PIO FILIPPANI RONCONI.
IL BUDDHISMO.
Trascrizione elettronica per i non vedenti curata da:
               Ezio Galiano.


Vi sono momenti nella storia del genere umano in cui si affermano
nuove categorie nel pensare e nel sentire e, quindi, dell'agire nella vita
singola e associata degli uomini. Di conseguenza si verificano mutamenti
profondi nella loro esistenza e nel corso della storia e, ci che  molto pi
importante, si schiudono nuovi orizzonti alle civilt esistenti, che finisco-
no per imprimere loro un'inattesa accelerazione. Una di queste svolte 
quella che, grosso modo, si verific fra l'vlll e il Vl sec. a.C. e che ebbe in
quest'ultimo la sua acme. In tale periodo, difatti, si verific quello che po-
tremmo denominare un autentico terremoto spirituale in seno a tutte le ci-
vilt superiori, dal bacino del Mediterraneo alla Cina. Prendendo come
punto di riferimento storico ladhi, cio l'llluminazione di Gautama Sa-
kyamuni, avvenuta probabilmente nella primavera del 523 a.C., quattro
amli dalla dipartita del Jina (527 a.C.) a lui cos simile, abbiamo nel me-
desimo periodo la fioritura di Pitagora da Samo (che raggiunge il suo
massimo livello nel 532 a.C.), di Eraclito da Efeso (540-480 a.C.) e degli
Eleati; nel medesimo periodo insegnavano in Cina Confucio (551-479) e
Lao Tzu, e in Persia, secondo la credenza della chiesa mazdea, sarebbe
vissuto l'ultimo Zarathushtra, attorno al Vll sec. a.C. All'orizzonte poli-
tico-sociale abbiamo, in Roma, la fine della monarchia (509 a.C.); in Gre-
ciaI'instaurarsi di nuove concezioni politiche segna il tramonto delle an-
tiche monarchie d'origine sacrale, mentre nel Vicino Oriente declinano ci-
vilt teocratiche come quella egizia e quella assiro-babilonese, mentre
emerge impetuoso l'impero meda-persiano ein Cinasi estingue l'idea-
zzato periodo di Pnmavere e Autunni (722-481 a.C.). Questi avveni-
ln   nlati .1.l altri che qui nc)ll ci so~`emli;ullo ad elellc;lre, testilllo-
niano un mutamento profondo che, come un'onda di marea, come un
evento cosmico, percorre le coscienze di tutti gli uomini di quell'epoca.
Questo fenomeno, come abbiamo gi scritto altrove, si manifesta con lo
shocci~re e il prevalere dell'intelletto Ic~ico-discorci~o. di contro all'in-
ti~t irLttiVLt .11tVf-V~t r~r~v~tls(     li e ll illelllll
~recedent; Questa intelligenzadi l dalle finalit~t contingenti e quotidia-
nei volge ora come pensiero attivo e personale alla ncerc a dei Supremi
\~el-iin~ipen(ientemente da rivelaz.ioni divine, tradizi{)lli arcane e misti-
che aDerture.
ta dei Gotamidi, Gautama S~kyamuni, noto in tutta l`Asia come il Bud-
dha, lo Svegliato. Difatti l'apparizione del buddhismo costituisce una
tappa t`ondamentale, non solo per la storia, date le conseguenze che esso
comport sul piano sociale e politico, ma soprattutto per l'evoluzione del-
lo spirito umano, sia per il contenuto specifico della sua dottrina, il Dhar -
ma, sia per il fatto che l'esigenza della Liberazione, la mlrkti o il mok.sa
della tradizione panindiana, viene per la prima volta definita in tennini di
pensiero logico e non, come si  detto, di una rivelazione di genere misti-
co. Il buddhismo, in altri termini, adatta alle esigenze di un cosiffatto pen-
siero la pi grande avventura dello spirito, consistente nella emancipazio-
ne dell'uomo dalla permanenza nel ciclo delle ripetute esistenze, il .am-
sal-a o flusso, ognuna delle quali condizionata dal trutto, pl7ala, delle
azioni compiute nella precedente esistenza, secondo la cosiddetta legge
del karman. Questa concezione, che in quel tempo si andava affennando
nei nascenti sistemi filosofici, i darsana o punti di vista", presume che
non solo l'uomo ma tutti gli esseri viventi migrino di esistenza in esisten-
za in una ruota senza fine materiata di dolore (duhkha), risultante dalle
azioni compiute nell'esistenza precedente, il quale detenmina l'insieme
delle possibilit e attitudini della vita presente, e lo scenario in cui essa si
svolger. Questa catena infinita di esistenze, di cui--si badi bene--
I'uomo  responsabile, continuer finch la Liberazione non intervenga a
smagliame la fatalit. Questo evento fondamentale, contemporaneamente
individuale e cosmico,  il risultato di un'energica disciplina ascetica che
tutte le tradizioni indiane denominano Yoga, il soggiogamento dell'ente
psico-fisico, piuttosto che la conseguenza di una vita moralmente inec-
cepibile, la quale al massimo potr dar luogo ad un buon kan7~7al7 che in
una vita futura produrr condizioni pi favorevoli alla mukti. La moralit
 pertanto un elemento preparatorio ad un'esperienza che  di l dalla mo-
rale, in seguito alla quale l'uomo si libera gradualmente dell'lllusione~
maya, circa la realt del mondo che fa da scenario alla propria esistenza e
circa la sua personalit contingente, che gli si appalesa come un fascio di
percezioni, sensazioni, volizioni e impulsi innati (samskal a), cui egli attri-
buisce erratamente il carattere dell'io-sonoquale supporto alla sua vita
di relazione, mentre invece detenminano quel divenire doloroso e ail:allllo-
~o. fatto reallllellte dimull.l. che per l`appullto  ila/?7.aa.

Per compiere questa esperienza radicale del vero essere del mondo e di
se medesimo, il Buddha fece appello a quel nucleo autocosciente chein-
conosciuto, si cela dietro ogni nostro pensiero, moto senziente e impulso
volitivoe che costituisce il ricordo pre-esistenzale di essere gi stati li-
belali,,il boi-c u opellsielo dell'lllulllilla iolle,.

Egli, pertanlo, appare (luale incamaziolle vivellle (.li tale prillcipio. (~ue-
~to asceta cos remoto dai nostri tempi  pur tuttavia un Uolllo modelllO~
poiclle giunto al trilgual(lo SUplCtllO dell'lllUIllill,lZiolle e del eClio n~l-
sandosi esclusivamente sulle proprie t`orze coscienti, senza la guida di al-

ODU710NE                                 I I

I gli  stato un vero uomo libero, che ha compiuto l'esperienza della
.7hi ed  giunto al ni71~ana, cio all'estinzione di tutti i lacci esistenziali
l~roprio sul piano della massima lllusione, la maya, quello fisico sul quale
.Ihhiamo l'esperienza sensibile del mondo e che assumiamo come reale.
~iommo paradosso: proprio su questo piano fisico-temporale il Buddha
el1tra nella Storia come una individualit ben definita, non come un mito.
I.ppure da venticinque secoli questo tipo umano, gi vissuto fra noi in
.arne e ossa, impersona un ideale vivente e operante fra tutti i popoli a
nord e a oriente di quell'lndia che lo vide nascere e agire. Nella sua figura

.llmacompassionevole ma distaccata dal mondo--che per lui  solo il-
lusione e dolore--ritrovano il proprio ideale lo yagin e il meditatore in-
(lianoil taumaturgo tibetano, lo sciamano mongoloil letterato confu-
ci;3no e il bushi giapponese. Egli  l'Uomo per eccellenza, essenziato--
per cos dire--di autocoscienza e di volont.
Vita e dottrina del Buddha

Siddhartha, colui che ha realizzato lo scopo, detto anche Gautan7a~
il discendente da Gotama, saggio vedico, o Sakyamuni, I'asceta degli
Sa.ya, sono i nomi con cui il Bud&a era noto nel Paese che lo vide na-
scere. Suo padre era guddhodana, regolo della stirpe guerriera (ksat~-iya)
degli Sakya, i Potenti. Il luogo della sua nascita fu Kapilavastu, cittadi-
na a circa duecento chilometri a nord di Benares sull'attuale confine nepa-
lese. Nacque in una data incerta che si  convenuto fissare al 563 a.C. o,
secondo la tradizione dello Srl Lanka, sessant'anni prima, cio attomo al
623 a.C. Una colonna eretta dall'imperatore Asoka (276-236 a.C.) segna
ancor oggi il luogo della nascita, che ebbe caratteri portentosi e fu prece-
duta da segni premonitori. Il parto avvenne nella notte di plenilunio del
mese di vaisakha, aprile-maggio. Una settimana dopo il parto, la madre
Mayadevl muore e sua sorella Mahaprajapatl, anch'ella moglie di gud-
dhodana, si prende cura dell'infante, sul cui corpo i sacerdoti riconobbero
i segni caratteristici, cosiddetti laksana e anulya~?jana, preannuncianti che
il neonato sarebbe diventato un Buddha o un Cal~-ra-altin, Volgitore di
Ruota, cio sovrano universale. Il termine Buddha non indica specifica-
tamente questo personaggio storico, bens una serie di esseri che, di tem-
po in tempo, appaiono per propagare una nuova versione del Dha/-ma, o
la Legge salvatrice, adatta all'umanit di quel tempo. Si prevede, ad
esempio, che cinquemila anni dopo gakyamuni, scender fra di noi il
Buddha Mait~eya (p. Mett~a), che formuler in altro modo il Dharn1a.
adattandolo alle necessit dell'umanit di quel tempo.

Il (~anone buddhista (nel Sutta-nipata) ricorda, inoltre, che quando l in-
fante venne presentato al tempio di Abhaya (il Senza Paura), divinit
protettrice degli Sakya, il sacerdote Asita, riconoscendo nel corpo del
bimbo i segni del Maha-purusa (Uomo Cosmico, archetipo dell'umani-
t     I er~h tt r t ol r~h      o (li Ll~lil~' I'ill~'-
gll,llllento diuestouddll.l (la Icggelld;l ricor(l.l dll ic o ql.l dcl lei
ia Simeoll.n.urata(i dal V"ngclo di Luca. '() c c pi,n~c di gioi.l
zione contillua ntrrando come Suddhodana, temendo che 11 liglio sc--

~;lti negativi dell`esistenza. Inoltre. all'et di sedici anni, lo t`eceiposa-
le probabilmentr con due CUYillC. Gopa e Yasodhara. in modo che ve-
ni~se assicurata la continUIt dtirF~e

!~'onostante laorveglian7.a deiluardiani. narra la le gendaSiddhartha
u~c da quel luogo di delizie ei imbatt successivamente in un veccllio
decrepitoun malato grave e un cnrteo tunehre che recava il cadavere alla
pira e, intineinm asceta vagabolldouno di queil~hltutt`ora frequenti
in Indiache lihero d.. Iegami crrav;l felice per la canlpagna. E~li quindi
~onobl-e l`a petto tragico della vita e dalla vista dell`asceta intu queli

.he .arebbe stata la v ia per liberarii dal destino di dolore cneovra~ta tut~i
~ii uonlini. In u,uei tempiche se,navano I`inizio della specula7.ione tilo-
~olica indiana.vincolatasi dal rituali~mo vedico, non erano pochi gli uo-
nlilli. speciallnente della casta dei Juerrierie talvolta anche le donne. che

b;uldonavalln il mondo per dedicarsi ad una vita di meditazione e a~icesi
~e~olldo le ben collaudatc discipline dello Yoga: le.''pa/ <~antiche~> ne
~ono docurnento. come pure la Ire(luente menzione nel Canone buddhista
dei /~1a~laja~<erranti"e dei1lr~la/1tha, svinco(ati, probabili di.ice-
l~oli del Jina. Tornato a caia dalla sua ultima uscita. _li venne annunciato
clledopo ben 1anni di matrimonio sterilegli era nato un t`iglioal che
e~clallln: tn Rahula  natoun vincolo  nato, intendendo con ci dare
un nome a suo fis~lio econtemporaneamentealludere al latto che il bim-
I~o era nato durante un`eclisseprovocata. secondo le credenze indiane
lal demone Rahu che inglliotte la lunae al l`atto che in quel momento na-
~ceva un nuovo vincolo al .sam.circr.

Siddhartha gi`unse alla reggia testante. ancora sotto l`impressione rice-
vuta dai quattro incontri: la visione dei corpi dei corti iani e delle danza-
trici sc(-mpostall)ente a(ldormelltai dopo la t`esta accrebbe in lui il disgu-
~to. per cui decise di abbandonare la vita fino ad allnra condotta fra gli agi

abhracci;3re ull`esistenza errabonda alla ricerca della verit. Accompa-
~n;lto dall`auriga Chandaka, Siddhartha comp la Grande Dipattita
rsVi1~1r?~l ) recisa la fiorente chioma con la spadascambiate le
~e~ti prillcipesche con i pnveri panni di un cacciatorerimand indietro
I .lUlie inizio I esisttnz;l di as(:eta vagallte. Probabilmente 4uesto `u

uanto ci nalla il capitolo6 del Dl,ii.l/1i~cl~a, ove descrive i genitori
~i;ulgellti <...colltro il desidrio dei miei genitori p iangenti e gementirasi
~apelli e barba, vestito dell'abito giallo. rinunciai alla casa per la povert
.l~cetica. . . .

.i(l;l 1~;11.lll;l.111 Ill;lt~tlolle ill~t     r;lti(~l llle(lit;lti ll;l <s~-

(It I 1               t ( ltt 1l~l .,;,(~t  llt 1l~o    r|~1rti~

noll-prta-(li-( o~cien7a. Afterr tallto Dresto la Dratic di tale disciDlina.
I L                                 IL Cl,DI)lll'~

tonn;di raccoglimento profondos da condune il platic;llltt a un in-
sieme di condizioni di consapevolezza di l dallo stato di Sollllo l~ro-
tondo laddove si attuano i processi della volont,iubliminale. I~eppil-
re la disciplina di quest`ultimo maestro lo soddist`ece pcr cui deci. li
ricercare da solo, basandosi sulla propria volont cosciente. I L via dell.l
Liberazione. Trascorse .ei anni compiendo o~eni solta di e~erci7i ascetici.
di quelli che eli indiani chiamanon~e/?ra, peno.si"allo scopo di esauli-
re la rete delle energie vitali, principale alimento della sete di vivere quin-
di dell'lllusione. Queste terribili discipline sono este~amente de~critte d;
Lui medesimoe rit`erite nei capitoli 41226~6e X5 del Majjlani-
~-a!ala Raccolta Media. A un certo punto si resc conto del t`atto che
tali esercizl non facevano altro che respingere a livelli pi prot`ondi di co-
scienzali impulsi e gli istinti che egli presumeva di slLldicarerat`torz;LIl-
doli. Giunto alla soglia della morte per esaurimentosi ricord improvvi-
samente che:

...un;l volla durante i lavori dei c~mpi presso mio padre. sedendo nellae.ca ombr
un albero di melarosaben lun~i da bramelun~i da cose non silluturinonn~ienle. no
pensanle~perimemando una beata serenit nata dalla pacer;liunrado dellIni

contemplazione: questa pu essere la Via del Risveglio. Allor.orse in me 1;1 con~a~evo-
lezza adeguata alla cono.s~enza: questa  la Via del Risveglio!

Si tratta in pratica dell`esaurimento delle t`orze karmiche mediante la
tranquilla, distaccata contemplazione, che diverr la base di una delle due
principali discipline meditative, sanlatlla (scr. s~amatlla o saolat-w) Deci-
de quindi di ristorare le forze. Intanto una giovane donna, Sujata (Eu~e-
nia), si stava recando, preceduta da una domestica, verso un albero sacro
di ajal7ala per offrirgli una scodella di riso condita con aromiallo scopo
di conseguire un degno marito e figli. La domestica vede l'asceta allo
stremo delle sue forze vitali e suggerisce alla padrona di dare a lui il bolo
di riso. Cos ella fa. Siddhartha scende al fiume. si lava,etta via le vesti
cheli si erano imputridite addosso ein cambio, si veste con l`abito do-
nato~li da un morente: divide il bolo di riso in quarantanove porzioni che
avrebbero dovuto serviroli nelle sette settimane seeuenti e ne man~Tia l~
prima. Subitoeli ritomano le t`orze e il colorito alle uTuallce: eetla la sco-
delll d'()lo Clle ;lVeV.I ColllellillO il cibo eue.ta ri.lle il col.() dcl iiUIII.
trasparente simbolo del rifluire del mondo de~li eff`etticio il .anl.a/m
ver~o la st`era delle causeil Dl1a/nIa. I cinque asceti che da .mni lo se~ui-
vanovedendolo ristabilito e contento, pensano che e~li abbia rinunciato
ce~i e. delu~i. Iolhh~ndon.lno. A (luc~to p~lllo colllill. i;l I`;l~ce~i

n;lle di Si(l(lll;lrtll.l. oml;li r~oen7i;l1ment(In Ru(l(l\1 r;~lllonlo nlno~
verso Ull alhero a.s-l attlla. iimholo dello Spirito I ,r,lle e dell A~e

!~lon(lo. colllnie 1.1.lCI';I de.mlhlll~7ione d.l 'iillid~na(l(ln~
attorno .Id e~o eiedP 111 me(lit.uiolle.
NPII:I nriln.l Vl~li.l oli-)mn,lrP d.v~nti M II I Mole`

r 1)()-1-1117EI l~l L)l

ro`ondama Siddhaltlla li annichilisce evocando I amorevole7z,l Ulli-
~ersale. Ia mait. Di nuovo Mara lo assale pretendendo l`llluminazioll

ller scosa che dal punto di vista indiano,  tutt`altro che assurda dLIto
che qualunque es!iere vivente e cosciente pu conquistarsi il Cielo con Zl
~olo mezzo del t~l:pa.s l`<~ascesi-calore>. Siddhartha loconfi _. illVO(~'.lLl-
do la testimonianza della Terracon unestouna ma. che resterLI cl.li.-
~ico nell`iconografia. Allora Mara fa apparire le sue tre figlie: Rath il l'i.l-
ccreAratiil Disgustoe Trsna la Sete. cio la brama ma sempre invani).
E la notte del plenil~mio di aprile-mag( io del 523 a.C. e Siddhartha si pl-e-
r)ara ad at`t`rontare le ultime tre veglie.

Di nuovoavendo oi sconfitto tre volte Mara COIl la sua o.ste di brallle
e di angosce, s`immerge nella meditazione, questa volta allo scopo di vi-
sualizzare e realizzare il perch della propria presenza fisica nel mondo.
Inizia la meditazione secondo la disciplina del rammemoramento me-
diante il respiro (a/la-apa-na-s~71! tia/lclpc7llasati), che lisveglia la consa-
I-evolezza della propria vita-respiro (prar7a), al di l delle oscillazioni psi-
chiche che si nflettono sul tessuto vitale-eterico, lo sua-salIla dello
Yoga e del Vedanta. Indi. stabilizzata l'attenzione, passa alle quattro con-
templazioni successivedurante le quali si disidentifica progressivamente
dal corpo, dagli oggetti della mente (cio recupera l'autoluminosit della
mente priva di oggetti), realizzando la coscienza imperturbata da oggetti
mentali, quindi la pura oggettualit del mondo )

Co~tanle io perseverai senza vaciilarecon meme chiarasenzalupore con animo rac-
collo. Lunyi da hramelungi da cose non saiutariio ristava non-~enziente, pensante in hea-
laerenitnata da pace; cos raggiunsi la prima contemptazione. Dopo it compimemo del
~cmile e del pensareio ral~giunsi t`intera caima. Punit dell~animola iibert det sentire c
d~l pensarenata dal raccoglimento. beata serenitia seconda comemptazione. In serena
l~ace io rista~a equanimesaviochiarocosciente, provando in me ta teiicit per cui i santi
dicono:<1 e~uanime sag~io vive feiice: cos raggiunsi ia ter~a contemplazione. Dopo
aver ritettato gioie e dotori. dopo aver annientato ia precedente ielizia e Iristezzaio ra~-
~IUI1S; ia non Iriste non lictaequanimesaviapertetta purezzaia quarta contempia7.ione.

Nella seconda veglia, apertoglisi I'occhio divino (dilu-c~as)eoli
~u(`) inine contemplare infiniti molldi e intinite creature che, spinte da
;l. tl,l~i~ol-rono ill ;lllt~lllcllt   o
~tato all`altro, in seguito alle cosiddette cause l`un l'altra concatenate~
/7ratlf!~a-sartl7c7da, pa~iccasaml(pl7ada). Secondo tale Legge, all'origi-
ne dell'esistenza condizionata di tutti gli esseri vi  una l~noranza primor-

le a-C7 p C71~iija). Un;'l sorta (li cosmicNe~cien7a dalla gu~le. soo-

~n~l>che plLI~m;lno ellti ed e~entl. in hase al i.C71(l11 .Iccumulato in r)a~-
~;It(   t(ll. (I;li (III;lIior~e il     ril11i(111(/) 1;1 Co~Ci~
:no~lcll~la ill un lllo~o p.lllicolale~lu.lle llocciolo della luov.l pel~on.llll.l
1,1 es~a nroce(le il n1a-l-1ll7(l. <<noltle-e-fonna>.luale (le.iolla7iolle ti-
IL Bl DDHIS~I D

sensi pi lo strumento mentale che li raccorda, dai quali vieneenerato
lo spal.sa (p. phas.sa) contatto con il mondo ormai esteriorizzato e per-

cezione del medesimo; il rapporto con il quale si estrin.seca nella l~dal1a.
o ~ensazione chea sua volta, d luogo alla sete(t.sn~-7 la~iha)o bra-
ma rivolta al mondo esteriore, dalla quale nasce l`u/7adaw(l I'attacca-
mento>, alla vita, che  il fondamento del hhal a, esistenza nel sen~io del
divenire karmico, che d luogo a jati, nascita che tatalmente si proietta
nei jara-1arana, vecchiaia-e-morte: come si vede, soltanto negli ultimi
cinque nidana, o concause, si ha una proiezione spazio-temporale oggetti-
v a i primi sette costituendo categorie puramente soggettive del generc di
un dramma in cielo,Individualmenteuna volta concluso il ciclo
dell`esistenza terrestre con la condizione di morte (mrhl--17ila~a). cui
comsponde l'esperienza del mondo intermedio (antala-1711al~a) al'111al1
(kan1n1a) buono o cattivo accumulato nella precedente esistenzaapre la
via ai diversi destini (,s~ati), in cui l'uomo  condotto a rinascere incessall-
temente.

Intuita la concatenaziolle delle cause che spingono l`uomo a permanere
nel san~sala doloroso e in-significanteSiddhartha inizia la terza veglia.
rivolgendo l'attenzione alle manie che condizionano l`uomo a una conti-
nua rinascita nell'ambito dell'lmpermanenza e del dolore. Riconosce cos
le Quattro Nobili Verit (a1~a-.satyani, arisa-sacc~mi~)le quali sono: 1. Ia
realt dell'esistenza e del mondo  dolore (duhkhadu~-kha), consi~tentc
nell`impermanenza (amtya, anic(a) delle sue condizioni, nascita, malat-
tia, morte, unione con ci che dispiace, separazione da cio che si ama;.
I'origine (samudaya) del dolore  la sete (tr.sna--ta7iha), cioe il desideri-~
di esistere, I'appetito dei godimenti o il loro rit`iuto; 3. I`arresto (lli/o-
dha) della sete generatrice delle rinascite, che  l'estinziole(nil~all~l~
nil~ana); 4 la Via conducente all `arresto del dolore (duhkha-nil -~dha-
g~minI-pratipad) che  la Eegge (Dhalma) Quest`ultima si articola nt'i
cosiddetto Ottupliceentiero" (aStnga-nlla a, a~thangihl-mao,a)elle
fondamentalmente ha lo scopo di restituire alla sua purit primrdiale il
rapporto conoscitivo esistente tra uomo e nlondosvincolandolo dalle su-
pert`etazioni coscienti oublinlillaliquali i colllple~i in~on~ci. Ie abitudi

la memoria automatica eccetera Esso consiste in: 1.<retta visione~
(san1!ag-drsti, samnla ditthi), per cui si contempla Ia realt come .
senza intorbidarla con tendenze personali; 2retto pensieroo. meglio
retta rar)presenta7ione concettuale~san1~a~-sanl-alr)a. sammo-~

Io~llt;l Llll'   ) illilltt~llotio .1'o1111-o11o     '1o

eorri~r)on(len~;l . e ;t llarol;l.ien~;l ellt;l~i neci;llteria. eoll 1 o~
o,     ioll~" o <~atti~it           IJ
e~attamente quando eluallto sia necessalio:. retta col-dolta di vlt;

E DorrRlNA DEL suDDIlA                         17

~orzo (samvag-lyayama, samma-l~ayama), cio adeguare esattamente

ni iniziativa all'importanza dello scopo da conseguire; 7 retta presen-
/a dipirito (samyal~--smsamma-sati), probabilmente la pi importan-
1prt scrizione pratica e ascetica del buddhismo, trattandosi del costante
rallllllemoramento di quanto si pensa, si fa e si sente, in modo di essere
~ntinuamente presente a se stesso; 8 retta pratica della meditazione

n11~a~-.samcldhi, samma-samadhi), cio il meditare efficiente, con Sre-
.llez7.a ed energiasenza sostare con la mente in stati d`animo depressi o
~alath comunque condizionati

l `Ottuplice Sentiero conduce ad una presa totale di coscienzasia inte-
rlolc che della realt obiettiva del mondo esteriore, cos come >(va~hct-
7//tlla/11). Immerso in tale contemplazione, nell'immota trasparenza della
~o~cien7a, il Buddha trascorse l'ultima veglia e, al sorgere del sole,
...i~noranza era distrutta, era sorta la scienza, dissipata la tenebra, con-

ui~tata la Luce, mentre--con serio intendimento--strenuo e risoluto io
i diltlorava!,, Gautama S~kyamuni era oramai il Buddha, lo Svegliato!

Anlli pi tardi, il Buddha stesso descrisse con queste parole l'esperien-
~ainale del suo cammino verso la bodhi, I'Illuminazione, il Risveglio:

oll quc~to purificato animosaldoterso, schietto. nschiarato nella mente matleabile
~ullllcompatto incorruttihile, io rivolsi l'animo alla cognizione delt~estinguersi delle
n.Questo  il dolore" compresi conforme a reatt Questa  l'ongine del dolore

u~t.l hne del dolore" questa  la mania, questa l'ongine della mania questa la
lell;m<mi~uesta la via per la fine della mania compresi conforme a realt. Cos
nelldoCos vedendo il mio animo fu redento dalla mania del desiderio, dalla mania
nz.l dallmania dell~lgnoranza.

Il l-en~are a cui indubbiamente il Buddha ricorre nel suo cammino ver-
~o la 17o(1hi non  certamente l'almanaccare logico-discorsivo di un pen-
~icro riflessobens  un pensare denso di volont e tale reso grazie
all`;lscesioperante per identit, vBlta alla realizzazione diretta (hhavana)

ll`o~getto proposto Mediante questo il Buddha sciolse per sempre la
catt na del .samsa/a, pur vivendo ancora per quanto durava l'effetto della
~ua ultima nascita. Poi non sarebbe pi rinato.

I a tra(li7ione buddhi~ita riferisce anche un insieme di atti di profondc

o .lllll7     )iUti .ialu~ldll    ettil uc ivdl
Ri~ve~ljoche riflettono concezioni cosmologiche antichissime, come i
~(~ttciomi tra~corsi sotto l'albero dell`llluminazione, che rispecchiano gli
altrettanti giomi che il re consacrato doveva trascorrere presso il luogo
u:l ini/i~l/ joll,(rl-o. fino al 1~7(. d (.i potc~;l contclllpl;lrc a
l ll-on   Ctll~ti~illlo alhcl-o ai Clli piediccon(lu la tr.l(li-
;i .r;l ao in nle(lit;l/iole il Buddlilun r.o del quale. tra~por-

o`1 111`..(. 1)~``" ,nul;l(ll)lll;u .1 C'.!ll)n  ilul~po in lln .1l

)~lo tuttor;l e~i~telltcoc gctto di venerazione). Ai primi sette giomi si ag-
,lUIlon( J - ' '' ''
18                                 IL BUDDHISMO

da un'alluvione dal genio locale chesotto forma di cobra, lo ravvolge
con le sue sette spire e ne protegge il capo col suo cappuccioDurante
questo periodo lo assal il dubbio se dovesse, o meno, rivelare la via
da lui scoperta agli uominioppure restare un Buddha silenzioso~
come altri che cos restarono, Dicono che peffino Brahma, il Dio crea-
tore degli hindu, lo pregasse di rivelare la Buona Legge agli uomini ed
egli annu spinto da compassione (kal-una) verso di loroImpulso total-
mente gratuito poichessendo lllusione la realt del mondo e la l,ibera-
zione da essa l'unico compito che lo riguardasse, cosa poteva importargli
di comunicare agli altri la sua scoperta'? Anche Mara comp l'estremo ten-
tativo di dissuaderlo, ma invano, Part alla ricerca dei cinque del I eato
gruppo (bhadra-valYa) e sul cammino incontr una carovana che
dall'attuale O,risa muoveva verso l'lndia nord-occidentale guidata da due
mercanti, Trapusa (da tlapuslo stagnoallusione alla patria malese del
mercante) e Bahlika (da Bahlla nostra Baktria, patria dell'altro mercan-
te)I due, la cui carovana si era misteriosamente arrestata, offrono doni e
cibo al Buddha; egli in cambio insegna loro la dottrina Giunto a Benares
(Varanasi) va incontro ai cinque antichi compagni, che non vorrebbero
neppure salutarlo, ma tale  lo splendore che irraggia, che ne vengono so-
praffattiEgli dice:

Date ascoltomonaciI'immortalit  trovata. Io guido, espongo la Dottrina. Voi,e-
guendo la guida, in breve tempo. ancora in questa vita, la renderete a voi palese, reali7~ere-
te e conquisterete la pi alta perfezione della Verit; quel fine per il quale i nobili f)7JIi Ll-
sciano la casa per l'ascesi.

Persuasi gli antichi compagni ad ascoltarlo, il Buddha tace la pnma vi-
gilia raccolto in profonda meditazione; nella seconda spiega perch rinun-
Ci0 all'ascesl esagerata ed enuncia i principi della via Mediana, egual-
mente distante dalla vita di piaceri e dolori e dal torturarsi in una inutile
mortificazione. Enuncia i fondamenti dell'Ottuplice Sentiero e nella terza
vigilia, espone l'insegnamento delle Quattro Nobili Verit. Qusto  il fa-
moso Sermone di Benares con Cui il Buddha inizi la Sua predica7ione-
noto anche come la messa ill moto della Ruota della Leg ,e (I)halll7(l-
La~la-/7l-alaltalla), pCI' CUi il 13uddlll si rivell .li suoi diseepolionl11
Ta~hagafa, il Cos Venuto. Ajnata, uno dei cinque, afferra il senso della
dottrina e n,n solo si converte ad essa, ma diventa uno alhat (al11antun
degno, un santo). Lo stesso avviene agli altri quattro nei giomi Successivi
Tutte le cose.picoa loro il isu(l(1ha.nnnr)ri~e di ec~An7;l (ala~-
t    ' tr.l(~<o 1~1 1(-1-o r~A~IltLI ~;1 .lltreo.11.` ro11o 1~

~olo il 11i/'1'1 sfugge Ll t;ll~' c(-lldi~ioll  UlllltO  non UllO "~t.lt()". 1ll.l
lore, di salute e di malattia: una <~condizionc di as.senza>, Loste~sso ,Ig~re-
Buddha denomina skandha (khanda), parti costituenti, che sono: 1'7'(pa,
t`orma, ci che l`uomo percepisce come il proprio corpo, o l'elemento
fisico del mondo; vedana, sensazioni, samjna (satma), nozioni o
ideazioni; samskal-a (sankhara), costruzioni psichiche soggettive
(che, come abbiamo visto,  il secondo nidana del platltya-samutpada,
quello dei complessi innati derivati dall'lgnoranza, al~idya, frutto delle
azioni commesse in vite passate) e, infine, la coscienza, o meglio, lo
scorrere dei pensieri, l!ijnana (vinnana), che  lo scenario sul quale si in-
dividua il flusso esistenziale della vita e la particolare coloritura con cui
accogliamo gli avvenimenti del mondo circostante e ce li rappresentiamo.
Tutto ci viene a far parte della nostra interiorit secondo tre modalit:
~-a~a, corpo, mondo materiale, l~ak, voce, mondo psichico, eitta,
naspensiero o intelletto. Gli impulsi, per cui operiamo sui tre
piani suindicati, obbediscono ad una ideazione, cetana, la quale lascia
un`impregnazione, un habitus (l asana) latente, che finisce per costi-
tuire ci che modemamente potremmo definire come complesso, insie-
me di tendenze che alla fine si determinano come samskara, dando luogo
allo svolgimento soggettivo del pratltva-samutpc7da (v. supra), la cui ces-
sazione pu essere ottenuta solamente attraverso l'arresto delle forrnazio-
ni psichiche, i sam~skara A questo arresto delle formazioni psichiche ri-
mediano due ordini di discipline Una vita normalmente ineccepibile e la
pratica strenua della meditazione, condotta secondo un canone di estrema
lucidit e autocoscienza Le regole della morale o, meglio, del comporta-
mento quotidiano (slla, slla) attenuano la tendenza a lasciarsi prendere la
mano da atteggiamenti caratteriali, creando abitudini inveterate (le l~a-sa-
t1a); inoltre favoriscono l'instaurarsi di calma interiore, serenit e pazien-
zache sono le condizioni favorevoli per la meditazioneL'atteggiamento
fondamentale per quest'ultima  quello di una vigile attenzione di
4uanto si sperimenta e di quanto si fa (apramada, appamada). Dice il
Dl1ammapada (I versi della Legge): L'attenzione conduce all'immor-
talitla disattenzione alla morte; gli attenti non muoiono, i disattenti sono
come gi morti (Dh.p. Il, 21), in cui morte significa pemmanenza nel sa-
mscl/a; immortalit il ni~ana e la via conducente all`immortalit  il co-
~tallte<rammemoratnento>, (sm! ti, .sah) di cio che si fasi pensa, si percepi-

Siamocon ci, giunti a parlare della meditazione (dhvana, jhana), che
costituisce il nocciolo, I'alpha e l'omega del buddhismo, per il quale la di-
sciplina morale, pur severamente impartita in fondo accessoria L'asce-
ta buddhistacome del resto lo yogin hinduista, tende a sviluppare stati
t.     llti ioll~o11 Ull t~lll,l prol~o.to oo11 Ull`illllll~l-
n. int~l-iorizzatat~uestiono yellericalllelltelelillati hha~al1a, cio
dl e~sere" qualco~a (la ra(lice hliYnifica in sallscrito divenire. esse-
In particolal-e, il ripetutllllellte mellziollato .sati/)a/tllana, clle i c 1-
dine della meditazione buddhista, consiste n una profonda presa di co-
in azioni, pensieri, volizioni, ecc, anche impercettibili, in modo da rendersi
correttamente disposto (samyak-samahita, samma-samahita) per quel-
la che  la meditazione vera e propria, un allenamento progressivo allo
svuotamento della coscienza, prefigurante l'arresto totale (nirodha) che si
effettuer col ni~vana

La meditazione vera e propria si sviluppa su due linee diverse ma com-
plementari, che sono: lo samatha (samatha), acquietamento, pacifica-
zione, e la ~ipas-vana (vipassana), visione penetrativa, intuizione

La samatha-bha~ana si propone di ottenere una condizione di totale
trasparenza immota della coscienza (ci che i filosofi dell'antichit nostra
denominavano atarara). Consiste nel focalizzare l'attenzione su un solo
punto (ekagrata, eka,gata), operando una graduale esclusione degli sti-
moli sensoriali periferici. In particolare, la concentrazione crescente viene
diretta verso un'immagine simbolica (kasina o mandala) che serve da
supporto per il processo. Questa lascia nella coscienza del meditante una
traccia appresa (uggaha-nimitta), su cui l'asceta continua a concentrar-
si: I'atto meditativo, in pratica, si volge non pi sull'oggetto, quanto sul
medesimo pensiero dell'operatore, di modo che la traccia appresa si tra-
sformi successivamente in quello che viene denominato riflesso del ri-
flesso (p. pa1ibhaga-nimittascrpratibhaga-n.), riflesso naturalmente
nello spirito del meditante, in cui la cosa si tramuta nel concetto. Da
questo si sviluppa la meditazione sulle condizioni di accesso (upacara-
samaclhi), che portano alle purificazioni della mente (citta-1isuddhi).
dai cinque ostacoli caratteriali (nl~arana) che sono: desiderio di essere
stimolato, avversione, torpore, irrequietezza, scetticismo (p. kamac~chan-
da, lyapada, thlnamidha, uddhacea, kakkuca, licikiccha) Eliminati que-
sti ostacoli, si ha la piena concentrazione (appana-samadhi), per cui si
accede ai quattro stati di assorbimento meditativo (dhyana, jhana):
quieta felicit, svanimento del pensiero logico-discorsivo, undi dei fattori
emotivi, quindi del senso di felicit/infelicit. In tale modo si attua una
perfetta atarara o equanimit, per la quale il mondo viene appreso cos
come , mentre contemporanearnente lo spirito del meditante penetra in
un insieme di condizioni infortnali. per cui--tradotto in termini metafisi-
ci occidentali--il pensiero recupera la sua natura archetipd di consdpe-

