GIORNATA TERZA

   SAGR. Il desiderio grande con che sono stato aspettando la venuta di Vostra Signoria, per sentir le novit de i pensieri intorno alla conversione annua di questo nostro globo, mi ha fatto parer lunghissime le ore notturne passate, ed anco queste della mattina, bench non oziosamente trascorse anzi buona parte vegliate in riandar con la mente i ragionamenti di ieri, ponderando le ragioni addotte dalle parti a favor delle due contrarie posizioni, quella d'Aristotile e Tolomeo, e questa di Aristarco e del Copernico. E veramente parmi, che qualunque di questi si  ingannato, sia degno di scusa; tali sono in apparenza le ragioni che gli possono aver persuasi, tuttavolta per che noi ci fermassimo sopra le prodotte da essi primi autori gravissimi: ma, come che l'opinione peripatetica per la sua antichit ha auti molti seguaci e cultori, e l'altra pochissimi, prima per l'oscurit e poi per la novit mi pare scorgerne tra quei molti, ed in particolare tra i moderni, esserne alcuni che per sostentamento dell'oppinione da essi stimata vera abbiano introdotte altre ragioni assai puerili, per non dir ridicole. 
   SALV. L'istesso  occorso a me, e tanto pi che a Vossignoria, quanto io ne ho sentite produrre di tali, che mi vergognerei a ridirle, non dir per non denigrare la fama de i loro autori, i nomi de i quali si posson sempre tacere, ma per non avvilir tanto l'onore del genere umano. Dove io finalmente, osservando, mi sono accertato esser tra gli uomini alcuni i quali, preposteramente discorrendo, prima si stabiliscono nel cervello la conclusione, e quella, o perch sia propria loro o di persona ad essi molto accreditata, s fissamente s'imprimono, che del tutto  impossibile l'eradicarla giammai; ed a quelle ragioni che a lor medesimi sovvengono o che da altri sentono addurre in confermazione dello stabilito concetto, per semplici ed insulse che elle siano, prestano subito assenso ed applauso, ed all'incontro, quelle che lor vengono opposte in contrario, quantunque ingegnose e concludenti, non pur ricevono con nausea, ma con isdegno ed ira acerbissima: e taluno di costoro, spinto dal furore non sarebbe anco lontano dal tentar qualsivoglia machina per supprimere e far tacer l'avversario, ed io ne ho veduta qualche esperienza. 
   SAGR. Questi dunque non deducono la conclusione dalle premesse, n la stabiliscono per le ragioni, ma accomodano o per dir meglio scomodano e travolgon, le premesse e le ragioni alle loro gi stabilite e inchiodate conclusioni Non  ben adunque cimentarsi con simili, e tanto meno, quanto la pratica loro  non solamente ingioconda, ma pericolosa ancora. Per tanto seguiteremo col nostro signor Simplicio, conosciuto da me di lunga mano per uomo di somma ingenuit e spogliato in tutto e per tutto di malignit: oltre che  assai pratico nella peripatetica dottrina, s che io posso assicurarmi che quello che non sovverr ad esso per sostentamento dell'opinione d'Aristotile, non potr facilmente sovvenire ad altri. Ma eccolo appunto tutto anelante, il quale questo giorno si  fatto desiderare un gran pezzo. Stavamo appunto dicendo mal di voi. 
   SIMP. Bisogna non accusar me, ma incolpar Nettunno, di questa mia cos lunga dimora, che nel reflusso di questa mattina ha in maniera ritirate l'acque, che la gondola che mi conduceva, entrata non molto lontano di qui in certo canale dove non son fondamenta,  restata in secco, e mi  bisognato tardar l pi d'una grossa ora in aspettare il ritorno del mare. E quivi stando cos senza potere smontar di barca, che quasi repentinamente arren, sono andato osservando un particolare che mi  parso assai maraviglioso: ed  che nel calar l'acque, si vedevan fuggir via molto velocemente per diversi rivoletti, sendo gi il fango in pi parti scoperto; e mentre io attendo a considerar quest'effetto, veggo in un tratto cessar questo moto, e senza intervallo alcuno di tempo cominciar a tornar la medesima acqua in dietro, e di retrogrado farsi il mar diretto, senza restar pure un momento stazionario: effetto, che per tutto il tempo che ho praticato Venezia, non mi  incontrato il vederlo altra volta. 
   SAGR. Non vi debbe anco esser molte volte accaduto il restar cos in secco tra piccolissimi rivoletti, per li quali, per aver pochissima declivit, l'abbassamento o alzamento solo di quanto  grossa una carta, che faccia la superficie del mare aperto,  assai per fare scorrere e ricorrer l'acqua per tali rivoletti per ben lunghi spazii; s come in alcune spiagge marine l'alzamento del mare di 4 o 6 braccia solamente fa sparger l'acqua per quelle pianure per molte centinaia e migliaia di pertiche. 
   SIMP. Questo intendo benissimo, ma avrei creduto che tra l'ultimo termine dell'abbassamento e primo principio dell'alzamento dovesse interceder qualche notabile intervallo di quiete. 
   SAGR. Questo vi si rappresenter quando voi porrete mente alle mura o a i pali dove queste mutazioni si fanno a perpendicolo; ma non  che veramente vi sia stato di quiete. 
   SIMP. Mi pareva, che per esser questi due moti contrarii, dovesse tra di loro esser in mezo qualche quiete; conforme anco alla dottrina d'Aristotile, che dimostra che in <I>puncto regressus mediat quies</I>.(26)
   SAGR. Mi ricordo benissimo di cotesto luogo, ma mi ricordo ancora che quando studiavo filosofia, non restai persuaso della dimostrazione d'Aristotile, anzi che avevo molte esperienze in contrario; le quali vi potrei anco addurre, ma non voglio che entriamo in altri pelaghi, essendo convenuti qui per discorrer della materia nostra, se sar possibile, senza interromperla, come abbiamo fatto quest'altri giorni passati.
   SIMP. E pur converr, se non interromperla, almanco prolungarla assai, perch ritornato iersera a casa, mi messi a rileggere il libretto delle conclusioni, dove trovo dimostrazioni contro a questo movimento annuo, attribuito alla Terra, molto concludenti; e perch non mi fidavo di poterle cos puntualmente riferire, ho voluto riportar meco il libro.
   SAGR. Avete fatto bene: ma se noi vogliamo ripigliare i ragionamenti conforme all'appuntamento di ieri, converr sentir prima ci che avr da riferirci il signor Salviati intorno al libro delle stelle nuove, e poi senz'altri interrompimenti verremo al moto annuo. Ora, che dice il signor Salviati in proposito di tali stelle? son ellen veramente state traportate di cielo in queste pi basse regioni in virt de' calcoli dell'autore prodotto dal signor Simplicio?
   SALV. Io mi messi iersera a legger i suoi progressi, e questa mattina ancora gli ho data un'altra scorsa, per veder pure se quel che mi pareva aver letto la sera, vi era scritto veramente, o se erano state mie larve e imaginazioni fantastiche della notte: ed in somma trovo con mio gran cordoglio esservi veramente scritto e stampato quello che per riputazion di questo filosofo non avrei voluto. Che e' non conosca la vanit della sua impresa, non mi par possibile, s perch l' troppo scoperta, s perch mi ricordo averlo sentito nominar con laude dall'Accademico amico nostro; parmi anco cosa troppo inverisimile che egli a compiacenza di altri si possa esser indotto ad aver in cos poca stima la sua riputazione, ch'e' si sia indotto a far pubblica un'opera, della quale non poteva attenderne altro che biasimo appresso gl'intelligenti.
   SAGR. Soggiugnete che saranno assai manco che un per cento, a ragguaglio di quelli che lo celebrerranno ed esalteranno sopra tutti i maggiori intelligenti che sieno o sieno stati gi mai. Uno che abbia saputo sostener la peripatetica inalterabilit del cielo contro a una schiera d'astronomi e che, per lor maggior vergogna, gli abbia atterrati con le lor proprie armi! E che volete che possano quattro o sei per provincia, che scorgano le sue leggierezze, contro a gl'innumerabili che, non sendo atti a poterle scoprire n comprendere, se ne vanno presi alle grida, e tanto pi gli applaudono quanto manco l'intendono? Aggiugnete che anco quei pochi che intendono, si asterranno di dar risposta a scritture tanto basse e nulla concludenti; e ci con gran ragione, perch per gl'intendenti non ce n' bisogno, e per quelli che non intendono  fatica buttata via.
   SALV. Il pi proporzionato gastigo al lor demerito sarebbe veramente il silenzio, se non fusser altre ragioni per le quali  forse quasi necessario il risentirsi: l'una delle quali , che noi altri Italiani ci facciamo spacciar tutti per ignoranti e diamo da ridere a gli oltramontani, e massime a quelli che son separati dalla nostra religione; ed io potrei mostrarvene di tali assai famosi, che si burlano del nostro Accademico e di quanti matematici sono in Italia, per aver lasciato uscire in luce e mantenervisi senza contradizione le sciocchezze di un tal Lorenzini contro gli astronomi. Ma questo pur anco si potrebbe passare, rispetto ad altra maggior occasione di risa che si potesse porger loro, dependente dalla dissimulazione de gl'intelligenti intorno alle leggerezze di questi simili oppositori alle dottrine da loro non intese. 
   SAGR. Io non voglio maggior esempio della petulanzia di costoro e dell'infelicit d'un pari del Copernico, sottoposto ad esser impugnato da chi non intende n anco la primaria sua posizione, per la quale gli  mossa la guerra. 
   SALV. Voi non meno resterete maravigliato della maniera del confutar gli astronomi che affermano, le stelle nuove essere state superiori a gli orbi de' pianeti, e per avventura nel firmamento stesso.
   SAGR. Ma come potete voi in s breve tempo aver esaminato tutto cotesto libro, che pure  un gran volume, ed  forza che le dimostrazioni sieno in gran numero? 
   SALV. Io mi son fermato su queste prime confutazioni sue, nelle quali con dodici dimostrazioni, fondate sopra le osservazioni di dodici astronomi, che tutti stimarono che la stella nuova del 72, apparsa in Cassiopea, fusse nel firmamento, prova per l'opposito lei essere stata sullunare, conferendo a due a due l'altezze meridiane prese da diversi osservatori in luoghi di differente latitudine, procedendo nella maniera che appresso intenderete: e perch mi par, nell'esaminar questo primo suo progresso, d'avere scoperto in quest'autore una gran lontananza dal poter concluder nulla contro a gli astronomi, in favor de' filosofi peripatetici, e che molto e molto pi concludentemente si confermi l'opinion loro, non ho volsuto applicarmi con una simil pazienza nell'esaminar gli altri suo' metodi, ma gli ho dato una scorsa assai superficiale, sicuro che quella inefficacia che  in queste prime impugnazioni, sia parimente nell'altre: e s come vedrete in fatto, pochissime parole bastano a confutar tutta quest'opera, bench construtta con tanti e tanti laboriosi calcoli, come voi vedete. Per sentite il mio progresso. Piglia quest'autore, per trafigger, come dico, gli avversarii con le lor proprie armi, un numero grande d'osservazioni fatte da lor medesimi, che pur sono da 12 o 13 autori in numero, e sopra una parte di quelle fa suoi calcoli, e conclude tali stelle essere state inferiori alla Luna. Ora, perch il proceder per interrogazioni mi piace assai, gi che non ci  l'autore stesso, rispondami il signor Simplicio, alle domande ch'io far, quel ch'e' creder che fusse per rispondere esso. E supponendo di trattar della gi detta stella del 72, apparsa in Cassiopea, ditemi, signor Simplicio, se voi credete che ella potesse esser nell'istesso tempo collocata in diversi luoghi, cio esser tra gli elementi, ed anco tra gli orbi de' pianeti, ed anco sopra questi e tra le stelle fisse, ed anco infinitamente pi alta. 
   SIMP. Non  dubbio che bisogna dire che ella fusse in un sol luogo, ed in una sola e determinata distanza dalla Terra. 
   SALV. Adunque, quando le osservazioni fatte da gli astronomi fusser giuste, e che i calcoli fatti da questo autore non fussero errati, bisognerebbe necessariamente che da tutte quelle e da tutti questi se ne raccogliesse la medesima lontananza sempre per appunto: non  vero? 
   SIMP. Sin qua arriva a 'ntendere il mio discorso, che bisognerebbe che fusse cos di necessit; n credo che l'autore contradicesse. 
   SALV. Ma quando de' molti e molti computi fatti non ne riuscissero pur due solamente che s'accordassero, che giudizio ne fareste?
   SIMP. Giudicherei che tutti fussero fallaci, o per colpa del computista o per difetto de gli osservatori; ed al pi che si potesse dire, direi che un solo, e non pi, fusse giusto, ma non saprei gi elegger quale. 
   SALV. Vorreste voi dunque da fondamenti falsi dedurre e stabilir per vera una conclusione dubbia? certo no. Ora i calcoli di questo autore son tali, che nessuno confronta con un altro; vedete dunque quant' da prestar lor fede. 
   SIMP. Veramente, come la cosa sia cos, questo  un mancamento notabile. 
   SAGR. Voglio pure aiutare il signor Simplicio e l'autore, con dire al signor Salviati che il suo motivo concluderebbe ben necessariamente, quando l'autore avesse intrapreso a voler determinatamente ritrovare quanta fusse la lontananza della stella dalla Terra; il che non credo che sia stato il suo intento, ma solo di dimostrare che da quelle osservazioni si traeva, la stella essere stata sullunare; talch, se dalle dette osservazioni e da tutti i computi fatti sopra di esse si raccoglie l'altezza della stella sempre minor di quella della Luna, tanto basta all'autore per convincer d'una crassissima ignoranza tutti quelli astronomi che, per difetto di geometria o d'aritmetica, non avevano saputo dalle lor medesime osservazioni dedurre vere conclusioni. 
   SALV. Sar dunque conveniente ch'io mi volga a voi, signor Sagredo, che tanto accortamente sostenete la dottrina di questo autore. E per veder di fare che anco il signor Simplicio, bench inesperto di calcoli e dimostrazioni, resti capace almeno della non concludenza delle dimostrazioni di questo autore, prima metto in considerazione come ed esso e gli astronomi tutti con i quali egli  in controversia convengono che la stella nuova fusse priva di moto proprio, e solo andasse in giro al moto diurno del primo mobile, ma dissentono circa il luogo, ponendola quelli nella region celeste, cio sopra la Luna, e per avventura tra le stelle fisse, e questi giudicandola vicina alla Terra, cio sotto al concavo dell'orbe lunare. E perch il sito della stella nuova, della quale si parla, fu verso settentrione e non in gran lontananza dal polo, in modo che a noi settentrionali ella non tramontava mai, fu agevol cosa il poter prendere con istrumenti astronomici le sue altezze meridiane, tanto le minime sotto il polo, quanto le massime sopra; dalla conferenza delle quali altezze, fatte da diversi luoghi della Terra posti in varie distanze dal settentrione, cio tra di loro differenti quanto all'altezze polari, si poteva argomentare la lontananza della stella. Imperocch, quando ella fusse stata nel firmamento tra le altre fisse le sue altezze meridiane prese in diverse elevazioni di polo conveniva che fussero tra di loro differenti con le medesime differenze che tra esse elevazioni si ritrovavano; cio, per esempio, se l'elevazione della stella sopra l'orizonte era 30 gradi, presa nel luogo dove l'altezza polare era, verbigrazia, gradi 45, conveniva che l'elevazione della medesima stella fusse cresciuta 4 o 5 gradi in quei paesi pi settentrionali ne' quali il polo fusse pi alto gli stessi 4 o 5 gradi: ma quando la lontananza della stella dalla Terra fusse assai piccola in comparazion di quella del firmamento, le altezze sue meridiane convien che, accostandoci al settentrione, crescano notabilmente pi che l'altezze polari; e da quel maggiore accrescimento, cio dall'eccesso dell'accrescimento dell'elevazion della stella sopra l'accrescimento dell'altezza polare (che si chiama differenza di parallasse), si calcola prontamente, con metodo chiaro e sicuro, la lontananza della stella dal centro della Terra. Ora, questo autore piglia le osservazioni fatte da 13 astronomi in diverse elevazioni di polo, e conferendo una particella di quelle a sua elezione, calcola, con dodici accoppiamenti, l'altezza della stella nuova essere stata sempre sotto la Luna; ma ci conseguisce egli con promettersi tanto crassa ignoranza in tutti quelli alle mani de' quali potesse pervenire il suo libro, che veramente m'ha fatto nausea: ed io sto a vedere come gli altri astronomi ed in particolare il Keplero, contro al quale principalmente inveisce quest'autore, si contenga in silenzio, che pur non gli suol morir la lingua in bocca, se gi egli non ha stimato tale impresa troppo bassa. Ora, per farne avvertiti voi, ho trascritte sopra questo foglio le conclusioni che e' raccoglie dalle sue 12 indagini. Delle quali la prima  delle due osservazioni
1.- Del Maurolico e dell'Hainzelio; onde si raccoglie, la stella essere stata lontana dal centro manco di 3 semidiametri terrestri, essendo la differenza di parallasse gr. 4.42 m.p. e 30 sec.
 ... ... ... ... ... ... ... ... 3 semid.
2.- E calculata dall'osservazioni dell'Hainzelio e dello Schulero, con parallasse 8 m.p. e 30 sec.; e si raccoglie la sua lontananza dal centro pi di 
 ... ... ... ... ... ... ... ... 25semid.
3.- E sopra le osservazioni di Ticone e dell'Hainzelio, con parallasse di 10 m.p.; e si raccoglie la distanza dal centro poco meno di 
 ... ... ... ... ... ... ... ... 19 semid.
4.- E sopra l'osservazioni di Ticone e del Landgravio, con parallasse di 14 m.p.; e rende la distanza dal centro circa 
 ... ... ... ... ... ... ... ... 10 semid.
5.- E sopra l'osservazioni dell'Hainzelio e di Gemma, con parallasse di 42 m.p. e 3o sec.; per la quale si raccoglie la distanza circa 
 ... ... ... ... ... ... ... .... 4 semid.
6.- E sopra l'osservazioni del Landgravio e del Camerario, con parallasse di 8 m.p.; e si ritrae la distanza circa 
 ... ... ... ... ... ... ... .... 4 semid.
7.- E sopra l'osservazioni di Ticone e dell'Hagecio, con parallasse di 6 m.p.; e si raccoglie la distanza 
 ... ... ... ... ... ... ... .... 32 semid.
8.- E con l'osservazioni dell'Hagecio e dell'Ursino, con parallasse di 43 m.p.; e rende la distanza della stella dalla superficie della Terra 
 ... ... ... ... ... ... ... .... 1/2 semid.
9.- E sopra le osservazioni del Landgravio e del Buschio, con parallasse di 15 m.p.; e rende la distanza dalla superficie della Terra
 ... ... ... ... ... ... ..... 1/48 di semid.
10.- E sopra l'osservazioni del Maurolico e del Munosio, con parallasse di 4 gr. e 30 m.p.; e rende la distanza dalla superficie della Terra 
 ... ... ... ... ... ... ... ... 1/5 di semid.
11.- E con le osservazioni del Munosio e di Gemma, con parallasse di 55 m.p.; e rendono la distanza dal centro circa
 ... ... ... ... ... ... ... ..... 13 semid.
12.     E con le osservazioni del Munosio e dell'Ursino, con parallasse di gr. 1 e 36 m.p.; e si ritrae la distanza dal centro meno di
 ... ... ... ... ... ... ... ..... 7 semid.
   Queste sono 12 investigazioni fatte dall'autore a sua elezione, tra moltissime che, come egli dice, potevano farsi con le combinazioni delle osservazioni di questi 13 osservatori; le quali 12  credibile che sieno le pi favorevoli per provare il suo intento. 
   SAGR. Ma io vorrei sapere se tra le altre tante indagini pretermesse dall'autore ve ne sono di quelle che fussero in suo disfavore, cio dalle quali calcolando si raccogliesse, la stella nuova essere stata sopra la Luna, s come mi par, cos a prima fronte, di poter ragionevolmente dubitare, mentre io veggo queste prodotte esser tanto tra di loro differenti, che alcune mi danno la lontananza della stella nuova da Terra 4, 6, 10, 100, e mille, e millecinquecento volte maggiore l'una che l'altra; talch posso ben sospettare che tra le non calcolate ve ne fusse qualcuna in favor della parte avversa, e tanto pi mi pare di poter creder ci, quanto io non penso che quelli astronomi osservatori mancassero della intelligenza e pratica di questi computi, che non penso che dependano dalle pi astruse cose del mondo. E ben mi parr cosa pi che miracolosa se, mentre in queste 12 sole indagini ce ne sono di quelle che rendono la stella vicina alla Terra a poche miglia, ed altre che per piccolissimo intervallo la rendono inferiore alla Luna, non se ne trovi alcuna che, a favor della parte avversa, la renda almanco per 20 braccia sopra l'orbe lunare, e, quel che sar poi pi stravagante, che tutti quelli astronomi siano stati cos ciechi, che non abbiano scorta una lor fallacia tanto patente.
   SALV. Cominciate ora a prepararvi l'orecchie a sentir con infinita ammirazione a quali eccessi di confidenza della propria autorit e dell'altrui balordaggine trasporta il desiderio di contradire e mostrarsi pi intelligente de gli altri. Tra le indagini tralasciate dall'autore ce ne sono di quelle che rendono la stella nuova non pur sopra la Luna, ma sopra le stelle fisse ancora; e queste non son poche, ma la maggior parte, come vedrete in quest'altro foglio, dove io l'ho registrate. 
   SAGR. Ma che dice l'autore di queste? forse non le ha considerate? 
   SALV. Le ha considerate pur troppo, ma dice che le osservazioni sopra le quali i calcoli rendon la stella infinitamente lontana, sono errate, e che non possono tra di loro combinarsi. 
   SIMP. Oh questa mi par bene una ritirata debole, perch la parte potr con altrettanta ragione dire che errate siano quelle onde egli sottrae, la stella essere stata nella regione elementare. 
   SALV. Oh, signor Simplicio, se mi succedesse di farvi restar capace dell'artifizio, bench non gran cosa artifizioso, di questo autore, vorrei destarvi meraviglia ed anco sdegno mentre scorgeste come egli, palliando la sua sagacit co 'l velo della vostra semplicit e de gli altri puri filosofi, si vuole insinuare nella vostra grazia co 'l grattarvi le orecchie e co 'l gonfiar la vostra ambizione, mostrando d'aver convinti e resi muti questi astronometti che hanno voluto assalire l'inespugnabile inalterabilit del cielo peripatetico, e, quel che  pi, ammutitigli e convinti con le lor proprie armi. Io ne voglio fare ogni sforzo; ed intanto il signor Sagredo condoni al signor Simplicio ed a me il tediarlo forse un po' troppo, mentre con soverchio circuito di parole (soverchio dico, alla sua velocissima apprensiva) ander cercando di far palese cosa, che  bene che non gli resti ascosa e incognita.
   SAGR. Io, non solo senza tedio, ma con gusto, sentir i vostri discorsi; e cos ci potessero intervenire tutti i filosofi peripatetici, acci potessero comprendere quanto devano restar obbligati a questo lor protettore. 
   SALV. Ditemi, signor Simplicio, se voi sete ben restato capace, come, sendo la stella nuova collocata nel cerchio meridiano l verso settentrione, a uno che da mezzo giorno camminasse verso tramontana tanto se gli andrebbe elevando sopra l'orizonte l'istessa stella nuova quanto il polo, tuttavolta che ella fusse veramente collocata tra le stelle fisse ma che quando ella fusse notabilmente pi bassa, cio pi vicina a Terra, ella apparirebbe elevarsi pi del medesimo polo, e sempre pi quanto la vicinanza fusse maggiore? 
   SIMP. Parmi d'esserne capacissimo, in segno di che mi prover a farne una figura matematica: ed in questo cerchio grande noter il polo P, e in questi due cerchi pi bassi noter due stelle vedute da un punto in Terra, che sia A e le due stelle sieno queste B, C, vedute per la medesima linea A B C incontro a una stella fissa D; camminando poi in Terra sino al termine E, le due stelle mi appariranno separate 
 vedi figura 17

dalla fissa D e avvicinatesi al polo P, e pi la pi bassa B, che mi apparir in G, e manco la C, che apparir in F; ma la fissa D aver mantenuta la medesima lontananza dal polo.
   SALV. Veggo che voi intendete benissimo. Credo che voi comprendiate ancora, come, per esser la stella B pi bassa della C, l'angolo che vien costituito da i raggi della vista che partendosi da i due luoghi A, E si congiungono in C, cio quest'angolo A C E,  pi stretto, o vogliam dir pi acuto, dell'angolo costituito in B da i raggi A B, E B. 
   SIMP. Si vede al senso benissimo.
   SALV. Ed anco, per esser la Terra piccolissima e quasi insensibile rispetto al firmamento, ed in conseguenza per esser brevissimo lo spazio A E, che si pu camminare in Terra, in comparazion dell'immensa lunghezza delle linee E G, E F da Terra sino al firmamento, venite a intendere che la stella C si potrebbe alzare e allontanar tanto e tanto dalla Terra, che l'angolo costituito in essa da i raggi che partono da i medesimi punti A, E divenisse acutissimo e come assolutamente insensibile e nullo. 
   SIMP. E questo ancora intendo io perfettamente.
   SALV. Ora sappiate, signor Simplicio, che gli astronomi e matematici hanno trovate regole infallibili per via di geometria e d'aritmetica, da potere, merc della quantit di questi angoli B, C e delle loro differenze, congiugnendovi la notizia della distanza de i due luoghi A, E, ritrovare a un palmo la lontananza delle cose sublimi, tuttavolta per che detta distanza e detti angoli siano presi giusti.
   SIMP. Talch, se le regole dependenti dalla geometria e dall'aritmetica son giuste, tutte le fallacie ed errori che s'incontrassero nel volere investigar tali altezze di stelle nuove o di comete o di altro, convien che dependano dalla distanza A E e da gli angoli B, C, non ben misurati. E cos tutte quelle diversit che si veggono in queste 12 indagini, dependono non da difetti delle regole de i calcoli, ma da errori commessi nell'investigar tali angoli e tali distanze per mezo delle osservazioni istrumentali.
   SALV. Cos , n di questo casca difficult veruna. Ora convien che attentamente notiate, come nell'allontanar la stella da B in C, onde l'angolo si fa sempre pi acuto, il raggio E B G si va continuamente allontanando dal raggio A B D dalla parte di sotto l'angolo, come mostra la linea E C F, la cui parte inferiore E C  pi remota dalla parte A C che non  la E B: ma non pu gi mai accadere che, per qualunque immenso allontanamento, le linee A D, E F totalmente si disgiunghino, dovendosi finalmente andare a congiugner nella stella; e solamente si potrebbe dire che le si separassero e si riducessero ad esser parallele, quando l'allontanamento fusse infinito, il qual caso non si pu dare. Ma perch (notate bene) la lontananza del firmamento, in relazione alla piccolezza della Terra, come gi s' detto, si reputa come infinita, per l'angolo contenuto da i raggi che tirati da i punti A, E andassero a terminare in una stella fissa, si stima come nullo, ed essi raggi come due linee parallele; e per si conclude, che allora solamente si potr affermare, la stella nuova essere stata nel firmamento, quando dalla collazione delle osservazioni fatte in diversi luoghi si raccolga co 'l calcolo, l'angolo detto esser insensibile e le linee come parallele. Ma quando l'angolo sia di notabil quantit, convien necessariamente la stella nuova esser pi bassa delle fisse, ed anco della Luna, quando per l'angolo A B E fusse maggiore di quello che si costituirebbe nel centro della Luna.
   SIMP. Adunque la lontananza della Luna non  tanto grande che un simil angolo in lei resti insensibile?
   SALV. Signor no; anzi  egli sensibile non solo nella Luna, ma nel Sole ancora.
   SIMP. Ma se questo , potr anco essere che tale angolo sia osservabile nella stella nuova senza che ella sia inferiore al Sole, non che alla Luna.
   SALV. Cotesto pu essere, ed  anco ne i presenti casi, come vedrete a suo luogo, cio quando aver spianata la strada in maniera, che voi ancora, bench non intelligente di calcoli astronomici, possiate restar capace e toccar con mano quanto quest'autore ha avuto pi la mira di scrivere a compiacenza de i Peripatetici, co 'l palliare e dissimular varie cose, che a stabilimento del vero, co 'l portarle con nuda sincerit. Per seguiamo oltre. Dalle cose dichiarate sin qui credo che voi restiate capacissimo come la lontananza della stella nuova non si pu mai far tanto immensa, che 'l pi volte nominato angolo interamente svanisca e che li due raggi de gli osservatori da i luoghi A, E divengano linee parallele; e venite in conseguenza a comprender perfettamente, che quando il calcolo ritraesse dalle osservazioni, tal angolo esser totalmente nullo o le linee esser veramente parallele, saremmo sicuri l'osservazioni esser, almeno in qualche minimo che, errate; ma quando il calcolo ci desse, le medesime linee essersi disseparate non solamente sino all'equidistanza, cio sino all'esser parallele, ma aver trapassato oltre al termine, ed essersi allargate pi ad alto che a basso, allora bisogna risolutamente concludere, le osservazioni essere state fatte con meno accuratezza, ed in somma essere errate, come quelle che ci conducono ad un manifesto impossibile. Bisogna poi che voi mi crediate, e supponghiate per cosa verissima, che due linee rette che si partono da due punti segnati sopra un'altra retta, allora son pi larghe in alto che a basso, quando gli angoli compresi dentro di esse sopra quella retta son maggiori di due angoli retti; e quando questi fussero eguali a due retti, esse linee sarebbero parallele; ma se fussero minori di due retti, le linee sarebbero concorrenti, e prolungate serrerebbero il triangolo indubitabilmente. 
   SIMP. Io, senza prestarvi fede, ne ho scienza, e non son tanto nudo di geometria, ch'io non sappia una proposizione che mille volte ho avuto occasione di leggere in Aristotile, cio che i tre angoli d'ogni triangolo sono eguali a due retti: talch, s'io piglio nella mia figura il triangolo A B E, posto che la linea E A fusse retta, comprendo benissimo come i suoi tre angoli A, E, B sono eguali a due retti, e che in conseguenza li due soli E, A son minori di due retti tanto quanto  l'angolo B; onde allargando le linee A B, E B (ritenendole per ferme ne' punti A, E) sin che l'angolo contenuto da esse verso le parti B svanisca, li due da basso resteranno eguali a due retti, ed esse linee saranno ridotte all'esser parallele; e se si seguitasse di slargarle pi, gli angoli a i punti E, A diverrebbero maggiori di due retti. 
   SALV. Voi sete un Archimede, e mi avete liberato dallo spender pi parole in dichiararvi, come tuttavolta che da i calcoli si cavasse li due angoli A, E esser maggiori di due retti, l'osservazioni senz'altro vengono ad essere errate. Quest' quel tanto ch'io desideravo che voi capiste perfettamente, e ch'io dubitavo di non aver a poter dichiarar in modo che un puro filosofo peripatetico ne acquistasse sicura intelligenza. Ora seguitiamo quel che resta. E ripigliando quello che poco fa mi concedeste, cio, che non potendo esser la stella nuova in pi luoghi, ma in un solo, tuttavoltach i calcoli fatti sopra le osservazioni di questi astronomi non ce la rendono nel medesimo luogo,  forza che sia errore nelle osservazioni, cio o nel prender l'altezze polari, o nel prender l'elevazioni della stella, o nell'una e nell'altra operazione; ora, perch nelle molte indagini, fatte con le combinazioni a due a due dell'osservazioni, pochissime sono che si rincontrino a render la stella nel medesimo sito adunque queste pochissime sole potrebbero esser le non errate, ma le altre tutte sono assolutamente errate. 
   SAGR. Bisogner dunque credere a queste pochissime sole pi che a tutte l'altre insieme; e perch voi dite che queste che si concordano son pochissime, ed io tra queste 12 ne veggo due che rendon la distanza della stella dal centro della Terra amendue 4 semidiametri, che sono questa quinta e la sesta, adunque pi probabile  che la stella nuova sia stata elementare che celeste. 
   SALV. Non sta cos: perch, se voi notate bene, non ci  scritto la distanza essere stata puntualmente 4 semidiametri, ma circa 4 semidiametri; ma per voi vedrete che tali due distanze differivano tra di loro per molte centinaia di miglia. Eccovele qui: vedete che questa quinta, che  13389 miglia, supera la sesta, che  miglia 13100, quasi di 300 miglia. 
   SAGR. Quali son dunque queste poche che s'accordano in por la stella nel medesimo luogo?
   SALV. Son, per disgrazia di questo autore, cinque indagini, che tutte la ripongono nel firmamento, come voi vedrete in quest'altra nota, dove io registro molte altre combinazioni. Ma io voglio concedere all'autore pi di quello che per avventura mi domanderebbe, che  insomma che in ciascuna combinazione delle osservazioni sia qualche errore: il che credo che assolutamente sia necessario; perch, sendo 4 in numero le osservazioni che servono per una indagine, cio due diverse altezze di polo e due diverse elevazioni di stella, fatte da diversi osservatori, in diversi luoghi e con diversi strumenti, chiunque abbia qualche cognizione di tal pratica dir non potere essere che tra tutte 4 non sia caduto qualche errore, e massime mentre che noi veggiamo che nel prender una sola altezza di polo, co 'l medesimo strumento, nel medesimo luogo e dal medesimo osservatore, che l'ha potuta far mille volte, tuttavia si va titubando di qualche minuto, e spesso anco di molti, come in questo medesimo libro potete vedere in diversi luoghi. Supposte queste cose, io vi domando, signor Simplicio, se voi credete che questo autore tenga i 13 osservatori in concetto d'uomini accorti, intelligenti e destri nel maneggiare tali strumenti, o pur per uomini grossolani e inesperti. 
   SIMP. Non pu esser ch' e' gli reputi se non molto cauti ed intelligenti; perch quando e' gli stimasse inetti a tal esercizio, potrebbe dar bando al suo stesso libro, come nulla concludente, per esser fondato sopra supposizioni piene di errori; e per troppo semplici spaccerebbe noi, mentre e' credesse con l'inesperienza di quelli persuaderci per vera una sua falsa proposizione.
   SALV. Adunque, come questi osservatori sien tali, e che pur con tutto ci abbiano errato e per convenga emendar loro errori, per poter dalle loro osservazioni ritrar quel pi di notizia che sia possibile, conveniente cosa  che noi gli applichiamo le minori e pi vicine emende e correzioni che si possa, purch'elle bastino a ritirar l'osservazioni dall'impossibilit alla possibilit; s che, verbigrazia, se si pu temperar un manifesto errore ed un patente impossibile di una loro osservazione con l'aggiugnere o detrar 2 o ver 3 minuti, e con tale emenda ridurlo al possibile, non si deva volerlo aggiustare con la giunta o suttrazione del 15 o 20 o 50.
   SIMP. Non credo che l'autore contradicesse a questo perch, conceduto che e' siano uomini giudiziosi ed esperti, si deve creder pi presto che egli abbiano errato di poco che d'assai.
   SALV. Or notate appresso. De i luoghi dove collocar la stella nuova, alcuni son manifestamente impossibili, ed altri possibili. Impossibile assolutamente  che ella fusse per infinito intervallo superiore alle stelle fisse, perch un tal sito non  al mondo, e quando fusse, la stella posta l a noi sarebbe stata invisibile;  anco impossibile che ella andasse serpendo sopra la superficie della Terra, e molto pi che ella fusse dentro all'istesso globo terreno. Luoghi possibili sono questi de' quali si  in controversia, non repugnando al nostro intelletto che un oggetto visibile, in aspetto di stella, potesse esser sopra la Luna, non men che sotto. Ora, mentre si va cercando di ritrar per via d'osservazioni e di calcoli, fatti con quella sicurezza alla quale la diligenza umana pu arrivare, qual veramente fusse il suo luogo, si trova che la maggior parte di essi calcoli la rendon pi che per infinito intervallo superiore al firmamento, altri la rendon prossima alla superficie della Terra, ed alcuni anco sotto tal superficie, e de gli altri, che la ripongono in luoghi non impossibili, nissuni si concordano tra di loro, dimodoch convien dire, tutte le osservazioni esser necessariamente fallaci; talch, se noi vogliamo pur da tante fatiche ritrar qualche frutto, bisogna ridursi alle correzioni, emendando tutte l'osservazioni. 
   SIMP. Ma l'autore dir, che delle osservazioni che rendono la stella in luoghi impossibili, non si deve far capitale alcuno, come quelle che infinitamente sono errate e fallaci; e solo si debbono accettar quelle che la costituiscono in luoghi non impossibili, e tra queste solamente andar ricercando, per via de i pi probabili e pi numerosi rincontri, se non il sito particolare e giusto, cio la sua vera distanza dal centro della Terra, almeno di venire in cognizione se ella fu tra gli elementi o pur tra i corpi celesti. 
   SALV. Il discorso che fate voi adesso,  quell'istesso che ha fatto l'autore a favor della causa sua, ma con troppo irragionevol disavvantaggio della parte; e quest' quel punto principale che mi ha fatto sopramodo maravigliare della troppa confidenza ch' e' si  presa, non men della propria autorit, che della cecit ed inavvertenza de gli astronomi: per i quali io parler, e voi risponderete per l'autore. E prima io vi domando, se gli astronomi nell'osservare con loro strumenti, e cercar, verbigrazia, quanta sia l'elevazione d'una stella sopra l'orizonte, possono deviar dal vero tanto nel pi quanto nel meno, cio ritrar con errore che ella sia talvolta pi alta del vero e talvolta pi bassa, o pure se l'errore non pu mai esser se non d'un genere, cio che, errando, sempre pecchino nel soverchio e non mai nel meno, o sempre nel meno n gi mai nel soverchio. 
   SIMP. Io non ho dubbio che sia egualmente pronto l'errare nell'uno che nell'altro modo. 
   SALV. Credo che l'autore risponderebbe il medesimo. Ora, di questi due generi d'errori, che son contrarii e ne quali possono essere egualmente incorsi gli osservatori della stella nuova, applicati al calcolo, l'un genere render la stella pi alta del vero, e l'altro pi bassa: e perch gi noi convenghiamo che tutte le osservazioni son errate, per qual ragione vuol quest'autore che noi accettiamo per pi congruenti co 'l vero quelle che mostrano la stella essere stata vicina, che l'altre che la mostrano soverchiamente lontana?
   SIMP. Per quel che mi pare aver ritratto dalle cose dette sin qui, io non veggo che l'autore ricusi quelle osservazioni ed indagini che potesser render la stella lontana pi che la Luna ed anco pi del Sole, ma solamente quelle che la fanno remota (come voi stesso avete detto) pi che per un infinito intervallo; la qual distanza perch voi ancora recusate come impossibile, per egli trapassa, come per infinitamente convinte di falsit e di impossibilit, cotali osservazioni. Parmi dunque, che se voi volete convincer l'autore, voi debbiate produrre indagini pi esatte, o pi in numero, o di pi diligenti osservatori, le quali costituiscano la stella in tanta e tanta lontananza sopra la Luna o sopra al Sole, in luogo insomma possibile ad esservi, s come egli produce queste 12 che tutte rendono la stella sotto la Luna, in luoghi che sono al mondo e dove ella poteva essere. 
   SALV. Maaa, signor Simplicio, qui consiste l'equivoco vostro e dell'autore; vostro per un rispetto, e dell'autore per un altro. Io scorgo dal vostro parlare, che voi vi sete formato concetto che l'esorbitanze che si commettono nello stabilir la lontananza della stella, vadano crescendo secondo la proporzione de gli errori che si fanno sopra lo strumento nel far l'osservazioni, e che, per il converso, dalla grandezza delle esorbitanze si possa argomentar la grandezza de gli errori, e che per, sentendo dire, ritrarsi dalla tale osservazione la lontananza della stella esser infinita, sia necessario l'error nell'osservare essere stato infinito, e perci inemendabile e come tale recusabile: ma il negozio, signor Simplicio mio, non cammina cos; e del non aver compreso come stia questo fatto, ne scuso voi, come inesperto di tali maneggi, ma non posso gi sotto simil mantello palliar l'error dell'autore, il quale, dissimulando l'intelligenza d questo, che si  persuaso che noi veramente non fussimo per intendere, ha sperato servirsi della nostra ignoranza per accreditar maggiormente la sua dottrina appresso la moltitudine de i poco intelligenti. Per, per avvertimento di quelli che son pi creduli che intendenti, e per trar voi d'errore, sappiate che pu essere (e che il pi delle volte accader) che una osservazione la quale vi dia la stella, per esempio, nella lontananza di Saturno, con l'accrescere o detrarre un sol minute dall'elevazione presa con lo strumento la far divenir in distanza infinita, e per di possibile impossibile; e per il converso, quei calcoli che fabbricati sopra tali osservazioni vi rendono la stella infinitamente lontana, molte volte pu essere che con l'aggiugnere o scemare un sol minuto la ritirino in sito possibile: e questo ch'io dico d'un minuto, pu accadere ancora con la correzione d'un mezo, e d'un sesto, e di manco. Ora fissatevi ben nella mente, che nelle distanze altissime qual , verbigrazia, l'altezza di Saturno o quella delle stelle fisse, minimissimi errori fatti dall'osservatore sopra lo strumento rendono il sito di terminato e possibile infinito ed impossibile. Ci non cos avviene delle distanze sublunari e vicine alla Terra, dove pu accadere che l'osservazione dalla quale si sia raccolto, la stella esser lontana, verbigrazia, 4 semidiametri terrestri, si potr crescere o diminuire non solamente d'un minuto, ma di dieci e di cento e di assai pi, senza che il calcolo la renda non pur infinitamente remota, ma n anco superiore alla Luna. Comprendete da questo, che la grandezza de gli errori, per cos dire strumentali non si ha da stimare dall'esito del calcolo, ma dalla quantit stessa de i gradi e de' minuti che si numerano sopra lo strumento; e quelle osservazioni s'hanno a chiamar pi giuste o men errate, le quali con la giunta o suttrazione di manco minuti restituiscono la stella in luogo possibile; e tra i luoghi possibili, il vero sito convien credere che fusse quello intorno al quale concorre numero maggiore delle distanze, sopra le pi giuste osservazioni calcolate.
   SIMP. Io non resto ben capace di questo che voi dite, n so per me stesso comprendere come possa essere che nelle distanze massime maggior esorbitanza possa nascere dall'error d'un sol minuto, che nelle piccole da 10 o da 100; e per arei caro di intenderlo.
   SALV. Voi, se non per teorica almeno per pratica, lo vedrete da questo breve sunto ch'io ho fatto di tutte le combinazioni e di parte delle indagini tralasciate dall'autore, le quali io ho calcolate, e notate sopra questo medesimo foglio. 
   SAGR. Convien dunque che voi da ieri in qua, che pur non son passate pi di 18 ore, non abbiate fatto altro che calcolare, senza prender n cibo n sonno.
   SALV. Anzi ho io preso l'uno e l'altro ristoro: ma io fo simili calcoli con gran brevit; e s'io debbo dire il vero, mi son maravigliato non poco che quest'autore vadia cos per la lunga ed interponendo tante computazioni non punto necessarie al quesito che si cerca. E per piena intelligenza di questo, ed anco acci speditamente si possa conoscer quanto dalle osservazioni de gli astronomi, de i quali si serve l'autore, pi probabilmente si raccolga, la stella nuova potere essere stata superiore alla Luna ed anco a tutti i pianeti, e tra le stelle fisse e pi alta ancora, ho trascritte sopra questa carta tutte l'osservazioni registrate dal medesimo autore che furon fatte da 13 astronomi, dove son notate le elevazioni polari e le altezze della stella nel meridiano, tanto le minime sotto il polo, quanto le massime e superiori: e son queste. 

   -Ticone. 
Altezza del polo   	gr. 55.58 m.p.
Altezza della stella 	gr. 84.0 la massima; 
                            	27.57 m.p. la minima. 
E queste sono del primo 
  scritto, ma del secondo la 
  minima           	27.45 m p. 
_______________________________________________
   -Ainzelio. 
Altezza polare 	gr. 48.22 m.p. 
Altezza della stella	gr. 76.34 m.p. 
                           	76.33 m.p. e 45 sec. 
                          	76.35 m.p. 
                          	20.9 m.p. e40sec. 
                          	20.9 m.p. e 30sec. 
                          	20.9 m.p. e 20sec. 
_______________________________________________
   -Peucero e Sculero.
Altezza polare   	51.54 m.p.
Altezza della stella  	79.56 m.p.
                          	23.33 m.p.
_______________________________________________
   -Landgravio. 
Altezza polare   	51.18 m.p.
Altezza della stella  	79.30 m.p. 
_______________________________________________
   -Camerario. 
Altezza polare  	gr. 52.24 m.p.
        della stella 	80.30 m.p.
                       	80.27 m.p.
                       	80.26 m.p.
                       	24.28 m.p.
                        	24.20 m.p.
                        	24.17 m p.
________________________________________________
   -Agecio. 
Altezza polare 	gr. 48.22 m.p.
        della stella  	20.15 m.p.
________________________________________________
   -Ursino. 
Altezza polare   	49.24 m.p.
            stella    	79.
                        	22.
________________________________________________
   -Munosio.
Altezza polare   	39.30 m p.
Stella                	67.30 m.p.
                        	11.30 m.p.
________________________________________________
   -Maurolico. 
Altezza polare    gr.	38.30 m.p.
       della stella    	20.15 m.p.
________________________________________________
   -Gemma. 
Altezza polare   	50.50 m p. 
Stella                	79.45 m p. 
________________________________________________
   -Buschio. 
Altezza polare   	51.10 m.p.
Stella                	79.20 m.p.
                         	22.40 m.p. 
________________________________________________
   -Reinoldo. 
Altezza polare   	51.18 m.p. 
Stella                	79.30 m.p.
                         	23.02 m.p.

Ora, per veder tutto il mio progresso, potremo cominciar da questi calcoli, che son 5 trapassati dall'autore forse perch fanno contro di lui, atteso che costituiscono la stella sopra la Luna per molti semidiametri terrestri. Il primo de' quali  questo, calcolato sopra l'osservazioni del Landgravio d'Assia e di Ticone, che sono, anco per concession dell'autore, de i pi esquisiti osservatori: ed in questo primo dichiarer l'ordine che tengo nell'investigazione, la qual notizia vi servir per tutti gli altri, atteso che vanno con la medesima regola, non variando in altro che nella quantit del dato, cio ne i numeri de i gradi dell'altezze polari e delle elevazioni sopra l'orizonte della stella nuova, della quale si cerca la distanza dal centro della Terra in proporzione al semidiametro del globo terrestre; del quale in questo caso niente importa il saper quante miglia sia, onde il risolver quello e la distanza de' luoghi dove furon fatte l'osservazioni, come fa quest'autore,  fatica e tempo gettato via, n so perch l'abbia fatto, e massime che in ultimo e' torna a riconvertir le miglia trovate in semidiametri del globo terrestre. 
   SIMP. Forse fa questo per ritrovar, con tali misure pi piccole e con le loro frazioni, la distanza della stella determinata sino a 4 dita; perch noi altri, che non intendiamo le vostre regole aritmetiche, restiamo stupefatti nel sentir le conclusioni, mentre leggiamo, verbigrazia: Adunque la cometa, o la stella nuova, era lontana dal centro della Terra trecento settantatremila ottocentosette miglia, e pi dugent'undici quattromilanovantasettesimi 373807 211/4097+, e sopra queste tanto precise puntualit, dove si registrano tali minuzie, formiamo concetto che sia impossibil cosa che voi che ne' vostri calcoli tenete conto d'un dito, poteste in ultimo ingannarci di 100 miglia. 
   SALV. Questa vostra ragione e scusa sarebbe accettabile, quando in una distanza di migliaia di miglia un braccio di pi o di meno fusse di gran rilievo, e quando le supposizioni che noi pigllamo per vere fusser cos certe, che ci assicurassero che noi fussimo per ritrarre in ultimo un'indubitabil verit: ma qui voi vedete, nelle 12 indagini dell'autore le lontananze della stella, che da esse si raccolgono, esser differenti l'una dall'altra (e per lontane dal vero) di molte centinaia e migliaia di miglia; ora, mentre io sia pi che sicuro che quel ch'io cerco deve necessariamente differir dal giusto di centinaia di miglia, a che proposito affannarsi nel calcolo, per la gelosia di non ismagliar d'un dito? Ma venghiamo finalmente all'operazione, la qual io risolvo in tal modo. Ticone, come si vede nella nota, osserv la stella nell'altezza polare di gr. 55.58 m.p.; e l'altezza polare del Landgravio fu 51.18 m.p.: l'altezza della stella nel meridiano, presa da Ticone, fu gr. 27.45 m.p.; il Landgravio la trov alta gr. 23.03 m.p.: le quali altezze son queste notate qui appresso, corne vedete: 

   Ticone           Polo	55.58 m.p. 	stella	27.45 m p.
   Landgravio    Polo	51.18 m.p.	stella	23.03 m.p.

Fatto questo, sottraggo le minori dalle maggiori, e restano queste differenze qui sotto:

                                  4.40m.p.         4.42 m.p.
Parallasse                        2 m.p. 

dove la differenza dell'altezze polari, 4.40 m.p.,  minore della differenza dell'altezze della, 4.42 m.p., e per c' differenza di parallasse gr. 0. 2 m.p. Trovate queste cose, piglio l'istessa figura dell'autore, cio questa, nella quale il punto B  il luogo del Landgravio, D il luogo di Ticone, C luogo della, A centro della Terra, A B E linea verticale del Landgravio, A D F di Ticone, e l'angolo B C D differenza di parallasse.
 vedi figura 18

Ang. BAD    4.40 m.p.    Corda sua 8142 parti di quali il semid. AB  100000 

     BDF      92.20 m.p.
     BDC    154.45 m.p.    | sini 	42657
     BCD        0.02 m.p.    |		58
__________________________________
          58               42657      8142
                              8142  
 		    ______
                            85314
                        170628 
                        42657 
                    341256 
	  _____________
                    59 
            58 | 3473 | 13294 
                    571 
                       5

E perch l'angolo B A D, compreso tra le verticali,  eguale alla differenza dell'altezze polari, sar gr. 4.40 m.p., e lo noto qui da parte; e di esso trovo la corda, dalla tavola de gli archi e corde, e la noto appresso, che  8142 parti di quali il semidiametro A B  100000. Trovo poi l'angolo B D C facilmente: imperocch la met dell'angolo B A D, che  2.20 m.p., giunta a un retto d l'angolo B D F 92.20 m.p., al quale giugnendo l'angolo C D F, che  la distanza dal vertice della maggiore altezza della stella, che qui  62.15 m.p., ci d la quantit dell'angolo BDC 154.45 m.p.; il quale noto insieme co 'l suo sino, preso dalla tavola, il quale  42.657, e sotto questo noto l'angolo della parallasse B C D 0.2 m.p., co 'l suo sino 58. E perch nel triangolo B C D il lato D B al lato B C  come il sino dell'angolo opposto B C D al sino dell'angolo opposto B D C, adunque quando la linea B D fusse 58, B C sarebbe 42.657; e perch la corda DB  8142 di quali il semidiametro BA  100000, e noi cerchiamo di sapere quante delle medesime parti sia B C, per diremo, per la regola aurea: Se quando BD  58, BC  42.657, quando la medesima DB fusse 8.142, quanto sarebbe la BC? Per multiplico il secondo termine per il terzo; mi viene 347.313.294, il quale si deve dividere per il primo, cio per 58, ed il quoziente sarebbe il numero delle parti della linea B C di quali il semidiametro A B  100.000: e per sapere quanti semidiametri B A contenesse la medesima linea B C, bisognerebbe di nuovo dividere il medesimo quoziente trovato per 100.000, ed aremmo il numero de' semidiametri compresi in B C. Ora, il numero 347.313.294 diviso per 58 d 5.988.160 1/4 come si vede qui: 

                        5988160 1/4 
              58 | 347313294 
                      5717941 
                        54  3

e questo diviso per 100000 ci d 59 88160/100000

                 1 | 00000 | 59 | 88160

   Ma noi possiamo abbreviare assai l'operazione, dividendo il primo prodotto trovato, cio 347313294, per il prodotto della multiplicazione delli due numeri 58 e 100000, che  

                            59 
       58 | 00000 | 3473 | 13294
                           571
                             5

e ne vien parimente 59 5113294/5800000.

E tanti semidiametri son contenuti nella linea B C, a i quali aggiuntone uno per la linea A B, averemo poco meno che 61 semidiametri per le due linee A B C, e per la distanza retta dal centro A alla stella C sar pi di 60 semidiametri; adunque viene ad esser superiore alla Luna, secondo Tolomeo pi di 27 semidiametri, e secondo il Copernico pi di 8, posto che la lontananza della Luna dal centro della Terra in via di esso Copernico sia, qual dice l'autore, semidiametri 52. 
   Con questa simile indagine trovo, dall'osservazioni del Camerario e del Munosio, la stella tornar situata in una simil lontananza, cio essa ancora pi di 60 semidiametri: e queste sono le osservazioni, e questo appresso il calcolo. 

Altezza       | Camerario 52.24 m p.   altezza  	| 24.28 m.p.
polare del   | Munosio    39.30 m.p.   della stella  	| 11.30 m.p. 
							_________________
Differenza dell'altezze                                    	12.58m.p. differenza
polari                            12.54 m p.                               dell'altezze 
                                                                                   della stella
                                                                    12.54 m.p. 
						__________
                                 Differenza di parallasse   0. 4 m.p. ed angolo 
                                                                                           BCD. 

           		| BAD    12.54 m.p.; e la sua corda 	22466
Angoli      	| BDC   161.59 m.p.|                	30930
             	| BCD        0. 4        | sini             	    116

Regola aurea

               22466
    116     30930    22466 
_____________________
            673980
        202194
      67398 
_______________
            59            distanza BC semidiametri 59 e quasi 60.
116 | 6948 | 73380 
        1144
          10

   La indagine appresso  fatta sopra due osservazioni di Ticone e del Munosio; dalle quali si calcola, la stella essere stata lontana dal centro della Terra semidiametri 478 e pi.

Altezze    | Ticone    55.58 m.p.       altezze		| 84. 0  m.p.
polari di   | Munosio 39.30 m.p.      della stella 	| 67.30 m.p. 
		         ________			___________
Differenza delle                                              	16.30 m.p.  differenza
altezze polari            16.28 m.p.                                                  dell'altezze
                                                                                                   della stella
                                                                     	16.28 m.p. 
							___________
Differenza di parallasse                                     	   0. 2 m.p. ed angolo 
                                                                                                      BCD. 

                   | BAD     16.28 m.p.;  la sua corda    28640
Angoli         | BDC   104.14 m.p. | sini                  96930
                   | BCD       0. 2 m.p. | sini                         58

Regola aurea

         58       96930     28640
                   28640
	_____________
                 3877200
               58158
             77544
           19386
_____________________
             478
   58 | 27760 | 75200
           4506
             53

      Quest'indagine che segue, d la stella remota dal centro pi di 358 semidiametri.

Altezze    | Peucero    51.54 m.p.        altezza       	| 79.56 m.p.
polari      | Munosio   39.30 m.p.        della stella	| 67.30 m.p.
			________			__________
                                12.24 m.p.                          	12.26 m.p.
                                                                          	12.24 m.p.
							_________
                                                                            	   0. 2 m.p.

             | BAD     12.24 m.p.; corda    21600
Angoli   | BDC   106.16 m.p.  | sini     95996
             | BCD      0.  2 m.p.  | sini            58

Regola aurea
      58         95996    21600
                  21600
_______________________
            57597600
            95996
        191992
________________________
          357        
58 | 20735 | 13600
        3339
          42

   Da quest'altra indagine la stella si ritrova esser lontana dal centro pi di 716 semidiametri.

