Epitteto.

Manuale.

Testo elettronico adattato ai mezzi di lettura dei ciechi, dalla Fondazione
Ezio Galiano.

Traduzione di Enrico V. Maltese.

1. La realt si divide in cose soggette al nostro potere e cose non soggette
al nostro potere. In nostro potere sono il giudizio, l'impulso, il desiderio,
l'avversione e, in una parola, ogni attivit che sia propriamente nostra; non
sono in nostro potere il corpo, il patrimonio, la reputazione, le cariche
pubbliche e, in una parola, ogni attivit che non sia nostra. [2] E ci che
rientra in nostro potere  per natura libero, immune da inibizioni, ostacoli,
mentre quanto non vi rientra  debole, schiavo, coercibile, estraneo. [3]
Ricorda, allora, che se considererai libere le cose che per natura sono
schiave, e tuo personale ci che  estraneo, sarai impedito, soffrirai, sarai
turbato, ti lamenterai degli di e degli uomini; se invece riterrai tuo solo
ci che  tuo, ed estraneo, come in effetti , ci che  estraneo, nessuno ti
potr mai coartare, nessuno ti impedir, non ti lamenterai di nessuno, non
accuserai nessuno, non ci sar cosa che dovrai compiere contro voglia, nessuno
ti dannegger, non avrai nemici, perch non potrai patire alcun danno. [4]
Ora, se aspiri a cos alta condizione, ricorda che non basta uno sforzo
modesto per raggiungerla, ma ci sono cose che devi definitivamente
abbandonare, altre che per il momento devi differire. Mentre se desideri
averle, e in pi desideri cariche pubbliche e ricchezze, probabilmente, per il
fatto stesso di ambire alle prime, non otterrai neppure le seconde: in ogni
caso, fallirai gli unici presupposti che consentano libert e felicit. [5]
Quindi esercitati fin d'ora a dire a ogni rappresentazione che ti colpisca per
la sua asprezza: sei soltanto una rappresentazione, non sei affatto ci che
sembri in apparenza. Poi analizzala e sottoponila alla valutazione degli
strumenti in tuo possesso, accertando, il primo e il pi importante esame, se
essa sia relativa a cose che ricadono in nostro potere ovvero a quelle che non
vi rientrano; e in questo secondo caso abbi gi pronta la conclusione: per me
non  nulla.

2. Ricorda che il desiderio promette di farti ottenere ci che desideri,
l'avversione di non farti incorrere in ci che avversi, e che chi non
raggiunge l'oggetto del desiderio non ha la sorte dalla sua, mentre chi ricade
in qualcosa da cui sta rifuggendo patisce la cattiva sorte. Ora, se avverserai
soltanto ci che  contrario alla natura tra le cose che sono in tuo potere,
non incorrerai in nulla di ci che avversi; ma se avverserai la malattia, la
morte o la povert, patirai la cattiva sorte. [2] Pertanto rimuovi ogni
avversione da tutto ci che non dipende da noi e trasferiscila alle cose che,
tra quante dipendono da noi, sono contrarie alla natura. Per il momento
sopprimi completamente ogni desiderio: perch se miri a qualcosa che non  in
nostro potere inevitabilmente fallirai, e d'altra parte ancora non puoi
disporre di alcune tra le cose che sono in nostro potere, alle quali sarebbe
bene rivolgere il desiderio. Usa soltanto l'impulso e la ripulsa: ma in misura
leggera, con riserva, e senza trascendere.

3. Di fronte a ogni singola cosa che ti attragga, ti si presenti utile o abbia
il tuo affetto, ricorda di pronunciarti sulla sua vera natura, a cominciare
dalle pi piccole. Se ti piace una pentola, dirai: mi piace una pentola;
quando andr in frantumi non ne sarai turbato. Se baci tuo figlio o tua
moglie, ripeti a te stesso che stai baciando un essere umano: la sua morte non
ti turber.

4. Ogni volta che ti accingi a un'azione, ricorda a te stesso quale sia la sua
vera natura. Se esci per recarti al bagno pubblico, predisponiti mentalmente a
quello che succede in questi ambienti: la gente che ti spruzza, ti urta, ti
insulta, ti deruba. E cos, se inizierai col dire: voglio fare un bagno e
mantenere la mia scelta morale conforme a natura, ti disporrai ad agire con
pi sicurezza. E fai altrettanto per ogni altra azione. Perch in questo modo,
se qualcosa dovesse impedirti il bagno, potrai dire prontamente: non volevo
soltanto lavarmi, ma anche mantenere la mia scelta morale conforme a natura: e
non ci riuscir, se mi infastidisco per quel che succede.

5. Non sono i fatti in s che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini
formulano sui fatti. Per esempio, la morte non  nulla di terribile (perch
altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole
terribile, ecco, questo  terribile. Di conseguenza, quando subiamo un
impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro
tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali
 tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa s
stesso; chi l'ha completata non incolpa n gli altri n se stesso.

6. Non inorgoglirti per un merito che non ti appartiene. Se fosse il cavallo a
vantarsi: sono bello, si potrebbe anche accettarlo; ma quando tu
orgogliosamente dici: ho un bel cavallo, sappi che ti stai vantando di un
pregio del cavallo. Cos' davvero tuo, dunque? Il tuo comportamento di fronte
alle rappresentazioni. Perci, quando ti regoli secondo natura nell'uso delle
rappresentazioni, allora potrai essere fiero: perch in quel momento lo sarai
per un bene che  tuo.

