causare negativa? Ben le dico che havrei desiderato, si havesse usato maggior rigore in censurare eziandio il resto del mio testo, quando pure sia stato necessario stamparlo, cosa che mi fa arrossire....



848.

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 22 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 30. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

La lettera di V. S. ultimamente riceuta tiene perplesso me con gl'altri Lincei, ch'hora qui si trovano, circa la prefazione del'opra. Lodiamo il consiglio suo, ma il bisogno che vediamo di sbarbare dalle persone indifferenti (de'quali  molto maggior il numero che dell'amici et aversarii di V. S. insieme presi) le cose seminate da gl'invidi et altri aversarii, che vengono defraudandola de'suoi fatti, non ci lascia concorrere afatto seco. Pochi sono di sana e leal mente; e di questi anco pochi in Germania, Francia, Fiandra, anzi qui vicino in Napoli, hanno giusto ragguaglio de'sucessi delli celesti scoprimenti. I suoi libri non sono andati per tutto: V. S. non ha stampato ogni cosa. Li so dire io di certo che molti hanno in tali luoghi mostre le cose da V. S. scoperte; e se alcuni di loro non ardivano appropriarsele affatto, pur di V. S. non facevano parola: onde non  male che si pigli a ci qualche partito, che chiarisca e mortifichi insieme. Si p la prefazione ridurre pi grave, si p con meno affetto e minor dimostrazione far l'istesso effetto. Consideri V. S. ogni cosa, e risolva che modo gli pare si tenga, che perci le rimando la copia della detta prefazione, credendo, per la brevit del tempo che scrive, non l'habbia; e rifacendone altra o correggendola, tanto sar gratissimo al'autore(1295) e tutti.
Intanto, avicinandosi la partenza del'ambasciator Cesareo(1296), e conoscendo quanto sia bene egli n'habbia e ne distribuisca in Germania ad amici, si stampar il primo foglio senza prefazione per alcune copie, e bisognando, come credo, si tirar l'ultimo, che aspettava in ordine l'errata, che andava nel fine, e le costituzioni delle Medicee. Aspetto, per la seguente V. S. le mandi, che veramente  bene la fatiga si goda quanto prima, e i lontani non perdano tutti i rincontri di Marzo, e in Germania non vengano prima fuori nuove scritture. L'epistola dedicatoria secondo l'avertimento si smagrir un poco. C'era pensiero di mettere un epigramma in lode di Firenze, per piccar sottomano i suoi aversarii. I punti che rappresentano le Medicee nelli rami, ho ordinato al Greuter avertisca vengano tondi. V. S. commandi in tutto; e le bacio le mani.

Di Roma, li 22 di Febr.o 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te Sig.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.



849.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 32. - Autografa.

Ecc.mo Sig.r mio,

Fui iarsera dal Sig.r Marcese Cesis, o per me'dire dal Principe Cesis(1297). Mi lesse la lettera da stamparsi avanti al libro: mi parve un poco di stile gonfio, ma questo poco importa; basta che mi parevano necessarie le cose che la diceva, anzi vi manchasse che del trattato del'aque, sebene alcuni avevano ingaggiato la lite, non era da chi havesse cognizione et di filosofia et di matematica insieme, et per non era meraviglia se vi era una sementa di molti spropositi. Dove il Sig.r Marcese rispose, che neancho quello che s'era detto, voleva, per non ecitare pi la invidia(1298) de'malefici. Sig.r Galileo, quando e'si antivede il male, et che si pu scansar,  prudenza s; ma poi che cos sconciamente si sono scoperti, non  pi tempo, ma di voltare il viso alla fortuna e farsi vivo: non dico lei con il risponderli, anzi  stato errore in voce anchora, ma che ella attenda a scrivere le cose sue cor ogni sollecitudine, n si lasci da questi ciarlatani rompere il corso, et in tanto non nieghi al Sig.r Principe lo stampare questa lettera al lettore, perch a infiniti le cose gi fuori non sono note, per la scarsit che ne avete fatta: anzi fatele tutte e vulgari e latini, per pi farli crepare, et che ne sia insino su per le pancaccie. Si contenti dunque che si stampi, perch tutti lo desideriamo, e per molte ragioni la reputiamo necessaria; lei non se l' procacciata, et  fuori della patria, et  in Roma, dove pi li cocer di ogni altro luogo. Lasciatevi svoltare, date il placet et presto, perch fugge il tempo. Non dite di no im modo alcuno, perch dispiacer a tutti noi. Et con questo le prego da Dio ogni felicit e contento.

Di Roma, questo d 24 di Febraio 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


M'ero scordato dire che qua ci era aviso che a Padova uno aveva trovato uno strumento che muntiplicava l'udito grandemente(1299).


Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron mio
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



850...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO [alle Selve].
Firenze, 26 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 74. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Ho sodisfatto a quanto V. S. m'ha comandato nella sua intorno al piego da mandarsi in Roma, quale andar hoggi per una stafetta di Milano, e fatta l'inclusa copia della poscritta(1300); nella quale se ci fossero errori di chi l'ha copiata, ho giudicato che poco importino, dovendo venir nelle mani solo di V. S. Nel resto li do nova come Gio. Batta ha principiato a leggere al Canonico Bonsi(1301), ed  in speranza che habbia a riuscire di quelli buoni buoni, poich non solo intende felicemente, ma mostra havervi singolar delettazione, e fa non mediocre fatica; a tal che il buon seme della vera maniera di sapere di V. S., ancorch molto ne vadia a male, e magnato da colombi, e soffocato da spini, e gettato sopra pietre, spero per che quello che cascar nelle fecondissime terre delli intelletti di questi Signori, rendendo centuplicato frutto, habbia a compensare a quel poco di disgusto che si sente per la perdita di quell'altro. Io sguito la lezione d'Euclide, e questi signori Inglesi, quali fanno riverenza a V. S. ed al S. F.(1302), hanno fermata la casa per tre altri mesi, per poter meglio attendere a questa lezione. Luned che viene, disegno, gi che la Corte sar passata, di venire a servirla: tra tanto mi conservi nella sua buona grazia e del S.r Fil. E li b. 1. m.

Di Badia, il 26 di Feb.o 613.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei(1303).



851..

MARCO WELSER a FILIPPO SALVIATI in Firenze.
Augusta, 27 febbraio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XV, car. 48. - Autografa. A car. 49t. accanto all'indirizzo, si legge, di mano di GALILEO: S. Velsero.

.... Al S.or Galilei mille bacciamani. Il mio amico(1304) presume d'haver osservato, oltre le macchie, un'altra novit nel sole(1305), dico novit quanto a noi, et non quanto alla cosa in s; ma non si risolve di palesarla ancora.....



852..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 2 marzo 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 34-35. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Haver V. S. inteso per l'altre mie le qualit del Prencipe di Bamberga(1306), fra le quali la benignit verso le lettere e letterati, il potere ch'egli ha e nel suo e appresso tutti gl'altri Prencipi di Germania e lo stesso Cesare, e principalmente la gran virt e bont sua, mi son parse degne di grandissima consideratione; e l'ho perci desiderato e hauto per mio signore particolare e di tutti i Lincei, de'quali, per porgerli qualche segno di devotione, le ho fatto, a nome di tutto il consesso, porger una dozzina di volumi, composti da'nostri prima o dopo la Lince, e nel primo luogo quelli di V. S.: dico, quello che hora appunto s' compito, e l'altro delle cose che stanno su l'acqua. N'ha mostro particolarissima sodisfazzione e stima, e s' humanissimamente offerto; di modo che potr non poco giovare alle nostre cose e al nostro nome in Germania. V. S. mi creda, che premendomi particolarmente che conoscesse pi pienamente il valor di V. S. e le cose da lei fatte, s come in parte faceva, stavo tutto ansio aspettando il compimento delle costituzioni delle Medicee, quali a tre maestri si sono fatte intagliare per haverle a tempo, essendo finalmente venute per il corrier di Milano(1307) con l'errata e correzzioni. Haveva egli inteso molto a bocca: ma grand'impressione fanno i libri, et  questa occasione che egli ne porta seco molti in Germania, e altri ne portano i principali che vanno seco. Ne vanno con questa occasione 15 al S.r Velsero, presto e sicuri. Ne sono fatti quaranta in circa per questa fretta, n s' voluto farne pi de'primi fogli, volendo prima saper se le piace in questo modo, e della prefazione, che molti suoi affettionati vi vorrebbono ad ogni modo qualche cosa.
Per la fretta non includo altro che il primo foglio, et il fine, quale s' fatto d'un foglio e mezzo, non sapendosi della poscritta(1308), essendosi destinate le prime cinque facciate alli rami delle costituzioni. Hora s'aggiugner un mezzo foglio, e le costituzioni separate con la poscritta si faranno poi in un foglio.
Il S.r Valerio non s' potuto contenere di non far l'inclusa elegia(1309), perch a mortificatione degl'aversarii di V. S. si stampasse. Non s' fatt'altro senza che V. S. non ne gusti: e veramente non possiamo approvare affatto il tacere; pure V. S. giudichi e commandi.
Parte il P.e di Bamberga di qua luned, o al pi longo gioved, se bene si tien pi sicuro il primo. Verr a Fiorenza: ho preso ardire d'offerirgli che V. S. le mostrar i spettacoli celesti: credo senz'altro lo desiderar: per mi facci gratia farseli conoscere, offerirsele e mostrarli, e potr dirle che ha saputo da me la sua benignit e da gl'altri Lincei, quali le son tanto servitori etc. Le dissi anco che V. S. haverebbe procurato di provederle di buon telescopio, come mi scrisse(1310), ma che, per esser artifizio difficilissimo, vi voleva tempo; mostr grandissimo contento e la ringrati molto. Se il S.r Salviati si compiacer di visitarlo, son sicuro n'haver particolar sodisfattione: e mi credano che qui ciascheduno de'Principi e Cardinali e S. S.t istessa hanno fatto a gara d'accarezzarlo. Ha vedute le cose d'Appelle lui et alcuni de'suoi, onde  stato benissimo vedano hora il libro di V. S. De'Lincei haveva, anco venendo, honoratissimo concetto, per cagione del S.r Velsero; hora, dall'opre viste, tanto pi. Per dilettarsi de'semplici particolarmente, le habbiamo anco dato un libretto di figure, al numero d'80, delle pi belle delle piante Indiane(1311), e n'includo l'iscritioncella e versi(1312) in fretta postivi. Vede ch'io ho scritto in fretta; per mi rester, baciandole le mani e aspettando risposta.

Di Roma, li 2 di Marzo 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
F. C. L. P.

Nel'epistola dedicatoria ancora potr mutare quanto li pare.



853...

GALLANZONE GALLANZONI a GALILEO in Firenze.
Rimini, 13 marzo 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 86. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re P.ron Oss.mo

Mandai a V. S. l'osservationi fatte nel corpo solare da un gentiluomo, mio amico; la pregai anco di qualche scrittura nova, se per n'havesse hauta alcuna con occasione di rispondere alla bestialit de gl'uomini, che pure ve ne sono gran quantit: et per non haver risposta alcuna, temo che le lettere non siano capitate a male. Resta hora che dica a V. S., che delle osservationi nel sole n'ho fatto io, et vedute chiarissimamente: et certo  mirabil cosa come si veggano bene et distinto; et ci ho hauto grandissimo piacere. Domani partir per Roma, essendone grandamente afretato dall'Ill.mo Padrone(1313), il che mi fa temere forte il viaggio di Franza; con la qual occasione la suplico a favorirmi di quelle scritture ch'io non ho, acci me ne possi fare honore in quelle parti. Tra tanto, sin che sar in Roma, la prego a honorarmi di qualche suo comandamento, assicurandola che non ha et non havr mai servitore al mondo che l'honori et osservi pi di me. L'honore che mi far della risposta, l'aspettar in Roma, dove sar sempre a servire a V. S.; alla quale basciar le mani, pregandoli dal Cielo il compimento d'ogni felicit.

Di Rimini, alli 13 di Marzo 1613.
Di V. S. molto Ill.re
Aff.mo Ser.re
Gallanzone Gallanzoni.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.re P.ron Oss.mo
Il Sig.re Galileo Galilei.
Fiorenza.



854..

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 16 marzo 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 76. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Io intesi dal padre di quel giovane, alcuni giorni sono, la liberatione sua(1314); e tuttavia ne rendo gratie a V. S., a contemplatione della quale cotesti moventi operarono.
Per i semi(1315), di gi sono in pratica: et Mons.r Arciprete(1316) ne procurar da Poiana et da Mantova; io, da questi nostri di Terranegra. Et forsi mandar il tutto per persona che viene cost per suoi affari.
I semi-libri(1317) sono tenuti con gran guardia, n ha bastato il tentare tutte le strade, tanto d'autorit quanto d'interesse. S che V. S. ci scusar.
Stiamo aspettando di Roma con desiderio grande le Lettere che ella ci tocca(1318). Et io ne diedi ordine ad un amico un pezzo fa.
Mons.r Gualdo e 'l S.r Sandelli baciano le mani a V. S., et io con essi, desiderandole sanit e contento.

Di Padova, il d XV Marzo 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te


Io contai poi gl'otto scudi a M.a Marina Bartolucci(1319). Stimo che glien'haver dato aviso.


Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Firenze.



855.

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 22 marzo 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 38. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Havendo poche hore fa compito il lavoro lo stampatore, e supplito quello de'rami per un poco di numero, non  stato a tempo un fagotto che hora se ne mandava a V. S., che il procaccio habbia voluto riceverlo. Verranno in buon numero per la seguente. Quelli che hebbe Mons.r di Bamberga, furono frettolosamente anticipati, e senza la prefazione.
Ho distribuite molte costituzioni e loro poscritte(1320), et  cosa che fa stupire. Io questa sera, rincontrandola giustissima alla proposta di V. S., ho havuto particolarissimo piacere, ma non gi meraviglia, sicuro del possesso ch'ella ha ne'cieli. Similmente  accaduto al S.r Stelluti e S.r Cigoli, ch'erano meco.
Godo grandemente V. S. vadi superando l'indisposizioni, sperando in questi buoni tempi il compimento della sua sanit. M' carissimo possa ritrovarsi col buono e gentilissimo Prencipe di Bamberga, sapendo bene quanto ci sia per esser a proposito per diffonder maggiormente la verit nella litterata Germania. Bacio a V. S. le mani et al S.r Salviati, mio signore.

Di R.a, li 22 di Marzo 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.



856..

MARCO WELSER a GIOVANNI FABER in Roma.
Augusta, 29 marzo 1613.

Arch. dell'Ospizio di S. Maria in Aquiro in Roma. Carteggio di Giovanni Faber. Filza 419, car. 131. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.ore

Sono pi settimane, anzi mesi, che V. S. mi avis, N. S. haver dato titolo di Prencipe al S.or Marchese Cesi, et cos trattai S. E. da quel tempo in qua; ma veggio che il bolo delle sue lettere lo nomina solo Marchese, onde dubito d'haver preso errore: et V. S. ne sar stato causa. Bench questi peccati, che hanno del trascendente, sono riputati tutti veniali. Le mando l'inclusa: se crede che il titolo di Prencipe possa portare scandalo, stracci la lettera; quando non, l'appresenti. Et in ogni modo mi dica come m'ho da governar all'avenire.
Avvisi a chi ha consegnato le 12 copie delle Macchie Solari, a fine io le possa riscuotere....



857...

MARTINO SANDELLI a GALILEO in Firenze.
Padova. 2 aprile 1613.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re Oss.mo

Ho ricevuto il libro di V. S. Ecc.ma intorno alle osservationi delle macchie solari, e le rendo quelle gratie che si devono a cos nobil presente et alla cortesissima memoria che si compiace tener di me. Il legger con gusto proportionato alla gentilezza e novit della materia et a quella riverente affettione ch'io porto a i parti del suo chiarissimo e felicissimo ingegno, il quale, per cos dire, si fa ogni giorno pi conoscere al mondo maggiore di s medesimo. Finisco, offerendomi tutto ai comandamenti di V. S. Ecc.ma in quel poco ch'io potessi servirla, et senza pi le bacio con ogni affetto la mano.

Di Pad.a, li 2 Apr. 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Deditiss.mo
Martino Sandelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo mio S.r Ossmo
Il Sig.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



858..

FRANCESCO SIZZI a ORAZIO MORANDI [in Roma].
Parigi, 10 aprile 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 63-64. - Autografa. A car. 64t. si legge, di mano del MORANDI: "Parigi, add 10 Aprile 1613. Sig.r Francesco Sizii. Risp.to add 4 Giugno". Di questa stessa lettera si ha copia nei Mss. Gal., Par. VI, T. IX, car. 65-66: e la copia ha correzioni interlineari di mano di GALILEO, di cui pugno si leggono, sul tergo della carta che fa foglio con la car. 65 (cio a car. 69t.), le seguenti parole: Lettera del Sizii al P. D. Orazio Morandi. La presente fu comunicata a GALILEO dal MORANDI con la lettera che pubblichiamo sotto il n. 897, la quale nei Mss. Galileiani  in copia della mano stessa che trascrisse la copia della lettera del Sizzi. Esemplando la nostra edizione sull'autografo, indichiamo appi di pagina con la lettera G le correzioni di mano di GALILEO, che sono nella copia.

Molto Ill. mio Sig.re et P.ron Oss.mo

Quanto pi V. S.  stata a favorirmi con il dar risposta, tanto pi ha raddoppiato et il favore et contento che ne ho riceuto, poich il desiderio che havevo di quella m'ha augumentato il piacere, ma, credami V. S., non senza qualche martello n batticuore, perch la sa il dir commune, cagionati da i sospetti pernitiosi a chi brama, honora et ama. Ma come all'assetato un piccol biccherra d'aqua raddoppia la sete, et a un gran fuoco uno spruzolar d'acqua accresce l'ardore, cos con il poco nettare il quale a me et a questi altri SS.ri Franzesi ci ha presentato, ci ha accresciuto maggior voglia et ardore di gustar di quello per assovire(1321) le mie et loro curiosit, dico circa l'opinione del Sig.re Galileo et di cotesti altri litterati delle macchie solari; et per mi reputer favor singularissimo, quando la ci voglia favorire pi a lungho circa tal materia. Et per darli cagione, li communicher seco quel tanto che da noi  stato con continue osservazioni, quasi d'un anno, conosciuto: il che ci fa credere (salva l'auttorit et del Sig.re Galileo et delli altri litteratissimi, de'quali ci riconoschiamo discepoli) che dette macchie non si generino sempre nuovamente intorno al corpo solare n si disfaccino, et per non possino dirsi meteori, se non si piglia detto nome secondo che appresso Cleomede et altri auttori gravissimi greci significa, sotto qual nome non solo comprendono tutto quello che si genera nell'aria, ma sopra l'aria medesima passando, significano il sole, la luna et tutti gl'altri pianeti. Ma questo sia tocco per evitare l'omonimia, la quale da quel nome potrebbe nascere.
Ma per ritornare al proposito nostro, dico che le ragioni nostre sono contro di tale opinione: la egualit del moto che ritengono a passare detta superficie solare; la distanza che osservano fra di loro, se non quanto pu svariare la rappresentazione et figura globosa, vista dall'occhio come figura piana; la quantit delli angoli fra di loro con il moto regolato dell'una et dell'altra; il cambiamento certo et eguale che accade di luogo nel levar del sole et nel'andar sotto, fuora che in parte contraria con quello del mezzo d: le quali cose sono minutissimamente state considerate da noi; a questo potendo aggiugnere le determinate apparizioni secondo la diversit della declinazione dell'ecliptica nella superficie solare, perch altri sono gl'angoli che osservano nell'equinozii con la linea perpendicolare imaginata nel sole et parallela alla nostra vista, altri ne i solstizi, et ancora differenti da loro di parte, poich quell'angolo che in un solstizio sar considerato in una delle quarte della superficie solare, sar nella quarta opposta: di modo che tutte queste osservazioni ci confermono, tali corpi non generarsi o disfarsi intorno al detto corpo solare.
Quanto poi a quello che contro la nostra opinione si potrebbe opporre, ci  la quantit varia delle macchie et le molte qualit che si riconoscono in quelle, a tutte queste cose satisfacciamo con tre demostrazioni, nelle quali si dimostra che, circa la quantit discreta delle dette macchie, questo pu accadere per cagione della figura globosa del sole, compresa dall'occhio in figura piana; l'altre due servono per dimostrare tutte le varie qualit che circa esse si riconoscono. Alla prima congiunghiamo una causa physica, tirata dalla essenza del sole: del che per adesso non har altra cognizione, perch desideriamo cagionare in lei et negli altri curiosi la medesima voglia che in noi hanno prodotto; la quale se la riconosceremo(1322), ci sforzeremo di contentarli, come desideriamo esser contentati della nostra curiosit, sopra della quale non possiamo fare congetture nessune, si non quelle che possono farsi da'ciechi de i colori.
Quanto poi alla disputa tra il Sig.re Colombo et Galileo, ne sentir con il tempo etiamdio la nostra opinione, la quale  molto diversa da tutti coloro che hanno imbrattato fogli in difesa d'Aristotile et fatto perder molto tempo in legger le loro ciancie, et principalmente del Sig.r Colombo, il quale, come il pi principale mantenito[re],  uscito l'ultimo nell'arringhe con pi fasto et pompa che valore o forza, non ci essendo stato di tutti a tre, ci  del'Incognito, del Corresio et del Colombo (perch non m' stato mandato che queste tre operette), che la sola del'Incognito, primo mantenitore, che possa farsene qualche conto; la quale opinione non  mia, perch non ho letto n l'una n l'altra, non havendo potuto, essendo(1323) stato costretto sempre prestarle, ma di questi valenthuomini et de'pi pregiati di questa citt, i quali, per dar la lode a chi la merita, fanno molto stima del libretto dal Galileo stampato: fra'quali  uno, fra l'altri, chiamato il Sig.re Aleomo(1324), discepolo di quel grande Vietaeo, il quale non cede troppo al suo maestro, che  pensionario et delli Stati di Fiandra et della Maest Christianissima del Re di Francia. Ma mi resta circa questo una difficolt, che desidero sapere se ci sono altri che habbino scritto contro al Galileo che questi tre nominati, perch(1325) io non credo, non m'essendo stato mandate altre opere circa questo soggetto...



859...

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 12 aprile 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 40. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Ho ricevuto le due copie delle constitutioni de'Pianeti Medicei, et ne ho fatto parte al S.r Corradino(1326), che ne rende gratie a V. S., sicome pur faccio ancor io.
Hoggi quindici le inviai una scatola di semi scelti delle nostre zatte di Terranegra. Hora le ne invio un'altra, con semi di Mantova, di Poiana et d'altre parti del Vicentino, havutisi da Mons.r Arciprette, che le bacia le mani(1327).
Mi faccia gratia, per vita sua, di prendere informatione da alcuno de'SS.ri Academici della Crusca, se Albertano giudice da Brescia, fatto stampare cost dallo 'nferigno, appresso i Giunti, del 1610(1328), sia stampato mai latino, et in che luogo, di che anno et in che forma, o pure se va in volta se non manoscritto. Mi perdoni, et mi conservi la sua buona gratia.

Di Padova, il di XII Aprile 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te
Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Con una scatola segnata [vedi figura 859.gif].
Fiorenza.



860..

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Roma, 12 aprile 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a XC, n 138. - Autografa.

Molto Illustre et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Mandai a V. S. gi 20 libri delle Macchie Solari, et hora, per Simone di Domenico mulattiere fiorentino, gli ne mando altri cento, quanti appunto m'ha ordinato l'Ecc.mo Sig. Principe, acci se ne serva et possa a suo gusto distribuirgli a'suoi amici, dandone al Sig. Salviati per una ventina. Quanto al mandarne a'librari, acci ciascuno publicamente possa a suo modo haverne, quando V. S. m'avvisi a che libraro et quante centinaia devo inviarne, non mancher di farlo subbito, essendo tutti i libri in potere del nostro Bibliotecario, quale, compita la debbita distribuzione a'Lincei et amici, dover del restante farne fare esito, applicandone il ritratto a benefizio della Compagnia. Potrebbe il Giunti farsene inviare di qua qualche somma dal suo corrispondente. Il tutto sia come par meglio a V. S.
L'Ecc.mo Sig. Principe le bacia le mani, desiderosissimo d'intender nuova della sua sanit; et io, ricordandomele servitore, le dico come devo presto passarmene in Napoli per trattare col Sig. Gio. Battista della Porta et con gli altri Sig.ri Lincei et effettuare col i nostri negozi, d'ordine del detto Sig. Principe: per se l devo far cosa alcuna in servizio suo, mi far grazia a commandarmi, pensando di trattenermici un mese in circa. E le bacio le mani.

Di Roma, li 12 d'Aprile 1613.
Di V. S. molto Illustre et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Francesco Stelluti Linceo.

Fra li cento libri ve ne sono dieci separati, di carta pi fina, per avviso.

Fuori: Al molto Illustre et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



861..

GALILEO a [MAFFEO BARBERINI in Bologna].
Firenze, 14 aprile 1613.

Bibl. Barberiniana in Roma. Cod. LXXIV, 25, car. 6. - Autografa.

Ill.mo et Rev.mo Sig.re e Pad.n Col.mo

 piaciuto all'Ecc.mo Sig.r Principe Cesi di fare stampare in Roma 3 mie Lettere scritte all'Ill.mo S. Marco Velseri in proposito delle macchie solari; e pure ieri me ne mand alcune copie, delle quali io ne invio una con la presente a V. S. Ill.ma, e mi reputer sommamente favorito se ella mi far grazia di tenerla tra i suoi libri. Io non ardisco di supplicarla a leggerla o ascoltarla, immaginandomi quale e quanta sia la moltitudine delle sue gravissime occupazioni; tuttavia, se a qualche hora meno impedita ella ne potesse sentir qualche parte, me l'ascriverei a somma gloria; et in particolare desidererei che facesse qualche incontro delle costituzioni de i quattro Pianeti Medicei, i periodi de'quali ho ritrovati, e, come vedr, disegnatene le costituzioni di sera in sera sino a gl'8 di Maggio. Ella forse haver qualche occhiale esquisito, e non l'havendo ella, intendo che il S. Magini ne ha lui: sin hora hanno risposto puntualissimamente, e 'l simili spero che faranno per l'avvenire; et in tanto vo seguitando di calcolare le seguenti costituzioni sino a tutto Agosto, e le mander a V. S. Ill.ma Alla quale intanto ricordandomi devotissimo servitore, bacio humilmente la veste, e dal S. Dio gli prego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 14 di Aprile 1613.
Di V. S. Ill.ma e Rev.ma
Obblig.mo e Dev.mo Ser.re
Galileo Galilei.



862.

MAFFEO BARBERINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 20 aprile 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 102. - Autografi il poscritto e la firma.

Molto Ill. S.re

Mi son pervenute le lettere da V. S. scritte al Velseri, date in luce, et mi sono state molto accette, ne mancher di vederle e rivederle con gusto grande, conforme a che merita l'opera; la quale non  tale che deva cos lasciarsi otiosamente riposta fra gl'altri libri, et che non mi sia per far sottrarre qualche tempo dall'occupationi di questa carica(1329), per leggerla, et attendere ancora all'osservatione e rincontro(1330) delli Pianeti ch'ella avvisa, se per gl'occhiali che qui habbiamo saranno a proposito. Intanto ringratio infinitamente V. S. della memoria che ha tenuta di me mandandomi dette lettere, et ricordole la stima che faccio del suo valore, con offerirmele e pregar Dio la feliciti.

Di Bologna, li 20 d'Aprile 1613.
Di V. S.


Io la ringratio particolarmente, et le resto con obligatione della memoria che tiene di me.


S.r Galileo Galilei.
Come fratello aff.mo(1331)
Il Card.l Barberino.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.re
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



863..

FLAMINIO PAPAZZONI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 23 aprile 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXIV, n. 113. - Autografa.

Molto Illustre et Ecc.mo mio S.r

Ho riceputo il libro mandatomi da V. S. molto Ill. et Ecc.ma, et la rengratio quanto posso et so, rendendola certa che mi rallegro grandemente d'ogni sua gloria, alla quale io sempre sar prontissimo, se non quanto risguarda l'honor mio et la verit in diffonder Aristotile. Ma V. S. molto Ill. mi fornisca di favorir con raccordarme humillissimo servitore dell'Ill.mo S.r Filippo Salviato, non meno da me ammirato per la nobilt del sangue che per le virt heroiche.
Il S.r Dio conservi longamente felice la sua hon.ma persona, et a me doni gratia di poterla servire.

Di Pisa, il 23 di Aprile 1613.
Di V. S. molto Ill. et Ecc..ma
S.re Devotissimo
Flaminio Papazzoni.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo S.r Col.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



864..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 24 aprile 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 78. - Autografa la sottscrizoione.

Molto Ill.re et Ecc.mo S. mio Oss.mo

Ringratio V. S. del libro che mi ha mandato della sua Historia intorno alle macchie solari; e sin hora con molto mio gusto ho trascorso sino al fine della prima lettera: e poi che il mio occhio non linceo non arriva a poter scorgere e mirare le macchie nel sole, ammiro con la mente le sperienze, la dottrina, lo stile et il modesto discorso di V. S. Ander con la medesima cupidit seguitando di leggerlo, concludendo che non si trovi alcuna cosa creata senza qualche neo, poich tanti se ne truovano nello stesso sole, del quale non  cosa pi luminosa [...] che queste macchie non fussero credute quelle forme de gli [....] quei Germani, che referisce Tacito tra'lor costumi; [....] hanno creduto delle macchie della luna? E certamen[....] lassare il volgare proverbio, di trovare il pelo nell'[....] Io continuo honorare e stimare V. S. con desiderio particolar [...] servirla, e pronto a farle il mandato del semestre passato per tutto questo mese, quando e come ella ordinar. Intanto le bacio le mani, e le prego dal Signore Dio ogni bene.

Di Pisa, li 24 Aprile 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma(1332)
[A]l S.r Galileo Galilei.
S.re Aff.mo
Arturo d'Elci.



865...

CARLO GONZAGA a GALILEO [in Firenze].
Siena, 26 aprile 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss, Gal., P. I, T. VII, car. 79. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Honor.mo

Troppo grande  stata la cortesia fattami da V. S. Ecc.ma col mandarmi il libro delle lettere in proposito delle machie solari, da me certo ricevuto con particolar affetto, s per esser uscito dal fonte di tante sue virt, come per veder da ci ch'ella mi continua la buona volunt sua. Lo godar dunque per amor suo: et intanto, quanto pi posso ringratiando V. S. di cos amorevole dimostratione, finisco col pregarla a comandarmi assolutamente nel poco ch'io posso e vaglio a servirla; e le bacio le mani.

Di Siena, li 25 d'Aprile 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galileo Galilei.
Certiss.mo Servitore
Carlo Gonzaga.



866..

GALILEO a [FEDERIGO BORROMEO in Milano].
Firenze, 27 aprile 1613.

Bibl. Ambrosiana in Milano. Cod. G. 215 Par. Inf., car. 301a.- Autografa la firma.

Ill.mo et R.mo S.r et P.ron Col.mo

Essendo state ultimamente stampate in Roma, d'ordine dell'Ecc.mo S.r Principe Cesi, alcune mie Lettere scritte al Ill.mo S.r Marco Velseri, Duumviro d'Augusta, in proposito delle macchie solari, et havendomene S. Ecc.za mandate alcune copie per dispensarle a queste Ser.me Alt.ze et ad altri miei Signori, ho preso sicurt della cortesia di V. S. Ill.ma et Rev.ma che ella sia per benignamente ricevere e gradire questa copia che insieme con la presente gl'invio, e massime sentendo da diverse bande, et in particolare dal S.r Gio. Ciampoli, che ella tal volta interpone tra i suoi pi gravi studii l'alzare gl'occhi a queste novit celesti. Io rester sommamente favorito che ella degni questo piccol segno del molto che io devo alla sua bont, che tanto mi favor appresso questi Ser.mi Principi quando ultimamente pass di qua; di che io gli vivo con perpetuo obbligo, e desiderosissimo di servire V. S. Ill.ma Alla quale per fine bacio reverentemente la veste, e dal S.r Iddio le prego il colmo di felicit.

Di Firenze, li 27 di Aprile 1613.
Di V. S. Ill.ma et Rev.ma
Devotiss.mo et Obbligat.mo Ser.re
Galileo Galilei.



867..

GIO. ANTONIO MAGINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 30 aprile 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 46. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Se bene dall'Ill.mo S.or Marchese Cesis fu dato uno di questi libri di V. S. a libraro Tamburino(1333), che me lo portasse in nome di quello, m' per stato gratissimo questo che lei s' compiacciuta di mandarmi, et per venire dalle sue mani, che per ci mostra di tenir conto di me, et per haverlo havuto molto prima di quell'altro, che non  ancora arrivato a Bologna per i cattivi tempi; onde per cos segnalato favore le rendo molte gratie, confessandomele obligatissimo et desiderosissimo di corrisponderle di gratitudine in ogni miglior modo ch'io potr. L'ho havuto a punto questa mattina dal libraro che me l'ha legato, et lo legger con molt'avidit per la curiosit ch'apportano questi nuovi scoprimenti celesti, che porgono(1334) grandissimo lume all'astronomia et alla filosofia.
Con l'occasione che quest'anno ho lette publicamente le mie theoriche, sono andato facendo qualche fatica per riformarle all'hipothesi Copernica[ne] et Tichoniche, per dar sodisfattione ad ogn'uno; et per tal rispetto ho travagliato molti giorni intorno al moto di Marte per cavarne le tavole, senza le quali si pu malamente godere: le quali poi mi sono riuscite di molta mia sodisfattione, vedendo ch'incontrano pi con l'osservationi Tichoniche che non fanno quelle dell'istesso S.or Keplero, per quanto egli stesso confessa; et tutta via sono sotto le stampe, insieme con le tavole Tichoniche de i luminari, ridotte da me a facilit(1335). Non son pi lungo per non la fastidire: et le bacio le mani, con offerirmi sempre prontissimo a'suoi commandi.

Di Bol.a, l'ultimo d'Aprile 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Gio. Ant.o Magini.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, Math.co del Ser.mo S.or G. Duca di Toscana.
Firenze.



868..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 1 maggio 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 47. - Autografa.

Molto Illustre Sig.r Ecc.mo

In questo punto ricevo le carissime lettere di V. S. Ecc.ma de'14 del presente, insieme con li quattro libri inviatimi: et seben io, tratto dalla curiosit et nobilt della materia che contengono, haverei creduto che mi havessero evitato speculationi astronomiche et lincee, nondimeno subito mi ho trovato assalito et occupato l'animo da un quesito arithmetico, cio come, essendo i libri quattro, et il Padre M.ro Paolo, il S.r Moresini, Mula et il Gagio(1336)), con la mia persona, cinque, io possi far che ne tocchi uno per ciascaduno: onde, mancandomi la scienza per sciolgere il dubbio, mi sono rissoluto, non volendo io star senza, di ritener quello del Gagio, che, essendo infermo, non potr leggerlo, e tanto pi che, havendo veduto la dedicatoria, ho compreso che questo libro non  mandato al Gaio certissimo(1337). Nondimeno, se havessi usato troppo prosontione, aspetter che da lei mi sia imposta la penitenza(1338) debbita. Hora mi sono sopravenuti i suoi messi: per faccio fine, et le baccio affettuosissimamente la mano.

In Venetia, al primo Maggio 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Aff.mo Servitore
G. F. Sagredo.

Fuori: Al molto Illustre et Ecc.mo S.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



869...

LORENZO PIGNORIA a GALILEO in Firenze.
Padova, 2 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 81. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Io stimo che le due scatole di semi(1339), inviate a V. S., saranno venute a buon ricapito, tuttoch io non n'habbia veduta mai accusata la ricevuta.
Mons.r Arciprete(1340) la prega a procurare che la inclusa vada a suo viaggio. Io ho ricevuto la Istoria intorno le macchie solari, et ne rendo affettuosissime gratie a V. S.; et l'accerto che sar letta da me con gusto grande. In somma haver in questi mirabili scoprimenti la nostra et, che contraporre alle pi pellegrine inventioni degli andati secoli. Cos di prima vista ho scoperto che 'l S.r Velsero  stato lo stuzzicatore di queste gentilezze publicatesi, et ne ho sentito contento. O che homo degno d'immortalit! Bacio le mani a V. S. con tutto 'l cuore, et le desidero ogni contentezza.

Di Pad.a, il d 2 Maggio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te


Mi scordavo dire che Mons.r Arciprete le rende gratie del favore ricevuto.


Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.

Fuori: Al molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, a
Fiorenza.



vedi figura luna3.gif.

LODOVICO CARDI DA CIGOLI a GALILEO in Firenze.
Roma, 3 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII. car. 83. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio.

Mando a V. S. le venti dozzine di corde, conforme a quello ch'ella chiede; et per averle buone ho usato cor uno amico quella diligenza che io ho saputo, perch'ella venga servita. Se in altro la posso servire, comandi liberamente.
Fui da il Sig.r Principe Cesi, et ridemmo un poco dello aviso di cotesti babuassi; dei quali se quella immagine somiglia nissuno, lo diano al caso, et non a me, la colpa. Circa alla mia lettera che dice, ella mi ha favorito pur troppo in queste delle macchie del sole le quali ho lette com molto mio gusto. Non lo mostro ancora al Sig.r Don Virgino(1341), perch il Sig.r Principe mi disse che io non gniene mostrassi ancora; se bene il Signore cos ragionando a caso delle machie del sole, li dissi che V. S. me le haveva fatto osservare(1342), et che poi V. S. mi aveva detto che io non ne osservasse pi, et come me le haveva fatte osservare di quella stessa sua grandezza, et dettomi il modo da farlo: dove egli mi domand se io l'haveva quivi; et perch non le haveva, che quando e'mi era comodo le portassi. Non c' stato occasione. Li dissi ancho ch'ella mi scriveva che faceva non so che intorno alla [vedi figura luna2.gif]. Mi disse che lui aveva detto a V. S. che la facesse di rilievo, acci gli ignioranti o i semplici ne restassino pi facilmente capaci, et che V. S. era il primo matematicho che viva; dove fu Mons. Dal Borgo, che non la poteva sentire. Ma lo scuso, perch  tutto del'Arcidiacano(1343), il quale mand qua non so che de'libretti ultimi del Pippione(1344) contro a quello del'aque di V. S.
Che ella prema nello scrivere queste sua nella nostra lingua, mi piace; ma il consiglio  pi per interesso della lingua, che della gloria di V. S. Per vorrei ch'ella le scrivessi, come  gi detto altre volte, et nell'una et nella altra lingua, perch la latina  comune a tutte le nazioni; et di gi la vede che il Velsero quasi gniene accenn improposito del finto Apelle, per intendere queste sue lettere delle machie del sole(1345). Per et il Nuncio Siderio et tutti fategli ristanpare e vulgari e latini, e suplischa in quello che lei ha manchato; et se delle passate non vole far lei, le mancha da farlo fare ad altri et altrove, et ella rivederli, acci non siano manchevoli. Fatelo, fatelo, fatelo, et non manchate a voi medesimo, come havete fatto per il passato. Scrivete il vero senza passione et senza curarvi di adulare o cedere il campo alla fortuna, n per loro ritardate il corso, sebene ci  pippioni come oche: ridetevene, Sig.r Galileo, come dice il Casa:

Operar bene, e se ti incontra male,
Alzar la testa e dir: Qual cosa fia;
Perch la fantasia
Che dal pensiero e da l'affanno  stretta,
Non pu producer mai cosa perfetta.

Sento com molto gusto, appi della sua lettera, del Reverendo (alla entrata si pu dir Monsig.r Reverendissimo) Piovano di Fagnia: buon pro le faccia, et Dio le dia lunga vita da goderla, et che a noi ancora ne tochi la parte nostra, se per Dio mi dar vita et occasione di tornare cost.
Circha al Sig.re Amadori, le cose sono tanto ristrette, che  una cosa pi dificile che non crede, et questo da poco tempo in qua: pure non mi sono ancora abandonato, n li dar risposta fino a che non sono risoluto o dentro o fuora. Nel resto non  che dire per ancora, altro che al solito tutto suo; et mi favorischa baciar le mani al Sig.r Filippo Salviati(1346), al Sig.re Iacopo Giraldi, al Sig.r Micelagniolo Buonarruoti, al Sig.r Nori ed al Sig.r Sertini(1347), et a'Sig.ri Serristori, che io lavoro per loro. Et con questo le prego da Dio ogni contento, sanit e forza da scrivere per publico benefizio.

Di Roma, questo d 3 di Maggio 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma


Le corde le consegniai al procaccio detto Chiarino, che parte domattina di Roma per cost. Fatevele dare.


Aff.mo Ser.re
Lodovico Cigoli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



871..

BERNARDO PISENTI a INGOLFO DE'CONTI in Padova.
Venezia, 3 maggio 1618.

Arch. Universitario in Padova. Filza 631, car. 46. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Oss.mo

Con quell'affetto che si convienne al gran merito di V. S. et alla mia antica osservanza, ho passato l'officio con l'Ecc.mo Sagredo(1348) mio Signore; et quando egli non possi (come sicuramente credo che non potr) ritornare il Gallileo, strettissimo amico de'suoi figli, a quella cathedra, mi ha giurato che non favorir alcun'altra persona sua. Che il Gallileo possi haverne ragionevole speranza, non lo giudico: prima, perch non si ritrova esempio che simili leggenti passati ad un loro Principe, siino di novo stati raccolti dalla Republica; poi egli fu honorato di cos grandi augumenti, et in un istante ha fatto affronti a quel Studio(1349): onde in particolare il Prioli(1350) non vuole udire n anco il suo nome.
Tenir adunque in officio questo Padrone, considerando che sii bene trattenersi sino a tanto che, riddotti tutti tre li Reformatori, habbino a deliberare di eleggere; perch poi si trattar del soggetto, et all'hora si riscalderemo, et hora a chiunque le fa instanza, rispondono che vi  strettezza di denaro in quella Cassa, et che si pu tener cos in sospeso quella lettura.
Voglia Iddio che l'assolutione dell'Ecc.mo Cremonini li giovi pi all'anima di quello che fa la mathematica alle anime delli professori di essa, allontanati assai dal spirituale. Mi favorisca di farli riverenza. Con che le bacio le mani.

Di Venetia, il 3 Maggio 1613.
Di V. S. molto Ill.
Servitore Oblig.mo
Bernardo Pisenti.

Fuori: Al molto Ill.re Pad.n Col.mo
Il S.r Ingolfo Conti.
Padoa.



872...

CRISTOFORO FERRARI a GALILEO [in Firenze].
Venezia, 4 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 85. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo

Resto sommamente obligato a V. S. Ecc.ma del cortese ufficio ch'ella m'avisa di haver fatto, et di voler fare, co 'l P. Strozzi. Et forse quella mia bagatella potr esser reputata qualche cosa per opera di V. S., che si sar compiacciuta di dir di me qualche cortese bugia. All'incontro questo  verissimo, che il S.r Magagnati fu hieri a trovarmi insieme co 'l S.r Boccalini, auttore de i Ragguagli di Parnaso, et si bevette in sanit di V. S. Egli  dietro con le male parole alla vita di Romolo(1351) nel suo stile burlesco, in che ha superato s stesso.
Ho stimato che a lei non debbia esser discaro veder la lettera ch'io le mando(1352), per la curiosit dell'historia che riceve gran testimonio di verit centra l'opinion di coloro che l'hanno revocata in dubbio. S' compiacciuto l'Ill.mo S.r Andrea Gussoni, hora Savio Grande, di far la prima iscrittura latina, et a me  convenuto far le due ultime, con ricompensa di una cestella di buzzalai per le mie fantoline, le quali tutte fanno riverenza a V. S., et particolarmente la Liberina; la quale se ben per ragion di stato non havrebbe voluto che mi nascesse un maschietto, tuttavia mostra hora di compiacersene. Et a V. S. Ecc.ma bacio la mano.

Di Ven.a, li 4 di Maggio 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Aff.mo et Oblig.mo Servitore
Cristoforo Ferrari.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.



873.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 9 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 48-49. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r Ecc.mo

Seben con altra mia(1353) ho avisato V. S. Ecc.ma della ricevuta delli quattro libri delle sue lettere solari, et della dispensa et represaglia che havevo deliberato di fare, tuttavia ho voluto anco con queste darli conto della essecutione, aggiongendo ancora le debbite gratie, gi che anco a me ne  toccato uno.
Non ho mai inteso la ricevuta dell'ultima mappa che li mandai, seben suppono che, sendo stata consignata alli SS.ri Guadagni, non possi essere smarita.
Non si  fatta elettione per ancora di mathematico, perch fin qui non concorrono soggetti di molta stima. Il S.r mio padre  Riformatore, et m'ha detto io che m'informi per qualche sogetto degno di quella catedra: mi far per gratia V. S. Ecc.ma scrivermi in questo proposito il suo giudizio. Il Glorioso, tra quelli che concorrono, si pu dire incomparabile: tuttavia  cos freddo in agibilibus, che non havendosi veduto per altro alcuno effetto della vivacit del suo ingegno, molti credono che, oltre la lettura delle cose ordinarie, da lui non possi ricevere alcuno splendore lo Studio di Padova.
Le pietre che V. S. Ecc.ma mi invi nello scatolino(1354), pare che non serbino pi lume: intenderei volontieri se sono naturali overo artificiate, con alcun altro particolare.
L'opera del Cremonino(1355) per ancora non  fornita di stampare, et credesi che ander lunga la stampa tre mesi.
Ho veduto quello che il S.r Velser le scrive di me nelle sue lettere stampate(1356); et mi  paruto buona fortuna non havergli scritto (come suol accadere) qualche coglioneria, perch poi fosse mandata in stampa. In conclusione ho imparato con voi altri signori litterati, che stampate le cose vostre et le altrui, andar molto risservato. Con esso Velser io tengo una tal qual amicitia, introdotta per via de'Gesuiti, i quali sono tutti suoi; et sebene si scriviamo spesso, credo nondimeno che resti poco sodisfatto di me, per essere io andato ristretto nel titolo: di che per devono essere imputati li Gesuiti, che m'instruirono dargli del Molto Illustre, perch io, come quello che mi do alla poca fatica, non haverei posta difficolt dargli dell'Illustrissimo et ricever del Magnifico et del Messere. Ma per non mostrar leggerezza, ho deliberato seguire l'usanza incominciata.
L'istromento per misurar il caldo(1357), inventato da V. S. Ecc.ma,  stato da me ridotto in diverse forme assai commode et esquisite, in tanto che la differenza della temperie di una stanza all'altra si vede fin 100 gradi. Ho con questi speculate diverse cose meravigliose, come, per essempio, che l'inverno sia pi freda l'aria che il giaccio et la neve, che hora appari pi freda l'aqua che l'aria, che pochissima acqua sia pi freda che molta, et simili sottigliezze, alle quali i nostri Peripatetici non sanno dar nessuna rissolutione, essendone alcuni (tra'quali il nostro Gageo(1358)) tanto fuori di strada, che ancora non capiscono la causa della prima operatione, stimando essi che si dovesse vedere effetto contrario, perch havendo il caldo (come dicono) virt attrattiva, bisognerebbe che, riscaldandosi il vaso, tirasse a s l'acqua. Et cos fatti huomeni pretendono le prime letture di Padova!
Non posso esser pi lungo; per mettendo fine al tedio che le do con le mie ciancie, me le raccomando al solito etc.

Di V.a, a 9 Maggio 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



874.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 11 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 51a e 51b. - Autografa.

Molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo

Dalla sua cortesissima ho inteso la riceuta delle lettere, et notato i sforzi maligni delli invidi della sua meritata gloria, quali desidero saper come seguano alla publicazione di quest'opra solare, poich credo gli scotti non poco.
Ho mandato il S.r Stelluti a Napoli per veder e considerar i luoghi proposti da quelli Signori(1359), et inteso a pieno, quando conosca esser a nostro proposito e sicuro, concludere. Dovr anco intendere e haver piena relatione d'alcuni soggetti che da molti mesi in qua, per mezzo di quei Lincei che l sono, fanno istanza d'esser de'nostri, acci poi facciamo sopra ci la debita discussione e risolviamo. Desiderarei intanto, V. S. insieme col S.r Salviati pensassero in doi o tre soggetti cost, sciegliendone quelli che le pareranno migliori. Fanno a nostro proposito s i vecchi come i gioveni; i dottissimi gi, come quelli che al compimento della dottrina sono di buon passo incaminati, e senza dubio che siano per straccarsi; habbiamo bisogno di capitani e anco di soldati nella nostra filosofica militia, seben molto meno de'primi, poich habbiamo gli ottimi, e pochi bastano a guidar grand'esercito. I nobili e ricchi sono di pi splendore, e pi vagliono ad inalzar le scienze e loro stima. Altri di minor (non per vile) grado possono pi affaticarsi nella attiva, e di questi alcuno per luogho ne vorr, per i negotii di qualche scommodo e fatiga, nel principio del'impresa particolarmente. In tutti per dovremo cercare che habbiano vero amore alla sapienza, e perci a questa impresa, e studiino e vogliano studiar di modo che siano per riuscir fertili di buonissimi frutti di compositioni, et habbiano nella natural filosofia libero l'intelletto. Sar bene anco che in un istesso luogho ve ne siano di diverse inclinazioni nelle scienze e professioni, acci, essendo difficile che tutte le scienze in uno si ritrovino, siano tutte in tutti, e in molte in un tempo si lavori e cooperi. Almeno dove molti saranno dediti alle profonde speculationi fisiche e matematiche, nostre pi proprie, ve ne star molto bene e utilmente alcun filologo, non per puro. Mi si dir, in poco numero esser molte condizioni difficili a trovarsi. Non sar forse impossibile, almeno le pi importanti. Ma che importa? io ho voluto esporre a V. S. tutto il mio pensiero, rimettendolo onninamente alla prudenza e giudizio suo. E vorrei, crescendo in Napoli di numero, altrove ancora se ne giugnessero. Si pensar anco in Agusta e Padova di mano in mano, e dopo all'ascrittione de'soggetti seguir lo stabilimento de'luoghi.
 parso necessario, in alcuni colloquii fatti questi giorni a dietro, pensando all'accrescimento che  per seguire, di dare una norma allo scrivere delle lettere e loro titoli, poich nasceranno occasioni spesse di scriver a molti e differenti e non praticati; e par che convenga alla purit filosofica, che deve professarsi, staccarsi affatto dall'usi aulici e ordinarii, e massime nello scriver per occasione della Lince o suoi negotii, poich bastar a questi solo sia ristretta la norma. Le mando dunque in carta quello s' pensato, aspettando sentirne il suo parere di tutto e parte, se meglio e in che modo potrebbe farsi. S' hauto mira che i titoli tutti risguardino lo studio e sapere, e possino piacere a ciascuno.
Bacio a V. S. le mani, pregandola far l'istesso in mio nome al S.r Salviati. N. S. Dio le conceda ogni contento.

Di Roma, li 11 di Maggio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Nella soprascritta: Al Dottiss.o e Perspicaciss.o S.r N. N. L.
Hora, per maggior sodisfattione, mentre tutti concorrono nella fondatione del'opra, avanti al compimento, senza differenza s'usarebbe con tutti; dopo il compimento poi, quelli che si ascriveranno, si distinguer:
alli emeriti dotti gi, si darebbe come s' detto;
alli studiosi, avanti la loro probazione: Al Studiosissimo S.r N. etc.;
dopo la probazione: Al Studiosiss.o e Perspicaciss.o etc.
Dentro la lettera. Non vi sarebbe inscrittione, per lasciar il titolo della sottoscrittione, che difficilmente pol farsi in modo che sempre possa convenire e piacere a tutti; ma si porr a capo alla lettera al modo antico, che tanto pi mostrar la lettera lontana dal'uso ordinario, e per, come d'altro genere, dover pi sodisfare. Sar l'istessa sottoscrittione, col nome di chi scrive e saluto:
N. N. Linc. S.
In mezzo il discorso, et anco a voce nelle attioni Lincee, in luogo della terza persona de'titoli ordinarii,  parso bene sin hora, non havendo meglio,
V. C., Vostra Chiarezza;
che in latino andarebbe benissimo:
V.a Claritudo.
La sopra coperta cerimoniosa si vietarebbe. Si determinarebbe spazio d'un dito sopra, et un a[ltro] sotto, il nome nel principio della lettera.
Quanto a'titoli publici, non s' trovato ancor rimedio, acci le lettere per questo nostro uso non siano contrasegnate. Intanto che si pensa, si potrebbono inviar sotto mia coperta o d'altri, o ove non caschi dubbio in proposta o risposta, o col semp[lice] nome in una coperta senza titoli.

Fuori: Al molt'Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



875..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 17 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 87. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Credo col molto scrivere, che ho fatto l'ordinario passato, haver supplito alla dilazione d'esso, cagionata parte dal catarro che m'ha molestato non poco, parte da infinite occupazioni. Hora, Dio gratia, sto assai bene, e vorrei sentir che V. S. stasse similmente libera dalle noiose e lunghe indisposizioni che la molestano. Vagliasi della stagione, e rimettendo un poco le fatighe, s'aiuti co'buoni medici da dovero, che spero non le sar difficile.
Aspetto il pensier suo e del S.r Salviati in risposta della precedente. Intanto desidero m'avvisi chi  un medico che si trova in Napoli a trattar col Porta, e dice d'ordine del Gran Duca e di D. Antonio(1360), di che dottrina, e se veramente  stato mandato da S. A. Attendo la quarta scrittura(1361) degli invidiosi, e che dicano del'opra solare.
V. S. mi commandi, e N. S. Dio gli conceda ogni contento. Le bacio le mani, et anco al S.r Salviati.

Di Roma, li 17 di Maggio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



876..

GIUSEPPE BIANCANI a GIO. ANTONIO MAGINI in Bologna.
Roma, 17 maggio 1613.

Arch. Malvezzi de'Medici in Bologna. Carteggio di G. A. Magini. - Autografa.

.... Quanto all'opera del S. Galileo, ho havuto caro intendere che sia uscita in luce. Se egli nell'arrogarsi quella bella inventione delle macchie solari non  molto cauto, potr esser convinto dal P. Christoforo Scheiner, perciocch si trovano alcuni suoi manuscritti presso a molti, ed anco a me, divulgati prima che egli stampasse quelle epistole, ne'quali si veggono le prime origini.
L'opinione sua della liquidezza dei cieli(1362)  piacciuta molto ad alcuni dei nostri Padri, lettori di Filosofia di questo Studio, i quali fanno grande stima dell'autorit di V. S. Eccellentissima, come veramente ella merita. Spero che piacer molto pi al P. Christoforo Scheiner, per causa del quale io l'ho procurata, e per esser conforme al suo Apelle....



877...

GIULIANO DE'MEDICI a GALILEO in Firenze.
Vienna, 18 maggio 1613.

Autografoteca Morrison in Londra. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re et Ecc.mo S.r mio Hon.mo

Con la gentilissima di V. S. delli 26 del passato ho ricevuto il suo libro nuovamente stampato in Roma, che mi  stato presente favoritissimo; n io saprei se non grandemente lodarlo, conforme a tutte l'altre cose sue, et l'ho di gi dato al Sig.r Vaccher(1363), come far ancora ad altri che ne possino gustare: che se da loro sentir particolar nissuno degno della sua cognitione, non mancher subito d'avvisarnela. Et fra tanto ringraziando V. S. della memoria che tiene di farmi gratia, me le ricordo sempre, et le bacio di tutto cuore le mani.

Di Vienna, li 18 di Maggio 1613.
Di V. S. Ill.re
S.re
Giuliano Medici.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Hon.mo
Il S.r Galileo Galilei, Filosofo et Matematico del Ser.mo G. Duca di Toscana,
Fiorenza.



878...

FILIPPO SALVIATI a [FEDERICO CESI in Roma].
Firenze, 20 maggio 1613.