Altezze    | Landgravio  51.18 m.p.     della    | 79.30 m.p.
polari      | Ainzelio       48.22 m.p.     stella    | 76.33 m.p. e 45 sec
			__________		  _________________
                                     2.56 m.p.                   2.56 m.p. e 15 sec.
                                                                      2.56 m.p.
						  __________________
                                                                      0.  0           15 sec.

BAD        2.56 m.p.;      corda     5120
BDC    101.58 m.p.        | sini    97845
BCD        0. 0    15 sec.  | sini            7

Regola aurea

         7 |  97845 | 5120
                5120
____________________
          1956900
          97845
      489225
____________________
      715
7 | 5009 | 66400
      134

   Queste, come vedete, son cinque indagini le quali rendon la stella assai superiore alla Luna: dove voglio che voi facciate considerazione sopra quel particolare che poco fa vi dissi, cio che nelle distanze grandi la mutazione, o vogliam dir correzione, di pochissimi minuti, rimuove la stella per grandissimi spazii; come, per esempio, nella prima di queste indagini, dove il calcolo rese la stella 60 semidiametri remota dal centro, con la parallasse di 2 minuti, chi volesse sostenere che ella fusse nel firmamento, non ha a corregger nelle osservazioni altro che 2 minuti e anco meno, perch allora cessa la parallasse, o divien cos piccola che rende la stella in lontananza immensa, quale si riceve da tutti esser quella del firmamento. Nella seconda indagine l'emenda di manco di 4 m.p. fa l'istesso. Nella terza e nella quarta, pur come nella prima, due minuti soli ripongon la stella anco sopra le fisse. Nella precedente un quarto d'un minuto, cio 15 secondi, ci danno l'istesso. Ma non cos avverr nelle altezze sublunari: imperocch figuratevi pure qual lontananza pi vi piace, e fate prova di voler corregger le indagini fatte dall'autore ed aggiustarle s che tutte rispondano nella medesima determinata lontananza; voi vedrete quanto maggiori emende vi bisogner fare. 
   SAGR. Non sar se non bene, per nostra piena intelligenza, veder qualche esempio di questo che dite. 
   SALV. Stabilite voi a vostro beneplacito qual si sia determinata lontananza sublunare, dove costituir la stella, ch con poca briga potremo assicurarci se correzioni simili a queste, che abbiamo veduto bastar per ridurla tra le fisse, la ridurranno nel luogo da voi stabilito. 
   SAGR. Per pigliare la pi favorevole distanza per l'autore, porremo che sia quella che  la maggiore di tutte le investigate da esso nelle sue 12 indagini; imperocch, mentre si  in controversia tra gli astronomi ed esso, e che quelli dicono la stella essere stata superiore alla Luna, e questo inferiore, ogni poco spazio che e' la provi essere stata sotto, gli d la vittoria. 
   SALV. Pigliamo dunque la settima indagine, fatta sopra le osservazioni di Ticone e di Taddeo Agecio, per le quali trova l'autore la stella essere stata lontana dal centro 32 semidiametri, il qual sito  il pi favorevole per la parte sua; e per dargli ogni vantaggio, voglio che, oltre a questo, la ponghiamo nella pi disfavorevole lontananza per gli astronomi, qual  il collocarla anco sopra il firmamento. Posto dunque ci, andiam ricercando quali correzioni sarebber necessarie applicare all'altre sue 11 indagini, acci sublimassero la stella sino alla distanza di 32 semidiametri; e cominciamo dalla prima, calcolata sopra l'osservazioni dell'Ainzelio e del Maurolico, nella quale l'autore trova la distanza dal centro circa 3 semidiametri, con la parallasse di gr. 4.42 m.p. e 30 sec.: veggiamo ora se co 'l ritirarla a 20 m.p. solamente, si eleva sino alli 32 semidiametri. Ecco l'operazione, brevissima e giusta: multiplico il sino dell'angolo B D C per la corda B D, e parto l'avvenimento, detrattone le 5 ultime figure, per il sino della parallasse; ne viene 28 semidiametri e mezo: talch n anco per la correzione di gr. 4.22 m.p. e 30 secondi, tolti da gr. 4.42 m.p. e 30 secondi, si eleva la stella sino all'altezza di 32 semidiametri, la qual correzione, per intelligenza del signor Simplicio,  di m.p. 262 e mezo. 

Ainzelio       Pol. 48.22     stella 76.34 m.p. e 30 sec.
Maurolico    Pol. 38.30     stella 62
		_______	_______________
                            9.52       14.34 m.p. e 30 sec.
                                            9.52 
				________________
                        Parallasse    4.42 m.p. e 30 sec.

BAD       9.52 m.p.                  corda  17200 
BDC   108.21 m.p. e 30 sec.    sino    94910 
BCD      0.20 m.p.                   sino       582

                       94910
                       17200
	____________
                  18982000
                66437
                9491
___________________
                28
   582 | 16324 | 52000
             4688
                 2

   Nella seconda operazione, fatta sopra l'osservazioni dell'Ainzelio e dello Sculero, con parallasse di gr. 0. 8 m.p. e 30 sec., trovasi la stella in altezza di 25 semidiametri in circa, come si vede nella seguente operazione.

BD      corda   6166           97987
BDC  | sini  |  97987            6166 
BCD  | sini  |     247 	____________
                                      587922 
                                    587922 
                                    97987 
                                587922 
		_______________
                                24 
                    247 | 6041 | 87842 
                            1103 
                              11 

   E ritirando la parallasse 0.8 m.p. e 30 sec. a 7 m.p., il cui sino  204, si eleva la stella a 30 semidiametri in circa: non basta dunque la correzione di 1 m.p. e 30 sec. 

               29 
   204 | 6041 | 87842 
           1965 
             12 

             | BAD  gr.    7.36        	corda  13254 
Angoli   | BDC      155.52 m.p.	sino    40886 
             | BCD         0.10 m.p.  	sino        291 

                     13254 
                     40886 
	     _________
                     79524 
                   106032 
                 106032 
               53016 
_______________________
               18                                 30 
   291 | 5419 | 03044          175 | 5419 
           2501                               16 
           18 

   Or veggiamo qual correzione bisogna per la terza indagine, fatta su l'osservazioni dell'Ainzelio e di Ticone, la qual rende la stella alta circa 19 semidiametri, con la parallasse 10 m.p. Gli angoli soliti e lor sini e corda, trovati dall'autore, son questi; e rendono (come anco nell'operazione dell'autore) la stella lontana circa 19 semidiametri; bisogna dunque, per alzarla, scemar la parallasse, conforme alla regola che egli ancora osserva nella nona indagine: ponghiamo per tanto la parallasse esser 6 m.p., il cui sino  175, e fatta la divisione, si trova ancor meno di 31 semidiametri per la distanza della stella. + dunque la correzione di 4 m.p. poca per il bisogno dell'autore. 
   Venghiamo alla quarta indagine ed alle rimanenti con la medesima regola, e con le corde e sini ritrovati dall'autor medesimo. In questa la parallasse  14 m.p., e l'altezza trovata manco di 10 semidiametri; e diminuendo la parallasse da 14 m.p. a 4 m.p., ad ogni modo vedete come la stella non si eleva n anco sino a 31 semidiametri: non basta dunque la correzione di 10 m.p. sopra 14 m.p. 

BD      corda   8142         43235
BDC    sino   43235           8142
			__________
BCD    sino       407         86470
                                   172940
                                   43235
                               345880
		___________________
                                 30
                     116 | 3520 | 19370
                                4 

Nella quinta operazione dell'autore abbiamo i sini e la corda come vedete:

BD     corda    4034           97998 
BDC   sino    97998             4034 
			___________
BCD   sino      1236         391992 
                                     293994 
                                 391992 
		__________________
                                   27 
                       145 | 3953 | 23932 
                               1058 
                                   3 

e la parallasse  0.42 m.p. e 30 sec., la quale rende l'altezza della stessa circa 4 semidiametri; e correggendo la parallasse, con ridurla da i 42 m.p. e 30 sec. a 5 m.p. solamente non basta per alzarla n anche sino a 28 semidiametri: l'emendazione dunque di 37 m.p. e 30 sec.  poca. 
Nella sesta operazione la corda, i sini e la parallasse son tali

BD             corda    1920         40248 
BDC           sino    40248           1920 
				_________
BCD  8 m.  sino        233        804960 
                                          362232 
                                          40248 
			_______________
                                        26 
                                29 | 772 | 76160 
                                      198 
                                        1 
e la stella si trova esser alta circa 4 semidiametri: vegghiamo dove la si riduce calando la parallasse da 8 a un solo m.p. Ecco l'operazione, e la stella non pi alzata che sino a 27 semidiametri in circa: non basta dunque la correzione di 7m.p. sopra 8m.p. 
   Nell'ottava operazione la corda, i sini e la parallasse, come vedete, son tali: 

BD     corda    1804       36643 
BDC    sino   36643         1804 
			_________
BCD    sino        29      146572
                                293144
                                36643
		________________
                              22
                      29 | 661 | 03972 
                              83 
                              2 

e di qui calcola l'autore l'altezza della stella semidiametri 1 e mezo, con la parallasse di 43 m.p.; la quale ridotta a 1 m.p. d tuttavia la stella lontana manco di 24 semidiametri: la correzion dunque di 42 m.p. non basta. 
   Veggiamo ora la nona. Ecco la corda, i sini e la parallasse, che  15 m.p.: onde l'autor calcola, la lontananza della stella dalla superficie della Terra esser manco di un quarantasettesimo di semidiametro. Ma questo  con error del calcolo; imperocch la vien veramente, come noi vedremo qui adesso, pi di un quinto: ecco che vengono circa 90/436 che son pi di un quinto.

BD     corda       232         39046
BDC    sino    39046             232
			___________
BCD    sino        436         78092
                                    117138
                                    78092
			___________
                         436 | 90 | 58672

   Quello che soggiugne poi l'autore in emenda delle osservazioni, cio che non basta ritirar la differenza della parallasse n a un sol minuto, n anco all'ottava parte di 1 m.p.  vero. Ma io dico che n meno la decima parte di 1 m.p. ridurr l'altezza della stella a 32 semidiametri: imperocch il sino della decima parte di 1 m.p., cio di 6 secondi,  3 per il quale se nella nostra regola noi divideremo go, o vogliam dire se noi divideremo per 300000, 9058672, ne verr 30 58672/100000, cio poco pi di 30 semidiametri e mezo.
   La decima d l'altezza della stella un quinto di semidiametro, con quest'angolo, sini e parallasse, che  gr. 4.30 m.p.: la quale veggo che ridotta da gr. 4.30 m.p. a 2 m.p., ad ogni modo non promuove la stella sino a 29 semidiametri. 

BD                   corda    1746         1746
BDC                  sino   92050       92050
				__________
BCD  4.30 m.p.  sino     7846      87300
                                                3492
                                            15714
			________________
                                          27
                                58 | 1607 | 19300
                                        441
                                          4

   L'undecima rende la stella all'autore remota circa 13 semidiametri, con la parallasse di 55 m.p.: veggiamo, riducendola a 20 m.p., dove innalzer la stella. Ecco il calcolo: l'eleva a poco meno di 33 semidiametri: la correzione dunque  di 35, poco meno, sopra 55 m.p.

BD                    corda  19748         96166
BDC                  sino    96166         19748
				____________
BCD  0.55 m.p.  sino      1600       769328
                                                  384664
                                                673162
                                              865494 
                                              96166
                                              32
			_________________
                                582 | 18900 | 86168
                                          1536
                                            36

   La duodecima, con la parallasse di gr. 1.36 m.p., rende la stella alta meno di 6 semidiametri: ritirando la parallasse a 20 m.p., conduce la stella a meno di 30 semidiametri di lontananza: non basta dunque la correzione di gr. 1.16 m.p.

BD                   corda  17258       17258
BDC                 sino    96150       96150
				__________
BCD 1.36 m.p.  sino     2792      862900
                                               17258
                                           103548
                                         155322
			_______________
                                           28
                              582 | 16593 | 56700
                                        4957
                                          29

   Queste sono le correzioni delle parallasse delle 10 indagini dell'autore, per ridur la stella in altezza di 32 semidiametri:

gr. I.             II.                      gr. I.II.
4.22 m.p. e 30 sec.         sopra  4.42.30
     4                               sopra  0.10
   10                               sopra  0.14
   37                               sopra  0.42.30
     7                               sopra  0. 8
   42                               sopra  0.43
   14         e 50 sec.         sopra  0.15
4.28                               sopra  4.30
   35                               sopra  0.55
1.16                               sopra  1.36
____________________________________
216                                           296        60
540                                           540          9
____				   ___	   ____
756                                           836      540

   Di qui si vede come per ridur la stella all'altezza di 32 semidiametri, bisogna dalla somma delle parallassi 836 detrarne 756 e ridurle a 80, n anco basta tal correzione.
   Di qui si vede (s come ho notato qua dreto) che quando l'autore stabilisse di voler ricever per vero sito della stella nuova la distanza di 32 semidiametri, la correzione dell'altre sue 10 indagini (e dico 10, perch la seconda, essendo assai ben alta, si riduce all'altezza di 32 semidiametri con 2 m.p. di correzione), per far che tutte restituissero detta stella in tal distanza, ricercherebbe un ritiramento di parallassi tale, che tra tutte le suttrazioni importerebbero pi di 756 m.p.: dove che nelle 5 calcolate da me, che rendono la stella sopra la Luna, per correggerle s che la costituiscano nel firmamento, basta la correzione di minuti 10 e un quarto solamente. Ora aggiugnete a queste, altre 5 indagini che rendono la stella precisamente nel firmamento senza bisogno di veruna correzione, ed avremo 10 indagini concordi a costituirla nel firmamento con la sola correzione di 5 di loro (come s' veduto) di minuti 10 e un quarto: dove che per la correzione dell'altre 10 dell'autore, per ridurla in altezza di 32 semidiametri, vi bisogneranno l'emendazioni di minuti 756 sopra minuti 836; cio bisogna che dalla somma di 836 se ne detraggano 756, a voler che la stella si elevi all'altezza di 32 semidiametri, ed anco tal correzione non basta
   Le indagini poi, che immediatamente senz'altra correzione rendon la stella senza parallasse, e perci nel firmamento ed anco nelle pi remote parti di esso, ed in somma alta quanto l'istesso polo, son queste 5 notate qui:

Camerario   |   Altezze polari   | Gr. 52.24 m.p  |   Altezze    | 80.26 
Peucero      |                          | Gr. 51.54         |   della stella | 79.56 
				     ________			______
                                                      0.30                               0.30 
_______________________________________________________
Landgravio  |   Altezze polari  | Gr. 51.18          |   Altezze   | 79.30    
Ainzeglio     |                         | Gr. 48.22          |   della stella| 76.34
				      ______			______
                                                      2.56                              2.56
______________________________________________________
Ticone        |   Altezze polari  | Gr. 55.58           |   Altezze  | 84.
Peucero      |                         | Gr. 51.54           |   della stella| 79.56
				      ______			______
                                                     4.  4                               4.  4
______________________________________________________
Reinoldo     |   Altezze polari  | Gr. 51.18           |    Altezze  | 79.30
Ainzeglio     |                         | Gr. 48.22           |   della stella| 76.34
				      ______			______
                                                      2.56                               2.56
______________________________________________________
Camerario   |   Altezze polari  | Gr. 52.24           |    Altezze  | 24.17
Agecio        |                         | Gr. 48.22           |   della stella| 20.15
				      ______			______
                                                      4. 2                                4. 2

   Del resto de gli accoppiamenti che si posson fare delle osservazioni di tutti questi astronomi, quelli che rendon la stella per infinito spazio sublime son molti pi in numero, cio circa 30 di pi, che gli altri che danno, calcolando, la stella sotto la Luna; e perch (s come siam convenuti)  da credere che gli osservatori abbiano errato pi presto di poco che d'assai, manifesta cosa  che le correzioni da applicarsi all'osservazioni che danno la stella alta in infinito, nel ritirarla a basso, prima e con emenda minore la condurranno nel firmamento che sotto la Luna: talch tutte queste applaudono all'opinione di quelli che la mettono tra le fisse. Aggiugnete che le correzioni che si ricercano per tali emende, sono assai minori che quelle per le quali la stella dall'inverisimil vicinit si pu ridurre all'altezza pi favorevole per questo autore, come per gli esempi passati si  veduto: tra le quali impossibili vicinit ce ne son 3 che par che rimuovano la stella dal centro della Terra per manco distanza d'un semidiametro, facendola in certo modo andar in volta sotto Terra; e queste son quelle combinazioni nelle quali, essendo l'altezza polare d'uno de gli osservatori maggiore dell'altezza polare dell'altro, l'elevazion della stella presa da quello  minore dell'elevazione della stella di questo. E sono tali combinazioni le notate qui appresso.
   Questa prima  del Landgravio con Gemma: dove l'altezza polare del Landgravio, 51.18 m.p.,  maggiore del l'altezza polare di Gemma, che  50.50 m.p.; ma l'altezza della stella del Landgravio, 79.30 m.p.,  minore di quella della stella di Gemma, 79.45 m.p.

Landgravio  | Altezza polare    51.13    |   Altezza   79.30
Gemma       |                          50.50    |   della stella79.45

Le altre due sono queste di sotto:

Buschio      | Altezza polare    51.10    |   Altezza   79.20
Gemma      |                           50.50    |   della stella79.45
Reinoldo    | Altezza polare      51.18   |   Altezza   79.30
Gemma      |                            50.50   |   della stella79.45

   Da quello che sin qui v'ho mostrato, potete comprendere quanto questa prima maniera d'investigar la distanza della stella e provarla sublunare, introdotta dall'autore, sia disfavorevole per la causa sua e quanto pi probabilmente e chiaramente si raccolga, la lontananza di quella esser stata tra le pi remote stelle fisse.
   SIMP. Sino a questa parte mi par che assai manifestamente sia scoperta la poca efficacia delle dimostrazioni dell'autore; ma io veggo che tutto questo vien compreso in non molte carte del libro, e potrebb'esser che altre sue ragioni fusser pi concludenti che non son queste prime.
   SALV. Anzi non posson esser se non men valide, se vogliamo che le passate ci siano esempio per le rimanenti; attesoch (s come  manifesto) l'incertezza e poca concludenza di quelle chiaramente si comprende derivar da gli errori commessi nelle osservazioni strumentali, dalle quali si  creduto le altezze polari e della stella essere state prese giustamente, essendo in effetto errate facilmente tutte; e pur per trovar l'altezze del polo hanno avuto gli astronomi secoli di tempo da impiegarvisi a lor agio, e le altezze meridiane della stella sono le pi agevoli da osservarsi, come quelle che sono terminatissime e concedono qualche spazio all'osservatore di poterle continuare, come quelle che non si mutano sensibilmente in tempo brevissimo, come fanno le remote dal meridiano: e se questo , s come , verissimo, qual fede vorrem noi prestare a calcoli fondati sopra osservazioni pi in numero, pi difficili a farsi, pi momentanee nel variarsi, con la giunta appresso di strumenti pi incomodi e pi fallaci? Per una semplice occhiata che ho data alle dimostrazioni seguenti, i computi son fatti sopra altezze della stella prese in diversi cerchi verticali, che chiamano con voce arabica <I>azimutti</I>: nelle quali osservazioni si adoprano strumenti mobili non solo ne i cerchi verticali, ma nell'orizonte ancora nel medesimo tempo, in modo che convien, nell'istesso momento che si prende l'altezza, aver nell'orizonte osservata la distanza del verticale, nel qual  la stella, dal meridiano; in oltre dopo notabile intervallo di tempo convien reiterar l'operazione, e tener minuto conto del tempo decorso, fidandosi o d'oriuoli o d'altre osservazioni di stelle: una tal matassa di osservazioni va poi conferendo con un'altra simile, fatta da un altro osservatore, in un altro paese, con diverso strumento ed in diverso tempo; e da questa cerca l'autore di ritrar quali sarebbono state l'altezze della stella e le latitudini orizontali accadute nel tempo ed ora dell'altre prime osservazioni, e sopra un tale aggiustamento fabbrica in ultimo il suo calcolo. Lascio ora giudicar a voi quanto sia da prestar fede a ci che da simili indagini si ritrae. Oltre che io non dubito punto che quando altri si volesse martirizare sopra tali lunghissimi computi, si troverebbe, s come ne i passati, esser pi quelli che favorissero la parte avversa, che l'autore: ma non mi par che metta conto prendersi una tal fatica per cosa che non  tra le primarie intese da noi.
   SAGR. Io son dalla vostra in questa parte; ma sendo questo negozio circondato da tante confusioni incertezze ed errori, sopra qual confidenza hanno tanti astronomi asseverantemente pronunziato, la nuova stella essere stata altissima?
   SALV. Sopra due sorte di osservazioni, semplicissime facilissime e verissime, una sola delle quali  pi che a bastanza per assicurarne dell'essere stata locata nel firmamento, o almeno per lunghissimo tratto superiore alla Luna: una delle quali  presa dall'egualit o poco differente inegualit delle sue lontananze dal polo, tanto mentre ell'era nell'infima parte del meridiano, quanto nella suprema; l'altra  l'aver lei conservato perpetuamente le medesime distanze da alcune stelle fisse, sue circonvicine, ed in particolare dall'undecima di Cassiopea, non pi da essa remota di gradi I e mezo: dalli quali due capi indubitabilmente si raccoglie o l'assoluta mancanza di parallasse, o una piccolezza tale, che ne assicura con calcoli speditissimi della sua gran lontananza dalla Terra.
   SAGR. Ma queste cose non sono state comprese da questo autore? e se egli le ha vedute, in che modo se ne difende?
   SALV. Noi sogliamo dire che quando altri, non trovando ripiego che vaglia contro a i suoi falli, produce frivolissime scuse, cerca di attaccarsi alle funi del cielo; ma quest'autore ricorre non alle corde, ma alle fila de' ragnateli del cielo, come apertamente vedrete nell'andare esaminando questi due punti pur ora accennativi. E prima, quello che ci mostrino le distanze polari ad uno ad uno de gli osservatori l'ho io notato in questi brevi calcoli; per piena intelligenza de quali devo primamente avvertirvi, come, tuttavolta che la stella nuova o altro fenomeno sia vicino a Terra, girando al moto diurno intorno al polo, pi distante si mostrer da esso mentre si trovi nella parte di sotto nel meridiano, che quando  nella superiore, come in questa figura si vede: nella quale il punto T denota il centro della Terra, O il luogo dell'osservatore, il firmamento l'arco V P C, il polo P; il fenomeno, muovendosi per il cerchio F S, vedesi or sotto il
 vedi figura 19

polo, per il raggio OFC, ed or sopra, secondo il raggio O S D, s che i luoghi veduti nel firmamento siano D, C ma i veri, rispetto al centro T, sono B, A, lontani egualmente dal polo: dove gi  manifesto, il luogo apparente del fenomeno S, cio il punto D, esser pi vicino al polo che non  l'altro apparente luogo C, veduto per il raggio O F C; che  la prima cosa da notarsi. Conviene che nel secondo luogo voi notiate, come l'eccesso della apparente inferior distanza dal polo sopra l'apparente superiore distanza, pur dal polo,  maggiore che non  la parallasse inferiore del fenomeno; cio dico che l'eccesso dell'arco C P (distanza inferiore apparente) sopra l'arco P D (distanza apparente superiore)  maggiore dell'arco C A (che  la parallasse inferiore). Il che si raccoglie facilmente: imperocch di pi eccede l'arco C P il P D che il P B, essendo P B maggiore di P D; ma P B  eguale a P A, e l'eccesso di C P sopra P A  l'arco C A; adunque l'eccesso dell'arco C P sopra l'arco P D  maggiore dell'arco C A, che  la parallasse del fenomeno posto in F: che  quel che bisognava sapere. E per dar tutti i vantaggi all'autore, voglio che supponghiamo, la parallasse della stella in F esser tutto l'eccesso dell'arco C P (cio della distanza inferiore dal polo) sopra l'arco P D (distanza superiore). Vengo adesso ad esaminare quel che ci danno le osservazioni di tutti gli astronomi prodotti dall'autore: tra le quali non ce n' pur una che non gli sia in disfavore e contraria al suo intento. E facciamo principio da queste del Buschio, il quale trov la distanza della stella dal polo, quando gli era superiore, esser gr. 28.10 m.p., e la inferiore esser gr. 28.30 m.p., s che l'eccesso  gr. 0.20 m.p., il quale voglio che prendiamo (a favor dell'autore) come se tutto fusse parallasse della stella in F, cio l'angolo T F O; la distanza poi dal vertice, cio l'arco C V,  gr. 67.20 m.p. Trovate queste due cose, prolunghisi la linea C O, e sopra essa caschi la perpendicolare T I, e consideriamo il triangolo T O I, del quale l'angolo I  retto, e l'I O T noto, per esser alla cima dell'angolo V O C, distanza della stella dal vertice; inoltre nel triangolo T I F, pur rettangolo,  noto l'angolo F, preso per la parallasse: notinsi dunque da parte li due angoli I O T, I F T, e di essi si prendano i sini, che sono come si vede notato. E perch nel triangolo I O T di quali parti il sino tutto T O  100.000, di tali il sino T I  92.276, e di pi nel triangolo I F T di quali il sino tutto TF  100.000, di tali il sino T I  582, per ritrovar quante parti sia T F di quelle che T O  100.000, diremo per la regola aurea: Quando T I  582, T F  100.000; ma quando T I fusse 92.276, quanto sarebbe T F? Multiplichiamo 92.276 per 100.000; ne viene 9.227.600.000: e questo si deve partire per 582; ne viene, come si vede, 15854982: e tante parti saranno in T F di quelle che in T O sono 100.000. Onde per voler sapere quante linee T O sono in T F, divideremo 15.854.982 per 100.000; ne verr 158 e mezo prossimamente: e tanti semidiametri sar la distanza della stella F dal centro T. E per abbreviar l'operazione, vedendo noi come il prodotto del multiplicato di 92.276 per 100.000 si deve divider prima per 582 e poi il quoziente per 100.000, potremo, senza la multiplicazione di 92.276 per 100.000 e con una sola divisione del sino 92.276 per il sino 582, conseguir subito l'istesso, come si vede l sotto; dove 92.276 diviso per 582 Ci d l'istesso 158 e mezo in circa. Tenghiamo dunque memoria, come la sola divisione del sino T I come sino dell'angolo T O I, diviso per il sino T I, come sino dell'angolo I F T, ci d la distanza cercata T F in tanti semidiametri T O. 

Angoli    | IOT    67.20 m.p.  |  sini  | 92276                  15854982
             | IFT       0.20 m.p.  |         |     582        582 | 9227600000 
                                                                                | 3407002246 
TI            TF            TI              TF                             49297867 
582       100000      92276             0                              325414 
					    _____________________
                                                               100000 | 158 | 54982 
					    _____________________
                                                                                   |    158 
                                                                             582 | 92276  
                                                                                     34070 
                                                                                       492
                                                                                         3

   Vedete ora quel che ci danno le osservazioni del Peucero: del quale la distanza inferior dal polo  gr. 28.21 m.p., e la superiore gr. 28.2 m.p., la differenza gr. 0.19 m.p., e la distanza dal vertice gr. 66.27 m.p.; dalle quali cose si raccoglie la distanza della stella dal centro quasi 166 semidiametri. 

Angoli   | IAC  66.27 m.p.   | sini |  91672                        165 427/553
             | IEC    0.19 m.p.   |       |     553           553 |   91672
                                                                                |   36397 
                                                                                      312
                                                                                        4 

   Ecco quel che ci mostra l'osservazione di Ticone, presa la pi favorevole per l'avversario: cio, la distanza inferiore dal polo, gr. 28.13 m.p.; e la superiore, 28.2 m.p., lasciando la differenza, che  0.11 m.p., come se tutta fusse parallasse, la distanza dal vertice, gr. 62.15 m.p. Ecco qui sotto l'operazione, e la lontananza della stella dal centro ritrovata semidiametri 276  9/16

Angoli   | IAC 62.15 m.p.    |  sini  | 88500                       276 9/16 
             | IEC   0.11 m.p.    |         |     320           320 | 88500
                                                                                  |  2418
                                                                                       21 

L'osservazione del Reinoldo, ch' la seguente, ci rende la distanza della stella dal centro semidiametri 793. 

Angoli    | IAC 66.58  m.p.   | sini   | 92026                      793 38/116
              | IEC   0.  4  m.p.   |         |    116           116 | 92026 
                                                                                  | 10888 
                                                                                       33

Dalla seguente osservazion del Landgravio si ritrae la distanza della stella dal centro semidiametri 1057. 

Angoli   | IAC 66.57  m.p.   | sini   | 92012                1057 53/87
             | IEC   0.  3  m.p.   |         |      87        87 | 92012
                                                                            |   5663
                                                                                   5 

Prese dal Camerario due delle sue osservazioni pi favorevoli per l'autore, si trova la lontananza della stella dal centro semidiametri 3143.

Angoli   | IAC 65.43  m.p.   | sini   | 91152                3143
             | IEC   0.  1  m.p.   |          |      29       29 | 91152
                                                                            |   4295
                                                                                1 

L'osservazione del Munosio non d parallasse, e per rende la stella nuova tra le fisse altissime: quella dell'Ainzelio ce la d remota per infinito spazio, ma con emendazion di un mezo minuto primo la ripon tra le fisse: e l'istesso si ritrae dall'Ursino con la correzione di 12 m.p. De gli altri astronomi non ci sono le distanze sopra e sotto il polo, onde non si pu ritrar cosa veruna. Or vedete come tutte le osservazioni di tutti convengono, in disfavor dell'autore, in collocar la stella nelle regioni celesti e altissime. 
   SAGR. Ma che difesa trov'egli contro a s patenti contrariet? 
   SALV. Uno di quei debolissimi fili: dicendo che le parallassi vengono diminuite merc delle refrazioni, le quali operando contrariamente, sublimano il fenomeno, dove le parallassi l'abbassano. Ora, quanto vaglia questo miserabil refugio, giudicatelo da questo, che quando quest'effetto delle refrazioni fusse di quella efficacia che da non molto tempo in qua alcuni astronomi hanno introdotto, al pi che potesse operar circa l'elevar pi del vero un fenomeno sopra l'orizonte, mentre egli sia di gi alto 23 o 24 gradi, sarebbe il diminuirgli circa 3 minuti di parallasse, il qual temperamento  scarsissimo per ritrar la stella sotto la Luna ed in alcuni casi  minore che non  il vantaggio conceduto da noi nell'ammetter che l'eccesso della distanza inferior dal polo sopra la superiore sia tutto parallasse, il qual vantaggio  cosa assai pi chiara e palpabile che l'effetto della refrazione, della grandezza del quale io dubito, e non senza ragione. Ma pi, io domando quest'autore s'ei crede che quelli astronomi, delle osservazioni de i quali egli si serve, avessero cognizione di questi effetti delle refrazioni e vi facessero sopra considerazione, o no: se gli conobbero e considerarono,  ragionevol credere che di essi tenesser conto nell'assegnare le vere elevazioni della stella, facendo a quei gradi di altezze, che sopra gli strumenti si scorgevano, quelle tare che erano convenienti merc dell'alterazioni delle refrazioni, immodo che le distanze pronunziate da loro fussero poi le corrette e giuste, e non le apparenti e false; ma s'ei crede che tali autori non facessero reflessione sopra le dette refrazioni, convien confessare che eglino abbiano parimente errato in determinar tutte quelle cose le quali non si possono perfettamente aggiustare senza la modificazione delle refrazioni: tra le quali cose una  l'investigazione precisa delle altezze polari, le quali comunemente si prendono dalle due altezze meridiane di alcuna delle stelle fisse sempre apparenti, le quali altezze verranno alterate dalla refrazione, nell'istesso modo appunto che quelle della stella nuova; talch l'altezza polare, che da esse si deduce, verr difettosa, e partecipe dell'istesso mancamento che quest'autore ascrive alle altezze assegnate alla stella nuova, cio e quella e queste poste, con pari errore, pi sublimi del vero. Ma tale errore, per quanto appartiene al nostro presente negozio. non progiudica punto, perch non avendo noi bisogno di saper altro che la differenza tra le due distanze della stella nuova dal polo, mentre ella gli fu inferiore e poi superiore, chiara cosa  che tali distanze saran l'istesse posta l'alterazion della refrazione comunemente per la stella e per il polo, ch' comunemente emendata per questo e per quella. Arebbe qualche momento, bench debolissimo, l'argomento dell'autore, se egli ci avesse assicurati che l'altezza del polo fusse stata assegnata precisa e emendata dall'error dependente dalla refrazione, dal quale non si fussero poi guardati i medesimi astronomi nell'assegnarci l'altezze della stella nuova; ma egli di ci non ci ha fatti sicuri, n forse ce ne poteva fare, e forse (e questo  pi credibile) tal cautela  stata tralasciata da gli osservatori. 
   SAGR. Parmi soprabbondantemente annullata questa instanza; per ditemi in qual maniera e' si libera poi da quell'aver mantenuta sempre la medesima distanza dalle stelle fisse sue circonvicine. 
   SALV. Apprendendosi similmente a due fili ancor pi deboli dell'altro, l'uno de' quali  pur legato alla refrazione, ma tanto men saldamente, quanto e' dice che, pur la refrazione operando nella stella nuova e sublimandola sopra il vero sito rende incerte le distanze vedute dalle vere, comparate alle stelle fisse sue vicine; n posso a bastanza maravigliarmi come e' dissimuli d'accorgersi che la medesima refrazione lavorer nell'istesso modo nella stella nuova che nell'antica, sua vicina, sublimando amendue egualmente, onde da tale accidente l'intervallo tra esse resti inalterato. L'altro refugio  ancora pi infelice e tiene assai del ridicolo, fondandosi sopra l'errore che pu nascere nell'operazione stessa strumentale, mentre che l'osservatore, non potendo costituire il centro della pupilla dell'occhio nel centro del sestante (strumento adoprato nell'osservare gl'intervalli tra due stelle), ma tenendolo elevato sopra detto centro quant' la distanza di essa pupilla da non so che osso della gota, dove s'appoggia il capo dello strumento, si viene a formar nell'occhio un angolo pi acuto di quello che si forma da i lati del sestante: il qual angolo de' raggi differisce anco da se stesso, mentre si riguardano stelle poco elevate sopra l'orizonte e le medesime poi poste in grande altura. Si fa, dice, tal angolo differente, mentre si vadia elevando lo strumento, tenendo ferma la testa: ma se nell'alzar il sestante si piegasse il collo indietro e si andasse elevando la testa insieme con lo strumento, l'angolo allora si conserverebbe l'istesso: suppone dunque la risposta dell'autore che gli osservatori, nell'uso dello strumento, non abbiano alzato la testa conforme al bisogno, cosa che non ha del verisimile. Ma posto anco che cos fusse seguito, lascio giudicare a voi qual differenza pu essere tra due angoli acuti di due triangoli equicruri, i lati dell'uno de i quali triangoli siano lunghi ciascuno quattro braccia, e quelli dell'altro quattro braccia meno quant' il diametro d'una lente; ch assolutamente non maggiore pu essere la differenza tra la lunghezza delli due raggi visivi mentre la linea vien tirata perpendicolarmente dal centro della pupilla sopra il piano dell'aste del sestante (la qual linea non  maggiore che la grossezza del pollice), e la lunghezza de i medesimi raggi mentre, elevandosi il sestante senza alzar insieme la testa, tal linea non cade pi a perpendicolo sopra detto piano, ma inclina, facendo l'angolo verso la circonferenza alquanto acuto. Ma per liberare in tutto e per tutto questo autore da queste infelicissime mendicit, sappia (gi che si vede che egli non ha molta pratica nell'uso de gli strumenti astronomici) che ne i lati del sestante o quadrante si accomodano due traguardi uno nel centro e l'altro nell'estremit opposta, i quali sono elevati un dito o pi dal piano dell'aste e per le sommit di tali traguardi si fa passar il raggio dell'occhio, il quale occhio si tiene anco remoto dallo strumento un palmo o due o pi ancora; talch n pupilla, n osso di gota, n di tutta la persona, tocca n si appoggia allo strumento; il quale strumento n meno si sostiene o si eleva a braccia, e massime se saranno di quei grandi, come si costuma, li quali, pesando le decine e le centinaia ed anco le migliaia delle libbre, si sostengono sopra basi saldissime: talch tutta l'instanza svanisce. Questi sono i sutterfugii di questo autore, i quali, quando ben fussero tutto acciaio, non lo potrebbero sollevare d'un centesimo di minuto: e con questi si persuade di darci a credere d'aver compensata quella differenza che importa pi di cento minuti, dico del non si esser osservata notabil diversit nelle distanze tra una fissa e la nuova stella in tutta la lor circolazione, che, quando ella fusse stata prossima alla Luna, doveva farsi grandemente cospicua anco alla semplice vista, senza strumento veruno, e massime paragonandola con l'undecima di Cassiopea, sua vicina a gr. 1 e mezo; che di pi di due diametri della Luna doveva variarsi, come ben avvertirono i pi intelligenti astronomi di quei tempi. 
   SAGR. Mi par di vedere quell'infelice agricoltore, che dopo l'essergli state battute e destrutte dalla tempesta tutte le sue aspettate ricolte, va con faccia languida e china raggranellando reliquie cos tenui, che non son per bastargli a nutrir n anco un pulcino per un sol giorno. 
   SALV. Veramente che con troppo scarsa provisione d'arme s' levato quest'autore contro a gl'impugnatori della inalterabilit del cielo, e con troppo fragili catene ha tentato di ritirar dalle regioni altissime la stella nuova di Cassiopea in queste basse ed elementari. E perch mi pare che assai chiaramente si sia dimostrata la differenza grande che  tra i motivi di quelli astronomi e di questo loro oppugnatore, sar bene che, lasciata questa parte, torniamo alla nostra principal materia; nella quale segue la considerazione del movimento annuo comunemente attribuito al Sole, ma poi, da Aristarco Samio  in prima, e dopo dal Copernico, levato dal Sole e trasferito nella Terra; contro alla qual posizione sento venir gagliardamente provisto il signor Simplicio, ed in particolare con lo stocco e con lo scudo del libretto delle conclusioni o disquisizioni matematiche, l'oppugnazioni del quale sar bene cominciare a proporre. 
   SIMP. Voglio, quando cos vi piaccia, riserbarle in ultimo, come quelle che sono le ultime ritrovate.
   SALV. Sar dunque necessario che voi, conforme al modo tenuto sin qui, andiate ordinatamente proponendo le ragioni in contrario, s d'Aristotile come di altri antichi, il che son per far io ancora, acci non resti nulla indietro senza esser attentamente considerato ed esaminato; e parimente il signor Sagredo con la vivacit del suo ingegno, secondoch si sentir svegliare, produrr in mezo i suoi pensieri. 
   SAGR. Lo far con la mia solita libert; e perch voi cos comandate, sarete anco in obbligo di scusarla. 
   SALV. Il favore obbligher a ringraziarvi, e non a scusarvi. Ma cominci or mai il signor Simplicio a promuover quelle difficult che lo respingono dal poter credere che la Terra, a guisa de gli altri pianeti, si possa muover in giro intorno ad un centro stabile. 
   SIMP. La prima e massima difficult  la repugnanza ed incompatibilit che  tra l'esser nel centro e l'esserne lontano: perch, quando il globo terrestre si abbia a muover in un anno per la circonferenza di un cerchio, cio sotto il zodiaco,  impossibile che nell'istesso tempo e' sia nel centro del zodiaco; ma che la Terra sia in tal centro,  in molti modi provato da Aristotile, da Tolomeo e da altri. 
   SALV. Molto bene discorrete; e non  dubbio alcuno che chi vorr far muover la Terra per la circonferenza di un cerchio, bisogna prima che e' provi che ella non sia nel centro di quel tal cerchio. Sguita dunque ora che noi vegghiamo se la Terra sia o non sia in quel centro, intorno al quale io dico che ella si gira, e voi dite ch'ell' collocata; e prima che questo,  necessario ancora che ci dichiariamo se di questo tal centro abbiamo voi ed io l'istesso concetto o no. Per dite quale e dove  questo vostro inteso centro. 
   SIMP. Intendo per centro quello dell'universo, quello del mondo, quello della sfera stellata, quel del cielo. 
   SALV. Ancorch molto ragionevolmente io potessi mettervi in controversia, se in natura sia un tal centro, essendo che n voi n altri ha mai provato se il mondo sia finito e figurato, o pure infinito e interminato; tuttavia, concedendovi per ora che ei sia finito e di figura sferica terminato, e che per ci abbia il suo centro, converr vedere quanto sia credibile che la Terra, e non pi tosto altro corpo, si ritrovi in esso centro. 
   SIMP. Che il mondo sia finito e terminato e sferico, lo prova Aristotile con cento dimostrazioni. 
   SALV. Le quali si riducono poi tutte ad una sola, e quella sola al niente; perch se io gli negher il suo assunto, cio che l'universo sia mobile, tutte le sue dimostrazioni cascano, perch e' non prova esser finito e terminato se non quello dell'universo che  mobile. Ma per non multiplicar le dispute, concedasi per ora che il mondo sia finito, sferico, ed abbia il suo centro: e gi che tal figura e centro si  argomentato dalla mobilit, non sar se non molto ragionevole se da gl'istessi movimenti circolari de' corpi mondani noi andremo alla particolar investigazione del sito proprio di tal centro; anzi Aristotile medesimo ha egli pur nell'istessa maniera discorso e determinato, facendo centro dell'universo quell'istesso intorno al quale tutte le celesti sfere si girano e nel quale ha creduto venir collocato il globo terrestre. Ora ditemi, signor Simplicio: quando Aristotile si trovasse costretto da evidentissime esperienze a permutar in parte questa sua disposizione ed ordine dell'universo, ed a confessare d'essersi ingannato in una di queste due proposizioni, cio o nel por la Terra nel centro, o nel dir che le sfere celesti si movessero intorno a cotal centro, qual delle due confessioni credete voi ch'egli eleggesse? 
   SIMP. Credo che quando il caso accadesse, i Peripatetici...
   SALV. Non domando de i Peripatetici, domando d'Aristotile medesimo; ch quanto a quelli so benissimo ci che risponderebbero. Essi, come reverentissimi ed umilissimi mancipii d'Aristotile, negherebbero tutte l'esperienze e tutte l'osservazioni del mondo, e recuserebbero anco di vederle, per non le avere a confessare, e direbbero che il mondo sta come scrisse Aristotile, e non come vuol la natura, perch, toltogli l'appoggio di quell'autorit, con che vorreste che comparissero in campo? E per ditemi pure quel che voi stimate che fusse per far Aristotile medesimo. 
   SIMP. Veramente non mi saprei risolvere, qual de' due inconvenienti e' fusse per reputar minore. 
   SALV. Non usate, di grazia, questo termine di chiamar inconveniente quel che potrebb'esser necessario che fusse cos. Inconveniente fu il voler por la Terra nel centro delle celesti revoluzioni. Ma gi che voi non sapete in qual parte e' fusse per inclinare, stimandolo io uomo di grand'ingegno andiamo esaminando qual delle due elezioni sia la pi ragionevole, e quella reputiamo che fusse la ricevuta da Aristotile. Ripigliando dunque il nostro ragionamento da principio, e posto, in grazia d'Aristotile, che il mondo (della grandezza del quale non abbiamo sensata notizia oltre alle stelle fisse), come quello che  di figura sferica e circolarmente si muove, abbia necessariamente, e rispetto alla figura e rispetto al moto, un centro, ed essendo noi oltre a ci sicuri che dentro alla sfera stellata sono molti orbi, l'uno dentro all'altro, con loro stelle, che pur circolarmente si muovono, si cerca quel che sia pi ragionevol credere e dire, che questi orbi contenuti si muovano intorno all'istesso centro del mondo, o pure intorno ad altro assai lontano da quello. Dite ora, signor Simplicio, il parer vostro circa questo particolare. 
   SIMP. Quando noi potessimo fermarci sopra questo solo presupposto, e che fussimo sicuri di non poter incontrar qualche altra cosa che ci disturbasse, io direi che molto pi ragionevol fusse il dire che il continente e le parti contenute si movesser tutte circa un comun centro, che sopra diversi. 
   SALV. Ora, quando sia vero che 'l centro del mondo sia l'istesso che quello intorno al quale si muovono gli orbi de i corpi mondani, cio de' pianeti, certissima cosa  che non la Terra, ma pi tosto il Sole, si trova collocato nel centro del mondo; talch, quanto a questa prima semplice e generale apprensione, il luogo di mezo  del Sole, e la Terra si trova tanto remota dal centro quanto dall'istesso Sole. 
   SIMP. Ma da che argumentate voi che non la Terra, ma il Sole, sia nel centro delle conversioni de' pianeti? 
   SALV. Concludesi da evidentissime, e perci necessariamente concludenti, osservazioni, delle quali le pi palpabili, per escluder la Terra da cotal centro e collocarvi il Sole, sono il ritrovarsi tutti i pianeti ora pi vicini ed ora pi lontani dalla Terra, con differenze tanto grandi, che, verbigrazia, Venere lontanissima si trova sei volte pi remota da noi che quando ell' vicinissima, e Marte si inalza quasi otto volte pi in uno che in un altro stato. Vedete intanto se Aristotile s'ingann di qualche poco in creder che e' fussero sempre egualmente remoti da noi. 
   SIMP. Quali poi sono gl'indizii che i movimenti loro sieno intorno al Sole? 
   SALV. Si argomenta ne i tre pianeti superiori, Marte Giove e Saturno, dal trovarsi sempre vicinissimi alla Terra quando sono all'opposizion del Sole, e lontanissimi quando sono verso la congiunzione; e questo avvicinamento ed allontanamento importa tanto, che Marte vicino si vede ben 60 volte maggiore che quando  lontanissimo. Di Venere poi e di Mercurio si ha certezza del rivolgersi intorno al Sole dal non si allontanar mai molto da lui e dal vedersegli or sopra ed or sotto, come la mutazion di figure in Venere  conclude necessariamente. Della Luna  vero che ella non si pu in verun modo separar dalla Terra, per le ragioni che pi distintamente nel progresso si produrranno. 
   SAGR. Io mi aspetto d'aver a sentir cose ancor pi meravigliose, dependenti da questo movimento annuo della Terra, che non sono state le dependenti dalla conversione diurna.
   SALV. Voi non v'ingannate punto: perch, quanto all'operar il moto diurno ne' corpi celesti, non fu n potette esser altro che il farci apparir l'universo precipitosamente scorrer in contrario; ma questo moto annuo, mescolandosi con i moti particolari di tutti i pianeti, produce moltissime stravaganze, le quali hanno fatto sin ora perder la scherma a tutti i maggiori uomini del mondo. Ma ritornando alle prime apprensioni generali, replico che il centro delle celesti conversioni de i cinque pianeti, Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio,  il Sole; e sar del moto della Terra ancora, se ci succeder di metterla in cielo. Quanto poi alla Luna, questa ha un moto circolare intorno alla Terra, dalla quale (come ho gi detto) in modo alcuno non si pu separare; ma non per resta ella d'andare intorno al Sole insieme con la Terra co 'l movimento annuo. 
   SIMP. Io non resto ancora ben capace di questa struttura; e forse co 'l farne un poco di disegno s'intender meglio, e pi agevolmente si potr discorrere intorno ad essa.
   SALV. E cos sia: anzi, per vostra maggior sodisfazione e meraviglia insieme, voglio che voi stesso la disegniate, e veggiate come, non credendo d'intenderla, ottimamente la capite; e solo co 'l risponder alle mie interrogazioni la descriverrete puntualmente. Pigliate dunque un foglio e le seste: e sia questa carta bianca l'immensa espansione dell'universo, nella quale voi avete a distribuire ed ordinar le sue parti conforme a che la ragione vi detter. E prima, essendo che senza mio insegnamento voi tenete per fermo la Terra esser collocata in questo universo, per notate un punto a vostro beneplacito, intorno al quale voi intendete ella esser collocata, e contrassegnatelo con qualche carattere.
   SIMP. Sia questo, segnato A, il luogo del globo terrestre.
   SALV. Bene sta. So, secondariamente, che voi sapete benissimo che essa Terra non  dentro al corpo solare, n meno a quello contigua, ma per certo spazio distante; e per assegnate al Sole qual altro luogo pi vi piace, remoto dalla Terra a vostro beneplacito e questo ancora contrassegnate. 
   SIMP. Ecco fatto: sia il luogo del corpo solare questo, segnato O.
   SALV. Stabiliti questi due, voglio che pensiamo di accomodar il corpo di Venere in tal maniera, che lo stato e movimento suo possa sodisfar a ci che di essi ci mostrano le sensate apparenze; e per riducetevi a memoria quello che, o per i discorsi passati o per vostre proprie osservazioni, avete compreso accadere in tale stella; e poi assegnatele quello stato che vi parr convenirsele.
 vedi figura 20

   SIMP. Posto che sieno vere le apparenze narrate da voi, e che ho lette ancora nel libretto delle conclusioni, cio che tale stella non si discosti mai dal Sole oltre a certo determinato intervallo di 40 e tanti gradi, s che ella gi mai non arrivi non solamente all'opposizion del Sole, ma n anco al quadrato, n tampoco all'aspetto sestile; e pi, che ella si mostri in un tempo quasi 40 volte maggiore che in altro tempo, cio grandissima quando, sendo retrograda, va alla congiunzion vespertina del Sole, e piccolissima quando con movimento diretto va alla congiunzion mattutina; e di pi, sendo vero che quando ella appar grandissima, si mostri di figura cornicolata, e quando appar piccolissima, si vegga rotonda perfettamente; sendo, dico, vere cotali apparenze, non veggo che si possa sfuggire di affermare, tale stella raggirarsi in un cerchio intorno al Sole, poich tal cerchio in niuna maniera si pu dire che abbracci e dentro di s contenga la Terra, n meno che sia inferiore al Sole, cio tra esso e la Terra, n anco superior al Sole. Non pu tal cerchio abbracciar la Terra, perch Venere verrebbe talvolta all'opposizion del Sole; non pu esser inferiore, perch Venere circa l'una e l'altra congiunzione co 'l Sole si mostrerebbe falcata; n pu esser superiore, perch si mostrerebbe sempre rotonda, n mai cornicolata. E per per il ricetto di lei segner il cerchio C H intorno al Sole, senza che egli abbracci la Terra. 
   SALV. Accomodata Venere,  bene che pensiate a Mercurio, il quale, come sapete, trattenendosi sempre intorno al Sole, molto meno da lui si allontana che Venere, per considerate qual luogo convenga assegnargli.
   SIMP. Non  dubbio che, immitando egli Venere, accomodatissima stanza sar per lui un minor cerchio dentro a questo di Venere, e pure intorno al Sole, essendo, massime della sua vicinit al Sole, argomento ed indizio assai concludente la vivacit del suo splendore sopra quello di Venere e de gli altri pianeti: potremo dunque con tal fondamento segnare il suo cerchio, notandolo con li caratteri B G. 
   SALV. Marte poi dove lo metteremo? 
   SIMP. Marte, perch viene all'opposizion del Sole,  necessario che co 'l suo cerchio abbracci la Terra: ma veggo ch'e' bisogna per necessit ch'egli abbracci il Sole ancora; imperocch, venendo alla congiunzion co 'l Sole, se e' non gli passasse di sopra, ma gli fusse inferiore, apparirebbe cornicolato, come fa Venere e la Luna; ma egli si mostra sempre rotondo; adunque  necessario che egli includa dentro al suo cerchio non meno il Sole che la Terra. E perch mi sovviene che voi abbiate detto che quando esso  all'opposizion del Sole si mostra 60 volte maggiore che quando  verso la congiunzione, parmi che molto bene si accomoder a queste apparenze un cerchio intorno al centro del Sole e che abbracci la Terra, quale io noto adesso e contrassegno D I: dove Marte nel punto D  vicinissimo alla Terra, ed  opposto al Sole; ma quando  nel punto I,  alla congiunzion co 'l Sole, ma lontanissimo dalla Terra. E perch l'istesse apparenze si osservano in Giove ed in Saturno, se ben con assai minor diversit in Giove che in Marte, e con minor ancora in Saturno che in Giove, mi par comprendere che molto acconciamente sodisfaremo anco a questi due pianeti con due cerchi pur intorno al Sole, e questo primo per Giove segnandolo E L, ed un altro superiore per Saturno notato F M. 
   SALV. Voi sin qui vi sete portato egregiamente. E perch (come vedete) l'appressamento e discostamento de' tre superiori vien misurato dal doppio della distanza tra la Terra e 'l Sole, questa fa maggior diversit in Marte che in Giove, per essere il cerchio D I di Marte minore del cerchio E L di Giove; e similmente perch questo E L  minore del cerchio F M di Saturno, la medesima diversit  ancor minore in Saturno che in Giove: e ci puntualmente risponde all'apparenze. Resta ora che pensiate di assegnare il luogo alla Luna. 
   SIMP. Seguendo l'istesso metodo, che mi par concludentissimo, poich veggiamo che la Luna viene alla congiunzione ed all'opposizione del Sole,  necessario dire che il suo cerchio abbracci la Terra; ma non bisogna gi che egli abbracci il Sole, perch quando ella fusse verso la congiunzione, non si mostrerebbe falcata, ma sempre rotonda e piena di lume; oltre che gi mai non potrebbe ella farci, come spesse volte fa, l'eclisse del Sole, con l'interporsi tra esso e noi. E dunque necessario assegnarle un cerchio intorno alla Terra, qual sarebbe questo N P, s che costituita in P ci apparisca dalla Terra A congiunta co 'l Sole, onde possa talora eclissarlo, e posta in N si vegga opposta al Sole, ed in tale stato possa cadere nell'ombra della Terra ed oscurarsi
   SALV. Ora che faremo, signor Simplicio, delle stelle fisse? Vogliamole por disseminate per gl'immensi abissi dell'universo, in diverse lontananze da qualsivoglia determinato punto, o pur collocate in una superficie sfericamente distesa intorno a un suo centro, s che ciascheduna di loro sia dal medesimo centro egualmente distante?
   SIMP. Pi tosto torrei una strada di mezo, e gli assegnerei un orbe descritto intorno a un determinato centro e compreso dentro a due superficie sferiche, cio una altissima concava e l'altra inferiore convessa tra le quali costituirei l'innumerabil moltitudine delle stelle, ma per in diverse altezze; e questa si potrebbe chiamar la sfera dell'universo, continente dentro di s gli orbi de i pianeti, gi da noi disegnati.
   SALV. Adunque gi aviamo noi, signor Simplicio, sin qui ordinati i corpi mondani giusto secondo la distribuzion del Copernico, e ci si  fatto di propria mano vostra: e di pi a tutti avete voi assegnati movimenti proprii, eccettuatone il Sole, la Terra e la sfera stellata, ed a Mercurio con Venere avete attribuito il moto circolare intorno al Sole senza abbracciar la Terra: intorno al medesimo Sole fate muover li tre superiori, Marte, Giove e Saturno, comprendendo la Terra dentro a i cerchi loro; la Luna poi non pu muoversi in altra maniera che intorno alla Terra, senza abbracciar il Sole: e pure in questi moti convenite voi ancora co 'l medesimo Copernico. Restano ora da decidere, tra il Sole, la Terra e la sfera stellata, tre cose: cio la quiete che apparisce esser della Terra; il movimento annuo sotto il zodiaco, che apparisce esser del Sole; e il movimento diurno, che apparisce esser della sfera stellata, con participarlo a tutto il resto dell'universo, eccettuatone la Terra. Ed essendo vero che tutti gli orbi de' pianeti, dico di Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, si muovono intorno al Sole, come centro loro, di esso Sole par tanto pi ragionevole che sia la quiete che della Terra, quanto di sfere mobili  pi ragionevole che il centro stia fermo che alcun altro luogo da esso centro remoto: alla Terra, dunque, la qual resta costituita in mezo a parti mobili, dico tra Venere e Marte, che l'una fa la sua revoluzione in nove mesi e l'altro in due anni, molto acconciamente si pu attribuire il movimento d'un anno, lasciando la quiete al Sole. E quando ci sia, segue per necessaria conseguenza che anco il moto diurno sia della Terra: imperocch se, stando fermo il Sole, la Terra non si rivolgesse in se stessa, ma solo avesse il movimento annuo intorno al Sole, il nostro anno non sarebbe altro che un giorno ed una notte, cio sei mesi di giorno e sei mesi di notte, com'altra volta s' detto. Vedete poi quanto acconciamente vien levato dall'universo il precipitosissimo moto delle 24 ore, e come le stelle fisse, che sono tanti Soli, conforme al nostro Sole godono una perpetua quiete. Vedete in oltre quanta agevolezza si trovi in questo primo abbozzamento, per render le ragioni di apparenze tanto grandi ne' corpi celesti.
   SAGR. Io la scorgo benissimo; ma s come voi da questa simplicit raccogliete gran probabilit per la verit di cotal sistema, altri forse per l'opposito ne potrebbe far contrarie deduzioni, dubitando, non senza ragione, come, essendo tal costituzione antichissima de' Pittagorici e tanto bene accomodata all'apparenze, abbia poi nel progresso di migliaia d'anni auto cos pochi seguaci, e sia sin da Aristotile medesimo stata rifiutata, e doppo l'istesso Copernico vadia continuando nell'istessa fortuna.