()It~7.z.1 Ull it.. I SL~

La l~ipasyana-bhal~ana (l~ipassana-bh.) , invece, fondata sul gi men-
tovato smrty-upasthana (p. sathipatthana) che consiste in una vigile at-
tenzione (al~iksepa, al ikkhepa) rivolta ai fatti fisici, anche minimi. e ai
processi mentali. Ql]esto eserci7io che occorre saper ese~uire in qualsiasi
corllinYell/anelilenzio dellaella collle nel Iralnhu~ito (lell~l vi~a (luoll-
diana, conduce ad una serie di approt`ondite punticazioni.(~'is'llddl1i. r
.suddhi) del pensierodonde nascono le varie pre~e di co~icien~a( jno11U
nana) riguar(ldll~i la redlt~i del cor,Do, deiattori psic ci, dell`egc)ecce
tera, che ven~ono realizzati ner cuel che sono ecio imDerrnanenti (al1~-

~'IIAEI)()lTRl~ADELBl'DLHA                         21

In(li si contempla col medesimo distacco e obiettivit l'insorgere e lo
~vanire, nel cielo della coscienza. deisarnskara, cio di quegli elementi
della realt la cui essenza  data dal medesimo pensiero che se li rappre-
~entama che, di per s, sono nulla In tal modo si consegue la purifica-
zione della visione noeticajnana-da1sana-lisuddhi), che conduce alla
pcrcezione delle cause che li hanno determinati, una specie di retrovisio-
ne del loro t`ormarsi (pl atyaveksana-jnal1a, pac cal ekkhana-nana)

Sin dal principio il Buddha raccomanda l'esercizio parallelo delle due
praticlle meditative:  ordunque, o Vaccha, sviluppa i fattori meditativi:
.al71fltl1a e l ipas.sanc. Una volta sviluppati, questi due fattori condurranno
alla comprellsione meditativa dei molteplici elementi della realt  (Ma-
jilimalliniha~a, 1, 494). Come si  visto, si tratta di due discipline comple-
nlenlari: una, di raccoglimento e astrazione della realt, cos come la ii
pelcepisce, I'altra. invece, di penetrazione intuitiva ed estatica della me-
de.la realt, fino a sperimentarla come vuoto (sun~a, sunna): un vuo-
lo noctico al quale corrisponde la condizione soggettiva di estinzione>~
(l1ilan~l, nihhana), in Cui si attua l'indicibile unificazione fra il soggetto e
l`oggetto di conoscenza, quella che nei sistemi ontologici indiani, come il
Vedanta,  concepita come l'unione del s individuale (atman) con lo
spirito universale (hlahman)~

In (luesto primo sennone del Buddha si at'faccia quello che sar il moti-
vo centrale della speculazione, specialmente del Piccolo Veicolo (Hina-

!~al1a) e, in generale delle prime scuole buddhiste: si tratta, cio del tema
dei cosiddetti dhal ma, i minimi tattori della parvenza del mondo e, quin-
di, dell'esperienza soggettiva di eSso: (atten~ione!) il tennine  identico a

uello di Dhalma, la Legge del Buddha, perch deriva dalla medesima
radiceIh!`, reggere, dirigere, Supportare Nella nuova accezione lo scri-
viamo collvenzionalmente con la minuscola)Questi punti instanti,
come li definisce G TUcci, sono in pratica accadimenti o accidenti della
no~tra eiistenza, t`rutto di azioni compiute in passato e semi di eventi futu-
ri.`11;1 conti~n~eilte reLIlta del molldoili1alnla co~titcono l'infillila
valiet;`dei modi in CUi letta realt~`ci compare davanti sostan7iandosi at-
ilavel~o le tacolta di percezione e dando luogo ai moti dell'animo e ai
varj illlpul!ji pSichici che, a loro volta, promuovono l`azione della volont~
Il Buddlla, in altri termini, riporta--attraverso la legge delarman--i
vali accidenti della vita alla responsabilit dell'uomo che li patisce, dato

11l `` ` .11~)lplilll.llio 1l.1lllillocl~o 1.1 Lil7~aa~ioll11 pnlno c.lpilo-
1 I)llan1~na-t7a~1a (~<1 Versi della Legge~>) inizia col dire:GIi elemen-

ne lelllellto essenziale e sonoostituili di Mente .. Continua dicen-
22                                 IL Bl'DDH15~()

ce a vederlo. L'esercizio della meditazione, pertanto, risveglia una co-
noscenza non astratta e discorsiva, ma concreta e intuitiva. Smagliatasi
la concatenazione esistenziale di causa-ed-effetto, si ha l'esperienza
dell'irrealt del mondo contingente, riflesso della propria irrealt inte-
riore, che si estingue appunto all'avvento del nin~ana, che --al posi-
tivo--I'esperienza continua del vuoto esistenziale al di l del mondo del-
le forme e, interiorrnente, al di l dei desideri. delle paure e delle repu-
gnanze di cui  intrisa l'anima umana. Adoperando la terminologia di San
Paolo nelle sue Epistt~lt?, si potrebbe dire che il fine della disciplina bud-
dhica  quello di superare l'uomo psichico risvegliando l'interiore
uomo pneumatico, per cui l'ascesi puramente morale contenuta nel pri-
mo volume del Canone, cio il Vinaya-pitaka, la Cesta della Regola, CPI;
altri due sono il Sutta-pitaka, la Cesta dei detti autentici, e lo Al~hi-
dhamma-pitaka, la Cesta della metafisica,  abbondantemente trascesa
dall'insieme delle discipline e delle tecniche volte al controllo dello stru-
mento mentale (manas o citta) e alla sua rettificazione, che conduce alla
penetrazione intuitiva della realt. Il Buddha, infatti, dice in un famoso
passaggio:

...la mente deve essere ninterrottamente controllata: se pur la mente dipende dall'uomo. que
perdeve guardarsi da ci che essa rappresenta. La mente in~anna l'uomo e Uccidc il suo cor-
po; la mente conquista i Santi (Arhantas), con4uista gli Di: la mente conquista l`Uomoconu,ui-
stali animali, insettiuccelli e 4uadrupedi; la mente conqui~ta l'lnf`emo c le larve tpleta-s)

ta e possiedefo~ma esiste gra ie alla ml~nt~I Tre cose--la menteil nostro destino e la
nostra vita--dipendono strettamente l`una dall`altra. La mente orenta e din~edetermina la
nostra sorte quag~i e d;l quella sorte dipende la nostra vita... (Maha-pali/lihhana-.utta 14.
p~ssim). O bhiksu. una mente punficata perviene a render nulla la brama e l`ira. Onenuta co~ 1;
purit della mente. Ia rillessione e la conoscenza daranno allora t`orma e modi ai pensieri. La o-
noccenza di una mente p(lrd  awiamento alla Lioerazione (I imok~sa)la quale  il fine a cui si
indinzza ll conoscenza ste~sa 11 pensiero di una mente purd  purd intuizione... Ora sdppia il hllii~

che vi sono tre stati della mente: punt`rinessione e cono~cen~il. La mente purd si manifesta c~mlC
fantasia morale (.slla). Il mente che rillette si m;mifesta con la concentra7ione (sattla~lili). 1;1
mente che conosce si m;milc~ta con 1;1;lpienza (pla). Se 13 mente  dominata dalla mor~llit

, noll ;I~r.l nhr;ll  l. n     llcr~;l 1l.11.l I~lC(Iil;l~iollC~
m;lt;U.`I i,t ;~1 VCIo:c tmrrc.lpiCIl  e, ) lloll .I~r.l      r(, tr~
sar stretta osservante dci precetti e dell;l dottrin;l dclla Le~c (iipassim)

Nei primi tempi della sua predicazione, il Buddha non ebbe in mente di
imporre una particolare disciplina monastica ai suoi seguaci. dato che 51
erano addestrati tutta la vita per conse~uire la l iherazionei preoccuper3

capo di un Ordine(ln~h)uesta seconda t`ase cominciapraticamellt~
con la conver~ione d; Yasas fi~a o di un hanchiere di Benareche sfu~a
va ad ullaita di l~iaceli e diauitAccor~o pre~!i(l il Bud(lha, e~

nrimo a nronunciare i voti nell.l clas~ica foml,l Pren~lo rit'llPinel Bud
accorso per riportarlo a casa, si converte anche lui, diventando il primo
relatore laico dell'Ordine: sua moglie e una sua nuora seguono l'esem-
pio Passata la stagione dele piogge, trascorsa a Rsipatana, il Buddha
ordina ai suoi discepoli di separarsi e percorte da solo il Paese per diffon-
dere il VerboAd Uruvilva, dove ritorna, gli compare ancora davanti
Mara, che tenta di farlo dubitare del suo Risveglio Ma, di fronte ad un es-
sere cos consapevole, energico e saldo, la forza cosmica del dubbio non
ha presa, dato che esso  nato dalla paura, nata, a sua volta, dalla sete di
vita, cos come la noia e la melanconia. In quella medesima citt il Bud-
dha converte i tre fratelli Kasyapa, dediti da tempo ad una strenua ascesi.
Dopo averli iniziati al suo metodo di meditazione, il Buddha compie alcu-
ni dei suoi rari miracoli, vincendo un genio serpentiforme che infestava
un locale santuario, estinguendo le fiamme e disperdendo il fumo e cam-
minando con i piedi asciutti sulle acque Con ci il Buddha dimostra la
~ua padronanza sui quattro elementi: serpente, terra; fumo, aria; fuoco e,
Intine, I acqua

Ai mille allievi dei Kas~yapa tiene il famoso Sermone del Fuoco, nel
quale affronta il problema della percezione sensoria del mondo in rappor-
to al dolore Qui, per dolore egli intende in senso cosmico tutte le altera-
/ioni possibili della coscienza, che la strappano dall'immota trasparenza
originaria Anche il piacere, dice,  dolore, in quanto implica adesione a
qualcosa di estraneo, perdita del centro dovuta ad una specie di voluttuoso
patimentoTutte le attivit dei sensi e della mente sono espressione di un
fuoco divorante, naturato di disgusto e stordimento, che domina gli uomi-
nifinch non riescano ad estraniarseneCos tutti quegli asceti, convinti e
illuminati dal Buddha, paSsano dall'adorazione del sacro fuoco vedico,
a~niallo sviluppo del fuoco interiore della meditazione, tapas~
A Rajag,rha, dove andr subito dopo, si incontra con il re Bimbisara al

l~lale aveva promeSso, sette anni prima, che gli avrebbe rivelato la via del
Risveglio quando lo aveSSe conseguito Mantiene la promessa e, al termi-
ne della cena con il sovrano del Magadha, gli espone la Dottrina e lo
Llmmaestra, lo rallegra e lo commuove11 re diviene suo zelatore laico e
li dolla la ~'oresta di Bamb (~`~'ltll-1'alli'1. -u)Mentre riiiede nella
nl~(ieCit.i il Bu(1(1h.l Ci~no~cc qLlie che diverr.lllno iuoi nii li ri
~liscepolj Upatisya, detto Sariputra, e Kolita, detto dalla sua trib Maud-
~alyayana (Mogallana), allievi del famoso maestro Sanjaya, che diverran-
110 famosi per la conoScenza ed energia e, infine, Maha-Ka,syapa, destina-
to a diventare lauida dell'Ordine dopo la morte del BuddhaFiglio di un
bl-atllllalla, pl-atii~aiellle i`OII la llloC;Stitii e ;l.sci~sh Incoll-
mlo 11 l~uddla, i due ricono~collo i~tantall~alllente ill lui il Maestro: eglh
parte !iua, scambia con lui le propne vesti e lo invita a sedere sul suo

to~li da Udayin, suo amico d'int`anzia 11 padre vuole averlo vicino duran-
24                                 IL BIJDDI llSlo

gloria per un padre indiano? I fierikya, sorpresi e indignati nel vedere
il loro nobile parente ravvolto nei cenci di un mendco, al principio lo n-
fiuterebbero, ma poi vengono conquistati dalla sua parola e dalla sua virt
cos pregna di potere e conoscenza Alla festa del fidanzamento del suo
fratellastro, il Buddha gli dona la sua ciotola per le elemosine. invito pe-
rentorio al quale Nanda si piega malvolentieri: dopo pochi giomi dichia-
rer al Buddha la sua uggia per la vita monacale e per la pratica della ca-
stit e il ricordo costante della fidanzata Jana-pada-kalyam, la bella del
Paese Allora il Buddha lo trasporta magicamente in un tratto di t`oresta
incendiata, nella quale si aggirava una povera scimmietta bruciacchiata.
indi lo conduce al paradiso dei Trentatr di vedici, ove essi sono servi-
ti dalle ninfe celesti, le Apsal-as dette Pi di Colomba. Nanda compren-
de che di fronte a quelle ninfe la sua fidanzata perduta  brutta come la
scimmia malconcia e, allora, si dedica con frenesia agli esercizl ascetici,
pur di rivedere quelle meravigliose donne, con il risultato che il frenetico
ardore impiegato nella meditazione fa svanire l'illusione del suo desiderio
e, quindi, lo conduce al Risveglio, per cui diventa un arhant, un santo. Il
Buddha incontra suo figlio Rahula, un bambino di sette anni mandatogli
incontro dalla madre con il pretesto di richiedergli l'eredit: lo ordina no-
vizio nell'ordineDalla sua visita alla patria il Buddha trarr seco come
novizl moltissimi contribuli e parenti, fra i quali il cugino Mahanama.
Anuruddha e Devadatta, quest'ultimo destinato a diventare suo rivale e
traditore, e infine l'ingenuo Ananda, che lo servir in vecchiaia come fe-
dele attendente, serbando a mente tutti i suoi detti per trasmetterli ai po-
steriPi tardi, morto il padre Suddhodana, la matrigna amorevolissima
Mahaprajapatl e, poi, la moglie di Bimbisara, re del Magadha, chiederan-
no di venir accolte come monache, cosa che il Buddha accetta con diffi-
colt, prevedendo difficolt future La raccomandazione che faceva ai
suoi discepoli di tenersi lontano dalle donne perch in eSSe l'uomo trova i
due maggiori ostacoli al Risveglio, il piacere e la generazione che ricon-
ferma il servaggio al flusso del sarnsi~ra, non gli imped di trattare sempre
gentilmente le donne a qualsiasi ceto appartenessero e i Canti delle Mo-
nache testimoniano l'altezza spirituale delle donne che seiiluirono il Ri-
svegliato In vita il Buddh;l non er;l per null;l dit`ficile nelleUfi freqLIfnl-
zioni Il Canone ci presenta un animato quadro della societ di allora. infi-
nitamente piU libera di quella che sar la societ hindu fino ai nostri tempi e
ci riferisce le argute conversazioni che il Buddha intratteneva con gente di
ogni ceto, dai principi ai popolanicomprese le etrefra le quali primeggi~
la iigura di Aml tpall (~mb tp th)~he .cmlc i~llei tltliee uiell`ol-dillc~
mollaca insieme COIl una tolta schiera di sue amicle

Gli ultimi anni della vita del Buddha t`urono t`unestati da tristi avvelli
nlellti clle egli aveva pre~-iettoVenlle distl-utt.l tUtt t la suatilpe ;IUpt~
del malvagio Virudhaka, figlio del re dei Kos tla,rasenajit, da lUi stesso

\'I'rA r' I)orrRl.A Dl L BUDDHA                          5

cere. Se ne pentir amaramente. Di fronte a questa ondata di sventure
che toccarono le amicizie e il parentado di S~tkyamuni, gli venne ri-
chiesto perch, avendo previsto la piega degli eventi, non avesse ope-
rato per impedirli. In un sermone tenuto a Kotigrama verso la fine del-
I;tU.I vitadisse:

(`ili h.l salla la mente non compete col mondo n kcondanna: la medilazione gli t:.u
~ollo~ccl-e che nes~una cosa i~iuaggiU dure~oicsalvo gli aft:anni del vivereChi ha sana la
nlcllle non compele col mondo n lo condanna: la mediazione lo illuminer di una luce
ihcar sviinireotalmente le tre passioni che ottenebnulo l'intelletto: la brama (1nl7h.l)~
!'ir;l (~la.llla, I`ot`t`uscarnento mentale (mal1an ed eyli sar sulla vka della salute .he con-
~U~c fuori del dominio della vita e della rnortegiacch la mente non correr pi erso le
.oel mmldoma rimarr co.itantemente fis~ia a quel tme supr~moAlloracome un re
.hC t(n~ando di e~eret'ril miyliaia di uomilli~olo si~n(lrecos pure colui che h~
~-llenuto la cono~cenza (pl-a n/7~mii.l ) godrtl-ensando chefril miliolli di uomini~tli  i I
` si~noretella~uamente (M(lh~ll)a/inil~lnaha 1, 1)

Il controllo della mente e la pratica intensa della meditazione costi-
~uiscono i due capisaldi del buddhi~smoDa questi dipendono le virt
cardinalila cui pratica altro non  che l'inverarsi di una t`antasia etica
plodotta dalla liberazione della mente dai complessi (vasana) che la

.ndizionavano Queste virt sono quattro: karunc-, la compassionenel
senso di percepire dentro di s il dolore e laioia dell'altro; maitr7 (met-

amorevolezza verso tutti gli esseri in modo da abbattere la bamera
che ci divide gli Ulli dagli altri: mu~lita, letizia e considerazione del lato
p()~itivo delle cose; upeks~a (up~kkha), imparzialit nel considerare la real-
t; nella quale siamo coinvoltiLa conoscenza che deriv  da queste virt,
ehe  l'intendere del mondo cos come , libera l'uomo dal vincolo della
morte, perchli permette di emer~ere dall'inarrestabile flusso del diveni-
rc. dal sam~sara

Verso la fine della vita. il Buddha vede scomparire i suoi primi discepo-
li quelli che sono stati i pr~motori dell'Ordine Restano accanto a lui, ol-
lr(alle mi~liaia di convertiti, Maha-Ka'syapa e il suo mite, distratto cugi-
11.) Ananda A quest'ultimo, mentre si trovava a Capala ammirando il hel-
llssimo paesa~ioil Buddha nvela che, in quel medesimo luo~o, se si
.i .le~l~e a un `I.ltlla~at.l di plolull~ulle la pr.-pna ita fino alla fine (1.1

u p~l-io oi n~"ni 111-11 potrehhe nfiutalsi/~n;lnda 11011 illtell

le l allusione e il Buddha ailora procede al ri~etto delle strutture vitali

h-sar?7skcll-a-niks~pa)mentre un terremoto sottolinea l'evento11
~uddha allora t`a sapere al suo at't`ezionato se~uace che t`ra le cause di un
tale t`enomeno vi  l`entrata di un Tatha~ata nel7al-inill~anacio nella

~utllll;l t,islt~ll/,a Inlltlllllellte An;mdil lo l~reYa di restare ancoril sull
lell-,ldolen(losi di i~er milllcato al precetto t'ondalnelltale dell'atten/ione

ou C t;ll'~tl. il l~l~se,iiato l-lcolda di a~l ,,ii l'(~lllCSSO a1al;~
dio (lell.l 1\1()1te(li al~ball(lollare la vita allorcll il suo Ordine si fosse soli-
OCc~gi sono giunto allarave et di otant'atmi: come un carro vecchio e sconquassato 
occc~i il mio corpo. Non vi dissi io sin dal principio della mia predicazione che nullasulla
Terraresiste alla rovina e alla morte? Nel pi alto de~li eterei cielinel cielo Asa~njlld-
sathw (la CUi essenza  inimmaginabile), nel quale si vive una vita di molti milioni di se-
coli, pur anche lacs ha termine tale esistenza, anche lass si perisce. Per questo io ho rive-
lato la scienza che distrucnge le radici della vita e della morteQuesta scienza, dopo la mia
Completa Estinzionenon perir con me, ma interionnente continuer perenne nel pensiero
eesteriorrnentenella pratica del tetto operare e del retto intendere (ib1, p 32)

E ancora:

lo, Ananda, sono ora catico di anni, vecchio cadente, avanzato in et,iunto all'et seni-
le: ho ottant'annL vivete, o Ananda, essendo luce a voi medesimi essendo a voi stessi ri-
fugio: non abbiate illtra luce che la Legge, non altro rifugio che il rifu~io della Lecvge (Ri-
chard Pischel. vita c c~lottrina d~l Buddha, pp 147-148)

L'occasione per l'Estinzione gli fU offerta a Pava, dove il fabbro Cunda
gli offrir un pasto a base di funghi porcini (sukal-amaddala) che in poco
tempo lo condurr a morteRimessosi coraggiosamente in cammino no-
nostante i dolori lancinanti, incontra un suo antico condiscepolo al quale
rivela la dottrina e che converte. si lava in un ruscello e si ferrna in un bo-
schetto dove, fra due alberi fioriti fuori di stagione, ancora spiega la dot-
trina ad un ultracentenario accorso per sentirlo, che converte. e consola
Ananda in lacrime, dicendogli: Dopo il mio ninana, non si dica che,
poich il Buddha  trapassato, gli uomini rimangono senza aiuto n soste-
gno. Troveranno sempre un sostegno nella Legge e nei precetti di morale
che io vi ho lasciato. Chiede ai presenti se hanno qualche dubbio e. rassi-
curato, riprende: Monaci, io vi dico, tutte le cose periscono. Combatt~te
s~n-a h-17gua. La notte  nel suo meZZo: voi non udrete pi la mia voce.
Detto ci si alz e si mise a sedere compostamente, mentre risaliva con la
mente al primo apparirgli della verit: ripercorse col pensiero la sua vita,
da quando al settantanovesimo anno era riUscito a vincere la vita e la mor-
te e a sorpassare l'abisso della trasmigrazione. Quindi si trasport in ispi-
rito alla pi eccelsa delle sfere celesti, quella del Bl-ahma-loka (il mondo
del Brahman o di Brahma, lo Spirito Creatore), poi, ricondottosi nel
corpo, si distese secondo la posa del leone (simhdsana), voltato il corpo
~ul ficmco destro. il capo rivolto a settentrione, i piedi sovrammessi. Tre-
lllo hlerra e cos pass nel otale nil \ ana I e suepo(~lie enllero alee-
condo il rito riservato ai sovrani universali, ai Gakravartin e le ceneri furo-
no suddivise fra i rappresentanti dei vafi clan arii ivi aCcorsi: i Malla di
Kusinagara, nel cui territorio Egli era morto, gli S~kya superstiti, i Lic-
chavi. i Bulaka di Calakalpa. i Kraudya di Ramac~rama. i Malla di Papa e.
I~oll.lppi;llllo il pereht'. i braillllallai VISI1U~IPLI. UllO (leiuali. L)roll.l o
l)hulllrasilgotril. presitdette alla divisiont (lelle reliquie.ull`uma collte-
nellte le reliquie asse nate cli Malla. I`imperltore Asoka t`ece eri~ere ullo

detta Pipral~a

Il buddhismo primitivo e lo Hmayana

Il buddhismo come lo conosciamo ai giomi nostri  diviso essenzial-
mente in due orientamenti storicamente successivi: loInayana, o Pic-
colo Veicolo, cos chiamato dagli adepti al secondo, cio allo Mahaya-
na, il Grande Veicolo. Il primo  indubbiamente molto pi vicino al
buddhismo predicato dal Buddha e ha una forte impronta morale e un ri-
goroso attaccamento alla Regola dettata dal Buddha, cio il vinava. Il
Mahayana, invece, costituisce lo sviluppo del buddhismo in senso filoso-
fico, mistico e gnostico. diffusosi fra il ll e il X sec. sull'enorme area che
abbraccia l'Asia centrale, il Tibet. Ia cina, la Corea e il Giappone e, per
qualche tempo, I'Assam, la Birmania e l'lndonesia, oltre, naturalmente.
all'lndia settentrionale, ove fior fino al Xll sec. Il cosiddetto Piccolo Vei-
colo  attualmente limitato allo Srl Laika (isola di Ceylon), Thailandia,
Birmania. vietnam e Tonkino: il risorgente hinduismo e l'lslam lo hanno
fatto praticamente scomparire dal continente indiano.

Le t`onti del buddhismo primitivo e dellonayana si ritrovano nel Ca-
none, redatto in lingua pali. La redazione pali raduna i sacri scritti in tre
ceste (pitaka): il Vinava-pitaka, la raccolta delle regole per i monaci
(bhiksu, s'ramana o sramane)-a); il Sutta-pitaka, che  la raccolta dei detti
autentici del Buddha (sut)a, sutta) e infine l'Ahhidhamma-pitaka (scr.
Al7hidha)-ma), che  la raccolta degli scritti di metafisica. Inoltre, a secon-
da della loro maggiore o minore lunghezza. i testi del Canone sono ripar-
titi nei cosiddetti nika~a,<mucchi. che sono: Diggha-n. (scr. Do-gha-ni-
ka!~a,dl lung.l raccolta), Majjhiola-llika!~a (scr Madll!~clma-nda rac-
colta nlc(li.l >!t~a1a-lliil-(l\~a (~CI`-atta)(l-n.la raccola (la un ver

so in su), S~m~utta-)1ika~a (scr Sam~ukta-n, la raccolta mista)~
Kuddhaka-)1ika~a (scn Ksud)-a-n. la piccola raccolta) che contiene i te-
sti pi recenti fra i quali il mirabile trattato sulla consapevolezza liberatri-
ce. il Dhamma-r7ada.
La di~ciplill.l dell.l eolllUIlitLI bu-l(llli~ta.ia dei laic/)a~aA(I) ell~

llloll.lci (~Ioo~ana). e la dotlilla c;lrlollicili all(lalollo collt'i~urLul(lo ;Ittla-
versoluattlo concill che ehhero IUoPori!ipettivaltltnte. all'indolllani del
tl     3       rll.l (.3 o77 ;1    tLI lllllt~o~
convt n.ionale). .I Vaisal 3 o 367 a.C.). a Pataliputra (243 a.C..duran-
')8                                 IL BLDDHISM()

indo-scita Kaniska (probabilmente 144-172 d.C.). Il primo di questi con-
cih ebbe lo scopo, essenzialmente. di fissare il Canone e. pi praticamen-
te, I'insegnamento autentico del Buddha. La direzione del concilio, al
e,iuale parteciparono settecento monaci, fu assunta da Maha-Kasyapa.
uomo energico. che godeva di grande prestigio. Ananda, che per venticin-
que anni aveva servito devotamente il Maestro e la cui memoria impecca-
bile ricordava ogni singola parola del Buddha, ma che non aveva potuto
adempiere alla disciplina meditativa (dhvcma. jhczna), fu severamente am-
monito dagli arha~t e probabilmente anche sospeso per qualche tempo: t'u
anche rimproverato di aver perorato l'ammissione di donne nel .aha.
Ritiratosi nella t`oresta a meditare, non ottenne al principio alcun risultato.
della qual cosa si dolse amaramente. Ma, come erai avvenuto a si i-
dhartha, allentatasi la tensione psichica per il banalissimo fatto di riposarsi
dopo tanto inutile st`orzc, egli fu subitamente illun~inalo e, con grande
gioia dei suoi confratelli, pot dettare letteralmente il Sutta-pita~a (v. p.
26) e buona parte del vinava basandosi esclusivamente su quanto ricorda-
va e che, ora, sperimentava.

I buddhisti ebbero, sin dall'iniziouna Chiesa t`ondata su un Ordine
monastico retto da una severa di~ciplina. privo, per. di gerarchie eccle-
siastiche, cosa che sin dall'inizio favor la nascita di vane sette. L'ammis-
sione nel sanglla di novizl che intendessero seguire la via ascetica non era
certamente condizionata all'appartenenza a una casta elevata. anche se
all'inizio i discepoli del Buddha provenivano dai ceti pi elevati. Erano
esclusi i malati contagiosi, gli incurabili, gli eunuchi, gli assassini. i debi-
tori, gli schiavi, i minori di 15 anni di et o coloro che non avessero rice-
vuto il permesso dai loro tutori legali. I candidati dovevano in primo luo-
go manit`estare il proposito della <.dipartita (pral~l-a; ycz, pahhajjcl), pro-
nunciare tre volte la formula, gi citata, della presa di rifugio nei triplice
gioiello (tli-ratna, t~-l .), cio il Buddha, il Dharma e il . ar~ha. lndi ve-
nivano aff;dati ad un tutore (acarva o upadhvava) che li ammaestravaul
Dharwlc., t;ntanto che non fossero maturi. Quando l'istruttore riteneva che
il novizio t`osse pronto a ricevere l'ordinazione (upa. ampa~la'),iest,
avvenivl in pre~enzali allnello (lieci lllolllci e con~l~te~l. plLItilllell-

va al nuovo monaco i quattro requisiti (lli5l-a!a. nia!~a), cio le li-
gorose prescrizlonl rlguardanti la nutrizione. da rlcever~i e da COllSU-
marsi nella scodella della elemosina. Ia vestizione, il modo e luogo di
dormire e la Inedicina con cui curarsi (orina di VaCC1. ricordo evidente

(ll con~lllindva inoltre leuattlo proit-i~ioni (~l~al(lm\allioe le col
pe c;lpl.lli elencate nella i~rim~le~i(me del Pl   a (r. P~uilllha

parti elencano con gravit decrescente le colpe di cui il llll)na.o pote~

IL BIIDDHISMO PRIMITIVO E LO H3'NAYANA                    29

satha (p uposatha), nel corso della quale chi avesse compiuto qualche in-
trazione era tenuto a farne confessione pubblica alla menzione della colpa
stessa, sottoponendosi alla punizione che l'assemblea gli avrebbe inflitto
A questa usanza fa riscontro quella dell'invito (pral~al-ana-, pal!alana-)
con cui ogni monaco sollecita i suoi confratelli a segnalargli le sue man-
canze nel comportamento. Scarse e modeste erano le cerimonie, oltre a
queste qui sopra enunciate, fra le quali si annoverano i pellegrinaggi e le
onoranze tributate ai monumenti (eaitya, eetiya), ai tumuli (stupa, thupa)
che ricordano le tappe della vita e dell'llluminazione del Buddha, o le
cappelle (dhatu-garbha, dhatu-gabbha) contenenti reliquie fisiche del
Buddha (capelli, unghie etc~)Ma, come gi accennato,  la meditazione il
centro vero e proprio del culto buddhista Questa (dhyana, jha-na) consiste
nel far convergere in un punto solo i sette fanori dell'Illuminazione
(badhy-ai~ga, bojjanga), i quali sono: 1la consapevolezza (smrti, sati); 2.
profonda indagine sul Dharma (Dharma-l~icava, Dhamma-l:); 3. svilup-
po di energia virile nel pensare (I`llya, viriva); 4. gioia profonda (prlti,
plti); 5. quiete (prasantata-); 6. concentrazione (samadhi); 7. equa-
nimit o atarassia rispeno alle percezioni sensibili (upek,sa, upekkha-).
A tale proposito, il Buddha diceva che: Colui il quale coltivi e rinvigori-
sca i sene fanori di Illuminazione, costui ascende verso il nirl~a-,na,  incli-
ne al nil~ana, tende verso il nin~ana.... Ma il problema oggettivo che si 
posto, sin dal principio, in tutti i concih dello Hlnayana  quello a cui ab-
biamo accennato parlando dei dharma, cio dei minimi elementi della
realt, I'un l'altro connessi dalla legge del karman, nel cui flusso (santa--
na) del loro apparire e disparire consiste anche la personalit umarta che,
alla fin fine,  il soggeno del Risveglio, anche se questo coincide con
l'esperienza del vuoto (sunya) universale, quindi anche di chi compie tale
esperienza! Parlando della persona umarta, dice il Buddha, che questa
... simile ad una venura consistente di parti diverse, come il timone, le
ruote, il telaio, eccetera e che di null'altro consiste che di queste, o  simi-
le ad una fiamma che, ad ogni istante, consuma nuovo combustibile....
Come  evidente, per i buddhisti l'io empirico non  altro che un'unit
t'unzionillc di elementi concomitanti, continuamente rinnovantisi t'ino alla
nloltC, qu;ll/1'111(/11 accumulilto proiettil nella vita futur.l una nuova
aggregaZione dei cinque skandha. I dharma vengono, quindi, classificati
~econdo gli skandha ai quali danno luogo E cos al rupa-skandha appar-
tengono i dharma che danno luogo all'esperienza formale del mondo, che
noi presumiamo materiale; al vedana--skandha. i dharma propri dell'espe-
UCn/   el.iolle e (ie~li og~etti dellil lllCdC~illlil: alaaall-
~lhappilnellgono i dhC rma propri dell`ideaziolle che distillgue le perce-
zioni: al ijnallcl-shlndha i dhcll nla inerenti al t`atto di divenire cosciente:

al     I in~iellle dei ilttori con(J z onilti" (~akrta) (:icl-
lil vita; di l da questi, quelli<incondizionati (-san,lskrta), cio il nir~a-
Samkhya, che li raggruppa nei dodici a-yatana, basi della conoscenza,
di cui sei intemi, cio i cinque sensi pi la mente che li coordina, e sei
estemi, relativi, cio., agli oggetti empirici dei primi sei. Un'altra classi-
ficazione dei dharma  quella secondo i diciotto dhatu, sfere di azione.
che ai dodici a-yatana summenzionati aggiunge la facolt di udire, vedere.
eccetera, che corrispondono ai karmendriya o facolt di azioni del me-
desimo Sa-~mkhya. Estinguendosi, all'ano dei nil-vana, sia il kal-man che
mantiene il flusso dei dharma, sia il soggeno empirico della loro espe-
rienza, I'ego, svaniscono i dharma, i quali esistono solo in base ad una
sussunzione personale, un atto della mente, insomma. Con ci si afferma.
gi nello Hlnayana, la concezione che diverr dominante nel Mahavana
secondo la quale tutta la realt null'altro  che un atto della mente, essen-
ziato di vuoto. Il concilio di Vaisah, tenuto probabilmente nel 383 o nel
367 a.C.. fu cagionato da una questione di mera disciplina monacale. Ya-
sas, un vecchissimo discepolo di Ananda, trov riprovevoli una decina di
innovazioni adottate dai monaci locali, per cui fece convocare un concilio
onde dirimere la questione. I monaci, circa settecento ivi adunati, gli die-
dero in maggioranza ragione. La minoranza, formata in gran parte da mo-
naci del paese dei V.riii (donde l'appellativo di V.rjji-putlaka dato ai dissi-
denti), convoc un contro-concilio dando luogo allo scisma dei cosiddetti
Mahasanghika, Quelli della Grande Assemblea, di contro ai cosiddetti
Vecchi (Sthavira, Thera) che furono messi in minoranza. La questione
sulla quale erano divisi riguardava cinque punti pratici: 1. il fano che uno
arhant, con tutta la sua santit, era soggeno all'imperio della Natura, sotto
forma di necessit fisiologiche incontrollate- 2. Ia sua Illuminazione non
esclude residui di ignoranza nella vita di ogni giomo; 3.  soggetto a dub-
bl; 4. Ia sua conoscenza su fani contingenti pu essere acquistata con
Paiuto di altri (non per immediata intuizione); 5. egli pu definire e deno-
minare con parole del linguaggio ordinario la via ineffabile che conduce
al Risveglio. Questi principl enunciati dai Mahasanghika condussero a
postulare poco per volta una personalit sovraterrena (loki~ttala) per il
Buddha, al di l del tempo e dello spazio, trascendente rispeno alla sua
medesima apparizione sulla Terra. Si avrebbe, quindi, un Buddha arche-
tipale". Io .    /11a (B. primordiale). che nel cor~o de~li eoniii T roiet-
ta nella serie dei Buddha terreni, i quali, per una sorta di sacrificio, scen-
dono nel mondo per insegnare agli uomini a salvarsi. rimandando la pro-
pria Liberazione e restando dei Bodhi-s~m~a (Colui la cui essenza, satn~a,
 Illuminazione, hodhi). Questa concezione apr al buddhismo immense
pos~ihiita di a.nila ollt., di collce~iolt'olll~e religio~c l)loplic allc
varie religiolli preesisenti. Un lltlo SCi!illla i(luelloli l al.ipl(lli~a. dal
ome del monaco Vatsa. hlallnlatul di stirpe. iluale reintrodusse nel
~uddhi~lllo la no/.iolle hin(lulell() alnlaete.o odopil-ituille)
sotto il nome di puagala (persona o<individuo), responsabile dela/ -
IL BUDDHISMO PRI'~11TlVo E L() H~NA~ ANA                    31

reale. Se non fosse stato cos, come avrebbe potuto apparire nel no-
stro mondo, sia pure irreale e soggeno alla Maya (lllusione cosmi-
ca)? Di contro a queste eresie si ergeva la compagine dei Thera, perples-
si a continuare la linea ascetica di Siddhartha. senza, per, trascurare i
problemi di natura meramente filosofica, che lo sviluppo della speculazio-
ne indiana post-vedica rendeva ormai ineludibili. Questi furono affrontati
nel corso del successivo concilio avvenuto in un momento importantissi-
mo della storia indiana, dopo la presa del potere da parte del primo impe-
ratore pan-indiano Asoka della dinastia Maurya (Moriya), nipote di quel
generale Sandrkonos, avversario e poi amico di Alessandro Magno. Ao-
ka, la cui consacrazione regale avvenne verso il 250 a.C., oltre ad unifica-
re l'India del nord nel corso di ferocissime guerre, aveva esteso il suo po-
tere fino all'Afghanistan e al Balucistan attuali. Pentitosi del sangue ver-
sato e accolta la Buona Legge del Buddha, trascorse il resto della sua vita,
che fu lunga, a diffondere il Verbo buddhista e le istituzioni benefiche,
ospedali, mendicicomi, caravanserragli eccetera nei sui immensi dominl,
lasciando 25 editti scolpiti su rocce e colonne a testimonianza di quanto
aveva fatto. Mand anche ambascerie fuori dell'India, presso i diadochi
greci, che governavano l'eredit di Alessandro. Suo figlio Mahendra (Ma-
hinda) diffuse il buddhismo theravada nell'isola di Ceylon (grl La~ika)
dove tuttora fiorisce. Asoka personalmente indisse il concilio verso il 243-
242, sotto la presidenza di Moggalipuna Tissa, allo scopo di definire la
donrina dei Thera e arginare quella dei numerosi eterodossi. Nel testo det-
to Katha~atthu (Libro delle Controversie) che  il terzo dell'Abhidham-
ma-pitaka, sono contenute tune le refutazioni di Moggaliputta e, in nuce,
la dottrina dei Thera, autonominatosi Vibhajya-ladin (i Detta~liatori),
autori, fra l'altro, del cosiddeno Visuddhimagga (scr. Visuddhi-marga),
la via della Purificazione, opera del celebre Buddhaghosa, che  una
precisa guida alla pratica della meditazione. Il problema centrale della
dottrina sthavira (o thera) risiede nella definizione degli innumerevoli
dll(ll-m. Ie cui diverse associazioni danno luogo ai molteplici fenomeni
dell'eten7.l: r-ur affeml~mdo la toale illu~oriet di quest'ultima. ricono-
scono che essa  l'unica realt con cui si deve tare i conti. I dhslrma sono
classificati secondo tre grandi classi, in base alla loro sfera d'azione: 1. 28
dharma appartengono alla sfera formale (rupa); essi sono

i quanro elementi materiali, i cinque organi fisici, supporto delle percezio-
nien~ihili. Ie qll.lttl-o l`ol~e In.lteli.lli di ha~e (~oe~iolle. Iepul~iollc. Illo~

lllellto. CllOl'e) il eosiddctto<~enso del euol-e(h!du~u-~u./u), ba~ei~iC.I
delenso melltale. Ia l'orz;l vitale, jl ita, lopazio eereo. a~a.a . ecceter.l.
tattoli p~lC Ci (( UllU./U.Si~:U clle colnprendono tutti i l;lttol-i
immateriali della coscienza e, infine, 3. I'elemento puramente noetico.
IL BUDDHISMO PRIMITIVO E LO HiNAYANA