7. Come in un viaggio per mare, se la nave ha ormeggiato e sei sbarcato per
attingere acqua, cammin facendo potr anche capitarti di raccogliere una
conchiglietta, una piccola radice, ma la tua attenzione dev'esser sempre fissa
alla nave, devi voltarti continuamente indietro, caso mai il timoniere ti
chiamasse, e se ti chiama devi lasciar perdere tutto, se non vuoi esser
caricato a bordo legato come una pecora: allo stesso modo anche nella vita, se
ti sono dati non una conchiglia o una radice, ma moglie e figlio, nulla ti
vieter di avere la tua famigliola: ma se il timoniere ti chiama, lascia
perdere tutto e corri alla nave senza neanche voltarti. E se sei vecchio non
ti allontanare mai troppo dalla nave, in modo da non mancare, quando sarai
chiamato.

8. Non devi adoperarti perch gli avvenimenti seguano il tuo desiderio, ma
desiderarli cos come avvengono, e la tua vita scorrer serena.

9. La malattia  impedimento del corpo, non della scelta morale, a meno che
non sia proprio quest'ultima a volerlo. Essere zoppo  un impedimento della
gamba, non del proposito morale. Ripetilo a te stesso, a ogni accidente che ti
sopraggiunge: verificherai che  un impedimento per qualcos'altro, non per te.

10. A ogni singola cosa che incontri, ricorda di rivolgerti a te stesso per
cercare di quale facolt tu disponga in relazione a essa. Se vedi un bel
giovane o una bella donna, troverai che in questo caso la facolt da applicare
 il dominio di s; posto di fronte a una fatica, troverai la resistenza; a
un'ingiuria, la pazienza. Se ti abitui cos, le rappresentazioni non ti
travolgeranno.

11. Non dir mai di nessuna cosa: l'ho perduta, ma: l'ho restituita.  morto
tuo figlio?  stato restituito.  morta tua moglie?  stata restituita. Mi 
stato tolto il podere: ebbene, anche questo  stato restituito. Ma chi me l'ha
portato via  un malfattore. E a te cosa importa attraverso chi ne abbia
chiesto la restituzione colui che te lo aveva dato? Finch ti concede di
tenerlo, abbine cura come di un bene che non  tuo, come i viaggiatori della
locanda.

12. Se vuoi progredire, lascia da parte i ragionamenti di questo genere: se
trascurer i miei beni non avr di che vivere, se non punisco il mio schiavo,
diventer un furfante. Meglio morire di fame, ma libero da afflizioni e paure,
piuttosto che vivere nell'abbondanza, ma nell'inquietudine. Meglio che lo
schiavo sia disonesto, piuttosto che tu infelice. [2] Perci comincia dalle
piccole cose. Ti spandono qualche goccia del tuo povero olio, ti rubano un po'
del tuo vinello? Di' a te stesso: questo  il prezzo per la tranquillit
dell'animo, il costo dell'imperturbabilit. Gratis non si ottiene nulla. E
quando chiami lo schiavo pensa che pu non ascoltarti, e pu anche ascoltarti,
ma non far nulla di quello che vuoi: ma non ha certo il privilegio di avere la
tua tranquillit interiore in suo potere.

13. Se vuoi progredire, sopporta pure che le circostanze esterne ti procurino
la reputazione di stolto e insensato, non cercare affatto di apparire
sapiente: anzi, se ci sar chi ti considera qualcuno, diffida di te stesso.
Perch devi sapere che non  facile conservare la tua scelta morale conforme a
natura e insieme conservare le cose esterne: chi si occupa dell'una
necessariamente deve trascurare le altre, e viceversa.

14. Se vuoi che i tuoi figli, tua moglie, i tuoi amici vivano per sempre, sei
stolto: vuoi che sia in tuo potere ci che non lo , e che quanto non ti
appartiene sia tuo. Cos pure, se vuoi che il tuo schiavo non sbagli, sei
sciocco: pretendi che il difetto non sia difetto, ma qualcos'altro. Mentre se
non vuoi fallire quando desideri qualcosa, questo puoi ottenerlo. Perci
esercitati in quello che puoi. [2] Chi ha il potere di procurare o di togliere
a un uomo ci che questi desidera o non desidera  il suo padrone. Quindi chi
vuole essere libero non desideri e non rifugga nulla di ci che dipende da
altri: se no, inevitabilmente, sar schiavo.

15. Ricorda che nella vita devi comportarti come a un banchetto. Una portata
girando tra i convitati  arrivata davanti a te: allunga la mano e prendi la
tua parte, con educazione; il piatto passa oltre: non fermarlo; non  ancora
arrivato da te: non protenderti inseguendo l'appetito, aspetta che ti sia di
fronte. Cos fai con i figli, cos con la moglie, con le cariche pubbliche,
con la ricchezza: e un giorno sarai degno di stare a banchetto con gli di. Se
poi, invece di prendere la porzione che ti sar servita, la ignorerai, allora
sarai degno non solo della mensa degli di, ma anche di governare con loro. 
per questo comportamento che Diogene ed Eraclito, e gli uomini come loro
furono meritamente considerati divini, e tali furono in effetti.