Bibl. della R. Accademia dei Lincei in Roma. Mss. n. 12 (gi Cod. Boncompagni 580), car. 129. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.mo et Ecc.mo Sig.re e P.ron mio Col.mo

Sentito dal Sig.r Galileo l'animo di V. E. di nuovi Accademici(1364), credo senza dubbio haver trovato da proporle due suggetti degni di qualsivoglia onore per le qualit loro singulari. Uno  il S.r Cosimo Ridolfi, filosofo libero, cavaliere di concetti nobilissimi, huomo di grandissimo studio(1365), e tale in tutte le sue azzioni, da apportar pi tosto onore e gloria alla sua famiglia cos principale, che mendicarne da lei. L'altro  il P. D. Benedetto Castelli, Bresciano, monaco Cassinense, scolare del S.r Galileo, lettore di Matematiche a una mano di gentil'huomini Fiorentini, nominato dal S.r Galil[eo] nelle sue Lettere inventore di veder le macchie del sole con agevolezza s grande(1366). Che se da V. E. sar gradita ques[ta] elezzione fatta dal Sig.r Galileo e da me con molto discors[o], pretender haver qualche parte ancor io nell'Accademia, bench per i meriti altrui. E con questa speranza ricordandole la servit mia, le fo reverenza, e prego dal Signor Dio quant[o] desidera.

Di Firenze, il d 20 di Maggio 1613.
Di V. E. Ill.ma
Dev.mo Ser.re
Filippo Salviati L.o



879.

FEDERIGO BORROMEO a GALILEO in Firenze.
Milano, 21 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 104. - Autografa la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Io vedr volentieri le Lettere di V. S., hora stampate, sopra le macchie solari, de'quali s' compiacciuta inviarmi copia, e per la curiosit del soggetto e per l'eccellenza dell'autore, da me stimato quanto conviene.
Ringratio V. S. molto dell'affettione ch'ella mi conserva, e la contracambio in ci benissimo, per particolar mia inclinatione e per rispetto ancora del S.or Ciampoli(1367), di cui mostra d'esser amico, come son io, pi che ordinario. Con qual fine prego a V. S. felicit vera.

Di Milano, a 21 di Maggio 1613.
Di V. S.
S.r Galileo Galilei.
Come fratello Aff.mo
F. Car. Borromeo.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



880...

FILIPPO CALIPPI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 22 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 89. - Autografa la firma.


Molto Ill.e et Ecc. S.r mio,

Vedo, per la gratissima sua de'18 stante, come haveva inteso de p. 500 che havevo havute da questa doghana, che sta bene; e non mi si sendo fino a hora porto occasione di potergliene mandare, ho preso risolutione di farllo stasera con il presente procaccio in un groppo segnato G. G., che se lo potr far consegnare con pagharlli il porto: che se bene ci har questa poco di spesa, a ogni modo m' parso cos il meglio per maggior suo benefitio, massime ancora che a volere trovar lettere per cost, si tratta di 2 per cento di danno. E nel resto se son buono a servirlla in altro, mi comandi, che le b. le m. e le pregho da N. S. ogni contento.

Di Pisa, il di 22 Mag.o 1613.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc. S.

Al procaccio pagher V. S. giuli dua del cento delle piastre.


S.e Aff.
Filippo Calippi.
Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S. mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze(1368).



881...

GIOVANNI BARDI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 24 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 52. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccell.mo Sig.re

Presi il libro delle macchie, e ne ho letto la maggior parte con mio grandissimo gusto, poich veggho che molti ostinati, leggendolo, bisogner che abbassino tanto orgoglio che hanno, col dire: Insino a hora non ci  stato nessuno che habbi contradetto a una sententia comune di tutti i philosophi.
Visitai il Padre Gamberger da parte di V. S., et insieme lo salutai in nome suo, il quale rende a V. S. duplicati saluti. Io li domandai quello che gli pareva di questo libro, che gi lui haveva visto; e mi disse molto bene, e che in moltissime cose, tanto di questo come di quell'altro delle cose che stanno sull'acqua, era da quella di V. S. Degll'altri non ho sentito molto ragionare; dico di persone intendenti, come mastri e simili, perch d'altri, come di alcuni scolari con chi io ne ho ragionato, non ne tengho conto, perch dicono i maggior farfalloni che si possa sentire e si credano (come io gll'ho detto), con un mezz'anno di filosophia, per havere solamente sentito che  una cosa stravagante, voler dar contro a chi ci ha sudato su queste cose. Et io credo che questa cosa habbi a terminare come le Stelle o Pianeti Medicei, i quali in su del principio ognuno se ne burlava e gridava che era impossibile, hora nessun ne dubita.
Quanto allo speculo, V. S. ha molto ragione, perch fu mia mera strascurataggine; e per questa volta V. S. mi scusi, ch non ci incorrer pi di sicuro. Del resto io pregho V. S. a conservarmi in sua memoria, e rester con pregarli da N. S. queste feste dello Spirito Santo felicissime, pregandola insieme a salutare il Sig.r Alessandro(1369), quando lo vede, come io fo a V. S., humilmente baciandoli le mani.
Il mio mastro mi pregh che io dovessi intendere da V. S., se quelle pietre che V. S. haveva, che risplendevono, toccandole o stropicciandole, dove si toccava perdevano il lume; et havendo inteso che V. S. l'haveva date al Duca Cesi(1370), mi pregh che io dovesse vedere se lo potevo per alcun verso sapere. Hora io, sapendo che V. S., ci scrive alcuna volta, desidererei, se fussi senza suo scommodo, che glie ne domandassi, quando per altro gli scrive.

Di Roma, il d 24 di Maggio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re
Aff.o Servitore
Gio. Bardi.



882.

PAOLO APROINO a GALILEO in Firenze.
Treviso, 25 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 91. - Autografa.

Molto Ill.re et Ec.mo Sig.re et mio P.rone Oss.mo

Le lettere di V. S. Ec.ma degli undeci io le ho ricevute hor hora alla messa solenne, che pure  tardissimo, dalle mani d'un mio amico, che si chiama il Sig.r Marcantonio Getto; il quale, al mio maravigliarmi di haverle havute in questo modo, ha risposto di haverle egli ricevute di Venezia da Monsig.r Ill.mo Garzoni(1371), archidiacono nostro, et che Monsignor gli ha scritto di haverle havute da un Sig.r Geronimo(1372), di cui egli, per non haver la lettera adesso, non ha saputo dirmi il cognome. Altre lettere, oltre di queste, io non ho ricevuto(1373) dalla mano di V. S., et pure io mi maravigliava che ella non rispondesse all'aviso che le diedi di essermi pretato et di esser passato per cost(1374): s che resto defraudato troppo malamente in proposito delle macchie solari, se ben per con speranza che V. S. sia per rifarmi dell danno, come io ne la prego instantemente. Et insieme la prego a considerar, se fosse meglio a mandar le mie lettere per lo corriero, et non per terza mano, poich le mie, che pur le vengono semplicemente, a quel ch'io mi avvedo, non falliscono.
Li d passati, quando io ero sul bello di haver ripigliato alle mani l'instrumento(1375), la fortuna rabbiosissima mi ha levato di vita un fratello, da me unicamente amato, con morte improvisa, troppo acerba et crudele, di una febbre pestilenziale, che in 24 hore gli ha tolto il polso, et in tre giorni l'ha messo in sepultura, di et di 25 anni, et di complessione quadrata et robustissima, et di ingegno poi, che io, seben fratello, non mi arrosisco di dire che non nascono al mondo cos per l'ordinario. Et, per Dio Signore, ch'io mi sento cos arrabbiato infin alla intima radice del cuore, ch'io non so se io mi sia vivo, o pure quel ch'io mi sia; n so darmi a credere di dar altro luoco alla prudenza, che di lasciarmi tirar violentemente alla necessit, aspettando con ansia solo il tempo, che ammolisca in parte l'asprezza del dolore, intanto privo di ogni speranza di poter esser compensato della perdita. Et per sopramercato mi soprasta hora la cura famigliare, la quale, seben non molto grave, alle mie spalle nondimeno, che non ne sono avezze,  [per] riuscire, si pu dir, incomportabile.
Quella compassione ch'io credo che V. S. me ne habbi, la supplico a far s che, essendo stimolata per conto dell'istrumento, mi sia havuta anco da coteste Altezze Ser.me(1376), in modo che io ne conseguisca dilazione non dir di mesi, ma di settimane; ch io, gi che mi  levato il modo di mandar l'instrumento in quella ultima perfezione che desideravo, non rester di mandarlo in quel miglior modo che io potr, et quanto prima. Intanto me le ricordo affettuosissimo servitore, et le bacio riverente la mano.

Treviso, la vigilia delle Pentecoste, 25 Maggio 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ec.ma
Ser. Oblig.mo
Paolo Aproino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r, mio Sig.re et P.rone Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



883.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Monticelli, 30 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 54a. e 54b. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Mi dole continuamente la sua indisposizione; mi piace per ch'ella, co'buoni medicamenti e cure, sia intorno a discacciarla: n s'affatighi punto nel scrivere, sebene io con le mie glie ne do materia, poich niente pi desidero che la sua sanit.
Quello che scrissi, mi parse bene avisarlo a V. S., poich sebene le raggioni con ogni efficacia qui s'espongono, pure l'arbitrio, mosso dalla passione propria, assai pi di quelle istesse appresso tali sole usarsi e valere; onde stimai necessaria, nel mezzo d'invidia s maligna e nel'eversione di fondamenti Aristotelici, che tanto hoggid sono in pregio, cautela particolare.
Ho riceuta la scatola delle pietre lucifere, e ne ringrazio V. S. con ogni affetto, ch'invero m' stata carissima, e presto ne goder lo spettacolo, ch sin hora non mi lece per l'instabile assenza da Roma.
Ho hauto sodisfattione particolarissima de'soggetti che propone; e quanto al S.r Ridolfi(1377), m'assicuro che ciascuno sia per concorrere, et haverne contento. Quanto al'altro(1378), crederei che seguisse l'istesso con applauso, cagionandolo la relatione che V. S. ne d; ma il vincolo grande col quale egli gi si trova in perpetuo alligato(1379), gl'impedisce l'eguali e communi funtioni della Compagnia onde ci potr favorire col'essere ascritto nel catalogo de'pi cari e stimati amici di quella, come avverr di fare d'alcuni altri personaggi simili, di molta qualit.
Quanto alli titoli filosofici, si propongono solo per usarsi nelli scambievoli offitii e negotii della Compagnia, e muove solo l'occasione d'haver per essa a trattar con persone molto diverse e non conosciute a pieno o praticate, e ben spesso scrupulose in simil materie, e qualche principe, per essempio, che non haver la cortesia congionta con le lettere, e vorr ricever molto e dar poco; e non tutti i letterati haveranno veramente filosofica schiettezza. Per parrebbe necessario, alli disgusti che per occasione s frivola per l'avenire, crescendo la Compagnia di numero, potrebbero nascere, opporre nel principio un simile antidoto. Mi sar carissimo, V. S. vi pensi un poco meco, et anco se potesse haversi miglior voce e pi propria e dolce che quella di Chiarezza(1380), che corrispondesse per a studii, e potesse piace[re] e darsi e riceversi indifferentemente a signori e nobili e filosofi privati.
Altro per hora non m'occorre. Prego il Signor Dio, le conceda la sanit et ogni contento, e bacio a V. S. con ogni affetto di core le mani.

Di Monticelli, li 30 di Maggio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Habbiamo dal principio pensato che li religiosi astretti a clausura, per l'impedimenti della regola, non potevano esser de'nostri, e credo ne discorsi in Roma con V. S. Voleva il P. Tomaso Carafa, personaggio di molte lettere e spirito, fratello del Mar.se d'Anzi, esser de'nostri; e fu risposto al Porta, che non era possibile per il detto impedimento. Il Terentio pure, quando si fece Gesuita(1381), il giorno avanti riport il simbolo. Presto potr mandare a V. S. un sbozzo, che ho fatto, della norma(1382) da osservarsi, ove nelle hore (se n'haver) disoccupate potr considerare il tutto, e questo particolare ancora; e mi dir in tutto il suo parere, al quale io sempre mi riferir.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



884...

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 30 maggio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 57. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Non settimane, ma mesi sono passati che mi scrissero da Roma di mandarmi, colle bagaglie di Mons.or Illustriss.o di Bamberga, le repliche stampate di V. S. sopra le macchie solari(1383); ma sin hora non mi  capitato nulla, o perch le casse di Monsignore non si aprano sino al suo arrivo, o per qual si voglia altra causa: onde la cortesia di V. S. fu molto tempestiva, et le ne rendo somme grazie. Ad Apelle mandar l'una copia, se bene egli durar fatica a potersene servire per la causa scritta altra volta(1384), l'altra terr per charo pegno dell'amicitia di V. S., et legger la terza sua lettera con molta diligenza, come ho fatto delle due prime tempo fa. Sin hora non mi  stato pur possibile di guardarla, havendo havuto l'opera solo hieri, et trovandomi occupato et travagliato molto dalle occupationi et dal mio male.
Troppo volontieri servirei V. S. di que'vetri et d'ogni altra cosa che da lei mi venga commandata; ma assicurisi che in Augusta non si fanno vetri di sorte alcuna. Potrebbe esser che mercatanti Augustani mandassero simil vetri, fabricati o in Baviera o in Boemia, lavorandosi vetri in pi luochi di queste provincie, et che d'indi nasca l'equivocatione de'vetri Augustani. Con che baccio la mano a V. S., et le prego intiera salute.

Di Aug.a a'30 di Maggio 1613.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Eccmo S.or mio [Oss.]mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



885...

PAOLO APROINO a GALILEO in Firenze.
Treviso, 1 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 56-57. - Autografa.

Molto Ill.re et Ec.mo Sig.r, mio P.rone Oss.mo

Ho ricevuto pur al fine la penultima lettera di V. S. con le considerazioni sopra le macchie solari, da lei inviatemi li 16 di Aprile, che dopo un mese e mezo mi  stata mandata per un contadino il marted passato delle Pentecoste da uno D. Tomaso di S. Georgio Maggior di Venezia, rettor qui fuori 8 miglia in una loro corte, detta Monestier.
Mi sono riuscite sopra modo carissime, non solo perch vengono da lei et sono quel che sono (ch'io di loro non mi saprei altro che dirne pi magnificamente), ma perch mi sono venute aspettate di qualche tempo, et poi per me opportunissime, poich, con l'ampiezza de'concetti che portano seco, sono forse per allargarmi un poco il cuore dal troppo dolor che mi opprime tutta via(1385). Ne la ringrazio donque quanto so et posso infinitamente, et dopo haverle in questi dua d, si pu dir, divorate tutte, me le ander mo'godendo con lautezza esquisita a parte a parte.
Del Sig.r Danielle(1386), io ne ho da esser altres geloso et dubbioso come V. S., poi che, havendolo sollecitato pi di due volte, non ne ho potuto cavar una lettera; pur dimani, che passa l'ordinario per Friuli, voglio ritentarlo di novo. Mi do a credere che ce 'l tenghino alienato le brighe vecchie di casa sua; oltre che in quella citt ci sono anche altri garbugli, per li quali l'ambascieria di suo fratello(1387) non credo che si sia per ancora effettuata.
In quanto poi allo strumento auditorio, io sono pure per applicarvi l'animo, anzi, per meglio dire, la mano; poi che sebene mi si attraversano per la fantasia varii dissegni di poter migliorare, perch nondimeno ricercano nuovi esperimenti, non ci voglio attendere pi che tanto, per non allungar il tempo. Ma V. S. vegga che le cose da lei portate le sogliono riuscir di tanto splendore, che di questa senza altro non ne rester a pieno sodisfatto. Basta che quanto si  detto si osserver: di mostrare che il suono, pigliato con instrumento artificioso, riesce all'orecchia 4 volte maggiore che sentito(1388) naturalmente; et in ci, che  quello ch'io le scrissi, non solo non si lascier occasione di dubitare a gli huomeni sensati, ma se glie ne porger d'avantaggio da poter filosofar meglio intorno alla natura del suono, di quello che fin hora si  fatto.  ben vero mo'che in questa materia non ci saranno quelle apparenti dimostrationi, che convincono a prima faccia anco chi vuole star fra 'l confino dell'ignorante e l'ostinato. Io le so dir questo, che stando fuori in villa 4 miglia lontano, ho udito et riconosciuto il suono delle campane della citt, bench mediocri; dove senza l'instrumento, a pena d'inverno si sente un poco di non so che di una o due delle maggiori, non che si possino sentir o riconoscer le altre. Et nel particolare delle musiche pare a me che ci sia del gentile assai, poi che stando lontani si odono le parti in perfetta mistione di consonanza, et tuttavia lo stromento fa sentir(1389) vivide le voci, come se fossero vicine: ch, come V. S. haver osservato, la lontananza debilita ben le voci, ma cresce la soavit(1390) del consonare. Come tutte le altre cose, cos questo instrumento ha la sua tara, che  un poco di buccinamento; onde ne nasce che le parole, nello spiccar l'articulazione, par che non si avantaggino tanto, che seguitino in ci la proporzione della crescita che fanno nell'essenza del suono. Pure, perch, tal accidente non sguita alla propria formalit dello strumento, come non sguita propriamente al vetro lenticulare il far torbido, io spererei che si potesse levare, tentando varii esperimenti con quella patienza et esquisitezza che ricerca l'essere di queste cose, che consistono in minimis naturae. Sia come si voglia, se uno ragioner tanto lontano ch'io ne perda la met delle parole, con l'instrumento non  per passarmene una ch'io non l'intendi. Sa per V. S. che gran parte delle persone fa concetto in simil cose, che siano per far riuscire tutto quello che si imaginano impertinentemente; come fu uno che pareva che volesse defraudar di lode il suo divino perspicillo, perch non le fece vedere distintamente et a suo modo un oggetto situato in pochissima luce, come egli si dava a credere che dovesse fare. Et per stimo che sia bene andar parchi nel dar occasione di far entrar in testa degli huomeni simili concetti, acci che in fatti quanto pi si pu si corrispondi poi all'altrui imaginazioni. Et facci pur sempre un protesto pi che generale, che non intende di far sentir con l'orecchio le armonie de'cieli, come ha fatto veder le altre loro condizione con gli occhi.  ben vero che, per star su le impertinentie, una sotil tavoletta non admette l'aiuto del perspicillo, dove che questo auditorio potrebbe forse anco passar le muraglie. Con che, stando pure su i miracoli, fin di qua io le bacio affettuosamente la mano, et me le ricordo quel devoto servitore che sono obligato di esserle per sempre.

Treviso, il pr.o di Giugno 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ec.ma

Havrei caro di saper se in coteste Corti si ritrova un Sig.r Georgio Muschietti. Per io non intendo di incommodar per ci punto V. S.


Ser.r Oblig.mo
Paolo Aproino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re, mio Sig.re et P.rone Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



886.

VINCENZIO DI GRAZIA a CARLO DE'MEDICI [in Firenze].
Firenze, 2 giugno 1613.
Cfr. Vol. IV, pag. 375.



887...

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].
Padova, 7 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 93. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Se V. S. resta d'accusarmi la ricevuta de'semi delle zatte(1391) per timore ch'io ne pretenda gran cosa, ecco ch'io le faccio solenne quittanza di non volerne altro che la sua buona gratia. Questa mi sar il maggiore contracambio ch'io ne possa ricevere, co 'l sapere appresso a suo tempo che i semi habbiano fatto buona riuscita.
Saranno quindici giorni che compar qui un foglio stampato in Lucca quest'anno, sotto nome di Parri da Pozzolatico, poderaio in Pian di Giullari(1392), ma fu subito suppresso, per diligenza di chi stim d'haverci interesse. Hora io lo lessi, ma mi fu subito levato di mano, s che ne sono rimaso senza. Se  cosa che cost si possa havere, io prego V. S. a buscarmene una meza dozina, che non sar dispensata se non a persone di gusto, secondo l'intentione dell'autore, che non pu non essere Fiorentino, et galant'huomo. Se la riuscita si confar co 'l desiderio, V. S. mi far gratia ad inviare l'invoglio per qualche amico o per via di mercanti, ch ad ogni modo, venga tardi quanto si voglia, sar sempre il ben veduto. S'ella poi vorr o semi od altro in concambio, se le dar carta bianca sopra l'obligo che sar riconosciuto e stimato eguale alla gratia. Bacio le mani a V. S. con tutto 'l cuore, a nome del S.r Sandelli ancora, et le prego dal Signore ogni contento.

Di Pad.a, il d 7 Giugno 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Lorenzo Pignoria.



888.

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO in Firenze.
Roma, 8 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 58. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Non cos tosto il Sig.r Principe Cesi mi favor del libro delle macchie solari, che con grandissima avidit il lessi; e nelle due prime lettere, ch'io vidi manuscritte dell'anno passato, bench'io l'habbia lette al presente pi attentamente (perch non ho havuto il male che mi molestava all'hora), non ho ritrovata cosa ch'io non havessi prima considerata, n che mi habbia mosso alcun nuovo dubbio, ma pi tosto qualcheduno, che gi mi venne in mente, hora si  del tutto dileguato, merc delle sode et efficaci pruove che V. S. va recando per dimostramento delle sue propositioni, le quali, rispetto all'apparenze che noi veggiamo, io stimo tutte vere e sicure: e cos parmi che sieno da altri, senza paragone pi di me intendenti, stimate. E bench io sappia che non mancano de'contradittori, parte per la novit quasi incredibile della cosa, parte per invidia o per ostinatione di haver gi cominciato a contradire, nondimeno io son certissimo che 'l comune consentimento del mondo confirmer col tempo le cose dette da V. S.; perch havuta che si sar l'intera notitia del fatto, immutabile per quanto io stimo, le conseguenze necessarie ch'ella ne trae, saranno ancora senza dubbio approvate.
Mi son ancora allegrato di haverci trovate espresse alcune delle considerationi, che, nell'osservare dell'anno passato le macchie, io vi haveva fatto intorno. Ma niente io haveva prima considerato, che ne'suoi dottissimi discorsi io non habbia veduto.
Dalla terza lettera poi, ch'io non haveva pi letta, ho preso grandissimo piacere; nella quale V. S. rifiuta in guisa le false opinioni del falso Apelle, che non so se sieno in lui pi falsi o il nome o la dottrina: ma spero ch'egli si accorger di haver fatto saviamente a scrivere sotto finto nome. Nel rimanente, nella stessa lettera si accennano altre cose maravigliose, che, non dir io, ma il mondo tutto sta attendendo che da V. S. sieno un giorno manifestate. Fra questo mentre aspetteremo, poich pi da vicino ella ne d speranza, la teorica delle Stelle Mediche, le positure delle quali ho riguardato pi volte, e secondo le note di V. S.(1393) mi sono riuscite assai giuste.
La lettera sua cortesissima delli 20 d'Aprile mi  giunta alle mani assai tardi, trattenutasi non so dove; alla quale n io manco ho risposto subitamente, perch ho voluto prima intendere i pareri di alcuni amici, da poi che il libro delle macchie  stato stampato; et havendolo trovato del tutto concorde et a quello di V. S. et al mio proprio, n'ho sentito contento. Hora io rendo alla bont sua singolari gratie de'favori ch'ella mi va del continuo facendo, et non porto nell'animo maggiore ramarico che di non poterla servire; ma in ogni modo con l'affetto e con la voce io la servo dove posso. Et affettuosissimamente le bacio le mani, e prego Iddio per la sua continua felicit.

Di Roma, li 8 di Giugno 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Ser.re
G. B. Agucchi.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



889..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 8 giugno 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 48. - Autografa.

Molto Illustre S.r Ecc.mo

Pagai al Bacci  60, conforme all'ordine havuto da V. S. Ecc.ma con le sue d'Aprile, capitatemi solo gi X giorni. Pare che esso Bacci pretendi per la qualit de'vetri haverle fatto gran vantaggio, ma all'incontro mostra anco timore che ella non resti gustata, intendendo forse da alcuna parte che de'vetri docinali fa agli altri alcuna volta miglior mercato. Io l'ho eccitato a far avantaggio a V. S. Ecc.ma, offerendomi tuttavia a dargli, come ella mi scrive, honesta sodisfattione. Egli si affatica intorno ai suoi grandi, ma fin hora non ne ho veduto alcuno di fornito; et credo che egli habbia a durare fatica ad agiongere alla bont d'un mio di tre braccia e mezo a misura venetiana(1394), fatto da un mio artefice(1395) di manco nome del Bacci: et se ne potr havere un altro, mi obbligo a mandarglielo a baratto di un fiasco di vin rosso di sopra(1396).
Infinitamente mi  doluto intendere che sia rissentita(1397), et che questo le occorri s spesso, come vedo continuamente dalle sue. In gratia, si governi et per interesse proprio et per gli amici.
Non si  fatta elettione di mathematico, et essendo mio padre Riformatore, la prego avisarmi di qualche buon soggetto. Et per fine le baccio la mano.
In gratia, mi avisi se ricev mai l'ultima mapa, et come sia riuscita al S.r Salviati.

In Venetia, a 8 Giugno 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagredo, in fretta.

Fuori: Al molto Illustre S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



890..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 13 giugno 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 49. - Autografa.

Illustre S.r Ecc.mo

Sono pi giorni che io non vedo sue lettere, et pure sto con avidit incredibile di intendere la sua ricuperata sanit, essendo anco desideroso della risposta delle mie et principalmente dell'ultime, nelle quali l'ho pregata mandarmi l'equatione di quelle hore che scrissi nell'incluso foglio(1398). La supplico, in uno et l'altro particolare fare che io habbia soddisfattione del mio desiderio, comandandomi dove io vaglio. Et le bacio la mano.

In Venetia, a 13 Giugno 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
Il Sagredo.

Fuori: Al molto Illustre S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



891...

BERNARDINO GAIO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 94. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

L'ingegniosa inventione con la impossibilit del ponto aritmettico(1399) l'Ill.mo S.r Gio. Francesco Sagredo ha giustamente colorata. La ingiustitia che egli ha a me usata nel retenir fin hoggi d il novo et preclaro parto delle fatiche sue, mi  stata eccellentissima, perch nello stato nel quale mi ritrovo veramente, haverei forse afaticata la mente in discorrer, et nel legger la vista. Questo ho voluto significarle per parer non apresso lei mal creato, se prima d'hoggi non le ho rese quelle gratie che son obligato, e tanto pi quanto che provo infinito contento nel trovarmi vivamente servato nella memoria di V. S. In altro tempo scriver qualche cosa di pi; et passo a dirle che sono quattro mesi del mio letto, con haver passato, merc di Dio, l'ultimo horribile di questa vita, et mi avanza tanto di speranza di rihavermi con questo sole: et forse mi sar occasione questo male, che habbiamo a vedersi in Fiorenza. Et con questa fine, a V. S. molto Ill.re prego dal Signor Dio perpetuo acrescimento d'ogni bene; apresso la supplico, se questi rumori bellici lo consentono, far humilissima reverentia al Ser.mo Gran Duca; et di cuore bacio le mani alli SS. Bernardi et Rossi.

Di Venetia, li 15 Giugno 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma

Se V. S. haver occasione di scrivermi, potr consegnar le lettere al S.r Ressidente Dominici, che  mio singolarissimo et amicissimo Patron.


Ser.r Aff.mo
Bernardin Gaio.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo mio S.r Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Fiorenza.



892..

ANDREA MOROSINI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 giugno 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXI, n. 155. - Autografa la sottoscrizione.

Illustre et Ecc.mo Sig.r Oss. mo

Ritrovandomi li giorni passati in Padova, mi fu dal Cl.mo Sig.r Gio. Francesco Sagredo inviato, per nome di V. S. Ill.re et Ecc.ma, il libro da lei posto in luce delle macchie solari, riuscitomi oltre modo caro, non meno per la curiosit et novit delle materie in esso contenute, nelle quali V. S. con occhio linceo ha superato la vista dell'aquila, che per veder conservarsi da lei la memoria mia. Dell'uno et l'altro vengo a ringratiarla affettuosissimamente, et offerirle in ogni occasione tutto ci che pu dipendere da me in suo servitio. Et pregandole da Dio il colmo di ogni prosperit, me le raccommando.

Di Venetia, alli 15 di Giugno 1613.
Di V. S. Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo S.r
Andrea Morosini.

Fuori: All'Ill.re et Ecc.mo Sig.r Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



893...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 15 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P.VI, T. IX, car. 60-61. - Autografa. Alla lettera facciamo seguire la risposta che GALILEO diede al quesito fattogli dal SAGREDO, e che si legge, autografa, a tergo della proposta (car. 60t.).

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Per sodisfare alla curiosit et incredulit, per non dire incapacit, di alcuni gentil'huomeni di grande riputatione, sono astretto mandare la oltrascritta nota a V. S. Ecc.ma, acci resti servita quanto prima mandarmi la equatione(1400) della oltrascritta hora nelli meridiani che la vedr; perch sebene con ragione potriano restar persuasi del vero, nondimeno pare che non voglino restar quieti se non alla sua auttorit. Et le bacio affettuosamente la mano.

In V.a a 15 Giugno 1613.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galilei.
Ser.re Aff.mo
Gio. Fran. Sagredo.

Meridiani supposti giusti
Hora del nascimento di Acabar, Gran Mogor,
da uguagliarsi(1401) a tutti li infrascritti meridiani.
H.
m.p.

'
135
Malacca
a d 13 Luglio 1581
6
15
150
Burneo
detto
7
15
165
Mindanao
detto
8
15
180
Isola di Bonsegni
detto
9
15
195
Isabella
detto
10
15
210
S. Nicol
detto
11
15
225
Isola Infortunata
detto
12
15
240
Anubbada
detto
13
15
255
S. Giacomo
detto
14
15
270
Soconisco
detto
15
15
285
Isola d'Arena
detto
16
15
300
Panama
detto
17
15
315
S. Dominico
detto
18
15
330
Capo Bianco
detto
19
15
345
S. Salvator
detto
20
15
360
Medera
detto
21
15
15
Lisbona
detto
22
15
30
Savona
detto
23
15
45
Corf
detto
0
15
60
Rodi
detto
1
15
75
Anna
detto
2
15
90
Aspaan
detto
3
15
105
Di
detto
4
15
120
Bengala
detto
5
15

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.
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Quel momento di tempo che in Malacca fu il termine dell'hora 6.15'dopo il suo mezo d, fu in Burneo (cio 15 gradi pi verso levante) il termine dell'hora 7.15'dopo il suo mezo d; tal che chi volesse usare efemeridi calcolate in Burneo, per notar la costituzion celeste nel detto momento, dovrebbe a i luoghi delle stelle segnati in dette efemeridi aggiugnere il moto di ciascheduna rispondente a 7 hore e 15', essendo in tali efemeridi scritti i luoghi di esse stelle nel punto giusto del mezzo d nel meridiano di Burneo. Ma servendosi di efemeridi aggiustate in un meridiano ancora pi orientale altri gradi 15 (qual sarebbe quello di Mindanao), bisognerebbe a i luoghi notati in esse aggiugnere il moto di hore 8.15', et sic de reliquis; sin che in Corf tal punto caderebbe nell'istesso mezo d del giorno 14 di Luglio, et in Rodi sarebbe stato il d detto 14 di Luglio, 1 hora dopo mezod.



894..

GIO. ANTONIO MAGINI a [GALILEO in Firenze].
Bologna, 18 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 96-97. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Solamente hoggi ho ricevuta la gratissima sua delli 8, meravigliandomi della tardit in arrivarmi. Pur troppo  vero che quel giovane che gli comparve  mio nipote; ma non meritava egli d'esser aiutato da lei, perch s' portato tanto male meco, che non ho occasione di farne pi un conto al mondo. Non so che dirle in poche parole, se non ch'egli  stato il contrapeso di tutte le mie felicit, non havendo mai cessato di travagliarmi et danneggiarmi in tutte le maniere; et per lui non mi ritrovo haver fatto fondamento reale in Bologna per sostentamento della mia figliolanza, perch sempre m'ha convenuto sovenirlo et anco ripararlo da qualche gran sciagura, pagandogli debiti fatti in mille mali modi. Finalmente poi, havendo giocato ci ch'egli haveva, et indebitatosi gravemente et fatte dell'altre sconvenevolezze, ha bisognato che si levi di Bologna, se non voleva capitare in una galera per il manco, havendomi necessitato di ricorrere dall'Ill.mo S.or Cardinale Legato(1402) per riparare a certe furberie fattomi, perch, non contento d'havermi cavati molti denari di mano et fatte per me pagare alcune polizze duplicate, m'ha rubbato sin dei libri dello studio et alcuni strumenti, s che io gli ho poi voluti da chi li haveva comprati senza rimborsare loro cosa alcuna, ch' stato poi il rimedio di farmelo levare da torno: et s'io sapevo ch'egli s'incaminasse a Firenze, scrivevo et a lei et ad altri, acci che comparendogli davanti, se lo scacciassero, s come ho fatto a Padova et Venetia, ove credevo che si dovesse inviare. Mi scrive egli una lettera di Montepiano delli 8 di questo, dove diceva d'esser con la soldatesca dell'Ecc.mo S.re Don Francesco(1403), ch'a punto le mando a vedere; et, perdonimi Dio, desiderarei che, se  vero ch'egli ci sia, che gli toccasse d'andare nelle prime et pi pericolose fattioni, acci che si levi dal mondo questo ribaldo, con tutto ch'io herediti da lui tre figliuolini, et che non cessino per me i travagli: se per non ci  pericolo che, morendo, egli mi possa pi travagliare, ch per un pezzo temer sempre ch'egli mi comparisca davanti in ombra; tanto abhorisco la sua memoria, per tanta ingratitudine et indiscretione usata verso me, mostrando anco impiet verso i suoi figliuolini.
Facciami gratia di rimandarmi poi questa lettera, ch'io devo conservare per ogni occasione: et rendendole gratie di quanto ha fatto per amor mio, senza mia saputa et consenso, le bacio le mani, et me le offerro prontissimo in ogni sua occasione.

Di Bologna, li 18 Giugno 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
G. Ant.o Magini.



895.

GIROLAMO MAGAGNATI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 22 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 98. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo

 antichissima legge dell'amicizia, che a chi bisogna comandi; n il titolo di amico si disconviene al padron che si ama di cuore, com'io fo V. S. Perci la prego a pigliar lingua, se cost io potessi haver un poco di cremese canuto, che fusse di onnipotente perfezzione, ch quando non fusse tale non mi servirebbe, poi che qui di commune qualit se ne trova, et avisarmi anco il prezzo, perch rimetterei i danari, per darle la seconda briga
Io nel solito casino sopra Canal Grande me la passo allegramente col S.r Traian Boccalino, dignissimo amostante di Parnaso, il quale mi favorisce di cotidiana comensalit; e spesso spesso facciamo de'brindes per la salute di V. S., che, se vorr dire il vero, da qualche tempo in qua ne deve sentire gran giovamento, perch li facciamo di cuore.
Fra le spine de'negozii nel poggio del mio capriccio fiorisce sempre qualche erba da fieno, che per n'ho veduto alcuna volta de'mazzetti in mano a di gran personaggi, che se ne compiacevano, non perch avessero odore o virt, ma per la bizaria de'colori e per la forma capricciosa; et ora sto scrivendo in verso piacevole la vita di Romulo(1404), nella quale pretendo d'aver trovato modo di scriver burlesco, che anco li Capuccini possano senza scrupulo tenerne le composizioni appresso il breviario, e leggendole rider sempre. L'ho distinta in due capitoli, e n'ho finito il primo, che comincia:

Romulo fu figliuolo di sua madre,
Perch s'usava sino al tempo antico
Aver la madre certa, incerto il padre.

Continuo il secondo per isbrigarmene presto presto; e ne do conto a V. S., perch so che si compiace di s fatti chiribizzi, et ama ch'io non istia in ozio. Lasciando le baie, aspetto subito aviso del cremese, et affettuosamente le bacio le mani.

Di Vin.a, a 22 di Giugno 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re
Gir.mo Magagnati.

Fuori: Al molt'Ill.re et Ecc.mo S.re, S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



896..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Monticelli, 29 giugno 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 62, 63a e 63b. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

La sua, giuntami finalmente con avviso di miglioramento di sanit, m'ha rallegrato molto. Si rihabbi pur questa totalmente, e proceda da che cagione la si vole, e V. S. per gratia non tralasci di servirsi di tutte.
Del medico chimico mandato a Napoli a trattare col S.r Porta(1405), hebbi dal'istesso Porta avviso subito. Intesi li segreti dimandati e dati, e l'indice della Taumatologia(1406) proposto, del quale ho l'originale in mano da un anno in qua; n  dubio alcuno che sono tanto stupendi, che se la pratica risponder alla proposta teorica, saranno delle prime e pi degne operationi che sin qui siano dal'humana industria procedute.
Quanto al telescopio eccellentissimo, se il lavorarci le lenti che siano esatte portioni sferali  cos difficile alli artefici, che n'incontrano pochissime, che sar se le vogliamo paraboliche? Sa V. S. che ne ragionammo quand'ella fu in Roma, e si stim cosa difficilissima: l'istesso credo accader ovunque l'artefice vorr soggiogar la materia al matematico rigore. L'audace et ostinata esperienza c'insegnar tuttavia; et invero l'acuto et indefesso ingegno del S.r Porta nostro, in cos decrepita et, non cessa di fatigare e speculare, e in molte cose restar a mettere in pratica.
Haver caro, se a V. S. saranno proposte le dette operationi e segreti (come credo), intenderne poi con sua commodit il suo parere, grandissimamente pregiando il suo giudizio di valor tanto noto nelle teoriche e pratiche, n solo delle cose inferiori, ma delle superiori e nobilissime nature. Del detto spagirico le dimandai, perch il S.r Stelluti, che, come gi le scrissi, mandai a Napoli per i negotii del nostro consesso, m'avis ne ricercassi un poco d'informatione. Hora, essendo ritornato e trovandosi meco, mi dice che, essendosi ritrovato presente a tutto il negotiato di detto spagirico con il Porta, questo, mostrando farne gran conto per la cognitione grande di medicamenti rari e cose naturali ch'in lui scopriva, lo preg trattasse meco che si proponesse per Linceo. Hora star a V. S. il considerare se  a nostro proposito, risguardandone la scienza et altre qualit del'animo, il nome ch'egli ha, il conto che n' tenuto, e come si dimostri verso V. S. e le sue cose et altri Signori Lincei, e s'altro le parr conveniente; poich non venendo da lei approvatissimo, non se ne far pur un motivo, e poi anco s'aspettarebbe la ricercasse.
Il S.r Stelluti in Napoli non ha potuto effettuar la compra, poich il luogo di Chiaia, del quale mandai a V. S. la relatione(1407), ci fu preoccupato da un ministro regio di quella Corte, che prima di noi l'haveva adocchiato. Hora si tratta di tre bellissimi luoghi e molto a proposito, come intender, e si procurar sceglierne il meglio, havendone la cura il S.r Colonna.
E per V. S. e per me, essendo amico commune, e vero e buono amico, ho sentito quel maggior dolore che dir si pu della perdita del S. Cigoli(1408); n conosco alcuno a chi non sia doluta, tanto era nota la sua gentilezza, bont et eccellenza, e tanto di raro sogliono trovarsi congionte queste qualitadi; n mancar io, e per i suoi meriti e per il cenno di V. S., esibirmi pronto a giovamenti e servitii della sua casa e nipoti. Ricordo in tanto a V. S. il desiderio et obligo che ho di servir a lei e che mi commandi. N. S. Dio le conceda ogni contento.

Di Monticelli, li 29 di Giugno 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Ho gi avisato a tutti i Signori Lincei la proposta del S.r Cosimo Ridolfi, e di gi per mezzo del S.r Stelluti ho risposta di tutto il Liceo di Napoli, che n'ha sodisfattion grande. V. S. mi far gratia avisare se il cognome va scritto
Rudolphus,
Ridolphus,
Rodulphus,
ch tutti tre sono in uso: e questo, per scolpir nella gemma del simbolo.



897...

ORAZIO MORANDI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 6 luglio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 64. - Copia sincrona, con correzioni di mano di GALILEO: cfr. l'informazione premessa al n. 858.

Molto Ill.re S.re e mio P.ron Oss.mo

Mando a V. S. la lettera del Sig.r Francesco Sizii(1409), acci insieme con codesti Signori possino da questo nuovo accidente confermarsi nella credenza che la verit  una, e tutti quelli che sono atti nati a poter adeguar l'intelletto loro con quella, conviene che, tardi o per tempo, si riduchino sotto le vittoriose insegne di quelli che filosofano contemplando il bello et ampio libro della natura, e non si legano alle sofisticherie di quelli che hanno volsuto non solo incarcerare questa infelice scienza, ma ristringerla ancora negl'indegnissimi ceppi dell'opinioni Aristoteliche e nelle noiose manette de'capricci de gl'altri filosofastri, che iurant in verba insani magistri. E prometto a V. S., che io ho sentito tanto gusto che il Sig.r Sitii sia uscito dall'ostinato pecoreccio nel quale l'aveva tratto l'insano vulgo, che mi pare averlo veduto rinascere(1410), e di perso che era, averlo ritrovato. Ma invero non poteva il suo bell'ingegno star s lungo tempo immerso nel caliginoso pelago di tanti errori. Rallegramoci dunque, quia ovis quae perierat inventa est.
Non m' meraviglia, che il Sig.r Principe Cesi, habbia riconosciuto nel valore di V. S. il molto che ella merita, essendo da me ottimamente conosciuto e l'uno e l'altro: mi rallegro con tutto ci che altri, da molto pi che non sono io, concorrino con il parer mio intorno alla persona di V. S. Alla quale restando servitore, al solito di cuore li bacio le mani e le prego dal Signor ogni bramata contentezza.

Di Roma, 6 Luglio 1613.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Devot.mo
Don Orazio Morandi.



898..

MARCO WELSER a GIOVANNI KEPLER [in Linz].
Augusta, 10 luglio 1613.

Bibl. dell'Osservatorio in Pulkova. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

Cum Galileus ad Apellis Epistolas copiose responderit, et ad tuam sententiam de maculis solaribus, longe propius quam ad Apellaeam, accedere videatur, tibi omnino eius scriptionis exemplum mittendum existimavi. Videbis, optimum senem, quantumvis in opinionum dissensu, modestissime cum adversario agere; nihil dentatum, nihil aculeatum, animadvertes: quae, quo hodie inter scriptores rarior, eo haud dubie pulchrior, laus est...



899..

LORENZO PIGNORIA a [GALILEO in Firenze].
Padova, 12 luglio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 100. - Autografa.

Molt'Ill.re et molt'Ecc.te S.r mio Oss.mo

Ho ricevuto la Fantastica Visione di Parri da Pozzolatico(1411), et ne rendo a V. S. gratie tanto maggiori, quanto vedo la difficolt incontrata nel rinvenirne una copia.
Sento gusto che i semi habbiano partoriti figlioli che possano essere di qualche riuscita. Ma che non venisse voglia a V. S., come gi ad un vescovo di Chioggia, che si fece portare a Roma per la posta una cassetta di poponi, che portata in dogana pisciava da tutte le bande.
Il libro De coelo(1412) non  comparso ancora di qua, et mi maraviglio come possa essere uscito senza che noi ne habbiamo sentore. In evento che s, V. S. lo haver subito.
Mons.r Arciprete(1413) le bacia le mani, et il S.r Sandelli et io facciamo il simile, desiderandole ogni bene.

Di Padova, il d XII Luglio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re et molt'Ecc.te

Al libro del S.r Cremonino pu mancare un terzo dell'opera per finire di stamparsi, come mi dicono questi del Meietti(1414), sich andar al principio d'Agosto.

[vedi figura 899.gif]



900...

GIO. BATTISTA AGUCCHI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 13 luglio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 70-71. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss. mo

Egli  pur cos, che niuna dottrina fu mai, n niun valore di persona, per chiari e grandi che fossono, che non havessero i lor contrasti. Quegli non  stimato che non  combattuto, e la riputatione cresce dall'oppositione, massimamente quando dopo le contese succedono le vittorie, quando il mondo gi giudica a favore del vincitore, come veggo ch'egli ha fatto, e tuttavia fa, in pro di V. S.: onde a gran ragione ella non si dee pi prender pensiero dell'ostinatione de'suoi oppositori, ma rallegrarsi, s come io ne sento spetial contento, ch'eglino ogni d pi manchino di numero e di credito, e che nell'avvenire V. S. habbia pi tosto col disprezzo delle false loro opinioni, che con le risposte, da abbatterli. Assai ell'ha combattuto e vinto, mentre le cose da lei insegnate sono state per le provincie riconosciute per vere, e dall'universale schiera de'letterati approvate. Volti pur tutto l'animo e l'opera al dare compimento alle cose che ha per le mani, perch ci pi importa et al beneficio comune et alla sua gloria particolare; altrimenti essi potrebbono con arteficio tenerla sempre occupata, et indirettamente vincere con le proprie perdite.
Intanto io ringratio sopramodo V. S. della parte che di ci mi ha fatta, et appresso dell'avviso datomi intorno a Saturno, che, secondo la sua predittione, sia tornato nel passato solstitio a comparire tricorporeo. Io l'ho veduto altre volte, hora di forma ovale, cio quando io non haveva sufficiente strumento, hora co'tre corpi distinti: ma non l'ho guardato mentr'era solitario e di perfetta forma circolare. Al presente io l'ho veduto chiaramente, secondo che V. S. mi scrive, co'suoi due piccioli globi allato; et ho preso gran piacere che 'l suo avviso vada riuscendo vero, per la riputatione che anche per questo conto se le verr ad accrescere. Quando io udii la mutatione di forma ch'egli haveva fatta, considerai che ci potesse esser accaduto perch'egli si trovava nella met superiore del suo epiciclo, poich, essendo questo, rispetto all'altezza sua, grandissimo, mi pareva ragionevole che, per essersi alzati tanto, dovesse la lor piccolezza del tutto disparire; n havrei volto il pensiero a raccorne la probabilit del moto della terra conforme al sistema del Copernico, perch non son mai entrato a considerarlo diligentemente, non havendoli, quanto alla verit di esso, prestata troppa fede. La sola autorit di V. S., da poi che conobbi ch'ella portava simile opinione, mi mosse ad inchinarli l'animo, ma non in guisa ch'io non ne stia oltremodo dubbioso e non penda pi tosto nella contraria parte, verso la quale tre principali cagioni mi sospingono.
La prima  l'autorit della Sagra Scrittura, che in pi luoghi e con molta chiarezza afferma il contrario; e bench io non ignori la risposta che per salvarla le si pu dare, veggo nondimeno ch'ella non acqueta le pi persone o le pi cattoliche o pie, le quali non hanno per bene d'introdurre s fatti modi d'interpretare i sensi di quella chiarissimi, e massimamente che gli heretici, volentieri ad essi appigliandosi, li rendono sospetti: onde a loro sembra che n meno tal opinione debba stimarsi del tutto sincera, ma pi tosto sospetta.
La seconda cagione  l'autorit di tutti li pi stimati matematici che dal Copernico in qua sono stati (che di quelli che furono avanti non parlo), i quali non solamente non hanno ricevuto per vero il suo sistema, ma gagliardamente se gli sono opposti: e l'autorit, nelle cose che non si possono dimostrare con pruove matematiche o per via di senso e di sicura sperienza che convinca, dee prevalere alla sola ragione del discorso particolare; perch quella che a me si dimostra efficace ragione, ad altri parer debole e leggieri, e ciascuno secondo le varie dispositioni delle fantasie havr i suo'fundamenti per buoni, e sopra quelli posandosi, vi si acqueter del tutto: onde non ci resta finalmente altra via da determinare delle scienze non necessariamente dimostrate, che la sola autorit de i pi e delli stimati comunemente migliori, perch si vuol credere che la verit, per altro ambigua, sia dall'universale e concorde parere scoperta. Hor fra tutti quanti gli astronomi io fo gran conto del Ticone, che nella diligenza dell'osservare i moti celesti ha vinti i passati; e l'osservationi sue, che gi cominciansi a praticare, riescono assai certe e sicure. Egli per avanti che si sia trovato il telescopio, per forza delle sole osservationi fatte nel corso di lungo tempo con tanti e cos grandi e giusti strumenti, ha stabilito che Venere e Mercurio si muovano intorno al sole, bench egli non sia stato il primo nell'affermarlo; che in cielo non sieno sfere n epicicli reali; che la materia celeste non sia soda, ma liquida e permeabile, e parimente alterabile et in qualche modo corruttibile; et havendo comprese le paralassi de'tre superiori pianeti, etiandio quella di Saturno, et i veri loro diametri, all'occhio naturale visibili (perch non gli ha potuti riguardare, come si fa col telescopio, liberi da'raggi), ha parlato della distanza e grandezza loro con pi probabilit di qualunque altro; e si pu dire che, almeno nel giudicare la distanza di tutti quanti, dalla quale si trae l'ampiezza de'loro corsi, egli sia giunto al segno: la onde, non ostante ch'egli habbia acquistata tanta notitia de'movimenti celesti e fatta grande stima del Copernico, non ha potuto approvare il suo sistema, ma, lasciando il centro del mondo alla terra stabile, un altro ne ha formato pi ragionevole, col quale l'apparenze celesti ottimamente si salvano.
La terza cagione  finalmente la ragione istessa: non perch'io stimi impossibile, come alcuni fanno, una cotale positione; ma perch io la reputo absurda, mentre senza necessit si voglia introdurre un'infinita grandezza nel mondo, e porre un intervallo fra Saturno e le stelle fisse pi di 760 volte maggiore che non  quello che da qui a Saturno si truova, e farlo privo del tutto di stelle, l dove i cieli non sono fatti se non per le stelle, e senza che habbia da servire ad alcun particolare movimento et operatione. Bisognerebbe, in tal modo, che l'immenso circuito che fa il sole fosse come un punto rispetto al cielo stellato, e che qualunque stella della quarta e quinta magnitudine, le quali a pena si discernono, fossero di esso maggiori o ad esso eguali; e per conseguente, se 'l medesimo giro fosse un corpo luminoso, malagevolmente di l su si vedrebbe: e cos converria, per rendere il sole visibile da quella smisurata distanza, moltiplicare la sua grandezza a migliaia di miglioni, non che 'l suo lume potesse, nello stato nel quale si truova, per grandissimo spatio arrivarvi.
Io lascio la difficolt del moto e quiete dell'aria, che in parte habbia da esser rapita dal corso terrestre, et in parte da rimanere immobile: et aggiugner solamente a tutto questo, che se la terra intorno al zodiaco si movesse, et il sole fosse centro del suo giro, accaderebbe che i tre pianeti superiori, quando sono nella pi alta parte de'loro epicicli, sarieno dalla terra pi lontani che quando nel perigeo si truovano, non solamente per tanta distanza quanta  l'altezza dell'epiciclo, ma per tanta di pi quanto  il semidiametro del deferente del sole, o quanto  dalla terra al sole; ma gli epicicli loro sono verso di s assai pi grandi del giro di Venere, la quale se, per trovarsi nell'alto o nel basso di quello, appare con s gran differenza d'aspetto com' stata notata da V. S., parmi che possano molto pi i tre pianeti, per rispetto della sola altezza dell'epiciclo, fare la differenza di vista che fanno; ma se appresso al diametro di cotale altezza vi si aggiungesse ancora la distanza del semidiametro sopradetto, qual differenza cagionerieno? Saturno, posto verso l'apogeo, facilmente non si scorgerebbe; et i suoi orbi collaterali non comparirebbero se non posti nel perigeo. E come vedriensi li quattro pianeti di Giove hora che, passato il mezzo del cielo o dell'epiciclo, ascendono all'apogeo? Per tanto, essendo l'epiciclo di Saturno d'un'ampiezza non minore del deferente solare, si pu giudicare che 'l nascondersi de'suoi orbicelli da altro non proceda che dall'altezza del diametro di quello; della qual cosa saremo chiari, se nell'andare il sole alla sua oppositione si scuopriranno essi pi grandi e manifesti che hora non sono, sicome tali in tal tempo si mostrarono l'anno passato. Ma negli anni che seguiranno, dovendo Saturno discendere dalla mezzana lunghezza del suo deferente verso il perigeo di quello, agevol cosa sar che in ogni tempo si veggano. Che se niente di questo accader, aspetteremo d'udire da V. S. la vera cagione del loro occultarsi, perch non havendo io se non una generale notitia della teorica del Copernico, non ho compreso per qual cagione ne'soli due solstitii di state e di verno habbiano ne gli anni prossimi da manifestarsi. E tutto ci mi  paruto di scriverle, anzi per modo di dubitare, che perch'io non istimi grandemente il giudicio di V. S.; sicurissimo ch'ella non sar per mettere niente in publico della verit di questa opinione, se non havr in mano gli argomenti certi da provarla: perch se non avviene ch'ella si renda dimostrabile con pruove matematiche e necessarie, sar gran fatto che per le sole probabili ragioni al mondo si persuada, come cosa che non troppo bene cappia nell'humano intelletto.
Scusi V. S., di gratia, la lunghezza, e l'attribuisca al desiderio che ho d'apprendere; e viva cos certa del mio affetto et osservanza verso di lei, com'io fo della sua cortesia e del suo valore. E prego il Signor Iddio che per publico beneficio le aumenti i gran doni che le ha conceduti; e le bacio di cuore le mani.

Di Roma, li 13 di Luglio 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.r Galilei.
Aff.mo Se.re
G. Batta Agucchia.



901..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 13 luglio 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 42. - Autografa.

Molto Illustre Sig.re Ecc.mo

Di tre lettere che V. S. Ecc.ma dubbitava che fossero perdute, ne  smarita veramente una sola, et  quella scritta in proposito de'soggetti per la lettura di Mathematica, onde se ella mi volesse favorire della replicata, riceverei singolar gusto. In queste medesime mi imagino che m'avisasse della riceuta et riuscita dell'ultima mapa, et dell'aviso del pagamento fatto da me al Baci ben molti giorni et settimane doppo l'ordine suo, ma per subito ricevute le sue mandatemi per via del Padre di S. Giorgio(1415), perch se havesse scritto il medesimo in altre, convengono essere certamente perdute.
Se verr il vino, lo goder per amor suo, et rimander le zucche ripiene di quel miglior che haver, sich in tutto non sia gettata la spesa della condotta. La curiosit, pi che la gola, mi fa desiderare di gustare anco gli altri, conforme alla qualit de'tempi; perci ho menata partita a debbito di V. S. Ecc.ma a mese per mese.
Mi piace che Saturno habbia ricuperato le gi smarite sue stelle; ma per mi duole che cos io non possa sperare il ritorno della mia risplendentissima, perduta apunto nel tempo che queste con tant'altre si scopersero da nuovo, le quali, con un intiero cielo appresso, non possono ricompensare il mio inesplicabil danno, poich senza di quella non distinguendo io il giorno dalla notte, vivo sconsolato in continue tenebre, restandomi per unico ristoro quella poca speranza ch'ella mi d, che io debba rivederla l'autunno prossimo. L'affetto questa volta mi fa credere agli astrologi, sicome io la essorto prestar fede a'medici quando le dicono che, per risanarla, debba trasferirsi qui a pigliar i fanghi(1416).
Baci si  affaticato per far li suoi vetri da 4 braccia, et sebene ne ha fatto buon numero, tuttavia niuno  riuscito a paragone del mio. Se egli avesse bisogno di essere sollecitato, non mancarei.
Quanto alle equationi(1417), il bisogno nostro non  di minutie, anzi, per dirla, quanto all'hore et minuti siamo tutti d'accordo, et solo versa la questione sopra il giorno(1418), parendo ad alcuni che sia in tutti i luoghi lo stesso, et ad altri differente: per aspetto il mio stesso foglio segnato, per incontrarlo con altri mandati in diversi luoghi. In questa dificolt io sono solo di upinione, et ho miei avversarii non solo i millioni ordinarii, ma ancora il P. M.(1419), il S.r Mula et da principio anco il Gloriosi, seben questo assai risservatamente, ma quelli con pretensione di haver dimostratione in contrario; dove io tanto credo il mio paradosso, quanto la prima propositione di Euclide. Havuto il foglio, le scriver pi particolarmente; et le bacio la mano.

