                   S. FRANCESCO DI SALES  -  FILOTEA
                     INTRODUZIONE ALLA VITA DEVOTA

INDICE
PRIMA PARTE
Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l'anima dal primo
desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla
Capitolo I - DESCRIZIONE DELLA VERA DEVOZIONE               
Capitolo II - CARATTERISTICHE ED ECCELLENZA DELLA DEVOZIONE 
Capitolo III - LA DEVOZIONE SI ADATTA A TUTTE LE VOCAZIONI    
Capitolo IV - NECESSIT DI UN DIRETTORE SPIRITUALE PER ENTRARE
E PROGREDIRE NELLA DEVOZIONE
Capitolo V - SI DEVE COMINCIARE DALLA PURIFICAZIONE DELL'ANIMA 
Capitolo VI - PRIMA PURIFICAZIONE: DAL PECCATO MORTALE    
Capitolo VII - SECONDA PURIFICAZIONE: DAGLI AFFETTI AL PECCATO 
Capitolo VIII - COME FARE LA SECONDA PURIFICAZIONE          
Capitolo IX - Prima Meditazione: LA CREAZIONE
Capitolo X - Seconda meditazione: IL FINE PER IL QUALE SIAMO CREATI
Capitolo XI - Terza Meditazione: I BENEFICI DI DIO
Capitolo XII - Quarta Meditazione: IL PECCATO
Capitolo XIII - Quinta Meditazione: LA MORTE               
Capitolo XIV - Sesta Meditazione: IL GIUDIZIO
Capitolo XV - Settima Meditazione: L'INFERNO                
Capitolo XVI - Ottava Meditazione: IL PARADISO
Capitolo XVII - Nona Meditazione: ELEZIONE E SCELTA DEL PARADISO
Capitolo XVIII - Decima Meditazione: LA SCELTA DELLA VITA DEVOTA
Capitolo XIX - COME FARE LA CONFESSIONE GENERALE        
Capitolo XX - PROMESSA PER IMPRIMERE NELL'ANIMA IL PROPOSITO
DI SERVIRE DIO, A CONCLUSIONE DEGLI ATTI DI PENITENZA
Capitolo XXI - CONCLUSIONE DELLA PRIMA PURIFICAZIONE       
Capitolo XXII - BISOGNA LIBERARSI DALL'AFFETTO AL PECCATO VENIALE
Capitolo XXIII - BISOGNA LIBERARSI DALL'AFFETTO ALLE COSE INUTILI
Capitolo XXIV - OCCORRE LIBERARSI DALLE CATTIVE INCLINAZIONI   
SECONDA PARTE
Contiene diversi consigli per l'elevazione dell'anima a Dio
per mezzo dell'Orazione e dei Sacramenti.
Capitolo I - NECESSIT DELL'ORAZIONE             
Capitolo II - BREVE METODO DI MEDITAZIONE e, in primo luogo,
LA PRESENZA DI DIO PRIMO PUNTO DELLA PREPARAZIONE
Capitolo III - SECONDO PUNTO DELLA PREPARAZIONE: L'INVOCAZIONE
Capitolo IV - TERZO PUNTO: LA PRESENTAZIONE DEL MISTERO     
Capitolo V - SECONDA PARTE DELLA MEDITAZIONE: LE CONSIDERAZIONI
Capitolo VI - TERZA PARTE DELLA MEDITAZIONE: AFFETTI E PROPOSITI
Capitolo VII - LA CONCLUSIONE E IL MAZZETTO SPIRITUALE       
Capitolo VIII - CONSIGLI MOLTO UTILI SULLA MEDITAZIONE       
Capitolo IX - LE ARIDIT CHE CI AFFLIGGONO NELLE MEDITAZIONI
Capitolo X - ESERCIZIO DEL MATTINO                   
Capitolo XI - L'ESERCIZIO DELLA SERA E L'ESAME DI COSCIENZA
Capitolo XII - IL RACCOGLIMENTO SPIRITUALE        
Capitolo XIII - LE ASPIRAZIONI, LE GIAGULATORIE E I BUONI PENSIERI
Capitolo XIV - COME ASCOLTARE LA SANTA MESSA          
Capitolo XV - GLI ALTRI ESERCIZI PUBBLICI E COMUNI    
Capitolo XVI - BISOGNA ONORARE E INVOCARE I SANTI      
Capitolo XVII - COME VA ASCOLTATA LA PAROLA DI DIO     
Capitolo XVIII - COME VANNO ACCOLTE LE ISPIRAZIONI     
Capitolo XIX - LA SANTA CONFESSIONE                    
Capitolo XX - LA COMUNIONE FREQUENTE                   
Capitolo XXI - COME BISOGNA FARE LA COMUNIONE               
TERZA PARTE
Contiene molti consigli per l'esercizio delle virt
Capitolo I - LA SCELTA NECESSARIA NELL'ESERCIZIO DELLE VIRT
Capitolo II - IL MEDESIMO DISCORSO SULLA SCELTA DELLA VIRT
Capitolo III - LA PAZIENZA                    
Capitolo IV - L'UMILT ESTERIORE             
Capitolo V - L'UMILT INTERIORE              
Capitolo VI - L'UMILT CI FA AMARE L'ABIEZIONE 
Capitolo VII - COME VA CONSERVATO IL BUON NOME PRATICANDO L'UMILT
Capitolo VIII - DOLCEZZA VERSO IL PROSSIMO E RIMEDIO CONTRO L'IRA
Capitolo IX - LA DOLCEZZA VERSO NOI STESSI            
Capitolo X - LE OCCUPAZIONI VANNO AFFRONTATE CON ATTENZIONE,  
MA SENZA PRECIPITAZIONE E FRETTA ECCESSIVA
Capitolo XI - L'OBBEDIENZA                      
Capitolo XII - LA NECESSIT DELLA CASTIT        
Capitolo XIII - CONSIGLI PER CONSERVARE LA CASTIT
Capitolo XIV - LA POVERT DI SPIRITO OSSERVATA NELLE RICCHEZZE
Capitolo XV - COME DEVE ESSERE PRATICATA LA POVERT REALE
RIMANENDO RICCHI DI FATTO        
Capitolo XVI - COME PRATICARE LA RICCHEZZA DI SPIRITO NELLA POVERT
Capitolo XVII - L'AMICIZIA E, PRIMA DI TUTTO, LA CATTIVA E LA FRIVOLA
Capitolo XVIII - LE PASSIONCELLE (I FLIRTS)                
Capitolo XIX - LE VERE AMICIZIE                       
Capitolo XX - LA DIFFERENZA TRA LE VERE AMICIZIE E QUELLE FUTILI
Capitolo XXI - CONSIGLI E RIMEDI PER COMBATTERE LE CATTIVE AMICIZIE
Capitolo XXII - QUALCHE ALTRO CONSIGLIO A PROPOSITO DELLE AMICIZIE
Capitolo XXIII - GLI ESERCIZI DELLA MORTIFICAZIONE ESTERIORE
Capitolo XXIV - LE CONVERSAZIONI E LA SOLITUDINE        
Capitolo XXV - IL BUON GUSTO E IL SENSO DELLA MISURA NEL VESTIRE
Capitolo XXVI - SUL PARLARE E COME SI DEVE PARLARE DI DIO    
Capitolo XXVII - L'ONEST E IL RISPETTO DOVUTO ALLE PERSONE
Capitolo XXVIII - I GIUDIZI TEMERARI                       
Capitolo XXIX - LA MALDICENZA                    
Capitolo XXX - ALTRI CONSIGLI SUL PARLARE        
Capitolo XXXI - PASSATEMPI E DIVERTIMENTI E, LECITI E LODEVOLI 
Capitolo XXXII - I GIOCHI PROIBITI                   
Capitolo XXXIII - I BALLI E I PASSATEMPI LECITI MA PERICOLOSI
Capitolo XXXIV - QUANDO  PERMESSO GIOCARE E DANZARE     
Capitolo XXXV -FEDELI NELLE GRANDI E NELLE PICCOLE OCCASIONI   
Capitolo XXXVI - BISOGNA ESSERE GIUSTI E RAGIONEVOLI         
Capitolo XXXVII - I DESIDERI                        
Capitolo XXXVIII - CONSIGLI PER GLI SPOSATI         
Capitolo XXXIX - L'ONESTA DEL LETTO MATRIMONIALE     
Capitolo XL - CONSIGLI ALLE VEDOVE                   
Capitolo XLI - UNA PAROLA ALLE VERGINI               
QUARTA PARTE
Contiene i consigli opportuni contro le tentazioni pi correnti
Capitolo I - NON BISOGNA LASCIARSI SCORAGGIARE DALLE CHIACCHIERE DELLA GENTE
Capitolo II -  NECESSARIO FARSI CORAGGIO                   
Capitolo III - LA NATURA DELLE TENTAZIONI E LA DIFFERENZA TRA SENTIRE
A TENTAZIONE E ACCONSENTIRE AD ESSA         
Capitolo IV - DUE BEGLI ESEMPI IN PROPOSITO             
Capitolo V - INCORAGGIAMENTO A CHI SI TROVA NELLE TENTAZIONI  
Capitolo VI - IN CHE MODO LA TENTAZIONE E LA DILETTAZIONE 
POSSONO ESSERE PECCATO
Capitolo VII - RIMEDI PER LE TENTAZIONI GRAVI          
Capitolo VIII - BISOGNA RESISTERE ALLE PICCOLE TENTAZIONI      
Capitolo IX - COME RIMEDIARE ALLE PICCOLE TENTAZIONI        
Capitolo X - COME FORTIFICARE IL CUORE CONTRO LE TENTAZIONI
Capitolo XI - L'AGITAZIONE                           
Capitolo XII - LA TRISTEZZA                          
Capitolo XIII - LE CONSOLAZIONI SPIRITUALI E SENSIBILI
E COME BISOGNA COMPORTARSI CON ESSE
Capitolo XIV - LE ARIDIT E LE STERILIT DELLO SPIRITO
Capitolo XV - UN ESEMPIO NOTEVOLE, A CONFERMA E CHIARIMENTO    
DI QUANTO  STATO DETTO
QUINTA PARTE
Contiene esercizi e consigli per rinnovare l'anima e confermarla nella
devozione
Capitolo I - OGNI ANNO BISOGNA RINNOVARE I BUONI PROPOSITI
PER MEZZO DEI SEGUENTI ESERCIZI                  
Capitolo II - SUL BENEFICIO CHE DIO CI HA FATTO CHIAMANDOCI AL SUO
SERVIZIO 
Capitolo III - SUL PROGRESSO FATTO DALLA NOSTRA ANIMA NELLA VITA DEVOTA  
Capitolo IV - ESAME DELLO STATO DELLA NOSTRA ANIMA NEI CONFRONTI DI DIO
Capitolo V - ESAME DEL NOSTRO STATO NEI CONFRONTI DI NOI STESSI
Capitolo VI - DELLO STATO DELLA NOSTRA ANIMA NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO
Capitolo VII - ESAME SUGLI AFFETTI DELLA NOSTRA ANIMA
Capitolo VIII - AFFETTI DA COMPIERE DOPO L'ESAME
Capitolo IX - CONSIDERAZIONI ADATTE A RINNOVARE 1 BUONI PROPOSITI
Capitolo X - PRIMA CONSIDERAZIONE: IL VALORE DELLE NOSTRE ANIME
Capitolo XI - SECONDA CONSIDERAZIONE: IL PREGIO DELLE VIRT
Capitolo XII - TERZA CONSIDERAZIONE: L'ESEMPIO DEI SANTI       
Capitolo XIII - QUARTA CONSIDERAZIONE: L'AMORE DI GES CRISTO PER NOI
Capitolo XIV - QUINTA CONSIDERAZIONE: L'AMORE DI DIO PER NOI
Capitolo XV - AFFETTI GENERALI SULLE PRECEDENTI CONSIDERAZIONI 
E CONCLUSIONE DELL'ESERCIZIO
Capitolo XVI - I RICORDI DA CONSERVARE DOPO QUESTO ESERCIZIO   
Capitolo XVII - RISPOSTA A DUE OBIEZIONI CHE POSSONO ESSERE MOSSE
Capitolo XVIII - TRE ULTIMI E IMPORTANTI CONSIGLI PER QUESTA
INTRODUZIONE 
 
                              PRIMA PARTE
   Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l'anima dal
   primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di
                             abbracciarla
                                   
                              Capitolo I
                   DESCRIZIONE DELLA VERA DEVOZIONE
 Mia  cara  Filotea,  tu vorresti giungere alla devozione  perch  sai
bene,  come  cristiana, quanto questa virt sia  accetta  a  Dio:  ma,
siccome  i  piccoli  errori commessi all'inizio di qualsiasi  impresa,
ingigantiscono  con  il tempo e risultano, alla fine,  irreparabili  o
quasi,  necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos' la  virt
della  devozione. Di vera ce n' una sola, ma di false e  vane  ce  ne
sono tante; e se non sai distinguere la vera, puoi cadere in errore  e
perdere   tempo  correndo  dietro  a  qualche  devozione   assurda   e
superstiziosa.
 Arelio   dava   a  tutti  i  volti  che  dipingeva  le  sembianze   e
l'espressione  delle  donne che amava; ognuno  si  crea  la  devozione
secondo  le  proprie  tendenze  e  la propria  immaginazione.  Chi  si
consacra  al  digiuno,  penser di essere devoto  perch  non  mangia,
mentre  ha  il  cuore pieno di rancore; e mentre non se  la  sente  di
bagnare  la  lingua  nel vino e neppure nell'acqua,  per  amore  della
sobriet,  non  avr  alcuno  scrupolo nel  tuffarla  nel  sangue  del
prossimo con la maldicenza e la calunnia.
 Un  altro  penser di essere devoto perch biascica tutto  il  giorno
una  filza  interminabile di preghiere; e non dar  peso  alle  parole
cattive,  arroganti e ingiuriose che la sua lingua  rifiler,  per  il
resto della giornata, a domestici e vicini.
 Qualche  altro  metter  mano  volentieri  al  portafoglio  per  fare
l'elemosina  ai  poveri,  ma non riuscir  a  cavare  un  briciolo  di
dolcezza  dal  cuore per perdonare i nemici; ci sar poi  l'altro  che
perdoner i nemici, ma di pagare i debiti non gli passer neanche  per
la testa; ci vorr il tribunale.
 Tutta  questa brava gente, dall'opinione comune  considerata devota,
ma non lo  per niente.
 Ricordi  l'episodio degli sgherri di Saul che cercano  Davide?  Micol
li  trae  in inganno mettendo nel letto un fantoccio con gli abiti  di
Davide, e fa loro credere che Davide  ammalato. Cos molti si coprono
di  alcune azioni esteriori, proprie della santa devozione e la  gente
crede  che si tratti di persone veramente devote e spirituali;  ma  se
vai  a  guardar bene, scopri che sono soltanto fantocci e fantasmi  di
devozione.
 La  vera e viva devozione, Filotea, esige l'amore di Dio, anzi non  
altro  che  un  vero amore di Dio; non un amore genericamente  inteso.
Infatti  l'amore di Dio si chiama grazia in quanto abbellisce l'anima,
perch  ci  rende  accetti alla divina Maest; si  chiama  carit,  in
quanto  ci d la forza di agire bene; quando poi  giunto ad  un  tale
livello  di perfezione, per cui, non soltanto ci d la forza di  agire
bene, ma ci spinge ad operare con cura, spesso e con prontezza, allora
si  chiama  devozione.  Gli  struzzi non possono  volare,  le  galline
svolazzano di rado, goffamente e rasoterra; le aquile, le rondini e  i
colombi volano spesso, con eleganza e in alto.
 Similmente  i  peccatori  non riescono a  volare  verso  Dio,  ma  si
spostano  esclusivamente  sulla terra  e  per  la  terra;  le  persone
dabbene, che non possiedono ancora la devozione, volano verso Dio  per
mezzo delle buone azioni, ma di rado, con lentezza e pesantemente;  le
persone  devote volano in Dio con frequenza, prontezza  e  salgono  in
alto.
 A  dirlo  in  breve, la devozione  una sorta di agilit  e  vivacit
spirituale  per  mezzo  della quale la carit  agisce  in  noi  o,  se
vogliamo,  noi  agiamo per mezzo suo, con prontezza  e  affetto.  Ora,
com' compito della carit farci praticare tutti i Comandamenti di Dio
senza   eccezioni  e  nella  loro  totalit,  spetta  alla   devozione
aggiungervi  la prontezza e la diligenza. Ecco perch chi non  osserva
tutti  i  Comandamenti  di Dio non pu essere giudicato  n  buono  n
devoto. Per essere buoni ci vuole la carit e per essere devoti, oltre
alla  carit,  bisogna avere grande vivacit e prontezza nel  compiere
gli atti.
 Siccome  la  devozione  si trova in grado di carit  eccellente,  non
soltanto  ci rende pronti, attivi e diligenti nell'osservare  tutti  i
Comandamenti  di  Dio;  ma ci spinge inoltre a fare  con  prontezza  e
affetto  tutte  le  buone opere che ci sono possibili,  anche  se  non
cadono sotto il precetto, ma sono soltanto consigliate o indicate.
 Come  un uomo guarito di recente da una malattia, cammina quel  tanto
che  gli    necessario, piano piano e trascinandosi un po',  cos  il
peccatore,  guarito dal suo peccato, cammina quel tanto  che  Dio  gli
comanda,  trascinandosi  adagio adagio fino  a  che  non  giunga  alla
devozione.  Allora, da uomo completamente sano, non soltanto  cammina,
ma  corre e salta nella via dei Comandamenti di Dio e, inoltre, prende
di corsa i sentieri dei consigli e delle ispirazioni celesti.
 In   conclusione,  si  pu  dire  che  la  carit  e   la   devozione
differiscono tra loro come il fuoco dalla fiamma; la carit  un fuoco
spirituale,  che  quando  brucia  con  una  forte  fiamma  si   chiama
devozione: la devozione aggiunge al fuoco della carit solo la  fiamma
che   rende  la  carit  pronta,  attiva  e  diligente,  non  soltanto
nell'osservanza  dei Comandamenti di Dio, ma anche nell'esercizio  dei
consigli e delle ispirazioni del cielo.
 
                                   
                              Capitolo II
             CARATTERISTICHE ED ECCELLENZA DELLA DEVOZIONE
                                   
 Coloro i quali volevano scoraggiare gli Israeliti dall'entrare  nella
terra  promessa, dicevano che era un paese che divorava gli  abitanti,
ossia,  che  l'aria era talmente pestilenziale che nessuno  vi  poteva
vivere  a  lungo; per di pi era abitata da mostri che divoravano  gli
uomini  come  locuste: allo stesso modo, mia cara  Filotea,  la  gente
della  strada dice tutto il male che pu della devozione e dipinge  le
persone  devote immusonite, tristi e imbronciate, e va blaterando  che
la  devozione  rende malinconici e insopportabili. Ma sull'esempio  di
Giosu e di Caleb, che, non solo sostenevano che la terra promessa era
fertile  e  bella,  ma  che  il suo possesso  sarebbe  stato  utile  e
piacevole,  lo  Spirito Santo, per bocca di tutti i  santi,  e  Nostro
Signore, con la sua Parola, ci danno assicurazione che la vita  devota
 dolce, facile e piacevole.
 La  gente  vede  che  i  devoti  digiunano,  pregano,  sopportano  le
ingiurie,  servono  gli  infermi, assistono i  poveri,  fanno  veglie,
controllano la collera, dominano le passioni, fanno a meno dei piaceri
dei  sensi e compiono altre azioni simili a queste, di per  s  e  per
loro  natura aspre e rigorose; ma non sa vedere la devozione interiore
e  cordiale  che trasforma tutte queste azioni in piacevoli,  dolci  e
facili.
 Guarda  l'ape sul timo: ne pu ricavare soltanto un succo  amaro,  ma
succhiandolo  lo  trasforma  in  miele,  perch  questa      la   sua
caratteristica.
 Mi  rivolgo  a  te,  persona del mondo, e ti dico:  le  anime  devote
incontrano molta amarezza nei loro esercizi di mortificazione , questo
 certo, ma praticandoli li trasformano in dolcezza e soavit.
 Il  fuoco,  la  fiamma, la ruota, la spada per i  martiri  sembravano
fiori odorosi, perch erano devoti; e se la devozione riesce a rendere
piacevoli le torture pi crudeli e la stessa morte, cosa non  riuscir
a fare per le azioni proprie della virt?
 Lo  zucchero rende dolci i frutti un po' acerbi e toglie il  pericolo
che  facciano  male  quelli troppo maturi;  la  devozione    il  vero
zucchero  spirituale, che toglie l'amarezza alle mortificazioni  e  la
capacit di nuocere alle consolazioni: toglie la rabbia ai poveri e la
preoccupazione  ai  ricchi;  la  desolazione  a  chi     oppresso   e
l'insolenza al favorito dalla sorte; la tristezza a chi   solo  e  la
dissipazione a chi  in compagnia; ha la funzione di fuoco in  inverno
e  di  rugiade  in estate, sa affrontare e soffrire la povert,  trova
ugualmente utile l'onore e il disprezzo, riceve il piacere e il dolore
con  un  cuore  quasi  sempre uguale, e ci colma di  una  meravigliosa
soavit.
 Guarda  la  scala  di  Giacobbe, che  la vera  immagine  della  vita
devota:  i due montanti, tra i quali si sale ed ai quali sono  fissati
gli  scalini, rappresentano l'orazione, che chiede l'amore di Dio e  i
Sacramenti,  che  lo conferiscono; gli scalini sono i diversi  livelli
della carit, per i quali si sale, di virt in virt; o discendendo in
aiuto  e  sostegno  del  prossimo, o  salendo  per  la  contemplazione
all'unione d'amore con Dio.
 Ed  ora  d  uno  sguardo a coloro che si trovano sulla  scala:  sono
uomini  con  il cuore di Angeli, o Angeli con il corpo di uomini;  non
sono  giovani, ma lo sembrano, perch sono pieni di forza e di agilit
spirituale;  hanno ali per volare e si lanciano in Dio  con  la  santa
orazione; ma hanno anche i piedi per camminare con gli uomini  in  una
santa  e  piacevole conversazione; i loro volti sono belli e  radiosi,
per cui ricevono tutto con dolcezza e soavit; le gambe, le braccia  e
la  testa sono scoperte, perch i loro pensieri, i loro affetti  e  le
loro azioni hanno il solo scopo di piacere a Dio. Il resto del corpo 
coperto  da una tunica fine e leggera, perch sono realmente  inseriti
nel  mondo  e  usano  le cose di questo mondo, ma  in  modo  pulito  e
limpido,  prendendo  esclusivamente il necessario:  cos  agiscono  le
persone devote.
 Cara  Filotea,  devi  credermi:  la devozione    la  dolcezza  delle
dolcezze e la regina delle virt, perch  la perfezione della carit.
Se vogliamo paragonare la carit al latte, la devozione ne  la crema;
se la paragoniamo ad una pianta, la devozione ne  il fiore; se ad una
pietra  preziosa, la devozione ne  lo splendore; se  ad  un  unguento
prezioso,  n  il profumo soave che d la forza agli uomini  e  gioia
agli Angeli.
 
 
                             Capitolo III
       LA DEVOZIONE SI ADATTA A TUTTE LE VOCAZIONI E PROFESSIONI
 
 Nella  creazione Dio comand alle piante di portare frutto,  ciascuna
secondo il proprio genere: allo stesso modo, ai Cristiani, piante vive
della  Chiesa, ordina di portare frutti di devozione, ciascuno secondo
la propria natura e la propria vocazione.
 La  devozione  deve  essere vissuta in modo diverso  dal  gentiluomo,
dall'artigiano,  dal  domestico, dal  principe,  dalla  vedova,  dalla
nubile,  dalla  sposa; ma non basta, l'esercizio della devozione  deve
essere  proporzionato alle forze, alle occupazioni  e  ai  doveri  dei
singoli.
 Ti  sembrerebbe cosa fatta bene che un Vescovo pretendesse di  vivere
in  solitudine come un Certosino? E che diresti di gente  sposata  che
non volesse mettere da parte qualche soldo pi dei Cappuccini? Din  un
artigiano che passasse le sue giornate in chiesa come un Religioso?  E
di  un  Religioso  sempre  alla rincorsa  di  servizi  da  rendere  al
prossimo,  in  gara con il Vescovo? Non ti pare che una tal  sorta  di
devozione sarebbe ridicola, squilibrata e insopportabile?
 Eppure  queste  stranezze capitano spesso, e la gente di  mondo,  che
non  distingue,  o  non  vuol  distinguere,  tra  la  devozione  e  le
originalit  di  chi  pretende essere devoto,  mormora  e  biasima  la
devozione, che non deve essere confusa con queste stranezze.
 Se   la  devozione    autentica  non  rovina  proprio  niente,  anzi
perfeziona  tutto;  e quando va contro la vocazione  legittima,  senza
esitazione,  indubbiamente falsa.
 Aristotele   dice  che  l'ape  ricava  il  miele  dai   fiori   senza
danneggiarli,  e li lascia intatti e freschi come li  ha  trovati.  La
vera  devozione fa ancora meglio, perch non solo non porta danno alle
vocazioni  e  alle occupazioni, ma al contrario, le arricchisce  e  le
rende pi belle.
 Qualunque  genere di pietra preziosa, immersa nel miele  diventa  pi
splendente, ognuna secondo il proprio colore; lo stesso avviene per  i
cristiani:  tutti  diventano pi cordiali e  simpatici  nella  propria
vocazione  se  le  affiancano la devozione: la cura  per  la  famiglia
diventa serena, pi sincero l'amore tra marito e moglie, pi fedele il
servizio del principe e tutte le occupazioni pi dolci e piacevoli.
 Pretendere  di  eliminare la vita devota dalla caserma  del  soldato,
dalla  bottega dell'artigiano, dalla corte del principe, dall'intimit
degli  sposi    un errore, anzi un'eresia.  vero che  la  devozione
contemplativa, monastica e religiosa non pu essere vissuta in  quelle
vocazioni;  ma   anche vero che, oltre a queste tre devozioni  ce  ne
sono  tante altre, adatte a portare alla perfezione quelli che  vivono
fuori  dai monasteri. Abramo, Isacco, Giacobbe, Davide, Giobbe, Tobia,
Sara, Rebecca e Giuditta ne sono la prova per l'Antico Testamento; nel
Nuovo  abbiamo S. Giuseppe, Lidia, S. Crispino che vissero la perfetta
devozione  nelle loro botteghe; S. Anna, S. Marta, S. Monica,  Aquila,
Priscilla, nel matrimonio; Cornelio, S. Sebastiano, S. Maurizio  nella
vita  militare;  Costantino,  Elena, S. Luigi,  il  Beato  Amedeo,  S.
Edoardo  sul  trono.    capitato anche che molti  abbiano  perso  la
perfezione  nella solitudine, per s molto utile alla  vita  perfetta,
mentre  l'avevano  conservata in mezzo alla  moltitudine,  che  sembra
invece, di natura sua, poco adatta a favorire la perfezione. Lot, dice
S. Gregorio, fu casto in citt e peccatore nella solitudine.
 Poco  importa dove ci troviamo: ovunque possiamo e dobbiamo  aspirare
alla devozione.
 
 
                              Capitolo IV
                 NECESSIT DI UN DIRETTORE SPIRITUALE
               PER ENTRARE E PROGREDIRE NELLA DEVOZIONE
 
 Quando  il  giovane  Tobia  ricevette l'ordine  di  recarsi  a  Rage,
rispose:  Non  conosco  la  strada. Il  padre  gli  disse  allora:  Va
tranquillo e cerca qualcuno che ti faccia da guida.
 Ti  dico  la stessa cosa, Filotea. Vuoi metterti in cammino verso  la
devozione con sicurezza? Trova qualche uomo capace che ti sia di guida
e ti accompagni;  la raccomandazione delle raccomandazioni. Qualunque
cosa tu cerchi, dice il devoto Avila, troverai con certezza la volont
di   Dio   soltanto  sul  cammino  di  una  umile  obbedienza,   tanto
raccomandata e messa in pratica dai devoti del tempo antico.
 La  Beata  Madre  Teresa,  vedendo Caterina di  Cordova  fare  grandi
penitenze,  ebbe un grande desiderio di imitarla contro il parere  del
confessore che glielo proibiva e al quale era tentata di non obbedire,
almeno  in questo, Dio allora le disse: Figlia mia, tu stai camminando
su  una  strada  buona  e  sicura. Vedi le sue  penitenze?  Eppure  io
preferisco  la tua obbedienza! Teresa concep tanto amore  per  questa
virt  che,  oltre  all'obbedienza  dovuta  ai  Superiori,  vot   una
particolare  obbedienza  ad  un  uomo  straordinario,  impegnandosi  a
seguirne la direzione e la guida; ne ebbe grandi consolazioni. Prima e
dopo  di lei,  capitata la stessa cosa a molte anime elette che,  per
garantirsi una pi perfetta sottomissione a Dio, hanno posto  la  loro
volont  sotto  la direzione dei suoi servi; cosa che S.  Caterina  da
Siena elogia con sante espressioni nei suoi Dialoghi.
 La  devota principessa S. Elisabetta obbediva, con estrema esattezza,
al dotto Maestro Corrado; ecco un consiglio dato da S. Luigi sul letto
di  morte  a  suo  figlio: "Confessati spesso,  scegli  un  confessore
adatto, che sia molto prudente e che possa insegnarti con sicurezza, a
fare il tuo dovere".
 "L'amico  fedele, dice la S. Scrittura,  una forte  protezione;  chi
lo  trova,  trova un tesoro". L'amico fedele  un balsamo  di  vita  e
d'immortalit; coloro che temono Dio, lo trovano. Queste parole divine
si riferiscono, in primo luogo, come puoi notare, all'immortalit, per
camminare verso la quale  necessario, prima di tutto, avere un  amico
fedele  che diriga le nostre azioni con le sue esortazioni  e  i  suoi
consigli;  ci  eviter cos i tranelli e gli inganni del nemico;  sar
per  noi  un  tesoro di sapienza nelle afflizioni, nelle  tristezze  e
nelle cadute; sar il balsamo per alleviare e consolare i nostri cuori
nelle malattie spirituali; ci protegger dal male e ci render stabili
nel  bene;  e  se  dovesse  colpirci qualche infermit,  impedir  che
diventi mortale e ci far guarire.
 Ma  chi pu trovare un amico di tal sorta? Risponde il Saggio: coloro
che  temono Dio; ossia gli umili, che desiderano ardentemente avanzare
nella vita spirituale.
 Giacch  ti  sta  tanto a cuore camminare con  una  buona  guida,  in
questo  santo viaggio della devozione, cara Filotea, prega Iddio,  con
grande insistenza, che ne provveda una secondo il suo cuore; e poi non
dubitare: sii certa che, a costo di mandare un Angelo dal cielo,  come
fece per il giovane Tobia, ti mander una guida capace e fedele.
 Per  te  deve  rimanere  sempre  un  Angelo:  ossia,  quando  l'avrai
trovato,  non  fermarti a dargli stima come uomo,  e  non  riporre  la
fiducia  nelle  sue  capacit  umane,  ma  in  Dio  soltanto,  che  ti
incoragger  e ti parler tramite quell'uomo, ponendogli nel  cuore  e
sulla bocca ci che sar utile al tuo bene; tu devi ascoltarlo come un
Angelo venuto dal cielo per condurti l. Parla con lui a cuore aperto,
in piena sincerit e schiettezza; manifestagli con chiarezza il bene e
il  male senza infingimenti e dissimulazione: in tal modo il bene sar
apprezzato  e  reso  pi solido e il male corretto e  riparato;  nelle
afflizioni  ti  sar  di  sollievo e di forza, nelle  consolazioni  di
moderazione e misura.
 Devi  riporre  in  lui una fiducia senza limiti, unita  a  un  grande
rispetto,  ma in modo che il rispetto non diminuisca la fiducia  e  la
fiducia  non  tolga il rispetto. Apriti a lui con il rispetto  di  una
figlia  verso il padre e portagli rispetto con la fiducia di un figlio
verso  la madre; per dirla in breve: deve essere una amicizia forte  e
dolce, santa, sacra, degna di Dio, divina, spirituale.
 A  tal fine, scegline uno tra mille, dice Avila; io ti dico, uno  tra
diecimila, perch se ne trovano meno di quanto si dica capaci di  tale
compito.  Deve  essere ricco di carit, di scienza e di  prudenza:  se
manca  una di queste tre qualit, c' pericolo. Ti ripeto, chiedilo  a
Dio  e,  una  volta che l'hai trovato, benedici la sua divina  Maest,
fermati  a  quello e non cercarne altri; ma avviati,  con  semplicit,
umilt e confidenza; il tuo sar un viaggio felice.
 
 
                              Capitolo V
           SI DEVE COMINCIARE DALLA PURIFICAZIONE DELL'ANIMA
                                   
 "I  fiori  sono  apparsi nei campi", dice lo Sposo  nel  Cantico  dei
Cantici, " giunto il tempo di potare e sfrondare". I fiori del nostro
cuore,  o  Filotea,  sono  i buoni desideri.  Ora,  appena  compaiono,
bisogna mettere mano alla roncola per sfrondare dalla nostra coscienza
tutte  le opere morte e inutili. La ragazza straniera, per sposare  un
Israelita,  doveva  togliersi la veste della prigionia,  tagliarsi  le
unghie e radersi i capelli: similmente l'anima che vuole andare  sposa
al  Figlio  di Dio, deve spogliarsi del vecchio uomo e rivestirsi  del
nuovo,  lasciando  il  peccato;  poi  tagliare  e  radere  tutti   gli
impedimenti che distolgono dall'amore di Dio.
 Essersi  purificati  dalla  malizia  del  peccato    l'inizio  della
salvezza. S. Paolo venne purificato totalmente in un attimo; lo stesso
avvenne  a  Caterina  da Genova, S. Maddalena, S.  Pelagia  e  qualche
altro. Ma questa sorta di purificazione  miracolosa ed eccezionale in
grazia,  come  la resurrezione dei morti lo  in natura: non  possiamo
pretenderla.
 Ordinariamente la purificazione, come la guarigione,  sia  del  corpo
che  dello  spirito, avviene adagio adagio, per gradi, un  passo  dopo
l'altro,  a fatica e con il tempo. Sulla scala di Giacobbe gli  Angeli
hanno  le  ali,  ma non volano, anzi salgono e scendono ordinatamente,
uno  scalino dopo l'altro. L'anima che sale dal peccato alla devozione
viene   paragonata   all'alba,   che,   quando   spunta,   non   mette
immediatamente in fuga le tenebre, ma gradatamente.
 Dice  il  Saggio  che la guarigione la quale avviene senza  fretta  
sempre  la pi sicura; le infermit del cuore, come quelle del  corpo,
vengono  a cavallo o in carrozza, ma se ne vanno a piedi e al  piccolo
trotto.
 Devi  essere dunque coraggiosa e paziente in questa impresa, Filotea.
Che  pena  vedere  anime che, scoprendo di essere  afflitte  da  molte
imperfezioni,  dopo  essersi impegnate per un po'  nel  cammino  della
devozione,  si inquietano, si turbano e si scoraggiano e rischiano  di
cedere  alla  tentazione  di lasciare tutto  e  di  tornare  indietro.
D'altra  parte,  uguale  pericolo corrono quelle  anime  che,  per  la
tentazione  contraria,  si  illudono di  essere  liberate  dalle  loro
imperfezioni  il  primo giorno della purificazione, e  si  considerano
perfette  ancor prima di essere fatte: pretendono di volare  senza  le
ali!  Filotea,  quelle sono veramente in grande  pericolo  di  cadere,
perch troppo presto hanno voluto sottrarsi alle mani del medico.  Non
alzarti  prima che ci si veda, dice il Profeta Davide; e  alzati  dopo
esserti  seduto! Egli stesso mette in pratica quello che dice  e,  una
volta lavato e profumato, chiede di rimettersi all'opera.
 L'esercizio   della  purificazione  dell'anima  pu  e  deve   finire
soltanto   con   la  vita:  perci  non  agitiamoci  per   le   nostre
imperfezioni; quello che si chiede a noi  di combatterle; se  non  le
vedessimo, non potremmo combatterle e non potremmo vincerle se non  ci
imbattessimo  in  esse.  La  nostra  vittoria  non  consiste  nel  non
sentirle,  ma  nel  non  acconsentirvi; e non   acconsentire  esserne
turbati.  Anzi, ogni tanto, ci fa bene una ferita in questa  battaglia
spirituale,  per  fortificare la nostra umilt; non saremo  mai  vinti
finch non avremo perso la vita o il coraggio.
 Le  imperfezioni e i peccati veniali non possono strapparci  la  vita
spirituale,  che  si  perde  soltanto con il  peccato  mortale;    il
coraggio  di  combattere  che  non dobbiamo  perdere!  Diceva  Davide:
Liberami,  Signore,  dalla  vigliaccheria e dallo  scoraggiamento.  In
questa  guerra  ci troviamo in una condizione di favore,  perch,  per
vincere, ci basta la volont di combattere.
 
 
                              Capitolo VI
               PRIMA PURIFICAZIONE: DAL PECCATO MORTALE
 
 La  prima purificazione  quella dal peccato; il mezzo: il sacramento
della penitenza. Cercati il miglior confessore che puoi; serviti anche
di  qualche  libretto scritto a questo scopo; leggi con  attenzione  e
nota,  punto  per punto, dove hai mancato, cominciando da  quando  hai
avuto  l'uso  di  ragione fino a oggi. Se ti fidi poco della  memoria,
metti  per iscritto quello che hai trovato. Una volta trovate e  messe
insieme  le  brutture  peccaminose della tua  coscienza,  detestale  e
respingile  con una contrizione e un dispiacere grande quanto  il  tuo
cuore  riesce a concepire, prendendo in considerazione questi  quattro
punti:  per  il peccato tu hai perso la grazia di Dio,  hai  perso  il
diritto al paradiso, hai accettato i tormenti eterni dell'inferno, hai
rinunciato all'eterno amore di Dio.
 Hai  capito,  Filotea,  che ti parlo della  confessione  generale  di
tutta  la  vita che, lo so bene anch'io, fortunatamente, non sempre  
necessaria; ma io la considero molto utile in questo inizio,  per  cui
te la consiglio vivamente.
 Capita  spesso  che le confessioni abituali di coloro  che  conducono
una vita ordinaria di cristiani comuni, siano piene di difetti: per lo
pi  si prepara poco o per niente, non si ha la contrizione richiesta,
anzi capita addirittura che molte volte ci si vada a confessare con il
segreto  proposito di tornare a peccare, visto che non  si  ha  alcuna
intenzione  di  evitare  l'occasione, n  di  prendere  gli  opportuni
accorgimenti  per  correggersi; in tutti questi  casi  la  confessione
generale  necessaria per dare una scossa all'anima.
 Inoltre  la confessione generale ci porta a conoscere noi stessi,  ci
provoca a una salutare vergogna del nostro passato, ci fa ammirare  la
misericordia  di  Dio, che ci ha atteso con tanta pazienza;  porta  la
pace  nel  cuore, la serenit nello spirito, suscita buoni  propositi,
offre  l'occasione  al nostro padre spirituale di darci  consigli  pi
adatti alla nostra reale situazione e ci apre il cuore alla semplicit
fiduciosa  che  ci  far  essere molto sinceri nelle  confessioni  che
seguiranno.
 E  poich  parliamo  di un rinnovamento generale del  cuore  e  della
conversione totale dell'anima a Dio, per mezzo della vita  devota,  mi
sembra,   o   Filotea,  di  avere  ragione  nel  consigliarti   questa
confessione generale.
 
 
                             Capitolo VII
            SECONDA PURIFICAZIONE: DAGLI AFFETTI AL PECCATO
 
 Tutti  gli Israeliti uscirono materialmente dall'Egitto, ma non tutti
ne  uscirono  con il cuore; ecco perch, nel deserto,  molti  di  essi
rimpiangevano le cipolle e la carne d'Egitto.
 Allo  stesso modo ci sono dei peccatori che escono materialmente  dal
peccato, ma non ne abbandonano l'affetto: ossia, fanno il proposito di
non  peccare pi, ma si privano e si astengono dai piaceri del peccato
con  una  certa malavoglia e con rimpianto; il loro cuore rinuncia  al
peccato  e  se ne allontana, ma non per questo smette di  volgersi  in
continuazione da quella parte, come la moglie di Lot verso Sodoma.
 Si  tengono  lontani dal peccato come fanno i malati con  i  cocomeri
quando il medico li ha minacciati di pericolo di morte se ne dovessero
mangiare;  ci  stanno  male  a  non poterne  mangiare,  ne  parlano  e
mercanteggiano  la  possibilit di superare  il  divieto,  almeno  per
assaggiarne, e giudicano fortunati quelli che possono mangiarne.
 Fanno  la  stessa  cosa  quei  penitenti  deboli  e  fiacchi  che  si
astengono  un po' dal peccato, a malincuore; vorrebbero poter  peccare
senza  andare  all'inferno, parlano con rimpianto e compiacimento  del
peccato  e giudicano fortunati quelli che lo fanno. Un uomo  deciso  a
vendicarsi,  cambier proposito nella confessione, ma subito  dopo  lo
travi  tra gli amici, felice di poter parlare della sua lite:  e  dice
che, se non fosse per il timor di Dio, farebbe questo e quest'altro, e
aggiunge che, su questo punto, la legge di Dio, che impone il perdono,
 molto dura; volesse Dio che fosse permesso vendicarsi!
 Chi  non  vede  che  questo  Tizio, anche  se  legalmente  fuori  dal
peccato,    ancora  tutto preso dall'affetto  al  peccato  e,  mentre
fisicamente    uscito dall'Egitto, vi abita ancora con il  desiderio,
bramandone  le carni e le cipolle. Lo stesso si dica di  quella  donna
che,  dopo aver detestato i suoi amori perversi, si compiace di essere
civetta e ricercata. Tale gente  in grande pericolo!
 Filotea,  poich vuoi dare inizio alla vita devota, non deve bastarti
di  abbandonare il peccato, ma devi sbarazzare il tuo cuore  da  tutti
gli  affetti legati al peccato; perch, oltre al pericolo di ricadere,
questi   miserabili  affetti  renderebbero  perpetuamente   malato   e
intorpidito il tuo spirito, a tal punto che non riuscirebbe a compiere
il  bene  con prontezza, diligenza e di frequente. Mentre  proprio  in
questo consiste l'essenza della devozione.
 Le  anime  uscite dallo stato di peccato, ma che hanno ancora  questi
affetti e debolezze, io le assomiglio alle ragazze che hanno un colore
pallido: non sono malate, ma tutto il loro comportamento  da  malati:
mangiano  senza gusto, dormono senza riposare, ridono senza gioia,  si
trascinano invece di camminare; allo stesso modo tali anime  fanno  il
bene  con  una tale stanchezza spirituale, che tolgono ogni grazia  ai
loro  esercizi di piet, che poi, oltre tutto, sono pochi di numero  e
poveri di risultati.
 
 
                             Capitolo VIII
                  COME FARE LA SECONDA PURIFICAZIONE
 
 La  prima  ragione  che  deve  spingerci ad  operare  questa  seconda
purificazione,   la coscienza viva e nitida del male  enorme  che  ci
causa  il  peccato;  riusciremo,  in  tal  modo,  ad  entrare  in  una
contrizione  profonda  e  travolgente:  infatti  la  contrizione,  per
piccola  che sia, se  sincera, e soprattutto se congiunta alla  forza
dei  Sacramenti, ci purifica sufficientemente dal peccato; se  poi  la
contrizione  profonda e travolgente, ci purifica anche da  tutti  gli
affetti che derivano dal peccato.
 Un  odio e un astio debole e fiacco ci permette di sopportare,  anche
se  di  malanimo, colui che odiamo; se poi ci  possibile,  ne  stiamo
lontani;  ma se il nostro odio  mortale e violento, non solo fuggiamo
e  troviamo  insopportabile colui che odiamo,  ma  ci  ripugna  e  non
possiamo  soffrire nemmeno la compagnia di coloro che la pensano  come
lui,  dei  suoi  amici, dei suoi parenti. Non sopportiamo  nemmeno  la
vista del suo ritratto e delle cose che gli appartengono.
 Similmente, se il penitente odia il peccato solo leggermente,  bench
sinceramente,  vero che fa il proposito di non peccare pi, ma non  
come quando lo odia con una contrizione forte e vigorosa; in tal caso,
non  solo  detester  il  peccato, ma  anche  tutti  gli  affetti,  le
conseguenze e i sentieri del peccato.
  per questo, Filotea, che dobbiamo rendere la nostra contrizione  e
il  pentimento pi profondi possibile, perch tutto ci che appartiene
al  peccato  sia  travolto. Cos fece la Maddalena che, convertendosi,
perse  talmente il gusto del peccato e dei piaceri che  non  ci  pens
pi;  e  Davide, che protestava di odiare non soltanto il peccato,  ma
anche  le  sue  vie  e  i suoi sentieri: questo   il  ringiovanimento
dell'anima,  che  lo stesso Profeta paragona a quello dell'aquila  che
muta le penne.
 Ora  per  giungere  a questa presa di coscienza ed alla  contrizione,
devi  immergerti  con cura nelle meditazioni che  qui  di  seguito  ti
propongo; se ti ci impegnerai con seriet, con l'aiuto della grazia di
Dio,  strapperai  dal tuo cuore il peccato e i principali  affetti  al
peccato; le ho impostate proprio a questo scopo.
 Le  farai  una dopo l'altra, nell'ordine che te le propongo,  una  al
giorno,  di  mattino, se ti  possibile; perch  il tempo pi  adatto
alle  operazioni dello spirito; e ci rifletterai sopra  per  tutta  la
giornata.
 Se  poi non hai dimestichezza con le meditazioni, leggi quello che ne
dico nella seconda parte di questo libretto.
 
 
                              Capitolo IX
                    Prima Meditazione: LA CREAZIONE
 
 Preparazione
 
 1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Chiedigli di ispirarti.
 
 Considerazioni
 1.Rifletti  che qualche anno fa tu non esistevi, anzi il  tuo  essere
era  proprio il nulla. O anima mia, dov'eri allora? Il mondo  esisteva
da  tanto,  e dite, proprio nulla. 1.Dio ti ha fatto fiorire  da  quel
nulla  per renderti ci che sei, non perch avesse bisogno di  te,  ma
per sua esclusiva bont. 1.Rifletti sull'essere che Dio ti ha dato;  
il   primo  nella  scala  degli  esseri  viventi;  fatto  per   vivere
nell'eternit e per unirsi perfettamente a Dio.
 
 Affetti e propositi
 1.Umiliati  profondamente davanti a Dio,  dicendo  di  cuore  con  il
Salmista:  Signore, davanti a te sono come nulla.  Come  hai  fatto  a
ricordarti  di  me  per  crearmi? Anima mia,  tu  eri  sprofondata  in
quell'abisso  senza fondo, e ci saresti ancora se Dio  non  ti  avesse
tirata  fuori;  e  che  faresti  in quel  nulla?  1.Ringrazia  Dio.  =
Creatore,  buono  e  potente, ti sono tanto  riconoscente  per  avermi
tirato fuori dal mio nulla, per avermi resa, per tua bont, quella che
sono.  Che  cosa posso fare per benedirti degnamente e rendere  grazie
alla  tua  immensa  bont? 1.E ora vergognati. Mio  Creatore,  anzich
unirmi  a  te  in  amore  e  spirito di servizio,  mi  sono  ribellata
indegnamente  con  i  miei  affetti  sregolati;  mi  sono  separata  e
allontanata  da  te  per  confondermi con  il  peccato;  non  mi  sono
ricordata dell'onore di cui ti ero debitrice: ho dimenticato  che  sei
il  mio Creatore. 1.Umiliati davanti a Dio. Anima mia, devi sapere che
il  Signore  il tuo Dio;  lui che ti ha creato; non ti sei fatta  da
sola! Signore, sono opera delle tue mani. 1.Per quanto, d'ora in  poi,
non voglio pi compiacermi in me stessa, perch sono proprio nulla. Di
che cosa vorresti gloriarti? Tu, polvere e cenere, o meglio, nulla? Di
che ti esalti? Per umiliarmi voglio fare e questo e quello; sopportare
quel  disprezzo, quell'altro. Voglio cambiare vita e  seguire  il  mio
Creatore  e sentirmi onorata per l'essere che egli mi ha dato;  voglio
impegnarlo totalmente nell'obbedire alla sua volont, nei modi che  mi
verranno indicati, e sui quali mi illuminer il mio padre spirituale.
 
 Conclusione
 1.Ringraziamento.  Anima mia, benedici il tuo Dio  e  lodino  il  suo
nome tutte le viscere; perch la sua bont mi ha tratto dal nulla e la
sua misericordia mi ha creato. 1.Offerta. Signore, con tutto il cuore,
ti  offro  l'essere  che mi hai dato; lo dedico e lo  consacro  a  Te.
1.Preghiera.  Signore, rendimi forte in questi  affetti  e  in  questi
propositi;  Vergine  Santa,  raccomandali  alla  misericordia  di  tuo
Figlio, come pure tutte quelle persone per le quali devo pregare, eccetera.
 Padre nostro, Ave Maria.
 
 Uscendo  dall'orazione raccogli un po' qua e un po' l e,  scegliendo
tra  le  considerazioni  fatte, confeziona un mazzetto  di  devozione;
cos,  durante  tutto  l'arco  della  giornata,  potrai  odorarne   il
profunmo.
 
 
                              Capitolo X
        Seconda meditazione: IL FINE PER IL QUALE SIAMO CREATI
 
 Preparazione
 1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Pregalo che ti ispiri.
 
 Considerazioni
 1.Dio  non  ti ha messo al mondo perch aveva bisogno di te;  tu  non
gli  sei di alcuna utilit. Lo ha fatto soltanto per dimostrare in  te
la  sua bont, arricchendoti della sua grazia e della sua gloria.  Per
questo  ti  ha  dato  l'intelligenza per conoscerlo,  la  memoria  per
ricordarlo,  la volont per amarlo, l'immaginazione per rappresentarti
i suoi benefici, gli occhi per contemplare le sue opere, la lingua per
lodarlo  , e cos tutte le altre facolt. 1.Poich sei stata creata  e
messa  al  mondo per questo, tutte le azioni contrarie  devono  essere
bandite  ed  evitate;  e quelle che non giovano  al  conseguimento  di
questo  fine, non devono essere nemmeno prese in considerazione perch
vuote  e  inutili. 1.Considera la sventura del mondo che non  pensa  a
queste cose, ma vive come se fosse stato creato soltanto per costruire
case, piantare alberi, accumulare ricchezze e fare pazzie.
 
 Affetti e propositi
 1.Umiliati  e rimprovera alla tua anima la sua miseria, che,  per  il
passato,  stata cos grande che ha pensato poco o punto a tutto  ci.
Dirai:  Mio Dio, a che cosa mi occupavo, quando non pensavo a te?  Che
cosa  ricordavo,  quando dimenticavo te? Che cosa  amavo,  quando  non
amavo te? Avrei dovuto nutrirmi di verit e mi imbottivo di vuoto; ero
schiava del mondo anzich rendere lui schiavo di me. 1.Detesta la vita
passata. Rinuncio a voi, pensieri vuoti e riflessioni inutili; rinnego
voi,  ricordi  vergognosi e frivoli; tronco voi, amicizie  infedeli  e
sleali;  favori  venali  e  interessati,  soddisfazioni  amare,  false
cortesie. 1.Convertiti a Dio. E tu, Dio mio e Salvatore, d'ora in  poi
sarai  il  solo  oggetto dei miei pensieri; non occuper  pi  il  mio
spirito  in  pensieri che ti siano sgraditi; la memoria sar  occupata
tutti  i  giorni della mia vita dalla grandezza della tua  bont,  che
tanto  benevola  stata verso di me; sarai la delizia del mio cuore  e
la  dolcezza  dei  miei  affetti. D'ora in poi  avr  in  orrore  quel
rincorrersi  di  vanit, quei divertimenti a  cui  davo  tanto  tempo,
quello  occupazioni  oziose che svuotavano  la  mia  giornata,  quegli
affetti  che  ottenebravano il mio cuore. A tal  fine  mi  servir  di
questo e quel rimedio.
 
 Conclusione
 1.Ringrazia  Dio  che ti ha creata per un fine  cos  nobile.  Tu,  o
Signore,  mi  hai  creata per te, perch io goda per tutta  l'eternit
dell'immensit della tua gloria: riuscir un giorno ad esserne degna e
a  benedirti come meriti? 1.Offerta. Mio caro Creatore, ti offro tutti
i  miei  affetti e i miei propositi assieme alla mia anima  e  al  mio
cuore.   1.Preghiera.  Ti  supplico,  o  Dio,  di  accettare  le   mie
aspirazioni  e  i miei desideri, e benedire con la tua benedizione  la
mia  anima perch riesca ad attuarli, per i meriti del Sangue  di  tuo
Figlio versato sulla Croce, eccetera.
 
 
                              Capitolo XI
                 Terza Meditazione: I BENEFICI DI DIO
 
 Preparazione
 1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Pregalo di ispirarti.
 
 Considerazioni
 1.Considera  i doni corporali che Dio ti ha dato: il corpo,  i  mezzi
per  sostentarlo, la salute, le soddisfazioni legate a lui, gli amici,
i beni materiali.
   Considera tutto ci che ha dato a te e mettilo a confronto con  ci
che  hanno  le  altre persone che valgono pi di te e  che  non  hanno
quello che hai tu: gli uni sono di debole costituzione, altri malfermi
di  salute, difettosi nelle membra; altri sono oggetto di insulti,  di
disprezzo  e di disonore; altri ancora oppressi dalla povert.  E  Dio
non ha voluto che tu fossi cos.
 2.Considera  i doni dello spirito: quanta gente c' al  mondo  ebete,
pazza  furiosa, mentecatta; perch non sei anche tu di quelli? Dio  ti
ha favorito. Quanti altri hanno avuto scarsa possibilit di istruirsi,
o addirittura nessuna; per te, invece, la Provvidenza divina ha voluto
un'educazione  civile e onorata. 3.Considera le grazie spirituali:  tu
sei  figlia della Chiesa, Filotea; Dio si  fatto conoscere a  te  fin
dalla tua infanzia. Quante volte ti ha visitato con i sacramenti? E le
ispirazioni,   le   illuminazioni   interiori,   le   correzioni   per
richiamarti?  E  quante volte ti ha perdonato? E  non  ricordi  quante
volte ti ha liberato dalle occasioni in cui ti saresti perduta? E  gli
anni  passati  non sono stati forse un tempo prezioso che  Dio  ti  ha
offerto per camminare verso il bene della tua anima?
   Fermati  a  considerare anche i dettagli, e vedrai quanto  buono  e
generoso sia stato Dio con te!
 
 Affetti e propositi
 1.Ammira  la bont di Dio. Dio  veramente buono nei miei  confronti.
O  Signore,  quanto  ricco di misericordia e grande in bont  il  tuo
cuore! Anima mia, canta in eterno le innumerevoli grazie di cui ti  ha
colmata.  2.Pensa  ora alla tua ingratitudine. Chi sono  io,  Signore,
perch  ti ricordi di me? Com' grande la mia indegnit. Ho calpestato
i  tuoi  benefici, ho disonorato le tue grazie, ho abusato  della  tua
somma bont e l'ho disprezzata! Ho contrapposto la voragine della  mia
ingratitudine all'abisso della tua grazia e del tuo favore.  3.Muoviti
a   riconoscenza.   Ors,   cuor  mio,   basta   con   le   infedelt,
l'ingratitudine  e  la  slealt verso questo grande  Benefattore.  Non
Avverr  pi che la mia anima rifiuti di essere sottomessa a Dio,  che
ha  operato  in  me tante meraviglie e mi ha colmato  di  tanti  doni.
4.Filotea, sii decisa e sottrai il tuo corpo alle volutt. Mettilo  al
servizio  di  Dio che ha operato cose stupende in suo favore;  impegna
seriamente  la  tua anima a conoscerlo a fondo per renderlo  suo,  con
quegli esercizi propri ad ottenere questo risultato. Impiega con  cura
i  mezzi  che la Chiesa ti offre per la salvezza tua e per amare  Dio.
S, sono decisa a fare regolarmente orazione, a ricevere i sacramenti,
ad   ascoltare  la  sua  santa  Parola;  metter  in  pratica  le  sue
ispirazioni e i suoi consigli.
 Conclusioni
 
 1.Ringrazia  Dio che ti ha fatto conoscere i tuoi doveri  e  tutti  i
benefici  da Lui ricevuti. 1.Offrigli il tuo cuore con tutti  i  buoni
propositi.  1.Pregalo  che  ti renda forte  per  tradurre  in  atto  i
propositi,   per   i  meriti  della  morte  di  suo   Figlio;   chiedi
l'intercessione della Vergine e dei Santi.
  Padre nostro, eccetera. Intreccia il mazzetto spirituale.
                                   
                             Capitolo XII
                    Quarta Meditazione: IL PECCATO
 
 Preparazione
 1.Mettiti   alla  presenza  di  Dio.  1.Pregalo  di  darti   la   sua
ispirazione.
 
 Considerazioni
 1.Pensa  da  quanto  tempo hai incominciato a  peccare,  e  come,  da
allora, i peccati si siano moltiplicati in te; li hai accresciuti ogni
giorno,  mettendoti contro Dio, contro te stessa, contro il  prossimo,
in  opere  in  parole,  in desideri e in pensieri.  1.Pensa  alle  tue
cattive  inclinazioni  e  a  come  le  hai  assecondate.  E,  soltanto
meditando  su  questi due punti, dovrai constatare come le  tue  colpe
siano  pi numerose dei capelli che hai in testa, o meglio ancora  dei
granelli  di  sabbia della spiaggia. 1.Pensa poi, in modo particolare,
al  peccato  di ingratitudine verso Dio, peccato comune e presente  in
tutti  gli altri, e che li rende pi gravi: guarda di quanti  benefici
Dio ti ha colmata, e di tutti ne hai abusato contro il Donatore; e  in
modo  hai  disprezzato  molte ispirazioni, hai lasciato  cadere  molti
impulsi al bene.
   Ma  quello  che  ancor peggio, dopo che hai ricevuto i  sacramenti
tante volte, dove sono i frutti? Dove sono finiti gli ornamenti di cui
ti  aveva  abbellita  lo  Sposo?  Tutto    stato  sepolto  nella  tua
cattiveria.  Ti sei preparata seriamente a riceverli? Pensa  a  quanto
sei  ingrata e irresponsabile; Dio ti insegue per salvarti e tu  fuggi
per perderti.
 
 Affetti e propositi
 1.Arrossisci alla tua miseria. Mio Dio, dove trover il  coraggio  di
comparire  davanti a te? Io non sono che un bubbone  purulento  e  una
fogna  di  ingratitudine e di cattiveria. Sembra  impossibile  che  io
abbia potuto essere cos sleale; non ho saputo conservare integro  uno
solo  dei  miei sensi; una sola delle facolt della mia  anima,  senza
corromperla,  violarla,  insozzarla; non ho trascorso  un  sol  giorno
della  mia  esistenza senza contaminarlo con affetti indecenti.  E  mi
pare  questo il modo di contraccambiare i benefici del Creatore  e  il
Sangue  del Redentore? 1.Chiedi perdono e gettati ai piedi del Signore
come  un Figliuol prodigo, come una Maddalena, come una donna  che  ha
contaminato  il  letto  matrimoniale  con  ogni  sorta  di  adulterio.
Signore,  piet  di questa peccatrice; sorgente viva di  misericordia,
abbi  piet  di  questa misera peccatrice. 1.Decidi di vivere  meglio.
Signore, con la tua grazia, non voglio mai pi cedere al peccato. L'ho
amato   gi  troppo!  Ora  lo  detesto  e  abbraccio  Te,   Padre   di
misericordia,  voglio  vivere e morire  con  Te!  1.Per  cancellare  i
peccati del passato ne far una accusa coraggiosa, e non tollerer che
uno  solo  rimanga in me. 1.Far tutto il possibile per sradicare  dal
mio  cuore  le  erbacce, in modo particolare le pi dannose.  1.A  tal
fine,  seguir  con  impegno i consigli che mi  verranno  dati  e  non
riterr  mai  di  avere  fatto abbastanza per riparare  le  colpe  del
passato.
 
 Conclusione
 1.Ringrazia  Dio che ti ha atteso pazientemente e ti ha  dato  questi
buoni  affetti.  1.Offrigli il tuo cuore in pegno.  1.Pregalo  che  ti
fortifichi, eccetera.
 
 
                             Capitolo XIII
                     Quinta Meditazione: LA MORTE
 
 Preparazione
 1.Mettiti  alla  presenza di Dio. 1.Chiedigli l'aiuto  della  grazia.
1.Immagina  di essere gravemente ammalata, sul letto di  morte,  senza
speranza di cavartela.
 
 Considerazioni
 1.Pensa  a  quanto sia incerto il giorno della tua morte. Anima  mia,
un  giorno tu uscirai da questo corpo. Quando? In inverno o in estate?
In  citt  o in campagna? Di giorno o di notte? All'improvviso  o  con
preavviso?  Sar  per  malattia o per incidente?  Avrai  il  tempo  di
confessarti, oppure no? Avrai vicino il tuo confessore e il tuo  padre
spirituale? Di tutto ci non ne sai proprio nulla. L'unica cosa  certa
  che moriremo tutti, e prima di quando pensiamo. 1.Pensa che in quel
momento,  per  quello che riguarda te, il mondo finir;  per  te  sar
proprio  finita!  Ai  tuoi occhi tutto si capovolger.  S,  perch  i
piaceri,  le  vanit,  le  gioie del mondo,  gli  affetti  inutili  ti
sembreranno  fantasmi  e nebbia. Ti accorgerai allora  che  sei  stata
sciocca  ad  offendere Dio per quelle insulsaggini e  quelle  chimere!
Vedrai che quando abbiamo lasciato Dio, lo abbiamo fatto per un nulla.
Per  contro, tanto dolci e desiderabili ti sembreranno la devozione  e
le  opere  buone:  ma  perch  non ho  percorso  quella  via  bella  e
piacevole?   In  quel  momento  i  tuoi  peccati,  che  ti  sembravano
peccatucci, li vedrai ingigantiti come montagne e la tua devozione  ti
sembrer  piccola piccola. 1.Pensa agli addii senza fine  e  pieni  di
languore che la tua anima dar alle cose di questo basso mondo:  addio
alle  ricchezze, alle vanit, alle compagnie melense, ai  piaceri,  ai
passatempi, agli amici e ai vicini, ai genitori, ai figli, al  marito,
alla  moglie; per farla breve, a tutti; e, per chiudere, al tuo  corpo
che  dovrai  abbandonare esangue, smunto, emaciato, schifoso,  e  male
odorante. 1.Pensa alla fretta che avranno di prendere il tuo  corpo  e
nasconderlo sotto terra; ci fatto, la gente non penser pi, o quasi,
a  te; non se ne ricorderanno pi, come del resto tu hai fatto per gli
altri:  Dio  lo  abbia  in  pace, si dir,  e  amen!  Tu,  morte,  fai
seriamente  pensare, sei impietosa! 1.Pensa che una volta  uscita  dal
corpo, l'anima prende il suo posto: o a destra, o a sinistra. Tu, dove
andrai? Che strada prenderai? Non dimenticare che sar la stessa nella
quale ti sei incamminata in questo mondo.
 
 Affetti e risoluzioni
 1.Prega  Dio  e gettati tra le sue braccia. Signore, in  quel  giorno
terribile,  accoglimi  sotto la tua protezione, rendimi  quel  momento
felice e favorevole, a costo di rendere tutti gli altri della mia vita
tristi  e  segnati dalla sofferenza. 1.Disprezza il mondo. Giacch,  o
mondo,  non  mi   dato di conoscere l'ora in cui dovr lasciarti,  ho
deciso di non legarmi a te. Amici miei, cari colleghi, permettetemi di
volervi   bene  soltanto  con  un'amicizia  santa  che  possa   durare
eternamente; infatti perch dovrei contrarre con voi un legame che poi
dovr  essere troncato? 1.Voglio prepararmi a quell'ora e prendere  le
opportune  precauzioni per compiere felicemente quel passo; con  tutte
le mie facolt voglio mettere ordine nella mia coscienza, e porre fine
a certe manchevolezze.
 
 Conclusione
 Ringrazia  Dio  dei propositi che ti ha dato la forza  di  concepire;
offrili alla sua Maest; pregalo spesso che ti conceda una morte beata
per  i meriti di quella del Figlio. Chiedi l'aiuto della Vergine e dei
Santi.
 Pater, Ave Maria.
 Componi un mazzetto di mirra.
 
                                   
                             Capitolo XIV
                    Sesta Meditazione: IL GIUDIZIO
 
 Preparazione
 1.Mettiti davanti a Dio. 1.Pregalo di ispirarti.
 
 Considerazioni
 1.Dopo  il  tempo  segnato  da Dio per la  durata  di  questo  mondo,
preceduta  da  un gran numero di segni e prodigi spaventosi,  tali  da
raggelare  gli  uomini per lo spavento e il terrore,  verr  la  fine:
scender dal cielo un diluvio di fuoco che brucer e ridurr in cenere
tutta la faccia della terra, senza risparmiare nulla di quanto vediamo
su di essa. 1.Dopo questo diluvio di fiamme e di terrificanti fenomeni
celesti,  tutti gli uomini non ancora risorti, riprenderanno  il  loro
corpo  dalla terra, e, alla voce dell'Arcangelo, si raduneranno  nella
valle di Giosafat. Ma, con quale differenza! Gli uni spenderanno in un
corpo  glorioso,  gli altri saranno orribili in un  corpo  ripugnante.
1.Considera  la  maest  con  la quale apparir  il  Giudice  supremo,
circondato dagli Angeli e dai Santi, preceduto dalla Croce,  segno  di
grazia  per  i  buoni e di castigo per i cattivi, pi  splendente  del
sole.  1.Quel Giudice supremo, con un ordine senza appello e che verr
subito  eseguito, separer i buoni dai cattivi; metter i  primi  alla
sua  destra,  gli  altri  alla sua sinistra; e  sar  una  separazione
eterna,  dopo  la  quale  i  due settori  mai  pi  si  incontreranno.
1.Operata  la  separazione  e  dischiuse le  coscienze,  apparir  con
chiarezza  la  perversit dei cattivi e il loro disprezzo  per  Iddio;
dall'altra  parte  si  vedr la penitenza  dei  buoni  e  gli  effetti
prodotti in essi dalla grazia di Dio; nulla rimarr nascosto. Mio Dio,
quale  confusione  per  gli  uni, quale consolazione  per  gli  altri!
1.Pensa  all'ultima condanna dei cattivi: Andate, maledetti, al  fuoco
eterno,  preparato per il diavolo e per i suoi compagni.  Pesa  queste
parole cos gravi. Andate, dice,  la condanna all'abbandono eterno di
quei  disgraziati da parte di Dio. Quei miserabili saranno per  sempre
privati della contemplazione del suo Volto. Li chiama maledetti: anima
mia,  quale maledizione! Una maledizione totale, che include  tutti  i
mali:  maledizione  senza  appello e che abbraccia  tutta  l'eternit.
Eterna   eternit   dei  supplizi,  quanto  devi   essere   terribile!
1.Considera poi la sentenza per i buoni: Venite, dice il Giudice;  la
parola  consolante di salvezza, per mezzo della quale Dio ci attira  a
s  e  ci pone nel mondo della sua bont. Benedetti del Padre  mio:  o
cara  benedizione, che tutte le include! Prendete possesso  del  Regno
che    stato  preparato per voi fin dalla creazione del mondo.  Quale
grande grazia, mio Dio, poich quel Regno non avr mai fine!
 
 Affetti e propositi
 1.Trema,  anima  mia,  a  questo pensiero. Mio  Dio,  chi  pu  darmi
sicurezza  per quel giorno, in cui le fondamenta del cielo  tremeranno
per  lo  spavento? 1.Detesta i tuoi peccati, i soli che possono  darti
motivo  di  terrore in quel giorno spaventoso. 1.Voglio ora giudicarmi
da  sola,  per  non  esserlo in quel giorno; voglio esaminare  la  mia
coscienza  e  condannarmi,  accusarmi e correggermi,  perch  in  quel
giorno  non  sia il Giudice a condannarmi: mi confesser, accetter  i
consigli opportuni, eccetera.
 
 Conclusione
 1.Ringrazia  Dio che ti ha dato modo di metterti al sicuro  per  quel
giorno  e  ti  ha concesso tempo per la penitenza. 1.Offrigli  il  tuo
cuore  e  fa  una  seria penitenza. 1.Pregalo di farti  la  grazia  di
portarla a compimento come si deve.
 Pater noster, Ave. Componi un mazzetto spirituale.
 
 
                              Capitolo XV
                    Settima Meditazione: L'INFERNO
                                   
 Preparazione
 1.Mettiti  alla  presenza  di  Dio.  1.Umiliati  e  domanda  la   sua
assistenza.  1.Immagina una citt tenebrosa, affogata in  un'atmosfera
di  zolfo infiammato e pece nauseante; in quello scenario immagina  un
brulichio di cittadini che non possono uscirne.
 
 Considerazioni
 1.I  dannati all'inferno sono come prigionieri senza scampo in quella
citt disgraziata. I loro sensi e tutte le loro membra sono sottoposti
a  indicibili tormenti: infatti hanno usato le loro membra con i  loro
sensi  per  peccare;  per questo nei loro sensi e  nelle  loro  membra
pagano  la pena dovuta al peccato: gli occhi, per gli sguardi perversi
e  maliziosi, soffriranno l'orribile vista dei diavoli e dell'inferno;
le orecchie, che si sono compiaciute dei discorsi licenziosi, udranno,
per  l'eternit, pianti, lamenti e grida di disperazione;  e  cos  di
seguito. 1.Oltre a questi tormenti c' poi quello che tutti li supera,
ed    la privazione e la perdita della vista di Dio, dalla quale sono
esclusi per sempre.
   Se Assalonne trovava che la perdita della vista di suo padre Davide
era pi dura da sopportare dell'esilio, quale tormento sar mai essere
privati per sempre della vista del dolce e soave volto di Dio.
 3.Pensa  soprattutto  all'eternit di  queste  pene:  da  sola  rende
l'inferno  insopportabile. Se una pulce in un orecchio o l'alterazione
di   una  febbriciattola,  rendono  una  breve  notte  cos  lunga   e
tormentosa,   pensa   a  quanto  deve  essere  spaventosa   la   notte
dell'eternit  con tanti tormenti! Da quell'eternit  nascono  la  pi
nera disperazione, le bestemmie, una rabbia senza fine.
 
 Affetti e propositi
 1.Spaventa  la  tua anima con le parole di Isaia: O anima  mia,  come
potrai  vivere eternamente con quelle fiamme inestinguibili, dentro  a
quel  fuoco che divora? Perch vuoi abbandonare per sempre il tuo Dio?
2.Riconosci  di averlo meritato e molte volte. Ora voglio incamminarmi
in  senso contrario; perch dovrei sprofondare in quell'abisso? 3.Far
dunque  ogni  sforzo per evitare il peccato, sola causa  possibile  di
quella morte eterna.
 Ringrazia, offri, prega.
 
 
                             Capitolo XVI
                    Ottava Meditazione: IL PARADISO
 
 Considerazioni
 1.Immagina  una bella notte serena: contempla il cielo costellato  di
miriadi   di  stelle,  diverse  una  dall'altra.  Aggiungi  a   quella
meraviglia la bellezza di una magnifica giornata, in cui lo  splendore
del sole non tolga la nitida vista delle stelle e della luna; e poi d
pure  tranquillamente che tutte quelle bellezze sono nulla a confronto
del  Paradiso.   un luogo desiderabile e amabile come nessun  altro,
una  citt senza confronti! 2.Pensa alla nobilt, alla bellezza e alla
moltitudine dei cittadini abitanti in quella citt felice:  milioni  e
milioni  di  Angeli,  di  Cherubini,  di  Serafini,  il  gruppo  degli
Apostoli,  i Martiri, i Confessori, le Vergini, le Madri di  Famiglia;
sono innumerevoli.
   2    una compagnia impareggiabile! Il pi piccolo di loro    pi
bello  alla vista di tutto il mondo messo insieme! Immagina  la  gioia
nel  contemplarli tutti contemporaneamente. Sono felici; cantano senza
sosta  l'inno  dell'amore  eterno; godono di una  gioia  ininterrotta;
scambievolmente  provano,  nel vedersi, un  piacere  inesprimibile,  e
vivono nella sicurezza di una societ felice e indivisibile.
 3.Infine  pensa al bene sommo di cui tutti insieme godono:  la  vista
di  Dio che li gratifica per l'eternit del suo sguardo pieno d'amore,
travolgendo  i  loro cuori in un abisso di piacere.  un  bene  senza
pari l'essere uniti al proprio principio.
    Sono   simili  ad  uccelli  spensierati,  che  volano  e   cantano
eternamente  nel  cielo  della  divinit,  che  li  colma  di  piaceri
inesprimibili; ciascuno, senza invidia, canta al suo meglio,  le  lodi
del  Creatore.  Sia  tu  benedetto per  sempre,  o  dolce  Creatore  e
Salvatore,  perch sei buono e ci comunichi, con tanta generosit,  la
tua  gloria.  Di rimando, Dio benedice con una benedizione  eterna,  i
suoi  Santi: Siate benedetti, per sempre, mie care creature  che,  per
avermi servito con coraggio, mi loderete eternamente con amore.
 
 Affetti e propositi
 1.Ammira   e  loda  la  patria  celeste.  Come  sei  bella,   celeste
Gerusalemme, e beati sono i tuoi abitanti. 2.Rimprovera il  tuo  cuore
per il poco coraggio dimostrato finora e per essersi tanto allontanato
dal  cammino  verso  quella dimora di gloria.  Perch  mi  sono  tanto
allontanata  dal  mio  sommo bene? Miserabile  che  sono,  l'ho  fatto
soltanto  per  piaceri insulsi e leggeri, abbandonando  delizie  mille
volte  migliori.  Come ho fatto a disprezzare beni tanto  desiderabili
per  desideri  cos  meschini  che non meritavano  alcuna  attenzione?
3.Desidera  con forza di giungere a quella beata dimora. Mio  buono  e
supremo  Signore, poich hai voluto guidare di nuovo i miei passi  sul
cammino  che  porta  a Te, ti prometto che mai pi  torner  indietro.
Camminiamo,  cara  anima mia, camminiamo verso quella  pace  infinita,
camminiamo  verso  quella  terra benedetta  a  noi  promessa.  Che  ci
facciamo  qui, in Egitto? 4.Mi terr lontano da tutto ci che potrebbe
distogliermi  da  questo  cammino o ritardarlo.  5.Far  invece  tutto
quello che mi pu favorire nell'incamminarmi in esso.
  Ringrazia, offri, prega.
 
 
                             Capitolo XVII
           Nona Meditazione: ELEZIONE E SCELTA DEL PARADISO
                                   
 Preparazione
 1.Mettiti  alla presenza di Dio. 1.Umiliati davanti a lui  e  pregalo
che ti ispiri.
 
 Considerazioni
 Immagina  di essere in aperta campagna, sola con il tuo Angelo,  come
il  giovane Tobia sulla via di Rage; immagina che l'Angelo  ti  inviti
alla contemplazione del Paradiso, spalancato in alto, davanti a te: tu
vi scorgi tutte le cose belle sulle quali abbiamo gi meditato.
 In  basso  poi,  ti  fa  vedere la voragine  dell'inferno,  anch'essa
spalancata  davanti  a te, con tutti i tormenti che  ti  ho  descritto
quando ti ho guidato alla meditazione dell'inferno.
 Dopo  aver  immaginato  questa doppia visione, mettiti  in  ginocchio
davanti al tuo Angelo.
 
