Fedro.

Favole.

Traduzione di Giannina Solimano.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

LIBRO I
PROLOGO
Esopo  l'inventore. Fu lui a trovare gli argomenti che io ho elaborato
artisticamente in versi senari. Due sono le doti di questo libretto: diverte
e, se stai attento, consiglia come vivere. Se poi qualcuno avesse da ridire
perch parlano gli alberi e non solo gli animali, si ricordi che noi
scherziamo: le storie sono immaginarie.

1  Il lupo e l'agnello
Allo stesso rivo erano giunti il lupo e l'agnello spinti dalla sete; in alto
stava il lupo e molto pi in basso l'agnello. Ed ecco che il predone,
stimolato dalla sua gola maledetta, tir fuori un pretesto per litigare.
Perch, disse, mi hai intorbidato l'acqua proprio mentre bevevo?. E il
batuffolo di lana, pieno di paura, risponde: Scusa, lupo, come posso fare
quello che recrimini?  da te che scorre gi l'acqua fino alle mie labbra.
Respinto dalla forza della verit, il lupo esclama: Sei mesi fa hai sparlato
di me. L'agnello ribatte: Io? Io non ero ancora nato. Perdio, lui dice, 
stato tuo padre a sparlare di me. E cos lo abbranca e lo sbrana, uccidendolo
ingiustamente.
Questa favola  scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con
false accuse.

2  Le rane chiesero un re
Nel tempo in cui leggi egualitarie facevano prosperare Atene, la libert
sfrenata sconvolse lo stato e l'anarchia sciolse i freni di un tempo. A questo
punto, in seguito a un accordo tra le fazioni politiche, Pisistrato occupa
l'acropoli e si fa tiranno. Gli Ateniesi piangevano la loro dolorosa schiavit
(non perch lui fosse crudele, ma perch  gravoso ogni peso per chi non 
abituato) e quando presero a lamentarsi, Esopo raccont loro questa storiella:
Le rane, abituate a girare liberamente nei loro stagni, con gran chiasso
domandarono a Giove un re che con la forza reprimesse la maniera sregolata di
vivere. Il padre degli di rise e diede loro un piccolo travicello che, appena
gettato, atterr con il suo tonfo e con il movimento improvviso dell'acqua la
pavida genia. Le rane rimasero immerse nel pantano per un bel po' di tempo;
quand'ecco che una, senza fare rumore, tira su la testa dallo stagno e dopo
avere esaminato il re, chiama fuori tutte le altre. Quelle, lasciato ogni
timore, a gara si precipitano nuotando e in massa, sfacciatamente, saltano
sopra il pezzo di legno. Dopo averlo insozzato con ogni tipo di oltraggio,
inviarono un'ambasceria a Giove per avere un altro re, perch quello che era
stato dato era una nullit. Allora Giove mand loro un serpente che con i suoi
denti aguzzi cominci ad afferrarle a una a una. Incapaci di difendersi, le
rane cercano invano di sfuggire alla morte; la paura toglie loro la voce.
Infine, di nascosto, affidano a Mercurio l'incarico di pregare Giove che le
soccorra nella calamit. Ma il dio risponde: Poich non avete voluto
sopportare il vostro bene, rassegnatevi a sopportare questo male.
Anche voi, cittadini, disse Esopo, tollerate questo male, perch non ne venga
uno maggiore.

3  Il gracchio superbo e il pavone
Perch a nessuno venga voglia di farsi bello con i beni altrui, ma piuttosto
si contenti di vivere nei propri panni, Esopo ci ha lasciato questo esempio.
Un gracchio, gonfio di vanagloria, raccolse le penne che erano cadute a un
pavone e se ne adorn tutto. Poi, disprezzando la sua razza, si un a una
bella schiera di pavoni. Ma questi strapparono le penne all'uccello impudente
e lo cacciarono via a beccate. Il gracchio, malconcio, ritorn tutto afflitto
tra i suoi simili, ma fu da loro espulso con grande biasimo. Uno di quelli che
lui prima aveva disprezzato, disse allora: Se ti fossi accontentato di stare
con noi e avessi voluto accettare quello che ti aveva dato la natura, non
avresti subito quell'oltraggio e ora non patiresti la sventura di questa
espulsione.

4  Il cane che portava un pezzo di carne attraversando un fiume
Perde il proprio, e se lo merita, chi cerca di prendere l'altrui.
Un cane, che attraversava a nuoto un fiume portando un pezzo di carne, vide
nello specchio dell'acqua la propria immagine, e credendo che fosse un altro
cane a portare un'altra preda, volle sottrargliela; ma la sua ingordigia
rimase delusa; lasci cadere il cibo che teneva in bocca e tanto meno pot
toccare quello che desiderava.

5  La vacca, la capretta, la pecora e il leone
Non  mai sicura l'alleanza con il potente: questa favoletta dimostra la mia
tesi. La vacca e la capretta e la pecora rassegnata all'ingiustizia fecero
societ con il leone nei boschi. Dopo avere catturato un cervo bello grosso, a
parti fatte, il leone parl cos: Io mi prendo la prima perch mi chiamo
leone; la seconda me la darete voi perch sono forte; poi, perch valgo di
pi, mi verr la terza; se la vedr brutta chi oser toccare la quarta.
Cos la prepotenza si port via, lei sola, tutta la preda.

6  Le rane e il Sole
Esopo vide una gran folla alle nozze di un ladro suo vicino e subito si mise a
raccontare:
Una volta, quando il Sole volle prendere moglie, le rane levarono alte grida
fino alle stelle. Giove, frastornato dallo schiamazzo, chiese il motivo delle
lamentele. Allora un'abitante dello stagno disse: Ora che  solo, prosciuga
con la sua vampa tutti gli stagni e ci costringe, poverette, a morire nelle
nostre dimore disseccate. Che cosa capiter se metter al mondo dei figli?.

7  La volpe e la maschera tragica
La volpe aveva visto per caso una maschera da tragedia: Che magnificenza!,
disse. Oh, non ha cervello!.
Questo  detto per gli uomini cui la Fortuna diede onori e gloria, ma li priv
del buon senso.

8  Il lupo e la gru
Chi pretende dai malvagi il pagamento di un servizio, sbaglia due volte:
anzitutto perch aiuta chi non lo merita, poi perch non pu pi cavarsela
senza danno.
Il lupo, nell'inghiottire, si era conficcato un osso in gola; non potendone
pi dal dolore, si mise ad adescare, col miraggio di una ricompensa, gli
animali, a uno a uno, perch gli cavassero quel tormento. Alla fine la gru si
lasci persuadere a forza di giuramenti e, affidando alla gola del lupo
l'intera lunghezza del suo collo, gli fece la pericolosa operazione. Alla
pretesa del premio pattuito il lupo disse: Sei proprio un'ingrata; sei
riuscita a portare in salvo dalla mia bocca la testa e vieni ancora a chiedere
l'onorario.

9  Il passero consigliere della lepre
Non badare a s e dare consigli agli altri  da sciocchi: lo dimostreremo con
pochi versi.
Il passero redarguiva la lepre che era stata ghermita dall'aquila e piangeva a
dirotto: Dov' finita, diceva, la tua famosa velocit? Che ne hai fatto dei
piedi?. Mentre sta parlando, lo sparviero lo afferra di sorpresa e lo ammazza
che ancora grida e si lamenta inutilmente. La lepre, respirando a malapena:
Ecco, muoio consolata! Tu che poco fa, senza darti pensiero, schernivi la mia
sventura, ora, con lamenti simili ai miei, piangi il tuo destino.

10  Il lupo e la volpe al tribunale della scimmia
Chi si  fatto conoscere una volta per un inganno vergognoso, anche se dice la
verit, perde il credito. Lo dimostra questa breve favola di Esopo.
Il lupo accusava la volpe di furto; lei affermava di non essere nemmeno in
prossimit della colpa. Allora la scimmia si sedette in mezzo a loro per fare
da giudice. Dopo che ciascuno ebbe perorato la sua causa, la scimmia, a quanto
si dice, pronunzi questa sentenza: Tu non hai perso, a parer mio, quello per
cui sporgi querela; tu hai rubato, credo, quello che sai negare cos bene.

11  L'asino e il leone a caccia
Chi, senza valere nulla, vanta a parole le proprie gesta gloriose, inganna la
gente che non lo conosce, ma  schernito da chi lo conosce.
Il leone, volendo cacciare in compagnia dell'asinello, lo copr di frasche e
nello stesso tempo gli comand di spaventare gli animali con la sua voce per
loro insolita; lui le avrebbe colte al varco mentre fuggivano. Allora il
lungorecchie lancia all'improvviso con tutte le sue forze un raglio e con la
novit di questo portento getta il panico tra le bestie. Mentre, terrorizzate,
vanno verso le note vie di scampo, sono abbattute dal balzo terribile del
leone. Questo, una volta stanco della carneficina, chiama fuori l'asino e gli
ordina di smettere di ragliare. Allora quel presuntuoso: Che te ne pare
dell'opera della mia voce? Straordinaria, risponde, tanto che se non
conoscessi la tua indole e la tua razza, sarei fuggito spaventato anch'io.

12  Il cervo alla fonte
Spesso si scopre che  pi utile ci che si disprezza di ci che si loda; ne 
prova questo racconto.
Il cervo, dopo avere bevuto, rimase presso la fonte e nello specchio
dell'acqua vide la sua immagine. E l, mentre pieno di ammirazione lodava le
corna ramose e criticava l'eccessiva sottigliezza delle zampe, atterrito dalle
voci improvvise dei cacciatori, si mise a scappare per i campi e con rapida
corsa sfugg ai cani. Poi l'animale fu accolto dal bosco, dove le sue corna si
impigliarono, e, cos trattenuto, fu sbranato a poco a poco dai morsi feroci
dei cani. Allora, sul punto di morire, dicono che abbia pronunciato queste
parole: Me infelice! Solo ora capisco quanto mi siano state utili le cose che
disprezzavo, e quanto danno mi abbiano recato quelle che lodavo.

13  La volpe e il corvo
Chi si compiace di falsi elogi, di solito lo sconta e se ne pente, pieno di
vergogna.
Il corvo aveva rubato da una finestra un pezzo di formaggio; appollaiato sulla
cima di un albero, era pronto a mangiarselo, quando la volpe lo vide e si mise
a parlargli cos: Che lucentezza hanno le tue penne, corvo! Che nobile
portamento  il tuo e che volto! Se avessi una bella voce, nessun uccello
sarebbe superiore a te. Allora quello sciocco, mentre voleva esibire la sua
voce, lasci cadere dalla bocca il formaggio, che la volpe astuta fu pronta ad
afferrare con i suoi avidi denti. Solo allora il corvo ingannato deplor la
sua stupidit.
Con questa storia si dimostra quanto vale l'intelligenza; l'accortezza vale
pi della forza.

14  Da calzolaio a medico
Un cattivo calzolaio, ridotto in miseria, si mise a esercitare la medicina in
un paese dove non era conosciuto, e continuando a spacciare un antidoto, falso
di nome e di fatto, si procur con le sue abili chiacchiere una certa fama.
Ora avvenne che il re della citt fosse costretto a letto, sfinito da una
grave malattia; questi, per metterlo alla prova, chiese un bicchiere, vi vers
dell'acqua, fingendo di mescolare del veleno con l'antidoto e gli comand di
berlo fino in fondo, dopo avergli promesso un premio. Per paura di morire, lui
allora confess di essere diventato famoso come medico non gi per una qualche
competenza di quest'arte, ma per la stupidit della gente. Il re convoc
quindi il popolo e pronunci queste parole: Che pazzia  la vostra? Riuscite a
capirlo voi che non esitate ad affidare la vostra testa a uno cui nessuno ha
mai consegnato i piedi da calzare?.
Direi che questo racconto riguarda coloro la cui stoltezza  occasione di
guadagno per gli imbroglioni.

15  L'asino e il vecchio pastore
Quando cambia il governo, molto spesso per i poveracci non cambia nulla se non
il modo d'essere del padrone. Che sia vero lo indica questa piccola favoletta.
Un vecchio pauroso faceva pascolare in un prato il suo asinello. Atterrito
dall'improvviso gridare dei nemici, esortava l'asino a fuggire per non
lasciarsi prendere. Ma quello, senza fretta: Dimmi, credi che il vincitore mi
metter addosso due basti?. Il vecchio rispose di no. Allora, purch mi si
carichi di un unico basto, cosa mi importa chi devo servire?.

16  La pecora, il cervo e il lupo
Il truffatore quando ricorre alla malleveria dei disonesti, non vuole regolare
la faccenda, ma procurare un danno.
Il cervo chiedeva in prestito alla pecora un moggio di frumento, portando il
lupo come mallevadore. Ma quella, sospettando l'inganno: Arraffare e andarsene
 da sempre abitudine del lupo; la tua  sparire dalla vista con scatto
veloce; dove vi trover quando sar giunto il giorno della scadenza?.

17  La pecora, il cane e il lupo
Di solito i bugiardi scontano il male che hanno fatto.
Presentando una falsa accusa, il cane chiedeva alla pecora la pagnotta che
pretendeva di averle affidato in custodia; il lupo, citato come teste, disse
che lei era debitrice non di una sola pagnotta, ma assicur che erano dieci.
La pecora, condannata dalla falsa testimonianza, pag quello di cui non era
debitrice. Pochi giorni dopo la pecora scorse il lupo lungo stecchito in una
fossa: Questa, disse,  la ricompensa che gli di danno alla frode.

18  La donna partoriente
Nessuno torna volentieri nel posto che gli rec danno.
Scaduti i mesi, al momento del parto, una donna si era stesa per terra e si
lamentava da fare piet. Il marito la esort a ritornare a letto per deporvi
meglio il frutto della sua gravidanza. Ma lei disse: Non ho alcuna fiducia che
il mio male possa finire proprio nel posto dove inizialmente fu concepito.

19  La cagna partoriente
Le parole carezzevoli del disonesto contengono insidie: i versi seguenti ci
avvertono di evitarle.
Una cagna, che doveva partorire, chiese ad un'altra di lasciarle deporre i
piccoli nella sua tana, e l'ebbe facilmente; poi, quando l'altra richiese il
posto, lei la supplic, e a forza di preghiere, riusc a ottenere una breve
dilazione, sino a che le fosse stato possibile portare via i cagnolini una
volta irrobustiti. Scaduto anche questo termine, l'altra cagna si mise a
pretendere con pi insistenza la sua cuccia. Se potrai essere alla pari di me
e della mia banda, disse, lascer il posto.

20  Cani famelici
Un progetto stolto non solo non ottiene un risultato, ma trascina l'uomo anche
alla rovina.
Dei cani videro una pelle d'animale tenuta a mollo sul fondo di un fiume. Per
poterla tirare fuori e mangiarsela pi facilmente, si misero a bere l'acqua
per prosciugarla: ma morirono scoppiati prima di toccare quello che volevano.

