STORIA DEL CATTOLICESIMO
di Jean-Baptiste Duroselle e Jean-Marie Mayeur
Enciclopedia Tascabile "Il Sapere" edita dalla Newton Compton
VERSIONE ELETTRONICA - PER I NON VEDENTI - CURATA DA EZIO GALIANO
REVISIONE DI MARLENA MARCHINI
Introduzione
1 La Chiesa cattolica e l'impero romano.
2 L'Occidente barbaro e l'Oriente bizantino.
3 La rinascenza carolingia e la decadenza della Chiesa.
4 La Chiesa cattolica nel Medioevo. L'apogeo.
5 La decadenza della Chiesa medievale.
6 La riforma cattolica.
7 La Chiesa e la rivoluzione.
8 La Chiesa cattolica nel 19esimo secolo.
9 La Chiesa cattolica nel 20esimo secolo.
10 Giovanni Paolo secondo.  Appendice italiana di Giancarlo Zizola.

Introduzione
Se fosse possibile fare una statistica dei libri, ci si renderebbe conto
che nessun soggetto ha attirato l'attenzione degli uomini pi della re-
ligione cristiana, e in particolare della religione cattolica.
 evidente, dinanzi a un fenomeno di cos vaste proporzioni, che
un volumetto sulla storia del cattolicesimo non pu essere completo.
Anche realizzando una sintesi coscienziosa, non pu evitare di lascia-
re alcuni aspetti nell'ombra. Il nostro solo scopo  di dare qui un qua-
dro generale destinato ad agevolare lo studio pi approfondito di
questo o quel momento particolare, e di porre alcuni grandi problemi
storici.
Per la teologia cattolica, la Chiesa  una societ nello stesso tempo
divina e umana, il corpo mistico di Cristo, vale a dire il prolunga-
mento immortale del Salvatore nel tempo. La Chiesa  cio insieme
invisibile e visibile. Divina, essa  "senza macchia, senza incrinature,
santa e immacolata(1). Umana, essa  composta da una piccola mino-
ranza di santi e da una massa immensa di credenti tiepidi e di pecca-
tori.
Gli storici, credenti o no, non possono adottare per le proprie ri-
cerche il punto di vista dei teologi. Si propongono di studiare l'evolu-
zione della Chiesa nella storia e di conseguenza non si occupano che
delle cose visibili che esaminano oggettivamente e senza partito pre-
so. Libero il lettore di trarre le conclusioni che riterr fondate.

1 Cardinal Suhard,Sviluppo o declino della Chiesa, lettera pastorale per
la quaresima 1947 (Documentation catholique n.287,30 marzo 1947).

Il senso del termine "cattolico".
Il termine cattolico pu essere accolto in due accezioni principa-
li. Da una parte, etimologicamente, significa universale. In tal caso 
uno degli attributi che i teologi accordano alla Chiesa. D'altra parte
esso permette di distinguere, nella massa dei cristiani, quelli che si
considerano membri di quella Chiesa il cui capo  il vescovo di Roma,
il papa. In questo senso il cattolicesimo si oppone al protestantesimo,
all'ortodossia orientale, alle sette copta, armena, eccetera. Scrivendo que-
sta storia del cattolicesimo l'intendiamo evidentemente in quest'ulti-
mo senso. Ma poich la Chiesa cattolica  stata lungo tutta la sua sto-
ria dilaniata da dibattiti dottrinali o disciplinari e spesso due scuole
avverse hanno preteso, l'una e l'altra, di detenere esse solo la verit, 
importante definire molto sommariamente in nome di quali criteri si
 sviluppata una dottrina autenticamente cattolica, e come le cor-
renti assenzienti sono divenute, in confronto a essa e al suo punto di
vista, eretiche.
Il termine cattolico fa la sua apparizione in una lettera di San-
t'Ignazio martire (morto nel 107) alla Chiesa di Smirne: Ubi Christus,
ibi catholica Ecclesia (L dove  Cristo, l  la Chiesa cattolica)(2).
La prima definizione di questa cattolicit  data alla fine del
secondo secolo da San Cirillo di Gerusalemme, che dichiara nella sua
catechesi:
Essa si chiama cattolica perch si  diffusa in tutto il mondo da un'e-
stremit all'altra della Terra: perch essa insegna universalmente e
senza eccezione tutti i dogmi che devono essere portati alla cono-
scenza degli uomini; e ancora perch sottopone al vero culto tutto il
genere umano, principi e semplici individui, scienziati e ignoranti(3).

2 Patrologia greca,t.quinta, col. 714
3 Ibidem,  t.33esima, col. 1043

La comunione con Roma
La Chiesa cattolica, distinguendosi in questo nettamente dal pro-
testantesimo liberale, insegna una dottrina. Per la Chiesa cattolica la
Sacra Scrittura(4) non  che uno dei fondamenti della conoscenza reli-
giosa. L'essenziale  la Tradizione, insieme di verit incluse o meno
nella Bibbia ma insegnate dall'autorit della Chiesa. La Sacra Scrittu-
ra non  per cos dire che il primo anello della Tradizione, evidente-
mente il pi importante; non esiste il libero esame dei testi sacri,
come per la maggior parte dei protestanti; la Chiesa ne d un'inter-
pretazione ufficiale a tal punto che solo le edizioni della Bibbia anno-
tate e approvate dalla gerarchia ecclesiastica possono essere lette dai
fedeli. Per il cattolico il libro che fa fede non  tanto la Bibbia, testo
spesso oscuro e che pu essere interpretato in modi molto diversi,
quanto il catechismo, che  una sintesi concisa e didattica della Tradi-
zione.
La Tradizione  gi evocata da Sant'Ireneo di Lione nella sua ope-
ra Adversus Haereses (scritta tra il 175 e il 189). Per Ireneo questa Tra-
dizione  quella degli apostoli. E dunque sufficiente dimostrare la fi-
liazione di una Chiesa dagli apostoli e pi particolarmente dalla pi
grande e antica, conosciuta da tutti, creata e fondata a Roma da due
gloriosissimi apostoli, Pietro e Paolo...  con questa Chiesa, in ragio-
ne della sua autorit e della sua origine, che deve accordarsi ogni Chie-
sa, vale a dire i fedeli venuti da ogni parte; ed  in questa Chiesa che
attraverso i fedeli  stata conservata la Tradizione che viene dagli
apostoli(5).
Questo testo  di un'importanza capitale. Ci rivela che dal secondo secolo,
per un cattolico, almeno in Occidente, il criterio principale della vera
dottrina  la comunione con Roma, vale a dire con il vescovo di Roma,
successore tradizionale di San Pietro.

4 La Bibbia o Sacra Scrittura: Antico Testamento (testi scritti prima della
nascita di Cristo); Nuovo Testamento (testi scritti dopo la sua nascita e
prima della morte dell'ultimo apostolo).
5 Adversus Haereses terzo, terzo,1-2.

1. La Chiesa cattolica e l'impero romano
Le origini
 noto che il cristianesimo  stato fondato in Palestina partendo
dalla tradizione giudaica e, come diffusione di questa, da un umile
carpentiere di Nazareth, Ges. Questi fu battezzato nel Giordano da
Giovanni Battista nella Pasqua dell'anno 28, e fu crocifisso pro-
babilmente nell'aprile del 30 per ordine del procuratore romano
Ponzio Pilato, che cedette alla pressione dei notabili ebrei. I Vangeli,
San Paolo, riferiscono che egli risuscit il terzo giorno e apparve pi
volte agli apostoli e ai discepoli dei quali si era circondato.
San Matteo (28esimo 16-20) riferisce che in Galilea Ges apparve su
una montagna e disse loro: Andate e portate il Verbo in tutte le na-
zioni, battezzate in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
insegnate a rispettare tutto ci che vi ho prescritto.
Questa frase, completando l'insegnamento di colui che si chiamava
il Cristo,  in effetti la Carta-costitutiva della Chiesa. Gli Atti degli
apostoli ci raccontano gli inizi molto umili di questa setta, la quale in-
cominci a trovare le sue reclute tra gli ebrei sino a quando San Pao-
lo, sapiente dottore ebreo, nato a Tarso e quindi cittadino romano, la
diffuse tra i Gentili nel corso dei suoi viaggi. San Paolo fu il primo
vero intellettuale ad adottare la nuova dottrina.

La diffusione del cristianesimo
San Paolo, due volte incarcerato a Roma, vi mor, sembra, verso la
fine del regno di Nerone, all'incirca nel 67. Lo storico pagano Tacito
scrivendo una cinquantina di anni dopo l'incendio di Roma del 64, ci
riferisce in un testo famoso che i cristiani erano gi a Roma una
grande moltitudine. Nella seconda met del primo secolo la diffusione
della nuova setta  gi considerevole all'interno e anche all'esterno
dell'impero romano. San Paolo and senza dubbio in Illiria e in Spa-
gna e si ferm forse in Gallia (ma bisogna respingere come leggenda-
ri i racconti secondo i quali l'uno o l'altro dei dodici apostoli avrebbe-
ro predicato in questo paese).
Roma e l'Italia meridionale, forse l'Africa, la maggior parte dei
porti che avevano importanti colonie ebree furono dei focolai di pro-
paganda per un culto che si presentava ancora come specificamente
orientale. In Oriente vi erano molti pi cristiani. La Palestina, la Siria,
l'Asia Minore erano state evangelizzate da San Paolo e da altri apo-
stoli. Lo stesso era accaduto in Grecia e in Macedonia. In Egitto la
Chiesa di Alessandria era stata fondata da San Marco.
Questa diffusione cos rapida costituisce un problema storico di
difficile soluzione. Nel mondo pagano, dove tutte le soddisfazioni
della carne erano permesse, dove le credenze sulla sopravvivenza
dell'anima erano respinte quasi universalmente dagli uomini di
cultura, in questo mondo di crudelt e di orgoglio, dove i potenti
schiacciavano gli schiavi e la povera gente, la dottrina cristiana non
aveva all'apparenza nessun fascino. Insegnava la mortificazione
della carne e incoraggiava la castit. Domandava ai fedeli di essere
perfetti come il vostro Padre celeste  perfetto. Esigeva dai suoi
adepti che amassero i loro nemici e facessero del bene a quelli che li
odiavano. Si  spesso voluto vedere in questo stupefacente successo
una reazione delle classi inferiori contro i potenti, una forma di lotta
di classe. Ma qualunque sia stato il numero dei cristiani negli ambien-
ti pi umili, fin dal primo secolo si ritrovano cristiani anche nella
famiglia imperiale.

Le persecuzioni
 I primi passi della nuova religione non furono agevolati dalle circo-
stanze politiche. Dopo la crocifissione di Ges, persecuzioni ebbero
luogo a Gerusalemme, all'esordio della Chiesa nascente. Santo Ste-
fano, uno dei primi predicatori, ne fu vittima come pure l'apostolo
San Giacomo, fratello di San Giovanni.
Ma molto pi gravi furono le persecuzioni che venivano dalle auto-
rit romane. Agli inizi, secondo Tacito, i cristiani erano considerati
come colpevoli di odiare il genere umano. Quando i tre quarti di
Roma furono bruciati nel luglio 64, Nerone approfitt della loro cat-
tiva reputazione per accusarli di aver appiccato il fuoco e ne mand
molti al supplizio; cosparsi di pece, divorati dalle fiamme, essi getta-
vano sugli esercizi del circo una luce sinistra.
Pi tardi non si credette pi all'infamia, all'ateismo dei cristiani,
ma li si accus di lesa maest; i cristiani rifiutavano di partecipare al
culto dell'imperatore, simbolo dell'unit romana. Sotto Domiziano,
nel 95, una seconda ondata di persecuzioni si estese ad alcune provin-
ce. Le persecuzioni imperversarono anche sotto Traiano, il cui re-
scritto (lettera al suo amico Plinio il Giovane: 112) pose le basi della
procedura: l'autorit non doveva prendere l'iniziativa di azioni penali
persecutorie, ma i cristiani che avessero confessato e avessero persi-
stito nel loro errore sarebbero stati condannati.
Nel corso del secondo secolo, et d'oro dell'impero romano, la persecu-
zione, pur senza essere generalizzata, non cess mai. L'imperatore
stoico, Marco Aurelio, ne mantenne inalterato il rigore. Nel terzo seco-
lo, tra il 200 e il 202, Settimio Severo interdisse con un editto il prose-
litismo cristiano. La pi crudele persecuzione fu quella di Decio (250),
conseguente a un editto che ordinava a tutti i cristiani di prendere
parte al culto imperiale. Vi furono molte apostasie tra i cristiani, ma
una minoranza tenne duro. Dal 260 al 302 vi fu un'era di pace per la
Chiesa. Nel 303 e 304 Diocleziano e i suoi colleghi Massimiano, Co-
stanzo Cloro e soprattutto Galerio, che sembra esserne stato l'ispira-
tore, pubblicarono quattro editti rigorosi estendendo la persecuzione
a tutto l'impero. Essa fu terribile salvo nella giurisdizione di Costanzo
Cloro (Gallia e Bretagna). Ma i cristiani erano molto numerosi e nel
311 l'editto di tolleranza di Galerio, seguito da quello chiamato co-
munemente l'editto di Milano, nel 313, segn la fine della persecu-
zione, in attesa della prossima conversione di Costantino, segno cla-
moroso della vittoria cristiana.

La vita religiosa nella Chiesa primitiva
La Chiesa in piena espansione cerc di adattarsi al mondo romano
che aveva conquistato ma, avendo fatto l'esperienza della persecuzio-
ne, conserv a lungo un comportamento clandestino e un atteggia-
mento difensivo.
La gerarchia cristiana, i sacramenti, la liturgia e la disciplina si co-
stituirono sin dall'epoca degli apostoli. Appaiono allora i diaconi, sui
quali gli apostoli scaricarono le incombenze amministrative, poi i pre-
sbiteri, preti incaricati soprattutto delle funzioni spirituali. Alcuni
anni dopo si distingueranno dai presbiteri gli episcopi o vescovi, suc-
cessori degli apostoli. Nella met del secondo secolo l'episcopato esiste
ovunque, e ovunque i preti e i diaconi gli sono subordinati.
Il battesimo, l'eucarestia danno luogo a riti liturgici dei quali tutti i
fedeli seguono le manifestazioni. La preghiera, il digiuno, le profes-
sioni di fede completano il culto. Cos un rituale egiziano della fine
del secondo secolo propone la seguente formula: Io credo in Dio Padre
Onnipotente, in Ges Cristo nostro Salvatore e nello Spirito Santo;
nella resurrezione della carne, nella santa Chiesa cattolica.
A poco a poco si delinea cos una divisione territoriale in chiese
dalle quali dipendono qua e l centri secondari dove risiedono stabil-
mente dal terzo secolo semplici preti - origine evidente delle parrocchie.
Le chiese sono in contatto tra di loro e si riuniscono concili regio-
nali. L'insieme delle singole chiese costituisce la Chiesa propriamen-
te detta.
I cristiani, rifiutando di sacrificare alle divinit pagane o all'impe-
ratore, esercitano un'attivit limitata nel mondo ufficiale. Sospetti ai
loro concittadini, perseguitati, essi preferiscono costituire proprie co-
munit, che vivono in disparte dai pagani. Il culto si celebra dapprima
in modo segreto presso i singoli o nelle catacombe(1) dove sono seppel-
liti i corpi, poich i cristiani come gli ebrei rifiutano la pratica della
cremazione. Molto rapidamente le catacombe si sviluppano e diven-
tano luogo di culto. Vi si trovano le prime manifestazioni dell'arte cri-
stiana primitiva, pitture decorative, figure umane, il Buon Pastore,
l'Orante, che evolvono dal simbolismo al realismo, mentre contem-
poraneamente tramonta la tradizione giudaica che proscriveva la ri-
produzione della figura umana. Fin dal terzo secolo, quando i periodi di
tranquillit sono pi lunghi, appaiono il culto pubblico e le chiese. Gli
scavi hanno messo in luce, per esempio, quella di Dura Europos sulla
Friva destra dell'Eufrate, anteriore al 256.

1 Questo nome viene dal greco Kat Kwubnv) che designava un cimitero,
situato presso l'attuale chiesa di San Sebastiano a Roma.

Il problema della supremazia romana
Qual  in questa Chiesa primitiva la funzione del vescovo di Roma?
Il problema  stato molto discusso. Ges Cristo aveva
fatto di San Pietro il capo degli apostoli: Tu sei Pietro
e su questa pietra costrui- r la mia Chiesa (Matteo 14esimo). Roma era
la capitale dell'impero, e la tradizione vuole che Pietro abbia fondato
e governato la Chiesa di Roma. Dopo la Riforma certi autori hanno negato
che egli fosse ve- nuto in questa citt, altri hanno affermato che la
supremazia della Chiesa romana era un fenomeno relativamente recente.
Ci presup- pone che si considerino apocrifi alcuni testi del primo
secolo - epistola di San Clemente, vescovo di Roma, che interveniva
nella vita della Chiesa di Corinto verso il 95 - e del secondo; in
particolare di Sant'Ignazio di Antiochia che nell'agosto 107 avrebbe
dichiarato che la Chiesa di Roma aveva il diritto di guidare le altre
Chiese: Io voglio che tutto ci che prescrivete attraverso il vostro
insegnamento resti incon- testato. Sant'Ireneo, vescovo di Lione, d la
lista dei primi successo- ri di Pietro nel suo Adversus Haereses. Se
Lino e Anacleto, i due primi successori di Pietro, sono presso- ch
sconosciuti, Clemente, il terzo, contemporaneo di Domiziano,  un
personaggio storico. Non meraviglia il fatto che la capitale politica
del mondo sia stata scelta come centro, anche nella fase embrionale,
della Chiesa, anteponendola a Gerusalemme, distrutta dopo l'asse- dio
del 70. Per qualche tempo la Chiesa di Roma fece una assai palli- da
figura accanto alle grandi Chiese di Antiochia, Alessandria, Efeso,
Cesarea, Cartagine, eccetera, ma il prestigio di Roma crebbe nel terzo
secolo e i pi grandi dottori della Chiesa, Ireneo, Tertulliano,
Origene, non esitarono a recarvisi.

Prime eresie e primi dottori
Il cristianesimo si proponeva di indicare agli uomini i mezzi per la
salvezza dell'anima; la speculazione teorica in questo campo  secon-
daria, ma l'uomo ha sempre bisogno di conoscere. Fin dai primi tem-
pi si assiste dunque a una proliferazione intellettuale cominciando da
una rivelazione tutta orientata verso l'azione.
Si spiega cos la crisi gnostica del secondo secolo. La gnosi (dal
greco, conoscenza)  una speculazione che, fondata sulle tradizioni pagane
sulla Bibbia e la teologia cristiana, si sviluppa in tutta libert secondo
l'immaginazione degli autori. Fantasticherie intellettuali, dottrine ma-
giche sulla salvezza, tali furono le costruzioni degli gnostici Basilide
Valentino, Tolomeo, Eracleone e soprattutto Marcione di Sinope,
originariamente cristiano.
Contro questi sviluppi utopistici la Chiesa dovette, sin dall'inizio,
precisare la sua dottrina. Lo fece con prudenza: scienziati teologi, i
Padri della Chiesa, risposero agli eretici e costruirono essi stessi dei
sistemi che la Chiesa rispetta ma che assume raramente nella loro
forma integrale. La Chiesa si  accontentata, attraverso i suoi concili,
di denunciare certi errori che ai suoi occhi avrebbero snaturato la ri-
velazione di Cristo e il senso della salvezza eterna. Le affermazioni
positive in questo campo sono molto pi rare degli anatemi: poco im-
porta in effetti di conoscere con precisione, quando l'uomo, su questa
terra, deve salvarsi, vale a dire vivere santamente.
Una prima generazione  quella dei Padri apostolici, fondatori della
teologia: San Clemente di Roma (morto sotto Traiano), Sant'Ignazio
di Antiochia, martire, autore di un certo numero di epistole, grande
avversario degli gnostici, il suo amico San Policarpo di Smirne, anche
lui martire (morto nel 155), ai quali bisogna aggiungere uno schiavo
affrancato e convertito, Erma, autore di un libro difficile da interpre-
tare ma essenziale per conoscere la vita cristiana primitiva, il Pastore.
La met del secondo secolo vede nascere una seconda generazione di Padri
tra i quali San Giustino, che risiede ad Efeso e insegna a Roma, vigo-
roso apologista. Un po' pi tardi troviamo Sant'Ireneo da Lione di
cui abbiamo gi citato l'Adversus Haereses, la pi forte critica pubbli-
cata contro gli gnostici.
Citiamo ancora l'africano Tertulliano, nato tra il 150 e il 160, pole-
mista piuttosto che filosofo, ostile alle speculazioni: Che cosa c' in
comune tra Atene e Gerusalemme? tra l'Accademia e la Chiesa? tra gli
eretici e i cristiani? Noi non abbiamo bisogno di interrogarci dopo Ges
Cristo, n di fare altre ricerche dopo il Vangelo. Tertulliano si volse,
alla fine della sua vita, verso l'eresia montanista di origine frigia, che
annunciava l'imminente fine del mondo. Uno dei suoi compatrioti
San Cipriano, gi professore di retorica, divenuto nel 249 vescovo di
Cartagine, raggiunse un immenso prestigio. Egli dovette dirimere la
difficile questione dei lapsi (2), che avevano ceduto alle ingiunzioni de-
gli editti imperiali e rinnegato la loro fede per evitare il martirio.
In un'altra regione dell'Africa, ad Alessandria, citt impregnata di
ellenismo, si svilupp una scuola molto brillante che si sforz di con-
ciliare la vecchia cultura greca con il pensiero cristiano. Clemente di
Alessandria era uno spirito di larghe vedute. Secondo lui la filosofia
concorreva alla ricerca della verit: di conseguenza in se stessa non
era cattiva. Al di sopra di tutti gli altri occorre ricordare Origene, uno
dei pi grandi scrittori dell'antichit. Egizio di nascita, fu il direttore
della scuola catechistica e predicatore ad Alessandria; la sua reputa-
zione si estese in tutto il mondo romano. Esiliato nel 215, ordinato
prete nel 230, si rec a Gerusalemme, poi a Cesarea e quindi a Roma.
Qui fu consultato da alti funzionari pagani e dalla madre dell'impera-
tore Alessandro Severo, Julia Mamaea; fu in corrispondenza con le
pi grandi personalit dell'epoca. Malgrado l'ampiezza, la ricchezza
e l'originalit della sua opera, che si basa su una conoscenza incom-
parabile della Bibbia e di Aristotele, egli non si intese con il vescovo
di Alessandria, Demetrio, che lo condann con il consenso della
maggior parte dell'episcopato e soprattutto del vescovo di Roma.
Tuttavia egli si riconcili con i successori di Demetrio e mor in segui-
to alle torture subite durante la persecuzione di Decio.

2 I cristiani caduti nell'idolatria durante le persecuzioni del terzo
secolo. L'imperatore Decio aveva emesso nel 250 un editto col quale
obbligava ogni cittadino a possedere un attestato (libello) da cui
risultasse il suo atto di adesione alle tradizioni romane attraverso un
sacrificio agli di pagani. Quando l'editto fu applicato meno
severamente molti cristiani che avevano sacrificato agli di cercarono
di tornare in seno alla Chiesa. Sorse allora il problema di riammettere
questi apostati e la controversia teologica relativa (N.d.T.).

Costantino e l'impero cristiano
Mentre il cristianesimo continuava a diffondersi in tutte le classi
malgrado le persecuzioni, si convert lo stesso imperatore. Gi Ales-
sandro Severo (222-235) e Filippo l'Arabo (243-249) avevano dato
prove di grande benevolenza rispetto alla religione cristiana. Ma Co-
stantino (306-337) fu il primo imperatore cristiano. Figlio di Costan-
zo primo Cloro e di una serva, Flavia Elena, Costantino succedette a suo
padre nel 306 ed estese progressivamente il suo dominio a tutto l'im-
pero. Egli sconfisse il suo rivale Massenzio a Ponte Milvio (312) sul
Tevere e pi tardi Licinio a Crisopoli nel 324. Sembra che proprio
prima della battaglia di Ponte Milvio avesse la famosa visione. Dopo
lo studio critico condotto dallo storico francese Andr Piganiol (L'im-
peratore Costantino) non sembra tuttavia che questa visione sia stata
cristiana. La conversione avvenne successivamente. D'altronde Co-
stantino non sar battezzato che in punto di morte. Pi importante di
questa conversione fu l'editto di Milano, emesso da Costantino e Li-
cinio all'inizio del 313. L'editto di Milano accordava ai cristiani la li-
bert di culto. Restituiva integralmente e senza indugi tutti i loro beni
confiscati dallo Stato, anche qualora fossero stati rivenduti. Pi tardi
i chierici furono esentati dagli oneri pubblici (munera); in seguito mi-
sure sempre pi severe verranno prese contro i pagani.
L'attenzione dell'imperatore per i problemi dei cristiani si manife-
st in una solenne circostanza eccezionalmente importante per la
Chiesa, il primo concilio ecumenico, o universale, tenuto a Nicea
sotto il pontificato di papa Silvestro (325). Il prete alessandrino Ario
sosteneva allora la tesi che Ges era un uomo, eletto da Dio, ma che
non ne partecipava della divinit, non appartenendo alla stessa so-
stanza del Padre. Condannato dal vescovo di Alessandria, Alessan-
dro, egli fu difeso dal vescovo di Nicomedia, Eusebio.
La controversia si diffuse in tutto l'Oriente, e Costantino fu solleci-
tato a intervenire. Consigliato da Osio, vescovo di Cordova, l'impera-
tore accett di convocare un concilio ecumenico a Nicea. Vi parteci-
parono duecentoventi vescovi, quasi tutti orientali. Vi furono presen-
ti solo due preti romani. La riunione fu presieduta dall'imperatore.
Infine i Padri aderirono a una formula che riassumeva la dottrina cri-
stiana, il "Simbolo di Nicea", che riconosceva la divinit di Ges Cri-
sto e la sua consustanzialit con il Padre.
La questione posta da Ario tuttavia non era definitivamente risol-
ta. Costantino fin per lasciarsi influenzare da Eusebio di Nicomedia
e ricevette i sacramenti in articulo mortis da un seguace di Ario. Ata-
nasio di Alessandria, uno dei pi grandi vescovi del quarto secolo, consa-
cr la sua esistenza alla lotta contro l'eresia ariana. Tra i successori di
Costantino, solo suo figlio Costanzo, imperatore dal 353 al 362, fu
ariano. Dopo il breve intermezzo pagano costituito dal regno di Giu-
liano l'Apostata, suo cugino (361-363), il regno di Valente in Oriente
(364-378) segn un altro punto a favore dei sostenitori di Ario. Oc-
corre attendere lo spagnolo Teodosio perch si ristabilisca, sia pure
in modo effimero, l'unit politica e religiosa dell'impero. Un concilio
riunitosi a Costantinopoli nel 381 complet l'opera di Nicea (3). Dopo
la morte di Teodosio, l'impero conobbe una gravissima crisi e l'O-
riente si separ definitivamente dall'Occidente.

3 Questi viene considerato come il secondo concilio ecumenico.

L'estensione della Chiesa cattolica nel quarto secolo
Intorno al Mediterraneo si trovavano chiese in quasi tutte le regio-
ni, Spagna, Gallia (ad eccezione della sua parte occidentale, in Ar-
morica e in Belgio) e in alcune parti della Gran Bretagna. In Africa
erano evangelizzate la Numidia e l'Africa (Algeria del Nord e Tu-
nisia), la Cirenaica e la Valle del Nilo anche al di l di Tebe.
Al Nord, il Reno e il Danubio costituivano dei confini molto preci-
si. La Germania era pagana. La Dacia (Romania) era stata raggiunta.
Nel quarto secolo i Visigoti, allora installati nella Russia del Sud, erano
stati in parte evangelizzati da prigionieri di guerra. Nel 325 un vesco-
vo dei Goti assistette al concilio di Nicea. Un po' pi tardi il grande
convertitore dei Goti, il prete Ulfila (verso il 310-381), tradusse la
Bibbia in lingua gotica. Convinto sostenitore di Ario, la sua azione
spiega perch certi invasori germanici del quinto secolo (Goti, Vandali,
Burgundi) siano seguaci dell'eresia ariana. Altri (Franchi, Alamanni,
Angli, Sassoni) erano ancora pagani.
Italia, Grecia, Asia Minore, Siria e Palestina erano importanti cen-
tri cristiani e la loro influenza si prolungava ad Est, al di l delle fron-
tiere, in Armenia, Assiria, Mesopotamia e Persia. L'India, la costa
sud-occidentale dell'Arabia, l'Abissinia, l'Armenia del Nord furono
pi o meno raggiunte dalla predicazione. Cos la maggior parte del
mondo allora conosciuto fu coperto di chiese nel momento in cui l'im-
pero andava disgregandosi sotto la spinta dei barbari pagani.

I Padri della Chiesa
Nel quarto e quinto secolo emergono i pi celebri Padri della Chiesa. I
teologi ritengono che le loro tesi, senza essere dei veri e propri articoli
di fede, hanno una grande autorit, soprattutto quando concordano tra
loro. Non possiamo qui che ricordare le personalit maggiori, la cui
opera ha contribuito ad arricchire il pensiero cristiano. Le loro teorie
hanno permesso ai grandi concili del quinto secolo di fissare definitiva-
mente la dottrina cattolica sul Cristo. La loro influenza non ha mai
cessato di esercitarsi sulla Chiesa ed essi sono ancor oggi l'oggetto di
approfonditi e importanti studi.
Tra i principali Padri latini del quarto secolo ricorderemo: Sant'Ilario
da Poitiers, nato verso il 315 e convertito dal paganesimo, grande av-
versario delle teorie arianizzanti, autore di un'opera monumentale
sulla Trinit (morto prima del 368), e Sant'Ambrogio, alto funziona-
rio, vescovo di Milano dal 374 al 397, che fu prima di tutto uomo d'a-
zione, ascoltato consigliere dell'imperatore Teodosio al quale impose
una penitenza pubblica dopo la strage di Tessalonica (390). Le sue
occupazioni politiche non gli impedirono di scrivere numerosi tratta-
ti(4) che mettono in evidenza pi la sua grande intelligenza che le sue
conoscenze teologiche. Il dalmata San Girolamo fu grande scienziato
e grande scrittore, dotato di una grande e appassionata personalit:
la sua esistenza movimentata (347-419) termin a Gerusalemme. Si
interessava alla morale pi che alla metafisica: la sua erudizione era
immensa, aveva assimilato il greco e il latino, l'ebraico e il caldeo, la
letteratura pagana e cristiana. La sua traduzione latina dei libri sacri,
buona per l'epoca,  stata sino a tempi recenti, sotto il nome di Vulga-
ta, ufficialmente adottata dalla Chiesa.
Sant'Agostino (354-430)  il pi grande dei Padri della Chiesa lati-
na. Originario della Numidia, figlio di padre pagano e di madre cri-
stiana, Monica, ebbe una giovinezza molto tormentata. Professore di
grammatica e di retorica, divenne dapprima manicheo. La lettura dei
filosofi neoplatonici e soprattutto l'incontro con Sant'Ambrogio lo
portarono alla conversione nel 386. Nel 392 fu ordinato prete a Ippo-
na (Bona) e divenne vescovo. La sua opera  immensa e le Confessio-
ni, il pi noto dei suoi libri, non ne rivelano che un aspetto. Egli com-
batte i manichei, i pelagiani che a suo avviso non accordavano alla
grazia divina il posto essenziale che essa ha nella salvezza degli uomi-
ni. Sant'Agostino scrisse opere di teologia, retorica, morale, trattati
sulla Sacra Scrittura, eccetera. Il suo capolavoro  senza dubbio La
citt di Dio.(5)
I Padri greci ebbero un ruolo quasi analogo: ricordiamo Alessan-
dro, vescovo di Alessandria (312-328) e soprattutto il suo successore,
Atanasio, che tenne testa agli imperatori arianizzanti. Nella Chiesa di
Palestina citeremo Eusebio da Cesarea, autore di una Storia ecclesia-
stica (morto verso il 338-340). San Giovanni Crisostomo, nato verso il
344 ad Antiochia, divenne nel 397 vescovo di Costantinopoli e mor
nel 407. Quasi tutta la sua opera consiste in sermoni da cui il sopran-
nome Bocca d'oro. San Basilio, elevato al sacerdozio da Eusebio,
fu uno dei suoi successori sul seggio di Cesarea nel 370 e mor nel 379.
Segnaliamo infine suo fratello, San Gregorio di Nissa, e il loro amico
San Gregorio di Nazianzo, un oratore che fu per qualche mese patriarca
di Costantinopoli.
Padri greci e Padri latini cercarono di unire alla ricerca intellettua-
le la purezza morale e una profonda vita spirituale.

