Eschilo.

Le supplici.

Traduzione di Ezio Savino.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano. Catanzaro, 16 Febbraio 2000.

PERSONAGGI DEL DRAMMA
CORO di Danaidi
DANAO
RE
ARALDO degli Egizi
Soldati argivi; sgherri egizi, ancelle delle Danaidi

Il luogo: un rialzo sacro. Spiccano altari e simulacri di di. La vista spazia
sul mare e sulla citt di Argo

LE SUPPLICI
Penetra nell'orchestra il Coro, le Danaidi scortate dal padre Danao. Frasche
d'ulivo e fasce di lana nivea segnalano la loro condizione di supplici. Chiude
il corteo lo stuolo di ancelle.

CORO
Zeus, mia Meta! Curva, trepido, l'occhio su noi pellegrine
imbarcate allo sbocco sabbioso
del Nilo. Addio, paese divino,
terre rasente la Siria! Sbandate
migriamo. No, non espulse da giustizia umana
- ree dichiarate di cruenta colpa -.
No,  il rifiuto dell'uomo. Ci si radica dentro,
nel sangue: e ci fanno disgusto le nozze
coi figli d'Egitto, quel loro
profanante delirio.
Danao, il padre,  la mente di tutto,
dirige la guerra.  sua la mossa finale:
attu tra le scelte dolenti,
la pi fiera, gloriosa:
migrare di volo sull'arco del mare
per ancorarci sulla sponda argiva. Proprio qui
 la nostra radice, ceppo formatosi in lei,
nella vacca. Turbinio dell'aculeo: Zeus la sfiorava,
l'avvolgeva col fiato. Ed  il nostro vanto!
Che paese pi umano di questo
potrebbe farci da meta, a noi che impugniamo
i fregi dei supplici: frasche
inghirlandate di lana?
Oh, mia gente, mio suolo, mia acqua lucente;
di delle altezze e voi, Potenze del baratro
- sepolcri per covo, dal cupo rancore -
e tu terzo, Zeus Custode, domestica scolta
dei probi, date riparo a noi pellegrine,
a questo sangue di donna, tra folate
d'onesto affetto dalla terra argiva. Lo stormo
denso d'uomini bruti, sangue d'Egitto,
prima che calchi la spiaggia melmosa
scortatelo al largo, con la barca
e il suo volo di remi: laggi li martelli
uragano di gelo, di folgori e schianti
raffiche, scrosci. S'apra davanti
l'abisso atroce, mortale: prima
dell'assalto a letti ritrosi, ribelli
- Moralit in persona fa scudo! -
del possesso su cugine paterne.

str. I
Avr varcato il mare il mio richiamo
al mio eroe, al torello divino
frutto d'antenata bovina, carezza
di Zeus che l'avvolse col fiato: la prateria fioriva,
si coronava il ciclo fatale. Perfetto
parto. Ed Epafo nacque,
che ha la carezza nel nome.

ant. I
E col gridare di lui, il suo nome,
qui ora, nei recinti erbosi dell'antica madre,
col rievocare quella sua passione
d'un tempo, ecco, io dar prove franche
della mia identit: favole, parranno,
ma spiccheranno chiare alla gente di qui.
Ciascuno sapr la vicenda, mentre si snoda.

str. II
Ci sar chi scruta gli uccelli canori
in questo paese. Se passa, e intende
il mio pianto, gli parr d'udire le note
della sposa di Tereo, che il rovello dilania:
l'usignolo ghermito dal falco.

ant. II
Esclusa da campagne, da fiumi
rimodula il pianto su quei luoghi paterni.
e v'annoda la fine del figlio, il massacro
per mano d'uno dei cari - di lei, di sua madre! -
astio snaturato di madre.

str. III
Io sono cos. M'affascina il pianto,
queste ioniche note: dilanio le gote
giovani, brune dal sole nilota,
e il seno, ignaro di pianto.
Pianto che sboccia, e lo colgo.
La mia ansia  incontrare chi m'ami,
premuroso di me fuggitiva
- chiss, ci sar? -
dall'afa fosca stagnate d'Egitto.

ant. III
Esauditemi, di ancestrali: Voi
che sapete la sfera del Giusto
- se pure non date che giustizia maturi -
odiate forte l'oltraggio brutale,
fate pesare Castigo sul caso nuziale.
C' chi la guerra ha disfatto: ma anche per lui
esiste un altare.  fuggiasco, ma in esso
ha un argine al male.  l
Santit di Potenti!

str. IV
Fosse Zeus, lui, veramente
la vera radice! Nessuno irretisce
la brama di Zeus.
Intrico di tracce boscose  la Mente,
di varchi protesi. Fruga, il tuo occhio
e il mistero rimane.

ant. IV
Piomba e non vacilla, non crolla
di schiena la colma realt
se matura dal gesto di Zeus.
Riverbera cosmica
anche nel buio, nera
occulta vicenda ai viventi.

str. V
Dal vertice d'illusioni abissali
scrolla i viventi, li annulla.
Non imbraccia violenza.
Non  sforzo nel cosmo celeste.
Placido nel suo Volere,
assoluto dal suo santo trono
concreta ogni scopo.

ant. V
Scruti Zeus la brutalit
dell'uomo, come getta radici
rigurgita fiera al pensiero d'avermi,
con protervi slanci.
Rizza delirio smanioso
aculeo senza difesa, conscio, dopo,
della sua colpa del dolo.

str. VI
Svelo ululando il mio povero male
stridulo plumbeo pioggia di pianto
- aaah, aaah! -
s'allaccia a una nenia di morte.
Celebro viva il mio lutto.
efimnio I
Siimi fausta, Apia
ondulata. Terra, comprendi
la mia lingua incerta.
Folate di colpi
sui veli divelti
sul bisso d'oriente.

ant. VI
S'impennano al Cielo pi gravi, efficaci
i voti dei probi, nell'ora di morte.
Aaah!
Ventate sfuggenti rischiose
dove mi preda il gorgo bollente?
efimnio I
Siimi fausta, Apia
ondulata. Terra, comprendi
la mia lingua incerta.
Folate di colpi
sui veli divelti
sul bisso d'oriente.

str. VII
Pala, ligneo covo, trama
di sartie, scudo alle onde
mi scort nella calma, sul filo del vento.
No, non recrimino!
Tutto maturi, col tempo
il cosmico Occhio del Padre,
e fondi esiti propizi, per noi!
efimnio II
Alta semenza di nobile grembo
eluda il letto dei maschi
non sposa, non schiava.