21  Il vecchio leone, il cinghiale, il toro e l'asino
Chi perde il prestigio di un tempo, nella sua caduta rovinosa  schernito
anche dai vili.
Sfinito dagli anni e abbandonato dalle forze, il leone languiva a terra
esalando l'ultimo respiro; il cinghiale si diresse contro di lui e con un
colpo delle zanne fulminee si vendic di una vecchia offesa. Poi il toro con
le corna micidiali trafisse il corpo del suo nemico. L'asino, non appena vide
che la fiera poteva essere colpita impunemente, gli sfond a calci la fronte.
Allora il leone, spirando: Di malanimo ho sopportato che i forti mi
insultassero, ma ora che sono costretto a sopportare te, vergogna della
natura, mi sembra proprio di morire due volte.

22  La donnola e l'uomo
Una donnola era stata acciuffata da un uomo; volendo sfuggire alla morte
imminente, gli disse: Risparmiami, ti prego, perch ti ripulisco la casa dal
fastidio dei topi. L'uomo rispose: Se tu lo facessi per amor mio, te ne sarei
riconoscente e esaudirei le tue suppliche. Ma, dal momento che ti dai da fare
per goderti gli avanzi, che intanto rosicchierebbero i topi, e per di pi ti
divori i topi stessi, non addebitarmi un servizio inesistente. E dopo avere
cos parlato, diede la morte a quella disonesta.
Chi bada esclusivamente all'interesse personale e vanta con gli ingenui un
merito che non ha, deve capire che questa storia lo riguarda.

23  Il cane fedele
Chi diventa improvvisamente generoso, incanta gli stolti, ma tende invano le
sue trappole a chi la sa lunga.
Un ladro, di notte, aveva gettato a un cane un pezzo di pane, per vedere se lo
poteva corrompere con il cibo. Ehi!, disse il cane. Vuoi tapparmi la bocca
perch non abbai in difesa della roba del padrone? Ti sbagli di grosso. Questa
tua improvvisa generosit mi impone di stare bene in guardia perch tu non
tragga profitto per colpa mia.

24  La rana scoppiata e il bue
Chi non ha possibilit e vuole imitare il potente, finisce male.
La rana vide una volta il bue al pascolo e presa da invidia per tanta
grandezza gonfi la pelle rugosa: poi chiese ai suoi figli se fosse pi grossa
del bue. Loro risposero di no. Tese di nuovo la pelle con sforzo maggiore e
nello stesso modo domand chi fosse pi grande. Loro dissero il bue. Alla
fine, esasperata, mentre cercava di gonfiare ancora di pi tutta se stessa, il
suo corpo scoppi e cos giacque.

25  I cani e i coccodrilli
Chi d cattivi consigli ai prudenti, spreca fatica ed  deriso con sua
vergogna.
Si racconta che i cani bevano nel fiume Nilo continuando a correre per non
essere trascinati gi dai coccodrilli. Cos, quando un cane cominci a bere
continuando a correre, un coccodrillo gli disse: Lappa con tutta calma; non
avere paura. Ma lui: Lo farei, perdio, se non sapessi che sei ghiotto della
mia carne.

26  La volpe e la cicogna
Non bisogna far del male a nessuno, ma se qualcuno far un torto, questa
favoletta avverte che dovr essere punito secondo la legge del taglione.
La volpe, si dice, aveva invitato per prima a cena la cicogna e le aveva
offerto in un piatto un brodo lungo, che la cicogna, affamata, non pot in
alcun modo assaggiare. Questa invit a sua volta la volpe e le offr una
bottiglia piena di cibo sminuzzato, ove inserendo il becco, lei si sazia e fa
torcere dalla voglia l'invitata. Mentre questa leccava invano il collo della
bottiglia, sappiamo che cos parl l'uccello migratore: Ciascuno deve
sopportare di buon animo l'esempio che ha dato.

27  Il cane, il tesoro e l'avvoltoio
Il contenuto di questa favola si pu adattare agli avari e a chi, nato povero,
aspira a essere detto ricco.
Un cane, mentre dissotterrava ossa umane, trov un tesoro e poich aveva
profanato gli dei Mani, gli fu inoculata nel cuore brama di ricchezze in modo
da pagare il fio alla santa Religione. E cos, mentre faceva la guardia
all'oro, dimentico del cibo, mor consumato dalla fame. Un avvoltoio si pos
su di lui e, a quanto si dice, cos parl: Ben ti sta, cane, se giaci morto;
hai bramato tutto a un tratto ricchezze regali, proprio tu, concepito in un
trivio e allevato nello sterco.

28  La volpe e l'aquila
Per quanto uno sia altolocato deve temere chi sta in basso, perch la vendetta
 a portata di mano dell'ingegnosit sempre pronta a imparare.
L'aquila, una volta, gherm i cuccioli della volpe e li mise nel nido davanti
agli aquilotti, perch se ne cibassero. L'aveva inseguita la povera madre che
si mise a pregarla di non recarle un dolore cos grande. Ma quella non se ne
cur, sicura com'era per la posizione stessa del nido. La volpe allora port
via da un altare un tizzone ardente e appicc fuoco tutto intorno all'albero,
unendo il dolore che avrebbe prodotto alla nemica, alla perdita del suo stesso
sangue. L'aquila, per strappare i suoi piccoli dal pericolo di morte, divenuta
a sua volta supplichevole, consegn alla volpe i figli sani e salvi.

29  L'asino che schernisce il cinghiale
Per lo pi gli stolti, mentre cercano di suscitare una risatina, offendono
pesantemente gli altri e si cacciano da soli in un brutto pericolo.
Un ciuchino, imbattutosi in un cinghiale, gli disse: Salve, fratello. Quello,
tutto indignato, respinge la cortesia e gli chiede perch voglia mentire cos.
E l'asino, calato il pene: Se dici che io non sono simile a te, certo questo 
simile al tuo grugno. Il cinghiale voleva attaccarlo con l'impeto della sua
razza, ma trattenne l'ira: Mi sarebbe facile vendicarmi, ma non voglio
sporcarmi col sangue di un vigliacco.

30  Le rane che temono i combattimenti dei tori
Gli umili ci rimettono quando i potenti si scontrano.
Una rana, scorgendo dalla palude le battaglie dei tori, disse: Ahim, che
rovina sta per venirci addosso!. Un'altra le chiese perch dicesse cos, dal
momento che i tori si battevano per la sovranit dell'armento e vivevano
lontano da loro. Rispose: La loro dimora  separata dalla nostra e diversa 
la loro razza; ma chi sar cacciato dal regno del bosco verr a rintanarsi,
profugo, nei recessi solitari della nostra palude e ci calpester e ci
schiaccer con i suoi duri zoccoli.  cos che la loro furia ha a che fare con
la nostra testa.

31  Il nibbio e le colombe
Chi si affida alla protezione di un malvagio, mentre va in cerca di aiuto,
trova la sua rovina.
Le colombe erano riuscite a sfuggire spesso al nibbio e grazie alla velocit
delle ali avevano evitato la morte; il rapace allora si decise per l'inganno e
abbindol quella razza inerme con un tranello simile: Perch preferite
trascorrere la vita sempre in ansia e non stipulate piuttosto un patto con me
facendomi vostro re? Io vi garantirei la protezione da ogni danno. Quelle si
consegnano al nibbio, prestandogli fede; e il nibbio, preso possesso del
regno, comincia a mangiarsele a una a una e a esercitare il potere con artigli
crudeli. Allora una delle sopravvissute: Ben ci sta se siamo punite.

LIBRO II

PROLOGO. L'autore
Il genere esopico  costituito da esempi, e con le favole non si cerca altro
se non di correggere gli errori degli uomini e di aguzzarne l'ingegno vigile e
attivo. Qualunque sia perci l'argomento della narrazione, purch catturi
l'orecchio e non si allontani dal suo proposito, esso si raccomanda da s, non
per il nome dell'autore. Quanto a me, osserver scrupolosamente la maniera del
nostro vecchio; ma se mi piacer inserire qualcosa di diverso, in modo che la
variet dei racconti procuri diletto, vorrei, caro lettore, che tu lo
accettassi di buon grado, a patto che le innovazioni siano ripagate dalla
concisione. Per non essere prolisso nel lodarla, sta' dunque a sentire perch
non devi dare nulla agli avidi e devi invece offrire ai discreti quello che
non hanno chiesto.

1  Il giovenco, il leone e il predatore
Sopra a un giovenco, che aveva abbattuto, se ne stava il leone. Arriv un
predatore a reclamarne una parte. Te la darei, disse, se tu non fossi solito
prendertela da solo; e cacci il prepotente. Capit per caso nello stesso
luogo un viandante inoffensivo, e vista la belva, si tir indietro. Allora il
leone, mansueto, gli disse: Non hai motivo di temere; su, coraggio, prendi la
parte che  dovuta alla tua discrezione. Poi, divisa la preda, raggiunse la
foresta, per lasciare via libera all'uomo.
Esempio davvero straordinario e lodevole; ma, di fatto, gli avidi sono ricchi
e poveri i modesti.

2  La vecchia e la giovane innamorate dello stesso uomo
Gli uomini, siano essi amanti o amati, sono comunque spogliati dalle donne; lo
impariamo proprio dagli esempi.
Una donna non inesperta, capace di nascondere gli anni con raffinati artifici,
teneva legato a s un tale di mezza et, ma il cuore dello stesso uomo lo
aveva conquistato una bella ragazza. Tutte e due le donne, volendo sembrare
sue coetanee, si misero, ora l'una ora l'altra, a spiluccare all'uomo i
capelli. Lui, credendo di essere bene acconciato da tutta quella cura
femminile, all'improvviso si trov calvo; la ragazza gli aveva strappato dalle
radici i capelli bianchi, la vecchia i neri.

3  Esopo a un tale sul successo dei malvagi
Un tale, morsicato da un cane rabbioso, gett a quella bestiaccia un pezzo di
pane inzuppato del suo sangue, perch aveva sentito dire che quello era il
rimedio per una ferita simile. Allora Esopo gli disse cos: Non farlo in
presenza di altri cani, perch non ci mangino vivi quando dovessero accorgersi
che per il male c' una ricompensa simile.
Il successo dei malvagi attira molti altri.

4  L'aquila, la gatta e la cignala
L'aquila aveva fatto il nido sulla cima di una quercia; la gatta, trovata una
cavit nel mezzo del tronco, vi aveva partorito; la scrofa selvatica aveva
deposto la sua prole alle radici. Allora la gatta, con inganno e maledetta
astuzia, sconvolse cos questa occasionale coabitazione. Si arrampica fino al
nido dell'uccello e gli dice: Una mortale rovina si prepara per te, e forse
anche per me poverina; se ogni giorno vedi il cinghiale insidioso scavare la
terra,  perch vuole sradicare la quercia, per uccidere facilmente sul piano
i nostri figlioli. Dopo avere sparso cos il terrore e sconvolto il senno
dell'aquila, striscia gi fino alla tana della scrofa irta di setole, e le
dice: I tuoi figli sono in grande pericolo; non appena uscirai con la tua
tenera cucciolata per mangiare, l'aquila  pronta a ghermirti i cinghialetti.
Dopo avere riempito di timore anche questo posto, l'ingannatrice si ritir nel
suo buco sicuro. Di l esce di notte in punta di piedi e, una volta che ha
rimpinzato di cibo se stessa e la sua prole, se ne sta in vedetta tutto il
giorno, fingendo di essere terrorizzata. Temendo il crollo dell'albero,
l'aquila rimane appollaiata sui rami; la cignala, per evitare la cattura, non
esce fuori. Perch farla lunga? Morirono di fame insieme ai loro figli e
offrirono un lauto pasto ai piccoli della gatta.
La gente credulona e stolta pu avere qui un insegnamento di quanto male sia
spesso autore l'uomo dalla lingua biforcuta.

5  Ancora Cesare all'atriense
C' a Roma una genia di faccendoni, sempre in giro di corsa, piena di fretta,
indaffarata senza vere occupazioni, affannata senza pro, fa mille cose e non
ne fa nessuna, dannosa a se stessa e insopportabile agli altri. Questa genia
vorrei correggere - se solo potessi! - con una storiella vera: vale la pena di
stare a sentire.
Cesare Tiberio, in viaggio per Napoli, era giunto alla sua villa di Miseno
che, costruita per mano di Lucullo sulla cima del promontorio, guarda davanti
il Mare di Sicilia e alle spalle vede il Tirreno. Tra gli atriensi dalla veste
molto rialzata, ce n'era uno, con la tunica di lino di Pelusio che gli
scendeva liscia gi dalle spalle, ornata di frange pendenti. Costui, mentre il
suo signore passeggiava fra le aiole fiorite, si mise a innaffiare con un
secchiello di legno il terreno infocato, mettendo bene in mostra il suo zelo
servizievole. Era tutto da ridere. Poi, per scorciatoie a lui note, di corsa
lo precede in un altro viale, e cerca di tenere bassa la polvere. Cesare
riconosce il nostro uomo, e capisce cosa c' sotto. Poich ritenne che questo
affaccendarsi fosse per guadagnare un non so quale premio, Ehi, tu!, disse il
signore. Quello, era da aspettarselo, scatta, eccitato dalla gioia di un dono
sicuro. Allora sua maest l'imperatore lo burl cos: Non hai fatto molto, e
hai sprecato inutilmente il tuo lavoro: molto pi cari si vendono a casa mia
gli schiaffi.

6  L'aquila e la cornacchia
Contro i potenti nessuno  protetto a sufficienza; se poi si aggiunge un
consigliere malefico, va in rovina tutto ci che forza e perversit attaccano.
L'aquila port in alto una tartaruga. Ma questa aveva nascosto il corpo nella
sua casa di corno e cos rintanata non poteva essere lesa in alcun modo.
Giunge, fendendo l'aria, la cornacchia, e volandole accanto, dice:  certo una
preda bella grassa quella che hai arraffato con gli artigli; ma se non ti
mostrer che cosa devi fare, ti stancher inutilmente con il suo notevole
peso. Avuta la promessa di una parte, consiglia di rompere su una roccia la
dura corazza, lasciandola cadere dall'alto del cielo; dopo averla cos
fracassata, avrebbe potuto cibarsi facilmente. Persuasa da queste parole,
l'aquila segu i consigli e divise generosamente il pasto con la sua maestra.
Cos quella che era stata protetta dal dono di natura, mpari contro due, per
miseramente.

7  I due muli da soma
Due muli camminavano sotto il peso delle some: uno portava ceste colme di
denaro, l'altro sacchi rigonfi di orzo. Il primo, quello dal carico prezioso,
procede a testa alta e scuote con il collo la sonagliera tintinnante; il
compagno lo segue con passo tranquillo e placido. All'improvviso i briganti
piombano addosso sbucando da un'imboscata e nella mischia feriscono il mulo a
colpi di spada, arraffano i soldi e trascurano l'orzo di nessun valore. Allora
mentre il mulo depredato piangeva la sua sorte, l'altro disse: S, io sono
proprio contento di essere stato trascurato, perch non ho perso nulla e non
ho subito nessuna ferita.
Questo prova che la povert mette l'uomo al sicuro; le grandi ricchezze sono
esposte ai pericoli.

