Euripide.

Medea.

Traduzione di Umberto Albini.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

PERSONAGGI DEL DRAMMA
NUTRICE
PEDAGOGO
MEDEA
CORO di donne
CREONTE
GIASONE
EGEO
NUNZIO
FIGLI

MEDEA
NUTRICE
Era meglio se la nave Argo non volava verso la Colchide, oltre le azzurre
Simplegadi. E se nelle valli del Pelio non crollava a terra, reciso dalla
scure, il pino che avrebbe fornito remo agli eroi: ai nobili eroi partiti alla
conquista del vello d'oro, per il re Pelia. La mia padrona, allora, non
avrebbe navigato verso Iolco e le sue torri, sconvolta dall'amore per Giasone.
E non avrebbe persuaso le figlie di Pelia a uccidere il padre, non abiterebbe
adesso, con il marito e i figli, in questa terra corinzia. Qui, + esule +, era
ben vista dai cittadini, viveva in armonia con Giasone. Quando la moglie va
d'accordo con il marito  tutto salvo. Ma ora regna completa ostilit, si sono
guastati gli affetti pi cari. Giasone ha tradito la mia padrona, ha tradito i
suoi figli: ha scelto coltri regali, ha sposato la figlia di Creonte, il
sovrano di questa terra. E lei, l'infelice Medea, umiliata, invoca i
giuramenti, la promessa suggellata con una stretta di mano; chiama gli di a
testimoni di come la ripaghi Giasone. Non mangia,  consunta dal dolore, passa
tutto il tempo a piangere, da quando si  accorta dell'oltraggio patito. Non
alza gli occhi da terra, non distoglie il viso da terra: ai consigli degli
amici  sorda come uno scoglio, come un'onda marina. Solo a tratti piega il
candido collo, piange accoratamente, tra s e s, suo padre, la terra, la
reggia che ha tradito per venire qui con un uomo che adesso la disprezza. Si 
resa conto, da quello che le  capitato, povera creatura, cosa vuol dire
perdere la patria. I suoi figli, li odia, non prova gioia a vederli. Ho paura
che stia tramando l'irreparabile. [ violenta di natura, e non sopporter
l'affronto: la conosco bene. Ho paura che penetri in silenzio nel talamo
nuziale, a palazzo, affondi la lama affilata di una spada nelle viscere di
quell'altra. O anche che uccida il re, suo marito, e attiri cos su di s una
sventura peggiore].  una donna tremenda. Chi viene in urto con lei,
difficilmente esce vincitore dallo scontro. Ma ecco l i suoi figli che
arrivano, hanno finito di giocare: delle sventure materne non si preoccupano,
i bambini, di solito, non pensano al dolore.

PEDAGOGO
Antica, fedele schiava della mia padrona, perch te ne stai l, sulla porta
del palazzo, tutta sola a lamentare sventure ad alta voce? E Medea ha permesso
che tu la lasciassi?

NUTRICE
Vecchio maestro dei figli di Giasone, per i buoni servi le sventure dei
padroni sono sventure personali; ne provano dolore. Il mio tormento si  fatto
cos acuto che ho sentito la necessit di uscire fuori, di urlare al cielo e
alla terra le disgrazie della mia padrona.

PEDAGOGO
Non ha ancora smesso di lamentarsi?

NUTRICE
Mi stupisci: la sua angoscia  appena all'inizio, non al culmine.

PEDAGOGO
 una povera sciocca, se si pu dire questo di un padrone; neanche si immagina
i mali che ancora incombono su di lei.

NUTRICE
Di che si tratta? Spiegati meglio, parla.

PEDAGOGO
No, sono gi pentito di quello che ho detto.

NUTRICE
Ti prego, ti scongiuro, non nascondere nulla a una che come te  schiava. Se 
necessario il silenzio, sta' tranquillo, lo manterr.

PEDAGOGO
Mi stavo avvicinando a dei giocatori di dama, sai l dove si radunano di
solito gli anziani, presso la fonte Pirene e ho sentito qualcuno dire - io
facevo finta di non ascoltare - che il sovrano di questa terra, Creonte,
intende espellere dal paese lei e i suoi figli. Se si tratti di una
chiacchiera o sia la verit, lo ignoro: certo non me lo auguro.

NUTRICE
E Giasone lascer trattare cos i suoi figli, perch lui non va pi d'accordo
con la loro madre?

PEDAGOGO
I vecchi legami cedono di fronte ai nuovi: e lui non ama questa casa.

NUTRICE
Ma  un disastro, se un malanno si aggiunge a un altro, senza che il primo sia
stato assorbito.

PEDAGOGO
Per la padrona non  il momento di saperle queste cose: stattene quieta e
zitta.

NUTRICE
Avete sentito, figli, come si comporta vostro padre. Dovrebbe morire. No,  il
mio padrone, ma che canaglia si rivela verso i suoi cari!

PEDAGOGO
Gli uomini sono tutti cos. Te ne accorgi ora? Tutti amano se stessi pi del
prossimo [: qualcuno magari per ragioni giuste, qualcuno per motivi
d'interesse]. Lui, lo vedi, non ama pi i suoi figli perch c' di mezzo una
donna.

NUTRICE
Bambini, rientrate in casa: sar meglio. Tienili pi che puoi in disparte,
lontani dalla madre cos esasperata. Mi sono accorta che li guardava in modo
torvo, pronta a chiss cosa. E l'ira non le sbollir, lo so bene, prima di
scatenarsi contro... i nemici, mi auguro, e non gli amici.

MEDEA (dall' interno)
Ah, povera me, cosa mi tocca sopportare. Ohi, Ohi, vorrei morire.

NUTRICE
Cosa vi dicevo, figli? Ha il cuore gonfio di rabbia,  furiosa. Su, presto,
entrate in casa. Cercate per di non farvi vedere, non vi avvicinate a vostra
madre. State attenti: ha un carattere selvaggio, ha la natura terribile dei
superbi. Andate, su presto, entrate in casa.
La nube dei lamenti, che si sta sollevando
ben presto si incendier di peggiore violenza.
Ma cosa puoi aspettarti,
da una creatura orgogliosa, indomabile,
attanagliata dalla sventura.

MEDEA
Soffro, lo capite che soffro,
patimenti che strappano le urla.
Maledetti figli di una madre detestabile,
possiate crepare, voi e vostro padre,
e che questa casa precipiti in rovina.

NUTRICE
Povera me, povera. Ma che c'entrano i figli con le colpe dei padri? Perch li
detesti? Ho paura per voi, bambini, paura che vi succeda qualcosa. Il volere
dei principi  terribile: sono abituati pi a comandare che a ubbidire, 
difficile farli recedere dall'ira.  meglio, credetemi, abituarsi a vivere da
pari a pari con gli altri. Personalmente io mi auguro di invecchiare con tutta
tranquillit, e non in mezzo alle grandezze. Il termine moderazione suona
vincente gi a pronunziarlo: seguire la moderazione rappresenta il meglio, per
gli uomini. L'eccesso non comporta nessun vantaggio per la gente: anzi rende
pi gravi le sciagure quando un demone infuria contro una casa.

CORO
Ho sentito una voce, ho sentito gridare
l'infelice donna dalla Colchide:
non riesce a trovare pace.
Parla, vecchia: ero qui sulla porta,
ho sentito grida provenire dalla stanza.
Non mi rallegro dei dolori di questa casa,
a cui mi lega tanto affetto.

NUTRICE
La casa? Non c' pi,  distrutta.
Lui  prigioniero di un letto regale, lei,
la padrona, si consuma dentro le sue stanze.
Non c' nessuno accanto a lei, nessuno
la conforta con parole da amico.

MEDEA
Ahi! Perch il fulmine non mi incenerisce,
perch continuo a vivere?
Come vorrei lasciare questo mondo odioso,
dissolvermi nella morte.

CORO
str.
La sentite, voi Zeus, Terra, luce,
la sentite gridare
la sposa affranta?
Che desiderio insano ti prende
di un abbraccio orrendo,
la fine fa presto a arrivare,
non invocarla.
Se il tuo uomo
 devoto a una nuova moglie,
non tormentarti per questo:
Zeus far sua la tua causa.
Non struggerti, non piangere cos
sul compagno di letto che hai perduto.

MEDEA
O grande Themis, e tu, augusta Artemide, guardate come soffro! Avevo legato a
me con giuramenti indissolubili il mio sposo, che sia maledetto: voglio
vederli con i miei occhi lui e sua moglie cancellati dalla faccia della terra,
con la loro casa. Sono stati loro a cominciare, mi hanno fatto del male e non
me lo meritavo. Padre mio, patria mia, sono fuggita da voi, coperta di
vergogna: ho ucciso mio fratello.

NUTRICE
Le sentite le sue parole? Si rivolge a Themis, la dea dei voti, a Zeus, il
garante dei giuramenti per i mortali. Certo, non baster una vendetta
qualunque a placarne la collera.

CORO
ant.
Non c' un modo perch venga qui da noi e ascolti lanostra voce, un
suggerimento che potremmo darle? Forse deporrebbe la sua tetra ira,
rinuncerebbe ai suoi propositi. Che agli amici non manchi almeno la mia buona
volont. Va', inducila a uscire fuori: dille che noi siamo legate a lei.
Sbrigati, prima che faccia del male, in casa. Il suo dolore si scatena
furiosamente.