 1.Pensa  quanto sia vero che tu ti trovi tra il Paradiso e l'Inferno;
come  pure    vero che l'uno e l'altro sono spalancati per  riceverti
secondo  la  scelta  che tu farai. 1.Pensa che  la  scelta  che  farai
dell'uno  o dell'altro in questo mondo, durer eternamente nell'altro.
1.Pensa  che, pur essendo entrambi spalancati per accoglierti, secondo
la  tua  scelta, e la sensazione della giustizia di Dio  o  della  sua
misericordia, tuttavia Dio desidera, con un desiderio senza pari,  che
tu scelga il Paradiso; e l'Angelo ti fa pressioni nello stesso senso e
ti  offre,  da  parte di Dio, mille grazie e mille aiuti  per  salire.
1.Cristo  Ges, dall'alto del Cielo, ti guarda con amore e  ti  invita
con  dolcezza:  Vieni, anima diletta, a riposarti eternamente  tra  le
braccia della mia bont, che ti ha preparato delizie immortali nel suo
amore  generoso per te. Contempla con gli occhi dell'anima la  Vergine
santa  che  ti  invita con amore di Madre: Coraggio, figlia  mia,  non
ignorare  i  desideri del mio Ges e le preghiere che gli rivolgo  per
te, perch voglio, con Lui, la tua salvezza eterna. D uno sguardo  ai
Santi  che  ti incoraggiano e un altro milione di anime che ti  invita
con  dolcezza e vuole soltanto vederti un giorno unita a  loro,  nella
lode  eterna di Dio; e ti garantiscono che il cammino verso  il  Cielo
non  poi cos difficile come vuol far credere il mondo: coraggio,  ti
dicono, amica cara, chi valuta bene il cammino della devozione per  il
quale  siamo  saliti,  scoprir  che siamo  giunti  a  queste  delizie
attraverso altre delizie infinitamente pi dolci di quelle del mondo.
 
 Scelta
 1.O  inferno,  io ti detesto per sempre; detesto i tuoi  supplizi,  i
tuoi tormenti; detesto la tua eternit di maledizione e di infelicit.
Soprattutto  odio  le tue eterne imprecazioni e bestemmie  che  scagli
contro il mio Dio. Rivolgo il cuore e l'anima dalla tua parte, o beato
paradiso,  gloria  eterna,  felicit senza fine,  eleggo  per  sempre,
irrevocabilmente, la mia dimora nelle tue belle case e nei tuoi  santi
e desiderabili tabernacoli.
   Mio  Dio, benedico la tua misericordia ed accetto l'offerta che  me
ne fai. Ges Salvatore, accetto il tuo amore eterno, avallo l'acquisto
del  posto  che tu hai fatto per me in quella beata Gerusalemme,  solo
per amarti e benedirti per sempre.
 2.Accetta  i  favori  che la Vergine e i Santi ti  offrono;  prometti
loro  di  seguirli nello stesso cammino; tendi la mano al  tuo  Angelo
perch ti guidi; incoraggia la tua anima a questa scelta.
 
                                   
                            Capitolo XVIII
     Decima Meditazione: L'ELEZIONE E LA SCELTA DELLA VITA DEVOTA
 
 Preparazione
 1.Mettiti  alla presenza di Dio. 2.Abbassati davanti a  lui,  domanda
il suo aiuto.
 
 Considerazioni
 1.Immagina di nuovo di trovarti in aperta campagna, sola, con il  tuo
Angelo;  a  sinistra  c'  il  diavolo  assiso  su  un  grande  trono,
altissimo, con tanti diavoli vicino; intorno un'immensa moltitudine di
mondani  che  lo riconoscono padrone e signore e gli rendono  omaggio,
chi  peccando in un modo chi in un altro. Esamina il contegno di tutti
i  disgraziati cortigiani di quel re d'abominio: alcuni  sono  furiosi
per  l'odio, l'invidia, la collera; altri si uccidono tra loro; altri,
smunti,  tesi  e  ansiosi accumulano ricchezze; altri poi  sono  presi
dalla  vanit,  senza  provare un solo piacere che  non  sia  vuoto  e
sciocco;  altri ancora sono abbruttiti, smarriti, corrotti nelle  loro
passioni animalesche.
   Guarda  come  tutti sono senza pace, disordinati e  senza  ritegno;
guarda  come  si disprezzano a vicenda: al massimo trovi  un  ipocrita
parvenza d'amore.
 1.A  destra  c' Ges Cristo crocifisso, che, con un amore  cordiale,
prega per quegli infelici dominati dal diavolo, perch si liberino  da
quella  tirannide,  e li chiama a s. Intorno a Lui  vedi  una  grande
moltitudine di devoti con i loro Angeli. Ammira la bellezza di  questo
regno  della  devozione.    meraviglioso  vedere  la  schiera  delle
Vergini,  uomini  e  donne, bianca pi dei  gigli;  la  schiera  delle
Vedove,  spiranti  mortificazione e umilt; guarda  la  schiera  degli
Sposi,  che  vivono insieme con grande dolcezza e rispetto  reciproco,
segno  di un grande amore: guarda come quelle anime devote sanno unire
la  cura  della casa terrena con quella del cielo, l'amore del  marito
con  quello di Cristo. Volgi lo sguardo intorno e vedrai tutti con  un
contegno santo, mite, amabile, mentre ascoltano Nostro Signore.  Tutti
vorrebbero poterlo mettere al centro del loro cuore. Si rallegrano, ma
di  una  gioia serena, piena di amore e controllata; si vogliono  bene
tra loro, ma di un amore bello e pulito. Coloro che sono afflitti, tra
quel  popolo eletto, non si tormentano pi di tanto e non  perdono  il
contegno.  Noterai  gli occhi del Salvatore che  li  consola  e  tutti
vogliono  stargli vicino. 2.Tu hai gi abbandonato Satana con  la  sua
disgraziata compagnia; lo hai fatto con i tuoi santi affetti; tuttavia
non  sei ancora giunta presso il Re Ges; e non sei ancora unita  alla
felice  e santa compagnia dei devoti, anzi sei sempre rimasta a  mezza
strada.  3.La Vergine santa, con S. Giuseppe, S. Luigi, S.  Monica,  e
centomila  altri,  che si trovano nella schiera  di  coloro  che  sono
vissuti  nel mondo, ti invitano e ti incoraggiano. 4.Il Re  crocifisso
ti chiama per nome: Vieni, o amata, vieni perch io possa incoronarti.
 
 Scelta
 1.O  mondo, gente abominevole, non mi vedrai mai pi dietro  ai  tuoi
vessilli: ho detto addio per sempre alle tue pazzie e alle tue vanit.
   Re dell'orgoglio, dell'infelicit, spirito d'inferno, io rinuncio a
te e a tutte le tue invenzioni. Ti odio e con te tutte le tue opere.
 1.Mi converto a te, dolce Ges, Re della felicit e della gloria  che
non  muore; ti abbraccio con tutte le forze della mia anima, ti  adoro
con  tutto  il  cuore, ti scelgo, ora e per sempre, a  mio  Re,  e  ti
prometto fedelt senza pentimenti; prometto obbedienza alle tue  sante
leggi,  voglio ascoltare i tuoi consigli. 2.O Vergine Santa, mia  cara
padrona,  ti  prendo  per guida, mi metto sotto la  tua  bandiera,  ti
prometto  un particolare rispetto e una riverenza tutta speciale.  Mio
Santo  Angelo,  presentami  a quella santa  assemblea:  non  lasciarmi
finch  non  mi sia unita a quella beata brigata, assieme  alla  quale
dico  e  dir  sempre, a prova della scelta operata: Viva  Ges,  Viva
Ges!
 
 
                             Capitolo XIX
                   COME FARE LA CONFESSIONE GENERALE
 
 Ecco  dunque, cara Filotea, le meditazioni che fanno al caso  nostro.
Una volta che le hai profondamente meditate, in ispirito di umilt, va
coraggiosamente a fare la tua confessione generale. Ti  prego  di  non
angosciarti per alcun motivo. Lo scorpione  velenoso quando ci punge,
ma,  ridotto in olio,  un efficace rimedio contro le sue punture;  il
peccato   riprovevole quando lo commettiamo, ma una volta trasformato
in  confessione  e  penitenza,  pegno di  onore  e  di  salvezza.  La
contrizione  e  la confessione sono cos belle e cos  profumate,  che
cancellano la bruttezza e distruggono il lezzo del peccato. Simone  il
lebbroso  diceva che Maddalena era peccatrice, ma Nostro Signore  dice
di  no e parla soltanto del profumo che spande e del suo grande amore.
Se  noi  siamo  molto umili, o Filotea, il peccato ci dar  un  grande
dispiacere perch offende Dio. Ma l'accusa del nostro peccato  diverr
dolce  e piacevole perch onora Dio: quando diciamo al medico il  male
che  ci tormenta, proviamo gi un certo sollievo. Quando sarai davanti
al padre spirituale, immagina di essere sul Calvario, ai piedi di Ges
Cristo crocifisso, il cui sangue, grondando da tutte le parti, ti lava
dalle  iniquit; infatti anche se non si tratta fisicamente del sangue
del  Salvatore,  sempre il merito di quel sangue versato che continua
a  scorrere  abbondantemente sui penitenti che si trovano  attorno  al
confessionale.
 Apri  bene  il  cuore  per  farne uscire  i  peccati  destinati  alla
confessione; a misura che usciranno, entrer il merito prezioso  della
Passione  di  Cristo per riempirlo di benedizioni. Esponi tutto  bene,
con  semplicit e naturalezza; almeno per questa volta fa contenta  la
tua coscienza.
 Dopo  ascolta la correzione e i consigli del servitore di Dio,  e  d
nel  tuo  cuore:  Parla,  Signore, che il tuo servo  ti  ascolta.  S,
Filotea,  Dio che tu ascolti, perch ha detto ai suoi rappresentanti:
Chi ascolta voi, ascolta me.
 Dopo,  prendi in mano la promessa che ho scritto per te e  che  trovi
nel   capitolo  seguente;  serve  di  conclusione  al  tuo   atto   di
contrizione. Prima devi meditarla. Leggila con attenzione e con  tutta
la partecipazione che ti sar possibile.
 
 
                              Capitolo XX
    PROMESSA PER IMPRIMERE NELL'ANIMA IL PROPOSITO DI SERVIRE DIO,
                 A CONCLUSIONE DEGLI ATTI DI PENITENZA
 
 Io  sottoscritta, prostrata davanti a Dio e a tutta la Corte celeste,
dopo  aver  considerato l'immensa misericordia della divina bont  nei
confronti di me, indegna e insignificante creatura, che Egli ha tratto
dal nulla, conservata, nutrita e liberata da tanti pericoli, e colmata
di tanti benefici; ma soprattutto dopo aver consideratola dolcezza,  e
la  clemenza, superiore a quanto si pu pensare, in virt della  quale
tanto  benignamente  mi ha sopportata nelle mie iniquit,  ispirandomi
molto  spesso con amore e invitandomi a correggermi; considerando  che
mi ha atteso tanto pazientemente perch facessi penitenza fino all'et
che  oggi ho; e questo, nonostante le mie ingratitudini, le slealt  e
le infedelt con le quali ho differito la conversione, disprezzando le
sue  grazie e per di pi sfacciatamente offendendolo; dopo aver  preso
in  considerazione  anche il fatto che nel giorno del  Battesimo  sono
stata  consacrata  e  donata  a Dio, per essere  sua  figlia;  e  che,
contrariamente alla promessa fatta allora in mio nome, ho molte volte,
agendo  da  disgraziata e in modo riprovevole, profanato e violato  il
mio  spirito,  usandolo  contro la Maest  divina;  essendo  ritornata
finalmente  in  me  stessa, prostrata con il cuore e  con  lo  spirito
davanti al trono della giustizia divina, riconosco, ammetto e confesso
di  meritare di essere accusata e convinta del crimine di lesa  Maest
divina,  in  quanto colpevole della Morte e Passione di  Ges  Cristo,
ucciso dai peccati da me commessi; infatti per loro causa  morto dopo
aver  sofferto i tormenti della croce; per questo riconosco di  essere
degna di venire condannata alla perdizione eterna.
 Ma  oso  rivolgermi al trono dell'infinita misericordia del  medesimo
Dio. Detesto con tutto il cuore e con tutte le forze le iniquit della
mia  vita passata, domando e impetro umilmente grazia e perdono e  per
questo  ti  chiedo una totale assoluzione dei miei crimini,  in  forza
della Morte e Passione di quel medesimo Signore e Redentore dell'anima
mia;  fidando  su  quella, quale unica speranza per la  mia  salvezza,
ripeto nuovamente e rinnovo la promessa di fedelt fatta in mio nome a
Dio,  in  occasione del battesimo, e rinuncio al demonio, al  mondo  e
alla  carne;  detesto le loro malefiche suggestioni,  le  vanit  e  i
desideri insani, per tutta la vita che mi resta e per l'eternit.
 Voglio  convertirmi a Dio buono e pietoso; desidero, propongo, scelgo
e   decido  irrevocabilmente  di  servirlo  e  amarlo  adesso  e   per
l'eternit.  A tal fine gli affido, gli dedico e gli consacro  il  mio
spirito  con  tutte  le sue facolt, la mia anima  con  tutte  le  sue
potenze, il mio cuore con tutti i suoi affetti, il mio corpo con tutti
i  suoi  sensi;  protesto di non voler pi in alcun modo,  abusare  di
nessuna  parte del mio essere contro la sua divina volont  e  la  sua
Maest sovrana; a lei mi sacrifico e mi immolo in ispirito, per essere
per  sempre  nei  suoi  confronti, una creatura  leale,  obbediente  e
fedele, senza pi volermi ricredere o pentire.
 Ma,  se per suggestione del nemico o qualche umana infermit. Dovesse
capitarmi  di  venir meno in qualche cosa a questa mia  promessa  e  a
questa  consacrazione, fin d'ora protesto e mi propongo,  con  l'aiuto
della  grazia dello Spirito Santo, di rialzarmi immediatamente, appena
ne  avr  coscienza,  di rivolgermi di nuovo alla misericordia  divina
senza attendere un solo istante.
 Questa    la  mia  volont, la mia intenzione  e  la  mia  decisione
irremovibile, di cui ho piena coscienza e la confermo senza riserve  o
eccezioni,  davanti  a  Dio  e  alla Chiesa  trionfante,  alla  Chiesa
militante mia Madre, che riceve questa mia dichiarazione nella persona
di colui che, come ministro, mi ascolta in questo atto.
 Ti  piaccia,  o  eterno Iddio, onnipotente e buono, Padre,  Figlio  e
Spirito Santo, confermare in me questo proposito e accettare e gradire
il  dono  che  ti  faccio in questo momento con tutto  il  cuore,  dal
profondo  di  me stessa. Come mi hai dato ispirazione  e  volont  per
offrirtelo,  dammi anche grazia e forza per non mancare di  parola.  O
Signore,  tu  sei il mio Dio, il Dio del mio cuore, il Dio  della  mia
anima,  il Dio del mio Spirito; come tale ti riconosco e ti adoro  per
tutta l'eternit. Viva Ges!
 
 
 
                             Capitolo XXI
                 CONCLUSIONE DELLA PRIMA PURIFICAZIONE
 
 Fatta  la  promessa, rimani molto attenta e apri bene  il  cuore  per
ascoltare  con tutta l'anima le parole di assoluzione che il Salvatore
della tua anima, assiso sul trono della misericordia, pronuncer lass
in Cielo, davanti agli Angeli e ai Santi, nello stesso istante in cui,
in suo nome, il sacerdote ti assolver quaggi in terra.
 La  schiera dei Beati gioisce per la tua felicit e canta il  cantico
spirituale  di  una gioia che non ha confronti; tutti ti  accolgono  e
abbracciano il tuo cuore che ha ritrovato la grazia e la santit.
   un  ottimo contratto, Filotea: tu doni ora te stessa alla  Maest
di Dio e ottieni in cambio che Egli si doni a te per l'eternit.
 Non  ti  resta pi che prendere la penna e apporre la firma  all'atto
della  tua  promessa; dopo di che, ti recherai all'altare; cos  anche
Dio firmer e apporr il suo sigillo a conferma dell'assoluzione e  ti
prometter il paradiso; per mezzo del sacramento anzi, sar Lui stesso
il  sigillo  di garanzia sul tuo cuore nuovo. Cos la tua  anima  sar
libera dal peccato e da tutti gli affetti al peccato.
 Ma  siccome questi affetti rispuntano facilmente nell'anima, a  causa
della  nostra infermit e della nostra concupiscenza, che  pu  essere
mortificata, ma non eliminata, finch vivremo su questa terra,  io  ti
dar dei consigli: se li segui ti terrai lontana dal peccato mortale e
dai  suoi  affetti cos mai pi il peccato avr posto nel  tuo  cuore.
Visto   poi  che  gli  stessi  consigli  sono  utili  anche  per   una
purificazione pi radicale, prima di darteli, voglio spendere  qualche
parola per chiarirti che cosa intendo per purezza totale, che  quella
alla quale desidero guidarti.
 
 
                             Capitolo XXII
           BISOGNA LIBERARSI DALL'AFFETTO AL PECCATO VENIALE
 
 A  misura  che il giorno cresce, scopriamo meglio nello  specchio  le
macchie  e  le impurit del nostro volto; cos, a misura che  la  luce
interiore   dello   Spirito  Santo  illumina  le   nostre   coscienze,
distinguiamo  con  maggiore  chiarezza i peccati,  le  tendenze  e  le
imperfezioni  che possono impedirci di raggiungere la vera  devozione.
La stessa luce che ci fa notare queste tare e questa zavorra, ci anima
al desiderio di mondarcene e di liberarcene.
 Scoprirai dunque, cara Filotea, che oltre al peccato mortale  e  agli
affetti  al  peccato  mortale, di cui ti  sei  gi  liberata  con  gli
esercizi  sopra indicati, nell'anima tu conservi ancora molte tendenze
e  affetti  ai  peccati  veniali. Non dico che scoprirai  dei  peccati
veniali, ma degli affetti e delle tendenze ad essi; ora, sono due cose
ben  diverse: non saremo mai liberi completamente dai peccati veniali,
almeno per un lungo tempo; ma possiamo benissimo non avere affetto  ai
peccati  veniali. Infatti  ben diverso dire una frottola una volta  o
due,  in  allegria, in cosa di poca importanza, dal  trovare  gusto  a
mentire ed essere incalliti in quel genere di mancanza.
 Dico  che  bisogna liberare la propria anima da tutti gli affetti  ai
peccati  veniali,  ossia  non  bisogna, in  alcun  modo,  incoraggiare
deliberatamente la volont a rimanere nel peccato veniale; sarebbe una
debolezza  troppo  grande  conservare  consapevolmente  nella   nostra
coscienza un proposito che dispiace a Dio, quale la volont  di  voler
fare cosa a Lui non gradita.
 Il  peccato  veniale, per piccolo che sia, dispiace a Dio,  anche  se
non  in  misura  da  volere, per questo, dannarci o  perderci.  Se  il
peccato veniale gli dispiace, la volont e l'affetto ad esso, sono  un
chiaro  proposito  di  voler dispiacere alla Maest  divina.  E  com'
possibile che un'anima per bene, non soltanto voglia dispiacere a Dio,
ma sia attaccata al desiderio di dispiacergli?
 Questi  affetti, Filotea, sono direttamente contrari alla  devozione,
come gli affetti al peccato mortale lo sono alla carit: indeboliscono
le  forze dello spirito, impediscono le consolazioni divine, aprono la
porta  alle tentazioni; se  vero che non uccidono l'anima, la rendono
per gravemente inferma.
 Le  mosche  morenti, dice il Saggio, rovinano e corrompono il  pregio
dell'unguento: con ci vuol dire che le mosche le quali non si fermano
che  pochissimo  sull'unguento e ne succhiano solo passando,  rovinano
solo  quello  che prendono e lasciano il resto intatto; ma  quando  vi
cadono dentro morte, gli tolgono il pregio e nessuno pi lo vuole.
 Allo  stesso modo, i peccati veniali, che capitano in un'anima devota
senza soffermarsi per molto tempo, non le recano un danno molto grave;
ma  se quei peccati rimangono nell'anima a causa dell'affetto che  c'
in  noi  per  essi,  questi  le  fanno perdere  senz'altro  il  pregio
dell'unguento, ossia la santa devozione.
 I  ragni  non  uccidono le api, ma ne contaminano e ne corrompono  il
miele,  e le ostacolano con le loro ragnatele, di modo che le api  non
possono  pi  lavorare; questo quando tessono ragnatele per  fermarsi.
Cos,  il peccato veniale non uccide l'anima, ma corrompe la devozione
e  intralcia talmente le potenze dell'anima con le cattive abitudini e
tendenze,  che  essa  non  riesce pi ad attuare  la  prontezza  della
carit,  nella quale consiste la devozione; questo avviene  quando  il
peccato  veniale alberga nella nostra coscienza per l'affetto che  gli
portiamo.
 Dire  qualche  bugia,  cosa da nulla; come pure dire qualche  parola
fuori  posto,  superare  un  po'  i giusti  limiti  nell'agire,  negli
sguardi, negli abiti, nelle battute, negli scherzi, nei balli, purch,
appena presa coscienza di questi ragni spirituali, li respingiamo e li
buttiamo fuori, come fanno le api con i ragni veri.
 Ma  se permettiamo loro di fermarsi nei nostri cuori, e per di pi ci
affezioniamo  a trattenerli e moltiplicarli, presto troveremo  che  il
nostro  miele    andato  perduto e l'alveare della  nostra  coscienza
contaminato e disfatto. Ma, ripeto ancora una volta, che senso ha  che
una  anima  generosa trovi gusto a dispiacere a Dio, si  affezioni  ad
essergli sgradita e voglia quello che sa bene che Dio non vuole?
 
 
                            Capitolo XXIII
     BISOGNA LIBERARSI DALL'AFFETTO ALLE COSE INUTILI E PERICOLOSE
 
 I  giochi, i balli, i banchetti, le feste, gli spettacoli, in s  non
sono cose cattive, ma indifferenti, e possono essere vissute in bene o
in  male.  Sono  tuttavia sempre pericolose e ancor pi  pericoloso  
attaccarsi ad esse. Anche se  permesso giocare, danzare, agghindarsi,
assistere  a  spettacoli onesti, fare banchetti; esserci  attaccati  
contrario alla devozione e pu nuocere e costituire pericolo. Il  male
non  farli, ma affezionarsi.
   da  insensati seminare nella terra del nostro cuore affetti  cos
vuoti  e insulsi: occupano lo spazio destinato ai buoni sentimenti,  e
impediscono che la linfa della nostra anima nutra buone tendenze.
 Gli  antichi Nazirei non solo si astenevano dal vino e da  tutto  ci
che  poteva ubriacarli, ma anche dall'uva, sia matura che acerba,  non
perch  l'uva, magari acerba, ubriachi, ma perch c'era  pericolo  che
mangiando  uva  acerba  venisse la voglia di mangiarne  di  matura,  e
mangiandone poi di matura nascesse il desiderio di assaggiare il mosto
e  bere  vino.  Non  dico che non dobbiamo fare  uso  di  queste  cose
pericolose,  ma insisto che non dobbiamo impegnarvi l'affetto  se  non
vogliamo rovinare la devozione.
 I  cervi che hanno messo su troppo grasso, si ritirano in disparte  e
si  nascondono nei cespugli, sapendo che, se per caso dovessero essere
attaccati,  il grasso non permetterebbe loro di correre agilmente:  il
cuore  dell'uomo,  quando si carica di affetti  inutili,  superflui  o
pericolosi, non riesce pi a correre con prontezza, agilit e facilit
dietro al suo Dio, che  il centro della devozione.
 Ai  bambini  piacciono  farfalle e le  inseguono;  nessuno  trova  da
ridire  perch  sono  bambini. Ma vedere uomini  maturi  attaccarsi  a
simili  cose  e correre dietro a tali bagatelle, sarebbe  davvero  uno
spettacolo  non solo ridicolo, ma penoso. Lo stesso si  deve  dire  di
quelle cose che ho detto sopra, perch, non soltanto sono inutili,  ma
inseguendole rischiamo di diventare degli originali e dei disordinati.
 Ecco  perch, cara Filotea, ti dico che bisogna liberarsi  da  quegli
affetti  e ti ripeto che, se anche le relative azioni non sono  sempre
contrarie  alla  devozione, di sicuro gli affetti  a  tali  azioni  le
recano sempre danno.
 
 
                             Capitolo XXIV
             OCCORRE LIBERARSI DALLE CATTIVE INCLINAZIONI
 
 Ci  sono  poi in noi altre tendenze naturali le quali, visto che  non
hanno origine dai nostri peccati personali, e non sono nemmeno veri  e
propri peccati, n mortali, n veniali, noi le chiamiamo imperfezioni,
e i loro atti difetti o mancanze.
 S.  Paola,  per  esempio,  stando al racconto  di  S.  Girolamo,  era
fortemente  portata  alla  tristezza e  ai  rimpianti,  tanto  che  in
occasione  della morte dei figli e del marito, corse  il  pericolo  di
morire  di dolore: quella era un'imperfezione, non un peccato, giacch
era contro il suo gusto e la sua volont.
 Alcuni sono per natura loro di spirito leggero, altri burberi,  altri
ancora  incapaci  di ascoltare; alcuni sono portati ad  indignarsi  di
tutto,  altri a montare in collera, altri ad innamorarsi; se guardiamo
bene  troviamo  pochissima gente che non abbia  qualche  imperfezione.
Ora,  bench  siano  spontanee  e naturali,  si  riesce,  con  cura  e
attenzione,  a  correggerle, o almeno a temperarle,  e  qualche  volta
addirittura  anche a correggerle e ad eliminarle totalmente:  Filotea,
io ti dico allora che devi farlo!
 Se  si  trovato il modo di trasformare le mandorle amare in mandorle
dolci,  semplicemente facendo un'incisione alla base per farne  uscire
il  succo,  perch dovrebbe essere impossibile far uscire  da  noi  le
tendenze perverse per diventare migliori?
 Non  c'  temperamento al mondo che, per buono  che  sia,  non  possa
essere  reso cattivo dalle cattive abitudini; al contrario, non esiste
temperamento cos perverso che, con la grazia di Dio in primo luogo, e
poi con lo sforzo e l'impegno, non possa essere corretto e migliorato.
 Per  questo  ora  ti  dar  dei  consigli  e  ti  proporr  esercizi,
attraverso  i  quali,  potrai  liberare la  tua  anima  dagli  affetti
pericolosi,  dalle  imperfezioni e da tutti  gli  affetti  ai  peccati
veniali; in tal modo renderai sempre pi forte la tua coscienza contro
il peccato mortale.
 Dio faccia la grazia di praticarli bene!
 
 
                                   
                             SECONDA PARTE
      Contiene diversi consigli per l'elevazione dell'anima a Dio
               per mezzo dell'Orazione e dei Sacramenti.
                                   
                              Capitolo I
                       NECESSIT DELL'ORAZIONE
 
 1.Poich  l'orazione  illumina l'intelletto con  la  chiarezza  della
luce  di  Dio  e  scalda il cuore al calore dell'amore celeste,  nulla
l'eguaglia nel purificare l'intelletto dall'ignoranza e il cuore dagli
affetti  disordinati;  un'acqua di benedizione che  fa  rinverdire  e
rifiorire  le piante dei nostri buoni desideri, monda le  anime  dalle
imperfezioni e attenua nei cuori l'ardore delle passioni. 1.Ma pi  di
ogni  altra, ti consiglio l'orazione mentale, che impegna il  cuore  a
meditare  sulla vita e la passione di Nostro Signore: se Lo  contempli
spesso nella meditazione, il cuore e l'anima ti si riempiranno di Lui;
se  consideri il suo modo di agire, prenderai le sue azioni a  modello
delle  tue.  Lui la luce del mondo:  dunque in Lui, da  Lui  e  per
mezzo di Lui che possiamo essere illuminati e trovare la chiarezza;  
l'albero del desiderio all'ombra del quale dobbiamo rinfrescarci;  la
fontana viva in Giacobbe che lava tutte le nostre iniquit.
   I  bambini, a forza di ascoltare le mamme e balbettare dietro loro,
imparano  la  loro  lingua; avverr lo stesso per noi  se  ci  terremo
vicino  al Salvatore con la meditazione: osservando le sue parole,  le
sue  azioni e i suoi affetti, impareremo, con il suo aiuto, a parlare,
agire  e  volere come Lui. Fermiamoci qui, o Filotea, e  credimi:  non
possiamo raggiungere il Padre che passando per questa porta;  come  il
vetro  di  uno  specchio non potrebbe chiudere la  nostra  visuale  se
dietro non fosse ricoperto di stagno o di piombo, allo stesso modo, la
divinit  non potrebbe essere da noi contemplata in questo  mondo,  se
non  si  fosse unita alla sacra umanit del Salvatore, la cui  vita  e
morte costituisce il soggetto pi adatto, piacevole, dolce e utile che
ci  sia  dato per la meditazione ordinaria. Non per nulla il Salvatore
si  chiama il pane disceso dal cielo; come il pane pu essere mangiato
con  ogni  sorta  di vivande, cos il Salvatore pu  essere  meditato,
considerato  e  cercato in tutte le nostre orazioni e  azioni.   Molti
autori  hanno utilmente suddiviso la Vita e la Morte di Nostro Signore
in molti punti per favorirne la meditazione.
 1.Ogni  giorno consacra all'orazione un'ora prima del pranzo,  perch
lo spirito sar pi libero e pi fresco per il riposo della notte. Mai
pi di un'ora, se non per espresso consiglio del tuo padre spirituale.
1.Se  ti    possibile, compi questo esercizio in chiesa; vi  troverai
comodit  e  discreta tranquillit, perch quivi n il  padre,  n  la
madre, n la moglie, n il marito, n qualunque altro pu impedirti di
rimanere  in  pace per un'ora, mentre a casa, con tutti  gli  impegni,
sarebbe  problematico  trovare modo di essere  lasciati  in  pace  per
un'ora.  1.Inizia  ogni orazione, sia mentale che  vocale,  mettendoti
alla  presenza  di  Dio;  mantienti fedele a  questo  principio  senza
eccezioni,  e, in breve, ti accorgerai del profitto che te  ne  viene.
1.Se  mi  ascolti, dirai il Padre nostro, l'Ave Maria e  il  credo  in
latino; ma imparerai nella tua lingua il significato delle parole  che
dici,  affinch pur dicendole nel linguaggio comune della  Chiesa,  tu
sia in grado di assaporare il senso meraviglioso e delizioso di queste
preghiere che devono essere dette concentrando profondamente la  mente
sul loro significato, provocando reazione nei tuoi affetti; non andare
in  fretta  per dirne molte, ma studiati piuttosto di dire quelle  che
dici  con  il cuore. Un solo Padre nostro, detto con sentimento,  vale
pi  di  molti recitati in fretta e di corsa. 1.Dire il Rosario    un
modo  molto utile di pregare, purch tu sappia dirlo: per questo  devi
avere qualche libretto che te lo insegni.  cosa buona dire anche  le
Litanie  del  Signore,  della Madonna, dei  Santi  e  tutte  le  altre
preghiere  che  puoi trovare nei Manuali approvati e nel  libro  delle
Ore;  ma  a un patto: se hai il dono dell'orazione mentale, conservale
il  primo  posto;  e ricordati che, se dopo quella, o  a  causa  degli
affari  o  per altri motivi, non puoi fare preghiere vocali, non  devi
preoccupartene. Accontentati di dire, prima e dopo la meditazione,  il
Padre  nostro,  l'Ave  Maria  e il Credo. 1.Se  mentre  sei  impegnata
nell'orazione vocale, senti il cuore attirato all'orazione interiore o
mentale,  non resistere, lascia dolcemente scivolare il tuo spirito  e
non darti pensiero perch non hai finito le orazioni vocali che ti eri
proposta;  l'orazione mentale compiuta al loro posto  pi  gradita  a
Dio e pi utile alla tua anima. Faccio eccezione per l'Ufficio divino,
se sei tenuta a dirlo; in tal caso si tratta di un dovere da compiere.
1.Se  ti dovesse capitare di trascorrere tutta la mattinata senza fare
orazione mentale a causa degli affari o di qualche altro motivo  (per
fa  il possibile perch questo non capiti mai), rimedia al pomeriggio,
possibilmente  lontano dai pasti, perch se dovessi fare  orazione  in
piena  digestione,  finiresti per assopirti  e  oltretutto  recheresti
anche danno alla salute.
   Che se poi non riesci a fare orazione nemmeno nel corso di tutta la
giornata,  rimedia  al  vuoto moltiplicando le orazioni  giaculatorie,
leggendo  qualche  passo  di  un libro di devozione,  facendo  qualche
penitenza  che  elimini il difetto e prendi una ferma  risoluzione  di
rimetterti in carreggiata il giorno dopo.
 
 
                              Capitolo II
   BREVE METODO DI MEDITAZIONE e, in primo luogo, LA PRESENZA DI DIO
                    PRIMO PUNTO DELLA PREPARAZIONE
 
   possibile, Filotea, che tu non sappia come va condotta l'orazione
mentale:  ai giorni nostri pochi lo sanno ed  un male.  per  questo
che  brevemente e con semplici parole ti espongo un metodo, in  attesa
che tu, leggendo libri sull'argomento e soprattutto con la pratica, ne
raggiunga una conoscenza pi profonda e completa.
 * *
 Inizio  dalla preparazione che consta di due momenti: primo, mettersi
alla presenza di Dio; secondo, invocarne l'assistenza.
 Per  metterti  alla  presenza di Dio ti propongo  quattro  vie,  che,
all'inizio, possono esserti utili.
 
 1.La   prima     una  viva  e  attenta  presa  di  coscienza   della
onnipresenza di Dio: Dio  in tutto e dappertutto e non  c'  luogo  o
cosa  in  questo  mondo che non manifesti la sua presenza;  noi  siamo
simili  agli uccelli che sono circondati dall'aria ovunque indirizzino
il loro volo: ovunque andiamo o ci fermiamo Dio ci  presente.
   Tutti  sanno questa verit, ma non tutti sono attenti  a  prenderne
coscienza..  I ciechi, pur non vedendo il Principe al cui cospetto  si
trovano,  non  per questo non tengono un contegno rispettoso  se  sono
avvertiti   di   tale  presenza;  per,  non  vedendolo,   dimenticano
facilmente  la  sua  presenza;  di conseguenza  ancor  pi  facilmente
dimenticano  il  contegno  rispettoso. Noi siamo  cos,  Filotea:  pur
sapendo  che Dio  presente, non lo vediamo;  la fede che ci  ricorda
la  sua  presenza. Non vedendolo materialmente con  gli  occhi  ce  ne
dimentichiamo  molto spesso e ci comportiamo come se Dio  fosse  molto
lontano.  Sappiamo  bene che  presente in tute le  cose,  ma  non  ci
pensiamo,  ed    quindi  come  se non  lo  sapessimo.  Tornando  alla
preghiera, devi dire al tuo cuore con tutto te stesso: Cuor mio, Dio 
proprio qui!
 1.La seconda via per mettersi alla presenza di Dio  pensare che  non
soltanto  Dio    presente  nel luogo in cui  ti  trovi,  ma  in  modo
particolare   presente nel tuo cuore e nel profondo del tuo  spirito,
ai  quali d vita e forza, quale cuore del tuo cuore e spirito del tuo
spirito;  come l'anima infatti  diffusa in tutto il corpo e  presente
in  ogni  parte  di  esso,  e  tuttavia  ha  nel  cuore  la  sua  sede
privilegiata,  similmente  Dio,  pur  essendo  presente   dappertutto,
sceglie la sua sede particolare nel nostro spirito: per questo  Davide
chiamava Dio, il Dio del suo cuore, e S. Paolo diceva che noi viviamo,
ci muoviamo e siamo Dio.
   Pensando  a  questa verit, procurerai di avere nel  tuo  cuore  un
grande rispetto per Dio, perch ivi  presente in modo particolare.
 1.La  terza via  di pensare al nostro Salvatore, che, nella  propria
umanit,  vede  dal  cielo tutte le persone della  terra  e,  in  modo
particolare,  i  cristiani  suoi figli, e  tra  essi,  particolarmente
quelli che sono in preghiera, di cui nota gli atti e il comportamento.
Questa non  fantasia, ma la pura verit; perch, anche se noi non  lo
vediamo,  Lui dall'alto ci guarda. S. Stefano cos lo vide durante  il
suo martirio.
   Possiamo  dire,  a  buon diritto, con la Sposa:  Eccolo  dietro  la
parete che guarda dalle finestre e si affaccia dal cancello.
 1.Una quarta via pu essere quella di ricorrere alla immaginazione  e
rappresentarci  il Salvatore nella sua umanit vicino a  noi,  proprio
come siamo soliti fare con gli amici, quando diciamo: vedo il tale che
fa  questo, mi sembra proprio di vederlo, e simili espressioni. Se poi
ti  trovi  in  un luogo dove c' il Santissimo Sacramento dell'altare,
non sarebbe pi soltanto una presenza immaginaria, ma reale; le specie
e  le apparenze del pane sono come una tenda da dietro la quale Nostro
Signore,  realmente presente, ci vede e pensa a noi, anche se  non  lo
vediamo nella sua forma.
   Serviti di una di queste quattro vie per metterti alla presenza  di
Dio  prima dell'orazione; non pretendere di impiegarle tutte  insieme,
ma una alla volta, con semplicit e brevit.
 
 
                             Capitolo III
            SECONDO PUNTO DELLA PREPARAZIONE: L'INVOCAZIONE
 
 Ecco  come  devi fare l'invocazione: una volta che la  tua  anima  si
sente  alla presenza di Dio, deve umiliarsi in profondo sentimento  di
rispetto,  perch  sa  di essere indegna di trovarsi  di  fronte  alla
sovrana  Maest di Dio; ma poich sa anche che  la sua immensa  Bont
che  vuole  cos, gli chiede la grazia di servirlo bene e di  adorarlo
nella meditazione che si accinge a compiere.
 Se  ti  sembra  opportuno,  puoi anche  servirti  di  qualche  Parola
concisa  e piena di ardore come le seguenti di Davide: Non respingermi
dalla  tua presenza, o Dio, e non privarmi della grazia del tuo  santo
Spirito.  Risplenda il tuo volto sulla tua serva. Voglio  ammirare  le
tue  meraviglie. Dammi intelletto e capir la tua Legge e la osserver
con  tutto  il  cuore. Sono la tua serva, dammi lo  Spirito;  e  altre
simili.
 Ti  sar utile aggiungere l'invocazione all'Angelo custode e a  tutti
i  Santi presenti nel mistero sul quale vuoi meditare. Per esempio, se
mediti  su quello della morte del Signore, potrai invocare la madonna,
S.  Giovanni,  la  Maddalena,  il  buon  Ladrone  perch  ti  facciano
partecipe  dei sentimenti e dei movimenti interiori ricevuti  in  quel
mistero. Se mediti sulla tua morte potrai invocare il tuo buon Angelo,
che sar presente in quel momento, affinch ti ispiri pensieri adatti;
e cos per gli altri misteri.
 
                                   
                              Capitolo IV
     TERZO PUNTO DELLA PREPARAZIONE: LA PRESENTAZIONE DEL MISTERO
 
 Dopo  i due punti indicati per iniziare e che sono comuni a tutte  le
meditazioni,  ce  n' un terzo che non  comune a tutte.  C'  chi  lo
chiama ricostruzione del luogo, chi lezione interiore.
 In   fin  dei  conti  si  tratta  soltanto  di  presentare  alla  tua
immaginazione  su cui vuoi meditare, ricostruendolo nella  sua  realt
storica.
 Per  esempio,  se  vuoi  meditare su Nostro Signore  in  croce,  devi
immaginare  di  trovarti sul monte Calvario e rivedere tutto  ci  che
avvenne e si disse nel giorno della Passione; o se preferisci, ed  la
stessa  cosa,  immaginarti  che  la crocifissione  di  Nostro  Signore
avvenga proprio nel luogo in cui ti trovi, seguendo il racconto  degli
Evangelisti.
 Puoi  procedere allo stesso modo meditando sulla morte,  come  ti  ho
detto   nella   meditazione  sulla  stessa;  come  pure   per   quella
sull'inferno  e  simili  misteri dove ci troviamo  di  fronte  a  cose
sensibili e visibili; per gli altri misteri: sulla grandezza  di  Dio,
l'eccellenza delle virt, il fine per il quale siamo stati creati, non
possiamo  usare questo procedimento basato sull'immaginazione,  perch
si  tratta di realt invisibili. Tuttavia possiamo sempre servirci  di
qualche   similitudine   o  qualche  paragone   per   aiutarci   nella
meditazione;  ma  non  sono cose facili. Voglio parlartene  con  molta
semplicit perch non vorrei che tu ti sentissi obbligata a impegnarti
in invenzioni che ti farebbero soltanto distrarre.
 Aiutandoci  con  l'immaginazione, chiudiamo  il  nostro  spirito  nel
mistero che vogliamo meditare, perch non si metta a correre qua e l.
Proprio  come si chiude un uccellino in gabbia o si lega lo  sparviero
alla catenella perch rimanga sul pugno. Qualcuno ti dir che  meglio
servirsi  semplicemente della riflessione di fede e di una  operazione
esclusivamente  mentale  e spirituale, quando vogliamo  rappresentarci
questi  misteri, o anche tener presente che tutto avviene  all'interno
del  proprio spirito; ma sono modi troppo sottili per l'inizio, e fino
a  che  Dio non ti innalzi un po', ti consiglio, Filotea, di  rimanere
nella valle che ti vado indicando.
 
                                   
                              Capitolo V
          SECONDA PARTE DELLA MEDITAZIONE: LE CONSIDERAZIONI
 
 All'operazione  dell'immaginazione segue quella dell'intelletto,  che
noi  chiamiamo meditazione; non  altro che una riflessione,  o  anche
pi  di  una, per muovere i nostri affetti verso Dio e le cose divine:
in  ci  la  meditazione differisce dallo studio e da  altri  modi  di
pensare  e  di riflettere, che non si prefiggono l'acquisizione  della
virt  o  dell'amor  di Dio, ma qualche altro fine come  il  diventare
dotti, per poi scriverne o dissertarne.
 Dopo   aver   dunque  rinchiuso  il  tuo  spirito,  come  ho   detto,
nell'ambito  del soggetto su cui vuoi meditare, o con l'immaginazione,
se  si  tratta di un soggetto sensibile, o per semplice presentazione,
se non  sensibile, ti metterai a riflettere sul medesimo, seguendo la
traccia  che  ti  ho indicato con gli esempi concreti  di  meditazioni
presentate nella prima parte.
 Se  il  tuo  spirito  ci si trova a suo agio, si sente  illuminato  e
ricava  frutto  da una delle riflessioni, fermati e non andare  oltre;
proprio  come le api che non lasciano il fiore fintanto che vi trovano
miele. Ma se in nessuna delle considerazioni ti trovi a tuo agio, dopo
aver  provato  e  insistito  per  un po',  passa  ad  un'altra;  tutta
l'operazione  deve  essere  sempre molto semplice  e  procedere  senza
fretta.
 
 
                              Capitolo VI
          TERZA PARTE DELLA MEDITAZIONE: AFFETTI E PROPOSITI
 
 La  meditazione  arricchisce la volont, che    la  parte  affettiva
della  nostra anima, di buoni movimenti, quali l'amore di  Dio  e  del
prossimo, il desiderio del Paradiso e della sua gloria, lo zelo per la
salvezza  delle anime, l'imitazione della vita di Nostro  Signore,  la
piet  per gli altri, l'ammirazione, la gioia, il timore di cadere  in
disgrazia  di  Dio,  del  suo giudizio, dell'inferno,  l'odio  per  il
peccato,  la  fiducia  nella bont e nella  misericordia  di  Dio,  la
vergogna  per  i disordini della vita passata: il nostro spirito  deve
esprimersi ed allargarsi il pi possibile in questi affetti.
 Tuttavia,   cara  Filotea,  non  soffermarti  troppo  sugli   affetti
generali,  ma  mutali subito in propositi specifici e dettagliati  per
correggerti e liberarti dai difetti. Per esempio, la prima Parola  che
Nostro  Signore disse sulla Croce, far sorgere senz'altro  nella  tua
anima un affetto che ti spinger all'imitazione, ossia il desiderio di
perdonare ed amare i tuoi nemici. Io ti dico che questo  poco se  non
ci  aggiungi un proposito cos formulato: Coraggio, allora,  d'ora  in
poi  non  mi  offender pi di certe parole cattive del tal  vicino  o
della  tal vicina, del mio domestico o della mia domestica; e  nemmeno
di quelle ingiurie sprezzanti che mi sono stae rivolte da quell'altro.
Al  contrario  far questa o quella cosa gentile per  conquistarlo,  e
cos per gli altri.
 In  tal  modo,  Filotea,  in  poco tempo correggerai  le  tue  colpe,
mentre, poggiando soltanto sugli affetti, ci metteresti molto di pi e
con un risultato dubbio.
 
 
                             Capitolo VII
                LA CONCLUSIONE E IL MAZZETTO SPIRITUALE
     La meditazione va conclusa con tre azioni da compiersi con la
                            massima umilt.
                                   
 a.  La prima, il ringraziamento: diciamo grazie a Dio per gli affetti
e  i propositi che ci ha ispirato e per la bont e misericordia che ci
ha manifestato nei misteri meditati. b.la seconda, l'offerta: offriamo
a  Dio  la sua stessa bont, la misericordia, la morte, il sangue,  le
virt  del Figlio e, insieme, i nostri affetti e propositi. c.la terza
 la supplica con la quale chiediamo e scongiuriamo Dio di comunicarci
le  grazie  e le virt del Figlio suo; di benedire i nostri affetti  e
propositi  perch  possiamo dar loro seguito; poi  pregheremo  per  la
Chiesa,  per  i Pastori, i parenti, gli amici e gli altri,  confidando
nell'intercessione della Madonna, degli Angeli e degli Santi. Infine 
cosa  buona  aggiungere il Padre Nostro e l'Ave  Maria,  le  preghiere
comuni a tutti i cristiani.
 
 A  tutto  ci  aggiungo  che  necessario  comporre  un  mazzetto  di
devozione;  ed  eccoti  cosa voglio dire:  chi  passeggia  in  un  bel
giardino  non  ne  esce  volentieri senza cogliere  qualche  fiore  da
odorare  e  conservare: similmente il nostro spirito, dopo  che  si  
immerso in un mistero con la meditazione, deve scegliere uno o due,  o
anche  tre punti, che lo hanno colpito favorevolmente, e che sono  pi
adatti  al proprio progresso spirituale, per conservarli per il  resto
della  giornata  ed ogni tanto aspirarne il profumo.  Questo  si  deve
operare  nel  posto  nel  quale  si    meditato,  rimanendo  fermi  o
passeggiando in solitudine per qualche tempo.
 
                                   
                                   
                             Capitolo VIII
                CONSIGLI MOLTO UTILI SULLA MEDITAZIONE
                                   
 Uscendo  dalla meditazione, Filotea, devi portare con te  soprattutto
i   propositi   e  le  decisioni  prese,  per  metterle   in   pratica
immediatamente,  nella  giornata.  questo il  frutto  irrinunciabile
della meditazione; se manca, non soltanto la meditazione  inutile, ma
spesso  anche  dannosa  perch le virt meditate,  ma  non  praticate,
gonfiano  lo  spirito di presunzione e finiamo per credere  di  essere
quello  che ci eravamo proposto di essere: noi potremo diventare  come
ci  siamo proposti di essere soltanto quando i propositi saranno pieni
di  vita  e solidi; non quando sono fiacchi e inconsistenti  e  quindi
destinati a non venire attuati.
 Occorre,   con  ogni  mezzo,  fare  sforzi  per  metterli  in   atto,
approfittando  di  tutte  le occasioni sia  piccole  che  grandi:  per
esempio, se ho preso la risoluzione di conquistare con la dolcezza  il
cuore  di coloro che mi offendono, cercher, nel corso della giornata,
di  incontrarli per salutarli amabilmente; e se non mi  sar  dato  di
incontrarli, perlomeno parler bene di loro e pregher Dio per loro.
 Uscendo   dall'orazione  che  ha  impegnato  il  cuore,   devi   fare
attenzione  a  non provocargli scosse; rischieresti di  rovesciare  il
balsamo raccolto con l'orazione. Intendo dire che, possibilmente, devi
rimanere  un  po'  in  silenzio e riportare per  gradi  il  tuo  cuore
dall'orazione  agli  affari, conservando il pi a  lungo  possibile  i
sentimenti e gli affetti fioriti in te. Un uomo che ha ricevuto in  un
bel  vaso di porcellana un liquore di gran pregio da portare  a  casa,
cammina con attenzione, senza voltarsi di lato, ma guarda solo davanti
a  s, per paura di inciampare in un sasso o mettere un piede in fallo
e tiene contemporaneamente d'occhio il vaso per non rovesciarlo.
 Tu  devi fare la stessa cosa uscendo dalla meditazione: non distrarti
di  colpo,  ma guarda soltanto davanti a te: ossia se devi  incontrare
qualcuno e prestargli attenzione, fallo pure, adattati alla necessit;
ma  senza  perdere  di vista il tuo cuore, perch il liquore  prezioso
dell'orazione si perda il meno possibile.
 Devi  abituarti  a  passare  dall'orazione  a  qualsiasi  attivit  e
occupazione che comporta la tua professione, anche quando pu sembrare
molto  distante dagli affetti avuti nell'orazione. Voglio dire che  un
avvocato deve saper passare dall'orazione alla difesa della causa;  il
commerciante  agli  affari;  la  donna  sposata  ai  doveri  del   suo
matrimonio  e della casa, con dolcezza e serenit, senza  mettersi  in
angustia. Infatti essendo entrambi secondo la volont di Dio,  bisogna
passare dall'una agli altri in umilt e devozione.
 Qualche  volta  ti  potr  capitare  di  sentirti  trascinare   dalla
commozione immediatamente dopo la preparazione: in tal caso,  Filotea,
allenta  le briglie e non pretendere di seguire il metodo  che  ti  ho
indicato;  vero che ordinariamente le considerazioni devono precedere
gli  affetti  e  i propositi, ma se lo Spirito Santo  ti  concede  gli
affetti prima delle considerazioni, non devi insistere a voler correre
dietro  alle considerazioni, visto che hanno il solo scopo di  muovere
gli  affetti.  In  breve; in qualunque momento ti  si  presentano  gli
affetti,  devi accoglierli e far loro posto, poco importa se  prima  o
dopo le considerazioni.
 Ho  messo  gli  affetti  dopo tutte le considerazioni,  soltanto  per
distinguere i vari momenti dell'orazione;  la regola generale: ma mai
devi  comprimere gli affetti. Lasciali sgorgare appena manifestano  la
presenza.
 Questo  lo  dico  per tutti gli affetti, compreso il  ringraziamento,
l'offerta e la preghiera, che si possono fare in ogni momento  durante
le  considerazioni; non bisogna frenarli, proprio come ti ho detto per
gli  affetti, anche se dopo, a conclusione della meditazione,  debbono
essere ripetuti nuovamente.
 Quanto  invece ai propositi, devi formarli soltanto alla  fine  della
meditazione,   dopo  gli  affetti,  perch,  ricordandoci   situazioni
familiari  e  dettagliate, rischierebbero di  farci  distrarre  se  li
facessimo insieme agli affetti.
 Tra  gli  affetti e i propositi,  bene far ricorso al  colloquio,  e
parlare  un  po' con Nostro Signore, con gli Angeli e con i personaggi
del mistero, con i Santi e con se stessi, con i peccatori ed anche con
le  creature  insensibili, come fa Davide nei Salmi e gli altri  Santi
nel corso delle loro meditazioni e orazioni.
 
 
                              Capitolo IX
            LE ARIDIT CHE CI AFFLIGGONO NELLE MEDITAZIONI
 
 Se  ti  capita, o Filotea, di non provare alcuna attrattiva n alcuna
consolazione nella meditazione, ti prego di non agitarti, ma  apri  la
porta  alle  preghiere  vocali: lamentati  di  te  stessa  con  Nostro
Signore, confessa la tua indegnit, pregalo di aiutarti, bacia la  sua
immagine, rivolgigli le parole di Giacobbe: Io non ti lascio, Signore,
finch tu non mi abbia benedetto; o quelle della Cananea: S, Signore,
io  sono  un  cane,  ma i cani mangiano le briciole che  cadono  dalla
tavola  dei  padroni.  Altre  volte prendi  un  libro  e  leggilo  con
attenzione  fino a che il tuo spirito si riprenda pienamente;  qualche
volta  sprona  il  cuore con atti e movimenti di devozione  esteriore:
prostrati  per terra, metti le mani in croce sul petto,  abbraccia  il
Crocifisso; questo, si capisce, se ti trovi in luogo appartato.
 E  se,  dopo tutto ci, sei come prima, per quanto grande sia la  tua
aridit, non avvilirti, ma rimani con devoto contegno davanti  a  Dio.
Quanti cortigiani, nel corso dell'anno, fanno cento volte l'anticamera
del  principe  senza  speranza di potergli parlare,  ma  soltanto  per
essere visti da lui e compiere il loro dovere. Cos, mia cara Filotea,
noi dobbiamo recarci all'orazione semplicemente per compiere il nostro
dovere  e  dimostrare la nostra fedelt. Che se poi piace alla  divina
Maest  di  rivolgerci la parola e fermarsi con noi con le  sue  sante
ispirazioni  e consolazioni interiori, questo sar per noi  un  grande
onore e motivo di un piacere delizioso; ma se non ci fa questa grazia,
non  rivolgendoci  la parola, come se non ci vedesse  e  come  se  non
fossimo alla sua presenza, non per questo dobbiamo andarcene, anzi, al
contrario,  dobbiamo  rimanere l, davanti alla somma  Bont,  con  un
contegno devoto e sereno; gradir molto la nostra pazienza e noter la
nostra  fedelt e la nostra perseveranza; e quando ritorneremo davanti
a  Lui,  ci  favorir  e si fermer con noi con le  sue  consolazioni,
facendoci assaporare tutto il fascino dell'orazione.
 Ma  anche  se non dovesse farlo, accontentiamoci, Filotea;   gi  un
grandissimo onore trovarci presso di Lui, al suo cospetto.
 
 
                              Capitolo X
                         ESERCIZIO DEL MATTINO
 
 Oltre  a  questa  orazione mentale strutturata e  completa,  e  altre
preghiere vocali da dire durante il giorno, ci sono altre cinque forme
di  preghiere  brevi e che sono come prolungamenti e  fioriture  della
grande orazione. La prima  quella del mattino, che  una preparazione
generale alla giornata. Ecco come devi farla:
 
 1.Ringrazia e adora Dio dal profondo di te stessa per la  grazia  che
ti  ha  fatto nel conservarti la notte passata; e se in essa tu avessi
peccato, chiedigli perdono. 1.Tu sai bene che il giorno presente ti  
concesso  perch  tu possa acquistare quello futuro  nell'eternit;  a
questo  fine  farai un fermo proposito di spendere bene  la  giornata.
1.Cerca di prevedere gli affari, gli incontri, le situazioni in cui ti
troverai nel corso della giornata, per servire Dio, e quali tentazioni
potranno  sopraggiungere per offenderlo: a causa della collera,  della
vanit  o  di  qualche altra mancanza di controllo; e,  con  un  fermo
proposito,  preparati a impiegare bene i mezzi che ti saranno  offerti
di  servire Dio e progredire nella devozione; per contro, preparati  a
evitare,  o combattere e vincere, tutto ci che potresti incontrare  e
che sia contro la tua salvezza e la gloria di Dio.
   Non  basta prendere questa risoluzione, occorre predisporre i mezzi
per  attuarla. Per esempio, se prevedo di dover trattare un affare con
una  persona passionale e pronta alla collera, non soltanto devo  fare
il proposito di non reagire alle sue sfuriate, ma devo preparare delle
frasi  gentili per prevenirla, o prevedere la presenza di una  persona
capace di moderarla. Se prevedo la visita ad un malato, mi organizzer
per  l'ora, le parole di consolazione da dirgli, gli aiuti da portare,
e cos per gli altri casi.
 1.Dopo  di ci, umiliati davanti a Dio e riconosci che da sola  nulla
potresti  fare di quanto ti sei proposta, sia per fuggire il male  che
per operare il bene.
   E come se tu avessi il cuore in mano, offrilo con tutti i propositi
alla  Maest divina e supplicala di prenderti sotto la sua  protezione
per  portare  a  compimento le tue iniziative; per far questo  serviti
delle  seguenti  parole o di simili: Signore, eccoti questo  povero  e
miserabile  cuore  che, per tua bont ha avuto  buoni  affetti;  ma  
troppo  debole  e  insignificante per riuscire  a  fare  il  bene  che
vorrebbe, se non lo sostieni con la tua celeste benedizione; io te  la
chiedo,  Padre  buono, per i meriti della Passione di tuo  Figlio,  al
quale  io consacro questa giornata e tutta la vita. Invoca la Madonna,
il  tuo  Angelo  e i Santi, perch ti stiano vicini. Ma  tutte  queste
operazioni  spirituali devono essere fatte brevemente e con  vivacit,
possibilmente  prima  di uscire dalla camera, affinch,  in  forza  di
questo esercizio, tutto quello che farai nel corso della giornata, sia
coperto dalla benedizione di Dio.
 Ti prego, Filotea, non trascurarlo mai!
 
 
                              Capitolo XI
             L'ESERCIZIO DELLA SERA E L'ESAME DI COSCIENZA
 
 Prima  del pranzo materiale hai fatto la meditazione, che   come  un
pranzo  spirituale;  allo stesso modo, prima di  cena  devi  fare  una
piccola cena devota e spirituale, o almeno uno spuntino. Trova un  po'
di  tempo prima di cena, inginocchiati davanti a Dio, raccogli il  tuo
spirito  vicino  a  Ges Cristo crocifisso (che ti rappresenterai  per
mezzo  di  una  riflessione  semplice,  come  un'occhiata  interiore),
ravviva  nel  tuo  cuore l'ardore della meditazione del  mattino,  per
mezzo  di una dozzina di vivaci aspirazioni, di atti di umilt,  e  di
slanci pieni d'amore verso il divin Salvatore della tua anima;  se  lo
preferisci,  potrai  anche  riprendere  i  punti  pi  salienti  della
meditazione del mattino o scuoterti con qualche altro pensiero, a  tuo
piacere.
 Quanto  all'esame  di  coscienza,  che  ognuno  deve  fare  prima  di
coricarsi, tutti sanno come deve essere fatto.
 
 1.Ringrazia Dio che ti ha conservato nel corso della giornata  appena
terminata.  1.Esamina il comportamento che hai tenuto nel corso  della
giornata  : per facilitarti il compito rifletti dove, con chi  e  come
sei stato impegnato. 1.Se trovi qualcosa di fatto bene, ringrazia Dio;
se al contrario hai fatto qualche cosa di male, in pensieri, in parole
ed  in  opere, chiedi perdono a Dio, con il proposito di confessartene
alla  prima  occasione e correggerti seriamente. 1.Poi affida  il  tuo
corpo,  la  tua  anima, la Chiesa, i parenti, gli  amici  alla  divina
Provvidenza; prega la Madonna, il buon Angelo e i Santi di vegliare su
di  noi  e  per noi; e con la benedizione di Dio, va a prenderti  quel
riposo che Dio ha voluto che ci fosse necessario.
 
 Questo  esercizio  non deve mai essere tralasciato,  come  del  resto
quello  del mattino; con quello del mattino spalanchi la tua  finestra
al  sole  di giustizia, con quello della sera, la sbarri alle  tenebre
dell'inferno.
 
 
                             Capitolo XII
                      IL RACCOGLIMENTO SPIRITUALE
 
 Ora,  cara  Filotea,  ti auguro tanta buona volont  per  seguire  di
cuore  il  mio consiglio: in questo capitolo ti porto a conoscenza  di
uno dei modi pi sicuri per progredire spiritualmente.
 Durante  il  giorno  mantieniti alla presenza  di  Dio  con  uno  dei
quattro  mezzi  che  ti ho indicato (vedi cap.  II);  d  uno  sguardo
all'azione  di Dio e alla tua. Scoprirai che Dio ha sempre  gli  occhi
rivolti verso di te e ti guarda con infinito amore. Tu dirai allora: O
Dio, perch anch'io non ti guardo senza stancarmi, come tu guardi  me?
Perch  tu  pensi  tanto a me e io cos poco a Te? Dove  ci  troviamo,
anima  mia? Il nostro posto  in Dio; ma dove ci troviamo? Allo stesso
modo che gli uccelli hanno i nidi sugli alberi per potercisi rifugiare
quando ne sentono il bisogno, e i cervi hanno i loro cespugli e i loro
rifugi, dove si raccolgono e si mettono al riparo, godendosi il fresco
e  l'ombra  in estate, cos, o Filotea, il nostro cuore, ogni  giorno,
deve   cercare   e  trovare  un  posto  per  potersi,  all'occorrenza,
raccogliere:  o sul Calvario, o nelle piaghe di Nostro Signore,  o  in
qualche  luogo vicino. Potr quivi sostare e ritemprarsi, pur  tra  le
occupazioni  esteriori,  e  difendersi, se  necessario,  come  in  una
fortezza, dalle tentazioni.
 Beata  l'anima che in tutta sincerit potr dire al Signore:  Tu  sei
il  mio  rifugio,  il  mio bastone di sicurezza, il  tetto  contro  la
pioggia, l'ombra che mi difende dal caldo.
 Ricordati  sempre, Filotea, di raccoglierti spesso  nella  solitudine
del   tuo   cure,  mentre  materialmente  ti  trovi  coinvolta   nelle
conversazioni e negli affari; quella solitudine mentale  non  deve  in
alcun  modo  essere impedita da quelli che ti stanno intorno;  infatti
non si trovano intorno al tuo cuore, ma al tuo corpo; il tuo cuore pu
rimanere in solitudine in compagnia di Dio.
 Questo  esercizio  lo  faceva  anche  Davide  in  mezzo  a  tutte  le
occupazioni, come ci risulta da un'infinit di passi dei Salmi,  come,
quando  dice:  Signore,  io  sono sempre  con  Te.  Vedo  il  mio  Dio
costantemente davanti a me. Ho alzato gli occhi verso di te, mio  Dio,
che abito in Cielo. I miei occhi sono sempre in Dio.
 Abitualmente le conversazioni non sono cos impegnative  che  non  si
possa,   ogni  tanto,  sottrarre  il  cuore  per  condurlo  in  quella
solitudine divina.
 I  genitori di Santa Caterina da Siena le avevano tolto ogni comodit
di  luogo e di tempo per pregare e meditare; Nostro Signore le  ispir
di farsi un piccolo oratorio spirituale nella propria anima, nel quale
si raccoglieva mentalmente e cos, pur in mezzo a tutte le occupazioni
esteriori, poteva consacrarsi a quella santa solitudine di  cuore.  In
seguito,  quando  il mondo l'assillava, non ne soffriva  alcun  danno,
perch,  come essa diceva, si chiudeva nella sua cameretta  interiore,
nella  quale restava in dolce compagnia con il suo celeste sposo.  Per
questo  consigliava ai suoi figli spirituali di procurarsi una  camera
nel proprio cuore per potervi sostare.
 Raccogli  dunque  qualche volta il tuo spirito nel  tuo  cure  e  l,
isolata dagli altri, potrai parlare con Dio, cuore a cuore, della  tua
anima e dirai con Davide: Ho vegliato e sono stato simile al pellicano
nella solitudine; come un uccello notturno o un gufo tra le macerie, o
come il passero solitario sul tetto.
 Queste  parole, oltre al senso letterale (provano che quel grande  Re
prendeva   qualche   ora  di  solitudine  per  contemplare   le   cose
spirituali),  prese  nel  senso mistico, ci  indicano  tre  luoghi  di
ritiro,  come  tre  eremi, nei quali possiamo trovare  la  solitudine,
seguendo  l'esempio  del Salvatore che sul Monte Calvario    come  il
pellicano  del deserto, che, con il proprio sangue, rid  la  vita  ai
piccoli morti; nella nascita in una stalla abbandonata, assomiglia  al
gufo  tra  le  rovine che si lamenta e piange le nostre mancanze  e  i
nostri  peccati; nel giorno dell'ascensione  come il passero  che  si
isola  e sale al Cielo che  il tetto del mondo. In questi tre  luoghi
anche  noi  possiamo raccoglierci pur essendo circondati dal frastuono
delle nostre occupazioni.
 Al  Beato  Eleazaro,  conte  di Arian in  Provenza,  che  si  trovava
lontano da casa da molto tempo, la sua devota e casta Delfina mand un
messo  per chiedere notizie della salute. Eleazaro rispose: "Sto bene,
mia  cara; se vuoi vedermi, cercami nella piaga del costato del  dolce
Ges,  perch    l  che  abito e l mi  potrai  trovare.  Invano  mi
cercheresti altrove". Quello s che era un cavaliere cristiano!
 
                                   
                             Capitolo XIII
          LE ASPIRAZIONI, LE GIAGULATORIE E I BUONI PENSIERI
 
 Ci  raccogliamo in Dio perch aspiriamo a Lui e aspiriamo a  Lui  per
poterci  in  Lui raccogliere, di modo che l'aspirazione  a  Dio  e  il
raccoglimento  spirituale si sostengono a vicenda, ed  entrambi  hanno
origine e nascono dai buoni pensieri.
 Aspira  dunque spesso a Dio, Filotea, con slanci del cuore  brevi  ma
ardenti:  canta  la  sua  bellezza, invoca il suo  aiuto,  gettati  in
ispirito ai piedi della croce, adora la sua bont, interrogalo  spesso
sulla  tua salvezza, donagli mille volte al giorno la tua anima, fissa
i tuoi occhi interiori sulla sua dolcezza, tendigli la mano come fa un
bambino  con  il  pap, perch ti guidi; mettilo  sul  petto  come  un
profumato  mazzolino  di fiori, innalzalo nella  tua  anima  come  uno
stendardo e conduci il tuo cuore in mille modi alla ricerca dell'amore
di Dio, e scuotilo perch giunga ad un appassionato e tenero amore per
questo Sposo divino.
 Questo    il  modo  di  innalzare le orazioni giaculatorie,  che  il
grande S. Agostino consigliava con tanto zelo alla devota Proba. Se il
nostro  spirito  si mette a frequentare con intimit e familiarit  il
suo  Dio,  o  Filotea, rimarr profumato delle sue perfezioni;  questo
esercizio  non disturba l'andamento della giornata perch pu  trovare
posto  tra  gli  affari  e  le occupazioni,  senza  recar  loro  alcun
pregiudizio,  poich,  nel raccoglimento spirituale,  come  in  questi
slanci interiori, si operano soltanto piccole e brevi interruzioni che
non nuocciono a quello che stiamo facendo, ma anzi sono di giovamento.
 Il  pellegrino che prende un sorso di vino per sollevare il  cuore  e
rinfrescare la bocca, bench per fare questo sosti un po', non si  pu
dire  che  interrompa  il  viaggio, anzi recupera  le  forze  per  poi
portarlo  a termine con pi celerit e maggior facilit; si ferma  per
poter proseguire pi speditamente.
 Esistono  molte  raccolte di aspirazioni vocali, che  sono  veramente
utili;  ma,  se tu mi ascolti, non devi legarti a nessuna formula,  ma
dire  dentro  di  te o a voce, quelle che ti suggerir  il  cuore  sul
momento; te ne suggerir a volont!
    vero  che  ci  sono  certe  massime  che  possiedono  una  forza
particolare per dare soddisfazione al cuore in questo campo, come  gli
slanci  profusi  cos abbondantemente nei Salmi di  Davide,  le  varie
invocazioni del nome di Ges, e le espressione d'amore che si  trovano
nel Cantico dei Cantici. Anche i Canti spirituali possono servire allo
scopo, purch siano cantati con attenzione.
 Voglio  farti  un paragone: coloro che si amano di un amore  umano  e
naturale,  hanno quasi costantemente il pensiero rivolto alla  persona
amata,  il  cuore  trabocca di amore per lei,  la  bocca  non  fa  che
tesserne  le  lodi,  e  quando l'amata  assente manifestano  la  loro
passione  con  lettere e non c' albero su cui non lascino  inciso  il
loro  amore; allo stesso modo coloro che amano Dio non possono passare
un  momento  senza pensare a Lui, respirare per Lui,  tendere  a  Lui,
parlare  di Lui, e vorrebbero, se fosse possibile, incidere sul  petto
di tutti gli uomini il santo nome di Ges.
 Tutte  le  creature ti invitano a questo. Non c'  creatura  che  non
proclami  la  lode dell'Amato; dice S. Agostino, seguendo S.  Antonio,
che  tutto  ci  che esiste al mondo parla, magari con  un  linguaggio
muto,  del  proprio amore; tutte le cose ti incitano a buoni pensieri,
da  cui vengono, per forza, slanci e aspirazioni a Dio. Eccone qualche
esempio:
 S.  Gregorio, Vescovo di Nazianzo, raccontava al popolo  che,  mentre
un  giorno  passeggiava lungo la riva del mare, guardava le onde  che,
giungendo  sulla  spiaggia,  lasciavano  conchiglie  e  chiocciolette,
ciuffi  d'erba,  ostriche e altri rifiuti che il  mare  rigettava,  si
potrebbe quasi dire, sputava sulla spiaggia; poi, ritornava con  altre
onde,  riprendeva  e  inghiottiva di nuovo una parte  del  tutto.  Gli
scogli  invece  rimanevano  ben  saldi,  nonostante  che  le  onde  li
investissero  con violenza. E fece questa riflessione: i deboli,  come
conchiglie,  chiocciole  e  ciuffi d'erba si  lasciano  trascinare  un
momento  nell'afflizione, un altro nella gioia, in  balia  delle  onde
della  sorte; ma la gente che ha coraggio, rimane salda e immobile  in
mezzo  a qualsiasi bufera. Da questo pensiero passava allo slancio  di
Davide: Signore, salvami, perch le acque sono penetrate fino in fondo
all'anima;  Signore, salvami dalle acque profonde; sono trascinato  in
fondo al mare, la tempesta mi fa affondare. Era un momento in cui  era
nella  sofferenza, perch massimo aveva iniziato i  suoi  maneggi  per
usurpargli la Diocesi.
 S.  Fulgenzio,  Vescovo  di Ruspe, trovandosi  in  una  assemblea  di
nobili romani che veniva arringata da Teodorico re dei Goti, guardando
tutta  quella gente elegante, ognuno al proprio posto secondo il grado
e  il  censo,  disse: O Dio, quanto deve essere bella  la  Gerusalemme
celeste se  tanto solenne la Roma terrestre! Se a coloro che amano la
vanit  in questo mondo  concesso tanto splendore, quale deve  essere
nell'altro mondo la gloria riservata agli amanti della verit!
 Si  dice che S, Anselmo, Arcivescovo di Canterbury, per nascita onore
delle  nostre  montagne,  era eccezionale  nel  saper  ricavare  buoni
pensieri: un leprotto, inseguito dai cani, si rifugi sotto il cavallo
del santo Vescovo, che, per caso, passava da quelle parti, per cercare
protezione  contro  la morte che lo minacciava.  I  cani  tutt'intorno
abbaiavano,  ma non avevano il coraggio di violare l'immunit  cui  la
loro preda si era affidata; tutto il seguito scoppi a ridere a quella
scena. Ma non il grande Anselmo che, sospirando e con le lacrime  agli
occhi  disse:  Voi  ridete, ma non ride la povera bestiola;  i  nemici
dell'anima,  perduta  nel labirinto di molti peccati,  l'aspettano  al
passaggio  della  morte per rapirla e sbranarla, ed essa,  spaventata,
cerca ovunque rifugio e protezione; se non ne trova ai suoi nemici non
importa proprio nulla e se la ridono. E se ne and pensieroso.
 Costantino  il  Grande aveva scritto una lettera a  S.  Antonio;  ci
meravigli  molto i religiosi che gli stavano intorno. Antonio  disse:
Perch vi meravigliate che un Re scriva ad un uomo? Ammirate piuttosto
che Dio eterno abbia scritto la sua legge ai mortali, anzi, abbia loro
parlato direttamente per mezzo del Figlio!
 S.  Francesco, vedendo una pecora, tutta sola in mezzo ad  un  gregge
di  capre, disse al suo compagno: Guarda com' dolce quella pecora  in
mezzo  a quelle capre; cos era Nostro Signore, dolce e umile in mezzo
ai Farisei!
 Un'altra  volta,  vedendo un agnello sbranato da un maiale  piangendo
esclam:  Piccolo  agnellino,  quanto mi  ricordi  la  morte  del  mio
Salvatore.
 Un  grande  personaggio  e  anche  grande  santo  del  nostro  tempo,
Francesco  Borgia, quand'era ancora Duca di Candia,  mentre  andava  a
caccia  si immergeva in molti pensieri spirituali come questo:  Ammira
come  il falco ritorni sul pugno, si lasci bendare gli occhi e  legare
alla pertica, mentre gli uomini sono cos ribelli alla voce di Dio!
 Il  grande  S.  Basilio  diceva  che  la  rosa  tra  le  spine    un
insegnamento per gli uomini: Le cose pi gradevoli di questo mondo,  o
mortali,  sono frammiste a sofferenza. Niente  schietto: il rimpianto
  sempre unito alla gioia, la vedovanza al matrimonio, la premura  al
risultato,  l'umiliazione  alla  gloria,  il  prezzo  agli  onori,  la
ripugnanza alle delizie, la malattia alla buona salute.
 La  rosa,  dice il nostro Santo,  un bel fiore, ma mi d una  grande
tristezza,  perch  mi ricorda il mio peccato, a causa  del  quale  la
terra  stata condannata a produrre spine.
 Un'anima   devota,  vedendo  il  cielo  stellato,  che  si   specchia
nell'acqua limpida di un ruscello dir: Mio Dio, queste stelle le avr
sotto  i  piedi  quando mi avrai accolto nelle tue tende.  E  come  le
stelle del cielo le vedi specchiate sulla terra, allo stesso modo  gli
uomini della terra li vedi riflessi nel cielo della sorgente purissima
della carit divina.
 Ci  sar anche chi, vedendo scorrere un fiume dir: La mia anima  non
avr  riposo finch non si immerga nel mare profondo di Dio che    la
sua origine.
 S.  Francesca  Romana,  un  giorno, mentre contemplava  un  ruscello,
sulla  cui  sponda si era fermata a pregare, fu rapita  in  estasi  e,
senza  sosta,  ripeteva queste belle parole: La  grazia  del  mio  Dio
scende con la dolcezza e la soavit di questo ruscello.
 Un  altro,  vedendo gli alberi in fiore, esclamer:  Perch  solo  io
sono senza fiori nel giardino della Chiesa?
 Un  altro,  osservando dei pulcini raccolti sotto la chioccia,  dir:
Signore, conservaci sotto la protezione delle tua ali.
 Un  altro  ancora, alla vista del girasole, penser: Quando  avverr,
Dio mio, che la mia anima segua le attrattive della tua bont?
 Vedendo  poi delle viole del pensiero coltivate, belle a vedersi,  ma
senza  profumo,  dir:  Ecco  come  sono  i  miei  pensieri,  belli  a
chiacchiere, ma poi non sanno di niente!
 Ecco,  Filotea,  come  si  possono ricavare buoni  pensieri  e  sante
ispirazioni  dalle  situazioni di questa vita mortale.  Infelici  sono
coloro che distolgono le creature dal loro Creatore per ricondurle  al
peccato;  beati invece quelli che indirizzano le creature alla  gloria
del  loro Creatore e si servono del poco che sono per fare onore  alla
verit.  S.  Gregorio  di  Nazianzo  dice  di  avere  l'abitudine   di
indirizzare  tutte  le cose al profitto spirituale.  Leggi  il  devoto
epitaffio che S. Girolamo ha composto per S. Paola:  bello constatare
come  sia  ricco delle ispirazioni e dei santi pensieri che  la  Santa
sapeva ricavare da qualsiasi incontro.
 Nell'esercizio   del  raccoglimento  spirituale  e  delle   preghiere
giaculatorie si trova la profonda radice della devozione: pu supplire
alla  mancanza di tutte le altre forme di orazione. Ma se manca questo
non c' modo di rimediare.
 Senza  questo  esercizio non  possibile la vita contemplativa,  anzi
sar  mal condotta anche quella attiva; senza questo il riposo  ozio,
il lavoro preoccupazione; perci ti supplico di abbracciarlo con tutto
il cuore, senza staccartene mai!
 