16. Quando vedi qualcuno in lacrime per un lutto, per la partenza di un figlio
o per la perdita dei beni, bada di non farti trascinare dalla
rappresentazione, pensando che egli soffra a causa di fatti esterni, ma abbi
sottomano la considerazione: lo affligge non ci che  accaduto (infatti altri
non ne sono afflitti), bens il suo giudizio sull'accaduto. Non esitare, senza
andare al di l delle parole, a partecipare al suo dolore; eventualmente
condividi i suoi gemiti: ma attento a non gemere anche dentro di te.

17. Ricorda che sei soltanto attore di un dramma, ed  chi lo allestisce a
stabilire di quale dramma: se lo vuole breve, reciti un dramma breve; se
decide che sia lungo, uno lungo; se ti riserva la parte di un mendicante,
cerca di interpretarla con bravura, e cos quella di uno zoppo, di un
magistrato, del privato cittadino. Perch il tuo compito  questo: impersonare
bene il ruolo assegnato; sceglierlo tocca ad altri.

18. Quando un corvo gracchia di malaugurio, non lasciarti trascinare dalla
rappresentazione, ma distingui subito dentro di te, dicendo: nessuno di questi
auspici  diretto a me, ma a questo mio misero corpo, alla mia piccola
propriet, alla mia povera reputazione, oppure ai miei figli, a mia moglie.
Per me ogni augurio  favorevole, se io lo voglio: perch, qualunque sia il
suo esito, dipende da me trarne beneficio.

19. Puoi essere invincibile, se non entri mai in nessuna lotta dalla quale non
dipenda da te uscire vincitore. [2] Quando vedi qualcuno che gode di maggiori
onori, oppure  molto potente o reputato per qualche altra ragione, stai
attento a non farti mai trascinare dalla rappresentazione a considerarlo un
uomo felice. Perch se l'essenza del bene  nelle cose che dipendono da noi,
non c' motivo d'invidia o di gelosia: e del resto tu non vorrai essere
stratego, pritano o console, ma un uomo libero. E c' una sola via che porta a
questa meta: il disprezzo di ci che non dipende da noi.

20. A offendere, ricordalo, non  chi insulta o percuote, ma il giudizio che
queste azioni siano offensive. Perci, quando uno ti irrita, sappi che  la
tua opinione che ti ha irritato. Come prima cosa, quindi, cerca di non
lasciarti trascinare subito dalla rappresentazione: una volta che avrai
guadagnato un po' di tempo per riflettere, potrai dominarti pi facilmente.

21. La morte, l'esilio e tutto ci che appare terribile ti siano
quotidianamente dinanzi agli occhi, pi di ogni altra cosa la morte: e non
avrai mai alcun pensiero meschino n desidererai mai nulla oltre misura.

22. Se aspiri alla filosofia, preparati fin d'ora a essere deriso e schernito
dalla gente: ce lo ritroviamo di colpo filosofo, diranno, e ancora: da dove ha
preso tutto questo cipiglio?. Ma sul tuo volto non vi sia cipiglio; attieniti
invece a ci che ti pare il meglio, come un uomo assegnato dal dio a questo
posto. E ricorda che se resterai coerente agli stessi principi, quelli che
prima ti beffavano poi ti ammireranno, mentre se ti rivelerai inferiore a essi
riscuoterai un doppio dileggio.

23. Se mai ti accadesse, per voler compiacere qualcuno, di volgerti alle cose
esterne, avresti perduto, siine certo, il tuo programma morale. Dunque, in
ogni circostanza, accontentati di essere filosofo, e se vuoi anche apparire
filosofo, mostrati tale a te stesso, e ne sarai in grado.

24. Non affliggerti con questi pensieri: vivr senza onore e non sar nessuno
in nessun luogo. Perch, se la privazione dell'onore  un male, non puoi
patire un male a causa d'altri, come neppure una vergogna. Ora, ottenere una
carica pubblica o essere invitato a un banchetto sono forse cose che dipendono
da te? No, affatto. Dunque non averle come pu costituire una privazione di
onore? E come potrai non essere nessuno in nessun luogo, visto che devi esser
qualcuno soltanto nelle cose che dipendono da te, e in queste hai la
possibilit di giungere al pi alto valore? [2] Ma, tu obietti, i tuoi amici
resteranno senza aiuto. In che senso dici senza aiuto? Non riceveranno un
soldo da te, e neppure potrai farli cittadini romani: ma chi ti ha detto che
queste cose rientrano tra quelle in nostro potere, che non ci sono estranee? E
chi pu dare a un altro ci che non ha neppure per s? [3] Allora tu
acquisisci, dice qualcuno, in modo che noi possiamo avere. Se sono in grado di
acquisire conservando pudore, lealt e nobilt d'animo, indicami la strada e
acquisir. Ma se ritenete che io debba perdere i miei beni perch voi abbiate
quelli che beni non sono, giudicate voi stessi quanto siete ingiusti e
sconsiderati. Cosa preferite, insomma? Del denaro o un amico leale e
rispettoso? Allora aiutatemi a esserlo, invece di chiedermi di compiere azioni
che mi faranno perdere queste qualit. [4] Ma la patria, dir qualcuno, per
quanto sta in me rester senza aiuto. Di nuovo: ma di quale aiuto stai
parlando? Da te non potr avere portici o bagni pubblici: e con ci? Nemmeno
riceve calzature dal fabbro, n il calzolaio le fornisce armi: basta che
ciascuno esegua il proprio compito. E se tu le procurassi un altro cittadino
leale e rispettoso, non le gioveresti in nulla? S. Allora neanche tu puoi
risultarle inutile. [5] Ma, chiede, quale posto occuper nello Stato?. Quello
che puoi occupare continuando a conservare rispetto e lealt. Perch, se
volendo giovare alla patria li perderai, che beneficio potrai fornirle
divenuto impudente e sleale?