ant. VII
Desideri - io lo desidero - scortarmi
con l'occhio Artemide casta
che abita salda le sante mura.
Reagisca alla caccia
con ogni energia.
Inviolata, si faccia bastione
di me inviolata.
efimnio II
Alta semenza di nobile grembo
eluda il letto dei maschi
non sposa, non schiava.

str. VIII
Altrimenti - bruna carne
martellata dal sole -
caleremo da Zeus dell'abisso
patrono degli uomini spenti
noi e le supplci fronde
uccise dai cappi
deluse dai numi celesti.
efimnio III
O Zeus! O I
che astio di dea ti frug!
Indovino livore nuziale
che flette Celesti. Duro maestrale
sprigiona gelido assalto.

ant. VIII
E alla fine sar lui, Zeus,
preda di critiche giuste:
ha voluto umiliare
il frutto della bestia
che lui stesso plasm;
ora rilutta, si torce
il suo occhio a chi prega.
Raccolga, lass, il mio richiamo!
efimnio III
O Zeus! O I
che astio di dea ti frug!
Indovino livore nuziale
che flette Celesti. Duro maestrale
sprigiona gelido assalto.

Dal poggio sui cui era salito, Danao esplora la pianura. Parla rivolto alle
figlie.

DANAO
Figlie, cervello ci vuole. E cervello ne ha, questo vecchio, per avervi
segnato la rotta fin qui: fidatevi. Ora siamo sbarcati. Devo essere cauto,
guardingo. Perci vi comando: fate tesoro di ci che vi dico, incidetelo nelle
pagine della mente.
Polvere, vedo! Segnala in silenzio gente che marcia. Ecco la voce dei perni,
s'avvitano agli assi. Laggi! Barbaglio confuso di scudi, palpito d'aste.
Cavalli, carri falcati. Certo saranno i prncipi di questo paese. Li avranno
informati le scolte e ora verranno a scrutare chi siamo. Pu essere innocuo, o
aguzzo d'istinto brutale chi affretta in tal modo la marcia. Tutto pu essere.
Figliole,  pi sicuro assiderci qui, sul rialzo. Guardate,  sacro agli di
del paese.  saldo l'altare, pi che fortezza,  piastra priva di crepe.
Accorrete, di volo. Nella mano sinistra terrete solenni la supplice fronda, e
il suo niveo serto, santi fregi di Zeus delle Suppliche. Con chi deve
ospitarvi, scambiate saluto pietoso, dolente, di chi manca di tutto. Pensate
che  giusto cos, che voi siete fuggiasche. Squilli nel vostro discorso la
nota dell'esilio non sporco di sangue. Dal tono di voce, escludete anzitutto
arroganza. Via la frivola irriverenza dai volti composti, dallo sguardo
chiaro! Evita sproloqui, ma neppure fatti strappare  le parole di bocca. Ci
s'esaspera presto, in questo paese. Devi fletterti, bada. Sei ospite, profuga,
manchi di tutto. Stride, impudenza sulle labbra dei fragili.

CORO
Padre, parli assennato a gente  di senno. Far tesoro, nel cuore, dei tuoi
esperti cenni. Ci scorti con l'occhio, Zeus capostipite.

DANAO
Oh certo, con sguardo caldo d'affetto.

CORO
S'Egli dispone, sar lieta la fine.

DANAO
Non impigrire, ora. Deve concretarsi, il progetto.

CORO
Vorrei gi esserti accanto, al mio posto.

DANAO
...

CORO
Zeus, misericordia di me, prima ch'io sia disfatta!

DANAO
Eccolo, il figlio di Zeus. Gridatelo alto il suo nome!

CORO
Lo gridiamo: o strali di Sole, datori di vita!

DANAO
Apollo immacolato, dio fuggiasco dal cielo.

CORO
Fatalit familiare per lui. Sapr compatirla.

DANAO
Oh, compatisca. Sia nostro campione pietoso!

CORO
Chi nomino, ora, tra questi Potenti?

DANAO
Ecco l'arpione, emblema d'un dio.

CORO
Fu buona scorta. Sia ospite buono, ora.

DANAO
Qui vicino c' Ermes, come s'usa in Grecia.

CORO
Sia benedetto araldo a noi, sciolte, sicure!

DANAO
Prostratevi al santo rialzo, ritrovo di tante Potenze. Posate nell'area
solenne, spaurite colombe, sciamanti sotto un volo di falchi, ali fraterne,
predatori d'identico sangue, pronti a lordare il legame nativo.  senza
macchia, alato che si ciba d'alato?  immacolato, chi sposa contro il rifiuto
di lei, e il rifiuto paterno? Neppure nel baratro, morto, evita accusa
d'ottusa violenza, se quello  il delitto. C' uno Zeus diverso sotterra. Si
dice che scruti gli errori: sentenze prive d'appello, laggi tra le ombre
stremate.
Attente, seguano questa mia pista le vostre risposte. Lo scopo: ottenere
trionfo totale in questa vicenda.

Appare il Re, con un seguito di guerrieri e cavalli.

RE
Gruppo sorto da dove, questa sfilata, questo fasto di veli, d'esotiche fasce,
cui va il mio saluto? Non ha nulla di greco. Non  d'Argo questa moda di
donne, n d'altri paesi di Grecia. Che audacia, spingervi qui, senza avviso,
senza avere patroni, prive di scorta. Eppure non trepidate: mi sorprende, vi
dico!
Un momento. L, accanto a voi: fronde, rivolte agli di del paese.  normale,
per gente che supplica: gi in questo solo, per indizio, si pu ritrovare la
nostra terra greca. E avrei motivo di suppore altri fatti, se non fossi tu
qui, in carne e ossa, a farci sentire la voce, a chiarirci.

CORO
Ragioni giusto sul nostro vestire. Ma io, a chi sto parlando: uomo qualunque,
ministro di culto, o capo di Stato?

