TRASCRIZIONE ELETTRONICA, PER I NON VEDENTI, A CURA DI EZIO GALIANO. 
FOSCOLO NICOL UGO.

SONETTI, ODI E GRAZIE.

ALL'AMICA RISANATA.

Qual dagli antri marini
l'astro pi caro a Venere 
co' rugiadosi  crini
fra le fuggenti tenebre
appare, e il suo viaggio
orna col lume  dell'eterno raggio,

sorgon cos tue dive 
membra dall'egro talamo,
e in te belt rivive,
l'aurea beltate ond'ebbero
ristoro unico ai mali
le nate a vaneggiar menti mortali.

Fiorir sul caro viso
veggo  la rosa, tornano
i grandi occhi al sorriso
insidiando  e vegliano
per te in novelli pianti
trepide madri, e sospettose amanti.

Le Ore che dianzi meste
ministre eran dei' farmachi
oggi l'indica  veste
e i monili cui gemmano
effigiati Dei
inclito studio  di scalpelli achei

e i candidi coturni
e gli amuleti recano
onde a' cori notturni 
te, Dea, mirando obbliano
i garzoni le danze,
te principio d'affanni e di speranze.

O quando l'arpa adorni
e co' novelli numeri 
e co' molli contorni
delle forme che facile
bisso  seconda  e intanto
fra il basso sospirar vola il tuo canto

pi periglioso ; o quando
balli,  disegni, e l'agile
corpo all aure fidando ,
ignoti vezzi sfuggono
dai manti, e dal negletto
velo scomposto sul sommosso petto.

All'agitarti, lente
cascan le trecce. nitide
e alla rosea ghirlanda
che or con l'alma  salute April ti manda.

Cos ancelle d'Amore
a te d'intorno volano
invidiate l'Ore;
meste le Grazie mirino
chi la belt fugace
ti membra  e il giorno dell'eterna pace.

Mortale guidatrice
d'oceanine vergini,
la parrasia pendice 
tenea  la casta Artemide 
e fea  terror di cervi
lungi fischiar d'arco cidonio  i nervi.

Lei predic la fama
Olimpia prole; pavido
Diva il mondo la chiama,
e le sacr l'elisio
soglio ; ed il certo telo 
e i monti, e il carro della luna in cielo.

Are cos a Bellona 
un tempo invitta amazzone
die' il vocale Elicona ;
ella il cimiero e l'egida 
or contro l'Anglia avara 
e le cavalle ed il furor prepara.

E quella a cui di sacro
mirto te veggo cingere
devota il simolacro 
che presiede marmoreo
agli arcani tuoi lari
ove a me sol sacerdotessa appari,

regina fu, Citera
e Cipro  ove perpetua
odora primavera
regn beata, e l'isole
che col selvoso dorso
rompono agli Euri  e al grande jonio il corso.

Ebbi in quel mar la culla 
ivi erra ignudo spirito
di Faon la fanciulla,
e se il notturno zeffiro

ond'io, pien del nativo
aer sacro  su l'itala
grave cetra derivo 
per te le corde eolie 
e avrai divina i voti 
fra glinni miei delle insubri  nepoti.