32                                 IL BUDDH ISMo

mondo. Di contro all'ortodossia degli Sthavira o Thera intenti a ricon-
fermare l'assoluta illusoriet del mondo obienivo nel multicolore ap-
parire e sparire dei dharma istante per istante, emerge proprio in questo
tempo la corrente dei Sal~asti-vadin, cos deni perch affermavano che
tutto  (sal-~am asti), nel senso che i dharma hanno un'efficienza reale
nel loro particolare presente, nel senso che i dharma passati sono
(non furono) reali nel passato, quelli attuali sono reali nel presente e
quelli futuri sono (non saranno) reali nel t`uturo. La esigenza dei Sar-
vasti-vadin sembra essere quella di preservare un minimo di realt alla
esperienza del mondo, aitrimenti verrebbe a mancare il rapporto di causa
ed effeno su cui  basata la legge del karman, quindi, in ultima analisi. Ia
medesima efficienza delle opere ascetiche che condurranno al Risveglio. I
Sarvasti-vadin distinguono, pertanto, fra la realt empirica dei dharma
(dharma-laksana), che  relativa al soggeno che li sperimenta, e la realt in
s (dhar7lla-svabhava), che trascende il momento particolare della loro ap-
parizione sull'orizzonte della coscienza. ci perch, a conti fatti, tutta l'espe-
rienza che si ha del mondo non  altro che un'esperienza psichica e soggetti-
va, per cui qualsiasi evento o oggetto (quindi, dharma) che mi appaia nella
vita non  altro che un simbolo del destino, o del karman, che io mi sono
foggiato in questa o in precedenti vite. Detto ci, esaminiamo in quale ma-
niera i Sarvasti-vadin ripartissero gli elementi di questa realt, cio i dhw ma
che, secondo loro, assommano a 75, 72 dei quali condizionati e tre incondi-
zionati, questi ultimi consistenti nello spazio-luce, akasa, e nelle due spe-
cie di nirodha, ovvero arresto dell'attivit dei dharma, quindi i due gradi
del nilvana. I dharma condizionati (sa.mskrta) sono ripartiti in due cate-
gorie: quelli formali, I-Upa, che presiedono all'esperienza sensoria, pi la
base psicofisica (avijnapti) della prsonalit; e 14 t`attori che, pur non essen-
do direttamente legati alla coscienza, esercitano pur tuttavia la loro influenza
sulla corrente della coscienza (citta-~ipravukta), come nascita, permanenza
in vita, vecchiaia, morte, impermanenza eccetera.

I Sarva.sti-vadin se~llallo il trapasso del buddhismo hlnayanl dl una pra~-
si etico-ascetica ad un sistema filosot`ico e metafisico coerente chei immet-
te, cos`, nella corrente del pensiero indiano, il quale attomo al V-lll sec. a.C.
inizia a delineare i cara~teri fondamentali dei suoi sistemi, i cosiddetti Sei
Dars'ana  (i Sei Punti di vista). Per influ~sso diretto o per reazione, il bud-
dhismo esercitava allora un potere catalizzatore sulla speculazione indiana.

(M    s    Si~t della Collos~ell (J     stll

re Vasubandllu redasse l'Abllidhalma-~-osa, il Tesoro di MetaS;isica.
anche delle eccezionali condizioni politiche alle quali si accenner in
seguito. Dal punto di vista filosofico il Sarvasti-vada rappresenta un no-
tevole progresso rispetto alla formulazione pi rudimentale della dottrina
degli Sthavira. Con la soluzione da loro escogitata all problema dei dhalma,
i Sarvasti-vadin finiscono per elaborare una vera e propria dottrina della co-
noscenza, che condurr all'idealismo soggettivo della scuola Yogacara, o
Vljnana-~ada del Grande Veicolo, della quale si parler in seguito.

Un'ulteriore divisione  quella che si verific in seno ai Sarvasti-vadin in
seguito al concilio di Harvan (Sad-arhat-l ana, la Foresta dei sei amant),
avvenuto al tempo del re indo-scita Kanis,ka (144-172 d.C.) presso Jalan-
dhara nel Kasmlr, ove Parsva e i 500 arhant che parteciparono a detta riu-
nione elaborarono il di gi accennato Grande Commento o, meglio,
Grande Opzione, Maha-Vibhas. , allo Abhidharrna del Canone sanscrito.
Questo Al7hidha~ma e il relativo commento furono accettati dai Sarvasti-va-
din del Kasmlr e rifiutato da quelli che erano emigrati nel Gandhara che,
sotto la guida di Kumaralata, si appellarono alla parola del Buddha, sutla o
stltranta, per cui presero il nome di Sautlantika. I Sautrantika rigettano le
teorie dei Sarvasti-vadin relative all'esistenza dei dharma nella tritemporali-
t, I'esistenza di alcuni dharma come l'avijnapti (base psicofisica dell'ente
umano) e la plapti e aprapti (assunzione o rifiuto soggettivo dei dharma)
che conferivano una certa consistenza metafisica alla persona umana; inoltre
ritenevano reali solo per designazione verbale lo spazio-vuoto (o spazio-
luce, akasa) nonch i due nirodha. Essi erano nominalisti puri. Riafferma-
vano energicamente l'impermanenza dei dhalma, fino a ritenere che ogni
dharma sparisca nell'istante stesso (ksana) in cui compare. Ogni essere og-
gettivo consta, pertanto, di una catena di istanti. Da questa teoria deriver
una dottrina della conoscenza molto importante per l'influenza che esercite-
r sulle scuole del Mahavana. E cio:  impossibile, nell'atto della percezio-
ne sensibile, il contatto diretto t'ra l'oggetto (causa) e la coscienza deformata
dal medesimo oggetto (effetto). Che cosa succede, allora? Ogni anello della
catena degli istanti, all'atto di sparire, lascia persistere un'immagine (akara)
di s nella coscienza, la quale pertanto  indotta a credere all'esistenza attua-
le di qualcosa che, in verit, appartiene di gi al passato. si ha, quindi, da
una parte una serie di istanti oggettivi e, dall'altra, una catena di ani coscien-
ti succc~sivi, cllc ";u;lllti~collo l.a ontinuit.l della co~cicn;nloggettiva. QLIe-
sta teoria prelude, in una certa misura, alla dottrina professata dalla scuola
idealistica Yagaca/a della cosiddetta coscienza-deposito (alaya-lijnana)
contenente i semi della realt, di cui si discorre in seguito.

La redaz,i(me dell'Ahhi~lhann~7. questa Summa Metaphysica. nelle
due re(l.l/ioni. quelll  e l'ht I .I-va(lill c (~LIella deiSarv;l!iti-v;ldill. co~titui-
sce il punto piLI elevato al quale sia Yiunta la speculazione delle scuole
dello llln~l\an~l. in coinciden7;l con eventi politici che trast`ormarono pro-
t`ondalllente l a settoocio-religioso lell Indil settelltriollale, laluale in
se~uito alle conquiste de~li epi~oni di Alessandro Ma~no e alle invasioni
ad ogni genere di scarnbio con le regioni dell'Asia interna e, da l, con la
cina. Fra gli effetti non secondarl del concilio di Jalandhara nel Kagmlr~
nel quale come si  detto fu codificata la Maha-Vil7hasa, la Grande Op-
zione di opinioni riguardanti argomenti metafisici e trov la sua redazio-
ne definitiva il Jnana-prastllana di Katyayanlputra. si pone anche la reda-
zione di un gran numero di opere di esegesi critica delle dottrine delle va-
rie scuole che, secondo Vasumitra, assommavano a ben 18 (del suo som-
mario ci restano le traduzioni cinese e tibetana). Al medesimo concilio prese
probabilmente parte il poeta e filosofo Agvaghos,a, che rese popolare la vita
del Buddha negli ambienti tradizionali che coltivavano la poesia sanscrita,
con il suo Buddha-ca)ita, la via del Buddha, nella quale espone anche le
sue opinioni dogmatiche, pi vicine ai Mahasaighika che agli ortodossi
Thera-vadin. In ogni caso, con Agvaghos,a il buddhismo si qualifica anche
come ispiratore della poesia in lingua sanscrita, idioma che da allora in poi
diventa sempre di pi il mezzo di espressione per ilsan~ha, di contro al ver-
nacolo pali che aveva precedentemente dominato. Due secoli e mezzo pi
tardi, nel v secolo d.C., I'edificio metafisico dello HlnaYana giunge al suo
compimento con le opere del gi menzionato Buddhaghsa Lthera-vadin, di
nascita brahman. a dell'India settentrionale che per lavor nello Srl Lanka,
dove condusse a termine in lingua pali il Visuddhi-magga (scr.'i.51~ddhi-
marga), opera fondamentale per coloro che seguono l'autentica via ascetica
del Buddha] e, poi, il grandissimo Vasubandhu che nella prima parte della
sua vita oper sulla linea dogmatica Sarv3sti-vada, redigendo l'Al~hidhal-
ma-kosa, il Tesoro di Metafisica, nella seconda parte, sotto l'influsso di
Asaiga, suo fratello, e del di lui maestro Maitreya, si convert al Maha~w1a
divenendo, insieme con loro, caposcuola della scuola vijnana-l ada, Toria
della Coscienza, o Yogdcara, Pratica dello Yoga.

Come ultimo frutto dello Hlnayana si possono considerare gli Aladana,
le pie leggende sul Buddha, e i Jataka, i Nascimenti, ossia le narrazioni
edificanti sulle precedenti vite del Buddha, che diedero lo spunto ad innu-
merevoli creazioni nel campo delle arti plastiche e resero immensamente
popolare la vita e la persona del Buddha in tutti i Paesi nei quali si svilupp
l'attivit missionaria del Piccolo Veicolo, facendone giungere l'eco anche
nel lontanissimo Occidente, dove la pia leggenda dia/lac~nl Gio.apl1~lt
non  altro che la deforrna7.ione di un jatC1~7 huddhista crilitiillli77.lto.

vi  per da notare che, dopo lo sviluppo della scuola Sarv3sti-vada che
abbiamo delineato nelle ultime pagine, loIna~ana sembra poco per volta
raccogliersi nel quadro dogmatico che era stato edificato nei quattro concill.
Diventa sempre di pi urta chiesa acefala, la cui regolarit  consacrata dalla
stl-ettil o~ervanzil del 1 i/1a~'1' tUtti e dell.di,ciplinc n~e(litatie'1' i mo-
ni c secoll(lo la c()llaudata pl-atici del Bud(llla e dei patmllcllisuoi imme-
diati succ~essori alla direzione del scml. L inlpulso missionarioper. Ilon
gli appilrtell-il pi. silr griL~ie al Mallcll~cllla clle il buddl~ismoi e:iten~lel-i`su
tutta l'lndia settentrionale e ne travalicher i cont`ini verso l'Asia centrale.

rr..   .    ..
Coe~lclentl storla e amblentall

L'espansione del buddhismo su immensi territori asiatici e la sua tra-
sformazione in religione. con numerosi addentellati di natura gnostica a
concezioni mistiche, miti e culti preesistenti. non  soltanto il naturale svi-
luppo di un impulso spirituale recato dall'antica patria indiana, ma  an-
che il trutto di un continuo adattamento ambientale in terre remote abitate
da popoli diversissimi, ora nomadi, ora stanziali dotati di un'antica. origi-
nale civilt, com' il caso della cina. E pertanto necessario rivolgere un
breve sguardo agli eventi che. a partire dal Iv sec. a.C., determinarono tra-
sformazioni profonde dell'assetto etnico e politico in India e nell'Asia in-
tema.

Dopo la morte di Alessandro il Macedone (322 a.C.), le terre da lui
conquistate t`urono divise, attraverso complicate guerre. fra i suoi succes-
sori, i diadochi. Fra costoro, Selukos Niktor, indi suo figlio Antokhos
Thes, ebbero la parte onentale dell'impero, comprendente la siria, I'Iran
--ben presto sottratto loro dai Parthi emigrati dall'attuale Khorasan in
Media--e la Baktriana, I'immensa regione comprendente l'attuale At:
ghanistan senentrionale, pi il Turkestn fno oltre Samarcanda. Il gover-
natore di quest'ultima regione, Diodtos, resosi indipendente, fond un
regno praticamente greco-iranico attomo al 225 a.C. Egli stesso inizi la
conquista dell'lndia, favorito dalla dissoluzione dell'impero Maurya, a
cuiuccessero varie dinastie fra le quali i gui~ga, fondata da Pusyamitra
(17( a.C.). L,a penetra~ione yreca nell'immenso continente indiano ini7ia
con la conquistil di Taksasila (Txila) ad opera di AYthokles (1~$5-1 5 .
I~ella generazione successiva, Mennderotr (155-13t`~), usurpatore del
regno baktriano dopo la morte di Eukrtides, impossessatosi dei principali
passi afghani, discese in lndia, che saccheggi in lungo e in largo, attacc
Ayodhya e distrusse Pataliputra. In seguito gli Yavana cio gli loni, come

1~11)l i t~l'l'~` IlIoIltilll     lil. I-iltt     ot IUoL~o lil t`illllo~`iil`o11-
~el~;uiolle l'I'il Mellimdro e il saggio buddhista Nagasena, collsegllata
l

~aggio inse,yna al re i punti fondalllentali della dottrina buddhista, che il
36                                 IL BUDDHISMO

nell'astronomia, nella medicina e, nell'iconografia buddhista, in cui ad
esempio il prototipo di un Apollo opportunamente barbarizzato serv
per rappresentare il Buddha. Questa arte ebbe come centro creatore e
di diffusione l'area del Gandhara (la vasta regione che si estende dal
Kasmlr all'Afghanistan settentrionale).

Un altro evento storico che ebbe grande importanza nella diffusione del
buddhismo, fu il riflusso delle orde hunne di razza turco-mongola o pa-
leosiberiana turchizzata, dette dai Cinesi Hsiong-nu(, le quali, respinte nei
loro tentativi di irrompere in Cina dall imperatore Ch'in-shih Huang-ti
(250-210 a.C.), si volsero verso occidente dando luogo a un terremoto di
popoli, etnie e trib, lo stesso che mezzo millennio pi tardi avrebbe ca-
gionato le invasioni barbariche nell'impero romano. Nella loro marcia
verso l'occidente, gli Hunni, sconfissero gli Arsi o Tokhari (cin. Yueh-
chih e To-ho-lo), che furono costretti a migrare verso il sud. Dal bacino
centro-asiatico del fiume Tarlm, che allora aveva un corso molto diverso
dall'attuale e lungo il quale si snodava la famosa Via d,ella Seta, e dalla
Ferghana gli Yueh-chih espulsero le genti scitiche dette Saka, i Skoi ben
noti ai Greci che, in epoca classica, arrivavano fino alla Russia meridiona-
le, Ia Moesia e la Tracia. Questi Saka, sempre tallonati dagli Yueh-chih,
distrussero il regno greco-baktriano e proseguirono verso il sud, dove
vennero in conflitto con i Parthi, che riuscirono a contenerli, renderli pro-
prl vassalli e insediarli in quella regione che da loro prese il nome di Sa-
kastan, I'attuale Seistan. Parte di loro, per, si infiltr, attraverso l'Afgha-
nistan, nella valle dell'Indo prendendo i Greci alle spalle. Nel trentennio
fra 1'85 (presa di Txila) e il 55 a.C. (caduta di Hermaios, ultimo re greco
della valle del Kabul), questi epigoni dell'ondata macedone di tre secoli
prima furooo spazzati via dallo scenario politico. I loro superstiti si ritira-
rono nelle valli remote che uniscono l'India con l'Asia centrale himalaya-
na, dove fino a poco tempo fa esistevano ancora famiglie principesche
che reclamavano discendenza yal~ana o, alla persiana, yunan (questi sono
i Mlr del Badakhshan, di Darwaz, Shughnan, Kulab, Wakhan, Chitral,
Gilgit e Iskardo, oltre ai Tungani di Yarkand nell'attuale Cina orientale). I
Saka e i loro signori Parthi (Pahlal a) si aff`errnanA,no per circa un secolo
inluella lunga lascia che dall Atghanistan meridionale si protende l`in
verso il Rajasthan. Fra i nomi dei varl re vassalli dei Sasanidi persiani
spicca quello di Gondophares, celebre per la leggenda di San Tommaso
che, dopo averlo visitato, and a morire nella lontana Mathura. Le crona-

II'aeioe i.ltl`.lpi del CJIa Rc. I ;l loro dill;l~ti;l. doPo un pclio(lo
(li (~e       `emlo coll C    oIl(~ltol i ull I~tlo(Ujj

Questa dinastia di satrapi completamellte ill(luk7~atidLlr~lt~lino al 3~:~

COFFFICIENTI STORICI E A~BIENl-'\LI

buddhismo Mahayana, restando il vemacolo pali appannaggio dello
Hlnayana. In ultima analisi, si deve all'intraprendenza di questi incolti
barbari scito-iranici .se venne aperto e mantenuto un canale di tratfici. di
scambi umani e di propagazione di idee ira l'India e l'Asia centrale.
Estremamente importante tu la civilt mista creata sulla scia di queste im-
ponenti migrazioni di popoli, che divenne il veicolo e il mezzo di espan-
sione della civilt buddhista.

L ultirlla valanga barbarica che scese sull'lndia t`u quella degli Yueh-
chih che ripresero la marcia verso il sud intomo al 3() d.C. sotto il re
Kujula Kadphises, capo di uno dei cinque popoli che forrnavano la coali-
zione, quello dei Kusana, da identificarsi con i Tokhan. Egli si t`erm
~ull'lndo, ma suo figlio Wima Kadphises l~iunse fino alla sacra citt di
Mathura, ove pose la sua capitale. Il regno dei Kusana giunse al suo apo-
geo con Kaniska, che presumibilmente regn fra il 144 e il 167 d.C.. Era
in realt un impero che aveva due facce: una rivolta all'lndia e a ci che
chiameremmo Afghanistan, I'altra rivolta all'Asia centrale, dove Kanis,ka,
superata la barriera del Pamir, conquist le citt di Ka.shgar e Khotan. in
pieno Hsing Kiang cinese. Con i successori di Kanis,ka, cio Vasiska, Hu-
viskaKaniska 11 e Vasudeva, la dinastia perse i territori transhimalayani e
divenne completamente indiana. In ogni caso, anche nella fase estrema, i
Kusana riuscirono a creare una vera e propria .sintesi politica e religiosa
tra le genti del loro impero, che ci  documentata soprattutto dalla mone-
tazione, omata com' dalle immagini di di indiani, come pure di Hera-
kles, Helios, SeleneSerapis e, perch no? della dea Roma: lo stesso Ka-
niska 11 adott il titolo romano di Kaisara (Caesar), oltre a quelli indiani di
Maharaja, e Tradata (Salvatore) e quello iraniico di Sahinsah. Kaniska di
per s  improbabile che t`osse buddhista: tollerava, rispettava e taivolta
adottava i culti dei popoli .soggetti al suo .sterminato impero. Piuttosto non
gli sar sfug~ito l'aftlato universale del buddhismo e la eccezionale altez-
za intellettuale e mistica dei suoi maggiori rappresentanti. Inoltre  proba-
bile che il buddhismo fosse ormai l'unica t`ede--possiamo gi dire reli-
giocguita inutte le par!i dell inlpero. In ogni c so il grandc conci-
li(~li I;ll;ll~dh;lr;l fll or li l .1(1 c~o 1 rt~ci r       3dil~
ma. come ii  significato. I'edificio dogmatico dello Hlna~ma, secondo
l'orientamento Sarvasti-vada. viene compiutamente definito. Qui ci arre-
stiamo per quarito riguarda l ambientazione storica: i successivi momenti
apparterranno allo sviluppo di quell'altra branca del buddhismo che  il

e ploplia l-el g ollealla .ui lorln~uione coll~enYollo prect(lenti ledi loc;lli
e culli. i clli numi e miti a(lottati verranno aimholei;lre pi;miovra~en-
`II-ili .lio.ciellz.l l)lopli .li el~i gl;ldiI~lla lll~diil;z one bud(lhisla.
u~u,mdo nonaranno ;Iddirittura usati ieonicamente a rappresentare i diver-
Il Mahayana. Origine e caratteri fondamentali

La `orma del buddhismo detta GrandeleicoloMal1a-~al1a, oppure
~<buddhismo settentrionale, dato clle storicamente si diffuse t`uori dell'ln-
dia. nell'Asia centrale. Tibet. Mongolia, Cina. Giappone e Corea, pu essele
considerata come una remota filkiziolle di quella setta Malla-sache
voleva estendere il beneficio del Dhal771a al di l dalla chiusa eletta degli a/ -
llallt. a tutta la collettivit laica dei fedeli. Questa setta osservava anche che
~li arllal1t pativano in vita di limiti di conoscenza. di capacit di giudizio e
di necessit fisiche. per cui era dubbio che avrebbero conseguito ii /7ill al1a
all'atto di morire. Il Maha~ana, inoltre, avrebbe condotto alle estreme con-
seguenze due principl di natura metafisica postulati dalla setta. Il primo 
quello della trascendenza e atemporalit del principio buddhico, cio la /7a-
dhi, rispetto alle varie personalit storiche in cui tale principio si incan~a.
cio i successivi Buddha ai quali si  accennato. Il secondo, che avrebbe ani-
mato le varie scuole idealistiche del Malla~ana,  quello dell'identificazione
del Pensiero assoluto, prahlla-.l~al am citta/r7, pura Luce di coscienza, alla
medesima buddheit, quindi al vuoto, si-a1va, in cui si attua l esperienza del
ana, cio l'estinzione dell'lllusione (Ma~a). Questa lllusione che nel
prosieguo del tempo, sotto il probabile influsso delle scuole tantriche
dell'lndia del nord, ven- metafisicamente concepita non pi come un osta-
colo all'llluminazione, bens quale veste di potenza con cui la Coscienza
Assoluta proietta il mondo degli enti e delle l`onne su diversi piani di realt.
Questi piani. dei quali si dar ragione pi avanti. sono fondamentallllente tre
o quattlo, colTispondenti a diversi livelli di coscienza: il ColpL) (li mallife-
~l~iolleallaa~(l, e il pi;mo li~ico-~en.ibilc .ul quale .i n~

i succe.ssivi Buddha ulnani, detti con un neologismo l7lalt    a. entl-o
la realt spazio-temporale; a questo con-isponde la condizione di ve~rlia in
cui si percepisce il mondo fisico: si ha in seguito il corpo di comunione.
~'(/1~71~/1o"a-~'a\'a. chc  il pi,lno prorlio dei Bodl;ltt~;l 11 Po(1hi.ltt1

;llltO. CU~tl)(l(oCC()l'l'~VOItl-I'()t~'tt(   )lll;lllit.lU (ILI''l I-i;lll().
di l dallLI CO~CiellZ;t (li Ve(~li,l. ill elli ont'llo It~'(li(`ht' t~)l'7t' (iVil'l

mordiale, che  la personificazione etem;- della Legge essenziale del-
la Realt, il Dllarma. Questi si rifrancTe in un insieme di fioure archetip;~-
li, i Tathagata. generalmente cinque o otto enti buddhici, che raffiguran
le principali ener~oie cosmiche creatrici della Realt. Ie potenze prolon.l
es~enziate di Luce. a contatto delle quali--come .i vedra--I'ascela
giun~le in una condizione infonnale di co.scienza. che con-isponde allo sta-
to di sonno prol`ondo, laddove operano i processi abissali della volonta.

La concezione del Bodhisattva. che ben presto sostituisce quella dell a/-
l7, rappresenta l'ideale caratteristico del Mal7al7a: eg~li, il Bodhi-
sattva, vive in mezzo agli uomini partecipando alle loro soll`erenze e alle
loro misene, senza che per la sua immacolata purit interiore ne sia toc-
cata, cosciente com' che tutte le t`omle di esistenza e di esperienz~t
null'altro sono che vuoto.l,n~aL'esigenza implicita  che il nil~ana. per
es~ere tale, debba finalisticamente investire tutta l'umanit e non essere
soltanto l'esperienza di un essere divenuto perf`etto quale un prat!!f?~-cl-
I~l(clflha, Buddha divenuto tale in un uomo particolare: cio a dire, I'idea-
le universale deve diventare esperienza generale di tutti.

Per quanto si riferisce al progresso interiore del Bodhisattva, le scuole
del Grande Veicolo distin~uono dieciradini di perfezione o terre
(hhl~l?1i) delle quali le prime sei esprimono il conseguimento di successive
perf`ezioni, pCIl amita, cio quella del dono, dana, intesa come distac-
co interiore dal possesso. quella della morale, s,la, quella della sop-
portazione,sal7ti, quella dell'energia virile, a, quella della me-
ditazione, dl1ya~la e, infine, quella della conoscenza superiore o Gno-
si,raj/,a. Il Bodhisattva, superata la sesta terra, rinuncia a procedere
per le .successive quattro, le quali alludono simbolicamente agli strati pro-
~ressivamente incondizionati della buddheit, mosso da compassione per
tutti gli esseri umani biso~nosi del suo aiuto. Difatti i due poli f`ra i quali si
tes.se la dinamica spirituale del Bodhisattva sono la sapienza, o Gnosi, pl a-
j/ CJ. e la compassione"'ia/ I~l?c7, che il Maha~alla concepisce metafisicamen-
te come i due principlmaschile e femminiie, attraverso i quali si esprime la
Suprema Realt. Il Mclllc7!al1~l attribuisce. quindi. alla compassione--con-
cepita come la sintesi attuale delle sei perf`ezioni--un valore .sotenolo~ico
pali alll s;lpiellz;l. I'eluallto. poi,i rilI lllun~ioll, cialla /)~-
dl1iil Maha!cll1t~f elabol-a l'ori~inale teoria secolldo la quale la 17-)dl1i costi-
tuisce, qu~si ontolo~icamente. il nucleo so~rasensibile dell'essere umano.
Questa medesima, sotto t`orma di l~t~dhi-c itta. il pensiero dell'llluminazio-
n    llif`e~t~l cllle l illlr lll~o cl1- Illllo(o~TIllllloli lloi. 1l( 11;l s er~o

oIi;lr~il-it~l.l1..1l.oo 1     t~o. -1    Ic t~l~eh~-~

1\~1;IL(~ottllll.elltl; 1 M       lell 1 ~uoto ottlill.
t      tfi~flli~( t  f~ft~rit  .- nl lfi.- l t~t~l oi/'1'
4()                                 11 HUDDlll.SMo

che  privo di s,. che assolutamente nonussiste per propria vilt.
questo  il vuoto.Si tratta, ora, di realizzallo, abhandonan~io meditati-
~amente qualsiasi idea definita di luogo, di spazio. di tempo. indisospen-
dendo qualsiasi limite fra distinzione e non-distinzionefino che (sempre
in uno stato di prof`onda meditazione) si resti eollcentrati su Ull quillcosa
totalmente privo di carattere,> (a-lak~ana); indiabbandonando anchelue-
sto yuid o~gettualeemerge parados~almente I `esperienza del vuoto sul 4ua-
le lo spirito  totalmente concentrato che si tramuta in intenore lllumina~io-
ne, cio la liberazione da ogni limite e dogni definizione concettuale.

Ma di qua da tale vertigino.a esperienza della v acuit di tutte le eose. il
Mahayana potenzia. sul piano terreno e umano, quelio che  l elemellto
della volont attiva che si traduce in un energica carit>(kLlrUl?C1). che 
lo strumento per la realizzazione di quella Gnosi. pra jna, nella quale ogni
distinzione, ogni esistenza contingentei dissolve. La soteriolo~ia ma-
hayanica si concepisce, pertanto, norl tanto corne movimento .pirituale
che parte dalla personalit empirica che ognuno di noi ha sullaerra per
glungere alla Realt assoluta, quanto come l inverar~i pro ressivo. o im-
provviso, della Realt a~soluta nella persollalit empirica e nel ris(-lversi
di questa in quella. E ci che, .secoli pi tardi,i dir nello Zen contelll-
plare il volto che si aveva prima di nascere, pnma, cio, di determinarsi
karmicamente in una individualit particolare.

Ora, lo Hlna~ana attnbuiva la realt ultima delle cose ai dhll/-ma. punti
instanti di esperienza. fattori isolati di brt~vi.ssima durata. Ia cui e.sistenza 
vicendevolmente condizionata. privi, pertanto, di propria essenza (a-.sla-
i7hal~a). Il MahaycmLl procede ancora di un pas.so su questo cammino e,
sostenendo la tesi per la quale ogni elemento della realt  tale Sol~? ill rap-
porto ad un altro diverso da .s, giunge a concepire come Supremo Vero
(~7aram~rlha) ci che trascende tutti i dhal-nla e le loro vicendevoli rela-
zioni, la quiddit (~atllafa) che si pone al di l di o~ni molteplicita e.
come si  detto, di l dall'opposizione di ni/-are smsLIl u.

Questi elementi teonci, prajnL-IUpaVL/, b(Jdili (' /IXI;'UI1(1. co.stituiscono i
punti dogmatici f`ondalllentali del Maha~ana. chiamato ;mche 1~1 Via li
Mezzo (maLlllvan1Ll /?r(ltir~?ad) termine conk~tn d~ll 13u(i~1h.l me(i-~illlo r
~igniticarehe la sua Via era lont~ula ia~ll opF?e?sti eceeinlue~to ca~o.

ne 0 ne~azione, ma attua la vent su due piani diversi. Esi.stecio. un piano
.ul quale occorre vivere a.ssennatarnente e moralmellte asslllllelld~? il nlondo
come reale; questo  chiamato la Verit Velata (sam~rtti-sah~a). Esiste
per. al di l di qllesto.In pi.no norlello (lell;Sllpreln.

tl()       le   . ti?l~esto           t(? 1;lt`';~l'|ll-
n;l. hrahunlan;(lel Vi(i;~rllll;l (I~r;ll.h.` (li~elnlllloI.`i l)ilI~'I~tiloli~

LI-~aIILI e (''ell.llll~'lltiU Ulld delle lUi~liol'i intell~enzelell'llldi;~

IL MAHAYANA. ORIGINE E cARArrERl FONDAMENTALI              41

riassunta nei quatt~cento versi mnemonici della Madhyamaka-karika
(Versi della Dott;ina di Mezzo), nei quali r duce ad absurdum tutti gli in-
siemi fondarnentali di concetti e di idee, di?;nostrandone la reciproca con-
traddizione. Pe?tanto anche i dharma, quei punti instanti ai quali lo Hl nava-
na lascia una parvenza di realt, vengono da lui ridotti a pura illusione, illu-
sione assunta dalla Realt assoluta, cio il vuoto, per apparire magicamente
nel mondo delle cose. Di fronte a questa apparente molteplicit, che in s
non sussiste, I'atteggiamento del saggio  quello del silenzio. Dice Nagarju-
na: La realt non si pu dire n che  vuota, n che  non vuota, n, infine,
che  non-vuota e non-non-vuota. Queste parole altro non sono che designa-
zione met~forica (Madhyamaka-karika, XXII, I l, trad. R. Gnoli)Na-
garjuna si rende conto dell'assurdit di voler correggere il mondo con le
medesime categorie mentali soggiacenti all'illusione: significa innalzare
nuove costruziom mentali con le rovine del senso comune, il quale serve,
appunto, per vivere con i piedi per terra fnch non si conosca l'altra fac-
cia della realt (o dell'illusione!). Dopo il quinto secolo, la scuola di Na-
garjuna, il quale come continuatore del Bud&a mise in moto, per seconda
volta, la Ruota della Legge, prese due indirizzi metodologici diversi, quello
pl asai7gika (da prasanga, conseguenza non desiderata) e quello svatan-
tlika (da argomento indipendente)Il prirno continu la tendenza di ridur-
re all'assurdo tutti gli argomenti logici: ebbe come maggiori rappresentanti
Buddhapalita e Candraklrti, autore di un comrnento alle strofe del Madhva-
maka detto Prasanna-pad, Parole limpide, e del Madh~amika1~atara,
Introduzione alla Dottrina di Mezzo. Di contro ai Prasai?gika, gli S- atan-
hik:a tendevano a dimostrare mediante un argomento indipendente. Loro
maestro fu Bhavya o Bhavaviveka, sottile dialettico vissuto nel v sec. d.C.

Si pu rimproverare a Nagarjuna che, partito da una posizione di silen-
zio dialettico, finisca per adoperare il medesimo pensiero, la cui illusoriet
afferma. Vi  per da considerare che, con la dottrina della doppia veri-
t egli ammette il valore propedeutico di una verit strumentale, cui ap-
partiene il pensiero discorsivo con cui dimostra l'inconsistenza di qualsia-

Sl raglonamento.