SALV. Se voi, signor Sagredo, vi foste alcuna volta abbattuto, s com'io molte e molte volte incontrato mi sono, a sentir quali sorte di scempiezze bastano a render contumace ed impersuasibile il vulgo al prestar l'orecchio, non che l'assenso, a queste novit, credo che assai in voi si diminuirebbe la meraviglia del trovarsi cos pochi seguaci di tale opinione; ma poca stima, per mio parere, si deve fare di cervelli a i quali, per confermargli e fissamente ritenergli nell'immobilit della Terra, concludentissima dimostrazione  il vedere come stamani non saranno a desinar in Costantinopoli n stasera a cena nel Giappone, e che son certi che la Terra, come gravissima, non pu montar su sopra il Sole e poi a rompicollo calare a basso. Di questi tali, il numero de' quali  infinito, non bisogna tener conto n registrar le loro sciocchezze e cercar di fare acquisto d'uomini nella cui difinizione entra solo il genere e manca la differenza, per avergli per compagni nelle opinioni sottilissime e delicatissime. In oltre, qual guadagno credereste voi di poter mai fare con tutte le dimostrazioni del mondo in cervelli tanto stolidi, che non sono per se stessi bastanti a conoscer le lor cos estreme pazzie? Ma la mia, signor Sagredo,  molto differente dalla vostra meraviglia: voi vi maravigliate che cos pochi siano seguaci della opinione de' Pitagorici; ed io stupisco come si sia mai sin qui trovato alcuno che l'abbia abbracciata e seguita, n posso a bastanza ammirare l'eminenza dell'ingegno di quelli che l'hanno ricevuta e stimata vera, ed hanno con la vivacit dell'intelletto loro fatto forza tale a i proprii sensi, che abbiano possuto antepor quello che il discorso gli dettava, a quello che le sensate esperienze gli mostravano apertissimamente in contrario. Che le ragioni contro alla vertigine diurna della Terra, gi esaminate da voi, abbiano grandissima apparenza, gi l'abbiamo veduto, e l'averle ricevute per concludentissime i Tolemaici, gli Aristotelici e tutti i lor seguaci,  ben grandissimo argomento della loro efficacia; ma quelle esperienze che apertamente contrariano al movimento annuo, son ben di tanto pi apparente repugnanza, che (lo torno a dire) non posso trovar termine all'ammirazion mia, come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragion tanta violenza al senso, che contro a questo ella si sia fatta padrona della loro credulit.
   SAGR. Adunque siamo per avere altri contrasti gagliardi contro a questo movimento annuo ancora? 
   SALV. Siamo; e tanto evidenti e sensati, che se senso superiore e pi eccellente de i comuni e naturali  non si accompagnava con la ragione, dubito grandemente che io ancora sarei stato assai pi ritroso contro al sistema Copernicano, di quello che stato non sono doppo che pi chiara lampada che la consueta mi ha fatto lume 
   SAGR. Or dunque, signor Salviati, vegnamo, come si dice, alle strette, ch ogni parola che si spende in altro mi par gettata via.
   SALV. Eccomi a servirvi.
 SIMP. Di grazia, signori, permettetemi che io riduca a tranquillit la mia mente, che ora mi ritrovo molto fluttuante per certo particolare pur ora tocco dal signor Salviati, acci che io possa poi, spianate che siano l'onde, pi distintamente ricever le vostre specolazioni: imper che non ben s'imprimano le spezie nello speccio ondeggiante, come il Poeta latino graziosamente ci espresse dicendo: ... <I>nuper me in littore vidi cum placidum ventis staret mare</I>. (27) 
   SALV. Voi avete molto ben ragione, e per dite i vostri dubbii 
   SIMP Voi avete ultimamente spacciati per egualmente d'ingegno ottuso quelli che negano alla Terra il moto diurno, perch non si veggono da quello trasportare in Persia o nel Giappone, e quelli che son contrarianti al moto annuo per la repugnanza che sentono nel dovere ammettere che la vastissima e gravissima mole del globo terrestre possa sollevarsi in alto e quindi calare abasso, come converrebbe che facesse quando intorno al Sole con tal movimento si rigirasse: ed io, non prendendo rossore d'essere annumerato tra questi sciocchi, sento l'istessa repugnanza nel mio cervello, quanto per a questo secondo punto che oppone al moto annuo, e massimamente mentre veggo quanta resistenza faccia all'esser mossa anco per piano, non dir una montagna ma una pietra che piccola parte sia d'una rupe alpestre. Per, non disprezzando affatto simili instanze, vi prego a risolverle, e non solo per me, quanto per altri, a i quali sembrano concludentissime; perch ho per assai difficile che alcuno per semplice che sia, conosca e confessi la sua semplicit, mosso dal solo sentirsi reputare per tale. 
   SAGR. Anzi, quanto pi semplice, tanto pi sar egli impersuasibile del suo difetto. E con questa occasione vo considerando come non solamente per sodisfare al signor Simplicio, ma per altro rispetto ancora, non meno importante,  bene risolver questa ed altre instanze di simil sorte, poich si vede che non mancano uomini, nella comune filosofia ed in altre scienze versatissimi, che, per mancamento o dell'astronomia o delle matematiche o di qual altra facolt si sia che acuisce l'ingegno alla penetrazion del vero, restano persuasi da discorsi tanto vani: per lo che mi par degna di commiserazione la condizione del povero Copernico, il quale non si pu tener sicuro che la censura delle sue dottrine non possa per avventura cadere in mano di persone, che non sendo abili a restar capaci delle sue ragioni sottilissime e per ci difficili ad esser comprese ma ben di gi persuasi da simili vane apparenze della falsit di quelle, per false e per erronee le vadano predicando. Per lo che, quando non si potessero render capaci di quelle pi astruse,  bene procurare che conoscano la nullit di queste altre, dalla qual cognizione venga moderato il giudizio e la condanna della dottrina che ora tengano per erronea. Recher dunque due altre obiezzioni, ma contro al moto diurno, le quali non  molto che sentii produrre da persone di gran litteratura, e poi verremo al moto annuo. La prima fu, che quando fusse vero che non il Sole e l'altre stelle si sollevassero sopra l'orizonte orientale, ma che la parte orientale della Terra se gli abbassasse sotto, restando quelle immobili, bisognerebbe che di l a poche ore le montagne situate a levante declinando in gi mediante la conversion del globo terrestre, si riducessero in tale stato, che dove poco fa per ascendere al lor giogo conveniva caminare all'erta, convenisse di poi, per condursi lass, scendere alla china. L'altra fu, che quando il moto diurno fusse della Terra, doverebbe esser tanto veloce, che uno costituito nel fondo di un pozzo non potrebbe se non per un momento di tempo vedere una stella che gli fusse sopra 'l vertice, non la potendo egli vedere se non quel brevissimo tempo nel quale passa 2 o 3 braccia della circonferenza della Terra, ch tanta sar la larghezza del pozzo: tutta via si vede per esperienza che il passaggio apparente di tale stella, nel traversare il pozzo, consuma assai lungo tempo; argomento necessario che la bocca del pozzo non si muove altramente con quella furia che converrebbe alla diurna conversione, e, per consequenza, che la Terra  immobile. 
   SIMP. Di questi 2 argomenti, il secondo veramente mi pare assai concludente: ma quanto al primo, crederei di potermi da per me stesso disbrigare, mentre considero che l'istesso  che il globo terrestre, rivolgendosi intorno al proprio centro porti una montagna verso levante, che se, stando fermo il globo, la montagna, svelta dalla radice, fusse strascicata sopra la Terra; ed il portare il monte sopra la superficie della Terra non veggo che sia differente operazione dal condurre una nave per la superficie del mare: onde, tuttavolta che l'instanza del monte valesse, ne seguirebbe parimente che, continuando la nave il suo viaggio, discostata che ella si fusse da i nostri porti per molti gradi, ci convenisse per andare sopra 'l suo albero non pi salire, ma muoversi per la piana e poi ancora scendere, il che non accade, n io ho mai sentito alcun marinaro, <I>etiam</I> di quelli che hanno circondato tutto 'l globo, che ponga differenza veruna circa tale operazione, n intorno ad alcun altro ministerio che si faccia in nave, per ritrovarsi il vassello pi in questa che in qualsivoglia altra parte. 
   SALV. Voi molto ben discorrete: e se all'autore di quella instanza fusse mai caduto in mente di considerare che la sua vicina montagna, postagli a levante, quando il globo terrestre girasse, di l a 2 ore per tal moto si troverebbe condotta col dove ora si trova, verbigrazia, il monte Olimpo o 'l Carmelo, arebbe compreso come dal suo proprio modo di argomentare si costrigneva a credere e confessare che per andare nel vertice di detti monti, <I>de facto</I> conviene sciendere. Questi sono di quei cervelli atti a negar gli antipodi, atteso che non si pu caminare col capo all'ingi e coi piedi attaccati al palco; questi da concetti veri, ed anco perfettamente intesi da loro, non sanno poi dedur soluzioni facilissime a i lor dubbi: voglio dire che benissimo intendono che il gravitare e lo sciendere  tendere verso 'l centro del globo terrestre, e che 'l salire  il discostarsene; si perdono poi nell'intendere che gli antipodi nostri per sostenersi e caminare non hanno difficolt veruna, perch fanno giusto come noi, cio tengono le piante de' piedi verso 'l centro della Terra e 'l capo verso 'l cielo. 
   SAGR. E pur sappiamo, uomini in altre dottrine di subblimi ingegni essersi abbagliati in tali cognizioni; dal che tanto maggiormente vien confermato quello che pur ora dicevo, cio che  bene rimuover tutte le obbiezzioni, ancor che debolissime: e per rispondasi pur ancora a quei del pozzo. 
   SALV Questo secondo argomento ha bene in apparenza un non so che pi del concludente; tutta via io tengo per fermo che quando si potesse interrogare quell'istesso a chi e' sovvenne, acci meglio si spiegasse con dichiarare qual sia precisamente l'effetto che dovrebbe seguire, e che gli par che non segua, posta la conversion diurna esser della Terra, credo, dico, che egli si avvilupperebbe nell'espor la sua difficolt con le sue conseguenze, forse non meno di quel ch' e' farebbe nello svilupparsene col pensarvi. 
   SIMP. S'io debbo dire 'l vero, stimo certo che cos accaderebbe, imper che io ancora di presente mi trovo nella medesima confusione: perch mi pare che l'argomento stringa, quanto alla prima apprensione; ma all'incontro veggo come per nebbia che se il discorso procedesse rettamente, quella immensa rapidit di corso che si dovrebbe scorger nella stella quando il moto fusse della Terra, si doverebbe ancora, anzi molto pi, scorger nella medesima quando il moto fusse suo, dovendo esser molte migliaia di volte pi veloce nella stella che nella Terra. All'incontro poi, l'aversi a perder la vista della stella per il solo trapasso della bocca del pozzo, che sar poi 2 o tre braccia di diametro, mentre il pozzo con la Terra ne trapassano assai pi di 2.000.000 in un'ora, par ben che abbia da esser cosa tanto momentanea, che n anco possa esser compresa; e pur dal fondo del medesimo pozzo per assai lungo spazio di tempo vien ella veduta. Per vengo in desiderio d'esser ridotto in chiaro di questo negozio.
   SALV. Ora mi confermo io maggiormente nel credere la confusione dell'autor dell'instanza, mentre veggo che voi ancora, signor Simplicio, adombrate, n ben possedete, quello che dir vorreste: il che raccolgo io principalmente dal tralasciar voi una distinzione, che  un punto principalissimo in questa faccenda. Per ditemi se nel far questa esperienza, dico di questo trapasso di stella sopra la bocca del pozzo, voi fate differenza veruna dall'essere il pozzo pi o men profondo, cio dall'esser quello che osserva pi o men distante dalla bocca; perch non vi ho sentito far caso sopra ci. 
   SIMP. Veramente non ci ho applicato il pensiero, ma ben la vostra interrogazione mi sveglia la mente, e mi accenna, tal distinzione dovere esser necessariissima; e gi comincio a comprendere che per determinare il tempo di tal passaggio, la profondit del pozzo pu per avventura arrecar diversit non minore che la larghezza. 
   SALV. Anzi pur vo io dubitando che la larghezza non ci abbia che far niente, o pochissimo. 
   SIMP. E pur mi pare che dovendo scorrer 10 braccia di larghezza ricerchi dieci volte pi tempo che il trapasso di un braccio: e son sicuro che una barchetta lunga 10 braccia prima mi trapasser innanzi alla vista, che una galera lunga cento. 
   SALV. E pur persistiamo ancora in quello inveterato concetto, di non ci muover se non tanto quanto le nostre gambe ci portano. Questo che voi dite, signor Simplicio mio  vero quando l'oggetto veduto si muove stando voi fermo a osservarlo; ma se voi sarete nel pozzo quando il pozzo e voi insieme siate portati dalla terrestre conversione non vedete voi che n in un'ora n in mille n in eterno sarete trapassato dalla bocca del pozzo? Quello che in tal caso operi in voi il muoversi o non muoversi la Terra, non pu riconoscersi nella bocca del pozzo, ma in altro oggetto separato e che non partecipi della medesima condizione dico di moto o di quiete. 
   SIMP. Tutto sta bene: ma posto che io, stando nel pozzo, sia portato di conserva con esso dal moto diurno, e che la stella da me veduta sia immobile, non essendo l'apertura del pozzo, che sola d il passaggio alla mia vista, pi di tre braccia de i tanti milioni di braccia del resto della superficie terrestre, che la vista m'impedisce, come potr essere il tempo della veduta sensibil parte di quello dell'occultazione?
   SALV. E pur ricadete nel medesimo equivoco: ed in effetto sete bisognoso di chi v'aiuti a uscirne. Non , signor Simplicio, la larghezza del pozzo quella che misura il tempo dell'apparizion della stella, perch cos la vedreste perpetuamente, essendo che perpetuamente la bocca del pozzo d il transito alla vostra vista; ma tal misura si deve prendere dalla quantit del cielo immobile, che per l'apertura del pozzo vi resta visibile. 
   SIMP. Ma quello che mi si scuopre del cielo non  egli tal parte di tutta la sfera celeste, quale  la bocca del pozzo di tutta la terrestre? 
   SALV. Voglio che vi rispondiate da voi medesimo; per ditemi, se la bocca del medesimo pozzo  sempre la medesima parte della superficie terrena.
   SIMP. + senza dubbio la medesima sempre.
   SALV. E la parte del cielo veduta da quello che  nel pozzo,  ella sempre la medesima quantit di tutta la sfera celeste?
   SIMP. Ora comincio a disottenebrarmi la mente e a intender quello che poco fa mi accennaste, e che la profondit del pozzo ha che fare assai nel presente negozio; perch non  dubbio che quanto pi si allontaner l'occhio dalla bocca del pozzo, minor parte del cielo si scoprir, la qual poi, in consequenza, pi presto verr trapassata e persa di vista da colui che dal profondo del pozzo la rimirer 
   SALV. Ma vv'egli luogo alcuno nel pozzo dal quale si scoprisse tal parte appunto della celeste sfera, quale  la bocca del pozzo della superficie terrena? 
   SIMP. Parmi che quando si profondasse il pozzo sino al centro della Terra, forse di l si scoprirebbe una parte di cielo, che sarebbe di lui quale  il pozzo della Terra. Ma discostandosi dal centro e salendo verso la superficie, si vien sempre scoprendo parte maggiore di esso cielo. 
   SALV. E finalmente, posto l'occhio nel piano della bocca del pozzo, si scuopre la met del cielo o pochissimo meno, per la qual passare (dato che noi fussimo sotto l'equinoziale) ci vuol 12 ore di tempo. 
   Gi vi ho disegnato la forma del sistema Copernicano: contro alla verit del quale muove prima fierissimo assalto Marte istesso, il quale, quando fusse vero che variasse tanto le sue distanze dalla Terra che dalla minima alla massima lontananza ci fusse differenza quanto  due volte dalla Terra al Sole, sarebbe necessario che quando  a noi vicinissimo si mostrasse il suo disco pi di 60 volte maggiore di quello che si mostra quando  lontanissimo; tuttavia tal diversit di apparente grandezza non ci si scorge, anzi nella opposizione al Sole, quando  vicino alla Terra, non si mostra n anco 4 o 5 volte pi grande che quando, verso la congiunzione, viene occultato sotto i raggi del Sole. Altra e maggior difficult ci fa Venere, che se girando intorno al Sole, come afferma il Copernico, gli fusse ora sopra ed ora sotto, allontanandosi ed appressandosi a noi quanto verrebbe ad esser il diametro del cerchio da lei descritto, quando fusse sotto il Sole e a noi vicinissima, dovrebbe il suo disco mostrarcisi poco meno di 40 volte maggiore che quando  superiore al Sole, vicina all'altra sua congiunzione; tutta via la differenza  quasi impercettibile. Aggiugnesi un'altra difficult: che quando il corpo di Venere sia per se stesso tenebroso, e solo risplenda, come la Luna, per l'illuminazion del Sole, come par ragionevole, quando ella si ritrova sotto il Sole, dovrebbe mostrarcisi falcata, come la Luna quando parimente ell' vicina al Sole: accidente che in lei non apparisce; per lo che il Copernico pronunzi che ella o fusse lucida per se medesima, o che la sua materia fusse tale, che potesse imbeversi del lume solare e quello trasmettere per tutta la sua profondit, s che potesse mostrarcisi sempre risplendente: ed in questo modo scus il Copernico il non mutar figura in Venere, ma della poco variata grandezza di lei non disse cosa veruna, e di Marte assai meno del suo bisogno, credo per non poter a sua sodisfazion salvare un'apparenza tanto repugnante alla sua posizione: e pur, persuaso da tanti altri rincontri, ci si mantenne, e l'ebbe per vera. Oltre a queste cose, il far che tutti i pianeti, insieme con la Terra, si muovano intorno al Sole, come centro delle lor conversioni, e che la Luna sola perturbi cotale ordine, ed abbia il suo movimento proprio intorno alla Terra, e che insieme insieme ed essa e la Terra e tutta la sfera elementare si muova in un anno intorno al Sole, par che alteri in guisa l'ordine, che lo renda inverisimile e falso. Queste son quelle difficult che mi fanno maravigliare come Aristarco e il Copernico, che non pu esser che non l'abbiano osservate, non le avendo poi potute risolvere, ad ogni modo abbiano per altri mirabili riscontri confidato tanto in quello che la ragione gli dettava, che pur confidentemente abbiano affermato, non poter la struttura dell'universo avere altra forma che la da loro disegnata. Ci sono poi altre gravissime e bellissime difficult, non cos agevoli da esser risolute da gli ingegni mediocri, ma per penetrate e dichiarate dal Copernico, le quali noi rimetteremo pi di sotto, doppo che averemo risposto ad altre opposizioni di altri, che si mostrano contrarie a questa posizione. Ora venendo alle dichiarazioni e risposte alle tre addotte gravissime obiezioni, dico che le due prime non solamente non contrariano al sistema Copernicano, ma grandemente ed assolutamente lo favoriscono; perch e Marte e Venere si mostrano diseguali a se stessi, secondo le proporzioni assegnate, e Venere sotto il Sole si mostra falcata, e va puntualmente mutando sue figure nello stesso modo che fa la Luna. 
   SAGR. Ma com' stato questo occulto al Copernico, e manifesto a voi? 
   SALV. Queste cose non possono esser comprese se non co 'l senso della vista, il quale da natura non  stato conceduto a gli uomini tanto perfetto, che sia potuto arrivare a discerner tali differenze; anzi pur lo strumento stesso del vedere a se medesimo reca impedimento: ma doppo che all'et nostra  piaciuto a Dio di concedere all'umano ingegno tanto mirabil invenzion, di poter perfezionar la nostra vista co 'l multiplicarla 4, 6, 10, 20, 30 e 40 volte, infiniti oggetti che, o per la loro lontananza o per la loro estrema piccolezza, ci erano invisibili, si sono co 'l mezo del telescopio resi visibilissimi. 
   SAGR. Ma Venere e Marte non sono de gli oggetti invisibili per la lor lontananza o piccolezza, anzi pur gli comprendiamo noi con la semplice vista naturale: perch dunque non distinguiamo noi le differenze delle grandezze e figure loro?
   SALV. In questo ci ha gran parte l'impedimento del nostro occhio stesso, come pur ora vi ho accennato, dal quale gli oggetti risplendenti e lontani non ci vengono rappresentati semplici e schietti; ma ce gli porge inghirlandati di raggi avventizii e stranieri, cos lunghi e folti, che il lor nudo corpicello ci si mostra ingrandito 10, 20, 100 e mille volte pi di quello che ci si rappresenterebbe quando se gli levasse il capellizio radioso non suo. 
   SAGR. Ora mi sovviene d'aver letto non so che in questa materia, non so se nelle <I>Lettere Solari</I> o nel <I>Saggiatore</I> del nostro amico comune: ma non sar se non bene, s per ridurlo in memoria a me s per intelligenza del signor Simplicio, che forse non ha viste tali scritture, dichiararci pi distintamente come sta questo negozio, la cui cognizione penso che sia molto necessaria per ben restar capace di quello che ora si tratta. 
   SIMP. A me veramente giugne nuovo tutto quello che di presente vien portato dal signor Salviati; ch, per dire il vero, non ho auto curiosit di legger cotesti libri, n ho sin qui prestato molta fede all'occhiale nuovamente introdotto, anzi, seguendo le pedate de gli altri filosofi peripatetici miei consorti, ho creduto esser fallacie e inganni de i cristalli quelle che altri hanno ammirate per operazioni stupende: e per, quando io sia sin qui stato in errore, mi sar caro d'esserne cavato; e allettato dall'altre novit udite da voi, star pi attentamente a sentire il resto.
   SALV. La confidenza che hanno questi tali uomini del proprio loro accorgimento  non meno fuor di ragione di quel che sia la poca stima che fanno del giudizio altrui; ed  gran cosa che si stimino atti a poter giudicar meglio d'un tale strumento senza averlo mai sperimentato, che quelli che mille e mille esperienze ne hanno fatte e ne fanno ogni giorno. Ma lasciamo, di grazia, questa sorta di pervicaci, che non si possono n anco tassare senza onorargli pi che non meritano: e tornando al nostro proposito, dico che gli oggetti risplendenti, o sia che il loro lume si refranga nella umidit che  sopra le pupille, o si refletta ne gli orli delle palpebre, spargendo i suoi raggi reflessi sopra le medesime pupille, o sia pur per altra cagione, si mostrano all'occhio nostro circondati di nuovi raggi, e perci maggiori assai di quello che ci si rappresenterebbero i corpi loro spogliati di tale irradiazione; e questo ingrandimento si fa con maggiore e maggior proporzione secondo che tali oggetti lucidi son minori e minori, in quella guisa appunto che se noi supponessimo che il ricrescimento de' crini risplendenti fusse, verbigrazia, quattro dita, la qual giunta fatta intorno a un cerchio che avesse quattro dita di diametro accrescerebbe nove volte la sua apparente grandezza, ma...
   SIMP. Dubito che voi abbiate voluto dir tre volte; perch aggiunto quattro dita di qua e quattro di l al diametro d'un cerchio che sia pur quattro dita, si viene a triplicar la sua quantit, e non a crescerla nove volte.
   SALV. Un poco di geometria, signor Simplicio. + vero che 'l diametro cresce tre volte, ma la superficie, che  quella della quale noi parliamo, cresce nove volte; perch, signor Simplicio, le superficie de i cerchi son fra di loro come i quadrati de i lor diametri, ed un cerchio che abbia quattro dita di diametro ad un altro che ne abbia dodici ha quella proporzione che ha il quadrato di quattro al quadrato di dodici, cio che ha 16 a 144, e per sar maggior di quello nove volte, e non tre: che sia per avvertimento al signor Simplicio. E seguendo avanti, se noi aggiugneremo la capellatura medesima di quattro dita a un cerchio che avesse due dita di diametro solamente, gi il diametro della ghirlanda sarebbe dieci dita, e la piazza del cerchio all'area del nudo corpicello sarebbe come 100 a 4, ch tali sono i quadrati di 10 e di 2; l'ingrandimento dunque sarebbe di 25 volte tanto: e finalmente le 4 dita di crini aggiunte a un picciol cerchio d'un dito di diametro l'ingrandirebbero 81 volta: e cos continuamente i ricrescimenti si fanno con maggior e maggior proporzione, secondo che gli oggetti reali, che si ricrescono, son minori e minori.
   SAGR. La difficult che ha dato fastidio al signor Simplicio, veramente non l'ha dato a me, ma son bene alcune altre cose delle quali io desidero pi chiara intelligenza; ed in particolare vorrei intendere sopra qual fondamento voi affermate che tale ricrescimento sia sempre eguale in tutti gli oggetti visibili.
   SALV. Gi mi son io in parte dichiarato, mentre ho detto ricrescer solamente gli oggetti lucidi, e non gli oscuri; ora aggiungo il rimanente: che degli oggetti risplendenti quelli che son di luce pi viva, maggior fanno e pi forte la reflessione sopra la nostra pupilla, onde molto pi mostrano d'ingrandirsi che i manco lucidi. E per non mi distender pi lungamente sopra questo particolare, venghiamo a quello che la vera maestra ci insegna. Guardiamo questa sera, quando l'aria sia bene scurita, la stella di Giove; noi la vedremo raggiante assai e molto grande: facciamo poi passar la vista nostra per un cannello, o anco per un piccolo spiraglio che, strignendo il pugno ed accostandocelo all'occhio, lasceremo tra la palma della mano e le dita, o veramente per un foro fatto con un sottile ago in una carta; vedremo il disco del medesimo Giove spogliato de i raggi, ma cos piccolo che ben lo giudicheremo minore anco della sessantesima parte di quello che ci apparisce la sua gran fiaccola veduta con l'occhio libero: potremo doppo riguardare il Cane, stella bellissima e maggior di tutte l'altre fisse, la quale all'occhio libero si rappresenta non gran fatto minor di Giove; ma toltagli poi nel modo detto la capellatura, si vedr il suo disco cos piccolo, che ben non si giudicher la ventesima parte di quel di Giove, anzi chi non  di vista perfettissima a gran fatica lo scorger: dal che si pu ragionevolmente concludere che tale stella, come quella che  di un lume grandemente pi vivo che quel di Giove, fa la sua irradiazione maggiore che Giove la sua. L'irradiazion poi del Sole e della Luna  come nulla, mediante la grandezza loro, la quale occupa per s sola tanto spazio nell'occhio nostro, che non lascia luogo per i raggi avventizii; tal che i dischi loro si veggono tosi e terminati. Potremo assicurarci della medesima verit con un'altra esperienza, da me pi volte fatta; assicurarci, dico, come i corpi splendenti di luce pi vivace si irraggiano assai pi che quelli che sono di luce pi languida. Io ho pi volte veduto Giove e Venere insieme, lontani dal Sole 25 o 30 gradi, ed essendo l'aria assai imbrunita, Venere pareva bene 8 ed anco 10 volte maggior di Giove, mentre per si riguardavono con l'occhio libero; ma guardati poi co 'l telescopio, il disco di Giove si scorgeva veramente maggior quattro e pi volte di quel di Venere, ma la vivacit dello splendor di Venere era incomparabilmente maggiore della luce languidissima di Giove: il che da altro non procedeva che dall'esser Giove lontanissimo dal Sole e da noi, e Venere vicina a noi ed al Sole. Dichiarate queste cose, non sar difficile a intender come possa esser che Marte, quand' all'opposizion del Sole, e per vicino a Terra sette volte e pi che quando  verso la congiunzione, appena ci si mostri maggiore 4 o 5 volte in quello stato che in questo, mentre lo doveremmo vedere pi di 50 volte tanto: di che la sola irradiazione  causa; ch se noi lo spoglieremo de i raggi avventizii, lo troveremo precisamente ingrandito con la debita proporzione: per levargli poi la chioma, il telescopio  l'unico e l'ottimo mezo, il quale, ingrandendo il suo disco 900 o mille volte, ce lo fa veder nudo e terminato come quel della Luna, e differente da se stesso nelle due posizioni secondo la debita proporzione a capello. In Venere poi, che nella sua congiunzion vespertina, quando  sotto il Sole, si dovrebbe mostrar quasi 40 volte maggiore che nell'altra congiunzion mattutina, e pur non si vede n anco raddoppiata, accade, oltre all'effetto della irradiazione, ch'ell' falcata, e le sue corna, oltre all'esser sottili, ricevono il lume del Sole obliquamente, e per assai languido, talch, per esser poco e debile, meno ampla e vivace si fa la sua irradiazione che quando si mostra a noi co 'l suo emisferio tutto lucido; ma per il telescopio apertamente ci mostra le sue corna cos terminate e distinte come quelle della Luna, e veggonsi come di un cerchio grandissimo, ed a proporzione maggiori quelle quasi 40 volte del suo medesimo disco, quando  superiore al Sole nell'ultima sua apparizion mattutina. 
   SAGR. Oh Niccol Copernico, qual gusto sarebbe stato il tuo nel veder con s chiare esperienze confermata questa parte del tuo sistema! 
   SALV. S; ma quanto minore la fama della sublimit del suo ingegno appresso a gl'intendenti! mentre si vede, come pur dissi dianzi, aver egli costantemente continuato nell'affermare, scorto dalle ragioni, quello di cui le sensate esperienze mostravano il contrario: che io non posso finir di stupire ch'egli abbia pur costantemente voluto persistere in dir che Venere giri intorno al Sole, ed a noi sia meglio di sei volte pi lontana una volta che un'altra, e pur sempre si mostri eguale a se stessa, quando ella dovrebbe mostrarsi quaranta volte maggiore.
   SAGR. In Giove, in Saturno ed in Mercurio credo pur che si devano veder ancor le differenze delle lor grandezze apparenti puntualmente rispondere alle lor variate lontananze.
   SALV. Ne' due superiori le ho io precisamente osservate quasi ogni anno da ventidua anni in qua: in Mercurio non si pu fare osservazione di momento, per non si lasciar egli vedere se non nelle sue massime digressioni dal Sole, nelle quali le sue distanze dalla Terra sono insensibilmente diseguali e per tali differenze inosservabili, come anco le mutazioni di figure, che assolutamente bisogna che seguano come in Venere; e quando lo vediamo, dovrebbe mostrarsi in figura di mezo cerchio, come fa Venere ancora nelle sue massime digressioni; ma il suo disco  tanto piccolo e 'l suo splendore tanto vivace, per esser egli cos vicino al Sole, che non basta la virt del telescopio a radergli il crine, s che egli apparisca tutto tosato. Restaci da rimuover quella che pareva grande sconvenevolezza nel moto della Terra, cio che, volgendosi tutti i pianeti intorno al Sole, ella solamente non solitaria come gli altri, ma in compagnia della Luna, insieme con tutta la sfera elementare, andasse in un anno intorno al Sole, ed insieme insieme si movesse l'istessa Luna ogni mese intorno alla Terra. Qui  forza esclamar un'altra volta ed esaltare l'ammirabil perspicacit del Copernico ed insieme compiagner la sua disavventura, poich egli non vive al nostro tempo, quando, per tr via l'apparente assurdit del movimento in conserva della Terra e della Luna, vediamo Giove, quasi un'altra Terra, non in conserva di una Luna, ma accompagnato da quattro Lune, andare intorno al Sole in 12 anni, con tutto quello che pu esser contenuto dentro a gli orbi delle quattro stelle Medicee.
   SAGR. Per qual cagione chiamate voi Lune i quattro pianeti gioviali?
   SALV. Tali si rappresentan elleno a chi stando in Giove le riguardasse. Imperocch esse per se stesse son tenebrose, e dal Sole ricevono il lume, il che  manifesto dal suo rimaner eclissate quando entrano nel cono dell'ombra di Giove e perch di esse vien solamente illuminato l'emisferio che riguarda verso il Sole, a noi, che siamo fuor de i loro orbi e pi vicini al Sole, si mostrano sempre tutte lucide; ma a chi fusse in Giove si mostrerebbero tutte luminose quando fussero nelle parti superiori de i lor cerchi, ma nelle parti inferiori, cio tra Giove e 'l Sole, da Giove si scorgerebbon falcate: ed in somma farebbero a i Gioviali le mutazioni stesse di figure che a noi Terrestri fa la Luna. Vedete ora quanto mirabilmente si accordano co 'l sistema Copernicano queste tre prime corde, che da principio parevan s dissonanti. Di qui potr intanto il signor Simplicio vedere con quanta probabilit si possa concludere che non la Terra, ma il Sole, sia nel centro delle conversioni de i pianeti: e poich la Terra vien collocata tra i corpi mondani che indubitatamente si muovono intorno al Sole, cio sopra Mercurio e Venere, e sotto a Saturno, Giove e Marte, come parimente non sar probabilissimo e forse necessario concedere che essa ancora gli vadia intorno?
   SIMP. Questi accidenti son tanto grandi e cospicui, che non  possibile che Tolomeo e gli altri suoi seguaci non ne abbiano avuto cognizione, ed avendol auta,  pur necessario che abbiano ancor trovata maniera di render di tali e cos sensate apparenze sufficiente ragione, ed anco assai congrua e verisimile, poich per s lungo tempo  stata ricevuta da tanti e tanti.
   SALV. Voi molto ben discorrete; ma sappiate che il principale scopo de i puri astronomi  il render solamente ragione delle apparenze ne i corpi celesti, ed ad esse ed a i movimenti delle stelle adattar tali strutture e composizioni di cerchi, che i moti secondo quelle calcolati rispondano alle medesime apparenze, poco curandosi di ammetter qualche esorbitanza che in fatto, per altri rispetti, avesse del difficile: e l'istesso Copernico scrive, aver egli ne' primi suoi studii restaurata la scienza astronomica sopra le medesime supposizioni di Tolomeo, e in maniera ricorretti i movimenti de i pianeti, che molto aggiustatamente rispondevano i computi all'apparenze e l'apparenze a i calcoli, tuttavia per che si prendeva separatamente pianeta per pianeta; ma soggiugne che nel voler poi comporre insieme tutta la struttura delle fabbriche particolari, ne risultava un mostro ed una chimera composta di membra tra di loro sproporzionatissime e del tutto incompatibili, s che, quantunque si sodisfacesse alla parte dell'astronomo puro calcolatore, non per ci era la sodisfazione e quiete dell'astronomo filosofo. E perch egli molto ben intendeva, che se con assunti falsi in natura si potevan salvar le apparenze celesti, molto meglio ci si sarebbe potuto ottenere dalle vere supposizioni, si messe a ricercar diligentemente se alcuno tra gli antichi uomini segnalati avesse attribuita al mondo altra struttura che la comunemente ricevuta di Tolomeo; e trovando che alcuni Pitagorici avevano in particolare attribuito alla Terra la conversion diurna, ed altri il movimento annuo ancora, cominci a rincontrar con queste due nuove supposizioni le apparenze e le particolarit de i moti de i pianeti, le quali tutte cose egli aveva prontamente alle mani, e vedendo il tutto con mirabil facilit corrisponder con le sue parti, abbracci questa nuova costituzione ed in essa si quiet. 
   SIMP. Ma quali esorbitanze sono nella costituzione tolemaica, che maggiori non ne sieno in questa copernicana?
   SALV. Sono in Tolomeo le infermit, e nel Copernico i medicamenti loro. E prima, non chiameranno tutte le sette de i filosofi grande sconvenevolezza che un corpo naturalmente mobile in giro si muova irregolarmente sopra il proprio centro, e regolarmente sopra un altro punto? e pur di tali movimenti difformi sono nella fabbrica di Tolomeo  ma nel Copernico tutti sono equabili intorno al proprio centro. In Tolomeo bisogna assegnare a i corpi celesti movimenti contrarii, e far che tutti si muovano da levante a ponente ed insieme insieme da ponente verso levante; che nel Copernico son tutte le revoluzion celesti per un sol verso, da occidente in oriente. Ma che diremo noi dell'apparente movimento de i pianeti, tanto difforme che non solamente ora vanno veloci ed ora pi tardi, ma talvolta del tutto si fermano, ed anco dopo per molto spazio ritornano in dietro? per la quale apparenza salvare introdusse Tolomeo grandissimi epicicli, adattandone un per uno a ciaschedun pianeta, con alcune regole di moti incongruenti, li quali tutti con un semplicissimo moto della Terra si tolgono via. E non chiamereste voi, signor Simplicio, grandissimo assurdo se nella costruzion di Tolomeo, dove a ciascun pianeta sono assegnati proprii orbi, l'uno superior all'altro, bisognasse bene spesso dire che Marte, costituito sopra la sfera del Sole, calasse tanto che, rompendo l'orbe solare, sotto a quello scendesse, ed alla Terra pi che il corpo solare si avvicinasse, e poco appresso sopra il medesimo smisuratamente si alzasse? e pur questa ed altre esorbitanze dal solo e semplicissimo movimento annuo della Terra vengono medicate. 
   SAGR. Queste stazioni, regressi e direzioni, che sempre mi son parse grandi improbabilit, vorrei io meglio intendere come procedano nel sistema Copernicano. 
 vedi figura 21


   SALV. Voi, signor Sagredo, le vedrete proceder talmente, che questa sola coniettura dovrebbe esser bastante, a chi non fusse pi che protervo o indisciplinabile. a farlo prestar l'assenso a tutto il rimanente di tal dottrina. Vi dico dunque che, nulla mutato nel movimento di Saturno di 30 anni in quel di Giove di 12, in quel di Marte di 2, in quel di Venere di 9 mesi, e in quel di Mercurio di 80 giorni incirca, il solo movimento annuo della Terra tra Marte e Venere  cagiona le apparenti inegualit ne' moti di tutte le 5 stelle nominate: e per facile e piena intelligenza del tutto ne voglio descriver la sua figura Per tanto supponete nel centro o esser collocato il Sole, intorno al quale noteremo l'orbe descritto dalla Terra co 'l movimento annuo B G M, ed il cerchio descritto, verbigrazia, da Giove intorno al Sole in 12 anni sia questo <I>b g m</I>, e nella sfera stellata intendiamo il zodiaco<I> y u s</I>; in oltre nell'orbe annuo della Terra prenderemo alcuni archi eguali BC, CD, DE, EF, FG, GH H I, I K, K L, L M, e nel cerchio di Giove noteremo altri archi passati ne' medesimi tempi ne' quali la Terra passa i suoi, che sieno <I>bc, cd, de, ef, fg, gh, hi, ik, kl, lm</I>, che saranno a proporzione ciascheduno minor di quelli notati nell'orbe della Terra, s come il movimento di Giove sotto il zodiaco  pi tardo dell'annuo. Supponendo ora, che quando la Terra  in B, Giove sia in <I>b</I>, ci apparir a noi nel zodiaco essere in <I>p</I>, tirando la linea retta <I>B b p</I>: intendasi ora la Terra mossa da B in C, e Giove da <I>b</I> in <I>c</I> nell'istesso tempo; ci apparir Giove esser venuto nel zodiaco in <I>q</I>, e mosso direttamente 2 secondo l'ordine de' segni<I> p, q</I>: passando poi la Terra in D, e Giove in d si vedr nel zodiaco in <I>r</I>, e da E Giove arrivato in <I>e</I> apparir nel zodiaco in <I>s</I>, mosso pur sempre direttamente. Ma cominciando poi la Terra a interporsi pi dirittamente tra Giove e 'l Sole, venuta che ella sia in F, e Giove in <I>f</I>, ci apparir in <I>t</I> gi aver cominciato a ritornare apparentemente in dietro sotto il zodiaco; ed in quel tempo che la Terra aver passato l'arco E F, Giove si sar trattenuto dentro a i punti <I>s, t,</I> e mostrandosi a noi quasi fermo e stazionario. Venuta poi la Terra in G, e Giove in <I>g</I> all'opposizion del Sole, si vedr nel zodiaco in <I>u</I>, e grandemente ritornato in dietro per tutto l'arco del zodiaco <I>t U</I>, ancor che egli, seguendo sempre il suo corso uniforme, sia veramente andato innanzi non solo nel suo cerchio, ma nel zodiaco ancora, rispetto al centro di esso zodiaco ed al Sole, in quello collocato; continuando poi e la Terra e Giove i movimenti loro, venuta che sia la Terra in H e Giove in <I>h</I>, si vedr grandemente tornato indietro nel zodiaco per tutto l'arco <I>u x</I>: venuta la Terra in I e Giove in <I>i</I>, nel zodiaco si sar apparentemente mosso per il piccolo spazio <I>x y</I>, ed ivi apparir stazionario. Quando poi conseguentemente la Terra sar venuta in K e Giove in <I>k</I>, nel zodiaco avr passato l'arco <I>y n</I> con moto diretto; e seguendo il corso suo, la Terra da L vedr Giove in <I>l</I> nel punto <I>z</I>: e finalmente Giove in <I>m</I> si vedr dalla Terra M passato in <I>a</I>, con moto pur diretto; e tutta la sua apparente retrogradazione nel zodiaco sar quanto  l'arco s y, fatta da Giove mentre che egli nel proprio cerchio passa l'arco <I>e i</I> e la Terra nel suo l'arco E I. E questo che si  detto di Giove, intendasi di Saturno e di Marte ancora, ed in Saturno tali regressi esser alquanto pi frequenti che in Giove, per esser il moto suo pi tardo di quel di Giove, s che la Terra in pi breve spazio di tempo lo raggiugne; in Marte poi son pi rari, per essere il moto suo pi veloce che quel di Giove, onde la Terra pi tempo spende in racquistarlo. Quanto poi a Venere ed a Mercurio, i cerchi de i quali son compresi da quel della Terra, appariscono pur le loro stazioni e regressi cagionati non da i moti di quelli, che realmente sien tali, ma dal moto annuo di essa Terra, come acutamente dimostra il Copernico con Apollonio Pergeo, nel libro 5 delle sue <I>Revoluzioni</I> al cap. 35. 
   Voi vedete, Signori, con quanta agevolezza e simplicit il moto annuo, quando fusse della Terra, si accomoda a render ragione delle apparenti esorbitanze che si osservano ne i movimenti de i cinque pianeti, Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio, levandole via tutte e riducendole a moti equabili e regolari; e di questo maraviglioso effetto  stato Niccol Copernico il primo che ci ha resa manifesta la cagione. Ma di un altro, non men di questo ammirando e che con nodo forse di pi difficile scioglimento strigne l'intelletto umano ad ammetter questa annua conversione e lasciarla al nostro globo terrestre, nuova ed inopinata coniettura ce n'arreca il Sole stesso, il quale mostra di non aver voluto esso solo sfuggir l'attestazione di una conclusione tanto insigne, anzi, come testimonio maggior di ogni eccezione, ci  voluto essere a parte. Sentite dunque l'alta e nuova maraviglia.
   Fu il primo scopritore ed osservatore delle macchie solari, s come di tutte l'altre novit celesti, il nostro Academico Linceo; e queste scopers'egli l'anno 1610, trovandosi ancora alla lettura delle Matematiche nello Studio di Padova, e quivi ed in Venezia ne parl con diversi, de i quali alcuni vivono ancora: ed un anno doppo le fece vedere in Roma a molti Signori, come egli asserisce nella prima delle sue Lettere al signor Marco Velsero, Duumviro d'Augusta. Esso fu il primo che, contro alle opinioni de i troppo timidi e troppo gelosi dell'inalterabilit del cielo, afferm tali macchie esser materie che in tempi brevi si producevano e si dissolvevano; che, quanto al luogo, erano contigue al corpo del Sole, e che intorno a quello si rigiravano, o vero, portate dall'istesso globo solare, che in se stesso circa il proprio centro nello spazio quasi di un mese si rivolgesse, finivano loro conversioni: il qual moto giudic sul principio farsi dal Sole intorno ad un asse eretto al piano dell'eclittica, atteso che gli archi descritti da esse macchie sopra il disco del Sole apparivano all'occhio nostro linee rette ed al piano dell'eclittica parallele; le quali per venivano alterate in parte di alcuni movimenti accidentarii, vaganti ed irregolari, a i quali elleno son sottoposte, e per i quali tumultuariamente e senza ordine alcuno si vanno tra di loro mutando di sito, ora accozzandosi molte insieme, ora disseparandosi, ed alcuna in pi dividendosi, e grandemente mutandosi di figure, per lo pi molto stravaganti. E bench tali incostanti mutazioni alterassero in parte il periodico primario corso di esse macchie, non fecero per mutar pensiero all'amico nostro, s che ei credesse che di tali deviazioni fusse alcuna cagione essenziale e ferma, ma continu di credere che tutta l'apparente alterazione derivasse da quelle accidentarie mutazioni; in quella guisa appunto che accaderebbe a chi da lontane regioni osservasse il moto delle nostre nugole, le quali si scorgerebbero muoversi di moto velocissimo, grande e costante, portate dalla vertigine diurna della Terra (quando tal moto fusse suo) in ventiquattr'ore per cerchi paralleli all'equinoziale, ma per alterati in parte da i movimenti accidentarii cagionatigli da i venti, li quali verso diverse parti del mondo casualmente le spingono. Occorse in questo tempo che il signor Velsero gli mand alcune lettere scritte da certo finto Apelle in materia di queste macchie, ricercandolo con instanza che gli volesse liberamente dire il suo parere sopra tali lettere, e di pi significargli qual fusse l'opinion sua circa l'essenza di tali macchie: al che egli sodisfece con tre Lettere, mostrando prima quanto fussero vani i pensieri di Apelle, e scoprendogli secondariamente le proprie opinioni, con predirgli appresso che assolutamente Apelle, consigliatosi meglio col tempo, era per venire nella sua opinione, s come poi segu. E perch parve al nostro Academico (s come parve anco ad altri intelligenti delle cose della natura) d'avere investigato e dimostrato nelle dette tre Lettere se non quanto si poteva dalla curiosit umana desiderare e ricercare, almeno quanto si poteva per umani discorsi conseguire in cotal materia, intermesse per alcun tempo (occupato in altri studii) le continuate osservazioni, e solo per compiacere a qualche amico, faceva seco tal volta alcuna osservazione alla spezzata; sin che incontratosi meco, doppo alcuni anni, essendo noi nella mia villa delle Selve, in una delle solari macchie solitaria, assai grande e densa, invitati anco da una chiarissima e continuata serenit di cielo, si fecero a mia richiesta osservazioni di tutto il transito di quella, appuntando diligentemente sopra la carta i luoghi di giorno in giorno, nell'ora che il Sole si trovava nel meridiano; ed accortici come il viaggio suo non era altrimenti per linea retta, ma alquanto incurvata, venimmo in pensiero di fare altre osservazioni di tempo in tempo: alla quale impresa gagliardamente ci stimul un concetto che repentinamente casc in mente all'ospite mio, e con tali parole mel confer: Filippo, a gran conseguenza mi par che ci si apra la strada. Imperocch, se l'asse intorno al quale si rivolge il Sole non  eretto perpendicolarmente al piano dell'eclittica, ma sopra di quello  inclinato, come il pur ora osservato passaggio incurvato mi accenna, tal coniettura avremo degli stati del Sole e della Terra, quale n s ferma n s concludente da verun altro rincontro non ne  sin qui stata somministrata+. Io, risvegliato da s alta promessa, gli feci instanza acci apertamente mi scoprisse il suo concetto. Ed egli: Quando il moto annuo sia della Terra per l'eclittica intorno al Sole, e che il Sole sia costituito nel centro di essa eclittica, ed in quello si volga in se stesso non intorno all'asse di essa eclittica (che sarebbe l'asse del movimento annuo della Terra), ma sopra uno inclinato, strane mutazioni converr che a noi si rappresentino ne i movimenti apparenti delle macchie solari, quando ben si ponga tale asse del Sole persister perpetuamente ed immutabilmente nella medesima inclinazione ed in una medesima direzione verso l'istesso punto dell'universo. Imperocch, camminandogli intorno il globo terrestre al moto annuo, primieramente converr che a noi, portati da quello, i passaggi delle macchie ben talvolta appariscano fatti per linee rette, ma questo due volte l'anno solamente, ed in tutti gli altri tempi si mostreranno fatti per archi sensibilmente incurvati. Secondariamente, la curvit di tali archi per una met dell'anno ci apparir inclinata al contrario di quello che si scorger nell'altra met; cio per sei mesi il convesso de gli archi sar verso la parte superiore del disco solare, e per gli altri 6 mesi verso l'inferiore. Terzo, cominciando ad apparire, e, per cos dire, a nascere, all'occhio nostro le macchie dalla parte sinistra del disco solare, ed andando ad occultarsi e a tramontare nella parte destra, i termini orientali, cio delle prime comparite, per sei mesi saranno pi bassi de i termini opposti delle occultazioni, e per altri sei mesi accader per l'opposito, cio che nascendo esse macchie da punti pi elevati e da quelli descendendo, ne i corsi loro verranno ad ascondersi in punti pi bassi, e per due giorni soli di tutto l'anno saranno tali termini, de gli orti e de gli occasi, equilibrati; doppo i quali libramenti cominciando pian piano l'inclinazione de i viaggi delle macchie, e di giorno in giorno facendosi maggiore, in tre mesi giugner alla somma obbliquit, e di l cominciando a diminuirsi, in altrettanto tempo si ridurr all'altro equilibrio. Accader, per la quarta maraviglia, che il giorno della massima obbliquit sar l'istesso che quello del passaggio fatto per linea retta, e nel giorno della librazione apparir l'arco del viaggio pi che mai incurvato: ne gli altri tempi poi, secondo che la pendenza si andr diminuendo e incamminandosi verso l'equilibrio, l'incurvazione de gli archi de i passaggi, per l'opposito, si andr agumentando+. 
   SAGR. Io, signor Salviati mio, conosco che l'interrompervi il discorso  mala creanza; ma non men cattiva stimo che sia il lasciarvi diffonder pi lungamente in parole, mentre elle vengano, come si dice, buttate al vento. Imperocch, a dirla liberamente, io non mi so formar concetto alcuno distinto pur di una delle conclusioni che avete pronunziate: ma perch, apprese cos in generale ed in confuso, mi si rappresentano cose di ammirabili conseguenze, vorrei pure in qualche maniera esserne fatto capace. 
   SALV. L'istesso che accade a voi, avvenne a me ancora, mentre con nude parole mi furon portate dal mio ospite; il quale mi agevol poi l'intelligenza col figurarmi il fatto sopra uno strumento materiale, che non fu altro che una semplice sfera, servendosi di alcuni de' suoi cerchi, ma in altro uso di quello al quale comunemente sono ordinati. Ora, in difetto della sfera, supplir con farne disegni in carta, secondo che bisogner. E per rappresentare il primo accidente da me proposto, il quale fu che i passaggi delle macchie due volte l'anno solamente potevano apparir fatti per linee rette, figuriamoci questo punto O esser centro dell'orbe magno, o vogliam dire dell'eclittica, e parimente ancora del globo dell'istesso Sole, del quale, mediante la gran distanza che  tra esso e la Terra, possiamo suppor noi terreni di vederne la met; per descriveremo questo cerchio A B C D intorno al medesimo centro O, il quale ci rappresenti il termine estremo che divide e separa l'emisferio del Sole a noi apparente dall'altro occulto. E perch l'occhio nostro, non meno che 'l centro della Terra, s'intende esser nel piano dell'eclittica, nel quale  parimente il centro del Sole, per, se ci rappresenteremo il corpo solare esser segato dal detto piano, la sezione all'occhio nostro apparir una linea retta, quale sia la B O D;
 vedi figura 22

e posta sopra di essa la perpendicolare A O C, sar l'asse di essa eclittica e del moto annuo del globo terrestre. Intendiamo ora il corpo solare (senza mutar centro) rivolgersi in se stesso, non gi intorno all'asse A O C (che  l'eretto al piano dell'eclittica), ma intorno ad uno alquanto inclinato, qual sia questo E O I, il quale asse fisso ed immutabile si mantenga perpetuamente nella medesima inclinazione e direzione verso i medesimi punti del firmamento e dell'universo, e perch nelle revoluzioni del solar globo ciaschedun punto della sua superficie (trattone i poli) descrive la circonferenza d'un cerchio, o maggiore o minore secondo ch' e' si ritrova pi o men remoto da essi poli, preso il punto F egualmente distante da quelli, segniamo il diametro F O G, che sar perpendicolare all'asse E I e sar diametro del cerchio massimo descritto intorno a i poli E, I. Posto ora che la Terra, e noi con lei, sia in tal luogo dell'eclittica che l'emisferio del Sole a noi apparente venga terminato dal cerchio A B C D, il quale, passando (come sempre fa) per i poli A, C, passi ancora per li E, I,  manifesto che il cerchio massimo il cui diametro  F G, sar eretto al cerchio A B C D; al quale  perpendicolare il raggio che dall'occhio nostro casca sopra il centro O; onde il medesimo raggio cade nel piano del cerchio il cui diametro  F G, e per la sua circonferenza ci apparir una linea retta, e l'istessa che F G: per lo che qualunque volta nel punto F fusse una macchia, venendo poi portata dalla solar conversione, segnerebbe sopra la superficie del Sole la circonferenza di quel cerchio che a noi appare una linea retta. Retto dunque apparir il suo passaggio; e retti ancora appariranno i movimenti di altre macchie le quali nell'istessa revoluzione descrivessero minor cerchi, per esser tutti paralleli al massimo, e l'occhio nostro posto in distanza immensa da quelli. Ora, se voi considererete come, doppo che avr scorso la Terra in sei mesi la met dell'orbe magno e si sar costituita incontro all'emisferio del Sole che ora ci  occulto, s che il terminator della parte che allor sar veduta sia l'istesso cerchio A B C D, che pur passer per li poli E, I, intenderete che l'istesso accader de i viaggi delle macchie, cio che tutti appariranno fatti per linee rette: ma perch tale accidente non ha luogo se non quando il terminator passa per i poli E, I, ed esso terminatore di momento in momento, mediante il moto annuo della Terra, si va mutando, per momentaneo  il suo passar per i poli fissi E, I, ed in conseguenza momentaneo  il tempo dell'apparir diritti i moti di esse macchie. Da questo che sin qui si  detto, si viene a comprendere ancora come, essendo l'apparizione e principio del moto delle macchie dalla parte F, procedendo verso G, i passaggi loro sono dalla sinistra, ascendendo verso la destra; ma posta la Terra nella parte diametralmente opposta, la comparsa delle macchie intorno a G sar bene alla sinistra del riguardante, ma il passaggio sar descendente verso la destra F. Figuriamoci ora la Terra esser situata per una quarta lontana dal presente stato, e segniamo in quest'altra figura il terminatore A B C D e l'asse, come prima, A C, per il quale passerebbe il piano del nostro meridiano, nel qual piano sarebbe ancora l'asse della revoluzion del Sole, con i suoi poli, uno verso di noi, cio nell'emisferio apparente, il qual polo rappresenteremo col punto E, e l'altro cader nell'emisferio occulto, e lo noto I. Inclinando dunque l'asse E I con la superior parte E verso noi, il cerchio massimo descritto dalla conversion del Sole sar questo B F D G, la cui met da noi veduta, cio B F D, non pi ci apparir una linea retta, per non esser i poli E, I nella circonferenza A B C D, ma si mostrer incurvata e col suo convesso verso la parte inferiore C, ed  manifesto che l'istesso apparir di tutti i cerchi minori paralleli al massimo B F D. Intendesi ancora, che quando la Terra sar diametralmente opposta a questo stato, s che vegga l'altro emisferio del Sole, il quale ora  occulto, vedr del medesimo cerchio massimo la parte D G B incurvata col suo convesso verso la parte superiore A; e i corsi delle macchie in queste costituzioni saranno prima per l'arco B F D e poi per l'altro D G B, e le lor prime apparizioni e l'ultime occultazioni, fatte intorno a i punti B, D, saranno equilibrate, e non quelle pi o meno elevate di queste. 
 vedi figura 23