RE
Dialoga pure con me in tutta fiducia, se  per questo. Vedi, io vengo da
Palecthon, l'Indigeno, nato da Terra. Sono Pelasgo, sovrano del luogo. Sfrutta
questo terreno la gente pelasga che - chiaramente - nel  suo rispecchia il
nome di me, suo sovrano. Domino tutta la fascia che il nitido Strimone riga,
dalla parte del sole che cade. Cingo i Perrebi, la zona alle spalle del Pindo,
accanto ai Peoni, e Dodona montana. Frontiera  la liquida lama del mare: al
di qua  il mio dominio.
Noi calchiamo il suolo del paese Apio. Nobile nome, omaggio che affonda nel
tempo a un medico, Apis - guaritore veggente - figlio di Apollo. Venne da
oltre Naupatto e purg questa terra da rettili ghiotti di esseri umani. La
terra stessa li emise, chiazzata dal sangue di crimini vecchi. Fu sfogo al
tormento, quel grumo di serpi, aspri coinquilini dell'uomo. Per la mia terra
d'Argo, Apis elabor la cura, amputando, incantando. Fu perfetto. Per
onorario, ha ottenuto che il nome riviva negli inni devoti. Ora potete
decifrare chi sono. A te: di che sangue ti fregi? Di' pure, ma attenta, i miei
non amano troppo il dire prolisso.

CORO
Storia che squilla concisa. Ci fregiamo del sangue di Argo. Seme di madre
bovina, maternit benedetta. Io sono pronta a confermare, con ogni prova,
questa verit.

RE
Ospiti, mi lascia perplesso la vostra vicenda. Ma come?  sangue argivo il
vostro; piuttosto, l'aspetto s'accosta alle donne di Libia, non alle nostre
Argive di qui. O il Nilo, parrebbe, alleva un simile ceppo. Oppure il marchio
di Cipro, martellato da maschi modellatori nei calchi di donne: v'assomiglia.
E poich so d'Indiane girovaghe issate su femminee selle, su cammelli al
galoppo, il cui soggiorno  laggi, accanto agli Etiopi e poi delle Amazzoni,
cannibali che rifiutano l'uomo, a quelle, v'avrei paragonato, se solo foste
armate d'archi! Chiaritemi a fondo. Voglio capire come pu spuntare da Argo la
vostra semenza.

CORO
Ministra al sacrario di Era viveva un tempo in questa terra argiva: I. Cos
dicono.

RE
Verissimo. La memoria  viva in chiunque.

CORO
...

RE
Non dice la storia che Zeus la prese, quand'era umana?

CORO
Abbracci non furtivi abbastanza per Era.

RE
Poi, come si scioglie questa rissa di Celesti?

CORO
Bovina fu fatta la donna, dalla dea di Argo!

RE
E Zeus? Non continua il rapporto con la bella giovenca?

CORO
Nella carne - si dice - di toro schiumante.

RE
E la reazione di lei, della donna regale di Zeus?

CORO
Mise addosso alla bestia una scolta tutt'occhi.

RE
Mandriano tutt'occhi per un'unica bestia. Chi era?

CORO
Argo, figlio di Terra. Ammazzato da Ermes.

RE
Che malizia ord per la bestia infelice?

CORO
Moscone, trapanante rovello bestiale.

RE
...

CORO
Assillo lo chiama laggi la gente del Nilo.

RE
Sicch la sferz via da Argo. Scorribanda infinita.

CORO
S, anche questo dettaglio aderisce col mio.

RE
...

CORO
Finch giunse a Canopo, e a Menfi.

RE
...

CORO
Zeus la sfiora. Dal tocco sboccia una vita.

RE
Chi  il giovane toro di Zeus, figliato dalla bestia?

CORO
Epafo! Nel nome ha il tocco che scioglie.

RE
...

CORO
Libia. Mette a frutto ... maggiore del mondo.

RE
Qualcun altro fiorisce da lei? Svela.

CORO
Belo, padre di due. Uno  lui, guardalo, il mio genitore.

RE
Uomo d'alto equilibrio. Il suo nome?

CORO
Danao. Fratello  l'uomo dei cinquanta figli.

RE
Non risparmiare la voce. Scopri il nome dell'altro.

CORO
Egitto. Ora sai la radice nativa. Dunque ispira l'azione al pensiero d'avere
di fronte un gruppo d'Argive.

RE
S, capisco che questa radice t'annoda al mio suolo. Ma dite. Perch questa
pena, lasciare le mura paterne? Che fatalit v'ha travolto?

CORO
Principe. Trascolora il dolore nel mondo. Non esistono pennellate uguali di
male. Chi poteva supporlo? Un'incredibile fuga, che avrebbe sbarcato qui ad
Argo famiglia legata da sempre al tuo seme. Scatto di terrore e d'odio, via da
scandalosi connubi.

RE
Ora spiegami. Perch proprio gli di del paese ti fanno da meta? E queste
fronde che hai colte, dal serto lucente?

CORO
Non voglio curvarmi alla razza d'Egitto.

RE
Parli per odio? O come di cosa immorale?

CORO
Chi pagherebbe un prezzo, per aver padroni?

RE
Cos cresce robusto il prestigio, nel mondo.

CORO
Bell'argomento! Tu vuoi farti da parte, via da noi disperate.

RE
Che fare di voi, per conservarmi devoto agli di?

CORO
Non tradirci, quando i figli d'Egitto ci vorranno da te.

RE
Guerra che schianta, hai detto. Incertissima.

CORO
Giustizia fa scudo a chi si batte per lei.

RE
Se t' subito a fianco, appena sorge il problema.

CORO
Abbi pudore di questa prua d'Argo, delle sue ghirlande!

RE
Mi raggela, m'abbacina quest'ombra di fronde sul poggio.

CORO
Plumbeo  l'astio di Zeus delle Suppliche!

str. I
Odimi, figlio di Palecthon,
principe dei Pelasgi, ben disposto in cuore
guardami: sono io fuggitiva, supplice,
randagia, bestia braccata dai lupi, sui poggi
scheggiati - la sua unica arma sicura -
dove mugghia e confida
l'angoscia al bovaro.

RE
Vi vedo, protette dall'ombra di frasche appena tagliate, pellegrine in attesa
agli di della terra. Ah, non si faccia maligno il caso delle straniere
ospitate. Caso che folgora, strano alla mente: non vorrei si spaccasse lo
Stato, per questo. Non  proprio il momento, per Argo.

CORO
ant. I
Maligno il mio bando non ! Mi scorti
supplice Moralit, figlia del Prodigo Zeus.
Tu hai mente matura. Io nacqui dopo:
pure devi ascoltarmi. Se rispetti chi prega
non derelitto...
Grati ai sacrari divini
voti di uomini probi.