8  Il cervo e i buoi
Un cervo, stanato dalla macchia, per sfuggire alla morte che i cacciatori gli
minacciavano, accecato dalla paura, si diresse verso una fattoria l vicina e
si nascose nella stalla, trovata a proposito. Mentre se ne stava qui
rimpiattato, un bue gli disse: Cosa ti  venuto in mente, disgraziato, di
correre spontaneamente incontro alla morte, affidando la tua vita alla casa
degli uomini?. Ma lui, supplichevole: Risparmiatemi almeno voi!, disse. Alla
prima occasione balzer di nuovo fuori. Intanto allo spazio del giorno
subentra via via la notte. Il bovaro porta del foraggio e non vede nulla. Poi
vanno e vengono tutti i braccianti e nessuno lo nota: passa anche il fattore e
neppure lui si accorge di nulla. Allora l'animale selvatico, pieno di gioia,
si mise a ringraziare i placidi buoi, perch gli avevano offerto asilo nel
momento della difficolt. Uno dei buoi rispose: Noi, s, ti vogliamo sano e
salvo; ma se verr quello che ha cento occhi, la tua vita sar in grande
pericolo. Frattanto, dopo avere cenato, arriva il padrone in persona, e poich
poco prima aveva visto i buoi mal tenuti, si avvicina alla mangiatoia: Perch
c' poco foraggio e manca lo strame? Cosa ci vuole a togliere queste
ragnatele?. Mentre osserva attentamente le cose a una a una, scorge anche le
alte corna del cervo; chiamata a raccolta la servit, ordina di ucciderlo e si
prende la preda.
Questa favola fa capire che il padrone vede pi di ogni altro nella sua roba.

EPILOGO. L'autore
A Esopo, al suo talento, gli Ateniesi innalzarono una statua e posero uno
schiavo su un piedistallo imperituro, perch si sapesse che la via degli onori
 aperta a tutti e che la gloria  attribuita non per nobilt di natali, ma
secondo il merito. Poich Esopo si era impossessato di questo genere
letterario, impedendo a un altro di essere il primo, mi adoperai perch non
fosse il solo; era l'unica cosa che mi rimaneva da fare: questa non  invidia,
ma emulazione. E perci se il Lazio sar favorevole al mio lavoro, avr pi
scrittori da opporre alla Grecia. Se invece l'invidia vorr denigrare la mia
fatica, non riuscir per a togliermi la consapevolezza di meritare la lode.
Se ti sono giunte alle orecchie le mie favole e il tuo animo avverte che sono
state create artisticamente, allora una simile buona sorte caccer ogni mio
lamento. Se poi al contrario il mio dotto lavoro capita tra persone nate da
natura malevola, che non sanno fare altro se non criticare chi  migliore di
loro, allora indurir il mio cuore per sopportare la disgrazia che mi impone
il destino, finch la Fortuna non si vergogni della sua colpa.

LIBRO III

PROLOGO. Fedro a Eutico
Se vuoi leggere i libretti di Fedro, occorre, Eutico, che tu sia libero da
ogni impegno, perch il tuo animo, sgombro da pensieri, possa avvertire la
forza della poesia. Ma il tuo genio, dirai, non vale tanto da far perdere ai
miei uffici anche solo un attimo di tempo. In tal caso non c' motivo che le
tue mani tocchino quello che non  adatto a orecchie occupate. Forse dirai:
Verranno giorni di festa che mi potranno invitare allo studio letterario,
quando il mio cuore sar libero da ogni preoccupazione. Ti chiedo allora,
leggerai poesiole senza valore piuttosto che dedicare le tue cure
all'amministrazione della casa, offrire il tuo tempo agli amici, dedicarti a
tua moglie, svagare l'animo, rilassare il corpo, cos da adempiere poi con
maggiore energia le solite incombenze? Devi cambiare scopo e modo di vivere,
se pensi di varcare la soglia del tempio delle Muse. Io, partorito da mia
madre sulle giogaie del Pero, l dove la santa Mnemosine, nove volte feconda,
gener a Giove tonante la schiera delle dee delle arti, io, sebbene sia nato
quasi nella loro stessa scuola, e abbia completamente sradicato dal cuore ogni
desiderio di possesso, e mi sia votato totalmente a questa vita con lode
imperitura, anche cos, sono accolto a mala pena nella cerchia dei poeti. Cosa
credi che possa succedere a chi cerca di ammassare, sempre vegliando, grandi
ricchezze, anteponendo al lavoro letterario il dolce guadagno? Ma ormai, sar
quel che sar, come disse Sinone, quando fu condotto dinanzi al re della terra
di Dardano, scriver un terzo libro alla maniera di Esopo e lo dedicher a te
in riconoscimento del tuo onore e dei tuoi meriti. Se lo leggerai, ne sar
contento; se invece no, i posteri in ogni caso avranno di che dilettarsi.
Ora dir in breve perch fu inventato il genere favolistico. La schiavit,
sempre soggetta al potere, poich non osava dire quello che voleva, trasfer i
propri sentimenti in favolette, e inventando storielle scherzose, evit di
essere falsamente incriminata. Io, quel sentiero, l'ho poi fatto diventare una
strada e ho ideato pi storie di quante lui non ne abbia lasciate, anche se
alcuni soggetti, che ho scelto, mi condussero alla rovina. Che se l'accusatore
fosse stato un altro e non Seiano, se il testimone fosse stato un altro, e il
giudice infine un altro, ammetterei di essere degno di cos grande disgrazia e
non lenirei il mio dolore con questi rimedi. Se qualcuno sbaglier per via dei
suoi sospetti e riferir precipitosamente a se stesso la storia che riguarda
tutti in generale, stoltamente metter a nudo la sua cattiva coscienza.
Nondimeno vorrei scusarmi con lui: non ho infatti l'intenzione di censurare i
singoli, ma di mostrare la vita com' e come sono i comportamenti umani.
Forse qualcuno dir che ho promesso una cosa difficile. Se il frigio Esopo e
lo scita Anacarsi poterono ottenere eterna gloria con il loro talento, io, che
sono pi vicino alla Grecia cultrice delle lettere, perch, restando in un
sonno inerte, dovrei trascurare di far onore alla mia patria? Anche il popolo
della Tracia vanta i suoi poeti e Lino fu generato da Apollo, dalla Musa
Orfeo, che col suo canto fece muovere le pietre e ammans le fiere e trattenne
il corso impetuoso dell'Ebro col dolce ostacolo della sua melodia. Perci via
di qua, invidia, perch tu non debba gemere invano! Un giorno mi sar
conferita la gloria che si deve ai poeti.
Ti ho indotto a leggere; ti chiedo di esprimere un giudizio sincero con la tua
ben nota schiettezza.

1  La vecchia e l'anfora
Una vecchia vide coricata per terra un'anfora vuota che per via del fondo di
vino Falerno ancora restante nella sua nobile terracotta, diffondeva intorno
un delizioso profumo. Dopo averlo aspirato avidamente con tutta la forza delle
narici, esclam: O spirito soave! Chiss come eri buono prima, se tali sono i
tuoi resti!.
A che cosa qui si alluda, lo dir chi mi conosce.

2  La pantera e i pastori
Di solito l'offeso ripaga con la stessa moneta.
Una volta una pantera cadde inavvertitamente in una fossa. La videro i
contadini: alcuni la caricarono di bastonate, altri gi con una sassaiola; ma
certuni ne ebbero piet, perch sarebbe certamente morta anche se nessuno le
avesse pi fatto del male, e cos le gettarono del pane perch potesse
sopravvivere. Venne la notte. Tutti tornano a casa senza darsene pi pensiero,
certi di trovarla morta il giorno dopo. Ma quella, una volta riprese le forze
indebolite, con un gran balzo si libera dalla fossa e a passo veloce si
affretta verso la sua tana. Trascorsi pochi giorni, ecco che piomba fulminea,
fa una strage del bestiame, uccide i pastori stessi e con violenza rabbiosa
infuria, devastando tutto. Allora chi aveva risparmiato la belva, temendo per
la propria incolumit, non intende sottrarsi al danno, ma implora solo la
vita. Lei allora: Mi ricordo di chi mi ha preso a sassate e di chi mi ha dato
il pane; quanto a voi, smettete di temere; ritorno a fare guerra a chi mi ha
fatto del male.

3  Esopo e il paesano
Si  soliti dire che ne sa pi l'esperto dell'indovino, ma non se ne spiega il
motivo, che ora per la prima volta sar reso noto dalla mia favoletta.
A un proprietario di greggi le pecore partorirono agnelli con testa umana.
Atterrito dal prodigio, corre sgomento a consultare gli indovini. Uno gli
risponde che  in gioco la sua testa e che si deve allontanare il pericolo con
un sacrificio. Un altro invece afferma che sua moglie  adultera e che il
prodigio  segno che i figli sono stati seminati da altri, ma che si pu
stornare con una vittima pi grande. Perch farla lunga? I pareri sono diversi
e contrastanti e aumentano la preoccupazione di quell'uomo con preoccupazioni
maggiori. C'era l Esopo, vecchio di naso fino, che la natura non pot mai
ingannare: Paesano, gli disse, se vuoi scongiurare il portento, da' moglie ai
tuoi pastori.

4  Il macellaio e la scimmia
Un tale vide appesa in una macelleria, tra merci varie e generi alimentari,
una scimmia e chiese di cosa sapesse. Allora il macellaio disse per scherzo:
Come  la testa cos  il sapore.
Ritengo questa battuta pi spiritosa che vera, perch spesso ho trovato
pessimi i belli e molti di brutto aspetto li ho sperimentati ottimi.

5  Esopo e lo screanzato
Il successo trascina molti alla rovina.
Uno screanzato aveva tirato un sasso a Esopo. Bravissimo!, gli disse Esopo.
Poi gli diede un soldino e continu cos: Non ne ho proprio di pi, ma ti
mostrer dove puoi riceverne altri. Ecco, sta arrivando un uomo ricco e
potente: tiragli un sasso alla stessa maniera e riceverai una ricompensa
adeguata. Convinto, lui fece quello che gli era stato consigliato; ma la
speranza ingann la sua temeraria impudenza: fu arrestato e pag il fio sulla
croce.

6  La mosca e la mula
Una mosca posata sul timone del carro rimproverava la mula dicendo: Come sei
lenta! Non vuoi camminare pi in fretta? Bada che non ti punga il collo con il
mio stiletto. Quella rispose: Le tue parole non mi turbano; temo invece questo
qui che, seduto a cassetta, tenendomi aggiogata mi dirige con la frusta e
trattiene la mia bocca con il morso che si copre di schiuma. Perci smettila
con la tua sciocca arroganza; so bene quando c' da prendersela comoda e
quando correre.
Con questa favola si pu deridere a ragione chi non vale nulla e pronuncia
vane minacce.

7  Il lupo e il cane
Quanto sia dolce la libert, voglio esporlo in breve.
Un lupo, sfinito dalla magrezza, si imbatt per caso in un cane ben pasciuto.
Si salutarono e si fermarono a parlare: Dimmi un po', come fai a essere cos
bello lustro? Che cosa hai mangiato per avere messo su tanta carne? Io, che
sono molto pi forte, muoio di fame. Il cane con franchezza: Puoi essere nella
mia stessa condizione se sei disposto a prestare al padrone un servizio come
il mio. Quale?, chiese il lupo. Custodire il portone e proteggere di notte la
casa dai ladri. Io s, sono pronto: ora mi tocca sopportare neve e pioggia;
dura  la vita che trascino nei boschi. Come sarebbe pi facile per me vivere
sotto un tetto, e saziarmi di cibo abbondante senza fare nulla!. Allora vieni
con me. Cammin facendo, il lupo scorge il collo del cane spelato dalla catena.
Come te lo sei fatto, amico? Non  nulla. Ma dimmelo, per piacere. Dato che
appaio aggressivo, durante il giorno mi tengono legato, perch dorma quando
c' il sole, e stia sveglio quando  notte: mi sciolgono al crepuscolo, e
allora vado in giro dove mi pare. Mi portano il pane senza che io lo deva
chiedere; il padrone mi d gli ossi della sua tavola; la servit mi getta
bocconi e le pietanze di cui non ha pi voglia. Cos, senza fatica, la mia
pancia si riempie. Di' un po', se ti viene voglia di andartene a zonzo, hai la
libert di farlo? Ma certo che no, rispose. Goditi pure, cane, le delizie che
decanti: non voglio essere re, se non posso essere libero come voglio io.

8  Sorella e fratello
Avvertito dall'insegnamento che segue, esamina di sovente te stesso.
Un uomo aveva una figlia bruttissima, e aveva anche un figlio che si notava
per il suo bell'aspetto. Questi due bambini, mentre giocavano, per caso
guardarono nello specchio, posato sul seggiolone della madre. L'uno si vanta
di essere bello, l'altra si arrabbia e non sopporta gli scherzi del fratello
che si pavoneggia, prendendo tutto - non  naturale? - in mala parte. Si
precipita perci dal padre, decisa di offendere a sua volta il fratello e con
grande malanimo accusa il ragazzo di avere toccato, lui, un maschio, una cosa
da femmina. Il padre abbraccia entrambi, ne coglie i baci, e dividendo fra
tutti e due il suo dolce affetto, dice: Voglio che voi usiate ogni giorno lo
specchio: tu per non deturpare la tua bellezza con i segni del vizio, tu per
vincere questo tuo aspetto con un comportamento virtuoso.

9  Socrate e gli amici
Amico  parola usuale, ma raro  un amico fedele.
Socrate (di cui non fuggirei la morte, pur di raggiungere una gloria come la
sua, e accetterei la malevolenza, pur di essere assolto quando sar polvere),
Socrate si stava costruendo una casetta, quando un popolano, non so chi, come
suole avvenire, gli chiese: Ma scusa, perch, grande come sei, ti fai una casa
cos piccola?. E lui rispose: Potessi riempirla di veri amici!.

