TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 

FOSCOLO NICOL UGO.
SONETTI, ODI E GRAZIE.

A LUIGIA PALLAVICINI
CADUTA DA CAVALLO.

I balsami beati
per te le Grazie apprestino,
per te i lini odorati
che a Citerea porgeano
quando profano spino
le punse il pi divino,

quel d che insana empiea
il sacro Ida di gemiti,
e col crine tergea,
e bagnava di lagrime
il sanguinoso petto
al ciprio giovinetto.

Or te piangon gli Amori.
te fra le Dive liguri
Regina e Diva e fiori
votivi all'ara portano
d'onde il grand'arco suona
del figlio di Latona.

E te chiama la danza
ove l'aure portavano
insolita fragranza,
allor che, a nodi indocile,
la chioma al roseo braccio
ti fu gentile impaccio.

Tal nel lavacro immersa,
che fiori, dall'inachio
clivo cadendo, versa,
Palla i dall'elmo liberi
crin su la man che gronda
contien fuori dell'onda.

Armoniosi accenti
dal tuo labbro volavano,
e dagli occhi ridenti
traluceano di Venere
i disdegni e le paci,
la speme, il pianto, e i baci.

Deh! perch hai le gentili
forme e l'ingegno docile
vlto a studi virili?
Perch non dell'Aonie!
seguivi, incauta, l'arte,
ma i ludi aspri di Marte?

Invan prsaghi i venti
il polveroso agghiacciano
petto e le reni ardenti
dell'inquieto alpede,
ed irritante il morso
accresce impeto al corso.

Ardon gli sguardi, fuma
la bocca, agita l'ardua
testa, vola la spuma,
ed i manti volubilil
lorda, e l'incerto freno
ed il candido seno;

e il sudor piove, e i crini
sul collo irti svolazzano;
suonan gli antri marini
allo incalzato scalpito
della zampa, che caccia
polve e sassi in sua traccia.

Gi dal lito si slancia
sordo ai clamori e al fremito,
gi gi fino alla pancia
nuota e ingorde si gonfiano
non pi memori l'acque
che una Dea da lor nacque.

Se non che il re dell'onde
dolente ancor d'Ippolito
surse per le profonde
vie dal tirreno talamo,
e respinse il furente
col cenno onnipotente.

Quei dal flutto arretrosse
ricalcitrando e, orribile!
sovra l'anche rizzosse;
scuote l'arcion, te misera
su la petrosa riva
strascinando mal viva.

Pera chi os primiero
discortese commettere
a infedele corsiero
l'agil fianco femineo,
e apr con rio consiglio
novo a belt periglio!

 Ch or non vedrei le rose       
del tuo volto s languide;
non le luci amorose
spiar ne' guardi medici
speranza lusinghiera
della belt primiera

  Di Cinzia il cocchio aurato
le cerve un d traeano,
ma al ferino ululato
per terrore insanirono,
e dalla rupe etnea
precipitr la Dea.

Gioan d'invido riso
le abitatrici olimpie,
perch l'eterno viso,
silenzioso, e pallido,
cinto apparia d'un velo
ai conviti del cielo;

ma ben piansero il giorno
che dalle danze efesie
lieta facea ritorno
fra le devote vergini,
e al ciel sala pi bella
di Febo la sorella.