RE
Ma voi non sceglieste a rifugio il cuore della mia casa! Se  una peste che
chiazza intero lo Stato, Argo s'unisca, elabori insieme la cura. Per me, non
v'anticipo nulla di serio: riunisco la gente, ne discuto con tutti.

CORO
str. II
Sei tu lo Stato, sei tu la gente:
domini, senza rendere conto.
T'appartiene l'altare, cuore domestico d'Argo.
Pu tutto, la tua semplice mossa.
Dal trono assoluto attui tutto.
Schiva sacrilega colpa!

RE
Ricada sui miei antagonisti! Non posso aiutarvi senza espormi a rovina. N mi
sorride umiliare il tuo grido. Bloccato! Angoscia, dentro, m'inchioda:
decidere, non decidere, affrontare la sorte.

CORO
ant. II
Affonda gli occhi nell'altissimo Occhio
che scorta i viventi
dolenti che ricorrono ai loro
senza fortuna. Santa Vendetta negata!
 paziente rancore di Zeus Pietoso
contro chi  sordo al patire che geme.

RE
Se quelli d'Egitto ti tengono in pugno -  legale, nel vostro paese -
insistendo sul fatto che ti sono i pi affini di sangue, a chi pu piacere la
guerra con loro? Tu devi schivare l'accusa, chiarendo che ai sensi del codice
egizio quelli non hanno dominio su te.

CORO
str. III
Non voglio finire nel pugno
di prepotenza d'uomo. Ci sar sotto il sole
mezzo qualunque a sottrarmi
al connubio, all'orrore!
Preferisci allearti a Giustizia!
Decidi: rispetto verso gli di!

RE
 critico discriminare cos. Non  dirmi: Discrimina tu!. Ripeto: non posso
risolvere il caso senza popolo, anche se io sono re. Guai se la folla dicesse
- chiss, pu mettersi male -: Pellegrine ossequiasti: e sfacesti lo Stato!.

CORO
ant. III
Consanguineo antenato ci scruta, lass:
ago della bilancia, Zeus che libra imparziale
oltraggio sugli empi, purezza sui retti.
Ora i piatti son pari, sospesi. E tu t'arrovelli,
esiti a fare giustizia?

RE
Bisogna calarsi sul fondo, scandagliare il pensiero. Laggi  il rimedio.
Chiara sfrecciante pupilla, non ebbra: di uno che fruga l'abisso. Devo pensare
a una fine serena del fatto: sono in ansia per Argo, poi per me stesso. Oh no,
non fiamme di guerra, ferro e fuoco su Argo! N ci si pianti in casa maligno
Rimorso, se vi scaccio dal santo presidio dove siete arroccate.  plumbea
Potenza,  t'annienta, non puoi redimerti mai, neppure defunto, nel Nulla. Ho
bisogno, ho bisogno d'idea che risolve!

CORO
str. IV
Sia savia l'idea. Tu suggella giustizia
sii probo patrono.
Non fare di me derelitta fuggiasca
travolta quaggi pellegrina
da sacrilego bando.

ant. IV
Non lasciare ch'io sia divelta
dal santuario denso di di
tu, che in Argo puoi tutto.
Riconoscilo,  squilibrio di maschi.
E quel Rancore... sta' in guardia!

str. V
Bada, proprio sotto i tuoi occhi
brutalit criminale rapina dall'ara
me disperata, puledra artigliata
a redini di fasce, di drappi screziati.

ant. V
Scegli. Ma sappi che i figli, la reggia
sconteranno in base al tuo agire
equo tributo a Castigo.
Calcola tutto:  probo il pugno di Zeus!

RE (dopo sofferto silenzio)
Il calcolo  fatto. Duro incaglio. Duello mortale, comunque: con questi, o con
gli altri. Ormai  una stretta obbligata. Sono chiglia inchiodata ai paranchi
marini. Ma il varo  deciso. Senza patire non c' soluzione. La tua roba, una
razzia te la strappa di casa: ma se Zeus della Roba t'aiuta, altra ne viene,
maggiore del danno, e ti rinnova la stiva. La lingua, talora, scocca dove non
deve, fitte che scuotono forte, dentro, chi ode: eppure si trova parola che
incanta parola. Ma un sangue che  il nostro... no, non sia mai! A impedirlo,
fumino tutti gli altari, stramazzino vittime in folla, a questa folla di di!
 farmaco al male. Oppure mi sfugge del tutto il senso del prossimo scontro.
Quanto vorrei essere cieco, non esperto veggente di pena. Forse interpreto
male. Speriamo.

CORO
Odimi. Ora suggello il mio dire pietoso.

RE
T'ascolto, come sempre: nulla mi sfugge.

CORO
Ho fasce, cinture. M'allacciano il peplo.

RE
... ogni donna le indossa.  normale.

CORO
Pensa,  l la chiave di tutto, la mia preferita!

RE
Che stai per scandire? Svelalo!

CORO
Se non ci accordi impegno fedele...

RE
... trovi in quei lacci la chiave, a che fare?

CORO
Arricchire gli di di speciali pendagli votivi.

RE
Parli intricato. Sii pi semplice e chiara.

CORO
Strangolate, appese agli idoli sacri. Subito.

RE
Scudisciata sul cuore, sentirti!

CORO
Ora sai. T'ho deterso la mente.

RE
Ostacoli atroci, da punti diversi. Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia
fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non
esiste approdo che salva. Se non compio la vostra preghiera, minacci una peste
che varca il mio raggio mentale. Se invece resisto agli Egizi - al tuo ceppo -
immoto davanti ai bastioni, e duello allo stremo, che spreco amaro, pungente
quel sangue d'uomo che chiazza la terra per colpa di donne! Non ho scelta.
Spaventa il rancore di Zeus delle Suppliche. Anzi,  panico vertiginoso per
gli esseri umani. Tu, padre venerando di queste giovani donne, abbraccia
subito le frasche, posale su ogni braciere dei Potenti patroni di Argo. Che
ognuno, in citt, scorga l'emblema del vostro viaggio, e la mia scelta non
abbia contrasti: piace alla piazza criticare il governo. Dallo spettacolo,
sorge certo un senso pietoso; e rabbia, per l'oltraggio brutale del branco di
maschi. Il popolo pu farsi pi indulgente con voi. Sui fragili si riversa
l'indulgenza dell'uomo.