Ma se noi porremo la Terra in tal luogo dell'eclittica, che n il finitore A B C D n il meridiano AC passi per i poli dell'asse E I, come adesso vi mostro disegnando questa terza figura, dove il polo apparente E casca tra l'arco del terminatore A B e la sezione del meridiano A C, il diametro del cerchio massimo sar F O G ed il semicerchio apparente F N G, e l'occulto G S F: quello, incurvato col suo convesso N verso la parte inferiore; e questo, piegato col suo colmo S verso la parte superiore del Sole: gl'ingressi e l'uscite delle macchie, cio i termini F, G, non saranno librati, come i passati B, D, ma l'F pi basso e 'l G pi alto ma ben con minor differenza che nella prima figura; l'arco ancora F N G sar incurvato, ma non tanto quanto il precedente B F D: onde in tal costituzione i passaggi delle macchie saranno ascendenti dalla parte sinistra F verso la destra G, e saranno fatti per linee curve. Ed intendendo la Terra esser collocata nel sito diametralmente opposto, s che l'emisferio del Sole adesso occulto sia il veduto, e dal medesimo finitore A B C D terminato, manifestamente si scorge che il corso delle macchie sar per l'arco G S F, cominciando dal punto sublime G, che pur sar dalla sinistra del riguardante, ed andando a terminare, descendendo verso la destra, nel punto F. Inteso quanto sin qui ho esposto, non credo che resti difficult veruna in comprender come dal passare il terminatore dei solari emisferi per i poli della conversion del Sole o a quelli vicino o lontano, nascono tutte le diversit ne gli apparenti viaggi delle macchie, s che quanto pi essi poli saranno lontani da esso terminatore, tanto pi i detti viaggi saranno incurvati e meno obbliqui onde nella massima lontananza, che  quando detti poli sono nella sezion del meridiano, la curvit  ridotta al sommo, ma l'obbliquit al minimo, cio all'equilibrio, come dimostra la seconda figura; all'incontro, quando i poli sono nel terminatore, come mostra la prima figura, l'inclinazione  massima, ma la curvit  minima e ridotta alla rettitudine, partendosi il terminator da i poli, comincia la curvit a farsi sensibile con andar sempre crescendo, e l'obbliquit e inclinazione si va facendo minore. 
   Queste sono le stravaganti mutazioni che mi diceva l'ospite mio che sarebbero apparse di tempo in tempo ne i progressi delle macchie solari, tuttavolta che fusse stato vero che il movimento annuo fusse della Terra, e che il Sole, costituito nel centro dell'eclittica, si fusse girato in se stesso sopra un asse non eretto, ma inclinato, al piano di essa eclittica. 
   SAGR. Io resto assai ben capace di queste conseguenze, e meglio credo che me l'imprimer nella fantasia nell'andarle riscontrando con accomodar un globo con tale inclinazione, riguardandolo poi da diverse bande. Resta ora che ci diciate quello che di poi segu circa gli eventi delle immaginate conseguenze. 
   SALV. Seguinne, che continuando noi per molti e molti mesi a far diligentissime osservazioni, notando con somma accuratezza i passaggi di varie macchie in diversi tempi dell'anno, si trovarono gli eventi puntualmente rispondere alle predizioni. 
   SAGR. Signor Simplicio, come questo che dice il signor Salviati sia vero (n gi conviene por dubbio sopra le sue parole), di saldi argomenti e di gran conietture e di fermissime esperienze aranno bisogno i Tolemaici e gli Aristotelici per bilanciare un incontro di tanto peso, e far s che la loro opinione non dia l'ultimo tracollo.
   SIMP. Piano, signor mio, che forse voi non sete ancora dove per avventura vi persuadete d'essere pervenuto: imperocch io, se ben non mi sono interamente impadronito della materia del discorso fatto dal signor Salviati, non trovo che la mia logica, mentre riguardo alla forma, m'insegni che tal maniera d'argomentare m'induca necessit veruna di concludere a favor dell'ipotesi Copernicana, cio della stabilit del Sole nel centro del zodiaco e della mobilit della Terra sotto la di lui circonferenza. Perch, se bene  vero che posta la tal conversion del Sole e la tal circuizion della Terra si debban necessariamente scorger nelle macchie solari le tali e tali stravaganze, non per ne sguita che, argomentando per il converso, dallo scorgersi nelle macchie tali stravaganze si debba necessariamente concludere, la Terra muoversi per la circonferenza e 'l Sole esser posto nel centro del zodiaco: imperocch chi m'assicura che simili stravaganze non possano anco esser vedute nel Sole mobile per l'eclittica da gli abitatori della Terra stabile nel centro di quella? Se voi non mi dimostrate prima che di tale apparenza non si possa render ragione quando si faccia mobile il Sole e stabile la Terra, io non mi rimover dalla mia opinione e dal credere che 'l Sole si muova e la Terra stia immobile. 
   SAGR. Strenuamente si porta il signor Simplicio, e molto acutamente s'oppone e sostiene la parte d'Aristotile e di Tolomeo; e, s'io debbo dire il vero, mi par che la conversazione del signor Salviati, ancor che sia stata di tempo breve l'abbia addestrato assai nel discorrer concludentemente, effetto che intendo essere stato cagionato in altri ancora. Quanto poi all'investigare e giudicare se delle apparenti esorbitanze ne i movimenti delle macchie solari si possa render competente ragione lasciando la Terra immobile e mantenendo mobile il Sole, aspetter che 'l signor Salviati ci manifesti il suo pensiero; ch ben  credibile che egli v'abbia fatto sopra reflessione e ritrattone quanto in tal proposito si pu produrre. 
   SALV. Io ci ho pi volte pensato, ed anco discorsone con l'amico ed ospite mio: e circa quello che siano per produrre i filosofi e gli astronomi in mantenimento dell'antico sistema, per una parte siamo sicuri, sicuri dico, che i veri e puri Peripatetici, ridendosi di chi s'impiega in tali, al gusto loro, insipide sciocchezze, spaccieranno tutte queste apparenze per vane illusioni de' cristalli, ed in questa maniera con poca fatica si libereranno dall'obbligo di pensar pi oltre; quanto poi a i filosofi astronomi, doppo aver noi con qualche attenzione specolato ci che si potesse addurre in mezo, non abbiamo investigato ripiego che basti per sodisfare unitamente al corso delle macchie ed al discorso della mente. Io vi esporr quello che ci  sovvenuto, e voi ne farete quel capitale che il giudizio vostro vi detter. 
   Posto che gli apparenti movimenti delle macchie solari siano quali di sopra si  dichiarato, e posta la Terra immobile nel centro dell'eclittica, nella cui circonferenza sia collocato il centro del Sole,  necessario che di tutte le diversit che si scorgono in essi movimenti le cagioni riseggano in moti che siano nel corpo solare: il quale primieramente converr che in se stesso si rivolga portando seco le macchie, le quali si  supposto, anzi pur dimostrato, essere aderenti alla solar superficie. Bisogner, secondariamente, dire che l'asse della solar conversione non sia parallelo all'asse dell'eclittica, che  quanto a dire che non sia eretto perpendicolarmente sopra 'l piano dell'eclittica, perch, se fusse tale, i passaggi di esse macchie ci apparirebber fatti per linee rette e parallele all'eclittica:  dunque tale asse inclinato, poich i passaggi per lo pi appariscon fatti per linee curve. Sar, nel terzo luogo, necessario dire che l'inclinazion di questo asse non sia fissa e riguardante di continuo verso il medesimo punto dell'universo, anzi che di momento in momento vadia mutando direzione; perch, quando la pendenza riguardasse continuamente verso l'istesso punto, i passaggi delle macchie non cangerebbero gi mai apparenza, ma, retti o curvi, piegati in su o in gi, ascendenti o descendenti che apparissero una volta, tali apparirebber sempre. + forza dunque dire, tale asse esser convertibile, e talora trovarsi nel piano del cerchio estremo terminator dell'emisferio apparente, allora, dico, quando i passaggi delle macchie appariscono fatti per linee rette e pi che mai pendenti, il che accade due volte l'anno; altre volte poi trovarsi nel piano del meridiano del riguardante, in modo tale che l'uno de' suoi poli caschi nel solare emisferio apparente e l'altro nell'occulto, ed amendue lontani da i punti estremi, o vogliam dire da i poli, d'un altro asse del Sole, il quale sia parallelo all'asse dell'eclittica (il qual secondo asse converr necessariamente assegnare al globo del Sole), lontani, dico, tanto quanto importa l'inclinazione dell'asse della revoluzione delle macchie; e di pi, che il polo cadente nell'emisferio apparente una volta sia nella parte superiore e l'altra nell'inferiore, perch del cos accadere necessario argomento ce ne danno i passaggi quando sono equilibrati e nelle lor massime curvit, ora col convesso loro verso la parte inferiore, ed altra volta verso la superiore del disco solare. E perch tali stati si vanno continuamente mutando, facendosi le inclinazioni e le incurvazioni or maggiori ed or minori, e talora riducendosi quelle all'equilibrio perfetto e queste alla perfetta dirittezza, convien necessariamente porre, l'istesso asse della revoluzione mestrua delle macchie avere una sua propria conversione, per la quale i suoi poli descrivano due cerchi intorno a i poli d'un altro asse, il quale per ci conviene (come ho detto) assegnare al Sole, il semidiametro de i quali cerchi risponda alla quantit dell'inclinazione del medesimo asse; ed  necessario che il tempo del suo periodo sia d'un anno, avvengach tale  il tempo nel quale si restituiscono tutte l'apparenze e diversit ne i passaggi delle macchie: e del farsi la conversione di questo asse sopra i poli dell'altro asse parallelo a quel dell'eclittica, e non intorno ad altri punti, ne son manifesto indizio le massime inclinazioni e le massime incurvazioni, le quali son sempre della medesima grandezza. Talch, finalmente, per mantener la Terra stabile nel centro, sar necessario attribuire al Sole due movimenti intorno al proprio centro, sopra due differenti assi, l'uno de i quali finisca la sua conversione in un anno, e l'altro la sua in manco di un mese: il quale assunto all'intelletto mio si rappresenta molto duro e quasi impossibile; e questo depende dal doversi attribuire all'istesso corpo solare du' altri movimenti intorno alla Terra sopra diversi assi, descrivendo con l'uno l'eclittica in un anno, e con l'altro formando spire o cerchi paralleli all'equinoziale uno per giorno; onde quel terzo movimento, il qual si debbe assegnare al globo del Sole in se stesso (non parlo di quello quasi mestruo che conduce le macchie, ma dico dell'altro che deve trasferir l'asse ed i poli di questo mestruo), non si vede ragion nessuna per la quale ei debba finire il suo periodo pi tosto in un anno, come dependente dal moto annuo per l'eclittica, che in ventiquatt'ore, come dependente dal moto diurno sopra i poli dell'equinoziale. So che questo che dico, al presente  assai oscuro, ma vi si far manifesto quando parleremo del terzo moto annuo assegnato dal Copernico alla Terra. Ora, quando questi quattro moti, tanto tra di loro incongruenti (li quali tutti per necessit converrebbe attribuire all'istesso corpo del Sole), si possano ridurre a un solo e semplicissimo, assegnato al Sole sopra un asse non mai alterabile, e che, senza innovar cosa veruna ne i movimenti per tanti altri rincontri assegnati al globo terrestre, si possa cos agevolmente salvar tante stravaganti apparenze ne i movimenti delle macchie solari, par veramente che il partito non sia da recusarsi. 
   Questo, signor Simplicio,  quanto sin ora  sovvenuto all'amico nostro ed a me da potersi produrre, in esplicazion di questa apparenza, da i Copernicani e da i Tolemaici per mantenimento delle loro opinioni. Voi fatene quel capitale che il giudizio vostro vi persuade. 
   SIMP. Io mi conosco inabile a potermi intromettere in una decisione tanto importante; e quanto al concetto mio, me ne star neutrale, con isperanza per che sia per venir tempo che, illuminati da pi alte contemplazioni che non sono questi nostri umani discorsi, ci debba essere svelata la mente, e tolta via quella caligine che ora ce la tiene offuscata.
   SAGR. Ottimo e santo  il consiglio al quale si attiene il signor Simplicio, e degno d'esser da tutti ricevuto e seguito, come quello che, derivando dalla somma sapienza e suprema autorit, solo pu con sicurezza essere abbracciato. Ma per quanto  permesso di penetrare al discorso umano, contenendomi dentro a i termini delle conietture e delle ragioni probabili, dir bene, un poco pi resolutamente che non fa il signor Simplicio, non aver, tra quante sottigliezze io mai mi abbia sentite, incontrato mai cosa di maggior maraviglia al mio intelletto, n che pi strettamente m'abbia allacciata la mente <I>(</I>trattone le pure geometriche ed aritmetiche dimostrazioni), di queste due conietture, prese l'una dalle stazioni e retrogradazioni de i cinque pianeti, e l'altra da queste stravaganze de i movimenti delle macchie solari: e perch mi pare che elleno tanto facilmente e lucidamente rendan la vera cagione di apparenze tanto stravaganti, mostrando come un solo semplice moto, mescolato con tanti altri pur semplici, ma tra di loro differenti, senza introdur difficult alcuna, anzi con levar tutte quelle ch'accompagnano l'altra posizione [...] vo meco medesimo concludendo necessariamente bisognare che quelli che restano contumaci contro a questa dottrina, o non abbian sentite o non abbiano intese queste tanto manifestamente concludenti ragioni. 
   SALV. Io non gli attribuir titolo n di concludenti n di non concludenti, attesoch, come altre volte ho detto, l'intenzion mia non  stata di risolver cosa veruna sopra cos alta quistione, ma solo di proporre quelle ragioni naturali ed astronomiche le quali per l'una e per l'altra posizione possono da me addursi, lasciando ad altri la determinazione: la quale non dovr in ultimo esser ambigua, attesoch, convenendo una delle due costituzioni esser necessariamente vera e l'altra necessariamente falsa, impossibil cosa  che (stando per tra i termini delle dottrine umane) le ragioni addotte per la parte vera non si manifestino altrettanto concludenti, quanto le in contrario vane ed inefficaci. 
   SAGR. Sar dunque tempo che sentiamo le opposizioni del libretto delle conclusioni o disquisizioni, che il signor Simplicio ha riportato. 
   SIMP. Ecco il libro; ed ecco il luogo dove l'autore prima brevemente descrive il sistema mondano conforme alla posizion del Copernico, dicendo: <I>Terram igitur una cum Luna totoque hoc elementari mundo Copernicus, etc.</I> (28)
   SALV. Fermate un poco, signor Simplicio, ch mi pare che questo autore in questo primo ingresso si dichiari molto poco intelligente della posizione la quale egli intraprende a voler confutare, mentre dice che il Copernico fa che la Terra insieme con la Luna va descrivendo in un anno l'orbe magno, movendosi da oriente verso occidente; cosa che, s come  falsa ed impossibile, cos non fu mai profferita da quello; ma ben la fa egli andare al contrario, dico da occidente verso oriente, cio secondo l'ordine de i segni, onde tale apparisce poi esser il moto annuo del Sole, costituito immobile nel centro del zodiaco. Vedete troppa ardita confidenza di uno! mettersi alla confutazione della dottrina di un altro, ed ignorare i suoi primi fondamenti, sopra i quali s'appoggia la maggiore e pi importante parte di tutta la fabrica. Questo  un cattivo principio per guadagnarsi credito appresso il lettore. Ma seguitiamo pi avanti.
   SIMP. Esplicato l'universal sistema, comincia a propor sue instanze contro a questo movimento annuo: e le prime son queste, ch' e' profferisce ironicamente ed in derisione del Copernico e de' suoi seguaci, scrivendo che in questa fantastica costituzione del mondo convien dir solennissime sciocchezze; cio che 'l Sole, Venere e Mercurio son sotto alla Terra, e che le materie gravi vanno naturalmente all'in su e le leggiere all'in gi, e che Cristo, nostro Signore e Redentore, sal a gli inferi e scese in cielo, quando s'avvicin al Sole, e che quando Iosu comand al Sole che si fermasse, la Terra si ferm o vero il Sole si mosse al contrario della Terra, e che quando il Sole  in Cancro, la Terra scorre per il Capricorno, e che i segni iemali fanno la state e gli estivali il verno, e che non le stelle alla Terra, ma la Terra alle stelle nasce e tramonta, e che l'oriente comincia in occidente e l'occidente in oriente, ed in somma che quasi tutto 'l corso del mondo si travolge.
   SALV. Ogni cosa mi piace, fuor che l'aver mescolati luoghi della Sacra Scrittura, sempre veneranda e tremenda, tra queste puerizie pur troppo scurrili, e volsuto ferire con cose sacrosante chi, per ischerzo e da burla filosofando, non afferma n nega, ma, fatti alcuni presupposti o ipotesi, familiarmente ragiona.
   SIMP. Veramente ha scandalezato me ancora e non poco, e massime co 'l soggiugner poi, che se bene i Copernichisti rispondono, bench assai stravoltamente, a queste e simili altre ragioni, non per potranno sodisfare e rispondere alle cose che seguono.
   SALV. Quest' poi peggio di tutto, perch mostra d'aver cose pi efficaci e concludenti che le autorit delle Sacre Lettere. Ma, di grazia, riveriamo queste, e passiamo a i discorsi naturali ed umani: anzi pure, quando e' non produca tra le ragioni naturali cose di miglior senso che queste sin qui addotte, potremo lasciar da banda tutta questa impresa, perch io sicuramente non son per spender parola in rispondere a inezzie cos scempie; e quello che egli dice, che i Copernichisti rispondono a queste instanze,  falsissimo, n si pu credere che uomo alcuno si mettesse a consumar il tempo tanto inutilmente.
   SIMP. Concorro io ancora nell'istesso giudizio: per sentiamo l'altre instanze, che egli arreca per molto pi gagliarde. Ed ecco qui, come voi vedete, egli con calcoli esattissimi conclude, che quando l'orbe magno della Terra, nel quale il Copernico fa che ella scorra in un anno intorno al Sole, fusse come insensibile rispetto all'immensit della sfera stellata, secondo che l'istesso Copernico dice che bisogna porlo, converrebbe di necessit dire e confermare che le stelle fisse fussero per una distanza inimmaginabile lontane da noi, e che le minori di loro fussero pi grandi che non  tutto l'istesso orbe magno, ed alcune altre maggiori assai di tutta la sfera di Saturno; moli veramente pur troppo vaste, ed incomprensibili ed incredibili.
   SALV. Io gi ho veduto una cosa simile portata da Ticone contro al Copernico, e non  ora che ho scoperta la fallacia, o per dir meglio le fallacie, di questo discorso, fabbricato sopra ipotesi falsissime e sopra un pronunziato del medesimo Copernico preso da i suoi contradittori con una puntualissima strettezza, come fanno quei litiganti che, avendo il torto nel merito principale della causa, si attaccano a una sola paroluzza incidentemente profferita dalla parte, e su quella strepitano senza prender sosta. E per vostra pi chiara intelligenza, avendo il Copernico dichiarato quelle mirabili conseguenze che derivano dal movimento annuo della Terra ne gli altri pianeti, cio le direzioni e retrogradazioni de i tre superiori in particolare, soggiunse che questa apparente mutazione (che pi in Marte che in Giove, per esser Giove pi lontano, e meno ancora in Saturno, per esser pi lontano di Giove, si scorgeva) nelle stelle fisse restava insensibile, per la loro immensa lontananza da noi in comparazion della distanza di Giove o di Saturno. Qui si levano su gli avversarii di questa opinione, e presa quella nominata insensibilit del Copernico come posta da lui per cosa che realmente ed assolutamente sia nulla, e soggiugnendo che una stella fissa anco delle minori  pur sensibile poich ella cade sotto il senso della vista, vengono calcolando, con l'intervento di altri falsi assunti, e concludendo, bisognare in dottrina del Copernico ammettere che una stella fissa sia maggiore assai che tutto l'orbe magno. Ora io, per discoprir la vanit di tutto questo progresso, mostrer che dal porre che una stella fissa della sesta grandezza non sia maggior del Sole, si conclude con dimostrazion verace che la distanza di esse stelle fisse da noi viene ad esser tanta, che basta per far che in esse non apparisca notabile il movimento annuo della Terra, che ne i pianeti cagiona s grandi ed osservabili variazioni; ed insieme partitamente mostrer le gran fallacie ne gli assunti de gli avversarii del Copernico. 
   E prima, suppongo con l'istesso Copernico, e concordemente con gli avversarii, che il semidiametro dell'orbe magno, ch' la distanza della Terra al Sole, contenga 1208 semidiametri di essa Terra; secondariamente pongo, con l'assenso de i medesimi e con la verit, il diametro apparente del Sole, nella sua mediocre distanza esser circa un mezo grado, cio minuti primi 30, che sono 1800 secondi, cio 108.000 terzi. E perch il diametro apparente d'una stella fissa della prima grandezza non  pi di 5 secondi, cio 300 terzi, ed il diametro di una fissa della sesta grandezza 50 terzi (e qui  il massimo errore de gli avversarii del Copernico), adunque il diametro del Sole contiene il diametro d'una fissa della sesta grandezza 2160 volte; e per quando si ponesse, una fissa della sesta grandezza esser realmente eguale al Sole, e non maggiore, che  il medesimo che dire quando si allontanasse il Sole tanto che il suo diametro si mostrasse una delle 2160 parti di quello che ci si mostra adesso, la distanza sua converrebbe esser 2160 volte maggiore di quello che  ora in effetto; che  quanto dire che la distanza delle fisse della sesta grandezza sia 2160 semidiametri dell'orbe magno. E perch la distanza del Sole dalla Terra contiene di comune assenso 1208 semidiametri di essa Terra, e la distanza delle fisse (come si  detto) 2160 semidiametri dell'orbe magno, adunque molto maggiore (cio quasi il doppio)  il semidiametro della Terra in comparazione dell'orbe magno, che 'l semidiametro dell'orbe magno in relazione alla distanza della sfera stellata, e per ci la diversit di aspetto nelle fisse, cagionata dal diametro dell'orbe magno, poco pi osservabile pu esser di quella che si osserva nel Sole, derivante dal semidiametro della Terra. 
   SAGR. Questa, per il primo scalino, fa un gran calare.
   SALV. Fallo veramente; poi che una stella fissa della sesta grandezza, che al computo di questo autore bisognava, per mantenimento del detto del Copernico, che fusse grande quanto tutto l'orbe magno, co 'l porla solamente eguale al Sole, il qual Sole  minore assai della diecimilionesima parte di esso orbe magno, rende la sfera stellata tanto grande e alta, che basta per rimuovere l'instanza fatta contro esso Copernico.
   SAGR. Fatemi, di grazia, questo computo.
   SALV. Il computo  facile e brevissimo. Il diametro del Sole  undici semidiametri della Terra, ed il diametro dell'orbe magno contiene, de i medesimi, 2416, per detto comune delle parti; talch il diametro dell'orbe contiene quel del Sole 220 volte prossimamente: e perch le sfere sono tra di loro come i cubi de i lor diametri, facciamo il cubo di 220, che  10.648.000, ed averemo l'orbe magno maggior del Sole dieci milioni seicentoquarant'ottomila volte; al qual orbe magno diceva quest'autore dover essere eguale una stella della sesta grandezza. 
   SAGR. L'error dunque di costoro consiste nell'ingannarsi sommamente nel prender il diametro apparente delle stelle fisse. 
   SALV. Cotesto  l'errore, ma non  solo: e veramente io resto grandemente ammirato come tanti astronomi, e pur di gran nome, quali sono Alfagrano, Albategno, Tebizio, e pi modernamente i Ticoni, i Clavii, ed in somma tutti i predecessori al nostro Accademico, si sien cos altamente ingannati nel determinar le grandezze di tutte le stelle, tanto fisse quanto mobili, trattine i dua luminarii, n abbiano posto cura alla irradiazione avventizia, che ingannevolmente le mostra cento e pi volte maggiori che quando si veggono senza crini. E non si pu scusare questa loro inavvertenza perch era in lor potest il vederle a lor piacimento senza i crini, ch basta guardarle nella lor prima apparizion della sera o ultima occultazion dell'aurora; e se non altro, Venere, che pure spesse volte si vede di mezo giorno cos piccola che ben bisogna aguzzar la vista, e che pur poi nella seguente notte comparisce una grandissima fiaccola, gli doveva fare accorti della lor fallacia: che non creder gi che eglino stimassero, il vero disco esser quello che si mostra nelle profonde tenebre, e non quello che si scorge nell'ambiente luminoso, perch i nostri lumi, che veduti la notte di lontano appariscon grandi, e da vicino mostrano la lor vera fiammella terminata e piccola, potevano a sufficienza fargli cauti. Anzi, s'io devo liberamente dire il mio parere, credo assolutamente che nessun di costoro, n anco Ticone stesso, tanto accurato nel maneggiare strumenti astronomici, e che tanto grandi ed esatti, senza rispiarmo di spese grandissime, ne fabbric, si sieno messi mai a voler prendere e misurare l'apparente diametro d'alcuna stella, trattone il Sole e la Luna; ma penso che arbitrariamente, e come si dice a occhio, uno di loro de i pi antichi pronunziasse la cosa esser cos, e che i seguaci poi senza altro riscontro se ne sieno stati al primo detto: ch quando alcuno di loro si fusse applicato al farne qualche riprova, si sarebbe senza dubbio accorto dell'inganno. 
   SAGR. Ma se eglino mancavano del telescopio, e voi di gi avete detto che l'amico nostro con tale strumento  venuto in cognizione della verit, devono gli altri restare scusati, e non accusati di negligenza. 
   SALV. Questo seguirebbe, quando senza 'l telescopio non si potesse ottenere l'intento. + vero che tale strumento, co 'l mostrar il disco della stella nudo ed ingrandito cento e mille volte, rende l'operazione pi facile assai, ma si pu anco senza lo strumento conseguir, se ben non cos esattamente, l'istesso; ed io pi volte l'ho fatto, e 'l modo che ho tenuto  questo. Ho fatto pendere una cordicella verso qualche stella, ed io mi son servito della Lira, che nasce tra settentrione e greco, e poi con l'appressarmi e slontanarmi da essa corda, traposta tra me e la stella, ho trovato il posto dal quale la grossezza della corda puntualmente mi nasconde la stella; fatto questo, ho preso la lontananza dall'occhio alla corda, che viene a esser un de' lati che comprendon l'angolo che si forma nell'occhio e che insiste sopra la grossezza della corda, e che  simile, anzi l'istesso, che l'angolo che nella sfera stellata insiste sopra il diametro della stella, e dalla proporzione della grossezza della corda alla distanza dall'occhio alla corda, con la tavola de gli archi e corde, ho immediatamente trovata la quantit dell'angolo; usando per la solita cautela che si osserva nel prendere angoli cos acuti, di non formare il concorso de' raggi visuali nel centro dell'occhio, dove non vanno se non refratti, ma oltre all'occhio, dove realmente la grandezza della pupilla gli manda a concorrere. 
   SAGR. Capisco questa cautela, se ben vi ho un non so che di dubbio; ma quel che mi d pi fastidio  che in questa operazione, quando si faccia nelle tenebre della notte, mi par che si misuri il diametro del disco irraggiato, e non il vero e nudo della stella. 
   SALV. Signor no, perch la corda nel coprir il nudo corpicello della stella leva via i capelli, che non son suoi ma del nostro occhio, de i quali riman privo subito che se gli nasconde il vero disco; e voi, nel far l'osservazione, vedrete come inaspettatamente vi si cuopre da una sottil cordicella quella assai gran fiaccola che pareva non doversi nascondere se non doppo ostacolo assai maggiore. Per misurar poi esattissimamente e ritrovar quante di tali grossezze di corda entrino nella distanza dell'occhio, piglio non un solo diametro della corda, ma accoppiando molti pezzi della medesima sopra una tavola, s che si tocchino, prendo con un compasso tutto lo spazio occupato da 15 o 20 di loro, e con tal misura misuro la lontananza, gi con altro pi sottil filo presa, dalla corda al concorso de' raggi visuali. E con questa assai esatta operazione trovo, il diametro apparente d'una fissa della prima grandezza, stimato comunemente 2 minuti primi, ed anco 3 minuti prima da Ticone nelle sue <I>Lettere Astronomiche</I>, fac. 167, non esser pi di 5 secondi, che  una delle 24 o delle 36 parti di quello che essi han creduto: or vedete sopra che gravi errori son fondate le lor dottrine. 
   SAGR. Veggo e comprendo benissimo; ma prima che passar pi oltre, vorrei proporre il dubbio che mi nasce nel ritrovare il concorso de' raggi visuali oltre all'occhio, quando si rimirano oggetti compresi sotto angoli molto acuti. E la difficult mia procede dal parermi che tal concorso possa essere or pi lontano ed or meno, e questo non tanto mediante la maggiore o minor grandezza dell'oggetto che si riguarda, quanto che nel riguardare oggetti dell'istessa grandezza mi pare che 'l concorso de' raggi per certo altro rispetto deva farsi pi e meno remoto dall'occhio. 
   SALV. Gi veggo dove tende la perspicacit del signor Sagredo, diligentissimo osservatore delle cose della natura: e farei ben qualsivoglia scommessa, che tra mille che hanno osservato ne' gatti strignersi ed allargarsi assaissimo la pupilla dell'occhio, non ve ne sono due, n forse uno che abbia osservato, un simile effetto farsi dalle pupille de gli uomini nel guardare, mentre il mezo sia molto o poco illuminato, e che nella aperta luce il cerchietto della pupilla si diminuisce assai; s che nel riguardare il disco del Sole si riduce a una piccolezza minore di un grano di panico, che nel mirare oggetti non risplendenti, e dentro a mezo men chiaro, si allarga alla grandezza di una lente o pi; ed in somma questo allargamento e strignimento si diversifica pi assai che in decupla proporzione: dal che  manifesto che quando la pupilla  dilatata molto,  necessario che l'angolo del concorso de' raggi sia pi remoto dall'occhio; il che accade nel riguardare gli oggetti poco luminosi. Dottrina somministratami nuovamente dal signor Sagredo: per la quale, quando si abbia a fare un'osservazione esattissima e di gran conseguenza, venghiamo avvertiti a dover fare l'investigazione di tal concorso nell'atto dell'istessa o di molto simile operazione: ma in questa, per manifestar l'errore de gli astronomi, non vi  necessaria tanta accuratezza, perch, quando anco a favor della parte noi supponessimo tal concorso farsi sopra l'istessa pupilla, poco importerebbe, per esser la fallacia loro tanto grande Non so, signor Sagredo, se questo voleva essere il vostro motivo. 
   SAGR. Quest' per appunto, ed ho caro che non sia stato irragionevole, come m'assicura l'essermi incontrato con voi; ma ben con questa occasione sentirei volentieri in che modo si possa investigare la distanza del concorso de' raggi visuali. 
   SALV. Il modo  assai facile, ed  tale. Lo piglio due strisce di carta, una nera e l'altra bianca, e fo la nera larga per la met della bianca; attacco poi la bianca in un muro, e lontana da essa fermo l'altra sopra una bacchetta o altro sostegno, in distanza di 15 o 20 braccia: e allontanandomi da questa seconda per altrettanto spazio per la medesima dirittura, chiara cosa  che in tal lontananza concorrerebbono le linee rette che, partendosi da i termini della larghezza della bianca, passassero toccando la larghezza dell'altra striscia posta in mezo: onde ne sguita, che quando in tal concorso si ponesse l'occhio, la striscia nera di mezo asconderebbe precisamente la bianca opposta, quando la vista si facesse in un sol punto; ma se noi troveremo che l'estremit della striscia bianca apparisca scoperta, sar necessario argomento che non da un punto solo escono i raggi visuali. E per far che la striscia bianca resti occultata dalla nera, bisogner avvicinar l'occhio: accostatolo, dunque, tanto che la striscia di mezo occupi la remota, e notato quanto  bisognato avvicinarsi, sar la quantit di tale avvicinamento misura certa di quanto il vero concorso de' raggi visuali si fa remoto dall'occhio in tale operazione, ed averemo di pi il diametro della pupilla, o vero di quel foro onde escono i raggi visuali; imperocch tal parte sar egli della larghezza della carta nera, qual  la distanza dal concorso delle linee che si produssero per l'estremit delle carte al luogo dove stette l'occhio quando prima vedde occultarsi la carta remota dall'intermedia, qual , dico, tal distanza della lontananza tra le due carte. E per, quando volessimo con esquisitezza misurare il diametro apparente d'una stella, fatta l'osservazione nel modo sopradetto, bisognerebbe far paragone del diametro della corda co 'l diametro della pupilla; e trovato verbigrazia, il diametro della corda esser quadruplo di quei della pupilla, e la distanza dell'occhio alla corda esser, per esempio, 30 braccia, diremo il vero concorso delle linee prodotte da i termini del diametro della stella per i termini del diametro della corda andare a concorrer lontane dalla corda 40 braccia: ch cos sar osservata come si deve la proporzione tra la distanza della corda al concorso delle dette linee e la distanza da tal concorso e 'l luogo dell'occhio, che debbe esser la medesima che cade tra 'l diametro della corda e 'l diametro della pupilla. 
   SAGR. Ho inteso benissimo, e per sentiamo quel che adduce il signor Simplicio in difesa de gli avversarii del Copernico. 
   SIMP. Ancorch quello inconveniente massimo e del tutto incredibile, indotto da questi avversarii del Copernico sia per il discorso del signor Salviati modificato assai, non per mi par tolto via in maniera, che non gli rimanga ancora tanto di vigore che basti per atterrar cotal opinione: perch, se ho ben capito la somma ed ultima conclusione, quando si ponesse le stelle della sesta grandezza esser grandi quanto il Sole (che pur mi par gran cosa a credersi), tuttavia resterebbe vero che l'orbe magno avesse a cagionar nella sfera stellata mutazione e diversit tale qual  quella che il semidiametro della Terra produce nel Sole, che pure  osservabile; onde, non si scorgendo n una tale n tampoco una minore nelle fisse parmi che per questo il movimento annuo della Terra resti pur desolato e distrutto. 
   SALV. Voi ben concludereste signor Simplicio, quando non ci fusse altro da produr per la parte del Copernico; ma molt'altre cose ci restano ancora. E quanto alla replica fatta da voi, nessuna cosa ci osta che noi non possiamo suppor la lontananza delle fisse esser ancor molto maggiore di quello che si  fatto; e voi stesso, e chi si sia altro che non voglia derogare alle proposizioni ammesse da i seguaci di Tolomeo, bisogner che ammetta per convenientissima cosa il por la sfera stellata assaissimo maggiore ancora di quello che pur ora abbiamo detto doversi stimare. Imperocch, convenendo tutti gli astronomi che della maggior tardanza delle conversioni de' pianeti ne sia cagione la maggioranza delle loro sfere e che per ci Saturno sia pi tardo di Giove e Giove del Sole, perch quello ha a descriver cerchio maggiore di questo, e questo di quest'altro, etc.; considerando che Saturno, verbigrazia, l'altezza del cui orbe  nove volte maggiore che quella del Sole, e che per ci il tempo di una revoluzione di Saturno  30 volte pi lungo che quello di una conversion del Sole; essendo che nella dottrina di Tolomeo una conversion della sfera stellata si finisca in 36.000 anni, dove quella di Saturno si fornisce in 30, e quella del Sole in uno; argumentando con simile proporzione, e dicendo: Se l'orbe di Saturno, per esser 9 volte maggiore dell'orbe del Sole, si rivolge in tempo 30 volte maggiore, per la ragione eversa quanto dover esser grande quell'orbe che si rivolge 36.000 volte pi tardo? si trover, la distanza della sfera stellata dovere esser 10.800 semidiametri dell'orbe magno, che sarebbe 5 volte appunto maggiore di quello che poco fa la calcolammo dovere esser quando una fissa della sesta grandezza fusse quanto  il Sole. Or vedete quanto minore ancora dovrebbe, per tal rispetto, esser la diversit cagionata in esse dal movimento annuo della Terra. E quando con simil relazione noi volessimo argumentar la lontananza della sfera stellata da Giove e da Marte, quello ce la darebbe 15.000, e questo 27.000, semidiametri dell'orbe magno, cio ancora maggior, quello 7 e questo 12 volte, che non ce la dava la grandezza della fissa supposta eguale al Sole. 
   SIMP. Mi par che a questo si potrebbe rispondere che 'l moto della sfera stellata si  doppo Tolomeo osservato non esser cos tardo come esso lo stim; anzi mi pare avere inteso che l'istesso Copernico  stato l'osservatore. 
   SALV. Voi dite benissimo, ma non producete cosa che favorisca punto la causa de i Tolemaici, li quali non hanno mai recusato il moto de i 36.000 anni nella sfera stellata, perch tanta tardit la facesse troppo vasta ed immensa; ch se tal immensit non era da concedersi in natura, dovevano prima che ora negare una conversione tanto tarda, che non potesse con buona proporzione adattarsi se non ad una sfera di grandezza intollerabile. 
   SAGR. Di grazia, signor Salviati, non perdiam pi tempo in proceder per via di tali proporzioni con gente che sono accomodate ad ammetter cose sproporzionatissime, talch assolutamente con loro per questa strada non  possibile guadagnar nulla. E qual pi sproporzionata proporzione si pu immaginare di quella che questi tali trapassano ed ammettono, mentre che, scrivendo non ci esser pi conveniente modo di ordinar le celesti sfere che 'l regolarsi con le diversit de' tempi de' periodi loro, mettendo di grado in grado le pi tarde sopra le pi veloci, costituita che hanno altissima la sfera stellata, come tardissima pi di tutte, glie ne costituiscono una superiore, e per ci maggiore, e la fanno muovere in ventiquattr'ore, mentre che la sua inferiore si muove in 36.000 anni? Ma di queste sproporzionalit se ne parl a bastanza il giorno passato. 
   SALV. Vorrei, signor Simplicio, che sospesa per un poco l'affezione che voi portate a i seguaci della vostra opinione, mi diceste sinceramente se voi credete che essi nella mente loro comprendano quella grandezza che dipoi giudicano non poter, per la sua immensit, attribuirsi all'universo; perch io, quanto a me, credo di no, e mi pare che, s come nell'apprension de' numeri, come si comincia a passar quelle migliaia di milioni, l'immaginazion si confonde n pu pi formar concetto, cos avvenga ancora nell'apprender grandezze e distanze immense; s che intervenga al discorso effetto simile a quello che accade al senso, che mentre nella notte serena io guardo verso le stelle, giudico al senso la lontananza loro esser di poche miglia, n esser le stelle fisse punto pi remote di Giove o di Saturno, anzi pur n della Luna. Ma, senza pi, considerate le controversie passate tra gli astronomi ed i filosofi peripatetici per cagione della lontananza delle stelle nuove di Cassiopea e del Sagittario, riponendole quelli tra le fisse, e questi credendole pi basse della Luna: tanto  impotente il nostro senso a distinguere le distanze grandi dalle grandissime, ancor che queste in fatto siano molte migliaia di volte maggiori di quelle. E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l'immaginazione quella grandezza dell'universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta? se la comprendi, vorrai tu stimar che la tua apprensione si estenda pi che la potenza divina vorrai tu dir d'immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? ma se non la comprendi, perch vuoi apportar giudizio delle cose da te non capite? 
   SIMP. Questi discorsi camminan tutti benissimo, e non si nega che 'l cielo non possa superare di grandezza la nostra immaginazione, come anco l'aver potuto Dio crearlo mille volte maggiore di quello che : ma non deviamo ammettere, nessuna cosa esser stata creata in vano ed esser oziosa nell'universo; ora, mentre che noi veggiamo questo bell'ordine di pianeti, disposti intorno alla Terra in distanze proporzionate al produrre sopra di quella suoi effetti per benefizio nostro, a che fine interpor di poi tra l'orbe supremo di Saturno e la sfera stellata uno spazio vastissimo senza stella alcuna, superfluo e vano? a che fine? per comodo ed utile di chi? 
   SALV. Troppo mi par che ci arroghiamo, signor Simplicio, mentre vogliamo che la sola cura di noi sia l'opera adequata ed il termine oltre al quale la divina sapienza e potenza niuna altra cosa faccia o disponga: ma io non vorrei che noi abbreviassimo tanto la sua mano, ma ci contentassimo di esser certi che Iddio e la natura talmente si occupa al governo delle cose umane, che pi applicar non ci si potrebbe quando altra cura non avesse che la sola del genere umano; il che mi pare con un accomodatissimo e nobilissimo esempio poter dichiarare, preso dall'operazione del lume del Sole, il quale, mentre attrae quei vapori o riscalda quella pianta, gli attrae e la riscalda in modo, come se altro non avesse che fare; anzi nel maturar quel grappolo d'uva, anzi pur quel granello solo, vi si applica che pi efficacemente applicar non vi si potrebbe quando il termine di tutti i suoi affari fusse la sola maturazione di quel grano. Ora, se questo grano riceve dal Sole tutto quello che ricever si pu, n gli viene usurpato un minimo che dal produrre il Sole nell'istesso tempo mille e mill'altri effetti, d'invidia o di stoltizia sarebbe da incolpar quel grano, quando e' credesse o chiedesse che nel suo pro solamente si impiegasse l'azione de' raggi solari. Son certo che niente si lascia indietro dalla divina Providenza di quello che si aspetta al governo delle cose umane; ma che non possano essere altre cose nell'universo dependenti dall'infinita sua sapienza, non potrei per me stesso, per quanto mi detta il mio discorso, accomodarmi a crederlo: tuttavia, quando pure il fatto stesse in altra maniera, nessuna renitenza sarebbe in me di credere alle ragioni che da pi alta intelligenza mi venissero addotte. In tanto, quando mi vien detto che sarebbe inutile e vano un immenso spazio intraposto tra gli orbi de i pianeti e la sfera stellata, privo di stelle ed ozioso, come anco superflua tanta immensit, per ricetto delle stelle fisse, che superi ogni nostra apprensione, dico che  temerit voler far giudice il nostro debolissimo discorso delle opere di Dio, e chiamar vano o superfluo tutto quello dell'universo che non serve per noi.
   SAGR. Dite pure, e credo che direte meglio, che noi non sappiamo che serva per noi: ed io stimo una delle maggiori arroganze, anzi pazzie, che introdur si possano, il dire Perch'io non so a quel che mi serva Giove o Saturno, adunque questi son superflui, anzi non sono in natura+; mentre che oh stoltissimo uomo, io non so n anco a quel che mi servano le arterie, le cartilagini, la milza o il fele, anzi n saprei d'avere il fele, la milza o i reni, se in molti cadaveri tagliati non mi fussero stati mostrati, ed allora solamente potrei intender quello che operi in me la milza, quando ella mi fusse levata. Per intender quali cose operi in me questo o quel corpo celeste (gi che tu vuoi che ogni loro operazione sia indrizzata a noi), bisognerebbe per qualche tempo rimuover quel tal corpo, e quell'effetto, ch'io sentissi mancare in me, dire che dependeva da quella stella. Di pi, chi vorr dire che lo spazio che costoro chiamano troppo vasto ed inutile, tra Saturno e le stelle fisse, sia privo d'altri corpi mondani? forse perch non gli vediamo? adunque i quattro pianeti Medicei e i compagni di Saturno vennero in cielo quando noi cominciammo a vedergli, e non prima? e cos le altre innumerabili stelle fisse non vi erano avanti che gli uomini le vedessero? le nebulose erano prima solamente piazzette albicanti, ma poi noi co 'l telescopio l'aviamo fatte diventare drappelli di molte stelle lucide e bellissime? Prosuntuosa, anzi temeraria, ignoranza de gli uomini!
   SALV. Non occorre, signor Sagredo, distendersi pi in queste infruttuose esagerazioni: seguitiamo il nostro instituto, che  di esaminare i momenti delle ragioni portate dall'una e dall'altra parte, senza determinar cosa alcuna, rimettendone poi il giudizio a chi ne sa pi di noi. E tornando su i nostri discorsi naturali ed umani, dico che questo grande, piccolo, immenso, minimo, etc., son termini non assoluti, ma relativi, s che la medesima cosa, paragonata a diverse, potr ora chiamarsi immensa, e tal ora insensibile, non che piccola. Stante questo, io domando in relazione a chi la sfera stellata del Copernico si pu chiamare troppo vasta. Questa, per mio parere, non pu paragonarsi n dirsi tale se non in relazione a qualche altra cosa del medesimo genere: or pigliamo la minima del medesimo genere, che sar l'orbe lunare; e se l'orbe stellato si deve sentenziare per troppo vasto rispetto a quel della Luna, ogn'altra grandezza che con simile o maggior proporzione ecceda un'altra del medesimo genere, dover dirsi troppo vasta, ed anco, per questa ragione, negarsi che ella si ritrovi al mondo: e cos gli elefanti e le balene saranno senz'altro chimere e poetiche immaginazioni, perch quelli, come troppo vasti in relazione alle formiche, le quali sono animali terrestri, e quelle rispetto alle spillancole, che sono pesci, e veggonsi di sicuro essere <I>in rerum natura</I>, sarebbono troppo smisurati, perch assolutamente l'elefante e la balena superano la formica e la spillancola con assai maggior proporzione che non fa la sfera stellata quella della Luna, figurandoci noi detta sfera tanto grande quanto basta per accomodarsi al sistema Copernicano. Di pi, quanto  grande la sfera di Giove, quanto quella di Saturno, assegnate per recettacolo di una stella sola, e ben piccola, in comparazione di una fissa? certo che se a ciascuna fissa si dovesse consegnar per suo ricetto tal parte dello spazio mondano, bisognerebbe far l'orbe, dove stanzia l'innumerabil moltitudine di quelle, molte e molte migliaia di volte maggiore di quello che basta per il bisogno del Copernico. In oltre, non chiamate voi una stella fissa, piccolissima, dico anco delle pi apparenti, non che di quelle che fuggono la nostra vista? e le chiamiamo cos in comparazione dello spazio circonfuso. Ora, quando tutta la sfera stellata fusse un corpo solo risplendente, chi  che non capisca che nello spazio infinito si pu assegnare una distanza tanto grande, dalla quale tale sfera lucida apparisse cos piccola ed anco minore di questo che dalla Terra ci pare adesso una stella fissa? di l dunque giudicheremmo allora piccola quella medesima cosa, che ora di qui chiamiamo smisuratamente grande.
   SAGR. Grandissima mi par l'inezzia di coloro che vorrebbero che Iddio avesse fatto l'universo pi proporzionato alla piccola capacit del loro discorso, che all'immensa, anzi infinita, Sua potenza.
   SIMP. Tutto questo che voi dite va bene; ma quello sopra di che la parte fa instanza,  l'avere a concedere che una stella fissa abbia ad esser non pure eguale, ma tanto maggiore del Sole, che pure amendue sono corpi particolari situati dentro all'orbe stellato. E ben parmi che molto a proposito interroghi quest'autore e domandi: A che fine ed a benefizio di chi sono macchine tanto vaste? prodotte forse per la Terra, cio per un piccolissimo punto? e perch tanto remote, acciocch appariscano tantine e niente assolutamente possano operare in Terra? a che proposito una spropositata immensa voragine tra esse e Saturno? frustratorie sono tutte quelle cose che da ragioni probabili non son sostenute+.
   SALV. Dall'interrogazioni che fa quest'uomo mi par che si possa raccorre, che quando si lasci stare il cielo, le stelle e le distanze, della quantit e grandezze ch'egli ha sin ora creduto (bench nissuna comprensibil grandezza egli gi mai non se ne sia sicuramente figurata), ei penetri benissimo e resti capace de i benefizii che da esse provengano sopra la Terra, la quale non pi sia una cosetta minima, n che esse sien pi tanto remote che appariscano cos piccoline, ma tanto grandi quanto basta per potere operare in Terra, e che la distanza tra esse e Saturno sia proporzionata benissimo, e che egli di tutte queste cose abbia molto probabili ragioni, delle quali ne averei volentieri sentito qualcuna; ma il vedere che egli in queste poche parole si confonde e si contraddice, mi fa credere ch' e' sia molto penurioso e scarso di queste probabili ragioni, e che quelle che ei chiama ragioni, sieno pi tosto fallacie, anzi ombre di vane immaginazioni. Imperocch io domando adesso a lui, se questi corpi celesti operano veramente sopra la Terra, e se per tale effetto sono stati prodotti delle tali e tali grandezze, ed in tali e tali distanze disposti, o pure se non hanno che fare con le cose terrene. Se non han che fare con la Terra, sciocchezza grande  il voler noi terreni esser arbitri delle grandezze, e regolatori delle loro locali disposizioni, mentre siamo ignorantissimi di tutti i loro affari e interessi: ma se dir che operano e che a questo fine siano indrizzati, viene ad affermare quello che per un altro verso egli medesimo nega ed a laudar quello che pur ora ha dannato, mentre diceva che i corpi celesti, locati in tanta lontananza che dalla Terra appariscan tantini, non possono in lei operar cosa alcuna. Ma, uomo mio, nella sfera stellata, gi stabilita nella distanza che ella si trova e che da voi vien giudicata per ben proporzionata per gl'influssi in queste cose terrene, moltissime stelle appariscono piccolissime, e cento volte tante ve ne sono del tutto a noi invisibili (che  un apparire ancor minori che tantine): adunque bisogna che voi (contradicendo a voi medesimo) neghiate ora la loro operazione in Terra; o vero che (contradicendo pure a voi stesso) concediate che l'apparir tantine non detrae della loro operazione; o s veramente (e questa sar pi sincera e modesta concessione) concediate e liberamente confessiate che 'l giudicar nostro circa le loro grandezze e distanze sia una vanit, per non dir prosunzione o temerit. 
   SIMP. Veramente veddi ancor io subito, nel legger questo luogo, la contradizion manifesta, nel dir che le stelle, per cos dire, del Copernico, apparendo tanto piccoline, non potrebbero operare in Terra, e non si accorgere d'aver conceduto l'azione sopra la Terra a quelle di Tolomeo e sue, che appariscono non pur tantine, ma sono la maggior parte invisibili. 
   SALV. Ma vengo ad un altro punto. Sopra che fondamento dice egli che le stelle appariscano cos piccole? forse perch tali le veggiamo noi? e non sa egli che questo viene dallo strumento che noi adoperiamo in riguardarle, cio dall'occhio nostro? E che ci sia vero, mutando strumento le vedremo maggiori e maggiori, quanto ne piacer: e chi sa che alla Terra, che le rimira senza occhi, elle non si mostrino grandissime e quali realmente elle sono? Ma  tempo che, lasciate queste leggerezze, venghiamo a cose di pi momento: e per, avendo io gi dimostrato queste due cose prima, quanto basti por lontano il firmamento s che in lui il diametro dell'orbe magno non faccia maggior diversit di quella che fa l'orbe terrestre nella lontananza del Sole, e poi dimostrato parimente come per far che una stella del firmamento ci apparisca della grandezza che noi la veggiamo, non  necessario porla maggiore del Sole, vorrei saper se Ticone o alcuno de' suoi aderenti ha tentato mai di investigare in qualche modo se nella sfera stellata si scorga veruna apparenza per la quale si possa pi resolutamente negare o ammettere il moto annuo della Terra.
   SAGR. Io per loro risponderei di no, n tampoco averne avuto bisogno; gi che il Copernico stesso  che dice, tal diversit non vi essere, ed essi, argomentando <I>ad hominem</I>, glie l'ammettono, e sopra questo assunto mostrano l'improbabilit che ne segue, cio che sarebbe necessario far la sfera tanto immensa, che una stella fissa, per apparirci grande come ci apparisce, converrebbe che in realt fusse una mole cos immensa che eccedesse la grandezza di tutto l'orbe magno: cosa che  poi, come essi dicono, del tutto incredibile.
   SALV. Io son del medesimo parere, e credo appunto ch'egli argomentino contro all'uomo pi per difesa d'un altro uomo, che per brama di venire in cognizion del vero; e non solamente non credo che alcun di loro si sia applicato al far tal osservazione, ma non son sicuro ancora se alcuno di essi sappia quale diversit dovesse produr nelle fisse il movimento annuo della Terra, quando la sfera stellata non fusse in tanta distanza che in esse tal diversit per la sua piccolezza svanisse: perch il cessare da tal inquisizione e rimettersi al semplice detto del Copernico, pu ben bastare a convincer l'uomo, ma non gi a chiarirsi del fatto, potendo esser che la diversit ci sia, ma non cercata, o, per la sua piccolezza o per mancamento di strumenti esatti, non compresa dal Copernico; che non sarebbe questa la prima cosa che egli, per mancanza di strumenti o per altro difetto, non ha saputa, e pur, fondato sopra altre saldissime conietture, afferm quello a cui parevano contrariare le cose non comprese da lui: ch, come gi si disse, senza il telescopio n Marte poteva comprendersi crescer 60 volte, e Venere 40, pi in quella che in questa positura, anzi le differenze loro appariscono minori assai del vero; tuttavia si  poi venuto in certezza, tali mutazioni esservi a capello quali ricercava il sistema copernicano. Or cos sarebbe ben fatto ricercare, con quella esquisitezza che si potesse maggiore, se una tal mutazione che dovrebbe scorgersi nelle fisse, posto il moto annuo della Terra, effettivamente si osservasse; cosa che assolutamente credo non esser sin ora stata fatta da alcuno, e non solamente fatta, ma forse (come ho detto) n anco da molti ben inteso quel che cercar si dovrebbe. N mi muovo a caso a dir cos; perch gi veddi certa scrittura a penna di uno di questi anticopernicani, che diceva, necessariamente dover seguire, quando tal opinion fusse vera, un continuo alzamento ed abbassamento del polo di 6 mesi in 6 mesi, secondo che la Terra in tanto tempo, per tanto spazio quant' il diametro dell'orbe magno, si ritira or verso settentrione or verso austro; e pur gli pareva ragionevole, anzi necessario, che seguendo noi la Terra, quando fussimo verso settentrione, dovessimo avere il polo pi elevato che quando siamo verso il mezo giorno. In questo medesimo errore incorse uno per altro assai intelligente matematico, pur seguace del Copernico, secondo che riferisce Ticone ne' suoi <I>Proginnasmi</I> a fac. 684, il quale diceva aver osservato mutarsi l'altezza polare ed esser diversa la state dal verno: e perch Ticone nega il merito della causa, ma non danna l'ordine, cio nega il vedersi mutazione nell'altezza polare, ma non condanna tale inquisizione come non accomodata a conseguir quel che si cerca, viene a dichiararsi che egli ancora stima, l'altezza polare, variata o non variata di 6 mesi in 6 mesi, esser buona riprova per escludere o introdurre il movimento annuo della Terra.
   SIMP. Veramente, signor Salviati, che a me ancora par che dovesse seguir l'istesso. Imperocch io non credo che voi mi negherete, che se noi camminiamo solamente 60 miglia verso tramontana, il polo ci si alzer un grado, ed accostandosi parimente per altre 60 miglia al settentrione, ci si alzer il polo un altro grado, etc.: ora, se l'accostarsi e di scostarsi 60 miglia solamente fa s notabil mutazione nell'altezze polari, che dover fare il trasportarvi la Terra, e noi insieme, non dir 60 miglia, ma 60 migliaia?
   SALV. Dover fare (se si deve seguir cotesta proporzione) che il polo ci si alzer mille gradi. Vedete, signor Simplicio, quanto pu un'inveterata impressione! Voi, per esservi fissato nella fantasia per tanti anni che il cielo sia quello che si rivolga in ventiquattr'ore, e non la Terra, e che in conseguenza i poli di tal revoluzione siano nel cielo e non nel globo terrestre, non potete n anco per un'ora spogliarvi quest'abito e mascherarvi del contrario, figurandovi che la Terra sia quella che si muova solamente per tanto tempo quanto basta per concepir quello che ne seguirebbe quando questa bugia fusse vera. Se la Terra, signor Simplicio,  quella che si muove in se stessa in ventiquattr'ore, in lei sono i poli, in lei  l'asse, in lei  l'equinoziale, cio il cerchio massimo descritto dal punto egualmente distante da i poli, in lei sono gli infiniti paralleli, maggiori e minori, descritti da i punti della sua superficie pi e meno distanti da i poli; in lei sono tutte queste cose, e non nella sfera stellata, che, per essere immobile, manca di tutte, e solo con l'imaginazione vi si possono figurare, prolungando l'asse della Terra sin l dove terminando segner due punti sopraposti a i nostri poli, ed il piano dell'equinoziale disteso figurer in cielo un cerchio a s corrispondente. Ora, se il vero asse, i veri poli, il vero equinoziale terrestri non si mutano in Terra tuttavolta che voi ancora resterete nel medesimo luogo in Terra, trasportate pure la Terra dove vi piace, che voi gi mai non cangerete abitudine n a i poli n a i cerchi n ad altra cosa terrena; e questo, per esser cotal trasportamento comune a voi ed a tutte le cose terrestri, ed il moto, dove  comune,  come se non vi fusse: e s come voi non muterete abitudine a i poli terreni (abitudine, dico, s che vi si alzino o vi s'abbassino), cos parimente non la muterete a i poli figurati in cielo, tuttavoltach per poli celesti intenderemo (come gi si  definito) quei due punti che dall'asse terrestre, prolungato sin l, vi vengono segnati. + vero che si mutano tali punti nel cielo, quando il trasportamento della Terra vien fatto in tal modo, che il suo asse vadia a ferire in altri ed altri punti della sfera celeste immobile; ma non si muta la nostra abitudine ad essi, s che il secondo ci si elevi pi che il primo. Chi vuole che de i punti del firmamento, rispondenti a i poli della Terra, l'uno se gli alzi e l'altro se gli abbassi, bisogna camminare in Terra verso l'uno, allontanandosi dall'altro; ch il trasportar la Terra, e con lei noi medesimi (come ho gi detto), non opera niente. 
   SAGR. Concedetemi in grazia, signor Salviati, ch'io spiani assai chiaramente questo negozio con un esempio, se ben grossolano, altrettanto per accomodato a questo proposito. Figuratevi, signor Simplicio, d'essere in una galera, e che stando in poppa abbiate drizzato un quadrante o altro strumento astronomico alla sommit dell'albero del trinchetto, come se voi voleste prender la sua elevazione, la quale fusse, verbigrazia, 40 gradi: non  dubbio, che camminando voi per corsa verso l'albero 25 o 30 passi, tornando a drizzare il medesimo strumento alla medesima sommit dell'albero, troverete la sua elevazione esser maggiore, ed esser cresciuta, verbigrazia, 10 gradi; ma se in cambio di camminar i detti 25 o 30 passi verso l'albero, voi, restando fermo in poppa, faceste muover tutta la galera verso quella parte, credereste voi che, mediante il viaggio che ella avesse fatto de i 25 o 30 passi, l'elevazion del trinchetto vi si mostrasse di 10 gradi accresciuta? 
   SIMP. Credo ed intendo che ella non si vantaggierebbe n anco un sol capello per il viaggio di mille n di centomila miglia, non che di 30 passi, ma credo bene che, se traguardando la sommit del trinchetto si fusse incontrato una stella fissa ad esser nella medesima dirittura, credo, dico, che tenendo fermo il quadrante, doppo aver navigato verso la stella 60 miglia, la mira batterebbe bene alla punta del trinchetto come prima, ma non gi pi alla stella, la quale mi si sarebbe elevata un grado 
   SAGR. Ma voi non credete gi che 'l traguardo non battesse a quel punto della sfera stellata che risponde alla dirittura della sommit del trinchetto? 
   SIMP. Questo no, ma il punto sarebbe variato, e rimarrebbe sotto alla stella prima osservata. 
   SAGR. Cos sta per appunto. Ma s come quello che in quest'esempio risponde all'elevazion della sommit dell'albero non  la stella, ma il punto del firmamento che si trova nella dirittura dell'occhio e della cima dell'albero, cos nel caso esemplificato quello che nel firmamento risponde al polo della Terra, non  una stella o altra cosa fissa del firmamento, ma  quel punto nel quale va a terminar l'asse terrestre dirittamente prolungato sin l, il qual punto non  fisso, ma ubbidisce alle mutazioni che facesse il polo terreno e per Ticone o altri, che avevano portato questa instanza dovevano dire che a tal movimento della Terra quando vero fusse, si dovrebbe conoscere ed osservar qualche diversit nell'alzamento ed abbassamento non del polo, ma di alcuna stella fissa verso quella parte che risponde al nostro polo.
   SIMP. Gi intendo benissimo l'equivoco preso da costoro, ma non per mi si toglie la forza, che mi par grandissima, dell'argomento portato in contrario, quando si riferisca alla mutazion delle stelle, e non pi del polo: atteso che, se il movimento della galera, di 60 miglia solamente, mi fa alzarsi una stella fissa per un grado, come non potr molto pi venirmi una simil mutazione, ed anco maggiore assaissimo, quando la galera si trasportasse verso la medesima stella per tanto spazio quant' il diametro dell'orbe magno, che voi dite esser il doppio di quello che  dalla Terra al Sole? 
   SAGR. Qui, signor Simplicio, ci  un altro equivoco, il quale veramente voi intendete, ma non vi sovviene l'intenderlo; ed io cercher di ricordarvelo. Per ditemi: Se quando, doppo avere aggiustato il quadrante a una stella fissa, e trovato, verbigrazia, la sua elevazione esser 40 gradi, voi, senza muovervi di luogo inclinaste il lato del quadrante, s che la stella rimanesse elevata sopra quella dirittura, direte voi perci la stella aver acquistato maggior elevazione? 
   SIMP. Certo no, perch la mutazione si  fatta nello strumento, e non nell'osservatore, che abbia mutato luogo movendosi verso quella.
   SAGR. Ma quando voi navigate o camminate sopra la superficie della Terra, direste voi che nel medesimo quadrante non si facesse mutazione alcuna, ma si conservasse sempre la medesima elevazione rispetto al cielo, tuttavolta che voi stesso non l'inclinaste, ma lo lasciaste stare nella prima costituzione? 
   SIMP. Lasciate ch'io ci pensi un poco. Direi senz'altro che non la conservasse, per esser, il viaggio ch'io fo, non in piano, ma sopra la circunferenza del globo terrestre, la quale di passo in passo muta inclinazione rispetto al cielo, ed in conseguenza la fa mutare allo strumento che sopra di lei la conserva.
   SAGR. Voi benissimo dite; ed anco intendete, che quanto maggiore e maggiore fusse quel cerchio sopra il quale voi vi moveste, tante pi miglia bisognerebbe camminare per far che quella stella vi si alzasse quel grado di pi, e che finalmente, quando il moto verso la stella fusse per linea retta, pi ancora converrebbe muoversi che per la circonferenza di qualsivoglia grandissimo cerchio.
   SALV. S, perch finalmente la circonferenza del cerchio infinito e una linea retta sono l'istessa cosa.
   SAGR. Oh questo non intendo io, n credo che l'intenda anco il signor Simplicio; e bisogna che ci sia sotto qualche misterio ascosto, perch sappiamo che il signor Salviati non parla mai a caso, n mette in campo paradosso che non riesca in qualche concetto non punto triviale: per a luogo e tempo vi ricorder la dichiarazion di questo esser la linea retta l'istesso che la circonferenza del cerchio infinito, ch per adesso non voglio che interrompiamo il discorso che aviam per le mani. E tornando al caso, metto in considerazione al signor Simplicio come l'accostamento e discostamento che fa la Terra a quella stella fissa che  vicina al polo, si fa come per una linea retta, che  il diametro dell'orbe magno; talch il voler regolare l'alzamento ed abbassamento della stella polare co 'l moto per tal diametro come pe 'l moto sopra il cerchio piccolissimo della Terra,  gran segno di poca intelligenza. 
   SIMP. Ma pur restiamo ancora nelle medesime difficult, gi che n anco quella poca diversit che esser vi dovrebbe, si scorge esservi; e se questa  nulla, nullo ancora bisogna confessar che sia il moto annuo per l'orbe magno, attribuito alla Terra. 
   SAGR. Or qui lascio seguire al signor Salviati: il quale mi par che non trapassava per nullo l'alzamento o abbassamento della stella polare o di altra delle fisse, ancorch non compreso da alcuno, e dall'istesso Copernico posto non dir per nullo, ma per inosservabile per la sua piccolezza. 
   SALV. Gi ho detto di sopra, che non credo che alcuno si sia messo ad osservare se ne i diversi tempi dell'anno si scorga mutazione alcuna nelle fisse, che possa dependere dal movimento annuo della Terra; e soggiunto di pi, che ho dubbio se forse alcuno abbia bene inteso, quali sieno le mutazioni, e tra quali stelle debbano apparire: per  bene che andiamo con diligenza esaminando questo punto. L'aver trovato scritto solamente in genere, non si dovere ammettere il movimento annuo della Terra nell'orbe magno, perch non ha del verisimile che per esso non si vedesse alcuna apparente mutazione nelle stelle fisse, e il non sentir poi dire quali dovessero esser in particolare cotali apparenti mutazioni ed in quali stelle, mi fa molto ragionevolmente stimare che costoro che su quel generico pronunziato si fermano, non abbiano inteso, n anco forse cercato di intendere, come cammini il negozio di queste mutazioni, n che cose siano quelle che dicono che veder si dovrebbero; ed a cos giudicare mi muove il sapere, che il movimento annuo attribuito dal Copernico alla Terra quando debba farsi sensibile nella sfera stellata, non rispetto a tutte le stelle egualmente ha da farsi apparente mutazione, ma tale apparenza in alcune deve farsi maggiore, in altre minore, in altre ancor minore, e finalmente in altre assolutamente nulla, per grandissimo che si ponesse il cerchio di questo moto annuo. Le mutazioni poi, che veder si dovrebbero, sono di due generi: l'uno  il mutar esse stelle l'apparente grandezza, e l'altro il variar altezze nel meridiano, che si tira poi in conseguenza il mutar gli orti e gli occasi, e le distanze dal vertice, etc. 
   SAGR. Mi par di vedermi apparecchiare una matassa di questi rivolgimenti, che Dio voglia ch'io me ne sia per poter distrigar mai; perch, a confessare il mio difetto al signor Salviati, io ci ho tal volta pensato, n mai ne ho potuto ritrovare il bandolo, e non dico tanto di questo che appartiene alle stelle fisse, quanto di un'altra pi terribil faccenda, che voi mi avete fatta sovvenire co 'l ricordar queste altezze meridiane, latitudini ortive e distanze dal vertice, etc.: e 'l mio ravvolgimento di cervello nasce da quello ch'io vi dir adesso. Il Copernico pone la sfera stellata immobile, ed il Sole nel centro di essa, parimente immobile; adunque ogni mutazione che a noi apparisca farsi nel Sole o nelle stelle fisse,  necessario che sia della Terra, cio nostra: ma il Sole si alza e si abbassa nel nostro meridiano per un arco grandissimo, quasi di 47 gradi, e per archi ancora maggiori e maggiori varia le sue larghezze ortive ed occidue ne gli orizonti obliqui: or come pu mai la Terra inclinarsi e rilevarsi tanto notabilmente al Sole, e nulla alle stelle fisse, o per s poco che sia cosa impercettibile? Questo  quel nodo che non  possuto mai passare al mio pettine; e se voi me lo scioglierete, vi stimer pi che un Alessandro. 
   SALV. Queste sono difficult degne dell'ingegno del signor Sagredo: ed  tale il dubbio, che sino l'istesso Copernico diffid quasi di poterlo dichiarare in maniera che lo rendesse intelligibile, il che si vede s dal confessare egli stesso la sua oscurit, s dal rimettersi due volte in due diverse maniere per dichiararlo: ed io ingenuamente confesso di non avere capita la sua spiegatura se non doppo che con altro diverso modo, assai piano e chiaro, lo resi intelligibile, ma non per senza una lunga e laboriosa applicazion di mente. 
   SIMP. Aristotile vedde la difficult medesima e se ne serv per redarguir alcuni antichi i quali volevano che la Terra fusse un pianeta: contro a i quali argomenta, che se ci fusse, converrebbe che essa parimente, come gli altri pianeti, avesse pi di un movimento, dal che ne seguirebbe questa variazione ne gli orti ed occasi delle stelle fisse, e nell'altezze meridiane parimente. E poich ei promosse la difficult e non la risolvette,  forza che ella sia, se non d'impossibile, almeno di difficile scioglimento.
   SALV. La grandezza e forza dell'annodamento rende lo scioglimento pi bello e ammirando; ma io non ve lo prometto per oggi, e vi prego a dispensarmi sino a domani, e per ora andremo considerando e dichiarando quelle mutazioni e diversit che per il movimento annuo dovriano scorgersi nelle stelle fisse, s come pur ora dicevamo, nell'esplicazion delle quali vengono a proporsi alcuni punti preparatorii per lo scioglimento della massima difficult. Ora, ripigliando i due movimenti attribuiti alla Terra (e dico due, perch il terzo non  altrimenti un moto, come a suo luogo dichiarer), cio l'annuo ed il diurno, quello si deve intendere fatto dal centro della Terra nella circonferenza dell'orbe magno, cio di un cerchio massimo descritto nel piano dell'eclittica, fissa ed immutabile; l'altro, cio il diurno,  fatto dal globo della Terra in se stesso circa il proprio centro e proprio asse, non eretto, ma inclinato al piano dell'eclittica, con inclinazione di gradi 23 e mezo in circa, la quale inclinazione si mantiene per tutto l'anno e, quello che sommamente si deve notare, si conserva sempre verso la medesima parte del cielo, talmentech l'asse del moto diurno si mantien perpetuamente parallelo a se stesso: s che, se noi ci immagineremo tale asse prolungato sino alle stelle fisse, mentre che il centro della Terra circonda in un anno tutta l'eclittica, l'istesso asse descrive la superficie di un cilindro obliquo, che ha per una delle sue basi il detto cerchio annuo, e per l'altra un simil cerchio imaginariamente descritto dalla sua estremit, o vogliamo dir polo, tra le stelle fisse; ed  tal cilindro obliquo al piano dell'eclittica secondo l'inclinazion dell'asse che lo descrive, che aviamo detto esser gradi 23 e mezo, la quale, conservandosi perpetuamente l'istessa (se non quanto in molte migliaia di anni fa qualche piccolissima mutazione, che al presente negozio niente importa), fa che 'l globo terrestre n pi s'inclina gi mai n si solleva, ma immutabile si conserva: dal che ne sguita che, per quanto appartiene alle mutazioni da osservarsi nelle fisse, dependenti dal solo movimento annuo, l'istesso accader a qualsivoglia punto della superficie terrena, che all'istesso centro della Terra; e per nelle presenti esplicazioni ci serviremo del centro, come di qualsivoglia punto della superficie. E per pi facile intelligenza del tutto, ne disegneremo le figure lineari: e prima segniamo nel piano dell'eclittica il cerchio ANBO, ed intendiamo i punti A, B essere gli estremi verso borea e verso austro, cio il principio di Cancro e di Capricorno, ed il diametro A B prolunghiamolo indeterminatamente per D e C verso la sfera stellata: 
 vedi figura 24