La terza messa in moto della Ruota della Legge si verificher di l a
r-ocd opera dcll;~cllol;l dctt;la/    I`coli;l della Co~CielZa>>
o Yo~aca/a, Pratica dello Yoga, che potremmo tradurre approssimati-
vamente come Idealismo magico. Con questa scuola il buddhismo tor-
na ad inserirsi come movimento di pensiero nella grande corrente specu-
lativa dell'lndia. Tratteggiamo hrevemente le hasi dottrinarie di (lue~t.l

Ui ;ltoli.o1       (lt        t~;II-itoloono
il Mae~tlo Maitreyaritenuto una proie7ione terrestre dell'omonimo Bud-
dlla venturoe i .liuoi due di~cepoli A~ian(l.c Va~llhandhlldllc hrahln;l
(1-'1 nol'd-oC.t, iS~Uti pl'ob;lbihllente Vel'SO il IV .ec d CSecolldo le tra-
dizioni della scuola, Asanga si sarebbe elevato in medita7ione fin~
42                                 IL BUDDHISMO

ta-vibhaga. Vasubandhu  lo stesso pensatore che, appartenendo in gio-
vent alla scuola Sal~asti-l ada, avrebbe scritto per essa il celebre com-
mento all'Abhidharma detto Abhidhal ma-kosa, il Tesoro di Metafisica.
Passato, poi, al Mahayana per incitamento del fratello Asanga. avrebbe
scritto per esso l'operetta Vimsika, la Ventina, in cui riassume i capisLIl-
di dell'ldealismo (il bahyaltha-si~nyata-l~adala Dottrina della Vacuit
dell'Oggetto Esteriore), in cui afferma che tutto l'esistente  soltanto atto
dl coscienza, animadversio, l~ijnapti. Quali sono le basi di questa dottri-
na? Essa si basa, fondamentalmente, su un esplicito insegnamento del
Buddha. Poich tutto  impermanente, sia il mondo esteriore. come varia-
bile aggregato di dharma, sia il soggetto della sua esperienza, come insie-
me karrnico dei cinque skandha, resta solo di sicuro una certa continuit
di coscienza (lijnana-santatl, o l~ijnana-santancl) come solido supporto
del mondo o, meglio, come sostegno della sua esperienza. Difatti alcuni
testi sacri mahayana come il Sandhi-nirmo~ana-sutla (il Sutra della Ri-
velazione dei Misteri) e il LankaAI~tal-a-st(tl-a (il Sutra della Discesa a
La~ika) dichiarano esplicitamente che tutto ci che esiste  coscienza
(sarvam hi cittam). l Vijnana-vadin aggiungono che non si pu conoscere
nulla se prima non si possiede, almeno come principio, la coscienza di s
per cui l'autocoscienza  il solo mezzo per approfondire la conoscenza di
se stessi e del mondo. Da questo, ad affermare che tutto il mondo, cio
tutto 1l conoscibile, altro non  che un'obiettivizzazione di un pensiero
universale (e il soggetto che lo concepisce , di converso, un'autolimita-
zione soggettiva del medesimo pensiero) non v' che un passo. Ora tutti
noi, allo stato di veglia, abbiamo cinque forme di coscienza relative ai
cinque sensi, o facolt di percezione, pi una sesta, per cui siamo co-
scienti dl pensare (mano-vijnana). Al di l di queste sei forrne di coscien-
za, vi  quella relativa continuit di personalit, che sussiste dopo le inter-
ruzloni date dal sonno, catalessi, sincope eccetera. Questa settima forma
di coscienza che garantisce la continuit ininterrotta dell'esistenza empin-
ca dell'ego, postula un'ottava forma di coscienza, sintesi di soggetto
conoscitore e dl mondo conosciuto. altrimenti non vi sarebhe alcun colle
gamento tra i due poli della conoscenza (colui che conosce e la co~ia che

oIlos~iut            U~Iil ottil     bbl-~ia tl't'll~lt'

possibili tutte le altre fonne di coscienza,  la cosiddetta coscienza-depo-
SltO, o coscienza-riserva, ala~a-lijnalla, che costituisce il fondo inva-
riabile e immacolato, fatto di puro pensiero, della realt universale. Come
per tune le altre dnttrine cheono state e~ro~ite o accellrlatt nellc ra~aillc

(t t" t I    I t (       I 11 t 1; t  i t    t o r i; r i
hrillante. ben~i una base per un insiellle di atti meditativi cll.con(tllco

all'eSpenen7a dirett.la~11(/711(11`a(li (lllanto Vi('llt' teoriC;llll~`llte elnlll~iato.
I)t'l' que~to lllotiVo. ii sistellla Vijnalla-vadil ha collle .sinollilllo la denollli-
n 7 il r  Y "  Pr t i r  1 1 A  V n; ..t       n | A . nA A "

IL MAHAYANA. ORIGINE E CARATTERI FOI~'DAMEI~TAI,I              43

psicologico, quello relativo ai quattro stati di coscienza come enuncia-
to nelle Upanis,ad, in particolare nella Mandukya-upanisad. Si tratta, pra-
ticamente, di realizzare la condizione totale di veglia, come postulata
dal Satipatthana-sutta, durante lo stato di veglia (si scusi l'involontaria
tautologia); lo stesso, negli stati di sogno e di sonno profondo, fino a giun-
gere meditativamente a quel livello, che nella prassi normale corrispon-
de alla condizione di catalessi durante la quale sono sospesi i rapporti con
il mondo estemo Penetrare cosciente e sveglio in questo stato significa
unificarsi interiorrnente con lo alaya-lijnana, realizzando quello stato
ineffabile di trans-vuoto, ati-sl(nya, che  di l da l?hana e da .salnsa-
ra. L'alaya-l~ijnana  la vera base del Reale, in quanto nulla pu divenire
oggetto di una coscienza se in lei gi non esista. Ma, allora, perch postu-
lare l'esistenza necessaria di un mondo esteriore, quando nessun oggetto
pu essere tale al di fuori della coscienza in cui appare? Su questi presup-
posti, i Vijnana-vadin svilupparono un sistema secondo il quale tutto il
reale  pensiero e questo reale  concepito secondo tre piani: immagina-
rio-dialettico, pal-ikalpi~a, per cui nella vita ordinaria abbiamo a che fare
con un'immagine del mondo pietrificato nella sua apparizione sensibile,
mentre il pensiero logico ne studia i nessi meccanici, esteriori; sul secon-
do piano si giunge a concepire la reciproca relativit fra tutti gli elementi
minimi della realt, i dhal-ma nella condizione detta pal a~antra (dipen-
dente dall'altro, eternoma). Quando si sperimenta, a livello intuitivo,
la reciproca relativit di tutti i dhal~ma (come dimostrata da Nagarjuna),
erompe, di l da ogni nozione concettuale, a livello estatico di coscienza,
I'intuizione del piano assoluto (parinispanna) essenziato di puro pensiero
(cit, c itta) immacolato, dato che  soggetto e contemporaneamente ogget-
to di se stesso. Questa esperienza  correlata alla realizzazione interiore
dei tre corpi di Buddha, a cui si  accennato; il nirmana-ka~a, il corpo
fenomenico o di apparizione del Buddha, che  la parvenza fisico-sen-
sibile in cui egli manifesta il Dharma secondo la necessit dell'umanit di
una particolare epoca; il samhhaga-kaya, corpo di partecipazione o
comunione, che  quello dinamico, al cui livello i Bodhisattva, custodi
di una particolare formulazione del Dharma, operano per il risveglio di
tutta I umanit; il/hal-ma-lk a~<corpo della Legge~" sul quale Vigollo i
Tilth;ti ilrchctir)i del nt11/1'111~1, chc  (ohl(i(t(~l1ti(i op/losito ill cui
ogni relativit si trova dissolta nell'inalterabile identit con se stesso
dell'Assoluto. Nelle scuole ad orientamento gnostico si postula un ulterio-
re corpo, che  il sahaja-kava, corpo connaturato, che rappresenta
l'insieme degli stati immanifesti (lo ati-sunva, transvuoto suaccennato).

o 1   l pl'      totillbuit~l ill o~1l~lllol~i tl-pl-llti
liv i: nelell~o clle. pur celatil dall lllu~ione cl-escente nlisura cllei di-
~cell(le verso il nilmana-,-a~ala Badili  pur sempre immanentequindi

Iltill pot ;l. t'~uc~to Ultilllo liv~llo 11o11oIt~llto ull~p    o-
stulato teologico, ma una condizione reale che si invera per il mySt(' nel
revulsione dell'appoggio, asraya-paravrtti, I'appoggio essendo la co-
scienza discriminante e separante, ad esempio, fra nirvar7a e sa7nsara~
Quando tale discriminazione cessa di sussistere, I'asceta con l'occhio di
Buddha si apre a quella Realt, alla quale si allude dicendo che  la
condizione per essere ci che si  (tathata, da tatha, cos)~

Appartenenti a questo ambito dottrinario furono due eminenti logici
Dinnaga (450 d~C~) e Dharmahrti (tS00-650 d~C~), ai quali si deve, come
altrove abbiamo dichiarato, la messa a fuoco del problema della cono-
scenza, il quale  l'elemento primario per la Salvezza. La loro scoperta 
che nella conoscenza empirica si possono distinguere due momenti: nel
primo si percepisce immediatamente la cosa in s (sl~alaksana) con tutti
i suoi infiniti collegamenti con l'universo intero; nel secondo momento
questa intuizione istantanea viene sostituita da un'immagine soggettiva
che  la risultante degli impulsi psichici innati (i samskara) o inveterati (le
vasana). Per questo motivo Dilii~aga e Dharmaklrti ritengono che il pen-
siero logico-discorsivo fondato su deftnizioni e delimitazioni designa, in
pratica, ci che le cose non sono, poich ha come oggetto naturale le dif-
ferenze specifiche fra le cose stesse. L'errore soggettivo (bhl anti) risiede
nel fatto che l'uomo abitualmente assume queste differenze per le cose
stesse (prende il limite per il contenuto!), e non si accorge della loro reci-
proca relativit. La maculazione innata (mala)  l'Ignoranza, la l~idya,
per cui si assume il mondo come un insieme caotico di dati e di elementi
conoscibili da mettere assieme esteriormente mediante il pensiero razio-
nale. La critica che i pensatori tradizionali hindu hanno rivolto a questo
Idealismo buddhistico  che anche questo, in prima istanza, si serve del
medesimo pensiero logico per edificare una costruzione conoscitiva che,
m seconda istanza, nega la validit di tale pensiero. Questo idealismo dei
grandi maestri del Mahayana  fondato, peraltro, su una concreta espe-
rienza di un tipo di realt che trascende la pur utile conoscenza log~ico-di-
scorsiva, propria del sartti-satya, di cui si  discorsoLa conquista di
questi pensatori  quella di riconoscere che l'Ignoranza, I'lllusione
(maya) altro non sono che un aspetto con cui la Suprema Conoscenza
manifesta se stessa, cio il potere (sakti) che essa ha di proiettarsi nelle
torme e negli enti, attraverso questa magica libert derivata dalla medesi-
ma cosmica lllusione Ci in(lurr i mov irncllti,nostici, di cui .i p~u-la in
seguito, a capovolgere la tradizionale prospettiva soteriologica e a ritrovare
proprio nei klesa, o difetti innati che si oppongono alla Liberazione, i massi-
mi poteri creatori della Suprema Coscienza, deformati dall'assunzione egoi-
ca da parte della personalit contingente dell 'uomc- non-risvePliato.

Questo problema venra atrolltaIo dalle .ttenosticllei 7ann(l hu-l(lhi~ti-
ci, che da una parte ottrono i mezzi teorici e pratici per la rea zza7ic ne di
tale capovolgimento estatico e meditativo eclall'altrafomiccono la ma~-
~a dei devoti diluell`inlpollente appalato di ti~ure divine, generalmente
mutuate da precedenti reli~ioni locali che, servendo da suDDorto estatico e

I moviment gnostici nel Mahayana: tantrismo e
Vajrayana

Lo sviluppo del buddhismo mahayanico aveva condotto in sede filoso-
fica a t`ormulare dottrine che, non diversamente da quelle professate da
sette saiva e vaisnava in India, riconoscevano al pi profondo nucleo au-
tocosciente dell'uomo la stessa natura, sia pure in potenza, dl quella
Luce immacolata di consapevolezza (immacolata perch non offuscata
dalla presenza di un oggetto diverso da s), dalla quale tutti i reali sono
tratti ad esistere attraverso la sua illusoria modificazione (pal it?ama), av-
venuta in virt della propria autonomia (s~dtanlrva) Questa intuizione di
fondo su cui si basavano le Scuole del Vuoto (~sunya-l~ada) e del Null'al-
tro che Coscienza (Cifta-maha, sinonimo di Vijnana-vada)  il terreno
sul quale avvenne l'ultima grande trast`ormazione del buddhismo in terra
indiana, quella che venne denominata la terza messa in moto della Ruota
della Legge>" la quale dal punto di vista filosofico e metafisico mantenne
intatte le dottrine delle scuole precedenti (tale e quale aveva tatto il Ma-
ha!a/lcl rispetto allo h~l nayana). Questa nuova t`ase del buddhismo india-
no, che soprattutto si diffuse in terra tibetana,  quella dei Tantl a. Tantra,
in origine, significava telaio, ordito e, per estensione. venne a signifi-
carc insegnamento segreto conducente ad ottenere poteri magici, le co-
siddette siddhi, o rddhi. Indipendentemente dai poteri magici, nei riguardi
dei quali il buddhismo t`u sempre indifferente, quando non addirittura osti-
ICil tantl'i~lllO buddhi.s~ico'CIlllC prlticall~cntc ad indic.lre ulla mctodolo-
laiLlscetico-meditltiva tesl aci inverare nello spirito dell'asceta l'esl~e-
rlell~a totale di unaienta, allermata sul piano teoneo A compiere
quest'opera altamente esoterica, i Tantra si giovano delle collaudate disci-
pline delle vane specie di Yoga, sia quello classico di otto membra~
(astanga-yoga), che quello settario di sei membra (sac.,tanga-yoga), nel-
t.l iol.llt 11o Il~ltl "             ttollo i

'i' Ill~l~tali orl-ord~tc_'iLII propl~io 1   Qu~sdi.iplill~
as~cnderc ii nledltallte, con ia totale pallecipa71one delll Su.l cosciell~a
46                                 I L BU DDH I S MO

Arhant del Piccolo VeicoloIn altri termini, per i Tantra il mondo 
luogo di Realizzazione e LiberazioneIn particolare, mentre il nil~ana,
nell'onica del Piccolo Veicolo specialmente,  un termine assolutamente
negativo, in quanto non designa una cosa, bens la sua estinzione, Ia
bodhi. invece,  la visione del mondo propria ai Buddha la quale, realiz-
zando l'universale nairatmya (assenza di essere), come esperienza inte-
riore del meditante, restituisce ad ogni cosa la sua radicale insussistenza,
la s~unvala o vacuit Questo genere di esperienza conduce al supera-
mento sia del klesa~arana, offuscamento dovuto ai klesa dell'indivi-
duo, che del jneya,arana, offuscamento dovuto all'lgnoranza del vero es-
sere del mondo. Il meditante, cos, si svincola dalle false concezioni (kal-
pana) circa l'esistenza del proprio ego e del mondo ch'egli s'immagi-
naDissipato ogni contenuto dalla mente, come le nuvole dal cielo, si
invera la hodhi, cio si sperimenta la coscienza assoluta che null'altro
contiene che se medesima~

Su questa via negativa e paradossale si attua una vera e propria soluzio-
ne di continuit fra l'individuo che, pur seguendo le discipline morali e
meditative, non ha conseguito ancora l'Illuminazione, e colui che invece
l'ha realizzata, cio ha sperimentato l'inalterabile fondo della RealtI
due sono come se fossero persone diverse11 primo vive irretito nell'lllu-
sione e ogni suo atto, buono o cattivo, matura un frutto (phala) buono o
cattivoper il secondo, invece, profondamente ancorato alla insussistenza
di ogni realt, avendo sperimentato l'asraya-pal a~rtti, il karman, buono o
cattivo che sia, si  totalmente dileguato~

Diamo ora qualche notizia pi precisa circa i Tantra buddhistici dei
quali enumeriamo le specie, indicandole coi nomi sanscriti e tibetani, dato
che il buddhismo tibetano sembra essenzialmente fondato sulla pratica dei
Tantra e delle discipline esoteriche a loro collegateLe tre prime classi
sono denominate kriya (tibbva),rituale, cal-va (tibspvod). discipli-
nae yoga (~7lal ahvor). yga. Seguono quindi gli anuttara (bla-na
n1ed)~<supremi, i quali sono a loro volta suddivisi in tre classi: u/la!a

(tl~d~) m~e~zo.on l-it`erinlento all.lI/llm la omiolle,che.
come si  detto,  il polo opposto a prajnae-ses) o gnosi, entrambe le
classi trascese da quella adl~ava (gni.i-pal med) di l dalla dualit. Que-
sti Tantra sono considerati un rivelazione esoterica, o tramandata dal me-
desimo ultimo Buddha ad un discepolo panicolarmente maturocome
MLIj1a KaS~aPao dalualche preee(lellle Bud(lhaoppUl'e alleor;l da pl.'l'-
~onagyi-piriuali>(eome NagaL)akinlYo~inl eccetera;11 re~;ol1; Sto-
riehe dell'lndia ettentrionale o in particolari<terre mi~tiche In genera-
legli u/~a!a-lall~a si ritiene che siallotati rivelati d;l persoll,llit~iovru-
mane in U~ldi!~alla (Ud~alla, cio il Gandhara) fra questi vi  il Cull!a-

I MOVIMENTI GNOSTICI NEL MAHAYANA: TANTRISMO E VAJRAYANA       47

classe adl aya-tantra che si ritiene che provenga dalla misteriosa regione
di Samhhala (probabilmente nell'estremo Iran orientale o nella valle cen-
tro-asiatica del Tanm) ove regnano il re Candra-k~rti e la serie dei suoi
centenafi ventidue discendenti.

In genere un Tantra buddhistico consiste in un testo liturgico (talvolta di
carattere magico!) attraverso il quale viene impartito un insegnamento se-
greto. Questo non consiste in una serie di nozioni, bens in una conoscen-
za non-logica e non-intellettuale il cui accoglimento produce, ex opere
apel ata, una trasforrnazione profonda di colui che viene iniziatoCi pre-
suppone, naturalmente, che l'iniziatore (acalya, guru etc ) appartenga ad
una regolare linea di trasmissione (sampradaya) che tragga la sua origine
dalla cerchia del Tathagata di questo o di un precedente evo. E per natu-
rale che, una volta ricevuto il battesimo sacro, abhiSeka, I'iniziando
deve fare il cammino vero e proprio da s o, meglio, inventarselo! Volen-
do prendere ad esempio qualcuno dei Tantra pi importanti, come il gi
citato Guhyasamaja-t, o il Manjusrl-mula-kalpa, si ha in pratica un testo
che descrive una dottrina arcana rivelata dal samhhoga-kaYa (si ricordi: il
corpo di comunione di un Bodhisattva) o del dharma-kaya (il corpo
della Legge) di un Tathagata o di un insieme di Buddha in un particolare
cielo o piano sovraterreno Questa rivelazione si esprime mediante la ma-
nit`estazione, da parte di questo Ente buddhico, di una serie di ipostasi, ac-
compagnata dall'emanazione di un insieme digradante di gerarchie,
che noi denomineremo arcangeliche, attraverso le quali si articolano le
diverse funzioni sovrannaturali del Buddha particolare Questa rivelazio-
ne misterica  accompagnata da una liturgia mediante la quale il neofita
rivive dentro di s il dramma cosmico per il quale, da una primordiale ed
eterna luce incolore di coscienza  stata portata ad essere l'infinita variet
del RealeOltre a ci, I'iniziando deve percorrere a ritroso tale processo di
emanazione, s da giungere ad identificarsi interiormente con quella co-
scienza luminosa per propria natura (prakrti-pl abhasl~aram cittam) ante-
riore a qualsiasi manifestazione~

Come gi accennato, il Buddha contemplato in questo genere di testi
noll  la personalita storica di Gaut,lmLI Sakyamuni o di quillche altro
P~u(l(lhLl p;l~iato o futuro henc il princir)io-P~LIddh~l u ilScmc di tutti i
Tathagata (Tathdgata-gal hha), o il Sostegno Adamantino (Vajra-dha-

a), creatore di tutti i Buddha (janakah sal~a-huddhanam). Il termine
diamante (scr. l~ajra, tib. rdo-ljesignifica anche, in sanscrito, folgo-
redenotando con questo suo doppio significato sia l'assoluta trasparen-

I`ine~litillellaUil e.pel'iellZallollCIle la distluziolle opelatil dallanosk
la pl(adi o~ni ostacolo psichico (al'alalla)come dell'altent~i inerente

llit     tto-o tto li o        o llt     t~o
notivo, kspa7io ideale in cui s'invera l'espet-ienza della plajna  deno-
48                                 IL BUDDHISMO

In questa concezione tantrica  presente una metafisica della Luce nella
quale molti hanno voluto scorgere un influsso procedente dal mazdeismo
iranicoIl Buddha primordialeAdi-huddha, concepito come Luce indif
ferenziata e incoloread un certo momento d luogo ad un processo di
estenorizzazione (pl apan(~a) che si manifesta come una vibrazione (h-so-
hha, spanda) per cui esso si altera, dando luogo alla manifestazione di
cinque colori (bianco. blu, giallo, rosso, verde), pan(~a-rasmlDa questa
variegatura inizia l'evoluzione caratterizzata dall'estroversione (hahir-
mukha) del puro principio spirituale fino al limite dell'esperienza materia-
le del mondo.

Questa quintuplice colorazione si esprime con la manifestazione dei
cinque Tathagata, che rappresentano le cinque funzioni fondamentali della
coscienza nel suo processo di conversione creativa. Sul piano umano i
cinque colori rappresentano le cinque famiglie (panca-kula) archetipali in
cui si dividono gli uomini, secondo affnit, tendenze innate e disposizioni
interiori nei riguardi del cammino verso la liberazione. I Tantra, difatti,
presuppongono che per ogni uomo possa esistere una via breve per l'lllu-
minazione, che si adatti alla sua particolare costituzione karmica e. perfi-
no, ai difetti, i klesa, che non vanno pi repressi, bens sublimati, vale a
dire, una volta meditativamente obiettivati, vanno sperimentati quali for-
me distorte dall'ego di potenze cosmiche creatrici. Il cammino, ancorch
abbreviato,  difficile e presume una vocazione eroica, vlla, da parte
dell'asceta, poich egli deve affrontare non i propri quotidiani vizl e debo-
lezze, ma le potenze cosmiche di cui essi sono la deformazione soggettiva
e, quindi, nella loro terrificante realt. La classificazione, quindi, dei cin-
que Tathagata indica anche cinque diverse vie per altrettante variet di es-
seri umani. Le cinque famiglie, espressione della Pentade suprema, sono
denominate: 1. quella dei Tathagata, rappresentata dal Buddha Vail-oc~ana
(I'lrraggiante); 2. quella del Vajra, rappresentata dal Buddha Aksohhya
(I'Incrollabile); 3. quella della Gemma (/atna), rappresentata dal Buddha
Ra~na-samhhaa; 4quella del Loto (Padma), rappresentata da Amitdhha
(Luce Infinita) o da Amitavus (Eone Infinito), oppure Lokes~ara (Signore
dei Mondi); infine 5luella dell'Attivita Operallte, rappresentatil da Ai11o-

del Dha1ma ha emanato, nel SUO ciclo, uno o pi Bodhisattva, che, oltre
ad essere i guardiani di quella particolare formulazione del Dha1-ma. ne
rappresentano anche l'~ffic~ien~a pratica in seno ai suoi fedeliNon infre-
quentemente questi Bodhisattva sono la buddhificazione di deit vedi-
~`llt'   ti~t'tilllt. Il(i o (Iilitlul-,l(o   ,Ifll)tt~tip~l 1',1~1-
presel1t;lre uetem1il1atitati di cosciel1za o gra(li (1i conoscel1zaovra~el1~i-
bileeccetera. Co~ purea~iunmoogni Tatha~ata  considerato il pa-
trono, o Pi~pirltol-e, di un paltiC-)lal-e Bud(lll;l unlano del pa~ato o
dell'avvenire. Quindilimitandoci ai Bodhisattva. si hanno, per esempio.
I M()vIME  oS~ICI !~FI MAHYANA rANrRISMo 1 V,IRAYANi\       49

emanato da A~sohhya; Ralnapani, il Bodhisattva emanato da Ratnasam-
hhal a; Amitahha, Tathagata di prohabile ori~ine greco-iranicadio della
Luce, emana da s A~alo~it.sla)a Bodhisattva importantissimo 11 suo
nome si2nifica Signore dallo sguardo misericordio~o: dio della medici-
na considerato la deit protettrice del Tibet sotto il nome .SpYan-ra.s- i,s
(prc~n Cen-re-zig) e si gmina in un in!,ieme di altre figure ;soccorrevli
come Manjl~-sl l Al-apa~al1aeccetera Infineemanato da Amo~ha~slddhi~
~i ha il Bodhisattva Maitr~a (probabile trasforma7.ione del dio della L.uce
iranico Mithra, tuturo Saivatore dell'Umanit). unico tra i Bodhisattva
che ahbia scelto di scendere sulla Terra nella veste di Buddha umano tutu-
lo (a f~uanto dice la tradi7ione tantrica. fra circa venticinque secoli, 5() dal
/7al il1i)'1',f/la di Gautama S~kyamuni)

Tutto (luesto complesso dramma, che contemporaneamente esprime il
processo di creazione del mondo delle fnnne e. in senso contrario, I asce-
~a dell'individuo empirico dal mondo delle tf)rme alla Luce inet`t`abile dn-
teriore al movimento c reativo vielle simbolicamente raffigurato in dia-
oramml e quadri che corredano i Tantranoti col nome di marldala. Man-
dal,liynifica orl7e cerchioraffigura7ione ordinata attorno ad un centro.
che rappresenta le idee contenute nel particolare Tantra. Questa rappre-
entazione non ha solamente uno scopo mnemonico e didattico: costitui-
~ee un vero e proprio supporto per la meditazione estatica del monaco o
dell`asceta, che nel t`issarlo pu arrestare il flusso automatico del pensiero
quotidiano, per concentrarlo, invece, sulla verit simt701eggiata dal dia-
glamma e av~iarsi verso la sua realizzazione interiore Schematicamente
il marldala consa di un quadrato dipintou un pamlo, o disegnato con ter-
re colorate sul pavimento, nel centro del quale  raffigurata una divinit
(TathagatLI o Bodhisattva) accoppiata alla sua paredra (quella che nel tan-
tri.smo hindu  nota col nome di .akti, ~posa o potenza~), la quale ne
e~iprime la potenza ed et`ficienzaLa fi~ura maschile rappresenta un partico-
lare l~iano della Gnosi/7lail7c7f~uella temminile rdt`fiJuM il me7.7.0~
(//7f~/!'fn ncll'accezione p,enerdle la compassione>f~/~una)Nel caso pi
comuIle la figura centrale pu ral~figurare lai/o~//7fl o Af~saf!7h~a, li altri

~|II,IUI(   ;ltlOrl(   ti |UllttlO pUlli;II(lill;lli (.ii:.1)17    t~

~) /t       u(l. l/11i!f~/~/"   t. (~\(' rna ncluo ~Par;l(li~n (li
()ccidente" -h-l\atfe l/n~~ha~i(fJflhi a nordognuno rapr7resentato col
~u(partlcolare colore che neimboleggia la t`un7ioneQuesta  la stera ar-
chetiyale che occupa la parte pi intima del mandala: ver~o l'esterno sono
rapF)re~entate quattro porte ai quattro punti cardillali. ad o~nuna delle

la lit;ta Inagica. Il (IU;l(il-ltolel In;ln   eneraln~ente iscntto in un cel-

I)a punto (li vj~ta psif.(-mistico. il m.lndal.l. con~e t~mte altre rat`ti~-ll-a-
50                                 IL BUDDHISMo

ordine archetipale. Esso d adito, per il myste, all'esperienza di piani so-
vrasensibili della realt che, nel loro aspetto universale, macrocosmico, si
esprimono come potenze reggenti l'Universo, nel loro aspetto individua-
to, costituiscono l'organismo di forze noetiche, psichiche e fisiche di cui 
intessuta l'entit umana, le quali operano nella tri-unit di corpo-verbo-
mente, kcl-~a-l~ak-c itta, espressa, in alcuni Tantra con le tre sillabe misti-
che om-ah-hllm, di cui si ha l'interpretazione neli'undecimo capitolo del
gi citato Guh?~samaja-tanna:

Om-karam jnana-hrdayam kaya-vajra-samavaham

A-karam bodhi-nairatmyarn vak-vajra-samavaham

Hum-karam k~iya-vak-ciltam tri-vajra-abhedyam avaham.

La lettera 0~?1. cuore della gnosi.  il veicolo dell`essenz3 adamantina del Corpo

la lettera d(l7)Impersonalit della ho~lhi,  il veicolo dell'essenza adamantina della
parola

la lettera hdmche  corpo-parola-mente il veicolo indistruttibile della triplice es-
senza adamantina

Il myste opportunamente purificato e addestrato nelle discipline dello
Yoga rivive in estatica immersione (samadhi) la divina realt simboleg-
glata dal mandala e con essa si identifica.

I man. cdala sono numerosissimi e, teoricamente, sono altrettanti quanti
sono gli uomini e anche di pi, poich nell'impartire i manc,dala ai disce-
poh si tlene presente che ogni essere umano  diversamente disposto ver-
so la propria Liberazione o, genericamente, verso il mondo spirituale-di-
vlno (come diremmo noi), secondo la propria costituzione psichica e fisi-
ca dovuta, a sua volta, alla diversa proporzione di lobha (brama), kl odha
(collera) e moha (offuscamento mentale) presenti nel suo temperamento~
Si suppone. pertanto, che il neofita passi attraverso l'esperienza di diversi
successivi mandala cui corrispondono altrettanti Tantra, subendo una pro-
gresslva purificazione e illuminazione, prima di adire ad un mandala-
principe, in cui sia sintetizzato e concluso tutto l'insieme delle esperienze
propno alla particolare scuola seguita~

La pratica meditativa dei mandala  accompagnata dalla formulazione
di monosillabi sacri detti n1antra (originlriamente pensamenti>dalla
radn1~ol, penslre. indl Inno sacropoi scon~iuro) e particolari (7ia-
cul.ltolie bre~issimt, dt,tle dl-a~ll (~upporto meditativo, dalla rad
d~lr, reggere, sostenere>. Ia stessa di dharma) veri e propn lgoi sr7er-
matikol, I quali provocano arcane risonanze nell'animo del meditante. s
da apnrgli lo spirito al significato delle realt mistiche alle quali si avvici-
na C~ome il mandal;lul r-ial1o (lella raffi~ura~iont vi~ihilt:- co~`il n
o Ll(l(iihilt t1;1 rroit/i()nc b      t t~I~ibilii Ull~lt~lit

~ovrasenslblle c del potere t hc (il e~acaturisce La pronuncia del m 1ll-
tra non pert.lnto. Ul1;1 mcl;l ri~ttiziollt follctie: il mc(litLIllte piu ;llc
plonulllt deve Intuil-e e eo~iiere 11 significlto prot`ondo del suol1o nella

I MOVIMENTI GNOSTICI NEL MAHAYANA: TANTRISMO E VAJRAYANA

Simile al mantra  il cosiddetto h7ja che, per, riveste una funzione ar-
chetipaSi tratta di una concezione probabilmente mutuata dalle scuole
gnostiche hindu dell'India settentrionale saiva o s~ktaBlja, letteralmente
seme [della realt]  generalmente rappresentato da una delle 34 conso-
nanti dell'alfabeto sanscrito congiunta ad una vocale e terminante con una
sonante nasale (anusl~ara, m) o con una aspirante sonora (l~isarga; h)I
/7/ja, oggetto anch'essi di meditazione estatica, simbole~giano le varie po-
tenze efficienti proprie delle figure buddhiche: nello Yoga delle forme
estreme (11atl1a e la~a) i hlja costituiscono il seme di realizzazione inte-
riore dei diversi petali dei loti (17adma) o raggi delle ruote (caha)
che costituiscono i plessi dinamici del corpo sottile (suksma-swrlla)an-
che loro proiezioni di figure divine entro il microcosmo umano~

La pratica dei mantra e dei ht ja  generalmente accompagnata.
nell`ambito rituale, dall'adozione di particolari posture yoghiche, asana,
con le quali si rappresentano i Buddha e i Bodhisattva oggetto di realizza-
zione meditativa, e da particolari gesti rituali (mudl~a, lett. sigillo) che
simboleggiano la funzione e l'efficienza della deit interiormente evocata.
Tutto questo complesso rituale tantrico, particolarmente curato presso il
cosiddetto lamaismo tibetano, esprime un insieme di corrispondenze ar-
moniche fra il piano divino e quello terrestre. Attraverso il Tantra, I'asceta
reintegra se stesso alla st`era delle cause, il l ajra-dl1atll di cui si  gi parlato,
cosmicizzando pensieri. parole, gesti e pert;no le proprie funzioni vitalh

La pratica dei Tantra tende, generalmente a provocare una sorpresa

~i.sma~a. ean1at~ala) nello spirito del meditante, che attraverso questa
specie di trauma realizza l`essenza dinamica--cosmica e divina--di
quei medesimi impulsiche sul piano terrestre sono deformati dall`ego
e mantengono l 'uomo nella schiavit del samsal a: restituite alla loro sfera
cosmica di pure potenze. essi si rivelano con le maestose sembianze dei
cinque Tathagata archetipi del Dharma11 trauma al quale ci si riferisce
 quello medesimo che nelle pagine precedenti abbiamo filosoficamente
addebitato alla revulsione dell'appoggio--lo cts~l aya-paral~rtti--con-
comitante alla realiz7azione della vacuit soggiacente alla parvenza di tut-

ti i/I/i/1711~1~

Il secon(lo princillio per 1mein opera cli un Tantr;l consiste nell;;~t-
tualizzazione del hadhi-(it~a. il pensiero dell'llluminazione. Come gi
accennato esso  la consapevolezza oscura, presente in ogni uomo, di es-
sere di gi illuminato. in una sfera pre-esistenziale,  la memoria che
ognuno reca seco del proprio gi-avvenuto risveglio. memoria che in

II11LI>t3dslilu~sto dc(,ellllop~l' ()1'11~

,/llana-~a~laCongiUntd alll prdtiCl dei Tdntrd. fu quella conseguita dalle
Il. Bl'ol)llli~

~i detto,  il simbolc della Cono~cenza Suprema. Ia /7rcmelltre la
campanella (,,hanta) usata nella liturgia tantrica  l'en~blema dell`ill~o-
.tanzialit di tutte le cose. cio ilme7~zo>7Cl~`~J) per realizzare l.a l~lhi
Secondo gli adepti al Vajra-yana e gli studiosi di que-ta scuol.u e~a t`u
preceduta tipologicamente dallecuole di mallna-llr, di.sclplilll dei
mantra, nelle quali si praticava un samli conse~uito attravero l`hn-
medesimazione ai mantra, concepiti nella loro dimen.ione ipel fi~iLtqu;i-
li pure energieeneratnci della realtNel Vajra-yan.l la cii.ciplin.l dei
mantra venne potenziata in rappollo all'attualizza,iolle delle (~illqile t`allli-
glie mistiche, il panca-klrla. Il nlantra-lla~cl . int`attit'ondalllent.lle per
quella che  chiamata la via della mano destra (~ICl~;Si   ), per la
quale .ii realizzano i variradi della cono.cen~a superiore attra~el~o il
puro strumento meditativo. Altra  la di~ciplina della manoinislr;l
(~ama-c~7/~), t`ondata sul trauma" al quale .i allude nella pa~ina prece-
dente, per la quale si tende a conse~uire l'lllumin.ione .servendo~i di lUtti
gli elementi della vita naturalereali~andc) I'elemento-/~o~l//i pre~ellte in
ogni minimo i~tante ciell`e~isten~a terrenaE una .cuola che 11a de~

aspetti paradossali, trancamente amorali, poich poten~ia l`elcmellto tra-
sgressivo qualetrumento per ottenere la Liberazione (1?11r~'ti o nloh.

cluesta va conseguita attraverso il COIpO e subito eancora<-.ie il Budcill.l 
la Realt delle Realt, allora non pu(`) es.servi parte che neia la ne~a~io-
ne!La scuola ha fatto .sue le varie ciiscipline fondate sul con.unlo di ali-
menti vietati (carneliquori eccetera) e sulla pratica di una to~ale lihelt
se.s~uale che caratterizza le parallele e contempor.meeeuole hin(iu N;ltu-
ralmente questa libert  la libert dell'iniziato che in ()tJIli Ininimo ;ICC.-
dimento percepisce la presenza della f?oclhi, e ad es~ai arrell(lt: 11011 
certamente la licenza di colui che chiavo de~li istinti animali e illnli
occa. ione rinsalda il proprio legame al .s~rrrl~sQue~ta e~trem. e l~ti(~ita
nell`uso dei mezzi, il eo~iddetto rr/7cl(.s~ll\tl (ahili~a ;llI'u.o dei llle~-
zi) permise, come si vedrIci penetr~l~ione del bu(kFihi~imo nelle piil lollta-
ne terre e fra le pi diverse cultule.