DANAO
Non ha prezzo, per noi, l'incontro, il legame con chi, umano, ci offre
l'asilo. Affiancami guide, e i vostri scudieri, a dirmi la strada ai templi di
Argo, agli altari davanti ai sacrari di di cittadini, alle sedi degli di
cittadini; non s'intralci il cammino attraverso i sobborghi. Non  uguale lo
stampo delle nostre figure. Il Nilo cresce semenza che non  quella d'Inaco.
Attento, passo spavaldo rischia di farsi terrore. Uno non sa e abbatte
l'amico.  successo.

RE
In marcia, seguaci. Ragiona bene il nuovo arrivato. Conducetelo ai pubblici
altari, culla dei numi. Se incrociate persone, nessuna parola di troppo: state
scortando ai santi bracieri uno sorto dal mare. Danao in mezzo alla scorta
s'allontana.

CORO
Per lui hai disposto. Sa che fare. Proceda. Ma io, io che decido? Che luogo
m'assegni, a farmi sentire sicura?

RE
Deponi le fronde, traccia della tua passione.

CORO
Le poso. Al tuo braccio le affido, alla tua ragione.

RE
Passa quaggi, dove l'area sacra si spiana.

RE
 lo spiazzo comune. Pu farci da scudo?

RE
Non ti lascio agli artigli di uccelli da preda.

CORO
Oh, e ai bruti peggiori dei rettili freddi?

RE
Ti si augura bene: solo di bene dovresti parlare.

CORO
Non meravigliarti. Ho un incubo dentro, e rilutto.

RE
Propri di donne i terrori ossessivi.

CORO
Placaci tu, con la voce e col braccio.

RE
Bene. Vedrai, il padre non ti lascia sola per troppo. Per me, m'avvio, raduno
gli uomini d'Argo, preparo il paese a darti soccorso. Intanto, ispiro a tuo
padre le parole pi adatte. Tu fermati qui. Snoda preghiere agli di
cittadini, d'avere fortuna in quanto pi brami. Io devo andare, concludere
tutto. Convinzione sia mia scudiera, con Fortuna che ottiene. Il Re esce.
|[continua]|


|[LE SUPPLICI, 2]|

CORO
str. I
Maestosa maest, benedetto
pi d'ogni beato, forza sublime
su tutte le forze, florido Zeus
piegati, storna da queste tue figlie
brutalit d'uomo. Odiala forte!
Inabissa nel gorgo sanguigno
Sfacelo dagli scalmi neri.

ant. I
Curvati, trepido sopra noi donne,
- siamo sangue famoso nel tempo -
risnoda la mite vicenda
della nostra antenata.
Spazi in te la memoria dell'antica carezza
su I. S, ci vantiamo da Zeus,
cittadine, un tempo, di Argo.

str. II
Rieccomi alla mia radice, alla pista
materna. L'occhio dilaga sui poggi fiorenti
sull'erba che sfama le bestie. I da qui
dilegua, al ritmo ossessivo
dell'aculeo, smaniando
tocca passando uomini e genti
guada dove il rigurgito s'ingolfa
e sigla fatalmente il varco
da riva a riva.

ant. II
Sfreccia sull'Asia,
varca la Frigia prativa,
Teutra sfiora, caposaldo dei Misi
le conche di Lidia
frenetica passa catene
pamfilie, cilicie
alle fiumane eterne
fino alla terra - forziere abissale di grano -
culla solenne della dea Afrodite.

str. III
Irrompe, trapanata da strale
di bifolco volante
nel sacrario di Zeus che scoppia di vita
prateria che la neve sfama
spazzata da Tifone riarso,
e al fluido Nilo che non sa le febbri.
Spasima folle di martirio vile
di doglia d'aculeo
l'ossessa di Era.

ant. III
Chi popolava quei luoghi
sent dentro il martello
del grigio orrore: negli occhi il prodigio
ribrezzo di carne bovina
impasto vivo, di bestia
e di donna. Li gelava, la fantastica forma!
In quell'ora, chi ruppe l'incanto
a lei, disperata, fuggiasca?
a I mulinata dall'ago?

str. IV
La Forza che trapassa l'eterno
Zeus...
con la stretta - tenaglia indolore -
col miracolo del soffio
placa. Goccia dagli occhi il dolore
pudico bruciante del suo passato.
In seno recava la santa zavorra,  sicuro:
nacque creatura senza difetto.

ant. IV
Visse lieta catena di giorni.
Da allora, la terra grida:
Eccolo,  lui, autentico figlio
di Zeus, forza vitale!.
Chi poteva spegnere la malizia
febbrile di Era?
Di Zeus  la mano. Vedi, il mio sangue
scorre da Epafo. Dillo, e non erri.

str. V
Non ho ragione d'esaltare Zeus sugli di
per i meriti grandi?
Vero Padre, semin di suo pugno la stirpe
millenaria grandiosa sapienza d'artefice,
cosmica arma benigna, Zeus che sorride.

ant. V
Troneggia assoluto su tutti
... domina.
Nulla esiste pi in alto di lui, a cui s'inginocchi.
Comanda, e l'esito  subito l:
si concreta immediata la mente sagace.

Rientra Danao, di ritorno da Argo.

DANAO
Figlie, fatevi forza. Buoni, per noi, i decreti sovrani presi dal popolo qui,
del paese.

CORO
Padre, sii benedetto, che m'annunci la vita! Narraci tutto: quanto abbraccia
il decreto, su che punto s'addensa l'alzata di mano, forza del popolo unito?

DANAO
Argo s' espressa senza oscillare: ed  rinata la vita in questo vecchio
cuore! Blocco di popolo. Scatto di destre, le buone: palpita l'aria. Si
concreta la legge. Eccola: Ci trapiantiamo su questo suolo, padroni di noi,
immuni da agguati. Qui  il nostro rifugio solenne. Nessuno al mondo ci tocca:
n Argivo, n aggressore straniero. Se si tenta un atto di forza, sia la morte
civile, l'esilio ufficiale per chi, cittadino, rifiuta soccorso. Ecco,  il
testo. Il re Pelasgo l'ha spinto, perorando per noi. Si sgolava davanti alla
gente: badasse, Argo, a non fare carnoso, giorno per giorno, il Rancore di
Zeus delle Suppliche, grumo di pesti accoppiate, nostrana e straniera, zanne
spettrali, ghiotte di strazio. Non esiste rimedio. Attento, con la destra il
popolo sigl la proposta. Non occorse l'appello, per voce d'araldo. Certo,
l'assemblea pelasga fu avvinta da propaganda sinuosa. Ma alla fine, Zeus  il
sovrano.