10  Il poeta su credere e non credere
 pericoloso credere e anche non credere. Esporr in breve un esempio dei due
casi.
Ippolito mor perch si dette credito alla sua matrigna; perch non si dette
credito a Cassandra, cadde in rovina Ilio. Bisogna dunque esaminare a fondo la
verit, prima di giudicare malamente, guidati da una stolta opinione. Ma per
non togliere peso alla mia tesi, valendomi di esempi remoti e mitici, ti
racconter un fatto dei miei tempi, che ricordo io stesso.
Un uomo sposato, che amava molto sua moglie, e stava gi preparando per il
figlio la toga virile, fu preso in disparte da un suo liberto, che sperava di
subentrare come erede pi prossimo. Questi, dopo avergli detto molte menzogne
sul conto del ragazzo e ancora di pi sulla condotta immorale della moglie,
donna peraltro casta, aggiunse una cosa che sapeva che avrebbe procurato molto
dolore a un innamorato: cio che un amante praticava la casa e ne contaminava
il buon nome con una tresca vergognosa. Quello prese fuoco al sentire la colpa
falsamente imputata alla moglie; finse di partire per un suo podere, ma rest
nascosto in citt. Poi, di notte, all'improvviso entr in casa e si diresse
difilato alla camera della moglie, dove la madre aveva ordinato al figlio di
dormire, per controllare con pi cura la sua et ormai virile. Mentre tutta la
servit accorre, mentre si cerca un lume, il marito, non riuscendo a
trattenere l'impeto dell'ira furibonda, va verso il letto, a tentoni nel buio
palpa una testa. Come sente che i capelli sono corti, gli trafigge il petto
con la spada, senza badare a nulla, pur di vendicare l'offesa. Quando fu
portata la lucerna, vide ad un tempo il figlio e l'onesta moglie che dormiva
l, nella stanza, e che non aveva sentito nulla, sprofondata com'era nel primo
sonno; allora esegu immediatamente contro se stesso la condanna per il suo
delitto e si gett sulla spada che la sua credulit gli aveva fatto impugnare.
Gli accusatori citarono in giudizio la moglie e la trascinarono a Roma davanti
ai centumviri. Un malevolo sospetto grava su di lei, incolpevole, perch 
diventata padrona di tutti i beni. Gli avvocati sostengono con strenua
fermezza la causa della donna innocente.
Allora i giudici si rivolsero al Divo Augusto, perch li aiutasse a tenere
fede al giuramento prestato; si sentivano infatti intrappolati nelle
tortuosit dei capi d'accusa. Augusto, dissolte le tenebre della calunnia, e
trovata la fonte certa della verit, sentenzi: Sia punito il liberto, causa
di questo male; quanto alla donna, che ha perso il figlio e nello stesso tempo
 stata privata del marito, io la ritengo da compatire pi che da condannare.
Se il padre avesse esaminato a fondo le accuse riferitegli, se avesse vagliato
con attenzione la menzogna, non avrebbe sovvertito dalle fondamenta la sua
casa con un delitto cos funesto.
L'orecchio non rifiuti nulla, tuttavia non dia subito credito, poich i
colpevoli possono essere proprio quelli che non immagineresti assolutamente e,
per contro, i non colpevoli sono esposti agli attacchi della calunnia.
Questo aneddoto pu anche mettere in guardia gli ingenui a non valutare le
cose secondo l'opinione degli altri; gli uomini infatti brigano spinti da
impulsi contrastanti: ora sono dominati dalla simpatia, ora dall'odio
personale. Un individuo ti sar noto solo se lo conoscerai direttamente.
Ho esposto questi fatti dilungandomi un po' di pi, perch a certa gente la
nostra eccessiva concisione non piace.

11  L'eunuco e l'impudente
Un eunuco stava litigando con un impudente che, oltre a frasi oscene e insulti
grossolani, lo attacc sulla menomazione del corpo. S, disse, questa 
l'unica cosa che mi reca maggiore svantaggio: mi mancano i testimoni della mia
integrit. Ma perch, stolto, mi accusi di una colpa dovuta alla sorte? 
vergognoso per l'uomo solo quello che ha meritato di soffrire.

12  Il galletto e la perla
Un galletto stava cercando qualcosa da mangiare in un letamaio, e vi trov una
perla. In che posto indegno stai, disse, preziosa come sei! Se ti avesse visto
chi  avido del tuo valore, saresti gi tornata allo splendore di un tempo. Ma
ti ho trovata io, che preferisco di gran lunga il cibo, e questo non pu
giovare assolutamente n a te n a me.
Riferisco questa storia a chi non mi capisce.

13  Le api e i fuchi al tribunale della vespa
Le api avevano fatto i favi su un'alta quercia; i fuchi, buoni a nulla,
dicevano che erano i loro. La lite fu portata in tribunale, giudice fu la
vespa. Questa, conoscendo benissimo la razza di entrambi, present alle due
parti la seguente proposta: Il vostro corpo non  dissimile e uguale  il
colore, quindi ben a ragione il caso  dubbioso. Ma perch io, scrupolosa come
sono, non sbagli per mancanza di cautela, prendete queste arnie e versate il
frutto del vostro lavoro nelle celle, in modo che dal sapore del miele e dalla
forma del favo appaia chi sia l'autore dei favi, su cui ora si discute. I
fuchi rifiutano, alle api invece la condizione piace. Allora la vespa
pronunzi la seguente sentenza:  palese chi non pu farli e chi li ha fatti.
Perci restituisco alle api il loro prodotto.
Avrei passato sotto silenzio questa favola, se i fuchi non avessero ricusato
di stare ai patti.

14  Gioco e seriet
Un Ateniese vide Esopo giocare a noci in mezzo a una frotta di ragazzini; si
ferm e lo derise come se fosse un demente. Il vecchio, pi adatto al ruolo di
derisore che di deriso, non appena se ne accorse, allent un arco e lo pose in
mezzo alla strada: Ehi!, disse. Parlo a te sapientone, spiega il motivo del
mio gesto. Accorre gente. Quello si arrovella a lungo e non capisce il perch
del problema proposto. Alla fine si arrende. Allora il saggio, vittorioso:
Rompi presto l'arco se lo tieni sempre teso, ma se lo tieni allentato, puoi
servirtene quando vuoi. Cos, di tanto in tanto, devi lasciare svagare la
mente, perch torni a te pi pronta quando occorre pensare.

15  Il cane e l'agnello
A un agnello che belava tra le capre, il cane disse: Stolto, sbagli; non  qui
tua madre; e gli indic, lontano, le pecore che si erano staccate dal gregge.
Non cerco quella che, per suo piacere, si ingravida, e poi porta un peso
sconosciuto per un numero determinato di mesi, e alla fine butta gi il
fardello e se ne sbarazza, ma cerco quella che mi nutre accostandomi le sue
poppe e priva i figli del latte perch non ne manchi a me. Eppure quella che
ti ha partorito conta di pi. No, non  vero. Come poteva sapere se nascevo
bianco o nero? Su, pensaci: se avesse voluto partorire una femmina, quale
successo avrebbe avuto, nascendo io maschio? Bel dono davvero mi ha fatto
mettendomi al mondo: attendere di ora in ora il macellaio! Quella che non ebbe
alcun potere nel crearmi, perch dovrebbe contare pi di questa che ha avuto
piet di me, abbandonato, e che offre spontaneamente e con affetto la sua
generosit?  la bont, non il legame di sangue che fa genitori.
Con questi versi l'autore ha voluto dimostrare che gli uomini oppongono
resistenza alle leggi e si lasciano conquistare da chi fa loro del bene.

16  La cicala e la civetta
Chi non si adatta a vivere rispettando gli altri, per lo pi paga il fio della
propria arroganza.
La cicala faceva un baccano che dava fastidio alla civetta, solita a cercare
cibo di notte e a dormire nel cavo di un albero di giorno. Fu pregata di
tacere. Ma prese a sgolarsi molto pi forte. Le fu rivolta di nuovo la stessa
preghiera, ma lei si scald ancora di pi. La civetta, come vide che non c'era
scampo e che le sue parole non erano tenute in alcun conto, si rivolse contro
la strillona con questo tranello: Dato che il tuo canto non mi lascia dormire
- lo si direbbe uscito dalla cetra di Apollo - mi  venuta voglia di bere il
nettare che, or non  molto, mi don Pallade; se non lo disdegni, vieni;
beviamolo insieme. Quella, che ardeva di sete, non appena sent che si lodava
la sua voce, si slanci a volo bramosa. La civetta usc dal suo buco, si gett
sulla cicala atterrita e tremante, e la uccise. Cos, da morta, le concesse
quello che le aveva rifiutato da viva.

17  Gli alberi sotto la protezione degli di
Un tempo gli di si scelsero gli alberi che volevano mettere sotto la loro
protezione. La quercia piacque a Giove e il mirto a Venere, a Febo l'alloro,
il pino a Cibele, l'alto pioppo a Ercole. Minerva si stup e chiese perch
prendessero piante sterili. Giove le spieg il motivo: Perch non sembri che
noi barattiamo l'onore con il frutto. Ma, diamine, raccontino quel che
vogliono, a me  pi caro l'olivo proprio per il suo frutto. Allora cos parl
il padre degli di e creatore degli uomini: Figlia mia, a ragione tutti ti
diranno saggia! Se non  utile quello che facciamo,  sciocco gloriarsene.
La favoletta esorta a non fare nulla che non sia utile.

18  Il pavone a Giunone sulla propria voce
Il pavone and da Giunone, mal sopportando che non gli avesse attribuito il
canto dell'usignolo; questo s che suscitava l'ammirazione di tutti gli
uccelli, mentre lui era deriso non appena emetteva la sua voce. Allora la dea,
per consolarlo, disse: Ma tu in bellezza lo vinci, lo vinci in grandezza; lo
splendore dello smeraldo rifulge sul tuo collo, e dispieghi con le tue piume
variopinte una coda tempestata di gemme. A che mi serve, disse il pavone, una
bellezza muta, se sono vinto nel canto? Il fato, a suo arbitrio, vi ha
assegnato le parti: a te la bellezza, la forza all'aquila, all'usignolo la
dolcezza canora, la profezia al corvo, i presagi favorevoli alla cornacchia,
se da sinistra, e tutti sono contenti delle proprie doti. Non pretendere
quello che non ti  stato dato, perch la speranza delusa non si trasformi in
lamentela.

19  Esopo risponde a un chiacchierone
Esopo, che costituiva lui solo tutta la servit del suo padrone, ricevette
l'ordine di preparare la cena prima del solito. E cos and per parecchie case
alla ricerca del fuoco e finalmente trov dove accendere la lucerna. La
strada, che era stata piuttosto lunga quando era andato in giro, al ritorno la
fece pi breve, tagliando dritto per la piazza. A questo punto, fra tanta
gente, un chiacchierone gli disse: Esopo, cosa fai in pieno giorno con la
lucerna? Cerco un uomo, rispose e se ne and a casa in fretta.
Se quello scocciatore ci pens su, cap di certo di non essere sembrato un
uomo al vecchio, perch aveva preso in giro, in un momento inopportuno, chi
aveva da fare.

EPILOGO. Ancora il poeta
Avrei ancora molto da scrivere, ma lo evito deliberatamente, anzitutto per non
sembrarti troppo importuno, assillato come sei da molti e svariati incarichi,
e poi perch, se mai qualcuno volesse tentare lo stesso genere letterario,
possa avere ancora un po' da fare; in realt il materiale  cos abbondante
che al lavoro manca l'artefice, non all'artefice il lavoro. Chiedo che tu
attribuisca alla mia concisione il premio che hai promesso: mostra che sai
mantenere la parola. La vita, ogni giorno,  pi vicina alla morte, e perci
il dono giunger a me tanto pi ridotto, quanto pi tempo sar stato consumato
dal rinvio. Se porterai presto a compimento la promessa, l'uso del dono durer
di pi: ne godr pi a lungo se comincer a goderne prima. Finch mi resta un
avanzo di vita, ormai in declino, c' possibilit di soccorrermi: una volta
che sar debilitato dalla vecchiaia, invano la tua bont cercher di aiutarmi,
perch ormai il beneficio cesser di essermi utile e la morte vicina esiger
il tributo. Giudico stolto rivolgerti preghiere, incline come sei
spontaneamente alla misericordia. Spesso il reo confesso ottiene il perdono:
non  pi giusto darlo all'innocente?  questo il tuo ufficio; prima fu di
altri, poi con simile avvicendamento verr la volta di altri ancora. Decidi
come richiedono coscienza e lealt, e proteggimi autorevolmente col tuo
giudizio. Il mio cuore si lascia trasportare oltre il limite che si era
proposto, ma difficilmente si trattiene l'animo che, consapevole della propria
sincera onest,  oppresso dalle ingiurie di persone malvagie. Chi sono, mi
chiederai; si scopriranno col tempo. Io, per parte mia, finch sar lucido di
mente, ricorder bene la massima che ho letto una volta, quando ero bambino: 
sacrilegio per un plebeo protestare apertamente.

LIBRO IV

PROLOGO. Il poeta a Particolone
Avevo stabilito di porre termine alla mia opera perch anche altri potessero
avere materiale sufficiente, ma in cuor mio ripudiai questa decisione. Se c'
qualcuno infatti che aspira a una tale gloria, come riuscir a indovinare che
cosa mai ho omesso, cos da desiderare di tramandare ai posteri proprio ci
che io ho tralasciato? Ogni scrittore ha la propria capacit creativa e il
proprio colorito stilistico. Perci non per leggerezza, ma a ragion veduta ho
ripreso a scrivere. E cos, Particolone, dato che ti piacciono le mie favole
(che definisco esopiche, non di Esopo, poich lui ne ha presentate poche,
mentre io ne offro di pi, sfruttando un genere antico, ma soggetti nuovi),
potrai leggere, quando avrai tempo, questo quarto libretto. Se i maligni
vorranno criticarlo, lo critichino, purch non riescano a imitarlo. Mi fa
onore che tu e altri come te trascriviate le mie parole nelle vostre carte e
mi stimiate degno di essere ricordato a lungo. Non desidero affatto il plauso
della gente incolta.

1  L'asino e i Galli
Chi  nato disgraziato, non solo trascorre una vita grama, ma anche dopo la
morte lo perseguita il suo destino crudele e sventurato.
I Galli di Cibele erano soliti portare in giro per la questua un asino
stracarico di bagagli. Quando questi mor di fatica e di botte, lo scuoiarono
e con la sua pelle si fecero dei tamburi. Dopo un po' di tempo un tale chiese
loro cosa mai avessero fatto del loro tesoruccio, ed essi risposero in questo
modo: Pensava di starsene in pace dopo la morte, ma ecco che da morto 
caricato di altre botte.

2  Il poeta
Ti sembra un gioco, e davvero io scherzo con penna leggera, ora che non ho
nulla di pi impegnativo. Ma guarda attentamente dentro a queste poesiole:
quanta utilit vi scoprirai sotto! Le cose non sono sempre come sembrano;
l'aspetto esteriore inganna molti: pochissimi capiscono quello che il poeta ha
accuratamente riposto nel buio di un angolino. Perch non si ritenga che ho
parlato a casaccio, aggiunger la favoletta della donnola e dei topi.
Una donnola, sfinita dagli anni e dalla vecchiaia, non essendo pi in grado di
acchiappare i topi in corsa, si avvoltol nella farina e si butt per terra in
un cantuccio oscuro, facendo finta di niente. Un topo, credendola roba da
mangiare, le salt addosso, ma fu acciuffato e incontr morte violenta. Un
secondo fin nella stessa maniera e poi per anche un terzo. Alla fine ne
giunse uno tutto raggrinzito da una barcata d'anni, uno che era riuscito a
sfuggire molte volte a lacci e trappole; e scorgendo da lontano l'insidia
della furba nemica, disse: Salute a te che stai l quatta quatta, se  vero
che sei farina!.

3  La volpe e l'uva
Spinta dalla fame, la volpe cercava di prendere l'uva da un'alta vite,
saltando con tutte le sue forze, ma non riusc a toccarla; allora andandosene
disse: Non  ancora matura; non voglio coglierla acerba.
Chi sminuisce a parole quello che non  in grado di fare, dovr riferire a se
stesso questo esempio.

4  Il cavallo e il cinghiale
Il cinghiale, sguazzando, intorbid la pozza in cui il cavallo era solito
togliersi la sete. Ne nacque una lite. Il destriero, infuriato con quella
bestiaccia, chiese aiuto all'uomo e prendendolo in groppa, ritorn dal suo
nemico. Il cavaliere scagli delle frecce contro il cinghiale, e, dopo averlo
ucciso, si racconta che abbia parlato cos: Sono contento di averti portato
aiuto come mi avevi pregato, perch ho catturato una preda e ho scoperto
quanto sei utile. E quindi lo costrinse a sopportare suo malgrado il morso.
Allora quello, desolato, disse: Pazzo che sono; cercavo di vendicarmi di una
inezia e ho trovato la schiavit.
Questa favola consiglier gli iracondi di lasciarsi danneggiare senza reagire,
piuttosto che darsi in bala di un altro.