In Venetia, a 13 Luglio 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagredo.

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



902..

GIOVANNI KEPLER a ODDO VAN MAELCOTE [in Bruxelles].
Linz, 18 luglio 1613.

Bibl. dell'Osservatorio in Pulkova. Mss. Kepleriani, Vol. L. XI. - Autografa.

Literas tuas, Clarissime Malcoti, scriptas 11 Decembr. anni duodecimi(1420), accepi mense Iulio anni sequentis. Lator idem erat qui et suasor, Dn. Scillerius. Amplector in tua Dominatione studium philosophiae contemplativae, quae Dei sapientiam in operibus eius nobis detegit. Nec possum mihi non gratulari de tua de libris meis existimatione honestissima. Utinam et responderet fructus huius lectionis tuo desiderio. Sed et mactas me donis gratissimis, quae sunt specimen tuorum studiorum. Denique et quaestionem adiicis philosophicam, ut omnibus modis gratus sis. De ea quaestione breviter respondebo.
Primum atque Galileus, inventis novis sideribus, plura arcana caelestia iactavit, de solis maculis cogitare cepi, si forsan earum indicio motum aliquem telluris circa solem comprobare possimus, tunc nimirum si sol ipse non fuisset rotatus. Igitur lente convexa telescopii optimi, quod habebam ex concessu Electoris Coloniensis p. m., radium solis excepi, et papyrum in puncto concursus radiorum applicavi, remoto concavo vitro. Sed fulgor immensus radiorum collectorum et speciei exilitas mihi obstiterunt, ut maculas nullas cernerem. Quare curam inquirendi maculas deposui. Assumpsit autem eas quidam Fabricius Witebergae, libellumque super hac re vulgavit mense Iunio anni 1611(1421), quem secutus est Augustanus quidam anonymus, seu ficto nomine Apelles; quam ad famam ego ad telescopium redii, ususque utroque vitro, maculas tandem et ipse detexi. Satis tamen diu me latuit, diducenda esse vitra paulo longius. Ex eo varia iudicia prodierunt de his maculis, inter cetera vero accurata discussio Galilaei, cuius copia mihi facta est hoc ipso die: nondum itaque pervolvi.
In summa, motum seu dnesin solis, in suo spacio manentis, satis clare ponunt ob oculos, et qualitate quidem eandem quam ego tanto ante tradidi in Commentariis Martis(1422), quantitate vero diversam a coniecturis meis. Illud quidem demonstratio mea requirebat, ut celerius [vedi figura sole.gif] periodum unam absolveret quam Mercurius, celerius igitur quam 88 diebus. Et ita rem habere maculae testantur: diebus enim 14 ad summum manent in facie solis apparente, totidem igitur etiam in latente. Igitur inter dies 25 et 28 versatur una periodus. Sunt igitur reliquae meae coniecturae irritae de triduo aut de unica die convolutionis huius. Scripsi sub finem anni 1611, quid de substantia macularum harum sentirem; et parum quod mutem, ex posterioribus observationibus inverno. Nimirum non sunt omnes eiusdem omnino celeritatis, nec viam eclipticae parallelam incedunt. Itaque non haerent in superficie corporis solaris. Neque tamen absunt ab ea sensibili intervallo. Ex his argumentis, et quia in ipsa facie solis oriuntur nonnullae, vanescunt aliae, densantur rarefiuntque passim, schematismos permutant sensibiliter, dum una alia celerior est, facile colligitur, tale quid esse materiam harum macularum, quale sunt in huius terrestris globi superficie nubes et nebulae, motum nonnullum obtinentes in are, qui multis partibus a rapida gyratione telluris superatur. An autem ex ignitissimo illo solaris corporis titione exspirent atrae hae fuligines, Deus novit; nam analogia ulterius non tuto extendi potest. Maestlinus(1423) quidem existimat, se visu indice affirmare posse, corpus solis non esse rotundum exactissime; sed puto ipsum opticis fallaciis decipi, et causam vel in instrumento inesse, vel in partium solis inaequali claritate, de qua etiam etiam Galileus monet....



903..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 19 luglio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 78a, b e c. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Per esser andato tutti li giorni a dietro in volta per i miei luoghi, ho finalmente, ritornato in Roma, riceuta la sua, con quella del S.r Ridolfi; poi anco l'altra susseguente, et una del P. D. Benedetto Castelli in aviso del ritorno de'compagni di Saturno, predetto da V. S., che m' stato carissimo intenderlo. Rispondo le accluse, e di gi comincio a scorgere l'ingegno, modestia e cortesia insieme del S.r Ridolfi, crescendo tuttavia l'obligo di tutti verso V. S. che ci d s buoni soggetti.
Circa il chimico, che le accennai spinto dal'istanza del Porta(1424), non si far n pensar altro. Quanto al'istesso Porta,  necessario che in questo fatto del mandar i secreti, et in molt'altre cose, ella meco compatisca alla sua et ottogenaria, inferma, che le cagiona che trasanda e non pensa molte cose; in oltre, ha sempre una quantit di compositioni nelle mani, che non lo lasciano pensare ad altro, et una continua audienza di moltitudine, che lo scervellano, per dir cos. De'numeri, gi le havevo detto quello che hora V. S. mi scrive; ma egli ci ha particolar affetto, discorrendoci platonicamente: di molti de gli altri secreti sperar buona riuscita, ch'io invero non ho hauto otio di provarli; e venendomi da V. S. qualch'aviso de'successi, mi sar carissimo. Hora restar baciandoli le mani con ogni affetto. N. S. Iddio le conceda compimento di sanit et ogni contento.

Di Roma, li 19 di Luglio 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

S'intaglia hora la pietra(1425) per il S.r Ridolfi. Subito fatta, mandar a V. S. il simbolo per compire l'ascrittione.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi, Linc.o P.



I Signori Lincei di Napoli, et anco di qua, mi fanno istanza che si pongano in uso i titoli studiosi(1426), per ovviar ad ogni scrupolo e poter nelle nove admissioni, senza ricercar notitia, scriver liberamente et al sicuro; e crescendo il numero e diversi soggetti, par necessario. V. S. m'avisar se li pare migliorarli e come.

Il Campanella ha notato non so che sopra le macchie solari di V. S., concorrendo pi tosto seco che altrimenti, almeno nel pi, ch cos mi dicono. Credo, il S.r Rodolfo, nobil todesco, che hora si trova in Fiorenza et  spesso con V. S., potr darlene notitia.



904..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 20 luglio 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 43. - Autografa.

Illustre S.r Ecc.mo

Ho ricevute le sue mandatemi per via del Ressidente, et sto attendendo la cassella; n mancher di quanto mi ha ordinato.
Il Bacci si affatica, ma non so che fin hora habbia fatto cosa buona. Il mio maestretto(1427) me ne ha fatto uno di 14 quarte, stupendo et uguale al mio primo; ma havendolo promesso al S.r Magini, non posso mandarlo a V. S. Ecc.ma; pure ho tornato a far esperienze per haverne un paro dell'istessa sorte, essendo mia la forma.
Sto aspettando la informatione circa la lettura della Mathematica(1428). Ancora desidero qualche resolutione del dubbio, perch io, contra commune, tengo che non si possino fare queste equationi universali senza errore(1429).
Un'altra lite io ho con questi nostri mathematici, perch io tengo che la dottrina delli specchi, divolgata fin hora, serve solo per quelli di acciaio, che non hanno transparenza, ma non per quelli di vetro, che, per essere di superficie corporea transparente, mutano nelle cose essentialissimamente natura; et parmi, la ragione esser facile e demostrativa. In gratia, mi scrivi due parole in questo proposito, per poter usar l'argomento ab auctoritate, molto buono con gl'ignoranti.
Ho dato ricapito alla lettera del Apruino(1430).
Non mi sono maravigliato che tanti scrivono contro il suo trattato delle cose che stanno sopra l'aqua, et sia certa V. S. Ecc.ma che niuno ha toccato meglio di me il vero punto della essential oppositione di detto trattato(1431), perch non bisogna metter cose dimostrative in discorso; et l'istesso le avver se volesse fare un discorso dei triangoli etc. Non posso esser pi lungo. Le bacio la mano.

In Venetia, a 20 Luglio 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sagredo, in gran fretta.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



905.

PAOLO APROINO a GALILEO in Firenze.
Treviso, 27 luglio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 72-74. - Autografa.

Molto Ill.re et Ec.mo Sig.re, mio P.rone Col.mo

Io ho ricevuto dal Sig.r Gianfrancesco Sagredo la lettera di V. S. Ec.ma delli 13 del corrente li d passati, n oltre di questa ho ricevuto altre sue forse da un mese in qua. Mi rincresce che, come V. S. sa, nel filosofare non si pu prescriversi tempo, poi che quando si arriva ad intender un particolare, all'ora pure si conosce, et non prima, che ne restano degli altri da investigare; pure gi che il mondo la vuole altrimenti, non si pu far altro che accommodarsegli. Et per io mi son rissoluto di scriverle la istoria delle osservazioni ch'io ho fatto insin hora sopra la materia dell'avvicinar il suono, acci che possi far fabricare un instrumento (che, per esser assai facile et semplice, non torna il mandarlo fatto, et tanto meno quanto che qui io non ho persona che mi possi servir bene in lavorarlo), col quale instrumento dar saggio a cotesti mormoratori, che il proposto da lei intorno a ci non  da esser disprezzato n tenuto per vano.
Hebbe donque origine la speculazione da questo, che rivedendo un giorno certe conchiglie, ch'io havevo portato meco del viaggio di mare ch'io feci l'altr'anno, insieme con l'Historia intorno a ci di Guglielmo Rondeletio(1432), et venendomi innanzi quella che egli chiama aurita, mi fece saltar capriccio di forar nel fondo una turbinata assai grande ch'io havevo, et metterla nell'orecchia per tentar qualche esperimento: il che in fatti successe, che mi parve di sentir molto aggrandirsi la voce, seben hora, che ho l'orecchia avezza a cose maggiori, par a me che facci molto poco, per non dir nienti; ma per esser accompagnato quel poco di aggrandire con un bucinamento grande, mi apparve conspicuo, s che ne feci qualche conto. All'hora io, invaghito della novit della cosa, proposi a diversi amici ch'io haveva inteso che uno volea augmentare il suono, per sentir come essi si moveano, et insieme per iscoprire se sapeano che altri havesse osservato questo particolare: et seben da alcuni il problema fu riputato degno di speculazione, fu per dagli altri quasi tutti deriso et istimato per impossibile. Onde io mi mossi a meglio considerare la natura del suono et delle sue differenze: et in ci hebbi per fondamento principale alcune cose ch'io mi ricordo haver imparato da V. S.; nel resto Boetio(1433) mi fu scorta per sapere quanto fin hora ne sia stato detto, svegliandomi in tanto in alcune cose quel galanthuomo del Maurolico(1434), et in certe altre Vitruvio(1435), in quel capo dove parla del risonar delle scene(1436), seben, per dir il vero, quello che fin hora se ne  detto  molto poco, et questo poco in gran parte mal inteso, et parte falso et lontano dagli esperimenti. Ma chi sa che questa nobil parte di filosofia, tanto interessata con noi, abbandonata da tutti et negletta, non sia un d per essere suscitata et accresciuta!
Hora donque, montando sopra varii indicii di verit, tentai molte esperienze, et fabricai anco diversi stromenti, girati in spira in varii modi, di diverse materie, conforme, come dico, all'ombre di verit che mi parea di vedere, et alcune volte secondo il capriccio: et quando, gi otto mesi, il Sig.r Danielle(1437) pass di qui, io haveva dato in un cono, fatto di banda, alto un palmo in circa, che si allargava forse in 15 gradi, et tronco verso la cima, in modo per che entrava commodamente nell'orecchia; la cui superficie conica, dopo esser saldata insieme, di dentro via faceva tre altre girate in spira egualmente dal foro di sopra fin alla base, senza toccarsi l'una l'altra. Questo fu l'instrumento che vidde et esperiment il Sig.r Danielle, di cui egli ne fece molte maraveglie et tanto conto, che ne volle dar il sentore a V. S., come de'ricordarsi(1438): et fece giudicio, come prima havevo fatto io et un amico, che il suono si riducesse ad un terzo della distanza et meno, salve le altre sue differenze. Si fece poi una lunga et continua vacanza, senza pi potervi pensare, et a pena gi alquante settimane, ai conforti di V. S., ripigliai la speculazione.
Prima donque fabricai un cono alto il doppio del sudetto, con sei girate spirali, et pi aperto forse otto o dieci gradi, per poter far gli esperimenti in pi grande et far riuscir pi sensibili le differenze. Et fattone un altro eguale a questo, in luoco delle spire, che erano alquanto difficili da lavorare, vi ho messo dentro sei altri coni successivamente pi piccioli, in modo che stavano l'un l'altro separati; il qual modo parve che mi riuscisse pi tosto migliore del primo, che altrimenti. Ne feci poi anco un semplice della stessa misura, che senza altra difficult parea a me che giovasse molto meno degli altri. Ma desideroso di conoscer pi minutamente queste differenze, applicatovi un poco l'animo, ho trovato poi modo assai esquisito di misurare queste minutie: il quale mi ha dato a vedere quanto sia lontano il giudicio che si fa superficialmente delle cose, bench si facci con considerazione, da quello che profondamente si interna nell'intimo dell'esser loro. In somma io sono uscito primieramente di un error grande, nel quale era caduto insieme con gli altri: et questo  che il cono che ci pareva che riducesse il suono ad un terzo solamente della distanza, non ariva n anco a due terzi; et l'altro maggiore, che parea facesse vicinissimo, medesimamente si  conosciuto che in vero non fa pi della met, et il soprapi  una falsa alchimia di bucinamento, indegna et inutile del tutto che doveva ben io haverne indicio da quello ch'io mi ricordo haver anco scritto a V. S., che, nel sentire a leggere, l'articolazione non rispondeva alla vicinanza che parea fosse nel suono. Di pi, in questa istessa alchimia del bucinare medesimamente compare un altro importantissimo inganno di non minor conseguenza: che seben quei molti coni, messi l'un dentro l'altro, a prima faccia par che faccino pi del semplice, eguale al maggior di loro, la verit nondimeno sta altrimenti, perch fa tanto per apunto li molti insieme quanto il semplice; con questa differenza, che quelli intorbidano pi, in bucinando, che non fa il semplice, onde ha havuto origine l'errore.
Levatimi donque dinanzi questi intoppi et resomi l'oggetto pi facile e piano, mi son poi chiarito senza molta difficult di diverse cose, tra le quali baster ch'io dica a V. S. queste due intorno la figura: che di due coni di base eguale, quello che ha maggior altezza avvicina pi, et medesimamente bucina pi; et di due coni di eguale altezza, quello che ha la base maggiore avvicina pi, et bucina meno. Ma seben, come dico, l'avvicinarsi segue le proporzioni della base et della altezza del cono, nondimeno segue l'una e l'altra non con l'istessa proporzione, ma con molto minore della loro; s che se uno di altezza o di base mi d uno di crescita, due di base o di altezza mi dar molto meno di due di crescita. Quanto poi le dette proporzioni siano minori e quanto fra loro differenti, s come non fa bisogno pi che tanto il narrarlo, cos io non posso per hora puntualmente dirlo: basta ch'io credo ben ci per vero, che di questo accrescimento di suono si dia il termine, et forsi non molto oltre, fuor del quale, in quanto alla figura, qualsivoglia instrumento, bench cresciuto in infinito, non pu passare.
[vedi figura 905a.gif] Hora, dalli detti sperimentati io cavo la forma dello strumento che V. S. far fabricare, che  hyperbolica, descritta con quest'arte et in queste misure: la quale non dico per che sia il meglio che si possi fare, ma dico solo che riesce assai bene. Sia la linea retta AB tre palmi in circa, et col centro A, all'intervallo AB, descrivasi il cerchio BCD, di cui l'arco BC sia gradi cinquanta in circa, et si tiri il diametro CAD, et dal punto B alla AC cada ad angoli retti la BE; et si habbino tre chiodetti fatti con un foro nella loro hasta, che si piantino nelli tre punti D, A, C, s che li fori dei chiodi vengano ad esser vicini al piano delle sudette linee; et per lo foro del chiodo A caccinsi fuori insieme due capi di filo, de'quali uno vadi a passar per lo chiodo D e l'altro per C, et poi di novo si leghino insieme nel punto E ad uno stillo mobile, sich per il detto nodo in esso stillo non scorra. Accommodati donque questi fili con questo modo, s che stiano tesi mediocremente, in lasciando scorrere egualmente li due capi dal chiodo A, movasi lo stillo dal punto E verso le parti B con destrezza, s che stiano sempre egualmente tesi li due fili che legati in esso tendono verso li punti D et C, che verr a descrivere la linea curva EF, la quale  hyperbola, come si pu dimostrar dalla LI del 3 d'Appollonio, et AE  la met dell'asse et AB l'asymptoto. Hora EB si prolonghi in G, s che EG sia poco meno di tre palmi, et dal punto G si levi ad angoli rotti la GF, secante la hyperbola in F; et intendasi il piano FGEF girarsi intorno la GE come asse, s che GF descriva un cerchio et la hyperbola EF la superficie hyperbolica, che  quella che si cerca. Si taglier donque questa sagoma in su una tavola, che servir al maestro per regola di far l'instrumento, il quale dover poi esser cimato con questa misura [vedi figura 905b.gif] s che entri assai commodamente nell'orecchia. Ma in queste cose non occorre che mi estenda punto con V. S. Ecc.ma, ch essa forse trover partito anco migliore per facilitar il lavoro. Le dico solo, in quanto alla materia, che io ho lavorato in banda; nondimeno l'argento sar per meglio riuscire (seben per con poca differenza), havuto rispetto alla unit et rigidezza del corpo et alla egualit della superficie; s come anco io so che oltre queste materie ce ne sono molte altre che fanno effetto, fra le quali si pu annoverare infino uno scartoccio di carta ma forse che al fine il vetro sar la pi utile materia di tutte le altre.
Ma io mi son disteso troppo et troppo tengo occupato V. S., a cui dovea bastar solo l'accennare quello che ad altri non devrebbe per esser detto se non molto pi a longo, con proporre gli esperimenti manifesti et le dimostrazioni sopra di quelli fondate, che fanno conoscer per vero ci che si dice per vero, et rimetter poi il probabile al pi o meno giudicio delle persone. Ben mi rincresce non esser in stato di mandarle il perfetto della cosa, che io ho per speranza di ritrovare, quando habbi commodo di star ancora dieci altri giorni in villa a lavorar in bande per trovar le proportioni di sopra accennate, et dieci a Murano per far lavorar in vetro, nella cui rigidezza io ho pi fede che in alcun'altra materia, se per in questo non si scoprisse qualche altro particolare da specularvi. Basta che lo istrumento di sopra descritto dar s buon saggio, che le so dir io che serrer la bocca, se non a gli emuli che volessero haver del maligno et ostinato, almeno a gli ignoranti, che troppo francamente si persuadessero che il suono fosse di quelle cose che non patiscono con artificio qualche aggrandimento.
Ricever donque questa grazia da V. S. Ec.ma, che si compiaccia di pigliar con buon animo queste quattro cosarelle ch'io per hora le scrivo, et in cambio del fantasticare ch'io ho fatto in questa materia, in parte ben tirato dal genio mio, ma anco in parte dall'ossequio che a lei porto, haver la briga di far fabricare lo strumento; il quale, s come in fatti risponder in qualche parte a quel molto di che si haver fatto concetto per haverne la mossa da lei, cos per mio gusto devrebbe pi tosto esser esposto per cosa di non leggier conseguenza in fra i filosofi, che per cosa da principe. Con che ricordandomele al solito servitore obligatissimo, le bacio riverente la mano.

Di Treviso, li 27 di Luglio 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ec.ma
Ser.re Aff.mo et Oblig.mo
Paulo Aproino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re, mio Sig.re e P.rone Col.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



906.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 27 luglio 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 76. - Autografa.

Ill.re S.r Ecc.mo

Ho ricevuto la cassella benissimo condittionata, secondo l'aviso delle lettere di V. S. Ecc.ma, et di pi alcuni denari de'quali ella non mi scrive niente, et credo siano per restitutione di quelli che contai al Bacci, de'quali anco mai nelle sue mostr di sapere che li havessi contati, onde mi vado pensando che si smariscano molte lettere; et perci convengo anco dirle che mai ho saputo l'arrivo cost dell'ultima mapa, n di questa n della prima mai ho havuto denaro alcuno: il che le aviso perch possi ricuperarli, caso che li havessi dati al corriero o ad altri; che quanto al nostro conto tra noi, buono sar per me che non si faccia bilancio di spese, per non haver a saldar il mio debbito.
Il Bacci mi dice, haverle mandati alcuni vetri assai buoni, ma non ho potuto vederli per paragonarli con miei; se mi comander che li paghi, essequir il suo ordine in questo et in ogni altra cosa.
Con l'arrivo del preciosissimo vino di V. S. Ecc.ma, et con questo caldo, la speculatione mia sta sul misurare esso caldo sul bevere fresco. La misura del caldo  gi ridotta quasi in perfettione(1439), et ne ho fatto efemeride da 15 giorni in qua; copia delle quali mander con prima posta, per non haver tempo da copiarle. Ho anco trovato una piria, per la quale passando il vino subito si rinfresca, et bisognando si riscalda; alcuni bicchieri per bever col ghiaccio, et uno nel quale mettendovi il vino si vede quanti gradi di fresco habbia preso, et serve anco per bevere; un calamaro per conservare l'inchiostro in questi caldi, s che non si secchi, non venga spesso, n bagni soverchiamente la pena, di poca spesa e di molta durata. Doppo haver bevuto due bicchieri del vino di V. S. Ecc.ma sono scaturite queste inventioni, onde spero, avanti che bever un solo de'suoi fiaschi, haver inventato cose divine. Le mie occupationi non permettono che io possi questa posta inviarle i suoi fiaschi, ma lo far la settimana ventura. Sebene la bont del suo vino mi ha tolto l'animo di mandarle cosa equivalente, pure provaremo di non gettar in tutto il porto. Non posso esser pi lungo: le baccio la mano. Con pi commodit la ringratier, overo more philosophico tralascier questo ufficio.

In V.a, a 27 Luglio 1613.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galilei.
Tutto suo
G. F. Sag.

Fuori: Al molto Ill.re S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



907..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 2 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 79. - Autografa.

Molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ho veduto la lettera a Mons.r Agucchia con molta sodisfattione, e subito, secondo l'aviso di V. S., inviatagliela; n mancar occasione di discorrerci, e far il debito insieme col S.r Valerio, che ci tratta spesso, e tutto verr da me con ogni destrezza. Opero similmente con questi pi pertinaci Peripatetici, che manco mostrano curarsi delle nove esperienze celesti, e pongono nelle loro conclusioni che queste novit non provano altrimente il cielo mutabile o corruttibile; e sempre si viene acquistando.
La relatione che mi d della scrittura del P. Cam.(1440), cagiona che mi maravigli non poco di lui: presto potr veder l'istessa, ma non senza sdegno.
Nella cosa di titoli(1441) indugiaremo un poco, per considerare e cercar pi che si pu, tanto pi che il bisogno  per il futuro pi che per il presente.
Quando V. S. vorr che si stampino in latino le lettere solari, sar serv[i]ta: intanto ho ordinato che si tratti con persone che possino piglia[r]si pensiero d'inviarle sicuramente fuori d'Italia, e sar cos pi facile ad Apelle et altri forastieri di goderle a lor modo. Tutto importa che il traduttore sia buono e candido, come credo. Altro non m'occorre. Bacio a V. S. le mani, e le prego dal Signore Dio ogni contento.

Di Roma, li 2 d'Agosto 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Il quarto contradittore(1442) del suo trattato del sopranuotare mi par che non degeneri dalli altri, e che spiri tutto invidia, un poco pi coperta del terzo. Hora lo sto vedendo.

Bacio le mani al S.r Salviati.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



908..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 3 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 81. - Autografa.

Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Con l'occasione delle sue opere, che m'ha fatto gratia mandare, ha incitato non solo me, ma molti, a voler godere di tante novit che V. S., come vero lynceo, ha scoverte nel mondo; et io le resto obligatissimo del favor fattomi, poich ho imparato molte cose dalli suoi scritti, come credo che succeda agli altri, et spero imparare. Ho pure notato molti giorni le macchie solari et quelle della luna, se ben in Napoli non ci  chi sappia far telescopii perfetti, di modo che non giongemo a veder le nove stelle; et me son posto di mia mano a farne da tre giorni sono, per veder di trovar, se posso, lo convesso che rieschi buono, che facci chiaro senza quella nugoletta: et ritrovo molti difetti s nelli cristalli come nel lavoro, et sto facendone lavorare alla grandezza di otto palmi di diametro et diece, per acquistar grandezza nelle cose et non troppo esser lungo il cannolo; et ritrovo che facendosi di maggior circonferenza il convesso, si acquistar maggior grandezza nelle cose se guardaranno: ma la difficult  di lavorarli che rieschino buoni, ch tutti riescono falsi et fan doppio o vero ombroso.
Nell'opera delle cose che stanno su l'acqua, me  parso cosa nova, il ghiaccio non esser densato pi dell'acqua; et la sperienza che nuoti ogni forma di ghiaccio, la credo perch V. S. la afferma, ch si haver fatto ben la prova, et certo che era tenuto da tutti il contrario. La raggione che non solo la forma, ma l'aria contenuta da quella superficie facci un corpo, et per questo divenghi minor grave della acqua et nuoti,  ancor bella, et tanto pi ne ho goduto, quanto che con Herone ho familiarit, et ci ho fatto molte annotationi nelli suoi Spiritali.
Nostro Signor doni a V. S. salute et lunga vita, acci facci complimento del suo desiderio nelle virt et utile al mondo. Et tra tanto, perch  gi tempo di augurar a V. S. et tutti Lyncei il felice anniversario dell'institutione dell'ordine de'Lyncei, et la facci goder anco infiniti altri con salute sua et del nostro Sig.r Principe et tutti, come ne prego Nostro Signor che cos le conceda, resto facendo fine et basciando a V. S. le mani.

Di Napoli, li 3 d'Agosto 1613.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
Aff. Ser.re
Fabio Colonna Lynceo.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio.
Il Sig.r Galileo Galilei Lynceo.
Fiorenza.



909..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
Anversa, 3 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 83. - Autografa. Accanto all'indirizzo, a car. 84t. si legge, di mano di GALILEO: Al Prior Buontempi. Cfr. n. 930.

Illustris Domine et Doctissime Galilee,

Et si numquam fui tibi amicus, tamen tu mihi maximus: tua enim virtus, qua novum pespicillum extulisti syderibus, tua illa inventio, multos amicos multos addictos conciliavit, inter quos me haud iniuria scias, eo quod multos et multos annos astrologiae insudavi et insudo, et novum modum inveni, quo ante oculos omnis astrologia videatur theatri instar; quod quidem excogitatum Maginus doctissimus in suis Theoricis(1443) annuit. Quare supplico te per tuam virtutem, ut me tibi amicum adscribas, quem non inutilem invenias, et rescribas et respondeas his litteris, quo initae amicitiae foedus testeris.
Ego observavi maculas in sole obverso perspicillo super substratam paginam, tuis maculis non dissimiles; observavi astra Medicea, satellitii instar, circumire planetas: haec vero phoenomena delineo circa theoricas planetarum: sed dubium est inter ortus et occasus, precipue in uno punto, nempe qua ratione duae stellae in uno satellitii punto coire videntur.
Responde, quaeso; et si respondebis, pluribus te volo; et me tui studiosissimum et addittissimum agnosces. Vale, et virtutis amicum, ut debes, ama. Vale.

Antverpiae, die 3 Augusti anni 1613.
Tui
Studiosiss. et Addittis.
Octavius Pisani.

Fuori: A Galileo Galilei, Dio lo guardi.
Fiorenza.



910..

OTTAVIO PISANI a COSIMO II, Granduca di Toscana, [in Firenze].
[Anversa, 3 agosto 1613].

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 81. - Autografa.

Serennissimo Signore,

Poich V. Altezza mi ha fatta tanta gratia di concedere il suo Serennissimo nome a l'Astrologia mia(1444), io ho incoronato il mio libro col Serennissimo nome Medici, che tante opere illustri, tanti libri famosi, illustra et honora; et potr io et il mio libro sotto un tal splendore esser mirato(1445) da tutto il mondo, et sotto un tal nome nominato. Ben mi posso gloriare di haver ottenuto lo scudo di Perseo da V. Altezza, ottenendo il suo Serennissimo nome, che fa stupire tutti i riguardanti a guisa di marmo; cos parimente risplende in cielo ne le Stelle Medicee. Gi si vede la Serennissima Casa Medici tra le imagini celesti, et nel pi degno loco, cio intorno a Giove, non altramente che si vede l'invittissimo et Serennissimo viso DEL GRAN COSMO in Vostra Altezza, et l'un Cosmo ne l'altro, a guisa di sole in pianeta et pianeta in sole, risplendere. Al qual splendore io m'inchino con tutti i vertuosi, et consacro la mia Astrologia.

Di V. Altezza Seren.a
Servitore humilissimo
Ottavio Pisani.



911..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 3 agosto 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 44. - Autografa.

Ill.re S.r Ecc.mo

In questo punto ricevo le lettere di V. S. Ecc.ma de'27 del passato. Ho inteso la rissolutione, anzi, per meglio dire, la dimostratione, della mia difficolt(1446); ma per anco mi resta un punto da definire, perch io dico ancora che la equatione si pu fare dei luochi cogniti, come, per essempio, di tutta Europa, di gran parte et quasi tutta l'Asia, di tutta l'Affrica, di tutta l'America, ma poi nel resto vi  un meridiano nel quale  tutta la difficolt(1447): sich, sicome occorse a Magaglianes, havendo circondato il mondo, il ritrovar differenza dal suo conto a quello de'suoi patrioti di un giorno, cos  cosa certa che sono due meridiani vicini et anco contigui, sich si possono dir un solo, che qualunque persona che passi di qua di l, et di l di qua, trover la stessa differenza, perdendo o avanzando un giorno; et dato un Sant.mo Padre, monarca in temporale et spirituale dell'universo, non  possibile che esso accommodi questa disparit nelli detti due meridiani se non col portarla in un altro luogo: et questa  quella verit che ho durato gran fatica a persuaderla di qua a M. Paolo et all'istesso Mula, onde, per usar l'argomento ab auctoritate, ho molestato V. S. Ecc.ma
Ho mandato a consignare la cassella di V. S. Ecc.ma, con li due fiaschi pieni, al corriero. L'uno di questi  ripieno della miglior malvasia che habbiamo havuto quest'anno, et l'altro di vino d'Istria, detto vino da re. Non so se questo ultimo valer il porto, poich di gran lunga non arriva al rosso di cost; nondimeno qui  tenuto in gran stima. Altri vini, per la condotta, non occorre mandare cost.
Invio con queste il mio vetro di 13 quarte, il quale  incomparabilmente migliore di quanti sono stati fatti in questa citt, per quello che si sa. Il Baci lo ha veduto, et afferma l'istesso. Io ne ho un altro, lodato dal Baci, et della grandezza et misura che ella mand all'istesso Bacci, ma non arriva di molto alla bont di questo: lo mander quest'altra settimana, havendomi scordato metterlo nella cassella et essendo l'hora troppo tarda. Questo grande V. S. Ecc.ma se lo potr tenere, ma quest'altro picciolo mi far gratia, doppo haversene servito a suo gusto, rimandarmelo. Ne ho donato uno al Magini, egual di bont a questo, una quarta pi lungo: ma  perduta la vena dei vetri, sich non so quando poterlene promettere. Se ella venir qui, faremo altra diligenza, et in tal caso, quando non se ne trovi d'altri, questo mio sar suo; ma fino ch'io non la veggo, lo chiamo mio. Non posso esser pi lungo. Le baccio la mano.

In Venetia, a 3 Agosto 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo.
G. F. Sagredo.

Fuori: Al molto Illustre Sig.r Hon.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.

Con una cassella segnata GFS, et un ligaccio
con un vetro da canone.



912..
FRANCIOTTO ORSINI a [GALILEO in Firenze].

Roma, 9 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 101. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill. Sig.re

Ancorch di presenza non conosca V. S., celebrandomisi non dimeno per fama la virt et valor suo, desidero almeno con lettere significarle il molto affetto ch'io le porto, il che servir anco per porgerle occasione di valersi di me in ogni sua occorrenza; et perch mi nasce un dubbio, che nel mirar per l'instrumento da lei inventato fa un effetto, che chiuso l'occhio sinistro, et col destro vedendosi per l'occhiale, se al sinistro si oppone o mano o altro, aprendosi vi si vede la cosa istessa che si vedeva col destro, del qual effetto desiderarei grandemente saperne il parere di V. S.: alla quale mando alcune conclusioni mantenute qui publicamente da un gentilhuomo Napolitano(1448); et perch mi paiono cose di molta ammiratione et che siano per apportarle gusto, desidero anco sopra queste intenderne qualche cosa, degna del suo raro giuditio. Ho presa questa segurt con lei, presupponendomisi quanta sia la gentilezza et cortesia di V. S.: alla quale per fine offerendomi di core, pregole da Nostro Signore ogni bene, et le bascio le mani.

Di Roma, li 9 Agosto 1613.
Di V. S. molto Ill.
Aff.mo per ser.la
Franciotto Orsini.



913...

NICOL ANTONIO STELLIOLA a GALILEO [in Firenze].
Napoli, 17 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 89. - Autografe le lin. 15-16 [Edizione Nazionale].

Molto Ill.e et Ecc.mo S.re

Io stimo le nobili osservazioni celesti di V. S. tra le cose magiori che siano avvenute nel nostro secolo: et perch, come nelle altre grandi invenzioni, bisognava che vi concorressero le due cause datrici delle cose, dico l'una il valore, l'altra la fortuna, la causa fortunale, in esser venuto in uso il telescopio, istromento visivo,  stata commune ad altri, l'haverlo applicato alle osservazioni celesti con diligenza ammiranda  obligo che il mondo deve tutto a V. S. Resta quel che gli Academici et il secolo debbono al S.or Principe Lynceo, la communicanza da esso instituita delli ingegni eccelsi: il che puote stimarsi bona parte di felicit nella humana vita. Et perci congratulandomi con V. S. et Signori tutti Academici della nobil fundazion dell'ordine Lynceo, fatta nel presente giorno dell'anno gi sono anni diece, le prego dalla Maest Divina felice evento nelle cose che essa desidera.

Di Napoli, il d 17 di Agosto 1613.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Al S. Galileo Galilei.
Aff.mo Ser.
Nicolo Ant.o Stelliola Lynceo.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei Linc.o



914...

FRANCESCO STELLUTI a GALILEO in Firenze.
Fabriano, 17 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 87. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo

Alli 22 di Giugno partii di Napoli per Roma, dove mi trattenni tutto il mese passato, et hora mi ritrovo qui in Fabriano, e prontissimo per servire V. S. Et perch so che dal nostro Ecc.mo S.r Principe gli fu scritto di quel medico Sanese che fu in Napoli a trattare col S.r Gio. Batta della Porta(1449), perci gli ne dir alcuni particolari per maggior sua informatione.
Sappia dunque che il detto S.r Porta, come quello che  libberissimo, disse a me pi volte, presente il detto medico, che volessi adoprarmi col S.r Principe per farlo de'nostri Academici, et m'inpose che gli ne scrivessi, come feci; ma per l'avvisai che non dovesse risolver cosa alcuna senza il consiglio di V. S. et senza aspettar prima il mio ritorno di Napoli, poich, oltre che non mostrava il detto medico di troppo curarsene, non mi pareva n anco verso V. S. in maniera affettionato, che ci potesse meritare, per quanto da pi ragionamenti osservai a bello studio: et perci del tutto ne volevo prima a bocca informare il Sig.r Principe. Giunto poi in Roma, intesi quanto ne scrisse V. S., et mi piacque maggiormente l'elettione del S.r Ridolfi(1450) per pi relationi havutone; sich di quello non occorre pi ragionarne, havendo in Napoli soggetti principalissimi che ci desiderano, et in maniera che s'io havessi tempo a scriverle in longo, la farei maravigliare: tanto col  desiderato questo nome di Linceo. Ma non v'essendo fra noi altro che V. S. che veramente possa chiamarsi tale per i suoi trovati, appertenenti solo alla sua vista et al suo intelletto linceo, non meno conoscendo l'intelletto di quel che l'occhio si scorga, perci noi tutti insieme concordemente dovremmo parte della nostra sanit et parte de'nostri anni communicarle, acci potesse proseguire con s felici progressi tutti i suoi novelli studii lincei. Ma se queste mie voglie non son bastanti a cagionar l'effetto desiderato in V. S., non restar di pregarglilo dal Cielo, come non resto d'osservarla et d'haver sempre volont di servirla in tutte l'occasioni. E le bacio le mani.

Di Fabriano, li 17 di Agosto 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
S.re Aff.mo e vero
Franc.o Stelluti Linceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re et P.ron mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei L.o
Fiorenza.



915.

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a [GALILEO in Firenze].
Venezia, 24 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 42-45. - Autografa.

Molto Ill.re S.r Ecc.mo

Non mandai il vetro grande promesso, perch essendo (come scrissi a V. S. Ecc.ma) di mediocre bont, stimai sodisfar meglio al desiderio suo et al debbito mio col lasciarle il primo che le inviai, per essere il migliore et pi degno di lei, gi che la buona sorte me n'haveva fatto capitare un altro simile. Hora mo'che mi  pervenuto questo primo, con aviso del suo desiderio di haverne un maggiore, sospender il rimandarle questo, per far esperienza se ne potesse riuscire della grandezza che la ricerca. Il mio maestro  un pover'huomo, chiamato maestro Antonio, all'insegna di S. Lorenzo in Frezzaria, et lo trovo pi suficiente et pi servitiale del Bacci. Questo ha una mia forma che gli donai, della quale riescono ottimi vetri da sei quarte; ne ha un'altra mia, aggiustata da lui, con la quale sono lavorati questi da 13 in 14 quarte. I vetri lavorati con questa da due parti, riescono, come ella sa, di sette quarte(1451), et molti buonissimi; quelli poi che sono lavorati da una parte con questa et dall'altra con la minore, riescono di un braccio; gli ne riescono anco di perfetti di tre quarte, lavorati da ambe le parti con quella da sei: et volendone di ogni sorte, potr scriver a lui il suo desiderio, perch egli desidera grandemente esserli servitore, et se le professa anco obligato, poich, sebene ancora  assai povero, nondimeno egli ha assai accommodata la sua fortuna con questi occhiali, a'quali egli attende continuamente, havendo quasi del tutto abbandonato l'ordinario suo essercitio, che era di specchi et lavorar pietre d'ogni sorte.
Mi spiace che V. S. Ecc.ma stia con questi caldi foderato di saglia scarlata, et veramente la compassiono. Per l'amor di Dio, non stia all'aria della notte, et si accerti che  pernitiosissima. Lasci andare Giove et Marte et quanti pianetti sono in cielo: attendi alla sanit et alla vita. Pigli i studi per passatempo, et si rivolga alla vera filosofia, nemica dell'ambitione et schiava della sanit et del gusto, somo bene di questa nostra vita. Io, doppo il mio arrivo di Soria, per gratia divina, faccio una vita felicissima. In casa non ho alcuno che mi commandi. Col S.r mio padre(1452) non ho altro negotio che di saluto et confabulatione. Del governo di casa mi sono fatto del tutto essente. Del resto de'negotii, mio fratello(1453) ha i sette ottavi del peso, havendolo io fatto padrone di tutto, poich in ogni maniera tutto deve essere de'suoi figliuoli. Una picciolissima parte, alla quale posso attendere anco stando al casino,  raccommandata a me, dipendendo solo dal mio comando et dalla scrittura di tre o quattro righe al giorno. S'io voglio andar al casino, in quattro passi vi sono; se anco non mi voglio muovere, ho sei stanze qui in casa per alloggiare il guardiano dell'istesso casino, et l'adito  libero senza contraditione. Mi faccio servire da Lipotoppo; et in conclusione attendo alla conservatione et al gusto dell'individuo, quanto se meco dovesse perire tutto il mondo. Il broglio et l'ambitione punto non mi travagliano. Parmi anco di essere in sicuro che non mi possi mancare (se il mondo non si rivolta) tutte le presenti commodit senza dipendere da alcuno; in modo che patisco solamente per quella continenza che  necessaria per conservatione della sanit, nella quale veramente io pongo molta industria, non volendo io che un gusto presente me ne levi molti futturi. A'medici ho dato bando generale, essendo rissoluto di dargli salvocondotto solo in grandissime necessit. Le mie regole della sanit sono il partire da tavola con un poco di fame, nel bere haver una honesta misura, mangiar cose tenere, friabili, di buon nutrimento et dilettevoli al gusto. I vini grandi sono esclusi per l'ordinario, ma de'buoni qualche volta ne bevo doppo i frutti, et ne faccio poco guasto; ma godo facendone parte agli amici, per li quali ne tengo buona conserva. Mi guardo dal freddo come da capitalissimo nimico, et cos dal soverchio caldo, che mi possi infiamare. Ho sbandita la fatica, et il mio essercitio  moderatissimo, congionto sempre con la commodit et col gusto. I miei negotii sono tutti volontarii. Infatti mi sono persuaso che questo mondo sia fatto per mio servitio, et non io per lui.
Cos vorrei che facesse il mio S.r Galileo, per amore del quale maledisco mille volte il giorno le corti et l'ambitione. Lasci, in gratia, di rispondere a certi filosofi ignoranti; non perdi tempo a leggere le loro pazzie; non scrivi pi cose dimostrative per via di discorso: et se i predicatori non muoiono dietro agl'ostinati peccatori, perch ella vuole martereggiarsi da s stessa per convertire gli ignoranti, i quali infine, non essendo predestinati o elletti, bisogna lasciarli cadere nel fuoco dell'ignoranza, e tanto pi allegramente quanto che questa buona gente, nutrendosi in queste fiamme senza alcun dolore, si crederanno godere nel cielo della sapienza, et stimando l'anima di V. S. Ecc.ma perduta, si persuaderanno con le loro orationi di tirarla al suo ignorante paradiso? Filosofi (come faccio io) caminando, passeggiando, sedendo; sia ella a s stessa maestro e scolare; non si attacchi sopra i libri, n s'amazzi nello scrivere; vagliasi (se pu) della mano altrui; non riscrivi se non a chi lo merita: ad alcuni scrivi laconicamente, spacciandoli con quattro righe, s'escusi con l'infirmit; a me poi faccia scrivere un quinterno di carta per volta, perch mi persuado che sar con gusto et senza fatica. Poi in nessun conto lasci questi benedetti fanghi padovani(1454), perch certo la libereranno da quella fodera di scarlato; et io mi offero per suo protomedico.
Gi alcune settimane li Sig.ri Guadagni mi mandorono fino a casa i denari spesi nelle mape(1455), et me ne fecero mille escusationi della tardanza; ma io, more flosofico, ho havuto questo ufitio per superfluo, poich solo mi sarebbe spiacciuto che si fossero perduti.
Quanto alla equatione(1456), ho veduto la risposta di V. S. Ecc.ma(1457), la quale veramente non ferisce quel segno che  stato cagione di mille dispute con li mathematici di queste parti et principalmente col P. Maestro et col Mula, perch quello che V. S. Ecc.ma dimostra  vero in ogni meridiano et in ogni instante; ma il mio paradosso consiste in questo, che io tengo che le regole date finhora per le equationi usate per far un'equatione generale, camineranno con buon ordine in tutti i meridiani, fuorch in due contigui, nei quali si trover la differenza di un giorno, la qual differenza non si pu evitare da industria o sapienza humana: onde ne segue, che dato un Sommo Pontefice, monarca in temporale et spirituale dell'universo, il quale volesse o confirmare o constituire una denominatione di giorni da nuovo, stabilendo feste et vigilie, ancorch potesse con un sol cenno in un instante infondere et commandare la sua volont a tutto il mondo, non potrebbe fare che tra due meridiani contigui non fosse tal differenza, che in uno si facesse la vigilia et nell'altro la festa, sich perpetuis temporibus la detta differenza di un giorno fossi tra gl'habitanti di essi. La qual cosa imaginaria sicome  verissima, cos ancora aggiongo che in effetto bisogna anco necessariamente che si trovi in questo mondo dove habita la Christianit Romana: et per ragione io non trovo che detta differenza possi esser in altro luogo, se non dove i Portoghesi et li Spagnoli Castigliani si sono incontrati insieme con le loro navigationi, il che  seguito tra Maniglia delle Filippine et Malaca; dai quali luochi facendosi passaggio, i Castigliani guadagnano, et i Portughesi perdono, un giorno: et se questo incontro si fosse fatto in terra in due luochi vicini et contigui, ivi sarebbe seguito lo stesso. La qual mia consideratione, ancorch verissima et dimostrativa,  riuscita, per la novit, incredibile alli nostri mathematici di qua; i quali, equivocando sopra la uniformit della sfera, non potevano capire che in un luogo solo, et non negli altri, dovesse occorrere questo accidente, et che S. Beatitudine, constituita in monarchia, non potesse fare unum ovile nella celebratione delle feste, onde i vicinissimi non dovessero discordare di un giorno; parendo in oltre cosa molto strana, che questo accidente di trovar differenza di un giorno, che occorse a Magaglianes per haver circondato tutto il mondo, occorri nel luogo dell'incontro predetto agli habitanti stessi in un corto viaggio, senza che questo accadesse ad uno il quale partendo da Malaca, con la circuitione del mondo (et non per la via corta) si transferisse a Maniglia.
Aspetto che con suo commodo mi dica quanto nuova le sar riuscita questa mia speculatione, la quale essendo stata fatta da me gi pi di quattro anni, io non la communicai con alcuno, riputandola cosa cos chiara che ciascuno la sapessi; ma havendola a caso communicata col S.r Mula, hebbi tante contraditioni, che convenni appellarmene al P. Maestro, il quale non volendo capirla,  stato cagione che l'habbia divolgata come cosa molto pi sottile di quello che la giudicai da principio.
Gi che vedo il suo ritorno disperato, persuader il S.r mio padre provedere per la catedra di mathematica, la quale credo sar data al S.r Glorioso, huomo invero molto intelligente, seben assai fredo e che in agibilibus non mi d compita sodisfatione. Il Keplero non mi piace in nessun modo, oltre che credo sia calvinista; quel Luca Valerio pretenderebbe forse grande stipendio: sich infine l'elettione conviene cadere nel detto Glorioso.
Il trattato del Cremonino(1458) non  ancor fornito di stampare, mancandovi l'indice: quest'altra settimana si haver, et lo mander; ma, di gratia, V. S. Ecc.ma non curi le ciancie che egli potesse scrivere: se i suoi discorsi non saran molto lunghi sopra queste nuove apparenze del cielo, io procurer di leggerli, et letti scriver a lei quello che, per mio senso, se gli dovesse rispondere.
Per quel poco che io ho studiato, vedo che circa a'specchi  stato scritto della semplice riflessione, come succede in quelli di acciaio et altri che non hanno alcuna transparenza, senza far mentione delle refrationi che si fanno nelli specchi di vetro: onde parmi che resti una grande et nuova speculatione in questo particolare, perch sebene negli specchi ordinarii di superficie paralelli pare che si verifichi l'istesso, nondimeno negl'altri regolari, che si possono fare, si vederanno effetti inaspettati. Di ci ne ho scritto al S.r Magini, il quale ha opinione molto contraria al vero. Il P.e Maestro anch'esso da principio pareva che pendesse all'opinione del Magini, ma poi si  lasciato persuadere. Mi far gratia V. S. Ecc.ma pensare gl'effetti delle infrascritte figure et mi accenni il parer suo, che io, seben molto debole geometra, le dir quel che io credo, rimettendomi per sempre a lei. L'hora si fa tarda: non posso esser pi lungo. Le baccio la mano, pregandole dal Signor Dio sanit et contento.

In V.a, a 24 Ag.o 1613.
Di V. S. Ecc.ma
Tutto suo
G. F. Sag.

Ogn'una dell'infrascritte forme si pu considerare doppiamente, potendosi metter la foglia da ambe le superficie, eccetto C, D, che sono le stesse.

[vedi figura 915.gif]



916..

FRANCIOTTO ORSINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 24 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., Nuovi Acquisti Galileiani, n. 12. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione. Alla lettera facciamo seguire (lin. 33-36 [Edizione Nazionale]) il "discorso" che l'ORSINI mandava in essa incluso, e che anche oggi  allegato, autografo di PROSPERO ALDORISIO.

Molto Ill. Sig.re

Resto con infinito obligo all'amorevolezza di V. S., et dalle raggioni adottemi nella sua lettera conosco il suo raro giuditio et virt, le quali m'appagano, ringratiandola quanto devo; et s come io sono stato pronto nel prender segurt di lei, cos mi sar carissima ogni occasione di poterle mostrare con effetti il desiderio di servirla.
Nell'istesso tempo che mi fu resa la lettera di V. S., si trovava con me il S.or Prospero Aldorisio, del quale mandai le conclusioni(1459); et letta che io hebbi la lettera, glie la diedi, dicendoli che volesse dire qualche cosa sopra il carattere di essa: et d'improviso ha fatto l'incluso discorso, reserbandosi di voler meglio dire qualche altra cosa, poi che non vi era persona che conoscesse di presenza V. S. Onde da questo potr in parte raccogliere la scienza di questo giovane, ch quasi ancor io vado accostandomi a qualche credenza, mentre lei mi dice non trovarci repugnanza o manifesta contradittione. Et perch mi trasporta un poco la curiosit, desiderarei, se vi fosse in Firenze qualche astrologo eminente, mandarei (sic) di qua la nativit di alcuno, che vi facesse sopra il suo discorso, et di l mi si mandasse il carattere di alcun altro, ch qui dall'Aldorisio vi farrei scrivere; ch forse cos si potrebbe giudicare come convenisse questa nova scienza con l'astrologia.
Mi perdoni dell'ingombro che le do, desiderando all'incontro si vaglia di me con ogni segurt; et per fine a V. S. bascio le mani, pregandole da Nostro Signore felicit et contento.

Di Roma, li 24 Agosto 1613.
Di V. S. molto Ill.re

Se altra esperienza(1460) megliore che il far l'astrologo due nativit, e dallo scritto dell'istessi due (con il carattere) si facesse il giuditio qui dal S.r Aldorisio, mi facci piacere avisarmene, ch non posso negare non mi apporti amiratione e curiosit di vedere a che arivi all'astrologia. Et a V. S. bacio le mani.


Aff.mo per ser.la
Franc.o Or.o

Giudica il temperamento del corpo sanguigno: habbia l'occhio pi presto cavato in dentro, la fronte grande, il color della carne biondo scuro, di pelo castagnaccio lucido, di statura conveniente, pi presto alta.
De l'animo, sii persona nell'attioni violento.

Fuori: Al molto Ill. Sig.re
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



917..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 104. - Autografa.

Molto Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Sono alcuni ordinarii che non tengo nuova di V. S.; onde vado dubitando che non tutte le mie gli siano capitate, e sto bramando aviso della sua sanit. L'invio incluse le lettere che nella rimembratione de l'institution del nostro consesso scrivono a V. S. li S.ri Colonna, Stelliola et Valerio(1461), et anco quelle che scrivono al S.r Salviati. Et pregando il Signor Dio conceda ogni felicit e contentezza a'communi studii et impresa, a V. S. bacio le mani con ogni affetto di core.

Di Roma, li 30 d'Agosto 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Al S.r Salviati e S.r Ridolfi bacio le mani affettuosamente.
Aggiungo le lettere del S.r Fabri(1462).

Aff.mo per ser.la sempre
Fed. Cesi Linc.o P.



918...

GIOVANNI FABER a GALILEO in Firenze.
Roma, 30 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 102. - Autografa.

Molto Ill.re et Eccll.mo Sig.r mio Oss.mo

Se l'augurare che fa un divoto servidore et amico di V. S., et medico insieme, che sono io, vale qualche cosa, io auguro a V. S. non solamente felicissimo questo anniversario della felicissima institutione di questa nostra Academia, ma molti altri appressi, che V. S. goda, ma meglio che per aventura fa adesso, sentendo io spesso dire et lamentare l'Eccll.mo Sig.re Prencipe nostro, che lei si trovi con poca sanit, merc alle continue fatighe che lei ha fatto et di continuo fa per il publico: come al charissimo nostro amico, al Sig.r Velseri, suole intravenire, il quale mi scrisse la settimana adietro, che per cose importanti si fece portare in una seggia nel senato; per non cessa di favorire all'amici in questa sua noiosissima indispositione. Iddio consoli l'uno et l'altro, et a noi altri Lyncei dia questo contento, che vediamo molti anni risplendere ista duo luminaria magna nel nostro consesso philosophico. Et per fine baccio le mani a V. S.

Di Roma, alli 30 d'Agosto 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Eccll.ma
Aff. Ser.
Giovanni Fabro Lynceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Eccll.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Lynceo.
Fiorenza.



919.

LUCA VALERIO a GALILEO in Firenze.
Roma, 31 agosto 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 90b. e 90c. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo

Bench nel prender la penna per iscrivere a V. S. mi si sia rinovato l'acerbissimo dolore della nostra commune perdita del soavissimo amico S.r Cigoli, anzi commune perdita del secol nostro, nondimeno mi sforzo di rallegrarmi con esso lei sensibilmente ancora (quel ch'io fo con la mente senza misura) del ritorno del d prossimo passato della fondatione del consesso Linceo, il quale, la Dio gratia, si vede andar crescendo a poco a poco certo (ch cos fanno le piante pi vivaci, non pur le magnanime et gloriose imprese, ch'hanno per conservatrice de'loro frutti la immortalit), ma di s nobili et heroici intelletti, che, s come V. S. ha gi fatto, seguiteranno a fare scorno all'antiche scuole de'filosofi; della qual'opra certo che V. S. n'ha gran parte, et ne le siamo tutti obligati per la scielta di due huomini s chiari in ogni parte, come sono gl'Ill.mi SS.ri Filippo Salviati et Cavalliere Ridolfi. N qui si manca dal nostro S.r Prencipe di promuovere il negotio con la maggior cura e riputatione che sia possibile: et essendone il fine la sapienza per servigio di Dio, si dee sperare che S. D. Maest con la sua onnipotente mano sia per protegerlo e diffenderlo da ogni impito d'invidia e di malignit, et condurlo a buon porto.
Ma per non esser in ci pi lungo, vengo a darle ragguaglio d'alcune mie nuove fatighe, non havendogliene dato prima, perci ch'erano ancora in herba(1463). Ci sono tre trattati in forma di lettere: nel primo de'quali si dimostra la quinta dimanda del primo d'Euclide, quella, dico, delle linee concorrenti, doppo haver rifiutata quella de gli Arabi, ch' ancor ne'Comentarii del P. Clavio (il che sia detto con ogni riverenza della felice memoria di s grand'huomo et mio maestro), come non geometrica, et che habbia poco manco bisogno di dimostratione che la detta dimanda, come che il P. Gamberge ci non possa inghiottire. La deduttione si stende per molte propositioni et passi difficili, ma per con facilit et chiarezza dimostrati. Il secondo contiene alquante dimostrationi logiche et metafisiche, che la prima proposizione del primo del medesimo Euclide non sia stata dimostrata non solo come problema, ma n anco come teorema geometrico, senza le otto propositioni ch'io dimostro; nel qual trattato tiro(1464) a proposito alcuni discorsi contra Aristotele et alcune pazzie di certi Peripatetici, nate dal troppo reggersi per fede humana. Nel terzo finalmente, alcuni scielti teoremi, l'uno de'quali  quel della superficie sferica, non mai sin qui mandato a V. S. per impatienza di trascriverlo, causata da infinite mie occupationi: per mi sforzer d'inviargliele, insieme con alcun'altre cose, prima ch'io le dii alla stampa. Ci dico, perci che il S.r Velsero ha scritto al S.r Prencipe pregandolo a far che si stampino qualch'altre cose nuove de'Lincei; et per ci penso di dar in luce li detti tre trattati, dovendo poi dare appresso, se Dio vor, il libro De centro gravitatis solidorum, migliorato et accresciuto in guisa, che forse V. S. n'havr diletto. All'opera De pyramide spesso ritorno.
V. S. mi facci gratia d'avisarmi s'ell'ha mai ritrovata la dimostratione del centro della gravit del conoide hiperbolico per la via d'Archimede; cosa nel vero anch'essa difficile per la potenza dell'applicate, composta di s tra di loro diverse altre potenze.
La S.ra Margherita Sarrochi, la quale per innanzi havr pi libero spatio di filosofare, sendo rimasta vedova, havendo letto il libro delle macchie solari di V. S., l' tanto piaciuto che non si satia di celebrarlo, come fo anch'io, et si duole del profondissimo sonno dell'et nostra, quasi homai tutta data all'avaritia et a'piaceri di bestia. Ella ha finito di rivedere e rilimare il poema a sua sodisfattione e d'altri huomini assai dotti in quest'arte, con animo di darlo, piacendo a Dio, l'anno vegnente alla stampa. Et qui facendo fine, bacio a V. S. le mani, et ricomandomi alla sua buona gratia, come fa anch'essa.