NUTRICE
Lo far, anche se temo di non riuscire a persuadere la mia padrona. Ma per
amor tuo, mi addosser questo peso. Perch Medea lancia sui servi occhiate da
belva, da leonessa che ha appena partorito, se qualcuno di loro si avvicina e
le rivolge la parola.
Non ti sbagli davvero se definisci sciocchi e poco avveduti gli uomini di un
tempo. Per le festivit si sono inventati l'inno e per simposi e banchetti
canzoni che rallegrino l'esistenza. Ma nessuno ha trovato l'arte di acquietare
il dolore della gente con la musica, con le melodie: di conseguenza la morte
ed eventi terribili si abbattono sulle case. Sarebbe un bel guadagno per gli
uomini curare i mali con i canti: a cosa servono trilli e gorgheggi dove ci
sono tavole ben imbandite? Un convito lauto basta da solo a rallietare la
gente.

CORO
Ho udito le sue acute grida di dolore,
i lamenti striduli,
strazianti
contro lo sposo malvagio, che ha tradito il letto.
Vittima di ingiustizie, lei invoca Temide
ministra di Zeus, custode dei giuramenti.
Temide la spinse a venire in Grecia
al di l della sua terra,
di notte, attraverso le onde,
verso lo stretto amaro, difficile da forzare.

MEDEA
Donne di Corinto, eccomi, sono uscita dal palazzo: cos non avrete nulla da
rimproverarmi. So di molti che sono passati per superbi, sia in questo sia in
altri paesi: erano gente riservata, e invece si sono acquisiti la brutta nomea
di persone insensibili. Ma non si pu giudicare in modo obiettivo quando ci si
sofferma all'apparenza: bisogna conoscere l'animo di una persona a fondo e non
odiarla a prima vista, senza che ci abbia inflitto alcun torto. Certo, uno
straniero deve adattarsi agli usi del paese che lo ospita, ma non lodo davvero
un nativo arrogante che si renda antipatico ai suoi concittadini perch  un
incivile. La sciagura inattesa che si  abbattuta su di me mi ha schiantato,
ha distrutto la mia esistenza. Non provo pi gioia a vivere, desidero solo la
morte, amiche mie. Lo riconosco, il mio sposo era tutto per me e mi si 
rivelato il peggiore degli individui. Fra tutte le creature dotate di anima e
intelligenza, noi donne siamo le pi sventurate. Intanto, dobbiamo comprarci
con una robusta dote un marito, anzi prenderci un padrone del nostro corpo,
che  malanno peggiore. Ma anche nella scelta c' un grosso rischio: sar
buono o cattivo, il marito che ci prendiamo? Tra l'altro la separazione 
infamante per una donna e di ripudiare un marito neanche se ne parla. E poi,
una donna che entra in un nuovo ambiente, dove esistono norme e abitudini
diverse, deve essere un'indovina - certo non lo ha imparato a casa - per
sapere con che compagno dovr passare le sue notti. Mettiamo che i nostri
sforzi vadano a buon fine, che lo sposo sopporti di buon grado il giogo del
matrimonio: allora s che l'esistenza  invidiabile. Ma in caso contrario, 
meglio morire. Un uomo, quando  stanco di starsene in famiglia, esce, evade
dalla noia [, si ritrova con amici e coetanei]; noi donne, invece, siamo
costrette ad avere sotto gli occhi sempre un'unica persona. Si blatera che
conduciamo una vita priva di rischi, tra le mura domestiche, mentre i maschi
vanno a battersi in guerra. Che assurdit! Preferirei cento volte combattere
che partorire una volta sola.
Ma questo  un discorso che riguarda me e non te. Tu vivi nel tuo paese, a
casa tua, con tutti gli agi, in mezzo agli amici. Io sono sola, priva di
patria, sottoposta agli oltraggi dell'uomo che mi ha portato via come preda da
una terra di barbari. Mi trovo in una situazione disperata, e non mi possono
salvare madre o fratello o parenti. Un'unica cosa ti chiedo: non aprire bocca,
se trovo un mezzo, un espediente per ripagare del male che mi ha fatto mio
marito [e sua moglie e suo suocero]. Una donna in genere  piena di paure, 
vile di fronte all'azione violenta, e alla vista di un'arma. Ma quando ne
calpestano i diritti coniugali, non esiste essere pi sanguinario di lei.

CORO
D'accordo. Hai ragione a volerti vendicare di tuo marito, Medea, e non trovo
strano che tu soffra per quanto  accaduto. Ma sta arrivando Creonte, il
sovrano di questa terra: verr a comunicare le sue decisioni pi recenti.

CREONTE
Eh, dico a te, con quella faccia torva, a te gonfia di furore contro tuo
marito: ti ordino di lasciare Corinto, insieme ai tuoi figli, immediatamente.
Sono io l'arbitro della faccenda, e non mi muover di qui finch non ti avr
buttata fuori dal paese.

MEDEA
Povera me, sono distrutta, annientata. I miei nemici puntano su me a vele
spiegate e non esiste per me un approdo facile fuori da questo mare di
sciagure. Mi trovo in una situazione disperata: e per, concedimi almeno una
domanda: perch mi cacci via, Creonte?

CREONTE
Per parlare senza tanti infingimenti: temo che tu macchini qualcosa di
irreparabile contro mia figlia. Molte ragioni concorrono a mettermi in
allarme: sei molto abile, sei esperta in ogni tipo di malefizi. E poi, patisci
perch ti hanno spogliata del letto e del tuo uomo. E mi sono giunte voci, mi
han riferito certe tue gravi minacce: minacce contro di me che ho concesso mia
figlia in sposa a Giasone e contro mia figlia e suo marito. Mi cautelo prima
che succeda qualcosa.  meglio per me guadagnarmi subito il tuo odio piuttosto
che rimpiangere in futuro la mia debolezza.

MEDEA
Non , purtroppo, la prima volta - anzi! - che la mia nomea mi ha danneggiato
e mi ha procurato guai seri. Se uno ha la testa sulle spalle, non deve dare ai
suoi figli un'istruzione troppo accurata, non deve farne dei sapientoni.
Intanto, vengono giudicati dai loro concittadini dei perditempo e poi se ne
guadagnano l'invidia ostile. Quando agli imbecilli proponi idee nuove e
avvedute, ti ritengono un essere futile, non un individuo assennato: e se
vieni ritenuto superiore a chi passa per variamente colto, darai solo
fastidio, in citt.  una sorte toccata purtroppo a me. Il mio sapere o
suscita gelosia o mi fa ritenere [una perditempo o un'impicciona o]
addirittura una nemica. Eppure non  un sapere cos straordinario. Tu temi
delle perfidie da parte mia: ma non aver paura, Creonte, non sono in
condizione di nuocere a un re. E poi tu cosa mi hai fatto di male? Hai dato
tua figlia come moglie a uno che ti piaceva.  mio marito, che odio: tu, a mio
parere, hai agito con assennatezza. Perch dovrei provare invidia, se le cose
ti vanno bene? Celebrate pure le nozze, siate felici: ma lasciatemi rimanere
in questo paese. Io sopporter in silenzio l'ingiustizia patita: siamo vinti
dai pi forti.

CREONTE
Le tue parole suonano mansuete, ma io, dentro di me, ho paura: tu stai
architettando qualche inganno. Mi fido ancor meno di prima.  pi facile
guardarsi da una donna o da un uomo pronti all'ira che non da una persona
prudente, che non esterna i sentimenti. Vattene, alla svelta e senza tante
chiacchiere: la nostra decisione  gi definitiva, e le tue arti non ti
salveranno non riuscirai a rimanere qui: tu mi sei nemica.

MEDEA
Ti imploro, per le tue ginocchia e per la giovane sposa.

CREONTE
Stai perdendo il tuo tempo: non mi convincerai.

MEDEA
Mi scacci, ignori le mie preghiere?

CREONTE
Guarda che amo te meno di casa mia.

MEDEA
O patria, come sei viva ora nei miei ricordi!

CREONTE
Certo, dopo i figli la patria  quanto ho di pi caro.

MEDEA
Che rovina per gli uomini, l'amore.

CREONTE
Rovina? Per me dipende dalle circostanze.

MEDEA
Zeus, non ti lasciar sfuggire il colpevole di questi mali.

CREONTE
Vattene via, disgraziata, liberami da questo patire.

MEDEA
+ Perch? Io non patisco? Non ho certo bisogno anche delle angosce altrui.

CREONTE
Le guardie ti cacceranno subito, a viva forza.

MEDEA
Non farlo, ti prego. E vorrei chiederti, Creonte...

CREONTE
Vuoi darmi delle noie, a quanto pare.

MEDEA
No, me ne andr in esilio: non  questo che intendevo domandarti.

CREONTE
E allora, perch ti ostini, perch non ti stacchi dalla mia mano?

MEDEA
Concedimi un giorno, solo un giorno, per pensare dove trovar rifugio, e come
provvedere al necessario per le mie creature, visto che il padre non se ne
cura. Abbi piet di loro! Anche tu hai dei figli, devi avere un po' di cuore.
Di me, del mio esilio non mi preoccupo: ma compiango la sorte dei miei figli.

CREONTE
Non ho animo tirannico e ho pagato sovente, a caro prezzo, la mia piet. Anche
adesso so di sbagliare, ma pazienza: otterrai ci che chiedi. Bada, per: se
la luce di domani sorprender te e i tuoi figli entro i confini di questa
terra, morirai.  la verit, pura e semplice. [Ora, se ci tieni a rimanere,
resta pure per un giorno solo: non avrai il tempo per commettere i disastri
che temo].