CORO
 tempo di pregare per Argo:
favorevoli voti, a ripagare favori.
Ospite Zeus vegli lass
che l'omaggio da ospiti labbra
maturi: integro, immune, reale!

str. I
Ora, s ora i Celesti, sangue di Zeus
accolgano l'onda di voti
per Argo: che Ares, ingordo d'urla guerriere
in foga di morte non schianti
nel fuoco la gente pelasga,
lui che sempre falcia le vite
in mostruosi solchi.
La salvi l'averci soccorso pietosa,
e quel decreto benigno
e il culto per chi supplica Zeus
- per noi, gregge disperso!

ant. I
Non asseconda brame maschili
quel voto, non umilia
recriminare di donna.
Argo scorse il Castigo nell'occhio di Zeus.
E con lui non si lotta. Badi,
la casa, a non tirarselo addosso,
marchio brutale che attanaglia e distrugge.
Argo ha rispetto della gente fraterna
che supplica Zeus immacolato.
Per questo invocheranno gli di
da altari innocenti.

str. II
E per questo dalle labbra traluce
- dietro schermo di fronde - l'amica preghiera:
peste umana non spopoli
questo paese;
aggressore non faccia cruenta la terra
con vittime locali;
sia salvo da falce il giovane boccio,
non lo predi immaturo
Ares omicida,  che d'Afrodite gode.

ant. II
Folla di vecchi s'addensi
intorno ai bracieri senili, fumanti.
Goda di buon governo lo Stato
nel culto di Zeus maestoso, di Zeus
Patrono, che regola il cosmo con legge
imbiancata dal tempo.
Sia perenne fiorire di nuovi prodotti
per Argo:  la nostra preghiera!
Artemide vegli
sulle doglie materne.

str. III
Strage che strema la carne non prema
devastante alle mura di Argo
armando Ares - si spegne la festa,
la musica tace, pianto dilaga -
e scontro intestino.
Stormo di febbri si radichi
via di qui, mestizia remota;
sorrida Apollo Liceo
alla fresca forza di Argo.

ant. III
Zeus trasformi in giardino felice
questo suolo, frutteto perenne.
Figlino mandrie, greggi ai recinti.
Rigoglio di vita, grazie ai Potenti!
Offrano miti poemi agli altari
i cantori: da labbra innocenti
s'annodi alla lira la voce sorella!

str. IV
Non ceda i poteri, faccia tesoro di s
la classe che domina Argo,
Potere prudente che pensa per tutti.
Accordi equi trattati
alle genti straniere, prima
d'imbracciare la Guerra. Eviter sfacelo.

ant. IV
S'eterni il culto degli di locali
patroni di Argo: bestie immolate
all'uso dei padri, frasche d'alloro.
Poi l'ossequio a chi diede la vita:
 scolpito per terzo nel codice
di nobile, somma Giustizia.

Danao  di nuovo in vetta, scruta il mare.

DANAO
Stupenda la vostra preghiera, per equilibrio. Ora non trasalite. Il padre ha
novit da dirvi, cose che la mente non immaginava. Dall'altura, culla di
supplici, avvisto la barca. Si vede bene, purtroppo, non sbaglio: ecco le
sartie, il velame, i parapetti in coperta, la prora a pupille sbarrate che
fruga la strada, mansueta - oh, fin troppo per noi, cui punta nemica - alla
barra pilota in coda alla nave. Spicca la gente sul ponte. Muscoli neri nel
lampo di nivei drappi. Ora risalta decisa la squadra, la forza al completo. La
capitana, laggi, sotto costa! Cala le vele, remiga a ritmo totale. State
calme. Ragionate. Concentrate la mente sul nuovo problema. Tenetevi strette
agli di. Io vado, cerco gente che sappia di armi e di legge. Forse sale
quass un emissario. Una missione, forse decisa a rapirvi, a mettervi addosso
le mani. No, non tremate, non pu succedervi nulla. Ricordate, per: se
tardiamo al vostro grido d'aiuto, non staccatevi mai dal vostro riparo.  la
cosa migliore. Sta' serena. Nel giorno, nell'ora fatali, sconta tutto chi
sfregia gli di.

CORO
Che incubo, padre. Uno scatto, e le navi son qui! S'abbrevia lo spazio del
tempo.

str. I
Paurosa ossessione m'accerchia:
fu bene sicuro la fuga randagia?
Padre l'angoscia diventa delirio.

DANAO
 punto saldo il decreto argivo. Perci rasserenati, figlia. Ci sar battaglia
per te, lo sento.

CORO
Razza d'Egitto micidiale, furiosa, ingorda di sangue! Inutile, tu sai gi
tutto.

ant. I
In chiglie compatte - pupille di smalto -
varcarono l'acqua: fulminante furore!
Dietro, densa armata di neri.

DANAO
Una folla li attende. Muscoli lisci di bronzo, nel sole a picco rovente.

CORO
Ti supplico, padre, non lasciarmi sola. Sola,
una donna  nulla. Non ha dentro la forza.

str. II
Frenesia di sfacelo, trappole scaltre
sacrileghe voglie. Razza di corvi!
Santit d'altare non conta, per loro.

DANAO
Ci darebbe buon frutto, figlia, se questi incarnassero l'odio tuo e del dio.

CORO
Non sar il culto di questo santo arpione, degli di maestosi, a sviare da me
quella mano predona.

ant. II
Torvi imperiosi, ateo orgasmo
di cani in calore, pazzi di voglia. Menti
chiuse al richiamo di dio.

DANAO
Ma i lupi schiacciano i cani,  noto. Non piega la spiga, papiro maturo!

CORO
Bruti zannuti: ciechi profanatori pieni di smania.  vitale respingere il loro
potere.

DANAO
No, non  breve lo sbarco d'armata navale. Occorre ancorarsi, tendere a terra
cavi sicuri: non  da guardiano di navi la leggerezza spavalda all'attracco,
soprattutto toccando una costa scontrosa, col sole che gi scivola al buio. La
notte  madre di spasimi, di doglie all'esperto pilota. Poi,  un disastro
calare le truppe, prima che s'acquieti la nave, ferma all'ormeggio. Sei colma
d'orrore. Pure, ricorda: evita l'apatia per gli di.............. procurando
difesa. Non potr criticare il corriere, la gente di Argo. S, sono vecchio,
ma fresco nel fondo di me, e sciolto di lingua. Danao s'allontana.