Di Roma, l'ult.o d'Agosto 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Luca Valerio Linceo.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei L.
Firenze.



920..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 106. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo

Ho ricevuto la gratissima di V. S., et vista con gusto buona parte di quella del C.(1465), ch, quanto al resto, non  dubbio che non ha havuto tempo di considerare il trattato di V. S.
Ho ricevuto anco la misura e conforme a quella formato l'anello(1466), quale invio a V. S. in una scatoletta consegnata al presente procaccio, per il quale scrivo anco un'altra mia a V. S. circa questa ascrittione et un soggetto proposto.
M'ha apportato grandissimo travaglio la sua indisposizione; e s'assicuri ch'io e tutti li Signori compagni niente maggiormente desideriamo che la sua sanit: la procuri pure V. S. con ogni patientia, et per s et per noi et per il mondo tutto. Nostro Signore Dio gli la conceda, et io di cuore bacio a V. S. le mani.

Di Roma, li 6 di 7mbre 1613.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

Mi far gratia baciar affettuosamente le mani in mio nome al S.r Salviati et S.r Ridolfi.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei Linceo.
con una scatoletta al procaccio franca.
Fiorenza.



921..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 6 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. - Mas. Gal., P. VI, T. IX, car. 91. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Mando il filosofico simbolo del nostro studioso consesso per il S.r Cosimo Ridolfi, che s'ascrive. V. S. potr, con la presenza anco del S.r Salviati, havuti i soliti scritti da inserirsi a'libri(1467), darglielo, aggiugnendoci ambidoi abbracciamenti e saluti di fratello, in nome anco di tutti i compagni assenti.
Ci si propone il soggetto, quale con tutte le sue qualitadi vien nel'acclusa relatione(1468) rappresentato: considerato che l'haveranno, me ne riscriver il parere, e mi sarebbe caro quanto prima. N. S. Dio ci conservi lunghissimamente sana V. S., et feliciti i communi desiderii. Le bacio le mani.

Di Roma, il 6 di 7mbre 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo fratello per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei Linceo.
Fiorenza.



922.

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Roma, 7 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 93. - Autografa la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo

Scrivo la terza a V. S., non gi per accrescerle briga di rispondere, ch potr farlo con commodit.
Con l'altre per il procaccio le ho inviato una scatoletta. Hora suggiungo, pregandola a farmi gratia d'avvisarmi minutamente, e con tutte le circonstanze di tempo, luogo, figura, peso e simili, della pietra che cadde dal cielo in quello di Fiorenza, che V. S. m'accenn ragionando quando fu qui, ch'allora S. Alt.za la mand a Pisa, acci quei filosofi ne discorressero; et mi sarebbe carissimo, se fusse possibile, haverne il ritratto disegnato. V. S. mi far gratia particolare, dovendo io registrar questo tra li oggetti di molte mie speculazioni et trattati delle cose prodigiose(1469). Resto con questo, baciando a V. S. le mani, pregandole da Nostro Signore Dio ogni contento.

Di Roma, li 7 di 7mbre 1613.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te
S.or Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
F. Cesi Linc.o P.

Fuori: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il Sig.or Galileo Galilei.
Fiorenza.



923..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 14 settembre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 45. - Autografa.

Illustre S.r Ecc.mo

Essendo rissentito il S. Zacaria mio fratello(1470), convengo esser occupato anco in quello che non voglio(1471): per non le scrissi la passata settimana, et hora le scrivo brevemente con l'animo diviso in mille parti.
Noi qui habbiamo bisogno d'un buon fattore, et habbiamo dato carico a diversi et molti amici, da'quali siamo stati molto mal proveduti, perch ognun di questi, intesa la nostra dimanda, hanno fatto disegno di beneficiare qualche suo dipendente, et cos, senza haver riguardo al servitio che egli ci potesse prestare hanno solo preteso di collocare in un amico quel commodo che noi diamo a chi ne serve, et in un numero di dieci non  stato pur uno che s'habbia imaginato di meritare con noi col metterci in casa uno dal quale potessimo essere ben serviti: onde, sapendo io che V. S. Ecc.ma server in tutto contrario termine, la prego procurarmi alcun buon sogetto, delle qualit espresse nell'aduso foglio et darmi aviso.
M. Antonio specchiaro(1472) mi dice haverle mandato alcuni vetri corti, assai buoni; ma si escusa di non haver potuto cos improvisamente provederle di cosa esquisita: ora ho mandato da lui, se con questa posta potesse supplire. Il suo lungo  salvo, et perch  molto inferiore al mio ritrovato ultimamente, differisco a mandarglielo, perch vorrei accompagnarlo con uno eguale di bont al mio; et me le raccomando di tutto cuore.
Il Glorioso(1473)  stato condotto con 350 fiorini: ho detto che V. S. Ecc.ma se ne rallegrava molto, et credo che le scriver per ringratiarla. Et le baccio la mano.

In Venetia, a 14 Settembre 1613.
Di V. S. Ecc.ma
tutto suo
G. F. Sagredo.

M. Antonio mi ha mandato a dire che ha fatto questa settimana 6 vetri lunghi, ma che non gli sono riusciti per lei.

Si desidera un huomo, per tenirlo in casa nostra alla nostra tavola,
1. Il quale sia sicuro per maneggiar denaro;
2. Sappia tenir scrittura et libro doppio sicuramente;
3. Faccia buon carattere, et scrivi volentieri lettere et quanto occorrer;
4. Sia buono per negotiare et trattare con mercanti et simili;
5. Non habbia tarra o diffetto del quale si prometti o speri emendatione, essendo intention nostra di haver vergine, et non meretrice convertita;
6. Sia di buoni costumi, et non habbia punto l'animo al chiasso;
7. Non sia di grande riputatione, n pretendi servit alcuna;
8. Sia di et, poich, dovendo conversar in casa et alla nostra tavola, non vogliamo gente della quale si possi havere alcun sospetto.
Potrebbe essere che questo soggetto si potesse facilmente havere nella bottega di qualche mercante.

Fuori: Al molto Illustre S.r Oss.mo
L'Ecc.mo S.r Galileo Galilei.
Firenze.



924..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
Anversa, 15 settembre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 82. - Autografa.

Carissime et Doctissime Domine,

Primo quidem mille, et omnes quidem ingentes, ex animo gratias ago pro inita amicitia; et me tuum servum omnino addictum agnosce, et si aliquid sum, tuum esse putato: experientia enim ratificabis meum animum.
Quo ad Sydera Medicea spectat, ego te appello coelestem Americum; unde dico quod Florentia duos Americos habuit, unum terrestrem, alterum caelestem.
Vere, mi Domine Galilee, aeternum nomen comparasti illa inventione, nempe qua hunc pespicillum syderibus volvisti: sic dico in mea Astrologia(1474), quam Serennissimo D. Cosmo nostro inscribere spero, tuo mediante favore et tutela.
Sub tuis auspiciis ego aspexi Iovem, et veras tuas observationes inveni.
Dubium quod tibi praeposui est hoc: Stellae quatuor Mediceae satellitii instar circuire Iovem videntur; inde vero duae sub uno punto pros (sic) corpus Iovis et sub corpore uniri in uno punto.
Tu, optime et doctissime, respondes quaesito et dubium optime solvis, dicens quod moventur in circulis inaequalibus et nobis in eadem recta linea videntur, et quod sunt in eodem plano, et solum declinant cum Iuppiter latitudinem sortitur: optima sane suppositio, Tolomeo et Copernico non minus quam Galileo Galileo(1475) digna.
Ego acquiesco tum rationi, tum tanti viri auctoritati. Sed meam opinionem, seu suppositionem, tuis manibus do, quae hoc modo procedit. Ego suppono omnes quatuor stellas moveri circa corpus Iovis in uno circulo in epicyclo Iovis, ut in figura videtur, quam tibi mitto(1476).
Quo ad unionem spectat, illa unio fit sub ipso corpore Iovis, ut Saturnus tricorporeus videtur; Stellae autem ipsae Mediceae non uniuntur, sed una post aliam perpetuo pervagantur. Corrige, quaeso, et respondere digneris meae opinioni.
De pespicillo autem dicam meam opinionem. Ego paro librum de tota prospectiva, et habeo multa circa construxionem huius pespicilli et symmetriam vitrorum, quanta debet esse longitudo, quis modus formandi. Verum ego non facio hunc pespicillum uno oculo apponendum, sed duobus oculis(1477), et ambos oculos volvo in unum. Si placet, tibi scribam pluribus omnia.
Sed ne sim morosior tibi, finem facio, supplicans ut meam Astrologiam Serennissimo D. Cosmo commendes, ut largiatur suum nomen mihi. Vale et, mille gratias agens, vale.

Datum Antverpiae, die 15 Septembris anni 1613.

Tui Studiosissimus et Addittissimus
Octavius Pisani.

Fuori: Perillustri Doctissimoque Viro,
Domino Galileo Galileo.
Florentiam.



925.

ANDREA CIOLI a GALILEO in Firenze.
Poggio a Caiano, 24 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 95. - Autografa.

Molt'Ill. et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Il S.r Pandolfo Sprani da Cesena, scrittore dell'alligata(1478),  un antico servitore del Ser.mo Gran Duca Ferdinando, di gloriosa memoria, insin dal tempo che S. A. era cardinale; et ci si  scoperto a un tratto astrologo, senza che per prima sapessimo ch'egli si dilettasse di questa scienza. Propose al Ser.mo Padrone con le antecedenti sue(1479) un horologio fatto da un gran mathematico, secondo che diceva egli, degno d'esser visto et posseduto da gran principi; et perch S. A. gli fece rispondere che non mancavano qua n instrumenti mathematici n famosi huomini sopra tali scienze, egli ha replicato quello che V. S. Ecc.ma vedr, havendomi S. A. comandato di mandare la sua propria lettera in mano di lei, la quale sar poi contenta di rimandarmela. Et le bacio con tutto l'animo le mani.

Dal Poggio, li 24 Sett.re 1613.
Di V. S. molto Ill. et Ecc.ma
Ser.re Ded.mo
And. Cioli.

Fuori: Al molto Ill. et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei, Filosofo et Mathem.co di S. A.
Firenze.



926.

GALILEO ad ANDREA CIOLI al Poggio a Caiano.
Firenze, 25 settembre 1613

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 46. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re mio Osser.mo

Ho veduta l'occlusa(1480), che rimando a V. S. molto I.; intorno al contenuto della quale non posso dir altro, non ci venendo descritti usi particolari di questo strumento, e perch mi pare che un Principe grande non deva recusar la vista di cosa nissuna, perch tra cento proposte, cattive per la maggior parte, ne possono esser 2 o 3 buone e degne di essere procurate. Nella presente occasione posso dire che mi sovviene haver, 21 anni fa, conosciuto in Cesena un gentil'huomo, allora giovine e molto intendente delle matematiche, il quale credo che sia il medesimo Cav. Chiaramonte nominato nell'occlusa, dal quale si potrebbe havere informazione di esso strumento(1481); perch, sendo cosa che apporti per sua eccellenza qualche ammirazione a lui, si potrebbe poi dargli orecchio, e proccurar di vederla: et io, comandandolo S. A., potrei scriverne a detto Cavaliere, ancor che non habbi hauto altro trattamento seco che quello che hebbi, 21 anni sono, presenzialmente in Cesena. E se altro parr a S. A. che io debba fare in ci, V. S. ordini, che sar pronto a esequirlo; che sar per fine, con inchinarmi devotamente a S. A. S., e con ricordarmi a V. S. servitore devotissimo: con che gli b. le m., e dal Signore Dio gli prego felicit,

Di Firenze, li 25 di 7mbre 1613.
Di V. S. molto I.
Ser.re Obblig.mo

[vedi figura 926.gif]

Fuori: Al molto Ill.re Sig. re e Pad.ne Osser.mo
Il Sig.r Andrea Cioli, Segr.io di S. A.
al Poggio.



927..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 25 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 97-98. - Autografa. A car. 98t., accanto all'indirizzo, si legge, di mano di GALILEO: S. Fabio Colonna, con osserv.ni delle macchie.

Molt'Ill.e Sig.r mio Oss.mo

All'offerta da V. S. per la sua fattami, non solo ho renderle gratie, per esser cosa da me desideratissima, ma con questa ancora pregarla con molto affetto che me ne favorisca con sua comodit, poich non solo me serviranno li suoi cristalli per l'uso di vedere, ma anco per norma, gi che, havendo un pezzo questa estate sofisticato in osservar la causa de tale effetto de'vetri, me sono posto a farne da me, et questo Agosto ne ho fatto uno, con che gi veggo Saturno con le stelle, come V. S. descrive et depinge, le quali me pareno assai minori di quello che stanno disegnate: credo ben che V. S. l'ha fatto quel segno, per solamente dar ad intendere come siano orbi congionti, et non per proponerne alcuna proportione. Io le veggo, le stelle, distinte di globo, over meglio di circonferenza, ma non tanto chiare quanto il corpo di mezzo: non so se sia difetto delli cristalli, o pure sia la minor quantit della luce et grandezza minore che ne sia cagione. Ritrovo che il convesso di maggior circonferenza  quel che fa maggiore effetto et migliore, per far le cose obiette maggiori, et che con poco concavo se vegano chiare; et, per contrario, li concavi di minor circolo, ancorch faccino assai grandi le cose obiette, per causa della disgregatione le fanno adombrate, che poco vagliono, ancor che sia l'istesso sole l'obietto: et per ho fatto un convesso de diametro de palmi cinque et mezzo in circa, che m'ha dato una canna de quattro palmi et mezzo, che forma il sesto della veduta lontana con un concavo di diametro di tre once fatto. Non ho fatto esquisita misura, et proportione non  osservata; ma ho pensiero di osservar le misure et effetti di tutte le corrispondenze delli convessi et cavi, secondo lor grandezze.
Ho osservato per dui mesi le macchie solari, delle quali se V. S. haver gusto veder quel che ho fatto, le mander, con tutto che non siano cos ben osservate come sono dipinte al suo libro con quelli chiari et scuri. Sono dell'istessa grandezza del(1482) disco(1483), qual me riesce al mio telescopio in distanza de due palmi nella carta opposta, in questo telescopio che ho fatto de mia mano. Se V. S., come pi dotto in queste materie, me dar qualche avertimento, non solo come affettionato delle virt di V. S., ma come Linceo, al quale per causa di fratellanza deve esser cortese nell'insegnare, far forsi che non solo sia per far cosa bona, che superi l'artefici idioti, ma che forsi sar possibile dar a lei gusto. Havea gi fatto una forma da farne uno de lunghezza di palmi otto, pretendendo veder grande et chiarissimo quel che hora veggo comodamente con quel che ho fatto, essendo la regola matematica certa circa le proportioni, se la distanza dell'aere circonfuso dentro il cannone non facesse danno; il che non spero sia per far danno, essendo che molto pi aere et pi grosso non d travaglio in maggior distanza.
Ho scritto cos a lungo per dar occasione a V. S. de impararne alcuna cosa intorno a tal materia, essendo che in Napoli non ci  chi ne sappia che ne possa essere insegnato; poi che non ci  chi sia utriusque, et theorico et prattico manuale.
Nella luna ho osservato et disegnato le escrescenze, che appariscono pi luminose et prolongate, nel crescere che fa, delle eminenze del suo globo, non tanto ben dipinte dal lettor Romano(1484); et hoggi, che poco ci vuol alla quintadecima, ancor se ne veggono nella parte orientale, dove manca il cerchio. Se della luna se potesse haver l'imagine come del sole, distinta con quelle macchie, se dipingeria assai meglio; ma con li telescopii migliori se veggono tante minutie, che mi diffido esprimerle cos bene.
Son stato lungo soverchio, et la causa  di haver gusto trattar con lei, che non m' lecito di presenza, come haveria carissimo, per imparare; per me perdonar. Et con ci finendo, resto basciando a V. S. le mani, et pregandola me tenghi per suo affettionato: et Nostro Signor le doni salute et quella felicit che desia.

Di Napoli, li 25 de Settembre 1613.
Di V. S. molt'Ill.e

Quando me far la gratia delli cristalli, li facci rinchiudere in una scatoletta sigillata ben conditionata, ne fiat in itinere fraus.


Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

La luna have nella parte orientale una eminenza come un disco piccolo, che questa sera di nuovo ho osservato, pi lucida de tutti li altri sparsi nella parte occidentale, che sta pi opposta alla luce del sole; che se ci procede dalla eminenza, sar maggior de tutti stanno vicino la circonferenza in obliquo: che sarebbe da dir che sia alta pi del semidiametro del globo.

Fuori: Al molt'Ill.e Sig.r mio
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo,
Filosofo et Matematico del Seren.mo Sig.r Gran Duca di Toscana.
Firenze.



928...

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 28 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 108. - Autografa.

Ill.re S.r Ecc.mo

Mando il libro del Cremonino(1485), il quale ho scorso in alcuni capi principalmente della sua Apologia de Via Lactea: nella quale, oltre gl'altri difetti, trovo che dell'imaginatione sua non rende alcuna prova; l'altra, che non intende punto l'effetto et la forza della paralasse, e tira in senso contrario le parole di Tolomeo in questo proposito, seben io non l'ho veduto. Ma sicome questa sua opera non potr mai esser comendata da'filosofi liberi et sensati, cos non dubbito che non debbi riuscir maravigliosa a'Peripatetici et all'infinito numero di millioni etc.
Mando ancora il primo vetro et il secondo mio buonissimo, il quale mi far gratia rimandare quanto prima l'havr adoperato, che tratanto procurer anco per lei; ma  sorte estraordinaria haver cosa di tanta perfettione. Il Baci dice mandargliene quattro buoni. Mi ero offerto inviarglieli io, ma mi  paruto che sia entrato in sospetto, onde subito ho disciolto il negotio.
Mi piace della lettura di Pisa collocata nel Padre suo scolare, perch credo che sia Cecco da Ronchiti(1486).
Il S.r Zaccaria(1487) sta bene per gratia di Dio et contra l'upinione de'medici, i quali ogni giorno sono pi conosciuti da me per ignoranti et anco ingannatori e buggiardi. Non posso esser pi lungo: le baccio la mano.

In V.a, a 28 Settembre 1613.
Di V. S. Ecc.
Tutto
G. F.Sag.

Fuori: All'Ill.re S.r, S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
con un rotolo di carte et due vetri tra due tavolette. Firenze.



929..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 30 settembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 99. Le figure sono nei Mss. Gal., P. III, T. X, car. 78-102. - Autografa.

Molt'Ill.e et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Con un'altra(1488) ho risposto alla cortesissima di V. S., ringratiandola della bona volunt che dimostra verso di me. Per dimostrar che habbi cominciato ad haver gusto delle osservationi celesti, ancor che con cattivo instrumento, massime di Agosto, habbi osservato le macchie solari, et con poca prattica a saperle segnare, pure vedr qualche vestigio di buona intentione, che possa con il tempo migliorare; et gi ho pensato un modo che, essendo solo, se possa movere il telescopio et carta al moto del sole et tempo, acci non habbi altro che far che segnar le macchie perfettamente, ch hora ha bisognato in pi volte rimettere a sesto l'instrumento et la carta: et se ci  difetto,  causa la soprascritta occasione, et il tremar la mano nell'istesso segnare. Ancora potr essere che manchi alcuna delle piccole macchie, che forsi non ho vedute per difetto s di diligenza, come di instrumento: ch hora me sono aveduto di rivederle con allontanar poi la carta, et veder se ve ne paia alcuna altra; ch le piccole et inordinate, cos sono accorto se veggano; et per l'avenire, mentre potr, far meglio, tanto pi havendo da lei qualche disciplina, della quale ne la prego sommamente. Con ci facendole riverenza, come al Signor Salviati prego V. S. da mia parte la facci, le bascio le mani, et prego Nostro Signor la feliciti et(1489) conservi lungamente.

Di Napoli, li 30 de Settembre 1613.
Di V. S. molt'Ill.e et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Fabio Colonna Linceo.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei Linc.o
Firenze.


Die 1 Augusti 1613, hor. 20.
Solares maculae prout e tubo receptae sunt inversae, Neapoli observatae ac signis notatae.
Dal Sig.r Fabio Colonna.(1490)

Die 2 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929a.gif]

Die 5 Augusti, hor. 20.
Die 6 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929b.gif]

Die 7 Augusti, h.
Die 8 Augusti, h.
[vedi figura 929c.gif]


Die 9 Augusti, hor. 21.
Die 12 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929d.gif]

Die 13 Augusti, h.
Die 14 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929e.gif]

Die 16 Augusti, h.
Die 17 Augusti, hor. 19.
[vedi figura 929f.gif]


Die 18 Augusti, hor. 20.
Die 19 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929g.gif]

Die 20 Augusti, hor. 20.
Die 22 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929h.gif]

Die 23 Augusti, hor. 20.
Die 24 Augusti, hor. 20.
[vedi figura 929i.gif]


Die 26 Augusti, hor. 19 1/2.
Die 27 Augusti, hor. 19 1/2.
[vedi figura 929j.gif]

Die 28 Augusti, hor. 19 1/2.
Die 29 Augusti, 20.
[vedi figura 929k.gif]

Die 30, hor. 19 1/2.
Die 31 Augusti, hor. 19 1/2.
[vedi figura 929l.gif]


Die p. Septembris, hor. 12.
Die 2 Septembris, hor. 20 1/2.
[vedi figura 929m.gif]

Die 3 Septembris, hor. 19.
Die 4 Septembris, hor. 20, nebuloso interdum.
[vedi figura 929n.gif]

Die 5 Septembris, hor. 20.
Die 6 Septembris, hor. 20 1/2.
[vedi figura 929o.gif]


Die 7 Septembris, hor. 20.
Die 8 Septembris, hor. 18 1/2.
[vedi figura 929p.gif]

Die 9 Septembris, hor. 21.
Die 10 Septembris, hor. 20.
[vedi figura 929q.gif]

Die 11 Septembris, hor. 21.
Die 12 Septembris, hor. 18 1/2.
[vedi figura 929r.gif]


Die 13 Septembris, hor. 20.
Die 14 Septembris, hor. 19 1/2.
[vedi figura 929s.gif]

Die 15 Septembris, hor. 21.
Die 17 Septembris, hor. 21.
[vedi figura 929t.gif]

Die 18 Septembris, hor. 20.
Die 19 Septembris, hor. 20.
[vedi figura 929u.gif]


Die 21 Septembris, hor. 20.
Die 22 Septembris, hor. 21 1/4.
[vedi figura 929v.gif]

Die 25 Septembris, hor. 21.
Die 26 Septembris, hor. 20.
[vedi figura 929w.gif]

Die 27 Septembris, hor. 21.
Die 28 Septembris, hor. 20 1/4.
[vedi figura 929x.gif]


Die 29 Septembris, hor. 19.
Die 30 Septembris, hor. 18.
[vedi figura 929y.gif]



930..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
Anversa, 5 ottobre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 83. - Autografa.

Charissime Domine et Doctissime Vir,

Dubito me tibi importunum, qui audeam toties scribere: verum tanta est benevolentia nostri D. Caesaris et D. Bontempi, ut nil non audendum sub tanto auspicio putem. Quare, his fretus, rursus scribo; quaeso, ut est tuae magnanimitatis, boni consule.
Misi ad te diebus praeteritis(1491) epicyclum Iovis, in quo erat caracter Iovis, circa autem caracterem Sydera Medicea, in uno circulo, satellitii instar, circuentia regale iubar. Quando scripsi quod sydera in unum puntum coire observantur, non dixi quod duo sydera, sed tantum quod singula sub corpore Iovis in uno punto coire videntur, non secus ac Saturnus tricorporeus videtur. Quaeso, mediante Domini Prioris Bontempi ope, responde an tuis observationibus meae correspondeant: tuo enim a iudicio pendeo, et tuam correctionem expecto; nil enim aliud efflagito, quam meas observationes tuis observationibus consonas esse.
Dominus Prior Bontempi mihi pollicitus tractare dicationem meae Astrologiae(1492) Serennissimo Domino Cosmo: in hac autem Astrologia diu et diu (ut opus meum testatur) insudavi. Quaeso, ut tuae virtutis et generis est, adiuva me; sis avocatus iustae caussae, nempe supplica Serennissimo Domino ut laeto animo meos labores accipiat, et det Serennissimum nomen suum inscribendum. Tua authoritas me multum adiuvabit; sub ipsa tutissimus ibo. Deus tibi praemia reddet digna; nullam Deus charitatem reliquit non compensatam. Vale.

Die 5to Octobris anni 1613. Datum Antverpiae Brabantiae.
Qui et tuae virtutis
Studiosissimus et Addittissimus
Octavius Pisani.

Fuori: Charissimo Domino Doctissimoque Viro
Domino Galileo Galilei.
Florentiam.



931..

OTTAVIO PISANI a [GIOVANNI KEPLER in Linz].
Anversa, 5 ottobre 1613.

Bibl. Palatina in Vienna. Mss. 10703, car. 86. - Autografa.

Charissime Domine Keplere, Doctissime Vir,

Audax videor tibi, qui audeam ignoto scribere. Sed, si ego tibi ignotus, tu mihi notissimus: tua enim opera in motu Martis(1493), et Optica(1494), quocunque pervagantur; quemcunque doctum sortiuntur, illico amicum sibi acquirunt; nemo enim virtutis studiosus tua scripta legere, et non te amare, potest. Est virtus virtutis amicos ignotos coacervare; et me coacervatum scias tuis amicis, et praecipue cum te amicum nostri Galilei agnoscam, a quo die hesterno litteras accepi.
Vere Galileus est caelestis Americus, qui in caelo nova sydera, et praecipue Medicea, invenit: ego autem theoricam motus Syderum Mediceorum delineo circa Iovis regale iubar, satellitii instar, in epicyclo Iovis. Ego construxi novum modum delineandi totum globum in plano in uno circulo, et sic chartam cosmographicam construxi, novam sane ac nulli ante visam: velim scire tuam opinionem, quam ut magistram correctricem expecto. Cum primum his litteris respondes, tibi mittam. Construxi Astrologiam planisphaericam(1495), qua omnes motus, tum in longitudine tum in latitudine, simul delineo: simile opus Petrus Appianus Carolo V inscripsit. Si placet tibi mecum inire amicitiam, et per litteras comprobare, tibi mittam librum, et meum Mappamundum (ut ita loquar).
Quaeso, ut tuae virtutis est, noli oblivisci harum literarum: responde, et tunc initam amicitiam credam, et meam servitutem non inutilem agnosces. Vale.

Antverpiae, die 5to 8bris anni 1613.
Tui et tuae virtutis
Studiosissimus et Addittissimus
Octavius Pisani.



932...

PANDOLFO SPRANI a [ANDREA CIOLI in Firenze].
Cesena, 5 ottobre 1613.

Arch. di Stato in Firenze. Filza Medicea, 981, car. 735. - Autografa.

Ill.mo Sig.or mio P.rone Oss.mo

Hieri mi venne a trovare il S.r Cav.re Chiaramonti, mio figliuolo spirituale, dottore in molte discipline eccellentissimo, et particolare mathematico de'primi d'Europa; e mostratami una lettera del S.r Galileo Galilei in materia dell'horiolo di cui scrissi io a V. S. Ill.ma il Luglio andato(1496), fece instanza di vedere l'instromento, il quale mi fu lasciato dall'autore. Ma perch'io alcuni giorni sono, a requisizione d'amici della professione, lo volsi loro mostrare, e lo trovai sconcertato, che m'accorsi essere stato fatto a fine ch'altri non ne pigliasse lume, gli lo mostrai cos coperto come si trova dicendoli l'imperfezzione, di maniera che quando pure S. A. S. lo volesse vedere, saria necessario che l'autore venisse a mostrarlo; il che credo egli faria molto volentieri, sperandone l'acquisto di cos gran servit. Pertanto ho voluto scriverne tutto questo a lei, che parendoli conferirlo con detto S.re Galilei, lo possa fare, non lasciando a dirle che quantunche il S.r Cav.re Chiaramonti sia gentilhuomo compitissimo e molto sincero e religioso, non , per mio parere, per dare relazione di questo huomo favorevole, tenend'egli openione che sappia poco e che sia mathematico stravagante....



933.

SCIPIONE CHIARAMONTI a GALILEO in Firenze.
Cesena, 6 ottobre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 103. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

La virt di V. S. non  di sorte, che chi l'ha una volta conosciuta se la possa dimenticare; n ella, con l'avanzarsi tuttavia nel camino della gloria, permette la dimenticanza di s, anzi si rende, a chi non l'ha mai di presenza conosciuta, nota e celebre. Io, all'incontro, debbo a gran mia ventura riputare, ch'ella con tanta tenacit abbia ricevuta, e con tanto amore ritenga, la memoria mia; n contenta di tanto favore, s' compiacciuta procurarmi l'honore del commandamento di S. A. Ser.ma, honore tale et a me di tanto gusto, che non posso esprimerlo. Sar sua parte, se m'ha procurato il saggio di tanto piacere, operare che ne sia fatto qualch'altra volta degno.
Io intanto subito fui a trovare il S.r Pandolfo Spranio(1497) per vedere lo stromento, quale non mi sovveniva mai haver veduto, come veramente non ho; et intesi, l'autore, ch'hora si trova in Ferrara, haver seco portato quella parte che serve d'anima per l'uso, e per non potersi considerare. Cos me ne sono restato. Credo ch'egli scriver all'autore, che se ne venga da lei; il che se far, verr a parangone da discernere l'oro vero dall'apparente. Se anco mi sar fatta parte qui dello stromento, lo vedr, e scriver sinceramente il parer mio. Le baccio per fine le mani.

Di Cesena, il d 6 Ottobre 1613.
Di V. S. molto Ill.re

Conosco quanto honore faccia un Prencipe grande commandando a privata persona; per, come n'ho io sentimento grandissimo, cos incarico all'amore e gentilezza di V. S. il farne quelle dimostrationi ch'ella giudicher convenienti e ch'io per me non ardisco fare, facendo piena dedicatione della persona mia in tutto quello che vaglio.

S. C.
Aff.mo Ser.re
Scipione Chiar.ti

Fuori: Al molto Ill.re Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Bologna per Firenze.



934..

GIOVANFRANCESCO SAGREDO a GALILEO in Firenze.
Venezia, 12 ottobre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXVIII, n. 46. - Autografa.

Illustre S.r Ecc.mo

Queste serviranno solo per avisar V. S. Ecc.ma della ricevuta delle L. 32.12 inviatemi, et come si sono inviate le sue a Padova, e data sodisfatione a M. Antonio. Che sar fine di queste, bacciandole affettuosamente la mano.

In Venetia, a 12 Ottobre 1613.
Di V. S. Ecc.ma
S.r Galileo.
Tutto suo
G. F. Sagredo, in fretta.

Fuori: All'Illustre S.r Ecc.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



935.

GALILEO ad [ANDREA CIOLI a Firenze (?)].
(?), 15 ottobre 1618.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. V, car. 48. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.re e Pad.ne Osser.mo

Ho veduto quanto replica il S. Sprani(1498) in materia dell'horologio: nel qual proposito il S. Cav. Chiaramonti mi risponde quanto V. S. vedr dalla qui aggiunta(1499); e non ci essendo particolarit nissuna n circa la fabbrica, n circa gl'usi di tale strumento, ma solo una semplice laude con ammirazione del S. Canonico Sprani, io non ne posso dar giudizio alcuno, n anco conietturale, e massime non sapendo io manco quanto il S. Sprani sia intendente di queste materie, s come so che intendentissimo ne  il S. Cav. Chiaramonti; ma egli, come V. S. vede, scrive non l'haver veduto: oltre che il Sig. Sprani revoca alquanto in dubbio il giudizio del medesimo S. Cavaliere, come quello che non faccia molta stima del sapere dell'autor dello strumento; il qual particolare mi d pi fastidio di tutto il resto, perch quando un par suo l'havesse laudato, si poteva esser sicuro ch'e'fusse cosa buona. Per sta al G. D. a risolver se vuol far condur qua lo strumento dall'autor medesimo; e V. S., scrivendo la resoluzione di tal particolare al S. Sprani, sapr ottimamente accennargli la stima che fa S. A. delle cose esquisite, come all'incontro le popolari poco la muovono(1500).
Havendo scritto sin qui, mi  sopraggiunto il P. Don Benedetto(1501), Matematico di Pisa, con la dolorosissima nuova della morte del S. C. Vinta(1502), sentita da me con quel travaglio che ella pu imaginarsi maggiore, havendo io perso un tanto padrone e protettore. Consolami che il caso non  seguito avanti che io habbia preso servit con V. S., la quale, come successore del S. Cavaliere, spero che, seguendo le sue vestigie, favorir con simile affetto i loro comuni servitori, tra i quali reputandomi di esser io ancora, non rester di ricorrere al suo favore nelle mie occorrenze. Era il detto Padre andato a casa il S. Cavaliere, che sia in Cielo, per intender se dal loro Presidente, che risiede cost, era venuta la risposta della sua licenza(1503), conforme all'ordine dell'Ill.mo S. C. Montalto(1504); e poi che non ne ha potuto ritrar niente per l'accidente occorso stanotte, gi che V. S.  cost sul luogo, la supplica a mandar dal P. Presidente, e darci avviso di quanto passa, acci egli si possa inviare alla volta di Pisa quanto prima. Io poi, desiderando di esser favorito da'suoi comandamenti, con ogni reverenza gli bacio le mani, e la supplico ad inchinarsi in mio nome a loro Al. Ser.me, e dal Signore Dio gli prego somma felicit.

Dalla Villa, li 15 di 8bre 1613.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Obblig.mo
Galileo Galilei.



936..

FEDERICO CESI a GALILEO in Firenze.
Acquasparta, 15 ottobre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 110. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Mi trovo in queste amenit del'Umbria a passare il bello del'autunno, insieme con qualche negotio e di casa e di sudditi. Qui m' gionta la sua gratissima e brevissima con i chirografi del S.r Ridolfi(1505), soggetto tanto degno e dal qual, mediante V. S., tanto veniamo favoriti. Ho voluto accusargliene la ricevuta con questa, et insieme rappresentarmele desiderosissimo al solito di servirla e d'intender nuova di lei e della sua sanit. Presto sar di ritorno in Roma: intanto con ogni affetto di core le bacio le mani. N. S. Iddio le conceda ogni contento.

D'Acquasparta, li 15 di 8bre 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei Linc.o
Fiorenza.



937.

GIOVANNI WELLS a GALILEO in Padova.
Londra, 15 ottobre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 101. - Autografa.

Reverendissime Do. Galilee, tuique ingenii foelicitate omnium beatissime,

Tuus ad meas devenit manus, ab hinc triennium fere, Sidereus Nuncius, quem quidem gratissimum accepi, non tam mellifluo captus (quo polles) stylo, quam quod avidus eram abstrusissima illa naturae (de quibus loqueris) invisendi. Labori itaque et sumptibus, in perspicillis quam plurimis construendis, non peperci, dummodo ad millessimam fere multiplicationem (sed caligine aliqua obductam) a me deventum est, quorum ope Iovis, lunae, Galaxiae, stellarumque nebulosarum secreta inspicio singula; Saturni vero et Veneris arcana adhuc me latent, tantisque laboribus et molestiis (quas parit mihi officium meum quod circa rem navalem possideo) in dies distrahor, ut proprio marte ulterius progredi haud vacat. Sunt nostratium aliqui (uti audio), qui ad quinque millia multiplicant: oculatus testis non sum, neque facile credo; utcunque ex ipso fonte, quam ex stagnis vel vadis, istas haurire aquas cupio potius. Quapropter si a Dominatione vestra impetrare possim, ut (per hunc tabellarium) aut mihi secretum fabricandi ista organa, pellucida simulque ad libitum multiplicantia, placueris impertiri, aut saltem abiicienda aliqua tua perspicilla (sine tubo) vitrea digneris mihi communicare, quorum auxilio possim et Veneris et Saturni caelum adire, fidem tibi presto (viri tuae gratiae studiosissimi), me tuae aeternae gloriae et humanitatis plus quam solitae perpetuam fore tubam fidelissimam.
Excellentissimum tuum instrumentum, quod Berneggerus merito compendium universae geometriae nuncupavit(1506), pre manibus habemus. Sistema mundi, a tuo Sidereo Nuncio promissum(1507), valde cupimus; et singulis nundinis aliquid tuo tanto ingenio dignum avide expectamus. Pluribus te non gravabo: hoc unicum obnixe rogo, ut si quid in hac charta quod scholasticum minus sapit (qualem me non profiteor) inveneris, illud simul, et hanc temerariam nimis et audacem scriptiunculam, in meliorem partem interpreteris.
(Verte(1508).)
Bene vale, vir Excellentissime, cui omnia fausta et felicia intime precor, et me tibi tuoque nomini, pro admirando tuo singularis ingenii acumine, semper addictissimum fore scias.

Excellentissimae tuae Dominationi

Addictissimus
Iohannes Welseus, Londinensis.

Londino Angliae, Octobris quinto iuxta stylum veterem, anno Do. 1613.

Fuori: Reverendissimo Viro, omnique omnium laude dignissimo,
Dom.o Galileo Galileo, Patritio Florentino, Patavini Gymnasii publico Mathematico,

I praye you, desyre an Answere.
in Patavio(1509)
dentur hae literae.



938...

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 18 ottobre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. III, T. X, car. 59. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or Oss.mo

La di V. S. di 6 Settembre mi capit solo avant'hieri. Le rendo infinite grazie per il felice anunzio del capo d'anno del consesso Linceo, et prego Iddio a conservar lungamente l'Eccell.mo S.or Principe, la persona di V. S. et tutta la Compagnia. Altres la ringrazio affettuosamente dell[a] congratulatione per l'honore che mi fa cotesta Illustriss.[ma] Accademia aggregandomi per suo membro, come mi avis il S.or Salviati qualche settimana adietro. Riconosco ci esser favore particolare, nato dalla bont de'miei padroni, che mi hanno portato inanzi, supplendo col loro credito alla debbolezza de'miei meriti. Non mi ha parso dovermi ingerire a scrive[r] all'Accademia senza tener sue lettere.
Poich V. S. gusta di sentire gli discorsi del mio amico(1510), le copiar qua sotto quanto tengo da lui di fresco circa certa nova osservatione:
"Quia flagitasti a me novum quod in sole conspexi phaenomenon, nihil est sane cur amicam aequissimamque petitionem frustrari(1511) debeam. Adiunxi igitur diem primum Augusti, in cuius observatione specimina quaedam novi huius spectaculi vides secus literas a, b, c. Sunt autem eae non maculae solis, sed faculae, partes videlicet reliquis circumiectis fulgidiores, ita ut luculenter prae illis eluceant; in motu praesertim ipsius disci solaris, id quod etiam ipsis maculis debilioribus evenit: motus enim super chartam factus illas oculis vivacius ingerit. Neque est quod tantillum de veritate huius spectri vacilles: etenim eius phasin iam ultra annum saepe animadverti, per inspectionem primum, deinde, et multo clarius, per traiectionem solis a tubo in chartam; viderunt una mecum faculam a multi alii, huius rei alioquin imperiti. Ludibrium oculorum id non esse, patet ex eo, quod tot hominum diversorum oculi idem in eodem loco simul conspexerint; quod, oculo immoto, ad motum tubum in aliam aliamque chartae partem meaverit; quod, tubo immoto, motum oculum non fuerit sequutum. In vitro non fuisse, probavit eiusdem circumactio: nam in eodem chartae loco facula constanter haesit. Sed neque in ipsa charta id haesisse splendoris, inde colligas, quod solis orbitam, in charta oberrantem, continenter sequeretur. Unde, cum vitiosum intercurrerit hic penitus nihil, esse hanc emphasin, evidens est: et non in are, iisdem rationibus quibus est de maculis assertum; carent enim hae faculae aeque omni parallaxi atque ipsae(1512) maculae: a quibus tamen discrepant in eo quod rariores et pauciores appareant ipsis maculis; quod ad margines tantum solis sub ingressum atque exitum, in medio vero nunquam, idque tridui quatriduive spatio, compareant; quod difficulter, idque vix nisi tubis clarissimis et figura solis mota super chartam, in conspectum sese prodant. Cetera cum maculis videntur habere communia. Quid sint, ignoro."
Baccio la mano a V. S., et le prego ogni bene.

Di Augusta, a 18 di Ottobre 1613.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri L.o

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio [Oss.]mo
[I]l S.or Galileo Galilei.
Firenze.
D'altra mano: [franca] sin Vinetia.



939.

OTTAVIO BANDINI a GALILEO in Firenze.
Roma, 19 ottobre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. XIV, car. 106. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Ill.re Sig.re

Della licenza ottenuta per le due figliuole(1513) di V. S., che si devono monacare in S. Matteo d'Arcetri, non occorreva ch'ella si movesse a ringratiarmi, bastando a me il gusto che mi viene dal poter far cosa che le riesca di satisfattione. Assicuro per V. S. che goder di vedere ch'ella si vaglia sempre di me con ogni confidenza nelle occasioni di suo interesse. E me le offero intanto di cuore.

Di Roma, li 19 d'Ott.re 1613.


Io son tutto di V. S., et desidero impiegarmi per lei in cosa di maggiore momento.


S.r Galileo Galilei.
Al piacer di V. S.
Il Card. Bandino.

Fuori: All'Ill.re Sig.re
Il Sig.re Galileo Galilei.
Firenze.



940.

GIO. CAMILLO GLORIOSI a GALILEO in Firenze.
Venezia, 2 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 112. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r

Questi giorni passati l'Ill.mo S.r Gio. Francesco Sagredo mi fece molte raccomandationi da parte di V. S., rallegrandosi meco dell'havuta lettura di Matematica nello Studio di Padova. Io gli ne rendo gratie infinite, n ero in dubio ch'ella non ne dovesse haver consolatione, s per succedergli nel suo luogo persona di qualche buono affetto e d'ingegno libero nel filosofar, non per degno suo successor in quanto al valor e merito, s anche per esser io creatura del detto Ill.mo S.r Sagredo, tanto suo amicissimo, a cui referisco tutto il compimento di questo negotio.
V. S. dunque non voglia defraudarmi de'suoi commandamenti, ch in Padova havr persona sua devotissima, la quale sinceramente l'ama e reverisce e sempre tener in pregio l'honor suo e le cose sue come le proprie. Non altro: la saluto carissimamente.

Di Ven.a, a 2 di Novembre 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.re Aff.mo
Gio. Camillo Gloriosi.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.r mio sempre Oss.mo
Il S.r Galileo Galilei.
Firenze.



941.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 6 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 114. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.re

Domenica sera arrivassimo sani e salvi, ancorch alquanto bagnati, in Pisa. Subito andai a far riverenza a Monsig.r R.mo Arturo(1514), dal quale fui riceuto con ogni dimostrazione d'affetto; e ne'primi ragionamenti mi disse che io non dovessi entrare in opinioni di moti di terra etc. Al che io risposi con queste formate parole: Quanto V. S. Ill.ma m'ha comandato, ch cos per comandamenti ricevo i cenni suoi, m' stato dato per consiglio dal Sig.r Galileo mio maestro, del quale ancora son per tenere ogni conto, massime che io so che egli in 24 anni di lettura non ha mai trattato cotal materia. Alle quali parole S. Sria mi rispose, che qualche volta per digressione haverei ben potuto toccare simili quistioni come probabili. Ed io soggionsi che mi sarei astenuto ancora da questo, quando che S. S.ria non m'havesse comandato altro. E questa fu la prima giornata di domenica sera.
Il luned mi offersi a officiare la sua chiesa de'Cavaglieri con la mia messa, del che mostr haverlo carissimo. Trattai poi al longo con il Sig.r Dottor Ruschio(1515) e suo fratello; quali per amor di V. S. mi si mostrorono assai affezionati, dandomi alcuni buoni avertimenti.
Dal Sig.r Papazzoni ho haute belle chiere, saluti, offerte, cerimonie sine fine. Dal Sig.r Dottor Aquilani(1516), lettore di filosofia assai gentile, mi sono stati fatti compimenti assai affettuosi e gentili. Il Sig.r Canonico Bellavita(1517) ha fatto il medesimo: e cos da diversi di questi signori dottori ho riceuti favori assai compiti. Li ho invitati alla mia prima lezzione, sicome ancora il Sig.r Comissario e Vicirettore, e credo sar favorito. Questa mattina poi Monsignore m'ha trattenuto a pranso, e graziatomi di una sua orazione(1518): e questo  quanto sin hora mi  occorso. Dimani far il mio principio, e dar conto a V. S. come mi sar riuscito. Tra tanto mi conservi la sua da me stimatissima grazia, dalla quale, dopo Dio, riconosco ogni mio bene; e so che infiniti desiderano di havere parte di quello che io ho hauto da lei abondantissimamente. E con questo facendoli riverenza, bacio le mani al Sig.r Nicol Arrighetti e tutti cotesti altri signori miei patroni.

Di Pisa, il 6 di 9mbre 613.
Di V. Sig.ria molto Ill.re ed Ecc.ma


Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, p.o Filosofo e Mat.co di S. A.
Firenze.



942..

ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI a GALILEO [in Firenze].
Pisa, 6 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal. P. I, T. VII, car. 116. - Autografi il poscritto e la firma.

Ill. et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Sono stati pagati i cinquecento scudi della provisione di V. S. qua nel banco del Salviati, secondo il suo ordine, come intender facilmente per altra via.
Ho conosciuto qua con molto mio gusto il Padre Don Benedetto Castelli, condotto a leggere Matematica in questo Studio; et a me, e per le qualit sue proprie e come stretto famigliare di V. S., sar molto caro, e desiderar sempre d'impiegarmi a servitio di lui, come stamattina, che  stato da me, me li sono offerto prontamente.
Mando a V. S. una delle mie orationi stampate in Siena(1519), la quale, bench sia cosa frivola, confido nondimeno che la ricever volentieri, come cosa di amico suo.
Intendo che il S.or Filippo Salviati  partito di Fiorenza per far certo viaggio; e perci gli agenti suoi disegnano di far vendita di alcune sue cavalle da carrozza. Per, cercando io pi tempo fa di fornirmene d'un paro, che fossero di buona fatta e giovane e sicure, se V. S. potesse con l'opera sua in questo fatto giovarmi, che io ne fussi servito di due delle migliori che fussero a mio proposito, mi farebbe servitio particolare; e per la famigliarit che ha V. S. in quella casa, spero che le possa riuscire di farmi in questo molto servitio, non diffidando che V. S., bench occupata in altra professione, possa ancora in questo fatto essermi di qualche aiuto. E con offerirmi a lei con ogni affetto, le bacio le mani, e le prego ogni felicit.

Di Pisa, li 6 di 9mbre 1613.
Di V. S.

Sentirei volentieri con confidenza la qualit delle cavalle e del prezzo, ch vorrei spendere i denari bene e sicuramente, con quel vantaggio che si potesse.


Al S.r Galileo Galilei.
Arturo d'Elci.



943..

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
Anversa, 7 novembre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 84. - Autografa.

Charissime Domine ac Doctissime Vir, Domine Galilaee,

Et si nil praestiti in mea servitute officii erga te cognosco, tamen tuae virtuti confido tantum, ut audeam officium amicitiae a te petere. Audebo quidem sub auspiciis Illustriss.i Domini Prioris Bontempi, in quo omnem spem fixi; et tuam magnanimitatem experiar, quam, ut te dignam, propitiam spero me inventurum. Credo autem, te iusto corde esse, non unum ex illis quem ulla passio, ullum interesse, possit motare, verum iustum et tenacem debiti virum, menteque solida quatientem.
Annis superioribus ego construxi Astrologiam meam(1520), in qua decem annos insudavi, et omnes motus theoricarum et suppositiones astrologicas ante oculos planispherica ratione posui; et carthacea instrumenta composui, et tandem suppositiones mechanicas addidi, seu horologiorum rationes: illum autem epicyclum quem misi tibi diebus praeteritis(1521), erat unus ex carthaceis theoricis, nempe Iovis; circum autem delineavi Sydera Medicea. Quare rogo te per viscera CRISTI, ut meam Astrologiam Serenissimo Domino praeponas, eo quod illi puto inscribere ac dicare, et iam perfeci opus et calculavi motus ad meridianum Florentiae. Idem supplico Illustris.o Domino Priori Bontempi, qui tum apud Serenissimum Dominum, tum apud te, debet disponere meum opus. Tu vero meum honorem tueare; debet enim doctissimus, qualis tu es, virtutis studiosum, qualis ego sum, protegere: iam enim opus inscriptum est Serenissimo Domino nostro. Quaeso, responde mihi, an velis tantum charitatis praestare: unum tamen tibi in mentem revoco, nempe Cristi dictum in die Iudicii: Quaecunque minimis ex meis feceritis, et Mihi feceritis. Vale.

Antverpie, die 7. Novembris anni 1613.
Tui Studiosissimus atque Addictissimus
Octavius Pisani.
Fuori: Charissimo Domino Doctissimoque Viro Domino Galileo Galilei, Mathematico Praestantissimo.
Florentiam.



944..

FEDERICO CESI a GALILEO [in Firenze].
Roma, 8 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 105. - Autografi il poscritto e la sottoscrizione.

Molto Ill.re et molto Ecc.te S.or mio Oss.mo

Inviando a V. S. l'inclusa(1522) del Sig.or Colonna con le macchie del sole in Napoli delineate dall'istesso, ho voluto salutarla con questa mia, desiderosissimo sempre intender nuova di lei, et molto pi hora, che molti giorni mi trovo senza sue lettere. Di me le dir solo che d'Acquasparta, di dove ultimamente gli scrissi(1523), me ne sono hora a punto ritornato in Roma, ove sono in mezo a'contenziosi Peripatetici, pochi de'quali, e con gran fatica, si lasciano indurre a vedere l'opra solare di V. S., o pure l'istesso sole macchiato, conoscendo quanto gl'apporti pregiudizio, et filosofando pi volentieri su gl'oggetti fantastici conceputi, che su li veri et reali. Bacio a V. S. le mani, e prego da Nostro Signore Dio ogni contento.

Di Roma, li 8 di 9mbre 1613.
Di V. S. molto Ill.re et molto Ecc.te

Al S.r Salviati e S.r Ridolfi, miei signori, V. S. mi far gratia baciar affettuosamente le mani in mio nome. Gi le avisai la riconta delle scritte(1524) del S.r Ridolfi, al quale insieme risposi.


S.or Galileo Galilei.
Aff.mo per ser.la sempre
Fed.o Cesi Linc.o P.



945.

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 13 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 117. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio,

Ho riceuto il libro del Sig.r Cremonino; e le Lettere Solari mi saranno carissime. V. S. poi non si piglii fastidio di scrivermi, perch conosco benissimo di quanto incommodo li sia; ed a me mi viene a essere di egual disgusto il suo dispiacere, come mi  consolazione il leggere le sue lettere. Quanto alle constituzioni Medicee, le diedi in un foglio a M.r Oratio stufaiolo, ed hora non me le ricordo. V. S. procuri di haverle, perch so questo, che, oltre all'essere assai diligenti, erano tali che i Pianeti si conoscevano l'un dall'altro.
Gioved feci la mia prefazione; e lo dico come a padre, non per vantarmi, che ogni cosa mi riusc felicissimamente, con la maggiore audienza che habbia ancora visto, non solo de'scolari ma de'dottori, e fu gradita da tutti e lodata. Sguito di leggere con frequenza grande e numerosa di scolari, s che  sempre piena la scola, e gran parte stanno in piedi. Privatamente leggo a un Conte Piacentino, ed a un altro Signore, pur Piacentino, de'quali ho grande speranza. In compagnia loro viene un gentilhuomo Milanese, ricco, gentile, e che mostra e d'intendere meravigliosamente e di gustare. Oltre di questi ne ho sei altri scolari privati, a tal che le cose caminano bene.
Quanto alle controversie nostre(1525), nec verbum quidem, cosa che mi fa stupire. I ritrovati meravigliosi di V. S. sono in notitia qua come cose lontanissime, s che non se ne sa quasi il nome. Io non ho hauto altro che un assalto di un tale, che sta in casa del S.r Lusimbardi, quale mi affront con dirmi che Euclides videbatur diminutus, eo quia, cum dixisset, Totum maius est sua parte, postea non adiecit, Pars est suo toto minor. A tanto gran dimanda mi fu fatto un gran cerchio attorno de scolari, quali per affetto, o per burlare quello che m'interrogava, cominciorono a urtarseli, senza dir nulla, adesso, et egli, voltosi in dietro, disse loro: Ve ne mentite per la gola; io son huomo di farvi vedere chi sono con la spada in mano. Io quietamente, e con qualche gusto de'circonstanti, soggionsi che la mentita non valeva contro a quelli urti, che erano fatti per desiderio di sentire le nostre dispute; et in questo mentre appiccandosi questione tra certi altri scolari, si ruppe il nostro congresso. Hor V. S. giudichi tra chi forbici mi trovo.
Questi Signori Eccellentissimi(1526) non mancano di honorarmi oltra modo, ed io porto loro ogni riverenza; di modo che spero che le cose caminaranno bene, e tanto pi se V. S. mi continuer la sua buona grazia, come la prego instantissimamente. E li bacio le mani.
Dal Padre Presidente ho hauta la inclusa. V. S. veda come sono trattato, e procuri che sia mandata la lettera del Cardinale(1527); e quando li paresse bene passar parola con S. A., che per l'honore che io ricevo dalla sua servit sono invidiato etc., faccia lei: in tutto mi rimetto al suo prudentissimo consiglio.
Gio. Batta li fa profonda riverenza e sta bene, e non scrive perch ha copiato la inclusa copia di una mia risposta al Padre Presidente, nella quale tocco sul vivo quel suo secretario che mi ha fatto il savio adosso. Non altro: di novo li bacio le mani.

Di Pisa, il 13 di 9mbre 613.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma

V. S. mi rimandi la lettera del Padre Presidente diretta a me.


Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Gal.o Galilei, Fil.o e Mat.co di S. A.
Firenze.



946...

FILIPPO SALVIATI a [GALILEO in Firenze].
Verona, 13 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 119. - Autografa.