Il Vajra-yana. che ehberallde pal1e nell;l conver~iolle al hu(l(lhio
del Tibet edur;tllte la dilla-tia T`ananclle dell~l Cill;l. .Illll~\ela `ldi
pel,oll;ilita t`~-a iuoi lll;lt`~tl-h l'amo~ipe~() pel i l)r(>(ll"l ell    all.

quandoi trat;3va di dit`fon(lere il lllite Verbo del i~Uddllll t'r~l p(~pol;l/io
dai co~itullliemiselvaguid;lte da stlegoni eCi;lllllni Falllo~
nell'vlll sec. t`u Indrabhutire dello Swat~ua .sorella l,ai~iln~kal-a e ilu
di~ce~olo plldmtslllllhh~l;l d d;ll Fil` di I'h' l iil t.
collle ilr(ll-a Ine~ulto o~t coll tellii ili p(llle tlou!i~e il (,ai~
tihl.`h- ebbcollleuoi di~cepoli I tl-e llll.ioll.lli tlel \~'.ljl-;l-~alla -ell.
mano (ie~rzi"  V~ir flhi  7o 711 A     7r 771..ti..l~l..L-.

I MoVIMENTI GNOSTICI NEL MAHAYANA: TANTRISMO E VAJRAYANA       53

elaborata di Vajra-yana che godette del favore degli ambienti della corte
e che tutt'ora si continua, come si vedr, nello Shingon giapponeseA
questo Nagarjuna (Il), vissuto durante il VII secnell'India meridionale, ri-
sale la rivelazione del Maha-vairocana-sutra, nel quale il Tathagata Vai-
rocana, di cui si  parlato nelle pagine precedenti, sotto la forma di dhar-
ma-kaya, cio di Corpo della Legge, dispensa la dottrina segreta ad
un'assemblea di Tathagata e Bodhisattva, mentre, nella medesima occa-
sione, istruisce il Dharma-sath~a (I'Essenza del Dharma, simbolo
dell'umanit) su alcuni punti della messa in pratica del sapere da lui enun-
ciato. La tradizione che lo riguarda riferisce anche la pradaksina da lui ef-
t`ettuata (cio la circumambulazione verso destra) attomo ad uno stupa di
t`erro (simbolo dello stesso corpo umano cosmicizzato) per sette gioni di
seguito, alla fine dei quali fu accolto nell'intemo dal Vaira-.satt~a, Essen-
za adamantina, simbolo dell'Uomo cosmico primordiale, che lo consa-
cr ed erud nella disciplina segreta. Quanto ai suoi discendenti spirituali,
Nagabodhi, ritenuto esser vissuto sulla terra per ben sette secoli, fu, come
accennato. maestro del principe Vajrabodhi. che nel 717, via Ceylon, part
per Giava dove fond scuole di Vaira-yana mescolatesi nel corso dei se-
coli con simili tantriche givaite, e durate fino all'invasione dell'lslam. Da
Giava part per Canton, dove mor nel 741 dopo aver tradotto in cinese
numerosi Tantra. Suo compagno di viaggio fu un giovane brahmana
dell'lndia settentrionale, Amoghavajra che, confortato anche dall'insegna-
mel1to direttamente ricevuto da Nagabodhi, fu missionario in Cina ove mor]
nel 774. Un altro principe, o forse re, fattosi monaco t`u Subhakarasimha,
che avendo studiato all'Universit di Nalanda sotto il famoso maestro
Dharn1agupta, volle andare in missione in Cina, dove giunse nel 716 at-
traversando il Kasmlr e il Tibet. Giunto nell'lmpero di Mezzo, sistem in
modo organico le dottrine del Vajra-yana della mano destra e tradusse
in cinese numerosi Tantra, tra i quali si ricorda il Su.siddhi~-a)-a-tantra.
Questa scuola Vajra-yana della mano destra viene ricordata, non tanto
per la sua nuova interpretazione della Buona Legge, quanto per l'impulso
dato alla sua diffusione nell'Estremo Oriente. A distanza di una genera-
~ione dall arrivo dei tre mi,sionarl nell Cina dei T an~n approdava all,
lon~cuolil monaco gi( nece Kul~ai. met lio noto cc-me Koho T~aishi.

~le. una volta inizlato in questa setta (detta in (~ina chen-ye)l. traduzione
del tennine indiano mantra) ne riport l'insegnamento in patria. ove die-
de luogo ad una stupet`acente fioritura artistica, Ietteraria e mistica. Basti
pensare che lo Shin,c~n (pronuncia giapponese chen-yen) promosse perfi-

I

'!`''-'1 1'" .I.llllo .u(~n  ' at~li Id~og lllll   L'in~-gle 1()
~li (I~I.tauol.l alLullellte e~o(elic~l e lon(l.ltou due cic di e,periel1z

~; n~l celeble /att~a .u)t,)aha. correddtiil se~olldo da un m;mddl, t`on-
54                                 IL BUDDHISMO

processo di riassorbimento di questi entro la Coscienza. da cui sono
stati emanati. Questi due ma,ndala sono denominati. in sanscrito, Vaj)-a-
dhatu-man,dala, il martdala della sfera adamantina, e il Ga) hhadhatu-
man.dala, il ma,ndala <~della sfera embrionale, il primo simboleggiante il
riassorbimento nella sfera delle cause di quanto espresso dal secondo~
cio la manifestazione del mondo oggettivo. Questi due cicli attraverso i
quali praticamente si esplica l'economia del7adhi-( itta (cio il fatto di es-
sere contemporaneamente causa della manifestazione del mondo e del
suo riassorbimento entro la vacuit), hanno come figura centrale quella
regolare di Vairocana. che rappresenta il punto centrale di passaggio
dalla Coscienza immanifesta al mondo manifesto e viceversa.

Molto pi originale, se  possibile,  l'altra forma di Vajra-yana, quella
detta della mano sinistra>, fiorita nell'lndia settentrionale e continuata
nel Tibet a partire dall'vlll sec. Secondo il samp)dda~a classico. essa ini-
zia con il maestro Padmavajra. vissuto nel Vl sec. autore della Cuh~asid-
dhi, la Perfezione occulta, il cui insegnamento continu con Anati~ava-
jra, a cui si deve il famoso tantra P)-ajnapayc)-l~iniscaya-siddhi. la Perfe-
zione della scelta di Gnosi e Mezzo, a cui segu ili menzionato In-
drabhuti, autore della Inana-siddhi, la Perfezione della Conoscenza,
accompagnato dalla sorella Laksmkara, autrice dell'Ad~aita-siddhi, la
Perfezione di l dalla Dualit, seguito dal figlio adottivo Padmasam-
bhava, la cui attivit in Tibet comincia nel 747, allorch venne chiamato
dal missionario Santirak,sita, suo cognato, affinch l'aiutasse a diffondere
la Buona Legge fra una popolazione molto pi ricettiva ai portenti dello
Yoga tantrico che incline ad accettare le severe regole della morale bud-
dhistica.

A parte il simbolismo a volte crudamente sensuale di cui questa setta si
serviva per significare l'unione t'ra la Gnosip)-ajna, e Mezzo, upaya, cio
laa)-u)?a. da cui scaturisce la Grande Beatitudine, cio il Maha-sukha in
cui si attua l'llluminazione, I'insegnamento di questa scuola si attua,
come quello delle scuole Ch'an (in cina, Z~n in Giappone) secondo il
principio di utilizzare qualsiasi attivit della mente. del corpo e dell'anima
allo scopo di procedere sullil via verso l'lllulllin.lzione. tenendo pre~ente
che questl  presente. ancorch inavvertitl. in ogni nostrl minima perc -
zlolle, vcllzlolle,ell.aziolle, pensiero, selltimento, atto tlsico.ii tratta di
obiettivare questi accadimenti, meditarli come se non fossero nostri, in
modo da strapparli dalla presa dell'ego e recuperarli come Potenze co-
smiche creatrici di realt. ci, naturalmente. capovol~e il comune approc-

ci) 1llol 11 cio cl  (R ;It)illl ;Mi(      ti~'() .IIl/i. 1ll tl l~
illlC t;ltU ill  t.l Illillli~'l ;l .liut~l tl LlH(l t) 

~iol      . Si 11~1o ;111  `oIl  r     ill d;lll ills  lllltllto (11
S')tl/1i/t/llllll (   `t\' Il/)U.t/RII/~I "M;l () il R  lllolllll~llto
ri~alente al t:~uddha; il culto per l`atttnziole totalizzallte e pel- I'obietiv.l-
I MOVIMENTI GNOSTICI NEL MAHAyANA: TANTRISMO E VAJRAYANA       55

stemi tantrici, poi, questo valore  il cardine di tutta la pratica, rispetto alla
quale la disciplina morale ha un'importamza puramente propedeutica

Indirizzo teorico simile al Vajra-yana, non certo pratico, aveva una
scuola fiorita in India fra il V e l'vlll sec, detta A~utamsaka dal titolo del
testo al quale s'ispirava, cio l'AI~at~amsaka-sutra, il sutra dell'Ornamen-
to [del Buddha] Questa scuola insegnava che in ogni minimo elemento
della Realt, in ogni granellino di polvere  presente l'Universo intero,
nel senso che la vacuit, la sunyata,  immanente all'apparire illusorio del
Mondo e in ogni momento lo riconduce alla sfera assoluta, al Dharma-
dhatu. Di conseguenza non occorre evitare l'azione e astrarsi dal mondo,
bens immergersi nel suo divenire realizzando il vuoto che lo trascende: le
passioni, allora, si tramutano in Potenze, che l'asceta lucidamente speri-
menta nella sfera che loro  propria e non secondo la loro risonanza
nell 'ego.

Tipologicamente molto vicine al Vajra-yana, forse derivate da questi,
sono le due ultime scuole gnostiche buddhiste nate in terra indiana, e cio
il Sahaja-yana, la Via del Principio Innato e il Kala-cak)-a, la Ruota
del Tempo, quest'ultimo sviluppatosi quasi esclusivamente nel Tibet con
probabili appigli storici nell'lran orientale. Il Sahaja-yana, detto anche Sa-
hajiya, presenta il carattere estremamente ambiguo di essere una setta
esoterica buddhista, i cui personaggi principali, gli 84 siddha fioriti proba-
bilmente fra l'vIll e l'XI sec. sembrano coincidere con gli altrettanti
Natha, capiscuola di sette tantriche hindu (!) visnuite esivaite fortemente
impregnate di elemento devozionale, della bhakti tipicamente vis,nuita.
Probabilmente la setta si  affermata in quell'epoca di estremo sincreti-
smo nel Bengala, allorch la figura del Buddha venne assunta come ava-
tara di Visnu nella dottrina templare e nella coscienza popolare e, quindi,
riassorbita nell'hinduismo. Documenti di questo movimento sono i cosid-
detti ca)ya-pada, versi della disciplina, redatti in una lingua mista, pre-
valentemente bengalica con intrusioni saurasem, seguiti dalle cosiddette
doha, scritte fra l'vm e il XII sec. in apabhramsa (gergo semisanscrito) oc-
cidentale. L'epoca  quella dell'estrema fioritura del buddhismo in India,
sotto la dinastia Pala. protettrice delle grandi universit di Nalanda, Vikra-
ma~la e Odantapun, destinata da l a poco a soccombere a causa della ri-
na~cita delle religionittal-ie hindula cui nletodologia erl co~ similc a
quella dei tantra buddhistici, e a causa delle incombenti invasioni islami-
che che lo sradicheranno con massacri e incendn

Sul versante tibetano della tradizione, abbiamo due serie complete di
hio~rafie dei maestri della setta sahajiya. una conservata nel medesimo
Canol1c. lo l)~la)oalol. X((;)ut7 t`-)l) 17)u l)_ihi lo ud.
traddal Grunwedel come Die vierundacht~ig Zauberer. Basl~)-Ar~hi\.
vol.:~), I'altra inclusa nelle opere di Taranatha (hKah t7at7s t7dlo1 Idan
trad da Sarat Chandra Da, Calcutta 1~1)1 );Itritudi approdano a risulta-
ti molto ambigui, inuanto lo stesso nome  frequentemente ripetuto per
IL BliDDHlSMO

un periodo di incubazione durato un paio di secoli o forse di pi, alla
fine dei quali compaiono due capiscuola perfettamente storici: Lul-pa e
il Dlpalikara, I'llluminatore, Srljnana, quest'ultimo nato verso il990 e
missionario in T,ibet fra il 1042 e il 1056 Quanto a Lul-pa, questi sarebbe
stato allievo di Savara-pada, discepolo della scuola di Hari-bhadra vissuto
al tempo del re Dharma-pala, che govern il Bengala fra il 770 e 1'815.
Fra gli antenati spirituali dei due maestri vengono anche citati i famosi
asceti e taumaturghi Tilopa, Naropa (Nada-pada), fondatori della setta
tantrica tibetana hKa'-),yud-pa, che si illustrer dei nomi di Marpa e Mi-
la-ras-pa, di cui si parler in seguito. Altri samp) adaYa, cio trasmissione
del magistero, sono stati ricostruiti per lo Heruka-tant)a, contenenti due
Indrabhuti, I'ultimo dei quali, discepolo di Saroruha (chiaro maestro di
questa setta), avrebbe avuto come allievo Kanha, maestro di Bhadra-
pada, a sua volta iniziatore di Tilopa (Taila-pada), eccetera. Quali sono i
fondamenti dottrinarl? Saha-ja, il Connaturato,  il fondo inalterabile
della realt che si attua come cosmica, luminosa Consapevolezza. In ogni
istante del nostro pensare, sentire, percepire e volere, in qualsiasi condi-
zione animica ci si trovi ad essere. gioia, dolore, terrore, ira, ansiet, godi-
mento o calma, questo principio innato si invera come folgorante con-
sapevolezza che conferisce spessore di realt a ci che si va sperimentan-
do e lo attribuisce ad un soggetto; non solo, ma essendo tale principio la
sostanza dell'esperienza, ne  anche l'atto per cui essa si discioglie nella
vacuit nel momento in cui viene conosciuta diventando significato
puro, archetipale. Di per s non  una cosa, bens un lampo di pensiero
autocosciente che, in prima instanza. d luogo al prodursi del concetto che
emerge dalla vacuit come esperienza pura del possibile oggetto.

La disciplina illuminativa espressa dai Ca)ya-pada distingue quattro
modalit successive, non temporalmente ma metafisicamente per la rea-
lizzazione della vacuit, che costituisce il vero fine dell'insegnamento
della setta. Il Pan(a-hama di Nagarjuna-pada denomina queste quattro
vacuit: s~unya, vuoto, ati-suny~l, transvuoto, maha-stm~a. mega-
vuoto, sa)~a-~unya, omni-vuoto Questi nomi non denotano enti
obiettivinaturalmente. benS gradi di adeguamento soggettivo all'espe-
nellza del vuoto

Il pl illl( )         ttoll ll,/l)~llu~>  ut    uii

sperimenta la natura eteronoma, para-tant) a, delle varie t`unzioni (impu-
re) dell'esistenza contingente, come paura, cruccio, emozione, angoscia.
fame, sete eccetera. Cio a dire: queste condizioni, che prima venivano
sperlmentlte paCclvlmente. diven~ono om lltrettante r~re~c di coccien7.l.
nistromla. edonnast~
Il se~olldorl(lctiu. detillit)llolhl. <olllllif`(~til~ioll~` (li
luce" i~luello pel eui, nella eono~cen/l. ei si crea dei punti di ri~erimento
r n~P~t n~r l'irlrn~ifir F nn " tr  ci~

I MOVIMENTI GNOSTICI NEL MAHAYANA: TANTRISMO E VAIRAYANA       57

Il terzo grado, maha-sunya, il grande vuoto,  detto anche aloka-
upalahdhi, intuizione di luce;  quello per cui si sperimenta concreta-
mente come la Nescienza, al~idya, sia il fondarnento per cui intendiamo il
mondo non per quello che  realmente, bens secondo la deforrnazione
data soggettivamente dai sette fattori d'impurit mentale Quando si
realizza questa verit, si passa al quarto grado e si intuisce come, al di l
di ogni nostra concezione mentale, si attui una pura Luce di Coscienza--
che , appunto, il vuoto universale (salva-sunya) Di questa Luce di
Coscienza prabhasl al arn cittam, non si pu dire n che sia n che non
sia e. nemmeno, che sia e non sia: essa  la Realt indicibile. il ni)~ana
La sua attuazione viene denominata dai testi tantrici Maha-sukha, la
Grande Beatitudine, totale e infinita che  il seme, brja, di ogni realt,
perch in essa ognuno prende coscienza di se stesso e del mondo, poich
essa  sostanziata di pura consapevolezza,ijnapti-mat)-ata. Nello Hc-
\~ajra-tantl-a, il Maha-sukha viene indicato come il ricordo di una Beatitu-
dine pre-esistenziale, che attualmente  latente nei tre corpi ni)ma)1a,
~sanlhhoga, e dha)~ma-kayaQuesto concetto di una Beatitudine pre-esi-
stenzialeche  il seme di ogni possibile forma della realt, ha una gran-
dissima importanza nell'economia salvatrice del Sahajayana come del
Kalacakra e giustifica l'importanza che viene attribuita all'esperienza fisi-
ca del mondo e il suo trascendimento mediante le pratiche dello Halha-
~o~ai cui fondatori, Goraksanatha e Matsyendranatha, sono considerati i
capostipiti spirituali di tutti iiddha, sia hindu che buddhistiNel Kala-
ca-ta)1ha (p33B) si ricorda addirittura come: ~senza il corpo non vi
pu essere perfezione, n la Suprema Beatitudine pu essere conseguita
inuesta vita senza il corpo... e. se si ottiene la perfezione (siddhi. potere
miracoloso) del corpo, ogni specie di perfezione nel trimundio viene t`a-
cilmente ottenuta. L'esperienza, dapprima mentale, indi immaginativa,
successivamente intuitiva e, alla fine, estatica della vacuit costituisce, be-
ninteso, la base per questo capovolgimento dei valori per cui il corpo.
~i~i considerato come ostacolo per l'ascesi, ne diventa, invece, il mezzo.
./~o!~aSeguendo l'indicazione dei testi. Ia sun~ata viene realizzata. dap-
pl-iln~l collle VlCUit~i del lllolldoielle fomle. indi l livello di suono. cio
(-ome voc~llit~i. m/lntm. chettUl l'ec~enzLI del mondo ohiettivo. poi l li-
vello dl penslero puro. c)~ra--~aj)~a (tol~ore di pensieroprivo di qualsia-
si contenutoindi come sintesi a priori di conoscenza o Gnosi (praj)1atib~

c.s ). Queste quattro tappe della meditazione sono denominate le 4uat-
tro ml(d) a, o Sigillo, o, collettivamente, il Grande Sigillo, Ia Maha-

L ;l~cillllola palte la de~criziolle dele praticlleo~1hic~he e meditati~e

~thle~e studio. Si pu soldllto acceare al f;ltto che i tie pUI1ti t`onda-
5~3                                 IL Bl,DDHlSMo

zo, in quanto non  pi necessario costringere la mente a compiere al-
cunch che sia al di fuori di s medesima; 3la non-meditazione, in
quanto non esiste pi alcun contenuto a cui tendere, dato che l'energia
inerente al pensare si attua completamente, senza bisogno di alcun og-
getto che la susciti~

Nelto spazio si forrnano colori e forrne--cantava il Grande Yo~in Tilopa--ma e.o
non  macchialo n dal nero n dal hianco; dalla natura detla mente emer~ono tutte le c~e~
ma la menle non  contaminata da vizt e da virt .. Trascender la Dualitquesta  la visio-
ne Re~ale: vlncere le distrazioniquesta  la Pratica Re~ate: il sentiero detla non-pratica~
~uesta  la vla del suddha: colui che se~ue late sentierocostui conse~ue ta buddheit...

E, infine: Non si dovrebbe dare o prendere, ma rimanere neutrali. per-
ch la Mahamudra  di l da qualsiasi accettazione o rifiuto Nel leggere
questi versi sembra, invero, di udire i preceni del saggio cinese Lao-tzu
nel suo Libro della Via e della Virt, allorch raccomanda di abbando-
nare il mondo delle forme e delle fattezze, onde realizzare la spontaneit
lo t~u-jan, per cui la Via si manifesta~

L'ultima scuola tantrica, alla quale si  gi accennato,  quella del Kala-
cak)a, la Ruota del Tempo, fiorita improvvisamente in India al tempo
di re Mahlpala (circa 978-I030), la cui dottrina sarebbe stata rivelata ad-
dirinura dallo stesso Buddha storico ad un'assemblea di esseri spirituali a
Dhanyakataka (an. Dharan. lkota) presso Amaravatl, alla foce della Krsna~
Secondo la. Ieggenda, tale rivelazione sarebbe avvenuta a richiesta di re
Sucandra o Candrabhadra (tibZla-ba bzai~-po), sovrano di gambhala,
luogo misterioso ricercato inutilmente dagli studiosi sull'arco geografico
che va dallo Hamun-i Hilmand nel Seistan ftno addirinura alla valle del
Tarlm nello Hsing-kiang~

Questa scuola ha un doppio carattere: soteriologico e apocalittico, il se-
condo molto marcatoSembra apparentato ai Pura~;?a hindu che prean-
nunclano l'avvento del decimo al~atara di Visnu, detto Kalkin (Quegli
del Cavallo Bianco), e il suo aspetto teologico appare segnato da un'im-
pronta iranica, di quel certo mazdeismo che postulava lo Zu)~an Ake)-enc).
I'Eone Tnfinito quale genitore dei due principl opposti, Ahur~-Ma dah
e A~i/a /l/ai)l\ln la cui lotta nell`LIrco di dodici millellnl sarebbe finita
all'lento di !\lithraa(-svant. <~1~/lithra il Salvatore. ilC~il tin;lle.

A Sambl1alache  una specie di Ca.stello del Graalgovema una dina-
stia di re pluricentenarl discesi da Candrabhadra(I`anuale regnante  il
ventunesimo dopo di lui). Quando salir sul trono il venticinquesimo re-
gnanteil paese di Sambhala diventer visibile e manifesto per tutti. In

ll() Il( llc j~lcctICllli p;l.ill,cllc ll stlU.to 1~lllll~l11 .',11() llii--
~o l~;uop. d;l ILIj incolltrato all ul1ivel-sitLI di !~alall(la. incgllito ad Ul1;1

natlla lo tradus~e in tibetano insieme Coll il suo commento I )n1al(la/~lla

I M()VlMkNTI G~'OSTICI NEL MAH L\Y~iNA TANTRI.SMO E VAJRAYANA       59

Qual  la dottrina di questo Tantra? Secondo esso la suprema realt 
Kala, il Temponon tanto quello cronologico che  una mera misura di
accadimenti successiviquanto quello archetipicoche gi l`Atharva Veda
celebrava come Supremo Iddio (19, 53). Esso si manifesta contempora-
neamente come la Ruota del Tempo Estema che palesa la vicenda uni-
ver.sale scandita secondo cicli cosmici, e come la Ruota del Tempo Inter-
na"che  la realt interiore psicofisica di ogni essere umanoche percepi-
sce gli eventi secondo una successione temporale e non secondo la loro
gerarchia ontologica. In altn termini: la Ruota del Tempo Estema ha la
l`unzione trascendentediremmo <~verticalerispetto al fluire del tempo~
come viene normalmente percepito e rappresentato quale samsara La
pratica yoga di questo sistema consiste nell`interionz7.azione meditativa
dei dieci principl cosmici, detti hlja, i semi della Ruota del Tempo
Estema s da instaurare una cosiddetta Ruota del Tempo Altemativa
mediatrice fra le due Ruote summenzionate; in altri termini, pi che mira-
re a trasformare eticamente l`uomo s da fargli raggiungere una relativa
atal a, qui si tratta d`instaurare coscientemente una armonia fra i prin-
cipl esteriori che lo trascendono e quelli interiori che in lui reggono il pia-
no vitalequello psichico e quello noetico La realizzazione di questi dieci
principl sintetizzati nel Da.a~a)n Va~til Potente dai Dieci Aspetti~
conduce alla Liberazione e all`lmmortalit. I dieci semi a cui ci si rit`e-
risce sono i principl cosmici che simbolicarnente sono denominati vento
fuocoacquaterrail monte Meru--sede dei trentatr dei vedici--la
sfera formale )7(pa-dhatula sf`era int`ormale ar7~pa-dhatllla luna e il
sole e infine il suono primordiale naala manif`estazione--cosa assai
singolare--del demone Rahuquello che cagiona le eclissi inghiottendo
il Sole Probabilmenteaggiungiamo noipercharrestando la luce visibi-
lepermette al mondo di manifestarsi come materia fisicacorrelata al
pensiero astrano che se la rappresentama non la pu penetrarenon
avendo l`uomo comune alcun potere sul medesimo principio di luce con
cui guarda il mondo e se stesso. In seguito a questa impotenza l`Universo
si  contratto nella forma uman;l e i principl spirituali che si manifestano
nello 7odiaco risuonano in cSS;l secondo le ottave espresse dalla scala pl;l-
nel;lria In questa spe~ie di colillloloyia occulta il cuore viene collcepito

_UllC 11t-vuol~>(,1ll .l/l~l) llCII (~UUll~I'gLu   cicll-
zaper irradiarsi secondo la duplice modalit di soggetto e oggetto di co-
nosceluaevento che si rillette nella costituzione sottile e t`isica umana~
caratterizzata dalla duplicit destra-sinistra delle membra e di alcuni orga-
i ill~elcerello. pollllolellii;lli . ec( e~er;l ).

di~io sin~e~ico suiis~ellli c I h lllno llrecedu~o cla~iti-;lll(loli secoll(lo

lellullbedille,: )'lj)S. <<nlo~ilitl<rubedine~; ta))/as. osCUri~

il~f~r  ,,ni~r  in. C  n   h.   rlr
60                                 IL BUDDHISMO

le dottrine da loro propagate. Al lamas vengono attribuitia cagione del-
la loro opacit spiritualeI`insieme degli eretici maestri dei barbari (m/ee-
cha) che sono chiaramente elencati come ManiAbramoGes. il Jina~
Mos e Henochcon l'indicazione perfino dei luoghi ove si sarebbero ma-
nifestati.

Del Kalacak) a-tant) a  giunta a noi la redazione abbreviata. cosiddetta
la,hu-tant)a, originariamente comprendente 12.000 versicommentati
ampliamente dal famoso sapiente tihetano Bu-ston (1290-13~4) che ne ri-
assunse tutte le interpretazioni.

Con la crescita e la diffusione dei sistemi tantrici. che probabilmente ri-
valutano una visione del mondo--quella dell`uomo come proiezione
dell'Universo entro la misura terrena--dell`lndia antichissimail bud-
dhismo diventa una religione nella sua triplice dimensione: di meditazio-
ne filosoficadi metafisica della conoscenza e di devozione mistico-reli-
giosa. La meditazione filosoficaridotta all'osso.  la razionalizzazione
del messaggio originale del Buddhascevro come  di trascendenze e di
speranze; la metafisica della conoscenza in pratica, la realizzazione
concreta dell'identit fra soggetto e oggetto che si attua in ogni istante del
nostro conoscere e chenell'ambito della speculazione indiana l'ogget-
to del Vedanta e in parte dello Yoga: quanto alla devozione mistico-reli-
giosa, si tratta dell'esperienza pan-indiana della hhakti, cio del parteci-
pare (vedi la rad. bhaj, prender parte) emotivo alla natura del Dio, me-
diante un atto di prot'ondo abbandonoquello che, in senso inverso,  la
metafisica della ka)-una, la compassioneil viver la vicenda dell`AI-
troo dell'upaya, il mezzo~> con cui si attua la Dottrina. Giunto a questi
vertici, il buddhismo in India fin per hinduizzarsi: i Tantracon la loro
vasta prospettiva di realizzazione cosciente mediante il fuoco della medi-
tazione e la cosmicizzazione degli impulsi animiciprimaindi delle me-
desime funzioni vitalifinirono per identificare il buddhismo con una del-
le tante forme di realizzazione mistico-religiose dell`lndia perenne e fu
cos che, prima ancora delle terribili irruzioni degli Hunni nel Vl-VII sec. e
dei massacri dei conquistatori turco-islamici dall'xl al Xlll sec., Ia Buona
Legce fu incapace di arginare la rinascita delle antiche religiolli sotto la
cappa tollerante dell'hinduismo e. poco per volta. venne da esso assorhita.
l.ullo piU,elcclllellte falllclle iovlatli e le faullilfl k)cflli si collvelli~

o preferirono secondare il visnuismo olo sivaismo emergenti. E t`u cos
che, nell`immenso subcontinente indiano, il Dha)~la buddhico sopravvis-
se praticamente solo nell'isola di Ceylon.

~'i  i o re d;l con~idel;lre che il hu(ldlli~lllo ill In(lia ;l~eroh;
mcntc e~iaurito la sua t`~-r7;l cle;ltl-lce e inllol ice. I~CI' CUi il l~opol~l C~IU~
llC. gi~l poco inline ilc.larlci llletal'lsi(i. conlillcio ae(lerelel buddlli-

prel`er volgersi di nuovo vel-so le alticlle rel g ollialla ricerC;I di colll~)lto
f' flinPr~n7 fr l~f~rrf~rl  l r

1 MOVIMENTIiNOSTICI NEL MAHA~YANA l'ANTRISMO E VAJRAYANA      1

mezzo milione di monaci t'requentavano i monasteri e le universita.
prevedevano la fne del buddhismo nella telTa in cui esso era nato.
Dharmaklrtiuna delle Sei glorie della Legge (le altre sono Nagarjun,l.
Arvadeva. AsangaVasubandhu e Dinnaga), osservava sconsolato come il
popolo seguisse con entusiasmo le favole epiche e religiose dell'antica
tradizione e criticasse. invecegli scritti pieni di logica e saggezza di filo-
sofi come lui medesimoche non spacciavano bubbole per la loro puerile
consolazione ultraterrena. bens indicavano i compiti di un uomo coscien-
te ansioso di liberarsi dal vincolo del s ,ms/ ed emcrgere nella raretatta
atmostera del n arw_io della Libert.

Vedremoora. quali circostanze determinarono la diff`usionea ondate
successivedel buddhismo nell`Asia orientale e quali nuove t`orme trov per
adattarsi alle esigenze degli altri popoli che lo accolsero e lo rinnovarono
L)lFt sloEL Bl :I)DH15~10 1~

Diffusione del buddhismo in cina

Mentre in India lo sguardo degli llluminativolj_endosi verso il futuro.
scor~eva l'epilogo della Buona Leg_e tra il popolo che l'aveva vistool-
gere e presentiva la dimenticanza in cui sarebbe cadutoes.so si dift`ondeva
con crescente vioore presso le diver~e nazioni che le imprese conquistatri-
ci degli epigoni gleco-macedoni primaindi degli lranici orientali Kusan;l.
SakaPahlava e altri barbari avevano messo a contatto con i t`ocolai di
dit'fusione della Legge del Buddha in India e nelle regioni limitrot`e a(l
essa. Pert'ino le guene combattute Ira gli Yueh-chih e i Cinesi per il con-
trollo della Via della Setat`ra gli Hsiung-nuo (scr. Huna) e i Cinesitf~-a _li
Huna e i Kusana (che condussero alla disastrosa invasione dell'lndia nel
514 degli Huna guidati da Mihirakula e Toramana). nonch fra i proto-
turchi (cin. Tu-h'ueh) e Iranici in Asia centrale. ecceteranon .spensero la
t`econda seminagine di ideeanzi la favorirono. proprio in seguito allo
stesso gagliardo rilllescolio di stirpi e di nazioni che consegu alle guel-re
combattute su territorl sconfinati t`ra genti in gran parte nomadi o sen1i-
stanziali. Come polline primaverile portato dai venti. il buddhismo (se-
guto dal maniclleismo e dal nestorianesimo) si insedi saldamente nelle
oasi e nelle citt carovaniere sparse sul vasto territorio che si estende dall`at-
tuale Turkestan al Kan-su cinese e vi rest fiorente. praticamente tino alla
totale islamizzaz.iolle compiuta nel XIV sec. da Tamerlano (Ttmul--i Lano)

Gli scavi iniziati al principio del presenteecolo da von le Coq. da
sir Aurel Stein nel 1914 e nel 19e le esplorazioni di Sven Hedin nel
190X e nel 19h;lnno permesso di ri~coprirt il trac(i;lto allti(o del fium-
Tarlm. ineguitoI-ostatosi l-er vicende oeolooiclle. i rudel-i e i re~ti di

Ullil lllllill.lld Cl,iLil ZjoIILII jt~l llli~iLI, Ull V pl'Opl'i() 11'~111()I'itllll~i-

le giungente fino alle porte della Cina. di cultura e religione prevalellte-
mente buddhist;l. con un espl-e~iotle artistica fortemente inlluellzata dai
modelli greco-rolllanitalvolta ricevuti direttamente. talvolta filtrati attr;l-

(I.lI'illll~l-;ltol -ti ~-7(I,C,.1l (1~1;11~i .Ittl'i~-Ui     o o

dell'illlper;ltore ( I1LIng-tj t7~-XX) e llo-ti (~4-l(i. e le aud;le(lj/ jOI1j

~pedizioni portarono in Cina un gran numero di prigionieri e di ostag-
gi. f~-a i quali non mancavano i buddhistiche tecero conoscere la loro
Via all'lmpero cli Mezzo. MLIa parte questi contatti casuali. e.sisteva
una volont;precisa da parte delle autorit imperiali di conoscere costu-
mi. credenze rei g ose e u~i dei popoli barbari delle frontiere dell'occi-
dellte. e(l ecco che il medesimo Mino-ti invia a Khotan una missione di
diciotto periolle g uidata dLIi maestri indiani Gobharana e Kasyapa-Matan-
~a. per raccogliere e ripolt;lle te~ti dottnnan buddhistici. Lo stesso Ma-
taltL~a tr;ldtlsse insieme con Dhannaratna (cin. Fa L;m. Gemma della
LetJge >) il .si/~ra in 1capitoli. Qualche anno pi tardi. abbiamo i tre mis-
~ionari An-silill Kao (Aill signiticava Ars;lcide~>). principe partho.
Chu Shuo-l`o. detto il bodhisattva indiano>e Chi-ch'an (scr. Lo~al~s~-
nla)detto il bodhisattva yueh-shih. gli ultimi due giunti nel 170 d.C..
considerati i l`ondatori del monastero del Cavallo Bianco" (Pai-nla-.ssl7)
a Lo-v;lll. la capitale deli Hanvivace tocolaio di buddhismo in
quell'epoca. oltre alle presumibili missioni esistenti da circa un secolo in
Canton e lun~o lo Yang-t7.u Kiang. Questi primi missionarl spiegarono
un`intensa attivil di traduttori in cinese. An-shi Kao tradusse il Sa-
l ati-a (Spiegalllento del mondo beato"cio il paradiso d'occidente
di Amitabha. il dio della Luce Infinita)I`Amitah-.lltla(il Sutra di
Amitayus,. dio della vita Int`inita) oltre a varie opere di etica e di dogma-
tica buddhista come il Platinlo~$a (Confessione dei peccati) in 142 ca-
pitoli. opera di Sanghavamlanfiglio di un ambasciatore soghdiano. Fra
questi p.imi monaci e traduttori si annoverano molte personalit di nascita
elevata. dotati di grande culturanon solo religiosama anche letteraria~
ci che pemlise loro di affrontare l`arduo compito di recare in cinese con-
cetti fino allora totalmente estranei alla mentalit di questo popolocome
quello del distacco dal mondo e la rinuncia a t`ormarsi una famigliacosa.
quest'ultilllache rappresenta uno dei pilastri della moralit cinese e della
sog~Te7.ione allo Stato. Per questo motivoanche se il buddhismo fu accol-
to con l`avore. rimasero per secoli la proibizione a prendere gli ordini mo-
nacali e. (luindi. a non sposarsiper i sudditi del Celeste Impero. ci no-
nostantc. il hud(lhi~lno in (~ina. in~iieme con il confucicmesimo e il taoi-

o. t'l'de~ilillato a divt~lltale una delle l'orze portanti della civilt~l di (luel
P;le. Il L~u.l.ll     u~>UiUll toalipcmellt-cille.c .I(i.lt

tandosi alla melltalit~l cinest che era priva della fomlidabile esperienza
met;ll'i.ic;l e lo~ica della civilt in(:liana. Alcuni concetti come la a7latta~
ine~enza dell'io. dello lll/la!a a e la simile l1ail-atn1!aI`inessenzia-
e le co~e .       /, t`nrollo llr;ltic;entefilmati e tr;l~lati
ill Ce.l111 lllCt;ltl~lCIlC l~rnrrlc1l t~lnl~mo. ;I~-plot'i~nlll(ln (It l l;l~o chc

~i oc~ccolil-in~;l i ;lo-~/U, il (n-;ln(l( Ill;lc~tlo del taoi~im(,. era sparito

null'al~l-o lo~et;lto Cllt' llno dei) di~cepolibal-ldi qut I Sapitnte.
l-ilTnPri~fln r~Pr f tI  1 1 I~l-lllill(-llll~Ti oi~:l ner
adeguare i concetti buddhistici all`espenen7,a<mistica,del taoislno. Dest;l.
ci nonostante. gl;tll(le meraviglia il fatto che i cinesi Sl appa~sionarono
sin dal principio dei. per loro, astru.i filosot'emi della Pla/lalamitla
Pert`ezione della Gnc si e di altri ardui testi del Mal1~vl che fun)no la
base di studio ed esperien.e delle prime<Sette Scuole". tra lelualii
rammenta la<~7cuol.l del Non-es.sere onginario di Tdo An (  12- 3~i), c

t'a derivare la manite~tazione del mondo dalla primordiale Vacuit. Ma il
vero ripensamento cinese del huddhi.smo avvenlle nell~t secollda t`a,e d- lla
sua penetraz,ione in questo Paese che iniziocollle la prima. Ines7uito ;Id
eventi politico-militari. Il gcnelale Lii Kuang nel corso dellaua c~mlp;l-
gn;l in A~ia centrale avev t preso come osta,,,Jio il principe indiano T~uma-
ra-jlva (.W4-41trett(- parente del re di K~lcauna delle pri C ali cita-
stato sulla via della Seta. portandoselo seco a Lan-chou nel Kan-su. indi
alla capitale Ch'ang-all nell`anno()1. Ivi Kumarajlva fu designato. dopo
poco tempo.'U(~-.s/1i/1. cio direttore dell`insegnanlento dell'impero. dall'im-
peratore Yao-hsing. Kumal-ajlvache aveva ricevuto in ginvent una vasta
preparazione letteraria e relig,iosa nel Kasmlr. che si era approfondito nel-
lo Ahhial-ma durante la s~la permanenza a KassTar ed era diventato mae-
stro dei due figli del re di Yarkand. era una personalit di elevatissimaul-
turalaintesi vivente della civilt indiana e buddhi.sta. Inoltre. come il
suo 4uasi contemporaneo Vasubandhuera pas~ato dalla scuola Sarva~ti-
vadin al Madh~amaka di Nagarjuna. Posse(lendo pert`ettamente loitm-
mento linguistico. egli tu in grado di rendere ai cinesi il senso origin;lrio
delle opere buddhistefino allora interpretate secondo le cate,,Torie proprie
all'esperienza filosotica cinese. Con lui il buddhismo passa dalla t`ase di
intelpretazione a quella di elaborazione s~rig~inalmente cinese. Questo com-
pito t`u compiuto dai due discepoli principali di Kumarajlva: Seng Chao
(~X~-414) e Chu Tao-,lleng (3~0-434).