 
                             Capitolo XIV
                     COME ASCOLTARE LA SANTA MESSA
 
 1.Non  ti  ho  ancora parlato del sole degli esercizi spirituali:  il
santissimo  e sommo Sacrificio e Sacramento della Messa, centro  della
religione cristiana, cuore della devozione, anima della piet, mistero
ineffabile che manifesta l'abisso della carit divina; per  suo  mezzo
Dio si unisce realmente a noi e ci comunica, in modo meraviglioso,  le
sue  grazie e i suoi doni. 1.L'orazione innalzata in unione  a  questo
Sacrificio  divino  possiede  una forza da  non  potersi  esprimere  a
parole,  o  Filotea. Per mezzo suo l'anima abbonda  di  doni  celesti,
perch  abbraccia l'Amato, che la ricolma talmente  di  profumi  e  di
soavit spirituali, che essa assomiglia a una colonna di fumo di legni
aromatici,  di  mirra, di incenso e di tutte le  essenze  che  usa  il
profumiere, secondo quanto dice il Cantico. 1.Organizzati in  modo  da
partecipare  ogni  giorno alla santa Messa,  per  offrire  assieme  al
sacerdote, a Dio Padre, il sacrificio del Redentore, per il tuo bene e
quello  di  tutta la Chiesa. Gli Angeli sono sempre presenti  in  gran
numero   per  onorare  questo  santo  mistero;  lo  dice  S.  Giovanni
Crisostomo:  il  trovarsi  uniti  ad  essi  per  lo  stesso  fine   ci
incoragger nello sforzo di migliorarci.
   Il coro della Chiesa trionfante e quello della Chiesa militante  si
uniranno a Nostro Signore in questa azione divina, per rapire il cuore
di  Dio  Padre e conquistarci la sua misericordia; questo con Lui,  in
Lui  e  per  Lui.   motivo di grande felicit per  un'anima  offrire
devotamente   i  propri  affetti  per  u  n  bene  cos   prezioso   e
desiderabile.
 1.Se  per  causa  di forza maggiore non puoi essere presente  con  il
corpo  alla celebrazione di questo incomparabile Sacrificio,  ci  devi
andare almeno con il cuore per parteciparvi spiritualmente.
   A  una  certa ora del mattino, recati in chiesa spiritualmente,  se
non ti  dato altro modo; unisci la tua intenzione a quella di tutti i
cristiani,  e compi nel luogo dove ti trovi gli stessi atti  interiori
come  se  tu  fossi realmente presente alla celebrazione  della  Santa
Messa in qualche chiesa.
 1.Per  partecipare convenientemente alla Santa Messa o  corporalmente
o con la mente, occorre:
 
 1.Dall'inizio fino a che il sacerdote salga l'altare, fa con  lui  la
preparazione:  ossia, mettiti alla presenza di Dio, riconosci  le  tue
indegnit  e chiedi perdono delle tue colpe. 2.Dal momento in  cui  il
sacerdote  giunge  all'altare  fino al  Vangelo,  considera,  con  una
riflessione semplice e generica, la venuta di Nostro Signore in questo
mondo  e  la  sua  Vita. 3.Da dopo il Vangelo fino al Credo,  rifletti
sulla  predicazione del Salvatore; protesta di voler vivere  e  morire
nella  fede  e  nell'obbedienza alla sua santa Chiesa Cattolica.  4.Da
dopo  il Credo fino al Padre nostro, occupa il cuore ai misteri  della
Morte  e  Passione  del  nostro Redentore,  attuati  e  essenzialmente
rappresentati  in questo santo Sacrificio, che tu offri  a  Dio  Padre
assieme al sacerdote ed al resto del popolo per la gloria di Dio Padre
e  la  salvezza  degli  uomini. 5.Da dopo il Padre  nostro  fino  alla
Comunione, impegnati a far nascere nel cuore mille slanci; esprimi  il
desiderio  ardente di giungere ad essere per sempre unita al Salvatore
in  un  amore  eterno. 6.Dalla Comunione fino alla fine, ringrazia  la
Maest  divina  per l'Incarnazione, la Vita, la Morte, la  Passione  e
l'Amore  che ci dimostra in questo santo Sacrificio; pregalo in  forza
di questo, di essere sempre benigno con te, con i tuoi parenti, con  i
tuoi  amici e con tutta la Chiesa; poi umiliati con tutto il  cuore  e
ricevi  con  devozione  la benedizione divina che  nostro  Signore  ti
impartisce per mezzo del suo ministro.
 
 Ma  se durante la Messa vuoi fare la tua meditazione sui misteri  che
stai  seguendo giorno per giorno, non  necessario che tu segua queste
indicazioni;  sar  sufficiente  che  all'inizio  manifesti   la   tua
intenzione  di  voler  adorare e offrire questo santo  Sacrificio  per
mezzo   della  meditazione  e  dell'orazione,  poich  in   tutte   le
meditazioni ci sono, o esplicitamente o implicitamente, le  operazioni
sopra indicate.
 
 
                              Capitolo XV
                 GLI ALTRI ESERCIZI PUBBLICI E COMUNI
 
 Oltre  a  ci,  Filotea, le Domeniche e le Feste devi assistere,  per
quello che potrai, al canto delle Ore e dei Vespri; quelli sono giorni
consacrati a Dio e bisogna fare qualcosa di pi in suo onore e gloria.
 Proverai una infinita dolcezza spirituale, secondo quanto afferma  S.
Agostino  nelle  Confessioni: all'inizio della conversione,  assistere
agli Uffici divini, lo commuoveva fino alle lacrime.
 E  poi (e voglio dirlo una volta per tutte), si ricava sempre maggior
frutto  e pi consolazione dalle celebrazioni pubbliche della  Chiesa,
che non dalle devozioni personali; perch Dio ha cos voluto dando  la
preferenza assoluta agli atti di comunit su quelli privati.
 Entra   volentieri   nelle  Confraternite  che   trovi   sul   posto,
soprattutto in quelle le cui pratiche offrono un frutto maggiore e pi
edificazione. Facendo cos ti renderai molto gradita a  Dio.    vero
che  Dio non ti fa obbligo di far parte delle Confraternite, ma te  lo
raccomanda  la  Chiesa  che, a significare questo  suo  desiderio,  le
arricchisce di indulgenze e di altri privilegi.
 E  poi,  sempre una cosa molto ben fatta unirsi ad altri e cooperare
con  essi per la riuscita di buoni progetti. Bench possa capitare  di
fare  anche in privato pratiche di piet altrettanto buone come quelle
che  si fanno in comune nell'ambito della Confraternita, e addirittura
di  trovare  pi  trasporto  in quelle private,  ciononostante  Dio  
glorificato  maggiormente dall'unione agli altri e dal contributo  che
noi diamo ai fratelli e al prossimo in un atto comune.
 Questo  vale  per  tutte le preghiere e le devozioni pubbliche,  alle
quali,  nella  misura del possibile, dobbiamo dare il  contributo  del
nostro  buon  esempio  per l'edificazione del  prossimo  e  il  nostro
affetto per la gloria di Dio e l'unione dei cuori in azioni comuni.
 
 
                             Capitolo XVI
                  BISOGNA ONORARE E INVOCARE I SANTI
 
 Spesso  Dio ci fa giungere le sue ispirazioni per mezzo degli Angeli;
perci  anche noi dobbiamo fare la stessa cosa indirizzando a  Lui  le
nostre aspirazioni con lo stesso mezzo.
 Le  anime  sante  dei  defunti che ora si  trovano  in  Paradiso,  in
compagnia  degli  Angeli, uguali ad essi, come  dice  Nostro  Signore,
hanno  lo stesso ufficio: ispirarci con le loro preghiere e portare  a
Dio  le  nostre aspirazioni. Uniamo, Filotea, i nostri cuori a  questi
spiriti  celesti  e  a  queste anime beate: come il  piccolo  usignolo
impara a cantare stando con i grandi, cos, con questo scambio  con  i
Santi, noi riusciremo a pregare e a cantare le lodi di Dio: Canter  i
Salmi, dice Davide, davanti agli Angeli.
 Onora,  riverisci e rispetta con amore speciale la santa  e  gloriosa
Vergine  Maria: ella  Madre del nostro Padre sovrano e  perci  anche
nostra  cara  nonna. Ricorriamo aLei quali nipotini, gettiamoci  sulle
sue   ginocchia  con  assoluta  fiducia;  in  ogni  momento,  in  ogni
circostanza, facciamo appello a questa dolce Madre, invochiamo il  suo
amore materno e, facendo ogni sforzo per imitare le sue virt, abbiamo
per Lei un sincero cuore di figli.
 Renditi  molto amico degli Angeli; impara a vederli sempre  presenti,
anche se invisibili, nella tua vita; soprattutto ama e rispetta quello
della Diocesi in cui ti trovi, quelli delle persone con le quali vivi,
e  in  modo particolare il tuo; pregali spesso, prendi l'abitudine  di
lodarli,  confida nel loro aiuto e nella loro assistenza per tutte  le
circostanze tanto spirituali che materiali, perch si prendano a cuore
i tuoi progetti.
 Il  grande  Pietro  Favre, primo sacerdote, primo predicatore,  primo
lettore  di  Teologia della santa Compagnia di Ges, e primo  compagno
del  Beato  Ignazio, fondatore della stessa, tornando un giorno  dalla
Germania,  dove aveva reso grandi servizi in onore di Nostro  Signore,
sostando  nella  nostra Diocesi, sua patria d'origine, raccontava  che
attraversando   molti   paesi   eretici,   aveva   ricevuto   infinite
consolazioni  nel  salutare gli Angeli protettori delle  parrocchie  e
diceva  di averne sperimentato sensibilmente l'assistenza: lo  avevano
protetto  dalle  imboscate  degli eretici, avevano  reso  molte  anime
aperte  e  docili nel ricevere la dottrina della salvezza. Lo esponeva
con  tanto  calore  che  una  donna, allora  giovane,  avendolo  udito
direttamente  dalla  sua bocca, lo ripeteva agli  uditori  ancora  con
profonda commozione, quattro anni fa, ossia sessanta anni dopo!
 L'anno  scorso ho avuto la consolazione di consacrare un  altare  nel
luogo dove nacque quel santo prete, nel villaggio di Villaret, tra  le
nostre pi aspre montagne.
 Scegliti  qualche  santo  particolare la cui  vita  e  i  cui  esempi
maggiormente  ti invitano all'imitazione e nella cui intercessione  ti
trovi  ad avere maggior fiducia: come quello del nome che porti e  che
ti  stato assegnato nel Battesimo.
 
                                   
                             Capitolo XVII
                  COME VA ASCOLTATA LA PAROLA DI DIO
 
 Devi  essere  devota  alla  Parola  di  Dio:  sia  che  tu  l'oda  in
conversazioni  familiari assieme ai tuoi amici spirituali,  sia  nella
solennit  di  un  sermone, devi ascoltarla sempre  con  attenzione  e
rispetto.  Ricavane  profitto:  non  lasciarla  cadere  a  terra,   ma
accoglila  nel tuo cuore come un unguento prezioso, seguendo l'esempio
della  Santissima Vergine, che conservava con cura nel proprio,  tutte
le lodi dette in onore del Figlio.
 Ricordati  che  Nostro Signore accoglie le parole che gli  rivolgiamo
nelle  preghiere, nella misura nella quale accogliamo quelle che  Egli
ci  rivolge con la predicazione. Conserva presso di te sempre  qualche
buon   libro   di  devozione,  come  quello  di  S.  Bonaventura,   il
Combattimento Spirituale di Scupoli, le Confessioni di S. Agostino, le
Lettere  di S. Girolamo e simili. Tutti i giorni leggine un brano  con
grande devozione, come leggeresti lettere inviate personalmente  a  te
dai  Santi  del  Cielo, per indicarti il cammino e darti  coraggio  di
avviarti in esso.
 Leggi  anche  le Storie e le vite dei santi, nelle quali puoi  vedere
la vita cristiana, come in uno specchio; adatta le loro azioni ai casi
della tua vita secondo il tuo stato. Bench molte azioni dei Santi non
siano imitabili in senso letterale, da gente che vive nel mondo, hanno
senz'altro  qualche cosa da insegnarci o da vicino o da  lontano;  per
esempio,  puoi imitare la solitudine di Paolo, primo eremita,  con  il
tuo  raccoglimento spirituale e con quello reale, cose di cui in parte
abbiamo parlato (cap.XII) e in parte parleremo (Parte V). Puoi imitare
l'estrema povert di S. Francesco con gli esercizi di povert  che  ti
proporremo (parte III), e cos per il resto.
 Ti  accorgerai che ci sono episodi pi illuminanti di  altri  per  la
nostra vita, come la vita della Beata Madre Teresa, che  notevole per
questo;  la  vita  dei  primi Gesuiti, quella di  S.  Carlo  Borromeo,
Arcivescovo  di  Milano, di S. Luigi di Francia,  di  S.  Bernardo,  i
fioretti di S. Francesco e altre.
 Ce  ne  sono anche di quelle che sono pi adatte per essere  ammirate
che imitate, come quella di S. Maria Egiziaca, S. Simeone stilita,  le
due  Caterine, da Siena e da Genova, di S. Angela e altre simili,  che
non per questo non sono una prova piacevole del grande amore di Dio.
 
 
                            Capitolo XVIII
                   COME VANNO ACCOLTE LE ISPIRAZIONI
 
 Chiamiamo  ispirazioni  gli  inviti, i  movimenti,  i  rimproveri,  i
rimorsi  interiori,  i  lumi e le cognizioni che  Dio  genera  in  noi
prevenendo  il nostro cuore con le sue benedizioni, con  attenzione  e
affetto di Padre per svegliarci, scuoterci, spingerci, attirarci verso
la  virt,  l'amore celeste, i buoni propositi: in breve, verso  tutto
ci che ci mette in cammino per il nostro bene eterno.
 Lo  Sposo  lo  chiama  bussare alla porta e bussare  al  cuore  della
Sposa,  svegliarla  se dorme, invocarla e chiamarla  quand'  assente,
invitarla a gustare il miele e a cogliere i frutti e i fiori  nel  suo
giardino, a cantare e a fare udire la voce alle sue orecchie.
 Tre sono i movimenti che si susseguono nella promessa sposa prima  di
giungere   al  matrimonio:  in  primo  luogo  le  viene  proposto   il
matrimonio,  poi  ella lo trova di suo gradimento, infine  d  il  suo
consenso.
 Allo stesso modo, quando Dio vuole compiere in noi, per mezzo di  noi
e  con  noi  un'opera  di  rilievo,  in  primo  luogo  ce  la  propone
ispirandocela;  poi tocca a noi esprimerci dicendo  se  ci  piace;  in
terzo luogo aderiamo con il s.
 Lo  stesso processo lo seguiamo per cadere nel peccato: anche il  tal
caso  i  movimenti  sono  tre:  la tentazione,  il  compiacimento,  il
consenso.
 Per  conquistare  le virt i gradini sono sempre tre:  l'ispirazione,
che  il contrario della tentazione; il compiacimento nell'ispirazione
che    il  contrario del compiacimento nella tentazione; il  consenso
all'ispirazione, che  il contrario del consenso alla tentazione.
 Anche  se  l'ispirazione  dovesse insistere per  tutto  l'arco  della
nostra  vita, se non la trovassimo bella e piacevole, non  saremmo  in
alcun modo accetti a Dio; anzi la sua divina Maest ne sarebbe offesa,
come  lo  fu  nei  confronti  degli  Israeliti,  che  aveva  inseguito
inutilmente  per  quarant'anni  chiamandoli  alla  conversione   senza
trovare  in essi risposta. Giur che mai pi li avrebbe fatti  entrare
nella sua pace.
 Cos  un  signore che abbia per molto tempo corteggiato  una  giovane
donna,  sarebbe  molto contrariato, se, dopo tutto,  lei  non  volesse
saperne di matrimonio.
 Il  piacere  che  si prova nelle ispirazioni  un avvio  determinante
alla  gloria  di Dio e in tal modo si comincia ad essere graditi  alla
divina  Maest; bench questo compiacimento non sia ancora un consenso
pieno, perlomeno  una disposizione favorevole.
 Se    vero  che    un  buon  segno e cosa molto  utile  compiacersi
nell'ascolto  della  Parola  di Dio, tanto che  possiamo  considerarlo
un'ispirazione  esteriore,  cosa altrettanto buona e  gradita  a  Dio
compiacersi nell'ispirazione interiore:  quel piacere di cui parla la
Sposa  quando  dice:  la mia anima si  sciolta di  piacere,  quand'ho
udito la voce dell'amato.
 Il gentiluomo  soddisfatto quando vede che la dama che egli serve  
contenta del suo servizio.
 In  conclusione    il consenso che completa l'atto virtuoso:  perch
anche  se  ispirati  e  contenti  dell'ispirazione,  neghiamo  poi  il
consenso a Dio, siamo degli ingrati e offendiamo gravemente la  Maest
divina,  perch il disprezzo sembra ancora maggiore.  quanto  capit
alla  Sposa,  perch, pur avendole il canto del suo Amato  toccato  il
cuore  di  piacere,  ella non gli apr la porta e  si  scus  con  una
ragione sciocca. Lo Sposo si indign, pass oltre e se ne and.
 Cos  un gentiluomo che dopo aver corteggiato lungamente una donna  e
averle  reso  gentilmente  servizio, si  vede  alla  fine  respinto  e
disprezzato, avr senz'altro pi motivo di risentimento di  quanto  ne
avrebbe avuto se fosse stato subito accolto male e trattato peggio.
 Risolviti,  Filotea, ad accettare di buon cuore tutte le  ispirazioni
che   Dio  vorr  mandarti.  Quando  ti  giungeranno  accoglile   come
ambasciatrici del Re del Cielo, che vuole unirsi in matrimonio con te.
Ascolta  con cuore sereno quello che ti propongono; considera  l'amore
che te le ha fatte mandare e trattale bene.
 Acconsenti  con  un'adesione piena d'amore e fedele  all'ispirazione;
in  modo  che  Dio,  che non sei in grado di costringere,  si  sentir
fortemente  obbligato dal tuo affetto. Ma prima di  dare  il  consenso
alle  ispirazioni  per  cose  importanti  e  straordinarie,  per   non
rischiare  di cadere in inganno, consigliati sempre con la tua  guida,
perch  esamini  se l'ispirazione  vera o falsa. Se  il  nemico  vede
un'anima  pronta a consentire alle ispirazioni, gliene propone  subito
di false per trarla in inganno; cosa che gli sar impossibile se ella,
con umilt, ubbidir a chi la conduce.
 Una  volta  dato  il  consenso, bisogna far s che  abbia  seguito  e
l'ispirazione  si  attui: questo  il culmine della  virt  autentica.
Consentire nel cuore senza passare ai fatti,  come piantare una vigna
senza   volerne  frutto.  A  questo  scopo    molto  utile  praticare
l'esercizio del mattino e il raccoglimento spirituale, indicati sopra.
Il tal modo non solo ci prepariamo a fare in modo generico il bene, ma
concretamente lo realizziamo.
 
                                   
                             Capitolo XIX
                         LA SANTA CONFESSIONE
                                   
 Il  nostro Salvatore ha lasciato alla sua Chiesa il sacramento  della
Penitenza  o  Confessione  perch potessimo purificarci  dalle  nostre
iniquit, per numerose che siano, tutte le volte che ci infanghiamo.
 Perci,  Filotea, non tollerare mai per lungo tempo che il  tuo  cure
rimanga  contagiato dal peccato, disponendo tu di  un  rimedio  sempre
pronto  e  facile  da applicare. La leonessa che  si    unita  ad  un
leopardo  corre immediatamente a lavarsi per togliere da s il  lezzo,
perch il leone, avvertendolo, non si adombri e si irriti. L'anima che
ha  acconsentito al peccato deve avere orrore di se stessa e ripulirsi
immediatamente, per rispetto alla Maest divina che sempre  la  segue.
Perch  vogliamo  lasciarci  morire spiritualmente  quando  abbiamo  a
disposizione un rimedio cos sicuro?
 Confessati  devotamente e umilmente ogni otto  giorni,  e,  se  puoi,
ogni  volta fai la comunione, anche se non avverti nella coscienza  il
rimorso di alcun peccato mortale. In tal caso, con la confessione, non
soltanto  riceverai l'assoluzione dei peccati veniali  confessati,  ma
anche  una grande forza per evitarli in avvenire, una grande chiarezza
per  distinguerli e una efficace grazia per rimediare a tutto il danno
che    ti   hanno   causato.   Praticherai   la   virt   dell'umilt,
dell'obbedienza,  della semplicit e della carit; con  il  solo  atto
della Confessione praticherai pi virt che con qualsiasi altro.
 Abbi  sempre  un  sincero dispiacere dei peccati  che  confessi,  per
piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti.  Molti
si confessano dei peccati veniali per abitudine, quasi meccanicamente,
senza  pensare minimamente ad eliminarli; e cos per tutta la vita  ne
saranno dominati e perderanno molti beni e frutti spirituali.
 Se, per esempio, ti confessi di aver mentito senza recar danno, o  di
aver  detto  qualche  parola grossolana, o  di  aver  giocato  troppo,
pentiti  e  fa  proposito  di correggerti;  un  abuso  confessare  un
peccato,   sia   mortale  che  veniale,  senza  aver   intenzione   di
emendarsene,  perch  la  Confessione  stata  istituita  proprio  per
quello scopo.
 Non  fare  accuse  generiche, come fanno molti, in  modo  macchinale,
tipo  queste: Non ho amato Dio come era mio dovere; Non ho ricevuto  i
Sacramenti  con il rispetto dovuto, e simili. Ti chiarisco il  motivo:
Ci dicendo tu non offri alcuna indicazione particolare che possa dare
al  confessore un'idea dello stato della tua coscienza; tutti i  Santi
del   Paradiso  e  tutti  gli  uomini  della  terra  potrebbero   dire
tranquillamente  la  stessa cosa. Cerca qual   la  ragione  specifica
dell'accusa,  una volta trovata, accusati della mancanza commessa  con
semplicit e naturalezza.
 Se,  per  esempio,  ti  accusi di non avere amato  il  prossimo  come
avresti  dovuto, pu darsi che si sia trattato di un povero  veramente
bisognoso che tu non hai aiutato come avresti potuto o per negligenza,
o per durezza di cuore, o per disprezzo; vedi un po' tu il motivo!
 Similmente  non  accusarti  di non aver pregato  Dio  con  la  dovuta
devozione;  ma  specifica  se hai avuto delle  distrazioni  volontarie
perch  non  hai  avuto  cura di scegliere il luogo,  il  tempo  e  il
contegno  atti a favorire l'attenzione nella preghiera;  accusati  con
semplicit  di quello in cui trovi di aver mancato, senza ricorrere  a
quelle  espressioni  generiche che, nella confessione,  non  fanno  n
caldo n freddo.
 Non  accontentarti  di raccontare i tuoi peccati  veniali  solo  come
fatto; accusati anche del motivo che ti ci ha portato.
 Non  dimenticarti,  per  esempio,  di  dire  che  hai  mentito  senza
coinvolgere nessuno; ma chiarisci, se  stato per vanit, se  era  per
vantarti o scusarti, o per gioco, o per cocciutaggine. Se hai  peccato
nel  gioco,  specifica se  stato per soldi, o per  il  piacere  della
conversazione, e cos via.
 D  anche  se  sei rimasto per lungo tempo nel tuo male,  perch,  in
genere,  il  tempo  aggrava il peccato. C' molta  differenza  tra  la
vanit di un momento, che ha occupato il nostro spirito s e no per un
quarto  d'ora, e quella nella quale il nostro cuore  rimasto  immerso
per uno, due o tre giorni!
 In  conclusione, bisogna esporre il fatto, il motivo e la durata  dei
nostri  peccati; perch, anche se comunemente non siamo  obbligati  ad
essere  cos esatti nel dichiarare i nostri peccati veniali, anzi  non
siamo  nemmeno obbligati a confessarli,  pur sempre vero  che  coloro
che  vogliono pulire per bene l'anima per raggiungere pi speditamente
la  santa  devozione, devono avere molta cura di descrivere al  medico
spirituale il male, per piccolo che sia, se vogliono guarire.
 Non  trascurare  di aggiungere quanto serve per far  capire  il  tipo
dell'offesa, come il motivo che ti ha fatto montare in collera,  o  ti
ha  fatto accettare il vizio di qualcuno. Per esempio, se un uomo  che
non mi va a genio, mi provoca con qualche leggera parola per ischerzo,
io  la prendo a male e monto in collera: cosa che se l'avesse fatta un
altro  che mi  simpatico, l'avrei accettata, anche se avesse caricato
la dose.
 Preciser  dunque  con  chiarezza: Mi  sono  lasciato  trasportare  a
parole  di collera contro una persona, perch ho preso a male ci  che
mi  aveva  detto,  non  per le parole in se stesse,  ma  perch  mi  
antipatico colui che le ha dette.
 E  se  fosse necessario precisare le parole per farti capire  meglio,
penso  che  faresti  bene a dirle. Accusandoci  in  questo  modo,  con
naturalezza,  non  solo mettiamo fuori i peccati fatti,  ma  anche  le
cattive  inclinazioni, le usanze, le abitudini e le altre  radici  del
peccato,  in modo che il padre spirituale abbia una chiara  conoscenza
del  cuore  che  gli    affidato e quindi predisponga  i  rimedi  pi
opportuni. Tuttavia non fare il nome di chi ha eventualmente cooperato
al tuo peccato, almeno finch ti sar possibile.
 Fa  attenzione a numerosi peccati che vivono e spadroneggiano, spesso
senza  essere  avvertiti,  nella coscienza e  accusali  per  potertene
liberare;  a  questo  fine leggi attentamente i  Capitoli  VI,  XXVII,
XXVIII, XXIX, XXXV e XXXVI della III parte e il Capitolo VIII della IV
parte.
 Non  cambiare  facilmente di confessore, ma scegline uno  e  rendigli
conto della tua coscienza nei giorni che avrai stabilito; e digli  con
naturalezza  e franchezza i peccati commessi; di tanto in tanto,  ogni
mese o ogni due mesi, digli anche a che punto sei con le inclinazioni,
bench  in  quelle  non ci sia peccato; digli se  sei  afflitta  dalla
tristezza,  dal  rimpianto,  se  sei invece  portata  alla  gioia,  al
desiderio di acquisire ricchezze, e simili inclinazioni.
 
 
                              Capitolo XX
                        LA COMUNIONE FREQUENTE
                                   
 Si  dice che Mitridate, re del Ponto, avesse inventato un veleno  con
il  quale aveva talmente rinvigorito il proprio organismo, che, quando
volle avvelenarsi per sfuggire alla schiavit dei Romani, non riusc a
portare a compimento il proposito.
 Il  Salvatore ha istituito l'augusto sacramento dell'Eucarestia,  che
contiene  realmente  la  sua carne e il suo sangue,  affinch  chi  ne
mangia  viva eternamente. Ecco perch, chiunque vi ricorre spesso  con
devozione, rinforza talmente la salute e la vitalit dell'anima, che 
quasi  impossibile  che  rimanga avvelenata  dai  cattivi  affetti  di
qualunque sorta siano.
 Non    possibile  nutrirsi di questo cibo di  vita  e  continuare  a
vivere  gli  affetti  di morte; allo stesso modo che  gli  uomini  nel
paradiso  terrestre  non avrebbero potuto morire quanto  al  corpo  in
virt del frutto della vita del Signore vi aveva collocato, cos  essi
non  possono  morire spiritualmente in virt di questo  sacramento  di
vita.
 Se    vero che i frutti pi teneri, soggetti a corrompersi, come  le
ciliegie,  le albicocche e le fragole, si conservano facilmente  tutto
l'anno   una  volta  canditi  nello  zucchero  e  nel  miele,  nessuna
meraviglia  che  i nostri cuori, bench fragili e deboli,  siano  resi
immuni  dalla corruzione del peccato quando sono trattati  con  quello
zucchero e quel miele che sono la carne e il sangue incorruttibili del
Figlio  di  Dio.  O  Filotea,  i  cristiani  che  saranno  condannati,
resteranno senza parola allorch il Giudice giusto rinfaccer loro  il
torto  che hanno avuto di lasciarsi morire spiritualmente, quando  era
loro cos facile mantenersi in vita e buona salute nutrendosi del  suo
Corpo  offerto  a tal fine. Miserabili, dir loro. Come  avete  potuto
lasciarvi  morire,  quando avevate l'ordine di nutrirvi  del  cibo  di
vita?
 "Io  non  lodo  e  non  biasimo il fatto  di  ricevere  la  comunione
eucaristica tutti i giorni; ma consiglio ed esorto ciascuno a fare  la
comunione  tutte le Domeniche, purch lo spirito non abbia affetti  al
peccato".
 Sono  parole  testuali  di  S. Agostino,  al  quale  mi  associo  non
biasimando e non lodando chi fa la comunione tutti i giorni; lascio la
decisione su questo punto alla discrezione del Padre spirituale di chi
vorr  prendere decisioni a questo proposito; infatti le  disposizioni
per accostarsi cos di frequente alla santa comunione devono essere di
un  livello  di  perfezione, che non  opportuno dare  in  materia  un
parere  generico.  D'altra  parte, siccome tali  disposizioni,  bench
richiedono  un livello di perfezione alto, possono trovarsi  in  molte
anime  buone,  non  nemmeno bene distogliere e dissuadere  tutti.  Va
deciso  dopo  aver preso in esame lo stato interiore  di  ciascuno  in
particolare.
 Sarebbe   imprudente  consigliare  a  tutti  indiscriminatamente   la
comunione frequente; ma sarebbe ugualmente imprudente biasimare chi la
facesse,  soprattutto  quando c' di mezzo il parere  di  un  prudente
direttore  di  spirito.  Bella la risposta di S,  Caterina  da  Siena,
quando,  a  proposito della sua comunione quotidiana, le fu citato  S.
Agostino  che non loda e non biasima chi si comunica tutti  i  giorni:
Ebbene, disse, poich S. Agostino non lo biasima, prego anche  voi  di
fare altrettanto, e mi basta.
 Ma  vedi bene, Filotea, che S. Agostino esorta e consiglia con  forza
di fare la comunione tutte le domeniche; falla anche tu pi spesso che
puoi.  Giacch,  io  lo  credo, tu non hai alcun  affetto  al  peccato
mortale,   e  nemmeno  al  peccato  veniale,  sei  nella  disposizione
richiesta da S. Agostino, e anche qualcosa di pi; perch non solo non
hai  l'affetto  a  peccare, ma non hai nemmeno l'affetto  al  peccato.
Sicch  se  il  tuo  padre  spirituale lo trova  bene,  puoi  fare  la
comunione anche pi spesso di ogni domenica.
 Possono  tuttavia sorgere molte difficolt, non da parte tua,  ma  da
parte  di coloro che vivono con te, che potrebbero consigliare al  tuo
saggio direttore di non farti comunicare cos spesso. Se, per esempio,
tu  sei sottomessa a qualcuno, e coloro cui devi obbedienza e rispetto
siano  cos mal istruiti e cos strani da sentirsi inquieti e  turbati
nel   vederti   fare  la  comunione  cos  spesso,  nel  caso,   tutto
considerato, sar bene andare incontro alla loro malattia  e  fare  la
comunione  soltanto ogni quindici giorni; ci solo  nel  caso  che  la
difficolt non possa esse superata in altro modo. In questo campo  non
bisogna dare direttive generali, occorre stare a quanto dice il  padre
spirituale; tuttavia mi sento in obbligo di affermare con certezza che
la  massima distanza tra una comunione e l'altra non deve superare  il
mese, almeno in quelli che intendono servire Dio devotamente.
 Se  sai  essere  molto  prudente, non c' n  madre,  n  moglie,  n
marito,  n padre che ti impedisca di comunicare spesso: e sai perch.
Perch  il  giorno in cui avrai fatto la comunione, non diminuirai  la
cura per quello che fa parte dei doveri del tuo stato, anzi sarai  pi
dolce  e  gentile e non rifiuterai l'adempimento di nessun dovere;  la
conseguenza  sar  che  gli  altri  non  avranno  alcun  interesse   a
distoglierti da questo esercizio che non causa loro alcun pregiudizio;
a meno che non siano gretti e incapaci di ragionare; in tal caso, come
gi detto, usa condiscendenza, secondo il consiglio del tuo direttore.
 Devo  aggiungere  una parola per la gente sposata:  Dio,  nell'antica
Legge,  trovava  cosa fatta male che i creditori  esigessero  il  loro
debito  nei  giorni di festa; ma non se l'aveva a male se il  debitore
pagava e rendeva il debito a chi lo esigeva.  cosa poco conveniente,
bench non sia un grande peccato, chiedere la soddisfazione del debito
coniugale  nel  giorno  in  cui si  fatta  la  comunione;  ma  non  
sconveniente,  anzi  direi che  meritorio, renderlo.  Ecco  perch  a
causa  di  tali  doveri, nessuno deve essere privato della  Comunione,
quando  la sua devozione lo spinge a chiederla. Nella Chiesa primitiva
i  cristiani  comunicavano  tutti i  giorni,  pur  essendo  sposati  e
benedetti  da  tanti  figli; ecco perch ho  detto  che  la  comunione
frequente  non deve generare alcuna sorta di problemi n ai  pap,  n
alle  mamme, n ai mariti, n alle mogli purch l'anima che si accosta
alla comunione sia prudente e discreta.
 Quanto  alle  malattie  corporali non ce  n'  alcuna  che  impedisca
questa  santa partecipazione, eccetto quelle che causano vomito  molto
frequente.
 Per  fare  la  comunione ogni otto giorni occorre non  avere  peccati
mortali  e  non  avere affetto al peccato veniale, e avere  un  grande
desiderio  di  fare  la comunione; ma per fare la  comunione  tutti  i
giorni,  oltre  a  ci, bisogna aver superato la maggior  parte  delle
cattive   inclinazioni  ed  avere  il  parere  favorevole  del   padre
spirituale.
 
                                   
                             Capitolo XXI
                    COME BISOGNA FARE LA COMUNIONE
                                   
 La  preparazione  alla santa Comunione comincia la  sera  precedente,
con  molte aspirazioni e slanci d'amore. Ritirati per tempo in  camera
tua,  prima  del  solito; cos il mattino seguente  sarai  pronta  per
alzarti  pi  presto.  Se durante la notte dovessi  svegliarti,  metti
subito nel cuore e sulla bocca qualche pensiero odoroso, per profumare
la  tua anima e prepararla a ricevere lo sposo che veglia mentre dormi
e  si prepara ad arricchirti di infinite grazie e favori se sei pronta
a riceverli.
 Al  mattino alzati con grande gioia per la felicit che speri e, dopo
esserti  confessata,  va,  con grande fiducia,  ma  anche  con  grande
umilt,  a  ricevere quel cibo celeste che ti nutre per l'immortalit.
Dopo  aver  pronunciato le sante parole: Signore, non sono degna,  non
muovere pi n la testa n le labbra, non per pregare e ancor meno per
sospirare,  ma  apri dolcemente e mediamente la bocca  e,  alzando  la
testa  quel  tanto che basta perch il sacerdote veda quello  che  fa,
ricevi  piena  di  fede, di speranza e di carit Colui  al  quale,  il
quale, per il quale e nel quale tu credi, speri, bruci d'amore.
 Filotea,  immaginati che, simile all'ape che dopo aver  raccolto  sui
fiori  la  rugiada del cielo, e il succo pi squisito della  terra  lo
trasforma  in  miele  e  lo trasporta nella sua  arnia;  il  sacerdote
sull'altare prende tra le mani il Salvatore del mondo, vero Figlio  di
Dio,  simile a rugiada discesa dal cielo e vero Figlio della  Vergine,
simile a fiore sbocciato dalla terra della nostra umanit, e lo  offre
in cibo di soavit alla tua bocca e al tuo corpo.
 Appena  Ges   in te scuoti il cuore perch venga a rendere  omaggio
al  re  della  salvezza; esamina con lui la tua situazione  interiore,
pensa  che  hai in te e che c' venuto per la tua felicit;  accoglilo
meglio che puoi e comportati in modo tale che si veda, da tutte le tue
azioni, che Dio  con te.
 Ma  se  non  avessi  la  grazia di comunicare realmente  nella  santa
Messa,  comunicati almeno con il cuore e lo spirito, unendoti  con  un
ardente desiderio alla carne del Salvatore.
 La  tua  prima intenzione nella comunione deve essere di  progredire,
fortificarti e stabilizzarti nell'amore di Dio; perch quello che ti 
dato  soltanto  per  amore,  tu lo devi  ricevere  con  amore.  Non  
possibile immaginare il Salvatore impegnato in un'azione pi piena  di
amore  e  pi tenera di questa, nella quale, si pu dire che distrugga
se  stesso riducendosi in cibo per entrare nelle nostre anime e unirsi
intimamente al cuore e al corpo dei fedeli.
 Se  ti domandano perch tu fai la comunione cos spesso, rispondi che
  per imparare ad amare Dio, per purificarti dalle imperfezioni,  per
liberarti dalle miserie, per consolarti nelle afflizioni, per  trovare
sostegno  nelle  debolezze. Rispondi che  sono  due  le  categorie  di
persone  che  devono  fare spesso la comunione:  i  perfetti,  perch,
essendo  ben  disposti,  farebbero molto male a  non  accostarsi  alla
sorgente della perfezione; e gli imperfetti, per poter camminare verso
la  perfezione;  i forti per non rischiare di scoprirsi  deboli,  e  i
deboli  per  diventare forti; i malati per guarire e i  sani  per  non
ammalarsi; tu poi, creatura imperfetta, debole e ammalata, hai bisogno
di comunicare spesso con la perfezione, la forza e il medico.
 Rispondi che coloro i quali non hanno molte occupazioni, devono  fare
la  comunione perch ne hanno il tempo; quelli invece che  sono  molto
occupati,  la devono fare perch ne hanno bisogno, perch  chi  lavora
molto  ed  carico di preoccupazioni deve nutrirsi di cibi sostanziosi
e mangiare spesso.
 Comunicati  spesso, Filotea, pi spesso che puoi, secondo  il  parere
del  tuo  padre  spirituale; e credimi, le lepri, qui  da  noi,  sulle
nostre montagne, in inverno diventano bianche perch non vedono e  non
mangiano  che  neve; anche tu, a forza di adorare  e  di  nutrirti  di
bellezza,  di bont e della stessa purezza di questo Divin Sacramento,
diventerai bella, santa e pura.
 
                              TERZA PARTE
          Contiene molti consigli per l'esercizio delle virt
                                   
                              Capitolo I
           LA SCELTA NECESSARIA NELL'ESERCIZIO DELLE VIRT
 
 Come  la  regina  delle api non esce mai senza essere  circondata  da
tutto  il suo piccolo popolo, cos la carit non entra mai in un cuore
senza  condurre  al  suo seguito tutte le altre virt.  Come  un  buon
capitano  le mantiene tutte in esercizio e le impiega in vari compiti,
come  soldati: chi per un servizio, chi per un altro; chi in un  modo,
chi  in  un  altro; chi prima e chi dopo; chi in questo luogo  chi  in
quell'altro.
 Il  giusto  come un albero piantato lungo un corso d'acqua che porta
i  frutti  nella  sua  stagione. Quando la carit entra  in  un'anima,
produce in essa frutti di virt, ciascuno a suo tempo.
 La  musica briosa, tanto gradevole in s, pu essere fuori  luogo  in
un  lutto. Sono molti ad avere il difetto che ora ti dico: siccome  si
sono  impegnati in una determinata virt, si intestardiscono a volerla
praticare  in  tutte  le  circostanze, e  vogliono  o  piangere  senza
interruzione o ridere senza fine; proprio come certi antichi filosofi.
Anzi,  fanno di peggio: trovano da ridire e coprono di biasimo  quelli
che non li seguono nell'esercizio delle "loro" virt.
 L'Apostolo dice che bisogna rallegrarsi con quelli che sono  contenti
e  piangere con quelli che sono afflitti; dice anche che la  carit  
paziente e benevola, aperta e prudente, accondiscendente.
 Ci  sono,  a  dire  il vero, delle virt che hanno un  impiego  quasi
universale,  per  cui,  non  soltanto  non  devono  essere   praticate
separatamente, ma anzi devono arricchire delle loro qualit  gli  atti
di  tutte  le  altre virt. Per esempio, le occasioni di praticare  la
forza, la magnanimit, la munificenza, non sono molto frequenti; altre
virt  invece,  come la dolcezza, la temperanza, l'onest  e  l'umilt
devono dare colore e splendore agli atti di tutte le altre virt.  Non
  che  non ci siano virt superiori in eccellenza; ma il fatto   che
queste  sono richieste con maggior frequenza. Lo zucchero  pi  buono
del  sale,  ma  il  sale ha un impiego pi frequente e  pi  generale.
Questa  la ragione per la quale occorre avere sempre pronta una buona
provvista  di  queste virt generali. Si pu dire che il loro  impiego
sia necessario quasi ininterrottamente.
 Nell'esercizio delle virt dobbiamo dare la precedenza a  quelle  pi
utili  al  compimento del nostro dovere, non a quelle che ci piacciono
di  pi.  A  Santa  Paola piacevano le asprezze  delle  mortificazioni
corporali  per godere pi facilmente delle dolcezze dello spirito,  ma
il suo primo dovere era l'obbedienza ai superiori; questa  la ragione
per  la quale S. Girolamo dice che era da riprendere perch si dava  a
digiuni incontrollati contro il parere del suo Vescovo.
 Gli  Apostoli,  per  contro, istituiti per  predicare  il  Vangelo  e
distribuire  il  pane celeste alle anime, giudicarono cosa  molto  ben
fatta,   per   poter  esercitare  tale  mansione  senza   distrazioni,
tralasciare la pratica della virt della cura dei poveri, che pure, in
s,  ottima.
 Ogni  vocazione ha le sue virt particolari: le virt proprie  di  un
Vescovo  non sono quelle di un principe; le virt adatte ad un soldato
non sono quelle di una donna sposata; quelle di una vedova, sono altre
ancora.   vero che tutti devono possedere tutte le virt, ma  questo
non  vuol  dire che debbano praticarle allo stesso modo;  ognuno  deve
impegnarsi in modo tutto speciale in quello proprie dello stato cui  
stato chiamato.
 Tra  le  virt che non riguardano in modo specifico il nostro  stato,
dobbiamo dare la preferenza alle migliori e non alle pi appariscenti.
Alla  vista  le comete sembrano pi grandi delle stelle  e  ai  nostri
occhi  hanno  una  dimensione maggiore;  e  invece  non  sono  nemmeno
paragonabili  alle  stelle, n per grandezza, n  per  luminosit;  ci
sembrano  pi grandi solo perch sono pi vicine a noi e  composte  di
materiale pi grossolano di quello delle stelle.
 Lo  stesso  avviene per certe virt che, per il fatto  che  sono  pi
vicine  a noi, sono sensibili e direi quasi palpabili, il popolino  le
stima molto e le preferisce.
 Per  questo rimane pi colpito dall'elemosina materiale che da quella
spirituale; antepone il cilicio, il digiuno, la nudit, la  disciplina
e le mortificazioni del corpo alla dolcezza, alla bont, alla modestia
e  altre  mortificazioni del cuore: se vogliamo essere onesti,  queste
ultime sono di molto migliori.
 Tu,  Filotea, devi scegliere le virt pi consistenti, non quelle che
godono di maggior stima; le pi efficaci, non le pi appariscenti;  le
migliori, non le pi onorate.
   bene  che  ognuno scelga l'esercizio particolarmente  intenso  di
qualche  virt, non per questo abbandonando le altre , ma  per  tenere
sempre abitualmente il proprio spirito ordinato e occupato.
 Una  giovane donna, bellissima, splendida pi del sole, vestita  come
una  regina,  cinta  di una corona di olivo, apparve  a  S.  Giovanni,
Vescovo di Alessandria e gli disse: Sono la figlia primogenita del Re,
se  mi accetti come amica ti condurr alla sua presenza. La riconobbe,
era  la  Misericordia  verso i poveri che Dio voleva  da  lui.  Vi  si
consacr con tanta assiduit che fu chiamato S. Giovanni Elemosiniere.
 Eulogio  di Alessandria desiderava compiere qualche cosa di  speciale
per il Signore: siccome non aveva abbastanza salute per abbracciare la
vita  dell'eremita o per porsi sotto l'obbedienza di un altro, accolse
presso  di  s un emarginato dalla societ, campione di ogni  vizio  e
ladroneria,  per  esercitare  nei  suoi  confronti  la  carit  e   la
mortificazione;  per  farlo  ancora  meglio  fece  voto  di  onorarlo,
trattarlo e servirlo come un domestico nei confronti del suo padrone e
signore.  Ad  un  certo  momento, sia l'uno  che  l'altro,  ebbero  la
tentazione  di separarsi; chiesero consiglio al grande S. Antonio  che
disse: Figli miei, guardatevi bene dal separarvi uno dall'altro; siete
oramai  prossimi alla vostra fine, e se l'Angelo non vi trova insieme,
correte grande pericolo di perdere le vostre corone.
 Il  Re S. Luigi considerava un premio visitare gli ospedali e serviva
gli ammalati di persona.
 S.Francesco  amava tanto la povert, che la chiamava la sua  signora;
S.  Domenico invece, amava tanto la predicazione, che ne  ha  dato  il
nome  ai  suoi Frati. S. Gregorio il Grande, sull'esempio  di  Abramo,
trattava  i pellegrini con affetto, e il Re della gloria gli  fece  lo
stesso onore che aveva fatto al Patriarca Abramo presentandosi  a  lui
in veste di pellegrino.
 Tobia  esercitava la virt della sepoltura dei morti. S.  Elisabetta,
che  pure era una grande principessa, amava l'abiezione di se  stessa.
S.  Caterina da Genova, rimasta vedova, si consacr al servizio  degli
ospedali. Cassiano racconta che una ragazza devota, volendo esercitare
la  virt della pazienza, ricorse a S. Atanasio, che le pose a  fianco
una   vedova   triste,   collerica,  dispettosa,   insofferente   che,
aggredendola  senza  interruzione, le diede  modo  di  praticare  alla
perfezione la dolcezza e la condiscendenza.
 Tra  i  Servitori di Dio c' chi si impegna nel servizio dei  malati,
chi ad aiutare i poveri, chi a promuovere la conoscenza della dottrina
cristiana  tra i piccoli, chi a radunare le anime perdute o  smarrite,
chi  a preparare le chiese e ad ornare gli altari, chi a procurare  la
pace e la concordia tra gli uomini.
 In  ci  imitano i ricamatori, i quali, su fondi diversi,  dispongono
in  studiata variet le sete, l'oro, l'argento, per formare  fiori  di
ogni  specie;  la stessa cosa fanno quelle anime pie che iniziano  uno
speciale  esercizio di devozione. Tale devozione serve loro  da  fondo
per  il  ricamo  spirituale, sul quale poi impostano le variazioni  di
tutte  le  altre virt; in tal modo mantengono i loro atti  e  i  loro
affetti  uniti  e  ordinati  proprio in  forza  del  rapporto  in  cui
mantengono le singole virt con la principale. Per tale motivo il loro
spirito  appare  nel  suo  bel vestito di broccato  d'oro  ricamato  e
trapunto di vari motivo all'ago.
 Quando  siamo  combattuti  da  qualche vizio,  abbracciamo  la  virt
contraria,  sempre che siamo in condizione di farlo,  riconducendo  le
altre  a quella. In tal modo sconfiggeremo il nemico e continueremo  a
progredire in tutte le virt.
 Se  sono combattuto dall'orgoglio e dalla collera, devo assolutamente
chinarmi  e  piegarmi  all'umilt  e  alla  dolcezza;  per  riuscirvi,
ricorrer  all'orazione, ai Sacramenti, alla prudenza, alla  costanza,
alla sobriet.
 Prendo  il  paragone del cinghiale, il quale, per rendere  aguzze  le
zanne  di  difesa  le sfrega e le appuntisce con l'aiuto  degli  altri
denti, il che fa s che tutti ne risultino affilati e taglienti;  allo
stesso   modo,   l'uomo  virtuoso,  che  ha  iniziato  l'opera   della
perfezione,  deve  limare e affilare quella virt  della  quale  sente
maggiormente  il  bisogno per la propria difesa; e  questo  per  mezzo
dell'esercizio  delle altre virt, che, a loro volta, mentre  affilano
quella, ne traggono vantaggio, migliorano e risultano meno ruvide.
 Cos  capit a Giobbe, che esercitando in modo particolare  la  virt
della  pazienza, a causa di tante tentazioni cui era sottoposto,  fin
col diventare perfettamente santo e virtuoso in tutte le virt e sotto
ogni aspetto.
 Secondo  quanto dice S. Gregorio di Nazianzo, pu capitare  che,  per
un  solo  atto  perfetto di una virt, qualcuno raggiunga  l'apice  di
tutte  le  virt. Come esempio porta Raab che, per aver  praticato  in
modo  perfetto  l'ospitalit,  giunse a  somma  gloria;  ci  si  deve
intendere solo per i casi in cui l'atto  stato veramente perfetto,  e
animato da un grande fervore di carit.
 
                                   
                              Capitolo II
     CONTINUAZIONE DEL MEDESIMO DISCORSO SULLA SCELTA DELLA VIRT
 
 Molto  bene  dice  S.  Agostino quando afferma  che  coloro  i  quali
iniziano  il  cammino  della devozione commettono  certi  errori  che,
stando al rigore dei canoni sulla perfezione, sono biasimevoli; ma per
un  altro verso sono lodevoli perch sono segno della grande piet che
seguir; ne sono in certo modo l'avvio.
 Il  timore servile, frutto d'ignoranza, che genera scrupoli eccessivi
nelle anime di coloro che escono dall'abitudine al peccato, all'inizio
pu  essere  una virt raccomandabile; fa prevedere con sicurezza  una
retta  coscienza in futuro. Se lo stesso timore dovesse persistere  in
coloro  che  hanno  gi  fatto un certo progresso,  sarebbe  un  segno
negativo; perch nel cuore di costoro deve dominare l'amore  che,  per
gradi, elimina il timore servile.
 Agli  inizi, S. Bernardo era rigido e rude con coloro che si ponevano
sotto  la  sua  direzione:  diceva  loro,  per  prima  cosa,  che  era
necessario abbandonare il corpo per continuare verso di Lui  solo  con
lo  spirito. Quando ascoltava le loro confessioni, aggrediva con  tale
severit  ogni loro difetto, per piccolo che fosse, e faceva pressioni
con tanta forza su quei poveri principianti, che volendo spingerli con
troppa  forza  verso  la  perfezione, finiva per  farli  rinunciare  e
tornare indietro. Sotto quelle pressioni ininterrotte si scoraggiavano
e  si  sentivano incapaci di affrontare una salita cos ripida e  cos
lunga.
 Se  rifletti un po', Filotea, giungi alla conclusione che si trattava
di  uno  zelo  molto bruciante di un'anima perfetta che consigliava  a
quel grande santo quel tipo di metodo. Quello zelo era senz'altro  una
grande  virt  in  s,  ma una virt che pur essendo  tale,  nel  caso
specifico  era  da riprovare. Dio stesso gli apparve e lo  corresse  e
colm la sua anima di uno spirito dolce, soave, amabile e tenero,  che
lo  resero  totalmente un altro. Si accus di essere troppo  rigido  e
severo  e  si  trasform in un uomo tanto cordiale e  arrendevole  con
tutti,  da potergli applicare il detto: Tutto a tutti, per conquistare
tutti.
 S.Girolamo  racconta che la sua cara figlia spirituale S. Paola,  non
solo era portata all'esagerazione, ma era testarda nella pratica delle
mortificazioni  corporali,  fino a non  volersi  arrendere  al  parere
contrario  che  il  suo  Vescovo, S. Epifanio, le  aveva  espresso  al
riguardo.  Oltre a ci, si era lasciata andare talmente al pianto  per
la  morte  dei  suoi,  che  aveva rischiato  di  morire.  S.  Girolamo
conclude:  Mi direte che anzich tessere le lodi di questa santa,  sto
scrivendone  critiche e rimproveri. Ma, davanti a Ges,  che  ella  ha
servito  e  che  io voglio servire, affermo che non mento  n  pro  n
contro,  come cristiano di una cristiana; voglio dire che  io  ne  sto
scrivendo  la storia e non un panegirico; i suoi vizi sono  virt  per
gli  altri.  Intende  dire cjhe gli scarti e i difetti  di  S.  Paola
sarebbero  state  virt  in  un'anima meno perfetta;  se  consideriamo
seriamente  le  cose  troveremo  degli atti  che  vengono  considerati
difetti in coloro che sono perfetti, che potrebbero essere considerate
grandi perfezioni in coloro che sono imperfetti. In uno che esce dalla
malattia   buon segno avere le gambe gonfie, perch dimostra  che  la
natura  ha gi ripreso vigore e si sbarazza degli umori superflui;  ma
lo  stesso sintomo sarebbe cattivo indizio in una persona non  malata,
perch  starebbe  ad indicare che la natura non ha sufficiente  vigore
per eliminare e assorbire gli umori.
 Filotea,  bisogna  avere una buona opinione  di  quelli  che  vediamo
impegnati   nella   pratica  delle  virt,  anche   se   frammiste   a
imperfezioni; anche i Santi le hanno praticate in tal modo.
 Per  quello  che  ci riguarda personalmente, dobbiamo  impegnarci  ad
esercitarle molto seriamente, non soltanto con fedelt, ma  anche  con
prudenza. A tal fine facciamo nostro il consiglio del Saggio: Non fare
affidamento sulla tua prudenza, ma su quella di coloro che Dio  ti  ha
dato per guidarti.
 Ci  sono  alcune cose che molti considerano virt, e  invece  non  lo
sono  affatto!  Bisogna  che te ne parli in po'.  Sono  le  estasi,  i
rapimenti,  l'insensibilit, l'impassibilit, l'unione deificante,  le
elevazioni, le trasformazioni e simili perfezioni su cui si  dilungano
alcuni  libri,  che  promettono  l'elevazione  dell'anima  fino   alla
contemplazione puramente intellettuale, all'adesione essenziale  dello
spirito e alla vita superiore.
 Vedi,  Filotea,  queste  perfezioni non sono  virt;  sono  piuttosto
ricompense  che  Dio concede come premio alle virt o, meglio  ancora,
saggi della felicit della vita futura, che, qualche volta, il Signore
fa  intravedere agli uomini per far loro desiderare il tutto lass  in
paradiso.
 Questa  non   una ragione per esigere tali grazie, anche perch  non
sono  in  nessun  modo necessarie per servire e amare  Dio,  che  deve
essere la nostra unica aspirazione. Non sono grazie che possono essere
conquistate con lavoro e impegno perch, pi che di azioni  si  tratta
di passioni, che siamo in grado di ricevere, ma non di procurare.
 Aggiungo  che  noi abbiamo iniziato un cammino per diventare  persone
oneste,  gente  devota, uomini pii, donne pie;  ecco  perch  dobbiamo
impegnarci  seriamente.  Se poi Dio ha deciso  di  innalzarci  fino  a
quelle perfezioni angeliche, sapremo essere anche dei buoni angeli; in
attesa,  con molta semplicit, umilt e devozione, esercitiamoci  alle
piccole virt, messe da Nostro Signore alla portata del nostro impegno
e  del  nostro lavoro: e sono, ad esempio, la pazienza, la  bont,  la
mortificazione  del  cuore,  l'umilt, l'obbedienza,  la  povert,  la
castit,  la  dolcezza  nei confronti del prossimo,  la  sopportazione
delle sue imperfezioni, la diligenza e il fervore delle cose sante.
 Lasciamo  volentieri le altezze alle anime grandi: non  siamo  capaci
di  un ruolo cos elevato nel servizio di Dio. Saremo gi contenti  di
poterlo  servire in cucina o come fornai, di essere suoi  servi,  suoi
facchini,  magari suoi camerieri;  Lui soltanto che pu  decidere  di
chiamarci a far parte degli intimi e del consiglio privato.
   cos, Filotea. Perch questo Re di gloria non d ai suoi servi le
ricompense  secondo  il  livello  dei compiti  assegnati,  ma  secondo
l'amore e l'umilt che hanno messo nell'esercitarli.
 Saul  cercava  le  asine di suo padre e trov il  regno  di  Israele;
Rebecca  abbever  i cammelli di Abramo e divenne  sposa  del  figlio;
Ruth,  dopo aver spigolato dietro ai mietitori di Booz, si  coric  ai
suoi piedi, ma egli la volle al suo fianco e divenne sua sposa.
 La  pretesa  di cose straordinarie cos alte ed elevate   facilmente
occasione  di illusioni, inganni, e falsit. Capita qualche volta  che
coloro i quali pensano di essere angeli non siano nemmeno uomini  come
si  deve;  in  loro, alla prova dei fatti, trovi soltanto  sfoggio  di
parole  e  termini magniloquenti, ma vuoto di sentimenti e assenze  di
opere.
 Tuttavia  non    bene  disprezzare e censurare  in  modo  temerario;
Benediciamo  Dio  per  la superiorit degli altri,  ma  rimaniamo  nel
nostro  cammino,  che  corre  pi  a  valle  ma    pi  sicuro,  meno
appariscente, ma pi alla portata della nostra insufficienza  e  della
nostra  pochezza;  e  se  noi ci manteniamo in  quello  con  umilt  e
fedelt, Dio ci innalzer a grandezze maggiori.
 
 
                             Capitolo III
                              LA PAZIENZA
                                   
 Voi  avete bisogno di pazienza, affinch, facendo la volont di  Dio,
meritiate di conseguire la sua promessa, dice l'Apostolo. Il Salvatore
aveva  detto: con la pazienza conquisterete la padronanza delle vostre
anime.
 Dominare  la propria anima  la massima aspirazione dell'uomo,  e  il
dominio dell'anima  commisurato al livello della pazienza!
 Ricordati  spesso  che  Nostro Signore ci ha  salvato  soffrendo  con
costanza;    nello  stesso  modo che noi potremo  operare  la  nostra
salvezza,  sopportando la sofferenza, le afflizioni, le  ingiurie,  le
contraddizioni,  i  dispiaceri con la maggior  dolcezza  che  ci  sar
possibile.
 Non  limitare la tua pazienza a un genere determinato di  ingiurie  o
di afflizioni, ma estendile a tutte quelle che il Signore ti mander o
permetter  che  tu incontri. Alcuni vogliono sopportare  soltanto  le
tribolazioni che procurano onore, come per esempio: essere  feriti  in
guerra, essere prigionieri di guerra, essere maltrattati a causa della
religione, diventare poveri per una lite da cui sono usciti vincitori.
Io dico che costoro non amano la tribolazione, ma soltanto l'onore che
ne deriva. Il vero paziente, ossia chi vuole servire Dio, sopporta con
animo  uguale  le  tribolazioni unite al disonore e quelle  che  danno
onore. Se ci disprezzano, ci attaccano e ci accusano i cattivi, per un
uomo  di coraggio  una vera gioia; ma se quelli che ci attaccano,  ci
accusano  e  ci maltrattano, sono gente per bene, amici,  i  genitori,
altri parenti, allora s che va bene!
 Ho  una stima maggiore per la dolcezza con la quale S. Carlo Borromeo
sopport  a  lungo  gli  attacchi che gli sferrava  pubblicamente  dal
pulpito   un   predicatore  di  fama,  appartenente   ad   un   Ordine
rigorosissimo  nell'ortodossia, che non per tutti gli  altri  attacchi
sopportati.
 Le  punture  delle  api fanno pi male di quelle delle  mosche;  allo
stesso  modo  il  male  che  riceviamo  dalla  gente  per  bene  e  le
opposizioni che ci fanno, risultano molto pi difficili da  sopportare
che  qualunque altra. Capita abbastanza spesso che due brave  persone,
entrambi con la migliore intenzione di questo mondo, per divergenza di
opinione, si facciano guerra senza quartiere, accanendosi l'uno contro
l'altro.
 Non   essere   paziente   soltanto  nel  momento   culminante   della
tribolazione,  ma anche in tutti gli inconvenienti e  i  guai  che  si
trascina dietro. Molti accetterebbero anche di avere qualche  guaio  a
condizione  di  non  soffrirne conseguenze. Non  sono  dispiaciuto  di
essere caduto in povert, dir uno, per questo nuovo stato di cose mi
impedisce  di essere utile agli amici, di educare i miei  figli  e  di
vivere in modo decoroso, come avrei voluto.
 Dir  un altro: Io non mi preoccuperei se la gente non dicesse che  
colpa mia. C' anche quello che non tiene in alcun conto le maldicenze
contro  di  lui  e  le  sopporterebbe volentieri  se  i  presenti  non
prestassero  fede  al  maldicente. Altri ancora accettano  di  provare
qualche  conseguenza del male, ma, a loro parere, tutte  sono  troppe!
Non  si impazientiscono, dicono, di essere malati, ma solo perch  non
hanno  il denaro per farsi curare; trovano anche la scusa che in  tale
stato  sono  di  peso  agli  altri.  Io  dico,  Filotea,  che  occorre
sopportare  con pazienza, non solo lo stato di malattia, ma  anche  la
malattia che Dio vuole, nel luogo dove vuole, circondati dalle persone
che  vuole,  e  con gli inconvenienti che vuole; e cos per  tutte  le
altre tribolazioni.
 Quando sarai colpita dal male, contrapponi tutti i rimedi che Dio  ha
messo a tua disposizione; agire diversamente sarebbe tentare la divina
Maest:  ma,  una  volta fatto ci, aspetta con  una  fiducia  totale,
l'effetto che Dio vorr loro concedere. Se Dio crede bene che i rimedi
vincano  il  male, tu lo ringrazierai con umilt; ma se  invece  crede
bene  di  permettere  che  il  male vinca  i  rimedi,  benedicili  con
pazienza.
 Io  sono  del  parere di San Gregorio: quando ti accusano giustamente
di  qualche  colpa  realmente commessa, umiliati molto,  confessa  che
meriti   l'accusa  che  ti    stata  mossa.  Se  poi   sei   accusata
ingiustamente, discolpati con calma, prova che non sei colpevole:  hai
l'obbligo  di  rispettare  la verit anche  per  il  buon  esempio  al
prossimo. Ma se dopo la tua sincera e onesta spiegazione dei  fatti  a
tua   discolpa,  gli  altri  insistono  nel  caricare  su  di  te   le
responsabilit dei fatti, non angustiarti in alcun modo e non  cercare
altre  strade per far accettare la versione autentica dei  fatti.  Sai
perch? Dopo che hai reso il suo alla verit, rendilo ora all'umilt.
 Lamentati meno che puoi per i torti che ricevi;  un fatto certo  che
chi  abitualmente si lamenta finisce per peccare.   colpa  dell'amor
proprio che ingigantisce per professione i torti subiti: ma quello che
pi  ti  raccomando  e di non andare a lamentarti con  persone  facili
all'indignazione e a pensare male. Se proprio non puoi fare a meno  di
lamentarti con qualcuno, sia per riparare l'offesa, sia per calmare te
stessa,  rivolgiti a persone calme e piene di amore  di  Dio.  Se  non
farai cos, il tuo cuore, invece di ricavarne serenit, sar spinto ad
essere ancora pi inquieto: invece di toglierti la spina che ti  punge
appena,  te la conficcherebbero pi profondamente nel piede.  Ci  sono
poi  alcuni  che quando sono ammalati, afflitti o offesi da  qualcuno,
stanno   bene   attenti  a  non  lamentarsi  e  a  dimostrare   troppa
permalosit;  a  loro parere, ed  vero, ci darebbe prova  di  grande
debolezza  e  di  mancanza di generosit; ma poi, nel  fondo  di  loro
stessi, desiderano intensamente che qualcuno li compatisca e si  danno
da  fare con mille arti a tale scopo. Vogliono che tutti sappiano  che
loro sono afflitti, ma anche pazienti e coraggiosi! Ti pare che quella
sia  pazienza?  Chiamala come vuoi, ma quella    soltanto  una  finta
pazienza. In fondo  soltanto un'abile e studiata ambizione,  vanit:
ne ricavano gloria, ma non davanti a Dio!
 Il  vero  paziente  non  si lamenta del male e  non  desidera  essere
compatito;  ne  parla con naturalezza, sincerit e  semplicit,  senza
lamenti,  senza  rimpianti, senza esagerazioni;  se  lo  compatiscono,
sopporta con pazienza i compatimenti, a meno che addirittura siano per
mali  che non ha; in tal caso, con molta umilt, far notare che  quel
male  non  l'ha e poi si manterr con animo sereno nella pace  tra  la
verit e la pazienza, ammettendo s il male, ma senza lamentele.
 Nelle  contrariet  che ti piomberanno addosso  nell'esercizio  della
devozione,  e  vedrai che non mancheranno, ricordati della  parola  di
nostro  Signore: La donna quando partorisce provi dolori molto  forti,
ma tutto dimentica alla vista del bambino, perch ha dato un uomo alla
vita.  Nella  tua  anima hai concepito il figlio pi  meraviglioso  di
questo mondo, Ges Cristo. Prima che sia dato completamente alla  luce
e  generato,  pu  darsi che ti procuri ansia e sofferenza;  ma  fatti
animo  perch, passati quei dolori, ti rimarr la gioia senza fine  di
aver dato tale uomo al mondo. Per quello che ti riguarda sar generato
totalmente solo quando l'avrai formato completamente nel tuo  cuore  e
nelle tue azioni con l'imitazione della sua vita.
 Quando  sarai  malata, offri i tuoi dolori, gli  inconvenienti  e  le
debolezze per il servizio del Signore, e chiedigli, con insistenza, di
unirli a quanto Egli ha sopportato per te. Obbedisci al medico, prendi
le medicine, i cibi e gli altri rimedi per amore di Dio; ricordati del
fiele che egli ha preso per amore nostro.
 Desidera  pure  di guarire per servirlo, ma non rifiutare  di  essere
ammalata per obbedirgli; e preparati anche alla morte, se quella a lui
piacesse,  per  lodarlo e gioire con Lui. Le api nel  periodo  in  cui
fanno  il miele, vivono e si nutrono con una sostanza molto amara;  lo
stesso  avviene  per  noi:  non potremo mai compiere  atti  di  grande
dolcezza  e  pazienza,  fare il miele delle buone  virt,  finch  non
saremo  capaci  di  mangiare il pane dell'amarezza  e  vivere  tra  le
sofferenze. Il miele ricavato dai fiori di timo, piccola erba amara ,
senza  confronti,  il  migliore; lo stesso   della  virt  esercitata
nell'amarezza delle tribolazioni pi vili, basse e abbiette.
 Guarda  spesso  con  gli  occhi  interiori  Ges  cristo  crocifisso,
spogliato,  bestemmiato,  calunniato, abbandonato,  oppresso  da  ogni
sorta  di mali, tristezze e ansie, e pensa che tutte le tue sofferenze
non sono in alcun modo paragonabili alle sue, n per intensit, n per
numero;  e pensa che mai riuscirai a soffrire per Lui quello che  Egli
ha sofferto per te.
 Considera  i  tormenti atroci sopportati dai Martiri e le  sofferenze
che  tante persone sopportano e che sono, senza confronto, pi  penose
delle tue, e poi d a te stessa: Le contrariet che mi affliggono sono
consolazioni e le mie spine sono rose a confronto di coloro che vivono
in  una morte continua, oppressi da croci infinitamente pi gravose  e
questo senza aiuti, senza consolazioni, senza alcun sollievo.
 
                                   
                              Capitolo IV
                          L'UMILT ESTERIORE
                                   
 Disse  il  profeta Eliseo ad una povera vedova: Prendi tutti  i  vasi
vuoti  che  hai e riempili d'olio. Per ricevere la grazia di  Dio  nei
nostri cuori, dobbiamo vuotarli di noi stessi. Il gheppio, stridendo e
fissando  gli  uccelli  da  preda, li mette  in  fuga  per  una  forza
misteriosa; per questo  il preferito delle colombe, che vicine a  lui
si  sentono  sicure.  Allo  stesso modo  l'umilt  respinge  Satana  e
conserva in noi le grazie e i doni dello Spirito Santo.  per  questo
che  i  Santi,  e  in modo particolare il Re dei Santi  e  sua  Madre,
onorano e amano l'umilt pi di tutte le altre virt morali.
 Sono  diverse  le ragioni per le quali dobbiamo considerare  vana  la
gloria che ci viene attribuita: o perch non  in noi, o anche perch,
pur  essendo in noi, non  nostra; o anche perch, pur essendo in  noi
ed  essendo nostra, non  meritata. La nobilt della stirpe, il favore
dei  potenti, la popolarit, sono glorie che non hanno radice in  noi,
ma  o nei nostri predecessori o nella stima degli altri. C' gente che
va  superba e altera perch cavalca un bel destriero, perch ha un bel
pennacchio sul cappello, perch indossa vestiti meravigliosi.  Non  ti
pare che quella gente sia un po' matta? Se proprio vogliamo parlare di
gloria, spetta al cavallo, allo struzzo, al sarto. Ci vuole proprio un
bel  coraggio per prendere in prestito un po' di stima da un  cavallo,
da una piuma, da una piega dell'abito!
 Altri si sentono importanti e si danno delle arie per un bel paio  di
baffi all'ins, per una barba ben curata, per i capelli ricciuti,  per
le  mani  delicate; perch sanno danzare, giocare, cantare; e  non  ti
pare  che  anche questi abbiano una rotellina fuori posto?  Vorrebbero
aumentare il proprio pregio e la propria reputazione con cose  frivole
e insulse!
 Ci  sono  poi  quelli che, per quel poco che sanno, esigono  onore  e
rispetto   dal   mondo   intero;  tutti  dovrebbero,   secondo   loro,
precipitarsi a imparare qualcosina alla loro scuola. Loro  si  sentono
maestri,  la  gente li considera soltanto dei pedanti. Ci  sono  anche
quelli che sono convinti di essere molto belli e credono che tutti  li
corteggino.
 Tutto  ci   tremendamente vuoto, sciocco e senza senso;  la  gloria
che  proviene  da  "valori" cos insignificanti deve  essere  ritenuta
vana, sciocca e frivola.
 Il  bene  vero  si  conosce  come il vero  balsamo:  la  prova  della
genuinit del balsamo si fa distillandolo nell'acqua; se va a fondo  e
rimane sommerso  valutato finissimo e prezioso. Allo stesso modo  per
sapere
 se  un  uomo  veramente saggio, sapiente, generoso, nobile,  bisogna
vedere   se  le  sue  doti  tendono  all'umilt,  alla  modestia,   al
nascondimento;  in  tal  caso  si  tratta  di  doti  genuine;  ma   se
galleggiano e si mettono in mostra sono false e tanto maggiori saranno
gli  sforzi che faranno per farsi notare, tanto pi sar evidente  che
non sono doti autentiche.
 Le  perle  nate  e  cresciute all'aperto, al vento e  al  rumore  dei
tuoni,  hanno soltanto l'involucro di perle, dentro sono  vuote.  Allo
stesso modo le virt e le belle qualit degli uomini, nate e cresciute
nell'orgoglio,  nell'esaltazione di s e nella vanit, hanno  soltanto
l'apparenza del bene, senza linfa, senza midollo e senza solidit. Gli
onori, la stirpe, le dignit sono come lo zafferano: pi lo calpesti e
pi  si rinforza e rende bene. Essere belli, quando ci si tiene, perde
il  suo  pregio:  la bellezza per piacere deve essere  disinvolta;  la
scienza ci rende ridicoli quando ci gonfia e degenera in pedanteria.
 Se  siamo  puntigliosi  per la stirpe, per il rango,  per  i  titoli,
offriamo  le  nostre qualit all'esame sindacatore degli  altri,  alla
loro inchiesta su di noi, all'indagine e cos ci ritroveremo le nostre
credute  qualit svuotate e scostanti; s, perch l'onore che   bello
quand' ricevuto in dono, diventa dozzinale e di nessun pregio  quando
 preteso, cercato e mendicato.
 Quando  il  pavone  fa la ruota per farsi notare,  drizzando  le  sue
belle  piume, scopre tutto il resto e fa vedere da tutte le parti  ci
che  ha  di  meno  bello; i fiori sono belli quando sono  piantati  in
terra;  una  volta staccati appassiscono. Il profumo della  mandragora
pu esserci di aiuto per capire: coloro che la odorano da lontano e di
passaggio,  ne  rimangono conquistati; ma coloro  che  la  odorano  da
vicino e con insistenza ne rimangono intontiti o addirittura ammalati;
lo stesso avviene per gli onori che danno una dolce consolazione a chi
li  gode  da  lontano  e  solo leggermente senza  spenderci  troppo  e
diventare ansioso; ma chi ci si attacca e se ne ciba, merita di essere
biasimato e ripreso.
 La  ricerca  e  l'amore della virt ci rende gi un po' virtuosi;  la
ricerca e l'amore degli onori invece, ci rende soltanto meritevoli  di
disprezzo  e  di  rimprovero.  Le  persone  serie  non  perdono  tempo
nell'inutile groviglio di gerarchie, di onori, di saluti; hanno  altro
da fare! Questo  un terreno per il perditempo.
 Chi  pu  avere perle non va alla ricerca di conchiglie:  coloro  che
tendono alla virt, non si agitano alla caccia di onori.
 Ognuno  ha  diritto di rimanere nel proprio rango  senza  mancare  di
umilt, a condizione che ci avvenga con naturalezza e senza contese.
 Mi  sembra  che si possa fare un paragone con quelli che tornano  dal
Per  i  quali,  oltre  all'oro e all'argento, portano  con  s  anche
scimmie  e  pappagalli; costano poco e non pesano molto per il  carico
della  nave; cos  di coloro che tendono alla virt senza per  questo
lasciare il loro rango e gli onori inerenti; a condizione che ci  non
sottragga  loro  troppo  tempo e troppa attenzione  e  che  sia  senza
gravarsi  di dubbi, d'inquietudine, di dispute e di contese.  Tuttavia
non  parlo  di  coloro  la cui dignit  in rapporto  con  una  carica
pubblica  e  nemmeno di alcune situazioni particolari nelle  quali  le
conseguenze  potrebbero incidere negativamente; in  tali  casi  ognuno
deve  rimanere  al posto che gli compete con prudenza  e  discrezione,
accompagnate sempre da carit e cortesia.
 