Molto Ill.re S.r mio Oss.mo

Lasciai di dir a V. S. per la mia ultima di Venezia, che mi fu detto da un dottor di medicina, amicissimo del Sig.r Alfonso Strozzi, che quel medesimo Olandese che fece l'occhiale gi al conte Marizio(1528), ha trovato invenzione di multiplicare il vedere quattro volte pi che il primo, con due occhiali da portar al naso come gl'ordinarii, con facilit grandissima, senza haver a cercare il punto con fatica.
Nel passar di Padova parlai al S.r Cremonino, che nel discorrere mi pare molto amico e partiale di V. S., fuor che nella dottrina; ma non volsi appiccar disputa seco, non mi parendo a proposito, per veder in lui una squisitezza di umor peripatetico.
Prego V. S. a mandar cost, a casa il Sig.r Francesco dal Monte o per chi gli parr, uno de'suoi trattati delle cose che stanno sull'acqua e le sue lettere delle macchie solari, al Sig.r Uguccione del Monte, figliuolo del S.r Guid'Ubaldo, che me gl'ha chiesti con grandissima instanza e mi par un gentilissimo spirito; e fra l'altre cose mi ha promesso mostrar un regolo, che senz'altri strumenti fa tutte l'operazioni del compasso di V. S.: e si trova qui con l'Ecc.mo S.r Gio. Bat.a(1529). Quando l'har veduto, dar qualche avviso a V. S. E per fine le bacio le mani, e prego dal Signor Dio quanto desidera.

Di Verona, il d 13 di 9mbre 1613.
Di V. S. molto Ill.re
Ser.re Aff.mo
Filippo Salviati.



947...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 20 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mas. Gal., P. I, T. VII, car. 120. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio,

Brevemente li do nova che le cose mie caminano con felicissimi progressi, ed ogni giorno mi si accrescono scolari e publici e privati. Tengo una affettuosissima lettera dell'Ill.mo Mont'Alto(1530), la quale, con diverse altre lettere de'principali Padri della mia religione, m' stata ottima medicina e pittima cordiale a quel disgusto che m'haveva dato quella del molto R. Presidente, che mandai a V. S. per un'altra mia(1531). Qua non ho altro di novo, solo che il Sig.r Dottor Ruschio anotomista li bacia le mani, e mostra amarla e stimar le sue singolari virt; e mi soggionse a lettere di scattole che V. S. non era invidiata da etc. per le grandi e meravigliose doti del suo intelletto, come quelle che non cascano sotto la cognizione n considerazione de'maligni, ma per quelli mille scudi, conosciuti forsi pi da loro ed avidamente bramati, che da V. S.
Dal P. L.(1532) mi  fatto grande compimento di cerimonie, ed io lo riverisco da lontano, perch le mia occupazioni non permettono che sia spesso con esso lui. De'Pianeti Medicei non ne mando osservazioni, perch non ho loco da farle, ed il tempo  stato contrario. E con questo facendoli humile riverenza, li bacio le mani, e me li ricordo servitore.

Di Pisa, il 20 di 9bre 613.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Sig.r Gal.o
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Bened.o Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



948..

PAOLO POZZOBONELLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 26 novembre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 124. - Autografa.

Molto Illustre et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Trovandomi qui per occasione di accompagnare una mia nepote a Roma per sposarsi con uno gentilhuomo di casa Scorno, et volendo li SS.i soi parenti ch'io mi sia fermato per ricevere molti regali, de'quali ancor non siamo a fine, mi  parso necessario, doppo tanto tempo di longo silentio passato tra noi, far queste quattro righe con salutarla e riverirla insieme, come sempre ho conosciuto esser debito mio. Et perch la fortuna mi ha continuamente portato in luoghi lontani, dove non ho mai potuto havere occasione di servirla non solo, ma neanche di darli notitia de lo stato mio, per mostrarli la pronta volont che ho sempre sin hora conservato di farlo, adesso che vado in Roma, dove mi ho da trattenere alcuni giorni, et che poi passer a Napoli, per ritornarmene a casa di qua da Pasqua al pi longo, mi pare bene dargline parte, acci, volendosi servir di me in qualche cosa da citt tanto principale, possa farlo non solo per ottener il suo intento, perch so non li mancano pi opportuni mezzi, ma per fare a me gratia, gi che da'suoi comandi sono per ricevere compitissima sodisfatione e contento.
Gi il S.or Chiabrera(1533) mi fece sapere la memoria che V. S. tiene di me, et che mi voleva mandare non so che sua opera, ma che non segu per la sua partenza; onde, trovandomi qui, et havendone havuto prattica con D. Benedetto(1534), lettore eccellentissimo in questo Studio de le matematiche, suo affetionatissimo scolare, egli mi ha dato doi sue opere, cio Istoria de le macchie solari, et De le cose che stanno su l'acqua, che mi sono state carissime, sebene del primo egli aspetta che V. S. gli mandi quello che era destinato a me. Io, per lo carrico che ho, non posso venir da V. S. a far lo debito mio: supplisca questa appresso la sua cortesia, sinch al mio ritorno possa vederla dopo tanto tempo, e significarle meglio l'animo mio, et restringere qualche maniera acci in l'avvenire non habbi a digiunar tanto de le nuove de sua persona et esserle cos inutile servitore come per lo passato. Li faccio riverenza di novo, e prego Nostro Signor che la feliciti.

In Pisa, li 26 di Nov.e 1613.
Di V. S. Illustre et Ecc.ma
Aff.mo Ser.re e Scolare
P.lo Pozzobonelli.

So che V. S. provede molti amici soi di quelli instrumenti che sonno canna occhiale, che fan veder da lontano. Io ne desidero uno esquisito, et che mi venga di man sua: di gratia, V. S. me ne facci trovar uno quando venir, che prima di Marzo non pu essere, che compir ala spesa, non essendo ragionevole che habbi da V. S. altro che la eccellenza, poi che per altre mani cos s'acerta (?) pi a caso et  accompagnata con mille altre imperfettioni. Di gratia, cerchi occasione di comandarmi, acci sappi che ha gradito la mia affetione perpetua.
L'occhiale, se sar esquisito, credo sar portatile sotto la cappa, et si potr anche osservare qualche cose dele nuovamente da V. S. ritrovate in cielo; perci non vorrei machina s longa come quella di Don Benedetto, ma di quelli di un braccio incirca. Ne capitano a Genoa alcuni, ma di tanti pezzi che in doi d cascano da luogo, et se multiplicano assai, danno pena estrema in ritrovare l'oggetto. V. S. mi favorisca, di gratia, di cosa che non sia triviale, et la depositi in mano di qualcheduno sino ala mia venuta, acci non sia astretto a darla ad altri et all'ora non potermene fare gratia.



949.

GALILEO a CAMILLO GLORIOSI in Padova.
Firenze, 30 novembre 1613.

Riproduciamo questa lettera dalle pag. 25-26 della Responsio IOANNIS CAMILLI GLORIOSI ad vindicias Bartholomei Soveri, item Responsio eiusdem ad scholium Fortunii Liceti, ecc. Neapoli, ex typographia Secondini Roncalioli, M.DC.XXX.

Io ricevetti contento non piccolo, quando intesi dall'Illustrissimo Signor Sagredo della elezione caduta in V. S., stimando che non poteva cadere in persona pi atta a questa lettura. V. S. comincia quel corso, nel quale io ho spesi 18 anni con mia gran satisfattione, servendo a Principe tanto benigno; onde ella si pu(1535) prometter l'istessa, et tanto maggiore, quanto ella  di maggior merito. Le rendo grazie infinite del cortese affetto che mi dimostra, e l'assicuro che ne  contracambiata, come dall'esperienza stessa conoscer, qualunque volta ella si degner(1536) di comandarmi, come ne la prego. Intanto favoriscami di far reverenza in mio nome a tutti cotesti Signori lettori, e mi conservi la grazia sua, ch'io per fine con ogni affetto gli bacio le mani.

Di Firenze, l'ultimo di Novembre 1613.



950..

FEDERICO CESI a [GALILEO in Firenze].
Roma, 30 novembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 107. - Autografa.

Molt'Ill.re e molto Ecc.te Sig.r mio Oss.mo

Ho riceuto la gratissima di V. S., e mi doglio grandemente che tanto seguitino le sue indispositioni a molestarla; onde perdoni lei al desiderio che ci trasporta d'intender nuova di lei e della sanit sua tanto bramata, e attenda pure ad haversi cura, ch cos haveremo poi pi consolatione; ch'intanto al'istesso desiderio sodisfar tralasciando ogni cosa nociva.
I Peripatetici et Apelle seguono al lor solito: almeno usassero qualche poco di giuditio, per non venir universalmente derisi. Il libro del'amico  nelle vegghie nostre desiderato; presto credo comparir. Intanto n'habbiamo un altro(1537) per le mani, che dice della luna cose bizzarre, richiudendola in una lanterna proibita, che venga pian piano scoprendosi e ricoprendosi, poich non vol che sia illuminata dal sole, et espone l'eclissi a suo modo:  stampato di qua; e s'ella non l'ha veduto, lo mandar subito.
Il P. C.a(1538) avisa haver scritto de'natabili et mergibili, dissentendo da V. S.: procuro mi venga alle mani la scrittura; se capitar, V. S. l'haver subito. Egli mostra gustar poco delle matematiche; e le sue cose sogliono andar in volta a pezzi, e restar sopprese in mano de'particolari.
Mi trovo tutti quelli ch'hanno scritto contro il libro di V. S. delle cose che galleggiano, dal Coressio(1539) greco in fuori. V. S. mi far gratia mandarlo, acci possa compire il mazzo, ch qui non si trova.
Feci inviar sicuramente la lettera di V. S. con lo scatolino de'cristalli per il telescopio, de'quali V. S. l'ha favorito, al S.r Colonna. Hora desidero esser da lei favorito similmente, per haverne uno de'suoi appresso di me, e goderlo nelle osservationi celesti con quest'altri S.ri Lincei, celebrando i suoi scoprimenti.
Ho fatto porre in ordine un libro delle macchie del sole di V. S. per darlo al S.r Cardinale Bevilacqua(1540), molto mio signore, gi che ha mostro di gustarne particolarmente. Resta che preghi V. S. a commandarmi, come faccio; e le bacio con ogni affetto di core le mani. N. S. Dio la conservi.

Di Roma, l'ult.o di 9mbre 1613.
Di V. S. molt'Ill.re e molto Ecc.te

Bacio le mani al S.r Ridolfi, mio signore.


Aff.mo per ser.la sempre
Fed.co Cesi Linc.o P.



951...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 3 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 122. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.re

Haverei da scrivere longo per ringraziar V. S. dei favori che mi fa di continuo; ma son uso a riceverne tanti, che non posso altro fare se non significargli che li conosco, e so benissimo che tutto quel che io sono, sono per lei, e per il nome che porto di suo discepolo.
Le cose mia seguitano con tanta prosperit, che homai  troppo. Ho principiato a leggere privatamente al Sig.r Vicerettore(1541) con mia grandissima riputazione; con lui vengono intorno a dieci altri gentiluomini, talch nelle lezzioni private ho intorno a venticinque o trenta scolari, ed il fiore di questo Studio. Non ho tempo da magnare a pena; fatico, e credo con frutto, perch mi pare havere de'buoni et infervorati sugetti, a'quali ho promesso di leggere, quando sar tempo, (cos da molti ricercato) il libro delle cose che stanno a galla, e quello delle macchie del sole. Discorsi al lungo di V. S. col Sig.r Operario, che  un de'Castelli(1542), persona molto principale; ma come quello che non ha ancora visto nulla delle inventioni di V. S., ancorch per altro si mostri di buon giudizio, mi dimand se era vero delle Stelle Medicee e delle altre novit. Io li risposi, che quando S. S. havesse visto quello che V. S. homai haveva mostrato a tutto il mondo, non haverebbe hauto occasione di dimandarmi simil cose, ma s bene di restare meravigliato e di questo e di mill'altre meraviglie. Egli mi ringrazi, e disse di volere vedere, con offerirmi ogni suo favore con molta gentilezza; e mezo trattassimo come parenti, havendomi fatto vedere certe scritture antiche di casa mia di Brescia. E veramente, oltre l'essere signore di gran stima in questa citt, merita, al mio giudicio, ogni servit per le sue nobili maniere.
Star aspettando con suo comodo qualche aviso, come mi ho da governare nella servit col S.r Principe D. Francesco(1543). Mi perdoni se non scrivo pi, perch la campana suona e il cocchiere si vol partire. Bacio le mani al Sig.r Amadori con tutti cotesti miei Padroni, e fo riverenza a V. S. ricordandomeli discepolo, figliuolo e servitore obligatissimo. L'istesso fa Gio. Batta, quale ha per discepolo di matematica il suo dottore di logica con quattro altri signori.

Pisa, il 3 di Xmbre 613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Discepolo e Ser.re
D. Benedetto Castelli.

Fuori, d'altra mano: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r et P.ron Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei.
Firenze.



952...

BENEDETTO CASTELLI a GALILEO in Firenze.
Pisa, 4 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 124. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r e P.ron mio Oss.mo

Quello che io scrissi nella passata per un poscritta, mi era stato detto da un nepote del Sig. Niccol Castelli; hora dall'istesso Sig.r Niccol ho inteso pi particolarmente il tutto, dico intorno alla casa che egli offeriscie al Sig.r Principe Cesis per erigere il collegio de'Lincei: che  in somma, che il detto Sig.r Niccol dar la casa in dono con questa condizione, che dopo la morte del Sig.r Principe il ius di nominare gli suggetti che si devono alimentare in detta casa, resti nella posterit della familia e casa Castelli qui di Pisa, nel medesimo modo e con le medesime condizioni e ragioni che in vita haver il Sig.r Principe. La casa  attaccata alla Sapienza(1544), di valuta di millecinquecento scudi in circa: hora, se pare a V. S. che si possa promovere questo negozio, faccia lei, e comandi a me quello che ho da fare, ch la servir.
Diedi le osservazioni Medicee a M.r Horatio(1545); ma era meglio dargli un fiasco di vernazza, ch almeno haverebbe servito per lui. Qua io non ne posso fare, perch, come V. S. sa, ho a levante la casa del Sig.r Ruschio, che m'impedisce; ma quando il tempo sar sicuro, trovar modo di osservare, e gli ne mandar le costituzioni.
La mia scola  la pi favorita di questo Studio; sguita, e va crescendo. Nel resto sto bene, e m'affatico di cuore. Di novo non ho altro per hora. Io li sono quell'obligato servitore che sa, e li ricordo spesso che quel che io sono, dopo Dio lo riconosco da lei; e li bacio le mani, facendo riverenza a cotesti Signori e Padroni miei, e nominatim al mio Sig.r Niccol Arrighetti.

Pisa, il 4 di Xmbre 1613.
Di V. S. molto Ill.re ed Ecc.ma
Ser.re [e Dis.]lo [... ]
D. Benedetto Castelli.

Fuori: Al molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo
Il Sig.r Galileo Galilei, Filosofo e Mat.co p.o di S. A.
Firenze.



953..

FABIO COLONNA a GALILEO in Firenze.
Napoli, 6 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. IX, car. 109. - Autografa.

Molt'Ill.e Sig.r P.ne Oss.mo

Carissima  stata a me la lettera di V. S., con la quale non solo me dimostra con le parole la sua benevolenza, ma ancora con l'opre, havendo con ella ricevuti li cristalli per il telescopio; il qual per hora non havendolo a mio modo possuto ben aggiustare, per molti guai che ho havuto, ho solamente veduto che avanza li miei di lucidezza, che fa le cose apparir molto pi chiare, cagione della gran portione del convesso et poco concavo del vetro dell'occhio: ch nelli miei pi piccoli, per haverli dato concavo pi profondo et piccolo, aguagliano la grandezza della cosa veduta, ma non cos lucida. Star aggiustandolo, che non faccia splendore intorno alle stelle; perch havendoci voluto veder Saturno et Venere, per la lucidezza et splendore non fa parer esattamente le lor circonferenze, che con il mio, che non fa cos chiaro, se vedeno benissimo. Saturno, io da questo Settembre l'ho sempre osservato con le due stelle. Et se mal me ricordo, V. S. accenna nel suo libro che se doveano occultare, et alla bruma di nuovo apparire: hoggi quella nella parte orientale appare meno dell'altra, et pur quella pare pi piccola del mese passato.
La oriental eminenza della [vedi figura luna2.gif], tanto lucida che io scrissi me pareva doversi stimar altissima al par del semidiametro del suo globo, io non gi credo sia; et per accertarmene, l'osservar alla luna crescente che sar prima, se non haver travagli: ch se cos sia, apparir molto prima che se illumini il suo continente, come fa una parte superiore a quella che termina una macchia grande sopra di essa fatta a modo di ombra humana [vedi figura 953a.gif], che la parte orientale se illumina molto prima. Che pur la luna habbi un manico a modo bocale [vedi figura 953b.gif], io ne ho fatti alcuni disegni; et se ben, per la moltitudine delle particolarit che si scorgono, non siano esattamente, pure avanzano quelli fatti in Roma et stampati da quel valent'huomo lettore(1546). Se il tempo et travagli non me disturbano, sto in humore di far un globo con le eminenze, a mio parere, che debbiano, con il lume del sole o candela, dimostrar quelli globuli et eminenze cos illuminati come se veggano con il telescopio, che credo sar di gusto a chi se ne delettar; et cos saper a dir tutte l'eminenze et lor proportioni.
Ho volentieri inteso che le gustino le macchie da me fatte(1547), le quali, per esser principiante et senza aiuto, ch qui nessuno altro se diletta n fa tali osservationi che ne potesse imparare qualche osser<... , et per volentieri ne far ancor per l'avenire, acci, con il rincontro de quelle di V. S., venga a conoscere in che io habbia mancato; et cos imparer per l'avenire.
Me rincresce che lei patisca male, che l'impedisca li suoi gusti et studii. Spero a N. S. che sar cosa di presta salute; et intanto, ringratiando V. S. dell'affetto et del dono a me carissimo, che non potr mai darnele contracambio, la prego a comandarmi alla libera et tenermi per suo affetionatissimo et obligatissimo alla sua cortesia: et con ci finendo, resto pregando N. S. le doni presta salute et compita, acci possi illustrar questo nostro secolo con le sue opere, come gi(1548) ha cominciato. Et le basio le mani.

Di Napoli, li 6 de Xmbre 1613.
Di V. S. molt'Ill.e
Aff.mo Ser.re
Fabio Colonna Linceo.

Fuori: Al molt'Ill.e Sig.r mio
Il Sig.r Galileo Galilei Linceo.
Firenze.



954..

GIO. ANTONIO MAGINI a GALILEO in Firenze.
Bologna, 7 dicembre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXIX, n. 49. - Autografa.

Molto Illustre et Ecc. mo S.r mio Oss.mo

Havend'io stampato un supplemento delle mie Efemeridi et tavole dei secondi mobili, nel quale sono le tavole dei luminari et di Marte secondo il calcolo Tichonico(1549), ne ho voluto far parte a V. S. d'un essemplare, consignandolo al Mag.co Cattalano Morbiolo, che l'inviar ai suoi rispondenti cost, da'quali potr ricuperarlo. Ho volontieri data fuori al presente questa fatica, perch sia un stimolo al S.or Keplero di dar fuori i moti Tichonici corretti o almeno qualch'anno di efemeridi, et siamo stati in cianciume per farle di compagnia col detto; ma alla fine, havend'egli un fine troppo congenito con interesse di guadagno, non habbiamo potuto attaccarsi. Io non ho alcuna nuova dov'egli si ritrovi, ch volontieri gl'inviarei uno di detti libri, et non pu fare che V. S. non n'habbia qualche nuova da potermela partecipare. Col qual fine me le raccordo prontissimo sempre a'suoi commandi, et le bacio le mani.

Di Bologna, li 7 Decembre 1613.
Di V. S. molto Illustre et Ecc.ma
Servitore Aff.mo
Gio. Ant.o Magini.

Fuori: Al molto Illustre et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei, Mathematico del Ser.mo G. Duca.
Firenze.



955...

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 10 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 126-127. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.r mio Oss.mo

Ho riceuta la sua con le copie delle Lettere solari, e la ringrazio infinitamente. Ieri ancora mi fu data l'ultima, con l'inclusa al Sig.r Picchena, e gli la consignai in man propria, con offerirmegli servitore; baciai le mani a Mon.r Arturo(1550) in suo nome, e l'istesso feci al S.r Cornachini(1551), quali tutti la risalutano. Il Sig.r Enea(1552) mi ha detto d'haver un compasso geometrico solo, e l'altro in Firenze, e me lo dar da parte di V. S. Non ho mai potuto fare altra che questa miserabile osservazione de'Pianeti Medicei; anzi, subito visto Giove, nella prima occhiata sopragionsero nugoli: tale quale glie la mando.
D. 4 Xmbris, h. noc. seq. II
[vedi figura 955.gif]

Quanto al mio particolare poi, le cose seguitano di bene in meglio, le buone cio: leggo in casa tre lezzioni, ed ho 27 scolari nobili e di tutto garbo; di pi la sera, a mezz'hora di notte, viene il Sig.r Enea con sua grandissima sodisfazione, ed ha principiato Euclide di sua elezzione. Un dottore di logica mi ha dimandato, per che causa il diametro non  commensurabile alla costa; ed havendoli io detto che questa era la 117 proposizione del X libro d'Euclide, e che era impossibile a potergliela dimostrare cos in piedi in piedi, senza haver visti ed intesi li precedenti libri, egli mi soggionse se era buona prova quella d'un espositore per via di una distinzione: cio che diameter consideratur vel ut diameter vel ut linea; ut diameter est incommensurabilis; ut linea vero, commensurabilis. Qui fummo interrotti, e non hebbi tempo a dirgli che era bonissima ragione per lui.
Domenica mattina fui alla tavola de'Principi, e mi dimandarono informazione della scola, de'scolari, e che lezzione io leggevo. Li risposi che leggevo Euclide; e Madama Ser.ma soggionse: Bene il maestro. Li dissi di pi che i scolari erano tanti, che ero necessitato a leggere tre lezzioni il giorno. Si entr poi nelle lodi di M.r Antonio(1553) b. m., il quale fu celebrato per huomo mostruoso di scienza da quelli dottori assistenti; ed io soggionsi che veramente il transito da ciabattino all'esser lettore di matematica era stato un gran fare, e che egli intendeva bene quelli primi sei libri che si leggono, e la Sfera del Sacrobosco. Hora quelli che si erano messi a lodare M.r Antonio, pensando forsi che io lo dovessi biasimare, voltorono, e cominciorno a dire che egli non haveva metodo d'insignare, e che non si faceva mai intendere; al che pur io soggionsi, essersi sopra di ci con me doluti alcuni scolari. Il Gran Duca mi dimand se le lezzioni private erano di maggior frutto; ed io li dissi di s, perch la familiarit del dire facilita e domestica assai la severit e maest delle demostrazioni geometriche, la quale  necessario mantenere in publico. Ma quello che fu pi il bello, e che fece stupir me ed il Sig.r Enea, fu che il Sig.r Can.co Bellavita, lodando certi loro congressi Accademici, disse che la sera avanti, toccando a lui argomentare, haveva provato che la terra si muoveva ed il cielo stava fermo, e che il giorno seguente, che sar hoggi, sostener tutto il contrario. Madama mi guard sorridendo, ed io abbassai gli occhi e non dissi altro, non essendo interrogato.
Gli voglio dire un'altra cosa, la quale forsi non li sar nova; ed  che, senza occasione nessuna, si  sparso nome per questo Studio che io mantengo le opinioni di V. S. e che son contro Aristotile e che strapazzo la filosofia, e che questo sar un concitarmi contro tutti gli scolari e lo Studio: e di ci son stato avisato. Io ho risposto, che non credo che a quelli, che si piglino questi pensieri di me, dia noia che mi conciti contro li scolari e lo Studio, ma forsi li deve travagliare il vedermi tanto da'scolari e dal Studio favorito, e la mia casa tanto frequentata, massime che avanti io venissi qua si era detto che io non haverei hauti scolari; dissi di pi che io non haverei mai dal canto mio fatta azzione indegna, e che nel resto poco mi curavo di chi, senza cagione, di me si volesse dolere. In publico io camino longo Arno con bella comitiva ogni sera, finita una mia lezzione; e credo che questo facci rodere i maligni ed invidi.
Della frateria, hoggi sar dal Cioli, ed assecurar ogni cosa. Quanto al negozio di D. Paolo, non ho ancora potuto parlare: per l'ordinario scriver a V. S. quello che haver fatto. Nel resto me li ricordo servitore obligatissimo, e li b. le m. Michele, qual sta bene e serve, li fa riverenza, ed il simile Gio. Batta.

Di Pisa, il 10 di Xmbre 613.
Di V. S. molto Ill.re
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.



956.

BENEDETTO CASTELLI a [GALILEO in Firenze].
Pisa, 14 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gall., P. I, T. VII, car. 128-129. - Autografa.

Molto Ill.re ed Ecc.mo Sig.re

Gioved mattina fui alla tavola de'Padroni, et interrogato dal Gran Duca della scola, li diedi conto minuto d'ogni cosa, e mostr restare molto sodisfatto. Mi dimand se io havevo occhiale: gli dissi di s, e con questo entrai a dire della osservazione de'Pianeti Medicei fatta a punto la notte passata, e Madama Ser.ma volse sapere la positura loro, e quivi si cominci a dire che veramente bisognava che queste fossero reali e non inganni dell'istrumento, e ne fu dall'AA. loro interrogato il S.r Boscaglia(1554), quale rispose che veramente non si potevano negare; e con questa occasione io soggionsi quel tanto che io seppi e potetti dire della inventione mirabile di V. S. e stabilimento de'moti di detti Pianeti. Vi era a tavola il Sig.r D. Antonio(1555) quale mi faceva una faccia tanto gioconda e maestosa, che mostrava segno manifesto di compiacersi nel dir mio. Finalmente, dopo molte e molte cose, tutte passate solennemente, si fin la tavola et io mi partii; et a pena uscito di Palazzo, mi sopragionse il portier di Madama Ser.ma, quale mi richiam in dietro. Ma avanti che io dica quel che segu, V. S. deve prima sapere che alla tavola il Boscaglia susurr un pezzo all'orecchie di Madama, e concedendo per vere tutte le novit celesti ritrovate da V. S., disse che solo il moto della terra haveva dell'incredibile e non poteva essere, massime che la Sacra Scrittura era manifestamente contraria a questa sentenza.
Hora tornando al proposito, entro in camera di S. A.(1556), dove si ritrovava il G. D., Madama e l'Arciduchessa, il Sig.r D. Antonio e D. Paolo Giordano(1557), et il D. Boscaglia; e quivi Madama cominci, dopo alcune interrogazioni dell'esser mio, a argomentarmi contro con la Sacra Scrittura: e cos con questa occasione io, dopo haver fatte le debite proteste, cominciai a far da teologo con tanta riputazione e maest, che V. S. haverebbe hauto gusto singolare di sentire. Il S.r D. Antonio m'aiutava, e mi diede animo tale, che con tutto che la maest dell'AA. loro fosse bastante a sbigottirmi, mi diportai da paladino; et il Gran Duca e l'Archiduchessa erano dalla mia, et il Sig.r D. Paolo Giordano entr in mia diffesa con un passo della Sacra Scrittura molto a proposito. Restava solo Madama Ser.ma, che mi contradiceva, ma con tal maniera che io giudicai che lo facesse per sentirmi. Il Sig.r Boscaglia si restava senza dir altro.
Tutti i particolari che occorsero in questo congresso nel tempo di due buone hore, sarano raccontati a V. S. dal Sig.r Niccol Arrighetti(1558). Solo questo io li ho da dire di obligo, che essendo io pur ivi in camera entrato nelle lodi di V. S., il Sig.r D. Antonio ci entr ancor lui con quel modo che si pu imaginare; ed a me nell'uscire mi fece di molte offerte con animo veramente da principe, anzi di pi ieri mi comand che io dovessi raguagliar V. S. di tutto questo successo e di quanto egli haveva detto, e mi disse queste formate parole: "Scrivi al Sig.r Galileo, che io ho preso tua conoscenza, e quel che io ho detto in camera a S. A.". Al che io risposi che haverei dato conto a V. S. di questa mia bella ventura di essermi dedicato servitor di S. Eccellenza. Dal Sig.r D. Paolo parimente mi  stato fatto ogni favore, di modo che le cose mie (e siane lodato Dio benedetto, che mi aiuta) caminano con tanta felicit, che non so che pi desiderare. E perch non ho pi tempo, li bacio le mani, e li prego dal Cielo ogni bene.

Di Pisa, li 14 di Xmbre 613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Oblig.mo Ser.re e Discepolo
D. Benedetto Castelli.



957.

DANIELLO ANTONINI a [GALILEO in Firenze].
Udine, 15 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 134. - Autografa.

Molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo

Quando io mi pensava questa state di venirle a far riverenza et a godere delle sotilissime sue speculationi et dei soavissimi suoi discorsi, mi sopragionse un'infirmit, la quale con severa ostinatione m'ha tenuto lungamente oppresso, et finalmente, doppo quella, molti altri travagli m'hano non solo impedito fin hora questo dissegno, che con tanto mio gusto havrei effettuato, ma mi fano anco dubitare quando mai tal ventura mi possa accadere; tanto maggiormente, che pigliando la guerra d'Ongheria qualche forma, io son gi in parola col Sig.r Conte di Bucquoi d'andarlo a servire. Tutta volta di questa molestia mi solleva non poco l'haver inteso che in mano del Conte Sforza di Porcia si trova un libro di V. S., quale  dalla sua gentilezza a me un pezzo fa inviato; et sebene esso Conte non me n'ha fatto ancora moto, procurar in ogni modo d'haverlo, ringratiandola infinitamente della cortese memoria che tiene di me, assicurandola che lontano da lei non posso da cosa alcuna al mondo ricever gusto uguale a quello della lettura de'suoi discorsi.
Parmi haver inteso da chi ha veduta questa opera, che V. S. si chiama Linceo, et cos si chiamano tutti quelli che per mezo della luce delle sue osservationi scuoprono il segno della verit. Pertanto io, che sempre ho vedute quelle cose ch'ella s' degnata mostrarmi, star aspettando d'esser da lei fatto degno di questo nome, sicome mi persuado esser (v'ha molto tempo) fatto degno della sua gratia; nella quale vivamente racomandandomi, le baccio le mani, pregandole felicissime le prossime feste di Natale.

Di Udine, il d 15 Decembre 1613.
Di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma
Ser.r Obl.mo
Daniello Antonino.

Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo Sig.r mio Col.mo
[Il] Sig.re Galileo Galilei.
f.ca per V.a
Fiorenza.



958.

OTTAVIO PISANI a GALILEO in Firenze.
Anversa, 18 dicembre 1613.

Bibl. Est. in Modena. Raccolta Campori. Autografi, B.a LXXXV, n. 85. - Autografa.

Molto Illustre S.r mio S.r et Padrone Oss.mo, S.r Galileo,

Ringratio V. S. per mille volte, et per mille volte basandoli le mani et ringratiandola li dicho che m'ha fatta la maggior gratia del mondo. Veramente V. S. me have ottenuta la gratia da S. Altezza Serennissima, tanto desiderata. Io mi conosco obligatissimo a V. S., et non so che mi fare per reservire a V. S. tanta gratia che mi ha fatta: solo li dico che V. S. mi spenda a me per quanto vaglio in servire a V. S., et Idio pagherr V. S.
Quanto a le conversione de le Stelle Medicee intorno a Giove, a me pare che hanno in uno cerchio lo moto(1559) in longitudine et in latitudine, et l'occaso hanno cerca Giove, et tutte l'inequalit de moti hanno per la theorica di Giove, come V. S. vede ne la theorica di Giove nel mio libro, a S. Altezza Serennissima intitolato mediante il favor di V. S.(1560); l'epicyclo di Giove  il deferente de tutte le loro inequalit: s che uno cerchio et la theorica di Giove basta per tutte le apparenze, orti et occasi loro, et variet de moti et apparenze.
Io non mi stenno a longo a parlare di queste stelle, perch la istessa theorica di Giove mostra tutti li moti. Tutti li moti in longitudine et in latitudine si vedeno nel moto de l'epicyclo deferente detto cerchio per la sua theorica; et come cose che si vedeno, non mi par di parlarne pi diffusamente. Io chiamo V. S. celeste Americo, ch, come l'altro Americo trov nove terre, cos V. S. nove stelle.
In questa mia Astrologia il principal ogetto  far vedere ne le sue prepositioni geometriche li moti de le stelle, et con l'istessa prepositione geometrica far la theorica, et con l'istessa theorica calculare i moti et i lochi delle stelle. Cos fece Appiano ne l'Astronomico(1561), a Carlo quinto Imperatore intitulato.
Un cerchio solo non bastaria per tutte l'apparenze in longitudine, in latitudine, et inequalit o vero eccentricit, orto et occaso; ma l'epicyclo di Giove, l'eccentrico et l'equante il moto in latitudine, supplisce a tutto questo: s che un cerchio et la theorica di Giove basta per tutte apparentie et inequalit.
Mando un libro per la posta a S. Altezza Serenissima, in segno de la gratia che m'ha fatta del suo Serennissimo nome. V. S. mi faccia l'istessa charit che m'ha fatta, cio con l'Ill.mo S.r Prior Bontempi portarlo a S. Altezza Serennissima, et darmeli per humilissimo servitore, et che S. Altezza per sua magnanimit et clemenza si degni mirare il mio libro e l'animo che ho di humilissimamente servire S. Altezza Serennissima, et supplicarla per qualche elemosina et charit, ricordandoli che quaecunque minimis ex meis feceritis, et Mihi feceritis, dice Idio. Conservi V. S. in sua felicit; et li baso le mani, regratiandoli mille mille volte.

Da Anversa, hoggi 18 di Xbre 1613.
Di V. S. molto Illustre
S.re Aff.o Obblig.mo
Ottavio Pisani.

Fuori: Al molto Illustre S.r
Il S.r Galileo Galilei, mio Padrone, che Dio guardi.
Fiorenza.



959...

MARCO WELSER a GALILEO in Firenze.
Augusta, 20 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 132. - Autografa.

Molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo

Di quanto V. S. mi scrive circa le fiaccole et areole solari, far parte ad Apelle, che patisce assai per non intender nettamente la lingua italiana, se bene ne ha un poco di tintura, acquistata con molto studio: ma questo non basta. Io godo grandemente di goder la conformit delle osservationi in luoghi tanto distanti; quale dovrebbe pur cavar l'ostinatione di capo a que'che porfidiano(1562), tutte le apparenze nove esser solo illusioni dell'istromento, si qui tamen in illa haeresi adhuc haerent.
Molto contento mi ha recato di vedermi honorato senza altro merito da cotesta nobilissima Accademia; et vengo a renderne grazie ancora a V. S., che so esser concorsa nel partito con molta prontezza. Iddio mi faccia degno di servire in qual si voglia occasione et l'universale et gli particolari di questo aggregato con altratanta lor sodisfattione, con quanto affetto lo desidero; et a V. S. conceda il vegnente anno felicissimo.

Di Augusta, a'20 di Decembre 1613.
Di V. S. molto Ill.e et Ecc.ma
Aff.mo Servit.e
Marco Velseri.

Fuori: Al molto Ill.e et Ecc.mo S.or mio Oss.mo
Il S.or Galileo Galilei.
Firenze.



960.

GALILEO a BENEDETTO CASTELLI [in Pisa].
Firenze, 21 dicembre 1613.

Ctr. Vol. V, pag. 281-288 [Edizione Nazionale].



961.

FILIPPO SALVIATI a GALILEO in Firenze.
Genova, 27 dicembre 1613.

Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 130. - Autografa.

Molto Ill.re Sig.r

Ho caro che il pisciancio gli piaccia: mandi per esso, perch gliene daranno. Gli mander le paste presto.
Ho trovato qua un filosofo alla usanza nostra, garbatissimo gentil huomo, nominato il S.r Gio. Batista Baliani. Lui filosofa sopra la natura, si ride di Aristotile et di tutti i Peripatici.  buon geometra, et m'ha detto che and a Venetia aposta per vedere V. S. Si ride di chi ha scritto contro al vostro libretto, sebene m'ha detto che ha notate alcune cose nel libro di V. S. che non gli piacciano; et io l'ho pregato che me le mostri, il che m'ha promesso fare, ma dice che ha il libro in villa. Cercher me le mostri, per vedere, se  possibile, resti satisfatto.  per la buona quanto huomo che habbia mai trovato, ma  un poco di sua opinione; nel resto, garbatissimo et da piacere a V. S., et non desidera altro se non una conversatione di filosofi liberi.
Mi rallegro che Don Benedetto(1563) faccia honore al maestro, et che convertisca della gente. V. S., quando gli scrive, lo saluti, come anco tutti i suoi scolari et il S.r Sertini(1564), come gli vede. Et a V. S. bacio le mani.

Di Genova, li 27 di Xbre 1613.
Di V. S. molto Ill.
Ser.r Aff.mo
Filippo Salviati.

Fuori: Al molto Ill. Sig.r mio Oss.mo
Il S. Galileo Galilei.
Firenze.



962..

GIO. BATTISTA DELLA PORTA a.......
[1613].

Riproduciamo questo capitolo di lettera dalle pag. 92-93 delle Memorie istorico critiche dell'Accademia de'Lincei ecc., raccolte e scritte da D. BALDASSARE ODESCALCHI. Roma, MDCCCVI, nella stamperia di Luigi Perego Salvioni.

Tuas litteras accepi, in quibus amoris in me tui argumenta luculenta renident. Scribis, te magnopere admirari, Anglos, Belgas, Francos, Italos et Germanos sibi telescopii inventum arrogare, me solum, qui inventor extiterim, inter tantos rumores conticescere. Meae negligentiae et supinitatis rationes afferam. Primo, quod insignis S. C. M. Mathematicus Keplerus, sua qua pollet animi ingenuitate, e Germania, me tacente, respondet, ostenditque, XVII Naturalis meae Magiae libro, capite X, fabricam(1565), mathematicas autem demonstrationes libro De refractione VIII(1566), quos ante 25 abhinc annis typis excusos publicavi, clarissime contineri. Praeterea, eiusmodi inventum perfeci, toediosae sane et fastidiosae operationis, cum per arctum foramen spectro petenda via sit, nec clare et aperte contueri possis; cum paulo post specillum invenissem, quod oculis appositum, per decem milearia pp. hominem discernere possim, quod canone conditum, longe mirabiliora opera visuntur et maiora quam scribi possunt, quae Taumatologiae(1567) nostro libro conduntur; quod specillum demonstrasse memini Principi nostro Lynceo Federico Caesio, Montis Coelii Marchioni, iuveni stemmatum splendore, virtute, moribus et eruditione, tota Urbe et Orbe spectabili.
Sed cur dissitis tam regionibus viri consurgant, qui sibi hoc inventum arrogent, scito. Literatiores omnes, qui a diversis mundi partibus Neapolim confluunt, semper me conveniunt, secreta multa a me discunt, multa me docent, amice nundinamur, datis acceptisque arcanis convenimus. Telescopium multis ostendi (lubet hoc uti nomine, a meo Principe reperto), qui in suas regiones reversi, inventionem sibi adscribunt. Fateor ingenue, non tam affabre expolitum comptumque: valde tamen gratulor, tam rude et exile meum inventum ad tam ingentes utilitates exaltatum; cum nuper, ope et ingenio doctissimi mathematici Galilaei Galilaei (non enim simplici, sed duplicibus et doctissimis Galilaeis, ad tam arduum et excellens facinus reperiendum, opus erat), tot planetae coelo oberrent, tot nova sydera firmamento renideant, quae tot saeculis delituerant, ut opera maximi et divini Conditoris locupletiora conspiciantur. Opera manuum Tuarum annunciat frmamentum. Magnum profecto et invidendum inventum, quod non parvam aliis ansam praebebit maiora inveniendi.
Perspexeram ante in lunae orbita cavitates et eminentias...(1568) pleiadum et aliarum imaginum minora sydera; sed errantium circa Iovis stellam, instrumenti imperfectio et morbosa senectus vetuit. Retulit tamen P. Paulus Lembus Iesuita, de mathematica (cum quo mihi cara intercessit necessitudo) et mechanica benemeritus, eorum motus observasse, non a Galilaeo absonos; quae mihi facile persuadeo....



FINE DEL VOLUME UNDECIMO.


INDICE CRONOLOGICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XI
(1611-1613).
451
GALILEO a Giuliano de'Medici
1 gennaio 1611
452
Marco Welser a Galileo
7 gennaio 1611
453
Marco Welser a Cristoforo Clavio
7 gennaio 1611
454
Marco Welser a Paolo Gualdo
7 gennaio 1611
455
Giovanni Kepler a Galileo
9 gennaio 1611
456
Odoardo Farnese a Galileo
10 gennaio 1611
457
Daniello Antonini a Galileo
11 gennaio 1611
458
Gio. Antonio Magini a Galileo
11 gennaio 1611
459
Belisario Vinta a Galileo
12 gennaio 1611
460
Tommaso Campanella a Galileo
13 gennaio 1611
461
GALILEO a Belisario Vinta
15 gennaio 1611
462
Lorenzo Pignoria a Paolo Gualdo
15 gennaio 1611
463
Lorenzo Pignoria a Paolo Gualdo
19 gennaio 1611
464
Belisario Vinta a Galileo
20 gennaio 1611
465
Gio. Federico Breiner a Galileo
22 gennaio 1611
466
Cristoforo Grienberger a Galileo
22 gennaio 1611
467
Francesco Duodo a Galileo
27 gennaio 1611
468
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
28 gennaio 1611
469
Luca Valerio a Galileo
28 gennaio 1611
470
GALILEO a Marco Welser
febbraio 1611
471
Paolo Gualdo a Galileo
4 febbraio 1611
472
Giuliano de'Medici a Galileo
7 febbraio 1611
473
Paolo Gualdo a Galileo
10 febbraio 1611
474
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
11 febbraio 1611
475
Marco Welser a Cristoforo Clavio
11 febbraio 1611
476
GALILEO a Paolo Sarpi
12 febbraio 1611
477
Antonio Santini a Galileo
12 febbraio 1611
478
Marco Welser a Galileo
18 febbraio 1611
479
GALILEO a..........
25 febbraio 1611
480
Paolo Gualdo a Galileo
25 febbraio 1611
481
Fulgenzio Micanzio a Galileo
26 febbraio 1611
482
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
26 febbraio 1611
483
Flaminio Papazzoni a Galileo
26 febbraio 1611
484
Cosimo II, Granduca di Toscana a Giovanni Niccolini
27 febbraio 1611
485
Cosimo II, Granduca di Toscana a Francesco Maria del Monte
27 febbraio 1611
486
GALILEO a Giuliano de'Medici
febbraio 1611
487
Flaminio Papazzoni a Galileo
1 marzo 1611
488
Giovanni Belloni a Galileo
4 marzo 1611
489
Lorenzo Pignoria a Galileo
4 marzo 1611
490
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
4 marzo 1611
491
GALILEO a Cristoforo Clavio
5 marzo 1611
492
Paolo Giordano Orsini a Galileo
7 marzo 1611
493
Cristoforo di Zbaraz a Galileo
8 marzo 1611
494
Antonio Santini a Galileo
9 marzo 1611
495
Giuseppe d'Acquaviva a Galileo
12 marzo 1611
496
Sebastiano Venier a Galileo
12 marzo 1611
497
GALILEO a Belisario Vinta
19 marzo 1611
498
Belisario Vinta a Galileo
19 marzo 1611
499
Michelangelo Buonarroti a Maffeo Barberini
22 marzo 1611
500
Ernesto, Elettore di Colonia, a Cristoforo Clavio
24 marzo 1611
501
Marco Welser a Galileo
25 marzo 1611
502
Francesco Sizzi a Gio. Antonio Magini
26 marzo 1611
503
Giovanni Kepler a Galileo
28 marzo 1611
504
Giovanni Niccolini a Cosimo II, Granduca di Toscana
30 marzo 1611
505
GALILEO a Belisario Vinta
1 aprile 1611
506
Maffeo Barberini a Michelangelo Buonarroti
2 aprile 1611
507
Maffeo Barberini ad Antonio de'Medici
2 aprile 1611
508
Francesco Maria del Monte a Cosimo II, Granduca di Toscana
2 aprile 1611
509
Benedetto Castelli a Galileo
3 aprile 1611
510
GALILEO a Virginio Orsini
8 aprile 1611
511
Francesco Maria del Monte ad Antonio de'Medici
8 aprile 1611
512
Daniello Antonini a Galileo
9 aprile 1611
513
Ottavio Bandini ad Antonio de'Medici
9 aprile 1611
514
Tiberio Muti ad Antonio de'Medici
9 aprile 1611
515
Roberto Bellarmino ai Matematici del Collegio Romano
19 aprile 1611
516
Francesco Sizzi a Cristoforo Clavio
20 aprile 1611
517
GALILEO a Filippo Salviati
22 aprile 1611
518
Gio. Antonio Magini a Spinello Benci
22 aprile 1611
519
Giovanni Niccolini a Belisario Vinta
23 aprile 1611
520
I Matematici del Colleggio Romano a Roberto Bellarmino
24 aprile 1611
521
GALILEO a Belisario Vinta
27 aprile 1611
522
Michelangelo Galilei a Galileo
27 aprile 1611
523
Daniello Antonini a Galileo
29 aprile 1611
524
Marco Welser a Giovanni Faber
29 aprile 1611
525
Federico Cesi a Francesco Stelluti
30 aprile 1611
526
Paolo Gualdo a Galileo
6 maggio 1611
527
Giovanni Niccolini a Belisario Vinta
6 maggio 1611
528
Pietro Dini a Cosimo Sassetti
7 maggio 1611
529
Daniello Antonini a Galileo
14 maggio 1611
530
Cosimo Sassetti a Pietro Dini
14 maggio 1611
531
Luca Valerio a Marcantonio Baldi
20 maggio 1611
532
GALILEO a Piero Dini
21 maggio 1611
533
Paolo Gualdo a Galileo
27 maggio 1611
534
Lodovico delle Colombe a Cristoforo Clavio
27 maggio 1611
535
Francesco Maria del Monte a Cosimo II, Granduca di Toscana
31 maggio 1611
536
Guido Bettoli a Cristoforo Grienberger
4 giugno 1611
537
Guido Bettoli a Margherita Sarrocchi
4 giugno 1611
538
Piero Guicciardini a Belisario Vinta
4 giugno 1611
539
Giangiorgio Brengger a Galileo
13 giugno 1611
540
Belisario Vinta a Piero Guicciardini
13 giugno 1611
541
Giuseppe Biancani a Cristoforo Grienberger
14 giugno 1611
542
Marco Welser a Galileo
17 giugno 1611
543
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
18 giugno 1611
544
Daniello Antonini a Galileo
24 giugno 1611
545
Cristoforo Grienberger a Galileo
24 giugno 1611
546
Gallanzone Gallanzoni a Galileo
26 giugno 1611
547
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
1 luglio 1611
548
Gio. Lodovico Ramponi a Galileo
1 luglio 1611
549
Marco Welser a Giovanni Faber
1 luglio 1611
550
Camillo Borsacchi a Galileo
3 luglio 1611
551
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
5 luglio 1611
552
Daniello Antonini a Galileo
9 luglio 1611
553
Paolo Gualdo a Galileo
12 luglio 1611
554
Marco Welser a Giovanni Faber
15 luglio 1611
555
GALILEO a Gallanzone Gallanzoni
16 luglio 1611
556
Antonio Santini a Galileo
20 luglio 1611
557
Francesco Niccolini a Galileo
21 luglio 1611
558
Paolo Gualdo a Galileo
22 luglio 1611
559
Gio. Battista della Porta a Federico Cesi
luglio 1611
560
Federico Cesi a Galileo
23 luglio 1611
561
Gio. Lodovico Ramponi a Galileo
23 luglio 1611
562
Gregorio de Saint-Vincent a Giacomo van der Straeten
23 luglio 1611
563
Margherita Sarrocchi a Galileo
29 luglio 1611
564
Paolo Gualdo a Galileo
29 luglio 1611
565
Innocenzo Perugino a Girolamo Perugino
30 luglio 1611
566
Giovanni Kepler a Niccol Wickens
luglio 1611
567
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
11 agosto 1611
568
Federico Cesi a Galileo
13 agosto 1611
569
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
13 agosto 1611
570
Matteo Botti a Galileo
18 agosto 1611
571
Matteo Botti a Cosimo II, Granduca di Toscana
18 agosto 1611
572
Federico Cesi a Galileo
20 agosto 1611
573
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
23 agosto 1611
574
Margherita Sarrocchi a Guido Bettoli
27 agosto 1611
575
Innocenzo Perugino a Girolamo Perugino
27 agosto 1611
576
GALILEO a Cristoforo Grienberger
1 settembre 1611
577
Daniello Antonini a Galileo
2 settembre 1611
578
Gio. Battista Agucchi a Galileo
9 settembre 1611
579
Margherita Sarrocchi a Galileo
10 settembre 1611
580
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
11 settembre 1611
581
Francesco di Joyeuse a Galileo
15 settembre 1611
582
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
16 settembre 1611
583
Francesco Duodo a Galileo
16 settembre 1611
584
Federico Cesi a Galileo
17 settembre 1611
585
Gallanzone Gallanzoni a Galileo
17 settembre 1611
586
Giulio Cesare Lagalla a Luigi Capponi
22 settembre 1611
587
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
23 settembre 1611
588
GALILEO a Lodovico Cardi da Cigoli
1 ottobre 1611
589
Gio. Battista Agucchi a Galileo
7 ottobre 1611
590
Sebastiano Venier a Galileo
9 ottobre 1611
591
Maffeo Barberini a Galileo
11 ottobre 1611
592
Gio. Antonio Roffeni a Galileo
11 ottobre 1611
593
Margherita Sarrocchi a Galileo
12 ottobre 1611
594
Gio. Battista Agucchi a Galileo
14 ottobre 1611
595
Giovanni Demisiani a Galileo
14 ottobre 1611
596
Margherita Sarrocchi a Galileo
15 ottobre 1611
597
Federico Cesi a Galileo
21 ottobre 1611
598
Enea Piccolomini d'Aragona a Galileo
23 ottobre 1611
599
Gio. Battista Agucchi a Galileo
29 ottobre 1611
600
Antonio de'Medici a Galileo
31 ottobre 1611
601
Francesco Duodo a Galileo
11 novembre 1611
602
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
11 novembre 1611
603
Paolo Gualdo a Galileo
11 novembre 1611
604
Luca Valerio a Galileo
11 novembre 1611
605
Dario Tamburelli a Cristoforo Grienberger
11 novembre 1611
606
Cristoforo Scheiner a Marco Welser
12 novembre 1611
607
Giuliano de'Medici a Belisario Vinta
14 novembre 1611
608
Francesco Maria del Monte a Galileo
18 novembre 1611
609
Marco Welser a Giovanni Faber
18 novembre 1611
610
Giuliano de'Medici a Belisario Vinta
21 novembre 1611
611
Marco Welser a Paolo Gualdo
25 novembre 1611
612
Federico Cesi a Galileo
3 dicembre 1611
613
Girolamo Magagnati a Galileo
10 dicembre 1611
614
Giovanni Faber a Galileo
15 dicembre 1611
615
Teofilo Muller a Galileo
dicembre 1611
616
Federico Cesi a Galileo
16 dicembre 1611
617
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
16 dicembre 1611
618
Francesco Duodo a Galileo
16 dicembre 1611
619
Paolo Gualdo a Galileo
16 dicembre 1611
620
Fortunio Liceti a Galileo
16 dicembre 1611
621
Francesco Maria del Monte a Galileo
16 dicembre 1611
622
Marco Welser a Giovanni Faber
16 dicembre 1611
623
Girolamo Magagnati a Galileo
17 dicembre 1611
624
Giovanni Remo a Giovanni Kepler
17 dicembre 1611
625
GALILEO a Federico Cesi
19 dicembre 1611
626
Cristoforo Scheiner a Marco Welser
19 dicembre 1611
627
Gio. Battista Agucchi a Galileo
23 dicembre 1611
628
Federico Cesi a Galileo
24 dicembre 1611
629
Francesco Stelluti a Galileo
24 dicembre 1611
630
Cristoforo Scheiner a Marco Welser
26 dicembre 1611
631
Antonio Santini a Galileo
29 dicembre 1611
632
Domenico Passignani a Galileo
30 dicembre 1611
633
Enea Piccolomini d'Aragona a Galileo
1 gennaio 1612
634
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
2 gennaio 1612
635
Gio. Battista Agucchi a Galileo
6 gennaio 1612
636
Margherita Sarrocchi a Galileo
6 gennaio 1612
637
Marco Welser a Galileo
6 gennaio 1612
638
Marco Welser a Giovanni Faber
6 gennaio 1612
639
Federico Cesi a Giovanni Faber
7 gennaio 1612
640
GALILEO a Andrea Cioli
9 gennaio 1612
641
Gio. Antonio Magini a Galileo
10 gennaio 1612
642
Andrea Cioli a Galileo
12 gennaio 1612
643
Margherita Sarrocchi a Galileo
13 gennaio 1612
644
Marco Welser a Galileo
13 gennaio 1612
645
Marco Welser a Giovanni Faber
13 gennaio 1612
646
Gio. Battista Agucchi a Galileo
20 gennaio 1612
647
GALILEO a Margherita Sarrocchi
21 gennaio 1612
648
Benedetto Castelli a Galileo
24 gennaio 1612
649
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
26 gennaio 1612
650
Federico Cesi a Giovanni Faber
31 gennaio 1612
651
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
3 febbraio 1612
652
Daniello Antonini a Galileo
4 febbraio 1612
653
Federico Cesi a Galileo
4 febbraio 1612
654
Cristoforo Grienberger a Galileo
5 febbraio 1612
655
Daniello Antonini a Galileo
11 febbraio 1612
656
Domenico Passignani a Galileo
17 febbraio 1612
657
Francesco Maria Vialardi a Ferdinando Gonzaga
17 febbraio 1612
658
Giovanni Bartolini a Galileo
24 febbraio 1612
659
Benedetto Castelli a Galileo
2 marzo 1612
660
Federico Cesi a Galileo
3 marzo 1612
661
Paolo Giordano Orsini a Galileo
13 marzo 1612
662
Marco Welser a Giovanni Faber
16 marzo 1612
663
Federico Cesi a Galileo
17 marzo 1612
664
Giovanni Kepler a Giovanni Remo
18 marzo 1612
665
Federico Cesi a Galileo
22 marzo 1612
666
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
23 marzo 1612
667
Marco Welser a Galileo
23 marzo 1612
668
Filippo Salviati a Galileo
2 aprile 1612
669
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
13 aprile 1612
670
Federico Cesi a Galileo
14 aprile 1612
671
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Galileo
16 aprile 1612
672
GALILEO a Marco Welser
4 maggio 1612
673
Federico Cesi a Galileo
4 maggio 1612
674
Benedetto Castelli a Galileo
8 maggio 1612
675
GALILEO a Federico Cesi
12 maggio 1612
676
Federico Cesi a Galileo
17 maggio 1612
677
Giuliano de'Medici a Belisario Vinta
17 maggio 1612
678
Federico Cesi a Galileo
19 maggio 1612
679
Gio. Lodovico Ramponi a Galileo
21 maggio 1612
680
Giuliano de'Medici a Belisario Vinta
21 maggio 1612
681
GALILEO a Federico Cesi
26 maggio 1612
682
Federico Cesi a Galileo
26 maggio 1612
683
Marco Welser a Galileo
1 giugno 1612
684
GALILEO a Maffeo Barberini
2 giugno 1612
685
Federico Cesi a Galileo
2 giugno 1612
686
Angelo de Filiis a Galileo
2 giugno 1612
687
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
2 giugno 1612
688
GALILEO a Belisario Vinta
4 giugno 1612
689
Federico Cesi a Galileo
4 giugno 1612
690
Maffeo Barberini a Galileo
5 giugno 1612
691
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
8 giugno 1612
692
Paolo Gualdo a Galileo
8 giugno 1612
693
Girolamo Magagnati a Galileo
8 giugno 1612
694
GALILEO a Maffeo Barberini
9 giugno 1612
695
Federico Cesi a Galileo
9 giugno 1612
696
Margherita Sarrocchi a Galileo
9 giugno 1612
697
Maffeo Barberini a Galileo
13 giugno 1612
698
GALILEO a Ferdinando Gonzaga
15 giugno 1612
699
GALILEO a Paolo Gualdo
16 giugno 1612
700
Gio. Battista Agucchi a Galileo
16 giugno 1612
701
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
16 giugno 1612
702
Giovanni Talentone a Galileo
18 giugno 1612
703
Federico Cesi a Galileo
20 giugno 1612
704
Paolo Gualdo a Galileo
22 giugno 1612
705
Marco Welser a Giovanni Faber
22 giugno 1612
706
GALILEO a Giuliano de'Medici
23 giugno 1612
707
Pietro Aldobrandini a Galileo
23 giugno 1612
708
Ottavio Bandini a Galileo
23 giugno 1612
709
Roberto Bellarmino a Galileo
23 giugno 1612
710
Gio. Battista Deti a Galileo
23 giugno 1612
711
Ferdinando Gonzaga a Galileo
23 giugno 1612
712
Gio. Antonio Magini a Galileo
23 giugno 1612
713
GALILEO a Lodovico Cardi da Cigoli
26 giugno 1612
714
Alessandro d'Este a Galileo
27 giugno 1612
715
Pietro Dini a Galileo
29 giugno 1612
716
GALILEO a Federico Cesi
30 giugno 1612
717
Gio. Battista Agucchi a Galileo
30 giugno 1612
718
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
30 giugno 1612
719
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
30 giugno 1612
720
Federico Cesi a Galileo
4 luglio 1612
721
Luigi Capponi a Galileo
6 luglio 1612
722
Francesco Maria del Monte a Galileo
6 luglio 1612
723
Carlo Conti a Galileo
7 luglio 1612
724
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
7 luglio 1612
725
Federico Cesi a Giovanni Faber
7 luglio 1612
726
Giulio Cesare Lagalla a Galileo
8 luglio 1612
727
Gio. Lodovico Ramponi a Galileo
11 luglio 1612
728
Marco Welser a Paolo Gualdo
13 luglio 1612
729
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
14 luglio 1612
730
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Maria Maddalena d'Austria
15 luglio 1612
731
Daniello Antonini a Galileo
21 luglio 1612
732
Federico Cesi a Galileo
21 luglio 1612
733
Girolamo Magagnati a Galileo
21 luglio 1612
734
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
21 luglio 1612
735
Cristoforo Scheiner a Marco Welser
25 luglio 1612
736
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
28 luglio 1612
737
Federico Cesi a Galileo
4 agosto 1612
738
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
4 agosto 1612
739
Francesco di Joyeuse a Galileo
6 agosto 1612
740
Francesco Stelluti a Galileo
13 agosto 1612
741
GALILEO a Marco Welser
14 agosto 1612
742
Giovanni Faber a Galileo
17 agosto 1612
743
Carlo Conti a Galileo
18 agosto 1612
744
Gallanzone Gallanzoni a Galileo
18 agosto 1612
745
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
18 agosto 1612
746
Luca Valerio a Galileo
23 agosto 1612
747
Giovanni Demisiani a Galileo
24 agosto 1612
748
Federico Cesi a Galileo
25 agosto 1612
749
Giuliano de'Medici a Galileo
25 agosto 1612
750
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Federigo Borromeo
27 agosto 1612
751
Fabio Colonna a Galileo
28 agosto 1612
752
Nicol Antonio Stelliola a Galileo
30 agosto 1612
753
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
31 agosto 1612
754
Lorenzo Pignoria a Galileo
31 agosto 1612
755
Gio. Battista Agucchi a Galileo
1 settembre 1612
756
Angelo de Filiis a Galileo
1 settembre 1612
757
Belisario Vinta a Orso d'Elci
7 settembre 1612
758
Federico Cesi a Galileo
8 settembre 1612
759
Giorgio Coresio a Francesco de'Medici
10 settembre 1612
760
Beniamino Ursino a Giovanni Kepler
11 settembre 1612
761
Federico Cesi a Galileo
14 settembre 1612
762
Federico Cesi a Giovanni Faber
settembre 1612
763
Federico Cesi a Galileo
15 settembre 1612
764
Marco Welser a Giovanni Faber
21 settembre 1612
765
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
22 settembre 1612
766
Tolomeo Nozzolini ad Alessandro Marzimedici
22 settembre 1612
767
Lorenzo Pignoria a Paolo Gualdo
25 settembre 1612
768
Cristoforo di Zbaraz a Galileo
27 settembre 1612
769
Lorenzo Pignoria a Galileo
28 settembre 1612
770
Martino Sandelli a Galileo
28 settembre 1612
771
Marco Welser a Galileo
28 settembre 1612
772
Federico Cesi a Galileo
29 settembre 1612
773
Flaminio Papazzoni a Galileo
30 settembre 1612
774
Daniello Antonini a Galileo
1 ottobre 1612
775
Marco Welser a Giovanni Faber
4 ottobre 1612
776
Marco Welser a Galileo
5 ottobre 1612
777
Federico Cesi a Galileo
6 ottobre 1612
778
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
6 ottobre 1612
779
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Galileo
6 ottobre 1612
780
Sigismondo di Cologna a Benedetto Castelli
10 ottobre 1612
781
Lorenzo Pignoria a Galileo
12 ottobre 1612
782
Paolo Aproino a Galileo
13 ottobre 1612
783
Federico Cesi a Galileo
13 ottobre 1612
784
Filippo Mannucci a Galileo
13 ottobre 1612
785
Orso d'Elci a Belisario Vinta
16 ottobre 1612
786
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
19 ottobre 1612
787
Benedetto Castelli a Galileo
28 ottobre 1612
788
Federico Cesi a Galileo
28 ottobre 1612
789
Martino Sandelli a Galileo
2 novembre 1612
790
Federico Cesi a Galileo
3 novembre 1612
791
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
3 novembre 1612
792
GALILEO a Federico Cesi
4 novembre 1612
793
Niccol Lorini a Galileo
5 novembre 1612
794
Marco Welser a Giovanni Faber
9 novembre 1612
795
Federico Cesi a Galileo
10 novembre 1612
796
Giovanni Kepler a Simone Mayr
10 novembre 1612
797
Federico Cesi a Galileo
17 novembre 1612
798
Michelangelo Galilei a Galileo
21 novembre 1612
799
Giovanni Faber a Galileo
23 novembre 1612
800
Paolo Gualdo a Galileo
23 novembre 1612
801
Lorenzo Pignoria a Galileo
23 novembre 1612
802
Martino Sandelli a Galileo
23 novembre 1612
803
Federico Cesi a Galileo
24 novembre 1612
804
Federico Cesi a Galileo
30 novembre 1612
805
Marco Welser a Giovanni Faber
30 novembre 1612
806
GALILEO a Marco Welser
1 dicembre 1612
807
Gio. Battista Agucchi a Galileo
1 dicembre 1612
808
Federico Cesi a Galileo
1 dicembre 1612
809
Lodovico delle Colombe a Filippo Salviati
10 dicembre 1612
810
Oddo van Maelcote a Giovanni Kepler
11 dicembre 1612
811
Lodovico delle Colombe a Giovanni de'Medici
12 dicembre 1612
812
Federico Cesi a Galileo
14 dicembre 1612
813
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
15 dicembre 1612
814
Federico Cesi a Galileo
23 dicembre 1612
815
Federico Cesi a Galileo
28 dicembre 1612
816
Lorenzo Pignoria a Galileo
28 dicembre 1612
817
Marco Welser a Giovanni Faber
28 dicembre 1612
818
Federico Cesi a Francesco Stelluti (?)
dicembre 1612
819
Francesco Stelluti (?)a Federico Cesi
dicembre 1612
820
Giovanni Ciampoli a...
1612
821
Giovanni Ciampoli a...
1612
822
Benedetto Castelli a Galileo
1612 (?)
823
Raffaello Gualterotti a Galileo
1612 (?)
824
GALILEO a Tolomeo Nozzolini
gennaio 1613
825
Federico Cesi a Galileo
4 gennaio 1613
826
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
4 gennaio 1613
827
GALILEO a Federico Cesi
5 gennaio 1613
828
Cristoforo Scheiner a Gio. Antonio Magini
9 gennaio 1613
829
Federico Cesi a Galileo
11 gennaio 1613
830
Angelo de Filiis a Filippo Salviati
13 gennaio 1613
831
Federico Cesi a Galileo
18 gennaio 1613
832
Marco Welser a Giovanni Faber
18 gennaio 1613
833
GALILEO a Federico Cesi
25 gennaio 1613
834
Lorenzo Pignoria a Galileo
25 gennaio 1613
835
Marco Welser a Giovanni Faber
25 gennaio 1613
836
Paolo Aproino a Galileo
26 gennaio 1613
837
Federico Cesi a Galileo
26 gennaio 1613
838
Francesco Rasi a Galileo
28 gennaio 1613
839
Federico Cesi a Galileo
1 febbraio 1613
840
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
1 febbraio 1613
841
Cristoforo Grienberger a Galileo
1 febbraio 1613
842
Benedetto Castelli a Galileo
2 febbraio 1613
843
Cristoforo Grienberger a Galileo
5 febbraio 1613
844
Federico Cesi a Galileo
8 febbraio 1613
845
Federico Cesi a Galileo
15 febbraio 1613
846
Francesco Stelluti a Federico Cesi
15 febbraio 1613
847
Marco Welser a Giovanni Faber
15 febbraio 1613
848
Federico Cesi a Galileo
22 febbraio 1613
849
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
24 febbraio 1613
850
Benedetto Castelli a Galileo
26 febbraio 1613
851
Marco Welser a Filippo Salviati
27 febbraio 1613
852
Federico Cesi a Galileo
2 marzo 1613
853
Gallanzone Gallanzoni a Galileo
13 marzo 1613
854
Lorenzo Pignoria a Galileo
15 marzo 1613
855
Federico Cesi a Galileo
22 marzo 1613
856
Marco Welser a Giovanni Faber
29 marzo 1613
857
Martino Sandelli a Galileo
2 aprile 1613
858
Francesco Sizzi a Orazio Morandi
10 aprile 1613
859
Lorenzo Pignoria a Galileo
12 aprile 1613
860
Francesco Stelluti a Galileo
12 aprile 1613
861
GALILEO a Maffeo Barberini
14 aprile 1613
862
Maffeo Barberini a Galileo
20 aprile 1613
863
Flaminio Papazzoni a Galileo
23 aprile 1613
864
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Galileo
24 aprile 1613
865
Carlo Gonzaga a Galileo
25 aprile 1613
866
GALILEO a Federigo Borromeo
27 aprile 1613
867
Gio. Antonio Magini a Galileo
30 aprile 1613
868
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
1 maggio 1613
869
Lorenzo Pignoria a Galileo
2 maggio 1613
870
Lodovico Cardi da Cigoli a Galileo
3 maggio 1613
871
Bernardo Pisenti a Ingolfo de'Conti
3 maggio 1613
872
Cristoforo Ferrari a Galileo
4 maggio 1613
873
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
9 maggio 1613
874
Federico Cesi a Galileo
11 maggio 1613
875
Federico Cesi a Galileo
17 maggio 1613
876
Giuseppe Biancani a Gio. Antonio Magini
17 maggio 1613
877
Giuliano de'Medici a Galileo
18 maggio 1613
878
Filippo Salviati a Federico Cesi
20 maggio 1613
879
Federigo Borromeo a Galileo
21 maggio 1613
880
Filippo Calippi a Galileo
22 maggio 1613
881
Giovanni Bardi a Galileo
24 maggio 1613
882
Paolo Aproino a Galileo
25 maggio 1613
883
Federico Cesi a Galileo
30 maggio 1613
884
Marco Welser a Galileo
30 maggio 1613
885
Paolo Aproino a Galileo
1 giugno 1613
886
Vincenzio di Grazia a Carlo de'Medici
2 giugno 1613
887
Lorenzo Pignoria a Galileo
7 giugno 1613
888
Gio. Battista Agucchi a Galileo
8 giugno 1613
889
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
8 giugno 1613
890
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
13 giugno 1613
891
Bernardino Gaio a Galileo
15 giugno 1613
892
Andrea Morosini a Galileo
15 giugno 1613
893
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
15 giugno 1613
894
Gio. Antonio Magini a Galileo
18 giugno 1613
895
Girolamo Magagnati a Galileo
22 giugno 1613
896
Federico Cesi a Galileo
29 giugno 1613
897
Orazio Morandi a Galileo
6 luglio 1613
898
Marco Welser a Giovanni Kepler
10 luglio 1613
899
Lorenzo Pignoria a Galileo
12 luglio 1613
900
Gio. Battista Agucchi a Galileo
13 luglio 1613
901
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
13 luglio 1613
902
Giovanni Kepler a Oddo Van Maelcote
18 luglio 1613
903
Federico Cesi a Galileo
19 luglio 1613
904
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
20 luglio 1613
905
Paolo Aproino a Galileo
27 luglio 1613
906
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
27 luglio 1613
907
Federico Cesi a Galileo
2 agosto 1613
908
Fabio Colonna a Galileo
3 agosto 1613
909
Ottavio Pisani a Galileo
3 agosto 1613
910
Ottavio Pisani a Cosimo II, Granduca di Toscana
3 agosto 1613
911
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
3 agosto 1613
912
Franciotto Orsini a Galileo
9 agosto 1613
913
Nicol Antonio Stelliola a Galileo
17 agosto 1613
914
Francesco Stelluti a Galileo
17 agosto 1613
915
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
24 agosto 1613
916
Franciotto Orsini a Galileo
24 agosto 1613
917
Federico Cesi a Galileo
30 agosto 1613
918
Giovanni Faber a Galileo
30 agosto 1613
919
Luca Valerio a Galileo
31 agosto 1613
920
Federico Cesi a Galileo
6 settembre 1613
921
Federico Cesi a Galileo
6 settembre 1613
922
Federico Cesi a Galileo
7 settembre 1613
923
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
14 settembre 1613
924
Ottavio Pisani a Galileo
15 settembre 1613
925
Andrea Cioli a Galileo
24 settembre 1613
926
GALILEO ad Andrea Cioli
25 settembre 1613
927
Fabio Colonna a Galileo
25 settembre 1613
928
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
28 settembre 1613
929
Fabio Colonna a Galileo
30 settembre 1613
930
Ottavio Pisani a Galileo
5 ottobre 1613
931
Ottavio Pisani a Giovanni Kepler
5 ottobre 1613
932
Pandolfo Sprani ad Andrea Cioli
5 ottobre 1613
933
Scipione Chiaramonti a Galileo
6 ottobre 1613
934
Giovanfrancesco Sagredo a Galileo
12 ottobre 1613
935
GALILEO ad Andrea Cioli
15 ottobre 1613
936
Federico Cesi a Galileo
15 ottobre 1613
937
Giovanni Wells a Galileo
15 ottobre 1613
938
Marco Welser a Galileo
18 ottobre 1613
939
Ottavio Bandini a Galileo
19 ottobre 1613
940
Gio. Camillo Gloriosi a Galileo
2 novembre 1613
941
Benedetto Castelli a Galileo
6 novembre 1613
942
Arturo Pannocchieschi d'Elci a Galileo
6 novembre 1613
943
Ottavio Pisani a Galileo
7 novembre 1613
944
Federico Cesi a Galileo
8 novembre 1613
945
Benedetto Castelli a Galileo
13 novembre 1613
946
Filippo Salviati a Galileo
13 novembre 1613
947
Benedetto Castelli a Galileo
20 novembre 1613
948
Paolo Pozzobonelli a Galileo
26 novembre 1613
949
GALILEO a Camillo Gloriosi
30 novembre 1613
950
Federico Cesi a Galileo
30 novembre 1613
951
Benedetto Castelli a Galileo
3 dicembre 1613
952
Benedetto Castelli a Galileo
4 dicembre 1613
953
Fabio Colonna a Galileo
6 dicembre 1613
954
Gio. Antonio Magini a Galileo
7 dicembre 1613
955
Benedetto Castelli a Galileo
10 dicembre 1613
956
Benedetto Castelli a Galileo
14 dicembre 1613
957
Daniello Antonini a Galileo
15 dicembre 1613
958
Ottavio Pisani a Galileo
18 dicembre 1613
959
Marco Welser a Galileo
20 dicembre 1613
960
GALILEO a Benedetto Castelli
21 dicembre 1613
961
Filippo Salviati a Galileo
27 dicembre 1613
962
Gio. Battista della Porta a....
1613