4 Tra le sue opere: De Virginibus e il De Viduis (377), De fide (378)
composto su richiesta dell'imperatore Graziano, De incarnationis
dominicae vaeramento, Sermo contra Auxentium,De officiis ministrorum
(389-390), l'Expositio Evangelii secundum Lucam (390) il De Poenitentia,
De Sacramentis, raccolta delle sue catechesi ai neofiti, novantuno
epistole delle quali famosa la 51, che imponeva la penitenza
all'imperatore (N.d.T.).
5 Dove Agostino affronta in polemica con i donatisti il problema della
santit della Chiesa ed enuncia la dottrina sulla predestinazione (N.d T.).

2. L'Occidente barbaro e l'Oriente bizantino
Importanza delle invasioni barbariche
Molte volte diviso nel corso del quarto secolo, l'impero si disgreg defi-
nitivamente alla morte di Teodosio (395). Popoli barbari, Goti, Van-
dali, Franchi, Unni, eccetera, spinti dai movimenti di popoli dell'Asia cen-
trale, si precipitarono sulle frontiere dell'impero. Mentre l'impero
d'Oriente resisteva bene o male agli assalti, l'Occidente si disgreg in
qualche decennio. Alarico si impadron di Roma nel 410. L'impero
bizantino conserv la civilt greco-romana cristianizzata dopo Co-
stantino; l'Occidente, al contrario, divenne barbaro pur restando cri-
stiano. Coesistettero cos per la Chiesa due mondi profondamente di-
versi che comunicavano poco tra loro, e si avvert tutta la difficolt a
mantenere l'unit tra l'Oriente, impegnato in discussioni raffinate di
teologia, e l'Occidente, ignorante, pi attento alla disciplina che alle
sottigliezze. Questo fu esattamente il ruolo del papato.
Lo studio della Chiesa dinanzi al mondo barbaro ci rivela infatti
chiaramente quella che sar la sua azione sociale. Essa non impose
una struttura determinata: si adatt alle diverse civilt e cerc di tra-
sformarle dall'interno.

Clodoveo e la Chiesa merovingia
Meno di un secolo dopo la morte di Teodosio, la Gallia, poco pri-
ma romana, fu divisa tra diverse popolazioni barbare che dominava-
no in qualche modo un paese popolato di cristiani gallo-romani. Al
Nord Clodoveo, capo dei Franchi, trib pagane che egli aveva quasi
tutte sottomesse, distrusse l'ultimo regno romano, quello del generale
gallo romano Siagrio. Egli possedeva il territorio tra Somme e la Loira. Il
Sud-Est apparteneva ai Visigoti, ariani. Il Sud-Ovest ai Burgundi,
anch'essi ariani ma pi tolleranti. Gli Alamanni occupavano l'Alsazia.
La fortuna della Chiesa fu che Clodoveo, sposato ad una principes-
sa burgunda cattolica, Clotilde, si convert in seguito a una vittoria su-
gli Alamanni e si fece battezzare da San Remigio a Reims (Natale 496).
Clodoveo ebbe da allora l'appoggio del clero gallo-romano che gli
facilit la conquista dell'intera Gallia.
La conversione di Clodoveo e dei suoi discendenti non signific il
loro automatico distacco dalla brutalit barbara. Delitti, dissolutezza
violenza, ignoranza caratterizzarono tutta l'epoca merovingia, mal-
grado qualche schiarita. Il teologo Cesare d'Arles, il poeta Fortunato
(un protetto di Santa Radegonda, la regina di Francia, sposa di Clota-
rio figlio di Clodoveo), lo storico Gregorio di Tours sono quasi i soli
scrittori del sesto secolo. Gregorio riconosceva lui stesso la
superficialit della sua cultura latina: ma sapeva bene che se non si
fosse dato la pena di scrivere la sua Storia dei Franchi nessuno sarebbe
stato capace di scriverla.
Il re non dirigeva direttamente la Chiesa, ma la sua influenza era
grande sui concili nazionali, abbastanza frequenti nel sesto secolo, pi
rari in seguito. I vescovi erano eletti dal clero e dal popolo, ma il re
esercitava sulla loro nomina un peso sempre crescente. La loro vasta
influenza, pi forte di quella dei conti, dei funzionari civili, si manife-
stava a volte in favore dei pi deboli. Tuttavia sempre pi gli ambizio-
si penetravano nell'episcopato. La simonia - l'acquisto di incarichi sa-
cri - divenne corrente. Dopo il periodo di tregua del regno di Dago-
berto (629-639), la Chiesa franca  in piena decadenza, come il regno.
Alcuni santi personaggi come Leodegario, vescovo di Autun (morto nel
678), non riuscirono ad impedire il crollo della disciplina e lo svi-
luppo della superstizione sino alla met dell'ottavo secolo.

Le Chiese di Spagna e d'Africa
Nel quinto secolo la Spagna era sconvolta dal succedersi delle invasioni
Mentre i Vandali non facevano che attraversare il suo territorio e si
installavano in Africa, i Visigoti conquistarono la Spagna e l'Aquita-
nia. Vandali e Visigoti erano ariani intolleranti. La Spagna d'altra
parte mancava di unit politica. I Bizantini nel sesto secolo tenevano la
fascia costiera del Sud-Est (da dove furono espulsi nel 625). Gli Svevi
erano rimasti indipendenti in Galizia. Il loro regno si era convertito al
cattolicesimo nel 560: in seguito fu assorbito nel 585 dal re visigoto
ariano Leovigildo. Ma nel 586 questi mor e il suo successore, Recca-
redo, consigliato dal vescovo Leandro di Siviglia, si convert al catto-
licesimo.
Nel maggio 589 si tenne a Toledo un grande concilio nazionale
presieduto dal re e dalla regina Braga. Vi furono riconfermati i sim-
boli di Nicea e di Costantinopoli e contro i vescovi ariani fu scagliato
l'anatema. Da allora il processo di assimilazione tra gli Ispano-Ro-
mani rimasti cattolici e i Visigoti convertiti and avanti pi agevol-
mente. La Chiesa visigota, a differenza della Chiesa merovingia, non
conosceva la decadenza. Tra i suoi maggiori rappresentanti fu Isidoro
(morto nel 636) fratello e successore di Leandro sul seggio episcopale
di Siviglia, scrittore fecondo ed enciclopedico pi che pensatore ori-
ginale. Sempre pi questa Chiesa nazionale, fedele a Roma, ma in re-
lazioni poco frequenti con il papato, prese il regno sotto la sua tutela
grazie ai concili. Con le scuole dei monasteri e delle cattedrali essa
raggiunse un buon livello culturale. Ma nel 712 l'invasione araba mise
fine a questa situazione di prosperit.
La Chiesa d'Africa, cos brillante all'epoca di Tertulliano, di San
Cipriano e poi di Sant'Agostino, conobbe, a partire dal quinto secolo,
sconvolgimenti molto pi tragici. Sant'Agostino mor nel 430 durante
l'assedio di Ippona da parte di Genserico, re dei Vandali. La citt fu
presa nel 431 e Cartagine soccombette nel 439. Ariano fanatico, Gen-
serico si sbarazz dei notabili rimasti in cuor loro romani e del clero
cattolico. Le conversioni forzate all'arianesimo si moltiplicarono. Mi-
gliaia di persone furono esiliate presso i Mauri. I beni del clero fu-
rono trasferiti agli ariani e i loro libri distrutti. Tuttavia la vita
cattolica clandestina continu. Nel 533 il generale bizantino Belisario,
inviato dell'imperatore Giustiniano, si impadron di Cartagine e dell'A-
frica. Un concilio, riunito dal vescovo Reparato, ricostitu la Chiesa.
La vita intellettuale riprese e l'attenzione si concentr molto sui di-
battiti teologici orientali. Ma di nuovo l'invasione araba distrusse la
Chiesa d'Africa. Cartagine fu presa nel 698. Nel 717 il califfo Omar
obblig gli abitanti a convertirsi all'Islam.

Il cattolicesimo nelle Isole britanniche
Le Isole britanniche, situate ai limiti del mondo romano, popolate
da Celti o da Bretoni, erano state cristianizzate. Ma, a loro volta, co-
nobbero le invasioni dei barbari germanici: gli Angli, gli Juti, i Sasso-
ni, nel quinto e nel sesto secolo, ricacciarono indietro i Celti cristiani
che si rifugiarono nelle montagne del Galles, in Irlanda e in Armorica. Il
papa Gregorio Magno decise di convertire i diversi regni che si divi-
devano l'Inghilterra. Piuttosto che utilizzare i Celti vinti, egli ordin
ai monaci romani, condotti da Agostino, di dirigere l'opera missiona-
ria. Essi sbarcarono a Ramsgate e furono ricevuti dal re Etelberto che
permise loro di iniziare la predicazione. Si organizz una gerarchia
con sedi a York e Canterbury. Dopo molte vicissitudini il Kent, il
Northumberland (635), la Mrcia (633), l'Essex, l'Anglia dell'est, il
Wessex si convertirono. I Sassoni del Sussex restarono pagani fin ver-
so il 688.
A lungo rimase una viva opposizione tra i vecchi cattolici bretoni e
i cattolici anglosassoni, convertiti da fresca data, in materia di litur-
gia, computo ecclesiastico, rito battesimale, tonsura ai monaci, eccetera.
Queste divergenze si aggiunsero alla tenace rivalit tra vincitori e vin-
ti. La conferenza che si tenne nel 664 nel monastero di Whitby, in
presenza del re di Northumberland, Oswy, permise di ristabilire una
certa unit.
Questi cristiani bretoni e celtici conservarono molto delle loro tra
dizioni e caratteristiche originali. In Armorica, l'odierna Bretagna, la
geografia attuale ne mantiene ancora traccia. Tutti i nomi dei luoghi
in Tr (il villaggio), Lan (l'eremitaggio) e Plou (la parrocchia) testi-
moniano di insediamenti celtici antichi anteriori al nono secolo In Irlan-
da la Chiesa si organizz intorno ai monasteri, dei quali il principale
era quello dell'isola di Iona, reso celebre da Santa Colomba (morta
nel 597). Quasi ovunque l'abate del monastero era anche vescovo.
Questi monasteri celtici ebbero un ruolo essenziale nella storia della
civilta occidentale. Durante le invasioni barbariche in Occidente, la
civilt si rifugi in questi luoghi: manoscritti, arte della scrittura, di-
verse eredit del mondo antico. Un monaco anglosassone di Jarrow
ordinato prete nel 702, Beda detto il Venerabile (morto nel 735), as-
simil molto dalla cultura classica e riusc a conoscere quasi tutto ci
che comportava la scienza della sua epoca. Fu proprio nelle Isole bri-
tanniche che Carlo Magno attinse gli elementi della rinascita classica

L'Italia e il papato
L'Italia conobbe anch'essa varie invasioni barbariche. Nel quinto secolo
un grande papa, San Leone Magno (440-461) tenne loro testa. Egli
ottenne nel 452 il ritiro delle forze del celebre capo degli Unni, Attila
che si apprestavano a scendere verso la citt eterna. Quando Gense-
rico (455) entr a Roma, Leone ottenne dai Vandali il rispetto della
vita degli abitanti. Ma la funzione di Leone Magno fu importante so-
prattutto in materia disciplinare: egli riusc a estendere e precisare il
potere del papa rispetto ai vescovi (l).
Nei primi secoli il papa era soltanto il vescovo della piccola diocesi
di Roma, eletto come tutti i suoi colleghi dal popolo e dal clero, spes-
so non senza contrasti. All'inizio del quarto secolo egli fu anche il metro-
polita dell'Italia suburbicaria (Italia peninsulare e isole) di cui consa-
crava i duecento vescovi. Lo si considerava ancora come il patriarca
di Occidente(2) . Infine rivendic, come successore di San Pietro, il pri-
mato universale: la tradizione della fondazione della Chiesa romana
da parte di San Pietro era molto viva all'inizio del quinto secolo. Egli
pretese con risultati alterni di essere al di sopra degli altri patriarchi,
di prendere, in materia di dogmi, decisioni valide per tutta la Chiesa e di
avere il diritto di giudicare in ultima istanza in materia disciplinare
(concilio di Sardica, 343). Dal pontificato di Leone Magno le decisioni
dei papi, o decretali, furono riunite in raccolte.
I pelagiani, che accordavano una parte troppo grande alla libert
umana nella salvezza eterna, furono condannati dal concilio di
Cartagine nel 411; gli orientali li avevano al contrario approvati. Papa
Innocenzo primo risolse la questione condannando il pelagianesimo. Nel
131 il rappresentante del papa presiedette il concilio di Efeso (terzo
concilio ecumenico). Il concilio di Calcedonia nel 451 (quarto conci-
lio ecumenico) dichiar di agire in perfetta sintonia con il beato apo-
olo Pietro, pietra basilare della Chiesa cattolica e fondamento della
fede.
Dal 493 al 535 il papato fu sottoposto all'influenza degli Ostrogoti
ariani e, soprattutto, del loro grande re Teodorico, il cui comporta-
mento fu sempre improntato a un equo spirito di tolleranza.
Nel 535 l'imperatore bizantino Giustiniano riconquisto l'Italia e si
sforz di sottomettere tutta la Chiesa alla sua autorit istituendo una
sorta di cesaropapismo che si manifest nel 553 al quinto concilio
ecumenico (Costantinopoli). Il papato si trov molto indebolito fino
all'avvento di un papa dalla eccezionale personalit, Gregorio Ma-
gno (590-604). Proveniente da una grande famiglia romana, ex mona-
co, fu nominato da papa Pelagio secondo apocrisario a Costantinopoli dal
579 al 585. Eletto papa quasi suo malgrado, piccolo, malato, oratore
mediocre, molto umile - chiamava se stesso il servitore dei servitori
di Dio -, Gregorio dimostr presto un'energia straordinaria. Uomo
d'azione, scrisse per numerose opere teologiche ispirate da Sant'Am-
brogio e da Sant'Agostino. Il Medioevo vivr della sua teologia un p
sommaria ma solida: politicamente il suo pontificato si colloca nell' e-
poca dell'invasione longobarda, quando il vescovo di Roma, isolato
da Costantinopoli, deve svolgere a volte il ruolo di un vero sovrano,
anticipazione all'istituzione, centocinquanta anni pi tardi, del pote-
re temporale dei papi. Gregorio gest con cura i beni della Chiesa (o
patrimonio), riun i concili italiani, diffuse al meglio la regola mo-
nastica di San Benedetto, organizz l'evangelizzazione della Gran
Bretagna, intrattenne rapporti cordiali con alcuni sovrani francesi (in
particolare con la regina Brunechilde). Dopo di lui i papi del settimo seco-
lo sembreranno, al confronto, molto mediocri.

1 Il titolo di papa, vale a dire Padre, dato in origine a tutti i
vescovi fu, a partire dal quinto secolo, sempre pi riservato al vescovo
di Roma.
2 Sugli altri patriarcati vedi il paragrafo concernente la Chiesa bizantina.

Gli inizi del monachesimo occidentale
L'uomo religioso aspira all'unione stretta della sua anima con Dio e pu
riuscirci; egli si impone volentieri questa disciplina austera che 
l'ascetismo. Le sue pratiche possono essere perseguite e il suo scopo
realizzato mediante uno sforzo individuale ma il maggior numero di
coloro che vi si sono applicati hanno cercato una societ di uomini
ispirati dallo stesso desiderio e accesi dallo stesso entusiasmo (Dom
Leclercq).
Molto presto i cristiani cercarono di applicare non solo i precetti
del Vangelo ma anche i consigli di perfezione dati da Ges. Fu in
Egitto che l'ascetismo fece i suoi primi passi. Paolo di Tebe nel terzo se-
colo e numerosi eremiti si stabilirono lontani dalle citt. Sant'Anto-
nio di Comon verso il 306-310 redasse per questi eremiti disseminati
qua e l una regola che fu la base dei primi embrioni di monasteri. Ma
fu San Pacomio, un ex soldato, che istitu veramente la vita cenobiti-
ca, ascetismo collettivo con una regola che precisava i tempi per la
preghiera, il lavoro, i pasti e prescriveva l'autorit di un superiore. Il
monachesimo prese in Oriente un grande sviluppo. In Occidente alcuni
vescovi fondarono grandi monasteri a Vercelli, Milano, Aquileia,
eccetera in Italia, a Marmountiers, Ligug, Rouen, Arles, Lrins in
Francia, a Bangor in Bretagna. Sant'Agostino propose una regola
semplice, che ebbe successo nel Medioevo (3). Ma il vero fondatore del
monachesimo occidentale fu San Benedetto.
Nato in Umbria, a Norcia, verso il 480, fond numerosi monasteri
tra i quali Subiaco, poi, verso il 529, quello di Montecassino dove
mor nel 543. Redasse una regola che doveva avere una straordinaria
diffusione. Mentre il monachesimo orientale si caratterizava per la
durezza delle sue regole, per i suoi estremismi ascetici, San Benedet-
to adott una formula pi umana: Nulla di troppo austero, nulla di
troppo pesante.
A Montecassino il monaco  vestito, calzato, nutrito, dorme su un
letto, prega e lavora, dispone anche di un certo tempo libero, dice
Dom Leclercq, che fa rilevare come Benedetto non impieghi mai la
parola mortificazione. Tre ore e mezzo per l'ufficio divino, quattro
ore e mezzo per letture e meditazioni, sei ore e mezzo di lavoro ma-
nuale, un'ora per i pasti, il resto consacrato al riposo e al sonno. Vi-
vendo in edifici modesti, provenienti da tutti gli ambienti, romani e
barbari, patrizi o schiavi liberati, i monaci dell'alto Medioevo eserci-
tavano quasi tutti i mestieri. In ogni monastero si trovava una biblio-
teca con i copisti e una scuola per ragazzi. L'abbigliamento era conce-
pito per il lavoro manuale, soprattutto agricolo, l'unico scopo essen-
do quello di bastare ai bisogni dei monaci. L'abate, aiutato dal priore
e da un cellerario incaricato dell'amministrazione temporale, gover-
nava il convento, sottoposto a una clausura piuttosto severa.
Molto presto, soprattutto dopo il pontificato di Gregorio Magno
l'Occidente fu coperto da una rete di monasteri benedettini, sia che si
trattasse di fondazioni nuove (ad esempio in Inghilterra: Westmin-
ster, Lindisfarne, Ripon, Jarrow, Almesbury, eccetera) sia che la regola
fosse adottata da vecchi monasteri (ad esempio Lrins e Marmou-
tiers). Furono anche fondati conventi femminili (Chelles, Jouarre,
Remiremont, Folkestone, Whitby governata dall'abbadessa Hild, eccetera).
Emersero altre regole: quella di San Cesare d'Arles, adottata da
Santa Radegonda a Poitiers e, soprattutto, quella di San Colombano.
Questi, nato in Irlanda verso il 540, monaco a Bangor, cominci nel
590 un lungo viaggio in Gallia. Vi fond Luxeuil, dal quale Brunechil-
de fu espulsa nel 610. I suoi viaggi e quelli dei suoi discepoli assicura-
rono alla sua regola, pi severa di quella di Benedetto, una larga dif-
fusione come, per esempio, a Faremoutiers (doppio monastero di uo-
mini e donne), San Gall (dal nome di uno dei suoi discepoli), Bobbio
in Italia, dove Colombano mor nel 615. Con il tempo sempre pi la
regola colombaniana diverr meno dura e si combiner con quella di
San Benedetto. Sant'Amando, grande convertitore della Gallia del
Nord e del Belgio nel settimo secolo, San Willibrord e San Bonifacio
(morto nel 757) in Germania svilupparono a loro volta il monachesi-
mo. I monaci occidentali, guardiani della civilt in una societ domi-
nata dalla brutalit, furono cos gli artefici pi efficienti della conqui-
sta cristiana.

3 Nel 1256 papa Alessandro quarto ordin ai numerosi conventi di eremiti
agostiniani di costituirsi in un unico ordine.

L'organizzazione della Chiesa bizantina
Per lungo tempo l'Occidente fece una ben magra figura accanto
alla Chiesa bizantina. Questa era il centro delle grandi controversie
teologiche, la sede di tutti i grandi concili. Senza dubbio essa accetta-
va, perch un concilio fosse dichiarato ecumenico, la necessit della
ratifica romana; i primi quattro concili ecumenici dopo Nicea (325)
furono dei concili orientali con la partecipazione di delegazioni occi-
dentali di scarso rilievo. In fondo i Bizantini vedevano, nella sede
apostolica romana, solo uno dei cinque patriarcati e avevano la
tendenza a considerare il patriarca di Costantinopoli - la seconda
Roma, capitale dove risiedeva l'imperatore, il basileus (4) - l'equiva-
lente del patriarca della vecchia Roma, ormai molto decaduta politi-
camente. Questo orgoglio orientale, unito alle controversie dogmati-
che, fu la fonte di scismi contemporanei tra l'Oriente e Roma, sino
allo scisma definitivo dell'11esimo secolo.
Come in Occidente, i vescovi bizantini, quanto alla loro giurisdizio-
ne, coincidevano con le citt romane molto numerose ad est dell'A-
driatico. Al disopra dei vescovi gli arcivescovi metropolitani sedeva-
no nei capoluoghi di provincia. Quattro grandi metropoli erano dive-
nute patriarcati. Il patriarca di Alessandria, successore di San Marco,
dominava la Libia, l'Egitto e la Pentapoli. Il patriarca di Gerusalem-
me, citt sempre importante sia per la memoria storica che per il suo
ruolo politico, aveva una giurisdizione ristretta: la Palestina. Tutto in-
torno, in una vasta area sempre crescente, il patriarca di Antiochia
estendeva la sua autorit sull'Arabia, la Fenicia e la Siria, egemoniz-
zando molte centinaia di vescovi detti orientali. Infine il patriarca
di Costantinopoli esercitava i suoi poteri sull'Asia Minore, il Ponto,
quasi tutta la penisola balcanica. Il concilio di Calcedonia (451)gli
aveva dato il secondo posto nella gerarchia dopo il vescovo di Roma.
Alla fine del sesto secolo, malgrado le energiche e vane proteste di papa
Gregorio Magno, egli assunse il titolo di patriarca ecumenico, vale
a dire universale.
Ma la Chiesa bizantina dipendeva meno dai suoi patriarchi che dal-
l'imperatore. A partire da Giustiniano soprattutto (527-565), il basi
leus ebbe come obiettivo principale di realizzare l'unit religiosa del-
l'impero. A questo scopo proteggeva efficacemente la Chiesa e la sua
ortodossia e lottava contro i pagani e gli eretici. Ma la subordinava alla
sua autorit e intendeva fissare egli stesso i dogmi. Tale fu almeno il
caso degli imperatori Eraclio e Costante nel settimo secolo, di Leone
l'Isaurico nell'ottavo. A queste pretese il papato e anche una parte del
clero orientale resistettero accanitamente, con maggiore o minore
successo.

4 Termine che nell'antichit greco-bizantina indicava un sovrano potente
o comunque legato a una tradizione sacra (N.d T.).

I dibattiti sulla natura di Cristo
Tra il quinto e il settimo secolo una serie di dibattiti lacerarono la
Chiesa bizantina. La materia del contendere era se Ges, il Figlio, Dio come
Padre, era anche un uomo, se egli aveva una sola natura (physis), divi-
na come pensava la scuola di Alessandria, o due nature, come sosteneva
la scuola di Antiochia.
Il concilio ecumenico di Efeso (431) condann Nestorio, patriarca
di Costantinopoli, difensore accanito delle due nature del Cristo. Si
costitu allora una Chiesa nestoriana in Persia, una frazione della
quale, i nestoriani uniti, si ricongiungeranno con Roma nel 1449.
Il concilio ecumenico di Calcedonia (451), invece, accett la tesi di
papa Leone Magno (440-461) secondo la quale vi sono nel Cristo due
nature ma una sola persona. A loro volta i monofisiti si indignarono.
Si costituirono delle Chiese monofisite, la copta in Egitto, la giacobita
in Siria (dal nome di Giacomo Baradeo che la cre, ordinando pi di
centomila preti), infine l'armena.
Invano gli imperatori bizantini cercarono di ricondurre i monofisiti
all'ortodossia. Giustiniano ottenne da papa Vigilio qualche conces-
sione (quinto,concilio ecumenico a Costantinopoli nel 553). Ma i copti
e i giacobiti le giudicarono insufficienti. Stanchi dei lunghi dibattiti
con l'imperatore, essi accolsero con favore i conquistatori arabi nel
settimo secolo (632-644). Si cerc senza successo di far fronte a questo pe-
ricolo affermando che il Cristo aveva s due nature, ma una sola ener-
gia (monoenergismo) o una sola volont (monotelismo). Papa Martino
primo, avversario del monotelismo, fu tradotto in giudizio a Costantino-
stantinopoli e torturato (655). Il sesto concilio ecumenico (Costantino-
poli, 680-681) condann il monotelismo e i suoi partigiani. La dottrina
 della Chiesa sul Cristo era cos fissata.

3. La rinascenza carolingia e la decadenza della Chiesa
Il periodo che va dalla met dell'ottavo secolo alla met dell'11esimo vide
costituirsi un impero cristiano d'Occidente il cui fondatore Carlo Magno avvi
concretamente la riforma intellettuale e morale della Chiesa.
In seguito, mentre l'impero si disgregava, la Chiesa d'Occidente, a
poco a poco incorporata nella societ feudale, cadde, come si suol dire,
in potere dei laici.

La formazione dello Stato pontificio
Con il declino del regno merovingio i maestri di Palazzo della fami-
glia di Pipino d'Hristal ottennero un potere reale nel regno franco.
Uno di loro, Carlo Martello, salv la cristianit battendo gli arabi a
Abd-er-Rhaman a Poitiers nell'ottobre 732. Suo figlio Pipino il Breve
si fece eleggere re e invi un'ambasciata al papa Zaccaria: Meglio
vale chiamare re quello che ne ha il potere piuttosto che colui che
senza potere alcuno ne porta il nome. L'avvento della nuova dinastia
ebbe luogo nel 751. Minacciato dai Longobardi, mal sostenuto dai
rappresentanti di Bisanzio (l'esarca di Ravenna), il papato aveva gi
fatto appello ai Franchi. Papa Stefano secondo, che succedette a Zaccaria
nel 752, si rec in Francia dove fu accolto con grandi onori, incoron
a Saint-Denis Pipino e i suoi due figli, il futuro Carlo Magno e Carlo-
manno, e ottenne dal re la promessa di un intervento in Italia.
Dopo di che Pipino fece una donazione solenne dei territori conquista-
sti al re longobardo Astolfo a San Pietro e alla Chiesa romana, riceve-
ndo anche il titolo di Patricius romanorum.
Nel 774 Carlo Magno, protettore naturale del nuovo Stato, organiz-
z una grande spedizione in Italia. Mentre le sue truppe assediava-
no a Pavia il re longobardo Desiderio, egli si rec a Roma in grande
corteo e rinnov al papa Adriano la donazione fatta da suo padre o
Promissio carisiaca: Roma e la campagna romana, una parte degli
Appennini con Perugia, e a Nord la costa adriatica, un territorio che
si estendeva dall'Adige ad Ancona. Era all'incirca il territorio dell' ex
esarcato di Ravenna. Al Sud dovevano esservi aggiunti i ducati di
Spoleto e di Benevento (ci che non accadde se non molto pi tardi).
In seguito, avendo Desiderio capitolato, Carlo Magno prese anche il
titolo di re dei Longobardi. Si costitu cos il dominio temporale dei
papi sull'Italia centrale, destinato a durare undici secoli. Il papa Adria-
no, invocando con un pio errore storico una donazione di Costantina
al papa Silvestro, rivendic a Carlo l'insieme dell'Italia: ma Carlo
Magno, occupato in Sassonia e in Spagna, non ebbe il tempo di realiz-
zare progetti cos grandiosi.

L'impero cristiano di Carlo Magno
Il nuovo Stato pontificio non era indipendente in senso moderno
Faceva parte dell'impero franco. Ma il papa non era un funzionario
dell'imperatore come ai tempi di Giustiniano; non era nominato dal-
l'imperatore, e la ratifica imperiale non era necessaria per convalida-
re la sua elezione. Papa Adriano primo (772-795) fu un abile diplomatico
cosciente della dignit del suo rango.
Nello stesso momento in cui Carlo Magno estendeva le sue conquiste,
la cristianit occidentale scossa dagli assalti dell'Islam, andava
perdendo terreno. Cos, a parte l'eccezione delle isole britanniche
l'Occidente e l'impero finirono per coincidere. Dalla Marca di Spa-
gna alla Carinzia, alla Turingia e alla Sassonia (limitata all'Elba),
dal Mare del Nord alla campagna romana, Carlo Magno era veramente il
capo temporale della Chiesa.
La nostra funzione - diceva al papa nei suoi Libri carolini - , con
l'aiuto della divina misericordia di difendere ovunque la Chiesa di
Cristo contro gli attacchi dei pagani e le devastazioni degli infedeli,
di darle come difesa al di fuori e al di dentro, il riconoscimento della
fede cattolica. La vostra , con Mos, di alzare le mani verso il cielo
e di aiutare cos la nostra lotta in modo che, con le vostre preghiere,
sotto la guida e con la grazia di Dio, il popolo cristiano riporti ovunque la
vittoria. Carlo intendeva partecipare nei fatti al governo interno della
Chiesa. Per lui i limiti tra potere spirituale e potere temporale erano molto
vaghi. La sua legislazione (i suoi capitolari)  tutta pervasa da una
preoccupazione religiosa e morale. Si cercava cos di costituire nei
quadri sociali dell'alto Medioevo la citt cristiana perfetta. Questa
concezione si concretizz, nella sua pienezza, quando il giorno di Natale
dell'ottocento Carlo Magno, venuto a Roma, ricevette da papa Leone
la corona imperiale secondo uno scenario che egli aveva certamente
preordinato: A Carlo, molto pio Augusto, incoronato da Dio, grande
e pacifico imperatore dei romani, vita e vittoria, gridava la folla.
Vi furono da allora due imperi, quello d'Occidente e quello d'Oriente.
Il fatto che l'impero d'Occidente sia stato creato per un atto del papa
ebbe evidentemente delle conseguenze considerevoli e favor l'elabora-
zione della dottrina teocratica.