 
                              Capitolo V
                          L'UMILT INTERIORE
 
 Tu, Filotea, mi chiedi di condurti avanti nell'umilt: quello che  ho
detto   finora  riguarda  pi  il  campo  della  saggezza  che  quello
dell'umilt; quindi andiamo avanti.
 Molti  non  vogliono  pensare  alle  grazie  che  Dio  ha  loro  dato
personalmente, non ne hanno il coraggio perch temono di cadere  nella
vanagloria  e nel vuoto compiacimento. E qui si sbagliano: S.  Tommaso
d'Aquino dice che il mezzo per giungere all'amore di Dio  il pensiero
dei suoi benefici; meglio li conosciamo e pi amiamo Dio.
 Direi  proprio  che niente pu umiliarci di fronte alla  misericordia
di  Dio quanto i suoi benefici, e niente pu umiliarci di fronte  alla
sua  giustizia quanto le nostre offese. Pensiamo a quello che Egli  ha
fatto per noi e a quello che noi abbiamo fatto contro di Lui; e,  come
dobbiamo pensare ai nostri peccati pi piccoli, dobbiamo pensare  alle
sue  grazie pi piccole. Non dobbiamo temere che il conoscere  i  doni
che  ha  posto  in  noi  ci gonfi;  sufficiente  che  abbiamo  sempre
presente questa verit: ci che di buono c' in noi non viene da noi.
 Rifletti:  i  muli, animali pesanti e maleodoranti,  non  cessano  di
essere  tali  solo perch sono carichi di mobili preziosi e  profumati
appartenenti  al principe. Che cosa abbiamo di buono che  non  ci  sia
stato dato?
 E   se  ci    stato  dato,  perch  insuperbircene?    proprio  il
contrario: la seria riflessione sui doni ricevuti ci rende  umili;  la
conoscenza genera la riconoscenza.
 Ma  se  poi, vedendo i doni di Dio in noi, venisse a solleticarci  in
qualche  modo  la  vanit, c' sempre pronto un  rimedio  infallibile:
pensiamo  alla  nostra ingratitudine, alla nostra  imperfezione,  alla
nostra  miseria: se pensiamo ai guai che abbiamo combinato quando  Dio
non  era  con noi, scopriremo subito che quanto di buono riusciamo  ad
imbastire  con  Lui,  non  nel nostro stile e del  nostro  sacco.  Ne
proveremo gioia sincera perch il bene c', ma ne daremo il  merito  a
Dio perch Lui solo ne  l'autore.
 La  Santa  Vergine  dice che Dio opera in lei  meraviglie,  e  lo  fa
soltanto per umiliarsi e dare gloria a Dio; la mia anima magnifica  il
Signore, dice, perch ha fatto in me cose grandi.
 Spesso  diciamo  che non siamo nulla, anzi che siamo  la  miseria  in
persona,  la  spazzatura del mondo; ma resteremmo  molto  male  se  ci
prendessero  alla  lettera e se ci considerassero in pubblico  secondo
quanto  diciamo.   proprio il contrario: fingiamo di  fuggire  e  di
nasconderci  solo  perch ci inseguano e ci cerchino;  dimostriamo  di
voler  essere  gli  ultimi, seduti proprio all'ultimo  angolino  della
tavola, ma soltanto per passare con grande onore a capotavola.
 L'umilt  vera  non finge di essere umile, a fatica  dice  parole  di
umilt; perch  suo intendimento non solo nascondere le altre  virt,
ma  soprattutto vorrebbe riuscire a nascondere se stessa; se le  fosse
lecito  mentire, o addirittura scandalizzare il prossimo,  prenderebbe
atteggiamenti arroganti e superbi, per potercisi nascondere  e  vivere
completamente ignorata e nascosta.
 Eccoti  il mio parere, Filotea: o evitiamo di dire parole di  umilt,
oppure  diciamole con profonda convinzione, profondamente  rispondente
alle  parole.  Non abbassiamo gli occhi senza umiliare il  cuore;  non
giochiamo  a  fare gli ultimi se non intendiamo esserlo  per  davvero.
Questa    la  mia  regola  generale e non  faccio  alcuna  eccezione;
aggiungo soltanto questo: la buona educazione esige qualche volta  che
cediamo  la  precedenza a persone che certamente  non  l'accetteranno;
questa  non    doppiezza o falsa umilt: in tal caso l'offerta  della
precedenza    un  segno  d'onore, e  poich  non  ci    concesso  di
tributarlo  a chi di dovere secondo il merito, non  cosa  fatta  male
darne   almeno  un  piccolo  segno.  Questo  vale  anche  per   alcune
espressioni  di  onore  e  di rispetto che,  strettamente  prese,  non
sembrano rispecchiare la verit: ma lo sono abbastanza se colui che le
pronuncia ha seriamente l'intenzione di onorare e dimostrare  rispetto
a  colui cui sono indirizzate. Anche se le parole hanno un significato
che  va  oltre  la  nostra intenzione, non facciamo nulla  di  male  a
servircene  quando l'uso  corrente. Personalmente preferirei  che  le
parole  fossero  rispondenti, il pi fedelmente possibile,  ai  nostri
pensieri,  e  questo per poter seguire sempre e dappertutto  la  linea
della semplicit e della spontaneit affettuosa.
 L'uomo  sinceramente umile sarebbe pi contento se  fosse  un  altro,
anzich  lui stesso, a dire di lui che  un miserabile, un  nulla,  un
buono  a  nulla; o, perlomeno, se sa che si dice, non  si  oppone,  ma
approva di cuore. Perch, se  vero che ne  convinto,  naturale  che
ne sia contento di vedere condivisa la sua opinione.
 Molti  affermano che vogliono lasciare l'orazione mentale ai perfetti
perch  essi  non  ne sono degni; altri protestano che  non  hanno  il
coraggio   di  fare  spesso  la  comunione,  perch  non  si   sentono
sufficientemente purificati; altri ancora dicono di temere  di  essere
causa  di disonore per la devozione se ci si impegnano, a causa  della
loro  enorme miseria e fragilit; altri rifuggono dal mettere  i  loro
talenti al servizio di Dio e del prossimo perch, dicono, conoscono la
loro  debolezza  e  potrebbero  inorgoglirsi  vedendosi  strumenti  di
qualche  cosa di buono; temono di consumarsi facendo luce agli  altri.
Tutte queste preoccupazioni sono soltanto inganni, una sorta di umilt
non  soltanto  falsa, ma perversa, per mezzo della  quale,  con  molta
sottigliezza e senza dirlo, si critica l'operato di Dio, o  almeno  si
tenta  di  coprire di umilt l'orgoglio della propria opinione,  della
propria indole, della propria pigrizia.
 Domanda  a  Dio  un  segno  dall'alto, dal cielo  o  dal  basso,  dal
profondo  del  mare, dice il Profeta all'infelice Acaz, che  risponde:
No,  non lo domander e non tenter il Signore!  veramente perverso.
Ostenta  un  grande  sentimento di rispetto  verso  Dio  e,  colorando
d'umilt la sua presunzione, rifiuta la grazia di cui Dio vuole dargli
un  segno.  Non  pensa  che rifiutare i doni che  Dio  vuole  darci  
orgoglio!  Dobbiamo  ricevere i doni che  Dio  ci  manda;  l'umilt  
obbedire  e seguire da vicino i suoi disegni. Dio vuole che noi  siamo
perfetti  e  unendoci a Lui esige che lo seguiamo  da  vicino  il  pi
possibile.  Il  superbo, che confida solo in se  stesso,  ha  infinite
ragioni  per  non  porre mano ad alcuna iniziativa; ma  l'umile  trova
tutto  il  coraggio nella sua incapacit: pi si sente  debole  e  pi
diventa intraprendente, perch tutta la sua fiducia  riposta in  Dio,
che si compiace di manifestare la sua potenza nella nostra debolezza e
far trionfare la sua misericordia basandola sulla nostra miseria.
 Molto  umilmente  e santamente dobbiamo tentare tutto  quello  che  
giudicato  opportuno per il nostro progresso spirituale da coloro  che
hanno la responsabilit della nostra anima.
 Pensare  di  sapere ci che non si sa,  stupidit  manifesta;  voler
fare  il  sapiente  in  un campo in cui sappiamo benissimo  di  essere
ignoranti,  una vanit insopportabile; per conto mio non vorrei  fare
il  sapiente  nemmeno  in  quello che so,  ma  nemmeno  atteggiarmi  a
ignorante.
 Quando  lo  richiede  la  carit,  bisogna  dare  al  prossimo,   con
franchezza  e  dolcezza allo stesso tempo, non soltanto quanto  gli  
utile  all'istruzione,  ma  anche ci che  gli  fa  piacere.  L'umilt
nasconde e copre le virt per conservarle, le lascia vedere quando  lo
esige la carit, per accrescerle, svilupparle e perfezionarle.
 L'umilt richiama alla mente quell'albero delle isole di Tilo che  di
notte  chiude  e  protegge i suoi bei fiori di colore incarnato  e  li
dischiude  soltanto quando si alza il sole, sicch la gente del  paese
dice  che  questo fiore di notte dorme. Cos fa l'umilt che  copre  e
nasconde  tutte  le virt e le perfezioni umane e le  lascia  apparire
solo  per il servizio della carit, perch  una virt del cielo,  non
della terra, divina, non umana:  il vero sole delle virt sulle quali
deve  sempre  brillare. Si pu concludere che le forme di  umilt  che
portano pregiudizio alla carit, sono certamente false.
 Non  vorrei  atteggiarmi  a matto, ma nemmeno  a  saggio:  perch  se
l'umilt mi impedisce di fare il saggio, la semplicit e la franchezza
mi  impediscono di fare il matto; se  vero che la vanit   contraria
all'umilt,  anche vero che l'artificio, l'affettazione e la finzione
sono contrarie alla franchezza ed alla semplicit.
 E  anche  se qualche celebre servitore di Dio ha fatto il  matto  per
essere  schernito dal mondo, ammiriamolo pure, ma non imitiamolo.  Per
lasciarsi andare a quegli eccessi quei Servi di Dio hanno avuto motivi
personali  fuori  dall'ordinario  che  non  ci  autorizzano  a  trarre
conclusioni per noi.
 Davide,  saltando  e  danzando  pi di  quanto  sembrasse  opportuno,
davanti  all'Arca dell'alleanza, non voleva fare il matto;  ma,  molto
semplicemente e senza artifici, con quelle danze voleva dimostrare  la
gioia straordinaria di cui traboccava il suo cuore.
 Quando  sua moglie Micol glielo rimprover cime una follia, non  fece
caso   all'umiliazione,  ma  continu  a  manifestare   con   naturale
schiettezza la sua gioia e diede prova di saper accettare  un  po'  di
disprezzo per il suo Dio.
 Per  questo  io  ti  dico che, se a seguito di atti  di  una  vera  e
schietta  devozione,  sarai stimata persona di poco  conto,  degna  di
disprezzo o pazza, l'umilt ti far gioire per quel fortunato  attacco
che non ha le sue ragioni in te, ma in coloro che ti attaccano.
 
 
                              Capitolo VI
                   L'UMILT CI FA AMARE L'ABIEZIONE
                                   
 Procedo  oltre, Filotea, e ti dico di amare l'abiezione sempre  e  in
tutto.  Ma,  mi  chiederai,  che  cosa  vuol  dire  amare  la  propria
abiezione?  In  latino abiezione vuol dire umilt e umilt  vuol  dire
abiezione;  di modo che, quando la Madonna nel suo Cantico  dice  che,
poich  il  Signore  ha  visto l'umilt  della  sua  serva,  tutte  le
generazioni la chiameranno beata, vuol dire che il Signore, con bont,
ha  guardato la sua abiezione, la sua meschinit, la sua bassezza, per
colmarla  di grazia e di favori. C' tuttavia differenza tra la  virt
dell'umilt e l'abiezione; l'abiezione  la pochezza, la bassezza e la
meschinit  che  alberga  in  noi, senza che  ci  pensiamo;  la  virt
dell'umilt  invece,   la conoscenza veritiera e  l'ammissione  della
nostra abiezione.
 L'apice   dell'umilt   cos  intesa  consiste   non   soltanto   nel
riconoscere  la nostra abiezione, ma nell'amarla ed esserne  contenti;
non  per  mancanza  di  coraggio  o di  generosit,  ma  per  esaltare
maggiormente  la Maest divina e dare al prossimo una  stima  maggiore
che  a noi stessi. Ti incoraggio a questo e, per essere pi esplicito,
ti  dir  che,  tra i mali che ci affliggono, alcuni sono  spregevoli,
altri  onorati;  a quelli onorati molti si adattano, ma  nessuno  vuol
saperne  di quelli spregevoli. Prendi, per esempio, un devoto eremita,
coperto di cenci e tremante dal freddo: tutti onoreranno il suo  abito
a  brandelli e proveranno compassione per la sua sofferenza; ma se  un
povero artigiano, un povero galantuomo o una povera ragazza si trovano
nelle  stesse condizioni, verranno coperti di disprezzo, derisi  e  la
loro povert sar spregevole.
 Se   un  Religioso  accetta  con  devozione  un  duro  richiamo   dal
superiore, o un figlio dal padre, tutti chiameranno quel comportamento
mortificazione,  obbedienza, saggezza; se  un  cavaliere  o  una  dama
dovessero  subire,  per  amore di Dio, la  stessa  cosa  da  parte  di
qualcuno, di qualunque cosa si tratti, tutti la chiameranno codardia o
vigliaccheria: ecco un altro male spregevole.
 Poni  il caso che uno abbia un tumore al braccio e un altro al volto:
il primo soffre soltanto il male, ma il secondo, con il male, si trova
il disprezzo, l'isolamento e l'abiezione.
 Io  ti dico che non soltanto devi amare il male, il che  opera della
virt  della  pazienza; tu devi amare anche l'abiezione,  e  questo  
opera dell'umilt.
 Ci  sono  poi  delle  virt  disprezzate e delle  virt  onorate:  la
pazienza, la dolcezza, la semplicit e la stessa umilt, per i mondani
,  sono  virt  vili  e da disprezzare; per contro  stimano  molto  la
prudenza, il valore, la liberalit.
 Ci  sono  addirittura  atti  della stessa  virt  che  a  volte  sono
disprezzati  e a volte onorati; prendi, ad esempio, l'elemosina  o  il
perdono delle offese; sono entrambi atti di carit: la prima  onorata
da  tutti,  il  secondo  disprezzato dal mondo. Un giovanotto  o  una
ragazza  che  non si lasciano trascinare ai disordini di  una  brigata
dissoluta nel parlare, nel giocare, nel ballare, nel bere, nel vestire
come  loro,  saranno  scherniti e criticati e  il  loro  riserbo  sar
chiamato  bigottismo  o esibizionismo. Amare queste  conseguenze  vuol
dire amare la propria abiezione.
 Passiamo  a  un altro campo: la visita agli ammalati. Se  ti  mandano
dal pi reietto secondo il mondo, per te sar un'abiezione; per questo
l'amerai.  Se  ti mandano da gente bene sar un'abiezione  secondo  lo
spirito,  perch  il  merito e le virt saranno minori;  amerai  anche
quella  abiezione.  Se si cade nel bel mezzo della  strada,  oltre  al
male,  ci  trovi  la vergogna; anche questa va amata. Ci  sono  alcune
colpe  che  non  comportano  altro  male  all'infuori  dell'abiezione;
l'umilt  non  esige che le commettiamo apposta,  ma,  che  una  volta
commesse,  non  ce  ne preoccupiamo. Si tratta di  certe  sciocchezze,
mancanze di educazione, o sbadataggini, che vanno evitate finch si  
in  tempo,  per comportarsi educatamente e con prudenza; ma una  volta
che ci siamo caduti, bisogna accettare l'abiezione che ne consegue  ed
accettarla di cuore per amore dell'umilt.
 Ma  vado  oltre:  se  per collera o mancanza di  controllo,  mi  sono
lasciata andare a parole indecorose o offensive di Dio e del prossimo,
me  ne  pentir  sinceramente  e  sar profondamente  dispiaciuta  per
l'offesa  che  cercher di riparare meglio che potr; ma  non  lascer
passare  l'occasione  per  accettare  volentieri  l'abiezione   e   il
disprezzo che ricadranno su di me. Se fosse possibile separare le  due
cose, respingerei con forza il peccato e terrei umilmente l'abiezione.
 Ma   pur   amando  l'abiezione  che  deriva  dal  male,  non  bisogna
arrendersi  alle fatalit del male che ne  la causa; bisogna  correre
ai ripari. Occorre farlo in modo efficace e con cura, soprattutto poi,
quando il male  soltanto una conseguenza.
 Se  sono  afflitta da un male spregevole al volto, far di tutto  per
guarire, senza far nulla perch sia dimenticata l'abiezione che me  ne
  venuta.  Se  ho commesso qualche cosa che non offende  alcuno,  non
cercher  scuse,  perch,  pur  trattandosi  di  un  difetto,  non   
permanente; se mi scusassi sarebbe solo per evitare l'abiezione che me
ne viene. Questo l'umilt non lo permette. Ma, se per disattenzione  o
leggerezza, ho offeso o scandalizzato qualcuno, riparer l'offesa  con
qualche  scusa che risponda a verit; perch in tal caso, il  male  ha
radici e la carit esige che lo sradichi.
 Qualche  volta  capita anche che la verit esiga che poniamo  rimedio
all'abiezione  per  il  bene del prossimo, al quale    necessaria  la
nostra buona reputazione; in tal caso pur togliendo l'abiezione  dagli
occhi del prossimo, per impedirne lo scandalo, dobbiamo rinchiuderla e
nasconderla nel nostro cuore perch ne sia edificato.
 Tu,  Filotea, vuoi sapere quali sono le abiezioni migliori:  ti  dico
subito,  e  senza  esitazione, che quelle pi utili  all'anima  e  pi
gradite a Dio, sono quelle che incontriamo per caso o che sono  legate
alla nostra condizione; la ragione  che non le abbiamo scelte noi, ma
le  abbiamo  ricevute come Dio ce le ha mandate. E  Lui  sa  scegliere
sempre meglio di noi. Se fosse necessario scegliere, ricordati che  le
pi  grandi  sono le migliori; e sai quali sono le pi grandi?  Quelle
maggiormente contrarie alle nostre inclinazioni, sempre, beninteso, in
linea  con  la nostra vocazione. Te lo dico una volta per  sempre:  la
nostra  scelta  e  la  nostra preferenza rovina, o almeno  diminuisce,
tutte  le  nostre virt. Chi ci far la grazia di poter  dire  con  il
grande Re Davide: "Ho scelto di essere abietto nella casa del Signore.
Piuttosto che abitare nelle tende dei peccatori"?
 Il  solo che lo pu, cara Filotea,  Colui che per innalzare  noi,  
vissuto e morto come obbrobrio degli uomini e abiezione del popolo.
 Ti  ho  detto  molte  cose  che potranno  sembrarti  dure  quando  ci
rifletterai sopra; ma, credimi, risulteranno pi dolci dello  zucchero
e del miele, quando le metterai in atto.
 
                                   
                             Capitolo VII
         COME VA CONSERVATO IL BUON NOME PRATICANDO L'UMILT
 
 Per  una  virt ordinaria non ci si scomoda a lodare, ad  onorare,  a
dare gloria a chi la possiede; questo si fa soltanto quando la virt 
eccellente.
 Con  la  lode, infatti non vogliamo portare gli altri ad avere  stima
per le ottime qualit di qualcuno; con l'onore facciamo sapere a tutti
che  quella  stima noi l'abbiamo; la gloria, poi, a mio parere,    il
lustro  della reputazione che scaturisce dalla somma di molte  lodi  e
onori:  possiamo  dire  che  le lodi e  gli  onori  sono  come  pietre
preziose, dalla composizione delle quali, come un gioiello,  nasce  la
gloria.
 L'umilt  non  accetta  che noi pensiamo di  essere  migliori  e  che
abbiamo  diritto di essere anteposti agli altri; non permette  nemmeno
che  andiamo alla caccia di lodi, di onori, di gloria, cose che devono
essere tributate soltanto all'ottimo.
 Accetta  il  consiglio del Saggio che dice di aver  cura  del  nostro
buon  nome,  perch  il  buon  nome  la stima,  non  dell'ottimo,  ma
soltanto  di una semplice e ordinaria prudenza e onest di  vita,  che
l'umilt non ci impedisce di riconoscere in noi stessi; di conseguenza
non ci vieta di desiderarne il relativo buon nome.
   vero  che l'umilt disprezzerebbe il buono nome se la carit  non
ne  avesse  bisogno; ma visto che  uno dei fondamenti  della  societ
umana,  e  che,  senza di essa, noi siamo addirittura dannosi  per  la
gente e non soltanto inutili, a motivo dello scandalo che daremmo;  la
carit  richiede e l'umilt di buon grado accetta, che noi desideriamo
e conserviamo con cura il buon nome.
 Prendi  a paragone le foglie degli alberi che, di per s, non valgono
gran che, e tuttavia rendono un grande servizio, non solo nel dare  un
bell'aspetto all'albero, ma anche nel proteggere i frutti finch  sono
teneri;    la  stessa cosa per il buon nome che, per  s,  non    da
considerare  fortemente;  tuttavia  molto utile,  non  soltanto  come
abbellimento della vita, ma anche per proteggere le nostre  virt,  in
modo particolare quelle ancora tenere e deboli.
 L'obbligo  di conservare il buon nome e di essere realmente  come  la
gente  ci  stima, esige che abbiamo un coraggio generoso sostenuto  da
una forte e dolce violenza.
 Conserviamo  le  nostre virt, cara Filotea, perch  sono  gradite  a
Dio,  grande  e sommo fine di tutte le nostre azioni; ma  allo  stesso
modo  che  coloro  i  quali  vogliono  conservare  i  frutti,  non  si
accontentano di fare marmellate, ma li sigillano in vasi  adatti  alla
conservazione,  cos,  pur  rimanendo l'amore  di  Dio  la  principale
garanzia  per le nostre virt, possiamo servirci, a tale scopo,  anche
del buon nome e con utilit.
 Tuttavia  nella  difesa  del nostro buon  nome  non  dobbiamo  essere
troppo  zelanti,  esatti e puntigliosi: quelli  che  sono  delicati  e
sensibili  in  modo  esagerato per tutto  ci  che  concerne  la  loro
reputazione,  assomigliano a quelli che ingurgitano  medicine  per  il
minimo  disturbo: costoro, infatti, volendo proteggere la loro salute,
la rovinano del tutto; cos, chi vuole, con troppa premura, proteggere
il  proprio buon nome, lo perde del tutto, e sai perch? La  tenerezza
verso  se  stessi rende strani, ribelli, insopportabili, pasto  ideale
per i maldicenti.
 Non  dar  peso e disprezzare l'ingiuria e la calunnia, ordinariamente
  un  rimedio  molto efficace del risentimento, della  contestazione,
della  vendetta: il dispetto le rende evanescenti; chi se ne inquieta,
invece, d l'impressione di confessare.
 I  coccodrilli fanno del male soltanto a coloro che ne  hanno  paura;
la maldicenza fa del male solo a chi se ne preoccupa.
 Il  timore  eccessivo  di perdere il buon nome dimostra  mancanza  di
fiducia  nel suo fondamento, che  la vita onesta. Le citt dotate  di
ponti  di  legno su grandi fiumi, ad ogni alluvione temono di  vederli
travolti;  quelle  invece che sono dotate di ponti in  pietra,  temono
soltanto  in  caso di piene eccezionali. Similmente coloro  che  hanno
un'anima  cristiana con solide basi, non fanno abitualmente caso  alle
alluvioni delle lingue malefiche; coloro invece che si sentono deboli,
temono di essere travolti ad ogni occasione.
 Chi  vuol  godere  di un buon nome nei confronti di tutti,  lo  perde
proprio  nei confronti di tutti: merita di perdere l'onore  chi  vuole
mendicarlo da coloro che il vizio ha reso indiscutibilmente  infami  e
senza onore.
 Il  buon  nome    l'insegna che indica dove  alloggia  la  virt;  
evidente che la virt viene prima. Ecco perch, se ti dicono:  sei  un
ipocrita  perch ti sei incamminata nella devozione; se ti considerano
un  uomo  senza  carattere  perch hai perdonato  un'ingiuria,  lascia
correre, non farci caso. Per prima cosa abbi presente che tali giudizi
sono  emessi da persone vuote e superficiali; quand'anche poi il  buon
nome  si perdesse davvero, l'importante  non perdere la virt  e  non
deviare  dal  suo cammino; mi pare logico che si dia la preferenza  ai
frutti  sulle  foglie, ossia ai beni spirituali  interiori  su  quelli
esteriori.  Va  bene  essere  gelosi del proprio  buon  nome,  ma  non
idolatri!  vero che non bisogna scandalizzare l'occhio dei buoni, ma
nemmeno si deve contentare quello dei cattivi. La barba  un ornamento
adatto  al  volto dell'uomo e i capelli a quello della  donna:  se  si
strappano  alla  radice  i peli dal mento o i capelli  dalla  testa  ,
probabilmente non rispunteranno pi; ma se li tagli soltanto, o magari
anche  li radi, rispunteranno molto presto, pi forti e pi folti.  Lo
stesso  avviene  per  il  buon  nome: la  lingua  dei  maldicenti  pu
tagliarlo o anche addirittura raderlo, giacch, dice Davide,  come un
rasoio affilato; ma niente paura! Rispunter presto pi bello di prima
e  anche pi forte! Se invece il nostro buon nome viene distrutto  dai
nostri vizi, dalle vigliaccherie, dalla nostra cattiva condotta,  beh!
Allora  possiamo  aspettare  tutto  il  tempo  che  vogliamo,  e   non
rispunter! Sar inutile l'attesa perch abbiamo estirpato la radice.
 La  radice  del  buon nome  la bont e l'onest della  vita;  finch
sono   presenti  in  noi,  possono  sempre  rigenerare  il  buon  nome
giustamente conquistato.
 Lascia    quella   vuota   conversazione,   quell'attivit   inutile,
quell'amicizia  frivola, quella compagnia equivoca, se danneggiano  il
tuo  buon  nome,  perch il buon nome vale pi di tutte  quelle  vuote
soddisfazioni;  ma se la gente mormora, riprova o calunnia  perch  ti
impegni  nella piet per avanzare nella devozione e nel cammino  verso
il  bene  eterno,  lascia abbaiare i cani contro  la  luna;  anche  se
dovessero riuscire a costruire un'opinione negativa sul tuo buon nome,
e  in  tal modo tagliare e radere i capelli e la barba del buon  nome,
sta  tranquilla che presto rispunter. Il rasoio della maldicenza sar
utile  al  tuo  onore,  come la roncola alla vigna,  perch  la  rende
copiosa di frutti.
 Teniamo  sempre gli occhi fissi a Ges Cristo crocifisso,  camminiamo
al  suo servizio con fiducia e semplicit, accompagnata da saggezza  e
devozione: sar lui a proteggere il nostro buon nome. Se permette  che
ci  sia  tolto   solo per darcene uno migliore o per favorirci  nella
crescita dell'umilt. Ricorda bene che un'oncia di umilt vale pi  di
mille libre di onore.
 Se  veniamo  ripresi ingiustamente, opponiamo serenamente  la  verit
alla calunnia; se persiste, insistiamo nell'umilt. Mettiamo il nostro
buon  nome,  unitamente  alla nostra anima nelle  mani  di  Dio,;  non
potremo trovare migliore garanzia.
 Serviamo  Dio  nella buona e nella cattiva fama, sull'esempio  di  S.
Paolo; potremo cos dire con Davide: Mio Dio,  soltanto per Te che ho
sopportato l'obbrobrio e che ho tollerato che la vergogna coprisse  il
mio volto.
 Faccio  eccezione per certi crimini talmente atroci e  infamanti  che
nessuno  deve  accettare di vedersene attribuita  la  paternit;  anzi
bisogna liberarsi anche del sospetto se si pu fare nel rispetto della
giustizia.
 La  stessa  eccezione  va  fatta per le persone  dal  cui  buon  nome
dipende  l'edificazione di molti; in tali casi  necessario perseguire
la  riparazione del torto ricevuto, e questo secondo la  pi  rigorosa
morale teologica.
 
 
                             Capitolo VIII
        LA DOLCEZZA VERSO IL PROSSIMO E IL RIMEDIO CONTRO L'IRA
 
 Il  sacro crisma che, per tradizione apostolica, la Chiesa usa  nelle
confermazioni  e  nelle benedizioni,  composto di  olio  di  oliva  e
balsamo:   questi  due  elementi  ricordano,  tra  l'altro,   le   due
meravigliose virt che risplendevano in modo particolare nella persona
di  Nostro  Signore.  Egli ce le ha raccomandate personalmente,  quasi
che,  per  mezzo  di  esse  soltanto, il  nostro  cuore  possa  essere
consacrato al suo servizio e trascinato ad imitarlo: Imparate  da  me,
dice, che sono mite e umile di cuore.
 L'umilt  ci  fa crescere in perfezione davanti a Dio e  la  dolcezza
davanti  al  prossimo.  Il balsamo che, come ho  detto  sopra,  scende
sempre  a  fondo,  raffigura l'umilt, e l'olio di oliva,  che  rimane
sempre in superficie, raffigura la dolcezza e la bonomia, che superano
tutte  le  virt ed eccellono quali splendidi fiori della carit  che,
stando  a  s. Bernardo, raggiunge la perfezione quando non   soltanto
paziente, ma anche dolce e affabile.
 Fa attenzione, Filotea: questo mistico crisma composto di dolcezza  e
di  umilt  deve  trovarsi dentro al tuo cuore;  l'abile  inganno  del
nemico,  infatti,  quello di far s che molti si fermino alle  parole
ed agli atteggiamenti esterni di queste due virt, per cui, nella loro
imperdonabile superficialit, pensano di essere umili e dolci,  mentre
non  lo  sono  affatto;  e si tradiscono perch,  nonostante  la  loro
cerimoniosa   dolcezza  e  umilt,  alla  minima  parola   leggermente
scortese,   alla  pi  piccola  ingiuria,  scattano  con  un'arroganza
inaspettata.
 Si  dice  che  coloro  i  quali si sono  immunizzati  per  mezzo  del
controveleno chiamato comunemente "la grazia di S. Paolo", se  vengono
punti o morsicati d una vipera, non si gonfiano, a condizione che  "la
grazia"  fosse  di prima qualit. Quando l'umilt e la  dolcezza  sono
vere e sincere capita la stessa cosa: ci difendono dal gonfiore e  dal
bruciore  che le ingiurie abitualmente provocano nei nostri cuori.  Ne
consegue  che  se  reagisci  mostrandoti  orgogliosa,  gonfia   d'ira,
indispettita, allorch sei punta e morsicata dalle male lingue,  vuole
dire  che la tua umilt e la tua dolcezza non sono profonde e  sincere
ma soltanto superficiali ed epidermiche.
 Il  santo ed illustre Patriarca Giuseppe, quando dall'Egitto  risped
i  fratelli  a casa del padre, diede loro un consiglio: Per  via,  non
adiratevi.
 A  te dico la stessa cosa, Filotea. Questa vita terrena  soltanto un
cammino  versa quella beata, non adiriamoci dunque per la  strada  gli
uni  contro  gli altri; camminiamo tranquillamente e  in  pace  con  i
fratelli e i compagni di viaggio.
 Con  chiarezza,  e senza eccezioni, ti dico: Se ti   possibile,  non
inquietarti affatto, non deve esistere alcun pretesto perch  tu  apra
la  porta  del cuore all'ira. S. Giacomo, senza tanti giri di  parole,
dice chiaramente: L'ira dell'uomo non opera la giustizia di Dio.
 Bisogna resistere seriamente al male e reprimere i vizi di coloro  di
cui abbiamo la responsabilit, con costanza e con decisione, ma sempre
con  dolcezza e serenit. Niente calma un elefante infuriato  come  la
vista di un agnellino e nulla attenua la violenza delle cannonate come
la lana.
 La   correzione  dettata  dalla  passione,  anche  quando   ha   basi
ragionevoli,  ha  molto meno efficacia di quella che viene  unicamente
dalla  ragione;  questo  perch l'anima  ragionevole  sa  cedere  alla
ragione,  ma  rifiuta di piegarsi alla passione ed alla  tirannia.  Di
modo  che  la ragione accompagnata dalla passione  odiosa, perch  la
sua giusta autorit  avvilita dall'alleanza con la tirannia.
 I  Principi,  quando fanno visita con un seguito di pace,  onorano  e
danno  gioia ai popoli; ma quando arrivano con i soldati, anche  se  
per  il bene pubblico, la loro visita  sempre sgradita e apportatrice
di danni; perch, anche qualora riescano a far osservare rigorosamente
la  disciplina ai loro soldati, non potranno mai riuscire ad  impedire
che  scoppi qualche disordine, in cui il civile ha la peggio  e  viene
oppresso.
 Allo   stesso   modo,  quando  domina  la  ragione   e   distribuisce
pacificamente castighi, correzioni, rimproveri, anche  se  lo  fa  con
rigore  e  severit, tutti le vogliono bene ugualmente e approvano  il
suo  operato;  ma se porta con s l'ira, la collera, la  stizza,  che,
dice  S.  Agostino, sono i suoi soldati, da amabile diventa  piuttosto
temibile  e  il  cuore ne esce sempre maltrattato e  calpestato.  Dice
sempre S. Agostino, scrivendo a Profuturo:  meglio chiudere la porta
all'ira  giusta e imparziale, anche se di minime proporzioni,  perch,
una  volta entrata,  molto difficile farla uscire, poich entra  come
un  piccolo  germoglio, e in brevissimo tempo,  cresce  e  diventa  un
albero.
 Che  se  poi  giunge fino alla notte e il sole tramonta sulla  nostra
ira,  ci  che l'Apostolo proibisce, si tramuta in odio e  non  te  ne
liberi pi. Perch essa si nutre di mille false convinzioni. Non si  
mai trovato un uomo adirato il quale fosse convinto che la sua ira era
ingiusta.
 Meglio  imparare  a  vivere senza collera, che  volersi  servire  con
moderazione  e saggezza della collera, e quando, a causa della  nostra
imperfezione e debolezza, ci coglie di sorpresa,  meglio  respingerla
immediatamente che voler entrare in trattativa con essa. E sai perch?
Per  poco che tu le conceda, diventa subito padrona della piazza e  fa
come  il  serpente che, dove riesce a far passare la testa, fa passare
tutto il corpo.
 Ma  come faccio a respingerla? Dirai. Semplicissimo, ti rispondo.  Al
primo  allarme  raccogli tutte le tue forze, non con precipitazione  e
violenza,  ma  con  dolcezza, tuttavia con serio impegno.  Hai  notato
quello  che  accade  nelle sedute di molti senati  e  parlamenti?  Gli
uscieri  che  gridano: zitti l o zitti qui, fanno pi  confusione  di
quelli che vorrebbero far tacere. Allo stesso modo, pu capitarci  che
quando  con  forza  vogliamo  reprimere la  collera,  provochiamo  pi
agitazione  nel  nostro  cuore di quanta non  ne  avrebbe  causata  la
collera; il cuore cos agitato non riesce pi ad essere padrone di  se
stesso.
 Dopo  questo  sforzo compiuto con calma, segui il  consiglio  che  S.
Agostino,  gi vecchio, diede al giovane Vescovo Ausilio: Fa  ci  che
deve  fare  un  uomo; e se ti capita ci che l'uomo di  Dio  dice  nel
Salmo:  Il  mio occhio  turbato da grande collera, ricorri  a  Dio  e
grida:  Abbi misericordia di me, Signore; e cos egli stender la  sua
mano destra e reprimer la tua collera.
 Voglio  dire che bisogna invocare l'aiuto di Dio, quando ci  sentiamo
agitati  dalla collera, ad imitazione degli Apostoli, sballottati  sul
mare  dal  vento  e dalla tempesta: comander alle nostre  passioni  e
subentrer una grande calma. Ma non mi stancher mai di ripeterti  che
l'orazione che si fa contro la collera in atto che ci sta travolgendo,
deve essere fatta con dolcezza, tranquillit, non con violenza.  una
norma generale per tutti i rimedi contro questo male.
 Di  pi, appena ti accorgi che ti sei lasciata andare a qualche  atto
di  collera,  rimedia  con un atto di dolcezza,  nei  confronti  della
stessa persona con cui ti sei irritata.
 Rimedio sovrano contro la menzogna,  correggerla subito, appena  uno
si  accorge di averla detta; per la collera bisogna agire nello stesso
modo:  appena ti accorgi di esserci caduta, ripara subito con un  atto
contrario  di dolcezza. C' un detto che fa al caso nostro:  la  piaga
recente si cura meglio.
 Fa  qualche  cosa  di pi: quando sei calma e senza alcun  motivo  di
collera,  fa  rifornimento  di dolcezza e di  affabilit,  parlando  e
agendo, nelle tue azioni piccole e grandi, nel modo pi cortese che ti
sar  possibile, ricordandoti che la Sposa, nel Cantico  dei  Cantici,
non  soltanto  ha il miele sulle labbra e sulla lingua, ma  anche  nel
petto,  ove non c' soltanto miele, ma anche latte. Perch  non  basta
avere la parola dolce nei confronti del prossimo, bisogna averla anche
nel  petto,  ossia nell'intimo della nostra anima. Non  basta  nemmeno
avere  la dolcezza del miele, che  aromatico e profumato, e raffigura
la  dolcezza della conversazione educata con gli estranei, ma  bisogna
avere  anche  la dolcezza del latte verso i familiari e i  vicini:  in
questo  mancano  seriamente quelli che sono angeli  per  la  strada  e
diavoli in casa.
 
 
                              Capitolo IX
                     LA DOLCEZZA VERSO NOI STESSI
 
 Uno  dei  metodi pi efficaci per conseguire la dolcezza  quello  di
esercitarla verso se stessi, non indispettendosi mai contro  di  s  e
contro  le  proprie imperfezioni.  vero che la ragione richiede  che
quando  commettiamo errori ne siamo dispiaciuti e rammaricati, ma  non
che  ne  proviamo  un  dispiacere distruttivo e disperato,  carico  di
dispetto  e  di  collera. E in questo molti sbagliano  grossolanamente
perch  si  mettono  in  collera, poi  si  infuriano  perch  si  sono
infuriati,  diventano  tristi  perch  si  sono  rattristati,   e   si
indispettiscono perch si sono indispettiti. In tal modo conservano il
cuore  come  frutta candita a bagno nella collera: pu anche  sembrare
che  la seconda collera elimini la prima, ma in realt  soltanto  per
fare spazio maggiore alla seconda, alla prima occasione.
 C'  di  pi:  queste collere e amarezze contro di se stessi  portano
all'orgoglio  e  sono  soltanto espressione di amor  proprio,  che  si
tormenta e si inquieta per le imperfezioni. Il dispiacere che dobbiamo
avere per le nostre mancanze deve essere sereno, ponderato e fermo; un
giudice  punisce  molto  meglio  i colpevoli  quando  emette  sentenze
ragionevoli   in  ispirito  di  serenit,  che  quando   procede   con
aggressivit e passione. In tal caso non punirebbe le colpe secondo la
loro  natura,  ma  secondo la propria passione. Allo stesso  modo  noi
puniamo  molto  meglio  noi  stessi  se  usiamo  correzioni  serene  e
ponderate e non aspre, precipitose e colleriche; tanto pi che  queste
correzioni fatte con irruenza non sono proporzionate alle nostre colpe
ma alle nostre inclinazioni.
 Per esempio, chi  attaccato alla castit, andr su tutte le furie  e
sar inconsolabilmente amareggiato per la minima colpa contro di essa,
e poi far le matte risate per una gravissima maldicenza commessa. Per
contro,  chi  odia  la  maldicenza, andr in  crisi  per  una  leggera
mormorazione e non dar peso ad una grave mancanza contro la  castit;
e cos via. E questo capita perch la coscienza di costoro non giudica
secondo ragione, ma secondo passione.
 Devi  credermi,  Filotea: le osservazioni di un pap,  se  fatte  con
dolcezza  e  cordialit, hanno molta pi efficacia per  correggere  il
figlio, della collera e delle sfuriate. La stessa cosa avviene  quando
il  nostro  cuore    caduto in qualche colpa: se lo  riprendiamo  con
osservazioni  dolci  e serene e gli dimostriamo  pi  compassione  che
passione, lo incoraggiamo a correggersi, il pentimento sar molto  pi
profondo  e  lo  compenetrer pi di quanto non farebbe un  pentimento
pieno di dispetto, di ira e di minacce.
 Per  conto mio, posto che ci tenessi molto a non cadere nel vizio  di
vanit,  e  ciononostante ci fossi caduto, e  seriamente,  non  vorrei
correggere il mio cuore con parole come le seguenti: Guarda quanto sei
miserabile e abominevole; dopo tante risoluzioni, guarda come  ti  sei
lasciato  travolgere! Muori di vergogna, non azzardarti pi ad  alzare
gli  occhi verso il cielo; cieco, svergognato, traditore e sleale  con
il  tuo Dio, e simili cose. Io procederei invece, ragionevolmente, con
compassione: Coraggio, mio povero cuore, eccoci caduti nella  trappola
da  cui avevamo promesso di stare lontano; rialziamoci e liberiamocene
per  sempre,  invochiamo la misericordia di Dio e  speriamo  in  essa;
d'ora  in  poi  ci  dar  la sua assistenza per renderci  pi  decisi,
rimettiamoci in cammino con umilt.
 Coraggio,  d'ora  in poi stiamo in guardia, Dio  ci  aiuter,  ce  la
faremo.  E  su  questa correzione vorrei costruire un solido  e  fermo
proposito  di  non ricaderci pi, prendendo i mezzi pi idonei  a  tal
fine, compreso il parere del mio direttore spirituale.
 Se  poi  qualcuno pensasse di non essere sufficientemente  scosso  da
questo  tipo di correzione, potrebbe servirsi di un richiamo o  di  un
rimprovero  duro e forte per provocare una vergogna profonda,  purch,
dopo  aver  rudemente sgridato e strapazzato il proprio cuore,  chiuda
con  una  consolazione, ponendo termine alla sua  amarezza  e  al  suo
corruccio con una dolce e santa fiducia in Dio, ad imitazione di  quel
grande  penitente  che, vedendo un'anima afflitta, la  risollevava  in
questo  modo: Perch sei triste, anima mia? Perch mi turbi? Spera  in
Dio, io lo benedir ancora perch  la salvezza del mio volto e il mio
vero Dio.
 Rialza   dunque  dolcemente  il  tuo  cuore  quando  cade,   umiliati
grandemente  davanti a Dio alla conoscenza della tua miseria;  ma  non
meravigliarti della tua caduta:  naturale che l'infermit sia malata,
che  la  debolezza sia debole, e la miseria sia misera. Disprezza  con
tutte  le  forze l'offesa che Dio ha ricevuto da te e, con coraggio  e
fiducia nella sua misericordia, rimettiti nel cammino della virt, che
avevi abbandonato.
 
 
                              Capitolo X
            LE OCCUPAZIONI VANNO AFFRONTATE CON ATTENZIONE,
              MA SENZA PRECIPITAZIONE E FRETTA ECCESSIVA
                                   
 La  cura e la diligenza che dobbiamo mettere nelle nostre occupazioni
non  hanno  nulla  in comune con l'ansia, l'apprensione  e  la  fretta
eccessiva.
 Gli  Angeli  hanno  cura della nostra salvezza  e  la  procurano  con
diligenza,  ma  senza  ansia, apprensione  e  fretta;  la  cura  e  la
diligenza   sono  espressione  della  loro  carit,  mentre   l'ansia,
l'apprensione  e  la  fretta  sarebbero contrarie  al  loro  stato  di
beatitudine;  giacch la cura e la diligenza possono  essere  compagne
della  serenit  e  della pace dello spirito; non invece  l'ansia,  la
preoccupazione, e ancor meno l'angustia precipitosa.
 Sii  dunque  accurata e diligente in tutte le responsabilit  che  ti
saranno affidate, Filotea; se Dio te le ha affidate, tu ne devi  avere
grande   cura;  ma  se  ti    possibile,  non  cadere  nell'ansia   e
nell'apprensione, ossia non affrontarle con cuore inquieto, ansioso  e
tormentato.
 Non  agire  con  precipitazione nel compimento dei  tuoi  doveri:  la
precipitazione  turba  la ragione e il giudizio,  e  ci  impedisce  di
compiere bene proprio quello verso cui ci precipitiamo!
 Quando  Nostro  Signore  riprende  Marta,  dice:  Marta,  Marta,  sei
ansiosa  e  ti  agiti  per  molte cose.  Vedi,  se  ella  fosse  stata
semplicemente  premurosa, non si sarebbe agitata; ma  proprio  perch
era  preoccupata e inquieta che si affretta e si agita, ed    proprio
questo che Nostro Signore le rimprovera.
 I   fiumi  che  scorrono  dolcemente  nella  pianura  portano  grandi
battelli  con  ricche  merci; le piogge che  cadono  dolcemente  sulla
campagna la rendono feconda di foraggi e di grano; ma i torrenti ed  i
corsi  d'acqua che precipitano a valle con rapide e cascate,  rovinano
le  campagne circostanti e non sono utili al traffico; lo stesso fanno
le  piogge  violente e tempestose che travolgono i terreni lavorati  e
rovinano i pascoli. Un lavoro fatto con violenza e precipitazione  non
riesce   mai  bene:  Bisogna  affrettarsi  con  calma,  dice  l'antico
proverbio.
 Colui che ha fretta, dice Salomone, corre il rischio di inciampare  e
urtare contro tutto. Facciamo sempre abbastanza presto quando facciamo
bene.
 I  fuchi  fanno molto pi rumore e si spostano con molta  pi  fretta
della api, ma producono soltanto cera, non miele. Pi o meno fanno  la
stessa  cosa  coloro che si affrettano con un'ansia  bruciante  e  con
un'apprensione disordinata: finiscono con il fare poco e male!
 Le  mosche  non  ci danno noia per la mole, ma per  il  numero:  allo
stesso  modo si pu dire che le occupazioni importanti non ci  mettono
in  agitazione  come  le piccole, perch queste  si  presentano  molto
numerose.
 Accetta in pace le incombenze che ti capitano, e cerca di portarle  a
termine con ordine, una dopo l'altra. Se vuoi farle tutte in una volta
e  disordinatamente,  farai soltanto sforzi  che  ti  angustieranno  e
prostreranno il tuo spirito; e finirai quasi sempre schiacciato  sotto
il loro peso e senza risultato.
 In   tutte   le   tue   occupazioni  appoggiati  completamente   alla
Provvidenza  di Dio, che  la sola che possa dare compimento  ai  tuoi
progetti; tuttavia, da parte tua, lavora dolcemente per cooperare  con
essa , e sii certa che se confidi in Dio, il risultato che conseguirai
sar  sempre il migliore per te, sia che ti sembri personalmente buono
che cattivo.
 Fa come i bambini che con una mano si aggrappano a quella del pap  e
con  l'altra raccolgono le fragole e le more lungo le siepi; anche  tu
fai  lo  stesso: mentre con una mano raccogli e ti servi dei  beni  di
questo   mondo,  con  l'altra  tinti  aggrappata  al  Padre   celeste,
volgendoti ogni tanto verso di Lui, per vedere se le tue occupazioni e
i  tuoi affari sono di suo gradimento. Fa attenzione a non lasciare la
sua  mano  e  la  sua  protezione,  pensando  cos  di  raccogliere  e
accumulare di pi. Se il Padre celeste ti lascia non farai pi nemmeno
un  passo, ma finirai subito a terra. Voglio dire, Filotea, che quando
sarai  in  mezzo  agli affari e alle occupazioni  ordinarie,  che  non
richiedono  un'attenzione molto accurata e  assidua,  guarda  Dio  pi
delle  occupazioni;  quando  gli  affari  sono  cos  importanti   che
richiedono  tutta la tua attenzione per riuscire bene, ogni  tanto  d
uno  sguardo a Dio, come fanno coloro che navigano in mare i quali per
raggiungere il porto previsto, guardano pi il cielo che la nave. Cos
Dio lavorer con te, in te e per te, e il tuo lavoro sar accompagnato
dalla gioia.
 
                                   
                              Capitolo XI
                             L'OBBEDIENZA
 
 Soltanto  la  carit  ci eleva alla perfezione; ma  l'obbedienza,  la
povert  e  la  castit  sono  i  tre grandi  mezzi  per  acquistarla.
L'obbedienza consacra il nostro cuore, la castit il nostro  corpo,  e
la  povert i nostri beni all'amore e al servizio di Dio: sono  i  tre
bracci della croce spirituale, che poggiano sul quarto che  l'umilt.
 Non  intendo  parlare  di  queste virt in  quanto  oggetto  di  voto
pubblico;  riguarda soltanto i religiosi; e nemmeno in quanto  oggetto
di  voto  privato, perch il voto aggiunge sempre grazie  e  meriti  a
tutte  le  virt. Tuttavia per portarci a perfezione non   necessario
che siano oggetto di voto; l'importante  che siano vissute.
 Quando  sono legate al voto, soprattutto se pubblico, mettono  l'uomo
nello  stato  di  perfezione; per metterlo invece semplicemente  nella
perfezione  sufficiente viverle. C' molta differenza tra lo stato di
perfezione  e la perfezione: tutti i vescovi e i religiosi sono  nello
stato  di perfezione, ma non per questo sono nella perfezione, il  che
si vede anche troppo!
 Sforziamoci,  Filotea, di mettere bene in pratica queste  tre  virt,
ciascuno secondo la propria vocazione;  vero che non ci mettono nello
stato di perfezione, ma ci daranno l'autentica perfezione; tutti siamo
obbligati a praticare queste tre virt, anche se non tutti allo stesso
modo.
 Due  sono  i generi d'obbedienza: l'obbligatoria e la volontaria.  In
forza  dell'obbligatoria  devi obbedire umilmente  ai  tuoi  superiori
ecclesiastici,  come  il  papa,  il  vescovo,  il  parroco  e  i  loro
rappresentanti; devi poi obbedire ai tuoi superiori civili,  ossia  il
principe e i magistrati da lui preposti al governo del tuo paese;  poi
devi ubbidire anche ai tuoi superiori familiari, ossia tuo padre,  tua
madre,   il  padrone  e  la  padrona.  Questa  obbedienza  si   chiama
obbligatoria perch nessuno pu dispensarsi dall'obbligo  di  ubbidire
ai  superiori sunnominati, perch  Dio che ha dato loro l'autorit di
comandare e di governare, ognuno nei suoi limiti. Fa dunque quello che
ti   comandato.  necessario. Ma per essere perfetto devi seguire  i
loro consigli e anche i loro desideri e le preferenze nella misura  in
cui  te  lo  permettono la prudenza e la carit. Obbedisci  quando  ti
ordinano  una  cosa  gradevole,  come mangiare,  prendere  un  po'  di
ricreazione;  pu  anche  sembrare che non  ci  sia  grande  virt  ad
obbedire  in  queste  cose.   certo che  sarebbe  un  difetto  grave
disobbedire.
 Obbedisci  alle cose indifferenti, quali indossare un  abito  anzich
un  altro,  passare  per una strada anzich per  un'altra,  cantare  o
tacere;  sar  un'obbedienza  molto  preziosa.  Obbedisci  nelle  cose
difficili, aspre e dure; quella sar un'obbedienza perfetta.
 Obbedisci  poi  con  dolcezza, senza repliche; con  prontezza,  senza
ritardi; con gioia, senza tristezza; soprattutto obbedisci con  amore,
per  amore  di colui che, per amor nostro, si  fatto obbediente  fino
alla  morte in Croce, e che, come dice S. Bernardo, prefer rinunciare
alla vita piuttosto che all'obbedienza.
 Per   imparare   ad   obbedire  con  facilit  ai   tuoi   superiori,
accondiscendi senza difficolt alla volont dei tuoi pari, cedendo  al
loro  parere  in ci che non ha nulla di male, lasciando da  parte  un
comportamento litigioso ed aspro; adattati volentieri ai desideri  dei
tuoi   inferiori   nei   limiti   del  ragionevole,   senza   prendere
atteggiamenti  intransigenti d'autorit, almeno finch  si  comportano
bene.
   falso  credere  che da religioso o da religiosa  ci  sarebbe  pi
facile obbedire; sarebbe la stessa cosa. Se ora troviamo difficile  ed
arduo  obbedire  a  coloro che Dio ci ha preposto,  nulla  cambierebbe
mutando stato!
 Chiamiamo  obbedienza volontaria quella cui ci  leghiamo  per  nostra
scelta,  e che non ci  imposta da alcuno. Abitualmente il principe  e
il  vescovo  non  li scegliamo noi, n il padre, n la madre;  qualche
volta  nemmeno  il  marito. Ma scegliamo invece  il  confessore  e  il
direttore spirituale. Ora, sia che alla scelta si aggiunga il voto  di
obbedirgli,  come  fece  S. Teresa che, oltre  all'obbedienza  solenne
votata  al  superiore dell'Ordine, si era obbligata con voto semplice,
ad obbedire al P. Graziano; o anche senza voto, si prometta obbedienza
a  qualcuno, questa rimarr sempre un'obbedienza volontaria, perch  
decisa dalla nostra volont in base alla nostra scelta.
 Bisogna  ubbidire a tutti i superiori, a ciascuno nel  campo  che  lo
riguarda.  Per  ci che riguarda lo Stato e la cosa pubblica,  bisogna
ubbidire  alle  autorit  civili;  per  ci  che  riguarda  il   campo
religioso,  ai vescovi; per le cose di casa, al padre, al  marito,  al
padrone;  per  la  guida  personale  dell'anima  al  confessore  e  al
direttore.
 Fatti  indicare dal padre spirituale gli esercizi di piet  che  devi
praticare;  riusciranno  meglio  ed avranno  doppia  grazia  e  doppio
valore: la prima, per se stessi, perch sono pii esercizi; l'altra  la
ricevono  dall'obbedienza che li ha prescritti e in virt della  quale
sono  compiuti. Gli obbedienti sono dei fortunati, perch  il  Signore
non permetter mai che si perdano.
 
 
                             Capitolo XII
                     LA NECESSIT DELLA CASTIT
 
 La  castit    il giglio delle virt; rende gli uomini  simili  agli
Angeli. Niente  bello se non  puro, e la purezza degli uomini    la
castit.   Alla  castit  si  d  il  nome  di  onest,  e  alla   sua
conservazione,  onore, Viene anche chiamata integrit e  il  contrario
corruzione.  Gode  di  gloria  tutta speciale  perch    la  bella  e
splendida virt dell'anima e del corpo.
 Non   mai permesso prendere piaceri impudichi dai nostri corpi, poco
importa in che modo. Li legittima soltanto il matrimonio che,  con  la
sua  santit,  compensa il discredito insito nel  piacere.  Anche  nel
matrimonio bisogna avere cura che l'intenzione sia onesta,  perch  se
ci  dovesse essere qualche sconvenienza nel piacere che si prende,  ci
sia sempre l'onest nell'intenzione che lo ha cercato.
 Il  cuore  casto  come la madreperla, che pu ricevere  soltanto  le
gocce  d'acqua che scendono dal cielo, giacch pu accogliere soltanto
i  piaceri del matrimonio, che viene dal cielo. Fuori da ci non  deve
nemmeno tollerare il pensiero voluttuoso, volontario e prolungato.
 Come  primo  grado in questa virt, Filotea, guarda di non accogliere
in  te  alcun genere di piacere inammissibile e proibito,  quali  sono
tutti  quelli  che  si  prendono fuori del  matrimonio,  o  anche  nel
matrimonio, se si prendono contro le regole del matrimonio.
 Come  secondo  grado, taglia, per quanto ti sar possibile,  anche  i
piaceri inutili e superflui, bench permessi e leciti.
 Per   il  terzo,  non  legare  il  tuo  affetto  ai  piaceri  e  alle
soddisfazioni  che  sono comandate e prescritte;   vero  che  bisogna
prendere i piaceri necessari, ossia quelli che sono legati al  fine  e
alla  natura  stessa  del santo matrimonio, ma  non  per  questo  devi
impegnare in essi il cuore e lo spirito.
 Del  resto,  tutti  hanno molto bisogno di questa virt.  Coloro  che
vivono  nella vedovanza devono avere una castit coraggiosa,  che  non
soltanto disprezza le occasioni presenti e le future, ma resiste  alle
fantasie che i piaceri leciti provati nel matrimonio possono suscitare
nel  loro  spirito, che per questo sono pi sensibili alle suggestioni
poco oneste.
   questa la ragione per cui S. Agostino ammira la purezza  del  suo
caro Alipio, che aveva completamente dimenticato e non teneva in alcun
conto  i piaceri carnali, che aveva conosciuto, almeno in parte, nella
sua  giovinezza. Prendi a paragone i frutti: un frutto sano  e  intero
pu  essere  conservato o nella paglia o nella sabbia o nelle  proprie
foglie;  ma  una  volta intaccato,  impossibile  conservarlo  se  non
facendone  marmellata  con l'aggiunta di miele  o  di  zucchero;  cos
avviene  per la castit non ancora ferita e contaminata: sono tanti  i
modi per conservarla, ma una volta intaccata, pu conservarla soltanto
una  devozione  eccellente che, come ho detto  spesso,    l'autentico
miele e lo zucchero delle anime.
 Le  vergini  hanno bisogno di una devozione semplice e delicata,  per
bandire  dal  loro cuore ogni genere di pensieri curiosi ed  eliminare
con  un  disprezzo totale ogni genere di piacere immondo che, a essere
sinceri,  non  meritano  nemmeno di essere considerato  dagli  uomini,
visto che i somari e i porci li superano in questo campo.
 Quelle  anime  pure stiamo bene attente; senza alcun dubbio  dovranno
sempre avere per certo che la castit  incomparabilmente molto meglio
di tutto ci che le  contrario; il nemico, infatti, dice S. Girolamo,
spinge fortemente le vergini al desiderio di provare il piacere. A tal
fine lo rappresenta loro molto pi attraente e delizioso di quanto non
sia; questo le turba molto, dice quel Padre, perch pensano che quello
che non conoscono sia pi dolce.
 La  piccola farfalla ci  maestra: vedendo la fiamma cos bella  vuol
provare  se  non sia altrettanto dolce; e, spinta da questo desiderio,
non si arrende finch, alla prima prova, ci rimane. I giovani agiscono
allo  stesso modo: si lasciano talmente affascinare dal falso e  vuoto
luccichio delle fiamme del piacere che, dopo averci girato intorno con
mille  pensieri  curiosi, finiscono per cadere e perdersi.  In  questo
sono  pi sciocchi delle farfalle, perch quelle, in una certa misura,
hanno  motivo  di  pensare  che il fuoco  sia  anche  buono  perch  
veramente  bello; mentre questi sanno bene che quello che  vogliono  
disonesto, ma non per questo tagliano la stima folle ed esagerata  che
hanno del piacere.
 Per  gli  sposati  dico che  sicuro, anche se la  gente  comune  non
riesce  a  pensarlo, che la castit  loro molto necessaria; per  essi
non consiste nell'astenersi in modo totale dai piaceri carnali, ma nel
sapersi  moderare.  Ora,  a mio parere, il comando:  Adiratevi  e  non
peccate,  pi difficile di quest'altro: Non adiratevi affatto. Riesce
pi  facile evitare la collera che controllarla. Lo stesso si pu dire
dei piaceri carnali:  pi facile astenersene completamente che essere
moderati.
   vero  che  la grazia del sacramento del matrimonio d  una  forza
particolare  per  attenuare  il  fuoco  della  concupiscenza,  ma   la
debolezza  di  coloro  che  ne  usufruiscono  passa  facilmente   alla
permissivit, poi alla dissoluzione, dall'uso all'abuso.
 Molti  ricchi  sono  ladri, non per bisogno, ma  per  avarizia.  Cos
molta  gente  sposata ruba piaceri disordinati solo  per  mancanza  di
padronanza   e   lussuria,   bench   abbiano   un   campo   legittimo
sufficientemente  ampio  nel  quale muoversi;  la  loro  concupiscenza
assomiglia  a  un  fuoco fatuo, che balla qua e l senza  fermarsi  in
alcun luogo.
   sempre pericoloso prendere medicine troppo forti, perch  qualora
se ne prenda pi della giusta dose, o anche se la medicina non  stata
ben preparata, ce ne viene del danno: il matrimonio  stato istituito,
in  parte,  anche quale rimedio della concupiscenza; senz'altro    un
rimedio di ottima efficacia, ma , attenzione, perch  molto forte, di
conseguenza   pu  essere  molto  pericoloso  se  non     usato   con
discrezione.
 Aggiungo  che  i casi della vita, oltre alle lunghe malattie,  spesso
separano  i mariti dalle mogli. Ecco perch gli sposati hanno  bisogno
di  due  generi di castit: la prima, per essere capaci di  vivere  in
astinenza assoluta quando sono separati, nelle occasioni cui ho appena
accennato;  la seconda, per essere capaci di moderarsi, quando  vivono
insieme.
 S.  Caterina da Siena vide tra i dannati dell'inferno molti che erano
tormentati con supplizi particolarmente atroci per avere profanato  la
santit del matrimonio: e questo era loro capitato, diceva, non per la
gravit del peccato in s, perch gli omicidi e le bestemmie sono  pi
gravi,  ma  perch  coloro che li avevano commessi  vi  avevano  preso
l'abitudine  senza  pi  farci caso, e cos avevano  persistito  negli
stessi per lungo tempo.
 Vedi  dunque che la castit  necessaria a tutti. Procura  di  essere
in pace con tutti, dice l'Apostolo, e di possedere la santit senza di
cui  nessuno  vedr Dio. Ora, per santit, secondo S.  Girolamo  e  S.
Giovanni Crisostomo, intende la castit.
 Filotea,    proprio vero, nessuno vedr Dio se non  casto,  nessuno
abiter nella sua santa tenda se non  puro di cuore; e, come dice  il
Salvatore  stesso:  I  cani  e i peccatori di  sensualit  ne  saranno
esclusi, e beati i puri di cuore perch vedranno Dio.
 
                                   
                             Capitolo XIII
                  CONSIGLI PER CONSERVARE LA CASTIT
 
 Filotea,  tienti  lontana  dagli inganni e dagli  allettamenti  della
sensualit.  un cancro che corrode impercettibilmente;  e  da  inizi
invisibili  ti  porta  in  breve a situazioni incontrollabili;    pi
facile evitarlo che guarirlo.
 I  corpi  umani  assomigliano a vasi di vetro che non possono  essere
trasportati  insieme  senza porre qualche cosa tra  l'uno  e  l'altro;
senza  tale  precauzione,  il rischio di mandarli  in  pezzi    molto
grande. Anche la frutta ci pu insegnare qualcosa: infatti anche se la
frutta  che  trasporti    sana e matura al punto  giusto,  rischi  di
ammaccarla tutta sballottandola, se non metti qualcosa tra un frutto e
l'altro.  Anche l'acqua, per limpida che sia, quando la  versi  in  un
vaso,  se  ci  mette  il muso un animale sporco la  sua  limpidezza  
svanita. Non permettere mai, Filotea, che qualcuno ti tocchi  in  modo
screanzato,  n per leggerezza, n per amicizia;  vero che,  volendo,
la castit pu essere conservata anche in simili situazioni, che sanno
pi  di  leggerezza che di malizia; ma la freschezza del  fiore  della
castit ne soffre sempre e ci perde qualche cosa. Se poi uno si lascia
toccare in modo disonesto,  la fine totale della castit.
 La  castit  ha  la  sua  radice nel cuore, ma    il  corpo  la  sua
abitazione; ecco perch si perde a causa dei sensi esteriori del corpo
e per i pensieri e i desideri del cuore. Guardare, ascoltare, parlare,
odorare,  toccare  cose disoneste  impudicizia  se  il  cuore  vi  si
immerge  e  ci  prende piacere. S. Paolo taglia corto: La fornicazione
non deve nemmeno essere nominata tra di voi.
 Le  api  evitano nel modo pi assoluto di toccare le carogne, ma  non
basta:  fuggono e non riescono nemmeno a sopportare il  lezzo  che  ne
emana.  Nel  Cantico dei Cantici, la Sposa dalle mani distilla  mirra,
profumo  che preserva dalla corruzione; le sue labbra sono coperte  di
un  nastro  rosso,  segno del pudore delle sue parole;  i  suoi  occhi
assomigliano a quelli di una colomba per la loro purezza; il suo  naso
  incorruttibile come i cedri del Libano.  cos l'anima devota deve
essere: casta, pura, onesta di mani, di labbra, di orecchie, di  occhi
e di corpo.
 A  questo proposito ti riporto quello che dice il padre [del deserto]
Cassiano, come uscito dalla bocca del grande S. Basilio, che disse  un
giorno, parlando di se stesso: Non ho mai conosciuto donne eppure  non
sono  vergine. La castit si pu perdere in tanti modi quanti  sono  i
generi  di impudicizie e di lascivie, che poi, secondo che sono grandi
o piccole, l'indeboliscono, la feriscono, o la fanno morire del tutto.
Certe  familiarit, certe passioncelle leggere e un po'  sensitive,  a
voler essere nel giusto, non ledono gravemente la castit; tuttavia la
indeboliscono, la rendono malaticcia e offuscano il suo splendore.  Ci
sono   poi  altre  familiarit  e  passioni,  che  non  sono  soltanto
indiscrete,  ma  viziose;  non soltanto  leggere,  ma  disoneste;  non
soltanto sensitive, ma carnali; la castit da queste ne rimarr sempre
almeno  ferita  e  paralizzata. Ho detto almeno,  perch  abitualmente
muore  e  scompare del tutto quando le leggerezze e le lascivie  danno
alla  carne il massimo del piacere voluttuoso, perch in tal caso,  la
castit perisce nel modo pi indegno, perverso e infelice che si possa
immaginare.  peggio di quando si perde per fornicazione, adulterio e
incesto,  perch questi ultimi sono soltanto peccati,  ma  gli  altri,
dice  Tertulliano,  nel  libro  dell'Impudicizia,  sono  'mostri'   di
iniquit e di peccato.
 Cassiano  non  crede,  e io nemmeno, che S. Basilio  si  riferisca  a
queste sregolatezze, quando dice di non essere pi vergine; penso  che
si  riferisse soltanto ai cattivi pensieri di sensualit che, pur  non
avendo  contaminato il corpo, avevano contaminato il cuore, della  cui
castit, abitualmente, le anime riservate sono molto gelose.
 Nel   modo   pi  assoluto,  Filotea,  non  frequentare  le   persone
licenziose,  soprattutto  se in pi, sono anche  svergognate,  il  che
avviene quasi sempre; sai perch? Sono come i caproni che, leccando  i
mandorli dolci, li rendono amari.
 Quelle  anime  maleodoranti  e  quei cuori  infetti  non  riescono  a
conversare  con alcuno, poco importa di quale sesso, senza trascinarlo
in  qualche  modo  nell'impudicizia. Hanno il  veleno  negli  occhi  e
nell'alito come i basilischi.
 Frequenta  piuttosto  le  persone caste e  virtuose,  pensa  e  leggi
spesso  cose  sante,  perch la Parola di Dio  casta  e  rende  casti
coloro  che vi si compiacciono; sicch Davide la paragona al  topazio,
pietra  preziosa,  che  ha  la propriet  di  calmare  l'ardore  della
concupiscenza.
 Tienti  sempre  vicino a Ges Cristo crocifisso; fallo spiritualmente
con  la  meditazione e realmente con la santa Comunione:  perch  allo
stesso  modo  che  coloro i quali si coricano sull'erba  detta  "agnus
castus"  diventano  casti  e puri, se tu riposi  il  cuore  su  Nostro
Signore,  che   il vero Agnello casto e immacolato, scoprirai  presto
che la tua anima e il tuo corpo sono mondati da tutte le sozzure e  le
sensualit.
 
                                   
                             Capitolo XIV
           LA POVERT DI SPIRITO OSSERVATA NELLE RICCHEZZE
 
 Beati  i  poveri  di spirito, perch di essi  il  regno  dei  cieli;
infelici  dunque  i  ricchi di spirito, perch li aspetta  la  miseria
dell'inferno.
 Il  ricco  di  spirito  quello che ha le ricchezze nel  cuore  e  il
cuore  nelle ricchezze; il povero di spirito  colui che non ha n  le
ricchezze nel cuore, n il cuore nelle ricchezze. Gli alcioni fanno  i
nidi in forma di palma e vi lasciano soltanto una piccola apertura  in
alto. Li piazzano sulla riva del mare e li costruiscono cos solidi  e
impermeabili che se anche le onde dovessero travolgerli, le acque  non
penetrano; anzi rimangono sempre a galla in mezzo al mare, sul mare  e
padroni del mare.
 Cos  deve  essere  il tuo cuore, cara Filotea,  aperto  soltanto  al
cielo,  e  impenetrabile alle ricchezze e ai beni caduchi. Se possiedi
delle  ricchezze,  non  impegnare il cuore in  esse;  fa  in  modo  di
dominarle sempre e, pur essendo in mezzo ad esse, comportati  come  se
ne  fossi senza. Non affogare quel dono del cielo, che  il cuore, nei
beni  della terra; conservalo sempre superiori ad essi, sopra di essi,
senza smarrirlo in essi.
 Possedere  del  veleno ed essere avvelenati non  la stessa  cosa:  i
farmacisti possiedono quasi sempre del veleno per servirsene in  varie
circostanze,  ma non per questo sono avvelenati; non hanno  il  veleno
nel  corpo,  ma  nel  laboratorio. Allo  stesso  modo  puoi  possedere
ricchezze  senza esserne avvelenata: questo se lo hai in  casa  o  nel
portafoglio, ma non nel cuore.
 Essere  ricco di fatto e povero nel cuore  una gran fortuna  per  il
cristiano; in tal modo ha gli agi della ricchezza in questo mondo e il
merito della povert per 'altro!
 Sai,  Filotea? Nessuno al mondo vorr mai ammettere di essere  avaro!
Tutti  negano  di essere contagiati da questo tarlo che inaridisce  il
cuore.  Chi  adduce  a scusa il pesante fardello  dei  figli,  chi  la
necessit  di  crearsi  una  posizione solida.  Non  si  possiede  mai
abbastanza;  si scopre sempre un motivo per avere di pi:  quelli  poi
che sono avari pi degli altri, non ammetteranno mai di esserlo, e  il
bello    che,  in  coscienza, sono proprio convinti di  non  esserlo!
L'avarizia    una febbre maligna, che pi  forte e bruciante  e  pi
rende insensibili.
 Mos  vide  la fiamma che bruciava un cespuglio senza consumarlo;  al
contrario  il fuoco dell'avarizia, consuma e divora l'avaro senza  mai
bruciarlo.  Tra  gli ardori e i calori pi forti,  egli  si  vanta  di
provare la pi riposante freschezza di questo mondo, e ritiene la  sua
sete insaziabile una sete naturale e piacevole.
 Se  desideri  lungamente, ardentemente e con ansia  i  beni  che  non
possiedi,  hai  un bel dire che non li vuoi acquistare  ingiustamente.
Non  sar  per questo che cesserai di essere un autentico  avaro.  Chi
brama  di  bere  con  arsura, con insistenza e  con  ansia,  anche  se
desidera bere solo acqua, dimostra chiaramente di aver la febbre.
 Filotea,  non  so  fino  a  che punto sia un giusto  desiderio  voler
possedere  giustamente quello che un altro giustamente  gi  possiede;
con  questo  desiderio noi vogliamo fare il comodo nostro  incomodando
gli  altri.  Chi gi possiede giustamente un bene, non  ha  forse  pi
ragioni di conservarlo giustamente, che noi di volerglielo portar  via
giustamente? E perch vogliamo allungare il nostro desiderio  sul  suo
bene per portarglielo via? Ma anche volendo supporre che questo nostro
desiderio  sia  giusto per davvero, di sicuro non    caritatevole;  
certo che noi saremmo molto contrariati se qualcuno, anche giustamente
volesse impadronirsi di quello che giustamente possediamo noi!  Questo
 il peccato di Acab, che voleva impossessarsi giustamente della vigna
di Nabot, mentre Nabot giustamente voleva conservarla. La desider con
tanto  ardore,  cos a lungo e tormentandosi che fin con  l'offendere
Dio.
 Aspetta,  Filotea, a desiderare il bene del prossimo che il  prossimo
abbia il desiderio di disfarsene; in tal caso il suo desiderio render
il tuo pi che giusto, addirittura caritatevole.
 S,  sono d'accordo che tu abbia cura di accrescere il tuo patrimonio
e le tue possibilit, ma sempre con giustizia, con calma e carit.
 S,  sono d'accordo che tu abbia cura di accrescere il tuo patrimonio
e le tue possibilit, ma sempre con giustizia, con calma e carit.
 Se sei molto attaccata ai beni che possiedi, se ne sei tutta presa  e
ci metti dentro il cuore e i pensieri, e temi con un timore intenso  e
ossessivo di perderli, credimi, hai ancora la febbre. Chi ha la febbre
beve  l'acqua  che gli offrono con un'ingordigia, una bramosia  e  una
soddisfazione che i sani abitualmente non manifestano. Non  possibile
trovare molta soddisfazione in una cosa, se non nutriamo per la stessa
molto affetto.
 Se  capita che tu perda dei beni e che il tuo cuore rimanga desolato,
fortemente afflitto, credi a me, Filotea, vuol dire che l c'era molto
del  tuo affetto. Infatti l'afflizione per la cosa perduta  la  prova
pi certa dell'affetto che si aveva per essa.
 E  allora non desiderare con una brama travolgente e definita il bene
che non hai; non impegnare troppo il cuore in quello che possiedi; non
disperarti  per i rovesci che potranno colpirti. Avrai allora  qualche
motivo  di  pensare che, pur essendo ricca di fatto,  non  lo  sei  di
affetto, ma sei povera di spirito e quindi felice, perch il Regno dei
cieli  tuo.
 
 
                              Capitolo XV
              COME DEVE ESSERE PRATICATA LA POVERTA REALE
                       RIMANENDO RICCHI DI FATTO
 
 Il  pittore  Parrasio, dipingendo il popolo di  Atene,  ebbe  un'idea
geniale: lo rappresent con espressioni sempre diverse: di collera, di
rabbia,  di incostanza, di cortesia, di clemenza, di misericordia,  di
alterigia,  di superbia, di umilt, di vanit, di timidezza,  e  tutto
ci  contemporaneamente; io, cara Filotea, vorrei mettere allo  stesso
modo  contemporaneamente nel tuo cuore la ricchezza e la povert,  una
grande cura e un grande disprezzo dei beni temporali.
 Devi  avere  pi cura tu di rendere i tuoi beni utili e fruttuosi  di
quanta  non  ne  abbia la gente di mondo. Infatti  i  giardinieri  dei
grandi  principi non sono forse pi accurati e diligenti nel coltivare
ed  abbellire  i  giardini  loro  affidati  che  se  fossero  di  loro
propriet?   E   perch?  P-  semplice:  pensano  che  quei   giardini
appartengono  ai  principi  e ai re nelle grazie  dei  quali  vogliono
entrare con quel servizio.
 Filotea,  tutto  quello  che possediamo non   nostro:  Dio  ce  l'ha
affidato e vuole che lo rendiamo fruttuoso e utile; se ne abbiamo cura
per  bene  il nostro servizio gli sar accetto. Deve essere  una  cura
maggiore  e  pi continua di quella che la gente del mondo  ha  per  i
propri  beni. Essi si impegnano soltanto per amore di se  stessi,  noi
invece lavoriamo per amore di Dio.
 Se  metti  a confronto questi due amori arrivi alla conclusione  che,
poich  l'amore  di  s  un amore violento, turbolento  e  ossessivo,
anche  la  cura dei beni fondata su di esso sar agitata,  rabbiosa  e
piena  di  paure; per contro poich l'amore di Dio  dolce,  sereno  e
tranquillo, la cura dei beni fondata su di esso sar serena,  dolce  e
tranquilla.  Cerchiamo  di essere calmi nella  cura  dei  nostri  beni
temporali,   sia  per  conservarli,  sia  anche,  all'occasione,   per
accrescerli, se la nostra condizione lo richiede. Questa  la  volont
di Dio e noi dobbiamo realizzarla per amore.
 Ma  fa  attenzione  agli  inganni dell'amor  proprio;  sa  cos  bene
scimmiottare  l'amore  di  Dio, che a volte sembra  proprio  lui!  Per
impedire  questo  equivoco, ossia che la cura dei  beni  temporali  si
tramuti  in  avarizia,  oltre a quanto ti  ho  indicato  nel  capitolo
precedente,  dobbiamo  molto spesso praticare  una  povert  reale  ed
effettiva, pur vivendo circondati da tutte le ricchezze che Dio ci  ha
dato.
 Comincia col disfarti di un po' dei tuoi beni dandoli di tutto  cuore
ai poveri: dare significa impoverirsi nella misura in cui si d, e pi
darai  e  pi  sarai  povera. t- vero che  Dio  ti  ricompenser,  non
soltanto  nell'altro mondo, ma anche in questo; infatti  niente  rende
gli  affari  tanto  prosperi quanto l'elemosina. Tuttavia,  in  attesa
mancherai di quello che hai dato!
 Ed  una santa e ricca povert quella procurata dall'elemosina.
 Ama  i  poveri  e la povert;  questo amore che ti far sinceramente
povera,  giacch, come dice la Scrittura, noi assomigliamo  alle  cose
che  amiamo. L'amore rende simili gli amanti. Chi  infermo e  io  non
sono  come lui? dice S. Paolo. Avrebbe anche potuto dire: Chi  povero
e  io  non  lo sono come lui? L'amore lo rendeva simile a  quelli  che
amava.
 Se  dunque  ami i poveri parteciperai realmente della loro povert  e
sarai povera con loro. Se  vero che ami i poveri, frequentali spesso:
sii contenta quando vengono a casa tua e tu va a trovarli a casa loro.
Parla  volentieri  con  loro, sii contenta se  ti  vengono  vicino  in
chiesa,  per  strada, ovunque. Usa un linguaggio  semplice  con  loro,
parlando  come usano parlare tra di loro. Devi invece essere ricca  di
mano, distribuendo loro con abbondanza dei tuoi beni.
 Vuoi  fare ancora di pi, Filotea? Non accontentarti di essere povera
come i poveri, ma sii pi povera dei poveri. E come? Il servo  minore
del  padrone:  e allora tu fatti serva dei poveri. Va a  servirli  nei
loro  giacigli quando sono ammalati, intendo di persona,  con  le  tue
mani;  sii la loro cuoca a tue spese; sii la loro cameriera,  la  loro
lavandaia. Filotea, questo servizio vale pi di una corona reale.
 Sono  preso da sconfinata ammirazione ogni volta che penso allo  zelo
con  il  quale S. Luigi lo mise in pratica: io considero quel  monarca
uno  dei  pi grandi re della terra, ma di una grandezza che abbraccia
tutti i settori. Spesso serviva alla tavola dei poveri che manteneva a
sue  spese; e quasi tutti i giorni tre li faceva sedere alla sua mensa
e  spesso  mangiava  con amore quello che rimaneva  nei  loro  piatti.
Quando  visitava  gli  ammalati negli  ospizi,  e  lo  faceva  spesso,
abitualmente  serviva  quelli che erano  colpiti  dalle  malattie  pi
ributtanti,  come  lebbrosi, cancerosi e simili;  li  serviva  a  capo
scoperto  e in ginocchio, rispettando in essi la persona del Salvatore
del  mondo;  dimostrava  loro una tenerezza  che  soltanto  una  madre
premurosa ha per il proprio figlio.
 S.  Elisabetta,  figlia del re d'Ungheria, si univa  abitualmente  ai
poveri  e qualche volta, per divertimento, si vestiva poveramente  tra
le sue dame e diceva loro: Se fossi povera, mi vestirei cos.
 Cara  Filotea,  quel principe e quella principessa erano  poveri  sul
serio in mezzo alle ricchezze ed erano ricchi nella loro povert.
 Beati  quelli  che sono poveri in questo modo, perch di  essi    il
regno  dei cieli. Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho  avuto
freddo e mi avete vestito; possedete il regno che vi  stato preparato
fin  dalla  creazione del mondo, dir nel giudizio finale  il  Re  dei
poveri  a  coloro che a loro volta avranno voluto essere re, dominando
le cose materiali.
 Tutti,  prima o poi, incontriamo situazioni nelle quali sperimentiamo
la  mancanza di qualche comodit e ne sentiamo il peso. Ci capita,  ad
esempio, di ospitare una persona che vorremmo e dovremmo trattare  con
riguardo  e non c' modo a causa dell'ora; oppure ti capita  di  avere
gli  abiti  belli in un luogo mentre ti servirebbero in un  altro  per
presentarti meglio; ti pu capitare ancora che in cantina  i  vini  si
siano  voltati  in  aceto e ti rimane solo un vino  cattivo  e  aspro;
oppure ti trovi in campagna in una bicocca dove manca tutto: il letto,
la camera, un tavolo, il personale!
 Capita  spesso di avere bisogno di qualche cosa anche se si  ricchi;
in tal caso bisogna saper essere poveri in quello che manca.
 Filotea,  sii  contenta in queste situazioni, accettale volentieri  e
sopportale serenamente.
 Quando  ti capiteranno rovesci che ti impoveriranno, o molto o  poco,
quali la grandine, il fuoco, le inondazioni, la siccit, le ruberie, i
processi,  allora  s che  il tempo di praticare la povert;  accetta
serenamente la diminuzione dei beni, adattati con pazienza e  costanza
all'impoverimento.
 Esa  si  present  -a  suo  padre con le mani  coperte  di  peli,  e
Giacobbe  lo imit; ma siccome il pelo che copriva le mani di Giacobbe
non  apparteneva  alla sua pelle, ma ai guanti, se lo poteva  togliere
senza  scorticarsi; al contrario il pelo di Esa apparteneva alla  sua
pelle;  era  peloso  per  natura; chi avesse  voluto  levarglielo  gli
avrebbe causato un atroce dolore, lo avrebbe fatto urlare e si sarebbe
difeso.
 Quando i nostri beni sono legati al cuore, se la grandine, i ladri  o
gli  imbroglioni ce ne strappano una parte, che urla, che  agitazione,
che tormento ne abbiamo! Ma se i nostri beni sono attaccati a noi solo
per  la  cura  che  Dio vuole che ne abbiamo e non sono  attaccati  al
cuore, se ce li strappano, non sar per quello che daremo in smanie  e
cadremo in svenimento.
 I  vestiti  degli  uomini  e degli animali  differiscono  proprio  in
questo:  i  vestiti delle bestie fanno parte della loro carne,  quelli
degli  uomini  sono  soltanto sovrapposti,  per  poterli  indossare  e
togliere quando si vuole.
 