CORO
Ma quante te ne capitano, povera infelice! E adesso dove andrai? Chi ti
ospiter? + Sei certa di trovare + una casa, un paese che ti protegga dalle
sventure? Un dio ti ha sprofondata in un tempestoso mare di calamit, senza
via di scampo.

MEDEA
S, la situazione  orribile, sotto ogni aspetto:  fuori discussione. Ma non
crediate che la faccenda finisca cos. Sussistono dei rischi anche per la
giovane coppia delle difficolt non lievi per il suocero. Credi davvero che
avrei tanto blandito quell'individuo, se non avessi avuto un interesse, uno
scopo particolare? Altrimenti, non gli avrei neppure rivolto la parola, non lo
avrei toccato con le mie mani. Si  rivelato cos sciocco! Aveva la
possibilit di stroncare sul nascere i miei disegni espellendomi dal paese e
invece mi ha concesso di restare ancora un giorno: e in questo giorno io
stender morti tre dei miei nemici, il padre, la figlia e mio marito. Avrei
vari mezzi per sopprimerli: ma esito, amiche: a quale devo dare la preferenza?
Potrei appiccare fuoco all'abitazione degli sposi, oppure penetrare
furtivamente nella stanza dove han preparato il loro letto e piantare una
spada affilata nelle viscere di quei due. Ma c' un punto che mi trattiene. Se
mi sorprendono mentre cerco di introdurmi in casa, con cattive intenzioni,
verr uccisa e i miei nemici rideranno di me.  meglio ricorrere alla via pi
spiccia, all'arte in cui sono maestra: li eliminer con il veleno... Li vedo
gi morti stecchiti. S, ma dopo? Ci sar una citt pronta ad accogliermi? E
un ospite deciso a offrirmi asilo nella sua terra, protezione nella sua casa?
Non ce n' nessuno. E allora mi conviene pazientare un po': se intravedo un
saldo riparo, andr sino in fondo, li uccider, di nascosto e con l'inganno. E
se mi si prospetta una sventura senza rimedio, con la spada in pugno, anche a
costo di morire, li uccider entrambi, avr il coraggio dell'aperta violenza.
Giuro per Ecate, la dea che venero pi di tutte, che ho scelto perch sia al
mio fianco, che abita nelle mie stanze pi segrete: nessuno di loro si
rallegrer di avermi fatto soffrire. Render amare e luttuose le loro nozze,
amaro il nuovo legame di famiglia e il mio esilio. Animo, Medea: non
rinunziare a nessuna delle tue arti, adopera tutti gli accorgimenti che
conosci. Affronta questa impresa: ora  il momento di mostrare la tua tempra.
Vedi cosa ti hanno fatto. Non devi costituire oggetto di scherno per i
discendenti di Sisifo e alle nozze di Giasone; tu sei nata da nobile padre,
sei progenie del Sole. L'abilit la possiedi, e inoltre siamo donne; incapaci,
per natura, di fare del bene, ma espertissime in ogni specie di male.

CORO
str. a
Risalgono i monti le acque dei sacri fiumi,
giustizia  sovvertita, ogni valore  sconvolto.
Uomini meditano inganni,
vacilla la promessa giurata sugli di.
Ma il giudizio comune sulle donne muter;
verr esaltata la mia vita,
onorato il nostro sesso.
Finir lo strepito delle voci infamanti.

ant. a
Desister la progenie dei poeti
dal definire infedeli noi donne.
Febo, signore delle melodie,
non infuse nell'animo femminile
il commosso canto della cetra.
Altrimenti sarebbe esploso il nostro inno
contro la stirpe dei maschi.
Il tempo, nel suo scorrere, molto potrebbe
raccontare sul destino nostro e degli uomini.

str. b
Con cuore folle hai lasciato la patria,
oltrepassato le duplici rocce
dello stretto di mare.
Ti ritrovi in terra straniera,
hai perso il tuo uomo, il tuo letto:
e ora, esule infelice, vieni cacciata
con ignominia da questo paese.

ant. b
Svanito  il rispetto del giuramento, scomparso
il pudore della grande Grecia:
si  dissolto nell'aria.
Non hai pi dimora paterna, Medea,
un porto che ti ripari, naufraga, dagli affanni:
pi potente del tuo letto coniugale
un'altra regina governa il palazzo.

GIASONE
Non  la prima volta oggi, ma mi  capitato spesso di constatare che un'indole
selvaggia  un disastro irreparabile. Ma come? Avevi la possibilit di
risiedere in questo paese, di abitare in questa casa: ti bastava adattarti
senza recalcitrare alle decisioni di chi conta. No, ti fai cacciare via per i
tuoi discorsi sconsiderati. Per quanto mi riguarda; non importa: continua pure
a gridare ai quattro venti che Giasone  un maledetto furfante. Ma per quello
che hai detto contro i sovrani, considera una bella fortuna se te la cavi con
un semplice esilio. E pensare che io ho sempre cercato di placare l'ira del re
furibondo, e volevo che tu restassi qui. Ma tu, dura nella tua pazzia, non hai
mai smesso di gettar fango sui sovrani: cos, ora sarai espulsa da Corinto. Ma
nonostante tutto, io non li rinnego i miei cari, ed eccomi qui per provvedere
a te, donna; non voglio che tu te ne vada in esilio, con i figli, sprovvista
di mezzi, non deve venirti a mancare niente. L'esilio si tira dietro tante
sofferenze. E anche se tu mi detesti, non potrei mai nutrire ostilit nei tuoi
confronti.

MEDEA
Miserabile, miserabile; non mi viene in mente niente di pi ingiurioso per
definire la tua vigliaccheria: e tu hai il coraggio di presentarti da me, tu
l'essere pi odioso [agli di, a me e a tutta la razza umana]? Non  una prova
di coraggio, di audacia guardare in faccia gli amici a cui hai fatto del male:
 invece un'impudenza,  la peggior tabe che ci sia al mondo. Ma hai fatto
bene a venire qui: mi sentir pi leggera dopo averti detto cosa penso di te,
e per te sar un tormento starmi a sentire. Comincio sin dal principio. Fui io
a salvarti la vita - e lo sanno bene tutti i Greci che si erano imbarcati con
te sulla nave Argo - quando fosti mandato ad aggiogare i tori che spiravano
fuoco e a seminare il campo della morte. E il drago insonne che custodiva il
vello d'oro nel groviglio delle sue molte spire lo uccisi io, io feci
risplendere per te la luce della salvezza. Tradii mio padre, la mia casa, per
venire con te a Iolco, la citt sotto il Pelio: avevo dato retta all'impulso,
non alla ragione. E uccisi Pelia, nel modo pi straziante, attraverso le sue
figlie: ti liberai cos di ogni paura. E dopo aver avuto tutto questo da me,
tu, creatura abietta, mi hai tradito, sei andato a cercarti un'altra moglie. E
avevi gi dei figli. Vedi, se non c'erano di mezzo dei bambini, forse ti avrei
anche perdonato questa frenesia per il letto di un'altra. La fede giurata 
svanita nel nulla, e non riesco a capire se gli di di un tempo non esistono
pi, secondo te, o se pensi che oggi tra gli uomini valgono nuove leggi.
Perch di avermi giurato il falso lo sai, no?
La mia mano, quante volte l'hai stretta! Quante volte mi hai stretto le
ginocchia! Era tutta un'ipocrisia, vigliacco, e le mie speranze come sono
andate deluse! Va bene, mi rivolger a te come a una persona cara (non che io
mi aspetti qualcosa da uno come te. Ma non importa: le mie domande metteranno
a nudo la tua malvagit). Dimmi, dove mi rifugio ora? Da mio padre, nella casa
che ho tradito, come ho tradito il mio paese per venire qui? O dalle povere
Peliadi? Sai che bell'accoglienza farebbero a chi le ha spinte a uccidere il
padre. Cos stanno le cose: per i miei familiari sono una nemica, e le persone
a cui non avevo bisogno di fare del male, grazie a te, me le trovo nemiche. In
cambio, tu mi hai reso felice agli occhi di molte donne greche: ma che marito
meraviglioso e fedele ho io, povera disgraziata, se devo andarmene in esilio,
via da questo paese, senza un amico, sola con i miei figli soli: che vergogna
per il novello sposo vedere sbattuti qua e l per il mondo come straccioni i
suoi figli e la donna che gli ha salvato la vita. Zeus, tu hai dato agli
uomini un mezzo sicuro per capire se l'oro  autentico: perch il malvagio non
porta impresso sul corpo un marchio che lo contrassegni?

CORO
L'ira  spaventosa e non c' rimedio, quando scoppia una lite tra amici.