La riforma morale
Abbiamo gi segnalato la decadenza progressiva della moralit e della
disciplina nella Chiesa franca. Non diversa era la situazione in Italia.
Carlo Martello, da parte sua, aveva accelerato la disorganizzazione
confiscando, a profitto dei suoi combattenti, una buona parte delle
immense propriet ecclesiastiche, costituite dalla generosit dei re e
dei fedeli. L'opera di riforma, opera di lungo respiro, fu intrapresa
dai due figli di Carlo Martello, Pipino in Gallia e Carlomanno nella
regione renana. Quest'ultimo, prima di ritirarsi in un monastero nel
747, affid a San Bonifacio, l'apostolo della Germania, la responsabilit
di condurla a buon fine. Pipino l'imit e il concilio di Soissons (744)
si ispir alle direttive di Bonifacio. Carlo Magno persegu questi
forzi. Sembra essersi ispirato nelle sue riforme ad una raccolta di deci-
sioni conciliari, riunite nel sesto secolo dal monaco Dionigi il Piccolo(1)
e completate dall'entourage di papa Adriano.
San Bonifacio e Carlo Magno si proponevano soprattutto tre obiettivi:
la riorganizzazione della gerarchia ecclesiastica, il ristabilimento del-
le leggi canoniche relative al matrimonio, l'unificazione della liturgia.
Per quanto concerne la gerarchia ecclesiastica l'essenziale era il reclu-
tamento del clero. Carlo Magno voleva che i candidati al sacerdozio
avessero la piena comprensione del Credo e del Pater, la conoscen-
za delle regole della penitenza, la facolt di leggere in latino e
commentare i vangeli in lingua volgare. Era proibita la coabitazione
con donne, la caccia, la frequentazione di taverne. L'elezione dei ve-
scovi era sostituita dalla nomina reale. Egli restaur anche l'autorit
del metropolita (vescovo del capoluogo di un'ex provincia romana)
sui semplici vescovi (le cui chiese erano situate nelle citt romane
della provincia). Il potere dei metropoliti era praticamente cessato in
Gallia nel quinto secolo. Il papa accett di inviare ad alcuni vescovi,
in generale i metropoliti, il pallium che dava loro il diritto al titolo
di arcivescovi. Uno dei primi a beneficiarne fu l'arcivescovo Tilpin di Reims
(il Turpin della Chanson de Roland). Alla fine del regno tutti i metro-
politi erano arcivescovi ma vi erano anche altri arcivescovi. Si cre cos
una categoria di vescovi superiori agli altri la cui superiorit dipendeva
sia dalla loro sede (metropoli) che dalla volont del papa (pallium).
Quanto alle leggi relative al matrimonio  da tener presente che si
erano diffuse le abitudini di origine irlandese e anglosassone che favo-
rivano il divorzio in numerosi casi: non si osservavano pi le leggi
romane molto pi severe. Carlo Magno non si fece scrupolo di appro-
fittarne e di ripudiare di volta in volta numerose donne. Sotto il suo
regno ci si preoccup soprattutto di proibire gli incesti, unioni di pa-
renti di primo o secondo grado. La legislazione sul divorzio restava
invece molto elastica.
In materia liturgica Carlo Magno prescriveva, per unificare gli usi,
l'adozione della liturgia romana che egli aggiorn, per le cerimonie
che essa non prevedeva con riti gallicani. Si cre cos una liturgia,
mezzo romana, mezzo gallicana, molto importante perch alla fine del
decimo secolo sar adottata a Roma e via via rimpiazzer l'antichissima
liturgia puramente romana. Carlo Magno fu dunque in parte il creatore
della liturgia detta oggi romana, in uso in gran parte dell'universo
cattolico.

1 A lui spetta l'introduzione dell'era cristiana o volgare. Inizi il
computo degli anni dalla nascita di Ges da lui fissata con un errore di
quattro o cinque anni, il 25 dicembre 753 dalla fondazione di Roma. Gli
storici moderni spostano la nascita di Ges al 748-749, cio a quattro
cinque anni prima dell'inizio dell'era volgare.

La riforma intellettuale
I monaci irlandesi e anglosassoni e, su scala minore, gli italiani, era-
no riusciti, in un mondo in completa decadenza intellettuale, a pre-
servare la cultura e a conservarne gli strumenti. L'opera di Carlo Ma-
gno consistette nel trapiantare questa cultura nel complesso del suo
impero e nell'assicurarne la diffusione attraverso le scuole.
Dall'Italia Carlo Magno riport il grammatico Piero da Pisa, lo sto-
rico Paolo Diacono, il grammatico Paolino di Aquileia; dall'Inghilter-
ra l'anglosassone Alcuino, nato verso il 730, tra i migliori discepoli del
famoso Beda il Venerabile. Alcuino aveva visitato Roma e diretto la
scuola di York. Egli divenne, prima del 773, il favorito di Carlo Ma-
gno che gli diede ricche abbazie, Saint-Martin de Tours, Ferrires
Saint-Loup de Troyes. Come Beda, ma con minore originalit, Alcui-
no fu uomo dotto, dalle conoscenze enciclopediche e buon teologo.
Fu anche l'ispiratore della Scuola palatina dove si istruivano i figli
dell'aristocrazia insieme con allievi di umili origini. Un capitolare re-
golava scuole episcopali e scuole monastiche per diffondere la cultu-
ra in una larga parte della popolazione.
Fatto interessante, la rinascita intellettuale che ne deriv si mani-
fest con un atteggiamento nuovo dell'Occidente verso i dibattiti teo-
logici. Fino ad allora vi era stata l'indifferenza, un certo disprezzo per
le sottigliezze orientali o un partito preso negativo. Tutto questo do-
veva cambiare. Un concilio di Francoforte nel 794 condann, ad
esempio, l'eresia adozianista(2) dei cristiani mozarabi(3) spagnoli. Il
Figlio di Dio - afferm il concilio - si  fatto figlio dell'uomo ma non
per questo non conserva il suo titolo di figlio vero: non vi  che un fi-
glio e questi non  adottivo. Cos il Figlio  uguale al Padre e non  di
natura inferiore. Il periodo pi brillante non fu tuttavia quello del re-
gno di Carlo Magno ma quello del nono secolo, malgrado politicamente
l'impero fosse in piena decadenza. Nei paesi tedeschi il centro intel-
lettuale fu l'abbazia di Fulda il cui abate, Rabano Mauro (784-856),
merit il titolo di praeceptor Germaniae. Nella Francia propriamente
detta, le grandi abbazie ebbero un ruolo di rilievo come centri culturali:
Ferrires-en-Gatinais, con Lupo Servato, allievo di Rabano Mauro.
Ricordiamo anche il dialettico Giovanni Scoto, detto l'Erigena.
Le dispute dottrinarie proseguirono sempre pi accanite. Pascasio
Radberto, abate di Corbie, difese contro Rabano Mauro l'idea della
presenza corporale di Cristo nell'eucarestia. Discepoli oltranzisti di
Sant'Agostino come il monaco Gotescalco d'Orbais, figlio del conte di
Sassonia, sostennero che l'uomo non ha alcuna libert e che Dio l'ha
predestinato sia alla vita sia alla morte eterna - prefigurazione
della dottrina di Calvino. Rabano Mauro, l'arcivescovo di Reims Ine-
maro e Giovanni Scoto sostennero al contrario che l'uomo, libero di fare
il bene o il male, contribuisce per una parte alla sua salvezza eterna
e che Ges Cristo  morto per la salvezza di tutti gli uomini.

2 Eresia cristologica, affine al nestorianesimo, secondo la quale Ges
Cristo, in quanto uomo, sarebbe stato solo adottato da Dio come figlio:
questo gli avrebbe conferito un potere divino. (N.d.T.)
3 Appellativo dato ai cristiani della Spagna soggetti alla dominazione
musulmana. (N.d.T.)

Decadenza dell'impero e della Chiesa
Questa effervescenza intellettuale coincise con il declino politico
dell'impero. La grande idea di Carlo Magno, di unificare cio tutta la
cristianit occidentale sotto un unico potere contemporaneamente tem-
porale e spirituale, non gli sopravvisse. Il suo successore Luigi il Pio
(814-840) mancava di carattere; nelle sue lunghe querelles familiari,
la Chiesa gli inflisse penitenze e umiliazioni pubbliche non certo
utili a rialzare il prestigio imperiale. Dopo la sua morte si arriv alla
divisione. Se suo figlio primogenito Lotario conserv il titolo di impe-
ratore, il trattato di Verdun (843) divise l'Europa in tre tronconi(4). Il
principio dell'unit imperiale non sopravvisse a questa divisione, e
nemmeno il tentativo di restaurazione dell'impero da parte di Ottone il
Grande, nel 962, porter mai all'unit dell'Occidente.
Nel momento stesso in cui l'impero si disgregava e si stabiliva il regi-
me feudale, il papato conobbe secoli oscuri, i pi oscuri della sua lun-
ga storia, insieme con l'epoca rinascimentale.
Alla fine del nono secolo la Chiesa ebbe tuttavia un grande papa, Nic-
col primo (858-867). Fermo con i sovrani (proib senza indulgenza il di-
vorzio di Lotario secondo), egli estese ovunque il controllo della sede
apostolica. Cos, ad esempio, quando il pi potente vescovo della Gallia
franca, Incmaro di Reims, fece deporre il suo suffraganeo, Rotade
vescovo di Soissons, senza permettergli di fare appello alla giurisdi-
zione romana, Niccol primo protest, convoc Rotade a Roma e impose
il suo rinsediamento. Ricordiamo che, venendo a Roma, Rotade por-
t al papa un curioso documento redatto in Francia, i Falsi decretali,
raccolta apocrifa di antiche decisioni pontificie. Visibilmente redatti
verso l'830, affermano con grande precisione il primato universale di
Roma. Accolti in buona fede come autentici, i Falsi decretali contri-
buirono durante tutto il Medioevo a rafforzare il potere pontificio
sino a quando, nel 16esimo secolo, si scopr il pio inganno.
Dopo Niccol primo, vi furono Adriano secondo (867-872) e poi l'energico
Giovanni ottavo (872-882), che fu assassinato dal suo entourage. Il papa-
to del decimo secolo raggiunse i pi bassi gradi di abiezione. Ci limiteremo
a citarne qualche esempio. In primo luogo cadde nelle mani delle fa-
zioni - fazione imperiale, fazioni diverse dell'aristocrazia romana,
eccetera - e le elezioni pontificie non si svolsero mai senza disordini.
Marozia, figlia del senatore Teofilatto, sposa del marchese Alberi-
co di Spoleto, dopo aver fatto soffocare con un guanciale papa Giovanni
decimo (928), nomin i suoi successori e in particolare Giovanni
11esimo (9 1-935), figlio illegittimo della stessa Marozia e di papa
Sergio terzo.
Il colmo fu raggiunto con l'incoronazione di Giovanni 12esimo (955-
964) che non aveva ancora vent'anni e che scandalizz Roma sosti-
tuendo i "mattutini" con i banchetti, praticando la caccia invece che
le opere di bene, conducendo una vita dissoluta. Vi furono a volte due
papi contemporaneamente. Alla fine del x secolo tuttavia la situazione
miglioro. I primi papi stranieri, il tedesco Gregorio quinto (996-999),
il francese Gerberto d'Aurillac, studioso di dialettica a Reims, che ave-
va fatto molto per l'avvento del re di Francia Ugo Capeto e che diven-
ne papa sotto il nome di Silvestro terzo (999-1003), furono intransigenti
difensori dell'indipendenza pontificia. Ma la vera riforma del papato
data soltanto dalla met dell'11esimo secolo.
Quanto ai vescovi, ai canonici, ai curati, in seguito all'evoluzione
economico-sociale finirono per integrarsi nella societ feudale. Mol-
to rapidamente il patrimonio di ogni vescovo divenne un honor, un
feudo, che un signore donava al nuovo detentore. Il vescovo, eletto
dal clero e dai fedeli, ratificato canonicamente da altri vescovi, dove-
va essere investito del suo honor da un signore che ne profittava per
imporre il proprio candidato o per vendere il vescovato contro dena-
ro contante, compiendo cos un atto di simonia. Pi'frequente ancora
era - quantunque sia difficile stabilire le proporzioni del fenomeno
tra il clero - la pratica del nicolaismo, matrimonio o concubinaggio
dei preti, cio che contribuiva ad abbassarne il livello morale e il presti-
gio presso i fedeli.
Mi vergogno di dirlo, ma credo sarebbe pericoloso tacerlo, che molti tra
di voi sono talmente soggiogati dalla passione da permettere a oscene
cortigiane di abitare nelle loro case, di dividere i pasti con loro, di
mostrarsi con loro in pubblico. Conquistati loro fascino, essi le
lasciano dirigere la propria casa, fanno eredi i loro bastardi... e per
permettere a queste donne di essere ben agghindate, le chiese vengono
spogliate, i poveri lasciati nell'indigenza... (Attone, vescovo di
Vercelli, lettera 11esima al clero, met del decimo secolo)(5).

4 A Lotario toccarono l'Italia, la Provenza e una larga area tra la
Francia e la Germania (Lotaringia); a Carlo il Calvo gran parte della
Francia a ovest dei domini di Lotario e la Marca spagnola; a Ludovico
tutti i paesi della Germania a est dei domini di Lotario. (N.d.T.)
5 Patrologia latina, t. 134, pp. 116-117.

La vita religiosa verso l'anno Mille
Occorre osservare che gli abusi, cos clamorosi e cos generalizzati,
non impedivano tuttavia ad alcune personalit d'lite di condurre
intensa vita religiosa. Mentre molti uomini, grandi personaggi o
gente umile, poco sensibili a una dottrina di amore e di rinuncia ma
terrorizzati dall'inferno, associavano una vita sregolata con la devo-
zione pi meticolosa, altri manifestavano un sincero spirito religioso:
tale fu il caso di Roberto il Pio, re di Francia (996-1031), e soprattutto
dell'imperatore Enrico secondo il Santo canonizzato nel 1146
La religiosit comune era contaminata dalla superstizione e dalla
magia. Questa si rifletteva nel ricercare in alcuni casi l'intervento di
Satana per controbilanciare l'influenza di una provvidenza troppo seve-
ra. Non si credeva molto alla fine del mondo ed  certo esagerato
parlare dei terrori dell'anno Mille. Si credeva a un intervento co-
stante e miracoloso di Dio nelle azioni particolari degli uomini. Cosi
si spiegano le ordalie.
Per verificare la colpevolezza o l'innocenza di un uomo lo si sotto-
poneva alla prova del duello, del ferro rovente, dell'acqua bollente: a
Dio era, per cos dire, ingiunto di intervenire con un miracolo che
provasse l'innocenza dell'interessato.
La religione, in questa societ violenta, e malgrado l'immoralit di
certo clero, proseguiva tuttavia la sua opera civilizzatrice. Si sforza di
moralizzare la societ feudale, di dare ai re e ai feudatari il sentimen-
to dei loro doveri, di scoraggiare l'omicidio e la guerra.
Nel decimo secolo la vecchia schiavit era pressoche sparita. Bisogna at-
tribuirne tutto il merito alla Chiesa? In effetti la Chiesa non aveva
mai condannato la schiavit. Aveva semplicemente incoraggiato l'e-
mancipazione e umanizzato i rapporti tra padroni e schiavi, secondo
il principio che la Chiesa non si propone la rivoluzione sociale ma la
trasformazione interna e progressiva della struttura sociale esistente.
La soppressione della schiavit, la nascita della servit feudale furo-
no certamente delle cause tecniche (invenzione del sistema moderno
del giogo dei buoi), demografiche (eredit obbligatoria di funzioni
nella societ spopolata del basso impero), economiche e sociali. Ma
la Chiesa, creando una nuova condizione spirituale, fece s che questi
mutamenti non fossero del tutto illusori.

Le missioni
Nello stesso tempo la Chiesa cattolica allargava il suo campo d'a-
zione. Mentre nel Mediterraneo la conquista araba andava restrin-
gendo progressivamente gli spazi per la cristianit, il Nord, il Centro
e l'Est dell'Europa furono evangelizati tra il 750 e il 1050.
Nell'ottavo secolo si oper l'evangelizzazione della Germania da par-
te dei monaci franchi, anglosassoni o irlandesi. L'irlandese San Fri-
dolino fu - si dice - l'apostolo della Germania (tra Basilea e Costan-
za). Il suo compatriota San Kilian evangelizz la Turingia, San Willi-
brord la Frisia, lungo il Mare del Nord. In questo fu aiutato da San
Bonifacio a partire dal 716. Nel 722, divenuto vescovo, Bonifacio, ori-
ginario di Wessex, estese la sua attivit a tutta la Germania, alla Tu-
ringia, alla Baviera. Egli cre una gerarchia episcopale in Germania,
e, dopo aver riorganizzato la Chiesa franca, ritorn in Frisia dove
mor martire nel 754.
Dal canto suo Carlo Magno, mentre si impadroniva della Sassonia,
vi faceva penetrare il verbo del Vangelo e vi installava un episcopato.
Il battesimo di Vitichindo, dopo la sua sottomissione del 785, fu la
tappa decisiva. Conversione brutale per i suoi mezzi, che tuttavia se-
condo Hauck(6) permise l'accesso dei Sassoni a una civilt pi evoluta.
La conversione della Carinzia (vallata della Drava) avvenne nella
stessa epoca.
L'evangelizazione della Scandinavia, base di partenza delle inva-
sioni normanne, cominci sotto Luigi il Pio. Un pretendente al trono
di Danimarca, Harald, fu battezzato nel giugno 826 a Magonza. Tor-
n in patria con un esercito e dei missionari fra i quali Sant'Anscario
monaco di Corbie, gi missionario in Sassonia. Ma ci vollero due se-
coli per portare a termine l'evangelizzazione dei paesi nordici. Canu-
to, figlio di Svend, re di Gran Bretagna, Danimarca, Norvegia e Sve-
zia, fece di questo vasto ed effimero impero uno Stato cristiano. Egli
si rec a Roma nel 1027 al fine - disse - di pregarvi per la redenzione
dei miei peccati. A poco a poco i rudi Vichinghi si lasciarono con-
vertire al cristianesimo.
Quanto agli Slavi dell'Europa centrale, essi furono evangelizzati
da due fratelli originari di Tessalonica - dunque della Chiesa d'Orien-
te -, Cirillo e Metodio. Entrambi vennero a Roma, invitati da papa
Nicola primo verso l'866-867. Per non scoraggiare gli Slavi di Moravia essi
tradussero alcuni testi liturgici in slavone e inventarono a questo sco-
po caratteri speciali. Dopo la morte di Cirillo nell'869, Metodio evan-
gelizz la Pannonia (l'attuale Ungheria) di cui il papa lo nomin arci-
vescovo. Dopo la sua morte (884) fu introdotta in Moravia la liturgia
romana e i discepoli di Metodio, con la loro liturgia slava, si rifugiaro-
no pi ad est, in Bulgaria, dando origine alla Chiesa ortodossa russa.
La Bulgaria, evangelizzata dai Bizantini, fin per separarsi da Roma
contemporaneamente alla Chiesa orientale. Altrettanto fece la Rus-
sia, dove il grande principe Vladimiro si fece battezzare nel 989.

6 Kirchengeschichte Deutschlands, t. seconda, p. 424.

Lo scisma orientale
Ai dibattiti ideologici segu in Oriente la controversia iconoclasti-
ca. L'imperatore Leone terzo l'Isaurico, imitando un editto del califfo
musulmano Yezid (723), decise di proscrivere come idolatra il culto
delle immagini o icone dei santi (727). Fino al 780 gli imperatori fu-
rono iconoclasti (avversari del culto delle immagini) e la Chiesa
d'Oriente fu di nuovo lacerata. Dal 780 all'802, l'imperatrice Irene si
riavvicin ai Franchi per lottare contro gli Arabi - si parl anche di un
matrimonio tra lei e Carlo Magno. D'accordo con papa Adriano, l'im-
peratrice riun a Nicea il settimo concilio ecumenico, che condann
l'iconoclastia come eresia: accettando il culto delle immagini esso af-
ferm che l'adorazione propriamente detta era riservata solo a Dio. Il
movimento iconoclasta riprese vigore nell'815 ma fin definitivamen-
te nell'843.
Questi dissensi, aggravati dalle persecuzioni, allargarono il fossato
tra l'Occidente e l'Oriente. Oltre la volont di indipendenza dei pa-
triarchi vi erano molti altri temi di conflitto. La disciplina in Oriente
era regolata da un concilio del 692 detto Quinisesto(7), che ammetteva
il matrimonio dei preti prima di essere ordinati, stabiliva regole di di-
giuno diverse da quelle seguite dalla Chiesa d'Occidente. Le regole
del matrimonio erano pi complesse in Oriente. Ci si comunicava con
due specie eucaristiche, pane e vino, mentre in Occidente i fedeli si
comunicavano con il pane azimo.
Gli Occidentali ritenevano che lo Spirito Santo procedesse dal Pa-
dre e dal Figlio (Filioque); gli Orientali dal Padre attraverso il Fi-
glio. Infine missionari occidentali e orientali si disputavano la conver-
sione dei Bulgari.
La rottura si produsse in due tempi. Fozio, un erudito, divenuto pa-
triarca di Costantinopoli, non fu riconosciuto dal papa (863). Un con-
cilio, riunito a Costantinopoli, lanci un anatema contro il papa(8). Ma
un nuovo imperatore, Basilio il Macedone, riun un altro concilio a
Costantinopoli (869-870) che condann formalmente Fozio (ottavo concilio
ecumenico).
La dinastia macedone era riuscita, soprattutto tra il 963 e il 1025, a
restaurare notevolmente la potenza bizantina (riconquista della Siria,
dell'Armenia, eccetera). L'orgoglio bizantino non conobbe limiti malgrado
alcuni rovesci subiti dopo il 1025. Il patriarca Michele Cerulario comin-
ci cos nel 1052 una vera offensiva contro le Chiese di rito latino
installate a Costantinopoli. La sua arroganza e quella dei legati pontifi-
ci portarono a una rottura completa e definitiva. La Chiesa bizantina,
dopo le Chiese ariana,nestoriana, giacobita, copta e armena, usc dalla
comunit cattolica (1054).

7 Perch aveva per scopo di completare il quinto e il sesto concilio
ecumenico.
8 Il sinodo, che dichiar deposto Niccol primo, lo defin "eretico e
devastatore della vigna del Signore" (N.d T.).

4. La Chiesa cattolica nel Medioevo. L'apogeo
Mentre si operava lo scisma tra Roma e Bisanzio, mentre la Chiesa
romana sembrava votata alla decadenza, la nascita e il prodigioso svi-
luppo dell'ordine di Cluny prepararono il suo rinnovamento. Molti
conventi benedettini erano stati distrutti o mandati in rovina ad opera
dei Normanni e dei Saraceni. La vita mondana aveva invaso quelli che
restavano. I monaci si sposavano o conducevano vita allegra.
Bernone, nobile borgognone, divenuto monaco benedettino, aveva otte-
nuto da papa Formoso, per il suo convento, la libera elezione del-
l'abate e la protezione di San Pietro. Fu lui a suggerire a Guglielmo,
duca d'Aquitania, la fondazione di un monastero a Cluny (910). Il
successo di Cluny si spiega in molti modi. In primo luogo il patrocinio
di San Pietro sul monastero port molto rapidamente ad un'esenzio-
ne, vale a dire il privilegio per i conventi cluniacensi di dipendere
direttamente da Roma e non dal vescovo locale, dall'ordinario. I
cluniacensi godettero cos di una notevole indipendenza e accrebbero
la potenza del papato rispetto ai vescovi. Papa Urbano secondo, con una
bolla del primo novembre 1088, preciser e generalizzer questo privi-
legio.
Inoltre Cluny non rest isolata. Il primo abate, Bernone (910-926),
aggreg diversi monasteri e, invece di lasciar loro l'autonomia, li
sottomise alla sua giurisdizione. I monaci, attirati a Cluny dalla purez-
za della vita monastica, sciamarono verso antiche case che restaura-
rono, o ne fondarono delle nuove, priorati o cellae. In capo a un seco-
lo e mezzo se ne contavano pi di duemila, che obbedivano al go-
no molto centralizzato del potente abate di Cluny che disponeva di be-
ni immensi e di un'autorit eccezionale. L'ordine ebbe durante cento
cinquant'anni la fortuna di essere molto ben governato dagli abati
rimasti a lungo nelle loro funzioni: Oddone (926-942), Maiolo (954-994),
che estese l'Ordine all'Italia del Nord. Dopo Odilone (994-1049)
una buona parte della vita monastica dell'Occidente converge intorno
a Cluny (A. Fliche). Ugo di Semur (1049-1109) rafforz l'Ordine in
Italia, in Francia e in Spagna, l'introdusse in Germania, in Inghilter-
ra, in Polonia e anche in Terra Santa.
Le consuetudini di Cluny si rifacevano alla regola di San Benedetto
ed erano fondate sulla preghiera e sul lavoro. Ma la regola di
Cluny rendeva privilegiato e pi solenne l'ufficio divino e riservava ai
monaci laici i lavori manuali. I monaci chierici si dedicavano
completamente al lavoro intellettuale, soprattutto alla copiatura di
manoscritti. Cluny non brill tuttavia nella storia letteraria: l'Ordi-
ne di Cluny non ebbe che poche scuole monastiche. Il suo ruolo es-
senziale fu di aver appoggiato con forza e determinazione il movi-
mento di riforma disciplinare intrapreso dal papato nella met del-
l'11esimo secolo.

I preliminari della riforma gregoriana
Nel 1057, Federico di Lorena, abate di Montecassino, fu eletto
papa dal clero e dal popolo di Roma spezzando cos la tutela dell'im-
peratore germanico: egli prese il nome di Stefano nono. Il suo pontifica-
to fu breve ma il suo successore, Niccol secondo, sfugg anch'egli alla
designazione tedesca. Intorno a questi due papi gravitarono alcuni consi-
glieri influenti come Pier Damiani, vescovo di Ostia, Anselmo di Luc-
ca, Umberto di Moyenmoutiers, autore di un trattato contro la simonia e,
soprattutto, Ildebrando.
Niccol secondo, il 13 aprile 1059, emise un decreto di importanza capita-
le, teso ad assicurare giuridicamente per l'avvenire l'indipendenza del
papato.
Noi decretiamo e decidiamo che alla morte del pontefice di questa Chiesa
romana, universale, i cardinali-vescovi regolino, con la pi grande
cura, la questione della successione. Essi faranno poi appello ai
cardinali-chierici, al resto del clero e al popolo per ottenere il loro
consenso alla nuova elezione. Per evitare che il veleno della venali- t
si introduca, con un pretesto o con un altro, gli uomini pii siano i
primi a promuovere l'elezione del pontefice.
Chi erano questi cardinali? I cardinali (da cardine) erano in primo
luogo i funzionari inamovibili di ogni Chiesa. Nel decimo e 11esimo
secolo era invalsa l'abitudine di designare cos i principali personaggi
del clero:
essi godevano a Roma di un prestigio eccezionale. Vi si distinguevano
cardinali-vescovi alla guida delle sette diocesi molto vicine a Roma, i
cardinali-preti, preposti alle chiese pi importanti di Roma (ventisei
nell'11esimo secolo), i cardinali-diaconi, in numero di sette, preposti un
tempo alle sette diaconie di Roma, spesso divenuti alti funzionari e
consiglieri del papa. Occorre notare che all'inizio dell'11esimo secolo
i cardinali non si riunivano ancora in collegio.
Il decreto del 1059  una transizione capitale tra l'antico sistema di
elezione del papa attraverso il clero e il popolo e il sistema moderno
del conclave. Il papa riformatore Alessandro secondo (1061-1073) fu eletto
dai cardinali-vescovi.

Gregorio settimo (1073-1085)
L'opera di Alessandro secondo fu di grande rilievo ma non fece che prefi-
gurare quella di uno dei pi grandi papi della storia, il cardinale-dia-
cono Ildebrando, il consigliere pi ascoltato di Alessandro: eletto
papa il 22 aprile 1073, Ildebrando assunse il nome di Gregorio settimo.
Gregorio era nato in Toscana, a Soana (in provincia di Siena), tra il
1015 e il 1020 e ha trascorso quasi tutta la sua vita a Roma. Persona-
lit molto energica, non cedette mai sui princpi e tenne molto alta la
missione di cui fu investito.
Voglio che sappiate, miei carissimi fratelli... che io sono stato posto
in questa situazione per annunciare, che lo voglia o no, la giustizia e
la verit a tutte le nazioni, soprattutto a quelle cristiane. Ma al
tempo stesso Gregorio fu uomo non esaltato dall'orgoglio, mosso da una
profondissima religiosit e molto umile. Io, povero infermo, debbo
sopportare in questi tempi tanto duri il peso cos grave per le forze
del mio animo e del mio corpo, di tutti gli affari spirituali e
temporali: piegato sotto questo fardello provo ogni giorno un timore
sempre maggiore... Io vi supplico, dunque, in nome di Dio onnipotente,
di far pregare i vostri monaci per me: se non ottenessi, per il loro
intervento e per quello degli altri fedeli, l'appoggio divino, io non
potrei evitare gli scogli che si alzano dinanzi a me e, quel che  pi
grave, davanti alla Chiesa.
Gregorio settimo, come i suoi predecessori, intese essenzialmente rifor-
mare il clero lottando contro la simonia e il nicolaismo e affermare
l'autorit della Chiesa di Roma dinanzi al potere temporale dei prin-
cipi. Per raggiungere il suo scopo, invi attraverso tutta l'Europa le-
gati pontifici muniti di pieni poteri, temporanei o anche permanenti.
Grazie a questi legati si pot stabilire nella Chiesa cattolica una cen-
tralizzazione mai raggiunta prima. Muovendosi senza tregua, essi si
fecero arbitri di controversie, annullarono le elezioni inquinate da si-
monia, colpirono il clero che faceva vita dissoluta, sospesero i colpe-
voli, riunirono concili, tennero testa ai re e alla coalizione permanen-
te dell'alto clero simoniaco. La riforma oper dovunque, soprattutto
nell'Inghilterra, recentemente conquistata (1066) dal duca di Nor-
mandia, Guglielmo il Conquistatore, che non tollerava alcun abuso.
Agli inizi del suo pontificato Gregorio settimo promulg una serie di
ventisette decreti, il Dictatus papae, che riassumono la sua teoria del
potere pontificio.
...Solo il pontefice romano merita l'appellativo di universale (2).
...Solo il papa pu deporre o assolvere i vescovi (3).
...Ai papa  concesso deporre gli imperatori (12).
...Nessun sinodo pu essere definito generale senza la sua autorit (16).
...Nessuno pu condannare una decisione del seggio apostolico (20).
...La Chiesa romana non ha mai errato e, come testimonia la Sacra Scrittura,
   non potr mai errare    (22).
...Colui che non  con la Chiesa cattolica non pu considerarsi un
cattolico (26)
...Il papa pu sciogliere dal giuramento di fedelt coloro che sono
soggetti a sovrani
Questi brevi estratti permettono di capire la doppia pretesa del
papa: essere il sovrano della Chiesa e affermare la superiorit del po-
tere spirituale sul potere temporale. Questa seconda tesi suscit la
lunga querelle delle investiture.