Seng'hao, prima di abbracciare il buddhismo. avevatudiato pro~)n-
damente Lao-tzu e Chuang-tzu e la dialettica nes ativa del taoismoco~
simile a (luella del Mall~7~(ln~l: in particolare condus~e alle estrellle conse-
guen7,e la dialettica. tipic~tmente taoistadello'l (I`esservi,en.o to-
p-)logicol c del 1("il non-cs.servi,. clle col-n~l-on(l   IIII\'l huddlli
stlCo!. colllhinandol;l con ladoppi~l verit.,. di !~;t(nlrlun;l ,d:l verit.l con
lln~ellle e iV    Ul.l>i r~tltino~tall~t. d l-l~llo~cel-tCilCl(
che rappresenta la pi alta verit ad un liv lo conlulle  i;l verit int`eriore
;td un livello pi alto. .kl e~empio: riconoscendo la mutLtbilit delle co~e
ad o~ni istante.i dice che c' mutamento e non permanell7,a: nconoscell

l

~lue~ta du.(llt.l. si ;1~1cl-lller.l che Ic cosc nonono llC l~llll;lllellti lle IllUlC
scere le qualit distintive degli oggetti della conoscenza medesima. La
prajllainveceha per oggetto ci che trascende fomme e fanezze, cio il
11'11: ci si~nificando che il Saggio si  identificato alu e questa identifi-
cazione  il nil~ana. Appare evidente come nel definire la conoscenza co-
mune e nel riconosceme l`lllusorietpoich ha per oggetto non le cose~
ma la differenza fra le coseSeng Chao riecheggia Dharmaklrti. A un ter-
zo livello di verituna volta riconosciuto che nil~ana e plajna sono due
aspetti della medesima realtpriva di soggetto e di oggettosi entra nella
condizione di perfetto, profondo silenzio.

Tao-shengcondiscepolo di SenChaofu un dotto molto erudito ed
eloquentedotato anche di notevole acume filosoficoche spesso lo mise
in contrasto con i suoi medesimi correligionarl, s da dover abbandonare
la citt ove insegnava (Nanchino). I principali problemi che affront furo-
no essenzialmente tre. Il primo fu quello dei cosiddetti iechanti~a, di co-
loro che per destino e per inclinazione non accedono alla via del Buddha.
A tale riguardo Tao-sheng affemna che anche loro posseggonoquale real-
t essenziale del proprio essere, la natura del Buddha e, quindi, possono
realizzarlase non in questa in un`altra esistenza. Questa teoria gli valse
l`esiliodonde ritom allorch giunse in cina il Nil~ana-sutla che, tradot-
toprov la giustezza della sua tesi. Quanto alle scrittureTao-sheng le
tenne sempre in conto di strumenti provvisorl per il raggiungimento della
Verit: una volta conseguita questa, esse divengono superflue, Ogni essere
viventecontinua Tao-shengha la natura del Buddha o, deno alla cinese,
dello Spirito Universale, solo che non ne  consapevole. Sperimentata la
buddheit, il mondo fenomenico e la realt assoluta coincidono in un atto
continuo. Tesi che verr sviluppata dalla scuola Ch'an, secondo il noto
aforisma di non cercare l'asino sul quale si cavalca.

Il secondo principio enunciato dal medesimo  quello, scandaloso, se-
condo il quale una buona azione non comporta ricompensa, Egli con
ci vuole significare che, quando si opera senza anaccamento, secondo i
principl del v~'II-I~'ei (non-azione) e del u~u-hsin (non-intenzione), cio se-
condo la pura spontaneit, I'azione si reintegra alla sua sfera di pura, in-
contaminata libert: perci ilarn1al7 di chi a~isce non comporta alcuna
ncompenca, n positiva n negativa. Il terzo principio assento da Tao-

Buddha, cio il rivelarsi dell'llluminazione,  un atto istantaneo, una fol-
gorazione fuori del tempo cronologico, che non ha alcun rapporto neppu-
re con la disciplina seguita per suscitarlo. Realizzarsi come Buddha signi-
t'ic -Icllti C;lI'~iol    ll-C~CI'C) o~VCro. per dirla lll;l cine~c. con 1(-
Xpil-ito I `clc .h~tr;(lc t~)l'lllC C tllttc~7c. (Iuill(li tllttC Ic t`omlc
di al~l rell(lilllcllto coll(lizioll;lllti l'c~i~tcn~;l. che appilrtiellc illvece all;

La di~ordinatil epoca delladi~unione naziollale>   X')) tueneral-
flPl h~l~lAhicmPIPI t  mr  P
66                                 IL BUI)DHISM()

dalle cure civili e politiche, da ci che condiziona la nostra vita sulla
Terra; mentre i sistemi religiosi e filosofici classici, che impegnano at-
tivamente l'uomo a creare sulla Terra un riflesso fedele della Legge del
Cielo, hanno avuto il loro massimo sviluppo in tempo di ordine politico,
Altri autori hanno anche osservato come sistemi disimpegnanti come il
taoismo e il buddhismo abbiano avuto maggior fortuna durante le domi-
nazioni straniere di dinastie turche, mongole e tunguse, forse perch i do-
minatori di questi periodi pret`erivano forme di spiritualit non necessaria-
mente collegate alla cultura del popolo soggetto e sistemi quietisti che
non facessero opera di sobillazione politica. Per  da osservare che. pro-
prio sotto la successiva dinastia unitaria puramente cinese dei T`ang (618-
907), il buddhismo raggiunse l'acme del suo sviluppo. influenzando pro-
fondamente sia il confucianesimo che il taoismo.

Questa ra cos fausta per il buddhismo cinese fu segnata, al pnncipio~
dai grandi viaggi dei pellegrini cinesi in Indiache attinsero dalla vivente
tradizione buddhistica indiana la quintessenza di quanto era stato elabora-
to negli ultimi secoli in fatto di metafisica e mistica.'ra costoro spicca la
figura di Fa-Hsien che, all'inizio del v sec. anravers l'Asia centrale e
giunse in India, ove raccolse testi sanscriti e torn per mare a Canton. Egli
ha tramartdato ai posteri una precisa descrizione dell`lndia dei suoi tempi~
dei suoi usi e costumi, registrati nel Fo-kuo (hi (Memorie del Paese del
Buddha). Abbiamo altrove citato il pellegrino l-Ching (634-713) che per
molti anni visse nell'universit di Nalanda, ove raccolse il l'inava dei
Mula-Sala~asa(i S. radicali) e soggiorn a Giava, allora Paese
fortemente induizzato.

Ma il pi famoso di tuni f`u Hsuan-Tsang (596-664) che trascorse in In-
dia ben vent'anni studiando e meditando fino a conseguire una completa
formazione filosofica e letteraria indiana. Egli fu probabilmente l'uomo
pi celebre del suo tempo in Asia, onorato e protetto da sovrani, seguito
da innumerevoli allievi e discepoli. Tradusse il Taa T~h Chinin sanicrito
per Kumaraphala, re dell'Assam, e godette della stima di T'ai Tsung, pri-
mo imperatore della dinastia T`ang. Dall'lndia ripolt in patria 65() volu-
miparte dei quali tra~AUsse in cine~e come l'Ah11al711a-1;o.5'a (~<Te~oro
di Metaica) di Vasuballdhu, col reLItivo commento aa) e iper-

ogni cosa  sola notificazione>,) appartenente al secondo periodo, quello
yogacara, del medesimo Autore, oltre ad wla decina di comlllenti alla Trinl-
si~a di Vasubandhu, riflettenti l'interpretazione di Dharmapala (Vl sec ).
F,gli non f`~l colallli n~r nn dotto 111;1 nn lll;lritro. C    ill cin;Illl'illl
port;lnt( ccllol;l idr;lli~tic;l. (li ci p;lrl;l ill g lit.

Dul-;lllte la din;lsti;l T'anc (6l)6)ivilllpllo llote~ollllrlltr il pl-o-
cr~o (liincrrti~lllo (Irl hll-l(llli`~lll-- C-li altli llloilllrlltil~ilitllaliI. t
terari e artistici cine~i, nelrn~o cllt il hud(lllislllocollle Jel resto ill altre

Dlrrl-slo~r DEL Bl,DDHlS                          67

adattabilit del Mahayana alle civilt diverse da quella di originefu
esaltata in questo periodo, nel quale esso si sinizz totalmente. La dina-
stia, del resto, era giunta all'apogeo della sua potenzaavendo reso tribu-
tari il Tibet e la Corea, mentre i suoi eserciti, in appoggio ai mercartti-
esploratori, avevano superato i confini occidentali dell'Asia centrale e gi
si erano scontrati con le avanguardie dell'lslam arabo, che aveva gi di-
struno e inghionito l'lran, fino ad allora mazdeo e dominato dalla dinastia
casanide. Le varie scuole buddhistiche in cina erano in quel tempo stra-
tigraficamente differenziate, a seconda della data della loro introduzione
nell'lmpero di Mezzo. Ono furono le principali. La prima, con caratteri
arcaici e intenta solo alla disciplina del vina~a, fu quella denominata Lu'
Tsull(giapp. Risshw), fondata da Tao-hsuan. Priva di originalit filosofi-
ca, ebbe importanza solo per un fatto che agli occidentali sembra parados-
sale: e, cio, I'aver albergato e dato riceno nei suoi conventi ai monaci
della setta ch'an (giapp. Zen) di orientamento totalmente opposto al suo.
La seconda fu quella denominata San-lun (Tre Testi) (giapp. sanr(~n),
cosiddetta perch la sua dottrina era fondata su tre testi fondamentali del
Madh~amaka ecio, il Madhyamaka-saslra di Nagarjuna, lo Sata-sastra
(Testo dei cento versi) e il Dl adasa-nikava-sa-stl-a (il Testo dai Dodici
Capi) di Aryadeva, successore di Nagarjuna. Il fondatore di questa scuo-
la, Chi-tsang (549-623), ritenuto continuatore dell'insegnamento di Ku-
maraJIva, fondava la sua pratica sullo svuotamento totale della mente da
qualunque pensiero, di modo che la coscienza sperimentasse lo sunya.
Terza scuola fU quella denominata in cinese Wei-shi (giapp. Hosso), nel
senso di idealismo soggettivo, oppure chiamata Hsiang Tsung, che segui-
va strettamente gli insegnamenti teorici e meditativi dello Yogaeala o Vi-
jnana-l~ada. Questa scuola ebbe un fondatore illustre, il pellegrino Hsuan-
Tsang, di cui si  parlato nella pagina precedente, se~uto dal suo discepo-
lo K'uei-chi (632-682). Il testo fondamentale dell'insegnamento  la
dottrina della Pura Ideazione (Ch'eng Wei-shu Lun). La sua grande im-
portanza non  data tanto dalla sua speculazione sull'alava-lijnana, che
presto decadde in una t`orrna di intellettualismobens dal fatt che intro-
~!ucc.l nell.lpecula/iolle cine~e il tema del mondo come idea so~cettiva

o ollc~tiprimc (lu;lttr(-cuolc ehhcro un val(lre pur;lmene introdut-
ti~o dell'idealismo buddhistico in cina e. praticamente. si estinsero nel
~il'o di pocheenerazionicontinuando invece in Giappone. Le successive

~luattrcuole, per, consolidarono la presa di possesso del buddhismo
perchimpre~nate com`erano di sapere tantricodettero al buddhismo

~tl tlllle 1.` cl.locl.lll. La pl-inl;l dllue.ucceeluatllocuole tU
`ll;l ILIIltric;l dett.l tliul".Scllol;l lei Mi~teri~) o ('    i.lpp.

7~1 . Amo~havLIjr.l (7()cj 77~) e Subha~ara-simha (637-73~i). del cui inse-
68                                 IL BUDDHISMo

quiem), ebbe grande successo presso la corte imperiale e presso l'aristocra-
zia, non tanto per la dottrina, quanto per l'effetto puramente magico che si
attribuiva alle cerimonie da essa celebrate. Dal punto di vista dottrinario~
si rarnmenta che essa faceva capo, nella prassi estatico-meditativa, a due
cicli tantrici della mano destra (cio, senza evocazione dell'elemento
femminile),esposti dal Tattva-sarnglaha (Insieme delle Categorie Ema-
native) e il Maha.-vailocana-abhisambodhi (La Grande Gnosi relativa
a Vairocana), il primo testo corredato da un mandala, il secondo da due.
Questi simboleggiano, il primo il processo di emanazione da un Vuoto,
atto-di-luce primordiale, di tutte le categorie del mondo della moltepli-
cit, I'altro la via inversa, cio il ritorno dall'esperienza della moltepli-
cit propria all'lllusione mondana, all'unit primordiale del Reale fatta di
pura Coscienza. Come si  accennato, questa scuola, che in cina non ebbe
grande risonanza fuori dei circoli aristocratici e imperiali, ebbe invece un
importantissimo sviluppo in Giappone grazie a Kobo Daishi.

Incisero profondamente nel gusto, nell'arte e, in generale, nella vita mi-
stico-emotiva cinese le successive tre scuole anche perch i loro insegna-
menti ebbero innegabile influenza sul neo-confucianesimo e il neo-taoi-
smo, che ne uscirono trasformati. La prima di queste ultime tre  la cosid-
detta Scuola della Ghirlanda, Hua-yen Tsungtraduzione approssimati-
va del sanscrito Avatamsaka (-sutl-a), di Cui si  discorso nelle pagine
precedenti, allorch si  detto che secondo questa scuola ogni minimo ele-
mento della realt, anche fisico, contiene tutta la Realt--I'archetipo~
cio--dell'universo, in quanto gli  immanente il vuoto che  la vera
essenza del Reale. Di conseguenza, ogni atto della mente, ogni pensiero
sono connessi ill spiritu con tutto ci che ,  stato e sar. Fa Tsattg addita
ai suoi discepoli, nell'opera la Meditazione che estingue le t`alse immagi-
nazioni e riconduce alla sorgente, sei oggetti di meditazione: 1. I'invaria-
bile coscienza a cui ritornano tutte le cose; 2. dalla molteplicit apparente~
risalire e sciogliersi nella coscienza che tutto trascende: 3. I'indicibile in-
terpenetrarsi di tutte le cose; 4. la Realt della realt, la tathata-, all'int`uori
della quale nulla esiste; 5. il cosiddetto specchio dell'identit>, per CUi
tutte le co~e sono pre~enti in C)glli cosa e cia~cuna di loro ce~a di e~i~tel-~
per reciproca litnita7ione l'unLl dell'altra: 6 il t`atto che allorch ci si de(li-
ca ad una particoare realtaci implica il dedicarsi a tutte le cose che
compongono l'Universo.

La scuola successiva  quella detta dal nome di un monte nel Che-
kiang, T'ien T'ai (giapp. T~ndai), fondata da Chih-k'ai (531-97). La scuo-

nlarajlva. una t`ollllaincretica di bud-llli~lllo del Gr.lllde Veicolo, he 11.

che oglli cosa contiene il principio assoluto iella hllddheitala Menecui d~

I)lFl'liSlO~iE DEI, BDl)H15~10 1~' CI                      69

do. Per questo motivo, li eventi di questo basso mondoa causa dell`imma-
nenza in esso della Realt universale, cio della Mente Assoluta, risultano
l`un l'altro inteerati, in quella che riteniamo essere la legge di causa ed ef-
t'etto. Pertanto il conseguimento del nila~ana non estingue la realt del
mondo fenomenicoessendo entrambi due aspetti di un'unica realt. Que-
sto principio filosofico assicur grande successo alla scuola in cina. indi
in Giappone, dove fu introdotta dal monaco Dengyo Daishi, perch esso
giu.stificava l'attivit a t:avore dell'ordine sociale. quindi, in ultima analisi.
delle autorit politiche temporali. Infine abbiamo, dopo tanta metafisica,
unaicuola francamente emotiva e devozionalequella denominata della
Terra Pura (cin. C1Pil7,-tl, giapp. Jodo). La prassi di questa setta (pi
che scuola)fondata dal monaco Hui-yuan nel monastero di Lu-shan e or-
ganizzata due secoli pi tardi da Tao Ch'o (562-645) e Shan Tao (613-
681). si nassume in un devoto abbandono al Buddha della Luce Infinita
(Al71it&hhadetto in cin. O-mi-t'o-Jo), I'articolazione pura e semplice del
cui nome opera e.\- opere operatomagicamente! Questa teoria, in cui si
fon(le il concetto della grazia e la teoria del mantl a, ha origine da un'anti-
ca leggenda contenuta nel Sukha)atl- ha (Descrizione del Paese Bea-
to, cio del Paradiso d'occidente in cui risiede il Tatllcl,ata Amitabha).
tradotta come si  detto da An-shih Kao. La tradizione narra comeuna
decina di eoni prima dell`attuale. il Bodhisattva Dharmakara, nell'atto di
diventare il Tathagata Amitabha. e stabilirsi nella Te)1a Pl~ra di On(ide~l-
te. esprimesse la promessa di venire in aiuto di qualunque essere l'avesse
invocato. Questa concezione non conduce. come potrebbe immaginarsi,
ad una t`omla di quietismo speranzoso, bens tende a sviluppare in ognuno
dei suoi adepti la ricerca interiore di quella Terra Pura che ognuno reca,
sconosciuta, in s e t`ormulare in essa l'avvento di quel supra-s simbo-
legoiato dalla figura di Amitabha e del suo alter ego Amitayus, il dio del-
Ll vita Infinita. Questa setta ha avuto in cina e negli altri Paesi dell'Estre-
mo Oriente una torza culturale e artistica immensa, poich la sua fede
conglobamche quella diretta ad una emanazione di Amitabha, che  Al~a-
lol-it.5lala, il <~dio dallo sguardo misericordioso, dio della Medicina ri-
tenuto, nel corso dei tempi. il protettore del Tibet. Tutte queste scuole
buddle t`int)lll ele cae pre.iuppont vano. t'illo ad un certo punto. una

quale vielle struturata la teoria dell'llluminaz,ione, e la prassi meditativo-
estatica che la realizza praticamente. ci  dovuto ad una sorta d'ingenuo
intellettualismo--come quello addebitato a Socrate--secondo il quale
I`.ltto (li conCl~c( re 1;1 virtU e(llliv.lle pr.ltic.lmenttI reali77;lrla. Sll (luect~
ol   o\~r;   1 lt lrt ( llt 11o11 I~t~o;t~l)ir

~<per identita". .'lihcrarc l`ori77onte d;l tutte Icuper~'cta~iolli a~tr.lttc e
lo~ot'icl)(l~on(~l)((I;Ille inllll;l(Till;l/i(llli dit~n(~l(llli~tico l-t~li"io~o. intt r-
~enlltI'oltavil glecuola cille~e. dettil C(p.,jlla~loscr.III,a~la.
<~llledit~l~ion n 11,1 m  on nnr.l e mnlice (~In-
lizzazione praticaaltemata all`attivit di lavoro materiale (al contrario
delle altre sette che vivono praticamente di elemosina) possibilmente dura
e faticosa, s da liberarsi da qualsiasi costruzione mentale. I principl della
setta sono semplicissimi: I . il principio assoluto della realt, a cui si tende~
 inesprimibile e non pu, quindi, diventare oggetto di un pensiero qualsi-
voglia. La meditazione deve partire da un assoluto vuoto mentale ed essa
consiste nel rendersi progressivamente consapevoli del principio illumi-
nativo presente nella pura attivit del pensare--senza l'oggetto!--fino
ad un punto di rottura della comune coscienza di veglia, di l dal quale il
meditante si trova istantaneamente trasposto al livello dello sun~a, del
vuoto assoluto, che non cancella, bens trascende ogni istante della no-
stra vita empirica; 2. Ia meditazione deve essere senza intenzione (~'11
hsin), poich qualsiasi intenzione, anche la pi nobile, cancellerebbe in
prima istanza il ftne assoluto, innato, a CUi si tende. Un eventuale oggetto
di contemplazione serve in pratica solo per la messa in moto di un'atti-
-vit meditativa che, nel momento sUccessivo, sperimenta se stessa con-
templandosi. L'llluminazione nasce, in effetti, dalla libert stessa della co-
scienza da qualsiasi contenuto. (Il patriarca Huai Jang (677-744), vedendo
il discepolo Ma-tzu meditare per ottenere la b-)dhi, gli si mise accanto lu-
cidando un mattone, dicendo che ne voleva fare uno specchio per signifi-
care--cos--I'impossibilit di una meditazione fondata sull'attacca-
mento a qualunque oggetto, anche elevato, come la bodhi); 3. la realizza-
zione della bodhi non cancella e neppure contraddice il mondo della co-
mune esperienza. Gli conferisce, invece, il suo vero significato, in quanto
tutte le cose vengono sperimentate secondo il vuoto che trascende
ognuna di esse, mediante un pensiero che  il loro significato interiore, e
non un'escogitazione mentale del soggetto che le contempli separate dalla
propria interiorit. Da ci nasce la naturalezza e la spontaneit di vita di
chi pratichi il Ch'an: I'interiore consapevolezza della paradossale non-
contrapposizione di sarnsala e nil~ana, dato che sparisce il pensiero che
contingentemente li distingue, conferisce alla vita cosiddetta normale un
significato trascendente restituendola alla sua sorgente inesauribile.

E caratteristico delle sette ch'an la meditazione su una serie di parados-
si detti casi giuridici (~'llllg an, giapp.otll), frasi apparentelllellte pri-
ve di senso sulle (luali il discepolo si collCclltl-a intellsllllellte, fino .1 coll

seguire un'intuizione transrazionale in seguito ad un trauma che gli scuote
la compagine psico-affettivaQuesta intuizione--favorita anche dalle
dure lezioni del maestro, con il sistema cosiddetto dell'urlo e del bastone
--conduce l`allievo alla soglia dell'llluminazione1'1t (giapp. satn/ i).

~/L'U//i ('~'lllli .sloli(i. L'insegnalllellto (ll'lnn(l.alehhelilt) tl'vl-
smes!io dal Buddha al suo discepolo Maha-Kasyapa sicchattraverso una
serie di 28 maestri in altrettante generazioni, sarebbe pervenuto al maestro
Bxlhidhanllamistelioso personilggio sillgllalese o addiritturv. persiall-)~
giunto in cina al tempo dell'imperatore Wu (502-549) della dinastia,
muro, talch, narra la favola, il suo futuro successore dovette tagliarsi un
braccio>per attirare la sua attenzione e farsi spiegare la Dottrina. Una se-
rie di cinque patriarchi si avvicendarono alla direzione della scuola: Hui
K'o (487-593), Seng Ts'an (m. 606) autore delle Incisioni di Fede (Hsin
hsill-ming), diventato un classico letterario cinese, Tao Hsin (580-636) e
Hung Jen (602-675). Alla morte di quest'ultimo, la scuola Ch'an si divide
in due orientamenti, quello di Shen Hsiu (600-706) detto dello Spirito
Universale (Hsing-lsun~) o Scuola del Nord, che concepiva il Buddha
come Spirito e l'llluminazione come evento graduale, e l'orientamento di
Hui Neng (638-713), detto Scuola del Vuoto (K'ung-tsung), che postulava
l`istantaneit dell'llluminazione, e che fu ammesso come ortodosso. I
cenni finora esposti sono in realt la preistoria della setta che entra nella
piena luce storica con il sesto patriarca. I successivi tre patriarchi, Huai
JanMa-tzu e Po Ch`an (720-814), conferirono alla scuola caratteristiche
anche esteriori che la contraddistinsero dalle altre sette buddhiste. In parti-
colare Po Ch'an dett ai suoi monaci una regola fondata sull'etichetta
confuciana e sul l~inaya, li tolse dai monasteri della setta Lu-tsung, e li ob-
blig a lavorare, sia per guadagnarsi la vita, che per disintellettualizzare la
loro anivit meditativa. Sotto questi tre patriarchi si verific una singolare
simbiosi fra taoismo e buddhismo che, a sua volta, influ notevolmente
anche sulla filosofia neo-confuciana e, in generale, sulla letteratura e l'arte
della cina; I'importanza di questo fenomeno si affermer soprattutto du-
rante l`epoca della dinastia Sung (960-1270). Pur restando distinte, le tre
correnti spirituali della cina, taoismo, confucianesimo e buddhismo tro-
veranno il modo di svilupparsi e di compensarsi l'un l'altra nella prassi fi-
losofica, artistica esi potrebbe dire, religiosa. Intanto il Ch'an, che fino
ad un'epoca molto avanzata non si era curato di crearsi una propria lette-
ratura filosofica, giovandosi di testi canonici comuni con altre sette per
I`avviamento alla meditazione, come la Vajra-cche~lika-plajnaparamita,
la Prajnclpalamitcl che a~lia come un diamante o il Lankd~atara-
satla, il Sutra della Rivelazione a Lanka, testo-base dello Yogacara, co-
minci a sviluppare una letteratura indipendente fondata sui detti dei suoi
p;ltrclli e ilvente fini e.lLIsivalllellte etico-meditativi. Fra di essi siie-
~nallno. anche per il metodo p~icolo~ico a Clli accennano le Testimo-
nianze sulla 'I`rasmissione della Luce (C'h'uan teng-lu)ilutra nella
versione del Patriarca>, (LiU-t-u T'an-chillg) e la Raccolte di massime di
antichi virtuosi" (Ku-ts-tsli Yu-lu), quest'ultimo compilato da Yi Tsang
nel X sec.

1>.1l)U   Iu) I)u   o 1lll 11.11.cu)lcll~ic  hlld-lhi~tc
clico che ancora o~i si continuimo in Giappone, oltre che come disci-
artlsticodralnlllaticoletterario e perfino nel mal conosciuto ambito delle
(807-869), denominata dal maestro Hung-chih Cheng-chueh (m. 1157)
Mo-chao ch'an, Illuminazione silenziosa ch'an E una scuola fonda-
mentalmente quietista, la quale si propone di far emergere l'elemento illu-
minativo attraverso un approfondimento crescente dello tso-ch'an, la
calma meditazione disciplina che penetrer nelle scuole neo-confuciane
come il ching-tso, il calmo star seduto. In questa scuola viene praticata
la dottrina delle cinque dignit, che sono cinque gradi progressivi di
purificazione, tratti addirittura dal Libro dei Mutamenti, lo l-chinr.
Ogni uomo, dice la Dottrina, nasce naturalmente illuminato dato che il
suo vero essere  il Buddha; pertanto, per realizzare questa interiore pre-
senza, basta solamente una tranquilla contemplazione dopo aver purifica-
to la mente. Il successo di questa setta in cina  dovuto in gran parte al
fatto che essa favorisce la pratica quotidiana di riti e liturgie, oltre all'ot-
temperanza alle regole della morale, in modo da realizzare un'interiorit
pacificata per l'avvento dell'llluminazione .

In secondo luogo si ha la scuola di indirizzo opposto, dall'insegnamen-
to brusco ed energico, s da provocare un trauma, una soluzione di conti-
nuit della coscienza norrnale, in modo che attraverso questa frattura
erompa l'elemento dell'llluminazione. Questa scuola  denominata Lin-chi
Tsung (giapp. Rin, ai) e fu fondata dal monaco Lin-chi l-hsuan (m. 867). La
violenza dei suoi metodi le guadagn il nomignolo di scuola dell'Urlo e
del Bastone (nome anche dato ad un'altra scuola ch'an, la Yii -mel1
Tsung) che nella pratica si accoppia all'esercizio gi mentovato degli
enigmi kung-an che, come si  detto, hanno lo scopo di smagliare il pen-
siero logico-discorsivo, con tutte le, sue associazioni mentali, sicch il
pensiero puro emerga come coscienza immacolata e autotrasparente.

Ma, forse pi che in cina, la setta Ch'an con tutte le sue diramazioni ha
avuto grande impatto sulla cultura, I'arte e perfino sulla formazione del
carattere nazionale in Giappone, di cui ci occupiamo nel capitolo seguente.

Diffusione del buddhismo in Giappone

si e visto come il huddhismo in cina abbia finito col rappresentare una
delle re forze spirituali. insieme con il confuciane.simo e il taoismo, che ne
hallno modellato la civilta. Il buddhismo. a parte il suo impatto para-religio-
~o prontamellte recepito, secondo le sue diverse valenze. da lutte le classi
dell'inlpelo. ha avuto lo straordinario merito di introdurre in cina un modo
di pensare, modellatou cate~one indiane fino ad allora ignoteche ha finito
per pl.a llare l'anima della civilt cinese. senza peraltro distoglierla dal suo
orientamellto fondamentale volto a ritrovare l'armonia tra l'Ordine Celeste
e le strutture della societ umana sulla Terra. Un ett`etto forse anche mag~io-
re lo ha ilVUtO in Giiappone, poich in questo Paese l'introduzione del bud-
dhi~m(   o) coincide con l'uscita dall'epoca mitica della remota antl-
chit" (o-k.shi) per entrare nella storia vera e propria, evento questo se-
~nato dall'adozione delle t'orme e, in partedelle istitu7ioni proprie della ci-
viltia cinese (Shio i7lfmmei). Anticipando quanto verr spiegato pi
a~lti. il buddhismo divenne in Giappone il mediatore fra le nuove istitu-
Z,iOlli e lo spirito ori~inale del Paese, in quanto cont`er alle istituzioni e a~li
ordinalnenti cirle!ii da poco accolti una giustiiiciazione in un certoenso me-
tatisica. come ritroviimlo. ad esempio, nel T'ien-t'ai. nello i lua-ven e in altn
temi mediatori fra buddhismo e taoismo cosmolo~ico.

Com'eraiucce~i~o ill altri casiimili. I'introdu7.ione del buddhiilrlo
hl dovutil a :atti c()l)tin~entl di ordine politico e. cioe. alla necessit del
(iiappolle di april-sl al mondo civile di occidente rilppreselltatoallora. da
('inil c Iefu l-lo;~lio il 1c()le.ll   U(Iill`.S~inoll~ahein
~e~n~o (li amici7la ill. Io ill (iono all`inlpelatore Klmmei 'lenno Ih 71 !
llt'l . :' Ul IldlUI (ItU~i~iild ;~(.`(~olllpdltil (lil Vill'i 1   LIllili tl Ull
"rupro di IIlOIlilt'i per spiegarli. L`introduzione di questo culto pere~rino
t'u durimlt- nte conte~t;lto dai gruppi tm(li~iollti gklppone~l nono!italltc
il t'a~t)re dimostl;lto dilll'imperatole, imper!.onati dal clan dei .Mollonobe.

~lului nlonle .illi~n   do~tSog.l;nlocollt`i~tMonolloi r 1~10-
ieui t`iltt ZZt t'iio.iot'icht ;il dirtil vero, Intere~s;lvimo ;11nilpponesi (li
74                                 IL t3UDDHlS MO

Il buddhismo, accoppiato sul piano politico con le nuove istituzioni sta-
tali cinesi, costitu per il Giappone una rivoluzione paragonabile all'intro-
duzione della civilt occidentale tredici secoli pi tardi Sotto l'imperatri-
ce Suiko (593-629), il cui governo peraltro era saldamente nelle mani di
un eccezionale uomo politico, il di lei nipote Shotoku Taishi [To!~o-mi~

detto anche Ya-mimi oji, principe dalle otto orecchie (523-621 ) 1. il bud-
dhismo ebbe definitivamente partita vinta Shotoku Taishi, che era stato
iniziato alla dottrina del Buddha da un monaco coreano. tale Hye Cha, ap-
pena insediato alla reggenza (sessho) diede mano libera alla propaganda
della nuova fede facendo anche costruire una cinquantina di tera (templi
buddhisti), alcuni dei quali sussistono ancor ogoi. come il tera di l~'ara
(Ikarl(~<~a-dela)Con l'ener~ico appoggio della Corona. il buddhismo si
dift'use rapidamente, secondo la sua forma pi completa e raffinata da se-
coli di adattamento a diverse culture. In Giappone, ad esempio, si conti-
nu senza soluzione di continuit la delicata arte sino-buddhista della di-
nastia Wei e, addirittura, la pittura centro asiatica di Q'izil. con tutta la sua
forza espressiva dalle radici manicheo-buddhiste. Ben presto il buddhi-
smo si t`use con il suo primo avversario, lo shintoismo indigeno, le cui di-
vinit divennero gli di protettori del buddhismo fino al punto che. col
trascorrere del tempo, la coesistenza delle due religioni diede orioine al
cosiddetto Ryohu-S~iMfo, lo Shinto dalle due facce. nel quale, ad esem-
pio. divinit nazionali come An1atarasuv mi-~ami. la dea solare genitrice
della dinastia venne a identificarsi con il Tathagata Vairocana (giapp Bi-
Iushana). Alla fine di questo primo periodo di imitazione, furono intro-
dotte in Giappone alcune scuole filosofiche, che peraltro non ebbero alcu-
na importanza organizzativa. occupandosi solamente di dit't`ondere l'inse-
gnamento di alcuni testi. Esse sono: il Sal11~11-51171, che corrisponde ;tl
cinese San-lull Tsull." il cui insegnamento  fondato su tre testi di N~-a-
garjuna e Aryadeva; Jojifsu (cin. C~l'el1g-sl1ih Tsung). basata. abbiamo vi-
sto, su un'opera di passaggio fra lo H111a e il ll,lallcl-vcma, lo Sat~asidcllli
di Harivarman, che t`u introdotta, insieme con la precedente nel t~25 d.C.;
Hossho-sl1ll (cin. Wei-shil1 Tsul1,o), scuola d'idealismo soggettivo derivata
addirittul;daluell3 di Hsuano Tsang aluo ritomo dall'llldia: ebhe plo-
t`ondi pensttori nel.uo primo secolo di e~istenz~: K11111 (d~l SCI`. I
Ahhidllalma-~osa. scuola del testo omonimo) continuazione in terraiap-
ponese del Ch-shill Tsull,.             I
A queste si aggiunsero nel periodo di Nara (710-784), le due seguenti
di ben maggiore importanza e contenuto culturale: Kegon-sllll (cin./ua-

Gi;tppolle si svilupp il culto di V;uroc;tll;lidelltil'ic;tto nell;l de;tol;tr.