25. A qualcuno  stato riservato pi onore che a te durante un banchetto, in
un'espressione di saluto oppure nella richiesta di un consiglio? Se questi
sono beni, devi rallegrarti che li abbia ottenuti; se invece si tratta di
mali, non crucciarti di non averli conseguiti. E ricorda che, se non fai come
gli altri per raggiungere cose che non rientrano in nostro potere, non puoi
certo pretendere eguali risultati. [2] Chi non bussa alla porta di questo o di
quello come pu ricevere lo stesso di chi vi si presenta? Se non ti accodi a
qualcuno, se non lo lodi, come puoi avere altrettanto di chi sta nel corteggio
e adula? Sarai ingiusto e incontentabile se invece di pagare il prezzo al
quale si vende questa merce pretenderai di averla gratis. [3] Quanto costa un
cespo di lattuga? Un obolo, poniamo. Ora, se uno paga un obolo e compra la
lattuga, mentre tu l'obolo non lo sborsi e la lattuga non la compri, non puoi
pensare di aver meno di lui: lui ha la lattuga, ma tu hai l'obolo che non hai
speso. [4] Altrettanto vale anche nel nostro caso. Qualcuno non ti ha invitato
a banchetto? Evidentemente non avevi versato all'ospite il corrispettivo della
cena. Quello vende la cena in cambio di elogi, di servigi: se lo trovi
conveniente, pagagli il prezzo che chiede. Ma se pretendi di non versarglielo
e di prendere lo stesso la merce, sei incontentabile e sciocco. [5] Al posto
della cena, allora, non ti resta nulla? S: ti resta il fatto di non aver
elogiato qualcuno che non volevi elogiare, di non esserti piegato a quello che
succede all'ingresso in casa sua.

26.  possibile comprendere la volont della natura nelle situazioni in cui
non siamo mossi da interessi personali. Per esempio, quando lo schiavo di un
altro rompe una coppa, viene fatto di dire: sono cose che succedono. Allora,
per, quando  la tua coppa che si spezza, devi comportarti esattamente come
quando va in frantumi quella dell'altro. E la stessa condotta trasferiscila
anche alle circostanze pi gravi.  morto il figlio o la moglie di un altro?
Tutti, senza eccezione, sanno dire:  il destino degli esseri umani; ma quando
muore nostro figlio, subito ci disperiamo: ahim, oh me sventurato!. Dovremmo
ricordarci, invece, la nostra reazione quando sentiamo che questo  toccato ad
altri.

27. Come un bersaglio non  posto per esser mancato, cos pure nell'universo
non esiste la natura del male.

28. Se qualcuno affidasse la tua persona al primo che incontra, ti adireresti;
e tu che affidi la mente a chi capita, e, se questi ti insulta, la lasci
cadere nel turbamento e nella confusione, non te ne vergogni?

29. Di ciascuna azione considera le premesse e le conseguenze, e solo dopo
accingiti a compierla. Altrimenti, all'inizio ti avvierai entusiasta, senza
aver minimamente calcolato il seguito, ma poi, al manifestarsi di qualche
difficolt, ti tirerai vergognosamente indietro. [2] Vuoi vincere le
Olimpiadi? Anch'io, per gli di:  un'impresa prestigiosa. Ma prima esamina le
premesse e le conseguenze, e poi passa all'azione. Devi disciplinare la tua
vita, sottoporti a dieta, astenerti dai dolci, importi gli allenamenti, alle
ore prestabilite, al caldo, al freddo; non devi bere acqua fredda, non devi
bere vino senza una regola, in una parola devi esserti consegnato
all'allenatore come a un medico; e poi, in gara, dovrai affondare nella
sabbia, qualche volta ti slogherai un polso, ti storcerai una caviglia,
ingoierai tanta polvere, qualche volta sarai fustigato e poi, con tutto ci,
sarai anche sconfitto. [3] Riflettici, e poi dedicati all'atletica, se ne hai
ancora l'intenzione. Altrimenti ti comporterai come i ragazzini, che ora
giocano ai lottatori, ora ai gladiatori, ora suonano la tromba, poi fanno gli
attori tragici; cos anche tu adesso fai l'atleta, poi il gladiatore, poi il
retore, poi il filosofo, ma con tutta l'anima non sei nulla: come una scimmia
imiti tutto quello che vedi e sei attratto da cose sempre diverse. Perch alle
cose arrivi senza rifletterci e senza considerarle bene da ogni punto di
vista, ma a caso, assecondando un vano desiderio. [4] Cos ci sono persone che
dopo aver visto un filosofo e aver ascoltato qualcuno che parla come Eufrate
(ma chi  davvero in grado di parlare come lui?), vogliono dedicarsi anch'esse
alla filosofia. [5] Uomo, osserva prima la natura della cosa; e poi anche la
tua natura, per capire se puoi reggere. Vuoi darti al pentathlon o alla lotta?
Guardati le braccia, le cosce, esaminati i fianchi: per natura qualcuno 
adatto a una cosa, qualcuno a un'altra. [6] Se ti dedichi alla filosofia credi
forse di poter continuare a mangiare e a bere allo stesso modo, di lasciar
corso al desiderio e all'insoddisfazione come fai adesso? Devi vegliare,
faticare, allontanarti dai tuoi cari, subire il disprezzo di uno schiavo, la
derisione di chi ti incontra, essere sminuito in tutto, nell'onore, nelle
cariche pubbliche, in tribunale, in ogni minima faccenda. [7] Riflettici, se
sei disposto a pagare questo prezzo per avere in cambio l'immunit dalle
passioni, la libert, l'imperturbabilit; altrimenti non ti accostare alla
filosofia, non fare come i bambini: ora filosofo, poi esattore di imposte, poi
retore, poi procuratore di Cesare. Sono cose che non si accordano. Devi essere
un solo uomo: buono o cattivo; devi lavorare sul tuo principio interiore o
sulle cose esterne; devi impegnarti in ci che hai dentro o in ci che sta
fuori: in una parola, devi occupare il posto del filosofo o quello dell'uomo
comune.