 
                             Capitolo XVI
      COME PRATICARE LA RICCHEZZA DI SPIRITO NELLA POVERT REALE
 
 Se  sei  povera di fatto, cara Filotea, cerca di esserlo anche  nello
spirito;  fa di necessit virt, e considera la pietra preziosa  della
povert  per  quello che vale. Il mondo non apprezza il suo  splendore
che rimane ugualmente meraviglioso e unico.
 Coraggio,  Filotea,  sei  in  buona  compagnia:  Nostro  Signore,  la
Madonna,  gli  Apostoli, tanti Santi e Sante sono  stati  poveri,  pur
avendo  avuto  la possibilit di essere ricchi, se l'avessero  voluto.
Quante persone del mondo, vincendo contrasti, a volte durissimi,  sono
andati  alla ricerca, con un amore impareggiabile, di madonna  Povert
nei chiostri e negli ospedali. E hanno tanto sofferto per trovarla! Lo
testimoniano  S.  Alessio, S. Paola, S. Paolino,  S.  Angela  e  tanti
altri. Per te, Filotea, la Povert si  scomodata personalmente  ed  
venuta  a  trovarti; l'hai incontrata senza bisogno di cercarla  nella
sofferenza. Abbracciala perch  l'amica del cuore di Ges Cristo, che
  nato, vissuto e morto con lei vicino; per tutta la vita l'ha  avuta
per governante.
 La  tua  povert,  Filotea,  ha  due  grandi  privilegi  che  possono
procurarti molto merito.
 Il  primo  che non l'hai scelta tu, ma  la volont di Dio che ti ha
creata  povera  senza alcun concorso della tua volont.  Ora  ci  che
riceviamo  dalla volont di Dio senza altri interventi, gli   gradito
di  pi,  se  noi  l'accettiamo di cuore e per amore della  sua  santa
volont; quando c' poco di nostro, c' molto di DIO.
 L'accettazione  pura e semplice della volont di Dio rende  purissima
la sofferenza.
 Il  secondo  privilegio di questa povert  quello di  essere  povera
sul  serio.  Una  povert  lodata,  corteggiata,  stimata,  aiutata  e
assistita  assomiglia piuttosto alla ricchezza, o,  perlomeno,  non  
povera  del tutto; ma una povert disprezzata, isolata, rinfacciata  e
abbandonata   veramente povera. Cos  abitualmente la povert  della
gente  che  vive nel mondo: non sono poveri perch l'hanno voluto,  ma
perch  ci si sono trovati, e di questo non si tiene conto; e  per  il
fatto  che di questo non si tiene conto, la loro povert  pi  povera
di quella dei religiosi, bench, d'altra parte, questa abbia un valore
pi  grande e raccomandabile, a motivo del voto e dell'intenzione  per
cui  stata scelta.
 Non  lamentarti,  dunque,  cara Filotea, della  tua  povert;  ci  si
lamenta  soltanto di ci che ci dispiace; e se la povert ti dispiace,
non  sei povera nello spirito, ma anzi ricca nel cuore. Non lamentarti
di  non  essere aiutata come si dovrebbe; in questo consiste il valore
della   povert.  Voler  essere  poveri  e  non  volerne  patire   gli
inconvenienti,    una  pretesa assurda.  pretendere  l'onore  della
povert e gli agi delle ricchezze.
 Non  vergognarti  di  essere  povera e di  chiedere  l'elemosina  per
carit;  accetta  con  umilt quello che  ti  verr  dato  e  sopporta
l'eventuale rifiuto con dolcezza. Ricordati spesso del viaggio che  la
Madonna  fece  in  Egitto per portare in salvo  il  Figlio,  e  quanto
disprezzo, povert e miseria dovette sopportare! Se vivrai cos  sarai
molto ricca nella tua povert.
 
 
                             Capitolo XVII
         L'AMICIZIA E, PRIMA DI TUTTO, LA CATTIVA E LA FRIVOLA
 
 L'amore occupa il primo posto tra le passioni dell'anima:  il re  di
tutti  i  movimenti del cuore, fa convergere tutto a  s  e  ci  rende
simili a ci che amiamo.
 Fa   attenzione,   Filotea,  a  non  amare  cose   cattive:   saresti
irrimediabilmente e subito cattiva anche tu!
 L'amicizia    l'amore pi pericoloso: gli altri amori possono  anche
fare  a meno di comunicare, l'amicizia invece  fondata essenzialmente
proprio sulla comunicazione. Di norma  impossibile che l'amicizia non
ci faccia partecipare delle qualit della persona amata.
 Non ogni amore  amicizia.
 
 1.Si  pu amare senza essere riamati; in tal caso c' amore,  ma  non
amicizia, perch l'amicizia  un amore ricambiato. Se non  ricambiato
non   amicizia. 2.Non basta che sia ricambiato l'amore: le parti  che
si  amano, devono saperlo. Se non lo sanno, avranno tutto l'amore  che
vogliono, ma non ci sar amicizia.
 
 3. In pi coloro che si amano, devono avere qualche bene in comune  a
base della loro amicizia.
 L'amicizia   si  differenzia  secondo  la  diversit  dei   modi   di
comunicare e i modi di comunicare si differenziano secondo i beni  che
costituiscono l'oggetto dello scambio: se si tratta di  beni  falsi  e
vani, l'amicizia  falsa e vana; se si tratta di beni veri, l'amicizia
  vera; e migliori saranno i beni, migliore sar l'amicizia. Infatti,
allo  stesso  modo  che il miele raccolto dalle gemme  dei  fiori  pi
deliziosi  il migliore, cos l'amore fondato sullo scambio di un bene
squisito  ottimo.
 Esiste  in  Eraclea  del Ponto un genere di miele  velenoso,  che  fa
impazzire  coloro  che ne mangiano. t velenoso perch  viene  raccolto
dalla  pianta dell'aconito, presente in abbondanza in quella  regione.
Lo  stesso    dell'amicizia fondata sullo scambio  di  beni  vuoti  e
viziosi:  risulter totalmente falsa e cattiva. Lo scambio di  piaceri
carnali    semplicemente un'attrazione reciproca e  un'esca  bestiale
che,  tra  gli uomini, non merita di essere chiamata con  il  nome  di
amicizia; parola che del resto non ci si sogna nemmeno di usare quando
ci  si riferisce agli stessi rapporti tra i somari e i cavalli;  e  se
nel matrimonio lo scambio si riducesse a questo, non sarebbe possibile
alcuna  amicizia; ma siccome, oltre a ci, c' lo scambio della  vita,
dell'iniziativa,  degli affetti e di una indissolubile  fedelt,  ecco
perch l'amicizia nel matrimonio  vera e santa.
 L'amicizia  fondata sullo scambio del piacere dei sensi   grossolana
e  non  merita il nome di amicizia; cos pure quella fondata su  virt
frivole e inutili, perch sono virt che dipendono dai sensi.
 Do  il  nome  di piaceri dei sensi a quelli che sono legati  in  modo
diretto  e  principale ai sensi esteriori, quali sono  il  piacere  di
ammirare  la  bellezza,  di ascoltare una voce  dolce,  di  toccare  e
simili.
 Do  il  nome  di virt frivole a certe abilit e qualit inutili  che
gli  spiriti  deboli chiamano virt e perfezioni. Ascolta  quello  che
dicono la maggior parte delle
 ragazze,  delle  donne e dei giovanotti in genere: non  esiteranno  a
dire  che  Tizio  molto virtuoso, ha tante perfezioni,  perch  balla
bene,  sa  destreggiarsi abilmente in tutti i giochi, sa vestirsi  con
gusto, canta bene, ha una brillante conversazione, ha un bell'aspetto.
I  ciarlatani considerano migliori tra loro quelli che meglio riescono
nell'arte di fare i buffoni.
 Siccome tutto ci riguarda i sensi, per tale ragione le amicizie  che
hanno  tali  fondamenti  si  chiamano  sensuali,  vane  e  frivole   e
meriterebbero pi di essere chiamate follie che amicizie.
 Di  questo  genere  sono  abitualmente le amicizie  dei  giovani  che
riguardano i baffi, i capelli, lo sguardo, gli abiti, il sussiego,  la
parlantina.  Sono  virt caratteristiche dell'et  degli  amanti,  che
hanno  virt poco solide, come la loro peluria del mento  e  hanno  il
senno  in  bocciolo. Tali amicizie sono soltanto passeggere e  fondono
come neve al sole.
 
                                   
                                   
                            Capitolo XVIII
                      LE PASSIONCELLE (I FLIRTS)
 
 Quando  queste  allegre amicizie hanno luogo tra persone  di  diverso
sesso,  senza alcuna intenzione di giungere al matrimonio, si chiamano
passioncelle;  sono  soltanto aborti, o  meglio  ancora,  fantasie  di
amicizie;  ma  non si deve dare loro il nome di amicizie  o  di  amori
perch  sono vuote e senza senso. Cionondimeno i cuori degli uomini  e
delle donne vi rimangono catturati e si impegolano e si allacciano tra
di  loro  in affetti vani e leggeri, che hanno per fondamento soltanto
quegli  scambi frivoli e quelle sciocche attrattive di cui  ho  appena
parlato.
 Bench  questi  sciocchi amori finiscano abitualmente per  naufragare
ed affogare in carnalit e lascivie molto volgari, bisogna riconoscere
che  non  mai la prima intenzione degli interessati tale conclusione.
Altrimenti non sarebbero passioncelle, ma impudicizie dichiarate.
 A  volte potranno anche trascorrere molti anni, senza che capiti  tra
coloro  che  sono  afflitti da questa follia, un solo  gesto  che  sia
contrario alla santit del corpo. Gli interessati si limiteranno,  con
varie  scuse, a stemperare i loro cuori in auguri, desideri,  sospiri,
complimenti e simili scemenze e vanit.
 Alcuni vogliono soltanto appagare il cuore nel dare e ricevere  amore
seguendo  la  loro  inclinazione all'amore; nella scelta  degli  amori
costoro  non  riflettono  minimamente:  loro sufficiente  seguire  il
gusto  e  l'istinto; sicch, quando incontrano una persona  piacevole,
senza  pensare  al  lato interiore, n al comportamento  morale  della
stessa,  danno subito la stura alle loro passioncelle e si  impigliano
in una rete dalla quale in seguito, faticheranno molto per liberarsi.
 Altri  vi  si  lasciano andare per vanit perch pensano  che  non  
piccola gloria prendere e legare i cuori con l'amore; costoro,  poich
fanno  la loro scelta per vanit, collocano le loro tagliole e tendono
le loro reti in luoghi privilegiati, eccelsi, distinti e illustri.
 Altri  ancora sono spinti contemporaneamente dalla tendenza all'amore
e  dalla vanit, e agiscono in questo modo perch, pur avendo il cuore
fortemente attirato dall'amore, vogliono aggiungervi anche un  po'  di
gloria.
 Simili amicizie sono cattive, folli e vane:
 cattive,  perch vengono e finiscono nel peccato della carne;  rubano
l'amore,  e  di  conseguenza anche il cuore, a Dio,  alla  moglie,  al
marito,  a chi era dovuto; folli perch non hanno basi, n motivazioni
serie;  vane, perch non recano alcuna utilit, nessun onore,  nessuna
gioia. Al contrario, ci fanno perdere tempo, offuscano l'onore, e  non
offrono  alcun  piacere,  a meno che non si  voglia  chiamare  piacere
l'ansia  di attendere e sperare, senza sapere n quello che si  vuole,
n che cosa si attende.
 Questi  spiriti piccoli e deboli sono persuasi che c' un non so  che
nelle testimonianze di amore che ricevono, ma non saprebbero precisare
che  cos'; per questo la loro brama  insaziabile ed alimenta,  senza
soste, nel loro cuore, eterne diffidenze, gelosie e tormenti.
 S.  Gregorio  di N'azianzo, scrivendo contro le donne vanitose,  dice
meraviglie, a questo proposito; cito un brano che egli indirizza  alle
donne,  ma  va  molto bene anche per gli uomini:  "  La  tua  bellezza
naturale   sufficiente per tuo marito; se poi vuoi che sia per  molti
uomini,  come  una  rete  tesa per molti uccelli,  che  succeder?  Ti
piacer  colui  che  ti  trover bella, ad  occhiata  risponderai  con
occhiata,  a  sguardo  con sguardo; presto verranno  i  sorrisi  e  le
frasettine d'amore, all'inizio, fatte scivolare di nascosto, ma presto
si  giunger  alla  familiarit  e al chiacchiericcio  manifesto.  Sta
attenta,  lingua mia chiacchierona, a non dire quello che verr  dopo;
ma questa verit voglio dirla: niente di tutto ci che i giovanotti  e
le  donne  dicono o fanno insieme in quelle folli galanterie va  senza
grosse  ferite.  Tutte  le  passioncelle  sono  legate  insieme  e  si
susseguono tutte, proprio come un ferro preso da una calamita  che,  a
sua volta, attira altri ferri uno dopo l'altro ".
 Come  ha  ragione  questo santo Vescovo! Che  cosa  vuoi  fare?  Dare
amore,  non    vero?  Nessuno  pu dare volontariamente  amore  senza
necessariamente  riceverne in cambio; in questo  gioco  chi  prende  
preso. L'erba chiamata aproxis, alla sola vista riceve e genera fuoco:
cos  sono  anche  i nostri cuori. Appena vedono un'anima  che  brucia
d'amore per loro, si infiammano immediatamente per lei.
 Voglio  stare  al gioco, dir qualcuno, ma poco per volta  t'inganni:
quel  fuoco   forte e penetrante pi di quanto sembri. Pensi  di  non
essere  colpito che da una scintilla, e ti accorgi che  in  un  baleno
tutto il cuore  incendiato, ridotti in cenere i tuoi propositi  e  in
fumo  il  tuo buon nome. Grida il Saggio: Chi avr compassione  di  un
incantatore  morso  da  un  serpente? E io  grido  con  lui:  pazzo  e
insensato,  pensavi di domare l'amore per dosarlo  a  tuo  piacimento!
Volevi  divertirti con lui, ma egli ti ha punto e morso profondamente.
Sai  cosa  dir la gente? Rideranno di te perch hai voluto  incantare
l'amore  e,  pieno  di presunzione, ti sci messo  in  seno  una  serpe
pericolosa che ti ha rovinato e ci hai rimesso l'anima e l'onore.
 Mio  Dio,  che  cieca pazzia  mai questa? Rischiare in questo  modo,
con garanzie cos fragili, la parte pi nobile della nostra anima! S,
Filotea, perch Dio vuole l'uomo solo per l'anima, l'anima solo per la
volont e la volont solo per l'amore. Non abbiamo amore a sufficienza
nemmeno  per  ci che  necessario! Voglio dire: gi    molto  se  ne
abbiamo  abbastanza  per  amare  Dio; ciononostante,  miserabili  come
siamo,  lo disperdiamo e dilapidiamo in cose sciocche, vane e frivole,
come se ne avessimo troppo! Quel grande Dio che aveva riservato per s
soltanto  l'amore  delle  nostre  anime,  quale  riconoscenza  per  la
creazione, la conservazione e la Redenzione, esiger un conto rigoroso
delle  sottrazioni che avremo fatto; pensa: ha detto che  ci  chieder
conto  delle  parole  oziose; come vuoi che non  ce  lo  chieda  delle
amicizie oziose, sciocche, pazze e dannose?
 Il  noce  reca molto danno ai campi e alle vigne in cui    piantato,
perch  grande ed assorbe tutte le sostanze della terra, che cos non
riesce  a nutrire anche le altre piante; il suo fogliame  cos  folto
che fa un'ombra grande e spessa. Per di pi attira i passanti che, per
prenderne i frutti rovinano e calpestano tutt'intorno.
 Queste  passioncelle  producono danni  simili  all'anima;  l'occupano
talmente  e condizionano cos potentemente i suoi movimenti, che  essa
non  pi disponibile per alcun'altra opera buona; le foglie, ossia  i
chiacchiericci, i divertimento e i corteggiamenti sono cos  frequenti
che  non lasciano spazio; infine attirano cos numerose le tentazioni,
le distrazioni, i sospetti e tutto ci che vi si accompagna, sicch il
cuore ne  rovinato e calpestato.
 In  breve, queste passioncelle, non solo allontanano l'amore celeste,
ma anche il timore di Dio; prostrano lo spirito, indeboliscono il buon
nome.  In  una  parola  il giocattolo delle corti, ma  la  peste  dei
cuori!
 
                                   
                             Capitolo XIX
                           LE VERE AMICIZIE
 
 Ama  tutti, Filotea, con un grande amore di carit, ma legati con  un
rapporto  di amicizia soltanto con coloro che possono operare  con  te
uno  scambio  di  cose  virtuose. Pi le  virt  saranno  valide,  pi
l'amicizia sar perfetta.
 Se  lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sar,
senza dubbio, molto lodevole; pi ancora se il campo sar quello delle
virt, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.
 Ma   se   questo  scambio  avverr  nel  campo  della  carit,  della
devozione,  della perfezione cristiana, allora s, che si tratter  di
un'amicizia  perfetta. Sar ottima perch viene da Dio, ottima  perch
tende  a  Dio, ottima perch il suo legame  Dio, ottima  perch  sar
eterna in Dio.
 L  bello  poter amare sulla tetra come si ama in cielo, e imparare  a
volersi  bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro.  Non
parlo  qui del semplice amore di carit, perch quello dobbiamo averlo
per  tutti  gli  uomini;  parlo dell'amicizia spirituale,  nell'ambito
della  quale,  due, tre o pi persone si scambiano la  devozione,  gli
affetti  spirituali e diventano realmente un solo spirito.  A  ragione
quelle  anime  felici possono cantare: Com' bello e piacevole  per  i
fratelli abitare insieme. Ed  vero, perch il delizioso balsamo della
devozione  si  effonde  da un cuore all'altro  con  una  comunicazione
ininterrotta, di modo che si pu veramente dire che Dio ha  effuso  la
sua  benedizione  e la sua vita su simile amicizia per  i  secoli  dei
secoli.
 Mi  sembra  che  tutte  le altre amicizie siano soltanto  fantasmi  a
confronto  di questa e i loro legami anelli di vetro e di giaietto,  a
confronto del legame della devozione che  tutta di oro fino.
 Non  stringere  amicizie  di altro genere; intendo  dire  quelle  che
dipendono da te. Non devi lasciar cadere, n disprezzare quelle che la
natura e i doveri precedenti ti obbligano a intrattenere: quali quelle
con  i  parenti, i soci, i benefattori, i vicini e altri;  ripeto,  mi
riferisco a quelle che tu scegli liberamente di persona.
 Pu darsi che qualcuno ti dica che non bisogna avere alcun genere  di
particolare affetto o amicizia, perch ci ingombra il cuore,  distrae
lo  spirito,  d luogo ad invidie; ma si sbagliano. Negli  scritti  di
molti santi e devoti autori, hanno letto che le amicizie particolari e
gli  affetti  fuori dell'ordine sono molto dannosi  per  i  religiosi;
pensano  che la regola valga per tutti, ma su questo ci sarebbe  molto
da dire.
 Premesso  che in un monastero ben ordinato, il progetto comune    di
tendere  tutti insieme alla vera devozione,  evidente  che  non  sono
necessari questi scambi particolari, per timore che, mentre  si  cerca
in particolare ci che  comune, non si passi dalle particolarit alle
parzialit.  Ma  per  coloro che vivono  tra  la  gente  del  mondo  e
abbracciano  la  vera  virt,  indispensabile  stringere  un'alleanza
reciproca con una santa amicizia; infatti appoggiandosi ad essa, ci si
fa coraggio, ci si aiuta, ci si sostiene nel cammino verso il bene.
 Coloro  che  camminano in piano non hanno bisogno  di  prendersi  per
mano,  ma coloro che si trovano in un cammino scabroso e scivoloso  si
sostengono  l'un  l'altro  per camminare  con  maggiore  sicurezza.  I
religiosi  non  hanno bisogno di amicizie particolari, ma  coloro  che
vivono  nel mondo, s, per darsi reciprocamente sicurezza e  aiuto  in
tutti  i  passaggi pericolosi che devono affrontare.  Nel  mondo,  non
tutti  tendono  allo stesso fine, non tutti hanno lo  stesso  spirito;
bisogna  dunque  riflettere  e stringere  amicizie  secondo  i  nostri
programmi;  questa particolarit crea veramente una parzialit,  ma  
una santa parzialit che non crea divisioni se non quella del bene dal
male,  delle  pecore  dalle  capre, delle  api  dai  fuchi,  che  sono
separazioni necessarie.
 IR  fuor di dubbio, e nessuno si sogna di negarlo, che Nostro Signore
nutrisse  un'amicizia  pi tenera e personale per  Giovanni,  Lazzaro,
Marta,  Maddalena; lo dice la Scrittura. Sappiamo che S. Pietro  aveva
una  predilezione per Marco e per Santa Petronilla; S.  Paolo  per  S.
Timoteo  e  S.  Tecla. S. Gregorio di Nazianzo si gloria  cento  volte
dell'amicizia che aveva per S. Basilio e cos la descrive: " Si  aveva
l'impressione che in noi due ci fosse una sola anima con due corpi. P,
vero che non bisogna prestare fede a coloro che dicono che tutto   in
tutto;  tuttavia  vero che tutti e due eravamo in ciascuno e ciascuno
nell'altro;  coltivare  la virt e ordinare i programmi  della  nostra
vita  alle  speranze future; questo era il modo di  uscire  da  questa
terra mortale, prima di morire ".
 S.  Agostino dice che S. Ambrogio voleva molto bene a S. Monica,  per
le  rare virt che ammirava in lei, ed ella gli voleva bene come a  un
angelo di Dio.
 Ma  ho  torto  -a  farti perdere tempo per una cosa cos  chiara.  S.
Girolamo,  S. Agostino, S. Gregorio, S. Bernardo e tutti i pi  grandi
Servi  di Dio hanno avuto amicizie personali senza pregiudizio per  la
loro  perfezione.  S.  Paolo, rimproverando ai  Gentili  il  disordine
morale  della  vita,  li accusa di essere gente senza  affetto,  ossia
gente  incapace di amicizia. S. Tommaso, come del resto tutti i  buoni
filosofi,   dice   che  l'amicizia    una  virt:  certamente   parla
dell'amicizia personale perch, dice, la vera amicizia non pu  essere
estesa a molte persone.
 La  perfezione  dunque,  non  consiste nel  non  avere  amicizie,  ma
nell'averne una buona, santa e bella.
 
 
                              Capitolo XX
          LA DIFFERENZA TRA LE VERE AMICIZIE E QUELLE FUTILI
 
 Fa  attenzione,  Flotea: voglio metterti in guardia  perch  tu  non
corra  pericolo.  Non so se tu sappia che il miele di  Eraclea,  molto
velenoso, assomiglia incredibilmente al miele comune; e il pericolo di
prendere uno per l'altro  reale, come pure quello di mischiarli:  nel
qual  caso l'inganno  anche peggiore perch la buona qualit dell'uno
non impedisce l'effetto velenoso dell'altro.
 Bisogna  fare  attenzione  a non lasciarsi trarre  in  inganno  nelle
amicizie,  soprattutto  quando  si  stringono  tra  persone  di  sesso
diverso, poco importa per quale motivo; spesso Satana si sostituisce a
coloro che amano.
 Si  comincia sempre dall'amore virtuoso, ma, se non si  molto saggi,
si  insinua  presto l'amore frivolo, poi si passa all'amore  sensuale,
poi   a   quello  carnale;  il  pericolo  esiste  persino   nell'amore
spirituale, se non si fa molta attenzione; bench in questo sia  molto
pi  difficile la confusione e l'equivoco, perch la sua purezza e  il
suo   nitore  rendono  pi  evidenti  le  brutture  che  Satana  vuole
insinuarvi:  ecco perch il diavolo, quando ci prova, fa le  cose  con
maggior   finezza  e  tenta  di  far  scivolare  le   brutture   quasi
impercettibilmente.
 Distinguerai   l'amicizia  mondana  da  quella  santa   e   virtuosa,
esattamente come si distingue il miele di Eraclea dall'altro: il miele
di  Eraclea  pi dolce al palato dei miele ordinario;  l'aconito che
gli  aumenta la dolcezza; cos fa abitualmente l'amicizia mondana  che
sforna  a ripetizione quantit enormi di parole melliflue, una pioggia
di  frasette  appassionate e di lodi sulla bellezza, la  grazia  e  le
qualit  sensuali: l'amicizia sana invece ha un linguaggio semplice  e
schietto,  loda  soltanto  la virt e la  grazia  di  Dio,  unico  suo
fondamento.
 Il  miele di Eraclea, una volta ingoiato, provoca dei capogiri;  allo
stesso  modo l'amicizia futile provoca dei disorientamenti di  spirito
che  rendono  insicura la persona nella castit e nella devozione.  La
conducono  a sguardi languidi, vezzosi, insistiti; a carezze sensuali,
a  sospiri  equivoci,  a  piccole lamentele  di  non  essere  amati  a
sufficienza;  ad  artifici  ben mascherati,  ma  abili  e  cattivanti:
galanterie,  abuso di baci e altre libert e familiarit  che  portano
alla   volgarit  e  sono  sicuro  presagio  di  una  imminente   resa
dell'onest.
 L'amicizia  santa,  invece, ha occhi semplici e casti;  gli  atti  di
cortesia sono controllati e schietti; se ci sono sospiri, saranno  per
il  cielo, le libert solo per lo spirito, i lamenti saranno  soltanto
perch Dio non  abbastanza amato, prova infallibile dell'onest.
 Il  miele  di  Eraclea turba la vista; l'amicizia  mondana  turba  il
senno,  di modo che coloro che ne sono colpiti, pensano di agire  bene
mentre  agiscono  male,  e sono convinti che le  loro  scuse,  i  loro
pretesti, e le loro parole sono motivi validi. Temono la luce e  amano
le  tenebre. L'amicizia santa invece ha gli occhi luminosi  e  non  si
nasconde, anzi si fa vedere volentieri dalla gente per bene.
 Infine  il  miele di Eraclea lascia un forte sapore amaro  in  bocca:
avviene lo stesso nelle false amicizie che si tramutano e finiscono in
parole  e  richieste carnali e degne delle fogne; in caso di  rifiuto,
esploderanno le ingiurie, le calunnie, le imposture, le tristezze,  le
confessioni   e   le   gelosie   che  si   concludono   quasi   sempre
nell'abbrutimento e in isterismi; l'amicizia pulita    sempre  uguale
nell'onest, educata e amabile, e si muta soltanto in una unione degli
spiriti pi pura e pi perfetta, immagine vivente dell'amicizia  beata
che regna in Cielo.
 S.Gregorio di Nazianzo dice che il pavone quando fa la ruota,  emette
il  suo verso caratteristico e si pavoneggia, eccitando le femmine che
l'odono,  alla  lubricit.  Allo stesso  modo,  quando  vedi  un  uomo
pavoneggiarsi,  agghindarsi  e  cos  parato,  avvicinarsi  per   fare
chiacchiericcio, per sussurrare, mercanteggiare alle orecchie  di  una
donna  matura  o  di una giovane, e tutto senza alcuna  intenzione  di
matrimonio,  beh,  sta  certa che  soltanto per  tentarla  a  qualche
impudicizia; la donna onorata turer le proprie orecchie per non udire
il  verso di quel pavone e la voce dell'incantatore che vuole sedurla;
se ascolter sar l'inizio della perdita del cuore.
 I  giovani  che fanno gesti leziosi, smancerie, e carezze,  o  dicono
parole  che  non vorrebbero che fossero udite dai loro  padri,  madri,
mariti,  mogli  o  confessori, dimostrano in tal modo  che  si  stanno
occupando non proprio dell'onore e della coscienza.
 La  Madonna  rimase turbata vedendo un Angelo in sembianza  di  uomo,
perch  era  sola  e  la  stava  lodando  con  molta  solennit:   non
dimentichiamo  che  erano  lodi celesti! 0  Salvatore  del  mondo!  La
purezza  teme  un Angelo in forma umana; perch la nostra  purit  non
dovrebbe temere un uomo, anche se in sembianza di Angelo, quando tesse
lodi sensuali o almeno umane?
 
 
                             Capitolo XXI
         CONSIGLI E RIMEDI PER COMBATTERE LE CATTIVE AMICIZIE
 
 Ma  che  cosa fare per combattere gli amori futili, le stranezze,  le
pazzie,  le  brutture  cui ho accennato? Appena  ne  avverti  i  primi
sintomi,  volgiti subito dall'altra parte e, respingendo nel modo  pi
assoluto  quelle  stupidit,  corri presso  la  Croce  del  Salvatore,
afferra  la  sua corona di spine e cingine il tuo cuore  di  modo  che
quelle piccole volpi non possano avvicinarsi.
 Sta  bene attenta a non scendere a patti con il nemico; non dire:  lo
ascolter, ma poi non far nulla di quanto mi suggerir; gli  prester
orecchio,  ma  gli  rifiuter il cuore. Filotea, in tali  circostanze,
devi  essere  intransigente: il cuore e le orecchie sono collegati,  e
com'  impossibile  arrestare un torrente che  scende  a  valle  dalla
montagna, cos  difficile impedire che l'amore entrato in un orecchio
non scenda presto nel cuore.
 Secondo  Alcmeone le capre respirano per le orecchie  e  non  per  le
froge; Aristotele lo nega; io non ne so niente, ma di certo so che  il
nostro  cuore respira per l'orecchio, e siccome inspira  ed  espira  i
suoi  pensieri  per mezzo della lingua, respira anche per  l'orecchio,
per  mezzo del quale riceve i pensieri degli altri. Proteggiamo dunque
scrupolosamente  le  nostre  orecchie dai colpi  d'aria  delle  parole
inutili;  in  caso  contrario  ben presto  il  nostro  cuore  ne  sar
contagiato.
 Sotto  nessun  pretesto  devi  ascoltare  proposte  oscene  di  alcun
genere:    questo  il solo caso in cui non corri pericolo  di  essere
incivile e scortese.
 Ricordati  che  hai consacrato il cuore a Dio, gli hai  dato  il  tuo
amore,  e  sarebbe  un  sacrilegio sottrargliene  anche  una  briciola
soltanto;  rinnova  la tua offerta con mille propositi  e  promesse  e
rimani in quelle come un cervo nel suo rifugio e poi invoca Dio.  Egli
ti  verr in aiuto: prender il tuo amore sotto la sua protezione, per
farlo vivere unicamente in Lui.
 Se  poi  sei  gi incappata nelle reti di quei futili  amori,  allora
sento  l'obbligo di dirti che ti sar difficile sbarazzartene. Mettiti
alla  presenza  della  divina Maest, riconosci l'enormit  della  tua
miseria, la tua debolezza, la tua vanit; poi con l'impegno massimo di
cui  sarai  capace,  detesta quegli amori  gi  iniziati,  rinnega  la
sciocca  manifestazione che ne hai fatto, rinuncia a tutte le promesse
ricevute  e,  con  una volont forte e risoluta, decidi  nel  cuore  e
risolviti  a  mai  pi ricominciare quei giochi e  quelle  schermaglie
d'amore.
 Se   poi  ti    possibile  allontanarti  fisicamente  dalla  persona
coinvolta, sono d'accordissimo, perch, allo stesso modo che coloro  i
quali  sono stati morsi da un serpente, non possono guarire facilmente
in  presenza  di  coloro che gi sono stati morsi  a  loro  volta,  la
persona  ferita  d'amore difficilmente riuscir a  guarire  da  quella
passione, finch sar vicina a quella ferita dallo stesso morso.
 Il  mutamento  del  luogo   molto utile  per  calmare  la  febbre  e
l'agitazione causate sia dal dolore che dall'amore. Il ragazzo di  cui
parla  S.  Ambrogio nel II libro della Penitenza, ritorn da un  lungo
viaggio   completamente  guarito  dai  futili  amori   che   l'avevano
attanagliato prima; alla sciocca amante che, incontrandolo gli  disse:
Non mi conosci? sono sempre la stessa! S, certo, rispose, ma sono  io
che  non  sono pi lo stesso. La lontananza aveva operato in lui  quel
felice mutamento.
 S.  Agostino dice che per alleviare il dolore per la morte dell'amico
si  allontan  da  Tagaste, dove quegli era morto,  e  se  ne  and  a
Cartagine.
 Ma  chi  non  pu  allontanarsi?  Deve  troncare  ogni  conversazione
privata,  gli incontri segreti, gli sguardi languidi, i sorrisi  e  in
genere  tutti gli scambi e gli ammiccamenti che possono nutrire questo
fuoco maleodorante e fuligginoso. Se poi le circostanze esigono che si
rivolga  la  parola al complice, deve essere per dichiarare,  con  una
coraggiosa, breve e seria protesta, il divorzio definitivo che abbiamo
giurato.  Grido  a voce alta, a chiunque sia caduto  in  questi  lacci
passionali:  taglia,  tronca,  spezza. Non  bisogna  perdere  tempo  a
discutere queste futili amicizie; bisogna strapparle non perdere tempo
a sciogliere i nodi; bisogna spezzarli  tagliarli; tanto quei cordoni
e quei legami non hanno alcun pregio.
 Non bisogna avere riguardi per un amore che  contrario all'amore  di
Dio.
 Ma,  dopo  avere  in questo modo spezzate le catene  di  quell'infame
schiavit,    possibile che resti qualche strascico. I  marchi  e  le
piaghe  dei ferri rimarranno impressi nei piedi, ossia negli  affetti.
Non  fa  nulla,  Filotea, se tu hai concepito per il  tuo  male  tutto
l'orrore che merita; se farai cos non sarai pi agitata dalle  ansie;
proverai  soltanto un forte orrore per quell'amore infame e per  tutto
quello  ad esso collegato e sarai libera da ogni altro affetto per  la
persona  che hai lasciato; ti rimarr soltanto un amore purissimo  per
Iddio.
 Se  poi,  a  causa  dell'imperfezione del pentimento,  rimane  in  te
qualche  inclinazione cattiva, procura per la tua anima una solitudine
mentale, come ti ho gi insegnato, e ritirati in essa con tutte le tue
facolt, e con mille slanci ripetuti dello spirito, rinuncia alle  tue
inclinazioni,  rinnegale con tutte le forze; datti  alla  lettura  dei
Libri santi pi di quanto non sei solita fare, confessati e comunicati
pi spesso, con umilt e sincerit parla di tutte queste suggestioni e
tentazioni  al tuo direttore spirituale, se ti  possibile;  o  almeno
con  qualche anima dalla fede profonda e molto prudente; sta certa che
il  Signore  ti  liberer  da  tutte le passioni,  se  tu  continuerai
fedelmente questi esercizi.
 Ma,   mi  dirai,  non    ingratitudine  rompere  cos  drasticamente
un'amicizia?  lo ti dico: quant' bella l'ingratitudine che  ti  rende
accetta  a  Dio!  Filotea, non sar ingratitudine, ma  anzi  un'azione
meritoria  in favore del tuo amante; perch, spezzando i tuoi  legami,
romperai  anche i suoi; e se anche, sul momento, non sapr  apprezzare
la   sua   felicit,  lo  far  ben  presto  e  con  te   canter   in
ringraziamento:  0  Signore, tu hai spezzato  i  miei  legami,  io  ti
sacrificher la vittima di lode e invocher il tuo santo Nome.
 
                                   
                             Capitolo XXII
          QUALCHE ALTRO CONSIGLIO A PROPOSITO DELLE AMICIZIE
 
 L'amicizia  richiede un intenso scambio tra coloro  che  si  vogliono
bene:  diversamente  non  pu nascere e tanto  meno  mantenersi.  Ecco
perch   avviene   spesso  che  agli  scambi  che   sono   alla   base
dell'amicizia,  se  ne  aggiungano  molti  altri  che   si   insinuano
insensibilmente da cuore a cuore: e cos gli affetti, le tendenze e le
opinioni passano in continuazione da uno all'altro.
 Questo  soprattutto quando all'affetto si aggiunge la stima;  in  tal
caso apriamo il cuore all'amico con molta larghezza per cui, con essa,
entrano  con facilit in noi tutte le sue tendenze e le sue  opinioni,
poco importa se siano buone o cattive.
 Le  api che raccolgono il miele di Eraclea cercano soltanto il miele,
ma con esso succhiano anche le qualit velenose dell'aconito sul quale
fanno la raccolta.
 A  questo  proposito, Filotea, bisogna mettere in pratica  la  parola
che  il  Salvatore delle anime nostre era solito ripetere  e  che  gli
antichi  ci  hanno  insegnato:  Sii abile  cambiavalute,  batti  buona
moneta; ossia, non accettare il denaro falso con il buono, n l'oro di
bassa  lega con l'oro fino; separa il metallo prezioso dal  vile.  Fa'
attenzione perch nessuno va esente da imperfezioni.
 E  che  motivo  c' di ricevere alla rinfusa difetti  e  imperfezioni
dell'amico assieme alla sua amicizia?  evidente che bisogna volergli
bene  nonostante le sue imperfezioni, ma non bisogna voler  bene  alle
sue  imperfezioni e prenderle su di noi; l'amicizia  richiede  che  ci
comunichiamo il bene, non il male.
 A  somiglianza  di coloro che cavano la ghiaia dal  Taro  e  separano
l'oro  che  trovano Per portarlo via, mentre lasciano il  resto  sulla
riva  del  fiume,  coloro  che comunicano  con  l'amico  devono  saper
separare la sabbia delle imperfezioni e non lasciarla penetrare  nelle
loro anime.
 S.  Gregorio di Nazianzo ci dice che molti, i quali volevano  bene  e
ammiravano S. Basilio, erano talmente portati alla sua imitazione, che
lo scimmiottavano anche nelle sue imperfezioni esteriori, nel suo modo
di  parlare lentamente e con lo spirito assorto e pensoso, nel  taglio
della  barba  e  nel modo di camminare. Noi vediamo dei mariti,  delle
mogli,  dei figli, degli amici, che hanno tanta stima dei loro  amici,
dei   loro  padri,  dei  loro  mariti,  delle  loro  mogli,  che   per
condiscendenza  o imitazione, prendono da loro, assieme  all'amicizia,
mille piccole tendenze cattive.
 Questo  non  deve  accadere: ciascuno ne  ha  abbastanza  dei  propri
difetti  senza  bisogno  di caricarsi anche  di  quelli  degli  altri;
aggiungo che l'amicizia non soltanto non lo richiede, ma al contrario,
ci  obbliga a darci reciprocamente una mano per liberarci da tutte  le
forme di imperfezione.
   fuor di dubbio che bisogna sopportare con dolcezza l'amico  nelle
sue  imperfezioni,  ma  non incoraggiarlo  in  quelle,  e  ancor  meno
trasferirle in noi.
 Parlo  soltanto  di  imperfezioni;  quanto  ai  peccati  non  bisogna
accettarli  e sopportarli nemmeno nell'amico. Un'amicizia  che  lascia
morire l'amico senza prestargli aiuto,  un'amicizia debole e cattiva;
vedere  un  amico che muore di un ascesso e non avere il  coraggio  di
dare il colpo di bisturi per salvarlo, non  amicizia.
 L'amicizia vera e vitale non sopravvive tra i peccati. Si  dice  che,
dove  si  adagia, la salamandra spegne il fuoco; il peccato  distrugge
l'amicizia  in  cui si annida: se si tratta di un peccato  passeggero,
l'amicizia lo mette immediatamente in fuga con la correzione; ma se ci
rimane  e  ci si ferma, l'amicizia perisce immediatamente, perch  per
vivere ha bisogno della virt; da qui risulta molto chiaro che  non  
possibile peccare per amicizia.
 L'amico  diventa nemico quando vuole condurci al peccato e merita  di
perdere  l'amicizia  se  vuol  condurre l'amico  alla  rovina  e  alla
dannazione; una delle prove pi sicure di una falsa amicizia  vederla
praticata tra persone viziose, qualunque sia il genere di peccato  che
le  accomuna.  Se colui al quale vogliamo bene  preda del  vizio,  la
nostra  amicizia  sicuramente viziosa; giacch se non pu  avere  per
base  una solida e sincera virt,  giocoforza che sia fondata su  una
virt apparente o su qualche aspetto sensuale.
 Una  societ costituita tra i commercianti per il profitto  temporale
ha soltanto l'apparenza di vera amicizia. Essa non ha per fine l'amore
delle persone, ma l'amore del denaro.
 Infine   eccoti   due  massime,  fondamentali  colonne   della   vita
cristiana;  una    del  Saggio: Chi teme  Dio  incontrer  una  buona
amicizia; l'altra  di S. Giacomo: L'amicizia di questo mondo  nemica
di Dio.
 
 
                            Capitolo XXIII
              GLI ESERCIZI DELLA MORTIFICAZIONE ESTERIORE
 
 Coloro  che si intendono di agricoltura e di coltiva2ione  di  alberi
da  frutta  assicurano  che se si incide una parola  su  una  mandorla
intatta  e poi si rimette nel suo nocciolo, si richiude e si  salda  a
perfezione,  e si pianta, tutte le mandorle che produrr l'albero  che
ne   nascer  porteranno  scritta  la  parola  incisa  nella  mandorla
piantata.
 Non  ho  mai  approvato il metodo di coloro che per riformare  l'uomo
cominciano  dall'esterno: dal contegno, dall'abito,  dai  capelli.  Mi
sembra  che si debba cominciare dal di dentro: Convertitevi a  me  con
tutto  il  cuore, dice Dio. Figlio mio, dammi il tuo cuore;  e  questo
perch    il  cuore la sorgente delle azioni, per cui le azioni  sono
secondo il cuore.
 Lo  Sposo  divino invita l'anima e le dice: Mettimi come  un  sigillo
sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio.  proprio vero perch
chi  ha  Ges  nel  cuore lo ha ben presto anche in  tutte  le  azioni
esteriori.
 Ecco  perch,  cara  Filotea,  prima  di  tutto,  voglio  incidere  e
scrivere  nel  tuo cuore questo santissimo Motto: VIVA GES;  e  sono
sicuro che in seguito la tua vita, vero albero nato dal cuore, come il
mandorlo dal nocciolo, produrr tutte le azioni, ossia i suoi  frutti,
segnati  dallo stesso motto della salvezza. Quel dolce Ges, che  sar
vivente  nel tuo cuore, lo si vedr nei tuoi occhi ' sulla tua  bocca,
nelle tue mani e persino dai tuoi capelli; e potrai dire sinceramente,
sull'esempio di S. Paolo: Vivo s, ma non pi io;  Cristo che vive in
me.  A  dirla  in breve, chi conquista il cuore e dell'uomo  conquista
tutto l'uomo.
 Ma  proprio  questo cuore, dal quale vogliamo cominciare, ha  bisogno
di   essere  educato  su  come  darsi  una  linea  di  condotta  e  un
comportamento,  di  modo  che  non  si  manifesti  soltanto  la  santa
devozione, ma anche una profonda saggezza con altrettanta discrezione.
A tal fine eccoti alcuni consigli.
 Se  sei  in  condizione  di  sopportare  il  digiuno,  farai  bene  a
digiunare  qualche  giorno in pi di quelli  che  comanda  la  Chiesa;
perch,  oltre  all'effetto ordinario del digiuno,  che    quello  di
liberare  lo  spirito,  sottomettere la carne, praticare  la  virt  e
accrescere  l'eterna ricompensa in cielo, il digiuno  ci  d  modo  di
dominare  i  nostri  appetiti, e mantenere la sensualit  e  il  corpo
sottomessi  allo spirito; e anche se i digiuni non saranno  molti,  il
nemico quando si accorger che sappiamo digiunare, ci temer di pi.
 Il  mercoled,  il  venerd e il sabato sono i  giorni  che  i  primi
cristiani pi facilmente consacravano alla astinenza: scegline uno tra
di  essi per digiunare, secondo quanto ti consiglier la tua devozione
e la discrezione del tuo direttore spirituale.
 Ripeto  volentieri quanto dice S. Girolamo a Leta: I  digiuni  lunghi
ed  esagerati mi indispongono molto, soprattutto se sono effettuati da
persone in giovane et. Ho sperimentato che il somarello fiacco  cerca
di  deviare dal sentiero; ossia, i giovani che si ammalano per digiuni
eccessivi,  si  girano  facilmente verso le  cose  delicate.  I  cervi
corrono  goffamente in due circostanze: quando sono  troppo  grassi  e
quando sono troppo magri. Anche noi siamo molto fragili di fronte alle
tentazioni sia quando il nostro corpo  troppo pasciuto, come quando 
troppo  debole;  nel  primo  caso   presuntuoso  nel  suo  benessere,
nell'altro   disperato nel suo malessere; quando  troppo grasso  non
riusciamo  a  portarlo, quando  troppo magro lui non  porta  noi.  La
mancanza  di  misura  nei digiuni, nelle flagellazioni,  nell'uso  del
cilicio, nelle asprezze rende molte persone incapaci di consacrare gli
anni migliori della vita ai servizi della carit; questo avvenne anche
a  S.  Bernardo che si pent in seguito di aver abusato  di  penitenze
troppo  dure;  chi  ha trattato con troppa durezza  il  proprio  corpo
all'inizio, finir col blandirlo alla fine. Non pensi che se quei tali
avessero agito con pi senno, se gli avessero riservato un trattamento
sempre  uguale  e  -adeguato ai suoi compiti ed alle  sue  occupazioni
avrebbero fatto meglio?
 Il digiuno e il lavoro domano e prostrano la carne.
 Se  il lavoro che fai ti  necessario, o  molto utile alla gloria di
Dio,  sono  dei parere che sia meglio per te affrontare la fatica  del
lavoro  che quella del digiuno; questo  il pensiero della Chiesa  che
dispensa anche dai digiuni comandati quelli che si consacrano a lavori
utili al servizio di Dio -e del prossimo.
 C' chi fa fatica a digiunare, chi invece a servire gli ammalati,  un
altro  a  visitare i prigionieri, a confessare, a predicare, consolare
gli  afflitti, Pregare ed altri esercizi simili: queste ultime fatiche
valgono di pi di quella del digiuno, perch, oltre a darci ugualmente
il   dominio  sulla  carne,  in  Pi  ci  offrono  frutti  molto   pi
apprezzabili.
 Come  principio generale  meglio conservare forze corporali  pi  di
quanto  serve, che perderne pi di quanto  necessario; si pu  sempre
fiaccarle, volendolo; ma non sempre basta volerlo, per recuperarle.
 Mi  sembra che dobbiamo avere una grande considerazione per la  frase
che  Nostro  Signore, Salvatore e Redentore disse ai  suoi  discepoli:
Mangiate  ci  che  vi  sar presentato Io sono  del  parere  che  sia
maggiore  virt mangiare senza scelta ci che ti viene  presentato,  e
nell'ordine in cui ti viene presentato, senza far caso se sia  di  tuo
gusto  o meno, che scegliere sempre quanto c' di peggiore. Perch  se
anche  questo ultimo modo di agire sembra pi austero, l'altro  denota
maggiore mortificazione, perch non ti porta soltanto alla rinuncia al
tuo gusto, ma anche alla scelta personale; e mi sembra che non sia una
mortificazione  da poco piegare il proprio gusto alle circostanze  del
caso  e  tenerlo sottomesso alle situazioni fortuite;  in  Pi  questo
genere di mortificazione passa inosservato, non d noia ad alcuno ed 
di un valore ineguagliabile quanto a buona educazione!
 Mettere  da  parte  un  cibo  per prenderne  un  altro,  piluccare  e
assaggiare tutto senza mai trovare nulla di ben preparato e a puntino,
giocare  a fare il misterioso ad ogni boccone. Tutto ci manifesta  un
cuore da mollusco, sensibile solo ai piatti e alle scodelle. Ammiro di
pi S. Bernardo che beve olio per acqua o vino per colpa di altri, che
se  avesse  bevuto assenzio per propria scelta; quello che fece  disse
chiaramente che non faceva caso a quello che beveva!
 E  in questa indifferenza a ci che si mangia e a ci che si beve  si
trova  la  perfezione  di  questa parola: Mangiate  ci  che  vi  sar
presentato.
 Faccio  eccezione  per  i  cibi  che  nuocciono  alla  salute  o  che
disturbano lo spirito, come sono, per molti, i cibi caldi e le  spezie
che  riscaldano e che gonfiano; o anche certe circostanze nelle  quali
la  natura  deve  essere sostenuta, per avere la forza  di  affrontare
qualche impegno per la gloria di Dio. Una sobriet costante e moderata
  molto  meglio che le privazioni violente fatte di tanto  in  tanto,
intervallate da periodi di grande rilassatezza.
 Se  presa  con  moderazione, la disciplina d meravigliosi  risultati
nel  risvegliare  il  desiderio  della devozione.  Il  cilicio  domina
potentemente  il corpo, ma il suo uso abitualmente non  consigliabile
agli  sposati, alle persone di costituzione delicata, o a  quelli  che
devono  sopportare  altre grosse fatiche. Tuttavia si  pu  impiegare,
volendo,  nei giorni forti di penitenza, sempre che il confessore  sia
d'accordo.
 La  notte,  ciascuno secondo la propria costituzione, deve  prendersi
il  tempo  sufficiente per dormire; questo per poter essere pienamente
sveglio  e  fresco  di giorno. Si aggiunga che la Sacra  Scrittura  in
cento  modi,  l'esempio  dei Santi e motivi  di  ordine  naturale,  ci
raccomandano  fortemente,  come momento pi  ricco  e  producente  del
giorno,  il  mattino.  Oltre  a ci pensa  che  Nostro  Signore  viene
chiamato Sole che sorge, la Madonna Alba del giorno.
 Penso  che  tutto  ci  indichi che  segno  di  virt  coricarsi  di
buon'ora la sera per potersi alzare per tempo il mattino. Certamente 
il tempo pi bello, il pi dolce e il meno occupato; anche gli uccelli
ci invitano, al mattino per tempo, a lodare Dio; di modo che l'alzarsi
presto giova alla salute e alla santit.
 Balaam, cavalcando la sua asina, stava recandosi a trovare Balac;  ma
siccome  la sua intenzione non era retta, l'Angelo lo attendeva  sulla
strada  con  la  spada  sguainata per ucciderlo. L'asina,  che  vedeva
l'Angelo,  si  ferm  tre volte rifiutandosi di  avanzare;  Balaam  la
prendeva ferocemente a bastonate per farla avanzare; alla terza  volta
si  coric del tutto sotto Balaam e, per un grande prodigio,  parl  e
disse:  Che  cosa ti ho fatto? Perch mi hai gi bastonato tre  volte?
Subito si apersero gli occhi a Balaam che vide l'Angelo, il quale  gli
disse:  Perch  hai  percosso la tua asina? Se non  ti  avesse  tenuto
lontana)  da me io ti avrei ucciso e lei l'avrei risparmiata!  Rispose
allora Balaam: Signore, ho peccato perch non sapevo che ti eri  posto
contro di me sulla via.
 Vedi,  Filotea,  Balaam  ha fatto il male e  bastona  e  percuote  la
povera asina che non c'entra per nulla.
   quello  che avviene spesso nella nostra vita. Guarda per  esempio
quella  donna; cade malato il figlio o i marito, e subito  ricorre  al
digiuno,  alla  disciplina, al cilicio, come fece Davide  in  un  caso
simile,  Cara  amica,  tu percuoti il povero asino,  affliggi  il  tuo
corpo, che non ha niente a che fare con il tuo male. Non  lui che  ha
provocato  la spada di Dio contro di te; correggi Piuttosto  il  cuore
che  idolatra  il  marito e che tollera mille vizi nel  figlio,  e  lo
conduce all'orgoglio, alla vanit, all'ambizione.
 Ci   sar  qualche  altro  che  cadr  pesantemente  nel  peccato  di
lussuria: il rimorso interiore aggredir la sua coscienza con la spada
in  pugno  per  trapassarla di santo timore; e subito, riprendendo  la
padronanza del cuore grider: carne traditrice, corpo traditore, tu mi
hai  rovinato.  E  subito infierir a grandi colpi  sulla  carne,  con
digiuni  sregolati, discipline senza criterio, cilici  insopportabili.
Povero te, se il tuo corpo potesse parlare come l'asina di Balaam!  Ti
direbbe:  Miserabile, perch mi percuoti? t contro te, anima mia,  che
Dio  prepara la vendetta; sei tu la criminale; perch mi conduci  alle
cattive  conversazioni? Perch impieghi i miei occhi, le mie mani,  le
mie labbra nei piaceri? Perch mi turbi con cattive fantasie? Fa buoni
pensieri e io non avr cattivi movimenti, frequenta la gente onesta  e
lo non sar agitato dalla concupiscenza. Sei tu che mi getti nel fuoco
e  poi pretendi che non arda. Mi getti il fumo negli occhi e non  vuoi
che gli occhi si infiammino.
 In  questi  casi Dio ti dice: Percuoti spezza fendi, strapazza  prima
il tuo cuore, perch  contro di esso che sono adirato.
 Per  guarire  il  prurito non serve molto lavarsi e  fare  il  bagno,
quanto  piuttosto purificare il sangue e rinfrescare il  fegato.  Allo
stesso  modo  per  sanare i nostri vizi,  bene,  s,  mortificare  la
carne,  ma  pi  ancora e necessario purificare  i  nostri  affetti  e
rinnovare il nostro cuore.
 Per   chiudere,  ricordati  di  non  dare  mai  seguito  a  penitenze
corporali  senza  aver avuto il parere favorevole  del  tuo  direttore
spirituale.
 
 
                             Capitolo XXIV
                   LE CONVERSAZIONI E LA SOLITUDINE
 
 Ricercare  le  conversazioni e fuggirle sono due  estremi  ugualmente
riprovevoli  in  una  devozione  civile  quale    quella   che   vado
proponendoti.
 La  fuga  dalla  conversazione tradisce un  senso  di  superiorit  e
disprezzo nei confronti del prossimo; la ricerca, per contro, tradisce
tendenza all'ozio e alla professione di perditempo.
 Bisogna  amare il prossimo come se stessi e, per dimostrargli  amore,
non  bisogna  evitare di incontrarlo; ma per dimostrare  che  vogliamo
bene  anche  a noi stessi, occorre rimanere con noi quando ne  abbiamo
l'opportunit.  E  questa l'abbiamo quando  siamo  soli:  Pensa  a  te
stesso, dice S. Bernardo, e poi agli altri. Se dunque nulla ti  impone
di  far  visite o riceverne a casa tua, rimani in te stessa e conversa
con  il  tuo  cuore. Ma se ti capita di trovarti in compagnia  o,  per
qualche giusto motivo devi andare a cercarla tu stessa, vacci con Dio,
Filotea, e guarda il prossimo con cuore contento e occhio felice.
 Vengono  chiamate  cattive conversazioni quelle che  si  tengono  con
intenzione  perversa,  o  anche  se quelli  che  vi  partecipano  sono
viziosi, scriteriati, dissoluti; da quelle bisogna stare lontano, come
fanno  le  api  che  si  tengono lontane dai gruppi  di  tafani  e  di
calabroni.
 Allo  stesso  modo  che  quelli i quali  sono  stati  morsi  da  cani
arrabbiati, sudano, hanno il fiato e la saliva pericolose, soprattutto
per  i  bambini  e le persone di costituzione delicata,  quei  viziosi
depravati costituiscono sempre un pericolo e un rischio per coloro che
li  frequentano,  soprattutto se si tratta di persone dalla  devozione
ancora tenera e delicata.
 Ci  sono  conversazioni che hanno il solo scopo di divertire, servono
per  distrarsi un po' dalle occupazioni serie; a quelle   chiaro  che
non  dobbiamo  consacrarci; lasciamo loro  soltanto  il  tempo  libero
destinato a riposarci.
 Altre  conversazioni  hanno per fine la buona  educazione,  come,  ad
esempio,  lo  scambio  di visite e certe riunioni  che  si  fanno  per
onorare  il prossimo: direi che per quelle non bisogna farsi  scrupolo
nel  disertarle.  Per nemmeno essere troppo incivili dimostrando  per
esse disprezzo. Facciamo con moderazione il nostro dovere, evitando in
ugual misura di essere rozzi e leggeri.
 Rimangono  le conversazioni utili, quali quelle delle persone  devote
e  virtuose: Filotea, ritieni una grande grazia incontrarne spesso. La
vigna  piantata  tra  gli  olivi d un'uva grassa  che  sa  di  oliva;
un'anima  che  si trovi a frequentare spesso gente di virt  partecipa
necessariamente delle loro qualit.
 I  fuchi  da soli non fanno miele, ma in compagnia delle api  qualche
cosa  riescono a fare. La conversazione con le anime devote  ci  aiuta
molto nell'esercizio della devozione.
 In   ogni  conversazione  occorre  dare  sempre  la  preferenza  alla
spontaneit,  alla semplicit, alla dolcezza, alla misura.  C'  gente
che  si  comporta  e  si  muove con tanto studio  che  tutti  ne  sono
annoiati, Uno che non volesse mai spostarsi senza cadenzare il  passo,
che  non  volesse parlare senza cantare, sarebbe davvero un  peso  per
tutti;  non  diverso per quelli che hanno sempre un contegno studiato
e  agiscono  soltanto  con  mosse calcolate;  rendono  impossibile  la
conversazione; la gente di questo tipo  ammalata di presunzione.
 In  via ordinaria la nostra conversazione deve essere dominata da una
gioia  moderata. S. Romualdo e S. Antonio vengono molto lodati perch,
nonostante  tutte le austerit, avevano sempre il volto  e  le  parole
illuminate di gioia, allegria e civilt.
 Sta  allegra con chi  contento, ti ripeto con l'Apostolo; sii sempre
contenta, ma in Nostro Signore, e la tua moderazione sia nota a  tutti
gli uomini.
 Per  gioire in Nostro Signore,  necessario che '1 motivo  della  tua
gioia,  non  solo sia lecito, ma anche onesto. Dico questo  perch  ci
sono cose lecite che poi risultano disoneste; per mettere in evidenza,
per  esempio, la tua modestia, sta attenta a non diventare  insolente,
il  che    sempre da riprovare. Fare lo sgambetto a uno,  mettere  in
ombra  un  altro, pungere un terzo> fare del male a un menomato,  sono
scherni e soddisfazioni stupide, insolenti e anche cattive.
 Ma  oltre  alla solitudine mentale, nella quale ti  sempre possibile
rifugiarti anche in mezzo alle pi rumorose compagnie, e di cui ti  ho
gi parlato, (P. Il, C. XII), devi amare anche la solitudine locale  e
reale;  non  voglio spedirti nel deserto, come S. Maria  Egiziaca,  S.
Paolo,  S.  Antonio, Arsenio e gli altri padri eremiti, ma  penso  che
ogni  tanto  ti  farebbe bene rimanere sola in  camera  tua,  nel  tuo
giardino  o altrove, dove ti sia possibile raccogliere il tuo  spirito
nel  tuo  cuore e ritemprare la tua anima con buoni propositi e  santi
pensieri, o con qualche buona lettura, come faceva quel santo  vescovo
di  Nazianzo  che  parlando di se stesso diceva:  Passeggiavo  con  me
stesso al tramonto del sole e trascorrevo il tempo in riva al mare; ho
questa abitudine per riposarmi e liberarmi un po' dalle preoccupazioni
quotidiane.
 Abbiamo  anche  l'esempio di S. Ambrogio riferito da S.  Agostino  ci
racconta che spesso entrava in camera sua (non 'chiudeva mai la  porta
a  nessuno), e lo guardava leggere. Aspettava un po', poi se ne andava
per  non  disturbarlo e, senza dir parola, pensando che il  tempo  che
rimaneva a quel grande pastore per ritemprare e distendere il  proprio
spirito, dopo il carico di una giornata di lavoro, non doveva essergli
tolto.
 Anche  Nostro Signore ag allo stesso modo con gli Apostoli dopo  che
gli  avevano  raccontato  le loro fatiche  nella  predicazione  e  nel
ministero: Venite in disparte, disse loro, e riposatevi un po'.
 
 
                             Capitolo XXV
           IL BUON GUSTO E IL SENSO DELLA MISURA NEL VESTIRE
                                   
 S.  Paolo  vuole  che  le donne devote, vale anche  per  gli  uomini,
vestano  abiti  decenti, ornandosi con modestia e  misura.  Il  decoro
degli  abiti  e  degli  altri ornamenti si deduce  dalla  stoffa,  dal
taglio, dalla pulizia.
 Per  quello che riguarda la pulizia deve essere costante e  generale;
per quanto ci  possibile non lasciamo sugli abiti tracce di sporcizia
e  segni  di trascuratezza. La pulizia esteriore indica, in una  certa
misura,  l'onest interiore. Dio stesso esige la pulizia esteriore  in
coloro  che  si  avvicinano  al  suo altare,  e  hanno  la  principale
responsabilit della devozione.
 Per  quello che riguarda la stoffa e il taglio degli abiti, il decoro
va  collegato  a diverse circostanze: di tempo, di et, di  rango,  di
ambiente, di situazioni. Abitualmente ci si veste meglio nei giorni di
festa,  tenuto conto anche della solennit che ricorre;  in  tempo  di
penitenza, come in Quaresima, si veste in tono molto dimesso; se vai a
nozze  ti  vesti con l'abito adatto alle nozze; se vai a un  funerale,
con l'abito adatto al funerale; se vai dal principe, alzi il tono;  se
resti con i domestici, ti adegui a loro.
 La  donna  sposata, quand' col marito, deve ornarsi  per  piacere  a
lui,  se lo facesse quando lui  lontano sarebbe lecito chiedersi agli
occhi' di chi voglia essere piacente.
 Alle  ragazze  sono  permessi pi fronzoli, perch  hanno  il  giusto
diritto  di  voler piacere a molti anche se deve essere  soltanto  per
conquistarne uno in vista del matrimonio.
 Niente  di  male che anche le vedove, che cercano marito,  si  ornino
con  una  certa evidenza, purch non esibiscano leggerezze;  sono  gi
madri  di famiglia, hanno passato i dispiaceri della vedovanza; si  ha
il diritto di giudicarle persone di spirito maturo e formato.
 Le  vere vedove, che s ' i sentono tali non solo nel corpo, ma  anche
nel  cuore,  devono  rinunciare a tutti gli ornamenti;  per  esse  c'
l'umilt,  la  modestia,  la devozione. Se vogliono  dare  amore  agli
uomini, non sono vedove vere, e se non ne vogliono dare, perch  vanno
in  giro  con  le  insegne? Chi non vuole pi ricevere  clienti,  deve
togliere  l'insegna.  Ci si diverte sempre alle spalle  delle  persone
anziane  che  vogliono fare i belli: le pazzie si  possono  permettere
solo ai giovani!
 Sii  sempre in ordine, Filotea; non ci deve essere niente in  te  che
sappia  di  trasandato,  di approssimativo, di  raffazzonato:  sarebbe
segno  di  disprezzo per quelli che incontri, andare da  loro  con  un
abito  indecoroso; d'altra parte evita l'affettazione, la  vanit,  la
ricercatezza,  le  follie. Fin che ti  possibile  rimani  semplice  e
modesta;  il pi bell'ornamento della bellezza e la miglior copertura
in caso che la bellezza non ci fosse!
 S.  Pietro  chiede, in modo particolare alle giovani  donne,  di  non
portare  i  capelli esageratamente increspati, arricciati, inanellati,
ritorti  a  modo di serpente. Gli uomini tanto smidollati  da  perdere
tempo in queste civetterie, sono additati da tutti come ermafroditi, e
le donne vanitose sono considerate arrendevoli in fatto di castit. Se
poi sono virtuose non  che si veda tanto in mezzo a tante scemenze  e
stupidaggini.  Dicono, per difendersi, che non  pensano  male;  ma  io
dico, come del resto ho gi detto, che al male ci pensa il diavolo.
 Da  parte  mia  vorrei che il devoto e la devota che seguono  i  miei
consigli fossero quelli vestiti sempre con pi gusto nella brigata, ma
i  meno  ricercati  e  affettati; come dice il proverbio,  vorrei  che
fossero  ornati  di grazia, di gentilezza e di dignit.  S.  Luigi  lo
esprime  molto bene: Ci si deve vestire secondo la propria condizione,
di  modo  che  i  saggi e i buoni non possano dire:  ti  sei  caricato
troppo; e i giovani: ti sei tirato troppo gi.
 Ma  in  caso che i giovani non fossero soddisfatti del nostro decoro,
poco danno, atteniamoci al parere dei saggi!
 
 
                             Capitolo XXVI
       SUL PARLARE E IN PRIMO LUOGO COME SI DEVE PARLARE DI DIO
                                   
 I   medici,  dall'esame  della  lingua  di  un  paziente,  si   fanno
un'opinione  fondata sul suo stato di salute; per noi le  informazioni
valide  sullo  stato  della nostra anima sono  le  parole:  Dalle  tue
parole, dice il Salvatore, sarai giustificato e dalle tue parole sarai
condannato.  Quando  proviamo un dolore, subito vi  portiamo  la  mano
sopra; lo stesso fa la lingua sull'amore che proviamo.
 Per cui, Filotea, se sei molto innamorata di Dio, parlerai spesso  di
Dio  nelle  conversazioni familiari con i i tuoi  domestici,  con  gli
amici, con i vicini: perch, la bocca del giusto mediter la sapienza,
e la sua lingua parler con giudizio. A somiglianza delle api, che con
la  loro  boccuccia trattano solo il miele, la tua lingua sar  sempre
profumata  del  suo Dio, e il tuo pi grande piacere  sar  quello  di
sentir fluire dalle tue labbra lodi e benedizioni al suo nome, proprio
come  si  dice  di  S. Francesco d'Assisi, il quale,  dopo  che  aveva
pronunciato  il  santo  nome del Signore, ripassava  la  lingua  sulle
labbra per continuare ad assaporare la pi grande dolcezza del mondo.
 Ma  quando  parli di Dio, ricordati che stai parlando di  Dio,  ossia
che lo devi fare con rispetto e devozione, non prendendo atteggiamento
di  sufficienza o il tono di una predica, ma con spirito di  dolcezza,
di  carit e di umilt, facendo scendere, come ben sai e come si  dice
della  Sposa  nel  Cantico  dei  Cantici,  il  miele  delizioso  della
devozione  e  delle  cose divine, goccia a goccia,  ora  nell'orecchio
dell'uno,  ora  nell'orecchio dell'altro; e pregherai Dio  nell'intimo
della  tua anima che voglia far scendere quella santa rugiada fino  al
cuore di quelli che ascoltano. Questo compito angelico va condotto con
dolcezza e soavit; bisogna evitare il tono della correzione;  bisogna
procedere per modo di ispirazione; sai bene che la soavit dei modi  e
l'amabilit   nel   proporre  qualche  buon   suggerimento,   compiono
meraviglie ed hanno la forza di un invito irresistibile per i cuori.
 Non  parlare  mai  di  Dio e di devozione tanto per  dire  di  averlo
fatto,  o  per  fare  due  chiacchiere; ma  sempre  con  attenzione  e
devozione;  questo te lo dico per impedirti di cadere in  una  sciocca
vanit  che  si  riscontra in molti che fanno professione  di  persone
devote.  Ad ogni pi sospinto dicono parole sante e piene di  fervore,
quasi  per modo di battute, senza nemmeno pensarci. Dopo averle  dette
sono  convinti  di  essere lo specchio delle parole che  hanno  detto;
invece, proprio non lo sono!
 
 
                            Capitolo XXVII
       L'ONEST NELLE PAROLE E IL RISPETTO DOVUTO ALLE PERSONE
                                   
 Dice  S.  Giacomo: Se uno non pecca in parole  un uomo perfetto.  Fa
scrupolosamente  attenzione  a non lasciarti  sfuggire  alcuna  parola
sconveniente; anche se non la dici con cattiva intenzione, coloro  che
l'odono,  possono  prenderla in tal senso. Se la  parola  sconveniente
cade  in  un  cuore debole, si estende e si allarga  come  una  goccia
d'olio  su  un lenzuolo; e qualche volta si impadronisce in modo  tale
del cuore da riempirlo di mille pensieri e tentazioni oscene.
 Tu  sai  che il veleno per il corpo entra dalla bocca; quello per  il
cuore  entra  dall'orecchio e la lingua che lo  propina    assassina,
anche  se il veleno propinato non consegue l'effetto perch ha trovato
immunizzati i cuori degli uditori. Se gli altri non sono morti  non  
perch mancasse la volont di uccidere.
 Nessuno  venga a dirmi che non ci pensa: Nostro Signore, che  conosce
i  pensieri, ha detto che la bocca parla dell'abbondanza del cuore. Se
il  pensiero non ce lo mettiamo noi, sta pur certa che ce lo mette  il
diavolo  e  anche molto! t il suo segreto: servirsi di cattive  parole
per trafiggere i cuori di chi gli capita a tiro.
 Si  dice che quelli che mangiano l'erba detta angelica, hanno  sempre
l'alito  dolce e gradevole; coloro che hanno nel cuore l'onest  e  la
castit,  che    una virt angelica, usano sempre  parole  educate  e
pulite.  Quanto  alle  cose indecenti e folli,  l'apostolo  non  vuole
nemmeno che se ne faccia il nome, e ci assicura che niente corrompe  i
buoni costumi quanto le conversazioni invereconde.
 Se  queste parole indecenti sono dette di nascosto, in modo  studiato
e  sottile, sono ancora pi velenose; infatti pi un dardo  appuntito
e  pi profondamente penetra nel corpo; cos, pi una parola cattiva 
sottile e pi penetra nei nostri cuori.
 Coloro  che  pensano di essere gentiluomini perch usano tali  parole
nelle conversazioni, non hanno idea di che cosa sono le conversazioni;
devono essere simili a sciami di api raccolte insieme per ricavare  il
miele da qualche dolce e virtuoso argomento, e non un mucchio di vespe
che si uniscono per succhiare marciume.
 Se  qualche  stupido ti dice parole indecenti, fa vedere che  le  tue
orecchie non vogliono udirle: interessati ad altro o manifesta la  tua
ripugnanza  in  qualche modo; sar la tua prudenza a indicarti  quello
opportuno.
 Uno  dei  difetti peggiori dello spirito  quello di essere beffardo:
Dio  odia  molto questo vizio e sappiamo che lo ha punito con castighi
esemplari.
 Nessun  vizio    cos  contrario alla  carit,  e  pi  ancora  alla
devozione, quanto il disprezzo e la derisione del prossimo.
 La  derisione e la beffa non vanno senza disprezzo;  per questo  che
  un peccato molto grave, e i moralisti hanno ragione di dire che  la
derisione   il modo peggiore di offendere il prossimo con parole;  le
altre  offese  salvano sempre, in una certa misura, la  stima  per  la
persona; la derisione invece non la risparmia in nulla.
 Cosa  molto diversa sono le battute scherzose tra amici; si fanno  in
allegria  e  gioia serena. Si tratta addirittura di una  virt  cui  i
Greci  davano  il nome di eutrapelia: noi diciamo buona conversazione.
  il  modo  di  prendersi  una onesta e  amabile  ricreazione  sulle
situazioni buffe cui i difetti degli uomini danno occasione.
 Bisogna  soltanto  stare attenti a non passare dagli  scherzi  sereni
alla  derisione. La derisione provoca al riso per mancanza di stima  e
per  disprezzo  del  prossimo; invece la battuta allegra  e  la  burla
scherzosa  provocano  al  riso per la " trovata  ",  gli  accostamenti
imprevedibili fatti in confidenza e schiettezza amichevole;  e  sempre
con molta cortesia di linguaggio.
 S.  Luigi  quando le persone bigotte volevano parlargli di  argomenti
impegnativi dopo il pranzo, era solito dire: Ora non  tempo di  dotte
discussioni,  ora    tempo di allegria e di  scherzi;  ciascuno  dica
quello  che si sente. in tal modo andava incontro alla nobilt che  lo
circondava   per   ricevere  gentilezze  da   Sua   Maest.   Filotea,
l'importante    passare  il  tempo di ricreazione  in  modo  tale  da
conservare per devozione il pensiero della santa eternit.
 