Hsuan. Scuol;t che tent di introdulle regole pi ligolose per l'ordina7.io-

DIPFI ISlONE DEL t3UDDHlSMO IN GlAPt'ONE                   7~

bero l'importante funzione di formare l'humus spirituale per la diffu-
sione delle successive scuole, gi esistenti in cina, che per in Giappo-
ne si adattarono ammirevolmente al carattere nazionale diventando
parte integrante delle tradizioni di quel Paese. Difatti, durante il perio-
do di Heian (794-1186) si affermarono le due sette tantriche Tendai-sh
e Shin~on-shtl, corrispondenti alle cinesi T'ien-~'ai di Chih K'ai e Ch~

~n dei tre maestri indiani citati nel capitolo precedente. 1 gi menzionati
Tantra, ai quali facevano riterimento, hanno fondamentalnente lo scopo
di armonizzare lo spirito individuale incarnato negli archetipi universali
della realt, s da disciogliere in essi quei dit`etti innati che nella vita co-
mune ostano all'llluminazione. Due grandissime personalit presiedettero
all'introduzione delle due scuole in Giappone: Dengyo Daishi (7G7-8~')
e Kobo Daishi (774-835) che organizzarono i centri delle loro scuole su
due montagne. Il primo si stabil sul sacro monte Hiei. vicino alla nuova
capitale Heian-kyo (che poi divenne Kyoto). al quale mut il nome ill
Sal1110 (cin. Shal1 U'ang, re delle montagne. scritto con due ideogrammi
simboleggianti due verit fondamentali della via Mediana): in breve il moll-
te t`u coperto da circa tremila conventi e scuole. L'altro, si stabil sul monte
solitario Ko!asal1 quando ritorn dalla cina . ove--a Ch'ang-all--si
era t`atto iniziare ai misteri del Chen-!el1. cio alla dottrina dei mantra di
cui abbiamo dato un breve riassunto nei due capitoli precedellti. Nella
memona collettiva del popolo giapponese, Kobo Daishi  l'eroe di illllU-
merevoli avventure, manitestazione umana di Vairocana. I~l;ti morto. m~l
ve~liante nella tomba. attende l'avvento del Buddha tuturo Maitreya

giapp. Mil-l) per sorgere e assisterlo nel suo ministero salvatore. L.
setta Shingon, delle cui dottrine abbiamo dato un breve sommario nel pre-
cedente capitolo, accanto all'esecuzione dei complicati e diutumi riti tan-
trici che certamente possono solo attirare spiriti aristocratici, oltrech de-
voti, t`avonsce la t`ormazione di piccole comunit di t`ervidi asceti denonli-
nati Yal1la-511i, uomini della montagna e Shl(genja i disciplinanti,.

Il fatto che le due sette siano diventate profondamente giapponesi non
ha per nulla mutato l'insieme delle dottrine da loro prot`essate che restano
e~att;lmtllteluelle polllte in cin;t dall'lndia pochi secoli prilll;t. cllei
appll ivano come un contesto sincretico di Madhvamaka. Yo~ac.-ara e Tan-
tra. cio i tre pnncipah movimenti del Mahayana. L'elemento nuovo e
come si siano cos prontamente adattate alla mentalit semplificatrice del
popolo giapponese e come abbiano accolto le istanze devozionali di que-
sta nazione. cos in apparente contrasto con la rarefatta atmosfera della

li; ioso--avevallo un t'orte impatto culturale e arti~tico. si pellsi sola-

torescultore e pel1`ino l`inventore--secondo la tra(:lizione--della SCl`i~-
dha non tanto per l'aspetto di llllm1in~l~if)l1, di h-)tlhi (giapp. .satl)ri).
qu3nto per quello di Sa/17, di nlf~-sa, appariva provvidenziale il culto
di Amitdl~hc(giapp. Amida), il Tathagata della Lu~e (~lhh~1) infinita (~mli-
ta) che  l'incarnazione cele~te dell'elemento della Compa~sione (k~
na), lauale  il mezzo (UpCiVt'l) per I 'attuarsi della Conoscenza, la /lji7~1.
Tanto pi che, come emanazione di que~to Buddha. si pre~;entava la fiytll-a
di Al~llokitesl~al~1, il Dio dallo S~uardo Misericordio~io~cin.
Shih, giapp. K~lnn), che  il bodhi~attvcustode del presente ciclo tenl-
porale. A queste due t;gure. eome si vedr in seguito. si dirigea I 'ardentt
devo~ione del popolo. Non pare che, almerlo in (luell'epoca. il popolo
giapponeseeguisse con palticolare punti.lio ieveri precetti morali del
l illaattribuiva piuttosto enorme valore Inacico ;11l;1 solenne recit.tzione
dei sutra e alla mistica intonazione dei mantr;t. di cui le due sette lloll era-
no davvero prive, alo scopo di tenere lontano influell,e maletiche. epide-
mie. terremoti, inonda~ioni e altre catastl-ot;.

Nel periodouccessivo,luello di Kann-tl119. nluta total-
mente lo scenano politico e, con esso. quello culturale: le sette devozioll;t-
li amidiste e (luelle meditative delloel1 (cin. ('1)'~ll) diventano le intel-
preti del nuovo paesaggio mistico e reli~ioso.'rolla l';tnlministra7.iollt
centraliz7,ata di tipo cinese e il potere viene trasfel-ito nelle mani del po-
tente baronaggio dt~i nl~t)-clell, sUCCessiv;tlllellte in. che obbe(li~cono
solo al reggente (.shi,ten) della famiglkt Hojo resi(tellte ;t Kaln;tl~ura

Era un'epoca nell3luale prevalevano I-`iltU cuerliel-te devo~ion;lli
che. sul piano pr~ltico, si esprimevant) colne l'abnecLt7iolle dei hli (cio
iamurai) verso ili~nole t`eudale. Eppure fU ancllc l'epoca ill cui i Giap-
ponesi manifestarono il pi alto,rado di oricinalit~l e di IOI'Z.I creLIti~l. e
rohust;tlllente mutarono i canoni estetizzallti dpoca prece(lellte. Vi fu
anclle in (luesto tempo un evento che mi~e ill peri~-olo la liherta del Giap-
pone e. cio, la duplice in~/asiolle tentata nel 1'74 e nel IX I dai Mon~oli
di Qubllay.Qacollall, c e polal-iz7,0--pel- scollciularc il ptricok ---ttl~e
le 'omlepirituali e fi~iche della Nazione.

L,a primaetta amidistaktpponest l'u lolld;tt cia nel 11'da R~o~lill.
iiIu` rallt n;;ll,do lu pl()llle   l d l~llll'!U;`ll~Ul'~ile ;1l1o dMli
v~lltal-til Tathln t lmi~ahhil di vt~lllre hl aiul(ll Ull;ll~i:l``l e~ert t~
a~e~e invocao. pv~e proprlo i lllvoC;l~iolle ll? ) lnlllilnll~
.scr. N~ln1" A111itls'~/ Bu    Salvt. Bu(l(llla .nli~itbll.
alla ha~e della pl-opl-i t di~ciplina. I'ronullciall(lo ininterrott;tlllell~elu~t,
hrevt trtse fin.t se~san~alllilaolte aliorllo, possi:-illllell~e pell~alldo

d;II Inilo 111l IoI1eII.hC rcilll~l-pr~lo 1.1 d       uol.
illllll tl' ollUt.l()lltIdlll.ttur(Icll (Iptl'.t  .10 cllt111

(iil-iki) per trarsi d'impaccio, era necessario ricorrere ad una forza altrui
(tariki), quella di Amitabha, invocandolo ininterrottamente, con fede e
con amore profondo: L'essenziale sta nel ripetere il suo nome con tutto il
vostro cuore; che camminiate e che stiate distesi, mai dovete interromper-
vi, nemmeno per un istante! . Ormai, aggiungeva, in questa epoca la me-
ditazione e le buone opere non servono pi: I'unico modo di salvarsi 
quello di cercare di rinascere nella Terra Pura (jdo) di Amida, alla quale
 pi probabile che abblano accesso i peccatori piuttosto che gli uomini
dabbene, perch quelli si fidano delle proprie forze molto meno di questi~
La setta, che ebbe grandissimo successo, si continua ancor oggi. Dal pun-
to di vista dottrinario  interessante il pensiero del patriarca Ryoyo Sho-
~ey, il quale nel sec. XIV afferm che la Terra Pura esiste dappertutto e ad
essa si pu giungere trasJ`ormando la propria mente e la propria vita. La
Terra Pura  una categoria interiore dello spirito.

Lo spirito giapponese estraneo alle complicazioni ideologiche si mani-
t`est ancora con un altro maestro dell'amidismo che fu Shinran (n. 1173)
discepolo di Honen, il quale fond la setta Shin, abbreviazione di Jodo
~S'1shll, la vera setta Jodo. Ruppe decisamente con la tradizione mo-
nastica, si spos e visse nel mondo, asserendo che se il principio di Amida
c presente ovunque,  inutile andare a cercare la Terra Pura in altro luo-
~o t`uor di se stesso e in una condizione di vita diversa da quella naturale.
Shinran non pose l'accento sulla ricerca del principio-Amitabha attraver-
so l'invocazione del fedele, bens sulla libert di questo Dio di elargirti la
gra7,ia: pertanto, abbandonando il jiriki, il devoto non deve praticamente
far niente, nel senso dell'iniziativa personale, ma abbandonarsi totalmente
al tariki, alla volont dell'altro, cio del Dio. E per questo motivo, ag-
~iunse, che il peccatore incallito che non ha alcuna fiducia nelle proprie
possibilit, ha maggiore probabilit di salvarsi che il virtuoso il quale si
~ia esercitato tutta la vita, ma che non lasci campo libero alla grazia di
Amida. Basta invocarne il nome una volta sola con cuore pieno di fede e
lasciarlo agire.

Ancora pi radicale nella sua semplicit fu Ippen ( 1239-~9), che fond
Ull.lietta. secondo Iui l'unica adatta al SUO tempo, (jidonde il nome
I (1.11.1Ulcuoll) Per Ippen. iuoi tempi erano talmente corrotti che nem-
I meno la fede poteva bastare. dato che la mente e il cuore degli uomini

I erano totalmente guasti. Secondo lui, la sola pronuncia del nome di Ami-
da poteva salvare l'uomo, dato che esso risuona in una sfera ove opera

'rop~rato. In questa visione del mondo e degli uomini irrimediabil-

hllell. Lot() delole   -X~), cllolllo al culto (piU clle
j .ll`ill~elligetlzadel`aall~1a-pllali~-a (~il Lo~o della Vera Legge>~).

oilo K-K!o (onore al Lo~o della Vera Lec,e,j. A parte que~td
ranza verso le altre sette e. soprattutto, da un energico atteggiamento
nazionalistico sicch da molti  stato posto in dubbio che la sua scuola
fosse da considerarsi buddhisica! Erano tempi terribili. in cui ci si aspet-
tava da un giorno all'altro lo sbarco in forze dei Mongoli di Qub~lay. che
essi tentarono ben due volte nel 1274 e nel 1281, gi ricordati. Nichiren
adoper con grande spregiudicatezza il nazionalismo per scuotere le co-
scienze dei suoi compatrioti in un'epoca in cui la pratica buddhistica ave-
va perduto lo slancio devozionale e meditativo delle origini. Dal punto di
vista politico giunse a predicare la riunificaz,ione statuale del Giappone.
gi allora diviso fra l'autorit simbolica del Tenllo e 4uel1a effettiva dello
Shogun, ci che gli valse la pena capitale irrogatagli dal reggente Hojo
Tokiyori, ma subito commutatagli, in seguito al solito miracolo.

In quel medesimo tempo, corrusco di armi e di guerre feudali, comincia
a diffondersi, specialmente fra le classi Bushi, lo Zen, nelle sue due specie
gi accennate, importato dalla cina. Lo spirito giapponese, naturalmen~e
bellicoso e incline a ridurre i problemi all'osso, accolse con molto favore
non tanto la teoria, quanto la disciplina di questo sistema meditativo che
teneva in grande onore l'attivit pratica nel mondo e la devozione di ge-
nere militare fino all'estrema conseguenza. Inoltre. come si  f`atto presen-
te a proposito dell'insegnamento di Bodhidharma, I'essenza del buddhi-
smo  meditazione mai scissa dall'azione. Meditazione che, in s, tende
alla realizzazione dell'essenza del mondo, la quale  la vacuit, la
sunyata immanente a tutte le cose. Chi intenda realizzarla deve spogliarsi
da qualunque impulso egoico, che tenda a valutare l'elemento animale di
attaccamento alla vita. E qual  l'uomo pi preparato a seguire una simile
via, se non il samurai, che proprio per eSsere tale ha rinunciato a qualsiasi
attaccamento ai beni della vita? Su una tale via, lo Zen divenne la contro-
parte spirituale dell'addestramento materiale dei giovani gentiluomini-
guerrieri del Giappone medievale.

Qualche nota storica circa le due o tre sette dello Zen in Giappone Ei-
sai (1141-1215) introdusse dalla cina la scuola Lin-(~hi, di cui si  parlato
nel capitolo precedente, che prese il nome di Rin-ai e ottenne subito Ull
grandeucces~o. menll-e lo 7'~`ao-tchiLo in gi;lppollese .Solo. fu
import~to per la prim.tolla (lalla ('ina d;ll monaco l)o~aell. il (lulkehhe
il merito di esporre i principl della SUa scuola nell'occhio della Veril I
Legge (.Shol7o ,$en-o), scritto in giapponese (cio nella scrittura naziona-
le senza fare uso di ideogrammi) in modo da essere afferrato anche dalle
classi meno letterateLa sua scuola fU sUccessivamente ordinata da
Jol          p.'l';lulu"~;~e~"-i ucl'ioo e o~
111~'11~' pt   ,IIl'illlpUl~o \~o~oIl  o pl'~)pl'io (1~11 .lllilll;liLIppoll~
D~en affemlava che. anclle se il buddhi~lllo deluo tempo era nellLI pl;l- j
lettualistiche subite, cio nonost,mte un ;lllilllo eroico lloll doveva deele I

corpo, anzi, e il medesimo fatto di mettersi a sedere a gambe incro-
ciate per meditare (loa~en)  successivo all'llluminazione (il satoli)!
E ci perch, se l'IIIuminazione non pre-esistesse all'esercizio fatto per
conseguirla, a nessuno verrebbe in mente di farlo: inoltre la meditazione
--come gi affertnavano i maestrt cinesi--va compiuta senza inten-
zione (wu hsin), di modo che l'elemento illuminativo si manifesti per
propria spontaneit, non in seguito alla volizione di uno non illuminato~
Il principio-Buddha  presente dappertutto. Esso--soleva dire--null'al-
tro  che il muso di un cavallo e la bocca di un asino. E tratto singolare
nella dottrina della setta Soto giapponese che l'uomo  intimamente illu-
minato sin dalla nascita, per cui la sua attivit ascetica deve essere consi-
derata come esercizio post-illuminativo e come rendimento di grazie ver-
, so il Buddha (gyojiho-on). Allorch si compie questa esperienza di risve-
glio illuminativo, questo mondo non si muta, bens appare per quello che
realmente . Libero da trascendenze e da speranze ultraterrene, lo Zen
si volge all'attivit comune e contingente dell'uomo, trasmutandola in
manifestazione d'arte, poich ricrea quel rapporto fra la forma e l'essenza
che suscita il sentimento di armonia con l'universo delle cose create, il
cosiddetto mono-no awale. Come in cina il Ch'an, cos lo Zen in Giap-
pone diede grande impulso all'architettura, alla pittura, scultura, calligra-
fia e ceramica, ma fu nel foggiare lo spirito della classe dei samurai che si
afferm con maggior potenza, specialmente nell'epoca Ashikaga (1338-
1573). In ci eccelse la setta Rinzai. Si soleva dire: Il Rinzai  per i guer-
rieri, il Soto per gli agricoltori. si pu senza tema affermare che lo stesso
Bushi-do (la via del bushi, cio il codice d'onore del guerriero)  prati-
camente una manifestazione dello spirito dello Zen. In una societ scossa
da continue guerre civili, ribellioni e spedizioni militari, in cui l'immagine
della morte era presente ad ogni passo, lo Zen, in tutte le sue forme prati-
che--come la cerimonia del the, le rappresentazioni No, I'esercizio delle
arti marziali, come il kyu-do, il ken-do, loai-do ecc.--oper potente-
mente in tutte le classi sociali per togliere il timore della morte, fomentan-
do il culto del bello, la contemplazione dell'armonia naturale anche nelle
sue forme piU precarie, in modo da consentire quella compostezza dell'ani-
j 1110 che rende la vita sopportabile e. allo stesso tempo, nnunciabile.
Diffusione del buddhismo nel Tibet
e nella Mongolia. Il lamaismo

L'introduzione del buddhismo nel Tibet  forse uno degli episodl pi
sorprendenti dell'espansione della Buona LetJge in Asia, in primo IUOtJO
per le circostanze politiche e sociali che la determinarono. indi per il tipo
di buddhismo che venne accolto nel Paese delle Nevi e. infine, per la f`un-
zione assolta dal Tibet nella conservazione--quale sacca culturale--di
una particolare forma mistica di buddhismo. che  parte intecrante dello
spirito nazionale di detto Paese e ne rappresenta la totalit della cultura. In
nessuna parte del mondo buddhista la Buona Legge  diventata una reli-
gione come nel Tibet e, fino a mezzo secolo fa, in Mongoliil. Inoltre. non
si pu compiutamente conoscere il buddhismo mahayana qual era in In- I
dia, allorch fiorivano le grandi universit come Nalanda o Odantapurn se
non si conosce il suo naturale sviluppo in terra tibetana, ove non solo si 
conservato praticamente intatto l'antico retaggio indiano, ma anche il va- I
stissimo eolpus di commenti e ipercommenti ad esso. cui i saggi tibetani j
hanno contribuito con i loro studl e, soprattutto, con le loro esperienze. Il
buddhismo  in Tibet compiutamente una religione, denominata ILImai- I
smo (dal termine hLa-ma, che signihca superiore, monaco), con una
fortissima componente tantrico-magica che, nella realt.i pratica, sembra
essere nata dalla simbiosi tra il buddhismo mahayana. soprattutto ma-
dhyamaka e yogacara, tantrismo di tutte le specie e la primitiva reliS ione
B(jn-po di carattere sciamanico. originariamente avversaria del bUlldhi-
smo, attualmente f`ortemente buddhizzata.

I primordi della storia del Tihet sono praticamenteconosciuti. I.e nar-
razioni eziologiche hanno un valore lllitiCO e cercano di collegare It ol iYi-
ni dst llil gcllte libcil alle clltSe scll`epicil inmil. Li   ds~l l'ib~
pertanto, si identifica con le vicende della sua improvvisa espansione po-
litico-militare e, ill seguito, della sua contestata conversione al bUddhi-
smo, che fu il fattore principale del suo incivilimento

Sron-hrtsan;s .nn-p~- (m.49) origillilri;lmt-nte rei Y.r KlUtlnific.
il l'.le~t~It~lleevi(~ontillll.lll(!o l`ol-er.lIt`l l-;l(lrtt1 llo~lllo inll-;l-
prende una serie di s uerre di contluist.l che lo poltilno'ino alla vallilta de
Tarllll dil~na parte e dall'altraottometttl( il Ntpi~l (lolllil   lt`
pas!i c e coll(lut~ollo in Indiatlal Kaslll'lr all`Ud(liy.lla ((iall(lllala) 1'-~
anni r)i tar(li. nel  lont rf)( ( nnf r.`l I( s~r:sn(~i ni~n`l n:lrova-

cinesi. La grandezza di Sron-brtsan non si misura soltianto dal fatto che con
Ull popolo scarso, incivile e indisciplinato ai suo ordini sia riuscito a com-
piere azioni di conquista in luoghi cos remoti presidiati da eserciti nor-
mali e addestrati, quanto dal t'atto che si sia preoccupato di incivilire il suo
popolo, conferire uno stabile assetto al Paese e stabilire corrette relazioni
politiche e diplomatiche con le due grandi entit politiche dell'Asia, I'ln-
dia e la cina. Spos dif`atti due principesse, una cinese. Wen-ch'eng, e
l'altra nepalese, Bhrikutl, entrambe buddhiste, le quali fomentarono atti-
vamente l'introduzione e la diffusione della Buona Legge nel Tibet. E si-
gnificativo come il suo primo ministro, T'on-mi Sambhola, fu il principa-
le strumento per questa prima introduzione del buddhismo e della civilt
modema nel Paese. Fu inviato in Kasmlr da dove ritom con un alf`abe-
to indiano adatto alla trascrizione della sua lingua nazionale, ci che per-
mise, fra l'altro, la traduzione in tibetano del Canone buddhista, da parte
di zelanti lolsala, o traduttori, che crearono materialmente un vocabo-
lario atto ad esprimere i sublimi concetti filosofici e disciplinafi del bud-
dhismo, quindi di tutta la filosofia indiana. I primi templi, o meglio cap-
pelle, vengono costruiti (Ra m(l ( 'e e il JK'an a Lhasa) talvolta prenden-

I do in considerazione particolari architettonici richiesti dal locale clero
1-/7o. Serpeggia, per, il contrasto tra la monarchia sempre pi buddhi-

sta e l'aristocrazia aderente all'antica fede. Intanto si mutano le sorti belli-
clle enel 694, le quattro citt centroasiatiche vanno perdute, nel 703 il re
del Nepal si ribella, la pressione degli Arabi, da poco giunti di l dall'lran
e~tremo, si t`a sempre pi sentire. Re Mes-ag Ts'oms nel 730 conclude un
trattato con la cina. ma trent'anni dopo re K'ri sroiIde brtsan, nel 763.
giunger a conquistare per brevissimo tempo la stessa capitale cinese
Ch';3ng-an' Con re Ral pa can (821-822) viene concluso un trattato con la
cina e sifiunge ad un equilibrio che dura per circa un secolo. Nel frat-
tempo la situazione intema del Tibet nei riguardi del buddhismo si fa dif:
ticile. Approfittando della minore et del nuovo re K'ri srori Ide brtsan
(7~:~-797) il ministro Ma zan, eminenza dell'aristocrazia anti-buddhista,
~`a espellere i monaci stranieri dal Paese col pretesto di un'epidemia che
hel-o plovoci~to collolo pli~en7il. Cre~ciuto ill eti`il lt. il buddhi-

oi espi~nrle ei r.ttor7in Il ministro Mil ziln. cap(7 dell'ol7l7(7si7i(7ne
lene ellmlnato, mentre 11 saggio indianoantiraksita viene per la prlma
volta in Tibet e compie le prime ordinazioni di monaci. Il suo insegna-
mento  quello regolare del Mahavana, t`ondato sullo sw1~a-lada, la teo-
ria del vuoto, e sull'idealismo dello Yoga(ala: troppo ardui e astratti per

dell.l lluoV;I fede. A Nalandantiraksitil ave~il incontl-ato unil tiguril di
 hinnadllla~a/a~a ("ll.tO d.l Ioto m~llu~ioll~
plete~ina~cita (la Ulla vergine)fiy,lio ad(7ttivo dl un t:allloso a(lepto ai
82                                 IL B~IDD~115~1()

gere incredibilmente all'iniziazione, ricevuta dalle mani di terrificanti
deit femminili, le dakim, nel cimitero Cetavana. I particolari orripilanti
di questo processo iniziatico sono giunti fino a noi (e ne abbiamo dato una
relazione in una nostra precedente opera--Le l~ie del buddhismo. pp. 172
ss.). Fra l'altro, la sua residenza nel cimitero infestato da entit demoniche
era la commutazione della pena all'impalamento. a cui era stato c,ondan-
nato per delitti compiuti in giovane et. Un siffano uomo. pens Santira-
k,sita, sarebbe stato la persona pi adatta a spezzare il potere dei maghi
hon-po sugli spiriti rudimentali dei Tibetani, i quali, anche per la vita pre-
caria e squallida che menavano sui loro gelidi altipiani, non erano certa-
mente adatti a recepire le finezze filosofiche del buddhismo indiano. San-
tiraksita ritorn nel Paese delle Nevi accompagnato da questo potente
maestro degli insegnamenti occulti della mano sinistra che, in breve
tempo, con una serie di terrificanti manifestazioni, I'ebbe vinta sugli scia-
mani locali. Quello che  interessante osservare dal punto di vista psicolo-
gico e anche sociologico  che lo sciamanesimo tibetano poggiava su una
serie di stati frenetici--ben noti in altre culture di tipo boreale, come
fra Eschimesi e Pellirosse--che evocavano immagini spaventevoli di
Entit disincarnate, rese visibili e ingigantite dai riti hon-po, che diventa-
vano le mediatrici fra questo mondo e il cosiddetto hado, I'insieme degli
stati di coscienza sovrasensibili. Il buddhismo tantrico importato nel Tibet
tende proprio a sviluppare degli stati frenetici analoghi a questi, in cui
le passioni vengono spersonalizzate, obiettivate e vissute come forze co-
smiche, ora irate (k'ro-ba), ora quietate (si-ba), che lo yogin succes-
sivamente riassorbe in se stessoQuesto tipo di esperienza introdotto dal
Prezioso Maestro (Guru Rin-po'e) Ur-~yan-pa (Quegli dell'Ud-
diyana), fu rapidamente accolto e assimilato dai Tibetani.

La prima introduzione (sna-dal-) del buddhismo in Tibet giunge alla
sua acme grazie alla fortuna politica e militare che aCCompagna il regnc
di K'ri srorl Ide brtsan, il quale, assiCuratosi l'alleanza degli Arabi e dei
Turchi Qarluq, inflig~e una terribile rotta ai cinesi presso il Talas (751 ) e.
fra il 760 e il 766, i suoi guerrieri dilagano nel Kan-su e nello Szechwan
occident;lle. sicch tutte le immense regioni sitULlte f~LI le sabbie dell'.

centl;~le e It-orgellti dei gl-.nldi fiumi indi.ni c~(ldero(-tto il contloll(~
degli eserciti tibetani. Mentre questi eventi. cos in contrasto col mite Ver-
bo del Buddha, andavano verificandosi, a missione dei monaci--qUaSI
tutti indiani o indo-himalayLmi--si andava rafforzando e organizzando
Poco dopo (luesti fatti militari, nel 7~S7, veniva fondato il monastero (li

bud(llte ibetalleI-i. nel 7ellllet~lluto il prinlo collcilio dcll.
Chie~a tibetana (( `aa~-`o/ ). nel (lualei riunirono per (leliherale tltti i

nelle missioni. dibattere punti di fede e di metodologia a~cetiC;l e. inlinc

DIFF~JSIONE DEL Bl'l)Dl{lSMO NEI. I'IBFl 1. NELL..'M()NCiOI,lA           83

le stabili una vera e propria lingua tibetana che potesse esprimere i
;oncetti filosofici elaborati in IndiaLe correnti che, pacificamente, si
contendevano allora la supremazia nel Paese delle Nevi erano pratica-
mente tre o quattroAbbiamo, in primo luogo, il Vajla-yana proveniente
dalla valle dello Swat (cio dal Gandhara)in particolare la sua corrente
della mano sinistra, di cui si  parlato pi sopra, introdotto da Padmasarn-
bllavaIndi, anch`essa di grande importanza, la sintesi Pala fra swl~a-
I rada e Ta~l~ra, com'era stata elaborata nelle universit del Magadha. Que-
Ite due correnti sono le pi importanti e si affermeranno con rinnovato vi-
I gore dopo l'eclissi di un secolo, nella seconda introduzione" (/)'yi-cta/-)
I del buddhismoVi  poiin terzo luogo. Ia scuola realista del Sarvasti-
vada, quindi dello H,na-~ana, il Piccolo Veicolo. proveniente dal sud-
ovest che non ebbe molta fortuna, nonostante l'appoggio del re, a cagione
delle pratiche ortodosse di dieta e di condotta. con tutte le inibizioni e di-
ieti concepiti per un ambiente fisicamentc indiano~> ma inattuablli nei
climi trans-himalayani (Cibi, digiuni. vestiario etc~). Venne anche al conci-
lio una rappresentanza cinese di monaci Ch'an. le cui dottrine l`urono giu-
dicatftroppo ardite, quindi inaccettabili per questo Paese, ancora terra di
mlssione.

Un grandissimo evento indotto da questo concilio fu la redazione della
osiddetta Mah, (tpatti completata nell'X15, che definiva le regole di
traduzione dei testi sacn dal sanscrito al tibetano. Questa opera. che ebbe
notevole influsso nel fissare la lingua tibetana clLIssica, quindi. di riflesso,
nel dare una coscienza nazionale ai Tibetani. Iu in seguito allargata al
mongolo e al cinesesi pu dire che comprenda tutto l'ideario del la-
maismo, oltre naturalmente al lessico in cui si esprime~

Purtroppo l'apice della prima introduzione del buddhismo in Tibet co-
incide con il declinare delle fortune clella dinastia unitaria. La cina, questa
volta alleata agli uiguri e agli Arabi, riprende l'iniziativa e scaccia i Tibe-
tani dalle terre conquistate ne~li ultimi centocinquant'anni. Ral-pa-c'an
(Xl7-x36)il loro re, si trova a yovemare soltanto sul gelido altopiano di
partenza. Il malcontento dell'aristocrazia. ancora h('jn-po, andava cre-

endo e infinc csplosc. ','1 recnne as~as~inl~to e, ;1l SUO posto. ;l~ce~c ;11
llonoUo,ratello yLan-dar-ml. devoto h-lfo. che cerc di ri~tahilire le
f_ lf~l lllf~)f ffU 111 fUI f_l~Llf.Uf_f_fi f~)l'lllld. I lllfUlldf_l fflft Vf~llllf_l'f~

L~cciati dal Paese o Uccisi. i luoghi di preghiera, conventi e celle furono
di~trutli e le biblioteche date alle fiamme. L'uccisione di gLai~-dar-ma da

I p-lrte di un monaco travestito da danzatore non fren il processo di distru-
nc (1,1 h~l(ldlli~lllo c di di~l-c~u~/if~llc (lcll;l c(llnfp;UTillc ioldcl Ti

Bi~ogll~l aspctlare L~ltl'i dUf`f_fc alltli prilll.t cllc il buddlli~llloi riplf n-
I(~i~c ;~d ()pf'l-;l di Ull;lf coll(l;l llli~iollc.lllc~t;l volt;~olto l'ul-yen/;di
~iVLII-e il rf taggio ine!.timlbile dCllc universil~i di Nalanda'octltapurl e
84                                 IL BUDDHISMO l)l~'~l 510~'F l)EL Bl '1       ,T I,F.I.l.A '00LI.         5

che preferivano favorire i culti hindu, ai quali i loro popoli stavano ri- guid.l sicura adatta alle loro capacita. Scnsse allora<L a Lampada rischia-
tomando.                                     rante la via dell'llluminazione. con cui ordina il prooresso ascetico e

Questa seconda missione buddhista nel Tibet ebbe caratteri paradossali., I'usdei Tantra secondo tre livelli adatti ad altrettanti tipi umania secon-
in quanto i`u volutapromossa e favorita proprio dai bisnipoti di gLai~-dar- I (lae ricerchino la felicit in questo mondo o tent!no di purificarsi per il
mache regnavano nei vafi stati indipendenti del Tibet centrale e occiden- I pl-oprio tomaconto, oppure seguallo la vocazione assoluta per la L,ihera-
talecome Mar-yul, Guge e Pu-raiai confini del Ladakh attuale. Fraione. Con queste s~randi figure di mi.sionan e altre di notevole statul-a t'i-
questi sovrani illuminati vale ricordare almeno Ye-ses-`od di Gugepatro- ot'ica e morale, collle il /o.al a di Zans dhar, aPag.-pa Ses-rab. e Pad-
no del latsc~a Rin-c'en bza~i-po (958-1055). Questo principe, sequestrato j 111a dkar-po. ini7ia 1.1 codificazione istematica del gioantesco Canone. di-
dai brigantidissuase il nipote Byan-c`ub dal pagare il riscattoinvitando- I iso in due parti. i .s r/ a (hKa' acio la parola autelltica del Buddl-a,
lo ad usare la somma raccolta per i`ar venire dall'lndia altri missionarl e 1a.tla (hs'ralogcioil commento dottrinarioche verr compi~l-
testi sacri. La reviviscenza del buddhismo in Tibet e la sua successiva vit-a nel Xl~' sec.

toriosa espansione attorno al Mille furono in gran parte dovuta a due per- `~/ediamo ol-a qualiono leette e le tendenze dottrillarie afi`emlatesi nel
sonaggi eccezionali, il tibetano Rin-c'en bzan-po (958-1055) e I indiano Tibet durante que~ita scconda propagazione della Buona l.egge. L`inse-
At~sa (957-1042). Rin-c`en bzan-poordinato monaco a 13 annicompiU-nalllento ditlsasccondo l t metodologia yoghica da lui trasmessarap-
tamente istruito nel Kasmlrda cui riport, oltre ai testi che egli stesso tra- nrcselltLI la scuola celltrale iel bud(ihismo tibetano~onda~a da Ull SUO al-
dusse, scultori, pitton. architetti che divennero i maestri della nuova arte iic~oBron-slonver~o il 10~() col nome di hKa'-~clu-padi <~coloro
tibetana, svolse un`attivit semplicemente prodigiosaoltrech di tradutto- clleieguono i precetti del Maestro. Scuola t`ondataull`autorit dei Mae-
re, campo nel quale fu aiutato da tre celebri commentatori del l'inayaSa- Itri.everamente obbediente ai precetti del `~ina~a.pecialmente il celiba-
dhupala, Gunapala e Prajhapala. Ma egli non era semplicemente un tra- to. Rappresenta l'anello di con~iunzione--dice il Conze--fra i pandita
duttore, bens un iniziato alla sacra sapienza dei Tantra, dei quali port. indiani del I sec. e laChiesa Gialla,> dal 14(X) in poi. La seconda setta~
tradusse e trasmise parecchi appartenenti alle varie classi in Tibetfra i I clle rappresenta forse pi tedelmente l'indole e le as!lirazionli dei religi(lsi
quali si ricorda il Tatt~asamgl-aha (De nid hsdus pai rgyud) e il Guhyasa- I tihetani  quella, puramente tan~rica. dei hKa'-l,ud-,r7u. fondata da Mar-
maja (gSan-hai-,adus) che gli era stato trasmesso, secondo le due interpre- I pl ( 1()12-~7). discepolo di l~'~aropaallievo a iua volta del famoso tauma-
tazioni di Nagarjuna e Buddhajnana, dal famoso maestro Nalnpa (m. turgo Tilopa. Ai membri di questa setta non interessano tanto le dottrine,
1027), allievo del siddha Tilopa. Egli ebbe anche l'energia di costruire I luanto la pratica attua7.ione de~li esercizi che attuino la realizzazione con-
templi e monasteri che costellano la regione in cui predicava. Eminente I creta dell'llluminazione. I hKa' -I s~ud-pa non considerano il matrimonio
personalit fu anche Atlsa, proveniente dall'universit di Vikramas~la. I come Ull osacolo al Risveglio. Le biografie dei loro sani descrivono uo-
ov`era stato allievo anche lui di Naropa, grande viaggiatore che aveva mini COIl tUtti i dit`etti e le mulchevc)lezze umane. Fr;3 di loro emerge la ti-
percorso le isole orientali fino a Sumatra, dove per dodici anni era statoura del poeta e yogin Mi-la-ra!i-pa (pron. MilarpaJ 11(')4()-112~)autore
allievo del famoso maestro Dharmapala. A 44 anni divenne maestro (iei t`amosi callti Centol>. CO~lui eratdtO in oiovent un pericolo~

nell'universit in cui era stato allievo e a 60 compiuti ( 1026) venne in Ti- ;liepto alla maria nera, C-n CUi aveva anche provocato la morte di nemici
bet invitato dal re di Guge, dove insegn la sintesi Pala elaborata dalleleluo clan. A trentotto anni incontr Mar-pase~uendo i cui inse~n~-
universit del Magadha. Cerc anche di costituire una scuola t`ondata sul- rle ti ccrcli pUI i!'ic 1lalle e;lttle ;l~i lli eoml-iute A(iept(~iella

le severe rerole del vina~ama rlon ebbe molta t`ortuna. Il tentativopero. I(letta la (lirett.n del i (//~'(U1(/. tll tonnenta ri;lluo m;1e~tro pel-
11011 I'u di ticdlo e v~rra ripreso treecoli pi ldl-di tdl t;dlllo       '1.111111 pnlna dl rlcevere I lla~iolle. 'Ira~colse il l~!.to (lella sua vlla er-
pa, t`ondatore dell'ordine dei dGe-lu,s-pai virtuosi. Atlsa non si limit ran(l(tra i picchi himalavanifinche mor bevendo un boccale di latte av-
a far rivivere la Buona Legge nel Tibet, ma cre un sistema cronologicoelellato portogli da un lama invidio!io. La letteratura della setta con~iste
tratto dal Kalacakra, di cui si giovarono i successivi storici tibetani, a tace- Ioprattutlo in brevi manuali di YoLAa, tra i 4uali 4uello del gTui~-mo (scr.
r(k ()llo)lihle~i (e p~lfillo i Pi;llli fhlo ;1l 19  i tl';ltt;l (1         !' IIU`!. 1. 'Il~`UI!     o 1.1 I         p~`l i~li

maliimbo ciripetutou cill~lue ottave~inlholergiate d;l altl-ettlllti llmln~l cell.l o eilverll;l a~li illvelll; hi:n;llav;i tr.ltta (li UIl`;lntehe con
elellli nel-l-;l l'ello. ;IC~U;I. Ieno e l'uo~o). .t-';li re~e ;lllclle eto. coll      ;Il)ei !)I';lti'. el.l oll;l ;111 he l)ell `i;l ;Intie~l. .
grall(le spirito pratico. chuna delle m;lrLA~iori dit'ticolt (lella pr.ltica (lel (ed.'U'-Uo nelle lol'o (luattloIl(I(iivi~ioni~BI'! uln /~U~

l
i'36                                 11 Bl`DDlll`i~l()

ca dil't`erenza  ehe. presso di loroesiste anche la figura del monaco
re~Jolare".tudioso dei testi di do~matica mahayanaacc;mto a quell;
deilo vo~in impeon;llo in eserciZl di 11ctl1(l-!o~ama~ari anche sposato

i InJruppO elitario di monacidetti Si-17\`a. i Pacificatoritond;lto
.ttorno ;11 1090la un Maestro indiano meridionaleP'a-dam-pa~tudiav~
ulla p.uticolare l`orm.l della Pl~?jllal7~lall1it~l. la Pert`ezione della Gno-
~ba(l.lttandone i suo messa~io spirituale alla pratica tantrica Costoro
pero;mzich pralicare di primo acchito un particolale Tantra. compivano
illl,l lun~a pratica puri`~catori.l preliminare. avente lo scopo di obiettivale I
e di dissoivere. me(liante la contemplazione puraquelle Entita disinc.lr-,
nate d;l cui oollullo  circondato. che costituiscono il ma..simo ostacolo
all'ascesidato chei tratta di creature nate dai nostri stessi pensieri erl-o-
neihr;lme insoddi~t`atte. paure e delusionieccetera. A questa prima Pa~e
se~ueluella della pacifica.ione" vera e propriache consiste nella reci-
tazione dillna e111al~li7lmediante i quali si conse~ue una a~lalti-
alla Suprema Gnosirealizzando il vuoto che trascende ogni realt~