5  Il poeta
Spesso c' pi saggezza in una sola persona che in tutta una folla: lo far
sapere ai posteri con questo breve racconto.
Un uomo, alla sua morte, lasci tre figlie: una bella e sempre a caccia
d'uomini con le sue occhiate; la seconda invece frugale donna di campagna,
dedita a filare la lana; la terza amante del vino e bruttissima. Il vecchio
aveva nominato erede la loro madre, a condizione che distribuisse in parti
uguali alle tre figlie tutto il suo patrimonio, ma nel modo seguente: che esse
non abbiano n la propriet n l'usufrutto dei beni assegnati; e poi: non
appena cessino di avere i beni ricevuti, versino alla madre centomila sesterzi
ciascuna. Ad Atene se ne fa un gran parlare. La madre, sollecita, consulta i
legali; nessuno riesce a spiegare come sia possibile che le figlie non abbiano
il possesso di quello che sarebbe stato dato loro e non possano percepirne
l'usufrutto; e poi in quale modo riescano a versare il denaro, non avendo
ricevuto nulla. Dopo che si sprec un bel po' di tempo senza che si potesse
cogliere il senso del testamento, la madre, lasciate da parte le questioni di
diritto, fece appello alla sua coscienza. Assegna all'adescatrice le vesti,
gli oggetti femminili, la vasca da bagno d'argento, gli eunuchi, gli schiavi
depilati; alla filatrice le terre, le greggi, la fattoria, i braccianti, i
buoi, le bestie da soma e gli attrezzi agricoli; alla beona la cantina piena
di orci di vino invecchiato, la casa elegante e i giardini incantevoli. Quando
stava per dare a ogni figlia i lotti cos destinati, e la gente, che le
conosceva, approvava questa divisione, Esopo, tutto a un tratto, si lev tra
la folla e disse: Oh! se il padre sepolto avesse ancora la facolt di sentire,
come gli peserebbe che gli Ateniesi non siano stati in grado di interpretare
la sua volont!. Alla richiesta di spiegazioni li liber tutti dall'errore: La
casa, con i mobili e i bei giardini e il vino vecchio dateli a chi si occupa
di filare e della campagna; stoffe, gioielli, servi e il resto di questo lotto
assegnateli a chi conduce una vita di bagordi; terre, stalla, greggi e pastori
dateli alla adescatrice. Nessuna di loro potr sopportare a lungo di tenersi
cose cos estranee alla sua indole. La brutta vender gli ornamenti per
acquistare vino; l'adescatrice svender le terre per acquistare oggetti di
abbigliamento, e quella a cui piace il bestiame e si dedica alla filatura dar
via per qualsiasi somma la casa lussuosa. Cos nessuna di loro posseder
quello che le sar stato dato e ciascuna verser alla madre la somma
prescritta, prendendola dal ricavato dei beni che avr venduto.
Cos quello che era sfuggito a molti per incapacit di riflettere, lo scopr
la perspicacia di un sol uomo.

6  La battaglia dei topi e delle donnole
Vinti dall'esercito delle donnole, i topi - la loro storia si dipinge anche
nelle osterie - ripiegando in fuga, si accalcarono trepidanti intorno agli
stretti ingressi delle tane, ma alla fine, sia pure a stento, riuscirono a
entrarvi e a sfuggire alla morte. I loro condottieri invece, che si erano
legati alla testa le corna, per avere in guerra un segno visibile da fare
seguire ai soldati, si incastrarono all'entrata e furono catturati dai nemici;
il vincitore li sacrific con gli avidi denti e li sprofond nel tartareo
speco del suo ventre capace.
Se un evento funesto grava su tutto un popolo  in pericolo la grandezza dei
capi; la plebe minuta riesce a nascondersi, trovando facilmente scampo.

7  Fedro
Tu che arricciando il naso, stronchi i miei scritti e disdegni di leggere
questo genere scherzoso, sopporta con un po' di pazienza questo libretto,
finch io non spiani il cipiglio severo della tua fronte e non si presenti in
scena Esopo su nuovi coturni:
Oh, se mai sulle giogaie del Pelio boscoso non si fosse abbattuto il pino
tessalico sotto il colpo della bipenne, n mai Argo, per affrontare il viaggio
temerario verso morte sicura, avesse costruito, con l'ausilio di Pallade, la
nave che per prima apr i golfi del Mare Inospitale, a rovina dei Greci e dei
barbari! Piange ora infatti la dimora del superbo Eeta e il regno di Pelia
giace in rovina per il crimine di Medea; ella, occultando il suo crudele
ingegno in vari modi, l si spian la via della fuga con le membra del
fratello, qui con il massacro del padre macchi delle Peliadi le mani.
Che te ne pare? Anche questo, dici,  assurdo e falso; perch molto tempo
prima Minosse dom i flutti egei con la sua flotta e vendic con giusta
punizione la violenza. Cosa posso dunque fare per te, Catone dei lettori, se
non ti piacciono n le favole n le tragedie? Finiscila di essere seccante con
i letterati, perch non ti diano una seccatura maggiore.
Questo  detto per certi stolti, che fanno gli schizzinosi e criticano anche
il cielo, pur di sembrare sapienti.

8  La serpe dal fabbro ferraio
Chi tenta di azzannare con denti crudeli uno che sa mordere ancora di pi, si
senta ritratto in questo apologo.
Una vipera entr nell'officina di un fabbro. Mentre tastava se ci fosse
qualcosa da mangiare, morsic una lima. Questa, dura, di rimando: Sciocca,
perch cerchi di ferire con i tuoi denti proprio me, che sono abituata a
rodere il ferro?.

9  La volpe e il caprone
L'uomo astuto, non appena incappa in un pericolo, cerca di trovare scampo a
spese altrui.
La volpe era sbadatamente caduta in un pozzo e vi era tenuta prigioniera,
perch la sponda era piuttosto alta. Capit nello stesso posto un caprone
assetato e subito le chiese se l'acqua fosse dolce e abbondante. Quella,
macchinando un inganno: Scendi gi, amico; la bont dell'acqua  tale che non
riesco a saziarmene dal piacere. E quel gran barbuto si cacci dentro. Allora
la volpacchiotta si punt sulle alte corna e usc dal pozzo, lasciando il
caprone impantanato sul fondo, senza via di uscita.

10  I vizi degli uomini
Bisacce, Giove ce ne ha messe addosso due: quella piena dei nostri vizi ce
l'ha posta dietro le spalle, quella pesante dei vizi altrui ce l'ha appesa
davanti, sul petto.
Per questo motivo non possiamo vedere i nostri difetti, ma non appena gli
altri sbagliano, diventiamo censori.

11  Il ladro e la lucerna
Un ladro accese la sua lucerna all'altare di Giove e a questa luce ne
saccheggi il tempio. Mentre si allontanava sotto il peso del sacrilegio, a un
tratto la santa Religione pronunci queste parole: Anche se quei doni erano di
persone cattive, e a me odiosi, tanto da non essere dispiaciuta se ne sono
derubata, tuttavia, scellerato, pagherai la colpa con la vita, quando verr il
giorno fissato per la punizione. Ma perch il nostro fuoco, con cui il
sentimento religioso onora gli di venerandi, non offra luce al crimine, vieto
che si faccia uso comune della stessa luce. Per questo oggi non  lecito
accendere n la lucerna alla fiamma degli di, n dalla lucerna il fuoco
sacro.
Quante cose utili contenga questo apologo non potr spiegarlo nessun altro se
non chi l'ha inventato. Significa anzitutto che spesso scopri che ti sono
molto nemici proprio quelli che tu stesso hai allevato; in secondo luogo
dimostra che i delitti sono puniti non da un accesso d'ira degli di, ma al
tempo stabilito dal fato; infine interdice a chi  buono di mettere in comune
ogni cosa con il malvagio.

12  Le ricchezze sono deleterie
Delle ricchezze l'uomo di valore non pu sopportare nemmeno la vista, e ben a
ragione, perch il forziere pieno di tesori impedisce la vera gloria.
Ercole, accolto in cielo per la sua virt, salut a uno a uno tutti gli di
che gli facevano festa, ma quando sopraggiunse Pluto, che  figlio della
Fortuna, egli volse altrove gli occhi. Suo padre gliene chiese il motivo. Lo
detesto, disse, perch  amico dei furfanti e nello stesso tempo corrompe
tutto con l'esca del guadagno.

13  Due uomini, uno bugiardo, l'altro sincero e le scimmie
Non c' nulla di pi utile all'uomo che dire la verit: questa massima
dovrebbe essere certamente approvata da tutti, ma la sincerit di solito va
dritta alla propria rovina.
Due uomini, uno bugiardo, l'altro sincero, viaggiavano insieme. Camminando
giunsero nel paese delle scimmie. Una scimmia del branco, non appena li vide -
si trattava di uno scimmione che si era fatto loro capo - ordin di arrestarli
e di interrogarli per sapere che cosa quegli uomini avessero detto di lui; e
ordin che tutte le scimmie a lui simili gli si schierassero davanti, in lunga
fila, a destra e a sinistra, e che di fronte gli fosse preparato un trono;
fece stare tutti schierati davanti a lui proprio come una volta aveva visto
fare all'imperatore. Poi ordin che i due uomini fossero portati al centro. Il
capo delle scimmie domand: Io, chi sono?. Il bugiardo disse: Tu sei
l'imperatore. E di nuovo interrog: E questi che vedete in piedi davanti a me,
chi sono?. Sempre il bugiardo rispose: Questi sono i tuoi compagni,
primicerii, comandanti di campo, e via di seguito con le funzioni militari. E
per questa risposta menzognera il capo, che era stato cos lodato con la sua
banda, ordin che quell'uomo fosse premiato, perch aveva fatto ricorso
all'adulazione e li aveva ingannati tutti. Frattanto l'uomo sincero diceva tra
s e s: Se costui, che  un bugiardo e mente su tutto,  stato trattato e
premiato cos, che cosa ricever io, se dir la verit?. Stava riflettendo tra
s su queste cose, quando il capo scimmia, che voleva essere chiamato
imperatore, gli domand: Dimmi, tu: chi sono io e costoro che vedi davanti a
me?. Ma l'uomo, che amava la verit e era abituato a dire sempre il vero,
rispose: Tu sei una scimmia, e tutti questi sono scimmie come te.
Immediatamente si ordina di farlo a pezzi con i denti e con le unghie, perch
aveva detto la verit.

14  Il regno del leone
Quando il leone si autonomin re degli animali, volle conseguire fama di
giusto; abbandon le vecchie abitudini, e, accontentandosi di poco cibo,
amministrava tra loro la sacra giustizia con lealt integerrima. Ma poi il suo
pentimento cominci a vacillare.
Non potendo cambiare natura, cominci a prendere da parte gli animali, a uno a
uno, per attirarli in un tranello. E diceva loro che gli puzzava la bocca. Sia
che l'animale rispondesse  vero, sia che rispondesse  falso, lui lo sbranava
per saziarsi. E cos fece con molti. Alla fine chiese alla scimmia se la sua
bocca puzzava; e lei rispose che al contrario profumava di cinnamomo e quasi
come gli altari degli di. Allora il leone si vergogn di fare violenza a chi
lo lodava cos. Cercando un nuovo inganno, si finse malato. Subito i medici
cercano... gli tastano le vene; dal polso non si poteva arguire alcunch. Gli
prescrivono di prendere un qualche cibo che lo calmi e gli tolga la nausea,
dato che ai re tutto  permesso. Non conosco, disse il leone la carne di
scimmia. Vorrei proprio questa; non so che sapore abbia. Come il leone ebbe
parlato, la scimmia, cos abile nel parlare, fu subito afferrata, per essere
imbandita al re secondo gli ordini e fu subito sbranata da lui.

15  Prometeo


Prometeo ha plasmato la lingua della donna secondo il modello del membro
virile. Da qui l'affinit oscena.

16  Lo stesso
Un altro domand quale causa avesse originato le lesbiche e i maschi
effeminati. Il vecchio spieg:
Fu ancora Prometeo, il creatore di noi, gente d'argilla, quella che non appena
si scontra con la sorte, va in pezzi. Le parti del sesso, che il pudore
nasconde sotto una veste, Prometeo le aveva plasmate separatamente,
lavorandoci un giorno intero, per poterle poi adattare ai loro corpi, quando,
all'improvviso, fu invitato a cena da Libero. L, innaffi abbondantemente le
sue vene di nettare e poi torn tardi a casa con passo vacillante. A questo
punto, con la mente assonnata e sviato dall'ebbrezza, applic le parti
sessuali femminili al genere maschile e i membri maschili li applic alle
femmine. E cos ora il piacere ne trae un godimento distorto.

17  Le capre barbute
Le capre avevano ottenuto da Giove la barba, i caproni allora si indignarono,
deplorando che le femmine avessero raggiunto una dignit pari alla loro.
Lasciate che godano di una gloria vana, disse Giove, e che si approprino delle
insegne del vostro grado, purch non vi siano alla pari in fortezza.
Questo apologo esorta a tollerare che ti sia simile nell'abito chi ti  da
meno in valore.

18  I casi degli uomini
Un tale si lamentava della sua sorte; allora Esopo, per consolarlo, invent
questa storia.
Una nave era sballottata da una furiosa tempesta; fra i passeggeri lacrime,
terrore di morire; all'improvviso, il tempo cambia e si rasserena; la nave,
ormai sicura, si mette a navigare sospinta da venti favorevoli; i marinai si
lasciano trasportare da esultanza sfrenata. Allora il timoniere, reso saggio
dai pericoli, disse: Bisogna gioire con misura e piangere con moderazione;
tutta la vita  un miscuglio di gioia e dolore.

19  I cani inviarono ambasciatori a Giove
I cani, una volta, inviarono ambasciatori a Giove con la preghiera di avere
una vita migliore e di essere sottratti ai maltrattamenti degli uomini, che
davano loro pane impastato di crusca, e cos essi dovevano soddisfare la fame,
grandissima, con le sozzure pi schifose. Gli ambasciatori partirono a passo
veloce. Mentre rovistavano tra lo sterco fiutando in cerca di cibo, furono
convocati in udienza, ma non risposero. Alla fine Mercurio, sia pure a stento,
li trov e li condusse con s tutti turbati. Quando essi videro il sembiante
del grande Giove, per la paura cacarono, ve lo assicuro, in tutta la reggia;
ne uscirono fuori cacciati a bastonate. Il grande Giove viet che fossero
congedati. I cani, meravigliati che i loro ambasciatori non facessero ritorno,
pensando che avessero commesso qualcosa di vergognoso, dopo un po' di tempo
disposero che ne fossero nominati altri. Voci resero noto quel che avevano
combinato gli ambasciatori precedenti. Temendo che capitasse di nuovo una cosa
simile, riempiono, anzi inzeppano di profumo l'ano dei cani. Danno loro le
istruzioni e subito li fanno partire. Arrivano. Chiedono udienza e subito la
ottengono. Poi l'altissimo padre degli di si assise e scosse il fulmine:
tutto prese a tremare. I cani, per il fragore propagatosi all'improvviso,
cacano d'un tratto profumo misto a merda. Tutti gridano che bisogna vendicare
l'offesa. Prima di punirli, Giove parl cos: Non  da re non congedare gli
ambasciatori, e non  difficile imporre pene alla colpa; voi tuttavia
riceverete questa ricompensa, secondo il seguente verdetto: non vieto che li
si congedi, ma voglio che siano tormentati dalla fame, perch possano
trattenere il loro ventre. Quanto a quelli che hanno inviato voi tanto
incontinenti, non si libereranno mai dai maltrattamenti dell'uomo. Ecco perch
i loro discendenti aspettano ancora gli ambasciatori e chi vede arrivare un
nuovo cane, gli annusa il culo.