GIASONE
A quanto pare devo esibire la mia bravura oratoria, e come un esperto
timoniere devo tirar gi le vele pi alte, per non venir travolto, donna,
dalla tua stomachevole loquacit. Ma visto che esalti un po' troppo i tuoi
meriti, ti dir che la salvezza nella mia impresa la devo a Cipride, e solo a
lei fra tutti i celesti e i mortali. Tu hai una mente sottile: ed  un brutto
discorso per te ammettere che Eros con le sue frecce infallibili ti ha
costretto a salvare la mia persona. Non voglio insistere su questo punto: il
tuo aiuto, comunque, non  stato inutile. Ma dalla mia salvezza hai ricavato
ben pi di quel che hai speso, e te lo dimostro. Intanto, non abiti pi in un
paese barbaro, ma in Grecia, hai imparato cos' la giustizia e a servirti
delle leggi, senza far ricorso alla violenza. Tutti i Greci conoscono la tua
sapienza e sei diventata famosa: se continuavi a abitare ai margini del mondo,
di te non parlerebbe nessuno. Avere oro in casa o cantare meglio di Orfeo non
mi interessa, se il prezzo  un destino oscuro. Questo per ci che riguarda le
mie imprese: e bada, sei stata tu a provocare la discussione. Veniamo adesso
alle nozze regali che mi rinfacci. In questo, ti dimostrer anzitutto che mi
sono rivelato abile, e poi virtuoso, e infine grande amico tuo e dei miei
figli. Su, cerca di star calma. Quando sono giunto qui da Iolco, e mi tiravo
dietro tante disgrazie irrimediabili, che fortuna migliore potevo trovare io,
un esule, se non un matrimonio con la figlia di un re? E non in odio al tuo
letto - ecco il pensiero che ti rode - o per improvviso desiderio di una
moglie nuova, o per smania di avere pi figli degli altri: quelli che ho mi
bastano e non mi lamento. Il motivo principale era di garantirci un'esistenza
comoda, fuori dalle ristrettezze - so bene che quando uno diventa povero,
tutti gli amici si dileguano. E volevo anche allevare i bambini in maniera
degna del mio casato, dare dei fratelli ai figli che ho avuto da te, metterli
tutti su uno stesso piano e costituire cos un'unica famiglia. Sarei stato
felice! Tu che bisogno hai di altri figli? Ma io devo provvedere a quelli che
ho attraverso quelli che dovranno nascere. Era un ragionamento sbagliato? Non
lo affermeresti di sicuro, se non ti tormentasse l'idea del letto. Ma gi, voi
ne avete di coraggio: pensate che se funziona il letto, funziona tutto. Ma se
la faccenda va storta, ci che era ottimo, splendido, diventa abominevole.
Bisognerebbe proprio fabbricarli in un altro modo i figli e che la razza delle
donne non esistesse: gli uomini cos non avrebbero pi guai.

CORO
Giasone, hai costruito un discorsetto elegante, ma la mia opinione - mi spiace
deluderti -  che hai fatto male, sei stato ingiusto a tradire tua moglie.

MEDEA
Certo, io in tante cose sono in disaccordo con tanta gente. Per me se uno 
ingiusto e ha anche talento oratorio merita la massima pena: perch si vanta
di mascherare le iniquit con la sua parlantina ed  pronto a qualunque
crimine. Ma non  poi tanto furbo come crede. E cos tu non venirmi davanti
con l'aria per bene e sfoggio di loquela. Baster un solo argomento a
stenderti. Se eri una brava persona, dovevi prima ottenere il mio consenso e
poi sposarti; e invece hai fatto tutto all'insaputa dei tuoi cari.

GIASONE
Sicuro, se venivo a parlarti di queste nozze, il mio discorso ti avrebbe
trovato docile docile! Guarda come sei disposta ora a smettere con la tua
biliosa furia!

MEDEA
Non  questo che ti ha trattenuto. Il fatto  che andare a letto con una
barbara non comportava per te una vecchiaia gloriosa.

GIASONE
Lo vuoi capire o no? Non  per una donna che mi sono sposato con la
principessa che ora  mia moglie! Te l'ho gi detto, volevo salvare te e dare
ai miei figli dei fratelli di sangue reale - un sostegno per la nostra casa.

MEDEA
Se il prezzo di una vita agiata  il dolore, non me la auguro, non mi auguro
una ricchezza che mi roda l'animo.

GIASONE
Tu vuoi cambiare l'augurio e dimostrarti pi intelligente: non prendere la
prosperit per dolore e non ritenerti sfortunata, nella fortuna.

MEDEA
Insultami pure: tanto tu sei ben al riparo, e io, invece, dovr andarmene da
questo paese abbandonata da tutti.

GIASONE
Ma lo hai voluto tu: non dare la colpa a nessun altro.

MEDEA
E che cosa ho fatto? Ti ho preso in moglie e poi ti ho tradito?

GIASONE
Tu continui con le tue maledizioni sacrileghe contro la casa reale.

MEDEA
Ma succede che anche per le tue case io costituisca una maledizione.

GIASONE
Basta, non val la pena di continuare a discutere con te. Ma se vuoi accettare
un aiuto in denari da parte mia, per te e per i bambini, ora che devi
andartene, non hai che da dirmelo. Sono disposto a largheggiare, a mandarti
dai miei antichi ospiti con certi contrassegni in modo che tu sia la
benvenuta. Se rifiuti anche questo, sei una sciocca; smettila di essere una
furia, avrai tutto da guadagnarci.

MEDEA
I tuoi amici? Ma non ci andr mai, e non accetter niente da te: non devi
darmi niente.
I doni di un vigliacco non servono a nulla.

GIASONE
Invoco gli di a testimoni: io voglio dare tutto l'aiuto possibile a te e ai
figli; ma a te non piace ricevere del bene, cacci gli amici con arroganza;
cos non fai altro che soffrire di pi.

MEDEA
Vattene, sei gi stato sin troppo fuori casa, lontano dagli occhi della
novella sposa; non vorrei che ti assalisse la voglia. Sposati, sposati: forse
- e spero che dio mi ascolti - il tuo sar un matrimonio su cui piangerai.

CORO
str. a
L'amore che aggredisce e travolge
sottrae gli uomini a fama e virt.
Ma se Cipride giunge discreta
non c' altro dio cos piacevole.
Non scoccare mai, dea, contro di me
la freccia intrisa nel desiderio
e che non concede scampo.

ant. a
Sempre sia con me la pudicizia,
splendido dono dei celesti.
Non stordisca il mio animo, mai,
Afrodite terribile,
con la brama di coltri estranee,
non scateni alterchi irosi, risse senza fine;
rispetti i talami dove regna la pace,
scelga con sapienza i letti delle spose.

str. b
O patria, o case,
mai io venga privata della mia terra,
non voglio condurre una vita di stenti,
difficile, troppo penosa.
Morire, morire piuttosto
che conoscere un simile giorno:
nessun dolore supera
la perdita del paese nativo.

ant. b
Non ripeto parole gi dette,
e l'ho visto con i miei occhi:
tu patisci cose tremende
e nessuno prova piet per te,
non una citt, non una persona cara.
Muoia nel disprezzo
chi osa disonorare l'amico
e non gli apre sinceramente il cuore.
Non avr mai la mia amicizia.   |[continua]|


|[MEDEA, 2]|


EGEO
Salve, Medea. Credo che sia questo il modo pi bello di apostrofare gli amici.

MEDEA
Salve, Egeo, figlio del saggio Pandione. Capiti qui, da dove?

EGEO
Sto tornando dall'antico oracolo di Febo.

MEDEA
Dal miracoloso ombelico del mondo! E perch ci eri andato?

EGEO
Per il desiderio di avere dei figli.

MEDEA
Per gli di, in tanti anni non ne hai mai avuti?

EGEO
No,  il mio destino: il cielo ha voluto cos.

MEDEA
Ma hai moglie o non sei ancora sposato?

EGEO
No, no, lo sono, conosco il vincolo coniugale.

MEDEA
E il responso di Febo qual  stato?

EGEO
Parole un po' troppo profonde, per un mortale.

MEDEA
Mi  permesso conoscere l'oracolo del dio?

EGEO
Come no? Tra l'altro esige una mente sagace.

MEDEA
E allora, com'era il vaticinio? Dimmelo, se non  vietato sentirlo.

EGEO
Non lasciar libero il piede che fuoriesce dall'otre prima....

MEDEA
Prima di fare cosa? O prima di trovarti dove?

EGEO
Prima di essere rientrato al focolare paterno.

MEDEA
E come mai sei sbarcato qui?

EGEO
Regna, sulla terra di Trezene, un certo Pitteo...

MEDEA
Ah, s, il figlio di Pelope, un uomo molto timorato di dio, dicono.

EGEO
...e vorrei metterlo al corrente dell'oracolo di Apollo.

MEDEA
Hai ragione,  un sapiente e un esperto in questa materia.

EGEO
Per me  anche il pi caro fra i compagni d'armi.

MEDEA
Buona fortuna, allora; ti auguro di realizzare ci che desideri.

EGEO
Ma che occhi stanchi hai, che aspetto deperito! Come mai?

MEDEA
Caro Egeo, mio marito  la peggior canaglia del mondo.

EGEO
Davvero? Spiegami meglio perch sei cos alterata.

MEDEA
Giasone si comporta male con me; e pensare che non gli ho mai fatto niente.

EGEO
In che senso, si comporta male? Cerca di essere pi chiara.

MEDEA
Si  preso un'altra donna, che mi ha spodestato;  lei, adesso, la padrona in
casa.

EGEO
Si  permesso davvero un'azione tanto ignobile?

MEDEA
Sicuro: prima gli ero cara, adesso mi detesta.

EGEO
Per amore di un'altra, o per insofferenza del tuo letto?

MEDEA
Per un grande amore: non  uno che conosca la fedelt.

EGEO
Lascialo perdere, se, come dici,  un vigliacco.

MEDEA
Il suo grande amore  quello di imparentarsi con una famiglia reale.

EGEO
Chi gli concede sua figlia? Finisci il discorso.