dico ora, primieramente, che niuna delle stelle fisse poste nell'eclittica, per qualsivoglia mutazion fatta dalla Terra per esso piano dell'eclittica, varier mai elevazione, ma sempre si scorger nella medesima superficie; ma bene se gli avviciner ed allontaner la Terra per tanto spazio quanto  il diametro dell'orbe magno. Il che sensatamente si vede nella figura: imperocch, sia la Terra nel punto A o sia in B, sempre la stella G si vede per la medesima linea A B C; ma bene la lontananza B C si  fatta minore della C A per tutto il diametro B A: il pi dunque che si possa scorgere nella stella C, ed in qualsivoglia altra posta nell'eclittica,  la accresciuta o diminuita apparente grandezza, per l'avvicinamento o allontanamento della Terra. 
   SAGR. Fermate un poco, in cortesia, perch sento non so che scrupolo che mi d fastidio, ed  questo. Che la stella C venga veduta per la medesima linea A B C tanto quando la Terra sia in A quanto se ella sia in B, l'intendo benissimo; come anco di pi capisco che l'istesso avverrebbe da tutti i punti della linea A B, mentre che la Terra passasse da A in B per essa linea; ma passandovi, come si suppone per l'arco A N B,  manifesta cosa che quando ella sar nel punto N, ed in qualunque altro fuori che li due A, B, non pi per la linea A B, ma per altre ed altre, si scorger: talch se il mostrarsi sotto diverse linee deve cagionar apparente mutazione, qualche diversit converr che si scorga. Anzi pi dir, con quella libert filosofica che tra i filosofi amici debbe esser permessa, parermi che voi, contrariando a voi stesso, neghiate ora quello che pur oggi ci avete, con nostra maraviglia, dichiarato esser cosa verissima e grande: dico di quello che accade ne i pianeti ed in particolare ne i tre superiori, che ritrovandosi continuamente nell'eclittica o a quella vicinissimi, non solamente si mostrano ora a noi propinqui ed ora remotissimi ma tanto, nei regolati lor movimenti, difformi, che talvolta immobili, e tal ora, per molti gradi, retrogradi, ci si rappresentano; e tutto non per altra cagione, che per il movimento annuo della Terra. 
   SALV. Ancorch per mille riscontri io sia stato fatto certo dell'accortezza del signor Sagredo, pur ho voluto con quest'altro cimento assicurarmi maggiormente di quanto io possa promettermi dell'ingegno suo; e tutto per util mio, ch quando le mie proposizioni potranno star salde al martello o alla coppella del suo giudizio, potr star sicuro che elle sien di lega buona a tutto paragone. Dico per tanto, che a bello studio avevo dissimulata cotesta obiezzione, ma non per con animo di ingannarvi e di persuadervi alcuna falsit, come sarebbe potuto accadere quando l'instanza da me dissimulata, e da voi trapassata, fusse stata tale in effetto quale in apparenza si mostra, cio veramente gagliarda e concludente; ma ella non  tale, anzi dubito io adesso che voi, per tentar me, finghiate di non conoscer la sua nullit. Ma voglio in questo particolare esser pi malizioso di voi, co 'l cavarvi a forza di bocca quello che artifiziosamente volevi nasconderci: e per ditemi, che cosa  quella onde voi conoscete la stazione e retrogradazione de' pianeti derivante dal moto annuo, e che  cos grande che pure almeno qualche vestigio di simile effetto dovrebbe vedersi nelle stelle dell'eclittica. 
   SAGR. Due quesiti contien questa vostra domanda, a i quali convien ch'io risponda: il primo riguarda l'imputazione, che mi date, di simulatore; l'altro  di quello che possa apparir nelle stelle, etc. Quanto al primo, dir con vostra pace che non  vero ch'io abbia simulato di non intender la nullit di quella instanza; e per assicurarvi di ci, vi dic'ora che benissimo capisco tal nullit. 
   SALV. Ma non capisco gi io come possa essere che voi non parlaste simulatamente, quando dicevi di non intender quella tal fallacia, la quale confessate ora di intender benissimo. 
   SAGR. La confessione stessa d'intenderla pu assicurarvi ch'io non simulavo, mentre dicevo di non l'intendere; perch quando io avessi voluto e volessi simulare, chi potria tenermi ch'io non continuassi nella medesima simulazione, negando tuttavia di intender la fallacia? Dico dunque che non l'intendevo allora, ma che ben la capisco al presente, merc dell'avermi voi destato l'intelletto, prima co 'l dirmi risolutamente che ella non  nulla, e poi co 'l cominciare a interrogarmi cos alla larga, che cosa fusse quella per la quale io conosceva la stazione e retrogradazione de' pianeti: e perch questo si conosce dalla conferenza che si fa di essi con le stelle fisse, in relazion delle quali si veggono variare lor movimenti or verso occidente ed or verso oriente e tal ora restar come immobili, e perch sopra la sfera stellata non ve n' altra immensamente pi remota, ed a noi visibile, con la quale possiamo conferir le nostre stelle fisse, per vestigio niuno possiamo noi scorger nelle fisse, che risponda a quello che ci apparisce ne' pianeti. Questo penso io che sia quel tanto che voi mi volevi cavar di bocca. 
   SALV. Questo , con la giunta da vantaggio della vostra sottilissima arguzia. E se io con un piccol motto vi apersi la mente, voi con un altro fate sovvenire a me, non esser del tutto impossibile che qualche cosa in qualche tempo si trovasse osservabile tra le fisse, per la quale comprender si potesse in chi risegga l'annua conversione, talch esse ancora, non men de i pianeti e del Sole stesso, volesser comparire in giudizio a render testimonianza di tal moto a favor della Terra: perch'io non credo che le stelle siano sparse in una sferica superficie, egualmente distanti da un centro, ma stimo che le loro lontananze da noi siano talmente varie, che alcune ve ne possano esser 2 e 3 volte pi remote di alcune altre; talch, quando si trovasse co 'l telescopio qualche piccolissima stella vicinissima ad alcuna delle maggiori, e che per quella fusse altissima, potrebbe accadere che qualche sensibil mutazione succedesse tra di loro, rispondente a quella de i pianeti superiori. E tanto sia detto per ora circa il particolare delle stelle poste nell'eclittica: venghiamo ora alle fisse poste fuora dell'eclittica, ed intendiamo un cerchio massimo eretto al piano di quella, e sia, per esempio, un cerchio che nella sfera stellata risponda al coluro de' solstizii, e segniamolo C E H, che verr insieme ad esser un meridiano, ed in esso pigliamo una stella fuori dell'eclittica, qual sarebbe la E. Or questa al movimento della Terra varier bene elevazione; perch dalla Terra in A sar veduta secondo il raggio A E, con l'elevazione dell'angolo E A C; ma dalla Terra posta in B si vedr ella per il raggio B E, con elevazione dell'angolo E B C, maggiore dell'altro E A C, per esser quello esterno, e questo interno ed opposto, nel triangolo EAB: vedrassi dunque mutata la distanza della stella E dall'eclittica; ed anco la sua altezza nel meridiano sar fatta maggiore nello stato B che nel luogo A, secondo che l'angolo E B C supera l'angolo E A C, che  la quantit dell'angolo A E B: imperocch, essendo del triangolo E A B prolungato il lato A B in C, l'esteriore angolo E B C (per esser eguale alli due interiori ed opposti E, A) supera esso A per la quantit dell'angolo E. E se noi piglieremo un'altra stella nel medesimo meridiano, pi remota dall'eclittica, qual sarebbe, verbigrazia, la stella H, maggiore anco sar in essa la diversit dall'esser vista dalli due luoghi A, B, secondo che l'angolo A H B si fa maggiore dell'altro E il quale angolo ander sempre crescendo, secondo che la stella osservata 
 vedi figura 25

pi sar lontana dall'eclittica, sin che finalmente la massima mutazione apparir in quella stella che fusse posta nell'istesso polo dell'eclittica come, per totale intelligenza, potremo dimostrar cos: Sia il diametro dell'orbe magno A B, il cui centro G, ed intendasi prolungato sino alla sfera stellata ne i punti D, C; e sia dal centro G eretto l'asse dell'eclittica G F sino alla medesima sfera, nella quale s'intenda descritto un meridiano D F C, che sar eretto al piano dell'eclittica; e presi nell'arco FC qualsivoglino punti H, E, come luoghi di stelle fisse, congiungansi le linee F A, F B, A H, H G, H B, A E, G E, B E, s che l'angolo della diversit o voglin dire la parallasse della stella posta nel polo F sia A F B, quello della stella posta in H sia l'angolo A H B, e della stella in E sia l'angolo A E B: dico l'angolo della diversit della stella polare F essere il massimo, e de gli altri il pi vicino al massimo esser maggiore del pi remoto, cio l'angolo F esser maggiore dell'angolo H, e questo maggiore dell'angolo E. Intendasi intorno al triangolo F A B descritto un cerchio; e perch l'angolo F  acuto (per esser la sua base A B minore del diametro D C del mezo cerchio D F C), sar posto nella porzione maggiore del circoscritto cerchio tagliata dalla base A B; e perch essa A B  divisa in mezo ed ad angoli retti dalla F G, sar il centro del cerchio circoscritto nella linea F G: sia il punto I. E perch delle linee tirate dal punto G, che non  centro, sino alla circonferenza del cerchio circoscritto, la massima  quella che passa per il centro, sar la G F maggiore di ogn'altra che dal punto G si tiri sino alla circonferenza del medesimo cerchio; e per tal circonferenza taglier la linea G H (che  eguale alla linea G F), e tagliando la G H taglier ancora la A H: taglila in L, e congiungasi la linea L B: saranno dunque li due angoli A F B, A L B eguali, per esser nella medesima porzione del cerchio circoscritto: ma A L B, esterno,  maggiore dell'interno H: adunque l'angolo F  maggiore dell'angolo H. E con l'istesso metodo dimostreremo, l'angolo H esser maggiore dell'angolo E, perch del cerchio descritto intorno al triangolo A H B il centro  nella perpendicolare G F, al quale la linea G H  pi vicina della G E, e per la circonferenza di esso taglia la G E ed anco la A E: onde  manifesto il proposito. Concludiamo per tanto, che la diversit di apparenza (la quale con termine proprio dell'arte potremo chiamar parallasse delle stelle fisse)  maggiore e minore secondo che le stelle osservate sono pi o meno vicine al polo dell'eclittica; s che finalmente delle stelle che sono nell'eclittica stessa, tal diversit si riduce a nulla.
 vedi figura 26

Quanto poi all'avvicinarsi o allontanarsi per tal moto la Terra alle stelle, a quelle che sono nell'eclittica si avvicina ella e si discosta per quanto  tutto il diametro dell'orbe magno, come pur ora vedemmo; ma alle stelle intorno al polo dell'eclittica tale accostamento o allontanamento  quasi nullo, ed all'altre questa diversit si fa maggiore secondo che elle sono pi vicine all'eclittica. Possiamo, nel terzo luogo, intendere, come quella diversit d'aspetto si fa maggiore o minore, secondo che la stella osservata fusse a noi pi vicina o pi remota; perch, se noi segneremo un altro meridiano men lontano dalla Terra, qual sarebbe questo D F I, una stella posta in F e veduta per il medesimo raggio A F E, stante la Terra in A, quando poi si osservasse dalla Terra in B, si scorgerebbe secondo il raggio B F, e farebbe l'angolo della diversit, cio B F A, maggiore dell'altro primo A E B, essendo esteriore del triangolo BFE. 
   SAGR. Con gran gusto, ed anco profitto, ho sentito il vostro discorso; e per assicurarmi s'io ben l'abbia capito, dir la somma delle conclusioni sotto brevi parole. Parmi che voi ci abbiate spiegato, due sorte di diverse apparenze esser quelle che mediante il moto annuo della Terra possiamo noi osservare nelle stelle fisse: l'una  delle lor variate grandezze apparenti, secondo che noi, portati dalla Terra, a quelle ci avviciniamo o ci allontaniamo; l'altra (che pur depende dal medesimo allontanamento o avvicinamento)  il mostrarcisi nel medesimo meridiano ora pi elevate ed ora meno. Di pi, voi ci dite (ed io benissimo l'intendo) che l'una e l'altra di tali mutazioni non si fa egualmente in tutte le stelle, ma in altre maggiore ed in altre minore ed in altre niente. L'appressamento e discostamento per il quale la medesima stella ci debba apparire or pi grande ed or pi piccola,  insensibile e quasi nullo nelle stelle vicine al polo dell'eclittica, ma  massimo nelle stelle poste in essa eclittica, mediocre nelle intermedie; il contrario accade dell'altra diversit, cio che nullo  l'alzamento o abbassamento nelle stelle poste nell'eclittica, massimo nelle circonvicine al polo di essa eclittica, mediocre nelle intermedie. Oltre di ci, amendue queste diversit sono pi sensibili nelle stelle che fussero pi vicine, nelle pi lontane son sensibili meno, e finalmente nelle estremamente lontane svanirebbero. Questo  quanto alla parte mia; resta ora, per quel ch'io mi avviso, di sodisfare al signor Simplicio, il quale non credo che facilmente si accomoder a passar come cose insensibili cotali diversit, derivanti da un movimento della Terra tanto vasto e da una mutazione che trasporti la Terra in luoghi tra di loro distanti per due volte tanto quanto  da noi al Sole. 
   SIMP. In vero io, liberamente parlando, sento gran repugnanza nell'avere a conceder, la distanza delle fisse dovere esser tanta che in esse le dichiarate diversit devano esser del tutto impercettibili. 
   SALV. Non vi gettate del tutto al disperato, signor Simplicio, ch forse ci  ancora qualche temperamento per le vostre difficult. E prima, che l'apparente grandezza delle stelle non si vegga alterar sensibilmente, non vi deve parer punto improbabile, mentre che voi vedete l'estimativa de gli uomini in cotal fatto tanto altamente ingannarsi, e massime nel riguardare oggetti risplendenti: e voi stesso rimirando, verbigrazia, una torcia accesa dalla distanza di 200 passi, nell'appressarvisi ella 3 o 4 braccia, credereste di accorgervene, perch maggiore vi si mostrasse? Io per me non me ne accorgerei sicuramente, quando ben mi se n'avvicinasse 20 0 30: anzi tal volta mi sono incontrato a vedere un simil lume in una tal lontananza, n sapermi risolvere se e' veniva verso me o pur si allontanava, mentre egli realmente mi si avvicinava. Ma che? se il medesimo appressamento e allontanamento (dico del doppio della distanza dal Sole a noi) nella stella di Saturno  quasi totalmente impercettibile, ed in Giove poco osservabile, che dover essere nelle stelle fisse, che non credo che voi foste renitente a porle pi lontane il doppio di Saturno? In Marte, che per avvicinarsi a noi...
   SIMP. Vossignoria non si affatichi pi in questo particolare, ch gi resto capace, poter benissimo accadere quanto si  detto circa la non alterata apparente grandezza delle stelle fisse; ma che diremo dell'altra difficult, che nasce da non si scorger variazione alcuna nella mutazion di aspetto? 
   SALV. Diremo cosa per avventura da potervi quietare anco in questa parte. E per venire alle brevi, non sareste voi sodisfatto quando realmente si scorgesser nelle stelle quelle mutazioni che vi par necessario che scorger vi si dovessero quando il movimento annuo fusse della Terra? 
   SIMP. Sarei senza dubbio, per quanto appartiene a questo particolare. 
   SALV. Vorrei che voi diceste, che quando una tal diversit si scorgesse, niuna cosa resterebbe pi che potesse render dubbia la mobilit della Terra, atteso che a cotal apparenza nissun altro ripiego assegnar si potrebbe. Ma quando bene anco ci sensibilmente non apparisse, non per la mobilit si rimuove, n la immobilit necessariamente si conclude, potendo esser (come afferma il Copernico) che l'immensa lontananza della sfera stellata renda inosservabili cotali minime apparenze; le quali, come gi si  detto, pu esser che sin ora non sieno state n anco ricercate, o, se pur ricercate, non ricercate nella maniera che si deve, cio con quella esattezza che a cos minute puntualit sarebbe necessaria; la quale esattezza  difficile a conseguirsi, s per difetto de gli strumenti astronomici, suggetti a molte alterazioni, s ancora per colpa di quelli che gli maneggiano con minor diligenza di quello che sarebbe necessario. Argomento necessariamente concludente di quanto poco sia da fidarsi di tali osservazioni, siane la diversit che noi troviamo tra gli astronomi nell'assegnare i luoghi, non dir delle stelle nuove e delle comete, ma delle stelle fisse medesime, sino anco all'altezze polari, nelle quali il pi delle volte per molti minuti si trovano tra di loro discordanti. E per vero dire, chi vuole in un quadrante o sestante, che al pi aver il lato di 3 o 4 braccia di lunghezza, assicurarsi nell'incidenza del perpendicolo o nel taglio della diottra di non si ingannare di dua o tre minuti, che nella sua circonferenza non saranno maggiori della larghezza di un grano di miglio? oltre all'esser quasi impossibile che lo strumento sia con assoluta giustezza fabbricato e conservato. Tolomeo mostra diffidenza di un strumento armillare fabbricato dall'istesso Archimede per prender l'ingresso del Sole nell'equinoziale. 
   SIMP. Ma se gli strumenti son cos sospetti e le osservazioni tanto dubbiose, come potremo noi gi mai costituirci in sicurezza e liberarci dalle fallacie? Io avevo sentito predicare gran cose de gli strumenti di Ticone, fatti con immense spese, e della sua singolar diligenza nelle osservazioni. 
   SALV Tutto questo vi ammetto; ma n quelli n questa bastano per assicurarci in un negozio di tanta importanza. Io voglio che ci serviamo di strumenti maggiori assai assai di quelli di Ticone, esattissimi e fatti con pochissima spesa il lato de i quali sia di 4, 6, 20, 30 e 50 miglia, s che un grado sia largo un miglio, un minuto primo 50 braccia, un secondo poco meno di un braccio: ed in somma gli potremo avere, senza spender nulla, di qual grandezza pi ci piacer. Io, stando in una mia villa vicino a Firenze, osservai manifestamente l'arrivo e la partita del Sole dal solstizio estivo, mentre che una sera nel suo tramontare si addop a una rupe delle montagne di Pietrapana, lontana circa 60 miglia lasciando di s scoperto un sottil filo verso tramontana, la cui larghezza non era la centesima parte del suo diametro, e la seguente sera in simil occaso mostr pur di s scoperta una simil parte, ma notabilmente pi sottile, argomento necessario dell'aver egli cominciato a discostarsi dal tropico ed il regresso del Sole dalla prima alla seconda osservazione non import sicuramente un minuto secondo nell'orizonte: l'osservazione poi fatta con telescopio esquisito, e che multiplica il disco del Sole pi di mille volte, riesce facile e insieme dilettevole. Ora, con simili strumenti voglio che facciamo le nostre osservazioni nelle stelle fisse, servendoci di alcuna di quelle nelle quali la mutazione dovrebbe esser pi cospicua, quali sono, come gi si  dichiarato, le pi remote dall'eclittica, tra le quali la Lira, stella grandissima e vicina al polo dell'eclittica, sarebbe molto opportuna ne i paesi assai settentrionali, operando nella maniera che dir appresso, ma co 'l servirmi di altra stella; e gi meco medesimo ho appostato un luogo assai accomodato per tale osservazione. Il luogo  un'aperta pianura, sopra la quale si alza verso tramontana una montagna molto eminente, nel vertice della quale  fabbricata una piccola chiesetta, situata da occidente verso oriente, s che la schiena del suo coperto pu segare ad angoli retti il meridiano di qualche abitazione posta nella pianura. Voglio fermare una travetta parallela alla detta schiena o colmo del tetto, e da esso distante un braccio in circa: fermata questa, cercher nel piano il luogo dal quale una delle stelle del Carro, nel passar per il meridiano, venga ascondendosi doppo la trave gi collocata; o vero, quando la trave non fusse tanto grossa che bastasse ad occultar la stella, trover il posto di dove si vegga la medesima trave tagliare in mezo il disco di essa stella, effetto che con telescopio esquisito si discerne esquisitamente: e se nel luogo di dove tale accidente si scorger fusse qualche abitazione, sar tanto pi comodo, quando che no, far piantare un palo ben fermo in terra, con nota stabile per indice dove si debba ricostituir l'occhio qualunque volta si voglia reiterar l'osservazione: la prima delle quali osservazioni far intorno al solstizio estivo, per continuar poi di mese in mese o quando pi mi piacer, sino all'altro solstizio; con la quale osservazione si potr scoprir l'alzamento ed abbassamento della stella, per piccolo che egli sia. E se in tal operazione succeder il poter comprender mutazione alcuna, quale e quanto acquisto si far in astronomia? poich con tal mezo, oltre all'assicurarci del moto annuo, potremo venire in cognizione della grandezza e lontananza della medesima stella. 
   SAGR. Io comprendo benissimo tutto il progresso, e parmi l'operazione tanto facile e accomodata al bisogno, che molto ragionevolmente si potrebbe credere che dall'istesso Copernico o da altro astronomo fusse stata messa in atto. 
   SALV. A me par tutto l'opposito, perch non ha del verisimile che, se alcuno l'avesse sperimentata, non avesse fatto menzione dell'esito, se succedeva in favore di questa o di quella opinione; oltre che n per questo n per altro fine si trova che alcuno si sia valso di tal modo di osservare, il quale anco, senza telescopio esatto, malamente si potrebbe effettuare. 
   SAGR. Resto interamente quieto di quanto dite. Ma gi che ci avanza gran tempo a notte, se voi desiderate ch'io possa trapassarla con quiete, non vi sia grave esplicarci quei problemi, la dichiarazione de i quali poco fa domandaste di poter differire a dimane; rendeteci in grazia il gi conceduto indulto, e lasciati tutti gli altri ragionamenti da banda, venite dichiarandoci come, posti i movimenti che il Copernico attribuisce alla Terra, e ritenendo immobile il Sole e le stelle fisse, ne possano seguire quei medesimi accidenti circa gli alzamenti ed abbassamenti del Sole, circa le mutazioni delle stagioni e le disequalit de i giorni e delle notti etc., nel medesimo modo appunto che nel sistema Tolemaico assai facilmente si apprendono. 
   SALV Non si deve n si pu negare cosa che sia ricercata dal signor Sagredo: e la proroga da me domandata non era ad altro effetto, che per aver tempo di riordinarmi nella fantasia quelle premesse che servono per una larga ed aperta dichiarazione del modo col quale i nominati accidenti seguono tanto nella posizione copernicana quanto nella tolemaica, anzi con assai maggiore agevolezza e semplicit in quella che in questa; onde manifestamente si comprenda quella ipotesi altrettanto esser facile ad effettuarsi dalla natura, quanto difficile ad esser compresa dall'intelletto. Tuttavia spero, con servirmi d'altra spiegatura che dell'usata dal Copernico, rendere anco la sua apprensione assai meno oscura; per lo che fare proporr alcune supposizioni per s note e manifeste, e saranno le seguenti: 
   Prima. Posto che la Terra, corpo sferico, si volga circa 'l proprio asse e poli, ciaschedun punto segnato nella sua superficie descrive la circonferenza di un cerchio, maggiore o minore secondo che il punto segnato sar pi o meno lontano da i poli; e di questi cerchi, massimo  quello che vien disegnato da un punto egualmente lontano da essi poli: e tutti questi cerchi sono tra di loro paralleli; e paralleli li chiameremo. 
   Seconda. Essendo la Terra di figura sferica e di sustanza opaca, vien continuamente illuminata dal Sole secondo la met della sua superficie, restando l'altra met tenebrosa: ed essendo il termine che distingue la parte illuminata dalla tenebrosa un cerchio massimo, lo chiameremo cerchio terminator della luce. 
   Terzo. Quando il cerchio terminator della luce passasse per i poli della Terra, taglierebbe (essendo cerchio massimo) tutti i paralleli in parti eguali; ma non passando per i poli, gli taglier tutti in parti diseguali, trattone il solo cerchio di mezo, che, per esser massimo, vien pur segato in parti eguali. 
   Quarta. Volgendosi la Terra intorno a i proprii poli, le quantit de i giorni e delle notti vengono determinate da gli archi de i paralleli segati dal cerchio terminator della luce; e l'arco che resta nell'emisferio illuminato prescrive la lunghezza del giorno, e il rimanente  la quantit della notte. 
   Proposte queste cose, per pi chiara intelligenza di quello che resta da dirsi verremo a descriverne una figura: e prima segneremo la circonferenza di un cerchio, che ci rappresenter quella dell'orbe magno, descritta nel piano dell'eclittica, e questa divideremo in quattro parti eguali con li due diametri, Capricorno, Granchio, Libra e Ariete, che nell'istesso tempo ci rappresenteranno i quattro punti cardinali, cio li due solstizii e li due equinozii; e nel centro di tal cerchio noteremo il Sole O, fisso ed immobile. Segnamo ora circa i quattro punti Capricorno, Granchio, Libra e Ariete, come centri, quattro cerchi eguali, li quali ci rappresentino la Terra, in essi in diversi tempi costituita, la quale co 'l suo centro nello spazio di un anno cammini per tutta la circonferenza Capricorno Ariete Granchio e Libra, muovendosi da occidente verso oriente, cio secondo l'ordine de' segni. Gi  manifesto che mentre la Terra sia in Capricorno, il Sole apparir in Granchio, e movendosi la Terra per l'arco Capricorno e Ariete, il Sole apparir muoversi per l'arco Granchio e Libra, ed in somma scorrere il zodiaco secondo l'ordine de i segni nello spazio di un anno; e con questo primo assunto vien senza controversia sodisfatto all'apparente movimento annuo del Sole sotto l'eclittica. 
 vedi figura 27