20  La serpe. Misericordia dannosa
Chi porta aiuto ai cattivi, pi tardi se ne duole.
Un tale raccolse una serpe intirizzita dal freddo e se la scald in seno,
misericordioso a suo danno, perch la serpe, quando si riprese, uccise subito
quell'uomo. Un'altra serpe le chiese il motivo della sua mala azione e lei
rispose: Perch nessuno impari a fare del bene ai perfidi.

21  La volpe e il drago
Una volpe, nello scavarsi la tana, mentre tirava via la terra e spingeva
sempre pi nel profondo vari cunicoli, arriv nel recesso pi interno della
spelonca di un drago, che custodiva tesori nascosti. Non appena lo scorse: Ti
prego anzitutto di perdonare la mia sbadataggine; poi, se ben capisci quanto
l'oro non si addica alla mia vita, rispondimi gentilmente: quale frutto ricavi
da questo lavoro, ovvero quale ricompensa  tanto grande da privarti del sonno
e farti trascorrere la vita nelle tenebre? Proprio nessuna, disse, ma questo
compito mi  stato assegnato dal sommo Giove. Allora non prendi nulla per te e
non dai nulla a nessuno? Cos piace al fato. Non adirarti se ti parlo
francamente:  nato in odio agli di chi  simile a te.
Destinato ad andare l dove andarono le generazioni precedenti, perch, con la
mente ottenebrata, tormenti il tuo animo infelice? Dico a te, avaro, gioia del
tuo erede, a te che defraudi dell'incenso gli di e te stesso del cibo, che
odi corrucciato il suono melodioso della cetra, che ti tormenti alla musica
lieta del flauto, a te, cui i prezzi degli alimenti cavano fuori un gemito, a
te che, pur di aggiungere qualche centesimo al mucchio del tuo patrimonio,
stanchi la pazienza del cielo con i tuoi gretti spergiuri, a te che tagli
drasticamente ogni spesa del tuo funerale, perch Libitina non ricavi un po'
di guadagno dai tuoi beni.

22  Fedro
Anche se lo dissimula, io capisco bene quale giudizio pensi di formulare ora
l'invidia. Tutto quello che riterr essere degno di memoria, dir che  di
Esopo; se qualcosa le piacer meno, scommetter qualunque somma che  mia
creazione. La voglio confutare fin d'ora con la mia risposta: questo tipo
d'opera, sciocco o degno di lode che sia, l'ha inventato lui, la mia mano l'ha
perfezionato. Ma portiamo a termine la nostra impresa secondo l'ordine
progettato.

23  Simonide
Il sapiente ha sempre in se stesso le sue ricchezze.
Simonide, che scrisse liriche straordinarie, per sopportare pi facilmente la
sua povert, si mise a girare per le famose citt dell'Asia, cantando, dietro
compenso, le lodi dei vincitori. Divenuto ricco con questo tipo di guadagno,
volle ritornare in patria viaggiando per mare; era nato infatti, come dicono,
nell'isola di Ceo. Si imbarc su una nave, che, essendo vecchia, si sfasci in
mare aperto per una terribile tempesta. Ecco alcuni raccattare le borse, altri
gli oggetti preziosi, come mezzo per mantenersi in vita. Un tale, alquanto
incuriosito, gli chiese: E tu, Simonide, non prendi niente delle tue
ricchezze? I miei beni, rispose, li ho tutti con me. Pochi scamparono a nuoto,
i pi perirono, appesantiti dal carico. Sono l pronti i briganti, rapinano
quello che ciascuno aveva portato in salvo, li lasciano nudi. C'era vicino
l'antica citt di Clazomene, dove i naufraghi si diressero. Qui, dedito allo
studio delle lettere, viveva un tale che aveva letto spesso i versi di
Simonide e ne era grandissimo ammiratore, pur da lontano; riconosciutolo
proprio dal modo di parlare, lo volle assolutamente accogliere a casa sua; lo
riforn di vesti, di denaro, di servi. Intanto gli altri naufraghi andavano in
giro con il loro quadretto, mendicando da mangiare. Simonide, quando per caso
se li vide davanti, esclam: Vi avevo detto che tutti i miei beni li avevo con
me; quello che voi avete arraffato in fretta e furia,  andato in malora.

24  La montagna partoriente
La montagna stava partorendo; lanciava grida immani e sulla terra c'era una
grandissima attesa. Ma quella partor un topo. Questo  scritto per te, che
prometti grandi cose, ma non cavi fuori nulla.

25  La formica e la mosca
La favoletta esorta a non fare nulla che non sia utile.
La formica e la mosca disputavano con accanimento chi di loro due valesse di
pi. La mosca cominci per prima cos: Puoi tu paragonare la tua gloria alla
mia? Mi soffermo tra gli altari, vado girando per tutti i templi; quando si
fanno sacrifici, assaggio per prima le viscere offerte agli di. Sto posata
sulla testa del re quando mi pare e assaporo i casti baci delle matrone. Non
lavoro affatto e godo delle cose migliori. Quale privilegio simile a questi ti
capita mai, rozza villana? Certo vivere con gli di  motivo di vanto, ma per
chi  invitato, non per chi  inviso. Frequenti gli altari? S, ma sei
cacciata non appena vi giungi. Parli dei re e dei baci delle matrone? Arrivi
al punto di vantarti di una cosa che il pudore dovrebbe nascondere. Non lavori
affatto? Per questo, quando hai bisogno, non hai nulla. Io, quando ammucchio
con zelo il grano per l'inverno, ti vedo lungo i muri nutrirti di sterco. In
estate mi provochi, quando  inverno, taci. Quando il freddo ti rattrappisce e
ti costringe a morire, io sono accolta, sana e salva, da una casa ben fornita.
Ora basta. Senza dubbio ho rintuzzato la tua boria.
La favoletta distingue due tipi di uomini: quelli che si bardano di falsi
meriti e quelli il cui valore rivela un motivo fondato di gloria.

26  Il poeta
Quanto valessero per gli uomini le opere letterarie, gi l'ho detto; quanto
onore abbiano ad esse accordato gli di, lo tramander ora alla memoria dei
posteri.
Simonide, quello stesso di cui ho riferito, fu ingaggiato a un prezzo
convenuto per scrivere un carme di lode in onore di un pugile vittorioso. Si
ritir quindi in un luogo appartato. Poich l'esiguit del soggetto frenava
l'impeto della sua vena, si valse dell'usuale licenza accordata ai poeti e
inser nella poesia gli astri gemelli, figli di Leda, citandoli come
autorevole esempio di una gloria simile. L'opera piacque, ma Simonide
ricevette solo la terza parte del compenso. Quando chiese il saldo, il pugile
rispose: Te lo pagheranno quelli cui appartengono i due terzi del carme. Ma
perch non si creda che sei stato congedato in cattivi termini, promettimi di
venire a cena; oggi voglio invitare i miei parenti e per me tu sei nel loro
numero. Sebbene defraudato e risentito del torto, per non perdere il favore se
avesse rifiutato, glielo promise. Ritorn all'ora stabilita, prese posto a
tavola. Il banchetto era uno splendore gioioso di coppe, la casa
magnificamente ornata risonava festosa, quando all'improvviso due giovani,
coperti di polvere, il corpo grondante di sudore, di aspetto sovrumano,
ordinano a uno schiavo di far venire da loro Simonide; era tutto suo interesse
non perdere tempo. Molto turbato, lo schiavo fa uscire Simonide. Aveva appena
messo il piede fuori dal triclinio che immediatamente la volta croll
schiacciando gli altri; quanto ai giovani, non se ne trov traccia alla porta.
Quando si divulg come si erano svolti i fatti per filo e per segno, tutti
capirono che i due numi in persona avevano dato al poeta, come pagamento, la
vita.

EPILOGO. Il poeta a Particolone
Mi restano ancora molte favole che potrei raccontare e ricca e sovrabbondante
 la variet dei soggetti; ma le facezie, se in giusta quantit, sono gradite,
se eccessive, danno fastidio. Perci, Particolone, uomo integerrimo, nome che
sopravviver attraverso i miei scritti finch saranno apprezzate le lettere
latine, approva, se non il mio ingegno, almeno la mia concisione, che deve
essere lodata tanto pi a ragione quanto pi noiosi sanno essere i poeti.

LIBRO V

PROLOGO. Ancora il poeta

A Esopo gi da tempo ho restituito tutto quello che gli dovevo; se ora
inserir il suo nome in qualche parte, sappi che  per ragioni di prestigio,
come fanno certi artisti dei nostri giorni che riescono a ottenere un prezzo
maggiore per le loro opere moderne, se scrivono Prassitele sui loro marmi,
Mirone sull'argento cesellato, Zeusi sui quadri. L'invidia mordace accorda
maggiore favore all'antichit fasulla che ai prodotti attuali, per quanto
buoni. Ma ormai mi sento sospinto a raccontare una favoletta che ne  un
esempio calzante.

1  Il re Demetrio e il poeta Menandro
Demetrio, che fu soprannominato Falereo, occup Atene, sottoponendola a un
dominio tirannico. Come  usanza della gente, tutti si precipitano da ogni
parte, a gara, gridando: Viva!. Gli stessi notabili baciano quella mano da cui
sono oppressi, deplorando in cuor loro il triste cambiamento della sorte.
Anzi, persino i cittadini disimpegnati e dediti a vita privata, per ultimi, si
trascinano fin l, perch la loro assenza non li danneggi; tra questi c'era
Menandro, famoso per le sue commedie, che Demetrio aveva lette e aveva
ammirato il talento di quell'uomo, senza per conoscerlo personalmente.
Menandro dunque giungeva con passo femmineo e languido, impregnato di profumo
e con una veste fluente. Quando il tiranno lo scorse in fondo alla fila
domand: Chi  mai quell'invertito che osa venire al mio cospetto?. Chi gli
era vicino rispose:  Menandro, lo scrittore. Cambiando immediatamente tono,
disse: Non ci pu essere uomo pi bello.

2  I viandanti e il brigante
Due soldati si imbatterono in un brigante; uno se la diede a gambe, l'altro
invece oppose resistenza e si salv con la forza del suo braccio. Una volta
che il brigante fu ucciso, accorre il compagno pauroso, impugna la spada, poi,
gettato indietro il mantello, dice: A me costui! gli far vedere io chi ha
osato attaccare. Allora quello che si era battuto sino in fondo: Vorrei che tu
mi avessi aiutato poco fa almeno con queste parole; mi sarei sentito pi
risoluto, credendole vere. Ora riponi la spada e la lingua ugualmente inutile.
Anche se puoi ingannare gli altri che non ti conoscono, io, che ho
sperimentato come fai presto a scappare, so quanto non bisogna credere al tuo
valore.
Questo racconto deve essere applicato a chi  coraggioso quando tutto va bene,
e gambalesta nel pericolo.

3  Il calvo e la mosca
Una mosca punse la testa pelata di un calvo che, cercando di schiacciarla, si
diede una bella pacca. Allora quella, schernendolo: Hai voluto vendicarti
della puntura di un minuscolo insetto alato, uccidendolo; cosa farai a te
stesso, che al danno hai aggiunto le beffe?. Rispose: Con me mi riconcilio
facilmente, perch so di non avere avuto l'intenzione di farmi del male. Ma,
quanto a te, animale maligno di una razza spregevole, che godi di bere sangue
umano, ti vorrei proprio ammazzare a prezzo di un danno anche maggiore.
Questo apologo insegna che si deve perdonare chi sbaglia senza volerlo. Chi
invece nuoce di proposito, quello lo giudico sommamente degno di castigo.

4  L'orzo dell'asino e del porcello
Un tale aveva sacrificato un verro al divino Ercole, cui lo doveva in voto per
averlo salvato; poi ordin che si desse l'orzo avanzato al suo asinello. Ma
lui lo rifiut e parl cos: Con vero piacere gradirei questo cibo, se chi se
ne  nutrito non fosse stato sgozzato.
Dissuaso dalle riflessioni suggerite da questa favola, ho sempre evitato
guadagni pericolosi. Ma dirai: Chi ha fatto man bassa di ricchezze, ora se le
tiene. Su, contiamo quanti, colti in fallo, sono finiti in rovina: troverai
che il numero dei puniti  maggiore. La temerit per pochi risulta un
vantaggio, per molti un male.

5  Il buffone e il contadino
Gli uomini di solito prendono delle cantonate per la loro stolta parzialit,
e, perseverando nel loro erroneo giudizio, sono poi costretti a pentirsene
dinanzi all'evidenza.
Un ricco signore, che voleva allestire uno spettacolo pubblico, mise in palio
dei premi e invit tutti perch ciascuno mostrasse le novit del suo
repertorio. Si presentarono alla gara, per farsi onore, diversi artisti; tra
questi un buffone, noto per i suoi scherzi spiritosi, disse di avere un tipo
di spettacolo che non era stato mai portato in teatro. La voce si sparge e
mette in fermento la citt. I posti, poco prima vuoti, non bastano pi per la
ressa. Dopo che il buffone si ferm ritto sulla scena, da solo, senza
attrezzature, senza nessun assistente, l'attesa stessa produsse un gran
silenzio. Quello a un tratto cacci la testa nelle pieghe del mantello e con
la sua voce imit il verso del maiale, tanto che la gente sosteneva che ne
tenesse uno vero sotto il mantello e voleva che lo scuotesse. Cos fu fatto e
non si trov nulla. Allora lo colmano di molti doni e lo subissano di applausi
a non finire. Vide questa scena un contadino: Perdio, costui non mi vincer!,
disse e subito dichiar che il giorno dopo lui avrebbe fatto lo stesso numero
e meglio. La calca si fa sempre maggiore. Ormai la partigianeria si 
impadronita degli animi e la gente siede con il proposito di deridere, non di
guardare. Entrambi si presentano sulla scena. Il buffone grugnisce ben bene
per primo e riscuote applausi e suscita acclamazioni. Poi il contadino,
facendo mostra di coprire sotto i suoi abiti un porcellino (e lo faceva
davvero, ma sfuggendo ai sospetti, perch non si era trovato nulla nella prova
precedente), tir con forza un orecchio al maialino vero che teneva nascosto,
e gli cav fuori per il dolore il verso naturale. La folla, vociando, sostiene
che il buffone aveva fatto un'imitazione molto migliore e esige che il
contadino sia cacciato via. Ma quello estrae dalle pieghe del mantello il
porcellino in carne e ossa, e dimostrando con l'evidenza della prova il loro
errore marchiano, dice: Ecco, questo rende manifesto che razza di giudici
siete!.

