/:/ Novit della posizione galileiana.

   Solo in Galileo, il processo di formazione della nuova scienza
raggiunge un piano di assoluta indipendenza teoretica, in quanto
il metodo vien da lui definito nella sua purezza e universalit e
scoperti quei principi e quelle leggi della meccanica, che, esposti
poi in forma classica dal Newton, e formulati matematicamente
dal Lagrange, rimasero sino alla met del diciannovesimo secolo come fonda-
menti indiscussi delle scienze fisiche. Che se lo studio successiva-
mente rivolto ad altri campi di fenomeni, allarg la problematica
di tali scienze e rese necessario un rinnovamento della loro assio-
matica e una purificazione dei loro metodi, ci signific solo uno
sviluppo di quel procedimento di risoluzione razionale dell'espe-
rienza, secondo le leggi idealmente obbiettive dell'universale re-
lativit determinante i singoli fenomeni, che ebbe nella scienza ga-
lileiana la sua prima affermazione. Essa infatti ha segnato, sia pu-
re in funzione d'un campo ristretto, la propria via della ragione
scientifica, che doveva non solo, per i suoi risultati nelle discipli-
ne naturali, provocare una radicale trasformazione, anzi una pos-
sibilit di indefinito sviluppo nella forma tecnica della umana ci-
vilt, ma col sempre pi netto definirsi del suo senso teoretico
dar origine a nuovi indirizzi nel campo del sapere, mutarne la
struttura, l'orientamento, i problemi, sospingere verso una sempre
pi universale ed autonoma definizione del sistema della ragione.
E in esso, attraverso un processo dialettico in cui l'esperienza del
sapere scientifico e dei suoi stessi risultati pratici ha una massima
importanza, noi possiamo seguire il graduale sciogliersi del sapere
filosofico stesso dalla contaminazione di valori extrateoretici, dagli
oscuri mitologismi, sino ad elevarsi a coscienza razionalmente uni-
versale della realt, della vita e della coltura, in cui lo spirito
acquisti coscienza della propria essenziale libert.
   Ma il pensiero scientifico non conquista la sua purezza teore-
tica, non definisce le coordinate della sua struttura razionale se
non attraverso un lungo processo. Ai suoi inizi esso  implicato
ai motivi della vita che l'ha espresso da s. Esso risente, da un la-
to, degli interessi tecnici che l'hanno suscitato, non solo per il
suo contenuto e le sue direzioni, ma per l'ambiente in cui vive,
per le classi sociali che chiama a s, per il genere d'interesse che
esso desta. D'altra parte, esso non si muove ancora sul fondamen-
to di un'assiomatica universalmente stabilita, sorge strettamente
connesso con l'esperienza, per opera di una vera e propria intui-
zione scientifica. Tanto l'uno che l'altro carattere esige da parte
dello scienziato una intensa attivit e genialit personale che val-
gano sia a dominar la massa ancor bruta dell'esperienza, con la
intuizione e la paziente precisione dell'esperimento, sia a chiarifica-
re ed estendere i problemi tecnici, sia a richiamare l'attenzione delle
classi colte e dominanti sul nuovo indirizzo speculativo, allacciando-
lo ai problemi di pi vivo interesse, illuminandolo in una chiara,
vivace esposizione, ricca di riferimenti concreti, scovando e sgomi-
nando con energia sempre nuova le difficolt e le opposizioni. Poi-
ch la nuova scienza, per acquistar diritto nel campo speculativo,
doveva necessariamente entrare in lotta polemica col sapere tradizio-
nale. Non certo che noi non possiamo oggi rintracciare le linee di
continuit tra la fisica aristotelica e la fisica nuova. Ma quella s'era
cos innestata in un sistema metafisico, giustificando in esso i suoi
fondamenti, e questo s'era cos connesso nello scolasticismo al siste-
ma teologico, e, fissandosi negli ambienti accademici in nome della
autorit, aveva cos rinunciato ad ogni possibilit di sviluppo e coe-
renza teoretica di metodo, che tra i contemporanei la coscienza di
tale continuit doveva assolutamente mancare ed essere sostituita
da quella ben pi viva di un'antitesi radicale. Ora queste condizioni
necessarie per l'affermazione prima del pensiero scientifico non po-
tevano trovare una realizzazione pi piena di quella che ebbero nella
personalit di Galileo. La sua sensibilit per i problemi pratici) la
sua genialit intuitiva, la volont energica, l'infaticabilit nel lavoro,
la precisa destrezza, la forza comunicativa, la travolgente vigoria dia-
lettica, l'entusiasmo illuministico in una verit non astrattamente
speculativa, ma capace di rinnovare il mondo, dovevano pi d'ogni
altra dote giovare a sbozzare dal masso ancor caotico d'osservazione
la luminosa forma del sapere scientifico e a conquistargli rispetto,
adesioni e libero campo di sviluppo. E d'altra parte, l'orgogliosa sua
dignit personale, l'assoluta certezza interiore, la baldanza e vivacit
del temperamento, la prepotente volont, lo sprezzo e il misconosci-
mento degli aVversarilo stesso desiderio d'onore, di fama e di do-
minio erano condizioni psicologiche essenziali per una polemica vigo-
rosa, acuta, instancabile, sorretta dalla non mai sopita tensione per-
sonale e tale insielne che, uscendo dalla discussione accademica, por-
tasse tra l'attaccoivo e l'ironia, il conflitto scientifico a una tonalit
di esasperazione, insofferente di ogni adattamento, capace di travol-
gere e richiamare a s le forze concrete della vita e della cultura. E
allo scopo della polemica e del suo successo, come dello sviluppo
della nuova scienzache appariva non quale chiuso e definito siste-
ma di verit, ma come campo aperto per la ricerca e la collaborazio-
ne, nulla poteva lneglio giovare della natura espansiva di Galileo,
del suo dominio sulle persone, della sua capacit di raccogliere e di
organizzare intorno a s gruppi d'amici devoti, riflettendo in loro il
suo proprio entusiasmosuscitando sempre nuove energie per la
opera comune.