30. I doveri si misurano generalmente in base alle relazioni tra gli
individui. Prendiamo tuo padre. Sei chiamato a prenderti cura di lui, a
cedergli in tutto, ad accettare i suoi rimproveri, le sue percosse. Ma  un
cattivo padre. Gi, ma per natura dovevi forse essere assegnato a un padre
buono? No: semplicemente a tuo padre. Mio fratello  ingiusto con me. Ebbene,
tu conserva la relazione che hai nei suoi confronti e non guardare cosa fa
lui, ma cosa dovrai fare tu perch la tua scelta morale sia conforme a natura.
Perch nessuno potr nuocerti, se tu non lo vuoi: mentre avrai patito un danno
nel preciso momento in cui riterrai di subirlo. Cos, se ti abituerai a
osservare le relazioni fra gli individui, scoprirai quali siano i doveri del
vicino di casa, del cittadino, dello stratego.

31. Sappi che il punto fondamentale su cui si fonda la devozione verso gli di
 avere opinioni corrette su di essi, ossia credere nella loro esistenza, e
nel loro governo buono e giusto dell'universo,, ed esserti disposto a obbedire
loro e a sottometterti a tutti gli eventi assecondandoli spontaneamente,
persuaso che sono il prodotto della pi alta intelligenza. Cos infatti non ti
lamenterai mai degli di, n li accuserai di trascurarti. [2] Ma a questo
risultato puoi giungere soltanto a condizione di rimuovere il concetto di bene
e di male dalle cose che non sono in nostro potere e trasferirlo alle cose che
dipendono da noi, e unicamente a quelle. Perch se ritieni che qualcuna tra le
prime sia bene o male,  inevitabile, non riuscendo in quello che vuoi e
incorrendo in quello che non vuoi, che tu debba lamentarti dei responsabili e
odiarli. [3] Ogni essere vivente, infatti, per natura inclina a fuggire ed
evitare quello che gli pare dannoso e le sue cause, e a inseguire, invece, e
ammirare ci che  utile e le sue cause. Quindi  escluso che chi si crede
danneggiato gradisca quello che gli pare danneggiarlo, come pure  impossibile
che gradisca il danno stesso. [4] Di conseguenza, anche il padre  insultato
dal figlio quando non lo fa partecipe di quelli che al figlio sembrano beni; e
fu questo a rendere nemici tra loro Eteocle e Polinice, il fatto che essi
considerassero un bene il trono di tiranno. Perci il contadino impreca contro
gli di, e cos il marinaio, il mercante, perci imprecano contro gli di
coloro che perdono la moglie o i figli. Dove c' l'utile, l c' anche la
devozione. Cosicch chi si preoccupa di avere giusti desideri e avversioni
nello stesso momento provvede anche a essere pio. [5] Ma libagioni, sacrifici
e offerte di primizie secondo il costume dei padri si devono compiere ogni
volta con purezza, non sciattamente, n trascuratamente, e senza risparmiare o
spendere oltre i propri mezzi.

32. Quando ti rivolgi alla divinazione, ricorda che non conosci quel che
avverr, tant' vero che sei venuto dall'indovino per apprenderlo da lui,, ma
quale sia la vera natura di un avvenimento, questo lo sapevi gi al momento di
varcare la soglia, se davvero sei un filosofo. Se infatti  cosa di quelle che
non rientrano sotto il nostro controllo,  garantito che non si tratta n di
bene n di male. [2] Perci non portare dall'indovino un desiderio o
un'avversione, e non avvicinarti a lui tremando, ma sicuro che ogni futura
evenienza sar indifferente e non sar nulla per te, e quale che sia la sua
natura potrai farne buon uso: nessuno te lo impedir. Quindi rivolgiti con
fiducia agli di, come ai tuoi consiglieri: e poi, ricevuto il parere, non
dimenticare a quali consiglieri sei ricorso e a chi disobbedirai se non
presterai ascolto. [3] E accostati alla divinazione come Socrate riteneva
opportuno, nei casi in cui l'esame della questione si riferisce interamente
all'esito e i mezzi per risolvere il problema non sono offerti n dalla
ragione n da altra arte. Pertanto, quando si deve condividere il pericolo di
un amico o della patria, non chiedere all'indovino se  necessario affrontare
questo rischio. Perch anche se ti avvisa che gli auspici sono sfavorevoli,
evidente preannunzio di morte, di una mutilazione o dell'esilio,,
ciononostante la ragione impone di porsi egualmente a fianco dell'amico e di
affrontare il pericolo per la patria. Perci dai ascolto a un pi alto
indovino, ad Apollo Pizio, che cacci dal tempio colui che non aveva soccorso
l'amico mentre veniva assassinato.