   Ora venendo all'altro movimento, cio al diurno della Terra in se stessa, bisogna stabilire i suoi poli ed il suo asse il quale si ha da intendere esser non eretto a perpendicolo sopra il piano dell'eclittica, cio non parallelo all'asse dell'orbe magno, ma declinante dall'angolo retto gradi 23 e mezo in circa, co 'l suo polo boreale verso l'asse dell'orbe magno, stante il centro della Terra nel punto solstiziale di Capricorno. Intendendo dunque il globo terrestre avere il suo centro nel punto Capricorno, segneremo i poli ed il suo asse A B, inclinato dal perpendicolo sopra 'l diametro Capricorno e Granchio gradi 23 e mezo, s che l'angolo A Capricorno e Granchio venga ad essere il complimento di una quarta, cio gradi 66 e mezo, e tale inclinazione bisogna intendere esser immutabile; ed il polo superiore A intenderemo essere il boreale, e l'altro B l'australe. Immaginandoci ora la Terra rivolgersi in se stessa circa l'asse A B in ore ventiquattro, pur da occidente verso oriente, verranno da tutti i punti notati nella sua superficie descritti cerchi tra di loro paralleli: segneremo, in questo primo posto della Terra, il massimo C D e li due da esso lontani gradi 23 e mezo, E F sopra e G N sotto, e gli altri due estremi I K, L M, lontani per simile intervallo da i poli A, B; e s come aviamo notati questi cinque, cos ne possiamo intendere altri innumerabili, paralleli a questi, descritti da gl'innumerabili punti della terrestre superficie. Intendiamo ora la Terra co 'l moto annuo del suo centro trasferirsi ne gli altri luoghi gi notati, ma passarvi con tal legge: che il proprio asse A B non solamente non muti inclinazione sopra il piano dell'eclittica, ma non varii anco gi mai direzzione, s che, mantenendosi sempre parallelo a se stesso, riguardi continuamente verso le medesime parti dell'universo o vogliamo dire del firmamento, dove se noi l'intendessimo prolungato, verrebbe co 'l suo altissimo termine a disegnare un cerchio parallelo ed eguale all'orbe magno Libra Capricorno Ariete e Granchio, come base superiore di un cilindro descritto da se medesimo nel moto annuo sopra l'inferior base Libra Capricorno Ariete e Granchio: e per, stante questa immutabilit d'inclinazione, segneremo quest'altre tre figure intorno a i centri Ariete, Granchio e Libra, simili in tutto e per tutto alla descritta prima intorno al centro Capricorno. 
   Consideriamo adesso la prima figura della Terra: nella quale, per esser l'asse A B declinante dal perpendicolo sopra il diametro Capricorno Granchio gradi 23 e mezo verso il Sole O, ed essendo l'arco A I pur gradi 23 e mezo, l'illuminazion del Sole illustrer l'emisferio del globo terrestre esposto verso il Sole (del quale qui se ne vede la met), diviso dalla parte tenebrosa per il terminator della luce I M; dal quale il parallelo C D, per esser cerchio massimo, verr diviso in parti eguali, ma gli altri tutti in parti diseguali, essendo che il terminator della luce I M non passa per i lor poli A, B; ed il parallelo I K, insieme con tutti gli altri descritti dentro di esso e pi vicini al polo A, resteranno interi nella parte illuminata, come, all'incontro, gli opposti verso il polo B, contenuti dentro al parallelo L M, resteranno nelle tenebre. Oltre a ci, per esser l'arco A I eguale all'arco F D e l'arco A F comune, saranno li due I K F, A F D eguali, e ciascheduno una quarta; e perch tutto l'arco I F M  mezo cerchio, sar l'arco M F una quarta, ed eguale all'altra F K I: e per il Sole O sar, in questo stato della Terra, verticale a chi fusse nel punto F. Ma per la revoluzione diurna intorno all'asse stabile A B tutti i punti del parallelo E F passano per il medesimo punto F; e per in tal giorno il Sole nel mezo d sar verticale a tutti gli abitatori del parallelo E F, e gli sembrer descriver nel suo moto apparente il cerchio che noi chiamiamo il tropico di Cancro; ma a gli abitatori di tutti i paralleli che sono sopra 'l parallelo E F, verso il polo boreale A, il Sole declina dal lor vertice verso austro; ed all'incontro, tutti gli abitatori de i paralleli che sono sotto l'E F, verso l'equinoziale C D e 'l polo austrino B, il Sole meridiano  elevato oltre al lor vertice verso 'l polo boreale A. Vedesi appresso, come di tutti i paralleli il solo massimo C D  tagliato in parti eguali dal terminator della luce I M; ma gli altri, che sono sotto e sopra il detto massimo, son tutti tagliati in parti diseguali: e de i superiori, gli archi semidiurni, che sono quelli della parte della superficie terrestre illustrata dal Sole, son maggiori de i seminotturni, che restano nelle tenebre; ed il contrario accade de i rimanenti, che sono sotto il massimo C D verso il polo B, de i quali gli archi semidiurni son minori de i seminotturni. Vedesi ancora manifestamente, che le differenze di essi archi si vanno agumentando secondo che i paralleli son pi vicini a i poli, sin tanto che il parallelo I K resta tutto intero nella parte illuminata, e gli abitatori di esso hanno un giorno di ventiquattr'ore senza notte, ed all'incontro il parallelo L M, restando tutto nelle tenebre, ha una notte di ventiquattr'ore senza giorno.
   Venghiamo ora alla terza figura della Terra, posta co 'l suo centro nel punto Granchio, di dove il Sole apparisce essere nel primo punto di Capricorno: gi manifestamente si vede, come per non aver l'asse A B mutata inclinazione, ma per essersi conservato parallelo a se stesso, l'aspetto e situazion della Terra  l'istesso a capello che quel della prima figura, salvo che quell'emisferio che nella prima era illuminato dal Sole, in questa resta nelle tenebre, e viene illuminato quello che nel primo posto era tenebroso; onde quello che accadeva prima circa le differenze de i giorni e delle notti, circa l'esser quelli maggiori o minori di queste, ora accade il contrario. E prima si vede, che dove nella prima figura il cerchio I K era tutto nella luce, ora  tutto nelle tenebre, e l'opposto L M ora  tutto nella luce, che prima era tutto tenebroso: dei paralleli tra 'l cerchio massimo C D e 'l polo A, sono ora gli archi semidiurni minori de i seminotturni che prima erano il contrario: de gli altri parimente verso il polo B, sono ora gli archi semidiurni maggiori de i seminotturni, l'opposto di che accadeva nell'altro stato della Terra: vedesi ora il Sole fatto verticale a gli abitatori del tropico G N, ed essersi abbassato verso austro a quelli del parallelo E F per tutto l'arco E C G, cio gradi 47, ed essere in somma passato dall'uno all'altro tropico traversando l'equinoziale, con alzarsi ed abbassarsi ne' meridiani il detto spazio di gradi 47: e tutta questa mutazione deriva non dall'inclinarsi o elevarsi la Terra, ma all'incontro dal non si inclinare o elevar gi mai, ed in somma dal conservarsi ella sempre nella medesima costituzione rispetto all'universo, solo co 'l circondare il Sole, situato nel mezo dell'istesso piano nel quale circolarmente se gli muove ella intorno co 'l movimento annuo. E qui  da notare un accidente maraviglioso, che , che s come il conservar l'asse della Terra la medesima direzione verso l'universo, o vogliamo dire verso la sfera altissima delle stelle fisse, fa che il Sole ci appare elevarsi ed inclinarsi per tanto spazio, cio per gradi 47, e niente inclinarsi o elevarsi le stelle fisse, cos all'incontro, quando il medesimo asse della Terra si mantenesse continuamente con la medesima inclinazione verso il Sole, o vogliam dire verso l'asse del zodiaco, nissuna mutazione apparirebbe farsi nel Sole circa l'alzarsi e abbassarsi, onde gli abitatori dell'istesso luogo sempre avrebbero le medesime diversit de i giorni e delle notti e la medesima costituzione di stagioni, cio altri sempre inverno, altri sempre state, altri primavera etc., ma all'incontro grandissima apparirebbe la mutazione nelle stelle fisse circa l'elevarsi ed inclinarsi a noi, che importerebbe i medesimi 47 gradi. Per intelligenza di che, torniamo a considerar lo stato della Terra nella prima figura, dove si vede l'asse A B co 'l polo superiore A inclinare verso il Sole; ma nella terza figura, avendo il medesimo asse conservata l'istessa direzione verso la sfera altissima, co 'l mantenersi parallelo a se stesso, non pi inclina verso 'l Sole co 'l polo superiore A, ma all'incontro reclina dal primiero stato gradi 47 ed inclina verso la parte opposta: s che, per restituir la medesima inclinazione dell'istesso polo A verso 'l Sole, bisognerebbe, co 'l girar il globo terrestre secondo la circonferenza A C B D, trasportarlo verso E i medesimi 47 gradi; e per tanti gradi qualsivoglia stella fissa osservata nel meridiano apparirebbe essersi elevata o inclinata. 
   Venghiamo adesso all'esplicazione di quel che resta, e consideriamo la Terra collocata nella quarta figura, cio co 'l suo centro nel punto primo della Libra, onde il Sole apparir nel principio dell'Ariete: e perch l'asse della Terra, che nella prima figura s'intende esser inclinato sopra il diametro Capricorno Granchio, e per esser nel medesimo piano che, segando il piano dell'orbe magno secondo la linea Capricorno Granchio, a quello fusse eretto perpendicolare, trasportato nella quarta figura, e mantenuto, come sempre si  detto, parallelo a se stesso, verr ad esser in un piano pur eretto alla superficie dell'orbe magno e parallelo al piano che ad angoli retti sega la medesima superficie secondo 'l diametro Capricorno Granchio, e per la linea che dal centro del Sole va al centro della Terra, quale  la O Libra, sar perpendicolare all'asse B A: ma la medesima linea che dal centro del Sole va al centro della Terra  sempre perpendicolare ancora al cerchio terminator della luce: per questo medesimo cerchio passer per i poli A, B nella quarta figura, e nel suo piano sar l'asse A B. Ma il cerchio massimo passando per i poli de i paralleli, gli divide tutti in parti eguali; adunque gli archi I K, E F, C D, G N, L M saranno tutti mezi cerchi, e l'emisferio illuminato sar questo che riguarda verso noi e 'l Sole, e 'l terminator della luce sar l'istesso cerchio A C B D, e stante la Terra in questo luogo, far l'equinozio a tutti li suoi abitatori. E 'l medesimo accade nella seconda figura, dove la Terra, avendo l'emisferio suo illuminato verso il Sole, mostra a noi l'altro oscuro con li suoi archi notturni, che pur son tutti mezi cerchi; ed in conseguenza qui ancora si fa l'equinozio. E finalmente, essendo che la linea prodotta dal centro del Sole al centro della Terra  perpendicolare all'asse A B, al quale  parimente eretto il cerchio massimo de i paralleli C D, passer la medesima linea O Libra necessariamente per l'istesso piano del parallelo C D, segando la sua circonferenza nel mezo dell'arco diurno C D; e per il Sole sar verticale a quello che in tal segamento si trovasse: ma vi passano, portati dalla diurna conversion della Terra, tutti gli abitatori di tal parallelo: adunque tutti questi in tal giorno averanno il Sole meridiano sopra il vertice loro, ed il Sole intanto a tutti gli abitatori della Terra apparir descrivere il massimo parallelo, detto equinoziale. In oltre, essendo che, stante la Terra in amendue i punti solstiziali, de i cerchi polari I K, L M l'uno resta intero nella luce e l'altro nelle tenebre, ma quando la Terra  ne i punti equinoziali, la met de i medesimi cerchi polari si trovano nella luce, restando il rimanente nelle tenebre; non dover esser difficile a intendersi, come passando la Terra, verbigrazia, dal Granchio (dove il parallelo I K  tutto nelle tenebre) nel Leone, cominci una parte del parallelo I K verso il punto I a entrar nella luce, e che il terminator della luce I M cominci a ritirarsi verso i poli A, B, segando il cerchio A C B D non pi in I, M, ma in due altri punti cadenti tra i termini I, A, M, B, de gli archi I A, M B onde gli abitatori del cerchio I K comincino a goder del lume, e gli altri abitatori del cerchio L M a sentir della notte. Ed ecco, con due semplicissimi movimenti, fatti dentro a tempi proporzionati alle grandezze loro e tra s non contrarianti, anzi fatti, come tutti gli altri de' corpi mondani mobili, da occidente verso oriente, assegnati al globo terrestre, rese adequate ragioni di tutte quelle medesime apparenze per le quali salvare con la stabilit della Terra  necessario (renunziando a quella simmetria che si vede tra le velocit e le grandezze de i mobili) attribuire ad una sfera vastissima sopra tutte le altre una celerit incomprensibile, mentre le altre minori sfere si muovono lentissimamente, e pi far tal moto contrario al movimento di quelle, e, per accrescere l'improbabilit, far che da quella superiore sfera sieno, contro alla propria inclinazione, rapite tutte le inferiori. E qui rimetto al vostro parere il giudicar quello che abbia pi del verisimile. 
   SAGR. A me, per quello che appartiene al mio senso, si rappresenta non piccola differenza tra la semplicit e facilit dell'operare effetti con i mezi assegnati in questa nuova constituzione, e la multiplicit confusione e difficult che si trova nell'antica e comunemente ricevuta; ch quando secondo questa multiplicit fusse ordinato questo universo, bisognerebbe in filosofia rimuover molti assiomi comunemente ricevuti da tutti i filosofi, come che la natura non multiplica le cose senza necessit, e che ella si serve de' mezi pi facili e semplici nel produrre i suoi effetti, e che ella non fa niente indarno, ed altri simili. Io confesso non aver sentita cosa pi ammirabile di questa, n posso credere che intelletto umano abbia mai penetrato in pi sottile speculazione. Non so quello che ne paia al signor Simplicio. 
   SIMP. Queste (se io devo dire il parer mio con libert) mi paiono di quelle sottigliezze geometriche, le quali Aristotile riprende in Platone, mentre l'accusa che per troppo studio della geometria si scostava dal saldo filosofare: ed io ho conosciuti e sentiti grandissimi filosofi peripatetici sconsigliar suoi discepoli dallo studio delle matematiche, come quelle che rendono l'intelletto cavilloso ed inabile al ben filosofare; instituto diametralmente contra a quello di Platone, che non ammetteva alla filosofia se non chi prima [si] fusse impossessato della geometria. 
   SALV. Applaudo al consiglio di questi vostri Peripatetici, di distorre i loro scolari dallo studio della geometria, perch non ci  arte alcuna pi accomodata per scoprir le fallacie loro; ma vedete quanto cotesti sien differenti da i filosofi matematici, li quali assai pi volentieri trattano con quelli che ben son informati della comune filosofia peripatetica, che con quelli che mancano di tal notizia, li quali, per tal mancamento, non posson far parallelo tra dottrina e dottrina. Ma posto questo da banda, ditemi, di grazia, quali stravaganze o troppo sforzate sottigliezze vi rendon meno applausibile questa copernicana costituzione. 
   SIMP. Io invero non l'ho interamente capita, forse perch non ho n anco ben in pronto le ragioni che de i medesimi effetti vengon prodotte da Tolomeo, dico di quelle stazioni, retrogradazioni, accostamenti e allontanamenti de' pianeti, accrescimenti e scorciamenti de' giorni, mutazioni delle stagioni, etc.: ma, lasciate le conseguenze che dependono dalle prime supposizioni, sento nelle supposizioni stesse non piccole difficult: le quali supposizioni quando vengon atterrate, si tiran dietro la rovina di tutta la fabbrica. Ora, perch tutta la machina del Copernico mi par che si fondi sopra instabili fondamenti, poich si appoggia su la mobilit della Terra, quando questa sia rimossa, non accade passare ad altre disputazioni; e per rimuover questa parmi che l'assioma d'Aristotile sia sufficientissimo, che di un corpo semplice un solo moto semplice possa esser naturale; ma qui alla Terra, corpo semplice, vengono assegnati 3, se non 4, movimenti, e tra di loro molto differenti; poich, oltre al moto retto, come grave, verso il centro, che non se gli pu negare, se gli attribuisce un moto circolare in un gran cerchio intorno al Sole in un anno, ed una vertigine in se stessa in ventiquattr'ore, e, quello poi che  pi esorbitante e che forse per ci voi lo tacevi, un'altra vertigine intorno al proprio centro, contraria alla prima delle ventiquattr'ore, e che si compie in un anno. A questo l'intelletto mio sente repugnanza grandissima. 
   SALV. Quanto al moto in gi, gi s' concluso non esser altrimenti del globo terrestre, che mai di tal movimento non s' mosso n gi mai s' per muovere; ma  (se pure ) delle parti, per riunirsi al suo tutto. Quanto poi al movimento annuo ed al diurno, questi, essendo fatti per il medesimo verso, sono benissimo compatibili, in quella maniera che se noi lasciassimo andare una palla gi per una superficie declive, ella, nello scendere per quella spontaneamente girer in se stessa. Quanto poi al terzo moto attribuitole dai Copernico in se stessa in un anno, solamente per conservare il suo asse inclinato e diretto verso la medesima parte del firmamento, vi dir cosa degna di grandissima considerazione; cio, che <I>tantum abest</I>  che (bench fatto al contrario dell'altro annuo) in esso sia repugnanza o difficult alcuna che egli naturalissimamente e senza veruna causa motrice compete a qualsivoglia corpo sospeso e librato, il quale, se sar portato in giro per la circonferenza di un cerchio, immediate per se stesso acquista una conversione circa 'l proprio centro, contraria a quella che lo porta intorno, e tale in velocit, che amendue finiscono una conversione nell'istesso tempo precisamente. Potrete veder questa mirabile ed accomodata al nostro proposito esperienza, mettendo in un catino d'acqua una palla che vi galleggi, e tenendo il vaso in mano: se vi andrete rivolgendo sopra le piante de' piedi, vedrete immediatamente cominciar la palla a rivolgersi in se stessa con moto contrario a quel del catino, e finir la sua revoluzione quando finir quella del vaso. Ora, che altro  la Terra che un globo pensile e librato in aria tenue e cedente, il quale, portato in giro in un anno per la circonferenza di un gran cerchio, ben deve acquistar senz`altro motore una vertigine circa 'l proprio centro, annua e contraria all'altro movimento pur annuo? Voi vedrete quest'effetto ma se poi andrete pi accuratamente considerando, vi accorgerete quest'esser non cosa reale, ma una semplice apparenza, e quello che vi assembra un rivolgersi in se stesso, essere un non si muovere ed un conservarsi del tutto immutabile rispetto a tutto quello che fuor di voi e del vaso resta immobile: perch, se in quella palla segnerete qualche nota, e considererete verso qual parte del muro della stanza dove sete, o della campagna o del cielo, ella riguarda, vedrete tal nota, nel rivolgimento del vaso e vostro, riguardar sempre verso quella medesima parte, ma paragonandola al vaso ed a voi stesso, che sete mobili, ben apparir ella andar mutando direzione, e con movimento contrario al vostro e del vaso andar ricercando tutti i punti del giro di quello; talch con maggior verit si pu dire che voi ed il vaso giriate intorno alla palla immobile, che ch'essa si volga drento al vaso. In tal guisa la Terra, sospesa e librata nella circonferenza dell'orbe magno, e situata in tal modo che una delle sue note, qual sarebbe per esempio il suo polo boreale, riguardi verso una tale stella o altra parte del firmamento, verso la medesima si mantien sempre diretta, bench portata co 'l moto annuo per la circonferenza di esso orbe magno. Questo solo  bastante a far cessare la maraviglia e rimuovere ogni difficult: ma che dir il signor Simplicio se a questa non indigenza di causa cooperante aggiugneremo una mirabile virt intrinseca del globo terrestre, di riguardar con sue determinate parti verso determinate parti del firmamento? Parlo della virt magnetica, participata costantissimamente da qualsivoglia pezzo di calamita. E se ogni minima particella di tal pietra ha in s tal virt, chi vorr dubitare, la medesima pi altamente risedere in tutto questo globo terreno, abbondante di tal materia, e che forse egli stesso, quanto alla sua interna e primaria sustanza, altro non  che un'immensa mole di calamita? 
   SIMP. Adunque voi sete di quelli che aderiscono alla magnetica filosofia di Guglielmo? 
   SALV. Sono per certo, e credo d'aver per compagni tutti quelli che attentamente avranno letto il suo libro e riscontrate le sue esperienze; n sarei fuor di speranza che quello che  intervenuto a me in questo caso, potesse accadere a voi ancora, tuttavolta che una curiosit simile alla mia ed un conoscere che infinite cose restano in natura incognite a gl'intelletti umani, con liberarvi dalla schiavitudine di questo o di quel particolare scrittore delle cose naturali, allentasse il freno al vostro discorso e rammorbidisse la contumacia e renitenza del vostro senso, s che ei non negasse tal ora di dare orecchio a voci non pi sentite. Ma (siami permesso d'usar questo termine) la pusillanimit de gl'ingegni comuni  giunta a segno, che non solamente alla cieca fanno dono, anzi tributo, del proprio assenso a tutto quello che trovano scritto da quelli autori che nella prima infanzia de' loro studii gli furono accreditati da i lor precettori, ma recusano di ascoltare, non che di esaminare, qual si sia nuova proposizione o problema, bench non solamente non sia stato confutato, ma n pure esaminato n considerato, da i loro autori: de' quali uno  questo, di investigare qual sia la vera, propria, primaria, interna e general materia e sustanza di questo nostro globo terrestre; che, bench n ad Aristotile n ad altri, prima che al Gilberto, sia caduto in mente di pensare se possa esser calamita, non che n Aristotile n altri abbiano confutata una tale opinione, tuttavia mi son io incontrato in molti che al primo motto di questo, quasi cavallo che adombri, si sono ritirati in dietro e sfuggito di trattarne, spacciando un tal concetto per una vana chimera, anzi per una solenne pazzia; e forse il libro del Gilberto non mi sarebbe venuto nelle mani, se un filosofo peripatetico di gran nome, credo per assicurar la sua libreria dal contagio, non me n'avesse fatto dono.
   SIMP. Io, che liberamente confesso essere stato uno de gl'ingegni comuni, e solamente da questi pochi giorni in qua, che mi  stato conceduto d'intervenire a i ragionamenti vostri, conosco di essermi alquanto sequestrato dalle strade trite e popolari, non per mi sento per ancora sollevato tanto, che le scabrosit di questa nuova fantastica opinione non mi sembrino molto ardue e difficili da superarsi.
   SALV. Se quello che scrive il Gilberti  vero, non  opinione, ma suggetto di scienza; non  cosa nuova, ma antichissima quanto la Terra stessa; n potr (essendo vera) esser aspra n difficile, ma piana ed agevolissima; ed io, quando vi piaccia, vi far toccar con mano come voi da per voi stesso vi fate ombra, ed avete in orrore cosa che nulla tiene in s di spaventoso, quasi piccolo fanciullo che ha paura della tregenda senza sapere di lei altro che il nome, come quella che oltre al nome non  nulla.
   SIMP. Avr piacere d'esser illuminato e tratto d'errore.
   SALV. Rispondetemi dunque alle domande ch'io vi far. E prima, ditemi se voi credete che questo nostro globo, che noi abitiamo e nominiamo Terra, consti di una sola e semplice materia, o pur sia un aggregato di materie diverse tra di loro.
   SIMP. Io lo veggo composto di sustanze e corpi molto diversi; e prima, per le maggiori parti componenti, veggo l'acqua e la terra, sommamente tra di loro differenti.
   SALV. Lasciamo da parte per ora i mari e l'altr'acque, e consideriamo le parti solide; e ditemi s'elle vi paiono tutte una cosa stessa, o pur cose diverse.
   SIMP. Quanto all'apparenza, io le veggo diverse, trovandosi grandissime campagne di infeconda arena, ed altre di terreni fecondi e fruttiferi; veggonsi infinite montagne sterili ed alpestri, ripiene di duri sassi e pietre di diversissime sorte, come porfidi, alabastri, diaspri e mille e mill'altre sorte di marmi; ci sono le miniere vastissime de i metalli di tante spezie, ed in somma tante diversit di materie, che un giorno intero non basterebbe a numerarle solamente.
   SALV. Ora, di tutte queste diverse materie, credete voi che nel compor questa gran massa concorrano porzioni eguali, o pur che tra tutte ce ne sia una parte che di gran lunga superi le altre e sia come materia e sustanza principale della vasta mole?
   SIMP. Credo che le pietre, i marmi, i metalli, le gemme e l'altre tante materie diverse, sieno appunto come gioie ed ornamenti esteriori e superficiali del primario globo, che in mole penso che smisuratamente superi tutte quest'altre cose.
   SALV. E questa principale e vasta mole, della quale le nominate cose son quasi escrescenze ed ornamenti, di che materia credete che sia composta?
   SIMP. Penso che sia il semplice, o meno impuro, elemento della terra.
   SALV. Ma per terra che cosa intendete voi? forse questa ch' sparsa per le campagne, la quale si rompe con le vanghe e con gli aratri, dove si seminano i grani e si piantano i frutti, e dove spontaneamente nascono boscaglie grandissime, e che in somma  l'abitazione di tutti gli animali e la matrice di tutti i vegetabili?
   SIMP. Cotesta direi io che fusse la primaria sustanza di questo nostro globo.
   SALV. Oh questo non pare a me che sia ben detto perch questa terra, che si rompe, si semina, e che  fruttifera  una parte, e ben sottile, della superficie del globo, la quale non si profonda salvo che per breve spazio, in comparazione della distanza sino al centro: e l'esperienza ci mostra che non molto si cava al basso, che si trovano materie diverse assai da questa esterior corteccia, pi sode e non buone alle produzioni de i vegetabili; oltre che le parti pi interne, come premute da gravissimi pesi che a loro soprastanno,  credibile che siano costipate e dure quanto qualsivoglia durissimo scoglio. Aggiugnete a questo, che indarno sarebbe stata contribuita la fecondit a quelle materie che gi mai non erano per produr frutto, ma per restare eternamente sepolte ne' profondi e tenebrosi abissi della Terra.
   SIMP. E chi ci assicura che le parti pi interne e vicine al centro siano infeconde? forse hanno esse ancora le lor produzioni di cose ignote a noi.
   SALV. Voi, quanto qualsisia altri, potreste di ci esser certo, come quello che ben potete comprendere, che se i corpi integranti dell'universo son prodotti solo per benefizio del genere umano, questo sopra tutti gli altri deve esser destinato a i soli comodi di noi abitatori suoi: ma qual benefizio potremo ritrarre da materie talmente a noi recondite e remote, che gi mai non siamo per farcele trattabili? Non pu dunque l'interna sustanza di questo nostro globo essere una materia frangibile dissipabile e nulla coerente, come questa superficiale che noi chiamiamo terra; ma convien che sia corpo densissimo e solidissimo, ed in somma una durissima pietra. E se ella pur debbe esser tale, qual ragione vi ha da far pi renitente al creder che ella sia una calamita, che un porfido, un diaspro o altro marmo duro? Forse quando il Gilberto avesse scritto che questo globo  interiormente fatto di pietra serena o di calcidonio, il paradosso vi sarebbe parso meno esorbitante?
   SIMP. Che le parti di questo globo pi interne siano pi compresse, e per ci pi costipate e solide, e pi e pi tali secondo che elle si profondan pi, lo concedo, e lo concede anco Aristotile; ma che elle degenerino, e sieno altro che terra della medesima sorta che questa delle parti superficiali, non sento cosa che mi necessiti a concederlo.
   SALV. Io non ho intrapreso questo ragionamento a fine di concludervi demostrativamente che la primaria e real sustanza di questo nostro globo sia calamita, ma solamente per mostrarvi, niuna ragione ritrovarsi per la quale altri deva esser pi renitente a conceder che ei sia di calamita, che di qualche altra materia. E voi, se andrete ben considerando troverete, non esser improbabile che un solo puro ed arbitrario nome abbia mossi gli uomini a creder che ei sia di terra; e questo  l'essersi serviti comunemente da principio di questo nome terra per significar tanto quella materia che si ara e si semina, quanto per nominar questo nostro globo la denominazion del quale se si fusse presa dalla pietra, come non meno poteva prendersi da quella che dalla terra, il dir che la sustanza primaria di esso fusse pietra non arebbe sicuramente trovato renitenza o contradizione in alcuno: e questo ha tanto pi del probabile, quanto io tengo per fermo, che quando si potesse scortecciar questo gran globo, levandone un suolo grosso mille o duamila braccia, e separar poi le pietre dalla terra, molto e molto maggior sarebbe il cumulo de i sassi, che quello del terreno fecondo. Delle ragioni poi che concludentemente provino, <I>de facto</I>, questo nostro globo esser di calamita, io non ve ne ho prodotte nessuna, n questo  tempo di produrle, e massimo che con vostra comodit le potrete vedere nel Gilberto; solo, per inanimirvi a leggerlo, vi voglio esporre con certa mia similitudine il progresso che egli tiene nel suo filosofare. So che voi sapete benissimo quanto la cognizione de gli accidenti conferisca alla investigazione della sustanza ed essenza delle cose: per voglio che usiate diligenza di ben informarvi di molti accidenti e propriet che singolarmente si trovano nella calamita, e non in altra pietra n in altro corpo, come sarebbe, per esempio, dell'attrarre il ferro, del conferirgli, solo con la sua presenza, la medesima virt, di comunicargli parimente propriet di riguardar verso i poli, s come una tale ritiene ella in se medesima; ed oltre a questa, fate di veder per prova come in lei risiede virt di conferire all'ago magnetico non solamente il drizzarsi sotto un meridiano verso i poli con moto orizontale (propriet gi pi tempo fa conosciuta), ma un nuovamente osservato accidente di declinare (stando bilanciato sotto il meridiano gi segnato sopra una sferetta di calamita), declinar dico, sino a' determinati segni pi e meno, secondo che tal ago si terr pi o meno vicino al polo, sin che sopra l'istesso polo si pianta eretto a perpendicolo, dove che sopra le parti di mezo sta parallelo all'asse. Di pi, proccurate di far prova, come risedendo la virt di attrarre il ferro vigorosa assai pi verso i poli che circa le parti di mezo, tal forza  notabilmente pi gagliarda nell'uno che nell'altro polo, e questo in tutti i pezzi di calamita, il polo pi gagliardo de' quali  quello che riguarda verso austro. Notate appresso, che in una piccola calamita questo polo australe, e pi valoroso dell'altro, diventa pi debile qualunque volta e' deva sostenere il ferro alla presenza del polo boreale di un'altra calamita assai maggiore. e per non far lungo discorso, assicuratevi con l'esperienza di queste ed altre molte propriet descritte dal Gilberto, le quali tutte sono talmente proprie della calamita, che nessuna di loro compete a veruna altra materia. Ditemi ora, signor Simplicio: quando vi fussero proposti mille pezzi di diverse materie, ma ciascheduno coperto e rinvolto in un panno sotto il quale ei si occultasse, e vi fusse domandato che, senza scoprirgli, voi faceste opera d'indovinare da segni esteriori la materia di ciascheduno, e che, nel tentare, voi vi incontraste in uno il quale mostrasse apertamente di aver tutte le propriet da voi gi conosciute risedere nella sola calamita e non in veruna altra materia, che giudizio fareste voi dell'essenza di tal corpo? direste voi che potesse essere un pezo d'ebano o di alabastro o di stagno? 
   SIMP. Direi, senza punto dubitare, che fusse un pezzo di calamita. 
   SALV. Quando ci sia, dite pur risolutamente che sotto questa coverta e scorza, di terra, di pietre, di metalli, di acqua etc., si nasconde una gran calamita, poich intorno ad essa si riconoscono, da chi di osservargli si prende cura, tutti quei medesimi accidenti che ad un verace e scoperto globo di calamita competer si scorgono: ch quando altro non si vedesse che quello dell'ago declinatorio, che, portato intorno alla Terra, pi e pi s'inclina con l'avvicinarsi al polo boreale, e meno declina verso l'equinoziale, sotto il quale si riduce finalmente all'equilibrio, dovrebbe bastare a persuadere ogni pi renitente giudizio. Taccio quell'altro mirabile effetto che sensatamente si vede in tutti i pezzi di calamita: de i quali a noi, abitatori dell'emisferio boreale, il polo meridionale di essa calamita  pi gagliardo dell'altro, e la differenza si scorge maggiore quanto pi altri si allontana dall'equinoziale; e sotto l'equinoziale amendue le parti sono di forze eguali, ma notabilmente pi deboli; ma nelle regioni meridionali, lontano dall'equinoziale, si cangia natura, e quella parte che a noi era pi debile, acquista vigore sopra l'altra: e tutto questo confronta con quello che veggiamo farsi da un piccol pezzetto di calamita alla presenza di un grande, la virt del quale, prevalendo al minore, se lo rende obbediente, e secondo ch'e' si terr di qua o di l dall'equinoziale della grande, fa le mutazioni medesime che ho detto farsi da ogni calamita portata di qua o di l dall'equinozial della Terra. 
   SAGR. Io rimasi persuaso alla prima lettura del libro del Gilberto; ed avendo incontrato un pezzo di calamita eccellentissima, feci per lungo tempo molte osservazioni, e tutte degne d'estrema meraviglia; ma sopra a tutte a me pare stupenda quella dell'accrescergli tanto la facult del sostenere un ferro, con l'armarla nel modo che 'l medesimo autore insegna: ed io, con armare quel mio pezzo, gli multiplicai la forza in ottupla proporzione, e dove disarmata non sosteneva appena nove once di ferro, armata ne sosteneva pi di sei libbre e forse voi arete veduto questo medesimo pezzo nella Galleria del Serenissimo Gran Duca vostro (al quale io la cedetti), sostenente due ancorette di ferro. 
   SALV. Io molte volte la veddi, e con gran meraviglia, sin che altro assai maggior stupore mi porse un piccolo pezzetto che si ritrova in mano del nostro Accademico; il quale, non essendo pi che once sei di peso, n sostenendo disarmato altro che once dua appena, armato ne sostiene 160 s che viene a regger 80 volte pi armato che disarmato, ed a regger peso 26 volte maggiore del suo proprio: maraviglia assai maggiore di quello che aveva potuto incontrare il Gilberti, che scrive non aver potuto incontrar calamita che arrivi a sostenere il quadruplo del proprio peso. 
   SAGR. Gran campo di filosofare mi par che porga questa pietra a gl'intelletti umani: ed io l'ho ben mille volte meco medesimo specolato, come possa esser che ella porga a quel ferro, che l'arma, forza tanto superiore alla sua propria, e finalmente non trovo cosa che mi quieti; n molto costrutto cavo da quel che circa questo particolare scrive il Gilberto. Non so se l'istesso avvenga a voi. 
   SALV. Io sommamente laudo ammiro ed invidio questo autore, per essergli caduto in mente concetto tanto stupendo circa a cosa maneggiata da infiniti ingegni sublimi, n da alcuno avvertita; parmi anco degno di grandissima laude per le molte nuove e vere osservazioni fatte da lui, in vergogna di tanti autori mendaci e vani, che scrivono non sol quel che sanno, ma tutto quello che senton dire dal vulgo sciocco, senza cercare di assicurarsene con esperienza, forse per non diminuire i lor libri: quello che avrei desiderato nel Gilberti,  che fusse stato un poco maggior matematico, ed in particolare ben fondato nella geometria, la pratica della quale l'avrebbe reso men risoluto nell'accettare per concludenti dimostrazioni quelle ragioni ch'ei produce per vere cause delle vere conclusioni da s osservate; le quali ragioni (liberamente parlando) non annodano e stringono con quella forza che indubitabilmente debbon fare quelle che di conclusioni naturali, necessarie ed eterne si possono addurre: e io non dubito che co 'l progresso del tempo si abbia a perfezionar questa nuova scienza, con altre nuove osservazioni, e pi con vere e necessarie dimostrazioni. N per ci deve diminuirsi la gloria del primo osservatore, n io stimo meno, anzi ammiro pi assai, il primo inventor della lira (bench creder si debba che lo strumento fusse rozissimamente fabbricato, e pi rozamente sonato), che cent'altri artisti che nei i conseguenti secoli tal professione ridussero a grand'esquisitezza: e parmi che molto ragionevolmente l'antichit annumerasse tra gli Dei i primi inventori dell'arti nobili, gi che noi veggiamo il comune de gl'ingegni umani esser di tanta poca curiosit, e cos poco curanti delle cose pellegrine e gentili, che nel vederle e sentirle esercitar da professori esquisitamente non per ci si muovono a desiderar d'apprenderle; or pensate se cervelli di questa sorta si sariano giamai applicati a volere investigar la fabbrica della lira o all'invenzion della musica, allettati dal sibilo de i nervi secchi di una testuggine o dalle percosse di quattro martelli. L'applicarsi a grandi invenzioni, mosso da piccolissimi principii, e giudicar sotto una prima e puerile apparenza potersi contenere arti maravigliose, non  da ingegni dozinali, ma son concetti e pensieri, di spiriti sopraumani. Ora, rispondendo alla vostra domanda, dico che io ancora lungamente ho pensato per ritrovar qual possa essere la cagione di questa cos tenace e potente congiunzione che noi veggiamo farsi tra l'un ferro, che arma la calamita, e l'altro che a quello si congiugne: e prima mi sono assicurato che la virt e forza della pietra non si agumenta punto per essere armata, per ci che n attrae da maggior distanza, n meno sostiene pi validamente un ferro tra 'l quale e l'armadura s'interponga una sottilissima carta, sino a una foglia d'oro battuto; anzi con tale interposizione pi ferro sostiene l'ignuda che l'armata: non ci  dunque mutazione nella virt, e pure ci  innovazione nell'effetto: e perch  necessario che di nuovo effetto nuova sia la cagione, ricercando qual novit si introduca nell'atto del sostener con l'armadura, altra mutazione non si scorge che nel diverso toccamento, ch dove prima ferro toccava calamita, ora ferro tocca ferro; adunque bisogna necessariamente concludere, i diversi toccamenti esser causa della diversit de gli effetti. La diversit poi tra i contatti, non veggo che possa derivar da altro che dall'esser la sustanza del ferro di parti pi sottili, pi pure e pi costipate, che quelle della calamita, che son pi grosse, men pure e pi rare; dal che ne segue, che le superficie de' due ferri che s'hanno da toccare, mentre sieno esquisitamente spianate forbite e lustrate, tanto esattamente si congiungono, che tutti gl'infiniti punti dell'una si incontrano con gl'infiniti dell'altra, s che i filamenti (per cos dire) che collegano i due ferri, sono molti pi di quelli che collegano calamita con ferro, per esser la sustanza della calamita pi porosa e men sincera, che fa che non tutti i punti e filamenti della superficie del ferro trovino nella superficie della calamita riscontri con chi unirsi. Che poi la sustanza del ferro (e massimo del ben purificato, qual  l'acciaio finissimo) sia di parti grandemente pi dense sottili e pure che la materia della calamita, si vede dal potersi ridurre il suo taglio ad una sottigliezza estrema, qual  il taglio del rasoio, alla quale mai non si condurrebbe a gran segno quel d'un pezzo di calamita. L'impurit poi della calamita, e l'esser mescolata con altre qualit di pietre, prima sensatamente si scorge dal colore di alcune macchiette, per lo pi biancheggianti, e poi dal presentargli un ago pendente da un filo, il quale sopra tali pietruzze non si pu posare, ma, attratto dalle parti circonfuse, par che sfugga quelle e salti sopra la calamita contigua ad esse; e come alcune di tali parti eterogenee son per la grandezza loro molto visibili cos possiamo credere altre in gran copia, per la lor piccolezza incospicue, esserne disseminate per tutta la massa. Confermasi quanto io dico (cio che la moltitudine de' toccamenti che si fanno tra ferro e ferro  causa del tanto saldo congiugnimento) da una esperienza: la qual , che se noi presenteremo l'aguzza punta d'un ago all'armatura della calamita, non pi validamente se gli attaccher che alla medesima ignuda; il che da altro non pu derivare che dall'esser i due toccamenti eguali, cio amendue di un sol punto. Ma che pi? prendasi un ago e pongasi sopra la calamita s che una delle sue estremit sporga al.quanto infuori, ed a quella si appresenti un chiodo, al quale subito l'ago si attaccher, in maniera che ritirando in dietro il chiodo, l'ago si ridurr sospeso, ed attaccato con le sua estremit alla calamita ed al ferro, e ritirando ancora pi il chiodo, staccher l'ago dalla calamita, se per la cruna dell'ago sar unita al chiodo e la punta alla calamita, ma se la cruna sar verso la calamita, nel rimuovere il chiodo l'ago rester attaccato con la calamita, e questo (per mio giudizio) non per altro, se non che, per esser l'ago pi grosso verso la cruna, tocca in molti pi punti che non fa l'acutissima punta. 
   SAGR. Tutto il discorso mi  parso molto concludente, e quest'esperienze dell'ago me lo rendon di poco inferiore a una dimostrazion matematica: ed ingenuamente confesso di non avere in tutta la filosofia magnetica sentito o letto altrettanto, che con simil efficacia renda ragione di alcun altro de' suoi tanti maravigliosi accidenti; de i quali se avessimo le cause con tanta chiarezza spiegate, non so qual pi suave cibo potesse desiderare l'intelletto nostro. 
   SALV. Nell'investigar le ragioni delle conclusioni a noi ignote, bisogna aver ventura d'indirizzar da principio il discorso verso la strada del vero; per la quale quando altri si incammina, agevolmente accade che s'incontrino altre ed altre proposizioni conosciute per vere, o per discorsi o per esperienze, dalla certezza delle quali la verit della nostra acquisti forza ed evidenza, come appunto  accaduto a me del presente problema: del quale volendo io con qualche altro riscontro assicurarmi se la ragione da me investigata fusse vera, cio che la sustanza della calamita fusse veramente assai men continuata che quella del ferro o dell'acciaio, feci, da quei maestri che lavorano nella Galleria del Gran Duca mio Signore, spianare una faccia di quel medesimo pezzo di calamita che gi fu vostro, e poi quanto pi fu possibile pulire e lustrare; dove con mio contento toccai con mano quel ch'io cercavo. Imperocch si scopersero molte macchie di color diverso dal resto, ma splendide e lustre quanto qualsivoglia pi densa pietra dura; il resto del campo era pulito, ma al tatto solamente, non essendo punto lustrante, anzi come da caligine annebbiato: e questa era la sustanza della calamita; e la splendida, di altre pietre mescolate tra quella, s come sensatamente si conosceva dall'accostar la faccia spianata sopra limatura di ferro, la quale in gran copia saltava alla calamita, ma n pure una sola stilla alle dette macchie; le quali erano molte; alcune, grandi quanto la quarta parte di un'ugna; altre, alquanto minori; moltissime poi le piccole, e le appena visibili, quasi che innumerabili. Onde io mi assicurai, verissimo essere stato il mio concetto, quando prima giudicai dover la sustanza della calamita esser non fissa e serrata, ma porosa o per meglio dire spugnosa, ma con questa differenza, che dove la spugna nelle sue cavit e cellule contiene aria o acqua, la calamita ha le sue ripiene di pietra durissima e grave, come ci dimostra l'esquisito lustro che esse ricevono: onde, come da principio dissi, applicando la superficie del ferro alla superficie della calamita, le minime particelle del ferro, bench continuatissime forse pi di quelle di qualsivoglia altro corpo (s come ci mostra il lustrarsi egli pi di qualsivoglia altra materia<I>)</I>, non tutte, anzi poche, incontrano sincera calamita, ed essendo pochi i contatti, debile  l'attaccamento; ma perch l'armadura della calamita, oltre al toccar gran parte della sua superficie, si veste anco della virt delle parti vicine ancorch non tocche, essendo esattamente spianata quella sua faccia alla quale si applica l'altra, pur similmente bene spianata, del ferro da esser sostenuto, il toccamento si fa di innumerabili minime particelle, se non forse de gl'infiniti punti di amendue le superficie, per lo che l'attaccamento ne riesce gagliardissimo. Questa osservazione, di spianar le superficie de i ferri che si hanno a toccare, non fu avvertita dal Gilberti; anzi egli fa i ferri colmi, s che piccolo  il lor contatto, onde avviene che minor assai sia la tenacit con la quale essi ferri si attaccano. 
   SAGR. Resto dall'assegnata ragione, come dissi pur ora, poco meno appagato che se ella fusse una pura dimostrazion geometrica; e perch si tratta di problema fisico, stimo che anco il signor Simplicio si trover sodisfatto, per quanto comporta la scienza naturale, nella quale ei sa che non si deve ricercar la geometrica evidenza.
   SIMP. Parmi veramente che il signor Salviati con bel circuito di parole abbia s chiaramente spiegata la causa di quest'effetto, che qualsivoglia mediocre ingegno, ancorch non scienziato, ne potrebbe restar capace: ma noi, contenendoci dentro a' termini dell'arte, riduchiamo la causa di questi e simili altri effetti naturali alla simpatia, che  certa convenienza e scambievole appetito che nasce tra le cose che sono tra di loro simiglianti di qualit; s come, all'incontro, quell'odio e nimicizia, per la quale altre cose naturalmente si fuggono e si hanno in orrore, noi addimandiamo antipatia. 
   SAGR. E cos con questi due nomi si vengono a render ragioni di un numero grande di accidenti ed effetti, che noi veggiamo, non senza maraviglia, prodursi in natura. Ma questo modo di filosofare mi par che abbia gran simpatia con certa maniera di dipignere che aveva un amico mio, il quale sopra la tela scriveva con gesso: Qui voglio che sia il fonte, con Diana e sue ninfe; qua, alcuni levrieri: in questo canto voglio che sia un cacciatore, con testa di cervio; il resto, campagna, bosco e collinette+; il rimanente poi lasciava con colori figurare al pittore: e cos si persuadeva d'aver egli stesso dipinto il caso d'Atteone, non ci avendo messo di suo altro che i nomi. Ma dove ci siamo condotti con s lunga digressione, contro alle nostre gi stabilite costituzioni? Quasi mi  uscito di mente qual fusse la materia che trattavamo allora che deviammo in questo magnetico discorso; e pure avevo per la mente non so che da dire in quel proposito. 
   SALV Eramo su 'l dimostrare, quel terzo moto attribuito dal Copernico alla Terra non esser altrimenti un movimento, ma una quiete, ed un mantenersi immutabilmente diretta con sue determinate parti verso le medesime e determinate parti dell'universo, cio un conservar perpetuamente l'asse della sua diurna revoluzione parallelo a se stesso e riguardante verso tali stelle fisse: il qual costantissimo stato dicevamo competer naturalmente ad ogni corpo librato e sospeso in un mezo fluido e cedente, che, bench portato in volta, non mutava direzione rispetto alle cose esterne, ma pareva solamente girare in se stesso rispetto a quello che lo portava ed al vaso nel quale era portato. Aggiugnemmo poi, a questo semplice e naturale accidente, la virt magnetica, per la quale il globo terrestre tanto pi saldamente poteva contenersi immutabile, etc.
   SAGR. Gi mi sovvien del tutto: e quel che allor mi passava per la mente, e che volevo produrre, era certa considerazione intorno alla difficult e instanza del signor Simplicio, la quale egli promoveva contro alla mobilit della Terra, presa dalla multiplicit de' moti, impossibile ad attribuirsi ad un corpo semplice, del quale, in dottrina d'Aristotile, un solo e semplice movimento pu esser naturale, e quello ch'io volevo mettere in considerazione, era appunto la calamita, alla quale noi sensatamente veggiamo competer naturalmente tre movimenti: l'uno, verso il centro della Terra, come grave; il secondo  il moto circolare orizontale, per il quale restituisce e conserva il suo asse verso determinate parti dell'universo; il terzo  questo, nuovamente scoperto dal Gilberto, d'inclinar il suo asse, stante nel piano di un meridiano, verso la superficie della Terra, e questo pi e meno secondo che ella sar distante dall'equinoziale, sotto 'l quale resta parallelo all'asse della Terra. Oltre a questi tre, non  forse improbabile che possa averne un quarto, di rigirarsi intorno al proprio asse, qualunque volta ella fusse librata e sospesa in aria o altro mezo fluido e cedente, s che tutti gli esterni ed accidentarii impedimenti fussero tolti via; ed a questo pensiero mostra di applaudere ancora l'istesso Gilberto. Talch, signor Simplicio, vedete quanto resti titubante l'assioma d'Aristotile. 
   SIMP. Questo non solo non va a ferire il pronunziato, ma n pure  drizzato alla sua volta, avvenga che egli parli d'un corpo semplice e di quello che ad esso possa naturalmente convenire, e voi opponete ci che avviene ad un misto; n dite cosa nuova in dottrina d'Aristotile, perch egli ancora concede a i misti moto composto etc.
   SAGR. Fermate un poco, signor Simplicio, e rispondetemi all'interrogazioni ch'io vi far. Voi dite che la calamita non  corpo semplice, ma  un misto: ora io vi domando quali sono i corpi semplici che si mescolano nel compor la calamita.
   SIMP. Io non vi sapr dire gl'ingredienti n la dose precisamente, ma basta che sono corpi elementari. 
   SAGR. Tanto basta a me ancora. E di questi corpi semplici elementari quali sono i moti loro naturali? 
   SIMP. Sono i due semplici retti, <I>sursum et deorsum</I>. 
   SAGR. Ditemi appresso: credete voi che 'l moto che rester naturale di tal corpo misto debba essere uno che possa risultare dal componimento de i due moti semplici naturali de i corpi semplici componenti, o pur che possa esser anco un moto impossibile a comporsi di quelli? 
   SIMP. Credo che si mover del moto risultante dal componimento de' moti de' corpi semplici componenti, e che d'un moto impossibile a comporsi di questi impossibil sia che si possa muovere. 
   SAGR. Ma, signor Simplicio, con due moti retti semplici voi non comporrete mai un moto circolare, quali sono li due o i tre circolari diversi che ha la calamita. Vedete dunque in quali angustie conducono i mal fondati principii, o, per dir meglio, le mal tirate consequenze da principii buoni: che adesso sete costretto a dire che la calamita sia un misto composto di sustanze elementari e di celesti, se volete mantenere che 'l moto retto sia solo de gli elementi, e 'l circolare de' corpi celesti. Per, se volete pi sicuramente filosofare dite che de' corpi integranti dell'universo, quelli che son per natura mobili, si muovon tutti circolarmente, e che per la calamita, come parte della verace primaria ed integral sustanza del nostro globo, ritien della medesima natura; ed accorgetevi con questa fallacia, che voi chiamate corpo misto la calamita, e corpo semplice il globo terrestre, il quale si vede sensatamente esser centomila volte pi composto poich, oltre il contenere mille e mille materie tra s diversissime, contien egli gran copia di questa che voi chiamate mista, dico della calamita. Questo mi pare il medesimo, che se altri chiamasse il pane corpo misto, e corpo semplice l'ogliopotrida, nella quale entrasse anco non piccola quantit di pane, oltre a cento diversi companatici. Mirabil cosa mi sembra invero, tra l'altre, questa de i Peripatetici, li quali concedono (n posson negarlo) che il nostro globo terrestre sia <I>de facto</I> un composto di infinite materie diverse, concedono appresso, de i corpi composti il moto dovere esser composto; i moti che si posson comporre sono il retto e 'l circolare, atteso che i due retti, per esser contrarii, sono incompatibili tra di loro; affermano, l'elemento puro della terra non si ritrovare, confessano che ella non si  mossa gi mai di verun movimento locale: e poi voglion porre in natura quel corpo che non si trova, e farlo mobile di quel moto che mai non ha egli esercitato n mai  per esercitare; ed a quel corpo che  ed  stato sempre, negano quel moto che prima concedettero dovergli naturalmente convenire. 
   SALV. Di grazia, signor Sagredo, non ci affatichiam pi in questi particolari, e massime che voi sapete che il fin nostro non  stato di determinar risolutamente o accettar per vera questa o quella opinione, ma solo di propor per nostro gusto quelle ragioni e risposte che per l'una e per l'altra parte si possono addurre; e il signor Simplicio risponde questo in riscatto de' suoi Peripatetici: per lasciamone il giudizio in pendente, e la determinazione in mano di chi ne sa pi di noi. E perch mi pare che assai a lungo si sia in questi tre giorni discorso circa il sistema dell'universo, sar ormai tempo che venghiamo all'accidente massimo, dal quale presero origine i nostri ragionamenti; parlo del flusso e reflusso del mare, la cagione del quale pare che assai probabilmente si possa referire a i movimenti della Terra: ma ci, quando vi piaccia, riserberemo al seguente giorno. In tanto, per non me lo scordare, voglio dirvi certo particolare, al quale non vorrei che il Gilberto avesse prestato orecchio; dico dell'ammettere che quando una piccola sferetta di calamita potesse esattamente librarsi, ella fusse per girare in se stessa: perch nissuna ragione vi  per la quale ella ci far dovesse. Imperocch, se tutto il globo terrestre ha da natura di volgersi intorno al proprio centro in ventiquattr'ore, e ci aver debbono ancora tutte le sue parti, dico di girare insieme co 'l suo tutto, intorno al centro di quello in ventiquattr'ore, gi effettivamente l'hann'elleno mentre, stando sopra la Terra, vanno insieme con essa in volta; e l'assegnar loro un rivolgimento intorno al proprio centro sarebbe un attribuirgli un secondo movimento, molto diverso dal primo, perch cos ne averebbero due, cio il rivolgersi in ventiquattr'ore intorno al centro del suo tutto, ed il girare intorno al suo proprio: or questo secondo  arbitrario, n vi  ragione alcuna d'introdurlo. Se nello staccarsi un pezzo di calamita da tutta la massa naturale se gli togliesse il seguirla, come faceva mentre gli era congiunto, s che cos restasse privo del rigirare intorno al centro universale del globo terrestre, potrebbe per avventura con qualche maggior probabilit credere alcuno che quello fusse per appropriarsi una nuova vertigine circa 'l suo particolar centro; ma se esso, non meno separato che congiunto, continua pur tuttavia il suo primo eterno e natural corso, a che volere addossargliene un altro nuovo? 
   SAGR. Intendo benissimo, e ci mi fa sovvenire d'un discorso assai simile a questo, nell'esser vano, posto da certi scrittori di sfera, e credo, se ben mi ricordo, tra gli altri dal Sacrobosco: il quale, per dimostrar come l'elemento dell'acqua si figura, insieme con la Terra, di superficie sferica, onde di amendue si costituisce questo nostro globo, scrive di ci esser concludente argomento il veder le minute particelle dell'acqua figurarsi in forma rotonda, come nelle gocciole nella rugiada e sopra le foglie di molte erbe giornalmente si vede, e perch, conforme al trito assioma La medesima ragione  del tutto che delle parti+, appetendo le parti cotal figura,  necessario che la medesima sia propria di tutto l'elemento. Ed invero mi par cosa assai sconcia che questi tali non si accorgano di una pur troppo patente leggerezza, e non considerino che quando il discorso loro fusse retto, converrebbe che non solo le minute stille, ma che qualsivoglia maggior quantit d'acqua, separata da tutto l'elemento, si riducesse in una palla, il che non si vede altrimenti: ma ben si pu veder co 'l senso, e intender con l'intelletto, che amando l'elemento dell'acqua di figurarsi in forma sferica intorno al comun centro di gravit, al quale tendono tutti i gravi (che  il centro del globo terrestre), in ci vien egli seguito da tutte le sue parti, conforme all'assioma, s che tutte le superficie de i mari, de i laghi, de gli stagni, ed in somma di tutte le parti dell'acque contenute dentro a vasi, si distendono in figura sferica, ma di quella sfera che per centro ha il centro del globo terrestre, e non fanno sfere particolari di lor medesime.
   SALV. L'errore  veramente puerile, e quando non fusse d'altri che del Sacrobosco, facilmente glie lo ammetterei; ma l'averlo a perdonare anco a suoi comentatori ed ad altri grand'uomini, e sino a Tolomeo stesso, non posso farlo senza qualche rossore per la reputazion loro. Ma  tempo di pigliar licenza, send'or mai l'ora tarda, per esser domani al solito per l'ultima conclusione di tutti i passati ragionamenti. 