CORO
str. I
O terra, terra e colli, maest sacrosante
che fine faremo? Che rifugio scovare
sul suolo di Apis, nel buco pi nero?
Oh, rinascere cupa voluta
che approda alle nubi di Zeus,
si scioglie nel nulla;
stremarmi, polvere vana
che senz'ali s'impenna nell'aria.

ant. I
Spasimi senza spiragli.
Il cuore  risacca, sotto cappa nera.
L'allarme paterno mi preda: gorgo d'orrore.
Il sogno sarebbe trovare
laccio fatale - una forca -
prima che sacrilega mano
m'accarezzi la carne. La preceda
la Morte: sua, sua, preferisco!

str. II
Disporre d'un seggio perso nel cielo
dove nube stillante rinasce nei fiocchi!
O di vertigine nuda, nido sassoso
di falchi, ignoto, precipizio scontroso
spopolato di capre
teste sicura d'un balzo nel vuoto
prima che incroci
devastante stupro di nozze.

ant. II
Trofeo per le cagne. Pasto
ai rapaci. Fine cui non dico di no.
Morire ti scioglie
da stridula angoscia.
Corri, Morte
precedi la notte di sposa.
Mi resta spiraglio, varco
ad eludere il nodo nuziale?

str. III
Scagliate nell'aria note di voci
supplici nenie ai Celesti
...
...
La violenza nemica
merita la tua occhiata tremenda.
Onora le tue Supplici, sovrano
Onnipotente di Argo, o Zeus!

ant. III
Ceppo d'Egitto - intollerabile
per maschia prepotenza - mi bracca,
maschi rapaci sui passi di donna
fuggitiva in delirio di grida
spasimo bruto di preda.
Su Te s'impernia il fulcro
del cosmo: fuori di te
non esiste vera realt.

In distanza, l'Araldo degli Egizi, con scorta armata.

Aaah!
lui, razziatore
pirata
ladrone
strmati, prima del colpo.
Aaah!
voltati.
Boato abbagliante il mio grido.
Lo vedo, s'apre la danza brutale della mia passione.
Aaah!
Rifugiati, svelta, al riparo.
Bollire di torva malizia
atroce per terra e per mare.
Principe d'Argo, soccorri.

Le donne abbracciano gli altari. Irrompe l'Araldo, con la scorta guerriera.

< >
Forza, muovete le gambe
alla barca.
Ah no, ah no?
Vi scotenno, vi marchio
v'ammazzo, sangue su sangue
vi stacco la testa.
Scattate, v'ammazzo...

CORO
str. I
Ti fossi dissolto
nel varco salso, pieno di correnti
tu, l'arcigna superbia dei tuoi
e il tuo legno chiodato!

< >
Cruente........
.................
Fa' come ti dico. Deponi
la brama che ti spacca la mente.
Via dall'asilo, svelta, all'imbarco.
...

CORO
ant. I
Non tornerei a vedere quel flusso
gravido di forza animale:
da esso, nell'uomo rigoglio
di giovane sangue, pullulante di vita.

< >
................
.................
... tu sulla nave
di volo salirai
disposta o non disposta.
A gran colpi andrete lontano.
..............
..............

CORO
str. II
Meriti morte disperata
nel cerchio misterioso d'abisso
sbandato tra raffiche fosche
costeggiando le dune
che a Sarpedone fanno da bara.

ARALDO
Ulula, stridi, supplica dio:
non scavalchi la tolda egizia!
Ulula, sgolati. Grido
pi acre del pianto...
.....................

CORO
ant. II
..................
.................
.................
Nilo potente ti scruta. Ti annienti!
Disintegri la tua insolenza!

ARALDO
Ripeto, sali di volo in coperta, sullo scafo falcato. Nessuna sia pigra. (Si
volge alla scorta). Altrimenti, artigliate. Non ha senso il rispetto alle
ciocche.

CORO
str. III
Padre, aaah!
......
Rude rapisce
zampe di ragno
incubo buio.
Aaah! Terra Terra madre
svia l'angoscia.
O figlio di Terra, Zeus Re!

ARALDO
Non temo le Potenze di qui. Non loro mi hanno cresciuto, non m'hanno fatto
maturo.

CORO
ant. III
Smania davanti bipede rettile
vipera, sembra
.....................
.....................
Aaah!
O Terra madre, svia
l'urlo ossessivo.
O figlio di Terra, Zeus Re!

ARALDO
Se qualcuna m'elude e non corre alla nave, squarci senza piet sul tessuto dei
veli.

Le donne scorgono in lontananza il Re.

CORO
 finita per noi. Principe, bruto tormento ci danno.

ARALDO
Principi in folla vedrete, i figli d'Egitto! State serene, non direte mi
manca un padrone!

CORO
O principe, siamo in ginocchio. Sofferenza disumana.

ARALDO
Sarete divelte per i capelli, mi pare. Non penetrate il senso dei miei
comandi.

Irrompe il Re.

RE
Uomo che fai? Che ti viene in mente, sfregiare la patria di gente pelasga?
T'illudi che sia terra di donne? Forestiero che sei, ti scaldi troppo con noi,
gente greca. Brutto sbaglio, e non l'hai corretto. Non sai ragionare.

ARALDO
Errori, violazioni del giusto. Ma quali?

RE
Primo. Non capisci che sei un estraneo.

ARALDO
Come? Scovo ci che avevo smarrito.

RE
Hai fatto ricorso a patroni locali?

ARALDO
Al pi autorevole, a Ermes che Scova.

RE
T'appelli agli di e non hai religione.

ARALDO
Il mio culto va ai Celesti del Nilo.

RE
Per i nostri nulla, a quanto capisco.

ARALDO
Ora io prendo le donne, se nessuno me le toglie di mano.

RE
Sfiorale. Gemerai senza attendere troppo.

ARALDO
Suona nemico al tuo ospite il detto.

RE
Non ho ospiti tra i violatori di di.

ARALDO
Parto, dico tutto agli Egizi. Se posso...

RE
Non  pascolo per il mio pensiero.

ARALDO
Tanto per fare relazione accurata e cosciente - deve spiccare lucente
l'annuncio d'araldo - come, per che mano dir di tornare razziato dello stuolo
fraterno di donne? Ares per questi processi non si serve di testi. Non
scioglie la rissa con prezzo in moneta. Stramazzeranno molti guerrieri, prima,
scalciamenti d'agonia.