MEDEA
Creonte, il signore di questa terra corinzia.

EGEO
Hai tutte le ragioni di essere addolorata.

MEDEA
No, rovinata: oltre a tutto mi costringono a lasciare il paese.

EGEO
Chi ti costringe? Mi stai annunciando un male dietro l'altro.

MEDEA
 Creonte a cacciarmi via da Corinto.

EGEO
E Giasone lo tollera? Neanche questo mi pare lodevole.

MEDEA
Non lo tollera a parole, per la sua volont  cos fragile. Ma ti prego, per
il tuo viso, per le tue ginocchia, ti supplico: abbi piet di me, povera
disgraziata. Non permettere che vada in esilio, sola, abbandonata; accoglimi
nel tuo paese, nella tua casa, proteggimi. E che gli di ti concedano i figli
che desideri, che tu possa chiudere gli occhi felice, un giorno. Tu non sai
che fortuna hai trovato trovando me: grazie a me, cesserai di essere sterile,
riuscirai a avere dei discendenti: conosco dei filtri efficacissimi.

EGEO
Sono molti i motivi che mi spingono a accontentarti! Innanzitutto, il timore
di dio, e poi la promessa che mi fai, il preannunzio di figli:  il pensiero
che mi assorbe tutto. Dunque, la questione si prospetta cos. Se tu arrivi
nella mia terra, mi impegno ad assisterti:  mio diritto. Ma [devo premettere
che da qui non intendo portarti via io:] a me basta che sia tu ad andartene da
Corinto. Devi essere tu a raggiungere il mio paese, e allora riceverai asilo,
non ti consegner a nessuno, sta' tranquilla. Io non voglio macchiarmi di
colpe nei confronti dei miei ospiti.

MEDEA
D'accordo. Ma se ti impegni con un giuramento, avrei da te tutto quello che ci
vuole.

EGEO
Non ti fidi? O temi qualche difficolt?

MEDEA
Certo che mi fido. Ma la famiglia di Pelia mi  nemica, Creonte mi  nemico.
Se tu giuri, il giorno che cercassero di strapparmi via, non glielo
permetteresti. Ma se l'accordo  solo a parole, se non hai chiamato in causa
gli di, potresti passare dalla loro parte, acconsentire alle loro richieste:
io non sono potente, loro sono ricchi e hanno un regno.

EGEO
 un discorso molto avveduto, il tuo, donna, se a te va bene cos, non mi
ritiro di certo. Per me questa  la strada pi sicura: avr un valido motivo
da addurre di fronte ai tuoi nemici e la tua posizione si rinsalda
maggiormente. Quali sono gli di su cui devo giurare?

MEDEA
Giura sulla madre Terra, sul padre Sole, che  il padre di mio padre, e sulla
stirpe degli di tutti.

EGEO
Di fare, cosa? O di non fare, cosa? Spiegati.

MEDEA
Giura che non mi caccerai mai dalla tua terra, giura che se qualcuno dei miei
nemici vuole strapparmi di laggi, non mi lascerai nelle sue mani, di tua
spontanea volont, e finch sei vivo.

EGEO
Giuro per la Terra e la luce sfolgorante del Sole e per tutti gli di: terr
fede al patto che mi proponi.

MEDEA
Mi basta. Se violi il giuramento, che pena ti meriti?

EGEO
La pena che tocca agli empi.

MEDEA
Prosegui in pace il tuo viaggio:  tutto a posto. Io raggiunger al pi presto
la tua citt, dopo aver fatto quello che sto per fare e ottenuto ci che
voglio.

CORO
Ti scorti sino a casa il figlio di Maia, il dio che accompagna i viandanti, e
che tu possa ottenere e compiere quello di cui tanto ti preoccupi. Perch ai
miei occhi, Egeo, ti sei rivelato un'anima nobile.

MEDEA
O Zeus, giustizia di Zeus, luce del Sole, ora gloriosamente trionfer sui miei
nemici, la strada, l'ho gi imboccata: ora c' davvero speranza che i miei
nemici paghino. Quest'uomo, infatti,  apparso nel momento della mia maggior
pena, ed  un porto per i miei progetti: l attraccher la nave, una volta
giunta alla citt e alla rocca di Pallade. E adesso ti spiego per filo e per
segno i miei piani: ascolta questo discorso che non ti dar gioia. Mander un
servo da Giasone per pregarlo di venire da me; e appena arriva gli parler con
dolcezza, gli dir + che sono d'accordo, e + che questo matrimonio con la
figlia di un re, e il tradimento, + va bene, + mi sembrano tutte decisioni
utili e ben ragionate. E poi gli chieder che i miei figli rimangano a
Corinto: e non perch intendo abbandonarli in una terra ostile, + soggetti
alle offese dei nemici, + ma perch voglio uccidere la figlia del re, e con un
inganno. Li mander a portare dei doni + alla sposa +, un peplo molto fine e
una corona d'oro +, perch non li cacci da Corinto +. Se prende questi
ornamenti e se li mette, morir in un modo atroce, lei e chiunque la tocchi;
li intrider, infatti, in veleni potentissimi. Non posso continuare questo
discorso; piango pensando a quello che dovr compiere dopo: uccider i miei
figli, e nessuno potr strapparli alla morte. Una volta distrutta l'intera
casa di Giasone, me ne andr via, in esilio, per la strage dei miei adorati
figli, per avere osato il pi sacrilego dei misfatti. Ma che i nemici ridano
non  tollerabile, amiche. + Sia come sia. Ma allora, cosa mi serve vivere?
Non ho patria, non ho casa, non ho rimedio per le mie sventure. + Che errore
aver lasciato le case paterne, essermi fidata delle chiacchiere di un Greco
che me la pagher, se Dio mi aiuta. Non vedr mai pi vivi, per il resto dei
suoi giorni, i figli che gli ho dato io e non ne avr dalla novella sposa,
perch lei, l'infame, deve morire in maniera infame per i miei veleni. Nessuno
mi creda una donnetta da poco, fragile, remissiva:  tutto il contrario; sono
implacabile contro i nemici, benigna con gli amici. Chi  fatto cos si
garantisce fama e gloria.

CORO
Ci hai messo a parte del tuo piano e allora io, per aiutare te, e per
difendere le leggi della societ, ti invito a non attuarlo.

MEDEA
Non esiste altra possibilit. Si capisce che tu parli cos; non patisci quello
che patisco io.

CORO
Uccidere le tue creature: ne avrai il coraggio?

MEDEA
 il modo pi sicuro per spezzare il cuore a mio marito.

CORO
E per procurare a te stessa il massimo di infelicit.

MEDEA
Sia come sia: ormai ogni discorso  superfluo. E tu muoviti, va a chiamare
Giasone:  a te che affido di solito i compiti pi delicati. Non aprir bocca
sulle mie intenzioni, se davvero ami la tua padrona e sei una donna.

CORO
str. a
Dai pi antichi tempi
prosperano ricchi e felici gli Eretteidi.
Figli degli di beati
nacquero in una terra santa, mai violata
da saccheggi.
Possiedono in s la pi nobile sapienza,
incedono con eleganza in aria purissima.
Qui, si racconta, un giorno le Muse Pieridi
generarono la bionda Armonia.

ant. a
Alle belle correnti del Cefiso,
Cipride attinge, dicono, acque fertili
e diffonde su questa terra
brezze miti e leggere.
E sempre cingendosi le tempie
con ghirlande di rose profumate
manda gli Amori per compagni alla Sapienza;
con essa sono artefici di ogni virt.

str. b
La terra dei sacri fiumi,
la terra ospitale con gli amici,
come potr offrire asilo a te,
l'assassina dei figli, accogliere all'interno
delle case
te, l'impura?
Pensaci, prima di colpirli,
pensa di quale strage
ti rendi colpevole.
Non farlo: noi, ai tuoi piedi,
con tutte le nostre forze ti imploriamo:
non uccidere le tue creature.

ant. b
Dove prenderai il coraggio,
l'orrenda audacia
+ che sospinga il tuo animo
che armi la tua mano
per trapassare il cuore
+ dei figli che hai partorito +?
Come potrai posare lo sguardo
su di essi, e senza lacrime
decretarne la morte?
Non potrai farlo:
quando i piccoli
si getteranno supplici ai tuoi piedi,
non potrai bagnarti le mani
col loro sangue
senza esitare.

GIASONE
Mi hai mandato a chiamare, eccomi. Anche se mi sei nemica, non potevo
rifiutarmi: sono qui, ti ascolto. Cosa vuoi ancora da me?