GIORNATA QUARTA 

   SAGR. Non so se il ritorno vostro a i soliti ragionamenti sia realmente stato pi tardo del consueto, o pur se 'l desiderio di sentire i pensieri del signor Salviati intorno a materia tanto curiosa me l'abbia fatto parer tale. Mi sono per una grossa ora trattenuto alla finestra, aspettando di momento in momento di vedere spuntar la gondola, che avevo mandato a levarvi.
   SALV. Credo veramente che l'imaginazion vostra, pi che la nostra tardanza, abbia allungato il tempo; e per non lo prolungar pi, sar bene che, senza interporre altre parole, venghiamo al fatto, e mostriamo come la natura ha permesso (o sia che la cosa <I>in rei veritate</I> stia cos, o pur per ischerzo e quasi per pigliarsi giuoco de' nostri ghiribizzi), ha, dico, permesso, che i movimenti, per ogni altro rispetto che per sodisfare al flusso e reflusso del mare attribuiti gran tempo fa alla Terra, si trovino ora tanto aggiustatamente servire alla causa di quello, e come vicendevolmente il medesimo flusso e reflusso comparisca a confermare la terrestre mobilit: gli indizii della quale sin ora si son presi dalle apparenze celesti, essendo che delle cose che accaggiono in Terra, nessuna era potente a stabilir pi questa che quella sentenza, s come a lungo abbiamo gi esaminato, con mostrare che tutti gli accidenti terreni, per i quali comunemente si tiene la stabilit della Terra e mobilit del Sole e del firmamento, devono apparire a noi farsi sotto le medesime sembianze posta la mobilit della Terra e fermezza di quelli; il solo elemento dell'acqua, come quello che  vastissimo e che non  annesso e concatenato al globo terrestre, come sono tutte l'altre sue parti solide, anzi che per la sua fluidezza resta in parte <I>sui iuris</I> e libero, rimane, tra le cose sullunari, nel quale noi possiamo riconoscere qualche vestigio ed indizio di quel che faccia la Terra in quanto al moto o alla quiete. Io, doppo aver pi e pi volte meco medesimo esaminati gli effetti ed accidenti, parte veduti e parte intesi da altri, che ne i movimenti dell'acque si osservano, e pi lette e sentite le gran vanit prodotte da molti per cause di tali accidenti, mi son quasi sentito non leggiermente tirare ad ammettere queste due conclusioni (fatti per i presupposti necessari): che quando il globo terrestre sia immobile, non si possa naturalmente fare il flusso e reflusso del mare; e che quando al medesimo globo si conferiscano i movimenti gi assegnatili,  necessario che il mare soggiaccia al flusso e reflusso, conforme a tutto quello che in esso viene osservato. 
   SAGR. La proposizione  grandissima, s per se stessa, s per quello ch'ella si tira in conseguenza; onde io tanto pi attentamente ne star a sentire la dichiarazione e confermazione. 
   SALV. Perch nelle questioni naturali, delle quali questa, che abbiamo alle mani, ne  una, la cognizione de gli effetti  quella che ci conduce all'investigazione e ritrovamento delle cause, e senza quella il nostro sarebbe un camminare alla cieca, anzi pi incerto, poich non sapremmo dove riuscir ci volessimo, che i ciechi almeno sanno dove e' vorrebber pervenire; per innanzi a tutte l'altre cose  necessaria la cognizione de gli effetti de' quali ricerchiamo le cagioni: de' quali effetti voi, signor Sagredo, e pi abbondantemente e pi sicuramente dovete esser informato che io non sono, come quello che, oltre all'esser nato e per lungo tempo dimorato in Venezia, dove i flussi e reflussi sono molto notabili per la lor grandezza, avete ancora navigato in Soria, e, come ingegno svegliato e curioso, dovete aver fatte molte osservazioni; dove che a me, che solamente ho potuto osservare per qualche tempo, bench breve, quello che accade qui in quest'estremit del golfo Adriatico e nel nostro mar di sotto, intorno alle spiagge del Tirreno, conviene di molte cose starmene alle relazioni di altri, le quali, essendo per lo pi non ben concordi, e per conseguenza assai incerte, confusione pi tosto che confermazione possono arrecare alle nostre specolazioni. Tuttavia da quelle che aviamo sicure, e che son anco le principali, parmi di poter pervenire al ritrovamento delle vere cause e primarie; non mi arrogando di potere addur tutte le ragioni proprie ed adequate di quelli effetti che mi giugnesser nuovi, e che in conseguenza io non potessi avervi pensato sopra. E quello che io son per dire, lo propongo solamente come una chiave che apra la porta di una strada non mai pi calpestata da altri, con ferma speranza che ingegni pi specolativi del mio siano per allargarsi e penetrar pi oltre assai di quello che avr fatto io in questa mia prima scoperta: ed ancor che in altri mari, da noi remoti, possano accadere de gli accidenti che nel nostro Mediterraneo non accaggiono, non per questo rester di esser vera la ragione e la causa ch'io produrr, tuttavoltach ella si verifichi e pienamente sodisfaccia a gli accidenti che seguono nel mar nostro; perch finalmente una sola ha da esser la vera e primaria causa de gli effetti che son del medesimo genere. Dir dunque l'istoria de gli effetti ch'io so esser veri, e assegneronne la cagione da me creduta vera; e voi altri, signori, ne produrrete de gli altri noti a voi, oltre a i miei, e poi faremo prova se la causa da me addotta possa a quelli ancora sodisfare. 
   Dico dunque, tre esser i periodi che si osservano ne i flussi e reflussi dell'acque marine. Il primo e principale  questo grande e notissimo, cio il diurno, secondo il quale con intervalli di alcune ore l'acque si alzano e si abbassano; e questi intervalli sono per lo pi nel Mediterraneo di 6 in 6 ore in circa, cio per 6 ore alzano e per altre 6 abbassano. Il secondo periodo  mestruo, e par che tragga origine dal moto della Luna; non che ella introduca altri movimenti, ma solamente altera la grandezza de i gi detti, con differenza notabile secondo che ella sar piena o scema o alla quadratura co 'l Sole. Il terzo periodo  annuo, e mostra depender dal Sole, alterando pur solamente i movimenti diurni, con rendergli, ne' tempi de' solstizii, diversi, quanto alla grandezza, da quel che sono ne gli equinozii. 
   Parleremo prima del periodo diurno, come quello che  il principale, e sopra 'l quale par che secondariamente esercitino loro azione la Luna e 'l Sole, con loro mestrue ed annue alterazioni. Tre diversit si osservano in queste mutazioni orarie: imperocch in alcuni luoghi le acque si alzano ed abbassano, senza far moto progressivo; in altri, senza alzarsi n abbassarsi, si muovono or verso levante ed or ricorrono verso ponente; ed in altri variano l'altezze e variano il corso ancora, come accade qui in Venezia, dove l'acque entrando alzano, e nell'uscire abbassano: e questo fanno all'estremit delle lunghezze de i golfi che si distendono da occidente in oriente e terminano in ispiagge, sopra le quali l'acqua nell'alzarsi ha campo di potersi spargere; che quando il corso gli fusse intercetto da montagne o argini molto rilevati, quivi si alzerebbero ed abbasserebbero senza moto progressivo. Corrono poi e ricorrono, senza mutare altezza, nelle parti di mezzo, come accade notabilissimamente nel Faro di Messina tra Scilla e Cariddi, dove le correnti, per la strettezza del canale, sono velocissime, ma ne i mari pi aperti e intorno all'isole di mezo, come sono le Baleariche, la Corsica, la Sardigna, l'Elba, la Sicilia verso la parte di Affrica, Malta Candia etc., le mutazioni di altezza sono piccolissime, ma ben notabili le correnti, e massime dove il mare tra l'isole, o tra esse e 'l continente, si ristrigne. 
   Ora, questi soli effetti veraci e certi, quando altro non si vedesse, parmi che assai probabilmente persuadano, a chiunque voglia star dentro a i termini naturali, a conceder la mobilit della Terra; imperocch ritener fermo il vaso del Mediterraneo, e far che l'acqua, che in esso si contiene, faccia questo che fa, supera la mia immaginazione, e forse quella di ogn'altro che oltre alla scorza s'interner in tale specolazione. 
   SIMP. Questi accidenti, signor Salviati, non cominciano adesso; sono antichissimi, e stati osservati da infiniti, e molti si sono ingegnati di renderne chi una e chi un'altra ragione; e non  molte miglia lontano di qui un gran Peripatetico, che ne adduce una causa nuovamente espiscata da certo testo di Aristotile, non bene avvertito da' suoi interpreti, dal qual testo ei raccoglie, la vera causa di questi movimenti non derivar d'altronde che dalle diverse profondit de' mari: imperocch l'acque delle pi alte profondit, essendo maggiori in copia, e per ci pi gravi, discacciano l'acque de' minor fondi, le quali poi, sollevate, voglion descendere; e da questo continuo combattimento deriva il flusso e reflusso. Quelli poi che referiscon ci alla Luna, son molti, dicendo che ella ha particolar dominio sopra l'acqua: ed ultimamente certo prelato ha pubblicato un trattatello, dove dice che la Luna, vagando per il cielo, attrae e solleva verso di s un cumolo d'acqua, il quale la va continuamente seguitando, s che il mare alto  sempre in quella parte che soggiace alla Luna; e perch quando essa  sotto l'orizonte, pur tuttavia ritorna l'alzamento, dice che non si pu dir altro, per salvar tal effetto, se non che la Luna non solo ritiene in s naturalmente questa facult, ma in questo caso ha possanza di conferirla a quel grado del zodiaco, che gli  opposto. Altri, come credo che sappiate, dicono pur che la Luna ha possanza, co 'l suo temperato calore, di rarefar l'acqua, la quale, rarefatta, viene a sollevarsi. Non ci  mancato anco chi... 
   SAGR. Di grazia, signor Simplicio, non ce ne riferite pi, ch non mi pare che metta conto di consumare il tempo nel referirle, n meno le parole per confutarle; e voi, quando ad alcuna di queste o simili leggerezze prestaste l'assenso, fareste torto al vostro giudizio, che pur lo conosciamo per molto purgato. 
   SALV. Io, che sono un poco pi flemmatico di voi, signor Sagredo, spender pur cinquanta parole in grazia del signor Simplicio, se forse egli stimasse, nelle cose da lui raccontate ritrovarsi qualche probabilit. Dico per tanto: L'acque, signor Simplicio, che hanno pi alta la loro superficie esteriore, discacciano quelle che gli sono inferiori e pi basse; ma ci non fanno gi le pi alte di profondit; e le pi alte, scacciate che hanno le pi basse, in breve si quietano e si librano. Bisogna che questo vostro Peripatetico creda che tutti i laghi del mondo che stanno in quiete, e tutti i mari dove il flusso e reflusso  insensibile, abbiano i letti loro egualissimi; ed io era s semplice, che mi persuadevo che, quando altro scandaglio non ci fusse, l'isole, che sopravanzano sopra l'acque, fussero assai manifesto indizio dell'inegualit de i fondi. A quel prelato potreste dire che la Luna scorre ogni giorno sopra tutto 'l Mediterraneo, n per si sollevano le acque salvo che nelle sue estremit orientali e qui a noi in Venezia. A quelli del calor temperato, potente a far rigonfiar l'acqua, dite che pongano il fuoco sotto di una caldaia piena d'acqua, e che vi tengan dentro la man destra sin che l'acqua per il caldo si sollevi un sol dito, e poi la cavino, e scrivano del rigonfiamento del mare; o dimandategli almeno che vi insegnino come fa la Luna a rarefar certa parte dell'acque e non il rimanente, come dir queste qui di Venezia, e non quelle d'Ancona, di Napoli o di Genova. + forza dire che gl'ingegni poetici sieno di due spezie: alcuni, destri ed atti ad inventar le favole; ed altri, disposti ed accomodati a crederle.
   SIMP. Io non penso che alcuno creda le favole mentre che per tali le conosce: e delle opinioni intorno alle cagioni del flusso e reflusso, che son molte, perch so che di un effetto una sola  la cagione primaria e vera, intendo benissimo e son sicuro che una sola al pi potrebbe esser vera, ma tutto il resto so che son favolose e false; e forse anco la vera non  tra quelle che sin ora son state prodotte: anzi cos credo esser veramente, perch gran cosa sarebbe che 'l vero potesse aver s poco di luce, che nulla apparisse tra le tenebre di tanti falsi. Ma dir bene, con quella libert che tra noi  permessa, che l'introdurre il moto della Terra e farlo cagione del flusso e reflusso mi sembra sin ora un concetto non men favoloso di quanti altri io me n'abbia sentiti; e quando non mi fusser porte ragioni pi conformi alle cose naturali, senza veruna repugnanza passerei a credere, questo essere un effetto sopra naturale, e per ci miracoloso e imperscrutabile da gl'intelletti umani, come infiniti altri ce ne sono, dependenti immediatamente dalla mano onnipotente di Dio.
   SALV. Voi discorrete molto prudentemente, e conforme anco alla dottrina d'Aristotile, che sapete come nel principio delle sue Quistioni Meccaniche attribuisce a miracolo le cose delle quali le cagioni sono occulte: ma che la causa vera del flusso e reflusso sia delle impenetrabili, non credo che ne abbiate indizio maggiore che il vedere come, tra tutte quelle che sin qui sono state prodotte per vere cagioni, nessuna ve ne  con la quale, per qualunque artifizio si adoperi, si possa rappresentar da noi un simile effetto; attesoch n con lume di Luna o di Sole, n con caldi temperati, n con diverse profondit, mai non si far artifiziosamente correre e ricorrere, alzarsi ed abbassarsi, in un luogo s ed in altri no, l'acqua contenuta in un vaso immobile. Ma se co 'l far muovere il vaso, senza artifizio nessuno, anzi semplicissimamente, io vi posso rappresentar puntualmente tutte quelle mutazioni che si osservano nell'acque marine, perch volete voi ricusar questa cagione e ricorrere al miracolo?
   SIMP. Voglio ricorrere al miracolo se voi con altre cause naturali che co 'l moto de i vasi dell'acque marine non me ne rimovete, perch so che tali vasi non si muovono, essendo che tutto l'intero globo terrestre  naturalmente immobile.
   SALV. Ma non credete voi che il globo terrestre potesse sopranaturalmente, cio per l'assoluta potenza di Dio, farsi mobile?
   SIMP. E chi ne dubita?
   SALV. Adunque, signor Simplicio, gi che per fare il flusso e reflusso del mare ci  bisogno d'introdurre il miracolo, facciamo miracolosamente muover la Terra, al moto della quale si muova poi naturalmente il mare: e questa operazione sar anco tanto pi semplice, e dir naturale, tra le miracolose, quanto il far muovere in giro un globo, de' quali ne veggiamo tanti altri muoversi,  men difficile che 'l fare andar innanzi e in dietro, dove pi velocemente e dove meno, alzarsi ed abbassarsi, dove pi e dove meno e dove niente, una immensa mole d'acqua, e tutte queste diversit farle nell'istesso vaso che la contiene, oltre che questi son molti miracoli diversi, e quello  un solo. Ed aggiugnete di pi, che 'l miracolo del far muover l'acqua se ne tira un altro in conseguenza, che  il ritener ferma la Terra contro a gli impulsi dell'acqua, potenti a farla vacillare or verso questa ed or verso quella parte, quando miracolosamente non venga ritenuta.
   SAGR. Di grazia, signor Simplicio, sospendiam per un poco il nostro giudizio circa il sentenziar per vana la nuova opinione che ci vuol esplicare il signor Salviati, e non la mettiamo cos presto in mazzo con le vecchie ridicolose: e quanto al miracolo, ricorriamovi parimente doppo che avremo sentito i discorsi contenuti dentro a i termini naturali; se ben, per dire il mio senso, a me si rappresentano miracolose tutte l'opere della natura e di Dio. 
   SALV. Ed io stimo il medesimo; n il dire che la cagion naturale del flusso e reflusso sia il movimento della Terra toglie che questa sia operazion miracolosa. Ora, ripigliando il nostro ragionamento, replico e raffermo, esser sin ora ignoto come possa essere che l'acque contenute dentro al nostro seno Mediterraneo facciano quei movimenti che far se gli veggono, tuttavoltach l'istesso seno e vaso contenente resti immobile; e quello che fa la difficult, e rende questa materia inestricabile, sono le cose che dir appresso, e che giornalmente si osservano. Per notate. 
   Siamo qui in Venezia, dove ora sono l'acque basse ed il mar quieto e l'aria tranquilla: comincia l'acqua ad alzarsi ed in termine di 5 o 6 ore ricresce dieci palmi e pi: tale alzamento non  fatto dalla prima acqua, che si sia rarefatta, ma  fatto per acqua nuovamente venutaci, acqua della medesima sorte che era la prima, della medesima salsedine, della medesima densit, del medesimo peso: i navilii, signor Simplicio, vi galleggiano come nella prima, senza demergersi un capello di pi; un barile di questa seconda non pesa un sol grano pi n meno che altrettanta quantit dell'altra; ritiene la medesima freddezza, non punto alterata:  in somma acqua nuovamente e visibilmente entrata per i tagli e bocche del Lio. Trovatemi ora voi come e donde ell' qua venuta. Son forse qui intorno voragini o meati nel fondo del mare, per le quali la Terra attragga e rinfonda l'acqua, respirando quasi immensa e smisurata balena? Ma se questo , come nello spazio di 6 ore non si alza l'acqua parimente in Ancona, in Ragugia, in Corf, dove il ricrescimento  piccolissimo e forse inosservabile? chi ritrover modo di infondere nuova acqua in un vaso immobile, e far che solamente in una determinata parte di esso ella si alzi ed altrove no? Direte forse, questa nuova acqua venirgli prestata dall'Oceano, porgendogliela per lo stretto di Gibelterra? questo non torr le difficolt gi dette, ed arrecheranne delle maggiori. E prima, ditemi qual deva essere il corso di quell'acqua, che, entrando per lo stretto, si conduca in 6 ore sino all'estreme spiagge del Mediterraneo, in distanza di due e tremila miglia, e che il medesimo spazio ripassi in altrettanto tempo nel suo ritorno? che faranno i navilii sparsi pe 'l mare? che quelli che fussero nello stretto, in un precipizio continuo di un'immensa copia di acque, che, entrando per un canale largo non pi di 8 miglia, abbia a dare il transito a tant'acqua che in 6 ore allaghi uno spazio di centinaia di miglia per larghezza e migliaia per lunghezza? qual tigre, qual falcone, corse o vol mai con tanta velocit? con velocit, dico, da far 400 e pi miglia per ora. Sono (n si nega) le correnti per la lunghezza del Golfo, ma cos lente che i vasselli da remi le superano, se ben non senza scapito del loro viaggiare. In oltre, se quest'acqua viene per lo stretto, resta pur l'altra difficolt, cio come si conduca ad alzar qui tanto, in parti cos remote, senza prima alzar per simile o maggiore altezza nelle parti pi propinque. In somma non credo che n ostinazione n sottigliezza d'ingegno possa ritrovar mai ripiego a queste difficolt, n in conseguenza sostener contro di esse la stabilit della Terra, contenendosi dentro a i termini naturali. 
   SAGR. Di questo resto io sin ora benissimo capace, e sto con avidit attendendo di sentire in qual modo queste maraviglie possono seguire senza intoppo da i moti gi assegnati alla Terra. 
   SALV. Come questi effetti abbiano a venire in conseguenza de i movimenti che naturalmente convengano alla Terra,  necessario che non solamente non trovino repugnanza o intoppo, ma che seguano facilmente, e non solo che seguano con facilit, ma con necessit, s che impossibil sia il succedere in altra maniera; ch tale  la propriet e condizione delle cose naturali e vere. Stabilita dunque l'impossibilit del poter render ragione de i movimenti che si scorgono nell'acque, ed insieme mantenere l'immobilit del vaso che le contiene, passiamo a vedere se la mobilit del contenente possa ella produrre l'effetto condizionato nella maniera che si osserva seguire. 
   Due sorte di movimenti posson conferirsi ad un vaso, per li quali l'acqua, che in esso fusse contenuta, acquistasse facult di scorrere in esso or verso l'una or verso l'altra estremit, e quivi ora alzarsi ed ora abbassarsi. Il primo sarebbe quando or l'una or l'altra di esse estremit si abbassasse, perch allora l'acqua, scorrendo verso la parte inclinata, vicendevolmente ora in questa ed ora in quella s'alzerebbe ed abbasserebbe. Ma perch questo alzarsi ed abbassarsi non  altro che discostarsi ed avvicinarsi al centro della Terra, tal sorta di movimento non pu attribuirsi alle concavit della medesima Terra, che sono i vasi contenenti l'acque, le parti de' quali vasi, per qualunque moto che si attribuisse al globo terrestre, n si possono avvicinare n allontanare dal centro di quello. L'altra sorta di movimento  quando il vaso si muovesse (senza punto inclinarsi) di moto progressivo, non uniforme, ma che cangiasse velocit, con accelerarsi talvolta ed altra volta ritardarsi: dalla qual difformit seguirebbe che l'acqua, contenuta s nel vaso, ma non fissamente annessa, come l'altre sue parti solide, anzi, per la sua fluidezza, quasi separata e libera e non obbligata a secondar tutte le mutazioni del suo continente, nel ritardarsi il vaso, ella, ritenendo parte dell'impeto gi concepito, scorrerebbe verso la parte precedente, dove di necessit verrebbe ad alzarsi; ed all'incontro, quando sopraggiugnesse al vaso nuova velocit, ella, con ritener parte della sua tardit, restando alquanto indietro, prima che abituarsi al nuovo impeto resterebbe verso la parte susseguente, dove alquanto verrebbe ad alzarsi: i quali effetti possiamo pi apertamente dichiarare e manifestare al senso con l'esempio di una di queste barche le quali continuamente vengono da Lizzafusina, piene d'acqua dolce per uso della citt. Figuriamoci dunque una tal barca venirsene con mediocre velocit per la Laguna, portando placidamente l'acqua della quale ella sia piena, ma che poi, o per dare in secco o per altro impedimento che le sia opposto, venga notabilmente ritardata; non perci l'acqua contenuta perder, al pari della barca, l'impeto gi concepito, ma, conservandoselo, scorrer avanti verso la prua, dove notabilmente si alzer, abbassandosi dalla poppa: ma se, per l'opposito, all'istessa barca nel mezo del suo placido corso verr con notabile agumento aggiunta nuova velocit, l'acqua contenuta, prima di abituarsene, restando nella sua lentezza, rimarr indietro, cio verso la poppa, dove in conseguenza si sollever, abbassandosi dalla prua. Questo effetto  indubitato e chiaro, e puossi a tutte l'ore esperimentare; nel quale voglio che notiamo per adesso tre particolari. Il primo , che per fare alzar l'acqua in una dell'estremit del vaso, non ci  bisogno di nuova acqua, n che ella vi corra partendosi dall'altra estremit. Il secondo , che l'acqua di mezo non si alza n abbassa notabilmente, se gi il corso della barca non fusse velocissimo, e l'urto o altro ritegno che la ritenesse, gagliardissimo e repentino, nel qual caso potrebbe anco tutta l'acqua non pure scorrer avanti, ma per la maggior parte saltar fuor della barca; e l'istesso anco farebbe quando, mentre ella lentamente camminasse, improvvisamente gli sopraggiugnesse un impeto violentissimo: ma quando ad un suo moto quieto sopraggiunga mediocre ritardamento o incitazione, le parti di mezo (come ho detto) inosservabilmente si alzano e si abbassano; e le altre parti, secondo che son pi vicine al mezo, meno si alzano, e pi le pi lontane. Il terzo , che dove le parti intorno al mezo poca mutazione fanno nell'alzarsi ed abbassarsi rispetto all'acque delle parti estreme, all'incontro scorron molto innanzi e in dietro, in comparazion dell'estreme. Ora, signori miei, quello che fa la barca rispetto all'acqua contenuta da essa, e quello che fa l'acqua contenuta rispetto alla barca, sua contenente,  l'istesso a capello che quel che fa il vaso Mediterraneo rispetto l'acque da esso contenute, e che fanno l'acque contenute rispetto al vaso Mediterraneo, lor contenente. Sguita ora che dimostriamo, come ed in qual maniera sia vero che il Mediterraneo e tutti gli altri seni, ed in somma tutte le parti della Terra, si muovano di moto notabilmente difforme, bench movimento nessuno che regolare ed uniforme non sia, venga a tutto l'istesso globo assegnato. 
   SIMP. Questo, nel primo aspetto, a me che non sono n matematico n astronomo, ha sembianza di un gran paradosso; e quando sia vero che, sendo il movimento del tutto regolare, quel delle parti, restando sempre congiunte al suo tutto, possa essere irregolare, il paradosso distrugger l'assioma che afferma, <I>eandem esse rationem totius et partium</I>. 
   SALV. Io dimostrer il mio paradosso, ed a voi, signor Simplicio, lascer il carico di difender l'assioma da esso, o di mettergli d'accordo; e la mia dimostrazione sar breve e facilissima, dependente dalle cose lungamente trattate ne i nostri passati ragionamenti, senza indur n pure una minima sillaba in grazia del flusso e reflusso. 
   Due aviamo detto essere i moti attribuiti al globo terrestre: il primo, annuo, fatto dal suo centro per la circonferenza dell'orbe magno sotto l'ecclittica secondo l'ordine de' segni, cio da occidente verso oriente; l'altro, fatto dall'istesso globo, rivolgendosi intorno al proprio centro in ventiquattr'ore, e questo parimente da occidente verso oriente, bench circa un asse alquanto inclinato e non equidistante a quello della conversione annua. Dalla composizione di questi due movimenti, ciascheduno per se stesso uniforme, dico resultare un moto difforme nelle parti della Terra: il che, acci pi facilmente s'intenda, dichiarer facendone la figura. E prima, intorno al centro A descriver la circonferenza dell'orbe magno B C, nella quale preso qualsivoglia punto B, circa esso, come centro, descriveremo questo minor cerchio DEFG, rappresentante il globo terrestre; 
 vedi figura 28

il quale intenderemo discorrer per tutta la circonferenza dell'orbe magno co 'l suo centro B da ponente verso levante, cio dalla parte B verso C: ed oltre a ci intenderemo il globo terrestre volgersi intorno al proprio centro B, pur da ponente verso levante, cio secondo la successione de i punti D, E, F, G, nello spazio di ventiquattr'ore. Ma qui doviamo attentamente notare, come rigirandosi un cerchio intorno al proprio centro, qualsivoglia parte di esso convien muoversi in diversi tempi di moti contrarii: il che  manifesto considerando che mentre le parti della circonferenza intorno al punto D si muovono verso la sinistra, cio verso E, le opposte, che sono intorno all'F, acquistano verso la destra, cio verso G, talch quando le parti D saranno in F, il moto loro sar contrario a quello che era prima, quando era in D; in oltre, nell'istesso tempo che le parti E descendono, per cos dire, verso F, le G ascendono verso D. Stante dunque tal contrariet di moti nelle parti della superficie terrestre, mentre che ella si rigira intorno al proprio centro,  forza che, nell'accoppiar questo moto diurno con l'altro annuo, risulti un moto assoluto per le parti di essa superficie terrestre ora accelerato assai ed ora altrettanto ritardato: il che  manifesto considerando prima la parte intorno a D, il cui moto assoluto sar velocissimo, come quello che nasce da due moti fatti verso la medesima banda, cio verso la sinistra; il primo de' quali  parte del moto annuo, comune a tutte le parti del globo, l'altro  dell'istesso punto D, portato pur verso la sinistra dalla vertigine diurna; talch in questo caso il moto diurno accresce ed accelera il moto annuo; l'opposito di che accade alla parte opposta F, la quale, mentre dal comune moto annuo  portata, insieme con tutto il globo, verso la sinistra, vien dalla conversion diurna portata ancor verso la destra, talch il moto diurno viene a detrarre all'annuo, per lo che il movimento assoluto, resultante dal componimento di amendue, ne riman ritardato assai: intorno poi a i punti E, G il moto assoluto viene a restare come eguale al semplice annuo, avvenga che il diurno niente o poco gli accresce o gli detrae, per non tendere n a sinistra n a destra, ma in gi ed in su. Concludiamo per tanto, che s come  vero che il moto di tutto il globo e di ciascuna delle sue parti sarebbe equabile ed uniforme quando elle si movessero d'un moto solo, o fusse il semplice annuo o fusse il solo diurno, cos  necessario che, mescolandosi tali due moti insieme, ne risultino per le parti di esso globo movimenti difformi, ora accelerati ed ora ritardati mediante gli additamenti o suttrazioni della conversion diurna alla circolazione annua Onde se  vero (come  verissimo, e l'esperienza ne dimostra) che l'accelerazione e ritardamento del moto del vaso faccia correre e ricorrere nella sua lunghezza, alzarsi ed abbassarsi nelle sue estremit, l'acqua da esso contenuta, chi vorr por difficult nel concedere che tale effetto possa, anzi pur debba di necessit accadere all'acque marine, contenute dentro a i vasi loro, soggetti a cotali alterazioni, e massime in quelli che per lunghezza si distendono da ponente verso levante, che  il verso per il quale si fa il movimento di essi vasi? Or questa sia la potissima e primaria causa del flusso e reflusso, senza il quale nulla seguirebbe di tale effetto. Ma perch multiplici e varii sono gli accidenti particolari che in diversi luoghi e tempi si osservano, i quali  forza che da altre diverse cause concomitanti dependano, se ben tutte devono aver connessione con la primaria, per fa di mestiero andar proponendo ed esaminando i diversi accidenti che di tali diversi effetti possano esser cagioni. 
   Il primo de' quali , che qualunque volta l'acqua, merc d'un notabile ritardamento o accelerazione di moto del vaso suo contenente, avr acquistata cagione di scorrere verso questa o quella estremit, e si sar alzata nell'una ed abbassata nell'altra, non per rester in tale stato, quando ben cessasse la cagion primaria, ma, in virt del proprio peso e naturale inclinazione di livellarsi e librarsi, torner per se stessa con velocit in dietro; e, come grave e fluida, non solo si mover verso l'equilibrio, ma, promossa dal proprio impeto, lo trapasser, alzandosi nella parte dove prima era pi bassa; n qui ancora si fermer, ma di nuovo ritornando in dietro, con pi reiterate reciprocazioni di scorrimenti ci dar segno come ella non vuole da una concepita velocit di moto ridursi subito alla privazion di quello ed allo stato di quiete, ma successivamente ci si vuole mancando a poco a poco, lentamente ridurre: in quel modo appunto che vediamo alcun peso pendente da una corda, doppo essere stato una volta rimosso dal suo stato di quiete, cio dal perpendicolo, per se medesimo ricondurvisi e quietarvisi, ma non prima che molte volte l'avr di qua e di l, con sue vicendevoli corse e ricorse, trapassato. 
   Il secondo accidente da notarsi , che le pur ora dichiarate reciprocazioni di movimento vengon fatte e replicate con maggiore o minor frequenza, cio sotto pi brevi o pi lunghi tempi, secondo le diverse lunghezze de' vasi contenenti l'acque; s che negli spazii pi brevi le reciprocazioni son pi frequenti, e pi rare ne' pi lunghi: come appunto nel medesimo esempio de' corpi pendoli si veggono le reciprocazioni di quelli che sono appesi a pi lunghe corde esser men frequenti che quelle de i pendenti da fili pi corti. 
   E qui, per il terzo notabile, vien da sapersi, che non solamente la maggiore o minor lunghezza del vaso  cagione di far che l'acqua sotto diversi tempi faccia le sue reciprocazioni, ma la maggiore o minor profondit opera l'istesso; ed accade che dell'acque contenute in ricetti di eguali lunghezze, ma di diseguali profondit, quella che sar pi profonda faccia le sue librazioni sotto tempi pi brevi, e men frequenti siano le reciprocazioni dell'acque men profonde. 
   Quarto, vengon degni d'esser notati e diligentemente osservati due effetti che fa l'acqua in tali suoi libramenti. L'uno  l'alzarsi ed abbassarsi alternatamente verso questa e quella estremit; l'altro  il muoversi e scorrere, per cos dire orizontalmente, innanzi e in dietro: li quali due moti differenti differentemente riseggono in diverse parti dell'acqua. Imperocch le sue parti estreme son quelle che sommamente si alzano e si abbassano; quelle di mezo niente assolutamente si muovon in su o in gi; dell'altre, di grado in grado quelle che son pi vicine a gli estremi si alzano ed abbassano proporzionatamente pi delle pi remote: ma, per l'opposito, dell'altro movimento progressivo innanzi e 'n dietro assai si muovono, andando e ritornando, le parti di mezo, e nulla acquistano l'acque che si trovano nell'ultime estremit, se non se in quanto nell'alzarsi elleno superassero gli argini e traboccassero fuor del suo primo alveo e ricetto; ma dove  l'intoppo de gli argini che le raffrenano, solamente si alzano e si abbassano; n per restan l'acque di mezo di scorrer innanzi e indietro, il che fanno anco proporzionatamente l'altre parti, scorrendo pi o meno secondo che si trovan locate pi remote o vicine al mezo. 
   Il quinto particolare accidente dovr tanto pi attentamente esser considerato, quanto che a noi  impossibile il rappresentarne con esperienza e pratica il suo effetto; e l'accidente  questo. Ne i vasi fatti da noi per arte, e mossi, come le soprannominate barche, or pi ed or meno velocemente, l'accelerazione e ritardamento vien sempre partecipato nell'istesso modo da tutto il vaso e da ciascheduna sua parte: s che, mentre, verbigrazia, la barca si raffrena dal moto, non pi si ritarda la parte precedente che la susseguente, ma egualmente tutte partecipano del medesimo ritardamento; e l'istesso avviene dell'accelerazione, cio che, contribuendo alla barca nuova causa di maggior velocit, nell'istesso modo si accelera la prora e la poppa. Ma ne' vasi immensi quali sono i letti lunghissimi de' mari, bench essi ancora altro non siano che alcune cavit fatte nella solidit del globo terrestre, tuttavia mirabilmente avviene che gli estremi di quelli non unitamente, egualmente e ne gl'istessi momenti di tempo, accreschino e scemino il lor moto; ma, accade che quando l'una delle sue estremit si trova avere, in virt del componimento de i due moti diurno ed annuo, ritardata grandemente la sua velocit, l'altra estremit si ritrovi ancora affetta e congiunta con moto velocissimo: il che, per pi facile intelligenza, dichiareremo ripigliando la figura pur ora disegnata. Nella quale se intenderemo un tratto di mare esser lungo, verbigrazia, una quarta, qual  l'arco B C, perch le parti B sono, come di sopra si dichiar, in moto velocissimo, per l'unione de' due movimenti diurno ed annuo verso la medesima banda, ma la parte C allora si ritrova in moto ritardato, come quello che  privo della 
 vedi figura 29

progressione dependente dal moto diurno: se intenderemo, dico, un seno di mare lungo quant' l'arco B C, gi vedremo come gli estremi suoi si muovono nell'istesso tempo con molta disegualit. E sommamente differenti sarebbero le velocit d'un tratto di mare lungo mezo cerchio e posto nello stato dell'arco B C D, avvengach l'estremit B si troverebbe in moto velocissimo, l'altra D sarebbe in moto tardissimo, e le parti di mezo verso C sarebbero in moto mediocre: e secondo che essi tratti di mare saranno pi brevi, participeranno meno di questo stravagante accidente, di ritrovarsi in alcune ore del giorno con le parti loro diversamente affette da velocit e tardit di moto. S che se, come nel primo caso, veggiamo per esperienza l'accelerazione e 'l ritardamento, bench participati egualmente da tutte le parti del vaso contenente, esser pur cagione all'acqua contenuta di scorrer innanzi e 'n dietro, che dovremo stimare che accader debba in un vaso cos mirabilmente disposto che molto disegualmente venga contribuita alle sue parti ritardanza di moto ed accelerazione? Certo che noi dir non possiamo altro, se non che maggiore e pi maravigliosa cagione di commozioni nell'acqua, e pi strane, ritrovar si debbano. E bench impossibil possa parer a molti che in machine e vasi artifiziali noi possiamo esperimentare gli effetti di un tale accidente, nulla dimeno non  per del tutto impossibile; ed io ho la costruzione d'una machina, nella quale particolarmente si pu scorgere l'effetto di queste meravigliose composizioni di movimenti. Ma per quanto appartiene alla presente materia, basta quello che sin qui potete aver compreso con l'immaginazione. 
   SAGR. Io, per la parte mia, molto ben capisco, questo maraviglioso accidente doversi necessariamente ritrovare ne i seni de i mari, e massime in quelli che per gran distanze si distendono da occidente in oriente, cio secondo il corso de i movimenti del globo terrestre; e come che ei sia in certo modo inescogitabile e senza esempio tra i movimenti possibili a farsi da noi, cos non mi  diffficile a credere che da esso possano derivar effetti non imitabili con nostre artificiali esperienze.
   SALV. Dichiarate queste cose,  tempo che venghiamo a esaminare i particolari accidenti, e loro diversit, che ne' flussi e reflussi dell'acque per esperienza si osservano. E prima, non dovremo aver difficult nell'intendere, onde accaggia che ne i laghi, stagni, ed anco ne i mari piccoli, non sia notabil flusso e reflusso: il che ha due concludentissime ragioni. L'una , che, per la brevit del vaso, nell'acquistare egli in diverse ore del giorno diversi gradi di velocit, con poca differenza vengano acquistati da tutte le sue parti; ma tanto le precedenti quanto le susseguenti, cio l'orientali e l'occidentali, quasi nell'istesso modo si accelerano e si ritardano; facendosi, di pi, tale alterazione a poco a poco, e non con l'opporre un repentino intoppo e ritardamento o una subitanea e grande accelerazione al movimento del vaso contenente, ed esso e tutte le sue parti vengon lentamente ed egualmente impressionandosi de i medesimi gradi di velocit: dalla quale uniformit ne sguita che anco l'acqua contenuta, con poca contumacia e renitenza riceva le medesime impressioni, e per conseguenza molto oscuramente dia segno d'alzarsi o abbassarsi, scorrendo verso questa o verso l'altra estremit; il quale effetto si vede ancora manifestamente ne' piccoli vasi artifiziali, ne i quali l'acqua contenuta si va impressionando de gl'istessi gradi di velocit, tuttavoltach l'accelerazione o ritardamento si faccia con lenta ed uniforme proporzione. Ma ne i seni de i mari che per grande spazio si distendono da levante a ponente, assai pi notabile e difforme  l'accelerazione o 'l ritardamento, mentre una delle sue estremit si trover in un moto assai ritardato, e l'altra sar ancora di moto velocissimo. La seconda causa  la reciproca librazion dell'acqua, proveniente dall'impeto che ella pure avesse concepito dal moto del suo continente, la qual librazione ha, come si  notato, le sue vibrazioni molto frequenti ne i vasi piccoli: dal che ne risulta che risedendo ne i movimenti terrestri cagione di contribuire all'acque movimento solo di dodici in dodici ore, poi che una volta sola il giorno sommamente si ritarda e sommamente si accelera il movimento de i vasi contenenti, nientedimeno l'altra seconda cagione, dependente dalla gravit dell'acqua, che cerca ridursi all'equilibrio, e, secondo la brevit del vaso, ha le sue reciprocazioni o di un'ora o di due o di tre etc., questa mescolandosi con la prima, che anco per s ne i vasi piccoli resta piccolissima, la vien del tutto a render insensibile; imperocch, non si essendo ancora finita di imprimer la commozione procedente dalla cagion primaria, che ha i periodi di 12 ore, sopravvien, contrariando, l'altra secondaria, dependente dal proprio peso dell'acqua, la quale, secondo la cortezza e profondit del vaso, ha il tempo delle sue vibrazioni di 1, 2, 3 o 4 ore, etc., e, contrariando alla prima, la perturba e rimuove, senza lasciarla giugnere al sommo n al mezo del suo movimento. E da tal contrapposizione resta annichilata in tutto, o molto oscurata, l'evidenza del flusso e reflusso. Lascio stare l'alterazion continua dell'aria, la quale, inquietando l'acqua, non ci lascerebbe venire in certezza d'un piccolissimo ricrescimento o abbassamento di mezo dito o di minor quantit, che potesse realmente risedere ne i seni e ricetti di acque non pi lunghi di un grado o due. 
   Vengo, nel secondo luogo, a sciorre il dubbio, come, non risedendo nel primario principio cagione di commuover l'acque se non di 12 in 12 ore, cio una volta per la somma velocit di moto e l'altra per la massima tardit, nulladimeno apparisce comunemente il periodo de i flussi e reflussi esser di sei in sei ore. Al che si risponde che tale determinazione non si pu in verun modo avere dalla cagion primaria solamente, ma vi bisogna inserire le secondarie, cio la lunghezza maggiore o minore de i vasi, e la maggiore o minor profondit dell'acque in essi contenute: le quali cagioni, se ben non hanno azione veruna ne i movimenti dell'acque, essendo tale azione della sola cagion primaria, senza la quale nulla seguirebbe de' flussi e reflussi, tuttavia l'hanno principalissima nel terminar i tempi delle reciprocazioni, e cos potente, che la cagion primaria convien che gli resti soggetta. Non  dunque il periodo delle 6 ore pi proprio o naturale di quelli d'altri intervalli di tempi, ma ben forse il pi osservato, per esser quello che compete al nostro Mediterraneo, che solo per lunghi secoli fu praticabile; ancor che n tal periodo si osserva in tutte le sue parti, atteso che in alcuni luoghi pi ristretti, qual  l'Ellesponto e l'Egeo, i periodi son assai pi brevi, ed anco tra di loro molto differenti; per la qual variet e sue cagioni, incomprensibili ad Aristotile, dicono alcuni che, dopo l'averla egli lungamente osservata sopra alcuni scogli di Negroponte, tratto dalla disperazione si precipitasse in mare e spontaneamente s'annegasse. 
   Avremo, nel terzo luogo, molto spedita la ragione, onde avvenga che alcun mare, bench lunghissimo, qual  il Mar Rosso, nulladimeno  quasi del tutto esente da i flussi e reflussi. La qual cosa accade, perch la sua lunghezza non si distende dall'oriente verso l'occidente, anzi traversa da sirocco verso maestro: ma essendo i movimenti della Terra da occidente in oriente, gli impulsi dell'acque vanno sempre a ferire ne i meridiani, e non si muovono di parallelo in parallelo; onde ne i mari che traversalmente si distendono verso i poli, e che per l'altro verso sono angusti, non resta cagione di flussi e reflussi se non per la participazione di altro mare co 'l quale comunicassero, che fusse soggetto a movimenti grandi. 
   Intenderemo, nel quarto luogo, molto facilmente la ragione, perch i flussi e reflussi siano massimi, quanto all'alzarsi ed abbassarsi le acque, ne gli estremi de' golfi, e minimi nelle parti di mezo: come la quotidiana esperienza ne mostra qui in Venezia, posta nell'estremit dell'Adriatico, dove comunemente tal diversit importa 5 o 6 piedi; ma ne i luoghi del Mediterraneo distanti da gli estremi tal mutazione  piccolissima, come nell'isole di Corsica e Sardigna e nelle spiaggie di Roma e di Livorno, dove non passa mezo piede. Intenderemo anco come, all'incontro, dove gli alzamenti ed abbassamenti son piccoli, i corsi ed i ricorsi son grandi. Agevol cosa, dico,  l'intender la cagion di questi accidenti, poich di essi ne aviamo riscontri manifesti in ogni sorte di vasi artifizialmente da noi fabbricati, ne i quali i medesimi effetti si veggono naturalmente seguire dal muovergli noi con movimento difforme, cio ora accelerato ed ora ritardato. 
   In oltre, considerando, nel quinto luogo, come la medesima quantit d'acqua, mossa, bench lentamente, per un alveo spazioso, nel dover poi passare per luogo ristretto, per necessit scorre con impeto grande, non avremo difficult d'intendere la causa delle gran correnti che si fanno nello stretto canale che separa la Calabria dalla Sicilia; poich tutta l'acqua che dall'ampiezza dell'isola e dal golfo Jonico vien sostenuta nella parte del mare orientale, bench in quello per la sua ampiezza lentamente descenda verso occidente, tuttavia nel ristrignersi nel bosforo tra Scilla e Cariddi rapidamente cala e fa grandissima agitazione: simile alla quale, e molto maggiore, s'intende esser tra l'Affrica e la grand'isola di S. Lorenzo, mentre le acque de i due vasti mari Indico ed Etiopico, che la mettono in mezo, devono scorrendo, ristrignersi in minor canale, tra essa e la costa d'Etiopia. Grandissime conviene che sieno le correnti nello Stretto di Magalianes, che comunica gli oceani vastissimi Etiopico e del Sur.
   Sguita adesso, nel 6 luogo, che per render ragion di alcuni pi reconditi ed inopinabili accidenti che in questa materia si osservano, andiamo facendo un'altra importante considerazione sopra le due principali cagioni de i flussi e reflussi, componendole poi e mescolandole insieme. La prima e pi semplice delle quali  (come pi volte si  detto) la determinata accelerazione e ritardamento delle parti della Terra, dalla quale arebbon l'acque un determinato periodo di scorrere verso levante e ritornar verso ponente dentro al tempo di ventiquattr'ore. L'altra  quella che depende dalla propria gravit dell'acqua, che, commossa una volta dalla causa primaria, cerca poi di ridursi all'equilibrio con iterate reciprocazioni, le quali non sono determinate da un tempo solo e prefisso, ma hanno tante diversit di tempi quante sono le diverse lunghezze e profondit de i ricetti e seni de i mari; e per quanto depende da questo secondo principio, scorrerebbero e ritornerebbero altre in un'ora, altre in 2, in 4, in 6, in 8, in 10 etc. Ora, se noi cominceremo a congiugner la cagion primaria che ha stabilmente il suo periodo di 12 in 12 ore, con alcuna delle secondarie che avesse il suo periodo, verbigrazia, di 5 in 5, accader che in alcuni tempi la cagion primaria e la secondaria si accordino a far gli impulsi amendue verso la medesima parte, ed in questo congiugnimento, e per cos dire unanime cospirazione, i flussi saranno grandi: in altri tempi accadendo che l'impulso primario venga in un certo modo a contrariare a quello che porterebbe il periodo secondario, ed in cotal raffronto togliendo l'uno de' principii quello che l'altro ne darebbe, si debiliteranno i moti dell'acque, e ridurrassi il mare in uno stato assai quieto e quasi immobile: ed altre volte, secondo che i due medesimi principii n del tutto si contrarieranno n del tutto andranno uniformi, si faranno altre mutazioni circa l'accrescimento e diminuzion de' flussi e reflussi. Pu anco accadere che due mari assai grandi e comunicanti per qualche angusto canale s'incontrino ad aver, mediante la mistione de i due principii di moto, l'uno causa di flusso nel tempo che l'altro abbia causa di movimento contrario; nel qual caso nel canale dove essi mari comunicano, si fanno agitazioni straordinarie, con movimenti opposti e vortici e bollimenti pericolosissimi, de i quali se ne hanno continue relazioni ed esperienze in fatto. Da tali discordi movimenti, dependenti non solamente dalle diverse positure e lunghezze, ma grandemente ancora dalle diverse profondit de i mari comunicanti, nasceranno in alcuni tempi varie commozioni nell'acque, sregolate ed inosservabili, le ragioni delle quali hanno assai perturbato e tuttavia perturbano i marinari, mentre le incontrano senza vedere che n impeto di venti o altra grave alterazion dell'aria ne possa esser cagione. Della qual perturbazion d'aria debbiamo in altri accidenti far gran conto, e prenderla come terza cagione ed accidentaria, potente a grandemente alterare l'osservazione de gli effetti dependenti dalle primarie e pi essenziali cagioni. E non  dubbio che continuando a soffiar venti impetuosi, per esempio, da levante, sosterranno l'acque, proibendoli il reflusso, onde, sopraggiugnendo all'ore determinate la seconda replica, e poi la terza, del flusso, rigonfieranno molto e cos, sostenute per alcuni giorni dalla forza del vento, si alzano pi del solito, facendo straordinarie inondazioni. 
   Dobbiamo ancora (e sar come il settimo problema) avere avvertenza d'un'altra cagione di movimento, dependente dalla copia grande dell'acque de i fiumi che vanno a scaricarsi ne' mari non molto vasti: dove ne i canali o bosfori che con tali mari comunicano, l'acqua si vede scorrer sempre per l'istesso verso, come accade nel Bosforo Tracio sotto Costantinopoli, dove l'acqua scorre sempre dal Mar Negro verso la Propontide. Imperocch in esso Mar Negro, per la sua brevit, di poca efiicacia sono le cause principali del flusso e reflusso; ma all'incontro, scaricandosi in esso grandissimi fiumi, nel dover passare e sgorgar tanto profluvio d'acque per lo stretto, quivi il corso  assai notabile e sempre verso mezo giorno. Dove, di pi, deviamo avvertire che tale stretto e canale, bench assai angusto, non  sottoposto alle perturbazioni come lo stretto di Scilla e Cariddi: imperocch quello ha il Mar Negro sopra verso tramontana e la Propontide e l'Egeo co 'l Mediterraneo postogli, bench per lungo tratto, verso mezogiorno; ma gi, come abbiamo notato, i mari quanto si voglino lunghi da tramontana verso mezogiorno non soggiacciono a i flussi e reflussi: ma perch lo stretto di Sicilia  traposto tra le parti del Mediterraneo distese per gran distanze da ponente a levante, cio secondo la corrente de' flussi e reflussi, per in questo le agitazioni son molto grandi: e maggiori sarebbero tra le Colonne, quando lo stretto di Gibilterra s'aprisse meno; e grandissime riferiscono esser quelle dello stretto di Magalianes. 
   Questo  quanto per ora mi sovviene di poter dirvi intorno alle cause di questo primo periodo diurno del flusso e reflusso e suoi varii accidenti, dove se hanno da propor cosa alcuna, potranno farlo, per passar poi a gli altri due periodi, mestruo ed annuo. 
   SIMP. Non mi par che si possa negare che il discorso fatto da voi proceda molto probabilmente, argumentando, come noi dichiamo, <I>ex suppositione</I>, cio posto che la Terra si muova de i due movimenti attribuitigli dal Copernico: ma quando si escludano tali movimenti, il tutto resta vano ed invalido; l'esclusion poi di tale ipotesi ci viene dall'istesso vostro discorso assai manifestamente additata. Voi con la supposizion de i due movimenti terrestri rendete ragione del flusso e reflusso, ed all'incontro, circolarmente discorrendo, dal flusso e reflusso traete l'indizio e la confermazione di quei medesimi movimenti: e passando a pi specifico discorso, dite che l'acqua per esser corpo fluido, e non tenacemente annesso alla Terra, non  costretta ad ubbidir puntualmente ad ogni suo movimento, dal che inducete poi il suo flusso e reflusso. Io su le vostre stesse pedate arguisco in contrario, e dico: L'aria  assai pi tenue e fluida dell'acqua, e meno annessa alla superficie terrena, alla quale l'acqua, se non per altro per la sua gravit, co 'l premergli sopra assai pi che l'aria leggierissima, aderisce; adunque molto meno dovrebbe l'aria secondar i movimenti della Terra; e per quando la Terra si movesse in quella maniera, noi, abitatori di quella e da lei con simile velocit portati, dovremmo perpetuamente sentir un vento da levante, che con intollerabil forza ci ferisse: e del cos dover seguire l'esperienza ci fa cotidianamente avvertiti; ch se nel correr la posta solamente con velocit di 8 o 10 miglia per ora, nell'aria tranquilla, l'incontrarla noi con la faccia ci rassembra un vento che non leggiermente ci percuota, che dovrebbe fare il nostro rapido corso di 800 o 1000 miglia per ora, contro l'aria libera da tal moto? tuttavia nulla di tale accidente sentiamo noi. 
   SALV. A questa instanza, che ha assai dell'apparente, rispondo che  vero che l'aria  pi tenue e pi leggiera, e per la sua leggerezza meno aderente alla Terra, che l'acqua, tanto pi grave e corpulenta; ma  poi falsa la conseguenza che voi deducete da queste condizioni, cio che per tal sua leggerezza tenuit e minore aderenza alla Terra ella dovesse esentarsi pi dell'acqua dal secondare i movimenti terrestri, onde a noi, che totalmente gli partecipiamo, tal sua inobbedienza si facesse sensibile e manifesta: anzi accade tutto l'opposito. Imperocch, se voi ben vi ricordate, la causa del flusso e reflusso dell'acqua, assegnata da noi, consiste nel non secondar l'acqua la disegualit del moto del suo vaso, ma ritener l'impeto concepito per avanti, senza diminuirlo o crescerlo con quella precisa misura che si accresce o diminuisce nel suo vaso: perch dunque nella conservazione e mantenimento dell'impeto concepito prima consiste l'inobbedienza ad un nuovo agumento o diminuzion di moto, quel mobile che sar pi atto a tal conservazione, sar anco pi accomodato a dimostrar l'effetto che a tal conservazione viene in conseguenza. Ora, quanto sia l'acqua disposta a mantenere una concepita agitazione, bench cessi la causa che l'impresse, l'esperienza de i mari altamente commossi da venti impetuosi ce lo dimostra, l'onde de i quali, bench tranquillata l'aria e cessato il vento, per lungo tempo restano in moto, come leggiadramente cant il Poeta sacro: Qual l'alto Egeo+ etc.: ed il continuar in tal guisa nella commozione depende dalla gravit dell'acqua, imperocch, come altra volta s' detto, i corpi leggieri son ben pi facili ad esser mossi che i pi gravi, ma son ben tanto meno atti a conservar il moto impressoli, cessante la causa movente onde l'aria, come in se stessa tenuissima e leggierissima,  agevolissimamente mobile da qualsivoglia minima forza, ma  anco inettissima a conservare il moto, cessante il motore. Per quanto all'aria che circonda il globo terrestre, direi che, per la sua aderenza, non meno che l'acqua venga portata in giro, e massime quella parte che  contenuta da i vasi, i quali vasi sono le pianure circondate da i monti; e questa tal porzione possiamo noi molto pi ragionevolmente affermare che sia portata in volta, rapita dall'asprezza della Terra, che la superiore, rapita dal moto celeste, come asserite voi Peripatetici.
   Quanto sin qui ho detto mi pare assai competente risposta all'instanza del signor Simplicio; tuttavia voglio con nuova obbiezione e con nuova risposta, fondata sopra una mirabile esperienza, soprabbondantemente dar sodisfazione ad esso, e confermare al signor Sagredo la mobilit del globo terrestre. Ho detto, l'aria, ed in particolare quella parte di lei che non si eleva sopra la sommit delle pi alte montagne, esser dall'asprezza della terrestre superficie portata in giro; dal che pare che in conseguenza ne venga, che quando la superficie della Terra non fusse ineguale, ma tersa e pulita, non resterebbe cagione per tirarsi in compagnia l'aria, o almeno per condurla con tanta uniformit. Ora, la superficie di questo nostro globo non  tutta scabrosa ed aspera, ma vi sono grandissime piazze ben lisce, cio le superficie di mari amplissimi, le quali, sendo anco lontanissime da i gioghi de i monti che le circondino, non par che possano aver facult di condur seco l'aria sopreminente; e non la conducendo, si dovrebbe in quei luoghi sentir quello che in conseguenza ne viene. 
   SIMP. Questa medesima difficult volevo io ancora promuovere, la qual mi pare esser di grand'efficacia. 
   SALV. Voi parlate benissimo: di maniera che, signor Simplicio, dal non si sentir nell'aria quello che in conseguenza accaderebbe quando questo nostro globo andasse in volta, voi argumentate la sua immobilit. Ma quando questo, che vi par che per necessaria conseguenza sentir si dovesse, in fatto e per esperienza si sentisse, l'accettereste voi per indizio ed argomento assai gagliardo per la mobilit del medesimo globo? 
   SIMP. In questo caso non bisogna parlar con me solo, perch quando ci accadesse, e che a me ne fusse occulta la causa, forse ad altri potrebbe esser nota. 
   SALV. Talch con esso voi non si pu mai guadagnare, ma sempre si sta su 'l perdere, e per sarebbe meglio non giocare; tuttavia, per non piantare il terzo, seguir avanti. Dicevamo pur ora, e con qualche aggiunta replico, che l'aria, come corpo tenue e fluido e non saldamente congiunto alla Terra, pareva che non avesse necessit d'obbedire al suo moto, se non in quanto l'asprezza della superficie terrestre ne rapisce e seco porta una parte a s contigua, che di non molto intervallo sopravanza le maggiori altezze delle montagne: la qual porzion d'aria tanto meno dovr esser renitente alla conversion terrestre, quanto che ella  ripiena di vapori fumi ed esalazioni, materie tutte participanti delle qualit terrene, e per conseguenza atte nate per lor natura a i medesimi movimenti. Ma dove mancassero le cause del moto, cio dove la superficie del globo avesse grandi spazii piani e meno vi fusse della mistione de i vapori terreni, quivi cesserebbe in parte la causa per la quale l'aria ambiente dovesse totalmente obbedire al rapimento della conversion terrestre; s che in tali luoghi, mentre che la Terra si volge verso oriente, si devrebbe sentir continuamente un vento che ci ferisse spirando da levante verso ponente, e tale spiramento devrebbe farsi pi sensibile dove la vertigine del globo fusse pi veloce; il che sarebbe ne i luoghi pi remoti da i poli e vicini al cerchio massimo della diurna conversione. Ma gi <I>de facto</I> l'esperienza applaude molto a questo filosofico discorso: poich ne gli ampi mari e nelle lor parti lontane da terra e sottoposte alla zona torrida, cio comprese da i tropici, dove anco l'evaporazioni terrestri mancano, si sente una perpetua aura muovere da oriente, con tenor tanto costante, che le navi merc di quella prosperamente se ne vanno all'Indie Occidentali, e dalle medesime, sciogliendo da i lidi messicani, solcano con 'l medesimo favor il Mar Pacifico verso l'Indie, orientali a noi, ma occidentali a loro, dove che, per l'opposito, le navigazioni di l verso oriente son difficili ed incerte, n si possono in maniera alcuna far per le medesime strade, ma bisogna costeggiar pi verso terra per trovare altri venti, per cos dire, accidentarii e tumultuarii, cagionati da altri principii, s come noi abitanti tra terra ferma continuamente sentiamo per prova: delle quali generazioni di venti molte e diverse son le cagioni, che al presente non accade produrre; e questi venti accidentarii son quelli che indifferentemente spirano da tutte le parti della Terra, e che perturbano i mari remoti dall'equinoziale e circondati dalla superficie aspra della Terra, che tanto  quanto a dire sottoposti a quelle perturbazioni d'aria che confondono quella primaria espirazione, la quale, quando mancassero questi impedimenti accidentarii, si devrebbe perpetuamente sentire, e massime sopra mare. Or vedete, come gli effetti dell'acqua e dell'aria par che maravigliosamente s'accordino con l'osservazioni celesti a confermar la mobilit nel nostro globo terrestre. 
   SAGR. Voglio pur io ancora, per ultimo sigillo, dirvi un particolare, che mi par che vi sia incognito, e che pur viene in confermazion della medesima conclusione. Voi, signor Salviati, avete prodotto quell'accidente che trovano i naviganti dentro a i tropici, dico quella costanza perpetua del vento che gli vien da levante, del quale io ho relazione da chi pi volte ha fatto quel viaggio; e di pi (ch' cosa notabile) intendo che li marinari non lo chiamano <I>vento</I>, ma con altro nome che ora non mi sovviene, preso forse dal suo tenore tanto fermo e costante, che, quando l'hanno incontrato, legano le sarte e l'altre corde delle vele, e senza mai pi aver bisogno di toccarle, ancora dormendo, con sicurezza posson far lor cammino. Ora, questa aura perpetua  stata conosciuta per tale dal suo continuo spirare senza interrompimenti; ch quando da altri venti fusse interrotta, non sarebbe stata conosciuta per effetto singolare e differente da gli altri: dal che voglio inferire che potrebbe esser che anche il mar nostro Mediterraneo fusse partecipe d'un tale accidente, ma non osservato, come quello che frequentemente vien alterato da altri venti sopravegnenti. E questo dico io non senza gran fondamento, anzi con molto probabili conietture, le quali mi vengono da quello che ho avuto occasione d'intender mediante il viaggio che feci in Soria, andando consolo della Nazione in Aleppo: e quest', che tenendosi particolar registro e memoria de i giorni delle partenze e de gli arrivi delle navi ne i porti di Alessandria, d'Alessandretta e qui di Venezia, nel riscontrarne molti e molti, il che feci per mia curiosit, trovai che ragguagliatamente i ritorni in qua, cio le navigazioni da levante verso ponente, per il Mediterraneo si fanno in manco tempo che le contrarie, a ragion di 25 per cento; talch si vede che sottosopra i venti da levante son pi potenti che quei da ponente. 
   SALV. Ho caro d'aver saputo questo particolare, che arreca non piccola confermazione per la mobilit della Terra. E se bene si potrebbe dire che l'acqua tutta del Mediterraneo cali perpetuamente verso lo Stretto, come quella che debbe andare a scaricar nell'Oceano l'acque de i tanti fiumi che dentro vi sgorgano, non credo che tal corrente possa esser tanta che per s sola bastasse a far s notabil differenza: il che  anco manifesto dal vedersi nel Faro ricorrer l'acqua non meno verso levante che correr verso ponente. 
   SAGR. Io, che non ho, come il signor Simplicio, stimolo di sodisfare ad altri che a me stesso, resto da quanto si  detto appagato circa questa prima parte; per, signor Salviati, quando vi sia comodo di seguir pi, sono apparecchiato ad ascoltarvi. 
   SALV. Far quanto mi comandate; ma vorrei pur sentire anco il parer del signor Simplicio, dal giudizio del quale posso argumentar quanto io mi potessi prometter, circa questi miei discorsi, dalle scuole peripatetiche, se mai gli pervenissero all'orecchie. 
   SIMP. Non voglio che 'l mio parer vi vaglia o serva per coniettura de' giudizi d'altri, perch, come pi volte ho detto, io son de' minimi in questa sorte di studii, e tal cosa sovverr a quelli che si sono internati ne gli ultimi penetrali della filosofia, che non pu sovvenire a me, che l'ho (come si dice) salutata a pena dalla soglia: tuttavia, per parer vivo, dir che de gli effetti raccontati da voi, ed in particolare in quest'ultimo, mi pare che senza la mobilit della Terra se ne possa rendere assai suffiziente ragione con la mobilit del cielo solamente, senza introdur novit veruna, fuor che il converso di quella che voi stesso producete in campo. + stato ricevuto dalle scuole peripatetiche, l'elemento del fuoco ed anco gran parte dell'aria esser portati in giro, secondo la conversion diurna, da oriente verso occidente dal contatto del concavo dell'orbe lunare, come da vaso lor contenente. Ora, senza discostarmi dalle vostre vestigie, voglio che determiniamo, la quantit dell'aria participante di tal moto abbassarsi sin presso alle sommit delle pi alte montagne, e che anco sino in Terra arriverebbe, quando gli ostacoli delle medesime montagne non l'impedissero: che corrisponde a quello che dite voi, cio che s come voi affermate, l'aria circondata da i gioghi de i monti esser portata in giro dall'asprezza della Terra mobile, noi per il converso diciamo, l'elemento dell'aria tutto esser portato in volta dal moto del cielo, trattone quella parte che soggiace a i gioghi, che viene impedita dall'asprezza della Terra immobile; e dove voi dicevi, che quando tale asprezza si togliesse, si torrebbe anco all'aria l'esser rapita, noi possiam dire che rimossa la medesima asprezza, l'aria tutta continuerebbe suo movimento: onde, perch le superficie de gli ampli mari sono lisce e terse, sopra di quelle si continua il moto dell'aura, che perpetuamente spira da levante; e questo si fa pi sentire nelle parti sottoposte all'equinoziale e dentro a i tropici, dove il moto del cielo  pi veloce. E s come tal movimento celeste  potente a portar seco tutta l'aria libera, cos possiamo molto ragionevolmente dire che contribuisca il medesimo moto all'acqua mobile, per esser fluida e non attaccata all'immobilit della Terra; e tanto pi possiamo noi ci affermare con confidenza, quanto, per vostra confessione, tal movimento deve esser pochissimo, rispetto alla causa sua efficiente, la quale, circondando in un giorno naturale tutto 'l globo terrestre, passa molte centinaia di miglia per ora, e massime verso l'equinoziale, dove che nelle correnti del mare aperto  di pochissime miglia per ora. E cos le navigazioni verso occidente verranno ad esser comode e spedite non solamente merc dell'aura perpetua orientale, ma del corso ancora dell'acque; dal qual corso potr anco per avventura procedere il flusso e reflusso, mediante le diverse posture de i lidi terrestri, ne i quali andando a percuoter l'acqua, pu anco ritornare in dietro con movimento contrario, s come l'esperienza ci mostra del corso de i fiumi, che secondo che l'acqua, nella disegualit delle rive, incontra qualche parte che sporga in fuori o che di sotto faccia qualche seno, qui l'acqua si raggira, e si vede notabilmente ritornare in dietro. Per questo mi pare che de i medesimi effetti da i quali voi argomentate la mobilit della Terra, e la medesima adducete per cagione di quelli, si possa allegar causa concludente abbastanza, ritenendo la Terra stabile e restituendo la mobilit al cielo. 
   SALV. Non si pu negare che il vostro discorso non sia ingegnoso ed abbia assai del probabile; dico per, probabile in apparenza, ma non gi in esistenza e realt. Egli ha due parti: nella prima rende ragione del moto continuo dell'aura orientale, ed anco di un simil moto nell'acqua; nella seconda vuol anco dal medesimo fonte attigner la causa del flusso e reflusso. La prima parte ha (come ho detto) qualche sembianza di probabilit, ma per sommamente minore di quella che noi prendiamo dal moto terrestre; la seconda  del tutto non solo improbabile, ma assolutamente impossibile e falsa. E venendo alla prima, dove si dice che 'l concavo lunare rapisce l'elemento del fuoco e tutta l'aria sino alla sommit delle pi alte montagne, dico, prima, che v' dubbio se ci sia l'elemento del fuoco, ma posto che ci sia si dubita grandemente dell'orbe della Luna, come anco di tutti gli altri, cio se ci siano tali corpi solidi e vastissimi o pure se oltre all'aria si estenda una continuata espansione di una sustanza assai pi tenue e pura della nostra aria per la quale vadiano vagando i pianeti, come or mai comincia ad esser tenuto anco da buona parte de i medesimi filosofi: ma sia in questo o in quel modo, non ci  ragione per la quale il fuoco da un semplice contatto d'una superficie, che per voi si stima esser tersissima e liscia, possa esser, secondo tutta la sua profondit, portato in volta di un moto alieno dalla sua naturale inclinazione, come diffusamente  stato provato e con sensate esperienze dimostrato dal <I>Saggiatore</I>; oltre all'altra improbabilit del trasfondersi tal moto dal fuoco sottilissimo per l'aria assai pi densa, e da questa anco poi nell'acqua. Ma che un corpo di superficie aspra e montuosa, nel volgersi in se stesso, conduca seco l'aria a s contigua e nella quale vanno percotendo le sue prominenze,  non pur probabile, ma necessario, e si pu tuttavia vederne l'esperienza, bench, senza vederla, non credo che sia intelletto che ci ponga dubbio. Quanto all'altra parte, posto che dal moto del cielo fosse condotta l'aria ed anco l'acqua non per tal moto avrebbe che far nulla co 'l flusso e reflusso. Imperocch, essendo che da una causa una ed uniforme non pu seguire altro che un effetto solo ed uniforme, quello che nell'acqua si devrebbe scorgere, sarebbe un corso continuato ed uniforme da levante verso ponente, ed in quel mare solamente che, ritornando in se stesso, circonda tutto 'l globo; ma ne i mari terminati, come  il Mediterraneo, racchiuso da oriente, non vi potrebbe esser tal moto, perch se l'acqua sua potesse esser cacciata dal corso del cielo verso occidente, son molti secoli che sarebbe restato asciutto: oltre che la nostra acqua non corre solamente verso occidente, ma ritorna in dietro verso levante, e con periodi ordinati. E se ben voi dite, con l'esempio de i fiumi, che bench il corso del mare fusse originariamente il solo da oriente in occidente, tuttavia la diversa postura de i lidi pu far ringurgitare parte dell'acqua in dietro, ci vi concedo; ma bisogna, signor Simplicio mio, che voi avvertiate, che dove l'acqua per tal cagione ritorna in dietro, vi ritorna perpetuamente, e dove ella corre a dirittura, vi corre sempre nell'istesso modo, ch cos vi mostra l'esempio de i fiumi, ma nel caso del flusso e reflusso, bisogna trovare e produr ragione di far che nell'istesso luogo ora corra per un verso ed ora per l'opposito, effetti che, essendo contrarii e difformi, voi non potrete mai dedurre da una causa uniforme e costante. E questo con che s'atterra questa posizione del moto contribuito al mare dal movimento diurno del cielo, abbatte ancora quella di chi volesse ammetter il moto solo diurno della Terra, e credesse con quello solo poter render ragione del flusso e reflusso; del qual effetto, perch  difforme, bisogna necessariissimamente che difforme ed alterabile sia la cagione. 
   SIMP. Io non ho che replicare, n del mio proprio, per la debolezza del mio ingegno, n di quel d'altri, per la novit dell'opinione; ma crederei bene, che quando la si spargesse per le scuole, non mancherebbero filosofi che la saprebbero impugnare. 
   SAGR. Aspetteremo dunque una tale occasione: e noi tra tanto, se cos vi piace, signor Salviati, procederemo avanti.
   SALV. Tutto quello che sin qui si  detto, appartiene al periodo diurno del flusso e reflusso, del quale prima si  dimostrata in genere la cagion primaria ed universale, senza la quale nulla di tale effetto seguirebbe; di poi, passando a gli accidenti particolari, varii ed in certo modo sregolati, che in esso si osservano, si son trattate le cause secondarie e concomitanti, onde essi dependono. Seguono ora gli altri due periodi, mestruo ed annuo, li quali non arrecano accidenti nuovi e diversi, oltre a i gi considerati nel periodo diurno, ma operano ne i medesimi con rendergli maggiori e minori in diverse parti del mese lunare ed in diversi tempi dell'anno solare, quasi che e la Luna e il Sole entrino a parte nell'opera e nella produzion di tali effetti: cosa che totalmente repugna al mio intelletto, il quale, vedendo come questo de i mari  un movimento locale e sensato, fatto in una mole immensa d'acqua, non pu arrecarsi a sottoscrivere a lumi, a caldi temperati, a predominii per qualit occulte ed a simili vane immaginazioni, le quali <I>tantum abest</I> che siano o possano esser cause del flusso, che per l'opposito il flusso  causa di quelle, cio di farle venire ne i cervelli atti pi alla loquacit ed ostentazione, che alla specolazione ed investigazione dell'opere pi segrete di natura, li quali prima che ridursi a profferir quella savia ingenua e modesta parola <I>Non lo so</I>, scorrono a lasciarsi uscir di bocca, ed anco della penna, qual si voglia grande esorbitanza. Ed il veder solamente che la medesima Luna e 'l medesimo Sole non operano, co 'l lor lume, co 'l moto, co 'l caldo grande o col temperato, nei minori ricetti d'acqua, anzi, che a volerla per caldo far sollevare bisogna ridurla poco meno che al bollire, ed in somma non poter noi artifiziosamente immitar in verun modo i movimenti del flusso, salvo che co 'l moto del vaso, non dovrebbe egli assicurare ogn'uno, tutte l'altre cose prodotte per cause di tale effetto esser vane fantasie e del tutto aliene dal vero? Dico per tanto, che se  vero che di un effetto una sola sia la cagion primaria, e che tra la causa e l'effetto sia una ferma e costante connessione, necessaria cosa  che qualunque volta si vegga alterazione ferma e costante nell'effetto, ferma e costante alterazione sia nella causa: e perch le alterazioni che accaggiono a i flussi e reflussi in diverse parti dell'anno e del mese hanno lor periodi fermi e costanti,  forza dire che regolata alterazione ne i medesimi tempi accaggia nella cagion primaria de i flussi e reflussi. L'alterazione poi che si trova ne i detti tempi ne i flussi e reflussi, non consiste in altro che nella lor grandezza, cio nell'alzarsi ed abbassarsi pi o meno le acque, e nel correr con impeto maggiore o minore; adunque  necessario che quello che  cagion primaria del flusso e reflusso, ne i detti tempi determinati accresca o diminuisca la sua forza. Ma gi si  concluso, la disegualit e difformit del moto de i vasi contenenti l'acqua esser causa primaria de i flussi e reflussi; adunque bisogna che tal difformit di tempo in tempo corrispondentemente si difformi pi, cio si faccia maggiore e minore. Ora convien che ci ricordiamo come la difformit, cio la diversa velocit di moto de i vasi, cio delle parti della superficie terrestre, depende dal muoversi loro del movimento composto resultante dall'accoppiamento de i due moti annuo e diurno proprii dell'intero globo terrestre; de i quali la vertigine diurna, co 'l suo ora aggiugnere ed or detrarre al movimento annuo,  quella che produce la difformit nel moto composto; talch ne gli additamenti e suttrazioni che fa la vertigine diurna al moto annuo, consiste l'originaria cagione del moto difforme dei vasi, ed in conseguenza del flusso e reflusso: in guisa tale, che quando questi additamenti e suttrazioni si facesser sempre con la medesima proporzione verso 'l moto annuo, continuerebbe ben la causa del flusso e reflusso, ma per di farsi perpetuamente nell'istesso modo. Ma noi abbiam bisogno di trovar la cagione del farsi i medesimi flussi e reflussi, in diversi tempi, maggiori e minori; adunque bisogna (se vogliamo ritener l'identit della causa) ritrovar alterazione in questi additamenti e suttrazioni, che gli faccia pi e meno potenti nel produr quelli effetti che da loro dependono. Ma tal potenza ed impotenza non veggo che si possa indurre se non co 'l fare i medesimi additamenti e suttrazioni or maggiori ed or minori, s che l'accelerazione e 'l ritardamento del moto composto si faccia or con maggiore ed or con minor proporzione. 
   SAGR. Io mi sento molto placidamente guidar per mano; e bench'io non trovi intoppi per la strada, tuttavia, a guisa di cieco, non veggo dove la vostra scorta mi conduca, n so immaginarmi dove tal viaggio abbia a terminare. 
   SALV. Ancorch gran differenza sia tra 'l mio lento filosofare e il vostro velocissimo discorso, tuttavia in questo particolare, che ora abbiamo alle mani, non voglio maravigliarmi che la perspicacit del vostro ingegno resti ancora offuscata dalla caligine alta ed oscura che ci nasconde il termine al quale noi camminiamo: e cessa la mia maraviglia nel rimembrarmi quant'ore, quanti giorni, e pi quante notti, abbia io trapassate in questa specolazione, e quante volte, disperato di poterne venire a capo, abbia, per consolazion di me medesimo, fatto forza di persuadermi, a guisa dell'infelice Orlando, che potesse non esser vero quello che tuttavia la testimonianza di tanti uomini degni di fede mi rappresentava innanzi a gli occhi. Non vi maravigliate dunque se questa volta, contro al vostro consueto, non prevedete il segno; e se pur vi maravigliate, credo che la riuscita, per quanto posso giudicare assai inopinata, vi far cessar la maraviglia.
   SAGR. Ringrazio dunque Iddio dell'avere Egli ovviato, che tal disperazione non traesse voi all'esito che si favoleggia del misero Orlando, n a quello che forse non men favolosamente s'intende d'Aristotile, acciocch n io n altri restasse privo del ritrovamento di cosa tanto recondita quanto desiderata. Pregovi dunque che, quanto prima si possa, satolliate la mia famelica avidit.
   SALV. Eccomi a sodisfarvi. Eramo ridotti a ritrovare in qual maniera gli additamenti e suttrazioni della vertigine terrestre sopra 'l moto annuo potessero farsi or con maggiore ed or con minore proporzione, la qual diversit, e non altra cosa, poteva assegnarsi per cagion delle alterazioni mestrue ed annue che si veggono nella grandezza de i flussi e reflussi. Considero adesso come questa proporzione de gli additamenti e suttrazioni della vertigine diurna e del moto annuo pu farsi maggiore e minore in tre maniere. L'una  co 'l crescere e diminuire la velocit del moto annuo, ritenendo gli additamenti e suttrazioni, fatte dalla vertigine diurna, nella medesima grandezza; perch, per essere il moto annuo circa tre volte maggiore, cio pi veloce, del moto diurno  (considerato anco nel cerchio massimo), se noi di nuovo l'accresceremo minore alterazione gli arrecheranno le giunte o suttrazioni del moto diurno; ma, per l'opposito, facendolo pi tardo, verr con proporzion maggiore alterato dal medesimo moto diurno; in quel modo che l'accrescere o detrarre quattro gradi di velocit a quello che si muove con venti gradi, altera meno il suo corso che non farebbero i medesimi quattro gradi aggiunti o detratti a uno che si movesse solamente con 10 gradi. La seconda maniera sarebbe con far maggiori o minori gli additamenti e le suttrazioni. ritenendo il moto annuo nell'istessa velocit: il che  tanto facile da intendersi, quanto  manifesto che una velocit, verbigrazia, di 20 gradi pi si altera con l'aggiunta o suttrazione di 10 gradi, che con la giunta o suttrazione di 4. La terza maniera sarebbe quando queste due si congiugnessero insieme, diminuendo il moto annuo e crescendo le giunte e suttrazioni diurne. Sin qui, come voi vedete, non  stato difficile il pervenire, ma ben  egli stato a me laborioso il ritrovare in qual maniera ci possa effettuarsi in natura. Pur finalmente trovo che ella mirabilmente se ne serve, e con modi quasi inopinabili: dico mirabili ed inopinabili a noi, ma non a lei, la quale anco le cose all'intelletto nostro d'infinito stupore opera ella con somma facilit e semplicit; e quello che a noi  difficilissimo a intendersi, a quella  agevolissimo a farsi. Passando ora pi avanti, ed avendo dimostrato come la proporzione tra gli additamenti e suttrazioni della vertigine e 'l moto annuo si pu far maggiore e minore in due maniere (e dico in due, perch la terza vien composta delle due prime), aggiungo che la natura di amendue si serve, e di pi soggiungo, che quando ella si servisse di una sola, bisognerebbe tor via una delle due alterazioni periodiche: cesserebbe quella del periodo mestruo, se 'l movimento annuo non si alterasse; e quando le giunte e suttrazioni della vertigine diurna si mantenesser continuamente eguali mancherebbero le alterazioni del periodo annuo. 
   SAGR. Adunque l'alterazione mestrua de' flussi e reflussi depende dall'alterazion del moto annuo della Terra? e l'alterazione annua de' medesimi flussi e reflussi deriva da gli additamenti e suttrazioni della vertigine diurna? Ora mi ritrovo io pi confuso che mai, e pi fuori di speranza d'avere a poter restar capace come stia questo intralciamento, pi intrigato, al mio parere, del nodo Gordiano; ed invidio il signor Simplicio, dal cui silenzio argomento che ei resti capace del tutto, e libero da quella confusione che grandemente a me ingombra la fantasia. 
   SIMP. Credo veramente, signor Sagredo, che voi vi ritroviate confuso, e credo di sapere anco la causa della vostra confusione; la quale, per mio avviso, nasce, che delle cose portate da poco in qua dal signor Salviati, parte ne intendete e parte no. + anche vero ch'io mi trovo fuori di confusione, ma non per quella causa che voi credete, cio perch io resti capace del tutto, anzi ci mi avviene dal contrario, cio dal non capir nulla; e la confusione  nella pluralit delle cose, e non nel niente.
   SAGR. Vedete, signor Salviati, come alcune sbrigliatelle che si son date ne i giorni passati al signor Simplicio, l'hanno reso mansueto, e di saltatore cangiato in una chinea. Ma, di grazia, senza pi indugio cavateci amendue di travaglio. 
   SALV. Far forza quanto potr alla mia dura espressiva, alla cui ottusit supplir l'acutezza del vostro ingegno. Due sono gli accidenti de' quali doviamo investigar le cagioni: il primo riguarda le diversit che accascano ne' flussi e reflussi nel periodo mestruo; e l'altro appartiene al periodo annuo: prima parleremo del mestruo, poi tratteremo dell'annuo; e tutto convien che risolviamo secondo i fondamenti e ipotesi gi stabilite, senza introdur novit alcuna, n in astronomia n nell'universo, in grazia de i flussi e reflussi ma dimostriamo che di tutti i diversi accidenti che in essi si scorgono, le cause riseggono nelle cose gi conosciute, e ricevute per vere ed indubitate. Dico per tanto, cosa vera, naturale, anzi necessaria, essere che un medesimo mobile, fatto muovere in giro dalla medesima virt movente, in pi lungo tempo faccia suo corso per un cerchio maggiore che per un minore; e questa  verit ricevuta da tutti, e confermata da tutte l'esperienze, delle quali ne produrremo alcuna. Ne gli oriuoli da ruote, ed in particolare ne i grandi, per temperare il tempo accomodano i loro artefici certa asta volubile orizontalmente, e nelle sue estremit attaccano due pesi di piombo; e quando il tempo andasse troppo tardo, co 'l solo avvicinare alquanto i detti piombi al centro dell'asta, rendono le sue vibrazioni pi frequenti; ed all'incontro, per ritardarlo, basta ritirare i medesimi pesi pi verso l'estremit, perch cos le vibrazioni si fanno pi rade, ed in conseguenza gl'intervalli dell'ore si allungano. Qui la virt movente  la medesima, cio il contrappeso, i mobili sono i medesimi piombi e le vibrazioni loro son pi frequenti quando sono pi vicini al centro, cio quando si muovono per minori cerchi. Sospendansi pesi equali da corde diseguali, e rimossi dal perpendicolo lascinsi in libert; vedremo gli appesi a corde pi brevi fare lor vibrazioni sotto pi brevi tempi, come quelli che si muovono per cerchi minori. Ma pi: attacchisi un tal peso a una corda la quale cavalchi un chiodo fermato nel palco, e voi tenete l'altro capo della corda in mano, ed avendo data l'andata al pendente peso, mentre ei va facendo sue vibrazioni, tirate il capo della corda che avete in mano, s che il peso si vadia alzando; vedrete nel suo sollevarsi crescer la frequenza delle sue vibrazioni, come quelle che si vanno facendo continuamente per cerchi minori. E qui voglio che notiate due particolari, degni d'esser saputi. Uno , che le vibrazioni di un tal pendolo si fanno con tal necessit sotto tali determinati tempi, che  del tutto impossibile il fargliele far sotto altri tempi, salvo che con allungargli o abbreviargli la corda; del che potete anco di presente con l'esperienza accertarvi, legando un sasso a uno spago e tenendo l'altro capo in mano, tentando se mai, per qualunque artifizio si usi, vi possa succedere di farlo andare in qua ed in l sotto altro che un determinato tempo, fuor che con allungare o scorciar lo spago, che assolutamente vedrete essere impossibile. L'altro particolare, veramente maraviglioso,  che il medesimo pendolo fa le sue vibrazioni con l'istessa frequenza, o pochissimo e quasi insensibilmente differente, sien elleno fatte per archi grandissimi o per piccolissimi dell'istessa circonferenza. Dico che se noi rimoveremo il pendolo dal perpendicolo uno, due o tre gradi solamente, o pure lo rimuoveremo 70, 80, ed anco sino a una quarta intera, lasciato in sua libert far nell'uno e nell'altro caso le sue vibrazioni con la medesima frequenza tanto le prime, dove ha da muoversi per un arco di 4 o 6 gradi, quanto le seconde, dove ha da passare archi di 160 o pi gradi: il che pi manifestamente si vedr con sospender due pesi egali da due fili egualmente lunghi, rimovendone poi dal perpendicolo uno per piccola distanza e l'altro per grandissima, li quali, posti in libert, andranno e torneranno sotto gl'istessi tempi, quello per archi assai piccoli, e questo per grandissimi.
 vedi figura 30