La questione delle investiture
Abbiamo visto che i vescovi, a causa dei beni temporali che erano
loro legati, si erano integrati nel sistema feudale. Come ogni principe
feudale, il vescovo era investito dell'honor dal suo signore, general-
mente lo stesso re o l'imperatore. A questo proposito vi erano due
opposte teorie. Quella del re e degli imperatori consisteva nel riven-
dicare per il sovrano temporale la nomina o l'investitura dei vescovi e
degli abati. Quella del papa rivendicava per il solo potere spirituale il
diritto di investire i vescovi, capi spirituali delle diocesi, dopo la loro
elezione canonica e senza alcun intervento del potere laico
Al di l dello stesso problema delle investiture la questione si allar-
gava. L'imperatore Enrico terzo, ma soprattutto Enrico quarto dichiararono
di avere il loro potere direttamente da Dio e, nell'11esimo secolo, si
sforzarono di mantenere il cesaropapismo tradizionale. Gregorio settimo
invece difese con molta energia la preminenza del potere spirituale sul
potere temporale in virt della sua filiazione apostolica; non si trattava
per lui di una sovranit feudale (la quale esisteva a profitto del papato
in certe regioni e soprattutto in Spagna), ma di una superiorit uni-
versale, autorizzando di conseguenza il papa, all'occorrenza a depor-
re l'Imperatore. Questo sistema si definiva teocrazia o meglio gover-
no sacerdotale.
Non possiamo qui descrivere tutte le tappe della lunga lotta che ne
deriv. Gregorio settimo dapprima ebbe la meglio e l'imperatore Enrico
quarto, deposto dal papa, dovette andare ad umiliarsi davanti a lui a
Canossa (25 gennaio 1077) per ricevere il suo perdono. Ma la fine del
pontificato fu meno felice. Enrico quarto cre un antipapa e Gregorio
mor in esilio (1085). Anche con Guglielmo il Rosso, re d'Inghilterra, e
Filippo primo, re di Francia scomunicato, i rapporti furono cattivi. Eudes di
Chatillon, divenuto papa con il nome di Urbano secondo (1088-1099), non
pot cos mettere alcun re alla guida della prima crociata. Tuttavia,
quarant'anni dopo la morte di Gregorio settimo, la situazione del papato
si era molto consolidata. In Francia regnava il pio Luigi sesto. In Inghil-
terra, sotto l'influenza di arcivescovi di origine normanna, Lanfranco
e il suo successore, il grande teologo e filosofo Sant'Anselmo, due an-
ziani monaci di Bec, il nuovo re Enrico primo pose fine alla questione delle
investiture. Nella stessa Germania il concordato di Worms (1122)
stabil la pace tra il clero e l'impero. Questo concordato  particolar-
mente interessante perch segna il risultato di un felice compromesso
tra le due teorie. Sotto l'impulso di Ivo, vescovo di Chartres, si giunse
a distinguere nell'investitura di un vescovo due atti: l'investitura tem-
porale che conferisce il feudatario e l'investitura spirituale che confe-
riscono i poteri religiosi. Con il concordato di Worms, l'imperatore
Enrico quinto riserv al papa l'investitura temporale simboleggiata dall'a-
nello e dal pastorale, e il papa Callisto riconobbe all'imperatore, nei
limiti del suo regno, l'investitura con lo scettro. Il nono e il decimo
concilio ecumenico, riuniti a Lautran (1123 e 1139), sanzionarono
questi princpi e agevolarono con la loro autorit l'applicazione della
riforma gregoriana in tutta la cristianit.

La riconquista cristiana
L'11esimo e il 12esimo secolo operarono importanti mutamenti nell'estensio-
ne geografica del cattolicesimo. Da una parte, l'abbiamo visto, la perdita
dei territori bizantini a seguito dello scisma; dall'altra l'inizio della
riconquista dell'Islam. Questi due eventi erano d'altronde legati l'uno
all'altro. Le conquiste che la dinastia macedone aveva operato a
favore di Bisanzio sui musulmani prima del 1025 erano state annienta-
te da una nuova invasione musulmana e, soprattutto, tra il 1050 e il 1097
dall'arrivo dei Turchi selgiuchidi in Siria e in Anatolia. Questi suc-
cessi dell'Islam coincisero pressappoco con i pontificati di Gregorio
settimo e Urbano secondo. Questi non avevano rinunciato all'idea dell'unio-
ne della Chiesa bizantina e della Chiesa cattolica. Urbano secondo prese
l'iniziativa di organizzare una spedizione di soccorso a Bisanzio, a condi-
zione che lo scisma avesse fine. Al concilio di Clermont (novembre 1095)
il papa fece accettare a Raimondo conte di Tolosa l'idea di una vasta
spedizione in Terra Santa sotto la direzione di un legato pontificio,
Ademaro di Monteil, vescovo di Puy.
Le crociate ebbero fra le loro cause contemporaneamente l'espansione
demografica dell'Europa occidentale che cercava territori per alleg-
gerire la sua sovrappopolazione(l) e un grande slancio di fervore
religioso. Vi si potrebbe vedere una semplice manifestazione di fana-
tismo. In realt le crociate rappresentavano una tappa della lotta,
nello stesso tempo offensiva e difensiva, della cristianit contro l'I-
slam. Ci accontenteremo di indicarne i risultati per la riconquista cri-
stiana. La prima crociata (1096-1099) port alla conquista della Pale-
stina e di una parte della Siria. Tali territori non restarono sottomessi
alla volont del papa come questi avrebbe desiderato, ma costituirono
molto presto quattro Stati: il regno di Gerusalemme, il principato di
Antiochia, la contea di Edessa e la contea di Tripoli, una sorta di
confederazione dai limiti mal definiti. Questo sistema politico, insie-
me con la sostituzione dei patriarchi greci di Antiochia e di Gerusa-
lemme con dei patriarchi latini, rese assolutamente vani gli sforzi di
riavvicinamento con gli orientali tentati dai papi. Alla questione reli-
giosa tra Roma e Bisanzio si aggiunse in effetti la rivalit politica.
La seconda crociata, predicata da San Bernardo e diretta dal re di
Francia Luigi settimo e dall'imperatore Corrado terzo, si propose invano la
riconquista della contea di Edessa (1147-1148). Dopo la presa di Ge-
rusalemme da parte del sultano Saladino nel 1187, la terza crociata,
la crociata dei re, sotto la direzione di Filippo Augusto, re di Fran-
cia, Riccardo Cuor di Leone, re d'Inghilterra e l'imperatore Federico
Barbarossa, non ottenne che scarsi risultati (2). I Franchi non possede-
vano nel Medio Oriente che alcune localit costiere. Malgrado gli
sforzi dei monaci cavalieri (Ospedalieri, Templari, eccetera), ordini reli-
giosi adeguati ai bisogni della lotta, gli ultimi di questi luoghi, Acri,
Tiro, Sidone, Beirut, caddero nel 1291.  da rilevare che la quarta
crociata (1202-1204) devi dal suo vero scopo e, invece di combattere
l'Islam, cre un impero latino di Costantinopoli che dur fino al 1261.
Il carattere politico delle crociate si accentu e gli sforzi di San Luigi
(morto nel 1270) per restituire loro un senso religioso rimasero senza
esito.
Le crociate in Terra Santa si collocano in un vasto movimento di ri-
conquista cristiana. Gli altri teatri di operazione furono la Sicilia, ri-
conquistata agli Arabi (conquista avvenuta nel 1092) dai principi nor-
manni dell'Italia meridionale, e la Spagna. L i musulmani, troppo
divisi, non poterono resistere agli sforzi congiunti dei piccoli regni cri-
stiani (Aragona, Castiglia, Navarra) e dei francesi. L'Ordine di Cluny
e il papato ebbero un'importante funzione nella reconquista. Mal-
grado la reazione degli Almoravidi (inizio del 12esimo secolo) e degli Al-
mohadi (met del 12esimo secolo) ai musulmani rimase in Spagna solo il
regno di Granada: a Sud-Est, Cadice fu riconquistata agli infedeli nel 1262.
Segnaliamo contemporaneamente l'evangelizzazione della Pomerania da
parte dei Polacchi.

1 Questo era vero soprattutto da parte della nobilt normanna
2 L'espugnazione di San Giovanni d'Acri e la vittoria di Riccardo su
Saladino ad Arsur (7 novembre 1192) furono gli unici risultati
dell'impresa (N.d T. ).

Citeaux e San Bernardo
L'Ordine di Cluny, di cui abbiamo ricordato l'importante funzione
nel decimo e nell 11esimo secolo, conobbe un certo declino alla morte
del suo abate Ugo nel 1109. Il fervore religioso si era affievolito. In alcuni
monasteri vi erano monaci che trascuravano il lavoro, che cadevano
nel pettegolezzo, nei piaceri della tavola, nel vizio. Questo rilassamen-
to dei costumi spiega perch molte persone, avide di santit e di rigore
religioso, abbiano auspicato una nuova riforma. Cosi un canonico
di Reims, San Bruno, fond nel 1084 la Grande Certosa,vicino a Grenoble,
che svilupp molto presto il suo movimento anche in Italia.
San Norberto, un tedesco, pi tardi vescovo di Magdeburgo, fond
l'ordine dei Premostratensi ispirandosi a Sant'Agostino. Uno dei loro
contemporanei, il monaco Roberto, si install con un gruppo di
eremiti a Molesmes, ai confini della Borgogna e della Champagne,
emigrando poi nel 1098 nella solitudine di Citeaux (3). Fin dal 1100 il
papa mise l'abbazia di Citeaux sotto la sua protezione e la fece bene-
ficiare della stessa esenzione di Cluny. La riforma cistercense, che
si ispirava a San Benedetto, sopprimeva quel che vi era di fastoso nel-
l'esercizio dell'ufficio divino; il canto gregoriano era restaurato in tut-
ta la sua purezza; veniva riabilitato il lavoro manuale; si tornava alla
regola della povert, del silenzio e della solitudine; si indossava un
saio di grossolana lana bianca; la carne era bandita.
Nel 1112 accadde per Citeaux un avvenimento decisivo: l'ingresso di
un uomo straordinario, San Bernardo, accompagnato da trenta monaci.
Raccontare la sua vita - scrive A. Luchaire - sarebbe scrivere la storia
degli Ordini monastici, della riforma, della teologia ortodossa,delle
dottrine eretiche, della seconda crociata, dei destini della Francia,
della Germania e dell'Italia durante un periodo di quarant'anni. (A. Luchaire).
Nato nel 1090 in una famiglia di vecchia nobilt della Borgogna,
Bernardo prefer Citeaux a Cluny per realizzare l'ideale che si era
prefisso. Fin dal 1115 ebbe l'incarico di fondare l'abbazia di Chiara-
valle. Sotto il suo impulso l'Ordine cistercense si svilupp e, in meno
di due secoli, riusc a contare 694 abbazie e priorati nell'Europa occi-
dentale. La centralizzazione era meno forte che a Cluny, dove tutto
dipendeva da un solo abate. L invece ogni abbazia era autonoma,
ma esisteva una sorta di consiglio superiore o capitolo generale com-
posto da alcuni abati che visitavano periodicamente i monasteri per
sorvegliare l'applicazione dello statuto fondamentale, la cosiddetta
Carta di carit (1119).
San Bernardo fu prima di tutto un monaco e un asceta e pratic in
tutta la sua vita il lavoro manuale e terribili penitenze. Ma fu anche
un notevole teologo, che conosceva a memoria l'intera Bibbia. Scrisse
numerose opere, ottenne la sottomissione del celebre Abelardo, au-
tore di un libro sospetto, la Theologia christiana (1140). Fu difenso-
re energico del primato di Roma e, sebbene la sua personalit gli des-
se sulla cristianit pi influenza degli stessi papi suoi contemporanei,(4)
ag sempre in nome della Santa Sede. La pienezza del potere su tut-
te le chiese del mondo - diceva in una lettera (L. 31) -  stata con-
ferita alla Sede apostolica con uno speciale privilegio.
Bernardo lott per la riforma del clero, per la santit e l'indissolu-
bilit del matrimonio (5). Egli ebbe anche un grande ruolo nella spiri-
tualit medievale e grande influenza sullo sviluppo del culto della
Vergine. Intervenendo costantemente presso i sovrani e i papi, viag-
giando attraverso tutta l'Europa, San Bernardo ebbe veramente una
funzione unica nella storia della Chiesa.

3 Una zona pressoch deserta nei dintorni di Digione (N.d T.).
4 Aveva soprattutto acquistato questa influenza negoziando per ottenere
dai re la fine dello scisma che era avvenuto nel 1130: tra i due papi
eletti, Innocenzo secondo e Anacleto, Bernardo decise in favore di
Innocenzo secondo.
5 Contro le eresie neo-manichee, quella di Tanchelin in particolare, nel
nord della Francia che, sotto il pretesto di condannare il matrimonio,
autorizzava ogni dissolutezza e predicava con l'esempio.

Innocenzo terzo e l'apogeo della Chiesa medievale
Gli ultimi anni del 12esimo secolo videro il pieno rigoglio del cattolicesi-
mo medievale. Il fatto pi percepibile fu la costruzione, soprattutto in
Francia, delle cattedrali gotiche, pi dolci, pi umane nelle loro im-
magini, pi pure e pi grandiose nella loro architettura delle chiese
romane del decimo e dell'11esimo secolo. La cattedrale di Sens  del
1135, l'abbazia di Saint-Denis, opera dell'abate Sugerio, fu consacrata
nel 1144.
Vi furono in seguito Senlis e Laon. Notre-Dame a Parigi fu incomin-
ciata nel 1163. Dopo l'incendio del 1194,  la religiosit popolare edifi-
c in qualche anno a Chartres una nuova cattedrale. Ugualmente, un
anno dopo l'incendio del 1210, si ricostru Reims. La prima pietra di
Amiens fu posta nel 1255. Questa fioritura di edifici si manifest an-
che in Inghilterra, in Germania e poi anche in Spagna e in Italia (6). La
migliore prova del sentimento religioso  che l'arte del 13esimo secolo 
quasi esclusivamente ecclesiastica. La religiosit popolare lascia un
posto sempre maggiore al culto della Vergine e ai sacramenti, soprat-
tutto alla penitenza. Nel 12esimo secolo i sette sacramenti esistono all'in-
circa sotto la loro forma attuale.
Si pu parlare davvero di un apogeo. Tra il 1198  e il 1216 la Chiesa
fu governata da un grande papa, Innocenzo terzo, che cerc di realizzare
quello che era il sogno dei suoi predecessori gi da un secolo e mezzo:
stabilire la superiorit pontificale su tutti i sovrani cristiani, il
governo teocratico. Egli ne stabil i princpi con un rigore assoluto
e riusc in gran parte ad applicarli praticamente.
Ci siamo gi imbattuti nei temi essenziali di tale questione posta
dal papato: San Pietro e i suoi successori detenevano le chiavi del re-
gno dei Cieli. Essi avevano per conseguenza la pienezza del potere
spirituale. Ma avevano anche il compito di assicurare nel mondo tem-
porale il rispetto della legge cristiana. Il papa comanda alle coscienze
dei fedeli, ivi compresi i sovrani. E il loro giudice e, in caso di conflitti, l'arbitro. Alla Chiesa appartengono dunque le due spade, spirituale e temporale, e l'autorit dei re proviene dalla delega pontificia. A questa superiorit generale ci si sforza di aggiungere la sovranit feudale.
Il nuovo diritto canonico, composto di decretali posteriori alla
codificazione di Graziano (professore all'universit di Bologna tra il
1139  e il 1148),  si  fonda su questa dottrina che Innocenzo terzo si impe-
gn a tradurre in atti concreti.
In Germania egli risolse i conflitti tra i pretendenti all'impero: si
pronunci nel 1200  per il pretendente Ottone di Brunswick che di-
venne cos l'imperatore legittimo e lo incoron nel 1209.  In seguito,
essendo cessata la loro intesa, lo depose e riconobbe Federico di Sici-
lia. In Francia il re Filippo Augusto si difese risolutamente contro le
pretese pontificie ma il papa riusc, all'epoca della prima crociata
degli Albigesi, a deporre il conte Raimondo di Tolosa e a farlo sosti-
tuire con un signore del Nord, Simone di Montfort (1213). In Inghil-
terra, dopo un lungo conflitto con il re Giovanni Senza Terra, Inno-
cenzo terzo ottenne la sua sottomissione nel 1213.  Il re cedette il suo re-
gno agli apostoli Pietro e Paolo e il papa glielo restitu a condizione
che gli prestasse l'omaggio ligio e gli versasse un tributo. Come l'A-
ragona, il regno di Sicilia, i regni di Serbia, Bulgaria, Danimarca, eccetera, l'Inghilterra divenne vassalla della Santa Sede. Tuttavia la rivolta del 1215  rese in pratica nullo questo accordo.
Il dodicesimo concilio ecumenico, tenuto a Latran come i tre pre-
cedenti (7) simboleggi bene l'apogeo del pontificato (11-30 novembre 1215).
Vi  parteciparono circa millecinquecento vescovi e abati venuti
da tutte le parti del mondo, anche dall'impero latino di Costantino-
poli e di Siria e sanzion tutte le decisioni politiche prese dal papa. Si
ebbe allora veramente l'impressione di una forte egemonia del papa
sul concilio e su tutti i sovrani del mondo cristiano.

6 In Italia il gotico, salvo rare eccezioni (abbazia cistercense di
Fossanova nel Lazio, 1208), assunse uno specifico aspetto di
continuazione e svolgimento dell'esperienza romanica,per cui 
problematico parlare di architettura gotica vera e propria (N.d.T.).
7 L'undicesimo ebbe luogo nel 1179 e si occup dell'eresia catara.

5. La decadenza della Chiesa medievale
Dopo l'apogeo, contrassegnato pressappoco dal pontificato di In-
nocenzo terzo, la Chiesa cattolica conobbe una lenta decadenza sotto
molteplici aspetti. Questa decadenza non si manifest tutta d'un col-
po. Le cattedrali cominciate furono portate a termine, altre ne furono
messe in cantiere. I papi del 13esimo secolo, e in particolare Gregorio nono
(1227-1241) e Innocenzo quarto (1242-1254), mantennero integralmente
la dottrina teocratica e riportarono qualche successo. Cos l'impera-
tore Federico secondo, che aveva tenuto testa a Gregorio nono, fu deposto dal concilio ecumenico di Lione (1245) e, sconfitto, mor nel 1250. In
questa data comincia il grande interregno. Non vi  pi imperatore
sino al 1273. Il papato sembra aver trionfato sul suo principale avver-
sario. In Francia regna un grande monarca, esempio tipico di re cat-
tolico, San Luigi (1226-1270). Tuttavia i primi segni del declino si fan-
no sentire, lo slancio religioso diviene meno forte, la Chiesa sembra
non reggere il peso della sua stessa potenza e della sua ricchezza.

L'eresia catara e gli ordini mendicanti
Anche nel suo periodo pi brillante la Chiesa dovette lottare con-
tro le eresie. Tale fu quella valdese, suscitata verso il 1170 da un pio
mercante di Lione, Pietro Valdo, che, rigettando la tradizione e atte-
nendosi alle Scritture, semplific notevolmente i dogmi e le pratiche
religiose. Nel Mezzogiorno della Francia apparve una setta molto
lontana dal cattolicesimo e molto pi pericolosa: i catari o puri che
si ispiravano alle teorie manichee e che si diffusero soprattutto nei
paesi di Linguadoca. L'eresia catara o albigese mise positivamente la
Chiesa in pericolo. Scomunicati da molti concili, i catari si infiltraro-
no in tutte le classi della societ tanto pi facilmente in quanto il clero
in Linguadoca, malgrado i tentativi di riforma, era mediocre e immo-
rale. Si distinguevano tra i fedeli catari i perfetti che si differenzia-
vano dai semplici credenti per il loro estremo ascetismo. I creden-
ti divenivano perfetti quando ricevevano, generalmente in punto
di morte, una sorta di battesimo, il consolamentum. La predicazione
non riusciva pi a intaccare l'eresia che continuava a guadagnare terreno.
Per impedire che la nuova religione si allargasse a macchia d'olio,
si utilizzarono diversi mezzi. In primo luogo la crociata, condotta dai
re di Francia e dai feudatari del Nord su appello dei papi. Questa cro-
ciata, ancora pi di quella in Terra Santa, ebbe caratteristiche atroci.
Inaugurata nel 1209 da Innocenzo terzo, continu con alterne fortune
fino al trattato di Parigi (1229) con il quale il re di Francia si annette-
va una gran parte della Linguadoca. Un altro mezzo d'azione era la
predicazione. Ma occorreva che si realizzasse con metodi nuovi. Un
canonico spagnolo, Domenico di Guzmn, attraversando nel 1206
con il suo vescovo la Linguadoca eretica, se ne rese perfettamente
conto. Egli cerc di predicarvi con semplicit, senza brandire il fulmi-
ne della giustizia divina e umana, dando l'esempio di una vita austera.
Domenico abbandon il suo canonicato e, protetto dal vescovo di To-
losa, costitu un piccolo gruppo di frati predicatori che ricevette da
papa Onofrio terzo, il 22 dicembre 1216, un'approvazione ufficiale. Alla
morte del fondatore (1221) si contavano gi sessanta conventi di fra-
ti predicatori o domenicani. Nel 1236 ve ne erano trecento, sotto-
messi all'autorit assoluta di un maestro generale dell'ordine elet-
to, assistito dai provinciali e dai priori.
I domenicani si occuparono di un'istituzione creata da papa Gre-
gorio per scoprire le tracce degli eretici: l'Inquisizione. Si trattava di
unificare la legislazione contro gli eretici e di affidare ai commissari
pontifici il compito di giudicarli. I condannati sarebbero stati in segui-
to rinviati al braccio secolare che avrebbe eseguito la sentenza. Ap-
paiono chiari i pericoli di un simile organismo. Sempre pi gli inquisi-
tori erano tentati di utilizzare i metodi giudiziari correnti in quell'e-
poca; tortura, garanzie insufficienti per gli accusati, eccetera. Per
comprendere l'Inquisizione bisogna tuttavia immedesimarsi nelle condizioni
storiche di un'epoca dove la tolleranza era sconosciuta. La severit
dei nuovi tribunali si accrebbe poi nel 14esimo secolo anche al di l delle
intenzioni pontificie.
Contemporaneamente ai domenicani apparvero i francescani. Il
desiderio di tornare alla purezza evangelica, che aveva suscitato le
eresie, si espresse anche nella Chiesa. Il figlio di un mercante di Assi-
si, Francesco, rinunci al mondo e, dopo due o tre anni di penitenza,
riun intorno a s, nel 1209, dodici fraticelli che vissero dapprima in
un eremo ad Assisi. Ma a poco a poco i frati minori o francescani si
consacrarono alla predicazione. Fin da prima della morte del suo fon-
datore (1226), l'Ordine aveva dilagato in tutta Europa e, alla fine del
secolo, si contavano millecento conventi, ripartiti in trentadue pro-
vince, e da venti a trentamila religiosi. Il ministro generale aveva un
potere meno assoluto che il maestro generale dei domenicani. San
Francesco cre veramente una nuova corrente di spiritualit caratte-
rizzata dalla semplicit spinta sino all'eroismo e dall'imitazione ap-
passionata dell'umilt di Cristo. I due grandi Ordini mendicanti crea-
rono il Terzo Ordine, associazione di laici dalla profonda religiosit.
Inoltre i domenicani e i francescani ebbero una grande funzione sul
piano intellettuale.

Le universit
Il 12esimo secolo era stato quello delle scuole episcopali (1).
Dall'inizio del 13esimo secolo i papi, per evitare la nascita di nuove
eresie, lavorarono a concentrare i focolai di cultura, a disciplinarli,
a collocarli sotto la loro giurisdizione ed ebbero in questo obiettivo
l'aiuto degli Ordini mendicanti. Tale fu l'origine dell'universit. A Parigi,
decaduta la scuola del Capitolo, numerose scuole rivali si stabilirono sulla
collina Sainte-Genevive. Fin dal 1208 e 1209, i maestri si raggrupparono
per resistere alle pretese del Capitolo in un'associazione che nel 1215
prese il nome di universitas magistrorum et scolarium. Nella lotta tra il
vescovo di Parigi e l'universit, il re di Francia sostenne in generale il
vescovo, e il papa l'universit. Fin dalla met del 13esimo secolo l'univer-
sit aveva la sua organizzazione, il suo statuto, il suo sigillo, i suoi
privilegi. Il papa fece entrare domenicani e francescani nelle facolt di
teologia. Ma la sempre maggiore influenza degli Ordini mendicanti
produsse nuove lotte: i maestri secolari si coalizzarono contro di loro
e divennero ostili al papa che glieli aveva imposti.
Verso la stessa epoca furono fondate altre universit meno presti-
giose: Tolosa, creata nel 1229 in un paese eretico; Bologna, pi anti-
ca, specializzata nel diritto; Padova, Modena, Vicenza, poi Roma,
Siena, Piacenza, create da Innocenzo quarto; in Spagna Palencia; in Lin-
guadoca, Montpellier, dove si insegnava soprattutto medicina; Ox-
ford, in Inghilterra. Alla fine del Medioevo si trovano anche le uni-
versit di Orlans, Bourges, Caen, Poitiers, Bordeaux, Grenoble; a
Cambridge; in Scozia; in Germania a Colonia, Magonza, Heidelberg,
Erfurt, Wittenberg; a Vienna; in Svizzera, soprattutto a Basilea; in
Spagna ad Alcal e a Salamanca, eccetera.
  Le universit nacquero nel momento in cui il pensiero umano an-
dava sviluppandosi su nuove vie. Fin dalla fine del 12esimo secolo le tradu-
zioni arabe avevano fatto conoscere agli Occidentali i principali testi
di Aristotele. Un domenicano, San Tommaso d'Aquino, originario
del regno di Napoli, professore all'universit di Parigi (morto nel
1274), comp uno sforzo gigantesco per conciliare il dogma cattolico e
la filosofia razionalista del maestro greco. Nella sua famosa Summa
theologica San Tommaso fond il razionalismo cristiano. La sola ra-
gione permette - a suo avviso - di raggiungere la certezza dell'esi-
stenza di Dio e dell'immortalit dell'anima. La fede rivelata viene al-
lora a sovrapporsi allo sforzo metafisico.
L'Ordine domenicano nel suo complesso contribu a diffondere
questa filosofia che prese il nome di Scolastica. L'influenza di Aristo-
tele port i pensatori a delimitare pi accuratamente di quanto non si
fosse fatto sino ad allora i campi dello spirituale e del temporale. Ma
la Chiesa si guard bene dall'imporre una filosofia. A fianco della
Scolastica esistevano altre correnti. Le due principali furono lo scoti-
smo, propugnato soprattutto dai francescani, e l'occamismo, al quale
aderirono quasi tutti i maestri secolari. Giovanni Duns Scoto (morto
nel 1308) reag contro l'intellettualismo tomistico e sottoline la diffi-
colt di conciliare fede e ragione. Si diminuiva in questa teoria l'im-
portanza della ragione a vantaggio dell'intuizione e della conoscenza
mistica. Guglielmo d'Occam (1280-1349) approfond principalmente
il problema della conoscenza e giunse a un empirismo che preannun-
ciava Bacone e la stessa scuola inglese del 18esimo secolo. Guglielmo ne-
gava la possibilit di una metafisica razionale e non ammetteva alcun
legame tra il settore dell'esperienza scientifica e quello della fede.
Egli ebbe grandi discepoli come Giovanni Buridano, Alberto di Sas-
sonia, Nicola di Outrecourt. Le teorie agostiniane, che prevalsero nel
12esimo secolo, ebbero nel 13esimo un esponente di grande rilievo, il
francescano San Bonaventura (1221-1274). Alla fine del 15esimo secolo la
scuola di Parigi si era indebolita, era divenuta formalista e si era
rinchiusa nello studio sterile della logica.