                                   
                            Capitolo XXVIII
                          I GIUDIZI TEMERARI
 
 Non  giudicare e non sarai giudicato, dice il Salvatore delle  nostre
anime;  non  condannare e non sarai condannato. Dice  l'apostolo:  Non
giudicare  prima del tempo, ossia fino a che non venga il Signore  che
sveler  il  segreto nascosto nelle tenebre, e manifester i  pensieri
dei  cuori. I giudizi temerari sono severamente riprovati  da  Dio!  1
giudizi emessi dai figli degli uomini sono temerari perch gli  uomini
non  sono  autorizzati ad emettere giudizi gli uni  sugli  altri;  ci
facendo usurpano l'ufficio che Nostro Signore si  riservato;  in  pi
sono  temerari  perch  la  principale  malizia  del  peccato  dipende
dall'intenzione  e  dal disegno del cuore, che  per  noi  il  segreto
delle  tenebre;  sono  temerari  perch  ciascuno    sufficientemente
occupato  a giudicare se stesso, senza mettersi a giudicare  anche  il
prossimo.
 Per  non  correre  il  rischio di essere giudicati,    assolutamente
necessario  evitare  di  giudicare  gli  altri:  fermiamoci  invece  a
giudicare  noi stessi. Nostro Signore ci ha proibito la prima  cosa  e
l'apostolo  ci comanda la seconda quando dice: Se noi giudichiamo  noi
stessi,  non  verremo  giudicati. Noi facciamo invece  esattamente  il
contrario: non manchiamo mai di fare quello che ci era stato proibito,
sentenziando -a dritta e a manca sul prossimo; giudicare  noi  stessi,
che  sarebbe  poi  quello che ci  stato comandato, chi  si  sogna  di
farlo?
 Bisogna  correre ai ripari partendo dalle cause dei giudizi temerari.
Ci sono dei cuori acidi, amari e aspri per natura, che rendono acido e
amaro  tutto  quello  che  ricevono; costoro,  secondo  il  detto  del
Profeta, mutano il giudizio in assenzio, perch non sanno giudicare il
prossimo  senza rigore e asprezza. Simili persone hanno tanto  bisogno
di  cadere tra le mani di un consumato medico spirituale, perch, dato
che  l'amarezza  di  cuore  loro connaturale, vincerla    difficile;
bench per s non sia peccato, anzi soltanto un'imperfezione, tuttavia
 da ritenersi pericolosa, perch introduce nell'anima, e ve li fissa,
il giudizio temerario e la maldicenza.
 Altri  fanno  giudizi  temerari, non per acidit,  ma  per  orgoglio;
pensano che nella misura in cui abbassano l'onore degli altri,  alzano
il proprio! Sono spiriti arroganti e presuntuosi, pieni di ammirazione
per  se stessi, che si collocano cos in alto nella propria stima,  da
vedere  tutto  il resto come cose piccole e basse: Non sono  come  gli
altri uomini, diceva quel Fariseo.
 In  alcuni  questo  orgoglio  non  tanto  evidente  e  si  manifesta
soltanto  in  un certo compiacimento nel considerare i  difetti  degli
altri  per assaporare con maggior piacere il bene contrario di cui  si
sentono  dotati. Questo compiacimento  cos segreto e  impercettibile
che, se non si  forniti di una buona vista, non lo si pu scoprire; e
persino quelli che ne sono affetti, non se ne accorgono se non  si  fa
loro notare.
 Altri  poi,  per  lusingarsi  e trovare scuse  nei  confronti  di  se
stessi, o per attenuare i rimorsi delle loro coscienze, pensano  molto
volentieri che gli altri siano contagiati dal vizio al quale  si  sono
dati, o da qualche altro equivalente; pensano che il fatto di trovarsi
ad essere in molti colpevoli dello stesso crimine, riduca la gravit.
 Molti  si  lasciano andare al giudizio temerario per il solo  piacere
di  filosofeggiare e fare gli indovini sulle abitudini  e  i  capricci
della gente, quasi per esercitarsi! Che se poi, per disgrazia, qualche
volta  azzeccano i loro giudizi, l'audacia e la brama di andare avanti
diventa  tanto  forte in essi, che solo a fatica  si  pu  riuscire  a
distoglierli.  Altri ancora giudicano per passione  e  pensano  sempre
bene di ci che amano e sempre male di ci che odiano. Soltanto in  un
caso,  sorprendente  fin che si vuole, ma reale,  l'eccesso  di  amore
spinge  ad  emettere  un giudizio negativo su ci  che  si  ama:  come
risultato  mostruoso, ma lo spieghi facilmente se pensi che viene  da
un amore equivoco, imperfetto, agitato, malato, che si chiama gelosia,
che,  come tutti sanno, per un semplice sguardo, per il minimo sorriso
di  questo  mondo, condanna le persone accusandole di  perfidia  e  di
adulterio.
 Infine, spesso e molto, contribuiscono alla formazione di sospetti  e
giudizi temerari il timore, l'ambizione e altre simili debolezze dello
spirito.
 Quali  sono  i rimedi? Coloro che bevono un estratto di  un  oppiaceo
detto  ofiusa,  che  cresce  in Etiopia,  credono  di  vedere  ovunque
serpenti e altre cose orribili: coloro che hanno trangugiato orgoglio,
invidia,  ambizione,  odio,  vedono  tutte  le  cose  come  cattive  e
riprovevoli; chi ha bevuto l'oppiaceo, se vuol guarire, deve bere vino
di palma; la stessa cosa devono fare i viziosi di cui sopra.
 Bevi  pi che puoi il sacro vino della carit; ti libererai da quegli
umori perversi che ti fanno dare giudizi temerari.
 La  carit  teme l'incontro con il male, tanto meno lo cerca;  quando
ci  si  imbatte  volge altrove lo sguardo e fa finta di  niente,  anzi
chiude gli occhi prima di vederlo, alle prime avvisaglie e finisce con
il credere, con santa semplicit, che quello non era male, ma soltanto
un'ombra  o  un fantasma del male; se poi l'evidenza la  costringe  ad
ammettere che  proprio male, se ne allontana immediatamente  e  cerca
di dimenticarne l'aspetto.
 Per  tutti  i mali il grande rimedio  la carit; in modo particolare
per  questo.  Tutto sembra giallo agli occhi degli ammalati  gravi  di
itterizia;  si dice che per guarirli da questo male bisogna obbligarli
a mettere un po' d'erba detta celidonia sotto la pianta dei piedi.
 Il  peccato  del  giudizio temerario  un'itterizia spirituale,  che,
agli  occhi di coloro che ne sono affetti, trasforma tutte le cose  in
cattive;  chi  vuole  guarirne,  non  deve  curare  gli  occhi,  ossia
l'intelletto, ma gli affetti, che sono i piedi dell'anima: se  i  tuoi
affetti  sono  dolci, se sono caritatevoli, anche i  tuoi  giudizi  lo
saranno.
 Voglio raccontarti tre esempi notevoli.
 Isacco  aveva detto che Rebecca era sua sorella, Abimelech  vide  che
gioiva  con  lei,  ossia  che l'accarezzava con  tenerezza,  e  subito
concluse che era sua moglie: un occhio maligno avrebbe invece  pensato
che  era la sua amante, o caso mai, se realmente era sua sorella,  che
erano  due incestuosi; Abimelech segue l'interpretazione pi  benevola
del fatto. Bisogna agire sempre in questo modo, Filotea, interpretando
sempre in favore del prossimo; e se un'azione avesse cento aspetti, tu
ferma sempre la tua attenzione al pi bello.
 La  Madonna era incinta: S. Giuseppe lo vedeva bene. D'altra parte la
vedeva tutta santa, tutta pura, tutta angelica; non poteva credere che
fosse  rimasta  incinta  mancando  al  suo  onore.  Decide  allora  di
abbandonarla, lasciando a Dio il giudizio. Bench ci fossero tutte  le
circostanze evidenti per farsi una cattiva opinione di quella Vergine,
egli  non volle giudicarla. Perch? Perch era giusto, dice lo Spirito
di  Dio.  L'uomo  giusto  quando  non  pu  scusare  n  il  fatto  n
l'intenzione, di chi sa per altre vie essere uomo per bene, rifiuta di
giudicare, se lo toglie dallo spirito, lascia a Dio solo la sentenza.
 Il  Salvatore non pu scusare completamente il peccato di coloro  che
lo   stanno   crocifiggendo;  ne  diminuisce  la  malizia,   adducendo
l'ignoranza. Quando non ci  possibile scusare il peccato,  rendiamolo
almeno   degno   di   compassione,  attribuendolo   alla   causa   pi
comprensibile che si possa pensare, quali l'ignoranza e la debolezza.
 Ma  allora, non  mai permesso giudicare il prossimo? No, mai! t  Dio
solo,  Filotea, che giudica i colpevoli secondo giustizia. t vero  che
si  serve  della  voce dei magistrati per renderla intelligibile  alle
nostre  orecchie:  sono il suo tramite e i suoi  interpreti  e  devono
pronunciare  soltanto  quello che hanno sentito  da  Lui,  quasi  come
oracoli. Se agiscono diversamente, seguendo le loro passioni,  in  tal
caso  chi giudica sono loro e dovranno renderne conto essendo  a  loro
volta  giudicati, perch agli uomini, in quanto uomini,  proibito  di
giudicare.
 Vedere  o  conoscere una cosa, non  giudicare, perch  il  giudizio,
stando  al detto della Scrittura, presuppone la necessit di  chiarire
una  difficolt,  che pu essere piccola o grande, vera  o  apparente;
infatti dice che coloro i quali non credono sono gi giudicati; non ci
sono  dubbi  sulla  loro condanna eterna. Non c' nulla  di  male  nel
dubitare  del prossimo, perch non  proibito dubitare, ma  giudicare!
Tuttavia  non  e permesso dubitare o sospettare se non proprio  quando
rigorosamente non se ne pu fare a meno, e siamo costretti a  dubitare
da  motivi  e ragioni serie. Al di fuori di ci i dubbi e  i  sospetti
sarebbero temerari.
 Se  qualche  occhio  maligno  avesse visto  Giacobbe  mentre  baciava
Rachele  vicino al pozzo, e se avesse visto Rebecca accettare in  dono
braccialetti  e  orecchini  da Eleazaro,  forestiero  in  quel  paese,
avrebbe,  senza  alcun dubbio, pensato male di  quei  due  modelli  di
virt, ma senza ragione e senza fondamento; perch quando un'azione  
per  se stessa indifferente, tirarne cattive conclusioni  un sospetto
temerario, a meno che siamo costretti al sospetto da molte indicazioni
inequivocabili.
 Concludere  da  un'azione mal fatta la condanna della  persona    un
giudizio  temerario;  ma  su questo, tra breve,  parler  con  maggior
chiarezza.
 E  per  finire ti dico che chi ha molta cura della propria  coscienza
non    quasi mai portato ai giudizi temerari; come le api vedendo  la
nebbia  o  il  tempo  nuvoloso  s ' i rifugiano  nelle  loro  arnie  a
sistemare il miele, allo stesso modo i pensieri delle anime buone  non
si  posano  su  oggetti  confusi, n  sulle  azioni  poco  chiare  del
prossimo. Anzi, per evitare il pericolo, si raccolgono all'interno del
loro  cuore  per  curare  i buoni propositi del  proprio  emendamento.
Soltanto un'anima insulsa pu perdere tempo ad esaminare la vita degli
altri.
 Faccio  eccezione  per quelli che hanno la responsabilit  di  altri,
sia in famiglia che nella societ: per essi gran parte della coscienza
sta nel guardare e vegliare su quella degli altri.
 Adempiano  al  loro  dovere  con  amore;  al  di  fuori  di  ci,  si
comportino come tutti.
 
 
 
 
                             Capitolo XXIX
                             LA MALDICENZA
 
 Il  giudizio temerario causa preoccupazione, disprezzo del  prossimo,
orgoglio  e compiacimento in se stessi e cento altri effetti negativi,
tra  i  quali il primo posto spetta alla maldicenza, vera peste  delle
conversazioni.  Vorrei avere un carbone ardente del santo  altare  per
passarlo sulle labbra degli uomini, per togliere loro la perversit  e
mondarli  dal loro peccato, proprio come il Serafino fece sulla  bocca
di Isaia.
 Se  si  riuscisse  a  togliere la maldicenza dal mondo,  sparirebbero
gran parte dei peccati e la cattiveria. A chi strappa ingiustamente il
buon  nome  al  prossimo, oltre al peccato di  cui  si  grava,  rimane
l'obbligo  di  riparare  in  modo adeguato  secondo  il  genere  della
maldicenza  commessa.  Nessuno pu entrare in Cielo  portando  i  beni
degli  altri;  ora, tra tutti i beni esteriori, il pi prezioso    il
buon nome. La maldicenza  un vero omicidio, perch tre sono le nostre
vite:  la  vita  spirituale, con sede nella grazia  di  Dio;  la  vita
corporale, con sede nell'anima; la vita civile che consiste  nel  buon
nome.  Il  peccato ci sottrae la prima, la morte ci toglie la seconda,
la  maldicenza ci priva della terza. Il maldicente, con un  sol  colpo
vibrato  dalla  lingua, compie tre delitti.- uccide spiritualmente  la
propria  anima, quella di colui che ascolta e toglie la vita civile  a
colui del quale sparla. Dice S. Bernardo che sia colui che sparla come
colui  che ascolta il maldicente, hanno il diavolo addosso, uno  sulla
lingua  e  l'altro  nell'orecchio. Davide, riferendosi  ai  maldicenti
dice: Hanno affilato le loro lingue come quelle dei serpenti.
 Il   serpente  ha  la  lingua  biforcuta,  a  due  punte,  come  dice
Aristotele; tale e quale  quella del maldicente, che con un sol morso
ferisce  e avvelena l'orecchio di chi ascolta e il buon nome di  colui
di cui parla male.
 Per  questo ti scongiuro, carissima Filotea, di non sparlare  mai  di
alcuno,  n  direttamente,  n  indirettamente.  Sta  attenta  a   non
attribuire  delitti e peccati inesistenti al prossimo, a  non  svelare
quelli  rimasti  segreti,  a non gonfiare  quelli  conosciuti,  a  non
interpretare in senso negativo il bene fatto, a non negare il bene che
sai  esistere in qualcuno, a non fingere di ignorarlo, tanto meno  poi
devi sminuirlo a parole; agendo in questo modo offenderesti seriamente
Dio,  soprattutto se dovessi accusare falsamente il prossimo o negassi
la  verit  a lui favorevole; mentire e contemporaneamente nuocere  al
prossimo  doppio peccato.
 Coloro  che per seminare maldicenza fanno introduzioni onorifiche,  e
che  la condiscono di piccole frasi gentili, o peggio di scherno, sono
i maldicenti pi sottili e pi velenosi.
 Protesto,  dicono,  che  gli voglio bene e che  per  il  resto    un
galantuomo,  ma,  continuano, la verit va detta: ha avuto  torto  nel
commettere quella perfidia; quella  una ragazza virtuosissima, ma  si
 lasciata sorprendere..., e simili piccole cornici!
 Non  capisci dov' l'arte? Chi vuol scoccare una freccia, la tira pi
che  pu a s, ma  soltanto per scagliarla con maggior forza: si  pu
anche avere l'impressione che costoro tirino a s la maldicenza, ma  
soltanto per scoccarla con maggior sicurezza, per farla penetrare  pi
a fondo nel cuore di coloro che ascoltano.
 La  maldicenza  portata sotto forma di scherno  la  pi  cattiva  di
tutte;  fa  pensare alla cicuta che, di per s, non  un veleno  molto
forte,  anzi ha un'azione lenta e facilmente vi si pu porre  rimedio,
ma  se  viene  '1 vino,  senza scampo; lo stesso  di una  presa  con
maldicenza  che,  di natura sua, secondo il detto,  entrerebbe  da  un
orecchio e uscirebbe dall'altro e che invece penetra fortemente  nella
mente  degli ascoltatori quando  presentata in un contesto di  parole
sottili e gioviali.
 Dice  Davide:  Hanno il veleno dell'aspide sotto le loro  labbra.  La
puntura  dell'aspide  quasi impercettibile, e il suo veleno d  sulle
prime  un prurito gradevole, che allarga cos il cuore e le viscere  e
favorisce cos l'assorbimento del veleno, contro il quale non ci  sar
pi nulla da fare.
 Non  dire  mai: Il tale  un ubriacone, anche se l'hai visto  ubriaco
davvero;  quello   un adultero, perch l'hai visto  in  adulterio;  
incestuoso perch l'hai sorpreso in quella disgrazia; una sola  azione
non  ti autorizza a classificare la gente. Il sole si ferm una  volta
per  favorire la vittoria di Giosu e si oscur un'altra volta per  la
vittoria  del Salvatore; a nessuno viene in mente per questo  di  dire
che il sole  immobile e oscuro.
 No  si ubriac una volta; e cos anche Lot e questi, in pi, commise
anche  un grave incesto: non per questo erano ubriaconi, e non si  pu
dire  che  quest'ultimo fosse incestuoso. E non si  pu  dire  che  S.
Pietro fosse un sanguinario perch una volta ha versato sangue, n che
fosse bestemmiatore perch ha bestemmiato una volta.
 Per  classificare  uno  vizioso o virtuoso bisogna  che  abbia  fatto
progressi  e preso abitudini;  dunque una menzogna affermare  che  un
uomo  collerico o ladro, perch l'abbiamo visto adirato o rubare  una
volta soltanto.
 Anche  se  un  uomo  stato vizioso per lungo tempo,  s  rischia  di
mentire chiamandolo vizioso.
 Simone  il lebbroso chiam Maddalena peccatrice, perch lo era  stata
prima;  ment, perch non lo era pi, anzi era una santa penitente;  e
Nostro  Signore  la  difese. Quell'altro Fariseo  vanesio  considerava
grande  peccatore  il  pubblicano, ingiusto, adultero,  ladro;  ma  si
ingannava, perch proprio in quel momento era giustificato.
 Poich  la  bont  di  Dio  cos grande che  basta  un  momento  per
chiedere e ottenere la sua grazia, come facciamo a sapere che uno, che
era  peccatore  ieri, lo sia anche oggi? Il giorno precedente  non  ci
autorizza  a giudicare quello presente, e il presente non ci autorizza
a giudicare il passato. Solo l'ultimo li classificher tutti.
 Non  potremo  mai  dire  che  un uomo   cattivo  senza  pericolo  di
mentire.  In  caso  che sia necessario parlare possiamo  dire  che  ha
commesso  tale  o tal'altra azione cattiva, che ha condotto  una  vita
disordinata  in tale periodo, che agisce male al presente;  ma  non  
lecito da ieri tirare delle conclusioni per oggi, n da oggi per ieri,
e ancor meno da oggi per domani.
 Se    vero che bisogna essere molto attenti a non parlare  mai  male
del  prossimo, per bisogna anche guardarsi dall'estremo  opposto,  in
cui cadono alcuni, i quali, per paura di fare della maldicenza, lodano
e dicono bene del vizio.
 Se  ti imbatti in un maldicente senza pudore, per scusarlo, non  dire
che  una persona libera e franca; di una persona apertamente vanesia,
non  dire che  generosa e senza complessi; le libert pericolose  non
chiamarle  semplicit e ingenuit; non camuffare la disobbedienza  con
il  nome di zelo, l'arroganza con il nome di franchezza, la sensualit
con il nome di amicizia.
 Cara  Filotea,  per  fuggire  il vizio  della  maldicenza,  non  devi
favorire,  accarezzare, e nutrire gli altri vizi; ma con semplicit  e
franchezza, devi dire male del male e biasimare le cose da  biasimare;
solo se agiamo in questo modo diamo gloria a Dio.
 Fa per attenzione ed attienti a quello che ora ti dir.
 Si  possono  lodevolmente  biasimare  i  vizi  degli  altri,  anzi  
necessario  e richiesto, quando lo esige il bene di colui  di  cui  si
parla o di chi ascolta.
 Facciamo  degli  esempi: supponi che in presenza di  ragazze  vengano
raccontate delle licenziosit commesse da Tizio e da Caia:  una  cosa
senz'altro  pericolosa; oppure supponi che si parli della dissolutezza
verbale  di un tale o di una tale, sempre esemplificando; o ancora  di
una  condotta  oscena:  se io non biasimo chiaramente  quel  male,  o,
peggio,  tento di scusarlo, quelle tenere anime che ascoltano, avranno
la  scusa per lasciarsi andare a qualche cosa di simile; il loro  bene
esige che, con molta franchezza, biasimi all'istante quelle sconcezze.
Potrei riservarmi di farlo in un altro momento soltanto se sapessi  di
ricavarne sicuramente un miglior risultato togliendo allo stesso tempo
importanza ai colpevoli.
 P,  necessaria  anche un'altra cosa: per parlare  del  soggetto  devo
averne  l'autorit, o perch sono uno di quelli pi  in  evidenza  nel
gruppo; nel qual caso se non parlo, avr l'aria di approvare il vizio:
se  invece nel gruppo non godo di molta considerazione, devo guardarmi
bene dal fare censure.
 Pi  di  tutto Poi  necessario che io sia ponderato ed esatto  nelle
parole,  per  non  dirne  una sola di troppo:  per  esempio.  se  devo
riprendere  le  eccessive  libert di  quel  giovanotto  e  di  quella
ragazza,  perch  chiaramente  esagerate  e  pericolose,  devo   saper
conservare la misura per non gonfiare la cosa nemmeno di un soffio.
 Se  c' soltanto qualche sospetto, dir soltanto quello; se si tratta
di  sola  imprudenza, non dir di pi; se non c'  n  imprudenza,  n
sospetto di male, ma soltanto materia perch qualche spirito malizioso
faccia  della  maldicenza, non dir niente del tutto o  dir  soltanto
quello che ,
 Quando  parlo del prossimo, la mia bocca nel servirsi della lingua  
da  paragonarsi al chirurgo che maneggia il bisturi in  un  intervento
delicato  tra  nervi  e  tendini:  il  colpo  che  vibro  deve  essere
esattissimo nel non esprimere n di pi n di meno della verit.
 Un'ultima cosa: pur riprendendo il vizio, devi fare attenzione a  non
coinvolgere la persona che lo porta. Ti concedo di parlare liberamente
soltanto  dei  peccatori infami, pubblici e conosciuti  da  tutti,  ma
anche  in  questo  caso  lo  devi fare con  spirito  di  carit  e  di
compassione,  non con arroganza e presunzione; tanto meno  per  godere
del  male  altrui. farlo per quest'ultimo motivo  prova di  un  cuore
vile e spregevole.
 Faccio  eccezione  per i nemici dichiarati di  Dio  e  della  Chiesa;
quelli  vanno  screditati  il  pi possibile:  ad  esempio,  le  sette
eretiche  e  scismatiche con i loro capi.  carit  gridare  al  lupo
quando si nasconde tra le pecore, non importa dove.
 Tutti si prendono la libert di giudicate e censurare i governanti  e
parlar  male  di intere reazioni, lasciandosi guidare dalla  simpatia:
Filotea,  non  commettere quest'errore. Tu, oltre  all'offesa  a  Dio,
corri il rischio di scatenare mille rimostranze.
 Quando  senti  parlare male, se puoi farlo con fondatezza,  metti  in
dubbio  l'accusa;  se  non  possibile, dimostra  compassione  per  il
colpevole, cambia discorso, ricorda e richiama alla mente dei presenti
che coloro i quali non sbagliano lo devono soltanto a Dio. Riporta  in
se stesso il maldicente con buone maniere; se sai qualche cosa di bene
della persona attaccata, dilla.
 
 
                             Capitolo XXX
                      ALTRI CONSIGLI SUL PARLARE
                                   
 Il   tuo  modo  di  parlare  sia  pacato,  schietto,  sincero,  senza
fronzoli,  semplice  e  veritiero.  Tienti  lontano  dalla  doppiezza,
dall'astuzia  e dalle finzioni. t vero che non tutte le verit  devono
sempre  essere dette; ma per nessun motivo  lecito andare  contro  la
verit.
 Abituati  a  non mentire coscientemente, n per scusa, n per  altro,
ricordandoti  che  Dio    il  Dio  della  verit.  Se   hai   mentito
inavvertitamente  e  puoi  rimediare spiegando  e  correggendo,  fallo
subito: le scuse sincere hanno pi delicatezza e pi forza convincente
per scusarci di qualunque menzogna.
 Qualche  volta    permesso, con prudenza e discrezione,  alterare  e
nascondere  la  verit con un giro di parole; ma soltanto  per  motivi
seri; quando lo richiedono, senza ombra di dubbio, la gloria di Dio  e
il  suo  servizio. Fuori di ci, i giri di parole o le astuzie verbali
sono  pericolose perch, come dice la Parola di Dio, lo Spirito  Santo
non abita in un'anima falsa e doppia.
 Nessuna finezza  migliore e pi desiderabile della semplicit.
 La  prudenza  mondana e le arti della carne sono caratteristiche  dei
figli  di questo secolo; i figli di Dio invece camminano senza astuzie
e  hanno  il cuore senza misteri. Chi cammina con semplicit, dice  il
Saggio,  avanza con fiducia. La menzogna, la doppiezza, la simulazione
sono segni di uno spirito debole e vile.
 S.  Agostino, nel IV libro delle Confessioni, dice che l'anima sua  e
quella  del  suo amico formavano un'anima sola, e che odiava  la  vita
dopo la morte dell'amico, perch non se la sentiva di vivere a met e,
nello stesso tempo, temeva di morire, perch in tal modo anche l'amico
avrebbe  cessato  di vivere totalmente. In seguito queste  parole  gli
parvero  troppo  artificiose  e  studiate  e  cos,  nel  Libro  delle
Ritrattazioni,  le sconfessa e le chiama inezie. Cara  Filotea,  pensa
quanto  quella  bella  e  sant'anima fosse sensibile  all'affettazione
delle parole! Senza dubbio il parlare in modo schietto, senza fronzoli
e con sincerit,  un prezioso ornamento della vita cristiana.
 "Ho  detto,  far attenzione alle mie vie per non peccare in  parole;
Signore,  metti  le sentinelle alla mia bocca e una porta  a  chiusura
delle mie labbra " cantava Davide.
   un  consiglio del grande Re S. Luigi: Non contraddire mai nessuno
a  meno che non sia peccato o dal consenso ne consegua un grave danno;
questo   ti  eviter  contestazioni  e  litigi.  Quando    necessario
contraddire qualcuno e opporsi all'opinione di un altro, bisogna usare
molta  dolcezza e una grande abilit, senza aver l'aria  di  aggredire
chicchessia;  non ci si guadagna mai a prendere le cose con  asprezza.
Il parlare poco, tanto raccomandato dagli antichi saggi, non va inteso
nel  senso di dire poche parole, ma di non dirne di inutili. Nel campo
delle parole non si guarda alla quantit, ma alla qualit. Secondo  me
bisogna  evitare i due estremi: darsi troppo un contegno  sostenuto  e
severo,  rifiutandosi di partecipare alla conversazione familiare,  il
che  mi  sembra  che  denoti  mancanza di fiducia  e  anche  un  certo
disprezzo  degli altri; d'altra parte il ciarlare e il cicalare  senza
soste,  senza mai lasciare spazio agli altri per dire una sola parola,
sarebbe segno di leggerezza e insulsaggine.
 S.Luigi  trovava che non fosse ben fatto, quando si   in  compagnia,
parlare  all'orecchio  o fare conciliaboli; questo  per  non  dare  il
sospetto  che si stesse parlando di qualcuno. Diceva: Chi si  trova  a
tavola, in buona compagnia, e ha da dire una cosa allegra e simpatica,
la  deve  dire in modo che tutti la odano; se invece si tratta  di  un
affare di importanza, non parli affatto.
 
 
                             Capitolo XXXI
             PASSATEMPI E DIVERTIMENTI E, IN PRIMO LUOGO,
                       QUELLI LECITI E LODEVOLI
 
 Ogni  tanto  necessario rilassare lo spirito e il corpo con  qualche
divertimento.
 S.Giovanni Evangelista, secondo quanto riferisce Cassiano, un  giorno
fu  sorpreso da un cacciatore mentre accarezzava per divertimento  una
pernice  che  gli si era posata sulla mano; il cacciatore  gli  chiese
come  mai lui, uomo di tanto valore, perdesse il suo tempo in una cosa
tanto  insignificante  e  senza frutto;  S.  Giovanni  gli  chiese  di
rimando:  E  tu,  perch non tieni il tuo arco  sempre  teso?  Per  il
timore, rispose il cacciatore, che, rimanendo sempre curvo, al momento
opportuno  non  abbia pi la forza di distendersi. E  per  un  replic
l'apostolo,  perch ti meravigli se lascio per un po' il rigore  e  la
concentrazione  dello spirito per distrarmi un po' e consacrarmi  poi,
con maggior vi. gore alla contemplazione? Essere tanto rigidi, rustici
e  selvatici  da  non voler permettere n a s, n  agli  altri  alcun
genere di divertimento, senza alcun dubbio  un vizio!
 Prendere   una   boccata  d'aria,  fare  due   passi,   fermarsi   in
conversazioni  gioviali e piacevoli, suonare il liuto o qualche  altro
strumento, fare della musica, andare a caccia, sono divertimenti  cos
onesti  che  per usarne bene basta la prudenza comune a tutti,  quella
che assegna ad ogni cosa un posto, un luogo, un tempo e la misura.
 1  giochi  nei quali la vittoria premia e ricompensa la  destrezza  e
l'inventiva del corpo e dello spirito, come il gioco della pallacorda,
della palla, della pallamaglio, il gioco della giostra, gli scacchi  e
altri  giochi da tavolino, di natura loro, sono divertimenti  buoni  e
onesti.
 Bisogna guardarsi soltanto dagli eccessi, sia per il tempo che vi  si
spende, sia per il denaro che vi si impegna; se tu vi consacri  troppo
tempo,  diventa  un'occupazione,  non  pi  un  divertimento:  non  ne
traggono  giovamento n lo spirito, n il corpo,  anzi  alla  fine  ti
troverai stordito e stanco.
 Dopo  che hai giocato cinque o sei ore agli scacchi, ti trovi  stanco
morto  e vuoto nello spirito; se giochi a lungo a pallacorda,  non  ti
diverti,  ma ti ammazzi di fatica. Se poi la posta, ossia ci  che  si
mette  in  palio,  troppo alta, si altera la serenit dei  giocatori.
Inoltre,  mi  sembra  un'ingiustizia  mettere  grossi  premi  per   la
destrezza  e l'inventiva in cose di cos poca importanza, anzi,  direi
di nessuna utilit, come il gioco.
 Ma  soprattutto, Filotea, sta attenta a non impegnare il tuo affetto;
un  gioco sar onesto fin che vuoi, ma metterci dentro il cuore  e  il
proprio  affetto    sempre male! Non dico che  non  si  debba  provar
piacere  mentre si gioca, non sarebbe pi un divertimento, ma ti  dico
di non impegnarci il cuore per desiderarlo, perderci tempo e agitarti.
 
                                   
                            Capitolo XXXII
                           I GIOCHI PROIBITI
 
 Il  gioco  dei  dadi,  delle carte e simili, nei  quali  la  vittoria
dipende  pi  dalla fortuna che altro, non soltanto sono  divertimenti
pericolosi,  come  il  ballo ma, di natura  loro,  sono  semplicemente
cattivi  e  riprovevoli. P- per questo che sono proibiti  tanto  dalle
leggi civili che da quelle ecclesiastiche.
 Ma dov' tutto questo male? mi chiederai.
 In  questi  giochi non  la ragione che d la vittoria, ma  il  caso,
che  spesso favorisce chi di per s, quanto a destrezza e ingegno, non
meriterebbe niente: sotto questo aspetto la ragione  umiliata. Tu  mi
dirai:  Ma  ci  siamo  messi  d'accordo!  Questo  vale  soltanto   per
dimostrare  che chi vince non fa torto agli altri, ma ci  non  toglie
che  il  patto  non  sia  ragionevole e il gioco  nemmeno;  perch  la
vittoria,  che  deve essere il premio della destrezza, diventa  premio
del  caso,  che  non merita nessun premio, visto che non  dipende,  in
alcun modo, da noi!
 Aggiungi  che  questi  giochi hanno il nome di  divertimenti  e  sono
fatti  per  questo;  e invece proprio non lo sono,  ma  sono  soltanto
occupazioni a tempo pieno.
 Non    forse  un'occupazione tenere lo spirito caricato  e  teso  da
un'attenzione continua, e agitato da insistenti inquietudini, ansie  e
paure?  Riesci  a trovare una tensione pi triste, pi lugubre  e  pi
desolata  di quella di un giocatore? Non si pu parlare,  non  si  pu
ridere, nemmeno tossire, altrimenti i giocatori si stizziscono.
 Infine nel gioco non c' gioia se non vinci. E non ti sembra che  sia
una gioia perversa, giacch si pu conseguire soltanto per mezzo della
sconfitta  e  del dispiacere del compagno? t davvero una  gioia  senza
onore.
 Sono  queste  le tre ragioni per cui questi giochi sono proibiti.  Il
grande Re S. Luigi, sapendo che suo fratello, il Conte di Angi  e  il
nobile Gautier de Nemours stavano giocando, malato com'era, si alz e,
barcollando, si rec in camera loro, prese i tavolini da gioco, i dadi
e  una  parte  del denaro e gett tutto in mare dalla finestra,  e  si
corrucci molto contro di loro.
 La  santa  e casta Sara, parlando a Dio della propria innocenza,  per
metterla  in  evidenza, dice: Tu sai, Signore, che  non  mi  sono  mai
fermata a parlare con i giocatori.
 
                                   
                            Capitolo XXXIII
              I BALLI E I PASSATEMPI LECITI MA PERICOLOSI
 
 Di  natura  loro,  le danze e i balli sono cose indifferenti,  ma  il
modo  abituale di dar corso a questi passatempi, manifesta  una  forte
inclinazione e tendenza al male. Per tale motivo costituiscono  sempre
un certo pericolo.
 Ci  si  d  alle  danze  di  notte e,  col  favore  delle  tenebre  e
dell'oscurit,    facile farci scivolare qualche libert  equivoca  e
insinuatrice, per un soggetto che, di natura sua, tende fortemente  al
male;  si  veglia  a  lungo, il che guasta  la  mattinata  del  giorno
seguente e quindi la possibilit di servire Dio in essa; in una parola
  sempre  follia  cambiare il giorno con la notte,  la  luce  con  le
tenebre, le buone azioni con le follie.
 Tutti  fanno  a gara nell'essere vanitosi al ballo e  si  sa  che  la
vanit   dispone  fortemente  agli  affetti  equivoci  e  agli   amori
riprovevoli  e  pericolosi; nelle danze tutto  ci  trova  un  terreno
ideale.
 Filotea, sai cosa dicono i medici delle zucche e dei funghi? Che  non
valgono  niente. Ti dico la stessa cosa delle danze: i balli  migliori
non sono buoni a nulla.
 Se  ti  capita  di  dover mangiare delle zucche,  fa  attenzione  che
almeno siano preparate bene: se ti trovi in una situazione per cui non
ti   possibile trovare plausibili giustificazioni per dispensarti dal
ballo, cura che la danza sia 'ben preparata'.
 Con che cosa la devi condire? Modestia, dignit e retta intenzione.
 Riferendosi ai funghi, i medici dicono d mangiarne pochi e di  rado,
perch,  per  quanto  ben preparati, la quantit  li  rende  velenosi.
Filotea,   danza  poco  e  raramente;  diversamente  rischieresti   di
affezionartici.
 Secondo  Plinio,  i  funghi, proprio perch sono spugnosi  e  porosi,
assorbono  facilmente tutto ci che di infetto c' intorno,  e  se  si
trovano vicino a un serpente ne assorbono il veleno. I balli, le danze
e  simili riunioni equivoche ordinariamente assorbono tutti i vizi e i
peccati che dominano in un ambiente: le dispute, le invidie, le beffe,
gli  amori folli. Allo stesso modo che il ballo apre i pori del  corpo
di  coloro che vi si impegnano, contemporaneamente apre anche  i  pori
del cuore; per cui, se qualche serpente, approfittando dell'occasione,
viene  a  sussurrare  qualche  parola  lasciva  all'orecchio,  qualche
corteggiamento, qualche moina, o addirittura qualche basilisco viene a
gettare  sguardi  impudichi,  occhiate d'amore,  i  cuori  sono  molto
arrendevoli e si lasciano facilmente conquistare ed avvelenare.
 Questi  divertimenti,  Filotea,  abitualmente  sono  fuori  posto   e
risultano pericolosi: dissipano lo spirito di devozione, indeboliscono
le  forze,  intiepidiscono la carit, e risvegliano  nell'anima  mille
generi  di  affetti  perversi; questa  la  ragione  per  cui  occorre
servirsene con grande prudenza.
 Dopo  i funghi si raccomanda di bere vino della migliore qualit;  io
ti  dico  che  dopo le danze devi ricorrere a qualche  santa  e  buona
riflessione, per bloccare le impressioni pericolose che il piacere che
hai provato potrebbe aver risvegliato nella tua anima. E quali?
 1.  Mentre  tu ti davi alle danze, molte anime bruciavano  nel  fuoco
dell'inferno per i peccati commessi nel ballo o per colpa del ballo.
 2.  Molti religiosi e persone devote, mentre tu bal1-avi, erano  alla
presenza di Dio, cantavano le sue lodi e ne contemplavano la bellezza.
Hanno impiegato il loro tempo molto meglio di te!
 3.  Mentre  tu  danzavi, molte anime morivano tra grandi  sofferenze;
milioni  di  uomini e donne combattevano con il male nei  loro  letti,
negli  ospedali, nelle strade. Pativano per la gotta,  i  calcoli,  il
delirio. E non trovavano riposo! Tu non ne hai compassione? Non  pensi
che  un  giorno ti lamenterai come loro, mentre altri danzeranno  come
ora fai tu?
 4.  Nostro  Signore, la Madonna, gli Angeli e i Santi ti hanno  visto
al ballo: come hai fatto loro pena! Hanno visto il tuo cuore affogarsi
in simile follia e tutta presa da quella sciocchezza.
 5.  Mentre  tu  ballavi il tempo scorreva e ti  sei  avvicinata  alla
morte;  guarda come sogghigna e ti invita al ballo; al suo ballo,  nel
quale  i violini saranno i gemiti dei circostanti e il passo di  danza
sar uno solo, quello dalla vita alla morte.
 Quella  danza  il solo vero 'passatempo' dei mortali; in un  momento
passi dal tempo all'eternit della felicit o del tormento.
 Ho  notato  per tua comodit queste brevi riflessioni; ma Dio  te  ne
suggerir altre a questo fine, se tu hai il suo timore.
 
 
                            Capitolo XXXIV
                 QUANDO  PERMESSO GIOCARE E DANZARE
 
 Giocare  e danzare  lecito quando si fa per divertimento e  non  per
affetto; deve essere per breve tempo
 e  non  fino  a  stancarsi o stordirsi, e di  rado.  Chi  lo  facesse
spesso, trasformerebbe il divertimento in lavoro.
 Ma quando si pu giocare e danzare?
 Le  occasioni  per  la  danza  e  il  gioco,  di  per  s  moralmente
indifferenti, sono abbastanza frequenti; quelle per i giochi  proibiti
sono  pi rare, e quanto pi tali giochi sono biasimevoli e pericolosi
tanto pi rare saranno le occasioni in cui saranno permessi.
 In  breve:  gioca e danza alle condizioni che ti ho indicato,  quando
te  lo consiglieranno la prudenza e la discrezione per accondiscendere
e  far  piacere  all'onesta  compagnia nella  quale  ti  troverai;  la
condiscendenza  figlia della carit e come tale rende buone le azioni
indifferenti e permesse quelle pericolose.
 Riesce  persino  a  togliere la malizia a quei giochi  che  sono  del
tutto  cattivi:  per  cui  i giochi d'azzardo,  che  di  per  s  sono
riprovevoli,  cessano di esserlo se, qualche volta,  una  ragionevole
condiscendenza che ti ci conduce.
 Mi  ha  edificato  leggere nella vita di S. Carlo  Borromeo  che  era
arrendevole  con gli Svizzeri in certi campi nei quali  ordinariamente
era  molto  severo,  e  che il Beato Ignazio  di  Loyola,  invitato  a
giocare,  accett. Di S. Elisabetta d'Ungheria sappiamo che giocava  e
danzava  quando si trovava in riunioni fatte per divertirsi; e  questo
senza  pregiudizio della devozione, che era tanto radicata  nella  sua
anima  che  aumentava in mezzo alla pompa e alle vanit cui l'esponeva
la sua condizione, proprio come avviene per gli scogli intorno al lago
di Rieti che crescono se battuti dalle onde; col vento i grandi fuochi
divampano con maggior violenza, ma i piccoli si spengono del tutto  se
non li proteggiamo.
 
 
                             Capitolo XXXV
     BISOGNA ESSERE FEDELI NELLE GRANDI E NELLE PICCOLE OCCASIONI
 
 Nel  Cantico dei Cantici lo Sposo confessa che la Sposa gli ha rapito
il  cuore  con uno sguardo e un capello. Tra tutte le parti del  corpo
umano nessuna  pi nobile dell'occhio, sia per la sua perfezione come
organo,  sia  per la sua attivit; e niente  pi trascurabile  di  un
capello.  Lo Sposo divino in tal modo vuole farci capire che  non  gli
sono  accette  soltanto le opere importanti dei devoti,  ma  anche  le
minori  e  quelle che sembrano di nessun conto. Sar contento  di  noi
soltanto  se avremo cura di servirlo bene nelle cose importanti  e  di
rilievo come nelle piccole e insignificanti; sia con le une che con le
altre, possiamo rapirgli il cuore per amore.
 Preparati  dunque,  Filotea, a soffrire  un  gran  numero  di  grosse
afflizioni per il Signore, fors'anche il martirio; deciditi  a  fargli
dono  di quanto hai di pi prezioso, sempre che si degni di accettare:
padre,  madre, fratello, marito, moglie, figli, i tuoi occhi e la  tua
vita; a tutto ci devi preparare il cuore.
 Quando  la  Divina  Provvidenza  non  ti  manda  afflizioni  acute  e
pesanti,  insomma  non ti chiede gli occhi, donale almeno  i  capelli:
voglio   dire,   sopporta  con  dolcezza  le   piccole   offese,   gli
inconvenienti   insignificanti,  quelle  sconfitte  da   poco   sempre
all'ordine  del  giorno; per mezzo di tutte queste piccole  occasioni,
usate con amore e direzione, conquisterai totalmente il suo cuore e lo
farai tuo.
 I  piccoli  gesti quotidiani di carit, un mal di testa,  un  mal  di
denti, un lieve malessere, una stranezza del marito o della moglie, un
vaso  rotto, un dispetto, una smorfia, la perdita di un guanto, di  un
anello,  di  un  fazzoletto; quel piccolo sforzo per  andare  a  letto
presto la sera e alzarsi al mattino di buon'ora per pregare, per  fare
la  comunione; quella piccola vergogna che si prova a fare in pubblico
un  atto  di  devozione; a farla breve, tutte le  piccole  contrariet
accettate  e  abbracciate con amore fanno infinitamente  piacere  alla
Bont divina, che, per un bicchiere d'acqua, ha promesso il mare della
felicit  completa ai fedeli; e siccome queste occasioni si presentano
in  continuazione,  servirsene bene  un mezzo sicuro  per  accumulare
grandi ricchezze spirituali.
 Quando  nella  vita di S. Caterina da Siena ho letto tanti  rapimenti
ed elevazioni di spirito, tante parole
 di  sapienza  e persino di predicazioni tenute da lei,  ho  avuto  la
certezza che con quell'occhio di contemplazione aveva rapito il  cuore
dello Sposo celeste; ma mi ha consolato nella stessa misura vederla in
cucina  girare umilmente lo spiedo, attizzare il fuoco,  preparare  il
cibo,  impastare il pane e fare tutti gli uffici pi umili della casa,
con  un  coraggio  pieno di amore e di dilezione per  il  Signore.  Ho
uguale  stima  per  la  piccola  e  semplice  meditazione  che  faceva
consacrandosi  a quei compiti cos umili e disprezzati,  come  per  le
estasi  e  i  rapimenti cos frequenti in lei, e che forse  le  furono
concessi proprio in ricompensa di quell'umilt e di quell'abiezione.
 Ecco  com'era  la sua meditazione: mentre preparava da  mangiare  per
suo  padre, pensava di prepararlo per Nostro Signore, come  S.  Marta;
per  lei  sua madre le ricordava la Madonna; i fratelli, gli Apostoli.
In  tal modo pensava nel suo spirito di servire tutta la corte celeste
e  si  adoperava  in  quei piccoli lavori con molta  dolcezza,  perch
sapeva che quella era la volont di Dio.
 Ti  ho  presentato quest'esempio, Filotea, perch tu ti  renda  conto
quanto  sia  importante indirizzare bene tutte le nostre  azioni,  per
vili che siano, al servizio della divina Maest.
 A  questo  scopo  ti consiglio vivamente di imitare  la  donna  forte
tanto lodata da Salomone e che poneva mano alle imprese forti, alte  e
generose  senza trascurare di filare e girare il fuso: Ella  ha  posto
mano a cose grandi e la sua mano gira il fuso. Poni mano a cose forti,
applicandoti alla meditazione e all'orazione, all'uso dei  sacramenti,
a  donare  amore  a Dio e alle anime, -a spargere buoni  pensieri  nei
cuori,  a  fare  insomma  opere grandi e  importanti  secondo  la  tua
vocazione;  ma  non dimenticare il fuso e la conocchia, ossia  pratica
quelle piccole e umili virt che crescono come
 fiori  ai  piedi della Croce: il servizio dei poveri,  la  visita  ai
malati, la cura della famiglia, con tutto quello che comporta, con una
diligenza  che non ti lascer mai tempo per l'ozio; e in tutte  queste
faccende  cerca  di avere pensieri simili a quelli  che,  come  ti  ho
detto, aveva S. Caterina in tali situazioni.
 Le  grandi  occasioni  di  servire Dio si  presentano  raramente,  le
piccole  invece le hai sempre: ora, chi sar fedele nel piccolo,  dice
il Salvatore, avr un incarico grande. Fa dunque tutto in nome di Dio,
e tutto sar fatto bene. Sia che tu mangi, sia che tu beva, sia che tu
dorma, sia che ti diverta, sia che tu giri lo spiedo, purch tu  porti
avanti  bene  le  tue  faccende, trarrai  sempre  grande  profitto  al
cospetto di Dio, perch fai tutte le cose che Dio vuole che tu faccia.
 
 
                            Capitolo XXXVI
                  BISOGNA ESSERE GIUSTI E RAGIONEVOLI
 
 Siamo  uomini soltanto perch siamo dotati di ragione, eppure   cosa
estremamente  difficile trovare un uomo veramente ragionevole,  perch
l'amor  proprio abitualmente offusca la ragione, e insensibilmente  ci
conduce  a  mille generi di ingiustizie e cattiverie, piccole  s,  ma
pericolose,  che, come le piccole volpi di cui parla  il  Cantico  dei
Cantici, distruggono le vigne: essendo piccole nessuno ci fa  caso  ma
siccome  sono numerose, producono seri danni. 'Non pensare che  quello
che ora dir siano cattiverie e discorsi senza fondamento.
 Per  poco  accusiamo immediatamente il prossimo, mentre scusiamo  noi
stessi anche nel molto; vogliamo
 vendere a prezzo molto alto e comperare a buon mercato; vogliamo  che
si faccia giustizia in casa degli altri, per casa nostra, misericordia
e  comprensione; pretendiamo che si prendano sempre in buona parte  le
nostre parole, ma siamo suscettibili e permalosi a quelle degli altri.
 Pagando, vorremmo che il prossimo ci cedesse quello che  suo; non  
pi  giusto  che si tenga quello che  suo e noi il nostro denaro?  Ce
l'abbiamo con lui perch non vuole piegarsi a noi, ma non ti pare  che
dovrebbe essere lui ad avercela con noi perch vogliamo farlo piegare?
 Se  ci  piace  un esercizio disprezziamo tutto il resto e sentenziamo
su  tutto  quello  che non  di nostro gusto. Se qualcuno  dei  nostri
dipendenti  ha  un modo di fare sgarbato, o ci riesce antipatico,  pu
fare  qualunque cosa, la prenderemo sempre per traverso; non  cessiamo
di  umiliarlo e siamo pronti al rimprovero; al contrario, se  qualcuno
ci va a genio, pu fare quello che vuole, lo scuseremo sempre.
 Ci  sono dei figli veramente buoni e bravi, ma invisi ai loro pap  e
alle  loro  mamme  solo a causa di difetti fisici e  magari  poi  sono
preferiti quelli viziosi, perch hanno delle belle qualit fisiche. In
ogni campo diamo la preferenza ai ricchi sui poveri, anche se non sono
di  stirpe  pi  nobile o pi virtuosi; diamo la  preferenza  anche  a
quelli vestiti meglio.
 Esigiamo con scrupolo i nostri diritti, ma pretendiamo che gli  altri
siano  remissivi nel chiedere i loro; conserviamo il nostro posto  con
puntiglio, ma vogliamo che gli altri siano umili e condiscendenti;  ci
lamentiamo con facilit del prossimo, ma poi guai se uno si lamenta di
noi! Quello che facciamo per gli altri ci sembra sempre tanto, ci che
gli altri fanno per noi, nulla, almeno ci sembra.
 Assomigliamo  alle  pernici di Pafiagonia che  hanno  due  cuori:  ne
abbiamo uno dolce e cortese per noi, e uno duro, severo, intransigente
per  il  prossimo. Usiamo due pesi: uno per pesare le nostre comodit,
caricando  il  pi possibile, l'altro per pesare quelle del  prossimo,
alleggerendo pi che possiamo.
 La  Scrittura  dice che le labbra ingannatrici hanno  parlato  in  un
cuore e in un cuore: con ci vuol dire che hanno due cuori; avere  due
pesi: uno forte, per riscuotere e un altro leggero, per pagare,  cosa
abominevole davanti a Dio.
 Filotea,  sii costante e giusta nelle tue azioni: mettiti  sempre  al
posto  del  prossimo e metti lui al tuo e cos giudicherai rettamente;
quando  compri  fa  la venditrice e quando vendi fa la  compratrice  e
vedrai che riuscirai a vendere e comprare secondo giustizia.
 Si   tratta   di   piccole  ingiustizie,  che  non   obbligano   alla
restituzione, perch ci limitiamo rigorosamente nei termini  a  nostro
favore; ma non per questo  un motivo per non correggerci. Sono grosse
mancanze contro la ragionevolezza e la carit; se si guarda bene  sono
veri  imbrogli:  ma  che  ci  vuole in fin  dei  conti  a  vivere  con
generosit,  nobilt  di  cuore, cortesia, e  con  un  cuore  signore,
costante e ragionevole?
 Ricordati  di esaminare spesso il tuo cuore, Filotea, per  vedere  se
verso il prossimo si comporta come vorresti che si comportasse lui nei
tuoi confronti se tu fossi al suo posto; qui sta la ragionevolezza.
 Traiano,  rimproverato  dai suoi confidenti perch  rendeva,  secondo
loro,  la  Maest imperiale troppo accessibile, rispose: E s,  perch
non  dovrei  essere  per i cittadini quel tipo di  imperatore  che  io
vorrei incontrare se io stesso fossi semplice cittadino?
                            Capitolo XXXVII
                              I DESIDERI
 
 Tutti  sanno  che  bisogna  tenersi  lontano  dai  desideri  di  cose
viziose,  perch il desiderio del male ci rende cattivi.  Ti  dico  di
pi,  Filotea: non desiderare le cose che sono pericolose per l'anima,
come  i  balli,  i giochi e i passatempi in genere; non desiderare  le
cariche e gli onori, nemmeno le visioni e le estasi, perch in  queste
cose  c' un grave pericolo di vanit e di inganno. Non desiderare  le
cose  molto lontane nel tempo, ossia che per lungo tempo non  potranno
capitare, cosa che fanno molti stancando ed impoverendo inutilmente  i
loro  cuori;  per  di  pi  si mettono in una situazione  di  continua
agitazione.
 Se  un  giovane  desidera fortemente ricevere un incarico  prima  del
tempo,  a che gli serve, dico io, quel desiderio? Se una donna sposata
desidera essere religiosa, che senso ha? Se desidero comprare  i  beni
del  mio vicino prima che sia disposto a vendere, non sto perdendo  il
tempo? Se quando sono malato desidero predicare e dire la santa Messa,
visitare  gli  altri malati e fare tutto quello che fanno  quelli  che
sono  in  buona salute, non sono desideri inutili? giacch  in  quelle
occasioni  non  sono in grado di realizzarli! Questi desideri  inutili
occupano  il  posto  di altri che dovrei avere,  ossia,  essere  molto
paziente,  molto  rassegnato, molto mortificato,  molto  obbediente  e
molto  dolce nelle mie sofferenze; questo  quello che vuole  Dio  per
ora!
 Generalmente  abbiamo le voglie come le donne incinte,  che  vogliono
le ciliege fresche in autunno e l'uva fresca in primavera!
 Proprio  non  approvo che una persona tenuta a  qualche  dovere  o  a
qualche  vocazione, si diverta a desiderare un altro  genere  di  vita
diverso  da  quello che conviene al suo stato attuale. Ci distrae  il
cuore e lo rende fiacco per i doveri che gli sono propri.
 Se  desidero la solitudine dei Certosini perdo il mio tempo, e questo
desiderio  occupa  il posto di quello che dovrei avere  di  impegnarmi
seriamente al mio dovere attuale. Vorrei che nemmeno si desiderasse di
avere  uno  spirito  migliore o un giudizio  migliore,  perch  questi
desideri  sono frivoli ed occupano il posto del desiderio che ciascuno
deve avere di coltivare il proprio cos com'. Non vorrei nemmeno  che
si  desiderassero i mezzi che non si hanno per servire Dio. Questo per
i  desideri  che  distraggono  il cuore;  quanto  invece  al  semplice
augurio,  non  porta alcun danno; l'importante  che  non  sia  troppo
insistente.
 Desidera  le  croci  solo  nella  misura  in  cui  sarai  riuscita  a
sopportare  quelle incontrate;  una pazzia desiderare il  martirio  e
non  avere  la  forza di sopportare un'ingiuria. Il nemico  spesso  fa
nascere  in  noi forti desideri per eroismi impossibili e che  non  si
verificheranno mai, per distoglierci dalle piccole occasioni presenti,
dalle  quali  per piccole che siano, potremmo trarre grande  profitto.
Nella nostra immaginazione combattiamo contro i mostri africani e  poi
di  fatto  ci  lasciamo uccidere da serpentelli che incontriamo  sulla
nostra strada; questo perch siamo distratti.
 Non  desiderare  le tentazioni; sarebbe temerit: ma impegna  il  tuo
cuore  a  saperle attendere con coraggio e a saperti difendere  quando
arriveranno.
 La  variet dei cibi, soprattutto poi se la quantit  grande, carica
sempre lo stomaco e, se  debole, lo rovina. Non riempire la tua anima
di  troppi  desideri: non di quelli mondani perch ti distruggerebbero
totalmente,   ma   nemmeno   di   quelli   spirituali,    perch    ti
appesantirebbero.  Quando l'anima  purificata  si  sente  libera  dai
cattivi umori, ritrova un forte appetito dei cibi spirituali,  e  come
un'affamata,   desidera  mille  generi  di  esercizi  di   piet,   di
mortificazione, di penitenza, di umilt, di carit, di orazione. Avere
buon appetito, Filotea,  buon segno, ma rifletti bene se poi sarai in
grado di digerire tutto quello che vuoi inghiottire.
 Con  il  parere del tuo padre spirituale, tra tanti desideri,  scegli
quelli  che  puoi  attuare  e portare a compimento  ora;  e  impegnati
seriamente su quelli: vedrai che Dio te ne ispirer degli altri; a suo
tempo, porterai a compimento anche quelli. In questo modo non perderai
il tuo tempo in desideri inutili.
 Fa  attenzione, Filotea, non ti chiedo di accantonare  nessun  genere
di  desideri; ti chiedo soltanto di metterli in ordine. Quelli che non
puoi  realizzare ora, mettili da parte, in un angolino del tuo  cuore,
fino  -a che non giunga il loro momento; nel frattempo realizza quelli
che sono maturi e di stagione.
 Quello  che  dico  non  vale soltanto per i desideri  spirituali,  ma
anche  per quelli del mondo: se non riusciamo ad agire in questo  modo
saremo sempre anime inquiete e nell'affanno.
 
 
                           Capitolo XXXVIII
                       CONSIGLI PER GLI SPOSATI
 
 Il  Matrimonio  un grande Sacramento, lo dico in Ges Cristo e nella
sua  Chiesa;  e  deve essere onorato da tutti, in tutti  e  nella  sua
totalit, ossia in tutte le sue componenti.
 Da  tutti,  perch  anche le nubili devono onorarlo  con  umilt;  in
tutti,  perch   ugualmente santo tra i poveri e tra i ricchi;  nella
sua totalit, perch la sua origine, il suo fine, i suoi vantaggi,  la
sua forma e la sua materia sono santi.
   il  vivaio del cristianesimo, che popola la terra di  fedeli  per
completare il numero degli eletti in cielo; ne consegue che la  difesa
del  bene  del Matrimonio  molto importante per la societ  perch  
l'origine e la sorgente di tutti i ruscelli che le danno vita.
 Piacesse  a Dio che il suo amatissimo Figlio fosse invitato  a  tutte
le  nozze  come  lo fu a quelle di Cara! Il vino della gioia  e  della
benedizione  non mancherebbe mai; e invece ce n' appena  un  po'  per
cominciare: il motivo  che  stato invitato Adone al posto di  Nostro
Signore e Venere al posto di Maria Santissima.
 Chi  vuole  avere degli agnelli molto belli e pezzati, come Giacobbe,
deve  agire come lui: offriva alla vista delle pecore che stavano  per
partorire dei bastoncini colorati in vario modo; similmente chi  vuole
che  il  matrimonio  sia felice, durante le nozze  deve  pensare  alla
santit  e alla dignit di questo Sacramento; se poi invece di pensare
alla  santit  ci  si lascia andare a mille distrazioni,  a  feste,  a
banchetti e a chiacchiere e tutto finisce l, nessuna meraviglia che i
risultati siano poi diversi da quelli attesi.
 Esorto  soprattutto  gli  sposi all'amore reciproco  che  lo  Spirito
Santo  tanto  insistentemente raccomanda loro nella  Scrittura.  Sposi
cari, se vi amate reciprocamente soltanto di amore naturale, non  fate
gran che: anche le coppie di tortore si amano cos. Se vi amate di  un
amore umano, non aggiungete gran che: anche i pagani si amavano in tal
modo.  Ma  io vi dico con il grande Apostolo: Mariti, amate le  vostre
mogli come Ges Cristo ama la sua Chiesa; mogli, amate i vostri mariti
come la Chiesa ama il suo Salvatore.
 t  stato  Dio  a  presentare Eva al nostro  primo  padre  Adamo  e  a
dargliela in moglie: amici miei,  Dio che con la sua mano invisibile,
ha  stretto il nodo del sacro vincolo del vostro matrimonio  e  vi  ha
consegnato uno all'altra e viceversa. Come potete allora amarvi di  un
amore che non sia santo, sacro e divino?
 Il  primo effetto di questo amore  l'unione indissolubile dei vostri
cuori.  Se incolli tra loro due tavolette di abete, servendoti di  una
buona colla, si uniranno in modo tale che ti sar pi facile spaccarle
altrove che nel punto nel quale le hai incollate; Dio unisce l'uomo  e
la donna con il proprio sangue; ecco perch questa unione  cos forte
che  sar  pi  facile che l'anima si separi dal corpo che  il  marito
dalla  moglie.  Questa  unione va intesa in primo  luogo  riferita  al
cuore, all'affetto, all'amore e non al corpo.
 Il   secondo   effetto  di  questo  amore  deve  essere  la   fedelt
inviolabile  di  uno per l'altra. Anticamente i sigilli  erano  incisi
negli  anelli  che  si portavano al dito, cosa che del  resto  afferma
anche  la  Sacra  Scrittura:  ecco la ragione  della  cerimonia  degli
anelli,  che  si compie alle nozze. La Chiesa, tramite  il  sacerdote,
benedice  un  anello  e  in  primo luogo  lo  consegna  all'uomo,  per
significare che in questo modo marca e sigilla il suo cuore con questo
Sacramento,  perch in esso non entri mai pi il  nome  o  l'amore  di
un'altra donna, finch vivr colei che gli  stata data; poi lo  sposo
mette l'anello nella mano della sposa perch anche lei sappia che  mai
pi in seguito il suo cuore dovr accogliere affetto per un altro uomo
diverso  da quello che il Signore le ha dato, finch vivr  su  questa
terra.
 Il  terzo frutto del matrimonio  la legittima generazione dei  figli
e  la  loro  crescita.  Voi, sposi, godete di un onore  molto  grande,
giacch  Dio,  volendo  Moltiplicare le  anime  che  lo  lodino  e  lo
benedicano per l'eternit, vi ha scelto per cooperare a un cos grande
disegno,  affidandovi  la  generazione dei corpi  nei  quali  egli  fa
scendere  come  gocce  celesti le anime  che  crea  appositamente  per
infonderle in quei corpi.
 Per  tutto questo, voi mariti dovete nutrire per le vostre  mogli  un
amore  tenero, costante e profondo: per questo la donna  stata tratta
dalla costola pi vicina al cuore del primo uomo: perch egli l'amasse
profondamente e teneramente.
 Le  debolezze e le infermit delle vostre donne, sia di corpo che  di
spirito, non devono provocare nessun genere di disprezzo, ma piuttosto
una  dolce  e  amorevole comprensione, perch  Dio che le  ha  create
cos;  infatti per tale condizione dipendono da voi e a voi  ne  viene
maggiore onore e rispetto; sono per tale motivo strettamente legate  a
voi quali compagne e voi ne siete i capi responsabili.
 E  voi,  mogli, amate con tenerezza e cordialit i mariti che Dio  vi
ha dato, ma non dimenticate di mettere nel vostro amore anche rispetto
e cortesia;  per questo che Dio li ha creati pi vigorosi e risoluti,
e  ha  voluto che la donna dipendesse dall'uomo, ossa delle sue  ossa,
carne  della  sua  carne, e fosse generata da una sua  costola,  presa
sotto  il suo braccio, per indicare che deve stare sotto la protezione
ed  essere  guidata  dal  marito.  In  tutta  la  Sacra  Scrittura  si
raccomanda  insistentemente questa sottomissione, che  poi  la  stessa
Scrittura  rende  dolce, non solo perch vi chiede di  accettarla  con
amore,  ma  perch raccomanda ai vostri mariti di fare la loro  parte,
con  grande  amore,  tenerezza e dolcezza:  Mariti,  dice  S.  Pietro,
abbiate  un  comportamento discreto con le vostre mogli,  perch  sono
fragili come vasi di cristallo; e portate loro onore.
 Vi  esorto a rendere sempre pi forte questo amore reciproco, ma fate
attenzione  che non si muti in alcuna forma di gelosia; capita  spesso
che le mele pi delicate e pi mature abbiano il verme; la stessa cosa
pu  capitare  tra gli sposi: dall'amore pi ardente e  premuroso  pu
nascere il verme della gelosia che guasta e fa marcire tutto. Comincia
con le discussioni, poi le discordie e infine le divisioni. La gelosia
non  potr  mai  entrare dove c' un'amicizia reciproca fondata  sulla
virt  sincera; infatti la gelosia  segno di un amore sensuale e  che
cresce dove trova una virt manchevole, incostante e diffidente.
 Ed    per questo che  una sciocca pretesa voler esaltare l'amicizia
con  la  gelosia;  la gelosia  soltanto segno dell'ampiezza  e  dello
spessore  dell'amicizia;  ma non della sua buona  qualit,  della  sua
bellezza,  della  sua  perfezione. La perfezione  dell'amicizia  esige
certezza  nella  presenza di virt in colui che  si  ama;  la  gelosia
presuppone invece l'incertezza sulla presenza di tali virt.
 Se  voi, mariti, volete che le vostre donne siano fedeli, insegnatelo
loro  con  il vostro esempio. Dice S. Gregorio Nazianzeno: "  Con  che
faccia pretendete la pudicizia dalle vostre mogli, se poi siete voi  a
vivere  nell'impudicizia? Come potete domandare loro ci che non  fate
voi?  ".  Volete che siano caste? Comportatevi castamente con loro  e,
come  dice  S.  Paolo: Ciascuno sappia possedere il  proprio  vaso  in
santit.  Se  al  contrario, voi insegnate loro  cose  disoneste,  non
meravigliatevi poi se le perderete e con disonore.
 Voi,  mogli, il cui onore  legato inseparabilmente alla pudicizia  e
all'onest,  conservate gelosamente la vostra gloria e non  permettete
che  alcun genere di dissolutezza offuschi la bellezza del vostro buon
nome. Temete ogni sorta di attacco, per piccolo che sia, non tollerate
alcun  corteggiamento nei vostri confronti. Dovete sospettare  di  chi
viene  a lodare la vostra bellezza e la vostra gentilezza, perch  chi
loda  una merce che non pu acquistare per lo pi  fortemente tentato
di  rubarla. Se poi alla lode delle tue qualit aggiunge il  disprezzo
per  tuo marito, ti offende gravemente perch  evidente che, non solo
vuole  perderti,  ma  ti  considera gi a  met  perduta;  infatti  il
contratto    mezzo  concluso con il secondo acquirente  quando  si  
stanchi del primo!
 Ci  sono  donne, sia dell'antichit che dei nostri tempi,  che  hanno
l'abitudine  di  portare pendagli con un certo numero  di  perle  alle
orecchie,  per il piacere di sentirle tintinnare, una contro  l'altra,
almeno  cos dice Plinio! Ed ora, se permetti, ti dico il mio  parere:
io  so  che  Isacco, grande amico di Dio, mand a Rebecca, come  primo
segno  del  suo  amore,  degli orecchini;  penso  che  quell'ornamento
mistico  voglia  significare che la prima cosa che  un  marito  ha  il
diritto  di  aspettarsi dalla moglie, e che la moglie deve gelosamente
conservare  per  lui,  l'orecchio; non deve lasciarvi entrare  alcuna
parola  o altro, al di fuori del dolce tintinnio pieno d'amore,  fatto
di parole caste e pudiche, figurate nelle perle orientali del Vangelo:
bisogna  ricordarsi  sempre  che  le  anime  sono  avvelenate  per  le
orecchie, come il corpo per la bocca.
 L'amore  e  la  fedelt  unite  insieme  generano  sempre  libert  e
confidenza; ecco perch i Santi e le Sante nel matrimonio hanno  usato
di  molte reciproche carezze, carezze piene d'amore, ma caste; tenere,
ma sincere.
 Isacco  e  Rebecca, la coppia pi casta dell'antichit, furono  visti
dalla finestra mentre si accarezzavano in tale maniera che, bench non
ci  fosse  nulla  di disonesto, Abimelech concluse  che  non  potevano
essere  che marito e moglie. Il grande S. Luigi re, rigorosissimo  con
se  stesso, era tenerissimo con la moglie, tanto da meritare quasi  di
essere  richiamato  per  le  carezze eccessive;  penso  che  piuttosto
avrebbe  meritato una lode per il modo con il quale sapeva dimenticare
il  suo  spirito militare e coraggioso per far posto a quelle  piccole
attenzioni  che  hanno  il  pregio di  conservare  l'amore  coniugale;
infatti,  bench quelle piccole dimostrazioni di semplice  e  schietta
amicizia non leghino i nostri cuori, servono tuttavia ad avvicinarli e
sono un piacevole complemento della reciproca conservazione.
 S.Monica,  quand'era incinta del grande S. Agostino, lo consacr  con
rinnovate offerte, alla religione cristiana e al servizio della gloria
di  Dio,  come  ci riferisce egli stesso confessandoci che  aveva  gi
assaporato " il sale di Dio nel seno di sua madre ".
   un  grande  esempio per le donne cristiane: offrire  alla  maest
divina  il frutto del loro seno, anche prima che veda la luce,  perch
Dio,  che  accetta  le  offerte di un cuore umile  e  pieno  di  buona
volont,  abitualmente  asseconda gli  affetti  delle  madri  in  tali
condizioni.
 Ne  sono testimoni Samuele, S. Tommaso d'Aquino, S. Andrea da Fiesole
e  molti  altri. La madre di S. Bernardo, degna madre di  cos  grande
figlio,  prendeva in braccio i figli appena nati e li offriva  a  Ges
Cristo,  e  da quel momento voleva loro bene come a cosa consacrata  a
Dio  e  che  da  Lui le era stata affidata; cosa che I,-  riusc  cos
perfettamente che tutti e sette divennero grandi santi.
 Ma  una  volta venuti al mondo, quando cominciano ad avere  l'uso  di
ragione,  i pap e le mamme devono avere grande cura di imprimere  nel
cuore dei loro figli il timore di Dio.
 La  buona regina Bianca comp particolarmente bene questo dovere  nei
confronti  del  Re  S. Luigi, suo figlio, dicendogli  spesso:  "  Caro
figlio,  preferirei  vederti morto sotto i  miei  occhi,  che  vederti
commettere  un  sol  peccato mortale "; la qual cosa  rimase  talmente
impressa  nel  cuore di quel santo figlio, che, come  raccontava  egli
stesso,  non  ci  fu mai giorno della sua vita nel  quale  non  se  ne
ricordasse, e si impegnasse con tutte le sue forze, a restare fedele a
quella raccomandazione.
 Nel  nostro modo di parlare, le stirpi e le generazioni sono chiamate
'casa'; gli Ebrei chiamano anche la generazione dei figli 'costruzione
della  casa',  perch  in questo senso che si dice  che  Dio  edific
delle case per mezzo delle levatrici d'Egitto.
 Questo  per dimostrare che impiegare molti beni mondani non  equivale
a  costruire una buona casa; ma allevare i figli nel timore di  Dio  e
nella virt, quello s che  costruire una casa solida.
 In questo campo non ci si deve risparmiare nessun genere di fatica  e
di lavoro, perch i figli sono la corona del padre e della madre.
 S.   Monica   contrast  con  tanto  amore  e  costanza  le   cattive
inclinazioni di S. Agostino, che, dopo averlo seguito per terra e  per
mare,  si  pu  dire  che  lo  rese  felicemente  suo  figlio  con  la
conversione,  pi di quanto non lo fosse stato per la generazione  del
corpo.
 S.  Paolo  lascia alle donne la cura e la responsabilit della  casa;
molti  sono  di  questa opinione e sostengono che la  devozione  della
donna porta pi frutto alla famiglia di quella del marito; il motivo 
che  i  mariti  conducono  una  vita  molto  pi  fuori  dalle  pareti
domestiche, per cui non possono avere tanta influenza nell'indirizzare
i figli alla virt.
   questa  considerazione che fa dire a Salomone, nei Proverbi,  che
tutta  la  felicit di una casa dipende dalla cura e dall'attivit  di
quella donna forte che egli ci descrive.
 Nella  Genesi si dice che Isacco vedendo che sua moglie  Rebecca  era
sterile,  preg  il Signore per lei o, com' detto nel testo  ebraico,
preg  il Signore di fronte a lei, perch pregavano uno da un  lato  e
uno dall'altro del luogo di preghiera: e la preghiera del marito fatta
in questo modo fu esaudita.
 L'unione che si realizza tra marito e moglie nella santa devozione  
la  pi  fruttuosa  che  si possa dare; per  questo  devono,  a  gara,
incoraggiarsi reciprocamente ad acquisirla. Ci sono dei  frutti,  come
la  mela  cotogna, che, per la loro asprezza, sono buoni  soltanto  in
marmellata; altri frutti poi sono talmente teneri e delicati  che  non
possono  essere  conservati  se non canditi,  come  le  ciliege  e  le
albicocche.
 Similmente le mogli devono augurarsi che i loro mariti siano  canditi
con  lo zucchero della devozione, perch l'uomo senza devozione    un
animale spietato, aspro e rude; i mariti devono augurarsi che le  loro
donne  siano  devote,  perch senza la devozione,  la  donna    molto
fragile  e  predisposta a lasciare la virt o a permettere  che  venga
offuscata.
 S.  Paolo  ha  detto  che l'uomo infedele  santificato  dalla  donna
fedele,  e  la  donna infedele dall'uomo fedele, perch nella  stretta
alleanza  del  matrimonio, facilmente l'uno pu attrarre l'altro  alla
virt  e  viceversa. P, una vera benedizione quando l'uomo e la  donna
fedele  si  santificano  reciprocamente in  un  autentico  timore  del
Signore.
 L'aiuto  reciproco  deve  essere cos  grande  che  mai  avvenga  che
entrambi  siano  adirati contemporaneamente e improvvisamente,  perch
tra  loro  non si devono vedere dissensi e litigi. Le mosche da  miele
non  possono  fermarsi dove c' eco, rimbombo o clamore  di  voci;  lo
stesso   dello Spirito Santo che non entra in una casa dove  ci  sono
dispute, contese, urla che si accavallano e litigi.
 S.   Gregorio  Nazianzeno  dice  che  gi  al  suo  tempo  gli  sposi
festeggiavano  l'anniversario del matrimonio.  Mi  piacerebbe  che  si
introducesse  questa  abitudine, purch non  fosse  la  copertura  per
divertimenti  mondani  e  sensuali,  ma  che  i  mariti  e  le  mogli,
confessati e comunicati in quel giorno, raccomandassero a Dio, con  un
fervore pi intenso che d'abitudine, il progresso del loro matrimonio,
e  rinnovassero  i  buoni  propositi di santificarlo  sempre  pi  con
un'amicizia  e  una fedelt reciproca; sarebbe il modo  di  riprendere
fiato  in  Nostro Signore per sopportare sempre meglio il  peso  della
loro vocazione.
 