INDICE ALFABETICO
DELLE LETTERE CONTENUTE NEL VOL. XI
(1611-1613).



N
Acquaviva (d') Giuseppe a Galileo
12 marzo 1611
495
Agucchi Gio. Battista a Galileo
9 settembre 1611
578
Agucchi Gio. Battista a Galileo
7 ottobre 1611
589
Agucchi Gio. Battista a Galileo
14 ottobre 1611
594
Agucchi Gio. Battista a Galileo
29 ottobre 1611
599
Agucchi Gio. Battista a Galileo
23 dicembre 1611
627
Agucchi Gio. Battista a Galileo
6 gennaio 1612
635
Agucchi Gio. Battista a Galileo
20 gennaio 1612
646
Agucchi Gio. Battista a Galileo
16 giugno 1612
700
Agucchi Gio. Battista a Galileo
30 giugno 1612
717
Agucchi Gio. Battista a Galileo
1 settembre 1612
755
Agucchi Gio. Battista a Galileo
1 dicembre 1612
807
Agucchi Gio. Battista a Galileo
8 giugno 1613
888
Agucchi Gio. Battista a Galileo
13 luglio 1613
900
Aldobrandini Pietro a Galileo
23 giugno 1612
707
Antonini Daniello a Galileo
11 gennaio 1611
457
Antonini Daniello a Galileo
9 aprile 1611
512
Antonini Daniello a Galileo
29 aprile 1611
523
Antonini Daniello a Galileo
14 maggio 1611
529
Antonini Daniello a Galileo
24 giugno 1611
544
Antonini Daniello a Galileo
9 luglio 1611
552
Antonini Daniello a Galileo
2 settembre 1611
577
Antonini Daniello a Galileo
4 febbraio 1612
652
Antonini Daniello a Galileo
11 febbraio 1612
655
Antonini Daniello a Galileo
21 luglio 1612
731
Antonini Daniello a Galileo
1 ottobre 1612
774
Antonini Daniello a Galileo
15 dicembre 1613
957
Aproino Paolo a Galileo
13 ottobre 1612
782
Aproino Paolo a Galileo
26 gennaio 1613
836
Aproino Paolo a Galileo
25 maggio 1613
882
Aproino Paolo a Galileo
1 giugno 1613
885
Aproino Paolo a Galileo
27 luglio 1613
905
Bandini Ottavio a Galileo
23 giugno 1612
708
Bandini Ottavio a Galileo
19 ottobre 1613
939
Bandini Ottavio ad Antonio de'Medici
9 aprile 1611
513
Barberini Maffeo a Michelangelo Buonarroti
2 aprile 1611
506
Barberini Maffeo a Galileo
11 ottobre 1611
591
Barberini Maffeo a Galileo
5 giugno 1612
690
Barberini Maffeo a Galileo
13 giugno 1612
697
Barberini Maffeo a Galileo
20 aprile 1613
862
Barberini Maffeo ad Antonio de'Medici
2 aprile 1611
507
Bardi Giovanni a Galileo
24 maggio 1613
881
Bartolini Giovanni a Galileo
24 febbraio 1612
658
Bellarmino Roberto ai Matematici del Collegio Romano
19 aprile 1611
515
Bellarmino Roberto a Galileo
23 giugno 1612
709
Belloni Giovanni a Galileo
4 marzo 1611
488
Bettoli Guido a Cristoforo Grienberger
4 giugno 1611
536
Bettoli Guido a Margherita Sarrocchi
4 giugno 1611
537
Biancani Giuseppe a Cristoforo Grienberger
14 giugno 1611
541
Biancani Giuseppe a Gio. Antonio Magini
17 maggio 1613
876
Borromeo Federigo a Galileo
21 maggio 1613
879
Borsacchi Camillo a Galileo
3 luglio 1611
550
Botti Matteo a Galileo
18 agosto 1611
570
Botti Matteo a Cosimo II de'Medici
18 agosto 1611
571
Breiner Gio. Federico a Galileo
22 gennaio 1611
465
Brengger Giangiorgio a Galileo
13 giugno 1611
539
Buonarroti Michelangelo a Maffeo Barberini
22 marzo 1611
499
Calippi Filippo a Galileo
21 maggio 1613
880
Campanella Tommaso a Galileo
13 gennaio 1611
460
Capponi Luigi a Galileo
6 luglio 1612
721
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
28 gennaio 1611
468
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
1 luglio 1611
547
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
11 agosto 1611
567
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
23 agosto 1611
573
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
16 settembre 1611
582
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
23 settembre 1611
587
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
11 novembre 1611
602
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
16 dicembre 1611
617
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
3 febbraio 1612
651
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
23 marzo 1612
666
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
13 aprile 1612
669
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
8 giugno 1612
691
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
30 giugno 1612
718
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
14 luglio 1612
729
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
28 luglio 1612
736
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
31 agosto 1612
753
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
6 ottobre 1612
778
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
19 ottobre 1612
786
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
3 novembre 1612
791
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
1 febbraio 1613
840
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
24 febbraio 1613
849
Cardi da Cigoli Lodovico a Galileo
3 maggio 1613
870
Castelli Benedetto a Galileo
3 aprile 1611
509
Castelli Benedetto a Galileo
24 gennaio 1612
648
Castelli Benedetto a Galileo
2 marzo 1612
659
Castelli Benedetto a Galileo
8 maggio 1612
674
Castelli Benedetto a Galileo
28 ottobre 1612
787
Castelli Benedetto a Galileo
1612 (?)
822
Castelli Benedetto a Galileo
2 febbraio 1613
842
Castelli Benedetto a Galileo
26 febbraio 1613
850
Castelli Benedetto a Galileo
6 novembre 1613
941
Castelli Benedetto a Galileo
13 novembre 1613
945
Castelli Benedetto a Galileo
20 novembre 1613
947
Castelli Benedetto a Galileo
3 dicembre 1613
951
Castelli Benedetto a Galileo
4 dicembre 1613
952
Castelli Benedetto a Galileo
10 dicembre 1613
955
Castelli Benedetto a Galileo
14 dicembre 1613
956
Cesi Federico a Giovanni Faber
7 gennaio 1612
639
Cesi Federico a Giovanni Faber
31 gennaio 1612
650
Cesi Federico a Giovanni Faber
7 luglio 1612
725
Cesi Federico a Giovanni Faber
settembre 1612
762
Cesi Federico a Galileo
23 luglio 1611
560
Cesi Federico a Galileo
13 agosto 1611
568
Cesi Federico a Galileo
20 agosto 1611
572
Cesi Federico a Galileo
17 settembre 1611
584
Cesi Federico a Galileo
21 ottobre 1611
597
Cesi Federico a Galileo
3 dicembre 1611
612
Cesi Federico a Galileo
16 dicembre 1611
616
Cesi Federico a Galileo
24 dicembre 1611
628
Cesi Federico a Galileo
4 febbraio 1612
653
Cesi Federico a Galileo
3 marzo 1612
660
Cesi Federico a Galileo
17 marzo 1612
663
Cesi Federico a Galileo
22 marzo 1612
665
Cesi Federico a Galileo
14 aprile 1612
670
Cesi Federico a Galileo
4 maggio 1612
673
Cesi Federico a Galileo
17 maggio 1612
676
Cesi Federico a Galileo
19 maggio 1612
678
Cesi Federico a Galileo
26 maggio 1612
682
Cesi Federico a Galileo
2 giugno 1612
685
Cesi Federico a Galileo
4 giugno 1612
689
Cesi Federico a Galileo
9 giugno 1612
695
Cesi Federico a Galileo
20 giugno 1612
703
Cesi Federico a Galileo
4 luglio 1612
720
Cesi Federico a Galileo
21 luglio 1612
732
Cesi Federico a Galileo
4 agosto 1612
737
Cesi Federico a Galileo
25 agosto 1612
748
Cesi Federico a Galileo
8 settembre 1612
758
Cesi Federico a Galileo
14 settembre 1612
761
Cesi Federico a Galileo
15 settembre 1612
763
Cesi Federico a Galileo
29 settembre 1612
772
Cesi Federico a Galileo
6 ottobre 1612
777
Cesi Federico a Galileo
13 ottobre 1612
783
Cesi Federico a Galileo
28 ottobre 1612
788
Cesi Federico a Galileo
3 novembre 1612
790
Cesi Federico a Galileo
10 novembre 1612
795
Cesi Federico a Galileo
17 novembre 1612
797
Cesi Federico a Galileo
24 novembre 1612
803
Cesi Federico a Galileo
30 novembre 1612
804
Cesi Federico a Galileo
1 dicembre 1612
808
Cesi Federico a Galileo
14 dicembre 1612
812
Cesi Federico a Galileo
23 dicembre 1612
814
Cesi Federico a Galileo
28 dicembre 1612
815
Cesi Federico a Galileo
4 gennaio 1613
825
Cesi Federico a Galileo
11 gennaio 1613
829
Cesi Federico a Galileo
18 gennaio 1613
831
Cesi Federico a Galileo
26 gennaio 1613
837
Cesi Federico a Galileo
1 febbraio 1613
839
Cesi Federico a Galileo
8 febbraio 1613
844
Cesi Federico a Galileo
15 febbraio 1613
845
Cesi Federico a Galileo
22 febbraio 1613
848
Cesi Federico a Galileo
2 marzo 1613
852
Cesi Federico a Galileo
22 marzo 1613
855
Cesi Federico a Galileo
11 maggio 1613
874
Cesi Federico a Galileo
17 maggio 1613
875
Cesi Federico a Galileo
30 maggio 1613
883
Cesi Federico a Galileo
29 giugno 1613
896
Cesi Federico a Galileo
19 luglio 1613
903
Cesi Federico a Galileo
2 agosto 1613
907
Cesi Federico a Galileo
30 agosto 1613
917
Cesi Federico a Galileo
6 settembre 1613
920
Cesi Federico a Galileo
6 settembre 1613
921
Cesi Federico a Galileo
7 settembre 1613
922
Cesi Federico a Galileo
15 ottobre 1613
936
Cesi Federico a Galileo
8 novembre 1613
944
Cesi Federico a Galileo
30 novembre 1613
950
Cesi Federico a Francesco Stelluti
30 aprile 1611
525
Cesi Federico a Francesco Stelluti (?)
dicembre 1612
818
Chiaramonti Scipione a Galileo
6 ottobre 1613
933
Ciampoli Giovanni a ...
1612
820
Ciampoli Giovanni a ...
1612
821
Cioli Andrea a Galileo
12 gennaio 1612
642
Cioli Andrea a Galileo
24 settembre 1613
925
Cologna (di) Sigismondo a Benedetto Castelli
10 ottobre 1612
780
Colombe (delle) Lodovico a Cristoforo Clavio
27 maggio 1611
534
Colombe (delle) Lodovico a Giovanni de'Medici
12 dicembre 1612
811
Colombe (delle) Lodovico a Filippo Salviati
10 dicembre 1612
809
Colonna Fabio a Galileo
28 agosto 1612
751
Colonna Fabio a Galileo
3 agosto 1613
908
Colonna Fabio a Galileo
25 settembre 1613
927
Colonna Fabio a Galileo
30 settembre 1613
929
Colonna Fabio a Galileo
6 dicembre 1613
953
Conti Carlo a Galileo
7 luglio 1612
723
Conti Carlo a Galileo
18 agosto 1612
743
Coresio Giorgio a Francesco de'Medici
10 settembre 1612
759
Demisiani Giovanni a Galileo
14 ottobre 1611
595
Demisiani Giovanni a Galileo
24 agosto 1612
747
Deti Gio. Battista a Galileo
23 giugno 1612
710
Dini Pietro a Galileo
29 giugno 1612
715
Dini Pietro a Cosimo Sassetti
7 maggio 1611
528
Duodo Francesco a Galileo
27 gennaio 1611
467
Duodo Francesco a Galileo
16 settembre 1611
583
Duodo Francesco a Galileo
11 novembre 1611
601
Duodo Francesco a Galileo
16 dicembre 1611
618
Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Maria Maddalena d'Austria
15 luglio 1612
730
Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Federigo Borromeo
27 agosto 1612
750
Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Galileo
16 aprile 1612
671
Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Galileo
6 ottobre 1612
779
Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Galileo
24 aprile 1613
864
Elci (d') Pannocchieschi Arturo a Galileo
6 novembre 1613
942
Elci (d') Orso a Belisario Vinta
16 ottobre 1612
785
Ernesto, Elettore di Colonia, a Cristoforo Clavio
24 marzo 1611
500
Este (d') Alessandro a Galileo
27 giugno 1612
714
Faber Giovanni a Galileo
15 dicembre 1611
614
Faber Giovanni a Galileo
17 agosto 1612
742
Faber Giovanni a Galileo
23 novembre 1612
799
Faber Giovanni a Galileo
30 agosto 1613
918
Farnese Odoardo a Galileo
10 gennaio 1611
456
Ferrari Cristoforo a Galileo
4 maggio 1613
872
Filiis (de) Angelo a Galileo
2 giugno 1612
686
Filiis (de) Angelo a Galileo
1 settembre 1612
756
Filiis (de) Angelo a Filippo Salviati
13 gennaio 1613
830
Gaio Bernardino a Galileo
15 giugno 1613
891
Galilei Michelangelo a Galileo
27 aprile 1611
522
Galilei Michelangelo a Galileo
21 novembre 1612
798
Galileo a Maffeo Barberini
2 giugno 1612
684
Galileo a Maffeo Barberini
9 giugno 1612
694
Galileo a Maffeo Barberini
14 aprile 1613
861
Galileo a Federigo Borromeo
27 aprile 1613
866
Galileo a Lodovico Cardi da Cigoli
1 ottobre 1611
588
Galileo a Lodovico Cardi da Cigoli
26 giugno 1612
713
Galileo a Benedetto Castelli
21 dicembre 1613
960
Galileo a Federico Cesi
19 dicembre 1611
625
Galileo a Federico Cesi
12 maggio 1612
675
Galileo a Federico Cesi
26 maggio 1612
681
Galileo a Federico Cesi
30 giugno 1612
716
Galileo a Federico Cesi
4 novembre 1612
792
Galileo a Federico Cesi
5 gennaio 1613
827
Galileo a Federico Cesi
25 gennaio 1613
833
Galileo ad Andrea Cioli
9 gennaio 1612
640
Galileo ad Andrea Cioli
25 settembre 1613
926
Galileo ad Andrea Cioli
15 ottobre 1613
935
Galileo a Cristoforo Clavio
5 marzo 1611
491
Galileo a Pietro Dini
21 maggio 1611
532
Galileo a Gallanzone Gallanzoni
16 luglio 1611
555
Galileo a Gio. Camillo Gloriosi
30 novembre 1613
949
Galileo a Ferdinando Gonzaga
15 giugno 1612
698
Galileo a Cristoforo Grienberger
1 settembre 1611
576
Galileo a Paolo Gualdo
16 giugno 1612
699
Galileo a Giuliano de'Medici
1 gennaio 1611
451
Galileo a Giuliano de'Medici
febbraio 1611
486
Galileo a Giuliano de'Medici
23 giugno 1612
706
Galileo a Tolomeo Nozzolini
gennaio 1613
824
Galileo a Virginio Orsini
8 aprile 1611
510
Galileo a Filippo Salviati
22 aprile 1611
517
Galileo a Paolo Sarpi
12 febbraio 1611
476
Galileo a Margherita Sarrocchi
21 gennaio 1612
647
Galileo a Belisario Vinta
15 gennaio 1611
461
Galileo a Belisario Vinta
19 marzo 1611
497
Galileo a Belisario Vinta
1 aprile 1611
505
Galileo a Belisario Vinta
27 aprile 1611
521
Galileo a Belisario Vinta
4 giugno 1612
688
Galileo a Marco Welser
febbraio 1611
470
Galileo a Marco Welser
4 maggio 1612
672
Galileo a Marco Welser
14 agosto 1612
741
Galileo a Marco Welser
1 dicembre 1612
806
Galileo a...
25 febbraio 1611
479
Gallanzoni Gallanzone a Galileo
26 giugno 1611
546
Gallanzoni Gallanzone a Galileo
17 settembre 1611
585
Gallanzoni Gallanzone a Galileo
18 agosto 1612
744
Gallanzoni Gallanzone a Galileo
13 marzo 1613
853
Gloriosi Gio. Camillo a Galileo
2 novembre 1613
940
Gonzaga Carlo a Galileo
25 aprile 1613
865
Gonzaga Ferdinando a Galileo
23 giugno 1612
711
Grazia (di) Vincenzio a Carlo de'Medici
2 giugno 1613
886
Grienberger Cristoforo a Galileo
22 gennaio 1611
466
Grienberger Cristoforo a Galileo
24 giugno 1611
545
Grienberger Cristoforo a Galileo
5 febbraio 1612
654
Grienberger Cristoforo a Galileo
1 febbraio 1613
841
Grienberger Cristoforo a Galileo
5 febbraio 1613
843
Gualdo Paolo a Galileo
4 febbraio 1611
471
Gualdo Paolo a Galileo
10 febbraio 1611
473
Gualdo Paolo a Galileo
25 febbraio 1611
480
Gualdo Paolo a Galileo
6 maggio 1611
526
Gualdo Paolo a Galileo
27 maggio 1611
533
Gualdo Paolo a Galileo
12 luglio 1611
553
Gualdo Paolo a Galileo
22 luglio 1611
558
Gualdo Paolo a Galileo
29 luglio 1611
564
Gualdo Paolo a Galileo
11 novembre 1611
603
Gualdo Paolo a Galileo
16 dicembre 1611
619
Gualdo Paolo a Galileo
8 giugno 1612
692
Gualdo Paolo a Galileo
22 giugno 1612
704
Gualdo Paolo a Galileo
23 novembre 1612
800
Gualterotti Raffaello a Galileo
1612 (?)
823
Guicciardini Piero a Belisario Vinta
4 giugno 1611
538
Kepler Giovanni a Galileo
9 gennaio 1611
455
Kepler Giovanni a Galileo
28 marzo 1611
503
Kepler Giovanni Oddo van Maelcote
18 luglio 1613
902
Kepler Giovanni a Simone Mayr
10 novembre 1612
796
Kepler Giovanni a Giovanni Remo
18 marzo 1612
664
Kepler Giovanni a Niccol Wickens
luglio 1611
566
Joyeuse (di) Francesco a Galileo
15 settembre 1611
581
Joyeuse (di) Francesco a Galileo
6 agosto 1612
739
Lagalla Giulio Cesare a Luigi Capponi
22 settembre 1611
586
Lagalla Giulio Cesare a Galileo
8 luglio 1612
726
Liceti Fortunio a Galileo
16 dicembre 1611
620
Lorini Niccol a Galileo
5 novembre 1612
793
Maelcote (van) Oddo a Giovanni Kepler
11 dicembre 1612
810
Magagnati Girolamo a Galileo
10 dicembre 1611
613
Magagnati Girolamo a Galileo
17 dicembre 1611
623
Magagnati Girolamo a Galileo
8 giugno 1612
693
Magagnati Girolamo a Galileo
21 luglio 1612
733
Magagnati Girolamo a Galileo
22 giugno 1613
895
Magini Gio. Antonio a Spinello Benci
22 aprile 1611
518
Magini Gio. Antonio a Galileo
11 gennaio 1611
458
Magini Gio. Antonio a Galileo
10 gennaio 1612
641
Magini Gio. Antonio a Galileo
23 giugno 1612
712
Magini Gio. Antonio a Galileo
30 aprile 1613
867
Magini Gio. Antonio a Galileo
18 giugno 1613
894
Magini Gio. Antonio a Galileo
7 dicembre 1613
954
Mannucci Filippo a Galileo
13 ottobre 1612
784
Matematici (I) Del Collegio Romano a Roberto Bellarmino
24 aprile 1611
520
Medici (de') Antonio a Galileo
31 ottobre 1611
600
Medici (de') Cosimo II Francesco Maria del Monte
27 febbraio 1611
485
Medici (de') Cosimo II a Giovanni Niccolini
27 febbraio 1611
484
Medici (de') Giuliano a Galileo
7 febbraio 1611
472
Medici (de') Giuliano a Galileo
25 agosto 1612
749
Medici (de') Giuliano a Galileo
18 maggio 1613
877
Medici (de') Giuliano a Belisario Vinta
14 novembre 1611
607
Medici (de') Giuliano a Belisario Vinta
21 novembre 1611
610
Medici (de') Giuliano a Belisario Vinta
17 maggio 1612
677
Medici (de') Giuliano a Belisario Vinta
21 maggio 1612
680
Micanzio Fulgenzio a Galileo
26 febbraio 1611
481
Monte (del) Francesco Maria a Galileo
18 novembre 1611
608
Monte (del) Francesco Maria a Galileo
16 dicembre 1611
621
Monte (del) Francesco Maria a Galileo
6 luglio 1612
722
Monte (del) Francesco Maria ad Antonio de'Medici
8 aprile 1611
511
Monte (del) Francesco Maria a Cosimo II de'Medici
2 aprile 1611
508
Monte (del) Francesco Maria a Cosimo II de'Medici
31 maggio 1611
535
Morandi Orazio a Galileo
6 luglio 1613
897
Morosini Andrea a Galileo
15 giugno 1613
892
Muller Teofilo a Galileo
dicembre 1611
615
Muti Tiberio ad Antonio de'Medici
9 aprile 1611
514
Niccolini Francesco a Galileo
21 luglio 1611
557
Niccolini Giovanni a Cosimo II de'Medici
30 marzo 1611
504
Niccolini Giovanni a Belisario Vinta
23 aprile 1611
519
Niccolini Giovanni a Belisario Vinta
6 maggio 1611
527
Nozzolini Tolomeo ad Alessandro Marzimedici
22 settembre 1612
766
Orsini Franciotto a Galileo
9 agosto 1613
912
Orsini Franciotto a Galileo
24 agosto 1613
916
Orsini Paolo Giordano a Galileo
7 marzo 1611
492
Orsini Paolo Giordano a Galileo
13 marzo 1612
661
Papazzoni Flaminio a Galileo
26 febbraio 1611
483
Papazzoni Flaminio a Galileo
1 marzo 1611
487
Papazzoni Flaminio a Galileo
30 settembre 1612
773
Papazzoni Flaminio a Galileo
23 aprile 1613
863
Passignani Domenico a Galileo
30 dicembre 1611
632
Passignani Domenico a Galileo
17 febbraio 1612
656
Perugino Innocenzo a Girolamo Perugino
30 luglio 1611
565
Perugino Innocenzo a Girolamo Perugino
27 agosto 1611
575
Piccolomini d'Aragona Enea a Galileo
23 ottobre 1611
598
Piccolomini d'Aragona Enea a Galileo
1 gennaio 1612
633
Pignoria Lorenzo a Galileo
4 marzo 1611
489
Pignoria Lorenzo a Galileo
31 agosto 1612
754
Pignoria Lorenzo a Galileo
28 settembre 1612
769
Pignoria Lorenzo a Galileo
12 ottobre 1612
781
Pignoria Lorenzo a Galileo
23 novembre 1612
801
Pignoria Lorenzo a Galileo
28 dicembre 1612
816
Pignoria Lorenzo a Galileo
25 gennaio 1613
834
Pignoria Lorenzo a Galileo
15 marzo 1613
854
Pignoria Lorenzo a Galileo
12 aprile 1613
859
Pignoria Lorenzo a Galileo
2 maggio 1613
869
Pignoria Lorenzo a Galileo
7 giugno 1613
887
Pignoria Lorenzo a Galileo
12 luglio 1613
899
Pignoria Lorenzo a Paolo Gualdo
15 gennaio 1611
462
Pignoria Lorenzo a Paolo Gualdo
19 gennaio 1611
463
Pignoria Lorenzo a Paolo Gualdo
25 settembre 1612
767
Pisani Ottavio a Galileo
3 agosto 1613
909
Pisani Ottavio a Galileo
15 settembre 1613
924
Pisani Ottavio a Galileo
5 ottobre 1613
930
Pisani Ottavio a Galileo
7 novembre 1613
943
Pisani Ottavio a Galileo
18 dicembre 1613
958
Pisani Ottavio a Giovanni Kepler
5 ottobre 1613
931
Pisani Ottavio a Cosimo II de'Medici
3 agosto 1613
910
Pisenti Bernardo a Ingolfo de'Conti
3 maggio 1613
871
Porta (della) Gio. Battista a Federico Cesi
luglio 1611
559
Porta (della) Gio. Battista a...
1613
962
Pozzobonelli Paolo a Galileo
26 novembre 1613
948
Ramponi Gio. Lodovico a Galileo
1 luglio 1611
548
Ramponi Gio. Lodovico a Galileo
23 luglio 1611
561
Ramponi Gio. Lodovico a Galileo
21 maggio 1612
679
Ramponi Gio. Lodovico a Galileo
11 luglio 1612
727
Rasi Francesco a Galileo
28 gennaio 1613
838
Remo Giovanni a Giovanni Kepler
17 dicembre 1611
624
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
11 febbraio 1611
474
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
26 febbraio 1611
482
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
4 marzo 1611
490
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
18 giugno 1611
543
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
5 luglio 1611
551
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
11 settembre 1611
580
Roffeni Gio. Antonio a Galileo
11 ottobre 1611
592
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
13 agosto 1611
569
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
2 gennaio 1612
634
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
26 gennaio 1612
649
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
2 giugno 1612
687
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
16 giugno 1612
701
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
30 giugno 1612
719
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
7 luglio 1612
724
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
21 luglio 1612
734
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
4 agosto 1612
738
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
18 agosto 1612
745
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
22 settembre 1612
765
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
15 dicembre 1612
813
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
4 gennaio 1613
826
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
1 maggio 1613
868
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
9 maggio 1613
873
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
8 giugno 1613
889
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
13 giugno 1613
890
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
15 giugno 1613
893
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
13 luglio 1613
901
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
20 luglio 1613
904
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
27 luglio 1613
906
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
3 agosto 1613
911
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
24 agosto 1613
915
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
14 settembre 1613
923
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
28 settembre 1613
928
Sagredo Giovanfrancesco a Galileo
12 ottobre 1613
934
Saint-Vincent (de) Gregorio a Giacomo van der Straeten
23 luglio 1611
562
Salviati Filippo a Federico Cesi
20 maggio 1613
878
Salviati Filippo a Galileo
2 aprile 1612
668
Salviati Filippo a Galileo
13 novembre 1613
946
Salviati Filippo a Galileo
27 dicembre 1613
961
Sandelli Martino a Galileo
28 settembre 1612
770
Sandelli Martino a Galileo
2 novembre 1612
789
Sandelli Martino a Galileo
23 novembre 1612
802
Sandelli Martino a Galileo
2 aprile 1613
857
Santini Antonio a Galileo
12 febbraio 1611
477
Santini Antonio a Galileo
9 marzo 1611
494
Santini Antonio a Galileo
20 luglio 1611
556
Santini Antonio a Galileo
29 dicembre 1611
631
Sarrocchi Margherita a Guido Bettoli
27 agosto 1611
574
Sarrocchi Margherita a Galileo
29 luglio 1611
563
Sarrocchi Margherita a Galileo
10 settembre 1611
579
Sarrocchi Margherita a Galileo
12 ottobre 1611
593
Sarrocchi Margherita a Galileo
15 ottobre 1611
596
Sarrocchi Margherita a Galileo
6 gennaio 1612
636
Sarrocchi Margherita a Galileo
13 gennaio 1612
643
Sarrocchi Margherita a Galileo
9 giugno 1612
696
Sassetti Cosimo a Pietro Dini
14 maggio 1611
530
Scheiner Cristoforo a Gio. Antonio Magini
9 gennaio 1613
828
Scheiner Cristoforo a Marco Welser
12 novembre 1611
606
Scheiner Cristoforo a Marco Welser
19 dicembre 1611
626
Scheiner Cristoforo a Marco Welser
26 dicembre 1611
630
Scheiner Cristoforo a Marco Welser
25 luglio 1612
735
Sizzi Francesco a Cristoforo Clavio
20 aprile 1611
516
Sizzi Francesco a Gio. Antonio Magini
26 marzo 1611
502
Sizzi Francesco Orazio Morandi
10 aprile 1613
858
Sprani Pandolfo ad Andrea Cioli
5 ottobre 1613
932
Stelliola Nicol Antonio a Galileo
30 agosto 1612
752
Stelliola Nicol Antonio a Galileo
17 agosto 1613
913
Stelluti Francesco (?) a Federico Cesi
dicembre 1612
819
Stelluti Francesco a Federico Cesi
15 febbraio 1613
846
Stelluti Francesco a Galileo
24 dicembre 1611
629
Stelluti Francesco a Galileo
13 agosto 1612
740
Stelluti Francesco a Galileo
12 aprile 1613
860
Stelluti Francesco a Galileo
17 agosto 1613
914
Talentone Giovanni a Galileo
18 giugno 1612
702
Tamburelli Dario a Cristoforo Grienberger
11 novembre 1611
605
Ursino Beniamino a Giovanni Kepler
11 settembre 1612
760
Valerio Luca a Marcantonio Baldi
20 maggio 1611
531
Valerio Luca a Galileo
28 gennaio 1611
469
Valerio Luca a Galileo
11 novembre 1611
604
Valerio Luca a Galileo
23 agosto 1612
746
Valerio Luca a Galileo
31 agosto 1613
919
Venier Sebastiano a Galileo
12 marzo 1611
496
Venier Sebastiano a Galileo
9 ottobre 1611
590
Vialardi Francesco Maria a Ferdinando Gonzaga
17 febbraio 1612
657
Vinta Belisario a Orso d'Elci
7 settembre 1612
757
Vinta Belisario a Galileo
12 gennaio 1611
459
Vinta Belisario a Galileo
20 gennaio 1611
464
Vinta Belisario a Galileo
19 marzo 1611
498
Vinta Belisario a Piero Guicciardini
13 maggio 1611
540
Wells Giovanni a Galileo
15 ottobre 1613
937
Welser Marco a Cristoforo Clavio
7 gennaio 1611
453
Welser Marco a Cristoforo Clavio
11 febbraio 1611
475
Welser Marco a Giovanni Faber
29 aprile 1611
524
Welser Marco a Giovanni Faber
1 luglio 1611
549
Welser Marco a Giovanni Faber
15 luglio 1611
554
Welser Marco a Giovanni Faber
18 novembre 1611
609
Welser Marco a Giovanni Faber
16 dicembre 1611
622
Welser Marco a Giovanni Faber
6 gennaio 1612
638
Welser Marco a Giovanni Faber
13 gennaio 1612
645
Welser Marco a Giovanni Faber
16 marzo 1612
662
Welser Marco a Giovanni Faber
22 giugno 1612
705
Welser Marco a Giovanni Faber
21 settembre 1612
764
Welser Marco a Giovanni Faber
4 ottobre 1612
775
Welser Marco a Giovanni Faber
9 novembre 1612
794
Welser Marco a Giovanni Faber
30 novembre 1612
805
Welser Marco a Giovanni Faber
28 dicembre 1612
817
Welser Marco a Giovanni Faber
18 gennaio 1613
832
Welser Marco a Giovanni Faber
25 gennaio 1613
835
Welser Marco a Giovanni Faber
15 febbraio 1613
847
Welser Marco a Giovanni Faber
29 marzo 1613
856
Welser Marco a Galileo
7 gennaio 1611
452
Welser Marco a Galileo
18 febbraio 1611
478
Welser Marco a Galileo
25 marzo 1611
501
Welser Marco a Galileo
17 giugno 1611
542
Welser Marco a Galileo
6 gennaio 1612
637
Welser Marco a Galileo
13 gennaio 1612
644
Welser Marco a Galileo
23 marzo 1612
667
Welser Marco a Galileo
1 giugno 1612
683
Welser Marco a Galileo
28 settembre 1612
771
Welser Marco a Galileo
5 ottobre 1612
776
Welser Marco a Galileo
30 maggio 1613
884
Welser Marco a Galileo
18 ottobre 1613
938
Welser Marco a Galileo
20 dicembre 1613
959
Welser Marco a Paolo Gualdo
7 gennaio 1611
454
Welser Marco a Paolo Gualdo
25 novembre 1611
611
Welser Marco a Paolo Gualdo
13 luglio 1612
728
Welser Marco a Giovanni Kepler
10 luglio 1613
898
Welser Marco a Filippo Salviati
27 febbraio 1613
851
Zbaraz (di) Cristoforo a Galileo
8 marzo 1611
493
Zbaraz (di) Cristoforo a Galileo
27 settembre 1612
768

NOTE:

(1) le lue trasposte - [CORREZIONE]
(2) Cfr. n. 435. E circa le "lettere trasposte" concernenti Saturno (cfr. n. 427), vedi la Prefazione del KEPLER alla sua Dioptrice, pag. 15, e il Vol. III, Par. I, pag. 185, lin. 13 e seg., della nostra edizione [Edizione Nazionale].
(3) interissima mente - [CORREZIONE]
(4) del verit - [CORREZIONE]
(5) comminciai - [CORREZIONE]
(6) diligente mente - [CORREZIONE]
(7) vedi - [CORREZIONE]
(8) commincc - [CORREZIONE]
(9) Comminci - [CORREZIONE]
(10) aversa il sole - [CORREZIONE]
(11) incomminci - [CORREZIONE]
(12) andar - [CORREZIONE]
(13) al occultazione - [CORREZIONE]
(14) corne settilissime - [CORREZIONE]
(15) sobtilissima - [CORREZIONE]
(16) con le corne - [CORREZIONE]
(17) ande,  poi crescendo sine alla - [CORREZIONE]
(18) di quello chosi mostrava - [CORREZIONE]
(19) della quale - [CORREZIONE]
(20) questioni, stati - [CORREZIONE]
(21) l'altera - [CORREZIONE]
(22) necessariissima, mente - [CORREZIONE]
(23) li alteri - [CORREZIONE]
(24) gli alteri - [CORREZIONE]
(25) si  toccato - [CORREZIONE]
(26) dal'universalit - [CORREZIONE]
(27) stolli - [CORREZIONE]
(28) del ombra - [CORREZIONE]
(29) comme annobiato - [CORREZIONE]
(30) tardissa, sonforzato - [CORREZIONE]
(31) salutate - [CORREZIONE]
(32) MARTINO HASDALE e TOMMASO SEGGETT.
(33) Firenza - [CORREZIONE]
(34) Galilaeo Galilaei. -- [CORREZIONE]
(35) Cfr. n. 424, lin. 31 [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti.
(36) Cfr. n. 425.
(37) Dubitiamo che quest'altro amico fosse il P. CRISTOFORO SCHEINER, come si  finora generalmente creduto, perch n nella Accuratior Disquisitio (cfr. Vol. V, pag. 37-70 [Edizione Nazionale]), n nelle Disquisitiones mathematicae de controversiis et novitatibus astronomicis (Ingolstadii, M. DC. XIV) di quest'autore, troviamo cenno delle opinioni che qui ed in seguito (cfr. n. 470) gli vengono in tale argomento attribuite.
(38) Cfr. n. 436.
(39) GALILEO aveva comunicato anche a PAOLO GUALDO (cfr. n. 445) l'anagramma relativo alle fasi di Venere, inviato a GIULIANO DE'MEDICI (cfr. n. 435), ad ANTONIO SANTINI (cfr. n. 443) e a GIO. ANTONIO ROFFENI (cfr. n. 444). Molto probabilmente sar stato incluso nella lettera del 17 dicembre 1610, di cui noi pubblichiamo il capitolo, che ce ne pervenne, sotto il n. 436.
(40) Cfr. n. 452.
(41) Cfr. n. 435.
(42) Cfr. n. 379.
(43) Crediamo che con questa risposta alluda alla Narratio: cfr. Vol. III, Par. I, pag. 183-188 [Edizione Nazionale].
(44) Cfr. n. 427.
(45) Cfr. n. 500.
(46) Cfr. n. 58.
(47) Cfr. n. 297.
(48) Cfr. n. 438.
(49) una aud duas -- [CORREZIONE]
(50) Cfr. n. 419.
(51) Cfr. nn.i 374, 419.
(52) Cfr. n. 442.
(53) cos gradi -- [CORREZIONE]
(54) FULGENZIO MICANZIO.
(55) DANIELLO ANTONINI non aveva ancora saputo della partenza di GALILEO da Padova. Cfr. n. 481.
(56) reliqum -- [CORREZIONE]
(57) Cfr. n. 444.
(58) Cfr. n. 444.
(59) ERCOLE BOTTRIGARI.
(60) Cfr. n. 439, dove bens la cifra da pagare al MAGINI per conto dell'Imperatore  di duemila fiorini.
(61) continare -- [CORREZIONE]
(62) Di stile fiorentino.
(63) Evidentemente non era giunta notizia al CAMPANELLA, nel suo carcere, della partenza di GALILEO da Padova.
(64) Sidereus Nuncius -- [CORREZIONE]
(65) di figuris - [CORREZIONE]
(66) I libri Universalis Philosophiae seu Metaphisicarum rerum del CAMPANELLA furono pubblicati soltanto nel 1638; ma l'opera era compiuta gi nel 1603, e poi fu dall'autore rifatta nel 1610, e appresso di nuovo elaborata. Cfr. D. BERTI, Lettere inedite di Tommaso Campanella e Catalogo dei suoi scritti, negli Atti della R. Accademia dei Lincei, 1877-78. Serie terza, Memorie della Classe di scienze morali, storiche e filologiche, Vol. II, Roma, coi tipi del Salviucci, 1878, pag 513.
(67) quia partem ex Pithagoreis - [CORREZIONE]
(68) si potentissimus siet  sottolineato nella copia di mano di GALILEO.
(69) origenica  sottolineato nella copia di mano di GALILEO.
(70) Questi puntolini sono nella copia di mano di GALILEO.
(71) Allude alla poesia che ha per titolo: Agl'Italiani che attendono a poetare con le favole greche. Cfr. Poesie filosofiche di TOMMASO CAMPANELLA pubblicate per la prima volta in Italia da GIO. GASPARE ORELLI, Lugano, presso Gius. Ruggia e C., MDCCCXXXIV, pag. 89-94.
(72) tamen funera huius  sottolineato nella copia di mano di GALILEO.
(73) et Plinius - [CORREZIONE]
(74) pudefaciebat - [CORREZIONE]
(75) Tra le opere del CAMPANELLA  registrata una col titolo Philosophia Pythagorica carmine Lucretiano instaurata: ma non vide la luce. Cfr. D. BERTI, Lettere inedite di Tommaso Campanella ecc., pag. 515.
(76) Pur tra le opere del CAMPANELLA, che per non videro la luce, sono indicati Arcanorum astronomicorum libri 4, et simul De symptomatibus mundi per ignem interituri secundum naturam et Scripturam. Cfr. D. BERTI, Lettere inedite di Tommaso Campanella ecc., pag. 516.
(77) Tra vividum ed emitterent si legge, cancellato, redderent et. - [CORREZIONE]
(78) cui usui usui quelibet - [CORREZIONE]
(79) attenuatae - [CORREZIONE]
(80) spectantur gradiores - [CORREZIONE]
(81) supraema - [CORREZIONE]
(82) aequidem - [CORREZIONE]
(83) reddidisti, quam primum - [CORREZIONE]
(84) di quibus - [CORREZIONE]
(85) FLAMINIO PAPAZZONI. Cfr. n. 459.
(86) Probabilmente GIO. ANTONIO ROFFENI.
(87) Di stile fiorentino.
(88) Cfr. n. 454.
(89) Cfr. nn.i 445, 448.
(90) Di stile fiorentino.
(91) ODO VAN MAELCOTE.
(92) forte dardaret -- [CORREZIONE]
(93) Excell., tum mihi -- [CORREZIONE]
(94) FEDERICO Barone DE POETTING PERSING.
(95) dubio -- [CORREZIONE]
(96) nun levam -- [CORREZIONE]
(97) effectum -- [CORREZIONE]
(98) dissessit -- [CORREZIONE]
(99) permittebant -- [CORREZIONE]
(100) matheoseos -- [CORREZIONE]
(101) LUCA VALERIO.
(102) Gambatista - [CORREZIONE]
(103) Campoli - [CORREZIONE]
(104) dicamo - [CORREZIONE]
(105) ocupata - [CORREZIONE]
(106) GIO. BATTISTA AMADORI.
(107) MARGHERITA SARROCCHI.
(108) Cfr. n. 452.
(109) Prima aveva scritto resti, che poi cancell, sostituendo sia. - [CORREZIONE]
(110) cortigiani  stato sostituito da GALILEO a servitori, che leggesi cancellato. - [CORREZIONE]
(111) Cfr. n. 452.
(112) Cfr. n. 452.
(113) Tra in e sphaera leggesi, cancellato, eadem. - [CORREZIONE]
(114) solido  stato sostituito da GALILEO a corpore, che leggesi cancellato. - [CORREZIONE]
(115) exactae - [CORREZIONE]
(116) Prima aveva scritto sinus aliqui... luminosam tantum partem; poi corresse conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(117) nigerrime - [CORREZIONE]
(118) Tra demum e phaenomena si legge, cancellato, phylosophos. - [CORREZIONE]
(119) Tra primum e admoneo si legge, cancellato, animadverto. - [CORREZIONE]
(120) Tra visum e nostrum si legge, cancellato, nullatenus. - [CORREZIONE]
(121) Dopo opacum GALILEO aveva aggiunto, scrivendo sul margine e con richiamo, totoque caelo a, che poi cancell. - [CORREZIONE]
(122) circa  stato scritto da GALILEO tra le linee, sopra a un supra, che non cancell. - [CORREZIONE]
(123) Prima aveva scritto irrationabiliter, poi corresse rationabiliter. - [CORREZIONE]
(124) Prima aveva scritto Ponant igitur necesse est circa visibilem, poi corresse Obducant igitur ecc., conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(125) essi  stato sostituito da GALILEO a loro, che prima aveva scritto e poi cancell. - [CORREZIONE]
(126) Tra et e publicato leggesi stampat, che GALILEO lasci cos in tronco e poi cancell. - [CORREZIONE]
(127) dove che  stato sostituito da GALILEO a ma, che prima aveva scritto e poi cancell. - [CORREZIONE]
(128) Monsignor GIOVANNI BELLONI.
(129) Cfr. nn.i 445, 448, 464.
(130) MATTEO WACKHER.
(131) sperebbe - [CORREZIONE]
(132) TOMMASO SEGGETT.
(133) DAVIDE RICQUES.
(134) GIOVANNI WODDERBORN.
(135) INGOLFO DE'CONTI.
(136) FLAMINIO PAPAZZONI: cfr. n. 464.
(137) Miscellanea di varie operette. Tomo quinto. In Venezia, MDCCXLI, appresso Gio. Maria Lazzaroni, pag. 537-546.
(138) Intende il KEPLER: cfr. nn.i 386, 402.
(139) Di stile fiorentino.
(140) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 202 e seg. [Edizione Nazionale].
(141) Di FEDERICO COMMANDINO si ha la traduzione di ARCHIMEDIS De iis quae vehuntur in aqua libri duo (Bononiae, ex officina Alexandri Benacii, 1565): i due libri De insidentibus aquae si hanno tradotti da NICCOL TARTAGLIA (Venetiis, spud Curtium Troianum, 1565).
(142) FRANCESCO GUADAGNI.
(143) Cfr. n. 452.
(144) PAOLO GUALDO.
(145) Di stile fiorentino.
(146) Dalle Effemeridi del MAGINI, le quali, bench calcolate con tavole vecchie, certamente non possono sbagliare di un giorno in dati di questa natura (specialmente per un pianeta la cui teoria, anche nella ipotesi degli epicicli, gi allora rappresentava abbastanza bene le osservazioni), risulta che la congiunzione (inferiore) di Venere col sole sarebbe stata veramente add 1 marzo.
(147) Caviamo queste configurazioni, che nella copia della lettera sono riprodotte con poca esattezza, dagli autografi di GALILEO, che sono nei Mss. Gal., P. III, T. IV, car. 76t. e 77r.
(148) Cfr. nn.i 445, 448, 464, 471.
(149) SEBASTIANO MONTECCHI: cfr. n. 445.
(150) PAULI BENII, ecc. De historia libri quatuor, ecc. Venetiis, apud Iacobum Vincentium, M.DC.XI.
(151) MARTINO SANDELLI e LORENZO PIGNORIA.
(152) DANIELLO ANTONINI. Cfr. n. 457.
(153) Di stile veneto.
(154) Cfr. n. 483.
(155) Di stile fiorentino.
(156) Prima era stato scritto Et raccomandandolo carissimamente, e poi fu corretto Raccomandando carissimamente. - [CORREZIONE]
(157) chiare - [CORREZIONE]
(158) Cfr. n. 472.
(159) havere in incontrati - [CORREZIONE]
(160) dimostrati - [CORREZIONE]
(161) tenuti - [CORREZIONE]
(162) magiormente - [CORREZIONE]
(163) di Sua Sig.ra Ill.ma - [CORREZIONE]
(164) o ab sole - [CORREZIONE]
(165) essatamente - [CORREZIONE]
(166) comme le due laterale - [CORREZIONE]
(167) il che avade - [CORREZIONE]
(168) lontane - [CORREZIONE]
(169) apparisci - [CORREZIONE]
(170) debolissimo, torbido e smorto - [CORREZIONE]
(171) rimangano i pianeti, e duo Giove - [CORREZIONE]
(172) dal intima - [CORREZIONE]
(173) questione ricenata - [CORREZIONE]
(174) Signoro - [CORREZIONE]
(175) tormine - [CORREZIONE]
(176) guidizio - [CORREZIONE]
(177) pretendorei - [CORREZIONE]
(178) filosophare - [CORREZIONE]
(179) floriscono - [CORREZIONE]
(180) il quod desiderio - [CORREZIONE]
(181) farebbe divemi - [CORREZIONE]
(182) Di Firenza - [CORREZIONE]
(183) La stampa ha Di Firenza, li 26 di Marzo 1611: ma questa data  certamente erronea, perch in questo giorno GALILEO era ad Acquapendente, in viaggio per Roma (cfr. Mss. Gal., Par. III, Tomo IV, car. 75t.). Che la lettera sia, invece, del febbraio, risulta dalla lin. 3 [Edizione Nazionale].
(184) Gallileo de'Gallilei - [CORREZIONE]
(185) Cfr. n. 483.
(186) Cfr. n. 482.
(187) PAOLO GUALDO.
(188) PAOLO GUALDO.
(189) che li scrissi - [CORREZIONE]
(190) Di stile fiorentino.
(191) Questa lettera dovrebbe trovare il suo posto a pag. 281 [Edizione Nazionale].
(192) quest'dottrina. Prima aveva scritto quest'arte; poi scrisse dottrina, coprendo con questa la parola arte.
(193) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 203 e seg. [Edizione Nazionale].
(194) AGOSTINO GRADENIGO.
(195) OTTAVIO LIVELLI.
(196)  chiaro che il Card. D'ACQUAVIVA non sapeva della partenza di GALILEO da Padova.
(197) Cfr. n. 290 e n. 522.
(198) Di stile fiorentino.
(199) Di stile fiorentino.
(200) Oggi manca.
(201) Cio da ANTONIO SANTINI: cfr. n. 466.
(202) Cfr. n. 277.
(203) Cfr. n. 539.
(204) PAOLO GUALDO. La lettera alla quale si accenna qui non  presentemente nella raccolta dei Mss. Galileiani. Manca pure al carteggio del WELSER col GUALDO, nella Biblioteca Marciana, la relativa accompagnatoria che avrebbe dovuto essere del 18 marzo.
(205) Cio della Dinoia. Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 203 e seg. [Edizione Nazionale].
(206) MARTINO HORKY.
(207) Cfr. n. 372.
(208) Tra dubbio e essendo leggesi, cancellato, par chiar. - [CORREZIONE]
(209) Tra nella e lunghezza leggesi, cancellato, pi. - [CORREZIONE]
(210) Questa non  presentemente allegata alla lettera.
(211) Non gi al Granduca, ma a GIOVANNI DE'MEDICI. Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 205 [Edizione Nazionale].
(212) De fundamentis astrologiae certioribus nova dissertatiuncula ad cosmotheoriam spectans, cum prognosi physica anni ineuntis a nato Christo 1602, ad philosophos scripta a M. IOANNE KEPLERO, ecc. Pragae Boemorum, typis Schumanianis, [1601].
(213) 27 febbraio. Cfr. n. 484.
(214) 29 marzo.
(215) Cfr. n. 484.
(216) FRANCESCO MARIA DEL MONTE.
(217) Cfr. n. 485.
(218) professine - [CORREZIONE]
(219) CRISTOFORO GRIENBERGER e ODO VAN MAELCOTE.
(220) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 203-250 [Edizione Nazionale].
(221) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 205 [Edizione Nazionale].
(222) Cio il KEPLER.
(223) VIRGINIO ORSINI.
(224) SERAFINO da QUINZANO.
(225) osservandissimi - [CORREZIONE]
(226) Cfr. n. 447.
(227) Questa lettera non  oggi nei Mss. Galileiani della Biblioteca Nazionale in Firenze.
(228) Cfr. Vol. VIII, pag. 203, lin. 29 e seg. [Edizione Nazionale].
(229) ALBERTO D'AUSTRIA.
(230) forsam -- [CORREZIONE]
(231) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 203-250 [Edizione Nazionale].
(232) PAOLO V.
(233) GIOVANNI NICCOLINI: cfr. n. 519.
(234) somnolentius -- [CORREZIONE]
(235) Francfordiensium
(236) Syderei -- [CORREZIONE]
(237) Cfr. n. 503.
(238) cum fretissimo -- [CORREZIONE]
(239) Galileo -- [CORREZIONE]
(240) Horchium -- [CORREZIONE]
(241) Horchii sententiam venire - [CORREZIONE]
(242) quod in titulo - [CORREZIONE]
(243) litteras comunicasse - [CORREZIONE]
(244) tamen unquam - [CORREZIONE]
(245) Horchii -- [CORREZIONE]
(246) Horchium - [CORREZIONE]
(247) Questa lettera, compiuta e datata il giorno 23 aprile, deve essere stata incominciata il giorno 22: cfr. n. 517.
(248) Cfr. n. 515.
(249) PIETRO GUICCIARDINI.
(250) Cfr. n. 497.
(251) GUGLIELMO V.
(252) TOMMASO MERMANNI.
(253) ringrantiandovi - [CORREZIONE]
(254) Cfr. n. 174.
(255) monlti - [CORREZIONE]
(256) MASSIMILIANO I
(257) bellessima - [CORREZIONE]
(258) giurno - [CORREZIONE]
(259) Le lettere nelle quali MICHELANGELO GALILEI entr in siffatti particolari, non pervennero insino a noi.
(260) appiriva - [CORREZIONE]
(261) CRISTOFORO VENDELINO.
(262) ERNESTO, Elettore di Colonia.
(263) de Ser.mo - [CORREZIONE]
(264) Di una "colonia Lincea Napolitana", fondata col per opera di FEDERICO CESI, vedi A. FAVARO, Documenti per la storia della Accademia dei Lincei nei Manoscritti Galileiani, nel Bullettino di Bibliografia e di Storia delle scienze matematiche e fisiche, ecc. Tomo XX. Roma, 1888, pag. 107-108.
(265) Probabilmente CRISTOFORO SCHEINER.
(266) CESARE CREMONINI.
(267) INGOLFO DE'CONTI.
(268) BALDINO GHERARDI.
(269) MARTINO SANDELLI e LORENZO PIGNORIA.
(270) DON ANTONIO DE'MEDICI.
(271) Cfr. n. 515.
(272) Cfr. n. 520.
(273) Cfr. n. 512.
(274) maltello - [CORREZIONE]
(275) PAOLO APROINO.
(276) apparissero s s com'io - CORREZIONE
(277) Cfr. n. 530.
(278) Tra di e Studio si legge, cancellato, uno. - CORREZIONE
(279) in oltre  stato corretto in luogo di pi, che si legge cancellato.- CORREZIONE
(280) Dopo di decine si legge, cancellato, e decine. - CORREZIONE
(281) oscuri  stato corretto in luogo di opachi, che prima aveva scritto e poi cancell.- CORREZIONE
(282) hano - CORREZIONE
(283) Tra primieramente e protestando si legge, cancellato, e. - CORREZIONE
(284) Tra superflui ed inutili si legge, cancellato, et. - CORREZIONE
(285) FEDERICO CESI, Marchese di Monticelli.
(286) mancasse  stato corretto in luogo di si astenesse, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(287) Tra piante e delle si legge, cancellato, non conoscevano. - CORREZIONE
(288) Prima aveva scritto potergli accomodatamente, poi corresse potergli in poter quelli. - CORREZIONE
(289) nissuno  stato corretto in luogo di alcuno, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(290) indice  stato corretto in luogo di ago, che si legge cancellato: e cos pi avanti. - CORREZIONE
(291) Sul margine, di fronte alle parole "Un palo di ferro... vaghissimi trapunti", si legge, sempre di mano di GALILEO: "o che le perle, i diamanti, i rubini et l'altre gemme preziose, che solo di picciolissima mole si ritrovano", restando cos in tronco.
(292) effitti - CORREZIONE
(293) Tra le e cause si legge, cancellato, operazioni mo. - CORREZIONE
(294) Tra affetti e altrui si legge, cancellato, et. - CORREZIONE
(295) l'oceano  stato corretto in luogo di mare, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(296) Prima aveva scritto non si deve dalla grandezza del corpo solamente misurare, e poi corresse come stampiamo. - CORREZIONE
(297) Prima aveva scritto molte et molte sono le operazioni, e poi corresse molti et molti sono gli effetti. - CORREZIONE
(298) perfezzione  stato sostituito a perfetta operazione, che si legge sotto le cancellature. - CORREZIONE
(299) Da Et se noi a et quasi invisibili  aggiunto sopra un foglio a parte. - CORREZIONE.
In capo al foglio sul quale  scritto il tratto da Et se noi a et quasi invisibili, si legge, di mano di GALILEO, quanto segue: "Da quanto cause differenti dependono gl'affetti nostri, veggasi come per eccitare gl'animi al valor militare la moltitudine del popolo, le grida, gli strepiti, i moti di cavalli e di armi, i romori di trombe e tamburi negl'aperti campi e luminosi, il vino, sono accomodatissimi; ma l'oscurit [tra ma e l'oscurit si legge, cancellato, per eccitar la mente alla speculazione] delle tenebre, la solitudine, il silenzio", restando cos in tronco. Poco pi gi, sul medesimo foglio si legge pure, sempre di pugno di GALILEO: "Attribuite dunque al grande e luminoso [vedi figura giove.gif] le dignit conseguite con attioni molto cospicue, et farete esse dignit parimente grandi et insigni; et i [sic] suoi satelliti lasciate il promuovere a deboli et bassi gradi di dignit quelli che con ritirati studii", e anche qui resta in tronco.
(300) nel  stato sostituito a del, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(301) prima del vino - CORREZIONE
(302) stridore  stato sostituito a suono, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(303) suono  stato corretto in luogo di romore, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(304) Tra movimenti e d'armate si legge, cancellato, nell'aperte campagne. - CORREZIONE
(305) Prima aveva scritto speculatione, poi corresse speculativa facult. - CORREZIONE
(306) coniettura  stato sostituito ad apparenza, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(307) dell'animo  stato corretto in luogo di del cuore, che prima aveva scritto. - CORREZIONE
(308) grandi  stato sostituito a lucide, che  cancellato. - CORREZIONE
(309) Tra stelle ed et si legge, cancellato, ma. - CORREZIONE
(310) Prima aveva scritto lumi pi sottili e minori, poi corresse lumi sottilissimi. - CORREZIONE
(311) Tra pi e vasti si legge, cancellato, grandi. - CORREZIONE
(312) influssi  stato sostituito a effetti, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(313) Prima aveva scritto gl'influssi stimati da lui sin qui essere, poi corresse come stampiamo. - CORREZIONE
(314) Prima aveva scritto io gli risponderei, tutti... Giove solo, essere non meno di Giove che de i suoi satelliti; poi corresse essere non meno in essere stati non pi, e da ultimo corresse conforme stampiamo; se non che dimentic di correggere de i suoi satelliti in da i, come abbiamo dovuto emendare. - CORREZIONE
(315) Prima aveva scritto satelliti, n havere autorit niuna la sua credenza che Giove... compagni, nel fare; poi fin col correggere conforme stampiamo; se non che prima di risolversi per la lezione l'havere egli creduto, scrisse pure il creder lui, che poi cancell. - CORREZIONE
(316) pensano loro  stato sostituito a pensa lui, che prima aveva scritto. - CORREZIONE
(317) tediosa  stato corretto in luogo di gravissima, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(318) protestandosi che  stato sostituito a perch, che  cancellato. - CORREZIONE
(319) In luogo di nel mondo prima aveva scritto in cielo, che poi cancell. - CORREZIONE
(320) milli - CORREZIONE
(321) Tra prognosticali e procurasse si legge, cancellato, che. - CORREZIONE
(322) tra le  stato corretto in luogo di delle, che prima aveva scritto. - CORREZIONE
(323) havendo detto  stato corretto in luogo di dopo haver detto, che prima aveva scritto. - CORREZIONE
(324) Prima aveva scritto non, come si credeva per l'addietro, sono una sola stella, e poi corresse conforme stampiamo. - CORREZIONE
(325) vantaggiarsi  stato sostituito a alterare, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(326) coadiuare - CORREZIONE
(327) Da Ma quando a restano di operare  aggiunto sopra di un foglio a parte. Dopo di giorno in giorno alternando continuava dapprima: Ma a quello che soggiungono ecc.; quando GALILEO inser l'aggiunta, corresse Ma in Ultimamente. - CORREZIONE
(328) Prima aveva scritto et pertanto il moto senza il lume fusse inefficace, poi corresse conforme stampiamo. - CORREZIONE
(329) In oltre  stato corretto in luogo di Di pi, che prima aveva scritto. - CORREZIONE
(330) Tra specie e de gl'si legge, cancellato, visive. - CORREZIONE
(331) al meno  stato sostituito a pure, che si legge cancellato. - CORREZIONE
(332) Tra specie e arriva si legge, cancellato, molto pi. - CORREZIONE
(333) le specie di i 4 - CORREZIONE
(334) Murano  stato sostituito a il mondo, che leggesi cancellato. - CORREZIONE
(335) effetture - CORREZIONE
(336) Tra opposizione e s che si legge, cancellato, pochissimo. - CORREZIONE
(337) stimo  stato sostituito a credo, che leggesi cancellato. - CORREZIONE
(338) potenta - CORREZIONE
(339) GIOVANNI BELLONI. Cfr. n. 488.
(340) Questa lettera non  nel carteggio del WELSER col GUALDO, che  in parte raccolto nel Cod. LXVIII della Cl. X It. della Biblioteca Marciana in Venezia.
(341) Cfr. n. 526.
(342) GIOVANNI FABER.
(343) Nel 1611 portava il titolo di Duca d'Acquasparta FEDERICO CESI, padre di FEDERICO fondatore dell'Accademia dei Lincei.
(344) quanto scrive il S.r scrive il S.r Velsero pertinente - CORREZIONE
(345) GALILEO per era ancora a Roma, dove si trattenne fino al 4 giugno.
(346) Cfr. n. 520.
(347) mostrano dell'ombre - CORREZIONE
(348) Griemberges - CORREZIONE
(349) Bae - CORREZIONE
(350) Questa lettera non  nei Mss. Galileiani.
(351) Cfr. n. 532.
(352) Prima aveva scritto li 4 di Luglio, poi cancell Luglio e sostitu Giugno. - CORREZIONE
(353) Di V. S. P. - CORREZIONE
(354) a uno che - CORREZIONE
(355) Cfr. n. 425.
(356) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 64 [Edizione Nazionale].
(357) posita - CORREZIONE
(358) Probabilmente il BRENGGER non sapeva della partenza di GALILEO da Padova.
(359) Chistoforo - [CORREZIONE]
(360) FERDINANDO GONZAGA.
(361) Questa lettera non  presentemente nella raccolta dei Mss. Galileiani, quantunque risulti dal carteggio con quanta cura GALILEO andava raccogliendo e comunicando agli amici e corrispondenti queste prime adesioni alle sue scoperte celesti.
(362) Galetae - [CORREZIONE]
(363) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 301-307 [Edizione Nazionale]: e vedi anche n. 545.
(364) auusai - [CORREZIONE]
(365) Intendi, i proventi delle lauree nel Collegio di Medicina ed Arti, al quale il PAPAZZONI apparteneva.
(366) Cfr. n. 512.
(367) Intendi, la Dinoia del SIZZI. Cfr. n. 552.
(368) Cfr. n. 512.
(369) Cfr. Serie ottava di Scampoli Galileiani raccolti da ANTONIO FAVARO (Atti e memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Nuova Serie. Vol. IX.). Padova, tip. G. B. Randi, 1893, pag. 22-26.
(370) altitudinem - [CORREZIONE].
Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 301-307 [Edizione Nazionale].
(371) Cfr. n. 541.
(372) Cfr. n. 536.
(373) Cfr. n. 536 (nelle varianti), dove la sostituzione di Giugno a Luglio fu forse fatta da GALILEO in seguito a ci che qui gli fu scritto.
(374) et commendat - [CORREZIONE]
(375) cum Galilaeo - [CORREZIONE]
(376) Cfr. n. 534.
(377) LODOVICO DELLE COLOMBE.
(378) ch'pare - [CORREZIONE]
(379) Il Card. FRANCESCO DI JOYEUSE.
(380) ch'ne dar - [CORREZIONE]
(381) qual m'comandato - [CORREZIONE]
(382) Di Siema, alli 26. La prima edizione Fiorentina delle Opere di GALILEO, nella quale vide per la prima volta la luce questa lettera, e a cui serv forse per la stampa la copia di cui noi pure ci gioviamo, ha (vol. II, pag. 79): Di Roma. - [CORREZIONE]
(383) presto - [CORREZIONE]
(384) S'intenda, il P. CRISTOFORO GRIENBERGER.
(385) Cfr. n. 545; l'altra non pervenne insino a noi.
(386) LUCA VALERIO.
(387) Farnenese - [CORREZIONE]
ODOARDO FARNESE.
(388) Feudo di Casa FARNESE.
(389) Forse accenna alla questione insorta, appunto in questi giorni, tra GALILEO e taluni suoi amici e discepoli da una parte, e dall'altra alcuni sostenitori delle dottrine Aristoteliche, capitanati da LODOVICO DELLE COLOMBE, intorno ai fenomeni della condensazione e della rarefazione. Cfr. Vol. IV, pag. 5-6. Di una disputa orale su tale argomento, vedi lo stesso Vol. IV, pag. 7-8; e cfr. ivi, pag. 19, lin. 19 e seg., e pag. 20, lin. 19-24 [Edizione Nazionale].
(390) GIOVANNI DE'MEDICI.
(391) Pietro a Colti - [CORREZIONE]
(392) Intanto due io - [CORREZIONE]
(393) Vedi l'annessa tavola.
(394) Si allude alla pietra lucifera di Bologna, intorno alla quale GALILEO aveva richiamato in Roma l'attenzione degli studiosi. Cfr. Vol. VIII, pag. 469 [Edizione Nazionale].
(395) Cfr. n. 554.
(396) FRANCESCO DI JOYEUSE.
(397) Cfr. n. 544.
(398) MICHELE COIGNET.
(399) Cfr. n. 549.