1 Una delle pi celebri fu quella di Chartres.

I papi di Avignone
Nello stesso tempo in cui la filosofia e la teologia, ancora esclusiva-
mente cristiane, si aprivano a nuovi orizzonti, il papato, pur mante-
nendo integralmente la sua dottrina teocratica, vedeva diminuire la
sua influenza sui sovrani. Fin dalla fine del 13esimo secolo si svilupp il
cosiddetto gallicanesimo (2). Sostenute dai re, le Chiese nazionali pretese-
ro una maggiore autonomia e difesero i diritti dei vescovi contro le
usurpazioni pontificie. L'ultimo papa del 13esimo secolo, Benedetto Cae-
tani, che aveva assunto il nome di papa Bonifacio ottavo, eletto nel 1294
dal conclave dei cardinali, cerc di mettere fine a queste tendenze pe-
ricolose. Carattere impetuoso e autoritario, pubblic delle bolle ag-
gressive per difendere le immunit ecclesiastiche relativamente
all'imposta reale (Clericis laicos, 1296). Queste pretese suscitarono
una reazione molto vivace da parte del re di Francia, Filippo il Bello,
sostenuto dai legisti che, in nome del diritto romano, rivendicarono
per il regno la sovranit assoluta. La lotta tra i due uomini, a colpi di
bolle, di pamphlet, e di scomuniche, raggiunse una rara violenza. Il 7
settembre 1303 alcuni feudatari francesi e italiani invasero il palazzo
del papa ad Anagni, aggredendolo e oltraggiandolo. Il vecchio Boni-
facio ottavo, amareggiato per le offese subite, mor l'11 ottobre seguente.
Il suo secondo successore, Bertrando di Got, arcivescovo di Borde-
aux, Clemente quinto (1303-1314), fu eletto grazie alla diplomazia france-
se. Egli annull le bolle di Bonifacio ottavo, accett il processo che
Filippo il Bello fece all'Ordine dei Templari per confiscare i loro beni
e si stabil ad Avignone nel 1309, dando inizio alla cattivit di Babilo-
nia (3). I papi restarono ad Avignone sino al 1377. Sottomessi al re di
Francia, il loro prestigio diminu notevolmente.
I successori di Clemente quinto, Giovanni 22esimo (1316-1334), Benedet-
to 12esimo (1334-1342), Clemente sesto (1342-1352), Innocenzo sesto (1352-
1362), condussero una vana politica di lotta contro l'impero, organiz-
zarono ad Avignone una corte fastosa, vi costruirono un magnifico
palazzo e, per far fronte alle loro spese, aumentarono notevolmente
la fiscalit pontificia. Il 14esimo secolo fu cos un periodo di smarrimento
e di confusione per la Chiesa. La guerra dei cento anni, la peste nera
accrebbero il turbamento degli animi. Nello stesso tempo in cui i ca-
tari rialzavano la testa, sette eretiche di visionari ed esaltati otteneva-
no un grande successo. L'Ordine dei francescani fu vittima di una
scissione tra i conventuali che interpretavano con una certa lar-
ghezza la regola, e gli spirituali che praticavano con i fatti la pover-
t. Alcuni di questi ultimi si unirono agli eretici.
Ci si augurava, soprattutto in Italia, una riforma che colpisse gli
abusi: Dante (1265-1321) lott con tutta la sua opera contro la dottri-
na teocratica e la corruzione romana. Petrarca (1304-1374) sper for-
temente nel ritorno del papa a Roma, auspicato anche da Santa Brigi-
da di Svezia e da Santa Caterina da Siena. Gregorio 11esimo Si decise al
gran passo nel 1377: ma non per questo il problema poteva dirsi risolto.

2 Complesso di dottrine tendenti a rivendicare una serie di diritti
particolari per la Chiesa Francese e a limitare le prerogative
giurisdizionali della Santa Sede (N.d.T.).
3 Dante lo mise come simoniaco nell'Inferno (29esimo, 82-83) definendolo
pastore senza legge, rimproverandogli soprattutto la sua sottomissione
a Filippo il Bello (N.d.T.).

Il grande scisma
Alla morte di papa Gregorio 11esimo (1378) gravi disordini scoppiarono
a Roma. Il conclave elesse l'8 aprile un italiano, Bartolomeo Prigna-
no, che assunse il nome di Urbano sesto. Ma avendo il nuovo papa insul-
tato molti cardinali, tredici tra questi lasciarono Roma, dichiararono
nulla l'elezione di Urbano sesto e il 20 settembre a Fondi elessero Ro-
berto di Ginevra che divenne Clemente settimo. Vi furono dunque due
papi, ognuno dei quali nomin i suoi cardinali. Molto presto si costi-
tuirono due partiti. L'opinione pubblica italiana era per Urbano. Cle-
mente, che si stabil ad Avignone, era sostenuto dalla regina di Napo-
li, dal re di Francia Carlo quinto, che trascin dalla sua parte la potente
universit di Parigi, dalla Savoia, dalla Scozia e in seguito dalla Casti-
glia e l'Aragona. L'Inghilterra, rivale della Francia, sostenne Urba-
no sesto cos come l'imperatore Carlo quarto, quasi tutti i principi tedeschi, la Fiandra e i regni del Nord. Anche le personalit poi santificate erano divise. Santa Caterina da Siena era per Urbano, San Vincenzo Ferreri per Clemente. Si cre, cos, il grande scisma.
Per risolverlo si cerc in primo luogo l'uso della forza. I due papi si
scomunicarono reciprocamente e cercarono partigiani per le rispetti-
ve fazioni. Nel 1394 la maggioranza dell'universit di Parigi propose
la rinuncia simultanea dei due papi. Altri chiesero un arbitraggio. Al-
tri un concilio universale. Tutti questi passi restarono senza effetto: la
monarchia francese decise una sottrazione di obbedienza che non
risolse alcun problema. Benedetto 13esimo, che era succeduto nel 1394 a
Clemente settimo, conservava molti partigiani. Un incontro organizzato
tra il papa di Roma Gregorio 12esimo e Benedetto 13esimo nel 1407 non pot
aver luogo. Nel 1409 ventiquattro cardinali riuniti a Pisa elessero an-
che un terzo papa, Alessandro quinto, riconosciuto dalla Francia e dall'In-
ghilterra. Il suo successore Giovanni 23esimo, antipapa, si rassegn, per
arrivare ad una soluzione, a convocare un concilio nel 1414 a Costanza.

I concili di Costanza e di Basilea
Il fatto che, dopo aver esaurito tutti gli altri mezzi, ci si rimettesse a
un concilio per risolvere lo scisma era grave. Esisteva in effetti una
dottrina conciliarista sostenuta da eminenti canonisti gallicani come
Jean Gerson e Pierre d'Ailly. A loro avviso i concili ecumenici erano
superiori ai papi che vi dovevano rendere conto dei propri atti: essi
potevano anche deporli. I concili avrebbero dovuto essere convocati
periodicamente. Ogni Chiesa nazionale avrebbe goduto di un'ampia
autonomia; la cristianit sarebbe stata una sorta di federazione di
Chiese nazionali.
Al concilio di Costanza (1414-1417) la dottrina conciliare sembr
prevalere. Il concilio non si accontent di lottare contro le eresie
(condanna a morte di Jan Huss nel 1415), ma riusc ad ottenere le di-
missioni di due dei tre papi, quello di Roma, Gregorio 12esimo, quello dei
cardinali, Giovanni 23esimo(4). Solo, il papa di Avignone, Benedetto 13esimo
(lo spagnolo Pedro de Luna), rifugiatosi in Spagna e abbandonato da
tutti, si ostin sino alla morte (1422) a credersi nel giusto, lanciando
scomuniche contro tutto il mondo, ma fu deposto d'autorit. Il gran-
de scisma era terminato.
Il concilio di Costanza decise riunioni periodiche dei concili uni-
versali. In realt occorse attendere il 1431 perch un concilio fosse
convocato a Basilea da papa Martino quinto. Il concilio di Basilea, dove
l'influenza gallicana dell'universit di Parigi fu preponderante, doveva
durare fino al 1449, eleggere un antipapa e concludersi, dopo lunghe
lotte, con la vittoria totale del papato, che afferm il suo primato sul
concilio, nel momento stesso in cui i Turchi si impadronivano degli
ultimi brandelli dell'impero bizantino (5).
Il papa trionfava ma la riforma della Chiesa, pure cos necessaria,
non era stata realizzata.

4 Il successore di Pio 12esimo, eletto nel 1958, ha potuto cos prendere
di nuovo il nome di Giovanni 23esimo.
5 L'imperatore Giovanni Paleologo aveva realizzato la sottomissione -
pi teorica che reale - della Chiesa greca alla Santa Sede nel 1439. Ma
non ricevette alcun aiuto dagli Occidentali e Costantinopoli cadde nel
1453.
6. La riforma cattolica

Necessit d'una riforma della Chiesa
Gli avvenimenti che abbiamo sintetizzato nel capitolo precedente
non avevano contribuito a rialzare il prestigio della Chiesa. Queste
querelles avevano per cause profonde: l'abuso della fiscalit pontifi-
cia, la decadenza morale del clero, nel momento stesso in cui, nato in
Italia, un potente movimento intellettuale, l'umanesimo, veniva a ro-
vesciare molte idee tradizionali.
Alla fine del 15esimo secolo tutto ci fu reso pi complesso dalla politica
temporale del papato.
Fin dal 14esimo secolo la Santa Sede aveva incontrato serie difficolt fi-
nanziarie. La centralizzazione del governo pontificio aveva accresciu-
to a dismisura gli organi della curia (cancelleria, amministrazione
giudiziaria, amministrazione finanziaria o camera apostolica, ser-
vizi incaricati del palazzo pontificio e delle cerimonie, religiose o civi-
li). Tutto questo costava caro, le spese per mantenere il fasto della
corte, le costruzioni ad Avignone e pi tardi a Roma, cos importanti
per la storia dell'arte, aggravavano le uscite cos come le guerre intra-
prese per la ricostituzione e l'allargamento degli Stati pontifici.
Dopo la cattivit di Avignone la fiscalit era divenuta schiaccian-
te. I redditi dei domini pontifici, in perpetua rivolta, non erano pi
sufficienti. Si erano creati diritti giudiziari e diritti di cancelleria ri-
scossi sui beneficiari con grande malcontento dei cleri nazionali.
In Francia la Prammatica Sanzione di Bourges (1438)(l) ritir al
papa il diritto di conferire un gran numero di benefici.
Ancora pi grave era la decadenza morale del clero che si manife-
stava a tutti i livelli della gerarchia ecclesiastica attraverso la negli-
genza degli interessi e dei doveri spirituali e l'immoralit. I papi del
Rinascimento meritano in pieno la loro cattiva reputazione; non si
era visto nulla di simile dopo il decimo e l'11esimo secolo. Sisto
quarto (1471-1484) fu uomo dal carattere violento e di poco cervello.
Innocenzo ottavo (1484-1492) fece promozioni scandalose di cardinali
indegni, per esempio Giovanni de' Medici, il futuro Papa Leone decimo,
cardinale a quattordici anni. La simonia e il nepotismo imperversavano.
Il cardinale Rodrigo Borgia, divenuto Alessandro sesto (1492-1503),
rimase celebre per la sua politica in favore della propria famiglia (2).
Ebbe inoltre due figli dopo essere stato eletto papa.
Giulio secondo (1503-1513) si dedic all'ampliamento dei
confini dello Stato pontificio e pratic senza scrupoli il
tradimento e l'assassinio politico. Leone decimo (1513-1521), meno violen-
to, pi umanista, non ebbe tuttavia alcuna di quelle qualit che sa-
rebbero state necessarie per risolvere la crisi luterana.
I cardinali erano corrotti quanto i papi. Le nomine dei vescovi si fa-
cevano irregolarmente, secondo gli interessi dei grandi feudatari.
Mediante la commenda gli abati dei monasteri, invece di essere
eletti dai monaci tra i monaci, venivano nominati dal papa e fuori del-
l'Ordine. Si cumulavano abbazie e vescovati. E questi abusi si ritrova-
vano persino nel conferimento dei pi piccoli benefici. Giulio secondo riu-
sc a diventare l'arbitro dell'Italia. Ma la potenza temporale non fu
riconquistata che a prezzo di un vero e proprio rinnegamento spirituale.

1 Costituzione promulgata da Carlo settimo di Francia il 7 luglio 1438
che ratificava la decisione di dare esecuzione ai documenti del concilio
di Basilea. Regolava in 23 articoli la disciplina generale della Chiesa
di Francia e i suoi rapporti con la Santa Sede (N.d.T.).
2 La sua vita dissipata fu denunciata con asprezza dal Savonarola che
l'accus di simonia.

Umanesimo e mistica
Alla fine del 15esimo e all'inizio del 16esimo secolo il fervore religioso
era intenso. La religione rappresentava ancora per la maggior parte degli
uomini l'essenziale della vita. A fianco delle sette pi o meno ereti-
che, visionari, fraticelli, gioachimiti, che come un tempo Gioacchino
da Fiore credevano nell'avvento di un regno dello Spirito Santo,
esistevano scuole mistiche autenticamente cattoliche, soprattutto in
Germania e nei Paesi Bassi. Nel 14esimo secolo, reagendo contro il razio-
nalismo tomistico, alcuni domenicani, Johannes Eckart e i suoi allie-
vi, Johannes Tauler di Strasburgo e Heinrich Seuse di Costanza, so-
stennero la loro spiritualit sulla base della filosofia neoplatonica.
Nella stessa epoca nei Paesi Bassi, Jean Ruysbroeck (morto nel 1380)
scrisse in fiammingo un'opera mitica molto ricca. Geert Groote fon-
d nel 1380 l'ordine dei Fratelli della vita comune. Nel 1420, nei
Paesi Bassi, un autore ignoto pubblic l'imitazione di Ges Cristo (3) che
rivelava un gran disprezzo per le soddisfazioni intellettuali e per gli
eccessi speculativi. In Francia i canonisti Pierre d'Ailly e Gerson furo-
no grandi mistici. In Italia un predicatore popolare domenicano, nato
nel 1452 a Ferrara, Girolamo Savonarola, conquist un notevole
ascendente sulla popolazione fiorentina. Dal 1494 al 1497 egli ne fece
una piccola repubblica cristiana. Condannato dal papa Alessandro sesto
non os resistere, fu arrestato e messo al rogo.
Savonarola faceva distruggere i libri empi e la sua filosofia era il
tomismo tradizionale. Ma, nello stesso periodo, si svilupp al di fuori
delle universit e per reazione contro il loro insegnamento sclerotiz-
zato, un grande e forte movimento intellettuale, l'umanesimo. Pe-
trarca ne era stato l'iniziatore. Nell'umanesimo vi erano contempora-
neamente un ritorno alle concezioni filosofiche e morali dell'anti-
chit, un'esaltazione della natura umana schernita dal cristianesi-
mo medievale e un ritorno ai testi. Alcuni umanisti, come l'italiano
Lorenzo Valla, definirono un vero metodo di esegesi critica. Questo
fu molto rapidamente utilizzato per i testi biblici. Il Nuovo Testamen-
to di Basilea, curato da Erasmo, apparve nel 1516. La Bibbia poliglotta
di Alcal, impresa collettiva diretta dal cardinale Ximenes, fu finita
nel 1522.
Dall'Italia l'umanesimo, che nel 15esimo secolo aveva avuto due grandi
esponenti in Marsilio Ficino e in Pico della Mirandola, si diffuse in
Francia (Guillaume Fichet, rettore della Sorbona, e soprattutto il fu-
turo riformatore Lefvre d'taples), in Inghilterra (John Colet), in
Germania (Jean Reuchlin).
A Rotterdam nacque nel 1466 o 1469 Erasmo, il pi grande degli
umanisti (morto nel 1536). Erudito pi che filosofo, Erasmo esercit
un'influenza notevole, soprattutto su Lutero e su Carlo quinto, su Melan-
tone e su Lefvre d'taples. Egli desiderava una riforma della Chiesa
che portasse ad un cattolicesimo liberale e tollerante. All'inizio della
riforma protestante Erasmo fu l'uomo della conciliazione. Con lui l'u-
manesimo si present davvero come la pi vigorosa reazione alle con-
cezioni medievali.

3 L'opera suscit il movimento di riforma spirituale noto con la
denominazione di Devotio moderna (N.d T.).

La Riforma
In una sintesi di questo tipo non possiamo menzionare tutti gli epi-
sodi della riforma protestante. Dobbiamo ricordare per che essa fu
soprattutto opera di alcuni riformatori, Lutero tra il 1517 e il 1546,
Zwingli dopo il 1522, Calvino, la cui Institutio christianae religionis
reca la data del 1536. La riforma non riguardava solo la disciplina e i
sacramenti, ma anche il dogma e i fondamenti stessi della fede: la Sa-
cra Scrittura, per i riformatori, non era l'unica fonte, la Tradizione
opera dei papi e dei concili, opera umana e non divina, l'aveva altera-
ta. La riforma protestante si fece al di fuori della Chiesa e contro di
essa. Ci limiteremo a esaminare le immense conseguenze che ebbe
sull'evoluzione del cattolicesimo. Ne valuteremo soprattutto due: le
perdite territoriali e la riforma cattolica.
Perch la riforma protestante avesse buon esito erano necessarie
due condizioni. Primo: l'assenza della riforma cattolica - il concilio di
Latran (diciottesimo ecumenico 1512-1517)(4) non avendo preso alcuna
misura efficace. Secondo: l'appoggio interessato dei principi.
Questi, avendo nel 16esimo secolo bisogno sempre crescente di denaro,
accoglievano con benevolenza un movimento che permetteva loro di
confiscare i beni ecclesiastici. In Spagna, dove il cardinale Ximenes
de Cisneiros (morto nel 1517) riusc ad operare le riforme indispen-
sabili dei cleri secolare e regolare, la riforma protestante non ebbe
successo. In Francia il concordato di Bologna (1516)(5) concluso tra
Leone decimo e Francesco primo, dando al sovrano la nomina alla maggior
parte dei benifici cosiddetti elettivi - i pi importanti -, fece in
modo che i re di Francia fossero interessati a sostenere il mantenimento
del cattolicesimo. L'Italia, sede del papato, consider il protestantesimo
come un'impresa straniera (6). Non fu cos altrove.

4 Diciottesimo se si contano come ecumenici Costanza e Basilea, dei
quali alcune sessioni soltanto furono approvate dai papi.
5 Secondo questo concordato si accordavano al re importanti privilegi
(nomina dei vescovi e dei priori) in cambio dell'abolizione della
Prammatica Sanzione del 1438 (N.d.T.).
6 Da rilevare in Italia la riforma dei francescani (1526: creazione
dell'Ordine dei cappuccini) e la fondazione nel 1524 da parte di Gaetano
da Thiene, Gian Pietro Carafa (il futuro Paolo quarto) della
Congregazione dei Teatini.

Le perdite territoriali
Nel 1517, quando il monaco agostiniano Martin Lutero, professore
all'universit di Wittenberg, si oppose al commercio delle indulgen-
ze, inaugurando cos la riforma protestante, qual era l'estensione del-
la cristianit? La Spagna era completamente "riconquistata" essen-
do stato il regno musulmano di Granada distrutto nel 1492 dai re
cattolici Ferdinando e Isabella. L'Italia, la Francia, i Paesi Bassi, i
cantoni svizzeri, tutta la Germania, i domini della casa d'Austria, con
il regno di Ungheria, la Croazia, la Slavonia, il regno di Polonia con la
Lituania (ad eccezione della Russia bianca e dell'Ucraina), i paesi
baltici e i paesi scandinavi, le Isole britanniche, tutto questo era catto-
lico. Vi erano certamente numerosi eretici: i discepoli di John Wyclif
(ca. 1328-1386) in Inghilterra, i valdesi nelle Alpi, in Italia, in Sasso-
nia, in Franconia, in Moravia; gli hussiti, ufficialmente riconosciuti
nel 1436 dal concilio di Basilea, in Boemia, eccetera. Ma la Chiesa cattoli-
ca, ad eccezione della Boemia, era la sola ufficiale.
Alla fine del 16esimo secolo un terzo almeno di questi territori le sfug-
girono. Solo l'Italia e la Spagna rimasero interamente cattoliche.
L'Inghilterra divenne definitivamente protestante dopo il 1559. La
Scozia fu un campo di battaglia dal 1560 al 1567, e a questa data fu ac-
quisita alla Riforma. In Irlanda invece la Chiesa mantenne pressap-
poco dovunque le sue posizioni. Le Province unite (gli attuali Paesi
Bassi), ribellatesi alla Spagna, divennero calviniste, mentre il Belgio
fu riconquistato al cattolicesimo nel 1585. I paesi scandinavi divenne-
ro luterani. La maggior parte della Svizzera (ad eccezione delle regio-
ni di Friburgo e di Lucerna) protestante. In Germania la pace per-
petua di Augusta (1555), ammettendo il principio cuius regio, cuius
religio (tale sovrano, tale religione), accord ai principi luterani una
libert completa. Il protestantesimo guadagn al Nord (Hannover,
Brandeburgo) e all'Est (Sassonia), il cattolicesimo al Sud (Baviera) e
all'Ovest (Magonza, Colonia, Treviri). La guerra dei trent'anni, ter-
minata con il trattato di Westfalia (1648), sanzioner definitivamente
questa spartizione riconoscendo i diritti legali ai calvinisti, non men-
zionati nel 1555. La Polonia fu disputata tra le due religioni, ma rima-
se cattolica. La Chiesa cattolica riguadagner terreno negli Stati degli
Asburgo, la parte non turca dell'Ungheria. Il ducato di Prussia, la Li-
vonia e la Curlandia furono luterani.
Infine, la Francia fu aspramente dilaniata nel corso di guerre san-
guinose che durarono dal 1562 al 1598. La conversione di Enrico quarto
(1593) e l'editto di Nantes (1598) (7) vi misero fine a favore dei cattolici.
Ma i protestanti restarono numerosi soprattutto a Poitu, Aunis, in
Normandia, nella Franca contea e in Linguadoca. Essi ebbero una li-
bert di culto estesa e dei luoghi di sicurezza che conservarono fino
al 1629 (pace di Als, editto di grazia).
Concludendo, la riforma protestante aveva ridimensionato note-
volmente i domini del cattolicesimo.

7 Editto regolatore della condizione legale della Chiesa riformata di
Francia firmato da Enrico quarto (N.d T.).

Erasmiani e gesuiti
La Chiesa poteva reagire in due modi: o cercare di ricondurre all'o-
vile le pecorelle smarrite muovendosi in uno spirito di conciliazione,
o rendere pi duro il suo atteggiamento, respingere gli eretici e ingag-
giare contro di loro una lotta senza esclusione di colpi.
All'inizio il primo metodo sembr prevalere grazie all'influenza di
Erasmo su Carlo quinto, re di Spagna e imperatore (dal 1519), che deside-
rava costituire un grande impero cristiano e perci stabilire l'unit
della fede. Ora Lutero era stato condannato con la bolla Exsurge Do-
mine (1520). Occorreva che i papi ritornassero su questa decisione e
che organizzassero dei colloqui. Morto nel 1521 Leone decimo, il suo suc-
cessore fu un fiammingo rigorista, l'ultimo dei papi non italiani,
Adriano d'Utrecht, divenuto Adriano sesto. Detestato dai romani, egli
non pot, come avrebbe desiderato, riformare la Chiesa. Il suo suc-
cessore, Clemente settimo (1523-1534), fu un Medici, cugino di Leone decimo,
uomo di cultura ma indolente. Egli ottenne da Erasmo una timida
condanna di Lutero con il trattato De libero arbitrio (1524), al quale
Lutero rispose con il trattato De servo arbitrio. Ma la Germania era in
preda alla guerra religiosa. La stessa Italia non fu risparmiata e trup-
pe protestanti al servizio di Carlo quinto misero al sacco Roma (1527). N
la dieta di Worms (1521) n le discussioni di Augusta (1530), dove
Lutero fu rappresentato da Melantone, portarono a qualcosa di posi-
tivo. Paolo terzo (1534-1549) accett colloqui analoghi ad Haguenau,
Worms e Ratisbona (1540-1541) che si arenarono anch'essi.
Da allora le idee di Erasmo sulla conciliazione furono praticamen-
te abbandonate e il partito rigorista, guidato da Gian Pietro Carafa e
fortemente sostenuto dalla Compagnia di Ges (8), ebbe la meglio. Igna-
zio di Loyola, fondatore della Compagnia, era nato all'incirca nel
1491, nel paese basco spagnolo. Ufficiale, fu ferito nel 1521 a Pam-
plona. Ardente cattolico, non potendo pi combattere gli infedeli,
decise di servire la Chiesa con l'azione e la predicazione. Dopo un
pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme, complet i suoi studi ad Al-
cal, dove scrisse i suoi Esercizi spirituali, a Salamanca e poi a Parigi:
il 15 agosto 1534, con sei amici a Montmartre, pronunci i voti di castit
e di povert. Si rec quindi a Roma dove fu ordinato prete nel 1537.
Nel 1540 una bolla di Paolo terzo autorizzava la nascita della Compa-
gnia di Ges.
La forza del nuovo Ordine proveniva dalla sua organizzazione militare,
strettamente associata alla pratica degli esercizi spirituali.
La selezione era accurata: la Societ di Ges non ammetteva che uo-
mini validi, intelligenti, energici. La preparazione era molto lunga,
soprattutto per gli scolastici che proseguivano i loro studi: due anni
di noviziato dopo i quali si pronunciavano i voti di povert, castit e
obbedienza, poi un anno di studi letterari, tre anni di filosofia, quat-
tro anni di teologia. Il gesuita veniva ordinato sacerdote, faceva un ul-
timo anno di studi, pronunciava il voto speciale di obbedienza al papa
e diveniva cos un padre. L'Ordine era governato dittatorialmente
da un generale eletto a vita e confermato dal papa. Grazie ad Ignazio
di Loyola, la Chiesa pot disporre di una potente milizia che con lo
studio, la predicazione, le missioni (San Francesco Saverio), la dire-
zione delle coscienze e l'insegnamento doveva permettere la riforma
cattolica.

8 E in secondo luogo dal ristabilimento in Italia dell'Inquisizione che
esisteva ormai solo in Spagna.

Il concilio di Trento
Occorreva portare a termine una riforma della disciplina ecclesia-
stica e definire il dogma cattolico rispetto alle affermazioni prote-
stanti. Per questo si rendeva necessario un concilio. Carlo quinto sempre
pi ne era divenuto partigiano. Ma i papi, soprattutto Clemente settimo,
temevano il concilio: essi avevano il timore che il concilio si conclu-
desse come quelli di Costanza e di Basilea, con un'affermazione della
dottrina conciliaristica (vedi capitolo quinto); d'altra parte, interessati
al mantenimento degli abusi della fiscalit pontificia e della corte roma-
na, non tenevano molto a una riforma disciplinare. Dal canto suo il re
di Francia, Francesco primo(1494-1547), avversario accanito di Carlo
quinto, i cui possedimenti circondavano la Francia a Nord, a Est e a
Sud, temeva che il concilio facesse del suo rivale il capo temporale della
Chiesa, un nuovo Carlo Magno. Il papa Paolo terzo si rassegn tuttavia
a convocarlo. Le lotte tra Carlo quinto da una parte e il re di Francia e i
protestanti tedeschi suoi alleati (lega di Smalcalda) dall'altra ne ritar-
darono l'apertura e poi lo interruppero due volte. Il concilio di Trento
si tenne dal 1545 al 1548 sotto Paolo terzo (morto nel 1549), nel
1551 e 1552 sotto il suo successore Giulio terzo, un epicureo toscano,
l'ultimo papa del Rinascimento, e infine nel 1562-1563.
Nell'intervallo tra le due ultime sessioni, si verificarono importanti
avvenimenti. L'Inghilterra, separata da Roma sotto Enrico ottavo, dive-
nuta calvinista sotto Edoardo sesto, era tornata al cattolicesimo sotto
Maria Tudor la Cattolica o la Sanguinaria (1553-1558). Ma Elisabet-
ta prima la Grande (1558-1603) vi ristabil un protestantesimo di tipo spe-
ciale, l'anglicanesimo (1563, promulgazione dei Trentanove articoli
di fede anglicana). In Francia, dopo le persecuzioni di Enrico secondo (mor-
to nel 1559) contro i protestanti, la regina reggente Caterina de' Me-
dici(9) e il cancelliere Michel de L'Hospital avevano tentato una politi-
ca di conciliazione che aveva per fallito. In Germania era stato fir-
mato nel 1555 il trattato di Augusta. Gian Pietro Carafa, capo dei ri-
goristi, era divenuto papa sotto il nome di Paolo quarto (1555-1559). Il
suo successore Pio quarto, un Medici, bene assecondato da suo nipote San
Carlo Borromeo e dal generale dei gesuiti Laynez, appoggiandosi
alla Spagna, riusc a far trionfare al concilio le tesi pontificie.
Al concilio il dibattito si apr tra gli erasmiani, partigiani della con-
ciliazione, sostenuti da Carlo quinto (per esempio il legato Seripando, ge-
nerale degli agostiniani) e i rigoristi (i gesuiti Laynez e Salmeron).
Questi ultimi ebbero la meglio. I risultati del concilio di Trento ebbe-
ro un'importanza capitale. In primo luogo il concilio port a una ri-
forma se non della corte romana almeno del clero: interdizione dei
cumuli di benefici, interdizione di ottenere un beneficio ecclesiastico
prima di quattordici anni e di essere ordinato prete prima dei venti-
cinque. Soppressione di alcuni diritti, obbligo per i vescovi di risiede-
re nella propria circoscrizione, creazione di seminari per la formazio-
ne dei preti. Inoltre il concilio defin i principali punti del dogma, ispi-
randosi soprattutto alla teologia scolastica: le fonti della fede erano le
Sacre Scritture e la Tradizione. La salvezza si otteneva non solo con
la fede ma anche con le opere. Vi erano sette sacramenti tutti istituiti
da Ges Cristo. La presenza del Cristo nell'Eucarestia era reale e si
operava per transustanziazione. La messa era un sacrificio. L'Ordine
era un sacramento e non tutti gli appartenenti erano preti, eccetera. Infi-
ne, nell'ultima seduta (4 dicembre 1563) fu riconosciuta la supe-
riorit del papa sul concilio - demandando il concilio al papa la con-
ferma della sua opera.