33. A questo punto prefiggiti un determinato carattere e modello, da osservare
fedelmente sia dinanzi a te stesso sia nei rapporti con gli altri. [2] Per lo
pi mantieni il silenzio, usa la parola per lo stretto necessario, e
concisamente. Parla solo di rado, quando le circostanze lo richiedono, ma mai
di argomenti banali: i giochi dei gladiatori, le corse dei cavalli, gli
atleti, cibi, bevande, le solite cose di cui si parla ogni volta; e,
soprattutto, non parlare della gente, per biasimare, elogiare, confrontare.
[3] Se sei in grado, usa le tue parole per spostare anche quelle degli
interlocutori a ci che  opportuno. E se ti trovi stretto tra persone di
tutt'altro genere, taci. [4] Non ridere molto, di molti argomenti e
sguaiatamente. [5] Rifiuta il giuramento: se possibile, in tutto e per tutto,
altrimenti per quel che ti consentiranno le circostanze. [6] Evita di
banchettare con persone comuni ed estranee alla filosofia; e se qualche volta
l'occasione ti porter a farlo, concentrati con impegno per non scivolare nel
comportamento della gente comune. Sappi, infatti, che se il compagno  sporco,
anche chi gli sta a stretto contatto, inevitabilmente, si insudicia, per
pulito che possa essere. [7] A ci che serve al tuo corpo ricorri nei limiti
della pura necessit: parlo del cibo, per esempio, delle bevande, del
vestiario, della casa, della servit; cancella tutto quel che  destinato
all'apparenza o al lusso. [8] Quanto al sesso, prima del matrimonio si deve
osservare, nei limiti del possibile, la castit; in ogni caso, praticandolo,
bisogna mantenersi entro il lecito. Tuttavia non mostrarti arcigno con chi ne
fa uso, non censurarlo; e non menzionare a ogni pi sospinto il fatto che tu
te ne astieni. [9] Se uno ti riferisce che il tale parla male di te, invece di
difenderti dalle critiche che ti vengono riportate, rispondi: sicuramente
ignorava gli altri miei difetti, perch altrimenti non avrebbe parlato solo di
questi. [10] Non  indispensabile frequentare abitualmente gli spettacoli. Ma
se una volta capita l'occasione, dimostra che non ti occupi di nient'altro se
non di te stesso; il che  quanto dire: desidera che avvenga ci che sta
avvenendo e che vinca chi sta vincendo; in questo modo non ti verranno
impedimenti. Astieniti assolutamente dal gridare, dall'irridere questo o
quello, dall'agitarti troppo per l'eccitazione. E, uscito dallo spettacolo,
non perderti a parlare di quanto hai visto, se non per quanto pu contribuire
al tuo miglioramento morale, perch un simile comportamento ti fa apparire
entusiasta di ci cui hai assistito. [11] Non frequentare senza ragione, con
tanta facilit, le pubbliche letture; e, quando vi assisti, mantieni la tua
dignit, la tua fermezza, ma nel contempo senza risultare sgradevole. [12]
Quando devi incontrare qualcuno, soprattutto i personaggi pi illustri, poniti
prima di fronte che cosa avrebbero fatto Socrate o Zenone in un'occasione come
questa, e non avrai difficolt a comportarti convenientemente nella
circostanza che ti si  presentata. [13] Quando frequenti un potente,
preparati immaginando che non lo troverai in casa, che ti lascer sulla
strada, che ti far sbattere la porta in faccia, che non si occuper di te. Se
poi, con tutto ci, devi andarci, vai e sopporta quello che succede, e non
dire mai a te stesso: non ne valeva la pena; perch questa  la reazione
dell'uomo comune, in contrasto con le cose esterne. [14] Nella conversazione
evita di esagerare ricordando continuamente quello che hai fatto, i pericoli
che hai corso: perch se a te fa piacere parlare di quello che hai rischiato,
non altrettanto piacere fa agli altri ascoltare le tue avventure. [15] Ed
evita anche di far ridere: un comportamento che ti fa scivolare nei modi
dell'uomo comune, e insieme pu alienarti il rispetto che gli altri nutrono
per te. [16]  rischioso anche spingersi a un linguaggio osceno. Quando
succede, se l'occasione  adatta, rimprovera pure chi si  lasciato andare al
turpiloquio; altrimenti manifesta la tua disapprovazione tacendo, arrossendo e
assumendo un'espressione infastidita.

34. Quando ricevi la rappresentazione di una qualche forma di piacere, bada,
come del resto devi fare con ogni rappresentazione, di non lasciarti
trascinare da essa: fatti attendere dalla cosa, e concediti un rinvio. Poi,
vai con la mente a entrambi i momenti: quello in cui godrai del piacere e
quello in cui, pi tardi, te ne pentirai e ti rimprovererai; e a questi
contrapponi la gioia che proverai se ti astieni da quel piacere, e l'elogio
che potrai rivolgere a te stesso. E se poi ti pare che sia un'occasione
favorevole per intraprendere la cosa, stai attento a non lasciarti sopraffare
dal suo aspetto gradevole, dolce, seducente, ma considera, in
contrapposizione, quanto sia preferibile la coscienza di aver colto la
vittoria contro queste lusinghe.