RE
Il mio nome, che serve? Verr la sua ora, e ben lo saprete, tu e i tuoi
seguaci. Le donne puoi anche condurle. Ma solo se inclini, col sorriso nel
cuore: se le piega serena ragione. Blocco di voti, espressione del popolo
d'Argo ha sancito che senza consenso non si cede questo gruppo di donne.
Chiodo passante, martellato di qua e di l: nessuno lo smuove. Sono fatti, non
incisi su pagine scritte, n siglati su ravvolto papiro, ma le apprendi
squillanti da libere labbra.
Spostati, svelto, dal tiro degli occhi.

ARALDO
Rifletti. Ecciti scontro inaudito. Vittoria e dominio tocchino ai maschi.

RE
Maschi, s, vi si faranno incontro, gente di qui, che non beve l'ebbrezza
dell'orzo. (L'Araldo e la scorta s'allontanano). Voi, riprendete coraggio.
Sfilate con le vostre ancelle fin dentro alla rocca munita, fasciata da spesso
sistema di torri. Dentro, abbondano case che sono di tutti: ma anche il mio
patrimonio di case non  certo meschino. Laggi v' concesso fermarvi tra mura
dotate di agi, in mezzo a molte famiglie. Se altro  il vostro piacere, v'
concesso di scegliere stanze isolate. Sta a voi. Tra le offerte cogliete la
pi gradita, la pi colma di gioie. Garante sar io stesso, e con me tutta
Argo autrice del voto che, finalmente, si fa realt. O vorresti patroni pi
seri?


CORO
Rigoglio di bene ti compensi del bene
maest dei Pelasgi:
sii cortese, fa' scortare da noi
- ci rassicura, il padre -
Danao, nostra mente, nostra guida prudente.
Sta a lui riflettere dove convenga
fissare la sede,
...
il punto pi quieto.
Se sente parlare straniero, ogni lingua
critica, scatta. Solo bene, ci tocchi!
Vogliamo la lode, non la ciarla maligna
dei nostri vicini: schiave,
per questo, allineatevi giuste
ciascuna con la vostra padrona,
come Danao spart la dote di serve.

Il Re s' gi allontanato. Rientra Danao.

DANAO
Figlie, pregate, pregate per Argo! Fate offerte, di fiamme e bevande, come a
di di lass! Ci ridanno la vita, non tentennano. Masticavano amaro, mentre
dicevo come v'hanno trattato i cugini. Gente di famiglia, parevano, a vedere
l'affetto. Guardate, mi schierano accanto scorte armate di picca. Scorta
onoraria: che improvvisa, nell'ombra, non mi stenda una lancia fatale. Peste
sarebbe, che ripullula eterna su Argo! Equilibrio vi diedi, con gli avvisi
paterni. Voi li annotaste. Ora, in aggiunta, scolpitevi dentro anche questo:
gente forestiera subisce l'esame del tempo. Sull'emigrante,  svelta a
scattare la lingua cattiva. La chiacchiera sfreccia, t'infanga. Quindi vi
dico: che non spiova su me il disonore! Siete primavera in fiore, e gli uomini
girano l'occhio. Morbida primizia  tesoro rischioso. L'assaltano bruti e
maschi - c' bisogno di dirlo? - rapaci di cielo e di terra. Afrodite
sbandiera rugiadosi frutteti... Chiunque, sfiorando per via il tiepido incanto
di fresca bellezza, scocca lo strale, la magica occhiata. Passione che strema!
Reagiamo. Non dobbiamo ricadere nel guaio gi radice di tanto patire, di tanto
rigare col legno lo spazio marino. Non lavoriamo per coprirci di fango, e far
ridere chi odio. Possiamo sistemarci in due modi: c' l'offerta del Re, e
l'altra di Argo, gratuite. Accettiamo di volo. Solo, fa' tesoro della scuola
paterna, onora equilibrio pi della vita.

CORO
Ad altre grazie penseranno gli di di lass. Per la mia primizia non temere,
padre. Se non esiste qualche strano progetto divino, il mio sentire  quello
di sempre, non si perverte. Danao si ritira.

str. I
Inneggiamo agli di benedetti
sovrani del borgo
pilastri di Argo, a quelli disseminati
sull'Erasino che fluisce da sempre.
Mie seguaci, fate eco al mio inno!
Avvolge la lode lo Stato pelasgo.
Non sar pi lo sgorgo nilota
cuore del canto glorioso:

ant. I
ma l'acqua che riga - sereno
limpido flusso - la terra
di Argo. Fiorisce la vita, indora la piana
di lieve dolcezza quest'onda di fiume.
Lass, Artemide intatta mi segua
con occhio benigno. Non mi tocchi
- stretta fatale - legame di nozze. Su Afrodite
ricada questa prova orrenda.

<CORO DI ANCELLE>
str. II
Non nega Afrodite, a lei  devota,
questa nostra schiera.
Al fianco di Era, pu tutto su Zeus.
La dea maliosa  onorata
per la sua arcana energia.
Fanno ala fedeli alla madre
Brama, e Seduzione - l'incanto
che non sa delusioni -
anche Armonia il fascino avvolge
e ... degli Amori.

ant. II
Sussulto: gi vedo raffiche ostili
strazi, lotte cruente per le donne in fuga.
Perch ai predoni corsari
fu dato facile varco sul mare?
Ogni parte  gi fatta. Inesorabile futuro!
Immenso infinito la mente di Zeus:
nulla esiste al di l.
Potranno finire come gi molte:
sposate.

str. III
- Zeus maestoso storner
le nozze col ceppo d'Egitto.
- Potrebbe essere la cosa migliore,
ma non ci credo, e tu non mi convinci.
- Non conosci che porta il domani.

ant. III
- Dovrei frugare la mente
di Zeus, baratro cieco?
Pronuncia preghiera pi umana.
- Quale buon consiglio m'insegni?
- Niente eccessi, con dio!

str. IV
Zeus Sovrano salvaci
da nozze con ostico sposo,
devastanti. Come I:
le hai dato sollievo
passando la magica mano
tenaglia soave.

ant. IV
Conceda vittoria a noi donne.
Un po' di bene si mescoli al male,
perfino due punti di male su tre:
mi contento. Che giustizia
esegua il giudizio, grazie ai miei voti
all'ingegno di dio, che riscatta.
FINE.