MEDEA
Giasone, ti prego, scusami per le cose che ti avevo detto. Dovresti sopportare
le mie esplosioni d'ira: ci siamo tanto amati, in segreto, noi! Ho riflettuto
tra me e me e mi sono rimproverata. Imbecille, perch mi comporto da pazza,
me la prendo con chi decide bene, mi metto contro i sovrani del paese e contro
mio marito? Ma mio marito agisce nel nostro pi assoluto interesse: ha sposato
la figlia di un re, genera dei fratelli per i miei figli.  l'ora di finirla
con questa collera. Ma cosa mi viene in mente, quando provvedono a noi i
celesti cos bene. Mi dimentico che ho dei figli, che sono esule dalla mia
terra e che di amici ne ho pochi? Pensavo a tutto questo e mi sono resa conto
di quanto ero sconsiderata e di come me l'ero presa a vuoto. Ma adesso ti
approvo, e mi sembra intelligente da parte tua procurarci questa parentela: la
sciocca ero io che avrei dovuto condividere i tuoi progetti, prender parte con
te al matrimonio, fare da pronuba, esser felice di occuparmi di tua moglie. Ma
noi siamo quello che siamo: non voglio dire un guaio, ma donne s: tu non
imitarmi nel peggio, non rispondere con sciocchezze a sciocchezze. Depongo le
armi, riconosco di avere ragionato male prima, ma ora ho preso proprio la
decisione giusta. Figli, venite qui, figli: uscite di casa, presentatevi qui,
abbracciate vostro padre, parlategli, come faccio io: dimenticate, insieme con
me, il rancore di prima verso una persona cara: la pace  fatta, non ci sono
pi ragioni di ira. Stringete la sua destra. Ma perch continuo a pensare a
qualche occulta sventura? Figli miei, quanto tempo ancora vi resta per vivere,
per tendere le braccia a vostro padre? Povera me, ma come sono preda facile
del pianto e piena di paura! Ho chiuso finalmente il litigio con vostro padre
ed ecco inondo di lacrime questi teneri volti.

CORO
Anche dai miei occhi sgorga un fiotto di lacrime: speriamo che la sventura non
proceda oltre, non si incattivisca ulteriormente.

GIASONE
Approvo le tue parole, donna, e non mi offendo per quanto  successo prima: la
genia delle donne  logico che si accenda + se un marito contrae nuove nozze
+. Ma c' un cambiamento in meglio nel tuo animo, hai riconosciuto in tempo il
partito migliore:  una condotta da donna assennata. Quanto a voi, bambini,
vostro padre si  preoccupato di darvi, con l'aiuto del cielo, un'ottima
sistemazione: credo che con i vostri fratelli occuperete un giorno, in
Corinto, le posizioni pi eminenti. Pensate a crescere, intanto; al resto
provvederanno vostro padre e un dio benevolo. Mi auguro di vedervi raggiungere
il culmine della giovinezza in pieno vigore, pi forti dei miei nemici. E tu,
perch stai piangendo cos tanto, perch impallidisci e volti la testa
dall'altra parte? Non sei contenta di quello che dico?

MEDEA
Non  nulla. Stavo solo pensando ai miei figli.

GIASONE
Fatti animo: provveder io a sistemarli.

MEDEA
D'accordo: mi fido delle tue parole. Ma la donna  debole, per natura 
portata alle lacrime.

GIASONE
Ma come mai sospiri tanto sui tuoi figli?

MEDEA
Li ho messi al mondo io. E quando tu gli auguravi una bella esistenza, mi ha
preso lo sconforto: sar davvero cos? Ma ti avevo fatto chiamare per due
ragioni: di una abbiamo gi parlato, passer all'altra. I sovrani hanno deciso
di allontanarmi da Corinto: e anche per me, lo riconosco,  meglio non essere
di impaccio n a te n a loro continuando ad abitare qui: si sospetta che io
sia nemica della famiglia regnante. Io, dunque, prendo la via dell'esilio: ma
tu chiedi a Creonte che i nostri figli possano restare, venire allevati da te
personalmente.

GIASONE
Non so se riuscir a convincerlo, ma conviene provarci.

MEDEA
Rivolgiti almeno a tua moglie: che supplichi lei suo padre di non esiliare i
bambini.

GIASONE
S, s e spero proprio di persuaderla, se non  diversa dalle altre donne.

MEDEA
Collaborer anch'io a questa tua fatica: le mander dei doni che, lo so bene,
sono tra i pi belli del mondo, + un peplo finissimo e una corona d'oro, +
glieli recapiteranno i miei figli. Forza, bisogna che qualcuna delle ancelle
me li porti qui al pi presto! Non una, ma mille volte si rallegrer di aver
trovato in te uno straordinario compagno delle sue notti, e di possedere
gioielli che il Sole, padre di mio padre aveva donato ai suoi discendenti. Su,
bambini, ecco i regali di nozze, andate, consegnateli alla sposa beata, alla
principessa: ricever dei presenti che non potr disprezzare.

GIASONE
Ma perch te ne vuoi privare?  una pazzia! Non crederai che nella reggia
manchino pepli e oro? Serbali per te, questi gioielli, non darli via. Lei, se
mi tiene in una certa considerazione, preferir senz'altro me alla ricchezza.

MEDEA
Non parlare cos. Si dice che i regali persuadano anche gli di: l'oro, per la
gente, conta molto di pi di cento discorsi. La fortuna  dalla sua, un dio le
sta concedendo prosperit,  giovane e gi ha il potere: e io offrirei
volentieri non solo oro, ma anche la vita per evitare l'esilio alle mie
creature. Su, bambini, entrate in quel fastoso palazzo, supplicate la giovane
sposa di vostro padre, la mia signora, scongiuratela di risparmiarvi l'esilio,
mentre le porgete questi gioielli:  molto importante che li riceva proprio
lei nelle sue mani. Sbrigatevi fate presto, e tornate a riferire a vostra
madre la bella notizia che  ansiosa di sapere:  tutto a posto.

CORO
str. a
Ormai si  dissolta ogni speranza:
i bambini muovono al luogo dell'eccidio.
La sposa sventurata ricever bende dorate,
funebri bende dorate.
Sulla bionda chioma
con le sue stesse mani
disporr i gioielli dell'Ade.

ant. a
La bellezza e il divino splendore
la inducono a indossare il peplo,
a cingere la corona d'oro.
Si agghinda da sposa per i morti, cadr
in questa rete orrenda,
nella trappola di morte,
non sfuggir al destino.

str. b
Infelice, con nozze di sangue ti leghi ai sovrani
e rechi con te, e lo ignori,
sterminio per i figli,
una fine obbrobriosa per tua moglie.
Precipiti lungo la china della sorte.

ant. b
Ma piango, madre dolorosa, anche la tua angoscia,
farai strage dei figli del tuo grembo,
per un letto nuziale.
Tuo marito lo ha abbandonato,
ha tradito il patto, condivide ora la casa
con una nuova donna.

PEDAGOGO
Mia signora, ecco i tuoi figli: gli  stato risparmiato l'esilio. E la sposa,
la principessa, era felice dei doni, che ha accolto nelle sue mani: nella
reggia si respira ormai pace per le tue creature. Ma, ma perch ti rannuvoli
tutta, proprio nel momento in cui la fortuna ti  amica? + Perch giri il viso
dall'altra parte e non accogli con gioia le mie parole?

MEDEA
Dio, che dolore!

PEDAGOGO
La tua esclamazione mal si accorda con le notizie che ti ho portato.

MEDEA
Che dolore, ti ripeto.

PEDAGOGO
Senza saperlo, ti ho comunicato qualcosa di triste? Pensavo di riferirti un
messaggio lieto e mi sono sbagliato?

MEDEA
La notizia che mi porti  quella che : non ho nulla da rimproverarti.

PEDAGOGO
E perch allora tieni gli occhi bassi e piangi a calde lacrime?

MEDEA
Ci sono costretta. Questa trama l'abbiamo ordita gli di e io, nella mia
insensatezza.

PEDAGOGO
Fatti coraggio: un giorno, grazie ai tuoi figli, tornerai qui.

MEDEA
Ma prima altri dovranno andarsene per opera mia.

PEDAGOGO
Non sei la sola madre che abbiano separato dai figli: un mortale bisogna che
si rassegni a sopportare le disgrazie.

MEDEA
E cos far. Ma entra in casa, occupati dei ragazzi, delle cose di cui hanno
bisogno tutti i giorni. Creature, creature mie, ormai avete una citt, una
casa dove abiterete per sempre, senza vostra madre, che resta abbandonata
nella sua sventura. Io me ne andr esule in un altro paese, prima di godere di
voi, di vedervi felici, di festeggiare il vostro matrimonio, la sposa, di
allestire i lavacri nuziali, di levare in alto le fiaccole accese. Il mio
maledetto orgoglio mi sta rovinando. Vi ho allevato inutilmente, figli,
inutilmente ho penato, mi sono macerata di fatiche, dopo avere sopportato gli
aspri dolori del parto. Quante speranze avevo riposto in voi, un tempo; mi
immaginavo, povera disgraziata, che mi avreste assistito nella mia vecchiaia,
che da morta mi avreste seppellito pietosamente con le vostre mani; una sorte
invidiabile agli occhi della gente. Ma  svanita l'illusione che accarezzavo.
Priva di voi, condurr una vita triste e angosciata. Non rivedrete pi,
davanti agli occhi, vostra madre: voi passate a un altro tipo di esistenza. Ma
perch, perch mi guardate in questo modo? Perch questo sorriso, questo
estremo sorriso? Che dolore! Cosa devo fare? Mi perdo di coraggio, amiche,
quando vedo il volto sereno dei miei figli. No, non me la sento: all'inferno
le decisioni di prima. Porter via con me i bambini. Per straziare il padre
con le sventure dei suoi figli, devo proprio raddoppiare la mia di sofferenza?
No davvero. All'inferno le mie decisioni. Ma cosa mi succede? Voglio diventare
lo zimbello di tutti lasciando impuniti i miei nemici? Perch tanti scrupoli?
Ma che vile sono a accogliere nella mia mente idee di mitezza! Bambini,
entrate in casa. E se a qualcuno non  lecito assistere ai miei sacrifici, ci
pensi lui: la mia mano non tremer. No, non farlo, cuore mio: lasciali in
vita, sciagurata, risparmiali i tuoi figli; laggi, in Atene, vivendo con te,
ti daranno gioia. No, per i demoni vendicatori dell'Ade, non consegner mai i
miei figli al ludibrio dei miei nemici. Devono assolutamente morire: e se 
cos, sar io, che li ho messi al mondo, a ucciderli.  cosa fatta oramai, non
c' pi scampo. La sposa si  gi messa la corona sul capo, sta morendo
avvolta nel peplo. Lo so, lo so. Mi incammino per una strada tristissima e
avvio i miei figli verso una strada ancora pi triste. Voglio congedarmi da
loro. La mano, date a vostra madre la mano perch ve la baci. Dio, come amo
questa mano, questa bocca, come sono belli i miei figli, che tratti nobili
hanno. Siate felici laggi, perch qui vostro padre ve lo ha impedito. Vi
abbraccio con tenerezza; com' morbida la vostra pelle, com' dolce il vostro
respiro. Andate, andate via: non sono pi capace di guardarli, sono vinta
dall'angoscia. E so il male che sto per fare, ma la passione in me  pi forte
della ragione: e la passione  la causa delle peggiori sciagure, nel mondo.