9 Figlia di Lorenzo secondo de' Medici, duca d'Urbino e pronipote di
papa Clemente settimo.

Una scuola francese di spiritualit
La riforma cattolica in Spagna si oper nel 15esimo secolo. In Francia
invece essa non si fece che dopo la fine delle guerre di religione (1598)
e soprattutto a partire dal ministeriat (l0) di Richelieu (1624). La rifor-
ma consistette soprattutto in una serie di misure che avevano lo scopo
di migliorare il reclutamento del clero. Molte compagnie di preti -
di diversi ordini religiosi - furono fondate per sviluppare la predica-
zione e per creare seminari.
Ad imitazione dell'Oratorio italiano, creato nel 1564 da San Filip-
po Neri, Pierre de Brulle, di nobile famiglia, ordinato prete nel 1599,
fond nel 1611 l'Oratorio francese. Brulle aveva introdotto in Fran-
cia nel 1603-1604 l'Ordine femminile di Carmelo, riformato in Spa-
gna da Santa Teresa d'Avila (1515-1582).
San Vincenzo de' Paoli (1581-1660)  conosciuto soprattutto per la
sua opera in favore dei poveri al tempo della guerra dei trent'anni e
della Fronda, e per la fondazione delle Figlie della Carit. Ma la sua
influenza si manifest anche nel movimento per il miglioramento del
reclutamento dei sacerdoti. Egli cre appunto nel 1625 la congrega-
zione della missione, o lazzaristi, per evangelizzare le campagne e
fondare nuovi seminari. I lazzaristi si diffusero in tutto il mondo e
conscrarono alle missioni all'estero una gran parte della loro attivi-
t. Un po' pi tardi Jean-Jacques Olier (1608-1657), divenuto curato
di Saint-Sulpice nel 1642, fond la congregazione dei sulpiziani, che
riun all'Oratorio. Un seminario fu annesso alla parrocchia. Sul suo
modello in Francia, e poi in Canada (1657), poi ancora nel mondo in-
tero si fondarono a decine seminari sulpiziani. San Giovanni Eudes
(1601-1680) svolse un'opera analoga e fond nel 1643 la congrega-
zione dei Santi Cuori di Ges e Maria: gli eudisti a loro volta crearo-
no altri seminari.
Alla fine del 18esimo secolo vi erano in Francia trenta seminari sulpi-
ziani, quattordici eudisti, circa quaranta lazzaristi
Questo fervore religioso si manifest ancora attraverso quello che
si chiama il risveglio missionario della Francia. Fu nel 18esimo secolo
che religiosi francesi cominciarono quest'azione evangelizzatrice che,
durante due secoli e mezzo, doveva fare della Francia il paese missio-
nario per eccellenza. Nel 1664 fu fondato a Parigi il seminario delle
missioni all'estero.
A questo sforzo organico corrispose una profonda corrente mistica.
Henri Brmond (ll) ha potuto parlare di una scuola francese della
spiritualit. La Francia forn allora alla Chiesa una pleiade di santi e
di sante e, dal punto di vista qualitativo, nuovi metodi di santit. La
Spagna l'aveva preceduta nel 16esimo secolo (Santa Teresa d'Avila, San
Giovanni della Croce).
San Francesco di Sales (morto nel 1622), mistico savoiardo,  il pi
grande maestro della spiritualit francese. Vescovo di Annecy, fon-
datore dell'Ordine della Visitazione con Santa Giovanna di Chantal,
scrisse, tra le sue opere pi notevoli, l'Introduzione alla vita devota e il
Trattato dell'amor di Dio. In uno stile piacevole e suadente, ricco di
metafore, predic una vita di distacco dalle attrazioni terrene e il dono
assoluto della volont a Dio, realizzando mirabilmente, come nessu-
no aveva mai fatto, la sintesi dell'umanesimo con il pensiero cristiano.
Vi furono altre correnti. Brulle, discepolo in spiritualit di Barbe
Avrillot Acarie, divenuta la carmelitana Maria dell'Incarnazione, in-
trodusse nell'Oratorio un metodo pi intellettuale, volto all'imitazio-
ne di Cristo e alla meditazione del mistero della sua umanit. Olier
diffuse l'uso della preghiera mentale, alimento delle virt cristiane.
Questa religiosit si svilupp anche tra i laici che crearono la con-
gregazione del Santo Sacramento, di cui Molire doveva, nel Tartu-
fo, criticare le contraffazioni. Santa Margherita - Maria Alocoque
(1647-1698) diffuse la devozione al Sacro Cuore.

10 Sistema di governo che, sotto l'Ancien rgime, si realizzava quando
il re riconosceva a uno dei membri del suo consiglio la responsabilit
di definire e dirigere, d'intesa con lui, la politica generale dello
Stato (N.d T.).
11 Critico letterario e storico francese (1865-1933). Fu autore di una
Storia letteraria del sentimento religioso in Francia in undici volumi.

Giansenismo, casuistica, quietismo
Questo forte slancio religioso doveva essere spezzato da una crisi
molto grave che dilani la Chiesa in Francia e nei paesi vicini. Il gian-
senismo, eresia del 17esimo secolo, fece del cattolicesimo una dottrina
cos austera e inumana che turb gli spiriti. Le lotte religiose che su-
scit facilitarono l'avvento di uno scetticismo di cui i philosophes del
18esimo secolo furono i frutti pi brillanti.
Giansenio, vescovo di Ypres (morto nel 1638), aveva scritto un'o-
pera di teologia, l'Augustinus, che fu diffusa in Francia dopo la sua
morte dal suo amico, l'abate di Saint-Cyran. Il successo del gianseni-
smo fu dovuto alla fortissima personalit di quest'ultimo e all'influen-
za che egli aveva acquisito su un convento di religiose, riformato nel
1609 da una giovane badessa, Madre Angelica Arnauld: Port-Royal.
A Port-Royal de Champs (l2) vivevano i cosiddetti Solitari, che vi aveva-
no creato delle piccole scuole dove si form Racine. Fra gli altri il
Grande Arnauld, fratello di Angelica, e un po' pi tardi Pascal (1623-
1662).
Il giansenismo fu dapprima una dottrina teologica che, sulla scia di
Sant'Agostino, lasciava poco posto alla libert umana nell'opera di
salvezza. Questa dottrina fu condannata da Roma nel 1653 (con la
bollane Vineam Domini) e nel 1713 (con la bolla Unigenitus). Era una
dottrina morale favorevole a una vita austera, a una religiosit tetra
che teneva poco conto della bont divina, dove i sacramenti erano ra-
ramente somministrati (Trattato della comunione frequente di Arnauld nel
1643). Era infine un movimento politico, sostenuto dal Parlamento di
Parigi, che resisteva all'autorit reale soprattutto all'epoca della
Fronda. Un'antica frondista, la duchessa di Longueville, nascose presso
di s i capi giansenisti perseguitati. Molte grandi personalit, tra cui
Bossuet e Mme de Svign, furono simpatizzanti del giansenismo pur senza
accettare tutte le sue tesi.
Il giansenismo esercitava anche la sua forza nella critica dei casuisti.
Si chiamavano cos gli autori, generalmente gesuiti, dei trattati di
teologia morale. Alcuni erano particolarmente rigorosi (rigoristi), al-
tri mettevano la loro sottigliezza al servizio della morale lassista. Con-
tro questi lassisti Pascal ebbe buon gioco. Egli li critic in modo im-
perituro nelle sue Provinciali (1656). Ma Roma doveva condannare
contemporaneamente sia il rigorismo che il lassismo.
Segnaliamo, all'opposto del giansenismo, l'eresia quietista, il cui
fondatore, lo spagnolo Molinas, riteneva che la fiducia assoluta in Dio
fosse sufficiente alla salvezza, ci che rischiava di avere per effetto
l'allentamento delle virt. La sua maggiore adepta, Mme de Guyon,
sedusse con queste teorie per un certo tempo Mme de Maintenon:
ma il quietismo fu anch'esso censurato e Fnelon, che preconizzava
un quietismo attenuato, sub delle conseguenze per il suo sostegno a
queste tesi (1694). Egli venne esiliato nella sua diocesi mentre gli ve-
niva negato l'arcivescovato di Parigi, accordato invece ad Antoine de
Noailles che aveva una posizione incerta sul giansenismo. La fine del
regno di Luigi 14esimo (morto nel 1715) ebbe l'impronta della severa reli-
giosit del re e della sua sposa morganatica, Mme de Maintenon.

12 Per distinguerlo da Port-Royal de Paris, il nuovo monastero (qui
trasferito per la posizione poco salubre del vecchio monastero)
(N.d.T.).

7. La Chiesa e la rivoluzione
Decadenza della Chiesa nel 18esimo secolo
La morte di Fnelon (1715) coincide approssimativamente con gli
inizi letterari di Voltaire. Lo stesso anno, al regno di Luigi 14esimo
succede il governo del reggente; ai mistici succedono i libertini, i
liberi pensatori. Il governo del pensiero passa ai philosophes; Bayle (morto
nel 1706) ha portato a termine il suo Dizionario storico e filosofico nel
1697. Fontenelle, Montesquieu, pi tardi Voltaire e Diderot non esi-
tano ad attaccare apertamente, con vigore e con spirito, le credenze
cristiane e il governo dei preti. Diderot e d'Holbach sono franca-
mente atei. Rousseau, spirito molto pi religioso, attacca con violen-
za il cristianesimo, al quale vuole sostituire una religione naturale
fondata sulla ragione e sul sentimento. Un movimento di una violen-
za inaudita si delinea contro ogni religione rivelata, positiva. La pun-
ta principale dell'attacco  rivolta contro il cattolicesimo. Le esplora-
zioni, che fanno conoscere i paesi pagani, permettono ai moralisti pa-
ragoni ingegnosi tra i diversi culti, dai quali risulta che essi sono tutti
ugualmente cattivi. Contemporaneamente, si crede di osservare pres-
so i buoni selvaggi una felicit sociale che non esiste presso i civiliz-
zati. Rousseau ne deduce che l'uomo  naturalmente buono e che la
sua corruzione  dovuta alla societ civilizzata: Emilio, allevato dal
suo precettore al riparo di queste perniciose influenze, diviene un
uomo perfetto e virtuoso. Detto in altri termini, la natura  buona e
non vi  peccato originale.
A questa offensiva la Chiesa non  in grado di rispondere. Il papato
del 18esimo secolo  in generale mediocre. Solo Benedetto 14esimo (1740-
1758), pur senza essere un gran papa, esce un po' dalla mediocrit ge-
nerale dimostrandosi buon principe temporale ed erudito di valore,
specialista delle questioni liturgiche e canoniche. Il suo successore,
Clemente 13esimo (1758-1769), assistette impotente all'offensiva dei si-
gnori contro i gesuiti. Di volta in volta il Portogallo (1758), la Francia
(1764), la Spagna (1767), il regno di Napoli e il ducato di Parma
(1768) li bandiscono dai loro territori. Nel 1773, Clemente 14esimo (1769-
1775), sotto il pretesto di assicurare la pace della Chiesa, disciolse
l'Ordine con il breve Dominus, ac redemptor. Occorrer attendere il
1814 per vedere papa Pio settimo ricostituire la Compagnia. Naturalmen-
te ci indebol pericolosamente la Chiesa romana, alla quale si era
consacrata questa milizia di 20.000 membri.
A un papato mediocre corrispose un clero alto e basso, secolare e
regolare, numeroso ma spento. Seguace di dottrine richeriste (1)il
basso clero cercava di partecipare al governo delle diocesi. Gianseni-
sti e gesuiti si combatterono e divisero la Chiesa in due clan, con gran
gioia dei philosophes. Il reclutamento degli Ordini maschili andava
diminuendo. L'empiet toccava una parte - d'altronde minima - del-
l'alto clero: ma la maggior parte dei vescovi, spinti da motivazioni ter-
rene, avidi di godersi in pace i redditi delle loro diocesi, si preoccupa-
vano molto poco degli interessi spirituali; per contro, in Francia so-
prattutto, la Chiesa difese aspramente i suoi privilegi fiscali e le sue
immense ricchezze: terre e soprattutto palazzi, decime, eccetera. Contra-
riamente al 17esimo secolo, il 18esimo diede pochi santi.

1 Da Edmond Richer, teologo e giurista francese (1559-1631) che si
oppose all'influenza dei gesuiti e si schier per il gallicanesimo
(N.d.T.)

La Costituzione civile del clero
Non meraviglier dunque se, appena ebbe inizio la rivoluzione francese,
il clero ne sia stato con il re la principale vittima.
L'azione dell'Assemblea Costituente in materia religiosa verteva
su due punti principali: i beni del clero e il suo statuto. Per quanto
concerne i beni del clero, la decima fu soppressa dai decreti dell'11
agosto 1789, conseguenti alla celebre notte del 4 agosto. Gli altri beni
furono nazionalizzati il 2 novembre dello stesso anno su proposta del
vescovo di Autun, Talleyrand, dopo un'aspra resistenza: beni conces-
si alla Chiesa da principi o da sovrani, nel corso dei secoli, perch essa
assolvesse, oltre il culto, un certo numero di servizi pubblici (assisten-
za, insegnamento, eccetera.) furono ripresi dallo Stato perch provvedes-
se in modo appropriato alle spese del culto, per il mantenimento dei
suoi ministri e per il miglioramento della condizione dei poveri.
Pi delicata fu la questione dello statuto del clero. Per i Costituen-
ti, l'esistenza di un Ordine nello Stato era incompatibile con la dichia-
razione dei diritti del 1789. Gli ecclesiastici erano cittadini come gli
altri, incaricati di un servizio pubblico analogo agli altri, il culto. Essi
dovevano dunque essere reclutati come gli altri funzionari, vale a dire
per via elettiva. Tali furono le principali conclusioni alle quali giunsero
i membri del Comitato ecclesiastico dell'Assemblea. Su loro indicazio-
ne questa soppresse gli ordini religiosi e interdisse i voti (13 febbraio
1790). Vot poi, il 12 luglio 1790, la Costituzione civile del clero.
Questa costitu uno sforzo interessante per inserire il clero nei qua-
dri dello Stato rinnovato. Il numero delle diocesi fu riportato da cen-
totrentacinque a ottantacinque, uno per dipartimento. I vescovi furo-
no eletti dagli elettori del dipartimento e consacrati dall'arcivescovo
della metropoli, senza nessuna ratifica pontificia. I curati dovevano
essere eletti dagli elettori del distretto.
Restava da sapere quale sarebbe stato l'atteggiamento del clero.
Questi esit: quando fu istituito (26 dicembre 1790) un giuramento di
fedelt, solo sette vescovi lo prestarono ma il basso clero si divise. Il
problema era capitale: si trattava di sapere se la Chiesa sosteneva la
rivoluzione o se metteva tutta la sua forza a sostegno dell'Ancien r-
gime. Ne dipendeva l'esito della rivoluzione e anche la popolarit
della Chiesa tra le masse, favorevoli al nuovo ordine. Spettava a Pio sesto
decidere. Egli esit a lungo temendo che l'Assemblea si annettesse il
suo possedimento del Contado venassino (2), chiuso nel territorio fran-
cese, e che venisse meno la pace civile. Tuttavia fin per condannare
pubblicamente la Costituzione civile, elaborata senza il suo accordo e
anticanonica, e per esigere la ritrattazione del giuramento (brevi del
10 marzo e 13 aprile 1791). Era la rottura. Le conseguenze furono
enormi. Nell'immediato vi fu la divisione del clero francese in due
campi, l'uno fedele al papa e contrario al giuramento, l'altro fedele al
governo, ma scismatico. Da parte sua l'Assemblea non esit e il 14
settembre 1791 si pronunci per l'annessione di Avignone e del Con-
tado venassino.

2 Regione dell'antica Francia tra il Rodano,la Durance e il monte
Ventoux, ceduta nel 1274 da Filippo secondo al papa Gregonio decimo
(N.d.T.).

La decristianizzazione
In seguito alla condanna pontificia, la Costituzione civile fin per ri-
velarsi un fallimento. I preti refrattari (3) accentuarono la loro resisten-
za: la Chiesa costituzionale, che aveva dovuto reclutare in fretta i
quadri che le mancavano, si dimostr, salvo qualche eccezione, me-
diocre e impopolare. Nell'Assemblea legislativa fece la sua apparizio-
ne una maggioranza nuova, molto pi ostile al cristianesimo. Il 10
agosto 1792 port alla caduta della monarchia e inaugur una nuova
politica religiosa che si manifest crudelmente con i massacri di set-
tembre di cui furono vittime circa trecento preti che non avevano pre-
stato giuramento. Sebbene la Chiesa costituzionale restasse la Chiesa
ufficiale e gli emolumenti dei suoi preti fossero ancora pagati, i rivo-
luzionari, sotto l'impulso della Comune insurrezionale di Parigi, se ne
disinteressarono. Si svilupp a poco a poco una politica di decristia-
nizzazione.Tutto contribuiva d'altronde a promuoverla: l'insurrezio-
ne vandeana del marzo 1793 sembr opera dei preti refrattari. I preti
costituzionali dal canto loro favorirono l'insurrezione federalista del
giugno 1793.
Dall'estate 1793 apparvero nella legislazione i primi segni di una
politica anticristiana. Feste civiche sostituirono le feste religiose.
In ottobre fu istituito il calendario rivoluzionario di Romme e Fabre d'E-
glantine, che rimpiazz la domenica con le decadi. In novembre la
Comune di Parigi organizz mascherate antireligiose e stabil, sotto
la pressione di Hbert e di Chaumette, una sorta di culto ateo, il culto
della Ragione, di cui Notre-Dame divenne il tempio. Nei dipartimen-
ti alcuni rappresentanti in missione rincararono la dose. Cos Fouch
che nella Nievre fece incidere sui muri dei cimiteri la frase: La morte
 un sonno eterno.
Ma l'ateismo aveva molti avversari alla Convenzione. Dopo l'elimi-
nazione dei suoi rivali, hebertisti e moderati (aprile 1794), Robe-
spierre fece istituire un nuovo culto ispirato a Rousseau, il culto del-
l'Essere supremo, che rivest carattere ufficiale. Il popolo francese -
diceva l'articolo primo del decreto - riconosce l'esistenza di Dio e l'im-
mortalit dell'anima. La morte di Robespierre e di Couthon (luglio
1794) mise fine a questo curioso ed effimero tentativo. Si vedranno,
sotto il Direttorio, altri culti rivoluzionari: il culto decadario, sorta di
religione civica e ufficiale, e la teofilantropia, d'ispirazione volterria-
na, incoraggiata dal membro del Direttorio Larevellire-Lpeaux,
ma puramente privata.

3 Denominazione degli ecclesiastici francesi che al tempo della
rivoluzione, non vollero prestare giuramento alla Costituzione civile
del clero (N.d T.).

La separazione della Chiesa e dello Stato
Dopo aver tentato la via di una Chiesa cristiana ufficiale, poi di un
culto non cristiano ugualmente ufficiale, la rivoluzione adott, a imi-
tazione degli Stati Uniti d'America, una terza soluzione, la separazio-
ne. Il 18 settembre 1794 fu decisa - le difficolt finanziarie spingendo
anch'esse in questa direzione - la soppressione del bilancio dei culti.
Per la prima volta in Francia lo Stato divenne neutro sui problemi re-
ligiosi e Lakanal (4) ottenne che questa neutralit fosse introdotta an-
che nell'insegnamento primario. Un secondo decreto, del febbraio
1795, stabil la libert di tutti i culti. Sebbene le cerimonie esteriori e
l'uso delle campane fossero interdetti, si lasci che i preti refrattari o
costituzionali celebrassero la messa, in un primo tempo in locali pri-
vati, poi nelle chiese mediante una dichiarazione di sottomissione
alle leggi della repubblica. Le leggi che proscrivevano coloro che non
avevano giurato caddero in disuso. Con alti e bassi questo regime sar
mantenuto sino al 1802.
La pi grande confusione regnava negli animi della gente. La Chie-
sa costituzionale si ricostitu grazie a Gregorio, vescovo del Loir-et-
Cher; non fu pi ufficiale e divenne una sorta di culto cattolico sci-
smatico. La Chiesa cattolica fedele a Roma fu anch'essa dilaniata
dalle polemiche tra i sottomissionari, che per celebrare il culto ave-
vano accettato di sottomettersi, e gli antisottomissionari intransi-
genti, esaltati dai vescovi emigrati. Il papa Pio sesto perse i suoi
Stati nel 1798 e fu internato il 14 luglio 1799 nella cittadella di
Valence dove si spense qualche settimana pi tardi.

4 Uomo politico francese (1762-1845), vot la morte di Luigi 16esimo e
si dedic appassionatamente ai problemi dell'insegnamento. Proscritto
come regicida nel 1816, emigr negli Stati Uniti (N.d.T.).

Il concordato del 1801
Tutti i tentativi dei rivoluzionari erano decisamente falliti. Il solo
risultato notevole fu, in alcune regioni, in certi ambienti sociali - bor-
ghesia, artigiani della citt - il progresso dell'indifferenza. Gli eserciti
rivoluzionari, poi imperiali contribuirono a diffondere l'anticlericali-
smo in Europa. Ma la gran parte del paese rimase sostanzialmente le-
gata al culto tradizionale. Bonaparte decise di dare a questo stato di
cose uno statuto legale. Vittorioso in Italia, a Marengo (14 giugno 1800),
intavol subito trattative con il nuovo papa, Pio settimo (1800-1823), un
ex monaco benedettino. I negoziati durarono dal 5 novembre 1800 al
15 luglio 1801. Con il viaggio a Parigi del cardinale Consalvi, segreta-
rio di Stato, si giunse al concordato, che entr in vigore il 18 aprile
1802. (All'incirca nella stessa epoca Chateaubriand pubblicava il suo
Genio del cristianesimo, prima opera letteraria in grado di opporsi al-
l'influenza dei philosophes.) Questo atto fondamentale naturalmente
concerneva soltanto la Francia, ma ebbe conseguenze importanti per
la storia della Chiesa universale.
In Francia il concordato ridusse a sessanta il numero delle diocesi,
affid la nomina dei vescovi al governo e la loro istituzione canonica
al papa. Curati e vescovi ricevettero da allora emolumenti dallo Sta-
to. I beni ecclesiastici non alienati furono messi a disposizione dei
vescovi. Con gli articoli organici del 1802, legge francese che il
papa non aveva mai accettato, fu stabilito un controllo stretto dello
Stato sull'esercizio del culto e sui rapporti del clero francese con
Roma.
Essenziale era la disposizione secondo la quale il papa si impegna-
va a domandare le dimissioni a tutti i vescovi francesi sopravvissuti,
volendo Bonaparte fare tabula rasa del vecchio episcopato. Questa
disposizione, contraria alle tradizioni canoniche, port un colpo fata-
le alle autonomie nazionali e soprattutto al vecchio gallicanesimo e
assicur il trionfo delle dottrine dette ultramontane, che preconiz-
zavano un controllo stretto del papa sui vescovi.
Napoleone non tard tuttavia a entrare in conflitto con Pio settimo che
fu imprigionato a Savona, poi a Fontainebleau. Napoleone si scontr
con la viva resistenza del papa quando volle annullare il suo matrimo-
nio con Giuseppina. Egli pot contare sulla docilit, a dire il vero in-
completa, dell'alto clero francese. Il concilio del 1811 non diede risul-
tati. La sconfitta finale di Napoleone e la crescente opposizione dei
cattolici resero vano l'ultimo tentativo di cesaropapismo che la Chie-
sa cattolica avesse conosciiuto.

