Euripide.

Ione.

Traduzione di Umberto Albini e Vico Faggi.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

Atene 485, Pella 406 a.C. Poeta tragico greco.
Non si hanno molte notizie attendibili della sua vita: si sa che fu figlio di
un proprietario terriero, che ebbe tre figli, che vinse poche volte nelle
competizioni teatrali, che mor all'estero e fu commemorato da Sofocle.
Mostr una viva partecipazione alla vita della citt, anche se si mantenne
sempre lontano dalla politica, e frequent sofisti e filosofi; la sua opera
rivela un'educazione raffinata e una posizione scettica nei confronti della
religiosit diffusa.
Il numero delle opere attribuitegli  controverso: pare siano 88; 18 sono
quelle pervenuteci, tra cui: Alcesti (438), la pi antica, Medea (431),
Andromaca (429), Ecuba, Supplici e Troiane (scritte dal 430 al 415), Elettra
(413), Ifigenia in Tauride, Ifigenia in Aulide.
Ci resta anche il dramma satiresco: Ciclope.
La novit del teatro di Euripide si fonda, oltre che sulla variet strutturale
dei drammi, incentrati su un solo protagonista (Medea), o su due poli
drammatici (Ippolito), o svolti come grandi affreschi (Troiane), sulla
psicologia dei personaggi, che assumono identit differenziata da tragedia a
tragedia (per esempio Elena, nelle Troiane e nell'Elena).
Euripide sottopone a critica spietata tutte le tradizioni: da quella teatrale
dei predecessori, a quella etica, alla stessa religione olimpica.
Tutto viene trattato in una dimensione di umanit, talvolta di quotidianit
antieroica, che ha fatto avvicinare Euripide al mondo della commedia borghese.
Particolare forza patetica hanno le figure femminili.