                                   
                            Capitolo XXXIX
                    L'ONESTA DEL LETTO MATRIMONIALE
 
 Il  letto matrimoniale deve essere immacolato, dice l'apostolo, ossia
non contaminato da impudicizie e altre innominabili brutture.
 Il  matrimonio  stato istituito nel paradiso terrestre, dove  ancora
non c'era stata alcuna sregolatezza sensuale, n altra disonest.
 C'  una certa analogia tra i piaceri legati al sesso e quelli legati
al  cibo:  sia  gli  uni che gli altri riguardano  la  carne;  l'unica
differenza    che  i  primi,  per la loro brutale  violenza,  vengono
chiamati  semplicemente carnali. Per cui parler degli uni, intendendo
con  ci  illustrare anche gli altri, soprattutto riguardo  ad  alcuni
dettagli   scabrosi,   che   non   mi  sembra   opportuno   affrontare
direttamente.
 1.  Il mangiare ha per fine la conservazione della vita: ora mangiare
semplicemente  per nutrire e conservare la persona  una  cosa  buona,
santa  e  comandata; la stessa cosa va detta per l'uso del matrimonio:
ci  che  esige  la  generazione dei figli e la moltiplicazione  delle
persone    una  cosa  buona  e  molto santa,  perch  ne    il  fine
principale.
 2.  Mangiate  non  per  conservare la  vita  ma  per  il  piacere  di
continuare  ad  intrattenerci  con gli  altri  e  scambiare  con  essi
cortesie,  cosa molto giusta e onesta: allo stesso modo, la reciproca
e legittima soddisfazione delle parti nel santo matrimonio,  chiamato
da  S.  Paolo dovere; ma  un dovere cos grande che non permette  che
nessuna  delle due parti possa esimersene senza il libero e volontario
consenso   dell'altra,  nemmeno  per  consacrarsi  agli  esercizi   di
devozione,  il  che mi ha fatto dire sull'argomento la  frase  che  ho
inserito nel capitolo sulla santa Comunione; quindi ancor meno  ci  si
deve  dispensare con scuse capricciose di pretese virt immaginarie  o
peggio  ancora  perch  si    adirati o si  prova  un  sentimento  di
disprezzo.
 3.  Coloro  che mangiano per il dovere di stare in compagnia,  devono
farlo  disinvoltamente e non per forza; per di pi devono  anche  dare
l'impressione  di avere appetito. Similmente il dovere coniugale  deve
essere  reso  sempre fedelmente, con franchezza e  nella  speranza  di
generare figli, anche se si dovesse realizzare qualche condizione  che
lo escluda.
 4.  Mangiare non per i due motivi suindicati, ma solo per  soddisfare
l'appetito, si pu anche accettare, ma non lodare; il semplice piacere
dell'appetito sensuale non pu essere motivo sufficiente  per  rendere
lodevole un'azione;  gi molto che la renda accettabile.
 5.  Mangiare non per appetito, ma per ingordigia,  cosa pi  o  meno
riprovevole; dipende dalla misura degli eccessi.
 6.  L'eccesso  nel  mangiare non si valuta  soltanto  dalla  quantit
esagerata  che  si  ingurgita, ma anche dal modo e  dalla  maniera  di
mangiare.  Sembra strano, Filotea, eppure il miele cos appropriato  e
salutare  per  le  api,  qualche volta fa loro male  fino  a  renderle
malate:  quando in primavera ne mangiano troppo, l'eccesso d loro  la
dissenteria che qualche volta le conduce fino alla morte; alla  stessa
conclusione giungono quando si impiastricciano di miele la testolina e
le alucce.
 In  verit, il rapporto matrimoniale che di natura sua  cos  santo,
giusto  e raccomandabile, tanto utile alla societ, in certi casi  pu
diventare  pericoloso  per gli interessati; s, perch  qualche  volta
rende  le  loro anime molto malate di peccato veniale,  questo  con  i
semplici eccessi; ma qualche altra volta le fa addirittura morire  con
il  peccato  mortale, come quando viola e perverte  l'ordine  naturale
stabilito  per la generazione dei figli, nel qua] caso, in proporzione
alla  gravit  della  violazione di quell'ordine,  i  peccati,  sempre
mortali,   possono  risultare  pi  o  meno  esecrabili.  Siccome   la
procreazione  dei figli  il primo e principale fine  del  matrimonio,
non ci si pu mai scostare dall'ordine da esso richiesto, anche se per
causa  di  qualche  altra circostanza non dovesse  essere  conseguito:
esempi,  la  sterilit  o  la gravidanza  in  corso,  nei  quali  casi
evidentemente non c' procreazione; in tali circostanze  il  commercio
corporale  non  cessa  di  essere giusto e  santo,  sempre  che  siano
osservate  le  regole  per la generazione, perch nessuna  circostanza
potr  mai togliere valore alla legge imposta dal fine principale  del
matrimonio.
 L'azione  infame  ed esecrabile commessa da Onan nel matrimonio,  era
detestabile  agli occhi di Dio, come dice il testo sacro nel  capitolo
trentottesimo della Genesi; e bench qualche eretico del nostro tempo,
pi  biasimevole dei Cinici, dei quali parla S. Girolamo nel  commento
alla lettera agli Efesini, abbia voluto sostenere che era l'intenzione
perversa  che  Dio detestava, la Scrittura non lascia  dubbi,  e  dice
chiaramente che era la cosa in s che davanti a Dio era detestabile  e
abominevole.
 7.   indice sicuro di uno spirito di accattone, villano, abietto  e
senza  onore  pensare  ai cibi e alla scorpacciata  prima  del  pasto;
peggio  ancora  quando  dopo ci si sofferma sul  piacere  provato  nel
rimpinzarsi,  parlandone  e  pensandoci,  immergendo  lo  spirito  nel
ricordo della volutt provata trangugiando vivande; proprio come fanno
alcuni che prima del pranzo hanno il loro spirito sullo spiedo e  dopo
il  pranzo  nel piatto. Sono veri lavandini da cucina, sono quelli  di
cui parla S. Paolo quando dice che hanno fatto del ventre il loro dio.
 La  gente rispettabile pensa alla tavola quando si siede, e  dopo  il
pasto si lava le mani e la bocca per non sentire pi n l'odore, n il
sapore di quello che ha mangiato. L'elefante  un gran bestione, ma  
il  pi  degno  degli animali ed ha buon senso: voglio raccontarvi  un
aspetto  della  sua onest. Non cambia mai femmina e  ama  teneramente
quella che ha scelto, con la quale si accoppia soltanto ogni tre  anni
e  per cinque giorni; si circonda di tanto segreto che non  mai stato
possibile  sorprenderlo  in quell'atto; si fa  vedere  apertamente  il
sesto  giorno quando si reca al fiume per un bagno totale, perch  non
vuole rientrare nel branco senza essersi totalmente purificato.
 Sembra   quasi  che  il  comportamento  cos  bello   e   onesto   di
quest'animale  inviti gli sposi a non rimanere impantanati  col  cuore
nelle sensualit e nei piaceri provati secondo la loro condizione;  ma
una volta passati, bisogna lavarne il cuore e gli affetti, purificarsi
il pi presto possibile, per potere in seguito, in libert di spirito,
affrontare le altre azioni pi pulite ed elevate del proprio stato.
 In  questo  consiglio    racchiusa  la  pratica  della  meravigliosa
dottrina  che  S. Paolo consegna ai Corinzi; dice: Il tempo    breve,
coloro  che hanno moglie si comportino come se non l'avessero. Perch,
secondo  S. Gregorio, avere una donna come se non si avesse vuol  dire
prendere assieme a lei i piaceri corporali in modo tale da non  essere
distolti  dalle  aspirazioni dello spirito. Quello  che  si  dice  del
marito, si applica logicamente anche alla moglie.
 Coloro  che usano del mondo, continua l'apostolo, siano come  se  non
ne  usassero.  Tutti  si servano pure del mondo,  secondo  la  propria
vocazione,  ma  senza impegnare l'affetto, in modo  da  essere  sempre
liberi e pronti a servire Dio senza che il mondo ci sia di ostacolo.
 Dice  S. Agostino: " t il grande male dell'uomo pretendere di  godere
di  quelle  cose di cui deve soltanto servirsi, e volersi  servire  di
quelle per le quali deve soltanto provare gioia ". Noi dobbiamo godere
delle  cose  spirituali  e  di quelle corporali  soltanto  servircene;
quando noi trasformiamo in godimento l'uso delle cose corporali, anche
la nostra anima da ragionevole diventa bruta e bestiale.
 Penso  di aver detto tutto quello che volevo dire, ed essere riuscito
a far capire senza dirlo quello che non voleva dire.
 
                              Capitolo XL
                         CONSIGLI ALLE VEDOVE
 
 S.  Paolo,  scrivendo  a Timoteo, dice a tutti i  vescovi:  Onora  le
vedove  che  sono  veramente vedove. Ora, per essere veramente  vedove
sono richieste queste tre condizioni:
 1.  La  vedova deve essere non soltanto vedova di corpo, ma anche  di
cuore,  ossia  deve  aver  deciso,  con  una  ferma  risoluzione,   di
mantenersi nello stato di una casta vedovanza; coloro che sono  vedove
in  attesa  di risposarsi, sono separate dagli uomini solo  quanto  al
piacere del corpo, ma sono gi unite a loro con la volont del  cuore.
Se  la vera vedova, per sentirsi pi stabile nello stato di vedovanza,
vuole  offrire in voto a Dio il suo corpo e la sua castit, aggiunger
un bell'ornamento alla vedovanza e metter al sicuro la sua decisione.
Infatti, una volta fatto il voto, vedendo che non  pi in suo  potere
lasciare  la  castit senza lasciare il paradiso,  sar  custode  cos
gelosi  del  suo  proposito,  che non permetter  nemmeno  a  semplici
pensieri  di  matrimonio, di fermarsi nel suo  spirito  anche  per  un
attimo, in modo tale che quel voto costituir una solida barriera  tra
la sua anima e ogni progetto che sia contrario alla decisione presa.
 S.  Agostino  consiglia con particolare insistenza questo  voto  alla
vedova  cristiana; e l'antico e dotto Origene va molto  oltre,  perch
consiglia  alle  donne  sposate di destinarsi e votarsi  alla  castit
vedovile  in caso che i mariti dovessero morire prima di loro;  questo
perch  tra  i piaceri sensuali che potrebbero provare nel matrimonio,
possano  avere anche i meriti di una casta vedovanza con  questo  voto
anticipato.
 Il  voto rende le opere che ne sono l'oggetto, pi gradite a Dio,  d
coraggio  nell'affrontarle, e non offre a Dio soltanto le  opere,  che
sono  il frutto della nostra buona volont, ma gli fa dono anche della
volont stessa, che  come dire l'albero che produce le opere buone.
 Con  la  semplice castit noi facciamo dono del nostro corpo  a  Dio,
riservandoci  la  libert di concedergli in altra occasione,  anche  i
piaceri  dei sensi: col voto di castit, invece, gli facciamo un  dono
assoluto  e irrevocabile, senza riservarci la facolt di cambiare;  in
tal  modo  ci rendiamo felicemente schiavi di Colui il cui servizio  
molto meglio di tutti i regni. Approvo fino in fondo il parere di quei
due  grandi  uomini, per cui mi piacerebbe che le persone  che  se  la
sentono di seguire i loro consigli, lo facessero con prudenza, santit
e  fermezza,  dopo  aver  bene esaminato il  loro  coraggio.  invocato
l'ispirazione  celeste e ascoltato il consiglio di  qualche  saggio  e
devoto direttore; in tal modo tutto sarebbe fatto con maggior frutto.
 2.  Inoltre,  bisogna che la rinuncia alle seconde  nozze  si  faccia
senza  secondi  fini  e  con semplicit, per  rivolgere  con  maggiore
purezza  tutti i propri affetti a Dio, e unire il proprio  cuore,  con
tutte  le  sue parti, a quello della divina Maest; anche il desiderio
di  lasciare  ricchezze ai figli o qualche altro progetto urnano,  pu
offrire   alla   vedova  motivo  di  rimanere   nella   vedovanza,   e
probabilmente  ne ricever anche lodi, ma non davanti a  Dio,  giacch
davanti  a  Dio niente pu ricevere lode autentica se non  fatto  per
Lui.
 3.  Oltre a ci, la vedova, per essere veramente vedova, deve  vivere
staccata dalle gioie dei mondo e privarsene volontariamente. S.  Paolo
dice  che  la  vedeva  che vive nelle delizie   gi  morta  da  viva.
Pretendere  di essere vedova e poi compiacersi di essere  corteggiata,
coperta  di gentilezze, esaltata; pretendere di essere sempre presente
ai  balli,  alle  danze, ai festini; profumarsi, agghindarsi,  far  di
tutto per essere piacente, vuoi dire essere vedova corporalmente viva,
ma  morta  nell'anima.  a  vuoi  che  abbia  il  fatto  che  l'insegna
inalberata  per  indicare  la casa di Adone e  dell'amor  profano  sia
composta  di  piume  bianche che si innalzano a guisa  di  pennacchio,
oppure di un velo nero, steso con sapiente maestria come una rete  sul
volto?  Anzi,  spesso il nero dona anche pi del  bianco  e  mette  in
maggior  risalto  i  colori. La donna che ha gi  esperienza  di  come
piacere  agli  uomini,  pi abile nel lanciare inviti  pericolosi  al
loro  spirito.  La  vedova  che vive compiacendosi  in  queste  futili
vanit,  pur  vivendo,  morta; a voler chiamare le cose con  il  loro
nome,  soltanto un fantasma di vedova.
 Il  tempo di potare  venuto, nella nostra terra si  udito il tubare
della tortora, dice il Cantico. Il taglio delle cose inutili di questo
mondo    richiesto  a  chiunque  voglia  vivere  devotamente;  ma   
assolutamente  indispensabile alla vera vedova, che,  come  una  casta
tortora  ha  da  poco smesso di piangere, gemere e lamentarsi  per  la
morte del marito.
 Quando  Noemi  torn  da Moab a Betlemme, le donne  della  citt  che
l'avevano  conosciuta giovane sposa, dicevano tra loro: Non    costei
Noemi?  Ma  essa  rispondeva: Vi prego, non chiamatemi  Noemi,  perch
Noemi significa graziosa e bella, ma chiamatemi Mara perch il Signore
ha riempito il mio cuore di amarezza: parlava cos perch le era morto
il  marito. Allo Stesso modo la vedova devota non ci tiene  ad  essere
chiamata  bella e graziosa; si accontenta di essere ci che Dio  vuole
che ella sia, umile e abietta ai suoi occhi.
 Le  lampade  alimentate  con olio aromatico emanano  un  profumo  pi
gradevole  quando si spegne la fiamma: similmente le vedove che  hanno
avuto  un  amore puro nel loro matrimonio, spandono il  profumo  della
virt  di  castit  pi penetrante ancora quando  si  spegne  la  loro
fiamma,  ossia  quando si  spento il marito con la  morte.  Amare  il
marito quand' in vita,  cosa abituale tra le donne; ma amarlo  tanto
che dopo la morte non se ne accetti un altro,  un livello d'amore che
appartiene  soltanto alle vedove vere. Sperare in Dio,  quando  si  ha
l'appoggio  del marito non  un fatto raro; ma sperare in  Dio  quando
tale  appoggio  viene  a mancare, e cosa meritevole  di  grande  lode:
questa    la  ragione per la quale nella vedovanza si  manifesta  pi
facilmente la consistenza delle virt presenti nel matrimonio.
 La  vedova  che ha figli ancora bisognosi di lei per la formazione  e
la  guida,  soprattutto  per quello che riguarda  l'anima  e  il  loro
avvenire,  non  pu  e  non  deve abbandonarli  per  nessuna  ragione;
l'apostolo Paolo dice chiaramente che  obbligata ad averne cura,  per
fare  quello che hanno fatto con lei mamma e pap, e anche perch,  se
nessuno  ha  cura  dei  suoi, e principalmente  di  quelli  della  sua
famiglia, sarebbe da considerare peggio di un infedele.
 Ma   se   i  figli  sono  oramai  autosufficienti,  la  vedova   deve
raccogliere  tutti  i  suoi  affetti e  pensieri  per  impegnarli  pi
puramente al suo avanzamento nell'amore di Dio.
 Se  non    costretta  in  coscienza da cause  di  forza  maggiore  a
immischiarsi nelle faccende materiali, come, per esempio, i  processi,
il  mio  consiglio    che  se ne stia completamente  fuori,  e  nella
condotta degli affari segua il metodo pi pacifico e tranquillo che le
sar  possibile, anche se non dovesse risultare il pi  fruttuoso.  il
pericolo  di  danno  A  mio parere occorrerebbe  che  fosse  realmente
preoccupante per meritare di essere messo a confronto con il  bene  di
una  santa  serenit.  Lasciamo  che  i  processi  e  simili  pasticci
distraggano  il  cuore  e  aprano la porta ai  nemici  della  castit;
perch,  per  far piacere a coloro che ci devono sostenere,  si  hanno
spesso modi di fare poco devoti e poco graditi a Dio.
 L'orazione  deve  costituire un costante  esercizio  per  la  vedova;
siccome  ella  deve  ormai  nutrire amore soltanto  per  Iddio,  trovo
naturale che le sue parole siano quasi esclusivamente rivolte  a  Dio.
Il  ferro  in  vicinanza  di  un diamante  non  viene  attratto  dalla
calamita; ma se allontani il diamante, immediatamente il ferro  scatta
verso  la  calamita. Mi sembra che l'esempio si possa  applicare  alla
vedova:  mentre  il  marito  era in vita,  il  suo  cuore  non  poteva
lanciarsi  completamente in Dio; ma appena il marito  morto,  ella  
libera  di seguire con prontezza la scia dei profumi celesti, dicendo,
come  la  Sposa: Signore, ora che sono tutta mia, prendimi come  tutta
tua; trascinami con te, corriamo al profumo dei tuoi unguenti.
 L'esercizio  delle virt proprie della santa vedova  sono  il  totale
riserbo, la rinuncia agli onori, al rango, alle riunioni, ai titoli  e
simili   vanit;  il  servizio  dei  poveri  e  degli   ammalati,   la
consolazione  degli afflitti, l'iniziazione delle  ragazze  alla  vita
devota, e quella di rendersi un perfetto esempio di ogni virt per  le
giovani donne.
 La  pulizia e la semplicit sono i due abbellimenti per i loro abiti;
l'umilt e la carit i due ornamenti per le loro azioni; l'onest e il
tratto gentile, l'ornamento della loro conversazione; il riserbo e  la
pudicizia,  l'ornamento  dei  loro occhi;  e  Ges  Cristo  Crocifisso
l'unico amore del loro cuore.
 Per  concludere,  nella  Chiesa, la vera vedova    una  violetta  di
marzo,  che spande intorno a s un profumo incomparabile di devozione,
e  si tiene sempre nascosta sotto le larghe foglie della sua umilt, e
con   i   colori   meno   sgargianti  che   indossa,   testimonia   la
mortificazione;  cresce nei luoghi freschi e non coltivati,  non  vuol
essere  agitata dalle conversazioni della gente di mondo,  per  meglio
proteggere la freschezza del cuore dal desiderio dei beni, degli onori
e,  perch  no?  dal calore di un'amore che potrebbe invaghirla.  Sar
molto felice, dice il santo Apostolo, perseverando in quella via.
 Avrei  molte  altre cose da dire a questo proposito;  ma  avr  detto
tutto  esortando la vedova custode premurosa dell'onore della  propria
condizione, a leggere attentamente le belle lettere che il  grande  S.
Girolamo  scrisse a Furia e a Salvia, e a tutte quelle  altre  signore
che  ebbero  la fortuna di essere figlie spirituali di un tale  padre;
non  c'  nulla da aggiungere a quello che scrive loro;  al  pi  solo
questo  consiglio: la vera vedova non deve mai biasimare  o  censurare
coloro  che passano a seconde nozze e magari anche alle terze  .  alle
quarte;  in  certe situazioni  Dio che cos dispone  per  la  propria
maggior  gloria.  Bisogna  avere  sempre  davanti  agli  occhi  quella
dottrina  degli  Antichi:  in cielo il posto  alla  vedovanza  e  alla
verginit  assegnato soltanto dall'umilt che le accompagna.
 
 
                             Capitolo XLI
                        UNA PAROLA ALLE VERGINI
                                   
 Voi   che  siete  vergini,  se  aspirate  al  matrimonio,  conservate
gelosamente il primo amore per il primo marito. Penso che sia un grave
inganno  offrire al posto di un cuore integro e sincero, un cuore  gi
usato, adulterato e consumato nell'amore.
 Ma  se  la  vostra  felicit vi chiama alle caste e  verginali  nozze
spirituali,  e volete per sempre rimanere vergini, conservate  l'amore
nel  modo pi delicato possibile, per lo Sposo divino che, essendo  la
Purezza  incarnata, nulla gradisce quanto questa virt. A Lui dobbiamo
tutte le primizie, ma principalmente quelle dell'amore.
 Le  lettere  di S. Girolamo vi offrono tutti i consigli del  caso;  e
giacch la vostra condizione vi obbliga all'obbedienza, scegliete  una
guida, per poter pi santamente, sotto la sua condotta, consacrare  il
vostro cuore e il vostro corpo alla sua divina Maest.
 
 
                                   
                             QUARTA PARTE
    Contiene i consigli opportuni contro le tentazioni pi correnti
                                   
                              Capitolo I
    NON BISOGNA LASCIARSI SCORAGGIARE DALLE CHIACCHIERE DELLA GENTE
 
 Appena  la  gente  si  accorger che hai deciso di  seguire  la  vita
devota,  scoccher  contro di te mille frecciatine di  compatimento  e
altrettanti dardi di pesante maldicenza: i pi arrabbiati  daranno  al
tuo  cambiamento il nome di ipocrisia, di bigotteria,  di  tradimento;
diranno  che  il  mondo  ti  ha voltato le spalle  ed  allora  ti  sei
consolata  volgendoti  a  Dio; i tuoi amici poi,  da  parte  loro,  si
affretteranno a somrnergerti di rimproveri, tanto prudenti e pieni  di
carit,  a  loro  avviso.  Sanno gi che diventerai  triste,  perderai
credito di fronte alla gente, sarai insopportabile, invecchierai prima
del  tempo, le cose di casa tua andranno a rotoli; ti ricorderanno che
bisogna  vivere nel mondo stando alle sue regole, che l'anima  si  pu
salvare anche senza tante storie; e simili sciocchezze.
 Filotea, credimi, sono tutte chiacchiere stupide e inutili; a  quella
brava  gente  non importa proprio niente n della tua salute,  n  dei
tuoi affari.
 Se  voi foste del mondo, dice il Salvatore, il mondo amerebbe ci che
  suo;  ma  siccome  voi  non siete del  mondo,  vi  odia.  Ho  visto
gentiluomini  e  dame passare intere notti di seguito a  giocare  agli
scacchi e alle carte.
 Esiste  forse un'occupazione pi vuota, pi triste e pi  massacrante
di quella? Eppure la brava gente non mette parola: gli amici non se ne
sono  minimamente  preoccupati;  se  invece  noi  facciamo  un'ora  di
meditazione,  oppure ci vedono alzarci al mattino un  po'  pi  presto
pararci  alla  santa Comunione, tutti si precipitano  dal  medico  per
farci  curare dallo stato ansioso e dall'itterizia. Passa trenta notti
a  ballare e nessuno trover da ridire; per la sola veglia della notte
di Natale, il giorno dopo, chi ha la tosse e chi il mal
 di pancia.
 Chi  non  si  accorge  subito che il mondo    un  giudice  ingiusto?
Gentile ed accomodante con i suoi figli, ma duro e senza piet  per  i
figli di Dio.
 Per  andare a genio al mondo dobbiamo andare a braccetto con  lui.  E
poi  non  riesci ad accontentarlo nemmeno lo stesso perch  matto:  t
venuto  Giovanni, dice il Salvatore, che non mangia e non beve  e  voi
dite che ha il diavolo;  venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve
e voi dite che  un samaritano.
   proprio vero, Filotea, se per far piacere agli altri, ci lasciamo
andare a ridere, a giocare, a ballare con la gente di mondo, il  mondo
ne  sar  scandalizzato; se non lo facciamo ci accuser  1  di  essere
ipocriti e tristi; se ci vestiamo bene, penser che abbiamo un  motivo
nascosto;  se  andiamo  alla buona, ci far passare  per  gente  senza
educazione;   la  nostra  allegria  sar  per  lui  dissolutezza,   la
mortificazione, tristezza; ci guarda tanto di traverso che per  quanto
ci  sforziamo, non gli andremo mai a genio. Le nostre imperfezioni  le
ingigantisce e le classifica peccati, i nostri peccati veniali  li  fa
mortali;  i  nostri peccati di debolezza li trasforma  in  peccati  di
malizia.  Dovrebbe  invece sapere, come dice S.  Paolo,  la  carit  
benigna, il mondo, al contrario,  cattivo; dovrebbe sapere anche  che
la  carit non pensa male; a contrario, i mori pensa sempre ma e, e se
proprio non gli riesce di accusare le nostre azioni, accusa le  nostre
intenzioni.  I  montoni possono avere le corna o  non  averle,  essere
bianchi  o essere neri, il lupo, appena gli riuscir, li sbraner.  
un  po'  la stessa cosa per noi fare quello che vogliamo, il mondo  ci
far  sempre  guerra; se ci fermiamo un po' davanti al confessore,  si
chieder  che  cosa gli stiamo raccontando; se invece  ci  sbrighiamo,
dir che abbiamo taciuto met! Sorveglier tutti i nostri movimenti  e
per  un  piccolo  scatto di collera dir che siamo insopportabili;  la
cura  dei  nostri  affari la chiamer avarizia,  la  nostra  dolcezza,
stupidit; quanto ai figli del mondo, la loro collera  sincerit,  la
loro  avarizia  abilit amministrativa; le libert  che  si  prendono,
franchezza: i ragni rovinano sempre l'opera delle api!
 Filotea,  lasciamo perdere questo cieco: lascialo urlare  finch  non
si  stancher, come fa il barbagianni per spaventare gli  uccelli  del
giorno.  Restiamo fermi nei nostri propositi, sar la  perseveranza  a
dimostrare che  sul serio e con sincerit che ci siamo votati a Dio e
incamminati nella vita devota.
 Le  comete  e  i  pianeti hanno apparentemente la stessa  luminosit;
solo che le comete scompaiono in poco tempo, perch hanno soltanto una
luminosit transitoria, mentre i pianeti godono di una luce  continua;
lo  stesso  si pu dire dell'ipocrisia e della virt; esternamente  si
assomigliano  molto, ma volendo, si possono distinguere con  sicurezza
l'una  dall'altra: l'ipocrisia non dura nel tempo e si  scioglie  come
nebbia al sole, mentre la virt autentica rimane stabile e costante.
 Non    un  vantaggio da poco, per ben cominciare  il  cammino  della
devozione,  ricevere calunnie e improperi: evitiamo, in tal  modo,  il
pericolo  della  vanit e dell'orgoglio, che sono  come  le  levatrici
d'Egitto,  cui l'infernale Faraone aveva dato l'ordine di  uccidere  i
nati maschi di Israele il giorno stesso della nascita.
 Noi  siamo crocifissi per il mondo e il mondo  crocifisso  per  noi;
il mondo ci considera pazzi? e noi consideriamolo matto!
 
                                   
                              Capitolo II
                      NECESSARIO FARSI CORAGGIO
 
 La  luce,  che  pure  bella e desiderabile per i  nostri  occhi,  li
abbaglia  quando  sono  stati  per  lungo  tempo  al  buio;  prima  di
familiarizzarti  con gli abitanti di un paese che non conosciamo,  per
quanto  siano  cortesi e premurosi, ti trovi, per  un  po'  di  tempo,
disorientata.  Similmente, cara Filotea, pu capitare  che,  a  questo
cambiamento  di rotta della tua vita interiore, tu rimanga  seriamente
sconvolta  e  questo  addio totale alle follie e  alle  stupidit  del
mondo,   ti  causi  qualche  momento  di  sofferta  tristezza   e   di
scoraggiamento.  Se  dovessi trovarti realmente in simile  situazione,
abbi  un  po'  di pazienza, te ne prego: vedrai che non    nulla!  Si
tratta  soltanto di un po' di disorientamento di fronte  alla  novit;
quando  questo momento sar passato avrai consolazioni a  non  finire.
Sulle prime  facile che ti dispiaccia essere privata della gloria  di
cui gli sciocchi e gli adulatori ti circondavano nella tua vanit;  ma
sul  serio vorresti perdere quella eterna che il Signore ti dar sulla
sua parola di verit?
 I  vuoti  divertimenti e i passatempi ai quali  hai  sacrificato  gli
anni  passati  ti  torneranno  alla mente  per  adescare  il  cuore  e
riprenderselo; ma come potresti avere il coraggio di rinunciare a  una
felicit eterna per
 leggerezze  cos ingannevoli? Credi a me, se sarai perseverante,  non
passer  molto  tempo che sarai ricolma di dolcezze cos  deliziose  e
piacevoli, fatte di autentico miele, che dovrai ammettere che il mondo
ha  soltanto  del fiele a confronto! Un solo giorno di devozione  vale
pi di mille anni di vita di mondo.
 Ora  ti  accorgi  che  la  montagna  della  perfezione  cristiana   
terribilmente  alta:  dirai, Dio mio, e come  ci  arriver?  Coraggio,
Filotea,  quando  le larve delle api cominciano a  prendere  forma  si
chiamano  ninfe; non sanno ancora volare sui fiori, n sui  monti,  n
sulle  colline, per raccogliere miele; ma piano piano, nutrendosi  del
miele preparato dalle api anziane, quelle piccole ninfe mettono le ali
e  si  fortificano,  e cos in seguito potranno volare  ovunque,  alla
ricerca del miele.
   vero,  noi  siamo  ancora  piccole  larve  nella  devozione,  non
riusciamo  a  salire  secondo il nostro progetto,  che    addirittura
quello  di raggiungere la vetta della perfezione cristiana; ma,  piano
piano,  prendiamo  forma con i nostri desideri e i  nostri  propositi,
cominciamo a mettere le ali; abbiamo motivo di sperare che  un  giorno
saremo  api  spirituali e voleremo; nel frattempo  viviamo  del  miele
degli  insegnamenti cos ricchi che i devoti prima  di  noi  ci  hanno
lasciato,  e  preghiamo  Iddio che ci arricchisca  di  penne  come  di
colomba,  per poter volare non soltanto nel tempo della vita presente,
ma anche raggiungere il riposo nell'eternit della futura.
 
 
                             Capitolo III
              LA NATURA DELLE TENTAZIONI E LA DIFFERENZA
           TRA SENTIRE LA TENTAZIONE E ACCONSENTIRE AD ESSA
 
 Immagina,  Filotea,  una  giovane principessa  molto  amata  dal  suo
sposo;  pensa  ora  che qualcuno mai intenzionato, per  trascinarla  a
disonorare il letto nuziale, le invii un infame messaggio d'amore  per
portare avanti con lei il suo esecrando disegno.
 Per  prima  cosa il messaggero propone alla principessa  l'intenzione
del  suo padrone; in un secondo momento la principessa trova piacevole
o  ripugnante la proposta e la stessa ambasceria; in terzo luogo, dice
di s o dice di no.
 Allo  stesso modo Satana, il mondo e la carne, vedendo un'anima sposa
al Figlio di Dio, le mandano tentazioni e suggerimenti con i quali: l.
il  peccato viene proposto; 2. a quella proposta prova piacere o prova
dispiacere; 3. infine acconsente o rifiuta. I gradini per scendere  al
male sono tre: la tentazione, la dilettazione, il consenso.
   vero  che  questi  tre momenti non sempre   facile  distinguerli
chiaramente  in  ogni  genere di peccato, ma  sono  molto  evidenti  e
distinti concretamente nei peccati di chiara gravit.
 Anche  se  la tentazione ad un peccato ci tormentasse tutta la  vita,
non  potrebbe renderci sgraditi alla divina Maest; l'essenziale  che
non  ci  piaccia  e  che  non acconsentiamo. Il  motivo    che  nella
tentazione  noi non siamo attivi, ma passivi, e siccome  non  proviamo
alcun piacere, non possiamo essere colpevoli.
 S.Paolo  sofferse  lungamente le tentazioni della  carne  e  non  per
questo dispiaceva a Dio; anzi Dio era glorificato nelle tentazioni; la
Beata  Angela da Foligno provava tentazioni carnali cos crudeli  che,
solo  al  racconto, si prova compassione per lei. Anche le  tentazioni
patite  da  S. Benedetto e S. Francesco, allorch uno si  gett  nella
neve e l'altro nelle spine per mitigarle, erano terribili; ma non  per
questo persero la grazia di Dio; anzi la grazia in essi aument.
 Devi  essere  molto  coraggiosa,  Filotea,  quando  sei  afflitta  da
tentazioni,  e  non  sentirti mai vinta finch  ti  disgustano;  tieni
sempre  presente  la differenza che c' tra sentire e acconsentire;  
possibile  sentirle pur continuando a provarne dispiacere,  ma  invece
non   possibile acconsentire senza provare piacere in esse; il motivo
 presto detto: il piacere  il gradino al consenso.
 I  nostri nemici possono presentarci tutti gli inviti e le esche  che
vogliono, possono piazzarsi sulla soglia della porta dei nostro  cuore
cercando  di  entrare,  possono farci tutte le promesse  immaginabili;
finch da parte nostra saremo decisi a rifiutare, non e possibile  che
offendiamo Dio.
 Ricordati  l'esempio  della principessa il  principe  sposo  non  pu
incolparla  del messaggio che le  stato inviato, se  ella  non  si  
compiaciuta.  Tuttavia  tra  l'anima  e  quella  principessa  c'  una
differenza:   la   principessa,  dopo  aver   ricevuto   la   proposta
peccaminosa,  se  lo  vuole, pu cacciare  il  messaggero  e  non  pi
ascoltarlo; mentre non  sempre in potere dell'anima non continuare  a
provare la tentazione, anche se  in suo potere non acconsentire: ecco
perch,  anche  se la tentazione persiste e rimane a  lungo,  non  pu
nuocerci finch la troviamo disgustosa.
 Quanto  alla  dilettazione  che pu seguire  la  tentazione,  siccome
abbiamo  due  parti nell'anima, una inferiore e l'altra  superiore,  e
visto anche che l'inferiore non sempre segue la superiore, anzi se  ne
mantiene  indipendente, pu capitare spesso che la parte inferiore  si
compiaccia  nella  tentazione,  senza  il  consenso,  anzi  contro  il
gradimento  della  parte superiore:  questa  la  lotta  e  la  guerra
descritta  da S. Paolo, quando dice che la sua carne brama  contro  il
suo  spirito,  che c' una legge delle membra e una dello  spirito,  e
altre cose simili.
 Hai  mai visto, Filotea, un grande bracere con il fuoco coperto sotto
la cenere? quando dieci-dodici ore dopo vieni per cercare il fuoco, ne
trovi  soltanto  un  po' nel mezzo, e si fatica a  trovarlo;  tuttavia
c'era,  visto che si pu trovare! E con quello si possono  riaccendere
tutti  gli altri carboni spenti. La stessa cosa avviene della  carit,
che    la  nostra  vita spirituale, soffocata da  grandi  e  violente
tentazioni: la tentazione provoca alla dilettazione la parte inferiore
e  pu dare l'impressione di coprire tutta l'anima di cenere e ridurre
l'amore di Dio allo stremo, perch non si trova pi da nessuna  parte,
meno  che al centro del cuore, nascosto in fondo allo spirito;  sembra
proprio che non ci sia pi e si fatica a trovarlo.
 Eppure  c'  e  c' sul serio, perch anche se tutto  torbido  nella
nostra anima e nel nostro corpo, noi abbiamo fatto il proposito di non
acconsentire al peccato e nemmeno alla tentazione; la dilettazione che
piace  al nostro uomo esteriore, dispiace a quello interiore, e  anche
se  circonda da ogni parte la nostra volont, l'importante   che  non
sia  entrata  in  essa: da ci appare evidente che si  tratta  di  una
dilettazione involontaria, e quindi che non pu essere peccato.
 
 
                              Capitolo IV
                     DUE BEGLI ESEMPI IN PROPOSITO
 
 Avresti  senz'altro piacere di capire bene ci che ti sto dicendo  ed
io  non  ho  difficolt ad allungare il discorso per chiarirlo  ancora
meglio.
 Il  giovane  di  cui  parla S. Girolamo, che, steso  e  legato  molto
morbidamente  con nastri di seta su di un dolce letto,  era  provocato
con  ogni  genere di toccamenti sensuali e seduzioni da parte  di  una
donna  perversa  che  si  era coricata con lui  per  scuotere  la  sua
resistenza,  ti  pare  che non dovesse provare certe  sensazioni?  Non
credi  che  i  suoi  sensi  fossero  presi  dal  piacere,  e  la   sua
immaginazione soffocata dalla presenza di tutte quelle volutt? lo non
lo  metto  in  dubbio,  eppure in mezzo a quella  tormenta  del  male,
sballottato  da una cos terribile tempesta di tentazioni,  tra  tante
volutt che lo attraggono da ogni parte, dimostra che il suo cuore non
 ancora vinto e la sua volont non si arrende in alcun modo; e poich
il  suo  spirito vede che tutto gli  contro, e non ha  sotto  la  sua
volont pi alcuna parte del corpo che la lingua, se la tronca con  un
morso  e  la sputa in faccia a quella donna di malaffare che,  con  il
piacere, lo tormentava pi crudelmente di quanto non avrebbero  saputo
fare i carnefici con i tormenti; il tiranno che aveva dubitato,
 per  piegarlo,  della  forza  dei  tormenti,  aveva  riposto  la  sua
fiducia, per vincerlo, nella forza dei piaceri: ma si era sbagliato.
 Stupenda  anche la storia del combattimento di S. Caterina da  Siena,
sempre sullo stesso tema. Eccola in breve.
 Lo  spirito  maligno  aveva avuto licenza  da  Dio  di  attaccare  la
castit di quella santa vergine con tutta la rabbia che voleva, purch
non la toccasse.
 Si  mise  dunque  all'opera, insinuandole nel  cuore  ogni  sorta  di
oscenit  e,  per creare in lei un'emozione ancora pi  forte,  le  si
present  con  i suoi diavoli in sembianza di uomini e donne,  che  si
esibivano  davanti a lei, in ogni genere di oscenit  e  di  sconcezze
aggiungendo   parole   e  inviti  indecenti;   bench   tutte   quelle
manifestazioni  fossero esteriori, cionondimeno per  mezzo  dei  sensi
penetravano  molto  profondamente nel cuore della  giovane  donna;  il
cuore  ne  era  saturo. Libera da questa tormenta  di  oscenit  e  di
piaceri  carnali  le  rimaneva soltanto  la  sottile  e  pura  volont
superiore.  Questo dur per molto tempo; finch un giorno  le  apparve
Nostro  Signore.  Gli  chiese subito: " Dov'eri,  mio  dolce  Signore,
quando il mio cuore era cos pieno di tenebre e di brutture? " Rispose
il  Signore:  "  Figlia mia, mi trovavo nel tuo cuore  ".  "  E  come,
replic  lei,  potevi  abitare  nel  mio  cuore,  dove  c'erano  tante
oscenit?  Tu  abiti  in luoghi cos malfamati? "  Le  rispose  Nostro
Signore:  "  Dimmi un po', quegli sporchi pensieri del  tuo  cuore  ti
davano  piacere  o tristezza, amarezza o diletto? " E  lei:  "  Grande
amarezza  e tristezza". Replic il Signore: "Chi era a mettere  quella
grande  tristezza e amarezza nel tuo cuore, se non io  che  mi  tenevo
nascosto nel profondo della tua anima? Credimi, figlia mia, se io  non
fossi  stato  presente, quei pensieri che premevano intorno  alla  tua
volont  senza  poterla piegare, senza di me l'avrebbero  vinta  e  vi
sarebbero  penetrati, e il tuo libero arbitrio li avrebbe accolti  con
piacere,  e  cos avrebbero dato la morte alla tua anima;  ma  siccome
dentro c'ero io, inculcavo disgusto e resistenza al tuo cuore, di modo
che  con  tutte  le  forze  non cedesse alla tentazione.  Non  potendo
annientare  la  tentazione, come avrebbe voluto, provava  un  disgusto
ancora maggiore e un odio profondo contro di lei e contro se stessa; e
cos  quei  tormentierano un grande merito ed una grande vittoria  per
te, una grande crescita della tua virt e della tua forza ".
 Vedi  bene,  Filotea,  quanto  quel fuoco  fosse  nascosto  sotto  la
cenere,  e  la tentazione e il diletto fossero penetrati nel  cuore  e
avessero  assediato la volont, che sola, sostenuta dal suo Salvatore,
resisteva  nelle amarezze, nei tormenti; rimanendo salda  nel  rifiuto
del  male che le veniva proposto, rifiutando costantemente il consenso
al Peccato che la opprimeva da ogni parte.
 Quale sconforto per un'anima che ama Dio, non sapere nemmeno se  Egli
  in  lei  o  meno  e  se  l'amore divino,  per  il  quale  lotta,  
completamente  spento  in  essa o no! Ma   l'apice  della  perfezione
dell'amore  celeste far soffrire e lottare l'amante per  amore,  senza
sapere  se  possiede quell'amore per il quale e per  mezzo  del  quale
lotta!
 
 
                              Capitolo V
        INCORAGGIAMENTO ALL'ANIMA CHE SI TROVA NELLE TENTAZIONI
                                   
 Cara  Filotea,  quei  terribili attacchi  e  quelle  tentazioni  cos
forti,  sono  permesse da Dio soltanto contro le  anime  che  Egli  ha
deciso di innalzare al suo meraviglioso e ineguagliabile amore; ma non
per  questo,  superato l'ostacolo, hanno la certezza di  giungervi;  
capitato Parecchie volte che quelli che erano rimasti saldi di  fronte
a  quei  violenti attacchi, non abbiano poi corrisposto al  favore  di
Dio,  e cos, in seguito, sono caduti nella trappola di tentazioni  da
nulla!  Dico questo perch, se dovesse capitarti di essere  tormentata
da  una tentazione molto forte, sappi che Dio vuole favorirti in  modo
tutto  speciale  e renderti pi grande al suo cospetto;  ciononostante
devi rimanere umile e guardinga, - e non illuderti di poter vincere le
piccole  tentazioni  solo perch hai vinto le grandi,  se  non  rimani
fedele alla Maest divina.
 Se  dunque ti capita di provare qualche tentazione e anche il piacere
che  ne  consegue, mentre la volont rifiuta il proprio consenso,  sia
alla   tentazione  che  al  piacere  che  l'accompagna,  non  turbarti
minimamente, perch Dio non  offeso.
 Quando  un  uomo  svenuto e non d pi alcun segno di vita,  gli  si
posa la mano sul cuore e, per tenue che sia il battito, se ne conclude
che   vivo; e con l'aiuto di qualche sostanza medicamentosa o qualche
impacco gli si fanno riprendere le forze e i sentimenti.
 Allo  stesso  modo, capita qualche volta che, per la  violenza  delle
tentazioni,  sembra  che  la  nostra  anima  sia  stata  completamente
abbandonata dalle proprie forze e, come fosse svenuta, sembra non dare
pi segni di vita spirituale e di movimento; se vogliamo sincerarci di
come  stiano esattamente le cose, mettiamole la mano sul cuore: se  il
cuore e la volont spiritualmente pulsano ancora, ossia se sono fedeli
nel  rifiutare  e  consentire a seguire la tentazione  e  il  piacere,
nessun  timore! Finch nel nostro cuore c' il movimento del  rifiuto,
stiamo pur certi che la carit, vita delle nostre anime, vive in  noi,
e  Ges  Cristo  nostro Salvatore dimora nelle nostre anime  anche  se
nascosto  in un angolo. E cos, con l'esercizio assiduo dell'orazione,
dei sacramenti e della fiducia in Dio, le nostre forze ritorneranno  e
con esse la nostra vita piena e piacevole.
 
 
                              Capitolo VI
              IN CHE MODO LA TENTAZIONE E LA DILETTAZIONE
                        POSSONO ESSERE PECCATO
 
 La  principessa,  di  cui abbiamo parlato, non pu  nulla  contro  la
proposta disonesta che le viene fatta, giacch, come abbiamo supposto,
le  giunge  suo  malgrado. Se, al contrario,  con  qualche  civetteria
avesse  dato motivo alla proposta, con cenni d'intesa a colui  che  la
corteggia, senza dubbio sarebbe responsabile della proposta;  e  anche
se ora si comportasse innocentemente, meriterebbe ugualmente biasimo e
punizione.
 Pu  capitare  qualche  volta  che la sola  tentazione  ci  metta  in
peccato,  perch ne siamo la causa. Per esempio, so che se  gioco,  mi
adiro facilmente e bestemmio e che il gioco mi  di trampolino a  quei
peccati:  io pecco tutte le volte che gioco e sono colpevole di  tutte
le tentazioni che mi capiteranno nel gioco. Cos pure, se so che certe
conversazioni mi portano alla tentazione e alla caduta,  e  io  mi  ci
metto  ugualmente, senza dubbio sono colpevole di tutte le  tentazioni
che  vi incontrer. Quando la dilettazione che deriva dalla tentazione
pu  essere evitata, accettarla  sempre peccato nella misura  che  il
piacere che ci si trova e il consenso che le si d  pi o meno pieno,
persistente nel tempo o solo di breve durata.
   sempre  cosa  biasimevole  per la  giovane  principessa,  di  cui
abbiamo  parlato,  se  non  soltanto ascolta  la  lurida  e  disonesta
proposta che le viene avanzata, ma, dopo averle prestato orecchio,  vi
prende  piacere e vi ferma sopra il proprio cuore provandone contento;
bench  ella  non abbia l'intenzione di consentire all'atto  materiale
proposto,  cionondimeno  acconsente all'adesione  spirituale  del  suo
cuore,  al godimento che ne ricava;  sempre disonesto aderire con  il
cuore  o con il corpo a un proposito contro l'onest; la disonest  ha
la  sua sede nell'adesione del cuore, tanto che senza di quella  anche
l'adesione del corpo non sarebbe peccato. Quando dunque sarai  tentata
a  qualche peccato, pensa se hai dato volontariamente motivo a  quella
tentazione;  in tal caso la tentazione  gi peccato, per il  pericolo
nel quale ti sei gettata. Questo va detto per quando potevi facilmente
evitare  l'occasione  e  l'avevi prevista,  o  almeno  avresti  dovuto
prevederla.  Ma se non hai offerto alcun appiglio alla tentazione,  in
nessun modo ti pu essere imputata a peccato.
 Quando  la  dilettazione  che  segue  la  tentazione,  poteva  essere
evitata,  e  non  si    fatto, in qualche modo il  peccato    sempre
presente  secondo che ci si  soffermati poco o molto,  e  secondo  il
motivo che ha dato origine al piacere che vi abbiamo provato.
 Una  donna  che  non ha dato occasione al corteggiamento  e  tuttavia
prende  piacere in esso,  ugualmente da biasimare se il  piacere  che
prende  consiste proprio nell'essere corteggiata. Per esempio,  se  il
galante  che vuole corteggiarla, suona divinamente il liuto e  lei  ne
gode,  non perch le fa la corte, ma per l'arte e la dolcezza del  suo
liuto, non c' peccato; sarebbe per molto saggio per lei non rimanere
troppo  a  lungo  su quel piacere, per timore di passare  dal  piacere
della musica a quello del suonatore!
 Cos  pure,  se  qualcuno  mi propone qualche  stratagemma  pieno  di
inventiva e di astuzia, per vendicarmi del mio avversario, e io non ne
godo   e  non  consento  alla  vendetta  proposta,  ma  mi  compiaccio
nell'originalit della trovata, non faccio alcun peccato, anche  se  
opportuno  che  non  ci  perda  troppo  tempo  a  trovarla  una  bella
invenzione;  potrei  anche finire col provare  un  certo  piacere  nel
pensare alla vendetta in s.
 Qualche volta rimaniamo sorpresi da qualche sensazione piacevole  che
segue  immediatamente  la tentazione, prima ancora  che  ce  ne  siamo
accorti;  per  lo pi  soltanto un leggerissimo peccato veniale,  che
potrebbe  anche  diventare  pi  grave  se,  dopo  che  abbiamo  preso
coscienza  del  pericolo,  per  negligenza  ci  fermiamo  un   po'   a
contrattare  con  il piacere, per sapere se dobbiamo accettarlo  o  se
dobbiamo  respingerlo; potrebbe essere anche pi grave, se, dopo  aver
avvertito  il  pericolo, ci fermassimo su quello per vera  negligenza,
senza alcun proposito di liberarcene.
 Ma  quando volontariamente e deliberatamente abbiamo deciso di godere
di  tale  piacere, anche soltanto questo proposito,  gi  di  per  s
grave peccato, se l'oggetto del nostro piacere  chiaramente cattivo.
   molto grave per una donna coltivare amori peccaminosi anche se ha
l'intenzione di mai concedersi fisicamente all'amante.
 
 
                             Capitolo VII
                    RIMEDI PER LE TENTAZIONI GRAVI
 
 Appena  avverti  in te qualche tentazione, fa come i  bambini  quando
scorgono  il  lupo o l'orso in campagna; si precipitano immediatamente
tra  le  braccia del pap o della mamma e se non possono  fare  altro,
strillano chiamandoli in aiuto. Similmente ricorri a Dio, chiedendogli
la sua misericordia e il suo aiuto;  il rimedio che ci insegna Nostro
Signore: Pregate per non entrare in tentazione.
 Se  nonostante  tutto,  la  tentazione  insiste  e  si  accresce,  in
ispirito  corri  ad  abbracciare la santa  Croce,come  se  tu  vedessi
realmente  davanti a te Ges crocifisso; protesta che non cederai  mai
alla  tentazione  e  chiedigli  aiuto  contro  la  stessa;  finch  la
tentazione rimarr, tu insisti nel protestare che mai cederai.  Mentre
fai queste proteste e insisti nel negare il tuo consenso, non guardare
in faccia la tentazione; guarda soltanto Nostro Signore; se tu dovessi
guardare la tentazione, soprattutto nei momenti di maggiore intensit,
il tuo coraggio potrebbe anche vacillare.
 Distrai  il  tuo  spirito con qualche occupazione buona  e  lodevole;
tali  occupazioni  entreranno nel tuo cuore,  lo  occuperanno  e  cos
elimineranno le perverse suggestioni del maligno.
 Il  rimedio  sicuro contro tutte le tentazioni, grandi e  piccole,  
quello  di  aprire  il  proprio cuore e di dire tutto  quello  che  ci
tormenta  al  nostro  direttore spirituale: le tentazioni,  le  nostre
reazioni,  gli  affetti. La prima condizione  che  il  maligno  impone
all'anima  che  vuole sedurre,  il silenzio, esattamente  come  fanno
quegli uomini che tentano di sedurre le donne e le ragazze; per  prima
cosa  impongono loro di non farne parola con i pap e  con  i  mariti:
tutto  diverso    il modo di agire di Dio; nelle sue  ispirazioni  ci
chiede di farlo sapere subito a chi ha la nostra responsabilit  e  ai
direttori spirituali.
 Che  se poi, dopo tutto ci, la tentazione si ostina a tormentarci  e
a perseguitarci ci resta soltanto di ostinarci, anche da parte nostra,
)  nel protestare di non voler consentire; perch, come le ragazze non
possono  essere date a marito finch dicono di no, cos  l'anima,  per
quanto turbata, non sar ferita finch dice di no!
 Non  discutere  con  il  nemico  e non  dargli  una  sola  parola  di
risposta,  tranne  quella  con la quale lo  fece  stare  zitto  Nostro
Signore: Va indietro, Satana, tu adorerai il Signore tuo Dio e solo  a
Lui servirai.
 La  donna  casta  non  deve rispondere una sola  parola  e  non  deve
guardare  in  faccia lo spasimante tanto volgare che  ha  osato  farle
proposte  disoneste;  ma lo deve piantare in  asso  su  due  piedi,  e
all'istante  rivolgere  il  cuore al  proprio  sposo  e  rinnovare  il
giuramento  di  fedelt  a  lui  promesso,  senza  perdere  tempo   in
tentennamenti;  allo stesso modo, l'anima devota, vedendosi  attaccata
da  qualche  tentazione,  non  deve perdere  tempo  a  discutere  e  a
rispondere,  ma volgersi a Cristo Ges suo Sposo, rinnovargli  la  sua
fedelt e la promessa di appartenergli sempre.
 
 
                             Capitolo VIII
               BISOGNA RESISTERE ALLE PICCOLE TENTAZIONI
 
   fuor di dubbio che bisogna combattere le grandi tentazioni con un
coraggio  travolgente, e la vittoria che riporteremo ci sar di  molto
aiuto; tuttavia avviene che si tragga un profitto ancora maggiore  nel
combattere le piccole; il motivo  intuibile: le prime sono grandi, le
altre  sono molte; di modo che si pu dire che la vittoria  su  queste
equivale alla vittoria su quelle.
 I  lupi  e gli orsi sono fuor di dubbio pi pericolosi delle  mosche,
ma,  quanto  a  farci esercitare la pazienza, le mosche  con  la  loro
importunit e la noia che ci arrecano, la vincono di molto!
   facile  non  essere  assassini, ma  molto  difficile  evitare  le
piccole  collere  che  trovano continuamente occasioni.  t  abbastanza
facile  per  un  uomo  e  una donna non cadere in  adulterio,  ma  non
altrettanto   facile  impedirsi  le  occhiate,  innamorarsi   o   fare
innamorare,  procurare emozioni e piccoli piaceri,  dire  e  ascoltare
parole di civetteria.
   raro che sia necessario mettere in guardia il marito o la  moglie
da  un  modo  di agire spregiudicato che costituisca pericolo  per  il
corpo;  ma  non lo  altrettanto quando si tratta di pericolo  per  il
cuore.    abbastanza facile non profanare il letto matrimoniale,  ma
non  altrettanto non compromettere l'amore matrimoniale;  facile  non
rubare  i  beni  altrui,  non  altrettanto  non  corteggiarli  e   non
desiderarli;    molto  facile  non  portare  falsa  testimonianza  in
tribunale, non altrettanto non mentire in conversazione; molto  facile
non  ubriacarsi,  non altrettanto mantenersi sobri; molto  facile  non
desiderare  la morte altrui, non altrettanto non desiderargli  qualche
accidente;  molto facile non disonorare, non altrettanto  non  nutrire
sentimenti di disprezzo.
 Si  pu concludere che le piccole tentazioni di collera' di sospetto,
di  gelosia,  di invidia, di antipatia, di stranezza,  di  vanit,  di
doppiezza,  di  affettazione, di astuzia, di pensieri indecenti,  sono
abituali anche per coloro che sono gi pi incamminati nella devozione
e  pi  risoluti!  Ecco  perch, cara Filotea,    necessario  che  ci
prepariamo  con  grande cura e diligenza a questo  combattimento;  sii
certa  che  tutte  le  vittorie che riporterai contro  questi  piccoli
nemici,  saranno  tante pietre preziose incastonate  nella  corona  di
gloria che Dio ti prepara in Paradiso.
 Ecco  perch  sostengo che, in attesa di lottare bene e  con  valore,
contro  le  grandi tentazioni, se verranno, nel frattempo difendiamoci
bene da questi piccoli e deboli attacchi.
 
 
                              Capitolo IX
                COME RIMEDIARE ALLE PICCOLE TENTAZIONI
 
 Quanto  alle piccole tentazioni di vanit, di sospetto, di tristezza,
di  gelosia,  di  invidia, di passioncelle e simili trabocchetti  che,
come mosche e moscerini, ci volano davanti agli occhi e ci pungono ora
sulla  guancia, ora sul naso, non ci  dato di liberarci completamente
dal loro fastidio; la migliore resistenza che si possa loro opporre  
di  non  innervosirci; allo stesso modo, le piccole tentazioni possono
darci molto fastidio, ma non possono nuocerci, purch ci sia sempre in
noi la ferma decisione di servire Dio.
 Disprezza  questi  piccoli  attacchi,  non  degnarli  nemmeno  di  un
pensiero, anzi lasciali pure ronzare intorno alle tue orecchie  finch
ne  avranno  voglia; che volino pure qua e l intorno a  te,  come  le
mosche;  se poi dovessero pungerti o posarsi un attimo sul tuo  cuore,
cacciali  e  basta! Non metterti a combatterli <) a  rispondere  loro;
compi atti contrari, quelli che vuoi, ma soprattutto di amore di Dio.
 Se  vuoi  darmi  ascolto,  non intestardirti  a  voler  opporre  alle
tentazioni  che provi, la virt opposta: questo sarebbe  accettare  il
confronto. Ma, dopo aver compiuto un atto della virt opposta, se  hai
avuto  tempo  di  inquadrare  il  genere  della  tentazione,  tornerai
semplicemente  con il tuo cuore a fianco di Cristo Ges crocifisso,  e
con un atto di amore gli bacerai i piedi.
   il  mezzo  migliore per vincere il nemico,  tanto  nelle  piccole
tentazioni come nelle grandi: l'amore di Dio contiene in s  tutta  la
perfezione di tutte le virt; per questo  il rimedio migliore  contro
tutti i vizi.
 Se  in  tutte  le  tentazioni  prendi l'abitudine  di  ricorrere  per
principio  a  questo rimedio, non sarai pi obbligata ad  indagare  ed
esaminare  di  che  tentazione si tratta; ma,  con  tutta  semplicit,
quando  ti  sentirai  turbata, farai ricorso al  rimedio  sicuro  che,
oltretutto,  cos temibile per il maligno, il quale quando si accorge
che  le  sue  tentazioni  ci  spingono all'amore  di  Dio,  smette  di
tentarci.
 Ecco  quello che volevo dirti per le piccole ma frequenti tentazioni;
chi  volesse  perdere  tempo nei dettagli, si  annoierebbe  e  non  ne
ricaverebbe niente!
 
 
                              Capitolo X
            COME FORTIFICARE IL CUORE CONTRO LE TENTAZIONI
 
 Ogni  tanto  d uno sguardo alla tua anima per vedere quali  sono  le
passioni che pi vi spadroneggiano; una volta scoperte, imposta la tua
vita  in modo esattamente contrario nei pensieri, nelle parole,  nelle
azioni.
 Per  esempio,  se ti senti portata alla passione della vanit,  pensa
spesso  alla  miseria  di questa vita terrena,  quanto  queste  vanit
peseranno sulla coscienza nel giorno della morte, quanto siano indegne
di  un  cuore  generoso. Pensa che sono soltanto giochi e divertimenti
per bambini, e altre simili riflessioni.
 Parla  spesso contro la vanit, e anche se hai l'impressione di farlo
malvolentieri,  non perdere occasione per disprezzarla,  perch  cos,
almeno per il tuo buon nome, ti troverai impegnata contro di essa; e a
forza  di  parlarne  male,  finirai  per  odiarla,  pur  avendo  avuto
all'inizio per essa dell'affetto.
 Compi  numerosi  atti  di  abiezione  e  di  umilt,  anche  se   hai
l'impressione  di  farli  controcuore; in  questo  modo  ti  abituerai
all'umilt  e indebolirai la vanit; di modo che, quando  giunger  la
tentazione,  la tua inclinazione non le sar pi di appoggio  e  avrai
pi forza per combatterla.
 Se  sei  portata  all'avarizia, pensa spesso alla  follia  di  questo
peccato  che  ci  rende schiavi di quello che  stato  creato  per  il
nostro  servizio;  pensa che al momento della  morte  dovrai  lasciare
tutto, e lasciare i tuoi beni a chi in breve tempo li dissiper  e  al
quale  quei  beni  saranno causa di rovina e di  dannazione,  e  altri
simili pensieri.
 Pronunciati con forza contro l'avarizia, loda molto il disprezzo  del
mondo, fatti violenza per elargire spesso elemosine e carit, e lascia
perdere qualche occasione per accumulare ricchezze.
 Se  hai  la tendenza ad innamorarti e a far innamorare con una  certa
facilit, pensa spesso quanto sia pericoloso questo divertimento,  sia
per  te  che per gli altri; pensa quanto sia cosa indegna profanare  e
impiegare in passatempi il pi nobile sentimento della nostra anima; e
quanto  sia  biasimevole  come  segno di  una  estrema  leggerezza  di
spirito. Parla spesso in favore della purezza e semplicit di cuore, e
compi  pi  che  puoi, atti coerenti, evitando le  affettazioni  e  le
smancerie.
 In  conclusione,  in tempo di pace, ossia quando  le  tentazioni  del
peccato  cui  vai soggetta non ti angustiano, compi molti  atti  della
virt  opposta e, se le occasioni si presentano, va loro  incontro;  
cos che renderai forte il tuo cuore contro la futura tentazione.
 
 
                              Capitolo XI
                             L'AGITAZIONE
 
 L'agitazione non  una semplice tentazione, ma una fonte dalla  quale
e  a  causa della quale ci vengono molte tentazioni: per questo te  ne
parlo un po'.
 La  tristezza  la sofferenza di spirito che noi proviamo per il male
che si trova in noi contro la nostra volont, sia che si tratti di  un
male  esteriore,  come  povert,  malattia,  disprezzo,  oppure  anche
interiore, come ignoranza, aridit, ripugnanza, tentazione.
 Quando l'anima avverte in s un male, prova contrariet: questa   la
tristezza;   subito  desidera  liberarsene  e  cerca  il   mezzo   per
disfarsene; fin qui ha ragione, perch ciascuno, per natura, tende  al
bene e fugge ci che reputa male.
 Se  l'anima  cerca i mezzi per liberarsi dal suo male  per  amore  di
Dio, li cercher con pazienza, dolcezza, umilt e serenit, aspettando
la  propria liberazione pi dalla bont e dalla Provvidenza di Dio che
dai  propri  sforzi, dalle proprie capacit e dalla propria diligenza.
Se invece cerca la propria liberazione per amor proprio, si agiter  e
si alterer nella ricerca dei mezzi, come se dipendesse pi da lei che
da Dio: non dico che lo pensi, ma si comporta come se lo pensasse.
 Se  non  trova subito quello che sta cercando, entra in uno stato  di
grande  agitazione ed impazienza, che non le tolgono il male, ma  anzi
lo  peggiorano; l'anima entra in uno stato di angoscia  e  smarrimento
senza  confini, con un tale cedimento del coraggio e della forza,  che
le  sembra  che  il  suo male sia senza rimedio.  A  questo  punto  la
tristezza,  che  in  partenza  era  giusta,  genera  l'agitazione;   e
l'agitazione  in  seguito  aumenta  la  tristezza,  il  che     molto
pericoloso.
 L'agitazione    uno  dei  mali peggiori che possa  colpire  l'anima,
eccettuato  il  peccato.  Allo  stesso  modo  che  le  sedizioni  e  i
turbamenti interni di uno Stato lo rovinano completamente e lo rendono
incapace di opporre resistenza agli aggressori esterni, cos il nostro
cuore,  quando   turbato e agitato dentro di s, perde  la  forza  di
conservare le virt che aveva acquistato e, nello stesso tempo,  perde
anche  la capacit di resistere alle tentazioni del nemico, il  quale,
come dice il proverbio, in tal caso, si impegna a fondo per pescare in
acque torbide.
 L'agitazione viene da un desiderio smodato di liberarci dal male  che
ci  opprime  o  di  acquistare il bene che  speriamo;  tuttavia  nulla
peggiora  il  male  e  allontana  il bene  quanto  l'agitazione  e  la
precipitazione. Gli uccelli rimangono presi nelle reti  e  nei  lacci,
soprattutto perch quando vi si impigliano, si dibattono e si  agitano
disperatamente per venirne fuori, e cos si inviluppano sempre pi.
 Quando  dunque  sentirai il desiderio di essere liberata  da  qualche
male  e  di pervenire a qualche bene, prima di tutto mettiti  calma  e
serena,  fa  calmare il tuo intelletto e la tua volont,  e  poi,  con
moderazione  e  dolcezza,  insegui pure il sogno  del  tuo  desiderio,
prendendo con ordine i mezzi idonei; quando dico con moderazione,  non
intendo dire con negligenza, ma senza precipitazione, senza turbamento
e  agitazione; diversamente, invece di raggiungere l'oggetto  del  tuo
desiderio, rovinerai tutto e ti troverai peggio di prima.
 La  mia  anima  sempre nelle mie mani, Signore, e non ho dimenticato
la tua legge, diceva Davide.
 Rifletti pi di una volta al giorno, ma almeno sera e mattina,  se  
vero  che hai il dominio della tua anima; esaminati per renderti conto
se  non te l'abbia sottratta qualche passione o l'agitazione. Mantieni
il  cuore ai tuoi ordini, oppure ti  sfuggito di mano per impegolarsi
in  qualche  passione  sregolata di amore, di  odio,  di  invidia,  di
ingordigia, di paura, di noia, di gioia?
 Se  per  caso  si fosse smarrito, prima di tutto, trovalo!  Riportalo
con garbo alla presenza di Dio, e sottoponi di nuovo i tuoi affetti  e
i  tuoi desideri all'obbedienza e alla guida della sua divina volont.
Dobbiamo  comportarci come coloro che temono di perdere  qualche  cosa
che  sta  loro molto a cuore e la tengono molto stretta.  Seguendo  il
grande  Re  Davide, diremo: Mio Dio, la mia anima  in pericolo,  ecco
perch  la  tengo  sempre  stretta nella  mia  mano;  e  cos  non  ho
dimenticato la tua legge.
 Per  piccoli che siano e di poca importanza, non permettere  ai  tuoi
desideri  di  provocare  agitazione in te; e sai  perch?  ai  piccoli
seguiranno quelli pi grandi e quelli pi impegnativi e troveranno  il
tuo cuore gi aperto al turbamento e al disordine.
 Quando   ti   accorgerai   che  stai  per   cadere   nell'agitazione,
raccomandati a Dio e decidi di non fare assolutamente nulla di  quanto
pretende da te il desiderio, finch l'agitazione non sia completamente
sopita, a meno che non si tratti di cosa che non pu essere differita;
nel qual caso, con un impegno dolce e sereno, devi contenere la spinta
del  tuo  desiderio,  controllandolo e moderandolo  nella  misura  del
possibile, e realizza quello che devi realizzare non seguendo  il  tuo
desiderio, ma seguendo la ragione.
 Se  puoi  manifestare la tua agitazione -a chi ha la guida della  tua
anima,  o  almeno a qualche amico nel quale hai fiducia,  ma  che  sia
devoto,  fallo senza esitazione: presto ritroverai la calma perch  la
comunicazione  delle  sofferenze del  cuore  fa  all'anima  lo  stesso
effetto che il salasso al corpo di chi ha una febbre insistente:   il
rimedio dei rimedi.
 S.  Luigi  di  Francia  diceva al figlio:  "  Se  hai  nel  cuore  un
malessere,  dillo subito al tuo confessore o ad una brava  persona,  e
cos il tuo male diverr leggero per il conforto che ne hai avuto ".
 
 
                             Capitolo XII
                             LA TRISTEZZA
                                   
 Dice S. Paolo che la tristezza secondo Dio opera la penitenza per  la
salvezza; la tristezza del mondo, invece, opera la morte. La tristezza
pu  essere quindi buona o cattiva: dipende dagli effetti che  produce
in noi.
   certo  che ne fa pi di cattivi che di buoni, perch di  fatto  i
buoni  effetti  sono  soltanto due: la misericordia  e  la  penitenza;
quelli cattivi invece sono sei: l'angoscia, la pigrizia, lo sdegno, la
gelosia,  l'invidia, l'impazienza. Il che ha fatto dire al Saggio:  La
tristezza ne uccide molti e non giova a nulla; infatti contro due soli
rigagnoli buoni che zampillano dalla sorgente della tristezza,  ce  ne
sono sei di cattivi!
 Il  nemico  si  serve della tristezza per portare le  sue  tentazioni
contro  i  buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori  nei
loro  peccati, e dall'altro cerca di rendere tristi i buoni nelle loro
opere  buone; e come non gli riuscirebbe di attrarre al  male  se  non
presentandolo  in  modo piacevole, cos non potrebbe  distogliere  dal
bene se non facendolo trovare sgradevole.
 Il  maligno gode nella tristezza e nella malinconia, perch lui ,  e
lo  sar  per  l'eternit, triste e malinconico; per cui vorrebbe  che
tutti fossero cos!
 La  cattiva  tristezza turba l'anima, la mette in agitazione,  le  d
paure  immotivate, genera disgusto per l'orazione, assopisce e opprime
il  cervello, priva l'anima di consiglio, di proposito, di  senno,  di
coraggio e fiacca le forze. In conclusione,  come un duro inverno che
cancella tutta la bellezza della terra e manda in letargo gli animali;
infatti  la tristezza toglie ogni bellezza all'anima e la rende  quasi
paralizzata e impotente in tutte le sue facolt.
 Filotea,  se  mai  dovesse  capitarti di essere  afflitta  da  questa
cattiva  tristezza, metti in atto i seguenti rimedi. Dice S.  Giacomo:
Se  qualcuno  triste, preghi: la preghiera  il rimedio pi  efficace
perch  innalza  lo spirito a Dio, nostra unica gioia e  consolazione;
nella  preghiera  poi,  serviti  di  affetti  e  parole  interiori  ed
esteriori, che portano alla fiducia e all'amore di Dio, come: 0 Dio di
misericordia, mio buon Signore, Salvatore mio misericordioso, Dio  del
mio  cuore,  mia gioia, mia speranza, mio caro Sposo, Amore dell'anima
mia, e simili.
 Combatti  con  forza  la  tendenza alla tristezza;  e  anche  se  hai
l'impressione  che  tutto quello che stai facendo  in  quel  frangente
rimanga distante e freddo, triste e fiacco, non rinunciare a farlo; il
nemico che vuole per mezzo della tristezza far morire le nostre  buone
opere, vedendo che non sospendiamo di farle, e che compiute con sforzo
valgono di pi, cesser di tormentarci.
 Canta  dei canti spirituali; spesso il maligno abbandona il campo  di
fronte  a  quest'arma. Un esempio ci viene dallo spirito  maligno  che
assediava  e  possedeva  Saul, la cui violenza era  dominata  soltanto
dalla salmodia.
   cosa  buona  occuparsi  in  atti esteriori  e  variarli  pi  che
possiamo,   per   distrarre  l'anima  dall'oggetto  della   tristezza,
purificare e riscaldare gli spiriti; questo perch la tristezza   una
passione fredda e arida.
 Compi  atti  esteriori  di fervore, anche  se  non  ci  trovi  alcuna
attrattiva: abbraccia il Crocifisso stringendolo al cuore, baciagli  i
piedi  e le mani, alza gli occhi e le mani al cielo, indirizza la  tua
Voce  a  Dio con parole di amore e di fiducia simili a queste: Il  mio
Amore    mio e io sono sua. Il mio Amore  come un mazzetto di  mirra
che riposa sul mio seno. I miei occhi si posano su di te, o mio Dio, e
dicono:  Quando mi consolerai? 0 Ges, sii Ges per me; Viva  Ges,  e
anche  la mia anima vivr. Chi mi separer dall'amore del mio  Dio?  E
simili.
 La  disciplina  moderata  buona contro la tristezza,  perch  questa
mortificazione esteriore volontaria, chiama la consolazione  interiore
e  l'anima,  provando dolori dal di fuori, si distrae  da  quelli  che
l'affliggono  di  dentro. La frequenza alla Santa Comunione    ottimo
rimedio;  perch questo pane celeste d forza al cuore  e  gioia  allo
spirito.
 Manifesta tutti i tuoi sentimenti, gli affetti, i pensieri  alla  tua
guida e confessore, con umilt e sincerit; cerca la conversazione  di
persone spirituali e frequentale pi che puoi in tali circostanze.
 In  conclusione,  rimettiti  tra  le  mani  di  Dio,  e  preparati  a
sopportare  con  pazienza  questa fastidiosa  tristezza,  come  giusta
punizione  per le tue stupide gioie; e sii certa che Dio, dopo  averti
messa alla prova, ti liberer da questo male.
 