35. Quando, dopo aver deciso che una cosa dev'esser fatta, la fai, non
nasconderti mai mentre la compi, anche se la gente dovesse darne un giudizio
negativo. Se non agisci rettamente, evita l'azione stessa; ma se agisci
rettamente, perch temi chi ti rimproverer non rettamente?

36. Come le frasi  giorno e  notte hanno pieno valore se prese
distintamente, mentre coordinate perdono significato, cos, a tavola,
scegliere la porzione maggiore avr significato per il tuo corpo, ma non ha
alcun valore per il rispetto dello spirito comunitario del banchetto. Quindi,
quando pranzi con qualcuno ricorda di non considerare soltanto il valore delle
vivande per il tuo corpo, ma anche di osservare rispetto per l'ospite.

37. Se hai assunto un ruolo che va oltre le tue possibilit, oltre a
rimediare, in quello, una brutta figura, hai trascurato il ruolo che era alla
tua altezza.

38. Come, camminando, stai attento a non calpestare un chiodo o a non
storcerti la caviglia, cos fai attenzione a non danneggiare il tuo principio
interiore. Se lo tuteleremo in ciascuna azione, potremo agire con pi
sicurezza.

39. Ciascuno ha la giusta misura dei suoi possessi nel corpo, come nel piede
ha la misura della calzatura. Quindi, se seguirai questo criterio, manterrai
la giusta misura, mentre se andrai oltre fatalmente finirai trascinato come in
un precipizio. Cos pure nel caso della calzatura: se vai oltre le necessit
del piede, ecco le calzature dorate, poi di porpora, ricamate. Non c' limite
alcuno, una volta al di l della misura.

40. Appena compiuti i quattordici anni le donne sono chiamate signore dagli
uomini. Cos, vedendo che a loro non tocca altro tranne il giacere con gli
uomini, cominciano a imbellettarsi e a riporre in questo ogni speranza. 
bene, quindi, adoperarsi perch capiscano che non sono onorate per
nessun'altra ragione se non per una condotta rispettosa e pudica.

41.  segno di scarse qualit naturali dedicare troppo tempo alle cose del
corpo: per esempio un eccessivo indulgere agli esercizi ginnici, a mangiare, a
bere, a defecare, ad accoppiarsi. Attivit che devono restare marginali: tutta
l'attenzione va rivolta alla mente.

42. Quando uno ti fa del male o dice male di te, ricorda che agisce e parla
nella convinzione che gli convenga. Quindi  impossibile che egli segua ci
che sembra a te: si attiene invece a ci che sembra a lui; di conseguenza, se
prende un abbaglio, il danno  suo, perch  stato lui a ingannarsi. Infatti,
se uno ritiene falso un sillogismo vero, non ne  danneggiato il sillogismo,
ma chi si  ingannato. Partendo da questa constatazione, dunque, sarai
indulgente con chi ti insulta. Ogni volta dirai: la pensa cos.

43. Ogni cosa ha due manici: con uno si pu reggere, con l'altro no. Se tuo
fratello  ingiusto con te, non prenderla dal lato  ingiusto, perch questo 
il manico con cui non puoi reggere la cosa, ma piuttosto dal lato  mio
fratello,  cresciuto con me: cos afferri la cosa per il manico con cui la
puoi reggere.

44. Le affermazioni sono pi ricco di te, quindi ti sono superiore, sono pi
colto di te, quindi ti sono superiore, sono incongruenti. Pi conforme alla
logica sar dire: sono pi ricco di te, quindi il mio patrimonio  superiore
al tuo, sono pi colto di te, quindi il mio eloquio  superiore al tuo. Tu,
davvero, non sei n patrimonio n eloquio.

45. Il tale si lava in fretta: non dire male, ma in fretta. Un altro beve
molto vino: non dire male, ma molto. Prima di aver distinto il giudizio che
presiede al suo agire, come sai se  male? Cos non ti accadr di ricevere le
rappresentazioni catalettiche di una cosa e di dare il tuo assenso ad altre.

46. Non definirti in nessuna occasione filosofo e in generale non parlare tra
gente comune di principi filosofici, ma fai quello che discende da questi
principi: per esempio, a banchetto non dire come si deve mangiare, ma mangia
come si deve. Ricorda, infatti, che Socrate aveva a tal punto eliminato
l'ostentazione da ogni suo atteggiamento che c'era chi addirittura lo
avvicinava per domandargli di essere introdotto presso altri filosofi, e
Socrate lo accompagnava da loro. Tanto accettava il fatto di non essere
considerato! [2] E se, quando ti trovi tra gente comune, il discorso cade su
un principio filosofico, per lo pi osserva il silenzio:  troppo alto il
rischio che tu rigetti immediatamente quello che non hai ancora digerito. E
quando qualcuno ti dice che non sai nulla, se non ti senti punto sul vivo,
allora sappi che la tua opera di filosofo  iniziata. Le pecore non portano il
foraggio ai pastori per mostrare quanto hanno mangiato, ma lana e latte sono
il prodotto esterno della pastura che hanno assimilato internamente: e tu alla
gente comune non sciorinare i principi filosofici, ma esponi i risultati che
derivano dalla loro digestione.