6  Il calvo e un altro senza capelli
Un calvo trov per caso un pettine in un trivio. Gli si accost un altro
ugualmente senza capelli. Ehi!, disse. Qualunque sia il guadagno, facciamo a
met!. Quello mostr il bottino e al tempo stesso aggiunse: La volont degli
di ci  stata favorevole; ma per un avverso destino abbiamo trovato, come si
suole dire, carbone anzich un tesoro.
Questo lamento si addice a chi  stato deluso dalla speranza.

7  Il flautista presuntuoso
Quando un vanesio, accecato dal fragile favore popolare, perviene a una
eccessiva stima di se stesso,  messo facilmente in ridicolo per la sua stolta
vacuit.
Principe era un flautista piuttosto noto, che soleva prestare a Batillo il
proprio accompagnamento sulla scena. Durante gli spettacoli (non ricordo bene
quali), cadde pesantemente per colpa di una macchina teatrale, alzata con
precipitazione quando lui meno se lo aspettava. Si frattur la tibia sinistra,
mentre avrebbe preferito rovinarsi le due tibie destre. Sollevato a braccia,
fu riportato a casa sua tutto gemente. Passarono alquanti mesi, finch grazie
alle cure si rimise in sesto. Come  uso degli spettatori, si prese a sentire
la mancanza di quel tipo piacevole, che suonando il flauto era solito
stimolare l'energia del ballerino. Un signore aveva intenzione di allestire
uno spettacolo, e poich Principe aveva ripreso a camminare, con preghiere e
con denaro lo indusse a presentarsi in pubblico nel giorno stesso dello
spettacolo. Quando arriva questo giorno, in teatro corre un mormorio di voci
sul flautista. Chi lo dice morto, chi pronto a presentarsi da un momento
all'altro al pubblico. Calato il sipario, scatenati i tuoni, gli di parlarono
alla solita maniera. Poi il coro inton un canto ignoto a lui appena reduce
sulle scene, le cui parole erano: Rallegrati, Roma; sei al sicuro perch sano
e salvo  il tuo principe. Ci si alz ad applaudire. Il flautista getta baci:
pensa che i suoi ammiratori si congratulino con lui. Il ceto equestre capisce
l'equivoco e con crasse risate vuole che il canto sia ripetuto. Ed  bissato.
Sul palcoscenico il mio uomo si prosterna tutto. I cavalieri applaudono,
facendosi gioco di lui. La gente crede che voglia la corona. Ma quando in ogni
settore del teatro la cosa divenne chiara, Principe, con la gamba fasciata da
una benda nivea, con una tunica nivea, nivee anche le scarpe, tronfio per le
onoranze rese invece alla casa imperiale, fu cacciato fuori da tutti a
capofitto.

8  Il Tempo
In corsa alata, sospeso sul filo del rasoio, calvo, ma con un ciuffo in
fronte, il corpo nudo (se sei riuscito a afferrarlo, ne sei padrone; una volta
che ti sia sfuggito, manco Giove riuscirebbe a riacchiapparlo), indica che per
ogni cosa il momento opportuno  breve.
Gli antichi rappresentarono cos l'immagine del Tempo, perch il pigro indugio
non impedisse la realizzazione dei progetti.

9  Il toro e il vitello
Un toro stava lottando con le sue corna in una stretto passaggio, perch solo
a stento poteva entrare nella stalla; un vitello gli mostr come dovesse
piegarsi. Taci!, gli disse il toro. Lo sapevo gi prima che tu nascessi.
Chi corregge uno che ne sa di pi, faccia conto che questo  detto per lui.

10  Il cane vecchio e il cacciatore
Un cane aveva sempre accontentato il suo padrone affrontando coraggiosamente
tutti i veloci animali selvatici; ma sotto il peso degli anni, cominci a
infiacchirsi. Una volta, aizzato a battersi contro un irsuto cinghiale, lo
afferr per un orecchio, ma a causa dei denti cariati, moll la preda. Allora
il cacciatore, contrariato, sgrid il cane. A lui la vecchia bestia,
abbaiando: Non  stato il mio coraggio ad abbandonarti, ma le mie forze. Se
ora condanni quel che sono, in realt stai lodando quel che ero.
Sai bene, Fileto, perch l'ho scritto.

APPENDICE PEROTTINA

1  La scimmia e la volpe
L'avaro non d volentieri nemmeno quello che gli avanza
La scimmia chiese alla volpe un pezzo della sua coda per potersi coprire
decentemente le natiche nude; la maligna le rispose cos: Anche se mi
diventasse pi lunga, preferirei trascinarla nel fango e tra le spine
piuttosto che dividerne con te anche un pezzetto.

2  L'autore
I lettori di questo libretto
Quest'opera che la mia Musa si diverte a creare, la lodano, cos com', sia i
cattivi, sia i buoni, ma questi con sincerit, quelli dentro si rodono.

3  L'autore
Non bisogna chiedere pi del giusto
Se la natura avesse creato il genere di noi mortali come intendo io, saremmo
molto meglio dotati, perch ci avrebbe assegnato tutti i vantaggi che la
Fortuna ha dato con benevolenza ai singoli animali: la forza dell'elefante,
l'irruenza del leone, la longevit della cornacchia, la fierezza del torvo
toro, la docilit mansueta del veloce cavallo, ferma restando all'uomo
l'ingegnosit che gli  propria. Senza dubbio, su in cielo, Giove se la ride;
lui con grande saggezza ha negato all'uomo tutte queste doti, perch la nostra
audacia non gli strappasse lo scettro del mondo.
Perci, contenti del dono dell'invitto Giove, trascorriamo gli anni a noi
destinati, senza tentare pi di quanto ci permette la nostra natura mortale.

4  Mercurio e le due donne
Un'altra favola sullo stesso soggetto
Mercurio, una volta, era stato ospitato, in modo sordido e gretto, da due
donne: una di queste aveva un figlioletto in culla, l'altra esercitava con
vantaggio la prostituzione. Mercurio, per ringraziarle in modo corrispondente
ai loro servizi, quando stava per andarsene e gi varcava la soglia, disse: 
un dio che vedete; esaudir subito il desiderio che ciascuna di voi formuler.
La madre, in tono supplichevole, gli chiede di potere vedere al pi presto suo
figlio con la barba, la prostituta che la possa seguire tutto quello che lei
toccher. Vola via Mercurio, rientrano in casa le donne. Ed ecco, barbuto, il
lattante vagire. La puttana ne rise tanto forte che, come suole avvenire, il
moccio le riemp le narici. Volendosi perci soffiare il naso, lo strinse con
le dita e lo tir, via via sempre pi lungo, fino a terra, e mentre derideva
l'altra, divenne lei stessa oggetto di riso.

5  Prometeo e Inganno
Verit e menzogna
Una volta Prometeo, colui che plasm con l'argilla la nuova generazione, aveva
fatto con cura minuziosa la Verit, perch potesse rendere giustizia tra gli
uomini. Chiamato all'improvviso dal messaggero del grande Giove, affid
l'officina al fallace Inganno, che aveva assunto da poco come apprendista.
Questi, acceso dal desiderio di imitarlo, finch ebbe tempo, modell con le
sue abili mani una statua di aspetto uguale, di identica statura, e simile in
tutte le membra. Quasi tutto era stato ormai eseguito in maniera mirabile,
quando gli venne a mancare l'argilla per fare i piedi. A questo punto ritorna
il maestro. Inganno, turbato dalla paura per quanto aveva fatto, si precipit
a sedere al suo posto. Prometeo, guardando meravigliato tanto grande
somiglianza, volle che si vedesse la superiorit della propria arte. E cos
mise nella fornace le due statue insieme; una volta ben cotte, e infuso loro
l'alito vitale, la santa Verit avanz con passo modesto, mentre la figura
mutila rimase immobile sul posto. Allora l'immagine falsa, prodotto del lavoro
furtivo, fu chiamata Menzogna; e anch'io sono pienamente d'accordo con chi
dice che non ha piedi.

6  Nulla rimane a lungo nascosto
I vizi, se nascosti, talvolta giovano all'uomo, ma col passare del tempo
appare la verit.

7  L'autore
Bisogna valutare il concetto, non le parole
La storia che si racconta di Issione, fatto girare su una ruota, insegna che
la Fortuna  volubile e incostante. Sisifo spinge, con sforzo enorme, verso la
sommit di un monte, un macigno, che poi rotola gi dalla cima, rendendo
sempre vano il suo sudore: questo mito mostra che le miserie umane sono senza
fine. Con Tantalo che pur stando in mezzo al fiume, muore di sete, sono
raffigurati gli avari, intorno ai quali scorrono i beni per essere goduti, ma
essi non possono toccare nulla. Le scellerate Danaidi portano acqua con le
brocche, ma non possono riempire le botti, che sono forate; intendi che tutto
quello che concedi ai piaceri, scorre via. Lungo disteso per nove iugeri 
Tizio, che offre alla dolorosa tortura il fegato che sempre rinasce; con
questa immagine si indica che quanto maggiore  l'estensione di terreno che
uno possiede, tanto pi pesante  la sofferenza da cui  tormentato.
A bella posta gli antichi hanno avviluppato la verit, perch il saggio
capisse, andasse fuori strada l'ignorante.

8  L'autore
L'oracolo di Apollo
Cosa sia pi utile per noi, ti scongiuro, Febo, dillo tu che hai dimora a
Delfi e sul bel Parnaso. Che succede? I capelli della sacra profetessa si
rizzano, i tripodi si muovono, rimbomba nei penetrali del tempio la voce della
Religione, tremano gli allori e la luce stessa del giorno impallidisce. La
Pitonessa, colpita dalla potenza del dio, prorompe in queste parole:
Ascoltate, genti, il monito del dio di Delo: praticate la piet; date
compimento ai voti fatti agli di; difendete con le armi la patria, i
genitori, i figli, le caste spose; respingete il nemico con le spade;
soccorrete gli amici; abbiate cura degli sventurati; state dalla parte dei
buoni; opponetevi agli impostori; castigate i delitti; reprimete gli empi;
punite chi contamina il talamo con turpe adulterio; guardatevi dai malvagi;
non date assolutamente credito a nessuno. Dopo avere proferito queste parole,
cadde a terra la vergine delirante: delirante davvero, perch tutto quello che
aveva detto, lo gett al vento.

9  Esopo e lo scrittore
Il cattivo scrittore che si loda
Un tale aveva letto a Esopo i suoi scritti, robaccia, nei quali, da sciocco,
si vantava molto. Desiderando quindi sapere che cosa ne pensasse il vecchio,
gli domand: Ti pare che mi dia troppa importanza? Non  per infondata la
fiducia che ripongo nel mio talento. E quello, sfinito dal pessimo libro: Io,
disse, approvo in pieno che tu ti lodi, perch non ti capiter mai da parte di
un altro.

10  Pompeo Magno e il suo soldato
Come  difficile conoscere un uomo
Un soldato di Pompeo, di corporatura monumentale, per la sua voce acuta e per
il modo effeminato di camminare, si era acquistato indubbia fama di invertito.
Una notte, questi fece la posta alle bestie da soma del suo generale, e rub i
muli carichi di vesti, d'oro e di una grande quantit di argento. Si sparge la
voce del fatto; il soldato  accusato, lo si trascina al pretorio. Allora
Magno: Cos'hai da dire? Proprio tu, un compagno d'armi, hai osato depredare
me?. Quello immediatamente si sputa nella mano sinistra e con le dita spande
lo sputo:  Mio comandante, mi si sciolgano goccia a goccia gli occhi cos, se
ho visto o toccato la tua roba. Allora Pompeo, uomo nobile e di animo sincero,
ordina che quel disonore dell'accampamento sia allontanato dalla sua presenza,
non credendo che un tipo simile fosse capace di tanta audacia. Passa poco
tempo che un barbaro, fiducioso nella forza del suo braccio, sfida a duello
uno qualsiasi dei Romani. Ognuno ha paura per s; i capi tacciono. Alla fine
quel tale, effeminato nel portamento, ma un Marte quanto a forza, si reca dal
generale, che stava seduto nel tribunale, e con voce chioccia dice: Posso?.
Magno si sdegna, perch la situazione  grave e ordina che quell'uomo sia
cacciato. Allora uno degli amici del capo, un anziano, dice: Io credo che
sarebbe meglio esporre ai rischi della sorte costui - se lo perdiamo, il danno
 lieve - piuttosto che un uomo di valore, che in caso di sconfitta
accuserebbe te di leggerezza. Fu d'accordo Magno e permise al soldato di
andare a combattere. Questi, con meraviglia dell'esercito, in men che non si
dica, tagli la testa del nemico e ritorn vincitore. Allora Pompeo, a
commento di questa azione, disse: Soldato, ti do volentieri la corona, perch
hai salvato il prestigio dell'autorit di Roma; ma mi si sciolgano goccia a
goccia gli occhi cos, e imit il volgare giuramento del soldato, se non sei
stato tu, dianzi, a rubarmi i bagagli.

11  Giunone,Venere e la gallina
La voglia delle donne
Giunone si vantava della sua continenza; Venere allora non si lasci sfuggire
un'occasione di scherzare, e per dimostrarle che nessuna era come lei, si dice
che abbia interrogato la gallina cos: Dimmi, per piacere, di quanto cibo hai
bisogno per poterti saziare. Quella rispose: Qualunque razione mi darai, sar
sufficiente, purch tu mi conceda di raspare. Perch tu non raspi, disse
Venere, ti basta un moggio di grano? Certamente, anzi  troppo, ma mi
permetterai di raspare? Insomma, quanto ti occorre per non raspare pi?.
Allora, finalmente, quella confess il vizio congenito: Anche davanti a un
granaio tutto spalancato io continuer comunque a raspare. Si dice che Giunone
abbia riso dello scherzo di Venere, perch attraverso la gallina aveva
indicato le donne.

12  Il padre e Esopo
Come bisogna domare la giovent violenta
Un padre aveva un figlio crudele. Questi, non appena era lontano dagli occhi
del genitore, dava un mucchio di botte agli schiavi, sfogando cos i bollori
della giovinezza. Allora Esopo raccont al vecchio questa breve storiella: Un
tale aggiog un bue avanti negli anni insieme a un giovenco. Quello, cercando
di sottrarre al giogo il suo collo di diversa altezza, adduceva come scusa le
forze indebolite dall'et; allora il contadino gli disse: Non hai nulla da
temere; non lo faccio perch tu lavori, ma perch tu riesca a domare questo
giovenco, che con calci e cornate continua a storpiare molti. Cos, se anche
tu non tieni questo ragazzo sempre con te e non reprimi la sua indole violenta
con la dolcezza, bada che le lagnanze della tua casa non diventino maggiori.
La mitezza  il rimedio della crudelt.

13  Esopo e il vincitore di una gara sportiva
Come si possa stroncare una buona volta la millanteria
Un tale, che aveva vinto per caso una gara sportiva, si vantava oltre misura;
il saggio di Frigia lo vide e gli domand se l'avversario era pi vigoroso di
lui. Quello rispose: Non dirlo nemmeno; ero molto pi forte io. Ma allora,
sciocco, ribatt, che gloria hai meritato tu se, essendo pi forte, hai vinto
uno meno vigoroso? Saresti appena sopportabile se dicessi di avere vinto per
caso uno che, quanto a forza, era superiore a te.