 
                             Capitolo XIII
                LE CONSOLAZIONI SPIRITUALI E SENSIBILI
                  E COME BISOGNA COMPORTARSI CON ESSE
 
 Dio  porta avanti la vita di questo meraviglioso mondo in un continuo
avvicendamento:  al  giorno  segue la notte,  all'autunno,  l'inverno,
all'inverno  la primavera; un giorno non  mai la monotona ripetizione
di un altro; ce ne sono di nuvolosi, di piovosi, di secchi, di agitati
dal  vento;  tutta questa variet conferisce all'universo  una  grande
bellezza.
 La  stessa  cosa avviene per l'uomo, che, secondo gli antichi,    un
piccolo mondo; perch non si trova mai nella stessa condizione,  e  la
sua  vita  scorre  su  questa terra come le  acque  che  scrosciano  e
ondeggiano in un continuo turbinio di movimenti; e ora lo alzano verso
la  speranza, ora lo prostrano nella paura, ora lo spingono  verso  la
destra  della  consolazione, ora verso la sinistra dell'afflizione,  e
non  si  d  mai  un giorno solo, anzi nemmeno un'ora  sola,  che  sia
identica all'altra.
 Voglio  darti  un  consiglio  fondamentale:  dobbiamo  sforzarci   di
conservare una continua ed inattaccabile uguaglianza di cuore  in  una
simile  variet di situazioni; e bench intorno a noi  tutto  muti  in
continuazione,  dobbiamo  rimanere  saldamente  fermi  per   guardare,
tendere e protendere sempre al nostro Dio.
 Qualunque  rotta prenda la nave, sia che faccia vela verso ponente  o
verso  levante, verso mezzogiorno o verso settentrione, qualunque  sia
il  vento che la spinge, l'ago della bussola sar sempre rivolto  alla
bella stella e al polo.
 Anche  se tutto dovesse capovolgersi, non soltanto intorno a noi,  ma
anche dentro di noi, nonostante tutto, per sempre e costantemente,  la
punta   del  nostro  cuore,  il  nostro  spirito,  la  nostra  volont
superiore,  che    la  nostra bussola, deve guardare  senza  sosta  e
tendere  stabilmente verso l'amore di Dio suo Creatore, suo Salvatore,
suo unico e supremo bene. E questo indipendentemente dal fatto che  la
nostra  anima  sia  nella tristezza o nella gioia,  nella  dolcezza  o
nell'amarezza,  in pace o nel turbamento, nella luce o nelle  tenebre,
nella  tentazione o nella serenit, nel piacere o nel disgusto,  nella
aridit  o nella tenerezza, sia infine che il sole la bruci o  che  la
rugiada la rinfreschi!
 Sia  che  tu  viva o tu muoia, dice l'apostolo, sei in  Dio.  Chi  ci
separer  dalla carit e dall'amore di Dio? Niente mai potr separarci
da  quest'amore: n la tribolazione, n l'angoscia, n la morte, n la
vita,  n il dolore presente, n il timore degli eventi futuri, n  le
arti dello spirito maligno, n la grandezza delle consolazioni, n  la
tenerezza,  n  l'aridit: nulla dovr mai separarci da  questa  santa
carit fondata su Ges Cristo.
 Questo  proposito cos saldo di non abbandonare Dio e il  suo  tenero
amore,    il  contrappeso  necessario  perch  le  nostre  anime   si
conservino nella santa uguaglianza in mezzo all'intreccio delle  varie
spinte che la natura di questa vita porta con s.
 Allo  stesso  modo che le api sorprese dal vento in aperta  campagna,
afferrano  dei sassetti per potersi bilanciare nel volo e  non  essere
facilmente travolte dalla tempesta, la nostra anima, che ha con  forza
e  decisione  abbracciato il prezioso amore di Dio,  rimane  salda  in
mezzo  alla  variet e alternarsi di consolazioni e afflizioni,  tanto
spirituali che temporali, esteriori e interiori.
 Ma  oltre  a  questi  insegnamenti  di  carattere  generale,  abbiamo
bisogno di qualche indicazione specifica.
 1.  Ripeto  che  la  devozione non consiste nella dolcezza,  soavit,
consolazione  e  tenerezza  sensibile del cuore,  che  ci  porta  alle
lacrime  e ai sospiri e ci d una certa gradevole e sensibile emozione
in  qualche esercizio di piet. No, cara Filotea, queste emozioni e la
devozione non sono nemmeno parenti! Ci sono molte anime che godono  di
queste  tenerezze  e  consolazioni e che, non per questo,  cessano  di
essere  viziose, e di conseguenza non hanno un vero amore  di  Dio  e,
ancor  meno, una vera devozione. Saul, mentre perseguitava a morte  il
povero  Davide,  fuggiasco davanti a lui nel deserto  di  Engaddi,  un
giorno  penetr  tutto solo in una caverna in cui era nascosto  Davide
con  i  suoi; Davide in quell'occasione avrebbe potuto ucciderlo molto
facilmente,  ma gli risparmi la vita; non solo, ma non volle  nemmeno
spaventarlo. Lo lasci uscire e poi lo chiam per dimostrargli in  tal
modo la propria innocenza e fargli sapere che lo aveva avuto alla  sua
merc. E cosa non fece mai allora Saul per dimostrare che il suo cuore
era  commosso  di fronte a Davide? Lo chiam figlio  mio,  si  mise  a
piangere ad alta voce, a lodarlo, ad esaltarne la bont, a pregare Dio
per  lui,  a predirne la futura grandezza, a raccomandargli i posteri.
Come  avrebbe potuto manifestare una maggiore dolcezza e tenerezza  di
cuore? Ciononostante nulla era cambiato nella sua anima, e continu la
persecuzione contro Davide, inesorabile come prima.
 Ci  sono persone che assomigliano a Saul, che riflettendo sulla bont
di  Dio  e  sulla  Passione del Salvatore, provano  momenti  di  forte
commozione e sospirano, versano lacrime, pregano e rendono grazie  con
modi  molto  sensibili. Si direbbe che sono presi  da  una  fortissima
devozione.  Ma  quando  si  giunge  alla  prova,  ci  si  accorge  che
assomigliano  ai  temporali  passeggeri di  una  estate  molto  calda,
allorch  cadono  sulla  terra grossi goccioloni  senza  penetrare  in
profondit e sono utili soltanto a far crescere funghi; infatti  tutte
quelle  lacrime e tutte quelle tenerezze cadono su un cuore vizioso  e
non lo penetrano, per cui non gli sono di alcun giovamento. Nonostante
tutte le apparenze, quella brava gente non si priver di una sola lira
di  quanto  possiede  dopo  averlo accumulato  poco  onestamente;  non
rinuncer a uno solo degli affetti perversi, a un briciolo dei  propri
agi  per  il  servizio  del Salvatore sul quale  ha  pianto.  I  buoni
movimenti  che  ha provato, sono soltanto funghi spirituali  che,  non
solo  non  sono  vera devozione, ma spesso sono soltanto  astuzie  del
maligno, il quale distrae le anime con queste piccole consolazioni;  e
cos le rende contente e soddisfatte di modo che non cercano la vera e
solida devozione, che consiste in una volont costante, decisa, pronta
e operante di attuare ci che sappiamo essere gradito a Dio.
 Un  bambino  pianger  teneramente se  vede  assestare  un  colpo  di
bisturi  alla  mamma per un salasso; ma, se nello  stesso  tempo,  sua
madre, per la quale sta piangendo, gli dovesse chiedere la mela  o  il
cartoccio  di confetti che ha in mano, vedresti che non vuole  cederle
nulla.  Molte delle nostre devozioni sono simili: quando  pensiamo  al
colpo  di  lancia  che  trafisse il cuore di Ges  Cristo  Crocifisso,
piangiamo teneramente. Filotea,  cosa ben fatta piangere sulla  morte
e  sulla passione dolorosa del nostro Padre e Redentore; ma perch non
vogliano  dargli il nostro cuore, la mela che @abbiamo in mano  e  che
egli  ci  chiede con tanta insistenza, l'unico frutto d'amore  che  il
Salvatore  ci chiede? Perch non vogliamo lasciargli i nostri  piccoli
affetti,  i  nostri  piccoli  piaceri e le soddisfazioni?  Egli  vuole
strapparcele dalle mani e non ci riesce, perch sono i nostri confetti
e noi ne siamo molto pi golosi che della sua grazia celeste.
 Questi  sono sentimenti da bambini, teneri ma deboli, fantasiosi,  ma
senza seguito.
 La  devozione  non consiste in queste tenerezze e in  questi  affetti
sensibili,  che  a  volte provengono dalla natura  talmente  debole  e
impressionabile da assorbire tutte le impressioni che le  si  vogliono
dare.  Altre volte vengono dal maligno che per impacciarci nel cammino
provoca  la  nostra immaginazione alla tensione che ci  porta  a  quei
risultati inutili.
 2.  Queste  emozioni  e  dolcezze affettuose, qualche  volta  possono
anche  risultare utili perch provocano nell'anima il desiderio  della
devozione, danno conforto allo spirito, aggiungono alla presenza della
devozione  una santa gioia e una serena allegria che rende  le  nostre
azioni spigliate e piacevoli anche esteriormente.
 Questo  gusto  per  le  cose  divine faceva  esclamare  a  Davide:  0
Signore, quanto dolci sono le tue parole al mio palato, sono pi dolci
del  miele  alla mia bocca. La pi piccola consolazione che  ci  viene
dalla devozione, in ogni modo, vale pi di tutte le gioie del mondo.
 Il  seno  e il latte, ossia i favori dello sposo divino, per l'anima,
sono  migliori del vino pi pregiato, ossia dei piaceri  della  terra:
chi  li  ha assaporati considera tutte le altre consolazioni  fiele  e
assenzio.
 Chi  mastica  erba  scitica  (=monocotiledone)  ne  riceve  una  tale
dolcezza che non prova pi n fame n sete; allo stesso modo coloro ai
quali  Dio  ha  concesso  la  manna  celeste  delle  soavit  e  delle
consolazioni  interiori,  non possono pi desiderare  n  ricevere  le
consolazioni  del  mondo;  o  almeno non possono  trovarvi  piacere  o
impegnarvi i loro affetti.
 Sono  piccoli  assaggi delle dolcezze immortali che Dio concede  alle
anime che lo cercano; sono zuccherini che egli porge ai suoi figli pi
piccoli  per  invogliarli; sono bevande toniche  che  offre  loro  per
sostenerli, e qualche volta sono anticipi delle eterne ricompense.
 Si  dice  che Alessandro Magno, veleggiando in alto mare, scopr  per
la  prima  volta l'Arabia felice guidato dai profumi che il vento  gli
aveva  portato; questo diede coraggio sia a lui che ai suoi  compagni.
Allo stesso modo anche noi, nel mare di questa vita terrena, riceviamo
dolcezze e soavit che ci fanno pregustare le delizie di quella Patria
celeste alla quale tendiamo ed aspiriamo. ed aspiriamo.
 3.  Ma,  mi dirai, dato che ci sono consolazioni sensibili buone  che
vengono  da Dio, e ce ne sono anche di inutili, pericolose  e  persino
dannose,  che provengono dalla natura o anche dal nemico,  come  potr
distinguere le une dalle altre e riconoscere le cattive e  le  inutili
in  mezzo  alle  buone?  dottrina comune, cara  Filotea,  circa  gli
affetti  e le passioni della nostra anima, che le possiamo riconoscere
dai loro frutti. 1 nostri cuori sono alberi, gli affetti e le passioni
i  rami, le opere e le azioni i frutti.  buono il cuore che ha buoni
affetti  e sono buoni gli affetti e le passioni che producono  in  noi
buoni frutti e sante azioni.
 Se  le dolcezze, le tenerezze e le consolazioni ci rendono pi umili,
pazienti,  trattabili, caritatevoli e comprensivi  nei  confronti  del
prossimo,  pi  pronti  a  mortificare le nostre  concupiscenza  e  le
cattive  inclinazioni, pi costanti nei nostri esercizi, pi docili  e
disponibili  nei confronti di coloro ai quali dobbiamo  obbedire,  pi
semplici  nella  nostra  vita,  in tal  caso  possiamo  essere  certi,
Filotea, che vengono da Dio; ma se le dolcezze sono tali solo per noi,
ci   rendono   strani,   aspri,  puntigliosi,  impazienti,   cocciuti,
orgogliosi,  presuntuosi,  duri  nei confronti  del  prossimo  e,  gi
pensando  di  essere dei santarelli, rifiutiamo di sottometterci  alla
direzione   e  alla  correzione,  si  tratta,  fuor  di   dubbio,   di
consolazioni  false  e dannose: un buon albero produce  esclusivamente
buoni frutti.
 4. Allorch riceviamo dolcezze e consolazioni,
 a)  dobbiamo  umiliarci  profondamente davanti  a  Dio;  stiamo  bene
attenti  a  non  dire,  provando quelle  dolcezze:  come  sono  santa!
Filotea, quelli sono doni che non ci rendono migliori, perch, come ho
gi  detto, la devozione non consiste in questo. Diciamo invece: Com'
buono  il  Signore con quelli che sperano in lui, con l'anima  che  lo
cerca!  Chi  ha dello zucchero in bocca non pu dire che  sia  la  sua
bocca ad essere dolce, ma deve dire che  lo zucchero che  dolce;  la
dolcezza  spirituale che ci viene data  senz'altro  ottima  e  ottimo
anche Dio che ce la d, ma non se ne conclude che sia buono anche  chi
la riceve!
 b)  Riconosciamo di essere ancora bambini bisognosi di latte  e  che,
se  ci  vengono  date queste zollette di zucchero,    perch  abbiamo
ancora lo spirito tenero e delicato, che ha bisogno di allettamenti  e
di lusinghe per essere attirato all'amore di Dio.
 c)  Tenendo  presente  tutto  ci, in  linea  di  massima,  prendiamo
l'abitudine  di  ricevere  con umilt quelle  grazie  e  quei  favori,
stimandoli  molto grandi, non tanto perch lo sono in  se  stessi,  ma
ancor  pi  perch vengono dalla mano di Dio, che li pone  nel  nostro
cuore.  Proprio come una madre che, per dimostrare affetto al  figlio,
gli  mette in bocca con la propria mano, una dopo l'altra, le zollette
di  zucchero e le caramelle; se il bambino  sensibile apprezza  molto
di  pi  la  dolcezza,  la grazia e la carezza  della  mamma,  che  lo
zucchero  delle caramelle. Vedi, Filotea, possedere delle  dolcezze  
molto,  ma la dolcezza pi grande  sapere che  Dio con la  sua  mano
amorevole  e  materna a depositarcele in bocca, nel cuore, nell'anima,
nello spirito.
 d)  Dopo  averle ricevute con molta umilt, serviamocene attentamente
secondo l'intenzione di Colui che ce le ha date. Perch Dio ci ha dato
queste dolcezze? Per renderci amabili con tutti e pieni di amore verso
di  Lui.  La mamma d una caramella al bambino per averne un bacio!  E
allora  baciamo  questo Salvatore che ci fa dono  di  tante  dolcezze.
Baciare  il Salvatore, lo sai bene, vuol dire obbedirgli, osservare  i
suoi  comandamenti, fare la sua volont, seguire i suoi  desideri;  in
breve: abbracciamolo teneramente con obbedienza e fedelt.
 Quando riceviamo consolazioni spirituali, dobbiamo essere ancora  pi
attenti  ad  agire  bene e ad umiliarci. e) Ogni tanto,  poi,  bisogna
saper  rinunciare a queste dolcezze, tenerezze e consolazioni; bisogna
staccarne  il cuore e protestare che, pur accettandole con  umilt  ed
amandole,  perch  Dio che ce ne fa dono per attirarci al suo  amore,
tuttavia non sono quelle che noi cerchiamo, ma soltanto Dio e  il  suo
santo amore. Non cerchiamo le consolazioni, ma il Consolatore; non  le
dolcezze,  ma il nostro dolce Salvatore; non le che  la  Soavit  del
cielo  e  della sentimento dobbiamo Prepararci a santo amore  di  Dio,
anche  se  in  non  dovessimo mai incontrare alcuna consolazione.  Noi
vogliamo  dire sul Calvario quello che diciamo sul Tabor:  Signore,  
bello stare qui con te, sia che io ti veda sulla Croce, come nella tua
Gloria.
 f)  Infine, se ti dovesse capitare di trovarti in molte consolazioni,
tenerezze, lacrime e dolcezze, o qualche altro favore divino  da  esse
dipendente,  ti  consiglio  di riferirne  fedelmente  alla  tua  guida
spirituale, per sapere come devi comportarti e regolarti,  perch  sta
scritto: Hai trovato il miele? Mangiane soltanto per star bene!
 
                                   
                             Capitolo XIV
               LE ARIDITA E LE STERILIT DELLO SPIRITO
 
 Quando  ti  troverai nelle consolazioni, cara Filotea,  farai  dunque
come  ti  ho  detto; ma il bel tempo, cos gradevole,  non  durer  in
eterno;  anzi  qualche  volta ti capiter di  sentirti  cos  vuota  e
lontana dal sentimento della devozione, che avrai la sensazione che la
tua anima sia una terra deserta, senza frutti, arida, senza sentieri e
senza  piste  per camminare verso Dio; senza nemmeno un  filo  d'acqua
della  sua grazia per irrigarla. L'aridit  tale che tutto fa  temere
che l'anima sar presto ridotta simile a un terreno totalmente incolto
e  abbandonato.  L'anima  che si trova in questo  stato,  sinceramente
merita  compassione,  soprattutto quando la sensazione  di  aridit  
molto profonda; in tal caso l'anima si ciba giorno e notte di lacrime,
proprio come Davide, mentre il nemico, per farla disperare, la  deride
con  mille  angustie e le chiede: Poveretta! e dov' il  tuo  Dio?  In
quale  via  lo  troverai? Chi potr darti la  gioia  della  sua  santa
grazia?
 Che  farai  in  simili occasioni, Filotea? Guarda da  dove  viene  il
male: spesso siamo noi stessi causa delle nostre aridit e sterilit.
 l.  Come  la madre rifiuta lo zucchero al figlio soggetto  ai  vermi,
cos  Dio  ci  priva delle consolazioni quando noi ne ricaviamo  vuote
emozioni  e andiamo soggetti ai vermi della presunzione. Dio mio,  hai
fatto  bene ad umiliarmi! S, perch prima che tu mi umiliassi  io  ti
avevo offeso.
 2.  Quando  trascuriamo  di  raccogliere le  dolcezze  e  le  delizie
dell'amore di Dio nel tempo opportuno, il Signore le allontana da  noi
per  punire  la  nostra pigrizia. L'israelita che non  raccoglieva  la
manna  di  buon  mattino, una volta sorto il sole,  non  gli  era  pi
possibile, perch si scioglieva.
 3.  A  volte ci adagiamo in un letto di soddisfazioni sensuali  e  di
consolazioni caduche, come la Sposa del Cantico dei Cantici. Lo  Sposo
delle  nostre  anime bussa alla porta del nostro cuore,  ci  invita  a
ricominciare  di nuovo i nostri esercizi spirituali, ma  noi  vogliamo
mercanteggiare, perch ci dispiace lasciare quelle gioie, e  separarci
dalle  false soddisfazioni; allora egli passa oltre e ci lascia  nella
nostra  pigrizia.  In  seguito poi, quando lo cercheremo,  faticheremo
molto  a  trovarlo.  Ce  lo meritiamo, perch  siamo  stati  sleali  e
infedeli al suo amore e abbiamo rifiutato di viverne l'esperienza  per
seguire l'amore delle cose del mondo.
 Se  hai la farina d'Egitto, non puoi avere la manna del cielo! Le api
odiano tutti i profumi artificiali; le soavit dello Spirito Santo non
possono convivere con le delizie artificiali del mondo.
 4.  La  doppiezza  e  la finzione nella confessione  e  nei  colloqui
spirituali  con  la propria guida, provoca l'aridit e  la  sterilit:
dopo  che  hai mentito allo Spirito Santo, perch ti meravigli  se  ti
priva  della sua consolazione? Tu non vuoi essere semplice e spontanea
come un bambino, e allora non avrai le caramelle destinate al bambino!
 5.  Ti  sei  ben ubriacata delle gioie mondane, perch  ti  meravigli
allora  se  le delizie spirituali ti vengono a nausea? Dice un  antico
proverbio che le colombe ubriache trovano amare le ciliege. Ha colmato
di  beni  gli affamati, dice la Madonna, e i ricchi li ha  lasciati  a
mani  vuote.  i ricchi di piaceri mondani non possono ricevere  quelli
spirituali.
 6.  Hai conservato bene i frutti delle consolazioni ricevute. In  tal
caso  ne riceverai delle altre, perch a colui che ha sar dato ancora
di  pi  ma a quello che ha perso tutto per propria colpa sar  'tolto
anche quello che non ha; ossia sar privato anche delle grazie che gli
erano  destinate.  Osserva come la pioggia dia vita  alle  piante  che
hanno ancora del verde; ma a quelle che non ne hanno Pi, toglie anche
la vita che non hanno, perch le fa marcire del tutto.
 Per  molte  di  queste  cause noi perdiamo le consolazioni  devote  e
cadiamo  nell'aridit  e sterilit di spirito;  esaminiamo  la  nostra
coscienza  per  vedere se vi scopriamo manchevolezza in questo  campo.
Nota  per,  Filotea, che non devi fare questo esame con agitazione  e
troppo  puntiglio;  ma  dopo aver obiettivamente  preso  in  esame  le
eventuali colpe a questo proposito, se scopri che la causa dei male  
dentro  di  te, ringrazia Dio, perch il male quando se ne  scopre  la
causa, per met  gi guarito. Se, al contrario, non trovi nulla  che,
secondo te, possa essere la causa di questa aridit, non impegnarti in
un  esame  pi  accurato, ma, con tutta semplicit, senza  scendere  a
dettagli, fa quello che ora ti dir:
 1. Umiliati profondamente davanti a Dio, riconoscendo il tuo nulla  e
la  tua miseria: Che cosa ne  di me quando sono affidata a me stessa?
Signore,  sono  soltanto terra arida, con enormi  crepe  da  tutte  le
parti,  con una grande sete di pioggia dal cielo, che il vento dissipa
e riduce in polvere.
 2.  Invoca Dio e domandagli la sua gioia: Rendimi, Signore, la  gioia
della  tua salvezza. Padre mio, se  possibile, allontana da me questo
calice.  Partiti da qui, vento secco, che inaridisci la mia  anima;  e
tu, brezza gentile di consolazione, vieni e soffia nel mio giardino; i
tuoi buoni affetti spanderanno soavi profumi.
 3.  Va  dal tuo confessore, aprigli bene il cuore, svelagli  tutti  i
nascondigli  della  tua anima, accetta i consigli  che  ti  dar,  con
grande  semplicit  e umilt. Dio ama infinitamente l'obbedienza,  per
cui  aggiunge spesso efficacia ai consigli che si ricevono  da  altri,
soprattutto quando si tratta delle guide delle anime, anche se non c'
nessuna esteriorit apparente; pensa a Naaman: il Signore rese per lui
prodigiose  le  acque del Giordano, nelle quali Eliseo,  senza  alcuna
ragione apparente, gli aveva ordinato di bagnarsi.
 4.  Ma,  dopo  tutto, niente  cos utile e cos fruttuoso,  in  tali
aridit  e  sterilit,  come  il  non  affezionarsi  e  attaccarsi  al
desiderio  di  essere liberati. Non dico che non  bisogna,  con  molta
semplicit,  aspirare alla liberazione; ma dico che  non  ci  si  deve
affezionare, anzi bisogna rimettersi con semplicit nelle  mani  della
Provvidenza  di  Dio, affinch si serva di noi  tra  le  spine  e  nel
deserto, fin che gli piacer. Diciamo a Dio in tale frangente:  Padre,
se    possibile,  allontana da me questo calice; ma  aggiungiamo  con
grande  coraggio: tuttavia sia fatta la tua volont e non  la  mia,  e
fermiamoci l, con tutta la calma possibile. Dio vedendoci  in  quella
santa indifferenza ci consoler con molte grazie e favori, come quando
vide Abramo deciso a privarsi del suo figlio Isacco. Gli bast vederlo
indifferente  nell'accettare,  e lo  consol  con  una  visione  molto
gradita  e  con dolcissime benedizioni. In ogni genere di  afflizioni,
sia  corporali  che  spirituali, e nella  diminuzione,  o  addirittura
sparizione  della  devozione sensibile, che ci pu capitare,  dobbiamo
dire con tutto il cuore e con profonda sottomissione: Il Signore mi ha
dato  delle consolazioni, il Signore me le ha tolte; sia benedetto  il
suo santo Nome!
 Se  perseveriamo  nell'umilt, ci colmer dei suoi deliziosi  favori,
come  fece  con Giobbe, che, in tutte le tribolazioni si espresse  con
queste parole.
 5.  Infine,  Filotea, tra tutte le nostre aridit  e  sterilit,  non
perdiamo  il  coraggio, ma aspettiamo con pazienza, il  ritorno  delle
consolazioni.  Continuiamo  il nostro abituale  modo  di  vivere;  non
tralasciamo per questo motivo nessun esercizio di devozione, anzi,  se
ci    possibile,  moltiplichiamo le buone azioni; e se  non  possiamo
presentare  allo sposo la marmellata, gli daremo la frutta secca;  per
lui  fa  lo  stesso, a condizione che il cuore che gliela  offre,  sia
decisamente risoluto ad amarlo.
 Quando  la  primavera  bella, le api fanno pi miele e  si  occupano
meno delle ninfe, perch con il bel tempo si divertono molto a fare la
raccolta sui fiori, tanto che dimenticano di occuparsi delle ninfe; ma
quando  la  primavera  fredda e nuvolosa, si occupano  di  pi  delle
ninfe  e  fanno  meno  miele, perch non potendo uscire  per  fare  la
raccolta  del  polline, occupano il tempo ad accrescere e moltiplicare
la loro stirpe.
 Capita  spesso,  Filotea,  che  l'anima,  trovandosi  in  una   bella
primavera  di  consolazioni  spirituali,  si  distragga  talmente  nel
desiderio  di  accumularle e assaporarle, che, per l'abbondanza  delle
piacevoli  delizie,  si  occupa  molto  meno  delle  opere  buone.  Al
contrario  quando si trova nell'asprezza e nell'aridit spirituale,  a
misura  che  si vede privata dei sentimenti piacevoli della devozione,
moltiplica  le  opere concrete e interiormente genera pi  copiose  le
vere  virt,  quali  la  pazienza, l'umilt,  l'abiezione  di  s,  la
rassegnazione, l'abnegazione dell'amor proprio.
 Molti, specialmente le donne, cadono nel grave errore di credere  che
il servizio che noi rendiamo a Dio
 senza piacere, senza tenerezza di cuore e senza sentimento, sia  meno
gradito  alla Maest divina; al contrario, le nostre azioni sono  come
le  rose che, quando sono fresche, sono pi belle, quando invece  sono
secche  emanano un profumo pi acuto: lo stesso avviene per le  nostre
opere; quelle fatte con tenerezza di cuore piacciono pi a noi, dico a
noi,  perch  noi guardiamo soltanto il nostro piacere; quelle  invece
compiute  con  aridit  e sterilit, sono pi profumate  e  hanno  pi
valore  davanti  a  Dio. S, cara Filotea, in  tempo  di  aridit,  la
volont  ci  trascina  al  servizio di Dio  quasi  per  forza,  e  per
conseguenza,  deve  essere pi vigorosa e costante  che  in  tempo  di
tenerezze.
 Non  vale  gran che servire un principe in tempo di pace,  negli  agi
della  corte;  ma  servirlo nella durezza della guerra,  in  mezzo  ai
torbidi e alle persecuzioni,  un vero segno di costanza e di fedelt.
 La  Beata Angela da Foligno dice che "l'orazione pi gradita a Dio  
quella  che si fa per forza e costrizione", ossia quella che facciamo,
non  per  il  piacere che vi troviamo, o perch vi siamo  portati,  ma
soltanto  per  piacere a Dio; ed  la nostra volont che  ci  trascina
quasi a forza, facendo violenza alle aridit e alle ripugnanze che  vi
si oppongono,
 Dico  la  stessa cosa per ogni sorta di buone opere, perch  pi  noi
proviamo  contrariet  a compierle, sia quelle  interiori  che  quelle
esteriori,  pi godono del favore e della stima di Dio.  Nelle  virt,
minore  l'interesse da parte nostra e pi vi splende in tutta la  sua
purezza  l'amore di Dio. Facilmente il bambino bacia la mamma che  gli
regala  lo zuccherino, ma se la bacia dopo che gli ha dato assenzio  o
fiele, allora s che  segno che le vuole veramente molto bene!
 
 
                              Capitolo XV
             UN ESEMPIO NOTEVOLE, A CONFERMA E CHIARIMENTO
                       DI QUANTO  STATO DETTO
 
 Per  dare  maggior credito a quanto ho detto, voglio  presentarti  un
brano  molto  eloquente della storia di S. Bernardo; te  lo  trascrivo
prendendolo da un dotto e giudizioso scrittore. Ecco cosa dice:
   cosa  ordinaria per quasi tutti quelli che si pongono al  servizio
di  Dio e non sono ancora esperti nell'affrontare le privazioni  della
grazia  e  le  alternanze della vita spirituale, quando viene  loro  a
mancare il gusto della devozione sensibile, e quella gradita luce  che
invita  a  sollecitare  il cammino verso Dio, perdere  d'un  colpo  il
respiro, e cadere nella paura e nella tristezza del cuore.
 La  gente saggia d questa spiegazione: la natura ragionevole non pu
rimanere  a  lungo  affamata e senza qualche soddisfazione,  sia  essa
celeste  o  terrestre. Le anime innalzate al di sopra di se stesse  in
virt  di  piaceri  superiori, dimenticano facilmente  tutte  le  cose
sensibili;  la  s ' tessa cosa avviene quando per disposizione  divina
viene  loro  tolta la gioia spirituale: trovandosi senza  consolazioni
sensibili,  e  non  essendo  ancora abituate  a  saper  attendere  con
pazienza il ritorno del vero sole, provano l'impressione di non essere
pi  in  cielo n sulla terra ma sepolte in una notte senza  fine:  di
modo  che,  come  lattanti  che vengono svezzati,  piagnucolano  e  si
lamentano  perch non hanno pi le mammelle da succhiare  e  diventano
noiosi e insopportabili, soprattutto a se stessi.
 Ecco cosa capit, lungo il cammino di cui stiamo parlando, a uno  dei
monaci  di  nome Goffredo di Peronne, da poco entrato al  servizio  di
Dio.  Trovandosi improvvisamente arido, privo di consolazioni e  preso
dalle  tenebre  interiori, gli ritornarono alla mente  gli  amici  del
mondo, i parenti, le ricchezze lasciate da poco, e fu assalito da  una
forte  tentazione che non riusc a nascondere; uno di quelli, con  cui
era  maggiormente in confidenza, se ne accorse e, avendolo  avvicinato
con  molta discrezione e parole gentili, gli chiese a tu per tu: " Che
cosa ti succede, Goffredo? Come mai, contrariamente al tuo solito, sei
cos  pensoso e afflitto? " Rispose Goffredo accompagnando  le  parole
con  un profondo sospiro: " Fratello caro, nella mia vita non sar mai
felice".  L'altro,  mosso  a  piet da tali  parole,  spinto  da  zelo
fraterno, corse subito a raccontare tutto al padre comune S. Bernardo,
che,  sentendo il pericolo, entr in chiesa e preg Dio per  lui.  Nel
frattempo  Goffredo, oppresso da tristezza, poggiata la testa  su  una
pietra, si addorment.
 Dopo  un po' entrambi si alzarono: l'uno dall'orazione con la  grazia
impettata,  l'altro dal sonno, cos contento e sereno, che l'amico  si
meravigli molto di un cambiamento cos radicale e improvviso,  e  non
pot trattenersi dal muovergli amichevolmente un rimprovero per quello
che gli aveva risposto prima. Goffredo allora disse: " Se prima ti  ho
detto  che mai sarei stato felice, ora ti garantisco che non sar  mai
triste!  "  Questa    stata la conclusione della tentazione  di  quel
devoto  monaco, Filotea; ma voglio farti notare alcune cose in  questo
racconto:
 l.  Ordinariamente  a chi entra al suo servizio,  Dio  d  un  saggio
delle gioie celesti, per far uscire dai piaceri terreni e incoraggiare
a cercare l'amore divino, come una mamma che per invogliare e attirare
il bambino a succhiare la mammella ci mette sopra un po' di miele.
 2.    sempre lo stesso buon Dio che qualche volta, secondo  i  suoi
saggi  disegni, ci toglie il latte e il miele delle consolazioni,  per
farci divezzare, e insegnarci a mangiare il pane secco e pi solido di
una  devozione  forte,  esercitata alle prove  del  disgusto  e  delle
tentazioni.
 3.  Qualche  volta,  mentre siamo afflitti da  aridit  e  sterilit,
scoppiano  terribili  burrasche; in tal caso dobbiamo  combattere  con
costanza  le tentazioni, perch quelle non vengono da Dio, ma dobbiamo
sopportare pazientemente le aridit, perch quelle Dio le ha  permesse
per esercitarci.
 4.  Non  dobbiamo mai perderci di coraggio quando siamo  afflitti  da
guai interiori, e non dire come il buon Goffredo: Non sar mai felice,
perch  nella  notte dobbiamo aspettare la luce; viceversa  anche  nel
mezzo  del  pi bel tempo spirituale che possa capitarci, non  bisogna
dire:  Io  non  avr pi guai! Dice infatti il Saggio che  nei  giorni
felici  bisogna  ricordarsi  della  sventura.  Bisogna  sperare  nelle
difficolt  e  temere  nella  prosperit,  e  sia  nell'un  caso   che
nell'altro, umiliarsi.
 5.  Confidare  il proprio male a qualche amico spirituale  che  possa
aiutarci  un ottimo rimedio.
 Infine,  a conclusione di questa raccomandazione cos necessaria,  ti
faccio notare che, in questo come del resto in tutte le cose, il  buon
Dio  e  il  maligno vogliono esattamente l'opposto: Dio vuole condurci
con le aridit a una grande purezza di cuore, alla totale rinuncia  al
nostro  interesse personale in tutto ci che riguarda il suo servizio,
a  una  perfetta  spogliazione  di noi stessi;  il  maligno  cerca  di
servirsi delle stesse difficolt per scoraggiarci, farci ritornare  ai
piaceri sensuali, e infine renderci tediosi a noi stessi e agli altri,
per denigrare e screditare la santa devozione.
 Ma  se rifletti agli insegnamenti che ti ho dato, aumenterai di molto
la  tua  perfezione continuando l'esercizio della devozione  anche  in
mezzo  alle  afflizioni interiori, sulle quali non voglio chiudere  il
discorso senza dire ancora una parola.
 Qualche  volta,  la  nausea, la sterilit e l'aridit  provengono  da
indisposizioni  fisiche; il che pu capitare per le veglie  eccessive,
per  le  fatiche  e  i  digiuni; che ci ammazzano  di  stanchezza,  ci
intontiscono,  ci  fiaccano e ci gravano anche di altre  infermit.  t
vero che dipendono dal corpo, ma coinvolgono anche lo spirito, per  lo
stretto  legame che li unisce. In tali circostanze, bisogna ricordarsi
di  fare  sempre molti atti di virt con la punta dello spirito  e  la
volont  superiore; anche se tutta la nostra anima sembra  dormire  ed
essere  presa dal sopore e dalla stanchezza, non  per questo che  gli
atti  del  nostro spirito saranno meno graditi a Dio; in quei  momenti
possiamo dire come la Sposa: Dormo, ma il mio cuore veglia; e, come ho
gi  detto,  se    indubitabile  che in  tali  circostanze  c'  meno
soddisfazione,  sicuro per che c' pi merito e virt.
 In  tali  situazioni il rimedio  di rinvigorire il corpo con qualche
opportuno  trattamento  e  qualche  distrazione;    per  questo   che
Francesco  comandava ai suoi frati di essere moderati nel  lavoro,  in
modo da non fiaccare il fervore dello spirito.
 E  a proposito di questo glorioso Padre, una volta fu preso e agitato
da  una  malinconia  di  spirito cos profonda tanto  che  non  poteva
impedirsi di tradirlo nel comportamento. Non riusciva pi a conversare
con  i suoi religiosi e, se se ne allontanava, era peggio. L'astinenza
e  la  macerazione della carne lo opprimevano, l'orazione non gli dava
pi alcun sollievo.
 Rimase  in  quello  stato due anni, tanto che  sembrava  che  Dio  lo
avesse  completamente  abbandonato. Alla  fine,  dopo  aver  umilmente
sopportato quella rude tempesta, il Salvatore gli ridiede in un attimo
tutta la sua beata serenit.
 Questo  per  dirti  che i pi grandi servi di  Dio  sono  soggetti  a
queste  burrasche; e noi piccoli tra tutti, non dobbiamo meravigliarci
se qualche cosetta capita anche a noi.
 
 
 
                             QUINTA PARTE
   Contiene esercizi e consigli per rinnovare l'anima e confermarla
                            nella devozione
                                   
 
                              Capitolo I
             OGNI ANNO BISOGNA RINNOVARE I BUONI PROPOSITI
                    PER MEZZO DEI SEGUENTI ESERCIZI
 
 Il  primo  punto  di questi esercizi  riconoscere  l'importanza  dei
buoni  propositi. La nostra natura umana facilmente si  allontana  dai
buoni  sentimenti  per  la fragilit e le cattive  inclinazioni  della
carne,  che  appesantiscono l'anima e la trascinano  continuamente  in
basso,  se  essa non reagisce proiettandosi di frequente in  alto  per
mezzo  di  buoni  propositi. Proprio come gli uccelli  che  cadrebbero
presto in terra se non moltiplicassero gli slanci e i colpi d'ala  per
tenersi in volo.
 Perci,  cara  Filotea,  hai bisogno di rinnovare  e  ripetere  molto
spesso  i  buoni propositi gi formulati di servire Dio; se non  farai
cos correrai il pericolo di ricadere nel tuo primo stato, o piuttosto
diciamo,  in  uno  stato  ancora peggiore.  Le  cadute  spirituali  ci
precipitano  sempre  pi  in  basso di quanto  non  fossimo  prima  di
iniziare il cammino della devozione.
 Un  orologio, per buono che sia, bisogna caricarlo e dargli la  corda
almeno  due volte al giorno, al mattino e alla sera, e inoltre, almeno
una  volta all'anno, bisogna smontarlo completamente, per togliere  la
ruggine  accumulata,  raddrizzare i pezzi storti e  sostituire  quelli
troppo consunti.
 La  stessa  cosa deve fare chi ha seriamente cura del proprio  cuore;
lo  deve  ricaricare in Dio, sera e mattina, per mezzo degli  esercizi
indicati  sopra;  deve  inoltre ripetutamente riflettere  sul  proprio
stato, raddrizzarlo e ripararlo; e, infine, deve smontarlo almeno  una
volta all'anno, e controllare accuratamente tutti i pezzi, ossia tutti
i  suoi sentimenti e le sue passioni, per riparare tutti i difetti che
vi scopre.
 E,  allo  stesso  modo che l'orologiaio unge con  olio  speciale  gli
ingranaggi,  le  molle  e  tutte  le parti  meccaniche  dell'orologio,
affinch  tutti i movimenti siano pi dolci, e la ruggine  abbia  meno
presa, cos la persona devota, dopo aver smontato il proprio cuore per
rinnovarlo,  deve  ungerlo  con  i  Sacramenti  della  Confessione   e
dell'Eucarestia.  Questo  esercizio  ti  far  recuperare   le   forze
indebolite  dal tempo, ti riscalder il cuore, far riprendere  vigore
ai tuoi buoni propositi e rifiorire le virt del tuo spirito.
 Gli  antichi cristiani lo praticavano accuratamente nell'anniversario
del  Battesimo  di  Nostro Signore, nel quale, come dice  S.  Gregorio
vescovo  di Nazianzo, rinnovavano la professione e le promesse proprie
di   quel   sacramento:  facciamo  cos  anche  noi,   cara   Filotea,
preparandoci molto volentieri e impegnandoci con molta seriet.
 Quando  hai scelto il tempo adatto, secondo il parere del  tuo  padre
spirituale, dopo esserti ritirata in solitudine spirituale e reale, un
po'  pi  del  solito, farai una, o due, o tre meditazioni  sui  punti
seguenti,  attenendoti  al  metodo che ti ho  indicato  nella  seconda
parte.
 
 
                              Capitolo II
     CONSIDERAZIONI SUL BENEFICIO CHE DIO CI HA FATTO CHIAMANDOCI
                 AL SUO SERVIZIO, SEGUENDO LA PROMESSA
             INDICATA NELLA PARTE PRIMA AL CAPITOLO VENTI
 
 1.Considera i punti della tua promessa.
 
 Primo:  hai lasciato, respinto, detestato, messo da parte per  sempre
il peccato mortale;
 Secondo:  hai  dedicato e consacrato la tua anima, il tuo  cuore,  il
tuo corpo, con tutto ci che ad essi  collegato, al servizio di Dio;
 Terzo:  se dovesse capitarti di cadere in qualche cattiva azione,  ti
rialzeresti immediatamente con la grazia di Dio.
 Non ti sembra che questa sia una promessa bella, giudiziosa, degna  e
generosa?  Pensa  bene,  nel tuo intimo, quanto  questa  promessa  sia
santa, ragionevole e desiderabile.
 2.  Considera  a chi hai promesso: hai promesso a Dio. Se  la  parola
d'onore  data agli uomini in cosa ragionevole ci obbliga strettamente,
quanto  pi quella data a Dio! Signore, diceva Davide,  a te  che  il
mio  cuore  ha  promesso;  il mio cuore ti ha  lanciato  questa  buona
parola; io non la dimenticher mai.
 3.  Considera  davanti  a  chi hai promesso:  c'era  tutta  la  corte
celeste, la Santa Vergine, San Giuseppe, il tuo buon Angelo, S.  Luigi
e tutti ti guardavano e facevano cenni di gioia e di approvazione alle
tue  parole  e  guardavano  con occhi pieni  di  amore  il  tuo  cuore
prostrato ai piedi del Salvatore al cui servizio si stava consacrando.
Ci  fu  gioia speciale, per quel motivo, nella Gerusalemme celeste,  e
ora  sar  ricordato  quel  momento se  di  cuore  rinnoverai  la  tua
promessa.
 4.  Considera  con quali mezzi hai fatto quella promessa.  Quanto  fu
buono  e  cortese Dio con te in quella circostanza! Non fosti invitata
con  dolci  insistenza dello Spirito Santo? Le corde con le quali  Dio
tir  la  tua  barchetta a quel porto di salvezza, furono soltanto  di
amore  e di carit, ricordi? Ti invogliava con il suo zucchero divino,
con  i sacramenti, la lettura, l'orazione. Cara Filotea, tu dormivi  e
Dio  vegliava su di te e faceva su di te pensieri di pace  e  meditava
per te meditazioni di amore.
 5.  Considera  in  quale  epoca Dio ti ha  portato  a  quella  grande
promessa;   stato nel fiore degli anni. Che felicit imparare  presto
ci  che riusciamo a sapere sempre troppo tardi! S. Agostino, attirato
al  servizio di Dio all'et di trent'anni, esclamava: 0 Eterna  Bont,
come  ho  potuto conoscerti cos tardi? Ti vedevo, ma  non  ci  facevo
caso!
 Anche  tu potrai dire: 0 eterna Dolcezza, perch non ti ho conosciuto
prima?  Riconosci per, che nemmeno ora tu lo meriteresti. Consapevole
della  grazia  che Dio ti fa chiamandoti nella giovinezza,  digli  con
Davide:  Mio  Dio,  tu  mi  hai toccato e  illuminato  fin  dalla  mia
giovinezza, e per sempre annuncer la tua misericordia.
 Se    avvenuto  nella vecchiaia, Filotea,  una grande  grazia  che,
dopo  aver  abusato della sua grazia negli anni precedenti, Dio  abbia
voluto  chiamarti prima della morte e abbia fermato la tua corsa  alla
rovina,  nel  tempo in cui, se non fosse intervenuto, ti saresti  resa
eternamente infelice.
 6.  Considera gli effetti di questa chiamata: penso che  troverai  in
te  dei  cambiamenti in meglio, se confronti quello che sei con quello
che  eri.  Non  ti  sembra  una  cosa  buona  saper  parlare  con  Dio
nell'orazione, trovare felicit nella volont di amarlo, aver  calmato
e  pacificato  molte passioni che ti tormentavano, aver evitato  molti
peccati  che  opprimevano la tua coscienza e, infine,  aver  fatto  la
Comunione tanto pi spesso, unendoti cos a quella perenne sorgente di
grazia?  Grandi  sono quelle grazie! Devi pesarle sulla  bilancia  del
cammino verso Dio.
   la mano destra di Dio che ha operato tutto ci. La mano buona  di
Dio,  dice  Davide, ha fatto prodigi, la destra mi ha  sollevato.  Non
morir,  ma  vivr e racconter con il cuore, con la bocca  e  con  le
opere le meraviglie della tua bont,
 Dopo  tutte  queste considerazioni, che, come vedi, ti  arricchiscono
di  santi affetti, devi concludere semplicemente con un ringraziamento
e  una  preghiera  affettuosa per ricavarne  frutto,  ritirandoti  con
umilt  e grande confidenza in Dio, riservandoti di compiere 10 sforzo
di formulare i propositi dopo il secondo punto di questo esercizio.
 
 
                             Capitolo III
    ESAME SUL PROGRESSO FATTO DALLA NOSTRA ANIMA NELLA VITA DEVOTA
 
 Questo  secondo punto dell'esercizio  un po' lungo; non  necessario
che  tu  lo  metta  in  pratica tutto in una volta,  ma  piano  piano,
gradatamente, cominciando, come primo momento, da ci che riguarda  il
tuo comportamento verso Dio; poi, per il secondo, ci che riguarda  te
stessa;  il terzo, ci che riguarda il prossimo e il quarto  riservalo
ad una riflessione sulle passioni.
 Non  si  richiede, e non  nemmeno opportuno, che  tu  li  faccia  in
ginocchio, tranne l'inizio e la fine, che comprende gli affetti.
 Gli  altri  punti  dell'esame  li puoi fare  utilmente  passeggiando,
meglio  ancora stando a letto, se ti capita di rimanerci per  un  po',
non   mezzo  addormentata,  ma  ben  sveglia!  Per  poter  fare   bene
l'esercizio devi prima aver letto i punti con attenzione.
 Tieni  presente  che  tutto il secondo punto richiede,  in  linea  di
massima, tre giorni e due notti, consacrandovi, beninteso, qualche ora
sia  del giorno che della notte; perch se tu dovessi compiere  questo
esercizio  in  tempi molto distanti tra loro, perderebbe  in  forza  e
lascerebbe tracce troppo deboli.
 Dopo  ogni  punto dell'esame, terrai nota di ci in cui hai  scoperto
di aver mancato o di essere carente; quali sono i principali squilibri
di  cui  hai  sofferto; questo per risolverti a prendere consiglio,  a
deciderti e dare coraggio al tuo spirito.
 Anche se nei giorni in cui farai questo esercizio e negli altri,  non
  richiesto che ti isoli completamente dalle compagnie, tuttavia devi
isolarti almeno in parte, soprattutto verso sera, per poterti coricare
prima  e  prendere il riposo del corpo e dello spirito, indispensabile
per riflettere.
 Durante  il  giorno devi elevare frequenti aspirazioni  a  Dio,  alla
Madonna,  agli  Angeli e a tutta la Gerusalemme  celeste;  tutto  deve
essere fatto con cuore pieno di amore di Dio e della perfezione  della
propria anima.
 Per cominciare bene questo esame devi dunque:
 1. Metterti alla presenza di Dio.
 2.  Invocare  lo  Spirito  Santo: domandagli  luce  e  chiarezza  per
poterti  ben  conoscere, come faceva S. Agostino, che, in ispirito  di
umilt, esclamava davanti a Dio: Chi sei tu e chi sono io?
 Protesta  che non vuoi prendere nota del tuo progresso per gioire  in
te stessa, ma per rallegrarti in Dio; tanto meno per averne gloria, ma
per dare gloria a Dio e ringraziarlo.
 3.   Se,   com'   probabile,  scoprirai  di  aver  fatto   progressi
insignificanti o addirittura di avere fatto dei regressi,  prometterai
che, nonostante tutto, non ti abbatterai e non ti lascerai intiepidire
dallo scoraggiamento e dalla stanchezza di cuore, ma al contrario, con
l'aiuto  della grazia di Dio, vuoi prendere pi coraggio e pi  animo,
vuoi umiliarti e porre rimedio ai difetti.
 Ci  fatto,  rifletti  con calma e serenit come  ti  sei  comportata
finora con Dio, con il prossimo e con te stessa.
 
 
                              Capitolo IV
       ESAME DELLO STATO DELLA NOSTRA ANIMA NEI CONFRONTI DI DIO
 
 1.  Qual    l'atteggiamento  del tuo  cuore  di  fronte  al  peccato
mortale?  Sei  decisamente risoluta a non commetterlo  mai,  qualunque
cosa  ti capiti? E questo proposito, lo hai mantenuto dal momento  che
l'hai fatto?
 il  fondamento della vita spirituale consiste proprio in questo fermo
proposito.
 2.  Qual  l'atteggiamento del tuo cuore di fronte ai Comandamenti di
Dio?  Li trovi giusti, dolci, di tuo gradimento? Figlia mia, a chi  ha
il  gusto  sano  e  lo stomaco in ordine, piacciono  i  cibi  buoni  e
ripugnano i guasti.
 3.  Qual    l'atteggiamento  del tuo  cuore  di  fronte  al  peccato
veniale? ]@ quasi impossibile non commetterne qualcuno qua e l; ma ce
n'  qualcuno  al  quale ti senti pi particolarmente portata?  Peggio
ancora, ce n' forse qualcuno cui sei affezionato?
 4.  Qual   l'atteggiamento del tuo cuore di fronte alle pratiche  di
piet?  Ti  piacciono? Le stimi? Non ti indispettiscono?  Non  ne  sei
stanca?  Verso quali ti senti attratta e verso quali no? Ascoltare  la
Parola  di  Dio,  leggerla,  parlarne,  meditare,  innalzarti  a  Dio,
confessarti, ricevere consigli spirituali, regolare gli affetti. Quale
di  queste azioni ripugna al tuo cuore? Se trovi qualche cosa a cui il
tuo  cuore  si  piega con maggiore difficolt, ricerca da  dove  viene
questo  disgusto, quale ne sia la causa.5. Qual  l'atteggiamento  del
tuo  cuore di fronte a Dio? Piace al tuo cuore ricordarsi di  Dio?  Ne
prova una gradevole dolcezza? Dice Davide: Mi sono ricordato di Dio  e
ne  ho  provato  diletto. Provi nel tuo cuore una  certa  facilit  ad
amarlo  e una particolare soddisfazione nell'assaporare questo  amore?
Non  senti rinascerti il cuore nel pensare all'immensit di Dio,  alla
sua  bont, alla sua dolcezza? Se ti viene il pensiero di Dio in mezzo
alle  occupazioni  del  mondo  e alle vanit,  si  fa  spazio  in  te,
conquista  il  tuo cuore? Non hai l'impressione che il  tuo  cuore  si
volga  dalla parte di Dio e in un certo modo gli vada incontro?  Senza
dubbio ci sono delle anime di questo tipo!
 Se  il  marito di una donna torna da lontano, appena questa donna  si
accorge  del suo ritorno e sente la sua voce, anche se presa da  molte
faccende  e  trattenuta  da  un affare che  non  ammette  rinvii,  pur
nell'assillo  delle occupazioni, senza dubbio il suo  cuore  non  sar
trattenuto e lascer tutti gli altri pensieri per rivolgersi  soltanto
al  marito.  La stessa cosa avviene per le anime seriamente innamorate
di  Dio:  anche  se  sono occupatissime, quando si  avvicina  loro  il
pensiero di Dio, dimenticano tutto il resto, per la gioia che  provano
al ritorno di questo caro pensiero. Questo  un ottimo segno.
 6.  Qual  l'atteggiamento del tuo cuore di fronte a Ges Cristo  Dio
e  Uomo?  Ti  piace vivere vicino a Lui? Le api sono  contente  quando
possono  stare  intorno al miele, come le vespe intorno al  putridume!
Allo  stesso modo le anime buone provano la loro gioia intorno a  Ges
Cristo  e provano una profonda dolcezza d'amore nei suoi confronti;  i
cattivi invece sono contenti solo nelle vanit.
 7.  Qual    il  comportamento  del tuo  cuore  nei  confronti  della
Madonna,  dei Santi, del tuo buon Angelo? Li ami fortemente?  Hai  una
speciale  fiducia  nella  loro  benevolenza?  Ti  piacciono  le   loro
immagini, le loro vite, le loro lodi?
 8.  Per  quello che riguarda la tua lingua, come parli  di  Dio?  Ti.
piace  parlarne bene secondo la tua condizione e le tue  capacit?  Ti
piace cantare cantici spirituali?
 9.  Quanto alle opere, rifletti se ti sta a cuore la gloria esteriore
di  Dio e se ti piace fare qualche cosa in suo onore; coloro che amano
Dio, infatti, amano anche il decoro della sua casa.
 10.  Riesci  a  scoprire in te di avere lasciato  qualche  affetto  e
rinunciato a qualche cosa per Dio?
   un segno sicuro d'amore privarsi di qualche cosa in favore di chi
amiamo. Finora che cosa hai lasciato per amore di Dio?
 
 
                              Capitolo V
          ESAME DEL NOSTRO STATO NEI CONFRONTI DI NOI STESSI
 
 1.  In che modo vuoi bene a te stesso? Non ti ami un po' troppo  come
abitante  di  questo mondo? Se  cos, avrai il desiderio di  rimanere
sempre  qui, e avrai molta cura di mettere radici su questa terra;  ma
se  ti  vuoi bene per il Cielo, avrai il desiderio di lasciare  questo
basso mondo quando piacer a Dio, o almeno lo accetterai!
 2.  Conservi un buon ordine nell'amore per te stesso? Quello  che  ci
rovina    essenzialmente l'amore disordinato per noi stessi.  L'amore
ordinato esige che vogliamo pi bene all'anima che al corpo; che,  pi
di  ogni altra cosa, abbiamo il desiderio di acquistare la virt,  che
teniamo  pi  in considerazione l'onore di Dio che quello terreno  che
passa.  Il  cuore ordinato dice spesso in se stesso: Cosa diranno  gli
Angeli se penso la tal cosa? Non si chieder: Cosa diranno gli uomini?
 3.  Che  genere  di amore hai per il tuo cuore? Non  ti  inquieti  di
doverlo  servire nei suoi malanni? Tu lo devi aiutare e farlo  aiutare
quando lo tormentano le sue passioni, e lasciare tutto per quello.
 4.  Che cosa pensi di essere davanti a Dio? Niente senza dubbio!  Per
una mosca sentirsi nulla di fronte a una montagna non  grande umilt;
lo  stesso si dica per una favilla o una scintilla di fronte al  sole;
l'umilt  consiste nel non sentirsi superiori agli  altri  e  nel  non
pretendere  di essere stimati dagli altri. A che punto  sei  a  questo
proposito?
 5.  Quanto  alla lingua, non ti capita di vantarti o per un  verso  o
per l'altro? Non ti elogi un po' quando parli di te?
 6.  Quanto  alle  azioni, non prendi dei piaceri  contrari  alla  tua
salute?  Voglio dire: piaceri sciocchi e inutili, troppe veglie  senza
scopo e simili.
 
 
                              Capitolo VI
    ESAME DELLO STATO DELLA NOSTRA ANIMA NEI CONFRONTI DEL PROSSIMO
 
 Bisogna  amare  il marito o la moglie con un amore  dolce  e  sereno,
fermo e costante; per prima cosa deve essere cos perch  Dio che  lo
vuole e lo comanda.
 Lo  stesso vale per i genitori e i figli, per gli amici, ciascuno  al
suo posto.
 In  generale, qual  il tuo comportamento nei confronti del prossimo?
Lo  ami cordialmente per amore di Dio? Per saperlo con certezza,  devi
richiamare  alla tua mente certa gente noiosa e sempre col broncio;  
proprio in quel caso che sei chiamata a dar prova del tuo amore di Dio
verso  il  prossimo. Ancor pi, poi, nei confronti di chi  ti  fa  del
male, o con fatti o con parole.
 Esamina  bene il tuo cuore per vedere se  sincero nei loro confronti
e se sei molto contrariata nel doverli amare.
 Sei  pronta a parlar male del prossimo, soprattutto di quelli  con  i
quali  c'  antipatia? Fai del male al prossimo, sia direttamente  che
indirettamente?  Per  poco  che tu ci rifletta  con  serenit,  te  ne
accorgerai facilmente.
 
 
                             Capitolo VII
                ESAME SUGLI AFFETTI DELLA NOSTRA ANIMA
 
 Mi  sono  dilungato  su questi punti, il cui  esame  ci  d  modo  di
conoscere  il  progresso  spirituale  compiuto;  l'esame  dei  peccati
lasciamolo alle confessioni di coloro che non si danno alcun  pensiero
di progredire.
 Tuttavia  bisogna  lavorare su ciascuno di questi  punti  con  calma,
riflettendo sulle situazioni nelle quali si  trovato il nostro  cuore
a  partire  dal  momento della nostra decisione. Pensiamo  anche  agli
errori commessi di un certo peso.
 Ma,  per  abbreviare  il  tutto, dobbiamo  restringere  l'esame  alla
ricerca   delle  nostre  passioni;  e  se  ci  angustia  prendere   in
considerazione  cos accuratamente i dettagli come ho detto,  possiamo
procedere anche in un altro modo e chiederci chi siamo stati noi e  in
che modo ci siamo comportati:
 - nel nostro amore verso Dio, verso il prossimo, verso noi stessi;
 -  nell'odio  verso il peccato che alberga in noi, verso  il  peccato
che si trova negli altri. Dobbiamo operare per sterminarli entrambi;
 - nei nostri desideri circa i beni terreni, i piaceri e gli onori;
 -  nel  timore dei pericoli di peccare e dei rovesci di  fortuna:  si
temono troppo questi e poco quelli;
 -   nella  speranza  molto  facilmente  riposta  nel  mondo  e  nelle
creature, e troppo poco in Dio e nelle cose eterne;
 -  nella tristezza, se essa  eccessiva per cose vane; - nella gioia,
se  eccessiva per cose che non la meritano.
 Quali  sono  infine gli affetti che tengono legato il  nostro  cuore?
Quali passioni lo occupano? In che cosa particolarmente si  rovinato?
Attraverso  le passioni dell'anima, saggiandole una dopo  l'altra,  si
pu riconoscere il suo stato: proprio come un suonatore di violino che
pizzica  tutte  le  corde,  e  accorda  quelle  che  trova  stonate  o
tendendole  o  allentandole;  allo stesso  modo,  dopo  aver  saggiato
l'amore, l'odio, il desiderio, il timore, la speranza, la tristezza  e
la  gioia della nostra anima, se non le troviamo accordate con  l'aria
che  vogliamo suonare, che  la gloria di Dio, potremo accordarle  con
la grazia di Dio e il consiglio del nostro padre spirituale.
 
 
                             Capitolo VIII
                   AFFETTI DA COMPIERE DOPO L'ESAME
 
 Dopo  aver serenamente preso in considerazione ogni punto dell'esame,
e preso coscienza del tuo stato, passerai agli affetti in questo modo.
 Ringrazia Dio per il piccolo miglioramento che hai trovato in te  dal
momento  della promessa iniziale, e riconosci che  stata soltanto  la
sua misericordia che l'ha operato in te e per te.
 Umiliati  fortemente davanti a Dio, riconosci che se il  progresso  
stato  limitato,  solo per colpa tua: sei tu che non hai  corrisposto
con  fedelt,  coraggio e costanza alle ispirazioni,  illuminazioni  e
movimenti che ti ha dato nell'orazione e in altri momenti.
 Promettigli  di lodarlo per sempre per le grazie che ti ha  concesso,
per  farti uscire dal dominio delle tue inclinazioni e compiere questo
piccolo passo avanti.
 Domandagli perdono delle infedelt e delle slealt con le  quali  hai
corrisposto.
 Offrigli il tuo cuore perch ne prenda possesso in modo totale.
 Supplicalo che ti dia la forza di una fedelt assoluta.
 Invoca  i Santi: la Santa Vergine, il tuo Angelo, il tuo Patrono,  S.
Giuseppe e altri cui sei devota.
 
                                   
                              Capitolo IX
          CONSIDERAZIONI ADATTE A RINNOVARE 1 BUONI PROPOSITI
 
 Dopo  aver  portato  a  termine l'esame, e aver parlato  con  qualche
degna guida spirituale dei difetti e dei relativi rimedi, prenderai le
considerazioni  seguenti,  facendone  una  al  giorno  in   forma   di
meditazione. Vi consacrerai il tempo abituale dell'orazione  e  quanto
alla  preparazione  e agli affetti, userai lo stesso  metodo  che  hai
impiegato nelle meditazioni della prima Parte. Quindi, prima  di  ogni
altra  cosa, ti metterai alla presenza di Dio, chiederai la sua grazia
per collocarti stabilmente nel suo santo amore e nel suo servizio.
 
 
                              Capitolo X
          PRIMA CONSIDERAZIONE: IL VALORE DELLE NOSTRE ANIME
 
 Considera  la  nobilt  e  il  valore della  tua  anima,  che  ha  un
intelletto  che pu conoscere tutto il mondo visibile,  non  solo,  ma
anche l'esistenza degli angeli e del paradiso; conosce l'esistenza  di
un  Dio  supremo,  buono e ineffabile; conosce che c'  un'eternit  e
conosce anche quello che serve per vivere con dignit in questo mondo,
per  unirsi  poi  agli  angeli in paradiso e per  godere  di  Dio  per
l'eternit.
 La  tua  anima in pi  dotata di una volont nobilissima  che    in
grado di amare Dio e non pu odiarlo in se stesso.
 Osserva  com'  generoso il tuo cuore. Niente di corrotto  riesce  ad
attirare e a far posare le api, che si posano soltanto sui fiori; allo
stesso  modo  il  tuo  cuore pu trovare il suo riposo  solo  in  Dio.
Nessuna creatura pu appagarlo. Pensa pure ai divertimenti preferiti e
pi  forti  che in altri tempi hanno occupato il tuo cuore,  e  dovrai
sinceramente ammettere che erano carichi di ansia molesta, di pensieri
pungenti, di preoccupazioni inopportune, in mezzo a cui il tuo  povero
cuore era veramente smarrito.
 Quando   il  nostro  cuore  corre  verso  le  creature,  lo  fa   con
precipitazione,  pensando  di poter appagare  i  propri  desideri;  ma
appena  le  ha  incontrate,  si accorge di dover  ricominciare  perch
niente  lo accontenta; Dio non permette che il nostro cuore  trovi  un
luogo  dove riposare, come la colomba uscita dall'arca di No; in  tal
modo  sar  costretto a tornare a Dio da cui era  partito.  Il  nostro
cuore,  di  natura sua,  meraviglioso! Perch allora, contro  la  sua
volont, vogliamo costringerlo a servire le creature?Devi dire:  Anima
mia,  tu  che sei in grado di capire e di volere Dio, perch  ti  vuoi
perdere in cose minori? Puoi tendere all'eternit, perch allora  vuoi
contentarti  degli  attimi? Era un motivo di  rimpianto  del  figliuol
prodigo:  avrebbe potuto vivere da signore alla mensa di suo padre,  e
non  aveva da mangiare a quella delle bestie! Anima mia, tu sei  fatta
per Iddio, sarai infelice se ti accontenti di meno!
 Innalza  fortemente la tua anima con queste considerazioni, ricordale
che    eterna  e  fatta  per  l'eternit;  dalle  coraggio  a  questo
proposito.
 
                                   
                              Capitolo XI
            SECONDA CONSIDERAZIONE: IL PREGIO DELLE VIRT
 
 Pensa  che soltanto la devozione e le virt sono in grado di dare  la
felicit alla tua anima su questa terra; guarda come sono belle! Metti
a  confronto le virt e i vizi per convincertene: pensa, per  esempio,
alla  soavit della Pazienza a confronto con la vendetta; la dolcezza,
a   confronto  con  l'ira  e  l'amarezza;  l'umilt  a  confronto  con
l'arroganza e l'ambizione; la generosit contro l'avarizia,  la  bont
contro l'invidia, la morigeratezza contro gli eccessi!
 Le  virt  esercitate hanno un pregio unico: rallegrano  l'anima  con
una  dolcezza  e una soavit che non ha l'uguale; i vizi,  invece,  la
lasciano  stanca e disorientata. E allora perch non vogliamo metterci
all'opera per raggiungere queste dolcezze?
 Prendiamo  i vizi: se uno ne ha pochi, non  felice; se ne ha  molti,
J  infelice del tutto; per le virt, invece, chi ne ha poche,  gi in
parte felice e questa felicit aumenta con le virt.
 La  vita  devota    bella, dolce, gradevole e soave:  addolcisce  le
tribolazioni  e rende soavi le consolazioni. Senza di lei  il  bene  
male,  i  piaceri  sono  carichi  di  agitazione,  di  confusione,  di
cedimenti.
 Chi  conosce  la devozione pu dire a buon diritto con la Samaritana:
Signore,  dammi  di quell'acqua! Questa invocazione  torna  spesso  in
Santa  Teresa  e  in  S. Caterina da Genova, anche se  in  circostanze
diverse.
 
 
                             Capitolo XII
               TERZA CONSIDERAZIONE: L'ESEMPIO DEI SANTI
 
 Considera  l'esempio dei Santi di ogni genere: hanno fatto  di  tutto
per  amare Dio ed essere suoi devoti. Guarda i Martiri cos decisi nei
loro  propositi;  pensa a quali tormenti hanno sofferto  per  rimanere
fedeli!  ma  soprattutto quelle incantevoli e meravigliose donne,  pi
splendide  dei gigli per candore, pi rosse delle rose per  amore,  le
une a dodici, le altre a tredici, quindici, venti, venticinque anni, e
che hanno sofferto innumerevoli torture, piuttosto che venir meno alla
loro promessa, non solo quanto alla professione di fede, ma anche  per
affermare  la devozione: le une hanno preferito la morte alla  perdita
della verginit, le altre l'hanno preferita piuttosto che lasciare  il
servizio  dei  sofferenti,  o di consolare i  dubbiosi,  seppellire  i
morti.  Veramente in tali circostanze, il sesso debole ci ha dato  una
lezione di forza e di costanza.
 Pensa  a  tanti santi Confessori: con quanta forza hanno  disprezzato
il  mondo, come sono stati irremovibili nei loro propositi: niente  li
ha distolti. Li avevano abbracciati senza riserva e li hanno mantenuti
senza eccezioni! Ricordi cosa dice S. Agostino di sua madre S. Monica?
Con quanta fermezza aveva portato avanti il disegno di servire Dio nel
matrimonio  e  nella vedovanza! E ricordi cosa dice S. Girolamo  della
sua cara figlia Paola? E sempre in mezzo a difficolt senza numero. ad
ostacoli sempre nuovi!
 Che  cosa  non  riusciremo a fare sorretti da simili  Patroni?  Erano
come  siamo noi, lo facevano per lo stesso Dio, per mezzo delle stesse
virt: e perch non potremo fare anche noi la stessa cosa, secondo  la
nostra  condizione  e la nostra vocazione, per tener  fede  ai  nostri
propositi e alla nostra promessa?
 
 
                             Capitolo XIII
        QUARTA CONSIDERAZIONE: L'AMORE DI GESFJ CRISTO PER NOI
                                   
 Pensa  all'amore  con il quale Ges Cristo Nostro  Signore  ha  tanto
sofferto in questo mondo e particolarmente nell'orto degli Olivi e sul
monte  Calvario: quell'amore riguardava te! Per mezzo di tutte  quelle
fatiche e quelle sofferenze Egli otteneva da Dio Padre buoni propositi
e  promesse per il tuo cuore, e con lo stesso mezzo otteneva anche ci
che  ti    necessario per mantenere, nutrire, rinforzare e portare  a
compimento quei propositi.
 E  tu,  proposito, come sei prezioso, poich sei figlio di una  madre
cos  importante come la Passione del Salvatore! Quanto  deve  volerti
bene  la mia anima, poich sei stato cos caro al cuore del mio  Ges!
Salvatore  dell'anima mia, sei morto per acquistarmi i miei propositi,
fammi  la grazia di morire piuttosto che lasciarli perdere! Vedi,  mia
cara Filotea,  certo che il cuore del nostro caro Ges vedeva il  tuo
dall'altare  della  Croce e l'amava; in forza di quell'amore  otteneva
per lui tutti i beni che avr per sempre, tra i quali i propositi. S,
cara Filotea, noi tutti possiamo dire come Geremia: Signore, prima che
esistessi mi hai guardato e chiamato per nome; in quanto la sua divina
Bont  ha  preparato  nel suo amore e nella sua misericordia  tutti  i
mezzi  generali  e specifici della nostra salvezza, e quindi  anche  i
nostri buoni propositi.
 Questo    certo:  come  una  donna  incinta  prepara  la  culla,  la
biancheria, le fasce e prevede anche una balia per il figlio che spera
avere, bench ancora non sia venuto al mondo, cos Nostro Signore, che
porta  in seno te e vuole generarti alla salvezza e farti sua  figlia,
sull'albero della croce prepara quanto ti  necessario: la  tua  culla
spirituale, la tua biancheria e le fasce, la tua nutrice e quanto ti 
necessario  alla  felicit. E sono tutti i mezzi, le inclinazioni,  le
grazie con cui vuole attirare la tua anima alla perfezione.
 Dio mio, come dovremmo imprimere profondamente in noi tutto questo!
   mai  possibile  che  io sia stata amata con  tanta  dolcezza  dal
Salvatore, tanto che ha pensato a me personalmente anche in  tutte  le
piccole  circostanze attraverso le quali mi ha attirato a  s?  Quanto
dobbiamo dunque amare, avere caro e impiegare bene tutto questo per il
nostro bene! t veramente meraviglioso: il cuore pieno d'amore del  mio
Dio pensava a Filotea, l'amava e le procurava mille mezzi di salvezza,
come  se  non  avesse  avuto alcun'altra anima al mondo  cui  pensare;
proprio  come  il sole che mentre illumina un angolo della  terra,  lo
inonda  di  luce  come  se  non  rischiarasse  nient'altro,  ma   solo
quell'angolo. Nostro Signore, infatti, pensava e si prendeva  cura  di
tutti  i  suoi  figli e pensava a ciascuno di noi come se  non  avesse
dovuto pensare a nessun altro.
 S.  Paolo  dice: Mi ha amato e si  donato a me;  come  se  dicesse:
per me soltanto, come se non avesse fatto nulla per tutto il resto.
 Questo,  Filotea,  deve essere impresso nella tua  anima,  per  avere
caro  e nutrire il tuo buon proposito che  costato cos caro al cuore
del Salvatore!
 
                                   
                             Capitolo XIV
             QUINTA CONSIDERAZIONE: L'AMORE DI DIO PER NOI
                                   
 Considera l'amore eterno che Dio ti ha portato, perch gi prima  che
Nostro Signore Ges Cristo, in quanto uomo soffrisse in Croce per  te,
la sua divina Maest, nel suo immenso amore, ti inseriva nei suoi
 disegni e ti amava immensamente.
 Ma  quando ha cominciato ad amarti? Da quando ha cominciato ad essere
Dio.  E  quando ha cominciato ad essere Dio? Mai, perch lo    sempre
stato,  senza  inizio  e  senza  fine,  e  cos  ti  ha  sempre  amato
dall'eternit; ti stava preparando le grazie e i favori che poi ti  ha
donato. Lo fa dire al Profeta: Ti ho amato (parla anche a te), con una
carit senza fine; ti ho attirato a me perch avevo compassione di te.
 Ha  pensato  anche a spingerti a fare il buon proposito di  servirlo.
Quali  meravigliosi propositi sono questi se Dio stesso li ha pensati,
meditati,  progettati  dall'eternit!  Quanto  devono  essere  cari  e
preziosi.  Quanto  dovremmo essere disposti a soffrire  piuttosto  che
perderne  un  briciolo  soltanto! Nemmeno se tutto  il  mondo  dovesse
perire,  perch il mondo intero vale meno di un'anima e  un'anima  non
vale nulla senza i suoi buoni propositi!
 
 
                              Capitolo XV
           AFFETTI GENERALI SULLE PRECEDENTI CONSIDERAZIONI
                     E CONCLUSIONE DELL'ESERCIZIO
 
 0  cari  e  buoni propositi, voi siete il bell'albero della vita  che
Dio  ha  piantato di sua mano al centro del mio cuore e  il  Salvatore
vuole  irrigare  con il suo sangue per farlo fruttificare;  preferisco
morire  mille  volte  che  permettere che un  ventaccio  qualunque  ti
sradichi.
 No,  n  la  vanit,  n  le delizie, n le ricchezze  e  nemmeno  le
tribolazioni mi strapperanno dal mio proposito.
 Sei   tu   Signore,   che   l'hai  piantato  dopo   aver   conservato
dall'eternit questo bell'albero per il mio giardino: quante anime non
sono state favorite in questo modo!
 E   come   potr  io  mai  umiliarmi  abbastanza  vinto   dalla   tua
misericordia?  0  belli  e santi propositi, se  io  vi  conservo,  voi
conserverete me; se vivete nella mia anima, la mia anima vivr in voi.
Vivete   dunque,   per  sempre,  o  propositi,  siete   eterni   nella
misericordia del mio Dio; rimanete e vivete eternamente in me; che  io
non vi abbandoni mai!
 Dopo  questi affetti devi precisare i mezzi idonei a mantenere questi
buoni  propositi  e  devi promettere di volertene servire  fedelmente;
l'orazione  frequente,  i sacramenti ' le buone  opere,  l'emendamento
dalle  colpe scoperte nel secondo punto, l'eliminazione delle  cattive
occasioni,  l'osservanza  dei  consigli  che  ti  verranno   dati   in
proposito.
 Fatto  ci,  come per riprendere fiato e forze, prometti mille  volte
che  sarai  perseverante nei tuoi propositi e, come se  tu  avessi  il
cuore,  l'anima  e  la  volont in mano, dedica, consacra,  sacrifica,
immola  quest'ultima a Dio, promettendo di non volerla pi riprendere,
ma  di abbandonarla nelle mani della sua divina Maest per seguire  in
tutto e ovunque i suoi Comandamenti.
 Prega  Dio  che  ti  rinnovi  completamente,  che  benedica  la   tua
rinnovata promessa e la fortifichi; invoca la Vergine, il tuo  Angelo,
S. Luigi e altri Santi.
 In  questo  clima di commozione del cuore va ai piedi del  tuo  padre
spirituale, accusati delle principali colpe che avrai scoperto di aver
commesso  dopo  la  confessione generale' e ricevi l'assoluzione  come
avevi  fatto  la prima volta, pronuncia davanti a lui  la  promessa  e
firmala  e  infine  unisci il tuo cuore rinnovato al  suo  Principe  e
Salvatore, nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia.
 
 
                             Capitolo XVI
             I RICORDI DA CONSERVARE DOPO QUESTO ESERCIZIO
 
 Il  giorno  in  cui avrai fatto questo rinnovamento e in  quelli  che
seguiranno, dovrai ripetere spesso con il cuore e con la bocca  quelle
ardenti parole di S. Paolo, di S. Agostino, di S . Caterina da  Genova
e  altri:  No,  non mi appartengo pi; sia che viva,  sia  che  muoia,
appartengo  al mio Salvatore; non sono pi io e non ho pi  niente  di
mio:  il mio io  Ges, il mio possesso  essere sua; o mondo, tu  sei
sempre lo stesso; anch'io sono sempre stata la stessa; ma d'ora in poi
non  sar  pi  me  stessa. No, non saremo pi noi stessi.  perch  il
nostro cuore sar cambiato e il mondo che ci ha ingannato tante volte,
rimarr ingannato in noi questa volta, perch, accorgendosi solo  poco
a  poco  del  mutamento avvenuto in noi, penser che noi siamo  sempre
degli Esa, mentre siamo dei Giacobbe.
 Bisogna che questi esercizi penetrino il cuore, e quando lasciamo  la
riflessione e la meditazione, dobbiamo tornare ai nostri affari e alle
conversazioni con moderazione, per non versare subito il  liquore  dei
nostri  buoni  propositi; quel liquore deve permeare e penetrare  bene
tutte  le  parti dell'anima, ma il tutto sempre senza sforzo n  dello
spirito, n del corpo.
 
 
                             Capitolo XVII
           RISPOSTA A DUE OBIEZIONI CHE POSSONO ESSERE MOSSE
                         A QUESTA INTRODUZIONE
 
 Cara  Filotea, il mondo ti dir che questi esercizi e questi consigli
sono  cos  numerosi  che chi volesse osservarli dovrebbe  tralasciare
qualunque altra occupazione. Cara Filotea, se facessimo qualche  altra
cosa, faremmo sempre abbastanza, perch faremmo ci che dovremmo  fare
in questo mondo!
 Non  vedi dov' l'inganno? Se si dovessero fare questi esercizi tutti
i  santi giorni, a dir il vero ci occuperebbero completamente,  ma  si
richiede  di  metterli  in pratica in tempi  e  in  luoghi  opportuni,
secondo le circostanze. Pensa quante Leggi ci sono nei Digesti  e  nel
Codice  e  che  devono essere osservate; ma va da s che  ciascuna  va
osservata secondo le circostanze e non che si debbano osservare  tutte
insieme e tutti i giorni.
 Del  resto  Davide,  carico  di  affari molto  importanti,  praticava
esercizi  di piet in numero molto maggiore di quanti non te ne  abbia
indicato io. S. Luigi Re, ammirevole sia in pace che in guerra, e  che
amministrava la giustizia e trattava gli affari con molta  oculatezza,
ascoltava  due Messe tutti i giorni, diceva Vespri e Compieta  con  il
Cappellano,  faceva  la meditazione, visitava gli  ospedali,  tutti  i
venerd  si  confessava e si dava la disciplina, ascoltava  spesso  la
predicazione, teneva di frequente conferenze spirituali; con tutto ci
non  perdeva una sola occasione per operare il bene pubblico e  vi  si
impegnava  con solerzia e la sua corte era magnifica e splendida  come
non era mai stata con i suoi predecessori.
 Fa  dunque con coraggio questi esercizi come te li ho indicati, e Dio
ti dar tempo ed energia per compiere tutti i doveri del tuo stato; ti
assicuro  che lo far anche se dovesse fermare il sole come  fece  per
Giosu. Facciamo sempre abbastanza quando Dio lavora con noi.
 Si  dir  che  io  do per scontato quasi ovunque che la  mia  Filotea
abbia  il  dono dell'orazione mentale;  chiaro invece che  non  tutti
l'hanno, per cui questa Introduzione non potrebbe servire a tutti.  
vero,  l'ho dato per scontato, e so anche che non tutti hanno il  dono
dell'orazione mentale; ma  altrettanto vero che tutti possono averlo,
magari appena abbozzato:  sufficiente che abbiano delle buone guide e
che  abbiano  voglia di impegnarsi per acquistarlo visto che  la  cosa
merita.
 Se  si dovesse trovare qualcuno totalmente sprovvisto di questo  dono
a  tutti  i  livelli, ci che penso possa capitare soltanto  molto  di
rado, il saggio padre spirituale indicher all'interessato il modo  di
rimediare  alla lacuna applicando maggiore attenzione nella lettura  e
nell'ascolto delle riflessioni che ho suggerito nelle meditazioni.
 
 
                            Capitolo XVIII
       TRE ULTIMI E IMPORTANTI CONSIGLI PER QUESTA INTRODUZIONE
 
 Il  primo giorno di ogni mese rinnova la promessa che si trova  nella
prima  parte,  dopo  la  meditazione, e ad ogni  momento  prometti  di
volerla  mantenere,  e  d  con Davide:  Mai,  per  tutta  l'eternit,
dimenticher le tue giustificazioni, mio Dio, perch in quelle mi  hai
dato  la vita. E quando avvertirai qualche cedimento nella tua  anima,
prendi in mano la tua promessa, prostrati con grande spirito di umilt
e pronunciala con tutto il cuore e proverai un grande sollievo.
 Fa  aperta professione di voler essere devota; non ti dico di  essere
devota, ma di volerlo essere, e non vergognarti degli atti comuni  che
si  richiedono  per condurci all'amore di Dio. Ammetti con  franchezza
che  ti  sforzi  di meditare, che preferiresti morire che  peccare  di
nuovo  gravemente,  che  vuoi frequentare i  sacramenti  e  seguire  i
consigli del tuo direttore, anche se non e sempre necessario farne  il
nome, e questo per molte ragioni.
 Questa  franchezza nel confessare che vogliamo servire Dio e  che  ci
siamo  consacrati al suo amore con speciale affetto    molto  gradita
alla  divina Maest la quale non vuole che abbiamo vergogna di  Lui  e
della  Croce;  e  poi respingi le molte carezze che il mondo  vorrebbe
farti  per tirarti dalla parte opposta; il nostro buon nome ci obbliga
a continuare.
 I  filosofi si proclamavano filosofi per poter essere lasciati vivere
da  filosofi, noi ci dobbiamo presentare come persone desiderose della
devozione perch la gente ci lasci vivere devotamente.
 Se  qualcuno  ti  dice che si pu vivere devotamente senza  praticare
questi  consigli  e  questi esercizi, non dire  che  non    vero,  ma
rispondi  amabilmente che la tua infermit  tale che  richiede  aiuti
maggiori e sostegni che agli altri non sono necessari.
 Infine, carissima Filotea, ti scongiuro per tutto ci che c' di  pi
sacro  in Cielo e sulla terra, per il battesimo che hai ricevuto,  per
il seno che ha allattato Ges Cristo, per il cuore caritatevole con il
quale  ti  ha  amato,  per le viscere della misericordia  nella  quale
speri,  continua  a  perseverare in questo felice cammino  della  vita
devota.
 I  nostri  giorni scorrono, la morte  alle porte. " La tromba,  dice
S. Gregorio di Nazianzo, suona la ritirata; ciascuno si prepari perch
il giudizio  vicino ". La madre di S. Sinforiano al figlio che veniva
condotto  al martirio, gridava: " Figlio, figlio mio, ricordati  della
vita  eterna; guarda il Cielo e pensa a Colui che vi regna; ben presto
avr fine la breve corsa di questa vita ".
 Filotea,  tu  dirai la stessa cosa: guarda il Cielo e  non  lasciarlo
per  la  tetra; guarda l'inferno e non gettarti in esso per gli attimi
che  fuggono;  guarda Ges Cristo, non rinnegarlo per alcuna  cosa  al
mondo; quando la fatica della vita devota ti sembrer dura, canta  con
S. Francesco:
 Tutta la pena mi  diletto per il bene che m'aspetto.
 Viva  Ges,  al quale, con il Padre e lo Spirito Santo  sia  onore  e
gloria, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
 Amen!