CORO
Quante volte ormai mi sono addentrata
in ragionamenti sottili
ho discusso questioni elevate
non destinate a donne.
Ma anche con noi, vedi, si intrattiene la Musa
a parlare di sapienza;
non con tutte, si capisce,
forse non ne trovi molte,
ma le donne non sono sorde alla cultura.
Ora, io affermo: chi non ha esperienza di figli,
chi figli non ha mai procreato
conosce una felicit che supera
la felicit di un genitore.
Se qualcuno  rimasto senza prole,
non sperimenta se i figli
siano un tormento o una gioia
e si risparmia molte angosce.
Se qualcuno ha in casa il dolce germoglio dei figli,
per tutto il tempo, lo vedo, si preoccupa, si logora
intanto per allevarli bene,
poi per garantirgli un futuro,
e ignora, mentre tribola,
se verranno su buoni o malvagi.
E infine, lo proclamano tutti, c' un male
estremo, il peggiore che esista:
un figlio  fiorente di giovinezza,
dispone di risorse sufficienti,
 una brava persona.
Ma se un dio cos vorr
la morte lo ghermisce
e se lo porta con s nell'Ade.
E allora perch, perch
gli di infliggono a chi desidera avere figli
anche questo dolore, il pi crudele?

MEDEA
Amiche,  un pezzo che sto qui e aspetto gli eventi, e spio come andranno a
finire le cose l dentro. Ma vedo uno dei servi di Giasone, che arriva tutto
ansimante: evidentemente deve comunicarci qualcosa di molto brutto.

NUNZIO
Scappa, Medea, scappa, col primo mezzo che trovi, nave o carro [: hai compiuto
un delitto inaudito].

MEDEA
Cos' successo? Perch dovrei fuggire?

NUNZIO
Sono morti poco fa la principessa e suo padre Creonte, uccisi dai tuoi veleni.

MEDEA
Mi porti una notizia splendida; d'ora in poi sarai per me uno dei miei
benefattori, uno dei miei amici.

NUNZIO
Ma cosa dici? Sei in te o vaneggi? Hai infierito sulla famiglia reale, e godi
a sentire la notizia e non provi timore?

MEDEA
Avrei qualcosa da opporre ai tuoi discorsi; ma calmati, amico, e raccontami
come sono morti quelli l. Raddoppierai la mia gioia, se sono morti in maniera
orribile.

NUNZIO
Quando giunsero i tuoi due figli, insieme al padre e si avviarono verso le
stanze della sposa, fummo felici noi, i servi angustiati per le tue disgrazie:
corse e si propag di orecchio in orecchio la voce che tu e tuo marito vi
eravate riconciliati. E chi baciava le mani, chi le bionde teste dei piccoli:
io personalmente, pieno di gioia, li seguii e entrai con loro negli
appartamenti delle donne. La padrona, a cui oggi riserviamo gli onori che gi
spettavano a te, prima di scorgere i bambini, posava ardenti sguardi su
Giasone. Ma si coperse gli occhi e gir il candido volto dall'altra parte,
nauseata per l'ingresso dei piccoli. Tuo marito cercava di placarne l'ira e lo
sdegno, dicendole:
Non avere del malanimo contro chi  amico, basta con la collera, voltati
verso di loro, considera caro chi  caro a tuo marito. Accetta i doni che ti
portano, prega tuo padre di revocare l'esilio di questi bambini, per amor
mio. Alla vista dei doni, non seppe resistere, fu d'accordo in tutto col
marito, e prima che lui e i figli fossero lontani dalla reggia, prende il
peplo ricamato, se lo prova, si acconcia la corona d'oro sui riccioli, davanti
a uno specchio risplendente, sorridendo alla propria quieta immagine. Poi
balza dal seggio regale, posa a terra, con grazia, il candido piede, va in su
e in gi per le stanze. Felicissima per i regali, pi e pi volte si rizza
sulla punta dei piedi a guardarsi sino ai talloni. Quello che accadde dopo fu
uno spettacolo orrendo. Di colpo impallidisce, si piega da un lato,
indietreggia barcollando, trema in tutta la persona, riesce a stento a
lasciarsi cadere sul trono per non stramazzare a terra. Una vecchia ancella,
pensando a un attacco di follia dovuta a Pan o a qualche altro dio, cominci a
ululare preghiere; ma quando vide la bava bianca che le usciva di bocca, le
pupille stravolte, il corpo esangue, smise con le sue stridule invocazioni,
esplose in grandi lamenti. E subito un'altra delle donne corse alle stanze del
padre, una terza dal novello sposo per comunicargli la tremenda notizia: tutta
la casa risuonava di passi precipitosi. Nel tempo che impiegherebbe un buon
corridore per attraversare lo stadio da un capo all'altro, l'infelice sposa si
risveglia dal suo stato di torpore e di obnubilamento con un lungo gemito,
azzannata com'era da un duplice male. Dall'oro della corona posta sul suo capo
scorreva un prodigioso torrente di fuoco vorace; i fini pepli, donati dai tuoi
figli, divoravano il candido corpo di quell'infelice. Si alza di scatto dal
seggio regale, avvolta nelle fiamme, fugge squassando il capo e le chiome di
qua e di l, per liberarsi della corona. Ma il monile d'oro restava saldamente
inchiodato ai capelli, e le fiamme, quando lei squassava il capo, avvampavano
due volte tanto. Piomba al suolo, in preda agli spasimi, nessuno tranne suo
padre avrebbe potuto ormai riconoscerla. Non si distinguevano pi n la forma
degli occhi n i suoi bei lineamenti, il sangue grondava dalla sommit della
testa, frammischiato al fuoco: brandelli di carne, sotto i morsi invisibili
del veleno, colavano dalle ossa, come lacrime di pino: uno spettacolo
raccapricciante. E tutti avevano paura di toccare il cadavere: la sua fine ci
aveva ammaestrato.
Il povero padre, ignaro degli effetti del veleno, appena entrato nella stanza
si precipita, con un grido, sul cadavere, lo cinge con le braccia, lo bacia, e
cos parla: O figlia infelicissima, quale dio si  accanito contro di te in
questo modo? Chi ti ha tolto a un vecchio ormai sull'orlo della tomba? Vorrei
morire con te, figlia mia. Interrotti i gemiti e i lamenti, tenta di
rialzarsi, ma rimane abbarbicato ai preziosi pepli come l'edera ai rami
dell'alloro. E fu una lotta atroce: se cercava di sollevare un ginocchio, la
morta lo tratteneva; se tentava di staccarsi con violenza, strappava dalle
ossa le sue carni di vecchio. Alla fine, persa ogni forza, esal l'ultimo
respiro: non era pi in grado di resistere a quella tortura. Giacciono
cadaveri, la figlia e il vecchio padre [vicini, un evento pauroso che esige
lacrime]. Quanto a te, non voglio dire nulla: saprai da sola come sottrarti al
castigo. Da tanto lo so, le cose dei mortali sono ombra; e affermo, senza
timore: chi si crede un saggio, un pensatore profondo, si merita proprio la
taccia di stolto. Al mondo non esiste una persona felice. Se sopravviene il
benessere, un uomo pu essere pi fortunato di un altro, ma non felice: mai.

CORO
Sembra che in questo giorno un demone abbia stretto, giustamente, Giasone in
una rete di mali. + E tu, povera figlia di Creonte, che piet provo per le tue
sventure: tu scendi nell'Ade per colpa delle nozze con Giasone.

MEDEA
Amiche, ho deciso: uccider i miei figli subito, al pi presto, e poi mi
allontano da questo paese. Se indugio, li consegner come vittime a una mano
pi nemica della mia. Devono assolutamente morire: e se  cos, li uccider
io, che li ho generati. Preparati, mio cuore. Ma perch esito? Quello che devo
fare  orribile ma inevitabile. La mia povera mano impugni la spada, la
impugni. Avviati, Medea, verso una vita di dolore, non essere vile, non
ricordarti che li hai generati tu, questi figli, e come gli volevi bene:
scordati per questo breve giorno dei tuoi figli, e poi, piangi. Anche se li
ucciderai, tu li hai amati. Dio, che donna infelice sono.