   Cos per opera di Galileo il pensiero scientifico, determinando
il proprio metodo e i propri principi, s'eleva alla coscienza della
sua validit universalecrea attorno a s tutto un vasto movimento,
conquista i nuovi ceti e le nuove classi dirigenti, divien principio
riconosciuto di vita nuova. E ancora una volta la coltura italiana
afferma la sua Supremazia, attrae a s l'interesse di tutta l'Europa
colta. Ma Galileo non conosce freno nella sua energica affermazio-
ne. Poich la teoria copernicana, che, distruggendo il dualismo ari-
stotelico,  la riprova dell'universalit del metodo scientifico e la
sintesi intuitiva della nuova concezione fisica del mondo, riceve con-
ferma sperimentale dalle osservazioni astronomiche, egli l'afferma di
fronte a qualsiasi autorit. La sua lettera al Castelli  l'ardito tenta-
tivo non solo di proclamare l'indipendenza della verit scientifica,
ma di elevarla ad arbitra dell'intepretazione della tradizione religio-
sa. Egli entra cos in pieno contrasto con lo spirito della restaura-
zione cattolica. poich attraverso tutte le vicende di questo lungo
e complesso conflittosuperiore alla volont e alla intenzione degli
uomini, che ne sono il semplice strumento, corre e s'afferma l'antite-
si irriducibile di due criteri di verit, di due atteggiamenti spiritua-
li. Da un lato  lutorit della Chiesa che si pone, con l'affermazio-
ne del proprio forldamento divino, al di sopra di ogni relativit sto-
rica; arbitra assoluta di tutti i valori spirituali, compreso quello teo-
retico, centro organiCo e significativo di tutta la coltura, che solo da
essa riceve senso e pregio; dall'altro  l'autorit della ragione, im-
manente al pensiero, legge essenziale del suo sviluppo e del suo in-
finito processo di interpretazione della esperienza, espressione pri-
ma ed universale della libert dello spirito. Ma Galileo non ha la
possibilit di riconoscere l'irreducibilit di tale conflitto, l'ideale as-
soluta opposizione dei due termini, giacch essi non solo non hanno
ancor avuto campo per definirsi, ma si connettono nella coltura e
nella vita per molti rapporti, sia pure accidentali. Cos l'aderenza
alla vita concreta e la natura attiva spingono Galileo a cercare affan-
nosamente tra adattamenti e compromessi la via dell'azione. Qui
sta la causa della sua sventura e dell'estrema miseria. Costretto da
una forza superiore, alla quale egli stesso s' posto in bala, e alla
cui autorit consacrata da una lunga tradizione egli non ha da op-
porre un'assoluta integrale verit, come rinnovato senso della vita,
ma solo la fede nella ricerca della verit, egli deve infatti rinnegare
questa fede stessa per cui aveva lottato e vissuto. Rinnegare per a
parole, ma non soffocare, ch essa rimane attiva sino agli ultimi
giorni ad animare i discepoli, a dar fondamento sistematico alle nuo-
ve scienze, monumento ben pi grande ed illustre di quello che la
Curia romana gli aveva vietato, eretto in faccia al mondo come se-
gno per nuovo cammino.

ANTONIO BANFI:
Da Vita di Galileo Galilei, Milano, Feltrinelli, 1962, pp. 310-315.