8. La Chiesa cattolica nel 19esimo secolo
La storia della Chiesa cattolica nel 19esimo secolo  dominata dalla vo-
lont di rispondere alla sfida portata avanti dalla rivoluzione francese
e di impedire la secolarizzazione della vita sociale e intellettuale che
avanzava s a ritmi diversi, secondo i singoli paesi, ma in modo ineso-
rabile. Nello stesso tempo nasceva una nuova societ. A una societ
gerarchizzata, dominata dall'aristocrazia, si sostituiva una societ che
rispondeva agli ideali dell'individualismo e della mobilit sociale.
La Chiesa usciva indebolita dalla crisi rivoluzionaria. Fu intrapreso
un lavoro immenso di ricostruzione che si prolung fino alla met del
secolo. Questa rinascita religiosa and di pari passo con il ritorno alla
forza dei sentimenti, caratteristica del romanticismo europeo. Era anche
molto legata al ritorno verso valori di ordine e di autorit, caratteristici
della Restaurazione. Il papato (l) non ebbe un ruolo determinante: la cen-
tralizzazione romana  della seconda met del secolo e la diversit delle
situazioni, da un paese all'altro,  estrema. Cercheremo quindi di pre-
sentare le principali iniziative e i principali aspetti di questo risveglio.
Un primo tratto caratteristico  la funzione dei circoli, di asso-
ciazioni pie dove i laici hanno un posto considerevole. Ci  sufficiente
menzionare il circolo di Monaco con Gorres, le Amicizie in Ita-
lia con Massimo D'Azeglio, la Congregazione in Francia. Queste as-
sociazioni sono alle origini di opere di educazione o di carit, come in
Francia le filiali della Congregazione. Su questo terreno nacque in
Francia dopo il 1830 la Societ di San Vincenzo de' Paoli, dovuta a
Emmanuel Joseph Bailly, un maestro di collegio, e a un professore
universitario, Ozanam. La presenza dei laici fu anche sensibile nella
stampa e nella difesa degli interessi religiosi sul terreno politico. Fu
questa una delle maggiori realt del cattolicesimo nel 19esimo secolo.
Un altro tratto caratteristico  la rinascita degli Ordini religiosi e
delle congregazioni. Pio settimo fece rinascere, dal 1814, la Compagnia di
Ges che gi nel 1850 contava 6000 membri di cui un migliaio nelle
missioni. Si ricostituirono i grandi Ordini maschili. Dom Guranger
restaur l'Ordine benedettino a Solesmes nel 1837. Padre Lacordaire
riapr i conventi dei domenicani. Le congregazioni pi recenti, come
i Redentoristi e le Figlie della Carit di San Vincenzo de' Paoli, co-
nobbero un nuovo slancio. Apparvero soprattutto Ordini nuovi: gli
Oblati di Maria Immacolata fondato da Monsignor de Mazenod a
Marsiglia nel 1816, i Marianisti da padre Chaminade, le Dame del Sa-
cro Cuore da Sophie Barat, Suore di San Giuseppe di Cluny dalla re-
ligiosa Anne-Marie Javouhey. Questo movimento, pi vivo in Fran-
cia che altrove, riguarda soprattutto le congregazioni femminili, il cui
sviluppo fu considerevole. Le congregazioni maschili e femminili si
dedicarono all'assistenza ai poveri e all'assistenza ospedaliera, all'istru-
zione popolare, e infine all'attivit missionaria: furono missioni in-
terne che si svilupperanno per tutto il secolo e missioni oltremare.
Il clero secolare ha un ruolo determinante in questa riconquista
pastorale che ha per obiettivo di formare un popolo cristiano. Il nuo-
vo aumento delle vocazioni, l'attenzione portata alla formazione spi-
rituale di un clero pio e zelante permisero a poco a poco di inquadra-
re in modo soddisfacente i fedeli. Con il catechismo, le missioni inter-
ne, le confraternite e le opere, la predicazione, questo clero, prima di
tutto pastorale, si sforz di combattere la decristianizzazione. Il cura-
to di Ars, Jean-Marie Vianney,  personaggio emblematico di questo
clero formato a una dura vita spirituale.
Dall'inizio del secolo appaiono tipi nuovi di spiritualit che trionfe-
ranno nella seconda met dell'Ottocento. L'insistenza sulla devozio-
ne alla persona del Cristo, il culto del Sacro Cuore che riveste senza
dubbio caratteristiche controrivoluzionarie, la religiosit mariana
sono aspetti nuovi. Pertanto la parte lasciata al sentimento e alla sen-
sibilit, l'esaltazione del dolore danno un tono proprio a una religio-
sit contrassegnata dal romanticismo e tendente a toccare le donne e
i bambini o il popolino. Questa religiosit non ha paura di sfidare il
razionalismo liberale insistendo sui miracoli e le apparizioni (la Ver-
gine appare a La Salette nel 1846, a Lourdes nel 1858), che testimo-
nierebbero la presenza di Dio nella storia. L'antiintellettualismo 
un'altra caratteristica del pensiero cattolico del tempo. Anche in que-
sto si ritrova l'influenza del romanticismo.
Pi in generale, l'attivit intellettuale dell'epoca si sviluppa ai mar-
gini della vita della Chiesa.
Nel campo dello spirito, l'intelligenza cattolica... si concentra su se
stessa, votata ormai con tutte le sue forze alla difesa e alla
trasmissione di un corpo dottrinario immutabile (G. de Bertier).
Dinanzi alla secolarizzazione della scienza e dell'intellettualit, la
Chiesa ripiega su se stessa. Le grandi istituzioni, che erano state dei
focolai di riflessione, sono sparite: sia che si tratti delle universit
cattoliche che delle abbazie. La formazione intellettuale del clero  tra-
scurata a vantaggio della formazione spirituale. E da rilevare che, ad
eccezione di La Mennais, il cui primo volume del Saggio sull'indiffe-
renza in materia di religione, apparso nel 1817, ebbe uno straordinario
successo, i principali apologeti sono in Francia, sotto la Restaurazio-
ne, con Chateaubriand, Bonald, Maistre, dei laici.
La vita intellettuale fu pi intensa in Germania nelle facolt di teo-
logia o nei grandi seminari. A Tubingen, Mohler, il cui ruolo nello svi-
luppo dell'ecclesiologia fu fondamentale, present una visione con-
temporaneamente mistica e storica della Chiesa. A Magonza il presi-
dente del seminario Liebermann, a Bonn Hermes, a Monaco Gorres
e l'abate Dollinger testimoniano di questo rinnovamento teologico e
intellettuale. In Belgio la rinascita dell'universit di Lovanio nel 1834,
in Francia la fondazione nel 1845 da parte di monsignor Affre, arcive-
scovo di Parigi, di una Ecole des Hautes Etudes aux Carmes permet-
tono almeno di attenuare, per l'elite del clero, un giudizio general-
mente molto severo.
I teologi si interrogano sul ruolo della ragione nell'atto di fede. Per
il tradizionalismo, che  ben rappresentato da La Mennais nel Saggio
sull'indifferenza, la ragione individuale era incapace di raggiungere la
certezza: questa non poteva essere fondata che sul senso comune,
espressione della tradizione. Roma se la prese sia con il fideismo del-
l'abate Bautain che con Hermes che sosteneva la totale subordinazio-
ne della fede alla ragione. Hermes fu condannato da un breve del
1835 come pure il viennese Gunther nel 1857, che aveva elaborato un
sistema razionalistico di spiegazione dei dogmi.
Dinanzi alle tradizioni gallicane e giuseppiste, l'ultramontanismo
doveva a poco a poco affermarsi. La sua ascesa ebbe molte ragioni.
Pio settimo, avendo ottenuto, al momento del concordato, la dimissione
dei vescovi dell'Ancien regime, diede un colpo sensibile alle tradizio-
ni gallicane. Le disgrazie del papato rafforzarono la devozione al
papa; il tradizionalismo controrivoluzionario indic nel papato il fon-
damento stesso dell'ordine sociale; il basso clero si volse a Roma, ri-
medio estremo contro l'arbitrio episcopale. Con l'ultramontanismo si
diffuse anche la morale liguorina, pi comprensiva del rigorismo
giansenizzante. Con l'ultramontanismo, la liturgia romana trionf a
poco a poco sulle liturgie locali; nel 1840 Dom Gueranger pubblica il
primo volume delle Istituzioni liturgiche, mentre l'abate Rohrbacher
scrive una Storia della Chiesa di tendenza ultramontana. Sono questi
i diversi aspetti della vita e del pensiero religioso toccati dal risveglio
ultramontano. Infine negli Stati protestanti, dinanzi alle tradizioni
regaliane ereditate dal giuseppismo e dal gallicanesimo, che manten-
gono la tutela dello Stato sulla Chiesa, l'ultramontanismo si presenta
come il difensore della libert della Chiesa.
Nelle Isole britanniche cominci il movimento di emancipazione
dei cattolici. Daniel O'Connell, un avvocato di Dublino, cre l'Asso-
ciazione cattolica, le cui campagne sfociarono nel 1829 nella votazio-
ne dell'Atto di emancipazione. Ma la gerarchia cattolica fu ristabilita
in Inghilterra solo nel 1850.
In nome della libert, i cattolici belgi suggellarono un'intesa con i
liberali in seno alla coalizione unionista, conducendo in comune la
lotta per il Belgio indipendente dal regno dei Paesi Bassi. La costitu-
zione belga fu fondata sulle libert moderne e riconobbe la libert
della Chiesa. Se i cattolici belgi avevano subito l'influenza del primo
La Mennais teocrate e ultramontano, l'esempio belga acceler l'evo-
luzione di La Mennais verso il cattolicesimo liberale. Alla fine del
1828 nel Dei progressi della rivoluzione e della guerra contro la Chiesa
La Mennais domand alla Chiesa di separare la sua causa da quella
delle monarchie. Dopo la rivoluzione del luglio 1830, l'Avvenire, che
aveva per divisa il motto Dio e libert, riun intorno a La Mennais,
Lacordaire, Montalembert, de Coux, l'abate Gerbet. Il giornale ri-
vendicava la libert di coscienza e di culto, la libert di stampa, la li-
bert di insegnamento, la libert di associazione, la separazione della
Chiesa dallo Stato, fondamento della liberazione della Chiesa. Il
giornale incontr ben presto l'ostilit dei vescovi francesi e di Grego-
rio 16esimo, tanto pi ostile alle moderne libert quanto pi preoccupato
dei disordini rivoluzionari negli Stati pontifici. Il papa condann con
l'enciclica Mirari vos, nel 1832, la libert di stampa e la separazione
della Chiesa e dello Stato. Dopo la pubblicazione delle Parole di un
credente, Gregorio 16esimo condann, con l'enciclica Singulari nos, nel
1834, il pensiero di La Mennais, che abbandon la Chiesa.
I cattolici non rinunciarono a esaltare la libert come sistema di va-
lori e a servirsi delle istituzioni liberali e a collocarsi sul terreno
del diritto comune. Fu cos in Prussia dove l'intransigenza dell'arcivescovo
di Colonia, monsignor Droste-Vischering, sulla questione dei matri-
moni misti, apr un conflitto tra i cattolici renani e le autorit, che
ebbe un'eco in tutto il mondo germanico. In Francia i seguaci di La
Mennais, che si sottomisero al momento della condanna romana, eb-
bero un ruolo considerevole nel movimento cattolico. Montalembert
e monsignor Parisis presero l'iniziativa, alla fine della monarchia di
luglio, di una campagna per la libert dell'insegnamento secondario.
In Italia il movimento cattolico liberale con Rosmini e Gioberti asso-
ci la ricerca di una riforma religiosa alla rivendicazione dell'unit
italiana. Gioberti la immagin sotto la forma di una confederazione
che avrebbe avuto alla sua guida il papa.
La storia del cattolicesimo nella prima met del 19esimo secolo si svolse
in primo luogo in Europa. Tuttavia lo sforzo del cattolicesimo per dif-
fondersi nel mondo fu notevole, favorito dall'espansione europea e
dal risveglio dell'idea missionaria. Dopo le difficolt del 18esimo secolo
e la crisi rivoluzionaria non si contavano pi di cinquecento preti nel
complesso del territorio controllato dalla Congregazione della Pro-
paganda. Ricostituita da Pio settimo, essa comprese quasi tutta l'America
del Nord e i paesi dell'Europa protestante.
Il rinnovamento religioso si accompagn ad un maggiore interesse
per le missioni. La Propagazione della Fede, creata nel 1822 da Pau-
line Jaricot e dai signori della Congregazione di Lione, si diffuse in
una ventina di paesi. Con i suoi Annali essa fece conoscere la vita dei
missionari, aliment le vocazioni, con le sue collette forn un aiuto
alle missioni. Nel 1843 monsignor de Forbin-Janson cre l'Opera del-
la Santa Infanzia per salvare i bambini abbandonati dei paesi paga-
ni. Gregorio 16esimo, che era stato alla guida della Propaganda Fide dal
1826 alla sua ascesa al pontificato, ebbe un'attenzione particolare per
lo sviluppo missionario. Sotto di lui, furono eretti 70 vescovadi, vica-
riati, prefetture apostoliche. Nel 1839 egli condann la tratta dei neri
e l'ineguaglianza delle razze. Nel 1845 la direttiva Neminem profecto
invit alla moltiplicazione delle Chiese locali e alla formazione di un
clero indigeno. Gregorio 16esimo si impegn anche a svincolare l'azione
missionaria dalle tutele nazionali, mettendo fine in America latina al
Patronato, eredit del regime spagnolo. In questo modo il suo ponti-
ficato, giudicato spesso retrogrado su altri piani, prepar un irradia-
mento del cattolicesimo su scala mondiale.
Pio nono (papa dal 1846 al 1878) ebbe al suo avvento reputazione li-
berale: lo si credette favorevole alle idee di Gioberti. Ma il 25 aprile
1848 egli rifiut di associarsi alla guerra condotta contro l'Austria e
ruppe con il movimento nazionale italiano. La sommossa a Roma (2) lo
costrinse all'esilio a Gaeta da dove rientr sotto la protezione delle
truppe francesi. Ormai la questione romana era aperta. Essa esplose
con particolare acutezza dopo gli avvenimenti del 1859-1860 e la pro-
clamazione del regno d'Italia, e contribu a mobilitare una parte con-
siderevole delle energie cattoliche. Quando la guarnigione francese
abbandon Roma, all'epoca della guerra del 1870, le truppe italiane
entrarono nella citt il 20 settembre attraverso la simbolica breccia di
Porta Pia. Pio nono rifiut la legge delle guarentigie e si consider pri-
gioniero in Vaticano. Leone 13esimo (1878-1903) mantenne lo stesso at-
teggiamento. Solo sotto Pio decimo (1903-1914) si avvi un certo ravvicina-
mento con il regno d'Italia. La questione romana accrebbe l'intransi-
genza cattolica dinanzi al mondo moderno e rafforz nei cattolici la
convinzione di essere in una cittadella assediata. La persecuzione
di cui era vittima il papato diede maggiore forza all'ultramontanismo
e alla devozione verso la persona del papa.
Il pontificato di Pio nono fu caratterizzato dal prevalere dell'intransi-
genza dottrinale, dalla vittoria dell'ultramontanismo e dalla centra-
lizzazione romana. I cattolici liberali, riuniti in Francia intorno alla ri-
vista Le Correspondant, con monsignor Dupanloup, Falloux, Monta-
lembert e intorno agli amici di monsignor Maret, si auguravano che la
Chiesa accettasse le libert moderne, i primi a titolo di ipotesi, i se-
condi perch vedevano in queste libert degli autentici valori. Ma nel
1864 l'enciclica Quanta cura e il Syllabo, sorta di catalogo di ottanta
idee erronee, condannarono il liberalismo e ogni riconciliazione con
la civilt moderna. Il vescovo di Orlans, monsignor Dupanloup, si
sforz in un opuscolo di attenuare l'effetto di questa condanna. Egli
ricevette l'approvazione di numerosi vescovi e lo stesso papa gli indi-
rizz una lettera affabile. Tuttavia gli intransigenti, forti in Francia
dell'appoggio del giornale L'Univers di Louis Veuillot, del sostegno
di numerose congregazioni e del basso clero, ottennero un maggior successo.
La centralizzazione romana non cess di affermarsi: Pio nono fece ri-
vivere l'obbligo fatto ai vescovi delle visite ad limina (3), procedette
alle nomine episcopali tenendo conto della formazione romana dei
candidati. La funzione dei nunzi nella vita interna delle Chiese and
crescendo. L'8 dicembre 1854 Pio nono proclam il dogma della Imma-
colata Concezione: i vescovi erano consultati, ma erano semplici spet-
tatori nel momento delle decisioni, che riflettevano l'autorit dottri-
nale del papa. Nel giugno 1867 fu annunciata la convocazione del con-
cilio Vaticano, il primo dopo Trento. Il concilio costitu l'avvenimen-
to pi importante della storia della Chiesa nel 19esimo secolo. Interrotto
dalla guerra del 1870 dur sette mesi. Il concilio vot all'unanimit la
costituzione Dei Filius che ricordava il carattere ragionevole della
fede, la indicava come un'adesione libera e un dono della grazia, limi-
tava i rispettivi ruoli della fede e della ragione. La Pastor aeternus de-
finiva il potere del papa nella Chiesa: affermava il potere di giurisdi-
zione del papa sulla Chiesa; proclamava l'infallibilit pontificia in
materia dottrinale, quando il papa parlava ex cathedra. Se la minoran-
za antinfallibilista o non opportunista aveva potuto con la sua
opposizione precisare la definizione ed evitare l'adozione di tesi ne-
oultramontane, che allargassero il campo dell'infallibilit, essa non
pot impedire la sua approvazione e lasci Roma prima del voto sulla
costituzione. Lo scisma dei vecchi cattolici non si estese fuori della
Germania e della Svizzera. Il trionfo dell'autorit pontificia sembra-
va completo. Ma il cattolicesimo del Sillabo e dell'infallibilit sem-
brava andare contro l'evoluzione dei tempi. Malgrado la decristianiz-
zazione si estendesse a ritmi diversi, secondo gli ambienti sociali e le
aree geografiche, le idee liberali, anticlericali, a volte antireligiose,
guadagnavano terreno. I legami della Chiesa con i partiti conservato-
ri, la sua ostilit all'unit italiana contribuirono a rendere molto diffi-
cili le relazioni con gli Stati. L'affermarsi del matrimonio civile e del
divorzio, la lotta contro l'influenza delle congregazioni e particolar-
mente dei gesuiti e la lotta contro il ruolo della Chiesa nell'insegna-
mento furono i principali cavalli di battaglia delle politiche anticleri-
cali. Bismarck intraprese la Kulturkampf contro i cattolici accusati di
non impegnarsi sulla questione dell'unit intorno alla Prussia prote-
stante. In Francia i repubblicani, in Belgio i liberali misero in atto una
vigorosa politica di laicizzazione. I conflitti tra la Chiesa e gli
Stati dominarono gli ultimi anni del pontificato di Pio nono.
Malgrado i toni pi concilianti usati, Leone 13esimo incontr gli stessi
problemi del suo predecessore. Sebbene una certa tregua si realizzas-
se in Francia col favore dell'invito pontificio all'adesione dei cattolici
alla terza repubblica, la lotta anticlericale riprese dopo l'affare Drey-
fus. E doveva condurre alla separazione delle Chiese e dello Stato nel
dicembre 1905. Pio decimo proib ai cattolici francesi di prestarsi
all'applicazione della legge formando le associazioni culturali. La
Francia conobbe dunque il regime di separazione pi radicale del mondo.
Se in Francia i cattolici restarono divisi tra le diverse formazioni
conservatrici, e se in Italia il non expedit pontificio li mantenne ai mar-
gini della vita politica, in numerosi altri paesi d'Europa i cattolici fon-
darono partiti di difesa religiosa, usando pratiche democratiche. Gli
esempi pi notevoli furono il centro tedesco e il partito cattolico bel-
ga. Questi partiti si presero carico, almeno parzialmente, delle preoc-
cupazioni del cattolicesimo sociale.
Il primo cattolicesimo sociale aveva trovato le sue radici negli am-
bienti legittimisti in Francia (4) dinanzi allo spettacolo della miseria
operaia e rifiutava, come Villeneuve-Bargemont o Charles de Coux, il re-
gime sociale istituito dalla rivoluzione francese. In Germania anche il
deputato Buss a Baden, e monsignor von Ketteler, vescovo di Magon-
za, condannarono il regime liberale e preconizzarono il ritorno all'as-
sociazionismo e a un regime corporativo. Nel 1848, in Francia, appar-
ve un movimento democratico cristiano che associava la rivendicazio-
ne della democrazia politica a quella della democrazia sociale, con
padre Lacordaire e l'abate Maret e con il giornale L'ere nouvelle. Que-
sta corrente non sopravvisse alla seconda repubblica. Il cattolicesimo
sociale prese, sotto il secondo impero, una svolta paternalistica e do-
vette molto alla riflessione sociale di Le Play.
Il cattolicesimo sociale trov una nuova vitalit in Francia dopo il
1871 e la repressione della Comune, radicandosi nella tradizione in-
transigente e controrivoluzionaria. Albert de Mun e La Tour du Pin
fondarono l'Opera dei circoli cattolici operai e, nel Consiglio di studi
dell'Opera dei circoli, enunciarono i principi della restaurazione del-
l'ordine sociale cristiano. Anche nell'Europa centrale e in Italia ap-
parvero gruppi di cattolici sociali. I dirigenti si ritrovavano nell'Unio-
ne di Friburgo che ebbe un ruolo importante nelle origini dell'encicli-
ca Rerum novarum di Leone 13esimo nel 1891. I principali temi dell'enci-
clica furono il rifiuto sia del liberalismo che del socialismo, la difesa
della propriet privata, la riconciliazione del capitale col lavoro, la
creazione dei sindacati, misti o separati.
L'enciclica apr un secondo periodo della storia del cattolicesimo
caratterizzato da uno straordinario fiorire di iniziative. Cos in Fran-
cia lo sviluppo dell'Associazione cattolica della giovent francese,
fondata nel 1887, lo sviluppo della seconda democrazia cristiana, la
nascita del Sillon di Marc Sangnier, movimento di educazione morale
e civica, cos in Germania la nascita del Volksverein, l'associazione po-
polare di Munchen Gladbach. Opere sociali, sindacati cristiani, casse
di credito, circoli di studi: queste furono le iniziative di un clero che
voleva uscire dalla sacrestia e andare al popolo.
I cattolici sociali incontrarono l'ostilit dei cattolici conservatori at-
taccati al liberalismo economico. Nel seno stesso della famiglia catto-
lica sociale nacquero presto delle divergenze: intervento o no dello
Stato, sindacalismo misto o separato, visione gerarchica della societ
o accettazione della democrazia sociale e della democrazia politica.
Dal 1901 con l'enciclica Graves de Communi Leone 13esimo richiam al-
l'ordine le democrazie cristiane restringendo il termine democrazia
cristiana al senso di una benefica azione sociale per il popolo. Pio
decimo condann nel 1910 l'orientamento democratico del Sillon e nel 1911
l'interconfessionalismo praticato dai sindacati cristiani tedeschi.
Avversario del modernismo sociale, Pio decimo colp il modernismo
dottrinario con l'enciclica Pascendi nel 1907. Il modernismo era nato
dal ritardo della scienza ecclesiastica verso la cultura laica, in mate-
ria di storia, di esegesi, di filosofia e dalla volont di colmare questo
ritardo. In Francia voleva essere una mediazione tra due culture an-
tagoniste (E. Poulat). Si potevano distinguere varie tendenze. I pro-
gressisti, monsignor Battifol, padre Lagrange, il fondatore della Re-
vue biblique, volevano che la fede tradizionale approfittasse delle ac-
quisizioni delle scienze religiose; i modernisti come l'esegeta Alfred
Loisy, professore all'Istituto cattolico, destituito dalla sua cattedra
nel 1893, volevano dare alla fede un'espressione nuova. La controver-
sia esplose all'inizio del secolo con la pubblicazione e la condanna de
Il Vangelo e la Chiesa (1902), replica di Loisy al protestante liberale
Harnack e apologia del cattolicesimo illuminato.
In Italia il modernismo voleva la riforma della societ religiosa.
Del movimento facevano parte il romanziere Fogazzaro, il democra-
tico cristiano Murri, lo storico del cristianesimo Buonaiuti. La crisi
modernista non riguard, in apparenza, che una minoranza del clero
e di uomini di scienza. In effetti essa annunci i cambiamenti di men-
talit prodotti dall'incontro dello spirito scientifico e razionale e la ri-
cerca di un nuovo linguaggio religioso. Sotto Pio decimo il modernismo
sembr un'idea dalle mille teste che denunciava l'integralismo che in-
vece voleva difendere il cattolicesimo integralista, il quale trov la
sua espressione pi notevole nel Sodalitium pianum, sodalizio Pio quinto,
dal nome del papa di Lepanto (5). Questa rete internazionale contava
pochi membri ma esercitava un'influenza reale, o supposta, e testi-
moniava della reazione di paura indotta dal modernismo.
Non sarebbe giusto tuttavia ridurre il pontificato di Pio decimo alla sola
lotta contro il modernismo. Pio decimo prepar la codificazione del diritto
canonico. Il nuovo codice fu promulgato dopo la sua morte nel 1917.
Pio decimo riform la curia, i seminari, favor la comunione in giovane et
e frequente, rimise in onore il canto gregoriano. Il suo pontificato,
sotto questo aspetto, caratterizz i risultati dell'evoluzione del catto-
licesimo del 19esimo secolo.
All'inizio del 20esimo secolo il cattolicesimo aveva considerevolmente
esteso la sua influenza nel mondo. L'immigrazione cattolica aveva
permesso lo sviluppo di nuove chiese, soprattutto negli Stati Uniti.
L, in un regime di libert, e malgrado la virulenza persistente del sen-
timento di ostilit verso il papismo, si afferm un cattolicesimo dai
tratti originali, urbano, popolare, che affidava importanti responsabi-
lit ai laici. L'espansione missionaria continu, parallelamente all'e-
spansione europea e alla colonizzazione. Nel 1900 si contavano 6106
preti missionari di cui 4500 francesi. Sotto Pio nono furono creati pi di
200 vescovadi o vicariati apostolici; sotto Leone 13esimo circa 300;
sotto il breve pontificato di Pio decimo 41. Certo al concilio nel 1870
i padri venuti da paesi extraeuropei erano circa 200 su 700 e, essendo
questi prelati originari dell'Europa, la preponderanza europea rimane ancora
massiccia. I Latini restano di gran lunga maggioritari. Tuttavia a poco a
poco la geografia del cattolicesimo cambia. Anche in questo senso in-
comincia un mutamento.

1 Pio settimo (che mor nel 1823) e il suo segretario di Stato, l'abile
Consalvi, ottennero al congresso di Vienna, non senza difficolt, la
restaurazione dello Stato pontificio, considerato come la garanzia
dell'indipendenza della Santa Sede. Con Leone 12esimo ebbero la meglio
gli zelanti, quei prelati cio che si contrapponevano ai politici per
una maggiore intransigenza sulle questioni spirituali. Dopo Pio ottavo
(marzo-novembre 1830), Gregorio 16esimo (1830-1846), ex monaco
camaldolese, fece prevalere una linea intransigente.
2 Durante i tumulti fu ucciso a Roma il presidente del governo
pontificio, Pellegrino Rossi. Dopo la fuga da Roma del pontefice
un'assemblea, influenzata largamente dai mazziniani, proclamava la
repubblica e dichiarava decaduto il potere temporale del papato. Dopo
tre mesi di vita della repubblica, il 30 aprile 1849, giungevano in
vista di Roma le prime truppe francesi chiamate in aiuto da Pio nono.
Per due mesi i repubblicani, guidati tra gli altri da Garibaldi e da
Mameli, resistettero ai francesi ma dovettero alla fine cedere alla loro
schiacciante superiorit. Qualche mese pi tardi Pio nono rientr a Roma
(N.d.T.).
3 Viaggio in uso gi anticamente, che i vescovi dovevano compiere ogni
cinque anni a Roma per rendere conto dello stato della loro
diocesi(N.d.T.).
4 Cfr. J.-B. Duroselle, Le debut du catholicisme social en France (1822-1871), Parigi, 1951.
5 Cfr. E. Poulat, Integrisme et catholicisme integral, Parigi, 1969.

9. La Chiesa cattolica nel 20esimo secolo
Il pontificato di Benedetto 15esimo (1914-1922) corrisponde al primo
conflitto mondiale e agli anni immediatamente successivi. L'appello
del papato nel 1917 in favore di una pace di compromesso cadde nel
vuoto. Per i cattolici dei paesi belligeranti gli interessi nazionali erano
determinanti. Benedetto 15esimo non riusc inoltre, per l'ostilit del-
l'Italia, a far accettare la partecipazione del papato alla Conferenza
della pace del 1919. L'arcivescovo di Bologna, monsignor Della Chie-
sa, il futuro Benedetto 15esimo, aveva manifestato la sua simpatia per le
correnti democratiche cristiane. Il suo pontificato mise fine al sospet-
to di cui era vittima un certo numero di personalit e iniziative alla
fine del pontificato di Pio decimo. In Italia la rimozione del non expedit
permise la formazione di un partito democratico cristiano, il partito
popolare diretto da un sacerdote, don Luigi Sturzo. Un ravvicinamento
si deline anche in Francia, favorito dal declino dell'anticlericalismo
in conseguenza dell'Union sacre. Nel 1920 furono ristabilite le rela-
zioni diplomatiche. Furono intrapresi negoziati che portarono, sotto
Pio 11esimo, nel 1924, all'accettazione delle associazioni diocesane. Il
contenzioso apertosi con la legge di separazione andava concludendosi.
Il pontificato di Benedetto 15esimo fu infine notevole sul piano degli
orientamenti dati alla politica missionaria.
L'enciclica Maximum Illud del 30 novembre 1919 affermava la necessit di
sviluppare i cleri indigeni e invitava le missioni a prendere le
distanze rispetto alle politiche coloniali. Il cardinale Van Rossum,
prefetto della Propaganda dal 1918 al 1932, ebbe un ruolo notevole in
questo orientamento, che si tradusse nel 1926, sotto Pio 11esimo, nella con-
sacrazione dei sei primi vescovi cinesi. Con il breve pontificato di Be-
nedetto 15esimo contrastano i due lunghi pontificati di Pio 11esimo (1922-1939)
e di Pio 12esimo (1939-1958), caratterizzati da una continuit tanto pi
grande in quanto il cardinale Pacelli, il futuro Pio 12esimo, era stato
segretario di Stato di Pio 11esimo.  il tempo del grande sviluppo
dell'Azione cattolica e della doppia sfida portata dai fascismi e dal
comunismo. Si accentu la centralizzazione della Chiesa mentre si estese
il suo ruolo internazionale.
La volont di rifare una societ cristiana con forme nuove di apo-
stolato si tradusse nello sviluppo dei movimenti di Azione cattolica,
che facevano appello ai laici. L'istituzione della festa del Cristo Re
nel 1925 emblematizz questa preoccupazione di restaurare il regno
sociale di Cristo. A fianco dei movimenti di Azione cattolica genera-
le nacquero movimenti di Azione cattolica specializzati che affer-
mavano la necessit di un apostolato secondo il singolo ambiente.
Nel 1924, per iniziativa di un prete belga, l'abate Cardijn, nacque la
Giovent operaia cristiana, ben presto imitata in altri paesi. Videro in
seguito la luce la Giovent contadina e la Giovent studentesca cri-
stiana. L'Azione cattolica sviluppava la promozione di un tipo d'uo-
mo nuovo, quello del militante, nato spesso dal mondo contadino o
dai ceti medi o dal mondo operaio, che prese a poco a poco il posto
degli uomini delle Opere cattoliche e dei notabili. Lo sviluppo dei
movimenti and di pari passo con il rinnovamento biblico, spirituale
e liturgico, dominato dalla riscoperta delle esigenze di una fede co-
munitaria e degli aspetti sociali del dogma. L'enciclica Quadragesimo
anno nel 1931 riafferm i grandi orientamenti del cattolicesimo so-
ciale e mostr una simpatia, caratteristica dell'epoca, per le formule
corporative.
I movimenti di Azione cattolica conobbero conflitti interni che ap-
parvero particolarmente evidenti negli anni Cinquanta. Le relazioni
tra i movimenti specializzati e l'Azione cattolica centrale divenne-
ro difficili al punto di condurre alla scomparsa nel 1956 dell'Associa-
zione della giovent francese. Inoltre i laici andarono opponendosi
alla gerarchia: i primi affermavano la loro autonomia sul piano tem-
porale, mentre la gerarchia voleva vedere in loro i suoi esecutori, il
suo braccio secolare. Soprattutto, dalla fine degli anni Trenta, ap-
parve chiaro che l'Azione cattolica, nella quale erano state riposte
tante speranze, non toccava gli ambienti non credenti.
Fu allora che, soprattutto in Francia, si fece pi viva la presa di co-
scienza, antica, della decristianizzazione. Le ricerche di un canonista,
Gabriel Le Bras, e di un sacerdote, il canonico Boulard, confermaro-
no l'acutezza del problema. Si imponevano accanto alla tradizionale
parrocchia altre forme di apostolato: tra queste fu la missione. Ca-
ratteristica  la pubblicazione nel 1943 di un libretto che ebbe una
grande eco, La Francia, paese di missione, degli abati Godin e Daniel.
La creazione della Missione di Francia e della Missione di Parigi, sot-
to l'occupazione, trov l'appoggio del cardinale arcivescovo di Parigi,
monsignor Suhard. Queste esperienze rimasero limitate (l), ma diedero
luogo ad importanti dibattiti. Attraverso di loro si afferm un'imma-
gine nuova del prete, uomo tra gli uomini, presente sul lavoro e
non pi separato da esso. La condanna dei preti operai da parte della
Santa Sede nel 1954 si iscrive nella rigidit della fine del pontificato di
Pio 12esimo, come testimoniano tra l'altro l'enciclica Humani generis del
1950 sulla riflessione filosofica, le misure prese verso alcuni teologi,
l'influenza di gruppuscoli integralisti. Come sotto Pio nono e Pio decimo,
canonizzato nel 1953, la Chiesa sembr comportarsi alla maniera di una
cittadella assediata. Sarebbe tuttavia inesatto lasciare solo quest'im-
magine del pontificato di Pio 12esimo. In materia di esegesi o di ricerca
ecumenica, si avvertirono alcune aperture. In materia liturgica fu in-
trapresa, soprattutto, la riforma della liturgia pasquale.
Pio 11esimo e Pio 12esimo si sforzarono mediante accordi con i governi di
far riconoscere i diritti della Chiesa nella vita pubblica. La questione ro-
mana trov la sua soluzione con i Patti lateranensi firmati con l'Italia
fascista nel 1929. Essi sanzionarono la fine del potere temporale e
portarono al riconoscimento dell'unit d'Italia. La Santa Sede rice-
vette piena sovranit sulla Citt del Vaticano: il Concordato diede
alla Chiesa in Italia una situazione privilegiata.
Pio 11esimo e poi Pio 12esimo, dopo la seconda guerra mondiale, attribuirono
un'importanza particolare alla firma del Concordato che riconosceva
la libert delle nomine episcopali (2) e dava garanzie al clero e alle asso-
ciazioni cattoliche. Nel quadro di questa politica, tutta dominata dal-
la difesa degli interessi religiosi, vi  il Concordato firmato con il Reich
nazista nel 1933, la cui contropartita fu la soppressione del partito di
Centro. Molto presto tuttavia le relazioni si deteriorarono e l'enciclica
Mit Brennender Sorge nel 1937 condann il totalitarismo nazista. La
stessa condanna fu portata contro il comunismo nello stesso anno con
l'enciclica Divinis redemptoris. L'ostilit al comunismo spiega il soste-
gno portato ai regimi autoritari che si proclamavano cristiani come
l'Austria di Dollfuss, il Portogallo di Salazar, la Spagna di Franco.
Durante la seconda guerra mondiale il papato si trov dinanzi a una
situazione ancora pi delicata che nella guerra 1914-1918. Dinanzi ai due
campi in lotta, da una parte i democratici liberali e, a partire dal
giugno 1941, i loro alleati sovietici, dall'altra l'Asse, Pio 12esimo si
rifiut di prendere partito cercando di tenersi al di sopra della mi-
schia. Cosciente dei limiti degli interventi pubblici, preoccupato di
preservare gli interessi cattolici, favorevole agli approcci discreti nel-
le tradizioni della diplomazia pontificia, angosciato dall'ascesa del
comunismo in Europa nel dopoguerra, Pio 12esimo conserv durante il
conflitto se non il silenzio, almeno una certa discrezione che gli fu
aspramente rimproverata in seguito. Ma ci in realt significava com-
prendere male le ragioni dell'atteggiamento di un papa che era un
uomo di carattere e di princpi e che, soprattutto nel messaggio di Na-
tale del 1944, afferm i diritti dell'uomo con eccezionale fermezza. In
Germania e in Italia molti cattolici entrarono nella resistenza al fasci-
smo. Nei paesi occupati si rivelarono divisioni tra cattolici. Rari fu-
rono i collaborazionisti, ma numerosi gli attendisti a immagine
della gerarchia che, soprattutto nella Francia di Vichy, cerc di
trarre partito dalla rivoluzione nazionale (3). I resistenti furono
una minoranza.
Negli anni del dopoguerra i partiti democratici di ispirazione cri-
stiana ebbero un ruolo considerevole nella politica europea. Il loro
successo dipese dal tramonto delle formazioni conservatrici tradizio-
nali, dalla funzione dei democratici cristiani nella resistenza, dall'a-
spirazione a una democrazia sociale. Sarebbe inesatto parlare di una
internazionale vaticana, ma  evidente che la Santa Sede fu favorevo-
le alla costituzione, sotto l'egida dei partiti democristiani, di un'Euro-
pa unita, capace di resistere all'influenza comunista. L'ostilit al co-
munismo  uno dei tratti salienti del pontificato di Pio 12esimo: dipese da
ragioni di principio, ma anche dalla persecuzione della Chiesa in
Unione Sovietica, in Cina, nelle democrazie popolari. La condanna
del cardinale Mindszenty in Ungheria, del cardinale Beran in Ceco-
slovacchia  emblematica della situazione della Chiesa del silenzio.
Il Santo Uffizio condann ogni collaborazione con il comunismo.
Giovanni 23esimo (1958-1963), gi nunzio apostolico a Parigi, poi pa-
triarca di Venezia, lungi dall'essere un papa di transizione, diede con
la sua semplicit e le sue iniziative un'immagine nuova del papato,
contribuendo a ridurre la diffidenza nei suoi riguardi. Il suo pontifica-
to rappresent una sorta di disgelo, come dimostrarono, col favore
della fine della guerra fredda, l'atteggiamento nuovo verso il comuni-
smo e l'avvio di un modus vivendi con le democrazie popolari. Pi in
generale, ai tempi dell'anatema seguirono quelli del dialogo: le due
encicliche Mater et magistra (1961) sui pi recenti sviluppi della que-
stione sociale e Pacem in terris (1963) segnarono un cambiamento,
non nel contenuto ma nel tono. L'iniziativa pi notevole di Giovan-
ni 23esimo fu la decisione, annunciata il 25 gennaio 1959, di riunire un
concilio ecumenico al quale furono assegnati due obiettivi: l'aggior-
namento della Chiesa e la ricerca dell'unit con le altre Chiese cri-
stiane alle quali era stato indirizzato un invito. I padri del concilio, ol-
tre duemila, si riunirono l'11 ottobre 1962. Giovanni 23esimo mor il 3
giugno 1963. Fu al cardinale Montini, eletto papa con il nome di Pao-
lo sesto, che tocc guidare il concilio sino alla sua quarta e ultima
sessione nel dicembre 1965.
Per se stessa la riunione deil'assemblea conciliare rappresentava
gi un avvenimento capitale: l'incontro di vescovi del mondo intero
che prendevano coscienza della loro forza dinanzi alla Curia, la pre-
senza tra gli esperti di teologi sino ad allora sospetti, la partecipazio-
ne attiva ai lavori di osservatori non cattolici erano altrettante novit.
Il concilio pi che rinnovare consacr il risultato di riflessioni fino ad
allora minoritarie; liber nuove energie, fece emergere nuovi proble-
mi (4). L'ecclesiologia del Vaticano secondo fece della Chiesa il popolo di
Dio, non una societ gerarchizzata, e riconobbe la collegialit epi-
scopale che ispir l'istituzione del Sinodo dei vescovi e altre misure
equilibratrici del primato papale nel decreto sulla funzione pastorale
dei vescovi. La dichiarazione sulla libert religiosa proclam il diritto
di ogni persona umana a seguire il proprio credo in modo immune da
qualsiasi coazione, l'indipendenza della Chiesa dinanzi al potere e ri-
conobbe la laicit dello Stato. La dichiarazione sull'ecumenismo tra-
dusse, anch'essa, la volont del dialogo e conferm una lenta evolu-
zione. Fu riconosciuta la possibilit di salvezza nelle religioni non cri-
stiane e fu ufficializzato il dialogo con il popolo ebraico, facendo ca-
dere l'antico pregiudizio del deicidio, fonte dell'antisemitismo. La
riforma liturgica comport l'abbandono del latino e il ricorso alla lin-
gua volgare, oltre che un nutrito accesso alla Sacra Scrittura. Nell'in-
segnamento cattolico il monopolio della scolastica, affermato dopo la
restaurazione del tomismo dall'enciclica Aeterni Patris da Leone 13esimo
nel 1879, fu messo in discussione. Furono consacrati il rinnovamento
biblico e la riscoperta della patristica.
Il concilio diede vita a nuove strutture. Alle congregazioni romane
si affiancarono i segretariati per l'unit dei cristiani (creati nel
1960), per le religioni non cristiane, per i non credenti. La creazione
del sinodo dei vescovi, l'organizzazione delle conferenze episcopali
nazionali o plurinazionali, l'internazionalizzazione della Curia segna-
rono una sia pur limitata realizzazione della collegialit.
Si moltiplicarono commissioni e consigli per stabilire nuovi rap-
porti con la base, i laici e i preti, questi dimenticati secondo il con-
cilio Vaticano secondo. La realizzazione delle riforme nate dal concilio non
poteva che essere lenta: essa si svilupp in una congiuntura, non pre-
vista dai bilanci euforici redatti all'indomani del concilio, di crisi ge-
neralizzata della Chiesa. Aspirazioni a lungo contenute fecero trema-
re il vecchio edificio. Il concilio, prima di tutto pastorale, non aveva
previsto una messa in causa radicale che secondo alcuni attestava la
decomposizione del cattolicesimo (L. Bouyer), se con questo si vo-
leva intendere il modello nato dal concilio di Trento che si era pro-
gressivamente imposto e aveva trovato il suo apogeo sotto Pio 12esimo. La
Chiesa non era pi quell'esercito in ordine di battaglia, sicut acies or-
dinata, che alcuni papi avevano esaltato.
Si possono a questo punto osservare un certo numero di fenomeni.
L'autorit non giunge pi a far accettare le sue decisioni, e il loro ri-
fiuto non comporta n lo scisma n la separazione dalla Chiesa. Signi-
ficativa a questo riguardo  l'accoglienza fatta all'enciclica Humanae
vitae del 25 luglio 1968 sulla contraccezione. Pi in generale l'autorit
e la tradizione non sono pi accettate incondizionatamente, il prima-
to  accordato pi volentieri alle scelte individuali e agli atteggiamen-
ti esistenziali. Il fatto religioso come l'umanesimo tradizionale sono
messi in causa dalle scienze umane che gettano il dubbio sull'uno e
sull'altro. Un mondo di certezze  scosso e le frontiere del credibile
sono spostate. Le questioni poste a suo tempo dalla crisi modernista
riappaiono con accresciuta acutezza. Da allora, dinanzi a ci che ap-
pariva come un nuovo modernismo, si afferma un nuovo integrismo,
che rifiuta ogni cambiamento mentre in alcuni anni il cattolicesimo 
forse pi mutato che in molti secoli.
Talora  stata notata la stupefacente fortuna dei termini in de:
desacralizzazione, deconfessionalizzazione, declerizzazione, demi-
tizzazione impiegati nello stesso mondo cattolico. Questi termini tra-
ducono il confronto del cattolicesimo con un mondo secolarizzato e
dei sistemi culturali laicizzati. Le teologie della morte di Dio, la ri-
cerca di un cristianesimo areligioso, l'opposizione tra fede e religione
sono rivelatori di queste correnti. Forse esse sottovalutano le aspira-
zioni al sacro e a una vita religiosa degli uomini di questo tempo che
testimoniano il successo crescente di pellegrinaggi come quello di
Lourdes, lo sviluppo di piccole comunit di riflessione e di vita reli-
giosa, il fascino di esperienze come gli incontri di Taiz. La ricerca
dell'ecumenismo  senza dubbio un'altra caratteristica del nostro
tempo, anche se bisogna rilevare che l'ecumenismo cambia volto.
Non  pi ritorno delle Chiese separate verso la Chiesa cattolica, ma
dialogo tra le confessioni cristiane, e, anzi, tra le grandi religioni mon-
diali. Sempre pi si assiste a una certa erosione delle specificit ri-
spetto non solo alle confessioni cristiane ma alle altre religioni. In
questo campo si profilano ancora mutamenti di rilievo.
Lo stesso clero conosce trasformazioni profonde. Dopo secoli in cui esso
aveva dominato i laici,  messa in causa la sua stessa esistenza come corpo
sociale. I preti si interrogano sul senso della loro missione e finiscono
per recusare lo statuto clericale tradizionale: i preti contestatari
rivendicano il diritto al matrimonio, al lavoro, all'impegno politico.
Pur senza modificare le sue posizioni sul celibato ecclesiastico,
la Chiesa romana accorda oggi - bench con minore facilit - rispetto agli
anni di Paolo sesto - il matrimonio religioso ai preti ridot-
ti, su loro richiesta, allo stato laico. Gli abbandoni delle tonache e
l'abbassamento del numero delle vocazioni comportano una diminuzione del
numero dei preti. Nel 1971 il mondo cattolico contava 270.737 preti
diocesani, vale a dire l'8 per cento in meno dell'anno precedente (5):
l'abbassamento era particolarmente forte in Europa e in
America del Nord e del Sud. Si intravede un periodo relativamente
vicino in cui la Chiesa sar una Chiesa senza preti. "Ordinare" uomi-
ni sposati, ristabilire il diaconato sono soluzioni possibili, ma l'impor-
tante  soprattutto la necessaria ridefinizione del sacerdozio.
Trasformazioni la cui ampiezza non  minore minano le relazioni
tra la Chiesa e la politica. Un'evoluzione, a ritmo pi o meno rapido,
consacrata dal concilio, ha condotto la Chiesa a un certo disimpegno
rispetto ai poteri e alle autorit costituite. Allo stesso modo fu ricono-
sciuta, pur con certe riserve, la legittimit del pluralismo negli atteg-
giamenti politici dei cattolici. Infine, al di fuori del mondo della poli-
tica, delle divisioni e dei conflitti, si espresse il progetto cattolico
sociale, terza via tra il liberalismo e il comunismo. La Chiesa si propo-
neva, tutto sommato, di animare col suo modo di agire la societ.
Questo schema di massima fu presto oggetto di un certo numero di
contestazioni.
Alla distinzione tra temporale e spirituale, tra la Chiesa e il mondo,
si sostitu presso alcuni una concezione secondo la quale l'impegno
politico diveniva il luogo privilegiato dell'esercizio della fede. La rela-
zione andava dalla politica alla fede, e non pi dalla fede alla politica.
D'altronde fu messa in causa la nozione di dottrina sociale cristia-
na: non era questa un'ideologia tra le altre? Ma preferirle un'eti-
ca sociale cristiana e una pastorale sociale, che si espressero, negli
anni Sessanta, attraverso numerose dichiarazioni episcopali, incon-
tr una nuova difficolt: la presa di coscienza dei pastori e dei mili-
tanti non poteva restare sul solo terreno sociale. Da allora il passag-
gio dall'economico al politico si riconoscer necessario, come scrive
Paolo sesto al cardinale Roy nel 1971. Da una certa apoliticizzazione
che poteva essere un rifiuto di parlare o la conseguenza di una presa
di distanza o l'affermazione di una soluzione sociale si passava a
una riscoperta della politica.
In verit, le esperienze politiche dei cristiani sono cos diverse che
esse non hanno ancora - sembra - trovato il linguaggio suscettibile di
esprimerle. Si capisce da allora il fiorire di teologie politiche, di
teologie della rivoluzione, di teologie della liberazione che si sforza-
no di fondere impegni nuovi. Il tratto pi sorprendente  che il catto-
licesimo ha rotto i legami abituali che lo legavano alle autorit costi-
tuite. Molto spesso oggi, nei paesi dove le libert politiche non esisto-
no,  l'episcopato che, con le sue prese di posizione, si sostituisce a
un'opposizione che non pu esprimersi legalmente, come avviene in
alcuni paesi dell'America latina. Non meno notevole  l'evoluzione
del numero di cristiani orientati verso opzioni socialiste, come ammi-
se del resto Paolo sesto nella sua importante lettera al cardinal Roy del
14 maggio 1971.
Ma certi impegni politici vanno ben al di l dei diversi socialismi ri-
formisti e democratici. Al momento in cui scriviamo, i gruppi di cri-
stiani rivoluzionari sono uno dei dati nuovi degli ultimi anni. In
America latina essi hanno preso come modello la figura del prete
guerrigliero Camillo Torrs. Queste osservazioni non debbono co-
munque far dimenticare la pluralit degli atteggiamenti politici dei
cattolici e il favore che conserva la maggioranza cattolica per le for-
mazioni conservatrici o democratiche cristiane. Malgrado i problemi
nati dal movimento di deconfessalizzazione e il fascino crescente del-
le correnti socialiste, i partiti democratici cristiani rimangono una
realt considerevole nei paesi dell'Europa occidentale diversamente
dalla Francia (dove molte formazioni di centro continuano per la
tradizione), dal Regno Unito e dall'America latina.
Gli ultimi anni del pontificato di Paolo sesto lasciarono una sensazio-
ne di crisi. In Francia intorno a monsignor Lefebvre, colpito dalla so-
spensione a divinis il 24 luglio 1976, gruppi tradizionalisti denunciaro-
no i mutamenti conciliari e se la presero con lo stesso papa.
Alla morte di Paolo sesto, il 6 agosto 1978, gli europei furono per la
prima volta minoritari nel conclave dal quale gli ottuagenari furono
esclusi. Il patriarca di Venezia, Albino Luciani, fu eletto al quarto
scrutinio. Per sottolineare la continuit con i suoi due predecessori
egli prese il nome di Giovanni Paolo primo. Mor improvvisamente il 28
settembre. Il conclave, dopo tre giorni di deliberazioni e otto scrutini,
scelse Karol Wojtyla, 58 anni, arcivescovo di Cracovia, che adott il
nome di Giovanni Paolo secondo.
Dal 1522,  stato il primo capo della Chiesa non italiano. Papa ve-
nuto dall'Est, Giovanni Paolo secondo, che aveva dietro di s l'esperienza
del totalitarismo, proclam, senza stancarsi, i diritti dell'uomo. L'at-
tentato di cui fu vittima il 13 maggio 1981 cerc di porre fine alla sua
lotta in questo campo. Con i suoi viaggi egli ha ampliato un'iniziativa
di Paolo sesto ed  apparso come un leader carismatico agli occhi dell'o-
pinione pubblica. Per certe sue prese di posizione, Wojtyla sembra a
volte il papa della restaurazione dopo gli anni della crisi. La realt 
senza dubbio pi complessa e una tale formula non d la giusta carat-
teristica del suo pontificato. Quest'ultimo unisce la fedelt alla tradi-
zione con uno stile nuovo, la cui eco profonda testimonia della vitalit
del cattolicesimo in un mondo in costante mutazione e alla ricerca del
sacro.