Dal che ne sguita la conclusione d'un problema bellissimo: che  che, data una quarta di cerchio (ne segner qui in terra un poco di figura), qual sarebbe questa A B, eretta all'orizonte s che insista su 'l piano toccando nel punto B, e fatto un arco con una tavola ben pulita e liscia dalla parte concava, piegandola secondo la curvit della circonferenza A D B, s che una palla ben rotonda e tersa vi possa liberamente scorrer dentro (la cassa di un vaglio  accomodata a tale esperienza), dico che posta la palla in qualsivoglia luogo, o vicino o lontano dall'infimo termine B, come sarebbe mettendola nel punto C o vero qui in D o in E, e lasciata in libert, in tempi eguali o insensibilmente differenti arriver al termine B, partendosi dal C o dal D o dall'E o da qualsivoglia altro luogo: accidente veramente maraviglioso. Aggiugnete un altro accidente, non men bello di questo: che  che anco per tutte le corde tirate dal punto B a i punti C, D, E ed a qualunque altro, non solamente preso nella quarta B A, ma in tutta la circonferenza del cerchio intero, il mobile stesso scender in tempi assolutamente eguali; talch in tanto tempo scender per tutto 'l diametro eretto a perpendicolo sopra il punto B, in quanto scender per la B C, quando bene ella suttendesse a un sol grado o a minore arco. Aggiugnete l'altra meraviglia, qual  che i moti de i cadenti fatti per gli archi della quarta A B si fanno in tempi pi brevi che quelli che si fanno per le corde de i medesimi archi: talch il moto velocissimo e fatto nel tempo brevissimo da un mobile per arrivare dal punto A al termine B sar quello che si far non per la linea retta A B (ancor che sia la brevissima di tutte quelle che tirar si possono tra i punti A, B), ma per la circonferenza A D B, e preso anco qualsivoglia punto nel medesimo arco, qual sia, verbigrazia, il punto D, e tirate due corde A D, D B, il mobile, partendosi dal punto A, in manco tempo giugner al B venendo per le due corde A D, D B, che per la sola A B 
ma brevissimo sopra tutti i tempi sar quello della caduta per l'arco A D B: e gli stessi accidenti intendansi di tutti gli altri archi minori, presi dall'infimo termine B in su. 
   SAGR. Non pi, non pi, ch voi mi ingombrate s di maraviglia, ed in tante bande mi distraete la mente, ch'io dubito che piccola parte sar quella che mi rester libera e sincera per applicarla alla materia principale che si tratta, e che pur troppo  per se stessa oscura e diffficile. Vi pregher bene che vogliate favorirmi, spedita che aviamo la specolazione de i flussi e reflussi, di esser altri giorni ancora a onorar questa mia e vostra casa, ed a discorrere sopra tanti altri problemi che aviamo lasciati in pendente, e che forse non son men curiosi e belli di questo che si  trattato ne i passati giorni e che oggi dovr terminarsi. 
   SALV. Sar a servirvi, ma pi di una e di due sessioni bisogner che facciamo, se, oltre all'altre quistioni riserbate a trattarsi appartatamente, vorremo aggiugnerci le tante attenenti al moto locale, tanto de i mobili naturali quanto de i proietti, materia diffusamente trattata dal nostro Accademico Linceo. Ma tornando al nostro primo proposito, dove eravamo su il dichiarare come de i mobili circolarmente da virt motrice, che continuamente si conservi la medesima, i tempi delle circolazioni erano prefissi e determinati, ed impossibili a farsi pi lunghi o pi brevi avendone dati esempi e portate esperienze sensate e fattibili da noi, possiamo la medesima verit confermare con le esperienze de i movimenti celesti de i pianeti, ne i quali si vede mantener l'istessa regola: che quelli che si muovono per cerchi maggiori, pi tempo consumano in passargli. Speditissima osservazione di questo abbiamo da i pianeti Medicei, che in tempi brevi fanno lor revoluzioni intorno a Giove. Talch non  da metter dubbio, anzi possiamo tener per fermo e sicuro, che quando, per esempio, la Luna, seguitando di esser mossa dalla medesima facolt movente, fusse ritirata a poco a poco in cerchi minori ella acquisterebbe disposizione di abbreviare i tempi de i suoi periodi, conforme a quel pendolo del quale, nel corso delle sue vibrazioni, andavamo abbreviando la corda, cio scorciando il semidiametro delle circonferenze da lui passate. Sappiate ora che questo, che della Luna ho portato per esempio, avviene e si verifica essenzialmente in fatto. Rammemoriamoci che gi fu concluso da noi, insieme co 'l Copernico, non esser possibile separar la Luna dalla Terra, intorno alla quale, senza controversia, si muove in un mese: ricordiamoci parimente che il globo terrestre, accompagnato pur sempre dalla Luna, va per la circonferenza dell'orbe magno intorno al Sole in un anno, nel qual tempo la Luna si rivolge intorno alla Terra quasi 13 volte; dal qual rivolgimento sguita che essa Luna talor si trovi vicina al Sole, cio quando  tra 'l Sole e la Terra, e talora assai pi lontana, che  quando la Terra riman tra la Luna e il Sole: vicina, in somma, nel tempo della sua congiunzione e novilunio; lontana, nel plenilunio ed opposizione, e la massima lontananza e la massima vicinit differiscono per quanto  grande il diametro dell'orbe lunare. Ora, se  vero che la virt che muove la Terra e la Luna intorno al Sole si mantenga sempre del medesimo vigore; e se  vero che il medesimo mobile, mosso dalla medesima virt, ma in cerchi diseguali, in tempi pi brevi passi archi simili de i cerchi minori; bisogna necessariamente dire che la Luna quando  in minor distanza dal Sole, cio nel tempo della congiunzione, archi maggiori passi dell'orbe magno, che quando  in maggior lontananza, cio nell'opposizione e plenilunio: e questa lunare inegualit convien che sia participata dalla Terra ancora. Imperocch, se noi intenderemo una linea retta prodotta dal centro del Sole per il centro del globo terrestre, e prolungata sino all'orbe lunare, questa sar il semidiametro dell'orbe magno, nel quale la Terra, quando fusse sola, si moverebbe uniformemente; ma se nel medesimo semidiametro collocheremo un altro corpo da esser portato, ponendolo una volta tra la Terra e il Sole, ed un'altra volta oltre alla Terra in maggior lontananza dal Sole,  forza che in questo secondo caso il moto comune di amendue secondo la circonferenza dell'orbe magno, mediante la lontananza della Luna, riesca alquanto pi tardo che nell'altro caso, quando la Luna  tra la Terra e 'l Sole, cio in minor distanza: talch in questo fatto accade giusto quel che avviene nel tempo dell'oriuolo rappresentandoci la Luna quel piombo che s'attacca or pi lontano dal centro, per far le vibrazioni dell'asta men frequenti, ed ora pi vicino, per farle pi spesse. Di qui pu esser manifesto, come il movimento annuo della Terra nell'orbe magno e sotto l'eclittica non  uniforme, e come la sua difformit deriva dalla Luna ed ha suoi periodi e restituzioni mestrue. E perch si era concluso, le alterazioni periodiche, mestrue ed annue, de i flussi e reflussi non poter derivare da altra cagione che dall'alterata proporzione tra il moto annuo e gli additamenti e suttrazioni della vertigine diurna; e tale alterazione poteva farsi in due modi, cio con l'alterare il moto annuo, ritenendo ferma la quantit de gli additamenti, o co 'l mutar la grandeza di questi, mantenendo l'uniformit del moto annuo; gi abbiamo ritrovato il primo di questi due modi fondato sopra la difformit del moto annuo, dependente dalla Luna e che ha i suoi periodi mestrui:  dunque necessario che per tal cagione i flussi e reflussi abbiano un periodo mestruo, dentro al quale si facciano maggiori e minori. Ora vedete come la causa del periodo mestruo risiede nel moto annuo, ed insieme vedete ci che ha che far la Luna in questo negozio, e come ella ci entra a parte senza aver che fare niente n con mari n con acque. 
   SAGR. Se a uno che non avesse cognizione di veruna sorte di scale fusse mostrata una torre altissima, e domandatogli se gli desse l'animo d'arrivare alla sua suprema altezza credo assolutamente che direbbe di no, non comprendendo che in altro modo che co 'l volare vi si potesse pervenire ma mostrandosegli una pietra non pi alta di mezo braccio ed interrogandolo se sopra quella credessi di poter montare, son certo che risponderebbe di s, ed anco non negherebbe che non una sola, ma 10, 20 e 100 volte, agevolmente salir vi potrebbe: per lo che, quando se gli mostrassero le scale co 'l mezo delle quali, con l'agevolezza da lui conceduta, si poteva pervenire col dove poco fa aveva affermato esser impossibile di arrivare, credo che, ridendo di se stesso, confesserebbe il suo poco avvedimento. Voi, signor Salviati, mi avete di grado in grado tanto soavemente guidato, che non senza meraviglia mi trovo giunto con minima fatica a quell'altezza dove io credeva non potersi arrivare;  ben vero che, per esser stata la scala buia, non mi sono accorto d'essermi avvicinato n pervenuto alla cima se non dopo che, uscendo all'aria luminosa, ho scoperto gran mare e gran campagna: e come nel salire un grado non  fatica veruna, cos ad una ad una delle vostre proposizioni mi son parse tanto chiare, che, sopraggiugnendomi poco o nulla di nuovo, piccolo o nulla mi sembrava essere il guadagno; onde tanto maggiormente si accresce in me la maraviglia per l'inopinata riuscita di questo discorso, che mi ha scorto all'intelligenza di cosa ch'io stimava inesplicabile. Una difficult mi rimane solamente, dalla quale desidero di esser liberato; e questa , che se 'l movimento della Terra insieme con quel della Luna sotto 'l zodiaco sono irregolari, dovrebbe tale irregolarit essere stata osservata e notata da gli astronomi, il che non so che sia seguito; per voi, che pi di me sete di queste materie informato, liberatemi dal dubbio, e ditemi come sta il fatto. 
   SALV. Molto ragionevolmente dubitate: ed io all'instanza rispondendo, dico che bench l'astronomia nel corso di molti secoli abbia fatto gran progressi, nell'investigar la constituzione e i movimenti de i corpi celesti, non per  ella sin qui arrivata a segno tale, che moltissime cose non restino indecise, e forse ancora molt'altre occulte. + da credere che i primi osservatori del cielo non conoscessero altro che un moto comune a tutte le stelle, quale  questo diurno: creder bene che in pochi giorni si accorgessero che la Luna era incostante nel tener compagnia all'altre stelle, ma che scorressero ben poi molti anni prima che si distinguessero tutti i pianeti; ed in particolare penso che Saturno, per la sua tardit, e Mercurio, per il vedersi di rado, fussero de gli ultimi ad esser conosciuti per vagabondi ed erranti. Molti pi anni  da credere che passassero avanti che fussero osservate le stazioni e retrogradazioni de i tre superiori, come anco gli accostamenti e discostamenti dalla Terra, occasioni necessarie dell'introdur gli eccentrici e gli epicicli, cose incognite sino ad Aristotile, gi che ei non ne fa menzione. Mercurio e Venere con le loro ammirande apparizioni quanto hanno tenuto sospesi gli astronomi nel risolversi, non che altro, circa il sito loro? Talch qual sia l'ordine solamente de i corpi mondani e la integrale struttura delle parti dell'universo da noi conosciute,  stata dubbia sino al tempo del Copernico, il quale ci ha finalmente additata la vera costituzione ed il vero sistema secondo il quale esse parti sono ordinate; s che noi siamo certi che Mercurio, Venere e gli altri pianeti si volgono intorno al Sole, e che la Luna si volge intorno alla Terra. Ma come poi ciascun pianeta si governi nel suo rivolgimento particolare e come stia precisamente la struttura dell'orbe suo, che  quella che vulgarmente si chiama la sua teorica, non possiamo noi per ancora indubitatamente risolvere: testimonio ce ne sia Marte, che tanto travaglia i moderni astronomi; ed alla Luna stessa sono state assegnate variate teoriche, dopo l'averla il medesimo Copernico mutata assai da quella di Tolomeo. E per descender pi al nostro particolare, cio al moto apparente del Sole e della Luna, di quello  stato osservato certa grande inegualit, per la quale in tempi assai differenti e' passa li due mezi cerchi dell'eclittica, divisi da i punti de gli equinozii; nel passar l'uno de i quali egli consuma circa a nove giorni di pi che nel passar l'altro, differenza, come vedete, molto grande e notabile. Ma se nel passare archi piccoli, quali sarebbono, per esempio, i 12 segni, e' mantenga un moto regolarissimo, o pure proceda con passi or pi veloci alquanto ed or pi lenti, come  necessario che segua quando il movimento annuo sia solo in apparenza del Sole, ma in realt della Terra accompagnata dalla Luna, ci non  stato sin qui osservato, n forse ricercato. Della Luna poi, le cui restituzioni sono state investigate principalmente in grazia de gli eclissi, per i quali basta aver esatta cognizione del moto suo intorno alla Terra non si  parimente con intera curiosit ricercato qual sia il suo progresso per gli archi particolari del zodiaco. Che dunque la Terra e la Luna nello scorrer per il zodiaco, cio per la circonferenza dell'orbe magno, si accelerino alquanto ne' novilunii e si ritardino ne' plenilunii, non deve mettersi in dubbio perch tal inegualit non si sia manifestata: il che per due ragioni  accaduto; prima, perch non  stata ricercata; secondariamente poi, perch ella pu essere non molto grande. N molto grande fa di bisogno che ella sia per produr l'effetto che si vede nell'alterazione delle grandezze de i flussi e reflussi, perch non solamente tali alterazioni, ma gli stessi flussi e reflussi, son piccola cosa rispetto alla grandezza de' suggetti in cui si esercitano, ancor che rispetto a noi ed alla nostra piccolezza sembrino cose grandi. Imperocch l'aggiugnere o scemare un grado di velocit dove ne sono naturalmente 700 o 1000, non si pu chiamar grande alterazione n in chi lo conferisce n in chi lo riceve: l'acqua del mar nostro, portata dalla vertigine diurna, fa circa 700 miglia per ora (che  il moto comune alla Terra ed ad essa, e per impercettibile a noi); quello che nelle correnti ci si fa sensibile, non  di un miglio per ora (parlo nel mare aperto, e non ne gli stretti), e questo  quello che altera il movimento primo, naturale e magno: e tale alterazione  assai rispetto a noi ed a i navilii, perch a un vassello che dalla forza de i remi ha di fare nell'acqua stagnante, verbigrazia, 3 miglia per ora, in quella tal corrente dall'averla in favore all'averla contro importer il doppio del vaggio; differenza notabilissima nel moto della barca, ma piccolissima nel movimento del mare, che viene alterato per la sua settecentesima parte. L'istesso dico dell'alzarsi ed abbassarsi uno due o tre piedi, ed a pena quattro o cinque nell'estremit del seno lungo due mila o pi miglia e dove sono profondit di centinaia di piedi: questa alterazione  assai meno, che se, in una delle barche che conducon l'acqua dolce, essa acqua, nell'arrestarsi la barca, s'alzasse alla prua quant' la grossezza d'un foglio. Concludo per tanto, piccolissime alterazioni rispetto all'immensa grandezza e somma velocit de i mari esser bastanti per fare in essi mutazioni grandi in relazione alla piccolezza nostra e di nostri accidenti.
   SAGR. Rimango pienamente sodisfatto quanto a questa parte; resta da dichiararci come quelli additamenti e suttrazioni derivanti dalla vertigine diurna si facciano or maggiori ed or minori; dalla quale alterazione ci accennaste che dependeva il periodo annuo de gli accrescimenti e diminuzioni de' flussi e reflussi. 
   SALV. Far ogni possibile sforzo per lasciarmi intendere; ma la difficolt dell'accidente stesso, e la grand'astrazion di mente che ci vuol per capirlo, mi sgomentano. La disegualit de gli additamenti e suttrazioni che la vertigine diurna fa sopra 'l moto annuo, depende dall'inclinazion dell'asse del moto diurno sopra 'l piano dell'orbe magno o vogliamo dire dell'eclittica, mediante la quale inclinazione l'equinoziale sega essa eclittica, restando sopra di lei inclinato ed obbliquo secondo la medesima inclinazion dell'asse: e la quantit de gli additamenti viene a importar quanto  tutto il diametro di esso equinoziale, stante il centro della Terra ne i punti solstiziali; ma fuor di quelli importa mano e manco, secondo che esso centro si va avvicinando a i punti degli equinozii, dove tali additamenti son minori che in tutti gli altri luoghi. Questo  il tutto, ma involto in quella oscurit, che voi vedete. 
   SAGR. Anzi pure in quella ch'io non veggo, perch sin ora non comprendo nulla. 
   SALV. Gi l'ho io predetto: tuttavia proveremo se co 'l disegnarne un poco di figura si potesse guadagnar qualche lume, se bene meglio sarebbe il rappresentarla con corpi solidi che con semplici disegni; pure ci aiuteremo con la prospettiva e con gli scorci. Segnamo dunque, come di sopra, la circonferenza dell'orbe magno, nella quale intendasi il punto A essere uno de i solstiziali, ed il diametro A P la comun sezione del coluro de' solstizi e del piano dell'orbe magno o vogliam dire dell'eclittica, ed in esso punto A esser locato il centro del globo terrestre, l'asse del quale C A B, inclinato sopra il piano dell'orbe magno, cade nel piano del detto coluro, che passa per amendue gli assi dell'equinoziale e dell'eclittica; e per minor confusione segneremo il solo cerchio equinoziale, notandolo con questi caratteri DGEF, del quale la comun sezione col piano dell'orbe magno sia la linea D E, s che la met di esso equinoziale D F E rimarr inclinata sotto il piano dell'orbe magno, e l'altra met D G E elevata sopra.
 vedi figura 31

Intendasi ora, la revoluzione di esso equinoziale farsi secondo la conseguenza de i punti D, G, E, F, ed il moto del centro da A verso E: e perch, stante il centro della Terra in A, l'asse C B (che  eretto al diametro dell'equinoziale D E) cade, come si  detto, nel coluro de' solstizii, la comun sezione del quale e dell'orbe magno  il diametro P A, sar essa linea P A perpendicolare alla medesima D E, per esser il coluro eretto all'orbe magno, e per essa D E sar la tangente dell'orbe magno nel punto A, talch in questo stato il moto del centro per l'arco A E, che  di un grado per giorno, pochissimo differisce, anzi  come se fusse fatto per la tangente D A E. E perch per la vertigine diurna il punto D portato per G in E accresce al moto del centro, mosso quasi per la medesima linea D E, tanto quanto  tutto il diametro D E, ed all'incontro altrettanto diminuisce movendosi per l'altro mezo cerchio E F D, saranno gli additamenti e suttrazioni in questo luogo, cio nel tempo del solstizio, misurati da tutto il diametro D E. 
   Passiamo ora a vedere se ne i tempi de gli equinozii e' siano della medesima grandezza, e trasportando il centro della Terra nel punto I, lontano per una quarta dal punto A, intendiamo il medesimo equinoziale G E F D, la sua comun sezione con l'orbe magno D E, l'asse con la medesima inclinazione C B; ma la tangente dell'orbe magno nel punto I non sar pi la D E, ma un'altra che la segher ad angoli retti, e sia questa notata H I L, secondo la quale verr ad essere incamminato il moto del centro I, procedente per la circonferenza dell'orbe magno. Ora in questo stato gli additamenti e suttrazioni non si misurano pi nel diametro D E, come prima si fece, perch, non si distendendo tal diametro secondo la linea del moto annuo H L, anzi segandola ad angoli retti, niente promuovono o detraggono essi termini D, E; ma gli additamenti e suttrazioni s'hanno a prendere da quel diametro che cade nel piano eretto al piano dell'orbe magno e che lo sega secondo la linea H L, il qual diametro sar adesso questo G F: ed il moto addiettivo, per cos dire, sar il fatto dal punto G per il mezzo cerchio G E F, e l'ablativo sar il restante, fatto per l'altro mezo cerchio F D G. Ora questo diametro, per non esser nella medesima linea H L del moto annuo, anzi perch la sega, come si vede, nel punto I, restando il termine G elevato sopra ed F depresso sotto il piano dell'orbe magno, non determina gli additamenti e suttrazioni secondo tutta la sua lunghezza; ma devesi la quantit di quelli prendere dalla parte della linea H L che rimane intercetta tra le perpendicolari tirate sopra di lei da i termini G, F, quali sono queste due G S, F V: s che la misura de gli additamenti  la linea S V, minore della G F o vero della D E, che fu la misura de gli additamenti nel solstizio A. Secondo poi che si costituir il centro della Terra in altri punti del quadrante A I, tirando le tangenti in essi punti e le perpendicolari sopra esse cadenti da i termini de i diametri dell'equinoziale segnati da i piani eretti per esse tangenti al piano dell'orbe magno, le parti di esse tangenti (che saranno sempre minori verso gli equinozii e maggiori verso i solstizii) ci daranno le quantit de gli additamenti e suttrazioni. Quanto poi differischino i minimi additamenti da i massimi,  facile a sapersi, perch tra essi  la differenza medesima che tra tutto l'asse o diametro della sfera e la parte di esso che resta tra i cerchi polari, la quale  minor di tutto 'l diametro la duodecima parte prossimamente, intendendo per de gli additamenti e suttrazioni fatte nell'equinoziale; ma negli altri paralleli son minori, secondo che i lor diametri si vanno diminuendo. 
   Questo  quanto io posso dirvi in questa materia e quanto per avventura pu comprendersi sotto una nostra cognizione, la quale, come ben sapete, non si pu aver se non di quelle conclusioni che son ferme e costanti, quali sono i tre periodi in genere de' flussi e reflussi, come quelli che dependono da cause invariabili, une ed eterne. Ma perch con queste cagion primarie ed universali si mescolano poi le secondarie e particolari, potenti a far molte alterazioni, e sono, queste secondarie, parte inosservabili ed incostanti, qual , per esempio, l'alterazion de i venti, e parte, bench determinate e ferme, non per osservate per la loro multiplicit come sono le lunghezze de i seni, le loro diverse inclinazioni verso questa o quella parte, le tante e tanto diverse profondit dell'acque; chi potr, se non forse doppo lunghissime osservazioni e ben sicure relazioni, formarne istorie cos spedite, che possano servir come ipotesi e supposizioni sicure a chi volesse con le lor combinazioni render ragioni adequate di tutte le apparenze, e dir anomalie e particolari diflormit, che ne i movimenti dell'acque possono scorgersi? Io mi contenter d'avere avvertito come le cause accidentarie sono in natura, e son potenti a produr molte alterazioni: le minute osservazioni le lascer fare a quelli che praticano diversi mari; e solo, per chiusa di questo nostro discorso, metter in considerazione come i tempi precisi de i flussi e reflussi non solamente vengono alterati dalle lunghezze de i seni e dalle profondit varie, ma notabile alterazione ancora penso io che possa provenire dalla conferenza di diversi tratti di mari, differenti in grandezza ed in positura o vogliam dire inclinazione: qual diversit cade appunto qui nel golfo Adriatico, minore assai del resto del Mediterraneo, e posto in tanta diversa inclinazione, che dove quello ha il suo termine che lo serra dalla parte orientale, che sono le rive della Soria, questo  racchiuso dalla parte pi occidentale; e perch nelle estremit sono assai maggiori i flussi e reflussi, anzi quivi solamente sono grandissimi gli alzamenti ed abbassamenti, molto verisimilmente pu accadere che i tempi de i flussi in Venezia si facciano ne i reflussi dell'altro mare, il quale, come molto maggiore e pi direttamente disteso da occidente in oriente, viene in certo modo ad aver dominio sopra l'Adriatico; e per non sarebbe da maravigliarsi quando gli eflfetti dependenti dalle cagioni primarie non si verificassero ne i tempi debiti, e rispondenti a i periodi, nell'Adriatico ma s bene nel resto del Mediterraneo. Ma queste particolarit ricercano lunghe osservazioni, le quali n io ho sin qui fatte, n meno son per poterle fare per l'avvenire.
   SAGR. Assai mi par che voi abbiate fatto in aprirci il primo ingresso a cos alta specolazione: della quale quando altro non ci aveste arrecato che quella prima general proposizione, che a me par che non patisca replica alcuna, dove molto concludentemente si dichiara, che stando fermi i vasi contenenti le acque marine, impossibil sarebbe, secondo il comun corso di natura, che in esse seguissero quei movimenti che seguir veggiamo, e che, all'incontro, posti i movimenti per altri rispetti attribuiti dal Copernico al globo terrestre, debbano necessariamente seguire simili alterazioni ne i mari, quando, dico, altro non ci fusse, questo solo mi par che superi di tanto intervallo le vanit introdotte da tanti altri, che il ripensar solamente a quelle mi muove nausea; e molto mi maraviglio che tra uomini di sublime ingegno, che pur ve ne sono stati non pochi, non sia ad alcuno cascato in mente la incompatibilit che  tra il reciproco moto dell'acqua contenuta e la immobilit del vaso contenente, la quale repugnanza ora mi par tanto manifesta.
   SALV. Pi  da maravigliarsi, che essendo pur caduto in pensiero ad alcuni di referir la causa de i flussi e reflussi al moto della Terra, onde in ci hanno mostrato perspicacit maggiore della comune, nello strigner poi il negozio non abbiano afferrato nulla, per non avere avvertito che non basta un semplice moto ed uniforme, quale , verbigrazia, il semplice diurno del globo terrestre, ma si ricerca un movimento ineguale, ora accelerato ed ora ritardato; perch quando il moto de i vasi sia uniforme, l'acque contenute si abitueranno a quello, n mai faranno mutazione alcuna. Il dire anco (come si referisce d'uno antico matematico) che il moto della Terra, incontrandosi col moto dell'orbe lunare, cagiona, per tal contrasto, il flusso e reflusso, resta totalmente vano, non solo perch non vien dichiarato n si vede come ci debba seguire, ma si scorge la falsit manifesta, atteso che la conversione della Terra non  contraria al moto della Luna, ma  per il medesimo verso: talch il detto e imaginato sin qui da gli altri resta, al parer mio, del tutto invalido. Ma tra tutti gli uomini grandi che sopra tal mirabile effetto di natura hanno filosofato, pi mi meraviglio del Keplero che di altri, il quale, d'ingegno libero ed acuto, e che aveva in mano i moti attribuiti alla Terra, abbia poi dato orecchio ed assenso a predominii della Luna sopra l'acqua, ed a propriet occulte, e simili fanciullezze. 
   SAGR. Io son d'opinione che a questi pi specolativi sia avvenuto quello che di presente accade a me ancora, cio il non potere intendere il viluppo de i tre periodi, annuo, mestruo e diurno, e come le cause loro mostrino di dependere dal Sole e dalla Luna, senza che n il Sole n la Luna abbiano che far nulla con l'acqua; negozio, per piena intelligenza del quale a me fa di mestiero una pi fissa e lunga applicazione di mente, la quale sin ora dalla novit e dalla difficult mi resta assai offuscata: ma non dispero, col tornar da me stesso, in solitudine e silenzio, a ruminar quello che non ben digesto mi rimane nella fantasia, d'esser per farmene possessore. Aviamo dunque da i discorsi di questi 4 giorni grandi attestazioni a favor del sistema Copernicano; tra le quali queste tre, prese, la prima, dalle stazioni e retrogradazioni de i pianeti e da i loro accostamenti e allontanamenti dalla Terra, la seconda dalla revoluzion del Sole in se stesso e da quello che nelle sue macchie si osserva, la terza da i flussi e reflussi del mare, si mostrano assai concludenti.
   SALV. Ci si potrebbe forse in breve aggiugner la quarta, e per avventura anco la quinta: la quarta, dico, presa dalle stelle fisse, mentre in loro per esattissime osservazioni apparissero quelle minime mutazioni che il Copernico pone per insensibili. Surge di presente una quinta novit, dalla quale si possa arguir mobilit nel globo terrestre, mediante quello che sottilissimamente va scoprendo l'Illustrissimo signor Cesare della nobilissima famiglia de i Marsilii di Bologna, pur Accademico Linceo, il quale in una dottissima scrittura va esponendo come ha osservato una continua mutazione, bench tardissima, nella linea meridiana; della quale scrittura, da me ultimamente con stupore veduta, spero che dover farne copia a tutti gli studiosi delle maraviglie della natura. 
   SAGR. Non  questa la prima volta che io ho inteso parlar dell'esquisita dottrina di questo Signore, e di quanto egli si mostri ansioso protettor di tutti i litterati; e se questa o altra sua opera uscir in luce, gi possiamo esser sicuri che sia per esser cosa insigne.
   SALV. Ora, perch  tempo di por fine a i nostri discorsi, mi resta a pregarvi, che se nel riandar pi posatamente le cose da me arrecate incontraste delle difficult o dubbii non ben resoluti, scusiate il mio difetto, s per la novit del pensiero, s per la debolezza del mio ingegno, s per la grandezza del suggetto, e s finalmente perch io non pretendo n ho preteso da altri quell'assenso ch'io medesimo non presto a questa fantasia, la quale molto agevolmente potrei ammetter per una vanissima chimera e per un solennissimo paradosso: e voi, signor Sagredo, se ben ne i discorsi avuti avete molte volte con grand'applauso mostrato di rimaner appagato d'alcuno de' miei pensieri, ci stimo io che sia provenuto, in parte, pi dalla novit che dalla certezza di quelli, ma pi assai dalla vostra cortesia, che ha creduto e voluto co 'l suo assenso arrecarmi quel gusto che naturalmente sogliamo prendere dall'approvazione e laude delle cose proprie. E come a voi mi ha obbligato la vostra gentilezza, cos m' piaciuta l'ingenuit del signor Simplicio; anzi la sua costanza nel sostener con tanta forza e tanto intrepidamente la dottrina del suo maestro, me gli ha reso affezionatissimo: e come a Vossignoria, signor Sagredo, rendo grazie del cortesissimo affetto, cos al signor Simplicio chieggio perdono se tal volta co 'l mio troppo ardito e resoluto parlare l'ho alterato, e sia certo che ci non ho io fatto mosso da sinistro affetto, ma solo per dargli maggior occasione di portar in mezo pensieri alti, onde io potessi rendermi pi scienziato. 
   SIMP. Non occorre che voi arrechiate queste scuse, che son superflue, e massime a me, che, sendo consueto a ritrovarmi tra circoli e pubbliche dispute, ho cento volte sentito i disputanti non solamente riscaldarsi e tra di loro alterarsi ma prorompere ancora in parole ingiuriose, e talora trascorrere assai vicini al venire a i fatti. Quanto poi a i discorsi avuti, ed in particolare in quest'ultimo intorno alla ragione del flusso e reflusso del mare, io veramente non ne resto interamente capace; ma per quella qual si sia assai tenue idea che me ne son formata, confesso, il vostro pensiero parermi bene pi ingegnoso di quanti altri io me n'abbia sentiti, ma non per lo stimo verace e concludente: anzi, ritenendo sempre avanti a gli occhi della mente una saldissima dottrina, che gi da persona dottissima ed eminentissima appresi ed alla quale  forza quietarsi, so che amendue voi, interrogati se Iddio con la Sua infinita potenza e sapienza poteva conferire all'elemento dell'acqua il reciproco movimento, che in esso scorgiamo, in altro modo che co 'l far muovere il vaso contenente, so, dico, che risponderete, avere egli potuto e saputo ci fare in molti modi, ed anco dall'intelletto nostro inescogitabili. Onde io immediatamente vi concludo che, stante questo, soverchia arditezza sarebbe se altri volesse limitare e coartare la divina potenza e sapienza ad una sua fantasia particolare.
   SALV. Mirabile e veramente angelica dottrina: alla quale molto concordemente risponde quell'altra, pur divina, la quale, mentre ci concede il disputare intorno alla costituzione del mondo, ci soggiugne (forse acci che l'esercizio delle menti umane non si tronchi o anneghittisca) che non siamo per ritrovare l'opera fabbricata dalle Sue mani. Vaglia dunque l'esercizio permessoci ed ordinatoci da Dio per riconoscere e tanto maggiormente ammirare la grandeza Sua, quanto meno ci troviamo idonei a penetrare i profondi abissi della Sua infinita sapienza. 
   SAGR. E questa potr esser l'ultima chiusa de i nostri ragionamenti quatriduani: dopo i quali se piacer al signor Salviati prendersi qualche intervallo di riposo, conviene che dalla nostra curiosit gli sia conceduto, con condizione per che, quando gli sia meno incomodo, torni a sodisfare al desiderio, in particolare mio, circa i problemi lasciati indietro, e da me registrati per proporgli in una o due altre sessioni, conforme al convenuto; e sopra tutto star con estrema avidit aspettando di sentire gli elementi della nuova scienza del nostro Accademico intorno a i moti locali, naturale e violento. Ed in tanto potremo, secondo il solito, andare a gustare per un'ora de' nostri freschi nella gondola che ci aspetta. 

NOTE:

1 Il moto annuo della Terra costringe i copernicani ad asserire [anche] la rotazione diurna; altrimenti sarebbe rivolto continuamente verso il Sole lo stesso emisfero della Terra, e l'altro sarebbe sempre in ombra.
2 Che questa rotazione della Terra sia impossibile, lo dimostriamo come segue.
3 Poste queste premesse ne consegue necessariamente che, muovendosi la Terra di moto circolare, tutte le cose dall'aria ad essa, ecc. Se poi immaginiamo che queste palle siano di ugual peso, grandezza, gravit, e le lasciamo cadere dal concavo lunare, ammesso che il moto di discesa abbia la stessa velocit del moto di rotazione (cosa che in realt non , perch la palla A ecc.) arriveranno al suolo (per fare una grossa concessione agli avversari) in almeno sei giorni: nel qual tempo sei volte intorno alla Terra, ecc.
4 Se dall'esterno,  Dio stesso che lo produce con un miracolo continuo? O forse un angelo? O l'aria? E questa  invero la spiegazione di molti. Ma contro queste argomentazioni...
5 Insorgono questioni seconde difficilissime, anzi inestricabili.
6 Quel principio interno  accidente o sostanza: se  accidente, qual ? Poich finora sembra non si conosca nessuna qualit che muova in cerchio di moto locale.
7 La quale, anche se esistesse, come potrebbe trovarsi in cose tanto contrarie? Nel fuoco come nell'acqua? Nell'aria come nella terra? Nei viventi come negli esseri inanimati?
8 Se sostieni la seconda ipotesi (ossia se asserisci che tale principio  una sostanza), allora esso  o materia o composto di materia e forma; ma a quest'ipotesi si oppongono di nuovo tante diverse nature, quali sono gli uccelli, le lumache, i sassi, le frecce, le nevi, i fumi, le grandini, i pesci, ecc., cose che tutte, bench differenti per specie e per genere, sarebbero mosse circolarmente dalla loro natura, essendo per le loro nature, diversissime.
9 Se la Terra, per volont di Dio, fosse in quiete, le altre cose ruoterebbero o no? Se no,  falso che ruotino per natura; se s, si tornerebbe alle questioni prime; e invero sarebbe ben strano che, anche volendolo, il gabbiano non potesse trattenersi sopra un pesciolino, l'allodola sopra il suo nido, e il corvo sopra una lumaca o sopra un sasso.
10 Inoltre, come avviene che cose tanto diverse si muovano soltanto da occidente a oriente, parallele all'equatore? E che si muovano sempre, senza mai fermarsi?
11 Perch tanto pi velocemente quanto pi sono alte, e tanto pi lentamente quanto pi sono basse?
12 Perch le cose pi prossime all'equinoziale si muovono in un cerchio maggiore, e quelle pi lontane in un cerchio minore?
13 Perch una stessa palla sotto l'equinoziale si rivolgerebbe intorno al centro della terra in un cerchio massimo, con velocit incredibile, e sotto il polo invece ruoterebbe intorno al proprio centro, con rotazione nulla, e con lentezza massima?
14 Perch una stessa cosa, ad esempio una palla di piombo, se avr ruotato una volta intorno alla Terra descrivendo un cerchio massimo, non continuer a rivolgersi ovunque, intorno ad essa, secondo un cerchio massimo, ma, portata fuori dell'equinoziale, si muover in cerchi minori?
15 Se il moto circolare  naturale ai corpi gravi e ai leggeri, come si potr definire quello in linea retta? Se infatti lo si definir naturale, come potr esser tale anche il moto circolare, differendo in specie dal retto? Se lo si definir violento, come accade che un razzo, volando verso l'alto, muova il capo scintillante in su invece che in giro?
16 Perch il centro di una sfera in caduta libera all'equatore descrive una spira nel suo piano, mentre alle altre latitudini descrive una spira in una superficie conica? Perch cadendo al polo discende nell'asse (terrestre) descrivendo circolarmente una linea su una superficie cilindrica?
17 Se tutta la terra, insieme con l'acqua, fosse annientata, dalle nubi non cadrebbero grandine o pioggia, ma per natura si muoverebbero soltanto in cerchio; n alcun fuoco o corpo igneo salirebbe, poich probabilmente a loro giudizio in alto non c' fuoco.
18 Alle quali conclusioni si oppongono tuttavia l'esperienza e la ragione.
19 Una pietra posta nel centro, o salir per congiungersi alla Terra in qualche punto, oppure no: in questo secondo caso  falso che le parti, per il semplice fatto di esserne separate, si muovano verso il tutto; quanto al primo caso vi si oppone ogni ragione ed esperienza, e in tal caso i gravi non riposerebbero nel loro centro di gravit. Analogamente, se una pietra lasciata libera cadr nel centro, si separer del tutto, contro Copernico; che rimanga sospesa,  contrario ad ogni esperienza; vediamo infatti archi interi crollare.
20 Non si avvede di fare il cerchio annuo minore o l'orbe della Terra molto maggiore del giusto.
21 E in primo luogo, se si accetta l'opinione del Copernico, pare si metta in grave pericolo, se pure non si distrugge del tutto, il criterio della filosofia naturale.
22 Insieme con la Terra si muove l'aria che la circonda, e tuttavia noi non sentiremmo il suo moto, bench pi veloce e pi rapido di qualunque impetuosissimo vento, ma anzi lo considereremmo una somma calma, se non vi si aggiungesse un altro moto. Quando mai si potrebbe dire che i sensi s'ingannano, se questo non  un inganno dei sensi?
23 Inoltre noi stessi siamo portati in giro dalla circolazione della Terra, ecc.
24 Secondo quest'opinione  necessario che noi diffidiamo dei nostri sensi, in quanto del tutto fallaci o ottusi nel giudicare le cose sensibili, anche quelle a noi pi prossime; che verit possiamo dunque sperare da una facolt cos soggetta a errore?
25 + pi difficile accrescere l'accidente oltre la norma del soggetto, che aumentare il soggetto senza l'accidente:  dunque pi verosimile quel che fa Copernico, accrescendo l'orbe delle stelle fisse senza conferirgli il moto, che quel che fa Tolomeo, che accresce con velocit immensa il moto delle fisse.
26 Nel punto del regresso intercorre quiete.
27 Al lido ora mi vidi, placido essendo il mare di venti
28 Copernico [trasport] la Terra, insieme con la Luna e tutto questo mondo elementare...