14  L'asino e la lira
Come il talento spesso vada perduto per qualche disavventura
Un asino vide una lira per terra, su un prato. Si avvicin e prov le corde
con lo zoccolo; al tocco risuonarono. Che bella cosa, disse, ma, perdio, 
capitata male, perch non conosco quest'arte. Se l'avesse trovata uno pi
esperto, avrebbe dilettato le orecchie con melodie divine.
Cos il talento spesso va perduto per qualche disavventura.

15  La vedova e il soldato
Quanto sia grande l'incostanza e la libidine delle donne
Una donna perse il marito che aveva amato per parecchi anni e ne seppell il
corpo nel sarcofago; poich non c'era modo di staccarla dal sepolcro dove
trascorreva in lacrime la vita, consegu chiara fama di vergine casta.
Frattanto alcuni che avevano saccheggiato il tempio di Giove, pagarono con la
crocifissione la loro colpa contro la divinit. Perch nessuno potesse portare
via le loro salme, furono posti dei soldati a guardia dei cadaveri proprio
vicino al monumento sepolcrale dove si era chiusa la donna. Avvenne che una
delle guardie, colta dalla sete, nel cuore della notte and a chiedere
dell'acqua alla servetta, che per l'appunto, in quel momento, accudiva alla
sua padrona in procinto di andare a dormire; aveva infatti tenuto la lucerna
accesa e aveva prolungato la veglia sino a tardi. Dai battenti appena
socchiusi il soldato allunga lo sguardo e vede la donna dolente e di
bell'aspetto. Il suo cuore ne  subito rapito, prende fuoco e a poco a poco
arde la sua voglia impudica. Con ingegnoso acume trova mille pretesti per
poterla vedere pi spesso. E lei, conquistata da quel rapporto quotidiano, si
fece via via pi compiacente con l'estraneo; ben presto un'unione pi stretta
le avvinse l'animo. Mentre il custode diligente passa qui le notti, viene a
mancare un corpo a una delle croci. Il soldato, sconvolto, espone il fatto
alla donna. E la santa donna dice: Non hai nulla da temere, e gli consegna il
corpo del marito da affiggere alla croce perch lui non sia punito per la sua
negligenza. Cos l'infamia subentr alla lode.

16  I due giovani pretendenti, uno ricco e uno povero
La sorte favorisce talvolta gli uomini al di l di ogni loro speranza e
aspettativa
Due giovani aspiravano alla stessa ragazza; il ricco ebbe la meglio sulla
nobilt e bellezza del povero. Quando giunse il giorno fissato per le nozze,
l'innamorato, non riuscendo a sopportare il dolore, se ne and tutto afflitto
nel suo piccolo podere, vicino alla citt; un po' pi in l di questo, la
villa del ricco, tirata a lustro, era pronta a ricevere la ragazza dalle
braccia della madre, perch la casa di citt era sembrata poco spaziosa. Si
snoda il corteo, la folla accorre numerosa, e Imeneo porge la fiaccola
nuziale. Al limitare della porta della citt c'era un asinello, proprio quello
che di solito procurava qualche guadagno al giovane povero.  questo che per
combinazione noleggiano per la fanciulla, perch la fatica della strada non le
rovini i teneri piedini. All'improvviso il cielo, per opera misericordiosa di
Venere,  agitato dai venti, la volta celeste rintrona del fragore delle
folgori, preparando una notte fitta di nuvole spesse. La luce  sottratta agli
occhi; contemporaneamente la violenza della grandine si riversa e disperde qua
e l il seguito impaurito, costringendo ciascuno a fuggire in cerca di un
riparo. L'asinello va a mettersi sotto il tetto a lui ben noto, l vicino, e
con grandi ragli d segno del suo arrivo. I servi accorrono, scorgono la bella
ragazza e ne restano ammirati; poi lo riferiscono al padrone. Lui se ne stava
a tavola, in compagnia di pochi amici e con un bicchiere dietro l'altro
cercava di scacciare l'amore. Quando gli fu riferita la notizia, rianimato
dalla gioia, sotto la spinta di Bacco e di Venere, consuma le dolci nozze tra
gli applausi dei coetanei. I genitori cercano la figlia mediante un banditore;
il marito novello  desolato di avere perso la sposa. Dopo che alla gente fu
noto che cosa era capitato, tutti approvarono il favore degli di.

17  Esopo e la padrona
Quanto sia spesso dannoso dire la verit
Esopo era al servizio di una donna bruttissima, che perdeva tutto il giorno a
imbellettarsi, a mettersi addosso vesti, gioielli, oro, argento senza trovare
un uomo che volesse toccarla anche solo con un dito. Permetti una parola?, le
domand. Di' pure. Penso che puoi ottenere tutto quello che vuoi se lasci
perdere di agghindarti. Ti sembra davvero che io sia pi graziosa al naturale?
Tutt'altro; se non sarai tu a pagare, il tuo letto si riposer. Ma non
riposer la tua schiena, rispose lei e ordin di castigare lo schiavo
linguacciuto. Poco dopo un ladro rub un braccialetto d'argento. Come si disse
alla donna che il braccialetto non saltava fuori, infuriata, convoca tutti e
promette un sacco di botte se non diranno la verit. Minaccia gli altri, disse
Esopo; me, non mi inganni, cara padrona; sono stato frustato a sangue per
avere detto, or non  molto, la verit.

18  Il gallo portato in lettiga dai gatti
L'eccessiva sicurezza spesso mette gli uomini in pericolo
Un gallo aveva dei gatti come lettighieri. Quando la volpe lo vide tutto
tronfio in portantina, cos parl: Ti consiglio di stare in guardia dagli
inganni, perch, se badassi bene allo sguardo di costoro, penseresti che
stiano portando una preda, non un carico. Non appena quella congrega feroce
cominci ad avere fame, fece a pezzi il padrone e si divise le parti del
delitto.

19  La scrofa partoriente e il lupo
Prima di affidarsi a qualcuno, bisogna metterlo alla prova
Una scrofa giaceva a terra, gemendo per le doglie del parto. Accorse il lupo e
disse di potere fare lui le funzioni della levatrice, assicurando il suo
aiuto. Ma la scrofa, conoscendo la fraudolenza del cuore infido di quella
canaglia, ne rifiut i servizi sospetti e disse: Mi basta se te ne stai alla
larga. Che, se si fosse affidata alla perfidia del lupo, avrebbe pianto il suo
destino con altrettanto grande dolore.

20  Esopo e lo schiavo fuggitivo
Non bisogna aggiungere male a male
Uno schiavo, fuggendo da un padrone duro di cuore, si imbatt in Esopo, che lo
conosceva per via del vicinato. Perch sei cos sconvolto? Te lo dir
francamente, padre - e sei degno di essere chiamato con questo nome, perch
con te ci si pu sfogare senza pericolo. Botte ne ho d'avanzo, mi manca il
cibo; spesso mi si manda alla fattoria senza vitto per il viaggio. Se lui cena
a casa, mi tocca stare in piedi tutta la notte, se invece  invitato, me ne
sto gi, sdraiato sul marciapiede, fino allo spuntare del giorno. Mi sono gi
guadagnato la libert, eppure con i capelli bianchi continuo a servire. Se
avessi sulla coscienza qualche colpa, sopporterei di buon animo; non ho mai
mangiato a saziet e per di pi, disgraziato che sono, mi tocca subire un
crudele dispotismo. Per queste ragioni e altre ancora, che sarebbe lungo
enumerare, ho deciso di andare dove mi porteranno i piedi. Allora ascolta!,
disse Esopo. Non hai fatto nulla di male, eppure, come riferisci, soffri
queste pene; cosa ti capiter se commetterai una colpa? Quali punizioni pensi
che dovrai subire?. Con tale consiglio fu distolto dalla fuga.

21  Il cavallo da corsa venduto al mulino
Bisogna sopportare serenamente qualunque cosa capiti
Un cavallo da corsa, famoso per le sue molte vittorie, fu rubato da un tale
che lo vendette a un mulino. Staccato dalla mola e portato fuori a bere,
scorse i suoi compagni andare al circo, per gareggiare con gioia durante gli
spettacoli. Gli spuntarono le lacrime: Andate felici!, disse. Celebrate senza
di me con la corsa questo giorno di festa; io, dove la mano scellerata di un
ladro mi ha trascinato, l, in balia di una sorte crudele, pianger il mio
destino.

22  L'orso affamato
La fame aguzza l'ingegno agli esseri animati
Quando nella foresta viene a mancare il nutrimento, l'orso corre alla costiera
rocciosa e, tenendosi stretto a uno scoglio, cala a poco a poco nel bassofondo
le zampe pelose; non appena tra i peli rimangono impigliati i granchi, balza a
terra, si scuote di dosso la preda del mare e poi si gusta i bocconcini
raccolti qua e l; furbo lui!
La fame dunque aguzza l'ingegno anche agli stolti.

23  Il viandante e il corvo
Gli uomini si lasciano spesso ingannare dalle parole
Un tale, percorrendo un sentiero fuori mano tra i campi, ud Salve; sost un
momento e quando vide che non c'era nessuno, riprese il cammino. Di nuovo la
stessa voce lo saluta da non si sa dove. Rassicurato dal tono amichevole, si
ferm per ricambiare la cortesia dell'altro, chiunque fosse. Guard in giro e
rimase a lungo nel suo errore, perdendo il tempo necessario per percorrere
alcune miglia; finalmente si mostr un corvo, che passando a volo su di lui,
continu a riversargli addosso Salve. Allora, accorgendosi di essere stato
preso in giro, disse: Ma un accidente a te, disgraziato d'un uccello, che hai
trattenuto cos i piedi di chi ha fretta.

24  Il pastore e la capretta
Nulla  cos ben nascosto da non essere scoperto
Un pastore aveva spezzato il corno di una capretta col suo bastone: si mise a
pregarla di non denunciarlo al padrone. S, tacer, anche se sono stata ferita
senza meritarlo; ma l'evidenza stessa grider la tua colpa.

25  Il serpente e la lucertola
Quando manca la pelle del leone, bisogna cucirsi addosso quella della volpe:
cio, quando mancano le forze, bisogna servirsi dell'astuzia
Un serpente aveva preso una lucertola per la coda; quando spalanc la gola per
ingoiarla, quella afferr un rametto che era l per terra, e tenendolo di
traverso stretto forte tra i denti, con questo ingegnoso impedimento ostacol
le avide fauci. Il serpente lasci cadere dalla bocca l'inutile preda.

26  La cornacchia e la pecora
Molti attaccano i deboli e cedono ai forti


L'odiosa cornacchia si era piazzata sulla schiena della pecora, che dopo
averla portata malvolentieri e a lungo, disse: Se lo avessi fatto al cane ben
provvisto di denti, l'avresti pagata cara. Quella maledetta replic: Disprezzo
i deboli, ma cedo ai forti; so chi attaccare e chi blandire falsamente; ecco
perch riesco a prolungare la mia vecchiaia fino a mille anni.

27  Schiavo e padrone
Nessun insulto  pi pesante di quello della propria coscienza
Uno schiavo dissoluto, che aveva sedotto la moglie del proprio padrone,
insultava Socrate; questi, poich sapeva che il fatto era noto alla cerchia
dei presenti, disse: Tu ti piaci perch piaci a chi non dovresti; ma non senza
tuo danno, perch non piaci a chi dovresti.

28  La lepre e il bifolco
Molti sono gentili a parole, sleali nel cuore
Una lepre, fuggendo a zampe levate da un cacciatore, fu vista da un bifolco
mentre si insinuava sotto a un cespuglio. Per gli di e per tutte le tue
speranze ti supplico, bifolco, non tradirmi; non ho mai fatto nulla di male a
questo tuo campo. E il contadino: Non temere; stattene nascosta senza
preoccuparti. Ecco gi l il cacciatore che la inseguiva: Dimmi, bifolco, 
per caso venuta qui una lepre? S, ma se ne  andata per di qua, a sinistra; e
con un cenno indica la destra. Il cacciatore, per la fretta che aveva, non
cap e spar dalla vista. Allora cos il bifolco: Mi sei grata per averti
tenuta nascosta? Certo non nego di essere grata alla tua lingua e di doverla
ringraziare moltissimo; ma quanto ai tuoi occhi traditori mi auguro che ti si
accechino.

29  La cortigiana e il giovane
Ci fanno piacere molte cose che per recano danno
Una cortigiana bugiarda coccolava un giovane e lui, pur essendo stato pi
volte ferito da molti tradimenti, si mostrava tuttavia indulgente con la
donna. Quella femmina piena di trappole lo lisciava cos: Anche se tutti
cercano di conquistarmi, facendo a gara con i doni, io per tengo a te pi di
ogni altro. Il giovane, ricordando quante volte era stato ingannato, disse:
Ascolto volentieri, gioia mia, queste parole, non perch siano sincere, ma
perch mi fanno felice.

30  Il bivero
Molti vivrebbero se, per salvarsi, tenessero in poco conto i loro beni
Quando non riesce pi a sfuggire ai cani, il bivero (che i Greci chiacchieroni
chiamarono castoro e diedero a una bestia il nome di un dio, proprio loro che
si vantano della ricchezza della loro lingua) si strappa con un morso i
testicoli, almeno cos si dice, perch forse si accorge di essere cacciato
proprio per causa di essi. Non potrei negare che questo avvenga per
disposizione divina; il cacciatore infatti, una volta che ha trovato il suo
farmaco, smette di inseguire l'animale e richiama i cani.
Se gli uomini riuscissero a rinunciare ai loro averi, poi vivrebbero sicuri;
nessuno tenderebbe insidie a un corpo nudo.

31  La farfalla e la vespa
Bisogna guardare non la sorte passata ma quella presente
Una farfalla, via via svolazzando, aveva visto una vespa. O sorte iniqua!
Finch vissero i corpi dai cui resti noi abbiamo ricevuto l'anima, io ero
eloquente in pace, valoroso in guerra, il primo tra i miei coetanei in ogni
arte. Ecco tutto quel che sono: leggerezza polverosa e cenere che svolazza! Tu
che eri un mulo da soma, ora ferisci chi ti pare, trafiggendolo col
pungiglione. E la vespa pronunci queste parole, degne del suo stile: Guarda
non quel che eravamo, ma quel che siamo ora.

32  La terragnola e la volpe
Non bisogna prestare fede ai malvagi
L'uccello che i contadini chiamano terragnola, perch si fa il nido realmente
per terra, una volta si imbatt in quella furbacchiona della volpe; al
vederla, si port pi in alto con un colpo d'ala. Salve, disse la volpe; ma,
scusa, perch sei fuggita? Come se io non avessi nel prato cibo in abbondanza,
grilli, scarabei, locuste in grande quantit; non hai nulla da temere: io ti
apprezzo molto per la tua maniera di vivere pacifica e onesta. Rispose l'altra
a sua volta: Tu certo predichi proprio bene; ma per terra non ti sono pari, in
aria, s. Anzi, seguimi: quass ti affido la mia salvezza.
FINE.