1 Cfr. E. Poulat, Naissance des pretres - ouvriers. Parigi, 1965.
2 Li voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza ci ha fatto
incontrare - disse Pio 11esimo all'indomani della firma dei Patti
lateranensi - un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola
liberale (N.d.T.).
3 La rivoluzione nazionale era quella predicata da Petain basata sui tre
punti lavoro, patria, famiglia (N.d.T.).
4 Cfr. E. Poulat, Du concile  la contestation in Le monde depuis 1945,
diretto da M. Crouzet, t. 1, Parigi, 1973 e le riflessioni del R.P.
Congar, Vent'anni di chiesa, Informations catholiques internationales,
15 giugn 1973.
5 Pi recentemente vi  stata una inversione di tendenza. Nel 1985 -
secondo l'Annuario pontificio del 1987 - le ordinazioni sacerdotali sono
state in tutto il mondo 6374 con un aumento rispetto all'anno precedente
del 5,3 per cento. Alla fine del 1985 il numero dei sacerdoti in totale
era di 403.480 (N.d.T.).


10. Giovanni Paolo secondo
Appendice italiana di Giancarlo Zizola
Primo papa non italiano dal 1522, Giovanni Paolo secondo nutre il suo re-
gno con la persuasione di essere portatore, come primo papa slavo, di
un'investitura provvidenziale non solo per la salvezza religiosa, ma
anche per quella storica dell'umanit, minacciata dalla catastrofe an-
tropologica, economica, ecologica e nucleare. Egli si dedica perci a
proporre una figura di Chiesa capace di assumere un ruolo centrale
nell'elaborazione di un'etica spirituale, basata sulla dignit e i diritti
umani, per l'universo unificato dalla tecnica, ma diviso da crescenti
diseguaglianze e conflitti. Reagendo alla crisi religiosa determinata
dalla secolarizzazione, Wojtyla non teme di rimettere in vigore il pro-
gramma, che sembrava accantonato dal Concilio Vaticano secondo, di una
nuova cristianit, valorizzando la dottrina sociale della Chiesa e indi-
candola al mondo come fonte di civilizzazione, rimedio autentico alla
crisi del senso, alla caduta delle tensioni ideali e all'individualismo
che qualifica le societ post-moderne.
Lontano dalle frustrazioni del cattolicesimo post-conciliare, come
pure dallo spiritualismo pauperistico dei riformatori, il papa polacco
guida personalmente lo sviluppo del suo ecumenismo etico-religioso
realizzando un sistematico programma di viaggi internazionali in ol-
tre 150 paesi. Il sistema politico dominante, regolato dagli Accordi di
Yalta, non pare troppo soddisfatto di vedere sulla scena mondiale un
soggetto politico-religioso che gi nel 1979, al suo primo viaggio in
Polonia, raccoglie intorno alla propria sfida al totalitarismo comuni-
sta milioni di persone. L'attentato di cui Wojtyla  vittima il 13 mag-
gio 1981 in piazza San Pietro non fa che rafforzarne il prestigio. Pro-
tagonista della primavera di Danzica, che non teme di proteggere
dalla minaccia di repressione sovietica, Wojtyla  citato fra gli agenti
mondiali che maggiormente hanno contribuito al crollo del sistema
comunista nell'Europa centro-orientale nel 1989.Il sostegno da lui
assicurato alle riforme di Mikhail Gorbaciov, ricevuto solennemente
in Vaticano il primo dicembre di quell'anno, rientra nel disegno pon-
tificio, mirante a favorire la rinascita dell'Europa a due polmoni
per avvicinare il traguardo della ricomposizione dello scisma fra la
cristianit ortodossa e quella latina.
Le conseguenze della caduta del Muro di Berlino sono traumatiche anche per
il cattolicesimo, che nell'ultimo secolo si era plasmato fortemente, anche
se in modo non esclusivo, sulla lotta al materialismo marxista. La Chiesa
di Wojtyla sviluppa allora il tentativo di impedire l'omologazione del
cattolicesimo al modello vittorioso del capitalismo. Nei viaggi in Africa,
in America latina e nei paesi liberati dell'Est europeo, il papa esorta
i fedeli a dissociarsi dai paradigmi consumistici di vita imposti dal
modello di sviluppo e non esita a denunciare le strutture perverse del
capitalismo selvaggio.
Egli arriva a rivalutare sostanzialmente alcune delle tesi sostenute fin da-
gli anni Settanta dalla Teologia della Liberazione latino-americana,
che durante il pontificato aveva subito la condanna della Curia roma-
na a causa d'un presunto filo-marxismo teorico. L'enciclica Centesi-
mus annus (1992), la prima che affronti i problemi del mercato, ri-
chiama i cattolici ad entrare nell'economia per collaborare con gli al-
tri attori sociali alla moralizzazione del capitalismo liberale. Bench
considerato come il principale avallo del magistero cattolico ai valori
del mercato, il documento  interpretato dallo stesso autore come
una presa di distanza dall'ideologia capitalista, ritenuta responsabile
di gravi ingiustizie sociali.
Lo sforzo di governare la crisi post-comunista del cattolicesimo
non  tuttavia sufficiente a contenere la disfatta in Italia della Demo-
crazia cristiana, travolta dalla corruzione con cui aveva dominato il si-
stema al potere sotto l'autogiustificazione della difesa dal pericolo
comunista. Una ad una le espressioni politiche tradizionali con cui la
Chiesa romana aveva cercato di influire cristianamente sui destini
della societ manifestano ovunque i segni dell'esaurimento interno,
mentre i cattolici si orientano per una pratica spontanea del plurali-
smo politico liberandosi dalla soggezione d'un tempo ai vincoli gerar-
chici in questo campo. Che fosse o meno fra gli effetti calcolati della
frana della divisione del mondo in due blocchi, questa democratizza-
zione politica del cattolicesimo sembra avere un effetto di accelera-
zione sul processo di soggettivizzazione delle credenze che caratteriz-
za i comportamenti religiosi e le scelte morali dei credenti. La fine
del gregge determinata dalla caduta dell'impostura totalitaria in
Europa produce o accentua la crisi dell'autoritarismo latente nelle
istituzioni religiose, portando al primo posto nelle valutazioni dei pra-
ticanti il ruolo della coscienza.
Nelle stesse nazioni dell'Europa centro-orientale, la Chiesa si tro-
va di fronte nelle nuove societ democratiche ad un problema per il
quale non appare del tutto preparata dai decenni di scontro coi regi-
mi totalitari: essa deve passare ora da un modello di presenza finaliz-
zata alla ripresa d'una funzione preminente nel sistema sociale ad un
modello in cui essa non  che una voce fra le altre e cerca di ottenere
l'adesione all'ordine dei valori cui tiene senza ricorrere a pretese au-
toritative.
Non v' dubbio che il cattolicesimo trae dei vantaggi dalla nuova
forma, meno ieratica e pi fraterna, che il papato assume rendendosi
visibile e pellegrino in tutto il mondo, a contatto con le folle popolari
e non pi solo con i circoli dei potenti. Tuttavia, dopo aver interpreta-
to il crollo del Muro come la prova della forza irresistibile dello Spiri-
to, il papa deve ammettere il proprio disagio, e talora anche la preoc-
cupazione che prova dinanzi agli effetti non desiderati delle azioni
che egli stesso ha aiutato a venire alla luce. Egli non tralascia occasio-
ne per deprecare la deriva nichilista delle societ postcomuniste sot-
to la valanga del consumismo liberista.  il papa a incoraggiare i cat-
tolici, un tempo diffidenti dei principi democratici, ad assumere la te-
sta di un processo di partecipazione che rianimi dall'interno la democrazia.
Tuttavia l'esplosione dei nazionalismi radicali che si abbattono
nell'Europa ex comunista, in particolare con la guerra feroce nei Bal-
cani, indica che la Chiesa romana non ha lavorato abbastanza, n sul
piano ecumenico n in quello pastorale, per educare delle coscienze
mature a isolare e disinnescare i miti e i riti della destra almeno per
impedire l'uso nazionalistico della religione. Anzi,  soltanto dopo
una serie di iniziative personali di grande risonanza, come una gior-
nata di preghiera ecumenica ad Assisi con un gruppo di musulmani e
di ebrei della ex Jugoslavia, il tentativo abortito di un viaggio a Sara-
jevo ancora sotto l'assedio dei serbi e la critica ai nazionalisti croati
durante la visita a Zagabria l'11 settembre 1994, che Giovanni Paolo
secondo ripara i danni peggiori inferti alla sua immagine a causa della
fede del papa polacco nella Nazione, come principio di riordinamento
complessivo della societ democratica, e a causa del precipitoso rico-
noscimento elargito dalla Santa Sede alla scissione della Croazia e
della Slovenia dalla Federazione jugoslava nel dicembre 1991. Non
meno faticoso  il recupero del dialogo con gli ortodossi russi, sfavo-
revolmente colpiti dalle pressioni proselitistiche esercitate dalla
Chiesa cattolica, talora con l'appoggio vaticano, nei loro territori.
E probabile che il problema pi acuto del cattolicesimo sotto la di-
rezione di Wojtyla sia scaturito dal suo tentativo di far assumere alla
Chiesa un significato incisivo nella societ moderna, al di l dei tradi-
zionali recinti sacrali, pretendendo tuttavia di conservare immutata
la struttura ecclesiologica e dottrinale tradizionale. Lo sviluppo dei
Concordati, l'aumento delle nunziature da 89 a 150, l'assise etico-po-
litica del papato tra i campioni dei diritti umani e le potenze mondiali
finiscono per sconcertare il processo di interiorizzazione della Chiesa
che il Concilio aveva appena sbloccato, ripristinando invece alcune
modalit tipiche di una cristianit neo-costantiniana. Ne deriva una
sovrapposizione di princpi diversi, se non opposti, di ridefinizione
dell'identit religiosa del cattolicesimo, tra restaurazione e moder-
nizzazione, che alcuni analisti indicano come potenziale fattore della
sua interna contraddizione e del suo pi recente indebolimento isti-
tuzionale.
In effetti, se il numero dei cattolici sfiora ormai il miliardo, la crisi
delle vocazioni sacerdotali e religiose provoca una riduzione degli ef-
fettivi che, in nazioni come la Francia, gli Stati Uniti e il Canada, sfio-
ra il 50 per cento. La pratica religiosa non cessa di testimoniare il
carattere minoritario della fede cristiana nella societ moderna, e di
attirare perci programmi pastorali forgiati sulla formazione ad una
fede personale ed adulta, mentre Roma sembra privilegiare l'illusione delle
parate di massa e il fervore intransigente dei movimenti elitari ma ef-
ficaci come l'Opus Dei, Comunione e Liberazione, Focolarini. Ordini
religiosi attivi nel movimento riformista come i gesuiti, i domenicani
e i francescani subiscono delle ingerenze severe della Curia romana
mentre le nomine di tutti i teologi sono soggette ad un controllo com-
pleto e centralizzato. Con la collaborazione del cardinale tedesco Jo-
seph Ratzinger, Giovanni Paolo secondo lavora alla integrazione delle spin-
te innovatrici nell'alveo della tradizione cattolica romanamente rein-
terpretata: mediante il Catechismo della Chiesa cattolica egli fornisce
un quadro unitario di riferimento al cattolicesimo nella fase della sua
massima dispersione universale. Inoltre, in una Lettera ai vescovi su
alcuni aspetti della Chiesa intesa come comunione si tende a restaurare
il potere pontificio sulle Chiese locali, rivalutando alcune accentua-
zioni verticiste dell'ecclesiologia preconciliare.
Questa politica che i francesi definiscono di ricentraggio include
il controllo pi severo dell'opinione pubblica interna e delle pubbli-
cazioni, la normalizazione di episcopati particolarmente impegnati
in una rilettura avanzata del Concilio, come in Olanda, in Brasile e
negli Stati Uniti, una strategia di nomine episcopali tali da riequili-
brare dall'interno le Conferenze episcopali pi indipendenti. Seb-
bene il papa moltiplichi la convocazione dei Sinodi dei Vescovi, ad un
ritmo medio biennale, pure la Chiesa romana continua a lamentare la
mancanza di un organo episcopale rappresentativo permanente, di
tipo sinodale, che assista il papa nel governo e faccia evolvere la mo-
narchia assoluta pontificia verso un modello costituzionale. Le rifor-
me ventilate all'epoca del Concilio per ridurre la solitudine istituzio-
nale del pontefice al vertice della piramide e trasferire nella struttura
il modello della Chiesa comunione adottato teoricamente non riesco-
no a trovare il loro svolgimento logico principalmente a causa del
peso degli interessi burocratici in scena.
Bench il papa abbia trovato la forza di dichiarare scismatico il lea-
der dei tradizionalisti monsignor Marcel Lefebvre, pure egli deve ce-
dere al lefebvrismo senza Lefebvre presente nella Curia romana, il
tentativo di una seconda Controriforma, tendente a ridefinire l'iden-
tit del cattolicesimo nell'ora in cui il papato stesso lo proietta sul pia-
no etico-politico verso un orizzonte mondialista. La contraddizione
non tocca solo la teologia romana del primato, ormai chiaramente
inadeguata rispetto alle dinamiche d'una fede universale, ma anche il
tentativo di rilegittimare la pretesa dell'autorit ecclesiastica di det-
tare i precetti tradizionali sul comportamento sessuale delle coppie,
fino al rifiuto di ripensare il divieto morale della contraccezione e alla
condanna delle legislazioni statali che ammettono l'aborto. A un tale
tentativo il papa fornisce una piattaforma teorica con l'enciclica Veri-
tatis splendor del 1993 sui fondamenti oggettivi della morale, nella
quale peraltro riconosce alla coscienza soggettiva una sovranit quale
nessun papa prima di lui ha osato affermare.
Tuttavia lo sforzo di attirare sulle posizioni etiche del papato un
consenso politico ampio subisce una certa sconfitta nel 1994 quando
alla Conferenza delle Nazioni Unite al Cairo su Popolazione e Svi-
luppo la critica adottata dalla Santa Sede verso l'economia capitali-
stica e il suo individualismo viene accolta da un numero cos ridotto di
Stati a maggioranza cattolica o musulmana da persuadere la delega-
zione vaticana a sostituire l'oltranzismo iniziale con una posizione
pi flessibile di consenso parziale al documento finale.
Il rischio dell'isolamento internazionale, accanto a quello di tro-
varsi alleata del fondamentalismo islamico, non appare che uno degli
effetti della rivendicazione della direzione ecclesiastica di affermare
l'autosufficienza anche politica della religione di fronte alla crisi della
ragione moderna. Pu sembrare paradossale che un cattolicesimo al
culmine della globalizzazione conosca in questa fase una premura
identitaria cos acuta da mettere a repentaglio alcuni dei processi
ecumenici avviati dal Concilio con le altre chiese e comunit cristiane
del mondo. Alla tensione con il Patriarcato di Mosca segue quella
con la Comunione anglicana, per la decisione di quest'ultima di pro-
cedere all'ordinazione sacerdotale delle donne: questa decisione fini-
sce per determinare l'atto forse pi perentorio emanato da Roma
sotto Wojtyla, la Lettera apostolica sull'ordinazione sacerdotale da ri-
servarsi soltanto agli uomini (1994), una sentenza erogata con il grado
formale della definitivit e della irrevocabilit che suscita un enorme
scalpore. Ad essa fa seguito, il 14 ottobre dello stesso anno, una lette-
ra del cardinale Ratzinger contro la clausola di coscienza accettata
dai vescovi dell'Alto Reno per ammettere all'Eucarestia i divorziati
risposati.
La politica di apertura adottata da Giovanni Paolo secondo nei riguardi
delle grandi religioni mondiali sembra aver registrato impatti pi fa-
vorevoli sul cattolicesimo e sull'opinione pubblica mondiale di qual-
siasi altro intervento del pontificato. La giornata di preghiera per la
pace, da lui promossa ad Assisi il 27 ottobre 1986 con i rappresentanti
religiosi del mondo, ha fornito un simbolo definitivo alla fine dell'et
della crociata e dell'uso bellicista del divino. Nello stesso anno la visi-
ta del papa alla Grande Sinagoga di Roma d un contributo cos ele-
vato al dialogo con gli Ebrei da accelerare il processo unitario per la
lotta all'intolleranza e all'antisemitismo, rimuovendo i motivi della
cultura del disprezzo ancora attivi nel cattolicesimo. Nel dicembre
1993 l'istituzione delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israe-
le  giustamente salutata come una tappa storica di questa evoluzio-
ne, anche se lascia irrisolti alcuni nodi critici, come lo statuto interna-
zionale di Gerusalemme.
Ma il pontificato esercita un ruolo attivo anche nel campo del dia-
logo con l'Islam, contrapponendosi ad una congiuntura internazionale
sfavorevole e, anzi, ostile alla nuova potenza politica dei Paesi islamici.
Quando Giovanni Paolo secondo rompe la solidariet atlantica enuncian-
do la sua obiezione radicale alla Guerra del Golfo egli, isolato in Oc-
cidente, trova un capitale di attenzione e di stima nella Lega islamica
e in molti paesi a maggioranza islamica. Con questo ed altri interventi
la Chiesa romana  sollecitata ad assumere la funzione di ponte tra
Nord e Sud, tra Occidente e Islam e a contribuire in questo modo alla
pacificazione e alla solidariet universali.
D'altra parte questa proiezione verso Sud appare la conseguenza
di un processo che va incidendo profondamente i tradizionali assetti
eurocentrici della Chiesa, con riflessi inevitabili sulla sua strategia: i
cattolici abitanti nel Sud, che nel 1970 erano il 51 per cento, sono gi
il 60 per cento nel 1990 e marciano verso il 70 per cento del Duemila.
Pi di due terzi dei 987 milioni di cattolici appartengono gi ora
alle Chiese del Sud mondiale. La sola Chiesa cattolica in Africa veleggia
verso i 300 milioni di seguaci previsti per il 2005, al ritmo di due milioni
e mezzo di battezzati all'anno.
Il Vaticano ha speso grandi energie per governare un processo cos
vertiginoso e radicale di meridionalizzazione della Chiesa, preoccu-
pato di assicurare l'unit di una stessa visione fondamentale mentre il
centro di gravit del cattolicesimo si allontana dai suoi bacini storici
eurocentrici e il cristianesimo  sfidato dall'inculturazione in altri
complessi geografici. Giovanni Paolo secondo  l'interprete suggestivo e
dinamico di questa tensione tra identit e complessit delle vie di sal-
vezza, tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud del mondo, tra religio-
ne e modernit. Avvertito della radicalit della crisi dell'Occidente, il
papa slavo sembra avviare la dissociazione della sua Chiesa da
un'identificazione troppo stretta con la civilt occidentale - malgrado
la sua antichit, le sue benemerenze e le glorie accumulate -, in modo da
abilitarla a sviluppare la propria missione evangelica anche in areopaghi
nuovi e forse impensati finora.
Insistendo nella lettera Tertio Millennio Adveniente per il Giubileo del
Duemila sulla necessit dell'autocritica per gli errori del passato e sul
martirio come condizione normale del cristianesimo venturo, Karol Wojtyla 
ritenuto il papa che ha aperto alla Chiesa uno scenario nel quale le
forze cristiane saranno obbligate, presto o tardi, ad una scelta pi ra-
dicale tra il compromesso politico con i poteri dominanti e la via pro-
fetica e critica verso il sistema che governa i destini dell'umanit.
Una scelta difficile, assai simile a quella del cristianesimo nei pri-
mi secoli.
FINE.