CORO
str. a
O Terra, e tu, raggio splendente del Sole
posate il vostro sguardo, posatelo
su questa donna nefasta
prima che cali la mano assassina
sui figli, uccidendo se stessa.
Sono germogli della tua stirpe aurea,
e che sangue celeste irrori il suolo
per colpa di un mortale  terribile.
Ma tu, luce divina, trattieni, arresta,
caccia dalle case la cruenta, maledetta Erinni,
+ inviata dai demoni vendicatori +.

ant. a
Vano  stato il tuo travaglio di madre,
invano hai generato teneri figli,
dopo aver passato il varco ostile
delle azzurre Simplegadi.
Perch, sventurata, un'ira funesta
una strage crudele
ti sconvolgono l'animo?
Perch delitti fra consanguinei
aspri + si annodano + per i mortali?
Sulla casa piombano per volont degli di
sciagure commisurate allo scempio.

<FIGLI> (da dentro)
Ahi, ahi.

CORO
str. b
Le senti, le grida dei figli? E lei  disperata, un'infelice.

FIGLIO A
Cosa far adesso? Dove trovo scampo?  nostra madre!

FIGLIO B
Non lo so, fratello carissimo: siamo perduti.

CORO
Entro dentro? Bisogna evitare il massacro.

FIGLIO A
S, in nome di Dio, salvateci. Adesso, subito.

FIGLIO B
Siamo in trappola, una spada ci minaccia.

CORO
Ma di cosa sei fatta? Di pietra o di acciaio? Stai per uccidere i frutti del
tuo grembo con le tue stesse mani.

ant. b
Solo una donna,
una soltanto, Ino, in tempi antichi
alz la mano omicida sui figli.
Ma era folle per volere degli di,
la sposa di Zeus l'aveva cacciata dalla reggia,
e costretta a un delirante vagare.
Si gett in mare con i due figli,
un crimine infame,
si lanci, l'infelice, da una rupe;
per con le sue creature.
Quali orrori ci aspettano ancora?
O letto di donna, letto di afflizione
quante sventure porti tra gli uomini.

GIASONE
Donne, dico a voi che state vicino alla reggia, Medea  rimasta l dentro,
dopo il suo crimine atroce, o  scappata? Dovr trovarsi un riparo nelle
viscere della terra o levarsi in volo nell'alto dei cieli, per non pagarle, le
sue colpe, alla famiglia reale. O  convinta di cavarsela impunemente, di
fuggirsene via dal palazzo, dopo aver ucciso i sovrani del paese? Ma non  di
Medea che mi preoccupo ora,  dei figli: a lei, le sue vittime ricambieranno
il male ricevuto; se sono qui io  per salvare le mie creature: ho paura che i
parenti di Creonte facciano pagare a loro il massacro compiuto dalla madre.

CORO
Povero Giasone, tu ignori la gravit dei tuoi mali, altrimenti non parleresti
in questa maniera.

GIASONE
Spiegati. Intende sopprimere anche me?

CORO
I tuoi figli sono morti: lei, la madre, li ha uccisi.

GIASONE
Ma cosa stai dicendo? Tu mi distruggi.

CORO
I tuoi figli non ci sono pi: lo capisci?

GIASONE
E dove li ha uccisi? In casa? Fuori?

CORO
Apri la porta e scorgerai i cadaveri.

GIASONE
Presto, servi, levate le spranghe, aprite le porte: devo vedere [i due morti,]
la sciagura che due volte si  abbattuta su di me [...e lei, ma mi
vendicher].

MEDEA
A che ti serve scuotere la porta, tentare di buttarla gi? Vuoi vedere i
cadaveri e me l'assassina? Risparmiati la fatica. Se hai bisogno di me, parla
pure. Di' cosa desideri. Ma non ti illudere di riuscire a toccarmi con le tue
mani. Il Sole, padre di mio padre, mi ha dato un carro che mi difende da
qualunque aggressione nemica.

GIASONE
O donna maledetta, aborrita dagli di, da me, dall'intero genere umano, hai
avuto il coraggio di piantare una spada in corpo ai figli che avevi partorito
tu e li hai tolti a me, mi hai tolto la vita. E dopo questo, tu, colpevole di
un'atroce empiet, osi guardare il cielo e la terra! Che tu possa morire! Ora
ragiono, ma ero cieco quando da una casa e da un paese barbaro ti ho portato
in una casa greca, mi tiravo dietro una peste, una che aveva tradito il padre
e la terra che l'aveva nutrita. Gli di hanno avventato contro di me il demone
vendicatore che ti perseguiva. Non ti sei imbarcata su Argo, la nave dalla
bella prua, dopo aver ucciso tuo fratello accanto al focolare domestico? E non
era che l'inizio. Poi hai sposato quest'uomo, gli hai generato dei figli e li
hai massacrati per un letto, per un connubio. Questo non lo avrebbe osato mai
nessuna donna greca: e io ti ho preferita a loro, ti ho presa in moglie, un
legame abominevole e funesto. Non sei una donna, ma una leonessa, hai natura
pi feroce di Scilla, il mostro del Tirreno. Ma per quanto ti insulti, non
riuscirei a ferirti: sei l'impudenza in persona. Crepa, essere osceno,
assassina dei tuoi figli. A me non resta che piangere sul mio destino: non
potr avere nessuna gioia dalle mie nuove nozze, non mi verranno pi incontro,
vivi, i figli da me generati e allevati, non parler pi con loro: li ho
perduti.

MEDEA
Molto avrei da replicare alle tue parole, se Zeus padre non sapesse cosa ho
fatto io per te e cosa hai fatto tu contro di me. Non dovevi, in spregio al
mio letto, riservarti per il domani un'esistenza di felicit, ridendo alle mie
spalle; e neppure lei, la principessa. E il re Creonte, che ti ha preparato
queste nozze, non doveva cacciarmi dal paese senza pagarne le conseguenze.
Perci, chiamami pure leonessa, se ti fa piacere [, e Scilla, il mostro che
abita nel vasto Tirreno]; io ti ho colpito al cuore;  i] contraccambio che
meritavi.

GIASONE
Ma anche tu soffri, e la mia sventura  anche la tua.

MEDEA
S, ma sappilo bene: serve a qualcosa, questo dolore, se tu non puoi farti
beffe di me.

GIASONE
Poveri figli miei, che madre malvagia vi  toccata.

MEDEA
Poveri figli miei, morti per la follia di vostro padre.

GIASONE
Non  stata la mia mano a ucciderli.

MEDEA
Ma la tua protervia s, e il tuo nuovo matrimonio.

GIASONE
E per una questione di letto hai ritenuto giusto ucciderli?

MEDEA
Ti pare un dolore da poco per una donna?

GIASONE
Per una donna casta, s: ma tu sei perversa in tutto.

MEDEA
Loro non vivono pi: e questo ti rimorder per sempre.

GIASONE
Vivono, e incombono su di te come demoni della vendetta.

MEDEA
Gli di sanno bene da chi  partita la prima offesa.

GIASONE
Ma conoscono bene anche il tuo nauseante animo.

MEDEA
Odiami pure. Io detesto le tue acri parole.

GIASONE
E io detesto te:  facile separare le nostre strade.

MEDEA
Davvero? E come? Perch anch'io lo voglio.

GIASONE
Lasciami seppellire e piangere questi morti.

MEDEA
No, sar io a seppellirli con le mie mani. Li porter nel tempio di Era
Acraia, perch nessun nemico posso oltraggiarli, profanare la loro tomba. E
qui, nella terra di Sisifo, istituir feste solenni e riti in espiazione del
sacrilego eccidio. Quanto a me, raggiunger il paese di Eretteo, per vivere
accanto a Egeo, figlio di Pandione. Tu invece, com' giusto per un malvagio,
morirai di mala morte: ti piomber sul capo un rottame della nave Argo, e cos
vedrai l'amara fine delle mie nozze.

GIASONE
Ti annientino le Erinni dei figli e la Giustizia che vendica il sangue.

MEDEA
Ma chi mai, tra gi di, tra i demoni ascolta uno spergiuro, un traditore degli
ospiti?

GIASONE
Tu sei una creatura immonda, assassina dei figli.

MEDEA
Va', rientra in casa, seppellisci tua moglie.

GIASONE
S, vado. E ho perduto i miei figli.

MEDEA
Non  ancora un vero pianto il tuo: aspetta di esser vecchio.

GIASONE
O figli adorati.

MEDEA
Dalla madre, non da te.

GIASONE
E allora perch li hai uccisi?

MEDEA
Per farti soffrire.

GIASONE
Vorrei almeno accostare la mia bocca a quelle labbra che amavo, io, infelice.

MEDEA
Adesso gli parli, adesso li abbracci: ma allora li cacciavi via da te.

GIASONE
In nome di dio, lascia che tocchi quei corpi delicati.

MEDEA
No, non  possibile: stai gettando al vento le tue parole.

GIASONE
Zeus, le ascolti le ripulse, gli affronti che patisco da questa putrida
leonessa, che ha massacrato i suoi figli? Ma per quanto sta in me e posso,
piango la mia sventura e invoco gli di, li chiamo a testimoni. Tu hai ucciso
i miei figli e ora mi proibisci persino di toccarli, di seppellirne i corpi:
vorrei non averli mai messi al mondo, per non vederli ora trucidati da te.

CORO
Di molti eventi  arbitro Zeus nell'Olimpo; molte sono le risoluzioni inattese
dei celesti; quello che si credeva non si  compiuto, un dio trova la strada
per l'impossibile e questa vicenda si  suggellata cos.]
FINE.