47. Quando avrai abituato il tuo corpo alle regole della vita semplice, non te
ne fare un vanto, e se bevi acqua non ricordarlo a ogni occasione. E se un
giorno vuoi esercitarti alla fatica, fallo per te e non per il mondo esterno:
non abbracciare le statue, ma quando, poniamo, la sete ti tormenta, prendi un
sorso di acqua fresca, poi sputala e non dirlo a nessuno.

48. Condizione e carattere dell'uomo comune: non attende mai un beneficio o un
danno da s stesso, ma dall'esterno. Condizione e carattere del filosofo:
attende ogni beneficio e ogni danno da s stesso. [2] Segni di chi progredisce
nella filosofia: non biasima nessuno, non loda nessuno, non si lamenta di
nessuno, non accusa nessuno, non parla mai di s come di chi sia qualcuno o
sappia qualcosa; di fronte a un ostacolo o a un impedimento, accusa s stesso;
se si sente lodare, dentro di s deride chi lo elogia; e, se qualcuno lo
biasima, non si difende. Come i convalescenti, procede con cautela, per non
muovere le parti in via di guarigione, prima che si siano definitivamente
rinsaldate. [3] Ha eliminato da s ogni desiderio; e ha trasferito
l'avversione solo alle cose che, tra quanto  in nostro potere, sono contrarie
alla natura. Verso ogni cosa usa un impulso moderato. Non si cura che lo
considerino sciocco o ignorante. E, in una parola, si guarda da s stesso come
da un nemico insidioso.

49. Quando uno si vanta di poter comprendere e interpretare i libri di
Crisippo, di' a te stesso: Se Crisippo non avesse scritto in modo oscuro,
costui non avrebbe nulla di cui vantarsi. Che cosa voglio, io? Conoscere la
natura e seguirla. Per questo cerco un interprete che me la spieghi: sentendo
fare il nome di Crisippo, ricorro a lui. Ma non capisco i suoi scritti: allora
cerco chi me li spieghi. Fin qui non c' ancora nulla di cui vantarsi. Poi,
per, trovato l'interprete, tocca a me applicare l'insegnamento che ne ho
tratto: ed  proprio questa, solo questa, la cosa di cui vantarsi. Se invece
ammiro il semplice atto dell'interpretare, che altro ho concluso, se non di
fare il grammatico in luogo del filosofo? Con la sola differenza che mi dedico
all'esegesi di Crisippo invece che di Omero. Piuttosto, ogni volta che uno mi
dice: leggimi Crisippo, dovrei arrossire, quando non riesco a mostrare azioni
simili e conformi alle parole.

50. A tutti i tuoi proponimenti attieniti come fossero leggi, persuaso che
trasgredirli  empiet. Invece, qualunque cosa si dica su di te, non prestarvi
attenzione: questa non  pi cosa che ti appartenga.

51. Quanto aspetterai ancora per giudicarti degno delle cose migliori e non
trascurare in nulla le distinzioni operate dalla ragione? Hai ricevuto i
principi che dovevi approvare, e li hai approvati. Quale maestro attendi
ancora, per affidargli l'attuazione del tuo emendamento morale? Non sei pi un
ragazzo, ormai sei un uomo adulto. Se ora ti abbandoni alla trascuratezza,
all'indolenza, e passi perennemente di proposito in proposito, e fissi sempre
un'altra data per intraprendere la cura di te stesso, non ti renderai conto di
non compiere alcun progresso, anzi non smetterai mai di essere un uomo comune,
nemmeno al momento di morire. [2] A questo punto, perci, giudicati degno di
vivere come un uomo adulto sulla via del progresso morale: e sia per te una
legge inviolabile tutto ci che pare il meglio. E se ti si presenta una
fatica, o un piacere, un onore o un disonore, ricorda che la prova  gi in
corso, che le Olimpiadi sono queste, e non  pi possibile rimandare, e che il
progresso morale si perde o si salva in un solo giorno e in una sola azione.
[3] Cos Socrate giunse alla sua sublime realizzazione, senza badare ad altro
di ci che gli si presentava, ma solo alla ragione. E tu, anche se non sei
ancora Socrate, devi per vivere come chi desideri essere Socrate.

52. In filosofia il settore primo e il pi necessario  l'applicazione dei
principi; per esempio: non mentire. Il secondo sono le dimostrazioni; per
esempio: perch non si deve mentire? Il terzo costituisce la conferma e la
distinzione dei primi due: da dove deriva che questa sia una dimostrazione?,
che cos' una dimostrazione?, cos' una conseguenza logica, una
contraddizione?, e la verit, e il falso? [2] Il terzo settore, quindi, 
necessario per il secondo, e il secondo per il primo; ma il pi necessario,
quello su cui dobbiamo soffermarci, rimane il primo. Invece noi facciamo il
contrario: indugiamo sul terzo e tutto il nostro impegno ruota intorno a
quello; mentre del primo ci disinteressiamo totalmente. Per questo da un lato
pratichiamo la menzogna, dall'altro teniamo sottomano la dimostrazione che non
si deve mentire.

53. Per ogni evenienza, tenere a disposizione i seguenti concetti:

conducimi, Zeus, e anche tu, Destino,
alla meta che mi avete assegnata:
poich vi seguir senza indugio; o se anche, per vilt,
non volessi, non di meno vi seguir.
[2] Chi si  nobilmente conciliato con la necessit
per noi  saggio e conosce le cose divine.

[3] Ebbene, Critone, se cos piace agli di, cos sia. [4] Anito e Meleto
possono uccidermi, certo, ma non possono farmi del male.