(400) FRANCESCO DI JOYEUSE: cfr. n. 546.
(401) In luogo di mio Padrone prima aveva scritto nostro Signore, che poi cancell. Una mano posteriore aggiunse, sopra la linea, Bellarmino. - [CORREZIONE]
(402) del contenuto nella  stato sostituito a della, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(403) Cfr. n. 534.
(404) Cfr. n. 546.
(405) opinioni  stato corretto in luogo di credenze, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(406) Tra di e uno si legge, cancellato, parti. - [CORREZIONE]
(407) Tra visibile e sotto si legge, cancellato, et. - [CORREZIONE]
(408) Tra la e superficie si legge, cancellato, sua. - [CORREZIONE].
(409) alcuno disse... fu reputato  stato corretto in luogo di alcuni dissero... furono reputati, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(410) il primo  aggiunta interlineare. - [CORREZIONE]
(411) Tra non e negano si legge, cancellato, le. - [CORREZIONE]
(412) diamente - [CORREZIONE]
(413) altrotanta - [CORREZIONE]
(414) lo  stato corretto in luogo di la nostra terra, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(415) Prima aveva scritto differentissimi, poi corresse differenti. - [CORREZIONE]
(416) Corresse si diffonde pel in luogo di riempie il, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(417) Tra et e son si legge cancellato, io. - [CORREZIONE]
(418) Tra che e se si legge, cancellato, se il senso non havesse. - [CORREZIONE]
(419) Sul margine, di fronte a queste ultime parole "mai nella imaginata ecc.", si legge, sempre di mano di GALILEO: "Col brunitoio si pu fare a costoro un servizio rilevato".
(420) se noi pur vorremo farci  stato sostituito a et facendoci, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(421) Prima aveva scritto imaginarsi, poi corresse imaginarci. - [CORREZIONE]
(422) Tra le quali e per leggesi, cancellato, per. - [CORREZIONE]
(423) Sul margine si legge, pur di mano di GALILEO, il seguente appunto: "alcuno potrebbe aborrire la mia posizione per la novit; ma avvertasi che pi nuovo  quello che dice l'avversario".
(424) poich  aggiunta interlineare. - [CORREZIONE]
(425) Da e non da questo a etere  aggiunta marginale. - [CORREZIONE]
(426) Tra Et e qui si legge, cancellato, notisi. - [CORREZIONE]
(427) ma  stato corretto in luogo di et, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(428) Corresse concepito in luogo di concetto, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(429) il qual... distinguiamo  stato sostituito a distinguendolo, che  cancellato. - [CORREZIONE]
(430) Tra comune e familiare si legge, cancellato, et - [CORREZIONE]
(431) Corresse prossimo in luogo di proprio, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(432) fuori  stato corretto in luogo di che, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(433) immergirla - [CORREZIONE]
(434) Tra altro e nel si legge, cancellato, del vaso. - [CORREZIONE]
(435) Da dico del primo a si immerge il primo  aggiunta marginale. - [CORREZIONE]
(436) Prima aveva scritto: et che la [vedi figura luna2.gif], per esso locata, sia dentro una corteccia cristallina et solida et liscia rinchiusa, et per ci; poi corresse conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(437) Da liquido a durezza  aggiunta, parte interlineare e parte marginale. - [CORREZIONE]
(438) Corresse gravissimo danno in luogo di gravissima rovina, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(439) in in scompiglio - [CORREZIONE]
(440) a voler manter - [CORREZIONE]
(441) Prima aveva scritto: quanto  il porre contro all'autorit di Aristotile il cielo fluido et permeabile, non temesse di porre la [vedi figura luna2.gif] di superficie aspra [e prima ancora, in luogo di di superficie aspra aveva scritto montuosa], senza entrare in altre imaginazioni ascose a tutti i sensi; et pi gli soggiugnerei, che se noi ci volessimo governare; poi corresse conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(442) Prima aveva scritto ogn'altro, poi corresse ogni gioia. - [CORREZIONE]
(443) Corresse non togliesse... il poter in luogo di non ci togliesse il poter, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(444) Tra et e l'etere si legge, cancellato, la materia. - [CORREZIONE]
(445) Corresse piccola in luogo di piccolissima, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(446) Tra circondata e da si legge, cancellato, et. - [CORREZIONE]
(447) Prima aveva scritto: Et prima, l'asserire che la figura... assolutamente, ma solamente con qualche rispetto; poi corresse conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(448) Prima aveva scritto ad un corpo, poi corresse per un corpo. - [CORREZIONE]
(449) fabricha. Prima aveva scritto nelle fabriche, poi corresse nella fabricha. - [CORREZIONE]
(450) eccellenti  stato sostituito a perfetti, che si legge cancellato. - [CORREZIONE]
(451) Sostitu pi tosto che alcune a et non, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(452) di inalterabili... impassibili etc.  aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(453) Allude a quel "Systema mundi", del quale da molti anni volgeva in mente l'idea: cfr. Vol. VII, pag. 3 [Edizione Nazionale].
(454) Tra non e generata si legge, cancellato, caduca. - [CORREZIONE]
(455) Da Lascio stare a stelle  aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(456) Corresse e dicesse in luogo di in cotal guisa, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(457) Prima aveva scritto un immenso deserto, privo di animali... di fabriche, et in somma privo di ogni ornamento, pieno di silenzio; poi corresse conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(458) adequando... monti  aggiunta marginale. - [CORREZIONE]
(459) Dopo la aqqua aveva scritto: acci che, et non perdesse s oportuna occasione: poi cancell queste parole, e sostitu conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(460) Tra Colombe e  vero si legge, cancellato: Ma se la terra, per conservarsi tutte le bellezze et perfezioni che ella di presente possiede, ha bisogno di una superficie ineguale. - [CORREZIONE]
(461) simmetrie  stato sostituito a proporzioni, che  cancellato. - [CORREZIONE]
(462) sendo state - [CORREZIONE]
(463) mill'altri - [CORREZIONE]
(464) Da Uno poco a quale ella   aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(465) Tra cielo e la si legge, cancellato, le. - [CORREZIONE]
(466) sparpagliate  stato sostituito a disposte, che leggesi cancellato. - [CORREZIONE]
(467) Da senza vedere a contenuti  aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(468) Da Solamente a trasparente  aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(469) Cfr. n. 520.
(470) Sostitu fussimo... trattamento a havessero [sic] di queste materie trattato, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(471) Prima aveva scritto un vecchio tanto per et... bont venerando, e poi corresse conforme stampiamo. - [CORREZIONE]
(472) Sostitu contrastar a trattar, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(473) Nella lettera di LODOVICO DELLE COLOMBE a CRISTOFORO CLAVIO, quale ci  stata conservata dalla prima Edizione Fiorentina delle Opere di GALILEO, T. II, pag. 80, che ne  la sola fonte a noi nota (cfr. n. 534), non  parola di ci a cui qui accenna GALILEO: ma  molto verisimile che detta lettera fosse mutilata da quegli editori, com'essi mutilarono la presente lettera di GALILEO, che per primi misero in luce (T. II, pag. 81-87), omettendo appunto il tratto da Ultimamente, io non so vedere a indifferentemente conceditore (lin. 359-487 [Edizione Nazionale]).
(474) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 251 e seg. [Edizione Nazionale].
(475) sono prodette. - [CORREZIONE]
(476) Sul margine, e senza segno di richiamo ad alcun luogo del testo, si legge, sempre di mano di GALILEO: "come a punto al medesimo Col.  accaduto, il quale, non sapendo altro della dottrina et ragioni del Copernico che alcune poche soluzioni che io soglio dare alle ragioni addotte da Aristotile e Tolomeo, le quali per relazione di terze persone gli sono incidentemente pervenute all'orecchie, nel mettersi a scrivermi contro si  dichiarato di haver tolto ad impugnare l'opinione [il ms.: opiniole] del Copernico, senza produrre pur una delle sue demostrazioni, anzi apertamente dichiarandosi di non lo haver mai letto non che inteso, come appresso [tra come e appresso si legge, cancellato, anco] far palese".
(477) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 253, lin. 10; pag. 254, lin. 4,12, 24-25, ecc. [Edizione Nazionale].
(478) Tra mobile e e si legge, cancellato, ma. - [CORREZIONE]
(479) Essendo stata tagliata in questo punto la carta nel manoscritto, manca il principio del brano citato. Le parole della scrittura Contro il moto della terra di LODOVICO DELLE COLOMBE, che immediatamente precedono quelle rimasteci nell'autografo della presente lettera, sono le seguenti: "Diranno, che quegli che bene intendon le loro matematiche positive di questi orbi, non ammetton questa filosofica conseguenza; perch, se ben la terra gira, ella  locata in luogo che l'aria non pu sentir violenza del suo moto: e la situazione  questa. La terra e tutti gli altri elementi circondati dal cielo della luna sono eccentrici al centro del mondo, nel quale  locato il sole immobile e fisso. Dopo il sole, Venere, secondo la comune: se bene, secondo il Copernico,  Mercurio, come io dissi gi nelle mie risposte piacevoli contro i giudiciarii astrologi; ma, perch non varia il concetto, mi piace non partir dalla pi ricevuta opinione. Per a Venere facciamo seguitar Mercurio, quindi la luna, nel concavo del cui cielo son tutti gli ele...". Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 268, lin. 24 e seg. [Edizione Nazionale].
(480) Cfr. Suppl. Vol. XVIII, pag. 412 [Edizione Nazionale].
(481) Corresse descriverne un altro maggiore in luogo di descrivere un altro cerchio maggiore, che prima aveva scritto. - [CORREZIONE]
(482) Tra Copernico e che si legge, cancellato, presa ad impug... [CORREZIONE]
(483) Tra di e discorso si legge, cancellato, tale. - [CORREZIONE]
(484) Da E da qual fine a conceditore  aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(485)  stata tagliata la carta al di sotto della data.
(486)  molto probabile intenda la Dissertatio e la Narratio.
(487) Questa, che pare fosse allegata (cfr. n. 564), non si trova oggi, n nei Mss. Galileiani della Biblioteca Nazionale di Firenze, n nella Raccolta CAMPORI.
(488) Cfr. Vol. III, Par. I, pag 221, lin. 15; pag. 222, lin. 8,12; pag. 223, lin. 9, 22, 25, ecc. [Edizione Nazionale].
(489) Intendi quella a GALLANZONE GALLANZONI: cfr. n. 555.
(490) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 e seg. [Edizione Nazionale].
(491) Cfr. n. 559.
(492) GIOVANNI DEMISIANI.
(493) Fra gli altri, uno per l'opera del LAGALLA alla quale si accenna pi sopra. Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 315 [Edizione Nazionale].
(494) esse solleticato - [CORREZIONE]
(495) Era veramente corsa voce che il P. CRISTOFORO CLAVIO volesse pubblicare un suo scritto (cfr. n. 547) in merito alla questione dibattuta tra GALILEO e LODOVICO DELLE COLOMBE (cfr. nn.i 534, 546, 555).
(496) Cfr. n. 548.
(497) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 77-79 [Edizione Nazionale].
(498) TYCONIS BRAHE Dani Epistolarum Astronomicarum libri. Quorum primus hic Illustriss. et Laudatiss. Principis Gulielmi Hassiae Landtgravii ac ipsius Mathematici literas unaque responsa ad singulas complectitur. Uraniburgi, cum Caesaris et regum quorundam privilegiis. Anno MDXCVI.
(499) TYCHONIS BRAHE De mundi aetherei recentioribus phaenomenis liber secundus. Typis inchoatus Uraniburgi Daniae, absolutus Pragae Bohemiae MDCIII. Cum Caesaris et regum complurium privilegiis. - TYCHONIS BRAHE Dani De mundi aetherei recentioribus phaenomenis liber secundus. Cum Caesaris et regum quorundam privilegiis. Excudi primum coeptus Uraniburgi Daniae, ast Pragae Bohemiae absolutus. Prostat Francofurti apud Godefridum Tampachium. M. DCX. - II titolino corrente a capo di pagina  Tychonis Brahe Liber II. De Cometa anni 1577.
(500) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 293-298; e vedi pure Serie quinta di Scampoli Galileiani raccolti da ANTONIO FAVARO (negli Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Vol. VI, pag. 64-66), Padova, tipografia G. B. Randi, 1890.
(501) Nell'autografo non  figura alcuna.
(502) Tra extant e quandoquidem leggesi, cancellato: quum hic illa nos. - [CORREZIONE]
(503) LUCA VALERIO.
(504) gli huomori - [CORREZIONE]
(505) Cfr. n. 221.
(506) imbarlodiscon - [CORREZIONE]
(507) fa bene e seguitare - [CORREZIONE]
(508) Invece non fu data alle stampe che nel 1613, col titolo: Disputatio de caelo, in tres partes divisa: de natura caeli, de motu caeli, de motoribus caeli abstractis. Adiecta est apologia dictorum Aristotelis de via lactea, de facie in orbe lunae. Venetiis, per Thomam Balionum, MDCXII.
(509) Cio i fratelli BELLONI: cfr. n. 445.
(510) Cio alla lettura straordinaria di Filosofia nello Studio di Padova, alla quale CAMILLO BELLONI fu chiamato un mese dopo.
(511) Intendi, il Sidereus Nuncius.
(512) MARGHERITA SARROCCHI.
(513) La Dinoia del SIZZI.
(514) SIMONE MAYR.
(515) Cfr. n. 486.
(516) Cfr. n. 435.
(517) Cfr. n. 451.
(518) Cfr. n. 449.
(519) Cfr. I. KEPLERI ecc. Dioptrice ecc., pag. 27-28.
(520) Cfr. n. 435.
(521) sempre campio - [CORREZIONE]
(522) A S.a Maria Maggiore.
(523) di quando in quanto - [CORREZIONE]
(524) GIOVANNI COCCAPANI.
(525) Cfr. Vol. IV, pag. 5-6 [Edizione Nazionale].
(526) Tolomemo - [CORREZIONE]
(527) LUCA VALERIO.
(528) Cfr. n. 547.
(529) Cfr. nn.i 515 e 520.
(530) Cfr. n. 555.
(531) Cfr. n. 572.
(532) di consolabile et incompensibile - [CORREZIONE]
(533) spezzabile - [CORREZIONE]
(534) Tra potr e trovarla si legge, cancellato, alcuno. - [CORREZIONE]
(535) valesi - [CORREZIONE]
(536) gustitia - [CORREZIONE]
(537) galathuomo - [CORREZIONE]
(538) SEBASTIANO VENIER. Cfr. n. 590.
(539) aqistato - [CORREZIONE]
(540) Cfr. n. 185.
(541) grandissimo - [CORREZIONE]
(542) Intende, i Gesuiti.
(543) Cfr. n. 246.
(544) Quest'indirizzo si legge appiedi della prima pagina, cio in quella parte dell'originale che oggi  nei Mss. Galileiani della Biblioteca Nazionale di Firenze.
(545) MARIA DE'MEDICI.
(546) Cfr. n. 394.
(547) n'havuto - [CORREZIONE]
(548) GIO. BATTISTA BONSI, elemosiniere della Regina.
(549) GIOVANNI SCHRECK, il cui cognome fu latinizzato in TERRENTIUS.
(550) Cfr. n. 555.
(551) GIO. BATTISTA AGUCCHI.
(552) LODOVICO DELLE COLOMBE. Cfr. Alcuni scritti inediti di Galileo Galilei, tratti dai manoscritti della Biblioteca Nazionale di Firenze, pubblicati ed illustrati da ANTONIO FAVARO (Bullettino di bibliografia e di storia delle scienze matematiche e fisiche. Tomo XVI, pag. 169-171). Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1883.
(553) FRANCESCO NORI.
(554) invide - [CORREZIONE]
(555) II ms. ha 14. Cfr. n. 537.
(556) LUCA VALERIO.
(557) Hora la dico - [CORREZIONE]
(558) Intendi i PP. CLAVIO e GRIENBERGER.
(559) MARGHERITA SARROCCHI.
(560) Cfr. n. 545.
(561) possa risponde - [CORREZIONE]
(562) Cfr. nn.i 532, 555.
(563) Cfr. n. 545.
(564) Cfr. n. 541.
(565) pone cotra - [CORREZIONE]
(566) pronutiata - [CORREZIONE]
(567) Colleggio - [CORREZIONE]
(568) ne secondo - [CORREZIONE]
(569) und quaque - [CORREZIONE]
(570) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 304, lin. 30-36 [Edizione Nazionale].
(571) prohibeat qui apparerent - [CORREZIONE]
Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 304, lin. 24-28 [Edizione Nazionale].
(572) bassezze a e lo sfuggimento - [CORREZIONE]
(573) sunt ergo non apparent - [CORREZIONE]
(574) Apperent - [CORREZIONE]
(575) invisibili a voi - [CORREZIONE]
(576) sole da - [CORREZIONE]
(577) apparenza - [CORREZIONE]
(578) hano - [CORREZIONE]
(579) hano - [CORREZIONE]
(580) suuiene - [CORREZIONE]
(581) letera - [CORREZIONE]
(582) Cfr. n. 541.
(583) fano - [CORREZIONE]
(584) estremit ci esse - [CORREZIONE]
(585) fano - [CORREZIONE]
(586) imprecettibili - [CORREZIONE]
(587) verrano - [CORREZIONE]
(588) vicino lo riceve - [CORREZIONE]
(589) disposte i molti - [CORREZIONE]
(590) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 304, lin. 32-36 [Edizione Nazionale].
(591) sono ad ad unguem[CORREZIONE]
(592) contato [CORREZIONE]
(593) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 71, lin. 25-27 [Edizione Nazionale].
(594) a persoge di - [CORREZIONE]
(595) li 4 di Luglio. - [CORREZIONE].
.Cfr. n. 545, lin. 9, e la nota ivi.
Cfr. n. 536.
(596) Cfr. n. 530.
(597) Cfr. n. 532.
(598) ALBERTO D'AUSTRIA.
(599) in cosa alcuni - [CORREZIONE]
(600) il moto - [CORREZIONE]
(601) Cfr. nn.i 565, 575.
(602) Cfr. nn.i 537, 574.
(603) restiste - [CORREZIONE]
(604) pi o meno - [CORREZIONE]
(605) Il P. CRISTOFORO GRIENBERGER.
(606) LUCA VALERIO.
(607) Probabilmente uno di questi discorsi era la lettera al DINI (cfr. n. 532).
(608) Con tutta probabilit, le lettere a GALLANZONE GALLANZONI (cfr. n. 555) e al P. CRISTOFORO GRIENBERGER (cfr. n. 576).
(609) Cfr. n. 560.
(610) La lettera a cui qui si accenna non  presentemente nella raccolta dei Mss. Galileiani.
(611) Cfr n. 560.
(612) Intorno alle vicende di questa pubblicazione cfr. Breve storia della Accademia dei Lincei scritta da DOMENICO CARUTTI. Roma, coi tipi del Salviucci, 1883, pag. 53-59, 83-97.
(613) Cfr. n. 532.
(614) FRANCESCO DI JOYEUSE. Cfr. n. 581.
(615) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(616) Cfr. n. 576.
(617) Cfr. n. 581.
(618) sia farlo - [CORREZIONE]
(619) Cfr. n. 576.
(620) Intendi, la lettera di GALILEO a GALLANZONE GALLANZONI (cfr. n. 555).
(621) le neri - [CORREZIONE]
(622) ora vero il mezzo - [CORREZIONE]
(623) Venezza - [CORREZIONE]
(624) Cfr. n. 582.
(625) RAFFAELLO GUALTEROTTI.
(626) per mi mi scriva - [CORREZIONE]
(627) Gra ducha - [CORREZIONE]
(628) LUCA VALERIO E MARGHERITA SARROCCHI.
(629) Cfr. Vol. IV, pag. 5-6 [Edizione Nazionale].
(630) GALLANZONE GALLANZONI.
(631) mutationi dalle sue - [CORREZIONE]
(632) Cfr. n. 569.
(633) gl'huomi - [CORREZIONE]
(634) "Aff.mo"  aggiunta autografa del BARBERINI.
(635) Cfr. n. 580.
(636) disturbalo - [CORREZIONE]
(637) Cfr. nn.i 536, 537, 565, 574, 575.
(638) La lettera di LUCA VALERIO, a cui qui si accenna, non  presentemente nella raccolta dei Mss. Galileiani.
(639) Circa i risultati ai quali era pervenuto GALILEO in Roma nell'aprile di questo medesimo anno 1611, cfr. Vol. IV, pag. 63, lin. 20 - pag. 64, lin. 2 [Edizione Nazionale].
(640) Cfr. n. 578.
(641) ALESSANDRO MONTALBAN.
(642) FEDERICO CESI.
(643) FERDINANDO GONZAGA. Cfr. n. 560.
(644) Cfr. n. 579.
(645) Cfr. n. 576.
(646) Cfr. n. 555.
(647) Intendi, il libro IV De caelo di ARISTOTELE. Il Discorso a cui qui si accenna,  quello sulle Galleggianti: cfr. Vol. IV, pag. 57 e seg., ed in particolare da pag. 123, lin. 26 [Edizione Nazionale].
(648) Cfr. Vol. VIII, pag. 469 [Edizione Nazionale].
(649) Cfr. n. 584.
(650) Probabilmente fu quello della notte tra l'8 ed il 9 settembre, che si sent in Firenze e in altri luoghi della Toscana.
(651) Intendi, il GRIENBERGER: cfr. n. 576.
(652) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 301 e seg. [Edizione Nazionale].
(653) Villa Medicea presso Firenze.
(654) Calappiano, villa e fattoria di Don ANTONIO DE'MEDICI, nella potesteria di Vinci.
(655) inclinita - [CORREZIONE]
(656) Dopo li piace si legge: che procurer altrove; ma queste parole sono semicancellate. - [CORREZIONE]
(657) LODOVICO DELLE COLOMBE.
(658) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(659) GALLANZONE GALLANZONI.
(660) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 301-307 [Edizione Nazionale].
(661) Cfr. n. 576.
(662) qando - [CORREZIONE]
(663) mi dissi - [CORREZIONE]
(664) Maesto - [CORREZIONE]
(665) Forse il Discorso "Contro il moto della terra". Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 253-290 [Edizione Nazionale].
(666) Di S. Maria Maggiore.
(667) a fini - [CORREZIONE]
(668) Le scritture intorno al moto. Cfr. n. 415.
(669) che pochi - [CORREZIONE]
(670) GASPARE PIGNANI.
(671) VINCENZO DOTTI.
(672) LUIGI CORRADINI.
(673) ANTONIO QUERENGO.
(674) SEBASTIANO MONTECCHI: cfr. nn.i 445, 448.
(675) IACOPO ANTONIO MARTA.
(676) SANTORRE SANTORIO.
(677) ALESSANDRO MASSARIA.
(678) ORAZIO AUGENIO.
(679) GIACOMO ALEAUME. Forse  questi l'oltramontano, al quale abbiamo gi veduto accennare il LICETI: cfr. n. 413.
(680) noia il il mandarmi - [CORREZIONE]
(681) haver huuto - [CORREZIONE]
(682) Cfr. Vol. V, pag. 91 [Edizione Nazionale].
(683) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 301-307 [Edizione Nazionale].
(684) CONTE CONTI.
(685) GIANGIORGIO CESARINI.
(686) Non  oggi allegata alla lettera.
(687) PAOLO LEMBO, CRISTOFORO CLAVIO e ODO VAN MAELCOTE.
(688) CORNELIO DREBBEL.
(689) VIRGINIA e LIVIA.
(690) Le parole col tubo ottico sono aggiunte in margine. - [CORREZIONE]
(691) l'humore... maritaggi e alchimista  scritto in cifra, e la traduzione si legge tra le righe. - [CORREZIONE]
(692) Non sono oggi allegati alla lettera.
(693) Cfr. n. 584.
(694) Non potevano gli ascritti ad ordini religiosi appartenere all'Accademia dei Lincei.
(695) GIOVANNI FABER.
(696) Cfr. n. 614.
(697) Molitr - [CORREZIONE]. TEOFILO MUELLER.
(698) Cfr. n. 576.
(699) Cfr. A. FAVARO, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei. III. Girolamo Magagnati (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo VII, Serie VII, pag. 448-449). Venezia, tip. Ferrari, 1896.
(700) La Vernata. Poemetto di GIROLAMO MAGAGNATI. Al Sereniss. Cosmo II Gran Duca di Toscana. In Venetia MDCXII. Presso Trivisan Bertolotti.
(701) CRISTOFORO FERRARI e FILIPPO MANNUCCI.
(702) dal Sig. - [CORREZIONE]
(703) Cfr. n. 609.
(704) FEDERICO CESI.
(705) Cfr. n. 612.
(706) D.nae Vestrae - [CORREZIONE]
(707) D.ae V.ae - [CORREZIONE]
(708) Cfr. nn.i 614, 615.
(709) LUCA VALERIO.
(710) ALESSANDRO MARZIMEDICI.
(711) GIOVANNI CIAMPOLI.
(712) Intendi, quello sulle Galleggianti.
(713) Cfr. n. 603.
(714) FRANCESCO QUARATESI.
(715) VINCENZIO di GALILEO GALILEI.
(716) Cfr. n. 609
(717) CRISTOFORO SCHEINER.
(718) Cfr. n. 613.
(719) Cfr. n. 297.
(720) Da Sed ad efficeret?  aggiunto in margine. - [CORREZIONE]
(721) Cfr. n. 612.
(722) Cfr. n. 576.
(723) Cfr. Vol. IV, pag. 5-6 [Edizione Nazionale].
(724) La scrittura dell'AGUCCHI, intitolata Del mezzo, si conserva nella Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Gal., Discepoli, Tomo 136, car. 95-110.
(725) Cfr. n. 629.
(726) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII.
(727) Non sono oggi allegate alla lettera.
(728) Cfr. n. 390.
(729) Cfr. Elogi d'huomini letterati scritti da LORENZO CRASSO. In Venezia, M.DC.LXVI, pag 247.
(730) Quest'opera rest incompiuta, e ci che ne rimase fu pubblicato dal FRISCH tra i Fragmenta studiorum Kepleri astronomicorum (IOANNIS KEPLERI Opera, Vol. III, pag. 520-549).
(731) Cio, la lettera al GRIENBERGER: cfr. n. 576.
(732) Quest'allegato non  nei Mss. Galileiani.
(733) ODO VAN MAELCOTE.
(734) GIO. BATTISTA AMADORI.
(735) indispotion - [CORREZIONE]
(736) Cfr. nn.i 185, 246.
(737) Di stile veneto.
(738) Cfr. n. 627.
(739) riconosciuto - [CORREZIONE]
(740) CRISTOFORO SCHEINER.
(741) Cfr. n. 622.
(742) La villa delle Selve, dove era ospite di FILIPPO SALVIATI.
(743) di quori - [CORREZIONE]
(744) Breve instruttione sopra l'apparenze et mirabili effetti dello specchio concavo sferico del dottor GIO. ANTONIO MAGINI. In Bologna, presso Gio. Battista Bellagamba, MDCXI, pag. 3.
(745) Primum mobile duodecim libris contentum, ecc. Auctore IO. ANTONIO MAGINO, ecc. Bononiae, impensis ipsius Auctoris. Anno MDCIX.
(746) Non gi dell'opera completa (cfr. n. 444), ma d'un saggio "in forma grande di otto fogli" che sembra avesse allestito fin dal dicembre 1608.
(747) SCIPIONE BORGHESE.
(748) BENEDETTO GIUSTINIANI.
(749) Cfr. n. 640.
(750) Cfr. n. 636.
(751) di Lugn.o - [CORREZIONE]
(752) Cfr. Vol. V, pag. 32, lin 5-9, [Edizione Nazionale].
(753) SCIPIONE COBELLUZZI.
(754) Cfr. nn.i 636, 643.
(755) LUCA VALERIO.
(756) Di stile fiorentino.
(757) ALESSANDRO PERETTI DI MONTALTO.
(758) Forse GIROLAMO SPINELLI.
(759) FILIPPO SALVATI.
(760) SEBASTIANO VENIER.
(761) PIETRO PLANCK.
(762) Filosofico - [CORREZIONE]
(763) TEOFILO MUELLER.
(764) FRANCESCO STELLUTI.
(765) Allude assai probabilmente all'opera del LAGALLA, De phoenomenis in orbe lunae: cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 e seg. [Edizione Nazionale].
(766) di mandarle - [CORREZIONE]
(767) Catalogus veteres affixarum longitudines ac latitudines conferens cum novis ecc. CHRISTOPHORI GRIENBERGERI Oeni Halensis, S. I., calculo ac delineatione elaborata. Romae, apud Bartholomaeum Zannettum, MDCXII.
(768) DOMENICO PASSIGNANI.
(769) Cfr. n. 520.
(770) Manca oggi quest'incluso.
(771) Di S. Maria Maggiore.
(772) Cfr, nn.i 412, 432.
(773) ALBERTO d'AUSTRIA.
(774) Cfr. n. 650.
(775) Cfr. n. 614.
(776) Non al CLAVIO, ma al WELSER: cfr. Vol. V, pag. 23 [Edizione Nazionale].
(777) Cfr. n. 450.
(778) Cfr. Vol.V, pag. 74, lin. 11 [Edizione Nazionale].
(779) Cio per il "volume epistolico". Cfr. n. 665.
(780) FILESIO COSTANZO DELLA PORTA.
(781) Cfr. n. 584.
(782) Cfr. n. 576
(783) Cfr. Vol. V, pag 23 e seg. [Edizione Nazionale].
(784) improbalia - [CORREZIONE]
(785) DARIO TAMBURELLI. Cfr. n. 605.
(786) duo exercepta - [CORREZIONE]
(787) additi - [CORREZIONE]
(788) Non  oggi allegato alla lettera.
(789) Democrati - [CORREZIONE]
(790) Cfr. n. 652.
(791) RODOLFO II.
(792) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(793) istesso pare di - [CORREZIONE]
(794) in parchi giorni - [CORREZIONE]
(795) ADRIANO IUNIUS di Hoorn. Cfr. Serie ottava di Scampoli Galileiani raccolti da ANTONIO FAVARO, negli Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova. Nuova Serie. Vol. IX, Padova, tip. G. B. Randi, 1898, pag. 14-16.
(796) Non  presentemente nella raccolta dei Mss. Galileiani: anzi questa, che riproduciamo,  la sola lettera del BARTOLINI a GALILEO a noi nota.
(797) D. FRANCESCO DE'MEDICI.
(798) Nel riprodurre con segni tipografici le seguenti configurazioni abbiamo, per maggior chiarezza, stimato opportuno di prescindere dalla precisa rappresentazione delle distanze in diametri, quali proporzionalmente sarebbero state richieste dalle dimensioni adottate per il segno rappresentante Giove.
(799) Manca l'indicazione dell'ora.
(800) Forse accenna alla lettura di Matematica, tuttora vacante nello Studio di Padova, e alla quale pu essere che il CASTELLI aspirasse, confidando nell'appoggio di Fra PAOLO SARPI che GALILEO gli avesse lasciato sperare.
(801) Cfr. n. 653.
(802) Cfr. Vol. VI, pag. 23 e seg., [Edizione Nazionale].
(803) Prima di questa lettera dovrebbe trovarsi il n. 493.
(804) copiate - [CORREZIONE]
(805) Cfr. n. 622.
(806) CRISTOFORO SCHEINER.
(807) Cfr. n. 653.
(808) Cfr. n. 525.
(809) Una di queste  quella di FABIO COLONNA a FEDERIGO CESI, senza data, che  in copia nei Mss. Galileiani, Contemporanei. Tomo III, car. 13-16, sul tergo dell'ultima carta della quale si legge, scritto di mano di GALILEO: "S. Fab. Col.a sopra l'instit.ne de'Lincei."
(810) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 e seg. [Edizione Nazionale].
(811) Cfr. n. 560.
(812) Molitr - [CORREZIONE]
(813) partenze - [CORREZIONE]
(814) Cfr.Vol.III, Par. I, pag. 311 e seg., [Edizione Nazionale].
(815)  questo un volume nel quale i Lincei avrebbero dovuto trattare, in forma di lettere, degli argomenti che tenevano in quel tempo maggiormente desta l'attenzione degli studiosi.
(816) ANTONIO PERSIO. Cfr. n. 658.
(817) Cfr. n. 584
(818) Cfr. Notizie sull'anello linceo inviato da Federico Cesi a Galileo, a pag. 240-249 della Miscellanea Galileiana Inedita. Studi e ricerche di ANTONIO FAVARO. Venezia, tip. Antonelli, 1887.
(819) MARGHERITA SARROCCHI.
(820) Intendi, il poema della Scanderbeide, Cfr. n. 221 e n. 647.
(821) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(822) LUCA VALERIO.
(823) miglio - [CORREZIONE]
(824) Cfr. n. 637.
(825) GALILEO rallegrava i suoi amici toscani con la letteratura rustica pavana.
(826) bene spezzo - [CORREZIONE]
(827) RAFFAELLO GUALTEROTTI. Cfr. n. 587.
(828) IACOPO SERRA.
(829) Accanto all'indirizzo sono, autografi di GALILEO, alcuni calcoli relativi alla determinazione dei periodi delle Medicee.
(830) GIOVANNI BARTOLINI.
(831) Cfr. n. 663.
(832) Lo stipendio assegnato a GALILEO dal Granduca veniva pagato sopra i fondi dello Studio di Pisa. Cfr. n. 359.
(833) Cio dalla villa delle Selve.
(834) Cfr. n. 604.
(835) Nel catalogo originale dei Lincei GALILEO viene sesto, cio dopo FEDERICO CESI, GIOVANNI ECKIO, FRANCESCO STELLUTI, ANASTASIO DE FILIIS e GIOVANNI BATTISTA PORTA, in data 25 aprile 1611. Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII.
(836) Cfr. n. 584.
(837) Cfr. n. 665.
(838) Non sono oggi allegate alla lettera.
(839) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII.
(840) mandar - [CORREZIONE]
(841) scatorire - [CORREZIONE]
(842) Cfr. n. 665.
(843) l'hanno posto - [CORREZIONE]
(844) Queste osservazioni non giunsero insino a noi.
(845) Cfr. n. 675.
(846) Cfr. Notizie sui cataloghi originali degli Accademici Lincei tratte dalla storia inedita di Francesco Cancellieri per cura di ANTONIO FAVARO (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, Tomo V, Serie VII, pag. 1324-1326). Venezia, tip. Ferrari, 1894.
(847) Intendi, quello sulle Galleggianti.
(848) Cfr. n. 675.
(849) proprie mano - [CORREZIONE]
(850) Cfr. n. 665.
(851) GIOVANNI FABER.
(852) Cfr. n. 673.
(853) Cfr. n. 548.
(854) Cfr. n. 561.
(855) Cfr. n. 678.
(856) Cfr. nn.i 673, 678.
(857) GIOVANNI FABER: cfr. n. 678.
(858) me ricordi - [CORREZIONE]
(859) Cfr. n. 675.
(860) L'opera del PERSIO, che i Lincei avevano stabilito di pubblicare, era molto verosimilmente il De natura ignis, pervenuto manoscritto insino a noi nei codd. 270, 271 della Biblioteca BONCOMPAGNI. Cfr. Catalogo di manoscritti ora posseduti da D. Baldassarre Boncompagni, compilato da ENRICO NARDUCCI. Seconda Edizione. Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1892, pag. 168.
(861) Cfr. n. 672.
(862) Cfr. n. 637.
(863) Cfr. Vol. IV, pag. 69 e seg. [Edizione Nazionale].
(864) varii luogi - [CORREZIONE]
(865) Cfr. Vol. V, pag. 23 e seg [Edizione Nazionale].
(866) si uniscano - [CORREZIONE]
(867) Cio le Praecipuae nonullae Lyncaeorum Constitutiones, ecc. delle quali si ha una copia sincrona nei Mss. Gal., a car. 9-10 del Tomo III dei Contemporanei.
(868) Cfr. n. 584.
(869) Cfr. n. 672. Marco Venzel - [CORREZIONE]
(870) PAOLO GUALDO.
(871) Intendi, quello sullo Galleggianti.
(872) mandarle - [CORREZIONE]
(873) AGOSTINO DA MULA.
(874) a stessa - [CORREZIONE]
(875) IACOPO LIGOZZI.
(876) intanza - [CORREZIONE]
(877) LUDOVICO MAGI.
(878) Cfr. Vol. IV, pag. 5-6 e pag. 59 e seg. [Edizione Nazionale].
(879) Cfr. n. 684.
(880) Cfr. Vol. V, pag. 23 e seg. [Edizione Nazionale].
(881) Cfr. n. 602.
(882) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(883) FILIPPO SALVIATI.
(884) Cfr. n. 526
(885) GIULIO CESARE LAGALLA.
(886) GIOVANNI CIAMPOLI.
(887) FEDERICO BORROMEO.
(888) BALDINO GHERARDI.
(889) OTTAVIO LIVELLO.
(890) Cfr. Vol. IV, pag. 59 e seg. [Edizione Nazionale].
(891) Cfr. n. 613.
(892) PIETRO BALLARIN, BATTISTA SERENA e VINCENZO DAL TEDESCO.
(893) Cfr. Vol. V, pag. 23 e seg [Edizione Nazionale].
(894) Intendi, della prima.
(895) Intendi, esemplari del Discorso sulle Galleggianti.
(896) Segue, nel codice, immediatamente la lettera, ma stimiamo superfluo il riprodurla.
(897) Il Discorso sulle Galleggianti.
(898) Cfr. n. 694.
(899) Cfr. n. 690.
(900) Cio quelle del finto APELLE.
(901) Aff.mo  di mano del BARBERINI.
(902) Cfr. Vol. IV, pag. 6 [Edizione Nazionale].
(903) Cfr. n. 693.
(904) Cfr. n. 683.
(905) Intendi, il Discorso sulle Galleggianti.
(906) il cerverlo - [CORREZIONE]
(907) MARTINO SANDELLI.
(908) Il Discorso sulle Galleggianti.
(909) Cfr. n. 638.
(910) De raditi visus et lucis in vitris perspectivis et iride. Tractatus MARCI ANTONII DE DOMINIS, ecc. Venetiis, MDCXI, apud Thomam Baglionum.
(911) ANTONIO SANTUCCI.
(912) Cfr. Vol. XIX, Doc. VI.
(913) BALDINO GHERARDI.
(914) Cfr. nn.i 683, 705.
(915) Il Discorso sulle Galleggianti.
(916) discorrere - [CORREZIONE]
(917) FRANCESCO DUODO.
(918) Cfr. nn.i 683, 704.
(919) Di lettura alquanto incerta. Cfr. n. 684.
(920) Galilelo -- [CORREZIONE]
(921) epifagnia -- [CORREZIONE]
(922) risvegliare  scritto tra le linee, sopra rappresentarci che non  cancellato. -- [CORREZIONE]
(923) Cfr. n. 703.
(924) toccar -- [CORREZIONE]
(925) si muove -- [CORREZIONE]
(926) Cfr. n. 665.
(927) GIOVANNI BATTISTA DELLA PORTA. De i miracoli et maravigliosi effetti dalla natura prodotti. Libri IIII. In Venetia, appresso Lodovico Avanzi, MDLX. - Della magia naturale del Sig. GIO. BATISTA DELLA PORTA Linceo Napolitano. Libri XX. In Napoli, appresso Gio. Giacomo Carlini, 1611.
(928) FEDERICO CESI.
(929) alla apparenze -- [CORREZIONE]
(930) Quest'altre osservazioni, che forse erano su di un foglio incluso, oggi mancano.
(931) FILIPPO SALVIATI e IACOPO GIRALDI.
(932) AGOSTINO DA MULA.
(933) Cfr. n. 701.
(934) L'amanuense aveva scritto volle, a cui il SAGREDO aggiunse sse. -- [CORREZIONE]
(935) Cio, alla fiera che si tiene in Padova nella ricorrenza della festa di S. Antonio (13 giugno).
(936) SANTORRE SANTORIO.
(937) Manca oggi nei Mss. Galileiani.
(938) Cfr. n. 687.
(939) che mi trova -- [CORREZIONE]
(940) Intendi, la Dinoia del SIZZI.
(941) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 e seg. [Edizione Nazionale].
(942) Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 129 e seg. [Edizione Nazionale].
(943) FILIPPO SALVIATI.
(944) Erano GIOVANNI ECKIO di Deventer, GIOVANNI TERRENZIO di Costanza, GIOVANNI FABER di Bamberga e TEOFILO M_LLER di Herdsfeld.
(945) lettere propria -- [CORREZIONE]
(946) Aff.mo  aggiunto di mano del CAPPONI. -- [CORREZIONE]
(947) Cfr. IOANNIS LORINI Avenionensis, Societatis Iesu. Commentarii in Ecclesiasten, ecc. Lugduni, sumptibus Horatii Cardon, 1606, pag. 27, al cap. I, vers. 4 "terra autem in aeternum stat".
(948) dal Coperniae -- [CORREZIONE]
(949) DIDACI A STUNICA Salmaticensis Eremitae Augustiniani In Iob Commentaria. Romae, apud Franciscum Zannettum, M.D.XCI, pa". 140-141.
(950) Non  ora allegata alla lettera.
(951) CONTE CONTI, Duca di Poli.
(952) Cfr. n. 687.
(953) Cfr. n. 719.
(954) Cfr. n. 701.
(955) Cfr. n. 719
(956) Cfr. n. 738.
(957) Cfr. n. 705.
(958) Cfr. n. 665.
(959) Cfr. Vol. IV, pag. 123 e seg. [Edizione Nazionale].
(960) Cfr. Vol. IV, pag. 125 [Edizione Nazionale].
(961) Cfr. n. 725.
(962) Cfr. n. 721.
(963) Cfr. n. 699.
(964) LUCA VALERIO.
(965) Il Discorso sulle Galleggianti.
(966) Non sono ora allegate alla lettera.
(967) presto preso -- [CORREZIONE]
(968) per il reso -- [CORREZIONE]
(969) GISMONDO COCCAPANI.
(970) si ricordi della altra, et della altra et Dio -- [CORREZIONE]
(971) e gradi -- [CORREZIONE]
(972) Non sono presentemente allegati alla lettera.
(973) Intendi, l'anello Linceo.
(974) Cfr. n. 716.
(975) Cfr. n. 703.
(976) Non sono ora allegati alla lettera.
(977) Cfr. n. 733.
(978) Intendi, del cannocchiale che GALILEO aveva adoperato per le scoperte celesti, e destinato in dono al Granduca. Cfr. ANTONIO FAVARO, Intorno ai cannocchiali costruiti ed usati da Galileo Galilei (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo LX, Parte II, pag. 329-340), Venezia, tip. Ferrari, 1901.
(979) Non sono presentemente unite alla lettera.
(980) LUCA VALERIO.
(981) MARGHERITA SARROCCHI.
(982) Il Discorso sulle Galleggianti.
(983) ORAZIO MORANDI, abate del monastero di S. Prassede in Roma.
(984) Che fu poi il Dialogo dei Massimi Sistemi.
(985) Cio il Discorso sulle Galleggianti.
(986) Cfr. nn.i 549, 554
(987) Cfr. n. 724.
(988) Tra dalla e sua leggasi, cancellato, parte. - [CORREZIONE]
(989) Cfr. n. 742.
(990) Cfr. n. 725.
(991) Che fu appunto add 17 agosto 1603. Cfr. Breve storia della Accademia dei Lincei scritta da DOMENICO CARUTTI. Roma, coi tipi del Salviucci, 1883, pag. 9.
(992) della nostri - [CORREZIONE]
(993) FRANCESCO DE JOYEUSE.
(994) Intendi, le Tres Epistolae di APELLE.
(995) Cfr. n. 738.
(996) diversi instrutioni - [CORREZIONE]
(997) Quello sulle Galleggianti.
(998) perdormi - [CORREZIONE]
(999) Non  presentemente allegata alla lettera.
(1000) Cfr. Vol. IV, pag. 145-182 [Edizione Nazionale].
(1001) Cfr. n. 746.
(1002) Cfr. nn.i 740, 742, 747.
(1003) MATTEO WACKHER.
(1004) di mandarla - [CORREZIONE]
(1005) Cfr. Vol. IV, pag. 145-182 [Edizione Nazionale].
(1006) Il COLONNA credeva erroneamente che GALILEO fosse a Roma.
(1007) Cfr. n. 742.
(1008) Allude probabilmente all'opera pubblicata quindici anni dopo col titolo: Il telescopio ovvero Ispecillo celeste di NICCOL ANTONIO STELLIOLA Linceo. Napoli, 1627, per Domenico Maccarana.
(1009) Non sono oggi allegate alla lettera.
(1010) che si ocultata - [CORREZIONE]
(1011) FEDERICO CESI.
(1012) Cfr. Vol. IV, pag. 145-182 [Edizione Nazionale].
(1013) attendente - [CORREZIONE]
(1014) CRISTOFORO GRIENBERGER.
(1015) LUCA VALERIO.
(1016) MARGHERITA SARROCCHI.
(1017) MICHELANGELO BUONARROTI.
(1018) PAOLO GUALDO.
(1019) ANTONIO QUERENGO.
(1020) Cfr. Vol. IV, pag. 145 e seg. [Edizione Nazionale].
(1021) Cfr. Vol. V, pag. 418 e seg. [Edizione Nazionale].
(1022) Cfr. n. 755.
(1023) FILIPPO. SALVIATI.
(1024) Intendi, i fogli nei quali gli Accademici Lincei dovevano segnare il loro nome di propria mano. Cfr. Notizie sui cataloghi originali degli Accademici Lincei ecc. per cura di ANTONIO FAVARO (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo V, serie VII, pag. 1321-1339). Venezia, tip. Ferrari, 1894.
(1025) Cfr. nn.i 751, 752.
(1026) Cfr. n. 705.
(1027) Cfr. n. 665.
(1028) ADRIANI ROMANI Canon triangulorum sphaericorum breovissimus ac facillimus, quamplurimsque exemplis optice proiectis illustratus, in gratiam astronomiae, cosmographiae, geographiae, etc. Moguntiae, ex officina Ioannis Albini, Anno MDCIX.
(1029) Cfr. nn.i 761 e 763.
(1030) Cfr. n. 758.
(1031) Cfr. n. 685.
(1032) Cfr. Vol. V, pag. 35 e seg. [Edizione Nazionale].
(1033) Cfr. n. 758.
(1034) Cfr. nn.i 741, 765.
(1035) Intendi il "Tesoro Messicano": cfr. n. 584.
(1036) Intendi, la seconda a MARCO WELSER sulle macchie solari.
(1037) Cfr. n. 745.
(1038) Ad Vitellionem paralipomena, quibus astronomiaie pars optica traditur, potissimum de artificiosa observatione et aestimatione diametrorum deliquiorumque solis et lunae. Cum exemplis insignium eclipsium. Habes hoc libro, lector, inter alia multa nova, tractatum luculentum de modo visionis et humorum oculi usu, contra opticos et anatomicos, authore IOANNE KEPLERO, S. C. M. Mathematico. Francofurti, apud Claudium Marnium et haeredes Ioannis Aubrii, anno MDCIV.
(1039) parepatetico - [CORREZIONE]
(1040) Cfr. n. 449.
(1041) e Servitor  aggiunto di mano di CRISTOFORO DI ZBARAS.
(1042) Cfr. n. 754.
(1043) PAOLO GUALDO.
(1044) PAOLO GUALDO.
(1045) Cfr. Vol. V, pag. 37 e seg. [Edizione Nazionale]
(1046) Cfr. n. 765.
(1047) Cfr. Vol. IV, pag. 197-244.
(1048) Cfr. n. 665.
(1049) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII.
(1050) MATTEO GREUTER.
(1051) De maculis in sole animadiversis et tamquam ab Apelle in tabula spectandum in publica luce expositis. Batavi dissertatiuncula ad Amplissimum Nobilissimumque Virum Cornelium Vander-Millium, Academiae Lugodinensis Curatorem vigilantissimum. Ex officina Plantiniana Raphelengii, MDCXII.
(1052) FILIPPO SALVIATI.
(1053) CARLO DE'MEDICI.
(1054) AVERARDO DE'MEDICI.
(1055) Intendi, la seconda edizione del Discorso sulle Galleggianti: cfr. Vol. IV, pag. 6 e 59 [Edizione Nazionale].
(1056) mandatemi - [CORREZIONE]
(1057) ALFONSO ANTONINI.
(1058) Cfr. n. 769.
(1059) Cfr. n. 741; e quanto alla data, cfr. Vol. V, pag. 141, lin. 5, nelle varianti, e lin. 10 [Edizione Nazionale].
(1060) GIOVANNI ECKIO e TEOFILO MUELLER.
(1061) Cfr. Vol. V, pag. 37 e seg. [Edizione Nazionale].
(1062) Cfr. n. 772.
(1063) FRANCESCO BONCIANI.
(1064) Cfr. n. 777.
(1065) FILIPPO SALVIATI.
(1066) GISMONDO COCCAPANI.
(1067) Di queste ebreo, del quale scrive pi innanzi anche GIO. FRANCESCO SAGREDO (cfr. n. 813), non troviamo il nome. Cfr. Responsio IOANNIS CAMILLI GLORIOSI ad vindicias Bartholomaei Soveri, ecc. Neapoli, ex typographia Secondini Roncalioli, M.DC.XXX, pag. 4.
(1068) DANIELLO ANTONINI.
(1069) Cfr. n. 774.
(1070) Cfr. Vol. V, pag. 37 e seg. [Edizione Nazionale].
(1071) INGOLFO DE'CONTI.
(1072) VINCENZIO, che alla partenza di GALILEO da Padova era rimasto presso la madre MARINA GAMBA.
(1073) Cfr. n. 757.
(1074) tutte evostri - [CORREZIONE]
(1075) Cfr. n. 788.
(1076) sollecitudine - [CORREZIONE]
(1077) Cfr. Vol. IV, pag. 239-242 e 285 [Edizione Nazionale].
(1078) In luogo di di questa settimana prima aveva scritto della settimana che viene; poi corresse. - [CORREZIONE]
(1079) FILIPPO SALVIATI.
(1080) Cfr. Vol. V, pag. 191, nota 2 [Edizione Nazionale].
(1081) Intendi "Gesuita", cio il P. CRISTOFORO SCHEINER. Cfr. Vol. V, pag. 21, 35.
(1082) Cfr. n. 772.
(1083) Intendi, il titolo di Helioscopia: cfr. n. 772.
(1084) Cfr. Vol. V, pag. 57 [Edizione Nazionale].
(1085) Intendi "nostro" il nome di Telescopio, dato al cannocchiale; il quale fu proposto o da GIOVANNI DEMISIANI, o fors'anco dallo stesso FEDERICO CESI, se dobbiamo prestar fede a GIOVANNI BATTISTA DELLA PORTA, che in una sua lettera scrive: "Telescopium ostendi (lubet hoc uti nomine, a meo Principe reperto)." Cfr. Memorie istorico-critiche dell'Accademia dei Lincei e del Principe Federico Cesi, secondo Duca d'Acquasparta, fondatore e Principe della medesima, raccolte e scritte da D. BALDASSARE ODESCALCHI. Roma, MDCCCVI, nella stamperia di Luigi Perego Salvioni, pag. 93.
(1086) De phoenomenis in orbe lunae novi telescopii ecc., cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 [Edizione Nazionale].
(1087) L'opera a cui qui si accenna, annunciata fin d'allora, non fu pubblicata che molto pi tardi, col titolo: HIERONYMI SIRTURI Mediolanensis Telescopium, sive ars perficiendi novum illud Galilaei visorium instrumentum ad sydera, in tres partes divisa. Quorum prima exactissimam perspicillorum artem tradit; secunda, telescopii Galilaei absolutam constructionem et artem aperte docet; tertia, alterius telescopii faciliorem usum et admirandi sui adinventi arcanum patefacit, ecc. Francofurti, typis Pauli Jacobi, impensis Lucae Jennis, 1618.
(1088) Intendi, l'autore del problema De lunarium montium altitudine. Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 301-307 [Edizione Nazionale].
(1089)  probabile, intenda il GRIENBERGER.
(1090) loro movimen le - [CORREZIONE]
(1091) l'diamantina - [CORREZIONE]
(1092) D. GALILAEI DE GALILAEIS Patritii Florentini, ecc. De proportionum instrumento a se invento, quod merito compendium dixeris universae geometriae tractatus, rogata philomathematicorum a MATTHIA BERNEGGERO ex Italica in Latinam linguam nunc primum translatus, adiectis etiam notis illustratus, quibus et artificiosa instrumenti fabrica et usus ulterior exponitur. Argentorati, typis Caroli Hufferi, 1612.
(1093) Cfr. n. 790.
(1094) Intendi, il compasso geometrico e militare.
(1095) Intendi, della nomina a Cavaliere dell'Ordine di Malta.
(1096) posto - [CORREZIONE]
(1097) ne avo dato - [CORREZIONE]
(1098) GIO. BATTISTA AMADORI.
(1099) Galilelo - [CORREZIONE]
(1100) Cfr. n. 788.
(1101) Intendi "Gesuita", e cfr. n.i 788 e 795.
(1102) Intendi "Sig. VELSERO".
(1103) Cfr. n 788.
(1104) Cfr. n 788.
(1105) Cfr. Vol. V, pag. 99, lin. 3-5 nel testo e nelle varianti, e nota 1 [Edizione Nazionale].
(1106) FILIPPO SALVIATI.
(1107) Cio, ai colleghi Lincei.
(1108) BENEDETTO PANDOLFINI.
(1109) Intorno all'Accademia del Piano cfr. F. L. POLIDORI, Prefazione all'Istoria Fiorentina di IACOPO PITTI, nell'Archivio Storico Italiano, Tomo I, Firenze, 1842, pag. XXIX e seg.; e G. E. SALTINI, Due lettere del segretario Lorenzo Pagni al duca Cosimo I risguardanti gli Accademici Pianigiani, nella Miscellanea Fiorentina di erudizione e storia, anno I, Firenze, 1886, pag. 54-60.
(1110) Cfr. n. 799.
(1111) Prima aveva scritto i disegni, poi corresse le mostre. Ma a lin. 8 [Edizione Nazionale] dimentic di correggere essi e correggerli. - [CORREZIONE]
(1112) Cfr. Vol. V, pag. 138-139 [Edizione Nazionale].
(1113) Cfr. n. 772.
(1114) Del Gesuita SCHEINER: cfr. nn.i 788 e 792.
(1115) Cfr. n. 566.
(1116) Allude alla nota marginale a pag. 27-28 della Dioptrice.
(1117) ELISEO RSLIN.
(1118) salsam, HANSCH; falsam, FRISCH - [CORREZIONE]
(1119) Allude alle lin. 27-28 di pag. 28 della Dioptrice.
(1120) communicata, FRISCH; communicatae, HANSCH - [CORREZIONE]
(1121) onde u'preso - [CORREZIONE]
(1122) Cfr. n. 803.
(1123) Cfr. n. 838.
(1124) BENEDETTO LANDUCCI.
(1125) VIRGINIA GALILEI ne'LANDCCCI.
(1126) Cfr. n 794.
(1127) Intende l'Accuratior Disquisitio: cfr. Vol. V, pag. 37-70 [Edizione Nazionale].
(1128) BALDINO GHERARDI.
(1129) Cfr. Vol. V, pag. 37 e seg. [Edizione Nazionale].
(1130) Cfr. n. 526.
(1131) GIOVANNI CIAMPOLI.
(1132) L'Anticrusca, overo il paragone dell'italiana lingua, nel quale si mostra chiaramente che l'antica sia inculta e rozza, e la moderna regolata e gentile, di PAOLO BENI, ecc. In Padova, per Battista Martini, MDCXIII.
(1133) CRISTOFORO VENDELINO.
(1134) Cfr. n. 800.
(1135) FRANCISCI BOCCHII Elogiorum, quibui viri doctissimi nati Florentiae decorantur, liber primus. Florentiae, apud Iuntas, M. DCVIIII. - FRANCISCI BOCCHII Elogiorum, quibus viri clarissimi nati Florentiae decorantur, liber secundus. Florentiae, in officina Sermartelliana, 1607.
(1136) Cfr. n. 800.
(1137) Presentemente non  allegato alla lettera.
(1138) Cfr. n. 637, e Vol. V, pag. 93, lin. 5-8 [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti.
(1139) CARLO e CONTE CONTI.
(1140) Cio, la scomparsa delle stelle laterali.
(1141) Cfr. Vol. V, pag. 74, lin. 11 [Edizione Nazionale].
(1142) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII.
(1143) Cfr. n. 665.
(1144) ANGELO DE FILIIS.
(1145) Cfr. n. 682.
(1146) Cfr. n. 584.
(1147) si porrane - [CORREZIONE]
(1148) Cfr. n. 449.
(1149) Cfr. n. 803, lin. 11 e Vol. V, pag. 110, lin. 9 e seg. [Edizione Nazionale].
(1150) Cfr. Vol. V, pag. 138, lin. 24 - pag. 140, lin. 1 [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti.
(1151) Cfr. n. 803.
(1152) Cfr. Vol. IV, pag. 199-244.
(1153) Cfr. Vol. IV, pag. 199-244 [Edizione Nazionale].
(1154) In margine l'AGUCCHI ha scritto: "Dalle figure delle sue osservationi non si raccoglieva se non poco pi di tredici giorni di camino".
(1155) Risposta dello Eccellentissimo Messer HIERONYMO FRACASTORO del crescimento del Nilo, al Magnifico M. GIO. BATTISTA RAMUSIO, nel Primo volume et terza editione delle navigationi et viaggi, raccolto gi da M. GIO. BATTISTA RAMUSIO etc. In Venetia, nella stamperia de'Giunti, l'anno M.D.LXIII. car. 264r.-268r.
(1156) Cfr. n. 839.
(1157) Intende, della seconda edizione.
(1158) Cfr. Vol. IV, pag. 313-369 [Edizione Nazionale].
(1159) IOANNIS KEPLREI ecc. Strena, seu De nive sexangula ecc. Francofurti ad Moenum, apud Godefridum Tambach. Anno MDCXI.
(1160) Cfr. n. 839.
(1161) LUCA VALERIO.
(1162) Cfr. Vol. V, pag. 13 [Edizione Nazionale].
(1163) Cfr. n. 804
(1164) GIULIO ZABARELLA.
(1165) Cfr. n. 781.
(1166) GIOVANNI CAMILLO GLORIOSI.
(1167) L'Archivio di Stato in Venezia non conserva alcuna traccia di rinunzia che GALILEO, eletto a vita alla lettura di Padova, abbia presentato prima della sua partenza per Firenze; come apparisce che avrebbe dovuto.
(1168) Intendi la Dioptrice.
(1169) Cfr. n. 687.
(1170) Cfr. n. 804.
(1171) PAOLO SARPI, AGOSTINO DA MULA e SEBASTIANO VENIER.
(1172) costerano d.ti 8 almeno d.ti 8 - [CORREZIONE]
(1173) Cfr. n. 649.
(1174) Cfr. Vol. V, pag. 227, lin. 7-13 [Edizione Nazionale] nel testo e nelle varianti.
(1175) Cfr. n. 804.
(1176) Cfr. n. 792.
(1177) Cfr. Vol. V, pag. 13 [Edizione Nazionale].
(1178) ANGELO DE FILIIS
(1179) Cfr. n. 808. A queste "due lettere", da aggiungersi in fine dell'Istoria e Dimostrazioni intorno alle macchie solari ecc.,  relativo il seguente abbozzo della prefazione che il tipografo avrebbe ad esse premessa, e che si legge, autografo di FEDERICO CESI, sul tergo d'un cartellino incollato alla car. 97t. del cod. Volpicelliano A, posseduto dalla Biblioteca della R. Accademia dei Lincei:
"Typographus lectori S.
Paginis hisce vacantibus, haec exemplaria, quae nactus sum, duarum epistolarum exponere [exponere  cancellato, e corretto in in medium afferre] libuit, quod [quod  corretto in cum] a doctissimis eae mathematicis uranoptae Galilaeo scriptae sint, et de novis caelestibus phaenomenis perquam eleganter agant [agant  corretto in tractent]. Fruere tu magis magisque sydereis rebus et divini admirabilitate [admirabilitate  corretto in miraculis] opificii."
Le correzioni che abbiamo indicato tra parentesi quadre sono, a quanto sembra, d'altra mano. Pi a basso, in due linee e senza alcun segno di richiamo a ci che precede, si leggono, di mano del CESI, queste parole, forse appunti di pensieri da aggiungere alla prefazione:
"propter elegantia" (sic);
"et virorum integritatem".
(1180) Cfr. n. 809.
(1181) PAOLO GUALDO.
(1182) Cfr. n. 801.
(1183) CESARE CREMONINI.
(1184) Cfr. n. 815.
(1185) Cfr. n. 819.
(1186) Cfr. n. 818.
(1187) GIULIO LIBRI.
(1188) FLAMINIO PAPAZZONI.
(1189) Cfr. Vol. IV, pag. 5-6 [Edizione Nazionale].
(1190) MAFFEO BARBERINI.
(1191) FEDERIGO BORROMEO.
(1192) furoretti  stato corretto, tra le linee, di mano di GALILEO, in luogo di fioretti, che leggesi cancellato.
(1193) Cfr. n 820.
(1194) Tra tanto e confidente si legge, cancellato, benigno. - [CORREZIONE]
(1195) FILIPPO SALVIATI.
(1196) non al gente - [CORREZIONE]
(1197) Cfr. Vol. V, pag. 138-139.
(1198) FERDINANDO GONZAGA.
(1199) Cfr. Galileo Galilei e lo Studio di Padova per ANTONIO FAVARO. Vol. II. Firenze, Successori Le Monnier, 1883, pag. 105-112.
(1200) mandar - [CORREZIONE]
(1201) Intendi, delle Medicee.
(1202) pensar - [CORREZIONE]
(1203) Furono poi pubblicate le costituzioni dal 1 marzo all'8 maggio. Cfr. Vol. V, pag. 241-245 [Edizione Nazionale].
(1204) Cfr. Vol. V, pag. 73.
(1205) Cfr. n. 825.
(1206) Cfr. n. 812. Qui GALILEO accenna ai lavori che pubblic, tanti anni pi tardi, in appendice ai Dialoghi delle Nuore Scienze. Cfr. Vol. I, pag. 187-208; Vol. VIII, pag. 313 [Edizione Nazionale].
(1207) LODOVICO CIGOLI. Cfr. n. 814.
(1208)  fier vicino - [CORREZIONE]
(1209) Cfr. n. 793.
(1210) Cfr. lin. 5 [Edizione Nazionale].
(1211) Di stile fiorentino.
(1212) Cfr. n. 827.
(1213) Cfr. nn.i 812, 827.
(1214) CONTE CONTI.
(1215) CARLO CONTI.
(1216) Cfr. n. 827.
(1217) Cfr. n. 825.
(1218) FERDINANDO GONZAGA.
(1219) Cfr. nn.i 825, 829.
(1220) Cfr. n. 805.
(1221) Ricordiamo che GIOVANNI FABER, cancelliere e segretario dell'Accademia dei Lincei, era appunto nativo di Bamberg.
(1222) Cfr. n. 833.
(1223) Cfr. n. 827.
(1224) Cfr. Vol. V, pag. 191, lin. 23 e seg. [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti. Notiamo che GALILEO nel citare le "faccie" intende riferirsi a quelle del manoscritto.
(1225) Cfr. Vol. V, pag. 201, lin. l6 e seg. [Edizione Nazionale], e le note ivi.
(1226) Signor Vel., dicendo - [CORREZIONE]
(1227) Cfr. Vol. V, pag. 207, lin. 6 [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti
(1228) Cfr. Vol. V, pag. 209, lin. 5 [Edizione Nazionale], nelle varianti.
(1229) Cfr. Vol. V, pag. 222, lin. 17 e seg. [Edizione Nazionale].
(1230) Cfr. Vol. V, pag. 223, lin. 4-8 [Edizione Nazionale].
(1231) cancellensi, alla quale aggiungasi poi (cfr. Vol. V, pag. 228, nota 2 [Edizione Nazionale]) - [CORREZIONE]
(1232) luce seconda sia, e cos (cfr. Vol. V, pag. 223, lin. 7-8 [Edizione Nazionale]) - [CORREZIONE]
(1233) Cfr. Vol. V, pag. 229, lin. 26 [Edizione Nazionale], nelle varianti
(1234) Cfr. Vol. V, pag. 220, lin. 20-29 [Edizione Nazionale], nel testo e nelle varianti.
(1235) cancellansi - [CORREZIONE]
(1236) affermar - [CORREZIONE]
(1237) negar - [CORREZIONE]
(1238) lasciar - [CORREZIONE]
(1239) seguitar - [CORREZIONE]
(1240) Cfr. n. 825.
(1241) carozze - [CORREZIONE]
(1242) Il Vescovo di Bamberg: cfr. nn.i 805, 831.
(1243) inviar - [CORREZIONE]
(1244) Di stile fiorentino.
(1245) Cfr. n. 825.
(1246) menzogne - [CORREZIONE]
(1247) arteficio - [CORREZIONE]
(1248) essere schiettissimo - [CORREZIONE]
(1249) Le lettere a cui qui si accenna furono poi effettivamente omesse.
(1250) Cfr. n. 801.
(1251) MARINA GAMBA ne'BARTOLUZZI.
(1252) Cfr. n. 816.
(1253) PAOLO GUALDO.
(1254) Intende, il De caelo del CREMONINI. Cfr. n. 816.
(1255) FEDERICO CESI.
(1256) Cfr. n. 831.
(1257) Cfr. n. 905.
(1258) L'APROINO stava per farsi prete. Cfr. n. 882.
(1259) Questa lettera, a cui accenna anche GALILEO nella sua dei 25 (cfr. n. 833), non  giunta sino a noi.
(1260) Cfr. n. 833.
(1261) Cfr. n. 833.
(1262) Cfr. n. 841.
(1263) Questa  la sola lettera del RASI a GALILEO pervenuta insino a noi.
(1264) Intendi, astrologica. GALILEO fu a Mantova nel marzo del 1604. Cfr. nn.i 97, 99.
(1265) FERDINANDO GONZAGA.
(1266) tenuta a Turito - [CORREZIONE]
(1267) Cfr. n. 798.
(1268) Vincenzio.
(1269) Mechilde.
(1270) Questa lettera non  oggi nei Mss. Galileiani.
(1271) Cfr. nn.i 825, 833.
(1272) Cfr. n. 665.
(1273) Cfr. n. 827.
(1274) Cfr. n. 808.
(1275) che anco - [CORREZIONE]
(1276) Uno de'fratelli di LODOVICO.
(1277) Intendi, la Dioptrice.
(1278) Cfr. nn.i 574; 827.
(1279) Cfr. Vol. IV, pag. 313 e seg. [Edizione Nazionale].
(1280) FILIPPO SALVIATI e GIO. BATTISTA AMADORI.
(1281) Cfr. n. 799.
(1282) Speculum ustorium, verae ac primigeniae suae formae restitutum, Illustriss. ac Reverendiss. D. D. Ioanni Godefrido, Episcopo Bambergensi, S. R. I. Principi Caesareo, apud Paulum V P. M. Legato, demonstratum ac dicatum a D. FrANCISCO DE GHEVARA, Illustrissimi atque Excellentissimi Ducis Bovini Fratre, Academico Parthenio in Romano Collegio Societatis Iesu. Romae, apud Bartholomaeum Zannettum, M. DC. XIII. Cfr. n. 837.
(1283) TOMMASO PALMERINI.
(1284) FILIPPO SALVIATI.
(1285) Le Campora di Colombaia, nel suburbio di Firenze, fuor di Porta Romana, dove avevano villa i monaci Cassinensi.
(1286) Cfr. n. 841.
(1287) aniversario - [CORREZIONE]
(1288) fascicolo quam ad - [CORREZIONE]
(1289) Cfr. n. 839.
(1290) Cfr. Vol. V, pag. 241-245.
(1291) Cfr. Vol. XIX, Doc. XXII.
(1292) Cfr. n. 832.
(1293) La quale sembra non sia piaciuta; e del medesimo autore fa invece premesso, nella stampa, un sonetto. Cfr. Vol. V, pag. 92 [Edizione Nazionale].
(1294) Cfr. n. 803.
(1295) ANGELO DE FILIIS.
(1296) Il Vescovo di Bamberg.
(1297) Il CESI aveva assunto il titolo di Principe di S. Angelo. Cfr. n. 856.
(1298) la invida - [CORREZIONE]
(1299) Cfr. n. 836.
(1300) Cfr. n. 852, lin. 16-17, e Vol. V, pag. 247-249 [Edizione Nazionale].
(1301) DOMENICO BONSI.
(1302) FILIPPO SALVIATI.
(1303) Accanto all'indirizzo si ha, autografo di GALILEO, un calcolo concernente le Medicee.
(1304) CRISTOFORO SCHEINER.
(1305) Cfr. n. 938.
(1306) Cfr. n. 831.
(1307) Cfr. n. 850.
(1308) Cfr. Vol. V, pag. 247-249, e n. 850, lin. 4 [Edizione Nazionale].
(1309) Non  oggi allegata alla lettera.
(1310) Cfr. n. 833.
(1311) Cfr. n. 584.
(1312) Neppure queste composizioni sono ora allegate alla lettera.
(1313) Il Cardinale FRANCESCO DE JOYEUSE.
(1314) Cfr. nn.i 816, 834.
(1315) Di zatte e poponi. Cfr. n. 859.
(1316) PAOLO GUALDO.
(1317) Cfr. n. 834.
(1318) Intendi, quelle sulle macchie solari.
(1319) Cfr. n 834.
(1320) Cfr. Vol. V, pag. 241-249 [Edizione Nazionale].
(1321) assovire, cancellato,  corretto in saziare, G. - [CORREZIONE]
(1322) Il copista aveva trascritto la quale sola riconosceremo; e sola, cancellato,  corretto in se la, G. - [CORREZIONE]
(1323) essendo, cancellato,  corretto in per essere, G. - [CORREZIONE]
(1324) GIACOMO ALEAUME.
(1325) per di perch  cancellato, e corretto in il, G. - [CORREZIONE]
(1326) LUIGI CORRADINI.
(1327) Cfr. n. 854.
(1328) Tre trattati d'ALBERTANO giudice da Brescia ecc., scritti da lui in lingua latina dall'anno 1235 in fino all'anno 1246, e traslatati ne'medesimi tempi in volgar fiorentino, riveduti con pi testi a penna e riscontri con lo stesso testo latino dallo 'NFERIGNO, Accademico della Crusca. In Firenze, appresso i Giunti, 1610.
(1329) Di Cardinal Legato.
(1330) ricontro - [CORREZIONE]
(1331) Aff.mo  aggiunto di mano del BARBERINI.
(1332) molto et Ecc.ma - [CORREZIONE]
(1333) GIROLAMO TAMBURINI.
(1334) ch'porgono - [CORREZIONE]
(1335) Furono pubblicate l'anno appresso, col titolo Supplementum Ephemeridum ac tabularum secundorum molilium IO. ANTONII MAGINI, ecc., in quo habentur ratio et methodus perfacilis promptissime supputandi verum motum solis, lunae et Martis ex novis tabulis secundum Tychonicas observationes, nunc primum accurate constructis, ecc. Venetiis, apud haeredem Damiani Zenarii, M. DC.XIV.
(1336) PAOLO SARPI, ANDREA MOROSINI, AGOSTINO DA MULA, e BERNARDINO GAIO.
(1337) Cfr. n. 874.
(1338) penitentenza - [CORREZIONE]
(1339) Cfr. n. 859.
(1340) PAOLO GUALDO.
(1341) VIRGINIO CESARINI.
(1342) osservare - [CORREZIONE]
(1343) Cfr. n. 778.
(1344) Cfr. Vol. IV, pag. 213 e seg. [Edizione Nazionale].
(1345) Cfr. n. 776.
(1346) Sialviati - [CORREZIONE]
(1347) FRANCESCO NORI e ALESSANDRO SERTINI.
(1348) NICCOL SAGREDO.
(1349) Cfr. n. 813.
(1350) ANTONIO PRIULI.
(1351) Le vite di Romulo e di Numa Pompilio primi re di Roma, descritte in terza rima piacevole da GIROLAMO MAGAGNATI. Al Serenissimo Cosmo de'Medici Secondo, Gran Duca di Toscana. In Venetia, M.DC.XIV, appresso Antonio Pinelli.
(1352) Non  ora allegata alla presente.
(1353) Cfr. n. 868.
(1354) Cfr. n. 738.
(1355) Cfr. n. 769.
(1356) Cfr. Vol. V, pag. 114, 184 [Edizione Nazionale].
(1357) Cfr. n. 719.
(1358) BERNARDINO GAIO. Cfr. n. 868.
(1359) Cfr. n. 860.
(1360) ANTONIO DE'MEDICI.
(1361) Cfr. Vol. IV, pag. 373 e seg. [Edizione Nazionale].
(1362) Cfr. Rosa ursina, sive Sol ex admirando facularum et macularum suarum phoenomeno varius, ecc. libris quatuor mobilis ostensus a P. CHRISTOPHORO SCHEINER ecc. Bracciani, apud Andream Phaeum, impressio coepta anno 1626, finita vero 1630, Id. Iunii, pagina 769.
(1363) MATTEO WACKHER.
(1364) Cfr. n. 874.
(1365) grandissimo tudio - [CORREZIONE]
(1366) Cfr. Vol. V, pag. 136 [Edizione Nazionale].
(1367) Cfr. n. 866.
(1368) Accanto all'indirizzo sono, autografe di GALILEO, quattro configurazioni delle Medicee, osservate nei giorni 26, 27, 28, 29 maggio 1613, come si argomenta, quanto al mese, dalla data della presente.
(1369) ALESSANDRO SERTINI.
(1370) FEDERICO CESI, che per non aveva peranco il titolo di Duca.
(1371) GAETANO GARZONI.
(1372) GIROLAMO MAGAGNATI.
(1373) io non ricevuto - [CORREZIONE]
(1374) La lettera contenente questo avviso non  ora nella raccolta dei Manoscritti Galileiani. Cfr. n. 836.
(1375) Cfr. n. 885.
(1376) Cfr. n. 836.
(1377) COSIMO RIDOLFI.
(1378) D. BENEDETTO CASTELLI. Cfr. n. 878.
(1379) Cio d'essere ascritto ad un ordine religioso.
(1380) Cfr. n. 874.
(1381) Cfr. n. 612.
(1382) Cio le cosiddette Praescriptiones Lynceae. Furono pubblicate dal FABER nel 1624, col titolo: Praescriptiones Lynceae Academiae, curante IOANNE FABRO Linceo Bambergensi, ecc. Interamnae, in typographeio Thomae Guerrerii M.DC.XXIV.
(1383) Cfr. n. 852.
(1384) Cfr. n. 776.
(1385) Cfr. n. 882.
(1386) DANIELLO ANTONINI.
(1387) ALFONSO ANTONINI.
(1388) che sentite - [CORREZIONE]
(1389) lo stromento far sentir - [CORREZIONE]
(1390) cresce ila soavit - [CORREZIONE]
(1391) Cfr. nn.i 854, 859.
(1392) Cfr. n. 899.
(1393) Cfr. Vol. V. pag. 241-245 [Edizione Nazionale].
(1394) Probabilmente intende il braccio da lana, che era m. 0.683396: quello da seta era m. 0.638721.
(1395) Cfr. n. 687.
(1396) Cfr. n. 813.
(1397) Allude, come si rileva dalle lettere seguenti, alle continue indisposizioni dalle quali intorno a questo tempo era afflitto GALILEO.
(1398) Non  presentemente allegato alla lettera.
(1399) Cfr. n. 868.
(1400) Cfr. n. 826.
(1401) ugugliarsi - [CORREZIONE]
(1402) MAFFEO BARBERINI.
(1403) FRANCESCO DE'MEDICI.
(1404) Cfr. n. 872.
(1405) Cfr. n. 875.
(1406) Cfr. n. 962.
(1407) Cfr. n. 695.
(1408) LODOVICO CARDI DA CIGOLI.
(1409) Cfr. n. 858.
(1410) Il copista aveva scritto nascere, e GALILEO corresse rinascere. - [CORREZIONE]
(1411) Fantastica visione di PARRI DA POZZOLATICO, moderno [poderaio] in Piandigiullari. In Lucca, MDC. XIII. Cfr. n. 887.
(1412) Cfr. n. 854.
(1413) PAOLO GUALDO.
(1414) PAOLO MEIETTI.
(1415) Intendi, del Monastero di S. Giorgio Maggiore in Venezia.
(1416) Intende, i fanghi termali di Abano.
(1417) Cfr. n. 893.
(1418) girno - [CORREZIONE]
(1419) Il P. Maestro PAOLO SARPI.
(1420) Cfr. n. 810.
(1421) IOH. FABRICII Phrysii, De maculis in sole observatis et apparente earum cum sole conversione narratio. Cui adiecta est de modo eductionis specierum visibilium dubitatio. Witebergae, typis Laurentii Seuberlichii, impensis Iohan. Borneri senioris et Eliae Rehefeldii bibliop. Lips. Anno M. DC. XI.
(1422) Cfr. n. 297.
(1423) MICHELE MAESTLIN.
(1424) Cfr. nn.i 896, 914.
(1425) Cfr. n. 896.
(1426) Cfr. n. 874.
(1427) Cfr. n. 687.
(1428) Cfr. n. 901.
(1429) Cfr. nn.i 893, 901.
(1430) PAOLO APROINO.
(1431) trattanto - [CORREZIONE]
(1432) GULIELMI RONDELETII, Doctoris medici, ecc. Universae aquatilium historiae pars altera, cum veris ipsorum imaginibus, ecc. Lugduni, apud Matthiam Bonhomme, M.D.LV.
(1433) De institutione musica. Lib. V.
(1434) Musicae traditiones carptim collectae, vel Musica elementa MAUROLYCI studio congesta; a pag. 145-160 dell'opera col titolo: D. FRANCISCI MAUROLIYCI Abbatis Messanensis Opuscula Mathematica, ecc. Venetiis, apud Franciscum Franciscium Senensem, MDLXXV.
(1435) Lib. V, cap. III.
(1436) del scene - [CORREZIONE]
(1437) DANIELLO ANTONINI.
(1438) Cfr. n. 774.
(1439) Cfr. nn.i 719, 873.
(1440) TOMMASO CAMPANELLA: cfr. n. 903.
(1441) Cfr. nn.i 874, 883.
(1442) Cfr. Vol. IV, pag. 373 e seg. [Edizione Nazionale].
(1443) Novae coelestium orbium theoricae, congruentes cum observationibus N. Copernici. Auctore IO. ANTONIO MAGINO, ecc. Moguntiae, imprimebat Ioannes Albinus; anno M. DC. VIII.
(1444) OCTAVII PISANI Astrologia seu motus et loca siderum. Ad Serenissimum Dominum Cosmum Medicem. Antverpiae, ex officina Roberti Bruneau. Anno M.DC.XIII. Cfr. ANTONIO FAVARO, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei, II. Ottavio Pisani (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo VII, Serie VII, pag. 418-419). Venezia, tip. Ferrari, 1896.
(1445) esse mirato - [CORREZIONE]
(1446) Cfr. n. 893.
(1447) Cfr. Galileo Galilei e lo Studio di Padova per ANTONIO FAVARO. Vol. II. Firenze, Successori Le Monnier, 1883, pag. 105-112.
(1448) PROSPER ALDORISIUS ex eius Idengraphico Nuntio has theses, ut novae scientiae Idengraphiae potissimas, publice Romae disputandas proponit ecc. Disputabuntur triduo apud aedes Sanctorum Apostolorum, ecc. Apud Steph. Paulinum, 1613. Cfr. n. 916.
(1449) Cfr. nn.i 896, 903.
(1450) Cfr. n. 896.
(1451) sette quarti - [CORREZIONE]
(1452) NICCOL SAGREDO.
(1453) ZACCARIA SAGREDO.
(1454) Cfr. n. 901.
(1455) Cfr. nn.i 889, 906.
(1456) Cfr. nn.i 826, 901, 904, 911.
(1457) Cfr. n. 893.
(1458) Cfr. n. 769.
(1459) Cfr. n. 912.
(1460) altra esperienze - [CORREZIONE]
(1461) Cfr. nn.i 908, 913, 919. La lettera del VALERIO (n. 919)  per in data dell'ultimo d'agosto.
(1462) Cfr. n. 918.
(1463) Nessuna di esse fu poi data alla luce.
(1464) qual tratto tiro - [CORREZIONE]
(1465) Cfr. n. 903 e n. 907.
(1466) Cfr. nn.i 921, 922.
(1467) Cfr. n. 758.
(1468) Non  oggi allegata alla lettera.
(1469) L'opera del CESI doveva intitolarsi Prodigiorum omnium physica expositio. Ne scrive FRANCESCO CANCELLIERI nelle sue inedite Memorie dell'Accademia dei Lincei. Cfr. Notizie sui cataloghi originali degli Accademici Lincei tratte dalla storia inedita di Francesco Cancellieri per cura di ANTONIO FAVARO (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo V, Serie VII, pag. 1321-1339). Venezia, tip. Ferrari, 1894.
(1470) Cfr. n. 928.
(1471) Cfr. n. 915.
(1472) Cfr. n. 915.
(1473) GIOVANNI CAMILLO GLORIOSI: cfr. n. 915.
(1474) Cfr. n. 910.
(1475) Galieo - [CORREZIONE]
(1476) La figura, che  una tavola della citata opera a stampa,  allegata alla lettera.
(1477) Cfr. ANTONIO FAVARO, Amici e corrispondenti di Galileo Galilei. II. Ottavio Pisani (Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti. Tomo VII, serie VII, pag. 422-424). Venezia, tip. Ferrari, 1896.
(1478)  in data del 14 settembre 1613, a car. 24 della Filza Medicea 1352 nell'Archivio di Stato in Firenze.
(1479) Sono, in data dei 10 Agosto e 1 Settembre 1613, a car. 451, 579 della Filza Medicea 981 nell'Archivio di Stato in Firenze.
(1480) Cfr. n. 925.
(1481) trumento - [CORREZIONE]
(1482) grandezza de disco - [CORREZIONE]
(1483) Per comodit di riproduzione le nostre figure (cfr. n. 929) furono ridotte alla met.
(1484) GIULIO CESARE LAGALLA: cfr. Vol. III, Par. I, pag. 311 [Edizione Nazionale].
(1485) Cfr. n. 915.
(1486) Alla lettura matematica di Pisa era stato eletto il P. BENEDETTO CASTELLI; che era dello stesso ordine Benedettino al quale apparteneva D. GIROLAMO SPINELLI (Cfr. Vol. II, pag. 272 [Edizione Nazionale]): s'erano trovati anzi insieme a Padova nel monastero di S. Giustina.
(1487) ZACCARIA SAGREDO.
(1488) Cfr. n. 927.
(1489) la felici et - [CORREZIONE]
(1490) D'altra mano.
(1491) Cfr. n. 924.
(1492) Cfr. n. 910.
(1493) Cfr. n. 297.
(1494) Cfr. n. 297.
(1495) Cfr. n. 910.
(1496) Nessuna lettera del luglio abbiamo trovato intorno a quest'argomento nell'Archivio di Stato in Firenze. Cfr. nn.i 925, 926.
(1497) Cfr. nn.i 925, 926, 932.
(1498) Cfr. n. 932.
(1499) Cfr. n. 933.
(1500) Ignoriamo l'esito di queste trattative, alle quali si riferiscono due altre lettere dello SPRANI nell'Archivio di Stato in Firenze, cio l'una dei 2 novembre 1613 nella Filza Medicea 1353 (non cartolata), e l'altra dei 7 dicembre 1613 a car. 80 della Filza Medicea 1354.
(1501) BENEDETTO CASTELLI.
(1502) Cav. BELISARIO VINTA.
(1503) Intendi, et recarsi a Pisa.
(1504) Card. ALESSANDRO PERETTI DI MONTALTO.
(1505) Cfr. n. 921.
(1506) Cfr. n. 790
(1507) Cfr. Vol. III, Par I, p. 73, l. 30, p. 76, l. 8 [Edizione Nazionale].
(1508) A questo punto termina il recto del foglio.
(1509) Il WELLS, che conosceva GALILEO specialmente per la lettura del Sidereus Nuncius, credeva che fosse pur sempre professore a Padova.
(1510) CRISTOFORO SCHEINER.
(1511) frustari - [CORREZIONE]
(1512) ipse - [CORREZIONE]
(1513) VIRGINIA e LIVIA.
(1514) ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI.
(1515) GIOVANNI RUSCHI.
(1516) SCIPIONE AQUILANI.
(1517) ANDREA BELLAVITA.
(1518) Cfr. n. 942.
(1519) Orazione del Morato, Accademico Filomato, nella venuta del Gran Duca di Toscana all'Accademia. Dedicata alla Serenissima Madama Christiana, Principessa di Lorena, Gran Duchessa di Toscana. In Siena, appresso gli Heredi di Matteo Florimi, 1613. La dedica  cos firmata (pag. 5): "Il Morato, Accademico Filomato, Arturo Pannocchieschi de'Conti d'Elci".
(1520) Cfr. n. 910.
(1521) Cfr. n. 924.
(1522) Cfr. n. 929.
(1523) Cfr. n. 936.
(1524) Cfr. n. 936.
(1525) Cio quelle relative alle galleggianti.
(1526) Cfr. n. 941.
(1527) Cfr. n. 935.
(1528) MAURIZIO DI NASSAU. Cfr. Vol. VI, pag. 258, lin. 1 [Edizione Nazionale].
(1529) GIO. BATTISTA DEL MONTE.
(1530) Cfr. n. 935.
(1531) Cfr. n. 945.
(1532) Probabilmante il P. LELIO MARZARI di Faenza, dell'Ordine conventuale di S. Francesco.
(1533) GABRIELLO CHIABRERA.
(1534) BENEDETTO CASTELLI.
(1535) ella se pu - [CORREZIONE]
(1536) degnar - [CORREZIONE]
(1537) Dialogo di Fr. ULISSE ALBERGOTTI, ecc. Nel quale si tiene, contro l'opinione commune de gli astrologi, matematici e filosofi, la luna esser da s luminosa e non ricevere il lume dal sole, n che gl'eclissi di lei si causino dall'interpositionc della terra fra questi doi luminarii, e che n anco quelli del sole siano causati dall'interpositione della luna fra noi et egli. Interlocutori Astro e Logia. In Viterbo, appresso Girolamo Discepolo, M.DC.XIII.
(1538) TOMMASO CAMPANELLA.
(1539) Cfr. Vol. IV, pag. 197 e seg. [Edizione Nazionale].
(1540) BONIFACIO BEVILACQUA.
(1541) IACOPO CAMATO.
(1542) NICOL CASTELLI, Operaio del Duomo di Pisa.
(1543) FRANCESCO DE'MEDICI.
(1544) Cfr. n. 5.
(1545) Cfr. n. 945.
(1546) GIULIO CESARE LAGALLA.
(1547) Cfr. n. 929.
(1548) opere, come come gi - [CORREZIONE]
(1549) Supplementum Ephemeridum ac Tabularum secundorum mobilium. IO. ANTONII MAGINII ecc., in quo habentur ratio et methodus perfacilis promptissime supputandi verum motum solis et lunae et Martis ex novis tabulis secundum Tychonicas observationes nunc primum accurate constructis, ecc. Venetiis, apud haeredem Damiani Zenarii, M. DC. XIV. Fu ristampato a Francoforte l'anno successivo.
(1550) ARTURO PANNOCCHIESCHI D'ELCI.
(1551) ORAZIO CORNACCHINI.
(1552) ENEA PICCOLOMINI.
(1553) ANTONIO SANTUCCI.
(1554) COSIMO BOSCAGLIA.
(1555) D. ANTONIO DE'MEDICI.
(1556) Cfr. Vol. V, pag. 264 [Edizione Nazionale].
(1557) PAOLO GIORDANO ORSINI.
(1558) Cfr. Vol. V, pag. 281, lin. 2-3 [Edizione Nazionale].
(1559) Le parole che stampiamo in carattere corsivo sono sottolineate nell'autografo.
(1560) Cfr. n. 943.
(1561) [PETRI APIANI] Astronomicum Caesareum. Factum et actum Ingolstadii in aedibus nostris, anno a Christo nato sesquimillesimo quadragesimo, mense Maio.
(1562) che porfiano - [CORREZIONE]
(1563) BENEDETTO CASTELLI.
(1564) ALESSANDRO SERTINI.
(1565) Cfr. n. 297.
(1566) Cfr. n. 230.
(1567) Cfr. n. 896.
(1568) La lacuna  nella stampa.

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