SAN FRANCESCO E IL "CANTICO DI FRATE SOLE".

E' significativo che il primo testo della nostra tradizione che sia un
autentico monumento letterario e non pi solo un documento linguistico 
scaturisca da un movimento religioso innovatore ed animato da
profondi fermenti popolari, il francescanesimo: proprio l'esigenza di
una religiosit aderente alla lettera del Vangelo, I'esaltazione della
povert e dell'umilt, la polemica contro la superba sapienza umana
la vasta cerchia a cui si rivolgeva la sua parola dovevano indurre
SAN FRANCESCO (1182, 1226) a scegliere, per esprimere il proprio
ardore religioso, non la lingua dei dotti, ma quella dei rapporti quo-
tidiani. Tuttavia anche il Cantico di Frate Sole nasce da un fondo
di cultura: esso infatti  scritto in una prosa ritmica che arieggia i
versetti dei salmi biblici, ed  tutto nutrito dalla memoria della Sacra
Scrittura, dal Salmo 148 al "Cantico dei tre fanciulli" del libro di
Daniele, dall'Ecclesiastico all'Apocalisse. Fu composto, secondo la
leggenda francescana, nel 1224, due anni prima della morte del san-
to, dopo una notte di angosciose sofferenze fisiche, confortata per,
alla fine, da una visione di beatitudine celeste. Taluni hanno creduto
di ravvisare in questa lode delle creature terrene un preannuncio del
naturalismo rinascimentale. Ma in realt il Rinascimento, con la sua
curiosit per la natura in se stessa, senza riferimenti al mondo so-
vrannaturale,  ancora ben di l da venire. L'atteggiamento di san
Francesco  quello tipico dell'et medievale, che scorge in ogni cosa
sensibile il simbolo di un concetto divino. La bellezza delle cose non
interessa di per s il santo, ma solo perch dono e segno di Dio. Il
Cantico si apre proprio contrapponendo alla malvagit dell'uomo,
prigioniero del peccato originale, la bont delle cose, che hanno con-
servato la primitiva innocenza. Dapprima le creature sono lodate in
compagnia del Signore, poi appaiono nell'atto di lodarlo: ed  na-
turale che il santo, conscio dell'indegnit dell'uomo ( et nullu homo
ne dignu te mentovare ) affidi la lode alle creature. Accanto al
sole si raccolgono cos i vari componenti di un universale coro di lo-
de all'Altissimo. Le determinazioni che accompagnano i nomi delle
varie creature sottolineano tutte il loro valore di utilit per l'uomo;
ma le cose sono utili anche perch portano significazione di Dio: cos
il carattere luminoso del sole  simbolo della realt divina; I'acqua
richiama i sacramenti del battesimo e della penitenza, e, attraverso i
due aggettivi "umile" e  casta , due virt cristiane fondamentali.
Tale interpretazione, fedele al significato storico del contegno del san-
to, non esclude tuttavia l'intenerita simpatia per le cose che la critica
romantica additava nel Cantico: il santo, mentre si propone di loda-
re Dio per mezzo delle creature, loda indirettamente anch'esse che
sono segno e immagine del Creatore, e per questo degne di essere
amate. Negli ultimi versetti alla lode a Dio da parte delle cose su-
bentra quella da parte degli uomini che perdonano, soffrono e
muoiono in obbedienza alla volont di Dio. Secondo alcuni critici
questi versetti comprometterebbero l'unit del canto, per il contenuto
e il tono cos diverso da quello delle strofe precedenti. Ma in realt
essi non segnano affatto una svolta improvvisa. L'invito alla lode
passa dalle creature agli uomini, ma, coerentemente a quel senso del
peccato originale che si avvertiva sin dall'inizio del Cantico, sono
ammessi al coro dei lodanti solo quegli uomini che alla volont ribel-
le di Adamo hanno sostituito la volont conforme a quella del Pa-
dre. La corrispondenza con le strofe precedenti  dunque perfetta.
Non andr neppure rilevata una duplicit di tono tra la prima parte
ottimistica e la seconda pessimistica: l'immagine complessiva che la-
scia il Canttco  quella di un mondo pacificato, in cui accanto alle
cose obbedienti a Dio stanno gli uomini con la loro volont non pi
ribelle come in regime di peccato originale. Ed il Cantico si chiude
con la visione di una terra rinnovata e riconsacrata dallo Spirito San-
to, che  esigenza profonda di questa et di intenso fervore religio-
so, permeata da un'ansia di rigenerazione, che troveremo anche
espressa nelle visioni della Commedia dantesca.