Caraltere piil secolare ebhe la setta Sa-s~!~al7adall`omonimo mon;l-
stero t`ondato nel I (,73caratterizzala da un`eccellente or~ani~zazione po- I
litico-~ocialetale che dal suo seno sorse una vera e propria dinastia eredi-
taria. consacrata dal riconoscimento dell`imperatore mon~olo Qllbllay
della di~nit re~ale sul Tibet alla persona del t`amoso abate aP`a~s-pa
(12~-1280). che tra l'altro lo aveva ini;.iato a~li insegnamenti dello H~-
lUj/a-tal1ha. Da questa setta furono prodotte altissime personalit di 111(--
naci e pensatori. La danne~i, tuttavial`eccessiva mondanizzazione e I
l'uso del potere che condusse talvolta a vere e proprieuerre tra conventi.
conleuccedeva nel Giappone del medesimo periodo. Al di l di tutte
queste setteche nascono dopo le predicazioni di Atlsa e Rin-c`en h7.ali- 1
po, ve ne  una che presume di essere l'erede diretta de~li insegnamenti I
tantriei di Pa~ll77a-~sal??hi7al~a Questa  la setta degliNili-nla-pa, gli An-
tichi,la quale soprLIvvisse alla lunga perseCuzione di Ral-pa-c'an e clei
suoi inlmediati eledi. rimanendo illesa attraver~o quei due secoli turbolen-
ti che idero il crollo del buddhismo di prima maniera. Prohabilment~
sopr~l\\issero11l.1 perseCU7ionep;lcci;lndo~i per sacer(loti /~(jn-;7aCo~;l
per loro abhast;lll/;l t'acile. in (luanto adepti a(l o~Jni tonna (li nlal I e ;l

o i  . L.l I` Ol'~'dlli~i..l~ioll-    tl~l ''i)U(L    ,olo .11

125(c l`u opera del ,'~'III`U C'os-dbyan. I INii7-nla-l7a distin~uono due pe- I
riodi dclla lorotoriapirituale:uello della traslllissione dil-ctta dei <~det-
ti (l7Ka ) dei maestri indiani, e quello dei cosiddetti tesori sepoltiI

(~r., '!'UI,     h~`l(- t('~ti l'()lltti `lli ill`~`'~n;llllt'!lti tti (~i p~
m;l ' .i ` !~h;l~;l f ,. rithll-;l.Icllo .,.i /l(/~//!~. il l~u(l(lh;l I'rill~ol-(li 1l'` `
tom.l~i alla ILICe 1   () e il 1~(). AlC ni (li lol'Oono vel-;llnClltc n~olt
;lllti('lU ri~;llenliecoll(lo celtitu(li(~i. ;I hen l~l-iln;l (1.`1 I'~u(l(ll~;l. ;I(l(ililit
tur;l ;~1eolitico  1-.`on~e). I-r;l (luesti1 e il co~id(letto Lll~lo

!)lFFl'Sl()'~'r DEL 13l:1)1)H15~101,1 'rlBl,T trLLA1o~'G()l.lA           i~7

deile quali i r\'in-ma-/7a annoverano ben seiLe prime tre sono le espe-
riellze vissute nelTrembo materno e durante so~ni controllati dalla co-
~cienza di veglia e in trance prot'onda (la cosiddetta tata dello Yo~a);
~li altri tre 17ar-~loono condizioni di coscienza ed esperienza proprie del
,-eriodo tra la molte e una nuova nascita. in particolare per i iorni nei
uali il det`untoi'incammina verso una nuova nascita o verso la Libera-
/ione dalam~ala Durante questo periodo il te~to viene recitato all'orec-
cl~io dell'agonizzallte o del morto in modo da guidarlo in que-ta nuova
condiziolle. Questa opera con~erva notevoli analooie con simili testi e~

.iani (Lil7lok~i M-)rti) e persiani (A/ta!I'/rap \'al~la~-). I fondamenti dot-
trinali della settaono racchiusi nello rC~Ild al7l~ll. opera non compre~a
nel Canone in quanto reputata apocrit`a dalle aitre sette che. peraltro, con-
~iderano autentiche e lecite, almeno perli uomini di elevata spiritualit.
Ic iniziazioni (~Ihali) alla clas!,e suprema dei Tantra (alll~ttala-talltla) con-
t`erite da questa setta, tra le quali quella della l11a/1a n1l~1la (/7`va,J`'~'11)
il Grande Sigilloalla quale si  t`atto cenno parlando del Sallaja-valla
Per una t`onna singolare di simbiosi. molti conventi dellaetta <~glall'~ or-
todossa danno stabile alloggio ad un antico. teoricamente loro avversa-
rio, adibito a riti particolari: I'esempio pi cospicuo  dato dall'oracolo di
Stato, almeno t`ino all'invasione cinese, rappresentato da un antico
,Nali allogato in un convento giallo di.IBl aSplQueste facolt
magiche vere o immaginarie attribuite dal popolo ai monaci<antichi di-
pendono probabilmente dal l`atto che. nei due secoli di eclisse del buddhi-
smo in Tibet, essi si confusero ill molti casi con i Bfjll-po. di cui as~orbiro-
no dottrine e tecniche dell'estasi Gli rNi~i-n7a-/)a operanti sono oeneral-
mente suddivisi in due classi: i s~ia-pa, cio gli esorcisti. coloro che ma-
neggiano i mantra, s~ia(~s. e gli l~l-o,s-'~n, i pert`etti", coloro che sono
;1l di l el peccatoche anzi lo hanno sublimato in pura potenza. dacch.
realiz7.ando la Mal1a-n1l~ala, in loro si invera la Luce Imperturbabile di
Coscienza" oSal, natura essenziale della Mente. silllboleggiata dal bo-
dhisattva Kl~n-tl17-a~i-/)o (scn Sanlal1ta-/711ad/a Buono da tutti i lati~)
C'iignifica chenell'ottica tantrica. tutto ci che  esperienzabuona~
,ltti~a acida. tcrlific.lnte eccetera. in qllanto t.llc po~icde ine la natll-
nl co~ciellte di l,llce. altrilllellti non potrehbe diventare pellsiero e. quindi.

In hase a que~to principio i llvi~i-n1al7(l sono soliti praticare riti partico-
lanllente terrificanti, come in gellel-e avviene per le vie .rapide>del la-
/la-!a~1aquali ilCodla recisione, che  l'ot`t`erta sacrificale del pro-

'`(`I'lC 1`illlll~'i'i` I`~;ltlllllllllClltli lI()ttC. .ltlc .    Icl `l'C(llU
I',r/)`" /c il o          tlLI~tel-illlcl~to oIl~i~tt

eta I~UO tr;l~tcl-il-e il pl-opl-io plill(ipio cosciellte ;I coll(li7.iolliovrasell-
8X                                 lI.Lll,l)l)HIS~II)

do e scegliere una mi,oliore rina~cita. Il tg on-ajugI`entrata in casa> ). gia
ben cono~iciuto in India, consiste nel tra~;ferire il principio cosciente di una
persona in un'altra e. luindi. nel farla eventualmente resuscitare sc e mor-
ta da poco Data la popolarit di que~sta settadotata di pratiche e (li poteri
cos impressionanth era abbastan~a naturale che aves~e grallde ascendelle
~ul popolo e tentaise di acquistare potere politicoco~a cht non le riu~ien
salvo che per penodi hrevi, perch sul suo camminoicontr con ll sett;
nfomlata dei dCe-l.sl)a oICe-ldan-/)ai<virtuosi,> solidament- orga-
niz7,ilta e di~sciplinatache ebbe partita vinta~

Questa ultima setta ha avutosino ipochi anni la Qrandissima impor-
tanza nella storia del Tihet e ci per tre motivi: per la personalit del 'iU)
`ondatore, bTs'o~i-l;'a-pa, grandissinla figura del buddhism~) non-indiallo:
per il rinnovamento della disciplina asL-etica e il riordinamento rac cale
della vita monastica; per aver incamato le istan~e nazionali e politiche del
Tibet ne~li ultimi cinquesecoli di storia e averne rappresentato l`autorit

centrale Com' stato accennato nelle pa ine precedenth il regno tenlpo-
rale conferito dall'imperatore mongolo Qubllay all'ahate dellaetta dci
Sa-~s~!~al7a, aP'ag~-pa (1,35-12XO)sarebbe durato per chi~s uillLulto
tempo se, come succede nelle cose umane, questa setta non t`osse decadu-
ta e di e~sa non fosse restato altro che l'i~itanza gellericaper cui il Tibet
doveva venir governatc- da un`autorit religiosaistiin7.a che il govemo ci-
neseerettosi a protettore del Tibetrispett setnpre fino al 195' Tra-
montati i S~l-sk!a-p(l, il potere pass alla Chiesa gialla (dal colore della
veste monacale--il ni cc~ra--in verit arancione!) di cui ci)ccupia-
mo ora bTs'on-k'a-pa (1327-1~19) nacque nel Tibet orientale e~in
dall'adolescenza cornp la sua l`ormazione ascetica e doglnatica presso i
principali monasterincevendo l`ordinazione a venticinque anni a Yar-
lunnel Tihet meridionale I)ai venticinque ai quarant'anlli approfonL'i`lo
studionel corso di lunghi ritiri spirituali, del Canone e dei principali ci~li
tantrici. dei quali speriment la pi completa iniziazlone. si propose. indi.
di nnnovare completaltlente la Buona l,egge. prendendo come dotri
centrale quella dell'in~iostanzialit di tUttLle cose. Io .s~m~a-~7d~l. co
U   tiltil illsL'~Jll;lt;l dill lillllil I I11L1-I~11il illl~i~'llt' I-~t;lrL llt`~

della suit reali77a7io,le pel~onillr. olle oCCup;lle (iella Vit~l dell'()r(li
~ti .iang. e lillll~vo colrlpletanlellte la re,oia mona~tlcilmlllpollell(h~
monaci non .solo il celibato e la castit. ma anche obl-liglli crescenti ae-
collda del grado gel-archico rive~titG.n e~iempio: ai d~ie-t. IJrado in-
temledio. vengollo impo~te quaranta astillenze: ai dC'~-lo~'7. gradoupe-

gli     n iliuoi lelllpiil e~lllti. k~pre~lolle e~to inll(~

( hlLsa  lla". cl .llllt`lltL ;l L illtCIp(ilitiCD L' LiU IL~Ii-

DIFFUSIONE DEL BUDDHlSMo NEL TIBET E NrLLA MONCiOLIA           89

tato dalla sua sintesi snC~gs-l im e'en-mo, 11 Metodo dei mantra, afferrn
in ogni occasione la gradualit dell'Illuminazione e la necessit della Regola
e della Disciplina monastica. Il suo Byan-c'uh lam-lim'en-mo, il Cam-
mino graduale dell'llluminazione, riecheggia il Bodhi-patha-pradlpa,
~ila Lampada illuminante il cammino della Bodhi di AtlsaQuesto senso
dell'ordine, della gradualit e della disciplina verr ricompensato anche
sul piano politico e sociale vivente il Maestro, i monasteri di dGa-ldan,
Se-ra e aBras-spuns divennero t'ari di dottrina, ma anche centri di ammi-
nistrazione del Paese, come le abbazie del nostro medioevo. Ma lo svilup-
po della setta avverr col terzo successore dGe adun grub (1391-1475),
retrospettivamente riconosciuto (nel 1577) come il primo Dalai-lama (Te-
/a I~La-n1a), il Lama Oceanico. dal capo mongolo Altan-qaan, che rice-
vette in cambio il titolo indiano di Cakra--altin, Volgitore di Ruota,
cio imperatore universale. Il quinto Dalai-lama fu saldamente protetto
dalla Confederazione mongola degli Oirat, il cui capo Gusrl-qaan, lo aiu-
t a trast`erirsi a Lhasa dal convento di Tsa-pa-ran Ivi, sulle rovine del pa-
lazzo degli antichi re del Tibet, fece costruire il Pot'ala. cio il palazzo-
convento che tunora vi si ammira. L'alleanza tibeto-mongola suscit in
~eguito qualche preoccupazione in cina, sotto le dinastie Ming e Manci,
fino a quando la lega mongola, t`ormata da quattro trib di Tangut, venne
distrutta dall'imperatore K'ang hsi. A partire dal sec. XVII si nota una cre-
scente influenza politica cinese negli affari tibetani, favorita dalla rivalit
tra il Dalai-lama e il Tasi-lama (cio il pan-c'en rin-pa'e), il numero
due della gerarchia dCe-lugs-pa residente a bKri-sis Ihun-po (pron Tashi-
hlumpo), bilanciata dall'influenza britannica dopo la guerra Gurkha del
1791 D'altra parte, la Chiesa gialla ebbe la possibilit di espandersi in
cina e Mongolia, proprio a cagione dell'interesse politico cinese, specie sot-
to gli imperatori Yung Cheng (1723-1735) e Ch'ien Lung (1736-1795): la
lamasseria Yung-h ung a Pechino  documento di questo interesse

Originale  la fomma di teocrazia vigente nel Tibet fino al 1959, quando
venne sradicata con la violenza dai comunisti cinesi. Il Dalai-lama  con-
siderato e venerato come l'incarnazione vivente del bodhisattva protettore
del Tihet. Al~a/ol-ital-~n ilDio dallo s,uardo misericordioso(tib.
/5-), o P~ldmani<tenente il loto in manoche, di volta in
d~UIllUll "       icv>>il gi~l lut~llto~
(tib~sprul-sku), per essere fisicamente presente e regnante in Terra. Morto
il Dalai-lama in carica, si cerca, magari per lungo tempo, nelle varie parti
del Tibet e della Mongolia, un bambino concepito entro i 49 giomi dopo
!;1 morte (lel I).l;li l;nn.lhe r((ul (~orpe(.ni (i v~lri U~t(/171~-
Ull j.`hnc ;`~tt~till() 1~1 (Ihill;l in.llna~ionc. In un crto modo. orni
uinla  contelllpol~me.llllellte l`incam.l~iolle di un principiodivi-
cio. del hodlli.ltt.l) e del D;ll.li l;lm;lhe ha re~ll;lo prim;l di lui.

I loV;l~o il t~ambino o. meglio, i bambini. questi vengonoottopo~ti a una
~ri nr r;r  n ; ;n n~n~; nA~D t;  ntr  - 
IL BUDDHISMO
I)IFFI SIOI~`E DEL Bl`DDHlSMoEL TIBET EELLA MONGOLIA

vranormali ecc.). La commissione dei Saggi, della quale faceva parle
fino al 1940 un funzionario militare cinese, sceglie poi il fanciullo cheulla mentallt prabca del Mongoll fecero maggior effetto che le di-
senza esitazione, ha dato la giusta risposta ai quesiti. Come che sia uisizioni filosofico-religiose dei miSsionarl-

questo sistema ha garantito una notevole stabilit a questa remota re- Tramontata la loro dinastia nel Celeste Impero i Mongoli tornarono
gione del mondo, pur attraverso contrasti e guerre tra i popoli che la allo sciamanesimO avito, restandovi fino al 1577 quando furono riconver

circondano, cinesi, Mongoli regni himalayani (Nepal, Sikkim etC ) | titi dal Dalai-lama il quale, durante il viaggio per andare a far visita al Ca-
rivalit fra Inglesi e RUssi, che speSso hanno dato luogo a invasioni l~ra-vartin Altan-qaan, dette mostra abbondante dei suoi poteri magici fa-
alti protettorati (come quello arrogato dai cinesi) e fughe alteme di cendo scaturire fonti nel deserto, facendo rifluire i fiumi controcorrente
Dalai-lama e Tashi-lama in cina o in India come oggigiomo                        eCcetera La dottnna del corpo fantomahco, lo splul-sku che giustiflca
 Il ritiro della Gran Bretagna dall India nei 1947 e l~avvento del com          Tihet I assunzione del r~otere da narte del Dalai-lama trov anDlicazio
nismo in cina nel 1949 segnarono per il Tibet la fine ,di un periodo stori
co, caratterizzato dal lamaismo come t`orma di govemo. Nell'ottobr~
1950 scoppiarono le ostilit ai cont`ini con la cina. Il 13 Dalai-lama, ch~
era stato ritrovato nel 1937, nell'ora del pericolo venne dichiarato mag-
giorenne. Le esigue forze tibetane non t`urono assolutamente in condizion
di resistere all'ondata e, col trattato del 24 maggio 1951, il Tibet venivc
incorporato nella Repubblica Popolare cineseQualche autonomia e alcu-
ne prerogative t`urono lasciate al Dalai-lama, ma il potere cinese e l'ideo-
logia marxista non lasciarono alcuna libert religiosa al popolo tibetanc
che, nel marzo 1959, si ribell alla tirannide di Pechino. La disperata ri-
volta t'u repressa con una durezza, che sin dall'inizio assunse il carattere
di un genocidio, accompagnato dalla distruzione di una cultura millenaria:
biblioteche date alle fiamme, monasteri devastati, migliaia di monaci uc-
cisi, mentre coloni provenienti dalla cina meridionale si sostituirono agli
indigeni decimati dalla repressione, specialmente nel K'ams e nelle regio-
ni orientali del Paese delle Nevi. Lo stesso Dalai-lama dovette trovare n-
fugio in India, a Dharamsala, mentre i cinesi ponevano a capo dell'eva-
nescente organismo autonomo tibetano il Pan-c'~)1 Ri7i-po-~`e, obbedien-
te se non devoto alla loro causa.

 La Mongolia ha ricevuto il buddhismo due volte, entrambe per la me-
dia7.ione tibetana. I Mongoli, pertanto, hanno COllOsCiUtO un tipo di bud-
dhismo fortemente intriso di pratiche tantriche equindi. particolannent~
a(latto alla loro melltalit di pastori nomadi d~(titi ct culti scialnctllici 1
pl illllt olt t ( 113U()IlL~gg;IIIIIUIILt I tll Ltb tt~
aPags-pa, fu, come gi aCcennato, nel 12~1, auspice lo stesso imperatort
Qub~lay-qaghan che in cambio venne iniziato ai misteri di un a~una) a-tall-
t~a (tsupremo), quale  lo H~l~ajra. Per quanto la dinastia Yuan resse il
potere in Cinllcio fino al 1~5 i Mongoli rc~;t.lrollo .pp3rclltcmentc t;~
deli ut`onna (li h~l(l(lhl~mo che. nel(-r~o dcll;l lo o dolllill;l~lo
cina, ricevette note~oli influ~si dal taoisnlo<rcli~io~o>,. il co~i(ldetto 7a
(~1iao. pemleato (li pr.ltiche m;lu che e .llc lht ;llloeopo (li r;u~
gere. per l'adepto, la coll(li~iolle di I'ertettl)~" ci(dilmmortale. c
rhP in hllrnmi~llroin(i~lPnn 1~t'lt((lii,/~11l,7 1tPM~rl P~

ne in Monglia, ove l Qutuq u, cio il Capo spirituale, gi residente ad
Urga (o Ta-Kur, attualmente Ulan Baatur), era ritenuto essere il corpo
Imtomatico del Bodhisattva Maitreya, cio di quell'essere spirituale che,
secondo la Chiesa gialla dovr incarnarsi come il futuro Buddha corpo-
reo e terrestre cinquemila anni dopo il pa~inil~ana di Gautama S~kyamu-
ni La prima conversione dei Mongoli al buddhismo ebbe l'effetto di far
fondare in cina, specialmente a Pechino (la Canbalidi Marco Polo),
molti santuari e monasteri durante la dinastia Yuan (1260-1368). Ma la
seconda conversione ebbe effetti molto pi duraturi, anche perch tocc
pi intimamente lo spirito della nazione mongola. Il fervore religioso dei
Mongoli, fino ad allora conosciuti solo per la loro terribile efficienza bellica,
non conobbe pi limiti. Fino il 45% della popolazione era impegnata nelle
migliaia di monasteri che sorgevano ovunque e che frequentemente erano
importanti centri di cultura. L'eccesso di monaci, a un certo punto, condusse
all'esaurimento la popolazione attiva economicamente in Mongolia, ci che
sua volta produsse, verso la fine del sec. XlX l'affievolimento delle riserve
umane della Chiesa gialla. ci nonostante continu incessante la missio-
ne di Urga fra le popolazioni mongole disseminate in Asia Centrale e
nell'immenso impero russo, fino nella lontanissima steppa dei Nogai, a nord
(el Caucaso, e fra i Calmucchi. Il collasso umano coincise con gravi eventi
politici: la fine dell'impero cinese, che nel 1911 condusse alla rivolta la
!~Iongolia Esterna, che si proclam indipendente da Pechino ed elesse a suo
~orallo temporale Qutuqtu di Urga, e la rivoluzione russa che ebbe sinistre
np~lc   UIl.l nlede!,illul Mongolia esternaNel 19~0 Qutu~tu fu cattu-
i eolltlle f(~r~e lihelliin(lielllle liherato d;ll _enel.lle hi.mco~
~on Ungern-Stemberg (lUi stesso buddhista e ritenuto s~7rul-sku di un Bo-
ulli~;lttva irato k'ln-ha) che lo ristabil in Urga con la forza dei Cosacchi
delpEstremo Oriente. L'anno sUccessivo le t`orze bianche trono sbaragliate
bolscevico Blucher e von Un~er fU t`ucilato11 Qutuqtu visse ancora. pri-
u~llull~lut-~)olt.Iillo.11 1')'  olui.11o11    'oUll.lltl'o.
'U/I(J. Ci(I'A.elllble.l Ilazi(le lllollgolil. omlai totallllellte eolllU-
ill~t,l,i arro,.o tlltti iX)ten civili e religio~i Con ci t`u la t;ne dellLI Chie~a
( IUIII,I" ill ..()liu olo olu h) il cloll() l      t,ltClltllt.l-
nlellte ripren(lendo--~u base a!isolutalllente privata--COIl vecchi.ssimi
Il buddhismo a Ceylon (Srl Lanka)
e nell'Asia sud-orientale

IL B,DDHISMO A'i `~`l O`~i E !~ELL'ASIA S,D'ORIE~TALE             93

e di affievolimento della fede, i re singalesi fecero venire monaci sapienti e
virtuosi dalla Birmania, Thailandia o Laos, per riconvertire alla retta di-
~ciplina antica la medesima Casa Madre della loro fede~

Di stretta obbedienza thera-vada appare essere il buddismo birmano.
quasi certamente introdotto da Ceylon nel regno meridionale di Prome fra
il v e il Vll secInflussi indiani e probabilmente bengalesi non mancano.
invece, nel regno settentrionale di Pagan. documentati dalla presenza di
monaci (si `a per dire!) lajra-~ana l~ama(arin (della mano sinistra)
detti l1llapalha-~rahl71al1a (bramini vestiti di blu) i quali, forse proprio
per la loro particolare professione di fede. godevano di strani privilegi fra

q . stato espostO nelle pagine precedenti, appare evidente chela popolazione, fra cui una sorta di ius primae na~tis che si pensava por-
parte la Sua ongme e i suoi sviluppi filosofici in India, il buddhismo ha ,jU,tasse singolare f`ortuna alla coppia che si sposava. Nell'undecimo secolo
adicale npensarnento in cina, in Giappone e, soprattutto nelpare~d.C. il re Anaurahta convert l'intero Paese alla setta thera-vada provocando

urale tibetana In tutti questi luoghi esso  diventato parte integrante del- la rapida scomparsa di queste forme eterodosse dovute probabilmente a
ra nazionale e ancora di piU. una vera e propria religione nata dall,colltaminazioni avute nella patria di origine con sette sivaite. L'ortodossia
slmblosi fra la visione del mondo on inale del buddhismo vero e proprio piU completa fu imposta da re Dhammaceti, che ordin l'unificazione delle
p    i filosofie locali (in cina, il confucianesimo e il taoismo) o le re~omunit birmane secondo la regola del Mahavihara di Ceylon

ligioni nazionali (nel Tibet, il B~jn-pa; in Mongolia, lo sciamanesjmO, e ne' Non abbiamo notizie certe relative alla diffusione del buddhismo in
Glappone, lo Shi/7to) In queste regioni dell'Asia il buddhismo  statoono Thailandia, o siam, prima dell'invasione Thai nel Xlll sec. Sappiamo sol-
sciutoaCcettatO e assimilato soprattutto nella sua f`onna mahayanjca, cioe in tanto che, convertiti da monaci thera-vadin di probabile obbedienza sin-
q sua modalit gnOstico-metafisica che assume gli archetipi filosofici C rhalese, i re tl1ai divennero sinceri zelatori di questa nuova fede che diffU-
religiosi delle culture locali quali simboli o supporti delle condizioni di co-ero fra il popolo, fino a farla diventare un elemento essenziale della vita
sClenza conseguite in seguito alla meditazione buddhista>, fino al suo api~el della Nazione, Ie cui leggi e costumi sono raggentilite dall'influsso bUd-

, ell area asiatica sud-orientalea Ceylon in BirmaniLl dhistico, fino al punto che ancor oggi i giovani di ambo i sessi giunti ad
n Thailand~iain Cambogia e nel Laos, eccetto nell'attuale vietnam, il bUCt, adulta, trascorrono un periodo di pratica monacale in un l iha7-a, come

dlffusosl secondo la sua torma Hlna~ana, ha conservato pratiC~-l in altri Paesi si usa fare con il servizio militare. Nella met del secolo
mente intatto il suo retaggio aScetico-morale-tilsofico proprio della scuol~corso re Mongkut fond la scuola rigorista Dhamma~l(t e, poco dopo, re
Thera-vadln eminimamente adattandosi alle situaziolli culturali del IUO~Jo Rama v (Chulalangkorn) promosse l'edizione monumentale del Tri/7ltaka

 rimasto molto piU fedele al messaggio onginale del BUddh     r in 39 volumi che apparve nel XXV anniversario della sua incoronazione,
L'isola di Ceylon, come tramanda la leggenda con probabili basi stori- nel IX9~-4. a Bangkok

chefU totalmente convertjta al buddhismo theravada da Mahind($Totalmente differenti sono le vicende che presiedettero all'introduzione
Mall~n~lla)figlio dell imperatore Asoka seguace di questa scuola vel-sel huddhismo in Cambogia e nel Laos. Il primo di questi due Paesi co-
1-1 met del [If sca C Da quell'cpocLI rcmoa il centlo lllopul~ol,11 i nohhe sin dal ec. d.Cun huddhismo tramandato in lingua sanscrita

e,_e emprt. stato il(irande Mon;l~tero,. Mh(71-" (lt-ll.l ht e~elltlo Hlllayalla. dovev;lt'SSt'l`t' lllOitOprobabilmente sarvasti-vad;l,
Cdplklle Anul~tlllapul-a, la CUI suplelll,la perallro tu talvolta contestata da '    Uuol.

a tri monastercome nel I seC- a.C. da 4uello dell`Abhayagiri e. cinque,e- dur a lungo e llell'Vlll sec. fece apparizione il buddhismo mahayana, che
coll pi tardi: dal JetavanaQueste rivalit fratesche tra scuole dottrinarie (lur molto probabilmente per la tolleranza del Grande Veicolo verso le
Ito Vlclne tra di loro dettero luogo talvolta a discordie gravi alle 4uali pt)- religioni e i costumi localici che  strano  che nel medesimo periodo
~t~ro ill(` t.ol;l,olllItt;n~;llll;lnl c l)llat~cll;l n          ioinmht.mche lo siv~icmo introdotto prohahilmente dall'ln-
;                       o1l         'o11i l n(~r( (~ri(~l~l:lltI `ill( ollllor;~lllt lt IIIoVilll-~ll~iI il-il~l;llipto
t fillt cltpall/e e lit."~-a v."~on~ellti tcoil C Icnti pci llle/zi US.lti ai tini della L.iherazionedie(le luogo. come

( 1;1 :lottolllt tlcl    ol it.l     ill.ll .; r);`' ;1~'('llll(' ;Ill( h(` ill In(lollti.l ;Id unotrant sincreti~mo--a~olutamente
tempo lon L tn.l prtt nta ullo s etta~olo t i r u a ct)mpattcz.a dottri to ;lltUll,l,ev l,,; ,1,. 
94                                 IL Bl DDH15~10

zio del secXIV, cominci a diffondersi il buddhismo thera-vada che col
favore del re, non tard ad essere imposto su tutto il popolo khmer Lo
stesso successe nel LaosIn questi due Paesi, a parte la presa di potere co-
munista la cui ideologia sta agli antipodi del buddhismo. il buddhismo--
dove ancora resiste-- di scuola thera-vada di modello singhalese.

Il, BUDDHISMO A CEYLON E NELL`ASIA SUD-ORIENTALE             95

per il progresso civile e spirituale del VletnamNel 939 I'accesso all'indi-
pendenza del vietnam coincise con uno straordinario sviluppo del buddhi-
smo in generale, poich le dinastie insediate al potere, cioe i Dinll. i L~', i Li
e i T/an successivamente, rinnegata la cultura cinese confuciana. si appog-

ln Malesla e Indonesia, specialmente in quest'ultima sin dal 111 seC giarono al buddhismo per creare una cultura nazionale di classe superiore~
d.C. il buddhismo fior rigogliosamente e cre notevoli centri di cultura
che dal IX al XIV sec. crearono degli autentici capolavori architettonici e
scultorei, come il Borobu,dur, gigantesco mandala piramidale in pietra.
I viaggiatori cinesi dei sec. VII-IX, fra i quali l-Ching, vi trovarono rappre-
sentate tutte le scuole e le sette buddhistiche che ben presto furono soprat:
fatte dal Mahayana tantrico, il quale godette di vastissima popolarit. La
scuola Kalacakra, a cui si  accennato parlando del Vajra-val1adiede
luogo ad un culto sincretico hindu-buddhista, com'era gi avvenuto in
Cambogia, che aveva come simbolo centrale la figura di Sil~a-Buddha
quest'ultimo con le fattezze del bodhisattva Lokes~al-a. Nel xv sec. Ia for-
zata conversione di indonesiani e malesi all'lslam condusse a rapida
estinzione il buddhismo che, per, crepuscolarmente tuttora sopravvive
fortemente mescolato allo sivaismo e a forme di religione popolare pre-
hindu, nell'isola di Bali e a Madura.

A rompere l'uniformit del buddhismo diffuso in Asia sud-orientale, di
scuola generalmente thera-vada e di modello singhalese, interviene il
buddhismo vietnamita, presso il quale coesistono le sette mahayana, di
svariata origine e orientamento, mescolate a quelle hmayana che per pre-
valgono presso le minoranze khmer distribuite sul delta del Mekong e
lungo la frontiera cambogiana. A queste si aggiungono sei o sette stte di
origine locale, alcune delle quali, come quella Cao Dai, fortemente in-
fluenzate da correnti teosofiche occidentali, da dottrine apocalittiche di
varia origine e da pratiche magico-terapeutiche provenienti dal Rasdvana
indiano o dal Ta~-chiaa cinese.

I primi apostoli del buddhismo in vietnam furono stranieri, o commer-
cianti di origine indiana o addirittura centro-asiatica. o pensatori cinesi
dissidenti: questo t`u il caso di Meu Po (viet. Mn Bc). Ietterato cinese
originariamente taoista fuggito dal suo Paese verso il 194-5 d C Altro t`u
Il sogdiano K'ang-tang Hoi g o di una fami~lia di commel-ci.llltitl.l-
duttore di opere,sanscrite e cinesi e predicatore vissuto fino alla met del
111 secSono anche rammentate altre figure di buddhisti indiani come
Kalyanaruci e Marajlvaka, probabilmente discesi dai regni di Funan e
Champa al centro del Paese, allora sotto forte influenza indiana Verso la
llle (lel Vl secaci cille~i e indi;mi, collle villltal-uci e Vo-nyoll-
Thollg poltano in vietnalll la pratica del bud(lhislllo Ch'an (D/l~'C]I1CI) det-
to, dal ricordo di un atteggiamento del fondatore Bodhidharma. della
contempl~ione mul~le,. Questa t`onna di buddllislllo, es~enziale nell';lp-
parenza ma profondissima nella dottrina. domin nel Paese dal 580 al

La ricerca di testi del Canone in cina e in India divenne un affare di Stato
Nello stesso tempo il Paese si ricopriva di monasteri, templi e stupa: gioiello
dell'architettura vietnamita di quel tempo  la pagoda di un pilastro di
Din-Huu presso Hanoi 11 buddhismo dominante fino ai Tran fu quello
Ch'an di V-ngon-ThongL'occupazione cinese reintrodusse nel vietnam la
cultura confuciana e il sistema degli esami per l'accesso alle cariche dello
Stato: il buddhismo fu severamente sorvegliato e limitato nella sua diffusio-
ne N la situazione miglior col ritomo all'indipendenza (142~), non solo
perch i nuovi govemanti e i Le erano avversi al Dl?al7na, ma anche perch
il buddhismo si avviava a una forma di sincretismo intriso di tantrismo. che
poco aveva a che fare con la purezza delle originiRestaurata l'unit nazio-
nale con l'avvento dei NglJven il confucianesimo venne adottato come dot-
trina ufficiale dello Stato Quanto al buddhismo, venne respinto in un'area
puramente ntuale-liturgica e i monaci furono trasformati in custodi dei tem-
pli, mentre invece, presso le masse popolari, il bud&ismo divenne asilo di

I superstizioni e culti pi o meno magiciDal 1920 in poi gli intellettuali lan-
ciarono un progetto di restaurazione della Fede, che condusse alla creazione
di un'Associazione generale dei buddhisti nel 1951, a cui seg la Chiesa
buddhista Unificata, che tenne il Congresso per la riunficazione nella pago-
da di X Loi di Saigon nel dicembre 1963

Nonostante il regime marxista imperante nel Paese, la vita spirituale 
assai vivace: nel nord predomina la scuola ch'an (in viet tllien) Ts'aa-
tung (vietTo-dong ) mentre nel centro e nel sud prevale la setta Lin-chi
(vietLam-te), la prima di orientamento quietista e contemplativo, la se-
conda di tendenze fideistiche e volontaristiche Oltre a questi indirizzi settarl
si ha, specialmente nelle classi medio-basse, un grande sviluppo del culto di
Amitabha (A Di D) connesso alla Terra Pura del Paradiso di Occidente
(che ripete in chiave indocinese le dottrine e le tendenze proprie
al ch'ing-tu cinese, e ancor pi al Jo-do giapponese.
Al limite del buddhismo vero e proprio, fondato--anche in ambito
settario--su ben fondate dottrine ascetico-filosofiche, vi  un pullulare di
sette che oscillano fra un magismo popolare, residuo di religioni pre-esi-
stenti al buddhismo, e una confusa tendenza all'autodifesa e alla consola-
zione ultraterrena, molto diffusa nell'ultimo calamitoso mezzo secolo di
storia. Queste sono la setta Hao-Hao, Concordia e inte-
sa, fondata negli anni '20 da Huyhn-phu-so apostolo del buddismo e
con forte coloritura taoista, fondata da Tran Loc nel 16esimo secolo, attual-
mente radicata nelle provincie del Nord. dove pare che conti su circa
trentamila seguaci.
FINE.
